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-The Project Gutenberg eBook of Storia degli Italiani, vol. 5 (di 15), by
-Cesare Cantù
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
-most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
-of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you
-will have to check the laws of the country where you are located before
-using this eBook.
-
-Title: Storia degli Italiani, vol. 5 (di 15)
-
-Author: Cesare Cantù
-
-Release Date: April 06, 2021 [eBook #65006]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at
- http://www.pgdp.net (This file was produced from images made
- available by The Internet Archive)
-
-*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIA DEGLI ITALIANI, VOL. 5 (DI
-15) ***
-
- STORIA
- DEGLI ITALIANI
-
-
- PER
- CESARE CANTÙ
-
-
- EDIZIONE POPOLARE
- RIVEDUTA DALL'AUTORE E PORTATA FINO AGLI ULTIMI EVENTI
-
- TOMO V.
-
-
-
- TORINO
- UNIONE TIPOGRAFICO-EDITRICE
- 1875
-
-
-
-
-LIBRO SESTO
-
-
-
-
-CAPITOLO LVIII.
-
-Il medioevo. — Essi e noi.
-
-
-Ponete una gente, la quale consideri suprema felicità il riposo, e
-perciò affidi ogni cura a un ente astratto, chiamato il Governo; che
-all'unità, alla costituzione, al poter centrale, ad altre formole vaghe
-immoli la vera libertà, nel mentre a questa tributa un'idolatria,
-ricalcitrante ad ogni superiorità, fino a quella del merito; che
-professi principj assolutissimi, poi nell'applicazione li stringa in
-una mediocrità, rivelante il contrasto fra assiomi che si adorano
-e conseguenze che si ripudiano; e questa gente creda che ad attuar
-riforme basti il decretarle; chiami civiltà il sottomettere le idee
-ai fatti positivi e materiali, e la misuri dalla quantità dello
-scrivere; e perchè essa scrive assai, abbia di sè una stima così
-profonda, quanto sogliono essere i sentimenti non ragionati, e un
-conseguente disprezzo per ciò che a lei non somiglia; e pensando che
-ciò che le sta sott'occhio sia la natura delle cose, non s'immagini
-una società senza re, nè un re che non faccia tutto: qual gente meno
-di questa sarà capace d'intendere quel che chiamiamo il medioevo? Di
-sentimenti, di idee, di ordinamento politico e sociale tanto diverso,
-qual meraviglia se, nel secolo passato e dalla nazione legislatrice
-dell'eleganza e veneratrice della monarchia, fu giudicato con tanta,
-non dirò ingiustizia, ma leggerezza? Un villano onesto ma incolto,
-col vestire di cinquant'anni addietro, colla cortesia ingenua ed
-espansiva, col parlare cordialmente chiassoso, ma che ignori le mille
-importanze del cinguettìo cittadino, non sfogli gazzette, sappia
-scrivere a malapena, moverà nausea alla squisita e frivola attillatura
-della buona compagnia, e la ruvida scorza impedirà di apprezzare e nè
-tampoco scorgere quell'onestà a tutta prova, quell'inalterabile fedeltà
-alla parola, quell'effettivo amor del paese, quella limpidezza di buon
-senso, quella disposizione ai sagrifizj, che nel suo villaggio lo fanno
-il consigliere dei dubbiosi, il conciliatore dei dissidenti, il padre
-dei poveri.
-
-Tale ad una coltura cortigiana dovette apparire il medioevo. Al
-deperire delle cose sottentrano le finzioni; al fiaccarsi delle
-convinzioni s'ingentiliscono le forme. E di forme qual età fu più
-raffinata che l'antecedente alla nostra? laonde essa stomacava
-quell'altra che sì poco le rispettò, cruda di parole, zotica d'atti,
-stranamente ingenua e scortesemente franca nell'espressione; e che
-scarseggiando di scienza, lasciava maggior campo al meraviglioso e
-al soprannaturale. Compassionarono il medioevo perchè mancava delle
-comodità domestiche: ma ciò è gusto e abitudine, non prova di sociale
-inferiorità; nè que' raffinamenti di pulizia avanzata entravano nei
-bisogni o ne' pensieri di alcuna classe, come oggi non ci crediam
-meno felici perchè non navighiamo sott'acqua o non veleggiamo i campi
-dell'aria.
-
-La letteratura accademica, che annettevasi direttamente all'antica
-sopprimendo l'intermedia, giudicava bello soltanto ciò che si
-uniformasse a prefissi modelli, e si esprimesse con certa dignità e
-certe riserve; e alle cose straordinarie quantunque vere, preferisse
-le credibili quantunque false; le corrette quantunque mediocri,
-alle irregolari che possono riuscire sublimi. Intanto la letteratura
-militante, già preludendo a quella tirannia in cui trucidò tutti i
-fratelli maggiori, pretendeva dagli scriventi un coraggio che non hanno
-i lettori; e poichè sarebbe riuscito pericoloso contro ai forti, lo
-sparnazzava contro agli impotenti, ai papi, ai frati, ai nobili, a ciò
-che derivava dal medioevo.
-
-Monarchica com'è per essenza quella nazione, la quale non sa attestare
-ammirazione e riconoscenza ad uno se non col darsegli in braccio,
-esecrò le morali restrizioni agli arbitrj regj, e la costituzione del
-medioevo, dalla quale furono colpite più volte le fronti de' suoi re, e
-quelle più superbe de' suoi avvocati; trovò schifoso che in altri tempi
-vi fossero tante repubbliche quanti Comuni, tanti Parigi quante città;
-che un vecchio inerme e lontano accettasse i richiami degli oppressi,
-intimasse ai principi di rendere la giustizia, non rincarire le tasse,
-non computare gli uomini al ragguaglio di bestie; e chi non obbediva,
-escludesse dall'accostarsi alla sacra mensa, dal partecipare al tesoro
-delle preghiere; castighi della natura del potere da cui emanavano, e
-che perciò non avriano dovuto eccitarla che al riso.
-
-Stava, gli è vero, in prospetto un'altra nazione, ricca di senso
-pratico e di applicazione, la quale rispetta gelosamente le forme
-del passato, e in un resto di vecchia pergamena trova maggior riparo
-contro gli arbitrj, che non in tutte le teorie filosofiche: ma la
-moda facea desumere da altre fonti quella scienza sociale, che da un
-secolo in qua perdè di vista l'individuo per guardar solo agli Stati;
-che il principio e la fine dell'ordinamento civile cercò in materiali
-interessi o in astratte argomentazioni; e a titolo di emancipare gli
-uomini, li sminuzzò in atomi, fra i quali non si mantiene la coesione
-se non mediante una pressura esterna.
-
-Da qui la venerazione per la forza, espressa o brutalmente dai
-marescialli, dalle insurrezioni, dai duelli; o legalmente da quel
-meccanismo che ha per canone i decreti, per mezzo d'attuarli i soldati.
-Pertanto snervata l'autorità del padrefamiglia, intepidito l'ardore
-di cittadino, resi di spettanza pubblica tutti i servigi privati, nel
-Governo si concentrò ogni azione: anzichè limitarlo ad assistere al
-progresso sociale e a rimoverne gli ostacoli, ad esso si affidarono
-gli attributi più preziosi dell'umana individualità, ad esso il dar
-limosina ai poveri, tutela agli orfani, educazione e collocamento ai
-figliuoli, impiego ai capitali, ispirazione alle belle arti, norme
-al culto, misure alla morale; e migliore si giudicò quello che a
-maggiori atti interponesse i suoi regolamenti. Confidando non vi sia
-miglioramento che con decreti non si possa raggiungere, si fecero a
-profluvio ordinanze, e codici sempre nuovi, suppliti da quotidiani
-bullettini, e costituzioni improvvisate, corrette, mutate, abolite;
-e per applicar tutto ciò, un esercito d'impiegati irrazionale; e per
-francheggiarlo, un esercito irrazionale di militari; e in conseguenza
-enormi imposizioni e debiti divoranti; e per farli pagare, escussioni e
-carceri; cioè la forza.
-
-Ma mentre tutto si esige dal Governo, si censura tutto ciò che il
-Governo fa; si onora la sistematica opposizione, quand'anche, priva
-del sentimento d'onore pe' suoi avversarj e per se medesima, riducasi
-affatto individuale, e scassini tutte le opinioni, nessuna ne assodi;
-quand'anche soltanto di abilità e di teorie, è creduta buona perchè
-suggerisce spedienti tanto facili quanto è il distruggere e il negare,
-tanto accetti quanto sono quelli che non subirono la prova della
-attuazione.
-
-Rintronato dalla dottrina che i Governi possano tutto, qual meraviglia
-se il popolo li imputa di qualunque male succeda? I poveri stentano?
-le credenze vacillano? le famiglie si sfasciano? che più? intemperie
-e malattie guastano il paese? se ne accagiona il Governo; e odiandolo
-come maligno o disprezzandolo come inabile, si cerca abbatterlo per
-sostituirne un altro, che all'atto non compar migliore. Fallite le
-prove, sottentra lo scoraggiamento, e l'abbandonare fino i diritti meno
-contestabili; si piega senza nemmanco la dignità di mostrare che si
-obbedisce spontaneamente e per stima o persuasione.
-
-Tutto ciò rende difficilissimo l'intendere il medioevo, che fu un
-irregolato sviluppo della personalità, senza le formole generali
-secondo cui sono disposte le classificazioni di quella pittura o
-aritmetica che s'intitola filosofia e statistica. I Governi, derivati
-dall'eguaglianza di molti capi riunitisi per la guerra sotto di un
-solo, primo tra i pari, non bastavano tampoco alla legittima difesa dei
-diritti individuali, ch'è la loro razionale attribuzione; e ciascuno,
-invece di aspettar tutto dalla società, esercitava intere le proprie
-facoltà. La classe preponderante si diede un sistema mirabilmente
-opportuno ad arrestare le migrazioni guerresche, da ottocento anni
-micidiali della civiltà, fissarle ai territorj, e provvedere alla
-difesa di questi senza il flagello degli eserciti stanziali: mentre gli
-antichi non conosceano che l'indipendenza dello Stato e della città,
-nel feudalismo si otteneva l'indipendenza de' singoli; le relazioni
-fra individui erano determinate da fede, speranza e carità comuni, e
-i doveri appoggiandosi soltanto su promesse, prendeano aria di lealtà;
-gli uomini, non tiranneggiati da opprimente accentrazione, si spingeano
-ciascuno individualmente alla ricerca del vero, all'attuazione del
-buono, in una libertà (come disse il Sismondi) che avea per iscopo
-la virtù, a differenza della moderna che ha per iscopo il ben essere;
-erranti ma originali, e con infinita varietà di centri e di modi.
-
-Azione privata però non vuol dire isolata, e si concilia
-coll'associazione, anzi viemeglio quant'è più libera. La rivoluzione
-che da settant'anni sobbalza l'Europa, figliata da una filosofia che
-considera la società come un aggregato convenzionale di individui,
-predicò dai palchi la particolare indipendenza, la formale eguaglianza,
-il lasciar fare; e in conseguenza vituperò le istituzioni del medioevo,
-che quella scarmigliata attività aveano sottoposta a regole, mediante
-suddivisioni gerarchicamente coordinate, entro le quali ognuno
-operasse stabilmente, anzichè arrancarsi di continuo a sempre maggiore
-elevazione. Divenuto adulto quel ch'era bambino, si buttarono via
-le fascie; sta bene: ma insieme si sciolsero i legami benefici, si
-tolse ogni difesa togliendo ogni unione morale, e l'uomo ne' bisogni
-si trovò ridotto ai proprj espedienti, e in balìa della forza e della
-scaltrezza.
-
-Di qui un sospettar reciproco, giacchè in ognuno si vede un emulo,
-un competitore; s'ignora che cosa pensi, perchè operi, come intenda.
-Paura e livore rimangono dunque i sentimenti più comuni; fiaccato
-il coraggio civile, spenta l'operosità interiore, si ha sempre
-bisogno d'appoggiarsi all'esterno, di cercar l'approvazione altrui.
-Quindi pertinacia, non costanza d'opinioni, e al chiacchericcio de'
-circoli, e alle arguzie de' begli spiriti far bersaglio le convinzioni
-profonde e chi soffriva per esse: quindi il dubbio, padre d'ipocrisia
-e d'inazione: quindi esitanza a dir ciò che si pensa, e meraviglia
-e quasi raccapriccio quando alcuno l'esprime senza le complimentose
-smozzicature: quindi il non procedere mai per slancio; sicchè fra
-molto intelletto e poca coscienza, il predominio rimane assicurato al
-ciarlatano, che, deposta ogni vergogna, urla più forte, nella certezza
-che nessuno oserà opporgli il senso comune, altra parola soggetto di
-scherni.
-
-Coloro che scorgono questi mali traverso alla bassa adulazione di noi
-stessi, invocano un rimpasto della società, un organamento che nessuno
-sa quale sia, nessun vede donde verrà, ma certo non potrà venire dal
-vilipendio del passato; non da questo divorzio dell'anima dal corpo,
-degli interessi dall'incremento morale; non dal persuadersi che i fatti
-siano tutto, e nulla le credenze; non dal sottigliarsi a criticar la
-società, anzichè accingersi a migliorare gli individui.
-
-A questo invece si dirigevano le istituzioni del medioevo, come fondate
-sui dogmi di Chi, per riformare il mondo, non sovvertì la società,
-anzi ne rispettò fin le patenti ingiustizie, ma le elise col far buoni
-coloro che doveano applicarle o subirle. A quel modo, poco a poco
-dalla forza passarono gli uomini civili a reggersi sulla fede, cioè
-sull'autorità; di cui era e depositaria ed espressione la Chiesa.
-
-I pensatori d'oggi vogliono l'attualità, e dicono «A che serve rivangar
-il passato?» come chi credesse inutile d'un frutto studiar il fiore e
-la pianta e la radice. Il presente deriva dal medioevo, e molti mali
-e beni d'oggi vi nacquero; sicchè chi voglia progredire, noi potrà se
-non meditando seriamente sulle colpe e virtù passate, e cercandovi la
-morale eterna sotto la varietà de' contingenti.
-
-Ora, chi voglia intendere il medioevo, non avrà mai troppo insistito
-sulla costituzione religiosa, che tra le infinite differenze, unica
-rimaneva costante, e dava un'unità, mancata ai tempi di dubbio
-accidioso e di arrogante oscillazione.
-
-Nel politeismo, su cui il mondo erasi a lungo adagiato artisticamente,
-si svolse la splendida e armonica civiltà ellenica, trapiantata poi
-a Roma. Il cristianesimo gli diede il crollo; dopo tre secoli di
-battaglie e discussioni rimase trionfante: ma, nell'attuarsi nella
-società civile, si trovò impacciato da quei sostegni ch'egli stesso
-nella fanciullezza aveva invocati. Quando però l'imperio romano cadde,
-e seco tutto l'impianto gentilesco, la Chiesa, che nella fede e nella
-morale nuova riconciliava i barbari vittoriosi coi civili conquistati,
-si trovò incomparabilmente superiore a quelli per istruzione, per
-ordinata gerarchia, per moralità, per generali idee di giustizia e di
-rettitudine. I popoli nuovi aggradirono questa religione, la quale, non
-che richiedere sottilità d'argomentazioni e copia di dottrine, sottrae
-alla critica i dogmi cardinali; e su questi riposava lo spirito e si
-modellavano gli atti, mentre la ragione de' più colti esercitavasi
-nell'applicarli e nel trarne induzioni.
-
-Questa religione attribuisce l'onnipotenza, la sapienza, la bontà
-unicamente a Dio; all'uomo il peccato e, punizione di esso, i mali
-che, mentre necessariamente circondano la vita, servono a prepararne
-una migliore. L'uomo dunque era un essere decaduto, cui la redenzione
-avea ravviato al bene coi precetti e con un modello divino, ma senza
-togliere l'originale disaccordo fra il conoscere e il volere; dato
-nuovi mezzi alla Grazia, ma senza abolire la concupiscenza: laonde ogni
-cura dovea drizzarsi a deprimere la materia col rialzare le facoltà
-morali, invigorir l'anima col mortificare la carne.
-
-Sol quando, cessato di credere alla sua duplice unità, meramente
-al corpo badando, si proclamò l'uomo destinato alla felicità, ogni
-attenzione si limitò a farlo star bene, e accelerargli il paradiso
-quaggiù, non essendo certo se altrove vi sia.
-
-Invece dunque dell'odierno interminabile lamentarsi, si faceano
-preghiere a Colui che solo può deviare i mali, ed espiazioni per
-non meritarli; maniere che alcuno direbbe inefficaci quanto le
-stizzose querele d'oggidì, se non vi si fosse aggiunta la carità per
-alleggerirli.
-
-Di qui l'importanza de' sacerdoti e de' monaci, le cui preci e le
-penitenze, attesa la comunione de' fedeli, contribuivano a diminuire i
-castighi. Che se oggi in Europa quattro milioni di giovani baliosi sono
-condannati involontarj al celibato in mezzo a tristi esempj, armati,
-provocatori, ozianti, acciocchè siano pronti a volger l'armi più
-raffinate, non tanto a sterminio de' nemici, quanto a repressione de'
-sudditi; allora alquante migliaja di frati inermi si diffondevano tra
-il popolo, mangiando parte del suo pane, che retribuivano con conforti,
-benedizioni, assistenza; tanto operosi, che dissodarono mezza Europa,
-e ci tramandarono tutti i libri che ci restano dell'antichità; tanto
-amici del vulgo e vulgari essi stessi, che move gli stomachi dilicati
-il grossolano loro vestire e lo sparecchiato vivere; tanto obbligati
-alla virtù, che il mondo gli accusava di fingerla, e che metteansi
-in cronache e canzoni coloro che si mostrassero ghiotti e disonesti;
-pii così che si fanno caricature della loro santocchieria; così
-caritatevoli che si imputano d'aver fomentato l'ozio colle limosine,
-come si imputano perchè frenavano il popolo con rosarj e santini,
-invece della mitraglia e degli ergastoli.
-
-De' tesori che oggi si profondono nell'esercito, allora si donava parte
-alla Chiesa, ed essa suppliva a quel tanto che oggi nel culto, nella
-beneficenza, nell'istruzione consumano i Governi; più lodati quanto più
-tolgono al cittadino di ciò che è suo, per dare gratuitamente servigi
-che esso forse non chiede. Monasteri e spedali erano gli edifizj meglio
-situati in campagna e meglio fabbricati in città; sicchè si potette poi
-adattarli a palazzi dei ministeri, a ville regie, a caserme, a carceri,
-a quell'altre necessità dell'odierno progresso.
-
-Posta come importanza suprema la salute dell'anima, voleansi liberi i
-modi di conseguirla; e non si sarebbe tollerato che un re ordinasse in
-qual modo credere, quali culti adottare o respingere, a quali scuole
-mettersi, quali scienze e con quai libri e da quali maestri imparare.
-Tale persuasione deducevasi dall'infallibilità della Chiesa, la quale
-sentenziava come organo dello Spirito Santo, e in concilj composti
-del fior d'ogni nazione. E quelle sentenze non erano le transazioni
-di assemblee, mutabili dall'agosto all'ottobre; ma tali che il volger
-de' secoli e tanto incremento di cognizioni non vi cangiarono un punto
-di essenziale. Quella persuasione trascendeva sino all'intolleranza;
-e se unica era la verità, unica la via di giungere alla salute,
-pretendeasi dovessero tutti crederla e seguirla; e fin castighi
-corporali si inflissero a chi non volesse abjurare l'eresia. Vero è
-che allora l'intolleranza, persuasa profondamente, tormentava i corpi
-nella fiducia di salvar le anime; mentre in altri tempi l'intolleranza
-politica empì le carceri a mero vantaggio d'un uomo o d'un sistema,
-e per opinioni che, non solo in altri luoghi, ma in altri giorni
-menano alle ovazioni; e l'intolleranza scettica applica una pena ben
-più atroce, l'infamia a chiunque declina da opinioni, che ella stessa
-domani avrà barattato.
-
-La Chiesa, oltre custode, dispensiera e interprete della verità,
-consideravasi anche depositaria del potere. Unica fonte di questo
-era Dio; laonde i principi non regnavano perchè figli di re: e se
-non bastava che nel proprio attuamento esterno ella si costituisse in
-una repubblica, dove nessun posto era ereditario, e il torzone poteva
-divenir pontefice, e nulla si risolveva se non in sinodi e concistorj,
-la Chiesa ungeva i re purchè giurassero ai popoli; cioè sanciva
-costituzioni, non fissate da una carta e garantite solo dalla forza,
-bensì fondate sovra la morale eterna e l'inconcusso evangelo. Con tal
-modo essa creò gli Stati, autorò i principi nuovi, benedisse alle leghe
-popolari, e consacrò le repubbliche; dava lo scettro ai re di Sicilia,
-come ai dogi l'anello di sposo del mare, non mettendo divario nelle
-forme, purchè restasse la libertà.
-
-La società non rimaneva dunque abbandonata al fatale arbitrio delle
-potestà di fatto; nell'economia religiosa e sociale dell'umanità non
-eransi dispajati il legame intimo che nell'eternità stringe l'uomo
-a Dio mediante la coscienza, e il legame imperioso universale che
-nel tempo sottomette a un'autorità esteriore. Allora tutto era fede
-religiosa nelle cose soprannaturali, dove ora è fede politica nelle
-cose terrene: allora attribuivasi all'intelligenza e alla rivelazione
-l'infallibilità, che oggi passò alla forza e allo scettro; allora
-tutto riponevasi nella religione, oggi tutto nella dottrina, sino a
-ridurre la scienza del governo ad abilità, l'educazione a istruzione;
-sino a misurare la prosperità dalle maggiori spese del governo e
-l'incivilimento dal numero delle scuole; quand'anche a proporzione di
-queste aumentino i delinquenti, i pazzi, gli esposti, i suicidi.
-
-In fondo a tutti i fatti v'è un mistero: l'origine loro, la loro
-destinazione; giacchè li vediamo andare, e non sappiamo perchè. Questo
-mistero allora rispettavasi, come il medico applica il chinino alle
-febbri senza sapere di queste o di quello l'essenza. Sottentrata poi
-l'indagine, più non si potè arrestarsi; che cos'è il papa? il re? la
-proprietà? la famiglia? perchè i comandanti e gli obbedienti? perchè i
-ricchi e i poveri? perchè il bene e il male?
-
-Ne deriva la presunzione, la quale non solo beffa opinioni che più
-non sono le sue, ma non vuol tampoco dubitare che un giorno anche
-il suo senno possa venire chiamato a scrutinio da qualche futura
-infallibilità. Eppure, per poco che uno sia vissuto, dovrebbe
-ricordarsi quanto i giudizj nelle stesse materie e sulle identiche
-persone s'invertirono in questi otto anni[1], e perciò accettare i
-sentimenti d'altre età, almeno quale spiegazione di atti che altrimenti
-mancano di significato.
-
-Al ferreo medioevo sottentrò un tempo che, per contrapposto, fu
-intitolato secol d'oro. Ma l'Italia quanto vi dovette patire, e fra
-quante vergogne abjettarsi, fin alla suprema di perdere la nazionalità!
-Certo il medioevo non subì papi quali Alessandro VI e Clemente VII; non
-abusi della vittoria così avvilenti come il sacco di Roma; non ribaldi
-così calcolanti come il Valentino; non maestri quali il Machiavelli; nè
-principi che violassero la morale non solo impunemente, ma quasi con
-vanto; nè leghe assassine come quella contro Venezia, nè paci sozze
-come quelle di Cambrai e di Castel Cambrese. Eppure si fa astrazione
-dai nomi del Medeghino, del Leyva, di Carlo V, per proporre all'invidia
-il secolo di Rafaello e dell'Ariosto. Perchè non fare altrettanto, non
-dico affine di encomiare, ma affine di conoscere il medioevo?
-
-Anche il nostro secolo si presenterà all'avvenire co' suoi miliardi
-di debito e milioni di soldati, per attestare che unicamente la forza
-egli seppe surrogare a idee e ad istituzioni abbattute; coll'incertezza
-di tutte le opinioni; con un tarantismo di brame, di prove, di sforzi;
-colla smania del bene senza coscienza per discernerlo dal male; colla
-perpetua surrogazione dell'intelletto alla coscienza, del fatto al
-diritto; con quell'inettitudine alla carità, per cui fra la nazione
-più ricca di denari e d'istituzioni si vedono migliaja di poveri morire
-ogni anno di pura fame: per cui ai cuori impetuosi invasi dalla noja,
-esasperati dall'ingiustizia, non sa largire che lo scherno finchè
-vivi, e compassione dopo suicidi: per cui le inclinazioni perverse
-diede a punire alla polizia, invece di industriarsi a raddrizzarle,
-e moltiplicò tante prigioni quanti v'erano conventi, prigioni di
-condanna, di prevenzione, di correzione, fin d'osservazione, e birri
-e gendarmi e vigili e guardie e ferri duri e durissimi, e disopra
-di tutto il carnefice a tutelare la sicurezza pubblica e salvare la
-civiltà.
-
-Eppure chi negherà i meravigliosi suoi avanzamenti? e non dico solo
-questa dominazione assicurata sopra il mondo fisico coll'applicazione
-di stupende scoperte; ma questo rispetto all'uomo, quest'acquisto di
-dignità, questa diffusione degli agi, delle dottrine, della ragione?
-
-Pari tolleranza usiamola anche per trasformarci ne' tempi passati,
-quant'è necessario a intendere un diverso incivilimento. Certo l'età
-delle incalzantisi rivoluzioni a fatica comprenderà quella delle lente
-evoluzioni: ma ha torto di rinfacciarle solo gli sconci e il bene che
-non compì; guardar solo al lato triviale delle cose grandi e al debole
-delle potenti. Chi il Coliseo di Roma trovi rinfiancato d'informi
-contrafforti, li befferà o riproverà, se non rifletta che altrimenti
-la mirabil mole sarebbesi sfasciata. Cura perpetua della Chiesa fu il
-sostituire l'autorità alla forza. Se non riuscì a rintuzzar le spade,
-è sua la colpa? e la tacceremo di usurpatrice se in mano dei soli
-studiosi d'allora traeva i giudizj, strappandoli alle sanguinose e
-ladre dei baroni? Avendo a fare con uomini, e non potendo annichilare
-il passato, essa, sprovvista di forze materiali, si contentava di
-collocarvi accanto qualche cosa che il correggesse. Sussisteva la
-schiavitù? e la Chiesa istituisce le feste, in cui anche il servo
-riposi, e l'asilo dove rifugga, e lo riceve agli ordini monastici e
-agli ordini sacri, mediante i quali si pareggia al padrone, e può
-divenire capo del mondo. Le fiere pel santo, i mercati attorno al
-santuario, sono l'unico commercio possibile fra tante prepotenze. Le
-croci e i tabernacoli sui crocicchi offrono un ricovero al viandante
-contro alle intemperie e ai masnadieri, e gli servono d'indirizzo,
-come le lanterne che vi si accendono. Apre i monasteri agli sgomenti
-d'anime sfiduciate della propria forza, all'espansione di bisognose
-d'isolarsi col loro Creatore, all'indignazione di disingannate della
-felicità, alla violenza di inacerbite dalla nequizia, alla prostrazione
-di logorate d'ogni speranza.
-
-Diversi i sentimenti, doveano essere diverse le scritture. Oltre
-mancare della carta e della stampa, non si aveano tanti ozj da
-mascherare coll'occupazione da tavolino, nè si credeva che il mondo
-potesse governarsi colla penna, quando non sapeano maneggiarla
-Teodorico, Carlomagno, Federico Barbarossa, personaggi sì grandi. Noi
-beffiamo la loro ignoranza delle scienze mondane; non potrebbero essi
-deridere la nostra ignoranza di teologia? noi credere che i nostri
-studj siano più utili; essi chiederci se v'ha cosa di maggior conto
-che la salute dell'anima? Pochissimi scriveano la storia, e questa per
-la congregazione, per la città, per la famiglia propria; noi, tutti
-politica, empiamo le gazzette colla nascita, la salute, i viaggi dei
-re, coi pensamenti de' magnati, coi preparativi di guerre, cogli affari
-altrui, con ciò che fanno, dovriano fare o avrebber dovuto fare i
-ministri e i re: allora si occupavano di ciò che al popolo concerneva;
-ad una carestia, ad un allagamento, a un'irruzione di cavallette
-davano l'importanza che noi oggi alla nomina d'un maresciallo o d'un
-consigliere; la fondazione d'un convento, cioè d'una repubblichetta
-nella quale ogni plebeo potea trovare asilo e virtù e primato, era
-tenuta in conto quanto oggi gli atti d'un'accademia e le conferenze di
-due plenipotenti: oscure virtù d'un benefico, penitenze d'un eremita,
-pie fondazioni, credeansi degne dello stile istorico, non meno che oggi
-le parlate che mai non furono dette, le descrizioni di battaglie non
-viste, e le teoriche umanitarie. Non dirò che que' cronisti avessero
-dottrina maggiore dei gazzettieri d'oggi: pure a quelli si ricorre con
-tanto frutto, quanto si disimpara da questi, perchè non proponeansi
-d'ingannare; e leggendoli si ha da indovinare cosa volessero dire
-quando oscuri, illusi o passionati, ma non supporre dicessero quel che
-non pensavano o sentivano.
-
-Poi, parliamo di lettere e scienze? il poema nazionale d'Italia in quai
-tempi fu concepito? e il maggior filosofo suo e teologo a qual secolo
-diede il nome? e il libro più letto dopo la Bibbia quando fu composto?
-Parliamo di belle arti? il medioevo seppe creare un ordine nuovo;
-vanto conteso alla moderna sterilità. Parliamo d'opere pubbliche?
-basta girare gli occhi per vedere in ogni luogo coltivazione, canali,
-palazzi, cattedrali, dovuti a quei secoli. Parliamo di libertà del
-pensiero? non v'è opinione per avanzata, infino al comunismo, che
-non siasi dibattuta ne' concilj, i quali allora proferivano decisioni
-su dottrine, su cui in appresso si proferirono sentenze capitali; le
-fondamentali quistioni della filosofia e della teologia v'erano agitate
-con un'attualità piena di persuasione e di scienza: se non che ogni età
-ha le sue forme, nè è ancora dimostrato quali siano le migliori.
-
-Che se gli stranieri, i quali ingrandirono coll'uscire dal medioevo,
-per nazionale pregiudizio lo avversano, pel pregiudizio stesso parrebbe
-dovesse prediligerlo l'Italia, la cui civiltà vi fu somma non solo, ma
-unica; «quando (dice lo straniero istorico delle nostre repubbliche)
-Tedeschi, Francesi, Inglesi, Spagnuoli aveano privilegi municipali,
-capi feudali, monarchi da dover difendere; ma soli gl'italiani
-avevano una patria, e lo sentivano; aveano rialzato la natura umana
-degradata, dando a tutti gli uomini dei diritti come uomini, e non
-come privilegiati; primi aveano studiato la teoria dei governi, e agli
-altri popoli offerto modelli d'istituzioni liberali; restituito al
-mondo la filosofia, l'eloquenza, la poesia, la storia, l'architettura,
-la pittura, la musica, facendosi istruttori dell'Europa; e a pena si
-potrebbe nominare una scienza, un'arte, una cognizione, di cui non
-abbiano insegnato gli elementi ai popoli che poi li sorpassarono: e
-quest'universalità di cognizioni avea raffinato l'ingegno, il gusto, le
-maniere; pulitezza che restò loro anche molto dopo ch'ebbero perduto
-tutti gli altri vantaggi, come l'eleganza e il garbo sopravvissero
-all'antica dignità che n'era Stato il fondamento».
-
-La grandezza politica dell'Italia non equiparò i vantaggi che essa recò
-all'incivilimento del mondo, nè i grandi suoi ingegni maturarono frutti
-politici: ma non sono prediletto tema a declamazioni sentimentali
-Genova e Venezia, capolavori del medioevo? E se strazj sì lunghi e
-variati non hanno ancora gittato la patria nostra nell'avvilimento, è
-dovuto forse più ch'altro agli avanzi delle istituzioni del medioevo e
-al sistema comunale; e quando essa testè si eresse tutta insieme ad una
-sublime aspirazione, il fece evocando le idee e le forme del medioevo.
-
-Se non che la quistione restò fra noi complicata dal principato
-terreno, che la Chiesa assunse, non già per essenza sua, ma condottavi
-da contingenze deplorabili; e quando, soccombendo dappertutto le
-repubbliche ai principati, anch'essa più non potè appoggiarsi a'
-popoli, e dovette cercar posto fra i re, allora le toccò la sua parte
-dell'odio serbato ai Governi; e vi fu chi ebbe l'arte d'inasprirlo
-per distornarlo da altri oggetti: rimase esposta all'esagerazione di
-opposti partiti; e grandi scrittori d'Italia si chiarirono avversi, non
-tanto ad essa, quanto ad alcun papa: e in conseguenza, da Dante, dal
-Petrarca, dal Machiavelli si attinse colla prima educazione avversione
-e disprezzo pei papi; la turba pedissequa fece eco: oggi stesso i
-dettatori ci intimano che _bisogna_ pensare coi nostri classici. Vero
-modo di progredire! Ma quelli almeno erano leali, e ci presentano gli
-errori col contorno delle virtù: poi, altrettanti scrittori nostri
-diverso giudizio portarono sui poteri in contrasto, o almeno spogli da
-quell'acrimonia esotica contro ciò che avea formato la grandezza del
-nostro paese, e che ancora gli dava l'unico primato lasciatogli dal
-trionfo di coloro, per cui campeggiavano i sostenitori della _libertà
-del principato_.
-
-E dell'Italia specialmente crediamo rimanga inintelligibile e sterile
-la storia quando la si guardi come una nazione unica, guidata dai
-principi, i quali la lasciano occuparsi regolarmente de' mestieri e
-delle lettere. Questo tipo, acconcio a popoli la cui vita consiste
-nella vita dei loro re, manca di verità fra noi: il che, se nuoce alla
-compagine artistica, schiude però uno spettacolo più vario ed animato
-a chi sappia elevarsi fin là, dove si può non solo abbracciare il
-movimento politico e le operazioni materiali, ma esaminare sentimenti
-e raziocinj, lo sviluppo poetico e religioso insieme col teorico,
-collo scientifico e coll'industriale, unificando sentimenti, dottrina,
-attività.
-
-E noi, con questo discorso che non a tutti parrà fuor di proposito,
-vogliamo soltanto inferire che importa osservare il medioevo, non con
-irriflessivo dileggio o cieca venerazione, ma con meditabonda serietà;
-non con iraconda preoccupazione, ma con amorevole coscienza; non con
-santocchieria angustiante, ma con franca e larga indagine; riferendosi
-all'opportunità de' tempi, anzichè misurare tutto col metro odierno;
-non repudiando il bene per gl'inconvenienti che l'accompagnano; non
-rampognando un buon fatto perchè poteva esser migliore, a somiglianza
-di que' frivoli che accusano i monaci d'avere distrutto alcuni libri
-antichi, senza tener conto che tutti quelli che abbiamo ci furono
-conservati da essi.
-
-I lettori vulgari, incapaci di altro vero fuor quello che corre
-pei caffè o sui giornali, e che s'impennano ad ogni coraggiosa
-manifestazione di un ponderato sentimento, ci apporranno alcuno di
-que' nomi, che sono condanne codarde e stolte perchè vaghe e quindi
-irreparabili; e il meno sarà il dire che noi ribramiamo le istituzioni
-del medioevo. Spiegare non è lodare, e noi abbiamo detto e ripetuto che
-non se n'ha nulla a desiderare, forse poco ad imitare, ma moltissimo ad
-apprendere; e non poco anche a dilettarsi, se il vedere uomini operanti
-ciascuno coll'attività propria, obbedienti ma per devozione, soffrenti
-ma per propria colpa e come un'espiazione, alletta più che non il
-volteggiare d'una coorte al comando d'un colonnello; o il compassato
-procedere d'una società di pupilli e di petizionanti, o il forbottarsi
-d'una caterva di scrittori, intenti a illudersi, a piacersi, a
-stracciarsi a vicenda.
-
-Attruppandoci con cotesti, ci saremmo potuti ripromettere morbidi
-trionfi: eppure sin nel fervore della gioventù preferimmo affrontare
-pregiudizj, allora profondamente radicati; molti brani sanguinosi
-lasciammo a quelle spine, ma forse alcune ne strappammo. L'aggravata
-età e la sbaldanzita esperienza non ci fan pentire di quel sentiero,
-e lo ricalcheremo come italiani, come cattolici, come indipendenti,
-che sottomettendosi ai supremi dogmi sociali e morali, respingono il
-despotismo e uffiziale e vulgare; disposti ai medesimi patimenti, e
-confidando non sieno indarno.
-
-Perocchè, lontani dal fare idillj del medioevo italiano, nessuna delle
-piaghe sue dissimuleremo, procurando riescano a scuola ed emenda de'
-presenti; se non altro, chiariremo che la felicità vagheggiata non si
-godette in nessun tempo; che il carattere di sapienza, di accordo, di
-bellezza, cui il mondo aspira, e la convivenza amorevole, regolata,
-robusta, non sono a cercar nel passato; che, se è progresso il crescere
-in dose e l'estendersi in ispazio la libertà e la dignità dell'uomo,
-si progredì sempre verso il meglio; che, essendo legge della società
-e di tutto ciò che ad essa appartiene, il passare per successioni e
-rinnovazioni continue, il medioevo fu il valico da un passato non più
-possibile a un avvenire non possibile ancora, onde riteneva moltissimi
-vizj di quello, di questo non possedeva ancora le virtù; che, in quella
-serie di emancipazioni lente, tergiversate, dolorose, è di conforto
-efficace il contemplar la fatica de' padri; che l'età nostra è dunque
-migliore delle passate, ma sarà superata dalle future: dal che trarremo
-pazienza a sopportare i mali inevitabili, fiducia nel credere al
-meglio, perseveranza a cooperare coi nostri fratelli per ottenerlo.
-
-
-
-
-CAPITOLO LIX.
-
-Odoacre. Teodorico goto. Ultimo fiore delle lettere latine con
-Cassiodoro e Boezio.
-
-
-Fin qui parlando dell'Italia parlavamo del mondo intero civile, di
-cui essa era il capo: ora il cessare dell'impero d'Occidente lascia
-Costantinopoli alla testa dell'antica civiltà romana. L'impero non
-avea cangiato d'essenza, e conservava le leggi, la gerarchia, lo
-spirito, il nome; solo perdeva sempre maggior numero di provincie,
-concentrava a Costantinopoli l'amministrazione dell'altre. L'Italia
-però non solo cessava d'esser capo degli altri paesi, giacchè, a
-tacere i più remoti, di là dell'Alpi Marittime dominavano i Visigoti
-nella Gallia meridionale e fin nella Spagna; di là dalle Cozie e nella
-Savoja s'erano assisi i Borgognoni; i Franchi nella restante Gallia;
-gli Alemanni nella bassa Germania: ma perdeva anche l'indipendenza,
-e come campo indifeso, i Barbari, vogliosi di bottino, d'imprese, di
-patria più fortunata, venivano a correrla, spogliarla, conquistarla,
-lasciandola poi per altre prede, sinchè alcuni vi fermarono stanza.
-
-Tutta Germania, cioè dall'Adriatico al Baltico e dalle foci del Reno
-a quelle del Danubio, era in movimento: per vendetta o per amor di
-conquista, di guadagno, d'imprese, i capibanda menavano di qua di là i
-loro fedeli, senz'altro sentimento che della propria forza, abbattendo
-le istituzioni ammirate, non provvedendo a sostituirne: i vanti della
-maestà romana, le finezze dell'amministrazione soccombevano: solo
-coloni e schiavi proseguivano in egual modo le fatiche, poco badando
-per qual padrone sudassero; e i sacerdoti, pregando, istruendo,
-mitigando, mostravano il flagello di Dio nella caduta del passato, e
-procuravano ammansare i nuovi oppressori.
-
-Uno di questi apostoli della carità abitava presso Vienna sul Danubio,
-venerato per santità dai paesani, visitato da personaggi; e la cortesia
-de' suoi modi e la purezza del parlare latino il facevano supporre
-di buona nascita, quantunque e' lo celasse. Lo chiamavano Severino, e
-pareva che Dio ve l'avesse collocato a edificazione degli invasori che
-per di là irrompevano sull'Italia; molti ne convertì, altri ammansò;
-schermì i fedeli, consolò i desolati. Quando Odoacre menava bande
-ragunaticcie a difesa degl'imbelli successori di Costantino, passando
-da quelle parti volle vedere quel pio, e modestamente in arnese entrò
-nella cella di lui, così bassa, che dovette star chino. L'anacoreta,
-ragionatogli d'iddio e dell'anima, — Tu passi in Italia (soggiunse)
-vestito di povere lane; ma poco andrà che sarai arbitro delle più
-elevate fortune[2].
-
-Questa leggenda sul limitare de' nuovi tempi sia un preludio delle
-molte che v'incontreremo; potendo lo scettico deridere e il critico
-repudiare, ma non lo storico tacere fatti, che dai contemporanei
-furono creduti, e di cui sentiremo l'efficacia, il più delle volte
-benefica. Chi conosce la potenza delle anime dolci e meditabonde sopra
-i caratteri vigorosi, esiterà a credere che le parole del pio romito di
-Vienna abbiano mitigato il feroce Odoacre, e risparmiato qualche dolore
-ai nostri padri?
-
-Col suo valore e con quest'augurio venne Odoacre a procacciar sua
-ventura in Italia; e senz'altro che voltare contro degl'imperatori le
-armi da questi assoldate, dissipò quella scena dove si riproduceano
-le immagini e le denominazioni antiche, combinate coi dolori presenti
-e colla fantasia di nuovi. Perocchè già era un pezzo che l'Impero
-veniva preseduto da Barbari; anche soppresso il titolo supremo, non
-tralasciò di raccogliersi il senato, rappresentanza civile sotto a
-quella militare; si nominavano i consoli; nessun magistrato regio o
-municipale fu spostato; il prefetto del pretorio continuò co' suoi
-dipendenti ad amministrare l'Italia e riscuoterne i tributi: Odoacre
-potea dirsi uno de' tanti, che stranieri occuparono il trono di Roma:
-se non che nè imperatore intitolossi, nè forse re[3]: non pretese
-primazia sugli altri regni; anzi lasciava qui proclamare le leggi
-emanate dall'imperatore d'Oriente, dal quale invocò invano il titolo di
-patrizio d'Italia.
-
-Rimase dunque come un esercito in mezzo a un popolo civile; come uno
-di que' governi militari, di cui neppure a tempi più civili mancò la
-ruina. Colla labarda propria e de' venderecci compagni schermì Italia
-da nuovi invasori: per assodare la propria autorità e punire gli
-assassini di Giulio Nepote, sottomise la Dalmazia: per mantenere libera
-comunicazione fra l'Italia e l'Illiria osteggiò i Rugi, piantati sul
-Danubio ove ora dicesi Austria e Moravia; e abbandonando quelle terre
-a chi le volesse, menò prigioniero in Italia Feleteo, ultimo re loro,
-e molta gente. Ad Eurico, re de' Visigoti, confermò la porzione di
-Gallia che aveva occupata sotto Giulio Nepote, aggiungendovi l'Alvernia
-e la Provenza meridionale; e strinse alleanza con lui e con Unnerico
-re de' Vandali, da cui ottenne la Sicilia mediante annuo tributo.
-Tuttochè ariano, rispettò i vescovi e sacerdoti cattolici, vietò al
-clero di vendere i beni, acciocchè la divozione dei fedeli non fosse
-messa a nuovo contributo per riprovvedernelo. Ma era un conquistatore;
-e guai ai vinti! Già prima, scarsissima cura adoperavasi ai campi,
-sì per la sterminata ampiezza dei possessi, sì perchè le largizioni
-imperiali mettevano sui mercati il grano ad un prezzo, col quale non
-poteva concorrere l'industria privata: e al modo che usa ancora nella
-campagna di Roma, su gl'immensi poderi lasciati sodi educavansi branchi
-di pecore, a guardia di pochi schiavi. Gl'invasori, rubando questi e
-quelle, lasciavano deserto e fame; nelle regioni più fiorenti a pena
-si scontravano uomini[4]; la plebe, avvezza a vivere coi donativi del
-pubblico o dei patroni, periti questi, dismessi quelli, basiva in lunga
-inedia o migrava.
-
-Odoacre spartì un terzo dei terreni a' suoi seguaci; ma non che
-ripopolassero il paese e coltivassero le sodaglie, come alcuno sognò,
-avranno da prepotenti snidato i nostri. Nè gl'italiani potevano
-quetarsi al nuovo stato, come si fa ad una stabile miseria: giacchè,
-mancando ogni accordo nazionale, e reggendosi unicamente sulla forza,
-poteano prevedere che poco durerebbe quel dominio, e che a nuovi
-Barbari frutterebbero i terreni che si disselvatichissero.
-
-E così fu. Perocchè i Greci non si rassegnavano a perdere quest'Italia,
-culla dell'impero; e mentre aveano fatto sì poco per conservarla,
-adesso la sommoveano con brighe secrete o aperte guerre, che le
-toglievano pace senza darle libertà. L'Impero col restringersi era
-cresciuto di forza, e in Oriente non si trovava esposto all'arbitrio
-soldatesco come già l'occidentale: non turbato da memorie repubblicane,
-o da ambizioni di famiglie antiche, o dall'opposizione d'un clero
-robusto, nè d'un senato memore d'antica potenza, nè da ordinamenti
-municipali; ma costituito in regolare dominio, e con una metropoli
-ben munita e stupendamente collocata, poteva godere quella quiete
-del despotismo, ch'è il ristoro, sebbene infelicissimo, delle nazioni
-corrotte.
-
-Ma di rimpatto lo agitavano dentro, sia intrighi di palazzo, sia il
-farnetico delle dispute religiose, nelle quali parteggiavano gli
-stessi imperatori or favorendo, or anche inventando eresie, e per
-esse trascurando gli affari. Il popolo di Costantinopoli, tra garriti
-teologici, tra le chiassose gare pei combattenti del circo, tra le
-frivolezze d'un lusso spendiosissimo, abbandonava ogni esercizio
-d'armi, sicchè bisognava affidar la difesa a capitani barbari, i quali,
-profittando della disciplina, ultimo merito che perdessero gli eserciti
-romani, prevalevano agli altri Barbari osteggianti l'Impero.
-
-Tra quei capitani, serviva all'imperatore Zenone l'ostrogoto Teodorico,
-discendente in decimo grado da Augis, uno degli Ansi o semidei de'
-Goti. Questa nazione, recuperata l'indipendenza al cadere di Attila,
-e piantatasi nella Pannonia, promise pace all'Impero, purchè le
-tributasse trecento libbre d'oro. Siccome statico fu dato Teodorico,
-giovane figlio del re Teodemiro, il quale crebbe in Costantinopoli
-alternando gli esercizj di corpo proprj della sua gente colla
-conversazione colta de' Greci, e in quel centro del mondo civile
-affinò lo spirito nelle arti del governare e negli scaltrimenti della
-politica. Succeduto al padre (475), gli fu dall'imperatore assegnata
-la Dacia Ripense e la Mesia inferiore, acciocchè vi collocasse i
-suoi Ostrogoti in posto da potere più facilmente accorrere in ajuto
-dell'Impero. Di fatto Teodorico li menò contro i nemici interni ed
-esterni dell'imperatore, il quale gli prodigò i gradi di patrizio e
-di console, statua equestre, nome di figlio, capitananza de' soldati
-palatini, migliaja di libbre d'oro e d'argento, e gli promise una
-moglie di puro sangue e di laute ricchezze.
-
-Sintomi di paura più che d'affetto; e come avviene di cotesti
-liberatori militari, Teodorico divenne minaccioso all'Impero che
-difendeva, e l'obbligò a vergognose concessioni. Ma più alto levava
-egli le mire; e volendo terger la taccia appostagli dai compatrioti,
-di piacersi soverchiamente negli ozj cortigiani, si presentò a Zenone
-(486), e — L'Italia e Roma, retaggio vostro, giaciono preda del barbaro
-Odoacre. Consentite ch'io vada a snidarnelo. O cadremo nell'impresa, e
-voi resterete sollevato dal nostro peso; o ci riuscirà, e mi lascerete
-governar quella parte che avrò al vostro imperio recuperata».
-
-Qual partito meglio di questo potea piacere a Zenone? All'annunzio
-d'un'impresa diretta da tal capitano, accorsero in folla gli Ostrogoti,
-che nel colmo della vernata, con bestiami, salmerie, mulini da
-macinare, con donne, vecchi, fanciulli, impaccio per la guerra,
-eppur necessarj a chi cercava non una conquista ma una patria[5], per
-settecento miglia si volsero all'alpi Giulie, pretessendo alla loro
-invasione il nome romano. Quanti avanzi di altre orde scontravano per
-via, gli arrolavano seco, come una valanga che rotolando ingrossa;
-e tal turba formavano, che nell'Epiro in una sola azione perdettero
-duemila carri.
-
-Odoacre tentò sviare quella piena sollecitando contr'essa Bulgari,
-Gepidi, Sarmati, accampati fra i deserti della già popolosa Dacia;
-indi alle ultime spiagge dell'Adriatico la affrontò: ma _benchè
-prevalesse di numero_, e comandasse a _molti re_ (490), fu battuto
-sull'Isonzo presso le rovine d'Aquileja. Allora dall'Alpi accorsero i
-Borgognoni, non per alleanza o nimistà, ma per rubare, e assediarono
-Teodorico in Pavia: egli chiamò di Gallia i Visigoti, e liberato
-per opera loro, scese a giornata risolutiva con Odoacre nel piano
-di Verona. L'eroe ostrogoto si era fatto dalla madre e dalla sorella
-ornare con ricche vesti, di lor mano tessute: mescolata la battaglia,
-già i Goti disordinavansi in fuga, quando essa madre, affrontandoli
-e rimbrottandone la viltà, li spinse alla riscossa e alla vittoria.
-Odoacre cercò un ultimo scampo in Ravenna, inespugnabile pel mare e per
-le fortificazioni, e donde, col favore del popolo o de' malcontenti,
-sbucò più volte a mettere a nuovo repentaglio la fortuna del vincitore,
-che alfine accampato nella Pineta, strinse Ravenna d'assedio. Durati
-per tre anni tutti gli orrori della fame, Odoacre, per interposto
-del vescovo, patteggiò, salva la vita e diviso il comando: ma poscia
-alquanti mesi, Teodorico mentì la parola (493), e a mensa ospitale
-l'uccise, fe scannare i mercenarj che avevano abbattuto il trono
-d'Augustolo, e, al solito, accusò il tradito di tradimento.
-
-Alla fortuna di lui si sottomise Italia dall'Alpi allo Stretto; vandali
-ambasciatori gli rassegnarono la Sicilia; popolo e senato l'accolsero
-qual liberatore — consueta lusinga degli Italiani.
-
-L'ambigua convenzione coll'imperatore lasciava dubbio se Teodorico
-avesse a tenere il bel paese come vassallo o come alleato. Mandò
-a richiedere le gioje della corona che Odoacre avea spedite a
-Costantinopoli; e Anastasio, nuovo imperatore, concedendole, parve
-investirlo del regno. Ma se l'ambizione imperiale lo poteva considerare
-come luogotenente, egli sentivasi padrone, e da padrone reggeva
-l'Italia. Però sulle prime volle tenersi amici gl'imperatori onorandoli
-di epigrafi, lasciando l'impronta loro sulle monete, e scriveva a
-questi: — Nello Stato vostro appresi come governare i Romani con
-giustizia; non durino separati i due imperi; una volta uniti, eguale
-volontà, egual pensiero li governi»[6]. Ma Anastasio s'accorse che
-erano mostre, e che l'Italia era perduta per l'Impero: laonde a
-osteggiare Teodorico spedì nella Dacia il prode Sabiniano con diecimila
-Romani e molti Bulgari; e poichè li vide sbaragliati in riva al Margo,
-indispettito mandò ducento navi e ottomila uomini che saccheggiarono
-le coste di Puglia e di Calabria; e rovinato Taranto e il commercio,
-superbi di indecorosa vittoria, recarono piratesche spoglie al despoto
-di Bisanzio. Teodorico con mille legni sottili tolse agl'imperatori la
-voglia di più molestarlo; eppure non negò loro il titolo di padre e fin
-di sovrano[7], consentiva ad Anastasio la preminenza che egli stesso
-esigeva dagli altri re, e di concerto con esso eleggeva il console per
-l'Occidente, come costumavasi durante l'Impero.
-
-I Rugi, gente fierissima, ai quali avea dato a custodire Pavia
-mentr'egli osteggiava Odoacre, furono ammansati dal santo vescovo
-Epifanio: ma poi Federico lor re si avversò a Teodorico, e ne restò
-disfatto e morto. Duranti quelle guerre stesse i Borgognoni aveano
-devastato ancora la Liguria (sotto il qual nome van pure il Piemonte,
-il Monferrato, il Milanese), moltissimi abitanti menandone prigioni di
-là dall'Alpi, lasciando le campagne spopolate.
-
-Teodorico in prospere guerre estese il dominio anche sulla Rezia,
-il Norico, la Dalmazia, la Pannonia; ebbe tributarj i Bavari, in
-protezione gli Alemanni; domò i Gepidi, piantatisi fra le ruine del
-Sirmio; dispose in opportune colonie Svevi, Eruli ed altri che chiesero
-di vivere sotto le sue leggi; e come tutore del nipote regolando i
-Visigoti di Spagna, ebbe riunite, dopo separazione lunghissima, le due
-frazioni dei Goti, che così dai monti Macedoni fin a Gibilterra, dalla
-Sicilia fin al Danubio occupavano i migliori paesi dell'antico impero
-occidentale.
-
-I principi circostanti avevano tremato pei recenti lor regni; ma
-quando videro Teodorico frenare la propria ambizione, e nella vigoria
-della giovinezza riporre la spada vincitrice, tolsero a guardarlo
-con fiduciale rispetto, e cercarne l'amicizia e la parentela; e
-ad insinuazione di lui presero qualche modo di pacifico e civile
-ordinamento. Egli mandò donativi ai re Franchi; da altri ricevette
-cavalli ed armi: un principe scandinavo spodestato a lui rifuggiva, e
-fin gli estremi Estonj gli tributavano l'ambra del Baltico.
-
-Quanto all'Italia, Teodorico cominciò il regno come gli altri Barbari,
-col dividere a' suoi un terzo dei terreni conquistati, sopra i quali si
-stanziarono con titoli d'ospiti e con fatti da padroni. Aveva decretato
-la cittadinanza romana, vale a dire la piena libertà a quelli che
-l'avevano favorito nella conquista; mentre ai fedeli ad Odoacre tolse
-di poter testare nè disporre dei loro beni. Epifanio, vescovo di Pavia,
-si condusse intercessore per questi a Ravenna, con Lorenzo, vescovo di
-Milano; e Teodorico gli esaudì, solo alcuni capi eccettuando; poi disse
-ad Epifanio: — Vedete in che desolazione giace l'Italia, spopolata dai
-Borgognoni. Io voglio riscattarli; nè trovo vescovo più atto a ciò.
-Andate, ed avrete il denaro occorrente».
-
-Epifanio dunque, con Vittore vescovo di Torino, fu a Lione, e da
-Gundebaldo re ottenne il rilascio de' prigionieri, pagando riscatto
-sol per quelli presi colle armi. Al fausto annunzio della liberazione,
-per tutta Gallia si commossero i tanti soffrenti; quattrocento in un
-giorno partirono da Lione; seimila furono restituiti senza riscatto;
-Godegisilo, re di Ginevra, concesse altrettanto ad Ennodio; la carità
-de' Galli sovveniva alla povertà italiana; e il papa ebbe a ringraziare
-i vescovi di Lione e d'Arles pe' sussidj da loro mandati in Italia:
-Epifanio ripassò le Alpi nel più bello e più inusato trionfo, non
-conducendo schiavi, come soleano i re, ma gente da lui redenta; e
-accolto dappertutto fra benedizioni, coronò l'opera coll'impetrare che
-Teodorico ripristinasse i tornati nei beni perduti[8]. A quest'uopo
-traversava il Po, allora impaludato in estesissimo letto, e obbligato
-a giacersi la notte fra quelle pestifere esalazioni, fu preso da
-gravissima malattia; oppresso dalla quale si presentò a Teodorico, e
-ottenuta la grazia, volle rivedere il suo gregge, fra il quale appena
-giunto, morì.
-
-Ma gl'italiani come stavano sotto Teodorico? Il popolo risponde,
-Pessimamente, e nel nome di Goto compendia ogni barbarie, ogni
-ignoranza, ogni avvilimento della vita e del pensiero. I dotti vollero
-figurarlo principe desiderabile anche all'età nostra, e il regno suo
-un de' più giocondi o dei meno dolorosi all'Italia. Opinioni entrambe
-eccessive. I meriti di Teodorico sono esaltati nel panegirico che
-Ennodio recitò in presenza di lui per ringraziarlo o mansuefarlo; e
-nelle lettere di Cassiodoro, che, a nome di esso, con barbara eleganza
-stese decreti pomposi, magnificando il principe, e il bello ubbidirgli,
-e il fiore ch'e' recava ai sudditi, e la grata benevolenza di questi.
-Fonti sospette.
-
-Merito suo certo è l'avere procurato alla penisola trentatre anni di
-pace, gran ristoro anche sotto tristo reggimento: ma non sa di storia
-chi si figura che i Goti od altri Barbari accettassero come pari la
-gente italiana. Lingua, consuetudini, credenze, li teneano distinti:
-il Goto, tutt'armi, insultava le oziose scuole letterarie; di rimpatto
-l'imbelle Romano, nel misero orgoglio del tempo passato, intitolava
-barbaro il suo padrone: e sebbene questi adottasse alcun uso del vinto
-e professasse desiderio di fondersi insieme[9], al fatto repugnava
-l'indole di quei governi. Che se la storia degnasse guardare ai vinti,
-registrato avrebbe le sanguinose proteste che fecero a volta a volta
-contro i conquistatori[10]. I tributi furono conservati quali sotto
-i Romani, cioè enormi, ed occasione d'abuso ai magistrati: v'erano
-soggetti al pari i terreni de' Romani e de' Goti, neppure eccettuati
-quelli del re. L'amministrazione municipale restò ai natii, ma il
-re nominava i decurioni; magistrati paesani che giudicavano dei
-loro concittadini, curavano la polizia, compartivano e riscotevano
-le imposizioni, dal prefetto del pretorio assegnate a ciascuna
-comunità[11]. Sette consolari, tre correttori, cinque presidi reggevano
-le quindici regioni d'Italia, colle forme della romana giurisdizione:
-un duca fu posto alle provincie di confine, ch'erano state munite
-contro nuovi attacchi.
-
-I Romani in materie civili appellavansi al vicario di Roma, e al
-prefetto della città nelle otto provincie della bassa Italia, dai quali
-davasi ancora appello al prefetto del pretorio, e da ultimo al re in
-persona: viluppo di brighe e di spese.
-
-Conserviamo una serie di brevetti di nomina (_formulæ_), ove a ciascun
-eletto si spiegano gli uffizj suoi, esortandolo a ben adempirli; ma
-la luce che ne potremmo derivare è adombrata dai fiori retorici di
-Cassiodoro che li stese: bastano però ad attestare che brevi duravano
-gl'impieghi, e dagli alti si passava agli inferiori, con iscapito della
-buona amministrazione.
-
-Unico legislatore sembra il re, senza le assemblee nazionali, comuni
-fra i Germanici. Un consiglio di Stato sedente a Ravenna discuteva gli
-atti di suprema autorità, che poi erano comunicati al senato di Roma.
-Questo corpo degenere poteva invanirsi allorchè il re gli mandava i
-suoi decreti, compilati in forma di senatoconsulti, e gli scriveva: —
-Auguriamo che il genio della libertà riguardi, o padri coscritti, la
-vostra assemblea con occhio benevolo»; ma in effetto non gli rimaneva
-che a far complimenti e a dire di sì.
-
-Ma dove i precedenti conquistatori aveano portato solo ira e
-distruzione, poi n'erano fuggiti, quasi spaventati dal fantasma
-dell'Impero che avevano assassinato, Teodorico vide poter assumere
-uffizio più glorioso e piacente, e farsi considerar successore degli
-Augusti, conservando gli ordini antichi, e cercando introdurli fra
-la sua gente. A tal uopo non potea che valersi di nostrali, ed ebbe
-il senno e la fortuna di sceglier bene, e il merito di non temer
-gl'ingegni superiori. A Laberio conferì la prefettura del pretorio,
-malgrado la fedeltà mostrata verso Odoacre; tenne amico Simmaco, grande
-erudito pel suo tempo; Cassiodoro e Boezio, ultimi scrittori romani,
-posti in grandissimo stato, contribuirono non poco a mascherare il
-regno di un Barbaro agli occhi dei contemporanei e dei posteri.
-
-Costoro opera fu l'_Editto_ che Teodorico pubblicò, per rimediare
-alle moltissime querele arrivategli contro coloro che nelle
-provincie conculcavano le leggi. Fondasi esso sulla ragione romana,
-sottoponendo a questa anche i suoi Goti, nell'intento di dilatare
-fra loro la civiltà latina, di cui conosceva il pregio, senza però
-ridurli a dividere con altri il privilegio dell'armi e quei che ne
-erano conseguenti: che se le nuove disposizioni obbligavano tutti,
-sussisteva però il diritto di ciascuna nazione, i Goti col gotico, col
-romano i Romani regolandosi, eccetto i casi distintamente indicati.
-In fatto quelle leggi versano quasi solo su ragione criminale,
-negligendo la civile: lo che non potrebbe ragionevolmente imputarsi
-a trascuranza in governo ordinato com'era quello di Teodorico, ma
-sì all'aver egli imposto norme a ciò che direttamente concerneva lo
-Stato, senza intromettersi del diritto privato de' due popoli[12].
-Nel poco che riguardano il civile sono dedotte principalmente dalle
-_Sentenze_ di Paolo, manuale pratico di quei tempi: se non che il
-compilatore parlando in voce propria, trasforma e sfigura i passi,
-e nell'arbitraria distribuzione li distrae dal vero significato. Ai
-cencinquantaquattro paragrafi, dodici ne soggiunse poi Atalarico,
-criminali e di procedura. Notevole cosa, che la peggiore raccolta di
-leggi romane sotto i Barbari siasi fatta in Italia.
-
-Traverso all'ambizioso moralizzare del legislatore e alle declamazioni
-di Cassiodoro trapela come il rispetto alle leggi romane fosse o una
-maschera del conquistatore, o patriotica illusione del compilatore:
-del resto si riducono a istantanee provvigioni, indicanti il buon
-volere del re, non attitudine o potenza di farle eseguire, non concetti
-generali, non larghi intenti. Comanda giustizia pronta non precipitosa,
-senza badare a grado o nascita de' contendenti; esecra i rapportatori e
-le migliaja di curiosi[13], de' quali valevansi gl'imperatori piuttosto
-a turbar la pace privata codiando gli andamenti, che a tutelare la
-pubblica sicurezza; desidera il popolo agiato, nutrito nelle carestie.
-Diresti il regno della felicità: ma la storia ci fa vedere come a
-spie desse fede Teodorico, sino a danno de' suoi più cari; trovasse
-ragione di crescere i tributi la migliorata agricoltura, punendo
-così l'industria[14]; i deboli fossero costretti invocare contro dei
-prepotenti il braccio militare de' Sajoni; l'avarizia dei magistrati
-e il favore corrompessero la giustizia; considerati come delitti
-frequenti, e perciò minacciati con nuove pene, l'invasione violenta,
-l'omicidio, l'adulterio, la poligamia, il concubinato, la frode di
-rescritti surrettizj, le donazioni estorte con minaccie, il perpetuarsi
-delle liti per sempre nuove appellazioni[15]. Un anonimo contemporaneo
-asserisce che poteansi lasciar dischiuse le porte, e denaro ne' campi:
-ma le lettere stesse di Cassiodoro rivelano e violenze e furti non
-radi; — buon avvertimento a riscontrare le lodi dei principi coi fatti.
-
-Trai delitti, la fellonia è punita di morte e confisca; il caporibelli
-e il calunniatore, bruciati vivi; morte a maghi, a Pagani, a violatori
-delle tombe, a rapitori di donna o fanciulla libera, al falsificatore
-di carte o di pesi, al giudice venale, all'involatore di bestie;
-bandito chi abusa dell'autorità o depone il falso; l'accusatore si
-esponga a sostener la pena che sarebbe tocca al reo, se questo si
-scolpi. Ma ai Goti non era consueto il guidrigildo, cioè lo scontar
-i delitti a denaro, e l'omicidio punivasi con pene corporali al modo
-romano: il che dovea fare men dura la sorte dei vinti, perchè meno
-sproporzionata.
-
-Salvo queste disposizioni comuni, i Goti conservavansi superiori
-e distinti dai Romani, sottoposti a un grafione o conte che, al
-modo germanico, in guerra li capitanava, in pace decideva dei loro
-litigi; associandosi un giurisperito romano qualora con un Romano si
-discutesse[16].
-
-Durava dunque l'organamento antico, ma vi sovrastava un governo
-militare, siccome ne' paesi che ora si pongono in istato d'assedio.
-Soli Goti portavano le armi; e Teodorico ne congratula i Romani come
-d'un bel privilegio, mentre era un sospettoso disarmo dei nostri, e
-una consuetudine generale de' Barbari, il cui nome stesso nazionale
-(Germano vale uom di guerra) indicava che la pienezza dei diritti
-spettava solo all'armato. Nel dolce clima d'Italia moltiplicaronsi
-i Goti a segno, da poter fra breve mettere in piedi ducentomila
-guerrieri, obbligati a servigio non per soldo, ma per le terre ad essi
-distribuite. E la penisola perseverava su piede di guerra; e al primo
-bando accorrevano i Goti per far guardia al re, presidiare la frontiera
-o marciar contro i nemici, provvisti d'arme e vettovaglie dal prefetto
-al pretorio. Anche di buona marina fu munita la costa, comprando abeti
-da tutt'Italia e massime dalle boscose rive del Po, sgombri dalle
-fratte pescatorie il Mincio, l'Oglio, il Serchio, l'Arno, il Tevere,
-perchè ne scendessero il legname e le barche[17].
-
-Senza credere che il nome di Goti significhi buoni[18], alcuni fatti
-attestano la vigorosa loro disciplina, non esigua virtù in bande
-armate. Allorchè Teodorico vinse i Greci al Margo, nessuno de' suoi
-stese un dito alle ricche spoglie dei vinti, perchè egli non diede
-il segno del saccheggio. Più tardi Totila, presa Napoli, non solo la
-campò dalle violenze che il feroce diritto della guerra consente fin
-alle genti civili, ma fece distribuire agli assediati il vitto in
-misura, che non nocesse dopo il lungo digiuno[19]. La lingua gotica
-era già stata scritta, se non altro per tradurre i Vangeli, ma non era
-coltivata; e in latino pubblicavansi le leggi e le epistole, valendosi
-di segretarj romani, e lasciando che i legati spiegassero la cosa
-nel vulgare natìo[20]. Teodorico medesimo non sapea sottoscrivere se
-non scorrendo colla penna negli incavi di una lastrina d'oro: eppure
-dilettavasi di ragionamenti istruttivi[21], fece attentamente educare
-le sue figliuole, e volle anche favorire le lettere e le arti. Ma qui,
-come nel resto, appare il contrasto fra le abitudini nazionali e il
-proposito d'imitazione; perocchè egli interdisse ai Goti gli studj come
-corruttori, mentre li promoveva fra i Romani.
-
-Aurelio Cassiodoro, nato a Scillace di famiglia benemerita, conte delle
-cose private e delle sacre largizioni di Odoacre, indi segretario
-di Teodorico, a nome di questo e dei successori stese rescritti
-ed ordini, pubblicati col titolo di Variarum libri XII. Nei cinque
-primi raccolgonsi quelli a nome di Teodorico, seguono due di diplomi
-per le varie cariche civili e militari; poi tre delle epistole dei
-successori di Teodorico; infine due di ordinanze, da Cassiodoro emanate
-come prefetto al pretorio. Le durezze dello stile, la irremissibile
-gonfiezza, l'ostentazione d'ingegno, di retorica, di erudizione,
-non tolgono pregio a quell'unico monumento della storia italica
-d'allora. Egli parla d'un archiatro allora istituito; d'un professore
-di grammatica, uno di retorica, uno di legge[22], che dettavano in
-Campidoglio: ed Ennodio loda le scuole milanesi prosperanti sotto
-Teodorico, e gli eccellenti ingegni di Liguria, pei quali correa
-proverbio[23] qui nascere ancora i Tullj.
-
-Severino Boezio, nato a Roma da padre che avea sostenuto primarie
-dignità, dai dieci ai ventott'anni studiò in Atene, ove tradusse opere
-di Tolomeo, Nicomaco, Euclide, Platone, Archimede, Aristotele. I suoi
-commenti su questo rimasero canoni nel medio evo[24], e diffusero tra
-noi la cognizione delle opere dello Stagirita, del cui metodo si valse
-egli per trattare dell'unità e trinità divina. Pari in elevatezza di
-pensiero a qualsivoglia filosofo, vi unisce il sentimento cristiano;
-e sebbene la ridondanza e l'enfasi degli ultimi Latini guastino il suo
-stile, sorvola in questo ad ogni contemporaneo.
-
-Gli è inferiore Ennodio, vescovo di Pavia, che stese esortazioni
-scolastiche ed altre a modo delle antiche declamazioni; poi alquante
-lettere di materie ecclesiastiche, la vita di sant'Epifanio[25] e di
-sant'Antonio Lerinese, un gonfio e bujo panegirico di Teodorico, oltre
-alquanti epitafj ed epigrammi. Quando Boezio fu fatto console, esso
-gli scriveva: — Mi congratulo dell'onore a te conferito, e ne ringrazio
-Dio, non perchè sii sopra gli altri sollevato, ma perchè il meriti. Nè
-questo consolato è concesso agl'illustri natali: chi per quelli soli
-l'ottenesse, sarebbe indegno di succedere al grande Scipione, essendo
-ricompensa degli avi, non sua. Più che alla gentile tua prosapia, era
-dovuto alle tue doti. Qui non sangue sparso, non soggiogate provincie,
-non popoli ridotti in servitù e trascinati dietro al carro trionfale,
-sciagurato preludio in una carica volta tutta a conservazione dei
-popoli, non a loro distruzione. Ora che profonda pace gode Roma,
-divenuta anch'essa guiderdone e premio al coraggio dei nostri
-vincitori, di altra natura virtù si domandano ne' consoli suoi».
-
-Così alla mente del vescovo italiano ricorrono le glorie passate; se ne
-consola colle nuove destinazioni, e mitiga con sentimento cristiano la
-fierezza dell'antica gloria.
-
-Sui Benefizj di Cristo lasciò un poema Rustico Elpidio, medico di
-Teodorico. Di Cornelio Massimiano etrusco (che allora equivaleva ad
-italiano) restano idillj, donde raccogliamo ch'egli erasi educato agli
-esercizj ginnastici e all'eloquenza, e forse fu uno degli ambasciadori
-spediti da Teodorico ad Anastasio imperatore quand'era in pratica
-di farsi riconoscere re d'Italia. A Costantinopoli s'invaghì d'una
-fanciulla, ed essendo ben in là negli anni, ne provò le sciagure, che
-deplora a lungo nella sua egloga _De incommodis senectutis_. Fra troppi
-vizj, ha immagini sì graziose e passi tanto consoni agli antichi, che
-lungo tempo furono le sue egloghe attribuite a Cornelio Gallo, amico di
-Virgilio.
-
-Egli è posto fra' dodici _poeti scolastici_, di cui restano specie
-di difficili sfide, come ventiquattro epitafj per Cicerone, dodici
-espressi con tre distici, altrettanti con due; variazioni sul tema del
-_Mantua me genuit_; dodici altri per Virgilio in altrettanti distici;
-gli argomenti de' canti dell'_Eneide_, ciascuno da diverso poeta, in
-cinque versi; dodici esametri sui giuochi di ventura (_De ratione
-tabulæ_); dodici coppie di distici sul levare del sole; dodici da
-quattro distici sulle quattro stagioni, secondo quel di Ovidio _Verque
-novum flabat_; dodici sopra un fiume gelato: freddure artifiziate.
-Questi poeti sono Asclepiadio, Asmeno, Basilio, Euforbo, Eustenio,
-Ilasio, Giuliano, Massimiliano, Palladio, Pompeo, Vitale, Vomano.
-
-Aratore, probabilmente milanese e addetto al fôro, venne deputato
-dai Dálmati a Teodorico; fu conte dei domestici in corte d'Atalarico;
-infine, sciolto dalle brighe civili, stette suddiacono della chiesa di
-Roma. Tradusse in due libri d'esametri gli _Atti degli Apostoli_.
-
-Li supera Venanzio Fortunato, trevisano di Valdobiàdene, che studiò
-a Ravenna grammatica ed arte poetica[26] senza curarsi di filosofia
-e di studj sacri. Patendo degli occhi, e risanato dall'olio della
-lampada che ardeva ad un altare di san Martino, per gratitudine andò
-a venerarne la tomba a Tours, e accolto da Sigeberto re de' Franchi,
-ne cantò epitalamj e lodi, poi divenne confidente e limosiniere di
-Radegonda di Turingia e vescovo di Poitiers. Scrisse sette vite di
-santi; voltò in esametri quella di san Martino fatta da Sulpizio
-Severo; inoltre lettere teologiche in prosa e ducenquarantanove
-componimenti in vario metro per chiese erette o dedicate, o a nome
-di Gregorio di Tours, o dirizzate a questo o ad altre persone,
-poetando frivolo per lo più e di color rosato, fra l'immensa serietà
-ed importanza di quei tempi. Agli inni suoi non mancano armonia e
-movimento: alla prosa fanno impaccio antitesi e cadenze rimate. Quando
-Radegonda ottenne da Giustino imperatore un pezzo della vera Croce,
-egli compose il _Vexilla regis prodeunt_ ed una elegia disposta in
-forma di croce.
-
-Con queste gratuite e inamene difficoltà cercavasi supplire
-all'eleganza e alla castigatezza: quindi gli anagrammi ed altre
-ingegnose combinazioni; quindi ancora l'uso della rima, già evidente in
-un epigramma di papa Damaso, e che coll'armonia delle cadenze vellicava
-le orecchie, dacchè s'erano divezze dal riconoscere il tempo esatto
-di ciascuna sillaba; onde la poesia veniva passo passo da metrica
-trasformandosi in ritmica.
-
-Eccettuando Marcellino, conte dell'Illirico, che stese una cronaca da
-Valente al 534, sono a cercare fra il clero i pochi e difettivi storici
-di quest'età. Jornandes o Giordano, goto di nascita, segretario d'un re
-alano, poi forse vescovo di Ravenna sulla metà del secolo VI, compendiò
-la storia de' Goti di Cassiodoro, parziale e senza critica; da Floro
-estrasse una storia romana da Romolo ad Augusto. Epifanio avvocato, ad
-istanza di Cassiodoro, compendiò le storie ecclesiastiche di Socrate,
-Sozomene e Teodoreto, che, aggiuntavi la continuazione d'Eusebio
-fatta da Rufino, costituirono l'_Historia tripartita_ in dodici libri,
-manuale per la storia ecclesiastica in Occidente.
-
-La musica doveva esser coltivata alla reggia di Teodorico se Cassiodoro
-e Boezio ne scrissero: Clotario, re de' Franchi, gli chiese un musico
-che col suono accompagnasse il canto: a Gundebaldo mandò regalare un
-orologio solare e uno a acqua.
-
-Le arti belle continuarono a decadere, ma Teodorico istituì magistrati
-sopra il conservare i monumenti; e a ristaurare gli edifizj pubblici
-destinò un architetto sperimentato, annui ducento denari d'oro, e le
-dogane del porto Lucrino, non ancora spopolato. Essendo in Como rubata
-una statua di bronzo, promise cento soldi d'oro a chi indicasse il
-ladro, lagnandosi che, mentr'egli cercava nuovi ornamenti alla città,
-venissero a perdersi gli antichi. Qui minaccia chi ruba il rame o il
-piombo dai pubblici edifizj; là chi svia gli acquedotti; stipendiò
-anche un Africano che pretendea saper scoprire le sorgenti: tanto
-al falso s'appone chi ai Goti attribuisce la rovina delle arti belle
-in Italia, cominciata assai prima, compita assai dopo. Anche emulare
-gli antichi cercò Teodorico con edifizj a Terracina, Spoleto, Napoli,
-Pavia. A Ravenna, sua residenza in tempo di guerra[27], alzò un palazzo
-e condusse acque, disagevole impresa fra le paludi che la separano
-dalla collina: un altro palazzo edificò presso il Bidente alle falde
-dell'Appennino: un magnifico con portici in Verona, residenza di pace,
-ove pure ristorò l'acquedotto a tutte sue spese, e le mura: un altro
-ne eresse in Pavia, e terme e anfiteatro; altrettanto presso i bagni di
-Abano.
-
-Quanto sia falso il chiamare gotico l'ordine che ha per carattere il
-sesto acuto, appare da tali edifizj. Chi, dopo essersi, nel monotono
-viaggio traverso alle paludi Pontine, immalinconito al pensare
-che ventitre città e ville di suntuosità voluttuosa sorgevano dove
-ora infesta il deserto, sbocca alfine a ricrearsi nella vista del
-Mediterraneo, incontra in poggio Terracina, popolosa e lieta un tempo,
-ora squallida, malgrado le cure di Pio VI. Era essa limite fra il
-dominio greco e il gotico, e baluardo verso il mare: onde Teodorico
-ne munì il ricinto, lungo le mura alzando torri alternamente quadrate
-e tonde; poi a cavaliero della città pose una fortezza o piuttosto
-un palazzo, che tuttavia si conserva, e donde meravigliosamente
-spazia la veduta sul Lazio, la Campania e il mare. Ma quelle e
-queste non diversificano dallo stile della romana decadenza, nè v'ha
-ombra di architettura puntuta. In Ravenna, un muro che ora forma
-facciata al convento de' Francescani, e che si suppone avanzo della
-reggia di Teodorico, nella cattiva disposizione delle colonne alla
-parte superiore e nelle proporzioni dell'arco, tiene del palazzo
-di Diocleziano a Spalatro. Così la chiesa di Sant'Apollinare e un
-battistero per gli Ariani, da Teodorico fabbricatevi, arieggiano
-a quelli che al tempo stesso ergevansi a Roma, con ornamenti che
-attestano la continuante declinazione.
-
-Amalasunta pose a suo padre un mausoleo rotondo, con una cupola,
-dalla quale sorgeano quattro colonne sostenenti un vaso di porfido
-attorniato da dodici apostoli di bronzo, entro cui riposava il re.
-Se la descrizione non è favolosa, altro non potrebb'essere che Santa
-Maria della Rotonda, la quale ad ogni modo sorse tra il fine del V
-e il principio del VI secolo. Nella distribuzione generale vi sono
-conservate le buone tradizioni antiche; piano semplice, elevazione di
-qualche magnificenza: meravigliosa poi la cupola, formata d'un pietrone
-di metri 10. 4 di diametro, m. 4. 5 dalla base al vertice, m. 1. 14
-di grossezza, talchè il masso, qual fu tratto dalla cava, aveva la
-solidità di almeno metri cubi 495, e pesava 1287 mila chilogrammi:
-e se, come pare, fu scarpellato prima di trasportarlo dalle cave
-dell'Istria, aveva ancora il volume di 109 metri cubi e il peso di
-283 mila chilogrammi; eppure fu alzato a 13 metri, prova di singolare
-abilità meccanica[28]. Infelicemente vi sono disposte le decorazioni,
-di pesante e sgraziato taglio, nè proporzionate fra sè o col tutto;
-riparti non ben calcolati, profili delle porte dissonanti dal resto;
-modiglioni irregolarmente distribuiti; piedritti che, invece d'imposta,
-reggono una mal eseguita cornice.
-
-I peccati dell'architettura del suo tempo conosceva e additava
-Cassiodoro: altezza smodata, gracili colonne, superflui ornamenti[29],
-che sono sì i difetti dello stile gotico, ma non l'essenza sua.
-Somiglievoli forme presenta una medaglia ov'è effigiato il palazzo
-di Teodorico, con archi voltati sopra esili colonne, ma in tondo. Non
-era dunque un genere gotico, ma un deterioramento dell'antico gusto:
-e non ispeciale de' Goti, perocchè anche nel pittoresco ponte sul
-Teverone, a tre miglia di Roma, ricostruito dal greco Narsete il 565,
-alla solidità è sacrificata la bellezza[30]. Nè d'introdurre uno stile
-nuovo sarebbesi brigato Teodorico, che mostrava o affettava tanto
-rispetto alla civiltà latina. Condottosi a Roma, non finiva d'ammirarne
-i capolavori, il Campidoglio, il Foro Trajano, i teatri di Pompeo e di
-Marcello, il Colosseo, stupendi anche dopo i guasti del tempo e de'
-nemici; gli acquedotti, la via Appia, di cui nove secoli non aveano
-ancora sconnesso i lastroni; e l'Acqua Claudia che per trentotto miglia
-veniva dalle montagne sabine fin alla sommità dell'Aventino. Non era
-perduto il senso del bello e del grande quando Cassiodoro descriveva
-con tanto esaltamento il fuoco de' cavalli del Quirinale, la vacca di
-Mirone, gli elefanti di bronzo della via Sacra.
-
-Teodorico vi fu accolto con uno splendore che rammentava alla
-fantasia di un patrioto i trionfi degli Augusti, a quella di un pio le
-magnificenze della vera Gerusalemme. Nella sala della Palma d'oro potè
-ammirare la nobiltà, il decoro, l'ordine della Curia romana, distinta a
-seconda della dignità[31]: e sfoggiò egli stesso d'eloquenza, ottenendo
-applausi. Il grano della Puglia, della Calabria, della Sicilia vi si
-distribuiva ancora al popolo decimato, che poteva nel circo veder le
-belve combattenti, o parteggiare pei Verdi e i Turchini, e insuperbire
-allorchè il goto conquistatore ammirava le magnificenze e le portentose
-comodità, le statue rapite ai vinti e salvate dai vincitori. A quel
-popolo Teodorico assegnò ventimila moggia di grano ogn'anno, ponendone
-memoria in bronzo; ristabilì le strade romane che solcavano l'Italia;
-diede venticinquemila tegoli ogn'anno per riparare i portici di Roma;
-ordinò che i marmi dispersi fossero riuniti ai palagi da cui erano
-svelti.
-
-Per riparare all'incolto spopolamento vi invitò i Romani rifuggiti nel
-Norico, redense prigionieri, trapiantò schiavi. Decio sanò le paludi
-Pontine; Spes e Domizio quelle di Spoleto[32]: e l'Italia potè avere
-sì buon mercato di sue derrate[33], da mandarne sin fuori. Ennodio
-chiama la Liguria genitrice di messe umana, avvezza a numerosa progenie
-d'agricoltori[34]: intorno a Verona raccoglievasi il vino per la regia
-mensa, e Cassiodoro non rifina di lodar questo liquore, a cui nulla
-d'eguale può vantar la Grecia, sebbene medichi i suoi vini con odori e
-marine misture[35]. Metalli e marmi cavavansi per conto del re, e una
-miniera d'oro fu aperta nelle Calabrie[36].
-
-Teodorico, tutto che ariano, rispettò la credenza cattolica; sua madre
-la professava, e molti illustri personaggi vi si convertirono senza
-scapitare nella grazia di lui; mentre un suo segretario avendo creduto
-ingrazianirsegli col farsi ariano, fu da lui mandato a morte, dicendo:
-— Non potrà esser fedele a me chi fu infedele al suo Dio». Al papa e
-ai vescovi mostrò rispetto e confidenza, valendosene nelle legazioni
-ai re od all'imperatore: accoglieva le querele dei sacerdoti contro
-i suoi ministri, e per loro mezzo soccorreva ai calamitosi: contribuì
-millequaranta libbre d'argento per rivestire la volta di San Pietro,
-cui regalò pure due candelabri di settanta libbre d'argento: una
-patena simile di sessanta diede a Cesario vescovo d'Arles, e trecento
-monete d'oro. Disputandosi il papato Simmaco e Lorenzo, dopo due
-anni di guerra civile fu rimessa a Teodorico la decisione; ond'egli
-radunò un concilio. E avendogli il vescovo di Milano rimostrato
-che tal convocazione non era di sua spettanza, egli asserì averne
-lettera del papa: e perchè quegli ne dubitava, non esitò a porgliela
-sott'occhio[37]. Vero è che tenne sempre occhio e mano alle elezioni,
-dubitando che i papi non favorissero a suo scapito gl'imperatori; e
-pretendeva esercitare giurisdizione anche sopra gli ecclesiastici,
-benchè la pena da infliggersi rimettesse al vescovo.
-
-In tale o moderazione o indifferenza non perseverò sino alla fine.
-Avendo l'imperatore Giustino tolto chiese, cariche e libertà di culto
-agli Ariani nell'Impero orientale, Teodorico gli spedì papa Giovanni
-(523) e vescovi e senatori, minacciando pari intolleranza in Occidente.
-Il papa non potè o non volle distogliere Giustino; onde al ritorno
-fu messo in carcere e vi morì. Allora sgorgarono gli odj, immortali
-ne' natii contro lo straniero, e la paura invasò Teodorico; la paura
-punitrice degli oppressori; la paura che consigliò tre quarti dei regj
-delitti. Proibì dunque, pena la testa, agl'italiani ogni altr'arma che
-il coltello per usi domestici; e popolo e re si credettero a vicenda
-insidiati[38].
-
-Dicemmo come Boezio avesse meritato la confidenza di Teodorico, che
-il nominò console, patrizio, da ultimo maestro degli uffizj; e i
-due figliuoli, in tenera età, ne elevò al consolato fra l'esultanza
-del popolo e le largizioni del padre. Non ligio al principe che lo
-innalzava, Boezio avea saputo frenarne talvolta gl'impeti e mitigarne
-il rigore; impedir le rapine dei magistrati, e lenire la condizione
-degli obbedienti[39]. Non dimentico però di sua nazione, mal soffriva
-di vederla a giogo straniero, e più quando, aggravato dai sospetti,
-Albino senatore fu accusato di sperare la libertà romana; e Boezio
-dichiarò: — Se questo è delitto, io e tutto il senato ne siamo in
-colpa».
-
-Teodorico, che vedeva colla sicurezza del suo dominio mal combinarsi
-la conservazione del senato, involse nell'accusa anche il proprio
-ministro; si citò una lettera sottoscritta da lui e da Albino, che
-invitava l'imperatore a redimere l'Italia; e in conseguenza Boezio fu
-chiuso in una torre a Pavia, e il senato firmò il decreto di confisca
-e di morte. Boezio esclamò: — Possa in quel senato non trovarsi più
-alcuno reo del mio stesso delitto»; e aspettando l'ora del supplizio,
-scrisse _Della consolazione della filosofia_, dialogo in una prosa
-talvolta aspra e barbara, mista di poesie molto migliori, facili,
-ricche di gentili immagini, governate da una mesta armonia[40] e con
-nuove intrecciature di metri, mostrando piena cognizione de' migliori
-antichi, e la musa di Tibullo e la grandiloquenza di Tullio traendo ad
-esprimere concetti cristiani. La Filosofia, apparendogli, il consola
-col mostrargli che Dio governa il mondo a disegni di eterna sapienza,
-inesplorabili al debole mortale; mal dunque lamentarsi dell'incostanza
-della fortuna, le cui mani altro non possono distribuire che beni
-futili e perituri; anzi non potersi drittamente chiamar mali quei
-che da Dio derivano, e la virtù sola rendere felice. Chiude con varie
-quistioni sul caso e sulla Provvidenza, e sul modo di conciliar questa
-coll'esistenza del male; eclettico anzi che cattolico in questa
-scabrosissima tra le quistioni. Ivi dice alla Filosofia: — Se tu
-mi domandassi di qual misfatto io sia accusato, dicono volli fosse
-salvo il senato; se cerchi in qual modo, m'imputano d'aver distolto
-un delatore dal rivelare al re la congiura ordita contro la sua
-persona per ricuperare la libertà. Che far dunque, maestra mia? che mi
-consigli? Negherò la colpa? oh come, se veramente io desiderai sempre
-che il senato fosse salvo, nè mai cesserò dal desiderarlo? Confessar
-dunque che è vero, e negare d'aver rattenuto la spia? ma chiamerò mai
-scelleranza l'aver desiderato la salute di quell'ordine? Il quale,
-pei partiti che prese contro di me, ben meritava che in altra stima
-io l'avessi: ma l'impudenza di chi mentisce a se stesso non torrà
-mai che sia lodevole e buono ciò che è tale per sua natura; ed io non
-reputo lecito nè nascondere la verità negando ciò che è, nè mentire
-confessando ciò che non è. Delle lettere che dicono aver io scritte
-per isperanza di tornare in libertà Roma, non farò parola; giacchè la
-falsità ne sarebbe chiara quando m'avessero, come si dee, conceduto
-di stare al confronto co' miei accusatori. Perciocchè, qual libertà
-lice oggimai sperare? E volesse Dio che alcuna sperar se ne potesse!
-Avrei risposto come Cannio a Caligola, quando questi lo imputava come
-consapevole d'una congiura: _Se l'avessi saputa io, non l'avresti
-saputa tu»_.
-
-In fine, strettogli da una fune il capo sin quasi a schizzarne gli
-occhi, Boezio fu finito a colpi di bastone (524). I suoi coevi lo
-compiansero come martire e santo: la posterità non gli negherà la
-compassione che merita la vittima di timida oppressione e di secreto
-processo. Perchè l'illustre Simmaco, suo suocero, osò compiangerlo, si
-temette volesse vendicarlo; onde cadde nuova vittima (525) per calmare
-i sospetti di Teodorico.
-
-Ma non i rimorsi. Nella testa di un pesce imbanditogli, il re credette
-ravvisare la minacciosa faccia di Simmaco, e preso da ribrezzo, dopo
-tre giorni spirò (526) nel palazzo di Ravenna; e la vendetta degli
-oppressi il perseguitò oltre la tomba, dicendo essersi veduti i demonj
-strascinarlo pel vulcano di Lipari all'inferno. Eppure la posterità
-deve contarlo per uno dei migliori re barbari; storia e poesia lo
-immortalarono; e s'egli avesse sortito successori degni, poteva di due
-secoli avere anticipata la rinnovazione dell'Impero e della civiltà.
-
-
-
-
-CAPITOLO LX.
-
-Fine del regno ostrogoto. — Belisario. — Narsete. Italia Liberata.
-
-
- I. TEODORICO 475-526
- |
- | Amalasunta m. di
- | Eutarico
- | |
- | | II. ATALARICO 526-534
- |
- | Teodegota m. di
- | Alarico
- | |
- | | Amalarico
- | | re de' Visigoti
- |
- | Ostgota m. di
- | Sigismondo
-
- Amalafreda sua sorella
- m. di Trasamondo
- re de' Vandali
- |
- | III. TEODATO 534-536
- |
- | Amalaberga m. di
- | Ermafrido turingio
-
- _Re elettivi_
- IV. VITIGE 536-540.
- V. ILDEBALDO -541.
- VI. ERARICO 541.
- VII. TOTILA -552.
- VIII. TEJA -553.
-
-Il regno di Teodorico comprendeva l'Italia; la Sicilia, eccetto il
-capo Lilibeo; la Dalmazia; il Norico; gran parte o tutta l'odierna
-Ungheria; le due Rezie, che or sono il Tirolo e il canton de' Grigioni;
-la Svevia o bassa Germania colle città d'Augusta, Costanza, Tubinga,
-Ulma: nella Vindelicia aveva raccolto molti Alemanni; sicchè confinava
-a settentrione col Danubio da Ratisbona a Nicopoli, a maestro col Lech,
-col lago di Costanza e coll'antica Elvezia: aggiungete la Provenza e
-il litorale fino ai Pirenei, sottoposti a duchi da lui dipendenti, e la
-maggior parte della penisola spagnuola. Parea dunque il gotico dovesse
-prevalere agli sminuzzati dominj di Barbari, e sostituirsi all'impero
-romano; eppure in breve andò a fascio.
-
-Teodorico non avendo figli maschi, per continuare la stirpe degli
-Amali chiamò di Spagna Eutarico Cillica (515), ultimo rampollo di
-quella, e sposatagli Amalasunta sua figlia, il fece adottare coll'armi
-da Giustino imperatore, e applaudire dal popolo con suntuosissimi
-spettacoli nel circo, e caccie e giostre. Ma l'erede designato gli
-premorì; e Teodorico, assicurato il regno dei Visigoti di Spagna al
-nipote Amalarico, il proprio trasmise ad Atalarico, nato da Amalasunta.
-Costei, bellissima, sperta nel latino, nel greco, nel gotico, eppure
-senza ostentazione, fedele ai secreti, sollecita d'imitare il padre
-e ripararne i falli, assunse il governo come reggente, notificando
-i suoi diritti all'imperatore, quasi a capo supremo, e pregandolo
-a dimenticare i dissidj paterni[41]; al senato promise non disdire
-veruna domanda. Ammiratrice dell'antica civiltà, bramava mutare le
-costumanze dei Goti talmente che non si distinguessero dai Romani; e
-tre ministri che avversavano quel femminile despotismo, mandò a morte.
-Anche il figlio educava sotto maestri romani e fra gente di lettere e
-d'ingegno; e una volta coltolo in fallo, gli diè uno schiaffo. Egli
-scappò piangendo, e mosse a indignazione i signori goti, i quali si
-presentarono ad Amalasunta, dicendole, A re guerriero non servire tanti
-pedagoghi; Teodorico non sapea tampoco scrivere; come sarà prode in
-campo uom che apprese a tremare sotto lo staffile di un pedante? Anzi
-sorsero minacciosi, e le tolsero di mano il re futuro per metterlo fra
-giovani nazionali: dov'egli sguinzagliato si sciupò di modo, che ne
-morì (534).
-
-Non consentendosi dalle consuetudini gotiche il comando a donna,
-Amalasunta lo fece attribuire a Teodato suo cugino, in cui l'istruzione
-non aveva scemata l'avarizia e la pusillanimità. Possessore di gran
-parte della Toscana, cercava assicurarsela col cacciare i proprietarj
-confinanti; poi assunto al trono, riuscì spregevole a Romani e a Goti,
-inetto a finire le discordie di questi, o a cattivarsi l'amore di
-quelli. Amalasunta, non trovando in lui nè gratitudine nè rispetto,
-pensava con quarantamila libbre d'oro cercare a Costantinopoli riposo o
-vendetta: ma Teodato la prevenne, e chiusala nell'isola di Bolsena, la
-mandò a morte.
-
-Imperava allora a Costantinopoli Giustiniano il legislatore, che
-mostrò rare virtù, macchiate da vizj e debolezze: favorì grandemente la
-religione, il degenerante sapere e le arti belle; represse le correrie
-de' Barbari; guerreggiò prosperamente Cosroe il Grande, re di Persia;
-annichilando il regno de' Vandali richiamò all'impero l'Africa e la
-Sardegna. Spiava egli l'occasione di recuperare l'Italia, sollecitato
-dai nostri che aborrivano dal dominio di stranieri e d'eretici; e
-volentieri assumendo l'aspetto di vendicatore d'Amalasunta, destinò
-contro i Goti Belisario, ch'era stato l'eroe della guerra persiana.
-
-Più che a' Pompej o agli Scipioni, patriotici generali, somigliava
-costui ai condottieri del nostro medioevo, poichè del proprio
-stipendiava differenti corpi, che giuravano obbedire a lui, e che in
-lungo esercizio egli indurava ai combattimenti. Con tal espediente
-venivano ad opporsi Barbari a Barbari, e difendeasi l'Impero coi
-fratelli di coloro che lo minacciavano. Celebrato appena il suo
-trionfo sui Vandali, Belisario sbarcò in Sicilia con ducento Unni,
-trecento Mauri, quattromila confederati di cavalleria, tremila Isauri
-di fanteria, oltre un corpo di sue guardie a cavallo. Sarebbe stato
-un inetto sforzo contro ducentomila Ostrogoti in armi, se questi,
-com'è destino dei padroni odiati, non avessero dovuto vigilare il
-paese scontento: e Teodato in fatti pensava meno a difendersi che
-a patteggiare; e con Pietro, legato di Costantinopoli, stipulò,
-rassegnerebbe ogni diritto sopra la Sicilia, manderebbe ogni anno una
-corona di trecento libbre d'oro all'imperatore, darebbe tremila Goti a
-suo servigio qualvolta richiesto, non colpirebbe di morte o confisca
-alcun senatore o sacerdote senza assenso dell'imperatore, al quale
-pure ricorrerebbe per promuovere altri a patrizio o senatore; agli
-spettacoli si acclamerebbe prima il nome dell'imperatore, nè a Teodato
-si erigerebbero statue se non alla sinistra della imperiale.
-
-Con tali proposizioni lo rimandò, e perchè avessero maggior peso,
-costrinse papa Agapito a seguirlo a Costantinopoli intercessore,
-minacciando far morire lui, i senatori e le loro famiglie se non
-impetrassero la pace; codardo coi forti, minaccioso coi deboli. Poi li
-richiamò, ora disposto a ceder tutto, or persuaso che l'umiliazione a
-nulla approderebbe: e poichè Pietro l'assicurava che con ciò torrebbe
-a Giustiniano ogni ragione di guerreggiarlo, — Tu sei filosofo (gli
-rispondeva); studii in Platone, e ti recheresti a coscienza d'ammazzar
-uomini in guerra, benchè tanti n'abbia il mondo: ma Giustiniano,
-che vuol farla da magnanimo imperatore, nulla ha che lo rattenga dal
-ripigliare coll'armi le antiche ragioni dell'impero». E conchiudeva:
-— Se non posso conservare il regno senza guerra, vi rinunzio. A che
-sagrificherei la dolce quiete per la pericolosa e difficile gloria
-del regnare? m'abbia io poderi da trarne milleducento libbre d'oro, e
-tengasi egli i Goti e l'Italia». Ma allorchè Mundo, che conduceva un
-esercito greco per la Dalmazia, fu sconfitto e ucciso dai Goti, Teodato
-rimbaldito più non volle udire di patti e promesse. L'imperatore
-in conseguenza rianima la guerra, riprende Salona e la Dalmazia:
-Belisario, guadagnato Eurimondo, genero del re che difendeva a Reggio
-lo sbarco in Italia, e accolto nelle Calabrie come liberatore, assediò
-per mare e per terra Napoli. Questa, difesa dai proprj cittadini,
-timorosi sovrattutto di avervi guarnigione barbara, così vigorosamente
-si sostenne, che Belisario già pensava lasciarla, quando alcuno
-gli mostrò un acquedotto. Pel quale penetrato nottetempo[42], vide
-la città mandata a barbaro scempio, per quanto gridasse a' suoi: —
-L'oro e l'argento a voi; ma risparmiate gli abitanti, cristiani e
-supplichevoli».
-
-I Goti, vedendo il re inetto ad ogni atto e consiglio vigoroso, lo
-dichiararono scaduto, e fuggiasco l'uccisero; ed elevarono sullo scudo
-il prode generale Vitige (536), il quale, per annestarsi in alcun
-modo alla stirpe degli Amali, sposò Matalasunta, sorella d'Atalarico.
-Mentr'egli s'accinge a ravvivare il coraggio e rinnovar le prodezze
-gotiche, Roma riceve Belisario, esulta nel vedersi dopo sessant'anni
-sgombra da Barbari e da Ariani, resta edificata dalla devozione
-che Belisario mostra alle reliquie sante e alle gloriose memorie, e
-proclama la liberazione, parola che in Italia troppo spesso equivalse
-a mutazione di servaggio. Vitige, ritentate invano nuove proposizioni
-di pace, e chetati i Franchi col ceder loro quanto possedeva di là
-dall'Alpi, riuscì a trarre insieme cencinquantamila Goti[43], coi quali
-assediò il greco generale in Roma, tagliando gli acquedotti, impedendo
-i mulini, adoprando le migliori macchine. Belisario aveva appena
-cinquemila combattenti; ma l'indomita sua operosità e lo zelo dei
-cittadini vi suppliva, dopo avere sul Tevere imbarcato per la Sicilia
-le bocche inutili. Dall'alto del mausoleo d'Adriano, convertito in
-fortezza, sono rovesciati sugli assalitori i preziosi fregi, le cornici
-ammirate, le statue di Lisippo e di Prassitele: perisca l'arte, ma la
-patria si salvi.
-
-Prodi e generosi entrambi i due campioni; ma l'uno scarso di denaro
-e di forze, sostenuto solo di sterili voti dagl'italiani; l'altro,
-contrariato da questi, vede consumarsi l'esercito e il regno senza
-cascar di cuore. Belisario, temendo non la fame inducesse i Romani a
-capitolare con Vitige, e sospettando ve li spingesse papa Silverio, il
-relegò in Oriente, dandogli successore Vigilio, il quale con ducento
-libbre d'oro s'era acquistato il favore d'Antonina, che comandava al
-marito Belisario, comandata essa pure da Teodora, moglie e padrona di
-Giustiniano.
-
-Qualche rinforzo giunto di Grecia ravviva il coraggio dei veterani,
-che per fare una diversione assaltano le città del Piceno, ed occupano
-anche Rimini, per tradimento di Matalasunta moglie di Vitige, il quale
-fu costretto allargar Roma, dopo perduti assaissimi de' suoi per la
-mal'aria e per gl'incessanti combattimenti. Nè però fiaccato, assedia
-Rimini, spedisce a sollecitare i Persiani perchè assaliscano ad oriente
-l'Impero, e i Franchi perchè si calino dalle Alpi. In effetto diecimila
-Borgognoni unitisi alle truppe d'Uraja (538), nipote di Vitige,
-drizzarono sopra Milano. Quest'era la prima città dell'Occidente dopo
-Roma per estensione, popolo e abbondanza; e tollerando di mala voglia
-i Goti, il vescovo Dazio con molti nobili (ἄνδρες δόκιμοι) era ito a
-Roma dicendo: — Forniteci di qualche truppa e sbratteremo la Liguria».
-Belisario mandò in fatti Mondila con mille fanti, che bastarono
-perchè, levato popolo, i Goti fossero respinti in Pavia, mentre anche
-Bergamo, Como, Novara e altri luoghi acclamavano Giustiniano. Ma ecco
-ai rivoltosi sopraggiungere Uraja, e stretta Milano di tal fame che
-qualche madre mangiò i proprj nati, l'ebbe a discrezione, e fattone
-scempio, la lasciò un mucchio di pietre. Dazio riuscì a campare a
-Costantinopoli; i capitani greci furono menati prigioni a Ravenna; e
-tutta la Liguria tornò al dominio gotico, o piuttosto alle bande ladre.
-
-Dalla vittoria e dal saccheggio invogliati, l'anno dopo scesero per
-l'alpi della Savoja centomila Franchi pedoni, che passato il Po senza
-contrasto de' Goti, presero le mogli e i figli di questi, e ne fecero
-sagrifizio alle loro divinità; poi raggiunto il campo gotico a Tortona,
-ne cominciarono tal macello, che appena poterono camparsi traversando
-il campo de' Romani. I Romani se ne rallegravano, ma ecco i Franchi
-gettarsi anche su loro, e devastar la Liguria, rovinare Genova, con
-grave apprensione di Belisario non occupassero tutta Italia. Essendo
-però venuti più ch'altro per saccheggiare, pattuirono e se n'andarono.
-
-Vitige, ridotto in Ravenna, mandò a trattare con Giustiniano, che,
-assalito da Cosroe verso oriente e qui dai Franchi, gli consentì di
-conservare parte del dominio pagando tributo: ma Belisario, sapendo che
-Ravenna era agli estremi, dispettoso di vedersi strappare la sicura
-vittoria, protestò voler menare Vitige prigioniero a Costantinopoli.
-Allora i capi goti sollecitarono Belisario a vendicarsi dell'imperatore
-pigliandosi la gotica corona; e poichè egli mostrò accettarla, gli
-apersero le porte. «Quando io vidi (dice Procopio) entrar l'esercito in
-Ravenna, conobbi e certo fui che nè per virtù nè per forza o quantità
-di uomini si compiono le imprese, ma la man di Dio dispone secondo
-a lui piace, senza che ostacolo tenga contro la sua volontà. I Goti
-sorpassavano i Romani in numero e prodezza; nessuna battaglia fu data
-dopo schiuse le porte della città; nè i Goti aveano sott'occhio cosa
-che gli atterrisse: eppure piegarono il collo al giogo imposto da un
-pugno di persone, non temendone infamia. Le donne, che avevano udito
-meraviglie della forza de' Romani, quand'ebber visto il vero, andavano
-a sputacchiare i loro mariti, rinfacciando la viltà ad essi, che le
-tenevano chiuse nella casa e soggette a sì spregevoli nemici».
-
-Tutti i Goti si sottoposero a Belisario, il quale non accettò
-la rinnovatagli offerta della corona, o fosse lealtà, o sentisse
-impossibile il mantenerla fra una nazione divenuta sì presto decrepita,
-senza vigore, senza unità. Questo gran generale, che diffonde un lampo
-di luce sulla languida agonia dell'impero greco, adorato dall'esercito,
-non esecrato dai nemici, casto nel costume, cavallerescamente
-disinteressato, favorito nelle imprese dalla virtù e dalla fortuna,
-fu continuo zimbello alle brighe cortigianesche. Teodora, che, dal
-postribolo elevata al talamo di Giustiniano, menava il marito a sua
-voglia, e alzava o deprimeva altrui secondo il capriccio o l'avarizia,
-per somiglianza di lubricità favoriva Antonina, moglie di Belisario,
-e a costei senno ne secondava o impediva le imprese. Ed egli o non
-ne vedeva le turpitudini, o dovea dissimulare, costretto persino a
-chiederle scusa qualvolta fu ardito di rimproverarla. Bersagliato da
-lei e dagli invidiosi, Belisario era messo da banda non appena cessasse
-d'essere necessario; eppure al rinascer de' pericoli egli tornava
-a mettere il suo valore a servigio degl'ingrati. Anche nell'impresa
-d'Italia gli s'erano stentati i sussidj: poi fu spedito qui l'eunuco
-Narsete, con autorità bastante per impacciare le imprese di lui o
-dividerne il merito: infine gli fu ordinato di abbandonar l'Italia,
-superflua essendovi omai l'opera sua. Belisario, con settemila prodi
-al suo stipendio, nerbo di quella guerra, avrebbe potuto dire un no e
-sostenerlo; ma incapace di disobbedire, anzi pur d'indignarsi al suo
-signore, tornò prontamente a Costantinopoli colle spoglie, testimonj
-del suo valore, e conducendo prigioniero Vitige, che vi fu tenuto in
-cortese prigionia e intitolato patrizio; e il fior de' giovani goti,
-che fu messo a servizio dell'imperatore.
-
-Belisario avea lasciato l'esercito e il governo a undici generali,
-i quali operando discordi, non erano riusciti a ridurre al nulla i
-nemici, le cui reliquie eransi ritirate dietro al Po, concentrandosi
-sopra Pavia alla guida di Uraja (540), per cui consiglio nominarono re
-il prode Ildebaldo. A questo i soprusi de' Greci crebbero fautori, e
-avute tutte le città alla sinistra del Po, colle vittorie le saldò in
-devozione. Ma sua moglie, indispettita dal maggiore sfarzo della moglie
-di Uraja, indusse il marito a toglier dal mondo questo valoroso. Ne
-provarono immenso disgusto i Goti; e il gepido Vila, guardia del re,
-offeso perchè questi avesse maritata ad altri la sua fidanzata, in un
-convito gli tagliò di netto la testa.
-
-I Rugi, che coi Goti erano scesi in Italia, ma non s'univano a quelli
-nè d'armi nè di nozze, vollero eleggere Erarico; ma poco appresso
-i Goti l'uccisero (541), e nominarono Totila Baduilla, nipote
-d'Ildebaldo, e governatore di Treviso. Accinto agli ultimi sforzi, egli
-respinse i Greci da Verona; presso Faenza riportò segnalata vittoria,
-poi nel Mugello; e avute Cesena, Urbino, Montefeltro, Pietrapertusa e
-tutta la Toscana, senza toccar Roma si spinse fino a bloccar Napoli. La
-ebbe a patti e trattò coi riguardi di tempi civili, facendo dispensare
-il cibo con misura, affinchè la voracità non pregiudicasse agli
-estenuati; poi ne diroccò le mura. Avendo un Goto della sua guardia
-violata una fanciulla calabrese, per quanto i commilitoni allegassero
-la costui valentìa, Totila il volle esemplarmente punito, e i beni di
-esso donò all'oltraggiata. Ai Romani che vi trovò, lasciò arbitrio
-di andarsene, scortati da Goti, fino a Roma, e forniti di viveri e
-di somieri. Assoggettata l'Italia meridionale, ripiegò sopra Roma, ed
-accampò sui deliziosi colli di Tivoli.
-
-Fermo ed umano, destro nella ragion di Stato non meno che nell'arte
-dei campi e degli assedj, temperante nella sua condotta, spargeva
-proclami fra gli Italiani, mostrando quanto avessero sofferto nei
-tre anni del dominio greco: — Un imperatore cattolico ha rapito il
-vostro papa, e lasciatolo morire in isola deserta; undici tiranni
-fanno a chi peggio disonesti e smunga le città; lo scriba Alessandro,
-ministro del fisco, è detto psalliction, cioè forbici, per l'abilità
-sua nel tosare le monete. Io invece perdono e quiete; voi proseguirete
-i fruttiferi lavori, io vi difenderò coll'armi». Traeva alle sue
-bandiere prigionieri, disertori e schiavi fuggiaschi; restituì
-senza riscatto le mogli dei senatori côlte in Campania; manteneva in
-disciplina l'esercito; e una dietro l'altra recuperava le città, tosto
-smantellandole per evitare gli assedj futuri.
-
-A Belisario, che nella domestica e cittadina servitù scontava la
-gloria acquistata sul Tevere e sull'Eufrate, dovette allora ricorrere
-la Corte bisantina, qui destinandolo, a patto che armasse a proprie
-spese: tant'erasi arricchito! Obbedì, e soldando quanti scapestrati
-trovava, raccolse una flotta a Pola e la menò nel porto di Ravenna,
-spargendo anch'egli manifesti e promesse; ma scriveva a Giustiniano:
-— Senza uomini nè cavalli nè armi nè denaro, è egli possibile condur
-la guerra? Scorsi la Tracia e l'Illiria per far leva, e ben pochi
-potei raccozzare, nudi d'armi, di coraggio, di sperienza. Quelli che
-trovai qui non sanno che lamentarsi, e tremano d'un nemico che spesso
-li sconfisse, e per evitare gli scontri abbandonano armi e cavallo.
-Dall'Italia non posso cavar denaro, dominandola i Goti; sui guerrieri
-perdo autorità, perchè non posso pagarne i soldi. Se basta che
-Belisario venga in Italia, ecco ci sono; ma se volete vincere, altro
-ci vuole. Mandatemi i miei soldati, e molti Unni e altri Barbari, e
-soprattutto denaro».
-
-Mal esaudito, non potè impedire che Totila bloccasse l'antica capitale
-dell'impero, dove tagliò gli acquedotti. Il valoroso ed avaro Bessa
-che la difendea, speculava sulla fame, spinta a tale, che un padre,
-raccoltisi attorno i cinque figli chiedenti pane, s'avviò al Tevere, e
-con essi gettossi al fiume in taciturna ed imitata disperazione.
-
-Papa Vigilio, dalla Sicilia dov'erasi ricoverato, mandò molte navi
-cariche di grani, ma furono catturate dai Goti coi Romani che le
-montavano. Il diacono Pelagio venne a impetrar almeno tregua di pochi
-giorni; ma Totila gli significò, di tre cose non gli parlasse: di
-conservar le mura di Roma, colpa delle quali non potea combattere i
-nemici all'aperta; di perdonare ai Siciliani; di restituire gli schiavi
-romani arrolatisi tra le sue file.
-
-Belisario, tenuto inerte dalla insufficienza di forze, appena n'ebbe
-unite alquante, sbarcò al Porto Romano (546), e accampò sul Pincio,
-ma per veder presa Roma, cui soltanto le suppliche dei sacerdoti
-e la clemenza di Totila, che per la prima cosa andò a prostrarsi
-sulla tomba degli Apostoli, salvarono dal macello e dal disonore. A
-Bessa fu lasciato campo di fuggire. Rusticiana, figlia di Simmaco
-e vedova di Boezio, che aveva speso ogni aver suo per alleviare i
-mali di quell'assedio, come esortatrice di abbattere le statue di
-Teodorico sarebbe stata menata a strapazzo, se Totila non avesse saputo
-rispettarne la virtù, e compatirne la vendetta. Ai suoi egli ricordava
-come da ducentomila fossero ridotti a picciol numero, e a poche miglia
-stesse il nemico; nella presa di quella città vedessero il castigo di
-Dio, e si guardassero dal provocarlo sopra di sè: ai senatori convocati
-rinfacciò l'ingratitudine verso Teodorico, ma si lasciò placare, e
-concesse anche a loro perdono. Ma dovendo accorrere nella Lucania
-contro i Greci, espulse i cittadini da Roma, e i senatori menò ostaggi.
-
-Appena ne uscì, Belisario con un pugno di gente ricuperò Roma,
-munì alla meglio con forza e palificate il vasto recinto, in cui
-appena cinquecento abitanti vagavano; onde, allorchè fra venticinque
-giorni Totila fu di ritorno, tre volte il respinse sanguinosamente,
-e l'avrebbe disfatto se intrighi di palazzo e dispute teologiche e
-circensi non avessero mutato la politica di Costantinopoli.
-
-— Se l'imperatore intende davvero salvarci, perchè non manda esercito
-sufficiente?» diceano gli Italiani, vedendo or trecento, or ottanta
-uomini capitare di Grecia: nè Belisario comandò mai meglio di ottomila
-uomini, ragunaticci e obbedienti a uffiziali emuli e indipendenti;
-sicchè per cinque anni avea sparpagliato il sapiente suo valore
-in lenta guerra e irresoluta. Poi per procacciarsi denari doveva
-angariare i popoli, fin al punto di moverli a ribellione; e poichè
-s'ebbe veduto per non sua colpa sfrondare l'alloro, stanco di udire le
-sfide baldanzose del nemico nè poterle ributtare, chiese ed ottenne
-lo scambio. Gli applausi con cui la plebe l'accolse nel tornare a
-Costantinopoli furongli imputati a colpa; e pigliando di quei pretesti
-che mai non mancano, fu spogliato dell'autorità, degli onori, delle
-ricchezze; alcuno disse perfino accecato, e che in miserabile vecchiaja
-andasse mendicando un obolo dai popoli che aveva colla sua spada o
-salvati o vinti.
-
-Totila riprese le perdute città e Roma stessa, vi richiamò i senatori,
-raccolse viveri, e celebrò i giuochi, diletto del popolo anche fra
-tante sciagure. Stese il dominio fin al Danubio, saldandovi le fortezze
-erette contro Gepidi e Longobardi; spogliò la Sicilia dei metalli
-preziosi, dei grani, degli armenti; sottomise Corsica e Sardegna (548);
-con trecento galee insultò le coste di Grecia, sbarcò a Corcira, giunse
-fino all'ammutolita Dodona.
-
-Fra le vittorie continuava a proporre pace a Giustiniano: ma questi,
-non che accettarla, affidò nuova impresa all'eunuco Narsete. Educato
-al fuso e ai ginecei, costui in corpo affralito avea serbata anima
-vigorosa: imparò nel palazzo l'arte d'infingersi e di persuadere;
-onde allorquando accostossi all'orecchio di Giustiniano, il fece
-meravigliare coi virili suoi concetti, e ne fu adoprato in ambascierie,
-poi in guerra, tanto da parer degno di emulare Belisario. Seppe ispirar
-terrore ai nemici, rispetto ai suoi, a segno che un prode suo capitano,
-circonvenuto dai Franchi, ricusò di fuggire, dicendo: — La morte è meno
-terribile che l'aspetto di Narsete corrucciato».
-
-Egli negò assumersi di liberar l'Italia se non con forze sufficienti
-a garantire la dignità dell'Impero. Fornito a denaro, nerbo d'ogni
-guerra, confermò gli antichi, reclutò nuovi soldati; ebbe soccorsi dai
-Longobardi, che allora vennero a fare il primo saggio dell'Italia,
-da Eruli, Unni, Slavi ed altri Barbari, coi quali passò le Alpi.
-Forse i Franchi aveano occupato Treviso, Padova, Vicenza, giacchè è
-detto che ad essi domandò il passaggio, e n'ebbe il no. Totila poi
-avea spedito Teja, valoroso capitano, a difendere Verona, talchè
-per di là era impossibile avanzarsi, nè facile varcar il Po quando
-s'impaludava su tanta parte del Ferrarese. Ma Narsete fece via lungo
-il litorale adriatico, con barche per far ponti; e così pervenne a
-Ravenna e a Rimini. Sentendo quanto breve potrebbe durare lo sforzo
-dell'Impero e l'unione degli ausiliarj, affrettossi a una battaglia
-che si combattè a Tagina (Lentagio) presso Nocera. Totila apparve sul
-campo, vestito delle splendide armi che allettano gli animi rozzi e
-fieri; e sventolando la purpurea sua bandiera, galoppato tra le file,
-palleggiò un lancione, l'afferrò colla destra, lo passò nella manca,
-rovesciossi tutto indietro, poi si ricompose sulla sella, caracollando
-in varii modi s'uno sbuffante puledro; messosi poi da semplice soldato,
-combattè come eroe, ma ferito a morte, non potè impedire che i suoi
-andassero in piena rotta (552). Giustiniano esultò ricevendo il gemmato
-cappello e l'abito cruento del prode re dei Goti; e Narsete, licenziati
-i Longobardi, ausiliarj più pericolosi che i nemici, passò in Toscana
-e occupò Roma, che presa per la quinta volta in quella guerra[44], e
-sommersa da nembi e tremuoti, giunse all'ultimo della calamità.
-
-I Romani fuorusciti esultarono della liberata patria, i senatori
-v'accorsero dalla Campania: ma che? le guarnigioni gotiche li colsero
-in via e li trucidarono; ne trucidarono i Barbari che militavano con
-Narsete; trecento nobili giovani, che Totila avea scelti dalle città
-in aspetto d'onore, ma in realtà come ostaggi, furono scannati. Lo
-sterminio dei senatori cancellò quasi del tutto quell'assemblea, che ai
-re stranieri era parsa un concilio di numi.
-
-I Goti, non ancora disperando, diedero la corona a Teja, che profuse
-per comprare l'alleanza dei Franchi, i quali però voleano versar il
-sangue solo per la gloria propria, cioè per i proprj furti: e sceso
-lungo l'Italia disperatamente trucidando quanti Romani incontrava,
-si sostenne due mesi presso Cuma. Perduta una battaglia, i suoi Goti
-offersero a Narsete, giacchè Dio s'era dichiarato per lui, li lasciasse
-andare dall'Italia; deporrebbero le armi, solo portandosi il denaro che
-ciascuno avea riposto ne' presidj. Il patto fu aggradito, ma poi i Goti
-tornarono sull'armi; e Teja, abbandonato dalla flotta, alle falde del
-Vesuvio avventavasi sopra i nemici coi più prodi, deliberati a vender
-cara la vita; combattè tutto il giorno, e quando il suo scudo era
-coperto di lancie confittevi, lo cambiava. In quest'atto scopertosi,
-restò trafitto (553), e con esso perì il regno degli Ostrogoti.
-
-Più d'un anno si sostennero le reliquie loro, e in Lucca
-principalmente. Narsete fece condurre presso le mura gli ostaggi
-datigli, e negando i cittadini d'arrendersi, ordinò ai carnefici di
-colpirli. Ma nè questa finzione nè il rilascio degli ostaggi li domò;
-e dovette ancora oppugnarli molti mesi con d'ogni sorta macchine. Anche
-Cuma, dove si teneva Aligerno, fratello di Teja, si rese, e così Rimini
-e Pavia. Alcuni Goti furono mandati in Oriente, altri rivalicarono le
-Alpi, o, mutata la spada in marra, si confusero coi vinti in Italia.
-
-I Goti aveano potuto dire a Belisario: — Nessuna mutazione inducemmo
-nel governo degli imperatori; ai Romani lasciammo le leggi, gl'impieghi
-civili, la religione»: ma i nostri aborrivano i fiacchi successori
-di Teodorico, che nè sapevano mantener pace, nè farsi formidabili in
-guerra, e colle dissensioni religiose, o col mescolarsi nell'elezione
-dei pontefici, s'erano resi odiosi. Ora questa contrada, che non si
-può mai chiamar bella senza aggiungervi infelice, guasta da barbari e
-da civili, da oppressori e da liberatori, subì una nuova servitù senza
-nemmanco il riposo: poichè, durante ancora la guerra, nuovo flagello
-la percosse. L'ingordo Leutari e l'ambizioso Bucellino fratelli, duchi
-dei Franchi, assunsero in propria testa una spedizione in Italia
-(553), e con settantacinque mila Alemanni, ancor più barbari dei
-Franchi, corsero fin al Sannio, devastando ogni cosa: quivi spartitisi,
-Bucellino andò a guastare la Campania, la Lucania e il Bruzio; Leutari
-la Puglia e la Calabria, fin dove il mare gli arrestò. Più che la
-guerra, le malattie cagionate da intemperanza li logorarono, sicchè da
-se medesimi si strappavano a morsi le carni: e la primavera che venne,
-Narsete potè sconfiggere e uccidere Bucellino con tutti i suoi presso
-Casilino, mentre quei di Leutari perivano sul Benaco, presi da pauroso
-furore, che fu attribuito all'oltraggio fatto alle cose sacre.
-
-Diciott'anni di lenta guerra, tra orde viventi di ruba, micidiali
-ad amici e nemici, aveano sfinito l'Italia. Nella quarta campagna,
-cinquantamila campagnuoli perirono di fame nel Piceno; assai peggio
-nelle provincie meridionali, ove beato chi trovasse ghiande; qualche
-madre mangiò i proprj parti. Procopio vide una capra porger le poppe
-ad un bambolo derelitto; due donne, narra egli stesso, intorno a
-Rimini alloggiavano viandanti per mangiarli, e fin diciassette ne
-uccisero così: esagerazione che lascia argomentare del vero. Fiera
-peste ne conseguì, e in tanto spopolamento mancava sino il ristoro di
-Barbari qui accasatisi: e ai gemiti dei popolani facevano insulto gli
-stravizj de' soldati, alla cui insania, dice Agatia, non restava che di
-barattare scudi e cimieri con vino e cetre. A queste scuole imparava
-l'Italia cosa sieno le liberazioni degli stranieri, ed avvezzavasi ad
-obbedire a questi o a quelli, in arbitrio della forza.
-
-La patria nostra formò uno dei diciotto esarcati, tra cui, dopo
-Giustiniano, fu ripartito l'impero romano; Roma divenne secondaria a
-Ravenna, di dove Narsete resse quindici anni dall'Alpi alla Calabria,
-cercando porvi qualche ordine, ripopolare le città, fra cui Napoli,
-dove papa Silverio accolse i fuorusciti delle arse circostanze.
-
-Ad istanza di Vigilio, _venerabile vescovo dell'antica Roma_,
-Giustiniano diede una prammatica sanzione per gli Occidentali in
-ventisette articoli, ove confermava gli atti di Teodorico e del nipote,
-cancellando quanto la forza ed il timore avessero estorto durante
-l'usurpazione di Totila; nelle scuole e ne' tribunali introdusse la
-sua giurisprudenza; assegnò stipendj a legisti, medici, oratori,
-grammatici, reliquie dell'accademia romana; al papa e al senato
-(parola destituita di senso) lasciò la ispezione sui pesi e le misure.
-La giurisdizione civile tornò a distinguere dalla militare, contro
-l'usanza dei Barbari, e solo competente era il giudice civile, salvo
-se i contendenti fossero persone di guerra. Conti nelle varie città,
-superiori ai soldati non solo, ma a tutto il municipio, giudicavano
-in prima istanza delle cause, le quali per appello recavansi a
-Costantinopoli[45]. Un maestro dei soldati sostenea le veci del
-duca, e ad esso obbedivano i tribuni o patroni, che erano presidenti
-alle scuole delle arti, e giudici delle liti agitate fra i membri di
-queste. Le scuole insieme formavano l'esercito: chi non v'apparteneva,
-era _popolo_. Ai duumviri o quatuorviri furono surrogati i _dativi_,
-presidi ai giudizj civili; i consoli ai decurioni.
-
-Adunque si assodò il governo dei municipj, che non tardarono a farsi
-indipendenti per opera dei duchi e maestri de' soldati; e le dignità
-si rendevano ereditarie, perchè attribuite generalmente in ragione
-della ricchezza. Ma l'amministrazione peggiorava, atteso che i prefetti
-delle provincie, invece di essere deputati dal senato, come sotto i
-Goti, venivano da Costantinopoli, e avendo comprato la carica, volevano
-rifarsene; tanto che un governatore della Sardegna, rimproverato
-perchè avesse permesso di sacrificare agl'idoli, rispose: — Sì caro mi
-costa l'impiego, che neppure con questo spediente n'uscirò netto». E
-papa Gregorio esclama: — La nequizia dei Greci trascende la spada dei
-Barbari; tanto da sembrar più pietosi i nemici i quali uccidono, che
-non i giudici dello Stato, i quali opprimono con malvagità, frodi e
-rapine».
-
-Di peggio avvenne quando il debole e violento Giustino II, nipote
-e successore di Giustiniano, a Narsete surrogò Longino (568),
-ignorante delle armi e del paese. Dicono che all'avaro ma prode
-Narsete l'imperatrice Sofia inviasse pennecchi e fusa, dicendogli:
-— Torna a filare colle mie donzelle». Men generoso o men pusillanime
-di Belisario, egli rispose: — Filerò una tela, da cui difficilmente
-si distrigherà l'Impero»; ed invitò i Longobardi a scendere in una
-terra ove scorrono il latte e il miele, e a cui Dio non ha creato
-la somigliante. Le nuove rovine che costoro aggiunsero alle rovine
-d'Italia, non furono vedute da Narsete, morto due anni dopo il suo
-padrone.
-
-
-
-
-CAPITOLO LXI.
-
-I Longobardi.
-
-
-Imperante Tiberio, i Romani udirono prima il nome de' Longobardi,
-«popoli (dice Tacito) cui nobilita l'esser pochi, e che stando in
-mezzo ad altri potentissimi, non col rispetto si fanno sicuri, ma col
-cimento e le battaglie». Fossero il grosso della nazione, o piuttosto
-una banda, abitavano oltre l'Elba, dove poi fu la Marca media di
-Brandeburgo; combatterono sotto Maraboduo, poi sotto Arminio; Tolomeo
-li trovava già sul Reno; anche il Danubio varcarono, ma ne furono
-respinti.
-
-Tradizioni, non accettate dalla moderna critica, traevano tutte
-le genti nuove dalla Scandinavia; e di là pure i patrj racconti
-dicevano uscita la coraggiosa e guerresca gente de' Longobardi,
-dietro alla valckiria Gambara, e ai capitani Ibor e Ayone. Freja e il
-guerresco Odino erano le loro divinità; e come tutti gli adoratori di
-questo, riconoscevano una nobiltà d'origine celeste, chiamata degli
-Adelingi[46], nobiltà guerriera e insieme sacerdotale, per modo che
-le conversioni fra loro non erano personali, bensì un affare di Stato,
-bastando il re le decretasse.
-
-Agelmondo, primo lor condottiere, passando da uno stagno dov'erano
-stati dalla madre gettati sette bambini, natile a un parto da nozze
-infande, sporse la lancia; un di quelli la afferrò, ed egli il trasse
-in salvo, e lo nomò Lamisso, cioè figlio della lama, o della palude.
-Allevato con gran cura, costui si segnalò per valore, e massime
-vincendo una temuta amazone; e tanto fece che divenne re.
-
-Sotto i suoi successori (la cui serie, conservata gelosamente, più
-tardi fu collocata in testa al loro codice) i Longobardi tolsero
-l'antica Rugia agli Eruli, e si piantarono a mezzogiorno del Danubio,
-nella Pannonia, che pareva la stazione di quanti preparavansi ad
-invadere l'Italia. Colà si trovarono vicini i Gepidi, i quali, alla
-morte di Attila che gli avea sottomessi, occupato avevano le terre
-intorno al Danubio, abbandonate dai Goti quando venivano contro
-Belisario; e presto ebbero occasione di guerre. Waltari, ultimo degli
-Adelingi, fu spodestato da Audoino; ma Ildechi, che pretendeva alla
-dominazione dei Longobardi, cercò ajuto di Gepidi istigandoli a guerra
-contro i suoi. In quel tempo Turisindo aveva usurpata la corona de'
-Gepidi a Ustrigoto, il quale a vicenda avea chiesto ricovero e ajuto di
-Longobardi. Audoino e Turisindo conobbero esser follia il combattere
-fuori un'usurpazione che ciascuno aveva imitata in casa; uccisero
-ciascuno l'ospitato rivale dell'altro, e il reciproco delitto saldò la
-loro pace.
-
-Ma pace non poteva durare fra due popoli fieri, separati soltanto dal
-Tibisco; e delle incessanti guerre si conservò memoria nelle canzoni,
-o forse in un poema nazionale, donde, due secoli più tardi, Paolo
-Warnefrido, diacono del Friuli, trasse un racconto delle geste dei
-Longobardi. È romanzo piuttosto che storia, ma in difetto d'altri
-monumenti, vuolsi seguirlo come ritratto dell'indole di esso popolo.
-
-Secondo quello, da Audoino nacque Alboino, il quale, guerreggiando
-il gepido Turisindo, ne uccise il figlio Turismondo (566). I signori
-longobardi, ammirando il valore del giovane principe, chiedono al re
-se lo faccia sedere allato nel banchetto, della vittoria; ma Audoino,
-— Per istituto de' nostri maggiori, verun principe si pone a mensa
-col padre, se prima non abbia ricevuto le armi da re straniero». E
-Alboino con quaranta risoluti passa alla corte di Turisindo, e gli
-chiede l'adozione delle armi. Lo ospitò il Gepido, e gl'imbandì; ma
-mentre sedevano al desco riflettè mestamente: — Al posto di mio figlio
-sta colui che l'ha trucidato». Tale esclamazione fe prorompere l'astio
-dei Gepidi; e Cunimondo, altro figlio del re, caldo dal dispetto e dal
-vino, uscì in motti pungenti, e paragonò i Longobardi, per aspetto e
-per fetore, a giumente. — Ma queste giumente (rispose Alboino) come
-sappiano springare calci lo dice la pianura di Asfeld, ove giaciono
-l'ossa di tuo fratello come di bestia vile». Al ripicchio che ridestava
-un disperato dolore, si caccia mano alle scimitarre di qua e di là; ma
-Turisindo, riuscito a stento a proteggere i diritti dell'ospitalità,
-colle armi di Turismondo riveste Alboino, che reduce al padre e ammesso
-al convito, narra l'ardimento suo e la fede del re nemico.
-
-Cunimondo, sostituito al defunto padre dal voto di tutti, cioè dei
-guerrieri, pensò vendicare gli antichi oltraggi, e ruppe guerra ad
-Alboino, ch'era succeduto anch'esso al genitore. Questi invocò in
-ajuto un'orda di Avari, colla quale sconfisse il nemico, e colla morte
-di Cunimondo mise al nulla il regno dei Gepidi (566), i cui avanzi
-andarono o misti ai Longobardi o schiavi degli Avari.
-
-Alboino avea sposata Clotsuinda, figlia di Clotario, possente re dei
-Franchi: piissima donna, cui Nicezio, vescovo di Tréveri, esortava a
-convertire il marito dall'eresia ariana. «Fa stupore (scriveale) che,
-mentre le genti lo paventano, i rei lo venerano, le podestà senza fine
-lo lodano, l'imperatore stesso gli dà la preminenza, egli non si prenda
-cura dell'anima; che, mentre splende di reputazione, nulla si brighi
-del regno di Dio e della sua salute»[47].
-
-Era dunque fra i Barbari in grande stima Alboino, il quale, inorgoglito
-dalle primiere, qualche nuova insigne impresa meditava.
-
-I Longobardi erano men tosto una nazione che un esercito, divelto
-già un pezzo dalle terre natìe, e accampato or qua or là, talvolta a
-servigio di stranieri, sempre sistemato alla militare. Al modo degli
-altri Germani, allorchè decretavasi un'impresa comune si univano al re
-i varj capi (_gasindi_) della nazione con volontarj seguaci, d'accordo
-fin al compimento, ma del resto indipendenti, e vogliosi d'assicurarsi
-ciascuno ricchezza e dominio.
-
-Quelli che da Giustiniano erano stati chiamati in Italia a combattere
-Totila, non rifinivano di celebrar questo cielo e questi luoghi, che
-tante sventure non avevano ancora abbastanza disabbelliti. Alboino
-rifrescò le rimembranze collo imbandire i frutti più squisiti e i
-migliori vini d'Italia. Quel Narsete, ch'erasi fatto rispettare col
-valore e amare coi donativi, più non difendeva le latine contrade,
-anzi oltraggiato gl'invitava a vendicarlo. Occorreva di più per
-determinare ad imprese una gente guerresca, che priva ancora di patria,
-ne troverebbe una sì bella, dopo facile vittoria sopra un popolo
-disarmato?
-
-Pertanto «correndo l'indizione prima, nell'anno di Cristo 568, il
-giorno dopo la pasqua, che in quell'anno cadeva al 1º d'aprile»[48],
-Alboino si mosse dalla Pannonia, lasciando questa agli Avari, col
-singolare patto di restituirgliela se fosse costretto a ritornare.
-Come fu udito che i Longobardi s'accingevano a passar le Alpi, dalla
-Germania e dalla Scizia accorsero compagni alla fatica ed alla preda
-Gepidi, Bulgari, Sármati, Pannoni, Svevi, Norici, e, principalmente
-graditi ad Alboino, ventimila combattenti Sassoni, con mogli e
-figliuoli.
-
-Con tanta mescolanza di razze, di culti, di costumi[49], e coi vizj e
-le doti d'un capo barbaro, Alboino si mosse; da un'altura ai confini
-d'Italia, che poi fu detta Monreale (Monte Maggiore?) additò a'
-seguaci la bellezza del paese che li menava a conquistare, e si avventò
-sopra la Venezia. Aquileja, posta al limitare d'Italia, smantellata
-da Attila, non poteva opporgli contrasto; e il patriarca Paolino,
-coi principali e col tesoro della Chiesa, ricoverarono nell'isola di
-Grado, crescendo così la Repubblica delle lagune adriatiche. Occupato
-Cividale, Alboino sentì la necessità di ben proteggere le alpi
-Giulie, e vi lasciò il proprio nipote e gran cavallerizzo (_marpahis_)
-Gisulfo, col titolo di duca del Friuli. Il quale accettò, purchè gli si
-lasciassero quelle famiglie (_fare_) che egli sceglierebbe; e così vi
-collocò le migliori prosapie longobarde, e buone razze di cavalli e di
-bufali, allora prima veduti in Italia. Alboino continuando la marciata,
-alla Piave incontrato Felice vescovo di Treviso, che raccomandavagli
-il popolo e i beni della sua chiesa, gli fece spedire un diploma che
-questi assicurava. Politica opportuna, mercè della quale il patriarca
-d'Aquileja rientrò anch'egli bentosto nella sua sede.
-
-I quindici anni della dominazione greca aveano, colla fiscale pressura,
-incancrenito le piaghe della patria nostra, a cui peste e carestia
-tolsero perfino i riposi della servitù. Longino patrizio era venuto
-qui senza truppe: forse le scarse che restavano furono concentrate
-nelle fortezze e attorno a Ravenna, invece di moltiplicarle portandole
-rapidamente ove bisogno: di nuove non poteva mandarne Giustino, in
-guerra coi Persi e minacciato d'una diversione degli Avari, alleati de'
-Longobardi.
-
-Alboino dunque occupò Vicenza e Verona senza resistenza; con piccola,
-Padova, Monselice, Mantova, poi Trento, Brescia e Bergamo; ai 3
-di settembre veniva gridato re in Milano, donde erano fuggiti i
-primati col vescovo Onorato[50]. La Liguria, di cui Milano era capo,
-abbracciava allora Pavia, Novara, Vercelli, il Monferrato, il Piemonte,
-la riviera di Genova; ma quest'ultima e Albenga e Savona, giovate
-dalla posizione marittima, resistettero all'invasore. Anche Pavia tenne
-saldo tre anni e mesi; dalla quale opposizione indispettito, Alboino
-giurò mandarla a sterminio; ma quando la fame gliel'ebbe schiusa,
-nell'entrare il suo cavallo cascò, nè voleva più rialzarsi. La pietà
-interpretò al Barbaro questo caso come un'ammonizione del Cielo contro
-il voto sanguinario fatto a danno d'un _popolo veramente cristiano_;
-onde Alboino lasciossi placare; ed essendosi allora il cavallo
-rialzato, egli entrò, e nel palazzo di Teodorico posò la sede del nuovo
-regno longobardo.
-
-Durante l'assedio egli aveva passato il Po, sottomettendo la riva
-destra fin dove vi confluisce il Tánaro; poi spingendosi per la Toscana
-e nell'Ombria, collocò un duca a Spoleto; fe correrie sino a Roma,
-senza però occuparla; fors'anche arrivò più a mezzodì, e fondò il
-ducato di Benevento[51], che dovea sopravivere al regno longobardo.
-
-Non si vede che Longino gli stesse mai a fronte; talchè, se più abile
-nel capitanare o più forte nel dominare, Alboino poteva di presente
-sottoporre l'intera Italia: ma si distrasse in inutili imprese; e
-mentre a domare tante città sariensi volute tutte le forze della
-nazione, i capitani, uniti soltanto da quel legame che congiungeva
-i gasindi col signore, prendevano quartiere sulle terre man mano
-conquistate, altri portavano altrove le minaccie.
-
-Dell'ucciso Cunimondo aveva Alboino costretto la figlia Rosmunda a
-sposarlo, e col cranio di lui formato una tazza, per accoppiare ai
-piaceri della mensa la fiera voluttà della vittoria; — e (dice Paolo
-Diacono) io stesso, Cristo m'è testimonio, vidi il principe Rachi in
-giorno festivo tener in mano quel bicchiere, e mostrarlo a' convitati».
-Or mentre in Verona solennizzava le ben succedute imprese, al levar
-delle tavole chiese quella tazza, e poichè tutti n'ebbero bevuto in
-giro, coronatala d'altro vino, disse: — Recatela a Rosmunda acciocchè
-beva con suo padre». La celia brutale punse al vivo la donna, che
-preparò vendetta. Si fe cedere segretamente il letto da una concubina
-del valorosissimo Perideo; e come fu stata seco, gli si palesò,
-mostrando non restargli altro scampo che trucidare il re. E il re fu
-scannato (573).
-
-Rosmunda sperava, coll'ajuto de' suoi Gepidi, mettere in trono
-l'amante Elmigiso, vile complice del doppio delitto: ma i Longobardi,
-che assai compiansero Alboino, contrariarono la indegna, la quale
-con la figlia Alesuinda, i due drudi, pochi fedeli e molti tesori,
-salvossi a Ravenna. L'esarca Longino, che lusingavasi colle discordie
-fiaccar coloro che non ardiva coll'armi, venuto terzo agli amori
-della svergognata, la persuase a toglier di mezzo Elmigiso. A questo
-ella mescè un veleno mentre stava nel bagno; ma egli insospettito la
-obbligò a bere il residuo del nappo funesto; ed entrambi morirono delle
-conseguenze della loro perversità.
-
-Alesuinda fu mandata coi tesori a Costantinopoli (574), ove Perideo
-fece gran mostra di vigore uccidendo uno smisurato leone, e dove,
-paragonato per robustezza a Sansone, fu come questo accecato, e come
-questo tentò una vendetta. Finse aver segreti importanti da rivelare
-all'imperatore, ed essendo venuti de' patrizj ad ascoltarlo, credendoli
-lui, gli uccise.
-
-Frattanto i capi longobardi in Pavia posero la regia lancia in mano di
-Clefi, che continuando le vittorie e lo sterminio dei _potenti Romani_,
-spinse le conquiste fino alle porte di Ravenna e di Roma; mentre i
-duchi che s'erano stanziati al confine delle Alpi s'avventavano sulle
-terre dei Franchi; ma al re dei Borgognoni dovettero cedere Aosta e
-Susa, le quali d'allora in poi spettarono al regno di Borgogna. Altri
-Franchi dominavano i paesi che or sono Grigioni e Tirolo, e da Anagni
-in val di Non snidolli il duca di Trento.
-
-I Longobardi non erano dunque diretti nella conquista da una volontà
-preponderante: e poichè, dopo penetrati in Italia, cessava lo scopo
-unanime, ciascun capo pigliava per sè una provincia, che non era già
-una divisione amministrativa, ma veramente una signoria distinta,
-munita, estesa, governata alla germanica, ma con modi particolari.
-Quando Clefi, dopo diciotto mesi, fu assassinato (575), poteasi dire
-consumata l'impresa, per la quale i gasindi eransi sottoposti a un
-capo; laonde trovarono superfluo l'eleggere un altro re, e ciascuno dei
-trenta duchi provvide a trar profitto dal paese occupato, anzi che a
-sottomettere tutta Italia.
-
-Le sei nazioni di Sarmati, Bulgari, Gepidi, Svevi, Pannoni, Norici,
-venute commilitoni ad Alboino, furono assise in cantoni distinti,
-dove conservarono la libertà, il dialetto e il nome. I Sassoni non
-vollero sottoporsi alle leggi longobarde, onde ripartirono, devastando
-la Provenza. Inesperti del mare, i Longobardi non poterono soggiogar
-le coste, soccorse di fuori; onde il lembo dalla foce del Po a quella
-dell'Arno restò da essi indipendente, e così Genova per alcun tempo, e
-per sempre la Sicilia e le isole. Anche alcune terre montuose e fra'
-laghi furono immuni dalla loro conquista, come Susa, qualche pianoro
-delle alpi Cozie, l'isola Comacina: e così pure Cremona, Mantova,
-Padova.
-
-Il regno longobardo distribuivasi in Austria od orientale, composta del
-Friuli e del Trentino; Neustria od occidentale, composta de' ducati
-d'Ivrea, Torino e Liguria; stava di mezzo la Tuscia, in parte regia,
-in parte composta dei ducati di Lucca, Toscana, Castro, Ronciglione e
-Perugia. Nell'Emilia non tenevano i Longobardi che Reggio, Piacenza e
-Parma; nell'Italia meridionale la piccola Longobardia, cioè i ducati
-di Spoleto e Benevento, e il principato di Salerno. In questi paesi la
-nazione guerresca era militarmente ordinata in squadre o fare.
-
-Le terre che restavano soggette all'esarca ed ai duchi greci, perchè
-ricovero de' Romani, presero nome di Romagna, ed erano, oltre Ravenna,
-le città di Bologna, Imola, Faenza, Ferrara, Adria, Comacchio, Forlì,
-Cesena, e la pentapoli marina di Ancona, Rimini, Pesaro, Fano,
-Sinigaglia. A Roma, Gaeta, Taranto, Siracusa, Cagliari ed altrove
-l'esarca collocava dei duchi o maestri della milizia. Napoli ben presto
-si tolse alla soggezione, nominando da sè i proprj duchi. Venezia
-cresceva dei fuggiaschi latini, e col professarsi in parole suddita
-agli imperatori di Bisanzio, cercava l'indipendenza di fatto.
-
-Limitavasi dunque la dominazione greca quasi al solo esarcato e a Roma
-non ancora sacerdotale: ma quivi su ristretto spazio erasi affollata
-la gente, che le persone e le ricchezze sottraeva alla dominazione de'
-Barbari, e alla persecuzione temuta da essi come ariani. Chi manca di
-forza a sollevarsi da sè confida smisuratamente in altrui; e i nostri
-non finivano di esortar l'imperatore Tiberio II a liberarli; il senato
-romano gli mandò trentamila libbre d'oro, e la plebe gli gridava: — Se
-non vali a francarci dai Longobardi, almen ci campa dalla fame».
-
-E grano spedì in fatti il buon imperatore, ma non armi; sicchè
-il senato non trovò spediente migliore che guadagnare a denaro
-qualche capo nemico. Tale fu lo svevo Droctulfo, già prigioniero di
-guerra dei Longobardi, poi da essi fatto duca[52], e che messosi al
-soldo dell'esarca di Ravenna, e preso Brescello, di là bezzicava i
-Longobardi. Con cinquantamila monete d'oro poi il senato indusse
-Childeperto, re dei Franchi, a scendere in Italia molestando i
-Longobardi. Mosse egli di fatto con potente esercito: laonde venendo
-rimesso in quistione il dominio, i duchi, dopo nove anni di vacanza,
-convennero d'eleggere un re (584). Fu Autàri, figlio di Clefi; e poichè
-il tesoro d'Alboino era stato da Rosmunda portato a Ravenna, e i beni
-regj eransi spartiti fra i duchi, questi s'accontarono di dare al re
-metà delle proprie sostanze.
-
-Autari con lauti doni rimandò Childeperto di là dall'Alpi, donde per
-doni si era mosso; ma l'imperatore pretendea che il Franco continuasse
-la guerra promessa; se no, restituisse l'anticipatogli sussidio;
-onde Childeperto per soddisfare la promessa tornò, ma non fece che
-aggiungere sconfitte al disonore. Per lavare l'onta, egli, con venti
-capitani formidabili, calasi una terza volta (590), e quantunque
-sconfitto presso Bellinzona, avanzasi e prende Milano e Verona. Autari,
-non volendo commettere la sorte del regno ad una battaglia, e d'altra
-parte importandogli il dominio, non gli abitanti, chiude le forze e
-i tesori longobardi nelle piazze munite, e lascia che il paese sia
-mandato a ruba. Se i Greci si fossero congiunti ai Franchi presso
-Milano, com'era l'accordo, poteva essere schiantata la dominazione
-longobarda: ma mentre i primi attorno a Modena e Parma perdevano
-il tempo che in guerra è tutto, stanchezza e discordia entrò fra i
-comandanti Franchi, e Childeperto se ne andò su per l'Adige, diroccando
-molti forti nelle valli tridentine.
-
-Autari allora, sbucato da Pavia, ricupera facilmente il paese; anzi
-profittando del diffuso scoraggiamento, occupa anche l'isoletta
-Comacina nel lago di Como, dove sin allora aveva resistito Francione,
-partigiano imperiale, e dove s'erano adunate ricchezze da tutte le
-città[53]. Fatto poi nodo a Spoleto, si difila sopra il Sannio, tocca
-l'estrema punta d'Italia, e spinto il cavallo nel mare, e lanciato il
-giavellotto contro una colonna ivi ritta, esclama: — Questo sarà il
-confine del regno longobardo».
-
-E forse era il momento di ridur l'Italia in loro dominio, se i
-Longobardi avessero saputo rispettare i sentimenti e la religione
-degl'italiani, anzichè farsene odiare come eretici e tiranni, e
-sprezzare come barbari.
-
-Però il primitivo furore di conquista era mitigato, e qualche ordine e
-civiltà s'introdusse, massime per opera d'una straniera. Dagli avanzi
-della potenza di Odoacre e degli Ostrogoti dopo perduta l'Italia erasi
-formata la gente dei Bavari, di cui era allora duca Garibaldo, della
-dinastia degli Agilulfingi. Autari mandò a chiedergli sposa la figlia
-Teodolinda, e n'ebbe il sì, a preferenza di Childeperto re de' Franchi:
-ma allungandosi la conchiusione, il principe longobardo, impaziente di
-conoscere la promessa fanciulla e di prevenire Childeperto, va a quella
-Corte, fingendosi uno degli ambasciatori di Autari. Comparsa Teodolinda
-e piaciutagli, esso la salutò regina d'Italia, e chiese adempisse il
-rito patrio col porgere una coppa di vino ai futuri suoi sudditi.
-Com'essa il fece, Autari nel restituirgliela le toccò di furto la
-mano, e fece che la destra di lei gli strisciasse la faccia. Teodolinda
-raccontò l'occorso alla nutrice; e questa la accertò che nessun altro,
-dal re in fuori, sarebbesi tanto permesso; di che ella si compiacque,
-avendolo veduto bel giovane e proporzionato. Egli partendo, come al
-confine si congedava dalla scorta bavarese, s'alzò sul cavallo, e di
-tutta forza scagliò l'ascia contro un albero, dicendo: — Siffatti colpi
-vibra il re de' Longobardi».
-
-591
-
-Il franco Childeperto assalì alla sprovvista Garibaldo per rapirgli
-Teodolinda, ma questa potè raggiungere in Verona lo sposo. Molti Bavari
-si piantarono fra i Longobardi; Gundualdo, fratello di lei, fu posto
-duca d'Asti, futuro padre di re. In capo a un anno Autari morì; e tal
-fiducia i Longobardi aveano posto in Teodolinda, che dichiararono
-torrebbero a re quel ch'essa scegliesse a sposo. Ed essa invitò a
-Corte Agilulfo, duca di Torino, non meno insigne per aspetto che per
-animo bellicoso: e bevuto, porse a lui la tazza da vuotare. Egli ne la
-ringraziò baciandole la mano; ma Teodolinda: — Perchè baci sulla mano
-colei, che hai diritto di baciare in bocca?» E quest'atto rese pubblica
-la scelta, confermata ed applaudita dall'assemblea nazionale.
-
-Questi fatti particolari, come che abbelliti dall'immaginazione o
-dall'arte del narratore longobardo, rivelano le costumanze del popolo
-dominante.
-
-La pietà di Teodolinda veniva opportunissima a mitigare la fierezza dei
-Longobardi. Costoro, prima d'entrare in Italia, avevano abbracciato
-il cristianesimo; ma conservavano alcune pratiche idolatre, a
-segno che torturarono quaranta contadini romani prigionieri, che
-non vollero adorare il teschio di una capra da loro immolata. Per
-isventura, i primi che andarono ad apostolarli erano ariani: talchè,
-dopo vinte le resistenze dell'intelletto e della passione onde farsi
-cristiani, dovettero stupire ed indignarsi nell'udir dai Cattolici
-che si trovavano novamente sulla via dell'inferno. Essi da principio
-molestarono i cattolici, cacciandone i vescovi per sostituirne
-d'ariani; dappoi tollerarono doppio vescovo in ciascuna città: ma
-la nomina e la conferma erano occasione di traversie pel cattolico,
-avversato dai vincitori, sostenuto dai vinti. Autari, che aveva
-abbandonato l'idolatria per l'arianismo, s'adombrò del preponderare
-dei Cattolici, laonde proibì di battezzare cattolicamente i nati da
-Longobardi; la morte che prontamente gli sopravvenne, volle guardarsi
-come celeste castigo di un decreto, il quale non fece che infervorare
-i Cattolici, sorretti anche dal pontefice Gregorio Magno. A questo ne
-volle male Agilulfo, e passato il Po, minacciò Roma stessa; onde il
-papa sospendeva il corso delle sue omelie sopra Ezechiele, dicendo: —
-Ogni dove si ascoltano gemiti; Agilulfo distrugge le città, dirocca i
-castelli, spopola le campagne, intere contrade riducendo in solitudine;
-a Roma giungono persone colle mani troncate; altre sono condotte in
-ischiavitù, e tutt'intorno non vediamo che strazj d'infelici e immagine
-di morte».
-
-Teodolinda era cattolica; e quel pontefice con frequenti lettere e
-col mandarle i proprj Dialoghi ne sostenne lo zelo, di modo che ella
-ridusse alla vera fede lo sposo suo: il loro figliuolo fu battezzato
-cattolicamente, e «restituito l'onore e la dignità solita ai vescovi,
-fin qui depressi ed abjetti»[54]. Sull'esempio loro, l'intera nazione
-si fe' cattolica, zelò il culto e moltiplicò le chiese, che in alcune
-città salivano a centinaja; ed eccetto le parrocchiali, a tutte erano
-congiunti o monasteri o spedali per infermi e pellegrini. Teodolinda
-fece restituirvi i beni rapiti, e di nuovi ne aggiunse; e «per sè,
-pel marito, i figliuoli e le figliuole e tutti i Longobardi d'Italia»
-fabbricò la basilica di San Giovanni Battista in Monza, preceduta da
-un atrio a portici, e formata a croce greca, sormontata da una cupola
-sostenuta da colonne ottagone, sotto la quale sorgea l'altare, a cui
-ascendevasi per una scalea.
-
-Sulla porta maggiore della basilica odierna, fabbricata nel XIV secolo,
-è un bassorilievo, che potrebbe essere contemporaneo a Teodolinda,
-di marmo bianco a dorature e colori, rappresentante il battesimo di
-Cristo; e nella parte superiore v'è effigiata essa regina in atto
-di offrire al Battista una corona gemmata, e allato di lei la figlia
-Gundeberga colle mani in orazione, il figlio Adaloaldo, tenente una
-colomba, e a ginocchi il marito Agilulfo: oltre l'immagine dei doni
-fatti da quei re, cioè corone, croci, vasi, la chioccia coi pulcini,
-che ancor si conserva. E vi si conservano pure un evangeliario coperto
-di lastra d'oro di sessanta oncie, con preziose gemme e otto cammei,
-iscritto _De donis Dei offerit Theodolenda regina gloriosissema sancto
-Johanni Baptistæ quam ipsa fundavit in Modicia prope palatium suum_;
-una patena d'oro contornata di quattro giacinti, quattro smeraldi
-e diciassette perle; un'animetta da calice in lastra d'oro con
-centododici gemme, ventuna perla e una grossa ametista; un pettine
-d'avorio legato in argento dorato e a gioje; una croce di ducento oncie
-d'oro, con rappresentate la vita di Cristo da un lato, dall'altro
-quella del Battista, e l'immagine di Teodolinda coll'iscrizione
-Theodolenda regina viva in Deo. Più degne di nota sono la corona
-ferrea, che forse era un vezzo d'essa regina, e la corona gemmata
-d'Agilulfo, avente in giro i dodici Apostoli in altrettante nicchie,
-e in mezzo il Salvatore seduto fra due angeli, e una croce pendente da
-una catenella[55].
-
-Teodolinda nella sua basilica depose anche molte reliquie, impetrate
-dal pontefice, cioè olj dalle lampade che ardevano davanti ai martiri,
-entro ampolle di cristallo, d'avorio o d'altro, che ancora si venerano,
-come il papiro dov'erano registrate[56]. Là pure essa aveva un palazzo,
-arricchito di pitture rappresentanti costumi nazionali: e tanto basti
-a convincere come le arti non fossero perite. La tradizione popolare
-attribuisce infinite opere alla pia regina, la cui memoria vive tra il
-nostro vulgo in benedizione.
-
-Di questo tempo gli imperatori iconoclasti (come a disteso narreremo)
-vollero costringere i Romani a ripudiare il culto delle immagini; e
-questi, non potendo altrimenti assicurare la libertà delle coscienze e
-del culto, sorsero a rivolta, e ne scossero il giogo. Gregorio Magno,
-che più volte aveva elevato la voce contro gli abusi de' ministri greci
-in Italia, confortò i Romani nell'impresa; ben lontano però dal dar
-favore ai Longobardi, riconciliò anzi questi coll'esarca Callinico.
-Ma avendo i Greci rotto fede e assalita Parma nel cuor della pace,
-sorprendendo e menando schiava la stessa figlia del re, Agilulfo
-s'alleò col kacano degli Avari, perpetuo nemico dell'impero orientale,
-il quale assalendo la Tracia e spedendo un corpo di Slavi in Italia,
-diè il tratto alla fortuna del Longobardo, che occupò Cremona, Mantova,
-Padova, fin allora rimaste agl'imperatori, e col fuoco punì in esse la
-perfidia dell'esarca. Tentò egli più d'una volta sbarcare in Sardegna,
-ma il colpo gli fallì.
-
-Lo turbarono alcuni duchi, sorti ad aperta ribellione, forse per
-riazione ariana contro il dominante cattolico. Or clemenza egli
-v'adoprò, or rigore, massime contro quelli che avessero parteggiato
-collo straniero; come Maurizio, che aveva tradito Perugia al romano
-esarca, e Minulfo, duca dell'isola d'Orta, che aveva tenuto mano ad
-un'invasione di Franchi.
-
-Coi quali Franchi era stata tregua, ma pace non mai; e i Longobardi,
-fin dal tempo dei Trenta duchi, continuavano a tributar loro dodicimila
-scudi d'oro. Re Agilulfo spedì a corrompere con mille soldi cadauno i
-tre ministri di re Clotario, i quali persuasero questo ad accettare
-trentaseimila scudi una volta tanto, e così cessò il vergognoso
-tributo.
-
-Agilulfo erasi associato nel regno il figlio Adaloaldo, che gli
-successe sotto la tutela di Teodolinda (615). Ma talmente egli delirava
-in empietà e crudeltà, che si disse avergli l'imperatore Eraclio
-propinata una bevanda, per la quale non poteva operare se non come
-questi volesse. Forse così la voce popolare espresse l'inclinazione
-di lui a favorire mentosto gl'interessi di sua nazione, che quelli
-dei Romani; vietò le incursioni sui territorj ancora indipendenti; fu
-detto pensasse ammazzar tutti i nobili longobardi e darsi ai Greci;
-onde i grandi lo deposero (625), sostituendo Ariovaldo, duca di Torino,
-nè Cattolico, nè della stirpe bavarese. Prima d'esser re, aveva egli
-incontrato a Pavia un prete Selidolfo, monaco di Bobbio, e vistolo, —
-Ecco un dei monaci di Colombano (il santo fondatore di quel monastero)
-che non si degnano di renderci il saluto»; e fu primo a salutarlo.
-Selidolfo rispose che anch'esso gli avrebbe augurato salute se non
-avesse sentito dello scemo in materia di fede. Il principe stizzito
-lo fece bastonar di maniera, che il frate stette come morto, poi
-riavutosi, se n'andò[57].
-
-Ariovaldo ebbe regno pacifico e senza ricordati accidenti, eccetto
-le sommosse di due fratelli Tasone e Cacone, duchi del Friuli,
-nipoti del bavarese Gisulfo. Ebbe egli sospetto che con costoro se
-l'intendesse Gundeberga, loro cugina come figlia di Teodolinda e
-sorella d'Adaloaldo, che egli aveva sposata per ispianarsi la via
-al regno, e che voleva imitar la madre nel mescolarsi ai pubblici
-maneggi, sostenuta dall'amore dei Longobardi. Non sentendosi forte per
-esterminare i due ribelli, Ariovaldo comprò l'esarca di Ravenna, il
-quale, chiamatili a sè in Oderzo col pretesto di tagliar loro la barba,
-cioè adottarli come figliuoli e clienti dell'Impero, gli uccise: ed il
-re in compenso perdonò un tributo che gli doveano gli esarchi.
-
-636
-
-Lui morto, Gundeberga, sapendo d'aver in pugno il voto dei principali
-Longobardi, esibì la corona a Rotari duca di Brescia[58], s'e' volesse
-ripudiare la prima moglie e sposar lei. Così fu fatto. Egli era degli
-Arodi, antichissima schiatta longobarda: e col punire severamente
-i signori che aveano disfavorito la sua nomina, ebbe occasione di
-ripristinare l'obbedienza. Ingrato alla moglie, oltre abbandonarsi
-a concubine, tolse a perseguitarla. Adaulfo, cortigiano longobardo,
-sentendosi lodare da lei, ardì richiederla d'amore; e rifiutato,
-l'accusò d'accordarsi con un duca per avvelenar il marito: e Rotari la
-cacciò nel castel di Lomello, ove tre anni essa mangiò il pane della
-tribolazione e della pazienza. Alfine il re franco Clotario mandò a far
-querela dell'indegno trattamento; e poichè Rotari adduceva l'appostagli
-taccia, uno de' messi gli disse: — Presto fatto a chiarirti il vero.
-Ordina all'accusatore che combatta con un campione della regina, e il
-giudizio di Dio decida». Su questi giudizj di Dio or ora parleremo: e
-in fatti il partito piacque, si combattè, e l'accusatore restò ucciso,
-e Gundeberga ripristinata nella dignità e nei possessi[59].
-
-Rotari, ariano, pose un vescovo di sua credenza in ogni città, pure
-largheggiò colle chiese; e quando il vescovo di Pavia, capitale del
-regno, si ridusse cattolico, cessò quel doppio primato. Onde reprimere
-gli inquieti, Rotari mandò a morte molti Longobardi; rotta poi guerra
-ai Romani, diroccò Oderzo, occupò Luni, Genova, Savona, Albenga,
-e tutto il paese a mare sino alle terre dei Franchi di Borgogna,
-smantellando le città, e volendo non si chiamassero più che vichi[60]:
-molti abitanti vendette schiavi ai Franchi.
-
-
-
-
-CAPITOLO LXII.
-
-Gl'invasori. Legislazione longobarda. Costumi.
-
-
-Il longobardo è un dominio militare, che intende a conservarsi, ma
-non si consolida. Fuori dee difendersi dagli Slavi da una parte,
-dai Franchi dall'altra; dentro fa sforzi continui ma non concordi a
-guadagnar nuove terre sopra i Greci. Dopo Teodolinda, par di vedere
-il contrasto fra un partito che s'avvicina agli ecclesiastici ed
-agli Italiani; e un altro che ne rifugge, e beffa i Romani e gli
-uccide; quello intento a fondere, questo a tenere disgregati. E a
-disgregare le parti stesse del regno faticavano i duchi, mentre il
-re s'ingegnava ridurre ad unità di dominio, facendo prevalere sopra
-la libertà germanica l'assolutezza militare dapprima, in appresso
-la magistratura al modo romano. A tal fine Rotari fece scrivere il
-diritto longobardico: sicchè a lui vogliamo fermarci per considerare
-l'indole generale della conquista germanica, e gli speciali istituti
-de' Longobardi; viepiù importanti a studiarsi perchè mutarono la forma
-civile, durarono lungamente, e continuarono il loro effetto anche sulle
-successive legislazioni della patria nostra.
-
-L'antica Germania non formava una monarchia compatta, ma una
-confederazione di liberi e nobili, sottomessi a principi ereditarj o
-a capi elettivi. La parentela, il vicinato, la clientela costituivano
-parziali agglomerazioni, ciascuna delle quali regolava i particolari
-interessi in assemblee generali; e i capicasa esercitavano la
-sovranità, decidendo della guerra e della pace, giudicando i rei di
-Stato, nominando chi amministrasse la giustizia nei borghi, dando le
-armi a chi era riconosciuto capace di portarle. Ne' casi di maggior
-interesse, quando cioè il braccio di tutti fosse necessario, tutta la
-nazione si raccoglieva, e deliberava quello, cui essa medesima doveva
-poi dar compimento.
-
-I capi, disponendo poi del veto e del braccio di molti clienti,
-acquistavano gran potere, e talvolta autorità monarchica sopra tutta
-la nazione. Quando invasero l'impero romano, quasi ciascuna gente
-germanica era governata da re, eletti fra i più cospicui e massime fra
-quelli d'origine divina. Ma questi re non erano che primi fra pari;
-dovevano cercarsi credito colla liberalità e col valore; viveano de'
-possedimenti proprj, e de' donativi che riceveano dal popolo e dagli
-stranieri, oltre le spoglie nemiche e le ammende imposte per delitti.
-Ne' casi urgenti convocavano l'assemblea, e le deliberazioni di quella
-facevano eseguire; del resto nè amministravano gli affari dello Stato
-nè la giustizia, poichè il popolo e sceglieva i giudici, e attribuiva
-loro un consiglio del Comune.
-
-Il portare le armi consideravasi distintivo della nazione e vanto
-del libero. Nei pericoli della patria ogni Germano era convocato per
-obbligo all'eribanno, che oggi diciamo leva in massa: per volontà
-spontanea alcuni liberi formavano la banda guerriera, obbligandosi
-ad un capo siccome compagni. Egli proponeva una impresa; essi il
-seguivano; lodati se buona e leale opera prestassero; se no, disonorati
-per vigliacchi. Alla prima queste associazioni si formavano per
-un'impresa sola; poi alcuni si addissero per tutta la vita ad un
-capo, legati però soltanto dall'obbrobrio che colpiva chi misfacesse.
-Consideravano essi come propria la gloria e i trionfi di lui; esso
-gli alimentava e arricchiva con sempre nuove spedizioni; a vicenda si
-sostenevano e vendicavano.
-
-Una banda restava vinta e scacciata dalla patria? irrompeva su terre
-vicine a cercarne una nuova. Altre bande erano formate da quelli che
-(al modo usato già dai Sabini) erano mandati via qualora la popolazione
-soverchiasse. Di così fatti erano le orde che vedemmo molestare
-l'impero romano da Cesare in poi, e in fine distruggerlo.
-
-La proprietà era di tutti, non dei singoli; laonde il possessore non
-la poteva vendere o trasmettere fuor della tribù: morendo alcuno senza
-erede, la successione divideasi fra gli altri.
-
-Scoprivasi un delitto e non constava del reo? i membri della sua
-comunità erano convocati per attestare contro o a pro dell'imputato,
-dinanzi alla corte dei liberi possidenti, preseduti da magistrati
-eletti dal popolo. Nessuno condannavasi se non udito e convinto. I
-reati contro l'intera società si castigavano corporalmente; e in questo
-solo caso capitale la pena non poteva esser proferita dall'assemblea o
-dal re, ma dal gran sacerdote come rappresentante del Dio sommo, unico
-arbitro della vita, e vindice dello spergiuro. Il capocasa giudicava
-de' figliuoli e dipendenti senza doverne ragione a chicchessia: solo
-quand'avesse a punire la moglie, invitava al giudizio anche i congiunti
-di essa. Se il litigio si recava ai giudici, questi erano scelti della
-condizione dei contendenti; le parti esponevano in persona le ragioni;
-i savj decidevano secondo la equità e le consuetudini.
-
-I delitti contro la vita o l'avere dei particolari potevano redimersi
-a un prezzo[61], che variava secondo la condizione del danneggiato.
-La comunità del reo contribuiva all'ammenda, la quale divideasi fra la
-comunità dell'offeso; fino i servi pagavano per le multe pei padroni;
-per l'ospite rispondeva il padrefamiglia. Chi non la pagasse era
-scomunato, escludendolo dalla protezione legale; di maniera che poteva
-dall'offeso essere perseguito con guerra privata (_faida_). I giudizj
-erano dunque un affare di Stato, e trattavansi in comune perchè tutti
-v'aveano interesse.
-
-Qui vedete mescolate le forme di governo: monarchia, ereditaria e
-sacra, od elettiva e guerriera; assemblee di liberi, discutenti sui
-comuni interessi; patronato aristocratico del capo sulla banda, del
-padre sulla famiglia e sui servi. Ma anzichè sistemi, questi erano
-embrioni d'ordinamento civile; nissuna autorità dirigeva le forze ad
-unico scopo; e prevalendo l'individualità, l'uomo si assoggettava solo
-in quanto il volesse, o vi fosse costretto.
-
-Questo poco, che si ricava o induce da Tacito e da Cesare raffrontati
-con istituzioni posteriori, basta a chiarirci quanto la libertà
-germanica dissomigliasse dalla romana: questa affatto collettiva,
-sicchè lo Stato era tutto, nulla il cittadino, il quale non conservava
-l'individualità se non a forza d'eroismo o di vizj; la germanica,
-tutta personale, ciascuno riservandosi il diritto proprio, la
-domestica franchigia, la vendetta de' torti ricevuti. La dipendenza
-proveniva non dal nascere in questo piuttosto che in quel luogo, ma
-da fede personalmente promessa da uomo libero. La giustizia non era
-un principio esteriore sociale, positivo, eguale dappertutto, che i
-sentimenti degli individui sottoponesse ad una idea generale; sibbene
-una particolare disposizione del cuore: la penalità una attinenza da
-uomo a uomo, donde scaturiva il diritto di venir a composizione col
-danneggiato; fatta la quale, la società più non poteva perseguitare
-l'offeso. Tali idee furono modificate dall'uscire di patria e dalla
-conquista, ma rimasero al fondo della società che si costituì per tutta
-Europa e nella patria nostra.
-
-Dicemmo quanto basta per ismentire l'opinione vulgare che torrenti
-inesauribili di gente dilagassero dalla Scandinavia e dalla Germania.
-Oltre la ben nota natura di que' paesi, coperti anche da tante selve e
-da fiumi, abbiamo positive asserzioni sull'esiguo numero degli invasori
-d'Italia. Se ad Ennodio, vescovo ed atterrito, parvero innumerevoli
-i Goti di Teodorico, altri scrisse che maggior massa di combattenti
-gli oppose Odoacre; e dai Borgognoni che gli assalsero, non poterono
-salvarsi se non chiamando i Visigoti. De' Longobardi dice Tacito che
-compiaceansi d'esser pochi e Procopio[62], ch'erano la più scarsa
-gente del vicinato: inoltre dovettero chiedere in sussidio trentamila
-Sassoni; e benchè molte genti vinte[63] s'aggregassero ad essi nel
-passaggio, poterono al loro primo impeto resistere non solo Pavia,
-Cremona, Padova, Monselice, Brescello, Oderzo, ma fin terre aperte,
-quali i contorni dell'isola Comacina nel lago di Como, che per venti
-anni si mantennero indipendenti, riconoscendo il dominio imperiale[64].
-
-I vincitori, liberi compagni d'un capo eletto per propria volontà,
-che nulla può disporre senz'essi consenzienti, vengono, conquistano,
-diventano possessori; indi poco a poco s'adagiano nella vita agricola;
-e sulla stabile proprietà fondasi un nuovo stato sociale. Ciascun capo,
-fermatosi colla sua tribù dove volle il genio o la ventura, accampa
-sugli estesissimi poderi, e vi è servito dai coloni e dagli antichi
-padroni spossessati, e corteggiato dai _fedeli_ di sua nazione, che e
-per sicurezza della guerra e pei piaceri della pace gli si conservavano
-vicini. Da che il capo era un ampio possessore, dispariva la prisca
-egualità. Egli distribuiva terreni a' suoi commilitoni, coll'obbligo
-che lo accompagnassero in guerra con prefisso numero d'armati.
-
-Capo di quei capi era il re; non già supremo motore di una macchina
-regolarmente congegnata, ma primo fra i pari; convalidandosi però
-col presedere ai giudizj in pace, e col perpetuarsi lo stato di
-guerra, come avvenne qui ai Longobardi. Servivano di regola le
-patrie consuetudini, talchè di rado accadeva che egli esercitasse
-la podestà legislativa. Ben alcuno volle imitare il sistema romano,
-come Teodorico; ma generalmente si cercherebbe indarno in costoro
-ciò che connettiamo alla parola di re: non corte, non costituzione,
-non gerarchia d'impieghi; un segretario spaccia tutti gli affari;
-un giudice risolve tutti i litigi recati al trono; i beni non sono
-della corona, ma acquisti della vittoria; nè tampoco sudditi egli ha,
-giacchè non dispone se non del braccio e dell'avere dei vassalli, cioè
-di quelli che per compensi determinati si obbligarono a determinati
-servigi.
-
-Porzione delle ammende, i doni volontarj, i proprj possessi, il dominio
-pubblico ingrandito colle confische, le tasse sugli stranieri, la
-tutela su' minori, le successioni intestate, costituivano il fisco del
-re. Culto, istruzione, pubblici stabilimenti da mantenere non avea, gli
-impieghi e le armi erano obbligo dei vassalli, e qualora si indicesse
-la guerra nazionale, ogni libero era tenuto accorrere, armandosi e
-mantenendosi del proprio. Aveva nimicizie o spedizioni particolari? il
-re poteva rannodare soltanto i proprj vassalli, come faceva qualunque
-altro duca.
-
-I parlamenti sono antichi in Italia quanto l'invasione: ma non si
-conosceva la rappresentanza; v'interveniva chiunque n'avea il diritto,
-ma delegarlo ad altri non poteva. Sparsi che furono sovra estese
-provincie, divenne impossibile il raccogliere i vassalli per ogni
-semplice affare; onde le assemblee diradarono, e si dovette imporre
-come obbligo ai liberi quell'assistervi che era essenza della germanica
-libertà.
-
-Le assemblee non erano soltanto legislative, ma anche giudiziali;
-laonde, dopochè la conquista dilatò le giurisdizioni, fu duopo
-modificarle. Pertanto in ciascun distretto si obbligò un certo numero
-di probi viri (_scabini_) a congregarsi per l'indagine e la sentenza.
-Dodici erano per lo più, della nazione dei contendenti; e doveano sotto
-giuramento conoscere del fatto, non del diritto. Pubblica la procedura,
-ogni libero avendo facoltà di concorrere al giudizio. Fra i Longobardi
-il centenaro giudicava nel proprio cantone, il decano nella propria
-marca: tribunali non distinti per competenza, ma solo per più o meno
-estesa giurisdizione. Mentre i liberi non poteano esser giudicati che
-dall'assemblea di pari loro, i vassalli, i servi, i coloni restavano
-sottoposti alla giurisdizione del proprio signore; sicchè, al par de'
-terreni, era suddivisa la sovranità, e ciascuno ne godeva un brano nel
-brano di territorio che possedeva.
-
-Restava il diritto della vendetta privata (_faida_), alla quale
-concorreano tutti i parenti e collegati. I sacerdoti e i re per tutto
-il medioevo s'adoprarono a torla via; e già molto ebbero ottenuto
-quando sottomisero queste guerre particolari a certe formalità,
-inducendo l'offeso a una dilazione coll'imporre che all'attacco dovesse
-precedere un'intimazione, e aprendo asili nei luoghi sacri: intanto si
-trattava della riconciliazione; se non altro svampava il primo furore,
-talchè rimanevano impediti gli eccessi, finchè l'imporre le pene fu
-riservato ai tribunali.
-
-Ma delle pene oggetto e motivo era sempre la vendetta dell'offeso,
-non dell'intera società; e se quello accettava la composizione
-dall'offensore, la società più non aveva a punirlo. Da principio
-stava all'offeso l'accettare o no il guidrigildo; dappoi i governi
-acquistando bastevole forza per surrogare la legge alla personale
-riscossa, le imposero per obbligo, e le commisurarono.
-
-Di bel nome coprendo cattiva azione, si intitolarono _ospiti_ quelli
-che, spossessati gli antichi padroni, ne occuparono le case e i
-beni. Alcuno credette che il re prendesse i dominj ch'erano stati
-degl'imperatori; i capitani, gli ampj tenimenti de' senatori; gli
-altri guerrieri, porzioni proporzionate al grado e al merito. _Sorti
-barbariche_ si dissero queste parti toccate al nuovo signore; o
-tedescamente _allodio, arimannia_, cioè possesso assoluto, libero,
-giacchè non portava veruna servitù, e costituiva la vera personalità
-di chi appartiene alla stirpe conquistatrice. Ai siffatti soltanto è
-permesso l'onore del militare; sicchè divengono sinonimi proprietario,
-guerriero, cittadino. Tutto essendo costituito militarmente, la città
-o la provincia sono una specie di corpo d'esercito; il possedimento
-è annestato colla politica sicurezza, ed obbliga al servizio armato e
-alla reciproca garanzia; talchè è disertore chi lo abbandona.
-
-I più grandi possessori coi patti medesimi assegnano, a vita o
-ereditariamente, porzioni di poderi ad amici e fedeli, col nome di
-_benefizj_; proprietà che, a differenza dell'allodio, è legata ad
-obblighi verso un signore non sovrano, al quale è caduca in caso di
-morte o in mancanza d'eredi. Terza maniera di proprietà sono i _censi_,
-terre tributarie, che al possessore dovevano un canone in denaro o in
-natura.
-
-A questa varietà di possessi corrispondeva la distinzione delle
-persone; e nobile era qualunque fosse benefiziato o stesse a servizio
-del re; come tale non essendo sottoposto a verun'altra giurisdizione
-che del re, a questo assistendo, intervenendo alle adunanze, coprendo
-le dignità. I liberi o arimanni erano possessori sotto la tutela
-della legge, e la giurisdizione di quello sulle cui terre dimoravano;
-non partecipi delle assemblee generali nè dell'amministrazione della
-giustizia, bensì obbligati all'arme.
-
-I coloni tributarj o censuali erano gente che, non bastando a tutelare
-da sè la loro libertà, cercavano protezione da un signore, cedendogli
-i proprj averi, salvo d'usufruttarli pagando un censo e prestando
-servigi di corpo o atti di rispetto: liberi sì, anche ricchi, ma senza
-diritto di militare, e alienabili col fondo stesso su cui viveano.
-Della libertà erano privi i coloni affissi alla gleba; tanto bassi,
-che Teodorico gli escluse dall'intentare ai padroni azione civile
-o criminale. Ultimi vengono i servi; o nati tali, o ridotti sia per
-volontà, sia per forza, sia per castigo.
-
-Tale a un bel presso la condizione generale dei Barbari che invasero
-l'Impero. Quant'è specialmente de' Longobardi, benchè stanziati, non
-poterono mai smettere lo stato di guerra, cinti com'erano da nemici;
-laonde _exercitus_ designava la nazione[65], ed _exercitalis_ il libero
-longobardo. Tutti questi, alla chiamata del re doveano armarsi, pena
-venti soldi, neppure eccettuati i vescovi: e quando alcuni si furono
-applicati a industria o a negozj, non si tennero disobbligati dal
-servizio militare[66]. Conseguente era il divieto, sin capitale, di
-traslocarsi fuori della propria giudicarìa, foss'anche entro i confini
-del regno, se non colla propria tribù o fara[67]; giacchè la fara era
-una guarnigione, e l'abbandonarla equivaleva al disertare.
-
-Tutti poteano intervenire alle adunanze nazionali, ove i primati
-discuteano sui pubblici interessi. I liberi erano pari di diritti,
-senza distinzione di classi; nè di nobili troviam menzione nelle leggi
-longobarde[68]: arimanni diceansi gli uomini perfettamente liberi[69],
-a differenza dei censuali o _aldii_ o _coloni pagenses_, che
-coltivavano la terra altrui. Lo schiavo poteva elevarsi alla condizione
-di aldio, nel qual caso il padrone diventava patrono: poteva scendervi
-il libero longobardo per conseguenza del giuoco o per multe ch'e' non
-fosse in grado di soddisfare.
-
-Soli liberi entrando nell'esercito, dai capi militari non dipendevano
-donne, fanciulli, servi, ma rimanevano sottomessi al più prossimo
-parente, o al signore che stava per essi garante. _Mundio_ chiamavasi
-dai Longobardi siffatta protezione, _amundio_ chi n'era esente,
-_mundwald_ chi l'esercitava sopra altri. Il mundualdo era obbligato
-a difendere e proteggere il suo tutelato, e chiedere per lui
-soddisfazione; e percepiva le ammende che fossero a quello devolute.
-
-Insieme col re eran venuti altri signori, che a lui non tenevansi
-inferiori se non perchè l'aveano tolto a capo, e che perciò dei
-territorj conquistati occupavano una porzione da sovrani. Come si
-chiamassero in longobardo nol sappiamo: in latino adottarono il nome
-di _duchi_, a somiglianza di quelli istituiti da Longino; ma invece
-d'essere magistrati civili e militari che amministrassero il paese
-secondo leggi comuni, dominavano da padroni sul paese occupato, dal
-re dipendendo solo pei delitti politici e negli affari comuni. Erano
-trenta o trentasei, pari fra sè di grado[70] quantunque diversissimi
-di possessi, tanto che uno estendevasi su tutto il principato di
-Benevento, uno appena sull'isoletta d'Orta; ma forse abbracciavano
-in origine un egual numero di famiglie longobarde. Poteano dei loro
-possessi fare ogni voglia: morendo, gli succedeva il prossimo erede,
-purchè in età maggiore: se avesse più figli, governavano insieme: se
-nascesse disputa fra varj possessori, la decidevano gli arimanni del
-duca, i quali anche poteano cacciarli[71] senza che il re intervenisse
-altrimenti che come giudice supremo della nazione.
-
-Come faceano leggi, così poteano far guerra, anche contro del re;
-e delle terre che togliessero al nemico restavano padroni: se non
-che il re poteva ordinare la restituzione. Per tali acquisti alcuno
-ingrandì fino a sottrarsi affatto al re, come fu dei duchi di Spoleto e
-Benevento; tanto che fu proibito di migrare in quelle terre, come nelle
-straniere.
-
-Dal duca dipendevano gli _scultasci_, in latino chiamati _centenarj_,
-che reggevano qualche vico, menavano la gente in guerra e proferivano
-i giudizj. Non subordinati, ma più ristretti d'estensione erano i
-_decani_, capi di dieci o dodici fare, unite per l'amministrazione, per
-la guerra, e forse per la reciproca assicurazione nei delitti: voglio
-dire che di un delitto commesso da un membro erano solidali tutti,
-come tutti obbligati a far vendetta dell'oltraggio sofferto da uno, e
-partecipi del compenso che doveva l'offensore[72].
-
-Questa gerarchia non vuolsi però confondere colla feudalità. Re, duchi,
-arimanni tenevano le terre in possesso libero ed assoluto; e l'obbligo,
-o dirò meglio il diritto del militare non traevano da questo possesso,
-bensì dalla loro qualità di liberi; di modo che non sarebbe cessato nè
-tampoco perdendo i possessi. Se il re o il duca affidava un proprio
-fondo a qualche dipendente, era compenso di servizio, non già titolo
-feudale. Talvolta il proprietario ad alcuno concedeva l'onore vita
-durante, vale a dire di governare una terra appartenente al proprio
-dominio, lasciandogliene godere i fondi: ma sebbene questo benefiziato
-fosse tenuto alla fedeltà ed al servire coll'armi al concedente,
-la condizione sua non differiva da quella degli ordinarj ufficiali
-dell'esercito. Insomma duchi, scultasci, decani possedeano le terre
-come uffiziali della nazione, o vogliam dire del _felicissimo esercito_
-longobardo; e le divisioni in centine e decine equivalgono alle odierne
-di reggimenti, battaglioni, compagnie.
-
-La confusione dei poteri si rischiara alquanto verso i tempi di Autari,
-che l'autorità regia rinforzò coll'obbligare i duchi a restituire i
-beni della corona, distribuitisi durante l'interregno; ponendo patto
-che non sariano spossessati delle loro terre se non fosse per colpa di
-fellonia, e tenendoli obbligati ad assisterlo in guerra. Veri principi,
-non più semplici generali furono d'allora i re, i quali, anche per
-darsi aria di successori degli antichi Cesari, presero il titolo
-di _eccellentissimi Flavj_; metteano il proprio nome sulle monete e
-nei pubblici atti; giudicavano nelle cause maggiori; promulgavano le
-leggi, le quali sottoponeano all'approvazione dei magistrati e delle
-assemblee, solo per maggior validità, non perchè il voto ne fosse
-necessario a convalidarle. Una nobiltà di corte si formava coi gasindi,
-i giudici, gli uffiziali, i marescialli (_marphais_), gli scudieri
-(_schildpor_), i convivi del re.
-
-Agli amplissimi poderi della regia Camera soprantendevano _gastaldi_,
-muniti anche d'autorità giudiziale e militare sopra i Romani, cioè
-sopra la gente vinta, e probabilmente anche sopra gli arimanni che
-abitavano nel territorio a loro commesso. Alcune città formavano parte
-dei possessi regj, quali Como per alcun tempo, Susa, Siena, Pistoja,
-Toscanella, Arezzo, Volterra e forse Pisa. A Milano insieme col duca
-sedeva il gastaldo, cred'io perchè una porzione apparteneva in dominio
-al re. Nelle altre può argomentarsi che il gastaldo assicurasse le
-ragioni dei liberi e i privilegi riservati a questi allorchè pattuirono
-la resa; e limite della giurisdizione era quello delle diocesi[73].
-
-Le leggi fe scrivere Rotari nel 643, non creando un codice compiuto, ma
-emendando gli editti de' re predecessori, che prima per sola memoria
-ed uso si conservavano; e nella dieta di Pavia li fece approvare
-alla nazione longobarda. Principale compilatore ne fu Valcauso; e
-incominciava: «Nel nome del Signore, principia l'Editto che rinnovai
-co' miei primati e giudici, io Rotari re in nome di Dio, personaggio
-eccellentissimo, XVII re della gente longobarda[74], l'anno ottavo
-del mio regnare col favor di Dio, trigesimottavo dell'età, seconda
-indizione, settantasei anni dopo che i Longobardi, sotto Alboino
-allora regnante, assistente la divina potenza, arrivarono nella
-provincia d'Italia. Dato dal palazzo di Pavia. Il tenore che segue
-mostra quanto ci stesse a cuore il bene dei sudditi nostri, e massime
-i continui travagli de' poveri e l'eccessivo esigersi da quelli che
-hanno minor forza, i quali sappiamo che soffrono anche violenza.
-Considerando perciò la misericordia di Dio, credemmo necessario
-correggere la presente, e comporre una legge che tutte le precedenti
-rimova (o rinnovi) ed emendi, aggiunga quel che manca, tolga il
-superfluo; e raccorla in un volume, affinchè ciascuno, salva la legge
-e la giustizia, possa vivere quieto, affaticarsi contro i nemici, e
-difendere sè e i confini suoi».
-
-E conchiudeva: «Queste disposizioni dell'Editto, che, volente e
-propizio Dio e con somme vigilie rispondendo al celeste favore, noi
-abbiam costituite esaminando e _remorando_ le antiche leggi de' padri
-nostri che non erano scritte, e che giovano alla comune utilità di
-tutta la nostra gente, col consiglio e il consenso de' primati, de'
-giudici, di tutto il felicissimo esercito nostro, comandammo fossero
-scritte in questa carta, disponendo che le liti già definite non si
-cambiino; se non ancora finite o non cominciate, secondo questo Editto
-vengano risolte. Al quale provvedemmo d'aggiungere ciò che potessimo
-rammemorare delle antiche leggi de' Longobardi, per sottile indagine
-fatta da noi stessi o dagli anziani».
-
-Delle trecennovanta leggi di Rotari, centottantadue sono criminali, tre
-concernono la religione, diciassette lo stato legale de' cittadini,
-dei servi, degli stranieri, diciotto le dignità e la casa del re,
-sette la milizia e la sicurezza dello Stato, quindici la sicurezza
-interna, due l'agricoltura e il commercio, quattordici la caccia e
-la pesca, cinquantaquattro la polizia urbana e rurale, ventiquattro
-l'ordine giudiziario: restano cinquantaquattro leggi civili, di cui
-diciannove guardano alle persone, le altre alle cose. Altre ne pubblicò
-poi Liutprando, di sentimento molto più civile, «coll'assistenza de'
-giudici e di tutto il popolo». Altre ancora Astolfo e i re successivi.
-
-Sono dunque d'età diversissima; del che poco si ricordarono quelli che
-se ne valsero a descrivere la civiltà longobarda. Nelle primitive,
-di romano non si trova forse altro che la menzione del peculio
-castrense e quasicastrense, le tre cause del diseredare, e la
-divisione dell'eredità in oncie[75]; di religione non si parla, poco
-di disciplina ecclesiastica; e v'abbondano parole longobarde a spiegare
-gli usi de' vincitori, da cui e per cui soltanto sono dettate[76].
-
-In quelle dei successivi re, e principalmente di Liutprando, crescono
-le reminiscenze romane: l'emancipazione degli schiavi in chiesa, la
-prescrizione trentennaria per legittimare la proprietà e i diritti,
-l'impedire si vendano i beni de' minori fuorchè in estrema necessità e
-coll'autorizzazione del giudice, la meglio stabilita successione delle
-donne, l'adozione de' figliuoli, il diritto di testare allargato, il
-separare l'usufrutto dalla proprietà nella donazione, l'appello.
-
-Primo diritto e fondamento degli altri era la faida. E perchè all'erede
-correva obbligo di sostenere quella del defunto sin al settimo grado,
-rimanevano escluse dall'eredità le femmine come inette alle armi,
-finchè non intervenne l'equità alla romana. Il Governo assodandosi
-tentò mettere qualche regola a tali vendette, e sostituire l'azione
-giuridica; ma non le tolse mai.
-
-I tribunali, istituiti a proteggere la proprietà e la vita, erano, come
-tutt'il resto, ordinati alla militare, semplici, spicciativi. Quattro
-giorni per terminare la lite davanti agli scultasci; sei davanti ai
-giudici maggiori; dodici per recarla al supremo giudizio del re[77].
-Non si accettavano avvocati.
-
-Qualunque litigio nascesse fra i membri della centuria o della decania,
-piativasi avanti al capo, che ne riscoteva le multe. In affari
-rilevanti l'assemblea della centuria giudicava sotto la presidenza
-dello scultascio; o, per non raccogliere tutti, sceglievansi dieci
-_buoni uomini_, cioè perfetti Longobardi, che sotto giuramento
-esaminavano il fatto, rimettendo al magistrato l'applicazion della
-pena[78]. D'uffizio si procedeva nei casi ove il fisco partecipasse
-alla multa: negli altri voleasi l'istanza dell'offeso o del suo erede.
-Ai magistrati era permesso ricevere donativi, cioè forse sportule,
-purchè n'avesse sua parte il re.
-
-Nelle liti civili, semplicissime erano le formole prescritte:
-
-— Pietro, Martino ti cita, perchè tu con mal ordine tieni una terra,
-posta nel tal luogo.
-
-— Per successione di mio padre quella terra è mia propria.
-
-— A lui non devi succedere, perchè ti generò da un'aldia.
-
-— Sì, ma la manomise, come è scritto, e la prese a moglie». Provi o
-perda[79].
-
-Per un caso criminale: — Pietro, Martino ti cita perchè uccidesti
-Donato suo fratello a torto». Se egli dica — Fu romano, non deve
-rispondere a te, o lo provi o risponda»[80].
-
-Ognuno dovea comparire in persona: agli orfani, alle vedove, a
-chi facesse constare della propria insufficienza, permettente il
-re deputavasi un avvocato. Prove positive porgevano gl'istromenti
-scritti, i testimonj giurati e la prescrizione; se non ne risultasse
-lume, spesso rimettevasi la decisione al duello. Il falso testimonio
-condannavasi ad un compenso, di cui il principe toccava metà, metà la
-parte lesa; e se fosse impotente a pagarlo, si dava schiavo all'offeso.
-Il tempo della prescrizione fu da Rotari fissato a cinque anni: e
-nascendo contrasto, si dovesse sostenere con duello o giuramento[81];
-Grimoaldo lo prolungò a trenta[82], e varie modificazioni vi
-s'introdussero dappoi.
-
-Quanto a' criminali, l'arresto del reo si faceva dai decani o
-saltarj, che lo traduceano allo scultascio, e questi lo consegnava al
-giudice[83]. Il malfattore scoperto in casa, poteva essere arrestato
-da chicchefosse, ed anche ucciso[84]. Se alcuno legasse un libero
-senz'ordine del re o buona ragione, dovea dargli due parti del prezzo
-di sua vita[85]. Il giudice interroga il reo; se non si purga, lo
-condanna: non accade menzione di tortura. I beni dei condannati passano
-ai figliuoli. La negligenza de' giudici v'è punita ora con multe
-da dividere tra il fisco e la parte danneggiata, ora coll'obbligo
-di pagare del suo al chieditore il credito per cui aveva portato
-istanza[86].
-
-Male sono determinate le competenze dei varj tribunali, e troppo
-frequente il ricorso al trono; nè fissato un termine, dopo il quale
-fosse imposto silenzio ai litiganti. Una legge di Carlo Magno,
-soggiunta alle longobarde, comanda che i giudici si mettano a tribunale
-digiuni: ma anzichè segno d'abituale intemperanza de' Longobardi,
-forse non è che un'allusione scritturale[87]; se pur non era un modo
-d'obbligare alla pronta decisione; come oggi ancora i giurati inglesi
-non possono prender cibo prima di avere proferito.
-
-Dove bisognava convincere non un giudice o un tribunale ma tutto il
-popolo, la realtà del fatto e la colpabilità del convenuto doveano
-esser discusse in ben altri modi dei nostri; e fra le prove le più
-caratteristiche erano i congiuratori, l'ordalia, il duello.
-
-L'accusato compariva con un numero d'amici e parenti, i quali giuravano
-lui esser mondo della datagli imputazione, ovvero che essi prestavano
-intera fede al giuramento proferito da esso. Non si trattava di
-vagliar la cosa, di fare indagini e interrogatorj; giuravano e tanto
-bastava: uno era innocente se un'accolta di liberi fosse disposta a
-sostenerlo tale colla sua parola e col suo ferro. Rotari ingiunse che,
-nelle cause eccedenti il valore di venti soldi, il petente giurasse
-con dodici sacramentali; sei nominati da esso, uno dal convenuto,
-cinque da lor due d'accordo[88]: ma altre volte salivano a venti,
-cinquanta, settantadue e più, secondo il grado del reo e la gravezza
-dell'imputazione. Il primo sacramentale, fra i Longobardi, posava
-la mano sulla cosa sacra; il secondo la sua su quella del primo,
-e così via gli altri; a tutte sovrapposta la sua, il convenuto in
-tale atto proferiva il giuramento. Frequente è ammesso nelle loro
-leggi il giuramento qual prova decisiva in cause civili e criminali:
-«L'accusata d'adulterio si purghi con dodici sacramentali, e il marito
-la riceva»[89]. La qual prova fu anche dalla Chiesa sanzionata con
-preci, benedizioni, reliquie: talvolta davasi il giuramento sull'ostia
-consacrata, dimezzandola fra l'attore e l'accusato.
-
-Con modi più spettacolosi chiamavasi il cielo a testimonio ne' _giudizj
-di Dio_. Era pur questa una tradizione pagana[90], avvalorata dai
-miracoli, dai quali nel vecchio e nel nuovo Testamento fu confermata
-la verità; sicchè si venne a pretendere che Dio, ogni qualvolta fosse
-invocato, ne operasse uno per francheggiare l'innocenza, non dovendo
-egli comportare il trionfo del ribaldo: quando egli avesse parlato
-coi fatti, la società rimaneva convinta. Talora i due attori stavano a
-braccia levate finchè si cantasse una messa o un officio, e deteriorava
-la sua causa quello che le lasciasse per istracco cascare. Talaltra
-inghiottivano entrambi un morso di pane e cacio benedetto, persuasi che
-al reo si fermerebbe nella strozza. Altri, e massime donne imputate
-di maliarde, erano gettate al fiume, considerandosi colpevoli se
-galleggiassero. Più consuete tornavano le prove dell'acqua e del ferro
-rovente: in una caldaja bollente ponevasi una palla, e l'accusato dovea
-trarnela colla mano ignuda; ovvero maneggiare un ferro arroventato,
-o camminare scalzo sopra sbarre infocate; suggellavasi un sacchetto
-attorno ai piedi o al braccio, e aperti dopo tre giorni, se non vi
-apparisse lesione, egli era mandato assolto.
-
-Volta fu che con grande solennità s'accesero due roghi tra sè
-vicinissimi, e i contrastanti od i campioni passarono di mezzo
-a quelli, restando la ragione a chi uscì illeso. Carlo Magno in
-testamento ordinò che, qual controversia nascesse tra' suoi figliuoli,
-fosse decisa col giudizio della croce. Volendo rifarsi le mura di
-Verona per ischermirla dalle correrie degli Ungari, si disputò se
-al clero toccasse fabbricarne un terzo o un quarto; ed un campione
-che tenne alte le braccia per tutto il passio di san Matteo, diede
-il miglior partito agli ecclesiastici. Giovanni detto Igneo, e prete
-Liprando convinsero di simonia l'arcivescovo di Firenze e quel di
-Milano col passare intatti fra due roghi. A questa prova vennero spesso
-sottoposte le reliquie, e furono viste balzare illese dalle fiamme:
-come i messali ambrosiani quando Carlo Magno voleva abrogare quel rito.
-Tali prove durarono tutto il medioevo; la Chiesa le accompagnò con
-riti e preghiere; e sebbene sempre v'avesse chi le disapprovò, talmente
-s'accordavano coi tempi, che difficilissimo fu l'abolirle.
-
-E più difficile estirpare il duello, altro modo di sostituire forme
-legali alla vendetta personale, obbligando l'offeso a certe regole
-nella guerra contro l'offensore. I codici dovettero occuparsi a lungo
-di questa trasformazione dell'ostilità privata, per assegnare quali
-persone potessero esibir il duello, quali accettarlo, in che casi, con
-che regole. Donne, fanciulli, sacerdoti ne andavano esenti, e in nome
-loro lo sostenevano campioni prezzolati, tenuti a vile dall'opinione
-e dalle leggi; mentre, era pregiato chi assumesse quest'uffizio per
-generosità. Virtù prima non era il valore? il mancarne doveva denotare
-malvagità. Eppure già Teodorico, o Cassiodoro a nome di lui, scriveva
-agli abitanti della Pannonia: — Che giova all'uomo aver la lingua,
-s'egli tratta sua causa a mano armata? ove sarà la pace, se sotto la
-civiltà si combatte? Imitate i Goti nostri, che appresero ad esercitar
-fuori le battaglie, dentro la modestia»[91]. I Longobardi ammisero il
-giudizio del duello; e Liutprando; sebbene lo confessasse assurdo, non
-ardiva vietarlo come troppo radicato negli usi di sua gente[92].
-
-Quando la feudalità sfrantumò le primitive colleganze di tribù,
-dileguossi il sistema de' compurgatori, mentre crebbe il duello
-giudiziario, meglio appropriato a persone tutt'armi; nè la Chiesa
-riuscì mai a svellere questo diritto della forza. Nel 962 Ottone
-il Grande, attesa la facilità degli spergiuri, consultò il concilio
-Romano se non tornasse meglio ricorrere più di frequente al duello
-giudiziario. Nulla decise il pontefice: onde esso imperatore,
-nel 967, propose alla dieta longobarda in Verona, fossero casi di
-duello giudiziario il dichiarare falsa una scrittura, disputare
-sull'investitura d'un fondo, asserire d'aver per forza sottoscritto ad
-un obbligo concernente una terra, sofferto un furto di oltre sei soldi;
-negare il deposito, o che uno fosse entrato servo d'un altro. Ogni
-libero combattesse in persona; le chiese e le vedove per mezzo d'un
-avvocato[93].
-
-Siffatte erano le procedure sotto i Longobardi. Le pene si appoggiavano
-sul diritto di venire a componimento; i liberi potendo soddisfare
-a danaro fin l'omicidio premeditato e l'invasione armata[94].
-Tali compensi (_guidrigildi_) erano regolati secondo le prische
-consuetudini (_cadarfrede_); sicchè la loro estimazione commettevasi
-ai giudici: ma Liutprando restrinse questo arbitrio ponendo alcune
-tasse certe. Fondavansi esse sopra un'altra ingiustizia, qual era la
-differenza fra uomo e uomo: giacchè non si badava all'intenzione o
-alla moralità, bensì a riparare l'oltraggiato in misura del suo grado
-e della lesione effettivamente sofferta. Pertanto è posto divario fra
-l'uccisione d'un uomo o d'una donna[95]: chi ammazza un aldio altrui,
-paghi sessanta soldi[96]; chi un servo rustico, sedici; chi un servo
-bifolco, venti; cinquanta pel porcajo che abbia sotto di sè due o tre
-allievi; venticinque per gl'inferiori[97]; mentre ne vale ducento e fin
-cinquecento la vita d'un libero. Tre soldi scontano l'aborto procurato
-ad una cavalla o ad una serva[98]: indifferenza naturale dove la multa
-compensa il danno del padrone, non l'offesa recata alla società o
-all'umanità.
-
-Le pene sono suddivise ancora non in riguardo all'effetto, ma al danno
-effettivo, perciò specificato con frivolezza. Chi dà un pugno, paghi
-tre soldi; sei, chi uno schiaffo. Chi ferisce nel capo, se intacca
-solo la cuticagna, sei; se due ferite, dodici; se tre, diciotto; le
-di più non si contano. Se frange un osso, soldi dodici; se due, il
-doppio; il triplo se tre o più: però se l'osso sia tale che possa
-dar suono lanciandolo contro lo scudo alla distanza di dodici piedi,
-misura d'un uomo ordinario. Chi fenda il labbro sedici soldi; venti se
-resta scoperto un dente o due o più: se rompe un dente di quei che si
-vedono ridendo, soldi sedici; e se più, in proporzione: pei molari,
-soldi otto ciascuno. Pel pollice, un sesto del prezzo dell'offeso;
-per l'indice soldi sedici; pel medio sei; per l'anulare otto; pel
-mignolo tredici[99]: e tutto è variato secondo che l'offeso è libero o
-no. Altre ammende erano fissate pel danno recato alle proprietà o ad
-animali domestici; o pel danno da questi causato. Se molti avessero
-commesso un delitto, la pena ripartivasi fra tutti.
-
-Tante prescrizioni sfrivolite in particolarità, mostrano come di
-intenti generali mancasse la legge, la quale alcuna fiata si limitava
-a raccomandazioni. Chi accende il fuoco per istrada, si ricordi di
-spegnerlo prima d'andarsene; chi trova una bestia selvatica o presa
-alla tagliuola, o circondata da cani, e l'uccida e racconti schietto la
-cosa, possa prenderne l'anca destra o sette coste[100].
-
-Delle multe un terzo toccava ai giudici, e doppie erano quelle che si
-pagavano per sentenza del re. Capitalmente si punivano, fra i delitti
-privati, l'adulterio, l'uccisione del marito o del padrone; fra i
-pubblici, l'introdurre il nemico nel regno o ajutarlo in qualsiasi
-modo, il tener mano a un reo di morte, il rivoltarsi al capitano in
-tempo di guerra, fuggire in battaglia, disertare dalla propria fara.
-La pena di morte era prodigata cogli schiavi. Al falsatore di monete
-e di carte amputavasi la mano[101]. Liutprando abbondò di più in pene
-afflittive, come prigioni sotterranee, il tondere, il marchiare con
-ferro rovente, il flagellare[102]: e questa deviazione dal guidrigildo
-attesta che un nuovo diritto veniva introdotto da quel re.
-
-Il ladro pel primo furto subisca due o tre anni di carcere sotterraneo;
-e se non ha di che compensare, si consegni al derubato, che ne faccia
-il suo talento: al secondo, il giudice lo tosa, batte, marchia in
-fronte e in faccia: al terzo lo vende fuor di provincia[103]. Redimeasi
-dunque a prezzo l'omicidio, non il furto. Vero è che Liutprando
-volle che l'omicida volontario, non solo compensasse la famiglia
-dell'ucciso, ma tutte le sue facoltà fossero divise fra quella e il re;
-e se non bastassero al guidrigildo, fossero consegnate alla famiglia
-dell'ucciso[104].
-
-Singolarmente si volle consolidare colle minaccie il poter regio,
-contrastato come succede dov'è elettivo. Morte e confisca a chi pensa
-o consiglia contro la vita del re, o si avanza armatamano contro il
-palazzo di lui: assolto chi uccide altri per insinuazione del re.
-
-V'avea pene stravaganti: le donne rissose venivano decalvate e frustate
-per la vicinanza: a Pavia stava eretta sul ponte una pertica con un
-corbello in vetta, per tuffare nel Ticino chi avesse bestemmiato[105].
-
-Quel rappresentare mimicamente gli atti civili, che si costumava nel
-diritto patrizio romano, ricompare nelle consuetudini de' Barbari,
-come consentaneo a gente che poco scriveva, e alle cui fantasie
-faceva mestieri di essere scosse da effettive rappresentazioni. Per
-l'emancipazione i Longobardi consegnavano al servo una freccia, atteso
-che il portar armi fosse privilegio de' liberi, e susurravangli
-all'orecchio alcune parole patrie[106]. Per effettive tradizioni
-davasi l'investitura d'un uffizio o grado: al compratore si consegnava
-un ramo, una festuca, un cespo, una zolla; e anche oggetti affatto
-estranei, come un guanto, un libro[107], un cane, una coreggia, un par
-di forbici, un giunco, un martello, un pallio, un lenzuolo, o marmi, o
-pesci, o un'anfora d'acqua. Dopo servite alla tradizione, si foravano o
-rompevano, e venivano conservate dall'investito, quasi prova dell'atto;
-ond'è che spade rotte, monete forate, solfanelli e somiglianti troviamo
-negli archivj; e qualche volta attaccati all'istrumento fascetti di
-paglia; o capelli e barba nella cera del sigillo; o pezzi di legno e
-coltelli, nel cui manico s'intagliava il nome del venditore. Altre
-volte faceansi alcuni atti significativi, come stringersi la mano,
-porgere il pollice destro, dare il bacio, toccare una colonna o un
-corno, entrare nella porta, passeggiare sui fondi, smovere la terra,
-ricever insieme la comunione. Colla spada investivasi alcun re; colla
-lancia i principi longobardi; i dogi di Venezia col gonfalone; Ottone
-II infeudò il contado di Bobbio all'abbate di quel monastero con un
-anello d'oro. La Chiesa non ha ancora smesso di conferire le dignità
-ecclesiastiche col pastorale e coll'anello; e le minori col berretto,
-il calice, un candeliere, le chiavi della chiesa, il turibolo, o col
-toccare la fune delle campane, od ardere un grano d'incenso, o leggere
-il messale.
-
-Tra i Longobardi non era molto praticata questa mimica giuridica; e
-non di rado facevano atto scritto delle vendite, specificandovi la
-cosa alienata e il prezzo, aggiungendovi la garanzia, sotto la penale
-del doppio: sembra però che l'attore in cause civili lasciasse in casa
-del convenuto un _guadio_, cioè un anello od altro segno materiale.
-Singolare ad essi era il _launechild_, compenso che il donato dava al
-donatore; una veste, un pallio, un anello, un cavallo, un par di guanti
-o denaro: del che ricorrono esempj fin nel xiii secolo. Da ultimo, in
-luogo della veste, non faceasi che sporgerne il lembo al donatore[108].
-
-Non v'era diritto di testamento in origine, ma distribuivansi le
-eredità secondo le generazioni, esclusi i collaterali. In primo ordine
-erano i figliuoli e i nipoti per rappresentanza; in secondo le figlie
-a parti eguali, e in difetto di figlie le sorelle e le zie non ancora
-maritate: in tal caso i parenti, e in loro mancanza il re, prelevavano
-un sesto. Seguivano i parenti prossimi, senza distinzione di linee nè
-di sesso, fin al settimo grado; dopo il quale sottentrava il re[109].
-I figli sono chiamati in egual porzione all'asse del padre, che può
-privarneli solo nel caso che l'avessero battuto o minacciato nella
-vita, o tentato la matrigna[110]. Il bastardo non è erede: ma ai figli
-naturali tocca la metà della legittima se il padre lasciò figlio; se
-no, un terzo dell'asse. Non si conoscono fedecommessi. Chi, in difetto
-di prole, volesse disporre di sue facoltà, dovea farlo per contratto
-(_thinx_), proferendone da vivo una promessa pubblica, che equivalga
-all'adozione: e il donato doveva accettare dando il launechildo.
-
-Sparendo l'obbligo della vendetta domestica, il diritto ereditario
-dovette modificarsi, e Liutprando permise testare, non solo a pro
-dell'anima, ma anche per prediligere uno de' figliuoli; la sorte del
-quale poteva dal padre essere migliorata d'un terzo se n'avesse due,
-d'un quarto se tre, e così in proporzione[111]: ma ciò non avea luogo
-coi nati da secondo letto, viva la madre. Poteasi anche favorire la
-figliuola.
-
-Dagli antichi Germani deducono alcuni il rispetto onde la società
-moderna, a differenza dell'antica, riguarda le donne. Per verità le
-leggi longobarde ci danno poco argomento di delicatezza verso di esse,
-contandole solo come fattrici di guerrieri: e l'uccidere una quand'è
-atta a figliare, scontasi con seicento soldi; con ducento, se prima o
-dopo l'età nubile. Nuove però sono le leggi introdotte dal pudore in
-quel codice, tanto precise, che spesso il ledono per proteggerlo. Il
-libero che preme il dito d'una libera, sborsi seicento denari; doppio,
-se il braccio; se sopra il gomito, millequattrocento; milleottocento
-se il petto. Chi per istrada tenti una libera, componga in novecento
-soldi; altrettanto chi sforza una donna a sposarlo; multato chi
-tarda due anni a menarla dopo gli sponsali. Gli adulteri possono
-essere uccisi dall'oltraggiato qualora non siano puniti dalla legge;
-nè francheggiano la peccatrice il consenso o il comando del marito.
-Nefario è chi dica meretrice o strega ad una libera; giuri su venti
-testimonj averlo fatto per impeto di collera, e compensi in venti
-soldi, o sostenga il suo detto col duello; nel quale se soccomba, paghi
-la multa impostagli dal giudice[112].
-
-La donna non usciva mai del mundio; tutelata dal padre, dallo zio o
-dal fratello, sinchè _in capelli_, cioè fanciulla; poi dal marito;
-e vedova, dal più prossimo a questo[113]. Qualora la donna non
-avesse consanguinei, o dopo vedova si fosse riscossa dalla tutela
-col restituire metà della dote, o il tutore l'avesse accusata
-d'impudicizia, o voluto costringerla a nozze sgradite o prima de'
-dodici anni, o attentato alla vita e all'onore di essa, o chiamata
-strega, ponevasi sotto il mundio del re, il cui gastaldo percepiva il
-prezzo se si maritasse, e porzione dell'eredità se morisse. Perchè i
-mondualdi non abusassero della debolezza del sesso, Liutprando statuì
-che, quando una donna vendesse alcun suo possedimento coll'assenso
-del marito, intervenissero al contratto due o tre parenti di essa per
-cansare ogni frode o violenza[114].
-
-Il mondualdo vendeva la donna al marito, il quale così diventava erede
-di essa, e percepiva le tasse inflitte a chi la offendesse. Dote
-propriamente non era costituita ma ne tenevano vece il _faderfio_,
-il _mefio_ e il morghengabio. Il primo significa eredità paterna
-(_vater-erde_), e davasi dal genitore e dai fratelli a piacer loro alla
-sposa, per quetarla d'ogni pretensione al retaggio. Il mefio (_medio,
-metà_) era un libero donativo del marito avanti le nozze, consistente
-per lo più in campi o servi; diverso dal mundio, prezzo stipulato
-per ottenere la tutela della donna, e che davasi al mundualdo.
-Questo talora giungeva sino a venti soldi; ma Liutprando limitollo
-a tre[115], mentre egli medesimo restrinse il mefio a quattrocento
-denari pei giudici ed altri magnati, trecento pei nobili, gli altri
-quel di meno che volessero. Il morghengabio, o dono mattutino, facevasi
-dallo sposo dopo la prima notte: ma poichè i primi trasporti recavano
-taluni a donare fin l'intiera facoltà, e questa rimaneva alla donna se
-sopravvivesse, Liutprando sancì che lo sposo non potesse obbligare più
-d'un quarto dell'aver suo[116], e vietò il far altri regali oltre i
-predetti.
-
-I Longobardi non permettevano le nozze alle donne avanti dodici anni,
-quattordici ai maschi, nè in generale fra età sproporzionate: contratte
-più non si scindevano. Per quanto il marito bazzicasse altre donne,
-la moglie non poteva dargli querela; ma se ella peccasse, restava
-abbandonata alla vendetta del consorte come il seduttore. Che in
-questi fatti poco migliorassero i Longobardi in Italia, lo rivela la
-lunga legge di Liutprando contro i connubj criminosi; un'altra contro
-i mezzani e i mariti che vendono le proprie mogli, e le monache che
-prendano marito[117].
-
-Il punto d'onore, qualità che i moderni distingue dagli antichi, si
-rivela ne' castighi apposti a ingiuriose parole. Chi dice infame a un
-altro, paghi cenventi denari; chi vile, il doppio; se spia, seicento;
-la donna che chiami bagascia un'altra senza poterlo provare, soldi
-quarantacinque; il tutore che dica villania alla sua tutelata, ne perda
-il mundualdo.
-
-Cogli schiavi la legge di Rotari è fiera quanto la romana,
-pareggiandoli a cose; ma poi anche i Longobardi tolsero al padrone
-l'arbitrio sulla vita di quelli, eccetto i casi determinati dalla
-legge. Il padrone che adultera con un'aldia, perde ogni ragione su
-lei e sul marito; chi sforza la fidanzata d'un servo, paga la pena
-allo sposo, il quale può anche sul fatto uccider lei e il corruttore.
-L'offesa ai servi vale un quarto di quella ai liberi: chi prende per
-la barba o pei capelli un rustico altrui, gli paghi un soldo: il servo
-battuto dal padrone per essersi richiamato contro di lui, rimane
-franco. Se ad uno schiavo rifuggito in chiesa il padrone promette
-sicurtà, poi non attiene, è multato in soldi quaranta. Se il padrone
-disposto a dare la libertà venga a morte, lo schiavo rimane libero
-senza pur pagare il compenso, «massima lode a noi sembrando (dice
-Astolfo) se dal servigio traggansi gli schiavi a libertà, perchè il
-Redentor nostro degnò farsi servo per dare a noi libertà»[118].
-
-Queste leggi, da chi giudicate pessime, da chi stupende, secondo il
-vario punto di vista[119], sopravvissero lungamente nelle consuetudini
-italiane[120], ed offrono il migliore ritratto de' costumi de'
-Longobardi. Il vederle dettate in latino, benchè concernessero solo i
-vincitori, mostra come questi fossero digiuni di lettere a segno di
-dover valersi dei nostri per compilarle. Ma i nostri pure dovevano
-aver perduto ogni tradizione elevata di ragione giuridica, poichè
-non seppero appoggiarsi sovra punti complessivi, e provvidero a casi
-particolari con una minuzia fin puerile.
-
-Gente che si spicca dalla patria, perde gran parte degli affetti più
-teneri e morali: or chi vorrà credere alla vantata bontà e costumatezza
-di Barbari, mescolati di genti diverse, e sì tenuemente legati al
-loro capo? I nostri padroni rozzamente abitavano; e gli _armadj_ ove
-riponevano le armi, e le _banche_ da cui presero nome i banchetti,
-erano tagliati grossolanamente. Semplici nel vivere ordinario,
-sfoggiavano ne' conviti, ove l'ilarità era stimolata dal vino, bevuto
-in giro dal corno dorato o talvolta dai cranj de' vinti nemici; e
-l'eroismo da giuochi scenici o da bardi che cantavano le imprese di
-Teodorico o d'Alboino. La scipita, eppur da tutti letta istoria di
-Bertoldo, d'origine antica e tedesca[121], ci fa vedere Alboino nella
-regale Pavia piacersi de' buffoni. I giojelli da Agilulfo e Teodolinda
-regalati al San Giovanni di Monza chiariscono com'essi sapessero
-largheggiare: ma un bastone a oro e argento da re Cuniberto regalato
-al grammatico Felice[122], è l'unico favore che leggiamo concesso a
-letterati da Longobardi; e forse Rachis tenne in palazzo una scuola,
-dalla quale uscì Paolo Diacono[123]. Dopo le prime devastazioni, molti
-di quei re fecero anche fabbricare, massimamente chiese e monasteri,
-e credesi vederne a Pavia e a Brescia, certamente a Lucca. Nel San
-Giovanni di Monza erano ritratte le geste dei Longobardi; i quali vi
-comparivano colle prolisse vesti di lino a lembi di color vario; le
-gambe ravvolte in una singolar foggia di usatti, e in piede calzari
-sparati alla sommità del pollice e con legacci di cuojo, finchè vi
-sostituirono gli stivali[124]; lunghe barbe, da cui forse presero
-il nome; la cervice rasa fin alla nuca; davanti, la chioma prolissa
-fin alla bocca con una drizzatura sulla fronte. Forse il sudiciume
-manteneva fra loro una malattia cutanea, qual ella si fosse, indicata
-col nome di lebbra; e chi n'era infetto veniva espulso di casa e
-di città; provvedimento nulla più eccessivo dei tanti suggeriti
-per pubblica sanità, se non si fosse esacerbata la condizione di
-quegl'infelici col considerarli per morti, e interdirli non solo del
-disporre dei proprj beni, ma fino dell'usarne al puro mantenimento.
-
-Giungevano i Longobardi in una società corrotta dal lusso, avvilita
-dalla schiavitù, pervertita dall'idolatria, senza che il cristianesimo
-l'avesse ancor potuta riformare; onde ai vizj proprj aggiunsero
-quelli dei vinti. Tra questa eredità gentilesca erano le pratiche
-supertiziose, e assurde credenze in apparimenti di morti, patti col
-diavolo, larve placabili con lustrazioni. Il legislatore rimprovera del
-credere che certe donne ingojassero gli uomini[125]: ma al tempo stesso
-egli proibisce ai campioni, ne' duelli giudiziarj, di portare indosso
-erbe o che che altri malefizj.
-
-
-
-
-CAPITOLO LXIII.
-
-I vinti. Con che legge viveano? Quali la condizione e le arti loro?
-
-
-Fin qua scrivemmo al modo de' classici, quasi unicamente guardando alla
-nazione vincitrice: ma che n'era intanto dei vinti?
-
-Il silenzio della legge mostra già come il vincitore non degnasse
-occuparsi di loro: ma se non è lecito figurare che il Goto o
-il Longobardo vincesse per rendere felice il Romano, sottrarlo
-all'oppressura degli ultimi tempi imperiali, e, alleviatolo dalla
-guerra, lasciar che nella quiete attendesse agli studj e alle arti,
-non vuolsi però dimenticare che il cristianesimo non permetteva più ai
-vincitori di conculcare affatto la umana natura.
-
-Se i Barbari, dilagando sulla nostra patria, avessero scontrato tanta
-patriottica ostinazione quanta Annibale o Pirro, sarebbe nata guerra
-di sterminio, dove una delle parti avrebbe dovuto soccombere: qual
-delle due non è difficile il prevederlo, chi avverta come la germanica
-migrazione continuasse da secoli senza esaurirsi. Sarebbe dunque
-avvenuto dell'Europa come più tardi dell'Asia e dell'Africa, donde
-gli Arabi svelsero ogni radice dell'anteriore civiltà. All'incontro i
-Barbari (eccettuiamo sempre gli Unni, che comparvero, distrussero e si
-dileguarono) arrivavano in Italia già cristiani, cioè accolti in una
-fratellanza che dava diritti e imponeva doveri.
-
-Per quanto infelice fosse dunque la condizione cui trovaronsi ridotti
-i vinti in Italia, non va paragonata a quella che fecero, per esempio,
-all'Asia i Turchi, o all'America gli Spagnuoli. Qui, oltre il clero,
-si trovavano nobili, operaj, minuti possessori, coloni e schiavi. Al
-popolo basso generalmente dovette parere che i Barbari recassero un
-sollievo da quella concatenata oppressione fiscale. Degli schiavi gran
-parte nelle prime correrie fu rapita; ai restanti poco caleva a qual
-signore servissero, fatati alla miseria. Altrettanto dicasi dei coloni,
-che nulla avevano a perdere, e non di rado vantaggiavano. Della nobiltà
-patrizia romana aveano già fatto sterminio gl'imperatori; allora i
-Barbari l'annichilirono, giacchè, non trovandola buona ad alcuna delle
-arti di cui essi aveano mestieri, non le usavano que' riguardi che
-agli agricoli ed agli artigiani; sicchè della primitiva conquista
-rimase levata ogni traccia. Della nobiltà nuova formatasi nelle
-provincie, alcuni s'appigliarono alla fortuna de' vincitori, per trarne
-qualche porzione a proprio vantaggio: i più, umiliati, scaduti dalle
-dignità, spogli in parte o in tutto dei beni, sentivano repugnanza pei
-conquistatori, e faceano opposizione con quel poco di potere che ad
-essi era rimasto nelle curie; talvolta anche rimbalzavano contro gli
-oppressori, come vedemmo tentarsi sotto i Goti; altri si ritiravano
-nelle vaste e lontane tenute in mezzo a coloni e clienti, sperandosi
-dimenticati.
-
-La civiltà romana, dovunque arrivasse, si sovrapponeva alle leggi,
-ai costumi, alla religione, alla lingua nazionale, per modo che pochi
-secoli di dominio cancellavano quasi ogni orma delle istituzioni dei
-popoli sottomessi e assimilati. I Germani al contrario, invadendo il
-nostro paese, sentivano quanto una civiltà sistemata fosse superiore
-ad una barbarie incomposta; sprezzavano i Romani individualmente, ma
-concepivano, se non rispetto, almeno meraviglia dinanzi a quei superbi
-edifizj, agli acquedotti, agli anfiteatri, alla regolare gerarchia de'
-poteri. Fissandosi poi sulle terre romane, e col diventare proprietarj
-acquistando relazioni più complicate e durevoli, comprendevano la
-necessità di regolamenti più estesi; e poichè la legislazione romana
-glieli offeriva, mentre abbattevano l'ordine politico, vagheggiavano il
-sociale, ed anche mettendo al giogo i Romani, si confessavano ad essi
-inferiori, e s'ingegnavano d'imitarli.
-
-Non privavano dunque i vinti della libertà naturale riducendoli
-schiavi; e talvolta neppure affatto della civile. Questo, che era
-generosità rara fra gli antichi, qui veniva dall'esercitarsi i due
-popoli in diverso genere d'industria; nell'armi i vincitori; i vinti
-ne' campi, nelle arti, negli studj. Teodorico usò in insigni uffizj
-Cassiodoro, Boezio, Simmaco; altri Barbari si valsero certo dell'opera
-di Romani; e sebbene de' Longobardi non sia detto, li vediamo però
-dettare le proprie leggi in latino: queste leggi modificare alla
-romana; stabilire un sistema fiscale complesso, qual non avrebbero
-potuto se non col sussidio de' vinti.
-
-Nè per questo il vinto entrava nella società de' vincitori. Adoprato
-per bisogno non per onoranza, rimaneva escluso dalle armi, e da ciò che
-fra i Germani n'è conseguenza, la giurisdizione e l'amministrazione;
-solo per grazia speciale alcuno veniva ammesso fra i vincitori,
-consentendogli il titolo di convittore del re.
-
-I beni de' natii furono divisi in ragione diversa ne' diversi paesi:
-i Visigoti tolsero ai possessori due terzi dei campi, degli schiavi,
-degli animali domestici e degli strumenti di lavoro[126]; i Borgognoni,
-metà delle corti e dei giardini, due terzi delle terre lavorate, un
-terzo degli schiavi, lasciando in comune le foreste. Gli ausiliari
-degli ultimi imperatori chiesero in Italia un terzo de' terreni, e
-avuto il no, deposero l'ultimo cesare d'Occidente, e ottennero da
-Odoacre ciò che Augustolo avea negato. Gli Ostrogoti sopragiunti
-occuparono anch'essi un terzo.
-
-Togliere metà o un terzo dei terreni a gente decimata dalla guerra,
-ed esonerarla con ciò dal tributo, che sotto i Romani esorbitava a
-segno da far sovente abbandonare al fisco le tenute istesse, parrebbe
-tutt'altro che abuso di brutale vincitore. Se fosse poi vero che il
-Germano, indocile alla fatica dei campi, non esigesse che il terzo
-dei frutti, sarebbe un sistema più mite di quanto si pratica oggi
-nella nostra campagna. Ma una partigione fatta da conquistatori sopra
-gente che non ha armi nè rappresentanza per francheggiare i proprj
-diritti, può ella immaginarsi altrimenti che come una grande violenza,
-esercitata parzialmente da ciascun capo nel paese o nel villaggio dove
-infiggeva la sua lancia?
-
-Inoltre, i Goti toglievano que' possessi dal pubblico dominio, o da
-possedimenti privati? Se dai privati, come pare, che cosa intende
-Teodorico quando asserisce un ricco Goto equivalere a un Romano
-povero? Perchè gl'invasori soprarrivati occupassero i terreni stessi
-dei conquistatori precedenti, converrebbe supporre i Goti tanti
-appunto di numero, quanti gli Eruli e i Turcilingi d'Odoacre; e che
-avessero catasto e misuratori e una regolarità di possessi, affatto
-inconciliabile colla condizione di Barbari. Poi, se al primo entrare
-ciascun Barbaro diveniva possessore, come spropriava altri via via
-che faceasi nuove conquiste? e se la misura non fosse stata equa, come
-avrebbe potuto richiamarsene il prisco possessore? e davanti a chi? e
-come tutelava egli i proprj confini? Poi delle proprietà dei Goti cosa
-avvenne, quando i Greci gli ebbero vinti? e di quelle dei tanti caduti
-in guerra sì micidiale? Può mai immaginarsi che, fra tanto scompiglio,
-venissero restituiti ai primi signori? Potrebbesi credere che cadessero
-al fisco; ma nella prammatica di Giustiniano non v'ha motto di oggetto
-sì rilevante.
-
-I Longobardi occupano essi pure un terzo, ma in peggior ragione:
-poichè, se i Goti contribuivano alle spese della coltura ne' campi
-invasi, questi levavano un terzo lordo dei frutti, modo di costringere
-i più a ridursi servi, se già nol fossero per sistema.
-
-E qui si presenta una controversia famosa sulla bontà de' Longobardi.
-Il terrore chiamava torrenti e diluvj le invasioni; la compassione
-esagerava gli sterminj, tanto che papa Gregorio Magno dice, l'umana
-stirpe, folta in Italia come campo di biada, restò allora guasta ed
-uccisa, e tutto il paese converso in deserto, popolato solo di fiere.
-Noi sappiamo storicamente che la popolazione dell'Italia ancora
-romana era tutt'altro che numerosa; oltre che un fiero contagio l'avea
-desolata poco prima dell'arrivo de' Longobardi[127]. Per quante poi
-sieno le violenze particolari, v'è poca ragione di credere a uno
-sterminio sistematico, dal quale al vincitore non sarebbe derivata
-altra conseguenza, che di ridurre incolte le campagne.
-
-Tutt'al contrario Paolo Diacono, longobardo e che de' Longobardi
-scriveva quando n'era appena caduto il regno, sicchè la compassione
-li faceva rimpiangere e il lodarli sapeva di generosità, non trova
-espressioni bastanti a loro encomio: «nessuna violenza accadeva,
-nessun'insidia tendevasi; non era chi angariasse o spogliasse altrui
-ingiustamente; non furti, non ladronecci; ciascuno andava senza paura
-ove gli talentasse»[128].
-
-Se i conquistatori, e massime nei primi momenti, rechino tali
-beatitudini, lo dica chi ha occhi. E se Cicerone, proclamando i doveri
-della giustizia nel secol d'oro di Roma, stabilisce che coi soggiogati
-bisogna adoprare fierezza come coi servi[129], aspetteremo noi tanta
-umanità nei Barbari, che pur spropriarono i natii? Fosse anche vera,
-quella pittura sarebbe a riferirsi solo al vincitore; non altrimenti da
-quando i Romani antichi vantavano che nessuno poteva esser torturato e
-ucciso senza regolari giudizj, mentre stavano all'arbitrio de' padroni
-e de' magistrati tanti milioni di provinciali e di schiavi.
-
-Lo storico medesimo, quando dal fraseggiar retorico viene ai fatti,
-racconta che Clefi distrusse la nobiltà, lo che significa i possessori;
-e che, «sotto i trenta duchi, molti nobili Romani furono uccisi
-per cupidigia, gli altri partiti fra gli ospiti in modo da divenire
-tributarj, pagando un terzo de' frutti; spoglie le chiese, trucidati i
-sacerdoti, sovverse le città, sterminata la popolazione»[130].
-
-A questo strazio fu dunque mandato il fiore della gente italica.
-Pertanto, comunque andasse il fatto nei primi momenti, in appresso i
-soggiogati ebbero, non soltanto a dimezzar le terre d'ogni circondario,
-come avevano fatto cogli _ospiti_ Eruli o Goti, per costituirne
-le corti signorili e libere; ma furono spossessati, e costretti a
-dare il terzo del ricolto; e non più allo Stato, ma a ciascuno de'
-Longobardi, cui ciascun Romano era toccato. Ridotti ad _aldj_, cioè
-manenti o terziatori o coloni, in somma tributarj, la qual condizione
-era per essenza opposta a quella di libero, più non possedevano che
-precariamente, non potevano sposar donna libera, non militare, non
-procedere ne' tribunali; chè tanto importava pei Barbari la parola
-tributario. Nelle altre conquiste i beni delle chiese restarono
-intatti: ma i Longobardi, essendo eretici, non rispettavano il clero
-cattolico[131].
-
-Questo totale spossessamento de' nobili, cioè de' possidenti, senza
-ambiguità asserito dal panegirista de' Longobardi, vien negato da
-taluni perchè in Gregorio Magno ricorre menzione dei nobili di Milano e
-d'altre città[132]. Ma oltrechè la curia romana seguiva nelle lettere
-le formole consuete[133], anche quando aveano perduto il senso,
-quel pontefice non riconosceva l'occupazione de' Longobardi nè lo
-spogliamento de' vinti; onde operava siccome una cancelleria de' giorni
-nostri che continuasse a salutare per regia la stronizzata stirpe de'
-Borboni; o siccome essa curia romana, che fin oggi nomina i vescovi
-d'Antiochia o di Laodicea.
-
-Allegasi pure una Teodota, di _stirpe senatoria_, la quale non potè
-sottrarsi alla libidine di re Cuniberto, e pianse il rapitole fiore nel
-monastero di santa Maria della Posterla a Pavia. Poi, al cessare della
-dominazione straniera, compajono ricchi possessori viventi con legge
-romana, cioè d'origine italica.
-
-Vogliasi però riflettere che, anche dai paesi occupati alla prima
-invasione, molti natii rifuggirono alle isole, sulle coste, fra
-i monti; e prima d'uscirne poterono patteggiare coi vincitori,
-conservando titoli e possedimenti. Più dovette ciò frequentare nelle
-terre assoggettate in tempi successivi, quando i Longobardi avevano
-deposto la primitiva fierezza; e i natii nell'arrendersi poterono
-riservarsi parte degli antichi diritti. Altri ancora si vennero a
-piantare sulle conquiste longobardiche da terre che mai non erano state
-soggiogate, massime dappoichè i dominatori si mansuefecero, e che la
-dominazione passò ai Franchi. Tali accidenti bastano a spiegare la
-menzione che accade di gente romana, di nobili, di senatori: il qual
-titolo ad ogni modo poteva indicare soltanto un grado personale, non
-mai di origine.
-
-Nessuna dunque, o poca gente libera rimaneva sulla campagna occupata,
-mutandosi i possessori in coloni, e i lavoratori in servi della gleba.
-Numero maggiore di liberi sopraviveva nelle città, dove, essendo
-divisi in scuole d'artigiani, non cadeano spicciolati in dominazione
-di particolari, ma in masse numerose erano distribuiti a duchi e re.
-Al possessore d'un campo, che caleva di conservare gli uomini a quello
-affissi? morendo essi, rimaneva il fondo[134], e si poteano trovargli
-altri cultori; mentre il perdersi degli artigiani deteriorava ed anche
-distruggeva il frutto che ne traeva il vincitore cui erano tocchi
-in sorte. Egli dovea dunque far opera di conservarli: pure nulla
-ne sappiamo di positivo, se non forse che gli abitanti della città
-furono gravati di doppia imposta, cioè una diretta (_salutes_) ed una
-sull'industria[135].
-
-Certo è che di questa gente vinta non parlano mai le leggi longobarde:
-silenzio ingiurioso, eppure da questo volle alcuno argomentare che i
-Longobardi la lasciassero vivere coll'antica legge patria. Di fatto,
-tra alcuni germanici conquistatori troviamo che la legislazione non
-riguardava tutti coloro che abitassero una regione, ma seguiva la
-persona: e mentre oggi, chiunque si stabilisce in un paese, sottopone
-sè e l'aver suo alle leggi da cui quello è regolato, poca o nessuna
-differenza intercedendo da cittadini a forestieri[136]; allora, al
-contrario, la legge patria serbavasi dall'uomo libero, dovunque egli
-si trovasse. Tale uso dovette introdursi dai Germani sol quando si
-sparsero sulle terre conquistate; giacchè sul territorio medesimo
-trovandosi unite differenti schiatte pel solo accidente dell'essersi
-drizzate alla medesima impresa, non v'era motivo perchè una stirpe
-dovesse rinunziare alle consuetudini degli avi, e sottomettersi a
-quelle d'un'altra. Prova ne sia che in ciascun paese troviamo ammesse
-tante leggi, quanti erano i popoli invasori.
-
-Così non pare costumassero i Longobardi: anzi talmente furono
-intolleranti d'ogni altro diritto dopo invasa l'Italia, che obbligarono
-a partirsene i Sassoni ausiliarj, perchè non vollero acconciarsi
-all'unità[137]; Rotari impone espresso che «se qualche Romano venga da
-paesi forestieri, s'uniformi alla legge longobarda, salvo se altrimenti
-impetri dalla clemenza del re».
-
-Questo cenno non concerne il popolo vinto, ma chi veniva di fuori;
-e indica che il privilegio non era inusato. Coll'andare del tempo
-si moltiplicarono i contatti degli invasori coi popoli rimasti; i
-Longobardi rimisero della primitiva ferità, massime dopo convertiti al
-cattolicismo; onde allora fu forse consentito ad alcuno avveniticcio
-di conservare la legge nazionale[138]. Quando poi nel paese nostro si
-assisero i Franchi e Tedeschi, ognuno conservava il proprio diritto;
-dal che nasceva grande varietà, e per conseguenza ne' contratti
-o giudizj si specificava sotto quale vivessero i contraenti o i
-giudicati. Da ciò le così dette _professioni di legge_[139]: sotto il
-qual nome di legge non intenderei veruno speciale e prefinito corpo
-di istituzioni, ma in generale il diritto, le consuetudini, annesse al
-fondo che i contraenti possedevano.
-
-Indietreggiando quest'uso ai primi tempi della conquista, alcuno asserì
-che i Longobardi lasciassero in arbitrio di ciascuno lo scegliere
-secondo qual legge volesse vivere. Ma qual tirannide sarebbe cotesta,
-dove il vincitore permette ai vinti di entrare a parte de' suoi diritti
-medesimi? di porsi, pur che lo vogliano, nella classe de' dominatori?
-Poi, che cosa significherebbe cotesto vivere a legge romana? una legge
-suppone uffizj e attribuzioni, che la conquista aveva cancellato.
-L'essere i nostri divenuti tributarj e dipendenti da un altro popolo,
-introduceva relazioni affatto nuove: come poteano quelle venir regolate
-colla legge romana? come sussisteva questa, dacchè erano cessati coloro
-che poteano secondo le occorrenze modificarla? Poi, è costante fra i
-Barbari che la podestà giudiziale stia congiunta col militare: esclusi
-i Romani da questo, come potevano quella ottenere?[140] Le pene, che
-presso i Barbari si riducono per lo più a multe e composizioni, come
-applicarsi al Romano, le cui leggi vanno su tutt'altro piede?
-
-Se fosse vero che i Longobardi lasciassero la legge antica ai vinti, a
-chi avrebbero questi potuto ricorrere perchè un vincitore fosse punito
-dell'omicidio o d'altra violenza? se si fosse punito il Longobardo
-colla multa, e il Romano con pene afflittive, non si stabiliva già
-un'enorme differenza? e avrebbe potuto testar il Romano, e non il
-Longobardo? sarebbe rimasta in tutela perpetua la donna longobarda, e
-non quella del vinto? come risolversi le liti de' Romani per testimonj
-e prove, quelle de' Longobardi per duello e per altri giudizj di Dio?
-e ciò in un paese solo, sotto l'autorità di un medesimo re! Il diritto
-suppone la forza di proteggerlo: e i Romani aveano da un pezzo dismesse
-per uso le armi; allora gliele toglieva la costituzione de' vincitori.
-
-Tra le leggi longobarde, una del 727 di re Liutprando stanzia che, chi
-fa un contratto, dichiari secondo qual legge intenda stipulare: dal che
-pure si volle argomentare restasse libera ad ognuno la scelta della
-legge[141]. Ma si rifletta che, anche secondo il gius romano, v'ha
-atti, la cui erezione non interessa direttamente lo Stato, e perciò i
-cittadini possono in essi preferire quali formole e modi più vogliano.
-Appunto simili contratti privati ha di mira Liutprando quando ordina
-che, nel formolarli, i notari s'attengano al diritto delle parti,
-senza però escludere speciali convenzioni fra esse, nè quelle regole
-secondarie, da cui ciascuno può innocuamente dipartirsi. Tant'è ciò
-vero, che pari facoltà non accorda pe' testamenti, attesochè questi
-sono di pubblico diritto. Liutprando inoltre veniva assai dopo la
-conquista, e tendeva a introdurre nel gius longobardo quanto potesse
-convenirgli del romano: laonde permetteva a' suoi di ricorrere a questo
-più ampio e scientifico, per via di accordi reciproci davanti a notari;
-al tempo stesso faceva arbitrio ai Romani contraenti di valersi della
-legge propria, anzichè della longobarda come prima sembra fossero
-obbligati. È un passo verso l'eguagliamento delle due stirpi: ma
-non indica in verun modo che la vinta conservasse il patrio diritto;
-attesta anzi che, fin allora, si era usato il contrario.
-
-Molto più tardi, vertendo lite fra papa Eugenio II e il popolo
-di Roma, l'imperatore Lodovico il Pio mandò alla città suo figlio
-Lotario, «acciocchè la pace col nuovo pontefice e col popolo romano
-stabilisse e confermasse». Lotario in tale occasione emendò lo statuto
-del popolo romano coll'assenso del pontefice[142]; e un capitolo
-d'essa riforma ordina s'interroghi il senato e il popolo romano con
-qual legge vogliono vivere, e questa si conservi, o se la violano
-ne siano puniti. Ma primieramente questo è caso speciale, e non si
-riferisce che a Roma e al suo ducato, non mai conquistati, ove dunque
-duravano le magistrature all'antica, e sempre erasi conservata la
-legge romana[143]; sicchè l'orgoglio de' Barbari non restava leso dal
-dover rinunziare alla propria. Probabilmente poi fu data la scelta
-per quell'unica volta, quando trattavasi di dettare una legislazione
-nuova; e optato per una legge, a quella dovettero attenersi anche i
-discendenti.
-
-Sta dunque, che i vinti italiani non parteciparono al diritto
-del vincitore se non taluno per privilegio: tant'è ciò vero che,
-ogniqualvolta la voce de' conquistati può farsi intendere, esprime
-lamento perchè non siano accomunati anche a loro i privilegi dei
-dominatori. Abbiam veduto nelle legislazioni barbare alle ingiurie
-o all'uccisione d'un uomo esser decretato un prezzo differente
-(_guidrigildo_), secondo il grado di esso, o la maggiore o minor
-parte che godeva di cittadinanza. Ne' Franchi l'uccisione d'un
-cittadino scontavasi col doppio prezzo, che non quella d'un romano
-possessore: ne' Ripaurj, ducento lire per un cittadino, censessanta
-per un forestiero germanico, cento per un romano. È una distinzione
-ingiuriosa, che però, mentre attesta l'inferiorità del vinto, mostra
-che sussistevano persone romane, formanti parte dello Stato, a segno
-che il legislatore dovea toglierle in contemplazione. Ma nei Longobardi
-nessun guidrigildo si trova stabilito pei Romani: il che conferma
-fossero ridotti alla condizione di aldj, cioè cosa di un padrone, al
-quale toccava il rifacimento dei danni loro[144].
-
-Non per clemenza dunque, ma per condanna il longobardo legislatore
-avrebbe lasciato vivere il Romano secondo la propria legge; poichè così
-lo privava delle cure giuridiche e di tutti i diritti annessi alla
-qualità di cittadino. I Romani antichi, nulla statuendo sulle nozze
-de' plebei, poi degli schiavi, le avevano in conto di meri concubinati,
-spogli di civile legittimità: altrettanto era in quelle degli Italiani
-sotto ai Longobardi, rispettate solo dalla Chiesa che le benedicea.
-Così argomentate degli altri contratti. E se pur fosse che porzione
-delle leggi romane continuasse ad aver vigore, dovette esser solo
-di gius privato, non trovandosi magistrati che le applicassero, nè
-sanzione.
-
-Diverso il caso per gli ecclesiastici. Tra essi il tipo giuridico
-universale prevalse in ogni tempo sopra il locale; nè le leggi
-canoniche, modellate sulle romane, mettono divario di paese o di razza;
-poi conservavano curie proprie, davanti alle quali essi facevano i
-loro atti, dibattevano e risolvevano da sè i loro litigj, non mancando
-neppure di mezzi per far eseguire le sentenze. Pure anche i cherici
-seguivano forse generalmente la legge della propria nazione, e alla
-romana s'attenevano solo nelle cose ecclesiastiche, e massime ne'
-privilegi concessi dalle costituzioni imperiali[145]. Certo in Italia
-ricorrono frequenti prove di diritto longobardo seguito da conventi
-e da cherici; il privilegio dei quali consisteva forse soltanto
-nel potere, se romani, dalla condizione di aldj passare a quella di
-cittadini longobardi.
-
-Però, in causa appunto di tale trascuranza de' vincitori verso i vinti,
-crede alcuno che sussistesse un reggimento municipale, per quanto
-alterato dall'organamento militare de' Longobardi. Ma già vedemmo a
-qual nullità fossero ridotti i municipj sul fine dell'Impero, quando
-la più gran cura mettevasi nel buttarsene di dosso i gravissimi pesi:
-poi fondamento e scopo ne erano i tributi, e questi mutarono affatto
-natura colla conquista de' Barbari. Sotto i Goti, si rammentano ancora
-in Italia e curiali e magistrati conservatori della pace[146], perchè
-quella gente, o per origine o per lunga convivenza, avevano adottato
-assai maniere romane; in qualche formola de' Franchi vedesi alle
-curie attribuito il registrare alcuni atti: ma ne' paesi sottoposti
-ai Longobardi, neppur sì poco compare. Se fosse poi vero che i
-vinti restassero ripartiti fra i vincitori, cessava di necessità
-ogni interesse comune, fin quelle cure di ponti, di strade, di beni
-pubblici, alle quali si restringe il municipio.
-
-Ciò vale pei Romani conquistati e ripartiti. Ma mentre i Longobardi,
-pochi in numero fin da principio, poi assottigliati nelle guerre
-continue di due secoli, e sistemati a modo d'esercito, tenevansi
-aggruppati intorno ai castellari, più confacenti all'indole loro
-che non le città, la remota campagna e massime i monti restavano
-alla popolazione indigena, e questa poteva aver conservato qualche
-ordinamento municipale. Alla romana continuarono a regolarsi le città
-a mare, e quelle dove Goti e Longobardi non penetrarono o per poco.
-Quattro o cinque secoli più tardi, venne un istante che le città,
-dominate o no dai Longobardi, si trovarono riunite nella lega di
-Lombardia, Marca e Romagna, ed in esse apparvero forme a un bel circa
-eguali di governo municipale. Ora, chi rifletta che eguali pure le
-aveano allorchè furono côlte dagl'invasori, inclina a credere che anche
-le soggiogate dai Longobardi mantenessero alcun modo di reggimento
-municipale.
-
-Invano però se ne cercherebbe vestigio; nè la condizione dei vinti è
-possibile indagare nelle leggi che riguardano soli i vincitori, per
-quanto questi fossero portati a venerare in quelli la dignità del
-sacerdozio o la superiorità del sapere, e fin costretti di valersi
-di loro per notari e per compilare le leggi. Chi voglia vedere il
-popol nostro, lo cerchi ne' mestieri della pace e nella coltivazione
-de' campi, rimasta agl'inermi. Forse, al modo che i vincitori erano
-disposti per razze, così i vinti erano per _scuole_ di mestieri, tenute
-solidalmente garanti del tributo che si doveva al duca o al re.
-
-Nessuno dubiterà che il commercio non patisse fra quelle invasioni;
-pure non perì affatto, tanta n'è la vitalità; tanto, più de' gravi
-disastri, gli nuociono gl'improvvidi regolamenti e la sistematica
-tutela. Teodorico avea procurato favorirlo, destinandovi prefetti in
-Italia e giudici che spacciassero le liti tra forestieri e paesani,
-riparando le strade e assicurandole da' masnadieri, allestendo fin
-mille navi pel trasporto delle merci e la sicurezza delle coste, e
-allettando negozianti con promesse ed immunità. L'anonimo scoperto dal
-Valois riferisce di fatto che molti venivano di fuori a mercatare in
-Italia; che di grani, vini, legumi vi si facea baratto: e le minute
-cure prese da quel Governo, fin a tassare i prezzi delle merci[147],
-manifestano economica inesperienza piuttosto che trascuranza. Neppure
-sotto i Longobardi si cessò d'ogni commercio; anzi andavamo alle
-fiere di Parigi, ove scontravamo mercadanti sassoni, spagnuoli,
-provenzali, franchi[148]. Ben è vero che i dominatori introdussero
-un impaccio, appena tollerabile alla fiacchissima servilità odierna,
-cioè i passaporti di cui doveva essere munito chiunque andasse per
-affari[149].
-
-Abbiamo pure un'incidentale menzione dei _magistri comacini_,
-architetti o maestri di muro, provenienti dai contorni del lago di
-Como, che forse per l'abilità loro furono esentati dall'universale
-ripartizione e dal tributo servile, onde rimasero eguagliati ai liberi,
-e capaci di pattuire e ricever mercede, ed ebbero licenza di unirsi in
-una specie di consorzio[150]. Troviamo inoltre costruttori di navigli
-che re Agilufo mandò al kacano degli Avari. Di medici cade anche
-frequente menzione nelle leggi, ma nulla consta del loro stato civile.
-Un pittore Auriperto in Lucca, caro al re Astolfo; un Orso, che co'
-suoi scolari Giovino e Gioventino scolpì due colonnette del tabernacolo
-di San Giorgio in val Pulicella, sono i soli ricordi d'artisti; eppure
-altri servirono ai tanti edifizj di Teodolinda e dei posteriori.
-
-Costoro tutti noi incliniamo a credere appartenessero al popolo
-vinto. Però col volger del tempo si diedero alla mercatura anche
-Longobardi, giacchè le leggi d'Astolfo vogliono che i mercadanti si
-tengano anch'essi allestiti d'arme e cavalli, e vietano sotto pena del
-guidrigildo (pena meramente longobarda) ai mercadanti del paese di aver
-affare coi Romani, cioè cogli abitanti dell'Italia non soggiogata[151].
-
-Il popolo vinto può riscontrarsi anche nelle _gilde_, specie di
-fraternite che si formavano onde soccorrersi in caso d'incendio o
-d'altri sinistri, e che forse alcuna volta metteano ostacolo alla
-brutale prepotenza. Singolarmente il popolo vinto sussisteva ed aveva
-rappresentanza nella Chiesa, radunandosi per eleggere i vescovi[152] e
-i parroci suoi, e affezionandosi ai preti e ai monaci, i quali usciti
-dalla classe degli oppressi, gli oppressi proteggevano e consolavano.
-Fra questi gli affari ecclesiastici si regolavano colla legge romana,
-e il Longobardo li lasciava risolvere gl'interni litigi davanti alle
-curie vescovili. Ora gli ecclesiastici erano fratelli, figli, congiunti
-del popolo indigeno, e poteano insinuare i principj d'ordine, speciali
-alla classe loro. Era tenuta per vera una costituzione di Costantino,
-infirmata solo dalla più tarda critica, la quale prescriveva, se
-alcuna lite fosse recata a un vescovo da una parte, l'altra parte
-dovesse stare al giudizio arbitrale di questo. Il conquistatore
-non la riconosceva legalmente; ma gli ecclesiastici se ne facevano
-appoggio, e — Il conquistatore non vi curò? ebbene, quando insorga
-dissidio fra voi, rimettetelo in noi, e coll'equità lo ragguaglieremo.
-All'ordinamento del Comune, alla polizia il Longobardo non provvide?
-provvedete voi, secondo le consuetudini di cui avete la tradizione.
-Quest'irrequieto dominio v'interrompe ogni commercio? ebbene, un giorno
-la settimana venite al convento, e lì sul sagrato raccoglietevi a
-comprare e vendere, protetti dall'ecclesiastica immunità. V'insegue il
-prepotente a spada nuda? dal furor suo ricoveratevi agli asili, che vi
-apriamo ne' luoghi sacri. Voi, sebbene vinti, siete i buoni credenti,
-mentre costoro sono ariani; voi siete i figli di Dio in cielo e del
-papa in terra, il quale vi benedice, mentre riprova la _schifosissima_
-e _nefandissima_ stirpe de' Longobardi».
-
-Così intorno all'ecclesiastica, unica autorità paesana sopravissuta,
-raccoglievansi le speranze e i diritti dei superstiti italiani, e
-v'acquistavano qualche ordinamento. In ciò nulla v'è per certo che
-indichi una città, un reggersi a Comune: ma il popolo sussiste, ed è
-collegato ad una classe rispettata anche dagli invasori, e si solleverà
-se mai questa arrivi ad ottenere qualche rappresentanza.
-
-Veniva di ciò a vantaggiarsi la potenza de' vescovi, sostenitori del
-partito nazionale[153]; tanto più che formavano un'unità con tutti i
-vescovi d'Occidente, e ad essi dirigevansi i papi, e principalmente
-Gregorio Magno. Duranti le pubbliche calamità eccitava egli i vescovi
-a convertire i vincitori ariani[154]: — La fraternità vostra esorti
-dappertutto i Longobardi, che, sovrastando grave mortalità, conciliino
-alla vera fede i figli battezzati nell'arianismo, affine di placare la
-collera dell'Onnipotente. Quanti potete, strascinate colla persuasione
-alla fede retta, predicate loro senza posa l'eterna vita, acciocchè
-quando comparirete al cospetto del Giudice possiate mostargli il frutto
-del vostro zelo».
-
-Scrisse anche a Magno prete milanese, confortasse clero e popolo
-ad eleggere un successore al vescovo Onorato. Magno si condusse
-a Roma con lettera, dov'era annunziato che i voti concorreano in
-Costanzio. La lettera non era sottoscritta, perchè i cattolici temeano
-compromettersi: pure il papa confermò l'eletto, dispensandolo, secondo
-il privilegio della chiesa ambrosiana, dal venire a' suoi piedi per
-l'ordinazione; voleva però fosse udito il parere anche dei Milanesi
-rifuggiti a Genova. Assentendo questi, Costanzio fu vescovo. Lui
-morto, dovea succedergli Diodato: ma poichè Agilulfo pretendea darne
-un altro di sua scelta, Gregorio scrisse ai Milanesi di rimaner saldi,
-ch'egli non accetterebbe mai uno prescelto da acattolici o longobardi.
-— D'altra parte (soggiunge) non vi troverete a ciò ridotti dalla
-necessità, attesochè i beni dei chierici che servono a sant'Ambrogio,
-stanno in Sicilia e in altre parti indipendenti»[155]. Nella Chiesa
-dunque erasi rifuggita la causa della libertà e della nazionalità; e ve
-la troveremo gran tempo.
-
-Allora poi che Teodolinda diede trionfo al cattolicesimo, quel che i
-vescovi in prima facevano arbitrariamente fu legalmente riconosciuto,
-continuando essi a decidere in affari di volontaria giurisdizione,
-salvo a recar appello delle loro sentenze al re. Non acquistarono però
-mai veste pubblica, nè furono ammessi alle assemblee, fin al tempo di
-Carlo Magno.
-
-Moltiplicaronsi in quel tempo i monasteri, ad alcuni dei quali, come
-alle possessioni de' vescovi, fu concessa l'immunità, vale a dire
-giurisdizione indipendente. E stantechè teneano sotto di sè molte
-persone, coloni o dipendenti, pei quali erano obbligati dare la _vadia_
-o malleveria, e in caso di delitti pagare per essi, perciò acquistavano
-sopra di essi il _mundio_, tutela longobarda che così introducevasi
-nella legislazione ecclesiastica. La vadia da alcuni si prestava alle
-città, da altri al re; e questi erano i più stimati, sicchè l'abate
-loro appena la cedeva in dignità a giudici e gastaldi. Il re stesso
-talvolta esimeva alcun monastero dalla giurisdizione degli Ordinarj;
-altri esentava da dazj, che così venivano a formare repubblichette
-indipendenti.
-
-Noi siamo dunque alieni da coloro che pensano, Longobardi e Romani si
-fondessero in un popolo solo, d'eguali diritti politici. Qual ragione
-perchè i longobardi padroni volessero rinunziare ai privilegi proprj?
-L'Italia era per essi una preda, non una patria; il loro un dominio
-militare, che si mantenne, non si consolidò: e stettero due secoli
-sul suolo nostro, come da tanti stavano i Turchi sulla Grecia, e i
-signori magiari sulla turba plebea della Pannonia. I principi loro
-intitolaronsi sempre re de' Longobardi; Longobardi soli intervenivano
-a sancire le leggi: le quali leggi essendo destinate unicamente ai
-vincitori, convincono che mai questi andarono confusi coi vinti. Anzi,
-a prevenire l'accomunamento, la legge impediva i matrimonj; nè soltanto
-coi vinti, avvilimento che la legge repudiava, ma neppure coi Romani
-de' paesi non soggiogati, ai quali soli io riferisco quello statuto
-che, se un Romano sposa una Longobarda, questa scada dai diritti suoi,
-e i figli loro restino ridotti alla legge paterna[156], cioè non godano
-i privilegi della nazione dominatrice.
-
-Pure la vita sociale non regge a canoni interamente esclusivi, nè è
-mai compiutamente d'un sistema o dell'altro: ed alcuni fatti indicano
-come potesse avviarsi la mistione. I Longobardi soleano arrolare negli
-eserciti i servi[157]: era dunque aperta a questi, fosser anche di
-gente romana, la strada al valore, e per esso a gradi, sebbene non
-ai primarj. Se fosse vero che il servo redento seguisse la legge di
-quel che lo aveva emancipato, sariasi avuto un altro modo pei vinti
-d'entrare nella società dei vincitori: ma altrimenti va interpretato il
-testo, cui appoggiano questa congettura[158].
-
-Bensì alcuni affrancati ottenevano terre a modo di liberi livellarj,
-o davansi a mestieri non servili, col che ampliavasi un terzo stato. I
-membri del clero, che nelle cose ecclesiastiche seguivano i privilegi
-romani, nelle civili erano pareggiati ai Longobardi, quantunque nati
-romani, e godeano del guidrigildo, e potevano accertar la verità colla
-punta della spada. Il Longobardo stesso s'affezionò alla sua _sorte_,
-cioè al campo toccatogli; ed agli aldj affissi a questo consentì
-diritti, e più tardi anche un guidrigildo, e il poter disporre del
-proprio peculio. Ma se mai la repugnanza nazionale e religiosa, e la
-superbia dei conquistatori lasciò qualche varco ai vinti per acquistare
-i diritti dei vincitori, ciò non fu se non dopo i tempi di Liutprando,
-quando un diritto men fiero erasi introdotto, arricchito dal più ampio
-e scientifico che i Romani aveano tramandato, e che veniva a riportare
-una vittoria intellettuale sopra quelli che coll'alabarda aveano
-distrutto la romana cittadinanza.
-
-
-
-
-CAPITOLO LXIV.
-
-La Chiesa in relazione coi popoli e coi nuovi dominj. San Benedetto e i
-monaci.
-
-
-Il lettore ha potuto avvedersi dell'importanza che, nella civiltà
-nuova, acquistava una potestà tutta morale, costituita sopra la
-convinzione, la riconoscenza, il sentimento; vogliam dire la potestà
-ecclesiastica. Noi dovremo lungamente occuparcene, e tanto più per la
-somma parte che ebbe nelle vicende dell'Italia dove teneva la sede, e
-a cui conservava quella centralità e quella supremazia, donde sarebbe
-scaduta allo sfasciarsi dell'imperio romano.
-
-I miracolosi primordj suoi, e come si fosse introdotta nel civile
-ordinamento, abbiam divisato. Gl'imperatori, che fin a Graziano
-seguirono a intitolarsi pontefici massimi, come tali avocarono a sè
-molti diritti, che da principio la Chiesa esercitava quale società non
-autorata: laonde, benchè indipendente nell'interno, nell'esteriore
-essa appariva subordinata; l'imperatore interveniva a tutto; per
-tutto chiedevasi il suo assenso; egli dirigere col comando o colla
-raccomandazione i vescovi, egli confermarli, egli convocar concilj,
-egli assistervi, egli decidere perfino delle materie in essi trattate,
-e ordinare l'esecuzione dei loro decreti; talmente il Governo rimaneva
-pagano anche dopo convertiti i principi. Eppure quell'assenso, questa
-conferma attestavano la forza acquistata dalla Chiesa, le sue conquiste
-più che la suggezione.
-
-Poi via via che il potere temporale fiaccavasi, l'ecclesiastico
-s'assodava: e collo sciogliersi dell'Impero la Chiesa occidentale,
-rimasta in piedi nella ruina universale, dismesse le abitudini di
-servilità e sola avendo elementi di durata nello sfasciamento di tutte
-l'altre istituzioni, raddoppiò di sforzi per abolire il vecchiume
-pagano e educare i popoli nuovi. Nel fervore d'una recente missione,
-colla usucapione più legittima assumeva quanto era abbandonato dallo
-scoraggiamento de' laici; e robusta di gioventù, salda di convinzioni,
-operante su tutta la vita, prevaleva alla decrepita romana. Unico
-argine al torrente della forza materiale, a questo opponeva il concetto
-d'una regola, d'una legge superiore alle umane; e francheggiava la
-libertà della coscienza da sorde insidie e da aperte violenze.
-
-Qual benefizio che alcun ordine rattenesse il generale scompiglio; che
-alcuno parlasse a coloro, per cui Roma non aveva avuto che insulti
-e paure! Preti inermi uscivano tra quelle orde, e col battesimo
-ispiravano loro qualche idea di umanità, sospendevano la scimitarra
-mostrando un fratello in quello al cui capo era vibrata; senza
-interesse nè speranze terrene, confortante spettacolo, si diffondeano
-dappertutto, e collegavano i popoli alla Chiesa per via della carità;
-parola intesa dal popolo che vi riconosce una virtù più che umana;
-parola che fa amare la religione da cui è ispirata.
-
-Il Barbaro, che gli avea veduti affrontare oscuri pericoli per
-annunziargli la verità fra le selve natìe, li trovava poi dinanzi alle
-città assalite per proteggerle colla croce, o accanto al prigioniero,
-al ferito, all'oppresso, per alleviarne le sofferenze; gli udiva
-parlare in nome di una potenza superiore agli odj e inattaccabile dalla
-forza.
-
-Nè dalla forza poteano esser domiti que' conquistatori, avvezzi a tutto
-spezzare colle mazze ferrate; non poteano essere inciviliti da una
-letteratura che disprezzavano o non comprendevano: ma ecco farsi loro
-incontro il clero, sfolgorante della pompa che tanto può sulle rozze
-fantasie, con una gerarchia salda e concorde, con una fede che non
-chiedeva sottigliezze di ragionamenti, ma imponeva credenze semplici,
-e restava confermata da una morale, la cui santità essi doveano
-sentire anche violandola; un clero, ordine nuovo superiore, cernito
-fra tutti gli altri, senza distinzione da libero a schiavo, da romano
-a barbaro, che non opponeva armi ma discorsi, non irritante vilipendio
-ma commoventi persuasioni, e in nome di Dio intimava cessassero di
-sterminare gli uomini, perchè _guai a chi disprezza un solo de' più
-piccoli!_ Mentre rialzava i vinti al cospetto de' vincitori, anche
-a questo esso prestava servigi; interponevasi come mediatore utile
-ad entrambe le parti; co' suoi privilegi, coi benefizj, fin colle
-usurpazioni contribuiva a sminuire i dolori sulla terra, a difendere
-l'uomo contro la debolezza o la passione propria, a migliorare la vita
-sociale e la domestica.
-
-Persino le pie leggende istillavano compassione e rispetto alle vite,
-siccome quelle che già vedemmo relative ad Attila, Alarico, Odoacre.
-I Longobardi, preso un diacono appo Nocera, il voleano scannare; ma
-prete Santulo impetrò lo commettessero alla sua custodia, offrendosene
-mallevadore col proprio capo. Appena vide addormentati i Longobardi,
-indusse il diacono a fuggire, poi si diede spontaneo ai nemici. E
-questi il condannarono a morire: ma il manigoldo restò col braccio
-feritore in alto, finchè il santo istesso gliene rese il moto, dopo
-fattogli giurare che mai non se ne varrebbe a dar morte a verun
-cristiano. Allora i Longobardi, a gara di chi più, offrirongli bovi e
-cavalli predati; ma egli: — Mi volete gratificare? datemi gli schiavi
-fatti, ed io pregherò per voi»; e tutti li rimandarono seco[159]. Altra
-volta l'abbate Sorano ai prigioni fatti dai Longobardi dà quanti viveri
-si trova nel convento, fin gli erbaggi dell'orto; poi non avendo denari
-da saziarli, è ucciso. La pietà data ai pazienti, il terrore ispirato
-da que' miracoli, rabbonacciavano gli oppressori.
-
-A petto ai nuovi regnanti la Chiesa cambiava posizione; e rimanendo
-unico potere costituito dopo prostrati gli altri tutti, aveva il vigore
-ed ispirava il rispetto proprio dell'ordine; ed associando le due
-potenze che fondano e mantengono gli Stati, forza ed ingegno, campò
-l'Italia e l'Europa da una barbarie assoluta. Attesochè agl'invasori,
-padroni di tante provincie, non bastasse più l'ordine legale suggerito
-dai bisogni delle piccole tribù, la Chiesa si accinse a provvederli
-di un nuovo; onde poterono anche nei Governi insinuarsi le massime
-evangeliche dell'amor del prossimo, dell'umana fraternità, d'una
-giustizia e di una morale anteriori e superiori a qualunque diritto
-positivo, dell'obbedienza che al Creatore devono e sudditi e regnanti.
-
-Cassiodoro, a nome dei re goti, nel 534 scriveva a papa Giovanni II:
-— Voi siete guardiano del popolo cristiano; voi col nome di padre ogni
-cosa dirigete. Pertanto la sicurezza del popolo è in cura a voi, cui fu
-dal Cielo affidata. A noi conviene custodir alcune cose, a voi tutte.
-Spiritualmente pascete il gregge affidatovi, nè però potete trascurare
-ciò che spetta al corpo; attesochè, constando l'uomo di doppia natura,
-un buon padre le deve entrambe favorire».
-
-Regolata la gerarchia, introdottasi nella vita civile e a parte del
-potere, non fu possibile alla Chiesa mantenere la povertà di quando
-vivea delle offerte recate all'altare, dividendole coi poveri. Dopo
-Costantino, le società religiose poterono giuridicamente avere sode
-proprietà e accettare legati; Costantino medesimo lentamente provvide
-la basilica dei santi Apostoli; a molte furono assegnati i beni
-che prima servivano al culto pagano; ad altre, porzione dei terreni
-comunali; e siccome anticamente non faceasi testamento senza qualche
-legato all'imperatore, così ogni cristiano alla Chiesa volea lasciare
-un testimonio di pietà. Nè questa era sempre prudente, e alcuni
-abbandonavano i parenti nel bisogno per assicurarsi i suffragi: lo
-perchè Valentiniano I vietò al clero di ricevere legati da donne; poi
-fu proibito a preti e monaci l'ereditare; ove san Girolamo rifletteva,
-non dolersi della cosa, bensì dell'essere meritata.
-
-Se gli ecclesiastici avessero potuto legare ai proprj parenti o
-distrarre i beni ricevuti per servizio della Chiesa, i devoti sariensi
-veduti costretti a sempre nuove dotazioni; perciò gl'imperatori tolsero
-ai sacerdoti il disporre per testamento dei beni acquistati. Che ne
-seguì? i loro possedimenti aumentarono a dismisura; ma di rimpatto le
-elezioni restavano più indipendenti dai laici quando non era mestieri
-vivere delle costoro limosine; oltrechè quei tesori erano un fondo per
-soccorrere poveri, alzar chiese, decorare il culto, alimentare parroci
-di plebi povere e remote[160].
-
-Per lungo tempo sacerdoti e vescovi non vestivano diverso dai secolari;
-tanto che sant'Ambrogio alcune volte era scambiato per suo fratello
-Satiro, egli vescovo per un laico[161]. La veste talare e la cappa
-che i sacerdoti conservano fin oggi, erano consuete ai filosofi e a
-chi non affettava pompa; ed unico distintivo, fuor della chiesa, fu il
-radersi i capelli, lasciandone solo una corona; il color nero non venne
-di legge che dopo il secolo XIII. I sacerdoti furono anche schiusi da
-certe professioni, indi da tutti gli impieghi secolareschi; poi più
-regolarmente obbligati al celibato.
-
-Nelle persecuzioni si sentì la necessità di rinserrare i legami; laonde
-le plebi campagnuole, dirette da corepiscopi, si aggregarono a quelle
-de' capoluoghi, e si formarono in diocesi. Allora, a curare le campagne
-fu posto un _plebano_ o _curione_ del clero episcopale, e i vescovi
-gli lasciavano le oblazioni della propria chiesa, vigilando che non le
-gravasse nè distraesse.
-
-Entrante il V secolo, Roma vantavasi possedere ventiquattro chiese
-e settantasei sacerdoti: sì scarso era il clero! donde la gran cura
-perchè nessuno si facesse ordinare fuor di diocesi, nè un prete
-abbandonasse la sua, o viaggiasse senza dimissoria dell'Ordinario.
-
-Nelle città comuni v'aveva una chiesa sola e una messa; due, se
-soverchia l'affluenza; ma sarebbesi considerata scismatica una riunione
-di fedeli senza il vescovo. Roma, e forse qualche altra gran città,
-contavano più d'una parrocchia, con un prete il quale distribuiva
-l'eucaristia consacrata dal vescovo; nè potea scomunicare o assolvere.
-Lo sconcio di mandar attorno le sacrosante specie fece permettere la
-consacrazione anche ai plebani, che infine amministrarono pure gli
-altri sacramenti, eccetto l'ordine, la cresima e l'assoluzione d'alcuni
-casi; regolarono tutti gl'interessi spirituali della propria chiesa; ed
-essendo d'istituzione divina, non poteano rimoversi che per giuridica
-sentenza.
-
-Ordinariamente il più vecchio dicevasi arciprete, somigliante al
-vicario generale d'oggi. Gli arcidiaconi, braccio destro del vescovo,
-amministravano i beni della cattedrale, ne distribuivano le limosine,
-presentavano gli ordinandi. Già nel IV secolo troviamo nella Chiesa
-latina, diaconi, suddiaconi, acoliti, esorcisti, ostiarj: gerarchia,
-nella quale si determinavano sempre meglio i doveri, gli onori e la
-graduale giurisdizione.
-
-Concentrata l'autorità ne' vescovi, questi furono obbligati alla
-residenza, e a non rimanere assenti più di tre settimane; e paragonando
-l'episcopato ad uno sposalizio, gli si applicò la legge del divorzio,
-proibendo il mutarsi da una sede all'altra, quando nol prefiggesse il
-bene universale: troncando così le brighe per posti migliori. Doveano
-poi girare la diocesi, nel che univasi all'interesse delle anime
-il materiale, poichè allora dalle chiese forensi raccoglievano le
-oblazioni depostevi nell'annata.
-
-Sul principio non appare gradazione tra i vescovi, dipendendo solo
-dalla sede romana; poi quelli delle varie chiese cercarono forza
-col sottoporsi a quello della città più illustre per martiri o per
-fondazione apostolica. Egli s'intitolava metropolita o arcivescovo;
-era distinto col pallio, striscia che dal collo cade sul petto e fra
-le spalle; e non aveva superiorità spirituale, ma convocava a concilio
-i vescovi della provincia, per ciò chiamati suffraganei; li consacrava
-prima che entrassero in funzione, rivedeva le decisioni loro, vigilava
-sulla fede e la disciplina di tutta la provincia.
-
-Morto un vescovo, il metropolita destinava un sacerdote per
-amministrare in sede vacante, il quale determinava un giorno in cui
-si radunassero altri vescovi, alla cui presenza il clero proponeva,
-e l'assemblea dei decurioni e del popolo eleggeva il successore.
-La nomina non diventava legale finchè non l'avessero approvata i
-suffraganei, e confermata il metropolita.
-
-Il vescovo era di preferenza scelto fra laici o sacerdoti, battezzati e
-cresciuti nella chiesa stessa, in modo ch'egli conoscesse le sue pecore
-ed esse lui. Distruggere le reliquie del paganesimo e serbar intemerata
-la fede, era sua suprema cura: ma la condizione dei tempi gli accollò
-i pesi, a cui si sottraevano le fiaccate autorità temporali. Il vescovo
-allora diviene ogni cosa: egli battezza, confessa, impone le penitenze
-pubbliche e private, scomunica e ribenedice; egli visita infermi,
-suffraga morti, amministra i beni del suo clero; egli s'applica alle
-scienze e alla storia, pubblica trattati di teologia, di morale, di
-disciplina; egli sostiene controversie con eretici e filosofi, risponde
-a consulti d'altri vescovi, di chiese, di monaci, di privati; egli va
-a mitigare i Barbari e gli usurpatori, o a sedere ne' concilj; egli
-riscatta prigionieri, nutrica poveri, vedove, orfani, fonda ospizj
-e spedali; egli fa da arbitro, da giudice di pace, da ambasciatore;
-congiunge insomma il potere religioso, il filosofico, il politico.
-
-La venerazione traeva spontaneamente le plebi alla giurisdizione
-arbitrale de' vescovi, i quali consumavano intere giornate a decidere
-piati, sin de' Pagani; e positiva legge imperiale ordinò ai magistrati
-d'eseguire le decisioni vescovili. Queste, non facendo distinzion di
-persone e disimpacciate dalle solennità giuridiche, riconducevano il
-diritto alla ragione e all'equità, tenendo conto della buona fede
-più che della stretta parola, de' precetti religiosi e morali più
-che de' civili, e carità e verità opponendo allo spirito contenzioso.
-Come patrono de' deboli, il vescovo interponeasi fra il padrone e lo
-schiavo, fra il padre e i figli, rimediando alle legali iniquità. I
-Governi municipali erano abbandonati dai decurioni? vescovi e sacerdoti
-gli assumevano, trovandosi dovunque bisognasse vigilare, dirigere,
-confortare. Onorato di Novara fortificò alcuni posti a guisa di
-alloggiamenti militari, per ischermo della sua plebe, quando da Odoacre
-e da Teodorico era osteggiata. Fu tratto alle chiese il privilegio che
-i tempj e i sacri boschi idolatri avevano di proteggere i delinquenti.
-
-Non era dunque l'ingerenza temporale de' sacerdoti un'usurpazione, non
-la toglievano ad alcuno, non l'aveano chiesta, non vi furono destinati;
-nacque il bisogno, e si trovarono pronti, dal cristianesimo traendo
-e il diritto e i mezzi di far ciò che giova all'uomo. Eppure questo
-è vulgare tema di declamazioni ai propugnatori di quella che chiamano
-libertà delle corone. Se all'età nostra convenga mettere non solo ogni
-potere, ma perfino le coscienze a disposizione di quell'ente astratto
-che chiamano il Governo, lo discutano i savj, e i non savj lo imparino
-dall'esperienza. La storia ci mostra che la Chiesa raccoglieva non
-gli onori ma i pesi del potere, lasciati cascare dell'autorità laica;
-interponendosi fra i conquistatori e i vinti, a quelli predicava la
-pietà, a questi la pazienza; offriva tutori alle società rimbambite,
-consiglieri alle nuove; le ultime qualità fiaccate e disperse dei
-Romani fondeva insieme colle rozze e robuste de' Barbari; rimediava
-ai vizj dei primi, educava la grossolanità degli altri; ritemprava la
-fiacchezza degli intelletti colla severità de' suoi comandi; rannodava
-le comunicazioni fra le provincie separate; e nello scompagnamento
-universale ristabiliva il dogma dell'autorità, cioè d'un potere ammesso
-e consentito dalle anime; mostrava un ordine stabilito, un Governo
-senza violenza, un sistema unitario e repubblicano, dove la moltitudine
-non divien confusione perchè ridotta a unità, nè l'unità diviene
-tirannia perchè è moltitudine. Così la Chiesa si assodava come pubblica
-podestà, come repubblica morale; vero Governo libero, cioè che non
-sottraeva dalle regole, ma mutava la cieca sommessione in ragionevole
-obbedienza, il supplizio in espiazione.
-
-Alle maschie fantasie dei Barbari le austere virtù dei monaci
-destavano ammirazione, e ispiravano alto concetto d'una religione,
-capace di recare a sì grandi sacrifizj. Durante ancora l'Impero,
-molti rifuggivano nella solitudine, bisogno delle anime nauseate dalla
-corruzione o frante dalla tempesta, e così sottraevansi a un mondo che
-non occupava la loro industria, stomacava la loro ragione, accumulava
-i patimenti. Era fervore di servir Dio per Dio; non conseguenza di
-calcoli o artifizj domestici, come quelli che dappoi popolarono i
-monasteri d'anime annojate e mediocri; pure, tostochè la pace lasciò
-intiepidire lo zelo, vi si mescolarono umane passioni; e voltate
-le spalle al mondo per darsi a Dio, tornavasi da questo a quello,
-brigando, scompigliando, per modo che gl'imperatori dovettero vietare
-agli anacoreti di venire nelle città.
-
-L'Occidente nostro, dedito all'operosità, non prezzò gran fatto
-l'ascetica esaltazione; quegli stessi che si diedero alla vita
-monastica[162], non procacciarono tanto la contemplazione e il distacco
-dalla società, quanto il viver comune nella preghiera, ne' devoti
-colloquj; non tanto la macerazione e il silenzio, come la discussione,
-lo studio, la fratellevole operosità. In questo senso fu dettata in
-Italia una regola che poi prevalse alle altre, e porse indirizzo ai
-divergenti impulsi della particolare divozione od austerità.
-
-Autore ne fu Benedetto da Norcia nello Spoletino (480). Nato
-riccamente, venuto di dodici anni in Roma a studio, potè comparare
-l'antica grandezza colla presente abjezione; e tediato d'un mondo
-sovvertito, ricoverò di quattordici anni, colla nudrice Cirilla, in una
-caverna a Subiaco, che poi col nome di Sacro Speco divenne magnifica
-per edifizio e affollata per devozione. Colà mantenuto da miracoli,
-ignorava persino che giorni corressero; ma ortiche e spine a fatica
-mortificavano la carne ricalcitrante. Prodigi segnalarono ogni passo
-del giovinetto, che acquistò nome fra' vicini pastori, indi fra'
-lontani, tanto che alcuni monaci di Vicovaro il vollero per capo.
-Negò egli un pezzo por mano fra i troppi bronchi di quel convento;
-pure alfine accettò, e si accinse vigoroso a riformarlo (510); di che
-disgustati, essi tentarono avvelenarlo nel calice, ma questo alla sua
-benedizione andò a pezzi, ed egli esclamò: — Dio vel perdoni, fratelli.
-Non ve lo avevo detto che non ci saremmo potuti accordare? Cercate un
-superiore che meglio vi convenga»; e tornò alla solitudine di Subiaco.
-
-Ma più non era solitudine. Da presso e da lontano, laici e sacerdoti,
-villani e cittadini traevano a udirlo e consultarlo e fargli quella
-riverenza che a santo; Equizio e Tertullo, nobili romani, gli mandarono
-i loro figliuoli Mauro e Placido, che divennero i primi suoi discepoli;
-e fondati dodici monasteri là intorno (529), ciascuno di dodici monaci,
-vi faceva sperimento della regola che ideava. Qui pure bersagliato
-dall'invidia, ritirossi con Placido e Mauro là dove, dalle sponde
-della Melfa, Montecassino sollevasi in una delle più deliziose posture,
-offrendo il prospetto delle amene valli che serpeggiano tra i selvaggi
-Appennini dell'Abruzzo, finchè si dilatano nella fertile Campania.
-In questo luogo di mercato (_Forum Casinum_) ancora stavano in piedi
-il tempio e la statua d'Apollo; e Benedetto, estirpata l'idolatria e
-raccolti nuovi discepoli, fondò un monastero sull'altura, e non men
-coll'esempio degli atti che colle direzioni della prudenza vi pose in
-atto la sua regola.
-
-Parrà indegna di attento e spassionato esame questa legislazione, nuova
-negli annali dell'umanità, e che operò per più tempo e su maggiori
-individui che non molte altre antiche e nuove? Tutto v'è democratico,
-tutto elettivo; ogni monaco salire al primo grado; acciocchè la
-nascita non rechi distinzione, si dimentica pur il nome di famiglia;
-l'eguaglianza sarà mantenuta dalla comunione de' possessi. In tempo
-che l'ozio era decoroso, e sordido il lavorare, Benedetto intima alla
-sua repubblica: — Il far nulla è nemico dell'anima, e per conseguenza
-i fratelli devono alquante ore occupar in lavori di mani, altre in
-pie letture; e se la povertà del luogo, la necessità o il ricolto dei
-frutti li tiene costantemente occupati, non ne stiano in pena, giacchè
-veri monaci sono se vivono delle proprie mani, come usarono i Padri e
-gli Apostoli: ma ogni cosa facciasi con misura per riguardo ai deboli».
-
-Al quale obbligo adempiendo, i monaci domesticarono i terreni attigui
-ai loro monasteri: la prosperità de' quali essendo intento comune
-e trasmesso ai successori, poteano compier opere cui non bastano la
-vita e i mezzi d'un proprietario; ed uno s'accorgea d'avvicinarsi a
-un monastero quando vedesse campagne ben colte, anguillari di viti,
-e frutteti, e rigagnoli ad arte guidati. Le terre loro andavano
-esenti dalle contribuzioni; non amministrate dalla cupidigia privata,
-lasciavano maggior agiatezza al villano; talchè come un privilegio
-guardavasi l'esser messo a servigio d'un monastero. Quando poi deposero
-la zappa, presero lo stilo e le tavolette (_graphium et tabulæ_) che la
-regola imponeva a tutti di avere, copiarono libri, e ci conservarono i
-classici: poscia eressero magnifici chiostri, nei quali si ricoverarono
-le arti e la letteratura, e ai quali il secolo volge ancora
-l'ammirazione, dopo dimenticato quanto giovarono al vulgo.
-
-L'abate era scelto dai monaci e tra essi; ma una volta eletto,
-acquistava potere assoluto, sebbene obbligato a interrogare i fratelli
-ne' casi più gravi. La virtù nuova introdotta nella società da quel
-precetto del Vangelo _Obbedite ai vostri capi_, fu spinta fino alla più
-assoluta abnegazione. «Se comando difficile od impossibile sia dato ad
-un fratello, lo riceva con dolcezza e docilità. Se trascenda affatto
-le sue forze, l'esponga sommessamente, non inorgogliendo, non ostando,
-non contraddicendo. Che se dopo la sua rimostranza il priore persista,
-il discepolo sappia che così dev'essere, e confidando nel Signore
-obbedisca» (cap. 68).
-
-Così ogni volontà individuale era sottomessa a una sola, nè doveva
-il frate «avere in proprio potere il corpo nè la volontà» (cap. 33).
-L'abbate comandava, puniva, premiava, mutava di luogo e destinazione,
-finiva i litigi, castigava i renitenti. Nè però era egli un tiranno,
-giacchè trovavasi costretto dalle costituzioni del monastero e dalle
-consuetudini, che si consultavano ad ogni dubbio, e che determinavano
-le più minute particolarità della vita; come vestire, quando radersi
-o lavarsi, in che giorni all'erbe e alle fave aggiungere leccornìa di
-olio o di grasso, o il frugal desco rallegrare d'ova, pesci, frutte.
-Ai disobbedienti toccava dapprima l'ammonizione, poi la correzione
-in pubblico, poi la scomunica, cioè l'isolamento nel lavoro e nella
-preghiera: ai pertinaci il digiuno e anche pene corporali, e per ultimo
-l'espulsione.
-
-Il mutamento più segnalato che Benedetto introdusse nella vita
-monastica, fu la perpetuità dei voti solenni. Per farli, era necessario
-conoscere quel che si prometteva, e in conseguenza durare un tirocinio,
-ove per un anno leggevasi ai novizj più volte la regola, onde
-assicurarsi che avrebbero e voglia e capacità di sostenerne i pesi; e
-venivano esercitati in mortificazioni, in esperimenti faticosi, e fin
-vani e puerili, ma diretti a ottenere il trionfo dello spirito sopra la
-materia, e la libertà vera che consiste nel padroneggiar le passioni.
-
-Il vestire, quale costumavasi nel paese; e per trovarsi pronti al tocco
-del mattutino, nol deponevano neppur la notte, eccetto il coltello.
-I frati erano laici, nè lo stesso Benedetto ricevè gli ordini: «che
-se qualche prete chieda entrarvi (dic'egli), non gli si consenta
-agevolmente la domanda; se poi persiste, tengasi obbligato alle
-discipline senza alcuna dispensa».
-
-Oppresso dai Longobardi, l'Italiano potea farsi frate, e subito
-diventava di valor superiore al dominante. È ben naturale che quella
-società nella società imponesse condizioni a chi vi entrava, e prima
-era l'eguaglianza, talchè Rachi già re longobardo, e Carlomanno già re
-dei Franchi restavano indistinti da qualunque altro benedettino.
-
-Insomma quella regola era un compendio e un'applicazione del
-cristianesimo, delle istituzioni dei santi padri, de' consigli di
-perfezione. Ivi eminenti la prudenza, la semplicità; ivi coraggio
-e umiltà, libertà e dipendenza, tutto fondato sul sagrifizio,
-sull'obbedienza, sul lavoro; e di sotto alla severità generale trapela
-una moderazione, una dolcezza, un retto senso, da supplire a quel
-che ponno desiderarvi i secoli più colti. Cosimo de' Medici ed altri
-legislatori aveano sempre alla mano la regola di san Benedetto, tanto
-l'occhio esperto vi ravvisa secreti di vera economia politica; e i
-bisogni dell'anima sono armonizzati a tutti i gradi coll'attività
-necessaria al corpo[163].
-
-Totila, traversando in guerra la Campania, volle vedere Benedetto;
-e per accertare se veramente e' fosse dotato di profetico lume, si
-pose indistinto nel corteggio: ma il santo, a lui difilatosi, il
-rimbrottò delle vendette che usava, e gli predisse vicina la sua fine,
-intimandogli di prepararvisi con opere di penitenza e di riparazione.
-Questo ed altri assai fatti ci furono trasmessi da insigni storici che
-(non ultima fortuna) sortì san Benedetto, cioè Gregorio Magno allora,
-poi il Mabillon; e le arti belle nel risorgimento, poi nel massimo
-loro splendore li riprodussero e perpetuarono per tutto il mondo, ma
-in nessun luogo più commoventi che a Montecassino, cuna ed asilo il più
-venerato dell'Ordine suo.
-
-Qui l'aspetto di fortezza dato al convento, che più volte fu costretto
-a respingere le incursioni, e più vi soccombette; la lautezza di
-possessi, attestata dai titoli scritti sopra ruderi antichi, radunativi
-da ogni parte; la suntuosità dell'edifizio, adorno di quanto san fare
-di meglio pennello e scarpello; la memoria dei dotti, che ne' secoli
-più oscuri vi trovarono ricovero; la dovizia di documenti e di libri,
-fanno mirabile contrasto colla primitiva celletta del santo, e col
-povero sepolcro ove dormì fin quando la furia saracina non turbò le sue
-ossa; e l'uomo che ascende lassù tra ammirato, curioso e devoto, può
-leggervi intiera la storia dell'Ordine, che fu il principale dei tanti
-che s'introdussero.
-
-Quantunque la regola di san Benedetto tendesse a fortificare le
-anime colla preghiera, col lavoro, colla solitudine, più che alla
-scienza divina e all'apostolato, i papi vi trovarono i missionanti
-più fervorosi, e un asilo la scienza; talchè ai Benedettini
-toccò la triplice gloria di convertire l'Europa al cristianesimo,
-disselvatichirne i deserti, conservare e riaccendere la letteratura.
-
-I conventi diventavano centri d'attività e asili della libertà. Erano
-(si dice) forse braccia sottratte al lavoro. Erano (dico io) forse
-braccia tolte al delitto e all'assassinio; e già gran cosa dee parere
-l'incatenar le passioni e spegnere il vizio in tempi che non v'avea
-carceri, ergastoli, polizia, e l'altro corredo di cui superbiscono i
-popoli colti. Il mondo non avea ricoveri, non unione o sicurezza; dove
-convivere, dove discutere tranquillamente, dove meditare sopra di sè
-e degli altri? ed ecco i monasteri offrivano una vita tutta sociale,
-tutta operosa, per isvolgere l'intelletto, propagar le idee, meditare,
-istruire. Mentre per tutto regnavano la prepotenza e le spade, ciascun
-monastero gelosamente conservava una costituzione sua particolare,
-ed eleggeva i proprj superiori e uffiziali, senza impaccio di re
-o di baroni: ad esse comunanze molti aspiravano partecipare senza
-legarvisi, come i forestieri in antico invocavano la cittadinanza di
-Roma; e borghesi e signori offrivansi al convento (_oblati_); facevansi
-registrare nel ruolo di quello, per partecipare alle preci nella vita
-spirituale, e ai privilegi nella temporale; e morendo voleano aver
-indosso l'abito di quell'Ordine, ed essere sepolti nella chiesa o nel
-cimitero dei monaci.
-
-Spiccati dal mondo, i monaci pareano non avere altri avi che gli
-antecessori loro, altro desiderio che l'ampliazione del convento
-e dell'Ordine: molti impoverirono non soltanto sè ma i parenti per
-arricchire la propria comunità; gli atti di donazione conservavansi con
-somma gelosia; s'arrivò persino a fingerne; e chi rivocasse in dubbio
-un loro possesso, guardavasi come sacrilego e nemico dei poveri e di
-Cristo.
-
-Ogni convento procuravasi un santo venerato, tesoro spirituale insieme
-e temporale; i devoti accorrevano a riverirlo, e quasi non dissi
-adorarlo; il concorso allettava i mercati, formavasi una fiera in
-sul sagrato, sicura dagli assalti de' masnadieri e dalle avanie del
-barone. L'abate di Nonantola mandava ogni anno alle monache di San
-Michele arcangelo in Firenze dodici ancelle con lino e lana per essere
-ammaestrate al tessere. Gli Umiliati di Milano divennero la compagnia
-più trafficante in lana e panni. I monaci di san Benedetto Polirono
-presso Mantova occupavano più di tremila paja di bovi ai campi. Ai
-Cistercensi è dovuto l'esser ridotte a pinguissima coltura le ghiaje e
-le paludi del basso Milanese e del Lodigiano.
-
-Arricchito, il monastero voleva anche abbellirsi; e le arti, sbigottite
-dall'ululato barbarico e dall'insulto ignorante, ricoveravano tra'
-monaci ad erigere chiese, a storiarvi le virtù e i martirj del patrono.
-
-Intanto l'individuo vi si conservava povero, sulla mensa non vedeva
-leccornìe, nulla poteva dir mio; disputossi perfino se fosse proprietà
-di ciascuno il pane che mangiava: indigenza volontaria, opposta
-all'orgoglio disumano della ricchezza, non meno che alla stupida
-disperazione della miserabilità. Mentre dappertutto era confusione
-d'uffizj e di giurisdizione, colà regnava l'ordine; determinato chi
-avesse ad obbedire e a comandare, chi copiar libri, chi predicare,
-chi sopravvedere il granajo, la vendemmia, la cucina, chi raccorre i
-pellegrini o visitare gl'infermi, chi intonar salmi, chi fare scuola.
-
-Delle derrate che dava per obbligo al padrone, il villano non riceveva
-ricambio; il penzolo d'uva o il covone di grano che spontaneo offeriva
-ai monaci, veniva restituito ad usura nelle limosine prodigate ai
-bisognosi; a tacere le piccole attenzioni, i ristori del cuore che
-nessun denaro ripaga. Mentre la guerra fervea sulle campagne, e due
-padroni l'un peggio dell'altro si disputavano i campi suoi, qual
-conforto dovea provare il villano nell'affissarsi alla quiete dei
-monasteri, e pensare che colà troverebbe in ogni caso un asilo, e la
-pace che gli armati non sapevano assicurare ai castelli! Una zuppa era
-pronta per chiunque la chiedesse; e quanti dei nostri padri, spogliati
-d'ogni avere, saranno vissuti solo del tozzo conceduto dal monastero in
-nome di Dio! Le spettacolose declamazioni d'una scienza senza viscere
-contro l'improvvida profusione dei frati, o i sogghigni d'una beffarda
-leggerezza contro l'ingordigia loro, sono soffogati dai gemiti o dagli
-urli della poveraglia sempre crescente, quanto più sviene lo spirito
-cristiano, e l'economia politica si separa dalla carità.
-
-Lusingati da quella sicurezza, accorreano artigiani e contadini, e
-attorno al convento formavasi presto un villaggio; e molte città nel
-titolo di un santo conservano l'impronta di tale origine. Ivi ancora
-ricovravansi quei che s'erano disingannati delle terrene grandezze,
-o che n'erano stati respinti; vedove che col marito aveano perduto
-il lustro di lor dignità; spose tradite o rejette; femmine rimesse in
-onestà; dotti delusi nella vanità letteraria; i gran pensieri, i gran
-dolori, i grandi rimorsi; e tutti vi portavano tributo di ricchezze, di
-dottrina, d'affetti, di virtù.
-
-Lo scherno sguajato onde i gaudenti accompagnano il nome di frate,
-dovea farci tacere questa fra le glorie nostre? dovrà farci trasandare
-una classe tanto numerosa d'Italiani, e un'efficacia così poderosa sui
-destini anche politici del nostro paese; e trapassare inosservata la
-capanna, dove i nostri poveri padri ricoveravano la testa, minacciata
-dal Barbaro o dal barone?
-
-
-
-
-CAPITOLO LXV.
-
-I papi. Gregorio Magno.
-
-
-Chiave della volta al grand'edifizio ecclesiastico sono i pontefici,
-residenti in Roma. Ne accompagnammo la serie fino a Silvestro (336-52),
-il quale vide data da Costantino la pace alla Chiesa. Gli successero
-Marco, poi Giulio, indi Liberio, che alternando debolezza e coraggio,
-incappò in una formola ariana, e ben presto si ravvide. A Dàmaso
-fu contrastata la sede da Ursicino (366), con turpi fazioni e molto
-sangue; al qual proposito Ammiano Marcellino, pagano, prorompeva[164]:
-«Se considero il fasto mondano di chi copre la dignità pontifizia, non
-meraviglio che per ottenerla non si tralasci sforzo od arte. Ottenuta
-che l'abbiano, sono certi di impinguare mercè le oblazioni delle
-devote matrone; e che andranno per Roma in carrozza, magnificamente
-in addobbo; e faranno banchetti che nulla invidiino la suntuosità
-di re ed imperatori. Più felici se, invece di scusar questi eccessi
-colla grandezza e magnificenza di Roma, riformassero il viver loro sul
-modello d'alcuni vescovi di provincia, i quali colla savia frugalità,
-col povero vestire, cogli occhi a terra, rendono non meno a Dio che
-ai veri suoi adoratori venerabile la purezza de' loro costumi e la
-modestia del portamento».
-
-Damaso ebbe amico e segretario san Girolamo; scrisse prose, versi,
-epitafj di martiri, ove si desidera minore artifizio e maggior
-sentimento. Ad Innocenzo la invasione del goto Alarico offrì campo
-d'esercitare la carità (401), e d'intromettere la pacifica sua
-mediazione tra la viltà e la ferocia. Altrettanto fece con Attila
-Leone, degno del titolo di Magno per l'ingegno e per le azioni (440).
-Restano di lui novantasei Sermoni, d'un'eloquenza sentita qualora non
-la guastino le antitesi; e censettantatre Lettere, attestanti indefesso
-zelo per la purità della dottrina e la pace della Chiesa.
-
-Ilario suo successore al battistero di Laterano unì due biblioteche
-(461); adoprò vivamente nel concilio calcedonese; ma non si seppe
-schermire dalle multiformi insidie de' novatori (467). Simplicio ebbe
-a travagliarsi nel tutelare l'unità della Chiesa, perchè, essendosi
-sfasciato l'impero occidentale, Acacio patriarca di Costantinopoli
-pretendeva la primazia, quasi andasse connessa alla sede imperiale.
-
-L'elezione del papa in principio faceasi da un senato ecclesiastico
-di ventiquattro preti e diaconi, ad immagine dei ventiquattro seniori
-astanti al trono di Dio: dopo Silvestro essendovi annessi anche
-beni temporali, concorsero alla nomina il clero ed il popolo: poi
-quando la ricchezza cominciò a fare ambìto quel posto, gl'imperatori
-intervennero alle nomine per impedire le sedizioni; in appresso le
-confermarono. Odoacre vietò d'eleggere il vescovo di Roma senza prima
-consultato il re od il prefetto, fosse gelosia politica, o per ovviare
-le dissensioni; ma il decreto non tenne (482): e Felice III della sua
-nomina informò l'imperatore, esortandolo alla retta fede[165].
-
-Gelasio succedutogli (492), scrisse inni e prefazj, e trattati sulle
-questioni allora discusse, ed uno contro del senatore Andromaco e
-d'altri Romani, i quali volevano ripristinare i giuochi lupercali,
-pretendendo le malattie moltiplicassero dacchè non si esorava il dio
-Februario. In concilio distinse i libri canonici dagli apocrifi,
-e a quali scrittori competesse il titolo di padri della Chiesa, e
-definì ecumenici i quattro sinodi di Nicea, Costantinopoli, Efeso e
-Calcedonia. Scriveva all'imperatore Anastasio: «Il mondo è governato
-dall'autorità dei pontefici e dalla potestà regia; delle quali la
-sacerdotale è più grave in quanto deve render ragione a Dio per l'anima
-dei re. Sebbene tu sovrasti a tutto il genere umano per dignità, pure
-ai capi delle cose divine pieghi devoto il collo, e da loro chiedi i
-mezzi di salute, e vedi pei sacramenti e per l'ordine della religione
-doverti a loro sottomettere anzichè sovrastarvi, e in tali cose
-pendere dal giudizio loro anzichè ridur loro alla tua volontà. Se nella
-pubblica disciplina, conoscendo essere conferito a te l'imperio per
-disposizione superna, anche i capi della religione obbediscono alle
-leggi tue, con quale affetto non dovete voi obbedire a coloro che hanno
-incarico di dispensare gli augusti nostri misteri?»
-
-Dopo che Anastasio II la occupò due anni (496), la sede fu disputata
-tra Lorenzo e Simmaco, i quali si compromisero in Teodorico, re ariano.
-Simmaco preferito, da quindici anni sedeva allorchè i malcontenti lo
-accusarono d'enormità, e richiamarono Lorenzo: la Chiesa andò sossopra,
-e neppure la presenza di Teodorico mitigò gli sdegni. Raccoltisi a
-concilio i vescovi d'Italia, Simmaco, mentre v'andava, fu assalito a
-pietre; alfine chiarita l'innocenza sua, fu ripristinato; ma Lorenzo
-per quattro anni tenne alquante chiese a forza, sinchè Teodorico la
-volle finita.
-
-Quando agli Ariani in Oriente furono tolte le chiese, Teodorico mandò
-il nuovo pontefice Giovanni (523) a Costantinopoli per ottenere a'
-suoi religionarj esercizio libero del culto; se no, lo turberebbe egli
-pure a' Cattolici in Italia. Il papa non potè o non volle riuscire; e
-Teodorico il lasciò morir prigione, come complice di congiure ordite
-allora per ammutinare l'Italia (pag. 48).
-
-Dopo altri, s'illustrò Agapito, che fondò in Roma un'Accademia per le
-belle lettere (535). Spedito da Teodato a Giustiniano per proporre
-pace, tornò disconcluso; ma a Costantinopoli aveva potuto reprimere
-gli eretici, e deporre il mal eletto patriarca. Indarno Giustiniano
-gli si era opposto, minacciandolo anche d'esiglio; ma l'imperatrice
-Teodora a Vigilio, diacono della chiesa romana, promise ottenere il
-papato, purchè aderisse alle credenze dei prelati ch'essa proteggeva.
-Vigilio trescò a danno del nuovo papa Silverio (536), che da Belisario
-accusato d'intendersi con re Teodato per introdurre i Goti in Roma, fu
-spogliato degli abiti pontificali e trasferito a Patara nella Licia. Sì
-infelici tempi correvano, che nessuno s'oppose; e Vigilio, per ordine
-del generale, fu unto pontefice (538). L'imperatore, informatone,
-impose che Silverio fosse ricondotto a Roma, ed ivi esaminato sulle
-accuse: ma Belisario, ligio ai desideri di Teodora, l'arrestò per via,
-e relegollo nell'isola Palmaria rimpetto a Terracina, dove morì di fame
-o strozzato; e la compassione pel giusto perseguitato volle in molti
-miracoli vedere attestata la sua santità.
-
-Vigilio ebbe allora conferma dal clero: ma in quel primato, che
-subdolamente aveva invaso, resistette a' capricci religiosi di Teodora
-e ai dissidenti, benchè strascinato per le vie di Costantinopoli con
-una corda al collo e gittato in un fondo di torre, sinchè la morte del
-patriarca Antimio tolse il pretesto di quelle scissure.
-
-Ma una nuova ne sorse per _Tre Capitoli_, che al IV concilio ecumenico
-di Calcedonia erano stati proposti, onde condannare Teodoro da
-Mopsuesta come seguace delle opinioni di Pelagio, Iba vescovo di
-Edessa autore d'una lettera meno cattolica, e Teodoreto di Ciro che
-avea scritto ingiurie contro il concilio Efesino. Quel sinodo li
-rimandò assolti alle loro chiese; ma Giustiniano li fece condannare
-da un altro, congregato in Costantinopoli. Gli Occidentali sapeano
-scarsamente di greco, nè aveano letto Teodoreto o Iba, ma sapevano che
-dal concilio di Calcedonia erano stati riconosciuti incolpevoli, talchè
-di questo s'infirmerebbe l'autorità qualora fossero riprovati. Al modo
-stesso la pensava papa Vigilio, ma poi lasciossi indurre a condannarli
-anch'esso, salva l'autorità del concilio di Calcedonia, e patto che
-più non se ne discutesse a voce o in iscritto. Partito mezzano, che
-disgustò entrambe le parti, i nemici de' Capitoli per la riserva, i
-Cattolici per la condanna; e i vescovi d'Africa, Illiria, Dalmazia si
-segregarono dal papa.
-
-Il debole Vigilio ne sbigottì, e revocò il proprio giudicato: ma
-insieme promise a Giustiniano d'adoprarsi per far condannare secondo
-i Tre Capitoli, purchè questa sua promessa si tenesse segreta;
-intanto la cosa restasse in bilico fino ad un concilio generale.
-L'imperatore invece ripubblicò la sua costituzione, e il papa, non
-ascoltato, separossi dagli Orientali; trattato come prigioniero,
-sofferse coraggioso dicendo: — Voi tenete me, non san Pietro»; poi
-nel nuovo sinodo Costantinopolitano (553) condannò gli errori che
-trovavansi negli scritti di quei tre, non eretici, ma esagerati
-difensori dell'ortodossia. In Italia, gli arcivescovi d'Aquileja,
-Milano, Ravenna, coi vescovi provinciali dell'Istria, della Venezia
-e della Liguria, stettero avversi al papa; alcuni apertamente,
-altri limitandosi a non aderire ai Tre Capitoli; e Paolino patriarca
-d'Aquileja in un sinodo provinciale rigettò il concilio di Calcedonia,
-nè più volle comunicare col papa, introducendo uno scisma che durò
-fin nel 698, quando, ad istanza del pontefice Sergio, un nuovo sinodo
-d'Aquileja accettò esso concilio[166].
-
-Morto Vigilio in Siracusa (555), gli fu dato successore Pelagio, più
-per volontà dell'imperatore che non per la libera scelta del clero
-e del popolo, il quale anzi lo supponeva colpevole della morte del
-predecessore, finch'egli dal pulpito non si giurò innocente. Dalla
-morte di lui si fanno più lunghe le vacanze per aspettare la conferma
-dell'imperatore. Il disordine crescente poche notizie lasciò di
-Giovanni III (560-78), che fece terminare la chiesa de' santi Giacomo e
-Filippo con molte storie dipinte e a musaico; e così di Benedetto e di
-Pelagio II.
-
-In mezzo all'interna inquietudine ed alle esteriori minaccie, erasi
-assodata la primazia che i pontefici traevano dalla parola di Cristo
-e dall'apostolica tradizione. Ariani essendo la maggior parte de'
-conquistatori, eretici spesso gl'imperatori d'Oriente, i Cattolici di
-tutta Europa guardavano il papa come capo e protettore universale, e ne
-invocavano i consigli per le anime, la protezione per le vite. Le nuove
-chiese, non potendo vantarsi pari nè vicine alla romana per età o per
-apostolica origine, con assoluta devozione chinavansi ai pontefici. E
-poichè le conversioni erano opere d'incivilimento, e sicuravano dalle
-invasioni i regni già stabiliti, perciò in questi il papa acquistava
-venerazione, non solo pel primato del sacerdozio, ma anche per gli
-interessi temporali. Il re a lui più vicino, Teodorico ostrogoto,
-essendo il più poderoso fra quei principi, ne ringrandiva nell'opinione
-il pontefice, che presso lui faceasi intercessore d'altri principi e
-vescovi, a nome di esso trattava cogl'imperatori bisantini.
-
-Scesi i Longobardi, mancò un capo generale all'Italia, ed ai Romani
-soggiogati e ai liberi non restò persona più eminente del papa in
-cui fissare gli sguardi. Possedeva egli immensi tenimenti in Sicilia,
-Calabria, Puglia, Campania, Sabina, Dalmazia, Illiria, Sardegna, fra
-le alpi Cozie e fin nelle Gallie; ed essendo coltivati all'antica,
-cioè per coloni, sopra questi egli esercitava legale giurisdizione,
-spedendovi uffiziali, dando ordini, mentre colle rendite potea
-sovvenire alle carestie, ospitare rifuggiti, soldare truppe.
-Conservando verso l'imperatore la sommessione imparata allorchè Roma
-era capitale, da esso i papi chiedevano la conferma della nomina loro,
-pagavano altre retribuzioni, tenevano alla corte sua un apocrisario
-che trattasse i loro negozj. Ma la dipendenza si diminuiva sempre più
-a fronte di imperatori lontani, di esarchi deboli e malvisti al popolo;
-mentre interrotte dalla conquista le relazioni coll'esarca di Ravenna,
-il papa, trovandosi a capo degli ordinamenti municipali mantenutisi in
-Roma intatta da Barbari, elideva l'autorità del duca sedente in questa
-città, corrispondeva direttamente con Costantinopoli, e accostavasi ad
-una specie di signoria.
-
-Pelagio II scriveva ad Aunacario (581) vescovo di Auxerres perchè di
-tutta sua possa rimovesse i re Franchi dall'amicizia coi Longobardi,
-nefandissima gente avversa ai Romani, sopra la quale non potrebbe
-tardare la vendetta di Dio, sicchè era bello non mettersi a pericolo
-di parteciparne. Spedì anche un diacono alla Corte greca per
-implorarne soccorsi, e — Rappresentate all'imperatore che i perfidi
-Longobardi, contro la fede giurata, ci han fatto soffrire tanti mali,
-che ridirli sarebbe infinito. Se Dio non ispira all'imperatore di
-mandar almeno un maestro della milizia e un duca, siamo abbandonati
-d'ogni ajuto, massime il territorio di Roma, sguarnito di presidio:
-l'esarca scrive non poterci soccorrere, giacchè non basta tampoco a
-difendere le sue vicinanze. Voglia Dio che l'imperatore ci assista
-prima che quest'abbominevole nazione s'impadronisca di quanto rimane
-all'Impero»[167].
-
-Gl'Italiani dunque guardavano il pontefice qual rappresentante non
-solo della vera fede ma della nazionalità; e più il fecero quando
-(590) sulla cattedra di Pietro s'assise Gregorio Magno, che sentiva
-l'importanza di quel grado, e tutta ne spiegò la dignità. Stratto
-dall'antica ricchissima famiglia Anicia, dalla giovinezza volse
-all'acquisto delle scienze un intelletto vivace e una straordinaria
-capacità, e da Giustino II fu elevato prefetto di Roma, la carica
-più insigne; ma nojato del mondo, sull'esempio de' suoi genitori
-si raccolse nel convento di sant'Andrea, ch'egli avea fondato nella
-propria casa, come sei altri in Sicilia. Rinvigoritosi nel ritiro,
-impetrò da papa Benedetto di missionare la Bretagna; ma il popolo
-romano cominciò a gridare al pontefice: — Voi avete offeso san Pietro,
-avete disfatto Roma, lasciando partire Gregorio»; sicchè quegli il
-rivocò. Da Pelagio II fu posto fra i sette diaconi della chiesa romana;
-e spedito ambasciatore alla corte di Costantinopoli per implorare
-soccorsi contro i Longobardi, vi guadagnò stima e benevolenza a segno,
-che Maurizio imperatore lo volle padrino di suo figlio. Morto Pelagio,
-Gregorio apprese con isgomento che i voti comuni lo avevano eletto
-papa, e tre giorni dovettero andarlo rintracciando nella solitudine,
-ove dal suo convento si era trafugato nelle corbe d'alcuni merciaj;
-scrisse anche a Maurizio, scongiurandolo per la loro amicizia a non
-confermare la scelta; poi ribramò sempre la pristina quiete, e — Non
-mi so frenare dal pianto (scriveva a Leandro di Siviglia) qualvolta
-torno in pensiero a quel porto felice, da cui m'hanno divelto: geme il
-cuor mio al solo ricordare quella terraferma, cui più non m'è possibile
-approdare».
-
-Ben aveva onde sgomentarsi. Il pontefice, per l'eminente posizione
-sua, dovrebbe rispondere di quanto potesse avvenire in Roma; eppure
-non era libero, giacchè il duca, il prefetto imperiale, il senato, i
-decurioni, inetti a giovare, valeano a dar impaccio. Intorno, popoli o
-idolatri od ariani; di sopra, imperatori teologastri, che turbavano or
-colle dispute or colle pretensioni; fra il clero de' paesi convertiti,
-simonìa e scostumatezza[168]; alle porte di Roma, Longobardi
-minacciosi; Italia sbranata da lungo scisma per la quistione dei Tre
-Capitoli, e, per giunta, attrita da orribile peste.
-
-Al governo «d'un bastimento vecchio, sdrucito e battuto dal nembo»,
-com'egli chiamava Roma, Gregorio adoprò le preghiere e un carattere
-indomabile. Da un capo all'altro del mondo stendeva le premure per
-ispargere la verità ove non fosse conosciuta, per combattere l'errore,
-per sostenere la morale. Fermo quanto indulgente cogli eretici, al
-vescovo di Napoli scriveva d'accettar pure chiunque volesse rientrare
-in grembo della Chiesa, e — Tolgo sopra di me qualunque sconcio nascer
-potesse dalla falsità della riconciliazione; la soverchia severità
-pregiudicherebbe alle anime loro»: a quei di Terracina, di Cagliari,
-d'Arles, di Marsiglia vietava d'usar violenze agli Ebrei, «acciocchè il
-fonte ove si rinasce alla vita divina, non divenisse a loro occasione
-di una seconda morte, più della prima funesta per l'apostasia»;
-si restituisse loro la sinagoga tolta, nè s'adoprasse con essi che
-dolcezza e carità[169]. Adunò un concilio in Roma per riparare allo
-scisma di Aquileja, come almeno in parte ottenne; quaranta nostri
-spedì a convertire l'Inghilterra, guidati dall'abate Agostino (596),
-che vi fu primo arcivescovo di Cantorberì; reciprocamente dall'Irlanda
-venivano frati a noi, e principalmente san Colombano, che girate le
-Gallie e la Svizzera, si fermò a Milano, e da re Agilulfo ebbe in dono
-San Pietro di Bobbio con quattro miglia di territorio all'intorno,
-dov'egli fondò il monastero famoso (612), da cui uscirono monaci che
-altri cenobj posero per la Liguria e altrove. Nuovi missionarj inviò
-Gregorio ai Barbaricani, idolatri della Sardegna; e in lontani paesi.
-
-Delle laute rendite, oltre mantenere il lustro del suo seggio, valevasi
-per far limosine, fondare scuole e spedali, sussidiare diocesi remote,
-esercitare l'ospitalità; ogni dì faceva dal suo sacellario convitare
-dodici avveniticci, e la gratitudine popolare disse che una volta
-Cristo in persona si mettesse tra quelli. Egli intanto, modesto
-nel trattamento, parco alla mensa, esatto alle pratiche della vita
-monastica, non faceva verun agio alla sua carne; e non agli onori e
-vantaggi del mondo, ma badava al proprio dovere.
-
-Bisogna udire da lui quante cure esteriori e secolari s'affollassero
-intorno al papa[170]; esercita perfino atti che si direbbero di
-temporale sovranità: manda un governatore a Nepi, comandando al popolo
-d'obbedirgli come al sommo pontefice; un tribuno a Napoli per custodire
-quella grande città: al vescovo di Terracina raccomanda che nessuno
-lasci sottrarsi all'obbligo di fare la scolta alle mura. Poi dalle
-cure del mondo scendeva a minime particolarità dell'amministrazione
-patrimoniale, acciocchè non fossero vessati i lavoranti sulle terre
-della Chiesa; essendo troppo dispendiose le razze di cavalli che
-si tengono sui fondi siciliani, si vendano, serbando solo alquanti
-stalloni, cioè quattrocento; a Pietro, economo in Sicilia, scriveva:
-— M'hai mandato un cattivo cavallo e cinque buoni asini; non posso
-montar il primo perchè cattivo, non gli altri perchè asini». E
-altrove: — Odo che ai villani si computa a minor prezzo il grano
-in tempo d'abbondanza: nol fate, ma si paghi al prezzo corrente, e
-senza detrarre quel che perisce per naufragi. Nè i fittajuoli devono
-pagamento o servigi oltre il convenuto; non dar il grano a misura
-maggiore: e perchè dopo la nostra morte nessuno gli aggravi, date
-loro un'investitura per iscritto, che determini il prezzo. So che
-alcuni per pagare il primo termine han dovuto togliere a prestanza
-con usura eccessiva: voi dunque somministrerete loro questi capitali
-dal fondo della Chiesa, e li riscoterete poco a poco, in modo che non
-si vedano costretti a vendere le derrate a basso mercato. Al postutto
-non vogliamo che gli scrigni della Chiesa sieno contaminati da sordido
-guadagno»[171].
-
-A vescovi e a re parlava colla dignità dolce ma ferma di un capo
-universale. Contro le vessazioni imperiali difese la libertà della
-Chiesa con umiltà di parole ma franchezza di fatti; e all'imperatore
-Foca scriveva, questo divario correre tra gl'imperatori gentili ed i
-cristiani, che quelli son signori di servi, questi signori di liberi.
-Ingegnavasi intanto di mantenere in armonia l'imperatore greco coi
-Longobardi: ma pure esortava i Siciliani a stornare con settimanali
-litanie un'invasione minacciata dai Longobardi, i quali come fossero
-a temere lo vedessero dalla desolazione dell'Italia[172]; poi ostò
-vigorosamente ad Agilulfo allorchè assediò Roma.
-
-Proibiva di esigere nulla per la sepoltura, chè non paresse titolo di
-compiacenza la morte degli uomini. A Venanzio vescovo di Genova ordina,
-non permetta che Cristiani rimangano a servitù di Ebrei; se però sono
-loro coloni, soddisfacciano secondo giustizia. Querela il vescovo di
-Terracina che tuttavia durassero colà avanzi del paganesimo, immolando
-ad idoli, riverendo certi alberi, sacrificando teste d'animali; e
-l'imperatrice Costantina, che i magistrati greci facessero guadagno in
-Sardegna col permettere l'idolatria[173]. Avendogli costei domandato
-alcune reliquie, rispose che in Occidente si ha per sacrilegio il
-metter mano ai corpi santi, e meravigliarsi che altrimenti i Greci la
-sentano; qui non darsi altro che delle catene di san Pietro o della
-graticola di san Lorenzo, o pannilini avvicinati entro una scatola al
-corpo del santo: soggiunge che il predecessor suo, avendo voluto mutare
-qualche fregio d'argento sopra il corpo di san Pietro, benchè discosto
-quindici piedi, fu sgomentato da terribile visione; e alcuni mansionarj
-e monaci che avevano veduto quel di san Lorenzo, morirono fra dieci
-giorni.
-
-Nella peste d'allora introdusse la processione che ancora si fa al san
-Marco, col nome di Litanie maggiori: primo segnò i brevi col giorno e
-il mese al modo odierno. La Chiesa non era fin qua riuscita a recare
-anche nella liturgia quell'unità che è suo carattere; e Gregorio
-pensò farlo col _Sacramentario_, il quale col suo _Antifonario_ delle
-parti della messa che doveansi cantar in note, e col _Benedizionario_
-costituisce il messale romano.
-
-Nel sinodo Romano stabilì, non convenire ai gravi costumi di diaconi e
-sacerdoti il dissolversi nella vanità d'imparare la musica, sconvenendo
-al maestoso contegno delle spirituali funzioni il perdere nei passaggi
-e ne' gorgheggi la compostezza degli animi, e consumarvi la voce
-destinata a predicare la divina parola e assodare nelle cristiane
-virtù. Pertanto deputa suddiaconi e cherici inferiori a cantare i salmi
-e le sacre lezioni in tono grave, serio e posato; a tal uopo istituendo
-scuole, ch'egli in persona dirigeva, e che duravano ancora trecent'anni
-dipoi.
-
-Accortosi come dei quindici toni della musica gli ultimi otto non sieno
-che ripetizione dei sette primi, divisò che sette segni bastavano per
-tutt'i toni, purchè si replicassero alto e basso, giusta l'estensione
-del canto, delle voci e degli stromenti[174]. Quella maestosa melodia,
-ove ci furono conservate preziose reliquie dell'ammirata musica antica
-de' Greci, crebbe splendore al culto divino, con motivi semplici e
-grandiosi, che poi s'andarono dimenticando fin alla profanità de'
-nostri giorni, in cui la devozione è distratta da arie guerresche e da
-teatrali.
-
-Gregorio fra tante occupazioni trovò tempo a scrivere moltissime opere,
-le quali, non men che le sue virtù, gli procacciarono il cognome di
-Magno. Le lettere, concernenti per lo più la disciplina, provano quanto
-instancabile adoperasse a governare la Chiesa e a fondo si conoscesse
-delle divine leggi e delle umane. Commentò Giobbe ed Ezechiele, e fece
-omelie sopra gli Evangeli. A Giovanni arcivescovo di Ravenna diresse la
-_Regola pastorale_, in quattro parti trattando per quali vie s'entri al
-santo ministero, quali i doveri, come istruire i popoli, e applicarsi
-alla propria, mentre s'attende alla santificazione di quelli, affine
-di non perdere, per segreta compiacenza di sè, il premio degli sforzi
-fatti. L'imperatore Maurizio ne volle copia, e la mandò ad Anastasio
-patriarca d'Antiochia, da mutare in greco e diffondere per le chiese
-d'Oriente: re Alfredo la tradusse in sassone pei vescovi d'Inghilterra:
-le chiese di Spagna e di Francia la proposero per modello ai vescovi,
-e Carlo Magno e i suoi successori nei capitolari non rifinano di
-raccomandarla.
-
-Nei Dialoghi narra molte e troppe storie maravigliose di santi
-italiani, a provare le verità fondamentali per mezzo di rivelazioni
-fatte da morti risorti e simili casi. Il santo il quale nelle opere sue
-mostrasi tutt'altro che dappoco, e cita ogni volta da chi gl'intese,
-s'acconciò al gusto del suo secolo e alla capacità di quelli cui
-destinava l'opera: e in fatto essa levò immenso grido; mandata a
-Teodolinda, contribuì assai a convertire i Longobardi, sopra cui
-cadevano molti dei miracoli ivi narrati; fin in arabo fu tradotta;
-ai Greci piacque tanto, che Gregorio n'ebbe tra loro il soprannome di
-_Dialogo_.
-
-Compose inni[175]; aprì scuole; si fece dipingere nel monastero di
-sant'Andrea a Roma; e nelle copie divulgatesi di quel ritratto soleasi
-sovrapporgli alla testa lo Spirito Santo in forma di colomba: altra
-prova che la pittura usavasi in quei tempi.
-
-Eppure v'è chi lo intitola l'Attila della letteratura, dicendo
-ordinasse l'incendio della biblioteca Palatina, e distruggesse i
-monumenti della grandezza romana, acciocchè la loro ammirazione non
-distraesse dal venerare le cose sante. Forse era egli sovrano di Roma
-da poter ciò? Ben è vero che si mostrò avverso agli antichi autori,
-forma e null'altro, e pericolosi per lo allettamento del bello,
-in tempo che non era peranco finita la lotta di questo col vero: e
-quantunque nel primo dei Dialoghi dica non avere conservato le parole
-proprie degl'interlocutori, perchè sì villanescamente proferite che non
-vi starebbero acconciamente, altrove scrive: — Non fuggo la collisione
-del metacismo, non evito la confusione del barbarismo, trascuro di
-serbare i luoghi e i modi delle preposizioni, stimando indegno che le
-parole del celeste oracolo stringansi sotto le regole di Donato»[176].
-E però le sue scritture van macchiate dalle colpe de' tempi e da
-sue proprie; scarsa critica, erudizione inesatta, locuzioni viziose;
-diffuso e insieme oscuro e avviluppato, sovente si ripete, e vuole
-aver detto ogni cosa sopra ogni argomento che assume, e soverchiamente
-inclina alla allegoria.
-
-
-
-
-CAPITOLO LXVI.
-
-Italia disputata fra Longobardi e Greci.
-
-
-SERIE DEI RE LONGOBARDI
-
- 568 Alboino in Italia; assassinato dalla moglie Rosmunda 573.
- 573 Clefi; assassinato da un famigliare 573.
- 584 Autari suo figlio; m. 591.
- 591 Agilulfo duca di Torino; m. 615.
- 615 Adaloaldo associato al trono dal padre;
- cacciato 625; avvelenato 626.
- 625 Ariovaldo duca di Torino; m. 636.
- 636 Rotari duca di Brescia; m. 652.
- 652 Rodoaldo suo figlio; assassinato 653.
- 653 Ariperto I; gli succedono i figli.
- 661 {Pertarito; attaccato da Grimoaldo fugge.
- {Gondiperto, ucciso.
- 662 Grimoaldo duca di Benevento, si fa proclamar re.
- 671 Garibaldo, suo figlio minorenne, è cacciato da Pertarito
- suddetto, che regna di nuovo.
- 678 Cuniperto suo figlio, associato al trono; regna da solo 686.
- 700 Liutperto suo figlio minorenne; spodestato da
- 701 Ragimperto duca di Torino.
- 701 Ariperto II, suo figlio, cacciato da
- 712 Ansprando, il cui figlio
- 712 Liutprando regna 32 anni.
- 744 Ildebrando suo nipote, associato nel 736; stronizzato
- dal popolo.
- 744 Rachi duca del Friuli; abdica 749 e si ritira a Montecassino.
- 749 Astolfo suo fratello, muore alla caccia.
- 756 Desiderio duca dell'Istria; associa il figlio Adelchi 758?
- Spodestati da Carlo Magno 774.
-
-Sta dunque divisa l'Italia fra tre dominazioni: Greci, rappresentanti
-d'un passato irremeabile, e ridotti a tenersi sulle difese; Longobardi,
-espressione della forza brutale, e destinati a perire, ma dopo lungo
-regno e lasciando il lor nome alle parti migliori; i papi, podestà
-dell'avvenire, sorgente appena, ma che sta per gettar radici durevoli
-fra i rottami delle altre.
-
-Le forme dell'antico Impero si conservavano nella parte sottoposta
-ai Greci. L'esarca, sedente in Ravenna, amministrava direttamente
-la Pentapoli, cioè i territorj di Ancona, Rimini, Pesaro, Fano,
-Sinigaglia, conterminata a settentrione dalla Marecchia, a occidente
-dal Tevere, a mezzodì dal Musone, a levante dall'Adriatico; e
-l'Esarcato che comprendeva il littorale della Venezia, con Oderzo,
-Treviso, Padova, e il paese che finiva col basso Adige a settentrione,
-collo Scultenna (Panàro) e gli Appennini a occidente, colla Marecchia
-a mezzodì, e coll'Adriatico a levante; dov'erano le città di Ravenna,
-Bologna, Faenza, Forlimpopoli, Ferrara, Adria, Comacchio, Forlì,
-Cesena, Bobbio, Cervia. Oltre quest'amministrazione diretta, l'esarca
-sovrantendeva ai duchi che governavano Roma e i paesi meridionali[177].
-I quali erano alcune città della Lucania o Basilicata, l'antica
-Calabria, or Terra d'Otranto, il Bruzio, ora Calabria Ulteriore: poi
-furono ritolte ai Longobardi la Terra di Bari e la Capitanata, dove
-Otranto, Galipoli, Rossano, Reggio, Gerace, Santa Severina, Crotone;
-e nella Campania le terre a mare fra Gaeta e Napoli. Da Gaeta posta
-fra i monti Cècubo e Massico, poteano i Greci difendere le pianure del
-Garigliano e le gole di Itri e Fondi. Con Napoli era il promontorio di
-Sorrento, che sparte i golfi di Napoli e di Salerno; e benchè fin a
-Salerno si stendesse il principato di Benevento, e molte città verso
-levante fino a Cosenza, e tutte quelle fra terra fossero tolte ai
-Greci, Napoli si sostenne. Duravano colà le istituzioni municipali, e
-nel resistere ai Longobardi ridestavasi il valor militare. Provincia
-greca era pure l'Illiria: la Sicilia stava sotto un patrizio greco: le
-isole della laguna veneta riconoscevano anch'esse di nome la supremazia
-imperiale.
-
-Di questi paesi alcuni venivano francandosi da ogni dipendenza, come
-Venezia; altri erano minacciati continuamente, e ad ora ad ora invasi
-dai Longobardi. Trovavansi questi impacciati in guerre straniere o
-civili? gli esarchi se ne rifacevano coll'assalirli, e ricuperare
-qualche territorio limitrofo; ma tosto erano ricacciati negli angusti
-confini: nè pace mai, bensì tregue rinnovate d'anno in anno, e compre
-fin col tributo di trecento libbre d'oro. Il bisogno di denaro potea
-dirsi l'unico motore de' governanti, per pagare il tributo o per
-mantenere gli eserciti; e per averne, senza divario da amici a nemici,
-correvano a predar le chiese di Roma o questo o quel monastero o il
-santuario di san Michele sul monte Gargano. Questo sovrasta a Siponto,
-rimpetto alle isole Diomedee (Trémiti); e dacchè al tempo di papa
-Gelasio vi apparve l'arcangelo Michele, gli presero vivissima devozione
-i Greci che ne moltiplicarono le chiese: i Longobardi altrettanto,
-vi andavano in pellegrinaggio e l'avevano per patrono, siccome san
-Giovanbattista i Longobardi dell'alta Italia.
-
-Ravenna, sede degli esarchi, tenne sempre testa contro i Barbari perchè
-assisa tra le maremme e facilmente soccorsa dalla flotta greca. La
-sua situazione era anche di gran momento per togliere ai Longobardi
-d'avanzarsi nella bassa Italia, potendo una flotta sbarcarvi e
-prenderli alle spalle: di modo che le città greche della Campania non
-si trovavano minacciate che da Benevento. Dandosi aria di capitale
-di tutta l'Italia, Ravenna negava sottomettersi a Roma neppur nelle
-cose spirituali; dentro aveva gli ordinamenti municipali del Basso
-Impero, o più veramente un governo militare con un imperatore e con
-duchi e scuole. Durò colà molti secoli che, la domenica sulla bass'ora,
-giovani, vecchi, fanciulli e sin donne d'ogni condizione uscissero di
-città e divisi in iscuole secondo i quartieri, facessero a sassi, fino
-al ferirsi ed ammazzarsi. Nel 696 la scuola della porta Tiguriese sfidò
-quella della postierla di Sommovico, e i primi, rimasti superiori,
-inseguirono gli altri con tal sassajuola, da ucciderne molti; e
-sbarattata a forza la porta, trionfanti attraversarono il vinto
-quartiere. La domenica seguente usciti di nuovo, mutarono ben presto
-il giuoco in fiera abbaruffata, ove molti Postierlesi caddero uccisi,
-non ostante che fosse legge di dar quartiere a chiunque supplicasse.
-I Postierlesi pensano un'atroce vendetta; e fingendosi riconciliati,
-ognuno invita a pranzo qualche Tiguriese; e quivi li scannano, e
-gettano nelle cloache o sepelliscono. La città tutta in gemiti e in
-fremiti: l'arcivescovo Damiano ordinò per tre giorni digiuno: egli
-stesso andò in processione coi cherici e monaci, scalzi e in sacco,
-copersi di cenere; seguivano i laici, poi le donne senz'ornamenti; da
-ultimo i poveri, tutti a gran voce implorando misericordia. Dopo i
-tre giorni, cerchi i cadaveri e sepolti, furono puniti i micidiali,
-bruciate le masserizie, che nessuno volle toccarne, e distrutto il
-quartiere, infamato poi col nome di Rione degli assassini[178].
-
-I pochissimi ricordi che abbiamo di quell'età sono di sevizie usate
-dagli esarchi, e che forse pajono più atroci perchè ignoriamo quali
-ragioni ve li determinassero. Ravenna fu più volte saccheggiata per
-loro ordine, nominatamente nel 710, quando Giustiniano II fece anche
-rapirne la principal nobiltà, e avutala a Costantinopoli, ucciderla
-crudelmente: all'arcivescovo Felice risparmiò la vita, ma tolse gli
-occhi. Colpiti nel vivo da tali atrocità, i Ravennati si sollevarono
-alla guida di Giorgio figlio di Giovaniccio; e subito vi risposero
-Sarsina, Cervia, Cesena, Forlimpopoli, Forlì, Faenza, Imola, Bologna:
-Giorgio distribuì queste città con ordinanza militare, e Ravenna stessa
-divise in bandiere, cioè la prima, la seconda, la nuova, l'invitta, la
-costantinopolitana, la stabile, la lieta, la milanese, la veronese,
-la classense, e quella dell'arcivescovo col clero[179]. Pare si
-sostenessero finchè l'imperatore non morì: e Filepico succedutogli
-scarcerò l'arcivescovo Felice, il quale fece atto di sommessione al
-papa, e probabilmente acquetò i Ravennati.
-
-Non era dunque più ragionevole o quieta la dominazione greca che
-la longobarda; oltrechè gl'imperatori non avevano ancora dismesse
-le pagane pretensioni di superiorità, dai primi loro predecessori
-ereditate sopra la Chiesa, e voleano mestare nelle dispute religiose
-e nelle elezioni dei pontefici. Vedemmo come tra questi sapesse
-conciliare gran riverenza a sè e alla sua dignità Gregorio Magno:
-ma la generosa carità con che egli avea distribuito grani, non fu
-imitata da Sabiniano succedutogli (604), sicchè i poveri s'assembrarono
-tumultuosi, gridando non togliesse la vita a quelli, cui Gregorio
-l'aveva tante volte serbata. Sabiniano che guardava con invidia il
-suo predecessore, meditando perfino distruggerne gli scritti[180],
-affacciatosi esclamò: — Cheti! se Gregorio vi regalò per comperarsi i
-vostri elogi, io non sono in grado di satollarvi tutti».
-
-Succedono Bonifazio III poi il IV (607-8), che dall'imperatore Foca
-ottenne il panteon d'Agrippa, cui consacrò alla Vergine Maria e a tutti
-i Martiri; in memoria di che fu istituita la festa d'Ognisanti.
-
-Onorio (625) sperò vedere Aquileja e l'Istria ricongiunte alla Chiesa
-universale, dond'erano scisse per la quistione dei Tre Capitoli: ma la
-sottigliezza de' Greci lo perigliò nell'errore de' Monoteliti; del che
-si ritrattò appena se n'accorse. Alla morte di lui gli uffiziali greci
-vollero saccheggiare il palazzo; e impediti, indussero l'imperatore a
-metter le mani sul tesoro ivi riposto. Fu allora che l'esarca Isacco
-pensò pagar sue truppe colle ricchezze della basilica Laterana.
-D'intesa con lui, il cartulario Maurizio alla soldatesca che domandava
-il sempre negato soldo, disse qualmente l'imperatore avea mandato le
-paghe al papa, che, invece di distribuirle, le avea riposte coll'altre
-richezze, le quali giacevano indarno, mentre sarebbero state opportune
-a difendere la città. Fu anche troppo perchè i soldati corressero sul
-tesoro: ma i parenti di papa Severino lo difesero, e solo dopo tre
-giorni fu possibile a Maurizio d'entrare e sigillar ogni cosa. Ne diede
-allora avviso all'esarca, che venuto a Roma, relegò gli ecclesiastici
-da cui temeva opposizione, indi entrato nel tesoro, durò otto giorni
-a spogliarlo e ne mandò una parte a Costantinopoli[181]. Poco poi
-Maurizio si rivoltava contro Isacco, e questi spediva truppe che il
-vinsero, presero ed uccisero. I complici in carcere aspettavano pari
-destino (638), quando la morte d'Isacco risparmiò la loro.
-
-Alle rinascenti quistioni teologiche avea voluto impor silenzio
-l'imperatore Costante II pubblicando il Tipo o formola di fede; ma i
-Cattolici la repudiarono come fallace e come forzata (649). Costante
-perseguitò i renuenti, e comandò all'esarca Olimpio di prender vivo o
-morto papa Martino, che condannò quel tipo. Olimpio non avventurandosi
-ad aperta violenza, finse voler essere dalla sua mano stessa
-comunicato, e dispose un assassino che in quel atto lo trafiggesse.
-Costui protestò che, sul punto di eseguire il misfatto, più non vide
-il pontefice; onde si gridò al miracolo, ed Olimpio confessandosi in
-colpa, chiese perdonanza. Rise a questi scrupoli il suo successore
-Teodoro Calliopa (652); e condottosi a Roma coll'esercito, frugò il
-palazzo pontificio se fosse vero che v'avea massa d'armi, e benchè
-nulla trovasse, menò via nottetempo il pontefice, con nulla più che sei
-famigli ed un bicchiere. Tre mesi vagarono pel mare, indi approdati
-a Nasso, lasciarono a bordo il papa prigioniero, che poi condotto a
-Costantinopoli, restò tre mesi in carcere senza parlare a persona.
-Chiamato a giudizio come reo d'aver contro l'imperatore fatto trama
-con Olibrio e coi Saracini e sparlato di Maria vergine; e convinto co'
-mezzi che abbondano a' tribunali militari, fu portato in un cortile
-tra folla di popolo; e qui levatogli di dosso il pallio, il mantello
-e l'altre insegne di sua dignità, e postogli un collare di ferro, fu
-tratto per la città e buttato in carcere, senza fuoco, benchè verno
-stridente. Le donne dei carcerieri, come ad altre vittime, così a lui
-mitigarono l'atrocità imperiale. Deportato poi a Cherson, stentò fra
-privazioni e infermità, sinchè Dio nol trasse a sè (654).
-
-Appena rapito Martino, Costante avea dato ordine d'eleggergli un
-successore; ed i Romani, forse per tema ch'egli mettesse sulla
-cattedra qualche eretico, s'affrettarono ad eleggere Eugenio,
-che poco durò (657), poi Vitaliano. Marco, arcivescovo di Ravenna
-ricusava sottomettersi alla Chiesa romana, appoggiato a un diploma
-dell'imperatore Costante: ma Vitaliano lo scomunicò, ed egli lui, e lo
-scisma proseguì finchè papa Dono ottenne si revocasse quel diploma.
-
-Agatone fece esonerar la Chiesa romana (678) dai tremila soldi d'oro
-che pagava ad ogni elezione di papi, assoggettandosi però a non
-consacrarli sinchè non fossero confermati dall'imperatore.
-
-A questa foggia andò l'elezione dei successori, spesso controversa.
-Sergio non volle approvare le costituzioni del concilio Trullano (687);
-onde il vizioso e inetto Giustiniano II mandò il protospata Zacaria che
-lo arrestasse: ma sollevatosi il popolo, l'inviato non trovò scampo
-che sotto il manto del pontefice. Anche Giovanni Platino, esarca
-di Ravenna, venuto per fargli ingiuria, non osò e se ne pentì. Però
-l'ambizione di quei che aveano competuto il papato, gli turbò la vita a
-segno, che dovette a lungo rimanere fuori di Roma.
-
-Talmente si stava in timore di violenze da parte degl'imperatori,
-che quando, all'elezione di Giovanni VI, venne da Costantinopoli in
-Roma Teofilatto esarca eletto, i Romani presero le armi (701), nè
-si chetarono che alle preghiere ed alle assicuranze del papa. Il suo
-successore Giovanni VII non disapprovò apertamente ma non sottoscrisse
-gli atti del concilio Trullano, malgrado preghiere e minacce di
-Giustiniano. Papa Costantino li ripudiò in quanto derogavano al VI
-ecumenico, anzi per segno di venerazione (708) fece dipingere i sei
-concilj nel portico di San Pietro; il popolo poi ricusò omaggio
-a Giustiniano imperatore eretico, non ne volle il ritratto, non
-commemorarlo nella messa o negli istromenti, nè tampoco ricevere monete
-col suo conio.
-
-Aveano dunque i pontefici tutt'altro che a lodarsi degli imperatori, e
-il popolo inclinava a scuoterseli dal collo: se non che li ratteneva
-il timore d'altri nemici più imminenti, i Longobardi. Questi, nel
-primo irrompere, occupata una buona parte dell'Italia, dicemmo come
-la dividessero tra varj duchi: lo che se gli ajutò a conservare
-parzialmente i vinti in obbedienza, impedì di compiere la conquista.
-Tra quei signori eleggevasi il re senza ragione ereditaria; talchè ogni
-vacanza produceva una rivoluzione e solleticava le ambizioni, a segno
-che di venticinque regnanti, sedici finirono in modo violento. I duchi
-col favorire all'uno o all'altro pretendente, tiravano a sè autorità
-sempre maggiore, a detrimento della corona. In maggior conto erano
-il ducato di Spoleto, che separava Roma da Ravenna, e manteneva le
-comunicazioni dell'alta Longobardia colla meridionale; e il ducato di
-Benevento, che separava Roma dalla Campania e dagli altri possedimenti
-greci, e valeasi del porto di Salerno: e quei due paesi ormai operavano
-affatto di loro balìa. Usufruttare il particolar dominio, ovvero
-condurre la guerra per le franchigie o pei possessi o per capricci
-proprj era l'occupazione dei duchi; e a fatica i re potevano trarli
-seco, fosse a reprimere i Greci, fosse a respingere i Franchi, i quali
-senza resta li molestavano o per rapace natura, o sollecitati dagli
-imperatori d'Oriente. Nè a quest'ultimi i Longobardi, essendo sforniti
-di marina, potevano impedire di mandar soccorsi, scarsi se volete,
-ma trasportati agevolmente ove bisogno accadesse, e, se non altro,
-bastevoli a nutricare la speranza (sempre facile ne' deboli oppressi)
-che effimero fosse il dominio di quelli stranieri, e che l'altrui
-braccio ne li redimerebbe.
-
-Neppure dopo che ebbero abbracciata la religione cattolica, i
-Longobardi cessarono di guardarsi e d'essere guardati come stranieri;
-nè si fusero coi Romani, nè conobbero quanto importasse il tenersi
-amici i pontefici se volevano congiungere tutta Italia sotto un
-dominio, forte per resistere e ordinato per farsi amare.
-
-Vedemmo come re Rotari alle consuetudini longobarde sostituisse un
-codice scritto; e colle leggi, colla robusta amministrazione e con
-severi castighi ridotti al freno i duchi, li guidò a sconfiggere i
-Greci, ai quali (unica conquista durevole dopo le prime) strappò il
-ducato di Genova, ricovero de' fuorusciti dal Milanese.
-
-Rodoaldo, figlio e successore di lui (652-55), fu presto trucidato da
-un offeso marito, e la nazione o i grandi affezionati alla memoria
-della buona Teodolinda andarono negli Agilulfingi bavaresi a cercar
-un successore; e con Ariperto, figliuolo di Gundualdo già duca d'Asti
-e fratello di quella regina, comincia una serie di re cattolici,
-stranj alla gente longobarda. Ariperto fu sepolto nella chiesa di san
-Salvadore fuor di Pavia, da lui fabbricata: e quasi il regno non fosse
-già troppo diviso fra' duchi, si volle, a modo de' Franchi e d'altri
-Germani, partirlo fra Pertarito e Gondiperto, figli di Ariperto (661),
-sedendo il primo in Milano[182], l'altro in Pavia. L'ambizione non li
-lasciò in concordia, e Gondiperto volendo spodestare il fratello, spedì
-Garibaldo duca di Torino per invocare soccorsi da Grimoaldo duca di
-Benevento.
-
-La storia di Grimoaldo è un romanzo. Gli Avari in gran numero avendo
-invaso il Friuli, Gisolfo, che v'era duca, fortificò tutti i varchi e
-le castella, e nominatamente Cormona, Nimaso, Osopo, Artenia, Ragona,
-Gemona, Biligo, per ricoverarvi la gente inerme: egli poi affrontò i
-nemici; ma per quanto valoroso, fu soverchiato dal numero e ucciso.
-Gli Avari si sparsero guastando la campagna, assediarono Cividale
-dove s'era rinchiusa Romilda, vedova di Gisolfo, coi figli Tasone,
-Cacone, Romoaldo e Grimoaldo e quattro figliuole. Duravano a resistere;
-ma Romilda, adocchiato dalle mura il kacano de' nemici, lasciva od
-ambiziosa mandò esibirsegli pronta a cedergli la città purchè la
-sposasse. Finse egli aderire, ma avuta la porta, lasciò la città al
-furore e alle fiamme; e tenuta Romilda una notte, la abbandonò alla
-brutalità di dodici suoi, poi la fece impalare, dicendo: — Ben ti stia
-un tal marito». Assai differenti le costei figliuole si sottrassero
-alla libidine nemica col fingersi puzzolenti, tenendo carni fetide
-in seno. Il kacano avviò esse coi fratelli e coi cittadini verso
-la Pannonia in ischiavitù; ma il Consiglio degli Avari pensò meglio
-ucciderli tutti, salvo le donne e i fanciulli. I figli di Gisolfo,
-avutone sentore, procuraronsi de' cavalli e fuggirono. Grimoaldo, il
-più piccolo fra essi, cavalcava in groppa a un fratello, ma non potendo
-reggersi cadde. Il fratello, non vedendo in lui che un impaccio, e nol
-volendo schiavo de' Barbari, brandì la lancia per trafiggerlo; ma il
-bambino implorò pietà, e che avrebbe forza di tenersi a cavallo: di che
-l'altro impietosito il ripigliò.
-
-Ma ecco gli Avari sopragiungono, e un d'essi riesce a ghermire
-Grimoaldo, e senz'altro mal fargli, sel pone in groppa e s'avvia al
-ritorno. Il fanciullo, invece di desolarsi da fiacco, occhieggiava lo
-scampo, e côlto il destro, trasse il pugnale dalla cintura del rapitore
-e glielo confisse nel capo. Quegli cadde, e Grimoaldo voltò allegro
-il cavallo verso i suoi fratelli[183]. Le virtuose sorelle, comunque
-vendute più volte, illibate poterono esser poi ricompre dai fratelli, e
-sposate a duchi stranieri. Tasone e Cacone ottennero di nuovo il ducato
-del Friuli; e vedemmo (pag. 89) come, per tradimento dell'esarca,
-fossero uccisi in Oderzo.
-
-L'audace Grimoaldo, cresciuto in età, fu posto duca di Benevento, e a
-lui Gondiperto mandò chiedendo soccorsi: ma l'infido ambasciadore lo
-persuase a venir sì, ma per esterminare entrambi i principi stranieri,
-e recarsi in mano un regno che avea mestieri di robusti campioni,
-non di fanciulli. La proposta era conforme al genio di Grimoaldo;
-che presto regnò, essendo Gondiperto ucciso dal traditore Garibaldo.
-Pertarito, come udì che Pavia si era resa al ribelle, vilmente fuggì,
-lasciata a Milano la moglie Rodelinda e il fanciullo Cuniperto, che
-da Grimoaldo furono spediti a Benevento. Pertarito ricoverò presso
-il kacano degli Avari; il quale ricusò un moggio d'oro che Grimoaldo
-gli offeriva se gli consegnasse il ricoverato; pure insinuò a questo
-di abbandonare le sue terre. E Pertarito osò rientrare in Italia
-e confidarsi alla generosità del nemico, e giunto a Lodi, mandò a
-chiedergli sicurezza. Piacque l'atto a Grimoaldo, che gli promise
-salvezza ed agi; ma poi vedendolo ben accetto ai Longobardi, che in
-folla accorreano a visitarlo, ne prese ombra, e pensò torlo di mezzo.
-Lo fe dunque circondare nel palazzo assegnatogli in Pavia; ma Unulfo,
-suo fedele servitore, travestitolo da schiavo e fingendo cacciarlo
-a mazzate, il campò di mezzo alle sentinelle, e calollo dalle mura
-nel Ticino, donde passò ad Asti, e di quivi in Francia. Intanto il
-guardarobiere, chiusosi nella camera di Pertarito, ai soldati spediti a
-prenderlo pregava indugiassero finchè colui avesse digerito il troppo
-vino: alfine fu scoperta la pietosa frode, e Grimoaldo la perdonò,
-e volle tra' suoi Unulfo. Saputo poi che questo erasi ritirato nella
-basilica di san Michele, lo affidò della sua parola, e rimandollo col
-guardarobiere e con molti doni al sempre desiderato padrone.
-
-Grimoaldo, vigoroso di braccio, tenace di proposito, mantenne l'ordine
-nell'interno (662); avversissimo ai Romani, distrusse la risorta
-Oderzo per vendicare i suoi fratelli ivi uccisi; respinse i Franchi
-venuti per restituire Pertarito. Onde assicurarsi il titolo di re, avea
-costretto una sorella dei predecessori a sposarlo, e dato ai duchi tali
-privilegi, da renderli quasi indipendenti e snervare la monarchia.
-D'altra parte, compiuta allora la conversione de' Longobardi,
-acquistava preponderanza il clero, e per esso il papa; i quali miravano
-a conservare ciò che i conquistatori a distruggere, la nazionalità
-italiana.
-
-Grimoaldo avea lasciato duca di Benevento suo figlio Romoaldo; onde
-l'imperatore Costante II, che s'era fatto esecrare a Costantinopoli
-col perseguitare i Cattolici, pensò redimersi del pubblico obbrobrio
-coll'assalire quel fanciullo, a titolo di sbrattare l'Italia, e
-rinnovarvi l'imperio romano, o fors'anche restituirne la sede a Roma
-dove credeasi più sicuro. Armato in Sicilia e sbarcato a Taranto,
-chiamò attorno al drago imperiale le guarnigioni delle città marittime,
-e con esse marciò sopra Benevento (663). Il giovinetto Romoaldo
-valorosamente si difese, ma ridotto agli estremi, cercava patti. Re
-Grimoaldo accorse in ajuto del figliuolo, e mandò innanzi Sesualdo,
-balio di questo, per avvertirlo del suo avvicinarsi. Sesualdo cadde
-in potere dei Greci, i quali lo obbligarono a dire agli assediati,
-non dovessero sperare verun soccorso. Egli promise: ma invece confortò
-Romoaldo a durare, giacchè suo padre avvicinava; tenesse raccomandati
-la moglie e i figli suoi, ch'egli era certo di non sopravivere. Di
-fatto Costante fe mozzarne il capo e balestrarlo in città: poi levò il
-campo al sopragiungere di Grimoaldo, il quale rincacciò i nemici sin
-presso Formia, e il sconfisse.
-
-I Beneventani conservavano riti superstiziosi; adoravano immagini
-di serpenti; ad un albero sacro attaccavano un pezzo di cuojo, poi
-correndo a briglia sciolta e scagliando dardi all'indietro, chi così
-riuscisse e staccarne alcun pezzo, sel mangiava per devozione. Il
-pio Barbato che poi vi fu vescovo, predicava contro tali idolatrie, e
-Romoaldo gli promise estirparle se Dio gli desse vittoria. Liberato
-Benevento, osservò la promessa, e Barbato di propria mano recise
-l'albero sacrilego. Saputo però che Romoaldo teneva ancora nel suo
-gabinetto un serpente d'oro, persuase Teodorada moglie di lui a
-consegnarglielo, e ne fa fare un calice e una patena. Romoaldo non solo
-nol punì, ma gli offerse estesissimi poderi; ed esso li ricusò, sol
-cercando aggregasse alla sua diocesi Siponto, dov'era la grotta di San
-Michele.
-
-Costante II, giacchè non sapeva vincere nemici, volle spogliare
-sudditi inermi, e gettatosi su Roma, derubò quel ch'era avanzato delle
-depredazioni anteriori. Non saziato dai doni di papa Vitaliano, si
-prese tutto il bronzo del Panteon, perfino il copertume metallico, e
-recò le prede in Sicilia. Ma quando veleggiavano per Costantinopoli,
-una squadra saracina le assalì e portolle in Alessandria, donde forse
-alcune di esse erano un tempo passate a Roma.
-
-Sei anni rimase quell'imperatore in Siracusa, facendola soffrire de'
-suoi capricci (668), finchè un Mesenzio lo assassinò, credendo ben
-meritare perchè eretico[184]. Costantino Pogonato suo figlio, raccolta
-gran gente dall'Istria, dalla Sardegna, dall'Africa, piombò sopra
-Siracusa, uccise Mesenzio ch'erasi dichiarato imperatore, e la testa
-di lui e degli altri congiurati mandò a Costantinopoli. Ma intanto
-Romoaldo avea pensato vendicarsi dell'aggressione, e a capo d'una
-ciurma di Bulgari tolse all'Impero le città di Bari, Taranto, Brindisi
-e Terra d'Otranto, conquiste che non potè conservare.
-
-I Bulgari erano gente sottoposta un tempo agli Avari, dai quali
-riscossasi, devastò l'Impero, e offrivasi a servigio di chi la pagasse.
-Alquanti di essi aveano ottenuto i deserti territorj di Supino, Bojano,
-Isernia, con giurisdizione signorile, dipendente però dal duca di
-Benevento, e vi conservavano la patria lingua. Al modo stesso nell'alta
-Lombardia voleano piantarsi gli Avari, chiesti da Grimoaldo contro il
-ribellato duca del Friuli; ma il re li respinse.
-
-Morto questo (671), i duchi irrequieti deposero il figlio Garibaldo, e
-richiamarono Pertarito dall'esiglio al trono. Con erigere Sant'Agata in
-Monte e Santa Maria in Pertica[185] a Pavia, attestò la sua gratitudine
-a Dio che l'avea campato da tanti pericoli, e quindici anni regnò,
-osservante della giustizia, limosiniero, istruito dalla sventura a
-non abusare della prosperità. Ma due fazioni, una contraria, l'altra
-seconda a questi re bavaresi, non cessavano di rimescolare il regno.
-Mal seppe destreggiare Cuniperto, figlio di Pertarito (686); sicchè i
-duchi di Benevento e di Spoleto fin l'ombra cessarono di dipendenza.
-
-Altrettanto di propria balìa operavano i duchi del Friuli, posti
-come sentinella avanzata contro nuovi invasori d'Italia. Fra quelli
-nomineremo Ferdolfo (694), che provocò gli Schiavoni tenendosi certo
-di vincerli; ed essi vennero, e cominciarono a rubare le pecore.
-Lo scultascio Argaido, nobile e prode uomo, uscì loro incontro, ma
-non potè raggiungerli; e il duca lo rimproverò d'averli lasciati
-sfuggire, dicendo che ben gli stava il suo nome, derivato da arga, che
-in longobardo vale poltrone. Argaido replicò: — Voglia Dio chiarire
-qual di noi due sia più poltrone». Pochi giorni dopo, gli Schiavoni
-tornarono grossi, ed accamparono s'un'altura. Ferdolfo ronzava a piè
-di quella, divisando i modi di assalirla, quando Argaido gli rammentò
-l'ingiuria; e — Maledetto da Dio chi di noi sarà l'ultimo ad assalire
-gli Schiavoni». Spronato, salì per la montagna, e Ferdolfo altrettanto;
-ma gli Schiavoni rotolando sassi uccisero quei due e la nobiltà che li
-seguì. Così il puntiglio, come altre volte, recò a rovina il paese.
-
-Anche il poderoso Alachi duca di Brescia (688), ingrato a Cuniperto,
-tramò con Aldone e Gransone, primarj cittadini, e usurpò il titolo
-regio; ma ben presto disgustò il vescovo di Pavia e altri signori
-longobardi. Un giorno, numerando certe monete, gliene cascò una; e al
-giovinetto figlio di Aldone ivi presente che gliela raccolse, disse:
-— Di queste tuo padre ne ha d'assai, e presto diverranno mie». Il
-fanciullo riferì quel motto al padre, che prevenne la minaccia col
-richiamare Cuniperto dalla piccola e forte isola del lago di Como.
-Venne questi, e scontrato Alachi alla Coronata (Cornate) presso l'Adda,
-lo sfidò a duello; ma Alachi riflesse: — Costui è ubbriacone, ma
-robustissimo della persona. Vivo suo padre, trovandosi in palazzo certi
-montoni di smisurata grossezza, li sollevava col braccio teso; ed io
-non potevo altrettanto».
-
-Men codarda ragione addusse quando, di nuovo esortato a duellar
-col nemico, rispose che negli stendardi di quello vedeva l'effigie
-dell'arcangelo Michele, davanti al quale esso gli avea giurato fedeltà.
-Il rifiuto svolse da lui molti de' fedeli, i quali unico merito
-riconosceano la forza. Al contrario, Cuniperto era amatissimo da' suoi;
-tanto che Zenone diacono della chiesa di Pavia volle assumere la veste
-di esso, per trarre contro di sè l'attenzione e le armi del nemico,
-e così sviarle dal vero re; e di fatto rimase ucciso. Ma i Longobardi
-s'infervorarono alla battaglia, e ucciso Alachi, e tuffatone l'esercito
-nell'Adda, assicurarono a Cuniperto la vittoria e il regno.
-
-Cuniperto, diffidando de' bresciani Aldone e Gransone, pensava torli
-di vita, e ne divisava i modi col suo cavallerizzo, allorchè sulla
-finestra venne a posarsi un moscone, e il re con una coltellata gli
-levò una gamba. Intanto i due fratelli, com'erano soliti, s'avviavano
-alla reggia, quand'ecco uno privo d'una gamba gli avvisa del pericolo
-che correano, sicchè essi rifuggono in una chiesa. Il re, dubitando
-che alcuno de' suoi fedeli gli avesse ammoniti, invia a prometter loro
-sicurezza se indichino da chi ebbero l'avviso; ed essi confessano
-averlo avuto da uno zoppo sconosciuto. Cuniperto, ricordatosi del
-moscone, comprese che quello era uno spirito maligno, che avea spiato i
-secreti di lui per rapportarli.
-
-Paolo Diacono riferisce ciò in tutta serietà; e sopra storici siffatti
-siamo costretti tessere la storia. Agnello, che scrisse le vite degli
-arcivescovi di Ravenna, ha racconti dello stesso calibro: e ne basti
-uno. Giovanni, abate del monastero di San Giovanni presso Ravenna,
-molestato dall'esarca, andò a Costantinopoli e si pose sotto al palazzo
-cantando versetti di salmi, finchè l'imperatore il fe chiamare, e
-intesone le ragioni, gli diede una commendatizia per l'esarca. Al
-domani stesso scadeva il termine da questo prefisso ai monaci per
-addurre le loro ragioni; onde l'abate struggevasi di ritornare al più
-presto, ma non trovò nave. Dolente passeggiava sul lido, quando gli
-si affacciarono tre uomini nerovestiti, e udito il suo rammarico, gli
-promisero rimetterlo a casa il domani, se facesse com'essi gli diceano.
-E gli diedero una verga, colla quale delineasse sulla sabbia una barca,
-colla vela e colla ciurma: poi vollero si collocasse in un letto nella
-sentina, e per rumori e turbini che intendesse, non si sgomentasse
-nè facesse il segno della croce. Come detto così fatto: il fracasso
-fu indescrivibile; ma a mezzanotte egli si trovò sul tetto del suo
-monastero. La meraviglia dei monaci e dell'esarca lascio immaginarla:
-egli raccontò la cosa all'arcivescovo, che gl'impose una penitenza.
-
-Ciò che risulta da queste baje è che gl'italiani stavano altrettanto
-male sotto i Longobardi che sotto i Greci. Cuniperto, tenuto il regno
-dodici anni, lo trasmise al giovinetto figlio Liutperto (700), sotto la
-tutela del nobile e saggio Ansprando. Ma in breve da Ragimperto duca di
-Torino ne fu spodestato, poi ridotto prigioniero e ucciso da Ariperto
-II (701), figlio e successore di quello, che dovette continuamente
-lottare contro altri duchi: regni brevi, successioni tempestose, che
-toglievano d'invigorire la monarchia. Ansprando, tutore di Liutperto,
-erasi rifuggito nell'isola Comacina, ma assalito da Ansperto, passò
-in Baviera. Ariperto si svelenò contro gli amici di Ansprando, al
-figlio di esso fe cavar gli occhi, alla moglie e alla figliuola mozzar
-il naso e gli orecchi. Ma Ansprando coi Bavari rivalicò le Alpi, e
-vinse Ariperto (712), che guadando il Ticino a Pavia affogò, ultimo
-degli Agilulfingi in Italia. Dicono uscisse travestito per intendere
-quel che di lui si dicesse: agli ambasciadori stranieri mostravasi in
-abito dimesso e con pelliccie volgari e volgari imbandigioni, per non
-allettarli alle squisitezze italiane. Ma queste voglionsi difendere con
-valorosa concordia, piuttosto che celare con pusillanime astuzia.
-
-I Longobardi unanimemente acclamarono il prudente Ansprando, che regnò
-soli tre mesi[186], ma vide eletto a succedergli suo figlio Liutprando,
-che in trentadue anni di regno rinnovò lo splendore della signoria
-longobarda. Le prime cure applicò a riformare lo Stato, comprimendo
-le rinascenti sollevazioni anche col supplizio d'alcuni duchi; molti
-castelli tolse ai Bavari, che forse meditavano recuperare il trono;
-si tenne buoni i Franchi e gli Avari, e dettò leggi prudenti, in capo
-alle quali s'intitola _cristiano e cattolico, re dei Longobardi a Dio
-diletti_. Coraggioso fin alla temerità, udito che un Rotari suo parente
-avea disposto di ucciderlo in un convito, lo chiamò a sè, e tastato
-se veramente portasse il giaco di ferro sotto ai panni, respinse colla
-propria la spada che costui trasse, e lo fece uccidere. Saputo che due
-gasindi gl'insidiavano i giorni, gl'invita a caccia, ed appartatosi
-solo con essi soli, rinfaccia il perverso consiglio; indi gettate le
-armi, — Ecco il re vostro; fatene secondo vi piace». Vinti al generoso
-e franco atto, gli caddero a' piedi, ed esso li perdonò e beneficò.
-Anche colla Chiesa stette in armonia, e confermò il dono di molti
-beni nelle alpi Cozie, fattole da Ariperto II. Rintegrato l'ordine e
-l'obbedienza, svelto ogni seme delle guerre civili, ridrizzò l'animo al
-disegno de' suoi predecessori, d'unire tutta Italia snidando i Greci. E
-la fortuna parve mandargliene il destro.
-
-
-
-
-CAPITOLO LXVII.
-
-Gli Iconoclasti. Origine della dominazione temporale dei papi.
-
-
-L'imperio romano continuava colle antiche forme a Costantinopoli, ma
-sempre più fievole e minacciato da diversi nemici, ai quali vennero ad
-aggiungersi i Musulmani. Maometto avea predicato agli Arabi (622) una
-religione, di dogmi semplicissimi, ridotti quasi solo alla unità di
-Dio; di morale condiscendente e sanguinaria, giacchè ripristinava la
-pluralità delle mogli e il diritto della forza, che il cristianesimo
-avea sbanditi. Subito i suoi discepoli, armati di scimitarra e
-d'intolleranza, uscirono dalla penisola natia gridando, — Non v'è
-altro dio che Dio, e Maometto è suo profeta»; e vedendo non potere
-dar trionfo alla loro se non soffocando ogni altra civiltà, diressero
-le prime offese contro i luoghi dov'era nata la religione cristiana,
-occupando Gerusalemme e la Palestina, poi con una spaventevole rapidità
-ebbero sottoposto gran parte dell'Asia, il lembo settentrionale e
-l'orientale dell'Africa, e minacciavano l'Europa dai due lidi che
-più l'avvicinano, dallo stretto di Gibilterra verso la Spagna, e
-dall'Ellesponto verso Costantinopoli. L'Impero, spogliato per essi
-delle sue più belle provincie, videsi ridotto a difendere la capitale,
-che più volte assalita, si sosteneva per la felicissima postura.
-
-A sì gravi frangenti mal bastavano i discendenti d'Eraclio, che
-deboli, litigiosi, disumani, peggioravano la condizione de' paesi a
-loro soggetti, fra' quali mezza l'Italia. Terminata la loro stirpe,
-seguirono imperatori elettivi; e Leone, pastore d'Isauria mutatosi in
-guerriero, avea tanto ben meritato col combattere Bulgari e Saracini,
-che fu portato imperatore (717). La prodezza di lui prometteva un
-difensore valente, l'operosità un egregio amministratore, un buon
-fedele l'aver ai vescovi giurato di rispettare i concilj e le decisioni
-della Chiesa: ma riuscì troppo lungi dalle speranze, e sul trono già
-turbato da tanti eretici, egli volle comparire eresiarca.
-
-Nessuno ignora quanto abborrimento il legislatore degli Ebrei
-avesse a questi ispirato contro ogni immagine d'uomini o della
-divinità, conoscendoli propensi a confondere la rappresentazione
-col rappresentato. I Cristiani, usciti dalla sinagoga, probabilmente
-rifuggirono sulle prime dall'effigiare Dio e i Santi: ma oltre esser
-naturale nell'uomo il venerare le sembianze delle persone o care
-o stimate, già usavano i Romani una specie di culto ai ritratti
-degl'imperatori e vivi e morti; onde i Cristiani, intenti a volgere
-alla verità gli stromenti della menzogna, è probabile che presto
-effigiassero Cristo e gli Apostoli. Può l'ignoranza essere trascorsa a
-confondere la copia coll'originale, e prestar adorazione a ciò ch'era
-destinato unicamente ad elevare le aspirazioni verso l'Ente supremo;
-laonde alcuni Padri e concilj riprovarono le immagini, o per genio
-particolare, o per ispeciale pericolo che ne scorgessero: però la
-Chiesa, che, immobile nel dogma, piegasi nei riti e nella disciplina
-alle opportunità dei paesi e de' tempi, trovò soverchio questo rigore
-quando ne fu cessata la ragione, cioè il timore dell'idolatria. Allora
-si moltiplicarono le figure dei Santi e del Salvatore, e le storie
-dell'Antico e del Nuovo Testamento, opportune a dare alle arti il
-pascolo, che fin allora avevano tratto dal gentilesimo, ed allettare
-gli occhi dei Barbari, a cui talvolta la curiosità d'intendere il
-componimento di quelle pitture serviva d'avviamento a conoscere le
-morali verità del Vangelo. Qual cosa umana va esente da abusi? e questi
-mossero alcuni a riprovare quel culto, e viepiù quando i Maomettani,
-aborrenti dall'effigiare la divinità, lo rinfacciavano ai Cristiani
-come idolatria: laonde Leone Isaurico, valendosi dell'autorità che
-gl'imperatori si arrogavano sopra le cose ecclesiastiche, lo proibì, e
-violentemente distrusse le effigie devote.
-
-Le coscienze si rivoltano sempre contro chi pretende forzarle; e il
-popolo che era affezionato a quelle devote e antiche rappresentazioni,
-levò d'ogni parte mormorii; quantunque i prelati greci apparissero
-troppo spesso ligi all'imperiale volontà, il patriarca Germano
-protestò contro l'incompetente decreto, e ne scrisse al papa e ad
-altri vescovi, appoggiando il culto delle immagini colle ragioni,
-coll'autorità, coi miracoli per esse moltiplicati. La violenza chiama
-violenza; e il popolo, sturbato nelle sue devozioni, insorse a furia
-contro lo spezza-immagini (_iconoclasta_); dovunque i messi di lui
-si presentassero ad abbatterle, il popolo toglieva a difenderle a
-pugni, a sassi, a coltelli; e l'imperatore per esser obbedito bandì il
-patriarca, moltiplicò i rigori e i supplizj.
-
-L'Italia greca ne toccava la sua parte; e avendo papa Gregorio II
-esposta all'imperatore la dottrina della Chiesa su questo punto,
-l'Iconoclasta per tutta risposta raddoppiò intimazioni d'obbedire o
-guai. I Ravennati non poterono reggere a questo rinforzo di tirannia, e
-levato popolo, trucidarono l'esarca e chi per lui; altrettanto fecero i
-Napolitani; e il loro duca Esilarato, venuto per assassinare il papa,
-fu col figliuolo ucciso dai Romani, che insorti a difendere nella
-persona del pontefice la religione e le franchigie loro, espulsero
-il greco governatore. Per tutta l'Italia imperiale si propaga la
-rivolta; una di quelle che riescono, perchè determinate da sentimento
-di giustizia e di religione, non da sottigliezze che il popolo non
-intende, e da cui non ha profitto. Armati per propria difesa, ricusando
-il peccato e il tributo, non versano altro sangue se non quello che
-difficilmente si può risparmiare in un primo e contrastato bollimento
-popolare[187]; abbattono le statue dell'augusto; e accordandosi di
-più non voler affari con questi Greci, temuti come tiranni, spregiati
-come deboli, aborriti come eretici, eleggono magistrati nazionali in
-luogo di quei che venivano da Costantinopoli o da Ravenna, e risolvono
-nominare un imperatore che sieda a Roma e osteggi Leone.
-
-Tanto l'ambizione dei papi rimase estranea a questo spontaneo moto,
-che Gregorio intercesse per Leone[188], sperando si convertirebbe alla
-verità; per sue insinuazioni a Roma fu conservata, a Napoli restituita
-l'autorità imperiale. Vero è però che, nel fiaccarsi dell'imperiale
-arbitrio, ripigliavano vigore gli ordinamenti municipali, e quindi
-l'autorità de' pontefici: nobili, consoli e popolo ebbero ricuperato la
-rappresentanza loro quando furono raccolti a concilio per condannare
-l'opinione, che ad essi l'imperatore comandava. Civitavecchia fu
-munita, e in nome del ducato romano conchiusa alleanza coi Longobardi
-meridionali, pur conservando l'esteriore soggezione all'Impero.
-Gregorio fu dunque il primo di que' pontefici che, ne' tempi nuovi,
-rannodarono la federazione italiana; sotto la religiosa sua presidenza
-unendo le città che non voleano ricevere il giogo longobardo, nè
-sopportare il greco.
-
-Profittò di questi sovvertimenti re Liutprando, e con aspetto di
-favorire l'equità e la libertà di coscienza, assalse ed occupò
-Ravenna[189]; Bologna e la Pentapoli (728): ma i Veneziani, sollecitati
-dal papa contro questi Barbari, mandano il doge Orso Participazio, il
-quale piomba sul re longobardo, lo sconfigge, ne fa prigione il nipote,
-e sgomberata Ravenna, vi insedia l'eunuco Eutichio, speditovi esarca
-da Costantinopoli. Liutprando, il quale avea sperato che nel pontefice
-la recente offesa potesse più che il bene generale della penisola, al
-trovarsi deluso s'accannisce, conchiude pace con Eutichio, promettendo
-dargli mano a sottoporre i riottosi, purchè a vicenda egli il soccorra
-contro i duchi di Spoleto e di Benevento, sollevati a favore di Roma.
-Riuscita l'impresa, i due eserciti congiunti si difilano sopra Roma,
-per punirla entrambi d'opposti torti; i Greci dell'avere disobbedito
-all'imperatore, i Longobardi dell'essergli rimasta fedele. Il papa,
-venuto al campo nemico, parlò a Liutprando con tale pietà, che questo,
-il quale pur confessava legalmente la supremazia del papa[190], se
-gli gettò ai piedi promettendo non far male ad alcuno; e seco entrato
-nella basilica Vaticana, sul corpo de' santi Apostoli depose in dono il
-manto reale, i braccialetti, l'usbergo, il pugnale, la spada dorata, la
-corona d'oro, la croce d'argento.
-
-Ma l'imperatore di Costantinopoli continuò a vessare il papa, il quale
-gli scrisse risentito, rinfacciandogli l'ignorante sua presunzione,
-e minacciando la rivolta di tutta Italia: — Voi imperatore, voi capo
-dei Cristiani, perchè non interrogaste uomini addottrinati ed esperti?
-ei v'avrebbero insegnato che, se Dio proibì d'adorare le opere degli
-uomini, fu in riguardo degli idolatri che abitavano la terra promessa.
-Solo l'ignoranza può farvi credere che noi adoriamo pietre, muraglie,
-tavole: noi lo facciamo unicamente per rimembrare coloro di cui queste
-portano il nome e le sembianze, e per elevare il nostro spirito torpido
-e grossolano. Tolga il cielo che le teniamo per Dei, nè poniamo in
-esse fiducia; ma a quella di nostro Signore diciamo, _Signor Gesù,
-soccorreteci e salvateci_; a quella della sua santa madre, _Santa
-Maria, pregate il figliuol vostro che ci salvi le anime; se è d'un
-martire, Santo Stefano che spargeste il sangue per Gesù Cristo, e
-presso lui tanta grazia avete, pregate per noi_».
-
-Prete Giorgio, che dovea portar questa lettera all'imperatore,
-per via fu còlto dai soldati imperiali che lo cacciarono prigione,
-dopo toltogli il dispaccio; e l'Isaurico rispose: — Manderò a Roma
-a sfrantumare l'immagine di san Pietro, e fare con papa Gregorio
-come Costanzo con papa Martino, portandolo via carico di catene».
-Ma Gregorio replicava: — I pontefici sono i mediatori e gli arbitri
-della pace fra l'Oriente e l'Occidente, nè le minaccie vostre ci
-sbigottiscono. A poche miglia da Roma siamo in sicuro. Gli occhi delle
-nazioni stanno fissi sopra la nostra umiltà; esse riveriscono quaggiù
-come un dio l'apostolo san Pietro, di cui voi minacciate frangere la
-figura: i regni più remoti d'Occidente tributano omaggio a Cristo e al
-suo vicario; voi solo state sordo alle sue voci. Se persistete, ricadrà
-su voi il sangue che potesse versarsi».
-
-Sentiva dunque il pontefice che, contro l'oppressione del mondo antico,
-troverebbe schermo nelle genti nuove; e sapendosi insidiato, prese
-guardia alla propria persona, e informò gl'Italiani dell'occorrente.
-I popoli della Pentapoli e i Veneziani chiarironsi pel culto avito,
-scotendosi dalla soggezione agli ordini di Costantinopoli: i Longobardi
-si opposero all'esarca di Ravenna che avviava l'esercito verso Roma.
-
-Non minor fermezza del predecessore palesò Gregorio III, il quale
-non chiese la conferma dell'esarca (731), repudiò gli editti che
-proscrivevano le immagini, esortò l'imperatore a cassarli; e non
-esaudito, ricorse all'armi sue raccogliendo novantatre vescovi
-d'Italia, che dichiararono anatema chi le distruggesse, profanasse
-o bestemmiasse. Infellonì Leone a tale annunzio, e non potendo per
-allora contro le vite, nocque alle sostanze dei disobbedienti col
-crescere d'un terzo il tributo e la capitazione in Sicilia e Calabria,
-e staggire i patrimonj che da antichissimo vi teneva la santa sede;
-sottrasse al metropolita di Roma e sottopose a quello di Costantinopoli
-le chiese di Napoli, Calabria, Sicilia ed Illiria; poi inviò in Italia
-un grosso navile: ma sul golfo Adriatico andò disperso da violenta
-fortuna. Le reliquie della flotta approdate a Ravenna, tentarono
-saccheggiarla; ma il popolo, avutone sentore, diè di piglio alle armi,
-e li respinse ed affogò, e per più anni seguì a far festa di un tale
-avvenimento.
-
-Salvo da questo frangente, il papa si trovò in un nuovo per
-parte di Liutprando. Trasimondo duca di Spoleto, che questi aveva
-precedentemente soggiogato, era di nuovo insorto; talchè Liutprando
-dovette muovere contro di lui l'esercito. Trasimondo fuggì a Roma, e
-avendone il re domandata l'estradizione, Gregorio e Stefano patrizio e
-l'esercito romano ricusarono. Il re sdegnato, insieme con Ildeprando
-che in occasione di malattia gli era stato dato collega (740), entrò
-nel paese[191] e pigliò Amelia, Orte, Bomarzo e Bleda. Per allora
-voltossi indietro, ma essendo Trasimondo ritornato a Spoleto coll'ajuto
-de' Beneventani e de' Romani, Liutprando invase di nuovo il ducato
-romano, e benchè a Rimini fosse messo a fil di spada parte del suo
-esercito, e tra Fano e Fossombrone lo assalissero vigorosi i natii,
-difilavasi sopra Roma. Gregorio, non vedendo scampo nelle forze
-proprie, e nulla avendo a sperare dai Greci, pensò ricorrere a principe
-barbaro.
-
-Come nella Gallia Cisalpina i Longobardi, così nella Transalpina si
-erano piantati i Franchi, e Clodoveo lor re fu il primo dei Barbari
-che, col battesimo, accettasse le credenze cattoliche e la soggezione
-ai papi, i quali perciò fregiarono col titolo di _cristianissimo_
-lui ed i suoi successori. Vedemmo come essi fossero pericolosi
-vicini ai Longobardi, da cui lungamente esigettero un tributo: ma poi
-digradarono dalla primitiva robustezza, e i re, datisi al far niente,
-abbandonarono l'autorità ai maggiordomi. Tale dignità pertanto fu
-ambita, e Pepino d'Héristal (687-714) riuscì a renderla ereditaria in
-sua casa, ai re lasciando soltanto il titolo e il fasto. Suo figlio
-Carlo acquistò il soprannome di _Martello_ pel valore guerriero, che
-spiegò principalmente contro i Musulmani. Questi, occupata la Spagna,
-aveano valicato i Pirenei e minacciavano la Francia, ed era pericolo
-che Maometto prevalesse a Cristo anche in Europa come in Asia; laonde
-il pontefice avea spedito a Carlo tre spugne colle quali ripulivasi
-la mensa eucaristica, onde confortarlo a combattere que' nemici della
-nostra fede e della nostra civiltà. L'eroe li vinse più volte, poi
-(732) decisivamente a Poitiers; il papa gli mandò regali e il titolo
-di patrizio romano: il longobardo Liutprando ne chiese l'alleanza; ed
-avendogli il Franco inviato suo figlio Pepino acciocchè l'adottasse
-come figlio d'onore, il re gli recise i capelli, e lo rimandò con
-larghi donativi[192].
-
-A costui, che l'Europa acclamava vincitore dei figli d'Agar,
-salvatore della cristianità, è naturale che il papa, minacciato
-dai Longobardi, volgesse gli occhi, e gli diresse una lettera così
-compilata: — Gregorio all'eccellentissimo figlio signor Carlo, vicerè
-(_subregulus_) di Francia. In estrema afflizione noi gemiamo, vedendo
-la Chiesa abbandonata da que' suoi figli stessi che dovrebbero a sua
-difesa consacrarsi. Lo scarso territorio di Ravenna, che unico ci
-rimaneva l'anno scorso per sostentamento dei poveri e illuminazione
-della Chiesa, fu posto a ruba e fuoco da Liutprando e Ildeprando
-re longobardi; hanno distrutto i poderi di san Pietro, tolto il
-bestiame che rimaneva, desolato fin i contorni di Roma. Neppure da te,
-eccellentissimo figlio, abbiamo fin a quest'ora ricevuto consolazione
-di sorta, e conosciamo che, invece di riparare questi mali, presti
-maggior fede ai principj da cui derivano, che non alla verità da noi
-esposta. Preghiamo l'Altissimo che di tale peccato non ti punisca,
-ma potessi tu udire i rimproveri di costoro che ci dicono, Ov'è
-questo Carlo, di cui implorasti la protezione? venga egli, e con quei
-formidabili suoi Franchi ti salvi dalle nostre mani. Qual dolore ci
-cuoce all'udire questi rimbrotti! al veder così possenti figli della
-Chiesa non mover dito per difenderla e vendicarla de' nemici! Il
-principe degli Apostoli, accinto di sua potenza ben potrebbe farle
-schermo: ma egli vuol provare in questi tempi disastrosi il cuore de'
-suoi figliuoli. Non prestar dunque fede a quei re quando accusano i
-duchi di Spoleto e di Benevento: unica loro colpa è di non avere voluto
-l'anno scorso assalirci contro la santa fede; del resto obbediscono
-affatto ai re, eppure si vuole privarli del grado, metterli in esiglio
-per non aver ostacoli a soggiogare la Chiesa e farla schiava. Mandaci
-uno de' tuoi fidati, incorruttibile a doni, a minaccie, a promesse,
-che coi proprj occhi veda le nostre persecuzioni, l'avvilimento della
-Chiesa, le lagrime dei pellegrini, la ruina del nostro popolo, e te
-esattamente ragguagli. Pel giudizio di Dio e per la salvezza dell'anima
-tua t'esortiamo a soccorrere alla Chiesa di san Pietro e al popol suo,
-ed allontanare questi perfidi re. Pel Dio vivente e per le chiavi della
-confessione di san Pietro, che a te spedisco in segno di dominio[193],
-t'affretta al nostro sussidio, chiarisci la tua fede, e accresci in tal
-guisa la fama che di te va pel mondo; acciocchè il Signore ascolti te
-pure nell'afflizione, e il nome del Dio di Giacobbe ti protegga, e noi
-possiamo sulla tomba dei santi Pietro e Paolo pregar contenti giorno e
-notte l'Eterno per te e pel tuo popolo».
-
-Che il portatore di questa lettera tenesse istruzioni a voce per
-accordarsi con Carlo onde mutare dall'Impero a lui la signoria di
-Roma, nessun argomento n'abbiamo; anzi il papa dovette con istanze
-nuove sollecitare Carlo, che alla perfine spedì messi a Liutprando. Ma
-mentre si menavano trattati, e il maggiordomo e l'imperatore e il papa
-morirono (741); e Zacaria succeduto a questo, venne in persona a Terni,
-e a forza di bontà e di dolcezza indusse il re longobardo a restituire
-le città romane occupate. Trasimondo di Spoleto, vistosi abbandonare
-dai Romani, si consegnò a Liutprando, che si contentò di farlo chiudere
-in un convento: Gregorio duca di Benevento, mentre voleva camparsi
-in Grecia, fu trucidato a furor di popolo. Liutprando conferì i due
-ducati a parenti suoi, indi, perfidiando le promesse, ritenne quante
-città di Romagna aveva occupate, sinchè il papa, trovatolo novamente,
-l'indusse a cederle e donarle alla santa sede. Restava la nimicizia
-coll'esarcato, e Liutprando l'invase. Eutichio non trovò altro scampo
-che pregare il papa a interporsi; e questi di fatto mosse a quella
-volta, entrò nel dominio longobardo, e a Pavia persuase Liutprando a
-sospendere le offese.
-
-Poco poi i Romani respiravano per la morte di Liutprando (744), cui
-Paolo Diacono (il quale con esso chiude la sua storia) predica di
-gran senno, sagace in consiglio, grandemente pio, amator della pace,
-potente in guerra, clemente ai rei, casto, pudico, bel parlatore, largo
-limosiniero, ignaro di lettere eppur comparabile a' filosofi. Sappiamo
-ch'egli aggiunse un monastero alla basilica pavese di san Pietro in
-Ciel d'oro, dove fece trasportare il corpo di sant'Agostino, sottratto
-ai Musulmani che aveano invaso l'Africa e la Sardegna; tra le alpi
-parmensi fondò il monastero di sant'Abondio e Berceto, a Corteolona
-una chiesa di sant'Anastasio, a Pavia nel proprio palazzo una cappella
-a san Pietro, con preti che ogni giorno vi cantassero i divini uffizj.
-Le leggi da lui pubblicate attestano che i Longobardi aveano profittato
-della conoscenza del diritto romano: e al sommar de' conti, egli fu dei
-migliori, o forse il migliore fra i re longobardi.
-
-Pemmone, duca del Friuli, avea sposato Ratberga; e sebbene essa,
-nata rusticamente e brutta, più volte lo esortasse a lasciarla e
-prendersi altra moglie da par suo, la preferì perchè modesta e savia,
-e dal loro connubio nacquero Rachi, Racait e Astolfo, che Pemmone
-fece educare coi figliuoli di que' nobili che erano periti nel
-conflitto cogli Schiavoni. Rachi sì buon nome levò, che alla morte di
-Liutprando i Longobardi deposero Ildeprando collega di questo, e lui
-fecero re. Ricevuta la lancia del comando, Rachi si trovò in rotta
-non solo coi Romani e coi Transalpini, ma anche coi Longobardi del
-mezzodì, avvegnachè nel 746 pubblicava divieto di deputare messi a
-Roma, Ravenna, Spoleto, Benevento, nonchè in Francia, in Baviera, in
-Alemagna, in Avaria, in Grecia[194]. Al contrario Zacaria papa riceveva
-omaggio dai nuovi regni che si fondavano in Alemagna e in Inghilterra,
-e accolse san Bonifazio apostolo della Germania dandogli conforti a
-convertire il Settentrione, che ricevendo la fede da Roma, al pontefice
-prestava un omaggio illimitato. Zacaria, istruito che Rachi, rotta una
-tregua giurata, tornava sopra la Pentapoli, andò a trovarlo a Perugia,
-e non solo il distolse, ma gli toccò il cuore per modo, che poste la
-moglie Tasia e la figlia Rotrude (749) in un monastero, egli andò
-a chiudersi in quel di Montecassino, ove pur dianzi erasi ritirato
-Carlomanno, fratello del maggiordomo di Francia[195].
-
-Astolfo fratello di Rachi, portato al regno dal pubblico voto, ripigliò
-le ostilità coi Greci; e sicuro in armi, le menò con tanta fortuna, che
-in due anni (752) si rese padrone dell'Esarcato e della Pentapoli; e
-per togliere alla conquista il carattere di passeggera, mutò la sede da
-Pavia all'imperiale Ravenna. L'esarca Eutichio rifuggì a Napoli, e fu
-l'ultimo che governasse l'Italia greca; perciocchè i possessi rimasti
-all'Impero furono divisi ne' _temi_ o distretti di Sicilia e Calabria;
-i duchi di Napoli, Gaeta, Bari ed altre città operavano omai di balìa
-propria, sotto la nominale supremazia dello stratego siciliano.
-
-Il posseder Ravenna parve ad Astolfo ragione valevole per attirarsene
-tutte le dipendenze e Roma stessa; onde intimò al senato e al popolo
-romano prestassero a lui l'obbedienza che soleano al signor di Ravenna;
-e sostenne l'intimazione con grosse armi. Il nuovo papa Stefano II con
-regali e preghiere lo indusse ad una pace di quarant'anni: ma scorsi
-quattro mesi appena, Astolfo la guastò, e impose ai Romani un annuo
-tributo, fintanto che non gli piacesse annestare quel ducato al suo
-reame. Il papa ricorse dapprima alle devozioni, conducendo per Roma
-una processione, dove egli stesso, a piè scalzi, portava una delle
-immagini di Cristo non fatte a mano; e il popolo, asperso di cenere e
-gemebondo, seguiva una croce, alla quale erasi appeso l'accordo della
-pace violato dai Longobardi. Inviò poi l'abate di Montecassino ed altri
-sacerdoti che chiamassero il principe a migliori consigli; ma Astolfo
-li trattò d'alto in basso, ingiungendo tornassero ai loro conventi
-senza tampoco rivedere il papa. L'imperatore Costantino Copronimo,
-il quale incaparbito d'abolire le immagini, avea molestato senza posa
-il pontefice per cui mercè l'autorità sua erasi conservata in Italia,
-allora non fece che spedire con lettere Giovanni Silenziario. Il papa
-volle accompagnato dal proprio fratello il messo a Ravenna, unendo
-nuove suppliche ad Astolfo perchè restituisse l'Esarcato ai Greci:
-ma non che badarvi, costui raddoppiava armamenti e minacce come leon
-fremente, asserendo che i Romani tutti passerebbe a fil di spada se
-non si sottomettessero al suo dominio[196]. Stefano scrisse da capo
-all'imperatore parole da quel bisogno, acciocchè, secondo le iterate
-promesse, venisse a difendere l'Italia[197]: ma questo, più che de'
-Musulmani, più che de' Longobardi, brigavasi di sillogizzare contro il
-culto delle immagini, ed uccidere i monaci che le difendevano.
-
-Che più restava al papa? Memore di Gregorio III, si volse a Pepino
-il Piccolo, figlio di Carlo Martello e succedutogli come maggiordomo
-de' Franchi; e questi l'ascoltò più volonteroso del padre, e spedì
-un duca Autari e un vescovo invitandolo a condursi di là dall'Alpi.
-Il papa, coi messi Franchi e col reduce Giovanni Silenziario, fu alla
-corte longobarda per un'ultima prova: ma rimanendo Astolfo ostinato al
-proposito, Giovanni tornò disconchiuso in Oriente, Stefano prese la via
-di Francia.
-
-Come avranno guardato questa gita i contemporanei, e specialmente
-gl'Italiani?
-
-Da una parte vedevano essi gl'imperatori di Costantinopoli, che
-possedevano l'Italia, non come legittimi successori dei Cesari antichi,
-ma per conquista, e da conquista la trattavano, conculcando gli antichi
-privilegi; dall'altra, re stranieri armati e sbuffanti, che giurano e
-spergiurano, devastano città, sterminano popolazioni, mettono a spada
-e fuoco. Rimpetto a costoro, vecchi sacerdoti eletti dal popolo e tra
-il popolo, pregano, scrivono, fan processioni, mandano ambasciate,
-vanno in persona ad implorare nient'altro che pace e giustizia; al più
-mettono insieme un pugno di armati per pura difesa. Fra questi tre,
-intenti a conservare o sottomettere il nostro paese, stanno milioni
-d'Italiani, la cui sorte si decideva nei coloro dibattimenti, e che col
-papa pregavano e piangevano; dal re e dall'imperatore erano spogliati
-ed uccisi. Quanto non avevano sofferto sotto quel dominio, greco,
-lontano, irresoluto, arrogante, tiranno delle coscienze, peggiorato
-dalla ingordigia e prepotenza dei ministri, i quali non isdegnavano
-farsi satelliti ed assassini per obbedire! quanto non avrebbero dovuto
-soffrire cadendo sotto questi altri Longobardi, che ai loro fratelli
-toglievano e leggi e terre e magistrati e la compiacenza del nome
-italiano! Perocchè i Longobardi, come avviene di un governo militare,
-in tanti anni di dominio non s'erano punto naturati al nostro terreno,
-e il nome loro sonava così terribile, che i paesi cui si accostassero
-avventavansi alle armi per quanto lungamente disusate, onde respingere
-le stragi e l'oppressione serbate ai vinti.
-
-Se speranza di risorgimento, o almen di sollievo restava agl'Italiani,
-non potevano appoggiarla se non su quel pontefice, che da lungo tempo
-consideravano come loro rappresentante, tutore dei loro diritti,
-l'unico che sapesse consolare gli oppressi e intimar giustizia agli
-oppressori; pontefice, che pel carattere suo doveva essere più giusto,
-più mansueto; che faceva ancora venerato a tutte le nazioni quel nome
-romano che, per altrui cagione, era in estremo vilipendio.
-
-In quei tempi ordinati e sonnolenti, nei quali la dotta inerzia non
-sapeva aspettar bene se non dai re, gli scrittori serbarono ogni
-simpatia e raffinarono ogni sofisma a favorire il concentramento
-dei poteri e l'onnipotenza delle corone, e quindi non rifinivano
-d'imprecare al pontefice, il quale, col chiamare i Franchi, impedì
-che tutta Italia cadesse sotto la dominazione de' Longobardi. Per
-noi sussiste un altro criterio, il voto del popolo[198]; e lo storico
-imparziale deve guardare qual fosse la causa, il cui trionfo scemasse
-le lacrime e le ingiustizie tra la moltitudine.
-
-Dopo undici secoli stando tranquillamente a narrare le vicende
-d'allora, si può intrepidamente riprovare i padri nostri perchè non si
-siano sottomessi in tutto ai Longobardi, lo che avrebbe dato all'Italia
-quell'unità che, fra i patimenti conseguita, rese poi forti e stimate
-Francia ed Inghilterra mercè la dominazione di Barbari. E forse
-argomentarono così quegli stessi, che non hanno abbastanza lacrime
-per deplorare la caduta dell'imperio romano, o abbastanza ira contro
-lo straniero che oggi volesse sottomettersi una nuova provincia, anzi
-una sola fortezza italiana. Poniamo che costoro conoscano di certa
-preveggenza come sarebbero procedute le cose: ma se i re si tengono
-in diritto di sagrificare la generazione presente per l'avvenire, se
-imprese micidiali riescono a vantaggio, chi potrà pretendere che un
-popolo volontariamente si sottometta a crudelissima oppressione in
-vista d'un avvenire che non conosce, e della prosperità che possa
-derivarne ai nipoti?
-
-Ma sarebbe derivata? Se i Longobardi spegnevano in Italia i resti della
-civiltà romana, sarebbe uscita mai di qui la luce che poi irradiò la
-restante Europa? Se sulla ragione politica inesperta e feroce di quei
-tempi non avesse dominato quel potere moderatore che allora la Chiesa
-assunse anche nelle cose temporali, sarebbero, di sotto all'irrefrenato
-dominio militare, giunte a ben composta nazionalità la nostra e neppur
-le altre genti?
-
-Chiudere gli occhi a ciò che fu, per almanaccare ciò che avrebbe
-potuto essere, non è da storico: ma chi deplora le miserie posteriori
-della nostra patria, condotte da troppo fieri casi e da infamie e
-violenze che sono scritte nel libro dell'ira di Dio qual espiazione
-o preparamento, deh voglia avvicinarsi a quei tempi, e vedere come,
-col non lasciar cascare tutta Italia sotto i Barbari, e col farla poi
-centro del rinnovato Impero, vi si sieno conservate le istituzioni
-antiche e le migliori tradizioni dell'intelletto e della vita; le quali
-appurate, le fruttarono commercio, dottrina, incivilimento, libertà,
-e il vanto di star maestra e modello delle altre nazioni. Ora questo
-splendido rinnovamento saria stato possibile sotto il dominio uno,
-fiero, avvilente degli stranieri?
-
-E se l'Italia non fu una, chi vorrà riportarne la causa fin a quei
-tempi e a quel dominio? Non era stata una sotto il goto Teodorico? e
-la costui origine e la personale inclinazione agevolavano la mistione
-coi vinti: eppure quel dominio fu abbattuto non da nuovi Barbari,
-ma dalla pretesa restaurazione romana, da ciò che poi fu pompeggiato
-col titolo di nazionalità. Avrebbe ella retto allo sminuzzamento, che
-dappertutto recò di poi la feudalità? avrebbe retto ai micidiali amori
-degli stranieri, quando nel secolo XVI Francesi, Tedeschi, Spagnuoli,
-Ungheresi, Svizzeri, Turchi vennero a saziar l'ambizione e l'avidità
-sulla patria nostra, mentre da Roma echeggiava inutile il grido di
-Giulio II perchè si cacciassero i Barbari?
-
-Nè i Longobardi si erano messi in via di congiungere tutta Italia.
-Sulle prime li vedemmo persecutori del clero; e anche il loro duca
-Gumaritt, devastata tutta la maremma volterrana, obbligò san Cerbone
-vescovo di Populonia a ricoverare col suo clero nell'isola d'Elba, come
-quel di Milano era rifuggito a Genova. Dappoi, quantunque convertiti
-alla fede romana, e abbondanti in devozioni e monasteri, tennero il
-clero in gelosa tutela, quale appena soffrirebbero i moderni[199];
-l'ambizione di estendere sopra nuovi paesi, pel solo diritto della
-conquista, il mal governo che facevano della Longobardia, li pose in
-urto col pontefice; e poichè questo era dai Romani considerato come il
-loro rappresentante, doveva ne' soggiogati crescere l'aborrimento verso
-una nazione che con minaccie ed armi rispondeva alle preghiere e ai
-consigli di quello. Nella contesa, il clero, diffuso fra gl'italiani
-per mitigare i guai che toccano al vinto, riceveva come suoi gli
-affronti fatti al suo capo, ed abituava i fedeli a risentirsene, come
-le membra patiscono dei colpi dati alla testa.
-
-Se poi i liberatori tutti del nostro paese, da allora fin a jeri,
-sempre ricorsero a stranieri, sempre, è una di quelle complicazioni,
-che è facile e perciò consueto battezzare col nome di fatalità.
-
-Senza dunque addebitare a un popolo le lontane e incerte conseguenze
-del suo procedere, a noi pare che, pel diritto imprescrittibile
-della conservazione, lo Stato romano, minacciato di cadere in servitù
-straniera, potesse difendere la propria indipendenza, appoggiandosi a
-chi glie l'assicurava.
-
-In Francia Pepino il Piccolo, nella saldezza dei trentasett'anni,
-vincitore di molte guerre, temuto dai vassalli, caro al popolo e
-ai soldati per modi affabili, al clero per averlo rintegrato delle
-usurpazioni di suo padre, di re aveva tutto fuorchè il nome; già i
-Franchi notavano gli atti cogli anni del suo principato; a lui solo
-volgeano le domande e i richiami; a lui ogni onoranza; i grandi del
-regno un dopo l'altro erano venuti a sua dipendenza, e dal giuramento
-di fedeltà restavano legati ad esso, più che agl'imbelli discendenti
-di Clodoveo. La nazione, che, come tutte le germaniche, conservava il
-diritto di elegger il capo, voleva ormai che la finzione facesse luogo
-alla realtà, e il titolo di re avesse chi di re esercitava l'autorità;
-onde Pepino si fece ungere dal più riverito sacerdote d'allora, san
-Bonifazio apostolo della Germania.
-
-La nuova dinastia Franca era così avvicinata al papa, sì per l'antico
-titolo di cristianissima, sì perchè recentemente consecrata, e sì
-pel missionare che facea le genti idolatre. Quando dunque Stefano II
-venne per soccorsi, il nuovo re mandò fin a San Maurizio incontro al
-pellegrino apostolico il figlio Carlo, che poi dovea dirsi Magno, il
-quale ne precedette il carro a piedi fino alla sua casa di Pontion. Ivi
-Pepino scavalcato si umiliò davanti a lui come a capo della Chiesa, coi
-figli e i grandi del suo seguito; e condottolo ad alloggio nella badia
-di san Dionigi, gli prodigò assistenza durante una malattia cagionata
-dai crucci dell'animo e dagli stenti del viaggio. Il papa prostrossi
-con tutto il clero coperto di cenere e cilizio davanti a Pepino finchè
-n'ebbe promessa di soccorsi: allora per riconoscenza unse di nuovo re
-de' Franchi lui e i due figli Carlo e Carlomanno, e li intitolò patrizj
-di Roma.
-
-Come tale, Pepino diveniva protettore uffiziale della santa sede, e
-obbligato a soccorrerla contro i Longobardi. Ma prima di respingerne
-l'armi coll'armi volle esperire le vie amichevoli, e spedì a re
-Astolfo, esibendo dodicimila soldi d'oro se rinunziasse alla Pentapoli
-ed altre terre[200]; ricusato (753), fece proclamare la guerra. Al
-bando accorsero i signori Franchi in grosso numero; forzarono il passo
-di Susa che da cencinquant'anni separava i due popoli rappacificati,
-e chiusero Astolfo in Pavia, il quale allora si piegò ad un accordo,
-obbligandosi di rimettere a Pepino l'Esarcato e la Pentapoli (754). E
-Pepino li donò alla repubblica e alla Chiesa romana ed a san Pietro,
-cioè a dire al pontefice, il quale fu rimesso in Roma.
-
-Tale principio ebbe la dominazione temporale dei papi, i quali,
-sebbene capi della Chiesa, non aveano fin allora veruna sovranità,
-essendo il regno loro assiso altrove che in terra. È un sogno di
-tarda composizione il dono che Costantino il Grande fece a papa
-Silvestro, ma sta che i papi teneano vaste possessioni; al tempo di
-Gregorio Magno contavano ventitrè patrimonj in Italia, nelle isole del
-Mediterraneo, in Illiria, in Dalmazia, in Germania e nelle Gallie;
-e basti nominare quello estesissimo delle alpi Cozie, che alcuno
-vorrebbe abbracciasse anche Genova e la Riviera di ponente. In questi
-tenimenti, giusta il diritto romano, aveano giurisdizione sopra i
-coloni, e per conseguenza magistrati, appelli, prigioni; anche altrove,
-nella trascuranza dei lontani imperatori, esercitavano qualche atto
-di sovranità; e porzione ne godeano in Roma come primi cittadini. Solo
-però la donazione di Pepino collocò i papi fra i principi della terra:
-e poichè sopra di essa fondasi il dominio più antico d'Italia, e tanto
-ne restò avviluppata la successiva fortuna del nostro paese, dovette
-naturalmente fermarvisi l'attenzione degli storici e de' pubblicisti.
-
-L'atto della donazione di Pepino, qual lo abbiamo, olezza d'adulterino;
-pure del fatto non lasciano dubbio i cronisti, univoci in attestarlo,
-e una serie di conferme fattene poco dappoi. Abbracciava essa Ravenna,
-Rimini, Pesaro, Cesena, Fano, Sinigaglia, Jesi, Forlimpopoli, Forlì col
-castello Sussubio, Montefeltro, Acceragio, Monlucati, Serra, Castel
-San Mariano (forse San Marino), Robbio (diverso da quel di Liguria),
-Urbino, Cagli, Luculli, Agobio, Comacchio; aggiungendovi Narni, che da
-molti anni i duchi di Spoleto aveano spiccato dal ducato romano. Leone
-ostiense[201] vi comprende anche quant'è da Luni al distretto Suriano
-colla Corsica, di là fin a Monte Bardone, poi a Berceto, Parma, Reggio,
-Mantova, Monselice, la Venezia e l'Istria, e i ducati di Spoleto e
-Benevento. Esagerazione destituita di prove: ma in senso opposto taluni
-pretesero la donazione importasse unicamente il dominio utile dei beni
-compresi in quel tratto, non già la sovranità riservata da Pepino per
-sè e successori suoi; o se pure comprendeva anche la sovranità, non si
-applicasse però che quanto all'utile dominio. Come ciò, se in appresso
-i Longobardi e l'arcivescovo di Ravenna, venendo in rotta col papa, gli
-sottrassero la giurisdizione e non i dominj? Inoltre noi vediamo i papi
-giudici e funzionari nelle città donate, e dire _la nostra città di
-Roma, il nostro popolo romano_[202], conoscendo d'essere sottentrati in
-luogo e stato dell'antico esarca. Anzi potrebbe dimostrarsi che, prima
-della donazione di Pepino, i papi già esercitavano giurisdizione in
-molti di que' paesi per un consenso popolare, al quale Pepino rendeva
-omaggio chiamando restituzione il suo dono[203].
-
-Bensì a torto argomenta chi, trasportando a quel tempo le idee del
-nostro, pretende incontrarvi una precisa distinzione di diritti e di
-poteri, di dominio utile e governo politico. Il proprietario, come
-tale, compiva ne' suoi possessi alcuni atti di sovranità, mantener
-l'ordine, rendere giustizia, menare gli uomini in guerra; intanto che
-il signor supremo vi riscoteva imposte, mandava sindacatori; e qual
-dei due più fosse per indole robusto, più larga porzione facevasi nel
-dominare.
-
-Composte le cose d'Italia, Pepino rivalica le Alpi: ma Astolfo, che al
-trattato aveva accondisceso soltanto per forza o per guadagnar tempo,
-raccolse fretta fretta i suoi Fedeli, mosse sopra Roma con quei di
-Benevento, e l'assediò sbraveggiando: — Apritemi porta Salaria, ch'io
-entri in città, e datemi il papa, se volete ch'io usi misericordia
-verso di voi; altrimenti diroccherò le mura, ammazzerò voi di spada,
-e vedrò chi venga a torvi dalle mie mani». I Romani, bene conoscendo
-i proprj interessi e la fede di lui, ripulsarono la proposta; e
-mentr'egli a man salva devastava le circostanze di Roma, e dai cimiteri
-traeva ossa di santi «con gran detrimento dell'anima sua», i cittadini,
-tacciati così leggermente di codardi e imbelli, durarono l'assedio per
-cinquantacinque giorni col coraggio ch'era rinato in essi fra le prove
-delle ultime resistenze.
-
-Il papa diresse a Pepino una lettera in nome di san Pietro, esortandolo
-a liberare il suo sepolcro e il suo successore, sotto minaccia di
-castighi temporali ed eterni. E tosto Pepino ripassa le Alpi, e
-mentre i nemici l'aspettano alle Chiuse, egli gira alle loro spalle,
-ed assalta Pavia. Astolfo, costretto a retrocedere in diligenza per
-difendere la sua capitale, compra la pace con un terzo de' proprj
-tesori, e col sottoporsi all'annuo tributo di dodicimila soldi d'oro;
-oltre obbligarsi di nuovo anche con ostaggi a rilasciare al papa la
-possessione dell'Esarcato e della Pentapoli.
-
-Deputati suoi, insieme con Fuldrado abate di San Dionisio di Parigi,
-girarono per le città dell'Esarcato e della Pentapoli raccogliendo
-gli statici fra i principali paesani; indi passati a Roma, sulla
-tomba di san Pietro deposero le chiavi d'esse città e la donazione di
-Pepino; il quale poi giuntovi in persona, fu ricevuto come liberatore.
-Agli ambasciadori venuti da Costantinopoli per indurlo a restituire
-all'Impero le terre già greche, ricevendo le spese della guerra,
-replicò non aver combattuto a pro di quello, e potere di esse disporre
-a suo grado come di buon conquisto. Poi subito tornò in Francia, o per
-non recare maggior ombra ai Greci colla sua vicinanza, o perchè forse
-scaduto pe' suoi Fedeli il tempo di restar in campagna. Abbiasi a ciò
-riguardo prima di lodare di generosità o censurare di dabbenaggine
-Pepino, che lascia sussistere i vinti, e non pianta fra loro le leggi
-sue ed il dominio.
-
-Astolfo non aveva mandato ancora ad esecuzione il trattato, quando morì
-per una caduta da cavallo: lodato fra i migliori re dei Longobardi,
-veneratore delle reliquie; delle quali molte trasportò dalla Romagna
-a Pavia, fabbricò chiese e oratorj, largheggiò coi monaci, tra le
-cui braccia spirò; eppure di sua morte il pontefice esultava, come
-di quella d'un persecutore[204]. Suo fratello Rachi uscì dal chiostro
-per brigare di nuovo la corona, e si pose a capo d'un esercito; ma il
-voto d'altri guerrieri gli preferì Desiderio duca dell'Istria[205],
-il quale per toglier via il competitore domandò appoggio dal papa,
-promettendogli perpetua fedeltà, e non solo eseguir a puntino le
-promesse di Astolfo, ma di aggiungere alle altre terre Faenza, Imola
-col castel Tiberiano, Gavello e il ducato di Ferrara. Come l'abate
-Fuldrado e il conte Ruperto ebbero di ciò giuramento, fu intimato a
-Rachi, in virtù dell'obbedienza monacale, tornasse al devoto ritiro,
-e ai Longobardi annunziato che l'esercito romano e franco sosterrebbe
-all'uopo i diritti di Desiderio (757), il quale così venne confessato
-re.
-
-Moriva quell'anno Stefano II; e Paolo, suo fratello e successore,
-promise a Pepino amicizia e fedeltà, e chiese a Desiderio adempisse le
-promesse. Invano: costui aveva operato a malizia, e appena assicurato
-del regno, ripigliò il perpetuo disegno de' suoi predecessori di
-sottomettere tutta Italia. Fatta dunque la maggior levata di gente che
-potè, e fidandosi nel sapere Pepino occupato in sanguinosa guerra coi
-Sassoni, mandò a sperpero la Pentapoli, surrogò suoi ligi a Liutprando
-ed Alboino duchi di Benevento e di Spoleto, che a quello aveano
-fatto omaggio; e affiatossi in Napoli con un segretario greco, perchè
-l'imperatore mandasse un potente esercito, al quale egli congiungerebbe
-le sue forze per recuperare Ravenna, e una flotta per prendere Otranto,
-ove Liutprando resisteva.
-
-Il papa non indugiò a dare contezza dei preparativi a Pepino, _nuovo
-Mosè, David nuovo_; e questo spedì ambasciadori, i quali rannodarono
-la pace colle condizioni già imposte ad Astolfo; sicchè essendo allora
-comparsa la flotta greca per ricuperare essa città, Romani e Longobardi
-si trovarono congiunti a respingerla. Malgrado l'armonia apparente,
-Desiderio non volle mai restituire le città occupate, per lamenti che
-il papa levasse; favoriva anzi lo scisma dell'arcivescovo di Ravenna,
-contumace alla Chiesa romana: talchè prevedevasi inevitabile la guerra,
-che fu indugiata solo dall'esser morti quasi contemporaneamente il
-pontefice e Pepino.
-
-
-
-
-CAPITOLO LXVIII.
-
-Fine del regno longobardo. Rinnovasi l'impero d'Occidente.
-
-
-Pepino morendo spartì il regno fra i due figliuoli (768), già unti re
-dal papa. Carlo, maturato nei campi e nel governo, era alto e maestoso
-di presenza, robusto a qual fosse fatica, vivace nel conversare,
-indomabile dai disastri come dalle venture, perseverante ne' propositi,
-rispettoso alla religione, amico delle scienze, insegnato in quanto
-si sapeva a' suoi dì; e dal personale suo carattere forse più che da
-altro provenne l'efficacia che esercitò sui contemporanei, i quali gli
-applicarono il titolo di Magno, che la posterità gli confermò.
-
-Carlomanno all'incontro, tentennante e sospettoso come i mediocri,
-lasciavasi raggirare; e alcuni, pagati a tal uopo dal re de'
-Longobardi, lo subillavano contro il fratello, al quale insidiò perfino
-la vita. Poco tardò a morire (771), lasciando due bambini; e poichè
-il diritto germanico non considerava i popoli come una proprietà da
-ereditarsi, bensì la dignità regia come una magistratura liberamente
-affidata dal voto comune, i vassalli dell'estinto elessero re
-Carlo[206], che per tal modo si trovò a capo del più poderoso Stato
-d'Europa. E cominciò una serie di guerre e di ordinamenti, che lo
-elevarono al posto più sublime nella storia del medioevo.
-
-Desiderio re de' Longobardi, al morire di Pepino avea sperato rifarsi
-dei danni patiti sotto di questo: ma come le prime imprese di Carlo
-Magno lo chiarirono che costui non iscattava dal vigore e dall'abilità
-paterna, pensò avvicinarsegli. Fe dunque esibirgli in isposa sua
-figlia Desiderata o Ermengarda, e chiederne la sorella Gisela pel
-proprio figlio e collega Adelchi: ma un accordo che poteva mettere
-a repentaglio i temporali interessi della santa sede e dell'Italia,
-spiaceva a papa Stefano II, il quale scrisse a Carlo violente
-parole perchè non desse ai sudditi e al mondo lo scandalo di contrar
-doppie nozze, e ripudiare Imiltrude, nobile Franca, onde unirsi con
-quest'altra di una rea progenie, da Dio esecrata e infetta di lebbra;
-nè ad uno, cui soltanto per sua mercede era conservato il regno volesse
-concedere quella suora sua che aveva negata al greco imperatore.
-Berta, madre di Carlo, che non secondo la politica ma secondo il cuore
-giudicava di queste nozze, venne ella medesima in Italia per ridurle
-a compimento; a Roma forse favellò col papa, promettendo fargli da
-Desiderio cedere alcune delle terre occupategli (770); e se il legame
-fra Gisela e Adelchi non si effettuò, Berta menò Ermengarda di là
-dall'Alpi. Sventurata fanciulla, che coi dolori e coll'umiliazione
-dovea scontare il breve gaudio d'essersi seduta accanto al maggior re.
-
-In Romagna essendo cessati il dominio degl'imperatori e le magistrature
-greche, sempre più rivaleva il sistema municipale; e le primarie
-famiglie aveano colle cariche, le ricchezze, la forza, acquistato
-predominio sopra le altri classi, e concentrata in sè l'elezione
-dei consoli, succeduti ai decurioni, e spesso quella dei prelati.
-Singolarmente pretendeano aver mano alla nomina dei papi; e massime da
-che questi erano divenuti principi, la cattedra di San Pietro eccitava
-l'ambizione, sicchè esse famiglie fin alla violenza ricorrevano per
-occuparla.
-
-Morto Paolo (767), Totone duca di Nepi e tre suoi fratelli congiunsero
-le loro masnade (_scholæ_), e a forza fecero proclamar papa uno di
-loro, per nome Costantino, laico ancora; e costretto Giorgio vescovo
-di Palestrina ad ordinarlo, e collocatolo in Vaticano, giurargli
-fedeltà dal popolo romano. L'intruso cercò l'amicizia di Pepino
-che ancora viveva, e che impegnato in guerre, non poteva prendersi
-pensiero dell'Italia. I Romani mal soffrivano la carpita elezione; e il
-primicerio Cristoforo con suo figlio Sergio, dignitario della Chiesa,
-sotto colore di rendersi monaci, fuggirono ai Longobardi della bassa
-Italia, chiedendone il braccio per isbalzare Costantino.
-
-Afferrò l'occasione Teodicio duca di Spoleto; e consenziente re
-Desiderio, diede una schiera de' suoi, comandati da un Valdiperto, il
-quale erasi assunto di tradire la città a' suoi nazionali. In effetto
-Roma è presa; ucciso il duca Totone accorso al riparo; Passivo, altro
-fratello, è col papa fatto prigioniero; e fra lo scompiglio della
-straniera invasione, Valdiperto trae un prete da un monastero, e grida:
-— Abbiamo pontefice Filippo; san Pietro lo elesse».
-
-Però quel primicerio Cristoforo, insospettitosi delle intenzioni de'
-Longobardi, che sì improvvidamente egli aveva invocati, subillò molti
-Romani contro del nuovo pontefice; onde, depostolo come illegalmente
-eletto, ne' modi canonici nominarono Stefano III. Un concilio raccolto
-in Laterano dichiarò decaduto Costantino, che privato degli occhi, si
-presentò ai padri congregati, invocando pietà e confessandosi in colpa;
-eppure fu battuto a verghe, cassi gli atti del suo pontificato, messo a
-penitenza per tutta la vita; insieme si proibì che verun secolare mai
-fosse promosso a vescovo o papa, nè laico o militare assistesse alle
-elezioni; anzi, duranti queste, nessuno venisse a Roma dai castelli
-di Toscana e di Calabria, nè vi portasse armi o bastoni. Anche a
-Valdiperto, convinto traditore, furon cavati gli occhi.
-
-Cristoforo e Sergio, deputati dal pontefice, si presentarono a
-Desiderio per ridomandargli i beni e le rendite spettanti alla santa
-sede[207]; e Desiderio li pascolò di parole, dicendo verrebbe in
-persona a ragguagliare le differenze. Ma mentre così addormentava,
-guadagnossi Paolo Assarta camerlengo papale, che insusurrando il
-pontefice contro Sergio e Cristoforo, l'indusse a farli mal capitare.
-
-Questi due fratelli appajono agitatori d'una politica irrequieta nel
-fine, improvvida nei mezzi, ma in ogni atto avversi alla dominazione
-longobarda. Ora avvistisi del pericolo non tanto proprio, quanto della
-patria, essi gridarono all'armi ed afforzarono la città per guisa, che
-Desiderio, allorquando comparve presso i sette colli sperando esservi
-accolto, trovò ferma resistenza. Si volse allora all'inganno, ed invitò
-il papa al suo campo, affine di potersi concordare sulle giustizie e le
-ragioni da restituire alla Chiesa; e mentre quegli era fuori, Assarta
-sommosse Roma contro Cristoforo e Sergio, e già davasi mano ai ferri,
-se il papa tornando non avesse sospeso i colpi.
-
-Desiderio, sempre sleale, invitò il pontefice a nuovo colloquio in San
-Pietro, posto allora fuor delle mura; e quivi, chiuse le porte della
-basilica, lo fece sostenere, ed obbligollo a mandar ordine a Cristoforo
-e a Sergio, — Deponete le armi, ed o venite a me o ritiratevi in
-un convento». Quelli voleano mantenersi in posto colla forza; ma
-abbandonati dai fazionieri, uscirono al papa, che, reso alla libertà,
-lasciò nella chiesa i due fuorusciti, acciocchè, fattosi notte,
-rientrassero in Roma senza pericolo; ma Desiderio, violando la santità
-dell'asilo, ne li strappò, e li fe accecare[208].
-
-Lieto d'essersi vendicato di que' suoi nemici, Desiderio diede volta
-senza nulla restituire. Il pontefice trovavasi tanto più scoraggiato,
-in quanto non poteva sperare appoggio dal re Franco, genero del
-longobardo: se non che poco tardò a mettersi resia fra i due. Carlo,
-fra le cui virtù non era la costanza in amore, s'annojò ben presto
-della sposata Ermengarda (771), e rinviolla al regio padre, menando
-invece Ildegarda principessa sveva. L'affronto toccò nel vivo
-Desiderio; e poichè Gerberga, vedova di Carlomanno, era coi figliuoli
-rifuggita a lui per cansare le insidie che temeva dal cognato, egli
-proclamò i diritti dei due orfani alla paterna eredità, e domandò al
-pontefice gli ungesse re de' Franchi, onde poterli opporre al genero
-infedele.
-
-Succedeva allora papa Adriano (772), figlio di Teodulo duca di Roma,
-lento nel prendere un partito, tenacissimo nel mantenerlo; e conoscendo
-che non era di competenza del papa l'eleggere il re di libera gente,
-tanto più che ciò attizzerebbe la guerra civile, rispose al Longobardo
-che, come pontefice, volea vivere in pace con tutti i Cristiani; del
-resto potea ben poco fidarsi d'un principe, che al suo predecessore
-aveva fallito tutte le promesse. Desiderio sbuffante si mosse per
-ottenere l'intento colla forza, occupò altre città della Pentapoli,
-bloccò Ravenna, devastò i contorni di Sinigaglia, Montefeltro, Agobio,
-piombò sugli abitanti di Blera intenti alla mietitura, e uccisi i
-principali, portò via roba e bestiame; indi occupata Otricoli, difilò
-sopra Roma.
-
-Adriano, fatta vana opera di stornare quel nembo, convocò i popoli
-della Toscana, della Campania, del Perugino, della Pentapoli, e
-li trovò dispostissimi nel voler resistere[209]; ma conoscendo non
-varrebbe quella leva tumultuaria contro un esercito ordinato, imitò
-Zacaria invitando Carlo Magno: venisse, e proteggesse quella Chiesa
-di cui, come patrizio, era uffiziale patrono. Carlo tentò indurre
-Desiderio a cedere a denaro le usurpazioni: avutone un niego, mandò
-il bando delle armi, ed a' suoi Fedeli radunati in Ginevra espose
-l'oppressura del pontefice, e la guerra civile che Desiderio tentava
-suscitare in Francia; talchè a comun voce stanziarono l'impresa.
-
-Carlo giganteggia talmente fra' suoi contemporanei, che l'immaginazione
-colpita ne formò il tipo delle virtù cristiane ed eroiche, quali le
-concepiva il medioevo. Ed un cronista, raccogliendo una tradizione
-vulgare, così racconta la calata di esso in Italia: «Oggero il danese,
-stato grande nel regno de' Franchi, era rifuggito a re Desiderio.
-Quando intesero che il tremendo monarca calavasi in Lombardia, essi due
-salirono sopra ecccelsa torre, donde veder lontano e d'ogni parte; ed
-ecco da lungi apparir macchine di guerra, quante sarieno bastate agli
-eserciti di Dario o di Cesare. Desiderio chiese ad Oggero: _Carlo è
-con quel grande stuolo? — No,_ rispose egli. Poi vedendo innumera oste
-di gregarj, raccolti da tutte le parti del vasto impero, il Longobardo
-disse ad Oggero: _Sicuramente Carlo si avanza trionfante in mezzo a
-quella folla. — Non ancora, nè apparirà sì tosto,_ rispose l'altro.
-_E che farem dunque_, ripigliò Desiderio inquieto, _s'egli viene con
-maggior numero di guerrieri? — Voi vedrete qual è allorchè arriverà_,
-ripetè Oggero: _ma che fia di noi l'ignoro_. E mentre discorrevano
-mostrossi il corpo delle guardie che mai non conobbe riposo; a tal
-vista il Longobardo, preso da terrore, esclamò: _Certo questa volta è
-Carlo. — No,_ rispose Oggero, _non ancora_. Poi vengono dietro vescovi,
-abati, i cherici della cappella reale e i conti; e Desiderio, non
-potendo più nè sopportare la luce del giorno nè affrontar la morte,
-grida singhiozzando: _Scendiamo, nascondiamoci nelle viscere della
-terra, lungi dal cospetto e dall'ira di sì terribile nemico_. Oggero
-tremante, sapendo a prova la potenza e le forze di Carlo, disse:
-_Quando vedrete le messi agitarsi d'orrore ne' campi, il Po ed il
-Ticino flagellar le mura della città coi fiotti anneriti dal ferro,
-allora potrete credere che Carlo arrivi_. Finito non aveva queste
-parole, che si cominciò a vedere da ponente come una nube tenebrosa
-sollevata da borea, che convertì il fulgido giorno in orride ombre. Ma
-accostandosi l'imperatore, il bagliore di sue armi mandò sulla gente
-chiusa nella città una luce più spaventevole di qual si fosse notte.
-Allora comparve Carlo stesso, uom di ferro, coperto la testa di morione
-di ferro, le mani da guanti di ferro, di ferro la ventriera, di ferro
-la corazza sulle spalle di marmo, nella sinistra un lancione di ferro
-ch'e' brandiva in aria, protendendo la destra all'invincibile spada;
-il disotto delle coscie, che gli altri per agevolezza di montare a
-cavallo sguarniscono fin delle coreggie, esso l'aveva circuito di
-lamine di ferro. Che dirò degli schinieri? tutto l'esercito li portava
-di ferro; non altro che ferro vedevasi sul suo scudo; del ferro avea
-la forza e il colore il suo cavallo. Quanti precedevano il monarca,
-quanti venivangli a lato, quanti il seguivano, tutto il grosso
-dell'esercito aveano armi simili, per quanto a ciascuno era dato; il
-ferro copriva campi e strade; punte di ferro sfavillavano al sole; il
-ferro, sì saldo, era portato da un popolo di cuore più saldo ancora; il
-barbaglio del ferro diffuse lo sgomento nelle vie della città: _Quanto
-ferro! deh quanto ferro!_ fu il grido confuso di tutti i cittadini.
-La vigoria delle mura e dei giovani si scosse di terrore alla vista
-del ferro, e il ferro confuse il senno de' vecchi. Ciò che io, povero
-scrittore balbeticante e sdentato, fei prova di dipingere in prolissa
-descrizione, Oggero lo vide d'un'occhiata, e disse a Desiderio:
-_Ecco quello che voi cercate con tanto affanno;_ e cascò come corpo
-morto».[210].
-
-A quel che la fantasia riproduceva in immagini, il raziocinio
-accompagna gli argomenti, pei quali Carlo Magno dovea prevalere
-facilmente in Italia. Era questa sbranata tra varj possessori: de'
-quali i Greci non avevano che pretensioni senza forza nè volontà
-di sostenerle; i papi invocavano i Franchi; i Longobardi dovevano
-schermirsi dall'odio de' natii, irreconciliabili a questo governo
-militare.
-
-In Francia, l'essersi i Barbari collegati ai sacerdoti assodò il poter
-regio, intorno al quale il tempo e i casi doveano poi restringere
-gli altri sociali elementi per costituire la potenza nazionale:
-nell'Italia, al contrario, dissociata la forza dall'opinione, dal
-potere ecclesiastico il politico, com'era possibile il fondersi degli
-invasori cogli indigeni? I principi Franchi inoltre, più ambiziosi e
-robusti, coi maneggi, colla guerra, col delitto, sottoposero i varj
-capitani e baroni: mentre fra' Longobardi sempre più s'invigorivano i
-duchi, piccoli sovrani ciascuno nel suo distretto, che consideravano il
-re niente più che come un primo fra i pari, come un loro creato; e ben
-lontani dall'assentirgli quell'assoluta potestà che unica sarebbe valsa
-a trascinarli in comuni imprese, non di rado si accordavano col nemico.
-
-I re giuravano e spergiuravano; sempre inferiori nelle guerre,
-accettavano il trono a patti da un sovrano straniero; e come fanciulli
-testerecci, reluttavano petulanti appena si ritirasse quello, dinanzi
-a cui si erano fiaccamente piegati. Carlo, colla preponderante vigoria
-dell'indole sua, traeva esercito e duchi a decretare nelle assemblee
-ciò ch'era sua volontà, ad operare in campo colla confidenza di chi
-non bada che al comando. Come è degli uomini grandi, comprese quel che
-il tempo suo richiedesse: e non che cozzare coi sacerdoti e volerli
-fiaccare colla gelosia consueta ai deboli, si valse della loro potenza,
-e crebbe la propria col trarre a sè tutte le forze vive della società,
-e dirigerle al suo intento. Ed ora veniva preparato e deciso, non più,
-come Pepino, ad umiliare e restituir in dominio i Longobardi, ma a
-sterminarli, giacchè non sapevano rimanersi quieti.
-
-Desiderio, oltre le forze reluttanti de' Romani, dei sacerdoti, de'
-proprj duchi, trovossi incontro la fazione di Rachi, che soffogata
-col rigore, spiava occasioni di vendetta. Appena s'intese la mossa di
-Carlo, molti Longobardi di Spoleto e di Benevento accorsero a Roma,
-facendosi tagliar i capelli alla romana, in segno di sottomettersi
-al papa; altri primarj spedirono a Carlo, sollecitando a liberarli
-da questo tiranno Desiderio, e promettendo consegnarglielo colle sue
-ricchezze[211]. Anche i duchi fedeli sapevano che il vincitore non
-torrebbe loro i possessi nè muterebbe la forma del regno, onde l'avere
-un re Franco poco differirebbe da quando aveano avuto re bavaresi.
-
-Desiderio ci appare fiacco forse più de' predecessori, e in conseguenza
-temerario all'intraprendere e provocare, poi inetto a sostenersi
-e compire, vero modo di rovinar un regno; da nessuna legge possono
-indovinarsi i suoi intenti; solo ci restano larghissime donazioni a
-conventi in ogni parte d'Italia[212], quasi con ciò volesse illudere
-coloro che disgustava coll'osteggiar il papa: verso i re Franchi
-burbanzoso in parole, codardo in fatti; ai pontefici largo di promesse
-e mentitore; negli assalti contro di loro nè tampoco mostrò quella
-risolutezza, che tante iniquità giustifica o almeno ricopre. Accoglieva
-i malcontenti di Carlo; ma mentre la politica l'avrebbe consigliato
-a non aspettar in casa un nemico da lui medesimo provocato, per
-iscarsezza di mezzi o per paura di tradimenti si tenne sulle difese,
-destreggiando a seconda dell'attacco esterno e delle insidie interiori.
-Mentre dunque vedemmo i Goti cadere e rialzarsi, e far quasi compianta
-la loro caduta perchè generosa; inetta e vile fu quella de' Longobardi.
-Solo il prode figlio e collega Adelchi aveva munito le chiuse delle
-Alpi verso Susa di maniera che i signori Franchi cominciavano a
-mormorare degli indugi, più disposti, come fu sempre quella nazione,
-a perire in attacchi repentini che a superare colla perseveranza,
-quando un disertore, e chi dice un diacono Martino, additò un valico
-non custodito fra balze impervie (773). Un pugno di Franchi per di
-là prese alle schiene i Longobardi, che côlti da panico terrore, o
-forse inviluppati dal tradimento, sbrancaronsi lasciando quelle gole
-insuperabili, e senza più guardare in faccia al nemico, Adelchi si
-chiuse in Verona, Desiderio in Pavia colla moglie Ansa e la propria
-figliuola, e colla famiglia e i Fedeli di Carlomanno.
-
-Giubilante dell'inaspettata ventura, Carlo infisse l'asta sul terreno
-d'Italia; prima che i nemici rivenissero dalla costernazione, assediò
-entrambe quelle città, e ajutato da intelligenze, le ebbe. Adelchi
-riuscì a fuggire a Costantinopoli; Desiderio, venuto in podestà del
-nemico, fu colla moglie condotto in Francia (774), e, chiuso nel
-convento di Corbia, terminò sua vita; della famiglia di Carlomanno non
-è più parola.
-
-Mentre Pavia resisteva, Carlo erasi trasferito a Roma, dove ricevette
-gli onori che prima si tributavano al rappresentante dell'imperatore.
-Magistrati e nobili furongli incontro sino a trenta miglia coi
-gonfaloni; giù per la via Flaminia si stendevano le scuole de' Greci,
-de' Longobardi, de' Sassoni e d'altri, poichè di ogni gente affluiva
-colà tanto numero, da avervi distinto quartiere e formare comunità
-nazionali[213], godendo statuti proprj in quella di Roma, che un tempo
-ingojava; stuoli di fanciulli con rami d'ulivo e di palme osannavano
-quello _che veniva nel nome del Signore_.
-
-Carlo, che v'era accolto non come re straniero, ma come patrizio,
-mutò l'abito Franco nella lunga tunica e nella clamide romana. Appena
-da un miglio lontano vide la croce, scavalcò, e pedestre si condusse
-al Vaticano, baciando ciascun gradino della scalea; in capo alla
-quale aspettavalo Adriano papa, che l'abbracciò, e a paro salirono
-all'altare, stando il re alla destra. Questi domandò poi d'entrare
-anche in Roma; e sebbene sulle prime il pontefice prendesse qualche
-ombra di quest'ospite guerriero, raffidato dalle sue assicurazioni lo
-introdusse con ogni maniera di solenni onoranze. Carlo seguì colà le
-commoventi cerimonie della settimana santa; poi confermò la donazione
-di Pepino, e la crebbe coll'aggiungervi il patrimonio di san Pietro:
-e l'atto, sottoscritto da lui, da vescovi, abati, duchi e grafioni del
-suo seguito, fu posto sulla tomba di san Pietro, e sotto al vangelo che
-solevasi baciare.
-
-Terminava dunque il regno longobardo (568-774), che era durato meglio
-di due secoli sopra gl'italiani senza acquistarsene l'affetto, e senza
-dare un solo uom grande: terminava come quelle dominazioni forestiere,
-che per alcun tempo surrogano la forza al diritto, e possono farsi
-temere, non amare. Sopraviveva però il nome, giacchè Carlo s'intitolò
-re de' Longobardi[214]; presto frenò l'impeto de' suoi guerrieri; e
-poichè conduceva una gente che già s'era assicurata un'altra patria,
-non gli fu mestieri spogliare gli antichi possessori, come avevano
-fatto Eruli, Goti e Longobardi. Pose guarnigione Franca in Pavia;
-a molti nobili di sua nazione conferì feudi vacanti, gli altri e
-le dignità confermando ai primitivi signori, che non esitarono a
-giurarsegli ligi.
-
-Non vogliasi supporre incruenta nè generosa la conquista di Carlo; e se
-crediamo a prete Andrea, cronista bergamasco, lodatissimo dal Muratori
-e avverso a Carlo Magno, «tanta fu in Italia la tribolazione, che
-altri di ferro, altri di fame straziati, e quali uccisi dalle fiere,
-ben pochi sopravissero pei vichi e per le città». Un altro cronista
-di Brescia racconta che in questa città resistette Potone, nipote di
-Desiderio; e il capitano Franco mandato ad assediarlo appiccò attorno
-alla città duemila abitanti della campagna per incutere spavento;
-poi come i difensori si arresero a patti, egli arrestò Potone e
-cinquanta nobili, e li fe decapitare: pari strage usò a Pontevico, e
-quali accecò, quali affogò nel fiume; a Brescia altri uccise perchè
-mostravano orrore del suo procedere[215].
-
-Avvezzi com'erano alla fiacca sopreminenza degli ultimi re, i signori
-longobardi s'indispettirono di questa mano robusta che ne serrava il
-freno; e Arigisio duca di Benevento, genero di Desiderio eppure a'
-suoi danni collegato col papa, fe trama con Ildebrando duca di Spoleto,
-Rotgaudo del Friuli, Reginaldo di Chiusi, sollecitati da Adelchi, che
-da Costantinopoli, come ogni principe caduto, sognava il racquisto del
-trono. Papa Adriano, vigilante sugli interessi dell'amico e protettor
-suo, ne informò Carlo, il quale (776), prima che congiungessero le loro
-forze, menò una banda di volontarj (giacchè la stagione era troppo
-tarda per convocare a una spedizione l'esercito feudale), invase il
-Friuli, e sconfittone e ucciso il duca, vi pose il franco Marquardo,
-poi Unrico (Hunrok), i cui discendenti lo tennero sino al 924.
-
-Anche gli altri duchi furono sottomessi; e a prevenire nuove rivolte,
-venne mutata l'amministrazione, fondandola sul feudo alla maniera
-Franca, e le vastissime giurisdizioni dei duchi dividendo in distretti,
-presieduti da conti. Solito delle conquiste, il buono e il meglio
-fu assegnato ai signori Franchi, tanto che del regno longobardo
-quasi altro non restò che il nome; la legislazione fu modificata dai
-_Capitolari_, ordinanze che obbligavano tutti gli abitanti nel regno,
-qual che ne fosse la nazione.
-
-Di propria balìa conservavasi il ducato di Benevento, rifugio ai
-Longobardi che non sapessero chetarsi alla dominazione Franca: ed
-essendo cessata la supremazia dei re nazionali, quel duca Arigiso (774)
-si fece ungere dal suo vescovo, e assunse scettro e corona e titolo
-di principe sopra la nuova Longobardia, sopravissuta alla madre, e
-procurava or l'una or l'altra occupare delle confinanti terre greche e
-pontifizie.
-
-Di questo potente irrequieto prendeva noja Carlo, sicchè per la quarta
-volta calatosi dalle Alpi, s'inoltrò minaccioso contro Arigiso. Questo
-spedì a far atto di sommessione e promettersi ad ogni voglia del re;
-ma perchè, non dandogli fede, Carlo procedeva, fuggì a Salerno, dove
-poi ottenne pace, ricevendo come feudo il ducato, ma scemo di sei città
-attribuite alla Chiesa. D'allora Arigiso si guardò come vassallo ai re
-Franchi coll'annuo tributo di settemila soldi d'oro, e consegnò dodici
-ostaggi, fra cui il proprio figliuolo Grimoaldo. Pure nè promesse nè
-statici il frenarono, e spedì a Costantino V imperatore d'Oriente, o
-piuttosto a Irene madre di quello, chiedendo il ducato di Napoli, la
-dignità di patrizio della Sicilia, e un esercito per iscuotersi dalla
-dipendenza, promettendo riconoscere la sovranità degl'imperatori,
-farsi radere la barba e adottare il vestito greco. Ad Irene, disgustata
-allora di Carlo perchè avea negato sposar una figlia al figliuolo di
-lei, garbò la proposta, e Adelchi, già re de' Longobardi, comparve
-sulla frontiera di Benevento per animare e dirigere le mosse. Fra tali
-disegni moriva Arigiso (787), e Carlo chiamò Grimoaldo e gli annunziò
-come non avesse più padre. — Non è così (rispose il giovane, accorto
-fin alla codardia): egli vive e prospera, e spero crescerà per molti
-anni; giacchè, da quando venni in poter vostro, voi foste a me padre,
-voi madre, voi famiglia e tutto». Lusingato dalla risposta, Carlo gli
-conferì il ducato a condizione che smantellasse Salerno e Acarenza;
-ponesse il nome di lui in fronte agli editti e sulle monete, e
-accorciasse la barba a' suoi Longobardi, eccetto i lunghi mustacchi.
-
-I Longobardi corsero a folla incontro al nuovo duca; e — Ben venuto sia
-il padre nostro: salute nostra dopo Dio»; ma come ebbero conoscenza
-delle dure condizioni, non sapeano darsene pace. Grimoaldo era
-nipote di Adelchi, onde questi sperò trovarlo favorevole, quando con
-Teodoro patrizio di Sicilia (788) sbarcò di nuovo su quelle coste;
-ma affrontato dal beneventano, in battaglia perì, e con esso l'ultima
-speranza de' Longobardi.
-
-Per consolidare il nuovo reggimento, Carlo menò in Italia il figlio
-Pepino di sei anni, e investitolo di questo regno, lo fece ungere da
-papa Adriano, assegnandogli per residenza Pavia.
-
-Le spedizioni de' Franchi contro i Longobardi non erano più correrie,
-come quelle dei Barbari, per devastare; neppur nimicizie da tribù a
-tribù, ma guerre consigliate da politico intendimento e da un sistema
-prestabilito. O l'avesse Carlo veramente dedotto dall'esame della
-sua età, o vi fosse spinto senza avvedersene dai casi d'allora, e
-da quell'istinto che ai grandi uomini indica l'opportunità de' loro
-tempi, da cinquantatre spedizioni che condusse dal 769 all'813[216],
-perpetua trapela l'intenzione di congiungere in robusta unità le
-popolazioni stabilite su quel che un tempo formava l'impero romano,
-onde opporle alla doppia invasione minacciata dagli Arabi a mezzodì,
-a settentrione dai popoli ch'erano rimasti nella Germania allorchè gli
-altri n'uscirono. Tali erano i Sassoni, ai quali esso portò lunghissima
-guerra di sterminio. Vinti quelli, diventavano minacciosi confinanti
-al regno di Carlo i popoli stanziati dietro di loro, cioè gli Slavi fra
-i Carpazj e il Baltico; gli Avari fra i monti stessi e le alpi Giulie,
-separati dalla Baviera soltanto pel fiume Ens. Avendo questi minacciato
-l'Italia, fu preso il partito di munire Verona, forse smantellata
-dopo l'assedio sostenutovi da Adelchi: e poichè nacque disputa se
-agli ecclesiastici toccasse fare la terza o la quarta parte di esse
-mura, fu rimessa la decisione al giudizio della croce. Aregao per la
-parte pubblica, Pacifico per quella del vescovo, giovani forzosi, si
-collocarono in ginocchio colle braccia elevate mentre si recitava la
-messa col Passio di san Matteo; alla metà del quale, Aregao più non
-seppe sostenerle, l'altro resse sin al fine; talchè agli ecclesiastici
-non fu accollato che il quarto della spesa. Dapoi Pepino col duca del
-Friuli sconfisse affatto gli Avari, e Carlo gli inseguì nel loro paese,
-e per frenarli fondò un marchesato sul loro confine, detto Austria,
-cioè orientale (793), che doveva poi tanta ingerenza avere nelle
-vicende italiane.
-
-Dei tesori riportati da quella spedizione Carlo Magno offrì le primizie
-al pontefice, il resto all'esercito ed ai paladini suoi, e al duca del
-Friuli che avea avuto principal merito in quelle vittorie.
-
-Era pertanto l'autorità di Carlo assodata su tutta la Francia e stesa
-sulla miglior parte dei popoli occidentali: stavangli tributarie le
-genti slave, dal Baltico a Venezia, onde la signoria di lui dilatavasi
-a mezzodì fino all'Ebro, al Mediterraneo e a Napoli, a occidente
-fino all'Atlantico, a settentrione fino al mare germanico, all'Oder
-e al Baltico, a levante fino al Theiss, alle montagne boeme, al Raab
-e all'Adriatico. Non a torto dunque il poeta Alcuino lo cantava re
-dell'Europa: e risorta la grandezza romana qual sotto i successori di
-Costantino, non tardò guari a rinnovarsene anche il nome, però con un
-carattere nuovo, quello di capo supremo della cristianità nell'ordine
-temporale, come nello spirituale era il pontefice.
-
-Il titolo di patrizio che già Carlo portava, esprimeva il patrono della
-Chiesa, dei poveri e degli oppressi. Il papa, rivestendolo del manto
-e ponendogli in dito l'anello, gli diceva: — Tale onore ti concediamo
-acciocchè tu faccia giustizia alle chiese di Dio ed ai poveri, e renda
-conto al Giudice supremo»; consegnandogli poi il diploma scritto di
-suo pugno, soggiungeva: — Sii patrizio misericordioso e giusto», e gli
-metteva in capo il cerchio d'oro. Non implicava dunque sovranità, e
-il popolo gli giurava non vassallaggio, ma clientela, subordinata alla
-fedeltà promessa al pontefice[217].
-
-Come tale, Carlo trovavasi tutore della Chiesa, onde fra lui e i papi
-era vicendevole interesse di sostenersi. Adriano poi era speciale amico
-di Carlo, consolazione raramente conceduta ai grandi; e fu tutt'occhi
-perchè il nuovo dominio dei Franchi mettesse radice in Italia. Carlo
-venerò il pontefice, e morto lo pianse come un padre, largheggiò
-limosine a suo suffragio, e ne compose l'epitafio da scolpire a lettere
-d'oro[218].
-
-Il succedutogli Leone III (795), al re de' Franchi, come a patrizio,
-inviò le chiavi del sepolcro di san Pietro e lo stendardo della chiesa
-romana con parole d'affetto e sommessione; Carlo mandò a Roma il
-dotto Angilberto perchè assistesse alla consacrazione del pontefice,
-seco rinnovasse il patto come già con Adriano, e prendesse accordi
-«su quanto sembrasse spediente a confermare il suo patriziato, e
-renderlo efficace alla tutela della Chiesa. Perciocchè (soggiungeva
-Carlo) missione mia è difendere, ajutante la divina misericordia,
-all'esterno colle armi la santa Chiesa di Cristo contro ogni assalto
-de' Pagani ed ogni guasto degl'Infedeli, e nell'interno consolidarla
-colla professione della fede cattolica; obbligo vostro è d'elevar le
-mani a Dio come Mosè, e sostenere colle vostre preci il mio servizio
-militare»[219].
-
-Nè però i papi avevano dismesso ogni onoranza verso i Cesari di
-Costantinopoli; anzi, per ordine d'esso Leone, fu nel palazzo Laterano
-a musaico rappresentato l'imperatore che riceve lo stendardo dalla
-mano di Cristo, e Carlo da quella del papa[220]. Se però a quei deboli
-lontani il papa professava un resto di riverenza, qual conveniva
-al capo di tutta cristianità ed autore della pace, nessun appoggio
-poteva sperarne, e ne' bisogni ricorreva al re Franco. Nè gliene tardò
-occasione.
-
-Campulo e Pasquale, nipoti di papa Adriano, l'uno sacristano, l'altro
-primicerio della Chiesa, disgustati di vedersi tolta la potenza che
-esercitavano vivente lo zio, fecero con altre famiglie primarie di Roma
-una di quelle intelligenze che spesso minacciavano la podestà papale
-dacchè era divenuta principato terreno. Mentre, per la supplichevole
-festa delle Rogazioni (799), il pontefice traeva processionalmente dal
-Laterano a San Lorenzo, fu assalito da una masnada, che maltrattatolo
-sino a volergli strappar gli occhi[221], lo gettò nel convento di San
-Silvestro. Vinigiso duca di Spoleto accorse a campar Leone, il quale,
-appena ricuperata la libertà, istruì Carlo dell'attentato, e passò
-le Alpi, dirizzandosi a Paderborn, ove Carlo aveva raccolti i Fedeli
-del suo dominio all'annuale adunanza che dicevasi campo di maggio.
-I signori germani, di fresco convertiti, gareggiarono a chi meglio
-onorasse il capo della Chiesa, il quale per la prima volta compariva
-in una loro assemblea; sicchè quel viaggio tornò di non piccolo
-incremento alla pontifizia autorità. Carlo ne ascoltò le querele,
-promise ripararvi, e il rimandò accompagnato da signori, da vescovi,
-dagli arcivescovi di Colonia e Salisburgo, e da otto commissarj che
-formassero processo sul tentato assassinio, e provvedessero alla
-sicurezza del santo padre.
-
-Trionfalmente entrò Leone in Roma fra il poco pontificale
-accompagnamento di labarde sassoni, franche, longobarde, frisone.
-Fin a Pontemolle gli vennero incontro le bandiere e insegne della
-città, il senato, il clero, la milizia, le monache e diaconesse, le
-nobili matrone, le scuole di forestieri; e fra inni e giubilazioni
-condotto nella basilica Vaticana, vi cantò messa, a tutti partecipò la
-comunione; indi riprese la primitiva autorità.
-
-Carlo stesso si dispose al viaggio di Roma, e giuntovi al mettersi
-della vernata, prima d'ogni altro affare assunse la contesa fra papa
-Leone e i suoi nemici. Convocato un concilio misto di laici e di
-vescovi (799 — 21 9bre), Franchi e Romani, fe mettere a scandaglio
-le accuse recate contro il pontefice: ma come al tempo di Costantino
-Magno un sinodo raccolto per dare sentenza di papa Marcellino erasi
-dichiarato incompetente a richieder in giudizio il capo della Chiesa,
-e l'aveva invitato a semplicemente attestare di propria bocca la sua
-innocenza, altrettanto si usò questa volta. Leone, salito in pulpito,
-mettendosi il vangelo e la croce sopra la testa, giurossi mondo delle
-colpe imputategli; dopo di che si cantò il Tedeum; i suoi accusatori,
-secondo le leggi romane, come rei d'omicidio e di calunnia, furono
-condannati alla morte, a preghiera del pontefice commutata in esiglio
-perpetuo.
-
-Arrivò tra questi fatti la solennità del Natale; e Carlo assisteva alle
-maestose funzioni di quel giorno, prono al sepolcro de' santi apostoli,
-quando il pontefice, quasi per subitanea ispirazione, si accostò, e gli
-pose sul capo un diadema d'oro; e il popolo ad una voce gridò: — Vita
-e vittoria a Carlo, grande e pacifico imperator romano, coronato per
-volontà di Dio»[222].
-
-Carlo forse non s'aspettava quest'atto; certo se ne mostrò nuovo
-e maravigliato, e mosse querela a Leone perchè, malgrado la sua
-debolezza, gli addossasse quest'altro peso e doveri, de' quali avrebbe
-a render conto a Dio. Fossero voci sincere, o le dimostrazioni che
-tutti fanno e nessun crede, fatto è che Carlo cedè al pubblico voto,
-dal quale restava eletto con diritto non inferiore a quel dei tanti che
-erano gridati Cesari a Roma e a Costantinopoli dalla ciurma vendereccia
-o da un branco di soldati. Fu dunque consacrato solennemente qual
-supremo capo temporale della cristianità, giurando proteggere la Chiesa
-di Roma con ogni sapere e poter suo.
-
-
-
-
-CAPITOLO LXIX.
-
-L'impero romano-cristiano. Carlo Magno.
-
-
-I Germani che distrussero l'antico Impero, portavano seco l'idea d'una
-monarchia, d'origine guerresca insieme e religiosa: guerresca in quanto
-i camerata si stringevano attorno al più prode; religiosa in quanto
-il re veniva scelto entro una discendenza di Dei o Semidei; libera per
-quello, ereditaria per questo. Giungendo in sull'Impero, vi trovarono
-un monarca che regnava come rappresentante del popolo, e una religione
-che imponeva d'obbedirgli come a rappresentante della divinità, non
-pel sangue nè pei meriti personali. Abbattuto che l'ebbero, quella
-grandezza girava pur sempre nella loro fantasia, e tentavano emularne
-le pompose insegne, la concatenata amministrazione, le sistemate
-finanze, la vasta unità; sicchè ne' tentativi di ordinamento de' popoli
-invasori continuo s'affaccia il contrasto fra la nativa semplicità e le
-rimembranze romane. E quantunque il loro dominio posasse su differente
-base, cioè sulla eroica origine, pure quei re venivano adottando l'idea
-romana di darsi per rappresentanti dello Stato e immagini di Dio. I
-Longobardi in Italia e i Pepini in Francia sviarono dalla tradizione
-germanica, costituendosi non più sopra un diritto ereditario, ma
-unicamente sopra la forza, ossia la scelta de' compagni, disposti
-a sostenerli colle spade. I Longobardi soccombettero al tentativo;
-i Pepini con migliore accorgimento facendosi ungere dal clero,
-consacrarono la loro dominazione, aggiungendole il carattere religioso
-cristiano; compì l'opera Carlo Magno col ridestare il simbolo politico
-dell'Impero, e regnare per grazia di Dio.
-
-L'ammirazione che Carlo concepì per Roma al primo vederla, faceagli
-sentire come, possessore di Stati così ampj, gli mancasse però
-una capitale, come l'aveva l'antico Impero. Il vescovo di Roma non
-godeva piena giurisdizione e primazia incontestata su tutti quelli
-d'Occidente, e non la andava dilatando anche su quelli d'Oriente?
-Perchè non farebbe altrettanto chi, re di Roma, coi re di Europa? Il
-mondo non era riunito sotto al papa nel nome di cristianità? ora un
-nome unico da darsi alle varie nazioni sottoposte a Carlo Magno non
-poteasi dedurre dai Franchi, non dai Longobardi, non da altri Barbari;
-e l'unico che tutti abbracciasse senza gelosia di nessuno, era quello
-di imperio romano. A quel tempo Irene s'era violentemente assisa sul
-trono d'Oriente, ella donna; e Carlo dovea star pago a un titolo
-che lo lasciava inferiore ad essa? Può dunque credersi che in lui
-germogliasse il concetto di restaurare il romano impero; per qual mezzo
-riusciva all'intento, a cui erano falliti i predecessori, di annestare
-il dominio settentrionale coll'amministrazione latina, e ripigliava
-l'opera dei Cesari, cioè esternamente respingere gli invasori, dentro
-stabilire unità di governo.
-
-Da secoli l'Europa era corsa irrequietamente da sempre nuovi invasori;
-e anche adesso e i Normanni e gli Slavi e i Sassoni venivano a fatica
-frenati dalla spada del Magno. Importava di fissare costoro al terreno,
-sicchè alfine si potesse cominciare l'edifizio della nuova civiltà.
-A ciò serviva mirabilmente la feudalità, la quale attaccava ciascun
-vassallo e ciascun suddito a una porzione determinata di terra, e
-dal possesso di questa unicamente deduceva l'importanza d'un uomo
-o il vario suo grado. Ma per impedire l'anarchia bisognava che uno
-sovrastasse a tali feudatarj, innumerabili sovrani.
-
-_Se ogni autorità viene da Dio_, nessun altro che il capo visibile
-della Chiesa poteva considerarsi immediatamente investito della
-potenza suprema; onde virtualmente rimaneva capo dell'intera umanità,
-congiunta nella Chiesa universale. Dicevasi però che questa potenza
-data dal Cielo al papa è di duplice natura, temporale e spirituale; e
-siccome di quest'ultima egli partecipa coi vescovi che la esercitano
-sotto la sua primazia, così la temporale egli affida all'imperatore
-da lui consacrato, che, sotto la direzione del pontefice, diviene
-capo visibile della cristianità negli interessi terreni. Non è dunque
-possibile che le due podestà si separino, dovendo l'una far puntello
-all'altra; e neppure che si distruggano, attesa l'essenza diversa della
-loro giurisdizione.
-
-Soprastà naturalmente quella del papa, che come arbitro pronunzia nei
-litigi de' principi fra loro e coi popoli: mirabile concetto, che col
-fatto prevenne le utopie di qualche filosofo più umano che pratico; e
-poteva mettere ai guerreschi micidj il riparo, che ora si va invocando
-dall'antagonismo della diplomazia.
-
-Essendo l'imperatore non sovrano soltanto dell'Impero, ma dell'Italia
-e di tutta cristianità, ragion voleva che della sua elezione si
-domandasse l'assenso e l'approvazione al pontefice. In man del clero
-l'eletto giurava osservare i dettami della giustizia e le leggi
-positive; e poichè questo era come il patto della coronazione, se
-l'imperatore lo violasse, e principalmente se contaminasse la fede
-di cui doveva essere difensore, perdeva ogni titolo a farsi obbedire.
-Abbia ciò presente chi brama intendere il medioevo, e trovar la ragione
-di atti, che, da altro punto osservati, parvero arbitrj ed usurpamenti.
-
-A vicenda l'imperatore, quale amministrator temporale della
-cristianità, otteneva supremazia, sopra i regni e su Roma stessa. Forse
-allora Carlo trasmise il suo titolo di patrizio al papa, il quale,
-sebbene sentisse che col far Roma capitale e quasi sede dell'Impero,
-elevava accanto a sè un potere da cui resterebbe sminuito il suo, e la
-giurisdizione propria subordinava a quella del re Franco, pure pospose
-gl'interessi del temporale suo dominio a ciò che credeva vantaggio di
-tutta cristianità. Ma chi vorrà mai supporre che, egli libero, volesse
-imporsi volontariamente un padrone?[223].
-
-Da quell'ora potè dirsi piantato il sistema feudale, cioè quella
-scala di dominj un all'altro immediatamente superiori fino a questo
-eccelso e indivisibile, che anche esso ritraeva da Dio, unica fonte
-d'ogni autorità, e dal pontefice suo rappresentante. La preminenza
-dell'imperatore sovra i re doveva anche venire indicata dal non essere
-quella dignità nè ereditaria nè divisibile: onde i papi contrastarono
-sempre affine di mantenere ai popoli la libera elezione del capo
-comune, anzichè abbandonarla al caso della nascita.
-
-La Chiesa erasi emancipata dal governo della Roma antica, che l'aveva
-tenuta dipendente come soleva colla religione nazionale. Ma fra i
-prischi Germani i diritti e le funzioni ecclesiastiche erano mescolate
-col poter civile, talchè, anche dopo convertiti, si trovano fra loro
-indistinte le cose sacre dalle profane; i vescovi entravano nei concilj
-del regno come i duchi e i conti; duchi, conti e re assistevano ai
-sinodi ecclesiastici; cristianesimo e nazionalità, Stato e Chiesa
-intrecciandosi, perchè nati si può dire ad un parto. Carlo Magno cercò
-ricondurre e il sacerdozio e la nobiltà alla destinazione primitiva;
-onde assegnò, per quanto poteva, i limiti rispettivi dell'ecclesiastico
-e del civile; nel Consiglio dell'impero separò in due camere l'alta
-nobiltà e il clero, che così formò uno stato distinto, in parte legato,
-in parte diviso dalla nobiltà, talora concertandosi con essa, talaltra
-operando tutto solo.
-
-La nobiltà feudale, sostegno e stromento del poter regio, diveniva
-spesso minacciosa a questo; talchè gli era opportuno un contrappeso.
-Comuni non esistevano ancora: se la nobiltà comprendeva tutta la
-forza dello Stato, tutto il movimento intellettuale concentravasi nel
-corpo ecclesiastico, custode dell'antica cultura romana e cristiana,
-e favorevole a questa quanto ai principj germanici la nobiltà; la
-nobiltà come forza dello Stato apparteneva al governo particolare
-della nazione; onde, a voler formare una repubblica europea, bisognava
-in ogni Stato al poter nazionale della nobiltà aggiungerne un altro,
-potente nell'assemblea generale delle nazioni cristiane, ed atto a
-mantenere il legame universale.
-
-Carlo Magno fondò appunto la costituzione dello Stato su queste due
-classi, nobili e clero. Attese patentemente ad assodare il poter
-regio; ma ei rispettò i diritti della nobiltà, e sentì che l'elevare
-il clero era un bisogno del suo tempo. La gelosia è carattere de'
-fiacchi; mentre i forti non pensano ad ingrandirsi coll'indebolir
-ciò che li circonda, bensì ad estendere la vita e la libera vigoria.
-L'educare le nazioni fu sempre la vocazione ecclesiastica; e per
-effettuarla fa mestieri di potere, influenza, ricchezze. Le ricchezze
-allora consisteano principalmente in beni sodi, e in conseguenza
-il clero restava viepiù legato col Governo, alla germanica fondato
-sulla proprietà territoriale. Acquistata che i vescovi ebbero tanta
-ingerenza, il loro capo entrava cogli Stati in relazioni, le quali
-non erano essenziali alla sua vocazione ecclesiastica, ma neppure in
-contraddizione con essa.
-
-La cristianità diventava una vasta repubblica, sotto al capo dei
-credenti. Ma questo capo era elettivo, cioè di confidenza, e tale che
-sotto la primazia di lui poteva sussistere qual si volesse altra forma
-di governo, anche la repubblica più sciolta. Siffatta unità non era
-dunque l'impero universale, sognato volta a volta da Carlo V, da Luigi
-XIV, da Napoleone I, ove tutte le nazioni fossero costrette obbedire
-ad una volontà, sottoposte a ordini non fatti pei loro costumi, e
-sacrificate ai vantaggi di un paese predominante. Qui era superiorità,
-non dominio; rispettavasi l'individualità delle nazioni, ma mettevasi
-accordo nello svolgimento della loro civiltà; le istituzioni di
-ciascuna erano conservate, perchè derivanti dall'indole, dai costumi,
-dalla storia. Il titolo di _sacro impero_ attesta come aspirasse ad
-una superiorità morale, a foggiare il consorzio laico sul modello della
-gerarchia ecclesiastica, introdurre un ordine legale nella scomunanza
-che regnava fra i popoli, una pace e una riconciliazione di essi sotto
-la legge. E poichè questo era pure il divisamento de' pontefici, si
-trovavano d'accordo cogl'imperatori anche nello scopo morale.
-
-Insomma il _sacro romano impero_ conservava e raccoglieva tutto ciò
-che di comune sussisteva ne' popoli d'Europa, Dio, fede, legge, diritto
-ecclesiastico, lingua latina; e stabiliva una reciprocanza d'azione fra
-i paesi del Settentrione, e quelli del Mezzodì, fra le genti germaniche
-e le latine, salutevole ad entrambe, e che, come una corrente elettrica
-fra due poli inversi, produceva una vita vigorosa, trovando da un lato
-l'eccitamento, dall'altro la moderazione.
-
-L'Impero, nel senso cristiano di unione religiosa di tutti i popoli
-d'Occidente, accordava la forza col diritto, creava una legittimità
-sacra, effettuando nell'ordine delle cose l'unità che esiste
-nell'ordine dello spirito, e agevolando, come in unica famiglia,
-il diffondersi dei miglioramenti nella vita e nel pensiero. Alla
-coronazione, che dava questo diritto supremo, vedremo aspirare i
-principi più poderosi d'Europa, il che fu cagione di movimento e
-di civiltà: mentre i papi, come tutori de' coronati e depositarj
-del giuramento di questi e del voto popolare, faceansi appoggio a
-baroni, principi ecclesiastici, comuni, che mettessero barriere alle
-esorbitanze imperiali; favorendo con ciò la libertà politica, che in
-fine si dovea ritorcere contro loro stessi.
-
-Era dunque morale e politica, grande e rilevante l'idea dell'Impero; ed
-è una meschinità della critica negativa del secolo passato l'imputare
-a Carlo Magno ed a Leone i guai che ne vennero quando l'unità allora
-combinata riuscì a discordia; discordia dannosa ad entrambi, eppure non
-infruttifera all'umanità.
-
-Quanto all'Italia specialmente, il continuo mescersi degl'imperatori
-nelle sue vicende portò un eterogeneo impaccio a' procedimenti suoi, e
-in fine la digradò: ma si potrebbe con apparenza di giustizia imputarne
-i papi e la istituzione dell'Impero? Ben è certo che l'accorrere
-dei Settentrionali a questo sacrario del sapere e de' civili
-ordinamenti giovò al dirozzarsi di quelli; i quali devono, se non
-professarne gratitudine alla patria nostra, almeno sentirsi obbligati
-a risparmiarle gl'insulti; mentre una nazione decaduta può acquistare
-dignità nel tollerare i mali proprj pensando che fruttarono utilità
-universale.
-
-Insieme col titolo e colle cerimonie, volle Carlo saldare il nuovo
-carattere introducendo unità d'amministrazione, per la quale, come per
-la romana, il re fosse presente dappertutto, tutto sapesse, facesse
-tutto per via di messi o conti o vescovi, che l'autorità derivavano
-dalla sua ed esercitavano a grado di lui. Impresa difficilissima tra
-gli eterogenei componenti di quel vasto corpo.
-
-Dall'immenso suo dominio staccò le parti che v'erano state annesse
-di recente, Aquitania e Lombardia, dandole a' suoi figli Lodovico e
-Pepino, in modo che avessero un'esistenza propria bensì, ma senza
-scomporre l'unità dell'Impero. Per dir solo dell'Italia, erasi
-conosciuto che la debolezza dei re longobardi veniva dalla soverchia
-potenza dei duchi: laonde la vastissima giurisdizione di questi
-fu suddivisa in contadi. I conti erano capi militari e civili, non
-distinti fra sè che per l'ampiezza del loro distretto: solo quei della
-frontiera, o marchesi, possedeano forze maggiori.
-
-La carica di conte, non ereditaria e talvolta neppur vitalizia,
-obbligava a prestare fedeltà al re, ai sudditi render giustizia a
-tenore delle leggi e delle costumanze, punire i malfattori, proteggere
-orfani e vedove, riscuotere le tasse devolute al fisco. Diretta
-giurisdizione non aveano i conti che sulla città di loro residenza; del
-resto durando lo sminuzzamento germanico, per cui ciascun uffiziale
-pubblico teneva una particella di giurisdizione, fin agli intendenti
-dei beni regj. Nelle città minori e nelle borgate v'avea vicarj;
-nelle campagne centenarj e decani, costituiti sopra un maggiore o
-minor numero di famiglie: ma qualora si disputasse della libertà e
-della proprietà de' cittadini, ai conti era riservata la sentenza.
-Presedevano ai _placiti_ de' liberi e degli scabini, esponevano il
-fatto in discussione e le prove, indicavano che cosa era disposto dalla
-legge seguita dai contendenti, e posavano la quistione che essi giudici
-doveano risolvere; udita poi la decisione di questi, proferivano
-la sentenza, e ne procacciavano l'adempimento. Sostenevano dunque
-le funzioni del pubblico ministero e del presidente; ma il giudizio
-restava agli scabini, eletti dal popolo fra' proprietarj del paese,
-Franchi o Romani, equivalenti ai decurioni degli antichi municipj; che
-se fossero trovati indegni, il conte li cassava.
-
-Le decisioni dei conti parean men giuste? potea farsi richiamo
-sia al conte palatino, forse sedente in Pavia, che decideva come
-rappresentante del re, sia al re stesso od al suo consiglio, secondo
-l'importanza delle cause o la dignità delle persone; le più rilevanti
-recavansi all'assemblea generale. Rimanevano sempre esentuate le
-persone dipendenti immediatamente dal re.
-
-Dacchè la vastità dell'Impero rendeva impossibile il raccogliere tutta
-la nazione, Carlo istituì assemblee parziali, a tal uopo anche l'Italia
-dividendo in varie legazioni, e ciascuna in contadi, rispondenti per
-lo più alla divisione diocesana. Due messi regj scorreano quattro
-volte l'anno il loro _missatico_ o provincia, al placito convocando i
-vescovi, abati e conti in quello compresi, gli avvocati ecclesiastici,
-i vassalli, i centenarj ed alcuni scabini, coll'incarico di render
-giustizia o procurarla dai pubblici uffiziali, far ragione dei richiami
-contro di questi, e informare della condizion del paese.
-
-Carlo tenne spesso anche adunanze generali de' baroni e degli
-ecclesiastici, e le decisioni prese o le istruzioni date in quelle
-formarono i Capitolari. Carlo, re de' Franchi, aveva sudditi longobardi
-e romani e alemanni, e ciascuno regolavasi secondo la propria legge,
-non trattandosi più di stranieri o vinti, ma di sudditi eguali:
-rendeansi dunque necessarj i Capitolari, specie di diritto comune,
-che a vincitori e vinti imponevano norme nuove o modificazioni delle
-antiche. Il primo è del 779, e fino all'807 ve n'ha censessantacinque,
-compresi nella raccolta longobarda.
-
-Anche Longobardi e Beneventani mantennero le leggi primitive,
-modificate e supplite con disposizioni generali. Per un esempio, le
-leggi penali, le ordalie, il prezzo del sangue si conservarono; ma
-imponendo come obbligo il comporsi, e comminando esiglio e prigione
-a chi vi si ricusasse, il diritto della vendetta dall'individuo
-trasferivasi nella società.
-
-Variatissima fu la condizione delle persone nell'Impero. Oltre gli
-schiavi, v'ebbe affrancati che s'industriavano d'assicurarsi una
-posizione or nella Chiesa, or nella vita civile: v'ebbe liberti
-d'ordine inferiore, sottomessi al servizio militare e non ancora
-sciolti da certe comandigie e prestazioni verso gli antichi padroni:
-v'ebbe vassalli regj e sottovassalli che passavano per liberi:
-v'ebbe liberi che viveano su terre proprie e su possessi ereditarj,
-cinti dai loro coloni, secondo gli usi de' padri; ma, all'opposto di
-tali usi medesimi, erano obbligati a rendersi all'esercito coi loro
-braccianti: v'ebbe liberi su terre d'ecclesiastici e di laici, liberi
-che possedeano al medesimo tempo allodj e benefizj, che per conseguente
-erano pure o vassalli regj o sottovassalli: v'ebbe vassalli regj, che
-erano sottovassalli o della Chiesa o d'un gran vassallo laico: v'ebbe
-infine coloni i quali possedeano altri coloni e servi[224]: e tutti
-avevano diritti e doveri differenti gli uni verso gli altri, mentre
-l'eribanno, cioè l'obbligo del militare, li teneva in pari dipendenza
-dall'Impero. S'aggiungano le città, coll'ordinamento loro particolare,
-in parte conservato dal romano, in parte derivato dalle consuetudini
-germaniche.
-
-Per la difesa nazionale armavasi la leva a stormo di tutti i liberi
-o arimanni: per le spedizioni particolari i conti menavano al campo
-la gioventù, scelta fra' loro vassalli, e ciascun arimanno dovea
-pensare alle proprie vesti, all'armi, anche al vitto sinchè fosse
-entro le frontiere del regno. A prevenire in ciò le vessazioni, Carlo
-Magno misurò i servigi dai possessi, talchè chi avesse tre o quattro
-mansi[225] dovea servire personalmente; quei che meno, unirsi tra sè
-per dare un uomo; a proporzione minore chi non avesse che il valor
-mobile di una libbra d'argento. I poveri, o rimanevano di guardia
-alla città, o lavoravano alle vie, alle fortificazioni, ai ponti. E
-fu questa una grande mutazione, giacchè dovettero servizio non solo i
-grandi possessori, ma tutti; e ciascun uomo libero ebbe ad eleggersi
-un seniore, sotto la cui bandiera mover in guerra. Diventò dunque la
-milizia carico personale insieme e reale, e l'interesse del principe
-s'identificò con quel dello Stato. I liberi non possessori restarono
-sciolti dal servizio; i piccoli possessi a tal fine vennero sottoposti
-spesso ai grandi, minorandosi coloro che esercitavano le armi. A questo
-modo popolo ed esercito tornarono ad esser una cosa sola, e nella vita
-fu introdotto un nuovo legame cui nessuno potea sottrarsi, rimanendo
-tolta quella libertà assoluta, che affettavano gli antichi Germani.
-
-Chiunque possedesse un benefizio, per piccolo, era obbligato cavalcare
-in guerra, armato di scudo, lancia, sciabola, spadone, arco, turcasso
-pieno; al semplice libero bastavano lancia, scudo, arco con due cocche
-e dodici freccie; e questo e quello doveano aggiungervi una corazza,
-se il loro allodio od il benefizio valessero dodici mansi. I bagagli
-dei re, dei vescovi, dei conti, ed i provvigionamenti e le macchine
-si trasportavano a spesa dei possidenti: ciascun conte nella propria
-giurisdizione vegliava a mantenere strade e ponti, e del paese a lui
-sottomesso restavano a sua disposizione i due terzi dell'erba e del
-fieno pei cavalli e gli altri animali che seguivano l'esercito. Le
-truppe alloggiavano presso gli abitanti, sinchè fosse possibile. Il
-libero che mancasse alla chiamata di guerra, pagava l'eribanno di
-sessanta soldi; il vassallo perdeva il benefizio; il disertore la
-vita. Siccome i più non erano in grado di pagare, restavano schiavi;
-lo che presto avrebbe annichilato i piccoli proprietarj, se Carlo non
-avesse ingiunto che, chi moriva in quello stato, si considerasse per
-isdebitato, e il fondo suo tornasse agli eredi. I vassalli delle chiese
-e de' monasteri seguivano i proprj vescovi ed abati: ma che gli uomini
-di Dio si tuffassero nel sangue spiacque a Carlo, il quale fece da
-papa Adriano riprovar quest'abuso, e l'assemblea generale confermò il
-divieto, talchè a' loro uomini comandò il confaloniere o il visdomino
-o l'avvocato. All'alto clero parve vedersi carpiti onori dovutigli,
-e cercò sempre ricuperare l'uso delle armi, come fece poi nell'età
-feudale quando nulla s'acquistò, nulla si conservò se non colla spada.
-
-Oltre l'eribanno, esercito che compiva le spedizioni dalla nazione
-consentite, il re avea la banda di proprj vassalli, fossero volontarj
-o stipendiati, che adoprava dovunque volesse, nelle imprese difficili,
-nelle violente, in quelle che occorressero dopo ch'era scaduto
-il termine dell'eribanno, e a custodire la persona reale, e tener
-guarnigione.
-
-Semplici erano le finanze, poichè ogni cantone e comunità si manteneva
-da sè, nè la Camera regia dovea mandarvi nulla per le strade, per
-l'istruzione, per altri stabilimenti, salvo che il re ne volesse
-fondare con proprj averi. I benefiziati pagavano i loro canoni in
-cavalli, stoffe, derrate di vario genere, che recavansi al campo di
-maggio, e v'erano ricevute dal gran ciambellano, con non piccolo suo
-profitto.
-
-La Corona possedeva poi terre tributarie ed ampj poderi o ville, nelle
-quali spesso i re tenevano le assemblee, e venivano a stare alquanto
-in ciascuna, per consumarne sul posto le derrate. Comprendevano molte
-abitazioni, occupate da servi del fisco, o anche da lavoratori liberi,
-retribuiti con razioni o con un manso, ed obbedienti a un maggiore,
-che riceveva ordini da un giudice fiscale, cui spettava a un tempo
-la generale intendenza e la giurisdizione su tutti gli abitanti delle
-ville da lui dipendenti.
-
-Angusta diffidenza reca politici inetti ad opporsi ai sentimenti
-della loro età, e a ritardarne i progressi, da cui temono diroccata
-una potenza che si regge soltanto per l'abitudine: l'uomo grande in
-quella vece conosce il tempo, e non che sgomentarsi del suo procedere,
-ne adopra gli elementi ad assodare l'edifizio ch'esso prepara, e
-che l'avvenire rispetterà. Carlo Magno vide come il clero, coi tanti
-benefizj recati nel barbarico scompiglio, avesse acquistato immensa
-potenza sovra l'opinione; e non che adombrarsene come aveano fatto
-i Longobardi, la sentì opportuna all'intento suo d'incivilire e
-unificare, e ne crebbe l'efficacia mediante la ricchezza, il potere,
-la riverenza. Mentre egli coll'armi sospendeva l'irruente barbarie,
-i missionarj dovevano colla parola mansuefare i rozzi limitrofi; e
-la venerazione verso il capo della Chiesa opponeva allo sfiancamento
-della società e dei costumi. Largheggiò colle chiese; assicurò loro la
-decima da equamente partirsi fra il vescovo, i sacerdoti, le fabbriche
-di ciascuna diocesi, e i poveri, cioè gli ospizj. Erano questi
-amministrati e serviti dalla disinteressata carità del clero; onde il
-crescere de' beni ecclesiastici ritornava a utile dei poveretti.
-
-Ma la Chiesa non si prospera tanto colle largizioni, quanto collo
-svellere le male erbe che aduggiano il buon seme. Epperò Carlo
-rimediò alle triste arti con cui alcuni traevano beni alle chiese, o
-li disperdevano a vantaggio delle proprie famiglie, o vi cangiavano
-destinazione; provvide che i devoti non largissero a scapito degli
-eredi bisognosi; impedì d'assegnare i patrimonj ecclesiastici a
-laici, se non a titolo precario, e questi pure a patto che gli utenti
-retribuissero doppia decima, e conservassero i monumenti del culto.
-
-Andando la giurisdizione annessa al possedimento delle terre, il clero
-la esercitò non altrimenti che i vassalli nei loro feudi; e perciò alle
-donazioni solevasi aggiungere l'immunità, cioè che verun giudice regio
-potesse far atto d'autorità sopra i dominj ecclesiastici. Gli avvocati
-delle chiese almeno una volta l'anno tenevano placito in una delle
-città dipendenti da quelle, e vi rendevano giustizia assistiti da probi
-uomini.
-
-Carlo assodò la giurisdizione canonica, estendendola fino ai casi di
-sangue; nessun cherico poteva essere tenuto in cattura senza darne
-notizia al suo diocesano: ai vescovi spettava l'inquisizione anche
-dei gravi delitti commessi da sacerdoti nelle loro diocesi. Gli
-ecclesiastici non ammettevano prove di Dio ai tribunali lor proprj;
-e Carlo ordinò si scolpassero secondo il gius ecclesiastico, coi
-testimonj o con prestare giuramento davanti al popolo con tre, cinque o
-sei preti, e occorrendo, anche con laici congiuratori.
-
-Per tale giurisdizione la Chiesa s'insinuava più sempre nelle famiglie,
-competendole le cause di matrimonj e di testamento; e ne aumentarono
-grandemente i possessi, attesochè molti secolari le sottoponevano i
-proprj beni onde godere di quella. Perocchè, quando i codici erano
-dettati da Barbari ed applicati da gente rozza e passionata, pareva
-un oro il gius canonico; e i tribunali vescovili per regolarità di
-forme e stabilità di diritto vincevano di lunga mano le corti dei
-conti, più ignoranti e corrotti. Ma poichè a questo modo il clero
-emancipavasi dallo Stato, Carlo Magno con ispeciali raccomandazioni
-frenava l'eccesso della concession generale: limitò il diritto
-dell'asilo sacro, negandolo agli assassini; se un reo fuggisse sopra
-terre ecclesiastiche per sottrarsi alla giurisdizione secolare, fosse
-respinto; altrimenti il conte lo arrestasse di forza; un'ammenda al
-vescovo che si opponesse.
-
-Colle ricchezze, coll'entrarvi persone illustri e potenti, e
-coll'ottenere le dignità non per zelo e merito ma per bottega,
-nel clero si era lentato il rigore e guasta la disciplina; e i re,
-avocatasi l'elezione dei vescovi, preferivano spesso gl'intriganti e
-chi avesse più denaro e arte di spenderlo. Questo sconcio non isfuggì a
-Carlo, che, se sulle prime destinava a talento i prelati, sul fine del
-suo regno formalmente restituì agli ecclesiastici e al popolo la scelta
-del vescovo, sebbene ai comizj di quella solessero presedere regj
-commissarj. Pure la simonia guastava le elezioni popolari, come avea
-fatto le principesche.
-
-Ai disordini si opponevano rimedj da privati e dal pubblico,
-dall'autorità civile e dalla religiosa. Si prescrissero ai monaci
-regole di tal perfezione, che non è meraviglia se non vedeasi sempre
-raggiunta. De' canonici trovasi vestigio antecedente[226], ma allora
-ebbero regola definita e salmeggiare in comune, accoppiando la
-monastica forma al vivere nel secolo.
-
-Carlo procurava introdurre nella vita religiosa l'ordine e l'operosità
-che avea recato nel governo temporale: sicchè ai messi dominici
-ordinava di esaminare i lamenti contro i vescovi od abati; se questi
-vivessero conforme ai canoni; come le chiese fossero tenute; se
-v'avesse alcun disordine cui il vescovo non bastasse a riparare. Egli
-fece da Paolo Diacono raccorre omelie de' santi Ambrogio, Agostino,
-Ilario, Grisostomo, e di Leone e Gregorio Magni per modello agli
-oratori; impose che in tutte le parrocchie si predicasse intelligibile
-al popolo; che i vescovi leggessero frequente la Bibbia e i santi
-Padri: nati dubbj intorno ai riti del battesimo, interrogò i vescovi,
-e abbiamo il libro che in risposta scrisse Odelberto arcivescovo
-di Milano. De' concilj ben quaranta troviamo raccolti sotto di
-lui, alcuni misti d'interessi politici, tutti riguardanti il morale
-ordinamento della società civile e religiosa; e ne sostenne i canoni
-col braccio secolare. I decreti di riforma in essi pronunciati, il
-continuo predicare, il regolarsi i minimi atti, rivelano una società
-novizia, dove ogni passo ha bisogno di direzione, e il contrasto fra le
-intenzioni del legislatore e la corruttela de' governati.
-
-Al tempo di Carlo Magno e in parte per merito suo ebber qualche
-fiore gli studj e le arti belle. Per imputare affatto ai Barbari
-il deperimento della letteratura converrebbe dimenticare come già
-decrepita la vedemmo al finir dell'Impero, e come, perdurando le
-stesse cause, dovesse continuare il calo; converrebbe dimenticare come
-miserabilissima fu nell'impero d'Oriente, intatto da Barbari, e dove
-quegli sterili custodi dell'antica scienza, possedendo tuttavia intatta
-la più bella lingua e tanti mezzi di studio, non seppero fare che
-compilazioni di dotta e monotona inettitudine.
-
-In Italia, divenuta ogni cosa invasione e guerra e strazio, quasi
-soli cherici poterono vacare allo studio e allo scrivere, nè quasi
-d'altro che di materie religiose. Col governo antico cessando gli
-emolumenti, furono chiuse le scuole; ma la Chiesa, che non accetta
-in grembo se non chi ha cognizione delle capitali verità, ne aperse
-dappertutto, allato ai vescovadi, nei conventi, fin nelle campagne,
-ove mai non s'era pensato fin allora a recar l'educazione. Le scuole
-morali e catechetiche erano semenzaj di buoni sacerdoti e missionari,
-ed oltre alla scienza di Dio vi si dava una tintura delle lettere,
-quanto almeno fosse mestieri per favellare ai popoli tra cui doveano
-andare, e per conoscerne le leggi e le costumanze. Che se le episcopali
-divenivano sempre più aride, e le parrocchiali caddero in persone
-scarse di scienza e di carità, nei conventi si perseverò con amore
-nell'istruzione elementare e nella elevata, oltre la special cura
-del copiare libri. In particolar fama salirono fra noi le scuole di
-Montecassino e di Bobbio, e il concilio di Vaison ordinava ai parroci
-d'aver in casa giovani per istruirli negli studj convenienti a chi
-serve la Chiesa «secondo la consuetudine che salutevolmente tenevasi
-per tutta Italia».
-
-Ridotto in tali mani, era naturale che l'insegnamento si applicasse
-affatto alla scienza divina, le eterne massime o i libri sacri
-spiegando colla storia, la filosofia, l'allegoria e la morale. Non è
-più un semplice appetito di piaceri intellettuali, un'idolatria del
-bello, che solo per accidente influisca sulla società; ma e scienze
-e lettere volgonsi allo scopo pratico di governare gli uomini,
-determinare le credenze, riformare i costumi.
-
-La moltiplicità di scritti di circostanza, dispute teologiche, omelie,
-esortazioni, commenti, che ci resta dopo tanti perduti e inediti,
-smentisce chi crede intormentiti gli intelletti. Nè è vero che i
-pensatori si angustiassero nella fede; anzi spingevansi nell'ordine
-de' concetti per costruire la società nuova, e insinuare nelle menti
-giovani ed incorrotte le credenze che sole poteano addolcirne la
-ferità: i vescovi predicavano ogni settimana: missionarj uscivano a
-spargere la verità, dopo addestrati a conoscerla tanto da ribattere
-le objezioni; i papi alimentavano la fiamma del sapere, e di molti
-avanzano lettere piene d'ecclesiastica erudizione.
-
-Già parlammo di Boezio e Cassiodoro. Quest'ultimo, veduto traboccare
-il soglio al quale aveva prestato valido sostegno, ricoverossi
-al monastero Vivariese, fra la devozione e le lettere. De' suoi
-monaci, i meno atti alle lettere volle attendessero a lavori di
-mano, specialmente alla coltura de' terreni e alla minuta economia
-rurale, il che, dic'egli, oltre giovare chi vi attende, somministra
-di che soccorrere poveri e infermi. Nelle ore di riposo copiavano
-libri, al qual uopo egli, già carico di novantatre anni, scrisse
-regole d'ortografia. Nel libro _De anima_ risolve dodici quistioni,
-propostegli da amici mentre stava ancora nel secolo. L'esposizione
-sua de' salmi è estratta da sant'Agostino e da altri. La cronaca dal
-diluvio sin al 519 porge qualche notizia sull'ultimo secolo, nulla
-del resto. È a rimpiangere la sua Storia dei Goti in dodici libri,
-conosciuta solo per l'estratto di Giornandes. Gemendo che, mentre
-le umane dottrine _erano pomposamente_ insegnate, mancassero maestri
-per le divine, nè potendo papa Agapito, pei trambusti d'Italia, porvi
-rimedio come desiderava, Cassiodoro tentò adempiere il difetto con un
-corso elementare delle scienze atte al Cristiano. Vuol egli si cominci
-dal mettere a memoria la santa scrittura e particolarmente i salmi; poi
-si studiino i Padri e i sacri interpreti; non s'ignori la storia della
-Chiesa e dei concilj; vi si congiungano la cosmogonia, la geografia
-e i profani scrittori, colla discrezione onde li studiarono i Padri
-cristiani. Le scienze colloca egli altre nell'osservazione, altre
-nella cognizione e stima delle cose, contemplative cioè o pratiche;
-e fra le prime ascrive l'arte del dire, storica e dialettica; indi
-aritmetica, geometria, astronomia e musica. Queste scienze sono poco
-meglio che accennate nel trattato di Cassiodoro; l'aritmetica occupando
-appena due fogli, senza applicazione delle regole comuni e con assurde
-sottigliezze sulle virtù dei numeri; la geometria in due facciate, dà
-alcune definizioni ed assiomi; brevissime e inconcludenti la grammatica
-e la retorica; alquanto più estesa e ragionata la logica. Ma tale
-metodo enciclopedico, da lui esteso sull'esempio di Marciano Capella,
-fu adottato generalmente, e fece sostituire povere compilazioni allo
-studio diretto de' grandi modelli; ma forse egli stesso e i migliori
-suoi contemporanei non avevano cognizione di questi, se non per via
-degli abbreviatori del IV e V secolo.
-
-Son nuovo genere di letteratura le leggende e le vite dei santi,
-moltiplicate allora e d'intendimento affatto pratico, mirando a muovere
-la volontà più che ad allettare l'intelletto od appagar la ragione.
-Siccome su tutti gli altri, così sugli eroi popolari che si chiamano
-santi, eransi diffusi varj racconti, alcuni finti, più spesso esagerati
-o frantesi; onde talvolta l'immaginazione vi vedeva miracoli, talaltra
-l'ignoranza credea tali alcuni fatti, capaci di naturale spiegazione.
-Ripetuti, ingranditi dalla fama, sono raccolti come verità da una gente
-men bisognosa di discutere che di credere e d'amare. Volta veniva che
-si esercitasse in queste vite il talento dei monaci, e sbizzarrivano
-inventando circostanze; le migliori deponevansi negli archivj de'
-monasteri, e trattene dopo lunghi anni, acquistavano fiducia dalla loro
-antichità; finchè venne la critica a vagliarne la mondiglia e unire il
-meglio in un corpo di storia, che abbraccia quindici secoli e tutti i
-paesi, tutti i costumi, tutti i gradi.
-
-Era quasi una riazione delle immaginazioni contro i disordini morali
-d'allora, ponendovi in mostra la bontà, la giustizia, scomparse dal
-resto del mondo; ed esibendo dolcezze e simpatie fra i dolori, pascolo
-alle fantasie, sprovviste d'ogni altro alimento: era una consolazione
-alla vita così bersagliata di quel tempo, il mostrare l'assistenza
-continua della Provvidenza.
-
-Venuti i Longobardi, il bujo si rese più fitto; e papa Agatone
-raccomandava all'imperatore greco i legati suoi al concilio di
-Costantinopoli, come gente d'integro zelo, in cui la fedeltà alle
-tradizioni adempie il difetto del sapere; «giacchè, come mai può
-trovarsi perfetta cognizione della sacra scrittura presso gente che
-vive circumcinta di Barbari, ed è costretta procacciarsi il vitto
-giorno per giorno?» I padri poi del sinodo Romano scrivono: «Se poniam
-mente alla profana eloquenza, nessuno ci pare possa in quella levar
-vanto. Il furore di barbare nazioni agita e sovverte senza posa queste
-provincie guerreggiandole, correndole, predandole. Quindi da Barbari
-circondati, meniamo vita piena di crucci e di stento, costretti a
-guadagnarci il vitto colle proprie nostre mani, essendo periti i
-beni con cui la Chiesa sostenevasi, e noi ridotti ad avere per unica
-sostanza la fede». Avendo re Pepino chiesto libri a papa Paolo, questi
-gli mandò quanti potè raccorne; e quali erano? l'antifonario, il
-responsale, la grammatica (?) d'Aristotele, i libri del falso Dionigi
-areopagita, la geometria, l'ortografia, la grammatica, tutti in greco;
-scarsa suppellettile davvero per un papa e un re.
-
-Ripetiamo di non affrettarci ad accagionarne soltanto l'invasione dei
-Barbari, giacchè poco meglio incontriamo nell'intatto Oriente.
-
-Carlo Magno, messosi tardi allo scrivere, non aveva mai potuto
-avvezzarvi la mano, irrigidita dalle armi, sebbene tenesse allato certe
-tavolette, sopra cui esercitavasi a vergare il proprio nome[227].
-Ciò non toglieva ch'egli fosse dotto; esprimevasi con robusta ed
-abbondante eloquenza; parlava il latino come la lingua propria, e in
-esso componeva versi; capiva anche il greco, e in assemblee di vescovi
-ragionò talora con una precisione da far meraviglia ai prelati. Quel
-che più importa, amò e protesse, senza basse gelosie di paese, chiunque
-mostrava bontà d'ingegno; fondò le scuole donde nel secolo seguente
-uscirono insigni maestri; incoraggiò il sapere, facendo che i vincitori
-stimassero le dottrine di cui conservavasi tra i vinti la tradizione, e
-i vinti cessassero di fare sinonimi settentrionale e barbaro.
-
-Nella prima sua spedizione in Italia, veduti gli avanzi di quella
-insigne, se non morale civiltà, si propose di trapiantarla in Francia;
-e menò seco Pietro da Pisa, già maestro a Pavia, affidandogli la
-direzione della scuola di palazzo, la quale seguiva Carlo dovunque
-andasse; e alle lezioni assistevano l'imperatore, i principi di sua
-casa e quanto di meglio capitasse a Corte. Di rimpatto mandò qui un
-monaco d'Irlanda, affidandogli il monastero di sant'Agostino presso
-Pavia, acciocchè istruisse chi vi veniva: e ad uso delle scuole
-primarie fe comporre libri dall'inglese Alcuino. Credendo la musica
-opportuna ad ingentilire gli animi, menò d'Italia molti cantori che
-insegnassero il metodo gregoriano e a sonar gli organi, alcuni de'
-quali furono fabbricati da Giorgio veneziano, ad imitazione di uno che
-Costantino V aveva da Costantinopoli mandato a Pepino.
-
-Assai nominammo Paolo, da Cividal del Friuli, diacono della chiesa
-d'Aquileja, che la Storia dei Longobardi cavò da memorie ancora vive;
-ma si ferma a Liutprando, forse avendo voluto risparmiarsi il pericolo
-e la difficoltà di narrare casi recenti, ove il favore e il dispetto
-potessero alterare i giudizj. Scosceso il trono de' Longobardi, Paolo,
-ritiratosi nel monastero di Montecassino, conservò devozione pe'
-suoi re caduti, e tenne mano con Adelchi nei tentativi di ricuperare
-il trono. Quei vili consiglieri che mai non mancano per contaminare
-coll'abjezione propria la generosità d'un principe, stimolavano Carlo
-a punire il diacono colla perdita degli occhi e delle mani; ma il Magno
-rispose: — Ove troveremmo noi una destra così abile a scrivere storie?»
-e lo menò seco in Francia, ove gli fece compilare un _Omeliario_
-purgato da solecismi e da sensi corrotti; lo trattò amicamente,
-concesse a un monaco prigioniero la grazia da lui chiestagli in
-un'elegia, e gli dirigeva enigmi in versi, che Paolo in versi spiegava;
-e dopo che questi fu tornato a Montecassino, il mandava a salutare con
-affetto[228]. Della sua _Historia miscella_ i primi dieci libri sono
-un'amplificazione di Eutropio; col decimottavo giunge a Leone Isaurico.
-
-Nel Friuli pure fioriva Paolino grammatico, che scrisse inni e lettere
-e una confutazione degli errori di Felice ed Elipando; assiduo a tutti
-i concilj tenutisi nell'Impero, a lui principalmente sono dovuti i
-decreti di quello d'Aquisgrana. Carlo Magno gli diede il patrimonio
-d'un Fedele di re Desiderio morto in guerra, poi una villa, e il creò
-patriarca d'Aquileja.
-
-Erchemperto, figlio del longobardo Adelgario, continuò la storia della
-sua nazione, «dal profondo del cuore sospirando nel raccontarne non il
-regno ma l'eccidio, non la felicità ma la miseria, non il trionfo ma
-la ruina, non come progredirono ma come svanirono». In fatti il suo
-discorso è del ducato di Benevento; fra' principi del quale sappiamo
-che Arigiso favoriva i letterati e teneva un'accolta di filosofi, dotto
-egli stesso in tutte le parti della filosofia, logica, fisica, etica:
-sua moglie Adilsperga aveva alla mano i migliori detti dei filosofi e
-poeti, e gran pratica cogli storici profani e sacri: il loro figliuolo
-Romoaldo molto seppe nella grammatica e nella giurisprudenza[229].
-
-Le poche carte avanzateci di quell'età provano estrema trascuranza
-della lingua e della sintassi. Passiamo ai libri? peccano al contrario
-di soverchia cura, affettando termini bizzarri e metafore strane e
-affastellate, intarsiando espressioni greche alle latine, dilettandosi
-in giuochi di parole, e mostrando un'enfasi che fa ai pugni colla
-gracilità delle immagini. Se questo stile si esageri ancora, poi si
-frastagli in una misura inesatta, si avrà quella che allora chiamavano
-poesia, triviale insieme e gonfia, che ne' componimenti leggieri
-invanisce in trastulli, imitanti quelli della letteratura rimbambita;
-se canta imprese, dissocia i due elementi necessarj d'ogni epopea,
-l'immaginazione e il racconto. Eppure fra loro quegli scrittori,
-anticipando la codarda petulanza de' moderni folliculari, paragonavansi
-ai più segnalati[230], dei quali siamo autorizzati a dubitare che mai
-non avessero veduto le opere.
-
-Nè di arti fu diseredata quell'età. Anzi i re longobardi moltiplicarono
-edifizj; e per non ripetere la basilica e il palazzo di Teodolinda a
-Monza, e le pitture e i giojelli ivi posti (pag. 85), Gundeberga figlia
-di lei un'altra chiesa al Battista eresse in Pavia, dove furono pure
-edificati da re Ariperto San Salvadore, da Grimoaldo Sant'Ambrogio, da
-Pertarito il monastero di Sant'Agata al Monte e Santa Maria in Pertica,
-da Liutprando San Pietro in Ciel d'oro e il battistero poligono unito
-alla basilica di Santo Stefano in Bologna. A Cuniperto è dovuto San
-Giorgio in Coronate, dove avea riportato insigne vittoria; a Desiderio,
-San Pietro di Civate in Brianza, Santa Giulia in Brescia, e i monasteri
-Maggiore e di San Vincenzo in Milano; a Grimoaldo la rotonda del duomo
-vecchio di Brescia. Fanno di quel tempo anche San Pietro _de domo_
-in Brescia, Sant'Ilario in Stafora presso Voghera, San Zenone e la
-cattedrale di Verona, e principalmente San Michele di Pavia.
-
-Fu maestrevolmente negato[231] che le chiese oggi portanti questi
-titoli, sieno le proprie dell'età longobarda; e si discusse quanto
-si riformassero dappoi. Tutte nei piani somigliano alle costruzioni
-usitate al fine dell'Impero; nè sotto i Longobardi l'architettura fu
-altro che un deterioramento della romana: ma l'esterna distribuzione,
-particolarmente delle facciate, lo stile dei capitelli, con figure
-d'uomini e d'animali strani, i pilastri di rinforzo, le esili colonne
-prolungate dal pavimento fino al sommo dell'edifizio, passando da un
-piano all'altro senza interruzione di archi, di travature o cornici,
-mostrano un far nuovo d'architettura che cominciò verso il mille, e che
-poi divenne generale. Nel San Zenone di Verona le navi sono distinte
-da colonne, con capitelli formati d'animali mostruosi, che sostengono
-piccoli archi tondi, e sovra di essi un muro a finestre, sorreggente
-il tetto; ma invece d'un solo arcone trionfale che separi la nave
-dal santuario, diversi piccoli impostati sopra colonne traversano la
-chiesa per lo largo. Attorno alla cripta corrono colonnette disposte
-a mandorla, con capitelli lombardi e arcate tonde, che sostengono
-il magnifico santuario, a cui si ascende per dodici scalini larghi
-quanto la chiesa. Il monumento longobardo che forse unico nell'interno
-conservossi inalterato, è San Fridiano a Lucca, che in pergamene del
-685 e 86 si dice restaurato da Flaulone, maggiordomo di re Cuniperto,
-e fin ad oggi chiamasi basilica de' Lombardi. È disposto a modo delle
-basiliche, semplicissimamente, con tre navi e cappelle laterali
-sfondate, che forse formavano altre due navi; undici colonne per
-lato, alcune greche e romane, sottili a riguardo dell'enorme altezza
-ch'è dal sotterraneo alla soffitta. Ivi credono longobarda anche
-Santa Maria _foris portam_, restaurata nell'800; e pensano che il
-palazzo dei duchi stesse in piazza San Giusto, ove ora il Lucchesini.
-Più antico è Sant'Alessandro, sebbene ricordato solo nel 1056. Nel
-ricchissimo archivio di questa città si trova al 763 mentovato un
-pittore Auriperto, cui da Astolfo re fu donato San Pietro Somaldi,
-ch'egli cedette al vescovo Aurideo. Pur longobardo credono San Giovanni
-e il contiguo battistero; e nel 778 è menzione di San Michele che
-potrebb'essere opera longobarda. Anteriore a Carlo Magno reputano Santa
-Maria in Campo a Firenze.
-
-La tradizione popolare, che concentrò su Teodolinda quanto di buono
-hanno operato i Longobardi, assegna a lei il campanile di Brianza, San
-Giovanni di Besano sopra Viggiù, la torre di Perledo e la chiesa di
-San Martino a Varenna, il San Giovanni Battista di Gravedona, tutti
-nel Comasco, e la strada Regina lungo la riva destra del Lario. A
-Longobardi s'attribuiscono pure le torri in val Leventina che chiudono
-il varco di Staledro verso il San Gotardo, e che chiamano il castello
-di re Desiderio e la torre di re Autari. Le torri longobarde di Ascoli
-tengono del ciclopico, e ad una porta quadrata sovrasta un frontone
-triangolare forato. Quelle di Spoleto somigliano a quelle di Pavia, e
-una chiesa fuor della città, cui si ascende per una scalea, ha fregi
-d'animali a modo del San Michele pavese.
-
-Nessuno crederà che i Longobardi recassero seco un sistema d'arte,
-nè tampoco architetti proprj; ma si valeano de' natii, ed espressa
-menzione trovammo (pagina 144) dei _magistri comacini_, capomastri
-uscenti dalla diocesi di Como, donde fin oggi ne deriva la più
-parte. Questi lavoravano secondo i tipi che aveano sott'occhio, nè
-pel lungo tempo che i Longobardi dominarono in Italia, s'avvisa
-alcun avanzamento; talchè i loro edifizj del VII poco variano da
-quelli dell'XI secolo, quando fecero luogo ai Normanni, popolo tanto
-progressivo.
-
-Le belle arti ebbero ad esercitarsi nei molti edifizj da Carlo
-comandati dopo che i resti dell'antica magnificenza italiana lo
-eccitarono ad imitarli. Fin al Vasari, idolatro della forma, parve di
-_bellissima maniera_ il tempio dei Santi Apostoli, per lui edificato in
-Firenze, con pianta originale di classica semplicità. A stile eguale è
-San Michele di Roma. Dove egli stesso non operò, Carlo ispirava altrui,
-e faceva che abati e conti favorissero gli artisti, i quali per lo
-più si traevano d'Italia, donde talvolta anche le opere antiche. Non
-è improbabile che tali artisti da lui chiamati fondassero una scuola o
-fraternita, origine delle loggie de' Franchi-muratori che tramandavansi
-certe dottrine e pratiche sull'arte del fabbricare.
-
-Insomma Carlo, come avviene degli uomini grandi, campeggia in tutte le
-opere del suo secolo; eroe germanico, imperatore romano, buono, docile
-e credente: la tradizione poi ne formò il patrono della cavalleria
-e il protagonista dei romanzi, accumulando su lui le imprese dei
-predecessori suoi e de' successori[232]. Adoprò la spada senza pietà,
-ma non a distruggere, bensì a consolidare l'incivilimento e proteggerlo
-da nuovi invasori. Vagheggiò l'unità dell'impero romano, ma i tempi gli
-si opposero; e ai tempi vanno imputati molti vizj e delitti suoi.
-
-Accorgendosi come nessuno de' suoi figli basterebbe a reggere il peso
-del mondo, tanto più che già li vedeva discordi, pensò d'assicurare
-la pace: e qui la politica della sua nazione accordavasi coi paterni
-affetti di lui per consigliarlo a partire tra i figli le tre genti
-diverse, franca, longobarda, romana di Aquitania, senza però che la
-divisione pregiudicasse all'unità imperiale. A Lodovico d'Aquitania,
-unico figlio sopravissutogli, Carlo deliberò anticipar la successione
-col chiamarselo collega, e il fece coronare ad Aquisgrana (813). In
-questa città piacevasi egli riposare una vita di tante opere, e cogli
-esercizj e col bagno sosteneva e rintegrava le forze: quivi moriva il
-27 dell'814 a settantadue anni.
-
-Nel testamento non dispose della corona imperiale, sapendo che questa
-non poteva essere conferita che dal papa, portando il diritto d'allora
-che il protetto eleggesse il proprio protettore. Neppur del possesso
-di Roma fe cenno, tanto la considerava come vero dominio de' pontefici.
-Due terzi de' suoi ricchissimi arredi spartì alle ventuna metropolitane
-del suo impero, fra cui quelle di Roma, Ravenna, Milano, Cividal
-del Friuli, Grado; a San Pietro di Roma una tavola d'argento ov'era
-descritta Costantinopoli, al vescovo di Ravenna un'altra col disegno di
-Roma.
-
-
-
-
-LIBRO SETTIMO
-
-
-
-
-CAPITOLO LXX.
-
-Regno d'Italia. Condizione degli Italiani sotto i primi Carolingi.
-
-
-Un Governo stabilito pel pubblico bene, diretto alla pace del paese, al
-pareggiamento di tutti i cittadini, all'agevole vigoria della legge,
-alla maggior dignità degli uomini, a cancellare il ricordo della
-conquista e le cause della guerra, può col tempo legittimare anche
-l'invasione di un popolo forestiero, e all'odio derivato dalle prime
-violenze surrogare quella docilità, che finisce coll'uniformare la
-volontà de' vinti a quella de' vincitori. Tale non era stato quello de'
-Longobardi; onde perì senza resistenza nè compianto. I vinti italiani
-credettero risorgesse la loro grandezza quando si rinnovarono i nomi
-d'Impero e di popolo romano: e realmente coll'assidersi sul trono de'
-Cesari un re dei Barbari, questi venivano ad affratellare a sè la gente
-romana, e vincitori e vinti non aveano più che un capo solo. Laonde, in
-un famoso Capitolare dell'801, Carlo Magno s'intitolava _imperatore e
-console_, cioè ripristinava in lor condizione i Romani; e gloriavasi di
-aver reso giustizia a ciascuno secondo la legge propria, Romani fossero
-o Longobardi o Franchi.
-
-Che i Romani spossessati dai Longobardi rientrassero nei loro averi
-e nei diritti degli avi, non abbiamo titoli a crederlo: forse il
-vincitore avea combattuto pel loro restauramento? ma d'altra parte non
-v'era ragione perchè questo prediligesse i Longobardi; talchè ai Romani
-ridotti aldj erano tolti gli ostacoli per entrare nella condizione
-de' Barbari. Quanto ai Romani non prima soggiogati, il nuovo vincitore
-cessava di considerarli per forestieri nè diminuiti del capo; ed anche
-per la loro vita si stabiliva un guidrigildo, talchè il Longobardo
-uccisore d'un nostro dovesse pagare il compenso legale.
-
-Alla romana e col nome italico aveano continuato a regolarsi le città
-dove Goti e Longobardi non erano penetrati o per poco. Ma gl'imperatori
-di Costantinopoli non poteano da così lontano, o non curavano mandar
-sempre governatori; i casi spesso interrompevano la comunicazione
-coll'esarca di Ravenna: laonde esse provvidero al governo e alla
-difesa propria, adoperandovi il denaro che soleano dare per tributo.
-Così que' municipj trassero in propria mano l'erario, l'esercito,
-l'amministrazione civile e giudiziale, insomma di fatto una civile
-libertà. Verso l'890 Leone VI imperatore abolì il nome di console,
-poi anche le curie, come istituzioni da gran pezza invecchiate, e
-d'altra parte inutili dacchè tutto restava affidato alla sollecitudine
-dell'imperatore[233]: ma a quel tempo già era così lentato il legame
-fra le città nostre e l'impero orientale, che le cure qui durarono,
-benchè modificate. Si avevano il senato e il _pater civitatis_ eletto
-dal popolo, ma sparvero i _defensores_ e i _magistratus_; l'esarca
-poi o il papa nominavano agl'impieghi civili e militari. I due poteri
-rimasero distinti anche nell'amministrazione della giustizia, da un
-lato quella dei duci, dall'altro quella dei dativi o giudici, benchè
-talora le due qualifiche si unissero nella stessa persona.
-
-Le città furono prese più volte, più volte si liberarono forse da
-se medesime; e la parte nazionale era fiancheggiata dai vescovi,
-avversissimi a' Longobardi, e provvisti di ricchezze e potenza. Fin
-d'allora vediamo esse città portar guerra una all'altra, e i vescovi
-contro i papi o gli esarchi: tutti sintomi di vita indipendente. Per
-duce, in luogo di quello che gli Orientali deputavano qui, eleggevasi
-un cittadino; onde i Greci, mentre scapitavano più sempre in dignità,
-divenivano causa od incentivo che si svegliassero in Italia le virtù
-repubblicane, e l'uomo tornasse alla dignità ed ai beni che sogliono
-esserne conseguenza. Viepiù nelle città marittime, sotto il nome
-del greco impero germogliava la libertà, confaciente a popoli che,
-avvezzi alla indipendenza del mare, mal sanno in terra acconciarsi al
-despotismo.
-
-Colla nuova civiltà mal si combinano le grandi aggregazioni di popolo,
-anzi prevale l'esistenza indipendente di ciascuno. L'estesissimo impero
-di Carlo Magno non resse dacchè manca la sua mano robusta; e le nazioni
-ch'egli avea strette insieme, rimbalzarono tosto che dall'instancabile
-volontà di lui non trasse più vigore la complicata amministrazione cui
-le avea sottoposte; e tutto andò spartito in tante signorie, quanti
-erano i popoli, con leggi proprie, e con effettiva indipendenza sotto
-una nominale subordinazione.
-
-L'Italia, che pareva anch'essa dover venire assorbita in quel grande
-accentramento, ne restò distinta, ma sbranata in moltissime signorie;
-e i nostri re valeano poco meglio di qualunque altro de' possessori
-di grandi feudi, fossero signori longobardi qui sopravanzati, o nuovi
-pòstivi dai Franchi; e dei prelati che, a modo del clero di Francia e
-di Germania, mescevansi della politica; e che tutti mal s'acconciavano
-al regolato governo istituito dal Magno.
-
-Pepino re d'Italia sedeva in Pavia, non però distaccato dall'Impero;
-tanto che Carlo Magno, a lui scrivendo nell'807, s'intitola ancora
-re dei Longobardi, e gli trasmette ordini[234]. Sinchè fanciullo,
-ebbe per tutore Wala, poi per consigliere e ministro sant'Adalardo
-abate di Corbia, che amava la giustizia senza distinguere persone nè
-ricever regali; i prepotenti che angariavano il popolo, represse; e
-dicevasi esser non uomo ma angelo. Papa Leone III l'ebbe famigliare,
-e — Se mi fossi ingannato nel credere ad esso, a niun Francese mai più
-crederei»[235].
-
-Morto Pepino giovanissimo (810), Carlo Magno gli sostituì il figlio
-Bernardo: ma come il Magno morì, Lodovico Pio, suo successore, stabilì
-dividere il regno tra' proprj figliuoli (817), e a Lotario primogenito
-col titolo imperiale assegnò l'Italia, e primazia sovra i fratelli.
-Se l'ebbe a male Bernardo, che come re d'Italia aspirava all'Impero,
-e v'era sollecitato dagli Italiani; e i vescovi Anselmo di Milano e
-Valfondo di Cremona, scontenti d'una sovranità forestiera, formarono
-una lega di principi e città, e muniti i varchi, alzarono per la prima
-volta quel grido che fu poi echeggiato d'età in età, di liberarsi dai
-Barbari (818). Con essi Bernardo passò di là dalle Alpi, ma presto
-sconfitto, fu condannato a morte; e i due prelati, e i sacerdoti e i
-grandi che gli ascoltarono, furono chiusi in prigioni o in monasteri.
-
-Lotario, rimasto re d'Italia, trascinò i nostri nelle lunghe guerre
-che contro del paese e dei fratelli menò per le spartizioni ripetute
-dell'Impero. Succeduto poi al padre (813), nel trattato di Verdun
-divise i possessi coi fratelli a seconda delle nazionalità, e non
-pretendendo per sè alcuna supremazia che ne sminuisse l'indipendenza,
-si piantò oltr'Alpe (844), e qui lasciò re il figlio Lodovico II.
-
-Il regno d'Italia occupava la parte superiore della penisola, già
-dominata dai Longobardi, e che allora prese il nome di Longobardia. Era
-essa divisa in contadi, e già indicammo quali fossero le attribuzioni
-dei conti, e quali i privilegi de' liberi, degli ecclesiastici, dei
-Comuni, allora misti di varie cittadinanze per la concessione di Carlo
-Magno: e sebbene sussistessero le apparenze longobarde, si estendevano
-le maniere Franche del possedere e del giudicare, e dappertutto si
-trovavano benefiziati e vassalli laici o ecclesiastici al modo salico.
-
-Di fatto le leggi emanate dai primi Carolingi non facevano che compiere
-il sistema del Magno, precisando i diritti e i doveri, frenando gli
-usurpamenti dei baroni, mentre alle chiese si prodigavano franchigie
-e privilegi. I re longobardi comandavano sull'intera nazione, e non
-facevano guerra fuori del regno o ben di rado: i Franchi sì, e perciò
-avevano bisogno di moltiplicare i vassalli proprj, coll'assegnar loro
-dei feudi, cioè beni particolari, portanti l'obbligo del militare.
-Eguagliati Longobardi e Romani col concedere anche a questi il
-guidrigildo, i nostri ch'erano rimasi della stirpe antica, massime
-nei paesi non occupati da Barbari, ottennero il diritto e l'obbligo di
-portare le armi, cogli onori e colle prerogative che ne conseguitavano,
-così qui pure fu dilatato l'uso de' benefizj o feudi, massime da che
-i beni confiscati ai contumaci furono scompartiti tra i Franchi. I
-grandi, possessori di quelli, vennero sempre meglio sottraendosi dal
-dipendere dai re, e tanto più quanto questi erano meno robusti, e
-sovente lontani. I vassalli maggiori non poteano essere spossessati dal
-re, se non per cause prestabilite; anzi riuscirono a rendere ereditario
-il possesso, lo che avvenne pure delle altre dignità. I piccoli
-feudatarj, abbandonati di protezione, si sottomettevano a conti e
-vescovi; i pochi liberi cercavano la tutela dei potenti, e di rendersi
-vassalli, giacchè il feudo portava seco la giurisdizione.
-
-Era nel sistema de' Franchi di concedere a qualche possesso la piena
-giurisdizione, di modo che restasse disoggetto da ogni autorità se non
-fosse la sovrana: per le quali _immunità_ veniva a sminuzzarsi il paese
-quasi in tante signorie, quante erano giurisdizioni privilegiate, e
-ponevansi le une a contrasto colle altre. Di questo passo i privilegi
-delle persone e delle terre nobili si assodarono, formandosi una
-classe, interposta fra il re e la plebe, qual non v'era nella Roma
-antica; i re trattavano coi duchi e i conti, non più col popolo o coi
-Comuni; gl'impieghi e le dignità non furono amovibili giacchè erano
-annessi al possesso di terreni; gl'individui, privati di qualunque
-rappresentanza, restavano in balìa dei signori.
-
-Anche i papi, entrando a parte del sistema feudale, assodavano la
-propria potenza temporale in bilancia colla regia; sicchè il clero,
-i ricchi, i grandi erano mossi da interessi differenti da quelli del
-re. Lodovico II (855), e come re d'Italia e come imperatore dopo la
-morte del padre, dovette essere continuamente colle armi in pugno per
-mantenere la superiorità Franca, e impedire lo sfasciamento cagionato
-dalle immunità.
-
-Carlo Magno avea lasciato a ciascun popolo la propria legge; ma ciò
-valea pe' magnati; valea fors'anche per recuperare qualche proprietà
-usurpata: realmente però e Romani e Longobardi e Salici restavano a
-discrezione del feudatario, che non aveva chi lo frenasse ogniqualvolta
-il suo interesse fosse in opposizione con quello del suddito.
-
-I Capitolari emendavano o temperavano le leggi personali; e giacchè
-tutti erano obbligati a seguir queste, parrebbe ne dovesse derivare una
-grave confusione colle legislazioni preesistenti; ma vi metteva riparo
-la grande loro semplicità, e il concordare esse ne' punti principali,
-tutte autorizzando la schiavitù, tenendo la donna in perpetua tutela,
-punendo gli oltraggi di parole, facendo compendiosi i giudizj, e spesso
-ricorrendo alle prove di Dio. Durava pure la differenza di pene secondo
-le persone offese, e l'uccidere un libero costava ducento soldi;
-cento un servo o liberto della chiesa o del re; il triplo se ucciso in
-chiesa; trecento se un suddiacono, quattrocento se diacono o monaco,
-seicento se prete, novecento se vescovo[236]: il padrone paghi pel
-servo o lo consegni all'offeso[237]: talora al servo si davano tante
-sferzate, quanti soldi avria dovuto pagare[238]. Delle multe soleasi
-attribuire due terzi al re, l'altro al conte[239]. Benchè continuasse
-l'uso germanico di comporre i delitti a denaro, però introduceansi
-anche pene corporali, mutilazione, ceppi, flagellazione, schiavitù a
-tempo o perpetua, esiglio; i servi tondevansi; tagliavasi la mano allo
-spergiuro, al falsatore di monete o di carte, a chi uccidesse il nemico
-dopo giurata la pace[240]; morte a chi disertava, o ricusasse armarsi
-per la patria, o facesse congiura[241].
-
-De' Capitolari pubblicati specialmente per l'Italia, quello dato da
-Corteolona nel pavese espressamente permise a tutti di seguire il
-diritto longobardo: e anche le Romane vedove di Longobardi non erano
-obbligate vivere colla legge del marito, ma poteano tornare alla
-nativa. Speciale pure a noi era il divieto di combattere colle spade,
-dovendo adoprarsi pei duelli giudiziarj il bastone e lo scudo, salvo i
-casi d'infedeltà[242].
-
-I pontefici continuavano cogl'imperatori in quella relazione mista di
-dipendenza e di supremazia. Passato il primo bagliore degli applausi
-e degli spettacoli da cui facilmente si lascia allucinare, il popolo
-romano sgradì la rinnovazione dell'Impero, quasi ne andasse di mezzo
-la propria indipendenza; onde alla morte di Carlo levò rumore. Leone
-III fece cogliere i rei e condannare, ma questa a Lodovico il Pio
-parve una lesione della sua sovranità: se non che spedito il nipote
-Bernardo a prendere cognizione del caso, chiamossene soddisfatto, e
-non solo confermò le donazioni anteriori, ma le crebbe[243]. Eppure
-senza aspettare il consenso imperiale fu ordinato Stefano IV (816), che
-però subito fece dal popolo giurare fedeltà a Lodovico il Pio, e mandò
-scusarsene: poi in persona venne a Reims a coronarlo. L'imperatore
-gli si prostrò dinanzi tre volte, e gli fece doni, al centuplo di
-quei ch'esso papa avea recati da Roma[244]. E trovando colà molti
-usciti fuori d'Italia per le offese recate a papa Leone, li perdonò
-e ricondusse in patria; corteggio degno di un pontefice. Al morir
-di quello, il popolo romano elesse Pasquale (817) senza attendere la
-sanzione di Lodovico che se ne lagnò. Pasquale incoronò l'imperatore
-Lotario; ma appena partito questo, due uffiziali della chiesa romana,
-che se n'erano mostrati fervorosi, furono uccisi; e venuti commissarj
-imperiali a chiedere ragione del fatto, il papa con trentaquattro
-vescovi giurossene innocente.
-
-Avendo la fazione aristocratica portato al seggio Eugenio II (824),
-Lotario, sceso a Roma per posare le turbolenze, prescrisse il popolo
-giurasse fedeltà all'imperatore, salvo quella dovuta al papa, il quale
-avesse ad eleggersi secondo i canoni, davanti ai messi dell'imperatore
-e col consenso di questo. Ciò non ostante Valentino fu intronizzato
-senz'aspettarlo (827); ma essendo morto in capo a quaranta giorni,
-Gregorio IV fu eletto con rito più regolare. Donde appare una diversità
-di pretensioni; un diritto che gl'imperatori si arrogavano e il
-popolo non riconosceva; nè sembra fosse impacciata l'elezione libera
-dal richiedersi il consenso imperiale prima della consacrazione.
-Biblioteche intere si scrissero su tal proposito, quando ancora le
-ragioni e gli esempj precedenti aveano qualche peso sulle decisioni
-politiche, anzichè serbarle solo all'onnipotenza del cannone.
-
-Sergio II fu ancora investito (844) senza dipendere dall'imperatore,
-il quale per isdegno di ciò spedì Lodovico suo figlio a devastare il
-dominio romano. L'esercito di lui mise a sangue e spavento le città
-pontifizie: il papa gli mandò incontro tutti i magistrati e le scuole
-della milizia: egli stesso accolse Lodovico al Vaticano, e menatolo
-alle porte della basilica ch'erano chiuse, gli domandò se venisse con
-intenzione amica, nel qual caso le avrebbe fatte aprire; se no, no.
-Sulla sua promessa, gli fu aperto, e unto re d'Italia: i suoi soldati
-però lasciaronsi fuor di città, dove mandarono a preda la campagna e i
-borghi, a gara coi Longobardi di Benevento ch'erano venuti a ossequiare
-il papa e il re. Ciò non tolse che i Romani, senza aspettare assenso
-dell'imperatore, eleggessero il nuovo papa Leone IV (847).
-
-Era dunque un conflitto universale dei poteri nuovi cogli antichi,
-degli imperatori coi papi, coi grandi feudatarj, coll'aristocrazia
-militare, coll'aristocrazia ecclesiastica. Questo tempestare di
-fazioni, questo sminuzzamento di Stati assicurava l'impunità al
-ribaldo, che sottraevasi al castigo col rifuggire sul territorio del
-vicino o sull'immune, cioè su quello che aveva ottenuta od usurpata
-una giurisdizione propria, indipendente da ogn'altra. Queste immunità
-medesime partorivano interminabili dissidj tra conti, vescovi,
-monasteri, mentre i signori rimbaldanzivano, ed il potere ogni voglia
-toglieva al vizio persin la vergogna. Re, papi, duchi non valevano a
-frenare gente siffatta, se non col rendersi tiranni e adoperare astuzia
-e forza; sicchè in quello stadio sociale che possiamo intitolare della
-feudalità, l'individuo patì enormemente, quanto sotto le tirannidi
-antiche; e i secoli IX e X furono considerati come i più miserabili per
-la specie umana.
-
-Grazioso, arcivescovo di Ravenna, dotato o di spirito profetico
-o di grande sagacia, poco dopo la morte di Carlo Magno prevedeva
-gl'imminenti disastri, e gli esponeva sotto forme scritturali:
-«L'Impero andrà a pezzi, per opera massimamente de' suoi cittadini,
-e tra di essi fia guerra. La metropoli del mondo sarà assediata,
-i nemici la calpesteranno, e d'ogni parte s'insorgerà contro di
-essa, ed essa fia data alla devastazione. Stranieri rapiranno le
-spoglie delle città vicine, e profaneranno le chiese de' santi, e
-spoglieranno le tombe degli apostoli. E dai paesi occidentali uomini
-sbarbati[245] accorreranno a sua difesa, ma ne faranno altrettanto
-strapazzo. In quel tempo gitterà cruda fame e fiera mortalità; la
-terra non darà più frutti, questa madre degli uomini ne diverrà
-matrigna; e i Cristiani cadranno tributarj d'altri Cristiani, e nessuno
-sentirà misericordia del suo prossimo. Di questa calamità fia segno
-il divenire i sacerdoti ingordi ed orgogliosi; scompartiranno come
-roba propria i tesori della Chiesa, e dopo gli ornamenti di questa,
-dilapideranno anche i dominj: i monasteri andranno distrutti, i templi
-disertati; i ministri del Signore rapiranno l'incenso dal santo
-altare, e più non adempiranno al loro ministero... E venendo sulla
-marina, sconosciute nazioni scanneranno i Cristiani, devasteranno
-le campagne; chi campò da morte rimarrà schiavo, e i nobili romani
-passeranno cattivi in terra straniera. Roma sarà saccheggiata per le
-sue ricchezze e consunta dall'incendio. La stirpe di Agar si affaccerà
-dall'Oriente a dilapidare le città marittime, e non si troverà persona
-per respingerla; avvegnachè in tutti i paesi della terra i re saranno
-indegni ed oppressori dei sudditi. L'impero dei Franchi perirà, e sul
-trono imperiale sederanno i re; ed ogni cosa volgerà in peggio, e i
-servi prevarranno ai padroni, e ciascuno si confiderà nella propria
-spada. Più non resterà memoria delle antiche istituzioni, e ognuno
-fia che cammini per le strade dell'empietà, dimenticata la giustizia,
-pervertiti i giudizj».
-
-Sono queste sciagure, che noi dovremo svolgere di sotto alle
-raffagottate narrazioni di incoltissimi cronisti.
-
-Il regno d'Italia era dunque costituito dei paesi fra l'Alpi e il
-Po, oltre Parma, Modena, Lucca, la Toscana, l'Istria. L'esarcato di
-Ravenna apparteneva ai papi, ai quali, oltre la donazione del vecchio
-Pepino, fu assegnato quel che dicevasi Patrimonio di san Pietro,
-da Clusio, la Sabina e il Lazio, sino a Fondi e a Sora; questa, già
-appartenente al ducato di Spoleto, conservò costituzione propria alla
-longobarda, con duchi eletti dal pontefice, e scultasci, scabini e
-minori uffiziali, scelti secondo le forme longobarde. Le municipalità
-antiche duravano nel restante dominio della Chiesa, e molto vi poteano
-le sopravvissute famiglie consolari, senatorie o patrizie; ma i duci e
-gli altri magistrati erano di nomina del papa. I papi non riconosceano
-veruna supremazia dei re d'Italia, se non quando gli avessero coronati
-imperatori.
-
-Al mezzodì i Greci dominavano Napoli, Gaeta, Sorrento, Amalfi poco più
-che di nome, e spedivano governatori a Bari, ad Otranto, alla Calabria,
-al lembo orientale della Sicilia; ma, attesi i continui attacchi de'
-Longobardi meridionali, non poteano conservarle che col crescerne le
-franchigie, donde venne poi l'intera loro emancipazione.
-
-Alcuni ducati già fin d'allora erano potenti o presto divennero. Quello
-del Friuli, costituito per difendere l'Italia contro gli Slavi, si
-estendeva sull'Istria e la Marca Trevisana; i re trovandolo troppo
-poderoso, lo spartirono in quattro contadi, che forse erano Treviso,
-Cividale di Belluno, Padova, Vicenza, ma presto furono ricongiunti.
-Succedevano, fra la marca di Carniola e il lago di Garda, i grandi
-feudi di Trento, Verona, Aquileja. Il marchesato d'Ivrea, posto dai
-Longobardi come barriera ai Franchi, allargavasi sul Piemonte e sul
-Monferrato: il ducato di Susa era posseduto dai dinasti di Savoja:
-fra gli Appennini, l'Alpi Marittime e il Po trovavasi quel del Vasto;
-quel del Monferrato tra il Po, gli Appennini, il Tànaro e Tortona,
-e di mezzo ai predetti il contado d'Asti. In Lombardia, Milano,
-Vercelli, Novara, Como, Bergamo, Brescia, Cremona, Pavia sulla sinistra
-del Po, e sulla destra Tortona; Parma, Piacenza formavano contadi
-distinti, spesso investiti ai vescovi delle stesse città. I marchesi
-di Toscana[246], che trassero a sè anche il ducato di Lucca, si erano
-segnalati sotto Lodovico Pio, poi nel difendere Sardegna e Corsica dai
-Saracini. Quasi tutte le città ad oriente del Lazio ed al nord-ovest
-della Toscana da Ferrara a Pèsaro costituivano altrettanti ducati,
-amministrati dai vescovi. Al sud della Romagna, fra la catena centrale
-degli Appennini e l'Adriatico, da Pèsaro ad Osimo incontravasi il
-marchesato di Guarnerio; da Osimo alla Pescàra, quel di Camerino o di
-Fermo; e di là a Trivento, quel di Teate.
-
-Faceva cosa a parte la Lombardia meridionale. I duchi di Spoleto
-che tenevano anche il marchesato di Camerino, reluttavano sempre
-ai papi e agl'imperatori, perciò attenti a toglier loro il diritto
-patrimoniale. Viepiù poteano i principi di Benevento, i quali, già
-a fatica frenati da Carlo Magno, a baldanza adoprarono co' suoi
-successori. A questi tributavano venticinquemila soldi d'oro; ma mentre
-prima, per trasmettere il dominio ai figli, procuravano l'assenso del
-re longobardo, dappoi se ne emanciparono, ed erano eletti da liberi
-longobardi e dagli uffiziali del principe; fomite di discordie,
-combattendo ora per l'ambizione, ora per l'indipendenza: e mentre il
-paese era disputato fra emiri saracini, duci napoletani, stratigoti
-greci, messi papali, nobili romani, crescevano in forza, e già si erano
-impadroniti di Salerno, ed aspiravano a dominare sui due golfi separati
-dal promontorio di Minerva.
-
-Grimoaldo IV, principe di Benevento (803), lottò sempre con re Pepino,
-e gli diceva: — Libero sono e sempre sarò, se Dio m'ajuta»[247]; menò
-continue guerre, prese molte rôcche, e vantavasi d'aver fiaccato le
-forze dei Franchi. Ma continua opposizione ebbe da una partita di
-nobili, avversa all'elezione sua: ricoverò Sicone duca longobardo di
-Spoleto, cacciatone perchè nemico ai Franchi; ma costui lo ricambiò
-coll'assassinarlo (827), e gli successe. A Sicone ricorse Teodoro duca
-greco di Napoli, espulso da una fazione; ed esso l'ajutò ad assediare
-quella città, antico desiderio de' principi beneventani: ma quando
-già stava per entrarvi, il duca Stefano eccitò i Napoletani a rompere
-l'accordo, e sagrificò la propria vita, ma Napoli fu salva, nè Sicone
-potè conseguire che un tributo. Poichè neppur questo pagavasi, Sicardo
-suo successore tornò ad assalirla (833); e, grand'incettatore di
-reliquie com'era, tolse quelle di san Gennaro a Napoli, a Lipari quelle
-di san Bartolomeo, e per aver quelle di santa Trifomene indisse guerra
-agli Amalfitani. Ben presto i sudditi si rivoltano, sostituendogli il
-suo tesoriere Radelgiso (840): ma i Salernitani disdicono obbedienza
-a questo; travestiti da mercadanti, chiedono alloggio al castello di
-Tàranto ove stava prigione Siconolfo fratello di Sicardo, e liberatolo,
-il gridano principe. Anche il conte di Capua, vistosi insidiato da
-Radelgiso, fortifica la propria città, si allea con Siconolfo, e subito
-il seguono i conti di Consa e d'Acerenza. Per tal modo dal beneventano
-si staccarono i principi di Salerno e i conti di Capua, recandosi
-guerra incessante. Radelgiso con ventiduemila armati assale Salerno, ma
-Siconolfo lo sbaraglia, indi assalta Benevento; ma quivi trova vigorosa
-resistenza.
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-CAPITOLO LXXI.
-
-Irruzione dei Saracini. Gl'imperatori Franchi.
-
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-Così straziavansi fra loro i dominatori d'Italia quando più avrebbero
-avuto mestieri di tenersi concordi per respingere un comune pericolo.
-Perocchè le irruzioni barbariche non erano finite, e di nuove
-sull'Italia ne venivano non più dal Settentrione ma dal Mezzodì: che se
-da quelle dei Nordici i natii s'erano riparati coll'accogliersi presso
-al mare, eccoli ora assaliti sul mare e ricacciati entro terra.
-
-Dicemmo (pag. 205) come la nazione araba, da Maometto ridesta ad un
-apostolato battagliero, occupasse la costa d'Africa, ove fondò l'impero
-di Cairoan; e dai porti onde un tempo le flotte puniche, salpavano
-pirati saracini a corseggiare il Mediterraneo, interrompendo i
-commerci, e ad ora ad ora piombando sulle coste o risalendo pei fiumi,
-minacciosi agli averi e alle persone. Carlo Magno indovinò il pericolo
-di questi nuovi nemici; e dopo combattuto per ritoglier loro le Baleari
-e l'altre grandi isole del nostro mare, stanziò in quelle acque una
-flotta; ma prima di morire potè udir saccheggiate da loro Nizza a mare
-e Centumcelle. Gettatisi sulla Sardegna e trucidata la guarnigione,
-rapirono essi il corpo di sant'Agostino, e vi occuparono molte
-stazioni: parte del popolo fu menata in Africa a formar la colonia di
-Sardania nei contorni di Cairoan; la restante rifuggì ai monti, talchè
-si sfasciarono le città, le vie e gli acquedotti ond'erasi arricchita
-nell'età romana.
-
-Lodovico il Pio fu dai Cagliaritani implorato contro questa stirpe
-di Agar[248]; ma egli poteva dare poco più che compassione. Bensì
-i papi nutrirono assidua guerra contro i Saracini di Sardegna; e
-il conte di Genova ricuperò la Corsica, che fu data a governare a
-Bonifazio marchese di Toscana, il quale col fratello Bernardo sbarcò
-fra Utica e Cartagine, e in cinque battaglie sul littorale ebbe
-prospera fortuna[249]. Ma nè quel coraggio era secondato, nè i Saracini
-annichilavansi per isconfitte; i quali, padroni delle grandi isole e
-dello stretto di Gibilterra, prendeano arbitrio nel bacino occidentale
-del Mediterraneo, come già l'aveano nell'orientale; e poichè la loro
-civiltà non poteva piantarsi che col distruggere ogni altra, aspiravano
-a dominare l'Italia, centro della religione e della pulizia cristiana.
-Già signori della Spagna, chi li avrebbe più rattenuti dall'affrontar
-con vantaggio il mondo germanico, e prevalere in Europa, come già
-faceano in Asia e in Africa?
-
-Alla Provenza massimamente diressero le loro correrie; e scannati
-gli abitanti di Frassineto, e fortificatisi in quella inaccessibile
-situazione, tennero mano ai paesani del contorno nelle fraterne
-discordie, riducendo a deserto la contrada posta alle spalle, e
-dominarono alla guerresca il paese. Varcarono anche le alpi Marittime,
-e fitto il fuoco ad Acqui e ad altre città sgomentarono l'Italia: poi
-fortificati nel monastero di San Maurizio, si avventarono per mezzo
-secolo sulla Borgogna, sull'Italia e fin sulla Svevia, interrompendo le
-comunicazioni mercantili, e sterminando le carovane che pellegrinavano
-alla soglia degli Apostoli. I Liguri della costa rifuggivano alla
-montagna, laonde ancora le pievi montane conservano giurisdizione sopra
-le parrocchie marittime; vi trasportavano le reliquie de' santi, talora
-le ceneri de' parenti: anche in Genova si addensavano i cittadini sotto
-la protezione del vecchio castello, lasciando che le strade a mare
-divenissero campetti, vigne, canneti, fossati, denominazioni che si
-conservano tuttora.
-
-E più tardi i Saracini (834), guidati da Safian ben-Kasim, si
-spinsero fino a Genova. Essa era divisa in tre parti: Castello in
-alto; la città, chiusa da ripari; borgo di Piè, ove si deponevano
-le prede marittime: e benchè si difendesse vigorosamente, i Saracini
-v'entrarono, la posero ad orribile saccheggio[250], e se n'andarono
-prima che i Liguri tornassero alla riscossa. Poco poi vi fecero
-ritorno, e se ne partirono carichi, quando la flotta veneziana
-sopragiunse, ritolse le robe e le persone, e molti ne fe prigionieri.
-Dopo d'allora si vigilò più attentamente, e fiamme accese sulle alture
-indicavano l'apparire d'un naviglio sospetto; e si stabilì che nessuna
-galea uscisse se non allestita a battaglia.
-
-La pingue Sicilia non era caduta in dominio de' Longobardi, sempre
-impotenti sul mare. L'impero greco la teneva cara, e come sentinella
-avanzata verso i dominj rimastigli in Calabria, e perchè ne traeva i
-grani; ma mentre mal sapeva difenderla nè prosperarla, pretendeva cavar
-da essa quanto un tempo da tutta Italia. Come la trattasse Costante
-II imperatore lo vedemmo. La Chiesa romana dai larghi possessi che
-v'avea, coglieva ogni anno moltissimi frutti, senza nulla mandarvi in
-ricambio: ma quando si ruppe la guerra delle immagini, que' beni furono
-tratti al fisco imperiale, e la Sicilia sottoposta alla giurisdizione
-ecclesiastica del patriarca di Costantinopoli.
-
-Nel civile era governata da un patrizio; ma poichè i mari erano
-corsi da navi franche e da saracine, sempre sminuiva la dipendenza
-de' patrizj, oramai non soggetti in altro che nel pagare il tributo.
-Elpidio, un d'essi, rizzò la fronte contro Irene imperatrice, e non
-potendosi reggere da solo, istigò i Saracini che vennero più volte in
-Sicilia, senza però mettervi radice.
-
-Eufemio, tribuno cioè governatore dell'isola a nome dell'imperatore
-Michele Balbo, s'innamorò d'una monaca e la rapì; e l'imperatore,
-benchè reo d'eguale sacrilegio, ne ordinò severo castigo. Eufemio
-ricorse a Zaidat Allah ben-Ibraim, re aglabita di Cairoan (827),
-promettendogli vassallaggio e tributo se lo ajutasse ad acquistar
-l'isola e il titolo d'imperatore. Esso gli affidò cento legni
-e diecimila combattenti guidati dall'emir Aba al-Camo, il quale
-sbarcato eresse una città del proprio nome (_Àlcamo_) presso le ruine
-di Selinunte. Eufemio gridato re dell'isola, sperava che i tanti
-malcontenti lo favorirebbero: ma come s'avanzò fino alle mura di
-Siracusa, due fratelli dell'oltraggiata lo trucidarono.
-
-Si rianimano allora i Siciliani per salvare la patria dai nemici
-loro e della fede, li cacciano in isconfitta; ma i Saracini tosto
-ritornano con un soccorso d'Africa e un altro di fuorusciti di Spagna,
-e rimangono padroni della parte occidentale dell'isola. Palermo,
-_celeberrima e popolosissima città_, sostenne sì fiero assedio, che di
-settantamila abitanti appena tremila restavano al fine (831): ma que'
-profughi di Spagna la ripopolarono, sicchè divenne sede degli emiri,
-che dai principi di Tunisi furono mandati a compiere e regolare la
-conquista. Maometto, figlio di Abd-Allah aglabita, primo emir, uccise
-novemila romani (832) alla battaglia di Enna (_Castrogiovanni_), nel
-cui castello, preso dal suo successore Al-Abbas, fu aperta la prima
-moschea al rito nemico. D'allora non cessarono più di far guerra a'
-nostri, la cui resistenza meriterebbe essere vantata al par di quella
-degli Spagnuoli. Vent'anni più tardi, sulle mura di Messina cadeva il
-patrizio Teodoto (855). Siracusa in dieci mesi d'eroica difesa fece
-ricordare i mesi in cui fiaccò la potenza d'Atene; ma la viltà del
-navarca Adriano mandò a vuoto quegli sforzi, e i capi furono trucidati,
-il vulgo spedito in Africa a rimpiangere la libertà e la patria, e
-la città coi superbi suoi tempj ridotta a ruine inospitali[251]. I
-governatori greci si ritirarono sul continente d'Italia, trasferendovi
-il nome di Sicilia, donde vennero dette le Due Sicilie.
-
-Da Palermo o da altre loro fortezze sortivano spesso gli Arabi a
-desolare le campagne, distruggere le messi, menare schiavi i natii:
-quando poi una città si rendesse, giusta la prescrizione del Corano
-le facevano il partito di professare la fede di Maometto, o di pagare
-tributo al vincitore. Di questo accontentandosi, dicono che alle città
-rendutesi compatissero le istituzioni antiche, e nello stabilire le
-leggi chiamassero a consiglio i vescovi: certo gli straticò o duchi
-conservarono giurisdizione criminale fin al tempo degli Svevi. Un emir
-comandava a tutta l'isola; a ciascuna città o distretto un alcade da
-lui dipendente; i cadì rendevano giustizia: despotismo sminuzzato, e
-perciò più oppressivo.
-
-Preziosissimo sarebbe il trovare le costituzioni fatte per quel regno;
-e furono accolte con avidità quelle che pubblicò l'abate Vella come
-fatte d'accordo coi più assennati fra i vinti, nel 216 dell'egira; il
-Canciani le inserì nella _Raccolta delle leggi de' Barbari_; ma poi
-furono convinte impostura. Ridotti pertanto a tenuissime informazioni,
-diremo come l'isola, che dal tempo de' Cartaginesi avea formato
-due provincie, la siracusana e la panormitana, fu allora divisa in
-tre valli, e ciascuno in varj distretti. Entrata dello Stato era
-la getia, tributo imposto ai possidenti invece di quello dei Romani
-sulle bestie rurali. Le terre tolte ai Greci non furono serbate come
-possesso pubblico, ma divise fra i soldati benemeriti; maggior porzione
-agl'invalidi, ai governatori e ai tre capitani delle provincie. Queste
-possessioni, a differenza dei feudi, poteano alienarsi con certe
-formalità e col consenso del caposignore.
-
-Le proprietà, le successioni, e in generale lo stato civile si
-regolarono in modo, che i Normanni poco trovarono a mutarvi. La
-schiavitù colonica alla romana sparì col perdersi degli antichi
-signori; onde il lavoro di mani libere cancellò le tracce della greca
-infingardaggine; e molte terre furono dissodate, in altre introdotti
-il cotone, il gelso, il papiro, la cannamele[252], il frassino della
-manna, il pistacchio; edifizj si elevarono, ricchi di marmi e musaici;
-e la tradizione accenna fin oggi i giardini vastissimi degli emiri, con
-vivaj di marmo (_mar morto_). Il Lilibeo, ch'essi intitolarono Marsala,
-cioè porto di Dio, attestava come non dirazzassero dai loro fratelli di
-Babilonia e di Spagna.
-
-Così gli Aglabiti, poi gli Obeiditi profittavano della pace che
-ivi durò buon tempo, non avendo forze bastevoli a sturbarla nè
-gl'imperatori d'Oriente nè i signori d'Italia. Ma per quanto le
-donassero i frutti d'Asia e d'Africa, e per sotterranei spiragli
-(_giarre_) alzassero le acque a provvederne le case e ricreare i
-giardini, la Sicilia ricordavasi d'essere cristiana ed italiana, nè
-sapea rassegnarsi a un dominio che offendeva l'orgoglio nazionale e
-la domestica integrità. Gli Arabi erano dunque costretti a prepararsi
-frequenti fortificazioni, oggi ancora indicate dal nome di _cala_ o
-_calata_; i monumenti della grandezza antica convertirono in ròcche;
-e dai tempj di Selinunte e dal teatro di Taormina bersagliavano i
-patrioti siciliani, o sbucavano a rapir donne e fanciulli per ornamento
-o custodia de' serragli.
-
-Il dominio e la presa di Siracusa inorgoglirono gli emiri così, che
-negarono obbedienza ai principi aglabiti d'Africa. Fu dunque forza
-che questi venissero a sottometterli; e di fatti Ibraim re di Cairoan
-(908), sbarcato con un esercito di Mori, e assalita Taormina indarno
-difesa dalle anguste gole, dalle impervie alture e dal forte che a
-cavaliero di essa aveano eretto gli antichi re, la presero, e vi posero
-il borgo e il forte di Mola. Ibraim minacciò anche la Calabria; ma
-morto lui a Cosenza, i nuovi invasori vennero a contesa fra sè e coi
-prischi, i quali non si tenevano obbligati ai re fatimiti di Tripoli,
-che aveano usurpato il dominio degli Aglabiti. E ruppero a guerra; e
-i Cristiani ad or ad ora rinnovarono tentativi generosi di scuotere
-il giogo degl'infedeli. Palermo stessa fu occupata (917) da Abusaib
-Aldaiph, venuto d'Africa; ma i Siciliani, alleatisi con Alì Vava
-Assahr, la assediarono per sei mesi. I Girgentini insorti si sostennero
-quattro anni, e furono ad un pelo di prender anche Palermo: ma vinti
-(927), bagnarono di loro sangue gli avanzi della patria magnificenza.
-
-Allora l'emir, per reprimere le rinascenti sollevazioni, fece abbattere
-molte fortezze, e menò schiavi in Africa gran numero di abitanti.
-Al-Mansor, terzo califfo fatimita dell'Africa, assegnò la Sicilia
-(948) non più a un governatore temporario, ma ad un emir, che fu
-Assan figlio di Alì, il quale, sottomessala colle armi, la governò con
-saviezza. Il che non vuol dire con clemenza; giacchè essendosi scoperta
-una congiura, esso fe decapitare gli imputati. Quattr'anni appresso
-venne d'Africa il moro Saclabio con camelli e forze, a cui Assan unì
-le sue, ed estesero le conquiste. I Greci fecero qualche tentativo di
-ripigliar l'isola, mandandovi soldati mercenarj danesi, russi, warangi:
-l'ammiraglio Basilio prese Termini, battè Assan, e molti uccise in val
-di Màzara: ma la battaglia di Rometta (958) costò la vita a diecimila
-Cristiani.
-
-Gli Arabi, per punire i natii del favore mostrato, deportarono in
-Africa trenta de' più ragguardevoli personaggi, e fecero circoncidere
-quindicimila fanciulli col figlio del loro emir. Il tripolitano
-Khalil venne(938) d'Africa per reprimere i rivoltosi, occupò Màzara,
-Caltabellotta, infine Girgenti(940), i cui notabili imbarcò per Africa,
-ma in alto mare fece forar la nave e tutti sommergere. Narrano egli
-vantasse aver fatti morire nel val di Màzara, più di seicentomila
-persone. L'imperatore Niceforo Foca tentò anch'egli recuperar l'isola;
-e Manuele suo cugino pigliò Siracusa (965), Imèra, Taormina, Lentini.
-I nemici ricoverarono ai monti, e quando Manuele osò avventurarsi fra
-quelle gole, lo batterono, presero e uccisero; e tosto l'emir ripigliò
-tutte le città, e rase dalle fondamenta la generosa Taormina. Non per
-questo cessarono i Siciliani di tener testa agli stranieri, ne uccisero
-anche in battaglia l'emir: le nimicizie degli Arabi fra loro, e la
-titubanza de' Greci or collegati ora avversi a questi prolungarono le
-miserie dell'isola, disperante di respingere un nemico, il quale, come
-Anteo, sempre nuove forze traeva dalla Libia madre.
-
-I Saracini di Sicilia tendevano a governarsi da sè, e vi riuscirono nel
-969 quando l'emirato divenne ereditario, non dipendente dall'Africa
-che per oggetti religiosi. Internamente le due schiatte di Arabi e
-di Bereberi disputavansi l'isola, di cui i primi tenevano la parte
-settentrionale del val di Màzara con Tràpani e Palermo, gli altri
-la meridionale d'esso vallo con Girgenti, fabbricata presso la gran
-città d'Agrigento, distrutta l'829, e fino al 1040 non si videro che
-rivoluzioni e controrivoluzioni, vittorie e fughe, sempre rovinose, fra
-cui si ridusse a minimi termini la stirpe bèrbera, che poi nel 1015 fu
-affatto espulsa da tutta l'isola.
-
-Intanto i Saracini si erano dalla Sicilia tragittati in Calabria,
-e alcuni di quelli di Spagna occuparono Tàranto; quelli d'Africa
-presero Bari, e si spinsero nella Puglia, saccheggiando e uccidendo.
-Radelgiso duca di Benevento tentò invano snidarli da Bari; onde prese
-il sinistro consiglio di adoprarli nelle sue guerre contro Siconolfo
-duca di Salerno, e li soldò (815) coi tesori della chiesa di Benevento.
-Siconolfo, sebbene da prima li vincesse, non potè resistere che
-coll'imitarlo, e anch'egli derubata la cattedrale di Salerno, soldò
-Abulafar saracino comandante in Tàranto, col quale riuscì vittorioso.
-Mentre seco risaliva in palazzo, il Longobardo con istrano scherzo
-lo prese fra le braccia, e portatolo di peso fin in cima alla scala,
-l'abbracciò e baciò. Recosselo ad onta il Saracino, e disdettogli il
-servizio, tornò a Tàranto e si esibì a Radelgiso, col quale ruinò i
-Salernitani. Il cui duca chiamò Saracini di Spagna e di Candia, e con
-essi vinse i Beneventani alle Forche Caudine: ma Radelgiso sopragiunto,
-lo battè interamente, ne prese tutte le città, Benevento assediò.
-
-Siconolfo ricorse a Guido duca di Spoleto: il quale venne, e dal
-collegato e dal nemico cercò smungere denaro, fingendo metterli
-d'accordo. Siconolfo per conservare il dominio fe omaggio a re Lodovico
-II, chiedendone l'investitura al prezzo di centomila scudi d'oro.
-Denari trovava costui dal saccheggiare Montecassino, donde portò
-via calici, patene, croci, vasi e centrenta libbre d'oro; un'altra
-volta, trecensessantacinque libbre d'argento e sedicimila soldi d'oro;
-la terza vasi d'argento per cinquecento libbre; e così via, sempre
-promettendo restituire. La pace non fu fatta che l'848 per opera di
-re Lodovico, il quale divise il ducato secondo la solita politica dei
-Franchi.
-
-Landolfo principe di Capua, morendo nell'842, divideva il paese
-fra tre figli, a Landone Capua, a Pandone Sora, a Landonolfo Tiano,
-lasciando ad essi per ricordo non permettessero mai che Benevento si
-riunisse con Salerno. Anche il ducato di Spoleto divideasi dalla parte
-transappennina, cioè dal ducato di Camerino: e così ogni cosa era
-sminuzzata e perciò debole.
-
-Ne approfittavano i Musulmani, che mescendo il sangue loro al cristiano
-nei fraterni dissidj, si lusingavano dominare il bel paese. Oltre
-Bari, principale loro ricovero, alcuni si erano stanziati nell'isola
-di Ponza; ma Sergio console di Napoli, raccolti vascelli da Gaeta,
-Sorrento, Amalfi, ne li respinse. L'emir tornò, prese il castello
-di Miseno, sbarcò a Centumcelle, difilandosi sopra Roma; e ignaro
-dell'antica, nemico alla nuova dignità della metropoli del mondo,
-vi incendiò i sobborghi e profanò la chiesa dei santi Apostoli.
-Vacando allora la sede pontifizia, fu tumultuariamente eletto Leone
-IV (847), che sacerdote eroe, quando i principi fuggivano o pagavano
-i Barbari, si pose a capo delle truppe e dei cittadini, rianimati dal
-suo nobile coraggio, e rituffò i Saracini nel mare. Udito che nuove
-correrie minacciavano, Cesario, figlio del console Sergio, accorse con
-Napolitani, Amalfitani, Gaetani a difender Roma, e il papa gli accolse
-e benedisse: una tempesta malmenò l'armamento dei Barbari, altri furono
-uccisi o imprigionati.
-
-Leone cinse di doppia mura la basilica di San Pietro e il quartiere
-del Vaticano, stanza dei tanti forestieri accasati a Roma, donde
-il vocabolo di Città Leonina: al qual uopo, da tutti i poderi del
-pubblico e da ogni monastero chiese gli uomini che per condizione erano
-obbligati al lavoro. Compiuta l'opera in quattro anni, il papa che
-l'avea difesa colla spada la dedicò il giorno dei santi Pietro e Paolo,
-coll'intervento di molti vescovi e del clero, i quali scalzi e cospersi
-di cenere circuirono le mura, implorandovi quel Dio, che «se non vigila
-le città, invano sorgono avanti giorno quei che la custodiscono»[253].
-Centumcelle era rimasta quarant'anni smantellata e vuota d'abitanti
-a cagione delle correrie; e Leone ne accolse gli abitanti nella
-Città Leonina, donde più tardi ritornati alla prisca, le posero nome
-Civitavecchia. Il papa munì pure Orta e Ameria; a Porto eresse due
-torri con grosse catene dall'una all'altra per chiudere l'entrata del
-fiume: e molti Corsi fuggiti dalla loro isola per paura de' Saracini,
-giurarono vivere e morire sotto lo stendardo di san Pietro.
-
-I Saracini, disperati di prender Roma (852), voltarono sopra Fondi,
-saccheggiandola e menando schiavi quei che non trucidarono; posero
-assedio a Gaeta, rincacciando fin a Montecassino un esercito di
-Spoletini mandati dall'imperatore a combatterli; e la culla de'
-Benedettini periva, se i Saracini non si fosser badati la notte in
-riva al fiume, il quale gonfiò per modo che più non poterono al domani
-guadarlo. Gaeta fu salvata dal valore di Cesario, che entrò nel porto
-colle flotte di Napoli e d'Amalfi, create pel commercio, ma disposte a
-tutelare la patria.
-
-Se n'andavano i Saracini carichi delle spoglie; ma presso ad afferrare
-a Palermo, scontrarono una barca in cui due uomini, uno da cherico,
-uno da monaco, i quali dissero loro: — Donde venite, e dove andate?
-— Veniamo dalla città di Pietro, abbiamo saccheggiato l'oratorio di
-questo, devastato il paese, battuto i Franchi, arsi i conventi di
-San Benedetto. E voi chi siete? — Chi siamo? Or ora lo saprete?»;
-e detto fatto scoppiò procella sì impetuosa, che tutti i vascelli
-inghiottì[254].
-
-Altri predavano Luni con tal furore, ch'essa più non risorse, il
-suo vescovado fu trasferito a Sarzana e la riviera dal fiume Magra
-sino alla Provenza rimase desolata: mentre altri davano il guasto
-alla Calabria, alla Puglia, al ducato di Benevento. Lodovico II,
-intercedenti il vescovo di Capua e l'abate di Montecassino, venne
-in soccorso, e ucciso l'emir Amalmater, si fece per forza consegnare
-quanti Saracini erano in Benevento, e li decapitò. Ma mentre perdea
-tempo a riconciliare i duchi di Benevento e di Salerno, i Musulmani
-rimbaldanziti devastarono il mezzodì. Avendo un tremuoto scassinato
-le mura d'Isernia, il valoroso Massar, stimolato a giovarsene per
-acquistare la facile preda, — E che? (disse) Iddio è sdegnato contro
-questa città, ed io vorrei aggravarne le sciagure?»
-
-Men generoso Lodovico, quando Massar cadde in sua mano, lo decretò
-al supplizio. Più terribile di questo, Soldano (Saugdana) venne a
-rinforzar Bari, donde respinse gli assalitori; e Alifa, Telese, Sepino,
-Boviano, Isernia, Venafro ridusse in macerie; Benevento risparmiò a
-prezzo d'un tributo, che quel principe si umiliò a pagargli quando
-vide i Franchi non voler combattere. I Benedettini di San Vincenzo del
-Volturno, tra i più ricchi d'Italia, ebbero saccheggiato e distrutto
-il loro convento: quello di Montecassino dall'abate Bertario, illustre
-letterato, era stato difeso con mura e torri e col porvi al piede una
-borgata, che fu poi la città di San Germano, dove stavano a guardia
-i molti vassalli suoi; ma si stimò conveniente il riscattarsene con
-tremila monete d'oro.
-
-I principi di Benevento e di Salerno rappacificati (856) assalsero
-Bari, e riportarono grande vittoria; ma i Saracini li rivinsero e
-fugarono, desolando anche i principati, donde trassero grandi prede.
-Soldano, sbucato da Bari con trentasei vascelli, va e sperpera
-l'Illiria greca, spogliando le città che si erano sostenute contro gli
-Slavi: ma i Ragusei lo fecero stare tanto che giunse di Costantinopoli
-una flotta, innanzi alla quale i Saracini fuggirono.
-
-Parve ai Romani che Lodovico II non avesse abbastanza ajutato a queste
-fazioni, e cominciarono a mormorare e dire: — Che cosa fanno per noi
-codesti Franchi? non ci proteggono contro i nemici, e violentemente
-ci tolgono il nostro. Non sarebbe meglio chiamar i Greci, e cacciare
-codesti stranieri dalla nostra dominazione?»[255].
-
-Fu riferito a Lodovico che questi discorsi venivano da Graziano maestro
-della milizia; onde temendo d'una insurrezione, accorse coll'esercito.
-Leone papa, così robusto a difendere la Chiesa e la patria, non
-mostrava orgoglio verso gl'imperatori, e — Se abbiam fatto cosa
-alcuna incompetentemente, e ai sudditi non osservammo la giustizia, la
-sottoponiamo al giudizio vostro e dei vostri giudici. Spedite qua, ve
-ne supplichiamo, dei messi timorati di Dio, i quali facciano diligente
-indagine delle cose piccole e grandi, sicchè non rimanga nulla non
-discusso e definito da loro»[256]; e andò incontro all'imperatore con
-tutti gli onori onde placarlo. Graziano e tutti i nobili giurarono che
-l'accusatore aveva mentito, onde la condanna cadde su questo.
-
-Partito Lodovico, l'Italia si trovò alcun tempo senza ingerenza di
-forestieri, in uno di quegli intervalli d'indipendenza, che sempre le
-furono così brevi e così male adoperati. Morto Leone IV (855), gli
-successe Benedetto III; ma una fazione sostenuta dai nobili voleva
-Anastasio, e ricorsa ai messi imperiali, conseguì l'intento. I Romani
-sdegnati protestarono voler piuttosto la morte che l'indegno pontefice;
-talchè ai ministri fu forza confermare Benedetto.
-
-Gravissimo affare dei papi era il tutelare la disciplina contro le
-libidini dei re, i quali, ad esempio dei Maomettani, pretendeano
-prendere e ripudiar le mogli a loro senno. I re Franchi aveano più
-volte dato noje siffatte a' pontefici, e allora Lottario II, fratello
-dell'imperatore, rinviata Teotberga, voleva sposare una Gualdrada.
-La rejetta ebbe ricorso a papa Nicola (862), che alla violazione del
-sacramento si oppose risoluto, non ostante la connivenza de' germanici
-arcivescovi di Colonia e Treveri. Questi due prelati vennero a Roma
-per addur ragioni; ma scomunicati, trassero a favor loro l'imperatore
-Lodovico II, che infervoratosi a sostenere il fratello, cioè
-l'adulterio, e istigato pure dal sempre ostile arcivescovo di Ravenna,
-s'avviò a Roma per costringere il papa a cassare la data sentenza. Il
-papa ordinò litanie e digiuno; ma l'esercito sopragiunto quando una
-di quelle processioni montava la scalea di San Pietro, ruppe croci
-e immagini, e a bastonate volse i devoti in fuga. Il papa si tenne
-nascosto; ma intanto essendo morto uno che avea spezzato la croce di
-sant'Elena, e ammalatosi Lodovico stesso, si credette vedervi un avviso
-di Dio: la imperatrice andò pregare il pontefice venisse a parlare
-all'imperatore, e si riconciliarono; ma le uccisioni e le violenze de'
-costui soldati nessuno le riparò.
-
-Fin quando Ravenna era sede degli esarchi, i suoi arcivescovi
-pretendevano il primato, o almeno non sottostare al papa. Quando Carlo
-largheggiava con questo, chiesero anch'essi la Marca d'Ancona, e non
-disdetti assolutamente, vi esercitavano giurisdizione, procurando
-estenderla su tutta la Pentapoli; causa d'incessanti lamenti de'
-pontefici[257]. E sempre reluttarono alla primazia papale, affettandosi
-pari, come per fasto, così per autorità. Volendo l'imperatore
-Lotario fare solennissimo il battesimo di Rotrude sua figlia, Giorgio
-arcivescovo di Ravenna ottenne di levarla al sacro fonte, e a tal uopo
-portò a Pavia gran parte del tesoro della sua chiesa per farne regali:
-nei soli addobbi battesimali della principessa spese quattrocento soldi
-d'oro. L'imperatrice, sentendosi assetata, bevve occultamente una buona
-tazza di vin forestiere; poi riccamente vestita e tutta gioje e col
-volto coperto assistette alla funzione, e partecipò alla sacra mensa.
-Tal violazione del digiuno ci è raccontata da Agnello, storico di quei
-prelati, il quale assisteva alla cerimonia, e vestì egli medesimo la
-principessa all'uscire dal sacro fonte.
-
-Tra quegli arcivescovi ebbe trista rinomanza Giovanni, che faceva colà
-ogni talento; vilipendeva i messi pontifizj, lacerava gl'istromenti
-di affitti o livelli della Chiesa romana, e gli appropriava alla sua;
-preti e diaconi deponeva senza giudizio canonico, e li cacciava in
-ergastoli; e sebbene la città fosse sotto l'autorità anche temporale
-del papa, impediva a' suoi vescovi d'andar a Roma, e li scomunicava.
-Alcuni cittadini ne portarono lagnanze, onde fu citato al concilio
-Romano; ma egli vantava di non esser tenuto andarvi. Scomunicato,
-ottenne dall'imperatore due legati, coi quali presentossi a Roma,
-credendo incuter soggezione; ma il papa stette saldo, e poichè i
-Ravennati lo supplicarono a venire a rassettar le cose, vi andò:
-ma vi volle un altro concilio di settantadue vescovi per domare
-il ricalcitrante. Eppure fra pochi anni lo troviamo in nuova rotta
-col papa, ed entrato in Ravenna, saccheggiò le robe de' papalini,
-rapì loro le chiavi della città, e le prese per sè e pel magistrato
-municipale[258].
-
-Fra ciò i pontefici non desistevano di eccitare contro i Saracini,
-le cui correrie non lasciavano tregua. Gl'Italiani s'accorgevano
-che unico modo di sbrattare la patria dagli stranieri è l'unione: e
-Lodovico imperatore, supplicato da essi, gittò il bando della leva a
-stormo a tutti i conti, vassalli e liberi, e — Chiunque possiede in
-beni mobili il valore del suo guidrigildo si conduca all'esercito; i
-poveri che abbiano dieci soldi d'oro di valsente, proteggeranno le
-coste e le piazze di frontiera; prelati, conti, gastaldi usciranno
-con tutti i loro ministeriali, senza riserva o privilegio; i vescovi
-non lascieranno indietro laico alcuno; chi ha molti figli, non ritenga
-a casa che il più inutile: i liberi che ricusassero le armi, perdano
-beni e patria; onori e benefizj i conti, signori, abati e badesse che
-non mandassero all'esercito i vassalli e servi: i conti lascino a casa
-soltanto un vassallo pel proprio servizio e due per le mogli, e la
-gente imbelle facciano chiudere ne' castelli. Ogni uomo da guerra porti
-seco armadura compita, vesti per un anno e viveri sino al ricolto.
-Chi ruberà armi od animali domestici pagherà tripla composizione e
-sarà condannato all'_harnescar_ (cioè a portar una sella in spalla
-al cospetto dell'esercito, e un messale se preti); se schiavi,
-abbiano la frusta: morte alle fratture, all'adulterio, all'incendio,
-all'omicidio».
-
-Tutta Italia fu in armi (866). Lodovico andò a Montecassino a chiedere
-che le preghiere secondassero l'esercito; e colà gli menò le sue
-truppe Landolfo, vescovo e signore di Capua, gran mettitore di risse
-in quel paese, e che, come un'altra volta, fece disertare i suoi pochi
-a pochi. L'imperatore corrucciato, e vedendo dover assicurarsi degli
-amici prima d'assaltare i nemici, volse le armi contro il mal fido, e
-col distruggere Capua sgomentò gli altri, e anche Napoli, che colla
-indifferenza di gente intesa solo alla prosperità dei traffici, era
-piena di Saracini come Palermo, e gli ajutava d'armi, di viveri, di
-ricetto; anzi il duca Sergio avea lega coll'emir[259]. Procedendo,
-respinse i Musulmani d'ogni dove, restringendoli in Taranto e Bari:
-ma non arrivando la promessa flotta greca, dovette dar indietro. Lo
-inseguì Soldano co' suoi, che vincendo si spinse fino a San Michele
-sul Gargàno, santuario de' Longobardi, ma l'esercito lasciato da
-Lodovico nella Puglia non cessò di bezzicarli: e sebbene anche i nostri
-toccassero molte perdite, Matera, Venosa, Canosa furono ripigliate
-e munite (870); e anche Bari dopo tre anni, e mandata pel fil delle
-spade, e Soldano non riconobbe la vita che dalla generosità di
-Lodovico, mosso dalle istanze del principe di Benevento, di cui quello
-avea avuta prigioniera e rispettata la figlia.
-
-Lodovico spedì ad assediare Tàranto, sollecitando l'imperatore
-Basilio Macedone ad ajutarlo della flotta per ispazzare il Tirreno
-da costoro[260]. Basilio mandò meglio di trecento navi; ma poichè i
-Greci arrogavano a sè il vanto della vittoria, a spregio de' Barbari
-obbedienti al falso imperatore d'Occidente, Lodovico rispose: —
-Avevate fatto di grandi preparativi, è vero, simili in numero alle
-cavallette che oscurano l'aria; ma come queste cadendo dopo breve volo,
-abbandonavate il campo per ispogliar i Cristiani della Schiavonia,
-nostri sudditi. Pochi erano i nostri guerrieri; perchè, stanchi di
-aspettare, li rimandai, solo ritenendo il fiore, con cui ho continuato
-il blocco, e vincemmo i tre più potenti emiri de' Saracini, sgominammo
-gl'Infedeli; e se per mare ci secondate, ricupereremo Sicilia.
-Fratello, sollecita i promessi soccorsi marittimi, rispetta gli alleati
-e diffida degli adulatori».
-
-Basilio, tenendosi insultato dal tono della lettera e dal titolo di
-fratello, non rispose alla chiamata, anzi gli nimicò alcune città,
-spargendo ch'e' volesse farsene signore; laonde l'impresa fallì. I
-Franchi, usi in Italia a disgustare dopo la vittoria anche quelli a cui
-pro hanno vinto, offesero coi loro eccessi, e massime Angilberga colla
-sua avidità straccò i Beneventani a segno, che Adelgiso loro principe,
-subillato anche da Soldano, si chiarì per gl'imperatori d'Oriente,
-i quali allora ricuperarono le principali città della Calabria, del
-Sannio e della Lucania.
-
-Lodovico accorse ad assoggettarle (871); avrebbe mandata a sterminio
-Capua che a lungo resistette, se non fossero usciti gli abitanti col
-corpo di san Germano implorando pietà; passò a Benevento, e credendo
-alla sommessione d'Adelgiso, congedò le truppe o le distribuì in
-guarnigioni. Adelgiso, senza rispetto all'impero nè alla vittoria, rapì
-ai Franchi il bottino non solo, ma anche le salmerie dell'imperatore,
-cui tenne prigioniero nel proprio palazzo[261]. Tre giorni durò egli
-in cima ad una torre; poi sceso per fame, giurò sulle reliquie di
-non vendicarsi nè più tornare; ma sciolto appena, si fece dal papa
-assolvere dell'estorta promessa, e dal senato romano autorizzare
-a proscriver quel principe. L'assalì dunque, giurando non levarsi
-d'intorno a Benevento se non avesse preso il ribelle: ma neppur questo
-giuramento potè tenere, giacchè il principe ricorse all'imperatore
-di Costantinopoli, promettendo a lui il tributo che prima dava ai
-Franchi; e papa Giovanni VIII, venuto a sua richiesta nel campo (872),
-li riconciliò[262]. I re suoi parenti che moveano tardi al soccorso,
-tornarono indietro: alcuni vassalli che aveano favorito al ribelle o
-non ajutato il re, vennero puniti.
-
-Di queste dissensioni faceano lor pro i Saracini, che cupidi di
-vendicare le sconfitte, spedirono immenso esercito dalla Sicilia e
-dall'Africa a Salerno e sopra Capua, per dar mano alle loro colonie
-rinvigorite: quella di Tàranto avea ripreso Bari; la Puglia era battuta
-da Musulmani; Napoli, Gaeta, Amalfi, se non amiche, neppur erano
-avverse a costoro. Lodovico appena liberato gli osteggiò, ma prima di
-morire li vide arbitri dell'Italia meridionale, e minacciare d'incendio
-Salerno e Benevento e sperperarne i contorni. I vicini sosteneano
-l'assediata Salerno; ma l'imperatore, forte adirato al duca di essa,
-negava soccorrerla. A quell'assedio l'emir Abdila piantò il letto sulla
-mensa della chiesa de' santi Fortunato e Cajo, e vi sacrificava ogni
-notte la verginità d'una monaca, finchè una trave vel fracassò (874).
-All'assedio di Benevento un cittadino calatosi dalle mura per chiedere
-soccorsi, nel ritorno è preso; gli Arabi gli fan larghe profferte se
-inganni i suoi, fiere minacce se no; ma condotto presso le mura, grida:
-— Coraggio! durate! arrivano i liberatori: avrò morte; vi raccomando
-mia moglie e figli»; ed è fatto a pezzi.
-
-Lodovico, venuto poi a soccorso, riportò qualche vantaggio, ajutato
-da Amalfitani e Capuani, avvistisi del pericolo proprio nell'altrui.
-Anche in Napoli il duca Sergio cozzava col santo vescovo Atanasio,
-il quale, per sottrarsi alla persecuzione di lui, suggellò il tesoro
-e fuggì nell'isola del Salvatore. Sergio spedì Napoletani e Saracini
-per pigliarlo; ma l'imperatore mandò Marino duca d'Amalfi, che fe
-macello degli aggressori. Sergio in vendetta derubò il tesoro, onde fu
-scomunicato dal papa, mentre Atanasio conseguì onori dall'imperatore e
-dai popoli.
-
-I Saracini, nojati del lungo resistere di Salerno, incatenarono il
-nuovo emir Abimelech, e partirono, abbandonando munizioni e viveri.
-Ma cresciuti di nuovi rinforzi e d'accordo co' natii, poterono metter
-radici sulla costa Campana, devastare i territorj di Benevento,
-Terelle, Alife; e il duca Adelgiso sconfitto dovè mettere in libertà
-Soldano, che teneva come ostaggio. Costui, non disarmato dal perdono,
-ricomparve più terribile che mai. I monasteri di Montecassino e di
-Volturno, mal difesi dalle orazioni e dai vassalli, furono incendiati;
-nè il paese de' fieri Sabini seppe tener testa alle correrie. Gli
-assaliti invocavano i Greci, ma questi erano deboli; invocavano i
-signori di Salerno, Amalfi, Napoli, ma questi se l'intendevano coi
-Musulmani. Il papa in persona andò a Napoli per distorre dalla lega
-cogli Infedeli quel duca e gli altri principi di là intorno: Sergio,
-che ricusava, fu scomunicato; Guaifero principe di Salerno gli mosse
-guerra; il vescovo Atanasio suo fratello congiurò contro di lui, e
-preso e accecato il mandò a Roma a finire miserabilmente, e proclamò
-duca se stesso, come avea fatto il vescovo Landolfo a Capua; e n'ebbe
-lode dal papa. Ma l'intrigante vescovo anch'egli ben tosto aderì ai
-Saracini, e partecipava alle loro ladronaje; e chiamato di Sicilia
-l'emir Sicaimo, gli diè stanza alle falde del Vesuvio. Mal per lui,
-giacchè le costui masnade cominciarono a predare i contorni, rapir
-cavalli, armi, fanciulle: si spinsero anche fin alle delizie di Tivoli
-e alle sacre rive del Tevere, e per due anni le campagne di Roma nulla
-fruttarono agli atterriti abitatori.
-
-Lodovico II, lodato dai contemporanei come amator della giustizia,
-sostenitore dei poveri e dei pupilli (875), morì nel territorio di
-Brescia, e quel vescovo lo fece sepellire in Santa Maria. Ma Ansperto
-arcivescovo di Milano andò colà coi vescovi e tutto il clero di Bergamo
-e Cremona, e fattolo disotterrare e imbalsamare, con lunga processione
-portollo a deporre in Sant'Ambrogio di Milano, con un epitafio di non
-infelici versi e di amplissime lodi[263].
-
-Papa Giovanni VIII tentò ravvivare il coraggio o la compassione del
-vano e inetto successore di lui Carlo Calvo. — Il sangue cristiano
-dilaga; chi campa dal fuoco o dalla spada è trascinato schiavo in
-esiglio perpetuo: città, borghi, villaggi periscono vuoti d'abitanti;
-i vescovi dispersi non trovano rifugio che alla soglia degli Apostoli,
-lasciando le chiese loro per tane alle fiere; sicchè veramente è il
-caso d'esclamare, Beate le sterili, e le mamme che non allattarono.
-Chi mi dà rivi di lacrime per piangere la rovina della patria? siede
-addolorata e sola la regina delle nazioni, la regina delle città, la
-madre delle chiese. Oh giorno di tribolazione e d'angoscia, giorno di
-miseria e calamità!» Con eguale istanza dirigevasi agli altri principi
-perchè non lasciassero dalla stirpe di Agar ridurre serva l'Italia e
-rovinar la religione. Carlo comandò al duca di Spoleto di dar mano
-al papa; ma il console di Napoli, sordo a minaccie e scomuniche,
-ricusò staccarsi dai Musulmani. Roma dunque non si potè redimere che
-assoggettandosi a venticinquemila annue monete d'argento, e vide i
-baroni circostanti allearsi coi Saracini per ambizione di piantare la
-propria signoria in Roma.
-
-
-
-
-CAPITOLO LXXII.
-
-Imperatori italiani. Gli Ungheri.
-
-
- CARLO MAGNO
- imperatore 800-814
- |
- |- PEPINO re
- | 781-810
- | |
- | |- BERNARDO
- | | re 810-18
- | |
- | |- ADELAIDE
- | | sposa Lamberto?
- | |
- | |- Guido di Spoleto
- | | re 889 imp. 891-94
- | |
- | |- LAMBERTO
- | | imp. e re 894-98
- |
- |- LODOVICO il Pio
- | assoc. all'imp. 813-40
- |
- |- LOTARIO
- | assoc. all'imp. 817-55
- | |
- | |- LODOVICO il Giovane
- | | assoc. all'imp. 849-75
- | | |
- | | |- Ermengarda m. di
- | | | re Bosone
- | | |
- | | |- LODOVICO il Cieco
- | | | re 899 imperat. 901-903?
- | |
- | |- Lotario di Lorena
- | | |
- | | |- Berta m. di
- | | | Tibaldo di Prov.
- | | |
- | | |- UGO re 926-47 RODOLFO II di
- | | | Borgogna re 922-26
- | | |- LOTARIO assoc. |
- | | | 931-50 marito di . . . Adelaide che nel
- | | 951 sposa OTTONE
- | | il Grande
- | |
- | |- Carlo di Prov.
- |
- |- CARLO il Calvo
- | imp. e re 875-77
- |
- |- Lodovico il Tedesco
- | |
- | |- CARLOMANNO
- | | re 877-79
- | | |
- | | |- ARNOLFO
- | | | imp. e re 896-99
- | | |
- | | |- LODOVICO il Fanciullo
- | | |
- | | |- Zventiboldo re di Lorena
- | |
- | |- Luigi il Sassone
- | |
- | |- CARLO il Grosso
- | | re 879 imp. 881-87
- |
- |- Pepino d'Aquitania
- |
- |- Gisela
- |
- |- BERENGARIO I
- | re 888 imp. 915-24
- |
- |- Gisela m. del
- | marchese d'Ivrea
- |
- |- BERENGARIO II
- | re 950-61
- |
- |- ADALBERTO
- | re col padre
-
-Lodovico II non lasciava figliuoli; e quanto si fossero ingagliarditi
-i grandi ecclesiastici e secolari apparve nelle due fazioni che allora
-si formarono attorno ai due suoi zii. Una, desiderando un protettore
-robusto, chiedeva re Lodovico il Tedesco, al quale nella partigione del
-retaggio di Carlo Magno erano tocche la Baviera, la Boemia, la Moravia,
-la Pannonia, la Carintia, la Sassonia ed altri paesi d'oltre Reno;
-l'altro Carlo il Calvo re della Francia occidentale, perchè, debole
-essendo, non avrebbe attenuato i diritti e gli arbitrj signorili. Carlo
-passò di subito le Alpi: lo seguì per contrastarlo Carlo il Grosso
-figlio di Lodovico, e trovandosi prevenuto, guastò il Bergamasco e
-il Bresciano; poi atterrito, o deluso dallo zio che fingeva assalire
-la Baviera, diede indietro; e Carlo il Calvo venuto a Roma (875),
-_coll'arti di Giugurta_ vi comprò voti e la corona dell'Impero, poi in
-Pavia quella de' Longobardi. Come in Francia egli non sapeva impedire
-le usurpazioni de' nobili, anzi gli aveva assicurati non sarebbero
-rimossi dalle pubbliche funzioni nè essi nè i loro figli, ed obbligato
-i liberi a sottoporsi ciascuno a un patrono; altrettanto fece in
-Italia.
-
-Già signori e vescovi aveano tratto a sè l'arbitrio di eleggere il re;
-e per primo Ansperto arcivescovo di Milano, poi i vescovi d'Arezzo,
-Pavia, Cremona, Tortona, Vercelli, Ivrea, Lodi, Asti, Modena, Alba,
-Aosta, Acqui, Genova, Como, Verona, Piacenza, uniti con Bosone conte
-di Provenza, archimandrita del sacro palazzo e messo imperiale,
-e con varj altri conti, come ottimati del regno d'Italia elessero
-l'imperatore Carlo il Calvo per patrono, signore, difensore e re,
-promettendo obbedirlo in che che ordinasse a vantaggio della Chiesa
-e a salute di loro tutti; quanto sapranno e potranno col consiglio e
-cogli atti, senza frode nè maltalento, gli saran fedeli e obbedienti;
-nè direttamente o per lettera o per messi turberanno la quiete e la
-solidità del regno. Di rimpatto Carlo giurava, coll'ajuto di Dio e
-con ogni sua possa, onorare e salvare ciascuno, giusta l'ordine e
-la persona, mantener la legge e la giustizia che a ciascuno compete,
-e usare ragionevole misericordia a chi ne abbia bisogno: che se per
-fragilità deviasse, appena lo riconosca procurerà emendare[264].
-
-Quest'atto prezioso ci chiarisce la natura di quel regno, elettivo
-e aristocratico: e fra gli elettori prevalgono i vescovi, come si
-sente dal fondarsi sui precetti evangelici, anzichè sulle cautele
-costituzionali, di cui furono assiepati i re dopo che si cessò di
-riverirli come immagini di Dio.
-
-Bosone suddetto ricevè la reggenza di questo regno col titolo di duca
-di Pavia, conferitogli col cingergli la corona, che dopo quell'ora
-fu adottata negli stemmi ducali. Poco poteva il re, e meno il suo
-luogotenente; prevalendo i grandi e massime i vescovi, giacchè i
-piccoli vassalli, non trovandosi protetti altrimenti, si mettevano
-sotto al loro patronato, salvo le grandi città, le sole dove i liberi
-conservassero qualche importanza perchè uniti.
-
-Carlomanno, altro figlio di Lodovico il Tedesco (877), cala in
-Italia, pretendendola come eredità paterna; ed essendo fuggito e
-morto il Calvo, è salutato re d'Italia: mai però non ottenne la
-corona imperiale; e non andò guari, che scontento delle turbolenze o
-impauritone, uscì d'Italia (879) lasciandola campo alle ambizioni, e
-poco stante morì.
-
-Guido duca di Spoleto, di nazione Franco, e nato da una figlia di
-Pepino re d'Italia, ingrandì di mezzo alle guerricciuole interminabili
-de' signorotti della bassa Italia, e campeggiando i Saracini che mai
-colà non lasciavano pace. Docibile duca di Gaeta, assalito dal principe
-di Capua, invocò i Saracini, che vennero, e recarono gravissimi danni
-agli amici non meno che ai nemici. Il papa indusse Docibile a torcere
-le armi contro di loro, e molti Gaetani perirono in quella guerra; ma
-poi si calò ad accordi (882), dando loro stanza presso il Garigliano,
-di dove per quarant'anni manomisero i dintorni.
-
-Anche Anastasio, l'ambizioso arcivescovo di Napoli, ora ai Saracini,
-ora ai Greci ricorse per ajuti onde nuocere ai Salernitani e ai
-Capuani; i quali di rimpatto si dirigeano a Guido di Spoleto.
-Costui non facea divario da onesto a ingiusto, e mentre combatteva
-gl'infedeli, rapiva continuamente alla Chiesa[265]; anzi, aspirando
-alla corona d'Italia, empiva Roma di satelliti, e diceano s'intendesse
-coi Saracini di Tàranto per disfare la dominazione pontifizia. Giovanni
-VIII, papa di natura irresoluta, corre ad Arles per invocare il re
-Lodovico il Balbo; ma questi ricusa s'e' non benedica le sue nozze
-con Adelaide, sposata mentre la prima donna ancora viveva: anche
-Carlo di Svevia lo respinge perchè gli avea proibito d'invadere la
-Borgogna cisgiurana; onde il papa si propizia Bosone suddetto, cognato
-di Carlo il Calvo, ajutandolo a formare il regno di Provenza, poi lo
-mena seco in Lombardia lusingandolo della corona imperiale. Quivi il
-vescovo di Pavia fece omaggio a Bosone come a re; ma appunto per questo
-l'arcivescovo di Milano il ricusò: e il papa stesso abbandonollo,
-sollecitando Lodovico il Sassone a venire per la corona imperiale. La
-prese di fatto a Roma; ma morendo presto di dolore (882), la lasciava
-al fratello Carlo il Grosso. Imperatore, re di Germania, di Baviera,
-di Sassonia, di Lorena, d'Italia, costui riuniva tutto il retaggio di
-Carlo Magno, ma nessuna delle qualità necessarie a sostenerlo[266].
-
-A lui Giovanni VIII mandava querele perchè i baroni si rendessero
-ogni giorno più dissoggetti, mentre la metropoli del cristianesimo
-era minacciata dagli Infedeli e da figli ingrati, e — per Iddio
-soccorreteci, chè le nazioni vicine non abbiano a dire, _Ov'è il
-loro imperatore?_» Carlo trovavasi molestato nel proprio regno dalle
-correrie de' Normanni e più dall'insubordinazione de' feudatarj, ormai
-convertiti in altrettanti re: pure venne, e nella dieta di Pavia i
-vescovi, gli abati, i conti e gli altri ottimati del regno lo elessero,
-giurandogli omaggio e fedeltà, al solito modo e col solito ricambio.
-Ma col titolo regio non acquistò l'autorità; e Guido di Spoleto
-continuava le depredazioni, ad onta de' messi imperiali e dei fulmini
-della Chiesa; anzi costrinse l'imperatore a rendere a lui ed a' suoi
-complici i confiscati onori. Carlo, incapace di reggere la nave fra
-tali procelle, s'affidò a Liutwardo vescovo di Vercelli, che eresse
-arcicancelliere dell'Impero. Costui se ne valse a soprusare, e le
-fanciulle di più ricco retaggio forzava a sposare parenti suoi; e rapì
-da Santa Giulia di Brescia una nipote di Berengario duca del Friuli
-per darla a un suo nipote. Non comportò l'oltraggio Berengario, e con
-un grosso di truppe assalse Vercelli, e pose a sacco il vescovado;
-poi andò a scusarsene all'imperatore. Il quale non tardò a disgustarsi
-di Liutwardo, massime dacchè lo sospettò di tresche coll'imperatrice
-Ricarda. Questa giurò non essere mai stata tocca da nessun uomo, neppur
-dall'imperatore, esibendo sostenerlo col duello e colle sbarre roventi;
-e così giustificata si ritirò in un convento. Liutwardo esulò, e
-ricoveratosi presso re Arnolfo, intrigò a favore di questo[267]. Carlo
-medesimo come incapace e mentecatto fu deposto d'imperatore, e morì
-miserabile (887); e allora la corona di Carlo Magno andò per sempre a
-pezzi, e i varj popoli scelsero re nazionali: Eude prese la Francia,
-Arnolfo la Germania, Bosone la Provenza.
-
-Come regno elettivo ch'era l'italico, i grandi di qui non si credettero
-obbligati ad Arnolfo, ultimo ed illegittimo rampollo carolingio, e si
-sentirono forti quanto bastasse per governare il paese senza tutela
-di forestieri. Già aveano compreso che gl'imperatori, da patroni,
-tendeano a farsi padroni: il vescovo di Brescia scriveva ad un prelato
-tedesco i guai degli Italiani, _inquilini o piuttosto affittajuoli
-della patria loro, e preda del più forte_; e l'oltramontano rispondeva
-compassionando una terra, ch'era unica fonte della ricchezza a
-paese arido e povero qual è la Germania[268]. Pertanto voleasi un re
-nazionale; ma come accordarsi nella scelta in un'età tutta d'individui,
-dove le fazioni signorili si contrastavano spesso senza conoscere il
-perchè, mutando parte secondo le inclinazioni e la forza dei loro capi,
-servi all'interesse istantaneo e immediato?
-
-Fra i signori italiani quattro primeggiavano. Adalberto marchese di
-Toscana, sposo a Berta figlia di Lotario re di Lorena, la quale prima
-era stata di Teobaldo conte di Provenza, e n'avea avuti Ugo che poi
-fu re d'Italia, e Bosone che fu marchese di Toscana. Adalberto era
-cognominato il Ricco, ma non entrò per allora in lizza. Il principe
-longobardo di Benevento si era svigorito nelle guerre, e trovavasi
-sulle braccia le città di Calabria e i Saracini. Berengario duca
-del Friuli, di gente salica, e nato da una figlia di Lodovico il
-Pio, avea favorito a' Carolingi, ma con tale circospezione, che al
-soccombere di quelli rimase in piedi e potente. Guido di Spoleto, per
-la posizione sua appoggiavasi ai Saracini e al papa, potendo in quelli
-trovar braccia, a questo ispirar timore come emulo, o gratitudine
-come protettore. Stefano V l'adottò per figliuolo; e tanto erasi reso
-potente, che la dieta adunata a Langres per dare un successore a Carlo
-il Grosso, lui chiamò re di Francia. Abbandonò dunque le speranze del
-regno d'Italia a Berengario, il quale lusingava la nazionalità col
-farsi chiamare di sangue latino e principe italiano[269]; e in Pavia da
-Anselmo arcivescovo di Milano (888) si fe cingere la corona[270].
-
-Ma Guido giunto in Francia si trovò prevenuto, essendo eletto re
-Eude conte di Parigi; onde col dispetto ripassò le Alpi, menando un
-grosso di guerrieri francesi, già allora sprezzatori dei nostri[271];
-e coll'alleanza dei Camerinesi e degli Spoletini assalì Berengario,
-sussidiato da altri signori. Si combattè sanguinosamente nelle
-vicinanze di Brescia; e Berengario vinto (889) dovette contentarsi del
-suo ducato del Friuli, tenendo sede in Verona.
-
-I vescovi del regno, che omai aveano tratto a sè il supremo diritto,
-si congregarono a Pavia, e meditando «quanti mali avesse pei proprj
-peccati sofferto Italia dopo Carlo Magno, tali che umana lingua non
-può spiegarli», risolsero porre un fine alle orribili stragi, ai
-sacrilegi, alle rapine, ai misfatti d'ogni genere che attiravano la
-collera celeste; e per salvare le chiese loro e tutta cristianità
-volgente in desolazione, si adunarono affine di imporre degna penitenza
-ai malfattori confessi, e reprimerli in avvenire, al qual uopo
-elessero Guido re, piissimo ed eccellentissimo. E fu riverito a patto
-rispettasse le immunità e i dominj della Chiesa romana, coi privilegi
-e le autorità concedutile dagli imperatori antichi e moderni, troppo
-disdicendo che questa chiesa «capo delle altre, rifugio e sollievo
-dei soffrenti, salute di tutti» venisse da chicchessia vessata;
-piuttosto convenendo che il pontefice da tutti i principi e i fedeli
-sia supremamente venerato. Rimangano inoltre libere da ogni vessazione
-e diminuzione le chiese vescovili: i rettori di esse liberamente
-esercitino la podestà sacerdotale nelle cose ecclesiastiche e nel
-reprimere i trasgressori della legge divina: a vescovadi, abazie,
-spedali o altri luoghi sacri non s'impongano nuove gravezze: ogni
-sacerdote e ministro di Cristo abbia gli onori e la riverenza dovuta al
-suo grado, e colle cose ecclesiastiche e le famiglie a lui spettanti
-rimanga imperturbato sotto la podestà del proprio vescovo, salva la
-ecclesiastica disciplina. A tutti gli uomini plebei e ai figli della
-Chiesa si lasci usare liberamente delle proprie leggi, senza esiger da
-loro più del dovuto, nè opprimerli: che se ciò avvenisse, il conte del
-luogo abbia a ripararli legalmente, per quanto gli preme conservare
-la sua dignità; ove manchi, e faccia violenze o vi consenta, sia
-scomunicato dal vescovo. E poichè Guido liberamente promise osservare
-tali capitoli, unanimamente, a guisa di agnelli rimasti senza pastore,
-lo elessero a re e signore.
-
-Qui dunque, siccome avviene col ripetersi delle elezioni, s'allargano
-i patti, e ciò ch'è notevole si è la tutela del popolo e delle sue
-giustizie, assunta dai vescovi non per distinzione di razze e di
-grado, ma a favore di tutti, perchè tutti figli della Chiesa. Se i modi
-divisati per effettuarla non erano i più prudenti, è già assai trovare
-così proclamata l'egualità civile in nome della religiosa; è bello
-trovar costituzioni di diritti reali, mille anni prima che la nostra
-accidia ci facesse credere non poterne noi avere se non dall'imitare le
-francesi.
-
-Guido, profittando del favore di Stefano V, si fe cingere in Roma anche
-la corona d'oro (891); ma il nuovo papa Formoso, preferendo un lontano
-imperatore a questi vicini e litigiosi, favorì il tedesco Arnolfo,
-che da Berengario era stato invitato a sostenere i proprj diritti
-sovra un regno di cui esso gli faceva omaggio. Arnolfo, come unico
-carolingio fra tanti nuovi dominatori, pretendeva che la Germania sua
-fosse ancora il centro e l'anima degli Stati disgiunti; e comprendeva
-che, se Berengario cadesse, e Guido preponderasse co' Franchi e coi
-Longobardi, ogni ingerenza germanica di qua dall'Alpi sarebbe perduta.
-Adunque per l'Adige calò in Italia, prese Verona e Brescia; Bergamo,
-che generosamente si difese, mandò a osceno saccheggio, e Ambrosio,
-governatore per Guido, che vi si era eroicamente sostenuto, fece
-vilmente appiccare. Tosto Milano e Pavia cedono; i marchesi d'Italia
-vengono a prestar omaggio e chiedere nuova investitura, invece della
-quale Arnolfo li fe carcerare, sinchè a lui giurassero fedeltà. Allora
-l'aborrimento del dominio straniero unì quelli che prima s'erano fra
-loro combattuti, e lo costrinsero a dar volta.
-
-Cessato appena il pericolo, la guerra civile rinfocò tra Berengario
-e Guido; e morto questo, Lamberto suo figlio e collega, gridato re
-(894), strinse novamente Berengario in Verona. Allora Arnolfo, invitato
-da papa Formoso, torna; va dritto al cuor d'Italia per abbattere gli
-Spoletini, che parea volessero rinnovare la preponderanza longobarda;
-conferma a Berengario il regno d'Italia, sottraendogli però le
-provincie transpadane, nelle quali pone un Gualfredo (896) col titolo
-di duca di Verona, e un Maginfredo con quello di conte di Milano.
-L'acconcio dispiace a Berengario, il quale s'affiata con Lamberto
-di Spoleto e con Adalberto di Toscana per chiudere ad Arnolfo il
-cammino di Roma. Arnolfo vi arriva per forza; benchè Geltrude vedova
-dell'imperatore Guido, difendesse la Città Leonina, egli la prende, ha
-Roma per capitolazione (febbr.), fa decollare molti a sè avversi; dal
-pontefice ottiene la corona, dal popolo giuramento d'obbedienza, salvo
-la fedeltà dovuta a papa Formoso. Ma le malattie che spesso vendicarono
-gl'Italiani, colsero Arnolfo, sicchè s'affrettò a ritornare in Baviera,
-molestato gravemente dagli Italiani insorti.
-
-Ratoldo suo figlio, lasciato in Lombardia, non bastava a frenare
-quel moto d'indipendenza; sicchè pel lago di Como egli pure se
-n'andò in Germania; Verona non resistette a Berengario; i Milanesi
-trucidarono Maginfredo, che dato interamente al Tedesco, non pensava
-che a stringerli in soggezione; da Roma l'odio agli oltramontani si
-manifestò in uno scandaloso processo, che il nuovo papa Stefano VI
-fece al cadavere di Formoso, la cui vera colpa in faccia al popolo era
-d'aver unto lo straniero; poi sedente Giovanni IX, un concilio confermò
-imperatore Lamberto, pronunziando surrettizia e _barbara_ l'elezione
-d'Arnolfo. I due competitori Lamberto e Berengario, accortisi che dal
-ricorrere agli stranieri scapitavano entrambi (898), partirono il regno
-fra sè; al secondo la Lombardia fra il Po e l'Adda, il resto a Lamberto
-colla corona imperiale. Ma i fiumi non demarcavano le possessioni de'
-grandi e degli ecclesiastici, e l'incrociarsi di esse su dominj diversi
-moltiplicava i motivi di conflitto. In breve Lamberto venne in rotta
-con Adalberto di Toscana, e lo rese prigioniero; ma poco stante egli
-stesso fu assassinato nei boschi di Marengo, dicono da Ugo figlio di
-Maginfredo già conte di Milano.
-
-Anche ne' paesi transalpini i duchi o conti cincischiavano l'autorità
-dei re; ma infine essi erano nazionali. Da noi invece erano forestieri;
-e nessuno se ne trovò, il quale sapesse sbrancarsi dalla propria
-nazione per farsi capo d'una nuova. In tal guisa l'indipendenza paesana
-cadeva, mentre gli altri popoli la acquistavano; atteso che cotesti
-signorotti, non v'avendo popolo sul quale farsi forti, ricorreano ai
-potentati forestieri. Berengario, rimasto solo re, libera Adalberto; ma
-eccogli addosso un nuovo flagello, gli Ungheri.
-
-Dagli Urali e dal Caspio erano venuti costoro nella grande commozione
-di Attila; avanzatisi poi nell'VIII secolo, e sottoposti i Valachi e
-gli Slavi delle sconfinate pianure di qua dai Carpazj, cominciarono a
-rendersi terribili in Europa quali scorridori e predoni. I Carolingi
-nelle miserabili gare degli ultimi loro tempi gl'invocarono spesso,
-e Arnolfo gl'invitò coi Croati ad osteggiare il potente impero de'
-Moravi. Improvvido consiglio[272], perocchè abbattuto questo si
-trovarono a contatto coll'impero Franco, contro del quale spinsero i
-rapidi loro cavalli e una ferocia da selvaggi.
-
-Ci sono essi descritti come gente oltre ogni dire deforme e barbara;
-volto schiacciato; le madri morsicavano i figli in viso per abituarli
-al dolore. Nello sgomento ispirato da essi, disputavasi se fossero quel
-popolo di Gog e Magog, predetto dall'Apocalissi come precursore della
-fine del mondo; e s'introdussero processioni e riti per isviare quel
-nembo, e litanie dove pregavasi Dio perchè ci scampasse dal furore
-degli Ungheri. Nè mancò la solita messe di prodigi; e molte volte le
-ossa turbate de' santi riuscirono loro micidiali: la mano di un Unghero
-restò affissa all'altare che tentava spogliare; ad un altro si spezzò
-la spada vibrata a decollar un frate.
-
-Non tocca a noi raccontare i guasti che recarono alla Germania e alla
-Francia: ma l'Italia ben presto lusingò la loro cupidigia, bella e
-ricca qual è anche dopo spogliata e vilipesa da stranieri e da suoi,
-ed aperta a loro dal lato ove s'abbassano le alpi Friulane. Entrati
-per queste in numero che parve immenso agli atterriti, non arrestati
-dalle munitissime città di Aquileja[273] e Verona devastarono sino a
-Pavia. Re Berengario che, allor allora domi i rivali, trovavasi solo
-in dominio del bel paese, mandò il bando dell'armi per la Lombardia,
-la Toscana, Camerino, Spoleto, e raccolto un esercito _tre volte più
-numeroso_ di quel de' nemici mosse contro di loro, li sconfisse,
-e talmente gli avviluppò fra l'Adda, il Brenta e gli altri fiumi
-dell'alta Lombardia, che non trovando scampo, mandarono offrendo
-di abbandonare il bottino e i prigionieri, purchè fossero lasciati
-partire. Berengario, confidando sterminarli, negò: ond'essi da
-disperati combatterono, vinsero, e dispersi i mal uniti Italiani, senza
-ostacolo desolarono il paese.
-
-Non combattevano in regolate schiere, ma da scorridori sui rapidissimi
-cavalli, cui schiomavano acciocchè i nemici non avessero dove
-ghermirli. Non sarebbe dunque stato possibile ad ordinato esercito il
-raggiungerli; sicchè ciascuno era costretto provvedere alla propria
-difesa. Dalla campagna al loro accostarsi fuggiva la gente sulle
-alture fortificate, e mura alzaronsi allora attorno alle borgate e
-ai conventi[274]. Così gli uomini, rialzate le teste dalla servitù
-regolare dei Romani e dalla violenta dei Barbari, imparavano di nuovo
-a maneggiar le armi, e valersene a tutela della casa, del podere, del
-convento, delle città; il che tornò poi a vantaggio della libertà,
-poichè i padri nostri compresero la potenza dell'unione, e trovandosi
-in mano le armi, le usarono ad acquistarsi od assicurarsi franchigie.
-
-Berengario gli affrontò più volte; ma dall'infelice riuscita
-disgustati, o seguendo già la politica imputata loro di voler sempre
-due padroni affinchè l'uno tenesse l'altro in rispetto[275], una
-partita di signori nostri, e nominatamente Adalberto di Toscana,
-offerse la corona d'Italia a Lodovico re di Provenza. Adalberto
-da principio era sì buono, che quando non si trovasse altro, dava
-ai poveri il proprio corno da caccia colla catena d'oro, che poi
-riscattava a denaro: in appresso s'abbandonò all'ambizione e alla
-crudeltà, e perpetuamente avversò Berengario. Lodovico venne, e fu
-coronato re in un concilio a Pavia, poi imperatore a Roma (901) col
-nome di Lodovico III. Avendo soggetta tutta l'Italia volle vedere anche
-la Toscana, e a Lucca fu ricevuto da Adalberto con tanta magnificenza,
-ch'ebbe ad esclamare: — Questo marchese avrebbe piuttosto a chiamarsi
-re, in nulla essendomi inferiore che nel nome». Adalberto, e più
-l'ambiziosa sua moglie Berta, videro in queste parole un'espressione
-d'invidia, onde se ne alienarono, e svolsero da lui anche gli altri
-principi. Lodovico, venuto a Verona, congedò l'esercito, distribuì
-a' suoi molti possessi, e stavasene in improvvida sicurezza: sicchè
-Berengario, che non gli si era opposto, lo colse, gli rinfacciò
-d'avergli altra volta giurato non molestare l'Italia, e fattigli cavar
-gli occhi, il rimandò in Provenza (903?). I suoi soldati restarono
-dispersi, e al passo dell'Alpi ne fe molti capitar male il marchese
-d'Ivrea genero di Berengario.
-
-Quel che gli Ungheri all'alta Italia, il faceano alla bassa i Saracini,
-devastando, uccidendo; e massime la banda postatasi al Garigliano
-interrompeva le comunicazioni, e dilapidava i beni della Chiesa.
-Quando poi Ibraim re di Cairoan dall'Africa sbarcò in Sicilia per
-tornar al dovere gli emiri rivoltosi, si lagnò che a questi avessero
-dato soccorso le città di Calabria; e benchè esse venissero a dargli
-scuse, intimò si preparassero alla servitù, ed annunziassero il suo
-arrivo nella _città del vecchio Pietro_ (908). Ma a Cosenza trovò forte
-ostacolo, «e una notte per giudizio di Dio morì»[276].
-
-A questi nemici del paese e della fede opponevansi i papi; e Giovanni
-X, desiderando i signori italiani si concordassero a riscattare la
-patria, pensò rassodare l'unità cristiana col porvi a capo Berengario,
-e il coronò imperatore nel Natale 915, a patto osteggiasse i Musulmani.
-La coronazione fu solennissima; profusi doni alle chiese, al clero, al
-popolo. Il papa aveva invitato la Corte di Costantinopoli a mandar una
-flotta che intercettasse il mare ai Saracini; trasse in lega Landolfo
-principe di Benevento, Gregorio duca di Napoli, Giovanni duca di Gaeta:
-il papa stesso menò l'impresa con Berengario e col marchese Alberico di
-Camerino; e bloccata la colonia de' Barbari, gli affamarono di maniera
-che messo fuoco alle case e alle robe, sbucarono impetuosi a salva chi
-può, e la più parte furono uccisi o presi e fatti schiavi.
-
-Non per questo le fazioni quietarono. Il marchese di Toscana e Berta
-sua moglie furono in Mantova imprigionati da Berengario, ma senza
-poter farsene cedere i castelli. Lamberto arcivescovo di Milano, che
-da esso imperatore avea dovuto comprar a denaro la dignità; Adalberto
-marchese d'Ivrea, genero di Berengario; Odelrico marchese e conte del
-sacro palazzo, congiurarono a danni dell'imperatore. Saputo che costoro
-aveano un convegno sulla montagna di Brescia, egli soldò due capi di
-Ungheri, i quali di fatto li colsero: Odelrico restò ucciso; Adalberto,
-fintosi un povero fantaccino di Calcinate, scampò; altri, avuto
-salvezza dalla clemenza di Berengario, invitarono in Italia Rodolfo
-II, re della Borgogna transgiurana. Soccorso dal suocero Burcardo duca
-di Svevia, egli venne; ma in sanguinosa battaglia a Firenzuola era
-sconfitto, quando la riserva del suocero mutò la fortuna, e Rodolfo
-vincitore fece coronarsi re in Pavia (922).
-
-In questo mezzo erano tornati gli Ungheri, e tagliati a pezzi ventimila
-guerrieri di Berengario, eransi sveleniti contro Padova, Treviso,
-Brescia. L'imperatore mal obbedito non potè frenare quella furia che
-pagando dieci moggia di denari d'argento[277]; al qual fine tolse
-molti beni alle chiese, e il popolo tutto obbligò, fino i lattanti,
-a contribuire un denaro per testa. Ma vinto e scoronato, e ridotto
-a Verona e al ducato del Friuli, invitò essi Ungheri contro l'emulo
-Rodolfo. Voltisi dunque sopra Milano, assalsero Pavia (924), città
-florida e popolatissima[278] dove si tenevano le diete del regno, e
-vi soffocarono il vescovo e quel di Vercelli, distrussero quarantatre
-chiese; di tanta gente soli dugento lasciarono vivi, i quali raccolsero
-fra le ceneri otto moggia di denari per ricomprare dai Barbari il luogo
-dov'era sorta la patria.
-
-Modena fu difesa a lungo dai proprj cittadini, che dall'alto delle mura
-si incoravano a vigilare con una cantilena guerresca rimastaci[279].
-Malmenate anche le estreme terre del Piemonte, osarono imbarcarsi
-sulla marina Adriatica, ed arsero Cittanova, Equilo, Fine, Chioggia,
-Capodarzere, e predato tutto il littorale, tentarono Malamocco e
-Rialto; ma i legni mercantili di Venezia li respinsero[280].
-
-La chiamata di que' Barbari indignò gl'italiani contro Berengario,
-onde tra i Veronesi fu congiurato di ucciderlo, e capo della trama era
-Flamberto. L'imperatore n'ebbe fumo, e chiamatolo a sè gli ricordò come
-lo avesse colmo di benefizj, sin a tenergli un figliuolo a battesimo,
-e più gliene compartirebbe ove restasse fedele; e donatagli una coppa
-d'oro, il lasciò andare. L'ingrato non ne divenne che più accanito.
-Berengario quella notte non dormì in palazzo, ma in una cameretta
-attigua alla chiesa, per esser pronto a sorgere la mezzanotte ed
-assistere all'uffiziatura. Ma come fu in chiesa, Flamberto lo fe
-trucidare. Milone, suo fedele, fece appiccare Flamberto e i complici.
-
-Come avvenne ad altri infelici autori di conati nazionali, Berengario,
-bersagliato miserabilmente tutta la vita, ebbe esagerate lodi dopo
-morto qual valoroso, clemente, pio, e sin a riverirlo per santo, e
-mostrar lungamente una pietra chiazzata del suo sangue, che mai per
-lavarla non aveva perduto le macchie[281].
-
-Tolto l'emulo, e scomparsi gli Ungheri, venne a regnare Rodolfo, ma non
-con pace, giacchè lo contrastarono tre vedove che allora aggiravano
-l'Italia cogli intrighi e coi vezzi: Berta, vedova di Adalberto il
-Ricco, sua figlia Ermengarda, marchesa d'Ivrea: e sua nuora Marozia,
-di disonesta memoria, vedova di Alberico marchese di Camerino. Il voto
-di coteste e di Guido duca di Toscana e Lamberto fratelli d'Ermengarda
-si accordò sopra Ugo, duca di Provenza loro fratello uterino, che
-cogl'inganni più che colla forza vinse Rodolfo (926). Questo si ritira
-in Borgogna, ma quivi unitosi ancora col suocero Burcardo, cala con
-grosso esercito in Italia. Burcardo piglia l'assunto d'esplorare le
-forze de' nemici, e in veste d'ambasciadore viene a Milano. Giunto alle
-colonne di San Lorenzo, allora fuor di città, disse a' suoi compagni:
-— Questo luogo pare fatto apposta per erigervi una fortezza che tenga
-in briglia, non solo i Milanesi, ma tutti i principi d'Italia»; e
-soggiunse: — Non sono Burcardo se non riduco gli Italiani a contentarsi
-d'un solo sprone e cavalcare giumenti». Disse ciò in tedesco, ma i
-nostri lo capirono, e tutto riportarono all'arcivescovo Lamberto: il
-quale dissimulando prodigò carezze al finto ambasciadore, e gli diede
-licenza di rincorrere un cervo nel proprio parco; favore che a nessuno
-egli consentiva. Ma intanto mandava avviso agli Italiani; sicchè,
-mentre tornava, Burcardo fu côlto in un agguato a Novara, e fuggendo
-restò trafitto dai duchi di Toscana; a' suoi non valse il ricoverarsi
-in San Gaudenzio, chè furono trucidati, e Rodolfo voltò indietro.
-
-Ugo, che spertissimo di maneggi, s'era già compri molti signori
-italiani, allora venne promettendo un secol d'oro; sbarcato a Pisa ebbe
-universali accoglienze; a Pavia eletto re, a Milano coronato, regnò
-più robusto che nol desiderassero i signori italiani, proponendosi di
-restaurare l'unità della signoria col solo modo che par possibile, dopo
-gravi disordini, cioè la tirannia.
-
-La voluttuosa e intrigante Marozia, sposa a Guido di Toscana, formatosi
-un grosso partito in Roma e disdicendo ogni obbedienza al papa, aveva
-occupato Castel Sant'Angelo, e disponeva a sua voglia della città e
-del papato: entrata col marito e con un pugno di sgherri in Laterano,
-trucidarono Pietro fratello di papa Giovanni X e questo cacciarono
-in prigione (928), ove morì dal dolore o soffocato. Poco dopo Guido
-moriva, e succedeagli nel ducato di Toscana il fratello Lamberto. Ma re
-Ugo, temendo non gl'italiani gliel sollevassero emulo, fe spargere che
-esso e Guido ed Ermengarda fossero figli suppositizj. Della grossolana
-invenzione s'adontò Lamberto, e propose smentirla col duello. Ugo
-fu vinto nel suo campione Teduino; ma non per questo cessò, troppo
-premendogli di togliere a Lamberto il dominio e la ricca moglie. Fatto
-sta che Lamberto poco poi fu côlto e accecato (931); il suo paese dato
-a Bosone fratel germano di Ugo, cessandovi così quella schiatta de'
-Bonifazj e Adalberti; Ugo sposò Marozia e dominò in Roma trattandovi
-con alterigia i grandi.
-
-Alberico, figlio di Marozia del primo letto, dava un giorno l'acqua
-alle mani di Ugo; e avendo ciò eseguito disadattamente, ebbe da questo
-un manrovescio. Invelenito si restringe coi nobili (932), assalta e
-fuga il patrigno. Due volte Ugo tornò coll'esercito per vendicarsi e
-recuperare Roma, ma non potè che devastarne le circostanze: e infine
-concedette ad Alberico la pace e le nozze d'una propria figlia. Non
-per questo Alberico gli consentì mai di entrare in città, dove anzi
-accoglieva quanti signori fuggivano dalla tirannia di esso; per
-ventitre anni vi si tenne capo, coi nomi di console, di senatore, di
-tribuno allucinando i discendenti de' Romani antichi, i quali vedeano
-un magistrato repubblicano nel demagogo prepotente che usurpavasi fin
-gli atti pontificali, devoluti a suo fratello Giovanni XI. Ugo intanto,
-di scellerati portamenti in casa e di perfida politica fuori, insultava
-ai magnati, molti signori uccise, installò vescovi tedeschi a Milano
-e a Verona. Al fratello Bosone invidiò la Toscana o le ricchezze che
-egli e sua moglie Villa aveano carpite ai signori di colà, e col solito
-pretesto di congiure l'espulse, dando quel marchesato al proprio figlio
-naturale Uberto. Adombrò pure di Berengario marchese d'Ivrea e conte di
-Milano, Spoleto e Camerino, nipote all'imperatore Berengario. Il primo
-colla forza aperta assalì ed uccise; l'altro ebbe benignamente alla
-Corte, e aveva ordinato di strappargli gli occhi, quand'egli, avvertito
-dal giovine re Lotario, fuggì ad Ottone.
-
-936
-
-Ugo disgustava pure col tuffarsi nelle lascivie, contaminando famiglie
-principali, e alle bagascie sue e ai tanti sterponi prodigando chiese,
-monasteri, prelature. Le nozze con Marozia come illegali volle sciolte
-quando gli parvero più vantaggiose quelle con Berta di Svevia, vedova
-di Rodolfo e madre del re di Borgogna.
-
-Tuttociò accresceva i malcontenti, e il desiderio di indipendenza
-trapelava d'ogni parte fra gl'italiani: i quali però, se ebbero sempre
-vivo il sentimento della libertà personale, poco conobbero quello della
-libertà politica, e per ottenere la prima sacrificavano l'altra con
-cotesto bilicarsi fra due padroni. D'altra parte Ugo ben maneggiava
-con quelli da cui potesse temere: chetò di sue pretensioni re Rodolfo
-col cedergli i diritti del figlio dell'accecato Lodovico, suo pupillo,
-sopra la Borgogna cisgiurana, sicchè ne formò il regno d'Arles; strinse
-alleanza con Enrico l'Uccellatore nuovo re di Germania; concedette
-nuove sicurezze a Venezia e a papa Giovanni XI. Coll'imperatore romano
-di Costantinopoli si accordò per assalire i Saracini di Frassineto;
-e mentre quello li chiudea per mare, esso per terra li snidò,
-riducendoli sul monte Moro, dove pure li tenne assediati. Quivi pure
-poteva sterminarli; se non che temendo che Berengario tornasse di qua
-dall'Alpi a molestarlo, licenziò la flotta greca, e patteggiò cogli
-Infedeli di collocarli nei monti che dividono l'Italia dalla Svevia,
-acciocchè si opponessero ad ogni invasione. Colà divennero ostacoli ai
-tanti forestieri che visitavano la penisola per devozione o per affari,
-e moltissime vite costò l'averla perdonata a coloro.
-
-Tra questo gli Ungheri continuavano lo sperpero dell'Italia, e anche
-nella meridionale pervennero saccheggiando Capua, Salerno, Benevento,
-Nola, Montecassino, e fin Tèramo. Un grosso di Marsi e di Peligni gli
-aspettò in agguato e ne fa strage; ma per cinquanta anni non lasciarono
-tregua alla penisola. Ugo non seppe frenarli che con dieci moggia di
-danari, ponendo perciò gravissime contribuzioni; del che disgustati,
-e de' codardi portamenti suoi, e del dare le cariche a forestieri,
-i signori italiani, non potendo trar qui il re di Germania tenuto
-buono da Ugo con regali, chiesero Arnoldo duca di Baviera e Carintia,
-che di fatto scese per val di Trento a Verona, ma trovata resistenza
-a Bussolengo, se ne tornò. Ugo cacciò in prigione Raterio vescovo
-di Verona come reo d'averlo favorito; il quale descrisse i proprj
-patimenti.
-
-Più operoso nemico gli era Berengario marchese d'Ivrea, che
-profondendo denaro, sollecitava ajuti da Ottone re di Germania. Un
-Amedeo, gentiluomo di sua confidenza, l'esortò a fidare piuttosto nel
-malcontento degli Italiani, e si esibì di venire a scandagliarli.
-Di fatto, vestito da pezzente, girò di castello in castello, di
-vescovado in vescovado; saputo che Ugo era sulle sue traccie, cangiava
-travestimento e forma ogni giorno; al re stesso ardì presentarsi con
-altri che limosinavano; infine riuscì a tornare al padrone. Il quale,
-fidato sulle intelligenze, con piccola scorta calò per val d'Adige.
-A Manasse arcivescovo d'Arles, e insieme vescovo di Trento, Mantova,
-Verona, e governatore del Trentino, promise l'arcivescovado di Milano;
-il vescovado di Como a Adelardo, cherico che s'intromise del trattato;
-così ad altri prelati e governatori e signori dava e prometteva
-cariche, feudi, sopratutto monasteri in commenda e vescovadi.
-
-Ugo, ritiratosi a Pavia, spedì Lotario figlio suo alla dieta milanese
-chiedendo, se erano stanchi di lui, lasciassero a questo innocente
-la corona; e i grandi commossi dalle costui istanze e dal vederlo
-abbracciare la croce, gliel concessero. Intanto Berengario scontentava
-i prelati, a cui toglieva le prebende per mantenere le promesse
-fatte a' suoi fautori, i quali pure non restavano mai soddisfatti;
-pure cresceva ogni giorno di fautori e realmente dominava, comunque
-conservassero il regio titolo Lotario e Ugo. Quest'ultimo, disperato di
-ricuperarlo, tornò nel suo patrimonio d'Arles (947) portandovi tesori,
-che presto abbandonò colla vita. Fra breve moriva anche Lotario, forse
-avvelenato da quello cui era ostacolo a regnare; e Berengario venne
-gridato re col figlio Adalberto (950). E poichè temea che la bella
-e virtuosa Adelaide, figlia di Rodolfo II di Borgogna e vedova di
-Lotario, portasse a qualche marito i diritti suoi e le vendette, la
-prese, e volea forzarla a sposare suo figlio. Stette ella costante
-al no, benchè Villa moglie di Berengario giungesse fin a batterla
-e calpestarla. Chiusa nella rôcca di Garda, la bella infelice trovò
-compassione; un cherico Martino recò attorno i lamenti di essa, le
-preparò i mezzi a fuggire (951) e un asilo presso Azzo feudatario di
-Canossa, castello importante nelle storie, posto verso il fiume Enza al
-cominciar delle montagne di Reggio, sovra un'alta rupe isolata, sicchè
-facilmente si difendeva da qualunque assalto. Di quivi ella invitò a
-vendicarla re Ottone il Grande, che n'ebbe un bel destro onde innestare
-il nostro paese alla Germania, e distrutto il sistema militare de'
-Longobardi e dei Franchi congiuntosi colla Chiesa, avviò qualche
-miglioramento.
-
-
-
-
-CAPITOLO LXXIII.
-
-Età ferrea del Pontificato. Ottone il Grande. La corona imperiale e il
-regno d'Italia passano ai Tedeschi. Si svolge la nazionalità italiana.
-
-
-Disordini più deplorabili contaminavano il centro della cristianità.
-Unendosi all'Impero col rinnovarlo nella persona di Carlo Magno,
-la Chiesa avea creduto sceverarsi dalle cose mondane, e vi si trovò
-implicata viepiù, sia per gl'interminabili dissidj cogli imperatori
-che pretendevano intervenire alle elezioni, sia pel crescere de'
-baroni attorno a Roma, sia per l'aumento delle ricchezze. Le quali
-erano tante, che sotto Leone III si trovano offerte ad essa per più
-di ottocento libbre d'oro e ventunmila di argento; e Leone IV, il
-sacerdote eroe che contro i Saracini difese e munì il quartiere di
-Vaticano, nella basilica de' santi apostoli depose ornamenti per
-trecentottantasei libbre d'argento e ducentosedici d'oro.
-
-Non sempre erano usate a così nobili fini, e rendeano oggetto d'ámbiti
-e di brighe la sede pontifizia. Si racconta che una fanciulla di
-Magonza, educata in Atene sotto abito virile, fermossi a Roma (855)
-col nome di Giovanni d'Inghilterra, e salse in tanta fama d'erudizione
-e virtù, che fu assunta al papato; ma dopo due anni ne furono
-clamorosamente scoperti il sesso e l'impudicizia. Diceria vulgare,
-opportuna a celie e scandalo, ma insussistente non che alla critica,
-nè tampoco al senso comune. Mariano Scoto, cronista del secolo xi,
-l'accenna, indi a disteso Martin Polacco, autore d'una storia dei
-papi fin al 1277: autorità tardive; eppure i passi medesimi sembrano
-interpolati; come sembra quel di Anastasio Bibliotecario, atteso che
-altrove egli medesimo dà Benedetto III per successore a Leone IV, e
-soggiunge che l'elezione di quello fu notificata a Lotario imperatore,
-il quale si sa che morì nel settembre 855. Ferveva allora la rivalità
-della Chiesa greca colla latina, risolta poi in deplorabile scisma:
-Leone scriveva al patriarca di Costantinopoli Michele Cellulario correr
-voce in Occidente che alla sua sede fosse stata assunta una femmina.
-Il fatto saria colà meno strano, se è vero che l'ottenessero anche
-eunuchi; ma certamente Leone non avrebbe dato questo colpo, o Michele
-gliel'avrebbe rimbalzato se fosse stata nota la favola della papessa.
-Nè fra tante ingiurie lanciate dal patriarca Fozio e da altri alla sede
-romana se ne trova cenno. Una medaglia poi dell'855, portante il conio
-di Lotario e del papa, dissipa ogni dubbiezza.
-
-Un prete Anastasio, da Leone IV in concilio deposto perchè non
-risedeva nella parrocchia, levossi a competere il seggio con Benedetto
-III, e tratti dalla sua i commissarj imperiali, lo spogliò delle
-insegne: ma a lungo dibattuta la causa, prevalse l'elezione de' Romani
-all'usurpazione dei forestieri.
-
-Nicola fu il primo papa che si dica coronato (858), in presenza di
-Lodovico II imperatore, il quale l'addestrò alla briglia, e alcuno
-aggiunge gli baciò il piede. Tratto dal chiostro a vera forza
-perchè sentiva la gravità dell'offertogli manto, volle tenerlo con
-un'inflessibilità pari agli austeri suoi costumi ed alle illibate
-intenzioni: difese la primazia papale contro Fozio patriarca
-di Costantinopoli, dal quale cominciò lo scisma greco; mantenne
-l'integrità del matrimonio contro le intemperanze dei re, i quali
-pretendevano ripudiare le mogli quando sazj. Dopo la morte di
-Nicola (867), Lamberto duca di Spoleto entrò in Roma, e sott'ombra
-d'acquietare, lasciò saccheggiarla da' suoi scherani, senza rispetto a
-chiese o monasteri, e rubando molte nobili fanciulle. Tale scompiglio
-regnava presso al capo della cristianità.
-
-Il nuovo papa Adriano II aveva avuto per moglie Stefania, e questa
-viveva ancora con una fanciulla, impromessa a un nobile. Anastasio
-parroco di San Marcello, già nemico ai papi e scomunicato, poi
-perdonato e rimesso bibliotecario, aveva un fratello Eleuterio, nobile
-e ribaldo al par di lui; il quale, sedotta la fanciulla, la rapì e
-sposò. Adriano indignato trovò modo a ritorgliela; ma Eleuterio entrato
-in casa, in istanti uccise lei e la madre. Fu preso dalla giustizia;
-ma Arsenio suo padre, versando all'imperatrice Angisberga l'oro di che
-era ghiotta, si assicurò la protezione dell'imperatore. Vero è che fra
-quei negoziati morì, e il papa domandò messi imperiali che facessero
-processo e giustizia secondo la legge romana; ed Eleuterio fu mandato a
-morte, Anastasio scomunicato.
-
-Giovanni VIII, intrigante e passionato, mal giudicò la moralità delle
-azioni; prodigò scomuniche, convertì le penitenze in pelligrinaggi,
-e lasciossi illudere da Fozio. Fu il primo papa che fosse chiamato a
-decidere fra due competenti alla dignità imperiale, e dichiarò che,
-essendo questa stata conferita a Carlo Magno per grazia di Dio e
-ministero del papa, egli la trasportava al re dei Franchi, ch'era Carlo
-Calvo[282]. Dicono che questo, in benemerenza, rinunziasse ad ogni
-sovranità sopra Roma: ma più probabilmente non fece che dispensare il
-pontefice e il suo popolo dall'omaggio che rendeano all'imperatore.
-Però non seppe difender Roma dai Saracini, ai quali il papa dovette
-pagare un tributo.
-
-Fra le contese de' Franchi e degli Alemanni che si disputarono
-l'impero, gl'italiani aspirarono a tenerlo di qua dall'Alpi, e poichè
-allora ogni cosa traducevasi in linguaggio e fatti ecclesiastici,
-ne nacque un turpe scisma. Formoso, devoto a re Carlo che con tanto
-vantaggio aveva apostolato i Bulgari e favoriva il partito tedesco,
-da Giovanni VIII che sosteneva i Franchi fu spoglio del vescovado di
-Porto e tenuto prigione. Il nuovo pontefice Marino lo liberò e restituì
-alla sua sede, dove egli persistette ad avversar il partito italiano
-che portava Guido di Spoleto, il quale infatti riuscì imperatore,
-favorito dal nuovo papa Adriano III (882-84). A questo si attribuisce
-un decreto che esclude l'imperatore dall'elezione de' pontefici. Ricusò
-di ricomunicare Fozio; nel che stette egualmente saldo Stefano V (885),
-spiegando all'augusto bisantino i limiti fra l'autorità pontifizia e
-l'imperiale. Stefano, allorchè fu assunto, trovò spogliati il tesoro,
-la guardaroba, i granaj, le cantine in modo da non poter fare il solito
-donativo; tanto nelle vacanze crescevano le devastazioni.
-
-Alla sua morte prevalse il partito alemanno, e portò al soglio
-pontificio Formoso (891). Questi fu contrariato vivamente dal partito
-italiano, che giunse ad ucciderlo e gli surrogò (dopo il brevissimo e
-annullato regno di Bonifazio VI) Stefano VI (896), un de' più caldi in
-questa fazione. Per secondare alla quale, prese pretesto che Formoso
-avesse violato i canoni coll'abbandonar una chiesa per un'altra, atto
-allora insolitissimo, e diede scandalo nuovo alla Chiesa col farne
-disotterrare il cadavere, e collocato sul trono in vesti pontificali,
-giudicarlo d'aver deserto la prima sposa per un'altra; e condannatolo,
-gli fece mozzare il capo e le tre dita con cui benediceva e gettarlo
-nel Tevere, dissacrando quanti avevano da lui avuto l'ordinazione.
-Irritati da tali violenze, i fautori di Formoso insorti strangolarono
-Stefano, i cui atti furono cassati da Romano, egli pure considerato
-antipapa da alcuni, che riconoscono unico legittimo Teodoro II (898).
-Un concilio radunato da Giovanni IX abolì i processi contro Formoso
-e ne scomunicò i promotori, perdonò al clero che se n'era mescolato,
-volle non passasse in esempio la traslazione di esso da altra sede alla
-pontifizia, nè si consacrasse alcun papa se non dopo l'approvazione
-dell'imperatore. In un altro concilio a Ravenna fu riconosciuto
-dall'imperatore Lamberto il privilegio della santa romana chiesa, e
-confermati i possessi di questa; ma insieme stabilito che qualsifosse
-laico o cherico potesse andar liberamente all'imperatore per chiedere
-o grazia o giustizia. Ivi pure il papa esponeva la miseria cui era
-ridotta la Chiesa romana, non restandole pur tanto da mantenere il
-clero e i poveri; aveva egli inviato a tagliar piante per restaurare
-la basilica Lateranese che diroccava, ma i malviventi non l'aveano
-permesso.
-
-Fatto è che, mentre l'autorità papale nell'ecclesiastico erasi di
-tanto ampliata, i baroni, cresciuti di forza in Roma, la inceppavano,
-ergevano pontefici i loro ligi, non soffrivano ostacolo alle loro
-prepotenze, e per meglio soperchiare accordavansi cogl'imperatori[283].
-Ma una parte di essi ne escludeva l'intervenzione, non per ispirito
-religioso o nazionale, bensì per avere meno impacci. Adalberto il
-Ricco di Toscana n'era capo, e Teodora parente sua, colle ricchezze e
-colle prodigate lusinghe acquistava dominio, secondata da due figlie,
-una del suo nome stesso, maritata in Graziano console di Roma, l'altra
-quella Marozia che già nominammo, sposa d'Alberico marchese di Camerino
-e conte di Tusculo, il più poderoso signore della campagna romana.
-Marozia pose il capo ad elevar papa Sergio amico suo, sturbandone
-Giovanni IX, ma il tentativo fallì (900); e anche dopo la morte di
-questo e di Benedetto IV (903), Leone V fu preferito. Cristoforo
-romano, cacciatolo prigione, invase il papato; ma gli fu tolto bentosto
-dal predetto Sergio (904), che recò i vizj e l'adulterio su quel trono
-dove tante virtù eran splendute[284].
-
-A tale strapazzo era ridotta la Chiesa dall'intervenire dei signori
-alle nomine, e dallo sbrigliamento delle partigianerie. Sergio III a
-quelli cui doveva il sublime grado consegnò Castel sant'Angelo; onde
-rimanevano arbitri di Roma, e avrebbero potuto interrompere quella
-serie, per cui il regnante pontefice legasi fino agli apostoli.
-S'accontentarono invece di farvi eleggere chi ad essi talentò, un
-Anastasio III (911-14) men male degli altri, un Landone sabino, poi
-Giovanni X amato dalla giovane Teodora sorella di Marozia. Riuscì egli
-migliore che non potesse aspettarsi dall'indegna origine; e compreso
-dei suoi doveri, come a capo degli eserciti sconfiggeva i Saracini,
-così provvide di sottrarre la sede pontifizia alla vergognosa tirannide
-col frangere la micidiale consorteria delle famiglie signorili.
-
-Ne spiacque a Marozia, che maritandosi in Guido duca di Toscana,
-rinvigorì il nodo fra le due case di Toscana, e di Tusculo, sicchè
-ebbero a loro arbitrio Roma. Prima opera fu il soffogare l'indocile
-Giovanni, cui Marozia surrogò (928-31) Leone VI, poi Stefano VII,
-infine il proprio figlio Giovanni XI, che abbandonandosi alle
-inclinazioni della tenera e indisciplinata età, lasciava le cose sacre
-e profane raggirare dall'ambiziosa madre e dal fratello Alberico.
-Vedemmo come questo si ergesse signore di Roma, dopo respinto Ugo di
-Provenza re d'Italia; e carcerato Giovanni, lo costrinse a spedire
-legati a Costantinopoli chiedendo quel patriarcato per suo figlio
-Teofilatto, di quindici anni appena, a questo ed a' suoi successori in
-perpetuo concedendo il pallio. Morto Giovanni, quattro papi (931-46)
-(Leone VII, Stefano VIII, Marino II, Agapito II) furono successivamente
-eletti da Alberico: ma quando Ottaviano, suo figlio d'appena diciotto
-anni, fu sortito pontefice (956) col nome di Giovanni XII, l'autorità
-papale uscì da quell'oppressura, e Giovanni si trovò il più possente
-signore della media Italia, le cui fazioni rimescolò, e chiamò in
-Italia Ottone.
-
-La Germania erasi staccata dalla restante eredità di Carlo Magno,
-e la debolezza dei re che la dominarono fu causa che perdesse anche
-la corona imperiale. Estinta poi la stirpe de' Carolingi, si divise
-in molti ducati di forza quasi pari, or dall'uno or dall'altro de'
-quali sceglievasi il re, primo tra pari, potente solo se possedesse
-carattere, abilità, valore. E li possedeva Ottone di Sassonia, che
-menò guerre continue, e nessuna per ambizione; non cercò impinguare
-la propria famiglia coi feudi, e tolta la Germania dall'avvilimento,
-contribuì potentemente a porla nel primo posto fra le nazioni moderne.
-
-Di sue vittorie accenneremo soltanto quella contro gli Ungari, che
-per un secolo aveano malmenato Germania, Francia e Italia, ed a cui i
-suoi predecessori non aveano saputo opporre che la viltà de' tributi.
-Ottone sul Lech li sconfisse interamente (955), e rinforzò contro di
-loro il ducato d'Austria, sicchè fissatisi sul basso Danubio e resisi
-cristiani, divennero poi salda barriera contro altri Barbari. Allora
-anche l'Italia restò assicurata dalle coloro scorrerie.
-
-La bella Adelaide, vedova di re Lotario (pag. 347), dalla torre di
-Garda fuggita al castello di Canossa, invitò Ottone a proteggerla; ed
-egli con pochi seguaci (951) passò le Alpi, fidato nelle intelligenze;
-sorprese Pavia, e quivi invitata la bella, se ne invaghì e la sposò;
-poi fattosi coronar re, partì, lasciando a suo genero Corrado, duca di
-Franconia e di Lorena, la cura di sottomettere Berengario II. Questi
-non aveva opposto resistenza, sia perchè lo conoscesse troppo potente,
-sia per riconoscenza de' favori ricevutine; anzi lasciossi indurre
-a fargli omaggio del regno. A tal uopo se gli presentò in Augusta: e
-Ottone, lasciatolo aspettare tre giorni, gli ordinò tornasse l'anno
-seguente, quando infatti gli consegnò lo scettro d'oro come investitura
-del regno d'Italia, scemato d'Aquileja e Verona, chiavi delle Alpi;
-dovea però riconoscerlo come feudo dal re di Germania; col che, egli
-straniero, sagrificava l'indipendenza italiana.
-
-Corrado di Franconia, a cui aveva promesso di trattare onorevolmente il
-nemico se gli facesse omaggio, si tenne offeso di tale comporto; e con
-Lodolfo, figlio di Ottone, ruppe in aperta nimistà, che questo distolse
-lungo tempo dall'Italia. Intanto Berengario qui si rendeva esoso col
-punire quanti l'avevano disfavorito, rincarir taglie, spogliare chiese
-onde pagare gli Ungari, e col dare e togliere a capriccio le sedi
-vescovili, e dai vescovi esiger ostaggi di loro fedeltà. Essi e papa
-Giovanni XII invocavano dunque Ottone, il quale, giunto a Milano (961),
-dichiarò scaduto Berengario; che difesosi lungamente a Montefeltro
-(966), fu costretto cedere e mandato a morire a Bamberga con Villa,
-sua pessima moglie, che s'era ricoverata nell'isola di Orta colle
-ricchezze[285]. Azzo, che stava da un pezzo assediato in Canossa per
-punizione d'avervi raccolto Adelaide, fu dichiarato marchese, e divenne
-stipite d'insigne prosapia. Lo storico Liutprando, già secretario di
-Berengario e rifuggito alla Corte sassone, ottenne il vescovado di
-Cremona.
-
-Ottone, coronato re dall'arcivescovo di Milano e dai suffraganei[286],
-avviossi a Roma, dove spedì questa formola di giuramento: «A te
-signor papa Giovanni, io re Ottone fo giurare e promettere pel Padre,
-Figlio e Spirito Santo, e per questo legno della croce, e per queste
-reliquie dei santi, che se, Dio permettente, verrò a Roma, esalterò a
-tutta mia possa la santa Chiesa romana e te capo di essa; non mai per
-volontà, consiglio, consenso od esortazione mia perderai la vita o le
-membra o l'onore che hai; nella città romana senza tuo consiglio non
-farò regolamento od ordine alcuno intorno a cose che concernano te o
-i Romani; ti restituirò qualunque porzione della terra di san Pietro
-venga in mio possesso; e a chiunque io affidi il regno d'Italia, sì
-gli farò promettere d'esserti in ajuto a difendere il patrimonio di
-san Pietro con ogni potere. Così Dio m'ajuti e questi santi vangeli di
-Dio».
-
-Venuto a Roma, Ottone giurò in quei termini, confermò la donazione
-di Pepino e Carlo Magno, compresa Roma col suo ducato, all'atto di
-Lodovico Pio aggiungendo anche Rieti, Amiterno e cinque città di
-Lombardia, _salva la potenza sua e de' suoi discendenti_; e ottenne la
-corona imperiale (962 — 2 febb.).
-
-Non appena fu partito, gli vennero rapportate nefande cose del
-giovane papa, e come intrigasse con Adalberto figlio di Berengario.
-Ottone ritorna a Roma; e il papa, sulle prime oppostosi armato, fugge
-col tesoro di san Pietro e col re Adalberto che v'avea chiamato, e
-l'imperatore aduna un concilio per processarlo. Orribili colpe gli sono
-apposte: licenza di donne che riducevano a postribolo il Laterano;
-cardinali e vescovi mutili, accecati, uccisi; aver celebrato messa
-senza comunicarsi; voluto ordinare un diacono in una scuderia; ad altri
-concesso il santo ministero per danari; posto vescovo a Todi uno di
-dieci anni; gettato incendj, e comparsovi in mezzo con elmo, usbergo e
-spada; bevuto ad onore del demonio e delle bugiarde divinità.
-
-L'eccesso mostra quale spirito le dettasse: ma non essendo egli
-comparso a scagionarsi, il dichiararono scaduto, surrogandogli Leone
-VIII, laico ancora (963). Tanto arrogavansi i secolari! e i frutti
-erano secondo il seme. Giovanni avea lasciato molti amici, co'
-quali e con castellani del ducato eccitò una sommossa; ma i Tedeschi
-abbatterono le steccate da essi erette al ponte, e menarono strage,
-finchè Leone non s'interpose. Appena però Ottone si volse a combattere
-Adalberto che si fortificava nelle marche di Spoleto e Camerino,
-Giovanni, a capo d'una masnada saracina, tornò fra le acclamazioni del
-popolo, che per odio al prepotente straniero avea voluto dimenticare
-le scostumatezze di lui; e cominciava acerbe vendette (964), quando il
-colpì quella d'un marito oltraggiato.
-
-I Romani, senza riguardo all'imperatore, affrettaronsi ad eleggere
-Benedetto V; ma Ottone accorso di nuovo, balestrò Roma e la affamò
-tanto che l'ebbe, e ripristinato l'antipapa Leone, fece in un concilio
-decretare che agl'imperatori competesse il nominare i successori al
-regno d'Italia, dar l'istituzione al papa, e conferire l'investitura ai
-vescovi nei loro Stati[287]. Con ciò veniva a ribadirsi all'Impero il
-regno d'Italia, e si assodava la superiorità degl'imperatori sui papi:
-frutto dell'orribile immoralità che tutti gli ordini del nostro paese
-sommergeva in materiali passioni, rendeva insofferenti d'ogni dovere,
-obbligava i dominanti ad esuberar di rigore per mantenere qualche
-regola, e trabalzava a vicenda il popolo fra superba indocilità e
-misera paura della forza esteriore, fra le violenze e la vigliaccheria,
-capitali nemiche della libertà. D'allora l'Italia trovossi condotta
-ad effettuare la propria civiltà sotto gl'influssi d'una potestà
-straniera, per quanto lassa: e la storia della Germania e dell'Italia
-sono collegate dalla reciproca antipatia.
-
-Ottone se n'andava, trascinandosi dietro il papa eletto dal popolo;
-ma la peste che desolò il suo esercito e n'uccise i capi, fu avuta
-qual castigo di Dio per le violenze usate a Roma. Essendo poi morti
-Benedetto e Leone, si mandò a chieder un papa all'imperatore, che
-elesse Giovanni XIII (965); ma questo dai magnati di Roma fu espulso.
-Anche la fazione di Berengario sopraviveva, e sebben fossero presi il
-forte San Leo, la rôcca di Garda e l'isola Comacina a quella devoti,
-Adalberto continuava a stuzzicare la Lombardia. Pertanto Ottone vi
-tornò, disposto a punire; varj vescovi mandò oltremonti, a Roma fe
-appiccare tredici de' principali (966) e i tribuni e oltraggiar il
-prefetto, restituì papa Giovanni XIII, e sgomentò a segno, che gli
-stessi principi longobardi di Benevento e Salerno gli resero omaggio
-ligio.
-
-Restava la dominazione degl'imperatori greci, i quali non cessavano
-di protestare contro quelli d'Occidente come usurpatori; onde Ottone
-pensò snidarli d'Italia, come via a sterminare poi i Saracini. Mostrò
-dunque assalire i loro possessi in Calabria (968); pure al tempo
-medesimo chiedeva fossero dati a titolo di dote ad una figliastra
-dell'imperatore Niceforo Foca, ch'e' domandava sposa a suo figlio
-Ottone re di Germania. Recò quest'ambasciata Liutprando vescovo di
-Cremona, il cronista arguto o maligno di questa età, che si compiacque
-raccogliere aneddoti scandalosi intorno ai re ed ai papi. Non ebbe
-egli veruno buon risultamento, anzi furono perfidamente côlti e
-uccisi alcuni ch'erano stati spediti per ricevere i doni promessi;
-laonde Ottone accelerò la guerra, assediò Bari, e continuò lungo
-tempo le fazioni, alle quali non dovette rimanere estraneo Adalberto,
-irreconciliabile al vincitore di suo padre. Ma il nuovo imperatore
-Giovanni Zimisce si rassettò con Ottone (969), il quale partito
-d'Italia, poco dopo morì (973), e la posterità gli conserva il titolo
-di Grande.
-
-Il nome di lui segna un nuovo stadio della civiltà in Italia. Carlo
-Magno venendovi non si era trovato a fronte che la nazione longobarda,
-in arme e dominatrice assoluta, mentre i vinti giacevano senza possessi
-nè nome. Al calare di Ottone le condizioni erano mutate; e a petto alla
-nobiltà franca e longobarda crescevano il clero e le città; più vivo il
-commercio, più svegliati gli spiriti. I feudi non erano ancora tanti,
-quanti i possessi allodiali: perocchè nelle passate contese, se i re
-aveano cercato amici col largir loro benefizj, quando cadeva il signore
-questi diventavano liberi possessi, e gli uomini che abitavano su
-quelli venivano ad acquistare l'immunità, cioè a non esser dipendenti
-che dal re, siccome avveniva di quelli sulle terre dipendenti da
-vescovi e da chiese. Al contrario, per sottrarsi all'obbligo del
-militare, molti si davano vassalli e persino servi dei vicini potenti,
-col che sminuivano i possessori liberi; e principalmente le correrie
-degli Ungheri indussero altri a ridursi in vassallaggio dei signori
-per impegnarli a difenderli. Ma questo avveniva nella campagna: nelle
-città gli uomini si trovarono abbastanza forti per resistere da sè:
-laonde il Comune vi si manteneva. Nelle città pertanto si trovavano
-uomini dipendenti dal vescovo, altri dipendenti dai signori, altri
-soltanto dal re, il che allora significava esser liberi. Erano essi
-governati da conti, i quali, nella lontananza de' re, crescevano di
-potere, e tendevano a rendere patrimoniale questa dignità. Ma intanto
-i vescovi erano cresciuti in autorità fino ad elegger essi soli il re
-d'Italia, ed esercitare diritti sovrani, come edificar mura e guidare
-battaglie[288]. Nell'esercizio di tali diritti si trovavano impacciati
-dalla giurisdizione dei conti, e perciò tendevano a sminuirla. I re
-ne secondavano gl'incrementi, sì per umiliare i conti emancipati con
-metter loro a petto questi altri, di cui non temevano si rendesse
-ereditaria la potenza; sì per avere amici nelle diete i vescovi, che
-ormai n'erano il tutto.
-
-Qui dunque, come altrove, la società era ordinata così: un re, baroni
-da lui dipendenti, altri minori soggetti a questi; liberi Comuni
-sottoposti al conte; clero, uomini e corporazioni immuni. La baronìa,
-fiera ed agguerrita, avida di gloria, di potenza, di dominj, avea
-rinforzato i castelli, addestrava alle armi i vassalli, e mesceva
-fazioni, imbaldanzendo principalmente negli interregni o nei contrasti.
-Ottone, robusto di forze e di consigli, dopo che a fatica l'ebbe
-domata, vide a prova che, appena egli s'allontanasse, risorgerebbe
-irrequieta e faziosa. Sterminarla non era possibile, nè di colpo
-mozzarne l'autorità; onde si volse a fomentare gli altri poteri che
-accanto a quella sorgevano, il clero e le città, facendo che queste
-crescessero di potenza col ridurvisi in Comune i Tedeschi cogli
-Italiani, i liberi coi vassalli. Alcune città rimasero in signoria di
-conti, come Lucca, Verona, Ivrea, Torino; ma nelle più dell'Italia
-superiore Ottone o i successori suoi confermarono l'immunità
-ecclesiastica, o deputarono a conti i vescovi medesimi, come diviseremo
-più avanti; talchè esse e il territorio suburbano (che ne' diversi
-paesi chiamavasi i corpisanti o le camperie o i chierici o le masse
-o le cortine) dipendevano dalla giurisdizione del vescovo, ossia del
-santo patrono di ciascuna. Dominio gradito ai re, perchè non poteva
-ridursi ereditario; protetto dalla religione, che dichiarava sacrilegio
-l'attentare ai possessi di un santo; e men gravoso ai cittadini, come
-quello che maggior parte serbava di giustizia e di moralità.
-
-Rimanevano così ai vescovi le città, ai signori la campagna, che perciò
-venne chiamata il contado. Sotto la comune giurisdizione dei vescovi
-sparivano le anteriori differenze tra Longobardo, Franco, Italiano,
-Tedesco; onde gli abbiamo veduti alla dieta di Pavia proclamare
-l'eguaglianza di tutti, sebbene si mantenessero le antiche consuetudini
-per certi modi di possesso e di contratti e per le pene; e congregati
-i cittadini d'ogni stirpe, ne derivava un Comune degli uomini liberi,
-cioè de' possessori.
-
-Con ciò non vogliamo, come altri, far Ottone autore delle costituzioni
-municipali. Erano lento frutto del tempo, ed egli non fece se non
-maturarlo, non già con carte comunali al modo di Francia, ma colle
-immunità concesse, o il più spesso confermate, a chiese ed a Comuni.
-E già prima di lui appajono fiorenti le città nostre, e fanno guerre
-e paci, e gli arcivescovi di Milano ci si mostrano motori primarj
-della politica. Assodati nel dominio o nell'indipendenza per decreto
-imperiale, diedero opera a prosperare la città e il contado, come si fa
-di cosa propria; e invece di cercare un'importanza generale col farsi
-elettori dei re, i baroni ed i vescovi pensarono a consolidarsi in
-casa, difendersi dai vicini e dai liberi, contro dei quali ad or ad ora
-invocavano l'appoggio dell'imperatore.
-
-Ecco uno degli effetti del rinnovamento dell'Impero fatto da re Ottone:
-del resto, se il predominio della stirpe salica cessava, non si può
-dire che venisser di sopra i prischi Italiani, ma piuttosto la gente
-longobarda, posseditrice dei terreni. Contadi e marchesati duravano
-ancora, e di nuovi se ne introdussero; il ducato longobardo del Friuli
-andò spezzato alla morte di Berengario I; conti e marchesi militari
-furono posti a Treviso, Verona, Este, Modena, forse nel Monferrato e
-altrove, i quali poi divennero principati allorchè Corrado I dichiarò
-ereditarj i feudi. Aggiungansi le signorie ecclesiastiche, come il
-patriarcato del Friuli, fatto principesco da Ottone, e l'arcivescovado
-di Ravenna, emulo della potenza pontifizia.
-
-In Roma al papa metteva impacci la nobiltà, la quale, mantenendo i
-titoli antichi, introduceva le nuove idee feudali. La consuetudine
-latina si conservava soltanto nella campagna, dove i possessi erano o
-grossi dominj (_massæ_), o minuti, coltivati da _coloni_ che doveano
-porzione dei frutti e servizj di corpo, ovvero da censi e da servi,
-persone tutte senza rappresentanza civile, al par degl'infimi abitatori
-della città, sottoposti a ricchi ed a prelati.
-
-I Tedeschi d'allora ci sono dipinti dai nostri come gente rissosa,
-briacona, ignorante, che abitudini feroci avea contratto nelle guerre
-private, di cui giornalmente tempestava il loro paese. Pure la civiltà
-facea tra loro grandi passi; le miniere d'argento dell'Hartz, le più
-ricche d'Europa, che appunto sotto Ottone il Grande cominciarono a
-cavarsi regolarmente, agevolavano le transazioni del commercio, il
-quale vi era esercitato dai Lombardi, cioè dagli Italiani, che vi
-portavano sete, spezie, manifatture, barattandole con materie prime. La
-letteratura mandava i primi vagiti; nè le arti belle v'erano ignote se
-papa Giovanni VIII richiese al vescovo di Frisinga un buon organo e chi
-ne sapesse costruire e sonare: crebbero poi la loro pulizia al contatto
-dell'italiana, della quale non rifinano di mostrarsi meravigliati.
-
-Ottone II, giunto di diciott'anni all'impero, l'ebbe agitato da
-domestiche discordie, come suo padre. Invitato a reprimere gl'inquieti
-Romani, passò le Alpi (980); a Roncaglia adunò la solenne dieta del
-regno, conferendo feudi, e facendo giustizia degli sleali; e dato non
-pace ma tregua alla Chiesa, pensò ritogliere ai Greci i possedimenti
-nella bassa Italia, cui pretendeva come dote della moglie Teofania.
-In fatto (981) s'impadronì di Napoli, Salerno e Taranto: ma Basilio
-II e Costantino IX imperatori greci, dopo tentato invano stornarlo
-dall'impresa per via d'ambasciate, chiesero in sussidio gli Arabi di
-Sicilia e d'Africa, che guidati da Bulcassin, sconfissero Ottone a
-Besentello (983) (o piuttosto a Rossano), uccidendo molti campioni
-e assaissimi combattenti. Ottone non trovò scampo che col darsi
-prigioniero s'una galea greca, poi colto il destro, balza in mare e
-salvasi a nuoto.
-
-Struggendosi di lavare quest'onta, a Verona intimò la dieta di Germania
-e d'Italia, dove fece elegger re anche suo figlio Ottone III, e
-pubblicò molte leggi che furono aggiunte alle longobardiche; e poichè
-estesissimo era l'abuso del giuramento e vani i rimedj, si stabilì che,
-qualora nascesse contestazione sopra alcun documento, si decidesse col
-duello.
-
-L'Italia puniva col suo clima gl'invasori; tanto che, fra il corredo
-della spedizione, ciascun signore portava una caldaia ove bollire le
-ossa se morisse, per farle riportare in patria[289]. Ottone, come
-tutti gl'imperatori sassoni, morì di qua dell'Alpi, lasciando solo
-un fanciullo trienne. Tosto la Germania va in subuglio: ma Teofania
-madre di Ottone, e Adelaide sua suocera, nel comune pericolo mettendo
-in disparte le animosità ambiziose, accorsero dall'Italia, e poterono
-conservar il dominio al fanciullo, che fu accettato re ed imperatore.
-Nella fanciullezza e nelle lunghe assenze di lui i signori italiani
-avrebbero potuto elevarne un altro, od anche emanciparsi da codesti
-stranieri; ma n'erano trattenuti dall'invigorirsi dei Comuni. Tre volte
-tornò Ottone in Italia, e da Teofania educato a preferire la civiltà
-classica alla tedesca, dicono pensasse far Roma sede dell'Impero; del
-che se gli davano colpa i Tedeschi, anche i Romani erano lontani dal
-sapergli grado.
-
-Alla morte di Ottone il Grande, i faziosi a Roma aveano rizzato il
-capo. Crescenzio, figlio della giovane Teodora dei conti di Tusculo,
-arrestò Benedetto VI e lo fece strangolare, e surrogargli per forza
-Francone diacono, che volle nominarsi Bonifazio VII (974). Ma questo
-pure fu dopo un mese da un'altra fazione cacciato, per sostenere Dono
-II; e la guerra civile incalorì. La fazione di Tusculo supplicò Ottone
-II di procurare nuova nomina, ed egli s'industriò che cadesse su Majolo
-abate di Cluny, sant'uomo mandato altre volte a sopire gli scandali
-romani; ma questo per umiltà ricusò, e alla presenza de' commissarj
-imperiali fu eletto Benedetto VII dei conti Tusculani (975), nipote
-del tiranno Alberico[290]. Morto lui, Ottone gli surrogò Pietro di
-Canepanova (983) vescovo di Pavia e cancelliere del regno d'Italia,
-col nome di Giovanni XIV; ma la fazione di Bonifazio e di Crescenzio
-riaffacciatasi, lo chiuse in Castel sant'Angelo a morir di fame, ne
-espose il cadavere agl'insulti popolari, e richiamò Bonifazio; il
-quale pure morto dopo pochi mesi, fu trascinato per le vie e lasciato
-insepolto.
-
-Crescenzio, arbitro della povera Roma (985), costrinse il dotto
-e virtuoso Giovanni XV a fuggire in Toscana, donde sollecitò il
-giovinetto Ottone III a venire e reprimere i baroni. Di ciò impaurito,
-Crescenzio si rappattumò al papa, e venne col senato a chiedergli
-perdono; ma realmente rimase padrone, e ne derivavano gravi sconci,
-contro i quali avventava parole animatissime Gerberto abate di Bobbio,
-che poi fu papa, professando che provenivano dal mancare alla Chiesa la
-libertà[291].
-
-Ottone III era in via per rintegrare il papa, ma uditone la morte,
-pensò rimediare alla corruttela italiana facendo eleggere un papa
-tedesco (996), che fu suo cugino Brunone, giovane di ventiquattro
-anni, figlio del duca di Franconia e marchese di Verona. Intitolatosi
-Gregorio V, coronò Ottone, e dicono stabilisse che il re di Germania
-fosse scelto da sette elettori, e che pel fatto stesso divenisse re
-d'Italia e imperatore dei Romani. Crescenzio, citato a render conto
-delle sue prepotenze, fu condannato al bando, intercedendo per lui
-il papa: ma appena Ottone se ne fu ito, quegli tornò pieno d'un'ira
-ingrata, cacciò ignudo d'ogni cosa il papa, e fece eleggere Giovanni
-Filógato calabrese (997), già vescovo di Piacenza e grand'intrigante;
-lui e sè mettendo a tutela dell'imperatore di Costantinopoli, nel quale
-proponevasi trasferire di nuovo la primazia dell'Occidente. Scomuniche
-o preghiere non valsero, finchè Ottone ritornato con Gregorio V, li
-prese; fe decollare Crescenzio con dodici caporioni, e sospenderne i
-cadaveri ai merli. L'antipapa privato degli occhi, degli orecchi, del
-naso, fu menato a strapazzo per Roma, per quanto Nilo, santo abate
-e fondatore del monastero di Grottaferrata, intercedesse per esso,
-e predicesse l'ira del Signore al papa, che in fatto (999) morì ben
-presto.
-
-Questo Crescenzio era uomo irrequietissimo, arbitrario, violatore delle
-cose che s'aveano per più sacre. Ma «in quei secoli sciagurati in cui
-s'avea paura del diavolo», come duole a Carlo Botta, sembra che i re
-non si credessero in diritto di mandar al capestro i riottosi, neppur
-nel calore d'una rivolta[292]. Ottone dunque fu rimorso del supplizio
-di Crescenzio, e corse a confessarsene a san Romualdo, fondatore de'
-Camaldolesi, il quale gl'ingiunse per penitenza di andare scalzo
-da Roma fin al santuario del monte Gargàno. Per via lo prese una
-straordinaria devozione per san Bartolomeo, e supplicò i Beneventani
-a cedergliene il corpo; ed essi, non osando negarglielo e non
-volendo privarsene, gli diedero invece quello di san Paolino da Nola.
-Quand'egli scoprì l'inganno, se ne adontò di maniera, che assaliti i
-Beneventani, molti giorni li tenne assediati. Tornato poi a Roma, la
-trovò in guerra rotta con quelli di Tivoli, che in odio di lui avevano
-ucciso un suo ministro: onde esso menò tutte le macchine contro quella
-città, risoluto d'abbandonarla alle spade e alle fiamme. Ma ecco san
-Romualdo compare ancora, e l'induce a contentarsi che i cittadini, dopo
-venutigli innanzi ignudi e flagellandosi, smantellino una parte delle
-mura, gli diano ostaggi, e gli consegnino l'uccisore del ministro; e a
-questo pure il santo impetrò la vita dalla madre dell'ucciso. Poco dopo
-troviamo Ottone a Ravenna, chiuso nel monastero di Sant'Apollinare,
-tutto in digiuni e salmodie, vestendo di cilizio, dormendo s'una stuoja
-di papiro, in isconto de' suoi peccati. Tali erano quest'imperatori
-tedeschi.
-
-Ma gl'italiani covavano la vendetta: i Romani insorti, moltissimi
-de' suoi trucidarono, e poco mancò non pigliassero lui stesso: poi
-Teodora[293] vedova di Crescenzio, con lusinghe e vezzi riuscita
-a guadagnarsene il cuore o almeno la fiducia, l'indusse a dar la
-prefettura di Roma a suo figlio Giovanni (1002), in onta dei conti
-Tusculani; venutole quindi il destro, l'avvelenò. Fosse ciò vero, o
-fosse piuttosto il clima della Campania, Ottone periva sul fiore dei
-ventidue anni, e Giovanni di Crescenzio col titolo di senatore restò
-arbitro di Roma come suo padre.
-
-I signori italiani si tennero disobbligati dalla fedeltà che, nel
-ricevere i feudi, avevano promessa alla stirpe di Ottone, e negarono
-omaggio al nuovo re Enrico II di Baviera. Da una famiglia Franca,
-venuta in Italia al tempo de' Carolingi e cresciuta sotto gli Ottoni,
-nasceva Arduino, che da Torino dominava tutti i contadi sulla sinistra
-del Po da Vercelli a Saluzzo; era stato da Ottone costituito conte di
-tutta la Lombardia; indi messo al bando, s'era per forza sostenuto.
-Costui allora si fece proclamare re d'Italia, guadagnando alcuni
-vescovi con privilegi e regalie, altri uccidendo e maltrattando,
-come fece con quei di Vercelli e di Brescia, il qual ultimo prese
-anche pei capelli e buttò in terra. L'essere coronato dal vescovo di
-Pavia bastò perchè Arnolfo arcivescovo di Milano (1004), per quanto
-da lui carezzato con ogni guisa d'assicurazioni, lo contrariasse, il
-quale, forte di molti partigiani e vassalli, ne disperse le truppe,
-e a nome suo, dell'arcivescovo di Ravenna, dei vescovi di Modena,
-Verona, Vercelli, Cremona, Piacenza, Brescia, Como, di dieci dignitarj
-ecclesiastici e del marchese di Toscana, unico laico[294], mandò ad
-invitare Enrico II.
-
-Era allora marchese di Verona, cioè della Marca Trevisana, Ottone,
-padre di papa Gregorio V e figlio di Corrado duca di Franconia;
-personaggio di tanto credito, che s'era trattato di portarlo re di
-Germania, il che egli per umiltà ricusò, favorendo anzi Enrico.
-Arduino, ben provvisto a spie, seppe che costui era mandato da
-Enrico in Italia, dove alle sue forze si aggiungerebbero quelle di
-Federico arcivescovo di Ravenna e del marchese Teodaldo. Arduino corse
-dunque alla chiusa dell'Alpi, occupata dagli uomini del vescovo di
-Verona; avutala per forza, si spinse a Trento, e potè sbaragliare i
-Tedeschi. Ma i popoli della Carintia aprirono a questi un altro passo
-pel Trevisano, d'onde Enrico scese in riva al Brenta. I molti che
-aspettavano l'esito per pronunziarsi, allora accorsero a lui, e Arduino
-si trovò abbandonato.
-
-Enrico fu coronato in San Michele di Pavia (14 mag.); ma quel giorno
-stesso la brutalità de' suoi Tedeschi eccitò una sommossa, ed egli,
-assalito nel proprio palazzo, non campò che saltando da una finestra,
-onde rimase azzoppato. L'esercito suo, che accampava fuor le mura,
-entrato a forza, mandò a macello i Pavesi, a fuoco la città. La
-quale per vendetta diede più che mai favore ad Arduino, che ripigliò
-il regno, e lo difese contro Enrico; sicchè l'uno e l'altro se ne
-arrogarono le attribuzioni. Nell'assenza poi di Enrico, Arduino
-prese per forza Vercelli, Novara, Como, altre terre demolì, e prese
-vendetta di coloro che chiamava perfidi[295]; arrestò conti e marchesi
-per rintuzzarne la baldanza, ma dovette poi rimandarli con nuove
-largizioni[296]. Enrico, tornato di qua dall'Alpi con buon esercito, a
-Roma fe coronarsi colla regina Cunegonda, ricevendo omaggio anche dalla
-famiglia di Crescenzio, che facea buon viso e mal sangue. Il santo re
-era sfortunato nelle sue coronazioni, giacchè qui pure i suoi Tedeschi,
-ben gozzovigliato, vennero a baruffa coi Romani, e molti furono uccisi,
-molti carcerati. Lui partito appena, Arduino sbucò dalla fortezza
-ove s'era ricoverato, devastò di nuovo Vercelli e fin la sua devota
-Pavia[297], poi caduto infermo (1013), si ritirò a morire nel monastero
-di Fruttuaria presso Ivrea.
-
-Da queste nimicizie molto incremento venne alla libertà degli Italiani,
-atteso che Arduino cercò partitanti col concedere immunità e privilegi;
-Enrico fu costretto confermarli se volle tornarseli soggetti, nè potè
-con giustizia negare altrettanto a' suoi devoti. E della potenza
-dei conti ci basti ad esempio Guelfo marchese di Verona. Convocato
-cogli altri da Enrico III alla dieta di Roncaglia, vedendo il re
-indugiare tre giorni più del prefisso, levò il suo stendardo, e sebbene
-nell'andarsene lo scontrasse, non volle tornare. In Verona poi, saputo
-che l'imperatore avea imposto mille marche di contribuzione, rimbrottò
-lui ed i suoi con tale severità, che Enrico si contentò di restituire
-tutta quella somma, purchè fosse lasciato passare[298]. Tali erano
-ridotti i re da quei baroni: le città poi, seguendo or l'una or l'altra
-fazione, appresero ad usare le armi per drizzarle contro chi volessero.
-
-Enrico II mosse quindi a reprimere i Greci della bassa Italia che,
-inorgogliti di vittorie sopra alcuni ribelli e sopra i Normanni, nuovi
-invasori, aveano sottoposto molte terre, e minacciavano Roma. Giunto
-nella Puglia, assediò per tre mesi la nuova città di Troja; rimise
-ad obbedienza i principi di Capua, Salerno, Napoli: ma le malattie
-logorando il suo esercito, dovette affrettarsi di là dai monti, ove,
-dopo quattordici anni di regno, aggravato da morbi e da contrarietà,
-prese l'abito monastico (1024). L'operosità ed il coraggio lo fanno
-porre tra i migliori regnanti; la generosità verso il clero, lo zelo
-a diffondere il cristianesimo, e le private virtù lo alzarono fra
-i santi, insieme colla moglie Cunegonda, colla quale era vissuto da
-fratello.
-
-Alla dieta delle cinque nazioni germaniche che proclamò Corrado II
-Salico di Franconia, i signori italiani erano stati invitati, ma
-non giunsero in tempo. Essi però si credevano sciolti da ogni legame
-d'obbedienza: i Pavesi, esultanti della morte dell'imperatore che tanto
-gli avea danneggiati, demolirono il palazzo imperiale, decretando
-che mai altro non se ne fabbricasse dentro la città: una fazione
-capitanata dai marchesi Ugo e Alberto, progenitori della Casa d'Este,
-e dal marchese Maginfredo di Susa, offriva la corona a Roberto di
-Francia, poi a Guglielmo duca d'Aquitania; ma nessuno la accettò,
-conoscendo l'umore degli Italiani, che cupidi dell'indipendenza, non
-sanno assodarla coll'unione[299]. D'altra parte questi fazionieri
-mettevano all'eletto il patto di deporre i vescovi a loro spiacenti,
-e surrogar quegli da loro designati: talmente la potenza clericale
-era allora divenuta il tutto nella costituzione del regno italico,
-essendo principali signori i prelati. Ma i pontefici preferivano i re
-di Germania perchè lontani, e perchè considerati discendenti di Carlo
-Magno, nel quale essi aveano restaurato la dignità imperiale e il nome
-di Roma. I vescovi nominati dai re, bramavano sottrarsi alla dipendenza
-di questi. Popolo e clero mal soffrivano che i loro pastori venissero
-eletti dallo straniero.
-
-
-
-
-CAPITOLO LXXIV.
-
-Il feudalismo.
-
-
-Tante volontà così distinte e fin contrarie, eppur tutte attive,
-ci mostrano quanto cambiamento erasi operato nella società.
-Unità, accentramento di tutte le forze vive erano concetti romani,
-che sopravivevano ormai soltanto nella Chiesa. Il Germano vuole
-l'indipendenza personale; bisogna che ognuno sia sovrano per esser
-libero; e in ciò consiste appunto la feudalità, e ne deriva una
-catena d'obbligazioni, formando la più singolare mistura di libertà
-e barbarie, di disciplina e indipendenza, un campo a nuove virtù e a
-violenze irrefrenate.
-
-Come mai gli ordinamenti presi a tutelare la gelosa libertà, finirono
-col togliere fin quella degli atti privati? Per meglio comprenderlo
-distinguiamo ciò che nel feudo andava costantemente unito; la proprietà
-e la sovranità.
-
-Un capo di liberi Germani, quando si subordinasse ad un generale per
-uscire con esso a lontane spedizioni, conservava imperio sulla propria
-banda guerriera, benchè egli medesimo accettasse un padrone. Si aveva
-dunque già una gerarchia; ma la dipendenza era personale affatto, e
-talmente libera, che il commilitone poteva abbandonare a sua voglia
-il capo prescelto. Le terre col comun sangue conquistate vennero a
-considerarsi comuni, e furono divise fra i capi di banda. Attaccati
-essi alla terra e al signore da cui la riconoscevano, venne a ridursi
-stabile la relazione con questo, e all'antica eguaglianza surrogossi
-un'aristocrazia militare, che dai vinti Romani desumeva il principio e
-il fatto della proprietà individuale.
-
-_Od_ in antico tedesco significava bene di fortuna; il qual nome
-posposto ad _all_ o _alt_, cioè antico, formò _allodio_; e _fee_,
-ricompensa, formò _feudo_. Allodio vorrebbe dunque dire un possesso
-antico, regolato colle consuetudini natìe de' Germani, ed esente da
-qualsivoglia obbligazione particolare; mentre feudo (che, alterando il
-senso d'una parola ecclesiastica, fu anche detto _benefizio_) esprimeva
-una possessione conferita da un alto signore in ricompensa di servigi
-resi, e coll'obbligo di nuovi. Dovere primo del capo barbaro era il dar
-guerrieri all'esercito regio. Ignorando le complicatissime guise onde
-oggi si leva, mantiene, provvede la truppa, il capo assegnava porzione
-de' suoi terreni a diversi, col patto che armassero e nutrissero un
-certo numero d'uomini ciascuno. Questi vassalli a vicenda suddividevano
-la proprietà e l'obbligo ad altri; e così formavasi una catena di
-dipendenze.
-
-I benefizj si consideravano come premj del valore, e perciò conceduti
-personalmente; e i signori erano gelosi di rivocarli, per avere
-onde compensare altri servigi, e assicurare la futura felicità de'
-commilitoni. Non ispogliavano il vassallo sinchè vivo e sinchè fedele
-a' suoi doveri; ma non cadeva nelle costumanze germaniche il contrarre
-od imporre obblighi per la posterità. Però era naturale che essi
-compagni s'ingegnassero di ridursi indipendenti, e di assicurare in
-casa quel possesso; ed è indole delle proprietà il tendere a farsi
-ereditarie, di modo che la famiglia vi s'innesti ed assodi. Tali
-cominciarono alcune per via di privilegio reale: l'imitazione le
-crebbe, sino a diventare la forma universale.
-
-Sempre però vi si conservava il carattere di personali, col
-rinnovare il giuramento ogniqualvolta si mutasse il possessore, e col
-conferirgliene l'investitura. Egli, a testa scoverta, deposto bastone
-e spada, inginocchiato davanti al caposignore, e poste le sue mani in
-quelle di lui, diceva: — Da quest'oggi io divengo vostr'uomo, e vi
-terrò fede del possesso che impetro da voi»; indi giurava fedeltà,
-e tesa la destra sovra un libro sacro, ripigliava: — Signor mio, io
-vi sarò fedele e leale, non attenterò alla persona o ad alcun membro
-vostro, vi serberò fede del possesso che vi domando, vi renderò
-lealmente le consuetudini ed i servigi che vi devo; così Dio e i santi
-m'ajutino». Allora baciava il libro, ma senza genuflessioni nè altro
-atto d'umiltà; e il signore gli dava l'investitura, consegnandogli
-un ramo d'albero, una zolla od altro simbolo, mediante il quale il
-vassallo consideravasi divenuto _uomo_ del suo signore.
-
-Quest'è il modo più semplice, direi originario, del possesso feudale;
-ma nasceva pure in molte altre guise. Alcuni rimasero attaccati
-ai loro capi senza possedimento di sorta; ma via via che al genio
-battagliero e randagio sottentrava quello della stabilità e del
-possedere, chiedevano in guiderdone qualche terreno, riconoscendone il
-datore. I grandi possessori mal poteano difendere i vasti tenimenti
-da vicini e avventurieri che ne usurpavano porzioni; ed era già
-assai se potevano indurli a tributare un omaggio. Altri, o poveri
-o spropriati, mettevansi a bonificare un terreno; e per avere una
-protezione, lo accomandavano alla supremazia di un vicino, o questo
-se la arrogava. Fin i possessori di allodj da nessuno dipendenti
-consentivano a rinunziare l'antisociale indipendenza, presentavano a
-qualche poderoso vicino una fronda de' loro boschi, un cespo del prato,
-e con questo rito simbolico gli _raccomandavano_ il loro allodio, nella
-tutela di lui trovando un compenso agli omaggi e servigi imposti dal
-vassallaggio. Praticavasi ciò principalmente colle chiese, per fare più
-sacra la proprietà ed esimersi da tributi.
-
-Introdotta questa forma di possesso, ella si estende e generalizza,
-e tutto divien feudale; sin varie città prendono posto in quella
-gerarchia, contraendone le obbligazioni per possederne i diritti, sotto
-al patronato d'un barone.
-
-Adunque i popoli, che dianzi conservavano il diritto personale in mezzo
-alle incessanti migrazioni, cangiarono a segno, che si considerano
-membri dello Stato solamente in quanto possedono una gleba; non v'è
-signore senza terra, o terra senza signore; è uomo d'alto o di basso
-luogo secondo la natura de' suoi possedimenti, e la terra costituisce
-la personalità, la quale perciò dee rimanere indivisa, e passare nel
-primogenito. Fatto ereditario il feudo, tale pure diventava la lealtà,
-estendendosi ai discendenti di quello da cui lo si era ricevuto. Egli
-a vicenda non poteva spogliarne l'investito se non per fellonia, nè
-sospenderlo a tempo se non quando ricusasse il promesso omaggio.
-
-Per tali diverse maniere la proprietà acquistava un carattere speciale;
-piena, reale, ereditaria, eppur ricevuta da un superiore, verso cui
-corre obbligo di certi omaggi e tributi.
-
-Col tempo anche le cariche di siniscalco, di palafreniere, di coppiere,
-di banderajo, che attribuivansi in feudo, passarono di padre in figlio,
-e perfino i supremi comandi militari, la più assurda fra le eredità. Ne
-restava inceppato il potere del signore molto più che dalla perpetuità
-de' possessi, giacchè per diritto egli trovavasi a fianco persone che
-impacciavano i suoi voleri, invece d'adempirli. I vescovi, non potendo
-se non per abuso versare sangue in guerra o ne' giudizj, infeudavano
-dell'autorità secolare i visconti e visdomini, o avvocati; i quali poi
-col diritto della forza procuravano farsi indipendenti, e chiedeano
-l'investitura dal re, come patrono de' benefizj e delle mense.
-
-Nè solo terre e cariche si davano in feudo, ma qualsifosse proprietà,
-qualsifosse modo di guadagno assunse quella forma: i proventi d'un
-impiego o d'una cancelleria, il diritto della caccia, un pedaggio, lo
-scortar le merci, il rendere giustizia nei palazzi de' grandi, il tener
-forno, l'aprir botteghe sulle fiere, persino il possedere sciami d'api;
-il clero infeudò il cimitero, una oblazione, le decime, i diritti di
-stola bianca e nera; i monaci l'uffiziatura, lo spigolare del frumento
-o della vendemmia, fin le goccie che stillavano dai tini; talvolta
-un barone impadronivasi del provento delle messe dette a un altare, e
-lo teneva come feudo di quella chiesa. Anche le arti meccaniche nelle
-case signorili erano esercitate da persone, le quali a questo titolo
-ricevevano terre in feudo.
-
-Talvolta l'utile dominio d'un paese o d'un villaggio era ripartito fra
-due o più padroni; sia che ciascuno avesse un quartiere separato, o una
-gabella speciale, o una particolare giurisdizione: e questi diritti
-s'impegnavano od appaltavansi o staggivansi, venendo a moltiplicarsi
-i padroni e i litigi, e a confondersi il governo. Ne' contratti si
-trovano stipulati i quarti, i decimi d'un possesso, fin la quarta parte
-della sedicesima d'un castello; gli Estensi nel secolo XIII da più di
-venti capitanei comprarono poc'a poco la terra di Lendinara; e così i
-Fiorentini e i Sienesi le varie castellanze del loro contado[300].
-
-Il conquistatore aveva spartito i terreni e i popoli non altrimenti che
-le robe; e come su queste, divise che fossero, il re non conservava
-alcun diritto, così neppure sui terreni e sui terrieri. Pertanto
-al possesso andava congiunta la sovranità, e al tenitore del feudo
-competevano sugli abitanti di esso i diritti che oggi ritengonsi
-sovrani; verso gli altri possessori consideravasi pari; dentro del
-suo feudo niuno poteva imporgli leggi o tributi, nè richiederlo in
-giustizia.
-
-E poichè, secondo le idee germaniche, nessuno tenevasi obbligato se
-non alle leggi ch'egli medesimo fosse concorso a stabilire, mancata
-la supremazia legislativa, v'ebbe tanti statuti quanti paesi, e la
-giurisdizione non fu più una delegazione sovrana, ma una conseguenza
-della proprietà.
-
-Questo unire il possedimento colla sovranità isolava ciascuna tribù,
-per modo che formavansi tanti Stati quante proprietà, distinti in
-ogni cosa, salvo che in ben pochi interessi. Al momento che questa
-società si formava, a gruppi i feudatarj si strinsero attorno a conti
-e duchi, per caso o per vicinanza, ma senza connessione degli uni cogli
-altri; e la stessa convergenza a un centro era piuttosto apparente che
-effettiva. All'idea astratta dello Stato era sottentrata la concreta
-dell'individuo, col quale unicamente si aveva obbligazione. Non più
-dunque parentela o tradizione o governo ritenevano la tribù attorno
-al capo; non assemblee popolari per far leggi comuni; restò unico il
-legame della promessa e della devozione, giacchè _il feudo è sentimento
-d'onore attaccato al possesso conferito dal sovrano pel solo dominio
-utile in compenso di servigi resi, e con promessa di nuovi servigi, di
-fedeltà, di omaggio_.
-
-Così si pianta un sistema gerarchico di istituzioni legislative,
-giudiziali, militari. Unica fonte d'ogni potere è Dio, e suo vicario il
-papa. Questi, serbato a sè il governo delle cose ecclesiastiche, affida
-le temporali all'imperatore, che è capo dei re. E papa e imperatore e
-re commettono l'esercizio della loro podestà ad uffiziali, annettendo
-alle cariche una terra: questi suddividono la terra e gl'impieghi
-a persone, le quali fanno altrettanto. Colui che conferiva il feudo
-chiamavasi _senior_, signore; il benefiziato, _junior_ ovvero _miles_,
-per l'obbligo che avea del militare; più solitamente al benefiziato
-diretto davasi il nome di vasso o vassallo; ai sotto benefiziati quel
-di valvassori (_vassi vassorum_), da cui dipendevano i valvassini.
-
-Uno dunque si trovava signore al tempo stesso e vassallo; possedeva
-feudi di natura e di pesi diversi, ma non si teneva obbligato se non
-a colui, dal quale immediatamente rilevava. Nè l'esser ligio per una,
-toglieva d'essere sovrani sopra altre terre: i re di Sicilia come
-quei d'Inghilterra, di Danimarca ed altri si fecero vassalli alla
-santa sede; quel d'Inghilterra rendeva omaggio al re di Francia per la
-Normandia; anzi talora due dinasti erano a vicenda signore e vassallo
-un dell'altro, come il vescovo di Sion riconosceva dai conti di Savoja
-alcuni possessi, mentre questi rendevano a lui omaggio pel feudo di
-Chillon[301].
-
-Feudi ecclesiastici possono riguardarsi i benefizj che la Chiesa
-concedeva come sovrana religiosa avente proprio diritto pubblico,
-giurisdizione, prerogative eminenti. E feudo è il giuspatronato, i cui
-diritti sono esercitati appunto in qualità feudale; ai fondatori di
-chiese o cappelle lasciavasi giurisdizione ecclesiastica, trasmissibile
-agli eredi, a norma delle investiture (fondiarie), all'estinzione dei
-quali, essa ritornava alla sovranità ecclesiastica. Le controversie
-decidevansi da questa: ma mentre i principi duravano sempre in lotta
-coi baroni, e talvolta soccombevano, le corti ecclesiastiche si
-mostravano moderatissime e generose sui diritti dei patroni; fin le
-scomuniche sospendevano, ma non ne toglievano il diritto.
-
-Del feudo ecclesiastico abbiamo esempj in grande nel Friuli,
-liberalmente concesso dagl'imperatori ai patriarchi d'Aquileja. La
-natura sua faceva che quivi la feudalità, invece di staccare dal
-centro, riunisse; il clero vi entrava non per abuso, ma per essenza;
-e gli elementi romani vi erano conservati per mezzo del parlamento,
-nel quale i pari giudicavano; e ne' casi feudali vi presiedeva il
-patriarca: Marquardo, uno d'essi, nel 1366 raccolse poi le consuetudini
-feudali, formandone quel che chiamò _Statuto della patria_. Eccetto
-il papa nessuno avea tanti possessi. Tra' feudi maggiori che da lui
-ritraevano era l'uffizio di coppiere, del quale talora furono investiti
-i duchi d'Austria e i re di Boemia: anzi questi ultimi avevano
-l'obbligo di riscattare il patriarca se mai cadesse prigioniero.
-Ereditaria aveano resa per forza l'avocazia i conti di Gorizia, e così
-il loro feudo i conti d'Ortemburgo. Questi feudi diceansi _nobili_,
-altri _retti_ o _legali_, divisi in liberi, ministeriali, d'abitanza.
-Dei liberi conferiva l'investitura il patriarca con una o più bandiere;
-de' ministeriali coll'anello; degli altri col lembo della sua veste.
-Fra i ministeriali erano camerieri i nobili di Cucagna, coppieri
-quei di Spilimbergo, confalonieri quei di Tricano, scalchi i signori
-di Prumbergo. All'anziano di casa di Ragona competeva una porzione
-di tutte le pietanze che si servissero al patriarca. I Bojani di
-Cividale[302] erano obbligati presentare al patriarca quando entrasse
-in città uno spadone col fodero bianco alla tedesca, e portarglielo
-davanti sino alle scale del palazzo. S'aggiungevano gastaldie,
-arimanie, avocazie, feudi militari, di sartoria, di bandiera, di
-arsenatico, insomma di qualunque ministero occorrer potesse al
-patriarca[303].
-
-L'investito di un feudo militare, per povero che fosse, non era tenuto
-a prestazione o tributo fuor che al servizio in guerra; nelle feste
-del castello veniva socio ai piaceri del signore, pari alla sua Corte;
-combatteva a cavallo, mentre il resto del popolo a piedi e senz'armi
-difensive. Reso questo servizio, restava immune da imposte; e solo
-per occorrenze straordinarie i vassalli e il clero erano invitati a
-contribuire. I vassalli del medesimo signore, posti attorno a lui sullo
-stesso territorio, e investiti di feudi d'egual grado, si chiamavano
-pari; tutti dipendevano dal capo, ma non uno dall'altro; alla guerra,
-al consiglio, al giudizio si trovano uniti sotto al capo; in ogni altro
-caso ciascuno opera da sè, isolati, stranieri fra loro.
-
-In questa catena, dove ciascuno non tiene che all'immediato suo
-superiore, nessun potere rimane al re sovra il popolo. A Roma imperiale
-non s'aveva alcun intermedio fra il dominante e il popolo: qui al
-contrario il popolo non comunicò più col re se non per intermezzo
-de' baroni; i quali procedendo, ridussero il re a mero nome, potendo
-essi ignorare chi lo portasse, e recandogli anche guerra. Il re non
-era dunque supremo magistrato, esecutore della volontà d'un'assemblea
-sovrana; non il potere dirigente universale, non il capo d'una nazione
-per osteggiare chi da quella fosse dichiarato nemico: era soltanto
-il proprietario diretto dei feudi da lui conferiti, nè da padrone
-disponeva se non de' suoi vassalli immediati. Menar lunghe imprese
-non poteva, giacchè essendo i vassalli obbligati soltanto al servizio
-prefinito e sempre corto, allo spirare del termine levavano la propria
-bandiera, fosse o no compiuta l'impresa. Le assemblee legislative
-si ridussero a consigli del re, il quale v'invitava i baroni che
-gli piacessero, e aggiungerò, purchè volessero, giacchè gli mancava
-la forza di costringerli. Nelle urgenze comuni, i signori vicini
-s'accoglievano per concertarsi su quel che ciascuno eseguirebbe ne'
-proprj dominj e coi mezzi proprj; e il re era uno de' contraenti, ma
-senza autorità coercitiva.
-
-L'arte, che oggi si considera come la prima ne' governi, quella
-delle finanze, ignoravasi affatto. I beni della corona, il prodotto
-delle regalie e i possessi di famiglia bastavano al principe, pace
-durante: tanto più che le Corti si menavano assai più semplici, nè
-gli uffizj si pagavano, essendo accollati ai feudi. Veniva guerra?
-i vassalli erano tenuti a prestazioni determinate e impreteribili,
-e ciascuno manteneva i proprj uomini. Quei diritti, quelle ispezioni
-che, ogni giorno maggiori, si vanno accentrando al governo, allora non
-si conoscevano; uniche regalie erano la giurisdizione, i pedaggi, il
-batter moneta e scavare miniere: ma queste pure, una dietro l'altra,
-venivansi usurpando dai grandi vassalli, resi indipendenti dal re, cui
-eguagliavano e talvolta sorpassavano in forza; cavarono metalli ne'
-proprj tenimenti; posero dazj e pedaggi, talchè al limite d'ogni podere
-s'incontravano quelle barriere, che oggi pajono troppe anche al confine
-d'uno Stato.
-
-Quanto alla giurisdizione, dipendendo il vulgo non più dal principe
-ma da particolari signori, disusarono le istituzioni fatte a pro di
-tutti, e ciascun signore tenne corti e assise per le controversie fra'
-proprj dipendenti. Giudici non erano nè gli antichi uomini liberi,
-nè i consoli di poi, interessati al pubblico e disposti a sostenere
-l'esecuzione della sentenza o l'indennità dell'offensore che avesse
-_composto_; ma erano uffiziali del barone, sol per uso acconciandosi
-alle _consuetudini_. La legislazione cessa d'essere personale, e
-statuti ed usanze variano, non secondo le razze degli abitanti, ma
-a norma della natura del possesso e del grado di sua libertà. Che se
-ancora, massime in Italia, sono mentovate persone che vivono secondo
-questa o quella legge, vuolsi intendere de' gran signori e de'
-pochissimi arimanni conservatisi indipendenti; ma anche per essi il
-privilegio riducesi soltanto a certi modi di possesso e di procedura.
-
-Colla indipendenza individuale era scomparsa la reciproca garanzia
-fra cittadini; e vivendo ciascuno da sè senza legame cogli eguali,
-ma soltanto con superiori ed inferiori, nessuno aveva interesse ad
-impedire i delitti; lo perchè andarono scomparendo i giudizj per via
-di compurgatori. I vassalli dovevano essere giudicati da' loro pari, e
-il signore non faceva che proclamare il dettato di quelli. Nasceva poi
-contestazione fra vassallo e signore? se trattavasi di doveri feudali
-reciproci, era decisa dai pari; se cadeva sopra fatti d'altra natura,
-come un delitto del signore o danno recato ai beni allodiali del
-vassallo, la lite si potea recare al sovrano.
-
-Finchè la sentenza davasi nelle assemblee generali, nessuno avrebbe
-potuto rivederla, emanando dall'autorità sovrana. L'appello ripugna
-pure alle idee feudali che identificano il signore col vassallo; nè
-l'alto barone, irremovibile e disoggetto da sindacato regio, poteva
-esser ripreso d'un'ingiustizia, più che nol possa oggi un re da altro
-re. Chi alla corte signorile si trovasse gravato, poteva sfidare i
-giudici, che come pari suoi non godevano su lui veruna superiorità:
-ma questa mentita non era un appello, giacchè si dava prima della
-sentenza, nè chiamava a tribunale superiore. Stante però che la mentita
-obbligava a convocare altri pari, nè ciò era sempre fattibile, volta
-veniva che il signore si vedesse costretto a rimetter la lite al
-sovrano. Questo poi, allorchè comparisse nelle terre del suo vassallo,
-teneva assise, ma non poteva rivedere la sentenza, bensì la causa,
-e proferirne una nuova, perchè restava sospesa la giurisdizione del
-vassallo. Inoltre fra gli obblighi di questo era il rendere giustizia,
-e se la falsasse o negasse, poteva il signore intervenire per
-obbligarvelo; obbligarvelo cioè in quanto ne avesse la forza.
-
-Questi furono avviamenti per istituire un regolare appello, a
-imitazione del diritto ecclesiastico; grande passo ad instaurare la
-regia prerogativa.
-
-Dato il giudizio, come farlo eseguire, quando il condannato tornava
-nel suo castello, forte di mura e di scherani? Colla guerra; e il
-signore che l'avea proferito, e il querelante, od anche i giusdicenti
-raccoglievano gli uomini loro, e costringevano per forza ad obbedire.
-Nulla pertanto assicurava l'efficacia del giudizio; nè della
-rettitudine di quello era buona sicurtà il sistema de' pari, ignoranti
-del diritto, stranieri agl'interessi gli uni degli altri, e scelti a
-volontà del signore.
-
-Non ispirando dunque confidenza, si ricorreva più volentieri a
-spedienti meglio conformi a quel tenore di società; e i duelli e
-le guerre private ne venivano di conseguenza e quasi di necessità.
-Preziosissimo consideravasi questo, che tedescamente chiamavasi
-diritto del pugno, quanto oggi dai re il potere far guerra di nazione.
-La rappresaglia, per cui l'uomo d'un feudo, ricevuto torto da quel
-d'un altro, poteva trarne vendetta o rendere la pariglia sopra qual
-fosse altro consociato di quello, era riconosciuta come diritto. La
-consuetudine, la legge, la Chiesa adopravano a introdurre in questo
-alcuna regolarità e temperanza, volendo si intimassero le ostilità
-alcun tempo innanzi, si esperissero certi mezzi di conciliazione,
-infine si osservasse la tregua di Dio.
-
-Quando ogni proprietà fu divenuta feudo o sottofeudo, inamovibile ed
-ereditaria ogni magistratura, ciascun duca, conte, marchese od alto
-barone fu considerato come re della propria terra, i cui abitanti
-erano obbligati ad ogni ordine suo in pace e in guerra; mentre egli non
-pagava tributi, non era tenuto accettare la composizione per le offese,
-ma le vendicava colla guerra privata, ch'e' poteva menare anche contro
-il proprio caposignore.
-
-A noi, avvezzi a governi che traggono ogni impulso dall'alto, a leggi
-fisse, uniformi in tutto lo Stato, all'egualità dei cittadini sotto un
-capo, riesce difficile il formarci adeguato concetto d'una società,
-bizzarramente compaginata con tanti signori, quanti aveano forza e
-volontà di esserlo; con leggi che obbligavano solo chi non volesse o
-potesse resistere, e variate da uomo a uomo, da terra a terra. Non ci
-si imputi dunque di spendere troppe parole e di ripeterci per meglio
-indurne l'idea, senza di che la storia di que' tempi è libro chiuso.
-
-Tenevasi dunque l'Italia come divisa in tanti Stati indipendenti quanti
-v'erano feudi; sistemati nel modo più opportuno per respingere le
-nuove invasioni di fuori, e dentro sostenere il proprio diritto o la
-prepotenza, al modo che ancora usano i re: in quella guerra di tutti
-contro tutti, si moltiplicavano castelli e rôcche ove o proteggersi, o
-soperchiare il vicino. Pertanto in ogni nuovo castello che sorgesse, le
-chiese e il vicinato scorgevano una minaccia alla propria indipendenza,
-il re un attentato alla sua prerogativa; ma non si poteva opporvi
-che altre fortezze; e conventi e ville fortificavansi; sui campanili
-e sui battifredi una continua vedetta esplorava se mai un nemico
-s'avvicinasse; e poichè nemici erano sovente coloro che una mura stessa
-chiudeva, in mezzo alle città alzavansi fortificazioni, disponevansi
-catene, cancelli, serragli; il Coliseo a Roma, l'arco di Giano a
-Milano, l'anfiteatro a Verona, gli avanzi de' tempj e delle basiliche
-antiche, si convertivano in fortini; e i palazzi costruivansi in masse
-solide, protette da robuste ferriate, con fosse e ponti levatoj e
-balestriere.
-
-Più solitamente il feudatario sceglieva a stanza un'altura in mezzo a'
-suoi tenimenti, e così fabbricava uno di que' castelli, le cui rovine
-pittoresche ricordano tuttora la potenza solitaria e indipendente,
-l'importanza personale in una società sminuzzata, ove ogni signore era
-ridotto a quella legge di natura, che ancora si arrogano i dominanti.
-Tra le casipole, simile ad un ribaldo eretto in mezzo d'una turba
-servile, sorgevano questi edifizj massicci, con torri merlate rotonde
-o poligone. Da una men grossa, ma più elevata e aperta ai quattro
-venti la sentinella colla campana e col corno annunziava la punta del
-giorno, acciocchè i villani sorgessero al lavoro; o l'accostarsi de'
-nemici, affinchè gli armigeri si allestissero alla difesa; ed accadendo
-furto od ammazzamento, alzava un grido, che ogni uomo dovea ripetere
-di vicino in vicino, affinchè il reo non potesse ricoverarsi sul feudo
-limitrofo.
-
-Ajutavasi la natura coll'arte per renderne impraticabile l'accesso; e
-fossi e controfossi, e antemurali e antiporte e palizzate e barbacani e
-triboli seminati pel contorno, e saracinesche e ponti levatoj angusti
-e senza ripari, e caditoje sospese a catene, e porte sotterranee e
-trabocchetti, e tutto quel sistema d'insidie e di difesa, doveano
-atterrire chi divisasse un assalto o una sorpresa.
-
-Teschi di cinghiali e di lupi, od aquilotti confitti sulle imposte
-ferrate, nell'atrio corna di cervi e di capriuoli, indicavano i forzosi
-divertimenti dei signori. Procedendo, trovasi architettato ogni cosa
-non pel comodo o la leggiadria, ma per la gagliardia e la sicurezza.
-Armadure a tutta botta, lancioni, labarde, mazze ferrate pendevano
-fra gli stemmi rilevati negli ampj e mal riparati stanzoni, con camini
-sterminati, attorno a cui accogliersi la famiglia a giocar agli scacchi
-o a' dadi, ricamare, bevere, udir le novelle o la canzone accompagnata
-dal liuto e dalla mandòla.
-
-Là dentro era quanto occorresse al vitto e alla battaglia, dalla cucina
-alle prigioni, dal celliere alla cisterna, dal pollajo all'arsenale,
-dagli archivj alle scuderie; numerosissimi i servi; e amici, cavalieri,
-pellegrini, viandanti vi albergavano a piacere, e partivano carichi
-di doni. Perocchè all'uomo che trova uomini tutti i giorni, divengono
-indifferenti; all'isolato riesce un godimento la vista e il consorzio
-d'un uomo.
-
-Come l'aquila nel suo nido, vivea colà il feudatario, segregato da
-tutti che non fossero suoi dipendenti, nè modificando la restante
-società, nè da questa modificato. Al vulgo che gli sta attorno, nol
-lega parentele, non affetto; solingo colle moglie e coi figliuoli,
-austero, sospettoso, temuto ed ubbidito, qual alta idea non deve egli
-concepire di se stesso, potendo tutto, e potendolo per sola facoltà
-propria, senz'altri limiti interni od esterni che quelli della propria
-forza? Ancor fanciullo, dalla burbanza del padre e dalla sommessione
-dei servi apprese esser lecita ogni voglia al padrone; cresciuto
-fra servi tremanti e sprezzati, e cagnotti disposti ad ogni sua
-volontà; superiore alla tema e all'opinione, non conoscendo il vivere
-socievole, non contrariato mai, nè repressione temendo nè rimproveri,
-acquista carattere, non soltanto orgoglioso e fiero, ma stravagante,
-capriccioso, un'ostinazione nelle idee e negli usi repugnante da ogni
-progresso. Agli uffiziali, invece di soldo, concede il diritto di
-estorcere e soverchiare: nuova gradazione di tirannia, che fa sempre
-maggiore la distanza fra quei del castello e quelli della pianura;
-i quali concepiscono una riverenza ereditaria per codesto capo che
-tutto può, e che li salva da altri nemici; mentre, bersagliati da
-quel capriccio dell'individuo che pesa immediatamente sull'individuo,
-maledicono una potenza cui non osano resistere.
-
-Rinforzare viepiù il suo castello, il cavallo, l'armadura, è supremo
-studio del castellano; e fidato in questi, e trovandosi invulnerabile
-dalla ciurma che sotto i suoi colpi casca senza riparo, acquista un
-coraggio temerario e prepotente. Di lassù piomba talvolta a rapire
-la moglie e le figliuole del villano, non degnandosi di sedurle;
-a spogliare i viandanti e taglieggiarli. Ma poichè, anche in tempi
-tumultuosi, la battaglia e la preda non sono che eccezioni della vita,
-si trova sovente ozioso, e scarco di quelle regolari occupazioni che
-sole possono riempirla. Pubblici impegni più non v'ha; il giudicare i
-dipendenti è spiccio, perchè dispotico; semplice l'amministrazione,
-giacchè i campi sono coltivati da villani a tutto suo pro, da servi
-esercitata l'industria; le lettere erano abbandonate al monastero,
-regalato ad ora ad ora acciocchè orasse e studiasse. Doveva dunque il
-feudatario occupare altrove quell'attività che costituisce la vita, e
-quindi avventurarsi ad imprese, a caccie, a saccheggi, a pellegrinaggi,
-a tutto che il traesse da quell'ozio senza pace.
-
-Furono signori feudali che conquistarono Terrasanta; e per regolarsi
-colà fecero comporre le Assise di Gerusalemme, nelle quali può dirsi
-che la feudalità prendesse coscienza di sè, e riducesse a teoriche
-le sue inclinazioni. Quelle assise diressero lungo tempo i possessi
-veneziani d'oltre mare, onde come di cosa italiana noi ce ne valiamo
-per chiarire le condizioni d'allora.
-
-Nel tempo che decorre fra le leggi meramente penali delle genti rozze
-e le meramente civili delle educate, il legislatore crede obbligo suo
-l'imporre anche i doveri morali e prescriverne gli oggetti e i modi,
-quasi per dar polso ai sentimenti nella lotta colle passioni. Perciò
-in quel codice si trova ordinato che il vassallo non offenda nel corpo
-il signor suo, nè ad altri il permetta; non tenga cosa di lui senza
-consenso; non dia suggerimenti a danno o disonore di esso; non rechi
-onta nè alla moglie nè alla figlia sua: sibbene lo consigli lealmente
-qualvolta richiesto; entri per lui mallevadore se si trovi prigione o
-indebitato; il cavi di pericolo se lo veda alle prese col nemico: ove
-così adoperi, il signore abbia a difenderlo con ogni sua possa, se vuol
-fuggire la taccia di codardo.
-
-Oltre questi doveri morali, i vassalli erano tenuti a servizio, a
-fiducia, a giustizia ed a sussidj. Servizio esprimeva il militare
-a proprie spese sessanta o quaranta o venti giorni per l'omaggio
-ordinario, e tutta la campagna per l'omaggio ligio; solo, ovvero con un
-prefisso numero d'uomini; col giaco o no; entro il territorio feudale o
-in qual si fosse; per la difesa soltanto o anche per l'attacco, secondo
-i patti. Per la _fiducia_ doveva accompagnarsi al signor suo quando
-andasse a Corte e ai placiti, o convocasse i vassalli a consiglio
-o a render ragione. La _giustizia_ consisteva nel riconoscerne la
-giurisdizione, e non declinare dalla curia di esso. De' _sussidj_ in
-danaro alcuni erano spontanei, altri determinati, qualora il signore
-dovesse riscattarsi di prigionia, o maritasse la primogenita, o armasse
-cavaliere un figliuolo. Quei che avevano solo promesso un tributo o
-servizj di corpo, presto caddero in condizione di villani. Chi era
-affidato con obbligo di militare, fu considerato nobile: nè dapprima si
-sarebbe dato un feudo a chi nobile non fosse; ma poi si considerò tale
-ogni casa che ne possedesse uno da tre generazioni; nè in conseguenza
-poteva esercitare arti sordide, nè contrar matrimonj disuguali. Secondo
-il diritto lombardo, il valvassino non teneasi per nobile, nè la
-nobiltà passava alle figliuole.
-
-L'imperatore Lotario II in Italia proibì d'alienare feudi senza
-consenso del domino; altrettanto ordinò Federico II per la Sicilia.
-L'erede non diretto d'un vassallo doveva pagare al signore un canone
-prefisso onde succedere: uso nato forse allorchè i feudi consideravansi
-ancora riversibili, ed ogni nuovo investito faceva un libero donativo
-al signore diretto.
-
-Ad alcuni feudi era annesso il diritto di prendere il cavallo del
-caposignore quando passasse su quelli; ai confalonieri di Milano e
-d'altrove toccava la mula su cui il vescovo faceva l'entrata; a Firenze
-lo conducevano alla briglia i visdomini, poi il palafreno davasi alla
-badessa di San Pier Maggiore, il freno e la sella a quei Del Bianco,
-poi agli Strozzi, che a suon di trombe se li recavano a casa e li
-lasciavano esposti; a Pistoja tale privilegio spettava ai Cellesi, e il
-vescovo donava un anello alla badessa di San Pietro, ed essa a lui un
-ricco letto. Il vescovo di Faenza per pasqua di Natale doveva ai servi
-del conte di Romagna dodici pulcini di pasta colla loro chioccia, e
-carne cotta: se no, quelli poteano andare alla cucina di lui, e levarne
-quanto vi trovassero.
-
-Diritto di gran lucro era quello delle manimorte, per cui, morendo
-senza prole persone che, come servili, o medie fra la libertà e la
-servitù, erano prive del diritto di testare, il signore ne ereditava in
-tutto o in parte. A lui spettava pure la tutela de' vassalli minorenni,
-e l'offrire un marito alla ereditiera del feudo, od obbligarla a
-scegliere fra gli offerti: diritto ragionevole quando il marito
-diventava suo ligio o suo guerriero; ma la donna potea riscattarsene
-dando al signore tanto, quanto gli aspiranti aveangli esibito per
-ottenerla. Al feudatario cadevano pure le cose trovate; l'eredità di
-chi moriva intestato, o senza confessione, o di morte improvvisa, quasi
-questa portasse la sicura dannazion dell'estinto. Per l'albinaggio egli
-entrava erede dello straniero che morisse ne' suoi possessi, e occupava
-qualunque nave o persona fosse dal mare gittata sulle sue terre[304].
-
-Privilegio supremamente apprezzato era la caccia, per la quale il
-feudatario, con tutta la sua corte, settimane intere viveva ne' boschi
-alla serena con clamorosa pompa. Talvolta faceansi venire delle fiere
-di lontano, e si affrontavano in recinti; e l'arcivescovo di Milano
-come gran distinzione permise a un duca di correr un cervo nel suo
-parco. Da qui (diritto inusato agli antichi) le caccie riservate, per
-cui il colono vedeva la selvaggina impunemente guastar le vendemmie
-e la messe, e guai a chi avesse osato minorare il divertimento del
-signore uccidendone alcuna!
-
-L'_uom di corpo_, oltre porzione de' frutti del suo campo, gli
-doveva _angarie_ cioè lavori forzati, e _perangarie_, cioè lavori
-con ricompensa per un prefisso numero di giornate, o le vetture pei
-trasporti occorrenti; non esporre sul mercato le proprie se non dopo
-smaltite le derrate del padrone, valersi delle misure di questo,
-adoprar le monete di lui, comunque scadenti; comprare da lui solo
-le derrate; valersi del mulino, del forno, del torchio del signore
-(_banalitas_) pagandone un canone. Nel 1117 gli abitanti di Agrilla
-sono obbligati a zappar le terre del barone, seminarle, dar un pajo
-di bovi ciascuno per dodici giorni, e ventiquattro giornate per la
-mietitura, e al tempo della vendemmia portar un cerchio per le botti, a
-Natale e Pasqua offrir due galline, oltre la decima dei porci e delle
-capre. Per la _mano baronale_, il signore poteva di propria autorità
-impedire che i debitori asportassero i frutti dalla loro campagna prima
-d'aver pagate le prestazioni, o depostone sufficiente quantità ne'
-magazzini di lui[305].
-
-Facilmente tali irrefrenate giurisdizioni degeneravano in capricci
-e tirannie: e le concessioni che alcuni feudatarj assentirono più
-tardi ai loro dipendenti attestano fin a qual grado fosse giunta
-l'oppressura; giacchè uno permette d'insegnare a leggere ai figli;
-uno di vendere derrate ad altri che al padrone, o di spacciare in
-pubblico le guaste. Alcuni nell'atto dell'investitura doveano baciare
-i chiavistelli della casa, andar dondolone a modo di briachi, fare
-tre saltarelli e mandare un ignobile crepito: altri in un dato giorno
-portare un ovo, o una rapa, o un pane sopra un carro tirato da quattro
-paja di bovi, o presentare una pagliuzza. I pescivendoli che passavano
-pel feudo di San Remigio nel vescovado d'Aosta, doveano esibire la
-loro merce ai castellani, se no era trattenuta per tre giorni, il che
-equivaleva a distruggerla, o si tagliavano le cinghie dei loro cavalli.
-La famiglia Trivier di Ciamberì era tenuta dare un somiere del valore
-di trenta soldi grossi al conte di Savoja ogniqualvolta scendesse con
-armi in Lombardia. Jacopo Morelli di Susa dovea provvedere al sovrano
-un letto fornito qualora dormisse in essa città. Nel regno di Napoli
-ogni vassallo, nel rinnovare l'omaggio, pagava _jus tappeti_, quasi
-un prezzo del tappeto che gli si stendeva dinanzi. V'avea chi era
-costretto correre la quintana con lanci e di legno; o andare ogni anno
-una volta al feudatario, ma facendo due passi innanzi ed uno indietro;
-o versare un secchio d'acqua avanti alla sua porta, o una misura di
-miglio al pollame della bassa corte. Altri doveva soltanto un coniglio,
-ma coll'orecchio destro bianco e il sinistro nero; nol si trovava?
-dubitavasi fosse tinto, anzichè naturale? nasceva processo lunghissimo,
-moltiplicati giudizj e perizie, finchè l'animale morisse o il pelo gli
-cadesse. Perocchè non è a dire con quanta precisione si conservassero
-queste stigmate di servitù. Della promessa rogavasi istrumento con
-numerosi testimonj; poi se si falsassero d'un atomo il tempo o le
-condizioni della prestazione, cominciavasi un piato che talvolta
-spogliava del suo podere il mal preciso infeudato.
-
-E sino ai tempi nostri, massime sopra terre ecclesiastiche, furono
-mantenuti alcuni di questi obblighi, come di reggere la staffa al
-vescovo quando salisse a cavallo, o portargli innanzi il gonfalone
-nelle comparse, o la croce nelle processioni, od ulivi alla
-solennità delle palme, o annaffiare o sabbiare la via dove passava
-in processione. Onde attestare l'alto dominio de' papi sopra le due
-Sicilie, fin al cadere del secolo passato facevansi grandi solennità
-a Roma: uno di casa Colonna, che per quel giorno costituivasi gran
-connestabile del regno, a nome del re di Napoli presentava al pontefice
-una chinea, sul cui capo un calice con cedole del banco napoletano,
-le quali il papa prendeva: la piazza de' Santi Apostoli e la vicina di
-Venezia erano piene di popolo, di festa, di giuochi e luminare.
-
-Avevamo veduto l'imperio romano estendere la cittadinanza a segno
-che abbracciasse tutto il mondo, come a tutto il mondo estendeva
-l'autorità il capo di quello, per modo che in tale immensità non si
-aveva più patria. Ora invece ciascuna sovranità viene a limitarsi nella
-piccolezza del possesso; l'uomo non è più longobardo o franco o romano,
-non è tampoco italiano o milanese, ma della tal terra, del tal padrone.
-Insomma non ha ancora una patria, qual oggi l'intendiamo: il che vuolsi
-avvertir bene per non attribuire i sentimenti e le misure nostre a
-persone e fatti di tutt'altra tempra.
-
-Il sentimento individuale de' Germani, opposto all'onnipotenza dello
-Stato, aveva raggiunto il suo apogeo; baronia, masnada, chiostro,
-capitolo, università, paratici, tutto vivea di vita particolare e
-sconnessa; nazioni non vi erano, se queste consistono nell'accordo
-d'interessi, di sentimenti, di inclinazione quasi istintiva verso uno
-scopo.
-
-La sovranità del conte o del duca è meramente titolare; ancor più vana
-quella del re; ma vero sovrano è il feudatario: nessuno ha legame verso
-il principe o la nazione, ma guarda o conosce soltanto l'immediato
-suo superiore, a lui presta i servizj, da lui reclama protezione
-e giustizia, da lui solo accetta i comandi, però dentro la precisa
-misura delle convenute obbligazioni; è inamovibile dal terreno e dalla
-carica. L'unità imperiale era andata in dileguo, salvo pel poco che
-traeva dal carattere religioso; nè più aveano valore generale i decreti
-e la giurisdizione dell'imperatore; e nessun'altra ne rimaneva, se
-ne eccettuiamo quella della Chiesa, perchè non fondata sopra cose
-contingibili.
-
-Dai vicini, sudditi d'un altro, l'uomo comune non riceve giustizia
-se non perchè egli è cosa del suo signore; al qual signore ricadono
-gli onori e i vantaggi del suddito feudale; a lui la lode, a lui la
-vergogna, nè quello è uomo, se non in quanto è frazione di quel corpo
-che chiamasi il feudo. Per tal modo rimaneva in tutte le relazioni
-sociali surrogata l'idea di località e di territorio a quella di
-nazione e di personalità.
-
-Per gran tempo il gius feudale non fu scritto, esercitandosi per
-consuetudine, nè amando i signori di vederne esaminate le basi,
-finchè queste non si trovarono scosse dal principato a vicenda e dal
-popolo. Girardo e Oberto dell'Orto, giureconsulti milanesi, nel 1170
-pubblicarono i primi libri sui feudi, dove fanno nascere quel sistema
-in Italia, ma ignorano le norme di esso in Francia e in Inghilterra,
-ove realmente ottenne il maggiore sviluppo. Ebbero grande autorità
-anche fuori, e moltissimi chiosatori, quali Bulgaro, Pileo, Ugolino,
-Vincenzo e Jacopo di Ardissone: Minucio de Pratoveteri dispose quelle
-leggi in nuovo modo per ordine di Sigismondo imperatore; altra forma
-vi diede Bartolomeo Barattieri piacentino, e la fece approvare da
-Filippo Visconti duca di Milano; il famoso Jacopo Cujaccio ne fece
-quindi un'edizione, distribuendole in cinque libri. Di là dell'Alpi le
-consuetudini lombarde divennero ragion comune de' feudi. Nel regno di
-Sicilia e Puglia il diritto feudale alla francese fu stabilito a guisa
-d'eccezione dai Normanni a favore dei Francesi che v'accorrevano a
-stipendio; e i feudi erano distinti secondo il diritto longobardo e il
-diritto Franco. Ne' feudi longobardi, com'erano principalmente quei di
-Benevento, succedevano tutti i maschi per porzioni; nei feudi Franchi,
-il solo primogenito. L'imperatore Federico in Sicilia autorizzò anche
-le femmine a succedere in mancanza dei maschi, preferendo la fanciulla
-alla maritata ne' feudi Franchi; e ne' longobardi alle maritate si
-mettesse in conto la dote che avevano ricevuta[306]. Ai re giovava
-meglio il feudo indivisibile, e perciò procurarono far prevalere lo
-_jus Francorum_.
-
-E, dove prima dove poi, questo sistema si piantò in tutta l'Europa
-germanica e tra gravi disordini portò pure qualche vantaggio alla
-società. Innanzi tutto era legge forte e ragionevole di reclutamento
-militare, ove a difendere il paese non erano obbligati tutti come
-adesso, ma soltanto quelli che lo possedevano; e si ebbe un esercito,
-quale invano desiderano i tempi moderni, armato per la difesa, incapace
-all'offesa, che nulla costava allo Stato, e che non sottraeva nè
-braccia alle arti, nè figliuoli e sposi agli affetti. Il feudalismo
-offriva poi la miglior combinazione allora possibile di sforzi
-materiali, l'autorità più opportuna per dirigere i lavori guerreschi,
-che allora erano i più importanti e i soli nobili. Al cadere de'
-Carolingi, quando la feudalità non era per anco rafferma, i guerrieri
-di paesi differenti o degli stessi non guardavano che il proprio
-individuo: ma poi duchi, conti, baroni, possessori indipendenti,
-uomini d'arme trovaronsi legati fra loro mediante servizj e protezione
-reciproca; immenso passo alla civile convivenza.
-
-L'indipendenza propria del Barbaro ne forma ancora il fondo, ma
-s'abitua a riconoscere certe obbligazioni morali e reali. Effetto di
-quell'indipendenza dissolutrice, da principio i feudi si sminuzzano,
-e ne nasce un'infinità di piccolissime signorie; ma dopo la metà del
-secolo XI le minori vanno ad impinguare le grandi, sia per eredità, sia
-per conquista, sia per volontaria sommessione del debole onde trovare
-sicurezza e giustizia migliore. Fonte dunque com'era di disordini, il
-feudalismo impediva arrivassero all'eccesso, frenandoli coi reciproci
-interessi: se favorì l'anarchia, preservò l'Europa dal furor delle
-conquiste e delle invasioni che da secoli la sommoveva, legando l'uomo
-e le generazioni al terreno da cui traevano il nome, il diritto. Viepiù
-vi si affezionava la nobiltà, che allora crebbe d'importanza, avendo
-modo di provarla col titolo del possesso da cui traeva nome.
-
-In tempo che le passioni dominavano senza freno, che nessuna forza
-aveano le leggi, nessuna santità le condizioni, le paci, i trattati,
-agevolmente un principe avrebbe potuto sedersi déspoto come ne' paesi
-orientali ove la podestà concentrasi in mano d'un solo, e spingere a
-ruinose guerre, a diffondere o ribadire la barbarie in altre contrade.
-Ma tutti quei baroni ora adombravano, ora emulavano la podestà
-regia; guerra non era possibile senza consenso di essi, che doveano
-somministrare gli uomini e le spese; e così sfrantumato il dominio,
-non furono più possibili le comuni imprese e le conquiste; e ancorato,
-vorrei dire, alla terra il vascello delle migrazioni, poterono
-costituirsi le nazioni.
-
-Ed è notevole come le divisioni territoriali allora portate dal
-feudalismo, siano ad un bel circa le medesime che in Italia durano
-ancora; e l'essere distinte per costumanze e per dialetti prova
-che s'attaccavano a qualche cosa di più sodo che non il capriccio
-d'un barone, o il caso d'un matrimonio. La popolazione che si era
-viziosamente accumulata in pochi centri fu dal feudalismo recata anche
-a luoghi ingrati e malsani; ed ogni cosa allontanava dalle città,
-sicchè si moltiplicarono villaggi, e si ricoltivò il suolo deserto.
-
-Ceppi così ristretti impedivano lo sviluppo della civiltà. Se v'era
-protetta la libertà individuale e respinta la forza esterna, nulla
-tendeva a costituire un governo stabile ed ordinato; non unità
-monarchica, non federazione, non sudditi e cittadini. Le relazioni
-di vassallaggio non dipendettero dal voto dei popoli e dai loro
-interessi; ma essendo il possesso del suolo indivisibile dal diritto
-delle persone, seguì la sorte di queste, e un'eredità o un matrimonio
-cambiava le relazioni più intime; alcune provincie davansi a stranieri
-per testamento o per dote, distraendole dal loro centro naturale; ed a
-prescrizioni arbitrarie era sagrificata la nazionalità. L'idea stessa
-di patria era estranea ad un sistema che legava, mediante un terreno,
-alla persona; nè incorreva infamia colui che portasse le armi contro la
-terra natìa.
-
-Ma la feudalità vuolsi considerare men tosto come un ordinamento, che
-come un tragitto dalla barbarie verso la civiltà. I membri di essa
-v'acquistavano il sentimento della personalità, svilito nei tempi
-romani; giacchè ciascuno assumeva obblighi precisi e conosciuti e per
-consentimento individuale, a differenza delle società moderne, ove
-uno nasce legato a patti che nè elesse nè conosce. Mancando un vincolo
-generale e un'autorità coattiva, tutto riposava sopra la fede promessa;
-donde quell'aspetto di lealtà negli atti d'una società, in cui la legge
-non interveniva alle reciproche convenzioni del vassallo col signore,
-le quali erano frante tosto che il signore avesse prevalenza, o forza
-il vassallo. Nessun nuovo peso poteva essere imposto al tenitore del
-feudo, se non lui consenziente; ove il signore violasse gli accordi,
-potevasi resistergli a mano armata, e, ne' casi estremi, disdire
-l'obbedienza e chiamarlo al giudizio del duello. Tanto si era lontani
-dalle idee del despotismo sovrano, tramandate da Roma antica.
-
-I vassalli tenevano d'occhio che il re non usurpasse altri poteri, come
-avrebbe fatto qualora non avesse avuto che ad opprimere il popolo;
-idearono limiti alle regie prerogative; e ne venne la rappresentanza
-signorile, che poi servì di modello alla popolare, e il diritto
-privato, la personale dignità, la devozione verso il signore, per
-sentimento, non per istupida sommessione come in Oriente.
-
-Ciascun feudatario avea ragioni, avea privilegi; quindi necessità di
-discuterli, difenderli, ripristinarli, ora con argomenti or colla
-forza; dal che le idee di diritto, dond'era facile il passaggio
-alle idee di libertà. Il feudatario, ridotto all'isolamento del suo
-castello, dovea vivere nella famiglia più che non costumasse ne' tempi
-antichi. Ivi non trovava suoi pari se non la moglie e i figliuoli; e
-per quanto brutali e feroci vizj il distraessero, dovevano assodarsi
-i sentimenti domestici. Il primogenito, destinato a succedere nel
-paterno dominio, era circondato dalle cure necessarie a ridurlo tale,
-che, secondo le idee d'allora, lusingasse il domestico orgoglio;
-la moglie rimaneva a rappresentare il marito mentr'egli usciva a
-guerre od avventure, e mantenere la difesa e l'onore del castello.
-Così rigeneravasi la famiglia, e nelle donne fecondavansi sentimenti
-piuttosto nuovi che rari nella società antica, coraggio, elevato
-pensare, dignità personale; donde quelle delicatezze d'affetti e di
-riguardi, che poi furono portati al colmo dalla cavalleria, la più
-splendida filiazione della feudalità. Nelle Corti poi de' signorotti
-educavansi i giovani a quei costumi che presero da ciò il nome di
-_cortesia_, come dalla città l'aveano in antico (_urbanità, civiltà,
-polizia_). E da quell'ordine di cose ci vennero il punto d'onore, che
-è il complesso delle convenienze al di là della precisa giustizia, per
-le quali si acquista reputazione d'uomo compito; la scrupolosa fedeltà
-alla data parola; l'annobilimento della gloria militare e della lealtà.
-
-
-
-
-CAPITOLO LXXV.
-
-Il Basso Popolo.
-
-
-Nella Roma imperiale, la storia non ci presentava più che un sovrano:
-vennero i Barbari, ed essa non parlò che de' vincitori e delle guerre
-dei loro re: sottentrano i feudi, e cessata ogni centralità, ciascun
-castello diviene teatro di avvenimenti distinti. Ora s'insinua un nuovo
-elemento, il popolo.
-
-Questo fin oggi conservò del feudalismo un concetto odioso, che sfoga
-in tante storielle di demonj che rapiscono i castellani, di spettri di
-signorotti lamentosamente vagolanti attorno ai ricoveri delle libidini
-e prepotenze loro: vendetta popolare, che alla postuma giustizia si
-appella quando quaggiù gli è negata. E per verità, fra nobili sempre
-in arme, cinti da armata clientela, non frenati da verun superiore,
-non rispettosi ad alcun inferiore, quando i giudizj si risolveano
-per duelli, e le leggi non provvedevano che alle persone di chierica
-e di spada, il vulgo pendeva dal solo capriccio dei feudatarj; su di
-esso ricadevano le guerre; i nemici, cioè i vicini, facendo correrie,
-devastavano il campo di cui esso viveva, o ne molestavano la famiglia;
-ai cenni o agli occorrenti del padrone bisognava cedesse la roba, i
-carri, i bovi, la casa, che più? la donna; chiamato in battaglia,
-trovavasi nudo a fronte di quegli armigeri coperti di ferro, e
-predestinato a soccombere agli spadoni irreparabili di gente senza
-misericordia; fin il lepre e il cerbiatto, la cui caccia era riservata
-ai signori, divenivano un flagello pel villano, costretto a lasciar che
-sperperassero impunemente i frutti sudati.
-
-Eppure quest'infima condizione era un miglioramento dalla orribile che
-li sopraffannava durante la romana civiltà. Al tempo dell'invasione,
-comune era la condizione del colonato, cioè delle persone attaccate
-al terreno, ma libere del resto; e queste si trovarono maggiormente
-esposte alle prime violenze, poi all'anarchia che ne seguì, di modo che
-perirono o caddero in istato servile. Ma gli schiavi, ch'erano tanti
-e così abjetti, ne trassero notevole miglioramento. Dediti ai servizj
-d'un padrone o affissi alla gleba, ne' tempi romani non aveano alcuno
-schermo contro l'oppressione; non poteano stringere contratti, non
-stare in giudizio, non testare; se fuggissero, venivano ridomandati,
-come una proprietà, e come tali si vendeano, cambiavano, distruggevano.
-Conculcare a tal modo la persona umana era egli più possibile dopo che
-il cristianesimo aveva impresso a ciascuno il suggello dell'eguaglianza
-e l'obbligo della moralità? Pure le grandi e radicate iniquità non
-si tolgono con rimedj estemporanei, e il proclamare l'immediata
-emancipazione avrebbe sovvertito quel che si denomina ordine sociale,
-e che, fra molti sconci, presenta sempre qualche compenso; avrebbe
-eccitato una subitanea insurrezione, ove trucidati i padroni, resi
-infelici i servi, i quali, ignorando la dignità propria e i vantaggi
-della libertà, men tristamente sopportavano la condizione in cui
-erano nati e cresciuti. Tant'è ciò vero, che Libanio dipingeva la
-condizione dello schiavo come meno sciagurata che quella di alcuni
-liberi, potendo esso dormire tutti i suoi sonni, fornito dal padrone di
-quanto gli occorre alla vita; mentre il libero, neppur vegliando tutta
-notte poteva assicurarsi dalla fame[307]: e il Codice Giustinianeo col
-vietare ai servi di ricusar l'affrancazione[308] indica che allora,
-come oggi nell'Europa settentrionale, essi temevano la sparecchiata
-libertà.
-
-Intanto moltissimi schiavi erano periti nelle prime irruzioni, mentre
-il cessare delle conquiste non ne portava più di nuovi. Quei che
-rimanevano erano poveri e soffrenti, e per conseguenza prediletti della
-Chiesa; la quale, col nome di cristiani, avea dato loro la personalità,
-i diritti naturali, la morale responsabilità, una famiglia. Così
-la schiavitù non era più uno stato di persona, ma un vincolo di
-soggezione; e sebbene rimanessero gente d'una terra o d'un padrone,
-chi non vede quanto gli schiavi fossero progrediti? Spedali e ricoveri
-aperse la Chiesa anche per essi[309]; la proibizione dei giuochi
-gladiatorj levò uno degli incentivi ad educarne per sagrificarli; ai
-padri fu tolto l'atroce diritto di esporre i proprj figliuoli, e gli
-esposti la religione accoglieva negli orfanotrofj. Le catastrofi che
-precipitarono i grandi nell'ultima miseria, dissipavano il superbo
-pregiudizio d'una naturale superiorità; e il libero Romano divenuto
-schiavo del Germano, protestava egli stesso contro l'ineguaglianza di
-natura; mentre il Germano apprendeva a rispettare quel servo, che lo
-superava in cognizioni.
-
-Alle società povere e meno fastose non facea mestieri di
-quell'interminabile corredo di servi; i quali poi (_ministeriales_)
-nella ristretta famiglia avvicinandosi al padrone, trovarono maggiori
-occasioni di acquistarne la benevolenza e i favori. Lo spirito
-d'associazione proprio delle genti germaniche, nato dal sentimento
-dell'utilità che uno può procurarsi per mezzo degli altri, e temperato
-dalla coscienza dei diritti personali, recò a valersi dell'uomo
-come braccio libero, mediante una retribuzione. Quando poi crebbero
-d'importanza l'industria e il lavoro, si potea lasciare nel vilipendio
-coloro che ne erano la fonte? Sminuzzati feudalmente il territorio e
-la sovranità, chi stesse male in un luogo fuggiva nel vicino più non
-v'avendo legge generale che colpisse il disertore; talchè il padrone
-per interesse guardavasi di spingere lo schiavo alla disperazione.
-
-Le leggi barbare punivano alcuni delitti colla schiavitù; altri con
-multe, la cui gravezza traeva qualche libero a spropriarsi e ridursi
-servo. E i servi apparivano nei contratti come appendice o scorta del
-podere: il padrone riscoteva la composizione, determinata dalla legge
-per ferite e ingiurie recate ai servi, giacchè quella essendo prezzo
-della pace, non potea concernere il servo, privo del diritto delle
-armi. Di rimpatto il padrone stava pagatore dei danni causati dal
-suo servo, come gli animali. Veramente la legge longobarda del tempo
-di Rotari mostrasi fiera coi servi quanto la romana, paragonandoli a
-cose mobili[310]: ma presto si tolse al padrone l'arbitrio sulla vita
-di quelli; vennero determinati i casi, in cui questo era obbligato
-ad emanciparli; fu data azione ad essi contro il padrone che gli
-offendesse, e aperto sempre il rifugio delle chiese. Il servo, battuto
-dal padrone per avere portato richiamo contro di lui, rimane franco.
-Se ad un servo rifuggito in chiesa il padrone promette sicurtà, poi
-non attiene, è multato in soldi quaranta. Se il padrone disposto a dar
-la libertà venga a morte, Astolfo vuole[311] che lo schiavo rimanga
-libero, senza pur pagare il launechildo o compenso, «massima lode a noi
-sembrando se dalla servitù traggansi gli schiavi a libertà, perchè il
-Redentor nostro degnò farsi servo per dare a noi libertà».
-
-Che i servi abbondassero in Italia, lo attestano le tante leggi che
-li concernono, e in cui vengono distinti i romani dai nazionali
-(_gentiles_). Ma poichè trovavasi più comodo ed utile il lavoro
-volontario, concedevansi ad essi talvolta terreni a livello,
-sull'esempio delle chiese, crescendo così la classe dei massari o degli
-_aldizj_. Questi erano superiori agli schiavi, pure soggetti a padrone;
-poteano possedere terreni e schiavi, non però in assoluta proprietà;
-nè vendere o comprare senza ottenere licenza dal padrone e pagargli il
-laudemio. Somigliano dunque ai coloni dei Romani, se non che possono
-dal padrone esser venduti anche separatamente dalla gleba. Di fatto
-l'affissione alla gleba era suggerita dalla scarsità di popolazione:
-cresciuta questa ed abolita la capitazione, più non v'era interesse di
-legare la libertà, giacchè ad un individuo sottentrava un altro[312].
-
-Rotari ammette due sorta di manomissione: la prima quando uno è
-dichiarato _amundo_, cioè fuori d'ogni tutela del padrone; l'altra
-quand'è _fulfreal_[313], cioè disobbligato soltanto da servizj di
-corpo: il primo andava sciolto affatto, l'altro restava obbligato verso
-il padrone come verso fratelli e parenti, talchè quello ne diventava
-erede.
-
-Fu uso antico de' Germani, e più de' Longobardi, l'affrancare molti
-servi in congiuntura di guerra. Essendo le armi segno di libertà, dai
-Longobardi anticamente manomettevasi lo schiavo col consegnargli una
-freccia, e susurrargli alcune parole patrie all'orecchio[314]. Rotari
-introdusse la formalità romana di rimettere l'amundo ad un'altra
-persona, che lo conducesse sopra un crocicchio, e dicessegli: — Va
-per la via che vuoi»[315]. Per _impans_ liberavasi uno quando tale
-era o supponeasi la volontà del re[316]. Ai tempi di Liutprando bastò
-l'affrancazione davanti all'altare per render uno interamente cittadino
-longobardo[317].
-
-Altre volte non faceasi che alleggerire la servitù rendendolo aldio,
-al che non occorreva se non la scritta. Niuna legge tornava schiavo
-il liberto ingrato; ma per ovviarvi, Astolfo permise che il patrono
-potesse, vita durante, riservarsi i servigi del liberto[318]. Il
-traffico di schiavi non era ignoto ai Longobardi quando entrarono
-in Italia: ma il venderli a stranieri consideravasi pena non meno
-grave che la capitale[319], e non si facea che con prigionieri di
-guerra. Pure l'ingordigia anche in altre parti d'Italia seguiva questo
-orribile lucro: Gregorio Magno vide sul Foro romano mercatarsi schiavi
-britanni; i Veneziani coi Saracini della costa di Barberia faceano gran
-traffico di schiavi d'ambi i sessi, e massime di giovani eunuchi; dai
-paesi slavi e tedeschi, e anche dall'Italia, conduceansi convogli di
-prigionieri di guerra e altri schiavi a Venezia; i Longobardi rapivano
-anche bambini di liberi per venderli colà, il che da Liutprando è
-parificato all'assassinio[320]. Raccontasi a lodo di papa Zacaria
-che, avendo i Veneziani comprato sul territorio branchi di schiavi
-da spedire in Africa, esso ne pagò il prezzo e li rese in libertà.
-Nel 783 in Ravenna due personaggi d'alta giurisdizione, oltre abusar
-della loro posizione per spogliare vedove ed orfani, li vendevano ad
-Infedeli[321]. Dagli Ebrei era pure esercitato questo commercio; e le
-popolari leggende sul loro uccider i bambini forse vengono da questo
-rapirli e farli eunuchi. Carlo Magno combattè tali abusi; e Arigiso,
-principe di Benevento, promulgò punirebbe colla massima severità il
-rapir gli uomini e il venderli agli Infedeli; Sicardo rinnovò lo stesso
-divieto, ma solo a riguardo de' Longobardi liberi: però l'effetto delle
-leggi riuscì sempre scarso[322].
-
-Le conquiste antiche stabilivano profonde distinzioni di classi,
-che il tempo, le rivoluzioni, la superiorità numerica de' vinti non
-riuscivano a cancellare. Nel feudalismo invece le distinzioni erano
-temperate dalla natura medesima di esso, cioè dal trovarsi dispersi i
-vincitori fra i vinti, e ravvicinati continuamente dal vivere comune,
-dai possessi, dal bisogno di difendersi in una società tempestosa.
-I più degli schiavi viveano sui liberi allodj de' prischi padroni o
-degli arimanni. Or questi vennero in gran decadimento quando il regio
-potere si trovò soverchiamente debole per difenderli dalle vessazioni
-de' vicini, talchè essi metteansi in dipendenza di qualche signore.
-Talvolta ancora non potendo soddisfare all'eribanno o alle gravi multe
-dei delitti, erano privati del fondo, che conferivasi poi in feudo ad
-un ricco; sicchè a quel tempo dileguano gli allodj.
-
-Unita la sovranità colla proprietà, i coloni dipendettero dai
-possessori anche nelle materie politiche, rimasero senz'altro superiore
-che il feudatario, e quindi esposti ai superbi arbitrj di esso,
-dimentico che agli oppressi rimane una terribile potenza, quella
-del numero. E spesso a questa ricorsero i campagnuoli, e i ricordi
-son pieni di sollevazioni, ove gli è vero che, disuniti e sregolati,
-soccombevano alla forza compatta ed esercitata, ma pure aveano fatto
-sentire il grido della libertà e discorso di diritti; parola di
-formidabile efficacia.
-
-Nel bollore dell'unione o nell'oppressura della sconfitta, i coloni
-s'avvicinavano ai servi, invigorendosi col numero, sebbene rimanessero
-distinti perchè non poteano essere venduti a capriccio del signore,
-e restavano donni di sè qualora avessero pagato il convenuto. Nelle
-prepotenze allora correnti, molti per fame vendeano la libertà; molti
-offerivansi alla Chiesa perchè li proteggesse; altri divenivano schiavi
-per impotenza a pagare il dovuto.
-
-Questi, nello sminuzzamento della sovranità, si trovarono ravvicinati
-al padrone, il quale contrasse con loro i legami della domesticità,
-guardò come prosperamento proprio quel delle genti affisse alla
-sua gleba, perendo le quali, deteriorava il valore del feudo, e
-riducevasi in condizione inferiore ai vicini competitori. Un servo
-era maltrattato? non avea che a varcar la siepe o il fossato del
-podere, per trovarsi su terre d'un nemico del suo signore, che
-volentieri l'accoglieva, che forse l'aveva istigato con promesse, e
-vel manteneva con concessioni. A mezzo il secolo XII tutti i coloni
-abbandonarono Montecassino, sicchè l'abate dovè cercarne altri con
-larghe condizioni[323]: i villani dei signori di Chiaramonte in Sicilia
-respinsero colle armi l'oppressione eccessiva: così gli abitanti di
-Avola si ribellarono al barone Federico d'Aragona, e a furia l'uccisero
-con cinque suoi partigiani, e il re perdonò loro, attesa l'immanità
-dell'oppressione; il qual re prevenne un egual colpo a Francavilla,
-abolendo egli stesso i dazj imposti dal barone Arrigo Rosso[324].
-
-Durando la servitù della gleba, non potevano prosperare i campi, atteso
-che il coltivatore fosse costretto occupar pel padrone molte giornate,
-e nelle stagioni che maggiore bisogno n'aveva egli stesso[325]; sicchè,
-mentre andava a segare il grano del signore, periva il suo. Nè sugli
-amplissimi possessi poteva il padrone tenerlo d'occhio, e tanto meno
-pretendere fossero lavorati assiduamente da quelli che nessun vantaggio
-ne traevano. Pertanto si sottinfeudavano; poi ogni cosa maggiormente
-vestendo aspetto feudale, anche i minori vassalli vollero avere
-dipendenti, sicchè della loro tenuta davano varj appezzamenti a persone
-anche infime, obbligate a servirli del corpo e dell'armi; e chiamavansi
-_masnadieri_, e _masnada_ la loro unione. Amavano dunque i padroni
-cedere terreni al lavoratore stesso, riservandosi una rendita perpetua
-e il diritto a certi servigi o alla capitazione; talvolta ancora glieli
-rilasciavano per bisogno di danaro; e già nel secolo X i contratti non
-riguardavano più soltanto le terre, ma prestazioni e lavoro d'uomini.
-
-Cresceano dunque i possessori, e questi aveano stipulato condizioni
-inalterabili, e il signore ne abbisognava per servigi proprj e per
-menarli alle guerre particolari: tutti passi, non solo per acquistare
-esistenza propria, ma per fare tragitto dalla gente dominata alla
-dominatrice.
-
-In prima, col morire del vassallo, le sottinfeudazioni di lui
-ricadevano al nuovo investito, talchè precario consideravasi il
-possesso, nè quindi si provvedeva a migliorarlo. Inoltre il vassallo,
-emancipando un servo o un condizionato, avrebbe deteriorato il campo
-cui questi era affisso, onde nol potea senza consenso dell'alto
-signore. Quando però i feudi si costituirono ereditarj, ciascuno pensò
-ridurre a meglio i beni che dovea tramandare alla propria discendenza;
-in luogo di capanne si fecero case; e queste crebbero in villaggi, a
-piè del castello, o attorno alla badia.
-
-E l'interesse e la vanità inducevano i signori a cercare che questi
-villaggi prosperassero; onde con privilegi o collo scemar l'oppressione
-vi allettavano avveniticci dalla campagna. Quivi essi trovavano da
-esercitare qualche arte o mestiero, col che acquistare un peculio,
-e la certezza d'aver di che vivere altrove lavorando, se male qui si
-trovassero[326].
-
-Rosario De Gregorio reca diverse _Carte di memorie_ o _precetti_,
-cioè contratti tra feudatario e vassalli, che, per quanto onerosi,
-segnavano però un limite ai servigi. In due del 1133, Ambrogio, abate
-del monastero di Lipari, cui era stato concesso Patti, raccolti
-in questa città molti uomini di _linguaggio latino_, cioè Siculi,
-Lombardi e Normanni, a distinzione degli Arabi, conveniva con essi,
-che possedessero come proprio quanto il monastero lor concederebbe,
-potendo anche lasciarlo agli eredi, purchè abitanti in Patti; se
-alcuno volesse partirsene, lo rassegnasse al monastero, ritenendo per
-suoi i miglioramenti fattivi: dopo tre anni ciascuno potesse vendere
-la eredità a qualunque altro abitante, avvisatone però l'abate, e
-preferitolo a pari prezzo; caso che nemici irrompessero sopra Lipari,
-i Pratesi andrebbero a difendere i dominj del monastero, a spesa
-dell'abate stesso. Giovanni, successore di Ambrogio, modificava
-alquanto tali condizioni, volendo che, in tutte le isole di Lipari
-soggette al monastero, nessuno possedesse con diritto perpetuo
-ed ereditario, ma solo a tempo, e purchè servisse fedelmente; chi
-partiva, non potesse pegnorare nè vendere o lasciar ai figli il suo
-appezzamento, che ricadeva alla Chiesa. Nel 1117 quei del villaggio
-di Agrilla si obbligano al barone di zappare i suoi terreni; e nel
-tempo della seminagione metter ognuno un par di bovi a servizio di
-lui per dodici giorni, e alla messe ventiquattro giornate di lavoro; e
-in tempo di vendemmia portar ciascuno un cerchio per le botti; oltre
-pagar la decima delle capre e dei porci, e a Natale e Pasqua offrir
-due galline o qualche cacciagione. Le giornate erano talvolta assai di
-più; e quell'anno stesso, il suddetto abate Ambrogio determinava che
-la popolazione di Librizzi potesse lavorare per sè e pei figliuoli tre
-settimane il mese e una pel monastero; il che sembrò tal favore, che
-quei villani si obbligarono per sopraggiunta ad altre quaranta giornate
-coi bovi in tempo della seminagione, una alla mietitura, tre alla
-vendemmia[327].
-
-Allo spirito d'associazione fu attribuita primaria parte
-nell'emancipazione delle plebi. Non appena queste trapelano dalla
-storia, troviamo unioni dei membri della stessa famiglia sotto un
-solo tetto, sopra un medesimo podere, per accomunar la fatica e i
-profitti. Questo corpo morale compatto non discioglieasi per morte:
-aveano un capo (_capoccio, regidore_, ecc.), cui spettavano gli
-atti d'amministrazione interna, compre, vendite, prestiti, affitti;
-mettevano in comune il proprio lavoro, ma ciascuno riserbavasi certi
-lucri, come gli apparteneano certe spese, per esempio il dotar le
-figliuole. Specie di società patriarcale, che dalla partecipazione del
-pane diceasi _compagnia_; e qualora dovessero separarsi, il capocasa
-tagliava un gran pane in varj pezzi. Questo spirito di famiglia
-doveva riuscire di gran sollievo alle manimorte, che a questo modo
-sottraevansi all'obbligo, che le proprietà del morto ricadessero al
-signore, obbligo rigoroso ne' primi tempi dei feudi: mentre al signore
-che non acquistava nulla alla morte del suo villano, poco importava se
-questo disponesse dell'aver suo a favore dell'uno o dell'altro. Di tal
-passo l'uomo di manomorta acquistava i preziosi diritti di possedere e
-di testare.
-
-In quello sminuzzamento delle terre, ciascuno dovea procurare di
-trarne il massimo profitto; e i villani lavoravano più volentieri un
-fondo al quale erano assolutamente attaccati; sicchè la prosperità del
-tenimento e del signore tornava in utile de' villani stessi. Il signore
-poi dovea più volentieri voler avere a fare con una compagnia che con
-un uomo solo; evitando le complicazioni, la confusione, i pericoli di
-diserzioni.
-
-Queste compagnie costituivansi talora anche da non villani, e fra
-artieri. Quando i parenti fossero convissuti un anno e un giorno
-sotto lo stesso tetto e colla stessa borsa, reputavansi accomunati
-tacitamente mobili e benefizj; eccetto quelli di preti o nobili, cui
-il traffico sconveniva. Di queste ricorrono frequenti esempj in Italia,
-dove invece son rare quelle tra villani.
-
-Così per lo spirito d'associazione, che i Germani già possedevano nelle
-loro selve, e che il cristianesimo favorì consacrandolo, la famiglia
-diveniva più solida in tutte le classi: ogni consuetudine, ogni legge
-tendeva a rendere stabile di generazione in generazione il patrimonio,
-i sentimenti, le affezioni; poteasi mirare ad interessi più estesi.
-
-Il clero, affine di ridurre in atto le dottrine che professava,
-prese a cuore la povera plebe, di cui avea mangiato il pane e diviso
-gli stenti, e tra cui teneva ancora i padri, i fratelli. Cominciò
-dall'aprire le sue file agli schiavi, che entrando sacerdoti,
-divenivano eguali al padrone per classe, superiori per carattere: nella
-regola di san Benedetto era espresso che il servo non fosse per nulla
-distinto dal libero. A questa via spedita d'emancipazione affollavasi
-gente inetta o indegna; i signori faceano ordinar prete qualche loro
-servo per godersene i benefizj: talchè parve prudente il restringerla.
-
-La Chiesa apriva asili al servo perseguitato[328], e riceveva per
-suoi quelli che, oppressi dai padroni, reputavano parte di libertà
-il portar catene scelte da sè, o quelli cui la libertà non faceva
-che esporre al pericolo di morir di fame. Di questi servi deditizj od
-_oblati_ alle chiese, alcuni metteano persona e beni in protezione di
-esse, obbligandosi a difenderne i privilegi e le proprietà contro gli
-aggressori: vassalli anzichè servi: altri obbligavansi d'una tassa o
-censo annuo (_censuales_): altri infine rinunziavano del tutto alla
-libertà, veri schiavi (_ministeriales_)[329]. La Chiesa, spoglia
-di avidità personale, meno esigeva dai famuli suoi; e per l'ordine
-costante che essa pone in tutti i suoi possessi, determinava l'appunto
-del lavoro che essi doveano; donde crebbe l'affluenza agli altari.
-
-Accettando poi la parte di terre e servi, assegnatagli come ad un
-ordine eminente dello Stato, il clero si applicò ad elevarne gradi
-a gradi la condizione. Cominciò a sanare terreni, imbonendo paludi
-e foreste; poi ne concedeva porzione ai villani per più o men tempo,
-per una generazione o tre o più, con cui si mantenessero pagando un
-canone annuale (_mansum_). Questi livelli o enfiteusi[330] segnano il
-vero passaggio dalla schiavitù alla proprietà traverso al servaggio,
-disponendo la rivoluzione che nel XII secolo si compì quando
-cambiaronsi le enfiteusi in fitto temporario, e il livellario in
-fittajuolo com'oggi è. Adunato un peculio potevano i servi riscattarsi;
-e per tali passi rintegravansi la famiglia, la proprietà, l'industria,
-la libertà anche tra essi.
-
-Ottone I si accorse che i signori prendeano a livello le terre
-degli ecclesiastici, dappoi non pagavano il censo, e finivano
-coll'appropriarsele come allodj. Pertanto nel largire beni a chiese vi
-ponea patto non li allivellassero se non a coloni, i quali in persona
-li coltivassero e retribuissero i frutti. Fu un altro avviamento al
-sistema di mezzadria odierno[331].
-
-Alle forme dell'antica manomessione erasi aggiunta la ecclesiastica,
-come atto religioso, conducendo l'affrancando attorno all'altare con
-un torchio acceso, e leggendogli preci e formole che il dichiaravano
-franco. E l'emancipazione era le più volte suggerita da sentimento
-religioso, onde vedonsi addotti per motivo i meriti della redenzione,
-l'amor di Dio, il rimedio dell'anima propria, la speranza d'impetrare
-grazie celesti. Altri lo faceano al letto di morte quando lo spirito è
-più disposto a' sentimenti di pietà e d'umanità[332].
-
-Colle carte di franchezza il padrone rinunziava al diritto di vendere,
-cedere, o fare altrimenti della persona del suo schiavo; gli dava
-arbitrio di disporre degli averi suoi per testamento o per altro atto
-legale, e di sposare chi volesse; e determinava la tassa o i servizj
-che si riservava[333].
-
-Ma molti arrivavano alla libertà senza mezzi di sussistenza; altri
-erano manomessi dai padroni quando non più capaci di lavoro, sicchè
-rimanevano mendichi e sulla via. Per essi la Chiesa moltiplicò
-istituzioni di carità[334]; e ben ella bastava a mantenerle, perchè
-primo il clero avendo applicato l'intelligenza e il lavoro a far
-fruttare gl'immensi possessi, n'era venuto in ricchezza. I pontefici
-poi presero sempre a cuore gli schiavi, più volte esclamarono contro
-chi ne facea traffico, e colle entrate della Chiesa ricomprarono alcuni
-dagl'infedeli o da mercanti. Già Gregorio Magno nell'emancipare due
-schiavi proclamava la natural libertà degli uomini dicendo: — Come
-il Redentor nostro si compiacque vestir forme umane per frangere i
-nostri legami e restituirci alla primitiva libertà, così è conveniente
-e salutare che quelli che da natura furono creati liberi, e che in
-forza di umane leggi soggiacquero a servitù, siano colla manomessione
-restituiti alla libertà»[335]. Alessandro III nel concilio Lateranese
-dichiarò i Cristiani franchi da schiavitù. Alessandro IV in una bolla
-del 1258 diceva: — Giacchè gli uomini, eguali per natura, sono resi
-schiavi dalla schiavitù del peccato, sembra giusto che quelli, i quali
-abusano del potere concesso da Colui da cui deriva ogni podestà, siano
-privati d'ogni potere sui servi. Perchè dunque ad Ezelino ed Alberico,
-scomunicati da noi, possa venire alcun danno dall'averci disobbedito,
-dichiariamo con autorità apostolica liberi i servi e le serve, coi
-figli ed i nipoti loro, che si sottraggano all'obbedienza di quei
-due, in modo che possano tenere peculio proprio, godere la libertà,
-come fossero nati liberi cristiani». È probabile che simili atti si
-replicassero verso coloro che reluttavano all'autorità suprema.
-
-Da un pezzo erano cadute in disuso le leggi che a certe colpe
-infliggevano la servitù; e i nuovi schiavi che qui e là trovansi
-ancora nominati, erano gente non battezzata, attesochè, secondo le
-idee d'allora, l'uomo non cristiano rimaneva inferiore, come schiavo
-del demonio. Spesso le chiese cercavano privilegi pei loro villani,
-acciocchè questi comparissero superiori agli altri; e i re gli
-assentivano volentieri, perchè, senza scapitare di nulla, venivano a
-far atto di qualche autorità anche fuori dei proprj dominj.
-
-Procedendo i tempi, troviamo ai coltivatori imposto il terratico,
-cioè una quarta parte del ricolto; l'acquatico, cioè il ventesimo o
-trentesimo della canapa o del lino venuto alla falce, pel padrone del
-maceratojo; il glandatico per menar i porci a pascolare ne' rovereti,
-dando un porcellino da latte ogni dieci, un grosso majale ogni
-quindici; l'erbatico pei pascoli, portante un decimo dell'armento;
-il plateatico pel mercato, a cui s'aggiungeano i bolli delle misure.
-Alle grandi feste si presentava un dono di pelli, ova, ricotte, frutta
-secca. Dove la caccia e la pesca si permettessero, doveasi una parte
-della preda; la testa e una spalla del cinghiale, testa, pelle e
-zampe dell'orso, i pesci migliori[336]; un donativo al signore nuovo,
-pagare i viaggi suoi alla Corte o al placito, servirlo militarmente
-per tre giorni o più entro un limite determinato, retribuirgli servizj
-personali e di bestie. Al signore spettavano pure i molini, i torchj,
-gli edifizj sopra acqua, pei quali doveasegli un canone. E tutti questi
-diritti erano certamente anteriori, perchè nelle controversie si fa
-sempre riporto alle consuetudini e alle testimonianze: ma la riscossa,
-che vedremo nel secolo seguente, consistette in ciò che tali pesi non
-appartenevano più alle persone ma ai beni, sicchè questi si poteano
-vendere.
-
-Il generale miglioramento appariva dal modo onde i baroni trattavano
-i campagnuoli. Quando questi venissero a recar latte e frutti al
-mercato, non trovavansi più chiuse in faccia le porte del castello;
-l'intera giornata potevano trasportare i covoni o il fieno; punito chi
-rubasse al colono i grani o i frutti o la stiva; chi lasciasse capre
-o porci correre le sue vigne; chi non avesse a mezzo marzo rifatte le
-siepi, nettati i canali; chi menasse la caccia presso alle vendemmie
-o al ricolto: istituite guardie campestri; vietato al fittajuolo di
-portar via i pali; agevolata la permuta delle eredità onde prevenire il
-soverchio sminuzzamento; talora proibito alla giustizia di pignorare
-gli attrezzi e gli animali dell'agricoltura, o l'abito del giorno da
-lavoro. Queste attenzioni, ignote alle leggi antiche, danno segno di
-notevole progresso.
-
-Nel 1068 i conti di Calusco, nel Bergamasco, per allettar gente,
-promettono con carta regolare a chi venisse abitare sulle loro terre,
-di non torgli il bestiame nè per giudizio nè senza; non obbligarlo ad
-alloggiar soldati, se non nel caso di guerra in cui si deva menare più
-che i vassalli; non a dare il fodro, cioè i viveri militari, se non
-quando sia imposto dal pubblico; non viveri e vino, se non quando i
-signori vengano o facciano nozze: garantiscono da ferite e altre offese
-nel territorio; in caso di guerra tra la famiglia dei Calusco, questi
-non vi faranno guasto, ma gli abitanti non parteggeranno con nessuno,
-nè impediranno ad alcuno dei guerreggianti d'andare o venire[337].
-
-E quei patti, o scritti o di consuetudine, poteano farsi valere davanti
-a tribunali, o compromettersene l'elucidazione in arbitri, del che
-molti esempj ricorrono negli archivj[338].
-
-Nelle città d'altro passo camminava l'emancipazione. Molti uomini
-liberi vi erano rimasti; ed applicatisi a qualche mestiero, non erano
-caduti nella necessità di darsi servi[339]. Della gente romana alcuni
-come censuali v'erano sopravvissuti, alquanto meglio trattati dai
-vincitori, perchè riducendo uno a perire o a fuggire, mandavano in
-dileguo il possesso, consistente nei servigi che poteva rendere o col
-suo corpo, o colle arti, o in uffizj letterarj, o in tributo. Taluni
-di questi eransi per benevolenza o a prezzo redenti dal censo o dalle
-comandigie, rimanendo liberi di sè; altri per povertà o debolezza
-s'erano piegati a condizione servile. Gli emancipati, quando crebbero
-alla campagna, non bastando l'agricoltura al loro sostentamento,
-venivano alla città per travagliarsi in mestieri e liberi servigi.
-L'aumento del commercio e dell'industria li favoriva, e il vedere in
-questo tempo stabilirsi corporazioni e maestranze di quei mestieri
-che prima s'affidavano a schiavi, convince che sempre più perdevasi
-la servitù personale, benchè non s'arrivasse ancora al concetto d'una
-città, ove il lavoro fosse tutto abbandonato a liberi.
-
-Così alle due nazioni che sussistevano nel feudalismo, possessori e non
-possessori, frammettevasi una terza, di quei che possedevano la propria
-industria. Questa pure si faccia penetrare nella società, e si avrà il
-Comune; e tale è appunto l'opera che vedremo compirsi nell'innalzamento
-delle città.
-
-Ma intanto i servi redenti non partecipavano al consorzio dei
-vincitori, ed avevano perduta la protezion d'un padrone; onde
-rimanevano _gente di nessuno_, e in conseguenza privati della
-giustizia. Nelle città poi niun abitante avea diretta connessione col
-governo regio, eccetto il vescovo, che talora veniva alla Corte per
-intercedere, e tornava con una concessione od una esenzione, spesso non
-curata dal conte o dall'esattore. In tal caso ai proletarj non restava
-che o stringersi in particolari associazioni d'arti e mestieri per
-darsi un interno ordinamento, o ricorrere alle corti ecclesiastiche,
-e trovare schermo nelle immunità dei nobili e del clero, giurisdizioni
-distinte da quelle del conte.
-
-Pertanto la città rimaneva partita fra nobili e vassalli, gente libera
-e servi. Quest'ultimi sono ancora senza diritti nè nome: gli altri
-formavano Comuni distinti, eleggendo rappresentanti e magistrati
-(_scabini_) per trattare e dirigere gl'interessi proprj, ed assistere
-ai giudizj. Alcuni dipendevano da un gastaldo regio, il quale
-rappresentava i conquistatori e ne tutelava gli interessi sopra le
-persone e le cose[340]. Trattavasi di sottoporre gli uni e gli altri
-all'amministrazione e alla giurisdizione medesima; ed è ciò che fu
-fatto mediante l'istituzione dei Comuni, la quale, a combattere il
-feudalismo, eppure da questo preparata, apparve dopo il Mille in tutta
-Europa, ma più insignemente nella patria nostra.
-
-
-
-
-CAPITOLO LXXVI.
-
-Il Mille. Corrado Salico. L'arcivescovo Eriberto. Enrico III.
-
-
-Suole chiamarsi secolo di ferro il decimo; in realtà infelicissimo
-perchè l'antico ordine era sfasciato, nè ancora appariva il nuovo,
-e intanto gli elementi eterogenei fermentavano, senza che si
-conformassero nè uno per anco prevalesse. Talora vi sono popoli nomadi
-che cercano stanza; gli stanziati nell'acquistata patria procacciano
-dirozzarsi, e imitare l'amministrazione romana; il vinto aspira a
-ricuperare alcuna importanza, lo schiavo a mutarsi in villano, il
-colono a sciogliersi dai vincoli della gleba; le proprietà libere si
-legano in benefizj, e i benefizj si riducono ereditarj; i possessori
-s'attaccano a formare un'aristocrazia territoriale, il capitaneo a
-divenir indipendente; il re, da primo fra i pari, vorrebbe a brani
-acquistare la prerogativa imperiale; non si contende più solo tra i
-principi per la primazia politica, ma tra vescovi e conti e uomini
-liberi per la civile franchezza; il clero si pianta allato al trono,
-e confonde il benefizio col feudo, il pastorale colla spada; nessuno
-ravvisa il fine, cui pure è tratto dalla prepotenza delle cose.
-
-I dominatori portavano guasti e sangue, pure introducevano anche
-nuove istituzioni, opportune a correggere quelle del mondo antico. Il
-titolo di romano non era più d'onore, anzi i vincitori lo infliggevano
-ai vinti come un obbrobrio: pure la magnifica civiltà anteriore
-sopravviveva colle leggi, con una letteratura ammirata, colla lingua
-che prestava ai vincitori per istendere i decreti e i contratti, cogli
-ordinamenti municipali in qualche parte conservati, colla memoria che è
-l'ultima a perdersi dai popoli.
-
-Fra ciò non appare che un universale commovimento: monarchia che si
-sfrantuma ne' conquistatori, democrazia che germoglia nel popolo,
-teocrazia nell'alto clero, governo militare, governo ecclesiastico,
-governo municipale, sussistono contemporanei e distaccati, senza
-che l'uno annichili l'altro, per modo che chiunque riguarda ad
-uno soltanto, crede quello unico dominante. Indi quell'aspetto di
-confusione, somigliante a violenza sconsiderata, dove l'individuo
-soffre miserabilmente, eppure l'umanità procede; e sul cadere di
-questa foschissima età già troveremo la nozione di territorio prevalsa
-alla nozione di razza, quella di Stato a quella di famiglia, l'unità
-nazionale emergere dalla laboriosa fusione di quanto contribuirono le
-società anteriori, e cresciute la dignità e la libertà dell'uomo a ben
-altra misura che non fossero quando tale non si considerava se non il
-cittadino.
-
-Di lettere chi poteva occuparsi? Pure non erano perite fra noi; e
-attorno al Mille, Wippone tedesco animava Enrico II a far educare
-i figliuoli de' nobili, come costumavasi in Italia[341]; Ademaro
-chiamava la Lombardia fonte della sapienza[342]; Gerberto, che fu papa
-Silvestro II, trovava ridondanti di scrittori le città e le campagne
-nostre[343]; il panegirista di Berengario esortava la sua musa a
-tacere, perchè nessun più poneva mente ai modi di essa, facendosi
-versi dappertutto[344]; il cronista salernitano numerava a Benevento
-trentadue filosofi[345]: del qual nome dovea fregiarsi chiunque sapesse
-scrivere latino, come di quel di poeta ogni misuratore di sillabe.
-
-Quasi nel solo clero si era rifuggito il poco sapere, ed Eugenio II
-papa nel concilio Romano dell'826 aveva imposto che in ogni vescovado
-e in ogni pieve si aprissero scuole per le lettere, le arti liberali
-e gli studj sacri[346]. Oltre qualche cronista, possono citarsi con
-onore Attone vescovo di Vercelli, che deplorava le _oppressure della
-Chiesa_; Raterio vescovo di Verona, che fece sei libri de' _Proloquj_,
-ossia dei doveri in ogni condizione, e lettere molte e sermoni, rozzi
-ma forti; Pacifico arcidiacono di Verona, di cui il lungo epitafio dice
-come lavorasse di metalli, legno, marmi, scrisse ducendiciotto codici,
-e inventò un orologio notturno. L'_Elementario_ di Papia lombardo,
-lessico di voci latine, servì di modello ai dizionarj, ricchezza delle
-età moderne. Alfano monaco cassinese, poi vescovo di Salerno, fe molti
-inni.
-
-Di verseggiatori potrei facilmente allungare il catalogo, ma basti
-accennare Teodulo, vescovo allevato in Atene, e che lasciò un
-_Colloquium_ in settantasette quartine, ove nel cuor dell'estate il
-pastore _Pseusti_ (menzogna), nato sotto le mura d'Atene, adagiato il
-gregge all'ombra d'un tiglio, pone mente ad _Alitia_ (verità), casta
-pastorella della stirpe di David, la quale tocca l'arpa del Profeta
-in sì soave modo, che le acque s'arrestano ad ascoltarla, e l'armento
-obblia la pastura. Punto da gelosia, Pseusti la sfida, e chiamano
-arbitra _Fronesi_ (prudenza), che ordina loro di cantare in quartine,
-numero a Pitagora prediletto. Pseusti dunque espone l'origine degli
-uomini secondo la mitologia, e le altre favole intorno ai numi; Alitia
-verseggia il genesi mosaico; quello invoca gli Dei, questa il Dio
-vero; e la vittoria è aggiudicata alla donna, che espone i misteri
-dell'incarnazione[347]. Poesia, non isprovveduta di merito, ove sembra
-udir le voci di due generazioni che, da allora fino ad oggi, contesero
-per trarre la poesia una ad imitare e pascersi solo di rimembranze,
-l'altra a secondare il libero volo dell'ispirazione e del sentimento.
-L'evidente imitazione di Virgilio assicura che i classici erano ancora
-conosciuti.
-
-Un Vilgardo teneva scuole a Ravenna, e «come sogliono gl'Italiani
-trascurar le arti e coltivare la grammatica»[348], spinse la passione
-pe' classici fin al delirio: una notte i demonj assunsero la sembianza
-de' poeti Virgilio, Orazio, Giovenale, e apparendogli il ringraziarono
-dell'ardor suo nel propagare l'autorità de' libri loro, e gli promisero
-farlo partecipe della loro gloria. Sedotto da tal frode, egli pose
-tanta fede ne' classici, che ogni loro parola aveva in conto d'oracolo,
-e sosteneva punti repugnanti al giusto credere; e benchè condannato
-dall'arcivescovo, molti spiriti in Italia traviò.
-
-Che valeano mai queste scarse eccezioni, o questi esercizj di
-scuola? Intanto l'uomo trovavasi abbandonato all'ignoranza e alla
-superstizione; in ogni fenomeno naturale vedeva un flagello di Dio
-sdegnato; ai mali irrompenti opponeva o una rassegnazione accidiosa o
-un repetìo iracondo, e invece di rimediarvi gli esacerbava.
-
-Quasi aggiunta a tanti patimenti si sparse allora ed acquistò fede
-la diceria che Cristo avesse pronunziato, _Mille e non più mille_,
-e perciò col secolo terminerebbe il mondo; si ricordavano certi
-settarj, che nei primi tempi aveano predicato il millenne regno di
-Cristo; e più creduta quant'era più fitta l'ignoranza, quest'opinione
-divenne universale. Ma sarebbe il Mille dopo la nascita sua? o dopo
-la morte? o erano inesatti i calcoli dell'êra cristiana? Questi dubbj
-non facevano che esasperare l'incertezza, e prolungare l'ansietà.
-Frattanto chi può s'immagini lo stato d'una società che crede essere
-alla vigilia dell'intero suo scioglimento. A turbe invocavano il sajo
-monacale, sì che duravasi fatica a frenare quell'incomposta affluenza;
-folla ai santuarj più devoti; processioni di reliquie venerate, dalle
-quali parve allora succedesse una risurrezione; e con sante litanie
-e con folli superstizioni supplicavasi Iddio a stornare i flagelli, e
-aver misericordia della sua plebe, che a momenti doveva tutt'insieme
-comparirgli davanti. Altri, _appropinquante fine mundi_, chiamavano le
-chiese eredi di ogni aver loro, per procacciarsi tesori di misericordia
-con ricchezze che stavano per perire. I buoni ne trassero occasione
-d'inculcare pietà, sviare da private vendette, indurre a penitenza,
-a rispettar le chiese e l'innocenza; numerose paci si conciliarono,
-numerosi schiavi furono prosciolti; assai bravacci abbandonarono il
-coltello e la foresta, per rendersi agli altari invocando il cilizio
-e la perdonanza. La moltitudine, dominata sempre dalla paura, o
-accasciavasi nello scoraggiamento, o pensava a cogliere le rose prima
-che appassissero[349].
-
-Come quel terribile Mille passò, gli spiriti poc'a poco ripigliavano
-confidenza: tornarono le cure a un mondo, la cui durata faceva
-dimenticare la labilità delle vite individue; la rinfervorata devozione
-rinnovava chiese, cercava reliquie, moltiplicava leggende, e se non
-fu più consolidato, si rese più appariscente il primato della Chiesa,
-unica società inconcussa fra tanto scompiglio.
-
-Ma coll'attività riarsero le nimicizie e le guerre private,
-preziosissimo diritto de' signori. Già molti concilj eransi tenuti
-in Occidente per por freno a queste, allorchè un nuovo rimedio fu
-messo in campo. Pie persone uscirono asserendo che il Signore avesse
-rivelato esser sua volontà, che a certi giorni cessasse ogni guerra
-fra Cristiani; pertanto dalla prima ora del giovedì fin alla prima del
-lunedì potesse ognuno attendere ai proprj affari senza esser ricerco
-per debiti o per delitti[350]. Rimedio strano a strani mali, che gli
-ecclesiastici s'affrettarono d'adottare, intimando la _tregua_ di Dio
-con indulti a chi l'osservasse e pene religiose ai violatori; fu estesa
-a tutto il tempo fra l'Avvento e l'Epifania, e fra la Settuagesima e
-l'ottava di Pasqua; inoltre perpetua tregua avessero preti, monaci,
-conversi, pellegrini, agricoltori, gli animali da lavoro, i semi
-portati al campo. L'autorità secolare assecondò quell'impulso, e
-coloro che da niuna legge o forza umana erano protetti, uscivano dai
-nascondigli, rivedevano la famiglia, proseguivano i viaggi ed i lavori
-sotto la tutela della Chiesa.
-
-Qualche ristoro ne avrà avuto il basso popolo; ma i signori
-continuavano a osteggiarsi, nè i re si trovavano vigore da far valere
-la propria autorità per tutelare i deboli e comprimere i violenti.
-A ciò s'industriavano essi in Germania, ma que' duchi si rendevano
-ognor meno dipendenti. Di qua dell'Alpi Carlo Magno v'avea alzato di
-fronte l'aristocrazia ecclesiastica, e Ottone la democrazia comunale;
-pure quella invigorivasi più che non si dovesse aspettare, l'altra era
-ancor sì novella da mal reggere a contrasto de' grandi signori. Questi
-vedemmo alzarsi fino a dominare l'intera Italia. Ugo ne abbattè molti
-coll'ucciderli: Ottone I e i suoi successori investirono di estesissime
-signorie alcuni, per lo più forestieri; col che prostravano gli antichi
-marchesi, spogliandoli o mutandoli. Pandolfo Capodiferro duca di
-Benevento stette pur governatore della marca di Spoleto, e luogotenente
-di Ottone in tutta Italia. Ottone medesimo dicono creasse il marchesato
-di Monferrato per suo genero Aleramo; a suo fratello Enrico di Baviera
-diede quel di Verona e del Friuli, il quale poi venne unito al contado
-del Tirolo e alla ducea di Carintia, portando l'interesse dei re di
-Germania che in mano d'un solo rimanessero i due pendii delle Alpi.
-Intitolavasi marchesato di Milano la Lombardia; ma forse era mero
-titolo, certamente non arrestava il diritto dei conti, cioè de' giudici
-delle varie città (pag. 295). Seguivano gli ampj possessi dei marchesi
-di Toscana; poi il patrimonio di San Pietro. Le città ad oriente del
-Lazio, nell'antica ducea di Spoleto fra il Musone e il Tiferno, e a
-maestro della Toscana da Ferrara a Pesaro, costituivano altrettanti
-contadi, spesso amministrati da vescovi. Si intitolò Marca d'Ancona
-quella di Fermo e Camerino, o anche Marca di Guarnerio, forse da un
-Guarnerio che ne fu investito da Enrico IV. Il principe di Benevento
-potea pareggiarsi a un re; e al suo fianco cresceano l'abate di Farfa
-nella Sabina, e quello di Montecassino, che poi fu intitolato primo
-barone del regno di Napoli.
-
-Oltre i conti della città, la campagna era divisa fra conti rurali.
-Così il Milanese ripartivasi fra i contadi della Burgaria sulle rive
-del Ticino, della Martesana e della Bazana fra il Lambro e l'Adda,
-del Seprio fra l'Adda e il Ticino, i cui conti traevano l'autorità
-dall'investitura regia. Lecco, pure contado rurale, per quattro
-generazioni fu tenuto da una famiglia salica, che mancò circa il
-975[351]. Salendo pei varchi delle alpi Retiche e Lepontine trovavansi
-i contadi di Bormio al fondo della Valtellina, di Chiavenna alle falde
-della Spluga, passaggio all'Alemagna; di Bellinzona, posseduto dai
-Sax, allo sbocco della Val Leventina che metteva a quelli che più tardi
-furon detti Svizzeri.
-
-Fra i grandi dell'alta Italia primeggiava l'arcivescovo di Milano.
-Il nome di sant'Ambrogio rifletteva sempre gran luce sopra di esso,
-e avendo suffraganee le diocesi di Pavia, Lodi, Cremona, Brescia,
-Bergamo, Mantova, Vercelli, Novara, Tortona, Casale, Asti, Mondovì,
-Acqui, Torino, Alessandria, Vigevano, Ivrea, Alba, Savona, Genova,
-Ventimiglia, Albenga[352], a stento rassegnavasi a riconoscere la
-superiorità di Roma. E tanto più che era provveduto d'una entrata
-d'ottantamila zecchini, e come capo rito godeva insigne e rituali
-distinzioni, da farlo quasi un altro papa. A tale arroganza dava
-spiriti l'esser Roma abbandonata al disordine, e il pretendere
-gl'imperatori di poter nominare vescovi e pontefici; sicchè i prelati,
-scelti da famiglie signorili, intrigavano alla Corte, militavano in
-campo, esercitavano secolare giurisdizione.
-
-Fra quei prelati Angilberto da Pusterla (835) alla chiesa di
-Sant'Ambrogio regalò un paliotto che circuisse tutta la mensa, argento
-da tre parti, davanti lamina d'oro ingiojellata e smaltata, con
-istorie a bassorilievo; insigne capo d'arte, che costò ottantamila
-zecchini, e fu opera di un Volvino. Ansperto da Biassonno (868)
-ampliò la mura della città per potervi comprendere il quartiere del
-Monastero Maggiore, fondò la chiesa di San Satiro con uno spedale, e
-alla basilica di Sant'Ambrogio fece anteporre un cortile quadrato con
-portico ad archi tondi, ch'è il più bel lavoro architettonico dopo i
-Romani. Landolfo da Carcano (979) ottenne piena giurisdizione di conte
-nella città e per tre miglia in giro, sicchè nominava i magistrati
-cittadini, e gl'investiva dando loro la spada. I feudatarj gli fecero
-contrasto, ma falliti nell'impresa, accettarono feudi dalla mensa
-vescovile, e li mescolarono ai beni patrimoniali ed a quelli che
-tenevano in feudo dal re.
-
-Avendo re Enrico II nominato vescovo d'Asti Olderico, fratello
-del marchese di Susa, il nuovo arcivescovo Arnolfo di Arsago, cui
-suffragava quella chiesa, ricusò (998) consacrarlo come illegalmente
-eletto. Olderico condottosi a Roma, con ragioni e con denaro ottenne
-d'essere consacrato dal pontefice. Arnolfo pretendeva lese con ciò le
-consuetudini ambrosiane, e convocato un sinodo, scomunicò Olderico;
-poi come principe accintosi della spada assediò Asti, e ridusse quel
-vescovo e suo fratello a comparire a Milano scalzi; e portando il
-marchese un cane, il vescovo un libro, presentarsi alla basilica
-di Sant'Ambrogio, confessarsi in colpa, e offrire una gran croce
-d'oro: dopo di che il vescovo riebbe le insegne prelatizie, e furono
-festeggiati.
-
-Ancor più famoso fu Eriberto da Cantù 1018: per risolutezza e costanza
-rispettato in tutta Italia, quando alcuno ricorresse a lui perchè da
-un duca o da un marchese avesse ricevuto qualche torto, egli mandava
-il suo baston pastorale, e facevalo piantare al luogo o nel podere
-su cui nasceva quistione; e nessun più ardiva usare violenza, sinchè
-l'affare non fosse deciso secondo giustizia[353]. Staccandosi egli dal
-partito de' suoi, andò in Germania ad esortare Corrado Salico a venire,
-promettendogli la corona. Altrettanto fecero molti baroni del regno:
-e il re li rimandò carichi di doni; ma coi Pavesi non potè accordarsi,
-rassegnandosi essi bensì a riedificare il demolito palazzo imperiale,
-ma non più in città, siccome Corrado desiderava.
-
-Costui, che ad Eriberto principalmente doveva la corona, e che per più
-giorni fu da lui trattato con tutta quanta la sua Corte, lo compensò
-coll'investirlo del contado di Lodi; ma in tempo che così mal distinti
-erano i poteri laici dagli ecclesiastici, l'arcivescovo pretese ne
-conseguisse il diritto d'eleggervi il vescovo. Quella Chiesa, gelosa
-della libera nomina del proprio pastore, ricusò l'eletto da lui; ed
-Eriberto corse a preda il territorio lodigiano.
-
-Abbiamo detto come della ricchissima mensa arcivescovile di Milano,
-Landolfo, allorchè acquistò la giurisdizione comitale, avesse dato i
-beni in feudo a signori del contado, i quali già altri feudi teneano
-dal re. Da qui nasceva una complicazione d'omaggi e di doveri; ed essi
-col professarsi devoti a Cesare, cercavano sottrarsi dalla dipendenza
-dell'arcivescovo: questi invece pretendeva ridurli affatto uomini suoi.
-I capitanei o vassalli maggiori aderirono, nella speranza di potere,
-coll'appoggio di Eriberto, soperchiare gli altri; ma i vassalli minori
-non soffersero di vedersi tolta quell'indipendenza di cui andavano
-superbi, e collegatisi tra loro e cogli uomini liberi di Milano che,
-in grazia dell'immunità, si trovavano sottoposti alla giurisdizione
-vescovile, scesero a fiera battaglia. Vinti da Eriberto, arcivescovo,
-governatore e generale, fuoruscirono, e forti pel numero, s'accordarono
-coi militi dei contadi (1028), massime Comaschi e Lodigiani,
-formando una _motta_ o lega contro l'arcivescovo ed i capitanei, e a
-Campomalo[354], fra Milano e Lodi, sconfissero l'arcivescovo, benchè
-ajutato da altri vescovi.
-
-Ma per combattere contro i liberi e i minori vassalli che erano il
-nerbo degli eserciti, egli ed i capitanei non poteano valersi che di
-villani ed artieri, gente inusata a battaglie. Come fare che questa
-leva subitaria tenesse testa alla nobiltà, sin dalla fanciullezza
-addestrata nelle armi? L'arcivescovo vi provvide inventando il
-carroccio; gran carro ben adorno e tratto da bovi, sul quale
-inalberavansi la croce e il gonfalone; altare al sagrifizio prima
-della pugna, pretorio e spedale durante la mischia. Suprema infamia
-reputandosi il perdere quest'arca dell'alleanza, i soldati gli si
-stringevano attorno, invece di sbandarsi in zuffe scarmigliate; aveano
-sempre un punto, a cui rannodarsi; ne restavano moderate la marcia o
-la ritirata; e così ottenevasi un accordo di sforzi e di difesa fra le
-disunite volontà. In tal modo Eriberto vinse i valvassori: ma poichè
-essi raggomitolavansi colla nobiltà del contado e non desistevano dagli
-attacchi, ricorse al solito deplorabile spediente d'invitare Corrado.
-
-Scese questi nella patria nostra (1027), agitata da tanti movimenti, e
-mandando innanzi, secondo il consueto, a chiedere alle città l'omaggio,
-e il fodero, la paratica e il mansionatico, contribuzioni che si
-doveano alla casa regia, e consistenti il primo nelle vettovaglie per
-mantenere il re e sua Corte, il secondo in una somma per riparare
-le strade e i ponti, il terzo nell'alloggio dell'esercito e de'
-cortigiani.
-
-Portando più strage che guerra, Corrado a Pavia incendiò castelli e
-chiese coi contadini che vi si erano rifuggiti, tagliò le viti, e fece
-altre _prodezze_, come il suo storico Wippone le intitola; e a pari
-guasto menò il marchesato di Toscana ed altre signorie confinanti.
-Passò poi a Ravenna, e vi regnò _con gran podestà_; vale a dire che,
-essendo nate le solite tresche fra' cittadini e i suoi soldati, si
-cominciò strage, finchè l'imperatore, commosso dal vedersi venir
-innanzi i primarj della città scalzi e colle spade nude alla mano,
-in segno di esser degni d'aver tronca la testa, perdonò. Temperati i
-calori estivi, mosse ver Roma con grosso esercito; e Rainero marchese
-di Toscana per timore venne all'omaggio, e seco la Toscana tutta. Fu
-accolto bene a Roma e coronato, crescendo la solennità il trovarvisi
-due altri re, Rodolfo III di Borgogna, e Canuto d'Inghilterra,
-che del suo regno veniva a fare omaggio ai papi. Ma qui i Tedeschi
-causarono baruffe e versarono sangue, dove innumerevoli cittadini
-rimasero uccisi, e gli altri con vimini al collo come degni di
-capestro dovettero venire a chieder perdono del non essersi lasciati
-scannare. Nè bastò. Eriberto di Milano pretendeva stare alla diritta
-dell'imperatore, lo pretendeva l'arcivescovo di Ravenna; il primo
-per dispetto o per prudenza se n'andò, e l'imperatore diede ragione a
-lui, come a quello che coronava i re d'Italia; ma intanto Milanesi e
-Ravennati vennero al sangue.
-
-Corrado sottomise anche i principi di Capua e Benevento: ma appena
-corse in Germania a quetare altre turbolenze, ecco si rinfoca la guerra
-interna; onde egli accorso di nuovo (1037), pensò deprimere i vescovi,
-ora che più non ne avea di mestieri per opporli ai grandi baroni; e
-singolarmente quest'Eriberto, che colle concessioni antiche e nuove
-degli imperatori, era reso oggimai despoto dell'Italia, e permetteva
-che in nome suo si soprusasse[355].
-
-Come Corrado entrò in Milano, accorsero a lui in folla i signori che
-si teneano gravati da Eriberto, e gli domandavano giustizia; ed esso
-prometteva renderla in una dieta, che di fatto tenne a Pavia con
-tutta solennità per reprimere gli oppressori di vedove e pupilli e
-chi tenesse ingiustamente beni ecclesiastici, e facendo mozzar mani
-e teste. Singolarmente un Ugo, conte, tedesco, recitò un sequela di
-torti fattigli da Eriberto; e Corrado ingiunse a questo di ripararli,
-com'anche di recedere dalla pretesa superiorità su Lodi. L'altero
-arcivescovo rispose che de' beni trovati alla sua chiesa o da lui
-acquistati, non un palmo rilascierebbe per istanza o comando di
-chichefosse. L'imperatore pien di maltalento, e risoluto di recidere
-l'orgoglio prelatesco, il fece arrestare coi vescovi di Vercelli,
-Cremona, Piacenza, e lo affidò a Tedeschi che non distingueano la
-dritta dalla sinistra[356], e che lo chiuser prigione in Piacenza.
-Se ne commossero i vassalli, offersero ostaggi all'imperatore, che
-tenne gli ostaggi e non rilasciò il prelato; ond'essi si sparsero per
-Lombardia cercando alleanze, mentre il popolo desolavasi, digiunava;
-«dal vecchio al fanciullo gemevano, e deh quante preci al Signore,
-quante lacrime si spargeano!»[357].
-
-L'accorto Eriberto, secondato dalla badessa di San Sisto, si fe portare
-squisitezza di cibi e vini, ed ubriacate le guardie tedesche, fuggì.
-Il popolo milanese, che qui compare già ben distinto dai signori,
-lo ricevette fra indicibili applausi, che tutti ricadeano a scorno
-dell'imperatore. Il quale coll'esercito accorse, ed assediò la città;
-ma salda di mura e di valor cittadino, questa si sostenne tanto
-pertinace, che Corrado dovette andarsene, sfogandosi sopra le terre
-aperte, e massime sopra Landriano: nominò anche un altro arcivescovo,
-che mai non potè sedere.
-
-Dal buon successo pigliò baldanza la fazione nemica ai Tedeschi; i
-vescovi ed Eriberto mandarono perfino esibir la corona ad Odone conte
-di Sciampagna; sicchè Corrado dovette sempre tenersi colle armi alla
-mano; e principalmente n'ebbe a risentire Parma, dove nata una delle
-solite capiglie fra soldati e cittadini, fu messo il fuoco alla città,
-poi obbligata ad abbattere la mura, onde (dice il Muratori) imparassero
-i popoli italiani a lasciarsi mangiar vivi dagli oltramontani.
-
-Le diete di tutti i vassalli non si poteano tenere che all'aria aperta
-in vaste pianure, al che in Lombardia servivano o i prati di Pontelungo
-fra Pavia e Milano, o più di solito la pianura di Roncaglia, tre miglia
-da Piacenza fra il Po e la Nura. Quivi spesso si fecero adunanze, vuoi
-dai grandi fra sè, vuoi dagl'imperatori; e quando uno di questi volesse
-scendere in Italia, dava colà la posta a marchesi, conti, vassalli
-vescovi, abati, capitanei, valvassori, e a chiunque tenesse feudo:
-nel mezzo piantavasi il padiglione reale, distinto per un'antenna cui
-era attaccato uno scudo; il banditore appellava i vassalli maggiori,
-questi i loro dipendenti, perchè la notte seguente vegliassero a
-guardia dello scudo e della tenda; e chi mancasse scadeva dal feudo.
-V'erano ascoltati ne' primi giorni gli ambasciadori delle città, poi
-si trattava dei pubblici interessi, passavasi a quelli dei signori e
-alle quistioni feudali, indi coll'assenso dei grandi si pubblicavano le
-leggi spedienti[358]. In quell'occasione v'accorreano pure saltambanchi
-e mercatanti e curiosi, talchè alla sembianza d'un campo univasi
-quella d'una fiera. In esse diete l'autorità regia prevaleva; ma
-sciolte appena, ciascun signore tornava al proprio feudo ad esercitare
-indipendente la giustizia o le prepotenze.
-
-A Roncaglia dunque (1037 — 28 mag.) Corrado intimò la generale
-assemblea. Politica degl'imperatori era stato l'elevare i deboli per
-deprimere i potenti, e in conseguenza favorire le associazioni e i
-Comuni, largheggiare immunità ai vescovi e sostituirli ai conti. E i
-vescovi n'erano cresciuti in modo, da assimilare il regno d'Italia ad
-una aristocrazia ecclesiastica; e sull'esempio d'Eriberto, cercavano
-ridursi a soggezione anche i feudatarj che immediatamente rilevavano
-dall'imperatore. D'altra parte erano ormai resi ereditarj i feudatarj
-maggiori; ma questi negavano agl'inferiori quel che per sè aveano
-carpito, e pretendevano che i feudi assegnati ai vassalli minori
-fossero di grazia, talchè potessero ritorglieli a volontà, e morendo
-l'investito, ritornassero ad essi, che con ciò si assicuravano un modo
-di gratificare continuamente i servigi ottenuti, e di punire chi nella
-fede vacillasse. Quest'incertezza di possessi faceva trascurare la
-coltura, oltre porger cagione a rinascenti dissidj. Alle repugnanti
-pretensioni pensò mettere qualche ordine Corrado, e deprimere i vescovi
-ed i maggiori vassalli col dare appoggio alla nobiltà minore. Promulgò
-dunque una celebre costituzione intorno ai feudi che, consolidando
-l'antica consuetudine[359], vietava di svestire il vassallo se non
-per sentenza d'una corte di pari, e con cognizione del re o de' suoi
-commissarj; il figlio o il nipote legittimi succedessero al padre o
-all'avo, esclusi quelli non nati bene, come sarebbe da donna d'inferior
-condizione, o da nozze contratte coll'espresso patto che i nascituri
-non succederebbero[360]; in difetto di prole sottentrassero i fratelli;
-il signore non venda il feudo senza consenso dell'investito.
-
-Enrico II aveva fiaccato i conti e marchesi, investiti di onori;
-Corrado mortificava i grandi feudatarj, sollevando i piccoli, di modo
-che la monarchia parea dovesse prevalere: ma la impedì il crescere dei
-Comuni, i quali ben presto si risolsero in repubbliche.
-
-Intanto Corrado vedeva l'esercito suo assottigliato, parte dalle
-malattie, parte del congedarsi de' vassalli allo spirare del tempo
-dell'eribanno. Anche le scomuniche papali provocò contro il contumace
-Eriberto; ma non potè se non far promettere a' suoi ligi che
-saccheggerebbero ogn'anno il territorio milanese.
-
-In Germania sì egli, sì Enrico III suo figlio (1039), piissimo quanto
-colto e coraggioso, consumarono il regno nel domare i signori riottosi,
-por qualche freno al diritto del pugno, procurare la giustizia, e
-combattere nemici. Nell'assemblea longobarda in Zurigo, esso Enrico,
-deplorando che tanti in Italia fossero levati dal mondo per venefizio
-e per diversi generi di morti furtive, (1054) pubblicò una legge
-contro gli omicidj, ove si alterava l'antica istituzione germanica del
-comporre a denaro pei delitti: poichè, coll'universale consenso de'
-Longobardi, decretò che chiunque uccida altri con veleno o qualsiasi
-altra furtiva morte, o consenta all'uccisore, sia punito nel capo e
-colla confisca di tutti gli averi; dai quali si prelevino dieci libbre
-d'oro per guidrigildo alla famiglia dell'ucciso, il resto si divida
-metà al fisco metà alla famiglia stessa; laonde se l'uccisore fosse un
-ricco, veniva a impinguarsi la famiglia dell'ucciso. Evidente contrasto
-fra la legge romana e la germanica, alla quale poi aderendo, confermava
-i duelli giudiziarj: chi nega un delitto, si difenda col duello se
-libero, se servo col giudizio dell'acqua bollente[361].
-
-Per Lombardia rincalzavano le quistioni fra i nobili superiori e
-gl'inferiori, molti dei quali, spogliati dei beni per la sollevazione
-della Motta, faceano tresca colla plebe; e questa, non ancora in
-un Comune, ma aggregata in compagnie d'arte, più non soffriva di
-vedersi mettere il piede sul collo dai feudatarj. Già nel 1035 era
-scoppiata la discordia, poi si posò, ma presto rinacque. Un milite,
-vale a dire un nobile milanese, venuto a diverbio per istrada con
-un plebeo lo bastonò: alle grida accorsi popolani, accorsi nobili,
-ne seguì un'abbaruffata generale, ed i plebei fecero tra sè una lega
-per opporre la concordia alla forza. Lanzone, nobile mal contento, si
-pose a capo de' plebei (1042), dandovi così quell'ordinamento e quella
-disciplina, che sono sempre la maggiore difficoltà nelle sollevazioni
-popolane; s'armano di qua e di là, stan sulle guardie come in terra
-nemica, serragliano le vie; ogni più lieve pretesto cagiona risse e
-battaglie; contro tegoli, sassi, acqua bollente, munizione plebea,
-poco valgono le lancie e i cavalli de' nobili, i quali sono costretti
-andarsene di città. Eriberto arcivescovo temette che, rimanendo, non
-paresse fomentar la plebe contro i feudatarj, molti de' quali erano
-suoi vassalli; fors'anche, per quanto propenso a sostenere i popolani
-contro i nobili, non amava poi che quelli divenissero padroni; laonde
-anch'egli fuoruscì.
-
-I nobili raccolsero intorno a sè gli altri nobili della campagna[362]
-e i proprj uomini de' contadi rurali della Martesana e del Seprio, e
-fortificatisi in sei terre attorno alla città, teneano questa bloccata,
-intercettando le vittovaglie. Non passava giorno senza qualche
-avvisaglia, e molti erano morti; i prigionieri venivano uccisi o
-straziati orribilmente.
-
-Tre anni durò il blocco, con qual detrimento della città Iddio vel
-dica; e Lanzone vedendo chinar alla peggio la sua fazione, raccolse
-quant'oro seppe, e passò in Germania ad implorare l'imperatore.
-Questi, che odiava Eriberto credendolo autore della scissura, promise
-sorreggere i plebei contro i nobili, patto che ricevessero in città
-quattromila suoi cavalli. Lanzone alle prime annuì, ma presto s'accorse
-del pericolo di tal partito, onde pensò piuttosto a riconciliare i
-dissidenti; e in fatto i nobili, che l'annuale saccheggio dei loro
-terreni riduceva a povertà, rientrarono, obbligandosi a sloggiare dai
-castelli della campagna per abitare in città almeno alcuni mesi d'ogni
-anno, e sottoporsi ai magistrati di quella. Ecco pertanto sotto la
-medesima giurisdizione ridotti e i cittadini e i vassalli, per modo che
-restava costituito il Comune.
-
-Morì poi Eriberto nel 1045; il quale, oltre politico, parve anche
-buon prelato: in una carestia faceva distribuire ogni mattina ottomila
-pani e otto moggia di grano, e ogni mese in persona dava abiti nuovi
-e denaro, e così seguitò ben otto anni. Fin oggi ne' pontificali
-si adopera un evangeliario su pergamena, da lui donato, ricchissimo
-d'oro e gemme, e con un crocifisso e la figura dell'arcivescovo d'oro;
-preziosi monumenti dell'arti d'allora, come il ritratto d'esso Eriberto
-a fresco, che fu collocato ne' portici della biblioteca Ambrosiana.
-
-Tutti i cittadini maggiori e minori e il clero si unirono per nominar
-il successore; e poichè allora i re di Germania prevaleansi della
-scostumatezza del clero per immischiarsi nelle elezioni, la città
-presentò ad Enrico III quattro nobili soggetti (1045), dai quali
-scegliesse egli il nuovo arcivescovo. Gli scartò tutti, preferendo
-Guido di Velate, non appartenente alla nobiltà feudale, e che stava in
-Corte di lui come secretario. Di qui nuove discordie col clero alto; ma
-per paura del re fu ricevuto.
-
-In quelle assenze e vacanze il popolo avea visto di poter reggersi
-da sè, ed erasi dato un governo a comune; e nella dissensione
-dell'arcivescovo coi proprj vassalli, crescea d'indipendenza. E
-già dappertutto la bassa nobiltà trovavasi a cozzo colla superiore;
-questa cercava assicurarsi le maggiori dignità ecclesiastiche dacchè i
-prelati erano principi; i prelati, scelti a questo modo, si buttavano
-a passioni e intenti secolareschi, restandone sovvertite la disciplina
-ecclesiastica e la pace d'Italia.
-
-
-
-
-CAPITOLO LXXVII.
-
-Bassa Italia. I Normanni.
-
-
-Lunghi e mal definibili eventi corsero i paesi meridionali, dal cui
-avvicendamento sconnesso poc'altro si ritrae che l'infelicità degli
-abitanti.
-
-Dopo la spedizione di Lodovico II combinata con quella di Basilio
-il Macedone, che allora ricuperò alla dominazione greca l'importante
-piazza di Bari (p. 316), vi si erano formate due fazioni, una Franca,
-l'altra greca, ispirate non dal miglioramento del paese, ma da
-riguardi personali, da odj e vendette. Benevento manteneva il nome di
-Longobardia, e comprendeva i paesi che or sono Terra di Lavoro, contado
-di Molise, Abruzzo citeriore, e i due Principati, eccettuandone le
-terre greche a mare; distribuito fra molti conti, di cui primi erano
-quelli di Capua, poi di Marsi, di Montella, di Sora, di Molise, di
-Consa ed altri, i cui titoli si conservarono nelle illustri famiglie
-del regno[363]. Tutto disordine e violenza, menava guerre interminabili
-contro il principe di Salerno, il quale poi riuscì ad averne Cosenza,
-Taranto, Capua, Sora, metà del contado d'Acerenza. Da tale partigione
-restò eccettuato il monastero di Montecassino, che avuto castelli e
-baronie da' duchi, ne chiedeva la conferma o mundeburdio agl'imperatori
-d'Occidente, e a questi prestava omaggio ligio.
-
-La Puglia, cominciando da Ascoli e seguendo il lido adriatico, eccetto
-Siponto e il monte Gargàno pertinenze beneventane, inoltre la più
-parte della Calabria obbedivano ai Greci, che a questo teme della
-Longobardia mandavano un catapano, sedente a Bari. Vi aggiungevano la
-supremazia nominale de' ducati di Napoli, Amalfi, Gaeta. Il ducato di
-Napoli stendeasi a ponente fin a Cuma, abbracciando Ischia, Nisida,
-Procida, Pozzuoli, Baja, Miseno, e verso mezzogiorno Stabia, Sorrento,
-Amalfi, l'isola di Capri. La capitale aveva parrochie, clero, capitolo
-greco e latino; era governata al modo di Ravenna, con duci che, attesa
-la lontananza degl'imperatori, spesso venivano eletti dal popolo,
-rendevano un omaggio di sola apparenza all'Impero, come il duca di
-Gaeta; e cercavano indipendenza coll'appoggiarsi ora ai Saracini,
-ora ai successori di Costantino, ora a quelli di Carlo Magno che
-pretendevano sempre all'eredità di Teofania.
-
-Avendo i principi di Benevento assalito ed occupato Bari (887),
-Leone il Filosofo, imperatore di Costantinopoli, mandò Simbatico per
-castigarli; Benevento fu occupato, e sebbene redento dopo quattro
-anni, quel principato non ricuperò più il suo lustro. Invece i duchi di
-Capua, resisi indipendenti, ingrandivano a danno dei Saracini.
-
-Gli Aglabiti, stanziatisi a Cuma e alla foce del Garigliano, faceano
-prova di loro fierezza sui paesi circostanti, Oria, Sant'Agata,
-Tèramo: altri di Sicilia venivano a devastare il continente, e intere
-popolazioni rapirne in ischiavitù. I Pandolfi di Benevento e di Capua,
-i Guaimari di Salerno non sentivansi abbastanza robusti per vincere
-gl'infedeli; tanto più che, discordi fra sè, si perseguitavano in
-continue nimicizie, con alterni successi. Gl'imperatori greci fecero
-tratto tratto qualche tentativo per combattere i Saracini: una loro
-banda, che era stata espulsa di Creta, assoldarono (967) per assalire i
-loro fratelli in Calabria, e presero Bari e Matèra.
-
-L'unica voce potente a congiungere i Cristiani, quella del pontefice,
-sonò ancora, e Benedetto VIII papa raccolse tutti i vescovi ed i
-visconti delle chiese (1016), e marciò contro quelli stanziati al
-Garigliano. Tre giorni si fe battaglia; al quarto gl'Infedeli andarono
-in rotta. Fra le spoglie fu rinvenuto un diadema valutato mille
-libbre d'oro, cui il papa presentò all'imperatore Enrico II, e fra
-i prigionieri la moglie del loro capo che rimase estinta. Il marito
-irritato mandò al papa un sacco di castagne, per simbolo dell'armata
-che fra poco menerebbe; e questi gliene rimandò uno di miglio, per
-indicare con quanti guerrieri starebbe alla riscossa: ma in fatti da
-Reggio e Cosenza troppo spesse occasioni ebbero i Saracini di saziarsi
-di sangue italico, invocati ne' fraterni litigi.
-
-Anche in Sicilia gli Arabi aveano esteso, ma non consolidato il
-dominio; e qui come altrove gli sceichi o capicasa acquistarono potenza
-a scapito dell'emir, e il paese si trovò diviso in gran numero di
-piccole signorie osteggiantisi, sempre nemiche de' paesani, ai quali
-imposero anche la decima di tutti i frutti della terra. Ai califfi
-d'Africa non si prestava più obbedienza; pure ad essi ricorrevasi nelle
-intestine discordie, le quali proruppero spesso in guerra civile.
-
-Qui alle fortune del paese meridionale si mescolò un altro popolo.
-Normanni, cioè uomini del Nord, è il nome rimasto a quella porzione
-di Teutoni (_Deutsch_) che occuparono la penisola Scandinava, mentre
-Franchi e Germani si dissero i loro fratelli piantatisi sulle provincie
-romane. Somiglianti a questi per aria di volto, corpo elevato e
-nobile portamento, da Odino aveano appresa una religione ferocemente
-superstiziosa, e dal combattere una natura selvaggia aveano attinto
-un'indole superbamente fiera; dei pericoli faceansi diletto; battaglie
-accannite, tempeste spaventevoli, lontanissimi viaggi, i più mortali
-pericoli erano loro esercizj e divertimenti. Devotissimi a un capo,
-al cenno di lui affrontavano i ghiacci, gli orsi, le procelle; beati
-se in questi perivano, perchè la loro anima era accolta nel paradiso
-a vuotare generose tazze in braccio alle Walkirie, e la loro gloria
-viveva sulle arpe de' cantori.
-
-Vergogna per essi il morir sulle paglie delle paterne capanne.
-Lanciatisi in corso, all'ingratitudine della terra natìa supplivano
-vendemmiando i campi altrui, predando le messi della coste,
-pirateggiando. Approdati, la prima selva che scontrino convertono in
-flotta, cui rimorchiano su per fiumi ignoti; trovano ponti, chiuse,
-ostacoli naturali? pigliansi le barche in spalla e passano oltre.
-Oppure alla guida del più prode o più intraprendente, dopo consultati
-gli Dei, uscivano a fondar colonie in paesi lontani; dove spartivano
-fra sè i terreni, e nelle adunanze decidevano de' pubblici interessi,
-sotto un capo ch'era capitano, giudice, sacerdote. Quanto prodi, erano
-altrettanto scaltriti e cavillosi; rubavano e trafficavano; esibivano
-il loro valore a chi li pagasse, spiando ogni occasione di furto,
-di lucro, di formarsi un dominio nel paese ch'erano stati chiesti a
-difendere.
-
-Così popolarono l'Islanda, l'estrema Groenlandia, e forse si spinsero
-fin nella Carolina d'America, cinque secoli prima di Colombo.
-L'Europa per due secoli minacciarono, tanto che figurano nella
-storia d'ogni nazione, e ne formarono l'aristocrazia guerresca.
-Alcuni fondarono l'impero russo con Rurico; alcuni con Guglielmo
-sottomisero l'Inghilterra; altri col nome di Varangi militarono al
-soldo degl'imperatori bisantini; altri molestarono a lungo la Francia,
-serpeggiando su pe' suoi fiumi, e piantando stazioni allo sbocco di
-quelli, sinchè vi ottennero il ducato che da loro fu detto Normandia.
-
-In questa nuova irruzione di Barbari non veniva un popolo intero,
-bensì pochi guerrieri senza donne, e sposavano quelle dei vinti.
-Gaufrido Malaterra loro concittadino li dipinge «astuti e vendicativi;
-ereditarie fra loro l'eloquenza e dissimulazione; sanno abbassarsi
-all'adulare, si avventano ad ogni eccesso qualora la legge non
-gl'infreni: i principi ostentano magnificenza verso il popolo; il
-popolo accoppia la prodigalità coll'avarizia; cupidi d'acquisti,
-sprezzano ciò che hanno, sperano ciò che desiderano; armi, destrieri,
-lusso di vesti, caccie, falconi son loro delizie; e se uopo accada,
-sostengono i rigori del clima, la fatica e le privazioni della vita
-militare».
-
-Ma il mettere a taglia l'Europa non era più così facile dopo che era
-spartita fra mille baroni, attenti ciascuno a difendere il proprio
-brano di terra, e quando ad ogni tragitto di fiume, ad ogni valico
-di monte presentavasi un uomo d'arme, col lancione e lo stocco e con
-grossi mastini, ad arrestare il passeggero e riscuoterne il pedaggio,
-se pur non rapiva bagaglio e persona.
-
-Attemperando allora le antiche abitudini alle nuove idee del
-cristianesimo, i Normanni, col bordone e il sanrocchetto, e con
-fiere armi sotto la tonaca devota, disposti a combattere bisognando
-ed a rubare potendo, pellegrinavano a Terrasanta, a San Jacopo di
-Galizia, a San Martino di Tours, alle soglie degli apostoli a Roma,
-gridando al sacrilegio di chi osasse turbarne il viaggio: talora per
-via incontravano una castellana da sposare o un ducato da occupare,
-non scrupoleggiando le colpe, delle quali al fine del pellegrinaggio
-promettevansi l'assoluzione: trafficavano anche, se non d'altro, di
-reliquie, stimate perchè giunte di lontano, ed utili a crescer credito
-ad una chiesa o sicurezza al barone che se la mettesse sotto al giaco
-allorchè andava ad appostare il rivale.
-
-Già in antico il re del mare Hasting, e Biörn figlio di Lodbrok, eroe
-famoso nelle loro canzoni, dopo presa Parigi (845), eransi proposto
-di saccheggiare la metropoli del mondo cristiano. Raccolte cento
-barche, predate in passando le coste di Spagna, toccato la Mauritania
-e le Baleari, giungono ad una città italiana (867), di mura etrusche
-fiancheggiate di torri. Que' fieri ignoranti la credettero Roma, ma
-avvertiti che era Luni, saccheggiarono i contorni, e ripigliarono via
-alla ventura; e scontrato un pellegrino, gli chiesero la migliore.
-— Vedete queste scarpe di ferro che reco alle spalle? sono logore
-affatto, e logore ormai quelle che ho ai piedi. Or quelle al partir mio
-da Roma erano nuove, e di là a qui ho camminato sempre». Scoraggiati
-da tanta lontananza, diedero indietro. Così una cronaca; ma altre
-settentrionali riferiscono che, scambiando Luni per Roma, mandaronvi a
-chieder rifugio e rinfreschi; il loro capo struggersi del desiderio di
-essere battezzato e di riposare. Il vescovo e il conte offersero ogni
-occorrente; Hasting fu battezzato, ma non per questo ammessi in città
-i suoi commilitoni. Fra breve il neofito cade malato, e fa sentire che
-intende legare il ricco suo bottino alla Chiesa, purchè gli conceda
-sepoltura in terra sacra. In fatto, quando i gemiti dei Normanni
-n'ebbero annunziata la morte, è con gran processione recato nella
-cattedrale: ma quivi egli sbalza dalla bara tutto in armi, e secondato
-da' suoi, trucida il vescovo e gli astanti. Impadronitisi della città,
-i Normanni si chiariscono che non è Roma; onde, toltone il buono e
-il meglio, le migliori donne e i giovani capaci dell'armi o del remo,
-rimettono alla vela[364].
-
-Nel tragitto a Terrasanta usavano i Normanni evitare la noja del
-mare traversando a piedi l'Italia fin a Napoli, Amalfi o Bari, dove
-trovavano frequenti imbarchi per la Siria; e tanto più che su quella
-strada incontravano Roma, Montecassino e il monte Gargáno, meta di
-devoti pellegrinaggi. Appunto verso il Mille, quaranta Normanni,
-tornando di Palestina sopra vascelli amalfitani, capitarono a
-Salerno mentre una flottiglia di Saracini vi si era presentata per
-taglieggiarlo; e lieti d'adoprar il valore contro que' Musulmani di
-cui aveano detestato la tirannide in Oriente, ajutarono a respingere
-gli assalitori, protestando avere combattuto non per guadagno ma
-per amor di Dio, e perchè non poteano soffrire tanta burbanza de'
-Saracini[365]; e il principe Guaimaro III, congedandoli ben donati, li
-pregò di tornarvi con altri loro nazionali. La pittura di questi climi
-deliziosi, gl'insoliti frutti meridionali, le preziose stoffe con cui
-Guaimaro accompagnò le preghiere, ne infervorarono l'umor venturiero;
-e Osmondo di Quarrel (1013), con quattro fratelli e nipoti e coi loro
-uomini ligi, vennero, e preso stanza sul devoto Gargáno, offersero il
-lor valore a chi ne bisognasse.
-
-In quel tempo il longobardo Melo, per valore e prudenza[366] principale
-non solo in Bari ma in tutta Apulia, non potendo più tollerare la
-superba nequizia de' Greci, odiati anche a motivo dello scisma, pigliò
-intesa col proprio cognato Datto, e ribellarono il paese. Forse
-costoro, come spesso, faceano del popolo la causa e l'ira propria;
-fatto è che i Baresi non bene gli assecondarono, anzi ordivano
-consegnarli ai Greci; ond'essi rifuggirono in Ascoli, pur essa insorta,
-ma non si tennero sicuri che a Benevento e a Capua. Là meditando come
-riscattar la patria dai catapani greci, chiesero Normanni al loro
-soldo. Un buon numero, allettati da Osmondo col dipingere la delizia
-del clima e la viltà dei possessori, giungono, respingendo gli abitanti
-ancora idolatri del monte di Giove (San Bernardo); e forniti da Melo
-d'armi e cavalli, e uniti a torme lombarde da lui raccolte, van contro
-i Greci. Furono vincitori alle prime; ma poi Basilio Bugiano venuto
-con abbastanza denari, ed edificate Troja, Draconario, Fiorentino
-ed altri luoghi forti contro ai sollevati, scese a giornata con essi
-vicino a Canne, e li vinse (1019) così, che di tremila Normanni soli
-cinquecento sopravissero[367], e Osmondo stesso perì. Melo corse in
-Germania invocando ajuti dall'imperatore Enrico II; ma quivi morì, ed
-ebbe esequie reali. Datto, côlto per tradimento dai Greci, fu menato
-s'un asino a Bari, poi, col supplizio de' parricidi, gettato al mare in
-un sacco di cuojo.
-
-Di que' trambusti profittarono i Saracini per rinnovare i saccheggi:
-onde a reprimerli l'imperatore Costantino IX ritentò la conquista della
-Sicilia; e con Russi, Vandali, Turchi, Bulgari, Polacchi, Macedoni
-(1025), prese Reggio e lo distrusse. Punendo poi i popoli e le città
-che si erano sottratte all'obbedienza, i Greci ebber ricuperato quanto
-aveano perduto, e minacciavano Roma; sicchè i papi sollecitarono re
-Enrico III a venire e salvarla.
-
-Gli avanzi dei Normanni non erano scomparsi dalla Puglia, ma
-guadagnavano col vendere il proprio valore ai principi longobardi o
-agli abati di Montecassino; finchè Sergio duca di Napoli, sorpreso e
-cacciato da Pandolfo principe di Capua, colla loro assistenza rimesso
-in dominio, li compensò col donare la città d'Aversa a Rainolfo
-fratello d'Osmondo, e il titolo di conte sopra un territorio contestato
-fra i due dominj. Questa colonia diventò una potenza, di mezzo alle
-popolazioni oppresse.
-
-Le fortune de' loro fratelli traevano ogn'anno altri Normanni in
-Italia. Tancredi, gentiluomo banerese della bassa Normandia, dopo
-partecipato alle guerre di Roberto il Diavolo, invecchiava tra dodici
-figli nel castello d'Altavilla. Trovandosi scarso di patrimonio, questi
-vollero procacciarsene colle armi, e fatti alquanti compagni (1035),
-tra pellegrini e guerrieri drizzarono alle nostre rive. Guaimaro IV,
-principe di Salerno e di Capua, volontieri si valse del loro braccio
-per sottomettere Amalfi e Sorrento. Come allora ai Longobardi, così
-altre volte servivano ai Greci, per soldo non per dovere o fedeltà.
-Abulafar e Abucab governatore della Sicilia vennero a guerra fra sè, e
-Abulafar vinto ricorse a Michele il Paflagonico imperatore. Lietissimo
-dell'occasione, questi spedisce Giorgio Manioki, valente capitano, il
-quale, raccolti quanti più potè Longobardi e Normanni, tragittò in
-Sicilia, e prese Messina e Siracusa. Mediante i soccorsi d'Africa,
-gli Arabi poterono mettere insieme da cinquantamila combattenti:
-eppure Manioki li ruppe al fiume Remata, prese tredici città, e forse
-sbrattava l'isola se non avesse disgustato i proprj alleati.
-
-Grandissimo valore aveano spiegato in quell'impresa Guglielmo Braccio
-di ferro, Drogone e Unfredo figli di Tancredi d'Altavilla, capi della
-colonia militare normanna; ma quando si fu a spartire le prede (1039),
-nulla ottennero dalla greca avarizia. Disgustati, interrompono la
-guerra, tornano sul continente, e attestati a Reggio di Calabria,
-si danno a far ogni peggio alle terre dei Greci, col proposito di
-strappare a questi la Puglia e la Calabria. Sommavano appena a sette
-centinaja di cavalieri e cinque di fanti, quando si trovarono a fronte
-sessantamila imperiali condotti dal prode Doceano; ed avendo l'araldo
-proposta l'alternativa di ritirarsi o combattere, — Combattere»
-gridarono tutti a una voce, e un Normanno con un pugno (1041) stese
-morto a terra il cavallo dell'araldo. La pianura di Canne vide un'altra
-volta sconfitti i Romani, ai quali non restarono che le piazze di Bari,
-di Otranto, di Brindisi, di Taranto. Il bisogno rimette in credito
-Manioki, il quale nella pianura di Dragina sconfigge gli Arabi (1043),
-e manda a barbaro macello le città prese e riprese: Argiro di Bari,
-figlio del famoso Melo, dichiarato principe d'Italia, cioè della Puglia
-e Calabria, mena i Normanni alla vittoria.
-
-Manioki aveva incaricato Stefano, patrizio di Sicilia e cognato
-dell'imperatore Costantino, di vigilare attentamente il mare, sicchè
-nessun Arabo sfuggisse; ma quegli lasciò scappare il loro capo. Il
-capitano irritato non solo rimproverò ma battè Stefano, a' cui lamenti
-l'imperatore diè ordine di mandar Manioki in ferri a Costantinopoli.
-Questi invece si ribellò, e co' molti tesori tolti a Stefano
-destinatogli successore, adescò truppe, e dichiaratosi imperatore
-(1043), pose assedio a Bari. Argiro la difese intrepidamente, e
-Costantino non vide miglior partito che amicarsi Argiro e i Normanni, a
-questi confermando le conquiste, a quello dando il titolo di federato,
-patrizio e catapano augusto. Dopo lunga resistenza Manioki dovette
-fuggir per mare, poco tardò ad essere ucciso; e Argiro, congedati
-i Normanni, tornò trionfante in Bari, conservando il titolo di duca
-d'Italia. Spiaceva questo titolo a Guaimaro IV, e soldati contro di
-lui i Normanni che testè per lui combattevano, lo assediò, ma non potè
-altro che saccheggiar la contrada.
-
-I dodici capi normanni, arricchiti dalle spoglie e dal riscatto
-de' prigionieri, divisero tra sè il paese: a Guglielmo Braccio di
-ferro Ascoli, a Dragone suo fratello Venosa, ad Arnolino Lavello, ad
-Ugo Monopoli, a Pietro Trani, a Gualtiero Civita, Canne a Rodolfo,
-Montepiloso a Tristano, Trigento ad Erveo, Acerenza ad Asclittino,
-Sant'Arcangelo a un altro Rodolfo, Minervino a Rainfredo, Siponto
-col monte Gargáno a Rainolfo conte d'Aversa; e ciascuno innalzò una
-fortezza per assicurare i proprj vassalli, e si valse a talento delle
-contribuzioni assegnate a ciascun distretto. Restava in comune Melfi,
-metropoli e fortezza dello Stato, ove ogni conte teneva una casa ed un
-rione separato[368], ed amministravano la pubblica cosa in adunanze
-militari. Poi a Matera elessero per capo supremo Guglielmo «leone
-in guerra, agnello in società, angelo nei consigli», conferendogli,
-secondo l'espressione della Carta normanna, il diritto «di governare
-colla verga della giustizia e di terminare le differenze colla lealtà»;
-mentre dagl'indigeni riceveva il _gonfalone del comando_.
-
-Questa feudalità fra due imperi non poteva vivere ed assodarsi
-che mediante il valor personale di questo centinajo di prodi. Per
-gl'italiani essi non erano che barbari e venturieri; spogliavano a
-gara il popolo, nè il papa aveva autorità di reprimerli: pure, con
-quell'indole loro pieghevole e subdola, vollero ottenere un appoggio
-morale, e Guglielmo chiese dall'imperatore Enrico III il titolo di
-conte della Puglia e l'investitura (1046). E l'ebbe, e fu confermata
-a Drogone suo fratello e successore, aggiungendo ai Normanni il
-territorio di Benevento, salvo la città, ch'era stata assegnata al
-pontefice in cambio dei diritti sulla chiesa di Bamberga, donatagli da
-Enrico I. Mostrando fare omaggio ora ai Greci or ai Latini, i dodici
-conti in effetto non confidavano che nella propria daga, nè creduti,
-nè credendo; ed ora guerreggiavano tra sè, ora si collegavano contro
-nemici; e nemico consideravano chiunque possedesse bella donna,
-buon cavallo, armadura o terreno da essi desiderato. La Corte di
-Costantinopoli, dopo cercato con larghe promesse di trarre que' prodi
-sulle frontiere di Persia a combattere i suoi nemici, lasciò che il
-noto Argiro di Bari gli osteggiasse in ogni modo, sino a tramare di
-assassinarli tutti a un'ora: in fatto molti perirono, e Drogone stesso
-nella chiesa di Montoglio (1051); ma Unfredo suo fratello e successore
-vendicò i suoi.
-
-Nelle loro scorribande non rispettavano i beni delle chiese o de'
-pontefici: e il ricco monastero di Montecassino mandarono a guasto e
-ruba tale, che l'abate aveva stabilito trasferirlo altrove. Ma ecco un
-giorno Rainolfo conte normanno con molti militi sale a quella deliziosa
-altura; e quando i monaci stavano in isgomento d'ogni male, lascia le
-armi e i cavalli fuor di chiesa, ed entra a pregare. I monaci, risoluti
-a un colpo di mano, saltano su que' cavalli, e chiuso il tempio, e dato
-nelle campane a martello, cogli accorsi villani assaltano i Normanni,
-che inermi invocano invano la santità dell'asilo, da essi tante
-volte violato. Molti furono uccisi; il conte prigioniero si dovette
-riscattare col restituire tutte le possessioni usurpate[369].
-
-I papi alzavano i consueti lamenti perchè i Normanni ammazzassero e
-tormentassero i miseri abitanti, nè risparmiando tampoco fanciulli
-e donne, spogliassero le chiese, e delle esortazioni si facessero
-beffe. Leone IX contro di essi ottenne (1053) da Enrico III un grosso
-stuolo, condotto da Goffredo di Lorena: ma ben presto costoro se ne
-tornarono, non lasciando che da cinquecento persone. Con questi e
-con altri raccogliticci nostrali e d'oltralpe, laici e cherici, il
-papa in persona mosse a guerreggiarli, per quanto san Pier Damiani
-ed altri savj disapprovassero che un pontefice s'accingesse d'altra
-spada che della spirituale. I capi normanni spedirono per pace,
-esibendogli l'omaggio de' loro possedimenti[370]; ma poichè egli dai
-Tedeschi, che sprezzavano quella piccola gente, fu indotto a negar
-patti finchè non avessero sgombra l'Italia, essi con tremila cavalli
-e pochi fanti, tutta gente battagliera, presso Civitate[371] vennero
-a zuffa, sbaragliarono que' raccogliticci, e il papa stesso colsero
-prigioniero (1053 — 18 mag.). Quei che armato lo avevano sconfitto,
-vinto l'adorarono, e gli chiesero perdono della vittoria, supplicandolo
-ad infeudarli di quanto già possedevano, e di quanto acquisterebbero
-di qua e di là del Faro. Non si fece pregare Leone; e in tal modo la
-prigionia fruttò al papa meglio d'una gran vittoria, attribuendogli la
-supremazia sopra un paese, sul quale non l'aveva mai pretesa. Argiro,
-che aveva secondato l'impresa, cadde ferito; poi la disgrazia il rese
-sospetto all'imperatore bisantino, che lo mandò in esiglio, ove si
-uccise, liberando i Normanni da un nemico ostinato. I quali allora
-sottoposero tutte le città della Puglia.
-
-Ad Unfredo aveva agevolato le vittorie il fratello Roberto, detto
-Guiscardo, cioè l'astuto; uomo, al dire di Guglielmo Apulo, d'alta
-statura, di sommo vigore, spalle larghe, lunghi capelli, barba color
-lino, occhi di fuoco, voce tonante; che maneggiava con una mano la
-spada, coll'altra la lancia (1048); più scaltro d'Ulisse, più eloquente
-di Cicerone. Venne di Normandia da pellegrino con soli cinque cavalli
-e trenta fanti; e la povertà primitiva lo rendea cupido d'acquisti,
-frugale con sè, largo cogli altri. Trovando da patrioti suoi già
-occupato ogni cosa, egli solda avventurieri italiani, e fa guerra
-di bande; e mentre Unfredo riduceva la Puglia in suo potere, esso
-tenta la Calabria, correndo e predando, oggi ricchissimo, domani
-affamato, presto in voce di valoroso fra quei valorosi. Unfredo ne
-ingelosì, e sorpresolo durante un banchetto, fu per ucciderlo (1054);
-poi si rappattumò seco, e gli concesse quanto aveva conquistato: ma
-alla sua morte (1057) il Guiscardo ne occupò tutta l'eredità. Papa
-Nicola II, che per le commesse violenze l'avea scomunicato, attesa
-la sua docilità il ribenedisse, e non vedendolo pago del titolo di
-conte, gli conferì quello (1059) di duca di Puglia, Calabria e di
-quanto in Italia e in Sicilia potesse tôrre ai Greci o ai Saracini,
-considerando come decaduti quelli perchè scismatici, questi perchè
-infedeli: in ricognizione il Guiscardo e i suoi eredi e successori si
-dichiaravano ligi della santa sede, alla quale contribuirebbero truppe
-all'occorrenza e dodici denari pavesi ogni giogo di bovi[372].
-
-Voglia il lettore porre ben mente a quest'atto, onde possa valutare
-la giustizia o almeno la legalità della conquista normanna e della
-supremazia pontifizia; poichè così veniva creato un gran feudo, che,
-secondo la costituzione di Corrado imperatore, passerebbe ai figli
-ed ai nipoti, e che rileverebbe dal papa, come il duca di Normandia
-rilevava dal re di Francia.
-
-Capitani e soldati alzarono Roberto sullo scudo, e da quel punto cessò
-d'essere loro eguale per divenirne il principe; ma l'opposizione dei
-nipoti spossessati e degli altri baroni insofferenti d'ogni preminenza,
-gli fece logorar le forze, necessarie ad assodare il nuovo principato.
-
-Ciò malgrado, al Guiscardo venne fatto di togliere ai Greci Reggio,
-Squillace, Brindisi, Gallipoli, infine, malgrado i soccorsi orientali,
-anche Bari (1071), ultimo loro possesso nella Magna Grecia. Con pari
-fortuna sottrasse Capua ai duchi: poi invitato dagli Amalfitani,
-attaccò Salerno, una allora delle più belle città, e rinomata per una
-scuola di medicina a cui traevano malati d'ogni parte; dopo fiero
-assedio l'ebbe, e così Amalfi (1075-77), terminando la dominazione
-dei Longobardi, cinquecentonove anni dopo che Alboino avea confitto
-la lancia sul suolo d'Italia. A Napoli pure e a Benevento mise
-assedio, ridendosi delle scomuniche papali; finchè s'interpose uno
-dei più famosi e santi personaggi di quel tempo, Desiderio abate di
-Montecassino.
-
-Roberto tant'era salito in gloria, che n'era ambita la parentela: Azzo
-marchese, progenitore degli Estensi, Raimondo conte di Barcellona,
-l'imperatore di Costantinopoli e quello d'Occidente gli chiesero le
-figlie a spose de' loro figliuoli. Imbaldanzito sulle vittorie, Roberto
-medita assalire l'impero d'Oriente, dove il suo genero era stato
-stronizzato dalla nuova dinastia dei Comneni; côlti leggeri pretesti,
-dichiara guerra ad Alessio imperatore (1081), e con cencinquanta
-navi, e con galere di Ragusi, caricate per forza di trentamila uomini,
-prende Corfù e Botronto. Anna figlia di Alessio ce lo dipinge «di pelle
-rossa, capelli biondi, larghe spalle, occhi di fuoco, voce come quella
-dell'Achille omerico che con un grido mette in fuga miriadi di nemici.
-Soffrire superiorità altrui non poteva: parte di Normandia con cinque
-cavalieri e trenta fanti; arriva in Lombardia, s'appiatta negli antri
-e nelle montagne, e cominciando sua carriera guerresca con assassinj e
-rapine, provvede i suoi d'arme, cavalli, denaro». L'esagerazione è gran
-segno di paura!
-
-Alessio affrettò la pace coi Turchi, che da Nicea minacciavano già
-l'Impero, e chiese soccorso ai Veneziani, che, di mal occhio vedendo
-questa nuova potenza in Italia, con buona flotta ruppero quella
-del Guiscardo. Questi rifattosi pose assedio a Durazzo; e non che
-sgomentarsi dell'esercito che Alessio aveva allestito con rinforzi
-di Franchi e di Scandinavi assoldati, fe metter fuoco alle navi per
-togliere a' suoi la speranza della ritirata, e accettò la battaglia (18
-8bre). La moglie di lui vi comparve eroina, e benchè ferita, rimase tra
-la mischia esortando, tanto che Alessio non dovette lo scampo che alla
-propria spada e alla rapidità del palafreno. Durazzo è presa; Roberto
-si addentra nell'Epiro: ma le perdite sofferte, i morbi sviluppati,
-e triste notizie di turbolenze in Italia lo richiamano. A Boemondo
-suo figlio lasciato in Grecia, Alessio oppone i Turchi, e fa ferire i
-cavalli, sapendo come i Normanni poco valgano pedestri, onde al fine lo
-riduce a ritirarsi.
-
-Secondo la promessa fedeltà feudale, trecento Normanni ajutarono
-papa Nicola a domare i conti di Tusculo; poi quando Gregorio VII era
-dall'imperatore d'Occidente ridotto prigioniero in Roma (1084), Roberto
-accorre, getta il fuoco alla città, e liberato il pontefice, seco il
-mena trionfante a Salerno. Quindi nuova spedizione allestisce contro
-la Grecia; e malgrado la flotta che gli affaccia Alessio, sostenuto
-dai Veneziani, sbarca, sconfigge gli imperiali in ripetuti scontri per
-mare e per terra, e saccheggia la Grecia e le città dell'Arcipelago.
-Morte lo arresta (1085), e i Normanni si sparpagliano: ma poco andrà
-che i suoi nipoti, segnati il petto della croce, verranno a sgomentare
-Costantinopoli e i Musulmani[373].
-
-Aveva Roberto conferito al minor suo fratello Ruggero il titolo
-di conte di Sicilia (1072), ma niun mezzo di conquistarla che il
-suo valore ed un cavallo. Gittatosi alla via, egli svaligiava
-i passeggieri, massime quelli che per mercatanzia recavansi ad
-Amalfi[374]: sua moglie, alla quale egli non potè tampoco costituire
-una dote, gli coceva il parco desinare, e spesso tramendue non
-possedeano che un sol mantello per uscir fuori: uccisogli in battaglia
-l'unico cavallo, egli prese in ispalla la sella, e con questa si
-salvò. Tal era il ceppo dei futuri reali di Napoli; il quale (1061),
-coll'ardimento proprio alla sua nazione, tragittossi in Sicilia, a
-titolo di redimere i Cristiani dalla servitù musulmana[375].
-
-Dalle sconfitte avute dal prode e avaro Manioki s'erano rifatti gli
-Arabi sotto l'inetto suo successore Stefano, e ricuperarono tutte le
-fortezze perdute. Sola Messina resisteva, all'assedio della quale si
-conversero tutte le forze arabe: ma Catalco Ambusto che vi comandava,
-li sorprese (1040), uccise nella propria tenda Abulafar loro generale,
-e fece ricchissimo bottino. Non seppe profittare della fortuna Stefano,
-e non che riperder tutto, fuggì in Calabria.
-
-Ma anche i Saracini guastavano se stessi colle reciproche nimicizie.
-Due emiri si disputarono il primato, e soccombuti entrambi, la Sicilia
-restò divisa fra varie piccole signorie; Abd-Allah ebbe Trapani,
-Marsàla, Màzara, Sciacca; Alì ben-Naamh Castrogiovanni, Castronovo,
-Girgenti; Ben-Themanh Siracusa e Catania; altri altro, nemici fra loro,
-molesti tutti al paese.
-
-Questo Themanh avea sposato Maimuna sorella di Alì ben-Naamh; ma un
-giorno ubriaco le fece aprir le vene. Ella, guarita a stento, fuggì
-al fratello, il quale assalse e spodestò il cognato. Themanh rifuggì
-allora sul continente a Ruggero, e lo aizzò a conquistare l'isola.
-Volentieri l'ascoltò il venturiero, e passato lo stretto, piantò su
-Messina la croce, che n'era strappata da ducentrent'anni. All'assedio
-di Traina in val di Demona a' piedi dell'Etna, i trecento suoi seguaci
-resistettero a tutte le forze dell'isola; alla giornata di Teramo
-(1063) trentamila nemici furono sconfitti da centrentasei Cristiani, e
-Ruggero assicurò che san Giorgio, patrono de' guerrieri, avea pugnato
-con essi, e serbò per san Pietro le bandiere nemiche e quattro camelli,
-e da papa Alessandro II ricevette in ricambio la bandiera di San
-Pietro.
-
-I Pisani faceano allora vivo traffico in Sicilia, e specialmente
-a Palermo; ed essendo disgustati degli Arabi, raccolsero un forte
-naviglio, e spintisi contro la catena di quel porto la spezzarono:
-entrati, non poterono prendere la città, atteso il gran numero di
-Musulmani accorsi, ma portarono via in trionfo la rotta catena; di
-sei navi riccamente cariche, cinque bruciarono, l'altra condussero in
-patria, dell'opimo bottino valendosi per fabbricarvi il duomo.
-
-Ventott'anni si ostinò Ruggero (1089) per togliere l'isola ai Saracini,
-ai Greci ed ai naturali: la resa di Palermo segna l'epoca in cui la
-stirpe dei Beni-Kelb fu spossessata. Ben-Avert teneva ancora Siracusa
-e Noto; e Ruggero, assalitolo per mare, lo sconfisse ed uccise; e dopo
-assedio fierissimo ebbe anche Siracusa, poi Girgenti e Castrogiovanni,
-e ultime Butèra e Noto: col che potè dirsi padrone di tutta l'isola,
-della quale investì il fratello Roberto, per sè conservando Palermo e
-Messina. Rincacciando poi i Musulmani, assalì anche Malta, obbligandoli
-a tributo e a rilasciare i prigionieri cristiani. Presi molti beni per
-la sua famiglia, molti assegnatine alle chiese, altri distribuì a' suoi
-seguaci, dando così origine alla feudalità in Sicilia, e ripristinò
-i vescovi nelle sedi. Molti ricchi Musulmani uscirono di paese:
-ai rimasti Ruggero lasciò il culto e le proprietà, privandoli però
-d'alcuni diritti, come d'aver botteghe, mulini, forni, bagni pubblici;
-gli ebbe nell'esercito, ed erano una metà di quello che, nel 1096,
-stringeva la ribellata Amalfi; in arabo si poneano ancora le iscrizioni
-e battevansi le monete.
-
-
-
-
-CAPITOLO LXXVIII.
-
-La Chiesa. Simonia e concubinato. Gregorio VII. La contessa Matilde.
-Guerra delle Investiture.
-
-
-Fra quell'universale scombuglio, sola la società cristiana rimaneva
-immobile; società d'intelligenze, che non fondandosi sopra cose
-contingenti, ma sulla perpetuità delle idee, soffrendo e combattendo
-consolidava la propria unità e indipendenza, diffondeva nozioni
-ed esempj d'ordine, di pace, di personale dignità; alla forza che
-presumeva poter tutto, metteva un limite di verità, di giustizia,
-d'amore; tendeva senza posa ad assimilare quanto stavale dattorno, e
-conquistare i conquistatori, non badando alle nazioni ma agli uomini,
-e proclamandoli eguali perchè tutti creature di Dio, liberi perchè
-tutti servi ad un signore non terreno. Tale assimilazione incarnò
-essa nel sacro romano impero, come principio d'equilibrio politico e
-tutela di sociale giustizia: ma gravi tribolazioni e scosse ebbe di
-là donde attendeva sollievo e franchezza. Perocchè gl'imperatori, con
-pretensioni vaghe e col mal definito possesso dell'Italia, nocevano
-all'indipendenza di questa e alla dignità reale; i papi, costretti
-cercare possedimenti quando dai terreni derivava ogni podestà e ogni
-sicurezza, intesero in senso materiale il morale arbitrio che loro
-attribuiva la coscienza de' popoli. Quindi il cozzarsi delle due
-podestà, e difficile l'assegnare fin dove di ciascuna giungesse la
-ragione, e cominciasse il torto.
-
-I possessi ecclesiastici, protetti contro il disordine, erano meglio
-coltivati degli altri; onde, non solo per pietà, ma per metterli in
-salvo dalla generale violenza, molti offerivano alle chiese i proprj
-averi, ricuperandoli poi a titolo di livello e di precario; e tanti
-in Italia davansi alle chiese come oblati o manimorte, che re Lotario
-dovette imporre, chi il facesse senza necessità, rimanesse nulladimeno
-soggetto all'eribanno e all'altre pubbliche gravezze. Le decime,
-consiglio dapprima, divennero comando; e la superstizione vedeva i
-demonj svellere le spighe dal campo dei renitenti. Aggiungetevi le
-donazioni che la pietà e la politica dei re vi faceva, e il tributo
-d'interi regni, e comprenderete il perchè lautissimi possessori
-riuscissero i conventi, le chiese, le mense vescovili. E poichè sulla
-proprietà territoriale era piantata la società, alto grado occuparono
-nella gerarchia feudale; vescovi e abati acquistarono i diritti di
-moneta, tributi, giudizj di sangue e le altre regalie; baroni insieme e
-gran sacerdoti, intervenivano a far leggi e creare il re. Convertiti in
-elettori, i vescovi poterono dettare ai re precetti diversi da quelli
-che suggeriva la sbrigliata prepotenza, e giuramento di mantenere le
-prerogative del popolo e i diritti della Chiesa.
-
-Costumati a governo regolare là dove ogn'altro era scomposto, i
-sacerdoti ne porsero l'esempio ai Barbari, i quali od affidarono loro
-o con loro divisero la direzione delle pubbliche cose. Traendo a sè
-le cause a cui per alcun appiglio si attaccasse idea religiosa[376],
-grandemente allargarono la giurisdizione; e poichè è canone non poter
-uno essere due volte processato pel delitto medesimo, con infliggere ai
-sacerdoti delinquenti la punizione ecclesiastica venivasi ad esimerli
-dalla ordinaria. Il vescovo era sottratto a qual si fosse tribunale,
-appena dichiarasse appellarsi al papa; in caso diverso, non poteva
-essere giudicato da meno di dodici vescovi, nè condannato che sovra
-deposizione di settantadue testimonj fededegni.
-
-Non poco giovò alla civile equità il diritto, ai vescovi riconosciuto,
-d'ammonire l'autorità di qualunque disordine, e chiedere fossero
-abrogate o mutate le leggi devianti dalla giustizia. Quindi la
-protezione in cui la donna, balocco di regie passioni, fu presa da
-essi onde mantenere la santa castità del matrimonio, e sublimarlo
-nell'opinione; quindi le barriere poste all'abuso de' giuramenti e dei
-duelli giudiziarj; e se le ordalie non abolirono come troppo radicate
-nella consuetudine, le trassero però a sè coi riti, siccome un modo di
-campare molti innocenti. Ad egual modo non essendo possibile strappare
-ai signori il privilegio della ostilità privata, vi posero ripari
-secondo i tempi, l'asilo nei luoghi sacri e la tregua di Dio.
-
-Il loro capo dovea poi naturalmente acquistare nello Stato una
-posizione, che non è nell'essenza della missione sua, ma che non vi
-ripugna: e se già da prima il papa interveniva come giudice od arbitro
-ne' grandi interessi dell'Occidente, più il fece dopo che all'estesa
-monarchia di Carlo Magno successero tanti piccoli regni, di forze
-equilibrate.
-
-Nello sminuzzamento feudale nulla importava alla Francia quel che
-facessero la Danimarca o la Croazia: ma Roma prendea pensiero dello
-Spagnuolo come del Polacco; spediva legati e nunzj, prima che si
-usassero ambasciadori; deputava giudici e stabiliva tribunali di
-nunziatura là dove non conosceasi altro diritto che la spada; dettava
-leggi comuni, fondate su una giustizia eterna. Tutti quei popoli
-dunque veneravano la romana chiesa; alla sua primazia piegavansi i
-nuovi convertiti, giacchè da essa erano venuti gli apostoli loro;
-i metropoliti lontani portavano i loro piati alla curia romana. Un
-sacerdote inerme, che, scevro da mondani interessi, pronunzia nelle
-contese de' principi, o fra questi e i popoli; parla d'onestà e dovere
-a coloro, cui unico diritto sono il capriccio e la forza; ovvia le
-guerre, protegge il debole; è un tipo sublime che per avventura mai
-non fu pareggiato dalla realtà: ma forse vi accostarono altri sistemi
-inventati dappoi per mantenere una libera alleanza fra i popoli
-d'Occidente?
-
-Attribuire l'incremento dell'autorità pontificia ad astuzia
-tradizionale e a millenarie ambizioni, è sapienza da caffè durante
-il medioevo. Non un palmo di terra s'aggiunsero per la via usata
-dai principi, la conquista; diversi d'umori, di passioni, d'affetti,
-d'ingegno, dall'un all'altro si trasmisero una volontà costante nelle
-cose superiori; nelle terrene la lor politica orzeggiava come gli
-uomini; perciò in quelle ebbero potenza irresistibile, in queste si
-schermivano a stento dal più fiacco nemico: baroni e re prepotenti o
-popoli rivoltosi toglievano loro i possessi e fin la libertà; intanto
-che la loro voce sonava temuta e venerata nelle parti più remote; e i
-popoli esultavano che ai grandi sovrastasse una podestà per arrestarne
-il despotismo, il quale soltanto è possibile dove i re si persuadono
-nulla aver di superiore.
-
-L'autorità ecclesiastica poi dei papi, ingrandita col restringere
-il potere dei metropoliti, revocare a Roma la collazione di molti
-benefizj, sottrarre agli ordinarj i conventi e i beni parrochiali,
-favorire le pretensioni dei canonici, fu consolidata dalle false
-Decretali.
-
-Furono queste inventate dai papi per erigervi la propria primazia?
-o l'autore si propose di supplire alla mancanza di un codice
-ecclesiastico conforme ai bisogni del tempo, raccogliendo titoli
-antichi anche spurj; trasformando in vere decretali altri, a cui il
-pontificale romano alludeva, o desumendoli da storici e da padri
-della Chiesa e da collezioni anteriori? Ne disputano gli eruditi:
-ben sappiamo che, al risorgere della critica, il Valla e i cardinali
-Baronio e Bellarmino ed altri non meno pii che dotti non esitarono
-a dichiararle false; ma al comparir primo trovavansi così conformi
-ai principj ed alle istituzioni della Chiesa, che i più le accolsero
-senz'altro, sinodi e papi le citarono, altri compilatori vi fecero
-sopra fondamento, e ne restò legittimata la supremazia papale.
-
-Ma altrettanto erano altere le pretensioni dell'autorità secolare, onde
-non era possibile procedessero senza venire a cozzo. La Chiesa avea
-sempre gelosamente provveduto che l'elezione de' prelati rimanesse
-libera, e fatta per merito non per sollecitazioni, o tumulti, o
-mercato. Ma quando ogni possesso ed ogni autorità si ridusse feudale,
-tal si volle ridurre anche l'ecclesiastica: e parve ai re poter
-obbligare i prelati a prestar loro l'omaggio e chiedere la conferma
-de' possessi e delle giurisdizioni; ed essi ne gl'investivano colla
-tradizione dell'anello e del pastorale.
-
-Il diritto d'investirli dava ai re una grande ingerenza anche
-nell'eleggerli, e presto una specie di padronanza nelle cose
-ecclesiastiche. Mentre riduceano i sacerdoti ad obblighi secolareschi,
-_raccomandavano_ spesso le badie a qualche secolare (_commende_),
-cioè gliene attribuivano i frutti, lasciando al clero i pesi. Di
-qui un traffico di ecclesiastiche dignità, le quali portando lucro e
-potenza, procacciavansi con denaro, o, come lamentava san Pier Damiani,
-«coll'adulare il principe studiandone le inclinazioni, obbedendo
-ad ogni suo cenno, applaudendo ogni parola che gli caschi di bocca,
-andandogli in ogni cosa a versi. Non è comprata cara la dignità con sì
-lunga servitù, col far da parasito e buffone per diventare vescovo?»
-
-Dal soverchio ingrandimento veniva dunque umiliazione vera al clero;
-onde Attone vescovo di Vercelli[377] non rifina di compiangere le
-tirannidi usate ai vescovi, accusati da chi che fosse, costretti
-a difendersi col giuramento e col duello; intanto che i principi
-carpivano al clero e al popolo le elezioni; e non ai più degni, ma
-guardavano a parentele, servigi, ricchezze; talchè s'accumulavano
-in un solo molte prelature, o attribuivansi a fanciulli che appena
-sapessero qualche articolo di fede, tanto da rispondere ad un esame
-di semplice formalità. Manasse possedeva i vescovadi d'Arles, Milano,
-Mantova, Trento, Verona: già incontrammo un vescovo di Todi di dieci
-anni, un papa di nove. Il padre che avea portato in braccio suo figlio
-alla sede, mercanteggiava a nome di lui cariche, parrochie, benefizj,
-riscoteva le decime e il prezzo delle messe, e colla spada faceva e
-disfaceva nella diocesi, come fra' suoi vassalli[378].
-
-Gli uomini di retta volontà rifuggivano da tali accatti; onde le
-cattedre restavano a gente che, entrata di rapina a guardia del gregge,
-come avrebbe offerto quella perfezione di virtù che è richiesta dalla
-Chiesa? come avrebbero potuto essere gli uomini di Dio e del popolo, se
-prima dovevano essere gli uomini del re? e come non essere gli uomini
-del re, quando questo li sceglieva secondo i suoi interessi? Ben la
-santità di alcuni e la bontà del basso clero manteneva la distinzione,
-che il carattere e le funzioni pongono fra laici e sacerdoti: ma
-quelli d'illustre nascita o di elevata dignità si brigavano nelle
-occupazioni della nobiltà, e meglio della teologia e delle pacifiche
-virtù credevano s'addicessero al grado loro le armi, il mestar partiti
-e maggioreggiare nelle Corti.
-
-Quando Arnolfo arcivescovo milanese si condusse ambasciatore alla
-Corte greca, traeva immenso codazzo d'ecclesiastici e secolari, fra
-cui tre duchi e assai cavalieri, ai quali avea distribuito pelliccie di
-màrtoro, di vajo, d'ermellino; esso poi montava un cavallo non solo di
-ricchissima bardatura, ma ferrato d'oro con chiovi d'argento.
-
-Da questi scialacqui come rifarsi? dilapidando le chiese e i poveri,
-rivendendo le dignità minori, guastando così l'umor vitale fin
-nelle parti estreme. Assenti dalle diocesi anche per tutta la vita,
-corteando, addestrandosi alle battaglie colle caccie, i vescovi
-corrompevano i proprj e lasciavano corrompere i costumi del clero in
-guisa deplorabile. Ad esempio de' grandi, i patroni secolari faceano
-bottega de' piccoli benefizj. I laici non badavano alle scomuniche,
-sapendo che già le aveano incorse quelli che le lanciavano. Chi non
-avesse altro, vendeva le preghiere, essendo invalso che uno potesse
-adempiere alle penitenze d'un altro, e con orazioni o con battiture
-espiar la pena dovutagli. Domenico Loricato ebbe questo nome perchè
-portava un petto di ferro, e catene attorno al corpo, e spesso
-assumevasi la penitenza dei cento e dei mille anni. Credevasi allora
-che tremila sferzate equivalessero a un anno di penitenza; e durante
-la recita dei cencinquanta salmi poteansi dare quindicimila colpi. Col
-recitar dunque venti volte il salterio sotto continua flagellazione
-adempivasi alla penitenza di cento anni; e talora Domenico la compiva
-in sei giorni[379].
-
-Non solo le cronache, ma le invettive de' santi ed i concilj
-testimoniano tale depravamento, da mostrare che veramente divina era
-l'istituzione della Chiesa se non soccombette. Uno dei più virtuosi
-e dotti di quel secolo fu Pietro da Imola (988-1072), che abbandonato
-dalla madre a curare i majali, fu tolto a educare dal fratello Damiano
-arcidiacono di Ravenna, da cui per riconoscenza prese il nome di
-_Damiani_. Presto fu maestro egli stesso, e sequestratosi dal mondo
-nel romitaggio di Fontavellana, aperto allora dal beato Ludolfo appiè
-dell'Appennino nell'Umbria, ne divenne abate, e molti eremi fondò
-e de' suoi scolari molti vide unti vescovi. I papi lo adoprarono in
-affari scabrosissimi, e lo fecero cardinale vescovo d'Ostia, dignità
-che non accettò se non dopo minacciato di anatema, e non si tenne
-contento se non quando alfine impetrò di tornare nel suo convento. Fra
-una vita operosissima, preghiere, digiuni, cilizj erano sua continua
-compagnia, dormiva s'una stuoja, e ricreavasi coll'intagliare cucchiari
-ed altri arnesi di legno. Inventò l'uffizio della Madonna: oltre le
-cencinquantotto lettere e relazioni sugl'importanti negozj ch'ebbe
-a trattare con re e con prelati, ne abbiamo settantacinque sermoni,
-vite di molti santi suoi contemporanei, e sessanta opuscoli esegetici,
-teologici e storici, in dettatura migliore de' contemporanei, eppur
-diffusa e intralciata, e con un cumulo di miracoli e apparizioni di
-morti.
-
-Zelantissimo della miglior disciplina, torna ogni tratto a deplorare
-il pervertimento de' prelati, e — Han fame d'oro (intuona), e dovunque
-giungono vogliono vestir le camere a gale di cortinaggi, meravigliosi
-di materia o di lavoro. Distendono sulle seggiole gran tappeti ad
-immagini di mostri; larghe coltri sospendono alla soffitta perchè
-non ne caschi polvere; il letto costa più che il sacrario, e vince in
-magnificenza gli altari pontifizj; la regia porpora d'un solo colore
-non contenta; e si vuole coperto il piumaccio con tele miniate d'ogni
-genere di splendori. E perchè ci puzzano le cose nostrali, godono
-soltanto di pelli oltremarine, condotte per molto argento: il vello
-della pecora e dell'agnello si ha in dispetto, e voglionsi ermellini,
-volpi, màrtori, zibellini. Mi vien fastidio a numerare queste borie,
-che movono a riso, è vero, ma a tal riso che è radice di pianto,
-vedendo questi portenti d'alterigia e di follia, e le pastorali bende
-sfavillanti di gemme e qua e là scabre d'oro»[380].
-
-Il beato Andrea, abate di Vallombrosa, esclama: — Era il ministero
-ecclesiastico sedotto da tanti errori, che appena si sarebbe trovato
-alcuno alla propria chiesa; chi con isparvieri e cani dandosi attorno,
-perdevasi in caccie; chi faceva da tavernajo, chi da usuriere; tutti
-con pubbliche concubine passavano vituperosamente lor vita, tutti
-fradici di simonia, tanto che nessun ordine o grado dall'infimo al
-sommo poteva ottenersi se non si comprava al modo che si comprano le
-pecore. I pastori, cui spettava rimediare a tanto guasto, erano lupi
-rapaci»[381].
-
-Raterio nacque d'un legnajuolo, e anche divenuto vescovo di Verona
-amava fabbricare e restaurar chiese; così povero che nè cappellano
-aveva nè famiglio; nessun lusso nel vestire e nel calzarsi, dormire
-in terra o sopra un pancone, tenere a mangiar seco ogni qualità di
-persone, digiunare talvolta fino a nona, facendo penitenza per gli
-altri; non che curare le maldicenze, donò dodici soldi d'argento a uno
-che gli aveva detto ingiuria. Egli muove caldissimi lamenti contro il
-clero nostrale, che sollecitava la libidine con vini e cibi; e raccolto
-un concilio, trovò che molti nè tampoco sapevano il _credo_[382]. A
-Farfa, Campone e Ildebrando avvelenano l'abate, e a forza di denari il
-primo ne ottiene la dignità; ma Ildebrando scontento solleva i vicini
-di Camerino, caccia Campone, e si fa donno del monastero; Campone con
-maggiori somme si trae dietro altri, recupera il posto, e attende a
-mettere al mondo figliuoli e arricchirli coi beni del monastero.
-
-Alberico, nominato vescovo di Como da re Enrico II (1010), di cui
-era cappellano, donò ai monaci Benedettini un podere del clero di
-Sant'Abondio, perchè questo ne faceva scialacquo _in pazzie e in
-cure secolari_. Aveva sotto di sè vassalli, gastaldi, avvocati, il
-visdomino; e fu degli zelanti nel riformare il clero. Eppure avendo
-avuta da re Corrado in commenda la ricchissima badia di Breme in
-Lomellina, per venirne in possesso fece metter le mani addosso
-all'abate, e cacciatolo in carcere lo costrinse a giurargli fedeltà.
-Poi al tempo del ricolto andò al monastero, e fece egual violenza a
-due monaci che per avventura si opponevano alle sue depredazioni; ma la
-notte, ecco san Pietro gli compare al letto, e non pago di rimproveri,
-lo batte e mutila in sì mal modo, che la mattina avendolo i monaci
-costretto a partirsene, tra via morì[383].
-
-Clero e popolo, trovandosi esclusi dalle nomine, e imposti superiori
-sconosciuti o perversi, mal si rassegnavano all'obbedienza, e ne
-nascevano turbe e tumulti. A Firenze il vescovo Pietro di Pavia
-era tacciato di aver compra la dignità dall'imperatore; contro
-lui principalmente alzano la voce san Gualberto fondatore dei
-Vallombrosani, e Tenzone che da cinquant'anni stava murato in una
-celletta; pretendeano non si dovessero ricever da esso i sacramenti,
-e accusavano di connivenza Pier Damiani, il quale rispondeva che,
-ammettendo ciò, vi sarebbe da un pezzo interruzione nel ministero
-della Chiesa di Dio. Per finirla, il vescovo mandò ad assaltare il
-convento di San Salvi, trucidando quanti monaci furono côlti (1067).
-I sopravissuti invocarono il giudizio di Dio per provare esser Pietro
-indegno di quella sede. Eretti due roghi vicini e accesili, il monaco
-Giovanni vi passò scalzo senza nocumento o dolore; Pietro si ritirò in
-un monastero, e Giovanni _Igneo_ divenne cardinale e vescovo d'Albano.
-Di Roma abbiam già detto abbastanza e troppo.
-
-A tanta corruzione i concilj opponevano decreti di morale e di
-disciplina: s'introducevano regole più austere, qual fu l'Ordine
-dei Cluniacesi (910), che dalla Francia ove nacque presto si diffuse
-anche in Italia; il severissimo de' Certosini (1084), dal fondatore
-san Brunone portato alla Torre in Calabria. Romoaldo, nobilissimo
-ravennate e confidente di Ottone III, ritiratosi nel deserto di
-Camaldoli (_campus Maldoli_) (1012), tra le più belle faggete e abetine
-che coronino la vetta degli Appennini, fabbricò una chiesa e cellette
-distinte per ciascun monaco, dettando una regola di continui digiuni e
-prolungati silenzj. Incessantemente egli predicava contro la simonia, e
-disciplinava il clero; molti prelati simoniaci venivano a consultarlo,
-«ma (dice Pier Damiani) non so s'egli abbia emendato un solo; tanto è
-dura quest'eresia, e tanto difficile la guarigione, che con meno fatica
-si convertirebbe un Ebreo». A un conte Olibano, che venuto con gran
-corteo alla sua cella, gli espose i proprj peccati, intimò non potrebbe
-salvarsi se non rinunziando alle pompe del secolo: e quegli obbedì, e
-si fe monaco. A Ottone III, in penitenza dell'avere ucciso Crescenzio,
-impose pellegrinasse a pie' scalzi da Roma al monte Gargáno, poi nel
-monastero Classense di Ravenna digiunasse l'intera quaresima, cinto
-di cilizio, e dormendo s'una stuoja. Esso imperatore l'obbligò a uscir
-dalla solitudine per riformare il monastero Classense; ma que' monaci
-non sapeano adattarsi a tanto rigore, sicchè Romoaldo ruppe la verga,
-e tornò al suo ritiro. Qui visse fino a cenventitre anni; poi Rodolfo,
-quarto priore, fabbricò a valle il convento di Fontebuona, i cui monaci
-doveano procurare i poveri alimenti agli eremiti della montagna; e
-quella congregazione, approvata da Alessandro II (1072), acquistò
-dappoi tante ricchezze, quanta a principio n'era stata l'umiltà.
-
-In una delle ricorrenti baruffe cittadine era stato ucciso un nobile
-fiorentino, e tutta la parentela tenevasi obbligata a vendicarlo.
-L'uccisore stava dunque in grande apprensione, e scontrato uno d'essi
-parenti, per nome Giovanni Gualberto, in un calle ov'era impossibile
-cansarlo, dandosi perduto, si gittò a terra colle braccia tese a pietà.
-Giovanni, venerando la croce che in quell'atto egli rappresentava, gli
-perdonò; e colla tenerezza infusa da una buona azione entrando in San
-Miniato, parvegli che un crocifisso s'inchinasse, quasi ringraziandolo
-d'aver perdonato a suo riflesso. Tocco dal miracolo, lascia il mondo
-quando di maggiori attrattive lusingava la sua giovinezza, e a malgrado
-del padre (1060), raccorci i capelli, veste l'abito; poi per desiderio
-di maggior solitudine si colloca a Vallombrosa negli Appennini,
-rimettendo al primitivo rigore la regola di San Benedetto, dando a'
-suoi un vestire di grossa lana bianca e bruna, e, cosa nuova, con frati
-laici distinti di condizione, a' quali era permesso parlare mentre
-fuori attendevano a lavori.
-
-Leone da Lucca, che, sebbene abate della Cava, andava far legna al
-bosco, e grossi fasci ne portava a Salerno da vendere per vantaggio dei
-poveri, riprese più volte l'avarizia e crudeltà del principe Gisolfo;
-ma trovandolo incorreggibile, gli predisse che sarebbe spodestato
-da Roberto Guiscardo. Più d'una volta presentossi alle prigioni, e
-senza che alcuno osasse opporsegli, liberò quei che il principe avea
-condannati a morte.
-
-E Giovanni Gualberto, e San Nilo, romito di Calabria, ed altri di
-quel tempo moltiplicarono miracoli di conversioni, ma la voce e
-l'esempio de' pari loro riuscivano d'efficacia parziale, nè a piaghe
-incancrenite poteva venire il rimedio se non da quel seggio, alla cui
-altezza principi e popoli affisavano lo sguardo. Ma la sede romana
-era talmente contaminata, che gl'imperatori ne coglievano pretesto per
-collocarvi loro creati, perpetuando in tal modo l'abuso delle illegali
-elezioni. Gerberto, monaco dell'Alvergna, poi abate di Bobbio, fu
-dotto nelle matematiche, le quali voleva nelle scuole si accoppiassero
-alla dialettica per crescere forza e penetrazione agli intelletti;
-introdusse o estese l'uso delle cifre arabiche, con gran cura adunava
-libri, pose a Magdeburgo un oriuolo forse a bilanciere, e chi entrasse
-nella camera di lui, vi vedeva astrolabj, sfere, cifre strane, e
-l'altro corredo da astrologi e maghi. Fu dunque creduto un di costoro,
-e che avesse patteggiato col demonio per apprendere que' bei trovati e
-i modi di salire alla suprema dignità. Questi modi però erano scienza
-superiore ai contemporanei e perseveranza: e dopo che fu arcivescovo di
-Reims, Ottone III suo scolaro il collocò arcivescovo di Ravenna (999),
-in fine papa col nome di Silvestro II[384].
-
-Soli quattro anni regnò, e ne' successivi (1003-12) il prefetto di
-Roma e la fazione dei conti di Tusculo portarono al seggio Giovanni
-XVII e XVIII, Sergio IV, infine Benedetto VIII uno di essi conti, che
-illaudabile come pontefice, dell'abilità guerresca si giovò a snidare
-da Luni i Saracini. Denaro e forza gli diedero successore il fratello
-Romano ancora laico (1024), console e senatore di Roma, che volle
-chiamarsi Giovanni XIX, e che vendette per ripagarsi. Poi la fazione
-stessa tusculana fece eleggere un suo nipote Teofilatto (1033), di
-dodici anni, che disonorò colla scostumatezza il nome di Benedetto IX.
-
-Due volte dalla pubblica indignazione cacciato e surrogatogli Silvestro
-III, due per la forza imperiale ricuperò la tiara; la vendette a
-Giovanni XX, poi col denaro ritrattone soldò gente e ripigliolla.
-Graziano arciprete, entrato conciliatore, sì bene destreggiò e spese,
-che ottenne per sè il pontificato (1044), col nome di Gregorio VI.
-Allora sedettero tre papi contemporanei, che non pensavano a regolare
-la Chiesa, ma a spartirsene gli emolumenti.
-
-Invitato a riparare a tali disordini, Enrico III convocò a Sutri un
-concilio, ove Silvestro III e Giovanni XX furono sentenziati d'intrusi,
-e Gregorio, confessando averlo ottenuto per vie riprovate, depose il
-pastorale, e si ritirò fra i Cluniacesi. L'imperatore fece eleggere
-Sugero vescovo di Bamberga, che prese il nome di Clemente II (1046),
-coronò Enrico, e pensava svellere la dominante simonia, ma pontificò
-appena un anno. Al morir suo, Benedetto IX ritorna[385]; ma Enrico
-spedisce a Roma Poppone vescovo di Bressanone, che pochi giorni siede
-papa col nome di Damaso II; indi la dieta raccolta a Worms elegge
-Brunone vescovo di Toul (1048). Così, per evitare le doppie e le turpi
-elezioni, credessi necessario che i re destinassero i capi alla Chiesa,
-e preferissero Tedeschi, meno corrotti e alieni dalle fazioni. Brunone
-aveva cercato sottrarsi al papato sin col fare pubblica confessione
-de' proprj peccati: indotto poi ad accettarlo, nell'avviarsi a Roma
-volle averne parere con Ildebrando, monaco di Cluny in gran riputazione
-di dottrina e virtù; il quale mostrandogli l'indegnità di un'elezione
-laica, l'indusse a mutare l'abito pontificale in quel di pellegrino,
-fin a tanto che il popolo e il clero di Roma non lo avessero
-liberamente nominato.
-
-Finchè vendevansi le chiese, finchè se ne otteneano le dignità per
-moneta e brogli, finchè il libertinaggio di chi le occupava inchinavasi
-ai principi venditori più che non ai pontefici riformatori, potea
-mai sperarsi che i vescovi ricuperassero l'indipendenza d'autorità,
-di cui avevano fatto getto per acquistare la libertà de' costumi?
-Depravata la Chiesa perchè si secolarizzò, bisognava tornarla alle
-norme ecclesiastiche, rinvigorire il sacerdozio, il monachismo; sopra i
-malvagi, di qualunque grado fossero, istituire un censore, disoggetto
-da temporali potenze; e tale non potendo essere se non il papa, era
-duopo sottrarne l'elezione ai laici, sciogliere i sacerdoti dal legame
-feudale, e perciò isolarli dalle famiglie. Chi si accingesse a rompere
-il triplice vincolo della terra, della famiglia, dell'autorità con cui
-il clero trovavasi legato alla società, troverebbe durissimo cozzo nei
-re che scapitavano di potenza, nei preti che perdevano comodità alle
-passioni, nelle molli abitudini. Non poteva egli esser dunque che un
-eroe; nè i passi dell'eroe e in età sciagurate vanno misurati col metro
-dell'uomo ordinario e de' tempi quieti.
-
-Nel monastero di Cluny era cresciuto Ildebrando (n. 1013), di Soana
-nel Senese; ed erudizione profana e sacra, integerrimo costume, cuor
-retto, giudizio ponderato nell'ideare, ferma prudenza nell'eseguire,
-presto lo segnalarono. Stomacato della universale corruttela, vide
-non potersi correggere il mondo se non correggendo la Chiesa che
-n'era capo; e vigile, attivo, indomito, sempre fondato sulla vetusta
-tradizione e sul voto del popolo, vi si applicò quando fu preso a
-consigliere dai pontefici. Le nefandità, tra cui era testè corso il
-papato, lo convinceano che ogni male venisse dal restare la suprema
-dignità commessa all'elezione interessata e corrotta de' secolari: ma
-poichè non si poteva di tratto abolire la pretensione degl'imperatori,
-cominciò a sanare le nomine regie col sottometterle alla rielezione
-del clero e del popolo. In questo intento consigliò Brunone d'entrare
-in Roma da pellegrino (1049), e quivi chiedere il suffragio di chi
-solo v'avea diritto. Brunone, che fu Leon IX, il fece, ed annunziò
-il divisamento di deporre i vescovi simoniaci; ma trovò il male così
-esteso, che fu costretto rallentar quel rigore, imponendo solo quaranta
-giorni di penitenza ai convinti.
-
-Lui morto (1055), Enrico III nominò il monaco Gebardo suo consigliere,
-persona specchiata, che assunto il nome di Vittore II, per sè e
-coll'opera d'Ildebrando procacciò a riformare la disciplina. Dopo di
-lui, una fazione, sazia di tanti papi tedeschi, portò al seggio Stefano
-IX (1057), che fu zelantissimo della disciplina, e che, morendo dopo
-soli otto mesi, pregò non si eleggesse il successore fin quando di
-Germania non tornasse Ildebrando. Però Gregorio conte di Tusculo,
-armata mano, fe proclamare l'inetto Giovanni vescovo di Velletri
-(1058), col nome di Benedetto X. Ildebrando, conoscendo che il papa
-d'una fazione sarebbe ancor peggio che il papa d'un imperatore, si
-unì ai grandi, a Pier Damiani e ad altri cardinali, pregando dalla
-imperatrice Agnese un altro pontefice, il quale fu Gerardo vescovo
-di Firenze. Ildebrando, che ne recò l'annunzio, ebbe cura fosse
-rieletto in un sinodo a Siena, ove prese il nome di Nicola II (1059);
-e perchè più non si rinnovassero le elezioni tumultuarie, lo indusse a
-toglierne il diritto al re ed al popolo, per affidarlo ad un concilio
-di cardinali vescovi e cardinali cherici[386], salvo l'approvazione del
-clero e l'onore dovuto all'imperatore.
-
-I grandi, stizziti del vedersi tolto il lucroso privilegio, spedirono
-chiedendo un papa al nuovo imperatore Enrico IV; e i prelati lombardi
-da lui convocati a Basilea (1061), abrogata la costituzione di
-Nicola, stanziarono che il pontefice dovesse scegliersi nel _paradiso
-d'Italia_, come definivano la Lombardia, acciocchè avesse viscere
-tenere a compatire la fragilità umana, ed elessero Cadolao vescovo di
-Parma, che si fe dire Onorio II[387]. Venne costui a prendere possesso
-della dignità colle armi, alleandosi anche colla fazione di Tusculo;
-ma Ildebrando avea già fatto proclamare dai cardinali Anselmo da
-Baggio vescovo di Lucca, col nome di Alessandro II. Lo scisma proruppe
-in guerra civile, dove il papa legittimo restò vinto in prima, indi
-vincitore. Solo dopo molti anni l'arcivescovo di Colonia Annone, tutore
-di Enrico IV, lo riconobbe: e Cadolao, gran tempo sostenuto nel Castel
-Sant'Angelo da Cencio, che comprò a contanti, riuscì a fuggire, senza
-però mai rinunziare alle sue pretensioni. Un concilio adunato a Mantova
-chiarì legittima l'elezione di Alessandro.
-
-Tanta potenza esercitando, riverito come signore dai papi medesimi, da
-un pezzo Ildebrando avrebbe potuto sedere sulla cattedra di san Pietro,
-qualora l'avesse ambita; ma celebrandosi le esequie di Alessandro, la
-folla (1073) invade tumultuosamente la basilica Laterana, acclamando
-d'ogni parte Ildebrando papa per volontà di san Pietro. Egli accorse
-al pulpito per chetare quel disordine; tutto invano; nè il gridare
-ristette finchè i cardinali non ebbero annunziato pontefice l'eletto
-dal popolo e dall'apostolo. Allora la pompa del nuovo papa e le
-acclamazioni si mescolarono in modo strano all'apparato funebre e al
-corteo di suffragio.
-
-Con ciò si preveniva l'intervenzione e la probabile opposizione
-imperiale, e assicuravasi ai cardinali il contrastato privilegio
-elettorale: pure Ildebrando ne informò Enrico, pregandolo sottrarlo
-da quel peso, altrimenti dichiarandosi mal disposto a soffrire i
-comporti di esso imperatore. Malgrado questa diffida, non avendovi
-trovato ombra di simonia, Enrico non potè negare l'assenso. Allora
-col nome di Gregorio VII piglia assunto di guerreggiare la simonia e
-l'incontinenza, che da due secoli insozzavano la sposa di Cristo; trova
-che la forza domina dappertutto? e' vuol dappertutto far prevalere il
-pensiero; trova il pontificato fiacchissimo, robustissimo l'Impero?
-e' si propone di sottometter questo a quello, come l'anima comanda al
-corpo, come l'ingegno dirige le braccia. Viaggiò per Italia amicandosi
-i prelati buoni; e agevole dovunque trovasse docilità, inflessibile
-coi contumaci, instaurava l'antica disciplina. Abbracciando l'intera
-cristianità nelle sue attenzioni, dove in persona non giungesse
-moltiplicavasi per via di legati; non negligeva le minuzie della reggia
-e della cella; ingiunse che tutti i vescovi nelle proprie chiese
-facessero insegnare le arti liberali; e non badava a farsi nemici,
-perchè in ogni atto si proponeva non la superbia umana, ma la salute
-delle anime.
-
-Divenuto il sacerdozio e le prelature impiego dei ricchi, quest'una
-cosa mancava, che quelle comodità non si dovessero comprare colle
-astinenze del celibato, nè il posseder benefizj togliesse i godimenti
-della famiglia; da ultimo si rendessero patrimonio le dignità, i
-vescovadi, il papato, introducendo anche nella Chiesa l'assurdità delle
-cariche ereditarie ch'ella avea sempre rejetta. Ed a questo pure si
-tendeva; e già in molte diocesi era invalso il matrimonio dei preti,
-che la prudenza, il decoro, la libertà necessaria al clero aveano fatto
-vietare. Allora dunque che Gregorio richiamò la trascurata proibizione,
-si allegavano la consuetudine d'alcune diocesi, i privilegi speciali,
-i legami di famiglia già contratti, e un lamento levossi per tutta la
-Chiesa occidentale.
-
-Il clero dell'alta Italia erasi di buon'ora corrotto, e già al tempo
-de' Longobardi Paolo Diacono deplorava che più nessuno frequentasse
-il San Giovanni di Monza, in grazia de' suoi preti concubinarj
-e simoniaci. Ne' contorni di Brescia, al 790, uscì un monaco ad
-annunziare imminente la fine del mondo, colpa la depravazione dei
-monaci; e spacciatosi profeta, distribuì i suoi seguaci in cori
-d'angeli, guidati da arcangeli, e maltrattò i monaci, sinchè non venne
-mandato a morte[388].
-
-A Milano il mal costume era cresciuto in proporzione delle ricchezze
-e della potenza del clero; e indarno il concilio di Pavia avea voluto
-interdire il matrimonio ai preti, che pretendevano appoggiarsi ad
-una concessione di sant'Ambrogio[389]. Vi serpeva pure la simonia,
-e fin dall'820 papa Pasquale si lagnava colla chiesa milanese del
-trafficarvisi d'ordini sacri. Per ciò e per ambizione quel clero stava
-alieno dalla santa sede, e per due secoli se ne tenne quasi separato,
-pretendendo che la chiesa di sant'Ambrogio non fosse inferiore a quella
-di san Pietro. Guido da Velate (1045), postovi arcivescovo per favore
-del re e contro il privilegio del capitolo[390], vendeva le cariche,
-scaricava su altri il peso del suo ministero, mentr'egli consumava
-tempo ed entrate in caccie ed esercizj guerreschi. L'alto clero il
-favoriva per imitarlo; ma il minore ed il popolo ne prendeano scandalo
-e nausea, a tal segno che, mentr'egli celebrava, l'abbandonarono tutto
-solo all'altare.
-
-A capo de' rigorosi stava Anselmo da Baggio, prete della metropolitana;
-onde Guido lo fece dall'imperatore destinare vescovo di Lucca. Neppur
-là dimenticò egli la patria; e udito come Guido avesse nominato sette
-diaconi indegni, corse a Milano, e s'affiatò con Landolfo Cotta ed
-Arialdo d'Alzate, principali fra i rigoristi, e cominciarono alzar
-la voce a rischio della vita, più ascoltati quanto più apparivano i
-vizj del clero. Tosto si formarono due fazioni nella diocesi: una
-dell'alto clero co' suoi parenti ricchi e titolati e sostenuti da
-forte vassallaggio, e li chiamavano i Nicolaiti; l'altra detta dei
-Patarini, poveri e plebei, ma forti nella bontà della causa e nel
-favore della moltitudine. Fin alle armi si venne; ma trovato chi osa
-dire una verità, può soffocarsene il suono? Roma sostiene quelli che
-il ferro dei grandi minaccia e che i sinodi provinciali scomunicano.
-Pier Damiani e Anselmo da Baggio, spediti legati dal papa in Lombardia,
-mostrato come fosse ingiusta la pretensione di non dipendere da Roma,
-tornarono la chiesa milanese all'antica sommessione, e in un sinodo
-a Roma quell'arcivescovo tenne il primo posto, e ricevette dal papa
-l'anello, col quale fin allora i re d'Italia erano soliti investirlo.
-Lasciarono in carica Guido, affinchè il deporlo non mettesse sgomento
-agli altri, tinti della pece istessa; ai meno colpevoli imposero di
-digiunare a pane e acqua, per cinque anni, due giorni ogni settimana,
-e tre nelle quaresime di pasqua e del san Giovanni; a' più rei, sette
-anni, oltre il digiuno d'ogni venerdì, vita durante; all'arcivescovo
-per cento anni, dei quali però poteva riscattarsi a prezzo; e dovea
-promettere di mandar tutti i preti colpevoli in pellegrinaggio a Roma o
-a San Martino di Tours, ed egli stesso andare a San Jacopo di Galizia
-e al santo sepolcro[391]. All'eguale effetto riuscirono nel resto di
-Lombardia.
-
-Mal soddisfatti de' miti provvedimenti, e accorgendosi come gli
-avversarj dissimulassero solo per necessità, incalorirono l'opposizione
-Arialdo e Landolfo, poi alla morte di questo il fratello Erlembaldo,
-ancor più risoluto, e che allor allora tornando dal pellegrinaggio in
-Terrasanta, aveva infervorato il proprio zelo col visitare le soglie
-degli Apostoli, dove il papa lo elesse confaloniere della Chiesa.
-Anselmo da Baggio, salito papa col nome di Alessandro II, favorì di
-forza gli zelanti, mentre Erlembaldo allettava plebe e giovani (1065),
-e a capo d'armati strappava dagli altari i preti concubinarj, e correva
-da Milano a Roma per attingere incoraggiamenti e forza. Di rimpatto il
-clero istigava la boria patriotica contro Roma, i nobili difendevano
-colle armi i loro parenti e creati; onde ogni giorno baruffe e sangue:
-scene riprodotte nelle altre città, come gli scandali che vi davano
-occasione.
-
-E del furore armato cadde vittima Arialdo con orribili strazj. Il
-sangue esacerba le ire; Guido co' suoi è cacciato; ed egli vende la
-dignità a un Goffredo, che d'intesa coi vescovi e coi capitanei di
-Lombardia, va coll'anello e col pastorale al re di Germania, e gli
-propone di sterminare i Patarini se lo investa dell'arcivescovado.
-L'imperatore, desideroso d'umiliare il papa e chi per lui,
-accondiscende alla domanda, e l'intruso s'accinge all'effetto: ma
-Erlembaldo piglia le armi, e dopo saccheggi e incendio, rimasto
-padrone della città, governa con un consiglio di trenta persone,
-confisca i beni di qualunque prete non possa con dodici testimonj
-giurare di non aver avuto affare con donne: molti, insofferenti della
-insolita dominazione, fuoruscirono; più volte si tornò alle mani,
-intanto che gli uni e gli altri imparavano a governarsi senza nè
-conte nè arcivescovo, in vera repubblica. Principi e buffoni cuculiano
-quegl'involontarj divorzj dei preti: i nobili rientrati s'affaticano
-a screditare i Patarini, e blandiscono il popolo col proporgli una
-confederazione, allo scopo di assicurare l'integrità della chiesa
-milanese.
-
-Morto Guido (1071), Erlembaldo fa eleggere arcivescovo un giovinetto
-Attone; e la fazione contraria si leva in armi, assale il prelato, che
-non potè salvar la persona se non salendo in pulpito e abdicando: ma
-Roma lo riconobbe, e scomunicò Goffredo. Erlembaldo continuava guerra
-ai concubinarj; ma i nobili tornati in armi lo uccisero (1075), e il
-popolo lo onorò come martire.
-
-Il conte Everardo, uno scomunicato spedito da re Enrico, adunati i
-signori lombardi a Roncaglia, li ringraziò d'avere ucciso Erlembaldo,
-proscrisse i Patarini, e fece eleggere un nuovo arcivescovo; in modo
-che tre persone portavano questo titolo. Ma il popolo, che pativa dalla
-corruzione del clero, che mal comportava si sperdessero in reo lusso le
-ricchezze concedute alle chiese per sollievo de' poveri, che dal rigore
-de' monaci era stato avvezzo a considerare come perfezione il celibato,
-e che suol pretendere maggiori virtù da chi lo dirige, vigorosamente
-sostenne il decreto del papa che l'imponeva, maltrattò i renitenti, li
-respingeva dagli altari o fuggiva dai loro sacrifizj; onde quell'ordine
-prevalse, dopo quasi un secolo di contrasti. Sciogliendo i sacerdoti
-dai legami della famiglia, assicurava una milizia, devota interamente
-al pontefice, e intenta a saldarne la potestà; toglieva che le dignità
-passassero per retaggio, anzichè essere attribuite per merito; e che
-divenissero beni di famiglia quelli che erano stati commessi alle
-chiese come patrimonio universale dei poveretti.
-
-Il patriarca di Aquileja, dopo la quistione dei Tre Capitoli,
-era rimasto a capo di quanti vescovi reluttavano alle decisioni
-del pontefice; alfine piegò anch'esso, ed ora nel ricevere il
-pallio dovette dare un giuramento (1079) che poi si estese agli
-altri metropoliti e ai vescovi nominati direttamente da Roma; ove
-s'obbligavano al modo stesso che i vassalli al signore, cioè di
-serbare fedeltà al pontefice, non tramare contro di lui nè rivelarne
-i secreti, difendere a tutta possa la primazia della chiesa romana
-e le giustizie di san Pietro, assistere ai sinodi convocati da esso,
-riceverne orrevolmente i legati, non comunicare con chi da esso fosse
-scomunicato: di poi vi s'aggiunse di visitare ogni tre anni le soglie
-degli apostoli, o mandare chi rendesse conto dell'amministrazione della
-diocesi; osservare le costituzioni e i mandati apostolici, nè alienare
-verun possesso della mensa se non consenziente il santo padre.
-
-Resa al clero la potenza che trae dalla virtù, bisognava saldare
-l'indipendenza col toglier via la pietra dello scandalo, il diritto che
-i signori laici arrogavansi d'investire coll'anello e col pastorale i
-prelati; occasione di simonie e di elezioni indegne. — E che! la più
-miserabile femminetta può scegliersi lo sposo secondo le leggi del suo
-paese; e la sposa di Dio, quasi vile schiava, dee riceverlo di mano
-altrui?» così sclamava Gregorio VII, e forte nella propria volontà e
-nel voto del popolo, al quale si appoggiò in ogni suo atto[392], e dal
-quale trasse la forza portentosa di superare tanti ostacoli, proibì
-agli ecclesiastici di ricevere investitura di qualsiasi benefizio
-per mano di laico, pena la destituzione; e ai laici di darla, pena la
-scomunica.
-
-Secondo il diritto politico, il capo dello Stato non premineva a' suoi
-vassalli se non per la superiorità attribuitagli dall'infeudazione;
-laonde col togliere ai signori d'investire i prelati si sottraevano
-questi dalla loro dipendenza, e sottometteasi al pontefice forse un
-terzo dei possessi di tutta cristianità. Se poi la Chiesa rinunziasse
-ai beni e ai diritti pei quali davasi l'investitura, rimaneva spoglia
-d'ogni autorità temporale e dipendente dai principi come oggi il
-clero protestante. Se, al contrario, conservandoli ella si esimesse
-dal chiedere ad ogni vacanza la conferma secolare, non solo diventava
-indipendente, ma sarebbesi dilatata in potenza fin a rendere vassalli i
-principi. Non rifuggiva da queste conseguenze Gregorio, poichè, volendo
-rigenerare la società per via del cristianesimo, non credea potervi
-arrivare finchè la sede romana non fosse levata di sopra dei troni. Ne
-veniva per diritta conseguenza il suo mescolarsi alle cose temporali
-e al governo de' popoli: ed agli uni vietò il trafficare di schiavi,
-ad altri rinfacciò i vizj; scomunicò re contumaci, obbligò altri a
-continuare alla chiesa romana quell'omaggio con cui i loro predecessori
-ne aveano compensato la tutela; e dove i baroni degradavano gli uomini
-alla condizione di bestie da soma, egli voleva rialzarli con santità
-più che umana. In ogni sua opera, nulla pel vantaggio personale, tutto
-per la Chiesa: inesorabile cogli altri come con se stesso, di fede
-irremovibile in ciò che credeva disegno della Provvidenza, egli stesso
-si dà come un abitatore delle regioni dove non penetrano mai la nebbia
-della paura nè le ombre del dubbio: altri papi aveano gemuto, esortato,
-negoziato, transatto; Gregorio comanda, ardisce ogni estremo, vuole
-che la potenza papale non abbia altri limiti che la volontà di Dio e
-la coscienza, e per correggere gli abusi si colloca di sopra dei re,
-interessati a conservarli.
-
-Si foss'egli incontrato in principi degni, poteva rigenerare la
-Chiesa e il mondo: ma in quella vece ebbe a cozzare con malvagi; e il
-resistere alle arti loro lo portò a metter fuori tutte le armi che gli
-erano offerte dal suo tempo e dalla sua posizione.
-
-Era succeduto al trono di Germania Enrico IV (1056), re nella cuna,
-orfano a sei anni. Educato a tracotante idea della regia potenza,
-e a spregio della disciplina ecclesiastica, ai venticinque era già
-un tirannello rotto ad ogni bruttura; maltrattò la moglie; le case
-contaminava colle libidini, spinte fin nelle sorelle. Singolarmente
-egli offese ne' più preziosi diritti i Sassoni, che i loro unendo ai
-lamenti di tanti altri, si diressero al pontefice come al repressore
-d'ogni vizio e tirannide, come all'appoggio d'ogni sforzo contro gli
-abusi; e l'esortavano a deporre quest'indegno regnante: diritto, io
-non cerco se giusto, ma riconosciuto in quel tempo non solo dal gius
-canonico, ma dal civile de' Tedeschi. Gregorio, già disgustato di
-questo imperatore che facea mercato pubblico delle sacre dignità e
-tenevasi attorno persone scomunicate, lo citò a giustificarsi davanti
-a un concilio in Roma. Più sdegno che timore ne prese Enrico, e gli
-rispose che il deponeva di pontefice.
-
-Ecco dunque due podestà che minacciano a vicenda distruggersi: l'una
-avea per sè l'opinione popolare, l'altra la violenza; e ciascuna usò le
-armi sue.
-
-Allora non si pensava che le cose di governo s'abbiano a regolare non
-colla morale ordinaria, bensì con una particolare equità. Allora (e
-giovi ripeterlo a costoro che la libertà credono nata jeri) uno non
-nasceva re, ma doveva essere eletto; cioè condizione del regnare,
-era l'esserne meritevole; nè i re erano despoti, ma temperati
-dall'assemblea generale della nazione, e dall'autorità pontifizia che
-contrappesava la regia, e manteneva la libertà civile. Che se i re non
-volessero chinarsi a' suoi decreti, un'arma terribile aveva in mano il
-papa, e propria dei tempi, come n'era propria quella potenza.
-
-Fin dai primi secoli del cristianesimo, la scomunica, oltre escludere
-dalla sacra mensa e dalle benedizioni, proibiva di abitare, mangiare,
-discorrere col reprobo, e traeva anche conseguenze civili, come
-di rimoverlo dagl'impieghi, dalla milizia, dai giudizj. Lentata la
-devozione, bisognò crescere lo sgomento delle scomuniche con riti e
-formole tali da spaventare la prepotenza armata; gettavansi per terra
-candele ardenti, imprecando che a quel modo si spegnesse ogni luce al
-maladetto; alcuna fiata fu persino scritta la sentenza col sacrosanto
-vino. Qualora poi si trattasse di un potente, veniva interdetta la
-città o tutta la provincia dov'egli aveva abitazione o dominio.
-
-Terribile pena! I fedeli restavano privi di quella parola e di quelle
-cerimonie religiose che dirigono l'anima in mezzo ai turbini, e la
-francheggiano nelle lotte della vita. La chiesa, monumento ove tanti
-segni visibili rappresentano la magnificenza del Dio invisibile
-e dell'eterno suo regno, sorgeva ancora di mezzo alle stanze de'
-mortali, ma come un cadavere senza sintomo di vita: più il sacerdote
-non consacrava il pane e il vino per le anime cupide del vivifico
-nutrimento; non rilevava coll'assoluzione i cuori oppressi dal rimorso;
-negava l'acquasanta al segno del combattimento e della vittoria. Muto
-l'organo, muti gl'inni, che tante volte aveano tornato sereno l'animo
-contristato; muto il solenne mattinare delle suore di Cristo: le
-campane più non toccano che qualche volta a scorruccio; non più suona
-la parola di salute dal pulpito, donde l'ultima ora che il santuario
-restò aperto, lanciaronsi sassi, significando alla turba che in pari
-modo Iddio l'avea rejetta. Le porte della chiesa del Dio vivente erano
-chiuse al par di quelle della terrestre: estinte le lucerne tra canti
-funerei, come se la vita e la luce avessero ceduto luogo alle tenebre
-e alla morte: un velo nascondeva il crocifisso e le effigie edificanti
-che parlano al senso interno per via degli esterni. Solo a qualche
-convento era permesso, senza intervento di laici, a bassa voce, a
-porte chiuse e nella solitudine della notte, supplicare il Signore a
-ravvivare colla grazia gli spiriti estinti. La vita non era santificata
-nelle importanti sue fasi, quasi più non esistesse mediatore fra il reo
-e Dio; il fanciullo era accolto al battesimo, ma senza solennità, quasi
-di furto; i matrimonii si benedicevano sulle tombe, anzichè all'altare
-della vita. Il sacerdote esortava a penitenza, ma sotto il portico
-della chiesa e in negra stola: quivi soltanto la puerpera veniva a
-purificarsi, e il pellegrino a ricever la benedizione pel suo cammino.
-Il viatico, consacrato dal prete solitario, portavasi in segreto al
-moribondo, ma gli si negava l'estrema unzione e la sepoltura in terra
-sacra, anzi talvolta ogni sepoltura, eccetto a preti, a mendichi,
-stranieri e pellegrini. Le solennità, epoche gloriose della vita
-spirituale, in cui il signore e il vassallo univansi all'altare nella
-comunanza della gioja e della preghiera, diventavano giorni di lutto,
-ove il pastore fra il suo gregge raddoppiava i gemiti e i salmi della
-penitenza universale e il digiuno. Interrotto ogni commercio, questa
-morte dell'industria scemava le rendite del signore: i notaj tacevano
-negli atti il nome del principe colpito: ogni disastro consideravasi
-come frutto di quella maledizione.
-
-Chi non sa immaginarsi quanto effetto dovessero produrre simili
-castighi in secoli bisognosi di fede e di culto, pensi che avverrebbe
-se si chiudessero i teatri, i balli, i caffè nella nostra età,
-bisognosa di divertirsi, di cianciare, di spensare, come quella di
-credere e di pregare.
-
-Gregorio VII mitigò il rigore delle scomuniche, e mentre dapprima
-colpivano chiunque avesse a fare collo scomunicato, egli ne eccettuò
-la moglie, i figliuoli, i servi, i vassalli, chi non fosse abbastanza
-elevato per dare consigli al principe, e non escludeva dall'usare
-a questo gli atti di carità. Egli non fu parco di scomuniche a re
-prepotenti; ed, oltre il polacco Boleslao, ne fulminò il normanno
-Roberto Guiscardo, che tardava a far della Sicilia omaggio alla
-santa sede, e che, piegatosi al colpo, le chiese pace e ne divenne
-protettore.
-
-Cencio, prefetto di Roma, opponevasi all'autorità sacerdotale, e viepiù
-dacchè il re fu in contrasto col papa, sicchè questo lo scomunicò.
-Ricco e poderoso quanto iracondo, e sperando così gratificare ad
-Enrico, penetra costui nella chiesa ove Gregorio compiva le imponenti e
-affettuose cerimonie della notte di natale, e presolo pei capelli, lo
-trascina nel suo palazzo (1075). Il popolo, che in Gregorio venerava
-il proprio rappresentante, unanime si levò a rumore, e assalita la
-fortezza, lo prosciolse, e sulle braccia recollo a finire a sera la
-messa interrotta all'alba: nè Cencio sarebbe ito salvo, se Gregorio con
-magnanimo perdono non avesse mostrato quanto l'uom del popolo sentasi
-superiore a quel della spada.
-
-L'appoggio della fazione di Cencio avea dato baldanza a re Enrico,
-il quale raccolse a Worms (1076) un concilio, dove Ugo, cardinale
-degradato dal papa, lesse una fila di accuse le più insensate e
-feroci, nessuna delle quali (mirabil cosa in tempi tali e fra tal
-gente) intacca i costumi di Gregorio; ed essendosi intimato che il
-non condannare il papa sarebbe un mancare alla fedeltà giurata al re,
-i prelati dichiararono di più non riconoscere Gregorio. I vescovi
-lombardi, di cui questo avea frenato l'incontinenza, raccoltisi a
-Piacenza, approvarono quella decisione; e Rolando da Siena, assuntosi
-di notificarla a Gregorio, lo fece davanti a un concilio da questo
-radunato: ma le guardie l'avrebbero fatto a pezzi, se nol salvava
-Gregorio.
-
-Quei padri, ascoltata l'insultante lettera di Enrico, a una voce lo
-esclamarono scomunicato; e il papa lo proferì decaduto dai regni di
-Germania e d'Italia, dispensò dal giuramento prestatogli, sospese i
-vescovi adunati a Worms, e spedì due legati per distogliere popoli
-e principi dall'obbedienza. Fu un applauso generale tra' Sassoni e
-Turingi, che, adottato per grido di guerra _san Pietro_, si misero
-a ordine per deporre Enrico. Visto il pericolo, questi (come fece
-Napoleone dopo le sue sconfitte) scarcerò i principi e vescovi che
-deteneva: ma già la lega contro di lui abbracciava tutta Germania;
-onde, avvistosi che l'esercito non gli basterebbe contro la volontà del
-popolo espressa dal papa, scese a trattare; e si convenne di rimettere
-la causa al pontefice, dichiarando scaduto Enrico se entro un anno non
-fosse ribenedetto.
-
-Il papa era dunque preso arbitro, onde veniva ad esprimere il voto
-della giustizia e della nazione. Il medesimo Enrico nol dichiarò
-incompetente; anzi, per non incorrere nuove umiliazioni, risolse
-venire a chiedergli l'assoluzione (1077) prima che scadesse l'anno
-prefissogli. Nello stridore del verno prese la via d'Italia,
-coll'oltraggiata moglie Berta e con un fanciullo. I nemici gli aveano
-chiuso ogni valico: solo pel Cenisio sperava passare senza molestia,
-giacchè vi dominava l'illustre marchesa Adelaide, unica figlia di
-Maginfredo di Susa, e che per le varie nozze col marchese di Monferrato
-e col conte di Morienna, alla casa di Savoja potette acquistare
-importanza anche di qua dell'Alpi. Governava essa allora con gran lode
-col figlio Amedeo; e come madre che era di Berta, accolse benevola
-il re, ma nol lasciò progredire se non le cedeva cinque vescovadi
-d'Italia[393]; al qual patto gli venne anch'essa compagna. Lietissime
-accoglienze ebbe in Lombardia, vuoi dall'alto clero, uggiato delle
-papali riforme, vuoi dai baroni, bisognosi dell'appoggio imperiale per
-opporsi ai popoli che anelavano alla libertà. Nella restante Italia i
-Normanni appoggiavano Gregorio, sì per lealtà feudale, sì per tema che
-l'imperatore, fatto potente, minacciasse la loro recente conquista; il
-basso clero applaudiva alla rintegrata disciplina, i popolani bramavano
-assodare il governo a comune, e respingere i Tedeschi: ma la fautrice
-più efficace di Gregorio fu la contessa Matilde.
-
-Bonifazio, conte di Modena, Reggio, Mantova, Ferrara, aveva (1027)
-dall'imperatore Corrado Salico ottenuto il ducato di Lucca ed il
-marchesato di Toscana, riuscendo uno de' più potenti signori d'Italia;
-e s'aggiunga dei più ricchi e munifici. Quando sposò Beatrice di
-Lorena, tenne per tre mesi corte bandita a Marengo, servendo in
-piatti d'oro e d'argento quanta baronia vi capitava, mentre tini come
-pozzi offrivano vino alla giocondità popolare, ravvivata da sonatori,
-giocolieri, saltambanchi. Non trovando Enrico III buon aceto a
-Piacenza, e' gliene mandò, ma con barili e vettura d'argento. Di questa
-cortesia e d'altre non gli seppe buon grado Enrico, anzi, ingelosito di
-tanta potenza e ricchezza, lo avrebbe voluto mortificare col privarlo
-de' feudi: ma tolti quelli, tanti beni proprj possedeva, che sarebbe
-rimasto ancora grande. Ricorse dunque Enrico alla violenza, e tentò
-arrestarlo coll'ordinare che, venendo alla corte, da quattro sole
-persone si lasciasse accompagnarlo. Bonifazio menava invece un grossa
-comitiva, la quale come vide chiudersi le porte sopra i passi del
-padrone, le sforzò. Il colpo fallito persuase Bonifazio che i Salici
-aspirassero a toglier via anche dall'Italia le dignità ducali che ne
-impacciavano il potere; onde si pose fautore spiegato dei pontefici,
-e avversario degli stranieri. Nelle sue guerre e negli acquisti avea
-recato danno alle chiese; lo perchè ogn'anno conducevasi alla Pomposa a
-confessarsi in colpa, e i monaci _lavavano_ i suoi peccati. E poichè,
-al modo de' signori d'allora, conferiva titoli e benefizj per denaro,
-l'abate (1052) il flagellò nudo avanti all'altare della Madonna, finchè
-non promise astenersi dal sacrilego mercato. Alfine fu assassinato
-mentre da Mantova passava a Cremona, e il popolo credette che in quel
-luogo più non crescesse erba.
-
-La sua vedova fu cercata moglie da Goffredo di Lorena, il quale combinò
-insieme le nozze del suo figlio d'egual nome con Matilde, fanciulla di
-Beatrice (1063). S'adontò l'imperatore che di sì vasti possedimenti
-si disponesse senza sua partecipazione, e tanto più a favore d'una
-Casa che gli era avversaria in Germania; sicchè nascea pericolo che
-l'Italia si staccasse dal regno. Scese dunque sbuffante dalle Alpi,
-tenne come statico Beatrice, andata a supplicarlo: ma vedendo Goffredo
-con Baldovino suo cugino fare allestimenti in Germania, e temendo
-s'accordasse coi Normanni per sottrargli tutta Italia, s'indusse
-a dissimulare; e quegli continuò a governare sì gran parte della
-penisola. Quando poi suo fratello fu assunto papa col nome di Stefano
-IX (1057), si disse che questi avesse in idea di mutar la corona
-imperiale sulla testa di Goffredo, e snidare d'Italia e Normanni e
-Tedeschi; ma pronta morte dissipò que' disegni. Goffredo parteggiò con
-papa Alessandro II contro Cadolao, e prestò il braccio onde reprimere
-Ricardo normanno, che, invase alcune terre pontifizie, pretendeva il
-titolo di patrizio di Roma. Morto lui (1076), poi anche la madre,
-e l'indegno marito Goffredo il Gobbo, Matilde si trovò signora de'
-vastissimi dominj paterni, e d'assai terre dell'alta Lorena, spettanza
-materna; e ne usava a larghissime beneficenze.
-
-La Toscana è piena di tradizioni intorno a questa insigne donna,
-attribuendo a lei un'infinità di castellari, di ponti, di chiese; a
-lei i bagni di Casciano in Valdera, altri bagni a Pisa e il castello
-di Montefoscoli, a lei la grandiosa chiesa di Sant'Agata al Cornocchio
-nel Mugello, a lei l'ospedale d'Altopascio, e il palazzo e castello di
-Nozzano presso Lucca, la quale città cinse di mura e dotò di fondazioni
-pinguissime. Dante, così avverso alla dominazione papale, pure la
-immortalò collocandola alle soglie del suo paradiso. Intorno ai costumi
-di lei varia corre la fama, ma concorde sulla coltura sua, il coraggio,
-la perseveranza e la devozione verso la sede pontifizia. Devota, pur
-resiste alla tentazione del chiostro, allora comune, onde versarsi
-nell'attività del secolo, e malgrado il debole temperamento vi riesce,
-mercè l'assistenza divina e la forza del suo carattere. Combatte in
-persona, parla la lingua di tutti i suoi soldati, ha corrispondenza
-con nazioni lontane, raduna una biblioteca[394], e fa da Anselmo
-raccogliere il Corpo del diritto canonico, e quel del diritto civile da
-Irnerio, che per sua cura aperse in Bologna la prima scuola di leggi.
-Tanta grandezza abbelliva coll'umiltà, e la sua sottoscrizione era
-_Mathilda Dei gratia si quid est_.
-
-Mostrò ella speciale devozione a Gregorio VII; e se Bennone, gran
-nemico di Gregorio, tentò denigrare quell'amicizia, niun contemporaneo,
-nè il concilio di Worms vi danno piede; e tutta la storia la mostra
-innamorata non del papa ma del papato, cui restò fedele per sei
-pontificati successivi[395].
-
-Nel castello di Canossa, che a mezzogiorno di Reggio sorge
-inespugnabile fra gli squallidi valloni dell'Appennino, sede allora di
-tanta civiltà, or rovina deserta e quasi ignorata, ricoverò Gregorio
-presso Matilde quando temette che il favore de' Lombardi non tornasse
-l'ira allo sbaldanzito Enrico IV: ma questo interpose essa Matilde
-sua parente, Adelaide di Susa, il marchese guelfo Azzo ed altri
-primati d'Italia per essere assolto d'una scomunica che lo portava a
-perdere anche la corona. Di segnalati delitti voleva il papa segnalata
-la riparazione, sgomento ai baldanzosi, soddisfazione ai deboli
-che l'aveano invocato. Esigette pertanto venisse a lui in abito di
-penitenza, consegnandogli la corona come indegno di portarla (1077);
-ed Enrico, deposte le regie vesti ed i calzari, e coll'abito consueto
-de' penitenti potè entrare nella seconda cerchia del castello, ed ivi
-attendere la decisione. Intanto le celle del castello erano occupate
-dai vescovi di Germania, venuti a penitenza e trattati a pane e acqua;
-e i signori lombardi stavano attendati nelle valli circostanti. Poichè
-tre giorni l'ebbe lasciato all'intemperie (18 mag.), Gregorio ammise
-Enrico al suo cospetto e l'assolse, patto si presentasse all'assemblea
-de' principi tedeschi, sommettendosi alla decisione del papa, qual
-essa si fosse; frattanto non godesse nè le insegne nè le entrate nè
-l'autorità di re. Promesso, dati mallevadori, Gregorio prese l'ostia
-consacrata, e appellando al giudizio di Dio se mai fosse reo d'alcuno
-degli appostigli misfatti, ne inghiottì una metà, e porse l'altra ad
-Enrico perchè facesse altrettanto se si sentiva incolpabile. Potere
-della coscienza! Enrico non s'ardì ad un atto che avrebbe risoluta ogni
-quistione, e si sottrasse al giudizio di Dio.
-
-Il secolo nostro che, idolatro della forza, s'inginocchiò al brutale
-insultatore d'un papa supplichevole, è giusto che raccapricci al vedere
-un imperatore, violator delle costituzioni, supplichevole ad un papa
-tutore dei diritti de' popoli.
-
-Ma a quell'umiliazione mancava il merito espiatorio per parte d'un
-principe che minacciava e piegava, prometteva e mentiva; sicchè
-gl'italiani lo tolsero in dispregio, e al ritorno gli chiusero le porte
-in faccia, e discorrevano di deporlo e surrogare Corrado suo figlio.
-Enrico, indispettito, svergognato, coll'abituale sua precipitazione, ed
-istigato anche da Guiberto arcivescovo di Ravenna perpetuo avversario
-di Roma, si pose coi nemici del papa, cercò prender questo, in
-una conferenza arrestò il vescovo d'Ostia da lui deputatogli, negò
-presentarsi alla dieta; sicchè i Tedeschi lo deposero come contumace,
-e gli nominarono successore Rodolfo duca di Svevia. Gregorio riconobbe
-questo; e pare divisasse unire la media Italia e la settentrionale
-in un regno, che rilevasse dalla santa sede, come ne rilevavano
-i Normanni nella meridionale; e a quel regno fosse subalterna la
-Germania. La nazionale idea non potè incarnarsi, giacchè Enrico, dando
-e promettendo, e operando risoluto quando il papa procedea circospetto,
-s'era procacciato amici assai, massime fra i vescovi realisti, come
-Tedaldo di Milano, Sigefredo di Bologna, Rolando di Treviso, Guiberto
-di Ravenna, involti nella scomunica; e raccolto un esercito e concilj,
-fece deporre Gregorio e sostituirgli esso Guiberto, nominato Clemente
-III (1080).
-
-Allora guerre con varia fortuna: l'anticesare Rodolfo di Svevia in
-Germania restò ucciso; un esercito raccolto dalla contessa Matilde
-per isnidare di Ravenna l'antipapa, fu sconfitto presso la Volta
-Mantovana dai Lombardi; talchè Enrico rassicurato calò in Italia, e
-a Milano fe coronarsi con solennissima pompa (1081). I suffraganei
-di quell'arcivescovo in gran pontificale vennero sin al palazzo
-regio, donde condussero a Sant'Ambrogio il re, con duchi, marchesi,
-nobili, in mezzo a preci, inni, antifone, e l'introdussero ai gradi
-dell'altare su cui erano deposte le regie insegne. L'arcivescovo
-lo interrogò sulle verità di fede, indi se si sentisse disposto di
-serbare le leggi e la giustizia; e poichè il re ebbe assentito, due
-vescovi andarono ad interrogare il popolo se fosse contento di stargli
-soggetto. Avuto il sì, cominciò la cerimonia; e il re prostrossi in
-croce davanti all'altare, e così i vescovi, tanto che cantaronsi le
-litanie; quindi il metropolito gli unse d'olio le spalle, e dato che
-i vescovi gli ebbero la spada, esso gli porse l'anello, la corona, lo
-scettro, il bastone, e lo assise sul trono, consegnandogli il pomo
-d'oro e spiegandogli i doveri di re; infine gli diede la pace. Andò
-poi a prendere la regina, e l'accompagnò all'altare, dove essa fece
-la preghiera; indi consacrò lei pure versandole olio sulle spalle,
-e le pose l'anello e la corona. Nella messa il re offerse il pane
-all'arcivescovo, e da lui ricevette la comunione[396].
-
-I Lombardi continuarono a devastar le terre della contessa Matilde:
-Lucca, cacciato il santo vescovo Anselmo, che avea scritto a favore di
-Gregorio VII, ne elesse uno fautor dell'Impero, e si ribellò a Matilde;
-ma le rôcche di Canossa, Bibianello, Carpineta, Monte Baranzone,
-Montebello, e l'altre di cui erano seminate le alture di Modena e
-Reggio, offrivano ad essa insuperabili ripari; poi sotto quella di
-Sorbara nel Modenese riportò segnalata vittoria, facendo prigione
-il vescovo di Parma, sei capitani, cento militi, più di cinquecento
-cavalli.
-
-Enrico intanto aveva condotto a Roma il suo antipapa; ma la mal'aria
-e la resistenza de' Romani, a lui avversi quant'erangli favorevoli i
-Lombardi, gli impedirono di espugnarla. Però egli corruppe i signori,
-principalmente guadagnò vescovi, profuse cenquarantaquattromila scudi
-d'oro e cento pezze di scarlatto che l'imperatore di Costantinopoli
-gli avea mandate onde indurlo a far guerra a Roberto Guiscardo; alfine
-dopo tre anni fu ricevuto in Roma (1084), e vi si fece consacrare dal
-suo Clemente III, mentre Gregorio era chiuso in Castel Sant'Angelo.
-«Trista città questa Roma! (esclamava Gaufrido Malaterra) le tue leggi
-son piene di falsità; ogni cattiveria signoreggia in te, e lussuria e
-avarizia e niuna fede, ordine niuno; la peste simoniaca serpeggia in
-ogni dove, tutto vi è vendereccio; il sacro Ordine ruina in grazia di
-te, da cui prima ebbe incremento; non contenta d'un papa, vuoi doppia
-tiara, e varii di fede secondo il denaro; mentre l'uno sta, batti
-l'altro; se quello cessa, richiami questo, e l'un con l'altro minacci;
-e così riempi le tasche»[397].
-
-Abbiam detto come i Normanni si facessero vassalli della santa sede;
-e Roberto Guiscardo fu adoperato tosto da Nicola II a sfasciare
-Palestrina, Tusculo, Nomento, Galeria, per isvellere la lunga tirannia
-che i conti Tusculani esercitavano. Ma poi nella sua ambizione non
-risparmiò tampoco le terre pontifizie, onde fu scomunicato. Mal badando
-ai mezzi purchè giungesse a consolidarsi, avea tenuto intelligenze con
-re Enrico: ma insieme spiava l'occasione di rendere qualche segnalato
-servigio al pontefice. Stava egli assediando Durazzo, quando, inteso
-l'oltraggio fatto a Gregorio, interruppe l'impresa, e corso in Italia,
-con un pugno de' prodi suoi Normanni e con Saracini di Sicilia venne
-a Roma, e trascorrendo a saccheggi e incendj non men di quello che
-avesse fatto Enrico, liberò Gregorio e il ricollocò in Laterano. Di
-quivi il pontefice scomunicò Enrico e l'antipapa, indi in mezzo alle
-armi v'avviò verso il mezzodì. Per via cercò consolazioni sulla tomba
-di san Benedetto a Montecassino, la propria vita tempestosa paragonando
-a quella solitaria pace: a Desiderio abate vaticinò gli sarebbe
-successore, presentendo necessaria la conciliazione dopo la lotta. A
-Salerno consacrò la magnifica cattedrale erettavi dal Guiscardo, e vi
-ebbe le maggiori onoranze. Ma accorato dal veder rivoltosi i proprj
-cittadini, egli che tanti popoli aveva sollevati contro i sovrani;
-espulso dalla propria cattedra sè che tanti vescovi avea rimossi;
-scissa la Chiesa ch'egli aveva tanto faticato a risarcire; e venir meno
-tanti suoi amici, e declinare la causa in cui mai non eragli mancata la
-fede, morì esclamando: — Amai la giustizia, e odiai l'iniquità; perciò
-finisco in esiglio» (1085).
-
-E già ad Alfonso di Castiglia egli scriveva: — Il livore de' miei
-nemici e gl'iniqui giudizj sul conto mio non vengono da torto
-ch'io abbia loro recato, ma dal sostenere la verità e oppormi
-all'ingiustizia. Facile mi sarebbe stato rendermi servi costoro, e
-ottenerne doni più ricchi ancora che i predecessori miei, se avessi
-preferito di tacere la verità e dissimulare la loro nequizia: ma, oltre
-la brevità della vita e lo sprezzo che meritano i beni del mondo, io
-considerai che nessuno meritò nome di vescovo se non soffrendo per
-la giustizia; onde risolsi attirarmi piuttosto il livore de' ribaldi
-coll'obbedire a Dio, che espormi alla sua collera compiacendoli con
-ingiustizie». Così prevedeva gli odj d'una posterità adoratrice della
-forza, e che chiamò arroganza l'aver egli osato fiaccare la burbanza
-dei re[398].
-
-Poco di poi morivano anche Roberto Guiscardo e Guglielmo di Normandia
-nuovo anticesare; sicchè pareva Enrico trionfasse de' suoi nemici,
-e che, corretto dalle contrarietà e dagli anni, si rimettesse a
-moderazione, e si conciliasse i principi tedeschi. Successore a
-Gregorio VII volea darsi Desiderio abate di Montecassino, che avea
-spiegata molta virtù e prudenza nei precessi tumulti: un anno intero
-egli durò al niego, finchè vinto dalle lagrime de' cardinali e dalle
-promesse dei signori romani che il sosterrebbero contro gl'imperiali,
-accettò col nome di Vittore III (1086), e potè fra non molto recuperare
-Roma coll'ajuto di Matilde. Ma non potè sostenersi che coll'armi
-contro quelle dell'antipapa, e ben presto morì. Un concilio (1088)
-radunato in Terracina sotto gli auspizj della contessa nominò Urbano
-II francese, infervorato nelle idee di Ildebrando, e capace di
-sostenerle. Alla contessa Matilde (1089), invano chiesta da Roberto
-figlio di Guglielmo il Conquistatore d'Inghilterra, persuase egli di
-sposare Guelfo II, figlio del duca di Baviera, avverso all'imperatore.
-Questi, indignatone, occupò tutti i castelli di Matilde in Lorena,
-poi, ripassate le Alpi, ebbe a tradigione Mantova, devastò altri
-possessi di lei nel Bresciano, nel Ferrarese, nel Modenese, e le
-intimava riconoscesse il suo papa Clemente. Accordarsi cogli scismatici
-parea peccato alla contessa, che ne volle il parere di un'adunanza di
-vescovi; ed Eriberto vescovo di Reggio le insinuò d'accondiscendere,
-onde risparmiare la guerra, di cui al vivo dipingeva gli orrori.
-Stava l'intenerita per cedere, quando un Giovanni, austero eremita,
-s'affacciò nell'adunanza, rimbrottandola di poca fede perchè esitasse
-a sagrificare i proprj Stati per la causa della Chiesa: ond'essa tenne
-saldo, e l'esito smentì la prudenza umana.
-
-Qualche migliore avviamento prendevano intanto le cose religiose;
-man mano che moriva qualche vescovo scismatico, i popoli, stanchi di
-rimanere sconnessi dalla Chiesa romana, procuravano ne fossero eletti
-di migliori. Vero è che tratto tratto gli scismatici rivalevano, e a
-Piacenza cavarono gli occhi e tagliarono a pezzi il vescovo Bonizone.
-Poi nella contesa che aveva sbrancato ogni città fra amici del papa
-o dell'imperatore, una delle fazioni era prevalsa in ciascuna, e le
-città papaline faceano leghe tra sè e guerra contro le imperiali:
-ed inebbriate sulla battaglia, persuasero Corrado figlio d'Enrico a
-ribellarsi al proprio padre. Se le cronache dicessero vero, Enrico era
-divenuto sleale anche alla nuova sua moglie Adelaide, e imprigionolla a
-Verona, donde fuggita a Matilde, le narrò com'egli n'avesse esposto il
-corpo agli oltraggi di molti, e persino del figlio Corrado. Il quale,
-campato di carcere, scese in Italia, dove grandissimi beni in Piemonte
-possedeva, ereditati dalla contessa Adelaide sua ava, e fu coronato in
-Milano (1091), sostenuto dai Bavaresi e da Matilde.
-
-Sì al vivo sentì Enrico la ribellione del figliuolo, che fu per
-uccidersi, tanto più che le sue armi ebbero la peggio in Italia; e
-sconfitto di nuovo dalla contessa sotto Nogára, fu costretto ripassar
-le Alpi, lasciando ad una donna il vanto d'una delle maggiori vittorie
-che Italiani riportassero sopra stranieri[399]. Alfine egli conchiuse
-pace (1097) cogli avversarj suoi in Germania, i quali dichiararono
-Corrado indegno della corona. Costui, lodato di moltissime virtù, ma
-contaminato dal più nero delitto, sprovveduto di vigor naturale, visse
-in balìa della fazione che lo aveva eletto, e massime di Matilde, che
-ormai potea dirsi regina d'Italia, e morì nell'abbandono a Firenze
-(1101), vollero dire avvelenato dalla gran contessa.
-
-Era designato al trono di Germania il minor fratello Enrico, ma questo
-pure maturò la ribellione sotto pretesti devoti[400], e tenne cattivo
-l'imperatore. Il quale liberato si presentò ad un'assemblea in Magonza,
-confessandosi in colpa, chiedendone perdono, e cedendo la lancia e lo
-scettro per aver l'assoluzione del legato papale. Si prostrò anche ai
-piedi d'Enrico dicendo: — Figliuol mio, figliuol mio, se il Signore
-vuol punire i miei trascorsi, non contaminare il nome e l'onor tuo;
-poichè natura non soffre che il figlio si eriga giudice del padre».
-Il figlio neppur gli badò, e il padre andò spargendo e scrivendo
-miserabili gemiti, finchè morì (1106) a Liegi dopo cinquant'anni di
-regno. Le sue prosperità furono disonorate dai peggiori vizj d'uomo
-e di re: che se le sciagure che glie ne conseguitarono fecer qualche
-volta dimenticare i misfatti con cui le meritò, potremo dimenticare
-quanto sangue fe spargere coll'ostinarsi nello scisma?
-
-L'antipapa Guiberto, pentito più volte d'essersi così male imbarcato
-nella nave di Pietro, non ebbe mai il coraggio di sottomettersi; ed
-or tutta Roma, or tenne solo il castello, ora la campagna, turbando il
-paese e le coscienze finchè morì improvviso e impenitente, e Pasquale
-II ordinò che le sue ossa a Ravenna fossero dissepolte e gettate al
-vento (1100). Esso papa in Guastalla tenne nuovo concilio, fulminando
-le investiture date da secolari, depose alcuni vescovi, alcune chiese
-riconciliò, e per umiliare quella di Ravenna ne sottrasse le chiese di
-Bologna, Modena, Parma, Piacenza, Reggio.
-
-Enrico V, che erasi ribellato al padre col pretesto ch'egli fosse
-scomunicato, appena si trovò re cominciò guerra al papa, pretendendo
-poter dare l'investitura; ed esigere l'omaggio ligio dai prelati. Per
-sostenerlo passò le Alpi; ricevuto orrevolmente dalle città lombarde
-(1110 agosto), eccetto Milano, e da quelle fornito di denaro e truppe,
-distrusse Novara e altre terre renitenti; a Roncaglia passò in rassegna
-ben trentamila soldati scelti a cavallo, oltre gl'Italiani; viaggiò
-per Pontremoli, la quale dovette pigliar di forza; abbattè Arezzo;
-arrestava preti e monaci quanti potesse, o li cacciava dalle lor sedi,
-onde era chiamato sterminatore d'Italia. Di tal passo avanzò fin a
-Sutri.
-
-La Romagna era sempre sossopra, e Stefano Corso ribellò la Marittima,
-fortificandosi in Ponte Celle e Montalto, sicchè il papa dovette
-osteggiarlo. Roma stessa non quetò, sebbene Pasquale vi rientrasse;
-ogni giorno tumulti, ladronecci, omicidj; una fazione si teneva in armi
-verso Anagni, Palestrina e Tusculo; una ribellava la Sabina; Pietro
-Colonna e l'abate di Farfa intercideano le vie verso il Napolitano.
-Pasquale faticò assai in recuperare le terre al patrimonio; poi,
-all'udire la venuta d'Enrico V, si fe promettere dai duchi di Puglia
-e dai proprj baroni che lo difenderebbero. Ma viepiù si fidava sulle
-ragioni che spiegò all'imperatore; e poichè questi negava recedere
-pur da uno dei diritti esercitati da' suoi predecessori (1111),
-Pasquale, che voleva appianar le differenze ad ogni costo, arrivò alla
-più grande mai delle concessioni; vale a dire che gli ecclesiastici
-cederebbero tutti i possessi temporali, coi vassalli e i castelli avuti
-dagl'imperatori, non ritenendo se non le decime e le terre ricevute
-da privati, purchè l'imperatore rinunziasse all'immorale diritto delle
-investiture.
-
-Ad Enrico non parve vero di poter ricuperare alla corona tanti feudi,
-dai re concessi agli ecclesiastici quando importava di farne un
-contrappeso ai signori laici; onde l'accordo fu sottoscritto e dati gli
-ostaggi, salva l'approvazione della Chiesa e dei principi dell'Impero.
-
-Pieno disinteresse, zelo d'estirpare il mal seme, ricordo
-dell'apostolica povertà, recavano Pasquale sino a far che la Chiesa
-rinunziasse ad ogni temporalità: ma non s'accorgeva come impossibile
-tornerebbe lo spogliare tanti signori ecclesiastici poderosi; mentre
-anche ai nobili laici spiacerebbe il veder chiusa quella via di
-collocamento ai loro cadetti. Di fatto, non appena l'accordo si
-divulga, i nobili ne mormorano e si oppongono; i vescovi ripetono le
-regalie possedute per concessioni imperiali; Enrico nega rinunziare
-alle investiture se non venga adempita la condizione: onde invece
-d'accomodare s'arruffò, e lo scompiglio e il tumulto s'estesero anche
-al popolo romano, che, scontento dei Tedeschi rozzi e briaconi,
-cominciò a scannarli. Enrico prende il papa e i cardinali come
-statichi, e dopo essere stato ferito e scavalcato, esce di città
-traendoseli dietro, spogli degli ornamenti e in ceppi, e stringe
-d'assedio Roma.
-
-Il papa, sgomentato da settanta giorni di prigionia (1112), soscrive a
-Sutri un privilegio, che vescovi ed abati si eleggessero liberamente
-e senza simonia, ma fosse necessario il beneplacito del re, il quale
-gl'investirebbe coll'anello e col pastorale, dopo di che verrebbero
-consacrati. Reciprocamente Enrico promette restituire e conservare
-tutti i beni alla Chiesa romana. Allora Pasquale rientra in Roma, e
-consacra Enrico ma a porte chiuse, chè i Romani nol disturbassero:
-ma non sì tosto fu questi partito, i cardinali, che non avevano dato
-adesione all'accordo, tentarono distorne il papa, al quale si erano
-avversati fin a trattarlo d'eretico, sicchè egli andossene da Roma,
-e depose le insegne, risoluto a vivere in solitudine. Un concilio
-accolto in Laterano cassò quel privilegio, che i prelati intitolavano
-_pravilegium_, come estorto a forza; si proibirono le investiture
-secolari, e quantunque il papa renuisse (2 aprile), si proferì condanna
-contro l'imperatore, che si trovò involto ne' guaj di suo padre,
-disobbedienze, ribellioni, guasti.
-
-Ravviluppò quel nodo la morte della contessa Matilde (1115). Non pare
-che la pia donna sapesse guardarsi dall'arroganza che dà il potere;
-dal marito Guelfo si separò; a Corrado fe inghiottir fiele: intanto
-estese la propria autorità, creava a suo talento gli arcivescovi di
-Milano, proteggeva i sacerdoti, donava con appena credibile larghezza a
-chiese e a monasteri, e la sua ambizione era lusingata così dall'essere
-benedetta qual tutrice della Chiesa, come dal tener testa al più
-potente principe d'Europa. Oltre il marchesato di Toscana, la ducea
-di Lucca e sterminati tenimenti, possedeva Parma, Modena, Reggio,
-Cremona, Spoleto ed altre città; ultimamente aveva ricuperato anche
-Ferrara e Mantova, la quale, alla falsa nuova della morte di lei, si
-era rivoltata. Di tutti questi possessi ella chiamò erede la santa
-sede[401]: ma Enrico V pretendeva ai feudi come ricadenti all'Impero
-col cessare della linea mascolina, e ai beni allodiali siccome
-prossimo parente della estinta. Era difficile chiarire la vera natura
-di possessi che stavano incorporati già da molte generazioni, ed ove
-decreti imperiali avevano talvolta congiunto feudi ed allodj, o ai
-feudi eransi agglomerate allodiali proprietà: ma Enrico (1116), da
-re, risolve la questione calando in Italia ed occupandoli, e minaccia
-tornar prigioniero il pontefice che protestava. Questo, in un nuovo
-concilio di Laterano, cassa il privilegio di Sutri, conferma quanto
-aveano operato i suoi legati, e all'accostarsi dell'imperatore ricovera
-a Montecassino, sotto la tutela dei Normanni.
-
-Della fuga del papa risero ed esultarono i Romani, molti de' quali
-egli avea scontentati coll'attribuire grandi poteri e il grado di
-prefetto della città a Pier Leone, imputato d'una colpa che la Chiesa
-non riconosce, l'esser discendente da Ebrei. Il popolo invece pose a
-prefetto un fanciullo, i cui parenti tiranneggiavano Roma, e diede mano
-alla fazione imperiale. Stranissimi fenomeni agitavano in quel tempo
-le fantasie: per quaranta giorni durarono le scosse d'un tremuoto,
-quale mai a memoria d'uomini; sicchè a Verona crollarono molti edifizj
-e perirono persone; a Parma, a Venezia, altrove cascarono castelli e
-palazzi; a Cremona la cattedrale: insieme si videro nuvole infocate e
-sanguigne vicinissimo alla terra, ed altri portenti. Dai quali anche
-l'imperatore sgomentato, desiderò rappattumarsi colla Chiesa; e nol
-potendo ottenere, mosse guerra ad alcuni castelli pontifizj, il che lo
-fece applaudire dai Romani; e con donativi amicatisi i magnati, entrò
-in città, e vi si fece di nuovo coronare (1118). Pasquale dovette
-fuggire, e morì fuor della sua sede: lodato per saviezza, pietà e
-mansuetudine.
-
-A Gelasio II succedutogli, Enrico propose riconoscesse il privilegio
-del 1111; e poichè questi rimise l'affare ad un concilio, Enrico
-cavalcò di nuovo sopra Roma, e Cencio Frangipane, caporione della setta
-imperiale, rinnovò la scena d'un altro Cencio, prendendo a pugni e
-calci il pontefice e trascinandolo pei capelli dalla chiesa al proprio
-palazzo. Il popolo, che agli eccessi de' rivoltosi si ravvedeva del mal
-concepito suo odio, guidato da Pier Leone, glielo strappò di mano e lo
-rimise in onore: ma egli non fidandosi di quegl'instabili, si ritirò.
-Enrico, non contento della forza, ricorse anche ai cavilli, e fatta da
-giureconsulti dimostrare illegale l'elezione di Gelasio, assunse papa
-Maurizio Burdin, arcivescovo di Praga, che prese il nome di Gregorio
-VIII. Gelasio dovette ancora ricorrere alle armi e al soccorso de'
-Normanni; certamente bestemmiato da coloro che tacciano d'imbecille
-chi soccombe alla violenza, e di micidiale chi la ripulsa. Mentre
-celebrava in una chiesa secondaria di Roma, i Frangipani l'assalsero,
-altri nobili li contrastarono, e il sangue corse: onde Gelasio stabilì
-abbandonare _la nuova Babilonia_, in ogni caso preferendo _avere un
-imperatore solo che tanti in Roma_; e dai Pisani si fece portare in
-Francia, nella badia di Cluny, dove circondato di venerazione moriva.
-
-I cardinali gli surrogarono Calisto II 1119, che zelatore dei diritti
-ecclesiastici, ma più destro che i predecessori, maneggiò con Enrico un
-componimento: non vi riuscì, e avendo l'imperatore tentato arrestarlo,
-egli scomunicò lui e il suo antipapa. Calisto tornando in Italia, fu
-ben ricevuto dai Lombardi appunto perchè perseguitato dagl'imperiali;
-fauste accoglienze ebbe da Roma stessa, donde era fuggito Burdino:
-passò poi a Benevento, ove gli Amalfitani ostentarono le loro ricchezze
-parandola di tele e drappi di seta e altre preziosità, mentre in
-turiboli d'argento e d'oro bruciavano cannella ed altri aromi. Colà
-Guglielmo duca di Puglia e Giordano principe di Capua vennero a
-prestare al papa il consueto omaggio e fedeltà contra _ogni uomo_,
-ed esso gl'investì col gonfalone; trovandosi per tal modo sostenuto
-dalle forze normanne per combattere le guerre della libertà. E poichè
-l'antipapa si reggeva in armi, e la campagna era infesta di masnade,
-dovè venire con un esercito, assediò Sutri, e vi fe prigioniero
-l'antipapa, che fra indecenti beffe fu ricondotto a Roma, e chiuso in
-un convento (1122).
-
-La scomunica papale preparava ad Enrico altrettanti guaj che a suo
-padre; ond'egli prelibandoli chinò la cervice, negoziò un accordo
-coi baroni che contro lui si erano confederati, e si convenne d'una
-pubblica pace a Wurzburgo, alla quale tenne appresso quella col papa.
-La dieta germanica a Worms confermò il concordato, in cui l'imperatore,
-ribenedetto, rinunziava ad investire i prelati coll'anello e col
-pastorale, lasciava alle chiese la libera elezione, e prometteva
-restituir loro le regalie usurpate dopo rotta la guerra. Di rimpatto
-il pontefice consentiva che i prelati di Germania venissero eletti
-in presenza dell'imperatore, senza nè violenze nè simonie; dopo
-eletti accettassero le regalie (oggi si direbbe le temporalità)
-dall'imperatore mediante lo scettro, e a quello prestassero i
-servizj dovuti; in Italia, al contrario, l'investitura si dava dopo
-consacrazione; nè si conservò ai capitoli il diritto di eleggere il
-proprio pastore.
-
-Qui si chiude il primo atto della guerra delle Investiture, agitata
-quarantott'anni fra sangue e intrighi. A Calisto II rimase la gloria
-di quell'accordo, per l'amor della pace che costantemente dimostrò; ma
-il vantaggio fu tutto del poter secolare, attesochè l'imperatore non
-recedeva pur da una delle sue pretensioni, e colla presenza veniva a
-dirigere la scelta, oltre tenersi confermato l'alto dominio. La Chiesa
-però non aspirava ad acquisti, bensì a restare indipendente nelle
-cose spirituali, e in ciò trovavasi soddisfatta. Poco poi Lotario II
-imperatore di Germania lasciossi indurre a rinunziare al diritto di
-assistere alle elezioni, e fu mutato nel papa quello di decidere le
-differenze che ne nascessero. Ai principi serbavansi i frutti delle
-badie e de' vescovadi vacanti, e così lo spoglio de' vescovi e degli
-abati; ma di queste pure vennero privati poc'a poco.
-
-
-
-
-CAPITOLO LXXIX.
-
-Repubbliche marittime.
-
-
-Poteva il commercio aver fiore allorchè tanti regni v'erano quanti
-villaggi, e il mercadante ad ogni guado di fiume, ad ogni stretta di
-monti trovava l'uom di un barone che esigeva un pedaggio o qualche
-merce al prezzo ch'egli fissava, se pur non volesse anche svaligiarlo?
-Le vie di terra sì poco erano sicure, che, mentre Giovanni VIII andava
-in Francia l'878, a Châlons sulla Saona gli fu rubata parte de' suoi
-cavalli; a Flavigny la scodella d'argento di san Pietro, di cui i
-papi usavano; e altro rimedio non ebbe che di scomunicare i ladri.
-Alquanto men male doveano passare le cose in Italia, atteso l'affluire
-de' pellegrini per devozione e per affari al centro della cristianità,
-quando gli affari più importanti erano i religiosi.
-
-Il commercio della Germania con Costantinopoli e col Levante era
-continuato per la Pannonia sinchè questa rimase sotto la placida
-dominazione degli Avari; ma dacchè fu invasa dai fieri Magiari,
-si diresse per la Lombardia. Le relazioni coi Franchi aveano pure
-dischiuso le due strade pel Tirolo a Verona, e per l'Elvezia al lago di
-Como.
-
-Ma fu pel mare che acquistarono ricchezze e libertà Pisa, Genova,
-Amalfi, e quella Venezia che il primo esempio di regolare governo
-dovea dare alle nazioni moderne. Avanti l'invasione de' Barbari,
-di cinquanta città fioriva il paese dei Veneti[402], esteso dalla
-Pannonia all'Adda, dal Po all'alpi Retiche e Giulie. Esposto pel primo
-alle correrie de' Settentrionali, perdette la prosperità; poi Attila
-ridusse in cenere Aquileja, Concordia, Oderzo, Altino, Padova. Fuggendo
-davanti al Flagello di Dio (450), i popoli dell'Euganea e della Venezia
-ripararono nell'isola di Rivo Alto e nelle convicine. Sfogato quel
-nembo, molti alla patria desolata preferirono il ricovero sicuro; e
-poichè, come avviene nelle emigrazioni, i ricoverati erano i meglio
-stanti, vi cercarono agi alla vita, mentre si esercitavano nelle uniche
-arti che colà fossero possibili, commercio, pesca, raccoglier sale, e
-trasportare quanto scendea dai fiumi d'Italia, o dovea rimontarli, per
-supplire alle biade dei campi sperperati.
-
-Al frangersi dell'imperio romano, poi al venire dei Goti, e forse
-maggiormente al sopragiungere dei Longobardi, nuova gente accorreva
-nelle isole per sottrarsi alla servitù. Era naturale che quei primi
-non accomunassero tutti i civili diritti ai nuovi ospiti, talchè
-restava formata una nobiltà, non derivante da guerre e conquiste,
-ma da anteriore abitazione. Allorchè l'impero non sopravisse che a
-Costantinopoli, la lontananza lentò i legami che con esso avevano
-conservato i Veneti: mal però si potrebbe determinare fin a qual punto
-dipendessero dai successori di Zenone, e forse limitavansi all'omaggio,
-conservato come titolo di difesa contro i vicini, e di privilegiato
-commercio coll'Oriente.
-
-In Venezia vissero memori della italica civiltà, con poche armi,
-molto traffico, e col regolamento municipale cui erano avvezzi
-sulla terraferma. Dapprima ad Eraclea sul lido ove sbocca la Piave,
-poi a Malamocco isola ora perita, fu la sede del governo, il quale
-abbracciava le isole e il lembo di terraferma che va da Grado a
-Capodargine. Pei comuni interessi e per nominare magistrati annuali,
-varie isole si accoglievano nell'arengo o concione.
-
-Di que' primordj rimangono molte traccie d'agricoltura; una delle
-isole è detta le Vignòle per le viti, una Bovese pei bovi; a Torcello
-si stabilisce per _chyrographorum scripta_ di misurare i terreni a
-jugeri da darsi ai coloni, i quali per ogni jugero di vigna dovranno
-al vescovo due tralci carichi, e ogni massaro otto denari; e gli
-abitanti contribuiranno uova, galline o siffatti. Ma già regnante
-Teodorico, Cassiodoro salutava i Veneziani siccome corridori del mare
-e dei fiumi. — Simili ad uccelli acquatici, spargeste vostre case
-sulla faccia del mare; per voi furono congiunte terre divise, opposti
-argini all'impeto dell'onde; basta la pesca ad alimentarvi, e il povero
-non è differenziato dal ricco; uniformi gli abitari, non distanza di
-condizioni, non gelosia fra cittadini; vece di campi vi tengono le
-saline».
-
-Nell'anno della invasione longobarda, il patriarca di Aquileja, venuto
-in auge durante lo scisma dei Tre Capitoli, si trasportava dalla
-distrutta sua città a Grado, e fra un secolo molti de' suffraganei
-l'imitarono; uno si pose a Caprola, uno in Eraclea, uno nell'isola
-di Torcello, un quarto al lido di Medoaco, un altro in Equilo. A san
-Magno vescovo di Oderzo, che fuggiva da re Rotari nelle lagune, apparve
-la Madonna, e gli additò sette isole, ordinando vi fondasse sette
-chiese. Un'altra pia tradizione raccontava che l'apostolo san Marco,
-nel passare da Alessandria ad Eraclea, naufragò a Rialto, e predisse
-che colà avrebber riposo le sue ossa. Per la fabbrica di San Zaccaria,
-dovuta a san Magno, fin Leone iconoclasta diede artefici, denaro,
-reliquie[403]. La chiesa di Torcello già era cadente nell'864, e le
-parti restaurate in quell'anno e nel 1008 sono di lavoro grandioso e
-squisito.
-
-Più il dominio longobardo riusciva intollerabile agl'Italiani, e
-massime al clero, più gente affluiva alle sicure lagune. Ciascun'isola
-prendeva a capo un tribuno; poi fu formato il Governo comune,
-restringendo l'amministrazione dapprima ad un tribuno solo, poi
-a dieci, a dodici, a sette; finchè nobili, popolo e clero adunati
-elessero un capo unico che, potendo su tutti gli altri, frenasse
-l'ambizione e la prepotenza. Paoluccio Anafesto di Eraclea, divenuto
-capo (697) non per tirannica usurpazione, ma per amore di libertà
-meno tumultuosa, apre la serie dei dogi, magistrato supremo, eppure
-temperato in modo, che neppur uno arrivò al despotico potere. Erano
-eletti a vita dal popolo; e ciò non aboliva l'arengo nè il voto
-universale; in modo che Venezia congiungeva l'avanzo delle forme
-antiche mediante l'omaggio all'imperatore, il sistema de' governi
-militari all'uso germanico nell'autorità affidata ai dogi, la futura
-libertà de' Comuni italiani coll'ordinamento a popolo; e tutto ciò
-senza codesta trasfusione di sangue settentrionale, che alcuno reputa
-fosse necessaria a svecchiare la razza italiana.
-
-Gli Schiavoni, occupata la Dalmazia e mal trovando preda in una terra
-tante volte saccheggiata, si gittarono alla pirateria; onde i Veneziani
-dovettero opporsi a loro, col che aggiunsero all'industria il valore.
-
-Carlo Magno, rinnovato l'Impero occidentale, fe coll'orientale una
-pace (804), ove determinava i confini del regno italico comprendendovi
-l'Istria, la Liburnia e la Dalmazia. Per conseguenza i dogi di
-Venezia e di Zara avrebbero dovuto omaggio a Carlo; ma fallendo ai
-patti, Niceforo imperatore spediva per ricuperare la Dalmazia, e
-benchè tenesse dietro pronta tregua, la ruppe Paolo duca di Zara e
-di Cefalonìa (807), occupando i porti dalmati, poi ancorandosi fra le
-isolette ove cresceva Venezia, e tentando pure Comacchio. Respinto dai
-Franchi, cercò accordi con Pepino re d'Italia; ma li contrariarono
-i fratelli Obelerio e Beato dogi, temendo non ne fosse prezzo la
-tradigione della repubblica veneta.
-
-Paolo, vedendosi insidiato, ricondusse l'armata sua a Cefalonìa, e
-i Veneziani rimasero esposti a Pepino, sdegnato con loro perchè,
-quando li chiamò ad obbedienza, risposero: — Non vogliamo stare
-soggetti (δουλοι) che all'imperatore romano», e negarono soccorrerlo
-nell'impresa di Dalmazia, e ridussero il patriarca di Grado a
-trasferire sua sede in Pola. Mosso dunque in armi contro di essi,
-Pepino prese le isole di Grado, Eraclea, Malamocco, Equilo; talchè il
-doge, per salvare Olivòlo, Caprola e Torcello, promise annuo tributo.
-I Veneziani, imputandolo di viltà o tradimento, cacciarono Obelerio
-(809), che con tutta la sua famiglia passò in Oriente.
-
-La discordia agevolò a Pepino la conquista di Chioggia e Palestrina;
-e gettò un ponte di barche sin a Malamocco, dove allora sedeva
-il Governo. Angelo Participazio propose si trasportasse tutta la
-popolazione a Rialto; Vittore d'Eraclea ammiraglio lasciò che le navi
-nemiche s'inviluppassero fra i bassifondi delle lagune, e quando la
-marea bassa le impedì d'ogni movimento, i Veneziani avventarono dardi
-e fuoco, sicchè a gran pena, quando il mare ricrebbe, scompigliate e
-sdruscite ricoveraronsi nel porto di Ravenna[404].
-
-Con fortuna non migliore la flotta di Pepino campeggiò in Dalmazia,
-talchè questa provincia rimase ai Greci. Le ostilità avvicendaronsi
-coi negoziati, sinchè il patrizio Arsafio ad Aquisgrana (810) ricevette
-di man di Carlo Magno il trattato di pace che cedeva ai Greci le città
-di Venezia, Trau, Zara e Spalatro: acquisto di puro nome per l'impero
-greco, mentre a quelle risparmiava il tedio delle pretensioni dei
-Franchi.
-
-Questo trionfo compensò Venezia dei guasti sofferti; e Angelo
-Participazio, messo a capo del popolo che avea salvo, mutò la sede
-del governo a Rialto (811), alla quale si congiunsero presto le isole
-circostanti di Olivòlo, Luprio, Birri, Dorsoduro, le Gémine. Tosto
-si diede opera ad imbonire il terreno e sodarlo, un murazzo schermì
-l'entrata della laguna, in cui Chioggia, Malamocco, Palestrina,
-Eraclea, risorte dalle ruine, fecero corona al palazzo del doge, con
-una sessantina d'isolette congiunte per via di ponti, qual simbolo
-dell'unità morale da cui aspettavano la forza. A quelle isole insieme
-fu dato il nome dell'antica patria, chiamandole Venezia; unità datale
-dall'assalto di Pepino: chè sempre dopo attacchi falliti ingrandisce
-l'indipendenza d'un paese.
-
-Un cittadino di Torcello e uno di Malamocco, andati ad Alessandria con
-dieci navi (tanto poteano due privati), riuscirono a sottrarre dalla
-profanazione dei califfi e portare in patria le reliquie di san Marco,
-nascondendole tra carne di majali, acciocchè i gabellieri musulmani
-non le rovistassero. Quel santo divenne d'allora il patrono della
-repubblica veneta.
-
-Un Comune e un santo; ecco gli elementi di cui gl'italiani componevano
-la loro libertà.
-
-Più che agl'imperatori d'Occidente, aderiva Venezia a quelli di
-Costantinopoli, che avevano per sè l'opinione d'un'antica primazia,
-e che le offrivano agevolezze di commercio; e a questi non isdegnava
-prestare un omaggio apparente, spedire ambasciate e doni, ricevere
-i titoli di _ipato_ cioè console o di _protospatario_ pel doge,
-somministrar flotte, come fece principalmente allorchè di sessanta
-navi accrebbe l'armata (837) venuta a salvare le coste d'Italia
-dai Saracini. Per richiesta del greco imperatore guerreggiò anche i
-Normanni di Calabria[405], e n'ottenne in compenso i diritti sovrani
-sulla Dalmazia. Alessio Comneno assolse la Repubblica d'ogni gabella
-ne' suoi porti, mentre gli Amalfitani che vi approdassero doveano
-retribuire tre perperi a San Marco.
-
-Gli Arabi, gente trafficante sin dal tempo di Giacobbe, le natìe
-abitudini conservarono anche dopo che la conquista li portò fuori di
-patria; e dalle coste del Mediterraneo negoziavano di legname, pece,
-lana, canapa, pelliccie, schiavi, e si facevano intermediarj del
-commercio colle lontane contrade delle spezierie. Con essi teneano
-vivi negozj i Veneziani, i quali, dove altri accorreva per devozione,
-andavano a piantare mercati; istituirono fiere nelle proprie città,
-a Pavia, a Roma, altrove, spacciandovi merci d'Oriente, schiavi,
-reliquie, tutto, purchè vi fosse da vantaggiare. Conoscevano il lusso
-degli Arabi, e ne compravano le manifatture, ingegnandosi emularle; non
-potendo speculare su terreni, compravano armenti che pascolassero nel
-Friuli e nell'Istria; prendeano in appalto le gabelle d'altri paesi,
-per disvantaggiarne i loro emuli; le saline del litorale o cavavano per
-conto proprio, o ne acquistavano il prodotto, come pure il sal minerale
-di Germania e Croazia; costrinsero un re d'Ungheria a chiudere le sue,
-e guaj a chi usasse sal forestiere.
-
-Le città della costa illirica appartenevano all'impero greco, che,
-come soleva ne' paesi lontani, le lasciava armarsi e amministrarsi
-da sè. La loro situazione divenne pericolosa al rinforzarsi de'
-Croati e delle altre genti slave piantatesi nella Dalmazia, tra le
-quali principalmente i Narentini si erano buttati al pirata. Dal
-paese ove poi Trieste ingrandì, tribolavano essi il commercio de'
-Veneziani, avventurandosi fin tra le loro isole; e tentarono un'impresa
-audacissima (935). Il giorno della candelara soleano i Veneziani fare
-le nozze di cospicue fanciulle nella maggior chiesa, posta sull'isola
-di Castello, con quel corredo d'allegria e di ricchezze che si suole
-per siffatte solennità. I pirati si posero in agguato, e come i
-festanti furono raccolti, gli assalsero, e rapirono le spose e i doni.
-Scoppiò il dolore universale: ma il doge Pier Candiano, il cui padre
-era morto osteggiandoli, incoraggiò a far piuttosto vendetta, e armate
-alla presta quante navi potè, raggiunse i rapitori nelle lagune di
-Caorle, e ricuperò le donne e il bottino.
-
-Il Candiano vendicò l'insulto col portare guerra a morte ai corsari
-dell'Istria; anche i Comuni illirici si collegarono per esterminarli,
-chiedendo capo la repubblica veneta, alla quale convennero di prestare
-omaggio, e di marciare sotto le sue bandiere. La flotta più poderosa
-che Venezia avesse ancora armata (997) andò a ricevere l'omaggio della
-storica Pola, di Parenzo, Trieste, Capo d'Istria, Pirano e delle altre
-città costiere; poi di Zara in Dalmazia e delle terre fin a Ragusi, e
-delle isole. Lèsina e Cùrzola preferirono allearsi coi Narentini, onde
-contro di esse tolsero l'armi i Veneziani, e sterminarono il ricovero
-de' Narentini.
-
-Il fatto delle spose rapite si solennizzò con perpetuo anniversario,
-dove la Repubblica dava la dote ad alquante fanciulle, che recavano
-le donora entro arselle. I cassellieri, cioè falegnami, che aveano
-somministrato il maggior numero di barche, chiesero in guiderdone
-che il doge venisse ogni anno alla loro parrochia il giorno della
-lor festa. — Ma e se piovesse? — Vi daremo cappelli. — E se avessi
-sete? — Vi daremo a bere. — Sia e sarà sempre». Perciò, anche dopo
-dismessa la cerimonia degli sposalizj, il piovano andava incontro al
-doge, presentandogli due cappelli di paglia, due aranci e due fiaschi
-di malvasia. Tradizioni poetiche, che Venezia custodiva gelosamente,
-e che fin all'età precedente alla nostra congiungevano il passato al
-presente.
-
-E tutta poetica è la storia di Venezia, e de' privilegi che concedeva
-alle varie isole. Le mogli dei nobili di Murano, isola prediletta
-dalla Repubblica per le manifatture del vetro, poteano sedere pari
-alle patrizie della dominante. A quei della torre di Bebbe, presso
-Chioggia fra Adige e Brenta, che mostrarono valore in una guerra
-per la navigazione di quest'ultimo fiume, fu perdonato il tributo
-di tre galline, che in tre termini dovea ciascuna famiglia offrire
-ogn'anno al doge. Gli isolani di Poveglia erano iscritti nel ruolo
-de' cittadini originarj; esenti da servizio militare, se pur il
-doge non ne assumesse il comando; esenti da dazj, tasse d'arti e
-mestieri, imposte, neppur se fossero per lo scavo dei canali interni
-della città. Giunti a sessant'anni, aveano il privilegio di comprare
-a un prezzo determinato il pesce che veniva dall'Istria, e venderlo
-al pubblico mercato. Erano in ispeciale protezione del doge e della
-magistratura delle _Rason Vecchie_, che trattava le loro quistioni. Il
-venerdì santo offrivano al doge ottanta passere del peso d'una libbra:
-all'Ascensione regalavano alla dogaressa una borsa con cinque ducati in
-rame, perchè la si comprasse un par di pianelle. Quando il doge uscisse
-alle funzioni nella barca dorata, lo accompagnava una peota, in cui
-stavano i principali dell'isola di Poveglia che sonavano le trombe:
-nel giorno dell'Ascensione precedeano il bucintoro che andava a sposar
-il mare, faceano ala sulla destra del ponte per cui il doge saliva
-al vascello, e poteano prendergli la mano e baciargliela. La domenica
-poi seguente a quella festa, i loro capi, guidati dal cappellano che
-cernivasi dalle famiglie originarie, entravano nell'appartamento del
-doge, professandogli l'antica devozione, e chiedendogli continuasse
-a proteggerli e ne mantenesse i privilegi, e gli baciavano la mano
-e la guancia: poi erano da esso banchettati con servizio d'argento,
-e poteano portarsene i rilievi della mensa, oltre il regalo di molte
-confetture e di un garofano.
-
-La feudalità non potea metter radice dove non s'aveva territorio:
-l'alto clero sceglievasi sempre tra i nobili, onde questi non
-discordavano dagli ecclesiastici. San Marco fu sinonimo dello Stato,
-lo che dava a questo un aspetto religioso; il servizio pubblico non
-importava soggezione ad altr'uomo, ma un obbligo verso quel santo;
-e più d'un doge depose il cornetto per finire in un monastero una
-vita logorata a servire san Marco. Pier Candiano III erasi associato
-il figlio, il quale congiurò contro di lui; ma il popolo stette pel
-padre, e cacciò il figliuolo, che, protetto da re Berengario II, mosse
-contro la patria (959), di che il padre morì di crepacuore. Il popolo
-dimentico elesse quel figlio, che si mostrò crudele nell'interno,
-prode e vigoroso di fuori, destreggiando cogl'imperatori d'Oriente e
-d'Occidente; proibì ai Veneziani di trafficare di schiavi coi Saracini,
-nè di portar lettere a Costantinopoli se non passando per Venezia.
-Repudiata la veneta Giovanna, obbligandola a farsi monaca, e chierico
-il figlio, sposò Gualdrada sorella del famoso Ugo marchese di Toscana,
-che con corteggio di regina gli portò ricchissima dote di beni sodi e
-di servi. Per difender questi assoldò bande straniere; e inorgoglito
-del costoro appoggio, cominciò a trattare d'alto in basso la nobiltà
-veneta, e attaccar liti coi vicini; prese un castello de' Ferraresi, fe
-devastare Oderzo, e via di questo passo. I Veneziani, perduta pazienza,
-lo assalsero, e perchè si difendeva co' suoi armigeri, diedero ascolto
-a Pietro Orseolo, ed appiccarono fuoco al palazzo ducale. La fiamma
-si dilatò alle vicine chiese di san Marco, san Teodoro, santa Maria
-Zobenico e a più di trecento case; e il doge fu trucidato con un suo
-fanciullo.
-
-Gli sottentrò l'Orseolo (976), il tristo consigliatore, eppure uomo di
-somma pietà, che tutto s'adoprò a restaurare i danni, rifece il palazzo
-e la basilica Marciana, zelò la giustizia. Sentendo però d'aver nemici,
-e rimorso della parte presa alla fine del predecessore, raddoppiava
-atti di penitenza; da Guarino, abate guascone di famosa santità, si
-lasciò persuadere a ritirarsi nella vita monastica; e segretamente
-passato in Francia, visse da frate, e dopo morto (978) ebbe onori di
-santo. Anche Vitale Candiano suo successore, dopo brevissimo comando,
-si chiuse in una badia.
-
-Sotto Tribuno Memmo succedutogli entrò la peste delle fazioni, fin
-allora sconosciuta in Venezia, venendo a contesa i Caloprini coi
-Morosini; e sorti in armi (979), questi furono cacciati. Ottone II
-stava ancora in rotta coi Veneziani per l'uccisione del doge: ora Memmo
-gli mandò ambasciadori, coi quali fu concordata la pace, determinando
-anzi i limiti[406]; ma i Caloprini, per avere il dogato e per nuocere
-ai Morosini, offersero a Ottone quel destro di sminuire l'impero greco,
-e a tutte le terre da sè dipendenti proibì di portar vettovaglie a
-Venezia, nè ai Veneziani di metter piede nel suo impero. Memmo punì
-i mali istigatori col diroccarne le case; ma quel blocco metteva in
-gravissima congiuntura la Repubblica, se opportunamente non fosse
-morto Ottone. I suoi successori diedero a Venezia il privilegio di
-negoziar soli di sale e di pesce marinato. I Caloprini, per mediazione
-dell'imperatrice Adelaide, ottennero perdono e giurata sicurezza;
-ma poco poi, i tre figliuoli di Stefano Caloprino in gondola furono
-trucidati dai Morosini. Il Memmo finì monaco.
-
-Pietro Orseolo II (991) conta fra' più illustri dogi per avere ampliato
-la potenza dello Stato; spedì ambascerie ai Saracini, dominanti sulle
-coste d'Asia e d'Africa; ottenne nuovi mercati da Ottone III e dal
-vescovo di Treviso; compì il palazzo ducale e la basilica; trovò
-occasione di sottomettere le città marittime della Dalmazia sottrattesi
-ai Croati, e Parenzo, Pola, Ausero, Veglia, Arbe, Trau, Spalatro,
-Curzola, Lesina, Ragusi ed altre, che conservando proprj statuti,
-riceveano il podestà da Venezia; e il titolo di _duca di Dalmazia per
-misericordia di Dio_ fu aggiunto a quello del doge.
-
-Questo godeva terre, decime, pesche, caccie, vestiva riccamente, gran
-treno di servi, in chiesa si cantavano le sue lodi; egli intronizzava i
-prelati, benediva il popolo, dava l'avocazia delle chiese del dominio,
-giudicava liti o spediva messi a giudicarle: ma da un lato lo frenava
-l'aristocrazia, dall'altro il popolo, ancora mobile e rivoltoso. Già
-dodici dogi erano stati eletti figli di doge ancor vivo; laonde si
-temeva non si riducesse ereditaria anche quella dignità, come succedeva
-delle feudali sul continente. E però Ottone Orseolo (1009) succeduto a
-Pietro fu cacciato dal popolo, e si provvide che nessun doge potesse
-associarsi verun congiunto, nè designare il successore. L'autorità
-del doge fu ristretta col volere che non deliberasse se non con due
-tribuni, poi col togliergli la nomina de' giudici, istituendo il
-magistrato _del Proprio_. Il doge era però ancora eletto da tutto il
-popolo, donde frequenti sedizioni fra gli aspiranti.
-
-Venezia nulla risentì della lotta delle Investiture, attesochè il doge
-non le conferiva; esso nominava il primicerio e i cappellani di San
-Marco; popolo e clero continuavano ad eleggere i vescovi; il patriarca,
-più tardi creato, ricevendo il soldo dallo Stato, restava alieno dalle
-pretensioni feudali dei prelati del continente. I terribili incendj
-di cui patì, diedero modo a Venezia di attestare le sue ricchezze con
-fabbriche solide e belle, e che compite quando non aveva nè miniere
-nè bestiame nè vino od altra produzione, attestano il prosperare de'
-suoi traffici. In fatto, cresciute le navi per tutela e commercio,
-Venezia si trovò donna del Mediterraneo, e le costituzioni e le leggi
-dirizzava ad alta prosperità mercantile, allettando i forestieri con
-privilegi, sicurezza, buona moneta, pronta giustizia. Il doge poteva
-essere mercante, e in alcuni trattati si trova stipulata esenzione di
-gabelle per le merci di lui; ma poi fu stanziato che, salendo al trono,
-liquidasse i suoi conti.
-
-Premeva alle città marittime l'amicizia di Costantinopoli, centro delle
-arti, del lusso e dell'eleganza, ed emporio alle merci provenienti
-dall'India per la via di Alessandria: ma come gli Arabi ebbero
-occupato l'Egitto, la necessità di più lunghi tragitti le rincarì,
-sicchè i nostri, invece di comprarle a Costantinopoli, preferirono
-andarle a raccorre in Aleppo, a Tripoli e in altri porti di Siria,
-dove erano recate dall'India sul golfo Arabico, poi per l'Eufrate e
-il Tigri fino a Bagdad, traverso al deserto di Palmira riuscendo al
-Mediterraneo. Quando poi il soldano d'Egitto riaperse il golfo Arabico,
-via degli antichi, i nostri posero stanza ad Alessandria, rassegnandosi
-agli oltraggi e alle gravi esazioni de' Musulmani; e quel che ivi
-raccattavano, distribuivano poi in tutti i porti del Mediterraneo e
-della Spagna, e fin ne' Paesi Bassi e nell'Inghilterra.
-
-La politica di Venezia si limitava dunque al Levante; e durava
-l'uso che i dogi chiedessero la bolla d'oro in segno d'investitura
-dagl'imperatori di Costantinopoli. Coi quali ebbero talvolta guerra,
-poi ottennero buon accordo e vantaggi di commercio, e la cessione delle
-città di Dalmazia e d'Istria, col che ebbero legalizzata la dominazione
-che già vi esercitavano.
-
-Poco tardò nuova guerra (1171) coll'imperatore Manuele Comneno, a
-cui fu pretesto il non averlo soccorso contro i Siciliani, ragione
-i privilegi da esso largiti ai Pisani. Dicono in cento giorni si
-allestissero cento galee, ciascuna di cenquaranta remiganti, oltre i
-soldati: ma la sconfitta e la peste distrusse il bello armamento, tanto
-che sole diciassette tornarono, dopo ottenuta dura pace, e condussero
-in patria la peste[407]. Questi mali esacerbarono il popolo (1172), che
-uccise il doge Vitale Michiel II, decimonono sopra i quaranta, di cui
-il dominio finisse violentemente: ma fu anche l'ultimo.
-
-Venezia non era la sola città prosperante per commercio marittimo. Gli
-Amalfitani vantavano discendere da cittadini di Roma, che Costantino
-Magno mandava a Bisanzio, e che naufragati stettero alcun tempo a
-Ragusi, poi passarono a Melfi, il cui nome applicarono alla nuova
-patria che si edificarono sul pendio e in riva al golfo di Salerno
-là dove un tempo era fiorita Pesto. Il ducato formatosi abbracciava
-le terre del contorno e le isole dei Galli e di Capri, obbedendo ai
-Greci, la cui lontananza lasciava quasi intera indipendenza. Sicardo
-principe di Benevento sottomise Amalfi, giovato dalle fazioni che
-la sovvolgeano, e rubatone il denaro e il corpo di santa Trifomene,
-costrinse gli abitanti a migrare a Salerno, e con nozze congiungersi a'
-suoi sudditi, de' cui diritti li fe partecipi[408]. Ma appena Sicardo
-cadde (840), gli Amalfitani corsero al porto, e le spoglie della
-saccheggiata città posero sui legni, coi quali tornarono alla patria
-restaurando le munizioni; e omai indipendenti anche dal catapan greco,
-si governarono a repubblica con un prefetto o duca, estesero le loro
-merci in tutto l'Oriente, e le loro leggi marittime divennero canone
-nel Mediterraneo e nel Jonio, come un tempo quelle di Rodi.
-
-Amalfi non era però così gelosa dell'indipendenza che non cercasse
-capi stranieri; e nel 1038 si sottopose a Guaimaro principe di Salerno,
-sempre facendo riserva delle proprie libertà.
-
-Ivi Siciliani, Arabi, Indi, Africani venivano a vendere e
-barattare[409]; il popolo mostrava sua baldanza con frequenti rivolte,
-ornava la patria colle spoglie delle terre remote, e a Gerusalemme avea
-fondato due monasteri e uno spedale per comodo de' pellegrini, e per
-farvi poi mercato alle grandi solennità. I suoi tarì erano la moneta
-più diffusa in Levante prima che i Veneti vi portassero i ducati.
-Nelle galee usava scafi piccoli, corti remi; sicchè volendo far impresa
-contro una terra, si tirava in secco la galea, e le vele servivano ad
-accamparsi, i banchi a dare la scalata, i rematori a costruire e movere
-i tormenti da guerra.
-
-La superba Genova, appiè di sterili montagne, flagellata da un
-mare poco pescoso, e costretta a cercar vita dalla navigazione,
-già all'uscire del secolo IX garantiva da sè la propria sicurezza,
-con un governo semplice, atto a tutelare le franchigie del popolo e
-affezionarlo alla patria ed agli affari. N'aveano privilegio i nobili,
-eletti però popolarmente, come era popolare il general parlamento
-che deliberava de' comuni interessi, e riceveva i conti resi da'
-magistrati uscenti. Il commercio in grande maneggiavasi dai nobili,
-forse cadetti delle famiglie che teneano feudi sulla riviera. E poichè
-guerra continua doveano menare coi Musulmani, e da questi difendere
-od acquistare gli scali di Levante, univano le professioni dell'armi
-e della mercatura. Ottenendo considerazione chi potea mettere sulle
-banche grossi capitali, cessava la distinzione di razze nobili ed
-ignobili, dividendosi piuttosto i cittadini in compagnie, tribù,
-maestranze. In queste non si entrava che dato il giuramento; e chi non
-v'appartenesse invano aspirava a cariche pubbliche, la cui nomina era
-ad esse serbata. La nobiltà non vi si fondava dunque sui terreni, ma su
-banchi, sulla navigazione, sul credito, sulle continuate magistrature.
-
-I vivi traffici in Levante faceano Genova emula di Venezia; la postura
-sul mare stesso la recò prontamente in lotta con Pisa. Questa, già
-nominata per traffici nell'età romana, anche sotto i Longobardi
-conservò qualche indipendenza, giacchè Gregorio Magno querelavasi delle
-piraterie da' Pisani esercitate contro i sudditi dell'impero, ed essi
-e Sovana di Maremma esortava a spalleggiare Maurizio imperatore. Fu
-poi sottoposta forse al duca di Lucca, del quale ai tempi di Carlo
-Magno era incombenza il difendere la spiaggia dalle correrie de'
-Greci. Ottone II, quando voleva osteggiare i Greci di Calabria e di
-Sicilia, mandò a chiedere ajuti da' Pisani: e vuolsi che gl'inviati
-da lui fossero sette baroni dell'Impero, i quali, morto Ottone, si
-fermarono colà, e diedero origine alle sette famiglie de' Visconti,
-Godimari, Orlandi, Verchionesi, Gualandi, Lanfranchi, Sismondi; alcuno
-aggiunge i Caetani e i Ripafratta; e formarono una nobiltà, distinta
-dall'indigena. I marchesi di Toscana vi risedeano alternamente con
-Lucca, donde un'invidia, che nel 1003 scoppiò una guerra, che è la
-prima che si ricordi di città a città in Italia, e dove all'Acqualunga
-Pisa rimaneva superiore.
-
-Tra essa e il mare estendesi un piano sì poco declive, che vi si
-formano acquatrini e canneti: l'Arno poi, che allora la lambiva ed
-ora la fende, non è fiume bastevole a servirle di porto, come fanno il
-Tamigi per Londra, la Schelda per Anversa, il Tago per Lisbona. Dovette
-dunque crearsene uno, che fu detto Porto Pisano, a dodici miglia dalla
-città e vicino a Livorno, in vista dello scoglio detto la Meloria,
-famoso poi per triste battaglie.
-
-Pisa teneva relazione coi Greci della Calabria, e banco ne'
-principali porti di quella, e nel suo riceveva mercadanti di paesi
-lontanissimi[410]. Colle ricchezze acquistate trafficando riducea
-fruttifero il prosciugato delta dell'Arno, e le rive del Tirreno: i
-gentiluomini delle colline dal val di Niévole all'Ombrone chiesero
-la cittadinanza; v'accorrevano quelli che sottraevansi ai marchesi di
-Toscana; gran signori tenevano palazzi nel suo recinto e castelli ne'
-contorni; e la nobiltà esercitava l'ingegno governando la patria o i
-paesi conquistati. Generalmente favoriva agl'imperatori; parzialità che
-diviene, si può dire, il carattere della sua storia successiva.
-
-Dalla costa, ove possedeva da Lérici a Piombino, salvo alquanti
-castelli di signori, vagheggiava la Corsica e la Sardegna. Quest'isola,
-anticamente considerata uno de' granaj di Roma, fu poi a vicenda
-invasa da Vandali, Goti, Greci; infine Musetto (Mugheid al-Ameri)
-re moro vi annidò una banda di corsari; mentre i montanari fra le
-balze conservavano le credenze e i costumi antichi, che non dismisero
-fino ad oggi. Da quella vicinanza grande sconcio veniva a Pisa, che
-perciò eccitata dal papa[411], accordatasi con Genova e ajutata
-dai natii, obbligò Musetto a ritirarsi in Africa. Ogni anno egli
-rinnovava tentativi di ricuperar l'isola, sicchè i Pisani stabilirono
-attaccare le coste de' Barbareschi, e presa Bona, minacciata Cartagine,
-costrinsero Musetto a chieder pace. L'indomito vecchiardo, avuto ajuti
-dalla Spagna, ritentò l'impresa, e scannate le guarnigioni pisane, ebbe
-tutta Sardegna, da Cagliari in fuori. Il popolo pisano si scoraggiava
-a fronte del rinascente nemico, ma i nobili s'accinsero all'ultimo
-sforzo, e ajutati da Genova, dai Malaspina marchesi di Lunigiana,
-dal conte Centilio di Mutica in Spagna, allestirono una flotta, che
-capitanata dal plebeo Gualduccio, prese terra, sconfisse i Mori (1050),
-fe prigione Musetto, che a Pisa morì in carcere. E l'isola fu tutta de'
-Cristiani, i quali se la spartirono: ai Genovesi Alghero, al conte di
-Mutica Sassari, ai Malaspina le montagne, il distretto di Cagliari ai
-Gherardeschi, di Ogliastra ai Sismondi, di Arboréa ai Sardi, d'Oriserto
-ai Cajetani. Poco andò che que' signori cessarono ogni dipendenza dalla
-metropoli, e cinque principalmente prevalsero col titolo di giudici o
-re di Cagliari, Sassari, Logodoro, Arborea, Ogliastra.
-
-Questi fatti non sono abbastanza accertati, e tanto meno le loro
-particolarità; vivono però in tradizioni antiche, fra le quali è pure
-che, mentre i Pisani veleggiavano sopra la Sardegna, Musetto tentò
-sorprendere la loro città, e già aveva occupato la sinistra dell'Arno,
-quando una tal Cinzica de' Sismondi chiamò all'armi il popolo e
-rincacciò i nemici. Il fatto diede nome di Cinzica al quartiere
-d'oltrarno, e origine alla festa di Ponte, battaglia che si dava sul
-ponte dell'Arno, finta nell'intento, ma che spesso riusciva troppo da
-vero.
-
-I Pisani assalsero poi di nuovo gli Arabi in Sicilia (1063), ed
-entrati nel porto di Palermo, e trovatovi sei navi di carico, cinque
-abbruciarono, l'altra con ricchissime spoglie condussero in patria,
-dove se ne valsero per fabbricare il meraviglioso loro duomo[412].
-Anche nel 1087 i Pisani strinsero in Mehedia il re Timino, il quale
-morì nel 1106 lasciando cento figli e sessanta figliuole.
-
-Quando, alla pasqua del 1113, la devota plebe accorreva a Pisa per
-ricevere la benedizione, l'arcivescovo Pietro fe recare una croce,
-e con parole di gran forza dipinse le sevizie usate dai Barbareschi
-corseggiando, e massime da Nazaradech re di Majorca, il quale dicevasi
-tenesse ventimila Cristiani a penare ne' suoi bagni; sorgessero,
-vendicassero alla libertà e alla religione quei loro fratelli. Primi
-risposero all'esortazione i vecchi, memori degli altri trionfi
-riportati sopra i Saracini; i giovani li secondarono, e dodici
-cittadini scelti a diriger l'impresa, coi soccorsi di Roma e di Lucca
-e col legato pontifizio salparono. Fortuna di mare li trasse fuor di
-corso, e credendosi approdati alle Baleari, cominciarono il guasto:
-ma chiaritisi ch'erano invece in Catalogna, s'acquetarono e chiesero
-compagni all'impresa Raimondo conte di Barcellona, Guglielmo di
-Montpellier, Emerico di Narbona, coi quali s'impadronirono d'Ivica e di
-Majorca, menandone via gran preda, e re e regina che si battezzarono.
-Le cronache di Firenze, esalanti municipale gelosia, raccontano che i
-Pisani, temendo non fosse la loro città molestata dai Lucchesi durante
-quella spedizione, chiesero ai Fiorentini la prendessero in custodia
-(1114). Vincitori, domandarono a questi che premio desiderassero fra
-le spoglie recate da Majorca; se le porte di tallo o due colonne
-di porfido. I Fiorentini preferirono queste, e i Pisani gliele
-mandarono rivestite di scarlatto; ma si volle che prima le guastassero
-coll'affocarle[413]. Sono quelle che ancora vediamo alla porta del bel
-San Giovanni.
-
-Dello spartimento della Sardegna i Genovesi rimasero scontenti, e
-tardarono a ritirarsi finchè i Pisani non li cacciarono coll'armi.
-Di qui erano cominciate invidie e rancori, che poi scoppiarono
-pel possesso della Corsica: isola importantissima pel legname di
-costruzione, la pece, il catrame, e perchè assicurava il commercio del
-mare occidentale. Aveva subìto la dominazione de' Vandali, poi dei
-Goti, il cui re Teodorico l'avea giovata di provvedimenti, creando
-anche espresso per lei un conte, acciocchè non fosse costretta a
-portare fin sul continente le querele. I Longobardi, sprovvisti di
-flotte, non aveano pensato a sottometterla; sicchè senza contrasto
-la tennero gl'imperatori greci, e ne fecero pessimo governo, gli
-sconci del dominio lontano crescendo colle persecuzioni religiose. Fu
-poi invasa dagli Arabi, della cui dominazione è ancor testimonio il
-Moro cogli occhi bendati ch'essa porta nello stemma; e la tradizione
-vorrebbe che un Colonna romano la ritogliesse agli Infedeli, e
-l'acquistasse in regno. Fatto è ch'essa fu, come ogn'altro paese
-d'allora, sminuzzata fra varj signori, sui quali i Pisani ambivano
-aver l'alto dominio per rinforzo al loro partito. La ambivano pure
-i Genovesi per un compenso o un contrappeso alla Sardegna: ma que'
-signorotti, mal soffrendo di dipendere da città mercatanti, preferirono
-il papa, il quale, secondo il diritto del medio evo, ritenevasi sovrano
-di tutte le isole, e che in effetto ne fu salutato signore, e vi
-deputò dei marchesi (1077). Ma l'isola era sovvertita da incessanti
-turbolenze; delle quali infastidito, Urbano II la infeudò ai Pisani
-(1091) quando maggior bisogno aveva dell'amicizia e del denaro di essi,
-e i vescovi dell'isola dichiarò suffraganei a quello di Pisa, che fin
-allora non ne aveva.
-
-Di tutto ciò crebbe la gelosia de' Genovesi, i quali alfine assalsero
-Porto Pisano con ottanta galee 1126, quattro grosse navi cariche
-di macchine, e ventiduemila uomini da sbarco, fra cui cinquemila
-armati di corazza e caschetti di ferro. Tanto poteva una sola città!
-I mari furono insanguinati, devastate le coste, finchè Innocenzo II
-li riconciliò (1133); e per equipararne i diritti, eresse Genova in
-arcivescovado sottraendola al metropolita di Milano, e vi sottopose
-i vescovi delle due Riviere e tre della Corsica, mentre al pisano
-suffragavano quei della Sardegna. Da quel punto Genova si professò
-papale, perchè Pisa stava alla divisa degl'imperatori.
-
-
-
-
-CAPITOLO LXXX.
-
-Crociate. — La Cavalleria.
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-Le imprese de' Pisani formano quasi il preludio della più segnalata del
-medio evo, voglio dire le crociate. Antichissimo è l'uso di visitare le
-tombe de' martiri e i santuarj, principalmente San Jacopo di Galizia,
-Gerusalemme, ed in Italia il monte Gargano e le soglie degli Apostoli.
-I devoti che d'ogni paese ed in ogni tempo venivano a queste, ci
-portavano non soltanto denaro, ma ragguagli di contrade inaccesse; e
-a vicenda qui attingevano idee d'una civiltà, ben superiore a quella
-delle loro patrie.
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-I pellegrinaggi si volgeano principalmente a luoghi di reliquie famose;
-e massime dopo il Mille si estese questa devozione, fondata non solo
-su antica tradizione ecclesiastica, ma sulla natural venerazione per
-gli avanzi di persone care ed onorate. Se ne abusò, e poichè aveansi
-come un tesoro, si cercavano fin colla violenza o la frode. Ne vedemmo
-smaniato Sicardo principe di Benevento, che colla guerra obbligò Napoli
-a cedergli le ossa di san Gennaro, Amalfi quelle di santa Trifomene,
-Lìpari quelle di san Bartolomeo. Queste ultime eccitarono il desiderio
-di Ottone III, e i Beneventani non osando disdirgli la domanda, gliele
-scambiarono con quelle di san Paolino (pag. 368).
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-Vuolsi che fino dal 653 i monaci di Fleuriac rubassero da Montecassino
-i corpi di san Benedetto e santa Scolastica. Adalberto marchese di
-Toscana, osteggiando Narni, ne portò via quelli di san Cassio e santa
-Fausta, che depose in San Frediano di Lucca. Famoso involatore di
-reliquie Teodoro vescovo di Metz, militando per tre anni in Italia
-con Ottone Magno suo cugino, cercò d'averne _quocumque modo potuit_, e
-Sigeberto ne fa lunga enumerazione. Trovandosi a Roma mentre Giovanni
-VIII benediceva un convulsionario colla catena di san Pietro, esso la
-ghermì, giurando non la rilascierebbe, se non gli si tagliassero le
-mani: e a fatica fu ottenuto s'accontentasse d'averne un anello[414].
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-Era morto nel 1074 a Solaniga presso Vicenza san Teodebaldo romito
-della stirpe dei conti di Sciampagna, e i Vicentini ne vollero per
-forza il cadavere; ma i monaci della Vangadizza presso l'Adigetto
-riuscirono a rapirlo, e di grandi miracoli egli fortunò la loro badia.
-Rodolfo fratello dell'estinto venne per richiederlo a calde istanze; ma
-fu assai se potè ottenerne qualche reliquia. Alcuni mercadanti di Bari,
-trafficando a Mira nella Licia, macchinarono di rapire gli avanzi di
-san Nicola, e fra scaltrezze e forza gli ebbero, e in mezzo a miracoli
-li portarono a Bari, d'allora frequentatissima da devoti. Pure alcun
-tempo dopo i Veneziani rubavano da Mira stessa un corpo, che asserivano
-esser quello di san Nicola: pretensioni opposte, che recarono serie
-emulazioni. Essi Veneziani con lunga astuzia tolsero da Alessandria
-le reliquie di san Marco (pag. 523): giunte a Venezia, furono murate
-entro un pilastro della cappella ducale, affidandone il secreto al solo
-primicerio, al procuradore ed al vescovo: smarritasene poi la memoria,
-fu per altri portenti rinnovata nel 1094, quando il corpo venne di
-nuovo riposto con tal segretezza, che fino ai dì nostri non fu più
-rinvenuto. Attorno al Mille crebbe la smania, l'amore delle reliquie;
-molte per rivelazione se ne scopersero, e di preziose in santa Giustina
-di Padova; onde parea, dice un contemporaneo, la risurrezione dei
-morti.
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-Neppur frodi mancarono a quella pietà; e i Fiorentini venerarono un
-braccio di santa Reparata, ottenuto da Teano, finchè s'avvidero ch'era
-legno e gesso, finzione delle monache per serbarsi intera la loro
-santa. Più spesso l'ignoranza traeva in errore, e dove si scoprisse
-un sepolcro con una palma credeasi chiudesse un martire; le sigle _B.
-M._ esprimenti _bonæ memoriæ_, s'interpretavano _beato martire_; il
-ruolo d'una legione fu reputato un catalogo di santi; e i dottissimi
-e devotissimi Papebrochio e Mabillon fecero espungere dal numero dei
-santi una Argiride martire a Ravenna, un Catervio e una Saturnina a
-Tolentino, venerati sopra falsa interpretazione d'epigrafi.
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-In tempi che da una parte predicavasi una morale pura, rigorosa, senza
-condiscendenze; dall'altra le inclinazioni, non corrette da riguardi,
-da abitudine, da educazione, e fomentate da sciagurati esempj,
-portavano ad atti feroci, sentivasi il peccato anche nel commetterlo,
-e nasceva presto il bisogno d'espiarlo avanti alla giustizia divina.
-Di qui le penitenze pubbliche e rigorosissime. Un penitenziale di
-Pisa ci descrive quella che infliggeasi agli omicidi volontarj.
-Erano condannati a prigionia, e prima doveano da padrini ricevere la
-penitenza di tutti gli altri peccati; poi con essi padrini venir alla
-chiesa vescovile, davanti all'arciprete o al canonico penitenziario.
-Questo domandava al reo se si fosse redento degli altri trascorsi, e se
-per l'omicidio volesse entrare in carcere; e se affermava, venivagli
-imposto che tutta la quaresima, eccetto la domenica, digiunasse in
-pane e acqua, facesse cento genuflessioni, e recitasse cento _Pater_
-ogni giorno, cento ogni notte; a nessuno parlare fin all'ora terza nè
-dopo compieta; non si lavare o asciugare le mani; giacere vestito e
-sulla paglia, del carcere non uscendo che per le necessità naturali;
-il sacerdote gli darebbe a mangiare una volta al dì, e d'un cibo solo,
-nè pesci o anguille; del pane datogli deve sempre far tre elemosine,
-ma ciascun pane sarà tale che gli avanzi bastino a sostentarlo;
-dal penitenziere o dal padrino è condotto al disposto luogo della
-prigionia; ivi depone le vesti solite ed ogni pannolino, per mettersi
-una tonaca aspra e zoccoli. Seguono le preghiere che si devono recitare
-su lui, e quali esortazioni fargli[415].
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-Quelli che per delitti rifuggivano alle chiese, spesso dopo flagellati
-condannavansi a pellegrinare. In espiazione del fratricidio, uno si
-strinse al braccio destro la spada micidiale con cerchi di ferro,
-sicchè la s'incarnò; quando arrivato al sepolcro di san Bononio
-abate di Lucedio nel Vercellese, di subito que' cerchi si spezzarono.
-Altrettanto accadde ad altri sulla tomba di sant'Appiano di Pavia in
-Comacchio e di san Teodebaldo suddetto nel Vicentino[416].
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-Presso al Mille un conte Ugone dell'Auvergne colla moglie Isengarda
-pellegrinò alla soglia degli Apostoli per iscontare le gravissime sue
-colpe: ma quando volle entrare in San Pietro nol potè, spasimando
-di dolori e rimorsi. Costretto a confessare questi patimenti, ha
-l'assoluzione da papa Silvestro, e l'obbligo di edificare un monastero.
-Reduce, alloggiò a Susa presso un amico, al quale raccontò i mali e
-la penitenza; ed esso l'esortò a dedicare il monastero all'arcangelo
-Michele, mostrandogli la chiesa, ivi a dodici miglia, ove tanti
-miracoli questo operava. Ed ecco la notte l'arcangelo stesso appare
-in sogno, e lo conforta a tal fatto; e così ebbe origine il famoso
-monastero di San Michele alla Chiusa, ricco di molta storia, e pietoso
-ai tanti che da quella valle scendeano di Francia in Italia[417].
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-E in pellegrinaggi furono spesso cambiate le pubbliche penitenze:
-il che non piaceva a Carlo Magno, perchè incentivo a gabbar gente;
-e invece d'andar randagi coi ferri e ignudi, pareagli espierebbero
-meglio i peccati stando fermi in un luogo a lavorare, servire, far le
-penitenze canoniche[418]. Non valse l'avviso, anzi i pellegrinaggi
-crebbero, e si dirigevano massimamente ai luoghi della Palestina,
-dov'eransi compiti i grandi misteri dell'aspettanza e della redenzione.
-Ivi ogni gleba portava l'orma d'un patriarca o d'un apostolo; i
-racconti della prima fanciullezza come gli studj dell'età matura
-erano pieni dei nomi di que' luoghi; i cantici di Salomone, i treni di
-Geremia, le maledizioni d'Isaia, le istruzioni del vangelo li rendean
-noti e cari a ciascuno come una seconda patria. Pertanto v'affluiva
-gente a visitarli fin dai primi tempi del cristianesimo, e sempre più
-quanto più si convertivano popoli germanici, amanti delle corse lontane
-e avventurose e infervorati di zelo recente.
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-Nell'850 un diacono di Spoleto, involontariamente micidiale del
-fratello, andò a Roma a riceverne penitenza, e cerchiate le braccia
-e il collo di ferro, fu mandato ai luoghi santi finchè impetrasse
-perdono. Dauferio, nobile beneventano, per avere ucciso Grimoaldo
-principe di Benevento, passò a Gerusalemme tenendo in bocca un
-sasso abbastanza grosso, cui traeva solo per mangiare[419]. Con quel
-pellegrinaggio vedemmo puniti i concubinarj di Milano, ed Erlembaldo
-andarvi ad attingere il coraggio di combatterli: a Cencio che l'aveva
-tratto prigione, Gregorio VII impose di visitare Terrasanta. Ad
-esortazione di Sergio IV vuolsi che molti Veneziani andassero a
-Gerusalemme verso il 1009, tra i quali Gherardo Sagredo che colà morì
-e fu sepolto. Ne ereditò il nome e la pietà il figlio, il quale fatto
-monaco e priore di San Giorgio Maggiore, volle visitare il santo
-sepolcro: ma una tempesta lo gettò a non so qual riva, dove un monaco
-lo persuase andasse piuttosto ad apostolare l'Ungheria. In fatto vi
-fruttò grandemente in propagar la fede, e vi ottenne un vescovado, poi
-il martirio; onde ancora in Ungheria e a Venezia è venerato col nome di
-san Gherardo[420].
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-Nel Mille, due reduci da Terrasanta, sorpresi da un miracolo, si
-fermarono in val del Tevere, e fatto un oratorio, vi deposero reliquie,
-dalla cui devozione originò la città di Sansepolcro. Il monastero di
-San Vito nel Lodigiano fu fabbricato il 1030 da un Ilderado di Comazzo,
-nobilissimo, vivente a legge ripuaria, il quale racconta: — Avendo
-commesso grave misfatto, pensai scontarlo pellegrinando oltremare. Ma
-il pontefice cui mi confessai, trovando leggera l'ammenda, m'impose di
-continuare tre volte la visita al santo sepolcro e a cento santuarj,
-scalzo i piedi, senza cavallo nè bastone, nè uso di moglie, nè fare
-verun agio alla carne, e mai non passando il giorno ove la notte. Non
-reggendo io a tanto, gli caddi a' piedi, supplicandolo ad alleviarmi
-questa penitenza: ed egli impietosito mi ordinò di fondar questo
-monastero, e offrirgli la decima di tutti i miei possessi»[421].
-Quei possessi eran nullameno di quattromila quattrocensessantaquattro
-pertiche, oltre molti diritti lucrosi: e quel monastero contribuiva
-ogn'anno un denaro d'oro al santo sepolcro.
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-Ogn'anno poi da tutta Europa, ma principalmente dall'Italia e da Roma
-partivano carovane di devoti, che colla schiavina in dosso, il bordone
-alla mano, un cappello di larghe tese, uno zaino sospeso alle reni,
-dopo confessi e comunicati, e benedetti colle preci che ancor sono nel
-Rituale, andavano oltremare, donde portavano palme e conchiglie, che
-reduci deponeano con solennità alla patria chiesa. Volle partire con
-una siffatta comitiva Raimondo piacentino dopo perduto ne' traffici
-ogni aver suo: ma sua madre non sofferse di staccarsene; e udita
-insieme la messa solenne del pellegrinaggio, e ricevuto il bordone e la
-bisaccia, si posero in cammino. Visitati i luoghi santi, tornavano per
-nave quando Raimondo ammalò agli estremi. I marinaj voleano gettarlo
-all'acqua perchè la sua morte non recasse maluria al vascello; ma la
-madre li distolse. E guarì, e toccarono terra, ma allora la madre
-infermò e morì; e Raimondo tornò soletto a Piacenza, ove depose il
-sacro ramo della palma; e fu sempre nominato il Palmiero.
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-Coloro che da tutta Europa passavano in Terrasanta, soleano
-attraversare l'Italia, con guadagno delle nostre città marittime,
-le quali, oltre il naulo, vantaggiavano alle fiere che le carovane
-de' Musulmani teneano a Gerusalemme, una delle città sacre anche
-nella rivelazione di Maometto, e nominatamente sul calvario il giorno
-dell'Esaltazione della croce; e nei porti di Siria trovavano occasioni
-di utili baratti. La pietà faceasi un dovere di soccorrere ai devoti;
-per loro fondavansi ospizj; Bernardo da Mentone ne fabbricò due sul
-grande e sul piccolo Sanbernardo; un altro erane sul Cenisio; Venezia
-già nel secolo x avea per essi un ospedale alla Giudecca, poi nel
-seguente a Sant'Elena, ai Santi Pietro e Paolo di Castello, a San
-Clemente.
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-Non di rado era occorso ai pellegrini di doversi difendere colle armi;
-e quando il furibondo califfo d'Egitto Hakem Bamrillah perseguitò i
-Cristiani di Siria, papa Silvestro II esortò i nostri a proteggerli
-(1001), e in fatto Genovesi e Pisani corsero quelle spiaggie[422]. La
-morte di Hakem sospese le minaccie; i nostri stipularono di pagare un
-tributo al nuovo califfo (1021) Daher Ledinillah per vivere sicuri in
-Palestina; e gli Amalfitani ottennero da lui di fabbricare, presso alla
-chiesa di San Giovanni, uno spedale pei viaggiatori d'Occidente, con
-ricca dotazione che ogn'anno mandavano d'Europa. Di qui l'origine degli
-Spedalieri di San Giovanni, durati poi fin alla nostra età col nome di
-cavalieri di Malta.
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-Ci fu veduto come i Musulmani avessero occupato la costa settentrionale
-d'Africa, e di là invaso la Sicilia e l'Italia meridionale, correndo
-continuamente il Mediterraneo a danno delle navi e del litorale; e come
-contro di loro operassero Giovanni XIV e i Pisani; e finalmente battuti
-dai Normanni, non solo rinunziassero a dominare l'Italia, ma anche in
-Sicilia fossero ridotti a condizione servile.
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-In altre parti però le minaccie de' Musulmani rinfocarono non solo
-contro Terrasanta ma contro tutta Europa, quando una nuova gente
-settentrionale rianimò la foga dei seguaci del Profeta, voglio dire i
-Turchi Selgiucidi, che avendo invasa la Siria (1078), vi trucidarono i
-Cristiani e i Musulmani Alidi, rei del pari al loro cospetto di credere
-che un Dio s'incarnasse. Fu sentito allora il bisogno di prevenire il
-pericolo coll'assalire i nemici; e Gregorio VII invitò i Cristiani ad
-assumere le armi, e passar a combattere per Cristo, proponendo condurli
-egli stesso, appena domi i suoi nemici[423].
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-Spetta dunque a lui la prima idea delle crociate; ed è notevole che
-non nomina tampoco il santo sepolcro, titolo d'emozione allora, come
-adesso pretesto: bensì ne motiva l'estendere il regno di Cristo,
-respingere l'Islam, restituire all'Impero le provincie tolte dai
-Selgiucidi, riunirlo alla Chiesa latina siccome prometteva l'imperatore
-Michele Parapinace, spingersi fino in Armenia regno di Cristiani, e
-ricacciare i Turchi nel deserto Tartaro. Vittore III continuò quelle
-esortazioni nel suo breve pontificato, e tenuto coi vescovi e cardinali
-un concilio, da tutti i paesi d'Italia adunò un esercito cristiano,
-al quale diede il vessillo di san Pietro e indulgenza plenaria[424].
-All'impresa pigliarono principal parte Genovesi e Pisani, che invasero
-le coste d'Africa (1088), e delle spoglie levatene abbellirono le
-patrie chiese.
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-Non era dunque nuovo il grido della guerra santa in Italia, allorchè
-un Pietro, eremita d'Amiens (1093), andato pellegrino a Gerusalemme,
-e tocco dalla miseria a cui gl'Infedeli vi riducevano la popolazione
-cristiana e i devoti avveniticci, corse l'Italia e l'Europa, in nome di
-Dio invitando i popoli a redimere la santa terra dall'obbrobrio della
-servitù straniera. In tempo che predominava il sentimento religioso,
-efficacissima sonò quella parola; tutta cristianità si scosse gridando
-_Dio lo vuole_, e ne cominciarono le spedizioni note sotto il nome
-di crociate. Raccolse quel grido popolare papa Urbano II, e convocò
-un sinodo a Piacenza (1095), al quale intervennero ducento vescovi
-d'ogni paese, da quattromila cherici e più di tremila laici, talchè
-le adunanze bisognò tenere all'aperta. Ivi si fecero molti decreti per
-restaurare la scarmigliata disciplina ecclesiastica e per garantire la
-tregua di Dio; e furono uditi nunzj dell'imperatore Alessio Comneno che
-esponeano le desolazioni della Palestina, esortando a dargli soccorso
-contro gli Infedeli, che spingeano le correrie fin sotto ai baluardi di
-Costantinopoli, e minacciavano tutta cristianità. Papa Urbano esortò
-all'impresa, e da molti ne ricevette giuramento: poi nel concilio di
-Clermont promise (cosa allora insolita) indulgenza di tutte le meritate
-penitenze a chi assumesse la croce e le armi. — Chi non prende la sua
-croce e mi segue, non è degno di me» ripeteasi da tutti i pulpiti. — Le
-cavallette non hanno re, e vanno insieme per bande. — Maledetto chi in
-viaggio porta il sacco o il bastone! Provvederà Iddio, il quale veste i
-gigli de' campi. — Dio lo vuole, Dio lo vuole!»
-
-Come poc'anzi aveano tutti creduto alla fine del mondo, così allora
-tutti credettero al riscatto; ognuno lasciava ciò che più avea diletto,
-il castello, la sposa, i figliuoli; chi jeri rideva, oggi flagellavasi;
-i ladroni sbucavano dalle tane; parricidi, adulteri, sacrileghi
-vestivansi di cilizio, e moveano per fare sconto di loro colpe; v'era
-chi ferrava i bovi, e sulle benne caricava tutta la famiglia: turbe
-incomposte d'uomini, fanciulli, donne, senza guida, senza viveri,
-senz'armi s'avviavano a Gerusalemme, non sapendo ove ella fosse nè come
-vi giungerebbero, ma fidando nel Dio che aveva pasciuto Israele nel
-deserto. Con questo entusiasmo che avrebbe creduto colpa il ragionare,
-la turba, sui passi di Piero Eremita, precipitavasi per la via meno
-acconcia, cioè per l'Ungheria e la Bulgaria; e per difetto di cibi, o
-per assalto de' nemici e per vendetta delle popolazioni su cui arrivava
-devastando, perì a centinaja di migliaja. I baroni di Francia e Lorena
-mossero con ordine migliore per la Germania: un altro stuolo, con Ugo
-fratello del re di Francia, Roberto di Fiandra, Roberto di Normandia,
-Eustachio di Boulogne, passarono per Italia. A Lucca trovato il papa,
-vollero esserne benedetti; indi rivoltisi su Roma, ne cacciarono
-l'antipapa Guilberto, che dovette rinchiudersi in Castel Sant'Angelo.
-Giunti in Puglia quando più non era acconcia la stagione al tragitto,
-vi attesero la primavera.
-
-Colà Amalfi erasi ribellata a Ruggero duca di Puglia, il quale per
-domarla si raccomandò a suo zio Ruggero conte di Sicilia; e questi,
-radunato gran numero di Saracini dell'isola[425] e unitili alle sue
-truppe e a grossa squadra di navi, assediò la città. Ma ecco in quello
-spargersi l'arrivo de' Crociati; subito il grido di Dio lo vuole
-risuona fra gli accampati; l'odio rinfervorato contro gl'infedeli fa
-parere iniquo l'adoperarlo contro i Cristiani: Boemondo, principe di
-Taranto e fratello del duca Ruggero, piglia tosto la croce, nella
-speranza di fare alcun acquisto in quell'Asia dove già egli avea
-combattuto i Greci; e moltissimi si accingono al passaggio. Così
-spegnesi l'ira fratricida, e Amalfi conserva la sua libertà.
-
-I Crociati passarono in Epiro (1096); ma i Greci (che del resto
-mostraronsi sempre tepidi, spesso sleali in una guerra da essi
-invocata e di loro principale vantaggio) si adombrarono dell'arrivo di
-questi Normanni che testè aveano provati nemici, e in fatto non tardò
-occasione di venire all'armi. Boemondo li battè, occupò molto paese, e
-comparve nella reggia di Costantinopoli con tal fierezza, che Alessio
-Comneno non trovò migliore spediente che chiamarlo a sè, lasciargli
-scegliere quante ricchezze volesse, e rimandarlo col solo patto che gli
-facesse omaggio.
-
-Non è nostro ufficio il divisare quell'impresa, la prima che
-s'assumesse a nome dell'intera cristianità, e la più magnifica negli
-effetti, giacchè impedì che l'Europa divenisse musulmana. Diremo
-solo come i nostri non vi si precipitassero con tanto ardore quanto
-gli stranieri, attesochè da un lato (al par degli Spagnuoli) non
-aveano bisogno di cercare fuor di casa la guerra contro gl'infedeli,
-dall'altro teneano traffici vivi in Siria: pure Folco, poeta di
-quegli avvenimenti, canta che dalle rive dell'Adige, dell'Eridano,
-del Tevere, della Magra, del Vulturno, del Crustamino partì gran
-popolo, Liguri, Italiani (Lombardi?), Toscani, Sabini, Ombri, Lucani,
-Calabresi, Sabelli, Aurunci, Volsci, Etruschi, Apuli[426]. V'è chi
-scrive l'impresa essere stata consigliata e ispirata dalla contessa
-Matilde[427]; ma nessun contemporaneo ne fa motto, benchè all'indole
-di lei si convenga il credere vi persuadesse e ajutasse gl'italiani, e
-massime i Toscani.
-
-Fra gli ostacoli dei Greci infidi e dei Turchi nemici, l'esercito
-procedette fin che prese Nicea ed Antiochia, _occhio della Siria, perla
-dell'Oriente_ (1097-98).
-
-Repugna all'indole feudale il supporre la spedizione diretta da un
-solo capitano, come disacconciamente favolò il Tasso: ciascun barone,
-ciascun uomo passava cogli uomini, colle provvigioni, colle armi, coi
-consigli che credeva, nulla avendo di comune se non l'intento, ispirati
-dall'unica idea allora universale, la religione, e col calore che le
-passioni sogliono acquistare in una moltitudine radunata al medesimo
-scopo. Fra' baroni andati da Italia si segnalò Tancredi, figlio del
-marchese Odone Buono e di Emina sorella di Roberto Guiscardo, tipo
-del valor generoso e devoto; mai non invocato indarno dal debole,
-fedele a tutta prova, d'un valore che crescea cogli ostacoli e che si
-nascondeva, cercando meriti pel cielo non acquisti in terra. Fiero ed
-astuto invece Boemondo suo cugino aspirava più ai regni mondani che al
-celeste: onde appena fu presa Antiochia, vi si fermò, facendosene un
-regno.
-
-Dopo lunghi travagli (1099 — 15 giug.) anche Gerusalemme fu espugnata,
-e si trattò di porne re Tancredi: ma egli preferì consacrare la sua
-spada a difenderla dai rinascenti Musulmani; e lo scettro fu dato a
-Goffredo di Bouillon. Al modo che i Barbari aveano fatto dell'Italia,
-la Palestina fu allora partita fra i cavalieri latini, ciascuno
-regnandone un brano, difendendolo, estendendolo, governandolo, sotto la
-nominale primazia del re di Gerusalemme.
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-Anche i conti di Biandrate e di Savoja campeggiarono colà. De' minori
-combattenti non si parla, giacchè, se le imprese del medio evo son la
-più parte anonime, queste ancor più, dove tutti chiedeano ricompense
-eterne, anzichè glorie mondane. Bensì le tradizioni posteriori
-accennano a fatti e persone non bene accertati. Padova nomina Aicardo
-di Montemerlo e Isnardo di Sant'Andrea del Musone, il primo de' quali,
-nobilissimo giovane e soldato arditissimo, restò morto all'assedio
-di Nicea. Galvano Fiamma vuole che da Milano un mirabile esercito
-passasse alla crociata cantando Ultreja: ma il suo genio parabolano,
-l'esser vissuto due secoli dopo, e il silenzio dei cronisti coevi o
-vicini, come Landolfo Juniore, gli scemano fede; tanto più che l'abate
-Uspergese afferma che sin al 1100 i Lombardi aveano sempre mancato
-al voto di concorrere alla crociata. Pure i cronisti milanesi sanno
-che il loro arcivescovo Anselmo da Bovisio partì a menare soccorsi
-ai Crociati, e dinanzi all'immensa turba portava un braccio di
-sant'Ambrogio in atto di benedirla[428]: era banderajo Giovanni da
-Ro, e capitano Ottone Visconti, il quale, ucciso un gigante infedele,
-gli tolse il cimiero, figurante un drago che ingoja un fanciullo, e
-ne formò lo stemma de' Visconti. La spedizione riuscì alla peggio,
-e l'arcivescovo stesso vi perì, o combattendo, o a Costantinopoli in
-conseguenza d'una ferita: e i Crociati che rimpatriarono, istituirono
-il luogo pio delle Marie e la chiesa di San Sepolcro, alla quale poi
-annualmente dirigeasi e dirigesi[429] dalla metropolitana lombarda
-una processione in ricordanza di quel fatto. A Imola i Sassatelli e
-i Carradori presero la croce, e Vincenzo Cesare de' Carradori vi menò
-cento compatrioti a proprie spese. A Siena in Bicherna è un quadro che
-ricorda l'invio di 2000 crociati.
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-Tarda adulazione inventò un Rinaldo, giovane eroe, dal quale poi
-derivasse la casa d'Este; ma nella storia non n'è il minimo vestigio.
-I Fiorentini vorrebbero che Pazzino de' Pazzi montasse il primo sulle
-mura di Gerusalemme, onde da Goffredo ebbe in dono alcune scaglie del
-santo sepolcro, colle quali in patria accese il fuoco benedetto. Ne
-derivò a quella famiglia il privilegio di rinnovare il fuoco al sabbato
-santo, e correvano a recar la facellina per tutte le vie sopra un
-carro, che poi s'ingrandì e ornò; ed oggi ancora va in volta mandando
-la colombina fin al coro della cattedrale, poi dando il volo a molti
-fuochi artifiziali sul canto dei Pazzi.
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-Alla prima crociata andarono i Pisani (vuol la tradizione), e Cucco
-Ricucchi portava un crocifisso, il quale nell'assalto di Gerusalemme
-voltossi verso i combattenti gridando: «Seguite, o Cristiani, che avete
-vinto». Quel crocifisso tennero sempre i Pisani in gran venerazione nel
-loro duomo, caricandolo di doni e voti: e da qui derivò l'uso a Pisa
-e al restante contado, che nelle processioni si porti il crocifisso
-rivolto verso i seguaci. Il Trinci fa andare a quella guerra Guido
-da Buti, Guido da Ripafratta, Ezelino da Caprona, Alfeo Salvucci da
-Biéntina. Ma mentre alcuni fan principale onore ai Pisani della presa
-di Gerusalemme, Guglielmo di Tiro li dice arrivati solo alla fine del
-1099, condotti dall'arcivescovo Daimberto, che salì patriarca della
-santa città, e del quale abbiamo la lettera con cui, a nome anche di
-Goffredo, del conte Raimondo e di tutto l'esercito, dava ragguaglio di
-quella presa a Pasquale II, che ne scrisse ringraziamenti ai consoli di
-Pisa.
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-Accompagnavali la flotta genovese di ventotto galee e sei vascelli,
-sulla quale montava pure lo storico Caffaro, e vuolsi comandata da
-Guglielmo Embriaco, il quale avrebbe insegnato l'uso delle torri
-mobili. Le due genti di conserva assalirono Cesarea; e ricevuta prima
-la comunione, ed esortati da Daimberto e dal console genovese Malio,
-la presero d'assalto. Dalle spoglie i Genovesi ottennero il famoso
-catino, che credeasi uno smisurato smeraldo e donato dalla regina Saba
-a Salomone, e che ancora si venera come reliquia se non come tesoro. Da
-Tancredi ottennero un quartiere d'Antiochia dov'egli era principe, e di
-Laodicea con mercato franco e il libero uso dei porti[430].
-
-Venezia, per non guastare i suoi traffici coi principi di Levante,
-freddamente avea cooperato alla crociata: come però vide Pisani e
-Genovesi tornarne carichi di prede, volle partirle, e impedire che
-quelli preponderassero; e scontrata la flotta genovese, la battè e
-svaligiò, dando agl'infedeli l'abbominevole soddisfazione di veder
-Cristiani uccisi da Cristiani.
-
-Durava ancora l'uso che i dogi chiedessero la bolla d'oro in segno
-d'investitura dagli imperatori di Costantinopoli. Domenico Michiel,
-elevato a quel posto (1117), mandò impetrarla da Giovanni Comneno;
-e questo, pretessendo qualche insulto fatto dai Veneziani, non solo
-ricusò, ma fe staggire quanti legni ancoravano ne' suoi porti (1123),
-finchè la Repubblica desse soddisfazione. La soddisfazione fu che esso
-doge menò a Rodi la flotta, dianzi vincitrice dei Turchi, saccheggiò
-quell'isola ed altre, sinchè composero pace ad istanza di Baldovino,
-secondo re di Gerusalemme. Allora ducento navi veneziane, su cui
-Arrigo Contarini vescovo d'Olivolo, veleggiarono verso Levante, e
-colata a fondo la flotta egizia di sessanta galee oltre i legni minori,
-approdarono in Siria, patteggiando coi Crociati di soccorrerli, purchè
-d'ogni città conquistata ottenessero una via franca, una chiesa,
-e bagno e forno e tribunale proprio, e immunità da gravezze, oltre
-un terzo della città contro cui campeggiassero, e trecento bisanti
-sulle rendite di essa. Sopra Tiro si concentrò lo sforzo; e il doge
-Vitale Michiel II, come vide che l'esercito di terra esitava nella
-paura d'essere abbandonato dalla flotta, depose il sartiame sulla
-spiaggia, distribuì centomila ducati fra i combattenti, e mostrò voler
-salire la breccia co' suoi marinaj, armati non d'altro che di remi.
-L'esempio incuora, la città è presa, al doge s'offre fin la corona di
-Gerusalemme; ma egli preferisce il berretto dogale, e rimena l'armata
-trionfante a Venezia, la quale in una sola campagna ebbe acquistato
-potenza e spoglie maggiori, che non Pisa e Genova in tanti anni. Poi
-nel 1130 da re Baldovino ottenne d'aver un quartiere indipendente
-in ciascuna città del reame di Gerusalemme, dove i gabellieri non
-potessero impacciare la libertà de' suoi traffici[431]. Anche Genova
-all'assedio di Tolemaide patteggiò le si concedesse un terzo del
-bottino, e nella città una chiesa, un banco, un tribunale della propria
-nazione.
-
-Ma i Musulmani dal primo abbattimento presto risorsero, e minacciavano
-cacciare i Cristiani dai loro nuovi stabilimenti, onde fu duopo
-rinnovare le spedizioni, sempre con men fervore e più meditati
-provvedimenti. San Bernardo (1147) eccitò Luigi VII re di Francia
-e Corrado III imperatore di Germania alla seconda crociata, «mal
-convenendo che il re del Cielo perdesse una porzione del suo regno in
-terra»; e sull'esempio di regina Eleonora di Guienna, ricchi e signori
-presero la croce, e si mandava fuso e conocchia a chi tardasse: i
-poeti eccitavano al valore, i frati vi spingeano i ribaldi come a via
-di salvamento. Molti Italiani v'ascoltarono, fra cui Amedeo duca di
-Torino, Guglielmo marchese di Monferrato, Guido di Biandrate, Martin
-della Torre milanese che vi fu preso e ucciso, Ezelino il Balbo da
-Romano. Ai Crociati raccolti a Etampes Ruggero di Puglia mandò offrire
-navi, vitto e il proprio figliuolo, purchè volessero prendere la via di
-mare. Sventuratamente non gli diedero retta; e per terra camminando,
-si trovarono esposti ai multiformi tradimenti dei Greci; sicchè
-l'impresa fallì, ducentomila Cristiani vi perirono, e tardi si vide
-quanto saviamente gl'Italiani consigliassero, non di fare soltanto una
-punta sovra Gerusalemme, ma di piantare colonie tutto lungo le coste e
-nell'Asia Minore: provvedimento che avrebbe tanto operato sull'avvenire
-dell'Asia, e prevenuto le minaccie che poi i Turchi recarono
-all'Italia.
-
-In quel tempo Ruggero di Sicilia occupava Corfù (1149); e l'imperatore
-greco Manuele Comneno invocò i Veneziani per combatterlo. La loro
-flotta imbattutasi in Luigi di Francia che tornava di Gerusalemme,
-lo prese; ma l'armata di Ruggero poco dopo il liberò: e i Veneziani
-devastarono la Sicilia, non tanto per far grato all'augusto bisantino,
-quanto per isfogo di rivalità.
-
-Così in Asia si agitavano le passioni e gl'interessi italiani.
-Il normanno Boemondo duca d'Antiochia, dopo rimasto lungo tempo
-prigioniero dei Turchi, girò Francia e Italia concitando i Cristiani
-a mandare soccorsi a Terrasanta; e dal suo principato di Táranto cavò
-molta gente, sicchè da Brindisi (1107) potè salpare con ducencinquanta
-navi, quarantamila fanti e cinquemila cavalli. Invece però di volgersi
-sulla Palestina, prese la Vallona e assediò Durazzo, appartenenti
-all'impero greco, finchè Alessio Comneno non ne comprò la pace colla
-promessa di più non molestare i Crociati. Poco stante Boemondo morì.
-
-Era pur morto il conte Ruggero di Sicilia, lasciando un fanciullo del
-nome stesso, per cui governava Adelaide sua madre. Baldovino II di
-Gerusalemme credette opportune ai gravissimi suoi bisogni le ingenti
-ricchezze di lei, e la domandò sposa. Ella assentì, patto che, se non
-generasse altri figli, il regno di Gerusalemme verrebbe al suo Ruggero;
-e passò in Terrasanta con grosso tesoro e fra grandi feste. Ma dopo
-alcun tempo Baldovino essendosi gravemente malato, le confessò d'avere
-un'altra moglie, onde Adelaide fu rimandata senza le ricchezze. Suo
-figlio Ruggero ne concepì tale dispetto, che più non volle soccorrere i
-Crociati, per quanto li sapesse in bisogno.
-
-Serve a paragone e chiarimento degli ordini feudali che trovammo
-in Italia, il rammemorare come i signori stabiliti in Terrasanta
-eleggessero diversi uomini savj _ad inquirere e sapere da la gente
-de diverse terre che erano lì, le usanze de le loro città; e tuttociò
-che quelli, li quali elesser a questo effetto, hanno possuto saper et
-apprendere, el feceno mettere in scriptis_, appunto come Rotari faceva
-scrivere le precedenti usanze del suo popolo. E ne venne il codice,
-detto _delle Assise_, non estraneo agli Italiani perchè regolò tanti
-possessi di questi in Levante, e specialmente Candia, colonia dei
-Veneziani, i quali ad uso di essa le fecero tradurre in loro dialetto,
-e ve le applicarono come legge comune.
-
-Le Assise, come tutti i codici e statuti del medio evo, si occupavano
-soprattutto del rendere giustizia; al qual uopo v'avea due corti
-secolari. Dell'alta corte era capo il re, e davanti ad essa si
-dibattevano le cause fra la corona e i baroni, o di questi fra loro
-o coi loro sudditi o vassalli; onde le Assise trattano a lungo dei
-diritti feudali, dei modi di possedere, investire, spropriare, e
-principalmente de' giudizj per mezzo del duello: sicchè non potrà dire
-di conoscere le ragioni feudali chi in quelle non abbia studiato. Alla
-seconda corte della borghesia presedeva un visconte nominato dal re,
-e vi si controvertevano le cause fra i semplici borghesi, cioè non
-investiti di feudo, nè cavalieri o soldati, ma mercanti, o persone
-franche, o sudditi indigeni o schiavi. Qui pure discuteasi per prove e
-testimonj, e spesso si ricorreva al duello, e più ancora alle prove del
-ferro rovente, dell'acqua o simili.
-
-La corruzione non tardò ad entrare nel regno di Gerusalemme; i
-Musulmani si rinforzarono, il generoso Saladino li ricondusse contro
-la città (1187) che è santa anche per essi, e in breve l'Europa intese
-che Dio avea perduto il suo patrimonio in terra, e Gerusalemme e il
-santo sepolcro eran novamente preda ai cani. I popoli tutti, cui quella
-era come una patria comune, levarono il pianto, e chiesero armi, armi
-(1189). Mentre Ricardo Cuor di leone re d'Inghilterra, Filippo Augusto
-di Francia, Federico Barbarossa di Germania vi si accingeano, Genova,
-Pisa, Venezia, dimenticati per poco i dissidj, correano a sostenere
-Tolemaide assediata, alla guida degli arcivescovi di Pisa e di Ravenna:
-Piacenza vi mandò seicento guerrieri, Cremona una grossa nave, duemila
-uomini i Bolognesi[432]: i Pisani due volte sconfissero la flotta
-musulmana: i Genovesi portavano ambasciadori a tutte le potenze, e a
-Ricardo d'Inghilterra esibirono stanza in città, ricovero in porto, e
-quanti trasporti per mare occorressero; ed egli gradì l'offerta; poi
-combattendo al loro fianco in Palestina, imparò a stimarne il valore,
-e com'essi adottò per insegna navale la croce rossa in campo bianco, e
-san Giorgio per patrono.
-
-Mercè degli Italiani Tiro fu salva: ma tosto le discordie rivalsero,
-e i Cristiani combatterono fra loro, per modo che Corrado marchese
-di Tiro dovette obbligare i Genovesi a ritirarsi (1193). Anche i
-re crociati furono presto a litigi ed alle armi, talchè la terza
-spedizione sortì infelice termine.
-
-Alla quarta già l'ardore devoto erasi intepidito a segno, che fu duopo
-esibire denaro perchè il popolo s'armasse, e l'imperatore Enrico VI
-prometteva trenta oncie d'oro a chiunque si crociasse: ma costui non
-badava tanto al ricupero di Terrasanta, quanto ad assicurare a sè colle
-armi pietose il regno di Puglia, siccome vedremo (Cap. LXXXVII).
-
-Meglio che pei fatti particolari, sono memorabili a noi pure
-le crociate per la generale influenza esercitata da quel
-movimento dell'intera popolazione, dal rimescolamento delle idee,
-dall'esaltazione degli spiriti. Per due secoli il crociarsi fu guardato
-come un debito, di cui ognuno fosse tenuto a Cristo; le città spedivano
-torme di prodi; il principe levava somme a prestanza, mettendo a pegno
-i possessi; l'ecclesiastico i benefizj; il barone alienava i feudi;
-il poeta ne sperava un non caduco alloro; il monaco la palma della
-perseveranza nella fede; la fanciulla, il vecchio, la monaca non si
-sgomentavano innanzi a pericoli sì diversi. Ai Crociati perdonavansi
-i pedaggi: nei contratti di nozze i nobili si riservavano la libertà
-di crociarsi: poteva la moglie impedire al marito di chiudersi in un
-convento, ma non di prender la croce[433], quand'anche le lasciasse
-dei bambini. Uno non sapeva come schermirsi da un nemico mortale?
-crociavasi; uno voleva dalla Chiesa indulgenza de' suoi delitti?
-crociavasi. Ricchi e grandi credevano crescere di merito quando in que'
-disagi si mettessero a paro co' più abjetti: migliaja giuravano di più
-non tornare in patria, che non avessero riscattata Terrasanta; e chi
-al voto fallisse, non era più dalla Chiesa riconosciuto per figlio,
-restava vile agli occhi degli uomini d'onore. I pellegrini, mantenuti
-dalla pubblica carità, cantavano lietamente la terra promessa, la
-patria del Salvatore, la genitrice de' santi padri, il teatro della
-riconciliazione con Dio: perivano mille di mille segnati? benedicevasi
-il Signore che tanti nuovi testimonj di sua fede fossero saliti al
-cielo. Voleasi dopo morte esser involti nella tonaca che si tenea
-in dosso nel visitare il santo sepolcro; i Pisani trasportarono di
-Palestina la terra di che empire il loro cimitero, per potere così
-dirsi sepolti in terra santa.
-
-Le crociate fecero pure dalla feudalità e dall'importanza personale
-germogliare la Cavalleria, per la quale il nobile tenevasi obbligato
-ad usare il massimo valore nelle prove più difficili, cercarle anche a
-bella posta, fosse ne' tornei ed in finti armeggi, ovvero in lontani
-paesi e in assalti rischiosissimi, e sovrattutto a difesa del bel
-sesso, degli ecclesiastici e del proprio signore: della patria non si
-parlava ancora. La maggior forza di corpo, il miglior cavallo, l'elmo,
-la corazza e la spada meglio temprati erano il vanto del cavaliero, che
-doveva non conoscer paura, non rifiutare cimento per quanto disuguale,
-non ritirarsi mai da un voto per quanto difficile, non mai mancare a
-data parola per quanto gli costasse. Un altro prode, e più specialmente
-qualche principe armava il cavaliero, ponendogli i distintivi di quel
-grado, cioè l'elsa e gli sproni dorati e il cingolo, e dandogli la
-guanciata come s'usa nella cresima, oppur battendolo sulla spalla colla
-propria spada.
-
-Il corredo delle prove e delle iniziazioni, e le cerimonie
-dell'inaugurazione, precedute dalla veglia dell'armi, nacquero
-poc'a poco quando si volle ridur la Cavalleria ad una specie di
-condizione privilegiata, com'erano tutte l'altre di quei tempi.
-Allora s'introdussero differenti specie di cavalieri: e in Italia
-si conosceano cavalieri del bagno, che con solennissime cerimonie si
-astergeano il corpo a indizio della purificazione dell'anima; cavalieri
-di corredo, vestiti verdebruno e con ghirlanda dorata; cavalieri di
-scudo, fatti da popoli e signori, e che pigliavano l'ordine colla
-barbuta in capo; cavalieri d'arme, investiti sul campo senz'altra
-cerimonia che dar loro la spada, la guanciata, l'abbraccio e il
-giuramento di lealtà[434].
-
-Così fatti si moltiplicarono, e per pompa non per merito: Ruggero di
-Sicilia, facendo cavalieri i suoi due figliuoli Ruggero e Tancredi, ne
-insignì con loro quaranta; nel 1294 Azzo d'Este aprì corte bandita per
-ottenere il cingolo da Gherardo di Camino, e avutolo, armò di propria
-mano cinquantadue militi; trecento ne armò Carlo Martello quando fu
-coronato re di Napoli il 1290: poi se n'abusò a segno, che Carlo IV
-imperatore nel 1355 commise al patriarca di dichiarar cavalieri tutti
-quei che venuti erano per ciò a Siena; onde coloro i quali aspiravano
-ad un onore che cessava d'esser tale dacchè rendeasi vulgato, ma che
-rincresceva di non possedere appunto perchè vulgato, raccomandavansi
-a quei ch'erano attorno al patriarca, «e quando erano a lui nella
-via, lo levavano in alto, e traevangli il cappuccio usato, e ricevuta
-la guanciata in segno di cavalleria, gli mettevano il cappuccio
-accattato col fregio d'oro, e traevanlo dalla pressa, ed era fatto
-cavaliere»[435]. Quando poi Carlo V fu coronato a Bologna, «colla spada
-toccava la testa di chi voleva esser cavaliere, dicendogli Esto miles;
-e tanti s'affollarono chieditori intorno a lui, dicendo Sire, sire, ad
-me, ad me, che egli stanco e sudando, e dicendo ai cortigiani No puedo
-mas, inchinò sopra tutti la sua spada, soggiungendo Estote milites
-todos todos; e così replicando, gli astanti si partirono cavalieri e
-contentissimi»[436].
-
-Ottimo modo di svilire un'istituzione! e il farlo ben conveniva a
-cotesti superbi stranieri, che colla spada venivano a radere le
-gloriose memorie dell'Italia, e ai sentimenti nobili e generosi
-surrogare il calcolo e l'obbedienza incondizionata. E per verità
-allora la Cavalleria avea passato stagione, ma già avea prodotto gli
-effetti, che non furono pochi. In mezzo a gente armata, a un diritto
-universale della forza, si udì per essa proclamare la lealtà e la
-generosità: il braccio del prode fu armato a tutela del debole e a
-terror del prepotente; la vedova, il pupillo trovarono chi ne sosteneva
-i diritti, chiamando al duello giudiziario l'usurpatore de' loro beni:
-il castellano dal suo covile udiva squillare il corno del cavaliero,
-che lo sfidava alla prova dell'armi, per dimostrargli ch'era un
-villan traditore, un sanguinario. Istituzione mirabilmente opportuna
-quando verun potere sociale bastava a imporre un ordine interiore,
-o a proteggere gl'individui; convertiva l'educazione militare in
-poderoso stromento di sociabilità, facendo ancora, al contrario di
-ciò che stabiliva il feudalismo, alla nascita prevalere il merito per
-mezzo d'una nobiltà, diversa dalla germanica e feudale, e creata per
-valore dapprima, sempre per meriti personali; alla potenza stazionaria
-e inumana de' possidenti ne opponeva una mobile e generosa, con
-sentimenti elevati, colla passione della gloria e il puntiglio della
-lealtà: l'inviolabilità della parola e la squisitezza del punto d'onore
-davano una dignità, esagerata talvolta, ma che divenne carattere de'
-tempi moderni.
-
-Questa comunanza, non forse di simboli e riti quanto alcuno vorrebbe,
-bensì di sentimenti, affratellava uomini di disparatissime nazioni, che
-cessavano di guardarsi per nemici dacchè erano cavalieri. Una gioventù,
-che cercava la fatica dei combattimenti e il riposo delle cortesie, che
-per istituto consacrava il coraggio alla giustizia e alla religione,
-crebbe l'amor delle pompe, de' tornei, delle corti bandite, ch'erano
-pure un nuovo riposo fra lo strepito dell'armi; introdusse il culto
-della donna, venerata come auspice della Cavalleria, e chiesta giudice
-e premio delle prodezze e delle tenzoni: onde il braccio del forte
-fu sottomesso all'irresistibile potenza della debolezza; e i nobili,
-inorgogliati soltanto della forza, rendevansi gentili; e mettendosi
-a contatto con altri, e a brillare nelle corti, alla selvatichezza
-surrogavano quelle maniere che da ciò appunto trassero il nome di
-_cortesia_.
-
-I primi Crociati disegnavano sullo scudo la croce, che per tutta la
-vita attestava le devote loro prodezze, poi conservato nella famiglia,
-diveniva una testimonianza ai posteri. Quel semplice carattere venne
-poi complicato con altri segni, che esprimevano con nuovo linguaggio le
-imprese; e quegli scudi, sospesi ne' castelli paterni, trasmettevansi
-come illustrazione delle famiglie, divenendo così un distintivo
-delle case, mentre prima non n'era altro che il nome del feudo, e
-consolidando la società coll'attaccarla alle memorie.
-
-Dalla Cavalleria e dalle crociate vennero pure gli Ordini cavallereschi
-militari. Uno di Spedalieri troviamo fin dal 952 all'Altopascio in
-Toscana, coll'uffizio d'accogliere i pellegrini, assistere i viandanti,
-mantenere le strade e i porti[437]. Dalla magnifica torre donde tutto
-si domina il val di Nievole, sonava la sera una squilla per avviare
-sulla bruna quei che ancora non avessero attraversato le palustri selve
-della Cerbaja.
-
-All'ospedale di San Giovanni a Gerusalemme, che dicemmo fondato dagli
-Amalfitani, era affisso un Ordine di Spedalieri, il cui priore Gerardo
-della Scala, al tempo delle crociate, armò i suoi frati per ajutare
-l'impresa; e così venne alterata la loro natura, conservando la cura
-degl'infermi e dei pellegrini, ma più combattendo gl'Infedeli, e ne
-uscì quell'Ordine nobile che fu poi famoso col nome di Giovanniti e
-di cavalieri di Rodi e di Malta. Seguirono i Templari, i Teutonici
-ed altri estranei all'Italia. Per noi fa l'indicare i cavalieri di
-San Lazaro, segnati dalla croce verde, e dediti a curare i lebbrosi e
-difendere i sacri luoghi; che poi trasferiti in Francia, e nel 1572 con
-autorità di Gregorio XIII uniti all'Ordine di San Maurizio fondato da
-Amedeo VIII di Savoja il 1434, si conservarono fin ad oggi in Piemonte.
-
-Particolari all'Italia furono i Frati Gaudenti di Santa Maria Gloriosa,
-istituiti nel 1204 da Loderingo di Andalò, con Gruamonte Caccianemici
-e Ugolino Capreto de' Lambertini nobili bolognesi, un Reggiano, il
-modenese Ranieri degli Adelardi ed altri, per insinuazione di frà
-Bartolomeo Breganze, vescovo di Vicenza, poi santo; ed approvati da
-Urbano IV[438]. Dovevano esser nobili per padre e madre; e seguivano
-la regola dei Domenicani senz'obbligo di celibato e di convivenza; e
-portavano mantello bianco, e su campo simile croce vermiglia sormontata
-da due stelle. Assumeano di protegger vedove e pupilli, orfani e
-poveri, e intromettersi delle paci: il comune di Bologna gli esentò da
-tutti i pesi reali e personali, ed altrimenti li privilegiò; e sovente
-le città d'Italia affidavano a loro la riscossione delle gabelle. Ma
-(dice Giovan Villani) troppo presto seguirono al nome i fatti, cioè
-d'intendere più a godere che ad altro.
-
-Luigi di Táranto, secondo marito che fu di Giovanna regina di Napoli,
-in memoria della sua coronazione inventò l'ordine del Nodo (1347), i
-cui cavalieri giuravano ajutare il principe in qualunque occorrente;
-dovevano portare sull'abito un nodo di qual colore volessero, col motto
-_Se a Dio piace_; il venerdì prendevano cappa nera con nodo di seta
-bianca, senz'oro nè argento o perle, a memoria della passione. Se il
-cavaliero avesse dato o ricevuto ferita, il nodo doveva restare sciolto
-finchè avesse visitato il santo sepolcro; reduce dal quale, poneavi il
-proprio nome e il motto Piacque a Dio. A pentecoste, congregatisi in
-Castel dell'Ovo, biancovestiti, rendeano conto de' fatti d'arme più
-notevoli nel _Libro degli avvenimenti de' cavalieri della compagnia
-dello Spirito Santo dal dritto desìo_. Chi fosse imputato d'azione
-indegna, dovea quel giorno presentarsi con una fiamma sul cuore,
-e attorno scritto _Ho speranza nello Spirito Santo di riparare mia
-grand'onta_: mangiava in disparte nella sala, ove il principe e i
-cavalieri banchettavano. L'Ordine morì coll'istitutore; ma il Libro
-degli avvenimenti e degli statuti venne alla repubblica di Venezia, che
-ne fece dono ad Enrico III quando passò d'Italia il 1573; ed egli ne
-tolse norma per fondare poco poi l'Ordine del Santo Spirito in Francia.
-
-Si pretese che Costantino Magno, a commemorare la vittoria sopra
-Massenzio, istituisse l'Ordine di San Giorgio o Costantiniano. Certo
-i Flavj Comneno, discendenti degl'imperatori di Costantinopoli,
-possedettero lungo tempo il granmaestrato di questa sacra milizia,
-e Giannandrea, ultimo di essi, lo lasciò a Francesco Farnese duca di
-Parma. Competeva esso ai Farnesi come duchi di Parma, o come retaggio
-domestico? punto che i recenti trattati lasciarono irresoluto; onde
-continuò a distribuirsi dal duca di Parma non meno che dai re di Napoli
-succeduti ai Farnesi, finchè non furono spossessati.
-
-Vorrebbero connettere alle crociate anche l'Ordine savojardo
-dell'Annunziata, istituito, dal conte Verde il 1362, la cui collana
-è composta di lacci d'amore, colle lettere Fert, che si favoleggiano
-iniziali di _Fortitudo Ejus Rhodum Tenuit_. Amedeo VIII gli diede nuovi
-statuti nel 1409; Carlo III, il nome e l'immagine della ss. Annunziata
-nel 1518: e venti soli ne vanno decorati.
-
-Quando i Turchi minacciavano la Germania e l'Italia, Pio II istituì
-l'Ordine della Madonna di Betlem e quello de' Gesuiti, d'effimera
-durata. Pio IV istituì lo Speron d'oro (1560), proprio de' pontefici,
-che davasi a tutti gli ambasciadori venuti a Roma, e potea conferirsi
-anche dalla famiglia Sforza Cesarini, dal maggiordomo del papa, dal
-governatore di Roma e dai nunzj; la quale comunicazione d'un diritto
-sovrano lo abjettò tanto, che Gregorio XVI (1831) ne mutò il nome e le
-divise.
-
-L'arte trovò nella Cavalleria un nuovo campo, esteso quanto quello
-della devozione, dalla quale del resto era indivisibile. E ben presto
-anche l'Italia fu inondata da romanzi di Cavalleria, tradotti anche in
-vulgare; e se noi non contribuimmo verun originale ai periodi della
-Tavola Rotonda, de' Paladini di Carlo Magno, del Santo Graal, avemmo
-la più splendida esposizione della vita cavalleresca nell'Ariosto, e la
-più toccante nel Tasso.
-
-Il primo veniva in tempi di critica, talchè della Cavalleria non
-presentò che il lato beffardo, e imprese che, a forza d'essere
-esagerate, diventano ridicole; paladini che uccidono migliaja d'uomini;
-armi incantate che rivestono eroi invulnerabili; spade che tagliano le
-armadure più robuste; scudi che abbagliano; lancie che col solo tocco
-scavalcano; e tutto il corredo della magìa, e di castelli incantati
-e cavalli volanti e foglie converse in navi...; e il cercare imprese
-folli e contro potenze sovrumane, e la religione volta in celia e in
-empietà, e l'amore inebbriantesi nella spensierata voluttà. Pure la
-vita cavalleresca ci è mostrata in quelle armadure a tutta botta, in
-quelle spade famose quanto i loro eroi, come la durlindana d'Orlando,
-la belisarda di Ruggero, la fusberta di Rinaldo, «che fa l'arme parer
-di vetro frale»; in que' cavalli rinomati, il Bajardo di Rinaldo, il
-Brigliadoro di Orlando, il Frontino di Ruggero; in quella fedeltà alla
-parola, per cui Zerbino protegge anche la scellerata Gabrina; in quella
-riconoscenza, per cui Ruggero combatte invece dell'imperatore Leone fin
-contro la propria amante; in quella difesa del debole oppresso, assunta
-da Rinaldo, da Bradamante, da Sansonetto; in quell'amore d'Isabella,
-che per serbar fede all'estinto sposo subisce la morte; in quella
-devozione di Orlando, che, qualora non sia impazzito d'un amor puerile,
-combatte incessante per l'imperatore e per Dio, e raccomanda l'anima
-al moribondo Brandimarte, «che de' suoi falli al re del paradiso può
-domandar perdono anzi l'occaso».
-
-Il Tasso impicciolì il concetto delle crociate, facendone un'impresa
-regolare, d'esercito giusto sotto un capitano supremo, e con gerarchia
-di uffiziali e riviste e marce e stendardi: ma nell'anima devota e
-cavalleresca, più per sentimento che per istudio, intese egli que'
-costumi; e tu li ravvisi in Rinaldo, giovinetto insoffrente della
-disciplina, volonteroso d'imprese personali, e facilmente distratto
-dalle voluttà; in Raimondo che, quantunque vecchio, affronta lo
-sfidatore pagano; e meglio ancora in Tancredi, amoroso eppur fedele
-al capitano e alla croce, sempre primo ne' cimenti, che duellando
-con Argante, ricusa avere il vantaggio d'armi migliori; vedendolo
-esanimarsi, lo invita ancora generosamente a cedergli, senza insuperbir
-della vittoria[439]; che salva la figlia del signore d'Antiochia, e
-la rispetta; che invaghito di Clorinda, la combatte non conoscendola,
-e feritala a morte, corre attingere nel proprio elmo per dare col
-battesimo la vita eterna a quella cui toglieva la terrena.
-
-È quel Tancredi, di cui le croniche narrano che, avendo compito
-stupende geste, fe giurare al suo scudiero di non dirne parola finchè
-vivesse.
-
-
- FINE DEL TOMO QUINTO E DEL LIBRO SETTIMO
-
-
-
-
-INDICE
-
- LIBRO SESTO
-
- CAPITOLO
- LVIII. Il Medioevo. — Essi e noi _pag._ 1
- LIX. Odoacre. Teodorico goto. Ultimo fiore
- delle lettere latine con Cassiodoro e
- Boezio » 19
- LX. Fine del regno Ostrogoto. — Belisario. —
- Narsete. — Italia liberata » 52
- LXI. I Longobardi » 70
- LXII. Gl'invasori. Legislazione longobarda.
- Costumi » 90
- LXIII. I vinti. Con che legge viveano? Quali
- la condizione e le arti loro? » 126
- LXIV. La Chiesa in relazione coi popoli e coi
- nuovi dominj. San Benedetto e i
- monaci » 150
- LXV. I papi. Gregorio Magno » 169
- LXVI. Italia disputata fra Longobardi e Greci » 186
- LXVII. Gli Iconoclasti. Origine della dominazione
- temporale dei papi » 205
- LXVIII. Fine del regno longobardo. Rinnovasi
- l'impero d'Occidente » 231
- LXIX. L'impero romano-cristiano. Carlo Magno » 252
-
- LIBRO SETTIMO
-
- LXX. Regno d'Italia. Condizione degli Italiani
- sotto i primi Carolingi » 283
- LXXI. Irruzione dei Saracini. Gl'imperatori
- Franchi » 298
- LXXII. Imperatori italiani. Gli Ungheri » 322
- LXXIII. Età ferrea del Pontificato. Ottone il
- grande. La corona imperiale e il regno
- d'Italia passano ai Tedeschi. Si
- svolge la nazionalità italiana » 347
- LXXIV. Il feudalismo » 373
- LXXV. Il Basso Popolo » 400
- LXXVI. Il Mille. Corrado Salico. L'arcivescovo
- Eriberto. Enrico III » 427
- LXXVII. Bassa Italia. I Normanni » 448
- LXXVIII. La Chiesa. Simonia e concubinato.
- Gregorio VII. La contessa Matilde.
- Guerra alle investiture » 468
- LXXIX. Repubbliche marittime » 517
- LXXX. Crociate. — La Cavalleria » 540
-
-
-
-
-NOTE:
-
-
-[1] Questo libro fu stampato nel 1855.
-
-[2] BOLLANDISTI, _ad 8 jan._ — EUGIPIUS, _Vita s. Severini_, in PEZ,
-_Script. rerum. austriac._, tom. I. — Anche Benvenuto da Imola, al
-canto XII dell'_Inferno_ di Dante, racconta che, passando Attila
-per Modena, san Geminiano vescovo gli andò incontro chiedendogli
-misericordia. Quello gli rispose: — Non sai ch'io sono Attila flagello
-di Dio?» E il santo: — Ed io sono Geminiano servo di Dio». Il feroce ne
-rimase tocco, e passò oltre senza fare offesa.
-
-[3] Gli storici lo qualificano re degli Eruli, forse perchè di tal
-gente gotica fosse il maggior numero delle sue schiere. Giornandes, _De
-Goth. orig._, cap. 37, e l'_Historia miscella_, XV, p. 101, lo fanno re
-dei Rugi e dei Turcilingi. Nel gabinetto di Vienna si hanno medaglie di
-lui, iscritte FL. ODOVAC.
-
-[4] _Æmilia, Tuscia, cæteræque provincia, in quibus hominum pene nullus
-existit._ Gelasio papa _ep. ad Andronicum_, presso BARONIO, _ad an._
-496, nº 36.
-
-[5] ENNODIO, Paneg. Theodorici: _Migrante tecum ad Ausoniam
-mundo... sumpta sunt plaustra vice tectorum, et in domos instabiles
-confluxerunt, omnia servitura necessitati. Tunc arma Cereris, et
-solventia frumentum bobus saxa trahebantur, oneratæ fætibus matres
-inter familias tuas, oblitæ sexus et ponderis, parandi victus cura
-laborant_. Sotto il nome _Amalung-Dietrich von Bern_, cioè Teodorico
-Amalo di Verona, Teodorico è celebrato nell'_Heldenbuch_ o libro degli
-eroi, poema tedesco del XIII secolo.
-
-Su questi fatti, oltre gli autori precitati, vedi CASSIODORO,
-_Chronicon_, e principalmente _Variarum libri_ XII, ed. Garet, Rohan
-1679, e Venezia 1729. Peccato che Scipione Maffei non ne abbia eseguita
-la promessa edizione commentata.
-
-PROCOPIO, _De bello goth._, lib. IV.
-
-ISIDORI HISPALENSIS, _Chronicon goth._
-
-_Anonymi Chron._ detto Valesiano, dal Valois che lo pubblicò a Parigi
-il 1681, in calce all'Ammiano Marcellino.
-
-_Historia miscella_, nella raccolta del Muratori. Pare scritta nel 700.
-
-COCHLÆI, _Vita Theodorici_, ed. Peringskiold, Stoccolma 1699. Vi si
-comprendono due vite antiche, ma di poco valore. MURATORI, _Annali,
-Rerum itaìicarum scriptores_, e _Antiquitates medii ævi_, che cito una
-volta per sempre.
-
-SARTORIUS, _Essai sur l'état civil et politique des peuples de l'Italie
-sous le gouvernement des Goths_. Parigi 1811; premiato dall'Istituto
-francese, ma che pare copiato dalle belle introduzioni di Giuseppe
-Rovelli alla _Storia di Como_.
-
-HURTER, _Gesch. des ostrogothischen Königs Theodorich und seiner
-Regierung_. Sciaffusa 1808.
-
-MANSO, _Gesch. des ostrogothisch. Reichs in Italien_. Breslavia 1814;
-— _Uebersicht der Staats-Aemter und Vervaltungs-Behörden unter den
-Oslgothen._ Ivi 1823.
-
-Il sig. Felice Dahn, professore a Monaco, autore della vasta opera _Die
-Könige der Germanen_, inserì nella _Allgemeine Zeitung_ del 1872 un
-articolo _Teodorich und Odovacar_.
-
-[6] _Et nos maxime qui, divino auxilio, in republica vestra didicimus
-quemadmodum Romanis æquabiliter imperare possimus: regnum nostrum
-imitatio vestra est, forma boni propositi, unici exemplar imperii,
-qui quantum vos sequimur, tantum gentes alias anteimus... Pati vos
-non credimus inter utrasque respublicas, quarum semper unum corpus sub
-antiquis principibus fuisse declaratur, aliquid discordiæ permanere....
-Romani regni unum velle, una semper opinio sit._ Variar., I.
-
-_Romano_ da qui innanzi dinota quelli che non erano Barbari, fossero
-i sudditi italiani dell'impero orientale, o i vinti dell'occidentale.
-Anche i Turchi chiamano _Romania_ l'ultima provincia rimasta all'impero
-greco, e _Romei, Romili_ i Greci soggiogati.
-
-[7] CASSIODORO, _Variar._ spesso. Il Banduri, _Numism. imp. rom._, II.
-601, pubblica quest'iscrizione: _Salvis domino nostro Zenone augusto et
-gloriosissimo rege Theodorico_.
-
-[8] ENNODIO, _Vita. s. Epiphanii. — Concil._ tom. IV.
-
-[9] Teodorico mutò colla porpora l'abito nazionale; ma è gratuita
-l'asserzione del Muratori che _inducesse i suoi Goti a fare lo
-stesso_. Presso l'anonimo del Valois, Teodorico si lagna che _Romanus
-miser imitatur Gothum, et utilis Gothus_ (cioè il ricco) _imitatur
-Romanum_. E presso Cassiodoro, _Variar._, II. 15. 16: _Cum se homines
-soleant de vicinitate collidere, istis prædiorum communio causam
-noscitur præstitisse concordiæ: sic enim contigit, ut utraque natio,
-dum communiter vivit, ad unum velle convenerit... Una lex illos et
-æquabilis disciplina complectitur; necesse est enim ut inter eos
-suaviter crescat affectus, qui servant jugiter terminos constitutos_.
-Sono figure da retore. Da quanti secoli vivono sul suolo stesso Greci e
-Turchi? forse ne nacque soave affetto?
-
-[10] Un cenno ne trapela nella lettera di Teodorico al senatore
-Sunivado, _ut petat Samnium, jurgia Romanorum cum Gothis compositurus_.
-Variar., III. 13.
-
-[11] _Variar._, i. 19; IV. 4; XII. 5. Cassiodoro accenna il _curialis_,
-il _defensor_, il _curator_, il _quinquennalis_, ecc.
-
-[12] — Salva la riverenza al diritto pubblico e alle leggi di
-ciascuno». — _Jura veterum ad nostram capimus reverentiam custodiri. —
-Delectamur jure romano vivere. — Reverenda legum antiquitas. — Secundum
-legum veterum constituta_.
-
-[13] _Is qui, quasi specie utilitatis publicæ, ut si necessaria faciat,
-delator existat, quem tamen nos execrari omnino profitemur_. Editto 35.
-
-[14] _Ibi potest census addi, ubi cultura profecerit._ Variar., IV.
-38. Nella 10 dell'XI scrive essersi aumentato il tributo, perchè _longa
-quies et culturam agris præstitit et populos ampliavit_.
-
-[15] _Variar._, IV. 18.19; VI. 7; VII. 42; IX. 24.
-
-[16] Variar., III. 13. 14. 15; VIII. 5. — _Necessarium duximus illum
-sublimem virum ad vos comitem destinare, qui, secundum edicta nostra,
-inter duos Gothos litem debeat amputare: quod si etiam inter Gothum et
-Romanum natum fuerit fortasse negotium, adhibito sibi prudente Romano,
-certamen possit æquabili ratione discingere. Inter duos autem Romanos,
-Romani audiant quos per provincias dirigimus cognitores. Scitote autem
-unam nobis in omnibus æquabiliter esse charitatem._ VIII. 3.
-
-[17] _Variar._, V. 17.
-
-[18] Da _gut_ buono. Ugo Grozio, nella _Storia dei Goti_, radunò i
-passi che ne fanno l'elogio: modo cattivo di giungere alla verità.
-
-[19] PROCOPIO, _De bello goth._, III. 8.
-
-[20] _Reliqua per illum et illum_ (come oggi si direbbe) _per N. N.
-legatos nostros patrio sermone mandamus_. Teodorico al re degli Eruli.
-
-[21] Re Atalarico scrive a Cassiodoro: _Cum esset_ (Teodorico) _publica
-cura vacuatus, sententias prudentum a suis famulis exigebat, ut factis
-propriis se æquaret antiquis. Stellarum cursus, maris sinus, fontium
-miracula, rimator acutissimus inquirebat, ut rerum naturis diligentius
-perscrutatis, quidam purpuratus videretur esse philosophus_. Variar.,
-IX. 24.
-
-[22] Lettera del 533.
-
-[23] Citato nella lettera d'Alarico ad Aratore.
-
-[24] Così definisce la filosofia: _Sapientia est rerum quæ sunt
-comprehensio_. Aritm., lib. I. c. 1.
-
-[25] Prodigi aveano accompagnato la nascita di questo, sicchè suo
-padre il nominò Epifanio, e promise consacrarlo a Dio. A 8 anni era
-lettore nella chiesa episcopale di Ticino, piccola città che ancor non
-chiamavasi Pavia: a 12 era scrittore del vecchio vescovo Crispino: a
-18 soddiacono e amministratore dei beni della Chiesa cioè dei poveri.
-Al tempo che il mondo degli impiegati e dei soldati crollava, senza
-forza contro gli stranieri, senza virtù contro i disordini interni,
-al clero di Pavia presedevano, oltre il santo vescovo, l'arcidiacono
-Silvestro, zelante della tradizione e della disciplina antica, ma più
-atto a dar pareri che ad operare; Bonoso, di cui diceasi che se il suo
-corpo era nato nella Gallia, l'anima sua veniva dalla patria celeste:
-Epifanio, più utile di tutti benchè più giovane, sosteneva le fatiche
-gravissime che, nello sfacelo della società civile, toccavano alla
-ecclesiastica: oggi avvocato a sostener avanti ai tribunali la causa
-della Chiesa e dei poveri: domani paciere in una famiglia disunita,
-poi raccoglitore e distributor di limosine ai poveri: istruttore e
-consigliere degl'ignoranti e dei dubbj: integerrimo di vita, colla
-costante moderazione, coll'inalterabile equità, col dominio sopra se
-stesso, imponeva agli altri. La chiesa di Ticino dovea difendere i
-suoi beni dalle erosioni del Po e dalle usurpazioni dei vicini. Banco,
-confinante avido e ingiusto, pretendeva occupare un pezzo lasciato in
-secco dal fiume, e ad Epifanio, che opponeva alle violenze la ragione,
-diede una bastonata sul capo. Il giovane diacono ghermì il braccio
-dell'avversario e il disarmò, e gli astanti avriano freddato Banco se
-Epifanio non avesse posto la sua testa sanguinente fra l'offensore e i
-vindici.
-
-Crispino morente menò a Milano Epifanio per raccomandarlo al
-metropolita e ai nobili come il miglior successore che potessero
-dargli: e in fatto a 25 anni fu eletto vescovo di Pavia. Giusto, calmo,
-fermo, caritatevole, non mutò la semplice vita, geloso della dignità
-episcopale quanto meno la ostentava; subito fu l'oracolo della diocesi:
-non affar pubblico o privato menavasi senza di lui; il tribunal suo era
-il più frequentato, e sebbene non avesse nè la scienza di Agostino, nè
-le grandi missioni d'Ambrogio, era stimato e venerato in tutta Liguria.
-
-Questa si trovava allora minacciata di guerra civile fra Antemio
-imperatore, e Ricimero suo genero. I nobili e le città liguri risolsero
-di mandare una deputazione a Ricimero a Milano, pregandolo di pace;
-ed esso gli ascoltò favorevole, insinuò per altro avrebber dovuto
-chiederla ad Antemio, ma capiva che nessuno potrebbe presentarsi a
-un imperatore violento e irritato. I nostri risposero che, quanto a
-ciò, aveano l'uomo opportuno, che saprebbe domar anche le fiere, e
-che bastava vedesse una buona azione perchè tosto vi si accingesse;
-d'un'eloquenza poi che (diceano) incantava più d'un mago; e parlato che
-avesse, non era possibile resistergli.
-
-Quest'uomo era Epifanio, e Ricimero disse che lo conosceva, e
-meravigliarsi non avesse ammiratori e amici. Pregato di assumersi la
-pacifica missione, Epifanio disse che questi affari sorpassavano la
-sua capacità, ma quando trattisi di salvar la patria, era dover suo
-di nulla ricusare. Il suo viaggio fu un trionfo: la gente accorreva
-in folla a veder il santo, che andava a chiedere ciò che i popoli
-più desiderano, la pace. Antemio non vi vedea che un artifizio di
-Ricimero; pure, mosso dalle manifestazioni di tutta Italia e di Roma
-specialmente, lo accolse in tutta pompa, ne ascoltò le persuasioni
-e le preghiere a favor di quella Italia, che allora prometteasi più
-dai santi che dai politici. E il santo trionfò dove i politici erano
-falliti, ed ebbe promessa di perdono e di pace, e senza pur soddisfare
-la curiosità di veder Roma, tornò a Pavia perchè sovrastava la pasqua.
-Indarno Milano l'invitò a ricever ringraziamenti, indarno Ricimero
-il voleva alla corte, stupito di veder composta una pace, ch'egli
-avea fatto di tutto per rendere impossibile, e che recideva le sue
-ambizioni.
-
-Ennodio, che questi fatti ci racconta, era stato allevato da Epifanio,
-come Epifanio da Crispino, e gli succedette nella sede vescovile. Così
-la plebe cristiana prevedeva da un pezzo chi sarebbe stato il suo
-vescovo, e non le era mandato nè conosciuto, nè conoscendo; ed era
-protetto da quella forza che nulla compensa, la considerazione e la
-stima.
-
-[26]
-
- _Per Cenetam gradiens et amicos duplavicenses,_
- _Qua natale solum est mihi..._
- _Ast ego sensus inops, italæ quota portio linguæ_
- _Fæce gravis, sermone levis, ratione pigrescens,_
- _Mente hebes, arte carens, usu rudis, ore nec expers,_
- _Parvula grammaticæ lambens reflumina guttæ,_
- _Rhetoricæ exiguum prælïbans gurgitis haustum,_
- _Cote ex juridica cui vix rubigo recessit,_
- _Quæ prius addidici dediscens, et cui tantum_
- _Artibus ex illis odor est in naribus istis._
- Vita s. Martini, I e IV.
-
-Siano saggio del suo merito poetico, e cenno degli studj che allora
-si facevano; e vedasi la prima volta nominata la _lingua italiana_,
-comechè per tale devasi intendere la latina.
-
-[27] Giornandes dice che quel porto, già capace di duecencinquanta
-vascelli, era mutato in un giardino, e la città divisa in tre parti:
-la prima, più elevata, diceasi propriamente Ravenna; la seconda, che
-conteneva il palazzo imperiale, chiamavasi Cesarea; la terza, detta
-Classe, distava da Ravenna tre miglia.
-
-[28] Probabilmente si valsero d'un piano inclinato, sostenuto da
-piedritti. Vedasi RINALDO RASPONI, _La Rotonda prorata edifizio
-romano_, 1776; come anche G. B. Passeri, Ippolito Ghiselli Gamba,
-Sufflot, il conte Caylus e Enrico Gally nel 1842. Il p. Bacchini provò
-che quella fabbrica non è del tempo di Amalasunta, bensì di Teodorico.
-
-[29] _Quid dicamus columnarum junceam proceritatem? moles illas
-sublimissimas fabricarum quasi quibusdam erectis hastilibus contineri,
-et substantiæ qualitates concavis canalibus excavatæ, ut magis ipsas
-æstimes fuisse transfusas, alias ceris judices factum quod metallis
-durissimis videas expolitum. Variar., XV. 6, Form. de fabricis et
-architectis_.
-
-[30] L'iscrizione stessa è fastosa:
-
- _Qui potuit rigidas Gothorum subdere mentes,_
- _Hic docuit durum flumina ferre jugum._
-
-Trajano, dopo vittorie di ben altra importanza, sul ponte della via
-Appia scriveva solo:
-
- TRAJANVS IMP. P. M. STRAVIT.
-
-[31] Nella vita antichissima di s. Fulgenzio, _Acta SS. 1. jan._
-
-[32] Per le spoletine, vedi _Variar._, II. 32. 33. delle altre
-conservossi memoria in un'iscrizione, che trascurata si legge accanto
-al duomo di Terracina:
-
-DN. GLRMVS ADQ INCLYT (_Dominus gloriosissimus atque inclytus_)
-REX THEODORICVS VICTOR AC TRIVMFANS SEMPER AVGVSTVS BONO REIPVBLICÆ
-NATVS CVSTOS LIBERTATIS ET PROPAGATOR ROMANI NOMINIS DOMITOR GENTIVM
-DECENNOVII VIÆ APPIÆ ID E A TRIP VSQ TARIC IT LOCA QVÆ CONFLVENTIBVS
-AB VTRAQ PARTE PALVDIBVS PER OMN RETRO PRINCIP INVNDAVERANT VSVI PVBCO
-ET SECVRITATI VIANTIVM ADMIRANDA PROPITIO DEO FELICITE RESTITVIT OPERI
-INJVNCTO NAVITER ISVDANTE ADQ CLEMENTISSIMI PRINCIP FELIC DESERVIENT
-PRÆCONII ET PROSAPIÆ DECIORVM CÆC MAV BASILIO DECIO VC ET INL EX PV
-EX PPO EX COVS ORD PAT QVI AD PERPETVANDAM TANTI DOMINI GLORIAM PER
-PLVRIMOS QVI ANTE NON ALBEOS DEDVCTA IN MARE AQVA IGNOTÆ ATAVIS ET
-NIMIS ANTIQ REDDIDIT SICCITATI.
-
-[33] Sotto Teodorico, per un soldo d'oro si davano sessanta moggia di
-frumento e trenta anfore di vino. Il Valesiano dice scemato d'un terzo
-il prezzo dei viveri, sicchè in tempo di caro compravansi venticinque
-moggia di grano per un soldo d'oro, mentre al mercato se ne aveano
-dieci. In una carestia, Cassiodoro scrive a Dazio vescovo di Milano di
-far distribuire un terzo del panico che si trova ne' granaj di Pavia
-e Tortona; agli affamati lo dia a un soldo per misura. Forse sono le
-dette venticinque moggia.
-
-[34] _Vita s. Epiphanii_.
-
-[35] _Variar._, XII. 4. È il vin santo: poichè dice che, côlta l'uva
-in autunno tardo, si sospende o serba in vasi da ciò; a dicembre si
-pigia, e in mirabil guisa si ha il vino nuovo quando comincia ad esser
-vecchio.
-
-[36] _Variar._, IX. 3.
-
-[37] _In actis concilii Palmaris_.
-
-[38] L'apprensione degli Italiani è espressa in quelle parole di
-Boezio: _Rex avidus communis exitii_ (_De consol._, lib. I), e dal
-Valesiano: _Rex dolum Romanis tendebat_.
-
-— E quindi ebbero principio quegli rumori, che nutricati e inaspriti
-da zelo religioso e dalla mondana ambizione dei cherici ... causarono
-poscia la rovina del dominio gotico in Italia, non senza infinito danno
-degli Italiani». RANIERI, _Storia d'Italia dal_ V _al_ IX _secolo_, p.
-113. Di questo giudizio appello ai fatti del 1848.
-
-[39] — Quante volte ho messo a repentaglio il mio stato per salvare i
-poveri, cui con infinite calunnie molestava la non mai punita avarizia
-dei Barbari! In grave carestia essendo posto un gravoso balzello alla
-Compagnia, tale ch'essa ne sarìa stata deserta, io pel comun bene tolsi
-a difenderla davanti il re contro il prefetto del pretorio, e ottenni
-non fosse riscosso».
-
-[40]
-
- _Carmina qui quondam studio florente peregi_
- _Flebilis, heu! mæstos cogor inire modos._
- _Ecce mihi laceræ dictant scribenda Camenæ_
- _Et vivis elegi fletibus ora rigant._
- _Has saltem nullus potuit pervincere terror_
- _Ne nostrum comites prosequerentur iter._
- _Gloria felicis olim viridisque juventæ_
- _Solatur mæsti nunc mea fata senis._
- _Venit enim properata malis inopina senectus,_
- _Et dolor ætatem jussit inesse suam._
- _Intempestivi funduntur vertice crines,_
- _Et tremit effæto corpore laxa cutis._
- _Mors hominum felix, quæ se nec dulcibus annis_
- _Inserit, et mæstis sæpe vocata venit,_
- _Eheu quam surda miseros avertitur aure,_
- _Et flentes oculos claudere sæva negat!_
- _Dum levibus malefida bonis fortuna faveret,_
- _Pæne caput tristis merserat hora meum._
- _Nunc quia fallacem mutavit nubila vultum,_
- _Protrahit ingratas impia vita moras._
- _Quid me felicem toties jactatis amici?_
- _Qui cecidit, stabili non erat ille gradu._
-
-Boezio in quest'opera mostrasi poco cristiano, e nulla meglio di
-stoico, tanto che alcuno negò fosse sua fattura, e suppose un Boezio,
-differente da quello che i Pavesi venerarono poi sugli altari, forse
-per quel sentimento che anch'oggi fa considerare martiri coloro che
-cadono per la causa nazionale.
-
-[41] _Omnia regno nostro perfecte constare credimus, si gratiam vestram
-nobis minime deesse sentimus... Claudantur odia cum sepultis... Illud
-est mihi supra dominatum, tantum ac talem habere rectorem propitium...
-Sit vobis regnum nostrum gratiæ vinculis obligatum_. Variar., VIII. 8.
-
-[42] All'egual modo v'entrò Alfonso d'Aragona nel 1442. Questi fatti
-ci sono descritti da Procopio (_De bello goth._, l. i. c. 8. 9. 10),
-ch'era segretario di Belisario, e che esagera sempre in lode di questo.
-
-[43] Lo dice Procopio; eppure soggiunge che l'esercito goto non bastava
-a cingere tutta la città. Egli stesso fa uccidere in Milano μυριάδες
-τριάκοντα, trecentomila maschi (lib. II. c. 7): esagerazione o sbaglio.
-
-[44] Nel 536 da Belisario, nel 546 da Totila, l'anno appresso da
-Belisario, nel 549 di nuovo da Totila, nel 552 da Narsete. Gregorio
-Magno riferisce che san Benedetto avea assicurato che Roma non sarebbe
-sterminata da Totila, bensì da turbini e tremuoti; e soggiunge che
-di fatto, a' suoi giorni, si vedevano sovverse mura e case e chiese
-ed edifizj. Forse a quel tempo sono da attribuire le tante rovine di
-solidi fabbricati in Roma; chè certo i Barbari non avean ragione di
-accingersi all'immensa fatica che sarebbesi voluta a scassinarli.
-
-[45] Nov. 104, De præt. Siciliæ. E al capo 23: _Lites inter duos
-procedentes Romanos, vel ubi romana persona pulsatur, per civiles
-judices exercere jubemus, cum talibus negotiis vel causis judices
-militares immiscere se ordo non patiatur. E in calce alle Novelle:
-Jura insuper vel leges codicibus nostris insertas, quas jam sub
-edictali programmate in Italiam dudum misimus, obtinere sancimus: sed
-et eas, quas postea promulgavimus constitutiones, jubemus sub edictali
-propositione vulgari, ex eo tempore quo sub edictali programmate
-evulgatæ fuerint, etiam per partes Italiæ obtinere, ut una, Deo
-volente, facta republica, legum etiam nostrarum ubique prolatetur
-auctoritas. Annonam etiam, quam et Theodoricus dare solitus erat, et
-nos etiam Romanis indulsimus, in posterum etiam dari præcipimus; sicut
-etiam annonas, quæ grammaticis ac oratoribus vel etiam medicis vel
-jurisperitis antea dari solitum erat, et in posterum suam professionem
-scilicet exercentibus erogare præcipimus, quatenus juvenes liberalibus
-studiis eruditi per nostram rempublicam floreant_.
-
-[46] _König_ significa re, e _Adelig_ nobile. Così _All-boin_
-tutto reggente; _Rose-mond_ bocca rosata; _Au-rich_ antico signore;
-_Theud-linda_ benefica al popolo; _Ogil-ulf_ soccorso volontario;
-_Rot-her_ signor della pace; _Ar-preth_ ricco d'onore; _Hund-preth_
-ricco di benevolenza; _Cuni-preth_ ricco di coraggio; _Rad-wald_ pronto
-e potente; _Hildi-brand_ molto ardente; _Rat-gis_ forte in consiglio;
-_Ahist-hulf_ pronto al soccorso, ecc.
-
-Paolo Diacono, De gestis Langobardorum, dice che le imprese d'Alboino
-erano celebrate ne' versi, non soltanto dei Bavari e dei Sassoni,
-ma di quanti usavano la stessa favella. Vedansi _Origo gentis nostræ
-Langobardorum_, stampato in capo all'Editto di Rotari, Torino 1846;
-e Andrea da Bergamo, Erchemperto, Benedetto da Sant'Andrea, e i
-continuatori di Paolo Diacono, detti Cassinense, Salernitano, Romano,
-Barberiniano, Andomarense, Fiorentino, Veneto, Trajectense.
-
-PROCOPIO, _De bello gothico_.
-
-ANASTASIO BIBLIOTECARIO, _De vitis pontificum romanorum_.
-
-GREGORIO MAGNO, _Epistole e Dialoghi_.
-
-J. CHRISTIUS, _Origines longobardicæ_.
-
-SCHMIDT, _De Longobardis_.
-
-_Gaillard_, _Mém. historique et critique sur les Longobards_ (Mem.
-dell'Accademia francese, tom. XXXIII. XXXV. XLIII).
-
-TURCK, _Forschungen auf dem Gebiete der Geschichte_. Rostock 1835.
-
-ASCHBACH, _Gesch. der Heruler und Gepiden_. Francoforte 1835.
-
-FLEGLER, _Das Königreich der Longobarden in Italien_. Lipsia 1851.
-
-RICHTER, _Ueber die Abkunft und Wanderung der Langobarden_. Vienna
-1848; _Friaul unter longobardischer Herschaft_. Ivi 1825.
-
-MERKEL, _Die Gesch. des Langobardenrechts_. Berlino 1851.
-
-BETHMANN, _Paulus Diaconus, und die Geschichtschreibung der
-Langobarden_. Annover 1849.
-
-E tutti gli storici d'Italia, e con qualche novità LEBRECHT e LEO,
-_Gesch. von Italien_. Amburgo 1829, lib. I; BALBO, _Storia d'Italia_.
-Torino 1830; e magistralmente TROYA, _Storia d'Italia_. 1841.
-
-[47] DU CHESNE, App. del tom. I. _Rer. Francicarum_.
-
-[48] PAOLO DIAC., op. cit., lib. II. c. 7.
-
-[49] _Cum uxoribus, natis, omnique suppellectili... cum omni exercitu,
-vulgique promiscua multitudine_. PAOLO DIAC., lib. II. c. 7. 8.
-
-[50] Con Onorato vennero a Genova molto clero e patrizj, il vescovo
-d'Acqui ed altri ragguardevoli personaggi. I Milanesi vi ottennero una
-chiesa che dedicarono a sant'Ambrogio, e il brolo di Sant'Andrea, un
-palazzo, le rendite d'alcuni benefizj, e le pievi di Recco, Auscio,
-Rapallo, Camogli, colle loro decime e possessioni. Vogliono le cronache
-che molti della bassa Insubria rifuggissero entro la grande palude,
-detta mar Gerondio, formata dei fiumi Oglio, Serio, Adda; e quivi sopra
-un isolotto fangoso, detto _La Mosa_ (_limosa_), fondassero la città di
-Crema.
-
-[51] La cronologia dei primi diciassette anni de' Longobardi va
-molto confusa; nè Muratori, Fumagalli, Lupi la rischiararono a
-sufficienza. L'unico storico cui ci troviamo ridotti, Paolo Diacono,
-assegnato il tempo che Alboino uscì di Pannonia, prosegue per note
-indeterminate, servendosi delle indizioni; perchè allora s'era cessato
-di notare gli anni per consoli, nè ben introdotta l'êra vulgare. Forse
-s'accomoderebbero le apparenti contraddizioni cambiando l'anno da cui
-gli storici cominciano il regno d'Alboino, e desumendolo, non dalla
-presa di Milano, ma dal suo entrare in Italia, cioè dal principio del
-569.
-
-Esso Paolo fa solo ai tempi di Autari conquistato Benevento, e primo
-duca Zottone. Ma la lettera 46 lib. II di Gregorio Magno è diretta ad
-Arechi (Arigiso) successore di Zottone; e poichè essa è del 592, se si
-sottraggono i venti anni che, secondo Paolo, Zottone regnò, saliamo ai
-tempi dell'assedio di Pavia.
-
-[52] Paolo Diacono ce ne conservò l'epitafio, uno degli scarsi
-monumenti di quell'età:
-
- _Clauditur hoc tumulo, tantum sed corpore, Droctulf,_
- _Nam meritis tota vivit in urbe suis._
- _Cum Bardis fuit ipse quidem, nam gente suavus;_
- _Omnibus et populis inde suavis erat._
- _Terribilis visu facies, sed mente benignus,_
- _Longaque robusto pectore barba fuit._
- _Hic et amans semper romana et publica signa,_
- _Vastator gentis adfuit ipse suæ._
- _Contempsit caros, dum nos amat ille, parentes,_
- _Hanc patriam reputans esse Ravenna suam._
- _Hujus prima fuit Brexelli gloria capti;_
- _Qua residens, cunctis hostibus horror erat._
- _Qui romana potens valuit post signa juvare_
- _Vexillum primum Christus habere dedit._
- _Inde etiam retinet dum classem fraude Feroldus,_
- _Vindicet ut classem, classibus arma parat._
- _Puppibus exiguis decertans amne Badrino_
- _Bardorum innumeras vicit et ipse manus._
- _Rursus et in terris Avarem superavit Eois,_
- _Conquirens dominis maxima palma suis._
- _Martiris auxilio Vitalis fultus ad istos_
- _Pervenit, victor sæpe triumphat ovans._
- _Cujus et in templis petiit sua membra jacere,_
- _Hæc loca post mortem bustis habere juvat._
- _Ipse sacerdotem moriens petit ista Joannem,_
- _His reddit terris cujus amore pio._
-
-[53] _Inventæ sunt in eadem insula divitiæ multæ, quæ ibi de singulis
-fuerant civitatibus commendatæ._ PAOLO DIAC., lib. III. c. 26.
-
-[54] Lo stesso, lib. VI. c. 6. Leo dice: — Nessun re ardì arricchire
-gli ecclesiastici cattolici, perchè tutti pendevano alla signoria de'
-Romani». _Vic. della costit. in Italia_, § 10, parte 1ª. Che Rotari
-fondasse parecchi monasteri, lo prova il documento pubblicato negli
-_Hist. patriæ monumenta, Chart._ tom. I. p. 7. Di Agilulfo dice Paolo,
-lib. VI. c. 6, che _multas possessiones Ecclesiæ largitus est_; e
-sappiamo che regalò beni al monastero di San Colombano a Bobbio.
-Liberalità de' re successivi indicheremo a suo tempo, e le storie ne
-son piene.
-
-[55] Porta scritto in giro, AGILULF GRAT. DIVIN. GLOR. REX TOTIUS ITAL.
-OFERET SCO JOHANNI BATTISTE IN ECLA MODICIA. Se l'iscrizione potesse
-credersi contemporanea del dono, sarebbe la prima volta che trovasi la
-formola _per la grazia di Dio_, poi dal franco Pepino introdotta ne'
-diplomi; e così pare quel _re di tutta Italia_, che, non senza maggior
-ragione, fu quindi adoperato da Carlo Magno e da Napoleone. Sembra che
-i Longobardi non coronassero i loro re, ma gl'investissero col metter
-loro in mano un'asta: pure le loro effigie sulle monete portano corona.
-
-[56] _Excellentissimo filio nostro Adulouwaldo reg. transmiter.
-philacteria curavimus, idest crucem cum ligno s. crucis Domini, et
-lectionem s. Evangeli theca persice inclusam. Filiæ quoque meæ, sorori
-ejus, tres anulos transmisi, duos cum hyacinthis et unum cum albula:
-quæ eis per vos peto dari_. Non si usava ancora mandare ossa di santi:
-e Gregorio Magno lo disapprova assai.
-
-[57] JONAS, in _Vita s. Bertulfi_, ap. MABILLON, _Ord. s. Benedict._
-
-[58] _Brexiana civitas magnam semper nobilium Longobardorum
-multitudinem habuit_. PAOLO DIAC., lib. V. c. 36.
-
-[59] Fredegario e Paolo attribuiscono il fatto a Rodoaldo; ma i:
-tempi non rispondono. Non occorre venire fino all'odierna civiltà
-per trovare assurdo questo modo di ragionare. Ai tempi di Lodovico il
-Pio, Agovardo arcivescovo di Lione scriveva: — Bell'arte a scoprir la
-verità! e soprattutto quando l'un combattente e l'altro soccombono. Se
-Dio volesse che in questa vita gl'innocenti fossero sempre vincitori
-e i colpevoli vinti, Gerusalemme non sarebbe sottoposta ai Saraceni,
-nè Italia ai Longobardi». _Liber adv. Gundobadum_, cap. XIV. I
-contemporanei non guardavano dunque per una fortuna l'esser l'Italia
-vinta dai Longobardi, come fecero alcuni mille anni più tardi.
-
-[60] Burckhard (_Staats- und Rechtsgesch. der Römer_, § 42. Stutrgard
-1841) vorrebbe che _oppida_ e _vici_ fossero terre smurate, le quali
-non formavano Comune da sè, ma erano assegnate a municipj nel cui
-territorio eran poste.
-
-[61] Diceasi _guidrigild_, compenso privato; ben distinto dall'ammenda
-(_fried_), che è compenso pubblico.
-
-[62] _De bello goth._, II. 14; III. 34. Una loro migrazione, cantata
-dallo scaldo di Gottland, componeasi di settanta navi, montate ciascuna
-da cento uomini.
-
-[63] _Aucto de diversis gentibus, quas superaverant, exercitu._ PAOLO
-DIAC., lib. I. c. 20.
-
-[64] La storia non parla che dell'isola; ma essa è tanto piccina, ch'è
-forza credere sotto quel nome comprese le circostanze. A Lenno, terra
-di quella riva, sono due iscrizioni del 571 e 572, ove l'anno è notato
-per consoli, e Giustino II è detto signor nostro.
-
-HIC REQVIESCIT IN PACE FAMVLVS CHRISTI LAVRENTIVS VENERABILIS SACERDOS,
-QVI VIXIT IN HOC SÆCVLO ANNOS IV; DEPOSITVS DIE III NONAS IVLII, POST
-CONSVLATVM DOMINI NOSTRI IVSTINI PERPETVI AVGVSTI ANNO VI, INDICTIONE
-IV.
-
-HIC REQVIESCIT IN PACE BONÆ MEMORIÆ CYPRIANVS, QVI VIXIT IN HOC SÆCVLO
-ANNOS P. M. XXXIII; DEPOSITVS SVB DIE VII KALENDAS OCTOBRIS, INDICTIONE
-V, POST CONSVLATVM DOMINI NOSTRI IVSTINI PERPETVI AVGVSTI ANNO VII.
-
-[65] In tal senso l'editto di Rotari si dice fatto col consenso _cuncti
-felicissimi exercitus nostri_.
-
-[66] _Homo qui habet septem casas massaricias, habeat loricam cum
-reliqua conciatura sua, debeat habere et caballos... Homines qui non
-habent casas massaricias, et habent quadraginta jugis terræ, habeant
-caballum, scutum et lanceam... Item de illis hominibus qui negotiantes
-sunt et pecuniam_ (non) _habent, qui sunt majores et potentes, habeant
-loricas, scutos, caballos et lanceas; et qui sunt sequientes, habeant
-caballos, scutum et lanceam; minores habeant coccoras cum sagittas et
-arcos._ Leggi di Astolfo, pubblicate dal Troya.
-
-[67] ROTARI, leg. 177; LIUTPRANDO, lib. III. leg. 4. Da _fahren_
-generare, radice disusata di _Vorfahren_ progenitori; sicchè
-corrisponde a _gens_ de' Latini. Oggi in Albania _fara_ significa lo
-stesso.
-
-[68] Nelle leggi; ma Paolo Diacono, lib. I. c. 21, cita gli _Adalingi,
-sic enim apud eos quædam nobilis prosapia vocabatur_. Forse era sola la
-razza regia.
-
-[69] _Liberi, ingenui, ingenuiles_, più tardi _boni homines_. Ehre
-significa onore, ed heer esercito: onde arimanno è uom d'onore
-o d'arme. Il Troya fa osservare che la voce αριμανες trovasi in
-Appiano, _De bello mithr._ Ottone I, nel 967, dona a un monastero un
-borgo _cum liberis hominibus, qui vulgo herimanni dicuntur_ (Antiq.
-ital., I. 717). Enrico IV, nel 1074, _donamus insuper monasterio...
-liberos homines, quos vulgo arimannos vocant_ (Ivi, 739). Errano
-il Sismondi credendo gli arimanni contadini liberi, che oltre le
-proprie terre avessero enfiteusi dai grandi, e che soli coi nobili
-potessero intervenire al placito (cap. 2); e Giovanni Müller (_Allg.
-Geschichte_), credendo che l'arimanno fosse tra' Longobardi il
-capo militare di ciascuna borgata. _Omnes liberi, qui a dominis
-suis longobardis libertatem meruerunt, legibus dominorum suorum et
-benefactorum vivere debeant, secundum qualibet a suis dominis propriis
-concessum fuerit_. ROTARI, leg. 239. Qui _lex_ è chiaro che significa
-le condizioni «imposte dai padroni a ciascun emancipato».
-
-* Tutti questi punti furono dibattuti assai in Italia e fuori,
-massime dopo la pubblicazione dell'opera di Carlo Troya. Carlo Hegel
-(_Gesch. der italienischen Stadt e Freiheit_. Lipsia 1847) sostiene
-che sotto i Longobardi esisteva un diritto unico, indissolubile, e i
-liberi provinciali erano messi nella semilibertà degli Aldj, dalla
-quale non potevano passare alla libertà intera longobarda se non
-per una nuova manumissione. Il diritto romano per lungo tempo non fu
-riconosciuto pubblicamente; dapprima ottenne qualche legalità come
-diritto di corte, poi come diritto ecclesiastico, non però personale;
-infine come concessione a singoli stranieri, indi a città e territorj
-intieri. Suppone che siasi fatta fusione tra i Longobardi e i Romani,
-prestandosi reciprocamente gli elementi. _Nota del 1862_.
-
-[70] Il Muratori distingue duchi maggiori e minori, ma senza ragione.
-Paolo Diacono nomina i duchi di Ticino, Bergamo, Brescia, Trento,
-Forogiulio, Milano; _e oltre questi, altri_ trenta _ne furono nelle
-loro città_, II. 32. Sarebbero dunque trentasei, forse perchè fra'
-Longobardi, come fra altri popoli germanici, si usassero due decine
-diverse, l'una di dieci unità, l'altra di dodici; il che fa che molte
-volte un numero abbia a intendersi altrimenti da quel che suona. Vedi
-RUEHS, _Schwedische Geschichte_, vol. I. § 19. In tal caso potrebbe
-darsi che i duchi longobardi fossero dodici nella Neustria, ed
-altrettanti nell'Austria e nella Tuscia. Menzione storica abbiamo de'
-ducati d'Istria, del Friuli, Milano, Bergamo, Pavia, Brescia, Trento,
-Spoleto, Torino, Asti, Ivrea, San Giulio d'Orta, Verona, Vicenza,
-Treviso, Ceneda, Parma, Piacenza, Brescello, Reggio, Perugia, Lucca,
-Chiusi, Firenze, Soana, Populonia, Fermo, Rimini, Benevento.
-
-[71] _Epist._ VI _Stephani II_, ap. MANSI, _Concil._, tom. II.
-
-[72] Della reciproca garanzia rimase un vestigio negli statuti
-criminali di Milano, ove il cap. 162 è _Qualiter Comunia teneantur pro
-captis in terra sua_. Anche della costituzione per decine prolungossi
-la memoria; e fin nel 1500 la valle di Cadore era divisa in dieci
-_centi_, e ogni cento aveva un capitano, e armava duecento uomini:
-in caso di pericolo i capitani sceglievano un generale, e questo col
-_conte_, cioè il comandante veneziano, vegliava sulla valle.
-
-[73] DE PIETRO, _Memorie di Sulmona_, pag. 55, citato dal Leo. Il loro
-nome deriva da _gast-halter_.
-
-[74] Di questi re egli fa l'enumerazione nel prologo. Un bel codice
-ne sussiste nell'archivio della Cava, e un altro a Vercelli, con un
-prologo differente, ove più distintamente sono noverati i re antichi
-longobardi, e che si capisce esser la fonte de' primi libri di Paolo
-Diacono, il quale storpiò quei nomi per pedanteria e retorica.
-
-Le leggi longobarde furono pubblicate in due raccolte: la prima è
-storica, disponendosi coll'ordine onde furono emanate da Rotari sino
-a Corrado I imperatore; nell'altra, detta _Lombarda_, eseguita dopo
-Enrico I, sono scientificamente distribuite in tre libri, il primo di
-37 titoli, il secondo di 59, il terzo di 40. La migliore e più decisiva
-recensione delle leggi longobarde, e di tutto ciò che concerne il loro
-dominio in Italia, è il discorso di Carlo Troya _sulla condizione dei
-Romani vinti dai Longobardi_; studio profondo e di lunghissimi anni,
-il quale suscitò (come avviene) un'infinità di articoli e opuscoli
-improvvisati.
-
-[75] ROT., 167-170, 158-160.
-
-[76] _Et ipse quartus ducat eum in quadrivium, et thingat in wadia,
-et gisiles ibi sint etc._ ROT., 225. — _Reddat in octogilt, et non sit
-fegangi_. 375. — _Si servus regis ob eros, vel vecorin, seu mernorphin
-fecerit_. 376.
-
-[77] LIUTPR., IV. 7. 8. 6.
-
-[78] In una formola del Codice veronese, alla legge 182 di Rotari, il
-conte si volge ai giudici, e domanda loro il punto legale: _Nunc dicite
-vos, judices, quid commendet lex_.
-
-[79] _Ad leg._ 53. _lib._ I LIUTPR.
-
-[80] _Ad. leg._ 7. _lib._ II LIUTPR. — Ecco altri esempj: _Petre, te
-appellat Martinus, quia tu consiliatus es de morte sua, aut occidisti
-patrem suum. De toto me appellasti. Si dixerit quod consiliatus esset
-cum rege aut occidisset per jussionem regis, aut approbet aut emendet,
-secundum quosdam. Secundum quosdam, aliter est: in anima jurare debet.
-Sed melius est, secundum alios, quod dicat — Non consiliatus sum, nec
-occidi, quod per legem emendare debeam pro usu._
-
-_Petre, te appellat Martinus, qui est advocatus de parte publica, quod
-D. levavit sedicionem contra tuum comitem, et occidit suum caballum cum
-ipsa sedicione; et tu fuisti consentiens in ipso malo._
-
-_Petre, te appellat Martinus, qui est advocatus de parte publica,
-quod homines de civitate Roma levaverunt sedicionem contra homines
-de civitate Cremona, vel contra comitem de Mediolano; et tu fuisti in
-capite cum illis._
-
-_Petre, te appellat Martinus, quod homines de civitate Ravenna
-levaverunt adunaciones contra homines de civitate Roma; et tu fuisti
-consentiens in isto malo._
-
-_Petre, te appellat Martinus, quod ipse tenebat cum rege; et tu
-spoliasti casam suam de tanto mobili, qui valebat solidos centum._
-
-_Petre, te appellat Martinus, quod ipse sponsavit Aldam tuam filiam
-puellam; et tu dedisti eam alteri in conjugium ante duos annos. — Non
-sponsasti meam filiam: tunc ille qui appellat, probet. Si dixerit —
-Sponsasti tu meam filiam, sed non erat puella: tunc ille qui appellat,
-probet quod erat puella; et si non potuerit, juret ipse qui appellatus
-est, quia non erat puella_.
-
-[81] Leg. 230. 231.
-
-[82] Leg. 4.
-
-[83] LIUTPR., II. 25.
-
-[84] ROT., 32.
-
-[85] Id., 42.
-
-[86] ROT., 25. 26; LIUPTR., IV. 7. 10; VI. 27; RACHIS, 7. 8.
-
-[87] _Væ tibi terra, cujus rex puer est, et cujus principes mane
-comedunt._ Eccl., X. 16.
-
-[88] Leg. 364.
-
-[89] ROT., 179; e così 153. 165. 166. 364. 367. 369.
-
-[90] In mezzo al tempio degli Dei Palìci in Sicilia vaneggiavano due
-crateri stretti e profondi, pieni d'acqua solforosi che zampillava.
-Quand'uno era accusato di furto o d'altro, dava il suo giuramento
-scritto sopra una tavoletta, e questa gettavasi nell'acqua: se
-galleggiava, l'accusato era assolto; se no, era gettato nel cratere.
-Altre volte l'accusatore leggeva il contenuto nella tavoletta, e
-l'accusato, cinto di ghirlande e in tunica discinta, e agitando un ramo
-colla mano, lo ripetea parola per parola, toccando l'orlo dei cratere:
-se dicea vero, andavasene salvo; se no, periva inghiottito, o perdea la
-vista. DIODORO SIC., XI. 89; ARISTOTELE, _Mir. ausc._ 58.
-
-[91] _Variar._, III. 24.
-
-[92] ROT., 198. 203. 214. 231; LIUTPR., VI. 64; GRIMOALDO, 7.
-
-[93] _Leg. Othonis_, 1. 2. 5. 6. 7. 9. 11. 12.
-
-[94] ROT., 5. 11. 12. 14. 19. 141. 253. 284. 285; LIUTPR., VI. 81-85.
-
-[95] ROT., 33. 130. 131. 200-203. ecc.
-
-[96] Il soldo dei Longobardi non si sa se fosse d'oro o d'argento,
-reale o ideale: reale era il tremissis, terza parte del soldo. (_Cum
-die quodam Alachis super mensam numeraret, unus tremissis de eadem
-mensa cecidit: quem filius Aldonis, adhuc puerulus, de terra colligens,
-eidem Alachi reddidit_. PAOLO DIAC., lib. V. c. 39). Forse erano quelle
-rozze monete, con san Michele da una parte, e dall'altra il busto del
-re, che si trovano ne' musei, ma tanto logore da non potersene valutare
-il peso. Delle migliori nessuna eccede la metà d'uno zecchino.
-
-[97] ROT., 129. 136.
-
-[98] Id., 338. 339. Anche la _Lex aquilia_ de' Romani non mette divario
-tra ferire il servo o la bestia altrui.
-
-[99] ROT., 46. 47. 50. 51. 52. 67.
-
-[100] Id., 147. 317.
-
-[101] Id., 246. 247.
-
-[102] III. 26.
-
-[103] Ivi.
-
-[104] Id., IV. 2.
-
-[105] AULICO TICINESE, cap. XIV.
-
-[106] PAOLO DIAC., lib. I. c. 13.
-
-[107] _Atramento, pinna et pergamena manibus meis de terra elevavi,
-et Teutpaldi notarii ad scribendum tradidi, per vasone terre et
-fistuco nodato seo ramo arborum accepi... per coltello et wantone seo
-aldilaine, et sic per hanc cartula, justa legem saliga, vindo, dono,
-trado atque trasfundo etc._ Carta lucchese del 983. Arch. Guinigi.
-
-Ugo marchese nel 996, investendo del castello di Caresana e sue
-appartenenze il vescovo di Vercelli, dice: _Per presentem cartulam
-offersionis abendum confirmo pro animæ meæ mercede. Insuper per
-cultellum, fistucam, wantonem_ (_guanto_) _et vasonem terræ atque ramum
-arboris pars ipsius, episcopo facio tradicionem et vestituram, et me
-exinde foris expuli, guarpivi et absascito feci....._ Monumenta hist.
-patr.; Chart. I, pag. 306.
-
-[108] Rotari nella leg. 75 dispose che, se il donato fosse chiesto
-dal donatore a provare d'aver corrisposto il launechildo, giurasse
-averlo dato; se no, restituisse il _ferquido_, cioè l'equivalente.
-Liutprando, lib. VI, leg. 19, dichiarò insussistente la donazione senza
-il launechildo e la _tingazione_, eccettuati i doni a chiese o a luoghi
-pii come redenzione dell'anima.
-
-[109] LIUTPR., I. 1-5, II. 8, III. 3, VI. 48; ROT., 157-169.
-
-[110] ROT., 173. 168. 169.
-
-[111] VI. 6.
-
-[112] GRIM., II; LIUTPR., VI. 87; ROT., 186. 178. 179. 198; ASTOLFO, 3.
-14.
-
-[113] _Nulli mulieri liberæ, sub regni nostri ditione lege
-Longobardorum viventi, liceat in suæ potestatis arbitrio, idest sine
-mundio vivere, nisi semper sub potestate viri, aut potestate curtis
-regiæ debeat permanere: nec aliquid de rebus mobilibus aut immobilibus,
-sine voluntate ipsius in cujus mundio fuerit, habeat potestatem donandi
-aut alienandi._ ROT., 205.
-
-[114] X. 2.
-
-[115] _Mundium non sit amplius quam solidi tres._ II. 3. Il Muratori
-confonde il mundio col mefio.
-
-[116] II. 1. — _Consentientes mihi suprascripto genitor meus, per hunc
-scriptum secundum legem in morincap dare videor tibi, Imilla dilecta
-et amabilis conjus mea... quartam portionem ex integra de omnia et
-ex omnibus casis et fundis... vel quod in antea Deo adjuvante legibus
-atquisiero, de omnia ex integra quartam portionem abeas tu jam nominata
-Imilla dilecta et amabilis conjus in morincap_, ecc. Carta lucchese del
-986. Arch. arciv.
-
-[117] II. 6; VI. 59. 68. 76. 78.
-
-[118] _Si quis res alienas, idest servum et ancillam, seu alias res
-mobiles_... Leg. 232. E vedi LIUTPR., v. 36; ROT., i. 13. 222; RACHIS,
-3. 277.
-
-[119] Quando al risorgente diritto romano prestavasi non culto
-ma idolatria, il celebre commentatore Andrea d'Isernia chiama il
-longobardo _jus asininum_; Lucca di Penna scrive _longobardicas
-leges fuisse factas a bestialibus, neque mereri appellari leges sed
-fæces_. Il Giannone sempre inginocchiato davanti ai regnanti, dice
-che «splenderà nelle gesta de' loro principi non meno la fortezza e
-la magnanimità, che la pietà, la giustizia, la temperanza; e le loro
-leggi e i loro costumi, sebbene non potranno paragonarsi con quelli
-degli antichi Romani, non dovranno però posporsi a quelli degli ultimi
-tempi dello scadimento dell'Imperio» (_Storia civ._, lib. III);
-ed ha un capitolo _sulla loro giustizia e saviezza_. Montesquieu
-magnifica le leggi longobarde sopra tutte le altre barbariche. Il
-Sismondi (_Repubbliche ital._, cap. 1) le chiama _saviissime_, e
-_abbastanza glorioso_ il regno dei Longobardi; eppure soggiunge che
-_le due nazioni rimasero divise da un implacabile odio_. Per raffaccio
-alle legislazioni del suo tempo, il Filangeri esaltò di troppo le
-processure barbariche: «Non è codice dei Barbari, che non regoli
-l'accusa giudiziaria meglio che le nazioni civili d'oggi. Nessuno
-niega al cittadino il diritto di accusare; e non pensò a combinar la
-libertà d'accusare colla difficoltà di calunniare. Nei Capitolari di
-Carlo Magno si stabilisce che il giudice non possa giudicare alcuno se
-manca un legittimo accusatore (_Cap. C. M. et Lod._, lib. V. c. 248;
-_Edict. Theod._, c. 20). L'Editto di Teodorico condanna del taglione
-il calunniatore (_Edict._, c. 13; _Cap. C. M._, lib. VI. c. 329;
-lib. VII. c. 180). Teodorico interdisse l'accusa secreta (c. 50). Nei
-Capitolari di Carlo Magno, che non giudichi il giudice in assenza di
-una parte (lib. vii. c. 145. 168). Escludeano i Longobardi chi avesse
-dato prova di mala fede (_Cod. Long._, lib. XI. tit. 51 _de testib._
-§ 8), o quello che per la condizione e pei delitti avesse perduta la
-confidenza della legge (_Cap. C. M._, lib. I. c. 45; lib. VI. c. 144
-e 298). I testimonj deponeano in presenza dell'accusato: lui presente,
-il giudice gl'interrogava, e potea interromperli di rispondere. Queste
-buone costituzioni ponno far vergognare l'Europa d'oggi, che avvolge
-i processi nel mistero». _Scienza della legisl._, lib. III. c. 2. 3.
-Nella più recente _Storia d'Italia_, a pag. 351 del vol. I, è detto
-che «le leggi longobardiche erano ottime tra le leggi barbariche»; a
-pag. 324, «è indubitato le leggi longobardiche esser le più eque e le
-meno imperfette di tutte le leggi barbariche»; e a pag. 337, «l'Editto
-di Rotari è una compilazione disordinata di cadarfrede o consuetudini
-antiche».
-
-[120] Nel Libro VIII vedremo le consuetudini longobarde sopravivere
-e trasfondersi negli statuti dei Comuni. La costituzione di Federico
-II, lib. II. tit. 17, abolì la personalità delle leggi nella Sicilia,
-il che mostra vi sussistette sino al secolo XIII. Il Lupi, _Codex
-diplom. bergom._, 231, adduce uno statuto bergamasco del 1451, ove si
-nomina un _liber juris Longobardorum_, e si ordina che _ipsum jus vacet
-in totum, et servetur jus commune_: il che vuol dire che fin allora
-durava qualche diritto alla longobarda. Nel regno di Napoli, a detta
-del Giannone, lib. XXVIII. cap. 5, le leggi longobarde cessarono al
-tempo di Ferdinando I, uscente il XV secolo, ma ne sopravvissero alcune
-consuetudini, e fin ai suoi tempi nell'Abruzzo i feudi regolavansi
-secondo quelle; v'erano ancora beni gentilizj: negli istromenti ove
-intervenissero donne, si faceva assistere il mundualdo; metteasi la
-clausula _jure romano_, per indicare che i contraenti non viveano
-secondo la longobarda; duravano le voci di _mefio, catamefio, vergini
-in capillo_, e altre assai. Prospero Rendella nel 1609 stampò a Napoli
-_In reliquias juris longobardi_.
-
-[121] Sebbene s'ignori donde il bolognese Giulio Cesare della Croce
-tolse quella leggenda, tutto ne palesa l'origine tedesca, la corte
-d'Alboino, sebbene tramutata in Italia, i nomi stessi di Berthold,
-Marculf, ecc. La _Contradictio Salomonis_, uno de' primissimi romanzi,
-presenta una disputa di Guglielmo Conquistatore col villano Marculfo,
-e forse deriva dalla sorgente stessa da cui le avventure del Bertoldo,
-che trovansi in ogni lingua, e che i Tedeschi dicono derivate
-dall'Asia, come la più parte delle nostre fiabe e nonnaje.
-
-[122] PAOLO DIAC., lib. VI. c. 7. 8.
-
-[123] Pare indicarlo il suo epitafio ap. MABILLON, app. al vol. II.
-_Ann. Ord. s. Bened._, nº 35:
-
- _Divino instinctu, regalis protinus aula_
- _Ob decus et lumen patriæ te sumsit alendum._
- _Omnia Sophiæ cepisti culmina sacræ,_
- _Rege movente pio Ratchis, penetrare decenter._
-
-[124] PAOLO DIACONO, lib. VI. c. 35; VASARI, _Proemio alle vite dei
-pittori_. I Romani di quel tempo radevano od almeno accorciavano la
-barba, e tondevansi altrimenti che i Longobardi; poichè è scritto
-che, regnante Desiderio, i Longobardi di Rieti e Spoleto vennero ad
-arrendersi a papa Adriano I, il quale ricevendone il giuramento, fe
-loro tagliar le barbe e i capelli alla romana. L'aver capelli pare
-fosse distintivo de' Longobardi, giacchè la loro legge per certe colpe
-condanna a perderli. È vulgata l'etimologia di _tosa_ che i Lombardi
-dicono per zitella, da _intonsa_, tratto dal costume di non accorciare
-i capelli alle fanciulle. Convien però avvertire che tal voce si trova
-anche nei paesi non dominati da' Longobardi; giacchè il provenzale Pier
-da Villare cantava:
-
- _Per Melchior e per Gaspar_
- _Fo adoratz l'altissim Tos._
-
-[125] ROT., 179.
-
-[126] Neppure agli antichi Romani era insolito l'occupare un terzo o
-due delle terre dei vinti. _Cum Hernicis fœdus ictum, agri partes duæ
-ademptæ_: TITO LIVIO, XI. _Truinates tertia parte agri damnati_. Ivi,
-X. Questo terzo sembra lo togliessero i Germani da ciascun possidente:
-i Romani par più probabile s'impadronissero d'un terzo del territorio
-vinto.
-
-[127] PAOLO DIAC., lib. II. c. 4. Procopio, negli _Aneddoti_, dice
-che in Africa perirono tre milioni e a proporzione nell'Italia, tre
-volte tanto estesa: ma esagera al solito, per mostrare infelicissimo il
-regno di Giustiniano. La peste infierì nel 566, massime nella Liguria
-e a Roma, talchè non si trovava chi mietesse nè vendemmiasse. Nel 571
-perì infinito bestiame; e molte persone di vajuolo e dissenteria.
-Paolo Diacono ricorda quasi ad ogni anno morbi, cavallette, nembi,
-siccità, ecc. Sotto re Autari un diluvio afflisse l'Italia; il Tevere,
-venuto a sterminata altezza, recò indicibili guasti; desolate rimasero
-la Venezia e la Liguria; e Gregorio Magno riferisce che le acque
-dell'Adige a Verona giungevano alle finestre superiori della basilica
-di San Zenone, _senza entrar per le porte_. Esso Gregorio in una grave
-peste ordinò sette processioni di cherici, cittadini, monaci, monache,
-maritati, vedove, ragazzi: e per via in un'ora ne caddero morti
-ottanta.
-
-[128] Lib. I. c. 16.
-
-[129] _Iis qui vi oppressos imperio coercent, est sane adhibenda
-sævitia, ut heris in famulos_. De officiis, lib. II. c. 7.
-
-[130] _Populi aggravati per longobardos hospites partiuntur_; lib. II.
-c. 32. Il codice della biblioteca Ambrosiana legge _pro Longobardis
-hospicia partiuntur_. E nell'un caso e nell'altro v'è ambiguità di
-senso; e forse la vera lezione è _multa patiuntur._ Sopra un testo sì
-incerto, quanti libri e libercoli si sono fatti in questi anni!
-
-[131] Paolo stesso, lib. IV. c. 6, dice che _pæne omnes ecclesiarum
-substantias Longobardi, dum adhuc gentilitatis errore tenerentur,
-invaserunt._
-
-[132] Varie sue lettere sono dirette al _populus et ordo_ di città
-longobarde. Costanzio vescovo di Milano parla d'un tal Fortunato,
-di cui aveva udito _per annos plurimos inter nobiles consedisse et
-conscripsisse_. Epist. IV. 29.
-
-[133] Tant'è ciò vero, che essa l'adopera anche coi Turingi, i quali
-mai non avevano avuto municipio.
-
-[134] Sarebbero i _fundora exfundata_, di cui parla il patto d'Arigiso
-duca di Benevento.
-
-[135] Lo accenno dietro alle induzioni di Enrico Leo; ma non mi pajono
-abbastanza appoggiate.
-
-[136] Qualche vestigio può vedersene ancora dove sussiste il fôro
-ecclesiastico; sicchè a fianco della legge locale ne dura una
-personale. Anche gli Ebrei sin a' giorni nostri furono trattati con
-leggi personali, conservando il levirato e il divorzio anche dove
-è abolito, essendo esclusi da certe professioni, sottoposti a certe
-tutele particolarizzate. Nella repubblica di Genova fino agli ultimi
-tempi i cherici vivevano secondo il diritto comune, ma non potevano
-profittare degli statuti, non entravano ad impiego pubblico, non
-tutori, nè esecutori testamentarj, nè testimonj ai testamenti. Le
-donne restavano in tutela perpetua; nè potevano contrattare o star in
-giudizio senza il consenso di due parenti, oltre il marito se maritate;
-non erano di diritto tutrici de' figli; escluse dalla successione
-intestata in concorso con maschi. Si notino queste vestigia di diritto
-barbarico.
-
-[137] _Noluerunt Longobardorum imperiis subjacere; neque eis a
-Longobardis permissum est in proprio jure subsistere; ideoque
-æstimantur ad suam patriam repedasse_. PAOLO DIAC., lib. III. c. 6.
-
-[138] Ciò renderebbe ragione della legge di Desiderio e Adelchi, che
-risulta da una carta del monastero di santa Giulia a Brescia, ove si
-provvede al caso che un servo del palazzo sposi un'_ingenua_ romana, la
-quale cade pur essa in ischiavitù.
-
-[139] _Qui professus sum natione mea vivere lege salica o longobarda._
-La prima professione di vivere a legge romana trovasi in un atto di
-Lucca dell'807 ap. BARSOCCHINI, II. 206: la seconda in uno di Bergamo
-del 900, ap. LUPO, _Cod. Bergom._, I. 1083. Così scarsi erano gli
-avanzi romani!
-
-[140] Giuseppe Rovelli, in cui il buon senso ripara la mancante
-erudizione, avverte cosa sfuggita a contemporanei suoi, forse di
-maggior levatura. «La congiunzione del civile col militare comando
-in tutte le prefetture maggiori e minori, partorì questa perniciosa
-conseguenza per gli Italiani sudditi del regno longobardico, che gli
-allontanò da tutte le cariche e da tutti gli onori, e conseguentemente
-tolse loro i mezzi di conservar l'antica o di sollevarsi a nuova
-dignità o ricchezza». _Dissert. prelim, alla storia di Como_, vol. I.
-pag. 143. Queste _prefetture maggiori e minori_ è un errore ch'egli
-bevve dal Muratori. Anche a lui _par verosimile_ che «i Longobardi a
-preferenza delle altre occupassero le terre rimaste incolte o deserte».
-Strana verosimiglianza!
-
-[141] Così opina anche il Lupo, che pure fu il primo a discorrere
-assennatamente intorno alle _professiones_. — LIUTPR., VI. 37. de
-Scribis: _Perspeximus, ut qui chartam scripserint sive ad legem
-Longobardorum, sive ad legem Romanorum, non aliter faciant, nisi
-quomodo in illis legibus continetur... Et si unusquisque de lege sua
-descendere voluerit, et pactiones atque conventiones inter se fecerint,
-et ambæ partes consenserint, istud non reputatur contra legem, quod
-ambæ partes voluntarie faciunt. Et illi qui tales chartas scripserint,
-culpabiles non inveniuntur esse._
-
-[142] EGINARDO, _De gestis Ludov. Pii ad_ 824. ap. BOUQUET, tom. VI. p.
-184. Sopra quella costituzione si appoggia a Savigny, c. III. § 45; ma
-in contraddizione vedasi Troya, _Della condizione dei Romani vinti da'
-Longobardi_.
-
-È difficile accumulare cotante inesattezze quante nel seguente
-periodo: «Bel privilegio avevano le nazioni settentrionali conservato
-ai cittadini, la libera scelta di sottomettersi alle leggi dei loro
-maggiori, oppure a quelle che trovassero più conformi alle proprie
-nozioni di giustizia e di libertà. Presso i Longobardi trovavansi
-in vigore sei corpi di leggi, romana, longobarda, salica, ripuaria,
-alemanna, e bavara; e le parti, al cominciar del processo, dichiaravano
-ai giudici che viveano e volevano esser giudicati secondo la tale e tal
-altra legge». SISMONDI, _Rep. ital._, c. II.
-
-[143] Leone IV pregava l'imperatore Lotario I a non alterare la legge
-romana: _Vestram flagitamus clementiam, ut, sicut hactenus romana
-lex viguit absque universis procellis, et pro nullius persona hominis
-reminiscitur esse corrupta, ita nunc suum robur propriumque vigorem
-obtineat._ Nel _Decr._ GRATIANI, dist. X. c. 13.
-
-[144] Rotari pone per pena denari venti a chi fornicasse con un'ancella
-_gentile_, e dodici con una romana: ma può intendersi delle molte
-ch'erano state condotte schiave dopo la conquista di Genova e d'altre
-terre romane.
-
-[145] _Lege romana, qua Ecclesia vivit_; Leg. rip., t. LVIII, 1. —
-_Ut omnis ordo ecclesiarum lege romana vivat_; Leg. long, di Ludovico
-il Pio, art. 55. — Eccard, commentando quell'articolo della Legge
-ripuaria, adduce una carta, ove due preti, di nazione longobardi,
-vivono secondo la legge romana _per decoro sacerdotale_: _Qui
-professi sumus ex natione nostra vivere legem Longobardorum, sed
-mine, pro honore sacerdotii nostri, videmur vivere legem Romanorum._
-Ma talvolta gli ecclesiastici viveano in Italia con legge longobarda.
-In FUMAGALLI, _Codice diplomatico Sant'Ambrosiano_, nº 124, p. 502,
-Teutperto arciprete di San Giuliano, nell'885, professa la legge
-longobarda. LUPO, _Cod. Bergom._, p. 225, dice che nel X e XI secolo
-tal consuetudine era quasi generale nel Bergamasco. Il monastero
-di Farfa non uniformavasi a legge romana; MABILLON, _Ann. Ord. s.
-Bened._, tom. IV, p. 129. 705. E forse meglio cercando si troverà che,
-sotto i Longobardi, neppur a' cherici era dato deviare dalla legge
-de' vincitori; privilegio che ottennero soltanto dopo la conquista
-dei Franchi. In ciò regna grande oscurità, anche dopo le eruditissime
-discussioni, e a noi accadrà d'addurne altri esempj.
-
-[146] _Edict. Theodor._, 27.
-
-[147] CASSIODORO, _Epist._ 14. lib. IX.
-
-[148] Nuova notizia, che esce dal LXI dei _Papiri_ del MARINI, e si
-riferisce all'anno 629.
-
-[149] _Ut nullus homo debeat negotium peragendum ambulare, aut pro
-quadecumque causa, sine epistola regis aut sine voluntate judicis sui._
-ASTOL., V.
-
-[150] ROT., 144. 145. Vedi TROYA, _Della condizione dei Romani_, § 167.
-
-[151] Vedi la III e IV delle nuove leggi trovate dal Troya.
-
-[152] _Clerus et plebs mediolanensis Deusdedit diaconum eligentes, ab
-Agilulfo rege terrentur quatenus ilium eligerent, quem Longobardorum
-barbaries voluisset._ GIO. DIACONO, Vita s. Gregorii Magni.
-
-[153] Di Costanzio di Milano scrive Gregorio Magno: _Quam fuerit
-vigilans in tuitione civitatis vestræ, non habemm incognitum._
-
-[154] _Epist._ I. 17.
-
-[155] _Epist._ III. 26. 29. 30; IV. 1. Il Muratori, narrando che
-gli arcivescovi di Milano sedettero in Genova da Alboino fin a
-Rotari, conchiude: «Dal che si può argomentare la moderazione dei
-re longobardi, che padroni della nobilissima città di Milano, si
-contentavano che quegli arcivescovi avessero la loro permanenza in
-Genova, città nemica, perchè ubbidiente all'imperatore». _Annali_, an.
-641. Tanto varrebbe l'argomentare la moderazione del granturco o del
-sofì di Persia, dal trovarsi fra noi i vescovi di Corinto e d'Edessa.
-
-In tal modo egli ragiona troppo spesso intorno ai Longobardi, dei quali
-parla con frasi ammirative, per es queste al 674: «Nulla ci somministra
-di nuovo in questi tempi la storia d'Italia; ma il suo stesso silenzio
-ci fa intendere la mirabile quiete e felicità che godevano allora sotto
-il pacifico governo del buon re Pertarito i popoli italiani». Quando
-però sostiene che i Longobardi non governavano peggio dei Greci, non ha
-affatto torto. Mache dire di certi, massimamente tedeschi, encomiatori
-enfatici de' Longobardi; e per es. del Leo, che li chiama angeli
-liberatori (_befreyende Engel_)?
-
-Pochi momenti storici furono descritti per luoghi comuni tanto
-quanto l'età longobarda. «Erano stati i Longobardi dugento ventidue
-anni in Italia, e di già non ritenevano di forestieri altro che il
-nome» MACHIAVELLI, _Ist. fior._, lib. I. — «Assuefatta l'Italia alla
-dominazione dei suoi re, non più come stranieri li riconobbe, ma come
-principi suoi naturali, perchè essi non aveano altri regni o Stati
-collocati altrove, ma loro proprio paese era fatta l'Italia, la quale
-perciò non poteva dirsi serva e dominata da straniere genti». GIANNONE,
-_St. civ._, lib. V. § 4. — «Tolta la diversità di trattamento, e
-divenuti Romani e Longobardi un popolo solo, la stessa misura di
-tributi fu imposta ad ognuno». MURATORI, _Ant. ital._, XXI. — «Felice
-esser dovea anzi che no la condizione de' cittadini sì longobardi
-che italiani, i quali con loro formavano uno stesso corpo civile ed
-una stessa repubblica». _Antichità longobardiche milanesi_, I. — E
-un moderno: «Il dire che i Longobardi alla fine del secolo VIII non
-fossero italiani ma stranieri, è cosa tanto scempia che quasi, anzi
-certamente, non merita risposta». _Storia d'Italia dal V al IX secolo_,
-p. 341. Certo quel generoso applaudì quando i Greci insorsero contro
-i Turchi, stranieri che da tre secoli e mezzo accampavano in mezzo a
-loro.
-
-[156] _Si romanus homo mulierem longobardam tulerit, et mundium ex ea
-fecerit... romana effecta est; filii qui de eo matrimonio nascuntur,
-secundum legem patris, romani sint._ LIUTPR., 74.
-
-[157] _Longobardi, ut bellatorum possint ampliare numerum, plures a
-servili jugo ereptos ad libertatis statum perducunt; utque rata eorum
-possit haberi libertas, sanciunt more solito per sagittam, immutantes
-nihilominus, ob rei firmitatem, quædam patria verba._ PAOLO DIAC., lib.
-I. c. 13.
-
-[158] _Omnes liberi, qui a dominis suis longobardis libertatem
-meruerunt, legibus dominorum suorum et benefactorum vivere debeant,
-secundum quaslibet a suis dominis propriis concessum fuerit._ ROT.,
-239. Qui _lex_ è chiaro che significa «le condizioni imposte dai
-padroni a ciascun emancipato».
-
-Sulle leggi longobarde sono a vedere:
-
-ALEX. FLEGER, _Das Königreich der Longob. in Italien_. Lipsia, 1851.
-
-G. MERKEL, _Die Gesch. des Langobarden Rechts_. Berlino 1850.
-
-AXSCHUETZ, _Lombarda commentare_. Heidelberg 1855.
-
-WILIN, _Das Strafgerecht der Germanen_. Alla 1842.
-
-ZOEPFL, _Deutsche Rechtsgeschichte_. Stuttegard 1858.
-
-OTTO STOBBE, _Gesch. der deutschen Rechtsquellen_, 1860.
-
-SCHUPFER da Chioggia, _Delle istituzioni politiche longobarde_. Firenze
-1863.
-
-EDWARD OSENBRUGGEN, _Das langob. Strafgericht_. Sciaffusa 1863.
-
-[159] BOLLANDISTI, _ad_ 11 _aprilis_.
-
-[160] Come s'intendessero divisi i beni ecclesiastici è detto nella
-vita di s. Barbato vescovo di Benevento, il quale chiese molte rendite
-dal duca Romualdo alla sua chiesa: _Impetratis omnibus ut poposcerat,
-vir sanctus non est oblitus mandatorum Dei: in quatuor partes cunctum
-Ecclesiæ redditum omni tempore sanxit fideliter dispartiri; unam
-egentibus; secundam his qui Domino sedulas in ecclesiis exhibent
-laudes; tertiam pro ecclesiarum restauratione distribui; juxta quartam
-suis peragendis utilitatibus episcopus habeat; et hactenus sicut ab
-eo disposita sunt, in præsenti cuncta videntur_. Ap. UGHELLI, De ep.
-Benev.
-
-[161] _In obitu Satyri oratio_, num. 38. Celestino papa, _epist._ 2,
-attesta che neppur i vescovi aveano abito particolare. _Religio divina
-alterum habitum habet in ministerio, alterum in usu vitaque communi_.
-S. GIROL., in _Ezech._, c. 44. Landolfo Seniore (_Hist. mediol._, lib.
-II. 35), parlando dell'arcivescovo Eriberto, dice che sotto lui nessuno
-osava entrare in coro senza la toga bianca (il camice?), nè senza
-aver coperto la testa col cappuccio del birro, cioè della sopravveste
-che allora gli ecclesiastici usavano di color rosso; e nessun cherico
-osava assumere le foggie laicali o nel birro o nelle vesti o nella
-calzatura. Il Giulini all'anno 1203 reca il testamento d'un prete,
-che lega a diversi i suoi abiti, fra i quali nessuno è nero, eccetto
-il cappello. Nel 1211 fu da un sinodo milanese vietato ai cherici
-il mostrarsi in pubblico senza la cappa o il camice, od altra veste
-rotonda e chiusa; vietate le scarpe allacciate, le maniche, le mosche
-(ornamenti cascanti dal collo sul petto), le guarnizioni sulle vesti,
-e le cappe colle maniche; chi era insignito degli ordini portasse vesti
-rotonde non sparate, non gialle o verdi (e quelle d'altro colore?), nè
-pelli di vajo. Dallo stesso passo ricaviamo come i cherici ricevessero
-la tonsura a quella chiesa od altare di cui avevano il titolo. Ivi
-pure son proibite ai frati le tavole, i dadi, le zare, le caccie,
-i cani, i traffici, l'usura, l'aver compari e comari, l'andare ai
-bagni, il portar berretti od altro in capo, fuorchè le cocolle. Un
-concilio provinciale del secolo seguente interdice gli abiti vergati
-o listati, con nastri e bottoni d'argento o metallo, nè cappucci da
-laici. Il sinodo diocesano milanese del 1250 vuole che i prelati tutti
-sopra la guarnaccia portino un vestimento chiuso, e non cappe con
-maniche quando sieno fuori della scuola, non freni o selle o sproni od
-altra cosa dorata, argentata, azzurrata, nè clamidi secolaresche con
-pellicce, nè tabarri, sieno sparati o chiusi, fuorchè nel caso di dover
-cavalcare; del resto, non abbiano panni verdi, nè maniche rosse, non
-scarpe cucite, nè collari abbottonati, sibbene cappe nere od altrimenti
-decenti. GIULINI, _ad annum_.
-
-[162] Milano, Verona, Aquileja pretendono aver posseduto monasteri,
-prima che s. Atanasio gl'introducesse a Roma nel 390. In Milano li
-trovava s. Agostino (_Confess._, IV. 6); e Martino di Tours era abitato
-alcun tempo in uno di questi. Sulpizio Severo (_Vita s. Martini_, IV)
-scrive che esso _Mediolani sibi monasterium statuit_. E Paolino da
-Périgord nella Vita dello stesso:
-
- ... _Constructa statuit requiescere cella_
- _Heic ubi gaudentem nemoris vel palmitis umbris_
- _Italiam pingit pulcherrima Mediolanus._
-
-[163] La regola di s. Benedetto è in settantatre capitoli, di cui nove
-sui doveri morali e generali, tredici sui doveri religiosi, ventinove
-sulla disciplina, i falli, le pene, ecc., dieci sull'amministrazione
-interna, dodici su varj soggetti, come i viaggi, l'ospitalità, ecc.;
-cioè nove capitoli di codice morale, tredici di codice religioso,
-ventinove di penale, dieci di politico.
-
-Carlo Magno, scrivendo a Paolo Diacono ricoverato a Montecassino, non
-rifina di lodarne l'ospitalità e le virtù:
-
- _Hic olus hospitibus, piscis hic, panis abundans..._
- _Pax pia, mens humilis, pulchra et concordia fratrum._
-
-[164] Lib. XXVII, cap. 3.
-
-[165] Il primo papa, s. Pietro, fu eletto da Cristo. Dal secondo, s.
-Lino, fino a s. Semplicio nel 467, dal clero e popolo. Da s. Felice III
-nel 483, fino a s. Nicola I nel 858, dai re conquistatori. Da Adriano
-II nell'867, fino ad Agapito II nel 946, dal clero e dal popolo. Da
-Giovanni XII nel 956, fino a Silvestro antipapa nel 1102, dai tiranni
-d'Italia e dagli imperatori. Poi ancora dal popolo e clero, da Gelasio
-II nel 1118, fino a Vittore antipapa nel 1138. Indi dai cardinali, da
-Celestino II nel 1143, fino a Gregorio X nel 1271. Poi dal conclave, da
-Innocenzo V nel 1276, fin qui. Il Platina racconta che Sergio II fu il
-primo a cangiar nome, deponendo l'indecoroso di Osporci: ma Anastasio
-Bibliotecario dice che esso papa chiamavasi Sergio anche prima di
-salire alla cattedra di Pietro. V'ha chi attribuisce quest'introduzione
-ad Adriano III, che prima nomavasi Agapeto; o a Giovanni XII, che prima
-era chiamato Ottaviano, e che con ciò volle onorare lo zio Giovanni XI:
-o a Sergio IV, che per rispetto depose il primitivo nome di Pietro.
-Tale cambiamento non è d'obbligo, e anche nel secolo xvi Adriano VI
-e Marcello II ritennero il nome di battesimo. Damaso fu il primo a
-darsi il titolo di _servo dei servi di Dio_, adottato poi da Gregorio
-Magno e dai successori. Benedetto III prese il titolo di _vicario di
-s. Pietro_; cui dopo il secolo XIII fu sostituito quello di _vicario di
-Gesù Cristo_.
-
-[166] La diocesi di Como aderì lungamente allo scisma d'Aquileja, e
-preziosa è in tal fatto la iscrizione funeraria del vescovo Agrippino,
-morto verso il 600, e che ora conservasi nella plebana di Isola sul
-lago di Como.
-
-[167] LABBE, _Concil._, tom. V. p. 959; ed _Epist._ del 4 ottobre 584,
-ap. GIO. DIACONO, I. 31.
-
-[168] Un canone del II concilio di Vaison, dell'anno 529, riferito dal
-padre Thomasin (_Disciplina de beneficiis_, par. II, c. 88. n. 10),
-rende all'Italia quest'autorevole testimonianza: _Omnes presbyteri qui
-sunt in parochiis constituti, secundum consuetudinem, quam per totam
-Italiam satis salubriter teneri cognovimus, juniores lectores secum in
-domo retineant, et eos quomodo boni patres spiritualiter nutrientes,
-psalmos parare, divinis lectionibus insistere, et in lege Domini
-erudire contendant, ut sibi dignos successores provideant_.
-
-[169] _Epist._ II. 35.
-
-[170] _Hoc in loco, quisquis pastor dicitur, curis exterioribus
-graviter occupatur, ita ut sæpe incertum sit utrum pastoris officium,
-an terreni proceris agat. Epist._ I. 25.
-
-[171] Lib. II. epist. 11 e 31: — _Quia comperimus multos se murorum
-vigiliis excusare, sit fraternitas vestra sollicita ut nullum usque,
-per nostrum vel Ecclesiæ nomem, aut quolibet alio modo, defendi
-vigiliis patiatur, sed omnes generaliter compellantur_. Epist. I. 42.
-
-[172] _Epist._ X. 51; xi. 51.
-
-[173] «Conoscendo io quanto la serenissima nostra Signora prenda
-pensiero della patria celeste e della vita dell'anima sua, mi terrei
-gravemente colpevole se tacessi quanto convien suggerire per timore
-dell'onnipotente Iddio. Avendo io saputo essere nell'isola di Sardegna
-molti Gentili, che tuttavia, secondo loro mala usanza, sagrificano
-agli idoli, e i sacerdoti di quell'isola andar lenti nel predicare il
-Redentore, vi mandai un vescovo italiano, che, ajutante Iddio, trasse
-alla fede molti Gentili. Ma egli mi ha annunziata cosa sacrilega;
-che costoro i quali sagrificano agli idoli, ne pagano al giudice la
-licenza; ed essendo alcuni stati battezzati e avendo lasciato quei
-sacrifizj, tuttavia il giudice dell'isola anche dopo il battesimo
-esige quella paga. Avendolo il vescovo ripreso di ciò, rispose egli di
-aver promesso tanto nel comprar l'impiego, che non potrebbe rifarsi
-se non a quel modo. La Corsica poi è oppressa di tanta soperchieria
-d'esattori e tanta gravezza d'esazioni, che gli abitanti vi possono
-a mala pena supplire vendendo i proprj figliuoli; onde, lasciando la
-pia repubblica, sono forzati rifuggire alla nefandissima gente dei
-Longobardi. E qual cosa più grave e più crudele potrebbero patire dai
-Barbari, che l'esser ridotti a vendere i proprj figli? In Sicilia
-narrasi di un tal Stefano, cartulario delle parti marittime, che
-coll'invadere ogni luogo, e con porre, senza pronunziar giudizio, i
-cartelli a' poderi e alle case, arreca tanti danni ed oppressioni, che
-a dirle tutte non basterebbe un gran volume. Veda la serenissima nostra
-Donna queste cose, e sollevi i gemiti degli oppressi. Suggeritele a suo
-tempo al piissimo Signore, affinchè dall'anima sua, dall'imperio e da'
-suoi figliuoli rimova tanto gravame di peccato. Ben so ch'ei dirà forse
-mandarsi a noi per le spese d'Italia quanto si raccoglie dalle suddette
-isole: ma dico io, conceda meno per le spese d'Italia, e tolga dal suo
-imperio le lacrime degli oppressi. E forse di tante spese fatte per
-questa terra vien minore il profitto perchè con mescolanza di peccato.
-Meglio non provvedere alla vita nostra temporale, che procacciare
-impedimento alla nostra eterna. A me basti l'aver questo brevemente
-suggerito; affinchè, se rimanesse la vostra pietà ignorante di quanto
-succede in questi paesi, non fossi io poi del mio silenzio dinanzi al
-severo giudice incolpato e punito».
-
-[174] Dal poco che sappiamo, sembra in antico vi fosse grande
-mescolanza ed arbitrio nel canto ecclesiastico. La semplicità
-nascea necessariamente dalla scarsezza di mezzi; ma alcuni teneano
-all'ebraico, altri all'jonico, altri a un misto. Sant'Ambrogio volle
-riformarlo, partendo dalla melopea greca. Il sistema musicale dei
-Greci era diviso in tetracordi, e nei modi che ne derivano. Ambrogio,
-visto che molte melodie sacre erano, se non melodie greche trasportate,
-almeno motivi composti sopra i modi musicali di quel popolo, e che non
-passavano i limiti di un'ottava, pensò al sistema tetracordo dei Greci
-sostituire il più semplice e facile dell'ottava, derivando dai Greci
-i quattro modi primordiali che divennero base del canto ecclesiastico.
-Stabilì dunque questi modi:
-
- dorico _re, mi, fa, sol, la, si, do, re_
-
- frigio _mi, fa, sol, la, si, do, re, mi_
-
- lidio _fa, sol, la, si, do, re, mi, fa_
-
- misolidio _sol, la, si, do, re, mi, fa, sol._
-
-Così ne venne un canto ritmico scanduto, più consono colla musica greca
-che non il canto gregoriano, il quale procede generalmente per note di
-valore eguale, riuscendo più monotono e senza cadenze.
-
-Ma quali note servissero al canto gregoriano non consta, se non che
-menzionano lettere dell'alfabeto, chiavi, linee in su e in giù.
-
-[175] Gl'inni di s. Gregorio sono: _Primo dierum omnium; Nocte
-surgentes vigilemus omnes; Ecce jam noctis tenuantur umbræ; Clarum
-decus jejunii: Audi, benigne Conditor; Magno salutis gaudio; Rex
-Christe factor omnium; Jam Christus astra ascenderat_.
-
-[176] _Ad Leandrum, in comm. libri Job._
-
-* Ma nella epistola sinodica raccomanda ai preti d'erudirsi, di
-avvezzarsi alla urbanità col frequentare i secolari. _Ducitur sacerdos
-ad vetustatem vitæ per societatem secuìarium: cumque indubitanter
-constet quod externis occupationum tumultibus impulsus, a semetipso
-corruat, studere incessabiliter debet ut, per eruditionis studium,
-resurgat. Hinc est quod prælatum gregi discipulum Paulus admonet
-dicens_: Dum venio attende lectioni. Part. 11 e 13.
-
-[177] Il nome di _Esarcato_ ha doppio senso: nel più esteso, abbraccia
-tutte le provincie d'Italia sottomesse all'Impero, e nominatamente la
-Venezia, parte della costa Ligure, l'Emilia, la Flaminia, il Piceno
-e il ducato di Roma: in senso stretto, indica la parte orientale
-dell'Emilia e la Flaminia, cioè la Romagna d'oggi; e si distingue dalla
-Pentapoli, e dal ducato di Roma, che chiudea parte dell'Etruria, colla
-Sabina, la Campania e parte dell'Umbria.
-
-[178] AGNELLI, _Vitæ episc. Ravenn._, rer. ital. Script., II. Fin ai
-dì nostri la battaglia delle sassate si continuò a Roma fra Montesi e
-Transteverini, con morti e ferite; e Pio VI fece indarno ogn'opera per
-disradicarla.
-
-[179] AGNELLI, _Vita Felicis_, l. cit.
-
-[180] Così Paolo Diacono, e molti dietro lui: ma l'Oldoino, nelle note
-al Ciacconio, tom. I, p. 422 dell'edizione del 1677, reca un passo ben
-diverso del canonico romano nella descrizione della Basilica vaticana:
-_Sabinianus papa, sub cujus tempore fuit famis gravis, perfecta pace
-cum gente Langobardorum, jussit aperiri horrea ecclesiæ, et venundari
-frumentum populo per unum solidum triginta modios tritici; misericordiæ
-enim visceribus, ultra quam dici possit affluebat, et quantum in se
-nullum a beneficio misericordiæ excludebat_.
-
-Anche l'incolpazione d'aver voluto distruggere i libri del
-predecessore, attribuita dagli antichi a _invidiosi_, e dal Mabillon a
-Sabiniano, non è ben provata.
-
-[181] ANASTASIO BIBL., in _Vita Severini_.
-
-[182] Negli atti del VI concilio ecumenico (ap. LABBE, _Concil._,
-tomo VI) leggesi una lettera dell'arcivescovo Mansueto di Milano
-all'imperatore Costantino II, a nome del sinodo provinciale: _Quæ in
-hac magna regia urbe convenit, sub felicissimis et christianissimis et
-a Deo custodiendis principibus nostris dominis Pertharit et Cunibert,
-præcellentissimis regibus, christianæ religionis amatoribus_. 679.
-
-[183] Tutto ciò da Paolo Diacono, il quale soggiunge che, tra i rapiti,
-furono pure i cinque figli di Leofi, venuto coi primi Longobardi
-in Italia. Un d'essi riuscì, dopo molti anni di servitù, a fuggire
-in Italia; e sebbene nulla recuperasse de' beni paterni, ajutato da
-parenti e amici pose casa, e generò un Arigiso, e questi Warnefrido, da
-cui nacque esso Paolo storico.
-
-[184] _Gregorio II nel 726 scriveva: Mezentius ab episcopis Siciliæ
-certior factus hæreticum cum esse, ipsum...... trucidavit_. Ap. DE
-GIOVANNI, _Cod. Diplom. Sicil._, tom. I. n. 272.
-
-[185] Vuole Paolo Diacono che questo nome le venisse da un tal uso
-dei Longobardi, che qualvolta uno morisse in lontana contrada, i suoi
-rizzavano delle pertiche con una colomba in vetta, rivolta alla parte
-dove l'estinto avea chiuso i giorni.
-
-[186] Epitafio di Ansprando:
-
- _Ansprandus, honestus moribus, prudentia pollens,_
- _Sapiens, modestus, patiens, sermone facundus,_
- _Adstantes qui dulcia, flavi mellis ad instar,_
- _Singulis promebat de pectore verba._
- _Cujus ad æthereum spiritus dum pergeret axem,_
- _Post quinos undecies vitæ suæ circiter annos_
- _Apicem reliquit regni præstantissimo nato_
- _Lyuthprando inclyto et gubernacula gentes_
- _D. P. die iduum junii indictione X._
-
-[187] _Respiciens ergo pius vir_ (il papa) _profanam principis
-jussionem, jam contra imperatorem quasi contra hostem se armavit_,
-RENUENS HÆRESIAM EJUS, _scribens ubique_ SE CAVERE _Christianos eo
-quod orta fuisset impietas talis. Igitur permoti omnes Pentapolenses
-atque Venetiarum exercitus, contra imperatoris jussionem restiterunt,
-dicentes se nunquam in ejusdem pontificis condescendere necem, sed pro
-ejus magis defensione viriliter decertare_. Liber pontif.
-
-[188] _Cognita imperatoris nequitia, omnis Italia consilium iniit, ut
-sibi eligerent imperatorem et Constantinopolim ducerent; sed compescuit
-tale consilium pontifex, sperans conversionem principis_. ANASTASIO
-BIBL.,_ Vita Gregorii II_.
-
-[189] I Pavesi credono che allora Liutprando portasse da Ravenna
-alla loro città la statua di bronzo rappresentante Antonino Pio o
-Marc'Aurelio a cavallo, che chiamavano il Regisole. Nel 1527 assalendo
-i Francesi Pavia, primo a montar sul castello fu un Ravennate, il
-quale in compenso domandò si restituisse a Ravenna il Regisole: quando
-si volle darvi effetto, i Pavesi se ne desolarono più che al sacco
-della città, tanto che il generale Lautrec ottenne che il Ravennate
-desistesse dalla domanda, ricevendo invece tant'oro quanto bastasse per
-fare una corona. Fu fatto a pezzi dai Giacobini nel 1796.
-
-[190] _Deo teste, papa urbis Romæ in omni mundo caput ecclesiarum Dei
-et sacerdotum est_. Lib. v. c. 4.
-
-[191] In Bologna resta memoria d'un vaso di marmo, posto da Liutprando
-e Ildeprando nella chiesa di S. Stefano per esser empito il giovedì
-santo. L'iscrizione dice, secondo MALVASIA, _Marm. Fels._, sez. IV. c.
-10:
-
- † VMILIBVS VOTA SVSCIPE DOMINE
- DOMINORVM NOSTRORVM LIVTPRANTE
- ILPRANTE REGIBVS ET DOMNI
- BARBATII EPISC. SANCTE ECCLESIE
- BONONIENSIS HIC IN ONOREM RELIGIOSI SVA
- PRECEPTA OBTVLERVNT VNDE HVNC VAS
- IMPLEATVR IN CENAM DOMINI SALVATORIS
- ET SI QVA MVNERA CVISQVAM MINVERIT
- DEVS REQVIRET †.
-
-[192] PAOLO DIAC., lib. VI. c. 53.
-
-[193] _Ad regnum_: potrebbe indicare per l'acquisto del regno celeste:
-altri leggono _ad rogum_, cioè in segno di supplica.
-
-[194] _Legge_ V.
-
-[195] Di quei giorni, anche Anselmo duca del Friuli e cognato di
-Rachi e d'Astolfo, si fece monaco, e fondò il monastero di Fanano nel
-Modenese, poi l'insigne di Nonantola con ospizio pei pellegrini. Altri
-molti ne troviamo fondati in quegli anni: e limitandoci alla Toscana,
-la badia di Montamiata fu posta nel 745 da Erone; nel 744 quella di
-Monteverdi in val della Cornia in Maremma da s. Gualfredo longobardo
-di Pisa e da Gondualdo di Lucca cognato suo, che alle loro mogli con
-trenta donne eressero sulla Versilia presso Pietrasanta il monastero di
-san Salvatore. Le badie di S. Ponziano e San Frediano presso Lucca, di
-San Pietro a Camajore, di San Bartolomeo di Pistoja, di san Bartolomeo
-a Rigoli di Firenze, appartengono ai tempi longobardi; come i monasteri
-di Coronate, di Civate, di Santa Giulia a Brescia, di Teodote a
-Pavia...... nell'alta Italia. Il longobardo Warnifredo castellano regio
-di Siena nel 730 fonda e dota generosamente la badia di Sant'Eugenio in
-Pilosiano presso Siena.
-
-[196] _Fremens ut leo, pestiferas minas Romanis dirigere non desinebat,
-asserens omnes uno gladio jugulari, nisi suæ se se subderent ditioni_.
-ANASTASIO BIBL., _Vita Stephani II_.
-
-[197] _Deprecans imperialem clementiam, ut, juxta id quod ei sæpius
-scripserat, cum exercitu ad tuendas has Italiæ partes modis omnibus
-adveniret_. ANASTASIO BIBL., ivi; BARONIO, _ad ann._ 754. XXIII, XXV.
-Tanto era lontano dalle idee di rivolta e di sovranità.
-
-[198] È bizzarro che già i contemporanei fanno valere in ciò quel
-voto universale, a cui oggi si attribuisce tanto peso. Paolo Diacono
-diceva che _omnis Ravennæ exercitus_ (già in altri testi vedemmo che
-esercito equivale a popolo) _vel Venetiarum talibus jussis unanimiter
-restiterunt_. Anastasio Bibliotecario, nel luogo che citammo alla nota
-2ª, parla della risoluzione di tutta Italia; e soggiunge che il papa,
-_gratias voluntati populi referens pro mentis proposito_, chetava
-gl'insorgenti. E Gregorio nell'epistola all'imperatore: _Plane parati
-sunt Occidentales ulcisci etiam Orientales.... Totus Occidens sancto
-principi apostolo um fidei fructus offert._
-
-[199] Dal processo del 715 fra Siena e Arezzo appare che i cherici del
-contado sanese, per farsi ordinare dal diocesano, bisognavano d'una
-licenza scritta del gastaldo longobardo.
-
-[200] _Chron. Moiss._ ap. BOUQUET, v. 67.
-
-[201] _Chron. Cassinens._, lib. I. cap. 8. Vedi pare ANASTASIO BIBL.,
-op. cit.; — CENNI, _Monumenta dominationis pontificiæ_. Roma 1761,
-2 vol.: sono lettere che i papi da Gregorio III fino ad Adriano
-diressero a Carlo Martello, Pepino, Carlomanno, Carlo Magno; — ORSI,
-_Dell'origine del dominio e della sovranità dei romani pontefici_. Roma
-1789; — e in senso contrario PFISTER, _Gesell. der Deutschen_; tom. I,
-p. 409; — SPITTLER, _Staatgeschichte_, tom. II, p. 86; — SISMONDI, _St.
-delle Rep. it._, tom. I; ecc., non dimenticando la recente opera di
-Theiner.
-
-[202] _Nam et judices ad faciendas justitias... in eadem Ravennatium
-urbe residentes, ab hac romana urbe dixerit, Philippum presbyterum,
-simulque et Eustachium quondam ducem._ Cod. Carol., nº 54; e così il
-nº 51, il 75 ecc. — Quando Carlo Magno, nel 784, volle trarre certe
-colonne antiche da Ravenna, n'ebbe concessione dal papa. Vedi in
-FANTUZZI, _Monum. ravennati_, i diplomi del tom. V, massime il 17 e
-18; inoltre SAVIGNY, _Storia del dir. romano_, cap. V, § 110; LEO,
-_Gesch. von Italien_, tom. I, p. 187-189; CENNI, op. cit., tom. I, p.
-63; ORSI, op. cit., c. VIII; PHILIPPS, _Deutsche Geschichte_, III. §
-47; GOSSELIN, _Pouvoir des Papes_, Parigi 1845, pag. 240 e seg. — Più
-tardi papa Adriano scriveva a Carlo Magno: — I duchi di Spoleto, di
-Benevento, del Friuli, di Clusio ordirono contro di noi il pericoloso
-disegno di unirsi coi Greci e con Adelchi figlio di Desiderio, onde
-combatterci per terra e per mare, desiderando invadere _questa nostra
-città di Roma_, e ripristinare il regno longobardo. Pertanto vi
-scongiuro di venire al più presto a nostro soccorso; giacchè a voi,
-dopo Dio, noi abbiamo rimessa la difesa della santa Chiesa, del _nostro
-popolo romano_ e della romana repubblica». _Cod. Carol._, _ep._ 57.
-
-[203] _Longobardorum rex... Zachariæ prædictas quatuor civitates
-redonavit... ipsi b. Pietro reconcessit._ E Stefano ad Astolfo _petivit
-ut dominicas quas abstulerat redderet oves, et propria propriis
-restitueret_. Pepino dirige messi ad Astolfo _sanctæ ecclesiæ ac
-reipublicæ restituenda jura... ut propria restitueret propriis_. Questi
-promette _illico redditurum civitatem Ravennatium cum aliis diversis
-civitatibus_. ANASTASIO BIBL., op. cit. Anche Eginardo negli Annali
-dice che Pepino obbligò Astolfo _ad reddendum ea quæ romanæ Ecclesiæ
-abstulerat_.
-
-[204] «Quel tiranno seguace di Satana, Astolfo divoratore del sangue
-dei Cristiani, struggitore delle chiese di Dio, percosso di colpo
-divino, sprofondò nella voragine dell'inferno.... Ora, per provvidenza
-di Dio e per mano del beato Pietro, pel tuo fortissimo braccio.... è
-stato ordinato re de' Longobardi Desiderio, uomo mitissimo». _Lettera a
-Pepino._
-
-L'anonimo Salernitano dice che Astolfo _fuit audax et ferox, et
-ablata multa sanctorum corpora ex romanis finibus in Papiam detulit.
-Construxit etiam oracula (oratorj) ibi et monasterium virginum, et suas
-filias dedicavit. Idemque etiam fecit monasterium in finibus Æmiliæ
-ubi dicitur Mutina... ad sacra monachorum cænobia ædificanda per certas
-provincias multa est dona largitus. Valde dilexit monacos, et in eorum
-est mortuus manibus._ Rer. it. Script., part. II, t. II.
-
-[205] Di Brescia lo vorrebbe il Malvezzi, _Chron. Brix._, Rer. it.
-Script., tom. XIV. Lo appoggerebbe l'aver egli fondato monasteri in
-Leno e quel di Santa Giulia in Brescia che ampiamente dotò, e dove
-poi fu badessa sua figlia Ansilberga, che parimente comprò beni nel
-Bresciano.
-
-[206] «Passano gli scrittori francesi con disinvoltura quest'azione
-di Carlo Magno, come se fosse cosa da nulla l'avere usurpato a' suoi
-nipoti un regno, che _per tutte le leggi divine ed umane_ era loro
-dovuto». MURATORI, _all'anno_ 771. Una legge _divina_ che obblighi
-a surrogar nel regno i figli ai padri, io non l'ho mai udita: se
-n'esisteva una _umana_, lo storico doveva addurla, ma nè noi nè altri
-la videro mai; bensì vediamo mantenuto sempre fra' Germani il diritto
-d'eleggersi il re. Eppure è vulgato l'introdurre qui i nomi affatto
-sconvenienti e le idee tutto moderne d'usurpazione e d'eredità.
-_Charles_, dice Sismondi, _avec autant d'avidité et d'injustice
-qu'aurait pu faire aucun de ses prédécesseurs, dépouilla sa femme et
-ses fils de leurs_ HÉRITAGES, _les força à s'enfuire en Italie, etc._
-
-[207] _Pro exigendis a rege Desiderio justitiis beati Petri_. ANASTASIO
-BIBL., _Vita Steph. III_, pag. 178; vale a dire le rendite dei beni
-ecclesiastici posti nel regno longobardo e delle città occupate da
-Desiderio, e sulle quali, secondo il diritto romano, il pontefice aveva
-anche giurisdizione (_justitiam_).
-
-[208] In tutt'altro modo è esposto il fatto in una lettera di Stefano
-III a Berta (CENNI, I. 267); cioè, che il nefandissimo Cristoforo e il
-più che malvagio suo figlio Sergio aveano fatto trama con Dodone, messo
-di Carlo Magno, per dar morte al pontefice; averlo Dio salvato mercè
-gli ajuti di Desiderio; chiamati in Vaticano, ricusarono, e armatisi,
-esclusero di Roma il pontefice; poi abbandonati, erano rifuggiti in
-San Pietro, ove il papa a stento gli aveva difesi dalla moltitudine che
-ne chiedeva il sangue; ma mentre voleva farli rendere in città perchè
-fossero salvi, furono presi ed accecati, senza nè consenso nè saputa
-sua. Il Muratori e la maggior parte preferiscono questa versione: ma
-esso Cenni e il Pagi e il Cointe supposero quella lettera estorta al
-papa da Desiderio, o forse falsificata nella sua cancelleria, giacchè
-un'altra (CENNI, I. 274) e i biografi di Stefano III e d'Adriano
-riferiscono il caso nel modo che noi adottammo come più simile al vero.
-
-[209] _Universum populum Tusciæ et Campaniæ et ducatus Perusini, et
-aliquantos de civitatibus Pentapoleos; omnesque parati erant, si ipse
-rex adveniret, fortiter... illi resistere_. ANASTASIO BIBL.
-
-[210] _De factis Caroli Magni_.
-
-[211] Anselmo abate di Nonantola, cognato di Rachi, fu da Desiderio
-tenuto esule sette anni, e probabilmente adoperò assai a favore di
-Carlo, giacchè questo fecegli immense donazioni. Muratori, all'anno
-774: — _Dum iniqua cupiditate Langobardi inter se consurgerent, quidam
-ex proceribus langobardis talem legationem mittunt Carolo Francorum
-regi, quatenus veniret cum valido exercitu, et regnum sub sua ditione
-obtineret, asserentes quia istum Desiderium tyrannum sub potestate
-ejus traderent vinctum, et opes multas, cum variis indumentis auro
-argentoque intextis, in suum committerent dominium_. Anonim. Salernit.,
-in Rer. it. Script. tom. II. p. i. _paralip._
-
-Vedasi L. C. BETMANN, _Paulus Diaconus und Geschichtschreibung der
-Longobarden_. Annover 1849.
-
-Martino da Cremona, figlio di Paolo _nobilissimo uomo_, e di Sabina
-_onoranda femmina_, fu diacono, e andò a mostrar ai Francesi il passo
-delle Alpi; infine divenne arcivescovo di Ravenna. Descrisse egli
-stesso il suo viaggio in una lettera che si pretende aver trovata il
-canonico Dragoni di Cremona, e che fu, senza troppo esame, pubblicata
-dal Troya nel suo _Codice diplomatico_.
-
-[212] Di lui dice la cronaca del monastero di Volturno: _Hic, licet
-bello fuerit austerus, tamen plurimis locis ecclesias construxit,
-ornavit atque ditavit rebus ac possessionibus multis. Ex jussione
-principis apostolorum, monasterium ædificavit in valle Tritana_. Rer.
-it. Script., tom. II. p. II. lib. 3. Senza appoggio di storia, la
-tradizione in Toscana fa merito a re Desiderio di molte fondazioni,
-come le mura di San Gemignano, la città di San Miniato, ove del resto
-fiorì lungamente la consorteria dei Lambardi.
-
-[213] Anastasio Bibl. nelle Vite di Leone III e IV ricorda il _vicus
-Saxonum, Sardorum, Frisonum, Corsarum, e le scholæ peregrinorum,
-Frisonum, Saxonum, Langobardorum_.
-
-[214] Alcuni soggiungono che si fe coronare dall'arcivescovo di Milano.
-Non appare che i re longobardi fossero inaugurati colla corona, bensì
-con un'asta: Paolo Diacono riferisce che un cucolo si posò su quella
-d'Ildeprando. Neppure de' Carlovingi è mai mentovata la coronazione; e
-la prima memoria certa di quest'atto è dell'888, quando Berengario fu
-coronato in Pavia.
-
-[215] Rodolfo Notajo ap. BIEMMI, _Storia di Brescia_.
-
-[216] Una contro gli Aquitani, diciotto contro i Sassoni, cinque contro
-i Longobardi, sette contro gli Arabi di Spagna, una contro i Turingi,
-quattro contro gli Avari, due contro i Bretoni, una contro i Bavari,
-quattro contro gli Slavi di là dall'Elba, cinque contro i Saracini, tre
-contro i Danesi, due contro i Greci.
-
-[217] MABILLON, _Ann. Ord. s. Bened._, XXIII. 3.
-
-[218]
-
- _Post patrem lacrymans Carolus hæc carmina scripsi:_
- _Tu mihi dulcis amor, te modo plango pater...._
- _Nomina jungo simul titulis clarissima nostra;_
- _Adrianus, Carolus, rex ego, tuque pater...._
- _Tum memor esto tui nati; pater optime, posco,_
- _Cum patre dic, natus pergat et ipse tuus._
-
-[219] _Ep. Caroli Magni_, X. pag. 616.
-
-[220] Un altro musaico rappresenta san Pietro che colla destra dà
-un mantello al papa inginocchiato, colla sinistra uno stendardo a un
-principe; e v'è scritto: _Beate Petre, dona vita Leoni pp., et bictoria
-Carolu dona_.
-
-[221] Zonara dice: Ελοβήσαντο δὲ τὰ ὄμματα, ἀλλ’οὐκ ἐξετύφλωσαν. XV.
-13. La leggenda, accettata pure dal _Martirologio romano_ sopra la
-fede di moltissimi testimonj, narra che gli furono cavati, ma che
-li ricuperò miracolosamente. Alcuino scrive a Carlo Magno che _Deus
-compescuit manus impias a pravo voluntatis effectu, volentes cæcatis
-mentibus lumen ejus extinguere_. Vedi i Bollandisti al 12 giugno.
-
-[222] L'anno cominciava a natale, epperò l'incoronazione dicesi
-avvenuta nell'800, ma secondo il computo moderno è del 799.
-
-[223] Vi volle una licenza di Leone III perchè il nome di Carlo Magno
-fosse posto avanti a quello del papa negli atti che si erigevano a
-Viterbo, Toscanella, e nelle altre città della primitiva donazione, ove
-prima mettevasi quel solo del papa. Il Patrimonio di San Pietro poi non
-ricadde più nel regno longobardo. Vedi Troya, Discorso ecc., CCXXI.
-
-Da una lettera, che Champollion Figeac nel 1836 trovò alla Biblioteca
-nazionale di Parigi, appare il rispettoso modo con cui l'imperatore
-trattava il pontefice Adriano:
-
-I. _Salutat vos dominus noster filius vester Carolus, et filia
-vestra domina nostra Fastrada, filii et filie domini nostri, simul et
-omnis domus sua_. — II. _Salutant vos cuncti sacerdotes, episcopi et
-abbates, atque omnis congregatio illorum in Dei servitio constituta,
-etiam et universus generalis populus Francorum._ — III. _Gratias
-agit vobis dominus noster filius vester, quia dignati fuistis illi
-mandare per decorabiles missos et melliflua epistola vestra, de
-vestra a Deo conservata sanitate, quia tunc illi gaudium et salus
-ac prosperitas esse cernitur, quando de vestra sanitate vel populi
-vestri salute audire et certus esse meruerit._ — IV. _Similiter multas
-vobis agit gratias dominus noster filius vester de sacris sanctis
-orationibus vestris, quibus adsidue pro illo et fidelibus sancte
-Ecclesie et vestris atque suis decertatis, non solum pro vivis, sed
-etiam pro defunctis; et si Domino placuerit, vestrum bonum certamen
-dominus noster filius vester cum omni bonitate in omnibus retribuere
-desiderat._ — V. _Mandavit vobis filius vester, dominus videlicet
-noster, qui Deo gratias et vestras sanctas orationes, cum illo et filia
-vestra ejus conjuge et prole sibi a Deo datis, vel omni domo sua, sive
-cum omnibus fidelibus suis, prospera esse videntur._ — VI. _Postea vero
-danda est epistola dicentibus hoc modo: presentem epistolam misit vobis
-dominus noster filius vester, postulando scilicet sanctitati vestre, ut
-almitas vestra amando eam recipiat._ — VII. _Deinde dicendum est: misit
-vobis nunc dominus noster filius vester talia munera qualia in Saxonia
-preparare potuit, et quando placet sanctitati vestre offendamus ea._
-— VIII. _Deinde dicendum erit: dominus noster filius vester hæc parva
-munuscula paternitati vestre destinavit, inducias postulans interim dum
-meliora sanctitati vestre preparare potuerit._ — IX. _Deinde_.... Il
-resto manca.
-
-[224] Il Troya pubblica un documento del 757, ove Felice, colono
-del monastero della Madonna nel Reatino, cede tutti i suoi fondi, e
-Ciottola sua colona, e un'altra ancella a proprio servizio, e metà del
-ragazzo Maurontone.
-
-[225] Una casa colle stalle e gli edifizj rustici formava una _corte_;
-una corte co' suoi campi e boschi dicevasi _manso_, villa della misura
-di dodici jugeri; molti mansi costituivano una _marca_; e molte marche
-un distretto, _pagus_.
-
-[226] Dai primi tempi alle cattedrali erano affissi sacerdoti che
-formavano un collegio, vivendo coi beni della Chiesa, ed assistendo
-il vescovo nei misteri e nei sinodi. Nel concilio di Laodicea del
-364 (can. 15) si trovano nominati i salmisti canonici, detti così dal
-canone o catalogo su cui erano registrati. Nel secolo IV sant'Eusebio
-radunò il suo clero in casa e mensa comune, con regole di vita austera.
-Forse da queste dedusse la sua sant'Agostino. Il più antico esempio
-ch'io trovassi, è in Como, che aveva canonici nell'803; nell'824 San
-Giovanni di Firenze. A Milano s'introdussero solo nell'XI secolo,
-quando si sperò con questo far riparo al concubinato. Scrivevansi i
-nomi de' canonici su tavole cerate; donde il titolo di primicerius.
-
-[227] Che il promotore d'ogni bello e sodo sapere in Europa non sapesse
-scrivere, ripugna a noi moderni, avvezzi a educarci sovra libri; ma
-allora la scarsezza di questi facea si preferisse l'insegnamento orale;
-e quantunque Carlo non fosse nel caso di mancare di libri, doveva
-però uniformarsi al sistema generale, che consisteva nel leggere,
-udire, disputare, abbandonando lo scrivere ad una classe più bassa e
-meccanica. Nè quest'uso fu solo d'allora, ma quattro secoli più tardi
-Federico Barbarossa, protettore di poeti e poeta egli stesso, non
-sapea scrivere; nè Filippo l'Ardito re di Francia, nè il cavalleresco
-Giovanni di Luxemburg re di Boemia nel secolo di Dante: che più? Luigi
-XIV era stato allevato da Péréfixe senza insegnargli a leggere nè a
-scrivere. Tacio i tanti signori che alle carte non poteano apporre
-altra firma che la croce; e fin nel secolo XIV la si trova di alcuno
-che _non sa scrivere perchè gentiluomo_. Forse per questo i principi
-aveano introdotti i monogrammi, cifre artifiziose, composte delle
-lettere del nome loro, e che probabilmente erano fatte dal segretario.
-
-[228]
-
- _Parvula rex Carolus seniori carmina Paulo_
- _Dilecto fratri mittit honore pio._
-
-E alla propria lettera volgendosi:
-
- _Illic quære meum mox per sacra culmina Paulum:_
- _Ille habitat medio sub grege, credo, Dei._
- _Inventumque senem, devota mente saluta,_
- _Et dic: Rex Carolus mandat, aveto tibi..._
- _Colla mei Pauli gaudendo amplecte benigne,_
- _Dicito multoties: Salve pater optime, salve._
-
-[229] PERTZ, _Mon. German._, III, 482, pubblica l'epitafio di Arigiso,
-dove si legge:
-
- _Quod logos et physis, moderans quod ethica pangit,_
- _Omnia condiderat mentis in arce suæ._
-
-e in quel di Romoaldo:
-
- _Grammatica pollens, mundana lege togatus._
-
-Champollion Figeac, nei _Prolegomena ad Amatum_, pag. XXIV, pubblica
-una lettera di Paolo Diacono ad Adilsperga, ove le dice: _Cum, ad
-imitationem excellentissimi comparis,.... ipsa quoque subtili ingenio,
-sagacissimo studio prudentium arcana rimeris, ita ut philosophorum
-aurata eloquia poetarumque gemmea tibi dicta in promptu sint, historiis
-etiam seu commentis tam divinis inhæreas quam mundanis_. Essa lettera
-è quasi l'unica che ci dia a conoscere la vita di Paolo, che solo più
-tardi troviam chiamato Warnefrido.
-
-[230] A Paolo Diacono scrive Pietro da Pisa:
-
- _Qui te, Paule, poetarum_
- _Vatumque doctissimum_
- _Linguis variis ad nostram_
- _Lampantem provinciam_
- _Misit, ut inertes aptes_
- _Fœcundis seminibus?_
- _Græca cerneris Homerus,_
- _Latina Virgilius,_
- _Flaccus crederis in metris,_
- _Tibullus eloquio._
-
-A queste esorbitanze Paolo rispondeva, meglio ancora col fatto che
-colle parole mostrando non meritarle:
-
- _Peream si quemquam horum_
- _Imitari cupio,_
- _A via quam sunt secuti_
- _Pergentes per invidiam_
- _Potius, sed istos ego_
- _Comparabo canibus._
- _Tres aut quatuor in scholis_
- _Quas didici sillabas_
- _Ex his mihi est ferendus_
- _Manipulus adorea...._
-
-[231] Dal cav. Cordero di San Quintino, contraddicendo a Giuseppe e
-Defendente Sacchi (1828). Si sa storicamente che le chiese di Pavia
-andarono in fuoco nel 924 per opera degli Ungheri, poi dei Tedeschi nel
-1004: dopo di che, si rifabbricarono esse chiese, adoprandovi materiali
-anteriori, e introducendovi lo stil nuovo, come sono le tribune elevate
-di molti gradini, il sottopor agli archi pilastri quadrati, senza
-parastate o colonne incassate, ovvero pilastri poligoni; e finire in
-cupole ed absidi.
-
-[232] Nella _Storia Universale_, lib. XI, c. 12, riferimmo le
-tradizioni romanzesche intorno a Carlo Magno; molte ne furono
-introdotte nei poemi cavallereschi anche in Italia. Firenze e Siena
-vogliono essere da lui riedificate e ne hanno epigrafi. Montalbano fuor
-porta alla Croce, e le buche delle fate di Fiesole accolsero lui e i
-suoi prodi, e presso queste Malagigi imparò l'arte degli incanti, e
-Orlando fu reso invulnerabile. Orlando si fa nascere a Sutri, divenire
-senator romano. A Susa un enorme spacco di pietra fu operato da
-durlindana; questa è effigiata s'un bassorilievo di Roma; la sua lancia
-serbasi a Pavia; la statua con quella d'Oliviero sul duomo di Pavia;
-San Stefano di Firenze ha sulla facciata l'impressione di un ferro
-del suo cavallo, da lui lanciato; a Spello serbano un fatto di pietra
-ad attestare altro genere di forza; molti luoghi si chiamano _Torre
-d'Orlando_.
-
-[233] _Nunc_ (_curiæ_), _eo quod res civiles in alium statum
-transformatæ sint, omniaque ab una imperatoriæ majestatis sollicitudine
-atque administratione pendeant, ne incassum circa legale solum
-oberrent, nostro decreto illinc submoventur_. Nov. 94 et 96.
-
-[234] BOUQUET, v. 629.
-
-[235] _Pascasius Ratbertus_, ap. MABILLON, Bened. sæc. IV. p. 1.
-
-[236] CAROLI M. _Capit._ 101, 109, 82; Lud. Pii, 7. 8. 9....
-
-Legge IX di Pepino re d'Italia: _Si latrocinia vel furta aut præda
-inventa fuerint, emendentur, juxta ut ejus lex est, cui malum ipsum
-perpetratum fuerit.... De ceteris vero causis, communi lege vivamus,
-quam domnus Karolus excellentissimus rex Francorum atque Langobardorum
-in edicto adjunxit._
-
-Leg. XLVI: _Sicut consuetudo nostra est, Romanus vel Langobardus
-si evenerit quod caussam inter se habeant, observamus ut romanus
-populus successionem eorum juxta suam legem habeat. Similiter et omnes
-scriptiones juxta legem suam faciant; et quando jurant, juxta legem
-suam jurent. Et alii homines ad alios similiter. Et quando componunt,
-juxta legem ipsius cui malum fecerint, componant. Et Langobardus illis
-similiter convenit componere_.
-
-Maginfredo di Delebio in Valtellina uccise Melesone, aldio del
-monastero di Sant'Ambrogio di Milano nell'870; confessa il peccato, e
-non avendo abbastanza per pagare la composizione, prega sia accettata
-a sconto una casetta e una terricciuola sua (_casellula et terrula_)
-e parte de' mobili: fu accettato, e se ne fece carta che conservossi
-nell'archivio ambrosiano. Arigiso duca di Benevento asseriva che,
-fin allora, chi avesse ucciso persona religiosa non era tenuto a
-special composizione, o la dava a volontà dei censori: ma esso fissò
-che l'uccisore di un monaco, prete o diacono pagasse al fisco ducento
-soldi, o fin a trecento; per gli altri ecclesiastici fuor di palazzo,
-cencinquanta, come pei laici esercitali. _Rer. it. Script._, II.
-336. Carlo Magno incarì tal pena. Enrico III nel 1055 riceveva sotto
-la sua protezione (_mundiburdio_) i canonici di Parma, in modo che
-chi gli uccidesse o ferisse o violentasse, dovesse lire cento, metà
-all'imperatore, metà agli offesi. _Ann. M. Æ._, II, 326.
-
-[237] CAROLI M., _Capit._ 26.
-
-[238] LUD. PII, 26. 27.
-
-[239] CAROLI M., 20. 29. 30-35. 80. 90. 101. 102. 109. 128....
-
-[240] LUD. PII, 24: LOTH., 78; CAROLI M., 10. 20. 21....
-
-[241] CAROLI M., 81; LOTH., 71.
-
-[242] LOTH., 31.
-
-[243] «Io Lodovico imperatore concedo a san Pietro e a' suoi successori
-Roma col ducato e coi territorj marittimi e montani, lidi, porti e
-tutte le città, castelli, borghi, terre di Toscana, ciò sono Porto
-Civitavecchia, Cervetri, Todi, Perugia colle tre isole Maggiore,
-Minore e Polvese, col lago, Narni ed Otricoli. Similmente dalle parti
-della Campania, Segni, Anagni, Ferentino, Alatri, Patricio, Frosinone,
-colle altre due parti pur di Campania e Tivoli. Anche l'esarcato di
-Ravenna che Carlo e Pepino _restituirono_ a Pietro apostolo, cioè
-Ravenna, la Romagna, Bobbio, Cesena, Forlimpopoli, Forlì, Faenza,
-Imola, Bologna, Ferrara, Comacchio, Adria, Gabello con tutti i confini,
-isole, ecc. Così la Pentapoli, cioè Arimino, Pesaro, Fano, Sinigaglia,
-Ancona, Umana, Jesi, Fossombrone, Montefeltro, Urbino e il territorio
-Valvense, Caglio, Luceolo, Gubbio. Così la Sabina, e nella Toscana de'
-Longobardi, Città di Castello, Orvieto, Bagnarea, Ferento, Viterbo,
-Marla, Toscanella, Populonia, Soana, Rosella; e Corsica, Sardegna,
-Sicilia, con ecc. Ancora nelle parti di Campania, Sora, Arce, Aquino,
-Arpino, Tiano, Capua, e i patrimonj Beneventano, Salernitano e
-Napoletano, e della Calabria superiore e inferiore, e dovunque v'ha
-patrimonj nostri nelle parti del regno e dell'impero a noi da Dio
-conceduto». Labbe, Concil., tom. VII, p. 1515. — Si noti che vi manca
-ogni segno cronologico, è tratto da copia informe e non autentica, e
-l'imperatore avrebbe donato ciò che a lui non apparteneva.
-
-[244]
-
- _Plura quid hinc memorem? nam centuplicata recepi_
- _Munera, romanis quæ arcibus extulerat._
- ERM. NIGELLO.
-
-[245] _Barbirasas_, i Franchi, a differenza de' Longobardi che aveano
-barba lunga e puntuta. AGNELLO, _Liber pontif._, pag. 180.
-
-[246] Sono intitolati or conti, or duchi, or marchesi: e questi titoli
-sono spesso confusi sotto i Carolingi. Forse erano conti di città,
-duchi di provincia.
-
-[247]
-
- _Liber et ingenuus sum natus utroque parente;_
- _Semper ero liber, credo, tuente Deo._
- ERCHEMP., _L. Longob._ Rer. It. Script., II. p. 1.
-
-Il suo epitafio dell'806, posto in Salerno, dice:
-
- _Pertulit adversas Francorum sæpe phalangas,_
- _Salvavit patriam sed, Benevente, tuam._
- _Sed quid plura feram? Gallorum fortia regna_
- _Non valuere hujus subdere colla sibi._
- ANON. SALERN., _Paralip._ Rer. It. Script., II. p. 2.
-
-[248] EGINARDO, _ad ann._ 815 e 820.
-
-[249] ASTRONOMUS, _De vita Ludovici_, c. 42.
-
-[250] LIUTPRANDO, IV., 2. La preda fu ripartita così: a ciascuna
-famiglia d'un morto in guerra cento _crus_, che sarebbero da
-dugencinquanta lire; cinquanta alle vedove; per ogni ucciso che
-non lasciasse famiglia, si diedero cento _crus_ ai poveri del suo
-quartiere, fosser cristiani o saracini; del resto si fecero quattro
-parti, una per l'ammiraglio, una per l'emir di Sicilia, due pel
-califfo.
-
-[251] Vedi THEODOSII monaci _Ep. de excidio Syracusarum_, Rer. It.
-Script., tom. ii. p. i. p. 262.
-
-_Histoire de l'Afrique arabe sous la dynastie des Aglabites_. Parigi
-1841: opera di Jusef ebn-Kalidun, fiorito a Tunisi dal 1332 al 1406,
-e da De Hammer chiamato il Montesquieu arabo; tradotta da Noël des
-Vergers. V'appare la lotta de' Bereberi contro gli Aglabiti, e come
-episodio la dominazione di questi in Sicilia.
-
-CAMILLO MARTORANA, _Notizie storiche de' Saraceni siciliani_. Palermo
-1832.
-
-T. G. WENRICH, _Rerum ab Arabibus in Italia insulisque adjacentibus,
-Sicilia maxime, Sardinia atque Corsica, gestarum commentarii_. LIPSIA
-1845.
-
-FR. TESTA, _Diss. de ortu et progressu juris siculi_.
-
-ALFONSO AIROLDI, _Cod. diplom. della Sicilia sotto il governo degli
-Arabi_, tom. i, p. i. p. 384, nota.
-
-Nella _Biblioteca arabo-sicula_ dell'Amari si riscontrano circa
-cencinquanta scienziati, letterati, poeti musulmani in Sicilia.
-
-[252] ALBERTUS AQUENSIS, lib. v. p. 37. Lo zuccaro prosperava in
-Sicilia: nel 1419 l'università di Palermo assegnava acque per la
-coltura di esso; nel 1449 Pietro Speciale ne piantò la campagna de'
-Ficarazzi; nel 1550 un viaggiatore descrive attivissimi i trappeti
-(aje) dello zuccaro: e principalmente ne erano a Carini, Trabìa,
-Buonfornello, Roccella, Pietra di Roma, Malvicini, Olivieri, Casalnovo,
-Schisò, Casalbiano, Verdura, Sabuci, Medica. Federico II obbligò gli
-Ebrei venuti dal Garbo a piantare presso Palermo l'indaco e altre
-produzioni esotiche. Molti nomi di paesi siculi hanno etimologia
-araba, come _Calatafimi, Caltabellotta, Caltanisetta_, castello di S.
-Eufemio, delle quercie, delle femine: _Misilmeri_ mansione dell'emiro,
-_Risicanzir, Rasicormo, Rasicalbo_, promontorio de' porci, del vertice,
-del cane: _Marsameni_, porto delle colonne, _Marsala_, porto di Dio,
-ecc.
-
-[253]
-
- _Romanus, Francus, Bardusque viator et omnis_
- _Hoc qui intendit opus cantica digna canat._
- _Quod bonus antistes quartus Leo rite novavit_
- _Pro patriæ ac plebis ecce salute suæ._
- _Principe cum summo gaudens Hlotharius heros_
- _Perfecit, cujus emicat altus honor._
- _Quod veneranda fides nimio deduxit amore_
- _Hoc Deus omnipotens præferat arce poli._
- _Civitas hæc a conditoris sui nomine Civitas Leonina vocatur._
-
-Ad esempio della città Leonina, Giovanni VIII circondò di mura San
-Paolo:
-
- _Hic murus salvator adest, invictaque porta_
- _Quæ reprobos arcet, suscipiatque pios._
- _Hanc proceres intrate senes, juvenesque togati._
- _Plebsque sacrata Dei limina sancta petens._
- _Quam præsul Domini patravit rite Johannes,_
- _Qui nitidis fulxit moribus ac meritis._
- _Præsulis octavi de nomine facta Johannis_
- _Ecce Johannipolis urbs veneranda cluit._
- _Angelus hanc Domini Paulo cum principe sanctus_
- _Custodiat portam semper ab hoste nequam._
- _Insignem nimium muro quam construit amplo_
- _Sedis apostolicæ papa Johannes ovans._
- _Ut sibi post obitum cælestis janua regni_
- _Pandatur, Christo sat miserante Deo._
-
-[254] _Monac. anon._ ap. MURATORI, II. 266.
-
-[255] _Quia Franci nihil nobis faciunt boni, neque adjutorium præbent,
-sed magis quæ nostra sunt violenter tollunt; quare non advocamus
-Græcos, et cum eis fœdus pacis componentes, Francorum regem et gentem
-de nostro regno et dominatione expellimus?_ ANASTASIO BIBL., _Vita
-Leonis IV_, p. 199.
-
-[256] GRATIANI, cap. 9. dist. X; e cap. 41. II. qu. 17.
-
-[257] Que' lamenti indicano di che natura s'intendesse il potere
-papale, giacchè Adriano racconta che Leone arcivescovo non permise che
-i deputati delle città prestassero il giuramento in mano di Giorgio
-Sacellario, a tal uopo spedito dal papa a Ravenna; a governatore di
-Gavello aver egli pontefice posto un Domenico raccomandatogli dal re,
-ma Leone avere spedito soldati ad arrestarlo, e vietato a tutti gli
-abitanti di accettar impieghi dal papa. V. _Cod. Carolino ep. Adriani_,
-51. 52. 53.
-
-[258] _Ad hoc usque malum crevit et incrassatum est, ut factione
-ravennatis archiepiscopi Maurinus cum suis complicibus, qui
-excomunicati et anathematizati a nobis jam sunt, Ravennam ingrederetur,
-et fidelium nostrorum res cum suis funditus raperet et devastaret, adeo
-ut claves civitatis Ravennæ a vestarario nostro violenter subtraheret,
-et pro libitu suo, nescimus cujus auctoritate, ipsi archiepiscopo_
-(_quod nunquam factum fuisse recolitur_) _potestative concederet_. Così
-scrive il papa alla imperatrice Angilberga, ap. BALUZIO, _Miscell._,
-tom. V. Altra prova che il dominio temporale apparteneva ai pontefici,
-e che esisteva un'autorità municipale.
-
-[259] La cronologia di questi fatti è incertissima. De' Napoletani
-scrive l'imperatore (ap. _Anonimo Salern._, c. 106): _Infidelibus
-arma et alimenta et cetera subsidia tribuentes, per totius imperii
-nostri litora eos ducunt, et cum ipsis toties beati Petri apostolorum
-principis fines furtim deprædari conantur ita ut facta videatur
-Neapolis Panormum vel Africa. Quumque nostri equi Saracenos
-insequuntur, ipsi, ut possint evadere, Neapolim fugiunt, quibus non est
-necessarium Panormum repetere: sed Neapolim fugientes, ibidem quousque
-perviderint latitantes, rursus improviso ad exterminia redeunt_.
-
-[260] _Noveris exercitum nostrum, Bari triumphis nostris submissa,
-Saracenos Tarenti pariter et Calabriæ nos mirabiliter humiliasse, simil
-et comminuisse; ac hos celeriter, duce Deo, penitus contriturum, si a
-mari prohibiti fuerint escarum admittere copias, vel etiam classibus a
-Panormo vel Africa suscipere multitudines_. ANONIMO SALERN., c. 94.
-
-[261] Allora fu composto questo ritmo:
-
- _Audite omnes fines terre horrore cum tristitia,_
- _Quale scelus fuit factum Benevento civitas:_
- _Lhuduvicum comprenderunt, sancto pio augusto._
- _Beneventani se adunarunt ad unum consilium,_
- _Adolferio loquebatur, et dicebant principi:_
- _Si nos eum vivum dimittemus, certe nos peribimus;_
- _Scelus magnum preparavit in istam provintiam,_
- _Regnum nostrum nobis tollit, nos habet pro nihilum;_
- _Plura mala nobis fecit; rectum est moriad._
- _Deposuerunt sancto pio de suo palatio;_
- _Adalferio illum ducebat usque ad pretorium,_
- _Ille vero gaude visum tamquam ad martirium._
- _Exierunt Sado et Saducto, inoviabant imperio;_
- _Et ipse sancte pius incipiebat dicere:_
- _Tamquam ad latronem venistis cum gladiis et fustibus._
- _Fuit jam namque tempus vos allevavit in omnibus;_
- _Modo vero surrexistis adversus me consilium,_
- _Nescio pro quid causam vultis me occidere._
- _Generacio crudelis veni interficere,_
- _Ecclesieque sancte Dei venio diligere,_
- _Sanguine veni vindicare quod super terram fusus est_
- _Kalidus ille temtador ratum atque nomine_
- _Coronam imperii sibi in caput ponet, et dicebat populo:_
- _Ecce sumus imperator, possum vobis regere._
- _Leto animo habebat de illo quo fecerat,_
- _A demonio vexatur, ad terram ceciderat;_
- _Exierunt multe turme videre mirabilia._
- _Magnus Dominus Jesus judicavit judicium;_
- _Multa gens Paganorum exit in Calabria,_
- _Super Salerno pervenerunt possidere civitas._
- _Juratum est ad sancte Dei reliquie_
- _Ipse regnum defendendum, et alium requirere._
-
-[262] Gli Annali Bertiniani di Metz narrano a disteso questi fatti.
-Il Muratori mostra non avervi gran fede: eppure ne' punti principali
-concordano colle cronache patrie.
-
-[263]
-
- _Hic cubat æterni Hludovicus Cæsar honoris,_
- _Æquiparat cujus nulla Thalia decus;_
- _Nam ne prima dies regno solioque vacaret,_
- _Hesperiæ genito sceptra reliquit avus._
- _Quam sic pacifico, sic forti pectore rexit,_
- _Ut puerum brevitas vinceret acta senem._
- _Ingenium mirer ne, fidem cultusve sacrorum._
- _Ambigo, virtutis an pietatis opus._
- _Huic ubi firma virum mundo produxerat ætas,_
- _Imperii nomen subdita Roma dedit._
- _Et Saracenorum crebro perpessa secures,_
- _Libere tranquillam vexit ut ante togam._
- _Cæsar erat cælo, populus non Cæsare dignus,_
- _Composuere brevi stamine fata dies._
- _Nunc obitum luges, infelix Roma, patroni,_
- _Omne simul Latium, Galia tota dehinc._
- _Pareite, nam vivus meruit quæ præmia gaudet;_
- _Spiritus in cælis, corporis extat honos._
-
-[264] Atto dell'elezione di Carlo il Calvo in re d'Italia (_Rer. It.
-Scrip._ tom. I): _Gloriosissimo et a Deo coronato magno et pacifico
-imperatori domino nostro Carolo perpetuo augusto. Nos quidem Anspertus
-cum omnibus episcopis, abbatibus, comitibus, ac reliquis, qui nobiscum
-convenerunt italici regni optimates, quorum nomina generaliter subter
-habentur inserta, perpetuam optamus prosperitatem et pacem._
-
-_Jam quia divina pietas vos, beatorum principum apostolorum Petri et
-Pauli interventione, per vicarium ipsorum, dominum videlicet Joannem
-summum pontificem et universalem papam vestrum, ad profectum sanctæ Dei
-Ecclesiæ, nostrorumque omnium incitavit, et ad imperiale culmen Sancti
-Spiritus judicio provexit; nos unanimiter vos protectorem, dominum ac
-defensorem omnium nostrum, et italici regni regem eligimus, cui et
-gaudenter toto cordi affecta subdi gaudemus, et omnia, quæ nobiscum
-ad profectum totius sanctæ Dei Ecclesiæ, nostrorumque omnium salutem
-decernitis et sancitis, totis viribus, annuente Christo, concordi mente
-et prompta voluntate observare promittimus._
-
-_=Anspertus= sanctæ mediolanensis ecclesiæ archiepiscopus subscripsi._
-
-_=Joannes= sanctæ aretinæ ecclesiæ humilis episcopus subscripsi._
-
-_=Joannes= episcopus sanctæ ticinensis ecclesiæ subscripsi._
-
-_=Benedictus= Cremonensis episcopus subscripsi._
-
-_=Theudulphus= tortonensis episcopus subscripsi._
-
-_=Adalgaudus= Vercellensis episcopus subscripsi._
-
-_=Azo= eporediensis episcopus subscripsi._
-
-_=Gerardus= exiguus in exigua laudensi ecclesia episcopus subscripsi._
-
-_=Hilduinus= astensis ecclesiæ episcopus subscripsi._
-
-_=Leodonius= mutinensis episcopus subscripsi._
-
-_=Hildradus= albensis episcopus subscripsi._
-
-_=Ratbonus= sedis augustanæ episcopus subscripsi._
-
-_=Bodo= humilis sanctæ aquensis ecclesiæ (episcopus) subscripsi._
-
-_=Sabbatinus= januensis ecclesiæ episcopus subscripsi._
-
-_=Filibertus= comensis episcopus subscripsi._
-
-_=Adelardus= servus servorum Dei veronensis episcopus subscripsi._
-
-_Ego =Paulus= sanctæ placentinæ ecclesiæ episcopus subscripsi._
-
-_Ego =Andreas= sanctæ florentinæ ecclesiæ episcopus subscripsi._
-
-_=Ragnesis= abbas subscripsi._
-
-_Signum =Bosonis= inclyti ducis, et sacri palatii archiministri, atque
-imperialis missi._
-
-_Signum =Ricardi= comitis._
-
-_Signum =Walfredi= comitis._
-
-_Signum =Luitfredi= comitis._
-
-_Signum =Alberici= comitis._
-
-_Signum =Supponis= comitis._
-
-_Signum =Hardingi= comitis._
-
-_Signum =Bodradi= comitis palatii._
-
-_Signum =Cuniberti= comitis._
-
-_Signum =Bernardi= comitis._
-
-_Signum =Airboldi= comitis._
-
-Juramentum Ansperti archiepiscopi:
-
-_Sic promitto ego, quia, de isto die in antea, isti seniori meo,
-quamdiu vixero, fidelis et obediens et adjutor, quantumcumque
-plus et melius sciero et potuero, et consilio et auxilio secundum
-meum ministerium in omnibus ero, absque fraude et malo ingenio,
-et absque ulla dolositate vel seductione seu deceptione, et absque
-respectu alicujus personæ; et neque per me, neque per literas, sed
-neque per emissam vel intromissam personam, vel quocumque modo, vel
-significatione contra suum honorem, et suam ecclesiæ atque regni sibi
-commissi quietem et tranquillitatem atque soliditatem machinabo, vel
-machinanti consentiam, neque aliquod unquam scandalum movebo, quod
-illius præsenti vel futuræ saluti contrarium vel nocivum esse possit.
-Sic me Deus adjuvet et patrocinetur._
-
-Quod rex Carolus juravit Ansperto archiepiscopo, atque optimatibus
-regni Italici:
-
-_Et ego quantum sciero et rationabiliter potuero, Domino adjuvante,
-te, sanctissime ac reverendissime archiepiscope, et unumquemque
-vestrum, secundum suum ordinem et personam, honorabo et salvabo, et
-honoratum et salvatum absque ullo dolo ac damnatione vel deceptione
-conservabo, et unicuique competentem legem ac justitiam conservabo, et
-qui illam necesse habuerint et rationabiliter petierint, rationabilem
-misericordiam exhibebo. Sicut fidelis rex suos fideles per rectum
-honorare et salvare, et unicuique competentem legem et justitiam
-in unoquoque ordine conservare, et indigentibus et rationabiliter
-petentibus rationabilem misericordiam debet impendere, et pro nullo
-homine ab hoc, quantum dimittit humana fragilitas, per studium aut
-malevolentiam vel alicujus indebitum hortamentum deviabo, quantum mihi
-Deus intellectum et possibilitatem dabit; et si per fragilitatem contra
-hoc mihi surreptum fuerit, cum recognovero, voluntarie illud emendare
-studebo, sic etc._
-
-_In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Incipiunt capitula, quæ
-domus imperator Carolus, Hludovici piæ memoriæ filius, una cum consensu
-et suggestione et reverendissimi ac sanctissimi domini Ansperti
-archiepiscopi sanctæ mediolanensis ecclesiæ, nec non venerabilium
-episcoporum et illustrium optimatum, reliquorumque fidelium suorum in
-regno italico, ad honorem sanctæ Dei Ecclesiæ, et ad pacem ac profectum
-totius imperii sui, fecit anno incarnationis domini nostri Jesu
-Christi_ DCCLXXVII, _regni vero sui in Francia_ XXXVI, _imperii autem
-sui_, I, _indictione_ IX, _mense februarii, in palatio ticinensi_, etc.
-
-[265] Nella lettera CCXXIX ad Anselmo arcivescovo di Milano, nell'882,
-papa Giovanni VIII si lagna di molte crudeltà usate contro il suo
-popolo, e massime d'un tal Longobardo, uomo del marchese Guido, che
-prese ottantatre persone presso Narni, e a tutte tagliò le mani, sicchè
-molti ne morirono.
-
-[266] Angelberga, vedova dell'imperatore Lodovico II, avea mestato
-fra quelle turbolenze, poi ricoverò in Santa Giulia di Brescia, asilo
-di altre spose e figlie di re, e v'avea deposto il pingue suo tesoro;
-ma questo fu depredato da Berengario del Friuli (_Epist. 42 Johannis
-VIII_). Ella poi in testamento (ap. CAMPI, _Stor. Eccl. Placent._
-lib. VII) al monastero di San Sisto da lei fabbricato in Piacenza
-lasciò un'infinità di poderi e case in Campo Migliacco nel modenese;
-Cortenova, Pigognaga, Felina, Guastalla, Luzzara nel reggiano; Cabroi e
-Masino nel contado di Stazona sul lago Maggiore; Brunago e Trecate (?)
-nella Burgaria del milanese, ed altri luoghi.
-
-[267] _Annales Lambecii_, palesemente ostili al vescovo.
-
-[268] _Recueil des hist._ tom. IX. p. 293. 294. Dopo narrati tanti
-guai, il Muratori conchiude all'888: «Mercè del buon governo degli
-imperatori Carolini, avea la Lombardia colle altre vicine provincie
-goduta per più di cento anni un'invidiabile pace».
-
-[269] _Latium concessit avitum_. Panegir. Bereng. In quel panegirico
-per la prima volta si trovano nel nome di Italiani abbracciati tutti
-quelli che formavano il comune, fosser Longobardi, Franchi o Romani.
-
-[270] Probabilmente la ferrea, allora primamente adoperata;
-
- _His motus precibus, gressum contendit ad urbem_
- _Irriguam, cursim Ticini abeuntibus undis,_
- _Sustulit heic postquam regale insigne coronam._
-
-[271] Il panegirista di Berengario mette in bocca a un capitano
-francese dell'esercito di Guido questi versi (lib. II. v. 200):
-
- _Quid inertia pectora bello,_
- _Pectora (Ubertus ait) duris prætenditis armis,_
- _O Itali? Potus vobis, sacra pocula cordi,_
- _Sæpius et stomachum nitidis laxare saginis,_
- _Elatasque domus rutilo fulcire metallo._
- _Non eadem Gallos similis vel cura remordet,_
- _Vicinas quibus est studium devincere terras,_
- _Depressumque larem spoliis hinc inde coactis_
- _Sustentare._
-
-[272] Lo storico Liutprando, vescovo di Cremona, esclama (lib. I. c.
-5): _Hungarorum gentem cupidam, audacem, omnipotentis Dei ignaram,
-scelerum omnium non insciam, cædis et omnium rapinarum solummodo
-avidam, in auxilium convocat; si tamen auxilium dici potest quod paullo
-post, eo moriente, tam genti suæ, quam ceteris in meridie occasuque
-degentibus nationibus grave periculum, imo excidium fuit. Quid igitur?
-Zuentebaldus vincitur, subjugatur, fit tributarius, sed domino solus. O
-cæcam Arnulphi regis regnandi cupiditatem! o infelicem amarumque diem!
-Unius homuncionis dejectio fit totius Europæ contritio. Quid mulieribus
-viduitates, patribus orbitates, virginibus corruptiones, sacerdotibus
-populisque Dei captivitates, ecclesiis desolationes, terris inhabitatis
-solitudines, cæca ambitio, paras!_ E' non è zotico costui.
-
-[273] Così Liutprando: eppure Aquileja più non era risorta dalla
-distruzione di Attila.
-
-[274] Nel 912 Berengario concede a Risinda, badessa di Santa Maria
-della Pusterla a Pavia, _ædificandi castella in opportunis locis
-licentiam, una cum bertiscis merulorum propugnaculis, aggeribus atque
-fossatis, omnique argumento ad Paganorum insidias deprimendas_. È il
-primo esempio in Italia. Anche Adalberto vescovo di Bergamo ottenne
-dal medesimo re di poter fortificare quella città, minacciata _maxima
-Suevorum Ungarorum incursione_. MURATORI, al 910. Ai canonici di
-Verona fu permesso fortificare il castello di Cereta, _pro persecutione
-Ungarorum_. Il Muratori adduce molte somiglianti concessioni.
-
-[275] Il buon prete Andrea, autore del _Breve Chronicon_ (in MENKEN
-_Script. Rer. germ._, I, 100), parlando dell'elezione di Lodovico il
-Tedesco e Carlo il Calvo, dice: _Pravum egerunt consilium quatenus
-ad duos mandarent regnum_. Ma più esplicitamente uno men vulgare,
-Liutprando vescovo, dice (I. 20): _Italienses semper geminis uti
-dominis volunt, quatenus alterum alterius terrore coerceant_.
-
-[276] _Chron. Vulturnense_, Rer. It. Scrip., t. II. p. 415.
-
-[277] Liutprando, v. 15, ci fa intendere alterasse le monete mescendovi
-molto rame.
-
-[278] _Populosissimam atque opulentissimam;_ FRODOARDO. Liutprando la
-chiama _formosa_, e sempre coll'enfasi sua propria dice che fra breve
-risorse in modo da superare le vicine e le lontane città, non inferiore
-a Roma fuorchè nel non possedere i corpi dei santi apostoli. Tutti
-i vescovi di Lombardia soleano aver palazzo in Pavia per l'occasione
-delle diete.
-
-[279] Quel ritmo vuolsi riferire come non infelice saggio della
-poesia che passava dalle forme antiche alle nuove, giacchè sono versi
-endecasillabi nostri:
-
- _Nos adoramus celsa Christi numina,_
- _Illi canora demus nostra jubila;_
- _Illius magna fisi sub custodia_
- _Hæc vigilantes jubilemus carmina._
- _Divina mundi rex Christe custodia,_
- _Sub tua serva hæc castra vigilia;_
- _Tu murus tuis sis inespugnabilis,_
- _Sis inimicis hostis tu terribilis;_
- _Te vigilante, nulla nocet fortia,_
- _Qui cuncta fugas procul arma bellica._
- _Cinge hæc nostra tu Christe munimina_
- _Defendens ea tua forti lancea._
- _Sancta Maria mater Christi splendida,_
- _Hæc cum Johanne, Theotocos, impetra_
- _Quorum hic sancta veneramur pignora,_
- _Et quibus ista sunt sacrata mœnia,_
- _Quo duce victrix est in bello dextera_
- _Et sine ipso nihil valent jacula._
- _Fortis juventus, virtus audax bellica,_
- _Vestra per muros audiantur carmina;_
- _Et sit in armis alterna vigilia,_
- _Ne fraus hostilis hæc invadat mœnia_
- _Resultet echo comes: eja vigila!_
- _Per muros eja! dicat echo vigila!_
-
-È del tempo e della circostanza stessa una preghiera dei Modenesi a san
-Geminiano:
-
- _Ut hoc flagellum, quod meremur miseri,_
- _Cælorum regis evadamus gratia._
- _Nam doctus eras Attilæ temporibus_
- _Portas pandendo liberare subditos._
- _Nunc te rogamus, licet servi pessimi,_
- _Ab Ungarorum nos defendas jaculis._
-
-[280] DANDOLO, _Chron._ È difficile e superfluo il fissare la
-cronologia di questi fatti.
-
-[281] Gl'insigni doni ch'e' fece alla basilica di Monza, lasciano
-supporre vi fosse incoronato. V. Frisi. Siamo fra le diatribe di
-Liutprando suo nemico personale, e le esagerazioni del panegirista.
-Liutprando fu segretario di Berengario II, e trae la narrazione fino al
-948, e non vale nulla più che le nostre gazzette: ma che fare, se siamo
-ridotti quasi a lui solo?
-
-Eppure su questi scarsissimi ricordi esercitò la retorica P. F.
-Giambullari nella _Storia dell'Europa_. Ch'egli sia caro ai maestri
-di retorica, che un retore nostro contemporaneo l'abbia chiamato _la
-più compita prosa del Cinquecento_, passi: ma è strano che alcuno
-se ne serva per raccontare ai giovani la storia d'Italia. Com'egli
-inventi le circostanze per amplificare, lo mostri questa descrizione
-della morte di Berengario: «Flamberto sollecitò i compagni tanto, che
-la notte seguente vennero armati dove lo innocentissimo re, senza
-guardia alcuna, tutto sicuro si riposava allato alla stessa chiesa
-dove fu preso il re Lodovico; essendo solito levarsi la notte all'ora
-di mattutino, ed entrare co' religiosi a lodare il suo creatore. Il
-che eseguendo ancora quella notte al solito suo, giunse Flamberto
-coi suoi seguaci; i quali per essere non pochi facendo pure qualche
-strepito, venne il re sulla porta a vedere che cosa era questa.
-Veduto dunque cotanti armati, e Flamberto con esso loro, lo dimandò
-che cosa e' cercavano a quell'ora e in quella guisa. Il traditore,
-per cavarlo fuori della chiesa, avvicinatosi più a lui, — State
-(disse) di buona voglia questi sono amici e servitori vostri, che
-sapendo come voi state qua su senza guardia alcuna, per lo amore che
-vi portano sono venuti armati da voi per guardia e sicurtà vostra,
-apparecchiati, se malignitate alcuna apparisse, a combattere contro a
-ciascuno che pensasse volervi offendere; e però sarà bene che voi meco
-li conosciate, e riceviateli allegramente. — Il re da queste parole
-ingannato, uscì lieto verso di loro; ed entrando sicuramente tra essi
-per dimesticarsi con tutti e per ringraziarli, lo scellerato Flamberto
-fattogli strada, lo lasciò trapassare avanti, e rivoltosegli poi alle
-spalle con un partigianone che egli aveva, lo passò dalle reni al
-petto, e così gli tolse la vita».
-
-[282] Quando l'elezione di Carlomanno a re d'Italia era in pratica
-in Lombardia, il papa scriveva ad Ansperto arcivescovo di Milano
-sconsigliandolo da questo malaticcio, e soggiungeva: — Nessuno voi
-dovete ricevere senza nostro consenso, perchè quegli che dev'essere da
-noi ordinato imperatore, da noi primamente dev'essere eletto». LABBE,
-_Concil._ VIII. 103. È notevole la formola dell'elezione di Carlo
-Calvo, usata da Giovanni VIII, negli atti del concilio di Roma l'887:
-«Noi l'abbiamo eletto secondo giustizia, ed approvato col consenso
-e il voto dei vescovi fratelli nostri e degli altri ministri della
-santa Chiesa romana, dell'illustre senato, di tutto il popolo romano,
-e dell'ordine de' cittadini; e giusta l'antico costume l'abbiamo
-solennemente elevato all'impero e decorato del titolo d'augusto».
-
-[283] Spiego in questo senso le parole _inventum est, ut omnes majores
-Romæ essent imperiales_, di Eutropio prete longobardo, avverso molto
-alla Corte romana.
-
-[284] Il religiosissimo Baronio esclama: _Quam fœdissima Ecclesiæ
-romanæ facies, quum Romæ dominarentur potentissimæ æque ac sordidissimæ
-meretrices, quarum arbitrio mutarentur sedes, darentur episcopi, et,
-quod auditu horrendum et infandum est, intruderentur in sedem Petri
-earum amasii pseudopontifices, qui non sunt nisi ad signanda tantum
-tempora in catalogo romanorum pontificum scripti._ All'anno 912, nº
-14. Ma forse, nel credere tante iniquità, egli fidò soverchiamente in
-Liutprando, satirico od enfatico. Il Muratori, non sospetto di papista,
-trova ragionevoli objezioni a fargli: e dopo lui fu scoperto un
-poemetto _De romanis pontificibus_ che un Frodoardo scriveva al tempo
-di Leone VII, dove a molti d'essi papi sono attribuite lodi di gran
-virtù. Al Baronio, ostilissimo a Sergio, il Muratori oppone argomenti
-non deboli. Il suo epitafio è di non infelice latino.
-
- _Limina quisquis adis Petri metuenda beati,_
- _Cerne pii Sergi, exuviasque Petri._
- _Culmen apostolicæ sedis is, jure paterno_
- _Electus, tenuit ut Theodorus obit._
- _Pellitur urbe pater, pervadit sacra Johannes,_
- _Romuleosque greges dissipat iste lupus._
- _Exul erat patria septem volventibus annis,_
- _Post multis populi urbe redit precibus._
- _Suscipitur papa; sacrata sede recepta_
- _Gaudet. Amat pastor agmina cuncta simul._
- _Hic invasores sanctorum falce subegit_
- _Romana ecclesiæ judiciisque patrum._
-
-[285] Durante quell'assedio, nacque nell'isola d'Orta Guglielmo, che
-poi fu abate di Digione, rinomatissimo nella storia monastica d'allora
-per le sue virtù, e per avere fondati molti monasteri e riformatine
-assai più.
-
-[286] _Walperto mysteria divina celebrante, multis episcopis
-circumstantibus, rex omnia regalia, lanceam in qua clavus Domini
-habebatur, et ensem regalem, bipennem, baltlieum, clamydem imperialem,
-omnesque regias vestes super altare beati Ambrosii deposuit,
-perficientibus atque celebrantibus clericis, omnibusque ambrosianis
-ordinibus divinarum solemnitatum mysteria. Walpertus magnanimus
-archiepiscopus, omnibus regalibus indumentis cum manipulo subdiaconi,
-corona superimposita_ (la corona ferrea senza far menzione del chiodo),
-_adstantibus beati Ambrosii suffraganeis universis, multisque ducibus
-atque marchionibus, decentissime et mirifice Othonem regem collaudatum
-et per omnia confirmatum induit atque perunxit._ LANDULPH. SEN., _Hist.
-Med._, lib. II. c. 16.
-
-[287] _Decret. Grat._, dist. 63. par. I. c. 23.
-
-[288] L'epitafio di Leodinio, vescovo di Modena, dell'892 dice:
-
- _His tumulum portis et erectis aggere vallis_
- _Firmavit, positis circum latitantibus armis,_
- _Non contra dominos erectus corda serenos,_
- _Sed cives proprios cupiens defendere sectos._
-
-Quel di Ansperto, arcivescovo di Milano, morto l'881:
-
- _Mœnia sollicitus commissæ reddidit urbi_
- _Diruta._
-
-Gualdone, vescovo di Como nel 964 espugna l'isola Comacina, e ne
-smantella le fortificazioni. Amulone, vescovo di Torino al tempo
-di re Lamberto, _ejusdem civitatis muros et turres perversitate sua
-destruxit. Nam inimicitiam exercens cum suis civibus, qui continuo
-illum a civitate exturbarunt..... pace peracta reversus et manu
-valida cinctus, destruxit sicut diximus. Fuerat hæc siquidem civitas
-condensissimis turribus bene redimita, et arcus in circuitu per totum
-deambulatorios cum propugnaculis desuper atque antemuralibus_. Chron.
-Novaliciense, _Rer. it. scrip._, tom. II. p. II. San Poggio, vescovo di
-Firenze, cinse di mura molte ville.
-
-[289] SCHMIDT, _St. dei Tedeschi_, lib. III. pag. 423. Anche Enrico
-VII, morto a Buonconvento, fu fatto cuocere a Suvereto, per portarne
-le ossa a Pisa (_Rer. It. Scrip._, tom. XV. _Chr. Pis._); e dopo la
-battaglia di Montecatino, nel castel di Buggiano si cossero i capitani
-morti in quel fatto, e se ne portarono le ossa a Pisa. LELMI, _Diario
-Sanminiatese_.
-
-[290] Se pure non è tutt'uno con Benedetto VI, che si fosse creduto
-morto in prigione. Tra quei disordini la serie dei papi riesce
-avviluppatissima.
-
-Allora Roma contava quaranta monasteri d'uomini, venti di femmine,
-tutti benedettini, e sessanta chiese con canonici.
-
-[291] _Non dubium est ut romana ecclesia, quæ mater et caput
-ecclesiarum est, per tyrannidem debilitetur_. Ap. BARONIO al 992.
-
-[292] La storia di quel secolo ne offre un'altra prova. L'imperatore
-Lotario che stava in guerra con Lodovico Pio suo padre, mandò dei
-nobili ad invitare a sè Angelberto arcivescovo di Milano. Andò
-questo, e lo salutò colle parole e con chinar il capo, ma non volle
-prostrarsegli per onor della Chiesa. L'imperatore gli disse: — Tu fai
-come se fossi sant'Ambrogio»; e l'arcivescovo; — Nè io sant'Ambrogio,
-nè tu sei il signore Iddio». Pregato che andasse a ottenergli pace dal
-padre, si portò in Francia, fu ricevuto a grand'onoranza, e Lodovico
-Pio, uditane la domanda, — Buon arcivescovo, cosa deve far uno del
-nemico suo?» Quegli rispose: — Il Signore ha detto nel Vangelo, _Amate
-i nemici vostri, fate bene a chi vi fece male._ — E se nol facessi?»
-ripetè Lodovico; e quegli: — Non avresti la vita eterna, se morissi
-nell'odio». L'imperatore ne imbizzarrì, e lo invitò a sostenere questo
-asserto davanti ai sapienti. Radunati i quali, l'arcivescovo parlò: —
-Sapete che siam tutti fratelli, liberi o servi, padri o figli? Ebbene,
-san Giovanni scrisse, _Chi odia il fratel suo è omicida, e nessun
-omicida ha in sè la vita eterna_». Tutti dovettero assentirgli; e
-l'imperatore, posta la mano per terra, chiese perdono, e restituì la
-grazia al figliuolo. PRESBYTERI ANDREÆ _Chronicon_. Semplici ragioni,
-ma che non seppero i successori suoi intonare ai potenti nei secoli
-della ostentata libertà.
-
-[293] Non già Stefania, nome inventato dal milanese Arnulfo, come anche
-la storiella dell'avvelenamento.
-
-[294] ADELBOLDUS, _Vita s. Henrici_. Quei che della storia fanno
-allusioni, in quest'anni passati esaltarono Arduino come fosse un
-instauratore della nazionalità italiana, un predecessore e modello di
-Carlalberto.
-
-[295] _Arduinus juxta posse ultionem exercet in perfidos_. ARNULPH.,
-_Hist. Med._, lib. I. c. 16.
-
-[296] _Marchiones et episcopos, duces et comites, nec non etiam
-abbates, quorum prava erant itinera, corrigendo multum emendavit.
-Marchiones autem italici regni sua calliditate capiens, et in custodia
-ponens, quorum nonnulli fuga lapsi, alios vero, post correctionem,
-ditatos muneribus dimisit_. Chron. Noval.
-
-[297] Nelle _Antichità Estensi_, par. I, c. 13, è recato un bel
-documento del 1014, ove Enrico imperatore adduce che il conte Oberto,
-il marchese Oberto, i figli suoi, e Alberto nipote (Estensi li crede
-il Muratori) dopo che lo _elessero_ re ed imperatore, e gli _dieder le
-mani_ e prestarongli il giuramento, favorirono Arduino nemico suo, e
-fecero prede e devastazioni. Siccome essi vivevano a legge longobarda,
-e in questa è scritto che «se alcuno trama contro la vita del re, perda
-la propria e gli siano confiscati i beni»; perciò esso Enrico confisca
-i possessi di quei signori, e li dona alla chiesa di San Siro in Pavia,
-in compenso de' guasti sofferti.
-
-[298] MONACI WEINGART nelle _Ant. Estensi_, p. 6.
-
-[299] Guglielmo scriveva a Maginfredo che il fatto non gli pareva
-_neque utile neque honestum, gens enim vestra infida est. Insidiæ
-graves contra nos orientur_. FULBERT, ep. 58. E Ademaro monaco dice
-che _in ducibus Italiæ fidem non reperiens, laudem et honorem eorum pro
-nihilo duxit._
-
-[300] L'abate di San Giustiniano di Falesi nel 1115 vende all'opera
-della cattedrale di Pisa _tres partes integras de castello et rocca
-Plumbini_ (questa è la prima menzione di Piombino); e nel 1135 baratta
-coll'arcivescovo di Pisa due altre intere parti del castello e della
-rôcca di Piombino. _Anno dom. Inc._ MLXXVIII, _ego Ermengarda...
-concedo ecclesiæ Sancti Donati integram partem, quod est quarta pars de
-sextadecima parte de castello de Polciano etc._ Ant. Estensi, part. I.
-c. 18. Massa Marittima nel 1254 compra metà del Monterotondo dai figli
-del fu conte Rainaldo condomini; poi nel 62 l'altra metà da diversi
-altri; e vedansi nel _Dizionario_ del Repetti le sminuzzate compre
-fatte da quel Comune. Nel 1212 l'abate di San Antimo cede ai Sienesi
-un quarto di Montalcino. Siena stessa compra a pezzi e bocconi il
-castello di Montorsojo dopo il 1255; e nel 1181 dal vescovo di Volterra
-un quarto del castello e distretto di Montieri e sue argenterie.
-Alla dieta di Roncaglia del 1058 il vescovo di Luni disputava contro
-Gandolfo lucchese pel possesso di parte del castello d'Aghinolfo
-nella Versilia. Gli archivj sono pieni di queste vendite e donazioni
-parcellari.
-
-[301] CIBRARIO, _Monarchia di Savoja_, II. 6. La gradazione delle
-persone è così designata da Laurière sopra un manoscritto antico
-presso HALLAM, cap. 5: «Duca è la prima dignità, poi conti, visconti,
-baroni, indi castellano, valvassore, cittadino, in ultimo villano».
-Nelle Assise di Gerusalemme, tradotte ad uso de' possedimenti veneziani
-in Levante, il _suzerain_, è detto _caposignor; uomini degli uomini_
-i valvassori; le _corvée_ servizio di corpo, angheria, servizio
-personale, che in altri autori si dicono _comandate_ o _manopere_; così
-_far ligezza, chiamarsi di uno_, ed altri modi che sarò obbligato ad
-usare, non essendovi o non conoscendo io libri classici per lingua, che
-di proposito trattino di cose feudali.
-
-[302] Intorno alla seconda crociata, alcuni principali cittadini si
-ritirarono a vivere nei loro castelli; ma due volte al mese doveano
-convenire a consiglio in Belluno, oltrechè vi mandavano i loro servi
-per le occorrenze. Cominciarono dunque a dire semplicemente Cività per
-Belluno; il qual nome trovasi primamente in un atto del 1144, riportato
-dal Piloni, lib. II, p. 76. e Cividade è in un documento del 1349,
-riferito dal Verci, vol. XII, p. 129; poi Cividale.
-
-[303] _Antiq. M. Æ._, I. 650.
-
-[304] Questo diritto di naufragio, certo antichissimo, dai Rodj passò
-ai Romani, e divenne fiscale; ma poi Gregorio VII nel concilio Romano
-del 1078, ed Alessandro III nel Lateranese, scomunicarono chi ne
-usasse; Federico II il vietò per la Sicilia, altri il proibirono con
-leggi severissime; eppure iniquità siffatta si prolungò fino ai giorni
-nostri. Vedi avanti al Cap. CXXIV.
-
-[305] DIEGO ORLANDO, _Feudi di Sicilia_. Palermo 1847.
-
-[306] _Constit. regni Siciliæ_, lib. III. tit. 26. 27.
-
-[307] Vol. I. p. 115, ed. Morel.
-
-[308] Lib. VII. tit. 2.
-
-[309] Il _Codice Giustin._, lib. VII. tit. 6, la _Novella_ XXII. c.
-12 dichiarano liberi gli schiavi che il padrone avesse abbandonati
-infermi, mentre potea metterli in _xenonem_ se non avesse mezzi di
-curarli.
-
-[310] _Si quis res alienas, idest servum aut ancillam seu alias res
-mobiles_.... Leg. 232.
-
-[311] ASTOLFO, XIV; RACHIS, I. 3. 277.
-
-[312] Che i villani fossero servi lo attesta la legge 284 di Rotari
-dicendo: _Si servi, idest concilium rusticanorum, manu armata in vicum
-intraverint etc._ Da questo testo alcuno volle dedurre, primo, che
-esistesse qualche forma di Comune tra i villani; secondo, che anche
-questi avessero il diritto delle armi sotto i Longobardi. V. FLEGER,
-_Das Königsreich der Langobarden etc._ Lipsia 1851. Sarebbe la più
-strana anomalia in un governo barbaro. _Concilium_ non mi suona altro
-che intelligenza, congiura: e gli schiavi delle colonie americane,
-quante volte afferrano le armi contro i padroni! e le afferrò Spartaco.
-
-[313] ROT., 225. 226. Oggi in olandese _volvry_ vale pienamente libero.
-Il semplice liberto diceasi _widerborn_, quasi rinato, _widergeboren_.
-
-[314] PAOLO DIAC., lib. I. c. 13.
-
-[315] _Eam pergat partem, quamcumque volens canonice elegerit,
-habensque portas apertas etc._ Formulæ LINDENBR. 101.
-
-[316] _Qui per impans, idest in volum regis, dimittitur._ ROT., I. 225.
-
-[317] LIUTPR., IV. 5.
-
-[318] _Leg._ IX.
-
-* Carlo Hegel (_Storia della costituzione dei municipii italiani
-dai Romani fin all'aprirsi del secolo_ XII) sostiene che anche la
-popolazione romana era indissolubilmente sottoposta all'unico diritto,
-nella qualità di aldj, dalla quale non poteano passare alla piena
-libertà longobarda se non per una nuova manomissione. Il diritto
-romano non fu punto riconosciuto per gran tempo, da poi entrò come
-diritto di Corte, indi come diritto ecclesiastico, non però personale.
-Più tardi fu concesso a singoli stranieri per privilegio, infine a
-città e territorj interi. Nella legislazione di Liutprando la voce
-_Langobardus_ abbraccia vincitori e vinti.
-
-[319] ROT., 222.
-
-[320] _Leg._ V. 19.
-
-[321] _In venalitate hominum ad Paganas venumdantes gentes._ FANTUZZI,
-_Monum. ravenn._, tom. V. dipl. 19.
-
-[322] Il valore dei servi era in proporzione della capacità. Secondo
-carte dell'archivio di Sant'Ambrogio di Milano, uno nel 721 è
-venduto tre soldi d'oro; nel 725 una donna vende un fanciullo per
-dodici soldi d'oro; nell'807 Totone, due fanciulli per trenta soldi
-d'argento; nel 955 un fanciullo è valutato quanto un fondo di pertiche
-quindici, tavole otto, che Valso negoziante cedeva ad Aupaldo abate di
-Sant'Ambrogio. FUMAGALLI, _Delle istituzioni diplom._, II. 520.
-
-Nell'archivio diplomatico di Firenze è l'apografo della vendita d'una
-schiava col bambino, del 15 maggio 763, che reco per esempio:
-
-_In Christi omnipotentis nomine, regnantes domini nostri Desiderio
-et Adelgis, præcellent. regibus, anno regni eorum septimo et quinto,
-quintadecima die mensis magii, ind. prima, scripsi ego Aboald notarius
-rogatus ab Candidus, viro honesto et venditore, ipso præesente,
-michique dictante, et subter manus suas signum sanctæ crucis facientes,
-et testis qui subscriverent aut signa facerent, ipse rogavit._
-
-_Constat me prænominatus Candidus venditor vindedisse et vindedimus
-vobis Audepert et Baroncello germanis emptoribus, vindedimus vobis
-muliere una nomine Boniperga qui Teudisada, una cum infantulo suo
-parbulo, cujus adhuc dr. nomen dederit, quos in infinitum vobis pro
-ancilla et servo vindedimus possidendum quatenus amodo in vestra
-suprascriptorum Audepert et Baroncello vel heredum vestrorum maneat
-potestate, et recipimus pretium nos qui supra Candidus venditor a vobis
-emptoribus pro suprascripta muliere nomine Boniperga qui Teudisada, una
-cum filio suo parbulo, inter bobes et auro inadpretiato sol. viginti et
-uno, finitum pretium; et inter eis bono animo convinet in ea ratione,
-ut si quis amodo nos qui supra venditor vel heredes nostros aut aliquis
-homo contra hanc vinditionem nostram quandoque ire præsumpserimus,
-te minime ab omne homine defensare potuerimus duplum pretium ad rem
-melioratam, nos quoque venditor vel heredes nostri vobis emptoribus vel
-ad heredes vestros reddituri promittimus._
-
-_Actum Christi regno, mense et indictione suprascripta feliciter._
-
-_Signum † manus Candido v. h. venditoris qui hanc cartulam fieri
-rogavit._
-
-_Ego Perideus testis rogatus †. Ego Adualdus testis rogatus †._
-
-_Signum † manus Magnefridi actor testis._
-
-_Ego q. s. Aboald notarius postradita complevi et emisi._
-
-Il Lupo reca la vendita fatta nel 1064 da Enrico conte d'Almenno,
-vivente a legge longobarda, ad un tal Signorello di Crema, d'un'ancella
-di nome Maura, _natione Italie_, per trenta soldi d'argento, prezzo
-finito: _Que suprascripta ancilla cum omnibus vestimenticulis ejus in
-integrum a presenti die in tua et cui tu dederis tuisque heredibus
-persistat potestate, jure proprietario nomine habendum et faciendum
-exinde quicquid volueris._ Nel 924, Adalberto vescovo di Bergamo dona
-ai canonici di San Vincenzo _de pertinentibus meis famulum unum nomine
-Gis....... qui et Ruso vocatur, cum uxore sua Gariverga et filio suo
-Petro, una cum vestimentola, et peculiariolum eorum, in ipsam canonicam
-pistorem esse, et aliud servitium quot ministri ipsius canonice
-jusserint, ad ipsos sacerdotes fatiendum; et perveniat a die presente
-in jus et potestatem ipsorum fratrum, propter remedium et salutem
-corporis et anime nostre_. E nel 976 il prevosto di Sant'Alessandro
-commuta un servo con un altro, e coll'aggiunta di più di otto pertiche
-di terra. _Cod. bergom._, II. 665. 137.
-
-Nel Lupo stesso vi sono varie concessioni fatte dal padrone, massime da
-vescovi, a qualche servo, di vendere o permutare alcun loro possesso.
-Ivi, 59. 211. 261. 277. 559....
-
-[323] GATTOLA, _ad Hist. Abatiæ cassinensis accessiones_, part. I. p.
-71.
-
-[324] MICHELE PIAZZA, _Storia sicula_, part. I. c. 47 e 111, part. II.
-c. 17; GREGORIO, lib. V. c. 2, nota 15 all'anno 1375.
-
-[325] Nel catalogo dei beni del vescovado di Lucca dell'VIII o IX
-secolo, Philippus de Spardaco _facit angarias dies_ III _in hebdomada_;
-Bappulo de Persiniano _facit angarias dies_ III _in hebdomada,
-reddit vinum medietatem, oleum med., pullos_ IIII, _ovos_ XX; altri
-_similiter_; Tachiprando _facit angarias hebdomadas_ XII _in anno_....
-Omilio de Quesa _reddit vinum med. et lavore tertiam parte_; Felix de
-Subsilonle _reddit med. granum el faba, et vinum anforas antiquam_ I
-_et den._ XXVII.
-
-[326] La condizione degli schiavi e i varj mestieri cui si applicavano,
-ricevono gran lume dalla seguente carta di emancipazione e divisione
-del 761, nelle _Memorie Lucchesi_, vol. IV. doc. 54:
-
-_Notitia brevis, qualiter divisi ego Sunderat inter me et domino
-Ferodeo episcopo homines de ista parte Arnu._
-
-_In primis Asprandulo de Tramonte, Maurulo germano ipsius Aspranduli.
-Rodulo, Magnipertulu Angari filii ipsius Roduli. Corpulo filio
-Barinchuli maiure. Maricindula muliere Barinchuli. Corpula mulier
-Alaldi. Gespergula filia Marcianuli minore. Sisula mulier Magnipertuli
-de filio Roduli, cum filio suo Sisaldulo. Marcianulo de' Caracini.
-Auripertulo filii ipsius Marcianuli minore. Maurulo filio Stephani
-mediano. Candido caprario. Martinulo filio Marrioni de Salicano.
-Candida soror ipsius Martinuli. Marinulo de Cincturia. Lartula mulier
-ipsius Marinuli, cum tres infantos suos, uno masculo, et duæ feminæ.
-Sunfulo de Cincturia. Duæ filiæ Furcule de Tramonte, quem habet de
-muliere, filio Tendaldi. Alpergula de Lamari. Gunderadula, qui est in
-casa Baronaci, cum duæ filiæ suæ. Tendulo de Monacciatico. Causulo de
-Serbano. Cicula soror Teudaldi, qui fuit mulier quondam Radipertuli.
-Uno filio, et una filia Ciantuli, nomine Wsilinda, Ratpertulo de
-Tramonte._
-
-_Item breve de homenis, quos antea inter nos divisimus. Romaldulo
-calicario. Gandipertulo pistrinario. Liutpertulo vestorario.
-Mauripertulo caballario, filio Randuli. Arcansulo filio Fridipertuli.
-Martinulo clerico. Gudaldo quocho, frater Gaudipertuli. Clausula
-soror Ghitioli. Auria nepote Widaldi. Lucipergula nepote Marcianuli.
-Tachipergula de Massa. Aldula filia Magnipergulæ. Teuspergula
-filia Sunfuli. Maricula filia ipsius Sunfuli. Ansula soror Alpuli.
-Alipergula cornisiana. Geltrada mulier Cinctuli. Flurula filia Mugiuli.
-Teudipergula filia Murfuli. Cosfridulo filio Canseramuli. Barulo
-porcario. Aurulo filio Roppuli similiter porcario. Ratcausulo vaccario.
-Teuderissciula, quem debet nobis Ciemiccio in viganio. Prandulo filio
-Roppuli. Auripertula filia Cianciuli. Gunderadula filia Bonisomoli.
-Corpulo filio Alraldi._
-
-_Item breve de homenis, quos livertavet barbane_ (lo zio) _meus.
-Sichiprandulu. Waliprandulu. Duo filii, et una filia Radipertuli
-de Monacciatico. Mulier Pertuli de Vico, cum tres infantes suos.
-Wanipertulo nepote Teuduli de Lamari. Aurulu russu. Nepote Widaldi
-de Quosa. Bonipertulu filio Bonisomuli de Tramonte. Due consubrine
-Dulciari de Coloniola. Nepote Bonusuli de Roselle._
-
-_Item breve de homenis, quos liveros emiset barbane meus pro anima bonæ
-memoriæ genitori meo Sundipert, germani sui. Alpergula soror Alpuli.
-Canseradula soror Aspranduli. Bonaldulo frater Guadipertuli. Cellulo
-frater Causuli. Bonusula soror Sanduli. Liutpergula soror Magnuli de
-Valeriano, cum infantes suos. Causeradula soror Guidipertuli, cum tres
-infantes suos. Alo filio Radaldelli. Annifridulo de Cincturia._
-
-_Isti omnes suprascripti homenis, quos barbane meus Peredeus in Dei
-nomine episcopus pro anima sua, et pro anima bonæ memoriæ genitori meo
-Sundipert, liveros emiset, quod sunt insimul homenis viginti et octo,
-in hoc ordine eos commemoravi in hunc breve, ut in ordine permaneant,
-sicut de ipsi inter nos per cartulæ convenientia, et promissio facta
-est. Nam non dedi isti home (homenis) in divisione suprascripti barbani
-mei sicut alii suprascripti homenis. Facta suprascripta notitia tempore
-dominorum nostrorum Desiderii, et Adelchis regibus, in anno regni eorum
-quinto et secundo, idus mensis magii, per indictionem quartadecima. Et
-scripsi ego Osprandus Diaconus._
-
-Le stesse _Memorie_, vol. V. part. 3. p. 354, recano una curiosa
-permuta di servi nel 975.
-
-[327] _Considerazioni sulla storia di Sicilia_, lib. I. c. V. n. 4. 6.
-8.
-
-[328] Secondo la legge longobarda era inviolabile lo schiavo rifuggito
-nella Chiesa, mentre non l'era nei possedimenti del re.
-
-[329] Ecco l'atto di uno che _si offerisce_ ad una chiesa (_Mem.
-Lucchesi_, vol. IV. doc. 11):
-
-_In Dei nomine, Regnante domno nostro Carolo rege Francorum et
-Langobardorum, anno regni ejus nono, et filio ejus domno nostro
-Pipino rege, anno regni ejus tertio, nono kalendas junias, indictione
-sexta. Manifestum est mihi Martino filio quondam Sinchi, quia per
-hanc cartulam offero memetipsum Deo, et tibi ecclesiæ beati sancti
-Reguli, Christi martheri, sitæ ubi vocabulum est ad Waldo, ut amodo in
-tua vel de tuis custodibus ego permaneam potestate; et si me de ipsum
-sanctum locum subtragi quæsiero, vel omnem imperationem ipsius ecclesiæ
-rectoribus facere et adimplere noluero, et in omnibus non permanere
-sicut et alii homenis jam dictæ ecclesiæ pertinentibus, aut in
-alterius casa abitare præsumpsero, spondeo me qui supra Martinus esse
-componiturus a parte suprascriptæ basilicæ, vel ad custodibus ejus auri
-soledos numero quinquaginta et cartulam offersionis meæ omni tempore
-in prædicto ordine firma et stabilis permaneat, et pro confirmatione
-Philippum presbyterum rogavi. Actum ad ecclesiam sancti Georgi ad
-Navis._
-
-E nel documento 72 un altro del 772, ove notate che cede i beni e se
-stesso, ma ritiene gli uomini, cioè i servi:
-
-_In Dei nomine. Regnante domno nostro Desiderio rege, et filio
-ejus domno nostro Adelchi rege, anno regni eorum quintodecimo et
-tertiodecimo, quinto idus mensis januarii, per indictionem decimam.
-Manifestum est mihi Racchulo clerico, filio quondam Baruccioli,
-abitatori ad ecclesiam sancti Elari tibi dicitur ad Crucem, quia per
-hanc cartulam offero me ipso Deo et tibi ecclesiæ beatæ sanctæ Mariæ
-sitæ in sexto, ubi Rachiprandus presbyta rector esse videtur, una
-cum omnibus rebus meis tam.... casa abitationis meæ, cum fundamento,
-curte vel aliis ædificiis meis simul et hortis (vineis), pratis,
-pascuis, sylvis, virgareis, olivetis, castanetis, cultis rebus, vel...
-moventibus una cum casis massariciis, vel aldionales, ubique... tibi
-prædictæ ecclesiæ in integrum. Excepto omni... omnes, quos in mea
-reverso esse potestatem: nam aliis omnibus suprascriptis rebus volo
-ut cunctis diebus sit in potestatem suprascriptæ Dei ecclesiæ, una cum
-omnibus rebus meis movilibus vel immovilibus in præfinito. Et qua a me
-neque ab heredibus meis aliquando præsens hac cartula offersionis meæ
-posse disrumpi, sed omni... in prædicto ordine in ipsa Dei ecclesia
-firmiter permaneat. Et pro confirmatione Rachiprandum clericum scribere
-rogavi. Actum Luca._
-
-[330] Al vescovo di Padova, nella Marca Trevisana spettava la
-giurisdizione di un distretto (_pieve di sacco_) appartenente al
-dominio (_saccus_) del re; tutto diviso fra livellarj (_uomini di
-sacco_), che pagavano un censo al fisco reale, potevano anche vendere
-le terre, ma non a grandi vassalli o potenti, per non turbare i diritti
-regali del vescovo. GENNARI, _Ann. della città di Padova_.
-
-Livello forse si disse dal _libello_ che consegnavasi all'investito.
-
-[331] _Quia Tuscis consuetudo est ut, accepto ab Ecclesia libello,
-in contumaciam convertantur contra Ecclesiam, ita ut vix unquam
-constitutum reddant censum; precipimus, modisque omnibus jubemus,
-ut nullus episcopus vel canonicus_ (di Arezzo) _libellum aut aliquod
-scriptum alicui homini faciant, nisi laborantibus, qui fructum terræ
-Ecclesiæ, reddant sine molestia vel contradictione._ Antiq. M. Æ. III.
-
-Nel 962 il vescovo di Genova, assecondando la domanda loro, ad alcune
-persone concedeva porzioni dei beni della chiesa a mezzeria, con
-obbligo di piantar vigne ed alberi fruttiferi il meglio che potranno;
-e di quel che seminano, il primo anno daran di nove moggia uno, il
-secondo di otto uno, il terzo e i successivi di sette uno: dell'uva,
-de' fichi, degli ulivi per dieci anni non daranno nulla, ma ogn'anno
-un pollo ciascuno, poi dopo dieci anni la metà del vino, de' fichi,
-dell'olio, oltre un'imposta detta scatico. _Monum. hist. patr., Liber
-Jurium_, p. 7.
-
-[332] Walprando, vescovo di Lucca, dovendo muovere all'esercito con
-re Astolfo il 754, fa testamento, lasciando a chiese ed ospedali:
-_Servos autem meos vel ancillas, volo ut liveri omnes esse debeant,
-et a juspatronato absoluti, sicut illi homines qui ex_ NOBILE GENERE
-_procreati et nati esse videntur_. Mem. Lucchesi, vol. IV. doc. 46.
-
-Nel 778 Peredeo, vescovo pure di Lucca, in testamento libera anch'egli
-i servi: _Post decessu meo omnes liberi et a juspatronato absoluti
-cunctis diebus debeant permanere sicut illi homines qui de_ NOBILIBUS
-ROMANIS _procreati et nati esse inveniuntur. Simili modo servos vel
-ancillas, quas domna genitrix mea Sundrada se vivens liberos demisit_,
-IN EO ORDINE _liberi permaneant, sicut supra institui_ (doc. 86).
-
-Nel 789 Celso chierico: _Homines meos omnes masculos et feminas pro
-anima mea liberos dimittere debeatis circa sacrum altare, et per
-absolutionis chartulas a juspatronato absoluti_ (doc. 107).
-
-Talvolta, per fare più inattaccabile l'emancipazione, vi si adopravano
-le formole del diritto barbarico, del romano e dell'ecclesiastico,
-come nel prezioso documento bergamasco del 1083, ove il conte Alberto
-emancipa alcuni servi, _sicut illi qui in quadrubio et in quarta manu
-traditis_ (formula romana) _et amond factis_ (che è longobardo), _vel
-sicut illis qui per manus sacerdotis circa sacro altare ad liberis
-dimittendi deducti fiunt, pro anime mee mercede; et concedo a vobis
-graciam libertatis vestre omne conquistum vestrum tam quod nunc
-abeatis, aut in antea aquistare potueritis_.
-
-[333] Nel testamento di prete Lupo e del cherico Ansperto nell'800,
-che lasciano i loro beni alla basilica di Sant'Alessandro di Bergamo,
-leggiamo: _In ea vero ratione, ut familias nostras ad nos pertinentes,
-servos et ancillas, aldiones et aldianes de personas suas omnes
-liberis arimannis amundis absolutis permaneant ab omni conditione
-servitutis et juspatronatus sit ad eos concesso, civesque romani sint,
-et habeant potestatem testandi et anulo portandi, et ad nullum hominem
-habeant reprehensionem, et defensionem habeant ad quem voluerint.
-Tantum est ut illis pertinentibus nostris qui resedet in massaricio
-foris domocultile, si voluerit ipsis vel eorum heredes in ipsis rebus
-habitare, habeat potestatem ibidem resedendo, ed debeat tam ipsis vel
-eorum heredes per omni anno circuli dare ad suprascripta basilica de
-predictis rebus quinque modia grano, medietate grosso et medietate
-menuto, et vino medietate: et si in ipsis rebus resedere non voluerint,
-vadant ubi voluerint in libertatem suam; tantum unusquique per caput
-ponat super arca sancti Alexandri denaria quatuor tam masculis seu et
-feminis_... LUPO, op. cit., I. 627.
-
-[334] Dov'è la servità, non ci ha mendicanti, perchè ciascun padrone
-mantiene i suoi uomini, come i suoi giumenti; perciò nelle carte
-antiche non si trovano assegnate o ben di rado limosine. Nel XII
-secolo si ha in Milano menzione di _case di lavoro_, che i collettori
-delle _Antichità longobarde milanesi_ (diss. XX) credettero luoghi di
-ricovero, ove faceansi lavorare i poveri. Ecco invenzione ignota agli
-antichi.
-
-[335] _Ep._ 12. _lib._ IV.
-
-[336] _Honor piscationum et venationum tocius plebatus et curiæ est
-D. episcopi, et debet habere D. episcopus de catia ursi bregutum
-cum capite et plottis et butello et spallam desteram, quandocumque
-et ubicumque capiat; et per unam diem debent homines de Pisoneis_
-(Pisogne) _et plebatus ire ad catiam ad voluntatem D. episcopi et
-ejus nuntiorum._ Docum. del 1299, riportato dal RONCHETTI nella Storia
-bergamasca.
-
-C. F. RUMHOR, nelle _Origini del proscioglimento de' coloni in Toscana_
-(Amburgo 1830), pubblicò documenti che assai rischiarano la condizione
-reale e personale nel XII e XIII secolo.
-
-[337] _Ut ammodo in antea ipse nec eorum heredes ac proheredes,
-nec alia persona missa ad ipsis non debeat esse in consilium aut
-factum quod per dictos omines qui ad ipsam abitacionem venerint de
-jam dictis locis, nec ipsi nec eorum heredes et proheredes unum pel
-plures sicut cernitur fractam illam que est juxta viam que currit de
-rio ad grandunem versum ipsum castrum, ut infra ipsum castrum habeant
-per vertutem ullam percussionem nec occisionem corporis, neque res
-illas que in ipso castro erunt in ullo tempore per vertutem tollere
-presumat, excepto de illo omine qui in consilio ut factum fuerit de
-illis ominibus qui ipsum castrum custodierint perdere, aut pretersionem
-per vim abere, aut ad ipsum castrum assaltum facere, aut incendium
-comittere, aut ipsum castellum disrumpere. Quod si hoc probatum fuerit,
-illius bona qui hos comiserit et sua persona liceat ubique in potestate
-esse. Et insuper convenerunt infra predictam villam... liceat in
-mansionem ipsorum omnium, neque de eorum heredibus per vim albergare,
-neque pro pane tollendo, neque pro vino, pro carne, neque annona,
-excepto propter nuptias et sponsalias et propter receptum seniorum
-suorum, vel si unquam verram abuerint, et ad defensionem ipsius
-castelli et ville alios omines preter eorum vassallos conduserint;
-et in ullo tempore neque porcum neque porcellum neque moltonem neque
-agnum per judicium querere nec tollere debeant: et si aliquo modo
-unquam in tempore tulerint et hoc requisitum fuerit, infra mense
-unum explegitum caput tantum cui factum fuerit reddatur. Et iterum
-convenerunt... ad ipsos omines fodrum tollere non debent, excepto si a
-publico aquisierint. Nam si a publico aquisierint et rex in Longobardia
-venerit, fodrum solito modo solvatur. Et hoc convenerunt ut si unquam
-inter ipsos barbanes et nepotes (de Calusco) verram advenerit, non
-liceat unus alteri ambulandi vel revertendi ad ipsum castellum vel
-villam, sicut cernitur territorium ipsius loci contradicere, neque
-assaltum facere, neque plakam neque feritam neque occisionem corporis
-facere per se nec per suos missos, neque ad ipsos omines donec verram
-inter se abuerint ad ipsum castellum et villam; neque ad ipsos omines
-non licet assaltum facere, neque per incendium, neque per predam, neque
-per vastationem, neque per aprensionem ipsorum ominum, etc._ Ap. LUPO.
-
-[338] Una causa di stato personale fu trattata il 901 nel placito
-di Milano avanti Sigefredo conte di palazzo. L'avvocato del conte di
-Milano pretendeva che alcuni uomini di Palazzolo fossero aldj d'esso
-conte. Essi invece sostenevano d'esser liberi ed arimanni, nati dal
-padre e madre libera, dai quali avevano ereditato qualche possesso;
-nè mai erano stati obbligati a servizio di corpo: salvo che aveano
-pure qualche casa e fondo in Blestazio, appartenenti alla corte di
-Palazzolo, pei quali facevano alcune opere a questa. Si discusse, si
-udirono i testimonj, e furono dichiarati liberi. _Antiq. M. Æ._, diss.
-XIII.
-
-Nel 905 in Bellano sul lago di Como si piativa della libertà d'alcuni
-servi della corte di Limonta, feudo imperiale spettante al monastero
-di Sant'Ambrogio a Milano. I convenuti confessavano essere servi di
-lor persona, come i genitori e parenti loro; e si teneano obbligati a
-cogliere le ulive, spremerne l'olio, pagare ogni anno ad esso monastero
-settanta soldi di buon argento, menar per barca sul lago l'abate o i
-suoi messi, e rendergli ogni anno cento libbre di ferro, trenta polli,
-trecento ova. Ma in un'altra carta si lamentavano perchè l'abate gli
-aggravasse di là del dovuto, e gli obbligasse a battere il suo grano, e
-talvolta fino a tagliar i capelli (_multoties nos grana flagellare, et
-capillos nostros auferre præcipit_); il che era segno di servitù.
-
-Gli uomini di Casciavola nel Valdarno ricorrevano alla contessa
-Beatrice di Toscana, e poi ai consoli e al clero della primaziale di
-Pisa contro i Lambardi, cioè baroni del castello di San Casciano, che
-usavano con loro empietà e crudeltà; dichiaravano essere sempre stati
-liberi, aver tenuto abitazione nel castello di San Casciano, ma non
-prestato mai atti servili a que' Lambardi, eccetto il tributo debito
-per le case che vi tenevano di loro proprietà e che consisteva in due
-carra di legna ogni abitazione (_cella_), purchè i signori garantissero
-ad essi la selva. Quel tributo fu poi mutato in un assegno di sedici
-danari. Distrutto il castello di San Casciano, credevano rimanere
-sciolti da qualsiasi impegno. Ma prima che fosse disfatto, essi
-Lambardi cominciarono a derubare i querelanti, che perciò ne portarono
-accusa dianzi alla signora Beatrice, la quale di fatto li tolse in
-protezione, comminando mille libbre d'oro contro chi li danneggiasse.
-Ma presto il diploma perdette virtù, _omnis potestas perdidit virtutem,
-et justitia mortua est, et periit de terra nostra: tunc ceperunt facere
-omnia mala nobis, sicut Pagani et Saraceni etc._ CAMICI, _Dei marchesi
-di Toscana_, vol. II.
-
-[339] Mauro, della Lombardia transpadana accasato in Pistoia, vende nel
-742 un terreno per trentacinque soldi d'oro a Crispanulo suo fratello
-_negoziante_ in Pescia. _Mem. lucchesi_, V. part. II.
-
-In uno dei più antichi documenti del 716, il medico pistojese Guidoaldo
-compra una sala con corte e prato e mulino sul Brana; poi nel 767 fonda
-il monastero di San Bartolomeo fuor Pistoja, ed è dichiarato medico
-d'essa città. Aveva già eretti altri monasteri e spedali che sottopone
-a quello: _De autem reliquis monasteriis vel xenodochiis hic Pistoria,
-vel Ticinense civitate, quam et reliqua alia loca quæ per me ordinata
-vel constructa sunt, ita decrevimus, ut per ipsum monasterium Sancti
-Bartholomei fiant ordinata et disposita etc._ — _Arch. Diplom. di
-Firenze_, carte di quel monastero.
-
-Urnifredo, figlio del fu Willerado, fonda nel 766 l'oratorio di Santa
-Maria a Piunte, e lo dona al monastero di San Bartolomeo con tutti i
-beni _in tali enim tenore, ut omnes_ ROMANI _qui modo sunt, vel eorum
-æredibus dare debeat per singulo anno per quemquam casa sua luminaria
-in ipsa ecclesia vel oratorio nostro, valiente tremisse in oleo, cera,
-auro, de ista tres res una quale habuerit_.
-
-In un rogito del gennajo 780 (in BRUNETTI, _Cod. diplom._) si menziona
-un mercante di Villamagna presso Volterra. Montepulciano, di cui non
-sappiamo l'origine, ma che trovasi nominato nel 715, produce documenti
-dell'806 e 827, ove sono sottoscritti un Petrone orefice, e un Sasso
-chierico e medico.
-
-[340] _Gast-halten_ tenere ospizio; col qual nome s'intendevano le
-possessioni regie, che erano non solo dì case e tenimenti, ma d'intere
-città, come Como e Siena, dove s'aveva e il gastaldo e il conte, l'un
-dall'altro indipendenti. Pisa stette alcun tempo sotto un gastaldo
-regio, il quale trovasi nominato al 796. _Ant. ital._, diss. LXIII.
-col. 311. Nel 730 si trova fatta una vendita a Mauricione canoviere
-del re, prevedendo il caso che il _pubblico_ richiedesse que' beni
-(_si quolivet tempore publicum requisierit_), ove pare si indichi un
-magistrato sovrantendente ai beni comuni. In un'altra vendita del 718,
-Filiberto cherico dichiara che i beni da esso venduti erano liberi
-da ogni pubblico vincolo, _libera ab omni nexu publico_. V. BRUNETTI,
-_Cod. diplomatico_, I. 333. 454.
-
-[341]
-
- _Tunc fac edictum per terram Teutonicorum_
- _Quilibet ut dives sibi natos instruat, illis_
- _Ut, cum principibus placitandi venerit usus,_
- _Quisque suis liberis exemplum proferat illis._
- _Moribus his dudum vivebat Roma decenter;_
- _His studiis tantos potuit vincere tyrannos;_
- _Hoc serrant Itali post prima crepundia cuncti._
-
-[342] Costui faceva dire a Benedetto di Cluse: _Ego sum nepos abatis de
-Clusa. Ipse me duxit per multa loca in Longobardia et Francia propter
-grammaticam. Ipsi jam constat sapientia mea duo millia solidis, quos
-dedit magistris meis. Novem annis jam steti ad grammaticam... In
-Francia est sapientia, sed parum: in Longobardia, ubi ego plus didici,
-est fons sapientiæ._ Ap. MABILLON, _Ann. Bened._, IV. 726.
-
-[343] _Nosti quot scriptores in urbibus aut in agris Italiæ passim
-habeantur._ Epist. 130.
-
-[344]
-
- _Desine, nunc etenim nullus tua carmina curat:_
- _Hæc faciunt urbi, hæc quoque rure viri._
- Panegiricon, I.
-
-[345] Cap. 132 all'anno 876.
-
-[346] _De quibusdam locis ad nos refertur, non magistros neque curam
-inveniri pro studio literarum. Idcirco in universis episcopiis,
-subjectisque plebibus, et aliis locis in quibus necessitas
-occurrerit, omnino cura et diligentia habeatur ut magistri et
-doctores constituantur, qui studia literarum liberaliumque artium ac
-sancta habentes dogmata, assidue doceant, quin in his maxime divina
-manifestantur atque declarantur mandata._ BARONIO, ad ann. 826.
-
-[347] _Pseusti._ — Primo Saturno venne dalle rive di Creta, diffondendo
-sulla terra l'età dell'oro. Da nessuno ei nacque; innanzi al tempo
-non erano cose create. L'eccelsa famiglia degli Dei si vanta d'averlo
-padre.
-
-_Alitia._ Il primo uomo abitò il paradiso, giardino di delizie, sinchè
-la donna nol sedusse ad assaggiare il veleno del serpente, facendo
-abbeverare tutti gli uomini alla coppa della morte.
-
-_Pseusti._ Fiera tempesta gittò sull'oceano, e sommerse il mondo. La
-terra fu allagata; quanto vivea perì. Solo dei mortali Deucalione
-sopravvisse, e le pietre che lanciò con Pirra sua moglie, diedero
-origine a nuova generazione.
-
-_Alitia._ La vendetta del Signore spalancò le cataratte dell'abisso,
-e salvò Noè solo nell'arca colla famiglia. L'eterno fe splendere
-l'arcobaleno traverso la nube, e agli uomini fu certo che il Signore
-più non li distruggerebbe.
-
-_Pseusti._ Numerose divinità, proteggete il poeta che canta il nome
-vostro. Voi che abitate la regione delle stelle e il soggiorno di
-Plutone o i profondi abissi, voi tutti che popolate il mondo, numerosi
-Dei, proteggete il poeta che canta la vostra lode.
-
-_Alitia._ Dio eterno ed unico, maestà, gloria, essenza divina, che
-fosti e sarai, le tue lodi canto, obbedisco a' tuoi precetti. Dio in
-tre persone, tu cui nè principio nè fine, concedimi vittoria sopra gli
-Dei menzogneri.
-
-_Pseusti._ Dimmi come Proserpina venne al mesto soggiorno; a qual patto
-Cerere poteva rivedere la diletta figlia; e qual perfido rivelò agli
-Dei il frutto da essa mangiato. Dimmi il segreto della guerra di Troja,
-ed io t'applaudirò.
-
-_Alitia._ Quai sono le leggi che tengono le acque diffuse sopra la
-terra, la terra sospesa sotto il cielo, e l'aria diffusa nello spazio?
-Dimmi qual luogo del mondo è il più elevato sotto i cieli, e pronunzia
-il santo nome dell'Eterno, e t'applaudirò.»
-
-[348] _Studio artis grammaticæ magis assiduus quam frequens, sicut
-Italis semper mos fuit artes negligere ceteras, illam sectari_...
-Rudulphus Glaber ap. BOUQUET, X. 23.
-
-[349] Più volte rinacque il timore del finimondo. Specialmente
-Florenzio vescovo di Firenze pubblicò esser nato l'anticristo, e
-verificarsi appunto ciò che le sante scritture aveano predetto. La
-diceria acquistò tal credenza nel 1105, che Pasquale II volle si
-radunassero i vescovi in Firenze per udire i fondamenti della sua
-opinione; e furono trecenquaranta gli accorsi. LABBE, _Concil._, X.
-743.
-
-[350] LANDULPHUS SENIOR, _Hist. Med._, II. 30. Nell'archivio della
-cattedrale d'Aosta, al fine d'un pontificale del X secolo, è questo
-Breve _recordacionis de tregua Domini, quam inter se religiose
-Christiani custodire debent secundum episcoporum præceptum et bonorum
-laicorum consensum. In primis tenenda est tregua Dei ne homo occidat
-hominem, et ne homo tradat seniorem suum. Si quis hoc peccatum fecerit
-in tregua Dei, profugus non remaneat in patria._
-
-[351] LUPO, _Cod. Bergom._, II. 145, 241, 321.
-
-[352] Como suffragava al patriarca d'Aquileja. Crema non era ancora
-vescovado.
-
-[353] LANDULPHUS SENIOR, II, 29. Anche in Francia l'arcivescovo di
-Reims era il primo fra i dodici grandi pari del regno: in Inghilterra
-è alla testa dei pari l'arcivescovo di Cantorbery: quello di Magonza in
-Germania poteva convocar la dieta in impero vacante.
-
-[354] Ivi perì Olderico vescovo d'Asti.
-
-[355] Un atto di quel tempo dice che la Chiesa cremonese _non
-modicam passa est jacturam, maxime a Girardo, Heriberti mediolanensis
-archiepiscopi nepote, qui audacia patrui sui, qui omne italicum regnum
-ad suum disponebat nutum, superbe levatus, quidquid sibi placitum erat,
-justum aut injustum, potestative operabatur in regno_. Ap. GIULINI,
-_Memorie_, tom. III. 442.
-
-[356] _Sævissimi Theutonici, qui nesciunt quid sit inter dexteram et
-sinistram._ LANDULPH. SEN.
-
-[357] ARNULPH., _Hist. Med._, II. 12.
-
-[358] OTTO FRISING., _De gestis Friderici II._ — RADEV. FRISING., IV.
-1. ecc.
-
-[359] _Eisque legem, quam et prioribus habuerant temporibus, scripto
-roboravit_. HERMANN CONTRACT. _ad_ 1037.
-
-[360] _Ad morganaticam_. Morganatico è un matrimonio, eguale o no, nel
-cui contratto si limitano i diritti della sposa e dei nascituri; per
-es. che quella non avrà il titolo del marito, i figli non erediteranno
-secondo la legge, ecc.
-
-Ecco questa legge importantissima:
-
-_In nomine sanctæ et individuæ Trinitatis. Chonradus gloriosissimus
-imperator augustus._
-
-_Omnibus sanctæ Dei ecclesiæ fidelibus, nostrisque, præsentibus
-scilicet et futuris, notum esse volumus, quod nos, ad reconciliandos
-animos seniorum et militum, ut ad invicem inveniantur concordes, et ut
-fideliter et perseveranter nobis et suis senioribus serviant devote,
-præcipimus et firmiter statuimus, ut nullus miles episcoporum, abatum,
-abatissarum, aut marchionum, vel comitum, vel omnium, qui beneficium
-de nostris publicis bonis, aut de ecclesiarum prædiis tenet nunc,
-aut tenuerit, vel hactenus injuste perdidit, tam de nostris majoribus
-walvassoribus, quam et eorum militibus, sine certa et convicta culpa
-suum beneficium perdat, nisi secundum constitutionem antecessorum
-nostrorum et judicium parium suorum._
-
-_Si contentio fuerit inter seniores et milites, quamvis pares
-adjudicaverint illum suo beneficio carere debere, si ille dixerit
-id injuste vel odio factum esse, ipsum suum beneficium teneat, donec
-senior, et ille quem culpat, cum paribus suis ante præsentiam nostram
-veniant, et tibi causa juste finiatur. Si autem pares culpati in
-judicio senioribus defecerint, ille qui culpatur suum beneficium
-teneat, donec ipse cum suo seniore et paribus ante nostram præsentiam
-veniant. Senior autem, aut miles qui culpatus, qui ad nos venire
-decreverit, sex hebdomadas, antequam iter incipiat, ei cum quo
-litigaverit innotescat._
-
-_Hoc autem de majoribus walvassoribus observetur. De minoribus vero,
-in regno, aut ante seniores, aut ante nostrum missum eorum causa
-finiatur._
-
-_Præcipimus etiam, ut, cum aliquis miles, sive de majoribus, sive de
-minoribus, de hoc sæculo migraverit, filius ejus beneficium habeat. Si
-vero filium non habuerit, et abiaticum ex masculo filio reliquerit,
-pari modo beneficium habeat, servato usu majorum walvassorum in
-dandis equis et armis suis senioribus. Si forte abiaticum ex filio non
-reliquerit, et fratrem legitimum ex parte patris habuerit, si seniorem
-offensum habuit, et sibi vult satisfacere, et miles ejus effici,
-beneficium quod patris sui fuit habeat._
-
-_Insuper etiam omnibus modis prohibemus, ut nullus senior de beneficio
-suorum militum cambium, aut precariam, aut libellum, sine eorum
-consensu facere præsumat. Illa vero bona, quæ tenet proprietario
-jure, aut per præcepta, aut per rectum libellum, sive per precariam,
-nemo injuste eos disvestire audeat. Fodrum de castellis, quod nostri
-antecessores habuerunt, habere volumus; illud vero quod non habuerunt,
-nullo modo exigimus._
-
-_Si quis hanc jussionem infregerit, auri libras centum componat,
-medietatem cameræ nostræ, et medietatem illi cui dampnum illatum est._
-
-_Signum domini Chonradi serenissimi Romanorum Imperatoris Augusti._
-
-_Kadolohus cancellarius vice Herimanni archicancellarii recognovi._
-
-_Datum_ V _kalendas junii, indictione_ V, _anno Dominicæ incarnationis_
-MXXXVIII, _anno autem domini Chonradi regis_ XIII, _imperantis_ XI.
-
-_Actum in obsidione Mediolani feliciter. Amen._
-
-[361] Un privilegio di Enrico III del 1052 concede al clero di Volterra
-di poter decidere le liti col duello. _Antiq. M. Æ._, diss. XLI.
-
-[362] Un documento bergamasco del 1088 (ap. Lupo, II. 766) nomina un
-conte Nuvolo _vexillifer walvassorum qui societatem fecerant_. Il
-_Breve recordationis de Ardicio de Aimonibus_ discorre a lungo de'
-valvassori, _qui insimul de variis episcopatibus conspiraverunt._
-
-[363] Conti d'Aquino, di Trano, di Penna, di Calvi, d'Isernia, di
-Pontecorvo, di Sangro, del Sesto, di Sora, di Venafro, ecc.
-
-[364] Una leggenda italiana fa che il principe di Luni s'invaghisca
-d'una imperatrice che viaggia col suo sposo, e che gli corrisponde:
-concertano essi che l'imperatrice si finga morta, e dal sepolcro passa
-alle braccia dell'amante: l'imperatore, risaputolo, distrugge quella
-città.
-
-[365] _Qu'ils ont combattu, non pour prendre mérite de deniers, mais
-par lo amor de Dieu, et pour ce qu'ils ne pooient soutenir tant de
-superbe de li Sarrasins_. Histoire de li Normant, par AIMÉ.
-
-[366] LEO OSTIENSIS, _Chron. Cassin._, lib. II. c. 27.
-
-[367] _Et li Normant, liquel avoient été troiz mille, non
-remanainstrent se non cinc cent_. AIMÉ.
-
-[368]
-
- _Pro numero comitum bis sex statuere plateas,_
- _Atque domus comitum totidem fabricantur in urbe._
- GUGLIELMO APULO.
-
-[369] LEO OSTIENSIS, lib. II. c. 71.
-
-[370] _Manderent messaige à lo papa, et cerchoient paiz et concorde, et
-prometoient chascun an de donner cense et tribut à la saincte Eglise_.
-AIMÉ.
-
-[371] Non Civitella, come dicesi comunemente. Goffredo Malaterra dice
-chiaramente Civitate, che era presso Dragonara, verso la foce del
-Fortore.
-
-[372]
-
- _Robertum donat Nicolaus honore ducali,_
- _Unde sibi Calaber concessus et Apulus omnis._
- GUGL. APULO.
-
-Il giuramento, che allora egli prestò al papa (BARONIO, ad an. 1059, nº
-70), è il primo esempio certo di re riconoscentisi vassalli della santa
-sede:
-
-_Ego Robertus, Dei gratia et sancti Petri, dux Apuliæ et Calabriæ,
-et utraque subveniente, futurus Siciliæ; ab hac hora et deinceps
-ero fidelis s. romanæ Ecclesiæ, et tibi domino meo Nicolao papæ.
-In consilio aut facto, unde vitam aut membrum perdas, aut captus
-sis mala captione, non ero. Consilium quod mihi credideris, et
-contradices ne illud manifestem, non manifestabo ad tuum damnum,
-me sciente. Sanctæ Romanæ Ecclesiæ ubique adjutor ero, ad tenendum
-te et ad aquirendum regalia s. Petri, ejusque possessiones, pro meo
-posse, contra omnes homines; et adjuvabo te ut secure et honorifice
-teneas papatum romanum, terramque sancti Petri et principatum; nec
-invadere nec aquirere quæram, nec etiam deprædari præsumam, absque
-tua, tuorumque successorum, qui ad honorem sancti Petri intraverint,
-certa licentia, præter illam quam tu mihi concedes, vel tui concessuri
-sunt successores. Pensionem de terra sancti Petri quam ego teneo aut
-tenebo, sicut statutum est, recta fide studebo ut illam annualiter
-romana habeat Ecclesia. Omnes quoque ecclesias, quæ in mea persistunt
-dominatione, cum earum possessionibus, dimittam in tua potestate,
-et defensor ero illarum ad fidelitatem s. romanæ Ecclesiæ. Et si tu
-vel tui successores ante me ex hac vita migraveritis, secundum quod
-monitus fuero a melioribus cardinalibus, clericis romanis et laicis,
-adjuvabo ut papa eligatur et ordinetur ad honorem s. Petri. Hæc omnia
-suprascripta observabo sanctæ romanæ Ecclesiæ et tibi cum recta fide;
-et hanc fidelitatem observabo tuis successoribus ad honorem s. Petri
-ordinatis, qui mihi firmaverint investituram a te mihi concessam. Sic
-me Deus adjuvet et hæc sancta evangelia_.
-
-[373] L'epitafio di Roberto Guiscardo diceva:
-
- _Hic terror mundi Guiscardus hic expulit urbe_
- _Quem Ligures regem, Roma Alemannus habet._
- _Parthus, Arab, Macedumque phalanx non texit Alexin_
- _At fuga sed Venetum nec fuga nec pelagus._
-
-[374] Il Malaterra (lib. I. c. 26) racconta senz'ombra di
-disapprovazione che Ruggero, avendo udito d'alcuni mercanti che da
-Amalfi doveano passare a Melfi, _non minimum gavisus, equum insiliens,
-cum octo tantum militibus mercatoribus occurrit, captosque Scaleam
-duxit, omniaque quæ secum habebant diripiens, ipsos etiam redimere
-fecit. Hac pecunia roboratus, largus distributor centum sibi milites
-alligavit_.
-
-[375] _Terra Siciliæ, terra Saracenorum, habitaculum nequitiæ et
-infidelitatis, sepulcrum quoque gentis nostri generis et sanguinis...
-Ego cum exercitibus militum meorum fortiter laboravi ad hoc opus Dei
-perficiendum, videlicet ad acquirendam terram Siciliæ_. Diploma del
-1091 ap. ROCCO PIRRO, _Sicilia sacra_, tom. I. p. 520-21.
-
-[376] L'Ostiense raccolse in questi versi tutti i casi che si traevano
-al fôro ecclesiastico:
-
- _Hæreticus, simon, fænus, perjurus, adulter,_
- _Pax, privilegium, violentus, sacrilegusque,_
- _Si vacat imperium, si negligit, ambigit, aut sit_
- _Suspectus judex, si subdita terra, vel usus_
- _Rusticus, et servus, peregrinus, feuda, viator,_
- _Si quis pænitens, miser, omnis causaque mixta,_
- _Si denunciat Ecclesiæ quis, judicat ipsa._
-
-[377] _De pressuris Ecclesiæ._
-
-[378]
-
- _Theutonici reges, perversum dogma sequentes,_
- _Templa dabant summi Domini sæpissime nummis_
- _Præsulibus cunctis: sed et omnis episcopus urbis_
- _Plebes vendebat, quas sub se quisque regebat._
- _Exemplo quorum, munibus nec non laicorum,_
- _Ecclesiæ Christi vendebantur maledictis_
- _Presbyteris._
- DONNIZONE, Vita com. Mathildis.
-
-[379] S. PIER DAMIANI, _Vita di S. Domenico_. Nel Penitenziale edito
-dal Muratori (_Antiq. M. Æ._, diss. LXVIII) trattasi molto di questi
-scambj di penitenze: — Se uno non può digiunare, scelga un sacerdote
-giusto, o un monaco che vero monaco sia e viva secondo la regola, che
-ciò compisca per lui, e se ne redima a prezzo conveniente. Una messa
-cantata speciale può riscattare dodici giorni; dieci messe riscattano
-tre mesi; trenta messe dodici mesi». Esso Pier Damiani scriveva a
-Ildebrando d'avere imposta all'arcivescovo di Milano la penitenza di
-cento anni, e tassata la redenzione di questi in un'annua somma. _Rer.
-it. Scrip._, IV. p. 28.
-
-[380] _Petri Damiani_, _Opusc._, XXXI. c. 69. — Giovanni da Lodi suo
-discepolo ne scrisse la vita.
-
-[381] _Ap._ PURICELLI, _De s. Arialdo_, II. 3. 4.
-
-[382] LABBE, _Concil._, tom. IX in fine.
-
-[383] _Chron. Novalic._, col. 119, in _Hist. Patriæ Monumenta,
-Script._, tom. III.
-
-[384] La donazione di Ottone imperatore a papa Silvestro, che dicesi
-trovata in Assisi nel 1139, è impugnata come falsa da molti, e
-ultimamente da Wilmans, _Ann. dell'Impero sotto Ottone III_, Berlino
-1840: ma è tenuta per autentica da Hock e da Pertz, _Monum. legum_,
-tom. II. p. 162.
-
-[385] Di Benedetto IX dice ogni male Bennone; pure si prova che, a
-insinuazione di Bartolomeo abate di Grottaferrata, egli rinunziò al
-pontificato, e si vestì monaco, morendo in penitenza. E in tutte quelle
-accuse c'è forse esagerazione per parte degli zelanti non meno che dei
-detrattori.
-
-[386] Cardinali _vescovi_ erano quelli d'Ostia, Porto e Santa Rufina,
-Alba, Sabina, Tusculo e Preneste, vicarj del papa qual patriarca di
-San Giovanni Laterano. Cardinali _cherici_ erano i parroci di quattro
-altre chiese patriarcali di Roma. Agli istituti di carità presedevano
-cardinali _diaconi_.
-
-[387] LABBE, _Concil._, tom. IX. p. 1155. — _Romæ, Nicolao papa
-defuncto, Romani coronam et alia munera Henrico regi transmiserunt,
-eumque pro eligendo summo pontifice interpellaverunt. Qui ad se
-convocatis omnibus Italiæ episcopis, generalique conventu Busileæ
-habito, eidem imposita corona, patricius romanus appellatus est.
-Deinde, cum communi omnium consilio, parmensem episcopum summæ romanæ
-ecclesiæ elegit pontificem,_ HERMANN CONTRACT.
-
-[388] RIDOL. NOTARII, _Hist. rer. Brix._, pag. 17.
-
-[389] Documenti autentici provano che anche nel regno di Napoli il
-matrimonio di preti e frati era riconosciuto; e trovansi soscrizioni,
-_Ego Petrus, filius domini Stephani monachi: Ego Sergius, filius domini
-Johannis monachi: Ego Johannes, filius domini Petri monachi_...,
-alle pagine 10, 21, 40, 46 della _Sylloge de' Monumenti_ del
-grande archivio di Napoli. Il concilio di Melfi nel 1059 pel primo
-limitò il matrimonio dei preti: dopo il concilio romano del 1072 fu
-proibito. Nelle consacrazioni dei vescovi prescriveansi norme intorno
-all'ordinare conjugati: e l'arcivescovo Alfano nel 1066, consacrando
-il primo vescovo di Sarno, gli indiceva _ne bigamum, aut qui virginem
-sortitus non est uxorem, ad sacrum ordinem permittat accedere: et si
-quos hujusmodi forte reperit, non audeat promovere_. UGHELLI, _Italia
-sacra_, tom. VII. p. 571. Barbato arcivescovo di Sorrento, nel 1110
-ordinando Gregorio vescovo di Castellamare, dicea: _Eique dedimus
-in mandatis ne nunquam ordinationem præsumat facere illicitam, nec
-bigamum, aut qui virginem non est sortitus uxorem, neque illiteratum...
-ad sacrum ordinem permittat ascendere._ Id., tom. VI. p. 609, ediz.
-Venezia 1721.
-
-[390] Arnolfo, testimonio non della miglior disciplina ma della
-consuetudine, dice che nel regno italico, vacando un vescovado, il
-re vi provvedeva il successore, invitato dal clero e dal popolo; ma a
-Milano, morto il metropolita, uno de' canonici del duomo gli succedeva.
-_Vetus fuit italici regni conditio, perseverans usque in hodiernum
-diem, ut, defunctis ecclesiarum præsulibus, rex successores italicos,
-a clero et populo decibiliter invitatus. Prisca Mediolani consuetudo
-est, ut, decedente metropolitano, unus ex majoris ecclesiæ præcipuis
-cardinalibus, quos vocant ordinarios, succedere debeat._ Hist. Med.,
-III.
-
-[391] PETRI DAMIANI, _Opusc._, V.
-
-[392] Che anche la depressione dei vescovi e prelati fosse grata al
-popolo, lo attesta Enrico IV: _Rectores sanctæ Ecclesiæ, videlicet
-archiepiscopos, episcopos, presbyteros, sicut servos pedibus
-tuis calcasti, in quorum conculcatione tibi favorem ab ore vulgi
-comparasti_. MANSI, Concil., XX. 471.
-
-[393] Il Guichenon (_De la Maison de Savoie_) pretende fosse il Bugey,
-allora distretto del regno d'Arles. — Di Adelaide scrisse la vita il
-Terraneo, volendo farne un riscontro alla contessa Matilde.
-
-[394]
-
- _Copia librorum non deficit huic..._
- _Libros ex cunctis habet artibus atque figuris..._
- _Hæc apices dictat, scit theutonicam bene linguam;_
- _Gens alemanna quidem sibi gratis servit ubique._
- _Russi, Saxones, Guascones atque Frisones,_
- _Arveni, Franci, Lotharingi quoque, Britanni_
- _Hanc tantum noscunt, quod ei sua plurima poscunt..._
- _Responsum cunctis hæc dat sine murmure turbis._
- DONNIZONE, lib. II.
-
-Ecco il principio d'uno dei tantissimi suoi atti di donazione: _Quae ad
-honorem ecclesiarum et fidelium catholicorum substentationem erogantur,
-quia in centuplum recompensentur, et quod melius est, vita retribuantur
-æterna, nulli prorsus fidelium dubitandum est: et maxime monasteriis
-quæ in nostris possessionibus constituta sunt, et religiosis viris qui
-in Deo famulantur, si in necessitatibus viscera pietatis recludamus,
-quomodo charitas Dei erit in nobis? Ideo ego Mathilda, Dei gratia, si
-quid sum, pro mercede et remedio animæ meæ parentumque meorum etc._
-
-Le _Memorie della gran contessa Matilde_ di Francesco Maria Fiorentini
-(1645) sono una delle migliori fonti della storia di questo secolo,
-massime colle note e i documenti che v'aggiunse Giandomenico Mansi
-nell'edizione di Lucca 1756.
-
-[395] Donnizone dice, lib. II. c. 1:
-
- _Per tres tenuit jam menses_
- _Gregorium papam; cui servit ut altera Martha._
- _Auribus intentis capiebat sedula mentis_
- _Cuncta Patris dicta, seu Christi verba Maria._
- _Propria Clavigero sua subdidit omnia Petro_
- _Janitor est cæli suus heres; ipsoque Petri,_
- _Accipiens scriptum de cunctis Papa benignus._
-
-Gregorio le scriveva: _In veritate vobis loquimur, quod in nullis
-terrarum principibus tutius quam in vestra nobilitate confidimus,
-quoniam hoc verba, hoc facta, hoc piæ devotionis studia, hoc fidei
-vestræ preclara nos constantia docuerunt._ Le lettere che esso
-le derigeva, sono del tenore di quelle di Francesco di Sales alla
-signora di Chantal; e le diceva: — Vi scrivo, diletta figlia di san
-Pietro, per saldare la fede vostra sull'efficacia del santo sacramento
-dell'Eucaristia, tali essendo i tesori e i doni che, invece d'oro
-e di gemme, in nome del padre vostro che è il principe de' cieli,
-voi mi avete richiesto, benchè aveste potuto da prete più degno
-ottenerli. Non vi parlerò della Madre di Dio, a cui v'ho in ispecial
-modo raccomandata, e vi raccomando senza posa, finchè non arriviamo a
-vederla... Più essa in bontà e santità supera le altre madri, più le
-sorpassa in clemenza... Cessate dunque di peccare, e prostrata innanzi
-a lei versate lacrime di cuor contrito e umiliato». _Epist._ VII. 47.
-
-[396] MURATORI, _Anecdot._, tom. II. p. 328; e MARTÈNE, _De ant.
-Eccles. rit._, tom. II. 1. 2. Lo adduciamo perchè tale era il rito
-consueto.
-
-[397]
-
- _Leges tuæ depravatæ plenæ falsitatibus._
- _In te cuncta prava vigent, luxus, avaritia,_
- _Fides nulla, nullus ordo. Pestis simoniaca_
- _Gravat omnes fines tuos. Cuncta sunt venalia._
- _Per te ruit sacer Ordo, a qua primum prodiit._
- _Non sufficit papa unus; binis gaudes infulis._
- _Fides tua solidatur sumptibus exhibitis._
- _Dum stat iste, pulsas illum; hoc cessante, revocas;_
- _Illo istum minitaris. Sic imples marsupias._
- Lib. III. c. 38.
-
-[398] Gregorio VII fu santificato da Benedetto XIII nel 1729; e
-Giuseppe II, l'imperatore sacristano, lo volle cancellato dai calendarj
-austriaci. Non v'è ingiurie che non siansi dette di questo pontefice;
-ma altrettante lodi gli furono attribuite, massime da moderni, anche
-protestanti, e principalmente dal Voigt nella vita che di lui scrisse.
-Guizot lo mette a paro di Carlo Magno e di Pietro czar, riformanti
-per via del dispotismo. Stephen (nell'_Edinburgh Review_) lo dichiara
-il più nobile genio che regnasse a Roma dopo Giulio Cesare; e, come
-protestante, detestando lo scopo di lui, lo riconosce «favorevole
-e forse essenziale al progresso del cristianesimo e della civiltà».
-Lamennais lo intitolò il _gran patriarca del liberalismo_: ma questo
-concetto non è una novità, poichè il Giannone, cavilloso fautore
-dei diritti regj e perciò sempre ostile a Ildebrando, racconta che
-«niun altro _più_ meglio e più al vivo ci diede il ritratto di questo
-pontefice _quanto_ quel giudizioso _dipintore_ che lo _dipinse_ nella
-chiesa di San Severino di Napoli. Vedesi quivi l'immagine di questo
-papa avere nella sinistra mano il pastorale co' pesci; nella destra,
-alzata in atto di percuotere, una terribile scuriada; e sotto i piedi
-scettri e corone imperiali e regali, in atto di flagellarli. E dopo
-avere così mostrato essere stato Gregorio il terrore e il flagello
-dei principi, e calpestar scettri e corone, volendo ancor far vedere
-che tutto ciò potea ben accoppiarsi colla santità e mondezza de' suoi
-costumi, sopra il suo capo scrisse in lettere cubitali queste parole:
-SANCTUS GREGORIUS VII».
-
-[399] Così la intesero i contemporanei. _Non cujuslibet regis et ducis
-sive marchionis, sed unius feminæ, scilicet gloriosæ et Deo dilectæ
-comitissæ Mathildis congressione imperator debilitatus est_. DEUSDEDIT
-CARDIN. ap. Baronio _ad an._ 1081. — _Ipsa pene sola cum suis contra
-Henricum... jam septennio prudentissime pugnavit, tandemque Henricum
-de Longobardia satis assai viriliter fugavit._ BERTOLD. CONSTANT. _ad_
-1097.
-
-Donnizone la dice _hilari semper facie, placida quoque mente, e fœmina
-pacis_; ma altrove _Pervigil et fortis, perversos sæpe remordit_.
-
- _Fervida bella nimis cum rege potenter inivit;_
- _Nam per triginta duravit tempora firma_
- _Nocte die bellans, regni calcando procellas._
-
-[400] _Sub specie religionis_. OTTO FRISINGENSIS.
-
-[401] _Pro remedio animæ meæ et parentum meorum, dedi et obtuli
-Ecclesiæ sancti Petri, per interventum domini Gregorii papæ VII, omnia
-bona mea jure proprietario, tam quæ tum habueram, quam ea quæ in antea
-acquisitura eram, sive jure successionis, sive alio quocumque jure ad
-me pertinent, et tam ea quæ ex hac parte montium habebam, quam illa
-quæ in ultramontanis partibus ad me pertinere videbantur_. Pare la
-contessa avesse già fatta donazione sotto il papato di Gregorio VII,
-ma perdutasi la carta, la rinnovasse il 1112 a favore di Pasquale
-II. Questa carta è stampata in fondo al poema di Donnizone, _Rer. It.
-Scrip._, tom. V. p. 584; e può ben essere falsa: tuttavia la donazione
-non potrebbesi ragionevolmente negare, attesochè fu recata in mezzo
-subito dopo la morte di Matilde; e se si disputò sopra l'estensione
-con cui intenderla, non ne fu impugnata la genuinità. Vedi TIRABOSCHI,
-_Mem. modenesi_, I. 140.
-
-[402] È ancora uno dei più disputati problemi l'origine dei Veneti
-primi. Secondo Erodoto, i Veneti si davano per colonia dei Medi:
-secondo Pomponio Mela, lasciarono al lago di Costanza il nome di
-_lacus venetus_; ed una delle più alte cime del centro alpino è
-detta _Venediger Spitz_. Strabone indica gli _Heneti_ sul mar Nero;
-sul Baltico abbiamo la Vinden-burg: Tolomeo, Plinio, Tacito danno i
-_Venediti Montes_, il _Venedicus Sinus_; i Veneti appartenevano alla
-Confederazione Armoricana: aggiungevasi la _Venta Belgarum_, la _Venta
-Icenorum_, la _Venta Silurum_; altri della Celbiteria accennati da
-Plinio. Come genti di paesi così distanti si ridussero nell'_angulus_
-di Tito Livio? Come poi i Veneti Secondi chiamarono _patria_ il Friùli?
-Come negli interrogativi del dialetto di Venezia i verbi son conjugati
-colla pretta forma friulana?
-
-[403] FLAMINIO CORNARO, _Eccl. ven._, tom. XI. p. 309.
-
-[404] La cronaca veneta di Martin da Canale divisa a lungo la
-spedizione di Carlo Magno contro Venezia, e come questo si piantò
-a Malamocco, donde tutti i cittadini fuggirono a Rialto. Molestati
-assiduamente dai Franchi, un giorno vennero a mischia con essi,
-e dalle navi scaraventarono contro quelli gran quantità di pani,
-onde Carlo comprese non li potrebbe prendere per fame. Una donna,
-fintasi traditrice della patria, gli menò uomini che per gran danaro
-fabbricarono un ponte galleggiante sul quale tragittare l'esercito; ma
-l'aveano disposto in modo che rovinarono e affogarono la cavalleria di
-lui. Allora sconfortato, Carlo chiese vedere il doge, e con esso entrò
-in Venezia; e mentre navigava, giunto ove l'acqua è più profonda, con
-tutta la forza del suo braccio vi gettò un lunghissimo stocco ch'egli
-impugnava, e disse: — Come cotesto stocco che ho gettato in mare, non
-apparirà più mai nè a voi nè a me nè a persona viva, così non sia al
-mondo persona che abbia possanza di nuocere al dominio di Venezia; e a
-chi nocerà, gli venga sopra l'ira e il maltalento di Domeneddio, così
-come venne sopra di me e sopra la mia gente».
-
-[405] In tale occasione Guglielmo Apulo (_Rer. It. Script._, V.) dice
-de' Veneziani:
-
- _Non ignara quidem belli navalis, et audax_
- _Gens erat hæc: illam populosa Venetia misit,_
- _Imperii prece, dives opum, divesque virorum,_
- _Qua sinus Adriacis inter litus ultimus undis_
- _Subjacet arcturo: sunt hujus mœnia gentis_
- _Circumsepta mari; nec ab ædibus alter ad ædes_
- _Alterius transire potest, nisi lintra vehatur._
- _Semper aquis habitant, gens nulla valentior ista._
- _Æquoreis bellis, ratiumque per æquora ductu._
-
-[406] Nel diploma del 983, dove Ottone II confermava ai Veneziani i
-loro diritti, si trovano nominati i popoli formanti il regno d'Italia;
-e sono Pavesi, Milanesi, Cremonesi, Ferraresi, Ravennati, Comacchiani,
-Riminesi, Pesaresi, Cesenati, Fanesi, Sinigalli, Anconitani, Umanesi,
-Fermani, Pinnesi, Veronesi, Gavellesi, Vicentini, Monselicesi,
-Padovani, Trevigiani, Cenedesi, Furlani, Istrioti.
-
-[407] La famiglia Giustiniani v'era tutta montata, e tutta perì. Unico
-superstite un frate, che dispensato dai voti, sposò Anna Michiel.
-Avutone figli, tornò al chiostro, ed essa pure, e furono santificati.
-
-[408] ANONIMO SALERNITANO, _Paralip._, cap. 58-62.
-
-[409]
-
- _ Nulla magis locuples argento, vestibus, auro,_
- _Partibus innumeris: hac plurimus urbe moratur_
- _Nauta, maris cælique vias aperire peritus._
- _Huc et Alexandri diversa feruntur ab urbe_
- _Regis et Antiochi. Gens hæc freta plurima transit._
- _Hic Arabes, Indi, Siculi nascuntur et Afri._
- _Hæc gens est totum prope nobilitata per orbem,_
- _Et mercando ferens et amans mercata referre._
- GUGL. APULO, III.
-
-[410] Donnizone si lamenta che la contessa Beatrice sia stata sepolta
-in Pisa, perchè in questa è affluenza di Pagani, di Turchi, d'Africani,
-di Caldei:
-
- _Qui pergit Pisas, videt illa monstra marina:_
- _Hæc urbs Paganis, Turchis, Libycis, quoque Parthis_
- _Sordida, Chaldæi sua lustrant litora tetri._
-
-[411] «Lo papa colla sua cherisìa mandoe a Pisa a predicare la croce in
-Sardinia contra li Saracini lo cardinale d'Ostia; al quale lo vescovo
-e 'l comune di Pisa s'obbligarono di fare lo passaggio, e ricevettono
-lo gonfalone vermiglio, quasi dicesse loro: _Va, e vendica la morte di
-Cristo_». RANIERI SARDO, _Cron. pisana_ al 1017.
-
-[412] L'avvenimento, da alcuni impugnato, si appoggia a
-quest'iscrizione apposta al duomo:
-
- _Anno quo Christus de Virgine natus, ab illo_
- _Transierant mille decies sex tresque subinde,_
- _Pisani cives, celebri virtute potentes,_
- _Istius ecclesiæ primordia dantur inisse_
- _Anno quo siculas est stolus factus ad oras,_
- _Quod simul armati multa cum classe profecti_
- _Omnes majores, medii, pariterque minores_
- _Intendere viam primam sub sorte Panormum_
- _Intrantes, rupta portus pugnando catena._
- _Sex capiunt magnas naves, opibusque repletas,_
- _Unam vendentes, reliquas prius igne cremantes;_
- _Quo pretio muros constat hos esse levatos._
- _Post hinc digressi parum, terraque potiti,_
- _Qua fluvii cursum mare sentit solis ad ortum,_
- _Mox equitum turba, peditum comitante caterva,_
- _Armis accingunt sese, classemque relinquunt,_
- _Invadunt hostes contra sine more furentes._
- _Sed prior incursus mutans discrimina casus,_
- _Istos victores, illos dedit esse fugaces,_
- _Quos cives isti ferientes vulnere tristi_
- _Plurima pro portis straverunt millia morti:_
- _Conversique cito tentoria litore figunt,_
- _Ignibus et ferro vastantes omnia circum:_
- _Victores victis sic facta cæde relictis,_
- _Incolumes multo Pisam rediere triumpho._
-
-[413] RICORDANO MALASPINI, cap. 76. — GIOVAN VILLANI, lib. IV. c. 31.
-
-[414] _Antiq. M. Æ._, diss. LVIII.
-
-[415] _Antiq. M. Æ._, V. 767.
-
-[416] _Antiq. M. Æ._, II. 328.
-
-[417] _Monumenta hist. patriæ,_ Chron. III. 260.
-
-[418] BALUZIO, _Capitolari_, lib. IV. append.
-
-[419] _Antiq. M. Æ._, II. 328; e ANONIM. SALERNIT., 42.
-
-[420] CICOGNA, _Iscrizioni venete_, tom. V. in S. Trinita.
-
-[421] GIULINI, _Memorie Milanesi_, part. III. p. 500.
-
-[422] Da quell'ora fino al 1096 non conosceasi verun simile appello.
-Ora nella _Bibliothèque de l'Ecole des Chartes_, Paris, 1856, t. III.
-p. 269 della 4ª serie, fu pubblicata un'enciclica di Sergio IV. verso
-il 1010, ove propone una crociata. _Cognitum omnibus Christianis
-facimus, quod nuntius processit ad sedem apostolicam ex Orientis
-partibus, sanctum redemptoris Dei nostri J. C. sepulchrum destructum
-esse ab impiis paganorum manibus de vertice usque ad fundamentum...
-Sciat igitur christiana intentio quia ego, si Domino placuerit,
-per memetipsum cupio pergere ex marino litore, et omnes Romanos
-seu Italos cum Tuscie vel qualiscumque christianus nobiscum volunt
-pergere, ut gente Agarena, Domino auxiliante, omnes ostiliter desidero
-interficere... Non vos, filii, marinus terreat tumor aut bellicosus
-expavescat furor.... Multos populorum qui sunt de civitatibus secus
-litus maris positæ, invenimus fidelissimos nobis... volumus et jubemus,
-pro salute animæ vestræ, ex auctoritate Dei omnipotentis et sanctorum
-omnium, sive nostræ monitionis, ut omnis ecclesia et provincia, loca et
-populi, majores et minores pacem inter se habeant, quia sine pace nemo
-potest Deo servire... Qui id explere non valuerit, adjutorium faciat
-personaliter ad naves laborando et ad arma præparando_.
-
-[423] _Speramus etiam ut, pacatis Normannis, transeamus
-Constantinopolim in adjutorium Christianorum. Epist._ II. 37. Dice che
-cinquantamila Cristiani erano lesti all'impresa.
-
-[424] _Æstuabat ingenti desiderio Victor apostolicus qualiter
-Saracenorum in Africa commorantium confunderet atque contereret
-infidelitatem. Unde cum episcopis et cardinalibus concilio habito, de
-omnibus fere Italiæ populis Christianorum exercitum congregans, atque
-vexillum beati Petri apostoli illis contradens, sub remissione omnium
-peccatorum, contra Saracenos in Africa commorantes direxit_. PETRUS
-DIACONUS, lib. III. c. 69.
-
-[425] I ventimila che dice Goffredo Malaterra, sono un'esagerazione.
-
-[426]
-
- _Quos Athesis pulcher præterfluit, Eridanusque,_
- _Quos Tyberis, Macra, Vulturnus, Crustumiumque,_
- _Concurrunt Itali, etc._
- _Pisani ac Veneti propulsant æquora remis..._
- _Qui Ligures, Itali, Tusci, pariterque Sabini,_
- _Umbri, Lucani, Calabri simul atque Sabelli,_
- _Aurunci, Volsci, vel qui memorantur Etrusci;_
- _Quæque etiam gentes sparguntur in apula rura,_
- _Queis conferre manus visum est in prælia dura,_
- _Sub juga Tancredi et Boamundi corripuere,_
- _Et contra fidei refugas patria arma tulere._
- Ap. DUCHESNE, _Rerum Franc._, tom. IV.
-
-[427] PIGNA, _St. della Casa d'Este_, lib. II.
-
-[428] Doveva esser finto, poichè nel 1873 si trovò a Milano lo
-scheletro di S. Ambrogio intero.
-
-[429] Ora la libertà proibì quella, come le altre processioni popolari
-e devote.
-
-[430] MURATORI, _Annali_, tom. II. p. 919.
-
-[431] DANDOLO, _Chron._, lib. IX.
-
-[432] Il Ghirardacci (lib. III) pretende sapere il nome de' principali
-crociati bolognesi: Orso Caccianemici, Mino e Faccio Gallucci, Schiappa
-Garisendi, Guido Griffoni, Pietro Asinelli, Gualtero Maccagnani,
-Prendiparte Prendiparti, Giandonato Malavolti, Perticone Castelli,
-Bacelliero Bacellieri, Torello Torelli, Uberto Ghisilieri, Bartolomeo
-Carbonesi, Artemisio Artemisi, Nicolò Rodaldi, Alberto Tencarari, Testa
-Gozzadini, Alberto Bianchetti, Albero Magarotti, Pietro Ligapassari,
-Giovanni Semplicioli, Dionisio Maranesi, Lodovico Nasini. Egli cita
-pure quelli della crociata del 1218.
-
-[433] Innocenzo III, epist. XVI: _Cum constet quod, vocatos ad terreni
-regis exercitum, uxorum non impedit contradictio; liquet quod summi
-regis exercitum invitatos, et ad illum proficisci volentes, prædicta
-non debet occasio impedire, cum per hoc matrimoniale vinculum non
-solvatur_.
-
-[434] Franco Sacchetti, Nov. 153. Il Chron. Sicul. ad 1322 dice che —
-nella Sicilia la forma del militare apparato era colle spalliere e il
-manto di zendado, la spada guarnita in argento, la sella col freno e
-gli sproni dorati, e un pajo di vesti di qual colore si fosse, eccetto
-che scarlatto, e senza soppanno di vajo».
-
-[435] MATTEO VILLANI, ad ann.
-
-[436] _Lettera inedita etc._ Bologna 1841.
-
-[437] LAMI, _Mem. della Chiesa fiorentina_, tom. I. p. 306.
-
-[438] Di quest'Ordine, negletto dagli storici degli altri, si ragiona
-nella prefazione alle _Lettere di frà Guitton d'Arezzo,_ Roma 1745.
-Benvenuto da Imola sopra Dante, Inf., XXIII, dice: _A principio multi,
-videntes formam habitus nobilis et qualitatem vitæ, quia scilicet sine
-labore vitabant onera et gravamina publica, et splendide epulabantur
-in otio, cæperunt dicere: — Quales fratres sunt isti? Certe sunt
-fratres gaudentes. — Ex hoc obtentum est ut sic vocentur vulgo usque in
-hodiernum diem, quum tamen proprio vocabulo vocentur Milites Domineæ_.
-Ne scrisse due grossi volumi il Federici e una memoria Petronio Canal,
-facendoli derivare dalla Linguadoca, e mostrandoli molto fiorenti
-nel Veneto. Guitton d'Arezzo che era dei loro, scrive a Ranuccio in
-suo rozzo vulgare, die alcun crede anche in versi: — Messer Ranuccio
-amico, saver dovete che cavallaria nobilissimo è ordin seculare, di
-qual propio è nemico il dire onte e far villania, e quanto unque si
-può vizio stimare; ma valenza e scienza e onestate, nettezza e veritate
-continuo ne' suoi trovar si dea. Voi, messer, converria non a villan,
-ma a buon voi conformare; e se buon nullo appare, non meno, ma più
-molto a ben sia pogna (_stimolo_), che dannaggio e vergogna è più
-seguire reo, com' più rei sono; e buon via maggior buono quanto maggio
-di buon grande è difetto, quanto maggior è rio, maggio si mostra; e
-quanto più, più nostra essere dea cura impartir d'esso unde dei mali è
-cesso, dei buoni a buono e conforto e refetto».
-
-[439]
-
- Vede Tancredi che il Pagan difeso
- Non è da scudo, e il suo lontano ei gitta...
- Cedimi, uom forte, o riconoscer voglia
- Me per tuo vincitore o la fortuna.
-
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici. Il testo greco è stato
-trascritto tal quale, senza alcuna correzione.
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-<div style='text-align:center; font-size:1.2em; font-weight:bold'>The Project Gutenberg eBook of Storia degli Italiani, vol. 5 (di 15), by Cesare Cantù</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
-most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
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-</div>
-
-<div style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:1em; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Title: Storia degli Italiani, vol. 5 (di 15)</div>
-
-<div style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:1em; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Author: Cesare Cantù</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>Release Date: April 06, 2021 [eBook #65006]</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>Language: Italian</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>Character set encoding: UTF-8</div>
-
-<div style='display:block; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was produced from images made available by The Internet Archive)</div>
-
-<div style='margin-top:2em; margin-bottom:4em'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIA DEGLI ITALIANI, VOL. 5 (DI 15) ***</div>
-
-<div class="booktitle">
-<h1>
-C. CANTÙ<br />
-STORIA DEGLI ITALIANI
-<span class="smaller">TOMO V.</span>
-</h1>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="titlepage">
-<p class="main-t">
-<span class="small">STORIA</span><br />
-DEGLI ITALIANI
-</p>
-
-<p class="pad2">
-PER
-</p>
-
-<p class="pad1 x-large">
-CESARE CANTÙ
-</p>
-
-<p class="pad2 small">
-EDIZIONE POPOLARE<br />
-RIVEDUTA DALL'AUTORE E PORTATA FINO AGLI ULTIMI EVENTI
-</p>
-
-<p class="pad1 large">
-TOMO V.
-</p>
-
-<p class="pad4">
-<span class="large">TORINO</span><br />
-<span class="small">UNIONE TIPOGRAFICO-EDITRICE</span><br />
-1875
-</p>
-</div>
-
-<div class="somm">
-<hr />
-<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
-<hr />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span>
-</p>
-
-<h2 id="libro6">LIBRO SESTO</h2>
-
-<h2 id="cap58">CAPITOLO LVIII.
-<span class="smaller">Il medioevo. — Essi e noi.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Ponete una gente, la quale consideri suprema felicità
-il riposo, e perciò affidi ogni cura a un ente
-astratto, chiamato il Governo; che all'unità, alla costituzione,
-al poter centrale, ad altre formole vaghe
-immoli la vera libertà, nel mentre a questa tributa
-un'idolatria, ricalcitrante ad ogni superiorità, fino a
-quella del merito; che professi principj assolutissimi,
-poi nell'applicazione li stringa in una mediocrità, rivelante
-il contrasto fra assiomi che si adorano e conseguenze
-che si ripudiano; e questa gente creda che
-ad attuar riforme basti il decretarle; chiami civiltà il
-sottomettere le idee ai fatti positivi e materiali, e la
-misuri dalla quantità dello scrivere; e perchè essa
-scrive assai, abbia di sè una stima così profonda,
-quanto sogliono essere i sentimenti non ragionati, e
-un conseguente disprezzo per ciò che a lei non somiglia;
-e pensando che ciò che le sta sott'occhio sia la
-natura delle cose, non s'immagini una società senza re,
-nè un re che non faccia tutto: qual gente meno di
-questa sarà capace d'intendere quel che chiamiamo il
-medioevo? Di sentimenti, di idee, di ordinamento politico
-e sociale tanto diverso, qual meraviglia se, nel
-secolo passato e dalla nazione legislatrice dell'eleganza
-e veneratrice della monarchia, fu giudicato con tanta,
-<span class="pagenum" id="Page_2">[2]</span>
-non dirò ingiustizia, ma leggerezza? Un villano onesto
-ma incolto, col vestire di cinquant'anni addietro, colla
-cortesia ingenua ed espansiva, col parlare cordialmente
-chiassoso, ma che ignori le mille importanze del cinguettìo
-cittadino, non sfogli gazzette, sappia scrivere
-a malapena, moverà nausea alla squisita e frivola attillatura
-della buona compagnia, e la ruvida scorza impedirà
-di apprezzare e nè tampoco scorgere quell'onestà
-a tutta prova, quell'inalterabile fedeltà alla parola,
-quell'effettivo amor del paese, quella limpidezza di buon
-senso, quella disposizione ai sagrifizj, che nel suo villaggio
-lo fanno il consigliere dei dubbiosi, il conciliatore
-dei dissidenti, il padre dei poveri.
-</p>
-
-<p>
-Tale ad una coltura cortigiana dovette apparire il
-medioevo. Al deperire delle cose sottentrano le finzioni;
-al fiaccarsi delle convinzioni s'ingentiliscono le
-forme. E di forme qual età fu più raffinata che l'antecedente
-alla nostra? laonde essa stomacava quell'altra
-che sì poco le rispettò, cruda di parole, zotica d'atti,
-stranamente ingenua e scortesemente franca nell'espressione;
-e che scarseggiando di scienza, lasciava maggior
-campo al meraviglioso e al soprannaturale. Compassionarono
-il medioevo perchè mancava delle comodità
-domestiche: ma ciò è gusto e abitudine, non prova di
-sociale inferiorità; nè que' raffinamenti di pulizia avanzata
-entravano nei bisogni o ne' pensieri di alcuna
-classe, come oggi non ci crediam meno felici perchè
-non navighiamo sott'acqua o non veleggiamo i campi
-dell'aria.
-</p>
-
-<p>
-La letteratura accademica, che annettevasi direttamente
-all'antica sopprimendo l'intermedia, giudicava
-bello soltanto ciò che si uniformasse a prefissi modelli,
-e si esprimesse con certa dignità e certe riserve; e
-alle cose straordinarie quantunque vere, preferisse le
-credibili quantunque false; le corrette quantunque
-<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span>
-mediocri, alle irregolari che possono riuscire sublimi.
-Intanto la letteratura militante, già preludendo a quella
-tirannia in cui trucidò tutti i fratelli maggiori, pretendeva
-dagli scriventi un coraggio che non hanno i lettori;
-e poichè sarebbe riuscito pericoloso contro ai
-forti, lo sparnazzava contro agli impotenti, ai papi, ai
-frati, ai nobili, a ciò che derivava dal medioevo.
-</p>
-
-<p>
-Monarchica com'è per essenza quella nazione, la
-quale non sa attestare ammirazione e riconoscenza ad
-uno se non col darsegli in braccio, esecrò le morali
-restrizioni agli arbitrj regj, e la costituzione del medioevo,
-dalla quale furono colpite più volte le fronti
-de' suoi re, e quelle più superbe de' suoi avvocati;
-trovò schifoso che in altri tempi vi fossero tante repubbliche
-quanti Comuni, tanti Parigi quante città; che un
-vecchio inerme e lontano accettasse i richiami degli
-oppressi, intimasse ai principi di rendere la giustizia,
-non rincarire le tasse, non computare gli uomini al
-ragguaglio di bestie; e chi non obbediva, escludesse
-dall'accostarsi alla sacra mensa, dal partecipare al tesoro
-delle preghiere; castighi della natura del potere
-da cui emanavano, e che perciò non avriano dovuto
-eccitarla che al riso.
-</p>
-
-<p>
-Stava, gli è vero, in prospetto un'altra nazione, ricca
-di senso pratico e di applicazione, la quale rispetta gelosamente
-le forme del passato, e in un resto di vecchia
-pergamena trova maggior riparo contro gli arbitrj, che
-non in tutte le teorie filosofiche: ma la moda facea desumere
-da altre fonti quella scienza sociale, che da un
-secolo in qua perdè di vista l'individuo per guardar
-solo agli Stati; che il principio e la fine dell'ordinamento
-civile cercò in materiali interessi o in astratte
-argomentazioni; e a titolo di emancipare gli uomini, li
-sminuzzò in atomi, fra i quali non si mantiene la coesione
-se non mediante una pressura esterna.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span>
-</p>
-
-<p>
-Da qui la venerazione per la forza, espressa o brutalmente
-dai marescialli, dalle insurrezioni, dai duelli;
-o legalmente da quel meccanismo che ha per canone i
-decreti, per mezzo d'attuarli i soldati. Pertanto snervata
-l'autorità del padrefamiglia, intepidito l'ardore di
-cittadino, resi di spettanza pubblica tutti i servigi privati,
-nel Governo si concentrò ogni azione: anzichè
-limitarlo ad assistere al progresso sociale e a rimoverne
-gli ostacoli, ad esso si affidarono gli attributi più preziosi
-dell'umana individualità, ad esso il dar limosina
-ai poveri, tutela agli orfani, educazione e collocamento
-ai figliuoli, impiego ai capitali, ispirazione alle belle
-arti, norme al culto, misure alla morale; e migliore si
-giudicò quello che a maggiori atti interponesse i suoi
-regolamenti. Confidando non vi sia miglioramento che
-con decreti non si possa raggiungere, si fecero a profluvio
-ordinanze, e codici sempre nuovi, suppliti da
-quotidiani bullettini, e costituzioni improvvisate, corrette,
-mutate, abolite; e per applicar tutto ciò, un esercito
-d'impiegati irrazionale; e per francheggiarlo, un
-esercito irrazionale di militari; e in conseguenza enormi
-imposizioni e debiti divoranti; e per farli pagare, escussioni
-e carceri; cioè la forza.
-</p>
-
-<p>
-Ma mentre tutto si esige dal Governo, si censura tutto
-ciò che il Governo fa; si onora la sistematica opposizione,
-quand'anche, priva del sentimento d'onore
-pe' suoi avversarj e per se medesima, riducasi affatto
-individuale, e scassini tutte le opinioni, nessuna ne assodi;
-quand'anche soltanto di abilità e di teorie, è creduta
-buona perchè suggerisce spedienti tanto facili
-quanto è il distruggere e il negare, tanto accetti
-quanto sono quelli che non subirono la prova della
-attuazione.
-</p>
-
-<p>
-Rintronato dalla dottrina che i Governi possano
-tutto, qual meraviglia se il popolo li imputa di qualunque
-<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
-male succeda? I poveri stentano? le credenze
-vacillano? le famiglie si sfasciano? che più? intemperie
-e malattie guastano il paese? se ne accagiona il Governo;
-e odiandolo come maligno o disprezzandolo
-come inabile, si cerca abbatterlo per sostituirne un
-altro, che all'atto non compar migliore. Fallite le prove,
-sottentra lo scoraggiamento, e l'abbandonare fino i diritti
-meno contestabili; si piega senza nemmanco la
-dignità di mostrare che si obbedisce spontaneamente e
-per stima o persuasione.
-</p>
-
-<p>
-Tutto ciò rende difficilissimo l'intendere il medioevo,
-che fu un irregolato sviluppo della personalità, senza
-le formole generali secondo cui sono disposte le classificazioni
-di quella pittura o aritmetica che s'intitola
-filosofia e statistica. I Governi, derivati dall'eguaglianza
-di molti capi riunitisi per la guerra sotto di un solo,
-primo tra i pari, non bastavano tampoco alla legittima
-difesa dei diritti individuali, ch'è la loro razionale attribuzione;
-e ciascuno, invece di aspettar tutto dalla
-società, esercitava intere le proprie facoltà. La classe
-preponderante si diede un sistema mirabilmente opportuno
-ad arrestare le migrazioni guerresche, da
-ottocento anni micidiali della civiltà, fissarle ai territorj,
-e provvedere alla difesa di questi senza il flagello
-degli eserciti stanziali: mentre gli antichi non conosceano
-che l'indipendenza dello Stato e della città, nel
-feudalismo si otteneva l'indipendenza de' singoli; le
-relazioni fra individui erano determinate da fede, speranza
-e carità comuni, e i doveri appoggiandosi soltanto
-su promesse, prendeano aria di lealtà; gli uomini,
-non tiranneggiati da opprimente accentrazione, si spingeano
-ciascuno individualmente alla ricerca del vero,
-all'attuazione del buono, in una libertà (come disse il
-Sismondi) che avea per iscopo la virtù, a differenza
-della moderna che ha per iscopo il ben essere; erranti
-<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
-ma originali, e con infinita varietà di centri e di
-modi.
-</p>
-
-<p>
-Azione privata però non vuol dire isolata, e si concilia
-coll'associazione, anzi viemeglio quant'è più libera.
-La rivoluzione che da settant'anni sobbalza l'Europa,
-figliata da una filosofia che considera la società come
-un aggregato convenzionale di individui, predicò dai
-palchi la particolare indipendenza, la formale eguaglianza,
-il lasciar fare; e in conseguenza vituperò le
-istituzioni del medioevo, che quella scarmigliata attività
-aveano sottoposta a regole, mediante suddivisioni gerarchicamente
-coordinate, entro le quali ognuno operasse
-stabilmente, anzichè arrancarsi di continuo a
-sempre maggiore elevazione. Divenuto adulto quel
-ch'era bambino, si buttarono via le fascie; sta bene:
-ma insieme si sciolsero i legami benefici, si tolse ogni
-difesa togliendo ogni unione morale, e l'uomo ne' bisogni
-si trovò ridotto ai proprj espedienti, e in balìa
-della forza e della scaltrezza.
-</p>
-
-<p>
-Di qui un sospettar reciproco, giacchè in ognuno si
-vede un emulo, un competitore; s'ignora che cosa pensi,
-perchè operi, come intenda. Paura e livore rimangono
-dunque i sentimenti più comuni; fiaccato il coraggio
-civile, spenta l'operosità interiore, si ha sempre bisogno
-d'appoggiarsi all'esterno, di cercar l'approvazione altrui.
-Quindi pertinacia, non costanza d'opinioni, e al chiacchericcio
-de' circoli, e alle arguzie de' begli spiriti far
-bersaglio le convinzioni profonde e chi soffriva per esse:
-quindi il dubbio, padre d'ipocrisia e d'inazione: quindi
-esitanza a dir ciò che si pensa, e meraviglia e quasi
-raccapriccio quando alcuno l'esprime senza le complimentose
-smozzicature: quindi il non procedere mai per
-slancio; sicchè fra molto intelletto e poca coscienza, il
-predominio rimane assicurato al ciarlatano, che, deposta
-ogni vergogna, urla più forte, nella certezza che
-<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
-nessuno oserà opporgli il senso comune, altra parola
-soggetto di scherni.
-</p>
-
-<p>
-Coloro che scorgono questi mali traverso alla bassa
-adulazione di noi stessi, invocano un rimpasto della
-società, un organamento che nessuno sa quale sia,
-nessun vede donde verrà, ma certo non potrà venire
-dal vilipendio del passato; non da questo divorzio dell'anima
-dal corpo, degli interessi dall'incremento morale;
-non dal persuadersi che i fatti siano tutto, e nulla
-le credenze; non dal sottigliarsi a criticar la società,
-anzichè accingersi a migliorare gli individui.
-</p>
-
-<p>
-A questo invece si dirigevano le istituzioni del medioevo,
-come fondate sui dogmi di Chi, per riformare
-il mondo, non sovvertì la società, anzi ne rispettò fin
-le patenti ingiustizie, ma le elise col far buoni coloro
-che doveano applicarle o subirle. A quel modo, poco
-a poco dalla forza passarono gli uomini civili a reggersi
-sulla fede, cioè sull'autorità; di cui era e depositaria
-ed espressione la Chiesa.
-</p>
-
-<p>
-I pensatori d'oggi vogliono l'attualità, e dicono «A
-che serve rivangar il passato?» come chi credesse
-inutile d'un frutto studiar il fiore e la pianta e la radice.
-Il presente deriva dal medioevo, e molti mali e
-beni d'oggi vi nacquero; sicchè chi voglia progredire,
-noi potrà se non meditando seriamente sulle colpe e
-virtù passate, e cercandovi la morale eterna sotto la
-varietà de' contingenti.
-</p>
-
-<p>
-Ora, chi voglia intendere il medioevo, non avrà mai
-troppo insistito sulla costituzione religiosa, che tra le
-infinite differenze, unica rimaneva costante, e dava
-un'unità, mancata ai tempi di dubbio accidioso e di
-arrogante oscillazione.
-</p>
-
-<p>
-Nel politeismo, su cui il mondo erasi a lungo adagiato
-artisticamente, si svolse la splendida e armonica
-civiltà ellenica, trapiantata poi a Roma. Il cristianesimo
-<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
-gli diede il crollo; dopo tre secoli di battaglie e discussioni
-rimase trionfante: ma, nell'attuarsi nella società
-civile, si trovò impacciato da quei sostegni ch'egli
-stesso nella fanciullezza aveva invocati. Quando però
-l'imperio romano cadde, e seco tutto l'impianto gentilesco,
-la Chiesa, che nella fede e nella morale nuova
-riconciliava i barbari vittoriosi coi civili conquistati, si
-trovò incomparabilmente superiore a quelli per istruzione,
-per ordinata gerarchia, per moralità, per generali
-idee di giustizia e di rettitudine. I popoli nuovi
-aggradirono questa religione, la quale, non che richiedere
-sottilità d'argomentazioni e copia di dottrine,
-sottrae alla critica i dogmi cardinali; e su questi riposava
-lo spirito e si modellavano gli atti, mentre la
-ragione de' più colti esercitavasi nell'applicarli e nel
-trarne induzioni.
-</p>
-
-<p>
-Questa religione attribuisce l'onnipotenza, la sapienza,
-la bontà unicamente a Dio; all'uomo il peccato
-e, punizione di esso, i mali che, mentre necessariamente
-circondano la vita, servono a prepararne una
-migliore. L'uomo dunque era un essere decaduto,
-cui la redenzione avea ravviato al bene coi precetti e
-con un modello divino, ma senza togliere l'originale
-disaccordo fra il conoscere e il volere; dato nuovi
-mezzi alla Grazia, ma senza abolire la concupiscenza:
-laonde ogni cura dovea drizzarsi a deprimere la materia
-col rialzare le facoltà morali, invigorir l'anima col
-mortificare la carne.
-</p>
-
-<p>
-Sol quando, cessato di credere alla sua duplice unità,
-meramente al corpo badando, si proclamò l'uomo destinato
-alla felicità, ogni attenzione si limitò a farlo star
-bene, e accelerargli il paradiso quaggiù, non essendo
-certo se altrove vi sia.
-</p>
-
-<p>
-Invece dunque dell'odierno interminabile lamentarsi,
-si faceano preghiere a Colui che solo può deviare i
-<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
-mali, ed espiazioni per non meritarli; maniere che
-alcuno direbbe inefficaci quanto le stizzose querele
-d'oggidì, se non vi si fosse aggiunta la carità per alleggerirli.
-</p>
-
-<p>
-Di qui l'importanza de' sacerdoti e de' monaci, le
-cui preci e le penitenze, attesa la comunione de' fedeli,
-contribuivano a diminuire i castighi. Che se oggi
-in Europa quattro milioni di giovani baliosi sono condannati
-involontarj al celibato in mezzo a tristi esempj,
-armati, provocatori, ozianti, acciocchè siano pronti a
-volger l'armi più raffinate, non tanto a sterminio de' nemici,
-quanto a repressione de' sudditi; allora alquante
-migliaja di frati inermi si diffondevano tra il popolo,
-mangiando parte del suo pane, che retribuivano con
-conforti, benedizioni, assistenza; tanto operosi, che
-dissodarono mezza Europa, e ci tramandarono tutti i
-libri che ci restano dell'antichità; tanto amici del vulgo
-e vulgari essi stessi, che move gli stomachi dilicati il
-grossolano loro vestire e lo sparecchiato vivere; tanto
-obbligati alla virtù, che il mondo gli accusava di fingerla,
-e che metteansi in cronache e canzoni coloro
-che si mostrassero ghiotti e disonesti; pii così che si
-fanno caricature della loro santocchieria; così caritatevoli
-che si imputano d'aver fomentato l'ozio colle limosine,
-come si imputano perchè frenavano il popolo con
-rosarj e santini, invece della mitraglia e degli ergastoli.
-</p>
-
-<p>
-De' tesori che oggi si profondono nell'esercito, allora
-si donava parte alla Chiesa, ed essa suppliva a quel
-tanto che oggi nel culto, nella beneficenza, nell'istruzione
-consumano i Governi; più lodati quanto più tolgono
-al cittadino di ciò che è suo, per dare gratuitamente
-servigi che esso forse non chiede. Monasteri e
-spedali erano gli edifizj meglio situati in campagna e
-meglio fabbricati in città; sicchè si potette poi adattarli
-a palazzi dei ministeri, a ville regie, a caserme, a
-<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
-carceri, a quell'altre necessità dell'odierno progresso.
-</p>
-
-<p>
-Posta come importanza suprema la salute dell'anima,
-voleansi liberi i modi di conseguirla; e non si sarebbe
-tollerato che un re ordinasse in qual modo credere,
-quali culti adottare o respingere, a quali scuole mettersi,
-quali scienze e con quai libri e da quali maestri
-imparare. Tale persuasione deducevasi dall'infallibilità
-della Chiesa, la quale sentenziava come organo dello
-Spirito Santo, e in concilj composti del fior d'ogni nazione.
-E quelle sentenze non erano le transazioni di
-assemblee, mutabili dall'agosto all'ottobre; ma tali che
-il volger de' secoli e tanto incremento di cognizioni non
-vi cangiarono un punto di essenziale. Quella persuasione
-trascendeva sino all'intolleranza; e se unica era
-la verità, unica la via di giungere alla salute, pretendeasi
-dovessero tutti crederla e seguirla; e fin castighi
-corporali si inflissero a chi non volesse abjurare l'eresia.
-Vero è che allora l'intolleranza, persuasa profondamente,
-tormentava i corpi nella fiducia di salvar le
-anime; mentre in altri tempi l'intolleranza politica
-empì le carceri a mero vantaggio d'un uomo o d'un
-sistema, e per opinioni che, non solo in altri luoghi,
-ma in altri giorni menano alle ovazioni; e l'intolleranza
-scettica applica una pena ben più atroce, l'infamia a
-chiunque declina da opinioni, che ella stessa domani
-avrà barattato.
-</p>
-
-<p>
-La Chiesa, oltre custode, dispensiera e interprete
-della verità, consideravasi anche depositaria del potere.
-Unica fonte di questo era Dio; laonde i principi
-non regnavano perchè figli di re: e se non bastava
-che nel proprio attuamento esterno ella si costituisse
-in una repubblica, dove nessun posto era ereditario,
-e il torzone poteva divenir pontefice, e nulla si risolveva
-se non in sinodi e concistorj, la Chiesa ungeva
-i re purchè giurassero ai popoli; cioè sanciva costituzioni,
-<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
-non fissate da una carta e garantite solo dalla
-forza, bensì fondate sovra la morale eterna e l'inconcusso
-evangelo. Con tal modo essa creò gli Stati, autorò
-i principi nuovi, benedisse alle leghe popolari, e consacrò
-le repubbliche; dava lo scettro ai re di Sicilia,
-come ai dogi l'anello di sposo del mare, non mettendo
-divario nelle forme, purchè restasse la libertà.
-</p>
-
-<p>
-La società non rimaneva dunque abbandonata al fatale
-arbitrio delle potestà di fatto; nell'economia religiosa
-e sociale dell'umanità non eransi dispajati il
-legame intimo che nell'eternità stringe l'uomo a Dio
-mediante la coscienza, e il legame imperioso universale
-che nel tempo sottomette a un'autorità esteriore.
-Allora tutto era fede religiosa nelle cose soprannaturali,
-dove ora è fede politica nelle cose terrene: allora attribuivasi
-all'intelligenza e alla rivelazione l'infallibilità,
-che oggi passò alla forza e allo scettro; allora tutto
-riponevasi nella religione, oggi tutto nella dottrina,
-sino a ridurre la scienza del governo ad abilità, l'educazione
-a istruzione; sino a misurare la prosperità
-dalle maggiori spese del governo e l'incivilimento dal
-numero delle scuole; quand'anche a proporzione di
-queste aumentino i delinquenti, i pazzi, gli esposti, i
-suicidi.
-</p>
-
-<p>
-In fondo a tutti i fatti v'è un mistero: l'origine loro,
-la loro destinazione; giacchè li vediamo andare, e non
-sappiamo perchè. Questo mistero allora rispettavasi,
-come il medico applica il chinino alle febbri senza
-sapere di queste o di quello l'essenza. Sottentrata poi
-l'indagine, più non si potè arrestarsi; che cos'è il papa?
-il re? la proprietà? la famiglia? perchè i comandanti e
-gli obbedienti? perchè i ricchi e i poveri? perchè il
-bene e il male?
-</p>
-
-<p>
-Ne deriva la presunzione, la quale non solo beffa
-opinioni che più non sono le sue, ma non vuol tampoco
-<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
-dubitare che un giorno anche il suo senno possa
-venire chiamato a scrutinio da qualche futura infallibilità.
-Eppure, per poco che uno sia vissuto, dovrebbe
-ricordarsi quanto i giudizj nelle stesse materie e sulle
-identiche persone s'invertirono in questi otto anni<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>,
-e perciò accettare i sentimenti d'altre età, almeno
-quale spiegazione di atti che altrimenti mancano di
-significato.
-</p>
-
-<p>
-Al ferreo medioevo sottentrò un tempo che, per
-contrapposto, fu intitolato secol d'oro. Ma l'Italia
-quanto vi dovette patire, e fra quante vergogne abjettarsi,
-fin alla suprema di perdere la nazionalità! Certo
-il medioevo non subì papi quali Alessandro VI e Clemente
-VII; non abusi della vittoria così avvilenti come
-il sacco di Roma; non ribaldi così calcolanti come il
-Valentino; non maestri quali il Machiavelli; nè principi
-che violassero la morale non solo impunemente,
-ma quasi con vanto; nè leghe assassine come quella
-contro Venezia, nè paci sozze come quelle di Cambrai
-e di Castel Cambrese. Eppure si fa astrazione dai nomi
-del Medeghino, del Leyva, di Carlo V, per proporre all'invidia
-il secolo di Rafaello e dell'Ariosto. Perchè non
-fare altrettanto, non dico affine di encomiare, ma affine
-di conoscere il medioevo?
-</p>
-
-<p>
-Anche il nostro secolo si presenterà all'avvenire
-co' suoi miliardi di debito e milioni di soldati, per
-attestare che unicamente la forza egli seppe surrogare
-a idee e ad istituzioni abbattute; coll'incertezza di tutte
-le opinioni; con un tarantismo di brame, di prove, di
-sforzi; colla smania del bene senza coscienza per discernerlo
-dal male; colla perpetua surrogazione dell'intelletto
-alla coscienza, del fatto al diritto; con quell'inettitudine
-alla carità, per cui fra la nazione più ricca
-<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
-di denari e d'istituzioni si vedono migliaja di poveri
-morire ogni anno di pura fame: per cui ai cuori impetuosi
-invasi dalla noja, esasperati dall'ingiustizia, non
-sa largire che lo scherno finchè vivi, e compassione
-dopo suicidi: per cui le inclinazioni perverse diede a
-punire alla polizia, invece di industriarsi a raddrizzarle,
-e moltiplicò tante prigioni quanti v'erano conventi, prigioni
-di condanna, di prevenzione, di correzione, fin
-d'osservazione, e birri e gendarmi e vigili e guardie
-e ferri duri e durissimi, e disopra di tutto il carnefice
-a tutelare la sicurezza pubblica e salvare la civiltà.
-</p>
-
-<p>
-Eppure chi negherà i meravigliosi suoi avanzamenti?
-e non dico solo questa dominazione assicurata
-sopra il mondo fisico coll'applicazione di stupende scoperte;
-ma questo rispetto all'uomo, quest'acquisto di
-dignità, questa diffusione degli agi, delle dottrine, della
-ragione?
-</p>
-
-<p>
-Pari tolleranza usiamola anche per trasformarci
-ne' tempi passati, quant'è necessario a intendere un
-diverso incivilimento. Certo l'età delle incalzantisi rivoluzioni
-a fatica comprenderà quella delle lente evoluzioni:
-ma ha torto di rinfacciarle solo gli sconci e
-il bene che non compì; guardar solo al lato triviale
-delle cose grandi e al debole delle potenti. Chi il Coliseo
-di Roma trovi rinfiancato d'informi contrafforti, li
-befferà o riproverà, se non rifletta che altrimenti la
-mirabil mole sarebbesi sfasciata. Cura perpetua della
-Chiesa fu il sostituire l'autorità alla forza. Se non riuscì
-a rintuzzar le spade, è sua la colpa? e la tacceremo di
-usurpatrice se in mano dei soli studiosi d'allora traeva
-i giudizj, strappandoli alle sanguinose e ladre dei baroni?
-Avendo a fare con uomini, e non potendo annichilare
-il passato, essa, sprovvista di forze materiali, si
-contentava di collocarvi accanto qualche cosa che il
-correggesse. Sussisteva la schiavitù? e la Chiesa istituisce
-<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
-le feste, in cui anche il servo riposi, e l'asilo dove
-rifugga, e lo riceve agli ordini monastici e agli ordini
-sacri, mediante i quali si pareggia al padrone, e può
-divenire capo del mondo. Le fiere pel santo, i mercati
-attorno al santuario, sono l'unico commercio possibile
-fra tante prepotenze. Le croci e i tabernacoli sui crocicchi
-offrono un ricovero al viandante contro alle intemperie
-e ai masnadieri, e gli servono d'indirizzo,
-come le lanterne che vi si accendono. Apre i monasteri
-agli sgomenti d'anime sfiduciate della propria forza,
-all'espansione di bisognose d'isolarsi col loro Creatore,
-all'indignazione di disingannate della felicità, alla violenza
-di inacerbite dalla nequizia, alla prostrazione di
-logorate d'ogni speranza.
-</p>
-
-<p>
-Diversi i sentimenti, doveano essere diverse le scritture.
-Oltre mancare della carta e della stampa, non si
-aveano tanti ozj da mascherare coll'occupazione da
-tavolino, nè si credeva che il mondo potesse governarsi
-colla penna, quando non sapeano maneggiarla
-Teodorico, Carlomagno, Federico Barbarossa, personaggi
-sì grandi. Noi beffiamo la loro ignoranza delle
-scienze mondane; non potrebbero essi deridere la
-nostra ignoranza di teologia? noi credere che i nostri
-studj siano più utili; essi chiederci se v'ha cosa di
-maggior conto che la salute dell'anima? Pochissimi
-scriveano la storia, e questa per la congregazione, per
-la città, per la famiglia propria; noi, tutti politica, empiamo
-le gazzette colla nascita, la salute, i viaggi dei re,
-coi pensamenti de' magnati, coi preparativi di guerre,
-cogli affari altrui, con ciò che fanno, dovriano fare o
-avrebber dovuto fare i ministri e i re: allora si occupavano
-di ciò che al popolo concerneva; ad una carestia,
-ad un allagamento, a un'irruzione di cavallette davano
-l'importanza che noi oggi alla nomina d'un maresciallo
-o d'un consigliere; la fondazione d'un convento, cioè
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-d'una repubblichetta nella quale ogni plebeo potea trovare
-asilo e virtù e primato, era tenuta in conto quanto
-oggi gli atti d'un'accademia e le conferenze di due
-plenipotenti: oscure virtù d'un benefico, penitenze d'un
-eremita, pie fondazioni, credeansi degne dello stile
-istorico, non meno che oggi le parlate che mai non
-furono dette, le descrizioni di battaglie non viste, e
-le teoriche umanitarie. Non dirò che que' cronisti
-avessero dottrina maggiore dei gazzettieri d'oggi: pure
-a quelli si ricorre con tanto frutto, quanto si disimpara
-da questi, perchè non proponeansi d'ingannare;
-e leggendoli si ha da indovinare cosa volessero dire
-quando oscuri, illusi o passionati, ma non supporre
-dicessero quel che non pensavano o sentivano.
-</p>
-
-<p>
-Poi, parliamo di lettere e scienze? il poema nazionale
-d'Italia in quai tempi fu concepito? e il maggior
-filosofo suo e teologo a qual secolo diede il nome? e
-il libro più letto dopo la Bibbia quando fu composto?
-Parliamo di belle arti? il medioevo seppe creare un
-ordine nuovo; vanto conteso alla moderna sterilità.
-Parliamo d'opere pubbliche? basta girare gli occhi per
-vedere in ogni luogo coltivazione, canali, palazzi, cattedrali,
-dovuti a quei secoli. Parliamo di libertà del pensiero?
-non v'è opinione per avanzata, infino al comunismo,
-che non siasi dibattuta ne' concilj, i quali allora
-proferivano decisioni su dottrine, su cui in appresso si
-proferirono sentenze capitali; le fondamentali quistioni
-della filosofia e della teologia v'erano agitate con un'attualità
-piena di persuasione e di scienza: se non che
-ogni età ha le sue forme, nè è ancora dimostrato quali
-siano le migliori.
-</p>
-
-<p>
-Che se gli stranieri, i quali ingrandirono coll'uscire
-dal medioevo, per nazionale pregiudizio lo avversano,
-pel pregiudizio stesso parrebbe dovesse prediligerlo
-l'Italia, la cui civiltà vi fu somma non solo, ma unica;
-<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
-«quando (dice lo straniero istorico delle nostre repubbliche)
-Tedeschi, Francesi, Inglesi, Spagnuoli aveano
-privilegi municipali, capi feudali, monarchi da dover
-difendere; ma soli gl'italiani avevano una patria, e lo
-sentivano; aveano rialzato la natura umana degradata,
-dando a tutti gli uomini dei diritti come uomini, e non
-come privilegiati; primi aveano studiato la teoria dei
-governi, e agli altri popoli offerto modelli d'istituzioni
-liberali; restituito al mondo la filosofia, l'eloquenza, la
-poesia, la storia, l'architettura, la pittura, la musica,
-facendosi istruttori dell'Europa; e a pena si potrebbe
-nominare una scienza, un'arte, una cognizione, di cui
-non abbiano insegnato gli elementi ai popoli che poi
-li sorpassarono: e quest'universalità di cognizioni avea
-raffinato l'ingegno, il gusto, le maniere; pulitezza che
-restò loro anche molto dopo ch'ebbero perduto tutti
-gli altri vantaggi, come l'eleganza e il garbo sopravvissero
-all'antica dignità che n'era Stato il fondamento».
-</p>
-
-<p>
-La grandezza politica dell'Italia non equiparò i vantaggi
-che essa recò all'incivilimento del mondo, nè i
-grandi suoi ingegni maturarono frutti politici: ma non
-sono prediletto tema a declamazioni sentimentali Genova
-e Venezia, capolavori del medioevo? E se strazj
-sì lunghi e variati non hanno ancora gittato la patria
-nostra nell'avvilimento, è dovuto forse più ch'altro agli
-avanzi delle istituzioni del medioevo e al sistema comunale;
-e quando essa testè si eresse tutta insieme ad una
-sublime aspirazione, il fece evocando le idee e le forme
-del medioevo.
-</p>
-
-<p>
-Se non che la quistione restò fra noi complicata dal
-principato terreno, che la Chiesa assunse, non già per
-essenza sua, ma condottavi da contingenze deplorabili;
-e quando, soccombendo dappertutto le repubbliche ai
-principati, anch'essa più non potè appoggiarsi a' popoli,
-e dovette cercar posto fra i re, allora le toccò
-<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
-la sua parte dell'odio serbato ai Governi; e vi fu chi
-ebbe l'arte d'inasprirlo per distornarlo da altri oggetti:
-rimase esposta all'esagerazione di opposti partiti; e
-grandi scrittori d'Italia si chiarirono avversi, non tanto
-ad essa, quanto ad alcun papa: e in conseguenza, da
-Dante, dal Petrarca, dal Machiavelli si attinse colla
-prima educazione avversione e disprezzo pei papi; la
-turba pedissequa fece eco: oggi stesso i dettatori ci
-intimano che <i>bisogna</i> pensare coi nostri classici. Vero
-modo di progredire! Ma quelli almeno erano leali, e
-ci presentano gli errori col contorno delle virtù: poi,
-altrettanti scrittori nostri diverso giudizio portarono
-sui poteri in contrasto, o almeno spogli da quell'acrimonia
-esotica contro ciò che avea formato la grandezza
-del nostro paese, e che ancora gli dava l'unico primato
-lasciatogli dal trionfo di coloro, per cui campeggiavano
-i sostenitori della <i>libertà del principato</i>.
-</p>
-
-<p>
-E dell'Italia specialmente crediamo rimanga inintelligibile
-e sterile la storia quando la si guardi come una
-nazione unica, guidata dai principi, i quali la lasciano
-occuparsi regolarmente de' mestieri e delle lettere.
-Questo tipo, acconcio a popoli la cui vita consiste nella
-vita dei loro re, manca di verità fra noi: il che, se
-nuoce alla compagine artistica, schiude però uno spettacolo
-più vario ed animato a chi sappia elevarsi fin là,
-dove si può non solo abbracciare il movimento politico
-e le operazioni materiali, ma esaminare sentimenti e
-raziocinj, lo sviluppo poetico e religioso insieme col
-teorico, collo scientifico e coll'industriale, unificando
-sentimenti, dottrina, attività.
-</p>
-
-<p>
-E noi, con questo discorso che non a tutti parrà fuor
-di proposito, vogliamo soltanto inferire che importa
-osservare il medioevo, non con irriflessivo dileggio o
-cieca venerazione, ma con meditabonda serietà; non
-con iraconda preoccupazione, ma con amorevole
-<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
-coscienza; non con santocchieria angustiante, ma con
-franca e larga indagine; riferendosi all'opportunità
-de' tempi, anzichè misurare tutto col metro odierno;
-non repudiando il bene per gl'inconvenienti che l'accompagnano;
-non rampognando un buon fatto perchè
-poteva esser migliore, a somiglianza di que' frivoli che
-accusano i monaci d'avere distrutto alcuni libri antichi,
-senza tener conto che tutti quelli che abbiamo ci furono
-conservati da essi.
-</p>
-
-<p>
-I lettori vulgari, incapaci di altro vero fuor quello
-che corre pei caffè o sui giornali, e che s'impennano
-ad ogni coraggiosa manifestazione di un ponderato
-sentimento, ci apporranno alcuno di que' nomi, che
-sono condanne codarde e stolte perchè vaghe e quindi
-irreparabili; e il meno sarà il dire che noi ribramiamo
-le istituzioni del medioevo. Spiegare non è lodare, e
-noi abbiamo detto e ripetuto che non se n'ha nulla a
-desiderare, forse poco ad imitare, ma moltissimo ad
-apprendere; e non poco anche a dilettarsi, se il vedere
-uomini operanti ciascuno coll'attività propria, obbedienti
-ma per devozione, soffrenti ma per propria colpa
-e come un'espiazione, alletta più che non il volteggiare
-d'una coorte al comando d'un colonnello; o il compassato
-procedere d'una società di pupilli e di petizionanti,
-o il forbottarsi d'una caterva di scrittori, intenti a illudersi,
-a piacersi, a stracciarsi a vicenda.
-</p>
-
-<p>
-Attruppandoci con cotesti, ci saremmo potuti ripromettere
-morbidi trionfi: eppure sin nel fervore della
-gioventù preferimmo affrontare pregiudizj, allora profondamente
-radicati; molti brani sanguinosi lasciammo
-a quelle spine, ma forse alcune ne strappammo. L'aggravata
-età e la sbaldanzita esperienza non ci fan pentire
-di quel sentiero, e lo ricalcheremo come italiani,
-come cattolici, come indipendenti, che sottomettendosi
-ai supremi dogmi sociali e morali, respingono il
-<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
-despotismo e uffiziale e vulgare; disposti ai medesimi
-patimenti, e confidando non sieno indarno.
-</p>
-
-<p>
-Perocchè, lontani dal fare idillj del medioevo italiano,
-nessuna delle piaghe sue dissimuleremo, procurando
-riescano a scuola ed emenda de' presenti; se non altro,
-chiariremo che la felicità vagheggiata non si godette
-in nessun tempo; che il carattere di sapienza, di accordo,
-di bellezza, cui il mondo aspira, e la convivenza
-amorevole, regolata, robusta, non sono a cercar nel
-passato; che, se è progresso il crescere in dose e
-l'estendersi in ispazio la libertà e la dignità dell'uomo,
-si progredì sempre verso il meglio; che, essendo legge
-della società e di tutto ciò che ad essa appartiene, il
-passare per successioni e rinnovazioni continue, il
-medioevo fu il valico da un passato non più possibile
-a un avvenire non possibile ancora, onde riteneva moltissimi
-vizj di quello, di questo non possedeva ancora
-le virtù; che, in quella serie di emancipazioni lente,
-tergiversate, dolorose, è di conforto efficace il contemplar
-la fatica de' padri; che l'età nostra è dunque migliore
-delle passate, ma sarà superata dalle future: dal
-che trarremo pazienza a sopportare i mali inevitabili,
-fiducia nel credere al meglio, perseveranza a cooperare
-coi nostri fratelli per ottenerlo.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap59">CAPITOLO LIX.
-<span class="smaller">Odoacre. Teodorico goto. Ultimo fiore delle lettere latine
-con Cassiodoro e Boezio.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Fin qui parlando dell'Italia parlavamo del mondo
-intero civile, di cui essa era il capo: ora il cessare dell'impero
-d'Occidente lascia Costantinopoli alla testa
-<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
-dell'antica civiltà romana. L'impero non avea cangiato
-d'essenza, e conservava le leggi, la gerarchia, lo spirito,
-il nome; solo perdeva sempre maggior numero
-di provincie, concentrava a Costantinopoli l'amministrazione
-dell'altre. L'Italia però non solo cessava
-d'esser capo degli altri paesi, giacchè, a tacere i più
-remoti, di là dell'Alpi Marittime dominavano i Visigoti
-nella Gallia meridionale e fin nella Spagna; di là dalle
-Cozie e nella Savoja s'erano assisi i Borgognoni; i
-Franchi nella restante Gallia; gli Alemanni nella bassa
-Germania: ma perdeva anche l'indipendenza, e come
-campo indifeso, i Barbari, vogliosi di bottino, d'imprese,
-di patria più fortunata, venivano a correrla,
-spogliarla, conquistarla, lasciandola poi per altre prede,
-sinchè alcuni vi fermarono stanza.
-</p>
-
-<p>
-Tutta Germania, cioè dall'Adriatico al Baltico e dalle
-foci del Reno a quelle del Danubio, era in movimento:
-per vendetta o per amor di conquista, di guadagno,
-d'imprese, i capibanda menavano di qua di là i loro
-fedeli, senz'altro sentimento che della propria forza,
-abbattendo le istituzioni ammirate, non provvedendo a
-sostituirne: i vanti della maestà romana, le finezze
-dell'amministrazione soccombevano: solo coloni e
-schiavi proseguivano in egual modo le fatiche, poco
-badando per qual padrone sudassero; e i sacerdoti,
-pregando, istruendo, mitigando, mostravano il flagello
-di Dio nella caduta del passato, e procuravano ammansare
-i nuovi oppressori.
-</p>
-
-<p>
-Uno di questi apostoli della carità abitava presso
-Vienna sul Danubio, venerato per santità dai paesani,
-visitato da personaggi; e la cortesia de' suoi modi e
-la purezza del parlare latino il facevano supporre di
-buona nascita, quantunque e' lo celasse. Lo chiamavano
-Severino, e pareva che Dio ve l'avesse collocato
-a edificazione degli invasori che per di là irrompevano
-<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
-sull'Italia; molti ne convertì, altri ammansò; schermì
-i fedeli, consolò i desolati. Quando Odoacre menava
-bande ragunaticcie a difesa degl'imbelli successori di
-Costantino, passando da quelle parti volle vedere quel
-pio, e modestamente in arnese entrò nella cella di lui,
-così bassa, che dovette star chino. L'anacoreta, ragionatogli
-d'iddio e dell'anima, — Tu passi in Italia (soggiunse)
-vestito di povere lane; ma poco andrà che sarai
-arbitro delle più elevate fortune<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Questa leggenda sul limitare de' nuovi tempi sia un
-preludio delle molte che v'incontreremo; potendo lo
-scettico deridere e il critico repudiare, ma non lo storico
-tacere fatti, che dai contemporanei furono creduti,
-e di cui sentiremo l'efficacia, il più delle volte
-benefica. Chi conosce la potenza delle anime dolci e
-meditabonde sopra i caratteri vigorosi, esiterà a credere
-che le parole del pio romito di Vienna abbiano
-mitigato il feroce Odoacre, e risparmiato qualche dolore
-ai nostri padri?
-</p>
-
-<p>
-Col suo valore e con quest'augurio venne Odoacre a
-procacciar sua ventura in Italia; e senz'altro che voltare
-contro degl'imperatori le armi da questi assoldate,
-dissipò quella scena dove si riproduceano le immagini
-e le denominazioni antiche, combinate coi dolori presenti
-e colla fantasia di nuovi. Perocchè già era un
-pezzo che l'Impero veniva preseduto da Barbari;
-anche soppresso il titolo supremo, non tralasciò di
-raccogliersi il senato, rappresentanza civile sotto a
-<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
-quella militare; si nominavano i consoli; nessun magistrato
-regio o municipale fu spostato; il prefetto del
-pretorio continuò co' suoi dipendenti ad amministrare
-l'Italia e riscuoterne i tributi: Odoacre potea dirsi uno
-de' tanti, che stranieri occuparono il trono di Roma:
-se non che nè imperatore intitolossi, nè forse re<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>:
-non pretese primazia sugli altri regni; anzi lasciava qui
-proclamare le leggi emanate dall'imperatore d'Oriente,
-dal quale invocò invano il titolo di patrizio d'Italia.
-</p>
-
-<p>
-Rimase dunque come un esercito in mezzo a un popolo
-civile; come uno di que' governi militari, di cui
-neppure a tempi più civili mancò la ruina. Colla labarda
-propria e de' venderecci compagni schermì Italia
-da nuovi invasori: per assodare la propria autorità e
-punire gli assassini di Giulio Nepote, sottomise la Dalmazia:
-per mantenere libera comunicazione fra l'Italia
-e l'Illiria osteggiò i Rugi, piantati sul Danubio ove ora
-dicesi Austria e Moravia; e abbandonando quelle terre
-a chi le volesse, menò prigioniero in Italia Feleteo,
-ultimo re loro, e molta gente. Ad Eurico, re de' Visigoti,
-confermò la porzione di Gallia che aveva occupata
-sotto Giulio Nepote, aggiungendovi l'Alvernia e la Provenza
-meridionale; e strinse alleanza con lui e con
-Unnerico re de' Vandali, da cui ottenne la Sicilia mediante
-annuo tributo. Tuttochè ariano, rispettò i vescovi
-e sacerdoti cattolici, vietò al clero di vendere i beni,
-acciocchè la divozione dei fedeli non fosse messa a
-nuovo contributo per riprovvedernelo. Ma era un conquistatore;
-e guai ai vinti! Già prima, scarsissima cura
-adoperavasi ai campi, sì per la sterminata ampiezza
-<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
-dei possessi, sì perchè le largizioni imperiali mettevano
-sui mercati il grano ad un prezzo, col quale non poteva
-concorrere l'industria privata: e al modo che usa
-ancora nella campagna di Roma, su gl'immensi poderi
-lasciati sodi educavansi branchi di pecore, a guardia
-di pochi schiavi. Gl'invasori, rubando questi e quelle,
-lasciavano deserto e fame; nelle regioni più fiorenti
-a pena si scontravano uomini<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>; la plebe, avvezza
-a vivere coi donativi del pubblico o dei patroni, periti
-questi, dismessi quelli, basiva in lunga inedia o
-migrava.
-</p>
-
-<p>
-Odoacre spartì un terzo dei terreni a' suoi seguaci;
-ma non che ripopolassero il paese e coltivassero le sodaglie,
-come alcuno sognò, avranno da prepotenti snidato
-i nostri. Nè gl'italiani potevano quetarsi al nuovo
-stato, come si fa ad una stabile miseria: giacchè, mancando
-ogni accordo nazionale, e reggendosi unicamente
-sulla forza, poteano prevedere che poco durerebbe quel
-dominio, e che a nuovi Barbari frutterebbero i terreni
-che si disselvatichissero.
-</p>
-
-<p>
-E così fu. Perocchè i Greci non si rassegnavano a
-perdere quest'Italia, culla dell'impero; e mentre aveano
-fatto sì poco per conservarla, adesso la sommoveano
-con brighe secrete o aperte guerre, che le toglievano
-pace senza darle libertà. L'Impero col restringersi era
-cresciuto di forza, e in Oriente non si trovava esposto
-all'arbitrio soldatesco come già l'occidentale: non turbato
-da memorie repubblicane, o da ambizioni di famiglie
-antiche, o dall'opposizione d'un clero robusto,
-nè d'un senato memore d'antica potenza, nè da ordinamenti
-municipali; ma costituito in regolare dominio,
-e con una metropoli ben munita e stupendamente
-<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
-collocata, poteva godere quella quiete del despotismo,
-ch'è il ristoro, sebbene infelicissimo, delle nazioni
-corrotte.
-</p>
-
-<p>
-Ma di rimpatto lo agitavano dentro, sia intrighi di
-palazzo, sia il farnetico delle dispute religiose, nelle
-quali parteggiavano gli stessi imperatori or favorendo,
-or anche inventando eresie, e per esse trascurando gli
-affari. Il popolo di Costantinopoli, tra garriti teologici,
-tra le chiassose gare pei combattenti del circo, tra le
-frivolezze d'un lusso spendiosissimo, abbandonava ogni
-esercizio d'armi, sicchè bisognava affidar la difesa a
-capitani barbari, i quali, profittando della disciplina,
-ultimo merito che perdessero gli eserciti romani, prevalevano
-agli altri Barbari osteggianti l'Impero.
-</p>
-
-<p>
-Tra quei capitani, serviva all'imperatore Zenone
-l'ostrogoto Teodorico, discendente in decimo grado
-da Augis, uno degli Ansi o semidei de' Goti. Questa
-nazione, recuperata l'indipendenza al cadere di Attila,
-e piantatasi nella Pannonia, promise pace all'Impero,
-purchè le tributasse trecento libbre d'oro. Siccome
-statico fu dato Teodorico, giovane figlio del re Teodemiro,
-il quale crebbe in Costantinopoli alternando gli
-esercizj di corpo proprj della sua gente colla conversazione
-colta de' Greci, e in quel centro del mondo
-civile affinò lo spirito nelle arti del governare e negli
-scaltrimenti della politica. Succeduto al padre <span class="sidenote">(475)</span>, gli fu
-dall'imperatore assegnata la Dacia Ripense e la Mesia
-inferiore, acciocchè vi collocasse i suoi Ostrogoti in
-posto da potere più facilmente accorrere in ajuto dell'Impero.
-Di fatto Teodorico li menò contro i nemici
-interni ed esterni dell'imperatore, il quale gli prodigò
-i gradi di patrizio e di console, statua equestre,
-nome di figlio, capitananza de' soldati palatini, migliaja
-di libbre d'oro e d'argento, e gli promise una moglie
-di puro sangue e di laute ricchezze.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
-</p>
-
-<p>
-Sintomi di paura più che d'affetto; e come avviene
-di cotesti liberatori militari, Teodorico divenne minaccioso
-all'Impero che difendeva, e l'obbligò a vergognose
-concessioni. Ma più alto levava egli le mire; e
-volendo terger la taccia appostagli dai compatrioti, di
-piacersi soverchiamente negli ozj cortigiani, si presentò
-a Zenone <span class="sidenote">(486)</span>, e — L'Italia e Roma, retaggio vostro, giaciono
-preda del barbaro Odoacre. Consentite ch'io
-vada a snidarnelo. O cadremo nell'impresa, e voi resterete
-sollevato dal nostro peso; o ci riuscirà, e mi
-lascerete governar quella parte che avrò al vostro imperio
-recuperata».
-</p>
-
-<p>
-Qual partito meglio di questo potea piacere a Zenone?
-All'annunzio d'un'impresa diretta da tal capitano,
-accorsero in folla gli Ostrogoti, che nel colmo
-della vernata, con bestiami, salmerie, mulini da macinare,
-con donne, vecchi, fanciulli, impaccio per la
-guerra, eppur necessarj a chi cercava non una conquista
-ma una patria<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>, per settecento miglia si volsero
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-all'alpi Giulie, pretessendo alla loro invasione il
-nome romano. Quanti avanzi di altre orde scontravano
-per via, gli arrolavano seco, come una valanga che
-rotolando ingrossa; e tal turba formavano, che nell'Epiro
-in una sola azione perdettero duemila carri.
-</p>
-
-<p>
-Odoacre tentò sviare quella piena sollecitando contr'essa
-Bulgari, Gepidi, Sarmati, accampati fra i deserti
-della già popolosa Dacia; indi alle ultime spiagge dell'Adriatico
-la affrontò: ma <i>benchè prevalesse di numero</i>,
-e comandasse a <i>molti re</i> <span class="sidenote">(490)</span>, fu battuto sull'Isonzo
-presso le rovine d'Aquileja. Allora dall'Alpi accorsero
-i Borgognoni, non per alleanza o nimistà, ma per rubare,
-e assediarono Teodorico in Pavia: egli chiamò
-di Gallia i Visigoti, e liberato per opera loro, scese a
-giornata risolutiva con Odoacre nel piano di Verona.
-L'eroe ostrogoto si era fatto dalla madre e dalla sorella
-ornare con ricche vesti, di lor mano tessute: mescolata
-la battaglia, già i Goti disordinavansi in fuga, quando
-essa madre, affrontandoli e rimbrottandone la viltà, li
-spinse alla riscossa e alla vittoria. Odoacre cercò un
-ultimo scampo in Ravenna, inespugnabile pel mare e
-per le fortificazioni, e donde, col favore del popolo o
-de' malcontenti, sbucò più volte a mettere a nuovo repentaglio
-la fortuna del vincitore, che alfine accampato
-<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
-nella Pineta, strinse Ravenna d'assedio. Durati per tre
-anni tutti gli orrori della fame, Odoacre, per interposto
-del vescovo, patteggiò, salva la vita e diviso il comando:
-ma poscia alquanti mesi, Teodorico mentì la parola <span class="sidenote">(493)</span>, e
-a mensa ospitale l'uccise, fe scannare i mercenarj che
-avevano abbattuto il trono d'Augustolo, e, al solito,
-accusò il tradito di tradimento.
-</p>
-
-<p>
-Alla fortuna di lui si sottomise Italia dall'Alpi allo
-Stretto; vandali ambasciatori gli rassegnarono la Sicilia;
-popolo e senato l'accolsero qual liberatore — consueta
-lusinga degli Italiani.
-</p>
-
-<p>
-L'ambigua convenzione coll'imperatore lasciava dubbio
-se Teodorico avesse a tenere il bel paese come
-vassallo o come alleato. Mandò a richiedere le gioje
-della corona che Odoacre avea spedite a Costantinopoli;
-e Anastasio, nuovo imperatore, concedendole,
-parve investirlo del regno. Ma se l'ambizione imperiale
-lo poteva considerare come luogotenente, egli sentivasi
-padrone, e da padrone reggeva l'Italia. Però sulle
-prime volle tenersi amici gl'imperatori onorandoli di
-epigrafi, lasciando l'impronta loro sulle monete, e scriveva
-a questi: — Nello Stato vostro appresi come governare
-i Romani con giustizia; non durino separati i
-due imperi; una volta uniti, eguale volontà, egual pensiero
-li governi»<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>. Ma Anastasio s'accorse che erano
-<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
-mostre, e che l'Italia era perduta per l'Impero: laonde
-a osteggiare Teodorico spedì nella Dacia il prode Sabiniano
-con diecimila Romani e molti Bulgari; e poichè
-li vide sbaragliati in riva al Margo, indispettito mandò
-ducento navi e ottomila uomini che saccheggiarono le
-coste di Puglia e di Calabria; e rovinato Taranto e il
-commercio, superbi di indecorosa vittoria, recarono
-piratesche spoglie al despoto di Bisanzio. Teodorico
-con mille legni sottili tolse agl'imperatori la voglia di
-più molestarlo; eppure non negò loro il titolo di padre
-e fin di sovrano<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a>, consentiva ad Anastasio la preminenza
-che egli stesso esigeva dagli altri re, e di concerto
-con esso eleggeva il console per l'Occidente,
-come costumavasi durante l'Impero.
-</p>
-
-<p>
-I Rugi, gente fierissima, ai quali avea dato a custodire
-Pavia mentr'egli osteggiava Odoacre, furono ammansati
-dal santo vescovo Epifanio: ma poi Federico
-lor re si avversò a Teodorico, e ne restò disfatto e
-morto. Duranti quelle guerre stesse i Borgognoni
-aveano devastato ancora la Liguria (sotto il qual nome
-van pure il Piemonte, il Monferrato, il Milanese), moltissimi
-abitanti menandone prigioni di là dall'Alpi, lasciando
-le campagne spopolate.
-</p>
-
-<p>
-Teodorico in prospere guerre estese il dominio anche
-sulla Rezia, il Norico, la Dalmazia, la Pannonia; ebbe
-tributarj i Bavari, in protezione gli Alemanni; domò i
-Gepidi, piantatisi fra le ruine del Sirmio; dispose in
-opportune colonie Svevi, Eruli ed altri che chiesero di
-vivere sotto le sue leggi; e come tutore del nipote regolando
-i Visigoti di Spagna, ebbe riunite, dopo separazione
-lunghissima, le due frazioni dei Goti, che così
-dai monti Macedoni fin a Gibilterra, dalla Sicilia fin al
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-Danubio occupavano i migliori paesi dell'antico impero
-occidentale.
-</p>
-
-<p>
-I principi circostanti avevano tremato pei recenti
-lor regni; ma quando videro Teodorico frenare la
-propria ambizione, e nella vigoria della giovinezza
-riporre la spada vincitrice, tolsero a guardarlo con
-fiduciale rispetto, e cercarne l'amicizia e la parentela;
-e ad insinuazione di lui presero qualche modo di pacifico
-e civile ordinamento. Egli mandò donativi ai re
-Franchi; da altri ricevette cavalli ed armi: un principe
-scandinavo spodestato a lui rifuggiva, e fin gli estremi
-Estonj gli tributavano l'ambra del Baltico.
-</p>
-
-<p>
-Quanto all'Italia, Teodorico cominciò il regno come
-gli altri Barbari, col dividere a' suoi un terzo dei terreni
-conquistati, sopra i quali si stanziarono con titoli
-d'ospiti e con fatti da padroni. Aveva decretato la cittadinanza
-romana, vale a dire la piena libertà a quelli
-che l'avevano favorito nella conquista; mentre ai fedeli
-ad Odoacre tolse di poter testare nè disporre dei loro
-beni. Epifanio, vescovo di Pavia, si condusse intercessore
-per questi a Ravenna, con Lorenzo, vescovo di
-Milano; e Teodorico gli esaudì, solo alcuni capi eccettuando;
-poi disse ad Epifanio: — Vedete in che desolazione
-giace l'Italia, spopolata dai Borgognoni. Io voglio
-riscattarli; nè trovo vescovo più atto a ciò. Andate, ed
-avrete il denaro occorrente».
-</p>
-
-<p>
-Epifanio dunque, con Vittore vescovo di Torino, fu
-a Lione, e da Gundebaldo re ottenne il rilascio de' prigionieri,
-pagando riscatto sol per quelli presi colle
-armi. Al fausto annunzio della liberazione, per tutta
-Gallia si commossero i tanti soffrenti; quattrocento in
-un giorno partirono da Lione; seimila furono restituiti
-senza riscatto; Godegisilo, re di Ginevra, concesse altrettanto
-ad Ennodio; la carità de' Galli sovveniva alla
-povertà italiana; e il papa ebbe a ringraziare i vescovi
-<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
-di Lione e d'Arles pe' sussidj da loro mandati in Italia:
-Epifanio ripassò le Alpi nel più bello e più inusato
-trionfo, non conducendo schiavi, come soleano i re,
-ma gente da lui redenta; e accolto dappertutto fra benedizioni,
-coronò l'opera coll'impetrare che Teodorico
-ripristinasse i tornati nei beni perduti<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>. A quest'uopo
-traversava il Po, allora impaludato in estesissimo letto,
-e obbligato a giacersi la notte fra quelle pestifere esalazioni,
-fu preso da gravissima malattia; oppresso dalla
-quale si presentò a Teodorico, e ottenuta la grazia,
-volle rivedere il suo gregge, fra il quale appena giunto,
-morì.
-</p>
-
-<p>
-Ma gl'italiani come stavano sotto Teodorico? Il popolo
-risponde, Pessimamente, e nel nome di Goto
-compendia ogni barbarie, ogni ignoranza, ogni avvilimento
-della vita e del pensiero. I dotti vollero figurarlo
-principe desiderabile anche all'età nostra, e il regno
-suo un de' più giocondi o dei meno dolorosi all'Italia.
-Opinioni entrambe eccessive. I meriti di Teodorico
-sono esaltati nel panegirico che Ennodio recitò in
-presenza di lui per ringraziarlo o mansuefarlo; e nelle
-lettere di Cassiodoro, che, a nome di esso, con barbara
-eleganza stese decreti pomposi, magnificando il principe,
-e il bello ubbidirgli, e il fiore ch'e' recava ai sudditi,
-e la grata benevolenza di questi. Fonti sospette.
-</p>
-
-<p>
-Merito suo certo è l'avere procurato alla penisola
-trentatre anni di pace, gran ristoro anche sotto tristo
-reggimento: ma non sa di storia chi si figura che i
-Goti od altri Barbari accettassero come pari la gente
-italiana. Lingua, consuetudini, credenze, li teneano
-distinti: il Goto, tutt'armi, insultava le oziose scuole
-letterarie; di rimpatto l'imbelle Romano, nel misero
-orgoglio del tempo passato, intitolava barbaro il suo
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-padrone: e sebbene questi adottasse alcun uso del
-vinto e professasse desiderio di fondersi insieme<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>,
-al fatto repugnava l'indole di quei governi. Che se la
-storia degnasse guardare ai vinti, registrato avrebbe
-le sanguinose proteste che fecero a volta a volta contro
-i conquistatori<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a>. I tributi furono conservati quali
-sotto i Romani, cioè enormi, ed occasione d'abuso ai
-magistrati: v'erano soggetti al pari i terreni de' Romani
-e de' Goti, neppure eccettuati quelli del re. L'amministrazione
-municipale restò ai natii, ma il re nominava
-i decurioni; magistrati paesani che giudicavano dei
-loro concittadini, curavano la polizia, compartivano e
-riscotevano le imposizioni, dal prefetto del pretorio
-assegnate a ciascuna comunità<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a>. Sette consolari,
-tre correttori, cinque presidi reggevano le quindici regioni
-d'Italia, colle forme della romana giurisdizione:
-un duca fu posto alle provincie di confine, ch'erano
-state munite contro nuovi attacchi.
-</p>
-
-<p>
-I Romani in materie civili appellavansi al vicario di
-Roma, e al prefetto della città nelle otto provincie della
-bassa Italia, dai quali davasi ancora appello al prefetto
-<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
-del pretorio, e da ultimo al re in persona: viluppo di
-brighe e di spese.
-</p>
-
-<p>
-Conserviamo una serie di brevetti di nomina (<i>formulæ</i>),
-ove a ciascun eletto si spiegano gli uffizj suoi,
-esortandolo a ben adempirli; ma la luce che ne potremmo
-derivare è adombrata dai fiori retorici di Cassiodoro
-che li stese: bastano però ad attestare che
-brevi duravano gl'impieghi, e dagli alti si passava agli
-inferiori, con iscapito della buona amministrazione.
-</p>
-
-<p>
-Unico legislatore sembra il re, senza le assemblee
-nazionali, comuni fra i Germanici. Un consiglio di
-Stato sedente a Ravenna discuteva gli atti di suprema
-autorità, che poi erano comunicati al senato di Roma.
-Questo corpo degenere poteva invanirsi allorchè il re
-gli mandava i suoi decreti, compilati in forma di senatoconsulti,
-e gli scriveva: — Auguriamo che il genio
-della libertà riguardi, o padri coscritti, la vostra assemblea
-con occhio benevolo»; ma in effetto non gli rimaneva
-che a far complimenti e a dire di sì.
-</p>
-
-<p>
-Ma dove i precedenti conquistatori aveano portato
-solo ira e distruzione, poi n'erano fuggiti, quasi spaventati
-dal fantasma dell'Impero che avevano assassinato,
-Teodorico vide poter assumere uffizio più glorioso
-e piacente, e farsi considerar successore degli Augusti,
-conservando gli ordini antichi, e cercando introdurli
-fra la sua gente. A tal uopo non potea che valersi di
-nostrali, ed ebbe il senno e la fortuna di sceglier
-bene, e il merito di non temer gl'ingegni superiori.
-A Laberio conferì la prefettura del pretorio, malgrado
-la fedeltà mostrata verso Odoacre; tenne amico Simmaco,
-grande erudito pel suo tempo; Cassiodoro e
-Boezio, ultimi scrittori romani, posti in grandissimo
-stato, contribuirono non poco a mascherare il regno
-di un Barbaro agli occhi dei contemporanei e dei
-posteri.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
-</p>
-
-<p>
-Costoro opera fu l'<i>Editto</i> che Teodorico pubblicò,
-per rimediare alle moltissime querele arrivategli contro
-coloro che nelle provincie conculcavano le leggi. Fondasi
-esso sulla ragione romana, sottoponendo a questa
-anche i suoi Goti, nell'intento di dilatare fra loro la
-civiltà latina, di cui conosceva il pregio, senza però ridurli
-a dividere con altri il privilegio dell'armi e quei
-che ne erano conseguenti: che se le nuove disposizioni
-obbligavano tutti, sussisteva però il diritto di
-ciascuna nazione, i Goti col gotico, col romano i Romani
-regolandosi, eccetto i casi distintamente indicati.
-In fatto quelle leggi versano quasi solo su ragione
-criminale, negligendo la civile: lo che non potrebbe
-ragionevolmente imputarsi a trascuranza in governo
-ordinato com'era quello di Teodorico, ma sì all'aver
-egli imposto norme a ciò che direttamente concerneva
-lo Stato, senza intromettersi del diritto privato de' due
-popoli<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a>. Nel poco che riguardano il civile sono
-dedotte principalmente dalle <i>Sentenze</i> di Paolo, manuale
-pratico di quei tempi: se non che il compilatore
-parlando in voce propria, trasforma e sfigura i passi,
-e nell'arbitraria distribuzione li distrae dal vero significato.
-Ai cencinquantaquattro paragrafi, dodici ne
-soggiunse poi Atalarico, criminali e di procedura. Notevole
-cosa, che la peggiore raccolta di leggi romane
-sotto i Barbari siasi fatta in Italia.
-</p>
-
-<p>
-Traverso all'ambizioso moralizzare del legislatore e
-alle declamazioni di Cassiodoro trapela come il rispetto
-alle leggi romane fosse o una maschera del conquistatore,
-o patriotica illusione del compilatore: del resto si
-riducono a istantanee provvigioni, indicanti il buon
-<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
-volere del re, non attitudine o potenza di farle eseguire,
-non concetti generali, non larghi intenti. Comanda giustizia
-pronta non precipitosa, senza badare a grado o
-nascita de' contendenti; esecra i rapportatori e le migliaja
-di curiosi<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a>, de' quali valevansi gl'imperatori
-piuttosto a turbar la pace privata codiando gli andamenti,
-che a tutelare la pubblica sicurezza; desidera il
-popolo agiato, nutrito nelle carestie. Diresti il regno
-della felicità: ma la storia ci fa vedere come a spie
-desse fede Teodorico, sino a danno de' suoi più cari;
-trovasse ragione di crescere i tributi la migliorata agricoltura,
-punendo così l'industria<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a>; i deboli fossero
-costretti invocare contro dei prepotenti il braccio militare
-de' Sajoni; l'avarizia dei magistrati e il favore
-corrompessero la giustizia; considerati come delitti
-frequenti, e perciò minacciati con nuove pene, l'invasione
-violenta, l'omicidio, l'adulterio, la poligamia, il
-concubinato, la frode di rescritti surrettizj, le donazioni
-estorte con minaccie, il perpetuarsi delle liti per sempre
-nuove appellazioni<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a>. Un anonimo contemporaneo
-asserisce che poteansi lasciar dischiuse le porte,
-e denaro ne' campi: ma le lettere stesse di Cassiodoro
-rivelano e violenze e furti non radi; — buon avvertimento
-a riscontrare le lodi dei principi coi fatti.
-</p>
-
-<p>
-Trai delitti, la fellonia è punita di morte e confisca;
-il caporibelli e il calunniatore, bruciati vivi; morte a
-maghi, a Pagani, a violatori delle tombe, a rapitori di
-donna o fanciulla libera, al falsificatore di carte o di
-pesi, al giudice venale, all'involatore di bestie; bandito
-<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
-chi abusa dell'autorità o depone il falso; l'accusatore
-si esponga a sostener la pena che sarebbe tocca al reo,
-se questo si scolpi. Ma ai Goti non era consueto il guidrigildo,
-cioè lo scontar i delitti a denaro, e l'omicidio
-punivasi con pene corporali al modo romano: il che
-dovea fare men dura la sorte dei vinti, perchè meno
-sproporzionata.
-</p>
-
-<p>
-Salvo queste disposizioni comuni, i Goti conservavansi
-superiori e distinti dai Romani, sottoposti a un
-grafione o conte che, al modo germanico, in guerra li
-capitanava, in pace decideva dei loro litigi; associandosi
-un giurisperito romano qualora con un Romano
-si discutesse<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Durava dunque l'organamento antico, ma vi sovrastava
-un governo militare, siccome ne' paesi che ora
-si pongono in istato d'assedio. Soli Goti portavano le
-armi; e Teodorico ne congratula i Romani come d'un
-bel privilegio, mentre era un sospettoso disarmo dei
-nostri, e una consuetudine generale de' Barbari, il cui
-nome stesso nazionale (Germano vale uom di guerra)
-indicava che la pienezza dei diritti spettava solo all'armato.
-Nel dolce clima d'Italia moltiplicaronsi i Goti a
-segno, da poter fra breve mettere in piedi ducentomila
-guerrieri, obbligati a servigio non per soldo, ma per
-le terre ad essi distribuite. E la penisola perseverava
-su piede di guerra; e al primo bando accorrevano i
-Goti per far guardia al re, presidiare la frontiera o
-marciar contro i nemici, provvisti d'arme e vettovaglie
-<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
-dal prefetto al pretorio. Anche di buona marina fu
-munita la costa, comprando abeti da tutt'Italia e massime
-dalle boscose rive del Po, sgombri dalle fratte
-pescatorie il Mincio, l'Oglio, il Serchio, l'Arno, il Tevere,
-perchè ne scendessero il legname e le barche<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Senza credere che il nome di Goti significhi buoni<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a>,
-alcuni fatti attestano la vigorosa loro disciplina, non
-esigua virtù in bande armate. Allorchè Teodorico vinse
-i Greci al Margo, nessuno de' suoi stese un dito alle
-ricche spoglie dei vinti, perchè egli non diede il
-segno del saccheggio. Più tardi Totila, presa Napoli,
-non solo la campò dalle violenze che il feroce diritto
-della guerra consente fin alle genti civili, ma fece distribuire
-agli assediati il vitto in misura, che non nocesse
-dopo il lungo digiuno<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a>. La lingua gotica era già
-stata scritta, se non altro per tradurre i Vangeli, ma
-non era coltivata; e in latino pubblicavansi le leggi e
-le epistole, valendosi di segretarj romani, e lasciando
-che i legati spiegassero la cosa nel vulgare natìo<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a>.
-Teodorico medesimo non sapea sottoscrivere se non
-scorrendo colla penna negli incavi di una lastrina d'oro:
-eppure dilettavasi di ragionamenti istruttivi<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a>, fece
-attentamente educare le sue figliuole, e volle anche
-favorire le lettere e le arti. Ma qui, come nel resto,
-<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
-appare il contrasto fra le abitudini nazionali e il proposito
-d'imitazione; perocchè egli interdisse ai Goti
-gli studj come corruttori, mentre li promoveva fra i
-Romani.
-</p>
-
-<p>
-Aurelio Cassiodoro, nato a Scillace di famiglia benemerita,
-conte delle cose private e delle sacre largizioni
-di Odoacre, indi segretario di Teodorico, a nome di
-questo e dei successori stese rescritti ed ordini, pubblicati
-col titolo di Variarum libri XII. Nei cinque
-primi raccolgonsi quelli a nome di Teodorico, seguono
-due di diplomi per le varie cariche civili e militari;
-poi tre delle epistole dei successori di Teodorico; infine
-due di ordinanze, da Cassiodoro emanate come prefetto
-al pretorio. Le durezze dello stile, la irremissibile gonfiezza,
-l'ostentazione d'ingegno, di retorica, di erudizione,
-non tolgono pregio a quell'unico monumento
-della storia italica d'allora. Egli parla d'un archiatro
-allora istituito; d'un professore di grammatica, uno di
-retorica, uno di legge<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a>, che dettavano in Campidoglio:
-ed Ennodio loda le scuole milanesi prosperanti
-sotto Teodorico, e gli eccellenti ingegni di Liguria, pei
-quali correa proverbio<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a> qui nascere ancora i Tullj.
-</p>
-
-<p>
-Severino Boezio, nato a Roma da padre che avea
-sostenuto primarie dignità, dai dieci ai ventott'anni
-studiò in Atene, ove tradusse opere di Tolomeo, Nicomaco,
-Euclide, Platone, Archimede, Aristotele. I suoi
-commenti su questo rimasero canoni nel medio evo<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a>,
-e diffusero tra noi la cognizione delle opere dello Stagirita,
-del cui metodo si valse egli per trattare dell'unità
-e trinità divina. Pari in elevatezza di pensiero a
-qualsivoglia filosofo, vi unisce il sentimento cristiano;
-<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
-e sebbene la ridondanza e l'enfasi degli ultimi Latini
-guastino il suo stile, sorvola in questo ad ogni
-contemporaneo.
-</p>
-
-<p>
-Gli è inferiore Ennodio, vescovo di Pavia, che stese
-esortazioni scolastiche ed altre a modo delle antiche
-declamazioni; poi alquante lettere di materie ecclesiastiche,
-la vita di sant'Epifanio<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a> e di sant'Antonio
-Lerinese, un gonfio e bujo panegirico di Teodorico,
-<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
-oltre alquanti epitafj ed epigrammi. Quando Boezio fu
-fatto console, esso gli scriveva: — Mi congratulo dell'onore
-a te conferito, e ne ringrazio Dio, non perchè
-sii sopra gli altri sollevato, ma perchè il meriti. Nè
-questo consolato è concesso agl'illustri natali: chi per
-quelli soli l'ottenesse, sarebbe indegno di succedere al
-grande Scipione, essendo ricompensa degli avi, non sua.
-<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
-Più che alla gentile tua prosapia, era dovuto alle tue
-doti. Qui non sangue sparso, non soggiogate provincie,
-non popoli ridotti in servitù e trascinati dietro al carro
-trionfale, sciagurato preludio in una carica volta tutta
-a conservazione dei popoli, non a loro distruzione. Ora
-che profonda pace gode Roma, divenuta anch'essa guiderdone
-e premio al coraggio dei nostri vincitori, di
-altra natura virtù si domandano ne' consoli suoi».
-</p>
-
-<p>
-Così alla mente del vescovo italiano ricorrono le
-glorie passate; se ne consola colle nuove destinazioni,
-e mitiga con sentimento cristiano la fierezza dell'antica
-gloria.
-</p>
-
-<p>
-Sui Benefizj di Cristo lasciò un poema Rustico
-Elpidio, medico di Teodorico. Di Cornelio Massimiano
-etrusco (che allora equivaleva ad italiano) restano idillj,
-donde raccogliamo ch'egli erasi educato agli esercizj
-ginnastici e all'eloquenza, e forse fu uno degli ambasciadori
-spediti da Teodorico ad Anastasio imperatore
-quand'era in pratica di farsi riconoscere re d'Italia. A
-Costantinopoli s'invaghì d'una fanciulla, ed essendo ben
-in là negli anni, ne provò le sciagure, che deplora a
-lungo nella sua egloga <i>De incommodis senectutis</i>. Fra
-troppi vizj, ha immagini sì graziose e passi tanto consoni
-agli antichi, che lungo tempo furono le sue egloghe
-attribuite a Cornelio Gallo, amico di Virgilio.
-</p>
-
-<p>
-Egli è posto fra' dodici <i>poeti scolastici</i>, di cui restano
-specie di difficili sfide, come ventiquattro epitafj
-per Cicerone, dodici espressi con tre distici, altrettanti
-con due; variazioni sul tema del <i>Mantua me genuit</i>;
-dodici altri per Virgilio in altrettanti distici; gli argomenti
-de' canti dell'<i>Eneide</i>, ciascuno da diverso poeta,
-in cinque versi; dodici esametri sui giuochi di ventura
-(<i>De ratione tabulæ</i>); dodici coppie di distici sul levare
-del sole; dodici da quattro distici sulle quattro stagioni,
-secondo quel di Ovidio <i>Verque novum flabat</i>; dodici
-<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
-sopra un fiume gelato: freddure artifiziate. Questi poeti
-sono Asclepiadio, Asmeno, Basilio, Euforbo, Eustenio,
-Ilasio, Giuliano, Massimiliano, Palladio, Pompeo, Vitale,
-Vomano.
-</p>
-
-<p>
-Aratore, probabilmente milanese e addetto al fôro,
-venne deputato dai Dálmati a Teodorico; fu conte dei
-domestici in corte d'Atalarico; infine, sciolto dalle
-brighe civili, stette suddiacono della chiesa di Roma.
-Tradusse in due libri d'esametri gli <i>Atti degli Apostoli</i>.
-</p>
-
-<p>
-Li supera Venanzio Fortunato, trevisano di Valdobiàdene,
-che studiò a Ravenna grammatica ed arte
-poetica<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a> senza curarsi di filosofia e di studj sacri.
-Patendo degli occhi, e risanato dall'olio della lampada
-che ardeva ad un altare di san Martino, per gratitudine
-andò a venerarne la tomba a Tours, e accolto da
-Sigeberto re de' Franchi, ne cantò epitalamj e lodi, poi
-divenne confidente e limosiniere di Radegonda di Turingia
-e vescovo di Poitiers. Scrisse sette vite di santi;
-voltò in esametri quella di san Martino fatta da Sulpizio
-Severo; inoltre lettere teologiche in prosa e ducenquarantanove
-componimenti in vario metro per chiese
-erette o dedicate, o a nome di Gregorio di Tours, o
-dirizzate a questo o ad altre persone, poetando frivolo
-per lo più e di color rosato, fra l'immensa serietà ed
-<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
-importanza di quei tempi. Agli inni suoi non mancano
-armonia e movimento: alla prosa fanno impaccio antitesi
-e cadenze rimate. Quando Radegonda ottenne da
-Giustino imperatore un pezzo della vera Croce, egli
-compose il <i>Vexilla regis prodeunt</i> ed una elegia disposta
-in forma di croce.
-</p>
-
-<p>
-Con queste gratuite e inamene difficoltà cercavasi
-supplire all'eleganza e alla castigatezza: quindi gli anagrammi
-ed altre ingegnose combinazioni; quindi ancora
-l'uso della rima, già evidente in un epigramma di papa
-Damaso, e che coll'armonia delle cadenze vellicava le
-orecchie, dacchè s'erano divezze dal riconoscere il
-tempo esatto di ciascuna sillaba; onde la poesia veniva
-passo passo da metrica trasformandosi in ritmica.
-</p>
-
-<p>
-Eccettuando Marcellino, conte dell'Illirico, che stese
-una cronaca da Valente al 534, sono a cercare fra il
-clero i pochi e difettivi storici di quest'età. Jornandes
-o Giordano, goto di nascita, segretario d'un re alano,
-poi forse vescovo di Ravenna sulla metà del secolo VI,
-compendiò la storia de' Goti di Cassiodoro, parziale e
-senza critica; da Floro estrasse una storia romana da
-Romolo ad Augusto. Epifanio avvocato, ad istanza di
-Cassiodoro, compendiò le storie ecclesiastiche di Socrate,
-Sozomene e Teodoreto, che, aggiuntavi la continuazione
-d'Eusebio fatta da Rufino, costituirono l'<i>Historia
-tripartita</i> in dodici libri, manuale per la storia
-ecclesiastica in Occidente.
-</p>
-
-<p>
-La musica doveva esser coltivata alla reggia di Teodorico
-se Cassiodoro e Boezio ne scrissero: Clotario,
-re de' Franchi, gli chiese un musico che col suono
-accompagnasse il canto: a Gundebaldo mandò regalare
-un orologio solare e uno a acqua.
-</p>
-
-<p>
-Le arti belle continuarono a decadere, ma Teodorico
-istituì magistrati sopra il conservare i monumenti; e a
-ristaurare gli edifizj pubblici destinò un architetto sperimentato,
-<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
-annui ducento denari d'oro, e le dogane del
-porto Lucrino, non ancora spopolato. Essendo in Como
-rubata una statua di bronzo, promise cento soldi d'oro
-a chi indicasse il ladro, lagnandosi che, mentr'egli
-cercava nuovi ornamenti alla città, venissero a perdersi
-gli antichi. Qui minaccia chi ruba il rame o il piombo
-dai pubblici edifizj; là chi svia gli acquedotti; stipendiò
-anche un Africano che pretendea saper scoprire le sorgenti:
-tanto al falso s'appone chi ai Goti attribuisce la
-rovina delle arti belle in Italia, cominciata assai prima,
-compita assai dopo. Anche emulare gli antichi cercò
-Teodorico con edifizj a Terracina, Spoleto, Napoli,
-Pavia. A Ravenna, sua residenza in tempo di guerra<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a>,
-alzò un palazzo e condusse acque, disagevole impresa
-fra le paludi che la separano dalla collina: un altro
-palazzo edificò presso il Bidente alle falde dell'Appennino:
-un magnifico con portici in Verona, residenza
-di pace, ove pure ristorò l'acquedotto a tutte sue spese,
-e le mura: un altro ne eresse in Pavia, e terme e
-anfiteatro; altrettanto presso i bagni di Abano.
-</p>
-
-<p>
-Quanto sia falso il chiamare gotico l'ordine che ha
-per carattere il sesto acuto, appare da tali edifizj. Chi,
-dopo essersi, nel monotono viaggio traverso alle paludi
-Pontine, immalinconito al pensare che ventitre città e
-ville di suntuosità voluttuosa sorgevano dove ora infesta
-il deserto, sbocca alfine a ricrearsi nella vista del Mediterraneo,
-incontra in poggio Terracina, popolosa e
-lieta un tempo, ora squallida, malgrado le cure di
-Pio VI. Era essa limite fra il dominio greco e il gotico,
-e baluardo verso il mare: onde Teodorico ne munì il
-<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
-ricinto, lungo le mura alzando torri alternamente quadrate
-e tonde; poi a cavaliero della città pose una
-fortezza o piuttosto un palazzo, che tuttavia si conserva,
-e donde meravigliosamente spazia la veduta sul Lazio,
-la Campania e il mare. Ma quelle e queste non diversificano
-dallo stile della romana decadenza, nè v'ha
-ombra di architettura puntuta. In Ravenna, un muro
-che ora forma facciata al convento de' Francescani, e
-che si suppone avanzo della reggia di Teodorico, nella
-cattiva disposizione delle colonne alla parte superiore
-e nelle proporzioni dell'arco, tiene del palazzo di Diocleziano
-a Spalatro. Così la chiesa di Sant'Apollinare e
-un battistero per gli Ariani, da Teodorico fabbricatevi,
-arieggiano a quelli che al tempo stesso ergevansi a
-Roma, con ornamenti che attestano la continuante
-declinazione.
-</p>
-
-<p>
-Amalasunta pose a suo padre un mausoleo rotondo,
-con una cupola, dalla quale sorgeano quattro colonne
-sostenenti un vaso di porfido attorniato da dodici apostoli
-di bronzo, entro cui riposava il re. Se la descrizione
-non è favolosa, altro non potrebb'essere che
-Santa Maria della Rotonda, la quale ad ogni modo
-sorse tra il fine del V e il principio del VI secolo. Nella
-distribuzione generale vi sono conservate le buone tradizioni
-antiche; piano semplice, elevazione di qualche
-magnificenza: meravigliosa poi la cupola, formata d'un
-pietrone di metri 10. 4 di diametro, m. 4. 5 dalla
-base al vertice, m. 1. 14 di grossezza, talchè il masso,
-qual fu tratto dalla cava, aveva la solidità di almeno
-metri cubi 495, e pesava 1287 mila chilogrammi: e se,
-come pare, fu scarpellato prima di trasportarlo dalle
-cave dell'Istria, aveva ancora il volume di 109 metri
-cubi e il peso di 283 mila chilogrammi; eppure fu alzato
-a 13 metri, prova di singolare abilità meccanica<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a>.
-<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
-Infelicemente vi sono disposte le decorazioni, di pesante
-e sgraziato taglio, nè proporzionate fra sè o col
-tutto; riparti non ben calcolati, profili delle porte dissonanti
-dal resto; modiglioni irregolarmente distribuiti;
-piedritti che, invece d'imposta, reggono una mal eseguita
-cornice.
-</p>
-
-<p>
-I peccati dell'architettura del suo tempo conosceva
-e additava Cassiodoro: altezza smodata, gracili colonne,
-superflui ornamenti<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a>, che sono sì i difetti dello
-stile gotico, ma non l'essenza sua. Somiglievoli forme
-presenta una medaglia ov'è effigiato il palazzo di Teodorico,
-con archi voltati sopra esili colonne, ma in
-tondo. Non era dunque un genere gotico, ma un deterioramento
-dell'antico gusto: e non ispeciale de' Goti,
-perocchè anche nel pittoresco ponte sul Teverone, a
-tre miglia di Roma, ricostruito dal greco Narsete il 565,
-alla solidità è sacrificata la bellezza<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a>. Nè d'introdurre
-uno stile nuovo sarebbesi brigato Teodorico, che
-mostrava o affettava tanto rispetto alla civiltà latina.
-Condottosi a Roma, non finiva d'ammirarne i capolavori,
-il Campidoglio, il Foro Trajano, i teatri di Pompeo
-e di Marcello, il Colosseo, stupendi anche dopo i guasti
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-del tempo e de' nemici; gli acquedotti, la via Appia, di
-cui nove secoli non aveano ancora sconnesso i lastroni;
-e l'Acqua Claudia che per trentotto miglia veniva dalle
-montagne sabine fin alla sommità dell'Aventino. Non
-era perduto il senso del bello e del grande quando
-Cassiodoro descriveva con tanto esaltamento il fuoco
-de' cavalli del Quirinale, la vacca di Mirone, gli elefanti
-di bronzo della via Sacra.
-</p>
-
-<p>
-Teodorico vi fu accolto con uno splendore che rammentava
-alla fantasia di un patrioto i trionfi degli
-Augusti, a quella di un pio le magnificenze della vera
-Gerusalemme. Nella sala della Palma d'oro potè ammirare
-la nobiltà, il decoro, l'ordine della Curia romana,
-distinta a seconda della dignità<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a>: e sfoggiò egli
-stesso d'eloquenza, ottenendo applausi. Il grano della
-Puglia, della Calabria, della Sicilia vi si distribuiva
-ancora al popolo decimato, che poteva nel circo veder
-le belve combattenti, o parteggiare pei Verdi e i Turchini,
-e insuperbire allorchè il goto conquistatore ammirava
-le magnificenze e le portentose comodità, le
-statue rapite ai vinti e salvate dai vincitori. A quel popolo
-Teodorico assegnò ventimila moggia di grano
-ogn'anno, ponendone memoria in bronzo; ristabilì le
-strade romane che solcavano l'Italia; diede venticinquemila
-tegoli ogn'anno per riparare i portici di Roma;
-ordinò che i marmi dispersi fossero riuniti ai palagi da
-cui erano svelti.
-</p>
-
-<p>
-Per riparare all'incolto spopolamento vi invitò i
-Romani rifuggiti nel Norico, redense prigionieri,
-trapiantò schiavi. Decio sanò le paludi Pontine; Spes
-e Domizio quelle di Spoleto<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a>: e l'Italia potè avere
-<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
-sì buon mercato di sue derrate<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a>, da mandarne sin
-fuori. Ennodio chiama la Liguria genitrice di messe
-umana, avvezza a numerosa progenie d'agricoltori<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a>:
-intorno a Verona raccoglievasi il vino per la regia
-mensa, e Cassiodoro non rifina di lodar questo liquore,
-a cui nulla d'eguale può vantar la Grecia, sebbene
-medichi i suoi vini con odori e marine misture<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a>.
-Metalli e marmi cavavansi per conto del re, e una
-miniera d'oro fu aperta nelle Calabrie<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Teodorico, tutto che ariano, rispettò la credenza
-cattolica; sua madre la professava, e molti illustri personaggi
-vi si convertirono senza scapitare nella grazia
-di lui; mentre un suo segretario avendo creduto ingrazianirsegli
-col farsi ariano, fu da lui mandato a
-morte, dicendo: — Non potrà esser fedele a me chi
-<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
-fu infedele al suo Dio». Al papa e ai vescovi mostrò
-rispetto e confidenza, valendosene nelle legazioni ai re
-od all'imperatore: accoglieva le querele dei sacerdoti
-contro i suoi ministri, e per loro mezzo soccorreva
-ai calamitosi: contribuì millequaranta libbre d'argento
-per rivestire la volta di San Pietro, cui regalò pure
-due candelabri di settanta libbre d'argento: una patena
-simile di sessanta diede a Cesario vescovo d'Arles, e
-trecento monete d'oro. Disputandosi il papato Simmaco
-e Lorenzo, dopo due anni di guerra civile fu
-rimessa a Teodorico la decisione; ond'egli radunò un
-concilio. E avendogli il vescovo di Milano rimostrato
-che tal convocazione non era di sua spettanza, egli
-asserì averne lettera del papa: e perchè quegli ne
-dubitava, non esitò a porgliela sott'occhio<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a>. Vero
-è che tenne sempre occhio e mano alle elezioni, dubitando
-che i papi non favorissero a suo scapito gl'imperatori;
-e pretendeva esercitare giurisdizione anche
-sopra gli ecclesiastici, benchè la pena da infliggersi
-rimettesse al vescovo.
-</p>
-
-<p>
-In tale o moderazione o indifferenza non perseverò
-sino alla fine. Avendo l'imperatore Giustino tolto chiese,
-cariche e libertà di culto agli Ariani nell'Impero orientale,
-Teodorico gli spedì papa Giovanni <span class="sidenote">(523)</span> e vescovi e
-senatori, minacciando pari intolleranza in Occidente.
-Il papa non potè o non volle distogliere Giustino; onde
-al ritorno fu messo in carcere e vi morì. Allora sgorgarono
-gli odj, immortali ne' natii contro lo straniero,
-e la paura invasò Teodorico; la paura punitrice degli
-oppressori; la paura che consigliò tre quarti dei regj
-delitti. Proibì dunque, pena la testa, agl'italiani ogni
-altr'arma che il coltello per usi domestici; e popolo e
-re si credettero a vicenda insidiati<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
-</p>
-
-<p>
-Dicemmo come Boezio avesse meritato la confidenza
-di Teodorico, che il nominò console, patrizio, da ultimo
-maestro degli uffizj; e i due figliuoli, in tenera età, ne
-elevò al consolato fra l'esultanza del popolo e le largizioni
-del padre. Non ligio al principe che lo innalzava,
-Boezio avea saputo frenarne talvolta gl'impeti e mitigarne
-il rigore; impedir le rapine dei magistrati, e
-lenire la condizione degli obbedienti<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a>. Non dimentico
-però di sua nazione, mal soffriva di vederla a giogo
-straniero, e più quando, aggravato dai sospetti, Albino
-senatore fu accusato di sperare la libertà romana; e
-Boezio dichiarò: — Se questo è delitto, io e tutto il
-senato ne siamo in colpa».
-</p>
-
-<p>
-Teodorico, che vedeva colla sicurezza del suo dominio
-mal combinarsi la conservazione del senato, involse
-nell'accusa anche il proprio ministro; si citò una lettera
-sottoscritta da lui e da Albino, che invitava l'imperatore
-a redimere l'Italia; e in conseguenza Boezio
-fu chiuso in una torre a Pavia, e il senato firmò il
-decreto di confisca e di morte. Boezio esclamò: — Possa
-in quel senato non trovarsi più alcuno reo del mio
-stesso delitto»; e aspettando l'ora del supplizio, scrisse
-<i>Della consolazione della filosofia</i>, dialogo in una prosa
-talvolta aspra e barbara, mista di poesie molto migliori,
-<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
-facili, ricche di gentili immagini, governate da una
-mesta armonia<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a> e con nuove intrecciature di metri,
-mostrando piena cognizione de' migliori antichi, e la
-musa di Tibullo e la grandiloquenza di Tullio traendo
-ad esprimere concetti cristiani. La Filosofia, apparendogli,
-il consola col mostrargli che Dio governa il
-mondo a disegni di eterna sapienza, inesplorabili al
-debole mortale; mal dunque lamentarsi dell'incostanza
-della fortuna, le cui mani altro non possono distribuire
-che beni futili e perituri; anzi non potersi drittamente
-chiamar mali quei che da Dio derivano, e la virtù sola
-rendere felice. Chiude con varie quistioni sul caso e
-sulla Provvidenza, e sul modo di conciliar questa coll'esistenza
-del male; eclettico anzi che cattolico in questa
-<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
-scabrosissima tra le quistioni. Ivi dice alla Filosofia: — Se
-tu mi domandassi di qual misfatto io sia accusato,
-dicono volli fosse salvo il senato; se cerchi in qual
-modo, m'imputano d'aver distolto un delatore dal rivelare
-al re la congiura ordita contro la sua persona per
-ricuperare la libertà. Che far dunque, maestra mia?
-che mi consigli? Negherò la colpa? oh come, se veramente
-io desiderai sempre che il senato fosse salvo,
-nè mai cesserò dal desiderarlo? Confessar dunque che
-è vero, e negare d'aver rattenuto la spia? ma chiamerò
-mai scelleranza l'aver desiderato la salute di quell'ordine?
-Il quale, pei partiti che prese contro di me, ben
-meritava che in altra stima io l'avessi: ma l'impudenza
-di chi mentisce a se stesso non torrà mai che sia lodevole
-e buono ciò che è tale per sua natura; ed io non
-reputo lecito nè nascondere la verità negando ciò che
-è, nè mentire confessando ciò che non è. Delle lettere
-che dicono aver io scritte per isperanza di tornare in
-libertà Roma, non farò parola; giacchè la falsità ne
-sarebbe chiara quando m'avessero, come si dee, conceduto
-di stare al confronto co' miei accusatori. Perciocchè,
-qual libertà lice oggimai sperare? E volesse
-Dio che alcuna sperar se ne potesse! Avrei risposto
-come Cannio a Caligola, quando questi lo imputava
-come consapevole d'una congiura: <i>Se l'avessi saputa
-io, non l'avresti saputa tu»</i>.
-</p>
-
-<p>
-In fine, strettogli da una fune il capo sin quasi a
-schizzarne gli occhi, Boezio fu finito a colpi di bastone <span class="sidenote">(524)</span>.
-I suoi coevi lo compiansero come martire e santo: la
-posterità non gli negherà la compassione che merita la
-vittima di timida oppressione e di secreto processo.
-Perchè l'illustre Simmaco, suo suocero, osò compiangerlo,
-si temette volesse vendicarlo; onde cadde nuova
-vittima <span class="sidenote">(525)</span> per calmare i sospetti di Teodorico.
-</p>
-
-<p>
-Ma non i rimorsi. Nella testa di un pesce imbanditogli,
-<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
-il re credette ravvisare la minacciosa faccia di Simmaco,
-e preso da ribrezzo, dopo tre giorni spirò <span class="sidenote">(526)</span> nel palazzo
-di Ravenna; e la vendetta degli oppressi il perseguitò
-oltre la tomba, dicendo essersi veduti i demonj strascinarlo
-pel vulcano di Lipari all'inferno. Eppure la
-posterità deve contarlo per uno dei migliori re barbari;
-storia e poesia lo immortalarono; e s'egli avesse sortito
-successori degni, poteva di due secoli avere anticipata
-la rinnovazione dell'Impero e della civiltà.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap60">CAPITOLO LX.
-<span class="smaller">Fine del regno ostrogoto. — Belisario. — Narsete.
-Italia Liberata.</span></h2>
-</div>
-
-<table class="ag" summary="">
- <tr>
- <td colspan="4">I. <span class="smcap">Teodorico</span> 475-526</td>
- </tr>
- <tr>
- <td style="width: 5%">&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td style="width: 5%" class="blb">&nbsp;</td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="2">Amalasunta m. di Eutarico</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td style="width: 5%" class="blb">&nbsp;</td> <td rowspan="2" class="middle">II. <span class="smcap">Atalarico</span> 526-534</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td class="blb">&nbsp;</td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="2">Teodegota m. di Alarico</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td class="blb">&nbsp;</td> <td rowspan="2" class="middle">Amalarico re de' Visigoti</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td class="blb">&nbsp;</td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="2">Ostgota m. di Sigismondo</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="4">Amalafreda sua sorella m. di Trasamondo re de' Vandali</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td class="blb">&nbsp;</td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="2">III. <span class="smcap">Teodato</span> 534-536</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td class="blb">&nbsp;</td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="2">Amalaberga m. di Ermafrido turingio</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
-</table>
-
-<table class="gener" summary="">
- <tr>
- <td colspan="2" class="center"><i>Re elettivi</i></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="rt">IV.</td> <td><span class="smcap">Vitige</span> 536-540.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="rt">V.</td> <td><span class="smcap">Ildebaldo</span> -541. </td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="rt">VI.</td> <td><span class="smcap">Erarico</span> 541. </td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="rt">VII.</td> <td><span class="smcap">Totila</span> -552. </td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="rt">VIII.</td> <td><span class="smcap">Teja</span> -553. </td>
- </tr>
-</table>
-
-<p class="pad2">
-Il regno di Teodorico comprendeva l'Italia; la Sicilia,
-eccetto il capo Lilibeo; la Dalmazia; il Norico; gran
-parte o tutta l'odierna Ungheria; le due Rezie, che or
-sono il Tirolo e il canton de' Grigioni; la Svevia o bassa
-Germania colle città d'Augusta, Costanza, Tubinga,
-Ulma: nella Vindelicia aveva raccolto molti Alemanni;
-<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
-sicchè confinava a settentrione col Danubio da Ratisbona
-a Nicopoli, a maestro col Lech, col lago di Costanza e
-coll'antica Elvezia: aggiungete la Provenza e il litorale
-fino ai Pirenei, sottoposti a duchi da lui dipendenti, e
-la maggior parte della penisola spagnuola. Parea dunque
-il gotico dovesse prevalere agli sminuzzati dominj
-di Barbari, e sostituirsi all'impero romano; eppure in
-breve andò a fascio.
-</p>
-
-<p>
-Teodorico non avendo figli maschi, per continuare
-la stirpe degli Amali chiamò di Spagna Eutarico Cillica <span class="sidenote">(515)</span>,
-ultimo rampollo di quella, e sposatagli Amalasunta sua
-figlia, il fece adottare coll'armi da Giustino imperatore,
-e applaudire dal popolo con suntuosissimi spettacoli nel
-circo, e caccie e giostre. Ma l'erede designato gli premorì;
-e Teodorico, assicurato il regno dei Visigoti di
-Spagna al nipote Amalarico, il proprio trasmise ad
-Atalarico, nato da Amalasunta. Costei, bellissima, sperta
-nel latino, nel greco, nel gotico, eppure senza ostentazione,
-fedele ai secreti, sollecita d'imitare il padre e
-ripararne i falli, assunse il governo come reggente,
-notificando i suoi diritti all'imperatore, quasi a capo
-supremo, e pregandolo a dimenticare i dissidj paterni<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a>;
-al senato promise non disdire veruna domanda.
-Ammiratrice dell'antica civiltà, bramava mutare
-le costumanze dei Goti talmente che non si distinguessero
-dai Romani; e tre ministri che avversavano quel
-femminile despotismo, mandò a morte. Anche il figlio
-educava sotto maestri romani e fra gente di lettere e
-d'ingegno; e una volta coltolo in fallo, gli diè uno
-schiaffo. Egli scappò piangendo, e mosse a indignazione
-<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
-i signori goti, i quali si presentarono ad Amalasunta,
-dicendole, A re guerriero non servire tanti pedagoghi;
-Teodorico non sapea tampoco scrivere; come sarà
-prode in campo uom che apprese a tremare sotto lo
-staffile di un pedante? Anzi sorsero minacciosi, e le
-tolsero di mano il re futuro per metterlo fra giovani
-nazionali: dov'egli sguinzagliato si sciupò di modo, che
-ne morì <span class="sidenote">(534)</span>.
-</p>
-
-<p>
-Non consentendosi dalle consuetudini gotiche il comando
-a donna, Amalasunta lo fece attribuire a Teodato
-suo cugino, in cui l'istruzione non aveva scemata
-l'avarizia e la pusillanimità. Possessore di gran parte
-della Toscana, cercava assicurarsela col cacciare i proprietarj
-confinanti; poi assunto al trono, riuscì spregevole
-a Romani e a Goti, inetto a finire le discordie
-di questi, o a cattivarsi l'amore di quelli. Amalasunta,
-non trovando in lui nè gratitudine nè rispetto, pensava
-con quarantamila libbre d'oro cercare a Costantinopoli
-riposo o vendetta: ma Teodato la prevenne, e chiusala
-nell'isola di Bolsena, la mandò a morte.
-</p>
-
-<p>
-Imperava allora a Costantinopoli Giustiniano il legislatore,
-che mostrò rare virtù, macchiate da vizj e debolezze:
-favorì grandemente la religione, il degenerante
-sapere e le arti belle; represse le correrie de' Barbari;
-guerreggiò prosperamente Cosroe il Grande, re di Persia;
-annichilando il regno de' Vandali richiamò all'impero
-l'Africa e la Sardegna. Spiava egli l'occasione di recuperare
-l'Italia, sollecitato dai nostri che aborrivano dal
-dominio di stranieri e d'eretici; e volentieri assumendo
-l'aspetto di vendicatore d'Amalasunta, destinò contro i
-Goti Belisario, ch'era stato l'eroe della guerra persiana.
-</p>
-
-<p>
-Più che a' Pompej o agli Scipioni, patriotici generali,
-somigliava costui ai condottieri del nostro medioevo,
-poichè del proprio stipendiava differenti corpi, che
-giuravano obbedire a lui, e che in lungo esercizio egli
-<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
-indurava ai combattimenti. Con tal espediente venivano
-ad opporsi Barbari a Barbari, e difendeasi l'Impero coi
-fratelli di coloro che lo minacciavano. Celebrato appena
-il suo trionfo sui Vandali, Belisario sbarcò in Sicilia
-con ducento Unni, trecento Mauri, quattromila
-confederati di cavalleria, tremila Isauri di fanteria,
-oltre un corpo di sue guardie a cavallo. Sarebbe stato
-un inetto sforzo contro ducentomila Ostrogoti in armi,
-se questi, com'è destino dei padroni odiati, non avessero
-dovuto vigilare il paese scontento: e Teodato in
-fatti pensava meno a difendersi che a patteggiare; e
-con Pietro, legato di Costantinopoli, stipulò, rassegnerebbe
-ogni diritto sopra la Sicilia, manderebbe ogni
-anno una corona di trecento libbre d'oro all'imperatore,
-darebbe tremila Goti a suo servigio qualvolta richiesto,
-non colpirebbe di morte o confisca alcun senatore
-o sacerdote senza assenso dell'imperatore, al quale
-pure ricorrerebbe per promuovere altri a patrizio o
-senatore; agli spettacoli si acclamerebbe prima il nome
-dell'imperatore, nè a Teodato si erigerebbero statue se
-non alla sinistra della imperiale.
-</p>
-
-<p>
-Con tali proposizioni lo rimandò, e perchè avessero
-maggior peso, costrinse papa Agapito a seguirlo a Costantinopoli
-intercessore, minacciando far morire lui,
-i senatori e le loro famiglie se non impetrassero la
-pace; codardo coi forti, minaccioso coi deboli. Poi li
-richiamò, ora disposto a ceder tutto, or persuaso che
-l'umiliazione a nulla approderebbe: e poichè Pietro
-l'assicurava che con ciò torrebbe a Giustiniano ogni
-ragione di guerreggiarlo, — Tu sei filosofo (gli rispondeva);
-studii in Platone, e ti recheresti a coscienza
-d'ammazzar uomini in guerra, benchè tanti n'abbia
-il mondo: ma Giustiniano, che vuol farla da magnanimo
-imperatore, nulla ha che lo rattenga dal ripigliare
-coll'armi le antiche ragioni dell'impero».
-<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
-E conchiudeva: — Se non posso conservare il regno
-senza guerra, vi rinunzio. A che sagrificherei la dolce
-quiete per la pericolosa e difficile gloria del regnare?
-m'abbia io poderi da trarne milleducento libbre d'oro,
-e tengasi egli i Goti e l'Italia». Ma allorchè Mundo,
-che conduceva un esercito greco per la Dalmazia, fu
-sconfitto e ucciso dai Goti, Teodato rimbaldito più
-non volle udire di patti e promesse. L'imperatore in
-conseguenza rianima la guerra, riprende Salona e la
-Dalmazia: Belisario, guadagnato Eurimondo, genero
-del re che difendeva a Reggio lo sbarco in Italia, e
-accolto nelle Calabrie come liberatore, assediò per
-mare e per terra Napoli. Questa, difesa dai proprj
-cittadini, timorosi sovrattutto di avervi guarnigione
-barbara, così vigorosamente si sostenne, che Belisario
-già pensava lasciarla, quando alcuno gli mostrò un acquedotto.
-Pel quale penetrato nottetempo<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a>, vide la
-città mandata a barbaro scempio, per quanto gridasse
-a' suoi: — L'oro e l'argento a voi; ma risparmiate gli
-abitanti, cristiani e supplichevoli».
-</p>
-
-<p>
-I Goti, vedendo il re inetto ad ogni atto e consiglio
-vigoroso, lo dichiararono scaduto, e fuggiasco
-l'uccisero; ed elevarono sullo scudo il prode generale
-Vitige <span class="sidenote">(536)</span>, il quale, per annestarsi in alcun modo alla
-stirpe degli Amali, sposò Matalasunta, sorella d'Atalarico.
-Mentr'egli s'accinge a ravvivare il coraggio e
-rinnovar le prodezze gotiche, Roma riceve Belisario,
-esulta nel vedersi dopo sessant'anni sgombra da Barbari
-e da Ariani, resta edificata dalla devozione che
-Belisario mostra alle reliquie sante e alle gloriose memorie,
-e proclama la liberazione, parola che in Italia
-<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
-troppo spesso equivalse a mutazione di servaggio. Vitige,
-ritentate invano nuove proposizioni di pace, e
-chetati i Franchi col ceder loro quanto possedeva di
-là dall'Alpi, riuscì a trarre insieme cencinquantamila
-Goti<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a>, coi quali assediò il greco generale in Roma,
-tagliando gli acquedotti, impedendo i mulini, adoprando
-le migliori macchine. Belisario aveva appena
-cinquemila combattenti; ma l'indomita sua operosità e
-lo zelo dei cittadini vi suppliva, dopo avere sul Tevere
-imbarcato per la Sicilia le bocche inutili. Dall'alto del
-mausoleo d'Adriano, convertito in fortezza, sono rovesciati
-sugli assalitori i preziosi fregi, le cornici ammirate,
-le statue di Lisippo e di Prassitele: perisca l'arte,
-ma la patria si salvi.
-</p>
-
-<p>
-Prodi e generosi entrambi i due campioni; ma l'uno
-scarso di denaro e di forze, sostenuto solo di sterili
-voti dagl'italiani; l'altro, contrariato da questi, vede
-consumarsi l'esercito e il regno senza cascar di cuore.
-Belisario, temendo non la fame inducesse i Romani a
-capitolare con Vitige, e sospettando ve li spingesse
-papa Silverio, il relegò in Oriente, dandogli successore
-Vigilio, il quale con ducento libbre d'oro s'era acquistato
-il favore d'Antonina, che comandava al marito
-Belisario, comandata essa pure da Teodora, moglie e
-padrona di Giustiniano.
-</p>
-
-<p>
-Qualche rinforzo giunto di Grecia ravviva il coraggio
-dei veterani, che per fare una diversione assaltano le
-città del Piceno, ed occupano anche Rimini, per tradimento
-di Matalasunta moglie di Vitige, il quale fu costretto
-allargar Roma, dopo perduti assaissimi de' suoi
-per la mal'aria e per gl'incessanti combattimenti. Nè
-<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
-però fiaccato, assedia Rimini, spedisce a sollecitare i
-Persiani perchè assaliscano ad oriente l'Impero, e i
-Franchi perchè si calino dalle Alpi. In effetto diecimila
-Borgognoni unitisi alle truppe d'Uraja <span class="sidenote">(538)</span>, nipote di Vitige,
-drizzarono sopra Milano. Quest'era la prima città
-dell'Occidente dopo Roma per estensione, popolo e abbondanza;
-e tollerando di mala voglia i Goti, il vescovo
-Dazio con molti nobili (ἄνδρες δόκιμοι) era ito a Roma
-dicendo: — Forniteci di qualche truppa e sbratteremo
-la Liguria». Belisario mandò in fatti Mondila con mille
-fanti, che bastarono perchè, levato popolo, i Goti fossero
-respinti in Pavia, mentre anche Bergamo, Como,
-Novara e altri luoghi acclamavano Giustiniano. Ma ecco
-ai rivoltosi sopraggiungere Uraja, e stretta Milano di
-tal fame che qualche madre mangiò i proprj nati, l'ebbe
-a discrezione, e fattone scempio, la lasciò un mucchio
-di pietre. Dazio riuscì a campare a Costantinopoli; i
-capitani greci furono menati prigioni a Ravenna; e tutta
-la Liguria tornò al dominio gotico, o piuttosto alle
-bande ladre.
-</p>
-
-<p>
-Dalla vittoria e dal saccheggio invogliati, l'anno dopo
-scesero per l'alpi della Savoja centomila Franchi pedoni,
-che passato il Po senza contrasto de' Goti, presero
-le mogli e i figli di questi, e ne fecero sagrifizio
-alle loro divinità; poi raggiunto il campo gotico a Tortona,
-ne cominciarono tal macello, che appena poterono
-camparsi traversando il campo de' Romani. I Romani
-se ne rallegravano, ma ecco i Franchi gettarsi anche
-su loro, e devastar la Liguria, rovinare Genova, con
-grave apprensione di Belisario non occupassero tutta
-Italia. Essendo però venuti più ch'altro per saccheggiare,
-pattuirono e se n'andarono.
-</p>
-
-<p>
-Vitige, ridotto in Ravenna, mandò a trattare con
-Giustiniano, che, assalito da Cosroe verso oriente e qui
-dai Franchi, gli consentì di conservare parte del dominio
-<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
-pagando tributo: ma Belisario, sapendo che Ravenna
-era agli estremi, dispettoso di vedersi strappare
-la sicura vittoria, protestò voler menare Vitige prigioniero
-a Costantinopoli. Allora i capi goti sollecitarono
-Belisario a vendicarsi dell'imperatore pigliandosi la
-gotica corona; e poichè egli mostrò accettarla, gli
-apersero le porte. «Quando io vidi (dice Procopio)
-entrar l'esercito in Ravenna, conobbi e certo fui che
-nè per virtù nè per forza o quantità di uomini si compiono
-le imprese, ma la man di Dio dispone secondo a
-lui piace, senza che ostacolo tenga contro la sua volontà.
-I Goti sorpassavano i Romani in numero e prodezza;
-nessuna battaglia fu data dopo schiuse le porte
-della città; nè i Goti aveano sott'occhio cosa che gli
-atterrisse: eppure piegarono il collo al giogo imposto
-da un pugno di persone, non temendone infamia. Le
-donne, che avevano udito meraviglie della forza de' Romani,
-quand'ebber visto il vero, andavano a sputacchiare
-i loro mariti, rinfacciando la viltà ad essi, che
-le tenevano chiuse nella casa e soggette a sì spregevoli
-nemici».
-</p>
-
-<p>
-Tutti i Goti si sottoposero a Belisario, il quale non
-accettò la rinnovatagli offerta della corona, o fosse
-lealtà, o sentisse impossibile il mantenerla fra una
-nazione divenuta sì presto decrepita, senza vigore,
-senza unità. Questo gran generale, che diffonde un
-lampo di luce sulla languida agonia dell'impero greco,
-adorato dall'esercito, non esecrato dai nemici, casto
-nel costume, cavallerescamente disinteressato, favorito
-nelle imprese dalla virtù e dalla fortuna, fu continuo
-zimbello alle brighe cortigianesche. Teodora, che, dal
-postribolo elevata al talamo di Giustiniano, menava il
-marito a sua voglia, e alzava o deprimeva altrui secondo
-il capriccio o l'avarizia, per somiglianza di lubricità
-favoriva Antonina, moglie di Belisario, e a costei
-<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
-senno ne secondava o impediva le imprese. Ed egli o
-non ne vedeva le turpitudini, o dovea dissimulare, costretto
-persino a chiederle scusa qualvolta fu ardito di
-rimproverarla. Bersagliato da lei e dagli invidiosi, Belisario
-era messo da banda non appena cessasse d'essere
-necessario; eppure al rinascer de' pericoli egli
-tornava a mettere il suo valore a servigio degl'ingrati.
-Anche nell'impresa d'Italia gli s'erano stentati i sussidj:
-poi fu spedito qui l'eunuco Narsete, con autorità
-bastante per impacciare le imprese di lui o dividerne
-il merito: infine gli fu ordinato di abbandonar l'Italia,
-superflua essendovi omai l'opera sua. Belisario, con
-settemila prodi al suo stipendio, nerbo di quella guerra,
-avrebbe potuto dire un no e sostenerlo; ma incapace
-di disobbedire, anzi pur d'indignarsi al suo signore,
-tornò prontamente a Costantinopoli colle spoglie, testimonj
-del suo valore, e conducendo prigioniero Vitige,
-che vi fu tenuto in cortese prigionia e intitolato patrizio;
-e il fior de' giovani goti, che fu messo a servizio
-dell'imperatore.
-</p>
-
-<p>
-Belisario avea lasciato l'esercito e il governo a undici
-generali, i quali operando discordi, non erano riusciti
-a ridurre al nulla i nemici, le cui reliquie eransi
-ritirate dietro al Po, concentrandosi sopra Pavia alla
-guida di Uraja <span class="sidenote">(540)</span>, per cui consiglio nominarono re il
-prode Ildebaldo. A questo i soprusi de' Greci crebbero
-fautori, e avute tutte le città alla sinistra del Po, colle
-vittorie le saldò in devozione. Ma sua moglie, indispettita
-dal maggiore sfarzo della moglie di Uraja, indusse
-il marito a toglier dal mondo questo valoroso. Ne provarono
-immenso disgusto i Goti; e il gepido Vila, guardia
-del re, offeso perchè questi avesse maritata ad
-altri la sua fidanzata, in un convito gli tagliò di netto
-la testa.
-</p>
-
-<p>
-I Rugi, che coi Goti erano scesi in Italia, ma non
-<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
-s'univano a quelli nè d'armi nè di nozze, vollero eleggere
-Erarico; ma poco appresso i Goti l'uccisero <span class="sidenote">(541)</span>, e
-nominarono Totila Baduilla, nipote d'Ildebaldo, e governatore
-di Treviso. Accinto agli ultimi sforzi, egli
-respinse i Greci da Verona; presso Faenza riportò
-segnalata vittoria, poi nel Mugello; e avute Cesena,
-Urbino, Montefeltro, Pietrapertusa e tutta la Toscana,
-senza toccar Roma si spinse fino a bloccar Napoli. La
-ebbe a patti e trattò coi riguardi di tempi civili, facendo
-dispensare il cibo con misura, affinchè la voracità
-non pregiudicasse agli estenuati; poi ne diroccò
-le mura. Avendo un Goto della sua guardia violata una
-fanciulla calabrese, per quanto i commilitoni allegassero
-la costui valentìa, Totila il volle esemplarmente
-punito, e i beni di esso donò all'oltraggiata. Ai Romani
-che vi trovò, lasciò arbitrio di andarsene, scortati da
-Goti, fino a Roma, e forniti di viveri e di somieri. Assoggettata
-l'Italia meridionale, ripiegò sopra Roma, ed
-accampò sui deliziosi colli di Tivoli.
-</p>
-
-<p>
-Fermo ed umano, destro nella ragion di Stato non
-meno che nell'arte dei campi e degli assedj, temperante
-nella sua condotta, spargeva proclami fra gli Italiani,
-mostrando quanto avessero sofferto nei tre anni
-del dominio greco: — Un imperatore cattolico ha rapito
-il vostro papa, e lasciatolo morire in isola deserta;
-undici tiranni fanno a chi peggio disonesti e smunga le
-città; lo scriba Alessandro, ministro del fisco, è detto
-psalliction, cioè forbici, per l'abilità sua nel tosare le
-monete. Io invece perdono e quiete; voi proseguirete
-i fruttiferi lavori, io vi difenderò coll'armi». Traeva
-alle sue bandiere prigionieri, disertori e schiavi fuggiaschi;
-restituì senza riscatto le mogli dei senatori
-côlte in Campania; manteneva in disciplina l'esercito;
-e una dietro l'altra recuperava le città, tosto smantellandole
-per evitare gli assedj futuri.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
-</p>
-
-<p>
-A Belisario, che nella domestica e cittadina servitù
-scontava la gloria acquistata sul Tevere e sull'Eufrate,
-dovette allora ricorrere la Corte bisantina, qui destinandolo,
-a patto che armasse a proprie spese: tant'erasi
-arricchito! Obbedì, e soldando quanti scapestrati
-trovava, raccolse una flotta a Pola e la menò nel porto
-di Ravenna, spargendo anch'egli manifesti e promesse;
-ma scriveva a Giustiniano: — Senza uomini nè cavalli
-nè armi nè denaro, è egli possibile condur la guerra?
-Scorsi la Tracia e l'Illiria per far leva, e ben pochi
-potei raccozzare, nudi d'armi, di coraggio, di sperienza.
-Quelli che trovai qui non sanno che lamentarsi,
-e tremano d'un nemico che spesso li sconfisse, e per
-evitare gli scontri abbandonano armi e cavallo. Dall'Italia
-non posso cavar denaro, dominandola i Goti;
-sui guerrieri perdo autorità, perchè non posso pagarne
-i soldi. Se basta che Belisario venga in Italia, ecco ci
-sono; ma se volete vincere, altro ci vuole. Mandatemi
-i miei soldati, e molti Unni e altri Barbari, e soprattutto
-denaro».
-</p>
-
-<p>
-Mal esaudito, non potè impedire che Totila bloccasse
-l'antica capitale dell'impero, dove tagliò gli acquedotti. Il
-valoroso ed avaro Bessa che la difendea, speculava sulla
-fame, spinta a tale, che un padre, raccoltisi attorno i
-cinque figli chiedenti pane, s'avviò al Tevere, e con essi
-gettossi al fiume in taciturna ed imitata disperazione.
-</p>
-
-<p>
-Papa Vigilio, dalla Sicilia dov'erasi ricoverato, mandò
-molte navi cariche di grani, ma furono catturate dai
-Goti coi Romani che le montavano. Il diacono Pelagio
-venne a impetrar almeno tregua di pochi giorni; ma
-Totila gli significò, di tre cose non gli parlasse: di
-conservar le mura di Roma, colpa delle quali non
-potea combattere i nemici all'aperta; di perdonare ai
-Siciliani; di restituire gli schiavi romani arrolatisi tra
-le sue file.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
-</p>
-
-<p>
-Belisario, tenuto inerte dalla insufficienza di forze,
-appena n'ebbe unite alquante, sbarcò al Porto Romano <span class="sidenote">(546)</span>,
-e accampò sul Pincio, ma per veder presa Roma, cui
-soltanto le suppliche dei sacerdoti e la clemenza di
-Totila, che per la prima cosa andò a prostrarsi sulla
-tomba degli Apostoli, salvarono dal macello e dal disonore.
-A Bessa fu lasciato campo di fuggire. Rusticiana,
-figlia di Simmaco e vedova di Boezio, che aveva
-speso ogni aver suo per alleviare i mali di quell'assedio,
-come esortatrice di abbattere le statue di Teodorico
-sarebbe stata menata a strapazzo, se Totila non
-avesse saputo rispettarne la virtù, e compatirne la vendetta.
-Ai suoi egli ricordava come da ducentomila fossero
-ridotti a picciol numero, e a poche miglia stesse
-il nemico; nella presa di quella città vedessero il castigo
-di Dio, e si guardassero dal provocarlo sopra di
-sè: ai senatori convocati rinfacciò l'ingratitudine verso
-Teodorico, ma si lasciò placare, e concesse anche a
-loro perdono. Ma dovendo accorrere nella Lucania
-contro i Greci, espulse i cittadini da Roma, e i senatori
-menò ostaggi.
-</p>
-
-<p>
-Appena ne uscì, Belisario con un pugno di gente ricuperò
-Roma, munì alla meglio con forza e palificate
-il vasto recinto, in cui appena cinquecento abitanti vagavano;
-onde, allorchè fra venticinque giorni Totila fu
-di ritorno, tre volte il respinse sanguinosamente, e
-l'avrebbe disfatto se intrighi di palazzo e dispute teologiche
-e circensi non avessero mutato la politica di
-Costantinopoli.
-</p>
-
-<p>
-— Se l'imperatore intende davvero salvarci, perchè
-non manda esercito sufficiente?» diceano gli Italiani,
-vedendo or trecento, or ottanta uomini capitare di
-Grecia: nè Belisario comandò mai meglio di ottomila
-uomini, ragunaticci e obbedienti a uffiziali emuli e indipendenti;
-sicchè per cinque anni avea sparpagliato il
-<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
-sapiente suo valore in lenta guerra e irresoluta. Poi
-per procacciarsi denari doveva angariare i popoli, fin
-al punto di moverli a ribellione; e poichè s'ebbe veduto
-per non sua colpa sfrondare l'alloro, stanco di
-udire le sfide baldanzose del nemico nè poterle ributtare,
-chiese ed ottenne lo scambio. Gli applausi con
-cui la plebe l'accolse nel tornare a Costantinopoli furongli
-imputati a colpa; e pigliando di quei pretesti
-che mai non mancano, fu spogliato dell'autorità, degli
-onori, delle ricchezze; alcuno disse perfino accecato,
-e che in miserabile vecchiaja andasse mendicando un
-obolo dai popoli che aveva colla sua spada o salvati
-o vinti.
-</p>
-
-<p>
-Totila riprese le perdute città e Roma stessa, vi
-richiamò i senatori, raccolse viveri, e celebrò i giuochi,
-diletto del popolo anche fra tante sciagure. Stese il
-dominio fin al Danubio, saldandovi le fortezze erette
-contro Gepidi e Longobardi; spogliò la Sicilia dei
-metalli preziosi, dei grani, degli armenti; sottomise
-Corsica e Sardegna <span class="sidenote">(548)</span>; con trecento galee insultò le coste
-di Grecia, sbarcò a Corcira, giunse fino all'ammutolita
-Dodona.
-</p>
-
-<p>
-Fra le vittorie continuava a proporre pace a Giustiniano:
-ma questi, non che accettarla, affidò nuova
-impresa all'eunuco Narsete. Educato al fuso e ai ginecei,
-costui in corpo affralito avea serbata anima
-vigorosa: imparò nel palazzo l'arte d'infingersi e di
-persuadere; onde allorquando accostossi all'orecchio
-di Giustiniano, il fece meravigliare coi virili suoi concetti,
-e ne fu adoprato in ambascierie, poi in guerra,
-tanto da parer degno di emulare Belisario. Seppe
-ispirar terrore ai nemici, rispetto ai suoi, a segno
-che un prode suo capitano, circonvenuto dai Franchi,
-ricusò di fuggire, dicendo: — La morte è meno terribile
-che l'aspetto di Narsete corrucciato».
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
-</p>
-
-<p>
-Egli negò assumersi di liberar l'Italia se non con
-forze sufficienti a garantire la dignità dell'Impero. Fornito
-a denaro, nerbo d'ogni guerra, confermò gli antichi,
-reclutò nuovi soldati; ebbe soccorsi dai Longobardi,
-che allora vennero a fare il primo saggio dell'Italia, da
-Eruli, Unni, Slavi ed altri Barbari, coi quali passò le
-Alpi. Forse i Franchi aveano occupato Treviso, Padova,
-Vicenza, giacchè è detto che ad essi domandò il passaggio,
-e n'ebbe il no. Totila poi avea spedito Teja,
-valoroso capitano, a difendere Verona, talchè per di là
-era impossibile avanzarsi, nè facile varcar il Po quando
-s'impaludava su tanta parte del Ferrarese. Ma Narsete
-fece via lungo il litorale adriatico, con barche per far
-ponti; e così pervenne a Ravenna e a Rimini. Sentendo
-quanto breve potrebbe durare lo sforzo dell'Impero e
-l'unione degli ausiliarj, affrettossi a una battaglia che
-si combattè a Tagina (Lentagio) presso Nocera. Totila
-apparve sul campo, vestito delle splendide armi che
-allettano gli animi rozzi e fieri; e sventolando la purpurea
-sua bandiera, galoppato tra le file, palleggiò un
-lancione, l'afferrò colla destra, lo passò nella manca,
-rovesciossi tutto indietro, poi si ricompose sulla sella,
-caracollando in varii modi s'uno sbuffante puledro; messosi
-poi da semplice soldato, combattè come eroe, ma
-ferito a morte, non potè impedire che i suoi andassero
-in piena rotta <span class="sidenote">(552)</span>. Giustiniano esultò ricevendo il gemmato
-cappello e l'abito cruento del prode re dei Goti; e Narsete,
-licenziati i Longobardi, ausiliarj più pericolosi
-che i nemici, passò in Toscana e occupò Roma, che presa
-per la quinta volta in quella guerra<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a>, e sommersa
-<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
-da nembi e tremuoti, giunse all'ultimo della calamità.
-</p>
-
-<p>
-I Romani fuorusciti esultarono della liberata patria,
-i senatori v'accorsero dalla Campania: ma che? le guarnigioni
-gotiche li colsero in via e li trucidarono; ne
-trucidarono i Barbari che militavano con Narsete; trecento
-nobili giovani, che Totila avea scelti dalle città in
-aspetto d'onore, ma in realtà come ostaggi, furono
-scannati. Lo sterminio dei senatori cancellò quasi del
-tutto quell'assemblea, che ai re stranieri era parsa
-un concilio di numi.
-</p>
-
-<p>
-I Goti, non ancora disperando, diedero la corona a
-Teja, che profuse per comprare l'alleanza dei Franchi,
-i quali però voleano versar il sangue solo per la gloria
-propria, cioè per i proprj furti: e sceso lungo l'Italia
-disperatamente trucidando quanti Romani incontrava,
-si sostenne due mesi presso Cuma. Perduta una battaglia,
-i suoi Goti offersero a Narsete, giacchè Dio s'era
-dichiarato per lui, li lasciasse andare dall'Italia; deporrebbero
-le armi, solo portandosi il denaro che ciascuno
-avea riposto ne' presidj. Il patto fu aggradito, ma poi
-i Goti tornarono sull'armi; e Teja, abbandonato dalla
-flotta, alle falde del Vesuvio avventavasi sopra i nemici
-coi più prodi, deliberati a vender cara la vita;
-combattè tutto il giorno, e quando il suo scudo era coperto
-di lancie confittevi, lo cambiava. In quest'atto
-scopertosi, restò trafitto <span class="sidenote">(553)</span>, e con esso perì il regno degli
-Ostrogoti.
-</p>
-
-<p>
-Più d'un anno si sostennero le reliquie loro, e in
-Lucca principalmente. Narsete fece condurre presso le
-mura gli ostaggi datigli, e negando i cittadini d'arrendersi,
-ordinò ai carnefici di colpirli. Ma nè questa finzione
-nè il rilascio degli ostaggi li domò; e dovette
-<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
-ancora oppugnarli molti mesi con d'ogni sorta macchine.
-Anche Cuma, dove si teneva Aligerno, fratello
-di Teja, si rese, e così Rimini e Pavia. Alcuni Goti
-furono mandati in Oriente, altri rivalicarono le Alpi,
-o, mutata la spada in marra, si confusero coi vinti in
-Italia.
-</p>
-
-<p>
-I Goti aveano potuto dire a Belisario: — Nessuna
-mutazione inducemmo nel governo degli imperatori; ai
-Romani lasciammo le leggi, gl'impieghi civili, la religione»:
-ma i nostri aborrivano i fiacchi successori di
-Teodorico, che nè sapevano mantener pace, nè farsi
-formidabili in guerra, e colle dissensioni religiose, o
-col mescolarsi nell'elezione dei pontefici, s'erano resi
-odiosi. Ora questa contrada, che non si può mai chiamar
-bella senza aggiungervi infelice, guasta da barbari
-e da civili, da oppressori e da liberatori, subì una nuova
-servitù senza nemmanco il riposo: poichè, durante ancora
-la guerra, nuovo flagello la percosse. L'ingordo
-Leutari e l'ambizioso Bucellino fratelli, duchi dei Franchi,
-assunsero in propria testa una spedizione in Italia <span class="sidenote">(553)</span>,
-e con settantacinque mila Alemanni, ancor più barbari
-dei Franchi, corsero fin al Sannio, devastando ogni
-cosa: quivi spartitisi, Bucellino andò a guastare la
-Campania, la Lucania e il Bruzio; Leutari la Puglia e
-la Calabria, fin dove il mare gli arrestò. Più che la
-guerra, le malattie cagionate da intemperanza li logorarono,
-sicchè da se medesimi si strappavano a morsi
-le carni: e la primavera che venne, Narsete potè sconfiggere
-e uccidere Bucellino con tutti i suoi presso
-Casilino, mentre quei di Leutari perivano sul Benaco,
-presi da pauroso furore, che fu attribuito all'oltraggio
-fatto alle cose sacre.
-</p>
-
-<p>
-Diciott'anni di lenta guerra, tra orde viventi di ruba,
-micidiali ad amici e nemici, aveano sfinito l'Italia.
-Nella quarta campagna, cinquantamila campagnuoli
-<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
-perirono di fame nel Piceno; assai peggio nelle provincie
-meridionali, ove beato chi trovasse ghiande;
-qualche madre mangiò i proprj parti. Procopio vide
-una capra porger le poppe ad un bambolo derelitto;
-due donne, narra egli stesso, intorno a Rimini alloggiavano
-viandanti per mangiarli, e fin diciassette ne
-uccisero così: esagerazione che lascia argomentare del
-vero. Fiera peste ne conseguì, e in tanto spopolamento
-mancava sino il ristoro di Barbari qui accasatisi: e ai
-gemiti dei popolani facevano insulto gli stravizj de' soldati,
-alla cui insania, dice Agatia, non restava che di
-barattare scudi e cimieri con vino e cetre. A queste
-scuole imparava l'Italia cosa sieno le liberazioni degli
-stranieri, ed avvezzavasi ad obbedire a questi o a quelli,
-in arbitrio della forza.
-</p>
-
-<p>
-La patria nostra formò uno dei diciotto esarcati, tra
-cui, dopo Giustiniano, fu ripartito l'impero romano;
-Roma divenne secondaria a Ravenna, di dove Narsete
-resse quindici anni dall'Alpi alla Calabria, cercando
-porvi qualche ordine, ripopolare le città, fra cui Napoli,
-dove papa Silverio accolse i fuorusciti delle arse circostanze.
-</p>
-
-<p>
-Ad istanza di Vigilio, <i>venerabile vescovo dell'antica
-Roma</i>, Giustiniano diede una prammatica sanzione per
-gli Occidentali in ventisette articoli, ove confermava gli
-atti di Teodorico e del nipote, cancellando quanto la
-forza ed il timore avessero estorto durante l'usurpazione
-di Totila; nelle scuole e ne' tribunali introdusse
-la sua giurisprudenza; assegnò stipendj a legisti, medici,
-oratori, grammatici, reliquie dell'accademia romana; al
-papa e al senato (parola destituita di senso) lasciò la
-ispezione sui pesi e le misure. La giurisdizione civile
-tornò a distinguere dalla militare, contro l'usanza dei
-Barbari, e solo competente era il giudice civile, salvo
-se i contendenti fossero persone di guerra. Conti nelle
-<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
-varie città, superiori ai soldati non solo, ma a tutto il
-municipio, giudicavano in prima istanza delle cause, le
-quali per appello recavansi a Costantinopoli<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a>. Un
-maestro dei soldati sostenea le veci del duca, e ad esso
-obbedivano i tribuni o patroni, che erano presidenti
-alle scuole delle arti, e giudici delle liti agitate fra i
-membri di queste. Le scuole insieme formavano l'esercito:
-chi non v'apparteneva, era <i>popolo</i>. Ai duumviri
-o quatuorviri furono surrogati i <i>dativi</i>, presidi ai giudizj
-civili; i consoli ai decurioni.
-</p>
-
-<p>
-Adunque si assodò il governo dei municipj, che non
-tardarono a farsi indipendenti per opera dei duchi e
-maestri de' soldati; e le dignità si rendevano ereditarie,
-perchè attribuite generalmente in ragione della ricchezza.
-Ma l'amministrazione peggiorava, atteso che i prefetti
-delle provincie, invece di essere deputati dal senato,
-come sotto i Goti, venivano da Costantinopoli, e avendo
-comprato la carica, volevano rifarsene; tanto che un
-governatore della Sardegna, rimproverato perchè avesse
-permesso di sacrificare agl'idoli, rispose: — Sì caro mi
-costa l'impiego, che neppure con questo spediente n'uscirò
-netto». E papa Gregorio esclama: — La nequizia
-<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
-dei Greci trascende la spada dei Barbari; tanto da sembrar
-più pietosi i nemici i quali uccidono, che non i
-giudici dello Stato, i quali opprimono con malvagità,
-frodi e rapine».
-</p>
-
-<p>
-Di peggio avvenne quando il debole e violento Giustino
-II, nipote e successore di Giustiniano, a Narsete
-surrogò Longino <span class="sidenote">(568)</span>, ignorante delle armi e del paese.
-Dicono che all'avaro ma prode Narsete l'imperatrice
-Sofia inviasse pennecchi e fusa, dicendogli: — Torna a
-filare colle mie donzelle». Men generoso o men pusillanime
-di Belisario, egli rispose: — Filerò una tela, da
-cui difficilmente si distrigherà l'Impero»; ed invitò i
-Longobardi a scendere in una terra ove scorrono il
-latte e il miele, e a cui Dio non ha creato la somigliante.
-Le nuove rovine che costoro aggiunsero alle
-rovine d'Italia, non furono vedute da Narsete, morto
-due anni dopo il suo padrone.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap61">CAPITOLO LXI.
-<span class="smaller">I Longobardi.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Imperante Tiberio, i Romani udirono prima il nome
-de' Longobardi, «popoli (dice Tacito) cui nobilita l'esser
-pochi, e che stando in mezzo ad altri potentissimi, non
-col rispetto si fanno sicuri, ma col cimento e le battaglie».
-Fossero il grosso della nazione, o piuttosto una
-banda, abitavano oltre l'Elba, dove poi fu la Marca
-media di Brandeburgo; combatterono sotto Maraboduo,
-poi sotto Arminio; Tolomeo li trovava già sul Reno;
-anche il Danubio varcarono, ma ne furono respinti.
-</p>
-
-<p>
-Tradizioni, non accettate dalla moderna critica, traevano
-tutte le genti nuove dalla Scandinavia; e di là
-<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
-pure i patrj racconti dicevano uscita la coraggiosa e
-guerresca gente de' Longobardi, dietro alla valckiria
-Gambara, e ai capitani Ibor e Ayone. Freja e il guerresco
-Odino erano le loro divinità; e come tutti gli
-adoratori di questo, riconoscevano una nobiltà d'origine
-celeste, chiamata degli Adelingi<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a>, nobiltà guerriera
-e insieme sacerdotale, per modo che le conversioni fra
-<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
-loro non erano personali, bensì un affare di Stato, bastando
-il re le decretasse.
-</p>
-
-<p>
-Agelmondo, primo lor condottiere, passando da uno
-stagno dov'erano stati dalla madre gettati sette bambini,
-natile a un parto da nozze infande, sporse la lancia;
-un di quelli la afferrò, ed egli il trasse in salvo, e lo
-nomò Lamisso, cioè figlio della lama, o della palude.
-Allevato con gran cura, costui si segnalò per valore, e
-massime vincendo una temuta amazone; e tanto fece
-che divenne re.
-</p>
-
-<p>
-Sotto i suoi successori (la cui serie, conservata gelosamente,
-più tardi fu collocata in testa al loro codice)
-i Longobardi tolsero l'antica Rugia agli Eruli, e si piantarono
-a mezzogiorno del Danubio, nella Pannonia, che
-pareva la stazione di quanti preparavansi ad invadere
-l'Italia. Colà si trovarono vicini i Gepidi, i quali, alla
-morte di Attila che gli avea sottomessi, occupato avevano
-le terre intorno al Danubio, abbandonate dai Goti
-quando venivano contro Belisario; e presto ebbero occasione
-di guerre. Waltari, ultimo degli Adelingi, fu
-spodestato da Audoino; ma Ildechi, che pretendeva alla
-dominazione dei Longobardi, cercò ajuto di Gepidi
-istigandoli a guerra contro i suoi. In quel tempo Turisindo
-aveva usurpata la corona de' Gepidi a Ustrigoto, il
-quale a vicenda avea chiesto ricovero e ajuto di Longobardi.
-Audoino e Turisindo conobbero esser follia il
-combattere fuori un'usurpazione che ciascuno aveva
-imitata in casa; uccisero ciascuno l'ospitato rivale
-dell'altro, e il reciproco delitto saldò la loro pace.
-</p>
-
-<p>
-Ma pace non poteva durare fra due popoli fieri, separati
-soltanto dal Tibisco; e delle incessanti guerre si
-conservò memoria nelle canzoni, o forse in un poema
-nazionale, donde, due secoli più tardi, Paolo Warnefrido,
-diacono del Friuli, trasse un racconto delle geste dei
-Longobardi. È romanzo piuttosto che storia, ma in
-<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
-difetto d'altri monumenti, vuolsi seguirlo come ritratto
-dell'indole di esso popolo.
-</p>
-
-<p>
-Secondo quello, da Audoino nacque Alboino, il quale,
-guerreggiando il gepido Turisindo, ne uccise il figlio
-Turismondo <span class="sidenote">(566)</span>. I signori longobardi, ammirando il valore
-del giovane principe, chiedono al re se lo faccia sedere
-allato nel banchetto, della vittoria; ma Audoino, — Per
-istituto de' nostri maggiori, verun principe si pone a
-mensa col padre, se prima non abbia ricevuto le armi
-da re straniero». E Alboino con quaranta risoluti passa
-alla corte di Turisindo, e gli chiede l'adozione delle
-armi. Lo ospitò il Gepido, e gl'imbandì; ma mentre sedevano
-al desco riflettè mestamente: — Al posto di mio
-figlio sta colui che l'ha trucidato». Tale esclamazione
-fe prorompere l'astio dei Gepidi; e Cunimondo, altro
-figlio del re, caldo dal dispetto e dal vino, uscì in motti
-pungenti, e paragonò i Longobardi, per aspetto e per
-fetore, a giumente. — Ma queste giumente (rispose Alboino)
-come sappiano springare calci lo dice la pianura
-di Asfeld, ove giaciono l'ossa di tuo fratello come di bestia
-vile». Al ripicchio che ridestava un disperato dolore,
-si caccia mano alle scimitarre di qua e di là; ma Turisindo,
-riuscito a stento a proteggere i diritti dell'ospitalità,
-colle armi di Turismondo riveste Alboino, che reduce
-al padre e ammesso al convito, narra l'ardimento suo
-e la fede del re nemico.
-</p>
-
-<p>
-Cunimondo, sostituito al defunto padre dal voto di
-tutti, cioè dei guerrieri, pensò vendicare gli antichi
-oltraggi, e ruppe guerra ad Alboino, ch'era succeduto
-anch'esso al genitore. Questi invocò in ajuto un'orda
-di Avari, colla quale sconfisse il nemico, e colla morte
-di Cunimondo mise al nulla il regno dei Gepidi <span class="sidenote">(566)</span>, i cui
-avanzi andarono o misti ai Longobardi o schiavi degli
-Avari.
-</p>
-
-<p>
-Alboino avea sposata Clotsuinda, figlia di Clotario,
-<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
-possente re dei Franchi: piissima donna, cui Nicezio,
-vescovo di Tréveri, esortava a convertire il marito dall'eresia
-ariana. «Fa stupore (scriveale) che, mentre le
-genti lo paventano, i rei lo venerano, le podestà senza
-fine lo lodano, l'imperatore stesso gli dà la preminenza,
-egli non si prenda cura dell'anima; che, mentre splende
-di reputazione, nulla si brighi del regno di Dio e della
-sua salute»<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Era dunque fra i Barbari in grande stima Alboino,
-il quale, inorgoglito dalle primiere, qualche nuova insigne
-impresa meditava.
-</p>
-
-<p>
-I Longobardi erano men tosto una nazione che un
-esercito, divelto già un pezzo dalle terre natìe, e accampato
-or qua or là, talvolta a servigio di stranieri,
-sempre sistemato alla militare. Al modo degli altri
-Germani, allorchè decretavasi un'impresa comune si
-univano al re i varj capi (<i>gasindi</i>) della nazione con
-volontarj seguaci, d'accordo fin al compimento, ma del
-resto indipendenti, e vogliosi d'assicurarsi ciascuno
-ricchezza e dominio.
-</p>
-
-<p>
-Quelli che da Giustiniano erano stati chiamati in
-Italia a combattere Totila, non rifinivano di celebrar
-questo cielo e questi luoghi, che tante sventure non
-avevano ancora abbastanza disabbelliti. Alboino rifrescò
-le rimembranze collo imbandire i frutti più squisiti e i
-migliori vini d'Italia. Quel Narsete, ch'erasi fatto rispettare
-col valore e amare coi donativi, più non difendeva
-le latine contrade, anzi oltraggiato gl'invitava a
-vendicarlo. Occorreva di più per determinare ad imprese
-una gente guerresca, che priva ancora di patria,
-ne troverebbe una sì bella, dopo facile vittoria sopra
-un popolo disarmato?
-</p>
-
-<p>
-Pertanto «correndo l'indizione prima, nell'anno di
-<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
-Cristo 568, il giorno dopo la pasqua, che in quell'anno
-cadeva al 1º d'aprile»<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a>, Alboino si mosse dalla
-Pannonia, lasciando questa agli Avari, col singolare
-patto di restituirgliela se fosse costretto a ritornare.
-Come fu udito che i Longobardi s'accingevano a passar
-le Alpi, dalla Germania e dalla Scizia accorsero compagni
-alla fatica ed alla preda Gepidi, Bulgari, Sármati,
-Pannoni, Svevi, Norici, e, principalmente graditi ad
-Alboino, ventimila combattenti Sassoni, con mogli e
-figliuoli.
-</p>
-
-<p>
-Con tanta mescolanza di razze, di culti, di costumi<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a>,
-e coi vizj e le doti d'un capo barbaro, Alboino si mosse;
-da un'altura ai confini d'Italia, che poi fu detta Monreale
-(Monte Maggiore?) additò a' seguaci la bellezza del
-paese che li menava a conquistare, e si avventò sopra
-la Venezia. Aquileja, posta al limitare d'Italia, smantellata
-da Attila, non poteva opporgli contrasto; e il
-patriarca Paolino, coi principali e col tesoro della
-Chiesa, ricoverarono nell'isola di Grado, crescendo
-così la Repubblica delle lagune adriatiche. Occupato
-Cividale, Alboino sentì la necessità di ben proteggere
-le alpi Giulie, e vi lasciò il proprio nipote e gran cavallerizzo
-(<i>marpahis</i>) Gisulfo, col titolo di duca del
-Friuli. Il quale accettò, purchè gli si lasciassero quelle
-famiglie (<i>fare</i>) che egli sceglierebbe; e così vi collocò
-le migliori prosapie longobarde, e buone razze di cavalli
-e di bufali, allora prima veduti in Italia. Alboino
-continuando la marciata, alla Piave incontrato Felice
-vescovo di Treviso, che raccomandavagli il popolo e i
-beni della sua chiesa, gli fece spedire un diploma che
-questi assicurava. Politica opportuna, mercè della quale
-<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
-il patriarca d'Aquileja rientrò anch'egli bentosto nella
-sua sede.
-</p>
-
-<p>
-I quindici anni della dominazione greca aveano,
-colla fiscale pressura, incancrenito le piaghe della
-patria nostra, a cui peste e carestia tolsero perfino i
-riposi della servitù. Longino patrizio era venuto qui
-senza truppe: forse le scarse che restavano furono
-concentrate nelle fortezze e attorno a Ravenna, invece
-di moltiplicarle portandole rapidamente ove bisogno:
-di nuove non poteva mandarne Giustino, in guerra coi
-Persi e minacciato d'una diversione degli Avari, alleati
-de' Longobardi.
-</p>
-
-<p>
-Alboino dunque occupò Vicenza e Verona senza resistenza;
-con piccola, Padova, Monselice, Mantova, poi
-Trento, Brescia e Bergamo; ai 3 di settembre veniva
-gridato re in Milano, donde erano fuggiti i primati col
-vescovo Onorato<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a>. La Liguria, di cui Milano era
-capo, abbracciava allora Pavia, Novara, Vercelli, il
-Monferrato, il Piemonte, la riviera di Genova; ma
-quest'ultima e Albenga e Savona, giovate dalla posizione
-marittima, resistettero all'invasore. Anche Pavia
-tenne saldo tre anni e mesi; dalla quale opposizione
-indispettito, Alboino giurò mandarla a sterminio; ma
-quando la fame gliel'ebbe schiusa, nell'entrare il suo
-cavallo cascò, nè voleva più rialzarsi. La pietà interpretò
-al Barbaro questo caso come un'ammonizione del
-Cielo contro il voto sanguinario fatto a danno d'un
-<i>popolo veramente cristiano</i>; onde Alboino lasciossi
-<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
-placare; ed essendosi allora il cavallo rialzato, egli
-entrò, e nel palazzo di Teodorico posò la sede del
-nuovo regno longobardo.
-</p>
-
-<p>
-Durante l'assedio egli aveva passato il Po, sottomettendo
-la riva destra fin dove vi confluisce il Tánaro;
-poi spingendosi per la Toscana e nell'Ombria, collocò
-un duca a Spoleto; fe correrie sino a Roma, senza
-però occuparla; fors'anche arrivò più a mezzodì, e
-fondò il ducato di Benevento<a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a>, che dovea sopravivere
-al regno longobardo.
-</p>
-
-<p>
-Non si vede che Longino gli stesse mai a fronte;
-talchè, se più abile nel capitanare o più forte nel dominare,
-Alboino poteva di presente sottoporre l'intera
-Italia: ma si distrasse in inutili imprese; e mentre a
-domare tante città sariensi volute tutte le forze della
-nazione, i capitani, uniti soltanto da quel legame che
-congiungeva i gasindi col signore, prendevano quartiere
-sulle terre man mano conquistate, altri portavano
-altrove le minaccie.
-</p>
-
-<p>
-Dell'ucciso Cunimondo aveva Alboino costretto la
-figlia Rosmunda a sposarlo, e col cranio di lui formato
-una tazza, per accoppiare ai piaceri della mensa
-la fiera voluttà della vittoria; — e (dice Paolo Diacono)
-<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
-io stesso, Cristo m'è testimonio, vidi il principe Rachi
-in giorno festivo tener in mano quel bicchiere, e mostrarlo
-a' convitati». Or mentre in Verona solennizzava
-le ben succedute imprese, al levar delle tavole chiese
-quella tazza, e poichè tutti n'ebbero bevuto in giro,
-coronatala d'altro vino, disse: — Recatela a Rosmunda
-acciocchè beva con suo padre». La celia brutale punse
-al vivo la donna, che preparò vendetta. Si fe cedere
-segretamente il letto da una concubina del valorosissimo
-Perideo; e come fu stata seco, gli si palesò, mostrando
-non restargli altro scampo che trucidare il re.
-E il re fu scannato <span class="sidenote">(573)</span>.
-</p>
-
-<p>
-Rosmunda sperava, coll'ajuto de' suoi Gepidi, mettere
-in trono l'amante Elmigiso, vile complice del
-doppio delitto: ma i Longobardi, che assai compiansero
-Alboino, contrariarono la indegna, la quale con
-la figlia Alesuinda, i due drudi, pochi fedeli e molti
-tesori, salvossi a Ravenna. L'esarca Longino, che lusingavasi
-colle discordie fiaccar coloro che non ardiva
-coll'armi, venuto terzo agli amori della svergognata,
-la persuase a toglier di mezzo Elmigiso. A questo ella
-mescè un veleno mentre stava nel bagno; ma egli insospettito
-la obbligò a bere il residuo del nappo funesto;
-ed entrambi morirono delle conseguenze della loro perversità.
-</p>
-
-<p>
-Alesuinda fu mandata coi tesori a Costantinopoli <span class="sidenote">(574)</span>,
-ove Perideo fece gran mostra di vigore uccidendo
-uno smisurato leone, e dove, paragonato per robustezza
-a Sansone, fu come questo accecato, e come questo
-tentò una vendetta. Finse aver segreti importanti da
-rivelare all'imperatore, ed essendo venuti de' patrizj ad
-ascoltarlo, credendoli lui, gli uccise.
-</p>
-
-<p>
-Frattanto i capi longobardi in Pavia posero la regia
-lancia in mano di Clefi, che continuando le vittorie e
-lo sterminio dei <i>potenti Romani</i>, spinse le conquiste
-fino alle porte di Ravenna e di Roma; mentre i duchi
-<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
-che s'erano stanziati al confine delle Alpi s'avventavano
-sulle terre dei Franchi; ma al re dei Borgognoni dovettero
-cedere Aosta e Susa, le quali d'allora in poi spettarono
-al regno di Borgogna. Altri Franchi dominavano
-i paesi che or sono Grigioni e Tirolo, e da Anagni in
-val di Non snidolli il duca di Trento.
-</p>
-
-<p>
-I Longobardi non erano dunque diretti nella conquista
-da una volontà preponderante: e poichè, dopo
-penetrati in Italia, cessava lo scopo unanime, ciascun
-capo pigliava per sè una provincia, che non era già
-una divisione amministrativa, ma veramente una signoria
-distinta, munita, estesa, governata alla germanica,
-ma con modi particolari. Quando Clefi, dopo
-diciotto mesi, fu assassinato <span class="sidenote">(575)</span>, poteasi dire consumata
-l'impresa, per la quale i gasindi eransi sottoposti a un
-capo; laonde trovarono superfluo l'eleggere un altro
-re, e ciascuno dei trenta duchi provvide a trar profitto
-dal paese occupato, anzi che a sottomettere tutta
-Italia.
-</p>
-
-<p>
-Le sei nazioni di Sarmati, Bulgari, Gepidi, Svevi,
-Pannoni, Norici, venute commilitoni ad Alboino, furono
-assise in cantoni distinti, dove conservarono la
-libertà, il dialetto e il nome. I Sassoni non vollero sottoporsi
-alle leggi longobarde, onde ripartirono, devastando
-la Provenza. Inesperti del mare, i Longobardi
-non poterono soggiogar le coste, soccorse di fuori;
-onde il lembo dalla foce del Po a quella dell'Arno restò
-da essi indipendente, e così Genova per alcun tempo,
-e per sempre la Sicilia e le isole. Anche alcune terre
-montuose e fra' laghi furono immuni dalla loro conquista,
-come Susa, qualche pianoro delle alpi Cozie,
-l'isola Comacina: e così pure Cremona, Mantova,
-Padova.
-</p>
-
-<p>
-Il regno longobardo distribuivasi in Austria od
-orientale, composta del Friuli e del Trentino; Neustria
-<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
-od occidentale, composta de' ducati d'Ivrea, Torino e
-Liguria; stava di mezzo la Tuscia, in parte regia, in
-parte composta dei ducati di Lucca, Toscana, Castro,
-Ronciglione e Perugia. Nell'Emilia non tenevano i Longobardi
-che Reggio, Piacenza e Parma; nell'Italia meridionale
-la piccola Longobardia, cioè i ducati di Spoleto
-e Benevento, e il principato di Salerno. In questi paesi
-la nazione guerresca era militarmente ordinata in
-squadre o fare.
-</p>
-
-<p>
-Le terre che restavano soggette all'esarca ed ai duchi
-greci, perchè ricovero de' Romani, presero nome di
-Romagna, ed erano, oltre Ravenna, le città di Bologna,
-Imola, Faenza, Ferrara, Adria, Comacchio,
-Forlì, Cesena, e la pentapoli marina di Ancona, Rimini,
-Pesaro, Fano, Sinigaglia. A Roma, Gaeta, Taranto, Siracusa,
-Cagliari ed altrove l'esarca collocava dei duchi
-o maestri della milizia. Napoli ben presto si tolse alla
-soggezione, nominando da sè i proprj duchi. Venezia
-cresceva dei fuggiaschi latini, e col professarsi in parole
-suddita agli imperatori di Bisanzio, cercava l'indipendenza
-di fatto.
-</p>
-
-<p>
-Limitavasi dunque la dominazione greca quasi al
-solo esarcato e a Roma non ancora sacerdotale: ma
-quivi su ristretto spazio erasi affollata la gente, che le
-persone e le ricchezze sottraeva alla dominazione
-de' Barbari, e alla persecuzione temuta da essi come
-ariani. Chi manca di forza a sollevarsi da sè confida
-smisuratamente in altrui; e i nostri non finivano di
-esortar l'imperatore Tiberio II a liberarli; il senato
-romano gli mandò trentamila libbre d'oro, e la plebe
-gli gridava: — Se non vali a francarci dai Longobardi,
-almen ci campa dalla fame».
-</p>
-
-<p>
-E grano spedì in fatti il buon imperatore, ma non
-armi; sicchè il senato non trovò spediente migliore
-che guadagnare a denaro qualche capo nemico. Tale
-<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
-fu lo svevo Droctulfo, già prigioniero di guerra dei
-Longobardi, poi da essi fatto duca<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a>, e che messosi
-al soldo dell'esarca di Ravenna, e preso Brescello, di
-là bezzicava i Longobardi. Con cinquantamila monete
-d'oro poi il senato indusse Childeperto, re dei Franchi,
-a scendere in Italia molestando i Longobardi. Mosse
-egli di fatto con potente esercito: laonde venendo rimesso
-in quistione il dominio, i duchi, dopo nove anni
-di vacanza, convennero d'eleggere un re <span class="sidenote">(584)</span>. Fu Autàri,
-figlio di Clefi; e poichè il tesoro d'Alboino era stato
-da Rosmunda portato a Ravenna, e i beni regj eransi
-spartiti fra i duchi, questi s'accontarono di dare al re
-metà delle proprie sostanze.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
-</p>
-
-<p>
-Autari con lauti doni rimandò Childeperto di là
-dall'Alpi, donde per doni si era mosso; ma l'imperatore
-pretendea che il Franco continuasse la guerra
-promessa; se no, restituisse l'anticipatogli sussidio;
-onde Childeperto per soddisfare la promessa tornò,
-ma non fece che aggiungere sconfitte al disonore. Per
-lavare l'onta, egli, con venti capitani formidabili, calasi
-una terza volta <span class="sidenote">(590)</span>, e quantunque sconfitto presso Bellinzona,
-avanzasi e prende Milano e Verona. Autari,
-non volendo commettere la sorte del regno ad una
-battaglia, e d'altra parte importandogli il dominio,
-non gli abitanti, chiude le forze e i tesori longobardi
-nelle piazze munite, e lascia che il paese sia mandato
-a ruba. Se i Greci si fossero congiunti ai Franchi
-presso Milano, com'era l'accordo, poteva essere schiantata
-la dominazione longobarda: ma mentre i primi
-attorno a Modena e Parma perdevano il tempo che
-in guerra è tutto, stanchezza e discordia entrò fra i
-comandanti Franchi, e Childeperto se ne andò su per
-l'Adige, diroccando molti forti nelle valli tridentine.
-</p>
-
-<p>
-Autari allora, sbucato da Pavia, ricupera facilmente
-il paese; anzi profittando del diffuso scoraggiamento,
-occupa anche l'isoletta Comacina nel lago di Como,
-dove sin allora aveva resistito Francione, partigiano
-imperiale, e dove s'erano adunate ricchezze da tutte le
-città<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a>. Fatto poi nodo a Spoleto, si difila sopra il
-Sannio, tocca l'estrema punta d'Italia, e spinto il cavallo
-nel mare, e lanciato il giavellotto contro una colonna
-ivi ritta, esclama: — Questo sarà il confine del
-regno longobardo».
-</p>
-
-<p>
-E forse era il momento di ridur l'Italia in loro
-dominio, se i Longobardi avessero saputo rispettare
-i sentimenti e la religione degl'italiani, anzichè farsene
-<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
-odiare come eretici e tiranni, e sprezzare come
-barbari.
-</p>
-
-<p>
-Però il primitivo furore di conquista era mitigato, e
-qualche ordine e civiltà s'introdusse, massime per
-opera d'una straniera. Dagli avanzi della potenza di
-Odoacre e degli Ostrogoti dopo perduta l'Italia erasi
-formata la gente dei Bavari, di cui era allora duca Garibaldo,
-della dinastia degli Agilulfingi. Autari mandò
-a chiedergli sposa la figlia Teodolinda, e n'ebbe il sì,
-a preferenza di Childeperto re de' Franchi: ma allungandosi
-la conchiusione, il principe longobardo, impaziente
-di conoscere la promessa fanciulla e di prevenire
-Childeperto, va a quella Corte, fingendosi uno degli
-ambasciatori di Autari. Comparsa Teodolinda e piaciutagli,
-esso la salutò regina d'Italia, e chiese adempisse
-il rito patrio col porgere una coppa di vino ai futuri
-suoi sudditi. Com'essa il fece, Autari nel restituirgliela
-le toccò di furto la mano, e fece che la destra di lei
-gli strisciasse la faccia. Teodolinda raccontò l'occorso
-alla nutrice; e questa la accertò che nessun altro, dal
-re in fuori, sarebbesi tanto permesso; di che ella si
-compiacque, avendolo veduto bel giovane e proporzionato.
-Egli partendo, come al confine si congedava
-dalla scorta bavarese, s'alzò sul cavallo, e di tutta forza
-scagliò l'ascia contro un albero, dicendo: — Siffatti
-colpi vibra il re de' Longobardi».
-</p>
-
-<p>
-591
-</p>
-
-<p>
-Il franco Childeperto assalì alla sprovvista Garibaldo
-per rapirgli Teodolinda, ma questa potè raggiungere
-in Verona lo sposo. Molti Bavari si piantarono fra i
-Longobardi; Gundualdo, fratello di lei, fu posto duca
-d'Asti, futuro padre di re. In capo a un anno Autari
-morì; e tal fiducia i Longobardi aveano posto in Teodolinda,
-che dichiararono torrebbero a re quel ch'essa
-scegliesse a sposo. Ed essa invitò a Corte Agilulfo,
-duca di Torino, non meno insigne per aspetto che per
-<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
-animo bellicoso: e bevuto, porse a lui la tazza da vuotare.
-Egli ne la ringraziò baciandole la mano; ma
-Teodolinda: — Perchè baci sulla mano colei, che hai
-diritto di baciare in bocca?» E quest'atto rese pubblica
-la scelta, confermata ed applaudita dall'assemblea
-nazionale.
-</p>
-
-<p>
-Questi fatti particolari, come che abbelliti dall'immaginazione
-o dall'arte del narratore longobardo, rivelano
-le costumanze del popolo dominante.
-</p>
-
-<p>
-La pietà di Teodolinda veniva opportunissima a mitigare
-la fierezza dei Longobardi. Costoro, prima d'entrare
-in Italia, avevano abbracciato il cristianesimo;
-ma conservavano alcune pratiche idolatre, a segno che
-torturarono quaranta contadini romani prigionieri, che
-non vollero adorare il teschio di una capra da loro
-immolata. Per isventura, i primi che andarono ad apostolarli
-erano ariani: talchè, dopo vinte le resistenze
-dell'intelletto e della passione onde farsi cristiani, dovettero
-stupire ed indignarsi nell'udir dai Cattolici che
-si trovavano novamente sulla via dell'inferno. Essi da
-principio molestarono i cattolici, cacciandone i vescovi
-per sostituirne d'ariani; dappoi tollerarono doppio vescovo
-in ciascuna città: ma la nomina e la conferma
-erano occasione di traversie pel cattolico, avversato dai
-vincitori, sostenuto dai vinti. Autari, che aveva abbandonato
-l'idolatria per l'arianismo, s'adombrò del preponderare
-dei Cattolici, laonde proibì di battezzare
-cattolicamente i nati da Longobardi; la morte che
-prontamente gli sopravvenne, volle guardarsi come
-celeste castigo di un decreto, il quale non fece che
-infervorare i Cattolici, sorretti anche dal pontefice Gregorio
-Magno. A questo ne volle male Agilulfo, e passato
-il Po, minacciò Roma stessa; onde il papa sospendeva
-il corso delle sue omelie sopra Ezechiele, dicendo: — Ogni
-dove si ascoltano gemiti; Agilulfo distrugge le
-<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
-città, dirocca i castelli, spopola le campagne, intere
-contrade riducendo in solitudine; a Roma giungono
-persone colle mani troncate; altre sono condotte in
-ischiavitù, e tutt'intorno non vediamo che strazj d'infelici
-e immagine di morte».
-</p>
-
-<p>
-Teodolinda era cattolica; e quel pontefice con frequenti
-lettere e col mandarle i proprj Dialoghi ne sostenne
-lo zelo, di modo che ella ridusse alla vera fede
-lo sposo suo: il loro figliuolo fu battezzato cattolicamente,
-e «restituito l'onore e la dignità solita ai
-vescovi, fin qui depressi ed abjetti»<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a>. Sull'esempio
-loro, l'intera nazione si fe' cattolica, zelò il culto e
-moltiplicò le chiese, che in alcune città salivano a centinaja;
-ed eccetto le parrocchiali, a tutte erano congiunti
-o monasteri o spedali per infermi e pellegrini. Teodolinda
-fece restituirvi i beni rapiti, e di nuovi ne aggiunse;
-e «per sè, pel marito, i figliuoli e le figliuole
-e tutti i Longobardi d'Italia» fabbricò la basilica di
-San Giovanni Battista in Monza, preceduta da un atrio
-a portici, e formata a croce greca, sormontata da una
-cupola sostenuta da colonne ottagone, sotto la quale
-sorgea l'altare, a cui ascendevasi per una scalea.
-</p>
-
-<p>
-Sulla porta maggiore della basilica odierna, fabbricata
-nel XIV secolo, è un bassorilievo, che potrebbe
-essere contemporaneo a Teodolinda, di marmo bianco
-a dorature e colori, rappresentante il battesimo di
-Cristo; e nella parte superiore v'è effigiata essa regina
-in atto di offrire al Battista una corona gemmata, e
-<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
-allato di lei la figlia Gundeberga colle mani in orazione,
-il figlio Adaloaldo, tenente una colomba, e a ginocchi
-il marito Agilulfo: oltre l'immagine dei doni fatti da
-quei re, cioè corone, croci, vasi, la chioccia coi pulcini,
-che ancor si conserva. E vi si conservano pure un
-evangeliario coperto di lastra d'oro di sessanta oncie,
-con preziose gemme e otto cammei, iscritto <i>De donis
-Dei offerit Theodolenda regina gloriosissema sancto
-Johanni Baptistæ quam ipsa fundavit in Modicia
-prope palatium suum</i>; una patena d'oro contornata
-di quattro giacinti, quattro smeraldi e diciassette perle;
-un'animetta da calice in lastra d'oro con centododici
-gemme, ventuna perla e una grossa ametista; un pettine
-d'avorio legato in argento dorato e a gioje; una
-croce di ducento oncie d'oro, con rappresentate la vita
-di Cristo da un lato, dall'altro quella del Battista, e
-l'immagine di Teodolinda coll'iscrizione Theodolenda
-regina viva in Deo. Più degne di nota sono la corona
-ferrea, che forse era un vezzo d'essa regina, e la corona
-gemmata d'Agilulfo, avente in giro i dodici Apostoli in
-altrettante nicchie, e in mezzo il Salvatore seduto fra
-due angeli, e una croce pendente da una catenella<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Teodolinda nella sua basilica depose anche molte
-reliquie, impetrate dal pontefice, cioè olj dalle lampade
-che ardevano davanti ai martiri, entro ampolle di cristallo,
-d'avorio o d'altro, che ancora si venerano, come
-il papiro dov'erano registrate<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a>. Là pure essa aveva
-<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
-un palazzo, arricchito di pitture rappresentanti costumi
-nazionali: e tanto basti a convincere come le arti non
-fossero perite. La tradizione popolare attribuisce infinite
-opere alla pia regina, la cui memoria vive tra il
-nostro vulgo in benedizione.
-</p>
-
-<p>
-Di questo tempo gli imperatori iconoclasti (come a
-disteso narreremo) vollero costringere i Romani a ripudiare
-il culto delle immagini; e questi, non potendo
-altrimenti assicurare la libertà delle coscienze e del
-culto, sorsero a rivolta, e ne scossero il giogo. Gregorio
-Magno, che più volte aveva elevato la voce contro
-gli abusi de' ministri greci in Italia, confortò i Romani
-nell'impresa; ben lontano però dal dar favore ai Longobardi,
-riconciliò anzi questi coll'esarca Callinico. Ma
-avendo i Greci rotto fede e assalita Parma nel cuor
-della pace, sorprendendo e menando schiava la stessa
-figlia del re, Agilulfo s'alleò col kacano degli Avari,
-perpetuo nemico dell'impero orientale, il quale assalendo
-la Tracia e spedendo un corpo di Slavi in Italia,
-diè il tratto alla fortuna del Longobardo, che occupò
-Cremona, Mantova, Padova, fin allora rimaste agl'imperatori,
-e col fuoco punì in esse la perfidia dell'esarca.
-Tentò egli più d'una volta sbarcare in Sardegna, ma il
-colpo gli fallì.
-</p>
-
-<p>
-Lo turbarono alcuni duchi, sorti ad aperta ribellione,
-forse per riazione ariana contro il dominante cattolico.
-Or clemenza egli v'adoprò, or rigore, massime contro
-quelli che avessero parteggiato collo straniero; come
-Maurizio, che aveva tradito Perugia al romano esarca,
-<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
-e Minulfo, duca dell'isola d'Orta, che aveva tenuto mano
-ad un'invasione di Franchi.
-</p>
-
-<p>
-Coi quali Franchi era stata tregua, ma pace non mai;
-e i Longobardi, fin dal tempo dei Trenta duchi, continuavano
-a tributar loro dodicimila scudi d'oro. Re Agilulfo
-spedì a corrompere con mille soldi cadauno i tre
-ministri di re Clotario, i quali persuasero questo ad
-accettare trentaseimila scudi una volta tanto, e così
-cessò il vergognoso tributo.
-</p>
-
-<p>
-Agilulfo erasi associato nel regno il figlio Adaloaldo,
-che gli successe sotto la tutela di Teodolinda <span class="sidenote">(615)</span>. Ma talmente
-egli delirava in empietà e crudeltà, che si disse
-avergli l'imperatore Eraclio propinata una bevanda,
-per la quale non poteva operare se non come questi
-volesse. Forse così la voce popolare espresse l'inclinazione
-di lui a favorire mentosto gl'interessi di sua nazione,
-che quelli dei Romani; vietò le incursioni sui territorj
-ancora indipendenti; fu detto pensasse ammazzar
-tutti i nobili longobardi e darsi ai Greci; onde i grandi
-lo deposero <span class="sidenote">(625)</span>, sostituendo Ariovaldo, duca di Torino, nè
-Cattolico, nè della stirpe bavarese. Prima d'esser re,
-aveva egli incontrato a Pavia un prete Selidolfo, monaco
-di Bobbio, e vistolo, — Ecco un dei monaci
-di Colombano (il santo fondatore di quel monastero)
-che non si degnano di renderci il saluto»; e fu
-primo a salutarlo. Selidolfo rispose che anch'esso gli
-avrebbe augurato salute se non avesse sentito dello
-scemo in materia di fede. Il principe stizzito lo fece
-bastonar di maniera, che il frate stette come morto,
-poi riavutosi, se n'andò<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Ariovaldo ebbe regno pacifico e senza ricordati accidenti,
-eccetto le sommosse di due fratelli Tasone e
-Cacone, duchi del Friuli, nipoti del bavarese Gisulfo.
-Ebbe egli sospetto che con costoro se l'intendesse Gundeberga,
-<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
-loro cugina come figlia di Teodolinda e sorella
-d'Adaloaldo, che egli aveva sposata per ispianarsi la
-via al regno, e che voleva imitar la madre nel mescolarsi
-ai pubblici maneggi, sostenuta dall'amore dei
-Longobardi. Non sentendosi forte per esterminare i
-due ribelli, Ariovaldo comprò l'esarca di Ravenna, il
-quale, chiamatili a sè in Oderzo col pretesto di tagliar
-loro la barba, cioè adottarli come figliuoli e clienti dell'Impero,
-gli uccise: ed il re in compenso perdonò un
-tributo che gli doveano gli esarchi.
-</p>
-
-<p>
-636
-</p>
-
-<p>
-Lui morto, Gundeberga, sapendo d'aver in pugno il
-voto dei principali Longobardi, esibì la corona a Rotari
-duca di Brescia<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a>, s'e' volesse ripudiare la prima
-moglie e sposar lei. Così fu fatto. Egli era degli Arodi,
-antichissima schiatta longobarda: e col punire severamente
-i signori che aveano disfavorito la sua nomina,
-ebbe occasione di ripristinare l'obbedienza. Ingrato alla
-moglie, oltre abbandonarsi a concubine, tolse a perseguitarla.
-Adaulfo, cortigiano longobardo, sentendosi
-lodare da lei, ardì richiederla d'amore; e rifiutato,
-l'accusò d'accordarsi con un duca per avvelenar il marito:
-e Rotari la cacciò nel castel di Lomello, ove tre
-anni essa mangiò il pane della tribolazione e della pazienza.
-Alfine il re franco Clotario mandò a far querela
-dell'indegno trattamento; e poichè Rotari adduceva
-l'appostagli taccia, uno de' messi gli disse: — Presto
-fatto a chiarirti il vero. Ordina all'accusatore che combatta
-con un campione della regina, e il giudizio di
-Dio decida». Su questi giudizj di Dio or ora parleremo:
-e in fatti il partito piacque, si combattè, e l'accusatore
-restò ucciso, e Gundeberga ripristinata nella dignità e
-nei possessi<a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
-</p>
-
-<p>
-Rotari, ariano, pose un vescovo di sua credenza in
-ogni città, pure largheggiò colle chiese; e quando il
-vescovo di Pavia, capitale del regno, si ridusse cattolico,
-cessò quel doppio primato. Onde reprimere gli
-inquieti, Rotari mandò a morte molti Longobardi; rotta
-poi guerra ai Romani, diroccò Oderzo, occupò Luni,
-Genova, Savona, Albenga, e tutto il paese a mare sino
-alle terre dei Franchi di Borgogna, smantellando le
-città, e volendo non si chiamassero più che vichi<a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a>:
-molti abitanti vendette schiavi ai Franchi.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap62">CAPITOLO LXII.
-<span class="smaller">Gl'invasori. Legislazione longobarda. Costumi.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Il longobardo è un dominio militare, che intende a
-conservarsi, ma non si consolida. Fuori dee difendersi
-dagli Slavi da una parte, dai Franchi dall'altra; dentro
-fa sforzi continui ma non concordi a guadagnar nuove
-terre sopra i Greci. Dopo Teodolinda, par di vedere il
-contrasto fra un partito che s'avvicina agli ecclesiastici
-ed agli Italiani; e un altro che ne rifugge, e beffa i
-<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
-Romani e gli uccide; quello intento a fondere, questo
-a tenere disgregati. E a disgregare le parti stesse del
-regno faticavano i duchi, mentre il re s'ingegnava ridurre
-ad unità di dominio, facendo prevalere sopra la
-libertà germanica l'assolutezza militare dapprima, in
-appresso la magistratura al modo romano. A tal fine
-Rotari fece scrivere il diritto longobardico: sicchè a lui
-vogliamo fermarci per considerare l'indole generale
-della conquista germanica, e gli speciali istituti de' Longobardi;
-viepiù importanti a studiarsi perchè mutarono
-la forma civile, durarono lungamente, e continuarono
-il loro effetto anche sulle successive legislazioni della
-patria nostra.
-</p>
-
-<p>
-L'antica Germania non formava una monarchia compatta,
-ma una confederazione di liberi e nobili, sottomessi
-a principi ereditarj o a capi elettivi. La parentela,
-il vicinato, la clientela costituivano parziali agglomerazioni,
-ciascuna delle quali regolava i particolari interessi
-in assemblee generali; e i capicasa esercitavano
-la sovranità, decidendo della guerra e della pace, giudicando
-i rei di Stato, nominando chi amministrasse
-la giustizia nei borghi, dando le armi a chi era riconosciuto
-capace di portarle. Ne' casi di maggior interesse,
-quando cioè il braccio di tutti fosse necessario, tutta
-la nazione si raccoglieva, e deliberava quello, cui essa
-medesima doveva poi dar compimento.
-</p>
-
-<p>
-I capi, disponendo poi del veto e del braccio di molti
-clienti, acquistavano gran potere, e talvolta autorità
-monarchica sopra tutta la nazione. Quando invasero
-l'impero romano, quasi ciascuna gente germanica era
-governata da re, eletti fra i più cospicui e massime
-fra quelli d'origine divina. Ma questi re non erano
-che primi fra pari; dovevano cercarsi credito colla
-liberalità e col valore; viveano de' possedimenti proprj,
-e de' donativi che riceveano dal popolo e dagli stranieri,
-<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
-oltre le spoglie nemiche e le ammende imposte
-per delitti. Ne' casi urgenti convocavano l'assemblea,
-e le deliberazioni di quella facevano eseguire; del
-resto nè amministravano gli affari dello Stato nè la
-giustizia, poichè il popolo e sceglieva i giudici, e attribuiva
-loro un consiglio del Comune.
-</p>
-
-<p>
-Il portare le armi consideravasi distintivo della nazione
-e vanto del libero. Nei pericoli della patria ogni
-Germano era convocato per obbligo all'eribanno, che
-oggi diciamo leva in massa: per volontà spontanea alcuni
-liberi formavano la banda guerriera, obbligandosi
-ad un capo siccome compagni. Egli proponeva una
-impresa; essi il seguivano; lodati se buona e leale
-opera prestassero; se no, disonorati per vigliacchi. Alla
-prima queste associazioni si formavano per un'impresa
-sola; poi alcuni si addissero per tutta la vita ad un capo,
-legati però soltanto dall'obbrobrio che colpiva chi misfacesse.
-Consideravano essi come propria la gloria e
-i trionfi di lui; esso gli alimentava e arricchiva con
-sempre nuove spedizioni; a vicenda si sostenevano e
-vendicavano.
-</p>
-
-<p>
-Una banda restava vinta e scacciata dalla patria?
-irrompeva su terre vicine a cercarne una nuova. Altre
-bande erano formate da quelli che (al modo usato già
-dai Sabini) erano mandati via qualora la popolazione
-soverchiasse. Di così fatti erano le orde che vedemmo
-molestare l'impero romano da Cesare in poi, e in fine
-distruggerlo.
-</p>
-
-<p>
-La proprietà era di tutti, non dei singoli; laonde il
-possessore non la poteva vendere o trasmettere fuor
-della tribù: morendo alcuno senza erede, la successione
-divideasi fra gli altri.
-</p>
-
-<p>
-Scoprivasi un delitto e non constava del reo? i
-membri della sua comunità erano convocati per attestare
-contro o a pro dell'imputato, dinanzi alla corte
-<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
-dei liberi possidenti, preseduti da magistrati eletti dal
-popolo. Nessuno condannavasi se non udito e convinto.
-I reati contro l'intera società si castigavano corporalmente;
-e in questo solo caso capitale la pena non poteva
-esser proferita dall'assemblea o dal re, ma dal
-gran sacerdote come rappresentante del Dio sommo,
-unico arbitro della vita, e vindice dello spergiuro. Il
-capocasa giudicava de' figliuoli e dipendenti senza doverne
-ragione a chicchessia: solo quand'avesse a punire
-la moglie, invitava al giudizio anche i congiunti di essa.
-Se il litigio si recava ai giudici, questi erano scelti
-della condizione dei contendenti; le parti esponevano
-in persona le ragioni; i savj decidevano secondo la
-equità e le consuetudini.
-</p>
-
-<p>
-I delitti contro la vita o l'avere dei particolari potevano
-redimersi a un prezzo<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a>, che variava secondo
-la condizione del danneggiato. La comunità del reo
-contribuiva all'ammenda, la quale divideasi fra la comunità
-dell'offeso; fino i servi pagavano per le multe
-pei padroni; per l'ospite rispondeva il padrefamiglia.
-Chi non la pagasse era scomunato, escludendolo dalla
-protezione legale; di maniera che poteva dall'offeso
-essere perseguito con guerra privata (<i>faida</i>). I giudizj
-erano dunque un affare di Stato, e trattavansi
-in comune perchè tutti v'aveano interesse.
-</p>
-
-<p>
-Qui vedete mescolate le forme di governo: monarchia,
-ereditaria e sacra, od elettiva e guerriera;
-assemblee di liberi, discutenti sui comuni interessi;
-patronato aristocratico del capo sulla banda, del padre
-sulla famiglia e sui servi. Ma anzichè sistemi, questi
-erano embrioni d'ordinamento civile; nissuna autorità
-dirigeva le forze ad unico scopo; e prevalendo l'individualità,
-<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
-l'uomo si assoggettava solo in quanto il volesse,
-o vi fosse costretto.
-</p>
-
-<p>
-Questo poco, che si ricava o induce da Tacito e da
-Cesare raffrontati con istituzioni posteriori, basta a
-chiarirci quanto la libertà germanica dissomigliasse
-dalla romana: questa affatto collettiva, sicchè lo Stato
-era tutto, nulla il cittadino, il quale non conservava
-l'individualità se non a forza d'eroismo o di vizj; la
-germanica, tutta personale, ciascuno riservandosi il
-diritto proprio, la domestica franchigia, la vendetta
-de' torti ricevuti. La dipendenza proveniva non dal
-nascere in questo piuttosto che in quel luogo, ma da
-fede personalmente promessa da uomo libero. La giustizia
-non era un principio esteriore sociale, positivo,
-eguale dappertutto, che i sentimenti degli individui sottoponesse
-ad una idea generale; sibbene una particolare
-disposizione del cuore: la penalità una attinenza
-da uomo a uomo, donde scaturiva il diritto di venir a
-composizione col danneggiato; fatta la quale, la società
-più non poteva perseguitare l'offeso. Tali idee furono
-modificate dall'uscire di patria e dalla conquista, ma
-rimasero al fondo della società che si costituì per tutta
-Europa e nella patria nostra.
-</p>
-
-<p>
-Dicemmo quanto basta per ismentire l'opinione vulgare
-che torrenti inesauribili di gente dilagassero dalla
-Scandinavia e dalla Germania. Oltre la ben nota natura
-di que' paesi, coperti anche da tante selve e da fiumi,
-abbiamo positive asserzioni sull'esiguo numero degli
-invasori d'Italia. Se ad Ennodio, vescovo ed atterrito,
-parvero innumerevoli i Goti di Teodorico, altri scrisse
-che maggior massa di combattenti gli oppose Odoacre;
-e dai Borgognoni che gli assalsero, non poterono salvarsi
-se non chiamando i Visigoti. De' Longobardi dice
-Tacito che compiaceansi d'esser pochi e Procopio<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a>,
-<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
-ch'erano la più scarsa gente del vicinato: inoltre
-dovettero chiedere in sussidio trentamila Sassoni; e
-benchè molte genti vinte<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a> s'aggregassero ad essi nel
-passaggio, poterono al loro primo impeto resistere
-non solo Pavia, Cremona, Padova, Monselice, Brescello,
-Oderzo, ma fin terre aperte, quali i contorni dell'isola
-Comacina nel lago di Como, che per venti anni si mantennero
-indipendenti, riconoscendo il dominio imperiale<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a>.
-</p>
-
-<p>
-I vincitori, liberi compagni d'un capo eletto per
-propria volontà, che nulla può disporre senz'essi consenzienti,
-vengono, conquistano, diventano possessori;
-indi poco a poco s'adagiano nella vita agricola; e sulla
-stabile proprietà fondasi un nuovo stato sociale. Ciascun
-capo, fermatosi colla sua tribù dove volle il genio o la
-ventura, accampa sugli estesissimi poderi, e vi è servito
-dai coloni e dagli antichi padroni spossessati, e corteggiato
-dai <i>fedeli</i> di sua nazione, che e per sicurezza della
-guerra e pei piaceri della pace gli si conservavano
-vicini. Da che il capo era un ampio possessore, dispariva
-la prisca egualità. Egli distribuiva terreni a' suoi
-<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
-commilitoni, coll'obbligo che lo accompagnassero in
-guerra con prefisso numero d'armati.
-</p>
-
-<p>
-Capo di quei capi era il re; non già supremo motore
-di una macchina regolarmente congegnata, ma primo
-fra i pari; convalidandosi però col presedere ai giudizj
-in pace, e col perpetuarsi lo stato di guerra, come avvenne
-qui ai Longobardi. Servivano di regola le patrie
-consuetudini, talchè di rado accadeva che egli esercitasse
-la podestà legislativa. Ben alcuno volle imitare il
-sistema romano, come Teodorico; ma generalmente si
-cercherebbe indarno in costoro ciò che connettiamo
-alla parola di re: non corte, non costituzione, non gerarchia
-d'impieghi; un segretario spaccia tutti gli affari;
-un giudice risolve tutti i litigi recati al trono; i beni non
-sono della corona, ma acquisti della vittoria; nè tampoco
-sudditi egli ha, giacchè non dispone se non del
-braccio e dell'avere dei vassalli, cioè di quelli che per
-compensi determinati si obbligarono a determinati
-servigi.
-</p>
-
-<p>
-Porzione delle ammende, i doni volontarj, i proprj
-possessi, il dominio pubblico ingrandito colle confische,
-le tasse sugli stranieri, la tutela su' minori, le successioni
-intestate, costituivano il fisco del re. Culto, istruzione,
-pubblici stabilimenti da mantenere non avea, gli
-impieghi e le armi erano obbligo dei vassalli, e qualora
-si indicesse la guerra nazionale, ogni libero era tenuto
-accorrere, armandosi e mantenendosi del proprio.
-Aveva nimicizie o spedizioni particolari? il re poteva
-rannodare soltanto i proprj vassalli, come faceva qualunque
-altro duca.
-</p>
-
-<p>
-I parlamenti sono antichi in Italia quanto l'invasione:
-ma non si conosceva la rappresentanza; v'interveniva
-chiunque n'avea il diritto, ma delegarlo ad altri non
-poteva. Sparsi che furono sovra estese provincie,
-divenne impossibile il raccogliere i vassalli per ogni
-<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
-semplice affare; onde le assemblee diradarono, e si
-dovette imporre come obbligo ai liberi quell'assistervi
-che era essenza della germanica libertà.
-</p>
-
-<p>
-Le assemblee non erano soltanto legislative, ma
-anche giudiziali; laonde, dopochè la conquista dilatò
-le giurisdizioni, fu duopo modificarle. Pertanto in
-ciascun distretto si obbligò un certo numero di probi
-viri (<i>scabini</i>) a congregarsi per l'indagine e la sentenza.
-Dodici erano per lo più, della nazione dei contendenti;
-e doveano sotto giuramento conoscere del fatto, non
-del diritto. Pubblica la procedura, ogni libero avendo
-facoltà di concorrere al giudizio. Fra i Longobardi
-il centenaro giudicava nel proprio cantone, il decano
-nella propria marca: tribunali non distinti per competenza,
-ma solo per più o meno estesa giurisdizione.
-Mentre i liberi non poteano esser giudicati che dall'assemblea
-di pari loro, i vassalli, i servi, i coloni
-restavano sottoposti alla giurisdizione del proprio signore;
-sicchè, al par de' terreni, era suddivisa la
-sovranità, e ciascuno ne godeva un brano nel brano
-di territorio che possedeva.
-</p>
-
-<p>
-Restava il diritto della vendetta privata (<i>faida</i>), alla
-quale concorreano tutti i parenti e collegati. I sacerdoti
-e i re per tutto il medioevo s'adoprarono a torla
-via; e già molto ebbero ottenuto quando sottomisero
-queste guerre particolari a certe formalità, inducendo
-l'offeso a una dilazione coll'imporre che all'attacco
-dovesse precedere un'intimazione, e aprendo asili nei
-luoghi sacri: intanto si trattava della riconciliazione;
-se non altro svampava il primo furore, talchè rimanevano
-impediti gli eccessi, finchè l'imporre le pene
-fu riservato ai tribunali.
-</p>
-
-<p>
-Ma delle pene oggetto e motivo era sempre la vendetta
-dell'offeso, non dell'intera società; e se quello
-accettava la composizione dall'offensore, la società più
-<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
-non aveva a punirlo. Da principio stava all'offeso l'accettare
-o no il guidrigildo; dappoi i governi acquistando
-bastevole forza per surrogare la legge alla personale
-riscossa, le imposero per obbligo, e le commisurarono.
-</p>
-
-<p>
-Di bel nome coprendo cattiva azione, si intitolarono
-<i>ospiti</i> quelli che, spossessati gli antichi padroni, ne
-occuparono le case e i beni. Alcuno credette che il
-re prendesse i dominj ch'erano stati degl'imperatori;
-i capitani, gli ampj tenimenti de' senatori; gli altri
-guerrieri, porzioni proporzionate al grado e al merito.
-<i>Sorti barbariche</i> si dissero queste parti toccate al
-nuovo signore; o tedescamente <i>allodio, arimannia</i>,
-cioè possesso assoluto, libero, giacchè non portava
-veruna servitù, e costituiva la vera personalità di chi
-appartiene alla stirpe conquistatrice. Ai siffatti soltanto
-è permesso l'onore del militare; sicchè divengono
-sinonimi proprietario, guerriero, cittadino. Tutto essendo
-costituito militarmente, la città o la provincia
-sono una specie di corpo d'esercito; il possedimento
-è annestato colla politica sicurezza, ed obbliga al servizio
-armato e alla reciproca garanzia; talchè è disertore
-chi lo abbandona.
-</p>
-
-<p>
-I più grandi possessori coi patti medesimi assegnano,
-a vita o ereditariamente, porzioni di poderi
-ad amici e fedeli, col nome di <i>benefizj</i>; proprietà
-che, a differenza dell'allodio, è legata ad obblighi
-verso un signore non sovrano, al quale è caduca in
-caso di morte o in mancanza d'eredi. Terza maniera
-di proprietà sono i <i>censi</i>, terre tributarie, che al possessore
-dovevano un canone in denaro o in natura.
-</p>
-
-<p>
-A questa varietà di possessi corrispondeva la distinzione
-delle persone; e nobile era qualunque fosse
-benefiziato o stesse a servizio del re; come tale non
-essendo sottoposto a verun'altra giurisdizione che del
-re, a questo assistendo, intervenendo alle adunanze,
-<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
-coprendo le dignità. I liberi o arimanni erano possessori
-sotto la tutela della legge, e la giurisdizione
-di quello sulle cui terre dimoravano; non partecipi
-delle assemblee generali nè dell'amministrazione della
-giustizia, bensì obbligati all'arme.
-</p>
-
-<p>
-I coloni tributarj o censuali erano gente che, non
-bastando a tutelare da sè la loro libertà, cercavano
-protezione da un signore, cedendogli i proprj averi,
-salvo d'usufruttarli pagando un censo e prestando
-servigi di corpo o atti di rispetto: liberi sì, anche
-ricchi, ma senza diritto di militare, e alienabili col
-fondo stesso su cui viveano. Della libertà erano privi
-i coloni affissi alla gleba; tanto bassi, che Teodorico
-gli escluse dall'intentare ai padroni azione civile o
-criminale. Ultimi vengono i servi; o nati tali, o ridotti
-sia per volontà, sia per forza, sia per castigo.
-</p>
-
-<p>
-Tale a un bel presso la condizione generale dei
-Barbari che invasero l'Impero. Quant'è specialmente
-de' Longobardi, benchè stanziati, non poterono mai
-smettere lo stato di guerra, cinti com'erano da nemici;
-laonde <i>exercitus</i> designava la nazione<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a>, ed
-<i>exercitalis</i> il libero longobardo. Tutti questi, alla chiamata
-del re doveano armarsi, pena venti soldi, neppure
-eccettuati i vescovi: e quando alcuni si furono
-applicati a industria o a negozj, non si tennero disobbligati
-dal servizio militare<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a>. Conseguente era il
-<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
-divieto, sin capitale, di traslocarsi fuori della propria
-giudicarìa, foss'anche entro i confini del regno, se
-non colla propria tribù o fara<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a>; giacchè la fara
-era una guarnigione, e l'abbandonarla equivaleva al
-disertare.
-</p>
-
-<p>
-Tutti poteano intervenire alle adunanze nazionali,
-ove i primati discuteano sui pubblici interessi. I liberi
-erano pari di diritti, senza distinzione di classi; nè
-di nobili troviam menzione nelle leggi longobarde<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a>:
-arimanni diceansi gli uomini perfettamente liberi<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a>,
-<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
-a differenza dei censuali o <i>aldii</i> o <i>coloni pagenses</i>,
-che coltivavano la terra altrui. Lo schiavo poteva elevarsi
-alla condizione di aldio, nel qual caso il padrone
-diventava patrono: poteva scendervi il libero longobardo
-per conseguenza del giuoco o per multe ch'e'
-non fosse in grado di soddisfare.
-</p>
-
-<p>
-Soli liberi entrando nell'esercito, dai capi militari
-non dipendevano donne, fanciulli, servi, ma rimanevano
-sottomessi al più prossimo parente, o al signore
-che stava per essi garante. <i>Mundio</i> chiamavasi dai Longobardi
-siffatta protezione, <i>amundio</i> chi n'era esente,
-<i>mundwald</i> chi l'esercitava sopra altri. Il mundualdo
-era obbligato a difendere e proteggere il suo tutelato,
-e chiedere per lui soddisfazione; e percepiva le ammende
-che fossero a quello devolute.
-</p>
-
-<p>
-Insieme col re eran venuti altri signori, che a lui
-non tenevansi inferiori se non perchè l'aveano tolto
-a capo, e che perciò dei territorj conquistati occupavano
-una porzione da sovrani. Come si chiamassero
-in longobardo nol sappiamo: in latino adottarono il
-nome di <i>duchi</i>, a somiglianza di quelli istituiti da
-Longino; ma invece d'essere magistrati civili e militari
-che amministrassero il paese secondo leggi comuni,
-dominavano da padroni sul paese occupato, dal re
-dipendendo solo pei delitti politici e negli affari comuni.
-Erano trenta o trentasei, pari fra sè di grado<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a>
-<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
-quantunque diversissimi di possessi, tanto che uno
-estendevasi su tutto il principato di Benevento, uno
-appena sull'isoletta d'Orta; ma forse abbracciavano in
-origine un egual numero di famiglie longobarde. Poteano
-dei loro possessi fare ogni voglia: morendo,
-gli succedeva il prossimo erede, purchè in età maggiore:
-se avesse più figli, governavano insieme: se
-nascesse disputa fra varj possessori, la decidevano gli
-arimanni del duca, i quali anche poteano cacciarli<a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a>
-senza che il re intervenisse altrimenti che come giudice
-supremo della nazione.
-</p>
-
-<p>
-Come faceano leggi, così poteano far guerra, anche
-contro del re; e delle terre che togliessero al nemico
-restavano padroni: se non che il re poteva ordinare
-la restituzione. Per tali acquisti alcuno ingrandì fino
-a sottrarsi affatto al re, come fu dei duchi di Spoleto e
-Benevento; tanto che fu proibito di migrare in quelle
-terre, come nelle straniere.
-</p>
-
-<p>
-Dal duca dipendevano gli <i>scultasci</i>, in latino chiamati
-<i>centenarj</i>, che reggevano qualche vico, menavano
-la gente in guerra e proferivano i giudizj. Non
-subordinati, ma più ristretti d'estensione erano i <i>decani</i>,
-capi di dieci o dodici fare, unite per l'amministrazione,
-per la guerra, e forse per la reciproca
-assicurazione nei delitti: voglio dire che di un delitto
-commesso da un membro erano solidali tutti, come
-tutti obbligati a far vendetta dell'oltraggio sofferto da
-<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
-uno, e partecipi del compenso che doveva l'offensore<a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Questa gerarchia non vuolsi però confondere colla
-feudalità. Re, duchi, arimanni tenevano le terre in possesso
-libero ed assoluto; e l'obbligo, o dirò meglio il
-diritto del militare non traevano da questo possesso,
-bensì dalla loro qualità di liberi; di modo che non sarebbe
-cessato nè tampoco perdendo i possessi. Se il re
-o il duca affidava un proprio fondo a qualche dipendente,
-era compenso di servizio, non già titolo feudale. Talvolta
-il proprietario ad alcuno concedeva l'onore vita durante,
-vale a dire di governare una terra appartenente al proprio
-dominio, lasciandogliene godere i fondi: ma sebbene
-questo benefiziato fosse tenuto alla fedeltà ed al servire
-coll'armi al concedente, la condizione sua non differiva
-da quella degli ordinarj ufficiali dell'esercito. Insomma
-duchi, scultasci, decani possedeano le terre come uffiziali
-della nazione, o vogliam dire del <i>felicissimo
-esercito</i> longobardo; e le divisioni in centine e decine
-equivalgono alle odierne di reggimenti, battaglioni,
-compagnie.
-</p>
-
-<p>
-La confusione dei poteri si rischiara alquanto verso
-i tempi di Autari, che l'autorità regia rinforzò coll'obbligare
-i duchi a restituire i beni della corona, distribuitisi
-durante l'interregno; ponendo patto che non sariano
-spossessati delle loro terre se non fosse per colpa di fellonia,
-e tenendoli obbligati ad assisterlo in guerra. Veri
-principi, non più semplici generali furono d'allora i re,
-<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
-i quali, anche per darsi aria di successori degli antichi
-Cesari, presero il titolo di <i>eccellentissimi Flavj</i>; metteano
-il proprio nome sulle monete e nei pubblici atti;
-giudicavano nelle cause maggiori; promulgavano le leggi,
-le quali sottoponeano all'approvazione dei magistrati e
-delle assemblee, solo per maggior validità, non perchè
-il voto ne fosse necessario a convalidarle. Una nobiltà
-di corte si formava coi gasindi, i giudici, gli uffiziali,
-i marescialli (<i>marphais</i>), gli scudieri (<i>schildpor</i>), i
-convivi del re.
-</p>
-
-<p>
-Agli amplissimi poderi della regia Camera soprantendevano
-<i>gastaldi</i>, muniti anche d'autorità giudiziale
-e militare sopra i Romani, cioè sopra la gente vinta, e
-probabilmente anche sopra gli arimanni che abitavano
-nel territorio a loro commesso. Alcune città formavano
-parte dei possessi regj, quali Como per alcun tempo,
-Susa, Siena, Pistoja, Toscanella, Arezzo, Volterra e forse
-Pisa. A Milano insieme col duca sedeva il gastaldo,
-cred'io perchè una porzione apparteneva in dominio al
-re. Nelle altre può argomentarsi che il gastaldo assicurasse
-le ragioni dei liberi e i privilegi riservati a questi
-allorchè pattuirono la resa; e limite della giurisdizione
-era quello delle diocesi<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Le leggi fe scrivere Rotari nel 643, non creando un
-codice compiuto, ma emendando gli editti de' re predecessori,
-che prima per sola memoria ed uso si conservavano;
-e nella dieta di Pavia li fece approvare alla
-nazione longobarda. Principale compilatore ne fu Valcauso;
-e incominciava: «Nel nome del Signore, principia
-l'Editto che rinnovai co' miei primati e giudici, io
-Rotari re in nome di Dio, personaggio eccellentissimo,
-XVII re della gente longobarda<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a>, l'anno ottavo del
-<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
-mio regnare col favor di Dio, trigesimottavo dell'età,
-seconda indizione, settantasei anni dopo che i Longobardi,
-sotto Alboino allora regnante, assistente la divina
-potenza, arrivarono nella provincia d'Italia. Dato dal
-palazzo di Pavia. Il tenore che segue mostra quanto ci
-stesse a cuore il bene dei sudditi nostri, e massime i
-continui travagli de' poveri e l'eccessivo esigersi da quelli
-che hanno minor forza, i quali sappiamo che soffrono
-anche violenza. Considerando perciò la misericordia di
-Dio, credemmo necessario correggere la presente, e
-comporre una legge che tutte le precedenti rimova (o
-rinnovi) ed emendi, aggiunga quel che manca, tolga il
-superfluo; e raccorla in un volume, affinchè ciascuno,
-salva la legge e la giustizia, possa vivere quieto, affaticarsi
-contro i nemici, e difendere sè e i confini suoi».
-</p>
-
-<p>
-E conchiudeva: «Queste disposizioni dell'Editto, che,
-volente e propizio Dio e con somme vigilie rispondendo
-al celeste favore, noi abbiam costituite esaminando
-e <i>remorando</i> le antiche leggi de' padri nostri
-che non erano scritte, e che giovano alla comune utilità
-di tutta la nostra gente, col consiglio e il consenso
-de' primati, de' giudici, di tutto il felicissimo esercito
-nostro, comandammo fossero scritte in questa carta,
-<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
-disponendo che le liti già definite non si cambiino; se
-non ancora finite o non cominciate, secondo questo
-Editto vengano risolte. Al quale provvedemmo d'aggiungere
-ciò che potessimo rammemorare delle antiche leggi
-de' Longobardi, per sottile indagine fatta da noi stessi
-o dagli anziani».
-</p>
-
-<p>
-Delle trecennovanta leggi di Rotari, centottantadue
-sono criminali, tre concernono la religione, diciassette
-lo stato legale de' cittadini, dei servi, degli stranieri,
-diciotto le dignità e la casa del re, sette la milizia e la
-sicurezza dello Stato, quindici la sicurezza interna, due
-l'agricoltura e il commercio, quattordici la caccia e la
-pesca, cinquantaquattro la polizia urbana e rurale, ventiquattro
-l'ordine giudiziario: restano cinquantaquattro
-leggi civili, di cui diciannove guardano alle persone, le
-altre alle cose. Altre ne pubblicò poi Liutprando, di
-sentimento molto più civile, «coll'assistenza de' giudici
-e di tutto il popolo». Altre ancora Astolfo e i re successivi.
-</p>
-
-<p>
-Sono dunque d'età diversissima; del che poco si
-ricordarono quelli che se ne valsero a descrivere la civiltà
-longobarda. Nelle primitive, di romano non si trova forse
-altro che la menzione del peculio castrense e quasicastrense,
-le tre cause del diseredare, e la divisione dell'eredità
-in oncie<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a>; di religione non si parla, poco
-di disciplina ecclesiastica; e v'abbondano parole longobarde
-a spiegare gli usi de' vincitori, da cui e per cui
-soltanto sono dettate<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a>.
-</p>
-
-<p>
-In quelle dei successivi re, e principalmente di Liutprando,
-crescono le reminiscenze romane: l'emancipazione
-degli schiavi in chiesa, la prescrizione trentennaria
-<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
-per legittimare la proprietà e i diritti, l'impedire si
-vendano i beni de' minori fuorchè in estrema necessità
-e coll'autorizzazione del giudice, la meglio stabilita successione
-delle donne, l'adozione de' figliuoli, il diritto
-di testare allargato, il separare l'usufrutto dalla proprietà
-nella donazione, l'appello.
-</p>
-
-<p>
-Primo diritto e fondamento degli altri era la faida. E
-perchè all'erede correva obbligo di sostenere quella del
-defunto sin al settimo grado, rimanevano escluse dall'eredità
-le femmine come inette alle armi, finchè non
-intervenne l'equità alla romana. Il Governo assodandosi
-tentò mettere qualche regola a tali vendette, e sostituire
-l'azione giuridica; ma non le tolse mai.
-</p>
-
-<p>
-I tribunali, istituiti a proteggere la proprietà e la vita,
-erano, come tutt'il resto, ordinati alla militare, semplici,
-spicciativi. Quattro giorni per terminare la lite davanti
-agli scultasci; sei davanti ai giudici maggiori; dodici
-per recarla al supremo giudizio del re<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a>. Non si
-accettavano avvocati.
-</p>
-
-<p>
-Qualunque litigio nascesse fra i membri della centuria
-o della decania, piativasi avanti al capo, che ne riscoteva
-le multe. In affari rilevanti l'assemblea della centuria
-giudicava sotto la presidenza dello scultascio; o, per
-non raccogliere tutti, sceglievansi dieci <i>buoni uomini</i>,
-cioè perfetti Longobardi, che sotto giuramento esaminavano
-il fatto, rimettendo al magistrato l'applicazion
-della pena<a class="tag" id="tag78" href="#note78">[78]</a>. D'uffizio si procedeva nei casi ove il
-fisco partecipasse alla multa: negli altri voleasi l'istanza
-dell'offeso o del suo erede. Ai magistrati era permesso
-ricevere donativi, cioè forse sportule, purchè n'avesse
-sua parte il re.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
-</p>
-
-<p>
-Nelle liti civili, semplicissime erano le formole
-prescritte:
-</p>
-
-<p>
-— Pietro, Martino ti cita, perchè tu con mal ordine
-tieni una terra, posta nel tal luogo.
-</p>
-
-<p>
-— Per successione di mio padre quella terra è mia
-propria.
-</p>
-
-<p>
-— A lui non devi succedere, perchè ti generò da
-un'aldia.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, ma la manomise, come è scritto, e la prese
-a moglie». Provi o perda<a class="tag" id="tag79" href="#note79">[79]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Per un caso criminale: — Pietro, Martino ti cita
-perchè uccidesti Donato suo fratello a torto». Se egli
-dica — Fu romano, non deve rispondere a te, o lo
-provi o risponda»<a class="tag" id="tag80" href="#note80">[80]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ognuno dovea comparire in persona: agli orfani, alle
-vedove, a chi facesse constare della propria insufficienza,
-permettente il re deputavasi un avvocato. Prove positive
-porgevano gl'istromenti scritti, i testimonj giurati e la
-prescrizione; se non ne risultasse lume, spesso rimettevasi
-la decisione al duello. Il falso testimonio condannavasi
-ad un compenso, di cui il principe toccava metà,
-metà la parte lesa; e se fosse impotente a pagarlo, si
-dava schiavo all'offeso. Il tempo della prescrizione fu da
-Rotari fissato a cinque anni: e nascendo contrasto,
-si dovesse sostenere con duello o giuramento<a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a>;
-Grimoaldo lo prolungò a trenta<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a>, e varie modificazioni
-vi s'introdussero dappoi.
-</p>
-
-<p>
-Quanto a' criminali, l'arresto del reo si faceva dai
-decani o saltarj, che lo traduceano allo scultascio, e
-questi lo consegnava al giudice<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a>. Il malfattore scoperto
-in casa, poteva essere arrestato da chicchefosse,
-ed anche ucciso<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a>. Se alcuno legasse un libero
-senz'ordine del re o buona ragione, dovea dargli due
-parti del prezzo di sua vita<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a>. Il giudice interroga
-il reo; se non si purga, lo condanna: non accade menzione
-di tortura. I beni dei condannati passano ai
-figliuoli. La negligenza de' giudici v'è punita ora con
-multe da dividere tra il fisco e la parte danneggiata,
-ora coll'obbligo di pagare del suo al chieditore il
-credito per cui aveva portato istanza<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Male sono determinate le competenze dei varj tribunali,
-e troppo frequente il ricorso al trono; nè
-fissato un termine, dopo il quale fosse imposto silenzio
-ai litiganti. Una legge di Carlo Magno, soggiunta
-<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
-alle longobarde, comanda che i giudici si mettano a
-tribunale digiuni: ma anzichè segno d'abituale intemperanza
-de' Longobardi, forse non è che un'allusione
-scritturale<a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a>; se pur non era un modo d'obbligare
-alla pronta decisione; come oggi ancora i giurati
-inglesi non possono prender cibo prima di avere
-proferito.
-</p>
-
-<p>
-Dove bisognava convincere non un giudice o un
-tribunale ma tutto il popolo, la realtà del fatto e la
-colpabilità del convenuto doveano esser discusse in ben
-altri modi dei nostri; e fra le prove le più caratteristiche
-erano i congiuratori, l'ordalia, il duello.
-</p>
-
-<p>
-L'accusato compariva con un numero d'amici e parenti,
-i quali giuravano lui esser mondo della datagli
-imputazione, ovvero che essi prestavano intera fede
-al giuramento proferito da esso. Non si trattava di
-vagliar la cosa, di fare indagini e interrogatorj; giuravano
-e tanto bastava: uno era innocente se un'accolta
-di liberi fosse disposta a sostenerlo tale colla sua
-parola e col suo ferro. Rotari ingiunse che, nelle cause
-eccedenti il valore di venti soldi, il petente giurasse
-con dodici sacramentali; sei nominati da esso, uno
-dal convenuto, cinque da lor due d'accordo<a class="tag" id="tag88" href="#note88">[88]</a>: ma
-altre volte salivano a venti, cinquanta, settantadue e
-più, secondo il grado del reo e la gravezza dell'imputazione.
-Il primo sacramentale, fra i Longobardi,
-posava la mano sulla cosa sacra; il secondo la sua
-su quella del primo, e così via gli altri; a tutte sovrapposta
-la sua, il convenuto in tale atto proferiva il
-giuramento. Frequente è ammesso nelle loro leggi il
-giuramento qual prova decisiva in cause civili e criminali:
-«L'accusata d'adulterio si purghi con dodici
-<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
-sacramentali, e il marito la riceva»<a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a>. La qual
-prova fu anche dalla Chiesa sanzionata con preci, benedizioni,
-reliquie: talvolta davasi il giuramento sull'ostia
-consacrata, dimezzandola fra l'attore e l'accusato.
-</p>
-
-<p>
-Con modi più spettacolosi chiamavasi il cielo a testimonio
-ne' <i>giudizj di Dio</i>. Era pur questa una tradizione
-pagana<a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a>, avvalorata dai miracoli, dai quali
-nel vecchio e nel nuovo Testamento fu confermata la
-verità; sicchè si venne a pretendere che Dio, ogni
-qualvolta fosse invocato, ne operasse uno per francheggiare
-l'innocenza, non dovendo egli comportare
-il trionfo del ribaldo: quando egli avesse parlato coi
-fatti, la società rimaneva convinta. Talora i due attori
-stavano a braccia levate finchè si cantasse una messa
-o un officio, e deteriorava la sua causa quello che le
-lasciasse per istracco cascare. Talaltra inghiottivano
-entrambi un morso di pane e cacio benedetto, persuasi
-che al reo si fermerebbe nella strozza. Altri, e massime
-donne imputate di maliarde, erano gettate al
-fiume, considerandosi colpevoli se galleggiassero. Più
-consuete tornavano le prove dell'acqua e del ferro
-rovente: in una caldaja bollente ponevasi una palla, e
-l'accusato dovea trarnela colla mano ignuda; ovvero maneggiare
-un ferro arroventato, o camminare scalzo sopra
-sbarre infocate; suggellavasi un sacchetto attorno ai
-<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
-piedi o al braccio, e aperti dopo tre giorni, se non
-vi apparisse lesione, egli era mandato assolto.
-</p>
-
-<p>
-Volta fu che con grande solennità s'accesero due roghi
-tra sè vicinissimi, e i contrastanti od i campioni
-passarono di mezzo a quelli, restando la ragione a
-chi uscì illeso. Carlo Magno in testamento ordinò che,
-qual controversia nascesse tra' suoi figliuoli, fosse decisa
-col giudizio della croce. Volendo rifarsi le mura
-di Verona per ischermirla dalle correrie degli Ungari,
-si disputò se al clero toccasse fabbricarne un terzo o
-un quarto; ed un campione che tenne alte le braccia
-per tutto il passio di san Matteo, diede il miglior partito
-agli ecclesiastici. Giovanni detto Igneo, e prete Liprando
-convinsero di simonia l'arcivescovo di Firenze
-e quel di Milano col passare intatti fra due roghi. A
-questa prova vennero spesso sottoposte le reliquie, e
-furono viste balzare illese dalle fiamme: come i messali
-ambrosiani quando Carlo Magno voleva abrogare
-quel rito. Tali prove durarono tutto il medioevo; la
-Chiesa le accompagnò con riti e preghiere; e sebbene
-sempre v'avesse chi le disapprovò, talmente s'accordavano
-coi tempi, che difficilissimo fu l'abolirle.
-</p>
-
-<p>
-E più difficile estirpare il duello, altro modo di sostituire
-forme legali alla vendetta personale, obbligando
-l'offeso a certe regole nella guerra contro l'offensore.
-I codici dovettero occuparsi a lungo di questa trasformazione
-dell'ostilità privata, per assegnare quali persone
-potessero esibir il duello, quali accettarlo, in che
-casi, con che regole. Donne, fanciulli, sacerdoti ne
-andavano esenti, e in nome loro lo sostenevano campioni
-prezzolati, tenuti a vile dall'opinione e dalle leggi;
-mentre, era pregiato chi assumesse quest'uffizio per
-generosità. Virtù prima non era il valore? il mancarne
-doveva denotare malvagità. Eppure già Teodorico, o
-Cassiodoro a nome di lui, scriveva agli abitanti della
-<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
-Pannonia: — Che giova all'uomo aver la lingua, s'egli
-tratta sua causa a mano armata? ove sarà la pace,
-se sotto la civiltà si combatte? Imitate i Goti nostri,
-che appresero ad esercitar fuori le battaglie, dentro
-la modestia»<a class="tag" id="tag91" href="#note91">[91]</a>. I Longobardi ammisero il
-giudizio del duello; e Liutprando; sebbene lo confessasse
-assurdo, non ardiva vietarlo come troppo radicato
-negli usi di sua gente<a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Quando la feudalità sfrantumò le primitive colleganze
-di tribù, dileguossi il sistema de' compurgatori, mentre
-crebbe il duello giudiziario, meglio appropriato a persone
-tutt'armi; nè la Chiesa riuscì mai a svellere questo
-diritto della forza. Nel 962 Ottone il Grande, attesa la
-facilità degli spergiuri, consultò il concilio Romano se
-non tornasse meglio ricorrere più di frequente al duello
-giudiziario. Nulla decise il pontefice: onde esso imperatore,
-nel 967, propose alla dieta longobarda in Verona,
-fossero casi di duello giudiziario il dichiarare falsa una
-scrittura, disputare sull'investitura d'un fondo, asserire
-d'aver per forza sottoscritto ad un obbligo concernente
-una terra, sofferto un furto di oltre sei soldi; negare il
-deposito, o che uno fosse entrato servo d'un altro. Ogni
-libero combattesse in persona; le chiese e le vedove per
-mezzo d'un avvocato<a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Siffatte erano le procedure sotto i Longobardi. Le pene
-si appoggiavano sul diritto di venire a componimento;
-i liberi potendo soddisfare a danaro fin l'omicidio premeditato
-e l'invasione armata<a class="tag" id="tag94" href="#note94">[94]</a>. Tali compensi (<i>guidrigildi</i>)
-erano regolati secondo le prische consuetudini
-(<i>cadarfrede</i>); sicchè la loro estimazione commettevasi
-<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
-ai giudici: ma Liutprando restrinse questo arbitrio ponendo
-alcune tasse certe. Fondavansi esse sopra un'altra
-ingiustizia, qual era la differenza fra uomo e uomo:
-giacchè non si badava all'intenzione o alla moralità, bensì
-a riparare l'oltraggiato in misura del suo grado e della
-lesione effettivamente sofferta. Pertanto è posto divario
-fra l'uccisione d'un uomo o d'una donna<a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a>: chi ammazza
-un aldio altrui, paghi sessanta soldi<a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a>; chi
-un servo rustico, sedici; chi un servo bifolco, venti;
-cinquanta pel porcajo che abbia sotto di sè due o tre
-allievi; venticinque per gl'inferiori<a class="tag" id="tag97" href="#note97">[97]</a>; mentre ne vale
-ducento e fin cinquecento la vita d'un libero. Tre soldi
-scontano l'aborto procurato ad una cavalla o ad una
-serva<a class="tag" id="tag98" href="#note98">[98]</a>: indifferenza naturale dove la multa compensa
-il danno del padrone, non l'offesa recata alla società
-o all'umanità.
-</p>
-
-<p>
-Le pene sono suddivise ancora non in riguardo all'effetto,
-ma al danno effettivo, perciò specificato con frivolezza.
-Chi dà un pugno, paghi tre soldi; sei, chi uno
-schiaffo. Chi ferisce nel capo, se intacca solo la cuticagna,
-sei; se due ferite, dodici; se tre, diciotto; le di
-più non si contano. Se frange un osso, soldi dodici;
-se due, il doppio; il triplo se tre o più: però se l'osso
-sia tale che possa dar suono lanciandolo contro lo
-scudo alla distanza di dodici piedi, misura d'un uomo
-<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
-ordinario. Chi fenda il labbro sedici soldi; venti se resta
-scoperto un dente o due o più: se rompe un dente di
-quei che si vedono ridendo, soldi sedici; e se più, in
-proporzione: pei molari, soldi otto ciascuno. Pel pollice,
-un sesto del prezzo dell'offeso; per l'indice soldi
-sedici; pel medio sei; per l'anulare otto; pel mignolo
-tredici<a class="tag" id="tag99" href="#note99">[99]</a>: e tutto è variato secondo che l'offeso è
-libero o no. Altre ammende erano fissate pel danno
-recato alle proprietà o ad animali domestici; o pel
-danno da questi causato. Se molti avessero commesso
-un delitto, la pena ripartivasi fra tutti.
-</p>
-
-<p>
-Tante prescrizioni sfrivolite in particolarità, mostrano
-come di intenti generali mancasse la legge, la quale
-alcuna fiata si limitava a raccomandazioni. Chi accende
-il fuoco per istrada, si ricordi di spegnerlo prima d'andarsene;
-chi trova una bestia selvatica o presa alla
-tagliuola, o circondata da cani, e l'uccida e racconti
-schietto la cosa, possa prenderne l'anca destra o sette
-coste<a class="tag" id="tag100" href="#note100">[100]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Delle multe un terzo toccava ai giudici, e doppie
-erano quelle che si pagavano per sentenza del re. Capitalmente
-si punivano, fra i delitti privati, l'adulterio,
-l'uccisione del marito o del padrone; fra i pubblici,
-l'introdurre il nemico nel regno o ajutarlo in qualsiasi
-modo, il tener mano a un reo di morte, il rivoltarsi al
-capitano in tempo di guerra, fuggire in battaglia, disertare
-dalla propria fara. La pena di morte era prodigata
-cogli schiavi. Al falsatore di monete e di carte
-amputavasi la mano<a class="tag" id="tag101" href="#note101">[101]</a>. Liutprando abbondò di più
-in pene afflittive, come prigioni sotterranee, il tondere,
-il marchiare con ferro rovente, il flagellare<a class="tag" id="tag102" href="#note102">[102]</a>: e
-<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
-questa deviazione dal guidrigildo attesta che un nuovo
-diritto veniva introdotto da quel re.
-</p>
-
-<p>
-Il ladro pel primo furto subisca due o tre anni di
-carcere sotterraneo; e se non ha di che compensare,
-si consegni al derubato, che ne faccia il suo talento: al
-secondo, il giudice lo tosa, batte, marchia in fronte e in
-faccia: al terzo lo vende fuor di provincia<a class="tag" id="tag103" href="#note103">[103]</a>. Redimeasi
-dunque a prezzo l'omicidio, non il furto. Vero è
-che Liutprando volle che l'omicida volontario, non solo
-compensasse la famiglia dell'ucciso, ma tutte le sue
-facoltà fossero divise fra quella e il re; e se non bastassero
-al guidrigildo, fossero consegnate alla famiglia
-dell'ucciso<a class="tag" id="tag104" href="#note104">[104]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Singolarmente si volle consolidare colle minaccie il
-poter regio, contrastato come succede dov'è elettivo.
-Morte e confisca a chi pensa o consiglia contro la vita
-del re, o si avanza armatamano contro il palazzo di
-lui: assolto chi uccide altri per insinuazione del re.
-</p>
-
-<p>
-V'avea pene stravaganti: le donne rissose venivano
-decalvate e frustate per la vicinanza: a Pavia stava
-eretta sul ponte una pertica con un corbello in vetta,
-per tuffare nel Ticino chi avesse bestemmiato<a class="tag" id="tag105" href="#note105">[105]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Quel rappresentare mimicamente gli atti civili, che
-si costumava nel diritto patrizio romano, ricompare
-nelle consuetudini de' Barbari, come consentaneo a gente
-che poco scriveva, e alle cui fantasie faceva mestieri di
-essere scosse da effettive rappresentazioni. Per l'emancipazione
-i Longobardi consegnavano al servo una freccia,
-atteso che il portar armi fosse privilegio de' liberi,
-e susurravangli all'orecchio alcune parole patrie<a class="tag" id="tag106" href="#note106">[106]</a>.
-Per effettive tradizioni davasi l'investitura d'un uffizio
-<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
-o grado: al compratore si consegnava un ramo, una
-festuca, un cespo, una zolla; e anche oggetti affatto
-estranei, come un guanto, un libro<a class="tag" id="tag107" href="#note107">[107]</a>, un cane, una
-coreggia, un par di forbici, un giunco, un martello, un
-pallio, un lenzuolo, o marmi, o pesci, o un'anfora d'acqua.
-Dopo servite alla tradizione, si foravano o rompevano,
-e venivano conservate dall'investito, quasi prova
-dell'atto; ond'è che spade rotte, monete forate, solfanelli
-e somiglianti troviamo negli archivj; e qualche volta
-attaccati all'istrumento fascetti di paglia; o capelli e
-barba nella cera del sigillo; o pezzi di legno e coltelli,
-nel cui manico s'intagliava il nome del venditore. Altre
-volte faceansi alcuni atti significativi, come stringersi
-la mano, porgere il pollice destro, dare il bacio, toccare
-una colonna o un corno, entrare nella porta, passeggiare
-sui fondi, smovere la terra, ricever insieme la
-comunione. Colla spada investivasi alcun re; colla lancia
-i principi longobardi; i dogi di Venezia col gonfalone;
-Ottone II infeudò il contado di Bobbio all'abbate di
-quel monastero con un anello d'oro. La Chiesa non
-ha ancora smesso di conferire le dignità ecclesiastiche
-col pastorale e coll'anello; e le minori col berretto,
-il calice, un candeliere, le chiavi della chiesa, il turibolo,
-o col toccare la fune delle campane, od ardere
-un grano d'incenso, o leggere il messale.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
-</p>
-
-<p>
-Tra i Longobardi non era molto praticata questa
-mimica giuridica; e non di rado facevano atto scritto
-delle vendite, specificandovi la cosa alienata e il prezzo,
-aggiungendovi la garanzia, sotto la penale del doppio:
-sembra però che l'attore in cause civili lasciasse in
-casa del convenuto un <i>guadio</i>, cioè un anello od altro
-segno materiale. Singolare ad essi era il <i>launechild</i>,
-compenso che il donato dava al donatore; una veste,
-un pallio, un anello, un cavallo, un par di guanti o
-denaro: del che ricorrono esempj fin nel xiii secolo.
-Da ultimo, in luogo della veste, non faceasi che sporgerne
-il lembo al donatore<a class="tag" id="tag108" href="#note108">[108]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Non v'era diritto di testamento in origine, ma distribuivansi
-le eredità secondo le generazioni, esclusi
-i collaterali. In primo ordine erano i figliuoli e i nipoti
-per rappresentanza; in secondo le figlie a parti
-eguali, e in difetto di figlie le sorelle e le zie non
-ancora maritate: in tal caso i parenti, e in loro mancanza
-il re, prelevavano un sesto. Seguivano i parenti
-prossimi, senza distinzione di linee nè di sesso, fin al
-settimo grado; dopo il quale sottentrava il re<a class="tag" id="tag109" href="#note109">[109]</a>. I
-figli sono chiamati in egual porzione all'asse del padre,
-che può privarneli solo nel caso che l'avessero battuto
-o minacciato nella vita, o tentato la matrigna<a class="tag" id="tag110" href="#note110">[110]</a>. Il
-bastardo non è erede: ma ai figli naturali tocca la
-metà della legittima se il padre lasciò figlio; se no, un
-terzo dell'asse. Non si conoscono fedecommessi. Chi,
-in difetto di prole, volesse disporre di sue facoltà, dovea
-farlo per contratto (<i>thinx</i>), proferendone da vivo
-<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
-una promessa pubblica, che equivalga all'adozione: e
-il donato doveva accettare dando il launechildo.
-</p>
-
-<p>
-Sparendo l'obbligo della vendetta domestica, il diritto
-ereditario dovette modificarsi, e Liutprando permise
-testare, non solo a pro dell'anima, ma anche per
-prediligere uno de' figliuoli; la sorte del quale poteva
-dal padre essere migliorata d'un terzo se n'avesse due,
-d'un quarto se tre, e così in proporzione<a class="tag" id="tag111" href="#note111">[111]</a>: ma ciò
-non avea luogo coi nati da secondo letto, viva la madre.
-Poteasi anche favorire la figliuola.
-</p>
-
-<p>
-Dagli antichi Germani deducono alcuni il rispetto
-onde la società moderna, a differenza dell'antica, riguarda
-le donne. Per verità le leggi longobarde ci
-danno poco argomento di delicatezza verso di esse,
-contandole solo come fattrici di guerrieri: e l'uccidere
-una quand'è atta a figliare, scontasi con seicento soldi;
-con ducento, se prima o dopo l'età nubile. Nuove però
-sono le leggi introdotte dal pudore in quel codice,
-tanto precise, che spesso il ledono per proteggerlo. Il
-libero che preme il dito d'una libera, sborsi seicento
-denari; doppio, se il braccio; se sopra il gomito, millequattrocento;
-milleottocento se il petto. Chi per istrada
-tenti una libera, componga in novecento soldi; altrettanto
-chi sforza una donna a sposarlo; multato chi
-tarda due anni a menarla dopo gli sponsali. Gli adulteri
-possono essere uccisi dall'oltraggiato qualora non siano
-puniti dalla legge; nè francheggiano la peccatrice il
-consenso o il comando del marito. Nefario è chi dica
-meretrice o strega ad una libera; giuri su venti testimonj
-averlo fatto per impeto di collera, e compensi in
-venti soldi, o sostenga il suo detto col duello; nel quale
-se soccomba, paghi la multa impostagli dal giudice<a class="tag" id="tag112" href="#note112">[112]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
-</p>
-
-<p>
-La donna non usciva mai del mundio; tutelata dal
-padre, dallo zio o dal fratello, sinchè <i>in capelli</i>,
-cioè fanciulla; poi dal marito; e vedova, dal più prossimo
-a questo<a class="tag" id="tag113" href="#note113">[113]</a>. Qualora la donna non avesse
-consanguinei, o dopo vedova si fosse riscossa dalla
-tutela col restituire metà della dote, o il tutore l'avesse
-accusata d'impudicizia, o voluto costringerla a
-nozze sgradite o prima de' dodici anni, o attentato alla
-vita e all'onore di essa, o chiamata strega, ponevasi
-sotto il mundio del re, il cui gastaldo percepiva
-il prezzo se si maritasse, e porzione dell'eredità se
-morisse. Perchè i mondualdi non abusassero della
-debolezza del sesso, Liutprando statuì che, quando
-una donna vendesse alcun suo possedimento coll'assenso
-del marito, intervenissero al contratto due o
-tre parenti di essa per cansare ogni frode o violenza<a class="tag" id="tag114" href="#note114">[114]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Il mondualdo vendeva la donna al marito, il quale
-così diventava erede di essa, e percepiva le tasse inflitte
-a chi la offendesse. Dote propriamente non era
-costituita ma ne tenevano vece il <i>faderfio</i>, il <i>mefio</i> e il
-morghengabio. Il primo significa eredità paterna (<i>vater-erde</i>),
-e davasi dal genitore e dai fratelli a piacer
-loro alla sposa, per quetarla d'ogni pretensione al retaggio.
-Il mefio (<i>medio, metà</i>) era un libero donativo
-del marito avanti le nozze, consistente per lo più in
-campi o servi; diverso dal mundio, prezzo stipulato
-per ottenere la tutela della donna, e che davasi al mundualdo.
-Questo talora giungeva sino a venti soldi; ma
-<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
-Liutprando limitollo a tre<a class="tag" id="tag115" href="#note115">[115]</a>, mentre egli medesimo
-restrinse il mefio a quattrocento denari pei giudici ed
-altri magnati, trecento pei nobili, gli altri quel di meno
-che volessero. Il morghengabio, o dono mattutino,
-facevasi dallo sposo dopo la prima notte: ma poichè
-i primi trasporti recavano taluni a donare fin l'intiera
-facoltà, e questa rimaneva alla donna se sopravvivesse,
-Liutprando sancì che lo sposo non potesse obbligare
-più d'un quarto dell'aver suo<a class="tag" id="tag116" href="#note116">[116]</a>, e vietò il far altri
-regali oltre i predetti.
-</p>
-
-<p>
-I Longobardi non permettevano le nozze alle donne
-avanti dodici anni, quattordici ai maschi, nè in generale
-fra età sproporzionate: contratte più non si scindevano.
-Per quanto il marito bazzicasse altre donne,
-la moglie non poteva dargli querela; ma se ella peccasse,
-restava abbandonata alla vendetta del consorte
-come il seduttore. Che in questi fatti poco migliorassero
-i Longobardi in Italia, lo rivela la lunga legge di
-Liutprando contro i connubj criminosi; un'altra contro
-i mezzani e i mariti che vendono le proprie mogli,
-e le monache che prendano marito<a class="tag" id="tag117" href="#note117">[117]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Il punto d'onore, qualità che i moderni distingue
-dagli antichi, si rivela ne' castighi apposti a ingiuriose
-parole. Chi dice infame a un altro, paghi cenventi denari;
-chi vile, il doppio; se spia, seicento; la donna che
-chiami bagascia un'altra senza poterlo provare, soldi
-<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
-quarantacinque; il tutore che dica villania alla sua
-tutelata, ne perda il mundualdo.
-</p>
-
-<p>
-Cogli schiavi la legge di Rotari è fiera quanto la
-romana, pareggiandoli a cose; ma poi anche i Longobardi
-tolsero al padrone l'arbitrio sulla vita di quelli,
-eccetto i casi determinati dalla legge. Il padrone che
-adultera con un'aldia, perde ogni ragione su lei e sul
-marito; chi sforza la fidanzata d'un servo, paga la
-pena allo sposo, il quale può anche sul fatto uccider
-lei e il corruttore. L'offesa ai servi vale un quarto di
-quella ai liberi: chi prende per la barba o pei capelli
-un rustico altrui, gli paghi un soldo: il servo battuto
-dal padrone per essersi richiamato contro di lui, rimane
-franco. Se ad uno schiavo rifuggito in chiesa
-il padrone promette sicurtà, poi non attiene, è multato
-in soldi quaranta. Se il padrone disposto a dare la
-libertà venga a morte, lo schiavo rimane libero senza
-pur pagare il compenso, «massima lode a noi sembrando
-(dice Astolfo) se dal servigio traggansi gli
-schiavi a libertà, perchè il Redentor nostro degnò farsi
-servo per dare a noi libertà»<a class="tag" id="tag118" href="#note118">[118]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Queste leggi, da chi giudicate pessime, da chi
-stupende, secondo il vario punto di vista<a class="tag" id="tag119" href="#note119">[119]</a>, sopravvissero
-<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
-lungamente nelle consuetudini italiane<a class="tag" id="tag120" href="#note120">[120]</a>,
-ed offrono il migliore ritratto de' costumi de' Longobardi.
-Il vederle dettate in latino, benchè concernessero
-<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
-solo i vincitori, mostra come questi fossero digiuni
-di lettere a segno di dover valersi dei nostri per compilarle.
-Ma i nostri pure dovevano aver perduto ogni
-tradizione elevata di ragione giuridica, poichè non
-seppero appoggiarsi sovra punti complessivi, e provvidero
-a casi particolari con una minuzia fin puerile.
-</p>
-
-<p>
-Gente che si spicca dalla patria, perde gran parte
-degli affetti più teneri e morali: or chi vorrà credere
-alla vantata bontà e costumatezza di Barbari, mescolati
-di genti diverse, e sì tenuemente legati al loro capo?
-I nostri padroni rozzamente abitavano; e gli <i>armadj</i>
-ove riponevano le armi, e le <i>banche</i> da cui presero
-nome i banchetti, erano tagliati grossolanamente. Semplici
-nel vivere ordinario, sfoggiavano ne' conviti, ove
-l'ilarità era stimolata dal vino, bevuto in giro dal corno
-dorato o talvolta dai cranj de' vinti nemici; e l'eroismo
-da giuochi scenici o da bardi che cantavano le imprese
-di Teodorico o d'Alboino. La scipita, eppur da tutti
-letta istoria di Bertoldo, d'origine antica e tedesca<a class="tag" id="tag121" href="#note121">[121]</a>,
-ci fa vedere Alboino nella regale Pavia piacersi de' buffoni.
-I giojelli da Agilulfo e Teodolinda regalati al San
-Giovanni di Monza chiariscono com'essi sapessero largheggiare:
-ma un bastone a oro e argento da re Cuniberto
-<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
-regalato al grammatico Felice<a class="tag" id="tag122" href="#note122">[122]</a>, è l'unico
-favore che leggiamo concesso a letterati da Longobardi;
-e forse Rachis tenne in palazzo una scuola, dalla
-quale uscì Paolo Diacono<a class="tag" id="tag123" href="#note123">[123]</a>. Dopo le prime devastazioni,
-molti di quei re fecero anche fabbricare, massimamente
-chiese e monasteri, e credesi vederne a Pavia e a
-Brescia, certamente a Lucca. Nel San Giovanni di Monza
-erano ritratte le geste dei Longobardi; i quali vi comparivano
-colle prolisse vesti di lino a lembi di color
-vario; le gambe ravvolte in una singolar foggia di
-usatti, e in piede calzari sparati alla sommità del pollice
-e con legacci di cuojo, finchè vi sostituirono gli
-stivali<a class="tag" id="tag124" href="#note124">[124]</a>; lunghe barbe, da cui forse presero il nome;
-la cervice rasa fin alla nuca; davanti, la chioma prolissa
-fin alla bocca con una drizzatura sulla fronte. Forse
-il sudiciume manteneva fra loro una malattia cutanea,
-qual ella si fosse, indicata col nome di lebbra; e chi
-n'era infetto veniva espulso di casa e di città; provvedimento
-<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
-nulla più eccessivo dei tanti suggeriti per pubblica
-sanità, se non si fosse esacerbata la condizione di
-quegl'infelici col considerarli per morti, e interdirli
-non solo del disporre dei proprj beni, ma fino dell'usarne
-al puro mantenimento.
-</p>
-
-<p>
-Giungevano i Longobardi in una società corrotta
-dal lusso, avvilita dalla schiavitù, pervertita dall'idolatria,
-senza che il cristianesimo l'avesse ancor potuta
-riformare; onde ai vizj proprj aggiunsero quelli dei
-vinti. Tra questa eredità gentilesca erano le pratiche
-supertiziose, e assurde credenze in apparimenti di
-morti, patti col diavolo, larve placabili con lustrazioni.
-Il legislatore rimprovera del credere che certe donne
-ingojassero gli uomini<a class="tag" id="tag125" href="#note125">[125]</a>: ma al tempo stesso egli
-proibisce ai campioni, ne' duelli giudiziarj, di portare
-indosso erbe o che che altri malefizj.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap63">CAPITOLO LXIII.
-<span class="smaller">I vinti.
-Con che legge viveano? Quali la condizione e le arti loro?</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Fin qua scrivemmo al modo de' classici, quasi unicamente
-guardando alla nazione vincitrice: ma che n'era
-intanto dei vinti?
-</p>
-
-<p>
-Il silenzio della legge mostra già come il vincitore
-non degnasse occuparsi di loro: ma se non è lecito
-figurare che il Goto o il Longobardo vincesse per rendere
-felice il Romano, sottrarlo all'oppressura degli ultimi
-tempi imperiali, e, alleviatolo dalla guerra, lasciar
-che nella quiete attendesse agli studj e alle arti, non
-<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
-vuolsi però dimenticare che il cristianesimo non permetteva
-più ai vincitori di conculcare affatto la umana
-natura.
-</p>
-
-<p>
-Se i Barbari, dilagando sulla nostra patria, avessero
-scontrato tanta patriottica ostinazione quanta Annibale
-o Pirro, sarebbe nata guerra di sterminio, dove una
-delle parti avrebbe dovuto soccombere: qual delle due
-non è difficile il prevederlo, chi avverta come la germanica
-migrazione continuasse da secoli senza esaurirsi.
-Sarebbe dunque avvenuto dell'Europa come più tardi
-dell'Asia e dell'Africa, donde gli Arabi svelsero ogni
-radice dell'anteriore civiltà. All'incontro i Barbari (eccettuiamo
-sempre gli Unni, che comparvero, distrussero
-e si dileguarono) arrivavano in Italia già cristiani,
-cioè accolti in una fratellanza che dava diritti e imponeva
-doveri.
-</p>
-
-<p>
-Per quanto infelice fosse dunque la condizione cui
-trovaronsi ridotti i vinti in Italia, non va paragonata
-a quella che fecero, per esempio, all'Asia i Turchi, o
-all'America gli Spagnuoli. Qui, oltre il clero, si trovavano
-nobili, operaj, minuti possessori, coloni e schiavi.
-Al popolo basso generalmente dovette parere che i
-Barbari recassero un sollievo da quella concatenata
-oppressione fiscale. Degli schiavi gran parte nelle
-prime correrie fu rapita; ai restanti poco caleva a qual
-signore servissero, fatati alla miseria. Altrettanto dicasi
-dei coloni, che nulla avevano a perdere, e non di rado
-vantaggiavano. Della nobiltà patrizia romana aveano
-già fatto sterminio gl'imperatori; allora i Barbari l'annichilirono,
-giacchè, non trovandola buona ad alcuna
-delle arti di cui essi aveano mestieri, non le usavano
-que' riguardi che agli agricoli ed agli artigiani; sicchè
-della primitiva conquista rimase levata ogni traccia.
-Della nobiltà nuova formatasi nelle provincie, alcuni
-s'appigliarono alla fortuna de' vincitori, per trarne
-<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
-qualche porzione a proprio vantaggio: i più, umiliati,
-scaduti dalle dignità, spogli in parte o in tutto dei beni,
-sentivano repugnanza pei conquistatori, e faceano opposizione
-con quel poco di potere che ad essi era
-rimasto nelle curie; talvolta anche rimbalzavano contro
-gli oppressori, come vedemmo tentarsi sotto i Goti;
-altri si ritiravano nelle vaste e lontane tenute in mezzo
-a coloni e clienti, sperandosi dimenticati.
-</p>
-
-<p>
-La civiltà romana, dovunque arrivasse, si sovrapponeva
-alle leggi, ai costumi, alla religione, alla lingua
-nazionale, per modo che pochi secoli di dominio cancellavano
-quasi ogni orma delle istituzioni dei popoli
-sottomessi e assimilati. I Germani al contrario, invadendo
-il nostro paese, sentivano quanto una civiltà
-sistemata fosse superiore ad una barbarie incomposta;
-sprezzavano i Romani individualmente, ma concepivano,
-se non rispetto, almeno meraviglia dinanzi a quei superbi
-edifizj, agli acquedotti, agli anfiteatri, alla
-regolare gerarchia de' poteri. Fissandosi poi sulle terre
-romane, e col diventare proprietarj acquistando relazioni
-più complicate e durevoli, comprendevano la necessità
-di regolamenti più estesi; e poichè la legislazione romana
-glieli offeriva, mentre abbattevano l'ordine politico,
-vagheggiavano il sociale, ed anche mettendo al
-giogo i Romani, si confessavano ad essi inferiori, e
-s'ingegnavano d'imitarli.
-</p>
-
-<p>
-Non privavano dunque i vinti della libertà naturale
-riducendoli schiavi; e talvolta neppure affatto della
-civile. Questo, che era generosità rara fra gli antichi,
-qui veniva dall'esercitarsi i due popoli in diverso genere
-d'industria; nell'armi i vincitori; i vinti ne' campi,
-nelle arti, negli studj. Teodorico usò in insigni uffizj
-Cassiodoro, Boezio, Simmaco; altri Barbari si valsero
-certo dell'opera di Romani; e sebbene de' Longobardi
-non sia detto, li vediamo però dettare le proprie leggi
-<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
-in latino: queste leggi modificare alla romana; stabilire
-un sistema fiscale complesso, qual non avrebbero
-potuto se non col sussidio de' vinti.
-</p>
-
-<p>
-Nè per questo il vinto entrava nella società de' vincitori.
-Adoprato per bisogno non per onoranza, rimaneva
-escluso dalle armi, e da ciò che fra i Germani
-n'è conseguenza, la giurisdizione e l'amministrazione;
-solo per grazia speciale alcuno veniva ammesso fra
-i vincitori, consentendogli il titolo di convittore del re.
-</p>
-
-<p>
-I beni de' natii furono divisi in ragione diversa
-ne' diversi paesi: i Visigoti tolsero ai possessori due
-terzi dei campi, degli schiavi, degli animali domestici
-e degli strumenti di lavoro<a class="tag" id="tag126" href="#note126">[126]</a>; i Borgognoni, metà
-delle corti e dei giardini, due terzi delle terre lavorate,
-un terzo degli schiavi, lasciando in comune le foreste.
-Gli ausiliari degli ultimi imperatori chiesero in Italia
-un terzo de' terreni, e avuto il no, deposero l'ultimo
-cesare d'Occidente, e ottennero da Odoacre ciò che
-Augustolo avea negato. Gli Ostrogoti sopragiunti occuparono
-anch'essi un terzo.
-</p>
-
-<p>
-Togliere metà o un terzo dei terreni a gente decimata
-dalla guerra, ed esonerarla con ciò dal tributo,
-che sotto i Romani esorbitava a segno da far sovente
-abbandonare al fisco le tenute istesse, parrebbe tutt'altro
-che abuso di brutale vincitore. Se fosse poi
-vero che il Germano, indocile alla fatica dei campi,
-non esigesse che il terzo dei frutti, sarebbe un sistema
-più mite di quanto si pratica oggi nella nostra campagna.
-Ma una partigione fatta da conquistatori sopra
-gente che non ha armi nè rappresentanza per francheggiare
-<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
-i proprj diritti, può ella immaginarsi altrimenti
-che come una grande violenza, esercitata
-parzialmente da ciascun capo nel paese o nel villaggio
-dove infiggeva la sua lancia?
-</p>
-
-<p>
-Inoltre, i Goti toglievano que' possessi dal pubblico
-dominio, o da possedimenti privati? Se dai privati,
-come pare, che cosa intende Teodorico quando asserisce
-un ricco Goto equivalere a un Romano povero?
-Perchè gl'invasori soprarrivati occupassero i terreni
-stessi dei conquistatori precedenti, converrebbe supporre
-i Goti tanti appunto di numero, quanti gli Eruli e i
-Turcilingi d'Odoacre; e che avessero catasto e misuratori
-e una regolarità di possessi, affatto inconciliabile
-colla condizione di Barbari. Poi, se al primo entrare
-ciascun Barbaro diveniva possessore, come spropriava
-altri via via che faceasi nuove conquiste? e se la misura
-non fosse stata equa, come avrebbe potuto richiamarsene
-il prisco possessore? e davanti a chi? e
-come tutelava egli i proprj confini? Poi delle proprietà
-dei Goti cosa avvenne, quando i Greci gli ebbero vinti?
-e di quelle dei tanti caduti in guerra sì micidiale?
-Può mai immaginarsi che, fra tanto scompiglio, venissero
-restituiti ai primi signori? Potrebbesi credere
-che cadessero al fisco; ma nella prammatica di Giustiniano
-non v'ha motto di oggetto sì rilevante.
-</p>
-
-<p>
-I Longobardi occupano essi pure un terzo, ma in
-peggior ragione: poichè, se i Goti contribuivano alle
-spese della coltura ne' campi invasi, questi levavano un
-terzo lordo dei frutti, modo di costringere i più a ridursi
-servi, se già nol fossero per sistema.
-</p>
-
-<p>
-E qui si presenta una controversia famosa sulla bontà
-de' Longobardi. Il terrore chiamava torrenti e diluvj le
-invasioni; la compassione esagerava gli sterminj, tanto
-che papa Gregorio Magno dice, l'umana stirpe, folta in
-Italia come campo di biada, restò allora guasta ed
-<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
-uccisa, e tutto il paese converso in deserto, popolato
-solo di fiere. Noi sappiamo storicamente che la popolazione
-dell'Italia ancora romana era tutt'altro che numerosa;
-oltre che un fiero contagio l'avea desolata
-poco prima dell'arrivo de' Longobardi<a class="tag" id="tag127" href="#note127">[127]</a>. Per quante
-poi sieno le violenze particolari, v'è poca ragione di
-credere a uno sterminio sistematico, dal quale al vincitore
-non sarebbe derivata altra conseguenza, che di
-ridurre incolte le campagne.
-</p>
-
-<p>
-Tutt'al contrario Paolo Diacono, longobardo e che
-de' Longobardi scriveva quando n'era appena caduto il
-regno, sicchè la compassione li faceva rimpiangere e il
-lodarli sapeva di generosità, non trova espressioni
-bastanti a loro encomio: «nessuna violenza accadeva,
-nessun'insidia tendevasi; non era chi angariasse o spogliasse
-altrui ingiustamente; non furti, non ladronecci;
-ciascuno andava senza paura ove gli talentasse»<a class="tag" id="tag128" href="#note128">[128]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Se i conquistatori, e massime nei primi momenti,
-rechino tali beatitudini, lo dica chi ha occhi. E se Cicerone,
-proclamando i doveri della giustizia nel secol
-d'oro di Roma, stabilisce che coi soggiogati bisogna
-<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
-adoprare fierezza come coi servi<a class="tag" id="tag129" href="#note129">[129]</a>, aspetteremo noi
-tanta umanità nei Barbari, che pur spropriarono i natii?
-Fosse anche vera, quella pittura sarebbe a riferirsi
-solo al vincitore; non altrimenti da quando i Romani
-antichi vantavano che nessuno poteva esser torturato
-e ucciso senza regolari giudizj, mentre stavano all'arbitrio
-de' padroni e de' magistrati tanti milioni di provinciali
-e di schiavi.
-</p>
-
-<p>
-Lo storico medesimo, quando dal fraseggiar retorico
-viene ai fatti, racconta che Clefi distrusse la nobiltà, lo
-che significa i possessori; e che, «sotto i trenta duchi,
-molti nobili Romani furono uccisi per cupidigia, gli
-altri partiti fra gli ospiti in modo da divenire tributarj,
-pagando un terzo de' frutti; spoglie le chiese,
-trucidati i sacerdoti, sovverse le città, sterminata la
-popolazione»<a class="tag" id="tag130" href="#note130">[130]</a>.
-</p>
-
-<p>
-A questo strazio fu dunque mandato il fiore della
-gente italica. Pertanto, comunque andasse il fatto nei
-primi momenti, in appresso i soggiogati ebbero, non
-soltanto a dimezzar le terre d'ogni circondario, come
-avevano fatto cogli <i>ospiti</i> Eruli o Goti, per costituirne
-le corti signorili e libere; ma furono spossessati, e costretti
-a dare il terzo del ricolto; e non più allo Stato,
-ma a ciascuno de' Longobardi, cui ciascun Romano
-era toccato. Ridotti ad <i>aldj</i>, cioè manenti o terziatori
-o coloni, in somma tributarj, la qual condizione era
-per essenza opposta a quella di libero, più non possedevano
-che precariamente, non potevano sposar donna
-<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
-libera, non militare, non procedere ne' tribunali; chè
-tanto importava pei Barbari la parola tributario. Nelle
-altre conquiste i beni delle chiese restarono intatti:
-ma i Longobardi, essendo eretici, non rispettavano il
-clero cattolico<a class="tag" id="tag131" href="#note131">[131]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Questo totale spossessamento de' nobili, cioè de' possidenti,
-senza ambiguità asserito dal panegirista de' Longobardi,
-vien negato da taluni perchè in Gregorio Magno
-ricorre menzione dei nobili di Milano e d'altre città<a class="tag" id="tag132" href="#note132">[132]</a>.
-Ma oltrechè la curia romana seguiva nelle lettere le
-formole consuete<a class="tag" id="tag133" href="#note133">[133]</a>, anche quando aveano perduto il
-senso, quel pontefice non riconosceva l'occupazione
-de' Longobardi nè lo spogliamento de' vinti; onde
-operava siccome una cancelleria de' giorni nostri che
-continuasse a salutare per regia la stronizzata stirpe
-de' Borboni; o siccome essa curia romana, che fin oggi
-nomina i vescovi d'Antiochia o di Laodicea.
-</p>
-
-<p>
-Allegasi pure una Teodota, di <i>stirpe senatoria</i>, la
-quale non potè sottrarsi alla libidine di re Cuniberto, e
-pianse il rapitole fiore nel monastero di santa Maria
-della Posterla a Pavia. Poi, al cessare della dominazione
-straniera, compajono ricchi possessori viventi con legge
-romana, cioè d'origine italica.
-</p>
-
-<p>
-Vogliasi però riflettere che, anche dai paesi occupati
-alla prima invasione, molti natii rifuggirono alle isole,
-sulle coste, fra i monti; e prima d'uscirne poterono
-patteggiare coi vincitori, conservando titoli e possedimenti.
-<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
-Più dovette ciò frequentare nelle terre assoggettate
-in tempi successivi, quando i Longobardi
-avevano deposto la primitiva fierezza; e i natii nell'arrendersi
-poterono riservarsi parte degli antichi diritti.
-Altri ancora si vennero a piantare sulle conquiste longobardiche
-da terre che mai non erano state soggiogate,
-massime dappoichè i dominatori si mansuefecero, e
-che la dominazione passò ai Franchi. Tali accidenti
-bastano a spiegare la menzione che accade di gente
-romana, di nobili, di senatori: il qual titolo ad ogni
-modo poteva indicare soltanto un grado personale,
-non mai di origine.
-</p>
-
-<p>
-Nessuna dunque, o poca gente libera rimaneva sulla
-campagna occupata, mutandosi i possessori in coloni,
-e i lavoratori in servi della gleba. Numero maggiore
-di liberi sopraviveva nelle città, dove, essendo divisi in
-scuole d'artigiani, non cadeano spicciolati in dominazione
-di particolari, ma in masse numerose erano
-distribuiti a duchi e re. Al possessore d'un campo,
-che caleva di conservare gli uomini a quello affissi?
-morendo essi, rimaneva il fondo<a class="tag" id="tag134" href="#note134">[134]</a>, e si poteano trovargli
-altri cultori; mentre il perdersi degli artigiani
-deteriorava ed anche distruggeva il frutto che ne traeva
-il vincitore cui erano tocchi in sorte. Egli dovea dunque
-far opera di conservarli: pure nulla ne sappiamo di
-positivo, se non forse che gli abitanti della città furono
-gravati di doppia imposta, cioè una diretta (<i>salutes</i>)
-ed una sull'industria<a class="tag" id="tag135" href="#note135">[135]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Certo è che di questa gente vinta non parlano mai
-le leggi longobarde: silenzio ingiurioso, eppure da questo
-volle alcuno argomentare che i Longobardi la lasciassero
-<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
-vivere coll'antica legge patria. Di fatto, tra alcuni germanici
-conquistatori troviamo che la legislazione non
-riguardava tutti coloro che abitassero una regione, ma
-seguiva la persona: e mentre oggi, chiunque si stabilisce
-in un paese, sottopone sè e l'aver suo alle leggi da
-cui quello è regolato, poca o nessuna differenza intercedendo
-da cittadini a forestieri<a class="tag" id="tag136" href="#note136">[136]</a>; allora, al contrario,
-la legge patria serbavasi dall'uomo libero, dovunque
-egli si trovasse. Tale uso dovette introdursi dai Germani
-sol quando si sparsero sulle terre conquistate;
-giacchè sul territorio medesimo trovandosi unite differenti
-schiatte pel solo accidente dell'essersi drizzate
-alla medesima impresa, non v'era motivo perchè una
-stirpe dovesse rinunziare alle consuetudini degli avi,
-e sottomettersi a quelle d'un'altra. Prova ne sia che
-in ciascun paese troviamo ammesse tante leggi, quanti
-erano i popoli invasori.
-</p>
-
-<p>
-Così non pare costumassero i Longobardi: anzi
-talmente furono intolleranti d'ogni altro diritto dopo
-invasa l'Italia, che obbligarono a partirsene i Sassoni
-ausiliarj, perchè non vollero acconciarsi all'unità<a class="tag" id="tag137" href="#note137">[137]</a>;
-<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
-Rotari impone espresso che «se qualche Romano venga
-da paesi forestieri, s'uniformi alla legge longobarda,
-salvo se altrimenti impetri dalla clemenza del re».
-</p>
-
-<p>
-Questo cenno non concerne il popolo vinto, ma chi
-veniva di fuori; e indica che il privilegio non era inusato.
-Coll'andare del tempo si moltiplicarono i contatti degli
-invasori coi popoli rimasti; i Longobardi rimisero della
-primitiva ferità, massime dopo convertiti al cattolicismo;
-onde allora fu forse consentito ad alcuno avveniticcio
-di conservare la legge nazionale<a class="tag" id="tag138" href="#note138">[138]</a>. Quando poi nel
-paese nostro si assisero i Franchi e Tedeschi, ognuno
-conservava il proprio diritto; dal che nasceva grande
-varietà, e per conseguenza ne' contratti o giudizj si specificava
-sotto quale vivessero i contraenti o i giudicati.
-Da ciò le così dette <i>professioni di legge</i><a class="tag" id="tag139" href="#note139">[139]</a>: sotto il
-qual nome di legge non intenderei veruno speciale e
-prefinito corpo di istituzioni, ma in generale il diritto,
-le consuetudini, annesse al fondo che i contraenti possedevano.
-</p>
-
-<p>
-Indietreggiando quest'uso ai primi tempi della conquista,
-alcuno asserì che i Longobardi lasciassero in
-arbitrio di ciascuno lo scegliere secondo qual legge
-volesse vivere. Ma qual tirannide sarebbe cotesta, dove
-il vincitore permette ai vinti di entrare a parte de' suoi
-diritti medesimi? di porsi, pur che lo vogliano, nella
-classe de' dominatori? Poi, che cosa significherebbe
-cotesto vivere a legge romana? una legge suppone
-<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
-uffizj e attribuzioni, che la conquista aveva cancellato.
-L'essere i nostri divenuti tributarj e dipendenti da un
-altro popolo, introduceva relazioni affatto nuove: come
-poteano quelle venir regolate colla legge romana? come
-sussisteva questa, dacchè erano cessati coloro che poteano
-secondo le occorrenze modificarla? Poi, è costante
-fra i Barbari che la podestà giudiziale stia congiunta
-col militare: esclusi i Romani da questo, come potevano
-quella ottenere?<a class="tag" id="tag140" href="#note140">[140]</a> Le pene, che presso i Barbari si
-riducono per lo più a multe e composizioni, come applicarsi
-al Romano, le cui leggi vanno su tutt'altro piede?
-</p>
-
-<p>
-Se fosse vero che i Longobardi lasciassero la legge
-antica ai vinti, a chi avrebbero questi potuto ricorrere
-perchè un vincitore fosse punito dell'omicidio o d'altra
-violenza? se si fosse punito il Longobardo colla multa,
-e il Romano con pene afflittive, non si stabiliva già
-un'enorme differenza? e avrebbe potuto testar il Romano,
-e non il Longobardo? sarebbe rimasta in tutela
-perpetua la donna longobarda, e non quella del vinto?
-come risolversi le liti de' Romani per testimonj e prove,
-quelle de' Longobardi per duello e per altri giudizj di
-Dio? e ciò in un paese solo, sotto l'autorità di un
-medesimo re! Il diritto suppone la forza di proteggerlo:
-e i Romani aveano da un pezzo dismesse
-per uso le armi; allora gliele toglieva la costituzione
-de' vincitori.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
-</p>
-
-<p>
-Tra le leggi longobarde, una del 727 di re Liutprando
-stanzia che, chi fa un contratto, dichiari secondo
-qual legge intenda stipulare: dal che pure si
-volle argomentare restasse libera ad ognuno la scelta
-della legge<a class="tag" id="tag141" href="#note141">[141]</a>. Ma si rifletta che, anche secondo il
-gius romano, v'ha atti, la cui erezione non interessa
-direttamente lo Stato, e perciò i cittadini possono in
-essi preferire quali formole e modi più vogliano.
-Appunto simili contratti privati ha di mira Liutprando
-quando ordina che, nel formolarli, i notari s'attengano
-al diritto delle parti, senza però escludere speciali
-convenzioni fra esse, nè quelle regole secondarie, da
-cui ciascuno può innocuamente dipartirsi. Tant'è ciò
-vero, che pari facoltà non accorda pe' testamenti,
-attesochè questi sono di pubblico diritto. Liutprando
-inoltre veniva assai dopo la conquista, e tendeva a
-introdurre nel gius longobardo quanto potesse convenirgli
-del romano: laonde permetteva a' suoi di
-ricorrere a questo più ampio e scientifico, per via
-di accordi reciproci davanti a notari; al tempo stesso
-faceva arbitrio ai Romani contraenti di valersi della
-legge propria, anzichè della longobarda come prima
-sembra fossero obbligati. È un passo verso l'eguagliamento
-delle due stirpi: ma non indica in verun
-modo che la vinta conservasse il patrio diritto; attesta
-anzi che, fin allora, si era usato il contrario.
-</p>
-
-<p>
-Molto più tardi, vertendo lite fra papa Eugenio II
-<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
-e il popolo di Roma, l'imperatore Lodovico il Pio
-mandò alla città suo figlio Lotario, «acciocchè la pace
-col nuovo pontefice e col popolo romano stabilisse e
-confermasse». Lotario in tale occasione emendò lo
-statuto del popolo romano coll'assenso del pontefice<a class="tag" id="tag142" href="#note142">[142]</a>;
-e un capitolo d'essa riforma ordina s'interroghi il senato
-e il popolo romano con qual legge vogliono vivere,
-e questa si conservi, o se la violano ne siano puniti.
-Ma primieramente questo è caso speciale, e non si riferisce
-che a Roma e al suo ducato, non mai conquistati,
-ove dunque duravano le magistrature all'antica, e sempre
-erasi conservata la legge romana<a class="tag" id="tag143" href="#note143">[143]</a>; sicchè
-l'orgoglio de' Barbari non restava leso dal dover rinunziare
-alla propria. Probabilmente poi fu data la
-scelta per quell'unica volta, quando trattavasi di dettare
-una legislazione nuova; e optato per una legge,
-a quella dovettero attenersi anche i discendenti.
-</p>
-
-<p>
-Sta dunque, che i vinti italiani non parteciparono
-al diritto del vincitore se non taluno per privilegio:
-tant'è ciò vero che, ogniqualvolta la voce de' conquistati
-<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
-può farsi intendere, esprime lamento perchè non
-siano accomunati anche a loro i privilegi dei dominatori.
-Abbiam veduto nelle legislazioni barbare alle ingiurie
-o all'uccisione d'un uomo esser decretato un
-prezzo differente (<i>guidrigildo</i>), secondo il grado di
-esso, o la maggiore o minor parte che godeva di cittadinanza.
-Ne' Franchi l'uccisione d'un cittadino scontavasi
-col doppio prezzo, che non quella d'un romano
-possessore: ne' Ripaurj, ducento lire per un cittadino,
-censessanta per un forestiero germanico, cento per un
-romano. È una distinzione ingiuriosa, che però, mentre
-attesta l'inferiorità del vinto, mostra che sussistevano
-persone romane, formanti parte dello Stato, a segno
-che il legislatore dovea toglierle in contemplazione.
-Ma nei Longobardi nessun guidrigildo si trova stabilito
-pei Romani: il che conferma fossero ridotti alla condizione
-di aldj, cioè cosa di un padrone, al quale toccava
-il rifacimento dei danni loro<a class="tag" id="tag144" href="#note144">[144]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Non per clemenza dunque, ma per condanna il longobardo
-legislatore avrebbe lasciato vivere il Romano
-secondo la propria legge; poichè così lo privava delle
-cure giuridiche e di tutti i diritti annessi alla qualità di
-cittadino. I Romani antichi, nulla statuendo sulle nozze
-de' plebei, poi degli schiavi, le avevano in conto di
-meri concubinati, spogli di civile legittimità: altrettanto
-era in quelle degli Italiani sotto ai Longobardi, rispettate
-solo dalla Chiesa che le benedicea. Così argomentate
-degli altri contratti. E se pur fosse che porzione delle
-leggi romane continuasse ad aver vigore, dovette esser
-solo di gius privato, non trovandosi magistrati che le
-applicassero, nè sanzione.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
-</p>
-
-<p>
-Diverso il caso per gli ecclesiastici. Tra essi il tipo
-giuridico universale prevalse in ogni tempo sopra il
-locale; nè le leggi canoniche, modellate sulle romane,
-mettono divario di paese o di razza; poi conservavano
-curie proprie, davanti alle quali essi facevano i loro
-atti, dibattevano e risolvevano da sè i loro litigj, non
-mancando neppure di mezzi per far eseguire le sentenze.
-Pure anche i cherici seguivano forse generalmente
-la legge della propria nazione, e alla romana s'attenevano
-solo nelle cose ecclesiastiche, e massime ne' privilegi
-concessi dalle costituzioni imperiali<a class="tag" id="tag145" href="#note145">[145]</a>. Certo
-in Italia ricorrono frequenti prove di diritto longobardo
-seguito da conventi e da cherici; il privilegio dei quali
-consisteva forse soltanto nel potere, se romani, dalla
-condizione di aldj passare a quella di cittadini longobardi.
-</p>
-
-<p>
-Però, in causa appunto di tale trascuranza de' vincitori
-verso i vinti, crede alcuno che sussistesse un reggimento
-municipale, per quanto alterato dall'organamento
-<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
-militare de' Longobardi. Ma già vedemmo a qual nullità
-fossero ridotti i municipj sul fine dell'Impero, quando
-la più gran cura mettevasi nel buttarsene di dosso i
-gravissimi pesi: poi fondamento e scopo ne erano i
-tributi, e questi mutarono affatto natura colla conquista
-de' Barbari. Sotto i Goti, si rammentano ancora in Italia
-e curiali e magistrati conservatori della pace<a class="tag" id="tag146" href="#note146">[146]</a>,
-perchè quella gente, o per origine o per lunga convivenza,
-avevano adottato assai maniere romane; in
-qualche formola de' Franchi vedesi alle curie attribuito
-il registrare alcuni atti: ma ne' paesi sottoposti ai Longobardi,
-neppur sì poco compare. Se fosse poi vero
-che i vinti restassero ripartiti fra i vincitori, cessava
-di necessità ogni interesse comune, fin quelle cure di
-ponti, di strade, di beni pubblici, alle quali si restringe
-il municipio.
-</p>
-
-<p>
-Ciò vale pei Romani conquistati e ripartiti. Ma mentre
-i Longobardi, pochi in numero fin da principio, poi
-assottigliati nelle guerre continue di due secoli, e sistemati
-a modo d'esercito, tenevansi aggruppati intorno
-ai castellari, più confacenti all'indole loro che
-non le città, la remota campagna e massime i monti
-restavano alla popolazione indigena, e questa poteva
-aver conservato qualche ordinamento municipale. Alla
-romana continuarono a regolarsi le città a mare, e quelle
-dove Goti e Longobardi non penetrarono o per poco.
-Quattro o cinque secoli più tardi, venne un istante che
-le città, dominate o no dai Longobardi, si trovarono
-riunite nella lega di Lombardia, Marca e Romagna, ed
-in esse apparvero forme a un bel circa eguali di governo
-municipale. Ora, chi rifletta che eguali pure le
-aveano allorchè furono côlte dagl'invasori, inclina a
-credere che anche le soggiogate dai Longobardi mantenessero
-alcun modo di reggimento municipale.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
-</p>
-
-<p>
-Invano però se ne cercherebbe vestigio; nè la condizione
-dei vinti è possibile indagare nelle leggi che
-riguardano soli i vincitori, per quanto questi fossero
-portati a venerare in quelli la dignità del sacerdozio
-o la superiorità del sapere, e fin costretti di valersi
-di loro per notari e per compilare le leggi. Chi voglia
-vedere il popol nostro, lo cerchi ne' mestieri della pace
-e nella coltivazione de' campi, rimasta agl'inermi. Forse,
-al modo che i vincitori erano disposti per razze, così
-i vinti erano per <i>scuole</i> di mestieri, tenute solidalmente
-garanti del tributo che si doveva al duca o al re.
-</p>
-
-<p>
-Nessuno dubiterà che il commercio non patisse fra
-quelle invasioni; pure non perì affatto, tanta n'è la vitalità;
-tanto, più de' gravi disastri, gli nuociono gl'improvvidi
-regolamenti e la sistematica tutela. Teodorico avea
-procurato favorirlo, destinandovi prefetti in Italia e
-giudici che spacciassero le liti tra forestieri e paesani,
-riparando le strade e assicurandole da' masnadieri,
-allestendo fin mille navi pel trasporto delle merci e la
-sicurezza delle coste, e allettando negozianti con promesse
-ed immunità. L'anonimo scoperto dal Valois
-riferisce di fatto che molti venivano di fuori a mercatare
-in Italia; che di grani, vini, legumi vi si facea
-baratto: e le minute cure prese da quel Governo, fin
-a tassare i prezzi delle merci<a class="tag" id="tag147" href="#note147">[147]</a>, manifestano economica
-inesperienza piuttosto che trascuranza. Neppure
-sotto i Longobardi si cessò d'ogni commercio; anzi
-andavamo alle fiere di Parigi, ove scontravamo mercadanti
-sassoni, spagnuoli, provenzali, franchi<a class="tag" id="tag148" href="#note148">[148]</a>. Ben
-è vero che i dominatori introdussero un impaccio, appena
-tollerabile alla fiacchissima servilità odierna, cioè
-<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
-i passaporti di cui doveva essere munito chiunque andasse
-per affari<a class="tag" id="tag149" href="#note149">[149]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Abbiamo pure un'incidentale menzione dei <i>magistri
-comacini</i>, architetti o maestri di muro, provenienti dai
-contorni del lago di Como, che forse per l'abilità loro
-furono esentati dall'universale ripartizione e dal tributo
-servile, onde rimasero eguagliati ai liberi, e capaci di
-pattuire e ricever mercede, ed ebbero licenza di unirsi
-in una specie di consorzio<a class="tag" id="tag150" href="#note150">[150]</a>. Troviamo inoltre costruttori
-di navigli che re Agilufo mandò al kacano degli
-Avari. Di medici cade anche frequente menzione nelle
-leggi, ma nulla consta del loro stato civile. Un pittore
-Auriperto in Lucca, caro al re Astolfo; un Orso, che
-co' suoi scolari Giovino e Gioventino scolpì due colonnette
-del tabernacolo di San Giorgio in val Pulicella,
-sono i soli ricordi d'artisti; eppure altri servirono ai
-tanti edifizj di Teodolinda e dei posteriori.
-</p>
-
-<p>
-Costoro tutti noi incliniamo a credere appartenessero
-al popolo vinto. Però col volger del tempo si diedero
-alla mercatura anche Longobardi, giacchè le leggi d'Astolfo
-vogliono che i mercadanti si tengano anch'essi
-allestiti d'arme e cavalli, e vietano sotto pena del guidrigildo
-(pena meramente longobarda) ai mercadanti
-del paese di aver affare coi Romani, cioè cogli abitanti
-dell'Italia non soggiogata<a class="tag" id="tag151" href="#note151">[151]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Il popolo vinto può riscontrarsi anche nelle <i>gilde</i>,
-specie di fraternite che si formavano onde soccorrersi
-in caso d'incendio o d'altri sinistri, e che forse alcuna
-volta metteano ostacolo alla brutale prepotenza. Singolarmente
-il popolo vinto sussisteva ed aveva rappresentanza
-<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
-nella Chiesa, radunandosi per eleggere i vescovi<a class="tag" id="tag152" href="#note152">[152]</a>
-e i parroci suoi, e affezionandosi ai preti e
-ai monaci, i quali usciti dalla classe degli oppressi, gli
-oppressi proteggevano e consolavano. Fra questi gli
-affari ecclesiastici si regolavano colla legge romana, e
-il Longobardo li lasciava risolvere gl'interni litigi davanti
-alle curie vescovili. Ora gli ecclesiastici erano
-fratelli, figli, congiunti del popolo indigeno, e poteano
-insinuare i principj d'ordine, speciali alla classe loro.
-Era tenuta per vera una costituzione di Costantino, infirmata
-solo dalla più tarda critica, la quale prescriveva,
-se alcuna lite fosse recata a un vescovo da una parte,
-l'altra parte dovesse stare al giudizio arbitrale di questo.
-Il conquistatore non la riconosceva legalmente; ma gli
-ecclesiastici se ne facevano appoggio, e — Il conquistatore
-non vi curò? ebbene, quando insorga dissidio
-fra voi, rimettetelo in noi, e coll'equità lo ragguaglieremo.
-All'ordinamento del Comune, alla polizia il Longobardo
-non provvide? provvedete voi, secondo le
-consuetudini di cui avete la tradizione. Quest'irrequieto
-dominio v'interrompe ogni commercio? ebbene, un
-giorno la settimana venite al convento, e lì sul sagrato
-raccoglietevi a comprare e vendere, protetti dall'ecclesiastica
-immunità. V'insegue il prepotente a spada nuda?
-dal furor suo ricoveratevi agli asili, che vi apriamo
-ne' luoghi sacri. Voi, sebbene vinti, siete i buoni credenti,
-mentre costoro sono ariani; voi siete i figli di
-Dio in cielo e del papa in terra, il quale vi benedice,
-mentre riprova la <i>schifosissima</i> e <i>nefandissima</i> stirpe
-de' Longobardi».
-</p>
-
-<p>
-Così intorno all'ecclesiastica, unica autorità paesana
-<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
-sopravissuta, raccoglievansi le speranze e i diritti dei
-superstiti italiani, e v'acquistavano qualche ordinamento.
-In ciò nulla v'è per certo che indichi una città, un reggersi
-a Comune: ma il popolo sussiste, ed è collegato
-ad una classe rispettata anche dagli invasori, e si solleverà
-se mai questa arrivi ad ottenere qualche rappresentanza.
-</p>
-
-<p>
-Veniva di ciò a vantaggiarsi la potenza de' vescovi,
-sostenitori del partito nazionale<a class="tag" id="tag153" href="#note153">[153]</a>; tanto più che
-formavano un'unità con tutti i vescovi d'Occidente, e
-ad essi dirigevansi i papi, e principalmente Gregorio
-Magno. Duranti le pubbliche calamità eccitava egli i vescovi
-a convertire i vincitori ariani<a class="tag" id="tag154" href="#note154">[154]</a>: — La fraternità
-vostra esorti dappertutto i Longobardi, che, sovrastando
-grave mortalità, conciliino alla vera fede i figli
-battezzati nell'arianismo, affine di placare la collera
-dell'Onnipotente. Quanti potete, strascinate colla persuasione
-alla fede retta, predicate loro senza posa
-l'eterna vita, acciocchè quando comparirete al cospetto
-del Giudice possiate mostargli il frutto del vostro zelo».
-</p>
-
-<p>
-Scrisse anche a Magno prete milanese, confortasse
-clero e popolo ad eleggere un successore al vescovo Onorato.
-Magno si condusse a Roma con lettera, dov'era annunziato
-che i voti concorreano in Costanzio. La lettera non
-era sottoscritta, perchè i cattolici temeano compromettersi:
-pure il papa confermò l'eletto, dispensandolo,
-secondo il privilegio della chiesa ambrosiana, dal venire
-a' suoi piedi per l'ordinazione; voleva però fosse udito
-il parere anche dei Milanesi rifuggiti a Genova. Assentendo
-questi, Costanzio fu vescovo. Lui morto, dovea
-succedergli Diodato: ma poichè Agilulfo pretendea darne
-<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
-un altro di sua scelta, Gregorio scrisse ai Milanesi di
-rimaner saldi, ch'egli non accetterebbe mai uno prescelto
-da acattolici o longobardi. — D'altra parte (soggiunge)
-non vi troverete a ciò ridotti dalla necessità,
-attesochè i beni dei chierici che servono a sant'Ambrogio,
-stanno in Sicilia e in altre parti indipendenti»<a class="tag" id="tag155" href="#note155">[155]</a>.
-<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
-Nella Chiesa dunque erasi rifuggita la causa della libertà
-e della nazionalità; e ve la troveremo gran tempo.
-</p>
-
-<p>
-Allora poi che Teodolinda diede trionfo al cattolicesimo,
-quel che i vescovi in prima facevano arbitrariamente
-fu legalmente riconosciuto, continuando essi
-a decidere in affari di volontaria giurisdizione, salvo
-a recar appello delle loro sentenze al re. Non acquistarono
-però mai veste pubblica, nè furono ammessi
-alle assemblee, fin al tempo di Carlo Magno.
-</p>
-
-<p>
-Moltiplicaronsi in quel tempo i monasteri, ad alcuni
-dei quali, come alle possessioni de' vescovi, fu concessa
-l'immunità, vale a dire giurisdizione indipendente. E
-stantechè teneano sotto di sè molte persone, coloni o
-dipendenti, pei quali erano obbligati dare la <i>vadia</i> o
-malleveria, e in caso di delitti pagare per essi, perciò
-acquistavano sopra di essi il <i>mundio</i>, tutela longobarda
-che così introducevasi nella legislazione ecclesiastica.
-La vadia da alcuni si prestava alle città, da altri al re;
-e questi erano i più stimati, sicchè l'abate loro appena
-la cedeva in dignità a giudici e gastaldi. Il re stesso
-talvolta esimeva alcun monastero dalla giurisdizione
-degli Ordinarj; altri esentava da dazj, che così venivano
-a formare repubblichette indipendenti.
-</p>
-
-<p>
-Noi siamo dunque alieni da coloro che pensano,
-Longobardi e Romani si fondessero in un popolo solo,
-d'eguali diritti politici. Qual ragione perchè i longobardi
-padroni volessero rinunziare ai privilegi proprj?
-L'Italia era per essi una preda, non una patria; il loro
-un dominio militare, che si mantenne, non si consolidò:
-e stettero due secoli sul suolo nostro, come da tanti
-stavano i Turchi sulla Grecia, e i signori magiari sulla
-turba plebea della Pannonia. I principi loro intitolaronsi
-sempre re de' Longobardi; Longobardi soli intervenivano
-<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
-a sancire le leggi: le quali leggi essendo
-destinate unicamente ai vincitori, convincono che mai
-questi andarono confusi coi vinti. Anzi, a prevenire
-l'accomunamento, la legge impediva i matrimonj; nè
-soltanto coi vinti, avvilimento che la legge repudiava,
-ma neppure coi Romani de' paesi non soggiogati, ai
-quali soli io riferisco quello statuto che, se un Romano
-sposa una Longobarda, questa scada dai diritti suoi, e
-i figli loro restino ridotti alla legge paterna<a class="tag" id="tag156" href="#note156">[156]</a>, cioè
-non godano i privilegi della nazione dominatrice.
-</p>
-
-<p>
-Pure la vita sociale non regge a canoni interamente
-esclusivi, nè è mai compiutamente d'un sistema o dell'altro:
-ed alcuni fatti indicano come potesse avviarsi
-la mistione. I Longobardi soleano arrolare negli eserciti i
-servi<a class="tag" id="tag157" href="#note157">[157]</a>: era dunque aperta a questi, fosser anche
-di gente romana, la strada al valore, e per esso a
-gradi, sebbene non ai primarj. Se fosse vero che il
-servo redento seguisse la legge di quel che lo aveva
-emancipato, sariasi avuto un altro modo pei vinti d'entrare
-nella società dei vincitori: ma altrimenti va interpretato
-il testo, cui appoggiano questa congettura<a class="tag" id="tag158" href="#note158">[158]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Bensì alcuni affrancati ottenevano terre a modo di
-liberi livellarj, o davansi a mestieri non servili, col che
-ampliavasi un terzo stato. I membri del clero, che
-nelle cose ecclesiastiche seguivano i privilegi romani,
-nelle civili erano pareggiati ai Longobardi, quantunque
-<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
-nati romani, e godeano del guidrigildo, e potevano accertar
-la verità colla punta della spada. Il Longobardo
-stesso s'affezionò alla sua <i>sorte</i>, cioè al campo toccatogli;
-ed agli aldj affissi a questo consentì diritti, e
-più tardi anche un guidrigildo, e il poter disporre del
-proprio peculio. Ma se mai la repugnanza nazionale e
-religiosa, e la superbia dei conquistatori lasciò qualche
-varco ai vinti per acquistare i diritti dei vincitori, ciò
-non fu se non dopo i tempi di Liutprando, quando un
-diritto men fiero erasi introdotto, arricchito dal più
-ampio e scientifico che i Romani aveano tramandato,
-e che veniva a riportare una vittoria intellettuale sopra
-quelli che coll'alabarda aveano distrutto la romana
-cittadinanza.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap64">CAPITOLO LXIV.
-<span class="smaller">La Chiesa in relazione coi popoli e coi nuovi dominj.
-San Benedetto e i monaci.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Il lettore ha potuto avvedersi dell'importanza che,
-nella civiltà nuova, acquistava una potestà tutta morale,
-<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
-costituita sopra la convinzione, la riconoscenza, il sentimento;
-vogliam dire la potestà ecclesiastica. Noi dovremo
-lungamente occuparcene, e tanto più per la
-somma parte che ebbe nelle vicende dell'Italia dove
-teneva la sede, e a cui conservava quella centralità e
-quella supremazia, donde sarebbe scaduta allo sfasciarsi
-dell'imperio romano.
-</p>
-
-<p>
-I miracolosi primordj suoi, e come si fosse introdotta
-nel civile ordinamento, abbiam divisato. Gl'imperatori,
-che fin a Graziano seguirono a intitolarsi
-pontefici massimi, come tali avocarono a sè molti
-diritti, che da principio la Chiesa esercitava quale società
-non autorata: laonde, benchè indipendente nell'interno,
-nell'esteriore essa appariva subordinata;
-l'imperatore interveniva a tutto; per tutto chiedevasi
-il suo assenso; egli dirigere col comando o colla raccomandazione
-i vescovi, egli confermarli, egli convocar
-concilj, egli assistervi, egli decidere perfino delle materie
-in essi trattate, e ordinare l'esecuzione dei loro
-decreti; talmente il Governo rimaneva pagano anche
-dopo convertiti i principi. Eppure quell'assenso, questa
-conferma attestavano la forza acquistata dalla Chiesa,
-le sue conquiste più che la suggezione.
-</p>
-
-<p>
-Poi via via che il potere temporale fiaccavasi, l'ecclesiastico
-s'assodava: e collo sciogliersi dell'Impero la
-Chiesa occidentale, rimasta in piedi nella ruina universale,
-dismesse le abitudini di servilità e sola avendo
-elementi di durata nello sfasciamento di tutte l'altre
-istituzioni, raddoppiò di sforzi per abolire il vecchiume
-pagano e educare i popoli nuovi. Nel fervore d'una
-recente missione, colla usucapione più legittima assumeva
-quanto era abbandonato dallo scoraggiamento
-de' laici; e robusta di gioventù, salda di convinzioni,
-operante su tutta la vita, prevaleva alla decrepita romana.
-Unico argine al torrente della forza materiale, a
-<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
-questo opponeva il concetto d'una regola, d'una legge
-superiore alle umane; e francheggiava la libertà della
-coscienza da sorde insidie e da aperte violenze.
-</p>
-
-<p>
-Qual benefizio che alcun ordine rattenesse il generale
-scompiglio; che alcuno parlasse a coloro, per cui
-Roma non aveva avuto che insulti e paure! Preti
-inermi uscivano tra quelle orde, e col battesimo ispiravano
-loro qualche idea di umanità, sospendevano la
-scimitarra mostrando un fratello in quello al cui capo
-era vibrata; senza interesse nè speranze terrene, confortante
-spettacolo, si diffondeano dappertutto, e collegavano
-i popoli alla Chiesa per via della carità; parola
-intesa dal popolo che vi riconosce una virtù più
-che umana; parola che fa amare la religione da cui
-è ispirata.
-</p>
-
-<p>
-Il Barbaro, che gli avea veduti affrontare oscuri pericoli
-per annunziargli la verità fra le selve natìe, li
-trovava poi dinanzi alle città assalite per proteggerle
-colla croce, o accanto al prigioniero, al ferito, all'oppresso,
-per alleviarne le sofferenze; gli udiva parlare
-in nome di una potenza superiore agli odj e inattaccabile
-dalla forza.
-</p>
-
-<p>
-Nè dalla forza poteano esser domiti que' conquistatori,
-avvezzi a tutto spezzare colle mazze ferrate; non
-poteano essere inciviliti da una letteratura che disprezzavano
-o non comprendevano: ma ecco farsi loro
-incontro il clero, sfolgorante della pompa che tanto
-può sulle rozze fantasie, con una gerarchia salda e
-concorde, con una fede che non chiedeva sottigliezze
-di ragionamenti, ma imponeva credenze semplici, e
-restava confermata da una morale, la cui santità essi
-doveano sentire anche violandola; un clero, ordine
-nuovo superiore, cernito fra tutti gli altri, senza distinzione
-da libero a schiavo, da romano a barbaro, che
-non opponeva armi ma discorsi, non irritante vilipendio
-<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
-ma commoventi persuasioni, e in nome di Dio intimava
-cessassero di sterminare gli uomini, perchè
-<i>guai a chi disprezza un solo de' più piccoli!</i> Mentre
-rialzava i vinti al cospetto de' vincitori, anche a questo
-esso prestava servigi; interponevasi come mediatore
-utile ad entrambe le parti; co' suoi privilegi, coi benefizj,
-fin colle usurpazioni contribuiva a sminuire i dolori
-sulla terra, a difendere l'uomo contro la debolezza
-o la passione propria, a migliorare la vita sociale e
-la domestica.
-</p>
-
-<p>
-Persino le pie leggende istillavano compassione e
-rispetto alle vite, siccome quelle che già vedemmo relative
-ad Attila, Alarico, Odoacre. I Longobardi, preso
-un diacono appo Nocera, il voleano scannare; ma prete
-Santulo impetrò lo commettessero alla sua custodia,
-offrendosene mallevadore col proprio capo. Appena
-vide addormentati i Longobardi, indusse il diacono a
-fuggire, poi si diede spontaneo ai nemici. E questi il
-condannarono a morire: ma il manigoldo restò col
-braccio feritore in alto, finchè il santo istesso gliene
-rese il moto, dopo fattogli giurare che mai non se ne
-varrebbe a dar morte a verun cristiano. Allora i Longobardi,
-a gara di chi più, offrirongli bovi e cavalli
-predati; ma egli: — Mi volete gratificare? datemi gli
-schiavi fatti, ed io pregherò per voi»; e tutti li rimandarono
-seco<a class="tag" id="tag159" href="#note159">[159]</a>. Altra volta l'abbate Sorano ai prigioni
-fatti dai Longobardi dà quanti viveri si trova nel convento,
-fin gli erbaggi dell'orto; poi non avendo denari
-da saziarli, è ucciso. La pietà data ai pazienti, il terrore
-ispirato da que' miracoli, rabbonacciavano gli
-oppressori.
-</p>
-
-<p>
-A petto ai nuovi regnanti la Chiesa cambiava posizione;
-e rimanendo unico potere costituito dopo prostrati
-<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
-gli altri tutti, aveva il vigore ed ispirava il
-rispetto proprio dell'ordine; ed associando le due potenze
-che fondano e mantengono gli Stati, forza ed
-ingegno, campò l'Italia e l'Europa da una barbarie
-assoluta. Attesochè agl'invasori, padroni di tante provincie,
-non bastasse più l'ordine legale suggerito dai
-bisogni delle piccole tribù, la Chiesa si accinse a provvederli
-di un nuovo; onde poterono anche nei Governi
-insinuarsi le massime evangeliche dell'amor del prossimo,
-dell'umana fraternità, d'una giustizia e di una
-morale anteriori e superiori a qualunque diritto positivo,
-dell'obbedienza che al Creatore devono e sudditi
-e regnanti.
-</p>
-
-<p>
-Cassiodoro, a nome dei re goti, nel 534 scriveva a
-papa Giovanni II: — Voi siete guardiano del popolo
-cristiano; voi col nome di padre ogni cosa dirigete.
-Pertanto la sicurezza del popolo è in cura a voi, cui fu
-dal Cielo affidata. A noi conviene custodir alcune cose,
-a voi tutte. Spiritualmente pascete il gregge affidatovi,
-nè però potete trascurare ciò che spetta al corpo; attesochè,
-constando l'uomo di doppia natura, un buon
-padre le deve entrambe favorire».
-</p>
-
-<p>
-Regolata la gerarchia, introdottasi nella vita civile e
-a parte del potere, non fu possibile alla Chiesa mantenere
-la povertà di quando vivea delle offerte recate
-all'altare, dividendole coi poveri. Dopo Costantino, le
-società religiose poterono giuridicamente avere sode
-proprietà e accettare legati; Costantino medesimo lentamente
-provvide la basilica dei santi Apostoli; a molte
-furono assegnati i beni che prima servivano al culto
-pagano; ad altre, porzione dei terreni comunali; e
-siccome anticamente non faceasi testamento senza
-qualche legato all'imperatore, così ogni cristiano alla
-Chiesa volea lasciare un testimonio di pietà. Nè questa
-era sempre prudente, e alcuni abbandonavano i parenti
-<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
-nel bisogno per assicurarsi i suffragi: lo perchè Valentiniano
-I vietò al clero di ricevere legati da donne; poi
-fu proibito a preti e monaci l'ereditare; ove san Girolamo
-rifletteva, non dolersi della cosa, bensì dell'essere
-meritata.
-</p>
-
-<p>
-Se gli ecclesiastici avessero potuto legare ai proprj
-parenti o distrarre i beni ricevuti per servizio della
-Chiesa, i devoti sariensi veduti costretti a sempre
-nuove dotazioni; perciò gl'imperatori tolsero ai sacerdoti
-il disporre per testamento dei beni acquistati. Che
-ne seguì? i loro possedimenti aumentarono a dismisura;
-ma di rimpatto le elezioni restavano più indipendenti
-dai laici quando non era mestieri vivere delle
-costoro limosine; oltrechè quei tesori erano un fondo
-per soccorrere poveri, alzar chiese, decorare il culto,
-alimentare parroci di plebi povere e remote<a class="tag" id="tag160" href="#note160">[160]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Per lungo tempo sacerdoti e vescovi non vestivano
-diverso dai secolari; tanto che sant'Ambrogio alcune
-volte era scambiato per suo fratello Satiro, egli vescovo
-per un laico<a class="tag" id="tag161" href="#note161">[161]</a>. La veste talare e la cappa che i sacerdoti
-<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
-conservano fin oggi, erano consuete ai filosofi
-e a chi non affettava pompa; ed unico distintivo,
-fuor della chiesa, fu il radersi i capelli, lasciandone
-solo una corona; il color nero non venne di legge che
-dopo il secolo XIII. I sacerdoti furono anche schiusi da
-certe professioni, indi da tutti gli impieghi secolareschi;
-poi più regolarmente obbligati al celibato.
-</p>
-
-<p>
-Nelle persecuzioni si sentì la necessità di rinserrare
-i legami; laonde le plebi campagnuole, dirette da corepiscopi,
-si aggregarono a quelle de' capoluoghi, e si
-formarono in diocesi. Allora, a curare le campagne fu
-posto un <i>plebano</i> o <i>curione</i> del clero episcopale, e i
-vescovi gli lasciavano le oblazioni della propria chiesa,
-vigilando che non le gravasse nè distraesse.
-</p>
-
-<p>
-Entrante il V secolo, Roma vantavasi possedere ventiquattro
-chiese e settantasei sacerdoti: sì scarso era il
-clero! donde la gran cura perchè nessuno si facesse
-<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
-ordinare fuor di diocesi, nè un prete abbandonasse la
-sua, o viaggiasse senza dimissoria dell'Ordinario.
-</p>
-
-<p>
-Nelle città comuni v'aveva una chiesa sola e una
-messa; due, se soverchia l'affluenza; ma sarebbesi
-considerata scismatica una riunione di fedeli senza il
-vescovo. Roma, e forse qualche altra gran città, contavano
-più d'una parrocchia, con un prete il quale
-distribuiva l'eucaristia consacrata dal vescovo; nè potea
-scomunicare o assolvere. Lo sconcio di mandar attorno
-le sacrosante specie fece permettere la consacrazione
-anche ai plebani, che infine amministrarono pure gli
-altri sacramenti, eccetto l'ordine, la cresima e l'assoluzione
-d'alcuni casi; regolarono tutti gl'interessi spirituali
-della propria chiesa; ed essendo d'istituzione divina,
-non poteano rimoversi che per giuridica sentenza.
-</p>
-
-<p>
-Ordinariamente il più vecchio dicevasi arciprete, somigliante
-al vicario generale d'oggi. Gli arcidiaconi,
-braccio destro del vescovo, amministravano i beni della
-cattedrale, ne distribuivano le limosine, presentavano
-gli ordinandi. Già nel IV secolo troviamo nella Chiesa
-latina, diaconi, suddiaconi, acoliti, esorcisti, ostiarj: gerarchia,
-nella quale si determinavano sempre meglio i
-doveri, gli onori e la graduale giurisdizione.
-</p>
-
-<p>
-Concentrata l'autorità ne' vescovi, questi furono obbligati
-alla residenza, e a non rimanere assenti più di
-tre settimane; e paragonando l'episcopato ad uno sposalizio,
-gli si applicò la legge del divorzio, proibendo
-il mutarsi da una sede all'altra, quando nol prefiggesse
-il bene universale: troncando così le brighe per posti
-migliori. Doveano poi girare la diocesi, nel che univasi
-all'interesse delle anime il materiale, poichè allora dalle
-chiese forensi raccoglievano le oblazioni depostevi
-nell'annata.
-</p>
-
-<p>
-Sul principio non appare gradazione tra i vescovi,
-dipendendo solo dalla sede romana; poi quelli delle
-<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
-varie chiese cercarono forza col sottoporsi a quello
-della città più illustre per martiri o per fondazione
-apostolica. Egli s'intitolava metropolita o arcivescovo;
-era distinto col pallio, striscia che dal collo cade sul
-petto e fra le spalle; e non aveva superiorità spirituale,
-ma convocava a concilio i vescovi della provincia, per
-ciò chiamati suffraganei; li consacrava prima che entrassero
-in funzione, rivedeva le decisioni loro, vigilava
-sulla fede e la disciplina di tutta la provincia.
-</p>
-
-<p>
-Morto un vescovo, il metropolita destinava un sacerdote
-per amministrare in sede vacante, il quale determinava
-un giorno in cui si radunassero altri vescovi,
-alla cui presenza il clero proponeva, e l'assemblea dei
-decurioni e del popolo eleggeva il successore. La nomina
-non diventava legale finchè non l'avessero approvata
-i suffraganei, e confermata il metropolita.
-</p>
-
-<p>
-Il vescovo era di preferenza scelto fra laici o sacerdoti,
-battezzati e cresciuti nella chiesa stessa, in modo
-ch'egli conoscesse le sue pecore ed esse lui. Distruggere
-le reliquie del paganesimo e serbar intemerata la fede,
-era sua suprema cura: ma la condizione dei tempi gli
-accollò i pesi, a cui si sottraevano le fiaccate autorità
-temporali. Il vescovo allora diviene ogni cosa: egli
-battezza, confessa, impone le penitenze pubbliche e private,
-scomunica e ribenedice; egli visita infermi, suffraga
-morti, amministra i beni del suo clero; egli
-s'applica alle scienze e alla storia, pubblica trattati di
-teologia, di morale, di disciplina; egli sostiene controversie
-con eretici e filosofi, risponde a consulti d'altri
-vescovi, di chiese, di monaci, di privati; egli va a mitigare
-i Barbari e gli usurpatori, o a sedere ne' concilj;
-egli riscatta prigionieri, nutrica poveri, vedove, orfani,
-fonda ospizj e spedali; egli fa da arbitro, da giudice
-di pace, da ambasciatore; congiunge insomma il potere
-religioso, il filosofico, il politico.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
-</p>
-
-<p>
-La venerazione traeva spontaneamente le plebi alla
-giurisdizione arbitrale de' vescovi, i quali consumavano
-intere giornate a decidere piati, sin de' Pagani; e positiva
-legge imperiale ordinò ai magistrati d'eseguire
-le decisioni vescovili. Queste, non facendo distinzion
-di persone e disimpacciate dalle solennità giuridiche,
-riconducevano il diritto alla ragione e all'equità, tenendo
-conto della buona fede più che della stretta
-parola, de' precetti religiosi e morali più che de' civili,
-e carità e verità opponendo allo spirito contenzioso.
-Come patrono de' deboli, il vescovo interponeasi fra il
-padrone e lo schiavo, fra il padre e i figli, rimediando
-alle legali iniquità. I Governi municipali erano abbandonati
-dai decurioni? vescovi e sacerdoti gli assumevano,
-trovandosi dovunque bisognasse vigilare, dirigere,
-confortare. Onorato di Novara fortificò alcuni posti a
-guisa di alloggiamenti militari, per ischermo della sua
-plebe, quando da Odoacre e da Teodorico era osteggiata.
-Fu tratto alle chiese il privilegio che i tempj e i sacri
-boschi idolatri avevano di proteggere i delinquenti.
-</p>
-
-<p>
-Non era dunque l'ingerenza temporale de' sacerdoti
-un'usurpazione, non la toglievano ad alcuno, non l'aveano
-chiesta, non vi furono destinati; nacque il bisogno,
-e si trovarono pronti, dal cristianesimo traendo e
-il diritto e i mezzi di far ciò che giova all'uomo. Eppure
-questo è vulgare tema di declamazioni ai propugnatori
-di quella che chiamano libertà delle corone. Se
-all'età nostra convenga mettere non solo ogni potere,
-ma perfino le coscienze a disposizione di quell'ente
-astratto che chiamano il Governo, lo discutano i savj,
-e i non savj lo imparino dall'esperienza. La storia ci
-mostra che la Chiesa raccoglieva non gli onori ma i
-pesi del potere, lasciati cascare dell'autorità laica; interponendosi
-fra i conquistatori e i vinti, a quelli predicava
-la pietà, a questi la pazienza; offriva tutori alle
-<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
-società rimbambite, consiglieri alle nuove; le ultime
-qualità fiaccate e disperse dei Romani fondeva insieme
-colle rozze e robuste de' Barbari; rimediava ai vizj dei
-primi, educava la grossolanità degli altri; ritemprava
-la fiacchezza degli intelletti colla severità de' suoi comandi;
-rannodava le comunicazioni fra le provincie
-separate; e nello scompagnamento universale ristabiliva
-il dogma dell'autorità, cioè d'un potere ammesso
-e consentito dalle anime; mostrava un ordine stabilito,
-un Governo senza violenza, un sistema unitario e repubblicano,
-dove la moltitudine non divien confusione
-perchè ridotta a unità, nè l'unità diviene tirannia perchè
-è moltitudine. Così la Chiesa si assodava come
-pubblica podestà, come repubblica morale; vero Governo
-libero, cioè che non sottraeva dalle regole, ma
-mutava la cieca sommessione in ragionevole obbedienza,
-il supplizio in espiazione.
-</p>
-
-<p>
-Alle maschie fantasie dei Barbari le austere virtù
-dei monaci destavano ammirazione, e ispiravano alto
-concetto d'una religione, capace di recare a sì grandi
-sacrifizj. Durante ancora l'Impero, molti rifuggivano
-nella solitudine, bisogno delle anime nauseate dalla
-corruzione o frante dalla tempesta, e così sottraevansi
-a un mondo che non occupava la loro industria, stomacava
-la loro ragione, accumulava i patimenti. Era
-fervore di servir Dio per Dio; non conseguenza di calcoli
-o artifizj domestici, come quelli che dappoi popolarono
-i monasteri d'anime annojate e mediocri; pure,
-tostochè la pace lasciò intiepidire lo zelo, vi si mescolarono
-umane passioni; e voltate le spalle al mondo
-per darsi a Dio, tornavasi da questo a quello, brigando,
-scompigliando, per modo che gl'imperatori dovettero
-vietare agli anacoreti di venire nelle città.
-</p>
-
-<p>
-L'Occidente nostro, dedito all'operosità, non prezzò
-gran fatto l'ascetica esaltazione; quegli stessi che si
-<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
-diedero alla vita monastica<a class="tag" id="tag162" href="#note162">[162]</a>, non procacciarono
-tanto la contemplazione e il distacco dalla società,
-quanto il viver comune nella preghiera, ne' devoti
-colloquj; non tanto la macerazione e il silenzio, come
-la discussione, lo studio, la fratellevole operosità. In
-questo senso fu dettata in Italia una regola che poi
-prevalse alle altre, e porse indirizzo ai divergenti impulsi
-della particolare divozione od austerità.
-</p>
-
-<p>
-Autore ne fu Benedetto da Norcia nello Spoletino <span class="sidenote">(480)</span>.
-Nato riccamente, venuto di dodici anni in Roma a
-studio, potè comparare l'antica grandezza colla presente
-abjezione; e tediato d'un mondo sovvertito, ricoverò
-di quattordici anni, colla nudrice Cirilla, in una
-caverna a Subiaco, che poi col nome di Sacro Speco
-divenne magnifica per edifizio e affollata per devozione.
-Colà mantenuto da miracoli, ignorava persino che
-giorni corressero; ma ortiche e spine a fatica mortificavano
-la carne ricalcitrante. Prodigi segnalarono
-ogni passo del giovinetto, che acquistò nome fra' vicini
-pastori, indi fra' lontani, tanto che alcuni monaci di
-Vicovaro il vollero per capo. Negò egli un pezzo por
-mano fra i troppi bronchi di quel convento; pure alfine
-accettò, e si accinse vigoroso a riformarlo <span class="sidenote">(510)</span>; di che
-disgustati, essi tentarono avvelenarlo nel calice, ma
-questo alla sua benedizione andò a pezzi, ed egli
-esclamò: — Dio vel perdoni, fratelli. Non ve lo avevo
-detto che non ci saremmo potuti accordare? Cercate
-<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
-un superiore che meglio vi convenga»; e tornò alla
-solitudine di Subiaco.
-</p>
-
-<p>
-Ma più non era solitudine. Da presso e da lontano,
-laici e sacerdoti, villani e cittadini traevano a udirlo e
-consultarlo e fargli quella riverenza che a santo; Equizio
-e Tertullo, nobili romani, gli mandarono i loro figliuoli
-Mauro e Placido, che divennero i primi suoi discepoli;
-e fondati dodici monasteri là intorno <span class="sidenote">(529)</span>, ciascuno di dodici
-monaci, vi faceva sperimento della regola che
-ideava. Qui pure bersagliato dall'invidia, ritirossi con
-Placido e Mauro là dove, dalle sponde della Melfa,
-Montecassino sollevasi in una delle più deliziose posture,
-offrendo il prospetto delle amene valli che serpeggiano
-tra i selvaggi Appennini dell'Abruzzo, finchè
-si dilatano nella fertile Campania. In questo luogo di
-mercato (<i>Forum Casinum</i>) ancora stavano in piedi il
-tempio e la statua d'Apollo; e Benedetto, estirpata
-l'idolatria e raccolti nuovi discepoli, fondò un monastero
-sull'altura, e non men coll'esempio degli atti
-che colle direzioni della prudenza vi pose in atto la
-sua regola.
-</p>
-
-<p>
-Parrà indegna di attento e spassionato esame questa
-legislazione, nuova negli annali dell'umanità, e che
-operò per più tempo e su maggiori individui che non
-molte altre antiche e nuove? Tutto v'è democratico,
-tutto elettivo; ogni monaco salire al primo grado; acciocchè
-la nascita non rechi distinzione, si dimentica
-pur il nome di famiglia; l'eguaglianza sarà mantenuta
-dalla comunione de' possessi. In tempo che l'ozio era
-decoroso, e sordido il lavorare, Benedetto intima alla
-sua repubblica: — Il far nulla è nemico dell'anima, e
-per conseguenza i fratelli devono alquante ore occupar
-in lavori di mani, altre in pie letture; e se la povertà
-del luogo, la necessità o il ricolto dei frutti li tiene costantemente
-occupati, non ne stiano in pena, giacchè
-<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
-veri monaci sono se vivono delle proprie mani, come
-usarono i Padri e gli Apostoli: ma ogni cosa facciasi
-con misura per riguardo ai deboli».
-</p>
-
-<p>
-Al quale obbligo adempiendo, i monaci domesticarono
-i terreni attigui ai loro monasteri: la prosperità
-de' quali essendo intento comune e trasmesso ai successori,
-poteano compier opere cui non bastano la vita e
-i mezzi d'un proprietario; ed uno s'accorgea d'avvicinarsi
-a un monastero quando vedesse campagne ben
-colte, anguillari di viti, e frutteti, e rigagnoli ad arte
-guidati. Le terre loro andavano esenti dalle contribuzioni;
-non amministrate dalla cupidigia privata, lasciavano
-maggior agiatezza al villano; talchè come un
-privilegio guardavasi l'esser messo a servigio d'un
-monastero. Quando poi deposero la zappa, presero lo
-stilo e le tavolette (<i>graphium et tabulæ</i>) che la regola
-imponeva a tutti di avere, copiarono libri, e ci conservarono
-i classici: poscia eressero magnifici chiostri, nei
-quali si ricoverarono le arti e la letteratura, e ai quali
-il secolo volge ancora l'ammirazione, dopo dimenticato
-quanto giovarono al vulgo.
-</p>
-
-<p>
-L'abate era scelto dai monaci e tra essi; ma una
-volta eletto, acquistava potere assoluto, sebbene obbligato
-a interrogare i fratelli ne' casi più gravi. La virtù
-nuova introdotta nella società da quel precetto del Vangelo
-<i>Obbedite ai vostri capi</i>, fu spinta fino alla più
-assoluta abnegazione. «Se comando difficile od impossibile
-sia dato ad un fratello, lo riceva con dolcezza e
-docilità. Se trascenda affatto le sue forze, l'esponga
-sommessamente, non inorgogliendo, non ostando, non
-contraddicendo. Che se dopo la sua rimostranza il
-priore persista, il discepolo sappia che così dev'essere,
-e confidando nel Signore obbedisca» (cap. 68).
-</p>
-
-<p>
-Così ogni volontà individuale era sottomessa a una
-sola, nè doveva il frate «avere in proprio potere il
-<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
-corpo nè la volontà» (cap. 33). L'abbate comandava,
-puniva, premiava, mutava di luogo e destinazione, finiva
-i litigi, castigava i renitenti. Nè però era egli un tiranno,
-giacchè trovavasi costretto dalle costituzioni del monastero
-e dalle consuetudini, che si consultavano ad ogni
-dubbio, e che determinavano le più minute particolarità
-della vita; come vestire, quando radersi o lavarsi,
-in che giorni all'erbe e alle fave aggiungere leccornìa
-di olio o di grasso, o il frugal desco rallegrare d'ova,
-pesci, frutte. Ai disobbedienti toccava dapprima l'ammonizione,
-poi la correzione in pubblico, poi la scomunica,
-cioè l'isolamento nel lavoro e nella preghiera:
-ai pertinaci il digiuno e anche pene corporali, e per
-ultimo l'espulsione.
-</p>
-
-<p>
-Il mutamento più segnalato che Benedetto introdusse
-nella vita monastica, fu la perpetuità dei voti solenni.
-Per farli, era necessario conoscere quel che si prometteva,
-e in conseguenza durare un tirocinio, ove per
-un anno leggevasi ai novizj più volte la regola, onde
-assicurarsi che avrebbero e voglia e capacità di sostenerne
-i pesi; e venivano esercitati in mortificazioni,
-in esperimenti faticosi, e fin vani e puerili, ma diretti
-a ottenere il trionfo dello spirito sopra la materia, e
-la libertà vera che consiste nel padroneggiar le passioni.
-</p>
-
-<p>
-Il vestire, quale costumavasi nel paese; e per trovarsi
-pronti al tocco del mattutino, nol deponevano neppur
-la notte, eccetto il coltello. I frati erano laici, nè lo
-stesso Benedetto ricevè gli ordini: «che se qualche
-prete chieda entrarvi (dic'egli), non gli si consenta
-agevolmente la domanda; se poi persiste, tengasi obbligato
-alle discipline senza alcuna dispensa».
-</p>
-
-<p>
-Oppresso dai Longobardi, l'Italiano potea farsi frate,
-e subito diventava di valor superiore al dominante. È
-ben naturale che quella società nella società imponesse
-condizioni a chi vi entrava, e prima era l'eguaglianza,
-<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
-talchè Rachi già re longobardo, e Carlomanno già re
-dei Franchi restavano indistinti da qualunque altro
-benedettino.
-</p>
-
-<p>
-Insomma quella regola era un compendio e un'applicazione
-del cristianesimo, delle istituzioni dei santi
-padri, de' consigli di perfezione. Ivi eminenti la prudenza,
-la semplicità; ivi coraggio e umiltà, libertà e
-dipendenza, tutto fondato sul sagrifizio, sull'obbedienza,
-sul lavoro; e di sotto alla severità generale trapela una
-moderazione, una dolcezza, un retto senso, da supplire
-a quel che ponno desiderarvi i secoli più colti. Cosimo
-de' Medici ed altri legislatori aveano sempre alla mano
-la regola di san Benedetto, tanto l'occhio esperto vi
-ravvisa secreti di vera economia politica; e i bisogni
-dell'anima sono armonizzati a tutti i gradi coll'attività
-necessaria al corpo<a class="tag" id="tag163" href="#note163">[163]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Totila, traversando in guerra la Campania, volle
-vedere Benedetto; e per accertare se veramente e' fosse
-dotato di profetico lume, si pose indistinto nel corteggio:
-ma il santo, a lui difilatosi, il rimbrottò delle
-vendette che usava, e gli predisse vicina la sua fine, intimandogli
-di prepararvisi con opere di penitenza e di
-riparazione. Questo ed altri assai fatti ci furono trasmessi
-da insigni storici che (non ultima fortuna) sortì
-san Benedetto, cioè Gregorio Magno allora, poi il Mabillon;
-e le arti belle nel risorgimento, poi nel massimo
-loro splendore li riprodussero e perpetuarono per
-<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
-tutto il mondo, ma in nessun luogo più commoventi
-che a Montecassino, cuna ed asilo il più venerato dell'Ordine
-suo.
-</p>
-
-<p>
-Qui l'aspetto di fortezza dato al convento, che più
-volte fu costretto a respingere le incursioni, e più vi
-soccombette; la lautezza di possessi, attestata dai titoli
-scritti sopra ruderi antichi, radunativi da ogni parte;
-la suntuosità dell'edifizio, adorno di quanto san fare di
-meglio pennello e scarpello; la memoria dei dotti, che
-ne' secoli più oscuri vi trovarono ricovero; la dovizia
-di documenti e di libri, fanno mirabile contrasto colla
-primitiva celletta del santo, e col povero sepolcro ove
-dormì fin quando la furia saracina non turbò le sue
-ossa; e l'uomo che ascende lassù tra ammirato, curioso
-e devoto, può leggervi intiera la storia dell'Ordine, che
-fu il principale dei tanti che s'introdussero.
-</p>
-
-<p>
-Quantunque la regola di san Benedetto tendesse a
-fortificare le anime colla preghiera, col lavoro, colla
-solitudine, più che alla scienza divina e all'apostolato,
-i papi vi trovarono i missionanti più fervorosi, e un
-asilo la scienza; talchè ai Benedettini toccò la triplice
-gloria di convertire l'Europa al cristianesimo,
-disselvatichirne i deserti, conservare e riaccendere la
-letteratura.
-</p>
-
-<p>
-I conventi diventavano centri d'attività e asili della
-libertà. Erano (si dice) forse braccia sottratte al
-lavoro. Erano (dico io) forse braccia tolte al delitto e
-all'assassinio; e già gran cosa dee parere l'incatenar le
-passioni e spegnere il vizio in tempi che non v'avea
-carceri, ergastoli, polizia, e l'altro corredo di cui superbiscono
-i popoli colti. Il mondo non avea ricoveri,
-non unione o sicurezza; dove convivere, dove discutere
-tranquillamente, dove meditare sopra di sè e degli
-altri? ed ecco i monasteri offrivano una vita tutta sociale,
-tutta operosa, per isvolgere l'intelletto, propagar
-<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
-le idee, meditare, istruire. Mentre per tutto regnavano
-la prepotenza e le spade, ciascun monastero gelosamente
-conservava una costituzione sua particolare, ed
-eleggeva i proprj superiori e uffiziali, senza impaccio
-di re o di baroni: ad esse comunanze molti aspiravano
-partecipare senza legarvisi, come i forestieri in antico
-invocavano la cittadinanza di Roma; e borghesi e signori
-offrivansi al convento (<i>oblati</i>); facevansi registrare
-nel ruolo di quello, per partecipare alle preci
-nella vita spirituale, e ai privilegi nella temporale; e
-morendo voleano aver indosso l'abito di quell'Ordine,
-ed essere sepolti nella chiesa o nel cimitero dei
-monaci.
-</p>
-
-<p>
-Spiccati dal mondo, i monaci pareano non avere
-altri avi che gli antecessori loro, altro desiderio che
-l'ampliazione del convento e dell'Ordine: molti impoverirono
-non soltanto sè ma i parenti per arricchire
-la propria comunità; gli atti di donazione conservavansi
-con somma gelosia; s'arrivò persino a fingerne;
-e chi rivocasse in dubbio un loro possesso, guardavasi
-come sacrilego e nemico dei poveri e di Cristo.
-</p>
-
-<p>
-Ogni convento procuravasi un santo venerato, tesoro
-spirituale insieme e temporale; i devoti accorrevano a
-riverirlo, e quasi non dissi adorarlo; il concorso allettava
-i mercati, formavasi una fiera in sul sagrato,
-sicura dagli assalti de' masnadieri e dalle avanie del
-barone. L'abate di Nonantola mandava ogni anno alle
-monache di San Michele arcangelo in Firenze dodici
-ancelle con lino e lana per essere ammaestrate al tessere.
-Gli Umiliati di Milano divennero la compagnia più
-trafficante in lana e panni. I monaci di san Benedetto
-Polirono presso Mantova occupavano più di tremila paja
-di bovi ai campi. Ai Cistercensi è dovuto l'esser ridotte
-a pinguissima coltura le ghiaje e le paludi del basso
-Milanese e del Lodigiano.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
-</p>
-
-<p>
-Arricchito, il monastero voleva anche abbellirsi; e le
-arti, sbigottite dall'ululato barbarico e dall'insulto ignorante,
-ricoveravano tra' monaci ad erigere chiese, a
-storiarvi le virtù e i martirj del patrono.
-</p>
-
-<p>
-Intanto l'individuo vi si conservava povero, sulla
-mensa non vedeva leccornìe, nulla poteva dir mio; disputossi
-perfino se fosse proprietà di ciascuno il pane
-che mangiava: indigenza volontaria, opposta all'orgoglio
-disumano della ricchezza, non meno che alla stupida
-disperazione della miserabilità. Mentre dappertutto
-era confusione d'uffizj e di giurisdizione, colà regnava
-l'ordine; determinato chi avesse ad obbedire e a comandare,
-chi copiar libri, chi predicare, chi sopravvedere
-il granajo, la vendemmia, la cucina, chi raccorre
-i pellegrini o visitare gl'infermi, chi intonar salmi, chi
-fare scuola.
-</p>
-
-<p>
-Delle derrate che dava per obbligo al padrone, il
-villano non riceveva ricambio; il penzolo d'uva o il
-covone di grano che spontaneo offeriva ai monaci,
-veniva restituito ad usura nelle limosine prodigate ai
-bisognosi; a tacere le piccole attenzioni, i ristori del
-cuore che nessun denaro ripaga. Mentre la guerra
-fervea sulle campagne, e due padroni l'un peggio dell'altro
-si disputavano i campi suoi, qual conforto dovea
-provare il villano nell'affissarsi alla quiete dei monasteri,
-e pensare che colà troverebbe in ogni caso un
-asilo, e la pace che gli armati non sapevano assicurare
-ai castelli! Una zuppa era pronta per chiunque la chiedesse;
-e quanti dei nostri padri, spogliati d'ogni avere,
-saranno vissuti solo del tozzo conceduto dal monastero
-in nome di Dio! Le spettacolose declamazioni d'una
-scienza senza viscere contro l'improvvida profusione
-dei frati, o i sogghigni d'una beffarda leggerezza contro
-l'ingordigia loro, sono soffogati dai gemiti o dagli urli
-della poveraglia sempre crescente, quanto più sviene
-<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
-lo spirito cristiano, e l'economia politica si separa dalla
-carità.
-</p>
-
-<p>
-Lusingati da quella sicurezza, accorreano artigiani e
-contadini, e attorno al convento formavasi presto un
-villaggio; e molte città nel titolo di un santo conservano
-l'impronta di tale origine. Ivi ancora ricovravansi
-quei che s'erano disingannati delle terrene grandezze,
-o che n'erano stati respinti; vedove che col marito
-aveano perduto il lustro di lor dignità; spose tradite o
-rejette; femmine rimesse in onestà; dotti delusi nella
-vanità letteraria; i gran pensieri, i gran dolori, i grandi
-rimorsi; e tutti vi portavano tributo di ricchezze, di
-dottrina, d'affetti, di virtù.
-</p>
-
-<p>
-Lo scherno sguajato onde i gaudenti accompagnano
-il nome di frate, dovea farci tacere questa fra le glorie
-nostre? dovrà farci trasandare una classe tanto numerosa
-d'Italiani, e un'efficacia così poderosa sui destini
-anche politici del nostro paese; e trapassare inosservata
-la capanna, dove i nostri poveri padri ricoveravano
-la testa, minacciata dal Barbaro o dal barone?
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap65">CAPITOLO LXV.
-<span class="smaller">I papi. Gregorio Magno.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Chiave della volta al grand'edifizio ecclesiastico sono
-i pontefici, residenti in Roma. Ne accompagnammo la
-serie fino a Silvestro <span class="sidenote">(336-52)</span>, il quale vide data da Costantino
-la pace alla Chiesa. Gli successero Marco, poi Giulio,
-indi Liberio, che alternando debolezza e coraggio, incappò
-in una formola ariana, e ben presto si ravvide.
-A Dàmaso fu contrastata la sede da Ursicino <span class="sidenote">(366)</span>, con turpi
-fazioni e molto sangue; al qual proposito Ammiano
-<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
-Marcellino, pagano, prorompeva<a class="tag" id="tag164" href="#note164">[164]</a>: «Se considero il
-fasto mondano di chi copre la dignità pontifizia, non
-meraviglio che per ottenerla non si tralasci sforzo od
-arte. Ottenuta che l'abbiano, sono certi di impinguare
-mercè le oblazioni delle devote matrone; e che andranno
-per Roma in carrozza, magnificamente in addobbo;
-e faranno banchetti che nulla invidiino la
-suntuosità di re ed imperatori. Più felici se, invece di
-scusar questi eccessi colla grandezza e magnificenza di
-Roma, riformassero il viver loro sul modello d'alcuni
-vescovi di provincia, i quali colla savia frugalità, col
-povero vestire, cogli occhi a terra, rendono non meno
-a Dio che ai veri suoi adoratori venerabile la purezza
-de' loro costumi e la modestia del portamento».
-</p>
-
-<p>
-Damaso ebbe amico e segretario san Girolamo;
-scrisse prose, versi, epitafj di martiri, ove si desidera
-minore artifizio e maggior sentimento. Ad Innocenzo
-la invasione del goto Alarico offrì campo d'esercitare
-la carità <span class="sidenote">(401)</span>, e d'intromettere la pacifica sua mediazione
-tra la viltà e la ferocia. Altrettanto fece con Attila Leone,
-degno del titolo di Magno per l'ingegno e per le azioni <span class="sidenote">(440)</span>.
-Restano di lui novantasei Sermoni, d'un'eloquenza sentita
-qualora non la guastino le antitesi; e censettantatre
-Lettere, attestanti indefesso zelo per la purità della dottrina
-e la pace della Chiesa.
-</p>
-
-<p>
-Ilario suo successore al battistero di Laterano unì
-due biblioteche <span class="sidenote">(461)</span>; adoprò vivamente nel concilio calcedonese;
-ma non si seppe schermire dalle multiformi
-insidie de' novatori <span class="sidenote">(467)</span>. Simplicio ebbe a travagliarsi nel
-tutelare l'unità della Chiesa, perchè, essendosi sfasciato
-l'impero occidentale, Acacio patriarca di Costantinopoli
-pretendeva la primazia, quasi andasse connessa alla
-sede imperiale.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
-</p>
-
-<p>
-L'elezione del papa in principio faceasi da un senato
-ecclesiastico di ventiquattro preti e diaconi, ad immagine
-dei ventiquattro seniori astanti al trono di Dio:
-dopo Silvestro essendovi annessi anche beni temporali,
-concorsero alla nomina il clero ed il popolo: poi quando
-la ricchezza cominciò a fare ambìto quel posto, gl'imperatori
-intervennero alle nomine per impedire le sedizioni;
-in appresso le confermarono. Odoacre vietò
-d'eleggere il vescovo di Roma senza prima consultato
-il re od il prefetto, fosse gelosia politica, o per ovviare
-le dissensioni; ma il decreto non tenne <span class="sidenote">(482)</span>: e Felice III
-della sua nomina informò l'imperatore, esortandolo alla
-retta fede<a class="tag" id="tag165" href="#note165">[165]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Gelasio succedutogli <span class="sidenote">(492)</span>, scrisse inni e prefazj, e trattati
-sulle questioni allora discusse, ed uno contro del senatore
-Andromaco e d'altri Romani, i quali volevano ripristinare
-i giuochi lupercali, pretendendo le malattie
-<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span>
-moltiplicassero dacchè non si esorava il dio Februario.
-In concilio distinse i libri canonici dagli apocrifi, e a
-quali scrittori competesse il titolo di padri della Chiesa,
-e definì ecumenici i quattro sinodi di Nicea, Costantinopoli,
-Efeso e Calcedonia. Scriveva all'imperatore
-Anastasio: «Il mondo è governato dall'autorità dei
-pontefici e dalla potestà regia; delle quali la sacerdotale
-è più grave in quanto deve render ragione a
-Dio per l'anima dei re. Sebbene tu sovrasti a tutto il
-genere umano per dignità, pure ai capi delle cose divine
-pieghi devoto il collo, e da loro chiedi i mezzi
-di salute, e vedi pei sacramenti e per l'ordine della
-religione doverti a loro sottomettere anzichè sovrastarvi,
-e in tali cose pendere dal giudizio loro anzichè
-ridur loro alla tua volontà. Se nella pubblica disciplina,
-conoscendo essere conferito a te l'imperio per disposizione
-superna, anche i capi della religione obbediscono
-alle leggi tue, con quale affetto non dovete voi obbedire
-a coloro che hanno incarico di dispensare gli augusti
-nostri misteri?»
-</p>
-
-<p>
-Dopo che Anastasio II la occupò due anni <span class="sidenote">(496)</span>, la sede
-fu disputata tra Lorenzo e Simmaco, i quali si compromisero
-in Teodorico, re ariano. Simmaco preferito, da
-quindici anni sedeva allorchè i malcontenti lo accusarono
-d'enormità, e richiamarono Lorenzo: la Chiesa
-andò sossopra, e neppure la presenza di Teodorico
-mitigò gli sdegni. Raccoltisi a concilio i vescovi d'Italia,
-Simmaco, mentre v'andava, fu assalito a pietre; alfine
-chiarita l'innocenza sua, fu ripristinato; ma Lorenzo per
-quattro anni tenne alquante chiese a forza, sinchè Teodorico
-la volle finita.
-</p>
-
-<p>
-Quando agli Ariani in Oriente furono tolte le chiese,
-Teodorico mandò il nuovo pontefice Giovanni <span class="sidenote">(523)</span> a Costantinopoli
-per ottenere a' suoi religionarj esercizio
-libero del culto; se no, lo turberebbe egli pure a' Cattolici
-<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span>
-in Italia. Il papa non potè o non volle riuscire;
-e Teodorico il lasciò morir prigione, come complice
-di congiure ordite allora per ammutinare l'Italia
-(pag. 48).
-</p>
-
-<p>
-Dopo altri, s'illustrò Agapito, che fondò in Roma
-un'Accademia per le belle lettere <span class="sidenote">(535)</span>. Spedito da Teodato
-a Giustiniano per proporre pace, tornò disconcluso;
-ma a Costantinopoli aveva potuto reprimere gli eretici,
-e deporre il mal eletto patriarca. Indarno Giustiniano
-gli si era opposto, minacciandolo anche d'esiglio; ma
-l'imperatrice Teodora a Vigilio, diacono della chiesa
-romana, promise ottenere il papato, purchè aderisse
-alle credenze dei prelati ch'essa proteggeva. Vigilio
-trescò a danno del nuovo papa Silverio <span class="sidenote">(536)</span>, che da Belisario
-accusato d'intendersi con re Teodato per introdurre
-i Goti in Roma, fu spogliato degli abiti pontificali
-e trasferito a Patara nella Licia. Sì infelici tempi
-correvano, che nessuno s'oppose; e Vigilio, per ordine
-del generale, fu unto pontefice <span class="sidenote">(538)</span>. L'imperatore, informatone,
-impose che Silverio fosse ricondotto a Roma, ed
-ivi esaminato sulle accuse: ma Belisario, ligio ai desideri
-di Teodora, l'arrestò per via, e relegollo nell'isola
-Palmaria rimpetto a Terracina, dove morì di fame o
-strozzato; e la compassione pel giusto perseguitato volle
-in molti miracoli vedere attestata la sua santità.
-</p>
-
-<p>
-Vigilio ebbe allora conferma dal clero: ma in quel
-primato, che subdolamente aveva invaso, resistette
-a' capricci religiosi di Teodora e ai dissidenti, benchè
-strascinato per le vie di Costantinopoli con una corda
-al collo e gittato in un fondo di torre, sinchè la morte
-del patriarca Antimio tolse il pretesto di quelle
-scissure.
-</p>
-
-<p>
-Ma una nuova ne sorse per <i>Tre Capitoli</i>, che al
-IV concilio ecumenico di Calcedonia erano stati proposti,
-onde condannare Teodoro da Mopsuesta come
-<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span>
-seguace delle opinioni di Pelagio, Iba vescovo di Edessa
-autore d'una lettera meno cattolica, e Teodoreto di Ciro
-che avea scritto ingiurie contro il concilio Efesino.
-Quel sinodo li rimandò assolti alle loro chiese; ma
-Giustiniano li fece condannare da un altro, congregato
-in Costantinopoli. Gli Occidentali sapeano scarsamente
-di greco, nè aveano letto Teodoreto o Iba, ma sapevano
-che dal concilio di Calcedonia erano stati riconosciuti
-incolpevoli, talchè di questo s'infirmerebbe l'autorità
-qualora fossero riprovati. Al modo stesso la pensava
-papa Vigilio, ma poi lasciossi indurre a condannarli
-anch'esso, salva l'autorità del concilio di Calcedonia, e
-patto che più non se ne discutesse a voce o in iscritto.
-Partito mezzano, che disgustò entrambe le parti, i nemici
-de' Capitoli per la riserva, i Cattolici per la condanna;
-e i vescovi d'Africa, Illiria, Dalmazia si segregarono
-dal papa.
-</p>
-
-<p>
-Il debole Vigilio ne sbigottì, e revocò il proprio
-giudicato: ma insieme promise a Giustiniano d'adoprarsi
-per far condannare secondo i Tre Capitoli, purchè
-questa sua promessa si tenesse segreta; intanto la
-cosa restasse in bilico fino ad un concilio generale.
-L'imperatore invece ripubblicò la sua costituzione, e il
-papa, non ascoltato, separossi dagli Orientali; trattato
-come prigioniero, sofferse coraggioso dicendo: — Voi
-tenete me, non san Pietro»; poi nel nuovo sinodo Costantinopolitano <span class="sidenote">(553)</span>
-condannò gli errori che trovavansi
-negli scritti di quei tre, non eretici, ma esagerati difensori
-dell'ortodossia. In Italia, gli arcivescovi d'Aquileja,
-Milano, Ravenna, coi vescovi provinciali dell'Istria,
-della Venezia e della Liguria, stettero avversi al papa;
-alcuni apertamente, altri limitandosi a non aderire ai
-Tre Capitoli; e Paolino patriarca d'Aquileja in un sinodo
-provinciale rigettò il concilio di Calcedonia, nè
-più volle comunicare col papa, introducendo uno scisma
-<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
-che durò fin nel 698, quando, ad istanza del pontefice
-Sergio, un nuovo sinodo d'Aquileja accettò esso
-concilio<a class="tag" id="tag166" href="#note166">[166]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Morto Vigilio in Siracusa <span class="sidenote">(555)</span>, gli fu dato successore Pelagio,
-più per volontà dell'imperatore che non per la
-libera scelta del clero e del popolo, il quale anzi lo
-supponeva colpevole della morte del predecessore,
-finch'egli dal pulpito non si giurò innocente. Dalla
-morte di lui si fanno più lunghe le vacanze per aspettare
-la conferma dell'imperatore. Il disordine crescente
-poche notizie lasciò di Giovanni III <span class="sidenote">(560-78)</span>, che fece terminare
-la chiesa de' santi Giacomo e Filippo con molte
-storie dipinte e a musaico; e così di Benedetto e di
-Pelagio II.
-</p>
-
-<p>
-In mezzo all'interna inquietudine ed alle esteriori
-minaccie, erasi assodata la primazia che i pontefici
-traevano dalla parola di Cristo e dall'apostolica tradizione.
-Ariani essendo la maggior parte de' conquistatori,
-eretici spesso gl'imperatori d'Oriente, i Cattolici
-di tutta Europa guardavano il papa come capo e protettore
-universale, e ne invocavano i consigli per le
-anime, la protezione per le vite. Le nuove chiese, non
-potendo vantarsi pari nè vicine alla romana per età o
-per apostolica origine, con assoluta devozione chinavansi
-ai pontefici. E poichè le conversioni erano opere
-d'incivilimento, e sicuravano dalle invasioni i regni già
-stabiliti, perciò in questi il papa acquistava venerazione,
-non solo pel primato del sacerdozio, ma anche per gli
-interessi temporali. Il re a lui più vicino, Teodorico
-ostrogoto, essendo il più poderoso fra quei principi,
-ne ringrandiva nell'opinione il pontefice, che presso lui
-<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
-faceasi intercessore d'altri principi e vescovi, a nome
-di esso trattava cogl'imperatori bisantini.
-</p>
-
-<p>
-Scesi i Longobardi, mancò un capo generale all'Italia,
-ed ai Romani soggiogati e ai liberi non restò persona
-più eminente del papa in cui fissare gli sguardi. Possedeva
-egli immensi tenimenti in Sicilia, Calabria, Puglia,
-Campania, Sabina, Dalmazia, Illiria, Sardegna, fra le
-alpi Cozie e fin nelle Gallie; ed essendo coltivati all'antica,
-cioè per coloni, sopra questi egli esercitava legale
-giurisdizione, spedendovi uffiziali, dando ordini, mentre
-colle rendite potea sovvenire alle carestie, ospitare rifuggiti,
-soldare truppe. Conservando verso l'imperatore
-la sommessione imparata allorchè Roma era capitale,
-da esso i papi chiedevano la conferma della nomina
-loro, pagavano altre retribuzioni, tenevano alla corte
-sua un apocrisario che trattasse i loro negozj. Ma la
-dipendenza si diminuiva sempre più a fronte di imperatori
-lontani, di esarchi deboli e malvisti al popolo;
-mentre interrotte dalla conquista le relazioni coll'esarca
-di Ravenna, il papa, trovandosi a capo degli ordinamenti
-municipali mantenutisi in Roma intatta da Barbari,
-elideva l'autorità del duca sedente in questa città,
-corrispondeva direttamente con Costantinopoli, e accostavasi
-ad una specie di signoria.
-</p>
-
-<p>
-Pelagio II scriveva ad Aunacario <span class="sidenote">(581)</span> vescovo di Auxerres
-perchè di tutta sua possa rimovesse i re Franchi dall'amicizia
-coi Longobardi, nefandissima gente avversa
-ai Romani, sopra la quale non potrebbe tardare la vendetta
-di Dio, sicchè era bello non mettersi a pericolo
-di parteciparne. Spedì anche un diacono alla Corte
-greca per implorarne soccorsi, e — Rappresentate all'imperatore
-che i perfidi Longobardi, contro la fede
-giurata, ci han fatto soffrire tanti mali, che ridirli sarebbe
-infinito. Se Dio non ispira all'imperatore di
-mandar almeno un maestro della milizia e un duca,
-<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
-siamo abbandonati d'ogni ajuto, massime il territorio
-di Roma, sguarnito di presidio: l'esarca scrive non poterci
-soccorrere, giacchè non basta tampoco a difendere
-le sue vicinanze. Voglia Dio che l'imperatore ci assista
-prima che quest'abbominevole nazione s'impadronisca
-di quanto rimane all'Impero»<a class="tag" id="tag167" href="#note167">[167]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Gl'Italiani dunque guardavano il pontefice qual rappresentante
-non solo della vera fede ma della nazionalità;
-e più il fecero quando <span class="sidenote">(590)</span> sulla cattedra di Pietro
-s'assise Gregorio Magno, che sentiva l'importanza di
-quel grado, e tutta ne spiegò la dignità. Stratto dall'antica
-ricchissima famiglia Anicia, dalla giovinezza
-volse all'acquisto delle scienze un intelletto vivace e
-una straordinaria capacità, e da Giustino II fu elevato
-prefetto di Roma, la carica più insigne; ma nojato del
-mondo, sull'esempio de' suoi genitori si raccolse nel
-convento di sant'Andrea, ch'egli avea fondato nella
-propria casa, come sei altri in Sicilia. Rinvigoritosi nel
-ritiro, impetrò da papa Benedetto di missionare la
-Bretagna; ma il popolo romano cominciò a gridare
-al pontefice: — Voi avete offeso san Pietro, avete disfatto
-Roma, lasciando partire Gregorio»; sicchè quegli
-il rivocò. Da Pelagio II fu posto fra i sette diaconi
-della chiesa romana; e spedito ambasciatore alla corte
-di Costantinopoli per implorare soccorsi contro i Longobardi,
-vi guadagnò stima e benevolenza a segno, che
-Maurizio imperatore lo volle padrino di suo figlio.
-Morto Pelagio, Gregorio apprese con isgomento che i
-voti comuni lo avevano eletto papa, e tre giorni dovettero
-andarlo rintracciando nella solitudine, ove dal suo
-convento si era trafugato nelle corbe d'alcuni merciaj;
-scrisse anche a Maurizio, scongiurandolo per la loro
-amicizia a non confermare la scelta; poi ribramò sempre
-<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span>
-la pristina quiete, e — Non mi so frenare dal
-pianto (scriveva a Leandro di Siviglia) qualvolta torno
-in pensiero a quel porto felice, da cui m'hanno divelto:
-geme il cuor mio al solo ricordare quella terraferma,
-cui più non m'è possibile approdare».
-</p>
-
-<p>
-Ben aveva onde sgomentarsi. Il pontefice, per l'eminente
-posizione sua, dovrebbe rispondere di quanto
-potesse avvenire in Roma; eppure non era libero,
-giacchè il duca, il prefetto imperiale, il senato, i decurioni,
-inetti a giovare, valeano a dar impaccio. Intorno,
-popoli o idolatri od ariani; di sopra, imperatori teologastri,
-che turbavano or colle dispute or colle pretensioni;
-fra il clero de' paesi convertiti, simonìa e
-scostumatezza<a class="tag" id="tag168" href="#note168">[168]</a>; alle porte di Roma, Longobardi
-minacciosi; Italia sbranata da lungo scisma per la quistione
-dei Tre Capitoli, e, per giunta, attrita da orribile
-peste.
-</p>
-
-<p>
-Al governo «d'un bastimento vecchio, sdrucito e
-battuto dal nembo», com'egli chiamava Roma, Gregorio
-adoprò le preghiere e un carattere indomabile.
-Da un capo all'altro del mondo stendeva le premure
-per ispargere la verità ove non fosse conosciuta, per
-combattere l'errore, per sostenere la morale. Fermo
-quanto indulgente cogli eretici, al vescovo di Napoli
-scriveva d'accettar pure chiunque volesse rientrare in
-grembo della Chiesa, e — Tolgo sopra di me qualunque
-sconcio nascer potesse dalla falsità della riconciliazione;
-la soverchia severità pregiudicherebbe alle anime
-<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
-loro»: a quei di Terracina, di Cagliari, d'Arles, di
-Marsiglia vietava d'usar violenze agli Ebrei, «acciocchè
-il fonte ove si rinasce alla vita divina, non divenisse
-a loro occasione di una seconda morte, più della
-prima funesta per l'apostasia»; si restituisse loro la
-sinagoga tolta, nè s'adoprasse con essi che dolcezza e
-carità<a class="tag" id="tag169" href="#note169">[169]</a>. Adunò un concilio in Roma per riparare
-allo scisma di Aquileja, come almeno in parte ottenne;
-quaranta nostri spedì a convertire l'Inghilterra, guidati
-dall'abate Agostino <span class="sidenote">(596)</span>, che vi fu primo arcivescovo di
-Cantorberì; reciprocamente dall'Irlanda venivano frati
-a noi, e principalmente san Colombano, che girate le
-Gallie e la Svizzera, si fermò a Milano, e da re Agilulfo
-ebbe in dono San Pietro di Bobbio con quattro miglia
-di territorio all'intorno, dov'egli fondò il monastero
-famoso <span class="sidenote">(612)</span>, da cui uscirono monaci che altri cenobj posero
-per la Liguria e altrove. Nuovi missionarj inviò Gregorio
-ai Barbaricani, idolatri della Sardegna; e in
-lontani paesi.
-</p>
-
-<p>
-Delle laute rendite, oltre mantenere il lustro del suo
-seggio, valevasi per far limosine, fondare scuole e spedali,
-sussidiare diocesi remote, esercitare l'ospitalità;
-ogni dì faceva dal suo sacellario convitare dodici avveniticci,
-e la gratitudine popolare disse che una volta
-Cristo in persona si mettesse tra quelli. Egli intanto,
-modesto nel trattamento, parco alla mensa, esatto alle
-pratiche della vita monastica, non faceva verun agio
-alla sua carne; e non agli onori e vantaggi del mondo,
-ma badava al proprio dovere.
-</p>
-
-<p>
-Bisogna udire da lui quante cure esteriori e secolari
-s'affollassero intorno al papa<a class="tag" id="tag170" href="#note170">[170]</a>; esercita perfino atti
-<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span>
-che si direbbero di temporale sovranità: manda un
-governatore a Nepi, comandando al popolo d'obbedirgli
-come al sommo pontefice; un tribuno a Napoli
-per custodire quella grande città: al vescovo di Terracina
-raccomanda che nessuno lasci sottrarsi all'obbligo
-di fare la scolta alle mura. Poi dalle cure del
-mondo scendeva a minime particolarità dell'amministrazione
-patrimoniale, acciocchè non fossero vessati i
-lavoranti sulle terre della Chiesa; essendo troppo dispendiose
-le razze di cavalli che si tengono sui fondi
-siciliani, si vendano, serbando solo alquanti stalloni,
-cioè quattrocento; a Pietro, economo in Sicilia, scriveva: — M'hai
-mandato un cattivo cavallo e cinque
-buoni asini; non posso montar il primo perchè cattivo,
-non gli altri perchè asini». E altrove: — Odo che ai
-villani si computa a minor prezzo il grano in tempo
-d'abbondanza: nol fate, ma si paghi al prezzo corrente,
-e senza detrarre quel che perisce per naufragi. Nè i
-fittajuoli devono pagamento o servigi oltre il convenuto;
-non dar il grano a misura maggiore: e perchè
-dopo la nostra morte nessuno gli aggravi, date loro
-un'investitura per iscritto, che determini il prezzo. So
-che alcuni per pagare il primo termine han dovuto
-togliere a prestanza con usura eccessiva: voi dunque
-somministrerete loro questi capitali dal fondo della
-Chiesa, e li riscoterete poco a poco, in modo che non
-si vedano costretti a vendere le derrate a basso mercato.
-Al postutto non vogliamo che gli scrigni della
-Chiesa sieno contaminati da sordido guadagno»<a class="tag" id="tag171" href="#note171">[171]</a>.
-</p>
-
-<p>
-A vescovi e a re parlava colla dignità dolce ma
-<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
-ferma di un capo universale. Contro le vessazioni imperiali
-difese la libertà della Chiesa con umiltà di parole
-ma franchezza di fatti; e all'imperatore Foca scriveva,
-questo divario correre tra gl'imperatori gentili
-ed i cristiani, che quelli son signori di servi, questi signori
-di liberi. Ingegnavasi intanto di mantenere in
-armonia l'imperatore greco coi Longobardi: ma pure
-esortava i Siciliani a stornare con settimanali litanie
-un'invasione minacciata dai Longobardi, i quali come
-fossero a temere lo vedessero dalla desolazione dell'Italia<a class="tag" id="tag172" href="#note172">[172]</a>;
-poi ostò vigorosamente ad Agilulfo allorchè
-assediò Roma.
-</p>
-
-<p>
-Proibiva di esigere nulla per la sepoltura, chè non
-paresse titolo di compiacenza la morte degli uomini.
-A Venanzio vescovo di Genova ordina, non permetta
-che Cristiani rimangano a servitù di Ebrei; se però
-sono loro coloni, soddisfacciano secondo giustizia. Querela
-il vescovo di Terracina che tuttavia durassero colà
-avanzi del paganesimo, immolando ad idoli, riverendo
-certi alberi, sacrificando teste d'animali; e l'imperatrice
-Costantina, che i magistrati greci facessero guadagno
-in Sardegna col permettere l'idolatria<a class="tag" id="tag173" href="#note173">[173]</a>. Avendogli
-<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span>
-costei domandato alcune reliquie, rispose che in Occidente
-si ha per sacrilegio il metter mano ai corpi
-santi, e meravigliarsi che altrimenti i Greci la sentano;
-qui non darsi altro che delle catene di san Pietro o
-della graticola di san Lorenzo, o pannilini avvicinati
-entro una scatola al corpo del santo: soggiunge che il
-predecessor suo, avendo voluto mutare qualche fregio
-d'argento sopra il corpo di san Pietro, benchè discosto
-quindici piedi, fu sgomentato da terribile visione; e alcuni
-mansionarj e monaci che avevano veduto quel di
-san Lorenzo, morirono fra dieci giorni.
-</p>
-
-<p>
-Nella peste d'allora introdusse la processione che
-ancora si fa al san Marco, col nome di Litanie maggiori:
-primo segnò i brevi col giorno e il mese al
-modo odierno. La Chiesa non era fin qua riuscita a
-recare anche nella liturgia quell'unità che è suo carattere;
-e Gregorio pensò farlo col <i>Sacramentario</i>, il
-quale col suo <i>Antifonario</i> delle parti della messa che
-<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span>
-doveansi cantar in note, e col <i>Benedizionario</i> costituisce
-il messale romano.
-</p>
-
-<p>
-Nel sinodo Romano stabilì, non convenire ai gravi
-costumi di diaconi e sacerdoti il dissolversi nella vanità
-d'imparare la musica, sconvenendo al maestoso contegno
-delle spirituali funzioni il perdere nei passaggi e
-ne' gorgheggi la compostezza degli animi, e consumarvi
-la voce destinata a predicare la divina parola e assodare
-nelle cristiane virtù. Pertanto deputa suddiaconi e
-cherici inferiori a cantare i salmi e le sacre lezioni in
-tono grave, serio e posato; a tal uopo istituendo scuole,
-ch'egli in persona dirigeva, e che duravano ancora
-trecent'anni dipoi.
-</p>
-
-<p>
-Accortosi come dei quindici toni della musica gli
-ultimi otto non sieno che ripetizione dei sette primi,
-divisò che sette segni bastavano per tutt'i toni, purchè
-si replicassero alto e basso, giusta l'estensione del
-canto, delle voci e degli stromenti<a class="tag" id="tag174" href="#note174">[174]</a>. Quella maestosa
-melodia, ove ci furono conservate preziose reliquie
-dell'ammirata musica antica de' Greci, crebbe
-<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
-splendore al culto divino, con motivi semplici e grandiosi,
-che poi s'andarono dimenticando fin alla profanità
-de' nostri giorni, in cui la devozione è distratta da
-arie guerresche e da teatrali.
-</p>
-
-<p>
-Gregorio fra tante occupazioni trovò tempo a scrivere
-moltissime opere, le quali, non men che le sue
-virtù, gli procacciarono il cognome di Magno. Le lettere,
-concernenti per lo più la disciplina, provano
-quanto instancabile adoperasse a governare la Chiesa
-e a fondo si conoscesse delle divine leggi e delle
-umane. Commentò Giobbe ed Ezechiele, e fece omelie
-sopra gli Evangeli. A Giovanni arcivescovo di Ravenna
-diresse la <i>Regola pastorale</i>, in quattro parti trattando
-per quali vie s'entri al santo ministero, quali i doveri,
-come istruire i popoli, e applicarsi alla propria, mentre
-s'attende alla santificazione di quelli, affine di non perdere,
-per segreta compiacenza di sè, il premio degli
-sforzi fatti. L'imperatore Maurizio ne volle copia, e la
-mandò ad Anastasio patriarca d'Antiochia, da mutare
-in greco e diffondere per le chiese d'Oriente: re Alfredo
-la tradusse in sassone pei vescovi d'Inghilterra: le
-chiese di Spagna e di Francia la proposero per modello
-ai vescovi, e Carlo Magno e i suoi successori nei capitolari
-non rifinano di raccomandarla.
-</p>
-
-<p>
-Nei Dialoghi narra molte e troppe storie maravigliose
-di santi italiani, a provare le verità fondamentali
-per mezzo di rivelazioni fatte da morti risorti e
-simili casi. Il santo il quale nelle opere sue mostrasi
-tutt'altro che dappoco, e cita ogni volta da chi gl'intese,
-s'acconciò al gusto del suo secolo e alla capacità
-<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span>
-di quelli cui destinava l'opera: e in fatto essa levò immenso
-grido; mandata a Teodolinda, contribuì assai a
-convertire i Longobardi, sopra cui cadevano molti dei
-miracoli ivi narrati; fin in arabo fu tradotta; ai Greci
-piacque tanto, che Gregorio n'ebbe tra loro il soprannome
-di <i>Dialogo</i>.
-</p>
-
-<p>
-Compose inni<a class="tag" id="tag175" href="#note175">[175]</a>; aprì scuole; si fece dipingere
-nel monastero di sant'Andrea a Roma; e nelle copie
-divulgatesi di quel ritratto soleasi sovrapporgli alla
-testa lo Spirito Santo in forma di colomba: altra prova
-che la pittura usavasi in quei tempi.
-</p>
-
-<p>
-Eppure v'è chi lo intitola l'Attila della letteratura,
-dicendo ordinasse l'incendio della biblioteca Palatina,
-e distruggesse i monumenti della grandezza romana,
-acciocchè la loro ammirazione non distraesse dal venerare
-le cose sante. Forse era egli sovrano di Roma
-da poter ciò? Ben è vero che si mostrò avverso agli
-antichi autori, forma e null'altro, e pericolosi per lo
-allettamento del bello, in tempo che non era peranco
-finita la lotta di questo col vero: e quantunque nel
-primo dei Dialoghi dica non avere conservato le parole
-proprie degl'interlocutori, perchè sì villanescamente
-proferite che non vi starebbero acconciamente, altrove
-scrive: — Non fuggo la collisione del metacismo, non
-evito la confusione del barbarismo, trascuro di serbare
-i luoghi e i modi delle preposizioni, stimando indegno
-che le parole del celeste oracolo stringansi sotto le regole
-di Donato»<a class="tag" id="tag176" href="#note176">[176]</a>. E però le sue scritture van
-<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
-macchiate dalle colpe de' tempi e da sue proprie;
-scarsa critica, erudizione inesatta, locuzioni viziose;
-diffuso e insieme oscuro e avviluppato, sovente si ripete,
-e vuole aver detto ogni cosa sopra ogni argomento
-che assume, e soverchiamente inclina alla
-allegoria.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap66">CAPITOLO LXVI.
-<span class="smaller">Italia disputata fra Longobardi e Greci.</span></h2>
-</div>
-
-<p class="title">
-SERIE DEI RE LONGOBARDI
-</p>
-
-<ul>
-<li>568 Alboino in Italia; assassinato dalla moglie Rosmunda 573.</li>
-<li>573 Clefi; assassinato da un famigliare 573.</li>
-<li>584 Autari suo figlio; m. 591.</li>
-<li>591 Agilulfo duca di Torino; m. 615.</li>
-<li>615 Adaloaldo associato al trono dal padre; cacciato 625; avvelenato 626.</li>
-<li>625 Ariovaldo duca di Torino; m. 636.</li>
-<li>636 Rotari duca di Brescia; m. 652.</li>
-<li>652 Rodoaldo suo figlio; assassinato 653.</li>
-<li>653 Ariperto I; gli succedono i figli.</li>
-<li>661 Pertarito; attaccato da Grimoaldo fugge. Gondiperto, ucciso.</li>
-<li>662 Grimoaldo duca di Benevento, si fa proclamar re.</li>
-<li>671 Garibaldo, suo figlio minorenne, è cacciato da Pertarito suddetto, che regna di nuovo.</li>
-<li>678 Cuniperto suo figlio, associato al trono; regna da solo 686.</li>
-<li>700 Liutperto suo figlio minorenne; spodestato da</li>
-<li>701 Ragimperto duca di Torino.</li>
-<li>701 Ariperto II, suo figlio, cacciato da</li>
-<li>712 Ansprando, il cui figlio</li>
-<li>712 Liutprando regna 32 anni.</li>
-<li>744 Ildebrando suo nipote, associato nel 736; stronizzato dal popolo.</li>
-<li>744 Rachi duca del Friuli; abdica 749 e si ritira a Montecassino.</li>
-<li>749 Astolfo suo fratello, muore alla caccia.</li>
-<li>756 Desiderio duca dell'Istria; associa il figlio Adelchi 758? Spodestati da Carlo Magno 774.</li>
-</ul>
-
-<p class="pad2">
-Sta dunque divisa l'Italia fra tre dominazioni: Greci,
-rappresentanti d'un passato irremeabile, e ridotti a tenersi
-sulle difese; Longobardi, espressione della forza
-<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
-brutale, e destinati a perire, ma dopo lungo regno e
-lasciando il lor nome alle parti migliori; i papi, podestà
-dell'avvenire, sorgente appena, ma che sta per
-gettar radici durevoli fra i rottami delle altre.
-</p>
-
-<p>
-Le forme dell'antico Impero si conservavano nella
-parte sottoposta ai Greci. L'esarca, sedente in Ravenna,
-amministrava direttamente la Pentapoli, cioè i territorj
-di Ancona, Rimini, Pesaro, Fano, Sinigaglia, conterminata
-a settentrione dalla Marecchia, a occidente dal
-Tevere, a mezzodì dal Musone, a levante dall'Adriatico;
-e l'Esarcato che comprendeva il littorale della Venezia,
-con Oderzo, Treviso, Padova, e il paese che finiva col
-basso Adige a settentrione, collo Scultenna (Panàro) e
-gli Appennini a occidente, colla Marecchia a mezzodì,
-e coll'Adriatico a levante; dov'erano le città di Ravenna,
-Bologna, Faenza, Forlimpopoli, Ferrara, Adria, Comacchio,
-Forlì, Cesena, Bobbio, Cervia. Oltre quest'amministrazione
-diretta, l'esarca sovrantendeva ai duchi
-che governavano Roma e i paesi meridionali<a class="tag" id="tag177" href="#note177">[177]</a>. I
-quali erano alcune città della Lucania o Basilicata, l'antica
-Calabria, or Terra d'Otranto, il Bruzio, ora Calabria
-Ulteriore: poi furono ritolte ai Longobardi la
-Terra di Bari e la Capitanata, dove Otranto, Galipoli,
-Rossano, Reggio, Gerace, Santa Severina, Crotone; e
-nella Campania le terre a mare fra Gaeta e Napoli. Da
-Gaeta posta fra i monti Cècubo e Massico, poteano i
-Greci difendere le pianure del Garigliano e le gole di
-Itri e Fondi. Con Napoli era il promontorio di Sorrento,
-<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
-che sparte i golfi di Napoli e di Salerno; e
-benchè fin a Salerno si stendesse il principato di Benevento,
-e molte città verso levante fino a Cosenza,
-e tutte quelle fra terra fossero tolte ai Greci, Napoli
-si sostenne. Duravano colà le istituzioni municipali,
-e nel resistere ai Longobardi ridestavasi il valor militare.
-Provincia greca era pure l'Illiria: la Sicilia
-stava sotto un patrizio greco: le isole della laguna
-veneta riconoscevano anch'esse di nome la supremazia
-imperiale.
-</p>
-
-<p>
-Di questi paesi alcuni venivano francandosi da ogni
-dipendenza, come Venezia; altri erano minacciati continuamente,
-e ad ora ad ora invasi dai Longobardi.
-Trovavansi questi impacciati in guerre straniere o civili?
-gli esarchi se ne rifacevano coll'assalirli, e ricuperare
-qualche territorio limitrofo; ma tosto erano
-ricacciati negli angusti confini: nè pace mai, bensì
-tregue rinnovate d'anno in anno, e compre fin col
-tributo di trecento libbre d'oro. Il bisogno di denaro
-potea dirsi l'unico motore de' governanti, per pagare
-il tributo o per mantenere gli eserciti; e per averne,
-senza divario da amici a nemici, correvano a predar
-le chiese di Roma o questo o quel monastero o il
-santuario di san Michele sul monte Gargano. Questo
-sovrasta a Siponto, rimpetto alle isole Diomedee (Trémiti);
-e dacchè al tempo di papa Gelasio vi apparve
-l'arcangelo Michele, gli presero vivissima devozione i
-Greci che ne moltiplicarono le chiese: i Longobardi
-altrettanto, vi andavano in pellegrinaggio e l'avevano
-per patrono, siccome san Giovanbattista i Longobardi
-dell'alta Italia.
-</p>
-
-<p>
-Ravenna, sede degli esarchi, tenne sempre testa
-contro i Barbari perchè assisa tra le maremme e facilmente
-soccorsa dalla flotta greca. La sua situazione
-era anche di gran momento per togliere ai Longobardi
-<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
-d'avanzarsi nella bassa Italia, potendo una flotta sbarcarvi
-e prenderli alle spalle: di modo che le città
-greche della Campania non si trovavano minacciate che
-da Benevento. Dandosi aria di capitale di tutta l'Italia,
-Ravenna negava sottomettersi a Roma neppur nelle cose
-spirituali; dentro aveva gli ordinamenti municipali del
-Basso Impero, o più veramente un governo militare
-con un imperatore e con duchi e scuole. Durò colà molti
-secoli che, la domenica sulla bass'ora, giovani, vecchi,
-fanciulli e sin donne d'ogni condizione uscissero di
-città e divisi in iscuole secondo i quartieri, facessero
-a sassi, fino al ferirsi ed ammazzarsi. Nel 696 la scuola
-della porta Tiguriese sfidò quella della postierla di
-Sommovico, e i primi, rimasti superiori, inseguirono
-gli altri con tal sassajuola, da ucciderne molti; e sbarattata
-a forza la porta, trionfanti attraversarono il
-vinto quartiere. La domenica seguente usciti di nuovo,
-mutarono ben presto il giuoco in fiera abbaruffata, ove
-molti Postierlesi caddero uccisi, non ostante che fosse
-legge di dar quartiere a chiunque supplicasse. I Postierlesi
-pensano un'atroce vendetta; e fingendosi riconciliati,
-ognuno invita a pranzo qualche Tiguriese; e quivi
-li scannano, e gettano nelle cloache o sepelliscono.
-La città tutta in gemiti e in fremiti: l'arcivescovo
-Damiano ordinò per tre giorni digiuno: egli stesso
-andò in processione coi cherici e monaci, scalzi e in
-sacco, copersi di cenere; seguivano i laici, poi le donne
-senz'ornamenti; da ultimo i poveri, tutti a gran voce
-implorando misericordia. Dopo i tre giorni, cerchi i
-cadaveri e sepolti, furono puniti i micidiali, bruciate
-le masserizie, che nessuno volle toccarne, e distrutto
-il quartiere, infamato poi col nome di Rione degli
-assassini<a class="tag" id="tag178" href="#note178">[178]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span>
-</p>
-
-<p>
-I pochissimi ricordi che abbiamo di quell'età sono
-di sevizie usate dagli esarchi, e che forse pajono più
-atroci perchè ignoriamo quali ragioni ve li determinassero.
-Ravenna fu più volte saccheggiata per loro
-ordine, nominatamente nel 710, quando Giustiniano II
-fece anche rapirne la principal nobiltà, e avutala a
-Costantinopoli, ucciderla crudelmente: all'arcivescovo
-Felice risparmiò la vita, ma tolse gli occhi. Colpiti nel
-vivo da tali atrocità, i Ravennati si sollevarono alla
-guida di Giorgio figlio di Giovaniccio; e subito vi
-risposero Sarsina, Cervia, Cesena, Forlimpopoli, Forlì,
-Faenza, Imola, Bologna: Giorgio distribuì queste città
-con ordinanza militare, e Ravenna stessa divise in
-bandiere, cioè la prima, la seconda, la nuova, l'invitta,
-la costantinopolitana, la stabile, la lieta, la milanese, la
-veronese, la classense, e quella dell'arcivescovo col
-clero<a class="tag" id="tag179" href="#note179">[179]</a>. Pare si sostenessero finchè l'imperatore non
-morì: e Filepico succedutogli scarcerò l'arcivescovo
-Felice, il quale fece atto di sommessione al papa, e
-probabilmente acquetò i Ravennati.
-</p>
-
-<p>
-Non era dunque più ragionevole o quieta la dominazione
-greca che la longobarda; oltrechè gl'imperatori
-non avevano ancora dismesse le pagane pretensioni
-di superiorità, dai primi loro predecessori ereditate
-sopra la Chiesa, e voleano mestare nelle dispute religiose
-e nelle elezioni dei pontefici. Vedemmo come tra
-questi sapesse conciliare gran riverenza a sè e alla sua
-dignità Gregorio Magno: ma la generosa carità con
-che egli avea distribuito grani, non fu imitata da Sabiniano
-succedutogli <span class="sidenote">(604)</span>, sicchè i poveri s'assembrarono
-tumultuosi, gridando non togliesse la vita a quelli, cui
-Gregorio l'aveva tante volte serbata. Sabiniano che
-<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
-guardava con invidia il suo predecessore, meditando perfino
-distruggerne gli scritti<a class="tag" id="tag180" href="#note180">[180]</a>, affacciatosi esclamò: — Cheti!
-se Gregorio vi regalò per comperarsi i
-vostri elogi, io non sono in grado di satollarvi tutti».
-</p>
-
-<p>
-Succedono Bonifazio III poi il IV <span class="sidenote">(607-8)</span>, che dall'imperatore
-Foca ottenne il panteon d'Agrippa, cui consacrò
-alla Vergine Maria e a tutti i Martiri; in memoria di che
-fu istituita la festa d'Ognisanti.
-</p>
-
-<p>
-Onorio <span class="sidenote">(625)</span> sperò vedere Aquileja e l'Istria ricongiunte
-alla Chiesa universale, dond'erano scisse per la quistione
-dei Tre Capitoli: ma la sottigliezza de' Greci lo
-perigliò nell'errore de' Monoteliti; del che si ritrattò
-appena se n'accorse. Alla morte di lui gli uffiziali greci
-vollero saccheggiare il palazzo; e impediti, indussero
-l'imperatore a metter le mani sul tesoro ivi riposto.
-Fu allora che l'esarca Isacco pensò pagar sue truppe
-colle ricchezze della basilica Laterana. D'intesa con lui,
-il cartulario Maurizio alla soldatesca che domandava il
-sempre negato soldo, disse qualmente l'imperatore
-avea mandato le paghe al papa, che, invece di distribuirle,
-le avea riposte coll'altre richezze, le quali giacevano
-indarno, mentre sarebbero state opportune a
-difendere la città. Fu anche troppo perchè i soldati
-corressero sul tesoro: ma i parenti di papa Severino lo
-difesero, e solo dopo tre giorni fu possibile a Maurizio
-<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span>
-d'entrare e sigillar ogni cosa. Ne diede allora avviso
-all'esarca, che venuto a Roma, relegò gli ecclesiastici
-da cui temeva opposizione, indi entrato nel tesoro, durò
-otto giorni a spogliarlo e ne mandò una parte a Costantinopoli<a class="tag" id="tag181" href="#note181">[181]</a>.
-Poco poi Maurizio si rivoltava contro
-Isacco, e questi spediva truppe che il vinsero, presero
-ed uccisero. I complici in carcere aspettavano pari
-destino <span class="sidenote">(638)</span>, quando la morte d'Isacco risparmiò la loro.
-</p>
-
-<p>
-Alle rinascenti quistioni teologiche avea voluto impor
-silenzio l'imperatore Costante II pubblicando il Tipo
-o formola di fede; ma i Cattolici la repudiarono come
-fallace e come forzata <span class="sidenote">(649)</span>. Costante perseguitò i renuenti,
-e comandò all'esarca Olimpio di prender vivo o morto
-papa Martino, che condannò quel tipo. Olimpio non
-avventurandosi ad aperta violenza, finse voler essere
-dalla sua mano stessa comunicato, e dispose un assassino
-che in quel atto lo trafiggesse. Costui protestò
-che, sul punto di eseguire il misfatto, più non vide il
-pontefice; onde si gridò al miracolo, ed Olimpio confessandosi
-in colpa, chiese perdonanza. Rise a questi
-scrupoli il suo successore Teodoro Calliopa <span class="sidenote">(652)</span>; e condottosi
-a Roma coll'esercito, frugò il palazzo pontificio se
-fosse vero che v'avea massa d'armi, e benchè nulla
-trovasse, menò via nottetempo il pontefice, con nulla
-più che sei famigli ed un bicchiere. Tre mesi vagarono
-pel mare, indi approdati a Nasso, lasciarono a
-bordo il papa prigioniero, che poi condotto a Costantinopoli,
-restò tre mesi in carcere senza parlare a
-persona. Chiamato a giudizio come reo d'aver contro
-l'imperatore fatto trama con Olibrio e coi Saracini
-e sparlato di Maria vergine; e convinto co' mezzi che
-abbondano a' tribunali militari, fu portato in un cortile
-tra folla di popolo; e qui levatogli di dosso il pallio, il
-<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span>
-mantello e l'altre insegne di sua dignità, e postogli un
-collare di ferro, fu tratto per la città e buttato in carcere,
-senza fuoco, benchè verno stridente. Le donne dei
-carcerieri, come ad altre vittime, così a lui mitigarono
-l'atrocità imperiale. Deportato poi a Cherson, stentò
-fra privazioni e infermità, sinchè Dio nol trasse a sè <span class="sidenote">(654)</span>.
-</p>
-
-<p>
-Appena rapito Martino, Costante avea dato ordine
-d'eleggergli un successore; ed i Romani, forse per
-tema ch'egli mettesse sulla cattedra qualche eretico,
-s'affrettarono ad eleggere Eugenio, che poco durò <span class="sidenote">(657)</span>,
-poi Vitaliano. Marco, arcivescovo di Ravenna ricusava
-sottomettersi alla Chiesa romana, appoggiato a un diploma
-dell'imperatore Costante: ma Vitaliano lo scomunicò,
-ed egli lui, e lo scisma proseguì finchè papa
-Dono ottenne si revocasse quel diploma.
-</p>
-
-<p>
-Agatone fece esonerar la Chiesa romana <span class="sidenote">(678)</span> dai tremila
-soldi d'oro che pagava ad ogni elezione di papi,
-assoggettandosi però a non consacrarli sinchè non fossero
-confermati dall'imperatore.
-</p>
-
-<p>
-A questa foggia andò l'elezione dei successori, spesso
-controversa. Sergio non volle approvare le costituzioni
-del concilio Trullano <span class="sidenote">(687)</span>; onde il vizioso e inetto
-Giustiniano II mandò il protospata Zacaria che lo arrestasse:
-ma sollevatosi il popolo, l'inviato non trovò
-scampo che sotto il manto del pontefice. Anche Giovanni
-Platino, esarca di Ravenna, venuto per fargli
-ingiuria, non osò e se ne pentì. Però l'ambizione di
-quei che aveano competuto il papato, gli turbò la vita
-a segno, che dovette a lungo rimanere fuori di Roma.
-</p>
-
-<p>
-Talmente si stava in timore di violenze da parte
-degl'imperatori, che quando, all'elezione di Giovanni VI,
-venne da Costantinopoli in Roma Teofilatto esarca
-eletto, i Romani presero le armi <span class="sidenote">(701)</span>, nè si chetarono che
-alle preghiere ed alle assicuranze del papa. Il suo successore
-Giovanni VII non disapprovò apertamente ma
-<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span>
-non sottoscrisse gli atti del concilio Trullano, malgrado
-preghiere e minacce di Giustiniano. Papa Costantino
-li ripudiò in quanto derogavano al VI ecumenico, anzi
-per segno di venerazione <span class="sidenote">(708)</span> fece dipingere i sei concilj nel
-portico di San Pietro; il popolo poi ricusò omaggio a
-Giustiniano imperatore eretico, non ne volle il ritratto,
-non commemorarlo nella messa o negli istromenti,
-nè tampoco ricevere monete col suo conio.
-</p>
-
-<p>
-Aveano dunque i pontefici tutt'altro che a lodarsi
-degli imperatori, e il popolo inclinava a scuoterseli
-dal collo: se non che li ratteneva il timore d'altri nemici
-più imminenti, i Longobardi. Questi, nel primo
-irrompere, occupata una buona parte dell'Italia, dicemmo
-come la dividessero tra varj duchi: lo che se
-gli ajutò a conservare parzialmente i vinti in obbedienza,
-impedì di compiere la conquista. Tra quei signori
-eleggevasi il re senza ragione ereditaria; talchè
-ogni vacanza produceva una rivoluzione e solleticava
-le ambizioni, a segno che di venticinque regnanti, sedici
-finirono in modo violento. I duchi col favorire
-all'uno o all'altro pretendente, tiravano a sè autorità
-sempre maggiore, a detrimento della corona. In maggior
-conto erano il ducato di Spoleto, che separava Roma
-da Ravenna, e manteneva le comunicazioni dell'alta
-Longobardia colla meridionale; e il ducato di Benevento,
-che separava Roma dalla Campania e dagli altri
-possedimenti greci, e valeasi del porto di Salerno: e
-quei due paesi ormai operavano affatto di loro balìa.
-Usufruttare il particolar dominio, ovvero condurre la
-guerra per le franchigie o pei possessi o per capricci
-proprj era l'occupazione dei duchi; e a fatica i re potevano
-trarli seco, fosse a reprimere i Greci, fosse a
-respingere i Franchi, i quali senza resta li molestavano
-o per rapace natura, o sollecitati dagli imperatori
-d'Oriente. Nè a quest'ultimi i Longobardi, essendo
-<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span>
-sforniti di marina, potevano impedire di mandar soccorsi,
-scarsi se volete, ma trasportati agevolmente
-ove bisogno accadesse, e, se non altro, bastevoli a nutricare
-la speranza (sempre facile ne' deboli oppressi)
-che effimero fosse il dominio di quelli stranieri, e che
-l'altrui braccio ne li redimerebbe.
-</p>
-
-<p>
-Neppure dopo che ebbero abbracciata la religione
-cattolica, i Longobardi cessarono di guardarsi e d'essere
-guardati come stranieri; nè si fusero coi Romani,
-nè conobbero quanto importasse il tenersi amici i
-pontefici se volevano congiungere tutta Italia sotto
-un dominio, forte per resistere e ordinato per farsi
-amare.
-</p>
-
-<p>
-Vedemmo come re Rotari alle consuetudini longobarde
-sostituisse un codice scritto; e colle leggi, colla
-robusta amministrazione e con severi castighi ridotti
-al freno i duchi, li guidò a sconfiggere i Greci, ai quali
-(unica conquista durevole dopo le prime) strappò il
-ducato di Genova, ricovero de' fuorusciti dal Milanese.
-</p>
-
-<p>
-Rodoaldo, figlio e successore di lui <span class="sidenote">(652-55)</span>, fu presto trucidato
-da un offeso marito, e la nazione o i grandi affezionati
-alla memoria della buona Teodolinda andarono
-negli Agilulfingi bavaresi a cercar un successore; e con
-Ariperto, figliuolo di Gundualdo già duca d'Asti e fratello
-di quella regina, comincia una serie di re cattolici,
-stranj alla gente longobarda. Ariperto fu sepolto nella
-chiesa di san Salvadore fuor di Pavia, da lui fabbricata:
-e quasi il regno non fosse già troppo diviso fra' duchi, si
-volle, a modo de' Franchi e d'altri Germani, partirlo
-fra Pertarito e Gondiperto, figli di Ariperto <span class="sidenote">(661)</span>, sedendo
-il primo in Milano<a class="tag" id="tag182" href="#note182">[182]</a>, l'altro in Pavia. L'ambizione
-<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span>
-non li lasciò in concordia, e Gondiperto volendo
-spodestare il fratello, spedì Garibaldo duca di Torino
-per invocare soccorsi da Grimoaldo duca di Benevento.
-</p>
-
-<p>
-La storia di Grimoaldo è un romanzo. Gli Avari in
-gran numero avendo invaso il Friuli, Gisolfo, che v'era
-duca, fortificò tutti i varchi e le castella, e nominatamente
-Cormona, Nimaso, Osopo, Artenia, Ragona, Gemona,
-Biligo, per ricoverarvi la gente inerme: egli poi
-affrontò i nemici; ma per quanto valoroso, fu soverchiato
-dal numero e ucciso. Gli Avari si sparsero guastando
-la campagna, assediarono Cividale dove s'era
-rinchiusa Romilda, vedova di Gisolfo, coi figli Tasone,
-Cacone, Romoaldo e Grimoaldo e quattro figliuole. Duravano
-a resistere; ma Romilda, adocchiato dalle mura
-il kacano de' nemici, lasciva od ambiziosa mandò esibirsegli
-pronta a cedergli la città purchè la sposasse. Finse
-egli aderire, ma avuta la porta, lasciò la città al furore
-e alle fiamme; e tenuta Romilda una notte, la abbandonò
-alla brutalità di dodici suoi, poi la fece impalare,
-dicendo: — Ben ti stia un tal marito». Assai differenti
-le costei figliuole si sottrassero alla libidine nemica col
-fingersi puzzolenti, tenendo carni fetide in seno. Il kacano
-avviò esse coi fratelli e coi cittadini verso la Pannonia
-in ischiavitù; ma il Consiglio degli Avari pensò
-meglio ucciderli tutti, salvo le donne e i fanciulli. I figli
-di Gisolfo, avutone sentore, procuraronsi de' cavalli e
-fuggirono. Grimoaldo, il più piccolo fra essi, cavalcava
-in groppa a un fratello, ma non potendo reggersi cadde.
-Il fratello, non vedendo in lui che un impaccio, e nol
-volendo schiavo de' Barbari, brandì la lancia per trafiggerlo;
-ma il bambino implorò pietà, e che avrebbe
-<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span>
-forza di tenersi a cavallo: di che l'altro impietosito il
-ripigliò.
-</p>
-
-<p>
-Ma ecco gli Avari sopragiungono, e un d'essi riesce
-a ghermire Grimoaldo, e senz'altro mal fargli, sel pone
-in groppa e s'avvia al ritorno. Il fanciullo, invece di
-desolarsi da fiacco, occhieggiava lo scampo, e côlto il
-destro, trasse il pugnale dalla cintura del rapitore e
-glielo confisse nel capo. Quegli cadde, e Grimoaldo
-voltò allegro il cavallo verso i suoi fratelli<a class="tag" id="tag183" href="#note183">[183]</a>. Le virtuose
-sorelle, comunque vendute più volte, illibate
-poterono esser poi ricompre dai fratelli, e sposate a
-duchi stranieri. Tasone e Cacone ottennero di nuovo
-il ducato del Friuli; e vedemmo (pag. 89) come, per
-tradimento dell'esarca, fossero uccisi in Oderzo.
-</p>
-
-<p>
-L'audace Grimoaldo, cresciuto in età, fu posto duca
-di Benevento, e a lui Gondiperto mandò chiedendo
-soccorsi: ma l'infido ambasciadore lo persuase a venir
-sì, ma per esterminare entrambi i principi stranieri, e
-recarsi in mano un regno che avea mestieri di robusti
-campioni, non di fanciulli. La proposta era conforme
-al genio di Grimoaldo; che presto regnò, essendo
-Gondiperto ucciso dal traditore Garibaldo. Pertarito,
-come udì che Pavia si era resa al ribelle, vilmente
-fuggì, lasciata a Milano la moglie Rodelinda e il fanciullo
-Cuniperto, che da Grimoaldo furono spediti a
-Benevento. Pertarito ricoverò presso il kacano degli
-Avari; il quale ricusò un moggio d'oro che Grimoaldo
-gli offeriva se gli consegnasse il ricoverato; pure insinuò
-a questo di abbandonare le sue terre. E Pertarito
-osò rientrare in Italia e confidarsi alla generosità del
-<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span>
-nemico, e giunto a Lodi, mandò a chiedergli sicurezza.
-Piacque l'atto a Grimoaldo, che gli promise salvezza
-ed agi; ma poi vedendolo ben accetto ai Longobardi,
-che in folla accorreano a visitarlo, ne prese ombra, e
-pensò torlo di mezzo. Lo fe dunque circondare nel
-palazzo assegnatogli in Pavia; ma Unulfo, suo fedele
-servitore, travestitolo da schiavo e fingendo cacciarlo
-a mazzate, il campò di mezzo alle sentinelle, e calollo
-dalle mura nel Ticino, donde passò ad Asti, e di quivi
-in Francia. Intanto il guardarobiere, chiusosi nella camera
-di Pertarito, ai soldati spediti a prenderlo pregava
-indugiassero finchè colui avesse digerito il troppo
-vino: alfine fu scoperta la pietosa frode, e Grimoaldo
-la perdonò, e volle tra' suoi Unulfo. Saputo poi che
-questo erasi ritirato nella basilica di san Michele, lo
-affidò della sua parola, e rimandollo col guardarobiere
-e con molti doni al sempre desiderato padrone.
-</p>
-
-<p>
-Grimoaldo, vigoroso di braccio, tenace di proposito,
-mantenne l'ordine nell'interno <span class="sidenote">(662)</span>; avversissimo ai Romani,
-distrusse la risorta Oderzo per vendicare i suoi
-fratelli ivi uccisi; respinse i Franchi venuti per restituire
-Pertarito. Onde assicurarsi il titolo di re, avea
-costretto una sorella dei predecessori a sposarlo, e
-dato ai duchi tali privilegi, da renderli quasi indipendenti
-e snervare la monarchia. D'altra parte, compiuta
-allora la conversione de' Longobardi, acquistava preponderanza
-il clero, e per esso il papa; i quali miravano
-a conservare ciò che i conquistatori a distruggere,
-la nazionalità italiana.
-</p>
-
-<p>
-Grimoaldo avea lasciato duca di Benevento suo figlio
-Romoaldo; onde l'imperatore Costante II, che s'era
-fatto esecrare a Costantinopoli col perseguitare i Cattolici,
-pensò redimersi del pubblico obbrobrio coll'assalire
-quel fanciullo, a titolo di sbrattare l'Italia, e
-rinnovarvi l'imperio romano, o fors'anche restituirne
-<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span>
-la sede a Roma dove credeasi più sicuro. Armato in
-Sicilia e sbarcato a Taranto, chiamò attorno al drago
-imperiale le guarnigioni delle città marittime, e con
-esse marciò sopra Benevento <span class="sidenote">(663)</span>. Il giovinetto Romoaldo
-valorosamente si difese, ma ridotto agli estremi, cercava
-patti. Re Grimoaldo accorse in ajuto del figliuolo,
-e mandò innanzi Sesualdo, balio di questo, per avvertirlo
-del suo avvicinarsi. Sesualdo cadde in potere dei
-Greci, i quali lo obbligarono a dire agli assediati, non
-dovessero sperare verun soccorso. Egli promise: ma
-invece confortò Romoaldo a durare, giacchè suo padre
-avvicinava; tenesse raccomandati la moglie e i figli
-suoi, ch'egli era certo di non sopravivere. Di fatto Costante
-fe mozzarne il capo e balestrarlo in città: poi
-levò il campo al sopragiungere di Grimoaldo, il quale
-rincacciò i nemici sin presso Formia, e il sconfisse.
-</p>
-
-<p>
-I Beneventani conservavano riti superstiziosi; adoravano
-immagini di serpenti; ad un albero sacro attaccavano
-un pezzo di cuojo, poi correndo a briglia sciolta
-e scagliando dardi all'indietro, chi così riuscisse e staccarne
-alcun pezzo, sel mangiava per devozione. Il pio
-Barbato che poi vi fu vescovo, predicava contro tali
-idolatrie, e Romoaldo gli promise estirparle se Dio gli
-desse vittoria. Liberato Benevento, osservò la promessa,
-e Barbato di propria mano recise l'albero sacrilego.
-Saputo però che Romoaldo teneva ancora nel suo gabinetto
-un serpente d'oro, persuase Teodorada moglie di
-lui a consegnarglielo, e ne fa fare un calice e una
-patena. Romoaldo non solo nol punì, ma gli offerse
-estesissimi poderi; ed esso li ricusò, sol cercando aggregasse
-alla sua diocesi Siponto, dov'era la grotta di
-San Michele.
-</p>
-
-<p>
-Costante II, giacchè non sapeva vincere nemici, volle
-spogliare sudditi inermi, e gettatosi su Roma, derubò
-quel ch'era avanzato delle depredazioni anteriori. Non
-<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span>
-saziato dai doni di papa Vitaliano, si prese tutto il
-bronzo del Panteon, perfino il copertume metallico, e
-recò le prede in Sicilia. Ma quando veleggiavano per
-Costantinopoli, una squadra saracina le assalì e portolle
-in Alessandria, donde forse alcune di esse erano
-un tempo passate a Roma.
-</p>
-
-<p>
-Sei anni rimase quell'imperatore in Siracusa, facendola
-soffrire de' suoi capricci <span class="sidenote">(668)</span>, finchè un Mesenzio lo
-assassinò, credendo ben meritare perchè eretico<a class="tag" id="tag184" href="#note184">[184]</a>.
-Costantino Pogonato suo figlio, raccolta gran gente dall'Istria,
-dalla Sardegna, dall'Africa, piombò sopra Siracusa,
-uccise Mesenzio ch'erasi dichiarato imperatore,
-e la testa di lui e degli altri congiurati mandò a Costantinopoli.
-Ma intanto Romoaldo avea pensato vendicarsi
-dell'aggressione, e a capo d'una ciurma di
-Bulgari tolse all'Impero le città di Bari, Taranto, Brindisi
-e Terra d'Otranto, conquiste che non potè conservare.
-</p>
-
-<p>
-I Bulgari erano gente sottoposta un tempo agli
-Avari, dai quali riscossasi, devastò l'Impero, e offrivasi
-a servigio di chi la pagasse. Alquanti di essi aveano
-ottenuto i deserti territorj di Supino, Bojano, Isernia,
-con giurisdizione signorile, dipendente però dal duca
-di Benevento, e vi conservavano la patria lingua. Al
-modo stesso nell'alta Lombardia voleano piantarsi gli
-Avari, chiesti da Grimoaldo contro il ribellato duca
-del Friuli; ma il re li respinse.
-</p>
-
-<p>
-Morto questo <span class="sidenote">(671)</span>, i duchi irrequieti deposero il figlio
-Garibaldo, e richiamarono Pertarito dall'esiglio al
-trono. Con erigere Sant'Agata in Monte e Santa Maria
-in Pertica<a class="tag" id="tag185" href="#note185">[185]</a> a Pavia, attestò la sua gratitudine a Dio
-<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span>
-che l'avea campato da tanti pericoli, e quindici anni
-regnò, osservante della giustizia, limosiniero, istruito
-dalla sventura a non abusare della prosperità. Ma due
-fazioni, una contraria, l'altra seconda a questi re bavaresi,
-non cessavano di rimescolare il regno. Mal seppe
-destreggiare Cuniperto, figlio di Pertarito <span class="sidenote">(686)</span>; sicchè i
-duchi di Benevento e di Spoleto fin l'ombra cessarono
-di dipendenza.
-</p>
-
-<p>
-Altrettanto di propria balìa operavano i duchi del
-Friuli, posti come sentinella avanzata contro nuovi invasori
-d'Italia. Fra quelli nomineremo Ferdolfo <span class="sidenote">(694)</span>, che
-provocò gli Schiavoni tenendosi certo di vincerli; ed
-essi vennero, e cominciarono a rubare le pecore. Lo
-scultascio Argaido, nobile e prode uomo, uscì loro
-incontro, ma non potè raggiungerli; e il duca lo rimproverò
-d'averli lasciati sfuggire, dicendo che ben gli
-stava il suo nome, derivato da arga, che in longobardo
-vale poltrone. Argaido replicò: — Voglia Dio
-chiarire qual di noi due sia più poltrone». Pochi giorni
-dopo, gli Schiavoni tornarono grossi, ed accamparono
-s'un'altura. Ferdolfo ronzava a piè di quella, divisando
-i modi di assalirla, quando Argaido gli rammentò l'ingiuria;
-e — Maledetto da Dio chi di noi sarà l'ultimo
-ad assalire gli Schiavoni». Spronato, salì per la montagna,
-e Ferdolfo altrettanto; ma gli Schiavoni rotolando
-sassi uccisero quei due e la nobiltà che li seguì. Così il
-puntiglio, come altre volte, recò a rovina il paese.
-</p>
-
-<p>
-Anche il poderoso Alachi duca di Brescia <span class="sidenote">(688)</span>, ingrato
-a Cuniperto, tramò con Aldone e Gransone, primarj
-cittadini, e usurpò il titolo regio; ma ben presto disgustò
-il vescovo di Pavia e altri signori longobardi.
-Un giorno, numerando certe monete, gliene cascò una;
-<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span>
-e al giovinetto figlio di Aldone ivi presente che gliela
-raccolse, disse: — Di queste tuo padre ne ha d'assai,
-e presto diverranno mie». Il fanciullo riferì quel
-motto al padre, che prevenne la minaccia col richiamare
-Cuniperto dalla piccola e forte isola del lago
-di Como. Venne questi, e scontrato Alachi alla Coronata
-(Cornate) presso l'Adda, lo sfidò a duello;
-ma Alachi riflesse: — Costui è ubbriacone, ma robustissimo
-della persona. Vivo suo padre, trovandosi
-in palazzo certi montoni di smisurata grossezza,
-li sollevava col braccio teso; ed io non potevo altrettanto».
-</p>
-
-<p>
-Men codarda ragione addusse quando, di nuovo
-esortato a duellar col nemico, rispose che negli stendardi
-di quello vedeva l'effigie dell'arcangelo Michele,
-davanti al quale esso gli avea giurato fedeltà. Il rifiuto
-svolse da lui molti de' fedeli, i quali unico merito riconosceano
-la forza. Al contrario, Cuniperto era amatissimo
-da' suoi; tanto che Zenone diacono della chiesa
-di Pavia volle assumere la veste di esso, per trarre
-contro di sè l'attenzione e le armi del nemico, e così
-sviarle dal vero re; e di fatto rimase ucciso. Ma i Longobardi
-s'infervorarono alla battaglia, e ucciso Alachi,
-e tuffatone l'esercito nell'Adda, assicurarono a Cuniperto
-la vittoria e il regno.
-</p>
-
-<p>
-Cuniperto, diffidando de' bresciani Aldone e Gransone,
-pensava torli di vita, e ne divisava i modi col suo
-cavallerizzo, allorchè sulla finestra venne a posarsi un
-moscone, e il re con una coltellata gli levò una gamba.
-Intanto i due fratelli, com'erano soliti, s'avviavano alla
-reggia, quand'ecco uno privo d'una gamba gli avvisa
-del pericolo che correano, sicchè essi rifuggono in una
-chiesa. Il re, dubitando che alcuno de' suoi fedeli gli
-avesse ammoniti, invia a prometter loro sicurezza se
-indichino da chi ebbero l'avviso; ed essi confessano
-<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span>
-averlo avuto da uno zoppo sconosciuto. Cuniperto,
-ricordatosi del moscone, comprese che quello era uno
-spirito maligno, che avea spiato i secreti di lui per
-rapportarli.
-</p>
-
-<p>
-Paolo Diacono riferisce ciò in tutta serietà; e sopra
-storici siffatti siamo costretti tessere la storia. Agnello,
-che scrisse le vite degli arcivescovi di Ravenna, ha
-racconti dello stesso calibro: e ne basti uno. Giovanni,
-abate del monastero di San Giovanni presso Ravenna,
-molestato dall'esarca, andò a Costantinopoli e si pose
-sotto al palazzo cantando versetti di salmi, finchè l'imperatore
-il fe chiamare, e intesone le ragioni, gli diede
-una commendatizia per l'esarca. Al domani stesso scadeva
-il termine da questo prefisso ai monaci per addurre
-le loro ragioni; onde l'abate struggevasi di
-ritornare al più presto, ma non trovò nave. Dolente
-passeggiava sul lido, quando gli si affacciarono tre uomini
-nerovestiti, e udito il suo rammarico, gli promisero
-rimetterlo a casa il domani, se facesse com'essi
-gli diceano. E gli diedero una verga, colla quale delineasse
-sulla sabbia una barca, colla vela e colla ciurma:
-poi vollero si collocasse in un letto nella sentina, e per
-rumori e turbini che intendesse, non si sgomentasse
-nè facesse il segno della croce. Come detto così fatto:
-il fracasso fu indescrivibile; ma a mezzanotte egli si
-trovò sul tetto del suo monastero. La meraviglia dei
-monaci e dell'esarca lascio immaginarla: egli raccontò
-la cosa all'arcivescovo, che gl'impose una
-penitenza.
-</p>
-
-<p>
-Ciò che risulta da queste baje è che gl'italiani stavano
-altrettanto male sotto i Longobardi che sotto i
-Greci. Cuniperto, tenuto il regno dodici anni, lo trasmise
-al giovinetto figlio Liutperto <span class="sidenote">(700)</span>, sotto la tutela del
-nobile e saggio Ansprando. Ma in breve da Ragimperto
-duca di Torino ne fu spodestato, poi ridotto prigioniero
-<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span>
-e ucciso da Ariperto II <span class="sidenote">(701)</span>, figlio e successore di quello,
-che dovette continuamente lottare contro altri duchi:
-regni brevi, successioni tempestose, che toglievano
-d'invigorire la monarchia. Ansprando, tutore di Liutperto,
-erasi rifuggito nell'isola Comacina, ma assalito
-da Ansperto, passò in Baviera. Ariperto si svelenò
-contro gli amici di Ansprando, al figlio di esso fe cavar
-gli occhi, alla moglie e alla figliuola mozzar il naso e
-gli orecchi. Ma Ansprando coi Bavari rivalicò le Alpi,
-e vinse Ariperto <span class="sidenote">(712)</span>, che guadando il Ticino a Pavia affogò,
-ultimo degli Agilulfingi in Italia. Dicono uscisse travestito
-per intendere quel che di lui si dicesse: agli ambasciadori
-stranieri mostravasi in abito dimesso e con
-pelliccie volgari e volgari imbandigioni, per non allettarli
-alle squisitezze italiane. Ma queste voglionsi difendere
-con valorosa concordia, piuttosto che celare con
-pusillanime astuzia.
-</p>
-
-<p>
-I Longobardi unanimemente acclamarono il prudente
-Ansprando, che regnò soli tre mesi<a class="tag" id="tag186" href="#note186">[186]</a>, ma
-vide eletto a succedergli suo figlio Liutprando, che in
-trentadue anni di regno rinnovò lo splendore della
-signoria longobarda. Le prime cure applicò a riformare
-lo Stato, comprimendo le rinascenti sollevazioni
-anche col supplizio d'alcuni duchi; molti castelli tolse
-ai Bavari, che forse meditavano recuperare il trono; si
-tenne buoni i Franchi e gli Avari, e dettò leggi prudenti,
-in capo alle quali s'intitola <i>cristiano e cattolico,
-<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span>
-re dei Longobardi a Dio diletti</i>. Coraggioso fin alla
-temerità, udito che un Rotari suo parente avea disposto
-di ucciderlo in un convito, lo chiamò a sè, e
-tastato se veramente portasse il giaco di ferro sotto ai
-panni, respinse colla propria la spada che costui trasse,
-e lo fece uccidere. Saputo che due gasindi gl'insidiavano
-i giorni, gl'invita a caccia, ed appartatosi solo
-con essi soli, rinfaccia il perverso consiglio; indi gettate
-le armi, — Ecco il re vostro; fatene secondo vi
-piace». Vinti al generoso e franco atto, gli caddero
-a' piedi, ed esso li perdonò e beneficò. Anche colla
-Chiesa stette in armonia, e confermò il dono di molti
-beni nelle alpi Cozie, fattole da Ariperto II. Rintegrato
-l'ordine e l'obbedienza, svelto ogni seme delle guerre
-civili, ridrizzò l'animo al disegno de' suoi predecessori,
-d'unire tutta Italia snidando i Greci. E la fortuna parve
-mandargliene il destro.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap67">CAPITOLO LXVII.
-<span class="smaller">Gli Iconoclasti. Origine della dominazione temporale
-dei papi.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-L'imperio romano continuava colle antiche forme a
-Costantinopoli, ma sempre più fievole e minacciato da
-diversi nemici, ai quali vennero ad aggiungersi i Musulmani.
-Maometto avea predicato agli Arabi <span class="sidenote">(622)</span> una religione,
-di dogmi semplicissimi, ridotti quasi solo alla
-unità di Dio; di morale condiscendente e sanguinaria,
-giacchè ripristinava la pluralità delle mogli e il diritto
-della forza, che il cristianesimo avea sbanditi. Subito i
-suoi discepoli, armati di scimitarra e d'intolleranza,
-<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span>
-uscirono dalla penisola natia gridando, — Non v'è
-altro dio che Dio, e Maometto è suo profeta»; e vedendo
-non potere dar trionfo alla loro se non soffocando
-ogni altra civiltà, diressero le prime offese contro
-i luoghi dov'era nata la religione cristiana, occupando
-Gerusalemme e la Palestina, poi con una spaventevole
-rapidità ebbero sottoposto gran parte dell'Asia, il lembo
-settentrionale e l'orientale dell'Africa, e minacciavano
-l'Europa dai due lidi che più l'avvicinano, dallo stretto
-di Gibilterra verso la Spagna, e dall'Ellesponto verso
-Costantinopoli. L'Impero, spogliato per essi delle sue
-più belle provincie, videsi ridotto a difendere la capitale,
-che più volte assalita, si sosteneva per la felicissima
-postura.
-</p>
-
-<p>
-A sì gravi frangenti mal bastavano i discendenti
-d'Eraclio, che deboli, litigiosi, disumani, peggioravano
-la condizione de' paesi a loro soggetti, fra' quali mezza
-l'Italia. Terminata la loro stirpe, seguirono imperatori
-elettivi; e Leone, pastore d'Isauria mutatosi in guerriero,
-avea tanto ben meritato col combattere Bulgari
-e Saracini, che fu portato imperatore <span class="sidenote">(717)</span>. La prodezza di
-lui prometteva un difensore valente, l'operosità un
-egregio amministratore, un buon fedele l'aver ai vescovi
-giurato di rispettare i concilj e le decisioni della
-Chiesa: ma riuscì troppo lungi dalle speranze, e sul
-trono già turbato da tanti eretici, egli volle comparire
-eresiarca.
-</p>
-
-<p>
-Nessuno ignora quanto abborrimento il legislatore
-degli Ebrei avesse a questi ispirato contro ogni immagine
-d'uomini o della divinità, conoscendoli propensi a
-confondere la rappresentazione col rappresentato. I
-Cristiani, usciti dalla sinagoga, probabilmente rifuggirono
-sulle prime dall'effigiare Dio e i Santi: ma oltre
-esser naturale nell'uomo il venerare le sembianze delle
-persone o care o stimate, già usavano i Romani una
-<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span>
-specie di culto ai ritratti degl'imperatori e vivi e morti;
-onde i Cristiani, intenti a volgere alla verità gli stromenti
-della menzogna, è probabile che presto effigiassero
-Cristo e gli Apostoli. Può l'ignoranza essere
-trascorsa a confondere la copia coll'originale, e prestar
-adorazione a ciò ch'era destinato unicamente ad
-elevare le aspirazioni verso l'Ente supremo; laonde
-alcuni Padri e concilj riprovarono le immagini, o per
-genio particolare, o per ispeciale pericolo che ne scorgessero:
-però la Chiesa, che, immobile nel dogma,
-piegasi nei riti e nella disciplina alle opportunità dei
-paesi e de' tempi, trovò soverchio questo rigore quando
-ne fu cessata la ragione, cioè il timore dell'idolatria.
-Allora si moltiplicarono le figure dei Santi e del Salvatore,
-e le storie dell'Antico e del Nuovo Testamento,
-opportune a dare alle arti il pascolo, che fin allora avevano
-tratto dal gentilesimo, ed allettare gli occhi dei
-Barbari, a cui talvolta la curiosità d'intendere il componimento
-di quelle pitture serviva d'avviamento a conoscere
-le morali verità del Vangelo. Qual cosa umana
-va esente da abusi? e questi mossero alcuni a riprovare
-quel culto, e viepiù quando i Maomettani, aborrenti
-dall'effigiare la divinità, lo rinfacciavano ai Cristiani
-come idolatria: laonde Leone Isaurico, valendosi dell'autorità
-che gl'imperatori si arrogavano sopra le cose
-ecclesiastiche, lo proibì, e violentemente distrusse le
-effigie devote.
-</p>
-
-<p>
-Le coscienze si rivoltano sempre contro chi pretende
-forzarle; e il popolo che era affezionato a quelle devote
-e antiche rappresentazioni, levò d'ogni parte mormorii;
-quantunque i prelati greci apparissero troppo
-spesso ligi all'imperiale volontà, il patriarca Germano
-protestò contro l'incompetente decreto, e ne scrisse al
-papa e ad altri vescovi, appoggiando il culto delle immagini
-colle ragioni, coll'autorità, coi miracoli per esse
-<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span>
-moltiplicati. La violenza chiama violenza; e il popolo,
-sturbato nelle sue devozioni, insorse a furia contro lo
-spezza-immagini (<i>iconoclasta</i>); dovunque i messi di lui
-si presentassero ad abbatterle, il popolo toglieva a difenderle
-a pugni, a sassi, a coltelli; e l'imperatore per
-esser obbedito bandì il patriarca, moltiplicò i rigori e
-i supplizj.
-</p>
-
-<p>
-L'Italia greca ne toccava la sua parte; e avendo papa
-Gregorio II esposta all'imperatore la dottrina della
-Chiesa su questo punto, l'Iconoclasta per tutta risposta
-raddoppiò intimazioni d'obbedire o guai. I Ravennati
-non poterono reggere a questo rinforzo di tirannia, e
-levato popolo, trucidarono l'esarca e chi per lui; altrettanto
-fecero i Napolitani; e il loro duca Esilarato, venuto
-per assassinare il papa, fu col figliuolo ucciso dai
-Romani, che insorti a difendere nella persona del pontefice
-la religione e le franchigie loro, espulsero il
-greco governatore. Per tutta l'Italia imperiale si propaga
-la rivolta; una di quelle che riescono, perchè determinate
-da sentimento di giustizia e di religione, non
-da sottigliezze che il popolo non intende, e da cui non
-ha profitto. Armati per propria difesa, ricusando il
-peccato e il tributo, non versano altro sangue se non
-quello che difficilmente si può risparmiare in un primo
-e contrastato bollimento popolare<a class="tag" id="tag187" href="#note187">[187]</a>; abbattono le
-statue dell'augusto; e accordandosi di più non voler
-affari con questi Greci, temuti come tiranni, spregiati
-come deboli, aborriti come eretici, eleggono magistrati
-<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span>
-nazionali in luogo di quei che venivano da Costantinopoli
-o da Ravenna, e risolvono nominare un imperatore
-che sieda a Roma e osteggi Leone.
-</p>
-
-<p>
-Tanto l'ambizione dei papi rimase estranea a questo
-spontaneo moto, che Gregorio intercesse per Leone<a class="tag" id="tag188" href="#note188">[188]</a>,
-sperando si convertirebbe alla verità; per sue insinuazioni
-a Roma fu conservata, a Napoli restituita l'autorità
-imperiale. Vero è però che, nel fiaccarsi dell'imperiale
-arbitrio, ripigliavano vigore gli ordinamenti
-municipali, e quindi l'autorità de' pontefici: nobili,
-consoli e popolo ebbero ricuperato la rappresentanza
-loro quando furono raccolti a concilio per condannare
-l'opinione, che ad essi l'imperatore comandava. Civitavecchia
-fu munita, e in nome del ducato romano conchiusa
-alleanza coi Longobardi meridionali, pur conservando
-l'esteriore soggezione all'Impero. Gregorio fu
-dunque il primo di que' pontefici che, ne' tempi nuovi,
-rannodarono la federazione italiana; sotto la religiosa
-sua presidenza unendo le città che non voleano ricevere
-il giogo longobardo, nè sopportare il greco.
-</p>
-
-<p>
-Profittò di questi sovvertimenti re Liutprando, e con
-aspetto di favorire l'equità e la libertà di coscienza,
-assalse ed occupò Ravenna<a class="tag" id="tag189" href="#note189">[189]</a>; Bologna e la Pentapoli <span class="sidenote">(728)</span>:
-ma i Veneziani, sollecitati dal papa contro questi Barbari,
-<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span>
-mandano il doge Orso Participazio, il quale
-piomba sul re longobardo, lo sconfigge, ne fa prigione
-il nipote, e sgomberata Ravenna, vi insedia l'eunuco
-Eutichio, speditovi esarca da Costantinopoli.
-Liutprando, il quale avea sperato che nel pontefice la
-recente offesa potesse più che il bene generale della
-penisola, al trovarsi deluso s'accannisce, conchiude
-pace con Eutichio, promettendo dargli mano a sottoporre
-i riottosi, purchè a vicenda egli il soccorra contro
-i duchi di Spoleto e di Benevento, sollevati a favore
-di Roma. Riuscita l'impresa, i due eserciti congiunti si
-difilano sopra Roma, per punirla entrambi d'opposti
-torti; i Greci dell'avere disobbedito all'imperatore, i
-Longobardi dell'essergli rimasta fedele. Il papa, venuto
-al campo nemico, parlò a Liutprando con tale pietà,
-che questo, il quale pur confessava legalmente la supremazia
-del papa<a class="tag" id="tag190" href="#note190">[190]</a>, se gli gettò ai piedi promettendo
-non far male ad alcuno; e seco entrato nella basilica
-Vaticana, sul corpo de' santi Apostoli depose in dono
-il manto reale, i braccialetti, l'usbergo, il pugnale, la
-spada dorata, la corona d'oro, la croce d'argento.
-</p>
-
-<p>
-Ma l'imperatore di Costantinopoli continuò a vessare
-il papa, il quale gli scrisse risentito, rinfacciandogli
-l'ignorante sua presunzione, e minacciando la rivolta
-di tutta Italia: — Voi imperatore, voi capo dei Cristiani,
-perchè non interrogaste uomini addottrinati ed
-esperti? ei v'avrebbero insegnato che, se Dio proibì
-d'adorare le opere degli uomini, fu in riguardo degli
-idolatri che abitavano la terra promessa. Solo l'ignoranza
-può farvi credere che noi adoriamo pietre, muraglie,
-tavole: noi lo facciamo unicamente per rimembrare
-coloro di cui queste portano il nome e le
-sembianze, e per elevare il nostro spirito torpido e
-<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span>
-grossolano. Tolga il cielo che le teniamo per Dei, nè
-poniamo in esse fiducia; ma a quella di nostro Signore
-diciamo, <i>Signor Gesù, soccorreteci e salvateci</i>; a
-quella della sua santa madre, <i>Santa Maria, pregate il
-figliuol vostro che ci salvi le anime; se è d'un martire,
-Santo Stefano che spargeste il sangue per Gesù
-Cristo, e presso lui tanta grazia avete, pregate
-per noi</i>».
-</p>
-
-<p>
-Prete Giorgio, che dovea portar questa lettera all'imperatore,
-per via fu còlto dai soldati imperiali che
-lo cacciarono prigione, dopo toltogli il dispaccio; e
-l'Isaurico rispose: — Manderò a Roma a sfrantumare
-l'immagine di san Pietro, e fare con papa Gregorio
-come Costanzo con papa Martino, portandolo via carico
-di catene». Ma Gregorio replicava: — I pontefici sono
-i mediatori e gli arbitri della pace fra l'Oriente e l'Occidente,
-nè le minaccie vostre ci sbigottiscono. A poche
-miglia da Roma siamo in sicuro. Gli occhi delle nazioni
-stanno fissi sopra la nostra umiltà; esse riveriscono
-quaggiù come un dio l'apostolo san Pietro, di
-cui voi minacciate frangere la figura: i regni più remoti
-d'Occidente tributano omaggio a Cristo e al suo
-vicario; voi solo state sordo alle sue voci. Se persistete,
-ricadrà su voi il sangue che potesse versarsi».
-</p>
-
-<p>
-Sentiva dunque il pontefice che, contro l'oppressione
-del mondo antico, troverebbe schermo nelle genti
-nuove; e sapendosi insidiato, prese guardia alla propria
-persona, e informò gl'Italiani dell'occorrente. I popoli
-della Pentapoli e i Veneziani chiarironsi pel culto
-avito, scotendosi dalla soggezione agli ordini di Costantinopoli:
-i Longobardi si opposero all'esarca di Ravenna
-che avviava l'esercito verso Roma.
-</p>
-
-<p>
-Non minor fermezza del predecessore palesò Gregorio III,
-il quale non chiese la conferma dell'esarca <span class="sidenote">(731)</span>,
-repudiò gli editti che proscrivevano le immagini, esortò
-<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span>
-l'imperatore a cassarli; e non esaudito, ricorse all'armi
-sue raccogliendo novantatre vescovi d'Italia, che dichiararono
-anatema chi le distruggesse, profanasse o
-bestemmiasse. Infellonì Leone a tale annunzio, e non
-potendo per allora contro le vite, nocque alle sostanze
-dei disobbedienti col crescere d'un terzo il tributo e la
-capitazione in Sicilia e Calabria, e staggire i patrimonj
-che da antichissimo vi teneva la santa sede; sottrasse
-al metropolita di Roma e sottopose a quello di Costantinopoli
-le chiese di Napoli, Calabria, Sicilia ed Illiria;
-poi inviò in Italia un grosso navile: ma sul golfo Adriatico
-andò disperso da violenta fortuna. Le reliquie della
-flotta approdate a Ravenna, tentarono saccheggiarla;
-ma il popolo, avutone sentore, diè di piglio alle armi,
-e li respinse ed affogò, e per più anni seguì a far festa
-di un tale avvenimento.
-</p>
-
-<p>
-Salvo da questo frangente, il papa si trovò in un
-nuovo per parte di Liutprando. Trasimondo duca di
-Spoleto, che questi aveva precedentemente soggiogato,
-era di nuovo insorto; talchè Liutprando dovette muovere
-contro di lui l'esercito. Trasimondo fuggì a Roma,
-e avendone il re domandata l'estradizione, Gregorio e
-Stefano patrizio e l'esercito romano ricusarono. Il re
-sdegnato, insieme con Ildeprando che in occasione di
-malattia gli era stato dato collega <span class="sidenote">(740)</span>, entrò nel paese<a class="tag" id="tag191" href="#note191">[191]</a>
-<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span>
-e pigliò Amelia, Orte, Bomarzo e Bleda. Per allora
-voltossi indietro, ma essendo Trasimondo ritornato
-a Spoleto coll'ajuto de' Beneventani e de' Romani,
-Liutprando invase di nuovo il ducato romano, e benchè
-a Rimini fosse messo a fil di spada parte del suo
-esercito, e tra Fano e Fossombrone lo assalissero
-vigorosi i natii, difilavasi sopra Roma. Gregorio, non
-vedendo scampo nelle forze proprie, e nulla avendo
-a sperare dai Greci, pensò ricorrere a principe barbaro.
-</p>
-
-<p>
-Come nella Gallia Cisalpina i Longobardi, così nella
-Transalpina si erano piantati i Franchi, e Clodoveo lor
-re fu il primo dei Barbari che, col battesimo, accettasse
-le credenze cattoliche e la soggezione ai papi, i quali
-perciò fregiarono col titolo di <i>cristianissimo</i> lui ed i
-suoi successori. Vedemmo come essi fossero pericolosi
-vicini ai Longobardi, da cui lungamente esigettero un
-tributo: ma poi digradarono dalla primitiva robustezza,
-e i re, datisi al far niente, abbandonarono l'autorità ai
-maggiordomi. Tale dignità pertanto fu ambita, e Pepino
-d'Héristal <span class="sidenote">(687-714)</span> riuscì a renderla ereditaria in sua casa,
-ai re lasciando soltanto il titolo e il fasto. Suo figlio
-Carlo acquistò il soprannome di <i>Martello</i> pel valore
-guerriero, che spiegò principalmente contro i Musulmani.
-Questi, occupata la Spagna, aveano valicato i
-Pirenei e minacciavano la Francia, ed era pericolo che
-Maometto prevalesse a Cristo anche in Europa come in
-Asia; laonde il pontefice avea spedito a Carlo tre spugne
-colle quali ripulivasi la mensa eucaristica, onde
-confortarlo a combattere que' nemici della nostra fede
-e della nostra civiltà. L'eroe li vinse più volte, poi <span class="sidenote">(732)</span> decisivamente
-a Poitiers; il papa gli mandò regali e il
-titolo di patrizio romano: il longobardo Liutprando
-ne chiese l'alleanza; ed avendogli il Franco inviato
-suo figlio Pepino acciocchè l'adottasse come figlio
-<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span>
-d'onore, il re gli recise i capelli, e lo rimandò con
-larghi donativi<a class="tag" id="tag192" href="#note192">[192]</a>.
-</p>
-
-<p>
-A costui, che l'Europa acclamava vincitore dei figli
-d'Agar, salvatore della cristianità, è naturale che il
-papa, minacciato dai Longobardi, volgesse gli occhi,
-e gli diresse una lettera così compilata: — Gregorio
-all'eccellentissimo figlio signor Carlo, vicerè (<i>subregulus</i>)
-di Francia. In estrema afflizione noi gemiamo,
-vedendo la Chiesa abbandonata da que' suoi figli stessi
-che dovrebbero a sua difesa consacrarsi. Lo scarso territorio
-di Ravenna, che unico ci rimaneva l'anno scorso
-per sostentamento dei poveri e illuminazione della
-Chiesa, fu posto a ruba e fuoco da Liutprando e Ildeprando
-re longobardi; hanno distrutto i poderi di
-san Pietro, tolto il bestiame che rimaneva, desolato fin
-i contorni di Roma. Neppure da te, eccellentissimo
-figlio, abbiamo fin a quest'ora ricevuto consolazione di
-sorta, e conosciamo che, invece di riparare questi mali,
-presti maggior fede ai principj da cui derivano, che
-non alla verità da noi esposta. Preghiamo l'Altissimo
-che di tale peccato non ti punisca, ma potessi tu udire
-i rimproveri di costoro che ci dicono, Ov'è questo
-Carlo, di cui implorasti la protezione? venga egli,
-e con quei formidabili suoi Franchi ti salvi dalle
-nostre mani. Qual dolore ci cuoce all'udire questi rimbrotti!
-al veder così possenti figli della Chiesa non
-mover dito per difenderla e vendicarla de' nemici! Il
-principe degli Apostoli, accinto di sua potenza ben potrebbe
-farle schermo: ma egli vuol provare in questi
-tempi disastrosi il cuore de' suoi figliuoli. Non prestar
-dunque fede a quei re quando accusano i duchi di Spoleto
-e di Benevento: unica loro colpa è di non avere
-voluto l'anno scorso assalirci contro la santa fede; del
-<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span>
-resto obbediscono affatto ai re, eppure si vuole privarli
-del grado, metterli in esiglio per non aver ostacoli a
-soggiogare la Chiesa e farla schiava. Mandaci uno
-de' tuoi fidati, incorruttibile a doni, a minaccie, a
-promesse, che coi proprj occhi veda le nostre persecuzioni,
-l'avvilimento della Chiesa, le lagrime dei pellegrini,
-la ruina del nostro popolo, e te esattamente
-ragguagli. Pel giudizio di Dio e per la salvezza dell'anima
-tua t'esortiamo a soccorrere alla Chiesa di
-san Pietro e al popol suo, ed allontanare questi perfidi
-re. Pel Dio vivente e per le chiavi della confessione
-di san Pietro, che a te spedisco in segno di dominio<a class="tag" id="tag193" href="#note193">[193]</a>,
-t'affretta al nostro sussidio, chiarisci la tua fede, e accresci
-in tal guisa la fama che di te va pel mondo; acciocchè
-il Signore ascolti te pure nell'afflizione, e il
-nome del Dio di Giacobbe ti protegga, e noi possiamo
-sulla tomba dei santi Pietro e Paolo pregar contenti
-giorno e notte l'Eterno per te e pel tuo popolo».
-</p>
-
-<p>
-Che il portatore di questa lettera tenesse istruzioni
-a voce per accordarsi con Carlo onde mutare dall'Impero
-a lui la signoria di Roma, nessun argomento
-n'abbiamo; anzi il papa dovette con istanze nuove
-sollecitare Carlo, che alla perfine spedì messi a Liutprando.
-Ma mentre si menavano trattati, e il maggiordomo
-e l'imperatore e il papa morirono <span class="sidenote">(741)</span>; e Zacaria
-succeduto a questo, venne in persona a Terni, e a forza
-di bontà e di dolcezza indusse il re longobardo a restituire
-le città romane occupate. Trasimondo di Spoleto,
-vistosi abbandonare dai Romani, si consegnò a Liutprando,
-che si contentò di farlo chiudere in un convento:
-Gregorio duca di Benevento, mentre voleva
-camparsi in Grecia, fu trucidato a furor di popolo.
-Liutprando conferì i due ducati a parenti suoi, indi,
-<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span>
-perfidiando le promesse, ritenne quante città di Romagna
-aveva occupate, sinchè il papa, trovatolo novamente,
-l'indusse a cederle e donarle alla santa sede.
-Restava la nimicizia coll'esarcato, e Liutprando l'invase.
-Eutichio non trovò altro scampo che pregare il papa a
-interporsi; e questi di fatto mosse a quella volta, entrò
-nel dominio longobardo, e a Pavia persuase Liutprando
-a sospendere le offese.
-</p>
-
-<p>
-Poco poi i Romani respiravano per la morte di
-Liutprando <span class="sidenote">(744)</span>, cui Paolo Diacono (il quale con esso
-chiude la sua storia) predica di gran senno, sagace
-in consiglio, grandemente pio, amator della pace, potente
-in guerra, clemente ai rei, casto, pudico, bel parlatore,
-largo limosiniero, ignaro di lettere eppur
-comparabile a' filosofi. Sappiamo ch'egli aggiunse un
-monastero alla basilica pavese di san Pietro in Ciel
-d'oro, dove fece trasportare il corpo di sant'Agostino,
-sottratto ai Musulmani che aveano invaso l'Africa e la
-Sardegna; tra le alpi parmensi fondò il monastero di
-sant'Abondio e Berceto, a Corteolona una chiesa di
-sant'Anastasio, a Pavia nel proprio palazzo una cappella
-a san Pietro, con preti che ogni giorno vi cantassero
-i divini uffizj. Le leggi da lui pubblicate attestano
-che i Longobardi aveano profittato della conoscenza
-del diritto romano: e al sommar de' conti, egli fu dei
-migliori, o forse il migliore fra i re longobardi.
-</p>
-
-<p>
-Pemmone, duca del Friuli, avea sposato Ratberga; e
-sebbene essa, nata rusticamente e brutta, più volte lo
-esortasse a lasciarla e prendersi altra moglie da par
-suo, la preferì perchè modesta e savia, e dal loro
-connubio nacquero Rachi, Racait e Astolfo, che Pemmone
-fece educare coi figliuoli di que' nobili che erano
-periti nel conflitto cogli Schiavoni. Rachi sì buon nome
-levò, che alla morte di Liutprando i Longobardi deposero
-Ildeprando collega di questo, e lui fecero re.
-<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span>
-Ricevuta la lancia del comando, Rachi si trovò in rotta
-non solo coi Romani e coi Transalpini, ma anche coi
-Longobardi del mezzodì, avvegnachè nel 746 pubblicava
-divieto di deputare messi a Roma, Ravenna, Spoleto,
-Benevento, nonchè in Francia, in Baviera, in
-Alemagna, in Avaria, in Grecia<a class="tag" id="tag194" href="#note194">[194]</a>. Al contrario Zacaria
-papa riceveva omaggio dai nuovi regni che si
-fondavano in Alemagna e in Inghilterra, e accolse
-san Bonifazio apostolo della Germania dandogli conforti
-a convertire il Settentrione, che ricevendo la fede
-da Roma, al pontefice prestava un omaggio illimitato.
-Zacaria, istruito che Rachi, rotta una tregua giurata,
-tornava sopra la Pentapoli, andò a trovarlo a Perugia,
-e non solo il distolse, ma gli toccò il cuore per modo,
-che poste la moglie Tasia e la figlia Rotrude <span class="sidenote">(749)</span> in un
-monastero, egli andò a chiudersi in quel di Montecassino,
-ove pur dianzi erasi ritirato Carlomanno, fratello
-del maggiordomo di Francia<a class="tag" id="tag195" href="#note195">[195]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Astolfo fratello di Rachi, portato al regno dal pubblico
-voto, ripigliò le ostilità coi Greci; e sicuro in
-armi, le menò con tanta fortuna, che in due anni <span class="sidenote">(752)</span> si
-rese padrone dell'Esarcato e della Pentapoli; e per
-<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span>
-togliere alla conquista il carattere di passeggera, mutò
-la sede da Pavia all'imperiale Ravenna. L'esarca Eutichio
-rifuggì a Napoli, e fu l'ultimo che governasse
-l'Italia greca; perciocchè i possessi rimasti all'Impero
-furono divisi ne' <i>temi</i> o distretti di Sicilia e Calabria; i
-duchi di Napoli, Gaeta, Bari ed altre città operavano
-omai di balìa propria, sotto la nominale supremazia
-dello stratego siciliano.
-</p>
-
-<p>
-Il posseder Ravenna parve ad Astolfo ragione valevole
-per attirarsene tutte le dipendenze e Roma stessa;
-onde intimò al senato e al popolo romano prestassero
-a lui l'obbedienza che soleano al signor di Ravenna; e
-sostenne l'intimazione con grosse armi. Il nuovo papa
-Stefano II con regali e preghiere lo indusse ad una
-pace di quarant'anni: ma scorsi quattro mesi appena,
-Astolfo la guastò, e impose ai Romani un annuo tributo,
-fintanto che non gli piacesse annestare quel
-ducato al suo reame. Il papa ricorse dapprima alle
-devozioni, conducendo per Roma una processione,
-dove egli stesso, a piè scalzi, portava una delle immagini
-di Cristo non fatte a mano; e il popolo, asperso
-di cenere e gemebondo, seguiva una croce, alla quale
-erasi appeso l'accordo della pace violato dai Longobardi.
-Inviò poi l'abate di Montecassino ed altri sacerdoti
-che chiamassero il principe a migliori consigli;
-ma Astolfo li trattò d'alto in basso, ingiungendo tornassero
-ai loro conventi senza tampoco rivedere il
-papa. L'imperatore Costantino Copronimo, il quale incaparbito
-d'abolire le immagini, avea molestato senza
-posa il pontefice per cui mercè l'autorità sua erasi
-conservata in Italia, allora non fece che spedire con
-lettere Giovanni Silenziario. Il papa volle accompagnato
-dal proprio fratello il messo a Ravenna, unendo
-nuove suppliche ad Astolfo perchè restituisse l'Esarcato
-ai Greci: ma non che badarvi, costui raddoppiava
-<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span>
-armamenti e minacce come leon fremente, asserendo
-che i Romani tutti passerebbe a fil di spada se non si
-sottomettessero al suo dominio<a class="tag" id="tag196" href="#note196">[196]</a>. Stefano scrisse da
-capo all'imperatore parole da quel bisogno, acciocchè,
-secondo le iterate promesse, venisse a difendere l'Italia<a class="tag" id="tag197" href="#note197">[197]</a>:
-ma questo, più che de' Musulmani, più
-che de' Longobardi, brigavasi di sillogizzare contro il
-culto delle immagini, ed uccidere i monaci che le
-difendevano.
-</p>
-
-<p>
-Che più restava al papa? Memore di Gregorio III,
-si volse a Pepino il Piccolo, figlio di Carlo Martello e
-succedutogli come maggiordomo de' Franchi; e questi
-l'ascoltò più volonteroso del padre, e spedì un duca
-Autari e un vescovo invitandolo a condursi di là dall'Alpi.
-Il papa, coi messi Franchi e col reduce Giovanni
-Silenziario, fu alla corte longobarda per un'ultima
-prova: ma rimanendo Astolfo ostinato al proposito,
-Giovanni tornò disconchiuso in Oriente, Stefano prese
-la via di Francia.
-</p>
-
-<p>
-Come avranno guardato questa gita i contemporanei,
-e specialmente gl'Italiani?
-</p>
-
-<p>
-Da una parte vedevano essi gl'imperatori di Costantinopoli,
-che possedevano l'Italia, non come legittimi
-successori dei Cesari antichi, ma per conquista, e da
-conquista la trattavano, conculcando gli antichi privilegi;
-dall'altra, re stranieri armati e sbuffanti, che
-giurano e spergiurano, devastano città, sterminano
-popolazioni, mettono a spada e fuoco. Rimpetto a costoro,
-<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span>
-vecchi sacerdoti eletti dal popolo e tra il popolo,
-pregano, scrivono, fan processioni, mandano ambasciate,
-vanno in persona ad implorare nient'altro che
-pace e giustizia; al più mettono insieme un pugno di
-armati per pura difesa. Fra questi tre, intenti a conservare
-o sottomettere il nostro paese, stanno milioni
-d'Italiani, la cui sorte si decideva nei coloro dibattimenti,
-e che col papa pregavano e piangevano; dal
-re e dall'imperatore erano spogliati ed uccisi. Quanto
-non avevano sofferto sotto quel dominio, greco, lontano,
-irresoluto, arrogante, tiranno delle coscienze,
-peggiorato dalla ingordigia e prepotenza dei ministri,
-i quali non isdegnavano farsi satelliti ed assassini per
-obbedire! quanto non avrebbero dovuto soffrire cadendo
-sotto questi altri Longobardi, che ai loro fratelli
-toglievano e leggi e terre e magistrati e la compiacenza
-del nome italiano! Perocchè i Longobardi, come
-avviene di un governo militare, in tanti anni di dominio
-non s'erano punto naturati al nostro terreno, e
-il nome loro sonava così terribile, che i paesi cui si
-accostassero avventavansi alle armi per quanto lungamente
-disusate, onde respingere le stragi e l'oppressione
-serbate ai vinti.
-</p>
-
-<p>
-Se speranza di risorgimento, o almen di sollievo
-restava agl'Italiani, non potevano appoggiarla se non
-su quel pontefice, che da lungo tempo consideravano
-come loro rappresentante, tutore dei loro diritti, l'unico
-che sapesse consolare gli oppressi e intimar giustizia
-agli oppressori; pontefice, che pel carattere suo doveva
-essere più giusto, più mansueto; che faceva ancora venerato
-a tutte le nazioni quel nome romano che, per
-altrui cagione, era in estremo vilipendio.
-</p>
-
-<p>
-In quei tempi ordinati e sonnolenti, nei quali la
-dotta inerzia non sapeva aspettar bene se non dai re,
-gli scrittori serbarono ogni simpatia e raffinarono ogni
-<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span>
-sofisma a favorire il concentramento dei poteri e l'onnipotenza
-delle corone, e quindi non rifinivano d'imprecare
-al pontefice, il quale, col chiamare i Franchi,
-impedì che tutta Italia cadesse sotto la dominazione
-de' Longobardi. Per noi sussiste un altro criterio, il
-voto del popolo<a class="tag" id="tag198" href="#note198">[198]</a>; e lo storico imparziale deve
-guardare qual fosse la causa, il cui trionfo scemasse le
-lacrime e le ingiustizie tra la moltitudine.
-</p>
-
-<p>
-Dopo undici secoli stando tranquillamente a narrare
-le vicende d'allora, si può intrepidamente riprovare i
-padri nostri perchè non si siano sottomessi in tutto ai
-Longobardi, lo che avrebbe dato all'Italia quell'unità
-che, fra i patimenti conseguita, rese poi forti e stimate
-Francia ed Inghilterra mercè la dominazione di Barbari.
-E forse argomentarono così quegli stessi, che non
-hanno abbastanza lacrime per deplorare la caduta dell'imperio
-romano, o abbastanza ira contro lo straniero
-che oggi volesse sottomettersi una nuova provincia,
-anzi una sola fortezza italiana. Poniamo che costoro
-conoscano di certa preveggenza come sarebbero procedute
-le cose: ma se i re si tengono in diritto di sagrificare
-la generazione presente per l'avvenire, se
-imprese micidiali riescono a vantaggio, chi potrà pretendere
-che un popolo volontariamente si sottometta a
-crudelissima oppressione in vista d'un avvenire che
-<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span>
-non conosce, e della prosperità che possa derivarne
-ai nipoti?
-</p>
-
-<p>
-Ma sarebbe derivata? Se i Longobardi spegnevano
-in Italia i resti della civiltà romana, sarebbe uscita mai
-di qui la luce che poi irradiò la restante Europa? Se
-sulla ragione politica inesperta e feroce di quei tempi
-non avesse dominato quel potere moderatore che
-allora la Chiesa assunse anche nelle cose temporali,
-sarebbero, di sotto all'irrefrenato dominio militare,
-giunte a ben composta nazionalità la nostra e neppur
-le altre genti?
-</p>
-
-<p>
-Chiudere gli occhi a ciò che fu, per almanaccare ciò
-che avrebbe potuto essere, non è da storico: ma chi
-deplora le miserie posteriori della nostra patria, condotte
-da troppo fieri casi e da infamie e violenze che
-sono scritte nel libro dell'ira di Dio qual espiazione o
-preparamento, deh voglia avvicinarsi a quei tempi, e
-vedere come, col non lasciar cascare tutta Italia sotto i
-Barbari, e col farla poi centro del rinnovato Impero,
-vi si sieno conservate le istituzioni antiche e le migliori
-tradizioni dell'intelletto e della vita; le quali appurate,
-le fruttarono commercio, dottrina, incivilimento, libertà,
-e il vanto di star maestra e modello delle altre
-nazioni. Ora questo splendido rinnovamento saria
-stato possibile sotto il dominio uno, fiero, avvilente
-degli stranieri?
-</p>
-
-<p>
-E se l'Italia non fu una, chi vorrà riportarne la
-causa fin a quei tempi e a quel dominio? Non era
-stata una sotto il goto Teodorico? e la costui origine
-e la personale inclinazione agevolavano la mistione
-coi vinti: eppure quel dominio fu abbattuto non da
-nuovi Barbari, ma dalla pretesa restaurazione romana,
-da ciò che poi fu pompeggiato col titolo di nazionalità.
-Avrebbe ella retto allo sminuzzamento, che dappertutto
-recò di poi la feudalità? avrebbe retto ai micidiali
-<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span>
-amori degli stranieri, quando nel secolo XVI Francesi,
-Tedeschi, Spagnuoli, Ungheresi, Svizzeri, Turchi vennero
-a saziar l'ambizione e l'avidità sulla patria nostra,
-mentre da Roma echeggiava inutile il grido di Giulio II
-perchè si cacciassero i Barbari?
-</p>
-
-<p>
-Nè i Longobardi si erano messi in via di congiungere
-tutta Italia. Sulle prime li vedemmo persecutori del
-clero; e anche il loro duca Gumaritt, devastata tutta
-la maremma volterrana, obbligò san Cerbone vescovo
-di Populonia a ricoverare col suo clero nell'isola
-d'Elba, come quel di Milano era rifuggito a Genova.
-Dappoi, quantunque convertiti alla fede romana, e
-abbondanti in devozioni e monasteri, tennero il clero in
-gelosa tutela, quale appena soffrirebbero i moderni<a class="tag" id="tag199" href="#note199">[199]</a>;
-l'ambizione di estendere sopra nuovi paesi, pel solo
-diritto della conquista, il mal governo che facevano
-della Longobardia, li pose in urto col pontefice; e
-poichè questo era dai Romani considerato come il
-loro rappresentante, doveva ne' soggiogati crescere
-l'aborrimento verso una nazione che con minaccie
-ed armi rispondeva alle preghiere e ai consigli di
-quello. Nella contesa, il clero, diffuso fra gl'italiani
-per mitigare i guai che toccano al vinto, riceveva
-come suoi gli affronti fatti al suo capo, ed abituava
-i fedeli a risentirsene, come le membra patiscono dei
-colpi dati alla testa.
-</p>
-
-<p>
-Se poi i liberatori tutti del nostro paese, da allora
-fin a jeri, sempre ricorsero a stranieri, sempre, è una
-di quelle complicazioni, che è facile e perciò consueto
-battezzare col nome di fatalità.
-</p>
-
-<p>
-Senza dunque addebitare a un popolo le lontane e
-incerte conseguenze del suo procedere, a noi pare che,
-<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span>
-pel diritto imprescrittibile della conservazione, lo Stato
-romano, minacciato di cadere in servitù straniera,
-potesse difendere la propria indipendenza, appoggiandosi
-a chi glie l'assicurava.
-</p>
-
-<p>
-In Francia Pepino il Piccolo, nella saldezza dei
-trentasett'anni, vincitore di molte guerre, temuto dai
-vassalli, caro al popolo e ai soldati per modi affabili,
-al clero per averlo rintegrato delle usurpazioni di
-suo padre, di re aveva tutto fuorchè il nome; già i
-Franchi notavano gli atti cogli anni del suo principato;
-a lui solo volgeano le domande e i richiami; a lui
-ogni onoranza; i grandi del regno un dopo l'altro
-erano venuti a sua dipendenza, e dal giuramento di
-fedeltà restavano legati ad esso, più che agl'imbelli
-discendenti di Clodoveo. La nazione, che, come tutte
-le germaniche, conservava il diritto di elegger il capo,
-voleva ormai che la finzione facesse luogo alla realtà,
-e il titolo di re avesse chi di re esercitava l'autorità;
-onde Pepino si fece ungere dal più riverito sacerdote
-d'allora, san Bonifazio apostolo della Germania.
-</p>
-
-<p>
-La nuova dinastia Franca era così avvicinata al
-papa, sì per l'antico titolo di cristianissima, sì perchè
-recentemente consecrata, e sì pel missionare che facea
-le genti idolatre. Quando dunque Stefano II venne
-per soccorsi, il nuovo re mandò fin a San Maurizio
-incontro al pellegrino apostolico il figlio Carlo, che
-poi dovea dirsi Magno, il quale ne precedette il carro
-a piedi fino alla sua casa di Pontion. Ivi Pepino
-scavalcato si umiliò davanti a lui come a capo della
-Chiesa, coi figli e i grandi del suo seguito; e condottolo
-ad alloggio nella badia di san Dionigi, gli
-prodigò assistenza durante una malattia cagionata dai
-crucci dell'animo e dagli stenti del viaggio. Il papa
-prostrossi con tutto il clero coperto di cenere e cilizio
-davanti a Pepino finchè n'ebbe promessa di soccorsi:
-<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span>
-allora per riconoscenza unse di nuovo re de' Franchi
-lui e i due figli Carlo e Carlomanno, e li intitolò patrizj
-di Roma.
-</p>
-
-<p>
-Come tale, Pepino diveniva protettore uffiziale della
-santa sede, e obbligato a soccorrerla contro i Longobardi.
-Ma prima di respingerne l'armi coll'armi volle
-esperire le vie amichevoli, e spedì a re Astolfo, esibendo
-dodicimila soldi d'oro se rinunziasse alla Pentapoli
-ed altre terre<a class="tag" id="tag200" href="#note200">[200]</a>; ricusato <span class="sidenote">(753)</span>, fece proclamare
-la guerra. Al bando accorsero i signori Franchi in
-grosso numero; forzarono il passo di Susa che da
-cencinquant'anni separava i due popoli rappacificati,
-e chiusero Astolfo in Pavia, il quale allora si piegò
-ad un accordo, obbligandosi di rimettere a Pepino
-l'Esarcato e la Pentapoli <span class="sidenote">(754)</span>. E Pepino li donò alla repubblica
-e alla Chiesa romana ed a san Pietro, cioè a
-dire al pontefice, il quale fu rimesso in Roma.
-</p>
-
-<p>
-Tale principio ebbe la dominazione temporale dei
-papi, i quali, sebbene capi della Chiesa, non aveano
-fin allora veruna sovranità, essendo il regno loro
-assiso altrove che in terra. È un sogno di tarda
-composizione il dono che Costantino il Grande fece
-a papa Silvestro, ma sta che i papi teneano vaste
-possessioni; al tempo di Gregorio Magno contavano
-ventitrè patrimonj in Italia, nelle isole del Mediterraneo,
-in Illiria, in Dalmazia, in Germania e nelle Gallie; e
-basti nominare quello estesissimo delle alpi Cozie, che
-alcuno vorrebbe abbracciasse anche Genova e la Riviera
-di ponente. In questi tenimenti, giusta il diritto
-romano, aveano giurisdizione sopra i coloni, e per
-conseguenza magistrati, appelli, prigioni; anche altrove,
-nella trascuranza dei lontani imperatori, esercitavano
-qualche atto di sovranità; e porzione ne godeano in
-<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span>
-Roma come primi cittadini. Solo però la donazione di
-Pepino collocò i papi fra i principi della terra: e poichè
-sopra di essa fondasi il dominio più antico d'Italia, e
-tanto ne restò avviluppata la successiva fortuna del
-nostro paese, dovette naturalmente fermarvisi l'attenzione
-degli storici e de' pubblicisti.
-</p>
-
-<p>
-L'atto della donazione di Pepino, qual lo abbiamo,
-olezza d'adulterino; pure del fatto non lasciano dubbio
-i cronisti, univoci in attestarlo, e una serie di conferme
-fattene poco dappoi. Abbracciava essa Ravenna, Rimini,
-Pesaro, Cesena, Fano, Sinigaglia, Jesi, Forlimpopoli,
-Forlì col castello Sussubio, Montefeltro, Acceragio,
-Monlucati, Serra, Castel San Mariano (forse San Marino),
-Robbio (diverso da quel di Liguria), Urbino, Cagli,
-Luculli, Agobio, Comacchio; aggiungendovi Narni, che
-da molti anni i duchi di Spoleto aveano spiccato dal
-ducato romano. Leone ostiense<a class="tag" id="tag201" href="#note201">[201]</a> vi comprende
-anche quant'è da Luni al distretto Suriano colla Corsica,
-di là fin a Monte Bardone, poi a Berceto, Parma,
-Reggio, Mantova, Monselice, la Venezia e l'Istria, e i
-ducati di Spoleto e Benevento. Esagerazione destituita
-di prove: ma in senso opposto taluni pretesero la
-donazione importasse unicamente il dominio utile dei
-beni compresi in quel tratto, non già la sovranità riservata
-da Pepino per sè e successori suoi; o se pure
-comprendeva anche la sovranità, non si applicasse però
-che quanto all'utile dominio. Come ciò, se in appresso
-<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span>
-i Longobardi e l'arcivescovo di Ravenna, venendo in
-rotta col papa, gli sottrassero la giurisdizione e non i
-dominj? Inoltre noi vediamo i papi giudici e funzionari
-nelle città donate, e dire <i>la nostra città di Roma, il
-nostro popolo romano</i><a class="tag" id="tag202" href="#note202">[202]</a>, conoscendo d'essere sottentrati
-in luogo e stato dell'antico esarca. Anzi potrebbe
-dimostrarsi che, prima della donazione di Pepino, i
-papi già esercitavano giurisdizione in molti di que' paesi
-per un consenso popolare, al quale Pepino rendeva
-omaggio chiamando restituzione il suo dono<a class="tag" id="tag203" href="#note203">[203]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Bensì a torto argomenta chi, trasportando a quel
-tempo le idee del nostro, pretende incontrarvi una
-precisa distinzione di diritti e di poteri, di dominio
-<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span>
-utile e governo politico. Il proprietario, come tale,
-compiva ne' suoi possessi alcuni atti di sovranità, mantener
-l'ordine, rendere giustizia, menare gli uomini in
-guerra; intanto che il signor supremo vi riscoteva
-imposte, mandava sindacatori; e qual dei due più fosse
-per indole robusto, più larga porzione facevasi nel
-dominare.
-</p>
-
-<p>
-Composte le cose d'Italia, Pepino rivalica le Alpi: ma
-Astolfo, che al trattato aveva accondisceso soltanto per
-forza o per guadagnar tempo, raccolse fretta fretta i
-suoi Fedeli, mosse sopra Roma con quei di Benevento,
-e l'assediò sbraveggiando: — Apritemi porta Salaria,
-ch'io entri in città, e datemi il papa, se volete ch'io usi
-misericordia verso di voi; altrimenti diroccherò le
-mura, ammazzerò voi di spada, e vedrò chi venga a
-torvi dalle mie mani». I Romani, bene conoscendo i
-proprj interessi e la fede di lui, ripulsarono la proposta;
-e mentr'egli a man salva devastava le circostanze di
-Roma, e dai cimiteri traeva ossa di santi «con gran
-detrimento dell'anima sua», i cittadini, tacciati così
-leggermente di codardi e imbelli, durarono l'assedio
-per cinquantacinque giorni col coraggio ch'era rinato
-in essi fra le prove delle ultime resistenze.
-</p>
-
-<p>
-Il papa diresse a Pepino una lettera in nome di san
-Pietro, esortandolo a liberare il suo sepolcro e il suo
-successore, sotto minaccia di castighi temporali ed
-eterni. E tosto Pepino ripassa le Alpi, e mentre i nemici
-l'aspettano alle Chiuse, egli gira alle loro spalle, ed
-assalta Pavia. Astolfo, costretto a retrocedere in diligenza
-per difendere la sua capitale, compra la pace
-con un terzo de' proprj tesori, e col sottoporsi all'annuo
-tributo di dodicimila soldi d'oro; oltre obbligarsi di
-nuovo anche con ostaggi a rilasciare al papa la possessione
-dell'Esarcato e della Pentapoli.
-</p>
-
-<p>
-Deputati suoi, insieme con Fuldrado abate di San
-<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span>
-Dionisio di Parigi, girarono per le città dell'Esarcato e
-della Pentapoli raccogliendo gli statici fra i principali
-paesani; indi passati a Roma, sulla tomba di san Pietro
-deposero le chiavi d'esse città e la donazione di Pepino;
-il quale poi giuntovi in persona, fu ricevuto come liberatore.
-Agli ambasciadori venuti da Costantinopoli per
-indurlo a restituire all'Impero le terre già greche, ricevendo
-le spese della guerra, replicò non aver combattuto
-a pro di quello, e potere di esse disporre a suo
-grado come di buon conquisto. Poi subito tornò in
-Francia, o per non recare maggior ombra ai Greci
-colla sua vicinanza, o perchè forse scaduto pe' suoi
-Fedeli il tempo di restar in campagna. Abbiasi a ciò
-riguardo prima di lodare di generosità o censurare di
-dabbenaggine Pepino, che lascia sussistere i vinti, e
-non pianta fra loro le leggi sue ed il dominio.
-</p>
-
-<p>
-Astolfo non aveva mandato ancora ad esecuzione il
-trattato, quando morì per una caduta da cavallo: lodato
-fra i migliori re dei Longobardi, veneratore delle reliquie;
-delle quali molte trasportò dalla Romagna a
-Pavia, fabbricò chiese e oratorj, largheggiò coi monaci,
-tra le cui braccia spirò; eppure di sua morte il pontefice
-esultava, come di quella d'un persecutore<a class="tag" id="tag204" href="#note204">[204]</a>.
-Suo fratello Rachi uscì dal chiostro per brigare di
-<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span>
-nuovo la corona, e si pose a capo d'un esercito; ma
-il voto d'altri guerrieri gli preferì Desiderio duca dell'Istria<a class="tag" id="tag205" href="#note205">[205]</a>,
-il quale per toglier via il competitore
-domandò appoggio dal papa, promettendogli perpetua
-fedeltà, e non solo eseguir a puntino le promesse di
-Astolfo, ma di aggiungere alle altre terre Faenza,
-Imola col castel Tiberiano, Gavello e il ducato di Ferrara.
-Come l'abate Fuldrado e il conte Ruperto ebbero
-di ciò giuramento, fu intimato a Rachi, in virtù dell'obbedienza
-monacale, tornasse al devoto ritiro, e ai
-Longobardi annunziato che l'esercito romano e franco
-sosterrebbe all'uopo i diritti di Desiderio <span class="sidenote">(757)</span>, il quale così
-venne confessato re.
-</p>
-
-<p>
-Moriva quell'anno Stefano II; e Paolo, suo fratello e
-successore, promise a Pepino amicizia e fedeltà, e
-chiese a Desiderio adempisse le promesse. Invano: costui
-aveva operato a malizia, e appena assicurato del
-regno, ripigliò il perpetuo disegno de' suoi predecessori
-di sottomettere tutta Italia. Fatta dunque la maggior
-levata di gente che potè, e fidandosi nel sapere Pepino
-occupato in sanguinosa guerra coi Sassoni, mandò a
-sperpero la Pentapoli, surrogò suoi ligi a Liutprando
-ed Alboino duchi di Benevento e di Spoleto, che a
-quello aveano fatto omaggio; e affiatossi in Napoli con
-un segretario greco, perchè l'imperatore mandasse un
-potente esercito, al quale egli congiungerebbe le sue
-forze per recuperare Ravenna, e una flotta per prendere
-Otranto, ove Liutprando resisteva.
-</p>
-
-<p>
-Il papa non indugiò a dare contezza dei preparativi
-a Pepino, <i>nuovo Mosè, David nuovo</i>; e questo spedì
-<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span>
-ambasciadori, i quali rannodarono la pace colle condizioni
-già imposte ad Astolfo; sicchè essendo allora
-comparsa la flotta greca per ricuperare essa città,
-Romani e Longobardi si trovarono congiunti a respingerla.
-Malgrado l'armonia apparente, Desiderio non
-volle mai restituire le città occupate, per lamenti che
-il papa levasse; favoriva anzi lo scisma dell'arcivescovo
-di Ravenna, contumace alla Chiesa romana: talchè
-prevedevasi inevitabile la guerra, che fu indugiata solo
-dall'esser morti quasi contemporaneamente il pontefice
-e Pepino.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap68">CAPITOLO LXVIII.
-<span class="smaller">Fine del regno longobardo. Rinnovasi l'impero d'Occidente.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Pepino morendo spartì il regno fra i due figliuoli <span class="sidenote">(768)</span>,
-già unti re dal papa. Carlo, maturato nei campi e nel
-governo, era alto e maestoso di presenza, robusto a
-qual fosse fatica, vivace nel conversare, indomabile dai
-disastri come dalle venture, perseverante ne' propositi,
-rispettoso alla religione, amico delle scienze, insegnato
-in quanto si sapeva a' suoi dì; e dal personale suo
-carattere forse più che da altro provenne l'efficacia
-che esercitò sui contemporanei, i quali gli applicarono
-il titolo di Magno, che la posterità gli confermò.
-</p>
-
-<p>
-Carlomanno all'incontro, tentennante e sospettoso
-come i mediocri, lasciavasi raggirare; e alcuni, pagati
-a tal uopo dal re de' Longobardi, lo subillavano contro
-il fratello, al quale insidiò perfino la vita. Poco tardò
-a morire <span class="sidenote">(771)</span>, lasciando due bambini; e poichè il diritto
-<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span>
-germanico non considerava i popoli come una proprietà
-da ereditarsi, bensì la dignità regia come una
-magistratura liberamente affidata dal voto comune, i
-vassalli dell'estinto elessero re Carlo<a class="tag" id="tag206" href="#note206">[206]</a>, che per tal
-modo si trovò a capo del più poderoso Stato d'Europa.
-E cominciò una serie di guerre e di ordinamenti, che lo
-elevarono al posto più sublime nella storia del medioevo.
-</p>
-
-<p>
-Desiderio re de' Longobardi, al morire di Pepino
-avea sperato rifarsi dei danni patiti sotto di questo: ma
-come le prime imprese di Carlo Magno lo chiarirono
-che costui non iscattava dal vigore e dall'abilità paterna,
-pensò avvicinarsegli. Fe dunque esibirgli in isposa sua
-figlia Desiderata o Ermengarda, e chiederne la sorella
-Gisela pel proprio figlio e collega Adelchi: ma un accordo
-che poteva mettere a repentaglio i temporali
-interessi della santa sede e dell'Italia, spiaceva a papa
-Stefano II, il quale scrisse a Carlo violente parole perchè
-non desse ai sudditi e al mondo lo scandalo di
-contrar doppie nozze, e ripudiare Imiltrude, nobile
-Franca, onde unirsi con quest'altra di una rea progenie,
-da Dio esecrata e infetta di lebbra; nè ad uno, cui
-soltanto per sua mercede era conservato il regno volesse
-concedere quella suora sua che aveva negata al greco
-imperatore. Berta, madre di Carlo, che non secondo
-la politica ma secondo il cuore giudicava di queste
-<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span>
-nozze, venne ella medesima in Italia per ridurle a compimento;
-a Roma forse favellò col papa, promettendo
-fargli da Desiderio cedere alcune delle terre occupategli <span class="sidenote">(770)</span>;
-e se il legame fra Gisela e Adelchi non si effettuò,
-Berta menò Ermengarda di là dall'Alpi. Sventurata
-fanciulla, che coi dolori e coll'umiliazione dovea scontare
-il breve gaudio d'essersi seduta accanto al maggior
-re.
-</p>
-
-<p>
-In Romagna essendo cessati il dominio degl'imperatori
-e le magistrature greche, sempre più rivaleva il
-sistema municipale; e le primarie famiglie aveano colle
-cariche, le ricchezze, la forza, acquistato predominio
-sopra le altri classi, e concentrata in sè l'elezione dei
-consoli, succeduti ai decurioni, e spesso quella dei
-prelati. Singolarmente pretendeano aver mano alla nomina
-dei papi; e massime da che questi erano divenuti
-principi, la cattedra di San Pietro eccitava l'ambizione,
-sicchè esse famiglie fin alla violenza ricorrevano per
-occuparla.
-</p>
-
-<p>
-Morto Paolo <span class="sidenote">(767)</span>, Totone duca di Nepi e tre suoi fratelli
-congiunsero le loro masnade (<i>scholæ</i>), e a forza fecero
-proclamar papa uno di loro, per nome Costantino, laico
-ancora; e costretto Giorgio vescovo di Palestrina ad
-ordinarlo, e collocatolo in Vaticano, giurargli fedeltà
-dal popolo romano. L'intruso cercò l'amicizia di Pepino
-che ancora viveva, e che impegnato in guerre, non
-poteva prendersi pensiero dell'Italia. I Romani mal
-soffrivano la carpita elezione; e il primicerio Cristoforo
-con suo figlio Sergio, dignitario della Chiesa, sotto
-colore di rendersi monaci, fuggirono ai Longobardi
-della bassa Italia, chiedendone il braccio per isbalzare
-Costantino.
-</p>
-
-<p>
-Afferrò l'occasione Teodicio duca di Spoleto; e consenziente
-re Desiderio, diede una schiera de' suoi,
-comandati da un Valdiperto, il quale erasi assunto di
-<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span>
-tradire la città a' suoi nazionali. In effetto Roma è presa;
-ucciso il duca Totone accorso al riparo; Passivo, altro
-fratello, è col papa fatto prigioniero; e fra lo scompiglio
-della straniera invasione, Valdiperto trae un prete da
-un monastero, e grida: — Abbiamo pontefice Filippo;
-san Pietro lo elesse».
-</p>
-
-<p>
-Però quel primicerio Cristoforo, insospettitosi delle
-intenzioni de' Longobardi, che sì improvvidamente egli
-aveva invocati, subillò molti Romani contro del nuovo
-pontefice; onde, depostolo come illegalmente eletto,
-ne' modi canonici nominarono Stefano III. Un concilio
-raccolto in Laterano dichiarò decaduto Costantino, che
-privato degli occhi, si presentò ai padri congregati,
-invocando pietà e confessandosi in colpa; eppure fu
-battuto a verghe, cassi gli atti del suo pontificato, messo
-a penitenza per tutta la vita; insieme si proibì che verun
-secolare mai fosse promosso a vescovo o papa, nè laico
-o militare assistesse alle elezioni; anzi, duranti queste,
-nessuno venisse a Roma dai castelli di Toscana e di
-Calabria, nè vi portasse armi o bastoni. Anche a Valdiperto,
-convinto traditore, furon cavati gli occhi.
-</p>
-
-<p>
-Cristoforo e Sergio, deputati dal pontefice, si presentarono
-a Desiderio per ridomandargli i beni e le rendite
-spettanti alla santa sede<a class="tag" id="tag207" href="#note207">[207]</a>; e Desiderio li pascolò
-di parole, dicendo verrebbe in persona a ragguagliare
-le differenze. Ma mentre così addormentava, guadagnossi
-Paolo Assarta camerlengo papale, che insusurrando
-il pontefice contro Sergio e Cristoforo, l'indusse
-a farli mal capitare.
-</p>
-
-<p>
-Questi due fratelli appajono agitatori d'una politica
-irrequieta nel fine, improvvida nei mezzi, ma in ogni
-<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span>
-atto avversi alla dominazione longobarda. Ora avvistisi
-del pericolo non tanto proprio, quanto della patria, essi
-gridarono all'armi ed afforzarono la città per guisa,
-che Desiderio, allorquando comparve presso i sette colli
-sperando esservi accolto, trovò ferma resistenza. Si
-volse allora all'inganno, ed invitò il papa al suo campo,
-affine di potersi concordare sulle giustizie e le ragioni
-da restituire alla Chiesa; e mentre quegli era fuori,
-Assarta sommosse Roma contro Cristoforo e Sergio, e
-già davasi mano ai ferri, se il papa tornando non avesse
-sospeso i colpi.
-</p>
-
-<p>
-Desiderio, sempre sleale, invitò il pontefice a nuovo
-colloquio in San Pietro, posto allora fuor delle mura; e
-quivi, chiuse le porte della basilica, lo fece sostenere,
-ed obbligollo a mandar ordine a Cristoforo e a Sergio, — Deponete
-le armi, ed o venite a me o ritiratevi in
-un convento». Quelli voleano mantenersi in posto colla
-forza; ma abbandonati dai fazionieri, uscirono al papa,
-che, reso alla libertà, lasciò nella chiesa i due fuorusciti,
-acciocchè, fattosi notte, rientrassero in Roma
-senza pericolo; ma Desiderio, violando la santità dell'asilo,
-ne li strappò, e li fe accecare<a class="tag" id="tag208" href="#note208">[208]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span>
-</p>
-
-<p>
-Lieto d'essersi vendicato di que' suoi nemici, Desiderio
-diede volta senza nulla restituire. Il pontefice
-trovavasi tanto più scoraggiato, in quanto non poteva
-sperare appoggio dal re Franco, genero del longobardo:
-se non che poco tardò a mettersi resia fra i due. Carlo,
-fra le cui virtù non era la costanza in amore, s'annojò
-ben presto della sposata Ermengarda <span class="sidenote">(771)</span>, e rinviolla al
-regio padre, menando invece Ildegarda principessa
-sveva. L'affronto toccò nel vivo Desiderio; e poichè
-Gerberga, vedova di Carlomanno, era coi figliuoli
-rifuggita a lui per cansare le insidie che temeva dal
-cognato, egli proclamò i diritti dei due orfani alla paterna
-eredità, e domandò al pontefice gli ungesse re
-de' Franchi, onde poterli opporre al genero infedele.
-</p>
-
-<p>
-Succedeva allora papa Adriano <span class="sidenote">(772)</span>, figlio di Teodulo
-duca di Roma, lento nel prendere un partito, tenacissimo
-nel mantenerlo; e conoscendo che non era di
-competenza del papa l'eleggere il re di libera gente,
-tanto più che ciò attizzerebbe la guerra civile, rispose
-al Longobardo che, come pontefice, volea vivere in
-pace con tutti i Cristiani; del resto potea ben poco
-fidarsi d'un principe, che al suo predecessore aveva
-fallito tutte le promesse. Desiderio sbuffante si mosse
-per ottenere l'intento colla forza, occupò altre città della
-Pentapoli, bloccò Ravenna, devastò i contorni di Sinigaglia,
-Montefeltro, Agobio, piombò sugli abitanti di
-Blera intenti alla mietitura, e uccisi i principali, portò
-via roba e bestiame; indi occupata Otricoli, difilò sopra
-Roma.
-</p>
-
-<p>
-Adriano, fatta vana opera di stornare quel nembo,
-convocò i popoli della Toscana, della Campania, del
-Perugino, della Pentapoli, e li trovò dispostissimi nel
-voler resistere<a class="tag" id="tag209" href="#note209">[209]</a>; ma conoscendo non varrebbe quella
-<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span>
-leva tumultuaria contro un esercito ordinato, imitò
-Zacaria invitando Carlo Magno: venisse, e proteggesse
-quella Chiesa di cui, come patrizio, era uffiziale patrono.
-Carlo tentò indurre Desiderio a cedere a denaro le
-usurpazioni: avutone un niego, mandò il bando delle
-armi, ed a' suoi Fedeli radunati in Ginevra espose
-l'oppressura del pontefice, e la guerra civile che Desiderio
-tentava suscitare in Francia; talchè a comun voce
-stanziarono l'impresa.
-</p>
-
-<p>
-Carlo giganteggia talmente fra' suoi contemporanei,
-che l'immaginazione colpita ne formò il tipo delle virtù
-cristiane ed eroiche, quali le concepiva il medioevo.
-Ed un cronista, raccogliendo una tradizione vulgare,
-così racconta la calata di esso in Italia: «Oggero il
-danese, stato grande nel regno de' Franchi, era rifuggito
-a re Desiderio. Quando intesero che il tremendo
-monarca calavasi in Lombardia, essi due salirono sopra
-ecccelsa torre, donde veder lontano e d'ogni parte; ed
-ecco da lungi apparir macchine di guerra, quante sarieno
-bastate agli eserciti di Dario o di Cesare. Desiderio
-chiese ad Oggero: <i>Carlo è con quel grande stuolo? — No,</i>
-rispose egli. Poi vedendo innumera oste di
-gregarj, raccolti da tutte le parti del vasto impero, il
-Longobardo disse ad Oggero: <i>Sicuramente Carlo si
-avanza trionfante in mezzo a quella folla. — Non
-ancora, nè apparirà sì tosto,</i> rispose l'altro. <i>E che
-farem dunque</i>, ripigliò Desiderio inquieto, <i>s'egli viene
-con maggior numero di guerrieri? — Voi vedrete
-qual è allorchè arriverà</i>, ripetè Oggero: <i>ma che fia
-di noi l'ignoro</i>. E mentre discorrevano mostrossi il
-corpo delle guardie che mai non conobbe riposo; a
-tal vista il Longobardo, preso da terrore, esclamò:
-<i>Certo questa volta è Carlo. — No,</i> rispose Oggero, <i>non
-<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span>
-ancora</i>. Poi vengono dietro vescovi, abati, i cherici della
-cappella reale e i conti; e Desiderio, non potendo più
-nè sopportare la luce del giorno nè affrontar la morte,
-grida singhiozzando: <i>Scendiamo, nascondiamoci nelle
-viscere della terra, lungi dal cospetto e dall'ira di sì
-terribile nemico</i>. Oggero tremante, sapendo a prova
-la potenza e le forze di Carlo, disse: <i>Quando vedrete
-le messi agitarsi d'orrore ne' campi, il Po ed il Ticino
-flagellar le mura della città coi fiotti anneriti
-dal ferro, allora potrete credere che Carlo arrivi</i>.
-Finito non aveva queste parole, che si cominciò a vedere
-da ponente come una nube tenebrosa sollevata
-da borea, che convertì il fulgido giorno in orride
-ombre. Ma accostandosi l'imperatore, il bagliore di
-sue armi mandò sulla gente chiusa nella città una luce
-più spaventevole di qual si fosse notte. Allora comparve
-Carlo stesso, uom di ferro, coperto la testa di morione
-di ferro, le mani da guanti di ferro, di ferro la ventriera,
-di ferro la corazza sulle spalle di marmo, nella sinistra
-un lancione di ferro ch'e' brandiva in aria, protendendo
-la destra all'invincibile spada; il disotto delle coscie,
-che gli altri per agevolezza di montare a cavallo sguarniscono
-fin delle coreggie, esso l'aveva circuito di
-lamine di ferro. Che dirò degli schinieri? tutto l'esercito
-li portava di ferro; non altro che ferro vedevasi sul
-suo scudo; del ferro avea la forza e il colore il suo
-cavallo. Quanti precedevano il monarca, quanti venivangli
-a lato, quanti il seguivano, tutto il grosso dell'esercito
-aveano armi simili, per quanto a ciascuno era
-dato; il ferro copriva campi e strade; punte di ferro
-sfavillavano al sole; il ferro, sì saldo, era portato da
-un popolo di cuore più saldo ancora; il barbaglio del
-ferro diffuse lo sgomento nelle vie della città: <i>Quanto
-ferro! deh quanto ferro!</i> fu il grido confuso di tutti i
-cittadini. La vigoria delle mura e dei giovani si scosse
-<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span>
-di terrore alla vista del ferro, e il ferro confuse il senno
-de' vecchi. Ciò che io, povero scrittore balbeticante e
-sdentato, fei prova di dipingere in prolissa descrizione,
-Oggero lo vide d'un'occhiata, e disse a Desiderio: <i>Ecco
-quello che voi cercate con tanto affanno;</i> e cascò
-come corpo morto».<a class="tag" id="tag210" href="#note210">[210]</a>.
-</p>
-
-<p>
-A quel che la fantasia riproduceva in immagini, il
-raziocinio accompagna gli argomenti, pei quali Carlo
-Magno dovea prevalere facilmente in Italia. Era questa
-sbranata tra varj possessori: de' quali i Greci non avevano
-che pretensioni senza forza nè volontà di sostenerle;
-i papi invocavano i Franchi; i Longobardi dovevano
-schermirsi dall'odio de' natii, irreconciliabili a
-questo governo militare.
-</p>
-
-<p>
-In Francia, l'essersi i Barbari collegati ai sacerdoti
-assodò il poter regio, intorno al quale il tempo e i casi
-doveano poi restringere gli altri sociali elementi per
-costituire la potenza nazionale: nell'Italia, al contrario,
-dissociata la forza dall'opinione, dal potere ecclesiastico
-il politico, com'era possibile il fondersi degli invasori
-cogli indigeni? I principi Franchi inoltre, più ambiziosi
-e robusti, coi maneggi, colla guerra, col delitto, sottoposero
-i varj capitani e baroni: mentre fra' Longobardi
-sempre più s'invigorivano i duchi, piccoli sovrani ciascuno
-nel suo distretto, che consideravano il re niente
-più che come un primo fra i pari, come un loro creato;
-e ben lontani dall'assentirgli quell'assoluta potestà che
-unica sarebbe valsa a trascinarli in comuni imprese,
-non di rado si accordavano col nemico.
-</p>
-
-<p>
-I re giuravano e spergiuravano; sempre inferiori
-nelle guerre, accettavano il trono a patti da un sovrano
-straniero; e come fanciulli testerecci, reluttavano petulanti
-appena si ritirasse quello, dinanzi a cui si erano
-<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span>
-fiaccamente piegati. Carlo, colla preponderante vigoria
-dell'indole sua, traeva esercito e duchi a decretare nelle
-assemblee ciò ch'era sua volontà, ad operare in campo
-colla confidenza di chi non bada che al comando. Come
-è degli uomini grandi, comprese quel che il tempo suo
-richiedesse: e non che cozzare coi sacerdoti e volerli
-fiaccare colla gelosia consueta ai deboli, si valse della
-loro potenza, e crebbe la propria col trarre a sè tutte
-le forze vive della società, e dirigerle al suo intento. Ed
-ora veniva preparato e deciso, non più, come Pepino,
-ad umiliare e restituir in dominio i Longobardi, ma a
-sterminarli, giacchè non sapevano rimanersi quieti.
-</p>
-
-<p>
-Desiderio, oltre le forze reluttanti de' Romani, dei
-sacerdoti, de' proprj duchi, trovossi incontro la fazione
-di Rachi, che soffogata col rigore, spiava occasioni di
-vendetta. Appena s'intese la mossa di Carlo, molti Longobardi
-di Spoleto e di Benevento accorsero a Roma,
-facendosi tagliar i capelli alla romana, in segno di
-sottomettersi al papa; altri primarj spedirono a Carlo,
-sollecitando a liberarli da questo tiranno Desiderio, e
-promettendo consegnarglielo colle sue ricchezze<a class="tag" id="tag211" href="#note211">[211]</a>.
-<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span>
-Anche i duchi fedeli sapevano che il vincitore non
-torrebbe loro i possessi nè muterebbe la forma del regno,
-onde l'avere un re Franco poco differirebbe da quando
-aveano avuto re bavaresi.
-</p>
-
-<p>
-Desiderio ci appare fiacco forse più de' predecessori,
-e in conseguenza temerario all'intraprendere e provocare,
-poi inetto a sostenersi e compire, vero modo di
-rovinar un regno; da nessuna legge possono indovinarsi
-i suoi intenti; solo ci restano larghissime donazioni a
-conventi in ogni parte d'Italia<a class="tag" id="tag212" href="#note212">[212]</a>, quasi con ciò volesse
-illudere coloro che disgustava coll'osteggiar il papa:
-verso i re Franchi burbanzoso in parole, codardo in
-fatti; ai pontefici largo di promesse e mentitore; negli
-assalti contro di loro nè tampoco mostrò quella risolutezza,
-che tante iniquità giustifica o almeno ricopre.
-Accoglieva i malcontenti di Carlo; ma mentre la politica
-l'avrebbe consigliato a non aspettar in casa un nemico
-da lui medesimo provocato, per iscarsezza di mezzi o
-per paura di tradimenti si tenne sulle difese, destreggiando
-a seconda dell'attacco esterno e delle insidie
-interiori. Mentre dunque vedemmo i Goti cadere e rialzarsi,
-e far quasi compianta la loro caduta perchè
-generosa; inetta e vile fu quella de' Longobardi. Solo
-il prode figlio e collega Adelchi aveva munito le chiuse
-delle Alpi verso Susa di maniera che i signori Franchi
-<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span>
-cominciavano a mormorare degli indugi, più disposti,
-come fu sempre quella nazione, a perire in attacchi
-repentini che a superare colla perseveranza, quando un
-disertore, e chi dice un diacono Martino, additò un valico
-non custodito fra balze impervie <span class="sidenote">(773)</span>. Un pugno di
-Franchi per di là prese alle schiene i Longobardi, che
-côlti da panico terrore, o forse inviluppati dal tradimento,
-sbrancaronsi lasciando quelle gole insuperabili,
-e senza più guardare in faccia al nemico, Adelchi si
-chiuse in Verona, Desiderio in Pavia colla moglie Ansa
-e la propria figliuola, e colla famiglia e i Fedeli di
-Carlomanno.
-</p>
-
-<p>
-Giubilante dell'inaspettata ventura, Carlo infisse l'asta
-sul terreno d'Italia; prima che i nemici rivenissero
-dalla costernazione, assediò entrambe quelle città, e
-ajutato da intelligenze, le ebbe. Adelchi riuscì a fuggire
-a Costantinopoli; Desiderio, venuto in podestà del
-nemico, fu colla moglie condotto in Francia <span class="sidenote">(774)</span>, e, chiuso
-nel convento di Corbia, terminò sua vita; della famiglia
-di Carlomanno non è più parola.
-</p>
-
-<p>
-Mentre Pavia resisteva, Carlo erasi trasferito a Roma,
-dove ricevette gli onori che prima si tributavano al
-rappresentante dell'imperatore. Magistrati e nobili furongli
-incontro sino a trenta miglia coi gonfaloni; giù
-per la via Flaminia si stendevano le scuole de' Greci,
-de' Longobardi, de' Sassoni e d'altri, poichè di ogni
-gente affluiva colà tanto numero, da avervi distinto
-quartiere e formare comunità nazionali<a class="tag" id="tag213" href="#note213">[213]</a>, godendo
-statuti proprj in quella di Roma, che un tempo ingojava;
-stuoli di fanciulli con rami d'ulivo e di palme
-osannavano quello <i>che veniva nel nome del Signore</i>.
-</p>
-
-<p>
-Carlo, che v'era accolto non come re straniero, ma
-<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span>
-come patrizio, mutò l'abito Franco nella lunga tunica
-e nella clamide romana. Appena da un miglio lontano
-vide la croce, scavalcò, e pedestre si condusse al Vaticano,
-baciando ciascun gradino della scalea; in capo
-alla quale aspettavalo Adriano papa, che l'abbracciò, e
-a paro salirono all'altare, stando il re alla destra.
-Questi domandò poi d'entrare anche in Roma; e sebbene
-sulle prime il pontefice prendesse qualche ombra di
-quest'ospite guerriero, raffidato dalle sue assicurazioni
-lo introdusse con ogni maniera di solenni onoranze.
-Carlo seguì colà le commoventi cerimonie della settimana
-santa; poi confermò la donazione di Pepino, e la
-crebbe coll'aggiungervi il patrimonio di san Pietro: e
-l'atto, sottoscritto da lui, da vescovi, abati, duchi e
-grafioni del suo seguito, fu posto sulla tomba di san
-Pietro, e sotto al vangelo che solevasi baciare.
-</p>
-
-<p>
-Terminava dunque il regno longobardo <span class="sidenote">(568-774)</span>, che era durato
-meglio di due secoli sopra gl'italiani senza acquistarsene
-l'affetto, e senza dare un solo uom grande: terminava
-come quelle dominazioni forestiere, che per
-alcun tempo surrogano la forza al diritto, e possono
-farsi temere, non amare. Sopraviveva però il nome,
-giacchè Carlo s'intitolò re de' Longobardi<a class="tag" id="tag214" href="#note214">[214]</a>; presto
-frenò l'impeto de' suoi guerrieri; e poichè conduceva
-una gente che già s'era assicurata un'altra patria, non
-gli fu mestieri spogliare gli antichi possessori, come avevano
-fatto Eruli, Goti e Longobardi. Pose guarnigione
-Franca in Pavia; a molti nobili di sua nazione conferì
-feudi vacanti, gli altri e le dignità confermando ai
-primitivi signori, che non esitarono a giurarsegli ligi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span>
-</p>
-
-<p>
-Non vogliasi supporre incruenta nè generosa la conquista
-di Carlo; e se crediamo a prete Andrea, cronista
-bergamasco, lodatissimo dal Muratori e avverso a Carlo
-Magno, «tanta fu in Italia la tribolazione, che altri di
-ferro, altri di fame straziati, e quali uccisi dalle fiere,
-ben pochi sopravissero pei vichi e per le città». Un
-altro cronista di Brescia racconta che in questa città
-resistette Potone, nipote di Desiderio; e il capitano
-Franco mandato ad assediarlo appiccò attorno alla città
-duemila abitanti della campagna per incutere spavento;
-poi come i difensori si arresero a patti, egli arrestò
-Potone e cinquanta nobili, e li fe decapitare: pari strage
-usò a Pontevico, e quali accecò, quali affogò nel fiume;
-a Brescia altri uccise perchè mostravano orrore del suo
-procedere<a class="tag" id="tag215" href="#note215">[215]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Avvezzi com'erano alla fiacca sopreminenza degli
-ultimi re, i signori longobardi s'indispettirono di questa
-mano robusta che ne serrava il freno; e Arigisio duca
-di Benevento, genero di Desiderio eppure a' suoi danni
-collegato col papa, fe trama con Ildebrando duca di
-Spoleto, Rotgaudo del Friuli, Reginaldo di Chiusi, sollecitati
-da Adelchi, che da Costantinopoli, come ogni
-principe caduto, sognava il racquisto del trono. Papa
-Adriano, vigilante sugli interessi dell'amico e protettor
-suo, ne informò Carlo, il quale <span class="sidenote">(776)</span>, prima che congiungessero
-le loro forze, menò una banda di volontarj (giacchè
-la stagione era troppo tarda per convocare a una
-spedizione l'esercito feudale), invase il Friuli, e sconfittone
-e ucciso il duca, vi pose il franco Marquardo,
-poi Unrico (Hunrok), i cui discendenti lo tennero sino
-al 924.
-</p>
-
-<p>
-Anche gli altri duchi furono sottomessi; e a prevenire
-nuove rivolte, venne mutata l'amministrazione,
-<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span>
-fondandola sul feudo alla maniera Franca, e le vastissime
-giurisdizioni dei duchi dividendo in distretti, presieduti
-da conti. Solito delle conquiste, il buono e il
-meglio fu assegnato ai signori Franchi, tanto che del
-regno longobardo quasi altro non restò che il nome; la
-legislazione fu modificata dai <i>Capitolari</i>, ordinanze che
-obbligavano tutti gli abitanti nel regno, qual che ne fosse
-la nazione.
-</p>
-
-<p>
-Di propria balìa conservavasi il ducato di Benevento,
-rifugio ai Longobardi che non sapessero chetarsi alla
-dominazione Franca: ed essendo cessata la supremazia
-dei re nazionali, quel duca Arigiso <span class="sidenote">(774)</span> si fece ungere dal
-suo vescovo, e assunse scettro e corona e titolo di principe
-sopra la nuova Longobardia, sopravissuta alla
-madre, e procurava or l'una or l'altra occupare delle
-confinanti terre greche e pontifizie.
-</p>
-
-<p>
-Di questo potente irrequieto prendeva noja Carlo,
-sicchè per la quarta volta calatosi dalle Alpi, s'inoltrò
-minaccioso contro Arigiso. Questo spedì a far atto di
-sommessione e promettersi ad ogni voglia del re; ma
-perchè, non dandogli fede, Carlo procedeva, fuggì a
-Salerno, dove poi ottenne pace, ricevendo come feudo
-il ducato, ma scemo di sei città attribuite alla Chiesa.
-D'allora Arigiso si guardò come vassallo ai re Franchi
-coll'annuo tributo di settemila soldi d'oro, e consegnò
-dodici ostaggi, fra cui il proprio figliuolo Grimoaldo.
-Pure nè promesse nè statici il frenarono, e spedì a
-Costantino V imperatore d'Oriente, o piuttosto a Irene
-madre di quello, chiedendo il ducato di Napoli, la dignità
-di patrizio della Sicilia, e un esercito per iscuotersi
-dalla dipendenza, promettendo riconoscere la sovranità
-degl'imperatori, farsi radere la barba e adottare
-il vestito greco. Ad Irene, disgustata allora di Carlo
-perchè avea negato sposar una figlia al figliuolo di lei,
-garbò la proposta, e Adelchi, già re de' Longobardi,
-<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span>
-comparve sulla frontiera di Benevento per animare e
-dirigere le mosse. Fra tali disegni moriva Arigiso <span class="sidenote">(787)</span>, e
-Carlo chiamò Grimoaldo e gli annunziò come non avesse
-più padre. — Non è così (rispose il giovane, accorto
-fin alla codardia): egli vive e prospera, e spero crescerà
-per molti anni; giacchè, da quando venni in poter
-vostro, voi foste a me padre, voi madre, voi famiglia e
-tutto». Lusingato dalla risposta, Carlo gli conferì il
-ducato a condizione che smantellasse Salerno e Acarenza;
-ponesse il nome di lui in fronte agli editti e sulle
-monete, e accorciasse la barba a' suoi Longobardi,
-eccetto i lunghi mustacchi.
-</p>
-
-<p>
-I Longobardi corsero a folla incontro al nuovo duca;
-e — Ben venuto sia il padre nostro: salute nostra dopo
-Dio»; ma come ebbero conoscenza delle dure condizioni,
-non sapeano darsene pace. Grimoaldo era nipote
-di Adelchi, onde questi sperò trovarlo favorevole,
-quando con Teodoro patrizio di Sicilia <span class="sidenote">(788)</span> sbarcò di nuovo
-su quelle coste; ma affrontato dal beneventano, in battaglia
-perì, e con esso l'ultima speranza de' Longobardi.
-</p>
-
-<p>
-Per consolidare il nuovo reggimento, Carlo menò in
-Italia il figlio Pepino di sei anni, e investitolo di questo
-regno, lo fece ungere da papa Adriano, assegnandogli
-per residenza Pavia.
-</p>
-
-<p>
-Le spedizioni de' Franchi contro i Longobardi non
-erano più correrie, come quelle dei Barbari, per
-devastare; neppur nimicizie da tribù a tribù, ma guerre
-consigliate da politico intendimento e da un sistema
-prestabilito. O l'avesse Carlo veramente dedotto dall'esame
-della sua età, o vi fosse spinto senza avvedersene
-dai casi d'allora, e da quell'istinto che ai grandi uomini
-indica l'opportunità de' loro tempi, da cinquantatre
-spedizioni che condusse dal 769 all'813<a class="tag" id="tag216" href="#note216">[216]</a>, perpetua
-<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span>
-trapela l'intenzione di congiungere in robusta unità le
-popolazioni stabilite su quel che un tempo formava
-l'impero romano, onde opporle alla doppia invasione
-minacciata dagli Arabi a mezzodì, a settentrione dai
-popoli ch'erano rimasti nella Germania allorchè gli
-altri n'uscirono. Tali erano i Sassoni, ai quali esso
-portò lunghissima guerra di sterminio. Vinti quelli,
-diventavano minacciosi confinanti al regno di Carlo i
-popoli stanziati dietro di loro, cioè gli Slavi fra i Carpazj
-e il Baltico; gli Avari fra i monti stessi e le alpi
-Giulie, separati dalla Baviera soltanto pel fiume Ens.
-Avendo questi minacciato l'Italia, fu preso il partito di
-munire Verona, forse smantellata dopo l'assedio sostenutovi
-da Adelchi: e poichè nacque disputa se agli
-ecclesiastici toccasse fare la terza o la quarta parte di
-esse mura, fu rimessa la decisione al giudizio della
-croce. Aregao per la parte pubblica, Pacifico per quella
-del vescovo, giovani forzosi, si collocarono in ginocchio
-colle braccia elevate mentre si recitava la messa col
-Passio di san Matteo; alla metà del quale, Aregao più
-non seppe sostenerle, l'altro resse sin al fine; talchè
-agli ecclesiastici non fu accollato che il quarto della
-spesa. Dapoi Pepino col duca del Friuli sconfisse affatto
-gli Avari, e Carlo gli inseguì nel loro paese, e per frenarli
-fondò un marchesato sul loro confine, detto
-Austria, cioè orientale <span class="sidenote">(793)</span>, che doveva poi tanta ingerenza
-avere nelle vicende italiane.
-</p>
-
-<p>
-Dei tesori riportati da quella spedizione Carlo Magno
-offrì le primizie al pontefice, il resto all'esercito ed ai
-paladini suoi, e al duca del Friuli che avea avuto principal
-merito in quelle vittorie.
-</p>
-
-<p>
-Era pertanto l'autorità di Carlo assodata su tutta la
-<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span>
-Francia e stesa sulla miglior parte dei popoli occidentali:
-stavangli tributarie le genti slave, dal Baltico a
-Venezia, onde la signoria di lui dilatavasi a mezzodì
-fino all'Ebro, al Mediterraneo e a Napoli, a occidente
-fino all'Atlantico, a settentrione fino al mare germanico,
-all'Oder e al Baltico, a levante fino al Theiss, alle montagne
-boeme, al Raab e all'Adriatico. Non a torto dunque
-il poeta Alcuino lo cantava re dell'Europa: e risorta
-la grandezza romana qual sotto i successori di Costantino,
-non tardò guari a rinnovarsene anche il nome,
-però con un carattere nuovo, quello di capo supremo
-della cristianità nell'ordine temporale, come nello spirituale
-era il pontefice.
-</p>
-
-<p>
-Il titolo di patrizio che già Carlo portava, esprimeva
-il patrono della Chiesa, dei poveri e degli oppressi. Il
-papa, rivestendolo del manto e ponendogli in dito l'anello,
-gli diceva: — Tale onore ti concediamo acciocchè
-tu faccia giustizia alle chiese di Dio ed ai poveri, e renda
-conto al Giudice supremo»; consegnandogli poi il
-diploma scritto di suo pugno, soggiungeva: — Sii
-patrizio misericordioso e giusto», e gli metteva in capo
-il cerchio d'oro. Non implicava dunque sovranità, e il
-popolo gli giurava non vassallaggio, ma clientela, subordinata
-alla fedeltà promessa al pontefice<a class="tag" id="tag217" href="#note217">[217]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Come tale, Carlo trovavasi tutore della Chiesa, onde
-fra lui e i papi era vicendevole interesse di sostenersi.
-Adriano poi era speciale amico di Carlo, consolazione
-raramente conceduta ai grandi; e fu tutt'occhi perchè
-il nuovo dominio dei Franchi mettesse radice in Italia.
-Carlo venerò il pontefice, e morto lo pianse come un
-padre, largheggiò limosine a suo suffragio, e ne compose
-l'epitafio da scolpire a lettere d'oro<a class="tag" id="tag218" href="#note218">[218]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il succedutogli Leone III <span class="sidenote">(795)</span>, al re de' Franchi, come a
-patrizio, inviò le chiavi del sepolcro di san Pietro e lo
-stendardo della chiesa romana con parole d'affetto e
-sommessione; Carlo mandò a Roma il dotto Angilberto
-perchè assistesse alla consacrazione del pontefice, seco
-rinnovasse il patto come già con Adriano, e prendesse
-accordi «su quanto sembrasse spediente a confermare
-il suo patriziato, e renderlo efficace alla tutela della
-Chiesa. Perciocchè (soggiungeva Carlo) missione mia è
-difendere, ajutante la divina misericordia, all'esterno
-colle armi la santa Chiesa di Cristo contro ogni assalto
-de' Pagani ed ogni guasto degl'Infedeli, e nell'interno
-consolidarla colla professione della fede cattolica; obbligo
-vostro è d'elevar le mani a Dio come Mosè, e sostenere
-colle vostre preci il mio servizio militare»<a class="tag" id="tag219" href="#note219">[219]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Nè però i papi avevano dismesso ogni onoranza
-verso i Cesari di Costantinopoli; anzi, per ordine d'esso
-Leone, fu nel palazzo Laterano a musaico rappresentato
-l'imperatore che riceve lo stendardo dalla mano
-di Cristo, e Carlo da quella del papa<a class="tag" id="tag220" href="#note220">[220]</a>. Se però
-a quei deboli lontani il papa professava un resto di
-riverenza, qual conveniva al capo di tutta cristianità ed
-autore della pace, nessun appoggio poteva sperarne, e
-ne' bisogni ricorreva al re Franco. Nè gliene tardò
-occasione.
-</p>
-
-<p>
-Campulo e Pasquale, nipoti di papa Adriano, l'uno
-sacristano, l'altro primicerio della Chiesa, disgustati di
-<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span>
-vedersi tolta la potenza che esercitavano vivente lo zio,
-fecero con altre famiglie primarie di Roma una di
-quelle intelligenze che spesso minacciavano la podestà
-papale dacchè era divenuta principato terreno. Mentre,
-per la supplichevole festa delle Rogazioni <span class="sidenote">(799)</span>, il pontefice
-traeva processionalmente dal Laterano a San Lorenzo,
-fu assalito da una masnada, che maltrattatolo sino a
-volergli strappar gli occhi<a class="tag" id="tag221" href="#note221">[221]</a>, lo gettò nel convento
-di San Silvestro. Vinigiso duca di Spoleto accorse a
-campar Leone, il quale, appena ricuperata la libertà,
-istruì Carlo dell'attentato, e passò le Alpi, dirizzandosi
-a Paderborn, ove Carlo aveva raccolti i Fedeli del suo
-dominio all'annuale adunanza che dicevasi campo di
-maggio. I signori germani, di fresco convertiti, gareggiarono
-a chi meglio onorasse il capo della Chiesa, il
-quale per la prima volta compariva in una loro assemblea;
-sicchè quel viaggio tornò di non piccolo incremento
-alla pontifizia autorità. Carlo ne ascoltò le querele,
-promise ripararvi, e il rimandò accompagnato da
-signori, da vescovi, dagli arcivescovi di Colonia e Salisburgo,
-e da otto commissarj che formassero processo
-sul tentato assassinio, e provvedessero alla sicurezza
-del santo padre.
-</p>
-
-<p>
-Trionfalmente entrò Leone in Roma fra il poco pontificale
-accompagnamento di labarde sassoni, franche,
-longobarde, frisone. Fin a Pontemolle gli vennero incontro
-le bandiere e insegne della città, il senato, il
-clero, la milizia, le monache e diaconesse, le nobili matrone,
-le scuole di forestieri; e fra inni e giubilazioni
-<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span>
-condotto nella basilica Vaticana, vi cantò messa, a tutti
-partecipò la comunione; indi riprese la primitiva
-autorità.
-</p>
-
-<p>
-Carlo stesso si dispose al viaggio di Roma, e giuntovi
-al mettersi della vernata, prima d'ogni altro affare
-assunse la contesa fra papa Leone e i suoi nemici.
-Convocato un concilio misto di laici e di vescovi <span class="sidenote">(799 — 21 9bre)</span>, Franchi
-e Romani, fe mettere a scandaglio le accuse recate
-contro il pontefice: ma come al tempo di Costantino
-Magno un sinodo raccolto per dare sentenza di papa
-Marcellino erasi dichiarato incompetente a richieder in
-giudizio il capo della Chiesa, e l'aveva invitato a semplicemente
-attestare di propria bocca la sua innocenza,
-altrettanto si usò questa volta. Leone, salito in pulpito,
-mettendosi il vangelo e la croce sopra la testa, giurossi
-mondo delle colpe imputategli; dopo di che si cantò
-il Tedeum; i suoi accusatori, secondo le leggi romane,
-come rei d'omicidio e di calunnia, furono condannati
-alla morte, a preghiera del pontefice commutata in
-esiglio perpetuo.
-</p>
-
-<p>
-Arrivò tra questi fatti la solennità del Natale; e
-Carlo assisteva alle maestose funzioni di quel giorno,
-prono al sepolcro de' santi apostoli, quando il pontefice,
-quasi per subitanea ispirazione, si accostò, e gli
-pose sul capo un diadema d'oro; e il popolo ad una
-voce gridò: — Vita e vittoria a Carlo, grande e pacifico
-imperator romano, coronato per volontà di
-Dio»<a class="tag" id="tag222" href="#note222">[222]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Carlo forse non s'aspettava quest'atto; certo se ne
-mostrò nuovo e maravigliato, e mosse querela a Leone
-perchè, malgrado la sua debolezza, gli addossasse
-quest'altro peso e doveri, de' quali avrebbe a render
-conto a Dio. Fossero voci sincere, o le dimostrazioni
-<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span>
-che tutti fanno e nessun crede, fatto è che Carlo cedè
-al pubblico voto, dal quale restava eletto con diritto
-non inferiore a quel dei tanti che erano gridati Cesari
-a Roma e a Costantinopoli dalla ciurma vendereccia o
-da un branco di soldati. Fu dunque consacrato solennemente
-qual supremo capo temporale della cristianità,
-giurando proteggere la Chiesa di Roma con ogni sapere
-e poter suo.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap69">CAPITOLO LXIX.
-<span class="smaller">L'impero romano-cristiano. Carlo Magno.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-I Germani che distrussero l'antico Impero, portavano
-seco l'idea d'una monarchia, d'origine guerresca insieme
-e religiosa: guerresca in quanto i camerata si
-stringevano attorno al più prode; religiosa in quanto
-il re veniva scelto entro una discendenza di Dei o Semidei;
-libera per quello, ereditaria per questo. Giungendo
-in sull'Impero, vi trovarono un monarca che regnava
-come rappresentante del popolo, e una religione che
-imponeva d'obbedirgli come a rappresentante della divinità,
-non pel sangue nè pei meriti personali. Abbattuto
-che l'ebbero, quella grandezza girava pur sempre
-nella loro fantasia, e tentavano emularne le pompose
-insegne, la concatenata amministrazione, le sistemate
-finanze, la vasta unità; sicchè ne' tentativi di ordinamento
-de' popoli invasori continuo s'affaccia il contrasto
-fra la nativa semplicità e le rimembranze romane. E
-quantunque il loro dominio posasse su differente base,
-cioè sulla eroica origine, pure quei re venivano adottando
-l'idea romana di darsi per rappresentanti dello
-<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span>
-Stato e immagini di Dio. I Longobardi in Italia e i
-Pepini in Francia sviarono dalla tradizione germanica,
-costituendosi non più sopra un diritto ereditario, ma
-unicamente sopra la forza, ossia la scelta de' compagni,
-disposti a sostenerli colle spade. I Longobardi soccombettero
-al tentativo; i Pepini con migliore accorgimento
-facendosi ungere dal clero, consacrarono la
-loro dominazione, aggiungendole il carattere religioso
-cristiano; compì l'opera Carlo Magno col ridestare il
-simbolo politico dell'Impero, e regnare per grazia
-di Dio.
-</p>
-
-<p>
-L'ammirazione che Carlo concepì per Roma al primo
-vederla, faceagli sentire come, possessore di Stati così
-ampj, gli mancasse però una capitale, come l'aveva
-l'antico Impero. Il vescovo di Roma non godeva piena
-giurisdizione e primazia incontestata su tutti quelli
-d'Occidente, e non la andava dilatando anche su quelli
-d'Oriente? Perchè non farebbe altrettanto chi, re di
-Roma, coi re di Europa? Il mondo non era riunito
-sotto al papa nel nome di cristianità? ora un nome
-unico da darsi alle varie nazioni sottoposte a Carlo
-Magno non poteasi dedurre dai Franchi, non dai Longobardi,
-non da altri Barbari; e l'unico che tutti abbracciasse
-senza gelosia di nessuno, era quello di imperio
-romano. A quel tempo Irene s'era violentemente assisa
-sul trono d'Oriente, ella donna; e Carlo dovea star
-pago a un titolo che lo lasciava inferiore ad essa? Può
-dunque credersi che in lui germogliasse il concetto di
-restaurare il romano impero; per qual mezzo riusciva
-all'intento, a cui erano falliti i predecessori, di annestare
-il dominio settentrionale coll'amministrazione latina,
-e ripigliava l'opera dei Cesari, cioè esternamente
-respingere gli invasori, dentro stabilire unità di
-governo.
-</p>
-
-<p>
-Da secoli l'Europa era corsa irrequietamente da
-<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span>
-sempre nuovi invasori; e anche adesso e i Normanni
-e gli Slavi e i Sassoni venivano a fatica frenati dalla
-spada del Magno. Importava di fissare costoro al terreno,
-sicchè alfine si potesse cominciare l'edifizio della
-nuova civiltà. A ciò serviva mirabilmente la feudalità,
-la quale attaccava ciascun vassallo e ciascun suddito a
-una porzione determinata di terra, e dal possesso di
-questa unicamente deduceva l'importanza d'un uomo
-o il vario suo grado. Ma per impedire l'anarchia bisognava
-che uno sovrastasse a tali feudatarj, innumerabili
-sovrani.
-</p>
-
-<p>
-<i>Se ogni autorità viene da Dio</i>, nessun altro che il
-capo visibile della Chiesa poteva considerarsi immediatamente
-investito della potenza suprema; onde virtualmente
-rimaneva capo dell'intera umanità, congiunta
-nella Chiesa universale. Dicevasi però che questa potenza
-data dal Cielo al papa è di duplice natura, temporale
-e spirituale; e siccome di quest'ultima egli
-partecipa coi vescovi che la esercitano sotto la sua primazia,
-così la temporale egli affida all'imperatore da
-lui consacrato, che, sotto la direzione del pontefice,
-diviene capo visibile della cristianità negli interessi terreni.
-Non è dunque possibile che le due podestà si separino,
-dovendo l'una far puntello all'altra; e neppure
-che si distruggano, attesa l'essenza diversa della loro
-giurisdizione.
-</p>
-
-<p>
-Soprastà naturalmente quella del papa, che come
-arbitro pronunzia nei litigi de' principi fra loro e coi
-popoli: mirabile concetto, che col fatto prevenne le
-utopie di qualche filosofo più umano che pratico; e
-poteva mettere ai guerreschi micidj il riparo, che ora
-si va invocando dall'antagonismo della diplomazia.
-</p>
-
-<p>
-Essendo l'imperatore non sovrano soltanto dell'Impero,
-ma dell'Italia e di tutta cristianità, ragion voleva
-che della sua elezione si domandasse l'assenso e l'approvazione
-<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span>
-al pontefice. In man del clero l'eletto giurava
-osservare i dettami della giustizia e le leggi
-positive; e poichè questo era come il patto della coronazione,
-se l'imperatore lo violasse, e principalmente
-se contaminasse la fede di cui doveva essere difensore,
-perdeva ogni titolo a farsi obbedire. Abbia ciò presente
-chi brama intendere il medioevo, e trovar la ragione
-di atti, che, da altro punto osservati, parvero arbitrj
-ed usurpamenti.
-</p>
-
-<p>
-A vicenda l'imperatore, quale amministrator temporale
-della cristianità, otteneva supremazia, sopra i regni
-e su Roma stessa. Forse allora Carlo trasmise il suo
-titolo di patrizio al papa, il quale, sebbene sentisse che
-col far Roma capitale e quasi sede dell'Impero, elevava
-accanto a sè un potere da cui resterebbe sminuito il
-suo, e la giurisdizione propria subordinava a quella del
-re Franco, pure pospose gl'interessi del temporale suo
-dominio a ciò che credeva vantaggio di tutta cristianità.
-Ma chi vorrà mai supporre che, egli libero, volesse
-imporsi volontariamente un padrone?<a class="tag" id="tag223" href="#note223">[223]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Da quell'ora potè dirsi piantato il sistema feudale,
-cioè quella scala di dominj un all'altro immediatamente
-<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span>
-superiori fino a questo eccelso e indivisibile, che anche
-esso ritraeva da Dio, unica fonte d'ogni autorità, e dal
-pontefice suo rappresentante. La preminenza dell'imperatore
-sovra i re doveva anche venire indicata dal
-non essere quella dignità nè ereditaria nè divisibile:
-onde i papi contrastarono sempre affine di mantenere
-ai popoli la libera elezione del capo comune, anzichè
-abbandonarla al caso della nascita.
-</p>
-
-<p>
-La Chiesa erasi emancipata dal governo della Roma
-antica, che l'aveva tenuta dipendente come soleva colla
-religione nazionale. Ma fra i prischi Germani i diritti e
-le funzioni ecclesiastiche erano mescolate col poter civile,
-talchè, anche dopo convertiti, si trovano fra loro
-indistinte le cose sacre dalle profane; i vescovi entravano
-nei concilj del regno come i duchi e i conti;
-duchi, conti e re assistevano ai sinodi ecclesiastici; cristianesimo
-e nazionalità, Stato e Chiesa intrecciandosi,
-<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span>
-perchè nati si può dire ad un parto. Carlo Magno cercò
-ricondurre e il sacerdozio e la nobiltà alla destinazione
-primitiva; onde assegnò, per quanto poteva, i limiti
-rispettivi dell'ecclesiastico e del civile; nel Consiglio
-dell'impero separò in due camere l'alta nobiltà e il
-clero, che così formò uno stato distinto, in parte legato,
-in parte diviso dalla nobiltà, talora concertandosi con
-essa, talaltra operando tutto solo.
-</p>
-
-<p>
-La nobiltà feudale, sostegno e stromento del poter
-regio, diveniva spesso minacciosa a questo; talchè gli
-era opportuno un contrappeso. Comuni non esistevano
-ancora: se la nobiltà comprendeva tutta la forza dello
-Stato, tutto il movimento intellettuale concentravasi nel
-corpo ecclesiastico, custode dell'antica cultura romana
-e cristiana, e favorevole a questa quanto ai principj
-germanici la nobiltà; la nobiltà come forza dello Stato
-apparteneva al governo particolare della nazione; onde,
-a voler formare una repubblica europea, bisognava in
-ogni Stato al poter nazionale della nobiltà aggiungerne
-un altro, potente nell'assemblea generale delle nazioni
-cristiane, ed atto a mantenere il legame universale.
-</p>
-
-<p>
-Carlo Magno fondò appunto la costituzione dello Stato
-su queste due classi, nobili e clero. Attese patentemente
-ad assodare il poter regio; ma ei rispettò i diritti della
-nobiltà, e sentì che l'elevare il clero era un bisogno
-del suo tempo. La gelosia è carattere de' fiacchi;
-mentre i forti non pensano ad ingrandirsi coll'indebolir
-ciò che li circonda, bensì ad estendere la vita e la libera
-vigoria. L'educare le nazioni fu sempre la vocazione
-ecclesiastica; e per effettuarla fa mestieri di
-potere, influenza, ricchezze. Le ricchezze allora consisteano
-principalmente in beni sodi, e in conseguenza il
-clero restava viepiù legato col Governo, alla germanica
-fondato sulla proprietà territoriale. Acquistata che i
-vescovi ebbero tanta ingerenza, il loro capo entrava
-<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span>
-cogli Stati in relazioni, le quali non erano essenziali
-alla sua vocazione ecclesiastica, ma neppure in contraddizione
-con essa.
-</p>
-
-<p>
-La cristianità diventava una vasta repubblica, sotto
-al capo dei credenti. Ma questo capo era elettivo, cioè
-di confidenza, e tale che sotto la primazia di lui poteva
-sussistere qual si volesse altra forma di governo, anche
-la repubblica più sciolta. Siffatta unità non era dunque
-l'impero universale, sognato volta a volta da Carlo V,
-da Luigi XIV, da Napoleone I, ove tutte le nazioni fossero
-costrette obbedire ad una volontà, sottoposte a ordini
-non fatti pei loro costumi, e sacrificate ai vantaggi di
-un paese predominante. Qui era superiorità, non dominio;
-rispettavasi l'individualità delle nazioni, ma
-mettevasi accordo nello svolgimento della loro civiltà;
-le istituzioni di ciascuna erano conservate, perchè derivanti
-dall'indole, dai costumi, dalla storia. Il titolo di
-<i>sacro impero</i> attesta come aspirasse ad una superiorità
-morale, a foggiare il consorzio laico sul modello della
-gerarchia ecclesiastica, introdurre un ordine legale nella
-scomunanza che regnava fra i popoli, una pace e una
-riconciliazione di essi sotto la legge. E poichè questo
-era pure il divisamento de' pontefici, si trovavano d'accordo
-cogl'imperatori anche nello scopo morale.
-</p>
-
-<p>
-Insomma il <i>sacro romano impero</i> conservava e raccoglieva
-tutto ciò che di comune sussisteva ne' popoli
-d'Europa, Dio, fede, legge, diritto ecclesiastico, lingua
-latina; e stabiliva una reciprocanza d'azione fra i paesi
-del Settentrione, e quelli del Mezzodì, fra le genti germaniche
-e le latine, salutevole ad entrambe, e che, come
-una corrente elettrica fra due poli inversi, produceva
-una vita vigorosa, trovando da un lato l'eccitamento,
-dall'altro la moderazione.
-</p>
-
-<p>
-L'Impero, nel senso cristiano di unione religiosa di
-tutti i popoli d'Occidente, accordava la forza col diritto,
-<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span>
-creava una legittimità sacra, effettuando nell'ordine
-delle cose l'unità che esiste nell'ordine dello spirito, e
-agevolando, come in unica famiglia, il diffondersi dei
-miglioramenti nella vita e nel pensiero. Alla coronazione,
-che dava questo diritto supremo, vedremo aspirare
-i principi più poderosi d'Europa, il che fu cagione
-di movimento e di civiltà: mentre i papi, come
-tutori de' coronati e depositarj del giuramento di
-questi e del voto popolare, faceansi appoggio a baroni,
-principi ecclesiastici, comuni, che mettessero barriere
-alle esorbitanze imperiali; favorendo con ciò la libertà
-politica, che in fine si dovea ritorcere contro loro
-stessi.
-</p>
-
-<p>
-Era dunque morale e politica, grande e rilevante
-l'idea dell'Impero; ed è una meschinità della critica
-negativa del secolo passato l'imputare a Carlo Magno
-ed a Leone i guai che ne vennero quando l'unità allora
-combinata riuscì a discordia; discordia dannosa ad
-entrambi, eppure non infruttifera all'umanità.
-</p>
-
-<p>
-Quanto all'Italia specialmente, il continuo mescersi
-degl'imperatori nelle sue vicende portò un eterogeneo
-impaccio a' procedimenti suoi, e in fine la digradò:
-ma si potrebbe con apparenza di giustizia imputarne i
-papi e la istituzione dell'Impero? Ben è certo che l'accorrere
-dei Settentrionali a questo sacrario del sapere
-e de' civili ordinamenti giovò al dirozzarsi di quelli; i
-quali devono, se non professarne gratitudine alla patria
-nostra, almeno sentirsi obbligati a risparmiarle gl'insulti;
-mentre una nazione decaduta può acquistare dignità
-nel tollerare i mali proprj pensando che fruttarono
-utilità universale.
-</p>
-
-<p>
-Insieme col titolo e colle cerimonie, volle Carlo
-saldare il nuovo carattere introducendo unità d'amministrazione,
-per la quale, come per la romana, il re
-fosse presente dappertutto, tutto sapesse, facesse tutto
-<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span>
-per via di messi o conti o vescovi, che l'autorità derivavano
-dalla sua ed esercitavano a grado di lui. Impresa
-difficilissima tra gli eterogenei componenti di
-quel vasto corpo.
-</p>
-
-<p>
-Dall'immenso suo dominio staccò le parti che
-v'erano state annesse di recente, Aquitania e Lombardia,
-dandole a' suoi figli Lodovico e Pepino, in
-modo che avessero un'esistenza propria bensì, ma
-senza scomporre l'unità dell'Impero. Per dir solo dell'Italia,
-erasi conosciuto che la debolezza dei re longobardi
-veniva dalla soverchia potenza dei duchi: laonde
-la vastissima giurisdizione di questi fu suddivisa in
-contadi. I conti erano capi militari e civili, non distinti
-fra sè che per l'ampiezza del loro distretto:
-solo quei della frontiera, o marchesi, possedeano forze
-maggiori.
-</p>
-
-<p>
-La carica di conte, non ereditaria e talvolta neppur
-vitalizia, obbligava a prestare fedeltà al re, ai sudditi
-render giustizia a tenore delle leggi e delle costumanze,
-punire i malfattori, proteggere orfani e vedove, riscuotere
-le tasse devolute al fisco. Diretta giurisdizione non
-aveano i conti che sulla città di loro residenza; del
-resto durando lo sminuzzamento germanico, per cui
-ciascun uffiziale pubblico teneva una particella di giurisdizione,
-fin agli intendenti dei beni regj. Nelle città
-minori e nelle borgate v'avea vicarj; nelle campagne
-centenarj e decani, costituiti sopra un maggiore o
-minor numero di famiglie: ma qualora si disputasse
-della libertà e della proprietà de' cittadini, ai conti era
-riservata la sentenza. Presedevano ai <i>placiti</i> de' liberi
-e degli scabini, esponevano il fatto in discussione e le
-prove, indicavano che cosa era disposto dalla legge seguita
-dai contendenti, e posavano la quistione che essi
-giudici doveano risolvere; udita poi la decisione di
-questi, proferivano la sentenza, e ne procacciavano
-<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span>
-l'adempimento. Sostenevano dunque le funzioni del
-pubblico ministero e del presidente; ma il giudizio restava
-agli scabini, eletti dal popolo fra' proprietarj del
-paese, Franchi o Romani, equivalenti ai decurioni degli
-antichi municipj; che se fossero trovati indegni, il conte
-li cassava.
-</p>
-
-<p>
-Le decisioni dei conti parean men giuste? potea
-farsi richiamo sia al conte palatino, forse sedente in
-Pavia, che decideva come rappresentante del re, sia al
-re stesso od al suo consiglio, secondo l'importanza
-delle cause o la dignità delle persone; le più rilevanti
-recavansi all'assemblea generale. Rimanevano sempre
-esentuate le persone dipendenti immediatamente dal re.
-</p>
-
-<p>
-Dacchè la vastità dell'Impero rendeva impossibile il
-raccogliere tutta la nazione, Carlo istituì assemblee
-parziali, a tal uopo anche l'Italia dividendo in varie
-legazioni, e ciascuna in contadi, rispondenti per lo più
-alla divisione diocesana. Due messi regj scorreano
-quattro volte l'anno il loro <i>missatico</i> o provincia, al
-placito convocando i vescovi, abati e conti in quello
-compresi, gli avvocati ecclesiastici, i vassalli, i centenarj
-ed alcuni scabini, coll'incarico di render giustizia o procurarla
-dai pubblici uffiziali, far ragione dei richiami
-contro di questi, e informare della condizion del paese.
-</p>
-
-<p>
-Carlo tenne spesso anche adunanze generali de' baroni
-e degli ecclesiastici, e le decisioni prese o le
-istruzioni date in quelle formarono i Capitolari. Carlo,
-re de' Franchi, aveva sudditi longobardi e romani e
-alemanni, e ciascuno regolavasi secondo la propria
-legge, non trattandosi più di stranieri o vinti, ma di
-sudditi eguali: rendeansi dunque necessarj i Capitolari,
-specie di diritto comune, che a vincitori e vinti imponevano
-norme nuove o modificazioni delle antiche. Il
-primo è del 779, e fino all'807 ve n'ha censessantacinque,
-compresi nella raccolta longobarda.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span>
-</p>
-
-<p>
-Anche Longobardi e Beneventani mantennero le
-leggi primitive, modificate e supplite con disposizioni
-generali. Per un esempio, le leggi penali, le ordalie, il
-prezzo del sangue si conservarono; ma imponendo
-come obbligo il comporsi, e comminando esiglio e prigione
-a chi vi si ricusasse, il diritto della vendetta dall'individuo
-trasferivasi nella società.
-</p>
-
-<p>
-Variatissima fu la condizione delle persone nell'Impero.
-Oltre gli schiavi, v'ebbe affrancati che s'industriavano
-d'assicurarsi una posizione or nella Chiesa, or
-nella vita civile: v'ebbe liberti d'ordine inferiore, sottomessi
-al servizio militare e non ancora sciolti da
-certe comandigie e prestazioni verso gli antichi padroni:
-v'ebbe vassalli regj e sottovassalli che passavano per
-liberi: v'ebbe liberi che viveano su terre proprie e su
-possessi ereditarj, cinti dai loro coloni, secondo gli usi
-de' padri; ma, all'opposto di tali usi medesimi, erano
-obbligati a rendersi all'esercito coi loro braccianti:
-v'ebbe liberi su terre d'ecclesiastici e di laici, liberi
-che possedeano al medesimo tempo allodj e benefizj,
-che per conseguente erano pure o vassalli regj o sottovassalli:
-v'ebbe vassalli regj, che erano sottovassalli o
-della Chiesa o d'un gran vassallo laico: v'ebbe infine
-coloni i quali possedeano altri coloni e servi<a class="tag" id="tag224" href="#note224">[224]</a>: e tutti
-avevano diritti e doveri differenti gli uni verso gli altri,
-mentre l'eribanno, cioè l'obbligo del militare, li teneva
-in pari dipendenza dall'Impero. S'aggiungano le città,
-coll'ordinamento loro particolare, in parte conservato
-dal romano, in parte derivato dalle consuetudini
-germaniche.
-</p>
-
-<p>
-Per la difesa nazionale armavasi la leva a stormo di
-<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span>
-tutti i liberi o arimanni: per le spedizioni particolari i
-conti menavano al campo la gioventù, scelta fra' loro
-vassalli, e ciascun arimanno dovea pensare alle proprie
-vesti, all'armi, anche al vitto sinchè fosse entro le frontiere
-del regno. A prevenire in ciò le vessazioni, Carlo
-Magno misurò i servigi dai possessi, talchè chi avesse
-tre o quattro mansi<a class="tag" id="tag225" href="#note225">[225]</a> dovea servire personalmente;
-quei che meno, unirsi tra sè per dare un uomo; a proporzione
-minore chi non avesse che il valor mobile di
-una libbra d'argento. I poveri, o rimanevano di guardia
-alla città, o lavoravano alle vie, alle fortificazioni, ai
-ponti. E fu questa una grande mutazione, giacchè dovettero
-servizio non solo i grandi possessori, ma tutti;
-e ciascun uomo libero ebbe ad eleggersi un seniore,
-sotto la cui bandiera mover in guerra. Diventò dunque
-la milizia carico personale insieme e reale, e l'interesse
-del principe s'identificò con quel dello Stato.
-I liberi non possessori restarono sciolti dal servizio;
-i piccoli possessi a tal fine vennero sottoposti spesso
-ai grandi, minorandosi coloro che esercitavano le
-armi. A questo modo popolo ed esercito tornarono
-ad esser una cosa sola, e nella vita fu introdotto un
-nuovo legame cui nessuno potea sottrarsi, rimanendo
-tolta quella libertà assoluta, che affettavano gli antichi
-Germani.
-</p>
-
-<p>
-Chiunque possedesse un benefizio, per piccolo, era
-obbligato cavalcare in guerra, armato di scudo, lancia,
-sciabola, spadone, arco, turcasso pieno; al semplice
-libero bastavano lancia, scudo, arco con due cocche e
-dodici freccie; e questo e quello doveano aggiungervi
-una corazza, se il loro allodio od il benefizio valessero
-<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span>
-dodici mansi. I bagagli dei re, dei vescovi, dei conti,
-ed i provvigionamenti e le macchine si trasportavano
-a spesa dei possidenti: ciascun conte nella propria giurisdizione
-vegliava a mantenere strade e ponti, e del
-paese a lui sottomesso restavano a sua disposizione i
-due terzi dell'erba e del fieno pei cavalli e gli altri animali
-che seguivano l'esercito. Le truppe alloggiavano
-presso gli abitanti, sinchè fosse possibile. Il libero che
-mancasse alla chiamata di guerra, pagava l'eribanno
-di sessanta soldi; il vassallo perdeva il benefizio; il disertore
-la vita. Siccome i più non erano in grado di
-pagare, restavano schiavi; lo che presto avrebbe annichilato
-i piccoli proprietarj, se Carlo non avesse ingiunto
-che, chi moriva in quello stato, si considerasse
-per isdebitato, e il fondo suo tornasse agli eredi. I vassalli
-delle chiese e de' monasteri seguivano i proprj
-vescovi ed abati: ma che gli uomini di Dio si tuffassero
-nel sangue spiacque a Carlo, il quale fece da papa
-Adriano riprovar quest'abuso, e l'assemblea generale
-confermò il divieto, talchè a' loro uomini comandò il
-confaloniere o il visdomino o l'avvocato. All'alto clero
-parve vedersi carpiti onori dovutigli, e cercò sempre
-ricuperare l'uso delle armi, come fece poi nell'età feudale
-quando nulla s'acquistò, nulla si conservò se non
-colla spada.
-</p>
-
-<p>
-Oltre l'eribanno, esercito che compiva le spedizioni
-dalla nazione consentite, il re avea la banda di proprj
-vassalli, fossero volontarj o stipendiati, che adoprava
-dovunque volesse, nelle imprese difficili, nelle violente,
-in quelle che occorressero dopo ch'era scaduto il termine
-dell'eribanno, e a custodire la persona reale, e
-tener guarnigione.
-</p>
-
-<p>
-Semplici erano le finanze, poichè ogni cantone e comunità
-si manteneva da sè, nè la Camera regia dovea
-mandarvi nulla per le strade, per l'istruzione, per altri
-<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span>
-stabilimenti, salvo che il re ne volesse fondare con proprj
-averi. I benefiziati pagavano i loro canoni in cavalli,
-stoffe, derrate di vario genere, che recavansi al
-campo di maggio, e v'erano ricevute dal gran ciambellano,
-con non piccolo suo profitto.
-</p>
-
-<p>
-La Corona possedeva poi terre tributarie ed ampj
-poderi o ville, nelle quali spesso i re tenevano le assemblee,
-e venivano a stare alquanto in ciascuna, per
-consumarne sul posto le derrate. Comprendevano molte
-abitazioni, occupate da servi del fisco, o anche da lavoratori
-liberi, retribuiti con razioni o con un manso, ed
-obbedienti a un maggiore, che riceveva ordini da un
-giudice fiscale, cui spettava a un tempo la generale
-intendenza e la giurisdizione su tutti gli abitanti delle
-ville da lui dipendenti.
-</p>
-
-<p>
-Angusta diffidenza reca politici inetti ad opporsi ai
-sentimenti della loro età, e a ritardarne i progressi, da
-cui temono diroccata una potenza che si regge soltanto
-per l'abitudine: l'uomo grande in quella vece conosce
-il tempo, e non che sgomentarsi del suo procedere, ne
-adopra gli elementi ad assodare l'edifizio ch'esso prepara,
-e che l'avvenire rispetterà. Carlo Magno vide
-come il clero, coi tanti benefizj recati nel barbarico
-scompiglio, avesse acquistato immensa potenza sovra
-l'opinione; e non che adombrarsene come aveano fatto
-i Longobardi, la sentì opportuna all'intento suo d'incivilire
-e unificare, e ne crebbe l'efficacia mediante la
-ricchezza, il potere, la riverenza. Mentre egli coll'armi
-sospendeva l'irruente barbarie, i missionarj dovevano
-colla parola mansuefare i rozzi limitrofi; e la venerazione
-verso il capo della Chiesa opponeva allo sfiancamento
-della società e dei costumi. Largheggiò colle
-chiese; assicurò loro la decima da equamente partirsi
-fra il vescovo, i sacerdoti, le fabbriche di ciascuna diocesi,
-e i poveri, cioè gli ospizj. Erano questi amministrati
-<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span>
-e serviti dalla disinteressata carità del clero; onde
-il crescere de' beni ecclesiastici ritornava a utile dei
-poveretti.
-</p>
-
-<p>
-Ma la Chiesa non si prospera tanto colle largizioni,
-quanto collo svellere le male erbe che aduggiano il
-buon seme. Epperò Carlo rimediò alle triste arti con
-cui alcuni traevano beni alle chiese, o li disperdevano
-a vantaggio delle proprie famiglie, o vi cangiavano destinazione;
-provvide che i devoti non largissero a scapito
-degli eredi bisognosi; impedì d'assegnare i patrimonj
-ecclesiastici a laici, se non a titolo precario, e
-questi pure a patto che gli utenti retribuissero doppia
-decima, e conservassero i monumenti del culto.
-</p>
-
-<p>
-Andando la giurisdizione annessa al possedimento
-delle terre, il clero la esercitò non altrimenti che i
-vassalli nei loro feudi; e perciò alle donazioni solevasi
-aggiungere l'immunità, cioè che verun giudice regio
-potesse far atto d'autorità sopra i dominj ecclesiastici.
-Gli avvocati delle chiese almeno una volta l'anno tenevano
-placito in una delle città dipendenti da quelle, e
-vi rendevano giustizia assistiti da probi uomini.
-</p>
-
-<p>
-Carlo assodò la giurisdizione canonica, estendendola
-fino ai casi di sangue; nessun cherico poteva essere
-tenuto in cattura senza darne notizia al suo diocesano:
-ai vescovi spettava l'inquisizione anche dei gravi delitti
-commessi da sacerdoti nelle loro diocesi. Gli ecclesiastici
-non ammettevano prove di Dio ai tribunali lor
-proprj; e Carlo ordinò si scolpassero secondo il gius
-ecclesiastico, coi testimonj o con prestare giuramento
-davanti al popolo con tre, cinque o sei preti, e occorrendo,
-anche con laici congiuratori.
-</p>
-
-<p>
-Per tale giurisdizione la Chiesa s'insinuava più sempre
-nelle famiglie, competendole le cause di matrimonj
-e di testamento; e ne aumentarono grandemente i possessi,
-attesochè molti secolari le sottoponevano i proprj
-<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span>
-beni onde godere di quella. Perocchè, quando i codici
-erano dettati da Barbari ed applicati da gente rozza e
-passionata, pareva un oro il gius canonico; e i tribunali
-vescovili per regolarità di forme e stabilità di diritto
-vincevano di lunga mano le corti dei conti, più
-ignoranti e corrotti. Ma poichè a questo modo il clero
-emancipavasi dallo Stato, Carlo Magno con ispeciali raccomandazioni
-frenava l'eccesso della concession generale:
-limitò il diritto dell'asilo sacro, negandolo agli
-assassini; se un reo fuggisse sopra terre ecclesiastiche
-per sottrarsi alla giurisdizione secolare, fosse respinto;
-altrimenti il conte lo arrestasse di forza; un'ammenda
-al vescovo che si opponesse.
-</p>
-
-<p>
-Colle ricchezze, coll'entrarvi persone illustri e potenti,
-e coll'ottenere le dignità non per zelo e merito
-ma per bottega, nel clero si era lentato il rigore e guasta
-la disciplina; e i re, avocatasi l'elezione dei vescovi,
-preferivano spesso gl'intriganti e chi avesse più denaro
-e arte di spenderlo. Questo sconcio non isfuggì a Carlo,
-che, se sulle prime destinava a talento i prelati, sul fine
-del suo regno formalmente restituì agli ecclesiastici e
-al popolo la scelta del vescovo, sebbene ai comizj di
-quella solessero presedere regj commissarj. Pure la
-simonia guastava le elezioni popolari, come avea fatto
-le principesche.
-</p>
-
-<p>
-Ai disordini si opponevano rimedj da privati e dal
-pubblico, dall'autorità civile e dalla religiosa. Si prescrissero
-ai monaci regole di tal perfezione, che non
-è meraviglia se non vedeasi sempre raggiunta. De' canonici
-trovasi vestigio antecedente<a class="tag" id="tag226" href="#note226">[226]</a>, ma allora
-<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span>
-ebbero regola definita e salmeggiare in comune, accoppiando
-la monastica forma al vivere nel secolo.
-</p>
-
-<p>
-Carlo procurava introdurre nella vita religiosa l'ordine
-e l'operosità che avea recato nel governo temporale:
-sicchè ai messi dominici ordinava di esaminare
-i lamenti contro i vescovi od abati; se questi vivessero
-conforme ai canoni; come le chiese fossero tenute; se
-v'avesse alcun disordine cui il vescovo non bastasse a
-riparare. Egli fece da Paolo Diacono raccorre omelie
-de' santi Ambrogio, Agostino, Ilario, Grisostomo, e di
-Leone e Gregorio Magni per modello agli oratori;
-impose che in tutte le parrocchie si predicasse intelligibile
-al popolo; che i vescovi leggessero frequente
-la Bibbia e i santi Padri: nati dubbj intorno ai riti del battesimo,
-interrogò i vescovi, e abbiamo il libro che in
-risposta scrisse Odelberto arcivescovo di Milano. De' concilj
-ben quaranta troviamo raccolti sotto di lui, alcuni
-misti d'interessi politici, tutti riguardanti il morale
-ordinamento della società civile e religiosa; e ne sostenne
-i canoni col braccio secolare. I decreti di riforma
-in essi pronunciati, il continuo predicare, il
-regolarsi i minimi atti, rivelano una società novizia,
-dove ogni passo ha bisogno di direzione, e il contrasto
-fra le intenzioni del legislatore e la corruttela
-de' governati.
-</p>
-
-<p>
-Al tempo di Carlo Magno e in parte per merito suo
-ebber qualche fiore gli studj e le arti belle. Per imputare
-affatto ai Barbari il deperimento della letteratura
-converrebbe dimenticare come già decrepita la
-vedemmo al finir dell'Impero, e come, perdurando
-<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span>
-le stesse cause, dovesse continuare il calo; converrebbe
-dimenticare come miserabilissima fu nell'impero d'Oriente,
-intatto da Barbari, e dove quegli sterili custodi
-dell'antica scienza, possedendo tuttavia intatta la
-più bella lingua e tanti mezzi di studio, non seppero
-fare che compilazioni di dotta e monotona inettitudine.
-</p>
-
-<p>
-In Italia, divenuta ogni cosa invasione e guerra e
-strazio, quasi soli cherici poterono vacare allo studio
-e allo scrivere, nè quasi d'altro che di materie religiose.
-Col governo antico cessando gli emolumenti,
-furono chiuse le scuole; ma la Chiesa, che non accetta
-in grembo se non chi ha cognizione delle capitali
-verità, ne aperse dappertutto, allato ai vescovadi, nei
-conventi, fin nelle campagne, ove mai non s'era pensato
-fin allora a recar l'educazione. Le scuole morali
-e catechetiche erano semenzaj di buoni sacerdoti e
-missionari, ed oltre alla scienza di Dio vi si dava una
-tintura delle lettere, quanto almeno fosse mestieri per
-favellare ai popoli tra cui doveano andare, e per conoscerne
-le leggi e le costumanze. Che se le episcopali
-divenivano sempre più aride, e le parrocchiali caddero
-in persone scarse di scienza e di carità, nei conventi
-si perseverò con amore nell'istruzione elementare e
-nella elevata, oltre la special cura del copiare libri.
-In particolar fama salirono fra noi le scuole di Montecassino
-e di Bobbio, e il concilio di Vaison ordinava
-ai parroci d'aver in casa giovani per istruirli negli
-studj convenienti a chi serve la Chiesa «secondo
-la consuetudine che salutevolmente tenevasi per tutta
-Italia».
-</p>
-
-<p>
-Ridotto in tali mani, era naturale che l'insegnamento
-si applicasse affatto alla scienza divina, le eterne
-massime o i libri sacri spiegando colla storia, la filosofia,
-l'allegoria e la morale. Non è più un semplice
-appetito di piaceri intellettuali, un'idolatria del bello,
-<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span>
-che solo per accidente influisca sulla società; ma e
-scienze e lettere volgonsi allo scopo pratico di governare
-gli uomini, determinare le credenze, riformare
-i costumi.
-</p>
-
-<p>
-La moltiplicità di scritti di circostanza, dispute teologiche,
-omelie, esortazioni, commenti, che ci resta
-dopo tanti perduti e inediti, smentisce chi crede intormentiti
-gli intelletti. Nè è vero che i pensatori si
-angustiassero nella fede; anzi spingevansi nell'ordine
-de' concetti per costruire la società nuova, e insinuare
-nelle menti giovani ed incorrotte le credenze che sole
-poteano addolcirne la ferità: i vescovi predicavano
-ogni settimana: missionarj uscivano a spargere la verità,
-dopo addestrati a conoscerla tanto da ribattere
-le objezioni; i papi alimentavano la fiamma del sapere,
-e di molti avanzano lettere piene d'ecclesiastica
-erudizione.
-</p>
-
-<p>
-Già parlammo di Boezio e Cassiodoro. Quest'ultimo,
-veduto traboccare il soglio al quale aveva prestato
-valido sostegno, ricoverossi al monastero Vivariese,
-fra la devozione e le lettere. De' suoi monaci, i meno
-atti alle lettere volle attendessero a lavori di mano,
-specialmente alla coltura de' terreni e alla minuta economia
-rurale, il che, dic'egli, oltre giovare chi vi
-attende, somministra di che soccorrere poveri e infermi.
-Nelle ore di riposo copiavano libri, al qual uopo egli,
-già carico di novantatre anni, scrisse regole d'ortografia.
-Nel libro <i>De anima</i> risolve dodici quistioni,
-propostegli da amici mentre stava ancora nel secolo.
-L'esposizione sua de' salmi è estratta da sant'Agostino
-e da altri. La cronaca dal diluvio sin al 519 porge
-qualche notizia sull'ultimo secolo, nulla del resto. È
-a rimpiangere la sua Storia dei Goti in dodici libri,
-conosciuta solo per l'estratto di Giornandes. Gemendo
-che, mentre le umane dottrine <i>erano pomposamente</i>
-<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span>
-insegnate, mancassero maestri per le divine, nè potendo
-papa Agapito, pei trambusti d'Italia, porvi rimedio
-come desiderava, Cassiodoro tentò adempiere
-il difetto con un corso elementare delle scienze atte
-al Cristiano. Vuol egli si cominci dal mettere a memoria
-la santa scrittura e particolarmente i salmi; poi
-si studiino i Padri e i sacri interpreti; non s'ignori la
-storia della Chiesa e dei concilj; vi si congiungano la
-cosmogonia, la geografia e i profani scrittori, colla discrezione
-onde li studiarono i Padri cristiani. Le scienze
-colloca egli altre nell'osservazione, altre nella cognizione
-e stima delle cose, contemplative cioè o pratiche;
-e fra le prime ascrive l'arte del dire, storica e dialettica;
-indi aritmetica, geometria, astronomia e musica.
-Queste scienze sono poco meglio che accennate nel
-trattato di Cassiodoro; l'aritmetica occupando appena
-due fogli, senza applicazione delle regole comuni e con
-assurde sottigliezze sulle virtù dei numeri; la geometria
-in due facciate, dà alcune definizioni ed assiomi; brevissime
-e inconcludenti la grammatica e la retorica;
-alquanto più estesa e ragionata la logica. Ma tale metodo
-enciclopedico, da lui esteso sull'esempio di Marciano
-Capella, fu adottato generalmente, e fece sostituire
-povere compilazioni allo studio diretto de' grandi modelli;
-ma forse egli stesso e i migliori suoi contemporanei
-non avevano cognizione di questi, se non per via
-degli abbreviatori del IV e V secolo.
-</p>
-
-<p>
-Son nuovo genere di letteratura le leggende e le vite
-dei santi, moltiplicate allora e d'intendimento affatto
-pratico, mirando a muovere la volontà più che ad allettare
-l'intelletto od appagar la ragione. Siccome su
-tutti gli altri, così sugli eroi popolari che si chiamano
-santi, eransi diffusi varj racconti, alcuni finti, più
-spesso esagerati o frantesi; onde talvolta l'immaginazione
-vi vedeva miracoli, talaltra l'ignoranza credea
-<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span>
-tali alcuni fatti, capaci di naturale spiegazione. Ripetuti,
-ingranditi dalla fama, sono raccolti come verità
-da una gente men bisognosa di discutere che di credere
-e d'amare. Volta veniva che si esercitasse in queste vite
-il talento dei monaci, e sbizzarrivano inventando circostanze;
-le migliori deponevansi negli archivj de' monasteri,
-e trattene dopo lunghi anni, acquistavano fiducia
-dalla loro antichità; finchè venne la critica a vagliarne
-la mondiglia e unire il meglio in un corpo di storia,
-che abbraccia quindici secoli e tutti i paesi, tutti i costumi,
-tutti i gradi.
-</p>
-
-<p>
-Era quasi una riazione delle immaginazioni contro i
-disordini morali d'allora, ponendovi in mostra la bontà,
-la giustizia, scomparse dal resto del mondo; ed esibendo
-dolcezze e simpatie fra i dolori, pascolo alle
-fantasie, sprovviste d'ogni altro alimento: era una
-consolazione alla vita così bersagliata di quel tempo,
-il mostrare l'assistenza continua della Provvidenza.
-</p>
-
-<p>
-Venuti i Longobardi, il bujo si rese più fitto; e papa
-Agatone raccomandava all'imperatore greco i legati
-suoi al concilio di Costantinopoli, come gente d'integro
-zelo, in cui la fedeltà alle tradizioni adempie il difetto
-del sapere; «giacchè, come mai può trovarsi perfetta
-cognizione della sacra scrittura presso gente che vive
-circumcinta di Barbari, ed è costretta procacciarsi il
-vitto giorno per giorno?» I padri poi del sinodo Romano
-scrivono: «Se poniam mente alla profana eloquenza,
-nessuno ci pare possa in quella levar vanto. Il
-furore di barbare nazioni agita e sovverte senza posa
-queste provincie guerreggiandole, correndole, predandole.
-Quindi da Barbari circondati, meniamo vita piena
-di crucci e di stento, costretti a guadagnarci il vitto
-colle proprie nostre mani, essendo periti i beni con cui
-la Chiesa sostenevasi, e noi ridotti ad avere per unica
-sostanza la fede». Avendo re Pepino chiesto libri a papa
-<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span>
-Paolo, questi gli mandò quanti potè raccorne; e quali
-erano? l'antifonario, il responsale, la grammatica (?)
-d'Aristotele, i libri del falso Dionigi areopagita, la geometria,
-l'ortografia, la grammatica, tutti in greco; scarsa
-suppellettile davvero per un papa e un re.
-</p>
-
-<p>
-Ripetiamo di non affrettarci ad accagionarne soltanto
-l'invasione dei Barbari, giacchè poco meglio incontriamo
-nell'intatto Oriente.
-</p>
-
-<p>
-Carlo Magno, messosi tardi allo scrivere, non aveva
-mai potuto avvezzarvi la mano, irrigidita dalle armi,
-sebbene tenesse allato certe tavolette, sopra cui esercitavasi
-a vergare il proprio nome<a class="tag" id="tag227" href="#note227">[227]</a>. Ciò non toglieva
-ch'egli fosse dotto; esprimevasi con robusta ed abbondante
-eloquenza; parlava il latino come la lingua propria,
-e in esso componeva versi; capiva anche il greco,
-e in assemblee di vescovi ragionò talora con una
-precisione da far meraviglia ai prelati. Quel che più
-importa, amò e protesse, senza basse gelosie di paese,
-chiunque mostrava bontà d'ingegno; fondò le scuole
-donde nel secolo seguente uscirono insigni maestri;
-incoraggiò il sapere, facendo che i vincitori stimassero
-<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span>
-le dottrine di cui conservavasi tra i vinti la tradizione,
-e i vinti cessassero di fare sinonimi settentrionale
-e barbaro.
-</p>
-
-<p>
-Nella prima sua spedizione in Italia, veduti gli avanzi
-di quella insigne, se non morale civiltà, si propose
-di trapiantarla in Francia; e menò seco Pietro da
-Pisa, già maestro a Pavia, affidandogli la direzione
-della scuola di palazzo, la quale seguiva Carlo dovunque
-andasse; e alle lezioni assistevano l'imperatore,
-i principi di sua casa e quanto di meglio capitasse a
-Corte. Di rimpatto mandò qui un monaco d'Irlanda,
-affidandogli il monastero di sant'Agostino presso Pavia,
-acciocchè istruisse chi vi veniva: e ad uso delle scuole
-primarie fe comporre libri dall'inglese Alcuino. Credendo
-la musica opportuna ad ingentilire gli animi,
-menò d'Italia molti cantori che insegnassero il metodo
-gregoriano e a sonar gli organi, alcuni de' quali furono
-fabbricati da Giorgio veneziano, ad imitazione di uno
-che Costantino V aveva da Costantinopoli mandato a
-Pepino.
-</p>
-
-<p>
-Assai nominammo Paolo, da Cividal del Friuli, diacono
-della chiesa d'Aquileja, che la Storia dei Longobardi
-cavò da memorie ancora vive; ma si ferma a
-Liutprando, forse avendo voluto risparmiarsi il pericolo
-e la difficoltà di narrare casi recenti, ove il favore e il
-dispetto potessero alterare i giudizj. Scosceso il trono
-de' Longobardi, Paolo, ritiratosi nel monastero di Montecassino,
-conservò devozione pe' suoi re caduti, e
-tenne mano con Adelchi nei tentativi di ricuperare il
-trono. Quei vili consiglieri che mai non mancano per
-contaminare coll'abjezione propria la generosità d'un
-principe, stimolavano Carlo a punire il diacono colla
-perdita degli occhi e delle mani; ma il Magno rispose: — Ove
-troveremmo noi una destra così abile a scrivere
-storie?» e lo menò seco in Francia, ove gli
-<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span>
-fece compilare un <i>Omeliario</i> purgato da solecismi e
-da sensi corrotti; lo trattò amicamente, concesse a un
-monaco prigioniero la grazia da lui chiestagli in un'elegia,
-e gli dirigeva enigmi in versi, che Paolo in versi
-spiegava; e dopo che questi fu tornato a Montecassino,
-il mandava a salutare con affetto<a class="tag" id="tag228" href="#note228">[228]</a>. Della sua
-<i>Historia miscella</i> i primi dieci libri sono un'amplificazione
-di Eutropio; col decimottavo giunge a Leone
-Isaurico.
-</p>
-
-<p>
-Nel Friuli pure fioriva Paolino grammatico, che
-scrisse inni e lettere e una confutazione degli errori di
-Felice ed Elipando; assiduo a tutti i concilj tenutisi nell'Impero,
-a lui principalmente sono dovuti i decreti di
-quello d'Aquisgrana. Carlo Magno gli diede il patrimonio
-d'un Fedele di re Desiderio morto in guerra,
-poi una villa, e il creò patriarca d'Aquileja.
-</p>
-
-<p>
-Erchemperto, figlio del longobardo Adelgario, continuò
-la storia della sua nazione, «dal profondo del
-cuore sospirando nel raccontarne non il regno ma l'eccidio,
-non la felicità ma la miseria, non il trionfo ma
-la ruina, non come progredirono ma come svanirono».
-In fatti il suo discorso è del ducato di Benevento; fra'
-principi del quale sappiamo che Arigiso favoriva i letterati
-e teneva un'accolta di filosofi, dotto egli stesso in
-tutte le parti della filosofia, logica, fisica, etica: sua
-moglie Adilsperga aveva alla mano i migliori detti dei
-filosofi e poeti, e gran pratica cogli storici profani e
-<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span>
-sacri: il loro figliuolo Romoaldo molto seppe nella
-grammatica e nella giurisprudenza<a class="tag" id="tag229" href="#note229">[229]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Le poche carte avanzateci di quell'età provano
-estrema trascuranza della lingua e della sintassi. Passiamo
-ai libri? peccano al contrario di soverchia cura,
-affettando termini bizzarri e metafore strane e affastellate,
-intarsiando espressioni greche alle latine, dilettandosi
-in giuochi di parole, e mostrando un'enfasi che
-fa ai pugni colla gracilità delle immagini. Se questo
-stile si esageri ancora, poi si frastagli in una misura
-inesatta, si avrà quella che allora chiamavano poesia,
-triviale insieme e gonfia, che ne' componimenti leggieri
-invanisce in trastulli, imitanti quelli della letteratura
-rimbambita; se canta imprese, dissocia i due elementi
-necessarj d'ogni epopea, l'immaginazione e il racconto.
-Eppure fra loro quegli scrittori, anticipando la codarda
-petulanza de' moderni folliculari, paragonavansi ai più
-segnalati<a class="tag" id="tag230" href="#note230">[230]</a>, dei quali siamo autorizzati a dubitare che
-mai non avessero veduto le opere.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span>
-</p>
-
-<p>
-Nè di arti fu diseredata quell'età. Anzi i re longobardi
-moltiplicarono edifizj; e per non ripetere la basilica
-e il palazzo di Teodolinda a Monza, e le pitture
-e i giojelli ivi posti (pag. 85), Gundeberga figlia di lei
-un'altra chiesa al Battista eresse in Pavia, dove furono
-pure edificati da re Ariperto San Salvadore, da
-Grimoaldo Sant'Ambrogio, da Pertarito il monastero
-di Sant'Agata al Monte e Santa Maria in Pertica, da
-Liutprando San Pietro in Ciel d'oro e il battistero poligono
-unito alla basilica di Santo Stefano in Bologna.
-A Cuniperto è dovuto San Giorgio in Coronate, dove
-avea riportato insigne vittoria; a Desiderio, San Pietro
-di Civate in Brianza, Santa Giulia in Brescia, e i monasteri
-Maggiore e di San Vincenzo in Milano; a Grimoaldo
-la rotonda del duomo vecchio di Brescia.
-Fanno di quel tempo anche San Pietro <i>de domo</i> in
-Brescia, Sant'Ilario in Stafora presso Voghera, San Zenone
-e la cattedrale di Verona, e principalmente
-San Michele di Pavia.
-</p>
-
-<p>
-Fu maestrevolmente negato<a class="tag" id="tag231" href="#note231">[231]</a> che le chiese oggi
-<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span>
-portanti questi titoli, sieno le proprie dell'età longobarda;
-e si discusse quanto si riformassero dappoi.
-Tutte nei piani somigliano alle costruzioni usitate al
-fine dell'Impero; nè sotto i Longobardi l'architettura
-fu altro che un deterioramento della romana: ma
-l'esterna distribuzione, particolarmente delle facciate,
-lo stile dei capitelli, con figure d'uomini e d'animali
-strani, i pilastri di rinforzo, le esili colonne prolungate
-dal pavimento fino al sommo dell'edifizio, passando
-da un piano all'altro senza interruzione di archi,
-di travature o cornici, mostrano un far nuovo d'architettura
-che cominciò verso il mille, e che poi divenne
-generale. Nel San Zenone di Verona le navi sono distinte
-da colonne, con capitelli formati d'animali mostruosi,
-che sostengono piccoli archi tondi, e sovra di
-essi un muro a finestre, sorreggente il tetto; ma invece
-d'un solo arcone trionfale che separi la nave dal santuario,
-diversi piccoli impostati sopra colonne traversano
-la chiesa per lo largo. Attorno alla cripta corrono
-colonnette disposte a mandorla, con capitelli lombardi
-e arcate tonde, che sostengono il magnifico santuario,
-a cui si ascende per dodici scalini larghi quanto la
-chiesa. Il monumento longobardo che forse unico nell'interno
-conservossi inalterato, è San Fridiano a Lucca,
-che in pergamene del 685 e 86 si dice restaurato da
-Flaulone, maggiordomo di re Cuniperto, e fin ad oggi
-chiamasi basilica de' Lombardi. È disposto a modo
-delle basiliche, semplicissimamente, con tre navi e
-cappelle laterali sfondate, che forse formavano altre
-due navi; undici colonne per lato, alcune greche e romane,
-<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span>
-sottili a riguardo dell'enorme altezza ch'è dal
-sotterraneo alla soffitta. Ivi credono longobarda anche
-Santa Maria <i>foris portam</i>, restaurata nell'800; e pensano
-che il palazzo dei duchi stesse in piazza San Giusto,
-ove ora il Lucchesini. Più antico è Sant'Alessandro,
-sebbene ricordato solo nel 1056. Nel ricchissimo archivio
-di questa città si trova al 763 mentovato un
-pittore Auriperto, cui da Astolfo re fu donato San Pietro
-Somaldi, ch'egli cedette al vescovo Aurideo. Pur longobardo
-credono San Giovanni e il contiguo battistero;
-e nel 778 è menzione di San Michele che potrebb'essere
-opera longobarda. Anteriore a Carlo Magno reputano
-Santa Maria in Campo a Firenze.
-</p>
-
-<p>
-La tradizione popolare, che concentrò su Teodolinda
-quanto di buono hanno operato i Longobardi, assegna
-a lei il campanile di Brianza, San Giovanni di Besano
-sopra Viggiù, la torre di Perledo e la chiesa di San Martino
-a Varenna, il San Giovanni Battista di Gravedona,
-tutti nel Comasco, e la strada Regina lungo la riva
-destra del Lario. A Longobardi s'attribuiscono pure le
-torri in val Leventina che chiudono il varco di Staledro
-verso il San Gotardo, e che chiamano il castello di re
-Desiderio e la torre di re Autari. Le torri longobarde
-di Ascoli tengono del ciclopico, e ad una porta quadrata
-sovrasta un frontone triangolare forato. Quelle di
-Spoleto somigliano a quelle di Pavia, e una chiesa fuor
-della città, cui si ascende per una scalea, ha fregi d'animali
-a modo del San Michele pavese.
-</p>
-
-<p>
-Nessuno crederà che i Longobardi recassero seco un
-sistema d'arte, nè tampoco architetti proprj; ma si valeano
-de' natii, ed espressa menzione trovammo (pagina
-144) dei <i>magistri comacini</i>, capomastri uscenti
-dalla diocesi di Como, donde fin oggi ne deriva la più
-parte. Questi lavoravano secondo i tipi che aveano
-sott'occhio, nè pel lungo tempo che i Longobardi dominarono
-<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span>
-in Italia, s'avvisa alcun avanzamento; talchè
-i loro edifizj del <span class="smcap lowercase">VII</span> poco variano da quelli dell'<span class="smcap lowercase">XI</span> secolo,
-quando fecero luogo ai Normanni, popolo tanto
-progressivo.
-</p>
-
-<p>
-Le belle arti ebbero ad esercitarsi nei molti edifizj
-da Carlo comandati dopo che i resti dell'antica magnificenza
-italiana lo eccitarono ad imitarli. Fin al Vasari,
-idolatro della forma, parve di <i>bellissima maniera</i> il
-tempio dei Santi Apostoli, per lui edificato in Firenze,
-con pianta originale di classica semplicità. A stile
-eguale è San Michele di Roma. Dove egli stesso non
-operò, Carlo ispirava altrui, e faceva che abati e conti
-favorissero gli artisti, i quali per lo più si traevano
-d'Italia, donde talvolta anche le opere antiche. Non è
-improbabile che tali artisti da lui chiamati fondassero
-una scuola o fraternita, origine delle loggie de' Franchi-muratori
-che tramandavansi certe dottrine e pratiche
-sull'arte del fabbricare.
-</p>
-
-<p>
-Insomma Carlo, come avviene degli uomini grandi,
-campeggia in tutte le opere del suo secolo; eroe germanico,
-imperatore romano, buono, docile e credente:
-la tradizione poi ne formò il patrono della cavalleria e
-il protagonista dei romanzi, accumulando su lui le imprese
-dei predecessori suoi e de' successori<a class="tag" id="tag232" href="#note232">[232]</a>.
-<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span>
-Adoprò la spada senza pietà, ma non a distruggere,
-bensì a consolidare l'incivilimento e proteggerlo da
-nuovi invasori. Vagheggiò l'unità dell'impero romano,
-ma i tempi gli si opposero; e ai tempi vanno imputati
-molti vizj e delitti suoi.
-</p>
-
-<p>
-Accorgendosi come nessuno de' suoi figli basterebbe
-a reggere il peso del mondo, tanto più che già li
-vedeva discordi, pensò d'assicurare la pace: e qui la
-politica della sua nazione accordavasi coi paterni affetti
-di lui per consigliarlo a partire tra i figli le tre genti
-diverse, franca, longobarda, romana di Aquitania,
-senza però che la divisione pregiudicasse all'unità imperiale.
-A Lodovico d'Aquitania, unico figlio sopravissutogli,
-Carlo deliberò anticipar la successione col chiamarselo
-collega, e il fece coronare ad Aquisgrana <span class="sidenote">(813)</span>. In
-questa città piacevasi egli riposare una vita di tante
-opere, e cogli esercizj e col bagno sosteneva e rintegrava
-le forze: quivi moriva il 27 dell'814 a settantadue
-anni.
-</p>
-
-<p>
-Nel testamento non dispose della corona imperiale,
-sapendo che questa non poteva essere conferita che
-dal papa, portando il diritto d'allora che il protetto
-eleggesse il proprio protettore. Neppur del possesso
-di Roma fe cenno, tanto la considerava come vero dominio
-de' pontefici. Due terzi de' suoi ricchissimi arredi
-spartì alle ventuna metropolitane del suo impero, fra
-cui quelle di Roma, Ravenna, Milano, Cividal del Friuli,
-Grado; a San Pietro di Roma una tavola d'argento
-ov'era descritta Costantinopoli, al vescovo di Ravenna
-un'altra col disegno di Roma.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span>
-</p>
-
-<h2 id="libro7">LIBRO SETTIMO</h2>
-
-<h2 id="cap70">CAPITOLO LXX.
-<span class="smaller">Regno d'Italia. Condizione degli Italiani
-sotto i primi Carolingi.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Un Governo stabilito pel pubblico bene, diretto alla
-pace del paese, al pareggiamento di tutti i cittadini,
-all'agevole vigoria della legge, alla maggior dignità
-degli uomini, a cancellare il ricordo della conquista e
-le cause della guerra, può col tempo legittimare anche
-l'invasione di un popolo forestiero, e all'odio derivato
-dalle prime violenze surrogare quella docilità, che finisce
-coll'uniformare la volontà de' vinti a quella de' vincitori.
-Tale non era stato quello de' Longobardi; onde
-perì senza resistenza nè compianto. I vinti italiani credettero
-risorgesse la loro grandezza quando si rinnovarono
-i nomi d'Impero e di popolo romano: e realmente
-coll'assidersi sul trono de' Cesari un re dei
-Barbari, questi venivano ad affratellare a sè la gente
-romana, e vincitori e vinti non aveano più che un capo
-solo. Laonde, in un famoso Capitolare dell'801, Carlo
-Magno s'intitolava <i>imperatore e console</i>, cioè ripristinava
-in lor condizione i Romani; e gloriavasi di aver
-reso giustizia a ciascuno secondo la legge propria, Romani
-fossero o Longobardi o Franchi.
-</p>
-
-<p>
-Che i Romani spossessati dai Longobardi rientrassero
-nei loro averi e nei diritti degli avi, non abbiamo titoli
-<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span>
-a crederlo: forse il vincitore avea combattuto pel loro
-restauramento? ma d'altra parte non v'era ragione
-perchè questo prediligesse i Longobardi; talchè ai
-Romani ridotti aldj erano tolti gli ostacoli per entrare
-nella condizione de' Barbari. Quanto ai Romani non
-prima soggiogati, il nuovo vincitore cessava di considerarli
-per forestieri nè diminuiti del capo; ed anche
-per la loro vita si stabiliva un guidrigildo, talchè il
-Longobardo uccisore d'un nostro dovesse pagare il
-compenso legale.
-</p>
-
-<p>
-Alla romana e col nome italico aveano continuato a
-regolarsi le città dove Goti e Longobardi non erano
-penetrati o per poco. Ma gl'imperatori di Costantinopoli
-non poteano da così lontano, o non curavano
-mandar sempre governatori; i casi spesso interrompevano
-la comunicazione coll'esarca di Ravenna: laonde
-esse provvidero al governo e alla difesa propria, adoperandovi
-il denaro che soleano dare per tributo. Così
-que' municipj trassero in propria mano l'erario,
-l'esercito, l'amministrazione civile e giudiziale, insomma
-di fatto una civile libertà. Verso l'890 Leone VI
-imperatore abolì il nome di console, poi anche le curie,
-come istituzioni da gran pezza invecchiate, e d'altra
-parte inutili dacchè tutto restava affidato alla sollecitudine
-dell'imperatore<a class="tag" id="tag233" href="#note233">[233]</a>: ma a quel tempo già era
-così lentato il legame fra le città nostre e l'impero
-orientale, che le cure qui durarono, benchè modificate.
-Si avevano il senato e il <i>pater civitatis</i> eletto dal popolo,
-ma sparvero i <i>defensores</i> e i <i>magistratus</i>;
-l'esarca poi o il papa nominavano agl'impieghi civili e
-militari. I due poteri rimasero distinti anche nell'amministrazione
-<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span>
-della giustizia, da un lato quella dei duci,
-dall'altro quella dei dativi o giudici, benchè talora le
-due qualifiche si unissero nella stessa persona.
-</p>
-
-<p>
-Le città furono prese più volte, più volte si liberarono
-forse da se medesime; e la parte nazionale era
-fiancheggiata dai vescovi, avversissimi a' Longobardi,
-e provvisti di ricchezze e potenza. Fin d'allora vediamo
-esse città portar guerra una all'altra, e i vescovi contro
-i papi o gli esarchi: tutti sintomi di vita indipendente.
-Per duce, in luogo di quello che gli Orientali deputavano
-qui, eleggevasi un cittadino; onde i Greci, mentre
-scapitavano più sempre in dignità, divenivano causa od
-incentivo che si svegliassero in Italia le virtù repubblicane,
-e l'uomo tornasse alla dignità ed ai beni che sogliono
-esserne conseguenza. Viepiù nelle città marittime,
-sotto il nome del greco impero germogliava
-la libertà, confaciente a popoli che, avvezzi alla indipendenza
-del mare, mal sanno in terra acconciarsi al
-despotismo.
-</p>
-
-<p>
-Colla nuova civiltà mal si combinano le grandi aggregazioni
-di popolo, anzi prevale l'esistenza indipendente
-di ciascuno. L'estesissimo impero di Carlo Magno
-non resse dacchè manca la sua mano robusta; e le
-nazioni ch'egli avea strette insieme, rimbalzarono tosto
-che dall'instancabile volontà di lui non trasse più vigore
-la complicata amministrazione cui le avea sottoposte;
-e tutto andò spartito in tante signorie, quanti erano i
-popoli, con leggi proprie, e con effettiva indipendenza
-sotto una nominale subordinazione.
-</p>
-
-<p>
-L'Italia, che pareva anch'essa dover venire assorbita
-in quel grande accentramento, ne restò distinta, ma
-sbranata in moltissime signorie; e i nostri re valeano
-poco meglio di qualunque altro de' possessori di grandi
-feudi, fossero signori longobardi qui sopravanzati, o
-nuovi pòstivi dai Franchi; e dei prelati che, a modo
-<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span>
-del clero di Francia e di Germania, mescevansi della
-politica; e che tutti mal s'acconciavano al regolato governo
-istituito dal Magno.
-</p>
-
-<p>
-Pepino re d'Italia sedeva in Pavia, non però distaccato
-dall'Impero; tanto che Carlo Magno, a lui scrivendo
-nell'807, s'intitola ancora re dei Longobardi, e
-gli trasmette ordini<a class="tag" id="tag234" href="#note234">[234]</a>. Sinchè fanciullo, ebbe per tutore
-Wala, poi per consigliere e ministro sant'Adalardo
-abate di Corbia, che amava la giustizia senza distinguere
-persone nè ricever regali; i prepotenti che
-angariavano il popolo, represse; e dicevasi esser non
-uomo ma angelo. Papa Leone III l'ebbe famigliare, e — Se
-mi fossi ingannato nel credere ad esso, a niun
-Francese mai più crederei»<a class="tag" id="tag235" href="#note235">[235]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Morto Pepino giovanissimo <span class="sidenote">(810)</span>, Carlo Magno gli sostituì
-il figlio Bernardo: ma come il Magno morì, Lodovico
-Pio, suo successore, stabilì dividere il regno tra' proprj
-figliuoli <span class="sidenote">(817)</span>, e a Lotario primogenito col titolo imperiale
-assegnò l'Italia, e primazia sovra i fratelli. Se l'ebbe a
-male Bernardo, che come re d'Italia aspirava all'Impero,
-e v'era sollecitato dagli Italiani; e i vescovi Anselmo
-di Milano e Valfondo di Cremona, scontenti d'una
-sovranità forestiera, formarono una lega di principi e
-città, e muniti i varchi, alzarono per la prima volta
-quel grido che fu poi echeggiato d'età in età, di liberarsi
-dai Barbari <span class="sidenote">(818)</span>. Con essi Bernardo passò di là dalle
-Alpi, ma presto sconfitto, fu condannato a morte; e i
-due prelati, e i sacerdoti e i grandi che gli ascoltarono,
-furono chiusi in prigioni o in monasteri.
-</p>
-
-<p>
-Lotario, rimasto re d'Italia, trascinò i nostri nelle
-lunghe guerre che contro del paese e dei fratelli
-menò per le spartizioni ripetute dell'Impero. Succeduto
-poi al padre <span class="sidenote">(813)</span>, nel trattato di Verdun divise i
-<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span>
-possessi coi fratelli a seconda delle nazionalità, e non
-pretendendo per sè alcuna supremazia che ne sminuisse
-l'indipendenza, si piantò oltr'Alpe <span class="sidenote">(844)</span>, e qui lasciò
-re il figlio Lodovico II.
-</p>
-
-<p>
-Il regno d'Italia occupava la parte superiore della
-penisola, già dominata dai Longobardi, e che allora
-prese il nome di Longobardia. Era essa divisa in contadi,
-e già indicammo quali fossero le attribuzioni dei
-conti, e quali i privilegi de' liberi, degli ecclesiastici,
-dei Comuni, allora misti di varie cittadinanze per la
-concessione di Carlo Magno: e sebbene sussistessero
-le apparenze longobarde, si estendevano le maniere
-Franche del possedere e del giudicare, e dappertutto
-si trovavano benefiziati e vassalli laici o ecclesiastici al
-modo salico.
-</p>
-
-<p>
-Di fatto le leggi emanate dai primi Carolingi non
-facevano che compiere il sistema del Magno, precisando
-i diritti e i doveri, frenando gli usurpamenti dei baroni,
-mentre alle chiese si prodigavano franchigie e
-privilegi. I re longobardi comandavano sull'intera nazione,
-e non facevano guerra fuori del regno o ben
-di rado: i Franchi sì, e perciò avevano bisogno di
-moltiplicare i vassalli proprj, coll'assegnar loro dei
-feudi, cioè beni particolari, portanti l'obbligo del militare.
-Eguagliati Longobardi e Romani col concedere
-anche a questi il guidrigildo, i nostri ch'erano rimasi
-della stirpe antica, massime nei paesi non occupati da
-Barbari, ottennero il diritto e l'obbligo di portare le
-armi, cogli onori e colle prerogative che ne conseguitavano,
-così qui pure fu dilatato l'uso de' benefizj o
-feudi, massime da che i beni confiscati ai contumaci
-furono scompartiti tra i Franchi. I grandi, possessori
-di quelli, vennero sempre meglio sottraendosi dal dipendere
-dai re, e tanto più quanto questi erano meno
-robusti, e sovente lontani. I vassalli maggiori non
-<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span>
-poteano essere spossessati dal re, se non per cause prestabilite;
-anzi riuscirono a rendere ereditario il possesso,
-lo che avvenne pure delle altre dignità. I piccoli feudatarj,
-abbandonati di protezione, si sottomettevano a
-conti e vescovi; i pochi liberi cercavano la tutela dei
-potenti, e di rendersi vassalli, giacchè il feudo portava
-seco la giurisdizione.
-</p>
-
-<p>
-Era nel sistema de' Franchi di concedere a qualche
-possesso la piena giurisdizione, di modo che restasse
-disoggetto da ogni autorità se non fosse la sovrana:
-per le quali <i>immunità</i> veniva a sminuzzarsi il paese
-quasi in tante signorie, quante erano giurisdizioni privilegiate,
-e ponevansi le une a contrasto colle altre.
-Di questo passo i privilegi delle persone e delle terre
-nobili si assodarono, formandosi una classe, interposta
-fra il re e la plebe, qual non v'era nella Roma antica;
-i re trattavano coi duchi e i conti, non più col popolo
-o coi Comuni; gl'impieghi e le dignità non furono
-amovibili giacchè erano annessi al possesso di terreni;
-gl'individui, privati di qualunque rappresentanza, restavano
-in balìa dei signori.
-</p>
-
-<p>
-Anche i papi, entrando a parte del sistema feudale,
-assodavano la propria potenza temporale in bilancia
-colla regia; sicchè il clero, i ricchi, i grandi erano
-mossi da interessi differenti da quelli del re. Lodovico
-II <span class="sidenote">(855)</span>, e come re d'Italia e come imperatore dopo
-la morte del padre, dovette essere continuamente
-colle armi in pugno per mantenere la superiorità
-Franca, e impedire lo sfasciamento cagionato dalle
-immunità.
-</p>
-
-<p>
-Carlo Magno avea lasciato a ciascun popolo la propria
-legge; ma ciò valea pe' magnati; valea fors'anche
-per recuperare qualche proprietà usurpata: realmente
-però e Romani e Longobardi e Salici restavano a discrezione
-del feudatario, che non aveva chi lo frenasse
-<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span>
-ogniqualvolta il suo interesse fosse in opposizione con
-quello del suddito.
-</p>
-
-<p>
-I Capitolari emendavano o temperavano le leggi
-personali; e giacchè tutti erano obbligati a seguir
-queste, parrebbe ne dovesse derivare una grave confusione
-colle legislazioni preesistenti; ma vi metteva
-riparo la grande loro semplicità, e il concordare esse
-ne' punti principali, tutte autorizzando la schiavitù,
-tenendo la donna in perpetua tutela, punendo gli oltraggi
-di parole, facendo compendiosi i giudizj, e
-spesso ricorrendo alle prove di Dio. Durava pure la
-differenza di pene secondo le persone offese, e l'uccidere
-un libero costava ducento soldi; cento un servo
-o liberto della chiesa o del re; il triplo se ucciso in
-chiesa; trecento se un suddiacono, quattrocento se
-diacono o monaco, seicento se prete, novecento se
-vescovo<a class="tag" id="tag236" href="#note236">[236]</a>: il padrone paghi pel servo o lo consegni
-<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span>
-all'offeso<a class="tag" id="tag237" href="#note237">[237]</a>: talora al servo si davano tante sferzate,
-quanti soldi avria dovuto pagare<a class="tag" id="tag238" href="#note238">[238]</a>. Delle multe soleasi
-attribuire due terzi al re, l'altro al conte<a class="tag" id="tag239" href="#note239">[239]</a>. Benchè
-continuasse l'uso germanico di comporre i delitti
-a denaro, però introduceansi anche pene corporali,
-mutilazione, ceppi, flagellazione, schiavitù a tempo o
-perpetua, esiglio; i servi tondevansi; tagliavasi la mano
-allo spergiuro, al falsatore di monete o di carte, a chi
-uccidesse il nemico dopo giurata la pace<a class="tag" id="tag240" href="#note240">[240]</a>; morte a
-chi disertava, o ricusasse armarsi per la patria, o facesse
-congiura<a class="tag" id="tag241" href="#note241">[241]</a>.
-</p>
-
-<p>
-De' Capitolari pubblicati specialmente per l'Italia,
-quello dato da Corteolona nel pavese espressamente
-permise a tutti di seguire il diritto longobardo: e
-anche le Romane vedove di Longobardi non erano
-obbligate vivere colla legge del marito, ma poteano
-tornare alla nativa. Speciale pure a noi era il divieto
-di combattere colle spade, dovendo adoprarsi pei
-duelli giudiziarj il bastone e lo scudo, salvo i casi
-d'infedeltà<a class="tag" id="tag242" href="#note242">[242]</a>.
-</p>
-
-<p>
-I pontefici continuavano cogl'imperatori in quella
-relazione mista di dipendenza e di supremazia. Passato
-il primo bagliore degli applausi e degli spettacoli da
-cui facilmente si lascia allucinare, il popolo romano
-sgradì la rinnovazione dell'Impero, quasi ne andasse
-<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span>
-di mezzo la propria indipendenza; onde alla morte
-di Carlo levò rumore. Leone III fece cogliere i rei e
-condannare, ma questa a Lodovico il Pio parve una
-lesione della sua sovranità: se non che spedito il nipote
-Bernardo a prendere cognizione del caso, chiamossene
-soddisfatto, e non solo confermò le donazioni
-anteriori, ma le crebbe<a class="tag" id="tag243" href="#note243">[243]</a>. Eppure senza aspettare
-il consenso imperiale fu ordinato Stefano IV <span class="sidenote">(816)</span>, che però
-subito fece dal popolo giurare fedeltà a Lodovico il
-Pio, e mandò scusarsene: poi in persona venne a
-Reims a coronarlo. L'imperatore gli si prostrò dinanzi
-tre volte, e gli fece doni, al centuplo di quei ch'esso
-papa avea recati da Roma<a class="tag" id="tag244" href="#note244">[244]</a>. E trovando colà molti
-usciti fuori d'Italia per le offese recate a papa Leone,
-<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span>
-li perdonò e ricondusse in patria; corteggio degno di
-un pontefice. Al morir di quello, il popolo romano
-elesse Pasquale <span class="sidenote">(817)</span> senza attendere la sanzione di Lodovico
-che se ne lagnò. Pasquale incoronò l'imperatore Lotario;
-ma appena partito questo, due uffiziali della
-chiesa romana, che se n'erano mostrati fervorosi, furono
-uccisi; e venuti commissarj imperiali a chiedere
-ragione del fatto, il papa con trentaquattro vescovi
-giurossene innocente.
-</p>
-
-<p>
-Avendo la fazione aristocratica portato al seggio
-Eugenio II <span class="sidenote">(824)</span>, Lotario, sceso a Roma per posare le turbolenze,
-prescrisse il popolo giurasse fedeltà all'imperatore,
-salvo quella dovuta al papa, il quale avesse ad
-eleggersi secondo i canoni, davanti ai messi dell'imperatore
-e col consenso di questo. Ciò non ostante Valentino
-fu intronizzato senz'aspettarlo <span class="sidenote">(827)</span>; ma essendo
-morto in capo a quaranta giorni, Gregorio IV fu eletto
-con rito più regolare. Donde appare una diversità di
-pretensioni; un diritto che gl'imperatori si arrogavano
-e il popolo non riconosceva; nè sembra fosse impacciata
-l'elezione libera dal richiedersi il consenso imperiale
-prima della consacrazione. Biblioteche intere si
-scrissero su tal proposito, quando ancora le ragioni e
-gli esempj precedenti aveano qualche peso sulle decisioni
-politiche, anzichè serbarle solo all'onnipotenza del
-cannone.
-</p>
-
-<p>
-Sergio II fu ancora investito <span class="sidenote">(844)</span> senza dipendere dall'imperatore,
-il quale per isdegno di ciò spedì Lodovico
-suo figlio a devastare il dominio romano. L'esercito
-di lui mise a sangue e spavento le città pontifizie:
-il papa gli mandò incontro tutti i magistrati e le scuole
-della milizia: egli stesso accolse Lodovico al Vaticano,
-e menatolo alle porte della basilica ch'erano chiuse,
-gli domandò se venisse con intenzione amica, nel qual
-caso le avrebbe fatte aprire; se no, no. Sulla sua
-<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span>
-promessa, gli fu aperto, e unto re d'Italia: i suoi soldati
-però lasciaronsi fuor di città, dove mandarono a preda
-la campagna e i borghi, a gara coi Longobardi di Benevento
-ch'erano venuti a ossequiare il papa e il re.
-Ciò non tolse che i Romani, senza aspettare assenso
-dell'imperatore, eleggessero il nuovo papa Leone IV <span class="sidenote">(847)</span>.
-</p>
-
-<p>
-Era dunque un conflitto universale dei poteri nuovi
-cogli antichi, degli imperatori coi papi, coi grandi feudatarj,
-coll'aristocrazia militare, coll'aristocrazia ecclesiastica.
-Questo tempestare di fazioni, questo sminuzzamento
-di Stati assicurava l'impunità al ribaldo, che
-sottraevasi al castigo col rifuggire sul territorio del
-vicino o sull'immune, cioè su quello che aveva ottenuta
-od usurpata una giurisdizione propria, indipendente
-da ogn'altra. Queste immunità medesime partorivano
-interminabili dissidj tra conti, vescovi, monasteri,
-mentre i signori rimbaldanzivano, ed il potere ogni
-voglia toglieva al vizio persin la vergogna. Re, papi,
-duchi non valevano a frenare gente siffatta, se non col
-rendersi tiranni e adoperare astuzia e forza; sicchè in
-quello stadio sociale che possiamo intitolare della feudalità,
-l'individuo patì enormemente, quanto sotto le
-tirannidi antiche; e i secoli IX e X furono considerati
-come i più miserabili per la specie umana.
-</p>
-
-<p>
-Grazioso, arcivescovo di Ravenna, dotato o di spirito
-profetico o di grande sagacia, poco dopo la morte di
-Carlo Magno prevedeva gl'imminenti disastri, e gli
-esponeva sotto forme scritturali: «L'Impero andrà a
-pezzi, per opera massimamente de' suoi cittadini, e tra
-di essi fia guerra. La metropoli del mondo sarà assediata,
-i nemici la calpesteranno, e d'ogni parte s'insorgerà
-contro di essa, ed essa fia data alla devastazione.
-Stranieri rapiranno le spoglie delle città vicine, e profaneranno
-le chiese de' santi, e spoglieranno le tombe
-degli apostoli. E dai paesi occidentali uomini
-<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span>
-sbarbati<a class="tag" id="tag245" href="#note245">[245]</a> accorreranno a sua difesa, ma ne faranno
-altrettanto strapazzo. In quel tempo gitterà cruda fame
-e fiera mortalità; la terra non darà più frutti, questa
-madre degli uomini ne diverrà matrigna; e i Cristiani
-cadranno tributarj d'altri Cristiani, e nessuno sentirà
-misericordia del suo prossimo. Di questa calamità fia
-segno il divenire i sacerdoti ingordi ed orgogliosi;
-scompartiranno come roba propria i tesori della Chiesa,
-e dopo gli ornamenti di questa, dilapideranno anche i
-dominj: i monasteri andranno distrutti, i templi disertati;
-i ministri del Signore rapiranno l'incenso dal
-santo altare, e più non adempiranno al loro ministero...
-E venendo sulla marina, sconosciute nazioni scanneranno
-i Cristiani, devasteranno le campagne; chi campò
-da morte rimarrà schiavo, e i nobili romani passeranno
-cattivi in terra straniera. Roma sarà saccheggiata per
-le sue ricchezze e consunta dall'incendio. La stirpe di
-Agar si affaccerà dall'Oriente a dilapidare le città marittime,
-e non si troverà persona per respingerla;
-avvegnachè in tutti i paesi della terra i re saranno indegni
-ed oppressori dei sudditi. L'impero dei Franchi
-perirà, e sul trono imperiale sederanno i re; ed ogni
-cosa volgerà in peggio, e i servi prevarranno ai padroni,
-e ciascuno si confiderà nella propria spada. Più
-non resterà memoria delle antiche istituzioni, e ognuno
-fia che cammini per le strade dell'empietà, dimenticata
-la giustizia, pervertiti i giudizj».
-</p>
-
-<p>
-Sono queste sciagure, che noi dovremo svolgere di
-sotto alle raffagottate narrazioni di incoltissimi cronisti.
-</p>
-
-<p>
-Il regno d'Italia era dunque costituito dei paesi fra
-l'Alpi e il Po, oltre Parma, Modena, Lucca, la Toscana,
-l'Istria. L'esarcato di Ravenna apparteneva ai papi, ai
-quali, oltre la donazione del vecchio Pepino, fu assegnato
-<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span>
-quel che dicevasi Patrimonio di san Pietro, da
-Clusio, la Sabina e il Lazio, sino a Fondi e a Sora;
-questa, già appartenente al ducato di Spoleto, conservò
-costituzione propria alla longobarda, con duchi eletti
-dal pontefice, e scultasci, scabini e minori uffiziali,
-scelti secondo le forme longobarde. Le municipalità
-antiche duravano nel restante dominio della Chiesa, e
-molto vi poteano le sopravvissute famiglie consolari,
-senatorie o patrizie; ma i duci e gli altri magistrati
-erano di nomina del papa. I papi non riconosceano veruna
-supremazia dei re d'Italia, se non quando gli
-avessero coronati imperatori.
-</p>
-
-<p>
-Al mezzodì i Greci dominavano Napoli, Gaeta, Sorrento,
-Amalfi poco più che di nome, e spedivano governatori
-a Bari, ad Otranto, alla Calabria, al lembo
-orientale della Sicilia; ma, attesi i continui attacchi
-de' Longobardi meridionali, non poteano conservarle
-che col crescerne le franchigie, donde venne poi l'intera
-loro emancipazione.
-</p>
-
-<p>
-Alcuni ducati già fin d'allora erano potenti o presto
-divennero. Quello del Friuli, costituito per difendere
-l'Italia contro gli Slavi, si estendeva sull'Istria e la
-Marca Trevisana; i re trovandolo troppo poderoso, lo
-spartirono in quattro contadi, che forse erano Treviso,
-Cividale di Belluno, Padova, Vicenza, ma presto furono
-ricongiunti. Succedevano, fra la marca di Carniola e
-il lago di Garda, i grandi feudi di Trento, Verona,
-Aquileja. Il marchesato d'Ivrea, posto dai Longobardi
-come barriera ai Franchi, allargavasi sul Piemonte e
-sul Monferrato: il ducato di Susa era posseduto dai
-dinasti di Savoja: fra gli Appennini, l'Alpi Marittime e
-il Po trovavasi quel del Vasto; quel del Monferrato tra
-il Po, gli Appennini, il Tànaro e Tortona, e di mezzo ai
-predetti il contado d'Asti. In Lombardia, Milano, Vercelli,
-Novara, Como, Bergamo, Brescia, Cremona,
-<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span>
-Pavia sulla sinistra del Po, e sulla destra Tortona;
-Parma, Piacenza formavano contadi distinti, spesso
-investiti ai vescovi delle stesse città. I marchesi di
-Toscana<a class="tag" id="tag246" href="#note246">[246]</a>, che trassero a sè anche il ducato di
-Lucca, si erano segnalati sotto Lodovico Pio, poi nel
-difendere Sardegna e Corsica dai Saracini. Quasi tutte
-le città ad oriente del Lazio ed al nord-ovest della Toscana
-da Ferrara a Pèsaro costituivano altrettanti ducati,
-amministrati dai vescovi. Al sud della Romagna,
-fra la catena centrale degli Appennini e l'Adriatico, da
-Pèsaro ad Osimo incontravasi il marchesato di Guarnerio;
-da Osimo alla Pescàra, quel di Camerino o di
-Fermo; e di là a Trivento, quel di Teate.
-</p>
-
-<p>
-Faceva cosa a parte la Lombardia meridionale.
-I duchi di Spoleto che tenevano anche il marchesato
-di Camerino, reluttavano sempre ai papi e agl'imperatori,
-perciò attenti a toglier loro il diritto patrimoniale.
-Viepiù poteano i principi di Benevento, i quali, già a
-fatica frenati da Carlo Magno, a baldanza adoprarono
-co' suoi successori. A questi tributavano venticinquemila
-soldi d'oro; ma mentre prima, per trasmettere il
-dominio ai figli, procuravano l'assenso del re longobardo,
-dappoi se ne emanciparono, ed erano eletti da
-liberi longobardi e dagli uffiziali del principe; fomite
-di discordie, combattendo ora per l'ambizione, ora per
-l'indipendenza: e mentre il paese era disputato fra
-emiri saracini, duci napoletani, stratigoti greci, messi
-papali, nobili romani, crescevano in forza, e già si
-erano impadroniti di Salerno, ed aspiravano a dominare
-sui due golfi separati dal promontorio di Minerva.
-</p>
-
-<p>
-Grimoaldo IV, principe di Benevento <span class="sidenote">(803)</span>, lottò sempre
-con re Pepino, e gli diceva: — Libero sono e sempre
-<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span>
-sarò, se Dio m'ajuta»<a class="tag" id="tag247" href="#note247">[247]</a>; menò continue guerre,
-prese molte rôcche, e vantavasi d'aver fiaccato le forze
-dei Franchi. Ma continua opposizione ebbe da una partita
-di nobili, avversa all'elezione sua: ricoverò Sicone
-duca longobardo di Spoleto, cacciatone perchè nemico
-ai Franchi; ma costui lo ricambiò coll'assassinarlo <span class="sidenote">(827)</span>, e
-gli successe. A Sicone ricorse Teodoro duca greco di
-Napoli, espulso da una fazione; ed esso l'ajutò ad
-assediare quella città, antico desiderio de' principi beneventani:
-ma quando già stava per entrarvi, il duca
-Stefano eccitò i Napoletani a rompere l'accordo, e
-sagrificò la propria vita, ma Napoli fu salva, nè Sicone
-potè conseguire che un tributo. Poichè neppur questo
-pagavasi, Sicardo suo successore tornò ad assalirla <span class="sidenote">(833)</span>;
-e, grand'incettatore di reliquie com'era, tolse quelle di
-san Gennaro a Napoli, a Lipari quelle di san Bartolomeo,
-e per aver quelle di santa Trifomene indisse
-guerra agli Amalfitani. Ben presto i sudditi si rivoltano,
-sostituendogli il suo tesoriere Radelgiso <span class="sidenote">(840)</span>: ma i
-Salernitani disdicono obbedienza a questo; travestiti
-da mercadanti, chiedono alloggio al castello di Tàranto
-ove stava prigione Siconolfo fratello di Sicardo, e liberatolo,
-il gridano principe. Anche il conte di Capua,
-vistosi insidiato da Radelgiso, fortifica la propria
-città, si allea con Siconolfo, e subito il seguono i
-conti di Consa e d'Acerenza. Per tal modo dal beneventano
-si staccarono i principi di Salerno e i conti di
-Capua, recandosi guerra incessante. Radelgiso con ventiduemila
-armati assale Salerno, ma Siconolfo lo sbaraglia,
-indi assalta Benevento; ma quivi trova vigorosa
-resistenza.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap71">CAPITOLO LXXI.
-<span class="smaller">Irruzione dei Saracini. Gl'imperatori Franchi.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Così straziavansi fra loro i dominatori d'Italia quando
-più avrebbero avuto mestieri di tenersi concordi per
-respingere un comune pericolo. Perocchè le irruzioni
-barbariche non erano finite, e di nuove sull'Italia ne
-venivano non più dal Settentrione ma dal Mezzodì: che
-se da quelle dei Nordici i natii s'erano riparati coll'accogliersi
-presso al mare, eccoli ora assaliti sul mare e
-ricacciati entro terra.
-</p>
-
-<p>
-Dicemmo (pag. 205) come la nazione araba, da Maometto
-ridesta ad un apostolato battagliero, occupasse
-la costa d'Africa, ove fondò l'impero di Cairoan; e dai
-porti onde un tempo le flotte puniche, salpavano pirati
-saracini a corseggiare il Mediterraneo, interrompendo
-i commerci, e ad ora ad ora piombando sulle coste o
-risalendo pei fiumi, minacciosi agli averi e alle persone.
-Carlo Magno indovinò il pericolo di questi nuovi
-nemici; e dopo combattuto per ritoglier loro le Baleari
-e l'altre grandi isole del nostro mare, stanziò in
-quelle acque una flotta; ma prima di morire potè udir
-saccheggiate da loro Nizza a mare e Centumcelle. Gettatisi
-sulla Sardegna e trucidata la guarnigione, rapirono
-essi il corpo di sant'Agostino, e vi occuparono
-molte stazioni: parte del popolo fu menata in Africa
-<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span>
-a formar la colonia di Sardania nei contorni di Cairoan;
-la restante rifuggì ai monti, talchè si sfasciarono
-le città, le vie e gli acquedotti ond'erasi arricchita nell'età
-romana.
-</p>
-
-<p>
-Lodovico il Pio fu dai Cagliaritani implorato contro
-questa stirpe di Agar<a class="tag" id="tag248" href="#note248">[248]</a>; ma egli poteva dare poco più
-che compassione. Bensì i papi nutrirono assidua guerra
-contro i Saracini di Sardegna; e il conte di Genova
-ricuperò la Corsica, che fu data a governare a Bonifazio
-marchese di Toscana, il quale col fratello Bernardo
-sbarcò fra Utica e Cartagine, e in cinque battaglie sul
-littorale ebbe prospera fortuna<a class="tag" id="tag249" href="#note249">[249]</a>. Ma nè quel coraggio
-era secondato, nè i Saracini annichilavansi per
-isconfitte; i quali, padroni delle grandi isole e dello
-stretto di Gibilterra, prendeano arbitrio nel bacino occidentale
-del Mediterraneo, come già l'aveano nell'orientale;
-e poichè la loro civiltà non poteva piantarsi
-che col distruggere ogni altra, aspiravano a dominare
-l'Italia, centro della religione e della pulizia cristiana.
-Già signori della Spagna, chi li avrebbe più rattenuti
-dall'affrontar con vantaggio il mondo germanico, e
-prevalere in Europa, come già faceano in Asia e in
-Africa?
-</p>
-
-<p>
-Alla Provenza massimamente diressero le loro correrie;
-e scannati gli abitanti di Frassineto, e fortificatisi
-in quella inaccessibile situazione, tennero mano
-ai paesani del contorno nelle fraterne discordie, riducendo
-a deserto la contrada posta alle spalle, e
-dominarono alla guerresca il paese. Varcarono anche
-le alpi Marittime, e fitto il fuoco ad Acqui e ad altre
-città sgomentarono l'Italia: poi fortificati nel monastero
-di San Maurizio, si avventarono per mezzo secolo
-sulla Borgogna, sull'Italia e fin sulla Svevia, interrompendo
-<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span>
-le comunicazioni mercantili, e sterminando le
-carovane che pellegrinavano alla soglia degli Apostoli.
-I Liguri della costa rifuggivano alla montagna, laonde
-ancora le pievi montane conservano giurisdizione sopra
-le parrocchie marittime; vi trasportavano le reliquie
-de' santi, talora le ceneri de' parenti: anche in Genova
-si addensavano i cittadini sotto la protezione del vecchio
-castello, lasciando che le strade a mare divenissero
-campetti, vigne, canneti, fossati, denominazioni che si
-conservano tuttora.
-</p>
-
-<p>
-E più tardi i Saracini <span class="sidenote">(834)</span>, guidati da Safian ben-Kasim,
-si spinsero fino a Genova. Essa era divisa in tre parti:
-Castello in alto; la città, chiusa da ripari; borgo di Piè,
-ove si deponevano le prede marittime: e benchè si
-difendesse vigorosamente, i Saracini v'entrarono, la
-posero ad orribile saccheggio<a class="tag" id="tag250" href="#note250">[250]</a>, e se n'andarono
-prima che i Liguri tornassero alla riscossa. Poco poi
-vi fecero ritorno, e se ne partirono carichi, quando la
-flotta veneziana sopragiunse, ritolse le robe e le persone,
-e molti ne fe prigionieri. Dopo d'allora si vigilò
-più attentamente, e fiamme accese sulle alture indicavano
-l'apparire d'un naviglio sospetto; e si stabilì che
-nessuna galea uscisse se non allestita a battaglia.
-</p>
-
-<p>
-La pingue Sicilia non era caduta in dominio de' Longobardi,
-sempre impotenti sul mare. L'impero greco
-la teneva cara, e come sentinella avanzata verso i dominj
-rimastigli in Calabria, e perchè ne traeva i grani;
-ma mentre mal sapeva difenderla nè prosperarla, pretendeva
-cavar da essa quanto un tempo da tutta Italia.
-<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span>
-Come la trattasse Costante II imperatore lo vedemmo.
-La Chiesa romana dai larghi possessi che v'avea, coglieva
-ogni anno moltissimi frutti, senza nulla mandarvi
-in ricambio: ma quando si ruppe la guerra delle immagini,
-que' beni furono tratti al fisco imperiale, e la
-Sicilia sottoposta alla giurisdizione ecclesiastica del patriarca
-di Costantinopoli.
-</p>
-
-<p>
-Nel civile era governata da un patrizio; ma poichè
-i mari erano corsi da navi franche e da saracine,
-sempre sminuiva la dipendenza de' patrizj, oramai
-non soggetti in altro che nel pagare il tributo. Elpidio,
-un d'essi, rizzò la fronte contro Irene imperatrice,
-e non potendosi reggere da solo, istigò i Saracini
-che vennero più volte in Sicilia, senza però mettervi
-radice.
-</p>
-
-<p>
-Eufemio, tribuno cioè governatore dell'isola a nome
-dell'imperatore Michele Balbo, s'innamorò d'una monaca
-e la rapì; e l'imperatore, benchè reo d'eguale
-sacrilegio, ne ordinò severo castigo. Eufemio ricorse
-a Zaidat Allah ben-Ibraim, re aglabita di Cairoan <span class="sidenote">(827)</span>, promettendogli
-vassallaggio e tributo se lo ajutasse ad
-acquistar l'isola e il titolo d'imperatore. Esso gli affidò
-cento legni e diecimila combattenti guidati dall'emir
-Aba al-Camo, il quale sbarcato eresse una città del
-proprio nome (<i>Àlcamo</i>) presso le ruine di Selinunte.
-Eufemio gridato re dell'isola, sperava che i tanti
-malcontenti lo favorirebbero: ma come s'avanzò fino
-alle mura di Siracusa, due fratelli dell'oltraggiata lo
-trucidarono.
-</p>
-
-<p>
-Si rianimano allora i Siciliani per salvare la patria
-dai nemici loro e della fede, li cacciano in isconfitta;
-ma i Saracini tosto ritornano con un soccorso d'Africa
-e un altro di fuorusciti di Spagna, e rimangono padroni
-della parte occidentale dell'isola. Palermo, <i>celeberrima
-e popolosissima città</i>, sostenne sì fiero assedio, che di
-<span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span>
-settantamila abitanti appena tremila restavano al fine <span class="sidenote">(831)</span>:
-ma que' profughi di Spagna la ripopolarono, sicchè
-divenne sede degli emiri, che dai principi di Tunisi
-furono mandati a compiere e regolare la conquista.
-Maometto, figlio di Abd-Allah aglabita, primo emir,
-uccise novemila romani <span class="sidenote">(832)</span> alla battaglia di Enna (<i>Castrogiovanni</i>),
-nel cui castello, preso dal suo successore
-Al-Abbas, fu aperta la prima moschea al rito nemico.
-D'allora non cessarono più di far guerra a' nostri, la
-cui resistenza meriterebbe essere vantata al par di
-quella degli Spagnuoli. Vent'anni più tardi, sulle mura
-di Messina cadeva il patrizio Teodoto <span class="sidenote">(855)</span>. Siracusa in dieci
-mesi d'eroica difesa fece ricordare i mesi in cui fiaccò
-la potenza d'Atene; ma la viltà del navarca Adriano
-mandò a vuoto quegli sforzi, e i capi furono trucidati,
-il vulgo spedito in Africa a rimpiangere la libertà e la
-patria, e la città coi superbi suoi tempj ridotta a ruine
-inospitali<a class="tag" id="tag251" href="#note251">[251]</a>. I governatori greci si ritirarono sul continente
-d'Italia, trasferendovi il nome di Sicilia, donde
-vennero dette le Due Sicilie.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span>
-</p>
-
-<p>
-Da Palermo o da altre loro fortezze sortivano spesso
-gli Arabi a desolare le campagne, distruggere le messi,
-menare schiavi i natii: quando poi una città si rendesse,
-giusta la prescrizione del Corano le facevano il
-partito di professare la fede di Maometto, o di pagare
-tributo al vincitore. Di questo accontentandosi, dicono
-che alle città rendutesi compatissero le istituzioni antiche,
-e nello stabilire le leggi chiamassero a consiglio i
-vescovi: certo gli straticò o duchi conservarono giurisdizione
-criminale fin al tempo degli Svevi. Un emir
-comandava a tutta l'isola; a ciascuna città o distretto
-un alcade da lui dipendente; i cadì rendevano giustizia:
-despotismo sminuzzato, e perciò più oppressivo.
-</p>
-
-<p>
-Preziosissimo sarebbe il trovare le costituzioni fatte
-per quel regno; e furono accolte con avidità quelle che
-pubblicò l'abate Vella come fatte d'accordo coi più assennati
-fra i vinti, nel 216 dell'egira; il Canciani le
-inserì nella <i>Raccolta delle leggi de' Barbari</i>; ma poi
-furono convinte impostura. Ridotti pertanto a tenuissime
-informazioni, diremo come l'isola, che dal tempo
-de' Cartaginesi avea formato due provincie, la siracusana
-e la panormitana, fu allora divisa in tre valli, e
-ciascuno in varj distretti. Entrata dello Stato era la
-getia, tributo imposto ai possidenti invece di quello dei
-Romani sulle bestie rurali. Le terre tolte ai Greci non
-furono serbate come possesso pubblico, ma divise fra
-i soldati benemeriti; maggior porzione agl'invalidi, ai
-governatori e ai tre capitani delle provincie. Queste
-possessioni, a differenza dei feudi, poteano alienarsi
-con certe formalità e col consenso del caposignore.
-</p>
-
-<p>
-Le proprietà, le successioni, e in generale lo stato
-civile si regolarono in modo, che i Normanni poco trovarono
-a mutarvi. La schiavitù colonica alla romana
-sparì col perdersi degli antichi signori; onde il lavoro
-di mani libere cancellò le tracce della greca infingardaggine;
-<span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span>
-e molte terre furono dissodate, in altre introdotti
-il cotone, il gelso, il papiro, la cannamele<a class="tag" id="tag252" href="#note252">[252]</a>, il
-frassino della manna, il pistacchio; edifizj si elevarono,
-ricchi di marmi e musaici; e la tradizione accenna fin
-oggi i giardini vastissimi degli emiri, con vivaj di
-marmo (<i>mar morto</i>). Il Lilibeo, ch'essi intitolarono
-Marsala, cioè porto di Dio, attestava come non dirazzassero
-dai loro fratelli di Babilonia e di Spagna.
-</p>
-
-<p>
-Così gli Aglabiti, poi gli Obeiditi profittavano della
-pace che ivi durò buon tempo, non avendo forze bastevoli
-a sturbarla nè gl'imperatori d'Oriente nè i signori
-d'Italia. Ma per quanto le donassero i frutti d'Asia e
-d'Africa, e per sotterranei spiragli (<i>giarre</i>) alzassero
-le acque a provvederne le case e ricreare i giardini, la
-Sicilia ricordavasi d'essere cristiana ed italiana, nè sapea
-rassegnarsi a un dominio che offendeva l'orgoglio
-nazionale e la domestica integrità. Gli Arabi erano dunque
-costretti a prepararsi frequenti fortificazioni, oggi
-ancora indicate dal nome di <i>cala</i> o <i>calata</i>; i monumenti
-della grandezza antica convertirono in ròcche; e
-dai tempj di Selinunte e dal teatro di Taormina bersagliavano
-i patrioti siciliani, o sbucavano a rapir donne
-e fanciulli per ornamento o custodia de' serragli.
-</p>
-
-<p>
-Il dominio e la presa di Siracusa inorgoglirono gli
-<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span>
-emiri così, che negarono obbedienza ai principi aglabiti
-d'Africa. Fu dunque forza che questi venissero a
-sottometterli; e di fatti Ibraim re di Cairoan <span class="sidenote">(908)</span>, sbarcato
-con un esercito di Mori, e assalita Taormina indarno
-difesa dalle anguste gole, dalle impervie alture e dal
-forte che a cavaliero di essa aveano eretto gli antichi
-re, la presero, e vi posero il borgo e il forte di Mola.
-Ibraim minacciò anche la Calabria; ma morto lui a
-Cosenza, i nuovi invasori vennero a contesa fra sè e
-coi prischi, i quali non si tenevano obbligati ai re fatimiti
-di Tripoli, che aveano usurpato il dominio degli
-Aglabiti. E ruppero a guerra; e i Cristiani ad or ad ora
-rinnovarono tentativi generosi di scuotere il giogo degl'infedeli.
-Palermo stessa fu occupata <span class="sidenote">(917)</span> da Abusaib
-Aldaiph, venuto d'Africa; ma i Siciliani, alleatisi con
-Alì Vava Assahr, la assediarono per sei mesi. I Girgentini
-insorti si sostennero quattro anni, e furono ad un
-pelo di prender anche Palermo: ma vinti <span class="sidenote">(927)</span>, bagnarono
-di loro sangue gli avanzi della patria magnificenza.
-</p>
-
-<p>
-Allora l'emir, per reprimere le rinascenti sollevazioni,
-fece abbattere molte fortezze, e menò schiavi
-in Africa gran numero di abitanti. Al-Mansor, terzo
-califfo fatimita dell'Africa, assegnò la Sicilia <span class="sidenote">(948)</span> non più
-a un governatore temporario, ma ad un emir, che fu
-Assan figlio di Alì, il quale, sottomessala colle armi,
-la governò con saviezza. Il che non vuol dire con
-clemenza; giacchè essendosi scoperta una congiura,
-esso fe decapitare gli imputati. Quattr'anni appresso
-venne d'Africa il moro Saclabio con camelli e forze,
-a cui Assan unì le sue, ed estesero le conquiste. I
-Greci fecero qualche tentativo di ripigliar l'isola, mandandovi
-soldati mercenarj danesi, russi, warangi: l'ammiraglio
-Basilio prese Termini, battè Assan, e molti
-uccise in val di Màzara: ma la battaglia di Rometta <span class="sidenote">(958)</span>
-costò la vita a diecimila Cristiani.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span>
-</p>
-
-<p>
-Gli Arabi, per punire i natii del favore mostrato,
-deportarono in Africa trenta de' più ragguardevoli
-personaggi, e fecero circoncidere quindicimila fanciulli
-col figlio del loro emir. Il tripolitano Khalil venne(938)
-d'Africa per reprimere i rivoltosi, occupò Màzara,
-Caltabellotta, infine Girgenti(940), i cui notabili imbarcò
-per Africa, ma in alto mare fece forar la nave
-e tutti sommergere. Narrano egli vantasse aver fatti
-morire nel val di Màzara, più di seicentomila persone.
-L'imperatore Niceforo Foca tentò anch'egli recuperar
-l'isola; e Manuele suo cugino pigliò Siracusa <span class="sidenote">(965)</span>, Imèra,
-Taormina, Lentini. I nemici ricoverarono ai monti, e
-quando Manuele osò avventurarsi fra quelle gole, lo
-batterono, presero e uccisero; e tosto l'emir ripigliò
-tutte le città, e rase dalle fondamenta la generosa Taormina.
-Non per questo cessarono i Siciliani di tener
-testa agli stranieri, ne uccisero anche in battaglia
-l'emir: le nimicizie degli Arabi fra loro, e la titubanza
-de' Greci or collegati ora avversi a questi prolungarono
-le miserie dell'isola, disperante di respingere un nemico,
-il quale, come Anteo, sempre nuove forze traeva
-dalla Libia madre.
-</p>
-
-<p>
-I Saracini di Sicilia tendevano a governarsi da sè,
-e vi riuscirono nel 969 quando l'emirato divenne ereditario,
-non dipendente dall'Africa che per oggetti religiosi.
-Internamente le due schiatte di Arabi e di Bereberi
-disputavansi l'isola, di cui i primi tenevano la parte
-settentrionale del val di Màzara con Tràpani e Palermo,
-gli altri la meridionale d'esso vallo con Girgenti, fabbricata
-presso la gran città d'Agrigento, distrutta l'829,
-e fino al 1040 non si videro che rivoluzioni e controrivoluzioni,
-vittorie e fughe, sempre rovinose, fra cui
-si ridusse a minimi termini la stirpe bèrbera, che poi
-nel 1015 fu affatto espulsa da tutta l'isola.
-</p>
-
-<p>
-Intanto i Saracini si erano dalla Sicilia tragittati in
-<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span>
-Calabria, e alcuni di quelli di Spagna occuparono Tàranto;
-quelli d'Africa presero Bari, e si spinsero nella
-Puglia, saccheggiando e uccidendo. Radelgiso duca di
-Benevento tentò invano snidarli da Bari; onde prese
-il sinistro consiglio di adoprarli nelle sue guerre contro
-Siconolfo duca di Salerno, e li soldò <span class="sidenote">(815)</span> coi tesori
-della chiesa di Benevento. Siconolfo, sebbene da prima
-li vincesse, non potè resistere che coll'imitarlo, e anch'egli
-derubata la cattedrale di Salerno, soldò Abulafar
-saracino comandante in Tàranto, col quale riuscì vittorioso.
-Mentre seco risaliva in palazzo, il Longobardo
-con istrano scherzo lo prese fra le braccia, e portatolo
-di peso fin in cima alla scala, l'abbracciò e baciò.
-Recosselo ad onta il Saracino, e disdettogli il servizio,
-tornò a Tàranto e si esibì a Radelgiso, col quale ruinò
-i Salernitani. Il cui duca chiamò Saracini di Spagna
-e di Candia, e con essi vinse i Beneventani alle Forche
-Caudine: ma Radelgiso sopragiunto, lo battè interamente,
-ne prese tutte le città, Benevento assediò.
-</p>
-
-<p>
-Siconolfo ricorse a Guido duca di Spoleto: il quale
-venne, e dal collegato e dal nemico cercò smungere
-denaro, fingendo metterli d'accordo. Siconolfo per conservare
-il dominio fe omaggio a re Lodovico II, chiedendone
-l'investitura al prezzo di centomila scudi d'oro.
-Denari trovava costui dal saccheggiare Montecassino,
-donde portò via calici, patene, croci, vasi e centrenta
-libbre d'oro; un'altra volta, trecensessantacinque libbre
-d'argento e sedicimila soldi d'oro; la terza vasi
-d'argento per cinquecento libbre; e così via, sempre
-promettendo restituire. La pace non fu fatta che l'848
-per opera di re Lodovico, il quale divise il ducato
-secondo la solita politica dei Franchi.
-</p>
-
-<p>
-Landolfo principe di Capua, morendo nell'842, divideva
-il paese fra tre figli, a Landone Capua, a Pandone
-Sora, a Landonolfo Tiano, lasciando ad essi per
-<span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span>
-ricordo non permettessero mai che Benevento si riunisse
-con Salerno. Anche il ducato di Spoleto divideasi
-dalla parte transappennina, cioè dal ducato di Camerino:
-e così ogni cosa era sminuzzata e perciò debole.
-</p>
-
-<p>
-Ne approfittavano i Musulmani, che mescendo il
-sangue loro al cristiano nei fraterni dissidj, si lusingavano
-dominare il bel paese. Oltre Bari, principale
-loro ricovero, alcuni si erano stanziati nell'isola di
-Ponza; ma Sergio console di Napoli, raccolti vascelli
-da Gaeta, Sorrento, Amalfi, ne li respinse. L'emir
-tornò, prese il castello di Miseno, sbarcò a Centumcelle,
-difilandosi sopra Roma; e ignaro dell'antica, nemico
-alla nuova dignità della metropoli del mondo,
-vi incendiò i sobborghi e profanò la chiesa dei santi
-Apostoli. Vacando allora la sede pontifizia, fu tumultuariamente
-eletto Leone IV <span class="sidenote">(847)</span>, che sacerdote eroe, quando
-i principi fuggivano o pagavano i Barbari, si pose a
-capo delle truppe e dei cittadini, rianimati dal suo nobile
-coraggio, e rituffò i Saracini nel mare. Udito che
-nuove correrie minacciavano, Cesario, figlio del console
-Sergio, accorse con Napolitani, Amalfitani, Gaetani
-a difender Roma, e il papa gli accolse e benedisse:
-una tempesta malmenò l'armamento dei Barbari,
-altri furono uccisi o imprigionati.
-</p>
-
-<p>
-Leone cinse di doppia mura la basilica di San Pietro
-e il quartiere del Vaticano, stanza dei tanti forestieri
-accasati a Roma, donde il vocabolo di Città Leonina:
-al qual uopo, da tutti i poderi del pubblico e da ogni
-monastero chiese gli uomini che per condizione erano
-obbligati al lavoro. Compiuta l'opera in quattro anni,
-il papa che l'avea difesa colla spada la dedicò il giorno
-dei santi Pietro e Paolo, coll'intervento di molti vescovi
-e del clero, i quali scalzi e cospersi di cenere
-circuirono le mura, implorandovi quel Dio, che «se
-non vigila le città, invano sorgono avanti giorno quei
-<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span>
-che la custodiscono»<a class="tag" id="tag253" href="#note253">[253]</a>. Centumcelle era rimasta quarant'anni
-smantellata e vuota d'abitanti a cagione delle
-correrie; e Leone ne accolse gli abitanti nella Città
-Leonina, donde più tardi ritornati alla prisca, le posero
-nome Civitavecchia. Il papa munì pure Orta e Ameria;
-a Porto eresse due torri con grosse catene dall'una
-all'altra per chiudere l'entrata del fiume: e molti Corsi
-fuggiti dalla loro isola per paura de' Saracini, giurarono
-vivere e morire sotto lo stendardo di san Pietro.
-</p>
-
-<p>
-I Saracini, disperati di prender Roma <span class="sidenote">(852)</span>, voltarono
-sopra Fondi, saccheggiandola e menando schiavi quei
-che non trucidarono; posero assedio a Gaeta, rincacciando
-fin a Montecassino un esercito di Spoletini mandati
-dall'imperatore a combatterli; e la culla de' Benedettini
-periva, se i Saracini non si fosser badati la
-notte in riva al fiume, il quale gonfiò per modo che
-<span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span>
-più non poterono al domani guadarlo. Gaeta fu salvata
-dal valore di Cesario, che entrò nel porto colle
-flotte di Napoli e d'Amalfi, create pel commercio, ma
-disposte a tutelare la patria.
-</p>
-
-<p>
-Se n'andavano i Saracini carichi delle spoglie; ma
-presso ad afferrare a Palermo, scontrarono una barca
-in cui due uomini, uno da cherico, uno da monaco,
-i quali dissero loro: — Donde venite, e dove andate? — Veniamo
-dalla città di Pietro, abbiamo saccheggiato
-l'oratorio di questo, devastato il paese, battuto
-i Franchi, arsi i conventi di San Benedetto. E voi chi
-siete? — Chi siamo? Or ora lo saprete?»; e detto
-fatto scoppiò procella sì impetuosa, che tutti i vascelli
-inghiottì<a class="tag" id="tag254" href="#note254">[254]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Altri predavano Luni con tal furore, ch'essa più non
-risorse, il suo vescovado fu trasferito a Sarzana e la
-riviera dal fiume Magra sino alla Provenza rimase
-desolata: mentre altri davano il guasto alla Calabria,
-alla Puglia, al ducato di Benevento. Lodovico II, intercedenti
-il vescovo di Capua e l'abate di Montecassino,
-venne in soccorso, e ucciso l'emir Amalmater,
-si fece per forza consegnare quanti Saracini erano in
-Benevento, e li decapitò. Ma mentre perdea tempo a
-riconciliare i duchi di Benevento e di Salerno, i Musulmani
-rimbaldanziti devastarono il mezzodì. Avendo
-un tremuoto scassinato le mura d'Isernia, il valoroso
-Massar, stimolato a giovarsene per acquistare la facile
-preda, — E che? (disse) Iddio è sdegnato contro questa
-città, ed io vorrei aggravarne le sciagure?»
-</p>
-
-<p>
-Men generoso Lodovico, quando Massar cadde in sua
-mano, lo decretò al supplizio. Più terribile di questo,
-Soldano (Saugdana) venne a rinforzar Bari, donde respinse
-gli assalitori; e Alifa, Telese, Sepino, Boviano,
-<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span>
-Isernia, Venafro ridusse in macerie; Benevento risparmiò
-a prezzo d'un tributo, che quel principe si umiliò
-a pagargli quando vide i Franchi non voler combattere.
-I Benedettini di San Vincenzo del Volturno, tra
-i più ricchi d'Italia, ebbero saccheggiato e distrutto
-il loro convento: quello di Montecassino dall'abate Bertario,
-illustre letterato, era stato difeso con mura e
-torri e col porvi al piede una borgata, che fu poi la
-città di San Germano, dove stavano a guardia i molti
-vassalli suoi; ma si stimò conveniente il riscattarsene
-con tremila monete d'oro.
-</p>
-
-<p>
-I principi di Benevento e di Salerno rappacificati <span class="sidenote">(856)</span>
-assalsero Bari, e riportarono grande vittoria; ma i
-Saracini li rivinsero e fugarono, desolando anche i
-principati, donde trassero grandi prede. Soldano, sbucato
-da Bari con trentasei vascelli, va e sperpera l'Illiria
-greca, spogliando le città che si erano sostenute
-contro gli Slavi: ma i Ragusei lo fecero stare tanto
-che giunse di Costantinopoli una flotta, innanzi alla
-quale i Saracini fuggirono.
-</p>
-
-<p>
-Parve ai Romani che Lodovico II non avesse abbastanza
-ajutato a queste fazioni, e cominciarono a mormorare
-e dire: — Che cosa fanno per noi codesti
-Franchi? non ci proteggono contro i nemici, e violentemente
-ci tolgono il nostro. Non sarebbe meglio
-chiamar i Greci, e cacciare codesti stranieri dalla nostra
-dominazione?»<a class="tag" id="tag255" href="#note255">[255]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Fu riferito a Lodovico che questi discorsi venivano
-da Graziano maestro della milizia; onde temendo d'una
-insurrezione, accorse coll'esercito. Leone papa, così
-<span class="pagenum" id="Page_312">[312]</span>
-robusto a difendere la Chiesa e la patria, non mostrava
-orgoglio verso gl'imperatori, e — Se abbiam
-fatto cosa alcuna incompetentemente, e ai sudditi non
-osservammo la giustizia, la sottoponiamo al giudizio
-vostro e dei vostri giudici. Spedite qua, ve ne supplichiamo,
-dei messi timorati di Dio, i quali facciano
-diligente indagine delle cose piccole e grandi, sicchè
-non rimanga nulla non discusso e definito da loro»<a class="tag" id="tag256" href="#note256">[256]</a>;
-e andò incontro all'imperatore con tutti gli onori onde
-placarlo. Graziano e tutti i nobili giurarono che l'accusatore
-aveva mentito, onde la condanna cadde su
-questo.
-</p>
-
-<p>
-Partito Lodovico, l'Italia si trovò alcun tempo senza
-ingerenza di forestieri, in uno di quegli intervalli d'indipendenza,
-che sempre le furono così brevi e così
-male adoperati. Morto Leone IV <span class="sidenote">(855)</span>, gli successe Benedetto
-III; ma una fazione sostenuta dai nobili voleva
-Anastasio, e ricorsa ai messi imperiali, conseguì l'intento.
-I Romani sdegnati protestarono voler piuttosto
-la morte che l'indegno pontefice; talchè ai ministri fu
-forza confermare Benedetto.
-</p>
-
-<p>
-Gravissimo affare dei papi era il tutelare la disciplina
-contro le libidini dei re, i quali, ad esempio dei
-Maomettani, pretendeano prendere e ripudiar le mogli
-a loro senno. I re Franchi aveano più volte dato noje
-siffatte a' pontefici, e allora Lottario II, fratello dell'imperatore,
-rinviata Teotberga, voleva sposare una Gualdrada.
-La rejetta ebbe ricorso a papa Nicola <span class="sidenote">(862)</span>, che alla
-violazione del sacramento si oppose risoluto, non ostante
-la connivenza de' germanici arcivescovi di Colonia e
-Treveri. Questi due prelati vennero a Roma per addur
-ragioni; ma scomunicati, trassero a favor loro l'imperatore
-Lodovico II, che infervoratosi a sostenere il
-<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span>
-fratello, cioè l'adulterio, e istigato pure dal sempre
-ostile arcivescovo di Ravenna, s'avviò a Roma per costringere
-il papa a cassare la data sentenza. Il papa
-ordinò litanie e digiuno; ma l'esercito sopragiunto
-quando una di quelle processioni montava la scalea di
-San Pietro, ruppe croci e immagini, e a bastonate
-volse i devoti in fuga. Il papa si tenne nascosto; ma
-intanto essendo morto uno che avea spezzato la croce
-di sant'Elena, e ammalatosi Lodovico stesso, si credette
-vedervi un avviso di Dio: la imperatrice andò
-pregare il pontefice venisse a parlare all'imperatore, e
-si riconciliarono; ma le uccisioni e le violenze de' costui
-soldati nessuno le riparò.
-</p>
-
-<p>
-Fin quando Ravenna era sede degli esarchi, i suoi
-arcivescovi pretendevano il primato, o almeno non sottostare
-al papa. Quando Carlo largheggiava con questo,
-chiesero anch'essi la Marca d'Ancona, e non disdetti
-assolutamente, vi esercitavano giurisdizione, procurando
-estenderla su tutta la Pentapoli; causa d'incessanti lamenti
-de' pontefici<a class="tag" id="tag257" href="#note257">[257]</a>. E sempre reluttarono alla primazia
-papale, affettandosi pari, come per fasto, così
-per autorità. Volendo l'imperatore Lotario fare solennissimo
-il battesimo di Rotrude sua figlia, Giorgio arcivescovo
-di Ravenna ottenne di levarla al sacro fonte,
-e a tal uopo portò a Pavia gran parte del tesoro della
-sua chiesa per farne regali: nei soli addobbi battesimali
-della principessa spese quattrocento soldi d'oro.
-L'imperatrice, sentendosi assetata, bevve occultamente
-<span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span>
-una buona tazza di vin forestiere; poi riccamente vestita
-e tutta gioje e col volto coperto assistette alla
-funzione, e partecipò alla sacra mensa. Tal violazione
-del digiuno ci è raccontata da Agnello, storico di quei
-prelati, il quale assisteva alla cerimonia, e vestì egli
-medesimo la principessa all'uscire dal sacro fonte.
-</p>
-
-<p>
-Tra quegli arcivescovi ebbe trista rinomanza Giovanni,
-che faceva colà ogni talento; vilipendeva i messi
-pontifizj, lacerava gl'istromenti di affitti o livelli della
-Chiesa romana, e gli appropriava alla sua; preti e diaconi
-deponeva senza giudizio canonico, e li cacciava in
-ergastoli; e sebbene la città fosse sotto l'autorità anche
-temporale del papa, impediva a' suoi vescovi d'andar a
-Roma, e li scomunicava. Alcuni cittadini ne portarono
-lagnanze, onde fu citato al concilio Romano; ma egli
-vantava di non esser tenuto andarvi. Scomunicato, ottenne
-dall'imperatore due legati, coi quali presentossi
-a Roma, credendo incuter soggezione; ma il papa stette
-saldo, e poichè i Ravennati lo supplicarono a venire a
-rassettar le cose, vi andò: ma vi volle un altro concilio
-di settantadue vescovi per domare il ricalcitrante. Eppure
-fra pochi anni lo troviamo in nuova rotta col
-papa, ed entrato in Ravenna, saccheggiò le robe de' papalini,
-rapì loro le chiavi della città, e le prese per sè
-e pel magistrato municipale<a class="tag" id="tag258" href="#note258">[258]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Fra ciò i pontefici non desistevano di eccitare contro
-<span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span>
-i Saracini, le cui correrie non lasciavano tregua. Gl'Italiani
-s'accorgevano che unico modo di sbrattare la patria
-dagli stranieri è l'unione: e Lodovico imperatore,
-supplicato da essi, gittò il bando della leva a stormo a
-tutti i conti, vassalli e liberi, e — Chiunque possiede in
-beni mobili il valore del suo guidrigildo si conduca
-all'esercito; i poveri che abbiano dieci soldi d'oro di
-valsente, proteggeranno le coste e le piazze di frontiera;
-prelati, conti, gastaldi usciranno con tutti i loro
-ministeriali, senza riserva o privilegio; i vescovi non
-lascieranno indietro laico alcuno; chi ha molti figli, non
-ritenga a casa che il più inutile: i liberi che ricusassero
-le armi, perdano beni e patria; onori e benefizj i
-conti, signori, abati e badesse che non mandassero
-all'esercito i vassalli e servi: i conti lascino a casa soltanto
-un vassallo pel proprio servizio e due per le mogli,
-e la gente imbelle facciano chiudere ne' castelli.
-Ogni uomo da guerra porti seco armadura compita,
-vesti per un anno e viveri sino al ricolto. Chi ruberà
-armi od animali domestici pagherà tripla composizione
-e sarà condannato all'<i>harnescar</i> (cioè a portar una sella
-in spalla al cospetto dell'esercito, e un messale se preti);
-se schiavi, abbiano la frusta: morte alle fratture, all'adulterio,
-all'incendio, all'omicidio».
-</p>
-
-<p>
-Tutta Italia fu in armi <span class="sidenote">(866)</span>. Lodovico andò a Montecassino
-a chiedere che le preghiere secondassero l'esercito; e
-colà gli menò le sue truppe Landolfo, vescovo e signore
-di Capua, gran mettitore di risse in quel paese, e che,
-come un'altra volta, fece disertare i suoi pochi a pochi.
-L'imperatore corrucciato, e vedendo dover assicurarsi
-degli amici prima d'assaltare i nemici, volse le armi
-contro il mal fido, e col distruggere Capua sgomentò
-gli altri, e anche Napoli, che colla indifferenza di gente
-intesa solo alla prosperità dei traffici, era piena di Saracini
-come Palermo, e gli ajutava d'armi, di viveri, di
-<span class="pagenum" id="Page_316">[316]</span>
-ricetto; anzi il duca Sergio avea lega coll'emir<a class="tag" id="tag259" href="#note259">[259]</a>.
-Procedendo, respinse i Musulmani d'ogni dove, restringendoli
-in Taranto e Bari: ma non arrivando la
-promessa flotta greca, dovette dar indietro. Lo inseguì
-Soldano co' suoi, che vincendo si spinse fino a San
-Michele sul Gargàno, santuario de' Longobardi, ma
-l'esercito lasciato da Lodovico nella Puglia non cessò
-di bezzicarli: e sebbene anche i nostri toccassero molte
-perdite, Matera, Venosa, Canosa furono ripigliate e munite <span class="sidenote">(870)</span>;
-e anche Bari dopo tre anni, e mandata pel fil
-delle spade, e Soldano non riconobbe la vita che dalla
-generosità di Lodovico, mosso dalle istanze del principe
-di Benevento, di cui quello avea avuta prigioniera
-e rispettata la figlia.
-</p>
-
-<p>
-Lodovico spedì ad assediare Tàranto, sollecitando
-l'imperatore Basilio Macedone ad ajutarlo della flotta
-per ispazzare il Tirreno da costoro<a class="tag" id="tag260" href="#note260">[260]</a>. Basilio mandò
-meglio di trecento navi; ma poichè i Greci arrogavano
-a sè il vanto della vittoria, a spregio de' Barbari obbedienti
-al falso imperatore d'Occidente, Lodovico rispose: — Avevate
-fatto di grandi preparativi, è vero, simili in
-numero alle cavallette che oscurano l'aria; ma come
-<span class="pagenum" id="Page_317">[317]</span>
-queste cadendo dopo breve volo, abbandonavate il
-campo per ispogliar i Cristiani della Schiavonia, nostri
-sudditi. Pochi erano i nostri guerrieri; perchè, stanchi
-di aspettare, li rimandai, solo ritenendo il fiore, con
-cui ho continuato il blocco, e vincemmo i tre più potenti
-emiri de' Saracini, sgominammo gl'Infedeli; e se
-per mare ci secondate, ricupereremo Sicilia. Fratello,
-sollecita i promessi soccorsi marittimi, rispetta gli alleati
-e diffida degli adulatori».
-</p>
-
-<p>
-Basilio, tenendosi insultato dal tono della lettera e
-dal titolo di fratello, non rispose alla chiamata, anzi gli
-nimicò alcune città, spargendo ch'e' volesse farsene
-signore; laonde l'impresa fallì. I Franchi, usi in Italia
-a disgustare dopo la vittoria anche quelli a cui pro
-hanno vinto, offesero coi loro eccessi, e massime Angilberga
-colla sua avidità straccò i Beneventani a segno,
-che Adelgiso loro principe, subillato anche da Soldano,
-si chiarì per gl'imperatori d'Oriente, i quali allora ricuperarono
-le principali città della Calabria, del Sannio e
-della Lucania.
-</p>
-
-<p>
-Lodovico accorse ad assoggettarle <span class="sidenote">(871)</span>; avrebbe mandata
-a sterminio Capua che a lungo resistette, se non
-fossero usciti gli abitanti col corpo di san Germano implorando
-pietà; passò a Benevento, e credendo alla
-sommessione d'Adelgiso, congedò le truppe o le distribuì
-in guarnigioni. Adelgiso, senza rispetto all'impero
-nè alla vittoria, rapì ai Franchi il bottino non solo, ma
-anche le salmerie dell'imperatore, cui tenne prigioniero
-nel proprio palazzo<a class="tag" id="tag261" href="#note261">[261]</a>. Tre giorni durò egli
-<span class="pagenum" id="Page_318">[318]</span>
-in cima ad una torre; poi sceso per fame, giurò sulle
-reliquie di non vendicarsi nè più tornare; ma sciolto
-appena, si fece dal papa assolvere dell'estorta promessa,
-e dal senato romano autorizzare a proscriver
-quel principe. L'assalì dunque, giurando non levarsi
-d'intorno a Benevento se non avesse preso il ribelle:
-ma neppur questo giuramento potè tenere, giacchè il
-principe ricorse all'imperatore di Costantinopoli, promettendo
-a lui il tributo che prima dava ai Franchi; e papa
-Giovanni VIII, venuto a sua richiesta nel campo <span class="sidenote">(872)</span>, li riconciliò<a class="tag" id="tag262" href="#note262">[262]</a>.
-I re suoi parenti che moveano tardi al
-soccorso, tornarono indietro: alcuni vassalli che aveano
-favorito al ribelle o non ajutato il re, vennero puniti.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_319">[319]</span>
-</p>
-
-<p>
-Di queste dissensioni faceano lor pro i Saracini, che
-cupidi di vendicare le sconfitte, spedirono immenso
-esercito dalla Sicilia e dall'Africa a Salerno e sopra
-Capua, per dar mano alle loro colonie rinvigorite:
-quella di Tàranto avea ripreso Bari; la Puglia era battuta
-da Musulmani; Napoli, Gaeta, Amalfi, se non amiche,
-neppur erano avverse a costoro. Lodovico appena
-liberato gli osteggiò, ma prima di morire li vide arbitri
-dell'Italia meridionale, e minacciare d'incendio Salerno
-e Benevento e sperperarne i contorni. I vicini sosteneano
-l'assediata Salerno; ma l'imperatore, forte adirato
-al duca di essa, negava soccorrerla. A quell'assedio
-l'emir Abdila piantò il letto sulla mensa della chiesa
-de' santi Fortunato e Cajo, e vi sacrificava ogni notte
-la verginità d'una monaca, finchè una trave vel fracassò <span class="sidenote">(874)</span>.
-All'assedio di Benevento un cittadino calatosi
-dalle mura per chiedere soccorsi, nel ritorno è preso;
-gli Arabi gli fan larghe profferte se inganni i suoi, fiere
-minacce se no; ma condotto presso le mura, grida: — Coraggio!
-durate! arrivano i liberatori: avrò morte;
-vi raccomando mia moglie e figli»; ed è fatto a
-pezzi.
-</p>
-
-<p>
-Lodovico, venuto poi a soccorso, riportò qualche
-vantaggio, ajutato da Amalfitani e Capuani, avvistisi del
-pericolo proprio nell'altrui. Anche in Napoli il duca
-Sergio cozzava col santo vescovo Atanasio, il quale,
-per sottrarsi alla persecuzione di lui, suggellò il tesoro
-e fuggì nell'isola del Salvatore. Sergio spedì Napoletani
-e Saracini per pigliarlo; ma l'imperatore mandò Marino
-duca d'Amalfi, che fe macello degli aggressori. Sergio
-in vendetta derubò il tesoro, onde fu scomunicato dal
-papa, mentre Atanasio conseguì onori dall'imperatore
-e dai popoli.
-</p>
-
-<p>
-I Saracini, nojati del lungo resistere di Salerno, incatenarono
-il nuovo emir Abimelech, e partirono, abbandonando
-<span class="pagenum" id="Page_320">[320]</span>
-munizioni e viveri. Ma cresciuti di nuovi
-rinforzi e d'accordo co' natii, poterono metter radici
-sulla costa Campana, devastare i territorj di Benevento,
-Terelle, Alife; e il duca Adelgiso sconfitto dovè mettere
-in libertà Soldano, che teneva come ostaggio.
-Costui, non disarmato dal perdono, ricomparve più
-terribile che mai. I monasteri di Montecassino e di
-Volturno, mal difesi dalle orazioni e dai vassalli, furono
-incendiati; nè il paese de' fieri Sabini seppe tener testa
-alle correrie. Gli assaliti invocavano i Greci, ma questi
-erano deboli; invocavano i signori di Salerno, Amalfi,
-Napoli, ma questi se l'intendevano coi Musulmani. Il
-papa in persona andò a Napoli per distorre dalla lega
-cogli Infedeli quel duca e gli altri principi di là intorno:
-Sergio, che ricusava, fu scomunicato; Guaifero
-principe di Salerno gli mosse guerra; il vescovo Atanasio
-suo fratello congiurò contro di lui, e preso e accecato
-il mandò a Roma a finire miserabilmente, e proclamò
-duca se stesso, come avea fatto il vescovo Landolfo
-a Capua; e n'ebbe lode dal papa. Ma l'intrigante vescovo
-anch'egli ben tosto aderì ai Saracini, e partecipava alle
-loro ladronaje; e chiamato di Sicilia l'emir Sicaimo,
-gli diè stanza alle falde del Vesuvio. Mal per lui, giacchè
-le costui masnade cominciarono a predare i contorni,
-rapir cavalli, armi, fanciulle: si spinsero anche
-fin alle delizie di Tivoli e alle sacre rive del Tevere, e
-per due anni le campagne di Roma nulla fruttarono
-agli atterriti abitatori.
-</p>
-
-<p>
-Lodovico II, lodato dai contemporanei come amator
-della giustizia, sostenitore dei poveri e dei pupilli <span class="sidenote">(875)</span>, morì
-nel territorio di Brescia, e quel vescovo lo fece sepellire
-in Santa Maria. Ma Ansperto arcivescovo di Milano
-andò colà coi vescovi e tutto il clero di Bergamo e Cremona,
-e fattolo disotterrare e imbalsamare, con lunga
-processione portollo a deporre in Sant'Ambrogio di
-<span class="pagenum" id="Page_321">[321]</span>
-Milano, con un epitafio di non infelici versi e di amplissime
-lodi<a class="tag" id="tag263" href="#note263">[263]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Papa Giovanni VIII tentò ravvivare il coraggio o la
-compassione del vano e inetto successore di lui Carlo
-Calvo. — Il sangue cristiano dilaga; chi campa dal
-fuoco o dalla spada è trascinato schiavo in esiglio perpetuo:
-città, borghi, villaggi periscono vuoti d'abitanti;
-i vescovi dispersi non trovano rifugio che alla soglia
-degli Apostoli, lasciando le chiese loro per tane alle
-fiere; sicchè veramente è il caso d'esclamare, Beate le
-sterili, e le mamme che non allattarono. Chi mi dà
-rivi di lacrime per piangere la rovina della patria?
-siede addolorata e sola la regina delle nazioni, la regina
-delle città, la madre delle chiese. Oh giorno di tribolazione
-e d'angoscia, giorno di miseria e calamità!»
-Con eguale istanza dirigevasi agli altri principi perchè
-non lasciassero dalla stirpe di Agar ridurre serva l'Italia
-e rovinar la religione. Carlo comandò al duca di
-Spoleto di dar mano al papa; ma il console di Napoli,
-sordo a minaccie e scomuniche, ricusò staccarsi dai
-Musulmani. Roma dunque non si potè redimere che
-<span class="pagenum" id="Page_322">[322]</span>
-assoggettandosi a venticinquemila annue monete d'argento,
-e vide i baroni circostanti allearsi coi Saracini
-per ambizione di piantare la propria signoria in
-Roma.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap72">CAPITOLO LXXII.
-<span class="smaller">Imperatori italiani. Gli Ungheri.</span></h2>
-</div>
-
-<table class="ag" summary="">
- <tr>
- <td colspan="9"><span class="smcap">Carlo Magno</span> imperatore 800-814</td>
- </tr>
- <tr>
- <td style="width: 5%">&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td style="width: 5%" class="blb">&nbsp;</td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="7"><span class="smcap">Pepino</span> re 781-810</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td style="width: 5%" class="blb">&nbsp;</td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="6"><span class="smcap">Bernardo</span> re 810-18</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td class="blb">&nbsp;</td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="6"><span class="smcap">Adelaide</span> sposa Lamberto?</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td style="width: 5%" class="blb">&nbsp;</td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="5">Guido di Spoleto re 889 imp. 891-94</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td style="width: 5%" class="blb">&nbsp;</td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="4"><span class="smcap">Lamberto</span> imp. e re 894-98</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td class="blb">&nbsp;</td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="7"><span class="smcap">Lodovico</span> il Pio assoc. all'imp. 813-40</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="blb">&nbsp;</td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="6"><span class="smcap">Lotario</span> assoc. all'imp. 817-55</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td class="blb">&nbsp;</td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="5"><span class="smcap">Lodovico</span> il Giovane assoc. all'imp. 849-75</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td class="blb">&nbsp;</td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="4">Ermengarda m. di re Bosone</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td style="width: 5%" class="blb">&nbsp;</td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="3"><span class="smcap">Lodovico</span> il Cieco re 899 imperat. 901-903?</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td class="blb">&nbsp;</td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="5">Lotario di Lorena</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td class="blb">&nbsp;</td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="4">Berta m. di Tibaldo di Prov.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="blb">&nbsp;</td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="2"><span class="smcap">Ugo</span> re 926-47</td> <td rowspan="2" class="bot"><span class="smcap">Rodolfo</span> II di Borgogna re 922-26</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="agc">|</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td style="width: 5%" class="blb">&nbsp;</td> <td rowspan="2" class="middle"><span class="smcap">Lotario</span> assoc. 931-50 marito di . . .</td> <td rowspan="2" class="middle">Adelaide che nel 951 sposa <span class="smcap">Ottone</span> il Grande</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td class="blb">&nbsp;</td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="5">Carlo di Prov.</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="blb">&nbsp;</td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="6"><span class="smcap">Carlo</span> il Calvo imp. e re 875-77</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="blb">&nbsp;</td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="6">Lodovico il Tedesco</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td class="blb">&nbsp;</td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="5"><span class="smcap">Carlomanno</span> re 877-79</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td class="blb">&nbsp;</td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="4"><span class="smcap">Arnolfo</span> imp. e re 896-99</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="blb">&nbsp;</td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="3"><span class="smcap">Lodovico</span> il Fanciullo</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="blb">&nbsp;</td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="3">Zventiboldo re di Lorena</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td class="blb">&nbsp;</td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="5">Luigi il Sassone</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td> <td class="blb">&nbsp;</td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="5"><span class="smcap">Carlo</span> il Grosso re 879 imp. 881-87 </td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="blb">&nbsp;</td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="6">Pepino d'Aquitania</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="bl">&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="blb">&nbsp;</td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="6">Gisela</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="blb">&nbsp;</td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="5"><span class="smcap">Berengario</span> I re 888 imp. 915-24</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="blb">&nbsp;</td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="4">Gisela m. del marchese d'Ivrea</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="blb">&nbsp;</td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="3"><span class="smcap">Berengario</span> II re 950-61</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td>&nbsp;</td> <td class="blb">&nbsp;</td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="2"><span class="smcap">Adalberto</span> re col padre</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
-</table>
-
-<p class="pad2">
-Lodovico II non lasciava figliuoli; e quanto si fossero
-ingagliarditi i grandi ecclesiastici e secolari apparve
-nelle due fazioni che allora si formarono attorno ai due
-suoi zii. Una, desiderando un protettore robusto, chiedeva
-re Lodovico il Tedesco, al quale nella partigione
-del retaggio di Carlo Magno erano tocche la Baviera,
-la Boemia, la Moravia, la Pannonia, la Carintia, la Sassonia
-ed altri paesi d'oltre Reno; l'altro Carlo il Calvo
-<span class="pagenum" id="Page_323">[323]</span>
-re della Francia occidentale, perchè, debole essendo,
-non avrebbe attenuato i diritti e gli arbitrj signorili.
-Carlo passò di subito le Alpi: lo seguì per contrastarlo
-Carlo il Grosso figlio di Lodovico, e trovandosi prevenuto,
-guastò il Bergamasco e il Bresciano; poi atterrito,
-o deluso dallo zio che fingeva assalire la Baviera,
-diede indietro; e Carlo il Calvo venuto a Roma <span class="sidenote">(875)</span>, <i>coll'arti
-di Giugurta</i> vi comprò voti e la corona dell'Impero,
-poi in Pavia quella de' Longobardi. Come in Francia
-egli non sapeva impedire le usurpazioni de' nobili, anzi
-gli aveva assicurati non sarebbero rimossi dalle pubbliche
-funzioni nè essi nè i loro figli, ed obbligato i
-liberi a sottoporsi ciascuno a un patrono; altrettanto
-fece in Italia.
-</p>
-
-<p>
-Già signori e vescovi aveano tratto a sè l'arbitrio di
-eleggere il re; e per primo Ansperto arcivescovo di
-Milano, poi i vescovi d'Arezzo, Pavia, Cremona, Tortona,
-Vercelli, Ivrea, Lodi, Asti, Modena, Alba, Aosta,
-Acqui, Genova, Como, Verona, Piacenza, uniti con Bosone
-conte di Provenza, archimandrita del sacro palazzo
-e messo imperiale, e con varj altri conti, come
-ottimati del regno d'Italia elessero l'imperatore Carlo
-il Calvo per patrono, signore, difensore e re, promettendo
-obbedirlo in che che ordinasse a vantaggio della
-Chiesa e a salute di loro tutti; quanto sapranno e potranno
-col consiglio e cogli atti, senza frode nè maltalento,
-gli saran fedeli e obbedienti; nè direttamente o
-per lettera o per messi turberanno la quiete e la solidità
-del regno. Di rimpatto Carlo giurava, coll'ajuto di
-Dio e con ogni sua possa, onorare e salvare ciascuno,
-giusta l'ordine e la persona, mantener la legge e la giustizia
-che a ciascuno compete, e usare ragionevole misericordia
-a chi ne abbia bisogno: che se per fragilità
-deviasse, appena lo riconosca procurerà emendare<a class="tag" id="tag264" href="#note264">[264]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_324">[324]</span>
-</p>
-
-<p>
-Quest'atto prezioso ci chiarisce la natura di quel regno,
-elettivo e aristocratico: e fra gli elettori prevalgono
-i vescovi, come si sente dal fondarsi sui precetti
-<span class="pagenum" id="Page_325">[325]</span>
-evangelici, anzichè sulle cautele costituzionali, di cui
-furono assiepati i re dopo che si cessò di riverirli come
-immagini di Dio.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_326">[326]</span>
-</p>
-
-<p>
-Bosone suddetto ricevè la reggenza di questo regno
-col titolo di duca di Pavia, conferitogli col cingergli la
-corona, che dopo quell'ora fu adottata negli stemmi
-ducali. Poco poteva il re, e meno il suo luogotenente;
-prevalendo i grandi e massime i vescovi, giacchè i piccoli
-vassalli, non trovandosi protetti altrimenti, si mettevano
-sotto al loro patronato, salvo le grandi città, le
-sole dove i liberi conservassero qualche importanza
-perchè uniti.
-</p>
-
-<p>
-Carlomanno, altro figlio di Lodovico il Tedesco <span class="sidenote">(877)</span>, cala
-in Italia, pretendendola come eredità paterna; ed essendo
-fuggito e morto il Calvo, è salutato re d'Italia:
-mai però non ottenne la corona imperiale; e non andò
-guari, che scontento delle turbolenze o impauritone,
-uscì d'Italia <span class="sidenote">(879)</span> lasciandola campo alle ambizioni, e poco
-stante morì.
-</p>
-
-<p>
-Guido duca di Spoleto, di nazione Franco, e nato da
-una figlia di Pepino re d'Italia, ingrandì di mezzo alle
-guerricciuole interminabili de' signorotti della bassa Italia,
-e campeggiando i Saracini che mai colà non lasciavano
-pace. Docibile duca di Gaeta, assalito dal principe
-di Capua, invocò i Saracini, che vennero, e recarono
-gravissimi danni agli amici non meno che ai nemici.
-Il papa indusse Docibile a torcere le armi contro di
-loro, e molti Gaetani perirono in quella guerra; ma
-poi si calò ad accordi <span class="sidenote">(882)</span>, dando loro stanza presso il
-Garigliano, di dove per quarant'anni manomisero i
-dintorni.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_327">[327]</span>
-</p>
-
-<p>
-Anche Anastasio, l'ambizioso arcivescovo di Napoli,
-ora ai Saracini, ora ai Greci ricorse per ajuti onde
-nuocere ai Salernitani e ai Capuani; i quali di rimpatto
-si dirigeano a Guido di Spoleto. Costui non facea divario
-da onesto a ingiusto, e mentre combatteva gl'infedeli,
-rapiva continuamente alla Chiesa<a class="tag" id="tag265" href="#note265">[265]</a>; anzi, aspirando
-alla corona d'Italia, empiva Roma di satelliti, e diceano
-s'intendesse coi Saracini di Tàranto per disfare la dominazione
-pontifizia. Giovanni VIII, papa di natura irresoluta,
-corre ad Arles per invocare il re Lodovico il
-Balbo; ma questi ricusa s'e' non benedica le sue nozze
-con Adelaide, sposata mentre la prima donna ancora
-viveva: anche Carlo di Svevia lo respinge perchè gli
-avea proibito d'invadere la Borgogna cisgiurana; onde
-il papa si propizia Bosone suddetto, cognato di Carlo
-il Calvo, ajutandolo a formare il regno di Provenza,
-poi lo mena seco in Lombardia lusingandolo della corona
-imperiale. Quivi il vescovo di Pavia fece omaggio
-a Bosone come a re; ma appunto per questo l'arcivescovo
-di Milano il ricusò: e il papa stesso abbandonollo,
-sollecitando Lodovico il Sassone a venire per la
-corona imperiale. La prese di fatto a Roma; ma morendo
-presto di dolore <span class="sidenote">(882)</span>, la lasciava al fratello Carlo il
-Grosso. Imperatore, re di Germania, di Baviera, di
-Sassonia, di Lorena, d'Italia, costui riuniva tutto il retaggio
-di Carlo Magno, ma nessuna delle qualità necessarie
-a sostenerlo<a class="tag" id="tag266" href="#note266">[266]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_328">[328]</span>
-</p>
-
-<p>
-A lui Giovanni VIII mandava querele perchè i baroni
-si rendessero ogni giorno più dissoggetti, mentre la
-metropoli del cristianesimo era minacciata dagli Infedeli
-e da figli ingrati, e — per Iddio soccorreteci, chè le
-nazioni vicine non abbiano a dire, <i>Ov'è il loro imperatore?</i>»
-Carlo trovavasi molestato nel proprio regno
-dalle correrie de' Normanni e più dall'insubordinazione
-de' feudatarj, ormai convertiti in altrettanti re: pure
-venne, e nella dieta di Pavia i vescovi, gli abati, i conti
-e gli altri ottimati del regno lo elessero, giurandogli
-omaggio e fedeltà, al solito modo e col solito ricambio.
-Ma col titolo regio non acquistò l'autorità; e Guido di
-Spoleto continuava le depredazioni, ad onta de' messi
-imperiali e dei fulmini della Chiesa; anzi costrinse l'imperatore
-a rendere a lui ed a' suoi complici i confiscati
-onori. Carlo, incapace di reggere la nave fra tali procelle,
-s'affidò a Liutwardo vescovo di Vercelli, che
-eresse arcicancelliere dell'Impero. Costui se ne
-valse a soprusare, e le fanciulle di più ricco retaggio
-forzava a sposare parenti suoi; e rapì da Santa Giulia
-di Brescia una nipote di Berengario duca del Friuli per
-darla a un suo nipote. Non comportò l'oltraggio Berengario,
-e con un grosso di truppe assalse Vercelli, e
-pose a sacco il vescovado; poi andò a scusarsene all'imperatore.
-Il quale non tardò a disgustarsi di Liutwardo,
-massime dacchè lo sospettò di tresche coll'imperatrice
-Ricarda. Questa giurò non essere mai stata
-tocca da nessun uomo, neppur dall'imperatore, esibendo
-sostenerlo col duello e colle sbarre roventi; e così
-giustificata si ritirò in un convento. Liutwardo esulò,
-<span class="pagenum" id="Page_329">[329]</span>
-e ricoveratosi presso re Arnolfo, intrigò a favore di
-questo<a class="tag" id="tag267" href="#note267">[267]</a>. Carlo medesimo come incapace e mentecatto
-fu deposto d'imperatore, e morì miserabile <span class="sidenote">(887)</span>; e
-allora la corona di Carlo Magno andò per sempre a
-pezzi, e i varj popoli scelsero re nazionali: Eude prese
-la Francia, Arnolfo la Germania, Bosone la Provenza.
-</p>
-
-<p>
-Come regno elettivo ch'era l'italico, i grandi di qui
-non si credettero obbligati ad Arnolfo, ultimo ed illegittimo
-rampollo carolingio, e si sentirono forti quanto
-bastasse per governare il paese senza tutela di forestieri.
-Già aveano compreso che gl'imperatori, da patroni,
-tendeano a farsi padroni: il vescovo di Brescia
-scriveva ad un prelato tedesco i guai degli Italiani,
-<i>inquilini o piuttosto affittajuoli della patria loro, e
-preda del più forte</i>; e l'oltramontano rispondeva compassionando
-una terra, ch'era unica fonte della ricchezza
-a paese arido e povero qual è la Germania<a class="tag" id="tag268" href="#note268">[268]</a>.
-Pertanto voleasi un re nazionale; ma come accordarsi
-nella scelta in un'età tutta d'individui, dove le fazioni
-signorili si contrastavano spesso senza conoscere il
-perchè, mutando parte secondo le inclinazioni e la
-forza dei loro capi, servi all'interesse istantaneo e immediato?
-</p>
-
-<p>
-Fra i signori italiani quattro primeggiavano. Adalberto
-marchese di Toscana, sposo a Berta figlia di
-Lotario re di Lorena, la quale prima era stata di Teobaldo
-conte di Provenza, e n'avea avuti Ugo che poi
-fu re d'Italia, e Bosone che fu marchese di Toscana.
-Adalberto era cognominato il Ricco, ma non entrò per
-allora in lizza. Il principe longobardo di Benevento si
-<span class="pagenum" id="Page_330">[330]</span>
-era svigorito nelle guerre, e trovavasi sulle braccia le
-città di Calabria e i Saracini. Berengario duca del
-Friuli, di gente salica, e nato da una figlia di Lodovico
-il Pio, avea favorito a' Carolingi, ma con tale circospezione,
-che al soccombere di quelli rimase in piedi e potente.
-Guido di Spoleto, per la posizione sua appoggiavasi
-ai Saracini e al papa, potendo in quelli trovar
-braccia, a questo ispirar timore come emulo, o gratitudine
-come protettore. Stefano V l'adottò per figliuolo;
-e tanto erasi reso potente, che la dieta adunata a Langres
-per dare un successore a Carlo il Grosso, lui
-chiamò re di Francia. Abbandonò dunque le speranze
-del regno d'Italia a Berengario, il quale lusingava la
-nazionalità col farsi chiamare di sangue latino e principe
-italiano<a class="tag" id="tag269" href="#note269">[269]</a>; e in Pavia da Anselmo arcivescovo di
-Milano <span class="sidenote">(888)</span> si fe cingere la corona<a class="tag" id="tag270" href="#note270">[270]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Ma Guido giunto in Francia si trovò prevenuto, essendo
-eletto re Eude conte di Parigi; onde col dispetto
-ripassò le Alpi, menando un grosso di guerrieri francesi,
-già allora sprezzatori dei nostri<a class="tag" id="tag271" href="#note271">[271]</a>; e coll'alleanza dei
-<span class="pagenum" id="Page_331">[331]</span>
-Camerinesi e degli Spoletini assalì Berengario, sussidiato
-da altri signori. Si combattè sanguinosamente nelle vicinanze
-di Brescia; e Berengario vinto <span class="sidenote">(889)</span> dovette contentarsi
-del suo ducato del Friuli, tenendo sede in Verona.
-</p>
-
-<p>
-I vescovi del regno, che omai aveano tratto a sè
-il supremo diritto, si congregarono a Pavia, e meditando
-«quanti mali avesse pei proprj peccati sofferto
-Italia dopo Carlo Magno, tali che umana lingua non
-può spiegarli», risolsero porre un fine alle orribili
-stragi, ai sacrilegi, alle rapine, ai misfatti d'ogni genere
-che attiravano la collera celeste; e per salvare le chiese
-loro e tutta cristianità volgente in desolazione, si adunarono
-affine di imporre degna penitenza ai malfattori
-confessi, e reprimerli in avvenire, al qual uopo elessero
-Guido re, piissimo ed eccellentissimo. E fu riverito
-a patto rispettasse le immunità e i dominj della Chiesa
-romana, coi privilegi e le autorità concedutile dagli
-imperatori antichi e moderni, troppo disdicendo che
-questa chiesa «capo delle altre, rifugio e sollievo dei
-soffrenti, salute di tutti» venisse da chicchessia vessata;
-piuttosto convenendo che il pontefice da tutti i principi
-e i fedeli sia supremamente venerato. Rimangano inoltre
-libere da ogni vessazione e diminuzione le chiese
-vescovili: i rettori di esse liberamente esercitino la podestà
-sacerdotale nelle cose ecclesiastiche e nel reprimere
-i trasgressori della legge divina: a vescovadi, abazie,
-spedali o altri luoghi sacri non s'impongano nuove gravezze:
-ogni sacerdote e ministro di Cristo abbia gli
-onori e la riverenza dovuta al suo grado, e colle cose
-ecclesiastiche e le famiglie a lui spettanti rimanga imperturbato
-sotto la podestà del proprio vescovo, salva
-la ecclesiastica disciplina. A tutti gli uomini plebei e ai
-figli della Chiesa si lasci usare liberamente delle proprie
-leggi, senza esiger da loro più del dovuto, nè opprimerli:
-che se ciò avvenisse, il conte del luogo abbia a
-<span class="pagenum" id="Page_332">[332]</span>
-ripararli legalmente, per quanto gli preme conservare
-la sua dignità; ove manchi, e faccia violenze o vi consenta,
-sia scomunicato dal vescovo. E poichè Guido
-liberamente promise osservare tali capitoli, unanimamente,
-a guisa di agnelli rimasti senza pastore, lo elessero
-a re e signore.
-</p>
-
-<p>
-Qui dunque, siccome avviene col ripetersi delle elezioni,
-s'allargano i patti, e ciò ch'è notevole si è la
-tutela del popolo e delle sue giustizie, assunta dai vescovi
-non per distinzione di razze e di grado, ma a
-favore di tutti, perchè tutti figli della Chiesa. Se i modi
-divisati per effettuarla non erano i più prudenti, è già
-assai trovare così proclamata l'egualità civile in nome
-della religiosa; è bello trovar costituzioni di diritti
-reali, mille anni prima che la nostra accidia ci facesse
-credere non poterne noi avere se non dall'imitare le
-francesi.
-</p>
-
-<p>
-Guido, profittando del favore di Stefano V, si fe
-cingere in Roma anche la corona d'oro <span class="sidenote">(891)</span>; ma il nuovo
-papa Formoso, preferendo un lontano imperatore a
-questi vicini e litigiosi, favorì il tedesco Arnolfo, che da
-Berengario era stato invitato a sostenere i proprj
-diritti sovra un regno di cui esso gli faceva omaggio.
-Arnolfo, come unico carolingio fra tanti nuovi dominatori,
-pretendeva che la Germania sua fosse ancora
-il centro e l'anima degli Stati disgiunti; e comprendeva
-che, se Berengario cadesse, e Guido preponderasse
-co' Franchi e coi Longobardi, ogni ingerenza germanica
-di qua dall'Alpi sarebbe perduta. Adunque per l'Adige
-calò in Italia, prese Verona e Brescia; Bergamo, che
-generosamente si difese, mandò a osceno saccheggio,
-e Ambrosio, governatore per Guido, che vi si era
-eroicamente sostenuto, fece vilmente appiccare. Tosto
-Milano e Pavia cedono; i marchesi d'Italia vengono a
-prestar omaggio e chiedere nuova investitura, invece
-<span class="pagenum" id="Page_333">[333]</span>
-della quale Arnolfo li fe carcerare, sinchè a lui giurassero
-fedeltà. Allora l'aborrimento del dominio straniero
-unì quelli che prima s'erano fra loro combattuti, e lo
-costrinsero a dar volta.
-</p>
-
-<p>
-Cessato appena il pericolo, la guerra civile rinfocò
-tra Berengario e Guido; e morto questo, Lamberto suo
-figlio e collega, gridato re <span class="sidenote">(894)</span>, strinse novamente Berengario
-in Verona. Allora Arnolfo, invitato da papa Formoso,
-torna; va dritto al cuor d'Italia per abbattere gli
-Spoletini, che parea volessero rinnovare la preponderanza
-longobarda; conferma a Berengario il regno
-d'Italia, sottraendogli però le provincie transpadane,
-nelle quali pone un Gualfredo <span class="sidenote">(896)</span> col titolo di duca di
-Verona, e un Maginfredo con quello di conte di Milano.
-L'acconcio dispiace a Berengario, il quale s'affiata con
-Lamberto di Spoleto e con Adalberto di Toscana per
-chiudere ad Arnolfo il cammino di Roma. Arnolfo vi
-arriva per forza; benchè Geltrude vedova dell'imperatore
-Guido, difendesse la Città Leonina, egli la
-prende, ha Roma per capitolazione <span class="sidenote">(febbr.)</span>, fa decollare molti
-a sè avversi; dal pontefice ottiene la corona, dal popolo
-giuramento d'obbedienza, salvo la fedeltà dovuta a
-papa Formoso. Ma le malattie che spesso vendicarono
-gl'Italiani, colsero Arnolfo, sicchè s'affrettò a ritornare
-in Baviera, molestato gravemente dagli Italiani
-insorti.
-</p>
-
-<p>
-Ratoldo suo figlio, lasciato in Lombardia, non bastava
-a frenare quel moto d'indipendenza; sicchè pel lago
-di Como egli pure se n'andò in Germania; Verona non
-resistette a Berengario; i Milanesi trucidarono Maginfredo,
-che dato interamente al Tedesco, non pensava
-che a stringerli in soggezione; da Roma l'odio agli
-oltramontani si manifestò in uno scandaloso processo,
-che il nuovo papa Stefano VI fece al cadavere di
-Formoso, la cui vera colpa in faccia al popolo era
-<span class="pagenum" id="Page_334">[334]</span>
-d'aver unto lo straniero; poi sedente Giovanni IX, un
-concilio confermò imperatore Lamberto, pronunziando
-surrettizia e <i>barbara</i> l'elezione d'Arnolfo. I due competitori
-Lamberto e Berengario, accortisi che dal ricorrere
-agli stranieri scapitavano entrambi <span class="sidenote">(898)</span>, partirono il
-regno fra sè; al secondo la Lombardia fra il Po e
-l'Adda, il resto a Lamberto colla corona imperiale. Ma
-i fiumi non demarcavano le possessioni de' grandi e
-degli ecclesiastici, e l'incrociarsi di esse su dominj
-diversi moltiplicava i motivi di conflitto. In breve
-Lamberto venne in rotta con Adalberto di Toscana, e
-lo rese prigioniero; ma poco stante egli stesso fu
-assassinato nei boschi di Marengo, dicono da Ugo figlio
-di Maginfredo già conte di Milano.
-</p>
-
-<p>
-Anche ne' paesi transalpini i duchi o conti cincischiavano
-l'autorità dei re; ma infine essi erano nazionali.
-Da noi invece erano forestieri; e nessuno se ne
-trovò, il quale sapesse sbrancarsi dalla propria nazione
-per farsi capo d'una nuova. In tal guisa l'indipendenza
-paesana cadeva, mentre gli altri popoli la acquistavano;
-atteso che cotesti signorotti, non v'avendo popolo sul
-quale farsi forti, ricorreano ai potentati forestieri. Berengario,
-rimasto solo re, libera Adalberto; ma eccogli
-addosso un nuovo flagello, gli Ungheri.
-</p>
-
-<p>
-Dagli Urali e dal Caspio erano venuti costoro nella
-grande commozione di Attila; avanzatisi poi nell'VIII secolo,
-e sottoposti i Valachi e gli Slavi delle sconfinate
-pianure di qua dai Carpazj, cominciarono a rendersi
-terribili in Europa quali scorridori e predoni. I Carolingi
-nelle miserabili gare degli ultimi loro tempi gl'invocarono
-spesso, e Arnolfo gl'invitò coi Croati ad osteggiare
-il potente impero de' Moravi. Improvvido consiglio<a class="tag" id="tag272" href="#note272">[272]</a>,
-perocchè abbattuto questo si trovarono a
-<span class="pagenum" id="Page_335">[335]</span>
-contatto coll'impero Franco, contro del quale spinsero
-i rapidi loro cavalli e una ferocia da selvaggi.
-</p>
-
-<p>
-Ci sono essi descritti come gente oltre ogni dire
-deforme e barbara; volto schiacciato; le madri morsicavano
-i figli in viso per abituarli al dolore. Nello sgomento
-ispirato da essi, disputavasi se fossero quel
-popolo di Gog e Magog, predetto dall'Apocalissi come
-precursore della fine del mondo; e s'introdussero processioni
-e riti per isviare quel nembo, e litanie dove
-pregavasi Dio perchè ci scampasse dal furore degli
-Ungheri. Nè mancò la solita messe di prodigi; e molte
-volte le ossa turbate de' santi riuscirono loro micidiali:
-la mano di un Unghero restò affissa all'altare che tentava
-spogliare; ad un altro si spezzò la spada vibrata
-a decollar un frate.
-</p>
-
-<p>
-Non tocca a noi raccontare i guasti che recarono
-alla Germania e alla Francia: ma l'Italia ben presto
-lusingò la loro cupidigia, bella e ricca qual è anche
-dopo spogliata e vilipesa da stranieri e da suoi, ed
-aperta a loro dal lato ove s'abbassano le alpi Friulane.
-Entrati per queste in numero che parve immenso agli
-atterriti, non arrestati dalle munitissime città di Aquileja<a class="tag" id="tag273" href="#note273">[273]</a>
-e Verona devastarono sino a Pavia. Re Berengario
-che, allor allora domi i rivali, trovavasi solo in
-<span class="pagenum" id="Page_336">[336]</span>
-dominio del bel paese, mandò il bando dell'armi per
-la Lombardia, la Toscana, Camerino, Spoleto, e raccolto
-un esercito <i>tre volte più numeroso</i> di quel de' nemici
-mosse contro di loro, li sconfisse, e talmente gli avviluppò
-fra l'Adda, il Brenta e gli altri fiumi dell'alta
-Lombardia, che non trovando scampo, mandarono
-offrendo di abbandonare il bottino e i prigionieri,
-purchè fossero lasciati partire. Berengario, confidando
-sterminarli, negò: ond'essi da disperati combatterono,
-vinsero, e dispersi i mal uniti Italiani, senza ostacolo
-desolarono il paese.
-</p>
-
-<p>
-Non combattevano in regolate schiere, ma da scorridori
-sui rapidissimi cavalli, cui schiomavano acciocchè
-i nemici non avessero dove ghermirli. Non sarebbe
-dunque stato possibile ad ordinato esercito il raggiungerli;
-sicchè ciascuno era costretto provvedere alla
-propria difesa. Dalla campagna al loro accostarsi
-fuggiva la gente sulle alture fortificate, e mura alzaronsi
-allora attorno alle borgate e ai conventi<a class="tag" id="tag274" href="#note274">[274]</a>. Così gli
-uomini, rialzate le teste dalla servitù regolare dei
-Romani e dalla violenta dei Barbari, imparavano di
-nuovo a maneggiar le armi, e valersene a tutela della
-casa, del podere, del convento, delle città; il che tornò
-poi a vantaggio della libertà, poichè i padri nostri
-compresero la potenza dell'unione, e trovandosi in
-mano le armi, le usarono ad acquistarsi od assicurarsi
-franchigie.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_337">[337]</span>
-</p>
-
-<p>
-Berengario gli affrontò più volte; ma dall'infelice
-riuscita disgustati, o seguendo già la politica imputata
-loro di voler sempre due padroni affinchè l'uno tenesse
-l'altro in rispetto<a class="tag" id="tag275" href="#note275">[275]</a>, una partita di signori nostri, e
-nominatamente Adalberto di Toscana, offerse la corona
-d'Italia a Lodovico re di Provenza. Adalberto da principio
-era sì buono, che quando non si trovasse altro,
-dava ai poveri il proprio corno da caccia colla catena
-d'oro, che poi riscattava a denaro: in appresso s'abbandonò
-all'ambizione e alla crudeltà, e perpetuamente avversò
-Berengario. Lodovico venne, e fu coronato re in
-un concilio a Pavia, poi imperatore a Roma <span class="sidenote">(901)</span> col nome di
-Lodovico III. Avendo soggetta tutta l'Italia volle vedere
-anche la Toscana, e a Lucca fu ricevuto da Adalberto
-con tanta magnificenza, ch'ebbe ad esclamare: — Questo
-marchese avrebbe piuttosto a chiamarsi re, in nulla
-essendomi inferiore che nel nome». Adalberto, e più
-l'ambiziosa sua moglie Berta, videro in queste parole
-un'espressione d'invidia, onde se ne alienarono, e
-svolsero da lui anche gli altri principi. Lodovico, venuto
-a Verona, congedò l'esercito, distribuì a' suoi molti possessi,
-e stavasene in improvvida sicurezza: sicchè Berengario,
-che non gli si era opposto, lo colse, gli rinfacciò
-d'avergli altra volta giurato non molestare l'Italia, e
-fattigli cavar gli occhi, il rimandò in Provenza <span class="sidenote">(903?)</span>. I suoi
-soldati restarono dispersi, e al passo dell'Alpi ne fe
-molti capitar male il marchese d'Ivrea genero di
-Berengario.
-</p>
-
-<p>
-Quel che gli Ungheri all'alta Italia, il faceano alla
-<span class="pagenum" id="Page_338">[338]</span>
-bassa i Saracini, devastando, uccidendo; e massime la
-banda postatasi al Garigliano interrompeva le comunicazioni,
-e dilapidava i beni della Chiesa. Quando poi
-Ibraim re di Cairoan dall'Africa sbarcò in Sicilia per
-tornar al dovere gli emiri rivoltosi, si lagnò che a
-questi avessero dato soccorso le città di Calabria; e
-benchè esse venissero a dargli scuse, intimò si preparassero
-alla servitù, ed annunziassero il suo arrivo
-nella <i>città del vecchio Pietro</i> <span class="sidenote">(908)</span>. Ma a Cosenza trovò forte
-ostacolo, «e una notte per giudizio di Dio morì»<a class="tag" id="tag276" href="#note276">[276]</a>.
-</p>
-
-<p>
-A questi nemici del paese e della fede opponevansi
-i papi; e Giovanni X, desiderando i signori italiani
-si concordassero a riscattare la patria, pensò rassodare
-l'unità cristiana col porvi a capo Berengario, e il coronò
-imperatore nel Natale 915, a patto osteggiasse i Musulmani.
-La coronazione fu solennissima; profusi doni
-alle chiese, al clero, al popolo. Il papa aveva invitato
-la Corte di Costantinopoli a mandar una flotta che
-intercettasse il mare ai Saracini; trasse in lega Landolfo
-principe di Benevento, Gregorio duca di Napoli, Giovanni
-duca di Gaeta: il papa stesso menò l'impresa
-con Berengario e col marchese Alberico di Camerino;
-e bloccata la colonia de' Barbari, gli affamarono di
-maniera che messo fuoco alle case e alle robe, sbucarono
-impetuosi a salva chi può, e la più parte furono
-uccisi o presi e fatti schiavi.
-</p>
-
-<p>
-Non per questo le fazioni quietarono. Il marchese di
-Toscana e Berta sua moglie furono in Mantova imprigionati
-da Berengario, ma senza poter farsene cedere
-i castelli. Lamberto arcivescovo di Milano, che da esso
-imperatore avea dovuto comprar a denaro la dignità;
-Adalberto marchese d'Ivrea, genero di Berengario;
-Odelrico marchese e conte del sacro palazzo, congiurarono
-<span class="pagenum" id="Page_339">[339]</span>
-a danni dell'imperatore. Saputo che costoro
-aveano un convegno sulla montagna di Brescia, egli
-soldò due capi di Ungheri, i quali di fatto li colsero:
-Odelrico restò ucciso; Adalberto, fintosi un povero
-fantaccino di Calcinate, scampò; altri, avuto salvezza
-dalla clemenza di Berengario, invitarono in Italia
-Rodolfo II, re della Borgogna transgiurana. Soccorso
-dal suocero Burcardo duca di Svevia, egli venne; ma
-in sanguinosa battaglia a Firenzuola era sconfitto,
-quando la riserva del suocero mutò la fortuna, e
-Rodolfo vincitore fece coronarsi re in Pavia <span class="sidenote">(922)</span>.
-</p>
-
-<p>
-In questo mezzo erano tornati gli Ungheri, e tagliati
-a pezzi ventimila guerrieri di Berengario, eransi sveleniti
-contro Padova, Treviso, Brescia. L'imperatore
-mal obbedito non potè frenare quella furia che pagando
-dieci moggia di denari d'argento<a class="tag" id="tag277" href="#note277">[277]</a>; al qual fine
-tolse molti beni alle chiese, e il popolo tutto obbligò,
-fino i lattanti, a contribuire un denaro per testa. Ma
-vinto e scoronato, e ridotto a Verona e al ducato del
-Friuli, invitò essi Ungheri contro l'emulo Rodolfo.
-Voltisi dunque sopra Milano, assalsero Pavia <span class="sidenote">(924)</span>, città florida
-e popolatissima<a class="tag" id="tag278" href="#note278">[278]</a> dove si tenevano le diete del
-regno, e vi soffocarono il vescovo e quel di Vercelli,
-distrussero quarantatre chiese; di tanta gente soli dugento
-lasciarono vivi, i quali raccolsero fra le ceneri
-otto moggia di denari per ricomprare dai Barbari il
-luogo dov'era sorta la patria.
-</p>
-
-<p>
-Modena fu difesa a lungo dai proprj cittadini, che
-<span class="pagenum" id="Page_340">[340]</span>
-dall'alto delle mura si incoravano a vigilare con una
-cantilena guerresca rimastaci<a class="tag" id="tag279" href="#note279">[279]</a>. Malmenate anche le
-estreme terre del Piemonte, osarono imbarcarsi sulla
-marina Adriatica, ed arsero Cittanova, Equilo, Fine,
-Chioggia, Capodarzere, e predato tutto il littorale, tentarono
-Malamocco e Rialto; ma i legni mercantili di
-Venezia li respinsero<a class="tag" id="tag280" href="#note280">[280]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_341">[341]</span>
-</p>
-
-<p>
-La chiamata di que' Barbari indignò gl'italiani contro
-Berengario, onde tra i Veronesi fu congiurato di ucciderlo,
-e capo della trama era Flamberto. L'imperatore
-n'ebbe fumo, e chiamatolo a sè gli ricordò come lo
-avesse colmo di benefizj, sin a tenergli un figliuolo a
-battesimo, e più gliene compartirebbe ove restasse
-fedele; e donatagli una coppa d'oro, il lasciò andare.
-L'ingrato non ne divenne che più accanito. Berengario
-quella notte non dormì in palazzo, ma in una cameretta
-attigua alla chiesa, per esser pronto a sorgere la mezzanotte
-ed assistere all'uffiziatura. Ma come fu in chiesa,
-Flamberto lo fe trucidare. Milone, suo fedele, fece
-appiccare Flamberto e i complici.
-</p>
-
-<p>
-Come avvenne ad altri infelici autori di conati
-nazionali, Berengario, bersagliato miserabilmente tutta
-la vita, ebbe esagerate lodi dopo morto qual valoroso,
-clemente, pio, e sin a riverirlo per santo,
-e mostrar lungamente una pietra chiazzata del suo
-sangue, che mai per lavarla non aveva perduto le
-macchie<a class="tag" id="tag281" href="#note281">[281]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_342">[342]</span>
-</p>
-
-<p>
-Tolto l'emulo, e scomparsi gli Ungheri, venne a
-regnare Rodolfo, ma non con pace, giacchè lo contrastarono
-tre vedove che allora aggiravano l'Italia
-cogli intrighi e coi vezzi: Berta, vedova di Adalberto
-il Ricco, sua figlia Ermengarda, marchesa d'Ivrea: e
-sua nuora Marozia, di disonesta memoria, vedova di
-Alberico marchese di Camerino. Il voto di coteste e di
-Guido duca di Toscana e Lamberto fratelli d'Ermengarda
-si accordò sopra Ugo, duca di Provenza loro
-fratello uterino, che cogl'inganni più che colla forza
-vinse Rodolfo <span class="sidenote">(926)</span>. Questo si ritira in Borgogna, ma quivi
-unitosi ancora col suocero Burcardo, cala con grosso
-esercito in Italia. Burcardo piglia l'assunto d'esplorare
-le forze de' nemici, e in veste d'ambasciadore viene a
-Milano. Giunto alle colonne di San Lorenzo, allora fuor
-di città, disse a' suoi compagni: — Questo luogo pare
-fatto apposta per erigervi una fortezza che tenga in
-briglia, non solo i Milanesi, ma tutti i principi d'Italia»;
-e soggiunse: — Non sono Burcardo se non riduco gli
-Italiani a contentarsi d'un solo sprone e cavalcare giumenti».
-Disse ciò in tedesco, ma i nostri lo capirono,
-e tutto riportarono all'arcivescovo Lamberto: il quale
-<span class="pagenum" id="Page_343">[343]</span>
-dissimulando prodigò carezze al finto ambasciadore, e gli
-diede licenza di rincorrere un cervo nel proprio parco;
-favore che a nessuno egli consentiva. Ma intanto mandava
-avviso agli Italiani; sicchè, mentre tornava, Burcardo
-fu côlto in un agguato a Novara, e fuggendo
-restò trafitto dai duchi di Toscana; a' suoi non valse il
-ricoverarsi in San Gaudenzio, chè furono trucidati, e
-Rodolfo voltò indietro.
-</p>
-
-<p>
-Ugo, che spertissimo di maneggi, s'era già compri
-molti signori italiani, allora venne promettendo un
-secol d'oro; sbarcato a Pisa ebbe universali accoglienze;
-a Pavia eletto re, a Milano coronato, regnò più robusto
-che nol desiderassero i signori italiani, proponendosi
-di restaurare l'unità della signoria col solo modo che
-par possibile, dopo gravi disordini, cioè la tirannia.
-</p>
-
-<p>
-La voluttuosa e intrigante Marozia, sposa a Guido
-di Toscana, formatosi un grosso partito in Roma e
-disdicendo ogni obbedienza al papa, aveva occupato
-Castel Sant'Angelo, e disponeva a sua voglia della
-città e del papato: entrata col marito e con un pugno
-di sgherri in Laterano, trucidarono Pietro fratello di
-papa Giovanni X e questo cacciarono in prigione <span class="sidenote">(928)</span>, ove
-morì dal dolore o soffocato. Poco dopo Guido moriva,
-e succedeagli nel ducato di Toscana il fratello Lamberto.
-Ma re Ugo, temendo non gl'italiani gliel sollevassero
-emulo, fe spargere che esso e Guido ed
-Ermengarda fossero figli suppositizj. Della grossolana
-invenzione s'adontò Lamberto, e propose smentirla
-col duello. Ugo fu vinto nel suo campione Teduino; ma
-non per questo cessò, troppo premendogli di togliere
-a Lamberto il dominio e la ricca moglie. Fatto sta che
-Lamberto poco poi fu côlto e accecato <span class="sidenote">(931)</span>; il suo paese dato
-a Bosone fratel germano di Ugo, cessandovi così quella
-schiatta de' Bonifazj e Adalberti; Ugo sposò Marozia
-e dominò in Roma trattandovi con alterigia i grandi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_344">[344]</span>
-</p>
-
-<p>
-Alberico, figlio di Marozia del primo letto, dava un
-giorno l'acqua alle mani di Ugo; e avendo ciò eseguito
-disadattamente, ebbe da questo un manrovescio. Invelenito
-si restringe coi nobili <span class="sidenote">(932)</span>, assalta e fuga il patrigno.
-Due volte Ugo tornò coll'esercito per vendicarsi e
-recuperare Roma, ma non potè che devastarne le circostanze:
-e infine concedette ad Alberico la pace e le
-nozze d'una propria figlia. Non per questo Alberico
-gli consentì mai di entrare in città, dove anzi accoglieva
-quanti signori fuggivano dalla tirannia di esso; per
-ventitre anni vi si tenne capo, coi nomi di console, di
-senatore, di tribuno allucinando i discendenti de' Romani
-antichi, i quali vedeano un magistrato repubblicano
-nel demagogo prepotente che usurpavasi fin gli atti
-pontificali, devoluti a suo fratello Giovanni XI. Ugo
-intanto, di scellerati portamenti in casa e di perfida
-politica fuori, insultava ai magnati, molti signori uccise,
-installò vescovi tedeschi a Milano e a Verona. Al fratello
-Bosone invidiò la Toscana o le ricchezze che egli e sua
-moglie Villa aveano carpite ai signori di colà, e col
-solito pretesto di congiure l'espulse, dando quel marchesato
-al proprio figlio naturale Uberto. Adombrò
-pure di Berengario marchese d'Ivrea e conte di Milano,
-Spoleto e Camerino, nipote all'imperatore Berengario.
-Il primo colla forza aperta assalì ed uccise; l'altro ebbe
-benignamente alla Corte, e aveva ordinato di strappargli
-gli occhi, quand'egli, avvertito dal giovine re
-Lotario, fuggì ad Ottone.
-</p>
-
-<p>
-936
-</p>
-
-<p>
-Ugo disgustava pure col tuffarsi nelle lascivie,
-contaminando famiglie principali, e alle bagascie sue
-e ai tanti sterponi prodigando chiese, monasteri, prelature.
-Le nozze con Marozia come illegali volle
-sciolte quando gli parvero più vantaggiose quelle con
-Berta di Svevia, vedova di Rodolfo e madre del re di
-Borgogna.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_345">[345]</span>
-</p>
-
-<p>
-Tuttociò accresceva i malcontenti, e il desiderio di
-indipendenza trapelava d'ogni parte fra gl'italiani: i
-quali però, se ebbero sempre vivo il sentimento della
-libertà personale, poco conobbero quello della libertà
-politica, e per ottenere la prima sacrificavano l'altra
-con cotesto bilicarsi fra due padroni. D'altra parte Ugo
-ben maneggiava con quelli da cui potesse temere:
-chetò di sue pretensioni re Rodolfo col cedergli i diritti
-del figlio dell'accecato Lodovico, suo pupillo, sopra la
-Borgogna cisgiurana, sicchè ne formò il regno d'Arles;
-strinse alleanza con Enrico l'Uccellatore nuovo re di
-Germania; concedette nuove sicurezze a Venezia e a
-papa Giovanni XI. Coll'imperatore romano di Costantinopoli
-si accordò per assalire i Saracini di Frassineto;
-e mentre quello li chiudea per mare, esso per terra li
-snidò, riducendoli sul monte Moro, dove pure li tenne
-assediati. Quivi pure poteva sterminarli; se non che
-temendo che Berengario tornasse di qua dall'Alpi a
-molestarlo, licenziò la flotta greca, e patteggiò cogli
-Infedeli di collocarli nei monti che dividono l'Italia
-dalla Svevia, acciocchè si opponessero ad ogni invasione.
-Colà divennero ostacoli ai tanti forestieri che
-visitavano la penisola per devozione o per affari, e
-moltissime vite costò l'averla perdonata a coloro.
-</p>
-
-<p>
-Tra questo gli Ungheri continuavano lo sperpero
-dell'Italia, e anche nella meridionale pervennero saccheggiando
-Capua, Salerno, Benevento, Nola, Montecassino,
-e fin Tèramo. Un grosso di Marsi e di Peligni
-gli aspettò in agguato e ne fa strage; ma per cinquanta
-anni non lasciarono tregua alla penisola. Ugo non
-seppe frenarli che con dieci moggia di danari, ponendo
-perciò gravissime contribuzioni; del che disgustati, e
-de' codardi portamenti suoi, e del dare le cariche a
-forestieri, i signori italiani, non potendo trar qui il re
-di Germania tenuto buono da Ugo con regali, chiesero
-<span class="pagenum" id="Page_346">[346]</span>
-Arnoldo duca di Baviera e Carintia, che di fatto scese
-per val di Trento a Verona, ma trovata resistenza a
-Bussolengo, se ne tornò. Ugo cacciò in prigione Raterio
-vescovo di Verona come reo d'averlo favorito; il quale
-descrisse i proprj patimenti.
-</p>
-
-<p>
-Più operoso nemico gli era Berengario marchese
-d'Ivrea, che profondendo denaro, sollecitava ajuti da
-Ottone re di Germania. Un Amedeo, gentiluomo di
-sua confidenza, l'esortò a fidare piuttosto nel malcontento
-degli Italiani, e si esibì di venire a scandagliarli.
-Di fatto, vestito da pezzente, girò di castello in castello,
-di vescovado in vescovado; saputo che Ugo era sulle
-sue traccie, cangiava travestimento e forma ogni giorno;
-al re stesso ardì presentarsi con altri che limosinavano;
-infine riuscì a tornare al padrone. Il quale, fidato sulle
-intelligenze, con piccola scorta calò per val d'Adige. A
-Manasse arcivescovo d'Arles, e insieme vescovo di
-Trento, Mantova, Verona, e governatore del Trentino,
-promise l'arcivescovado di Milano; il vescovado di Como
-a Adelardo, cherico che s'intromise del trattato; così
-ad altri prelati e governatori e signori dava e prometteva
-cariche, feudi, sopratutto monasteri in commenda
-e vescovadi.
-</p>
-
-<p>
-Ugo, ritiratosi a Pavia, spedì Lotario figlio suo alla
-dieta milanese chiedendo, se erano stanchi di lui,
-lasciassero a questo innocente la corona; e i grandi
-commossi dalle costui istanze e dal vederlo abbracciare
-la croce, gliel concessero. Intanto Berengario scontentava
-i prelati, a cui toglieva le prebende per mantenere
-le promesse fatte a' suoi fautori, i quali pure non
-restavano mai soddisfatti; pure cresceva ogni giorno
-di fautori e realmente dominava, comunque conservassero
-il regio titolo Lotario e Ugo. Quest'ultimo, disperato
-di ricuperarlo, tornò nel suo patrimonio d'Arles <span class="sidenote">(947)</span>
-portandovi tesori, che presto abbandonò colla vita. Fra
-<span class="pagenum" id="Page_347">[347]</span>
-breve moriva anche Lotario, forse avvelenato da quello
-cui era ostacolo a regnare; e Berengario venne gridato
-re col figlio Adalberto <span class="sidenote">(950)</span>. E poichè temea che la bella e
-virtuosa Adelaide, figlia di Rodolfo II di Borgogna e
-vedova di Lotario, portasse a qualche marito i diritti
-suoi e le vendette, la prese, e volea forzarla a sposare
-suo figlio. Stette ella costante al no, benchè Villa moglie
-di Berengario giungesse fin a batterla e calpestarla.
-Chiusa nella rôcca di Garda, la bella infelice trovò compassione;
-un cherico Martino recò attorno i lamenti
-di essa, le preparò i mezzi a fuggire <span class="sidenote">(951)</span> e un asilo presso
-Azzo feudatario di Canossa, castello importante nelle
-storie, posto verso il fiume Enza al cominciar delle
-montagne di Reggio, sovra un'alta rupe isolata, sicchè
-facilmente si difendeva da qualunque assalto. Di quivi
-ella invitò a vendicarla re Ottone il Grande, che n'ebbe
-un bel destro onde innestare il nostro paese alla Germania,
-e distrutto il sistema militare de' Longobardi
-e dei Franchi congiuntosi colla Chiesa, avviò qualche
-miglioramento.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap73">CAPITOLO LXXIII.
-<span class="smaller">Età ferrea del Pontificato. Ottone il Grande. La corona
-imperiale e il regno d'Italia passano ai Tedeschi. Si
-svolge la nazionalità italiana.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Disordini più deplorabili contaminavano il centro
-della cristianità. Unendosi all'Impero col rinnovarlo
-nella persona di Carlo Magno, la Chiesa avea creduto
-sceverarsi dalle cose mondane, e vi si trovò implicata
-viepiù, sia per gl'interminabili dissidj cogli imperatori
-<span class="pagenum" id="Page_348">[348]</span>
-che pretendevano intervenire alle elezioni, sia pel crescere
-de' baroni attorno a Roma, sia per l'aumento
-delle ricchezze. Le quali erano tante, che sotto Leone III
-si trovano offerte ad essa per più di ottocento libbre
-d'oro e ventunmila di argento; e Leone IV, il sacerdote
-eroe che contro i Saracini difese e munì il quartiere di
-Vaticano, nella basilica de' santi apostoli depose ornamenti
-per trecentottantasei libbre d'argento e ducentosedici
-d'oro.
-</p>
-
-<p>
-Non sempre erano usate a così nobili fini, e rendeano
-oggetto d'ámbiti e di brighe la sede pontifizia. Si racconta
-che una fanciulla di Magonza, educata in Atene
-sotto abito virile, fermossi a Roma <span class="sidenote">(855)</span> col nome di Giovanni
-d'Inghilterra, e salse in tanta fama d'erudizione
-e virtù, che fu assunta al papato; ma dopo due anni
-ne furono clamorosamente scoperti il sesso e l'impudicizia.
-Diceria vulgare, opportuna a celie e scandalo,
-ma insussistente non che alla critica, nè tampoco al
-senso comune. Mariano Scoto, cronista del secolo xi,
-l'accenna, indi a disteso Martin Polacco, autore d'una
-storia dei papi fin al 1277: autorità tardive; eppure i
-passi medesimi sembrano interpolati; come sembra
-quel di Anastasio Bibliotecario, atteso che altrove egli
-medesimo dà Benedetto III per successore a Leone IV,
-e soggiunge che l'elezione di quello fu notificata a
-Lotario imperatore, il quale si sa che morì nel settembre
-855. Ferveva allora la rivalità della Chiesa greca
-colla latina, risolta poi in deplorabile scisma: Leone
-scriveva al patriarca di Costantinopoli Michele Cellulario
-correr voce in Occidente che alla sua sede fosse stata
-assunta una femmina. Il fatto saria colà meno strano,
-se è vero che l'ottenessero anche eunuchi; ma certamente
-Leone non avrebbe dato questo colpo, o Michele
-gliel'avrebbe rimbalzato se fosse stata nota la favola
-della papessa. Nè fra tante ingiurie lanciate dal patriarca
-<span class="pagenum" id="Page_349">[349]</span>
-Fozio e da altri alla sede romana se ne trova cenno.
-Una medaglia poi dell'855, portante il conio di Lotario
-e del papa, dissipa ogni dubbiezza.
-</p>
-
-<p>
-Un prete Anastasio, da Leone IV in concilio deposto
-perchè non risedeva nella parrocchia, levossi a competere
-il seggio con Benedetto III, e tratti dalla sua i
-commissarj imperiali, lo spogliò delle insegne: ma a
-lungo dibattuta la causa, prevalse l'elezione de' Romani
-all'usurpazione dei forestieri.
-</p>
-
-<p>
-Nicola fu il primo papa che si dica coronato <span class="sidenote">(858)</span>, in
-presenza di Lodovico II imperatore, il quale l'addestrò
-alla briglia, e alcuno aggiunge gli baciò il piede. Tratto
-dal chiostro a vera forza perchè sentiva la gravità dell'offertogli
-manto, volle tenerlo con un'inflessibilità pari
-agli austeri suoi costumi ed alle illibate intenzioni:
-difese la primazia papale contro Fozio patriarca di
-Costantinopoli, dal quale cominciò lo scisma greco;
-mantenne l'integrità del matrimonio contro le intemperanze
-dei re, i quali pretendevano ripudiare le mogli
-quando sazj. Dopo la morte di Nicola <span class="sidenote">(867)</span>, Lamberto duca
-di Spoleto entrò in Roma, e sott'ombra d'acquietare,
-lasciò saccheggiarla da' suoi scherani, senza rispetto a
-chiese o monasteri, e rubando molte nobili fanciulle.
-Tale scompiglio regnava presso al capo della cristianità.
-</p>
-
-<p>
-Il nuovo papa Adriano II aveva avuto per moglie
-Stefania, e questa viveva ancora con una fanciulla,
-impromessa a un nobile. Anastasio parroco di San
-Marcello, già nemico ai papi e scomunicato, poi perdonato
-e rimesso bibliotecario, aveva un fratello Eleuterio,
-nobile e ribaldo al par di lui; il quale, sedotta la fanciulla,
-la rapì e sposò. Adriano indignato trovò modo
-a ritorgliela; ma Eleuterio entrato in casa, in istanti
-uccise lei e la madre. Fu preso dalla giustizia; ma
-Arsenio suo padre, versando all'imperatrice Angisberga
-l'oro di che era ghiotta, si assicurò la protezione dell'imperatore.
-<span class="pagenum" id="Page_350">[350]</span>
-Vero è che fra quei negoziati morì, e il
-papa domandò messi imperiali che facessero processo
-e giustizia secondo la legge romana; ed Eleuterio fu
-mandato a morte, Anastasio scomunicato.
-</p>
-
-<p>
-Giovanni VIII, intrigante e passionato, mal giudicò
-la moralità delle azioni; prodigò scomuniche, convertì
-le penitenze in pelligrinaggi, e lasciossi illudere da
-Fozio. Fu il primo papa che fosse chiamato a decidere
-fra due competenti alla dignità imperiale, e dichiarò
-che, essendo questa stata conferita a Carlo Magno per
-grazia di Dio e ministero del papa, egli la trasportava
-al re dei Franchi, ch'era Carlo Calvo<a class="tag" id="tag282" href="#note282">[282]</a>. Dicono che
-questo, in benemerenza, rinunziasse ad ogni sovranità
-sopra Roma: ma più probabilmente non fece che dispensare
-il pontefice e il suo popolo dall'omaggio
-che rendeano all'imperatore. Però non seppe difender
-Roma dai Saracini, ai quali il papa dovette pagare un
-tributo.
-</p>
-
-<p>
-Fra le contese de' Franchi e degli Alemanni che si
-disputarono l'impero, gl'italiani aspirarono a tenerlo di
-qua dall'Alpi, e poichè allora ogni cosa traducevasi in
-linguaggio e fatti ecclesiastici, ne nacque un turpe
-scisma. Formoso, devoto a re Carlo che con tanto
-vantaggio aveva apostolato i Bulgari e favoriva il
-<span class="pagenum" id="Page_351">[351]</span>
-partito tedesco, da Giovanni VIII che sosteneva i Franchi
-fu spoglio del vescovado di Porto e tenuto prigione.
-Il nuovo pontefice Marino lo liberò e restituì alla sua
-sede, dove egli persistette ad avversar il partito italiano
-che portava Guido di Spoleto, il quale infatti riuscì
-imperatore, favorito dal nuovo papa Adriano III <span class="sidenote">(882-84)</span>. A
-questo si attribuisce un decreto che esclude l'imperatore
-dall'elezione de' pontefici. Ricusò di ricomunicare
-Fozio; nel che stette egualmente saldo Stefano V <span class="sidenote">(885)</span>,
-spiegando all'augusto bisantino i limiti fra l'autorità
-pontifizia e l'imperiale. Stefano, allorchè fu assunto,
-trovò spogliati il tesoro, la guardaroba, i granaj, le
-cantine in modo da non poter fare il solito donativo;
-tanto nelle vacanze crescevano le devastazioni.
-</p>
-
-<p>
-Alla sua morte prevalse il partito alemanno, e portò
-al soglio pontificio Formoso <span class="sidenote">(891)</span>. Questi fu contrariato
-vivamente dal partito italiano, che giunse ad ucciderlo
-e gli surrogò (dopo il brevissimo e annullato regno di
-Bonifazio VI) Stefano VI <span class="sidenote">(896)</span>, un de' più caldi in questa
-fazione. Per secondare alla quale, prese pretesto che
-Formoso avesse violato i canoni coll'abbandonar una
-chiesa per un'altra, atto allora insolitissimo, e diede
-scandalo nuovo alla Chiesa col farne disotterrare il
-cadavere, e collocato sul trono in vesti pontificali, giudicarlo
-d'aver deserto la prima sposa per un'altra; e
-condannatolo, gli fece mozzare il capo e le tre dita
-con cui benediceva e gettarlo nel Tevere, dissacrando
-quanti avevano da lui avuto l'ordinazione. Irritati da
-tali violenze, i fautori di Formoso insorti strangolarono
-Stefano, i cui atti furono cassati da Romano, egli pure
-considerato antipapa da alcuni, che riconoscono unico
-legittimo Teodoro II <span class="sidenote">(898)</span>. Un concilio radunato da Giovanni
-IX abolì i processi contro Formoso e ne scomunicò
-i promotori, perdonò al clero che se n'era mescolato,
-volle non passasse in esempio la traslazione di
-<span class="pagenum" id="Page_352">[352]</span>
-esso da altra sede alla pontifizia, nè si consacrasse
-alcun papa se non dopo l'approvazione dell'imperatore.
-In un altro concilio a Ravenna fu riconosciuto dall'imperatore
-Lamberto il privilegio della santa romana
-chiesa, e confermati i possessi di questa; ma insieme
-stabilito che qualsifosse laico o cherico potesse andar
-liberamente all'imperatore per chiedere o grazia o
-giustizia. Ivi pure il papa esponeva la miseria cui era
-ridotta la Chiesa romana, non restandole pur tanto da
-mantenere il clero e i poveri; aveva egli inviato a
-tagliar piante per restaurare la basilica Lateranese che
-diroccava, ma i malviventi non l'aveano permesso.
-</p>
-
-<p>
-Fatto è che, mentre l'autorità papale nell'ecclesiastico
-erasi di tanto ampliata, i baroni, cresciuti di forza in
-Roma, la inceppavano, ergevano pontefici i loro ligi, non
-soffrivano ostacolo alle loro prepotenze, e per meglio
-soperchiare accordavansi cogl'imperatori<a class="tag" id="tag283" href="#note283">[283]</a>. Ma una
-parte di essi ne escludeva l'intervenzione, non per
-ispirito religioso o nazionale, bensì per avere meno
-impacci. Adalberto il Ricco di Toscana n'era capo, e
-Teodora parente sua, colle ricchezze e colle prodigate
-lusinghe acquistava dominio, secondata da due figlie,
-una del suo nome stesso, maritata in Graziano console
-di Roma, l'altra quella Marozia che già nominammo,
-sposa d'Alberico marchese di Camerino e conte di
-Tusculo, il più poderoso signore della campagna romana.
-Marozia pose il capo ad elevar papa Sergio amico suo,
-sturbandone Giovanni IX, ma il tentativo fallì <span class="sidenote">(900)</span>; e anche
-dopo la morte di questo e di Benedetto IV <span class="sidenote">(903)</span>, Leone V
-fu preferito. Cristoforo romano, cacciatolo prigione,
-invase il papato; ma gli fu tolto bentosto dal predetto
-<span class="pagenum" id="Page_353">[353]</span>
-Sergio <span class="sidenote">(904)</span>, che recò i vizj e l'adulterio su quel trono dove
-tante virtù eran splendute<a class="tag" id="tag284" href="#note284">[284]</a>.
-</p>
-
-<p>
-A tale strapazzo era ridotta la Chiesa dall'intervenire
-dei signori alle nomine, e dallo sbrigliamento delle
-partigianerie. Sergio III a quelli cui doveva il sublime
-grado consegnò Castel sant'Angelo; onde rimanevano
-arbitri di Roma, e avrebbero potuto interrompere
-quella serie, per cui il regnante pontefice legasi fino
-agli apostoli. S'accontentarono invece di farvi eleggere
-chi ad essi talentò, un Anastasio III <span class="sidenote">(911-14)</span> men male degli
-altri, un Landone sabino, poi Giovanni X amato dalla
-giovane Teodora sorella di Marozia. Riuscì egli migliore
-che non potesse aspettarsi dall'indegna origine; e
-compreso dei suoi doveri, come a capo degli eserciti
-<span class="pagenum" id="Page_354">[354]</span>
-sconfiggeva i Saracini, così provvide di sottrarre la
-sede pontifizia alla vergognosa tirannide col frangere
-la micidiale consorteria delle famiglie signorili.
-</p>
-
-<p>
-Ne spiacque a Marozia, che maritandosi in Guido
-duca di Toscana, rinvigorì il nodo fra le due case di
-Toscana, e di Tusculo, sicchè ebbero a loro arbitrio
-Roma. Prima opera fu il soffogare l'indocile Giovanni,
-cui Marozia surrogò <span class="sidenote">(928-31)</span> Leone VI, poi Stefano VII, infine il
-proprio figlio Giovanni XI, che abbandonandosi alle
-inclinazioni della tenera e indisciplinata età, lasciava le
-cose sacre e profane raggirare dall'ambiziosa madre e
-dal fratello Alberico. Vedemmo come questo si ergesse
-signore di Roma, dopo respinto Ugo di Provenza re
-d'Italia; e carcerato Giovanni, lo costrinse a spedire
-legati a Costantinopoli chiedendo quel patriarcato per
-suo figlio Teofilatto, di quindici anni appena, a questo
-ed a' suoi successori in perpetuo concedendo il pallio.
-Morto Giovanni, quattro papi <span class="sidenote">(931-46)</span> (Leone VII, Stefano VIII,
-Marino II, Agapito II) furono successivamente eletti da
-Alberico: ma quando Ottaviano, suo figlio d'appena
-diciotto anni, fu sortito pontefice <span class="sidenote">(956)</span> col nome di Giovanni
-XII, l'autorità papale uscì da quell'oppressura,
-e Giovanni si trovò il più possente signore della
-media Italia, le cui fazioni rimescolò, e chiamò in Italia
-Ottone.
-</p>
-
-<p>
-La Germania erasi staccata dalla restante eredità di
-Carlo Magno, e la debolezza dei re che la dominarono
-fu causa che perdesse anche la corona imperiale. Estinta
-poi la stirpe de' Carolingi, si divise in molti ducati di
-forza quasi pari, or dall'uno or dall'altro de' quali sceglievasi
-il re, primo tra pari, potente solo se possedesse
-carattere, abilità, valore. E li possedeva Ottone di
-Sassonia, che menò guerre continue, e nessuna per
-ambizione; non cercò impinguare la propria famiglia
-coi feudi, e tolta la Germania dall'avvilimento, contribuì
-<span class="pagenum" id="Page_355">[355]</span>
-potentemente a porla nel primo posto fra le nazioni
-moderne.
-</p>
-
-<p>
-Di sue vittorie accenneremo soltanto quella contro
-gli Ungari, che per un secolo aveano malmenato Germania,
-Francia e Italia, ed a cui i suoi predecessori
-non aveano saputo opporre che la viltà de' tributi.
-Ottone sul Lech li sconfisse interamente <span class="sidenote">(955)</span>, e rinforzò
-contro di loro il ducato d'Austria, sicchè fissatisi sul
-basso Danubio e resisi cristiani, divennero poi salda
-barriera contro altri Barbari. Allora anche l'Italia restò
-assicurata dalle coloro scorrerie.
-</p>
-
-<p>
-La bella Adelaide, vedova di re Lotario (pag. 347),
-dalla torre di Garda fuggita al castello di Canossa,
-invitò Ottone a proteggerla; ed egli con pochi seguaci <span class="sidenote">(951)</span>
-passò le Alpi, fidato nelle intelligenze; sorprese Pavia,
-e quivi invitata la bella, se ne invaghì e la sposò; poi
-fattosi coronar re, partì, lasciando a suo genero Corrado,
-duca di Franconia e di Lorena, la cura di sottomettere
-Berengario II. Questi non aveva opposto resistenza,
-sia perchè lo conoscesse troppo potente, sia
-per riconoscenza de' favori ricevutine; anzi lasciossi
-indurre a fargli omaggio del regno. A tal uopo se gli
-presentò in Augusta: e Ottone, lasciatolo aspettare tre
-giorni, gli ordinò tornasse l'anno seguente, quando
-infatti gli consegnò lo scettro d'oro come investitura
-del regno d'Italia, scemato d'Aquileja e Verona, chiavi
-delle Alpi; dovea però riconoscerlo come feudo dal re
-di Germania; col che, egli straniero, sagrificava l'indipendenza
-italiana.
-</p>
-
-<p>
-Corrado di Franconia, a cui aveva promesso di trattare
-onorevolmente il nemico se gli facesse omaggio,
-si tenne offeso di tale comporto; e con Lodolfo, figlio
-di Ottone, ruppe in aperta nimistà, che questo distolse
-lungo tempo dall'Italia. Intanto Berengario qui si rendeva
-esoso col punire quanti l'avevano disfavorito,
-<span class="pagenum" id="Page_356">[356]</span>
-rincarir taglie, spogliare chiese onde pagare gli Ungari,
-e col dare e togliere a capriccio le sedi vescovili, e dai
-vescovi esiger ostaggi di loro fedeltà. Essi e papa Giovanni
-XII invocavano dunque Ottone, il quale, giunto
-a Milano <span class="sidenote">(961)</span>, dichiarò scaduto Berengario; che difesosi
-lungamente a Montefeltro <span class="sidenote">(966)</span>, fu costretto cedere e mandato
-a morire a Bamberga con Villa, sua pessima
-moglie, che s'era ricoverata nell'isola di Orta colle
-ricchezze<a class="tag" id="tag285" href="#note285">[285]</a>. Azzo, che stava da un pezzo assediato in
-Canossa per punizione d'avervi raccolto Adelaide, fu
-dichiarato marchese, e divenne stipite d'insigne prosapia.
-Lo storico Liutprando, già secretario di Berengario
-e rifuggito alla Corte sassone, ottenne il vescovado
-di Cremona.
-</p>
-
-<p>
-Ottone, coronato re dall'arcivescovo di Milano e dai
-suffraganei<a class="tag" id="tag286" href="#note286">[286]</a>, avviossi a Roma, dove spedì questa
-formola di giuramento: «A te signor papa Giovanni,
-io re Ottone fo giurare e promettere pel Padre, Figlio
-e Spirito Santo, e per questo legno della croce, e per
-queste reliquie dei santi, che se, Dio permettente, verrò
-a Roma, esalterò a tutta mia possa la santa Chiesa
-romana e te capo di essa; non mai per volontà, consiglio,
-<span class="pagenum" id="Page_357">[357]</span>
-consenso od esortazione mia perderai la vita o
-le membra o l'onore che hai; nella città romana senza
-tuo consiglio non farò regolamento od ordine alcuno
-intorno a cose che concernano te o i Romani; ti restituirò
-qualunque porzione della terra di san Pietro
-venga in mio possesso; e a chiunque io affidi il regno
-d'Italia, sì gli farò promettere d'esserti in ajuto a difendere
-il patrimonio di san Pietro con ogni potere. Così
-Dio m'ajuti e questi santi vangeli di Dio».
-</p>
-
-<p>
-Venuto a Roma, Ottone giurò in quei termini, confermò
-la donazione di Pepino e Carlo Magno, compresa
-Roma col suo ducato, all'atto di Lodovico Pio aggiungendo
-anche Rieti, Amiterno e cinque città di Lombardia,
-<i>salva la potenza sua e de' suoi discendenti</i>; e
-ottenne la corona imperiale <span class="sidenote">(962 — 2 febb.)</span>.
-</p>
-
-<p>
-Non appena fu partito, gli vennero rapportate
-nefande cose del giovane papa, e come intrigasse con
-Adalberto figlio di Berengario. Ottone ritorna a Roma;
-e il papa, sulle prime oppostosi armato, fugge col tesoro
-di san Pietro e col re Adalberto che v'avea chiamato,
-e l'imperatore aduna un concilio per processarlo. Orribili
-colpe gli sono apposte: licenza di donne che riducevano
-a postribolo il Laterano; cardinali e vescovi
-mutili, accecati, uccisi; aver celebrato messa senza
-comunicarsi; voluto ordinare un diacono in una scuderia;
-ad altri concesso il santo ministero per danari;
-posto vescovo a Todi uno di dieci anni; gettato incendj,
-e comparsovi in mezzo con elmo, usbergo e spada;
-bevuto ad onore del demonio e delle bugiarde divinità.
-</p>
-
-<p>
-L'eccesso mostra quale spirito le dettasse: ma non
-essendo egli comparso a scagionarsi, il dichiararono
-scaduto, surrogandogli Leone VIII, laico ancora <span class="sidenote">(963)</span>. Tanto
-arrogavansi i secolari! e i frutti erano secondo il seme.
-Giovanni avea lasciato molti amici, co' quali e con
-castellani del ducato eccitò una sommossa; ma i
-<span class="pagenum" id="Page_358">[358]</span>
-Tedeschi abbatterono le steccate da essi erette al ponte, e
-menarono strage, finchè Leone non s'interpose. Appena
-però Ottone si volse a combattere Adalberto che si fortificava
-nelle marche di Spoleto e Camerino, Giovanni,
-a capo d'una masnada saracina, tornò fra le acclamazioni
-del popolo, che per odio al prepotente straniero
-avea voluto dimenticare le scostumatezze di lui; e
-cominciava acerbe vendette <span class="sidenote">(964)</span>, quando il colpì quella d'un
-marito oltraggiato.
-</p>
-
-<p>
-I Romani, senza riguardo all'imperatore, affrettaronsi
-ad eleggere Benedetto V; ma Ottone accorso di
-nuovo, balestrò Roma e la affamò tanto che l'ebbe, e
-ripristinato l'antipapa Leone, fece in un concilio decretare
-che agl'imperatori competesse il nominare i successori
-al regno d'Italia, dar l'istituzione al papa, e
-conferire l'investitura ai vescovi nei loro Stati<a class="tag" id="tag287" href="#note287">[287]</a>. Con
-ciò veniva a ribadirsi all'Impero il regno d'Italia, e si
-assodava la superiorità degl'imperatori sui papi: frutto
-dell'orribile immoralità che tutti gli ordini del nostro
-paese sommergeva in materiali passioni, rendeva insofferenti
-d'ogni dovere, obbligava i dominanti ad esuberar
-di rigore per mantenere qualche regola, e trabalzava
-a vicenda il popolo fra superba indocilità e
-misera paura della forza esteriore, fra le violenze e la
-vigliaccheria, capitali nemiche della libertà. D'allora
-l'Italia trovossi condotta ad effettuare la propria civiltà
-sotto gl'influssi d'una potestà straniera, per quanto lassa:
-e la storia della Germania e dell'Italia sono collegate
-dalla reciproca antipatia.
-</p>
-
-<p>
-Ottone se n'andava, trascinandosi dietro il papa
-eletto dal popolo; ma la peste che desolò il suo esercito
-e n'uccise i capi, fu avuta qual castigo di Dio per le
-violenze usate a Roma. Essendo poi morti Benedetto e
-<span class="pagenum" id="Page_359">[359]</span>
-Leone, si mandò a chieder un papa all'imperatore, che
-elesse Giovanni XIII <span class="sidenote">(965)</span>; ma questo dai magnati di Roma
-fu espulso. Anche la fazione di Berengario sopraviveva,
-e sebben fossero presi il forte San Leo, la rôcca di
-Garda e l'isola Comacina a quella devoti, Adalberto
-continuava a stuzzicare la Lombardia. Pertanto Ottone
-vi tornò, disposto a punire; varj vescovi mandò oltremonti,
-a Roma fe appiccare tredici de' principali <span class="sidenote">(966)</span> e i
-tribuni e oltraggiar il prefetto, restituì papa Giovanni
-XIII, e sgomentò a segno, che gli stessi principi
-longobardi di Benevento e Salerno gli resero omaggio
-ligio.
-</p>
-
-<p>
-Restava la dominazione degl'imperatori greci, i
-quali non cessavano di protestare contro quelli d'Occidente
-come usurpatori; onde Ottone pensò snidarli
-d'Italia, come via a sterminare poi i Saracini. Mostrò
-dunque assalire i loro possessi in Calabria <span class="sidenote">(968)</span>; pure al
-tempo medesimo chiedeva fossero dati a titolo di dote
-ad una figliastra dell'imperatore Niceforo Foca, ch'e'
-domandava sposa a suo figlio Ottone re di Germania.
-Recò quest'ambasciata Liutprando vescovo di Cremona,
-il cronista arguto o maligno di questa età, che si compiacque
-raccogliere aneddoti scandalosi intorno ai re ed
-ai papi. Non ebbe egli veruno buon risultamento, anzi
-furono perfidamente côlti e uccisi alcuni ch'erano stati
-spediti per ricevere i doni promessi; laonde Ottone
-accelerò la guerra, assediò Bari, e continuò lungo
-tempo le fazioni, alle quali non dovette rimanere
-estraneo Adalberto, irreconciliabile al vincitore di suo
-padre. Ma il nuovo imperatore Giovanni Zimisce si
-rassettò con Ottone <span class="sidenote">(969)</span>, il quale partito d'Italia, poco
-dopo morì <span class="sidenote">(973)</span>, e la posterità gli conserva il titolo di
-Grande.
-</p>
-
-<p>
-Il nome di lui segna un nuovo stadio della civiltà in
-Italia. Carlo Magno venendovi non si era trovato a
-<span class="pagenum" id="Page_360">[360]</span>
-fronte che la nazione longobarda, in arme e dominatrice
-assoluta, mentre i vinti giacevano senza possessi
-nè nome. Al calare di Ottone le condizioni erano mutate;
-e a petto alla nobiltà franca e longobarda crescevano
-il clero e le città; più vivo il commercio, più svegliati
-gli spiriti. I feudi non erano ancora tanti, quanti i possessi
-allodiali: perocchè nelle passate contese, se i re
-aveano cercato amici col largir loro benefizj, quando
-cadeva il signore questi diventavano liberi possessi, e
-gli uomini che abitavano su quelli venivano ad acquistare
-l'immunità, cioè a non esser dipendenti che dal
-re, siccome avveniva di quelli sulle terre dipendenti
-da vescovi e da chiese. Al contrario, per sottrarsi
-all'obbligo del militare, molti si davano vassalli e persino
-servi dei vicini potenti, col che sminuivano i possessori
-liberi; e principalmente le correrie degli
-Ungheri indussero altri a ridursi in vassallaggio dei
-signori per impegnarli a difenderli. Ma questo avveniva
-nella campagna: nelle città gli uomini si trovarono abbastanza
-forti per resistere da sè: laonde il Comune vi si
-manteneva. Nelle città pertanto si trovavano uomini
-dipendenti dal vescovo, altri dipendenti dai signori,
-altri soltanto dal re, il che allora significava esser
-liberi. Erano essi governati da conti, i quali, nella
-lontananza de' re, crescevano di potere, e tendevano a
-rendere patrimoniale questa dignità. Ma intanto i vescovi
-erano cresciuti in autorità fino ad elegger essi
-soli il re d'Italia, ed esercitare diritti sovrani, come
-edificar mura e guidare battaglie<a class="tag" id="tag288" href="#note288">[288]</a>. Nell'esercizio di
-tali diritti si trovavano impacciati dalla giurisdizione dei
-<span class="pagenum" id="Page_361">[361]</span>
-conti, e perciò tendevano a sminuirla. I re ne secondavano
-gl'incrementi, sì per umiliare i conti emancipati
-con metter loro a petto questi altri, di cui non temevano
-si rendesse ereditaria la potenza; sì per avere
-amici nelle diete i vescovi, che ormai n'erano il tutto.
-</p>
-
-<p>
-Qui dunque, come altrove, la società era ordinata
-così: un re, baroni da lui dipendenti, altri minori
-soggetti a questi; liberi Comuni sottoposti al conte;
-clero, uomini e corporazioni immuni. La baronìa, fiera
-ed agguerrita, avida di gloria, di potenza, di dominj,
-avea rinforzato i castelli, addestrava alle armi i vassalli,
-e mesceva fazioni, imbaldanzendo principalmente negli
-interregni o nei contrasti. Ottone, robusto di forze e di
-consigli, dopo che a fatica l'ebbe domata, vide a prova
-che, appena egli s'allontanasse, risorgerebbe irrequieta
-e faziosa. Sterminarla non era possibile, nè di colpo
-mozzarne l'autorità; onde si volse a fomentare gli altri
-poteri che accanto a quella sorgevano, il clero e le
-città, facendo che queste crescessero di potenza col
-ridurvisi in Comune i Tedeschi cogli Italiani, i liberi
-coi vassalli. Alcune città rimasero in signoria di conti,
-come Lucca, Verona, Ivrea, Torino; ma nelle più dell'Italia
-superiore Ottone o i successori suoi confermarono
-l'immunità ecclesiastica, o deputarono a conti i vescovi
-medesimi, come diviseremo più avanti; talchè esse e
-<span class="pagenum" id="Page_362">[362]</span>
-il territorio suburbano (che ne' diversi paesi chiamavasi
-i corpisanti o le camperie o i chierici o le masse o le
-cortine) dipendevano dalla giurisdizione del vescovo,
-ossia del santo patrono di ciascuna. Dominio gradito
-ai re, perchè non poteva ridursi ereditario; protetto
-dalla religione, che dichiarava sacrilegio l'attentare
-ai possessi di un santo; e men gravoso ai cittadini,
-come quello che maggior parte serbava di giustizia
-e di moralità.
-</p>
-
-<p>
-Rimanevano così ai vescovi le città, ai signori la
-campagna, che perciò venne chiamata il contado. Sotto
-la comune giurisdizione dei vescovi sparivano le anteriori
-differenze tra Longobardo, Franco, Italiano, Tedesco;
-onde gli abbiamo veduti alla dieta di Pavia proclamare
-l'eguaglianza di tutti, sebbene si mantenessero
-le antiche consuetudini per certi modi di possesso e
-di contratti e per le pene; e congregati i cittadini d'ogni
-stirpe, ne derivava un Comune degli uomini liberi,
-cioè de' possessori.
-</p>
-
-<p>
-Con ciò non vogliamo, come altri, far Ottone autore
-delle costituzioni municipali. Erano lento frutto del
-tempo, ed egli non fece se non maturarlo, non già con
-carte comunali al modo di Francia, ma colle immunità
-concesse, o il più spesso confermate, a chiese ed a
-Comuni. E già prima di lui appajono fiorenti le città
-nostre, e fanno guerre e paci, e gli arcivescovi di Milano
-ci si mostrano motori primarj della politica. Assodati
-nel dominio o nell'indipendenza per decreto imperiale,
-diedero opera a prosperare la città e il contado, come
-si fa di cosa propria; e invece di cercare un'importanza
-generale col farsi elettori dei re, i baroni ed i vescovi
-pensarono a consolidarsi in casa, difendersi dai vicini e
-dai liberi, contro dei quali ad or ad ora invocavano
-l'appoggio dell'imperatore.
-</p>
-
-<p>
-Ecco uno degli effetti del rinnovamento dell'Impero
-<span class="pagenum" id="Page_363">[363]</span>
-fatto da re Ottone: del resto, se il predominio della
-stirpe salica cessava, non si può dire che venisser di
-sopra i prischi Italiani, ma piuttosto la gente longobarda,
-posseditrice dei terreni. Contadi e marchesati
-duravano ancora, e di nuovi se ne introdussero; il ducato
-longobardo del Friuli andò spezzato alla morte di
-Berengario I; conti e marchesi militari furono posti a
-Treviso, Verona, Este, Modena, forse nel Monferrato e
-altrove, i quali poi divennero principati allorchè Corrado
-I dichiarò ereditarj i feudi. Aggiungansi le signorie
-ecclesiastiche, come il patriarcato del Friuli, fatto
-principesco da Ottone, e l'arcivescovado di Ravenna,
-emulo della potenza pontifizia.
-</p>
-
-<p>
-In Roma al papa metteva impacci la nobiltà, la
-quale, mantenendo i titoli antichi, introduceva le nuove
-idee feudali. La consuetudine latina si conservava soltanto
-nella campagna, dove i possessi erano o grossi
-dominj (<i>massæ</i>), o minuti, coltivati da <i>coloni</i> che doveano
-porzione dei frutti e servizj di corpo, ovvero da
-censi e da servi, persone tutte senza rappresentanza
-civile, al par degl'infimi abitatori della città, sottoposti
-a ricchi ed a prelati.
-</p>
-
-<p>
-I Tedeschi d'allora ci sono dipinti dai nostri come
-gente rissosa, briacona, ignorante, che abitudini feroci
-avea contratto nelle guerre private, di cui giornalmente
-tempestava il loro paese. Pure la civiltà facea tra loro
-grandi passi; le miniere d'argento dell'Hartz, le più
-ricche d'Europa, che appunto sotto Ottone il Grande
-cominciarono a cavarsi regolarmente, agevolavano le
-transazioni del commercio, il quale vi era esercitato
-dai Lombardi, cioè dagli Italiani, che vi portavano sete,
-spezie, manifatture, barattandole con materie prime.
-La letteratura mandava i primi vagiti; nè le arti belle
-v'erano ignote se papa Giovanni VIII richiese al vescovo
-di Frisinga un buon organo e chi ne sapesse costruire
-<span class="pagenum" id="Page_364">[364]</span>
-e sonare: crebbero poi la loro pulizia al contatto
-dell'italiana, della quale non rifinano di mostrarsi
-meravigliati.
-</p>
-
-<p>
-Ottone II, giunto di diciott'anni all'impero, l'ebbe
-agitato da domestiche discordie, come suo padre.
-Invitato a reprimere gl'inquieti Romani, passò le Alpi <span class="sidenote">(980)</span>;
-a Roncaglia adunò la solenne dieta del regno, conferendo
-feudi, e facendo giustizia degli sleali; e dato non
-pace ma tregua alla Chiesa, pensò ritogliere ai Greci
-i possedimenti nella bassa Italia, cui pretendeva come
-dote della moglie Teofania. In fatto <span class="sidenote">(981)</span> s'impadronì di Napoli,
-Salerno e Taranto: ma Basilio II e Costantino IX
-imperatori greci, dopo tentato invano stornarlo dall'impresa
-per via d'ambasciate, chiesero in sussidio gli
-Arabi di Sicilia e d'Africa, che guidati da Bulcassin,
-sconfissero Ottone a Besentello <span class="sidenote">(983)</span> (o piuttosto a Rossano),
-uccidendo molti campioni e assaissimi combattenti.
-Ottone non trovò scampo che col darsi prigioniero
-s'una galea greca, poi colto il destro, balza in mare e
-salvasi a nuoto.
-</p>
-
-<p>
-Struggendosi di lavare quest'onta, a Verona intimò
-la dieta di Germania e d'Italia, dove fece elegger re
-anche suo figlio Ottone III, e pubblicò molte leggi che
-furono aggiunte alle longobardiche; e poichè estesissimo
-era l'abuso del giuramento e vani i rimedj, si
-stabilì che, qualora nascesse contestazione sopra alcun
-documento, si decidesse col duello.
-</p>
-
-<p>
-L'Italia puniva col suo clima gl'invasori; tanto che,
-fra il corredo della spedizione, ciascun signore portava
-una caldaia ove bollire le ossa se morisse, per farle
-riportare in patria<a class="tag" id="tag289" href="#note289">[289]</a>. Ottone, come tutti gl'imperatori
-<span class="pagenum" id="Page_365">[365]</span>
-sassoni, morì di qua dell'Alpi, lasciando solo un fanciullo
-trienne. Tosto la Germania va in subuglio: ma
-Teofania madre di Ottone, e Adelaide sua suocera, nel
-comune pericolo mettendo in disparte le animosità ambiziose,
-accorsero dall'Italia, e poterono conservar il
-dominio al fanciullo, che fu accettato re ed imperatore.
-Nella fanciullezza e nelle lunghe assenze di lui i signori
-italiani avrebbero potuto elevarne un altro, od anche
-emanciparsi da codesti stranieri; ma n'erano trattenuti
-dall'invigorirsi dei Comuni. Tre volte tornò Ottone in
-Italia, e da Teofania educato a preferire la civiltà classica
-alla tedesca, dicono pensasse far Roma sede dell'Impero;
-del che se gli davano colpa i Tedeschi, anche
-i Romani erano lontani dal sapergli grado.
-</p>
-
-<p>
-Alla morte di Ottone il Grande, i faziosi a Roma
-aveano rizzato il capo. Crescenzio, figlio della giovane
-Teodora dei conti di Tusculo, arrestò Benedetto VI e
-lo fece strangolare, e surrogargli per forza Francone
-diacono, che volle nominarsi Bonifazio VII <span class="sidenote">(974)</span>. Ma questo
-pure fu dopo un mese da un'altra fazione cacciato,
-per sostenere Dono II; e la guerra civile incalorì. La
-fazione di Tusculo supplicò Ottone II di procurare
-nuova nomina, ed egli s'industriò che cadesse su Majolo
-abate di Cluny, sant'uomo mandato altre volte a
-sopire gli scandali romani; ma questo per umiltà
-ricusò, e alla presenza de' commissarj imperiali fu
-eletto Benedetto VII dei conti Tusculani <span class="sidenote">(975)</span>, nipote del
-tiranno Alberico<a class="tag" id="tag290" href="#note290">[290]</a>. Morto lui, Ottone gli surrogò
-Pietro di Canepanova <span class="sidenote">(983)</span> vescovo di Pavia e cancelliere
-<span class="pagenum" id="Page_366">[366]</span>
-del regno d'Italia, col nome di Giovanni XIV; ma la
-fazione di Bonifazio e di Crescenzio riaffacciatasi, lo
-chiuse in Castel sant'Angelo a morir di fame, ne espose
-il cadavere agl'insulti popolari, e richiamò Bonifazio;
-il quale pure morto dopo pochi mesi, fu trascinato per
-le vie e lasciato insepolto.
-</p>
-
-<p>
-Crescenzio, arbitro della povera Roma <span class="sidenote">(985)</span>, costrinse il
-dotto e virtuoso Giovanni XV a fuggire in Toscana,
-donde sollecitò il giovinetto Ottone III a venire e reprimere
-i baroni. Di ciò impaurito, Crescenzio si rappattumò
-al papa, e venne col senato a chiedergli
-perdono; ma realmente rimase padrone, e ne derivavano
-gravi sconci, contro i quali avventava parole animatissime
-Gerberto abate di Bobbio, che poi fu papa,
-professando che provenivano dal mancare alla Chiesa
-la libertà<a class="tag" id="tag291" href="#note291">[291]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Ottone III era in via per rintegrare il papa, ma
-uditone la morte, pensò rimediare alla corruttela italiana
-facendo eleggere un papa tedesco <span class="sidenote">(996)</span>, che fu suo
-cugino Brunone, giovane di ventiquattro anni, figlio
-del duca di Franconia e marchese di Verona. Intitolatosi
-Gregorio V, coronò Ottone, e dicono stabilisse
-che il re di Germania fosse scelto da sette elettori, e
-che pel fatto stesso divenisse re d'Italia e imperatore
-dei Romani. Crescenzio, citato a render conto delle
-sue prepotenze, fu condannato al bando, intercedendo
-per lui il papa: ma appena Ottone se ne fu ito, quegli
-tornò pieno d'un'ira ingrata, cacciò ignudo d'ogni cosa
-il papa, e fece eleggere Giovanni Filógato calabrese <span class="sidenote">(997)</span>,
-già vescovo di Piacenza e grand'intrigante; lui e sè
-mettendo a tutela dell'imperatore di Costantinopoli, nel
-quale proponevasi trasferire di nuovo la primazia dell'Occidente.
-<span class="pagenum" id="Page_367">[367]</span>
-Scomuniche o preghiere non valsero, finchè
-Ottone ritornato con Gregorio V, li prese; fe decollare
-Crescenzio con dodici caporioni, e sospenderne i
-cadaveri ai merli. L'antipapa privato degli occhi,
-degli orecchi, del naso, fu menato a strapazzo per
-Roma, per quanto Nilo, santo abate e fondatore del
-monastero di Grottaferrata, intercedesse per esso, e
-predicesse l'ira del Signore al papa, che in fatto <span class="sidenote">(999)</span> morì
-ben presto.
-</p>
-
-<p>
-Questo Crescenzio era uomo irrequietissimo, arbitrario,
-violatore delle cose che s'aveano per più sacre.
-Ma «in quei secoli sciagurati in cui s'avea paura del
-diavolo», come duole a Carlo Botta, sembra che i re
-non si credessero in diritto di mandar al capestro i
-riottosi, neppur nel calore d'una rivolta<a class="tag" id="tag292" href="#note292">[292]</a>. Ottone
-dunque fu rimorso del supplizio di Crescenzio, e corse
-a confessarsene a san Romualdo, fondatore de' Camaldolesi,
-<span class="pagenum" id="Page_368">[368]</span>
-il quale gl'ingiunse per penitenza di andare
-scalzo da Roma fin al santuario del monte Gargàno.
-Per via lo prese una straordinaria devozione per
-san Bartolomeo, e supplicò i Beneventani a cedergliene
-il corpo; ed essi, non osando negarglielo e non volendo
-privarsene, gli diedero invece quello di san Paolino
-da Nola. Quand'egli scoprì l'inganno, se ne adontò
-di maniera, che assaliti i Beneventani, molti giorni li
-tenne assediati. Tornato poi a Roma, la trovò in guerra
-rotta con quelli di Tivoli, che in odio di lui avevano
-ucciso un suo ministro: onde esso menò tutte le macchine
-contro quella città, risoluto d'abbandonarla alle
-spade e alle fiamme. Ma ecco san Romualdo compare
-ancora, e l'induce a contentarsi che i cittadini, dopo
-venutigli innanzi ignudi e flagellandosi, smantellino
-una parte delle mura, gli diano ostaggi, e gli consegnino
-l'uccisore del ministro; e a questo pure il santo
-impetrò la vita dalla madre dell'ucciso. Poco dopo
-troviamo Ottone a Ravenna, chiuso nel monastero di
-Sant'Apollinare, tutto in digiuni e salmodie, vestendo
-di cilizio, dormendo s'una stuoja di papiro, in isconto
-de' suoi peccati. Tali erano quest'imperatori tedeschi.
-</p>
-
-<p>
-Ma gl'italiani covavano la vendetta: i Romani insorti,
-moltissimi de' suoi trucidarono, e poco mancò non pigliassero
-lui stesso: poi Teodora<a class="tag" id="tag293" href="#note293">[293]</a> vedova di Crescenzio,
-con lusinghe e vezzi riuscita a guadagnarsene
-il cuore o almeno la fiducia, l'indusse a dar la prefettura
-di Roma a suo figlio Giovanni <span class="sidenote">(1002)</span>, in onta dei conti
-Tusculani; venutole quindi il destro, l'avvelenò. Fosse
-ciò vero, o fosse piuttosto il clima della Campania, Ottone
-periva sul fiore dei ventidue anni, e Giovanni di
-Crescenzio col titolo di senatore restò arbitro di Roma
-come suo padre.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_369">[369]</span>
-</p>
-
-<p>
-I signori italiani si tennero disobbligati dalla fedeltà
-che, nel ricevere i feudi, avevano promessa alla stirpe
-di Ottone, e negarono omaggio al nuovo re Enrico II
-di Baviera. Da una famiglia Franca, venuta in Italia
-al tempo de' Carolingi e cresciuta sotto gli Ottoni, nasceva
-Arduino, che da Torino dominava tutti i contadi
-sulla sinistra del Po da Vercelli a Saluzzo; era stato da
-Ottone costituito conte di tutta la Lombardia; indi
-messo al bando, s'era per forza sostenuto. Costui allora
-si fece proclamare re d'Italia, guadagnando alcuni vescovi
-con privilegi e regalie, altri uccidendo e maltrattando,
-come fece con quei di Vercelli e di Brescia, il
-qual ultimo prese anche pei capelli e buttò in terra.
-L'essere coronato dal vescovo di Pavia bastò perchè
-Arnolfo arcivescovo di Milano <span class="sidenote">(1004)</span>, per quanto da lui carezzato
-con ogni guisa d'assicurazioni, lo contrariasse,
-il quale, forte di molti partigiani e vassalli, ne disperse
-le truppe, e a nome suo, dell'arcivescovo di Ravenna,
-dei vescovi di Modena, Verona, Vercelli, Cremona, Piacenza,
-Brescia, Como, di dieci dignitarj ecclesiastici e
-del marchese di Toscana, unico laico<a class="tag" id="tag294" href="#note294">[294]</a>, mandò ad
-invitare Enrico II.
-</p>
-
-<p>
-Era allora marchese di Verona, cioè della Marca
-Trevisana, Ottone, padre di papa Gregorio V e figlio
-di Corrado duca di Franconia; personaggio di tanto
-credito, che s'era trattato di portarlo re di Germania,
-il che egli per umiltà ricusò, favorendo anzi Enrico.
-Arduino, ben provvisto a spie, seppe che costui era
-mandato da Enrico in Italia, dove alle sue forze si
-aggiungerebbero quelle di Federico arcivescovo di Ravenna
-e del marchese Teodaldo. Arduino corse dunque
-<span class="pagenum" id="Page_370">[370]</span>
-alla chiusa dell'Alpi, occupata dagli uomini del vescovo
-di Verona; avutala per forza, si spinse a Trento, e
-potè sbaragliare i Tedeschi. Ma i popoli della Carintia
-aprirono a questi un altro passo pel Trevisano, d'onde
-Enrico scese in riva al Brenta. I molti che aspettavano
-l'esito per pronunziarsi, allora accorsero a lui, e Arduino
-si trovò abbandonato.
-</p>
-
-<p>
-Enrico fu coronato in San Michele di Pavia <span class="sidenote">(14 mag.)</span>; ma quel
-giorno stesso la brutalità de' suoi Tedeschi eccitò una
-sommossa, ed egli, assalito nel proprio palazzo, non
-campò che saltando da una finestra, onde rimase azzoppato.
-L'esercito suo, che accampava fuor le mura,
-entrato a forza, mandò a macello i Pavesi, a fuoco la
-città. La quale per vendetta diede più che mai favore
-ad Arduino, che ripigliò il regno, e lo difese contro
-Enrico; sicchè l'uno e l'altro se ne arrogarono le attribuzioni.
-Nell'assenza poi di Enrico, Arduino prese
-per forza Vercelli, Novara, Como, altre terre demolì,
-e prese vendetta di coloro che chiamava perfidi<a class="tag" id="tag295" href="#note295">[295]</a>;
-arrestò conti e marchesi per rintuzzarne la baldanza,
-ma dovette poi rimandarli con nuove largizioni<a class="tag" id="tag296" href="#note296">[296]</a>.
-Enrico, tornato di qua dall'Alpi con buon esercito, a
-Roma fe coronarsi colla regina Cunegonda, ricevendo
-omaggio anche dalla famiglia di Crescenzio, che facea
-buon viso e mal sangue. Il santo re era sfortunato
-nelle sue coronazioni, giacchè qui pure i suoi Tedeschi,
-ben gozzovigliato, vennero a baruffa coi Romani, e
-molti furono uccisi, molti carcerati. Lui partito appena,
-Arduino sbucò dalla fortezza ove s'era ricoverato,
-<span class="pagenum" id="Page_371">[371]</span>
-devastò di nuovo Vercelli e fin la sua devota Pavia<a class="tag" id="tag297" href="#note297">[297]</a>,
-poi caduto infermo <span class="sidenote">(1013)</span>, si ritirò a morire nel monastero
-di Fruttuaria presso Ivrea.
-</p>
-
-<p>
-Da queste nimicizie molto incremento venne alla
-libertà degli Italiani, atteso che Arduino cercò partitanti
-col concedere immunità e privilegi; Enrico fu
-costretto confermarli se volle tornarseli soggetti, nè
-potè con giustizia negare altrettanto a' suoi devoti. E
-della potenza dei conti ci basti ad esempio Guelfo
-marchese di Verona. Convocato cogli altri da Enrico III
-alla dieta di Roncaglia, vedendo il re indugiare tre
-giorni più del prefisso, levò il suo stendardo, e sebbene
-nell'andarsene lo scontrasse, non volle tornare. In Verona
-poi, saputo che l'imperatore avea imposto mille
-marche di contribuzione, rimbrottò lui ed i suoi con
-tale severità, che Enrico si contentò di restituire tutta
-quella somma, purchè fosse lasciato passare<a class="tag" id="tag298" href="#note298">[298]</a>. Tali
-erano ridotti i re da quei baroni: le città poi, seguendo
-or l'una or l'altra fazione, appresero ad usare
-le armi per drizzarle contro chi volessero.
-</p>
-
-<p>
-Enrico II mosse quindi a reprimere i Greci della
-bassa Italia che, inorgogliti di vittorie sopra alcuni
-ribelli e sopra i Normanni, nuovi invasori, aveano
-sottoposto molte terre, e minacciavano Roma. Giunto
-nella Puglia, assediò per tre mesi la nuova città di
-<span class="pagenum" id="Page_372">[372]</span>
-Troja; rimise ad obbedienza i principi di Capua, Salerno,
-Napoli: ma le malattie logorando il suo esercito,
-dovette affrettarsi di là dai monti, ove, dopo
-quattordici anni di regno, aggravato da morbi e da
-contrarietà, prese l'abito monastico <span class="sidenote">(1024)</span>. L'operosità ed il
-coraggio lo fanno porre tra i migliori regnanti; la generosità
-verso il clero, lo zelo a diffondere il cristianesimo,
-e le private virtù lo alzarono fra i santi,
-insieme colla moglie Cunegonda, colla quale era vissuto
-da fratello.
-</p>
-
-<p>
-Alla dieta delle cinque nazioni germaniche che proclamò
-Corrado II Salico di Franconia, i signori italiani
-erano stati invitati, ma non giunsero in tempo. Essi
-però si credevano sciolti da ogni legame d'obbedienza:
-i Pavesi, esultanti della morte dell'imperatore che tanto
-gli avea danneggiati, demolirono il palazzo imperiale,
-decretando che mai altro non se ne fabbricasse dentro
-la città: una fazione capitanata dai marchesi Ugo e
-Alberto, progenitori della Casa d'Este, e dal marchese
-Maginfredo di Susa, offriva la corona a Roberto
-di Francia, poi a Guglielmo duca d'Aquitania; ma
-nessuno la accettò, conoscendo l'umore degli Italiani,
-che cupidi dell'indipendenza, non sanno assodarla coll'unione<a class="tag" id="tag299" href="#note299">[299]</a>.
-D'altra parte questi fazionieri mettevano
-all'eletto il patto di deporre i vescovi a loro spiacenti,
-e surrogar quegli da loro designati: talmente la potenza
-clericale era allora divenuta il tutto nella costituzione
-del regno italico, essendo principali signori i
-prelati. Ma i pontefici preferivano i re di Germania
-perchè lontani, e perchè considerati discendenti di
-<span class="pagenum" id="Page_373">[373]</span>
-Carlo Magno, nel quale essi aveano restaurato la dignità
-imperiale e il nome di Roma. I vescovi nominati
-dai re, bramavano sottrarsi alla dipendenza di questi.
-Popolo e clero mal soffrivano che i loro pastori venissero
-eletti dallo straniero.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap74">CAPITOLO LXXIV.
-<span class="smaller">Il feudalismo.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Tante volontà così distinte e fin contrarie, eppur
-tutte attive, ci mostrano quanto cambiamento erasi
-operato nella società. Unità, accentramento di tutte le
-forze vive erano concetti romani, che sopravivevano
-ormai soltanto nella Chiesa. Il Germano vuole l'indipendenza
-personale; bisogna che ognuno sia sovrano
-per esser libero; e in ciò consiste appunto la feudalità,
-e ne deriva una catena d'obbligazioni, formando la più
-singolare mistura di libertà e barbarie, di disciplina
-e indipendenza, un campo a nuove virtù e a violenze
-irrefrenate.
-</p>
-
-<p>
-Come mai gli ordinamenti presi a tutelare la gelosa
-libertà, finirono col togliere fin quella degli atti privati?
-Per meglio comprenderlo distinguiamo ciò che nel
-feudo andava costantemente unito; la proprietà e la
-sovranità.
-</p>
-
-<p>
-Un capo di liberi Germani, quando si subordinasse
-ad un generale per uscire con esso a lontane spedizioni,
-conservava imperio sulla propria banda guerriera,
-benchè egli medesimo accettasse un padrone. Si
-aveva dunque già una gerarchia; ma la dipendenza
-era personale affatto, e talmente libera, che il commilitone
-poteva abbandonare a sua voglia il capo prescelto.
-<span class="pagenum" id="Page_374">[374]</span>
-Le terre col comun sangue conquistate vennero
-a considerarsi comuni, e furono divise fra i capi
-di banda. Attaccati essi alla terra e al signore da cui
-la riconoscevano, venne a ridursi stabile la relazione
-con questo, e all'antica eguaglianza surrogossi un'aristocrazia
-militare, che dai vinti Romani desumeva il
-principio e il fatto della proprietà individuale.
-</p>
-
-<p>
-<i>Od</i> in antico tedesco significava bene di fortuna; il
-qual nome posposto ad <i>all</i> o <i>alt</i>, cioè antico, formò
-<i>allodio</i>; e <i>fee</i>, ricompensa, formò <i>feudo</i>. Allodio
-vorrebbe dunque dire un possesso antico, regolato
-colle consuetudini natìe de' Germani, ed esente da
-qualsivoglia obbligazione particolare; mentre feudo
-(che, alterando il senso d'una parola ecclesiastica, fu
-anche detto <i>benefizio</i>) esprimeva una possessione conferita
-da un alto signore in ricompensa di servigi resi,
-e coll'obbligo di nuovi. Dovere primo del capo barbaro
-era il dar guerrieri all'esercito regio. Ignorando
-le complicatissime guise onde oggi si leva, mantiene,
-provvede la truppa, il capo assegnava porzione de' suoi
-terreni a diversi, col patto che armassero e nutrissero
-un certo numero d'uomini ciascuno. Questi vassalli a
-vicenda suddividevano la proprietà e l'obbligo ad altri;
-e così formavasi una catena di dipendenze.
-</p>
-
-<p>
-I benefizj si consideravano come premj del valore,
-e perciò conceduti personalmente; e i signori erano
-gelosi di rivocarli, per avere onde compensare altri
-servigi, e assicurare la futura felicità de' commilitoni.
-Non ispogliavano il vassallo sinchè vivo e sinchè fedele
-a' suoi doveri; ma non cadeva nelle costumanze germaniche
-il contrarre od imporre obblighi per la posterità.
-Però era naturale che essi compagni s'ingegnassero
-di ridursi indipendenti, e di assicurare in casa
-quel possesso; ed è indole delle proprietà il tendere
-a farsi ereditarie, di modo che la famiglia vi s'innesti
-<span class="pagenum" id="Page_375">[375]</span>
-ed assodi. Tali cominciarono alcune per via di privilegio
-reale: l'imitazione le crebbe, sino a diventare la
-forma universale.
-</p>
-
-<p>
-Sempre però vi si conservava il carattere di personali,
-col rinnovare il giuramento ogniqualvolta si mutasse
-il possessore, e col conferirgliene l'investitura. Egli,
-a testa scoverta, deposto bastone e spada, inginocchiato
-davanti al caposignore, e poste le sue mani in quelle di
-lui, diceva: — Da quest'oggi io divengo vostr'uomo, e
-vi terrò fede del possesso che impetro da voi»; indi
-giurava fedeltà, e tesa la destra sovra un libro sacro,
-ripigliava: — Signor mio, io vi sarò fedele e leale,
-non attenterò alla persona o ad alcun membro vostro,
-vi serberò fede del possesso che vi domando, vi renderò
-lealmente le consuetudini ed i servigi che vi devo;
-così Dio e i santi m'ajutino». Allora baciava il libro,
-ma senza genuflessioni nè altro atto d'umiltà; e il signore
-gli dava l'investitura, consegnandogli un ramo
-d'albero, una zolla od altro simbolo, mediante il quale
-il vassallo consideravasi divenuto <i>uomo</i> del suo signore.
-</p>
-
-<p>
-Quest'è il modo più semplice, direi originario, del
-possesso feudale; ma nasceva pure in molte altre
-guise. Alcuni rimasero attaccati ai loro capi senza possedimento
-di sorta; ma via via che al genio battagliero
-e randagio sottentrava quello della stabilità e del possedere,
-chiedevano in guiderdone qualche terreno, riconoscendone
-il datore. I grandi possessori mal poteano
-difendere i vasti tenimenti da vicini e avventurieri che
-ne usurpavano porzioni; ed era già assai se potevano
-indurli a tributare un omaggio. Altri, o poveri o spropriati,
-mettevansi a bonificare un terreno; e per avere
-una protezione, lo accomandavano alla supremazia di
-un vicino, o questo se la arrogava. Fin i possessori
-di allodj da nessuno dipendenti consentivano a rinunziare
-l'antisociale indipendenza, presentavano a qualche
-<span class="pagenum" id="Page_376">[376]</span>
-poderoso vicino una fronda de' loro boschi, un
-cespo del prato, e con questo rito simbolico gli <i>raccomandavano</i>
-il loro allodio, nella tutela di lui trovando
-un compenso agli omaggi e servigi imposti
-dal vassallaggio. Praticavasi ciò principalmente colle
-chiese, per fare più sacra la proprietà ed esimersi da
-tributi.
-</p>
-
-<p>
-Introdotta questa forma di possesso, ella si estende
-e generalizza, e tutto divien feudale; sin varie città
-prendono posto in quella gerarchia, contraendone le
-obbligazioni per possederne i diritti, sotto al patronato
-d'un barone.
-</p>
-
-<p>
-Adunque i popoli, che dianzi conservavano il diritto
-personale in mezzo alle incessanti migrazioni, cangiarono
-a segno, che si considerano membri dello Stato
-solamente in quanto possedono una gleba; non v'è
-signore senza terra, o terra senza signore; è uomo
-d'alto o di basso luogo secondo la natura de' suoi possedimenti,
-e la terra costituisce la personalità, la quale
-perciò dee rimanere indivisa, e passare nel primogenito.
-Fatto ereditario il feudo, tale pure diventava la
-lealtà, estendendosi ai discendenti di quello da cui lo
-si era ricevuto. Egli a vicenda non poteva spogliarne
-l'investito se non per fellonia, nè sospenderlo a tempo
-se non quando ricusasse il promesso omaggio.
-</p>
-
-<p>
-Per tali diverse maniere la proprietà acquistava un
-carattere speciale; piena, reale, ereditaria, eppur ricevuta
-da un superiore, verso cui corre obbligo di certi
-omaggi e tributi.
-</p>
-
-<p>
-Col tempo anche le cariche di siniscalco, di palafreniere,
-di coppiere, di banderajo, che attribuivansi in
-feudo, passarono di padre in figlio, e perfino i supremi
-comandi militari, la più assurda fra le eredità. Ne restava
-inceppato il potere del signore molto più che dalla
-perpetuità de' possessi, giacchè per diritto egli trovavasi
-<span class="pagenum" id="Page_377">[377]</span>
-a fianco persone che impacciavano i suoi voleri,
-invece d'adempirli. I vescovi, non potendo se non per
-abuso versare sangue in guerra o ne' giudizj, infeudavano
-dell'autorità secolare i visconti e visdomini, o avvocati;
-i quali poi col diritto della forza procuravano
-farsi indipendenti, e chiedeano l'investitura dal re,
-come patrono de' benefizj e delle mense.
-</p>
-
-<p>
-Nè solo terre e cariche si davano in feudo, ma qualsifosse
-proprietà, qualsifosse modo di guadagno assunse
-quella forma: i proventi d'un impiego o d'una cancelleria,
-il diritto della caccia, un pedaggio, lo scortar
-le merci, il rendere giustizia nei palazzi de' grandi, il
-tener forno, l'aprir botteghe sulle fiere, persino il possedere
-sciami d'api; il clero infeudò il cimitero, una
-oblazione, le decime, i diritti di stola bianca e nera; i
-monaci l'uffiziatura, lo spigolare del frumento o della
-vendemmia, fin le goccie che stillavano dai tini; talvolta
-un barone impadronivasi del provento delle messe dette
-a un altare, e lo teneva come feudo di quella chiesa.
-Anche le arti meccaniche nelle case signorili erano esercitate
-da persone, le quali a questo titolo ricevevano
-terre in feudo.
-</p>
-
-<p>
-Talvolta l'utile dominio d'un paese o d'un villaggio
-era ripartito fra due o più padroni; sia che ciascuno
-avesse un quartiere separato, o una gabella speciale, o
-una particolare giurisdizione: e questi diritti s'impegnavano
-od appaltavansi o staggivansi, venendo a moltiplicarsi
-i padroni e i litigi, e a confondersi il governo.
-Ne' contratti si trovano stipulati i quarti, i decimi d'un
-possesso, fin la quarta parte della sedicesima d'un castello;
-gli Estensi nel secolo <span class="smcap lowercase">XIII</span> da più di venti capitanei
-comprarono poc'a poco la terra di Lendinara; e
-così i Fiorentini e i Sienesi le varie castellanze del loro
-contado<a class="tag" id="tag300" href="#note300">[300]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_378">[378]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il conquistatore aveva spartito i terreni e i popoli
-non altrimenti che le robe; e come su queste, divise
-che fossero, il re non conservava alcun diritto, così
-neppure sui terreni e sui terrieri. Pertanto al possesso
-andava congiunta la sovranità, e al tenitore del feudo
-competevano sugli abitanti di esso i diritti che oggi ritengonsi
-sovrani; verso gli altri possessori consideravasi
-pari; dentro del suo feudo niuno poteva imporgli leggi
-o tributi, nè richiederlo in giustizia.
-</p>
-
-<p>
-E poichè, secondo le idee germaniche, nessuno tenevasi
-obbligato se non alle leggi ch'egli medesimo
-fosse concorso a stabilire, mancata la supremazia legislativa,
-v'ebbe tanti statuti quanti paesi, e la giurisdizione
-non fu più una delegazione sovrana, ma una conseguenza
-della proprietà.
-</p>
-
-<p>
-Questo unire il possedimento colla sovranità isolava
-ciascuna tribù, per modo che formavansi tanti Stati
-quante proprietà, distinti in ogni cosa, salvo che in
-ben pochi interessi. Al momento che questa società si
-formava, a gruppi i feudatarj si strinsero attorno a
-conti e duchi, per caso o per vicinanza, ma senza connessione
-<span class="pagenum" id="Page_379">[379]</span>
-degli uni cogli altri; e la stessa convergenza
-a un centro era piuttosto apparente che effettiva. All'idea
-astratta dello Stato era sottentrata la concreta
-dell'individuo, col quale unicamente si aveva obbligazione.
-Non più dunque parentela o tradizione o governo
-ritenevano la tribù attorno al capo; non assemblee
-popolari per far leggi comuni; restò unico il
-legame della promessa e della devozione, giacchè <i>il
-feudo è sentimento d'onore attaccato al possesso conferito
-dal sovrano pel solo dominio utile in compenso
-di servigi resi, e con promessa di nuovi servigi, di
-fedeltà, di omaggio</i>.
-</p>
-
-<p>
-Così si pianta un sistema gerarchico di istituzioni
-legislative, giudiziali, militari. Unica fonte d'ogni potere
-è Dio, e suo vicario il papa. Questi, serbato a sè il governo
-delle cose ecclesiastiche, affida le temporali all'imperatore,
-che è capo dei re. E papa e imperatore
-e re commettono l'esercizio della loro podestà ad uffiziali,
-annettendo alle cariche una terra: questi suddividono
-la terra e gl'impieghi a persone, le quali fanno
-altrettanto. Colui che conferiva il feudo chiamavasi
-<i>senior</i>, signore; il benefiziato, <i>junior</i> ovvero <i>miles</i>,
-per l'obbligo che avea del militare; più solitamente al
-benefiziato diretto davasi il nome di vasso o vassallo;
-ai sotto benefiziati quel di valvassori (<i>vassi vassorum</i>),
-da cui dipendevano i valvassini.
-</p>
-
-<p>
-Uno dunque si trovava signore al tempo stesso e
-vassallo; possedeva feudi di natura e di pesi diversi,
-ma non si teneva obbligato se non a colui, dal quale
-immediatamente rilevava. Nè l'esser ligio per una, toglieva
-d'essere sovrani sopra altre terre: i re di Sicilia
-come quei d'Inghilterra, di Danimarca ed altri si fecero
-vassalli alla santa sede; quel d'Inghilterra rendeva
-omaggio al re di Francia per la Normandia; anzi talora
-due dinasti erano a vicenda signore e vassallo un dell'altro,
-<span class="pagenum" id="Page_380">[380]</span>
-come il vescovo di Sion riconosceva dai conti di
-Savoja alcuni possessi, mentre questi rendevano a lui
-omaggio pel feudo di Chillon<a class="tag" id="tag301" href="#note301">[301]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Feudi ecclesiastici possono riguardarsi i benefizj che
-la Chiesa concedeva come sovrana religiosa avente
-proprio diritto pubblico, giurisdizione, prerogative
-eminenti. E feudo è il giuspatronato, i cui diritti sono
-esercitati appunto in qualità feudale; ai fondatori di
-chiese o cappelle lasciavasi giurisdizione ecclesiastica,
-trasmissibile agli eredi, a norma delle investiture (fondiarie),
-all'estinzione dei quali, essa ritornava alla sovranità
-ecclesiastica. Le controversie decidevansi da
-questa: ma mentre i principi duravano sempre in lotta
-coi baroni, e talvolta soccombevano, le corti ecclesiastiche
-si mostravano moderatissime e generose sui diritti
-dei patroni; fin le scomuniche sospendevano, ma
-non ne toglievano il diritto.
-</p>
-
-<p>
-Del feudo ecclesiastico abbiamo esempj in grande
-nel Friuli, liberalmente concesso dagl'imperatori ai
-patriarchi d'Aquileja. La natura sua faceva che quivi
-la feudalità, invece di staccare dal centro, riunisse; il
-clero vi entrava non per abuso, ma per essenza; e gli
-elementi romani vi erano conservati per mezzo del
-parlamento, nel quale i pari giudicavano; e ne' casi
-feudali vi presiedeva il patriarca: Marquardo, uno
-<span class="pagenum" id="Page_381">[381]</span>
-d'essi, nel 1366 raccolse poi le consuetudini feudali,
-formandone quel che chiamò <i>Statuto della patria</i>. Eccetto
-il papa nessuno avea tanti possessi. Tra' feudi
-maggiori che da lui ritraevano era l'uffizio di coppiere,
-del quale talora furono investiti i duchi d'Austria e i
-re di Boemia: anzi questi ultimi avevano l'obbligo di
-riscattare il patriarca se mai cadesse prigioniero. Ereditaria
-aveano resa per forza l'avocazia i conti di Gorizia,
-e così il loro feudo i conti d'Ortemburgo. Questi
-feudi diceansi <i>nobili</i>, altri <i>retti</i> o <i>legali</i>, divisi in liberi,
-ministeriali, d'abitanza. Dei liberi conferiva l'investitura
-il patriarca con una o più bandiere; de' ministeriali
-coll'anello; degli altri col lembo della sua veste. Fra i
-ministeriali erano camerieri i nobili di Cucagna, coppieri
-quei di Spilimbergo, confalonieri quei di Tricano,
-scalchi i signori di Prumbergo. All'anziano di casa di
-Ragona competeva una porzione di tutte le pietanze
-che si servissero al patriarca. I Bojani di Cividale<a class="tag" id="tag302" href="#note302">[302]</a>
-erano obbligati presentare al patriarca quando entrasse
-in città uno spadone col fodero bianco alla tedesca,
-e portarglielo davanti sino alle scale del palazzo.
-S'aggiungevano gastaldie, arimanie, avocazie, feudi
-militari, di sartoria, di bandiera, di arsenatico, insomma
-di qualunque ministero occorrer potesse al
-patriarca<a class="tag" id="tag303" href="#note303">[303]</a>.
-</p>
-
-<p>
-L'investito di un feudo militare, per povero che
-fosse, non era tenuto a prestazione o tributo fuor che
-<span class="pagenum" id="Page_382">[382]</span>
-al servizio in guerra; nelle feste del castello veniva
-socio ai piaceri del signore, pari alla sua Corte; combatteva
-a cavallo, mentre il resto del popolo a piedi e
-senz'armi difensive. Reso questo servizio, restava immune
-da imposte; e solo per occorrenze straordinarie
-i vassalli e il clero erano invitati a contribuire. I vassalli
-del medesimo signore, posti attorno a lui sullo
-stesso territorio, e investiti di feudi d'egual grado, si
-chiamavano pari; tutti dipendevano dal capo, ma non
-uno dall'altro; alla guerra, al consiglio, al giudizio si
-trovano uniti sotto al capo; in ogni altro caso ciascuno
-opera da sè, isolati, stranieri fra loro.
-</p>
-
-<p>
-In questa catena, dove ciascuno non tiene che all'immediato
-suo superiore, nessun potere rimane al re
-sovra il popolo. A Roma imperiale non s'aveva alcun
-intermedio fra il dominante e il popolo: qui al contrario
-il popolo non comunicò più col re se non per
-intermezzo de' baroni; i quali procedendo, ridussero il
-re a mero nome, potendo essi ignorare chi lo portasse,
-e recandogli anche guerra. Il re non era dunque supremo
-magistrato, esecutore della volontà d'un'assemblea
-sovrana; non il potere dirigente universale, non
-il capo d'una nazione per osteggiare chi da quella fosse
-dichiarato nemico: era soltanto il proprietario diretto
-dei feudi da lui conferiti, nè da padrone disponeva se
-non de' suoi vassalli immediati. Menar lunghe imprese
-non poteva, giacchè essendo i vassalli obbligati soltanto
-al servizio prefinito e sempre corto, allo spirare
-del termine levavano la propria bandiera, fosse o no
-compiuta l'impresa. Le assemblee legislative si ridussero
-a consigli del re, il quale v'invitava i baroni che
-gli piacessero, e aggiungerò, purchè volessero, giacchè
-gli mancava la forza di costringerli. Nelle urgenze comuni,
-i signori vicini s'accoglievano per concertarsi su
-quel che ciascuno eseguirebbe ne' proprj dominj e coi
-<span class="pagenum" id="Page_383">[383]</span>
-mezzi proprj; e il re era uno de' contraenti, ma senza
-autorità coercitiva.
-</p>
-
-<p>
-L'arte, che oggi si considera come la prima ne' governi,
-quella delle finanze, ignoravasi affatto. I beni
-della corona, il prodotto delle regalie e i possessi di
-famiglia bastavano al principe, pace durante: tanto più
-che le Corti si menavano assai più semplici, nè gli
-uffizj si pagavano, essendo accollati ai feudi. Veniva
-guerra? i vassalli erano tenuti a prestazioni determinate
-e impreteribili, e ciascuno manteneva i proprj
-uomini. Quei diritti, quelle ispezioni che, ogni giorno
-maggiori, si vanno accentrando al governo, allora non
-si conoscevano; uniche regalie erano la giurisdizione,
-i pedaggi, il batter moneta e scavare miniere: ma
-queste pure, una dietro l'altra, venivansi usurpando
-dai grandi vassalli, resi indipendenti dal re, cui eguagliavano
-e talvolta sorpassavano in forza; cavarono
-metalli ne' proprj tenimenti; posero dazj e pedaggi,
-talchè al limite d'ogni podere s'incontravano quelle
-barriere, che oggi pajono troppe anche al confine
-d'uno Stato.
-</p>
-
-<p>
-Quanto alla giurisdizione, dipendendo il vulgo non
-più dal principe ma da particolari signori, disusarono
-le istituzioni fatte a pro di tutti, e ciascun signore
-tenne corti e assise per le controversie fra' proprj dipendenti.
-Giudici non erano nè gli antichi uomini
-liberi, nè i consoli di poi, interessati al pubblico e
-disposti a sostenere l'esecuzione della sentenza o l'indennità
-dell'offensore che avesse <i>composto</i>; ma erano
-uffiziali del barone, sol per uso acconciandosi alle <i>consuetudini</i>.
-La legislazione cessa d'essere personale, e
-statuti ed usanze variano, non secondo le razze degli
-abitanti, ma a norma della natura del possesso e del
-grado di sua libertà. Che se ancora, massime in Italia,
-sono mentovate persone che vivono secondo questa o
-<span class="pagenum" id="Page_384">[384]</span>
-quella legge, vuolsi intendere de' gran signori e de' pochissimi
-arimanni conservatisi indipendenti; ma anche
-per essi il privilegio riducesi soltanto a certi modi di
-possesso e di procedura.
-</p>
-
-<p>
-Colla indipendenza individuale era scomparsa la reciproca
-garanzia fra cittadini; e vivendo ciascuno da sè
-senza legame cogli eguali, ma soltanto con superiori
-ed inferiori, nessuno aveva interesse ad impedire i delitti;
-lo perchè andarono scomparendo i giudizj per
-via di compurgatori. I vassalli dovevano essere giudicati
-da' loro pari, e il signore non faceva che proclamare
-il dettato di quelli. Nasceva poi contestazione fra
-vassallo e signore? se trattavasi di doveri feudali reciproci,
-era decisa dai pari; se cadeva sopra fatti d'altra
-natura, come un delitto del signore o danno recato ai
-beni allodiali del vassallo, la lite si potea recare al
-sovrano.
-</p>
-
-<p>
-Finchè la sentenza davasi nelle assemblee generali,
-nessuno avrebbe potuto rivederla, emanando dall'autorità
-sovrana. L'appello ripugna pure alle idee feudali
-che identificano il signore col vassallo; nè l'alto barone,
-irremovibile e disoggetto da sindacato regio,
-poteva esser ripreso d'un'ingiustizia, più che nol possa
-oggi un re da altro re. Chi alla corte signorile si trovasse
-gravato, poteva sfidare i giudici, che come pari
-suoi non godevano su lui veruna superiorità: ma questa
-mentita non era un appello, giacchè si dava prima
-della sentenza, nè chiamava a tribunale superiore.
-Stante però che la mentita obbligava a convocare altri
-pari, nè ciò era sempre fattibile, volta veniva che il signore
-si vedesse costretto a rimetter la lite al sovrano.
-Questo poi, allorchè comparisse nelle terre del suo vassallo,
-teneva assise, ma non poteva rivedere la sentenza,
-bensì la causa, e proferirne una nuova, perchè
-restava sospesa la giurisdizione del vassallo. Inoltre
-<span class="pagenum" id="Page_385">[385]</span>
-fra gli obblighi di questo era il rendere giustizia, e se
-la falsasse o negasse, poteva il signore intervenire
-per obbligarvelo; obbligarvelo cioè in quanto ne avesse
-la forza.
-</p>
-
-<p>
-Questi furono avviamenti per istituire un regolare
-appello, a imitazione del diritto ecclesiastico; grande
-passo ad instaurare la regia prerogativa.
-</p>
-
-<p>
-Dato il giudizio, come farlo eseguire, quando il
-condannato tornava nel suo castello, forte di mura e
-di scherani? Colla guerra; e il signore che l'avea
-proferito, e il querelante, od anche i giusdicenti raccoglievano
-gli uomini loro, e costringevano per forza
-ad obbedire. Nulla pertanto assicurava l'efficacia del
-giudizio; nè della rettitudine di quello era buona sicurtà
-il sistema de' pari, ignoranti del diritto, stranieri
-agl'interessi gli uni degli altri, e scelti a volontà del
-signore.
-</p>
-
-<p>
-Non ispirando dunque confidenza, si ricorreva più
-volentieri a spedienti meglio conformi a quel tenore
-di società; e i duelli e le guerre private ne venivano
-di conseguenza e quasi di necessità. Preziosissimo consideravasi
-questo, che tedescamente chiamavasi diritto
-del pugno, quanto oggi dai re il potere far guerra di
-nazione. La rappresaglia, per cui l'uomo d'un feudo,
-ricevuto torto da quel d'un altro, poteva trarne vendetta
-o rendere la pariglia sopra qual fosse altro consociato
-di quello, era riconosciuta come diritto. La
-consuetudine, la legge, la Chiesa adopravano a introdurre
-in questo alcuna regolarità e temperanza, volendo
-si intimassero le ostilità alcun tempo innanzi, si esperissero
-certi mezzi di conciliazione, infine si osservasse
-la tregua di Dio.
-</p>
-
-<p>
-Quando ogni proprietà fu divenuta feudo o sottofeudo,
-inamovibile ed ereditaria ogni magistratura, ciascun
-duca, conte, marchese od alto barone fu considerato
-<span class="pagenum" id="Page_386">[386]</span>
-come re della propria terra, i cui abitanti erano obbligati
-ad ogni ordine suo in pace e in guerra; mentre
-egli non pagava tributi, non era tenuto accettare la
-composizione per le offese, ma le vendicava colla
-guerra privata, ch'e' poteva menare anche contro il
-proprio caposignore.
-</p>
-
-<p>
-A noi, avvezzi a governi che traggono ogni impulso
-dall'alto, a leggi fisse, uniformi in tutto lo Stato, all'egualità
-dei cittadini sotto un capo, riesce difficile il
-formarci adeguato concetto d'una società, bizzarramente
-compaginata con tanti signori, quanti aveano
-forza e volontà di esserlo; con leggi che obbligavano
-solo chi non volesse o potesse resistere, e variate da
-uomo a uomo, da terra a terra. Non ci si imputi dunque
-di spendere troppe parole e di ripeterci per meglio
-indurne l'idea, senza di che la storia di que' tempi è
-libro chiuso.
-</p>
-
-<p>
-Tenevasi dunque l'Italia come divisa in tanti Stati
-indipendenti quanti v'erano feudi; sistemati nel modo
-più opportuno per respingere le nuove invasioni di
-fuori, e dentro sostenere il proprio diritto o la prepotenza,
-al modo che ancora usano i re: in quella
-guerra di tutti contro tutti, si moltiplicavano castelli
-e rôcche ove o proteggersi, o soperchiare il vicino.
-Pertanto in ogni nuovo castello che sorgesse, le chiese
-e il vicinato scorgevano una minaccia alla propria indipendenza,
-il re un attentato alla sua prerogativa; ma
-non si poteva opporvi che altre fortezze; e conventi e
-ville fortificavansi; sui campanili e sui battifredi una
-continua vedetta esplorava se mai un nemico s'avvicinasse;
-e poichè nemici erano sovente coloro che una
-mura stessa chiudeva, in mezzo alle città alzavansi
-fortificazioni, disponevansi catene, cancelli, serragli; il
-Coliseo a Roma, l'arco di Giano a Milano, l'anfiteatro
-a Verona, gli avanzi de' tempj e delle basiliche antiche,
-<span class="pagenum" id="Page_387">[387]</span>
-si convertivano in fortini; e i palazzi costruivansi in
-masse solide, protette da robuste ferriate, con fosse e
-ponti levatoj e balestriere.
-</p>
-
-<p>
-Più solitamente il feudatario sceglieva a stanza un'altura
-in mezzo a' suoi tenimenti, e così fabbricava uno
-di que' castelli, le cui rovine pittoresche ricordano tuttora
-la potenza solitaria e indipendente, l'importanza
-personale in una società sminuzzata, ove ogni signore
-era ridotto a quella legge di natura, che ancora si
-arrogano i dominanti. Tra le casipole, simile ad un
-ribaldo eretto in mezzo d'una turba servile, sorgevano
-questi edifizj massicci, con torri merlate rotonde o poligone.
-Da una men grossa, ma più elevata e aperta
-ai quattro venti la sentinella colla campana e col corno
-annunziava la punta del giorno, acciocchè i villani sorgessero
-al lavoro; o l'accostarsi de' nemici, affinchè gli
-armigeri si allestissero alla difesa; ed accadendo furto
-od ammazzamento, alzava un grido, che ogni uomo
-dovea ripetere di vicino in vicino, affinchè il reo non
-potesse ricoverarsi sul feudo limitrofo.
-</p>
-
-<p>
-Ajutavasi la natura coll'arte per renderne impraticabile
-l'accesso; e fossi e controfossi, e antemurali e
-antiporte e palizzate e barbacani e triboli seminati pel
-contorno, e saracinesche e ponti levatoj angusti e senza
-ripari, e caditoje sospese a catene, e porte sotterranee
-e trabocchetti, e tutto quel sistema d'insidie e di difesa,
-doveano atterrire chi divisasse un assalto o una
-sorpresa.
-</p>
-
-<p>
-Teschi di cinghiali e di lupi, od aquilotti confitti
-sulle imposte ferrate, nell'atrio corna di cervi e di
-capriuoli, indicavano i forzosi divertimenti dei signori.
-Procedendo, trovasi architettato ogni cosa non pel
-comodo o la leggiadria, ma per la gagliardia e la
-sicurezza. Armadure a tutta botta, lancioni, labarde,
-mazze ferrate pendevano fra gli stemmi rilevati negli
-<span class="pagenum" id="Page_388">[388]</span>
-ampj e mal riparati stanzoni, con camini sterminati,
-attorno a cui accogliersi la famiglia a giocar agli scacchi
-o a' dadi, ricamare, bevere, udir le novelle o la
-canzone accompagnata dal liuto e dalla mandòla.
-</p>
-
-<p>
-Là dentro era quanto occorresse al vitto e alla
-battaglia, dalla cucina alle prigioni, dal celliere alla
-cisterna, dal pollajo all'arsenale, dagli archivj alle scuderie;
-numerosissimi i servi; e amici, cavalieri, pellegrini,
-viandanti vi albergavano a piacere, e partivano
-carichi di doni. Perocchè all'uomo che trova uomini
-tutti i giorni, divengono indifferenti; all'isolato riesce
-un godimento la vista e il consorzio d'un uomo.
-</p>
-
-<p>
-Come l'aquila nel suo nido, vivea colà il feudatario,
-segregato da tutti che non fossero suoi dipendenti, nè
-modificando la restante società, nè da questa modificato.
-Al vulgo che gli sta attorno, nol lega parentele,
-non affetto; solingo colle moglie e coi figliuoli, austero,
-sospettoso, temuto ed ubbidito, qual alta idea non deve
-egli concepire di se stesso, potendo tutto, e potendolo
-per sola facoltà propria, senz'altri limiti interni od
-esterni che quelli della propria forza? Ancor fanciullo,
-dalla burbanza del padre e dalla sommessione dei servi
-apprese esser lecita ogni voglia al padrone; cresciuto
-fra servi tremanti e sprezzati, e cagnotti disposti ad
-ogni sua volontà; superiore alla tema e all'opinione,
-non conoscendo il vivere socievole, non contrariato
-mai, nè repressione temendo nè rimproveri, acquista
-carattere, non soltanto orgoglioso e fiero, ma stravagante,
-capriccioso, un'ostinazione nelle idee e negli usi
-repugnante da ogni progresso. Agli uffiziali, invece di
-soldo, concede il diritto di estorcere e soverchiare:
-nuova gradazione di tirannia, che fa sempre maggiore
-la distanza fra quei del castello e quelli della pianura;
-i quali concepiscono una riverenza ereditaria per codesto
-capo che tutto può, e che li salva da altri nemici;
-<span class="pagenum" id="Page_389">[389]</span>
-mentre, bersagliati da quel capriccio dell'individuo che
-pesa immediatamente sull'individuo, maledicono una
-potenza cui non osano resistere.
-</p>
-
-<p>
-Rinforzare viepiù il suo castello, il cavallo, l'armadura,
-è supremo studio del castellano; e fidato in
-questi, e trovandosi invulnerabile dalla ciurma che
-sotto i suoi colpi casca senza riparo, acquista un coraggio
-temerario e prepotente. Di lassù piomba talvolta
-a rapire la moglie e le figliuole del villano, non
-degnandosi di sedurle; a spogliare i viandanti e taglieggiarli.
-Ma poichè, anche in tempi tumultuosi, la
-battaglia e la preda non sono che eccezioni della vita,
-si trova sovente ozioso, e scarco di quelle regolari occupazioni
-che sole possono riempirla. Pubblici impegni
-più non v'ha; il giudicare i dipendenti è spiccio, perchè
-dispotico; semplice l'amministrazione, giacchè i
-campi sono coltivati da villani a tutto suo pro, da
-servi esercitata l'industria; le lettere erano abbandonate
-al monastero, regalato ad ora ad ora acciocchè
-orasse e studiasse. Doveva dunque il feudatario occupare
-altrove quell'attività che costituisce la vita, e
-quindi avventurarsi ad imprese, a caccie, a saccheggi,
-a pellegrinaggi, a tutto che il traesse da quell'ozio
-senza pace.
-</p>
-
-<p>
-Furono signori feudali che conquistarono Terrasanta;
-e per regolarsi colà fecero comporre le Assise
-di Gerusalemme, nelle quali può dirsi che la feudalità
-prendesse coscienza di sè, e riducesse a teoriche le
-sue inclinazioni. Quelle assise diressero lungo tempo
-i possessi veneziani d'oltre mare, onde come di cosa
-italiana noi ce ne valiamo per chiarire le condizioni
-d'allora.
-</p>
-
-<p>
-Nel tempo che decorre fra le leggi meramente penali
-delle genti rozze e le meramente civili delle educate,
-il legislatore crede obbligo suo l'imporre anche
-<span class="pagenum" id="Page_390">[390]</span>
-i doveri morali e prescriverne gli oggetti e i modi,
-quasi per dar polso ai sentimenti nella lotta colle passioni.
-Perciò in quel codice si trova ordinato che il
-vassallo non offenda nel corpo il signor suo, nè ad
-altri il permetta; non tenga cosa di lui senza consenso;
-non dia suggerimenti a danno o disonore di esso; non
-rechi onta nè alla moglie nè alla figlia sua: sibbene lo
-consigli lealmente qualvolta richiesto; entri per lui
-mallevadore se si trovi prigione o indebitato; il cavi
-di pericolo se lo veda alle prese col nemico: ove così
-adoperi, il signore abbia a difenderlo con ogni sua
-possa, se vuol fuggire la taccia di codardo.
-</p>
-
-<p>
-Oltre questi doveri morali, i vassalli erano tenuti a
-servizio, a fiducia, a giustizia ed a sussidj. Servizio
-esprimeva il militare a proprie spese sessanta o quaranta
-o venti giorni per l'omaggio ordinario, e tutta la
-campagna per l'omaggio ligio; solo, ovvero con un
-prefisso numero d'uomini; col giaco o no; entro il
-territorio feudale o in qual si fosse; per la difesa soltanto
-o anche per l'attacco, secondo i patti. Per la
-<i>fiducia</i> doveva accompagnarsi al signor suo quando
-andasse a Corte e ai placiti, o convocasse i vassalli a
-consiglio o a render ragione. La <i>giustizia</i> consisteva
-nel riconoscerne la giurisdizione, e non declinare dalla
-curia di esso. De' <i>sussidj</i> in danaro alcuni erano spontanei,
-altri determinati, qualora il signore dovesse riscattarsi
-di prigionia, o maritasse la primogenita, o
-armasse cavaliere un figliuolo. Quei che avevano solo
-promesso un tributo o servizj di corpo, presto caddero
-in condizione di villani. Chi era affidato con obbligo di
-militare, fu considerato nobile: nè dapprima si sarebbe
-dato un feudo a chi nobile non fosse; ma poi si considerò
-tale ogni casa che ne possedesse uno da tre generazioni;
-nè in conseguenza poteva esercitare arti
-sordide, nè contrar matrimonj disuguali. Secondo il
-<span class="pagenum" id="Page_391">[391]</span>
-diritto lombardo, il valvassino non teneasi per nobile,
-nè la nobiltà passava alle figliuole.
-</p>
-
-<p>
-L'imperatore Lotario II in Italia proibì d'alienare
-feudi senza consenso del domino; altrettanto ordinò
-Federico II per la Sicilia. L'erede non diretto d'un vassallo
-doveva pagare al signore un canone prefisso onde
-succedere: uso nato forse allorchè i feudi consideravansi
-ancora riversibili, ed ogni nuovo investito faceva
-un libero donativo al signore diretto.
-</p>
-
-<p>
-Ad alcuni feudi era annesso il diritto di prendere il
-cavallo del caposignore quando passasse su quelli; ai
-confalonieri di Milano e d'altrove toccava la mula su
-cui il vescovo faceva l'entrata; a Firenze lo conducevano
-alla briglia i visdomini, poi il palafreno davasi
-alla badessa di San Pier Maggiore, il freno e la sella
-a quei Del Bianco, poi agli Strozzi, che a suon di
-trombe se li recavano a casa e li lasciavano esposti; a
-Pistoja tale privilegio spettava ai Cellesi, e il vescovo
-donava un anello alla badessa di San Pietro, ed essa a
-lui un ricco letto. Il vescovo di Faenza per pasqua di
-Natale doveva ai servi del conte di Romagna dodici
-pulcini di pasta colla loro chioccia, e carne cotta: se
-no, quelli poteano andare alla cucina di lui, e levarne
-quanto vi trovassero.
-</p>
-
-<p>
-Diritto di gran lucro era quello delle manimorte, per
-cui, morendo senza prole persone che, come servili, o
-medie fra la libertà e la servitù, erano prive del diritto
-di testare, il signore ne ereditava in tutto o in parte. A
-lui spettava pure la tutela de' vassalli minorenni, e l'offrire
-un marito alla ereditiera del feudo, od obbligarla a
-scegliere fra gli offerti: diritto ragionevole quando il
-marito diventava suo ligio o suo guerriero; ma la donna
-potea riscattarsene dando al signore tanto, quanto gli
-aspiranti aveangli esibito per ottenerla. Al feudatario
-cadevano pure le cose trovate; l'eredità di chi moriva
-<span class="pagenum" id="Page_392">[392]</span>
-intestato, o senza confessione, o di morte improvvisa,
-quasi questa portasse la sicura dannazion dell'estinto.
-Per l'albinaggio egli entrava erede dello straniero che
-morisse ne' suoi possessi, e occupava qualunque nave
-o persona fosse dal mare gittata sulle sue terre<a class="tag" id="tag304" href="#note304">[304]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Privilegio supremamente apprezzato era la caccia,
-per la quale il feudatario, con tutta la sua corte, settimane
-intere viveva ne' boschi alla serena con clamorosa
-pompa. Talvolta faceansi venire delle fiere di lontano,
-e si affrontavano in recinti; e l'arcivescovo di
-Milano come gran distinzione permise a un duca di
-correr un cervo nel suo parco. Da qui (diritto inusato
-agli antichi) le caccie riservate, per cui il colono vedeva
-la selvaggina impunemente guastar le vendemmie e la
-messe, e guai a chi avesse osato minorare il divertimento
-del signore uccidendone alcuna!
-</p>
-
-<p>
-L'<i>uom di corpo</i>, oltre porzione de' frutti del suo
-campo, gli doveva <i>angarie</i> cioè lavori forzati, e <i>perangarie</i>,
-cioè lavori con ricompensa per un prefisso
-numero di giornate, o le vetture pei trasporti occorrenti;
-non esporre sul mercato le proprie se non dopo
-smaltite le derrate del padrone, valersi delle misure di
-questo, adoprar le monete di lui, comunque scadenti;
-comprare da lui solo le derrate; valersi del mulino,
-del forno, del torchio del signore (<i>banalitas</i>) pagandone
-un canone. Nel 1117 gli abitanti di Agrilla sono
-obbligati a zappar le terre del barone, seminarle, dar
-un pajo di bovi ciascuno per dodici giorni, e ventiquattro
-giornate per la mietitura, e al tempo della
-vendemmia portar un cerchio per le botti, a Natale e
-<span class="pagenum" id="Page_393">[393]</span>
-Pasqua offrir due galline, oltre la decima dei porci e
-delle capre. Per la <i>mano baronale</i>, il signore poteva
-di propria autorità impedire che i debitori asportassero
-i frutti dalla loro campagna prima d'aver pagate le
-prestazioni, o depostone sufficiente quantità ne' magazzini
-di lui<a class="tag" id="tag305" href="#note305">[305]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Facilmente tali irrefrenate giurisdizioni degeneravano
-in capricci e tirannie: e le concessioni che alcuni
-feudatarj assentirono più tardi ai loro dipendenti attestano
-fin a qual grado fosse giunta l'oppressura; giacchè
-uno permette d'insegnare a leggere ai figli; uno di
-vendere derrate ad altri che al padrone, o di spacciare
-in pubblico le guaste. Alcuni nell'atto dell'investitura
-doveano baciare i chiavistelli della casa, andar dondolone
-a modo di briachi, fare tre saltarelli e mandare
-un ignobile crepito: altri in un dato giorno portare
-un ovo, o una rapa, o un pane sopra un carro tirato
-da quattro paja di bovi, o presentare una pagliuzza.
-I pescivendoli che passavano pel feudo di San Remigio
-nel vescovado d'Aosta, doveano esibire la loro merce
-ai castellani, se no era trattenuta per tre giorni, il che
-equivaleva a distruggerla, o si tagliavano le cinghie dei
-loro cavalli. La famiglia Trivier di Ciamberì era tenuta
-dare un somiere del valore di trenta soldi grossi al
-conte di Savoja ogniqualvolta scendesse con armi in
-Lombardia. Jacopo Morelli di Susa dovea provvedere
-al sovrano un letto fornito qualora dormisse in essa
-città. Nel regno di Napoli ogni vassallo, nel rinnovare
-l'omaggio, pagava <i>jus tappeti</i>, quasi un prezzo del tappeto
-che gli si stendeva dinanzi. V'avea chi era costretto
-correre la quintana con lanci e di legno; o andare
-ogni anno una volta al feudatario, ma facendo
-due passi innanzi ed uno indietro; o versare un secchio
-<span class="pagenum" id="Page_394">[394]</span>
-d'acqua avanti alla sua porta, o una misura di miglio
-al pollame della bassa corte. Altri doveva soltanto
-un coniglio, ma coll'orecchio destro bianco e il sinistro
-nero; nol si trovava? dubitavasi fosse tinto,
-anzichè naturale? nasceva processo lunghissimo, moltiplicati
-giudizj e perizie, finchè l'animale morisse o il
-pelo gli cadesse. Perocchè non è a dire con quanta
-precisione si conservassero queste stigmate di servitù.
-Della promessa rogavasi istrumento con numerosi testimonj;
-poi se si falsassero d'un atomo il tempo o
-le condizioni della prestazione, cominciavasi un piato
-che talvolta spogliava del suo podere il mal preciso
-infeudato.
-</p>
-
-<p>
-E sino ai tempi nostri, massime sopra terre ecclesiastiche,
-furono mantenuti alcuni di questi obblighi,
-come di reggere la staffa al vescovo quando salisse a
-cavallo, o portargli innanzi il gonfalone nelle comparse,
-o la croce nelle processioni, od ulivi alla solennità
-delle palme, o annaffiare o sabbiare la via
-dove passava in processione. Onde attestare l'alto dominio
-de' papi sopra le due Sicilie, fin al cadere del
-secolo passato facevansi grandi solennità a Roma: uno
-di casa Colonna, che per quel giorno costituivasi gran
-connestabile del regno, a nome del re di Napoli presentava
-al pontefice una chinea, sul cui capo un calice
-con cedole del banco napoletano, le quali il papa prendeva:
-la piazza de' Santi Apostoli e la vicina di Venezia
-erano piene di popolo, di festa, di giuochi e luminare.
-</p>
-
-<p>
-Avevamo veduto l'imperio romano estendere la cittadinanza
-a segno che abbracciasse tutto il mondo,
-come a tutto il mondo estendeva l'autorità il capo di
-quello, per modo che in tale immensità non si aveva
-più patria. Ora invece ciascuna sovranità viene a limitarsi
-nella piccolezza del possesso; l'uomo non è più
-longobardo o franco o romano, non è tampoco italiano
-<span class="pagenum" id="Page_395">[395]</span>
-o milanese, ma della tal terra, del tal padrone. Insomma
-non ha ancora una patria, qual oggi l'intendiamo:
-il che vuolsi avvertir bene per non attribuire i
-sentimenti e le misure nostre a persone e fatti di
-tutt'altra tempra.
-</p>
-
-<p>
-Il sentimento individuale de' Germani, opposto all'onnipotenza
-dello Stato, aveva raggiunto il suo apogeo;
-baronia, masnada, chiostro, capitolo, università,
-paratici, tutto vivea di vita particolare e sconnessa; nazioni
-non vi erano, se queste consistono nell'accordo
-d'interessi, di sentimenti, di inclinazione quasi istintiva
-verso uno scopo.
-</p>
-
-<p>
-La sovranità del conte o del duca è meramente titolare;
-ancor più vana quella del re; ma vero sovrano
-è il feudatario: nessuno ha legame verso il principe o
-la nazione, ma guarda o conosce soltanto l'immediato
-suo superiore, a lui presta i servizj, da lui reclama
-protezione e giustizia, da lui solo accetta i comandi,
-però dentro la precisa misura delle convenute obbligazioni;
-è inamovibile dal terreno e dalla carica.
-L'unità imperiale era andata in dileguo, salvo pel
-poco che traeva dal carattere religioso; nè più aveano
-valore generale i decreti e la giurisdizione dell'imperatore;
-e nessun'altra ne rimaneva, se ne eccettuiamo
-quella della Chiesa, perchè non fondata sopra cose
-contingibili.
-</p>
-
-<p>
-Dai vicini, sudditi d'un altro, l'uomo comune non
-riceve giustizia se non perchè egli è cosa del suo
-signore; al qual signore ricadono gli onori e i vantaggi
-del suddito feudale; a lui la lode, a lui la vergogna,
-nè quello è uomo, se non in quanto è frazione
-di quel corpo che chiamasi il feudo. Per tal modo
-rimaneva in tutte le relazioni sociali surrogata l'idea
-di località e di territorio a quella di nazione e di
-personalità.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_396">[396]</span>
-</p>
-
-<p>
-Per gran tempo il gius feudale non fu scritto, esercitandosi
-per consuetudine, nè amando i signori di
-vederne esaminate le basi, finchè queste non si trovarono
-scosse dal principato a vicenda e dal popolo.
-Girardo e Oberto dell'Orto, giureconsulti milanesi, nel
-1170 pubblicarono i primi libri sui feudi, dove fanno
-nascere quel sistema in Italia, ma ignorano le norme
-di esso in Francia e in Inghilterra, ove realmente
-ottenne il maggiore sviluppo. Ebbero grande autorità
-anche fuori, e moltissimi chiosatori, quali Bulgaro,
-Pileo, Ugolino, Vincenzo e Jacopo di Ardissone: Minucio
-de Pratoveteri dispose quelle leggi in nuovo modo
-per ordine di Sigismondo imperatore; altra forma vi
-diede Bartolomeo Barattieri piacentino, e la fece approvare
-da Filippo Visconti duca di Milano; il famoso
-Jacopo Cujaccio ne fece quindi un'edizione, distribuendole
-in cinque libri. Di là dell'Alpi le consuetudini
-lombarde divennero ragion comune de' feudi. Nel regno
-di Sicilia e Puglia il diritto feudale alla francese fu
-stabilito a guisa d'eccezione dai Normanni a favore dei
-Francesi che v'accorrevano a stipendio; e i feudi erano
-distinti secondo il diritto longobardo e il diritto Franco.
-Ne' feudi longobardi, com'erano principalmente quei di
-Benevento, succedevano tutti i maschi per porzioni;
-nei feudi Franchi, il solo primogenito. L'imperatore
-Federico in Sicilia autorizzò anche le femmine a succedere
-in mancanza dei maschi, preferendo la fanciulla
-alla maritata ne' feudi Franchi; e ne' longobardi alle
-maritate si mettesse in conto la dote che avevano
-ricevuta<a class="tag" id="tag306" href="#note306">[306]</a>. Ai re giovava meglio il feudo indivisibile,
-e perciò procurarono far prevalere lo <i>jus Francorum</i>.
-</p>
-
-<p>
-E, dove prima dove poi, questo sistema si piantò
-in tutta l'Europa germanica e tra gravi disordini portò
-<span class="pagenum" id="Page_397">[397]</span>
-pure qualche vantaggio alla società. Innanzi tutto era
-legge forte e ragionevole di reclutamento militare, ove
-a difendere il paese non erano obbligati tutti come
-adesso, ma soltanto quelli che lo possedevano; e si ebbe
-un esercito, quale invano desiderano i tempi moderni,
-armato per la difesa, incapace all'offesa, che nulla
-costava allo Stato, e che non sottraeva nè braccia alle
-arti, nè figliuoli e sposi agli affetti. Il feudalismo offriva
-poi la miglior combinazione allora possibile di sforzi
-materiali, l'autorità più opportuna per dirigere i lavori
-guerreschi, che allora erano i più importanti e i soli
-nobili. Al cadere de' Carolingi, quando la feudalità non
-era per anco rafferma, i guerrieri di paesi differenti o
-degli stessi non guardavano che il proprio individuo:
-ma poi duchi, conti, baroni, possessori indipendenti,
-uomini d'arme trovaronsi legati fra loro mediante
-servizj e protezione reciproca; immenso passo alla
-civile convivenza.
-</p>
-
-<p>
-L'indipendenza propria del Barbaro ne forma ancora
-il fondo, ma s'abitua a riconoscere certe obbligazioni
-morali e reali. Effetto di quell'indipendenza dissolutrice,
-da principio i feudi si sminuzzano, e ne nasce un'infinità
-di piccolissime signorie; ma dopo la metà del secolo XI
-le minori vanno ad impinguare le grandi, sia per
-eredità, sia per conquista, sia per volontaria sommessione
-del debole onde trovare sicurezza e giustizia
-migliore. Fonte dunque com'era di disordini, il feudalismo
-impediva arrivassero all'eccesso, frenandoli coi
-reciproci interessi: se favorì l'anarchia, preservò l'Europa
-dal furor delle conquiste e delle invasioni che da
-secoli la sommoveva, legando l'uomo e le generazioni
-al terreno da cui traevano il nome, il diritto. Viepiù
-vi si affezionava la nobiltà, che allora crebbe d'importanza,
-avendo modo di provarla col titolo del possesso
-da cui traeva nome.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_398">[398]</span>
-</p>
-
-<p>
-In tempo che le passioni dominavano senza freno,
-che nessuna forza aveano le leggi, nessuna santità le
-condizioni, le paci, i trattati, agevolmente un principe
-avrebbe potuto sedersi déspoto come ne' paesi orientali
-ove la podestà concentrasi in mano d'un solo, e spingere
-a ruinose guerre, a diffondere o ribadire la barbarie
-in altre contrade. Ma tutti quei baroni ora
-adombravano, ora emulavano la podestà regia; guerra
-non era possibile senza consenso di essi, che doveano
-somministrare gli uomini e le spese; e così sfrantumato
-il dominio, non furono più possibili le comuni imprese
-e le conquiste; e ancorato, vorrei dire, alla terra il
-vascello delle migrazioni, poterono costituirsi le nazioni.
-</p>
-
-<p>
-Ed è notevole come le divisioni territoriali allora
-portate dal feudalismo, siano ad un bel circa le medesime
-che in Italia durano ancora; e l'essere distinte per
-costumanze e per dialetti prova che s'attaccavano a
-qualche cosa di più sodo che non il capriccio d'un
-barone, o il caso d'un matrimonio. La popolazione che
-si era viziosamente accumulata in pochi centri fu dal
-feudalismo recata anche a luoghi ingrati e malsani;
-ed ogni cosa allontanava dalle città, sicchè si moltiplicarono
-villaggi, e si ricoltivò il suolo deserto.
-</p>
-
-<p>
-Ceppi così ristretti impedivano lo sviluppo della
-civiltà. Se v'era protetta la libertà individuale e respinta
-la forza esterna, nulla tendeva a costituire un governo
-stabile ed ordinato; non unità monarchica, non federazione,
-non sudditi e cittadini. Le relazioni di vassallaggio
-non dipendettero dal voto dei popoli e dai loro
-interessi; ma essendo il possesso del suolo indivisibile
-dal diritto delle persone, seguì la sorte di queste, e
-un'eredità o un matrimonio cambiava le relazioni più
-intime; alcune provincie davansi a stranieri per testamento
-o per dote, distraendole dal loro centro naturale;
-ed a prescrizioni arbitrarie era sagrificata la nazionalità.
-<span class="pagenum" id="Page_399">[399]</span>
-L'idea stessa di patria era estranea ad un sistema che
-legava, mediante un terreno, alla persona; nè incorreva
-infamia colui che portasse le armi contro la terra
-natìa.
-</p>
-
-<p>
-Ma la feudalità vuolsi considerare men tosto come
-un ordinamento, che come un tragitto dalla barbarie
-verso la civiltà. I membri di essa v'acquistavano il sentimento
-della personalità, svilito nei tempi romani;
-giacchè ciascuno assumeva obblighi precisi e conosciuti
-e per consentimento individuale, a differenza delle
-società moderne, ove uno nasce legato a patti che nè
-elesse nè conosce. Mancando un vincolo generale e
-un'autorità coattiva, tutto riposava sopra la fede promessa;
-donde quell'aspetto di lealtà negli atti d'una
-società, in cui la legge non interveniva alle reciproche
-convenzioni del vassallo col signore, le quali erano
-frante tosto che il signore avesse prevalenza, o forza il
-vassallo. Nessun nuovo peso poteva essere imposto al
-tenitore del feudo, se non lui consenziente; ove il
-signore violasse gli accordi, potevasi resistergli a mano
-armata, e, ne' casi estremi, disdire l'obbedienza e
-chiamarlo al giudizio del duello. Tanto si era lontani
-dalle idee del despotismo sovrano, tramandate da Roma
-antica.
-</p>
-
-<p>
-I vassalli tenevano d'occhio che il re non usurpasse
-altri poteri, come avrebbe fatto qualora non avesse
-avuto che ad opprimere il popolo; idearono limiti alle
-regie prerogative; e ne venne la rappresentanza signorile,
-che poi servì di modello alla popolare, e il diritto
-privato, la personale dignità, la devozione verso il
-signore, per sentimento, non per istupida sommessione
-come in Oriente.
-</p>
-
-<p>
-Ciascun feudatario avea ragioni, avea privilegi;
-quindi necessità di discuterli, difenderli, ripristinarli,
-ora con argomenti or colla forza; dal che le idee di
-<span class="pagenum" id="Page_400">[400]</span>
-diritto, dond'era facile il passaggio alle idee di libertà.
-Il feudatario, ridotto all'isolamento del suo castello,
-dovea vivere nella famiglia più che non costumasse
-ne' tempi antichi. Ivi non trovava suoi pari se non la
-moglie e i figliuoli; e per quanto brutali e feroci vizj il
-distraessero, dovevano assodarsi i sentimenti domestici.
-Il primogenito, destinato a succedere nel paterno
-dominio, era circondato dalle cure necessarie a ridurlo
-tale, che, secondo le idee d'allora, lusingasse il domestico
-orgoglio; la moglie rimaneva a rappresentare il
-marito mentr'egli usciva a guerre od avventure, e
-mantenere la difesa e l'onore del castello. Così rigeneravasi
-la famiglia, e nelle donne fecondavansi sentimenti
-piuttosto nuovi che rari nella società antica,
-coraggio, elevato pensare, dignità personale; donde
-quelle delicatezze d'affetti e di riguardi, che poi furono
-portati al colmo dalla cavalleria, la più splendida filiazione
-della feudalità. Nelle Corti poi de' signorotti
-educavansi i giovani a quei costumi che presero da
-ciò il nome di <i>cortesia</i>, come dalla città l'aveano in
-antico (<i>urbanità, civiltà, polizia</i>). E da quell'ordine
-di cose ci vennero il punto d'onore, che è il complesso
-delle convenienze al di là della precisa giustizia, per
-le quali si acquista reputazione d'uomo compito; la
-scrupolosa fedeltà alla data parola; l'annobilimento
-della gloria militare e della lealtà.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap75">CAPITOLO LXXV.
-<span class="smaller">Il Basso Popolo.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Nella Roma imperiale, la storia non ci presentava
-più che un sovrano: vennero i Barbari, ed essa non
-parlò che de' vincitori e delle guerre dei loro re: sottentrano
-<span class="pagenum" id="Page_401">[401]</span>
-i feudi, e cessata ogni centralità, ciascun castello
-diviene teatro di avvenimenti distinti. Ora s'insinua
-un nuovo elemento, il popolo.
-</p>
-
-<p>
-Questo fin oggi conservò del feudalismo un concetto
-odioso, che sfoga in tante storielle di demonj che
-rapiscono i castellani, di spettri di signorotti lamentosamente
-vagolanti attorno ai ricoveri delle libidini e
-prepotenze loro: vendetta popolare, che alla postuma
-giustizia si appella quando quaggiù gli è negata. E per
-verità, fra nobili sempre in arme, cinti da armata clientela,
-non frenati da verun superiore, non rispettosi ad
-alcun inferiore, quando i giudizj si risolveano per duelli,
-e le leggi non provvedevano che alle persone di chierica
-e di spada, il vulgo pendeva dal solo capriccio dei
-feudatarj; su di esso ricadevano le guerre; i nemici,
-cioè i vicini, facendo correrie, devastavano il campo di
-cui esso viveva, o ne molestavano la famiglia; ai cenni
-o agli occorrenti del padrone bisognava cedesse la
-roba, i carri, i bovi, la casa, che più? la donna; chiamato
-in battaglia, trovavasi nudo a fronte di quegli
-armigeri coperti di ferro, e predestinato a soccombere
-agli spadoni irreparabili di gente senza misericordia;
-fin il lepre e il cerbiatto, la cui caccia era riservata ai
-signori, divenivano un flagello pel villano, costretto
-a lasciar che sperperassero impunemente i frutti sudati.
-</p>
-
-<p>
-Eppure quest'infima condizione era un miglioramento
-dalla orribile che li sopraffannava durante la romana
-civiltà. Al tempo dell'invasione, comune era la condizione
-del colonato, cioè delle persone attaccate al terreno,
-ma libere del resto; e queste si trovarono maggiormente
-esposte alle prime violenze, poi all'anarchia
-che ne seguì, di modo che perirono o caddero in istato
-servile. Ma gli schiavi, ch'erano tanti e così abjetti, ne
-trassero notevole miglioramento. Dediti ai servizj d'un
-padrone o affissi alla gleba, ne' tempi romani non
-<span class="pagenum" id="Page_402">[402]</span>
-aveano alcuno schermo contro l'oppressione; non
-poteano stringere contratti, non stare in giudizio, non
-testare; se fuggissero, venivano ridomandati, come una
-proprietà, e come tali si vendeano, cambiavano, distruggevano.
-Conculcare a tal modo la persona umana
-era egli più possibile dopo che il cristianesimo aveva
-impresso a ciascuno il suggello dell'eguaglianza e l'obbligo
-della moralità? Pure le grandi e radicate iniquità
-non si tolgono con rimedj estemporanei, e il proclamare
-l'immediata emancipazione avrebbe sovvertito quel che
-si denomina ordine sociale, e che, fra molti sconci,
-presenta sempre qualche compenso; avrebbe eccitato
-una subitanea insurrezione, ove trucidati i padroni,
-resi infelici i servi, i quali, ignorando la dignità propria
-e i vantaggi della libertà, men tristamente sopportavano
-la condizione in cui erano nati e cresciuti. Tant'è
-ciò vero, che Libanio dipingeva la condizione dello
-schiavo come meno sciagurata che quella di alcuni
-liberi, potendo esso dormire tutti i suoi sonni, fornito
-dal padrone di quanto gli occorre alla vita; mentre il
-libero, neppur vegliando tutta notte poteva assicurarsi
-dalla fame<a class="tag" id="tag307" href="#note307">[307]</a>: e il Codice Giustinianeo col vietare ai
-servi di ricusar l'affrancazione<a class="tag" id="tag308" href="#note308">[308]</a> indica che allora,
-come oggi nell'Europa settentrionale, essi temevano la
-sparecchiata libertà.
-</p>
-
-<p>
-Intanto moltissimi schiavi erano periti nelle prime
-irruzioni, mentre il cessare delle conquiste non ne
-portava più di nuovi. Quei che rimanevano erano poveri
-e soffrenti, e per conseguenza prediletti della Chiesa;
-la quale, col nome di cristiani, avea dato loro la personalità,
-i diritti naturali, la morale responsabilità,
-una famiglia. Così la schiavitù non era più uno stato
-di persona, ma un vincolo di soggezione; e sebbene
-<span class="pagenum" id="Page_403">[403]</span>
-rimanessero gente d'una terra o d'un padrone, chi
-non vede quanto gli schiavi fossero progrediti? Spedali
-e ricoveri aperse la Chiesa anche per essi<a class="tag" id="tag309" href="#note309">[309]</a>; la proibizione
-dei giuochi gladiatorj levò uno degli incentivi
-ad educarne per sagrificarli; ai padri fu tolto l'atroce
-diritto di esporre i proprj figliuoli, e gli esposti la
-religione accoglieva negli orfanotrofj. Le catastrofi che
-precipitarono i grandi nell'ultima miseria, dissipavano
-il superbo pregiudizio d'una naturale superiorità; e il
-libero Romano divenuto schiavo del Germano, protestava
-egli stesso contro l'ineguaglianza di natura;
-mentre il Germano apprendeva a rispettare quel servo,
-che lo superava in cognizioni.
-</p>
-
-<p>
-Alle società povere e meno fastose non facea mestieri
-di quell'interminabile corredo di servi; i quali poi
-(<i>ministeriales</i>) nella ristretta famiglia avvicinandosi al
-padrone, trovarono maggiori occasioni di acquistarne
-la benevolenza e i favori. Lo spirito d'associazione
-proprio delle genti germaniche, nato dal sentimento
-dell'utilità che uno può procurarsi per mezzo degli
-altri, e temperato dalla coscienza dei diritti personali,
-recò a valersi dell'uomo come braccio libero, mediante
-una retribuzione. Quando poi crebbero d'importanza
-l'industria e il lavoro, si potea lasciare nel vilipendio
-coloro che ne erano la fonte? Sminuzzati feudalmente
-il territorio e la sovranità, chi stesse male in un luogo
-fuggiva nel vicino più non v'avendo legge generale che
-colpisse il disertore; talchè il padrone per interesse
-guardavasi di spingere lo schiavo alla disperazione.
-</p>
-
-<p>
-Le leggi barbare punivano alcuni delitti colla schiavitù;
-altri con multe, la cui gravezza traeva qualche
-<span class="pagenum" id="Page_404">[404]</span>
-libero a spropriarsi e ridursi servo. E i servi apparivano
-nei contratti come appendice o scorta del podere:
-il padrone riscoteva la composizione, determinata dalla
-legge per ferite e ingiurie recate ai servi, giacchè
-quella essendo prezzo della pace, non potea concernere
-il servo, privo del diritto delle armi. Di rimpatto il
-padrone stava pagatore dei danni causati dal suo servo,
-come gli animali. Veramente la legge longobarda del
-tempo di Rotari mostrasi fiera coi servi quanto la
-romana, paragonandoli a cose mobili<a class="tag" id="tag310" href="#note310">[310]</a>: ma presto
-si tolse al padrone l'arbitrio sulla vita di quelli; vennero
-determinati i casi, in cui questo era obbligato ad
-emanciparli; fu data azione ad essi contro il padrone
-che gli offendesse, e aperto sempre il rifugio delle
-chiese. Il servo, battuto dal padrone per avere portato
-richiamo contro di lui, rimane franco. Se ad un servo
-rifuggito in chiesa il padrone promette sicurtà, poi non
-attiene, è multato in soldi quaranta. Se il padrone
-disposto a dar la libertà venga a morte, Astolfo vuole<a class="tag" id="tag311" href="#note311">[311]</a>
-che lo schiavo rimanga libero, senza pur pagare il
-launechildo o compenso, «massima lode a noi sembrando
-se dalla servitù traggansi gli schiavi a libertà,
-perchè il Redentor nostro degnò farsi servo per dare
-a noi libertà».
-</p>
-
-<p>
-Che i servi abbondassero in Italia, lo attestano le
-tante leggi che li concernono, e in cui vengono distinti
-i romani dai nazionali (<i>gentiles</i>). Ma poichè trovavasi
-più comodo ed utile il lavoro volontario, concedevansi
-ad essi talvolta terreni a livello, sull'esempio delle
-chiese, crescendo così la classe dei massari o degli
-<i>aldizj</i>. Questi erano superiori agli schiavi, pure soggetti
-a padrone; poteano possedere terreni e schiavi, non
-<span class="pagenum" id="Page_405">[405]</span>
-però in assoluta proprietà; nè vendere o comprare
-senza ottenere licenza dal padrone e pagargli il laudemio.
-Somigliano dunque ai coloni dei Romani, se non
-che possono dal padrone esser venduti anche separatamente
-dalla gleba. Di fatto l'affissione alla gleba
-era suggerita dalla scarsità di popolazione: cresciuta
-questa ed abolita la capitazione, più non v'era interesse
-di legare la libertà, giacchè ad un individuo sottentrava
-un altro<a class="tag" id="tag312" href="#note312">[312]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Rotari ammette due sorta di manomissione: la prima
-quando uno è dichiarato <i>amundo</i>, cioè fuori d'ogni
-tutela del padrone; l'altra quand'è <i>fulfreal</i><a class="tag" id="tag313" href="#note313">[313]</a>, cioè
-disobbligato soltanto da servizj di corpo: il primo
-andava sciolto affatto, l'altro restava obbligato verso il
-padrone come verso fratelli e parenti, talchè quello ne
-diventava erede.
-</p>
-
-<p>
-Fu uso antico de' Germani, e più de' Longobardi,
-l'affrancare molti servi in congiuntura di guerra. Essendo
-le armi segno di libertà, dai Longobardi anticamente
-manomettevasi lo schiavo col consegnargli una
-freccia, e susurrargli alcune parole patrie all'orecchio<a class="tag" id="tag314" href="#note314">[314]</a>.
-Rotari introdusse la formalità romana di rimettere
-l'amundo ad un'altra persona, che lo conducesse sopra
-un crocicchio, e dicessegli: — Va per la via che
-<span class="pagenum" id="Page_406">[406]</span>
-vuoi»<a class="tag" id="tag315" href="#note315">[315]</a>. Per <i>impans</i> liberavasi uno quando tale era
-o supponeasi la volontà del re<a class="tag" id="tag316" href="#note316">[316]</a>. Ai tempi di Liutprando
-bastò l'affrancazione davanti all'altare per
-render uno interamente cittadino longobardo<a class="tag" id="tag317" href="#note317">[317]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Altre volte non faceasi che alleggerire la servitù
-rendendolo aldio, al che non occorreva se non la
-scritta. Niuna legge tornava schiavo il liberto ingrato;
-ma per ovviarvi, Astolfo permise che il patrono potesse,
-vita durante, riservarsi i servigi del liberto<a class="tag" id="tag318" href="#note318">[318]</a>.
-Il traffico di schiavi non era ignoto ai Longobardi
-quando entrarono in Italia: ma il venderli a stranieri
-consideravasi pena non meno grave che la capitale<a class="tag" id="tag319" href="#note319">[319]</a>,
-e non si facea che con prigionieri di guerra. Pure
-l'ingordigia anche in altre parti d'Italia seguiva questo
-orribile lucro: Gregorio Magno vide sul Foro romano
-mercatarsi schiavi britanni; i Veneziani coi Saracini
-della costa di Barberia faceano gran traffico di schiavi
-d'ambi i sessi, e massime di giovani eunuchi; dai paesi
-slavi e tedeschi, e anche dall'Italia, conduceansi convogli
-di prigionieri di guerra e altri schiavi a Venezia;
-i Longobardi rapivano anche bambini di liberi per
-<span class="pagenum" id="Page_407">[407]</span>
-venderli colà, il che da Liutprando è parificato all'assassinio<a class="tag" id="tag320" href="#note320">[320]</a>.
-Raccontasi a lodo di papa Zacaria che,
-avendo i Veneziani comprato sul territorio branchi di
-schiavi da spedire in Africa, esso ne pagò il prezzo e
-li rese in libertà. Nel 783 in Ravenna due personaggi
-d'alta giurisdizione, oltre abusar della loro posizione
-per spogliare vedove ed orfani, li vendevano ad Infedeli<a class="tag" id="tag321" href="#note321">[321]</a>.
-Dagli Ebrei era pure esercitato questo commercio;
-e le popolari leggende sul loro uccider i bambini
-forse vengono da questo rapirli e farli eunuchi.
-Carlo Magno combattè tali abusi; e Arigiso, principe
-di Benevento, promulgò punirebbe colla massima severità
-il rapir gli uomini e il venderli agli Infedeli;
-Sicardo rinnovò lo stesso divieto, ma solo a riguardo
-de' Longobardi liberi: però l'effetto delle leggi riuscì
-sempre scarso<a class="tag" id="tag322" href="#note322">[322]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_408">[408]</span>
-</p>
-
-<p>
-Le conquiste antiche stabilivano profonde distinzioni
-di classi, che il tempo, le rivoluzioni, la superiorità
-numerica de' vinti non riuscivano a cancellare. Nel
-feudalismo invece le distinzioni erano temperate dalla
-<span class="pagenum" id="Page_409">[409]</span>
-natura medesima di esso, cioè dal trovarsi dispersi i
-vincitori fra i vinti, e ravvicinati continuamente dal
-vivere comune, dai possessi, dal bisogno di difendersi
-in una società tempestosa. I più degli schiavi viveano
-sui liberi allodj de' prischi padroni o degli arimanni.
-Or questi vennero in gran decadimento quando il regio
-potere si trovò soverchiamente debole per difenderli
-dalle vessazioni de' vicini, talchè essi metteansi in dipendenza
-di qualche signore. Talvolta ancora non potendo
-soddisfare all'eribanno o alle gravi multe dei
-delitti, erano privati del fondo, che conferivasi poi in
-feudo ad un ricco; sicchè a quel tempo dileguano gli
-allodj.
-</p>
-
-<p>
-Unita la sovranità colla proprietà, i coloni dipendettero
-dai possessori anche nelle materie politiche, rimasero
-senz'altro superiore che il feudatario, e quindi
-esposti ai superbi arbitrj di esso, dimentico che agli oppressi
-rimane una terribile potenza, quella del numero.
-E spesso a questa ricorsero i campagnuoli, e i ricordi
-son pieni di sollevazioni, ove gli è vero che, disuniti
-e sregolati, soccombevano alla forza compatta ed esercitata,
-ma pure aveano fatto sentire il grido della
-libertà e discorso di diritti; parola di formidabile
-efficacia.
-</p>
-
-<p>
-Nel bollore dell'unione o nell'oppressura della sconfitta,
-i coloni s'avvicinavano ai servi, invigorendosi
-col numero, sebbene rimanessero distinti perchè non
-poteano essere venduti a capriccio del signore, e restavano
-donni di sè qualora avessero pagato il convenuto.
-Nelle prepotenze allora correnti, molti per fame vendeano
-la libertà; molti offerivansi alla Chiesa perchè
-li proteggesse; altri divenivano schiavi per impotenza
-a pagare il dovuto.
-</p>
-
-<p>
-Questi, nello sminuzzamento della sovranità, si trovarono
-ravvicinati al padrone, il quale contrasse con
-<span class="pagenum" id="Page_410">[410]</span>
-loro i legami della domesticità, guardò come prosperamento
-proprio quel delle genti affisse alla sua gleba,
-perendo le quali, deteriorava il valore del feudo, e
-riducevasi in condizione inferiore ai vicini competitori.
-Un servo era maltrattato? non avea che a varcar la
-siepe o il fossato del podere, per trovarsi su terre
-d'un nemico del suo signore, che volentieri l'accoglieva,
-che forse l'aveva istigato con promesse, e vel manteneva
-con concessioni. A mezzo il secolo <span class="smcap lowercase">XII</span> tutti i coloni
-abbandonarono Montecassino, sicchè l'abate dovè cercarne
-altri con larghe condizioni<a class="tag" id="tag323" href="#note323">[323]</a>: i villani dei
-signori di Chiaramonte in Sicilia respinsero colle armi
-l'oppressione eccessiva: così gli abitanti di Avola si
-ribellarono al barone Federico d'Aragona, e a furia
-l'uccisero con cinque suoi partigiani, e il re perdonò
-loro, attesa l'immanità dell'oppressione; il qual re prevenne
-un egual colpo a Francavilla, abolendo egli stesso
-i dazj imposti dal barone Arrigo Rosso<a class="tag" id="tag324" href="#note324">[324]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Durando la servitù della gleba, non potevano prosperare
-i campi, atteso che il coltivatore fosse costretto
-occupar pel padrone molte giornate, e nelle stagioni
-che maggiore bisogno n'aveva egli stesso<a class="tag" id="tag325" href="#note325">[325]</a>; sicchè,
-mentre andava a segare il grano del signore, periva il
-suo. Nè sugli amplissimi possessi poteva il padrone
-tenerlo d'occhio, e tanto meno pretendere fossero
-<span class="pagenum" id="Page_411">[411]</span>
-lavorati assiduamente da quelli che nessun vantaggio
-ne traevano. Pertanto si sottinfeudavano; poi ogni cosa
-maggiormente vestendo aspetto feudale, anche i minori
-vassalli vollero avere dipendenti, sicchè della loro
-tenuta davano varj appezzamenti a persone anche
-infime, obbligate a servirli del corpo e dell'armi; e
-chiamavansi <i>masnadieri</i>, e <i>masnada</i> la loro unione.
-Amavano dunque i padroni cedere terreni al lavoratore
-stesso, riservandosi una rendita perpetua e il diritto
-a certi servigi o alla capitazione; talvolta ancora
-glieli rilasciavano per bisogno di danaro; e già nel
-secolo <span class="smcap lowercase">X</span> i contratti non riguardavano più soltanto le
-terre, ma prestazioni e lavoro d'uomini.
-</p>
-
-<p>
-Cresceano dunque i possessori, e questi aveano stipulato
-condizioni inalterabili, e il signore ne abbisognava
-per servigi proprj e per menarli alle guerre particolari:
-tutti passi, non solo per acquistare esistenza
-propria, ma per fare tragitto dalla gente dominata alla
-dominatrice.
-</p>
-
-<p>
-In prima, col morire del vassallo, le sottinfeudazioni
-di lui ricadevano al nuovo investito, talchè precario
-consideravasi il possesso, nè quindi si provvedeva a
-migliorarlo. Inoltre il vassallo, emancipando un servo
-o un condizionato, avrebbe deteriorato il campo cui
-questi era affisso, onde nol potea senza consenso dell'alto
-signore. Quando però i feudi si costituirono ereditarj,
-ciascuno pensò ridurre a meglio i beni che
-dovea tramandare alla propria discendenza; in luogo
-di capanne si fecero case; e queste crebbero in villaggi,
-a piè del castello, o attorno alla badia.
-</p>
-
-<p>
-E l'interesse e la vanità inducevano i signori a cercare
-che questi villaggi prosperassero; onde con privilegi
-o collo scemar l'oppressione vi allettavano avveniticci
-dalla campagna. Quivi essi trovavano da esercitare
-qualche arte o mestiero, col che acquistare un peculio,
-<span class="pagenum" id="Page_412">[412]</span>
-e la certezza d'aver di che vivere altrove lavorando, se
-male qui si trovassero<a class="tag" id="tag326" href="#note326">[326]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Rosario De Gregorio reca diverse <i>Carte di memorie</i>
-o <i>precetti</i>, cioè contratti tra feudatario e vassalli, che,
-<span class="pagenum" id="Page_413">[413]</span>
-per quanto onerosi, segnavano però un limite ai servigi.
-In due del 1133, Ambrogio, abate del monastero di
-Lipari, cui era stato concesso Patti, raccolti in questa
-città molti uomini di <i>linguaggio latino</i>, cioè Siculi,
-Lombardi e Normanni, a distinzione degli Arabi, conveniva
-con essi, che possedessero come proprio quanto
-il monastero lor concederebbe, potendo anche lasciarlo
-agli eredi, purchè abitanti in Patti; se alcuno volesse
-partirsene, lo rassegnasse al monastero, ritenendo per
-suoi i miglioramenti fattivi: dopo tre anni ciascuno
-potesse vendere la eredità a qualunque altro abitante,
-avvisatone però l'abate, e preferitolo a pari prezzo;
-caso che nemici irrompessero sopra Lipari, i Pratesi
-andrebbero a difendere i dominj del monastero, a spesa
-dell'abate stesso. Giovanni, successore di Ambrogio,
-modificava alquanto tali condizioni, volendo che, in
-tutte le isole di Lipari soggette al monastero, nessuno
-possedesse con diritto perpetuo ed ereditario, ma solo
-<span class="pagenum" id="Page_414">[414]</span>
-a tempo, e purchè servisse fedelmente; chi partiva,
-non potesse pegnorare nè vendere o lasciar ai figli
-il suo appezzamento, che ricadeva alla Chiesa. Nel 1117
-quei del villaggio di Agrilla si obbligano al barone di
-zappare i suoi terreni; e nel tempo della seminagione
-metter ognuno un par di bovi a servizio di lui per
-dodici giorni, e alla messe ventiquattro giornate di
-lavoro; e in tempo di vendemmia portar ciascuno un
-cerchio per le botti; oltre pagar la decima delle capre
-e dei porci, e a Natale e Pasqua offrir due galline o
-qualche cacciagione. Le giornate erano talvolta assai
-di più; e quell'anno stesso, il suddetto abate Ambrogio
-determinava che la popolazione di Librizzi potesse
-lavorare per sè e pei figliuoli tre settimane il mese e
-una pel monastero; il che sembrò tal favore, che quei
-villani si obbligarono per sopraggiunta ad altre quaranta
-giornate coi bovi in tempo della seminagione,
-una alla mietitura, tre alla vendemmia<a class="tag" id="tag327" href="#note327">[327]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Allo spirito d'associazione fu attribuita primaria
-parte nell'emancipazione delle plebi. Non appena queste
-trapelano dalla storia, troviamo unioni dei membri
-della stessa famiglia sotto un solo tetto, sopra un medesimo
-podere, per accomunar la fatica e i profitti.
-Questo corpo morale compatto non discioglieasi per
-morte: aveano un capo (<i>capoccio, regidore</i>, ecc.), cui
-spettavano gli atti d'amministrazione interna, compre,
-vendite, prestiti, affitti; mettevano in comune il proprio
-lavoro, ma ciascuno riserbavasi certi lucri, come gli
-apparteneano certe spese, per esempio il dotar le
-figliuole. Specie di società patriarcale, che dalla partecipazione
-del pane diceasi <i>compagnia</i>; e qualora dovessero
-separarsi, il capocasa tagliava un gran pane in
-varj pezzi. Questo spirito di famiglia doveva riuscire
-<span class="pagenum" id="Page_415">[415]</span>
-di gran sollievo alle manimorte, che a questo modo
-sottraevansi all'obbligo, che le proprietà del morto ricadessero
-al signore, obbligo rigoroso ne' primi tempi dei
-feudi: mentre al signore che non acquistava nulla alla
-morte del suo villano, poco importava se questo disponesse
-dell'aver suo a favore dell'uno o dell'altro. Di
-tal passo l'uomo di manomorta acquistava i preziosi
-diritti di possedere e di testare.
-</p>
-
-<p>
-In quello sminuzzamento delle terre, ciascuno dovea
-procurare di trarne il massimo profitto; e i villani
-lavoravano più volentieri un fondo al quale erano
-assolutamente attaccati; sicchè la prosperità del tenimento
-e del signore tornava in utile de' villani stessi.
-Il signore poi dovea più volentieri voler avere a fare
-con una compagnia che con un uomo solo; evitando
-le complicazioni, la confusione, i pericoli di diserzioni.
-</p>
-
-<p>
-Queste compagnie costituivansi talora anche da non
-villani, e fra artieri. Quando i parenti fossero convissuti
-un anno e un giorno sotto lo stesso tetto e colla stessa
-borsa, reputavansi accomunati tacitamente mobili e
-benefizj; eccetto quelli di preti o nobili, cui il traffico
-sconveniva. Di queste ricorrono frequenti esempj in
-Italia, dove invece son rare quelle tra villani.
-</p>
-
-<p>
-Così per lo spirito d'associazione, che i Germani
-già possedevano nelle loro selve, e che il cristianesimo
-favorì consacrandolo, la famiglia diveniva più solida in
-tutte le classi: ogni consuetudine, ogni legge tendeva
-a rendere stabile di generazione in generazione il
-patrimonio, i sentimenti, le affezioni; poteasi mirare ad
-interessi più estesi.
-</p>
-
-<p>
-Il clero, affine di ridurre in atto le dottrine che professava,
-prese a cuore la povera plebe, di cui avea
-mangiato il pane e diviso gli stenti, e tra cui teneva
-ancora i padri, i fratelli. Cominciò dall'aprire le sue
-file agli schiavi, che entrando sacerdoti, divenivano
-<span class="pagenum" id="Page_416">[416]</span>
-eguali al padrone per classe, superiori per carattere:
-nella regola di san Benedetto era espresso che il servo
-non fosse per nulla distinto dal libero. A questa via
-spedita d'emancipazione affollavasi gente inetta o indegna;
-i signori faceano ordinar prete qualche loro servo
-per godersene i benefizj: talchè parve prudente il
-restringerla.
-</p>
-
-<p>
-La Chiesa apriva asili al servo perseguitato<a class="tag" id="tag328" href="#note328">[328]</a>, e
-riceveva per suoi quelli che, oppressi dai padroni,
-reputavano parte di libertà il portar catene scelte da
-sè, o quelli cui la libertà non faceva che esporre al
-pericolo di morir di fame. Di questi servi deditizj od
-<i>oblati</i> alle chiese, alcuni metteano persona e beni in
-protezione di esse, obbligandosi a difenderne i privilegi
-e le proprietà contro gli aggressori: vassalli anzichè
-servi: altri obbligavansi d'una tassa o censo annuo
-(<i>censuales</i>): altri infine rinunziavano del tutto alla
-libertà, veri schiavi (<i>ministeriales</i>)<a class="tag" id="tag329" href="#note329">[329]</a>. La Chiesa,
-<span class="pagenum" id="Page_417">[417]</span>
-spoglia di avidità personale, meno esigeva dai famuli
-suoi; e per l'ordine costante che essa pone in tutti i
-suoi possessi, determinava l'appunto del lavoro che
-essi doveano; donde crebbe l'affluenza agli altari.
-</p>
-
-<p>
-Accettando poi la parte di terre e servi, assegnatagli
-come ad un ordine eminente dello Stato, il clero si
-applicò ad elevarne gradi a gradi la condizione. Cominciò
-a sanare terreni, imbonendo paludi e foreste;
-poi ne concedeva porzione ai villani per più o men
-tempo, per una generazione o tre o più, con cui si
-mantenessero pagando un canone annuale (<i>mansum</i>).
-Questi livelli o enfiteusi<a class="tag" id="tag330" href="#note330">[330]</a> segnano il vero passaggio
-dalla schiavitù alla proprietà traverso al servaggio,
-<span class="pagenum" id="Page_418">[418]</span>
-disponendo la rivoluzione che nel <span class="smcap lowercase">XII</span> secolo si compì
-quando cambiaronsi le enfiteusi in fitto temporario, e
-il livellario in fittajuolo com'oggi è. Adunato un peculio
-potevano i servi riscattarsi; e per tali passi rintegravansi
-la famiglia, la proprietà, l'industria, la libertà
-anche tra essi.
-</p>
-
-<p>
-Ottone I si accorse che i signori prendeano a livello
-le terre degli ecclesiastici, dappoi non pagavano il
-censo, e finivano coll'appropriarsele come allodj. Pertanto
-nel largire beni a chiese vi ponea patto non li
-allivellassero se non a coloni, i quali in persona li coltivassero
-e retribuissero i frutti. Fu un altro avviamento
-al sistema di mezzadria odierno<a class="tag" id="tag331" href="#note331">[331]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Alle forme dell'antica manomessione erasi aggiunta
-la ecclesiastica, come atto religioso, conducendo l'affrancando
-attorno all'altare con un torchio acceso, e
-leggendogli preci e formole che il dichiaravano franco.
-E l'emancipazione era le più volte suggerita da sentimento
-religioso, onde vedonsi addotti per motivo i
-meriti della redenzione, l'amor di Dio, il rimedio
-<span class="pagenum" id="Page_419">[419]</span>
-dell'anima propria, la speranza d'impetrare grazie
-celesti. Altri lo faceano al letto di morte quando lo
-spirito è più disposto a' sentimenti di pietà e d'umanità<a class="tag" id="tag332" href="#note332">[332]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Colle carte di franchezza il padrone rinunziava al
-diritto di vendere, cedere, o fare altrimenti della persona
-del suo schiavo; gli dava arbitrio di disporre
-degli averi suoi per testamento o per altro atto legale,
-e di sposare chi volesse; e determinava la tassa o i
-servizj che si riservava<a class="tag" id="tag333" href="#note333">[333]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_420">[420]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma molti arrivavano alla libertà senza mezzi di sussistenza;
-altri erano manomessi dai padroni quando
-non più capaci di lavoro, sicchè rimanevano mendichi
-e sulla via. Per essi la Chiesa moltiplicò istituzioni di
-carità<a class="tag" id="tag334" href="#note334">[334]</a>; e ben ella bastava a mantenerle, perchè
-primo il clero avendo applicato l'intelligenza e il lavoro
-a far fruttare gl'immensi possessi, n'era venuto in
-ricchezza. I pontefici poi presero sempre a cuore gli
-schiavi, più volte esclamarono contro chi ne facea
-traffico, e colle entrate della Chiesa ricomprarono
-alcuni dagl'infedeli o da mercanti. Già Gregorio Magno
-nell'emancipare due schiavi proclamava la natural
-libertà degli uomini dicendo: — Come il Redentor
-nostro si compiacque vestir forme umane per frangere
-i nostri legami e restituirci alla primitiva libertà, così
-è conveniente e salutare che quelli che da natura furono
-creati liberi, e che in forza di umane leggi soggiacquero
-a servitù, siano colla manomessione restituiti
-alla libertà»<a class="tag" id="tag335" href="#note335">[335]</a>. Alessandro III nel concilio Lateranese
-<span class="pagenum" id="Page_421">[421]</span>
-dichiarò i Cristiani franchi da schiavitù. Alessandro
-IV in una bolla del 1258 diceva: — Giacchè
-gli uomini, eguali per natura, sono resi schiavi dalla
-schiavitù del peccato, sembra giusto che quelli, i quali
-abusano del potere concesso da Colui da cui deriva
-ogni podestà, siano privati d'ogni potere sui servi.
-Perchè dunque ad Ezelino ed Alberico, scomunicati da
-noi, possa venire alcun danno dall'averci disobbedito,
-dichiariamo con autorità apostolica liberi i servi e le
-serve, coi figli ed i nipoti loro, che si sottraggano
-all'obbedienza di quei due, in modo che possano
-tenere peculio proprio, godere la libertà, come fossero
-nati liberi cristiani». È probabile che simili atti si
-replicassero verso coloro che reluttavano all'autorità
-suprema.
-</p>
-
-<p>
-Da un pezzo erano cadute in disuso le leggi che a
-certe colpe infliggevano la servitù; e i nuovi schiavi
-che qui e là trovansi ancora nominati, erano gente non
-battezzata, attesochè, secondo le idee d'allora, l'uomo
-non cristiano rimaneva inferiore, come schiavo del
-demonio. Spesso le chiese cercavano privilegi pei loro
-villani, acciocchè questi comparissero superiori agli
-altri; e i re gli assentivano volentieri, perchè, senza
-scapitare di nulla, venivano a far atto di qualche
-autorità anche fuori dei proprj dominj.
-</p>
-
-<p>
-Procedendo i tempi, troviamo ai coltivatori imposto
-il terratico, cioè una quarta parte del ricolto; l'acquatico,
-cioè il ventesimo o trentesimo della canapa o
-del lino venuto alla falce, pel padrone del maceratojo;
-il glandatico per menar i porci a pascolare ne' rovereti,
-dando un porcellino da latte ogni dieci, un grosso
-majale ogni quindici; l'erbatico pei pascoli, portante
-un decimo dell'armento; il plateatico pel mercato, a
-cui s'aggiungeano i bolli delle misure. Alle grandi feste
-si presentava un dono di pelli, ova, ricotte, frutta secca.
-<span class="pagenum" id="Page_422">[422]</span>
-Dove la caccia e la pesca si permettessero, doveasi
-una parte della preda; la testa e una spalla del cinghiale,
-testa, pelle e zampe dell'orso, i pesci migliori<a class="tag" id="tag336" href="#note336">[336]</a>;
-un donativo al signore nuovo, pagare i
-viaggi suoi alla Corte o al placito, servirlo militarmente
-per tre giorni o più entro un limite determinato, retribuirgli
-servizj personali e di bestie. Al signore spettavano
-pure i molini, i torchj, gli edifizj sopra acqua, pei
-quali doveasegli un canone. E tutti questi diritti erano
-certamente anteriori, perchè nelle controversie si fa
-sempre riporto alle consuetudini e alle testimonianze:
-ma la riscossa, che vedremo nel secolo seguente,
-consistette in ciò che tali pesi non appartenevano
-più alle persone ma ai beni, sicchè questi si poteano
-vendere.
-</p>
-
-<p>
-Il generale miglioramento appariva dal modo onde
-i baroni trattavano i campagnuoli. Quando questi venissero
-a recar latte e frutti al mercato, non trovavansi
-più chiuse in faccia le porte del castello; l'intera giornata
-potevano trasportare i covoni o il fieno; punito
-chi rubasse al colono i grani o i frutti o la stiva; chi
-lasciasse capre o porci correre le sue vigne; chi non
-avesse a mezzo marzo rifatte le siepi, nettati i canali;
-chi menasse la caccia presso alle vendemmie o al
-ricolto: istituite guardie campestri; vietato al fittajuolo
-di portar via i pali; agevolata la permuta delle eredità
-onde prevenire il soverchio sminuzzamento; talora
-<span class="pagenum" id="Page_423">[423]</span>
-proibito alla giustizia di pignorare gli attrezzi e gli
-animali dell'agricoltura, o l'abito del giorno da lavoro.
-Queste attenzioni, ignote alle leggi antiche, danno segno
-di notevole progresso.
-</p>
-
-<p>
-Nel 1068 i conti di Calusco, nel Bergamasco, per
-allettar gente, promettono con carta regolare a chi
-venisse abitare sulle loro terre, di non torgli il bestiame
-nè per giudizio nè senza; non obbligarlo ad alloggiar
-soldati, se non nel caso di guerra in cui si deva menare
-più che i vassalli; non a dare il fodro, cioè i viveri
-militari, se non quando sia imposto dal pubblico; non
-viveri e vino, se non quando i signori vengano o facciano
-nozze: garantiscono da ferite e altre offese nel
-territorio; in caso di guerra tra la famiglia dei Calusco,
-questi non vi faranno guasto, ma gli abitanti non parteggeranno
-con nessuno, nè impediranno ad alcuno dei
-guerreggianti d'andare o venire<a class="tag" id="tag337" href="#note337">[337]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_424">[424]</span>
-</p>
-
-<p>
-E quei patti, o scritti o di consuetudine, poteano
-farsi valere davanti a tribunali, o compromettersene
-l'elucidazione in arbitri, del che molti esempj ricorrono
-negli archivj<a class="tag" id="tag338" href="#note338">[338]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Nelle città d'altro passo camminava l'emancipazione.
-<span class="pagenum" id="Page_425">[425]</span>
-Molti uomini liberi vi erano rimasti; ed applicatisi a
-qualche mestiero, non erano caduti nella necessità
-di darsi servi<a class="tag" id="tag339" href="#note339">[339]</a>. Della gente romana alcuni come
-censuali v'erano sopravvissuti, alquanto meglio trattati
-dai vincitori, perchè riducendo uno a perire o a fuggire,
-<span class="pagenum" id="Page_426">[426]</span>
-mandavano in dileguo il possesso, consistente nei servigi
-che poteva rendere o col suo corpo, o colle arti,
-o in uffizj letterarj, o in tributo. Taluni di questi eransi
-per benevolenza o a prezzo redenti dal censo o dalle
-comandigie, rimanendo liberi di sè; altri per povertà
-o debolezza s'erano piegati a condizione servile. Gli
-emancipati, quando crebbero alla campagna, non bastando
-l'agricoltura al loro sostentamento, venivano alla
-città per travagliarsi in mestieri e liberi servigi. L'aumento
-del commercio e dell'industria li favoriva, e il
-vedere in questo tempo stabilirsi corporazioni e maestranze
-di quei mestieri che prima s'affidavano a schiavi,
-convince che sempre più perdevasi la servitù personale,
-benchè non s'arrivasse ancora al concetto d'una città,
-ove il lavoro fosse tutto abbandonato a liberi.
-</p>
-
-<p>
-Così alle due nazioni che sussistevano nel feudalismo,
-possessori e non possessori, frammettevasi una terza,
-di quei che possedevano la propria industria. Questa
-pure si faccia penetrare nella società, e si avrà il
-Comune; e tale è appunto l'opera che vedremo compirsi
-nell'innalzamento delle città.
-</p>
-
-<p>
-Ma intanto i servi redenti non partecipavano al consorzio
-dei vincitori, ed avevano perduta la protezion
-d'un padrone; onde rimanevano <i>gente di nessuno</i>, e
-in conseguenza privati della giustizia. Nelle città poi
-niun abitante avea diretta connessione col governo
-regio, eccetto il vescovo, che talora veniva alla Corte
-per intercedere, e tornava con una concessione od
-una esenzione, spesso non curata dal conte o dall'esattore.
-In tal caso ai proletarj non restava che o stringersi
-in particolari associazioni d'arti e mestieri per
-darsi un interno ordinamento, o ricorrere alle corti
-ecclesiastiche, e trovare schermo nelle immunità dei
-nobili e del clero, giurisdizioni distinte da quelle del
-conte.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_427">[427]</span>
-</p>
-
-<p>
-Pertanto la città rimaneva partita fra nobili e vassalli,
-gente libera e servi. Quest'ultimi sono ancora
-senza diritti nè nome: gli altri formavano Comuni
-distinti, eleggendo rappresentanti e magistrati (<i>scabini</i>)
-per trattare e dirigere gl'interessi proprj, ed assistere ai
-giudizj. Alcuni dipendevano da un gastaldo regio, il
-quale rappresentava i conquistatori e ne tutelava gli
-interessi sopra le persone e le cose<a class="tag" id="tag340" href="#note340">[340]</a>. Trattavasi
-di sottoporre gli uni e gli altri all'amministrazione e
-alla giurisdizione medesima; ed è ciò che fu fatto
-mediante l'istituzione dei Comuni, la quale, a combattere
-il feudalismo, eppure da questo preparata, apparve
-dopo il Mille in tutta Europa, ma più insignemente nella
-patria nostra.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap76">CAPITOLO LXXVI.
-<span class="smaller">Il Mille. Corrado Salico. L'arcivescovo Eriberto.
-Enrico III.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Suole chiamarsi secolo di ferro il decimo; in realtà
-infelicissimo perchè l'antico ordine era sfasciato, nè
-ancora appariva il nuovo, e intanto gli elementi eterogenei
-fermentavano, senza che si conformassero nè
-<span class="pagenum" id="Page_428">[428]</span>
-uno per anco prevalesse. Talora vi sono popoli nomadi
-che cercano stanza; gli stanziati nell'acquistata patria
-procacciano dirozzarsi, e imitare l'amministrazione
-romana; il vinto aspira a ricuperare alcuna importanza,
-lo schiavo a mutarsi in villano, il colono a sciogliersi
-dai vincoli della gleba; le proprietà libere si legano in
-benefizj, e i benefizj si riducono ereditarj; i possessori
-s'attaccano a formare un'aristocrazia territoriale, il
-capitaneo a divenir indipendente; il re, da primo fra
-i pari, vorrebbe a brani acquistare la prerogativa
-imperiale; non si contende più solo tra i principi per
-la primazia politica, ma tra vescovi e conti e uomini
-liberi per la civile franchezza; il clero si pianta allato
-al trono, e confonde il benefizio col feudo, il pastorale
-colla spada; nessuno ravvisa il fine, cui pure è tratto
-dalla prepotenza delle cose.
-</p>
-
-<p>
-I dominatori portavano guasti e sangue, pure introducevano
-anche nuove istituzioni, opportune a correggere
-quelle del mondo antico. Il titolo di romano non
-era più d'onore, anzi i vincitori lo infliggevano ai
-vinti come un obbrobrio: pure la magnifica civiltà
-anteriore sopravviveva colle leggi, con una letteratura
-ammirata, colla lingua che prestava ai vincitori per
-istendere i decreti e i contratti, cogli ordinamenti
-municipali in qualche parte conservati, colla memoria
-che è l'ultima a perdersi dai popoli.
-</p>
-
-<p>
-Fra ciò non appare che un universale commovimento:
-monarchia che si sfrantuma ne' conquistatori,
-democrazia che germoglia nel popolo, teocrazia nell'alto
-clero, governo militare, governo ecclesiastico,
-governo municipale, sussistono contemporanei e distaccati,
-senza che l'uno annichili l'altro, per modo che
-chiunque riguarda ad uno soltanto, crede quello unico
-dominante. Indi quell'aspetto di confusione, somigliante
-a violenza sconsiderata, dove l'individuo soffre miserabilmente,
-<span class="pagenum" id="Page_429">[429]</span>
-eppure l'umanità procede; e sul cadere di
-questa foschissima età già troveremo la nozione di territorio
-prevalsa alla nozione di razza, quella di Stato a
-quella di famiglia, l'unità nazionale emergere dalla
-laboriosa fusione di quanto contribuirono le società
-anteriori, e cresciute la dignità e la libertà dell'uomo
-a ben altra misura che non fossero quando tale non
-si considerava se non il cittadino.
-</p>
-
-<p>
-Di lettere chi poteva occuparsi? Pure non erano
-perite fra noi; e attorno al Mille, Wippone tedesco
-animava Enrico II a far educare i figliuoli de' nobili,
-come costumavasi in Italia<a class="tag" id="tag341" href="#note341">[341]</a>; Ademaro chiamava la
-Lombardia fonte della sapienza<a class="tag" id="tag342" href="#note342">[342]</a>; Gerberto, che fu
-papa Silvestro II, trovava ridondanti di scrittori le città
-e le campagne nostre<a class="tag" id="tag343" href="#note343">[343]</a>; il panegirista di Berengario
-esortava la sua musa a tacere, perchè nessun più poneva
-mente ai modi di essa, facendosi versi dappertutto<a class="tag" id="tag344" href="#note344">[344]</a>;
-il cronista salernitano numerava a Benevento trentadue
-filosofi<a class="tag" id="tag345" href="#note345">[345]</a>: del qual nome dovea fregiarsi chiunque
-<span class="pagenum" id="Page_430">[430]</span>
-sapesse scrivere latino, come di quel di poeta ogni
-misuratore di sillabe.
-</p>
-
-<p>
-Quasi nel solo clero si era rifuggito il poco sapere,
-ed Eugenio II papa nel concilio Romano dell'826
-aveva imposto che in ogni vescovado e in ogni pieve
-si aprissero scuole per le lettere, le arti liberali e gli
-studj sacri<a class="tag" id="tag346" href="#note346">[346]</a>. Oltre qualche cronista, possono citarsi
-con onore Attone vescovo di Vercelli, che deplorava le
-<i>oppressure della Chiesa</i>; Raterio vescovo di Verona,
-che fece sei libri de' <i>Proloquj</i>, ossia dei doveri in ogni
-condizione, e lettere molte e sermoni, rozzi ma forti;
-Pacifico arcidiacono di Verona, di cui il lungo epitafio
-dice come lavorasse di metalli, legno, marmi, scrisse
-ducendiciotto codici, e inventò un orologio notturno.
-L'<i>Elementario</i> di Papia lombardo, lessico di voci latine,
-servì di modello ai dizionarj, ricchezza delle età moderne.
-Alfano monaco cassinese, poi vescovo di Salerno,
-fe molti inni.
-</p>
-
-<p>
-Di verseggiatori potrei facilmente allungare il catalogo,
-ma basti accennare Teodulo, vescovo allevato in
-Atene, e che lasciò un <i>Colloquium</i> in settantasette
-quartine, ove nel cuor dell'estate il pastore <i>Pseusti</i>
-(menzogna), nato sotto le mura d'Atene, adagiato il
-gregge all'ombra d'un tiglio, pone mente ad <i>Alitia</i>
-(verità), casta pastorella della stirpe di David, la quale
-tocca l'arpa del Profeta in sì soave modo, che le acque
-s'arrestano ad ascoltarla, e l'armento obblia la pastura.
-Punto da gelosia, Pseusti la sfida, e chiamano arbitra
-<span class="pagenum" id="Page_431">[431]</span>
-<i>Fronesi</i> (prudenza), che ordina loro di cantare in
-quartine, numero a Pitagora prediletto. Pseusti dunque
-espone l'origine degli uomini secondo la mitologia, e
-le altre favole intorno ai numi; Alitia verseggia il genesi
-mosaico; quello invoca gli Dei, questa il Dio vero;
-e la vittoria è aggiudicata alla donna, che espone i
-misteri dell'incarnazione<a class="tag" id="tag347" href="#note347">[347]</a>. Poesia, non isprovveduta
-di merito, ove sembra udir le voci di due generazioni
-che, da allora fino ad oggi, contesero per trarre la
-poesia una ad imitare e pascersi solo di rimembranze,
-l'altra a secondare il libero volo dell'ispirazione e del
-<span class="pagenum" id="Page_432">[432]</span>
-sentimento. L'evidente imitazione di Virgilio assicura
-che i classici erano ancora conosciuti.
-</p>
-
-<p>
-Un Vilgardo teneva scuole a Ravenna, e «come
-sogliono gl'Italiani trascurar le arti e coltivare la grammatica»<a class="tag" id="tag348" href="#note348">[348]</a>,
-spinse la passione pe' classici fin al delirio:
-una notte i demonj assunsero la sembianza de' poeti
-Virgilio, Orazio, Giovenale, e apparendogli il ringraziarono
-dell'ardor suo nel propagare l'autorità de' libri
-loro, e gli promisero farlo partecipe della loro gloria.
-Sedotto da tal frode, egli pose tanta fede ne' classici,
-che ogni loro parola aveva in conto d'oracolo, e sosteneva
-punti repugnanti al giusto credere; e benchè
-condannato dall'arcivescovo, molti spiriti in Italia traviò.
-</p>
-
-<p>
-Che valeano mai queste scarse eccezioni, o questi
-esercizj di scuola? Intanto l'uomo trovavasi abbandonato
-all'ignoranza e alla superstizione; in ogni fenomeno
-naturale vedeva un flagello di Dio sdegnato; ai
-mali irrompenti opponeva o una rassegnazione accidiosa
-o un repetìo iracondo, e invece di rimediarvi gli
-esacerbava.
-</p>
-
-<p>
-Quasi aggiunta a tanti patimenti si sparse allora ed
-acquistò fede la diceria che Cristo avesse pronunziato,
-<i>Mille e non più mille</i>, e perciò col secolo terminerebbe
-il mondo; si ricordavano certi settarj, che nei primi
-tempi aveano predicato il millenne regno di Cristo; e
-più creduta quant'era più fitta l'ignoranza, quest'opinione
-divenne universale. Ma sarebbe il Mille dopo la
-nascita sua? o dopo la morte? o erano inesatti i calcoli
-dell'êra cristiana? Questi dubbj non facevano che
-esasperare l'incertezza, e prolungare l'ansietà. Frattanto
-chi può s'immagini lo stato d'una società che
-crede essere alla vigilia dell'intero suo scioglimento. A
-<span class="pagenum" id="Page_433">[433]</span>
-turbe invocavano il sajo monacale, sì che duravasi
-fatica a frenare quell'incomposta affluenza; folla ai santuarj
-più devoti; processioni di reliquie venerate, dalle
-quali parve allora succedesse una risurrezione; e con
-sante litanie e con folli superstizioni supplicavasi Iddio
-a stornare i flagelli, e aver misericordia della sua plebe,
-che a momenti doveva tutt'insieme comparirgli davanti.
-Altri, <i>appropinquante fine mundi</i>, chiamavano
-le chiese eredi di ogni aver loro, per procacciarsi
-tesori di misericordia con ricchezze che stavano per
-perire. I buoni ne trassero occasione d'inculcare pietà,
-sviare da private vendette, indurre a penitenza, a
-rispettar le chiese e l'innocenza; numerose paci si conciliarono,
-numerosi schiavi furono prosciolti; assai bravacci
-abbandonarono il coltello e la foresta, per rendersi
-agli altari invocando il cilizio e la perdonanza. La moltitudine,
-dominata sempre dalla paura, o accasciavasi
-nello scoraggiamento, o pensava a cogliere le rose prima
-che appassissero<a class="tag" id="tag349" href="#note349">[349]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Come quel terribile Mille passò, gli spiriti poc'a poco
-ripigliavano confidenza: tornarono le cure a un mondo,
-la cui durata faceva dimenticare la labilità delle vite
-individue; la rinfervorata devozione rinnovava chiese,
-cercava reliquie, moltiplicava leggende, e se non fu più
-consolidato, si rese più appariscente il primato della
-Chiesa, unica società inconcussa fra tanto scompiglio.
-</p>
-
-<p>
-Ma coll'attività riarsero le nimicizie e le guerre private,
-preziosissimo diritto de' signori. Già molti concilj
-eransi tenuti in Occidente per por freno a queste,
-<span class="pagenum" id="Page_434">[434]</span>
-allorchè un nuovo rimedio fu messo in campo. Pie persone
-uscirono asserendo che il Signore avesse rivelato
-esser sua volontà, che a certi giorni cessasse ogni
-guerra fra Cristiani; pertanto dalla prima ora del giovedì
-fin alla prima del lunedì potesse ognuno attendere
-ai proprj affari senza esser ricerco per debiti o per
-delitti<a class="tag" id="tag350" href="#note350">[350]</a>. Rimedio strano a strani mali, che gli ecclesiastici
-s'affrettarono d'adottare, intimando la <i>tregua</i>
-di Dio con indulti a chi l'osservasse e pene religiose
-ai violatori; fu estesa a tutto il tempo fra l'Avvento e
-l'Epifania, e fra la Settuagesima e l'ottava di Pasqua;
-inoltre perpetua tregua avessero preti, monaci, conversi,
-pellegrini, agricoltori, gli animali da lavoro,
-i semi portati al campo. L'autorità secolare assecondò
-quell'impulso, e coloro che da niuna legge o forza umana
-erano protetti, uscivano dai nascondigli, rivedevano la
-famiglia, proseguivano i viaggi ed i lavori sotto la tutela
-della Chiesa.
-</p>
-
-<p>
-Qualche ristoro ne avrà avuto il basso popolo; ma i
-signori continuavano a osteggiarsi, nè i re si trovavano
-vigore da far valere la propria autorità per tutelare
-i deboli e comprimere i violenti. A ciò s'industriavano
-essi in Germania, ma que' duchi si rendevano ognor
-meno dipendenti. Di qua dell'Alpi Carlo Magno v'avea
-alzato di fronte l'aristocrazia ecclesiastica, e Ottone la
-democrazia comunale; pure quella invigorivasi più che
-non si dovesse aspettare, l'altra era ancor sì novella da
-mal reggere a contrasto de' grandi signori. Questi vedemmo
-<span class="pagenum" id="Page_435">[435]</span>
-alzarsi fino a dominare l'intera Italia. Ugo ne
-abbattè molti coll'ucciderli: Ottone I e i suoi successori
-investirono di estesissime signorie alcuni, per lo più
-forestieri; col che prostravano gli antichi marchesi, spogliandoli
-o mutandoli. Pandolfo Capodiferro duca di
-Benevento stette pur governatore della marca di Spoleto,
-e luogotenente di Ottone in tutta Italia. Ottone medesimo
-dicono creasse il marchesato di Monferrato per
-suo genero Aleramo; a suo fratello Enrico di Baviera
-diede quel di Verona e del Friuli, il quale poi venne
-unito al contado del Tirolo e alla ducea di Carintia, portando
-l'interesse dei re di Germania che in mano d'un
-solo rimanessero i due pendii delle Alpi. Intitolavasi
-marchesato di Milano la Lombardia; ma forse era mero
-titolo, certamente non arrestava il diritto dei conti, cioè
-de' giudici delle varie città (pag. 295). Seguivano gli
-ampj possessi dei marchesi di Toscana; poi il patrimonio
-di San Pietro. Le città ad oriente del Lazio, nell'antica
-ducea di Spoleto fra il Musone e il Tiferno, e
-a maestro della Toscana da Ferrara a Pesaro, costituivano
-altrettanti contadi, spesso amministrati da vescovi.
-Si intitolò Marca d'Ancona quella di Fermo e
-Camerino, o anche Marca di Guarnerio, forse da un
-Guarnerio che ne fu investito da Enrico IV. Il principe
-di Benevento potea pareggiarsi a un re; e al suo fianco
-cresceano l'abate di Farfa nella Sabina, e quello di
-Montecassino, che poi fu intitolato primo barone del
-regno di Napoli.
-</p>
-
-<p>
-Oltre i conti della città, la campagna era divisa fra
-conti rurali. Così il Milanese ripartivasi fra i contadi
-della Burgaria sulle rive del Ticino, della Martesana e
-della Bazana fra il Lambro e l'Adda, del Seprio fra
-l'Adda e il Ticino, i cui conti traevano l'autorità dall'investitura
-regia. Lecco, pure contado rurale, per
-quattro generazioni fu tenuto da una famiglia salica,
-<span class="pagenum" id="Page_436">[436]</span>
-che mancò circa il 975<a class="tag" id="tag351" href="#note351">[351]</a>. Salendo pei varchi delle
-alpi Retiche e Lepontine trovavansi i contadi di Bormio
-al fondo della Valtellina, di Chiavenna alle falde della
-Spluga, passaggio all'Alemagna; di Bellinzona, posseduto
-dai Sax, allo sbocco della Val Leventina che metteva
-a quelli che più tardi furon detti Svizzeri.
-</p>
-
-<p>
-Fra i grandi dell'alta Italia primeggiava l'arcivescovo
-di Milano. Il nome di sant'Ambrogio rifletteva sempre
-gran luce sopra di esso, e avendo suffraganee le diocesi
-di Pavia, Lodi, Cremona, Brescia, Bergamo, Mantova,
-Vercelli, Novara, Tortona, Casale, Asti, Mondovì, Acqui,
-Torino, Alessandria, Vigevano, Ivrea, Alba, Savona,
-Genova, Ventimiglia, Albenga<a class="tag" id="tag352" href="#note352">[352]</a>, a stento rassegnavasi
-a riconoscere la superiorità di Roma. E tanto più
-che era provveduto d'una entrata d'ottantamila zecchini,
-e come capo rito godeva insigne e rituali distinzioni,
-da farlo quasi un altro papa. A tale arroganza
-dava spiriti l'esser Roma abbandonata al disordine, e
-il pretendere gl'imperatori di poter nominare vescovi
-e pontefici; sicchè i prelati, scelti da famiglie signorili,
-intrigavano alla Corte, militavano in campo, esercitavano
-secolare giurisdizione.
-</p>
-
-<p>
-Fra quei prelati Angilberto da Pusterla <span class="sidenote">(835)</span> alla chiesa
-di Sant'Ambrogio regalò un paliotto che circuisse tutta
-la mensa, argento da tre parti, davanti lamina d'oro
-ingiojellata e smaltata, con istorie a bassorilievo; insigne
-capo d'arte, che costò ottantamila zecchini, e fu opera
-di un Volvino. Ansperto da Biassonno <span class="sidenote">(868)</span> ampliò la mura
-della città per potervi comprendere il quartiere del
-Monastero Maggiore, fondò la chiesa di San Satiro con
-uno spedale, e alla basilica di Sant'Ambrogio fece anteporre
-un cortile quadrato con portico ad archi tondi,
-<span class="pagenum" id="Page_437">[437]</span>
-ch'è il più bel lavoro architettonico dopo i Romani. Landolfo
-da Carcano <span class="sidenote">(979)</span> ottenne piena giurisdizione di conte
-nella città e per tre miglia in giro, sicchè nominava i
-magistrati cittadini, e gl'investiva dando loro la spada.
-I feudatarj gli fecero contrasto, ma falliti nell'impresa,
-accettarono feudi dalla mensa vescovile, e li mescolarono
-ai beni patrimoniali ed a quelli che tenevano in
-feudo dal re.
-</p>
-
-<p>
-Avendo re Enrico II nominato vescovo d'Asti Olderico,
-fratello del marchese di Susa, il nuovo arcivescovo
-Arnolfo di Arsago, cui suffragava quella chiesa, ricusò <span class="sidenote">(998)</span>
-consacrarlo come illegalmente eletto. Olderico condottosi
-a Roma, con ragioni e con denaro ottenne d'essere
-consacrato dal pontefice. Arnolfo pretendeva lese con
-ciò le consuetudini ambrosiane, e convocato un sinodo,
-scomunicò Olderico; poi come principe accintosi della
-spada assediò Asti, e ridusse quel vescovo e suo fratello
-a comparire a Milano scalzi; e portando il marchese
-un cane, il vescovo un libro, presentarsi alla
-basilica di Sant'Ambrogio, confessarsi in colpa, e offrire
-una gran croce d'oro: dopo di che il vescovo
-riebbe le insegne prelatizie, e furono festeggiati.
-</p>
-
-<p>
-Ancor più famoso fu Eriberto da Cantù 1018: per risolutezza
-e costanza rispettato in tutta Italia, quando alcuno
-ricorresse a lui perchè da un duca o da un marchese
-avesse ricevuto qualche torto, egli mandava il suo baston
-pastorale, e facevalo piantare al luogo o nel podere
-su cui nasceva quistione; e nessun più ardiva usare
-violenza, sinchè l'affare non fosse deciso secondo giustizia<a class="tag" id="tag353" href="#note353">[353]</a>.
-Staccandosi egli dal partito de' suoi, andò in
-Germania ad esortare Corrado Salico a venire, promettendogli
-<span class="pagenum" id="Page_438">[438]</span>
-la corona. Altrettanto fecero molti baroni del
-regno: e il re li rimandò carichi di doni; ma coi Pavesi
-non potè accordarsi, rassegnandosi essi bensì a
-riedificare il demolito palazzo imperiale, ma non più
-in città, siccome Corrado desiderava.
-</p>
-
-<p>
-Costui, che ad Eriberto principalmente doveva la
-corona, e che per più giorni fu da lui trattato con tutta
-quanta la sua Corte, lo compensò coll'investirlo del
-contado di Lodi; ma in tempo che così mal distinti
-erano i poteri laici dagli ecclesiastici, l'arcivescovo pretese
-ne conseguisse il diritto d'eleggervi il vescovo.
-Quella Chiesa, gelosa della libera nomina del proprio
-pastore, ricusò l'eletto da lui; ed Eriberto corse a preda
-il territorio lodigiano.
-</p>
-
-<p>
-Abbiamo detto come della ricchissima mensa arcivescovile
-di Milano, Landolfo, allorchè acquistò la giurisdizione
-comitale, avesse dato i beni in feudo a signori
-del contado, i quali già altri feudi teneano dal re. Da
-qui nasceva una complicazione d'omaggi e di doveri;
-ed essi col professarsi devoti a Cesare, cercavano sottrarsi
-dalla dipendenza dell'arcivescovo: questi invece
-pretendeva ridurli affatto uomini suoi. I capitanei o
-vassalli maggiori aderirono, nella speranza di potere,
-coll'appoggio di Eriberto, soperchiare gli altri; ma i
-vassalli minori non soffersero di vedersi tolta quell'indipendenza
-di cui andavano superbi, e collegatisi tra
-loro e cogli uomini liberi di Milano che, in grazia dell'immunità,
-si trovavano sottoposti alla giurisdizione
-vescovile, scesero a fiera battaglia. Vinti da Eriberto, arcivescovo,
-governatore e generale, fuoruscirono, e forti
-pel numero, s'accordarono coi militi dei contadi <span class="sidenote">(1028)</span>, massime
-Comaschi e Lodigiani, formando una <i>motta</i> o lega
-contro l'arcivescovo ed i capitanei, e a Campomalo<a class="tag" id="tag354" href="#note354">[354]</a>,
-<span class="pagenum" id="Page_439">[439]</span>
-fra Milano e Lodi, sconfissero l'arcivescovo, benchè ajutato
-da altri vescovi.
-</p>
-
-<p>
-Ma per combattere contro i liberi e i minori vassalli
-che erano il nerbo degli eserciti, egli ed i capitanei non
-poteano valersi che di villani ed artieri, gente inusata
-a battaglie. Come fare che questa leva subitaria tenesse
-testa alla nobiltà, sin dalla fanciullezza addestrata nelle
-armi? L'arcivescovo vi provvide inventando il carroccio;
-gran carro ben adorno e tratto da bovi, sul quale
-inalberavansi la croce e il gonfalone; altare al sagrifizio
-prima della pugna, pretorio e spedale durante la mischia.
-Suprema infamia reputandosi il perdere quest'arca
-dell'alleanza, i soldati gli si stringevano attorno,
-invece di sbandarsi in zuffe scarmigliate; aveano sempre
-un punto, a cui rannodarsi; ne restavano moderate la
-marcia o la ritirata; e così ottenevasi un accordo di
-sforzi e di difesa fra le disunite volontà. In tal modo
-Eriberto vinse i valvassori: ma poichè essi raggomitolavansi
-colla nobiltà del contado e non desistevano dagli
-attacchi, ricorse al solito deplorabile spediente d'invitare
-Corrado.
-</p>
-
-<p>
-Scese questi nella patria nostra <span class="sidenote">(1027)</span>, agitata da tanti movimenti,
-e mandando innanzi, secondo il consueto, a
-chiedere alle città l'omaggio, e il fodero, la paratica e
-il mansionatico, contribuzioni che si doveano alla casa
-regia, e consistenti il primo nelle vettovaglie per mantenere
-il re e sua Corte, il secondo in una somma per
-riparare le strade e i ponti, il terzo nell'alloggio dell'esercito
-e de' cortigiani.
-</p>
-
-<p>
-Portando più strage che guerra, Corrado a Pavia incendiò
-castelli e chiese coi contadini che vi si erano
-rifuggiti, tagliò le viti, e fece altre <i>prodezze</i>, come il
-suo storico Wippone le intitola; e a pari guasto menò
-il marchesato di Toscana ed altre signorie confinanti.
-Passò poi a Ravenna, e vi regnò <i>con gran podestà</i>;
-<span class="pagenum" id="Page_440">[440]</span>
-vale a dire che, essendo nate le solite tresche fra' cittadini
-e i suoi soldati, si cominciò strage, finchè l'imperatore,
-commosso dal vedersi venir innanzi i primarj
-della città scalzi e colle spade nude alla mano, in segno
-di esser degni d'aver tronca la testa, perdonò. Temperati
-i calori estivi, mosse ver Roma con grosso esercito;
-e Rainero marchese di Toscana per timore venne
-all'omaggio, e seco la Toscana tutta. Fu accolto bene a
-Roma e coronato, crescendo la solennità il trovarvisi
-due altri re, Rodolfo III di Borgogna, e Canuto d'Inghilterra,
-che del suo regno veniva a fare omaggio ai papi.
-Ma qui i Tedeschi causarono baruffe e versarono sangue,
-dove innumerevoli cittadini rimasero uccisi, e gli altri
-con vimini al collo come degni di capestro dovettero
-venire a chieder perdono del non essersi lasciati scannare.
-Nè bastò. Eriberto di Milano pretendeva stare alla
-diritta dell'imperatore, lo pretendeva l'arcivescovo di
-Ravenna; il primo per dispetto o per prudenza se n'andò,
-e l'imperatore diede ragione a lui, come a quello che
-coronava i re d'Italia; ma intanto Milanesi e Ravennati
-vennero al sangue.
-</p>
-
-<p>
-Corrado sottomise anche i principi di Capua e Benevento:
-ma appena corse in Germania a quetare altre
-turbolenze, ecco si rinfoca la guerra interna; onde egli
-accorso di nuovo <span class="sidenote">(1037)</span>, pensò deprimere i vescovi, ora che
-più non ne avea di mestieri per opporli ai grandi baroni;
-e singolarmente quest'Eriberto, che colle concessioni
-antiche e nuove degli imperatori, era reso oggimai
-despoto dell'Italia, e permetteva che in nome suo
-si soprusasse<a class="tag" id="tag355" href="#note355">[355]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_441">[441]</span>
-</p>
-
-<p>
-Come Corrado entrò in Milano, accorsero a lui in
-folla i signori che si teneano gravati da Eriberto, e gli
-domandavano giustizia; ed esso prometteva renderla in
-una dieta, che di fatto tenne a Pavia con tutta solennità
-per reprimere gli oppressori di vedove e pupilli e chi
-tenesse ingiustamente beni ecclesiastici, e facendo mozzar
-mani e teste. Singolarmente un Ugo, conte, tedesco,
-recitò un sequela di torti fattigli da Eriberto; e Corrado
-ingiunse a questo di ripararli, com'anche di recedere
-dalla pretesa superiorità su Lodi. L'altero arcivescovo
-rispose che de' beni trovati alla sua chiesa o da
-lui acquistati, non un palmo rilascierebbe per istanza
-o comando di chichefosse. L'imperatore pien di maltalento,
-e risoluto di recidere l'orgoglio prelatesco, il
-fece arrestare coi vescovi di Vercelli, Cremona, Piacenza,
-e lo affidò a Tedeschi che non distingueano la
-dritta dalla sinistra<a class="tag" id="tag356" href="#note356">[356]</a>, e che lo chiuser prigione in
-Piacenza. Se ne commossero i vassalli, offersero ostaggi
-all'imperatore, che tenne gli ostaggi e non rilasciò il
-prelato; ond'essi si sparsero per Lombardia cercando
-alleanze, mentre il popolo desolavasi, digiunava; «dal
-vecchio al fanciullo gemevano, e deh quante preci al
-Signore, quante lacrime si spargeano!»<a class="tag" id="tag357" href="#note357">[357]</a>.
-</p>
-
-<p>
-L'accorto Eriberto, secondato dalla badessa di San
-Sisto, si fe portare squisitezza di cibi e vini, ed ubriacate
-le guardie tedesche, fuggì. Il popolo milanese, che
-qui compare già ben distinto dai signori, lo ricevette
-fra indicibili applausi, che tutti ricadeano a scorno dell'imperatore.
-Il quale coll'esercito accorse, ed assediò
-la città; ma salda di mura e di valor cittadino, questa
-si sostenne tanto pertinace, che Corrado dovette andarsene,
-sfogandosi sopra le terre aperte, e massime sopra
-<span class="pagenum" id="Page_442">[442]</span>
-Landriano: nominò anche un altro arcivescovo, che mai
-non potè sedere.
-</p>
-
-<p>
-Dal buon successo pigliò baldanza la fazione nemica
-ai Tedeschi; i vescovi ed Eriberto mandarono perfino
-esibir la corona ad Odone conte di Sciampagna; sicchè
-Corrado dovette sempre tenersi colle armi alla mano;
-e principalmente n'ebbe a risentire Parma, dove nata
-una delle solite capiglie fra soldati e cittadini, fu messo
-il fuoco alla città, poi obbligata ad abbattere la mura,
-onde (dice il Muratori) imparassero i popoli italiani a
-lasciarsi mangiar vivi dagli oltramontani.
-</p>
-
-<p>
-Le diete di tutti i vassalli non si poteano tenere che
-all'aria aperta in vaste pianure, al che in Lombardia
-servivano o i prati di Pontelungo fra Pavia e Milano,
-o più di solito la pianura di Roncaglia, tre miglia da
-Piacenza fra il Po e la Nura. Quivi spesso si fecero
-adunanze, vuoi dai grandi fra sè, vuoi dagl'imperatori;
-e quando uno di questi volesse scendere in Italia, dava
-colà la posta a marchesi, conti, vassalli vescovi, abati,
-capitanei, valvassori, e a chiunque tenesse feudo: nel
-mezzo piantavasi il padiglione reale, distinto per
-un'antenna cui era attaccato uno scudo; il banditore
-appellava i vassalli maggiori, questi i loro dipendenti,
-perchè la notte seguente vegliassero a guardia dello
-scudo e della tenda; e chi mancasse scadeva dal feudo.
-V'erano ascoltati ne' primi giorni gli ambasciadori delle
-città, poi si trattava dei pubblici interessi, passavasi a
-quelli dei signori e alle quistioni feudali, indi coll'assenso
-dei grandi si pubblicavano le leggi spedienti<a class="tag" id="tag358" href="#note358">[358]</a>.
-In quell'occasione v'accorreano pure saltambanchi e
-mercatanti e curiosi, talchè alla sembianza d'un campo
-univasi quella d'una fiera. In esse diete l'autorità regia
-prevaleva; ma sciolte appena, ciascun signore tornava
-<span class="pagenum" id="Page_443">[443]</span>
-al proprio feudo ad esercitare indipendente la giustizia
-o le prepotenze.
-</p>
-
-<p>
-A Roncaglia dunque <span class="sidenote">(1037 — 28 mag.)</span> Corrado intimò la generale assemblea.
-Politica degl'imperatori era stato l'elevare i
-deboli per deprimere i potenti, e in conseguenza favorire
-le associazioni e i Comuni, largheggiare immunità
-ai vescovi e sostituirli ai conti. E i vescovi n'erano cresciuti
-in modo, da assimilare il regno d'Italia ad una
-aristocrazia ecclesiastica; e sull'esempio d'Eriberto,
-cercavano ridursi a soggezione anche i feudatarj che
-immediatamente rilevavano dall'imperatore. D'altra
-parte erano ormai resi ereditarj i feudatarj maggiori;
-ma questi negavano agl'inferiori quel che per sè aveano
-carpito, e pretendevano che i feudi assegnati ai vassalli
-minori fossero di grazia, talchè potessero ritorglieli a
-volontà, e morendo l'investito, ritornassero ad essi, che
-con ciò si assicuravano un modo di gratificare continuamente
-i servigi ottenuti, e di punire chi nella fede
-vacillasse. Quest'incertezza di possessi faceva trascurare
-la coltura, oltre porger cagione a rinascenti dissidj.
-Alle repugnanti pretensioni pensò mettere qualche ordine
-Corrado, e deprimere i vescovi ed i maggiori vassalli
-col dare appoggio alla nobiltà minore. Promulgò
-dunque una celebre costituzione intorno ai feudi che,
-consolidando l'antica consuetudine<a class="tag" id="tag359" href="#note359">[359]</a>, vietava di svestire
-il vassallo se non per sentenza d'una corte di pari,
-e con cognizione del re o de' suoi commissarj; il figlio
-o il nipote legittimi succedessero al padre o all'avo,
-esclusi quelli non nati bene, come sarebbe da donna
-d'inferior condizione, o da nozze contratte coll'espresso
-patto che i nascituri non succederebbero<a class="tag" id="tag360" href="#note360">[360]</a>; in difetto
-<span class="pagenum" id="Page_444">[444]</span>
-di prole sottentrassero i fratelli; il signore non
-venda il feudo senza consenso dell'investito.
-</p>
-
-<p>
-Enrico II aveva fiaccato i conti e marchesi, investiti
-di onori; Corrado mortificava i grandi feudatarj, sollevando
-i piccoli, di modo che la monarchia parea dovesse
-prevalere: ma la impedì il crescere dei Comuni,
-i quali ben presto si risolsero in repubbliche.
-</p>
-
-<p>
-Intanto Corrado vedeva l'esercito suo assottigliato,
-parte dalle malattie, parte del congedarsi de' vassalli
-allo spirare del tempo dell'eribanno. Anche le scomuniche
-papali provocò contro il contumace Eriberto; ma
-non potè se non far promettere a' suoi ligi che saccheggerebbero
-ogn'anno il territorio milanese.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_445">[445]</span>
-</p>
-
-<p>
-In Germania sì egli, sì Enrico III suo figlio <span class="sidenote">(1039)</span>, piissimo
-quanto colto e coraggioso, consumarono il regno nel
-domare i signori riottosi, por qualche freno al diritto
-del pugno, procurare la giustizia, e combattere nemici.
-Nell'assemblea longobarda in Zurigo, esso Enrico, deplorando
-che tanti in Italia fossero levati dal mondo
-per venefizio e per diversi generi di morti furtive, <span class="sidenote">(1054)</span> pubblicò
-una legge contro gli omicidj, ove si alterava l'antica
-istituzione germanica del comporre a denaro pei
-delitti: poichè, coll'universale consenso de' Longobardi,
-decretò che chiunque uccida altri con veleno o qualsiasi
-altra furtiva morte, o consenta all'uccisore, sia
-punito nel capo e colla confisca di tutti gli averi; dai
-<span class="pagenum" id="Page_446">[446]</span>
-quali si prelevino dieci libbre d'oro per guidrigildo alla
-famiglia dell'ucciso, il resto si divida metà al fisco metà
-alla famiglia stessa; laonde se l'uccisore fosse un ricco,
-veniva a impinguarsi la famiglia dell'ucciso. Evidente
-contrasto fra la legge romana e la germanica, alla quale
-poi aderendo, confermava i duelli giudiziarj: chi nega
-un delitto, si difenda col duello se libero, se servo col
-giudizio dell'acqua bollente<a class="tag" id="tag361" href="#note361">[361]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Per Lombardia rincalzavano le quistioni fra i nobili
-superiori e gl'inferiori, molti dei quali, spogliati dei
-beni per la sollevazione della Motta, faceano tresca colla
-plebe; e questa, non ancora in un Comune, ma aggregata
-in compagnie d'arte, più non soffriva di vedersi
-mettere il piede sul collo dai feudatarj. Già nel 1035
-era scoppiata la discordia, poi si posò, ma presto rinacque.
-Un milite, vale a dire un nobile milanese, venuto
-a diverbio per istrada con un plebeo lo bastonò:
-alle grida accorsi popolani, accorsi nobili, ne seguì
-un'abbaruffata generale, ed i plebei fecero tra sè una lega
-per opporre la concordia alla forza. Lanzone, nobile
-mal contento, si pose a capo de' plebei <span class="sidenote">(1042)</span>, dandovi così
-quell'ordinamento e quella disciplina, che sono sempre
-la maggiore difficoltà nelle sollevazioni popolane; s'armano
-di qua e di là, stan sulle guardie come in terra
-nemica, serragliano le vie; ogni più lieve pretesto cagiona
-risse e battaglie; contro tegoli, sassi, acqua bollente,
-munizione plebea, poco valgono le lancie e i cavalli
-de' nobili, i quali sono costretti andarsene di città.
-Eriberto arcivescovo temette che, rimanendo, non paresse
-fomentar la plebe contro i feudatarj, molti de' quali
-erano suoi vassalli; fors'anche, per quanto propenso a
-sostenere i popolani contro i nobili, non amava poi
-<span class="pagenum" id="Page_447">[447]</span>
-che quelli divenissero padroni; laonde anch'egli fuoruscì.
-</p>
-
-<p>
-I nobili raccolsero intorno a sè gli altri nobili della
-campagna<a class="tag" id="tag362" href="#note362">[362]</a> e i proprj uomini de' contadi rurali
-della Martesana e del Seprio, e fortificatisi in sei terre
-attorno alla città, teneano questa bloccata, intercettando
-le vittovaglie. Non passava giorno senza qualche avvisaglia,
-e molti erano morti; i prigionieri venivano uccisi
-o straziati orribilmente.
-</p>
-
-<p>
-Tre anni durò il blocco, con qual detrimento della
-città Iddio vel dica; e Lanzone vedendo chinar alla
-peggio la sua fazione, raccolse quant'oro seppe, e passò
-in Germania ad implorare l'imperatore. Questi, che
-odiava Eriberto credendolo autore della scissura, promise
-sorreggere i plebei contro i nobili, patto che ricevessero
-in città quattromila suoi cavalli. Lanzone alle
-prime annuì, ma presto s'accorse del pericolo di tal
-partito, onde pensò piuttosto a riconciliare i dissidenti;
-e in fatto i nobili, che l'annuale saccheggio dei loro
-terreni riduceva a povertà, rientrarono, obbligandosi a
-sloggiare dai castelli della campagna per abitare in
-città almeno alcuni mesi d'ogni anno, e sottoporsi ai
-magistrati di quella. Ecco pertanto sotto la medesima
-giurisdizione ridotti e i cittadini e i vassalli, per modo
-che restava costituito il Comune.
-</p>
-
-<p>
-Morì poi Eriberto nel 1045; il quale, oltre politico,
-parve anche buon prelato: in una carestia faceva distribuire
-ogni mattina ottomila pani e otto moggia di grano,
-e ogni mese in persona dava abiti nuovi e denaro, e
-così seguitò ben otto anni. Fin oggi ne' pontificali si
-<span class="pagenum" id="Page_448">[448]</span>
-adopera un evangeliario su pergamena, da lui donato,
-ricchissimo d'oro e gemme, e con un crocifisso e la
-figura dell'arcivescovo d'oro; preziosi monumenti dell'arti
-d'allora, come il ritratto d'esso Eriberto a fresco,
-che fu collocato ne' portici della biblioteca Ambrosiana.
-</p>
-
-<p>
-Tutti i cittadini maggiori e minori e il clero si unirono
-per nominar il successore; e poichè allora i re
-di Germania prevaleansi della scostumatezza del clero
-per immischiarsi nelle elezioni, la città presentò ad
-Enrico III quattro nobili soggetti <span class="sidenote">(1045)</span>, dai quali scegliesse
-egli il nuovo arcivescovo. Gli scartò tutti, preferendo
-Guido di Velate, non appartenente alla nobiltà feudale,
-e che stava in Corte di lui come secretario. Di qui
-nuove discordie col clero alto; ma per paura del re fu
-ricevuto.
-</p>
-
-<p>
-In quelle assenze e vacanze il popolo avea visto di
-poter reggersi da sè, ed erasi dato un governo a comune;
-e nella dissensione dell'arcivescovo coi proprj
-vassalli, crescea d'indipendenza. E già dappertutto la
-bassa nobiltà trovavasi a cozzo colla superiore; questa
-cercava assicurarsi le maggiori dignità ecclesiastiche
-dacchè i prelati erano principi; i prelati, scelti a questo
-modo, si buttavano a passioni e intenti secolareschi,
-restandone sovvertite la disciplina ecclesiastica e la pace
-d'Italia.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap77">CAPITOLO LXXVII.
-<span class="smaller">Bassa Italia. I Normanni.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Lunghi e mal definibili eventi corsero i paesi meridionali,
-dal cui avvicendamento sconnesso poc'altro si
-ritrae che l'infelicità degli abitanti.
-</p>
-
-<p>
-Dopo la spedizione di Lodovico II combinata con
-quella di Basilio il Macedone, che allora ricuperò alla
-<span class="pagenum" id="Page_449">[449]</span>
-dominazione greca l'importante piazza di Bari (p. 316),
-vi si erano formate due fazioni, una Franca, l'altra
-greca, ispirate non dal miglioramento del paese, ma
-da riguardi personali, da odj e vendette. Benevento
-manteneva il nome di Longobardia, e comprendeva i
-paesi che or sono Terra di Lavoro, contado di Molise,
-Abruzzo citeriore, e i due Principati, eccettuandone le
-terre greche a mare; distribuito fra molti conti, di cui
-primi erano quelli di Capua, poi di Marsi, di Montella,
-di Sora, di Molise, di Consa ed altri, i cui titoli si conservarono
-nelle illustri famiglie del regno<a class="tag" id="tag363" href="#note363">[363]</a>. Tutto
-disordine e violenza, menava guerre interminabili contro
-il principe di Salerno, il quale poi riuscì ad averne Cosenza,
-Taranto, Capua, Sora, metà del contado d'Acerenza.
-Da tale partigione restò eccettuato il monastero
-di Montecassino, che avuto castelli e baronie da' duchi,
-ne chiedeva la conferma o mundeburdio agl'imperatori
-d'Occidente, e a questi prestava omaggio ligio.
-</p>
-
-<p>
-La Puglia, cominciando da Ascoli e seguendo il lido
-adriatico, eccetto Siponto e il monte Gargàno pertinenze
-beneventane, inoltre la più parte della Calabria
-obbedivano ai Greci, che a questo teme della Longobardia
-mandavano un catapano, sedente a Bari. Vi
-aggiungevano la supremazia nominale de' ducati di Napoli,
-Amalfi, Gaeta. Il ducato di Napoli stendeasi a
-ponente fin a Cuma, abbracciando Ischia, Nisida, Procida,
-Pozzuoli, Baja, Miseno, e verso mezzogiorno Stabia,
-Sorrento, Amalfi, l'isola di Capri. La capitale aveva
-parrochie, clero, capitolo greco e latino; era governata
-al modo di Ravenna, con duci che, attesa la lontananza
-degl'imperatori, spesso venivano eletti dal popolo, rendevano
-un omaggio di sola apparenza all'Impero, come
-il duca di Gaeta; e cercavano indipendenza coll'appoggiarsi
-<span class="pagenum" id="Page_450">[450]</span>
-ora ai Saracini, ora ai successori di Costantino,
-ora a quelli di Carlo Magno che pretendevano sempre
-all'eredità di Teofania.
-</p>
-
-<p>
-Avendo i principi di Benevento assalito ed occupato
-Bari <span class="sidenote">(887)</span>, Leone il Filosofo, imperatore di Costantinopoli,
-mandò Simbatico per castigarli; Benevento fu occupato,
-e sebbene redento dopo quattro anni, quel principato
-non ricuperò più il suo lustro. Invece i duchi di Capua,
-resisi indipendenti, ingrandivano a danno dei Saracini.
-</p>
-
-<p>
-Gli Aglabiti, stanziatisi a Cuma e alla foce del Garigliano,
-faceano prova di loro fierezza sui paesi circostanti,
-Oria, Sant'Agata, Tèramo: altri di Sicilia venivano
-a devastare il continente, e intere popolazioni
-rapirne in ischiavitù. I Pandolfi di Benevento e di Capua,
-i Guaimari di Salerno non sentivansi abbastanza robusti
-per vincere gl'infedeli; tanto più che, discordi fra sè,
-si perseguitavano in continue nimicizie, con alterni
-successi. Gl'imperatori greci fecero tratto tratto qualche
-tentativo per combattere i Saracini: una loro
-banda, che era stata espulsa di Creta, assoldarono <span class="sidenote">(967)</span> per
-assalire i loro fratelli in Calabria, e presero Bari e
-Matèra.
-</p>
-
-<p>
-L'unica voce potente a congiungere i Cristiani, quella
-del pontefice, sonò ancora, e Benedetto VIII papa raccolse
-tutti i vescovi ed i visconti delle chiese <span class="sidenote">(1016)</span>, e marciò
-contro quelli stanziati al Garigliano. Tre giorni si fe
-battaglia; al quarto gl'Infedeli andarono in rotta. Fra
-le spoglie fu rinvenuto un diadema valutato mille libbre
-d'oro, cui il papa presentò all'imperatore Enrico II, e
-fra i prigionieri la moglie del loro capo che rimase
-estinta. Il marito irritato mandò al papa un sacco di
-castagne, per simbolo dell'armata che fra poco menerebbe;
-e questi gliene rimandò uno di miglio, per indicare
-con quanti guerrieri starebbe alla riscossa: ma
-in fatti da Reggio e Cosenza troppo spesse occasioni
-<span class="pagenum" id="Page_451">[451]</span>
-ebbero i Saracini di saziarsi di sangue italico, invocati
-ne' fraterni litigi.
-</p>
-
-<p>
-Anche in Sicilia gli Arabi aveano esteso, ma non consolidato
-il dominio; e qui come altrove gli sceichi o
-capicasa acquistarono potenza a scapito dell'emir, e il
-paese si trovò diviso in gran numero di piccole signorie
-osteggiantisi, sempre nemiche de' paesani, ai
-quali imposero anche la decima di tutti i frutti della
-terra. Ai califfi d'Africa non si prestava più obbedienza;
-pure ad essi ricorrevasi nelle intestine discordie, le quali
-proruppero spesso in guerra civile.
-</p>
-
-<p>
-Qui alle fortune del paese meridionale si mescolò un
-altro popolo. Normanni, cioè uomini del Nord, è il
-nome rimasto a quella porzione di Teutoni (<i>Deutsch</i>)
-che occuparono la penisola Scandinava, mentre Franchi
-e Germani si dissero i loro fratelli piantatisi sulle provincie
-romane. Somiglianti a questi per aria di volto,
-corpo elevato e nobile portamento, da Odino aveano
-appresa una religione ferocemente superstiziosa, e dal
-combattere una natura selvaggia aveano attinto un'indole
-superbamente fiera; dei pericoli faceansi diletto;
-battaglie accannite, tempeste spaventevoli, lontanissimi
-viaggi, i più mortali pericoli erano loro esercizj e divertimenti.
-Devotissimi a un capo, al cenno di lui
-affrontavano i ghiacci, gli orsi, le procelle; beati se in
-questi perivano, perchè la loro anima era accolta nel
-paradiso a vuotare generose tazze in braccio alle Walkirie,
-e la loro gloria viveva sulle arpe de' cantori.
-</p>
-
-<p>
-Vergogna per essi il morir sulle paglie delle paterne
-capanne. Lanciatisi in corso, all'ingratitudine della terra
-natìa supplivano vendemmiando i campi altrui, predando
-le messi della coste, pirateggiando. Approdati,
-la prima selva che scontrino convertono in flotta, cui
-rimorchiano su per fiumi ignoti; trovano ponti, chiuse,
-ostacoli naturali? pigliansi le barche in spalla e passano
-<span class="pagenum" id="Page_452">[452]</span>
-oltre. Oppure alla guida del più prode o più intraprendente,
-dopo consultati gli Dei, uscivano a fondar
-colonie in paesi lontani; dove spartivano fra sè i terreni,
-e nelle adunanze decidevano de' pubblici interessi, sotto
-un capo ch'era capitano, giudice, sacerdote. Quanto
-prodi, erano altrettanto scaltriti e cavillosi; rubavano
-e trafficavano; esibivano il loro valore a chi li pagasse,
-spiando ogni occasione di furto, di lucro, di formarsi
-un dominio nel paese ch'erano stati chiesti a difendere.
-</p>
-
-<p>
-Così popolarono l'Islanda, l'estrema Groenlandia, e
-forse si spinsero fin nella Carolina d'America, cinque
-secoli prima di Colombo. L'Europa per due secoli minacciarono,
-tanto che figurano nella storia d'ogni nazione,
-e ne formarono l'aristocrazia guerresca. Alcuni
-fondarono l'impero russo con Rurico; alcuni con Guglielmo
-sottomisero l'Inghilterra; altri col nome di
-Varangi militarono al soldo degl'imperatori bisantini;
-altri molestarono a lungo la Francia, serpeggiando su
-pe' suoi fiumi, e piantando stazioni allo sbocco di quelli,
-sinchè vi ottennero il ducato che da loro fu detto
-Normandia.
-</p>
-
-<p>
-In questa nuova irruzione di Barbari non veniva un
-popolo intero, bensì pochi guerrieri senza donne, e sposavano
-quelle dei vinti. Gaufrido Malaterra loro concittadino
-li dipinge «astuti e vendicativi; ereditarie fra
-loro l'eloquenza e dissimulazione; sanno abbassarsi
-all'adulare, si avventano ad ogni eccesso qualora la legge
-non gl'infreni: i principi ostentano magnificenza verso
-il popolo; il popolo accoppia la prodigalità coll'avarizia;
-cupidi d'acquisti, sprezzano ciò che hanno, sperano
-ciò che desiderano; armi, destrieri, lusso di vesti,
-caccie, falconi son loro delizie; e se uopo accada, sostengono
-i rigori del clima, la fatica e le privazioni
-della vita militare».
-</p>
-
-<p>
-Ma il mettere a taglia l'Europa non era più così facile
-<span class="pagenum" id="Page_453">[453]</span>
-dopo che era spartita fra mille baroni, attenti ciascuno
-a difendere il proprio brano di terra, e quando ad ogni
-tragitto di fiume, ad ogni valico di monte presentavasi
-un uomo d'arme, col lancione e lo stocco e con grossi
-mastini, ad arrestare il passeggero e riscuoterne il
-pedaggio, se pur non rapiva bagaglio e persona.
-</p>
-
-<p>
-Attemperando allora le antiche abitudini alle nuove
-idee del cristianesimo, i Normanni, col bordone e il
-sanrocchetto, e con fiere armi sotto la tonaca devota,
-disposti a combattere bisognando ed a rubare potendo,
-pellegrinavano a Terrasanta, a San Jacopo di Galizia,
-a San Martino di Tours, alle soglie degli apostoli a
-Roma, gridando al sacrilegio di chi osasse turbarne il
-viaggio: talora per via incontravano una castellana da
-sposare o un ducato da occupare, non scrupoleggiando
-le colpe, delle quali al fine del pellegrinaggio promettevansi
-l'assoluzione: trafficavano anche, se non d'altro,
-di reliquie, stimate perchè giunte di lontano, ed utili
-a crescer credito ad una chiesa o sicurezza al barone
-che se la mettesse sotto al giaco allorchè andava ad
-appostare il rivale.
-</p>
-
-<p>
-Già in antico il re del mare Hasting, e Biörn figlio di
-Lodbrok, eroe famoso nelle loro canzoni, dopo presa
-Parigi <span class="sidenote">(845)</span>, eransi proposto di saccheggiare la metropoli
-del mondo cristiano. Raccolte cento barche, predate
-in passando le coste di Spagna, toccato la Mauritania
-e le Baleari, giungono ad una città italiana <span class="sidenote">(867)</span>, di
-mura etrusche fiancheggiate di torri. Que' fieri ignoranti
-la credettero Roma, ma avvertiti che era Luni,
-saccheggiarono i contorni, e ripigliarono via alla ventura;
-e scontrato un pellegrino, gli chiesero la migliore. — Vedete
-queste scarpe di ferro che reco alle spalle?
-sono logore affatto, e logore ormai quelle che ho ai
-piedi. Or quelle al partir mio da Roma erano nuove, e
-di là a qui ho camminato sempre». Scoraggiati da
-<span class="pagenum" id="Page_454">[454]</span>
-tanta lontananza, diedero indietro. Così una cronaca;
-ma altre settentrionali riferiscono che, scambiando
-Luni per Roma, mandaronvi a chieder rifugio e rinfreschi;
-il loro capo struggersi del desiderio di essere
-battezzato e di riposare. Il vescovo e il conte offersero
-ogni occorrente; Hasting fu battezzato, ma non per
-questo ammessi in città i suoi commilitoni. Fra breve
-il neofito cade malato, e fa sentire che intende legare
-il ricco suo bottino alla Chiesa, purchè gli conceda sepoltura
-in terra sacra. In fatto, quando i gemiti dei
-Normanni n'ebbero annunziata la morte, è con gran
-processione recato nella cattedrale: ma quivi egli sbalza
-dalla bara tutto in armi, e secondato da' suoi, trucida
-il vescovo e gli astanti. Impadronitisi della città, i Normanni
-si chiariscono che non è Roma; onde, toltone il
-buono e il meglio, le migliori donne e i giovani capaci
-dell'armi o del remo, rimettono alla vela<a class="tag" id="tag364" href="#note364">[364]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Nel tragitto a Terrasanta usavano i Normanni evitare
-la noja del mare traversando a piedi l'Italia fin a Napoli,
-Amalfi o Bari, dove trovavano frequenti imbarchi per
-la Siria; e tanto più che su quella strada incontravano
-Roma, Montecassino e il monte Gargáno, meta di devoti
-pellegrinaggi. Appunto verso il Mille, quaranta
-Normanni, tornando di Palestina sopra vascelli amalfitani,
-capitarono a Salerno mentre una flottiglia di
-Saracini vi si era presentata per taglieggiarlo; e lieti
-d'adoprar il valore contro que' Musulmani di cui aveano
-detestato la tirannide in Oriente, ajutarono a respingere
-gli assalitori, protestando avere combattuto non per
-guadagno ma per amor di Dio, e perchè non poteano
-<span class="pagenum" id="Page_455">[455]</span>
-soffrire tanta burbanza de' Saracini<a class="tag" id="tag365" href="#note365">[365]</a>; e il principe
-Guaimaro III, congedandoli ben donati, li pregò di tornarvi
-con altri loro nazionali. La pittura di questi climi
-deliziosi, gl'insoliti frutti meridionali, le preziose stoffe
-con cui Guaimaro accompagnò le preghiere, ne infervorarono
-l'umor venturiero; e Osmondo di Quarrel <span class="sidenote">(1013)</span>,
-con quattro fratelli e nipoti e coi loro uomini ligi, vennero,
-e preso stanza sul devoto Gargáno, offersero il lor
-valore a chi ne bisognasse.
-</p>
-
-<p>
-In quel tempo il longobardo Melo, per valore e prudenza<a class="tag" id="tag366" href="#note366">[366]</a>
-principale non solo in Bari ma in tutta Apulia,
-non potendo più tollerare la superba nequizia de' Greci,
-odiati anche a motivo dello scisma, pigliò intesa col
-proprio cognato Datto, e ribellarono il paese. Forse
-costoro, come spesso, faceano del popolo la causa e
-l'ira propria; fatto è che i Baresi non bene gli assecondarono,
-anzi ordivano consegnarli ai Greci; ond'essi
-rifuggirono in Ascoli, pur essa insorta, ma non si tennero
-sicuri che a Benevento e a Capua. Là meditando
-come riscattar la patria dai catapani greci, chiesero
-Normanni al loro soldo. Un buon numero, allettati da
-Osmondo col dipingere la delizia del clima e la viltà
-dei possessori, giungono, respingendo gli abitanti ancora
-idolatri del monte di Giove (San Bernardo); e forniti
-da Melo d'armi e cavalli, e uniti a torme lombarde
-da lui raccolte, van contro i Greci. Furono vincitori
-alle prime; ma poi Basilio Bugiano venuto con abbastanza
-denari, ed edificate Troja, Draconario, Fiorentino
-ed altri luoghi forti contro ai sollevati, scese a giornata
-con essi vicino a Canne, e li vinse <span class="sidenote">(1019)</span> così, che di
-<span class="pagenum" id="Page_456">[456]</span>
-tremila Normanni soli cinquecento sopravissero<a class="tag" id="tag367" href="#note367">[367]</a>, e
-Osmondo stesso perì. Melo corse in Germania invocando
-ajuti dall'imperatore Enrico II; ma quivi morì, ed ebbe
-esequie reali. Datto, côlto per tradimento dai Greci, fu
-menato s'un asino a Bari, poi, col supplizio de' parricidi,
-gettato al mare in un sacco di cuojo.
-</p>
-
-<p>
-Di que' trambusti profittarono i Saracini per rinnovare
-i saccheggi: onde a reprimerli l'imperatore Costantino
-IX ritentò la conquista della Sicilia; e con Russi,
-Vandali, Turchi, Bulgari, Polacchi, Macedoni <span class="sidenote">(1025)</span>, prese Reggio
-e lo distrusse. Punendo poi i popoli e le città che si
-erano sottratte all'obbedienza, i Greci ebber ricuperato
-quanto aveano perduto, e minacciavano Roma; sicchè
-i papi sollecitarono re Enrico III a venire e salvarla.
-</p>
-
-<p>
-Gli avanzi dei Normanni non erano scomparsi dalla
-Puglia, ma guadagnavano col vendere il proprio valore
-ai principi longobardi o agli abati di Montecassino;
-finchè Sergio duca di Napoli, sorpreso e cacciato da
-Pandolfo principe di Capua, colla loro assistenza rimesso
-in dominio, li compensò col donare la città d'Aversa a
-Rainolfo fratello d'Osmondo, e il titolo di conte sopra
-un territorio contestato fra i due dominj. Questa colonia
-diventò una potenza, di mezzo alle popolazioni
-oppresse.
-</p>
-
-<p>
-Le fortune de' loro fratelli traevano ogn'anno altri
-Normanni in Italia. Tancredi, gentiluomo banerese
-della bassa Normandia, dopo partecipato alle guerre
-di Roberto il Diavolo, invecchiava tra dodici figli nel
-castello d'Altavilla. Trovandosi scarso di patrimonio,
-questi vollero procacciarsene colle armi, e fatti alquanti
-compagni <span class="sidenote">(1035)</span>, tra pellegrini e guerrieri drizzarono alle
-nostre rive. Guaimaro IV, principe di Salerno e di
-Capua, volontieri si valse del loro braccio per sottomettere
-<span class="pagenum" id="Page_457">[457]</span>
-Amalfi e Sorrento. Come allora ai Longobardi,
-così altre volte servivano ai Greci, per soldo non per
-dovere o fedeltà. Abulafar e Abucab governatore della
-Sicilia vennero a guerra fra sè, e Abulafar vinto ricorse
-a Michele il Paflagonico imperatore. Lietissimo dell'occasione,
-questi spedisce Giorgio Manioki, valente capitano,
-il quale, raccolti quanti più potè Longobardi e
-Normanni, tragittò in Sicilia, e prese Messina e Siracusa.
-Mediante i soccorsi d'Africa, gli Arabi poterono
-mettere insieme da cinquantamila combattenti: eppure
-Manioki li ruppe al fiume Remata, prese tredici città, e
-forse sbrattava l'isola se non avesse disgustato i proprj
-alleati.
-</p>
-
-<p>
-Grandissimo valore aveano spiegato in quell'impresa
-Guglielmo Braccio di ferro, Drogone e Unfredo figli
-di Tancredi d'Altavilla, capi della colonia militare normanna;
-ma quando si fu a spartire le prede <span class="sidenote">(1039)</span>, nulla
-ottennero dalla greca avarizia. Disgustati, interrompono
-la guerra, tornano sul continente, e attestati a Reggio
-di Calabria, si danno a far ogni peggio alle terre dei
-Greci, col proposito di strappare a questi la Puglia e
-la Calabria. Sommavano appena a sette centinaja di
-cavalieri e cinque di fanti, quando si trovarono a fronte
-sessantamila imperiali condotti dal prode Doceano; ed
-avendo l'araldo proposta l'alternativa di ritirarsi o
-combattere, — Combattere» gridarono tutti a una voce,
-e un Normanno con un pugno <span class="sidenote">(1041)</span> stese morto a terra il
-cavallo dell'araldo. La pianura di Canne vide un'altra
-volta sconfitti i Romani, ai quali non restarono che le
-piazze di Bari, di Otranto, di Brindisi, di Taranto. Il
-bisogno rimette in credito Manioki, il quale nella pianura
-di Dragina sconfigge gli Arabi <span class="sidenote">(1043)</span>, e manda a barbaro
-macello le città prese e riprese: Argiro di Bari, figlio
-del famoso Melo, dichiarato principe d'Italia, cioè
-della Puglia e Calabria, mena i Normanni alla vittoria.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_458">[458]</span>
-</p>
-
-<p>
-Manioki aveva incaricato Stefano, patrizio di Sicilia
-e cognato dell'imperatore Costantino, di vigilare attentamente
-il mare, sicchè nessun Arabo sfuggisse; ma
-quegli lasciò scappare il loro capo. Il capitano irritato
-non solo rimproverò ma battè Stefano, a' cui lamenti
-l'imperatore diè ordine di mandar Manioki in ferri a
-Costantinopoli. Questi invece si ribellò, e co' molti tesori
-tolti a Stefano destinatogli successore, adescò truppe,
-e dichiaratosi imperatore <span class="sidenote">(1043)</span>, pose assedio a Bari. Argiro
-la difese intrepidamente, e Costantino non vide miglior
-partito che amicarsi Argiro e i Normanni, a questi
-confermando le conquiste, a quello dando il titolo di
-federato, patrizio e catapano augusto. Dopo lunga resistenza
-Manioki dovette fuggir per mare, poco tardò
-ad essere ucciso; e Argiro, congedati i Normanni, tornò
-trionfante in Bari, conservando il titolo di duca d'Italia.
-Spiaceva questo titolo a Guaimaro IV, e soldati contro
-di lui i Normanni che testè per lui combattevano, lo
-assediò, ma non potè altro che saccheggiar la contrada.
-</p>
-
-<p>
-I dodici capi normanni, arricchiti dalle spoglie e dal
-riscatto de' prigionieri, divisero tra sè il paese: a Guglielmo
-Braccio di ferro Ascoli, a Dragone suo fratello
-Venosa, ad Arnolino Lavello, ad Ugo Monopoli, a Pietro
-Trani, a Gualtiero Civita, Canne a Rodolfo, Montepiloso
-a Tristano, Trigento ad Erveo, Acerenza ad Asclittino,
-Sant'Arcangelo a un altro Rodolfo, Minervino a Rainfredo,
-Siponto col monte Gargáno a Rainolfo conte
-d'Aversa; e ciascuno innalzò una fortezza per assicurare
-i proprj vassalli, e si valse a talento delle contribuzioni
-assegnate a ciascun distretto. Restava in comune
-Melfi, metropoli e fortezza dello Stato, ove ogni conte
-teneva una casa ed un rione separato<a class="tag" id="tag368" href="#note368">[368]</a>, ed amministravano
-<span class="pagenum" id="Page_459">[459]</span>
-la pubblica cosa in adunanze militari. Poi a
-Matera elessero per capo supremo Guglielmo «leone
-in guerra, agnello in società, angelo nei consigli», conferendogli,
-secondo l'espressione della Carta normanna,
-il diritto «di governare colla verga della giustizia e di
-terminare le differenze colla lealtà»; mentre dagl'indigeni
-riceveva il <i>gonfalone del comando</i>.
-</p>
-
-<p>
-Questa feudalità fra due imperi non poteva vivere
-ed assodarsi che mediante il valor personale di questo
-centinajo di prodi. Per gl'italiani essi non erano che
-barbari e venturieri; spogliavano a gara il popolo, nè
-il papa aveva autorità di reprimerli: pure, con quell'indole
-loro pieghevole e subdola, vollero ottenere un
-appoggio morale, e Guglielmo chiese dall'imperatore
-Enrico III il titolo di conte della Puglia e l'investitura <span class="sidenote">(1046)</span>.
-E l'ebbe, e fu confermata a Drogone suo fratello e successore,
-aggiungendo ai Normanni il territorio di Benevento,
-salvo la città, ch'era stata assegnata al pontefice
-in cambio dei diritti sulla chiesa di Bamberga,
-donatagli da Enrico I. Mostrando fare omaggio ora ai
-Greci or ai Latini, i dodici conti in effetto non confidavano
-che nella propria daga, nè creduti, nè credendo;
-ed ora guerreggiavano tra sè, ora si collegavano
-contro nemici; e nemico consideravano chiunque
-possedesse bella donna, buon cavallo, armadura o terreno
-da essi desiderato. La Corte di Costantinopoli,
-dopo cercato con larghe promesse di trarre que' prodi
-sulle frontiere di Persia a combattere i suoi nemici,
-lasciò che il noto Argiro di Bari gli osteggiasse in ogni
-modo, sino a tramare di assassinarli tutti a un'ora: in
-fatto molti perirono, e Drogone stesso nella chiesa di
-Montoglio <span class="sidenote">(1051)</span>; ma Unfredo suo fratello e successore vendicò
-i suoi.
-</p>
-
-<p>
-Nelle loro scorribande non rispettavano i beni delle
-chiese o de' pontefici: e il ricco monastero di Montecassino
-<span class="pagenum" id="Page_460">[460]</span>
-mandarono a guasto e ruba tale, che l'abate
-aveva stabilito trasferirlo altrove. Ma ecco un giorno
-Rainolfo conte normanno con molti militi sale a quella
-deliziosa altura; e quando i monaci stavano in isgomento
-d'ogni male, lascia le armi e i cavalli fuor di
-chiesa, ed entra a pregare. I monaci, risoluti a un colpo
-di mano, saltano su que' cavalli, e chiuso il tempio, e
-dato nelle campane a martello, cogli accorsi villani assaltano
-i Normanni, che inermi invocano invano la
-santità dell'asilo, da essi tante volte violato. Molti furono
-uccisi; il conte prigioniero si dovette riscattare
-col restituire tutte le possessioni usurpate<a class="tag" id="tag369" href="#note369">[369]</a>.
-</p>
-
-<p>
-I papi alzavano i consueti lamenti perchè i Normanni
-ammazzassero e tormentassero i miseri abitanti, nè
-risparmiando tampoco fanciulli e donne, spogliassero le
-chiese, e delle esortazioni si facessero beffe. Leone IX
-contro di essi ottenne <span class="sidenote">(1053)</span> da Enrico III un grosso stuolo,
-condotto da Goffredo di Lorena: ma ben presto costoro
-se ne tornarono, non lasciando che da cinquecento
-persone. Con questi e con altri raccogliticci nostrali
-e d'oltralpe, laici e cherici, il papa in persona mosse
-a guerreggiarli, per quanto san Pier Damiani ed altri
-savj disapprovassero che un pontefice s'accingesse
-d'altra spada che della spirituale. I capi normanni
-spedirono per pace, esibendogli l'omaggio de' loro possedimenti<a class="tag" id="tag370" href="#note370">[370]</a>;
-ma poichè egli dai Tedeschi, che sprezzavano
-quella piccola gente, fu indotto a negar patti
-finchè non avessero sgombra l'Italia, essi con tremila
-cavalli e pochi fanti, tutta gente battagliera, presso Civitate<a class="tag" id="tag371" href="#note371">[371]</a>
-vennero a zuffa, sbaragliarono que' raccogliticci,
-<span class="pagenum" id="Page_461">[461]</span>
-e il papa stesso colsero prigioniero <span class="sidenote">(1053 — 18 mag.)</span>. Quei che
-armato lo avevano sconfitto, vinto l'adorarono, e gli
-chiesero perdono della vittoria, supplicandolo ad infeudarli
-di quanto già possedevano, e di quanto acquisterebbero
-di qua e di là del Faro. Non si fece pregare
-Leone; e in tal modo la prigionia fruttò al papa meglio
-d'una gran vittoria, attribuendogli la supremazia sopra
-un paese, sul quale non l'aveva mai pretesa. Argiro,
-che aveva secondato l'impresa, cadde ferito; poi la
-disgrazia il rese sospetto all'imperatore bisantino, che
-lo mandò in esiglio, ove si uccise, liberando i Normanni
-da un nemico ostinato. I quali allora sottoposero
-tutte le città della Puglia.
-</p>
-
-<p>
-Ad Unfredo aveva agevolato le vittorie il fratello
-Roberto, detto Guiscardo, cioè l'astuto; uomo, al dire
-di Guglielmo Apulo, d'alta statura, di sommo vigore,
-spalle larghe, lunghi capelli, barba color lino, occhi
-di fuoco, voce tonante; che maneggiava con una mano
-la spada, coll'altra la lancia <span class="sidenote">(1048)</span>; più scaltro d'Ulisse, più
-eloquente di Cicerone. Venne di Normandia da pellegrino
-con soli cinque cavalli e trenta fanti; e la povertà
-primitiva lo rendea cupido d'acquisti, frugale con sè,
-largo cogli altri. Trovando da patrioti suoi già occupato
-ogni cosa, egli solda avventurieri italiani, e fa guerra
-di bande; e mentre Unfredo riduceva la Puglia in suo
-potere, esso tenta la Calabria, correndo e predando, oggi
-ricchissimo, domani affamato, presto in voce di valoroso
-fra quei valorosi. Unfredo ne ingelosì, e sorpresolo
-durante un banchetto, fu per ucciderlo <span class="sidenote">(1054)</span>; poi si rappattumò
-seco, e gli concesse quanto aveva conquistato:
-ma alla sua morte <span class="sidenote">(1057)</span> il Guiscardo ne occupò tutta l'eredità.
-Papa Nicola II, che per le commesse violenze
-l'avea scomunicato, attesa la sua docilità il ribenedisse,
-<span class="pagenum" id="Page_462">[462]</span>
-e non vedendolo pago del titolo di conte, gli conferì
-quello <span class="sidenote">(1059)</span> di duca di Puglia, Calabria e di quanto in Italia
-e in Sicilia potesse tôrre ai Greci o ai Saracini, considerando
-come decaduti quelli perchè scismatici, questi
-perchè infedeli: in ricognizione il Guiscardo e i suoi
-eredi e successori si dichiaravano ligi della santa sede,
-alla quale contribuirebbero truppe all'occorrenza e dodici
-denari pavesi ogni giogo di bovi<a class="tag" id="tag372" href="#note372">[372]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_463">[463]</span>
-</p>
-
-<p>
-Voglia il lettore porre ben mente a quest'atto, onde
-possa valutare la giustizia o almeno la legalità della
-conquista normanna e della supremazia pontifizia; poichè
-così veniva creato un gran feudo, che, secondo la
-costituzione di Corrado imperatore, passerebbe ai figli
-ed ai nipoti, e che rileverebbe dal papa, come il duca
-di Normandia rilevava dal re di Francia.
-</p>
-
-<p>
-Capitani e soldati alzarono Roberto sullo scudo, e
-da quel punto cessò d'essere loro eguale per divenirne
-il principe; ma l'opposizione dei nipoti spossessati e
-degli altri baroni insofferenti d'ogni preminenza, gli
-fece logorar le forze, necessarie ad assodare il nuovo
-principato.
-</p>
-
-<p>
-Ciò malgrado, al Guiscardo venne fatto di togliere
-ai Greci Reggio, Squillace, Brindisi, Gallipoli, infine,
-malgrado i soccorsi orientali, anche Bari <span class="sidenote">(1071)</span>, ultimo loro
-possesso nella Magna Grecia. Con pari fortuna sottrasse
-Capua ai duchi: poi invitato dagli Amalfitani, attaccò
-Salerno, una allora delle più belle città, e rinomata per
-una scuola di medicina a cui traevano malati d'ogni
-parte; dopo fiero assedio l'ebbe, e così Amalfi <span class="sidenote">(1075-77)</span>, terminando
-la dominazione dei Longobardi, cinquecentonove
-anni dopo che Alboino avea confitto la lancia sul suolo
-d'Italia. A Napoli pure e a Benevento mise assedio,
-ridendosi delle scomuniche papali; finchè s'interpose
-uno dei più famosi e santi personaggi di quel tempo,
-Desiderio abate di Montecassino.
-</p>
-
-<p>
-Roberto tant'era salito in gloria, che n'era ambita la
-parentela: Azzo marchese, progenitore degli Estensi,
-Raimondo conte di Barcellona, l'imperatore di Costantinopoli
-e quello d'Occidente gli chiesero le figlie a
-spose de' loro figliuoli. Imbaldanzito sulle vittorie, Roberto
-medita assalire l'impero d'Oriente, dove il suo
-genero era stato stronizzato dalla nuova dinastia dei
-Comneni; côlti leggeri pretesti, dichiara guerra ad
-<span class="pagenum" id="Page_464">[464]</span>
-Alessio imperatore <span class="sidenote">(1081)</span>, e con cencinquanta navi, e con galere
-di Ragusi, caricate per forza di trentamila uomini,
-prende Corfù e Botronto. Anna figlia di Alessio ce lo
-dipinge «di pelle rossa, capelli biondi, larghe spalle,
-occhi di fuoco, voce come quella dell'Achille omerico
-che con un grido mette in fuga miriadi di nemici. Soffrire
-superiorità altrui non poteva: parte di Normandia
-con cinque cavalieri e trenta fanti; arriva in Lombardia,
-s'appiatta negli antri e nelle montagne, e cominciando
-sua carriera guerresca con assassinj e rapine, provvede
-i suoi d'arme, cavalli, denaro». L'esagerazione è gran
-segno di paura!
-</p>
-
-<p>
-Alessio affrettò la pace coi Turchi, che da Nicea minacciavano
-già l'Impero, e chiese soccorso ai Veneziani,
-che, di mal occhio vedendo questa nuova potenza in
-Italia, con buona flotta ruppero quella del Guiscardo.
-Questi rifattosi pose assedio a Durazzo; e non che sgomentarsi
-dell'esercito che Alessio aveva allestito con
-rinforzi di Franchi e di Scandinavi assoldati, fe metter
-fuoco alle navi per togliere a' suoi la speranza della
-ritirata, e accettò la battaglia <span class="sidenote">(18 8bre)</span>. La moglie di lui vi comparve
-eroina, e benchè ferita, rimase tra la mischia
-esortando, tanto che Alessio non dovette lo scampo
-che alla propria spada e alla rapidità del palafreno.
-Durazzo è presa; Roberto si addentra nell'Epiro: ma
-le perdite sofferte, i morbi sviluppati, e triste notizie di
-turbolenze in Italia lo richiamano. A Boemondo suo
-figlio lasciato in Grecia, Alessio oppone i Turchi, e fa
-ferire i cavalli, sapendo come i Normanni poco valgano
-pedestri, onde al fine lo riduce a ritirarsi.
-</p>
-
-<p>
-Secondo la promessa fedeltà feudale, trecento Normanni
-ajutarono papa Nicola a domare i conti di Tusculo;
-poi quando Gregorio VII era dall'imperatore
-d'Occidente ridotto prigioniero in Roma <span class="sidenote">(1084)</span>, Roberto accorre,
-getta il fuoco alla città, e liberato il pontefice,
-<span class="pagenum" id="Page_465">[465]</span>
-seco il mena trionfante a Salerno. Quindi nuova spedizione
-allestisce contro la Grecia; e malgrado la flotta
-che gli affaccia Alessio, sostenuto dai Veneziani, sbarca,
-sconfigge gli imperiali in ripetuti scontri per mare e
-per terra, e saccheggia la Grecia e le città dell'Arcipelago.
-Morte lo arresta <span class="sidenote">(1085)</span>, e i Normanni si sparpagliano:
-ma poco andrà che i suoi nipoti, segnati il
-petto della croce, verranno a sgomentare Costantinopoli
-e i Musulmani<a class="tag" id="tag373" href="#note373">[373]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Aveva Roberto conferito al minor suo fratello Ruggero
-il titolo di conte di Sicilia <span class="sidenote">(1072)</span>, ma niun mezzo di conquistarla
-che il suo valore ed un cavallo. Gittatosi alla
-via, egli svaligiava i passeggieri, massime quelli che
-per mercatanzia recavansi ad Amalfi<a class="tag" id="tag374" href="#note374">[374]</a>: sua moglie,
-alla quale egli non potè tampoco costituire una dote,
-gli coceva il parco desinare, e spesso tramendue non
-possedeano che un sol mantello per uscir fuori: uccisogli
-in battaglia l'unico cavallo, egli prese in ispalla
-la sella, e con questa si salvò. Tal era il ceppo dei
-futuri reali di Napoli; il quale <span class="sidenote">(1061)</span>, coll'ardimento proprio
-alla sua nazione, tragittossi in Sicilia, a titolo di redimere
-i Cristiani dalla servitù musulmana<a class="tag" id="tag375" href="#note375">[375]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Dalle sconfitte avute dal prode e avaro Manioki s'erano
-rifatti gli Arabi sotto l'inetto suo successore Stefano,
-<span class="pagenum" id="Page_466">[466]</span>
-e ricuperarono tutte le fortezze perdute. Sola Messina
-resisteva, all'assedio della quale si conversero tutte le
-forze arabe: ma Catalco Ambusto che vi comandava,
-li sorprese <span class="sidenote">(1040)</span>, uccise nella propria tenda Abulafar loro
-generale, e fece ricchissimo bottino. Non seppe profittare
-della fortuna Stefano, e non che riperder tutto, fuggì
-in Calabria.
-</p>
-
-<p>
-Ma anche i Saracini guastavano se stessi colle reciproche
-nimicizie. Due emiri si disputarono il primato,
-e soccombuti entrambi, la Sicilia restò divisa fra varie
-piccole signorie; Abd-Allah ebbe Trapani, Marsàla,
-Màzara, Sciacca; Alì ben-Naamh Castrogiovanni, Castronovo,
-Girgenti; Ben-Themanh Siracusa e Catania; altri
-altro, nemici fra loro, molesti tutti al paese.
-</p>
-
-<p>
-Questo Themanh avea sposato Maimuna sorella di
-Alì ben-Naamh; ma un giorno ubriaco le fece aprir le
-vene. Ella, guarita a stento, fuggì al fratello, il quale
-assalse e spodestò il cognato. Themanh rifuggì allora
-sul continente a Ruggero, e lo aizzò a conquistare
-l'isola. Volentieri l'ascoltò il venturiero, e passato lo
-stretto, piantò su Messina la croce, che n'era strappata
-da ducentrent'anni. All'assedio di Traina in val di
-Demona a' piedi dell'Etna, i trecento suoi seguaci resistettero
-a tutte le forze dell'isola; alla giornata di Teramo <span class="sidenote">(1063)</span>
-trentamila nemici furono sconfitti da centrentasei
-Cristiani, e Ruggero assicurò che san Giorgio, patrono
-de' guerrieri, avea pugnato con essi, e serbò per san
-Pietro le bandiere nemiche e quattro camelli, e da
-papa Alessandro II ricevette in ricambio la bandiera di
-San Pietro.
-</p>
-
-<p>
-I Pisani faceano allora vivo traffico in Sicilia, e specialmente
-<span class="pagenum" id="Page_467">[467]</span>
-a Palermo; ed essendo disgustati degli Arabi,
-raccolsero un forte naviglio, e spintisi contro la catena
-di quel porto la spezzarono: entrati, non poterono
-prendere la città, atteso il gran numero di Musulmani
-accorsi, ma portarono via in trionfo la rotta catena; di
-sei navi riccamente cariche, cinque bruciarono, l'altra
-condussero in patria, dell'opimo bottino valendosi per
-fabbricarvi il duomo.
-</p>
-
-<p>
-Ventott'anni si ostinò Ruggero <span class="sidenote">(1089)</span> per togliere l'isola ai
-Saracini, ai Greci ed ai naturali: la resa di Palermo
-segna l'epoca in cui la stirpe dei Beni-Kelb fu spossessata.
-Ben-Avert teneva ancora Siracusa e Noto; e Ruggero,
-assalitolo per mare, lo sconfisse ed uccise; e dopo
-assedio fierissimo ebbe anche Siracusa, poi Girgenti e
-Castrogiovanni, e ultime Butèra e Noto: col che potè
-dirsi padrone di tutta l'isola, della quale investì il fratello
-Roberto, per sè conservando Palermo e Messina.
-Rincacciando poi i Musulmani, assalì anche Malta, obbligandoli
-a tributo e a rilasciare i prigionieri cristiani.
-Presi molti beni per la sua famiglia, molti assegnatine
-alle chiese, altri distribuì a' suoi seguaci, dando così
-origine alla feudalità in Sicilia, e ripristinò i vescovi
-nelle sedi. Molti ricchi Musulmani uscirono di paese: ai
-rimasti Ruggero lasciò il culto e le proprietà, privandoli
-però d'alcuni diritti, come d'aver botteghe, mulini,
-forni, bagni pubblici; gli ebbe nell'esercito, ed
-erano una metà di quello che, nel 1096, stringeva la
-ribellata Amalfi; in arabo si poneano ancora le iscrizioni
-e battevansi le monete.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_468">[468]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap78">CAPITOLO LXXVIII.
-<span class="smaller">La Chiesa. Simonia e concubinato. Gregorio VII.
-La contessa Matilde. Guerra delle Investiture.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Fra quell'universale scombuglio, sola la società cristiana
-rimaneva immobile; società d'intelligenze, che non
-fondandosi sopra cose contingenti, ma sulla perpetuità
-delle idee, soffrendo e combattendo consolidava la propria
-unità e indipendenza, diffondeva nozioni ed esempj
-d'ordine, di pace, di personale dignità; alla forza che
-presumeva poter tutto, metteva un limite di verità, di
-giustizia, d'amore; tendeva senza posa ad assimilare
-quanto stavale dattorno, e conquistare i conquistatori,
-non badando alle nazioni ma agli uomini, e proclamandoli
-eguali perchè tutti creature di Dio, liberi perchè
-tutti servi ad un signore non terreno. Tale assimilazione
-incarnò essa nel sacro romano impero, come
-principio d'equilibrio politico e tutela di sociale giustizia:
-ma gravi tribolazioni e scosse ebbe di là donde
-attendeva sollievo e franchezza. Perocchè gl'imperatori,
-con pretensioni vaghe e col mal definito possesso
-dell'Italia, nocevano all'indipendenza di questa e alla
-dignità reale; i papi, costretti cercare possedimenti
-quando dai terreni derivava ogni podestà e ogni sicurezza,
-intesero in senso materiale il morale arbitrio
-che loro attribuiva la coscienza de' popoli. Quindi il
-cozzarsi delle due podestà, e difficile l'assegnare fin
-dove di ciascuna giungesse la ragione, e cominciasse
-il torto.
-</p>
-
-<p>
-I possessi ecclesiastici, protetti contro il disordine,
-erano meglio coltivati degli altri; onde, non solo per
-<span class="pagenum" id="Page_469">[469]</span>
-pietà, ma per metterli in salvo dalla generale violenza,
-molti offerivano alle chiese i proprj averi, ricuperandoli
-poi a titolo di livello e di precario; e tanti in
-Italia davansi alle chiese come oblati o manimorte,
-che re Lotario dovette imporre, chi il facesse senza necessità,
-rimanesse nulladimeno soggetto all'eribanno
-e all'altre pubbliche gravezze. Le decime, consiglio
-dapprima, divennero comando; e la superstizione vedeva
-i demonj svellere le spighe dal campo dei renitenti.
-Aggiungetevi le donazioni che la pietà e la politica
-dei re vi faceva, e il tributo d'interi regni, e comprenderete
-il perchè lautissimi possessori riuscissero i conventi,
-le chiese, le mense vescovili. E poichè sulla proprietà
-territoriale era piantata la società, alto grado
-occuparono nella gerarchia feudale; vescovi e abati
-acquistarono i diritti di moneta, tributi, giudizj di sangue
-e le altre regalie; baroni insieme e gran sacerdoti,
-intervenivano a far leggi e creare il re. Convertiti in
-elettori, i vescovi poterono dettare ai re precetti diversi
-da quelli che suggeriva la sbrigliata prepotenza, e giuramento
-di mantenere le prerogative del popolo e i
-diritti della Chiesa.
-</p>
-
-<p>
-Costumati a governo regolare là dove ogn'altro era
-scomposto, i sacerdoti ne porsero l'esempio ai Barbari,
-i quali od affidarono loro o con loro divisero la direzione
-delle pubbliche cose. Traendo a sè le cause a cui
-per alcun appiglio si attaccasse idea religiosa<a class="tag" id="tag376" href="#note376">[376]</a>, grandemente
-<span class="pagenum" id="Page_470">[470]</span>
-allargarono la giurisdizione; e poichè è canone
-non poter uno essere due volte processato pel delitto
-medesimo, con infliggere ai sacerdoti delinquenti la
-punizione ecclesiastica venivasi ad esimerli dalla ordinaria.
-Il vescovo era sottratto a qual si fosse tribunale,
-appena dichiarasse appellarsi al papa; in caso diverso,
-non poteva essere giudicato da meno di dodici vescovi,
-nè condannato che sovra deposizione di settantadue
-testimonj fededegni.
-</p>
-
-<p>
-Non poco giovò alla civile equità il diritto, ai vescovi
-riconosciuto, d'ammonire l'autorità di qualunque
-disordine, e chiedere fossero abrogate o mutate le leggi
-devianti dalla giustizia. Quindi la protezione in cui la
-donna, balocco di regie passioni, fu presa da essi onde
-mantenere la santa castità del matrimonio, e sublimarlo
-nell'opinione; quindi le barriere poste all'abuso
-de' giuramenti e dei duelli giudiziarj; e se le ordalie
-non abolirono come troppo radicate nella consuetudine,
-le trassero però a sè coi riti, siccome un modo di campare
-molti innocenti. Ad egual modo non essendo possibile
-strappare ai signori il privilegio della ostilità
-privata, vi posero ripari secondo i tempi, l'asilo nei
-luoghi sacri e la tregua di Dio.
-</p>
-
-<p>
-Il loro capo dovea poi naturalmente acquistare nello
-Stato una posizione, che non è nell'essenza della missione
-sua, ma che non vi ripugna: e se già da prima
-il papa interveniva come giudice od arbitro ne' grandi
-interessi dell'Occidente, più il fece dopo che all'estesa
-monarchia di Carlo Magno successero tanti piccoli
-regni, di forze equilibrate.
-</p>
-
-<p>
-Nello sminuzzamento feudale nulla importava alla
-Francia quel che facessero la Danimarca o la Croazia:
-ma Roma prendea pensiero dello Spagnuolo come del
-Polacco; spediva legati e nunzj, prima che si usassero
-ambasciadori; deputava giudici e stabiliva tribunali di
-<span class="pagenum" id="Page_471">[471]</span>
-nunziatura là dove non conosceasi altro diritto che la
-spada; dettava leggi comuni, fondate su una giustizia
-eterna. Tutti quei popoli dunque veneravano la romana
-chiesa; alla sua primazia piegavansi i nuovi convertiti,
-giacchè da essa erano venuti gli apostoli loro; i metropoliti
-lontani portavano i loro piati alla curia romana.
-Un sacerdote inerme, che, scevro da mondani interessi,
-pronunzia nelle contese de' principi, o fra questi e i
-popoli; parla d'onestà e dovere a coloro, cui unico
-diritto sono il capriccio e la forza; ovvia le guerre,
-protegge il debole; è un tipo sublime che per avventura
-mai non fu pareggiato dalla realtà: ma forse vi
-accostarono altri sistemi inventati dappoi per mantenere
-una libera alleanza fra i popoli d'Occidente?
-</p>
-
-<p>
-Attribuire l'incremento dell'autorità pontificia ad
-astuzia tradizionale e a millenarie ambizioni, è sapienza
-da caffè durante il medioevo. Non un palmo di terra
-s'aggiunsero per la via usata dai principi, la conquista;
-diversi d'umori, di passioni, d'affetti, d'ingegno, dall'un
-all'altro si trasmisero una volontà costante nelle
-cose superiori; nelle terrene la lor politica orzeggiava
-come gli uomini; perciò in quelle ebbero potenza irresistibile,
-in queste si schermivano a stento dal più fiacco
-nemico: baroni e re prepotenti o popoli rivoltosi toglievano
-loro i possessi e fin la libertà; intanto che la
-loro voce sonava temuta e venerata nelle parti più
-remote; e i popoli esultavano che ai grandi sovrastasse
-una podestà per arrestarne il despotismo, il quale soltanto
-è possibile dove i re si persuadono nulla aver di
-superiore.
-</p>
-
-<p>
-L'autorità ecclesiastica poi dei papi, ingrandita
-col restringere il potere dei metropoliti, revocare a
-Roma la collazione di molti benefizj, sottrarre agli ordinarj
-i conventi e i beni parrochiali, favorire le pretensioni
-dei canonici, fu consolidata dalle false Decretali.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_472">[472]</span>
-</p>
-
-<p>
-Furono queste inventate dai papi per erigervi la
-propria primazia? o l'autore si propose di supplire
-alla mancanza di un codice ecclesiastico conforme ai
-bisogni del tempo, raccogliendo titoli antichi anche
-spurj; trasformando in vere decretali altri, a cui il pontificale
-romano alludeva, o desumendoli da storici e
-da padri della Chiesa e da collezioni anteriori? Ne disputano
-gli eruditi: ben sappiamo che, al risorgere della
-critica, il Valla e i cardinali Baronio e Bellarmino ed
-altri non meno pii che dotti non esitarono a dichiararle
-false; ma al comparir primo trovavansi così conformi
-ai principj ed alle istituzioni della Chiesa, che i più le
-accolsero senz'altro, sinodi e papi le citarono, altri compilatori
-vi fecero sopra fondamento, e ne restò legittimata
-la supremazia papale.
-</p>
-
-<p>
-Ma altrettanto erano altere le pretensioni dell'autorità
-secolare, onde non era possibile procedessero
-senza venire a cozzo. La Chiesa avea sempre gelosamente
-provveduto che l'elezione de' prelati rimanesse
-libera, e fatta per merito non per sollecitazioni, o tumulti,
-o mercato. Ma quando ogni possesso ed ogni
-autorità si ridusse feudale, tal si volle ridurre anche
-l'ecclesiastica: e parve ai re poter obbligare i prelati a
-prestar loro l'omaggio e chiedere la conferma de' possessi
-e delle giurisdizioni; ed essi ne gl'investivano colla
-tradizione dell'anello e del pastorale.
-</p>
-
-<p>
-Il diritto d'investirli dava ai re una grande ingerenza
-anche nell'eleggerli, e presto una specie di padronanza
-nelle cose ecclesiastiche. Mentre riduceano i sacerdoti
-ad obblighi secolareschi, <i>raccomandavano</i> spesso le
-badie a qualche secolare (<i>commende</i>), cioè gliene attribuivano
-i frutti, lasciando al clero i pesi. Di qui un
-traffico di ecclesiastiche dignità, le quali portando lucro
-e potenza, procacciavansi con denaro, o, come lamentava
-san Pier Damiani, «coll'adulare il principe studiandone
-<span class="pagenum" id="Page_473">[473]</span>
-le inclinazioni, obbedendo ad ogni suo cenno,
-applaudendo ogni parola che gli caschi di bocca, andandogli
-in ogni cosa a versi. Non è comprata cara la
-dignità con sì lunga servitù, col far da parasito e buffone
-per diventare vescovo?»
-</p>
-
-<p>
-Dal soverchio ingrandimento veniva dunque umiliazione
-vera al clero; onde Attone vescovo di Vercelli<a class="tag" id="tag377" href="#note377">[377]</a>
-non rifina di compiangere le tirannidi usate ai vescovi,
-accusati da chi che fosse, costretti a difendersi col giuramento
-e col duello; intanto che i principi carpivano
-al clero e al popolo le elezioni; e non ai più degni,
-ma guardavano a parentele, servigi, ricchezze; talchè
-s'accumulavano in un solo molte prelature, o attribuivansi
-a fanciulli che appena sapessero qualche articolo
-di fede, tanto da rispondere ad un esame di semplice
-formalità. Manasse possedeva i vescovadi d'Arles, Milano,
-Mantova, Trento, Verona: già incontrammo un
-vescovo di Todi di dieci anni, un papa di nove. Il padre
-che avea portato in braccio suo figlio alla sede, mercanteggiava
-a nome di lui cariche, parrochie, benefizj,
-riscoteva le decime e il prezzo delle messe, e colla
-spada faceva e disfaceva nella diocesi, come fra' suoi
-vassalli<a class="tag" id="tag378" href="#note378">[378]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Gli uomini di retta volontà rifuggivano da tali accatti;
-onde le cattedre restavano a gente che, entrata
-di rapina a guardia del gregge, come avrebbe offerto
-quella perfezione di virtù che è richiesta dalla Chiesa?
-come avrebbero potuto essere gli uomini di Dio e del
-<span class="pagenum" id="Page_474">[474]</span>
-popolo, se prima dovevano essere gli uomini del re?
-e come non essere gli uomini del re, quando questo li
-sceglieva secondo i suoi interessi? Ben la santità di
-alcuni e la bontà del basso clero manteneva la distinzione,
-che il carattere e le funzioni pongono fra laici
-e sacerdoti: ma quelli d'illustre nascita o di elevata
-dignità si brigavano nelle occupazioni della nobiltà, e
-meglio della teologia e delle pacifiche virtù credevano
-s'addicessero al grado loro le armi, il mestar partiti
-e maggioreggiare nelle Corti.
-</p>
-
-<p>
-Quando Arnolfo arcivescovo milanese si condusse
-ambasciatore alla Corte greca, traeva immenso codazzo
-d'ecclesiastici e secolari, fra cui tre duchi e assai cavalieri,
-ai quali avea distribuito pelliccie di màrtoro,
-di vajo, d'ermellino; esso poi montava un cavallo non
-solo di ricchissima bardatura, ma ferrato d'oro con
-chiovi d'argento.
-</p>
-
-<p>
-Da questi scialacqui come rifarsi? dilapidando le
-chiese e i poveri, rivendendo le dignità minori, guastando
-così l'umor vitale fin nelle parti estreme. Assenti
-dalle diocesi anche per tutta la vita, corteando,
-addestrandosi alle battaglie colle caccie, i vescovi corrompevano
-i proprj e lasciavano corrompere i costumi
-del clero in guisa deplorabile. Ad esempio de' grandi, i
-patroni secolari faceano bottega de' piccoli benefizj. I
-laici non badavano alle scomuniche, sapendo che già
-le aveano incorse quelli che le lanciavano. Chi non
-avesse altro, vendeva le preghiere, essendo invalso che
-uno potesse adempiere alle penitenze d'un altro, e con
-orazioni o con battiture espiar la pena dovutagli. Domenico
-Loricato ebbe questo nome perchè portava un
-petto di ferro, e catene attorno al corpo, e spesso assumevasi
-la penitenza dei cento e dei mille anni. Credevasi
-allora che tremila sferzate equivalessero a un
-anno di penitenza; e durante la recita dei cencinquanta
-<span class="pagenum" id="Page_475">[475]</span>
-salmi poteansi dare quindicimila colpi. Col recitar dunque
-venti volte il salterio sotto continua flagellazione
-adempivasi alla penitenza di cento anni; e talora Domenico
-la compiva in sei giorni<a class="tag" id="tag379" href="#note379">[379]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Non solo le cronache, ma le invettive de' santi ed i
-concilj testimoniano tale depravamento, da mostrare
-che veramente divina era l'istituzione della Chiesa se
-non soccombette. Uno dei più virtuosi e dotti di quel
-secolo fu Pietro da Imola <span class="sidenote">(988-1072)</span>, che abbandonato dalla madre
-a curare i majali, fu tolto a educare dal fratello Damiano
-arcidiacono di Ravenna, da cui per riconoscenza prese
-il nome di <i>Damiani</i>. Presto fu maestro egli stesso, e
-sequestratosi dal mondo nel romitaggio di Fontavellana,
-aperto allora dal beato Ludolfo appiè dell'Appennino
-nell'Umbria, ne divenne abate, e molti eremi fondò e
-de' suoi scolari molti vide unti vescovi. I papi lo adoprarono
-in affari scabrosissimi, e lo fecero cardinale
-vescovo d'Ostia, dignità che non accettò se non dopo
-minacciato di anatema, e non si tenne contento se non
-quando alfine impetrò di tornare nel suo convento. Fra
-una vita operosissima, preghiere, digiuni, cilizj erano
-sua continua compagnia, dormiva s'una stuoja, e ricreavasi
-coll'intagliare cucchiari ed altri arnesi di legno.
-Inventò l'uffizio della Madonna: oltre le cencinquantotto
-lettere e relazioni sugl'importanti negozj ch'ebbe a trattare
-con re e con prelati, ne abbiamo settantacinque
-<span class="pagenum" id="Page_476">[476]</span>
-sermoni, vite di molti santi suoi contemporanei, e sessanta
-opuscoli esegetici, teologici e storici, in dettatura
-migliore de' contemporanei, eppur diffusa e intralciata,
-e con un cumulo di miracoli e apparizioni di morti.
-</p>
-
-<p>
-Zelantissimo della miglior disciplina, torna ogni tratto
-a deplorare il pervertimento de' prelati, e — Han fame
-d'oro (intuona), e dovunque giungono vogliono vestir
-le camere a gale di cortinaggi, meravigliosi di materia
-o di lavoro. Distendono sulle seggiole gran tappeti ad
-immagini di mostri; larghe coltri sospendono alla
-soffitta perchè non ne caschi polvere; il letto costa più
-che il sacrario, e vince in magnificenza gli altari pontifizj;
-la regia porpora d'un solo colore non contenta;
-e si vuole coperto il piumaccio con tele miniate d'ogni
-genere di splendori. E perchè ci puzzano le cose nostrali,
-godono soltanto di pelli oltremarine, condotte
-per molto argento: il vello della pecora e dell'agnello
-si ha in dispetto, e voglionsi ermellini, volpi, màrtori,
-zibellini. Mi vien fastidio a numerare queste borie, che
-movono a riso, è vero, ma a tal riso che è radice di
-pianto, vedendo questi portenti d'alterigia e di follia,
-e le pastorali bende sfavillanti di gemme e qua e là
-scabre d'oro»<a class="tag" id="tag380" href="#note380">[380]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Il beato Andrea, abate di Vallombrosa, esclama: — Era
-il ministero ecclesiastico sedotto da tanti errori,
-che appena si sarebbe trovato alcuno alla propria chiesa;
-chi con isparvieri e cani dandosi attorno, perdevasi in
-caccie; chi faceva da tavernajo, chi da usuriere; tutti
-con pubbliche concubine passavano vituperosamente lor
-vita, tutti fradici di simonia, tanto che nessun ordine
-o grado dall'infimo al sommo poteva ottenersi se non
-si comprava al modo che si comprano le pecore. I pastori,
-<span class="pagenum" id="Page_477">[477]</span>
-cui spettava rimediare a tanto guasto, erano lupi
-rapaci»<a class="tag" id="tag381" href="#note381">[381]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Raterio nacque d'un legnajuolo, e anche divenuto
-vescovo di Verona amava fabbricare e restaurar chiese;
-così povero che nè cappellano aveva nè famiglio; nessun
-lusso nel vestire e nel calzarsi, dormire in terra o sopra
-un pancone, tenere a mangiar seco ogni qualità di persone,
-digiunare talvolta fino a nona, facendo penitenza
-per gli altri; non che curare le maldicenze, donò dodici
-soldi d'argento a uno che gli aveva detto ingiuria. Egli
-muove caldissimi lamenti contro il clero nostrale, che
-sollecitava la libidine con vini e cibi; e raccolto un concilio,
-trovò che molti nè tampoco sapevano il <i>credo</i><a class="tag" id="tag382" href="#note382">[382]</a>.
-A Farfa, Campone e Ildebrando avvelenano l'abate, e
-a forza di denari il primo ne ottiene la dignità; ma Ildebrando
-scontento solleva i vicini di Camerino, caccia
-Campone, e si fa donno del monastero; Campone con
-maggiori somme si trae dietro altri, recupera il posto,
-e attende a mettere al mondo figliuoli e arricchirli coi
-beni del monastero.
-</p>
-
-<p>
-Alberico, nominato vescovo di Como da re Enrico II <span class="sidenote">(1010)</span>,
-di cui era cappellano, donò ai monaci Benedettini un
-podere del clero di Sant'Abondio, perchè questo ne
-faceva scialacquo <i>in pazzie e in cure secolari</i>. Aveva
-sotto di sè vassalli, gastaldi, avvocati, il visdomino; e
-fu degli zelanti nel riformare il clero. Eppure avendo
-avuta da re Corrado in commenda la ricchissima badia
-di Breme in Lomellina, per venirne in possesso fece
-metter le mani addosso all'abate, e cacciatolo in carcere
-lo costrinse a giurargli fedeltà. Poi al tempo del ricolto
-andò al monastero, e fece egual violenza a due monaci
-che per avventura si opponevano alle sue depredazioni;
-ma la notte, ecco san Pietro gli compare al letto, e non
-<span class="pagenum" id="Page_478">[478]</span>
-pago di rimproveri, lo batte e mutila in sì mal modo,
-che la mattina avendolo i monaci costretto a partirsene,
-tra via morì<a class="tag" id="tag383" href="#note383">[383]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Clero e popolo, trovandosi esclusi dalle nomine, e
-imposti superiori sconosciuti o perversi, mal si rassegnavano
-all'obbedienza, e ne nascevano turbe e tumulti.
-A Firenze il vescovo Pietro di Pavia era tacciato di
-aver compra la dignità dall'imperatore; contro lui
-principalmente alzano la voce san Gualberto fondatore
-dei Vallombrosani, e Tenzone che da cinquant'anni
-stava murato in una celletta; pretendeano non si dovessero
-ricever da esso i sacramenti, e accusavano di connivenza
-Pier Damiani, il quale rispondeva che, ammettendo
-ciò, vi sarebbe da un pezzo interruzione nel ministero
-della Chiesa di Dio. Per finirla, il vescovo mandò
-ad assaltare il convento di San Salvi, trucidando quanti
-monaci furono côlti <span class="sidenote">(1067)</span>. I sopravissuti invocarono il giudizio
-di Dio per provare esser Pietro indegno di quella
-sede. Eretti due roghi vicini e accesili, il monaco Giovanni
-vi passò scalzo senza nocumento o dolore; Pietro
-si ritirò in un monastero, e Giovanni <i>Igneo</i> divenne
-cardinale e vescovo d'Albano. Di Roma abbiam già
-detto abbastanza e troppo.
-</p>
-
-<p>
-A tanta corruzione i concilj opponevano decreti di
-morale e di disciplina: s'introducevano regole più austere,
-qual fu l'Ordine dei Cluniacesi <span class="sidenote">(910)</span>, che dalla Francia
-ove nacque presto si diffuse anche in Italia; il severissimo
-de' Certosini <span class="sidenote">(1084)</span>, dal fondatore san Brunone portato
-alla Torre in Calabria. Romoaldo, nobilissimo ravennate
-e confidente di Ottone III, ritiratosi nel deserto di
-Camaldoli (<i>campus Maldoli</i>) <span class="sidenote">(1012)</span>, tra le più belle faggete
-e abetine che coronino la vetta degli Appennini, fabbricò
-una chiesa e cellette distinte per ciascun monaco,
-<span class="pagenum" id="Page_479">[479]</span>
-dettando una regola di continui digiuni e prolungati
-silenzj. Incessantemente egli predicava contro la simonia,
-e disciplinava il clero; molti prelati simoniaci venivano
-a consultarlo, «ma (dice Pier Damiani) non so
-s'egli abbia emendato un solo; tanto è dura quest'eresia,
-e tanto difficile la guarigione, che con meno
-fatica si convertirebbe un Ebreo». A un conte Olibano,
-che venuto con gran corteo alla sua cella, gli espose i
-proprj peccati, intimò non potrebbe salvarsi se non
-rinunziando alle pompe del secolo: e quegli obbedì,
-e si fe monaco. A Ottone III, in penitenza dell'avere
-ucciso Crescenzio, impose pellegrinasse a pie' scalzi
-da Roma al monte Gargáno, poi nel monastero Classense
-di Ravenna digiunasse l'intera quaresima, cinto
-di cilizio, e dormendo s'una stuoja. Esso imperatore
-l'obbligò a uscir dalla solitudine per riformare il monastero
-Classense; ma que' monaci non sapeano adattarsi
-a tanto rigore, sicchè Romoaldo ruppe la verga,
-e tornò al suo ritiro. Qui visse fino a cenventitre anni;
-poi Rodolfo, quarto priore, fabbricò a valle il convento
-di Fontebuona, i cui monaci doveano procurare
-i poveri alimenti agli eremiti della montagna; e quella
-congregazione, approvata da Alessandro II <span class="sidenote">(1072)</span>, acquistò
-dappoi tante ricchezze, quanta a principio n'era stata
-l'umiltà.
-</p>
-
-<p>
-In una delle ricorrenti baruffe cittadine era stato ucciso
-un nobile fiorentino, e tutta la parentela tenevasi
-obbligata a vendicarlo. L'uccisore stava dunque
-in grande apprensione, e scontrato uno d'essi parenti,
-per nome Giovanni Gualberto, in un calle ov'era impossibile
-cansarlo, dandosi perduto, si gittò a terra
-colle braccia tese a pietà. Giovanni, venerando la croce
-che in quell'atto egli rappresentava, gli perdonò; e
-colla tenerezza infusa da una buona azione entrando
-in San Miniato, parvegli che un crocifisso s'inchinasse,
-<span class="pagenum" id="Page_480">[480]</span>
-quasi ringraziandolo d'aver perdonato a suo riflesso.
-Tocco dal miracolo, lascia il mondo quando di maggiori
-attrattive lusingava la sua giovinezza, e a malgrado
-del padre <span class="sidenote">(1060)</span>, raccorci i capelli, veste l'abito; poi
-per desiderio di maggior solitudine si colloca a Vallombrosa
-negli Appennini, rimettendo al primitivo rigore
-la regola di San Benedetto, dando a' suoi un vestire di
-grossa lana bianca e bruna, e, cosa nuova, con frati
-laici distinti di condizione, a' quali era permesso parlare
-mentre fuori attendevano a lavori.
-</p>
-
-<p>
-Leone da Lucca, che, sebbene abate della Cava, andava
-far legna al bosco, e grossi fasci ne portava a
-Salerno da vendere per vantaggio dei poveri, riprese
-più volte l'avarizia e crudeltà del principe Gisolfo; ma
-trovandolo incorreggibile, gli predisse che sarebbe spodestato
-da Roberto Guiscardo. Più d'una volta presentossi
-alle prigioni, e senza che alcuno osasse opporsegli,
-liberò quei che il principe avea condannati a
-morte.
-</p>
-
-<p>
-E Giovanni Gualberto, e San Nilo, romito di Calabria,
-ed altri di quel tempo moltiplicarono miracoli
-di conversioni, ma la voce e l'esempio de' pari loro
-riuscivano d'efficacia parziale, nè a piaghe incancrenite
-poteva venire il rimedio se non da quel seggio,
-alla cui altezza principi e popoli affisavano lo sguardo.
-Ma la sede romana era talmente contaminata, che
-gl'imperatori ne coglievano pretesto per collocarvi loro
-creati, perpetuando in tal modo l'abuso delle illegali
-elezioni. Gerberto, monaco dell'Alvergna, poi abate di
-Bobbio, fu dotto nelle matematiche, le quali voleva
-nelle scuole si accoppiassero alla dialettica per crescere
-forza e penetrazione agli intelletti; introdusse o estese
-l'uso delle cifre arabiche, con gran cura adunava libri,
-pose a Magdeburgo un oriuolo forse a bilanciere, e
-chi entrasse nella camera di lui, vi vedeva astrolabj,
-<span class="pagenum" id="Page_481">[481]</span>
-sfere, cifre strane, e l'altro corredo da astrologi e
-maghi. Fu dunque creduto un di costoro, e che avesse
-patteggiato col demonio per apprendere que' bei trovati
-e i modi di salire alla suprema dignità. Questi modi però
-erano scienza superiore ai contemporanei e perseveranza:
-e dopo che fu arcivescovo di Reims, Ottone III
-suo scolaro il collocò arcivescovo di Ravenna <span class="sidenote">(999)</span>, in fine
-papa col nome di Silvestro II<a class="tag" id="tag384" href="#note384">[384]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Soli quattro anni regnò, e ne' successivi <span class="sidenote">(1003-12)</span> il prefetto
-di Roma e la fazione dei conti di Tusculo portarono
-al seggio Giovanni XVII e XVIII, Sergio IV, infine
-Benedetto VIII uno di essi conti, che illaudabile come
-pontefice, dell'abilità guerresca si giovò a snidare da
-Luni i Saracini. Denaro e forza gli diedero successore
-il fratello Romano ancora laico <span class="sidenote">(1024)</span>, console e senatore di
-Roma, che volle chiamarsi Giovanni XIX, e che vendette
-per ripagarsi. Poi la fazione stessa tusculana fece
-eleggere un suo nipote Teofilatto <span class="sidenote">(1033)</span>, di dodici anni, che
-disonorò colla scostumatezza il nome di Benedetto IX.
-</p>
-
-<p>
-Due volte dalla pubblica indignazione cacciato e surrogatogli
-Silvestro III, due per la forza imperiale ricuperò
-la tiara; la vendette a Giovanni XX, poi col
-denaro ritrattone soldò gente e ripigliolla. Graziano arciprete,
-entrato conciliatore, sì bene destreggiò e spese,
-che ottenne per sè il pontificato <span class="sidenote">(1044)</span>, col nome di Gregorio
-VI. Allora sedettero tre papi contemporanei, che
-non pensavano a regolare la Chiesa, ma a spartirsene
-gli emolumenti.
-</p>
-
-<p>
-Invitato a riparare a tali disordini, Enrico III convocò
-a Sutri un concilio, ove Silvestro III e Giovanni XX
-<span class="pagenum" id="Page_482">[482]</span>
-furono sentenziati d'intrusi, e Gregorio, confessando
-averlo ottenuto per vie riprovate, depose il pastorale,
-e si ritirò fra i Cluniacesi. L'imperatore fece eleggere
-Sugero vescovo di Bamberga, che prese il nome di
-Clemente II <span class="sidenote">(1046)</span>, coronò Enrico, e pensava svellere la dominante
-simonia, ma pontificò appena un anno. Al morir
-suo, Benedetto IX ritorna<a class="tag" id="tag385" href="#note385">[385]</a>; ma Enrico spedisce a
-Roma Poppone vescovo di Bressanone, che pochi giorni
-siede papa col nome di Damaso II; indi la dieta raccolta
-a Worms elegge Brunone vescovo di Toul <span class="sidenote">(1048)</span>. Così,
-per evitare le doppie e le turpi elezioni, credessi necessario
-che i re destinassero i capi alla Chiesa, e preferissero
-Tedeschi, meno corrotti e alieni dalle fazioni.
-Brunone aveva cercato sottrarsi al papato sin col fare
-pubblica confessione de' proprj peccati: indotto poi ad
-accettarlo, nell'avviarsi a Roma volle averne parere con
-Ildebrando, monaco di Cluny in gran riputazione di
-dottrina e virtù; il quale mostrandogli l'indegnità di
-un'elezione laica, l'indusse a mutare l'abito pontificale
-in quel di pellegrino, fin a tanto che il popolo e il
-clero di Roma non lo avessero liberamente nominato.
-</p>
-
-<p>
-Finchè vendevansi le chiese, finchè se ne otteneano
-le dignità per moneta e brogli, finchè il libertinaggio
-di chi le occupava inchinavasi ai principi venditori più
-che non ai pontefici riformatori, potea mai sperarsi
-che i vescovi ricuperassero l'indipendenza d'autorità, di
-cui avevano fatto getto per acquistare la libertà de' costumi?
-Depravata la Chiesa perchè si secolarizzò,
-bisognava tornarla alle norme ecclesiastiche, rinvigorire
-il sacerdozio, il monachismo; sopra i malvagi, di
-<span class="pagenum" id="Page_483">[483]</span>
-qualunque grado fossero, istituire un censore, disoggetto
-da temporali potenze; e tale non potendo essere
-se non il papa, era duopo sottrarne l'elezione ai laici,
-sciogliere i sacerdoti dal legame feudale, e perciò isolarli
-dalle famiglie. Chi si accingesse a rompere il triplice
-vincolo della terra, della famiglia, dell'autorità
-con cui il clero trovavasi legato alla società, troverebbe
-durissimo cozzo nei re che scapitavano di potenza,
-nei preti che perdevano comodità alle passioni,
-nelle molli abitudini. Non poteva egli esser dunque che
-un eroe; nè i passi dell'eroe e in età sciagurate vanno
-misurati col metro dell'uomo ordinario e de' tempi
-quieti.
-</p>
-
-<p>
-Nel monastero di Cluny era cresciuto Ildebrando <span class="sidenote">(n. 1013)</span>, di
-Soana nel Senese; ed erudizione profana e sacra, integerrimo
-costume, cuor retto, giudizio ponderato nell'ideare,
-ferma prudenza nell'eseguire, presto lo segnalarono.
-Stomacato della universale corruttela, vide non
-potersi correggere il mondo se non correggendo la
-Chiesa che n'era capo; e vigile, attivo, indomito, sempre
-fondato sulla vetusta tradizione e sul voto del popolo,
-vi si applicò quando fu preso a consigliere dai pontefici.
-Le nefandità, tra cui era testè corso il papato, lo
-convinceano che ogni male venisse dal restare la suprema
-dignità commessa all'elezione interessata e corrotta
-de' secolari: ma poichè non si poteva di tratto
-abolire la pretensione degl'imperatori, cominciò a sanare
-le nomine regie col sottometterle alla rielezione
-del clero e del popolo. In questo intento consigliò
-Brunone d'entrare in Roma da pellegrino <span class="sidenote">(1049)</span>, e quivi chiedere
-il suffragio di chi solo v'avea diritto. Brunone,
-che fu Leon IX, il fece, ed annunziò il divisamento di
-deporre i vescovi simoniaci; ma trovò il male così
-esteso, che fu costretto rallentar quel rigore, imponendo
-solo quaranta giorni di penitenza ai convinti.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_484">[484]</span>
-</p>
-
-<p>
-Lui morto <span class="sidenote">(1055)</span>, Enrico III nominò il monaco Gebardo
-suo consigliere, persona specchiata, che assunto il nome
-di Vittore II, per sè e coll'opera d'Ildebrando procacciò
-a riformare la disciplina. Dopo di lui, una fazione, sazia
-di tanti papi tedeschi, portò al seggio Stefano IX <span class="sidenote">(1057)</span>, che
-fu zelantissimo della disciplina, e che, morendo dopo
-soli otto mesi, pregò non si eleggesse il successore fin
-quando di Germania non tornasse Ildebrando. Però
-Gregorio conte di Tusculo, armata mano, fe proclamare
-l'inetto Giovanni vescovo di Velletri <span class="sidenote">(1058)</span>, col nome di Benedetto
-X. Ildebrando, conoscendo che il papa d'una
-fazione sarebbe ancor peggio che il papa d'un imperatore,
-si unì ai grandi, a Pier Damiani e ad altri
-cardinali, pregando dalla imperatrice Agnese un altro
-pontefice, il quale fu Gerardo vescovo di Firenze. Ildebrando,
-che ne recò l'annunzio, ebbe cura fosse rieletto
-in un sinodo a Siena, ove prese il nome di Nicola II <span class="sidenote">(1059)</span>;
-e perchè più non si rinnovassero le elezioni tumultuarie,
-lo indusse a toglierne il diritto al re ed al popolo,
-per affidarlo ad un concilio di cardinali vescovi e cardinali
-cherici<a class="tag" id="tag386" href="#note386">[386]</a>, salvo l'approvazione del clero e
-l'onore dovuto all'imperatore.
-</p>
-
-<p>
-I grandi, stizziti del vedersi tolto il lucroso privilegio,
-spedirono chiedendo un papa al nuovo imperatore
-Enrico IV; e i prelati lombardi da lui convocati a
-Basilea <span class="sidenote">(1061)</span>, abrogata la costituzione di Nicola, stanziarono
-che il pontefice dovesse scegliersi nel <i>paradiso d'Italia</i>,
-come definivano la Lombardia, acciocchè avesse viscere
-tenere a compatire la fragilità umana, ed elessero
-Cadolao vescovo di Parma, che si fe dire Onorio II<a class="tag" id="tag387" href="#note387">[387]</a>.
-<span class="pagenum" id="Page_485">[485]</span>
-Venne costui a prendere possesso della dignità colle
-armi, alleandosi anche colla fazione di Tusculo; ma
-Ildebrando avea già fatto proclamare dai cardinali
-Anselmo da Baggio vescovo di Lucca, col nome di
-Alessandro II. Lo scisma proruppe in guerra civile,
-dove il papa legittimo restò vinto in prima, indi vincitore.
-Solo dopo molti anni l'arcivescovo di Colonia
-Annone, tutore di Enrico IV, lo riconobbe: e Cadolao,
-gran tempo sostenuto nel Castel Sant'Angelo da Cencio,
-che comprò a contanti, riuscì a fuggire, senza però
-mai rinunziare alle sue pretensioni. Un concilio adunato
-a Mantova chiarì legittima l'elezione di Alessandro.
-</p>
-
-<p>
-Tanta potenza esercitando, riverito come signore
-dai papi medesimi, da un pezzo Ildebrando avrebbe
-potuto sedere sulla cattedra di san Pietro, qualora
-l'avesse ambita; ma celebrandosi le esequie di Alessandro,
-la folla <span class="sidenote">(1073)</span> invade tumultuosamente la basilica Laterana,
-acclamando d'ogni parte Ildebrando papa per
-volontà di san Pietro. Egli accorse al pulpito per chetare
-quel disordine; tutto invano; nè il gridare ristette
-finchè i cardinali non ebbero annunziato pontefice l'eletto
-dal popolo e dall'apostolo. Allora la pompa del
-nuovo papa e le acclamazioni si mescolarono in modo
-strano all'apparato funebre e al corteo di suffragio.
-</p>
-
-<p>
-Con ciò si preveniva l'intervenzione e la probabile
-opposizione imperiale, e assicuravasi ai cardinali il
-contrastato privilegio elettorale: pure Ildebrando ne
-informò Enrico, pregandolo sottrarlo da quel peso,
-altrimenti dichiarandosi mal disposto a soffrire i comporti
-<span class="pagenum" id="Page_486">[486]</span>
-di esso imperatore. Malgrado questa diffida, non
-avendovi trovato ombra di simonia, Enrico non potè
-negare l'assenso. Allora col nome di Gregorio VII piglia
-assunto di guerreggiare la simonia e l'incontinenza,
-che da due secoli insozzavano la sposa di Cristo; trova
-che la forza domina dappertutto? e' vuol dappertutto
-far prevalere il pensiero; trova il pontificato fiacchissimo,
-robustissimo l'Impero? e' si propone di sottometter
-questo a quello, come l'anima comanda al corpo,
-come l'ingegno dirige le braccia. Viaggiò per Italia
-amicandosi i prelati buoni; e agevole dovunque trovasse
-docilità, inflessibile coi contumaci, instaurava
-l'antica disciplina. Abbracciando l'intera cristianità
-nelle sue attenzioni, dove in persona non giungesse
-moltiplicavasi per via di legati; non negligeva le minuzie
-della reggia e della cella; ingiunse che tutti i
-vescovi nelle proprie chiese facessero insegnare le arti
-liberali; e non badava a farsi nemici, perchè in ogni
-atto si proponeva non la superbia umana, ma la salute
-delle anime.
-</p>
-
-<p>
-Divenuto il sacerdozio e le prelature impiego dei ricchi,
-quest'una cosa mancava, che quelle comodità non
-si dovessero comprare colle astinenze del celibato, nè
-il posseder benefizj togliesse i godimenti della famiglia;
-da ultimo si rendessero patrimonio le dignità, i vescovadi,
-il papato, introducendo anche nella Chiesa
-l'assurdità delle cariche ereditarie ch'ella avea sempre
-rejetta. Ed a questo pure si tendeva; e già in molte
-diocesi era invalso il matrimonio dei preti, che la prudenza,
-il decoro, la libertà necessaria al clero aveano
-fatto vietare. Allora dunque che Gregorio richiamò la
-trascurata proibizione, si allegavano la consuetudine
-d'alcune diocesi, i privilegi speciali, i legami di famiglia
-già contratti, e un lamento levossi per tutta la
-Chiesa occidentale.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_487">[487]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il clero dell'alta Italia erasi di buon'ora corrotto, e
-già al tempo de' Longobardi Paolo Diacono deplorava
-che più nessuno frequentasse il San Giovanni di Monza,
-in grazia de' suoi preti concubinarj e simoniaci. Ne' contorni
-di Brescia, al 790, uscì un monaco ad annunziare
-imminente la fine del mondo, colpa la depravazione
-dei monaci; e spacciatosi profeta, distribuì i suoi seguaci
-in cori d'angeli, guidati da arcangeli, e maltrattò
-i monaci, sinchè non venne mandato a morte<a class="tag" id="tag388" href="#note388">[388]</a>.
-</p>
-
-<p>
-A Milano il mal costume era cresciuto in proporzione
-delle ricchezze e della potenza del clero; e indarno
-il concilio di Pavia avea voluto interdire il matrimonio
-ai preti, che pretendevano appoggiarsi ad
-una concessione di sant'Ambrogio<a class="tag" id="tag389" href="#note389">[389]</a>. Vi serpeva
-pure la simonia, e fin dall'820 papa Pasquale si lagnava
-colla chiesa milanese del trafficarvisi d'ordini sacri. Per
-ciò e per ambizione quel clero stava alieno dalla santa
-sede, e per due secoli se ne tenne quasi separato, pretendendo
-che la chiesa di sant'Ambrogio non fosse
-<span class="pagenum" id="Page_488">[488]</span>
-inferiore a quella di san Pietro. Guido da Velate <span class="sidenote">(1045)</span>, postovi
-arcivescovo per favore del re e contro il privilegio
-del capitolo<a class="tag" id="tag390" href="#note390">[390]</a>, vendeva le cariche, scaricava
-su altri il peso del suo ministero, mentr'egli consumava
-tempo ed entrate in caccie ed esercizj guerreschi.
-L'alto clero il favoriva per imitarlo; ma il minore ed
-il popolo ne prendeano scandalo e nausea, a tal segno
-che, mentr'egli celebrava, l'abbandonarono tutto solo
-all'altare.
-</p>
-
-<p>
-A capo de' rigorosi stava Anselmo da Baggio, prete
-della metropolitana; onde Guido lo fece dall'imperatore
-destinare vescovo di Lucca. Neppur là dimenticò
-egli la patria; e udito come Guido avesse nominato
-sette diaconi indegni, corse a Milano, e s'affiatò con
-Landolfo Cotta ed Arialdo d'Alzate, principali fra i rigoristi,
-e cominciarono alzar la voce a rischio della vita,
-più ascoltati quanto più apparivano i vizj del clero.
-Tosto si formarono due fazioni nella diocesi: una dell'alto
-clero co' suoi parenti ricchi e titolati e sostenuti
-da forte vassallaggio, e li chiamavano i Nicolaiti; l'altra
-detta dei Patarini, poveri e plebei, ma forti nella bontà
-della causa e nel favore della moltitudine. Fin alle armi
-si venne; ma trovato chi osa dire una verità, può soffocarsene
-il suono? Roma sostiene quelli che il ferro
-dei grandi minaccia e che i sinodi provinciali scomunicano.
-Pier Damiani e Anselmo da Baggio, spediti
-legati dal papa in Lombardia, mostrato come fosse
-<span class="pagenum" id="Page_489">[489]</span>
-ingiusta la pretensione di non dipendere da Roma,
-tornarono la chiesa milanese all'antica sommessione, e
-in un sinodo a Roma quell'arcivescovo tenne il primo
-posto, e ricevette dal papa l'anello, col quale fin allora
-i re d'Italia erano soliti investirlo. Lasciarono in carica
-Guido, affinchè il deporlo non mettesse sgomento
-agli altri, tinti della pece istessa; ai meno colpevoli
-imposero di digiunare a pane e acqua, per cinque anni,
-due giorni ogni settimana, e tre nelle quaresime di
-pasqua e del san Giovanni; a' più rei, sette anni, oltre
-il digiuno d'ogni venerdì, vita durante; all'arcivescovo
-per cento anni, dei quali però poteva riscattarsi a
-prezzo; e dovea promettere di mandar tutti i preti
-colpevoli in pellegrinaggio a Roma o a San Martino di
-Tours, ed egli stesso andare a San Jacopo di Galizia
-e al santo sepolcro<a class="tag" id="tag391" href="#note391">[391]</a>. All'eguale effetto riuscirono
-nel resto di Lombardia.
-</p>
-
-<p>
-Mal soddisfatti de' miti provvedimenti, e accorgendosi
-come gli avversarj dissimulassero solo per necessità,
-incalorirono l'opposizione Arialdo e Landolfo, poi alla
-morte di questo il fratello Erlembaldo, ancor più risoluto,
-e che allor allora tornando dal pellegrinaggio in
-Terrasanta, aveva infervorato il proprio zelo col visitare
-le soglie degli Apostoli, dove il papa lo elesse
-confaloniere della Chiesa. Anselmo da Baggio, salito
-papa col nome di Alessandro II, favorì di forza gli
-zelanti, mentre Erlembaldo allettava plebe e giovani <span class="sidenote">(1065)</span>,
-e a capo d'armati strappava dagli altari i preti concubinarj,
-e correva da Milano a Roma per attingere
-incoraggiamenti e forza. Di rimpatto il clero istigava
-la boria patriotica contro Roma, i nobili difendevano
-colle armi i loro parenti e creati; onde ogni giorno
-baruffe e sangue: scene riprodotte nelle altre città,
-come gli scandali che vi davano occasione.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_490">[490]</span>
-</p>
-
-<p>
-E del furore armato cadde vittima Arialdo con orribili
-strazj. Il sangue esacerba le ire; Guido co' suoi è
-cacciato; ed egli vende la dignità a un Goffredo, che
-d'intesa coi vescovi e coi capitanei di Lombardia, va
-coll'anello e col pastorale al re di Germania, e gli propone
-di sterminare i Patarini se lo investa dell'arcivescovado.
-L'imperatore, desideroso d'umiliare il papa e
-chi per lui, accondiscende alla domanda, e l'intruso
-s'accinge all'effetto: ma Erlembaldo piglia le armi, e
-dopo saccheggi e incendio, rimasto padrone della città,
-governa con un consiglio di trenta persone, confisca i
-beni di qualunque prete non possa con dodici testimonj
-giurare di non aver avuto affare con donne:
-molti, insofferenti della insolita dominazione, fuoruscirono;
-più volte si tornò alle mani, intanto che gli uni
-e gli altri imparavano a governarsi senza nè conte nè
-arcivescovo, in vera repubblica. Principi e buffoni cuculiano
-quegl'involontarj divorzj dei preti: i nobili
-rientrati s'affaticano a screditare i Patarini, e blandiscono
-il popolo col proporgli una confederazione, allo
-scopo di assicurare l'integrità della chiesa milanese.
-</p>
-
-<p>
-Morto Guido <span class="sidenote">(1071)</span>, Erlembaldo fa eleggere arcivescovo
-un giovinetto Attone; e la fazione contraria si leva in
-armi, assale il prelato, che non potè salvar la persona
-se non salendo in pulpito e abdicando: ma Roma lo
-riconobbe, e scomunicò Goffredo. Erlembaldo continuava
-guerra ai concubinarj; ma i nobili tornati in
-armi lo uccisero <span class="sidenote">(1075)</span>, e il popolo lo onorò come martire.
-</p>
-
-<p>
-Il conte Everardo, uno scomunicato spedito da re
-Enrico, adunati i signori lombardi a Roncaglia, li ringraziò
-d'avere ucciso Erlembaldo, proscrisse i Patarini,
-e fece eleggere un nuovo arcivescovo; in modo che
-tre persone portavano questo titolo. Ma il popolo, che
-pativa dalla corruzione del clero, che mal comportava
-si sperdessero in reo lusso le ricchezze concedute alle
-<span class="pagenum" id="Page_491">[491]</span>
-chiese per sollievo de' poveri, che dal rigore de' monaci
-era stato avvezzo a considerare come perfezione
-il celibato, e che suol pretendere maggiori virtù da chi
-lo dirige, vigorosamente sostenne il decreto del papa
-che l'imponeva, maltrattò i renitenti, li respingeva dagli
-altari o fuggiva dai loro sacrifizj; onde quell'ordine
-prevalse, dopo quasi un secolo di contrasti. Sciogliendo
-i sacerdoti dai legami della famiglia, assicurava una
-milizia, devota interamente al pontefice, e intenta a
-saldarne la potestà; toglieva che le dignità passassero
-per retaggio, anzichè essere attribuite per merito; e
-che divenissero beni di famiglia quelli che erano stati
-commessi alle chiese come patrimonio universale dei
-poveretti.
-</p>
-
-<p>
-Il patriarca di Aquileja, dopo la quistione dei Tre
-Capitoli, era rimasto a capo di quanti vescovi reluttavano
-alle decisioni del pontefice; alfine piegò anch'esso,
-ed ora nel ricevere il pallio dovette dare un
-giuramento <span class="sidenote">(1079)</span> che poi si estese agli altri metropoliti
-e ai vescovi nominati direttamente da Roma; ove
-s'obbligavano al modo stesso che i vassalli al signore,
-cioè di serbare fedeltà al pontefice, non tramare contro
-di lui nè rivelarne i secreti, difendere a tutta possa
-la primazia della chiesa romana e le giustizie di
-san Pietro, assistere ai sinodi convocati da esso, riceverne
-orrevolmente i legati, non comunicare con chi
-da esso fosse scomunicato: di poi vi s'aggiunse di visitare
-ogni tre anni le soglie degli apostoli, o mandare
-chi rendesse conto dell'amministrazione della diocesi;
-osservare le costituzioni e i mandati apostolici, nè alienare
-verun possesso della mensa se non consenziente
-il santo padre.
-</p>
-
-<p>
-Resa al clero la potenza che trae dalla virtù, bisognava
-saldare l'indipendenza col toglier via la pietra
-dello scandalo, il diritto che i signori laici arrogavansi
-<span class="pagenum" id="Page_492">[492]</span>
-d'investire coll'anello e col pastorale i prelati; occasione
-di simonie e di elezioni indegne. — E che!
-la più miserabile femminetta può scegliersi lo sposo
-secondo le leggi del suo paese; e la sposa di Dio, quasi
-vile schiava, dee riceverlo di mano altrui?» così sclamava
-Gregorio VII, e forte nella propria volontà e nel
-voto del popolo, al quale si appoggiò in ogni suo
-atto<a class="tag" id="tag392" href="#note392">[392]</a>, e dal quale trasse la forza portentosa di
-superare tanti ostacoli, proibì agli ecclesiastici di ricevere
-investitura di qualsiasi benefizio per mano di laico,
-pena la destituzione; e ai laici di darla, pena la scomunica.
-</p>
-
-<p>
-Secondo il diritto politico, il capo dello Stato non
-premineva a' suoi vassalli se non per la superiorità
-attribuitagli dall'infeudazione; laonde col togliere ai
-signori d'investire i prelati si sottraevano questi dalla
-loro dipendenza, e sottometteasi al pontefice forse un
-terzo dei possessi di tutta cristianità. Se poi la Chiesa
-rinunziasse ai beni e ai diritti pei quali davasi l'investitura,
-rimaneva spoglia d'ogni autorità temporale e
-dipendente dai principi come oggi il clero protestante.
-Se, al contrario, conservandoli ella si esimesse dal chiedere
-ad ogni vacanza la conferma secolare, non solo
-diventava indipendente, ma sarebbesi dilatata in potenza
-fin a rendere vassalli i principi. Non rifuggiva da queste
-conseguenze Gregorio, poichè, volendo rigenerare la
-società per via del cristianesimo, non credea potervi
-arrivare finchè la sede romana non fosse levata di sopra
-dei troni. Ne veniva per diritta conseguenza il suo mescolarsi
-alle cose temporali e al governo de' popoli: ed
-<span class="pagenum" id="Page_493">[493]</span>
-agli uni vietò il trafficare di schiavi, ad altri rinfacciò
-i vizj; scomunicò re contumaci, obbligò altri a continuare
-alla chiesa romana quell'omaggio con cui i loro
-predecessori ne aveano compensato la tutela; e dove i
-baroni degradavano gli uomini alla condizione di bestie
-da soma, egli voleva rialzarli con santità più che
-umana. In ogni sua opera, nulla pel vantaggio personale,
-tutto per la Chiesa: inesorabile cogli altri come
-con se stesso, di fede irremovibile in ciò che credeva
-disegno della Provvidenza, egli stesso si dà come un
-abitatore delle regioni dove non penetrano mai la nebbia
-della paura nè le ombre del dubbio: altri papi
-aveano gemuto, esortato, negoziato, transatto; Gregorio
-comanda, ardisce ogni estremo, vuole che la
-potenza papale non abbia altri limiti che la volontà
-di Dio e la coscienza, e per correggere gli abusi si
-colloca di sopra dei re, interessati a conservarli.
-</p>
-
-<p>
-Si foss'egli incontrato in principi degni, poteva rigenerare
-la Chiesa e il mondo: ma in quella vece ebbe
-a cozzare con malvagi; e il resistere alle arti loro lo
-portò a metter fuori tutte le armi che gli erano offerte
-dal suo tempo e dalla sua posizione.
-</p>
-
-<p>
-Era succeduto al trono di Germania Enrico IV <span class="sidenote">(1056)</span>, re
-nella cuna, orfano a sei anni. Educato a tracotante idea
-della regia potenza, e a spregio della disciplina ecclesiastica,
-ai venticinque era già un tirannello rotto
-ad ogni bruttura; maltrattò la moglie; le case contaminava
-colle libidini, spinte fin nelle sorelle. Singolarmente
-egli offese ne' più preziosi diritti i Sassoni, che
-i loro unendo ai lamenti di tanti altri, si diressero al
-pontefice come al repressore d'ogni vizio e tirannide,
-come all'appoggio d'ogni sforzo contro gli abusi; e
-l'esortavano a deporre quest'indegno regnante: diritto,
-io non cerco se giusto, ma riconosciuto in quel tempo
-non solo dal gius canonico, ma dal civile de' Tedeschi.
-<span class="pagenum" id="Page_494">[494]</span>
-Gregorio, già disgustato di questo imperatore che facea
-mercato pubblico delle sacre dignità e tenevasi attorno
-persone scomunicate, lo citò a giustificarsi davanti a
-un concilio in Roma. Più sdegno che timore ne prese
-Enrico, e gli rispose che il deponeva di pontefice.
-</p>
-
-<p>
-Ecco dunque due podestà che minacciano a vicenda
-distruggersi: l'una avea per sè l'opinione popolare,
-l'altra la violenza; e ciascuna usò le armi sue.
-</p>
-
-<p>
-Allora non si pensava che le cose di governo s'abbiano
-a regolare non colla morale ordinaria, bensì
-con una particolare equità. Allora (e giovi ripeterlo
-a costoro che la libertà credono nata jeri) uno non
-nasceva re, ma doveva essere eletto; cioè condizione
-del regnare, era l'esserne meritevole; nè i re erano
-despoti, ma temperati dall'assemblea generale della
-nazione, e dall'autorità pontifizia che contrappesava la
-regia, e manteneva la libertà civile. Che se i re non
-volessero chinarsi a' suoi decreti, un'arma terribile
-aveva in mano il papa, e propria dei tempi, come
-n'era propria quella potenza.
-</p>
-
-<p>
-Fin dai primi secoli del cristianesimo, la scomunica,
-oltre escludere dalla sacra mensa e dalle benedizioni,
-proibiva di abitare, mangiare, discorrere col reprobo,
-e traeva anche conseguenze civili, come di rimoverlo
-dagl'impieghi, dalla milizia, dai giudizj. Lentata la devozione,
-bisognò crescere lo sgomento delle scomuniche
-con riti e formole tali da spaventare la prepotenza
-armata; gettavansi per terra candele ardenti, imprecando
-che a quel modo si spegnesse ogni luce al maladetto;
-alcuna fiata fu persino scritta la sentenza col
-sacrosanto vino. Qualora poi si trattasse di un potente,
-veniva interdetta la città o tutta la provincia dov'egli
-aveva abitazione o dominio.
-</p>
-
-<p>
-Terribile pena! I fedeli restavano privi di quella parola
-e di quelle cerimonie religiose che dirigono l'anima
-<span class="pagenum" id="Page_495">[495]</span>
-in mezzo ai turbini, e la francheggiano nelle lotte della
-vita. La chiesa, monumento ove tanti segni visibili
-rappresentano la magnificenza del Dio invisibile e dell'eterno
-suo regno, sorgeva ancora di mezzo alle stanze
-de' mortali, ma come un cadavere senza sintomo di
-vita: più il sacerdote non consacrava il pane e il vino
-per le anime cupide del vivifico nutrimento; non rilevava
-coll'assoluzione i cuori oppressi dal rimorso;
-negava l'acquasanta al segno del combattimento e della
-vittoria. Muto l'organo, muti gl'inni, che tante volte
-aveano tornato sereno l'animo contristato; muto il solenne
-mattinare delle suore di Cristo: le campane più
-non toccano che qualche volta a scorruccio; non più
-suona la parola di salute dal pulpito, donde l'ultima
-ora che il santuario restò aperto, lanciaronsi sassi,
-significando alla turba che in pari modo Iddio l'avea
-rejetta. Le porte della chiesa del Dio vivente erano
-chiuse al par di quelle della terrestre: estinte le lucerne
-tra canti funerei, come se la vita e la luce avessero
-ceduto luogo alle tenebre e alla morte: un velo
-nascondeva il crocifisso e le effigie edificanti che parlano
-al senso interno per via degli esterni. Solo a qualche
-convento era permesso, senza intervento di laici,
-a bassa voce, a porte chiuse e nella solitudine della
-notte, supplicare il Signore a ravvivare colla grazia gli
-spiriti estinti. La vita non era santificata nelle importanti
-sue fasi, quasi più non esistesse mediatore fra
-il reo e Dio; il fanciullo era accolto al battesimo, ma
-senza solennità, quasi di furto; i matrimonii si benedicevano
-sulle tombe, anzichè all'altare della vita. Il
-sacerdote esortava a penitenza, ma sotto il portico della
-chiesa e in negra stola: quivi soltanto la puerpera
-veniva a purificarsi, e il pellegrino a ricever la benedizione
-pel suo cammino. Il viatico, consacrato dal prete
-solitario, portavasi in segreto al moribondo, ma gli si
-<span class="pagenum" id="Page_496">[496]</span>
-negava l'estrema unzione e la sepoltura in terra sacra,
-anzi talvolta ogni sepoltura, eccetto a preti, a mendichi,
-stranieri e pellegrini. Le solennità, epoche gloriose
-della vita spirituale, in cui il signore e il vassallo univansi
-all'altare nella comunanza della gioja e della
-preghiera, diventavano giorni di lutto, ove il pastore
-fra il suo gregge raddoppiava i gemiti e i salmi della
-penitenza universale e il digiuno. Interrotto ogni commercio,
-questa morte dell'industria scemava le rendite
-del signore: i notaj tacevano negli atti il nome del
-principe colpito: ogni disastro consideravasi come frutto
-di quella maledizione.
-</p>
-
-<p>
-Chi non sa immaginarsi quanto effetto dovessero
-produrre simili castighi in secoli bisognosi di fede e
-di culto, pensi che avverrebbe se si chiudessero i
-teatri, i balli, i caffè nella nostra età, bisognosa di divertirsi,
-di cianciare, di spensare, come quella di credere
-e di pregare.
-</p>
-
-<p>
-Gregorio VII mitigò il rigore delle scomuniche, e
-mentre dapprima colpivano chiunque avesse a fare collo
-scomunicato, egli ne eccettuò la moglie, i figliuoli, i
-servi, i vassalli, chi non fosse abbastanza elevato per
-dare consigli al principe, e non escludeva dall'usare a
-questo gli atti di carità. Egli non fu parco di scomuniche
-a re prepotenti; ed, oltre il polacco Boleslao, ne
-fulminò il normanno Roberto Guiscardo, che tardava
-a far della Sicilia omaggio alla santa sede, e che, piegatosi
-al colpo, le chiese pace e ne divenne protettore.
-</p>
-
-<p>
-Cencio, prefetto di Roma, opponevasi all'autorità
-sacerdotale, e viepiù dacchè il re fu in contrasto col
-papa, sicchè questo lo scomunicò. Ricco e poderoso
-quanto iracondo, e sperando così gratificare ad Enrico,
-penetra costui nella chiesa ove Gregorio compiva le
-imponenti e affettuose cerimonie della notte di natale,
-e presolo pei capelli, lo trascina nel suo palazzo <span class="sidenote">(1075)</span>. Il
-<span class="pagenum" id="Page_497">[497]</span>
-popolo, che in Gregorio venerava il proprio rappresentante,
-unanime si levò a rumore, e assalita la fortezza,
-lo prosciolse, e sulle braccia recollo a finire a sera la
-messa interrotta all'alba: nè Cencio sarebbe ito salvo,
-se Gregorio con magnanimo perdono non avesse mostrato
-quanto l'uom del popolo sentasi superiore a quel
-della spada.
-</p>
-
-<p>
-L'appoggio della fazione di Cencio avea dato baldanza
-a re Enrico, il quale raccolse a Worms <span class="sidenote">(1076)</span> un concilio,
-dove Ugo, cardinale degradato dal papa, lesse
-una fila di accuse le più insensate e feroci, nessuna
-delle quali (mirabil cosa in tempi tali e fra tal gente)
-intacca i costumi di Gregorio; ed essendosi intimato
-che il non condannare il papa sarebbe un mancare alla
-fedeltà giurata al re, i prelati dichiararono di più non
-riconoscere Gregorio. I vescovi lombardi, di cui questo
-avea frenato l'incontinenza, raccoltisi a Piacenza, approvarono
-quella decisione; e Rolando da Siena, assuntosi
-di notificarla a Gregorio, lo fece davanti a un concilio
-da questo radunato: ma le guardie l'avrebbero
-fatto a pezzi, se nol salvava Gregorio.
-</p>
-
-<p>
-Quei padri, ascoltata l'insultante lettera di Enrico, a
-una voce lo esclamarono scomunicato; e il papa lo
-proferì decaduto dai regni di Germania e d'Italia, dispensò
-dal giuramento prestatogli, sospese i vescovi
-adunati a Worms, e spedì due legati per distogliere
-popoli e principi dall'obbedienza. Fu un applauso generale
-tra' Sassoni e Turingi, che, adottato per grido
-di guerra <i>san Pietro</i>, si misero a ordine per deporre
-Enrico. Visto il pericolo, questi (come fece Napoleone
-dopo le sue sconfitte) scarcerò i principi e vescovi che
-deteneva: ma già la lega contro di lui abbracciava
-tutta Germania; onde, avvistosi che l'esercito non gli
-basterebbe contro la volontà del popolo espressa dal
-papa, scese a trattare; e si convenne di rimettere la
-<span class="pagenum" id="Page_498">[498]</span>
-causa al pontefice, dichiarando scaduto Enrico se entro
-un anno non fosse ribenedetto.
-</p>
-
-<p>
-Il papa era dunque preso arbitro, onde veniva ad
-esprimere il voto della giustizia e della nazione. Il medesimo
-Enrico nol dichiarò incompetente; anzi, per
-non incorrere nuove umiliazioni, risolse venire a chiedergli
-l'assoluzione <span class="sidenote">(1077)</span> prima che scadesse l'anno prefissogli.
-Nello stridore del verno prese la via d'Italia, coll'oltraggiata
-moglie Berta e con un fanciullo. I nemici
-gli aveano chiuso ogni valico: solo pel Cenisio sperava
-passare senza molestia, giacchè vi dominava l'illustre
-marchesa Adelaide, unica figlia di Maginfredo di Susa, e
-che per le varie nozze col marchese di Monferrato e col
-conte di Morienna, alla casa di Savoja potette acquistare
-importanza anche di qua dell'Alpi. Governava essa allora
-con gran lode col figlio Amedeo; e come madre che era
-di Berta, accolse benevola il re, ma nol lasciò progredire
-se non le cedeva cinque vescovadi d'Italia<a class="tag" id="tag393" href="#note393">[393]</a>;
-al qual patto gli venne anch'essa compagna. Lietissime
-accoglienze ebbe in Lombardia, vuoi dall'alto clero, uggiato
-delle papali riforme, vuoi dai baroni, bisognosi
-dell'appoggio imperiale per opporsi ai popoli che anelavano
-alla libertà. Nella restante Italia i Normanni
-appoggiavano Gregorio, sì per lealtà feudale, sì per
-tema che l'imperatore, fatto potente, minacciasse la
-loro recente conquista; il basso clero applaudiva alla
-rintegrata disciplina, i popolani bramavano assodare
-il governo a comune, e respingere i Tedeschi: ma la
-fautrice più efficace di Gregorio fu la contessa Matilde.
-</p>
-
-<p>
-Bonifazio, conte di Modena, Reggio, Mantova, Ferrara,
-aveva <span class="sidenote">(1027)</span> dall'imperatore Corrado Salico ottenuto il
-<span class="pagenum" id="Page_499">[499]</span>
-ducato di Lucca ed il marchesato di Toscana, riuscendo
-uno de' più potenti signori d'Italia; e s'aggiunga dei
-più ricchi e munifici. Quando sposò Beatrice di Lorena,
-tenne per tre mesi corte bandita a Marengo, servendo
-in piatti d'oro e d'argento quanta baronia vi capitava,
-mentre tini come pozzi offrivano vino alla giocondità
-popolare, ravvivata da sonatori, giocolieri, saltambanchi.
-Non trovando Enrico III buon aceto a Piacenza, e'
-gliene mandò, ma con barili e vettura d'argento. Di
-questa cortesia e d'altre non gli seppe buon grado
-Enrico, anzi, ingelosito di tanta potenza e ricchezza, lo
-avrebbe voluto mortificare col privarlo de' feudi: ma
-tolti quelli, tanti beni proprj possedeva, che sarebbe
-rimasto ancora grande. Ricorse dunque Enrico alla
-violenza, e tentò arrestarlo coll'ordinare che, venendo
-alla corte, da quattro sole persone si lasciasse accompagnarlo.
-Bonifazio menava invece un grossa comitiva,
-la quale come vide chiudersi le porte sopra i passi del
-padrone, le sforzò. Il colpo fallito persuase Bonifazio
-che i Salici aspirassero a toglier via anche dall'Italia le
-dignità ducali che ne impacciavano il potere; onde si
-pose fautore spiegato dei pontefici, e avversario degli
-stranieri. Nelle sue guerre e negli acquisti avea recato
-danno alle chiese; lo perchè ogn'anno conducevasi alla
-Pomposa a confessarsi in colpa, e i monaci <i>lavavano</i> i
-suoi peccati. E poichè, al modo de' signori d'allora,
-conferiva titoli e benefizj per denaro, l'abate <span class="sidenote">(1052)</span> il flagellò
-nudo avanti all'altare della Madonna, finchè non promise
-astenersi dal sacrilego mercato. Alfine fu assassinato
-mentre da Mantova passava a Cremona, e il popolo
-credette che in quel luogo più non crescesse erba.
-</p>
-
-<p>
-La sua vedova fu cercata moglie da Goffredo di Lorena,
-il quale combinò insieme le nozze del suo figlio
-d'egual nome con Matilde, fanciulla di Beatrice <span class="sidenote">(1063)</span>. S'adontò
-l'imperatore che di sì vasti possedimenti si disponesse
-<span class="pagenum" id="Page_500">[500]</span>
-senza sua partecipazione, e tanto più a favore d'una
-Casa che gli era avversaria in Germania; sicchè nascea
-pericolo che l'Italia si staccasse dal regno. Scese dunque
-sbuffante dalle Alpi, tenne come statico Beatrice,
-andata a supplicarlo: ma vedendo Goffredo con Baldovino
-suo cugino fare allestimenti in Germania, e temendo
-s'accordasse coi Normanni per sottrargli tutta Italia,
-s'indusse a dissimulare; e quegli continuò a governare
-sì gran parte della penisola. Quando poi suo fratello fu
-assunto papa col nome di Stefano IX <span class="sidenote">(1057)</span>, si disse che questi
-avesse in idea di mutar la corona imperiale sulla testa
-di Goffredo, e snidare d'Italia e Normanni e Tedeschi;
-ma pronta morte dissipò que' disegni. Goffredo parteggiò
-con papa Alessandro II contro Cadolao, e prestò
-il braccio onde reprimere Ricardo normanno, che, invase
-alcune terre pontifizie, pretendeva il titolo di patrizio
-di Roma. Morto lui <span class="sidenote">(1076)</span>, poi anche la madre, e l'indegno
-marito Goffredo il Gobbo, Matilde si trovò signora
-de' vastissimi dominj paterni, e d'assai terre dell'alta
-Lorena, spettanza materna; e ne usava a larghissime
-beneficenze.
-</p>
-
-<p>
-La Toscana è piena di tradizioni intorno a questa
-insigne donna, attribuendo a lei un'infinità di castellari,
-di ponti, di chiese; a lei i bagni di Casciano in Valdera,
-altri bagni a Pisa e il castello di Montefoscoli, a lei la
-grandiosa chiesa di Sant'Agata al Cornocchio nel Mugello,
-a lei l'ospedale d'Altopascio, e il palazzo e castello
-di Nozzano presso Lucca, la quale città cinse di
-mura e dotò di fondazioni pinguissime. Dante, così
-avverso alla dominazione papale, pure la immortalò
-collocandola alle soglie del suo paradiso. Intorno ai costumi
-di lei varia corre la fama, ma concorde sulla
-coltura sua, il coraggio, la perseveranza e la devozione
-verso la sede pontifizia. Devota, pur resiste alla tentazione
-del chiostro, allora comune, onde versarsi nell'attività
-<span class="pagenum" id="Page_501">[501]</span>
-del secolo, e malgrado il debole temperamento
-vi riesce, mercè l'assistenza divina e la forza del suo
-carattere. Combatte in persona, parla la lingua di tutti
-i suoi soldati, ha corrispondenza con nazioni lontane,
-raduna una biblioteca<a class="tag" id="tag394" href="#note394">[394]</a>, e fa da Anselmo raccogliere
-il Corpo del diritto canonico, e quel del diritto civile
-da Irnerio, che per sua cura aperse in Bologna la prima
-scuola di leggi. Tanta grandezza abbelliva coll'umiltà,
-e la sua sottoscrizione era <i>Mathilda Dei gratia si
-quid est</i>.
-</p>
-
-<p>
-Mostrò ella speciale devozione a Gregorio VII; e se
-Bennone, gran nemico di Gregorio, tentò denigrare
-quell'amicizia, niun contemporaneo, nè il concilio di
-Worms vi danno piede; e tutta la storia la mostra
-<span class="pagenum" id="Page_502">[502]</span>
-innamorata non del papa ma del papato, cui restò fedele
-per sei pontificati successivi<a class="tag" id="tag395" href="#note395">[395]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Nel castello di Canossa, che a mezzogiorno di Reggio
-sorge inespugnabile fra gli squallidi valloni dell'Appennino,
-sede allora di tanta civiltà, or rovina deserta e
-quasi ignorata, ricoverò Gregorio presso Matilde quando
-temette che il favore de' Lombardi non tornasse l'ira
-allo sbaldanzito Enrico IV: ma questo interpose essa
-Matilde sua parente, Adelaide di Susa, il marchese
-guelfo Azzo ed altri primati d'Italia per essere assolto
-d'una scomunica che lo portava a perdere anche la
-corona. Di segnalati delitti voleva il papa segnalata la
-riparazione, sgomento ai baldanzosi, soddisfazione ai
-deboli che l'aveano invocato. Esigette pertanto venisse
-a lui in abito di penitenza, consegnandogli la corona
-come indegno di portarla <span class="sidenote">(1077)</span>; ed Enrico, deposte le regie
-<span class="pagenum" id="Page_503">[503]</span>
-vesti ed i calzari, e coll'abito consueto de' penitenti
-potè entrare nella seconda cerchia del castello, ed ivi
-attendere la decisione. Intanto le celle del castello erano
-occupate dai vescovi di Germania, venuti a penitenza
-e trattati a pane e acqua; e i signori lombardi stavano
-attendati nelle valli circostanti. Poichè tre giorni l'ebbe
-lasciato all'intemperie <span class="sidenote">(18 mag.)</span>, Gregorio ammise Enrico al suo
-cospetto e l'assolse, patto si presentasse all'assemblea
-de' principi tedeschi, sommettendosi alla decisione del
-papa, qual essa si fosse; frattanto non godesse nè le
-insegne nè le entrate nè l'autorità di re. Promesso, dati
-mallevadori, Gregorio prese l'ostia consacrata, e appellando
-al giudizio di Dio se mai fosse reo d'alcuno degli
-appostigli misfatti, ne inghiottì una metà, e porse l'altra
-ad Enrico perchè facesse altrettanto se si sentiva incolpabile.
-Potere della coscienza! Enrico non s'ardì ad un
-atto che avrebbe risoluta ogni quistione, e si sottrasse
-al giudizio di Dio.
-</p>
-
-<p>
-Il secolo nostro che, idolatro della forza, s'inginocchiò
-al brutale insultatore d'un papa supplichevole, è giusto
-che raccapricci al vedere un imperatore, violator delle
-costituzioni, supplichevole ad un papa tutore dei diritti
-de' popoli.
-</p>
-
-<p>
-Ma a quell'umiliazione mancava il merito espiatorio
-per parte d'un principe che minacciava e piegava, prometteva
-e mentiva; sicchè gl'italiani lo tolsero in dispregio,
-e al ritorno gli chiusero le porte in faccia, e
-discorrevano di deporlo e surrogare Corrado suo figlio.
-Enrico, indispettito, svergognato, coll'abituale sua precipitazione,
-ed istigato anche da Guiberto arcivescovo
-di Ravenna perpetuo avversario di Roma, si pose coi
-nemici del papa, cercò prender questo, in una conferenza
-arrestò il vescovo d'Ostia da lui deputatogli, negò
-presentarsi alla dieta; sicchè i Tedeschi lo deposero
-come contumace, e gli nominarono successore Rodolfo
-<span class="pagenum" id="Page_504">[504]</span>
-duca di Svevia. Gregorio riconobbe questo; e pare divisasse
-unire la media Italia e la settentrionale in un
-regno, che rilevasse dalla santa sede, come ne rilevavano
-i Normanni nella meridionale; e a quel regno
-fosse subalterna la Germania. La nazionale idea non
-potè incarnarsi, giacchè Enrico, dando e promettendo,
-e operando risoluto quando il papa procedea circospetto,
-s'era procacciato amici assai, massime fra i
-vescovi realisti, come Tedaldo di Milano, Sigefredo di
-Bologna, Rolando di Treviso, Guiberto di Ravenna,
-involti nella scomunica; e raccolto un esercito e concilj,
-fece deporre Gregorio e sostituirgli esso Guiberto,
-nominato Clemente III <span class="sidenote">(1080)</span>.
-</p>
-
-<p>
-Allora guerre con varia fortuna: l'anticesare Rodolfo
-di Svevia in Germania restò ucciso; un esercito raccolto
-dalla contessa Matilde per isnidare di Ravenna
-l'antipapa, fu sconfitto presso la Volta Mantovana dai
-Lombardi; talchè Enrico rassicurato calò in Italia, e a
-Milano fe coronarsi con solennissima pompa <span class="sidenote">(1081)</span>. I suffraganei
-di quell'arcivescovo in gran pontificale vennero
-sin al palazzo regio, donde condussero a Sant'Ambrogio
-il re, con duchi, marchesi, nobili, in mezzo a preci,
-inni, antifone, e l'introdussero ai gradi dell'altare su
-cui erano deposte le regie insegne. L'arcivescovo lo
-interrogò sulle verità di fede, indi se si sentisse disposto
-di serbare le leggi e la giustizia; e poichè il re ebbe
-assentito, due vescovi andarono ad interrogare il popolo
-se fosse contento di stargli soggetto. Avuto il sì,
-cominciò la cerimonia; e il re prostrossi in croce davanti
-all'altare, e così i vescovi, tanto che cantaronsi
-le litanie; quindi il metropolito gli unse d'olio le spalle,
-e dato che i vescovi gli ebbero la spada, esso gli porse
-l'anello, la corona, lo scettro, il bastone, e lo assise sul
-trono, consegnandogli il pomo d'oro e spiegandogli i
-doveri di re; infine gli diede la pace. Andò poi a prendere
-<span class="pagenum" id="Page_505">[505]</span>
-la regina, e l'accompagnò all'altare, dove essa fece
-la preghiera; indi consacrò lei pure versandole olio
-sulle spalle, e le pose l'anello e la corona. Nella messa
-il re offerse il pane all'arcivescovo, e da lui ricevette
-la comunione<a class="tag" id="tag396" href="#note396">[396]</a>.
-</p>
-
-<p>
-I Lombardi continuarono a devastar le terre della
-contessa Matilde: Lucca, cacciato il santo vescovo Anselmo,
-che avea scritto a favore di Gregorio VII, ne
-elesse uno fautor dell'Impero, e si ribellò a Matilde;
-ma le rôcche di Canossa, Bibianello, Carpineta, Monte
-Baranzone, Montebello, e l'altre di cui erano seminate
-le alture di Modena e Reggio, offrivano ad essa insuperabili
-ripari; poi sotto quella di Sorbara nel Modenese
-riportò segnalata vittoria, facendo prigione il
-vescovo di Parma, sei capitani, cento militi, più di
-cinquecento cavalli.
-</p>
-
-<p>
-Enrico intanto aveva condotto a Roma il suo antipapa;
-ma la mal'aria e la resistenza de' Romani, a lui
-avversi quant'erangli favorevoli i Lombardi, gli impedirono
-di espugnarla. Però egli corruppe i signori,
-principalmente guadagnò vescovi, profuse cenquarantaquattromila
-scudi d'oro e cento pezze di scarlatto
-che l'imperatore di Costantinopoli gli avea mandate
-onde indurlo a far guerra a Roberto Guiscardo; alfine
-dopo tre anni fu ricevuto in Roma <span class="sidenote">(1084)</span>, e vi si fece consacrare
-dal suo Clemente III, mentre Gregorio era chiuso
-in Castel Sant'Angelo. «Trista città questa Roma!
-(esclamava Gaufrido Malaterra) le tue leggi son piene
-di falsità; ogni cattiveria signoreggia in te, e lussuria
-e avarizia e niuna fede, ordine niuno; la peste simoniaca
-serpeggia in ogni dove, tutto vi è vendereccio; il
-sacro Ordine ruina in grazia di te, da cui prima ebbe
-<span class="pagenum" id="Page_506">[506]</span>
-incremento; non contenta d'un papa, vuoi doppia tiara,
-e varii di fede secondo il denaro; mentre l'uno sta,
-batti l'altro; se quello cessa, richiami questo, e l'un
-con l'altro minacci; e così riempi le tasche»<a class="tag" id="tag397" href="#note397">[397]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Abbiam detto come i Normanni si facessero vassalli
-della santa sede; e Roberto Guiscardo fu adoperato
-tosto da Nicola II a sfasciare Palestrina, Tusculo, Nomento,
-Galeria, per isvellere la lunga tirannia che i
-conti Tusculani esercitavano. Ma poi nella sua ambizione
-non risparmiò tampoco le terre pontifizie, onde
-fu scomunicato. Mal badando ai mezzi purchè giungesse
-a consolidarsi, avea tenuto intelligenze con re
-Enrico: ma insieme spiava l'occasione di rendere
-qualche segnalato servigio al pontefice. Stava egli
-assediando Durazzo, quando, inteso l'oltraggio fatto a
-Gregorio, interruppe l'impresa, e corso in Italia, con un
-pugno de' prodi suoi Normanni e con Saracini di Sicilia
-venne a Roma, e trascorrendo a saccheggi e incendj
-non men di quello che avesse fatto Enrico, liberò
-Gregorio e il ricollocò in Laterano. Di quivi il pontefice
-scomunicò Enrico e l'antipapa, indi in mezzo alle armi
-v'avviò verso il mezzodì. Per via cercò consolazioni
-sulla tomba di san Benedetto a Montecassino, la propria
-vita tempestosa paragonando a quella solitaria
-pace: a Desiderio abate vaticinò gli sarebbe successore,
-presentendo necessaria la conciliazione dopo la lotta.
-A Salerno consacrò la magnifica cattedrale erettavi dal
-<span class="pagenum" id="Page_507">[507]</span>
-Guiscardo, e vi ebbe le maggiori onoranze. Ma accorato
-dal veder rivoltosi i proprj cittadini, egli che tanti
-popoli aveva sollevati contro i sovrani; espulso dalla
-propria cattedra sè che tanti vescovi avea rimossi;
-scissa la Chiesa ch'egli aveva tanto faticato a risarcire;
-e venir meno tanti suoi amici, e declinare la causa in
-cui mai non eragli mancata la fede, morì esclamando: — Amai
-la giustizia, e odiai l'iniquità; perciò finisco
-in esiglio» <span class="sidenote">(1085)</span>.
-</p>
-
-<p>
-E già ad Alfonso di Castiglia egli scriveva: — Il
-livore de' miei nemici e gl'iniqui giudizj sul conto mio
-non vengono da torto ch'io abbia loro recato, ma dal
-sostenere la verità e oppormi all'ingiustizia. Facile mi
-sarebbe stato rendermi servi costoro, e ottenerne doni
-più ricchi ancora che i predecessori miei, se avessi
-preferito di tacere la verità e dissimulare la loro nequizia:
-ma, oltre la brevità della vita e lo sprezzo che
-meritano i beni del mondo, io considerai che nessuno
-meritò nome di vescovo se non soffrendo per la giustizia;
-onde risolsi attirarmi piuttosto il livore de' ribaldi
-coll'obbedire a Dio, che espormi alla sua collera
-compiacendoli con ingiustizie». Così prevedeva gli odj
-d'una posterità adoratrice della forza, e che chiamò
-arroganza l'aver egli osato fiaccare la burbanza dei
-re<a class="tag" id="tag398" href="#note398">[398]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_508">[508]</span>
-</p>
-
-<p>
-Poco di poi morivano anche Roberto Guiscardo e
-Guglielmo di Normandia nuovo anticesare; sicchè pareva
-Enrico trionfasse de' suoi nemici, e che, corretto
-dalle contrarietà e dagli anni, si rimettesse a moderazione,
-e si conciliasse i principi tedeschi. Successore
-a Gregorio VII volea darsi Desiderio abate di Montecassino,
-che avea spiegata molta virtù e prudenza nei
-precessi tumulti: un anno intero egli durò al niego,
-finchè vinto dalle lagrime de' cardinali e dalle promesse
-dei signori romani che il sosterrebbero contro
-gl'imperiali, accettò col nome di Vittore III <span class="sidenote">(1086)</span>, e potè fra
-non molto recuperare Roma coll'ajuto di Matilde. Ma
-non potè sostenersi che coll'armi contro quelle dell'antipapa,
-e ben presto morì. Un concilio <span class="sidenote">(1088)</span> radunato in Terracina
-sotto gli auspizj della contessa nominò Urbano II
-francese, infervorato nelle idee di Ildebrando, e capace
-di sostenerle. Alla contessa Matilde <span class="sidenote">(1089)</span>, invano chiesta da
-Roberto figlio di Guglielmo il Conquistatore d'Inghilterra,
-persuase egli di sposare Guelfo II, figlio del duca
-di Baviera, avverso all'imperatore. Questi, indignatone,
-occupò tutti i castelli di Matilde in Lorena, poi, ripassate
-le Alpi, ebbe a tradigione Mantova, devastò altri
-possessi di lei nel Bresciano, nel Ferrarese, nel Modenese,
-e le intimava riconoscesse il suo papa Clemente.
-Accordarsi cogli scismatici parea peccato alla contessa,
-<span class="pagenum" id="Page_509">[509]</span>
-che ne volle il parere di un'adunanza di vescovi; ed
-Eriberto vescovo di Reggio le insinuò d'accondiscendere,
-onde risparmiare la guerra, di cui al vivo dipingeva
-gli orrori. Stava l'intenerita per cedere, quando
-un Giovanni, austero eremita, s'affacciò nell'adunanza,
-rimbrottandola di poca fede perchè esitasse a sagrificare
-i proprj Stati per la causa della Chiesa: ond'essa
-tenne saldo, e l'esito smentì la prudenza umana.
-</p>
-
-<p>
-Qualche migliore avviamento prendevano intanto le
-cose religiose; man mano che moriva qualche vescovo
-scismatico, i popoli, stanchi di rimanere sconnessi dalla
-Chiesa romana, procuravano ne fossero eletti di migliori.
-Vero è che tratto tratto gli scismatici rivalevano,
-e a Piacenza cavarono gli occhi e tagliarono a pezzi il
-vescovo Bonizone. Poi nella contesa che aveva sbrancato
-ogni città fra amici del papa o dell'imperatore,
-una delle fazioni era prevalsa in ciascuna, e le città papaline
-faceano leghe tra sè e guerra contro le imperiali:
-ed inebbriate sulla battaglia, persuasero Corrado
-figlio d'Enrico a ribellarsi al proprio padre. Se le cronache
-dicessero vero, Enrico era divenuto sleale anche
-alla nuova sua moglie Adelaide, e imprigionolla a Verona,
-donde fuggita a Matilde, le narrò com'egli n'avesse
-esposto il corpo agli oltraggi di molti, e persino del
-figlio Corrado. Il quale, campato di carcere, scese in
-Italia, dove grandissimi beni in Piemonte possedeva,
-ereditati dalla contessa Adelaide sua ava, e fu coronato
-in Milano <span class="sidenote">(1091)</span>, sostenuto dai Bavaresi e da Matilde.
-</p>
-
-<p>
-Sì al vivo sentì Enrico la ribellione del figliuolo, che
-fu per uccidersi, tanto più che le sue armi ebbero la
-peggio in Italia; e sconfitto di nuovo dalla contessa
-sotto Nogára, fu costretto ripassar le Alpi, lasciando
-ad una donna il vanto d'una delle maggiori vittorie
-che Italiani riportassero sopra stranieri<a class="tag" id="tag399" href="#note399">[399]</a>. Alfine egli
-<span class="pagenum" id="Page_510">[510]</span>
-conchiuse pace <span class="sidenote">(1097)</span> cogli avversarj suoi in Germania, i
-quali dichiararono Corrado indegno della corona.
-Costui, lodato di moltissime virtù, ma contaminato
-dal più nero delitto, sprovveduto di vigor naturale,
-visse in balìa della fazione che lo aveva eletto, e massime
-di Matilde, che ormai potea dirsi regina d'Italia,
-e morì nell'abbandono a Firenze <span class="sidenote">(1101)</span>, vollero dire avvelenato
-dalla gran contessa.
-</p>
-
-<p>
-Era designato al trono di Germania il minor fratello
-Enrico, ma questo pure maturò la ribellione sotto
-pretesti devoti<a class="tag" id="tag400" href="#note400">[400]</a>, e tenne cattivo l'imperatore. Il
-quale liberato si presentò ad un'assemblea in Magonza,
-confessandosi in colpa, chiedendone perdono, e cedendo
-la lancia e lo scettro per aver l'assoluzione del legato
-papale. Si prostrò anche ai piedi d'Enrico dicendo: — Figliuol
-mio, figliuol mio, se il Signore vuol punire
-i miei trascorsi, non contaminare il nome e l'onor tuo;
-poichè natura non soffre che il figlio si eriga giudice
-del padre». Il figlio neppur gli badò, e il padre andò
-spargendo e scrivendo miserabili gemiti, finchè morì <span class="sidenote">(1106)</span> a
-Liegi dopo cinquant'anni di regno. Le sue prosperità
-furono disonorate dai peggiori vizj d'uomo e di re: che
-se le sciagure che glie ne conseguitarono fecer qualche
-volta dimenticare i misfatti con cui le meritò, potremo
-<span class="pagenum" id="Page_511">[511]</span>
-dimenticare quanto sangue fe spargere coll'ostinarsi
-nello scisma?
-</p>
-
-<p>
-L'antipapa Guiberto, pentito più volte d'essersi così
-male imbarcato nella nave di Pietro, non ebbe mai il
-coraggio di sottomettersi; ed or tutta Roma, or tenne
-solo il castello, ora la campagna, turbando il paese e le
-coscienze finchè morì improvviso e impenitente, e
-Pasquale II ordinò che le sue ossa a Ravenna fossero
-dissepolte e gettate al vento <span class="sidenote">(1100)</span>. Esso papa in Guastalla
-tenne nuovo concilio, fulminando le investiture date
-da secolari, depose alcuni vescovi, alcune chiese riconciliò,
-e per umiliare quella di Ravenna ne sottrasse
-le chiese di Bologna, Modena, Parma, Piacenza, Reggio.
-</p>
-
-<p>
-Enrico V, che erasi ribellato al padre col pretesto
-ch'egli fosse scomunicato, appena si trovò re cominciò
-guerra al papa, pretendendo poter dare l'investitura;
-ed esigere l'omaggio ligio dai prelati. Per sostenerlo
-passò le Alpi; ricevuto orrevolmente dalle città lombarde <span class="sidenote">(1110 agosto)</span>,
-eccetto Milano, e da quelle fornito di denaro e
-truppe, distrusse Novara e altre terre renitenti; a
-Roncaglia passò in rassegna ben trentamila soldati
-scelti a cavallo, oltre gl'Italiani; viaggiò per Pontremoli,
-la quale dovette pigliar di forza; abbattè Arezzo;
-arrestava preti e monaci quanti potesse, o li cacciava
-dalle lor sedi, onde era chiamato sterminatore d'Italia.
-Di tal passo avanzò fin a Sutri.
-</p>
-
-<p>
-La Romagna era sempre sossopra, e Stefano Corso
-ribellò la Marittima, fortificandosi in Ponte Celle e
-Montalto, sicchè il papa dovette osteggiarlo. Roma
-stessa non quetò, sebbene Pasquale vi rientrasse; ogni
-giorno tumulti, ladronecci, omicidj; una fazione si teneva
-in armi verso Anagni, Palestrina e Tusculo; una
-ribellava la Sabina; Pietro Colonna e l'abate di Farfa
-intercideano le vie verso il Napolitano. Pasquale faticò
-assai in recuperare le terre al patrimonio; poi, all'udire
-<span class="pagenum" id="Page_512">[512]</span>
-la venuta d'Enrico V, si fe promettere dai duchi di
-Puglia e dai proprj baroni che lo difenderebbero. Ma
-viepiù si fidava sulle ragioni che spiegò all'imperatore;
-e poichè questi negava recedere pur da uno dei diritti
-esercitati da' suoi predecessori <span class="sidenote">(1111)</span>, Pasquale, che voleva
-appianar le differenze ad ogni costo, arrivò alla più
-grande mai delle concessioni; vale a dire che gli ecclesiastici
-cederebbero tutti i possessi temporali, coi vassalli
-e i castelli avuti dagl'imperatori, non ritenendo
-se non le decime e le terre ricevute da privati, purchè
-l'imperatore rinunziasse all'immorale diritto delle
-investiture.
-</p>
-
-<p>
-Ad Enrico non parve vero di poter ricuperare alla
-corona tanti feudi, dai re concessi agli ecclesiastici
-quando importava di farne un contrappeso ai signori
-laici; onde l'accordo fu sottoscritto e dati gli ostaggi, salva
-l'approvazione della Chiesa e dei principi dell'Impero.
-</p>
-
-<p>
-Pieno disinteresse, zelo d'estirpare il mal seme, ricordo
-dell'apostolica povertà, recavano Pasquale sino
-a far che la Chiesa rinunziasse ad ogni temporalità:
-ma non s'accorgeva come impossibile tornerebbe lo
-spogliare tanti signori ecclesiastici poderosi; mentre
-anche ai nobili laici spiacerebbe il veder chiusa quella
-via di collocamento ai loro cadetti. Di fatto, non appena
-l'accordo si divulga, i nobili ne mormorano e si oppongono;
-i vescovi ripetono le regalie possedute per concessioni
-imperiali; Enrico nega rinunziare alle investiture
-se non venga adempita la condizione: onde invece
-d'accomodare s'arruffò, e lo scompiglio e il tumulto
-s'estesero anche al popolo romano, che, scontento dei
-Tedeschi rozzi e briaconi, cominciò a scannarli. Enrico
-prende il papa e i cardinali come statichi, e dopo essere
-stato ferito e scavalcato, esce di città traendoseli dietro,
-spogli degli ornamenti e in ceppi, e stringe d'assedio
-Roma.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_513">[513]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il papa, sgomentato da settanta giorni di prigionia <span class="sidenote">(1112)</span>,
-soscrive a Sutri un privilegio, che vescovi ed abati si
-eleggessero liberamente e senza simonia, ma fosse necessario
-il beneplacito del re, il quale gl'investirebbe
-coll'anello e col pastorale, dopo di che verrebbero consacrati.
-Reciprocamente Enrico promette restituire e
-conservare tutti i beni alla Chiesa romana. Allora
-Pasquale rientra in Roma, e consacra Enrico ma a
-porte chiuse, chè i Romani nol disturbassero: ma non
-sì tosto fu questi partito, i cardinali, che non avevano
-dato adesione all'accordo, tentarono distorne il papa, al
-quale si erano avversati fin a trattarlo d'eretico, sicchè
-egli andossene da Roma, e depose le insegne, risoluto
-a vivere in solitudine. Un concilio accolto in Laterano
-cassò quel privilegio, che i prelati intitolavano <i>pravilegium</i>,
-come estorto a forza; si proibirono le investiture
-secolari, e quantunque il papa renuisse <span class="sidenote">(2 aprile)</span>, si proferì
-condanna contro l'imperatore, che si trovò involto ne'
-guaj di suo padre, disobbedienze, ribellioni, guasti.
-</p>
-
-<p>
-Ravviluppò quel nodo la morte della contessa Matilde <span class="sidenote">(1115)</span>.
-Non pare che la pia donna sapesse guardarsi dall'arroganza
-che dà il potere; dal marito Guelfo si separò; a
-Corrado fe inghiottir fiele: intanto estese la propria autorità,
-creava a suo talento gli arcivescovi di Milano, proteggeva
-i sacerdoti, donava con appena credibile larghezza
-a chiese e a monasteri, e la sua ambizione era lusingata
-così dall'essere benedetta qual tutrice della Chiesa,
-come dal tener testa al più potente principe d'Europa.
-Oltre il marchesato di Toscana, la ducea di Lucca e
-sterminati tenimenti, possedeva Parma, Modena, Reggio,
-Cremona, Spoleto ed altre città; ultimamente aveva ricuperato
-anche Ferrara e Mantova, la quale, alla falsa
-nuova della morte di lei, si era rivoltata. Di tutti questi
-possessi ella chiamò erede la santa sede<a class="tag" id="tag401" href="#note401">[401]</a>: ma
-<span class="pagenum" id="Page_514">[514]</span>
-Enrico V pretendeva ai feudi come ricadenti all'Impero
-col cessare della linea mascolina, e ai beni allodiali
-siccome prossimo parente della estinta. Era difficile
-chiarire la vera natura di possessi che stavano
-incorporati già da molte generazioni, ed ove decreti
-imperiali avevano talvolta congiunto feudi ed allodj, o
-ai feudi eransi agglomerate allodiali proprietà: ma
-Enrico <span class="sidenote">(1116)</span>, da re, risolve la questione calando in Italia ed
-occupandoli, e minaccia tornar prigioniero il pontefice
-che protestava. Questo, in un nuovo concilio di Laterano,
-cassa il privilegio di Sutri, conferma quanto aveano
-operato i suoi legati, e all'accostarsi dell'imperatore
-ricovera a Montecassino, sotto la tutela dei Normanni.
-</p>
-
-<p>
-Della fuga del papa risero ed esultarono i Romani,
-molti de' quali egli avea scontentati coll'attribuire
-grandi poteri e il grado di prefetto della città a Pier
-Leone, imputato d'una colpa che la Chiesa non riconosce,
-l'esser discendente da Ebrei. Il popolo invece
-pose a prefetto un fanciullo, i cui parenti tiranneggiavano
-Roma, e diede mano alla fazione imperiale. Stranissimi
-fenomeni agitavano in quel tempo le fantasie:
-per quaranta giorni durarono le scosse d'un tremuoto,
-quale mai a memoria d'uomini; sicchè a Verona crollarono
-molti edifizj e perirono persone; a Parma, a
-<span class="pagenum" id="Page_515">[515]</span>
-Venezia, altrove cascarono castelli e palazzi; a Cremona
-la cattedrale: insieme si videro nuvole infocate e sanguigne
-vicinissimo alla terra, ed altri portenti. Dai
-quali anche l'imperatore sgomentato, desiderò rappattumarsi
-colla Chiesa; e nol potendo ottenere, mosse
-guerra ad alcuni castelli pontifizj, il che lo fece applaudire
-dai Romani; e con donativi amicatisi i magnati,
-entrò in città, e vi si fece di nuovo coronare <span class="sidenote">(1118)</span>. Pasquale
-dovette fuggire, e morì fuor della sua sede: lodato per
-saviezza, pietà e mansuetudine.
-</p>
-
-<p>
-A Gelasio II succedutogli, Enrico propose riconoscesse
-il privilegio del 1111; e poichè questi rimise
-l'affare ad un concilio, Enrico cavalcò di nuovo sopra
-Roma, e Cencio Frangipane, caporione della setta imperiale,
-rinnovò la scena d'un altro Cencio, prendendo
-a pugni e calci il pontefice e trascinandolo pei capelli
-dalla chiesa al proprio palazzo. Il popolo, che agli eccessi
-de' rivoltosi si ravvedeva del mal concepito suo
-odio, guidato da Pier Leone, glielo strappò di mano e
-lo rimise in onore: ma egli non fidandosi di quegl'instabili,
-si ritirò. Enrico, non contento della forza,
-ricorse anche ai cavilli, e fatta da giureconsulti dimostrare
-illegale l'elezione di Gelasio, assunse papa
-Maurizio Burdin, arcivescovo di Praga, che prese il
-nome di Gregorio VIII. Gelasio dovette ancora ricorrere
-alle armi e al soccorso de' Normanni; certamente
-bestemmiato da coloro che tacciano d'imbecille chi
-soccombe alla violenza, e di micidiale chi la ripulsa.
-Mentre celebrava in una chiesa secondaria di Roma, i
-Frangipani l'assalsero, altri nobili li contrastarono, e il
-sangue corse: onde Gelasio stabilì abbandonare <i>la
-nuova Babilonia</i>, in ogni caso preferendo <i>avere un
-imperatore solo che tanti in Roma</i>; e dai Pisani si
-fece portare in Francia, nella badia di Cluny, dove
-circondato di venerazione moriva.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_516">[516]</span>
-</p>
-
-<p>
-I cardinali gli surrogarono Calisto II 1119, che zelatore
-dei diritti ecclesiastici, ma più destro che i predecessori,
-maneggiò con Enrico un componimento: non vi
-riuscì, e avendo l'imperatore tentato arrestarlo, egli
-scomunicò lui e il suo antipapa. Calisto tornando in
-Italia, fu ben ricevuto dai Lombardi appunto perchè
-perseguitato dagl'imperiali; fauste accoglienze ebbe da
-Roma stessa, donde era fuggito Burdino: passò poi a
-Benevento, ove gli Amalfitani ostentarono le loro
-ricchezze parandola di tele e drappi di seta e altre
-preziosità, mentre in turiboli d'argento e d'oro bruciavano
-cannella ed altri aromi. Colà Guglielmo duca
-di Puglia e Giordano principe di Capua vennero a
-prestare al papa il consueto omaggio e fedeltà contra
-<i>ogni uomo</i>, ed esso gl'investì col gonfalone; trovandosi
-per tal modo sostenuto dalle forze normanne per
-combattere le guerre della libertà. E poichè l'antipapa
-si reggeva in armi, e la campagna era infesta di
-masnade, dovè venire con un esercito, assediò Sutri,
-e vi fe prigioniero l'antipapa, che fra indecenti beffe
-fu ricondotto a Roma, e chiuso in un convento <span class="sidenote">(1122)</span>.
-</p>
-
-<p>
-La scomunica papale preparava ad Enrico altrettanti
-guaj che a suo padre; ond'egli prelibandoli chinò la
-cervice, negoziò un accordo coi baroni che contro lui
-si erano confederati, e si convenne d'una pubblica pace
-a Wurzburgo, alla quale tenne appresso quella col
-papa. La dieta germanica a Worms confermò il concordato,
-in cui l'imperatore, ribenedetto, rinunziava ad
-investire i prelati coll'anello e col pastorale, lasciava
-alle chiese la libera elezione, e prometteva restituir
-loro le regalie usurpate dopo rotta la guerra. Di rimpatto
-il pontefice consentiva che i prelati di Germania
-venissero eletti in presenza dell'imperatore, senza nè
-violenze nè simonie; dopo eletti accettassero le regalie
-(oggi si direbbe le temporalità) dall'imperatore
-<span class="pagenum" id="Page_517">[517]</span>
-mediante lo scettro, e a quello prestassero i servizj
-dovuti; in Italia, al contrario, l'investitura si dava dopo
-consacrazione; nè si conservò ai capitoli il diritto di
-eleggere il proprio pastore.
-</p>
-
-<p>
-Qui si chiude il primo atto della guerra delle Investiture,
-agitata quarantott'anni fra sangue e intrighi.
-A Calisto II rimase la gloria di quell'accordo, per
-l'amor della pace che costantemente dimostrò; ma il
-vantaggio fu tutto del poter secolare, attesochè l'imperatore
-non recedeva pur da una delle sue pretensioni,
-e colla presenza veniva a dirigere la scelta, oltre tenersi
-confermato l'alto dominio. La Chiesa però non aspirava
-ad acquisti, bensì a restare indipendente nelle cose spirituali,
-e in ciò trovavasi soddisfatta. Poco poi Lotario
-II imperatore di Germania lasciossi indurre a
-rinunziare al diritto di assistere alle elezioni, e fu mutato
-nel papa quello di decidere le differenze che ne
-nascessero. Ai principi serbavansi i frutti delle badie
-e de' vescovadi vacanti, e così lo spoglio de' vescovi
-e degli abati; ma di queste pure vennero privati poc'a
-poco.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap79">CAPITOLO LXXIX.
-<span class="smaller">Repubbliche marittime.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Poteva il commercio aver fiore allorchè tanti regni
-v'erano quanti villaggi, e il mercadante ad ogni guado
-di fiume, ad ogni stretta di monti trovava l'uom di un
-barone che esigeva un pedaggio o qualche merce al
-prezzo ch'egli fissava, se pur non volesse anche svaligiarlo?
-Le vie di terra sì poco erano sicure, che,
-mentre Giovanni VIII andava in Francia l'878, a
-<span class="pagenum" id="Page_518">[518]</span>
-Châlons sulla Saona gli fu rubata parte de' suoi cavalli;
-a Flavigny la scodella d'argento di san Pietro,
-di cui i papi usavano; e altro rimedio non ebbe che
-di scomunicare i ladri. Alquanto men male doveano
-passare le cose in Italia, atteso l'affluire de' pellegrini
-per devozione e per affari al centro della cristianità,
-quando gli affari più importanti erano i religiosi.
-</p>
-
-<p>
-Il commercio della Germania con Costantinopoli e
-col Levante era continuato per la Pannonia sinchè
-questa rimase sotto la placida dominazione degli Avari;
-ma dacchè fu invasa dai fieri Magiari, si diresse per la
-Lombardia. Le relazioni coi Franchi aveano pure dischiuso
-le due strade pel Tirolo a Verona, e per l'Elvezia
-al lago di Como.
-</p>
-
-<p>
-Ma fu pel mare che acquistarono ricchezze e libertà
-Pisa, Genova, Amalfi, e quella Venezia che il primo
-esempio di regolare governo dovea dare alle nazioni
-moderne. Avanti l'invasione de' Barbari, di cinquanta
-città fioriva il paese dei Veneti<a class="tag" id="tag402" href="#note402">[402]</a>, esteso dalla Pannonia
-all'Adda, dal Po all'alpi Retiche e Giulie. Esposto
-pel primo alle correrie de' Settentrionali, perdette la
-prosperità; poi Attila ridusse in cenere Aquileja, Concordia,
-Oderzo, Altino, Padova. Fuggendo davanti al
-Flagello di Dio <span class="sidenote">(450)</span>, i popoli dell'Euganea e della Venezia
-<span class="pagenum" id="Page_519">[519]</span>
-ripararono nell'isola di Rivo Alto e nelle convicine.
-Sfogato quel nembo, molti alla patria desolata preferirono
-il ricovero sicuro; e poichè, come avviene nelle
-emigrazioni, i ricoverati erano i meglio stanti, vi cercarono
-agi alla vita, mentre si esercitavano nelle uniche
-arti che colà fossero possibili, commercio, pesca, raccoglier
-sale, e trasportare quanto scendea dai fiumi
-d'Italia, o dovea rimontarli, per supplire alle biade dei
-campi sperperati.
-</p>
-
-<p>
-Al frangersi dell'imperio romano, poi al venire dei
-Goti, e forse maggiormente al sopragiungere dei Longobardi,
-nuova gente accorreva nelle isole per sottrarsi
-alla servitù. Era naturale che quei primi non accomunassero
-tutti i civili diritti ai nuovi ospiti, talchè restava
-formata una nobiltà, non derivante da guerre e
-conquiste, ma da anteriore abitazione. Allorchè l'impero
-non sopravisse che a Costantinopoli, la lontananza
-lentò i legami che con esso avevano conservato i Veneti:
-mal però si potrebbe determinare fin a qual punto
-dipendessero dai successori di Zenone, e forse limitavansi
-all'omaggio, conservato come titolo di difesa contro
-i vicini, e di privilegiato commercio coll'Oriente.
-</p>
-
-<p>
-In Venezia vissero memori della italica civiltà, con
-poche armi, molto traffico, e col regolamento municipale
-cui erano avvezzi sulla terraferma. Dapprima ad
-Eraclea sul lido ove sbocca la Piave, poi a Malamocco
-isola ora perita, fu la sede del governo, il quale abbracciava
-le isole e il lembo di terraferma che va da Grado
-a Capodargine. Pei comuni interessi e per nominare
-magistrati annuali, varie isole si accoglievano nell'arengo
-o concione.
-</p>
-
-<p>
-Di que' primordj rimangono molte traccie d'agricoltura;
-una delle isole è detta le Vignòle per le viti, una
-Bovese pei bovi; a Torcello si stabilisce per <i>chyrographorum
-scripta</i> di misurare i terreni a jugeri da darsi
-<span class="pagenum" id="Page_520">[520]</span>
-ai coloni, i quali per ogni jugero di vigna dovranno al
-vescovo due tralci carichi, e ogni massaro otto denari;
-e gli abitanti contribuiranno uova, galline o siffatti. Ma
-già regnante Teodorico, Cassiodoro salutava i Veneziani
-siccome corridori del mare e dei fiumi. — Simili
-ad uccelli acquatici, spargeste vostre case sulla faccia
-del mare; per voi furono congiunte terre divise, opposti
-argini all'impeto dell'onde; basta la pesca ad alimentarvi,
-e il povero non è differenziato dal ricco; uniformi
-gli abitari, non distanza di condizioni, non gelosia
-fra cittadini; vece di campi vi tengono le saline».
-</p>
-
-<p>
-Nell'anno della invasione longobarda, il patriarca di
-Aquileja, venuto in auge durante lo scisma dei Tre
-Capitoli, si trasportava dalla distrutta sua città a Grado,
-e fra un secolo molti de' suffraganei l'imitarono; uno
-si pose a Caprola, uno in Eraclea, uno nell'isola di
-Torcello, un quarto al lido di Medoaco, un altro in
-Equilo. A san Magno vescovo di Oderzo, che fuggiva
-da re Rotari nelle lagune, apparve la Madonna, e gli
-additò sette isole, ordinando vi fondasse sette chiese.
-Un'altra pia tradizione raccontava che l'apostolo san
-Marco, nel passare da Alessandria ad Eraclea, naufragò
-a Rialto, e predisse che colà avrebber riposo le sue
-ossa. Per la fabbrica di San Zaccaria, dovuta a san
-Magno, fin Leone iconoclasta diede artefici, denaro,
-reliquie<a class="tag" id="tag403" href="#note403">[403]</a>. La chiesa di Torcello già era cadente
-nell'864, e le parti restaurate in quell'anno e nel 1008
-sono di lavoro grandioso e squisito.
-</p>
-
-<p>
-Più il dominio longobardo riusciva intollerabile
-agl'Italiani, e massime al clero, più gente affluiva
-alle sicure lagune. Ciascun'isola prendeva a capo un
-tribuno; poi fu formato il Governo comune, restringendo
-l'amministrazione dapprima ad un tribuno solo,
-<span class="pagenum" id="Page_521">[521]</span>
-poi a dieci, a dodici, a sette; finchè nobili, popolo e
-clero adunati elessero un capo unico che, potendo su
-tutti gli altri, frenasse l'ambizione e la prepotenza.
-Paoluccio Anafesto di Eraclea, divenuto capo <span class="sidenote">(697)</span> non per
-tirannica usurpazione, ma per amore di libertà meno
-tumultuosa, apre la serie dei dogi, magistrato supremo,
-eppure temperato in modo, che neppur uno arrivò al
-despotico potere. Erano eletti a vita dal popolo; e ciò
-non aboliva l'arengo nè il voto universale; in modo che
-Venezia congiungeva l'avanzo delle forme antiche mediante
-l'omaggio all'imperatore, il sistema de' governi
-militari all'uso germanico nell'autorità affidata ai dogi,
-la futura libertà de' Comuni italiani coll'ordinamento a
-popolo; e tutto ciò senza codesta trasfusione di sangue
-settentrionale, che alcuno reputa fosse necessaria a
-svecchiare la razza italiana.
-</p>
-
-<p>
-Gli Schiavoni, occupata la Dalmazia e mal trovando
-preda in una terra tante volte saccheggiata, si gittarono
-alla pirateria; onde i Veneziani dovettero opporsi
-a loro, col che aggiunsero all'industria il valore.
-</p>
-
-<p>
-Carlo Magno, rinnovato l'Impero occidentale, fe
-coll'orientale una pace <span class="sidenote">(804)</span>, ove determinava i confini del
-regno italico comprendendovi l'Istria, la Liburnia e
-la Dalmazia. Per conseguenza i dogi di Venezia e di
-Zara avrebbero dovuto omaggio a Carlo; ma fallendo
-ai patti, Niceforo imperatore spediva per ricuperare
-la Dalmazia, e benchè tenesse dietro pronta tregua,
-la ruppe Paolo duca di Zara e di Cefalonìa <span class="sidenote">(807)</span>, occupando
-i porti dalmati, poi ancorandosi fra le isolette
-ove cresceva Venezia, e tentando pure Comacchio.
-Respinto dai Franchi, cercò accordi con Pepino re
-d'Italia; ma li contrariarono i fratelli Obelerio e Beato
-dogi, temendo non ne fosse prezzo la tradigione della
-repubblica veneta.
-</p>
-
-<p>
-Paolo, vedendosi insidiato, ricondusse l'armata sua
-<span class="pagenum" id="Page_522">[522]</span>
-a Cefalonìa, e i Veneziani rimasero esposti a Pepino,
-sdegnato con loro perchè, quando li chiamò ad obbedienza,
-risposero: — Non vogliamo stare soggetti
-(δουλοι) che all'imperatore romano», e negarono soccorrerlo
-nell'impresa di Dalmazia, e ridussero il patriarca
-di Grado a trasferire sua sede in Pola. Mosso
-dunque in armi contro di essi, Pepino prese le isole di
-Grado, Eraclea, Malamocco, Equilo; talchè il doge, per
-salvare Olivòlo, Caprola e Torcello, promise annuo
-tributo. I Veneziani, imputandolo di viltà o tradimento,
-cacciarono Obelerio <span class="sidenote">(809)</span>, che con tutta la sua famiglia passò
-in Oriente.
-</p>
-
-<p>
-La discordia agevolò a Pepino la conquista di
-Chioggia e Palestrina; e gettò un ponte di barche sin
-a Malamocco, dove allora sedeva il Governo. Angelo
-Participazio propose si trasportasse tutta la popolazione
-a Rialto; Vittore d'Eraclea ammiraglio lasciò che
-le navi nemiche s'inviluppassero fra i bassifondi delle
-lagune, e quando la marea bassa le impedì d'ogni
-movimento, i Veneziani avventarono dardi e fuoco,
-sicchè a gran pena, quando il mare ricrebbe, scompigliate
-e sdruscite ricoveraronsi nel porto di Ravenna<a class="tag" id="tag404" href="#note404">[404]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_523">[523]</span>
-</p>
-
-<p>
-Con fortuna non migliore la flotta di Pepino campeggiò
-in Dalmazia, talchè questa provincia rimase
-ai Greci. Le ostilità avvicendaronsi coi negoziati, sinchè
-il patrizio Arsafio ad Aquisgrana <span class="sidenote">(810)</span> ricevette di man
-di Carlo Magno il trattato di pace che cedeva ai Greci
-le città di Venezia, Trau, Zara e Spalatro: acquisto di
-puro nome per l'impero greco, mentre a quelle risparmiava
-il tedio delle pretensioni dei Franchi.
-</p>
-
-<p>
-Questo trionfo compensò Venezia dei guasti sofferti;
-e Angelo Participazio, messo a capo del popolo che
-avea salvo, mutò la sede del governo a Rialto <span class="sidenote">(811)</span>, alla
-quale si congiunsero presto le isole circostanti di Olivòlo,
-Luprio, Birri, Dorsoduro, le Gémine. Tosto si
-diede opera ad imbonire il terreno e sodarlo, un
-murazzo schermì l'entrata della laguna, in cui Chioggia,
-Malamocco, Palestrina, Eraclea, risorte dalle ruine,
-fecero corona al palazzo del doge, con una sessantina
-d'isolette congiunte per via di ponti, qual simbolo dell'unità
-morale da cui aspettavano la forza. A quelle
-isole insieme fu dato il nome dell'antica patria, chiamandole
-Venezia; unità datale dall'assalto di Pepino:
-chè sempre dopo attacchi falliti ingrandisce l'indipendenza
-d'un paese.
-</p>
-
-<p>
-Un cittadino di Torcello e uno di Malamocco, andati
-ad Alessandria con dieci navi (tanto poteano due privati),
-riuscirono a sottrarre dalla profanazione dei califfi
-e portare in patria le reliquie di san Marco, nascondendole
-tra carne di majali, acciocchè i gabellieri musulmani
-non le rovistassero. Quel santo divenne d'allora il
-patrono della repubblica veneta.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_524">[524]</span>
-</p>
-
-<p>
-Un Comune e un santo; ecco gli elementi di cui
-gl'italiani componevano la loro libertà.
-</p>
-
-<p>
-Più che agl'imperatori d'Occidente, aderiva Venezia
-a quelli di Costantinopoli, che avevano per sè l'opinione
-d'un'antica primazia, e che le offrivano agevolezze di
-commercio; e a questi non isdegnava prestare un
-omaggio apparente, spedire ambasciate e doni, ricevere
-i titoli di <i>ipato</i> cioè console o di <i>protospatario</i>
-pel doge, somministrar flotte, come fece principalmente
-allorchè di sessanta navi accrebbe l'armata <span class="sidenote">(837)</span> venuta a
-salvare le coste d'Italia dai Saracini. Per richiesta del
-greco imperatore guerreggiò anche i Normanni di Calabria<a class="tag" id="tag405" href="#note405">[405]</a>,
-e n'ottenne in compenso i diritti sovrani
-sulla Dalmazia. Alessio Comneno assolse la Repubblica
-d'ogni gabella ne' suoi porti, mentre gli Amalfitani che
-vi approdassero doveano retribuire tre perperi a San
-Marco.
-</p>
-
-<p>
-Gli Arabi, gente trafficante sin dal tempo di Giacobbe,
-le natìe abitudini conservarono anche dopo che la conquista
-li portò fuori di patria; e dalle coste del Mediterraneo
-negoziavano di legname, pece, lana, canapa,
-pelliccie, schiavi, e si facevano intermediarj del commercio
-colle lontane contrade delle spezierie. Con essi
-teneano vivi negozj i Veneziani, i quali, dove altri accorreva
-per devozione, andavano a piantare mercati;
-istituirono fiere nelle proprie città, a Pavia, a Roma,
-<span class="pagenum" id="Page_525">[525]</span>
-altrove, spacciandovi merci d'Oriente, schiavi, reliquie,
-tutto, purchè vi fosse da vantaggiare. Conoscevano il
-lusso degli Arabi, e ne compravano le manifatture, ingegnandosi
-emularle; non potendo speculare su terreni,
-compravano armenti che pascolassero nel Friuli e nell'Istria;
-prendeano in appalto le gabelle d'altri paesi,
-per disvantaggiarne i loro emuli; le saline del litorale
-o cavavano per conto proprio, o ne acquistavano
-il prodotto, come pure il sal minerale di Germania e
-Croazia; costrinsero un re d'Ungheria a chiudere le sue,
-e guaj a chi usasse sal forestiere.
-</p>
-
-<p>
-Le città della costa illirica appartenevano all'impero
-greco, che, come soleva ne' paesi lontani, le lasciava
-armarsi e amministrarsi da sè. La loro situazione divenne
-pericolosa al rinforzarsi de' Croati e delle altre
-genti slave piantatesi nella Dalmazia, tra le quali principalmente
-i Narentini si erano buttati al pirata. Dal
-paese ove poi Trieste ingrandì, tribolavano essi il commercio
-de' Veneziani, avventurandosi fin tra le loro
-isole; e tentarono un'impresa audacissima <span class="sidenote">(935)</span>. Il giorno
-della candelara soleano i Veneziani fare le nozze di
-cospicue fanciulle nella maggior chiesa, posta sull'isola
-di Castello, con quel corredo d'allegria e di ricchezze
-che si suole per siffatte solennità. I pirati si posero in
-agguato, e come i festanti furono raccolti, gli assalsero,
-e rapirono le spose e i doni. Scoppiò il dolore universale:
-ma il doge Pier Candiano, il cui padre era morto
-osteggiandoli, incoraggiò a far piuttosto vendetta, e
-armate alla presta quante navi potè, raggiunse i rapitori
-nelle lagune di Caorle, e ricuperò le donne e il
-bottino.
-</p>
-
-<p>
-Il Candiano vendicò l'insulto col portare guerra
-a morte ai corsari dell'Istria; anche i Comuni illirici
-si collegarono per esterminarli, chiedendo capo la repubblica
-veneta, alla quale convennero di prestare
-<span class="pagenum" id="Page_526">[526]</span>
-omaggio, e di marciare sotto le sue bandiere. La
-flotta più poderosa che Venezia avesse ancora armata <span class="sidenote">(997)</span>
-andò a ricevere l'omaggio della storica Pola, di Parenzo,
-Trieste, Capo d'Istria, Pirano e delle altre città
-costiere; poi di Zara in Dalmazia e delle terre fin a
-Ragusi, e delle isole. Lèsina e Cùrzola preferirono allearsi
-coi Narentini, onde contro di esse tolsero l'armi
-i Veneziani, e sterminarono il ricovero de' Narentini.
-</p>
-
-<p>
-Il fatto delle spose rapite si solennizzò con perpetuo
-anniversario, dove la Repubblica dava la dote ad alquante
-fanciulle, che recavano le donora entro arselle.
-I cassellieri, cioè falegnami, che aveano somministrato
-il maggior numero di barche, chiesero in guiderdone
-che il doge venisse ogni anno alla loro parrochia il
-giorno della lor festa. — Ma e se piovesse? — Vi
-daremo cappelli. — E se avessi sete? — Vi daremo
-a bere. — Sia e sarà sempre». Perciò, anche dopo
-dismessa la cerimonia degli sposalizj, il piovano andava
-incontro al doge, presentandogli due cappelli di
-paglia, due aranci e due fiaschi di malvasia. Tradizioni
-poetiche, che Venezia custodiva gelosamente, e che fin
-all'età precedente alla nostra congiungevano il passato
-al presente.
-</p>
-
-<p>
-E tutta poetica è la storia di Venezia, e de' privilegi
-che concedeva alle varie isole. Le mogli dei nobili
-di Murano, isola prediletta dalla Repubblica per le
-manifatture del vetro, poteano sedere pari alle patrizie
-della dominante. A quei della torre di Bebbe, presso
-Chioggia fra Adige e Brenta, che mostrarono valore
-in una guerra per la navigazione di quest'ultimo
-fiume, fu perdonato il tributo di tre galline, che in tre
-termini dovea ciascuna famiglia offrire ogn'anno al
-doge. Gli isolani di Poveglia erano iscritti nel ruolo
-de' cittadini originarj; esenti da servizio militare, se
-pur il doge non ne assumesse il comando; esenti da
-<span class="pagenum" id="Page_527">[527]</span>
-dazj, tasse d'arti e mestieri, imposte, neppur se fossero
-per lo scavo dei canali interni della città. Giunti a sessant'anni,
-aveano il privilegio di comprare a un prezzo
-determinato il pesce che veniva dall'Istria, e venderlo
-al pubblico mercato. Erano in ispeciale protezione del
-doge e della magistratura delle <i>Rason Vecchie</i>, che
-trattava le loro quistioni. Il venerdì santo offrivano al
-doge ottanta passere del peso d'una libbra: all'Ascensione
-regalavano alla dogaressa una borsa con cinque
-ducati in rame, perchè la si comprasse un par di pianelle.
-Quando il doge uscisse alle funzioni nella barca
-dorata, lo accompagnava una peota, in cui stavano i
-principali dell'isola di Poveglia che sonavano le trombe:
-nel giorno dell'Ascensione precedeano il bucintoro che
-andava a sposar il mare, faceano ala sulla destra del
-ponte per cui il doge saliva al vascello, e poteano
-prendergli la mano e baciargliela. La domenica poi
-seguente a quella festa, i loro capi, guidati dal cappellano
-che cernivasi dalle famiglie originarie, entravano
-nell'appartamento del doge, professandogli l'antica
-devozione, e chiedendogli continuasse a proteggerli
-e ne mantenesse i privilegi, e gli baciavano la mano e
-la guancia: poi erano da esso banchettati con servizio
-d'argento, e poteano portarsene i rilievi della mensa,
-oltre il regalo di molte confetture e di un garofano.
-</p>
-
-<p>
-La feudalità non potea metter radice dove non s'aveva
-territorio: l'alto clero sceglievasi sempre tra i
-nobili, onde questi non discordavano dagli ecclesiastici.
-San Marco fu sinonimo dello Stato, lo che dava a questo
-un aspetto religioso; il servizio pubblico non importava
-soggezione ad altr'uomo, ma un obbligo verso quel
-santo; e più d'un doge depose il cornetto per finire in
-un monastero una vita logorata a servire san Marco.
-Pier Candiano III erasi associato il figlio, il quale congiurò
-contro di lui; ma il popolo stette pel padre, e
-<span class="pagenum" id="Page_528">[528]</span>
-cacciò il figliuolo, che, protetto da re Berengario II,
-mosse contro la patria <span class="sidenote">(959)</span>, di che il padre morì di crepacuore.
-Il popolo dimentico elesse quel figlio, che si
-mostrò crudele nell'interno, prode e vigoroso di fuori,
-destreggiando cogl'imperatori d'Oriente e d'Occidente;
-proibì ai Veneziani di trafficare di schiavi coi Saracini, nè
-di portar lettere a Costantinopoli se non passando per
-Venezia. Repudiata la veneta Giovanna, obbligandola a
-farsi monaca, e chierico il figlio, sposò Gualdrada sorella
-del famoso Ugo marchese di Toscana, che con
-corteggio di regina gli portò ricchissima dote di beni
-sodi e di servi. Per difender questi assoldò bande straniere;
-e inorgoglito del costoro appoggio, cominciò a
-trattare d'alto in basso la nobiltà veneta, e attaccar liti
-coi vicini; prese un castello de' Ferraresi, fe devastare
-Oderzo, e via di questo passo. I Veneziani, perduta pazienza,
-lo assalsero, e perchè si difendeva co' suoi armigeri,
-diedero ascolto a Pietro Orseolo, ed appiccarono
-fuoco al palazzo ducale. La fiamma si dilatò alle vicine
-chiese di san Marco, san Teodoro, santa Maria Zobenico
-e a più di trecento case; e il doge fu trucidato
-con un suo fanciullo.
-</p>
-
-<p>
-Gli sottentrò l'Orseolo <span class="sidenote">(976)</span>, il tristo consigliatore, eppure
-uomo di somma pietà, che tutto s'adoprò a restaurare
-i danni, rifece il palazzo e la basilica Marciana, zelò la
-giustizia. Sentendo però d'aver nemici, e rimorso della
-parte presa alla fine del predecessore, raddoppiava atti
-di penitenza; da Guarino, abate guascone di famosa
-santità, si lasciò persuadere a ritirarsi nella vita monastica;
-e segretamente passato in Francia, visse da frate,
-e dopo morto <span class="sidenote">(978)</span> ebbe onori di santo. Anche Vitale Candiano
-suo successore, dopo brevissimo comando, si
-chiuse in una badia.
-</p>
-
-<p>
-Sotto Tribuno Memmo succedutogli entrò la peste
-delle fazioni, fin allora sconosciuta in Venezia, venendo
-<span class="pagenum" id="Page_529">[529]</span>
-a contesa i Caloprini coi Morosini; e sorti in armi <span class="sidenote">(979)</span>,
-questi furono cacciati. Ottone II stava ancora in rotta
-coi Veneziani per l'uccisione del doge: ora Memmo gli
-mandò ambasciadori, coi quali fu concordata la pace,
-determinando anzi i limiti<a class="tag" id="tag406" href="#note406">[406]</a>; ma i Caloprini, per avere
-il dogato e per nuocere ai Morosini, offersero a Ottone
-quel destro di sminuire l'impero greco, e a tutte le
-terre da sè dipendenti proibì di portar vettovaglie a
-Venezia, nè ai Veneziani di metter piede nel suo impero.
-Memmo punì i mali istigatori col diroccarne le
-case; ma quel blocco metteva in gravissima congiuntura
-la Repubblica, se opportunamente non fosse morto
-Ottone. I suoi successori diedero a Venezia il privilegio
-di negoziar soli di sale e di pesce marinato. I Caloprini,
-per mediazione dell'imperatrice Adelaide, ottennero
-perdono e giurata sicurezza; ma poco poi, i tre
-figliuoli di Stefano Caloprino in gondola furono trucidati
-dai Morosini. Il Memmo finì monaco.
-</p>
-
-<p>
-Pietro Orseolo II <span class="sidenote">(991)</span> conta fra' più illustri dogi per avere
-ampliato la potenza dello Stato; spedì ambascerie ai
-Saracini, dominanti sulle coste d'Asia e d'Africa; ottenne
-nuovi mercati da Ottone III e dal vescovo di
-Treviso; compì il palazzo ducale e la basilica; trovò
-occasione di sottomettere le città marittime della Dalmazia
-sottrattesi ai Croati, e Parenzo, Pola, Ausero,
-Veglia, Arbe, Trau, Spalatro, Curzola, Lesina, Ragusi
-ed altre, che conservando proprj statuti, riceveano il
-podestà da Venezia; e il titolo di <i>duca di Dalmazia
-per misericordia di Dio</i> fu aggiunto a quello del doge.
-</p>
-
-<p>
-Questo godeva terre, decime, pesche, caccie, vestiva
-<span class="pagenum" id="Page_530">[530]</span>
-riccamente, gran treno di servi, in chiesa si cantavano
-le sue lodi; egli intronizzava i prelati, benediva il popolo,
-dava l'avocazia delle chiese del dominio, giudicava
-liti o spediva messi a giudicarle: ma da un lato
-lo frenava l'aristocrazia, dall'altro il popolo, ancora
-mobile e rivoltoso. Già dodici dogi erano stati eletti figli
-di doge ancor vivo; laonde si temeva non si riducesse
-ereditaria anche quella dignità, come succedeva delle
-feudali sul continente. E però Ottone Orseolo <span class="sidenote">(1009)</span> succeduto
-a Pietro fu cacciato dal popolo, e si provvide che nessun
-doge potesse associarsi verun congiunto, nè designare
-il successore. L'autorità del doge fu ristretta col
-volere che non deliberasse se non con due tribuni, poi
-col togliergli la nomina de' giudici, istituendo il magistrato
-<i>del Proprio</i>. Il doge era però ancora eletto da tutto
-il popolo, donde frequenti sedizioni fra gli aspiranti.
-</p>
-
-<p>
-Venezia nulla risentì della lotta delle Investiture, attesochè
-il doge non le conferiva; esso nominava il
-primicerio e i cappellani di San Marco; popolo e clero
-continuavano ad eleggere i vescovi; il patriarca, più
-tardi creato, ricevendo il soldo dallo Stato, restava
-alieno dalle pretensioni feudali dei prelati del continente.
-I terribili incendj di cui patì, diedero modo a
-Venezia di attestare le sue ricchezze con fabbriche solide
-e belle, e che compite quando non aveva nè miniere
-nè bestiame nè vino od altra produzione, attestano
-il prosperare de' suoi traffici. In fatto, cresciute
-le navi per tutela e commercio, Venezia si trovò donna
-del Mediterraneo, e le costituzioni e le leggi dirizzava
-ad alta prosperità mercantile, allettando i forestieri
-con privilegi, sicurezza, buona moneta, pronta giustizia.
-Il doge poteva essere mercante, e in alcuni
-trattati si trova stipulata esenzione di gabelle per le
-merci di lui; ma poi fu stanziato che, salendo al trono,
-liquidasse i suoi conti.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_531">[531]</span>
-</p>
-
-<p>
-Premeva alle città marittime l'amicizia di Costantinopoli,
-centro delle arti, del lusso e dell'eleganza, ed
-emporio alle merci provenienti dall'India per la via di
-Alessandria: ma come gli Arabi ebbero occupato l'Egitto,
-la necessità di più lunghi tragitti le rincarì, sicchè
-i nostri, invece di comprarle a Costantinopoli, preferirono
-andarle a raccorre in Aleppo, a Tripoli e in altri
-porti di Siria, dove erano recate dall'India sul golfo
-Arabico, poi per l'Eufrate e il Tigri fino a Bagdad,
-traverso al deserto di Palmira riuscendo al Mediterraneo.
-Quando poi il soldano d'Egitto riaperse il golfo
-Arabico, via degli antichi, i nostri posero stanza ad
-Alessandria, rassegnandosi agli oltraggi e alle gravi
-esazioni de' Musulmani; e quel che ivi raccattavano,
-distribuivano poi in tutti i porti del Mediterraneo e della
-Spagna, e fin ne' Paesi Bassi e nell'Inghilterra.
-</p>
-
-<p>
-La politica di Venezia si limitava dunque al Levante;
-e durava l'uso che i dogi chiedessero la bolla d'oro in
-segno d'investitura dagl'imperatori di Costantinopoli.
-Coi quali ebbero talvolta guerra, poi ottennero buon
-accordo e vantaggi di commercio, e la cessione delle
-città di Dalmazia e d'Istria, col che ebbero legalizzata
-la dominazione che già vi esercitavano.
-</p>
-
-<p>
-Poco tardò nuova guerra <span class="sidenote">(1171)</span> coll'imperatore Manuele
-Comneno, a cui fu pretesto il non averlo soccorso
-contro i Siciliani, ragione i privilegi da esso largiti ai
-Pisani. Dicono in cento giorni si allestissero cento
-galee, ciascuna di cenquaranta remiganti, oltre i soldati:
-ma la sconfitta e la peste distrusse il bello armamento,
-tanto che sole diciassette tornarono, dopo
-ottenuta dura pace, e condussero in patria la peste<a class="tag" id="tag407" href="#note407">[407]</a>.
-<span class="pagenum" id="Page_532">[532]</span>
-Questi mali esacerbarono il popolo <span class="sidenote">(1172)</span>, che uccise il doge
-Vitale Michiel II, decimonono sopra i quaranta, di
-cui il dominio finisse violentemente: ma fu anche
-l'ultimo.
-</p>
-
-<p>
-Venezia non era la sola città prosperante per commercio
-marittimo. Gli Amalfitani vantavano discendere
-da cittadini di Roma, che Costantino Magno mandava
-a Bisanzio, e che naufragati stettero alcun tempo a
-Ragusi, poi passarono a Melfi, il cui nome applicarono
-alla nuova patria che si edificarono sul pendio
-e in riva al golfo di Salerno là dove un tempo era
-fiorita Pesto. Il ducato formatosi abbracciava le terre
-del contorno e le isole dei Galli e di Capri, obbedendo
-ai Greci, la cui lontananza lasciava quasi intera indipendenza.
-Sicardo principe di Benevento sottomise
-Amalfi, giovato dalle fazioni che la sovvolgeano, e rubatone
-il denaro e il corpo di santa Trifomene, costrinse
-gli abitanti a migrare a Salerno, e con nozze
-congiungersi a' suoi sudditi, de' cui diritti li fe partecipi<a class="tag" id="tag408" href="#note408">[408]</a>.
-Ma appena Sicardo cadde <span class="sidenote">(840)</span>, gli Amalfitani
-corsero al porto, e le spoglie della saccheggiata
-città posero sui legni, coi quali tornarono alla patria
-restaurando le munizioni; e omai indipendenti anche
-dal catapan greco, si governarono a repubblica con
-un prefetto o duca, estesero le loro merci in tutto
-l'Oriente, e le loro leggi marittime divennero canone
-nel Mediterraneo e nel Jonio, come un tempo quelle
-di Rodi.
-</p>
-
-<p>
-Amalfi non era però così gelosa dell'indipendenza
-che non cercasse capi stranieri; e nel 1038 si sottopose
-a Guaimaro principe di Salerno, sempre facendo
-riserva delle proprie libertà.
-</p>
-
-<p>
-Ivi Siciliani, Arabi, Indi, Africani venivano a vendere
-<span class="pagenum" id="Page_533">[533]</span>
-e barattare<a class="tag" id="tag409" href="#note409">[409]</a>; il popolo mostrava sua baldanza con
-frequenti rivolte, ornava la patria colle spoglie delle
-terre remote, e a Gerusalemme avea fondato due monasteri
-e uno spedale per comodo de' pellegrini, e per
-farvi poi mercato alle grandi solennità. I suoi tarì erano
-la moneta più diffusa in Levante prima che i Veneti vi
-portassero i ducati. Nelle galee usava scafi piccoli, corti
-remi; sicchè volendo far impresa contro una terra, si
-tirava in secco la galea, e le vele servivano ad accamparsi,
-i banchi a dare la scalata, i rematori a costruire
-e movere i tormenti da guerra.
-</p>
-
-<p>
-La superba Genova, appiè di sterili montagne, flagellata
-da un mare poco pescoso, e costretta a cercar
-vita dalla navigazione, già all'uscire del secolo IX
-garantiva da sè la propria sicurezza, con un governo
-semplice, atto a tutelare le franchigie del popolo e
-affezionarlo alla patria ed agli affari. N'aveano privilegio
-i nobili, eletti però popolarmente, come era popolare
-il general parlamento che deliberava de' comuni
-interessi, e riceveva i conti resi da' magistrati uscenti.
-Il commercio in grande maneggiavasi dai nobili, forse
-cadetti delle famiglie che teneano feudi sulla riviera.
-E poichè guerra continua doveano menare coi Musulmani,
-e da questi difendere od acquistare gli scali
-di Levante, univano le professioni dell'armi e della
-mercatura. Ottenendo considerazione chi potea mettere
-sulle banche grossi capitali, cessava la distinzione
-<span class="pagenum" id="Page_534">[534]</span>
-di razze nobili ed ignobili, dividendosi piuttosto i cittadini
-in compagnie, tribù, maestranze. In queste non
-si entrava che dato il giuramento; e chi non v'appartenesse
-invano aspirava a cariche pubbliche, la cui nomina
-era ad esse serbata. La nobiltà non vi si fondava
-dunque sui terreni, ma su banchi, sulla navigazione,
-sul credito, sulle continuate magistrature.
-</p>
-
-<p>
-I vivi traffici in Levante faceano Genova emula di
-Venezia; la postura sul mare stesso la recò prontamente
-in lotta con Pisa. Questa, già nominata per
-traffici nell'età romana, anche sotto i Longobardi conservò
-qualche indipendenza, giacchè Gregorio Magno
-querelavasi delle piraterie da' Pisani esercitate contro i
-sudditi dell'impero, ed essi e Sovana di Maremma esortava
-a spalleggiare Maurizio imperatore. Fu poi sottoposta
-forse al duca di Lucca, del quale ai tempi di Carlo
-Magno era incombenza il difendere la spiaggia dalle correrie
-de' Greci. Ottone II, quando voleva osteggiare i
-Greci di Calabria e di Sicilia, mandò a chiedere ajuti
-da' Pisani: e vuolsi che gl'inviati da lui fossero sette
-baroni dell'Impero, i quali, morto Ottone, si fermarono
-colà, e diedero origine alle sette famiglie de' Visconti,
-Godimari, Orlandi, Verchionesi, Gualandi, Lanfranchi,
-Sismondi; alcuno aggiunge i Caetani e i Ripafratta; e
-formarono una nobiltà, distinta dall'indigena. I marchesi
-di Toscana vi risedeano alternamente con Lucca, donde
-un'invidia, che nel 1003 scoppiò una guerra, che è la
-prima che si ricordi di città a città in Italia, e dove
-all'Acqualunga Pisa rimaneva superiore.
-</p>
-
-<p>
-Tra essa e il mare estendesi un piano sì poco declive,
-che vi si formano acquatrini e canneti: l'Arno poi, che
-allora la lambiva ed ora la fende, non è fiume bastevole
-a servirle di porto, come fanno il Tamigi per Londra,
-la Schelda per Anversa, il Tago per Lisbona. Dovette
-dunque crearsene uno, che fu detto Porto Pisano, a
-<span class="pagenum" id="Page_535">[535]</span>
-dodici miglia dalla città e vicino a Livorno, in vista
-dello scoglio detto la Meloria, famoso poi per triste
-battaglie.
-</p>
-
-<p>
-Pisa teneva relazione coi Greci della Calabria, e
-banco ne' principali porti di quella, e nel suo riceveva
-mercadanti di paesi lontanissimi<a class="tag" id="tag410" href="#note410">[410]</a>. Colle ricchezze
-acquistate trafficando riducea fruttifero il prosciugato
-delta dell'Arno, e le rive del Tirreno: i gentiluomini
-delle colline dal val di Niévole all'Ombrone chiesero la
-cittadinanza; v'accorrevano quelli che sottraevansi ai
-marchesi di Toscana; gran signori tenevano palazzi nel
-suo recinto e castelli ne' contorni; e la nobiltà esercitava
-l'ingegno governando la patria o i paesi conquistati.
-Generalmente favoriva agl'imperatori; parzialità
-che diviene, si può dire, il carattere della sua storia
-successiva.
-</p>
-
-<p>
-Dalla costa, ove possedeva da Lérici a Piombino,
-salvo alquanti castelli di signori, vagheggiava la Corsica
-e la Sardegna. Quest'isola, anticamente considerata
-uno de' granaj di Roma, fu poi a vicenda invasa da
-Vandali, Goti, Greci; infine Musetto (Mugheid al-Ameri)
-re moro vi annidò una banda di corsari; mentre i
-montanari fra le balze conservavano le credenze e i
-costumi antichi, che non dismisero fino ad oggi. Da
-quella vicinanza grande sconcio veniva a Pisa, che perciò
-eccitata dal papa<a class="tag" id="tag411" href="#note411">[411]</a>, accordatasi con Genova e
-<span class="pagenum" id="Page_536">[536]</span>
-ajutata dai natii, obbligò Musetto a ritirarsi in Africa.
-Ogni anno egli rinnovava tentativi di ricuperar l'isola,
-sicchè i Pisani stabilirono attaccare le coste de' Barbareschi,
-e presa Bona, minacciata Cartagine, costrinsero
-Musetto a chieder pace. L'indomito vecchiardo, avuto
-ajuti dalla Spagna, ritentò l'impresa, e scannate le guarnigioni
-pisane, ebbe tutta Sardegna, da Cagliari in fuori.
-Il popolo pisano si scoraggiava a fronte del rinascente
-nemico, ma i nobili s'accinsero all'ultimo sforzo, e ajutati
-da Genova, dai Malaspina marchesi di Lunigiana,
-dal conte Centilio di Mutica in Spagna, allestirono una
-flotta, che capitanata dal plebeo Gualduccio, prese terra,
-sconfisse i Mori <span class="sidenote">(1050)</span>, fe prigione Musetto, che a Pisa morì
-in carcere. E l'isola fu tutta de' Cristiani, i quali se la
-spartirono: ai Genovesi Alghero, al conte di Mutica
-Sassari, ai Malaspina le montagne, il distretto di Cagliari
-ai Gherardeschi, di Ogliastra ai Sismondi, di
-Arboréa ai Sardi, d'Oriserto ai Cajetani. Poco andò che
-que' signori cessarono ogni dipendenza dalla metropoli,
-e cinque principalmente prevalsero col titolo di
-giudici o re di Cagliari, Sassari, Logodoro, Arborea,
-Ogliastra.
-</p>
-
-<p>
-Questi fatti non sono abbastanza accertati, e tanto
-meno le loro particolarità; vivono però in tradizioni
-antiche, fra le quali è pure che, mentre i Pisani veleggiavano
-sopra la Sardegna, Musetto tentò sorprendere
-la loro città, e già aveva occupato la sinistra dell'Arno,
-quando una tal Cinzica de' Sismondi chiamò
-all'armi il popolo e rincacciò i nemici. Il fatto diede
-nome di Cinzica al quartiere d'oltrarno, e origine alla
-festa di Ponte, battaglia che si dava sul ponte dell'Arno,
-finta nell'intento, ma che spesso riusciva troppo da
-vero.
-</p>
-
-<p>
-I Pisani assalsero poi di nuovo gli Arabi in Sicilia <span class="sidenote">(1063)</span>, ed
-entrati nel porto di Palermo, e trovatovi sei navi di carico,
-<span class="pagenum" id="Page_537">[537]</span>
-cinque abbruciarono, l'altra con ricchissime spoglie
-condussero in patria, dove se ne valsero per fabbricare
-il meraviglioso loro duomo<a class="tag" id="tag412" href="#note412">[412]</a>. Anche nel 1087
-i Pisani strinsero in Mehedia il re Timino, il quale morì
-nel 1106 lasciando cento figli e sessanta figliuole.
-</p>
-
-<p>
-Quando, alla pasqua del 1113, la devota plebe accorreva
-a Pisa per ricevere la benedizione, l'arcivescovo
-Pietro fe recare una croce, e con parole di gran
-forza dipinse le sevizie usate dai Barbareschi corseggiando,
-e massime da Nazaradech re di Majorca, il
-quale dicevasi tenesse ventimila Cristiani a penare
-ne' suoi bagni; sorgessero, vendicassero alla libertà e
-alla religione quei loro fratelli. Primi risposero all'esortazione
-i vecchi, memori degli altri trionfi riportati
-<span class="pagenum" id="Page_538">[538]</span>
-sopra i Saracini; i giovani li secondarono, e dodici
-cittadini scelti a diriger l'impresa, coi soccorsi di
-Roma e di Lucca e col legato pontifizio salparono.
-Fortuna di mare li trasse fuor di corso, e credendosi
-approdati alle Baleari, cominciarono il guasto: ma chiaritisi
-ch'erano invece in Catalogna, s'acquetarono e
-chiesero compagni all'impresa Raimondo conte di
-Barcellona, Guglielmo di Montpellier, Emerico di Narbona,
-coi quali s'impadronirono d'Ivica e di Majorca,
-menandone via gran preda, e re e regina che si battezzarono.
-Le cronache di Firenze, esalanti municipale
-gelosia, raccontano che i Pisani, temendo non fosse la
-loro città molestata dai Lucchesi durante quella spedizione,
-chiesero ai Fiorentini la prendessero in custodia <span class="sidenote">(1114)</span>.
-Vincitori, domandarono a questi che premio desiderassero
-fra le spoglie recate da Majorca; se le porte di
-tallo o due colonne di porfido. I Fiorentini preferirono
-queste, e i Pisani gliele mandarono rivestite di scarlatto;
-ma si volle che prima le guastassero coll'affocarle<a class="tag" id="tag413" href="#note413">[413]</a>.
-Sono quelle che ancora vediamo alla porta
-del bel San Giovanni.
-</p>
-
-<p>
-Dello spartimento della Sardegna i Genovesi rimasero
-scontenti, e tardarono a ritirarsi finchè i Pisani
-non li cacciarono coll'armi. Di qui erano cominciate
-invidie e rancori, che poi scoppiarono pel possesso
-della Corsica: isola importantissima pel legname di costruzione,
-la pece, il catrame, e perchè assicurava il
-commercio del mare occidentale. Aveva subìto la dominazione
-de' Vandali, poi dei Goti, il cui re Teodorico
-l'avea giovata di provvedimenti, creando anche espresso
-per lei un conte, acciocchè non fosse costretta a portare
-fin sul continente le querele. I Longobardi, sprovvisti
-di flotte, non aveano pensato a sottometterla;
-<span class="pagenum" id="Page_539">[539]</span>
-sicchè senza contrasto la tennero gl'imperatori greci, e
-ne fecero pessimo governo, gli sconci del dominio
-lontano crescendo colle persecuzioni religiose. Fu poi
-invasa dagli Arabi, della cui dominazione è ancor testimonio
-il Moro cogli occhi bendati ch'essa porta nello
-stemma; e la tradizione vorrebbe che un Colonna romano
-la ritogliesse agli Infedeli, e l'acquistasse in regno.
-Fatto è ch'essa fu, come ogn'altro paese d'allora, sminuzzata
-fra varj signori, sui quali i Pisani ambivano
-aver l'alto dominio per rinforzo al loro partito. La
-ambivano pure i Genovesi per un compenso o un contrappeso
-alla Sardegna: ma que' signorotti, mal soffrendo
-di dipendere da città mercatanti, preferirono il
-papa, il quale, secondo il diritto del medio evo, ritenevasi
-sovrano di tutte le isole, e che in effetto ne fu
-salutato signore, e vi deputò dei marchesi <span class="sidenote">(1077)</span>. Ma l'isola
-era sovvertita da incessanti turbolenze; delle quali infastidito,
-Urbano II la infeudò ai Pisani <span class="sidenote">(1091)</span> quando maggior
-bisogno aveva dell'amicizia e del denaro di essi, e i
-vescovi dell'isola dichiarò suffraganei a quello di Pisa,
-che fin allora non ne aveva.
-</p>
-
-<p>
-Di tutto ciò crebbe la gelosia de' Genovesi, i quali
-alfine assalsero Porto Pisano con ottanta galee 1126, quattro
-grosse navi cariche di macchine, e ventiduemila uomini
-da sbarco, fra cui cinquemila armati di corazza e caschetti
-di ferro. Tanto poteva una sola città! I mari
-furono insanguinati, devastate le coste, finchè Innocenzo
-II li riconciliò <span class="sidenote">(1133)</span>; e per equipararne i diritti, eresse
-Genova in arcivescovado sottraendola al metropolita di
-Milano, e vi sottopose i vescovi delle due Riviere e tre
-della Corsica, mentre al pisano suffragavano quei della
-Sardegna. Da quel punto Genova si professò papale,
-perchè Pisa stava alla divisa degl'imperatori.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_540">[540]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap80">CAPITOLO LXXX.
-<span class="smaller">Crociate. — La Cavalleria.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Le imprese de' Pisani formano quasi il preludio della
-più segnalata del medio evo, voglio dire le crociate.
-Antichissimo è l'uso di visitare le tombe de' martiri e i
-santuarj, principalmente San Jacopo di Galizia, Gerusalemme,
-ed in Italia il monte Gargano e le soglie degli
-Apostoli. I devoti che d'ogni paese ed in ogni tempo
-venivano a queste, ci portavano non soltanto denaro,
-ma ragguagli di contrade inaccesse; e a vicenda qui
-attingevano idee d'una civiltà, ben superiore a quella
-delle loro patrie.
-</p>
-
-<p>
-I pellegrinaggi si volgeano principalmente a luoghi
-di reliquie famose; e massime dopo il Mille si estese
-questa devozione, fondata non solo su antica tradizione
-ecclesiastica, ma sulla natural venerazione per gli avanzi
-di persone care ed onorate. Se ne abusò, e poichè
-aveansi come un tesoro, si cercavano fin colla violenza
-o la frode. Ne vedemmo smaniato Sicardo principe di
-Benevento, che colla guerra obbligò Napoli a cedergli
-le ossa di san Gennaro, Amalfi quelle di santa Trifomene,
-Lìpari quelle di san Bartolomeo. Queste ultime
-eccitarono il desiderio di Ottone III, e i Beneventani
-non osando disdirgli la domanda, gliele scambiarono
-con quelle di san Paolino (pag. 368).
-</p>
-
-<p>
-Vuolsi che fino dal 653 i monaci di Fleuriac rubassero
-da Montecassino i corpi di san Benedetto e santa
-Scolastica. Adalberto marchese di Toscana, osteggiando
-Narni, ne portò via quelli di san Cassio e santa Fausta,
-che depose in San Frediano di Lucca. Famoso involatore
-di reliquie Teodoro vescovo di Metz, militando
-<span class="pagenum" id="Page_541">[541]</span>
-per tre anni in Italia con Ottone Magno suo cugino,
-cercò d'averne <i>quocumque modo potuit</i>, e Sigeberto
-ne fa lunga enumerazione. Trovandosi a Roma mentre
-Giovanni VIII benediceva un convulsionario colla catena
-di san Pietro, esso la ghermì, giurando non la
-rilascierebbe, se non gli si tagliassero le mani: e a
-fatica fu ottenuto s'accontentasse d'averne un anello<a class="tag" id="tag414" href="#note414">[414]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Era morto nel 1074 a Solaniga presso Vicenza san
-Teodebaldo romito della stirpe dei conti di Sciampagna,
-e i Vicentini ne vollero per forza il cadavere; ma i
-monaci della Vangadizza presso l'Adigetto riuscirono a
-rapirlo, e di grandi miracoli egli fortunò la loro badia.
-Rodolfo fratello dell'estinto venne per richiederlo a
-calde istanze; ma fu assai se potè ottenerne qualche
-reliquia. Alcuni mercadanti di Bari, trafficando a Mira
-nella Licia, macchinarono di rapire gli avanzi di san
-Nicola, e fra scaltrezze e forza gli ebbero, e in mezzo
-a miracoli li portarono a Bari, d'allora frequentatissima
-da devoti. Pure alcun tempo dopo i Veneziani rubavano
-da Mira stessa un corpo, che asserivano esser quello
-di san Nicola: pretensioni opposte, che recarono serie
-emulazioni. Essi Veneziani con lunga astuzia tolsero da
-Alessandria le reliquie di san Marco (pag. 523): giunte
-a Venezia, furono murate entro un pilastro della cappella
-ducale, affidandone il secreto al solo primicerio,
-al procuradore ed al vescovo: smarritasene poi la memoria,
-fu per altri portenti rinnovata nel 1094, quando
-il corpo venne di nuovo riposto con tal segretezza, che
-fino ai dì nostri non fu più rinvenuto. Attorno al Mille
-crebbe la smania, l'amore delle reliquie; molte per rivelazione
-se ne scopersero, e di preziose in santa Giustina
-di Padova; onde parea, dice un contemporaneo,
-la risurrezione dei morti.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_542">[542]</span>
-</p>
-
-<p>
-Neppur frodi mancarono a quella pietà; e i Fiorentini
-venerarono un braccio di santa Reparata, ottenuto
-da Teano, finchè s'avvidero ch'era legno e gesso, finzione
-delle monache per serbarsi intera la loro santa. Più
-spesso l'ignoranza traeva in errore, e dove si scoprisse
-un sepolcro con una palma credeasi chiudesse un martire;
-le sigle <i>B. M.</i> esprimenti <i>bonæ memoriæ</i>, s'interpretavano
-<i>beato martire</i>; il ruolo d'una legione
-fu reputato un catalogo di santi; e i dottissimi e devotissimi
-Papebrochio e Mabillon fecero espungere dal
-numero dei santi una Argiride martire a Ravenna, un
-Catervio e una Saturnina a Tolentino, venerati sopra
-falsa interpretazione d'epigrafi.
-</p>
-
-<p>
-In tempi che da una parte predicavasi una morale
-pura, rigorosa, senza condiscendenze; dall'altra le inclinazioni,
-non corrette da riguardi, da abitudine, da
-educazione, e fomentate da sciagurati esempj, portavano
-ad atti feroci, sentivasi il peccato anche nel commetterlo,
-e nasceva presto il bisogno d'espiarlo avanti
-alla giustizia divina. Di qui le penitenze pubbliche e
-rigorosissime. Un penitenziale di Pisa ci descrive quella
-che infliggeasi agli omicidi volontarj. Erano condannati
-a prigionia, e prima doveano da padrini ricevere
-la penitenza di tutti gli altri peccati; poi con essi padrini
-venir alla chiesa vescovile, davanti all'arciprete o
-al canonico penitenziario. Questo domandava al reo se
-si fosse redento degli altri trascorsi, e se per l'omicidio
-volesse entrare in carcere; e se affermava, venivagli
-imposto che tutta la quaresima, eccetto la domenica,
-digiunasse in pane e acqua, facesse cento genuflessioni,
-e recitasse cento <i>Pater</i> ogni giorno, cento ogni notte;
-a nessuno parlare fin all'ora terza nè dopo compieta;
-non si lavare o asciugare le mani; giacere vestito e
-sulla paglia, del carcere non uscendo che per le necessità
-naturali; il sacerdote gli darebbe a mangiare una
-<span class="pagenum" id="Page_543">[543]</span>
-volta al dì, e d'un cibo solo, nè pesci o anguille; del
-pane datogli deve sempre far tre elemosine, ma ciascun
-pane sarà tale che gli avanzi bastino a sostentarlo; dal
-penitenziere o dal padrino è condotto al disposto luogo
-della prigionia; ivi depone le vesti solite ed ogni pannolino,
-per mettersi una tonaca aspra e zoccoli. Seguono
-le preghiere che si devono recitare su lui, e quali
-esortazioni fargli<a class="tag" id="tag415" href="#note415">[415]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Quelli che per delitti rifuggivano alle chiese, spesso
-dopo flagellati condannavansi a pellegrinare. In espiazione
-del fratricidio, uno si strinse al braccio destro la
-spada micidiale con cerchi di ferro, sicchè la s'incarnò;
-quando arrivato al sepolcro di san Bononio abate di
-Lucedio nel Vercellese, di subito que' cerchi si spezzarono.
-Altrettanto accadde ad altri sulla tomba di
-sant'Appiano di Pavia in Comacchio e di san Teodebaldo
-suddetto nel Vicentino<a class="tag" id="tag416" href="#note416">[416]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Presso al Mille un conte Ugone dell'Auvergne colla
-moglie Isengarda pellegrinò alla soglia degli Apostoli
-per iscontare le gravissime sue colpe: ma quando volle
-entrare in San Pietro nol potè, spasimando di dolori
-e rimorsi. Costretto a confessare questi patimenti, ha
-l'assoluzione da papa Silvestro, e l'obbligo di edificare
-un monastero. Reduce, alloggiò a Susa presso un amico,
-al quale raccontò i mali e la penitenza; ed esso l'esortò
-a dedicare il monastero all'arcangelo Michele, mostrandogli
-la chiesa, ivi a dodici miglia, ove tanti miracoli
-questo operava. Ed ecco la notte l'arcangelo stesso appare
-in sogno, e lo conforta a tal fatto; e così ebbe origine
-il famoso monastero di San Michele alla Chiusa,
-ricco di molta storia, e pietoso ai tanti che da quella
-valle scendeano di Francia in Italia<a class="tag" id="tag417" href="#note417">[417]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_544">[544]</span>
-</p>
-
-<p>
-E in pellegrinaggi furono spesso cambiate le pubbliche
-penitenze: il che non piaceva a Carlo Magno,
-perchè incentivo a gabbar gente; e invece d'andar
-randagi coi ferri e ignudi, pareagli espierebbero meglio
-i peccati stando fermi in un luogo a lavorare,
-servire, far le penitenze canoniche<a class="tag" id="tag418" href="#note418">[418]</a>. Non valse l'avviso,
-anzi i pellegrinaggi crebbero, e si dirigevano
-massimamente ai luoghi della Palestina, dov'eransi compiti
-i grandi misteri dell'aspettanza e della redenzione.
-Ivi ogni gleba portava l'orma d'un patriarca o d'un
-apostolo; i racconti della prima fanciullezza come gli
-studj dell'età matura erano pieni dei nomi di que' luoghi;
-i cantici di Salomone, i treni di Geremia, le maledizioni
-d'Isaia, le istruzioni del vangelo li rendean
-noti e cari a ciascuno come una seconda patria. Pertanto
-v'affluiva gente a visitarli fin dai primi tempi del
-cristianesimo, e sempre più quanto più si convertivano
-popoli germanici, amanti delle corse lontane e avventurose
-e infervorati di zelo recente.
-</p>
-
-<p>
-Nell'850 un diacono di Spoleto, involontariamente
-micidiale del fratello, andò a Roma a riceverne penitenza,
-e cerchiate le braccia e il collo di ferro, fu
-mandato ai luoghi santi finchè impetrasse perdono.
-Dauferio, nobile beneventano, per avere ucciso Grimoaldo
-principe di Benevento, passò a Gerusalemme tenendo
-in bocca un sasso abbastanza grosso, cui traeva
-solo per mangiare<a class="tag" id="tag419" href="#note419">[419]</a>. Con quel pellegrinaggio vedemmo
-puniti i concubinarj di Milano, ed Erlembaldo
-andarvi ad attingere il coraggio di combatterli: a Cencio
-che l'aveva tratto prigione, Gregorio VII impose di
-visitare Terrasanta. Ad esortazione di Sergio IV vuolsi
-che molti Veneziani andassero a Gerusalemme verso il
-1009, tra i quali Gherardo Sagredo che colà morì e fu
-<span class="pagenum" id="Page_545">[545]</span>
-sepolto. Ne ereditò il nome e la pietà il figlio, il quale
-fatto monaco e priore di San Giorgio Maggiore, volle
-visitare il santo sepolcro: ma una tempesta lo gettò a
-non so qual riva, dove un monaco lo persuase andasse
-piuttosto ad apostolare l'Ungheria. In fatto vi fruttò
-grandemente in propagar la fede, e vi ottenne un vescovado,
-poi il martirio; onde ancora in Ungheria e
-a Venezia è venerato col nome di san Gherardo<a class="tag" id="tag420" href="#note420">[420]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Nel Mille, due reduci da Terrasanta, sorpresi da un
-miracolo, si fermarono in val del Tevere, e fatto un
-oratorio, vi deposero reliquie, dalla cui devozione originò
-la città di Sansepolcro. Il monastero di San Vito
-nel Lodigiano fu fabbricato il 1030 da un Ilderado di
-Comazzo, nobilissimo, vivente a legge ripuaria, il quale
-racconta: — Avendo commesso grave misfatto, pensai
-scontarlo pellegrinando oltremare. Ma il pontefice cui
-mi confessai, trovando leggera l'ammenda, m'impose
-di continuare tre volte la visita al santo sepolcro e a
-cento santuarj, scalzo i piedi, senza cavallo nè bastone,
-nè uso di moglie, nè fare verun agio alla carne, e mai
-non passando il giorno ove la notte. Non reggendo io
-a tanto, gli caddi a' piedi, supplicandolo ad alleviarmi
-questa penitenza: ed egli impietosito mi ordinò di fondar
-questo monastero, e offrirgli la decima di tutti i miei
-possessi»<a class="tag" id="tag421" href="#note421">[421]</a>. Quei possessi eran nullameno di quattromila
-quattrocensessantaquattro pertiche, oltre molti
-diritti lucrosi: e quel monastero contribuiva ogn'anno
-un denaro d'oro al santo sepolcro.
-</p>
-
-<p>
-Ogn'anno poi da tutta Europa, ma principalmente
-dall'Italia e da Roma partivano carovane di devoti, che
-colla schiavina in dosso, il bordone alla mano, un cappello
-di larghe tese, uno zaino sospeso alle reni, dopo
-confessi e comunicati, e benedetti colle preci che ancor
-<span class="pagenum" id="Page_546">[546]</span>
-sono nel Rituale, andavano oltremare, donde portavano
-palme e conchiglie, che reduci deponeano con solennità
-alla patria chiesa. Volle partire con una siffatta comitiva
-Raimondo piacentino dopo perduto ne' traffici ogni
-aver suo: ma sua madre non sofferse di staccarsene;
-e udita insieme la messa solenne del pellegrinaggio, e
-ricevuto il bordone e la bisaccia, si posero in cammino.
-Visitati i luoghi santi, tornavano per nave quando Raimondo
-ammalò agli estremi. I marinaj voleano gettarlo
-all'acqua perchè la sua morte non recasse maluria al
-vascello; ma la madre li distolse. E guarì, e toccarono
-terra, ma allora la madre infermò e morì; e Raimondo
-tornò soletto a Piacenza, ove depose il sacro ramo
-della palma; e fu sempre nominato il Palmiero.
-</p>
-
-<p>
-Coloro che da tutta Europa passavano in Terrasanta,
-soleano attraversare l'Italia, con guadagno delle nostre
-città marittime, le quali, oltre il naulo, vantaggiavano
-alle fiere che le carovane de' Musulmani teneano a Gerusalemme,
-una delle città sacre anche nella rivelazione
-di Maometto, e nominatamente sul calvario il giorno
-dell'Esaltazione della croce; e nei porti di Siria trovavano
-occasioni di utili baratti. La pietà faceasi un dovere
-di soccorrere ai devoti; per loro fondavansi ospizj;
-Bernardo da Mentone ne fabbricò due sul grande e sul
-piccolo Sanbernardo; un altro erane sul Cenisio; Venezia
-già nel secolo x avea per essi un ospedale alla
-Giudecca, poi nel seguente a Sant'Elena, ai Santi Pietro
-e Paolo di Castello, a San Clemente.
-</p>
-
-<p>
-Non di rado era occorso ai pellegrini di doversi
-difendere colle armi; e quando il furibondo califfo d'Egitto
-Hakem Bamrillah perseguitò i Cristiani di Siria,
-papa Silvestro II esortò i nostri a proteggerli <span class="sidenote">(1001)</span>, e in fatto
-Genovesi e Pisani corsero quelle spiaggie<a class="tag" id="tag422" href="#note422">[422]</a>. La morte
-<span class="pagenum" id="Page_547">[547]</span>
-di Hakem sospese le minaccie; i nostri stipularono di
-pagare un tributo al nuovo califfo <span class="sidenote">(1021)</span> Daher Ledinillah per
-vivere sicuri in Palestina; e gli Amalfitani ottennero da
-lui di fabbricare, presso alla chiesa di San Giovanni, uno
-spedale pei viaggiatori d'Occidente, con ricca dotazione
-che ogn'anno mandavano d'Europa. Di qui l'origine
-degli Spedalieri di San Giovanni, durati poi fin alla
-nostra età col nome di cavalieri di Malta.
-</p>
-
-<p>
-Ci fu veduto come i Musulmani avessero occupato la
-costa settentrionale d'Africa, e di là invaso la Sicilia e
-l'Italia meridionale, correndo continuamente il Mediterraneo
-a danno delle navi e del litorale; e come
-contro di loro operassero Giovanni XIV e i Pisani; e
-finalmente battuti dai Normanni, non solo rinunziassero
-a dominare l'Italia, ma anche in Sicilia fossero ridotti
-a condizione servile.
-</p>
-
-<p>
-In altre parti però le minaccie de' Musulmani rinfocarono
-non solo contro Terrasanta ma contro tutta
-Europa, quando una nuova gente settentrionale rianimò
-la foga dei seguaci del Profeta, voglio dire i Turchi
-<span class="pagenum" id="Page_548">[548]</span>
-Selgiucidi, che avendo invasa la Siria <span class="sidenote">(1078)</span>, vi trucidarono i
-Cristiani e i Musulmani Alidi, rei del pari al loro cospetto
-di credere che un Dio s'incarnasse. Fu sentito
-allora il bisogno di prevenire il pericolo coll'assalire i
-nemici; e Gregorio VII invitò i Cristiani ad assumere
-le armi, e passar a combattere per Cristo, proponendo
-condurli egli stesso, appena domi i suoi nemici<a class="tag" id="tag423" href="#note423">[423]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Spetta dunque a lui la prima idea delle crociate; ed
-è notevole che non nomina tampoco il santo sepolcro,
-titolo d'emozione allora, come adesso pretesto: bensì
-ne motiva l'estendere il regno di Cristo, respingere
-l'Islam, restituire all'Impero le provincie tolte dai Selgiucidi,
-riunirlo alla Chiesa latina siccome prometteva
-l'imperatore Michele Parapinace, spingersi fino in Armenia
-regno di Cristiani, e ricacciare i Turchi nel deserto
-Tartaro. Vittore III continuò quelle esortazioni
-nel suo breve pontificato, e tenuto coi vescovi e cardinali
-un concilio, da tutti i paesi d'Italia adunò un esercito
-cristiano, al quale diede il vessillo di san Pietro e
-indulgenza plenaria<a class="tag" id="tag424" href="#note424">[424]</a>. All'impresa pigliarono principal
-parte Genovesi e Pisani, che invasero le coste
-d'Africa <span class="sidenote">(1088)</span>, e delle spoglie levatene abbellirono le patrie
-chiese.
-</p>
-
-<p>
-Non era dunque nuovo il grido della guerra santa
-in Italia, allorchè un Pietro, eremita d'Amiens <span class="sidenote">(1093)</span>, andato
-pellegrino a Gerusalemme, e tocco dalla miseria a cui
-gl'Infedeli vi riducevano la popolazione cristiana e i
-<span class="pagenum" id="Page_549">[549]</span>
-devoti avveniticci, corse l'Italia e l'Europa, in nome di
-Dio invitando i popoli a redimere la santa terra dall'obbrobrio
-della servitù straniera. In tempo che predominava
-il sentimento religioso, efficacissima sonò
-quella parola; tutta cristianità si scosse gridando <i>Dio
-lo vuole</i>, e ne cominciarono le spedizioni note sotto il
-nome di crociate. Raccolse quel grido popolare papa
-Urbano II, e convocò un sinodo a Piacenza <span class="sidenote">(1095)</span>, al quale
-intervennero ducento vescovi d'ogni paese, da quattromila
-cherici e più di tremila laici, talchè le adunanze
-bisognò tenere all'aperta. Ivi si fecero molti decreti
-per restaurare la scarmigliata disciplina ecclesiastica e
-per garantire la tregua di Dio; e furono uditi nunzj dell'imperatore
-Alessio Comneno che esponeano le desolazioni
-della Palestina, esortando a dargli soccorso
-contro gli Infedeli, che spingeano le correrie fin sotto
-ai baluardi di Costantinopoli, e minacciavano tutta cristianità.
-Papa Urbano esortò all'impresa, e da molti ne
-ricevette giuramento: poi nel concilio di Clermont promise
-(cosa allora insolita) indulgenza di tutte le meritate
-penitenze a chi assumesse la croce e le armi. — Chi
-non prende la sua croce e mi segue, non è degno di
-me» ripeteasi da tutti i pulpiti. — Le cavallette non
-hanno re, e vanno insieme per bande. — Maledetto chi
-in viaggio porta il sacco o il bastone! Provvederà Iddio,
-il quale veste i gigli de' campi. — Dio lo vuole, Dio lo
-vuole!»
-</p>
-
-<p>
-Come poc'anzi aveano tutti creduto alla fine del
-mondo, così allora tutti credettero al riscatto; ognuno
-lasciava ciò che più avea diletto, il castello, la sposa,
-i figliuoli; chi jeri rideva, oggi flagellavasi; i ladroni
-sbucavano dalle tane; parricidi, adulteri, sacrileghi vestivansi
-di cilizio, e moveano per fare sconto di loro
-colpe; v'era chi ferrava i bovi, e sulle benne caricava
-tutta la famiglia: turbe incomposte d'uomini, fanciulli,
-<span class="pagenum" id="Page_550">[550]</span>
-donne, senza guida, senza viveri, senz'armi s'avviavano
-a Gerusalemme, non sapendo ove ella fosse nè
-come vi giungerebbero, ma fidando nel Dio che aveva
-pasciuto Israele nel deserto. Con questo entusiasmo
-che avrebbe creduto colpa il ragionare, la turba, sui
-passi di Piero Eremita, precipitavasi per la via meno acconcia,
-cioè per l'Ungheria e la Bulgaria; e per difetto
-di cibi, o per assalto de' nemici e per vendetta delle
-popolazioni su cui arrivava devastando, perì a centinaja
-di migliaja. I baroni di Francia e Lorena mossero
-con ordine migliore per la Germania: un altro stuolo,
-con Ugo fratello del re di Francia, Roberto di Fiandra,
-Roberto di Normandia, Eustachio di Boulogne, passarono
-per Italia. A Lucca trovato il papa, vollero esserne
-benedetti; indi rivoltisi su Roma, ne cacciarono l'antipapa
-Guilberto, che dovette rinchiudersi in Castel
-Sant'Angelo. Giunti in Puglia quando più non era acconcia
-la stagione al tragitto, vi attesero la primavera.
-</p>
-
-<p>
-Colà Amalfi erasi ribellata a Ruggero duca di Puglia,
-il quale per domarla si raccomandò a suo zio Ruggero
-conte di Sicilia; e questi, radunato gran numero di
-Saracini dell'isola<a class="tag" id="tag425" href="#note425">[425]</a> e unitili alle sue truppe e a grossa
-squadra di navi, assediò la città. Ma ecco in quello
-spargersi l'arrivo de' Crociati; subito il grido di Dio lo
-vuole risuona fra gli accampati; l'odio rinfervorato
-contro gl'infedeli fa parere iniquo l'adoperarlo contro
-i Cristiani: Boemondo, principe di Taranto e fratello
-del duca Ruggero, piglia tosto la croce, nella speranza
-di fare alcun acquisto in quell'Asia dove già egli avea
-combattuto i Greci; e moltissimi si accingono al passaggio.
-Così spegnesi l'ira fratricida, e Amalfi conserva
-la sua libertà.
-</p>
-
-<p>
-I Crociati passarono in Epiro <span class="sidenote">(1096)</span>; ma i Greci (che del
-<span class="pagenum" id="Page_551">[551]</span>
-resto mostraronsi sempre tepidi, spesso sleali in una
-guerra da essi invocata e di loro principale vantaggio)
-si adombrarono dell'arrivo di questi Normanni che
-testè aveano provati nemici, e in fatto non tardò occasione
-di venire all'armi. Boemondo li battè, occupò
-molto paese, e comparve nella reggia di Costantinopoli
-con tal fierezza, che Alessio Comneno non trovò migliore
-spediente che chiamarlo a sè, lasciargli scegliere
-quante ricchezze volesse, e rimandarlo col solo patto
-che gli facesse omaggio.
-</p>
-
-<p>
-Non è nostro ufficio il divisare quell'impresa, la
-prima che s'assumesse a nome dell'intera cristianità, e
-la più magnifica negli effetti, giacchè impedì che l'Europa
-divenisse musulmana. Diremo solo come i nostri
-non vi si precipitassero con tanto ardore quanto gli
-stranieri, attesochè da un lato (al par degli Spagnuoli)
-non aveano bisogno di cercare fuor di casa la guerra
-contro gl'infedeli, dall'altro teneano traffici vivi in
-Siria: pure Folco, poeta di quegli avvenimenti, canta
-che dalle rive dell'Adige, dell'Eridano, del Tevere, della
-Magra, del Vulturno, del Crustamino partì gran popolo,
-Liguri, Italiani (Lombardi?), Toscani, Sabini, Ombri,
-Lucani, Calabresi, Sabelli, Aurunci, Volsci, Etruschi,
-Apuli<a class="tag" id="tag426" href="#note426">[426]</a>. V'è chi scrive l'impresa essere stata consigliata
-<span class="pagenum" id="Page_552">[552]</span>
-e ispirata dalla contessa Matilde<a class="tag" id="tag427" href="#note427">[427]</a>; ma nessun
-contemporaneo ne fa motto, benchè all'indole di lei si
-convenga il credere vi persuadesse e ajutasse gl'italiani,
-e massime i Toscani.
-</p>
-
-<p>
-Fra gli ostacoli dei Greci infidi e dei Turchi nemici,
-l'esercito procedette fin che prese Nicea ed Antiochia,
-<i>occhio della Siria, perla dell'Oriente</i> <span class="sidenote">(1097-98)</span>.
-</p>
-
-<p>
-Repugna all'indole feudale il supporre la spedizione
-diretta da un solo capitano, come disacconciamente
-favolò il Tasso: ciascun barone, ciascun uomo passava
-cogli uomini, colle provvigioni, colle armi, coi consigli
-che credeva, nulla avendo di comune se non l'intento,
-ispirati dall'unica idea allora universale, la religione,
-e col calore che le passioni sogliono acquistare in una
-moltitudine radunata al medesimo scopo. Fra' baroni
-andati da Italia si segnalò Tancredi, figlio del marchese
-Odone Buono e di Emina sorella di Roberto Guiscardo,
-tipo del valor generoso e devoto; mai non invocato
-indarno dal debole, fedele a tutta prova, d'un valore
-che crescea cogli ostacoli e che si nascondeva, cercando
-meriti pel cielo non acquisti in terra. Fiero ed
-astuto invece Boemondo suo cugino aspirava più ai
-regni mondani che al celeste: onde appena fu presa
-Antiochia, vi si fermò, facendosene un regno.
-</p>
-
-<p>
-Dopo lunghi travagli <span class="sidenote">(1099 — 15 giug.)</span> anche Gerusalemme fu espugnata,
-e si trattò di porne re Tancredi: ma egli preferì
-consacrare la sua spada a difenderla dai rinascenti Musulmani;
-e lo scettro fu dato a Goffredo di Bouillon.
-Al modo che i Barbari aveano fatto dell'Italia, la Palestina
-fu allora partita fra i cavalieri latini, ciascuno
-regnandone un brano, difendendolo, estendendolo,
-governandolo, sotto la nominale primazia del re di
-Gerusalemme.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_553">[553]</span>
-</p>
-
-<p>
-Anche i conti di Biandrate e di Savoja campeggiarono
-colà. De' minori combattenti non si parla, giacchè,
-se le imprese del medio evo son la più parte anonime,
-queste ancor più, dove tutti chiedeano ricompense
-eterne, anzichè glorie mondane. Bensì le tradizioni
-posteriori accennano a fatti e persone non bene accertati.
-Padova nomina Aicardo di Montemerlo e
-Isnardo di Sant'Andrea del Musone, il primo de' quali,
-nobilissimo giovane e soldato arditissimo, restò morto
-all'assedio di Nicea. Galvano Fiamma vuole che da Milano
-un mirabile esercito passasse alla crociata cantando
-Ultreja: ma il suo genio parabolano, l'esser vissuto
-due secoli dopo, e il silenzio dei cronisti coevi o vicini,
-come Landolfo Juniore, gli scemano fede; tanto più che
-l'abate Uspergese afferma che sin al 1100 i Lombardi
-aveano sempre mancato al voto di concorrere alla
-crociata. Pure i cronisti milanesi sanno che il loro
-arcivescovo Anselmo da Bovisio partì a menare soccorsi
-ai Crociati, e dinanzi all'immensa turba portava
-un braccio di sant'Ambrogio in atto di benedirla<a class="tag" id="tag428" href="#note428">[428]</a>:
-era banderajo Giovanni da Ro, e capitano Ottone Visconti,
-il quale, ucciso un gigante infedele, gli tolse il
-cimiero, figurante un drago che ingoja un fanciullo, e
-ne formò lo stemma de' Visconti. La spedizione riuscì
-alla peggio, e l'arcivescovo stesso vi perì, o combattendo,
-o a Costantinopoli in conseguenza d'una ferita:
-e i Crociati che rimpatriarono, istituirono il luogo pio
-delle Marie e la chiesa di San Sepolcro, alla quale poi
-annualmente dirigeasi e dirigesi<a class="tag" id="tag429" href="#note429">[429]</a> dalla metropolitana
-lombarda una processione in ricordanza di quel
-fatto. A Imola i Sassatelli e i Carradori presero la croce,
-<span class="pagenum" id="Page_554">[554]</span>
-e Vincenzo Cesare de' Carradori vi menò cento compatrioti
-a proprie spese. A Siena in Bicherna è un quadro
-che ricorda l'invio di 2000 crociati.
-</p>
-
-<p>
-Tarda adulazione inventò un Rinaldo, giovane eroe,
-dal quale poi derivasse la casa d'Este; ma nella storia
-non n'è il minimo vestigio. I Fiorentini vorrebbero
-che Pazzino de' Pazzi montasse il primo sulle mura di
-Gerusalemme, onde da Goffredo ebbe in dono alcune
-scaglie del santo sepolcro, colle quali in patria accese
-il fuoco benedetto. Ne derivò a quella famiglia il privilegio
-di rinnovare il fuoco al sabbato santo, e correvano
-a recar la facellina per tutte le vie sopra un carro,
-che poi s'ingrandì e ornò; ed oggi ancora va in volta
-mandando la colombina fin al coro della cattedrale, poi
-dando il volo a molti fuochi artifiziali sul canto dei
-Pazzi.
-</p>
-
-<p>
-Alla prima crociata andarono i Pisani (vuol la tradizione),
-e Cucco Ricucchi portava un crocifisso, il quale
-nell'assalto di Gerusalemme voltossi verso i combattenti
-gridando: «Seguite, o Cristiani, che avete vinto». Quel
-crocifisso tennero sempre i Pisani in gran venerazione
-nel loro duomo, caricandolo di doni e voti: e da qui
-derivò l'uso a Pisa e al restante contado, che nelle
-processioni si porti il crocifisso rivolto verso i seguaci.
-Il Trinci fa andare a quella guerra Guido da Buti, Guido
-da Ripafratta, Ezelino da Caprona, Alfeo Salvucci da
-Biéntina. Ma mentre alcuni fan principale onore ai
-Pisani della presa di Gerusalemme, Guglielmo di Tiro
-li dice arrivati solo alla fine del 1099, condotti dall'arcivescovo
-Daimberto, che salì patriarca della santa
-città, e del quale abbiamo la lettera con cui, a nome
-anche di Goffredo, del conte Raimondo e di tutto l'esercito,
-dava ragguaglio di quella presa a Pasquale II,
-che ne scrisse ringraziamenti ai consoli di Pisa.
-</p>
-
-<p>
-Accompagnavali la flotta genovese di ventotto galee
-<span class="pagenum" id="Page_555">[555]</span>
-e sei vascelli, sulla quale montava pure lo storico Caffaro,
-e vuolsi comandata da Guglielmo Embriaco, il
-quale avrebbe insegnato l'uso delle torri mobili. Le due
-genti di conserva assalirono Cesarea; e ricevuta prima
-la comunione, ed esortati da Daimberto e dal console
-genovese Malio, la presero d'assalto. Dalle spoglie i
-Genovesi ottennero il famoso catino, che credeasi uno
-smisurato smeraldo e donato dalla regina Saba a Salomone,
-e che ancora si venera come reliquia se non
-come tesoro. Da Tancredi ottennero un quartiere d'Antiochia
-dov'egli era principe, e di Laodicea con mercato
-franco e il libero uso dei porti<a class="tag" id="tag430" href="#note430">[430]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Venezia, per non guastare i suoi traffici coi principi
-di Levante, freddamente avea cooperato alla crociata:
-come però vide Pisani e Genovesi tornarne carichi di
-prede, volle partirle, e impedire che quelli preponderassero;
-e scontrata la flotta genovese, la battè e svaligiò,
-dando agl'infedeli l'abbominevole soddisfazione
-di veder Cristiani uccisi da Cristiani.
-</p>
-
-<p>
-Durava ancora l'uso che i dogi chiedessero la bolla
-d'oro in segno d'investitura dagli imperatori di Costantinopoli.
-Domenico Michiel, elevato a quel posto <span class="sidenote">(1117)</span>, mandò
-impetrarla da Giovanni Comneno; e questo, pretessendo
-qualche insulto fatto dai Veneziani, non solo ricusò, ma
-fe staggire quanti legni ancoravano ne' suoi porti <span class="sidenote">(1123)</span>, finchè
-la Repubblica desse soddisfazione. La soddisfazione
-fu che esso doge menò a Rodi la flotta, dianzi vincitrice
-dei Turchi, saccheggiò quell'isola ed altre, sinchè composero
-pace ad istanza di Baldovino, secondo re di
-Gerusalemme. Allora ducento navi veneziane, su cui
-Arrigo Contarini vescovo d'Olivolo, veleggiarono verso
-Levante, e colata a fondo la flotta egizia di sessanta
-galee oltre i legni minori, approdarono in Siria, patteggiando
-<span class="pagenum" id="Page_556">[556]</span>
-coi Crociati di soccorrerli, purchè d'ogni
-città conquistata ottenessero una via franca, una chiesa,
-e bagno e forno e tribunale proprio, e immunità da
-gravezze, oltre un terzo della città contro cui campeggiassero,
-e trecento bisanti sulle rendite di essa. Sopra
-Tiro si concentrò lo sforzo; e il doge Vitale Michiel II,
-come vide che l'esercito di terra esitava nella paura
-d'essere abbandonato dalla flotta, depose il sartiame
-sulla spiaggia, distribuì centomila ducati fra i combattenti,
-e mostrò voler salire la breccia co' suoi marinaj,
-armati non d'altro che di remi. L'esempio incuora,
-la città è presa, al doge s'offre fin la corona di Gerusalemme;
-ma egli preferisce il berretto dogale, e rimena
-l'armata trionfante a Venezia, la quale in una sola campagna
-ebbe acquistato potenza e spoglie maggiori, che
-non Pisa e Genova in tanti anni. Poi nel 1130 da re
-Baldovino ottenne d'aver un quartiere indipendente in
-ciascuna città del reame di Gerusalemme, dove i gabellieri
-non potessero impacciare la libertà de' suoi
-traffici<a class="tag" id="tag431" href="#note431">[431]</a>. Anche Genova all'assedio di Tolemaide
-patteggiò le si concedesse un terzo del bottino, e nella
-città una chiesa, un banco, un tribunale della propria
-nazione.
-</p>
-
-<p>
-Ma i Musulmani dal primo abbattimento presto risorsero,
-e minacciavano cacciare i Cristiani dai loro
-nuovi stabilimenti, onde fu duopo rinnovare le spedizioni,
-sempre con men fervore e più meditati provvedimenti.
-San Bernardo <span class="sidenote">(1147)</span> eccitò Luigi VII re di Francia
-e Corrado III imperatore di Germania alla seconda
-crociata, «mal convenendo che il re del Cielo perdesse
-una porzione del suo regno in terra»; e sull'esempio
-di regina Eleonora di Guienna, ricchi e signori presero
-la croce, e si mandava fuso e conocchia a chi tardasse:
-i poeti eccitavano al valore, i frati vi spingeano i ribaldi
-<span class="pagenum" id="Page_557">[557]</span>
-come a via di salvamento. Molti Italiani v'ascoltarono,
-fra cui Amedeo duca di Torino, Guglielmo
-marchese di Monferrato, Guido di Biandrate, Martin
-della Torre milanese che vi fu preso e ucciso, Ezelino
-il Balbo da Romano. Ai Crociati raccolti a Etampes
-Ruggero di Puglia mandò offrire navi, vitto e il proprio
-figliuolo, purchè volessero prendere la via di mare.
-Sventuratamente non gli diedero retta; e per terra
-camminando, si trovarono esposti ai multiformi tradimenti
-dei Greci; sicchè l'impresa fallì, ducentomila
-Cristiani vi perirono, e tardi si vide quanto saviamente
-gl'Italiani consigliassero, non di fare soltanto una punta
-sovra Gerusalemme, ma di piantare colonie tutto lungo
-le coste e nell'Asia Minore: provvedimento che avrebbe
-tanto operato sull'avvenire dell'Asia, e prevenuto le
-minaccie che poi i Turchi recarono all'Italia.
-</p>
-
-<p>
-In quel tempo Ruggero di Sicilia occupava Corfù <span class="sidenote">(1149)</span>; e
-l'imperatore greco Manuele Comneno invocò i Veneziani
-per combatterlo. La loro flotta imbattutasi in
-Luigi di Francia che tornava di Gerusalemme, lo prese;
-ma l'armata di Ruggero poco dopo il liberò: e i Veneziani
-devastarono la Sicilia, non tanto per far grato
-all'augusto bisantino, quanto per isfogo di rivalità.
-</p>
-
-<p>
-Così in Asia si agitavano le passioni e gl'interessi
-italiani. Il normanno Boemondo duca d'Antiochia, dopo
-rimasto lungo tempo prigioniero dei Turchi, girò
-Francia e Italia concitando i Cristiani a mandare soccorsi
-a Terrasanta; e dal suo principato di Táranto
-cavò molta gente, sicchè da Brindisi <span class="sidenote">(1107)</span> potè salpare con
-ducencinquanta navi, quarantamila fanti e cinquemila
-cavalli. Invece però di volgersi sulla Palestina, prese la
-Vallona e assediò Durazzo, appartenenti all'impero
-greco, finchè Alessio Comneno non ne comprò la pace
-colla promessa di più non molestare i Crociati. Poco
-stante Boemondo morì.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_558">[558]</span>
-</p>
-
-<p>
-Era pur morto il conte Ruggero di Sicilia, lasciando
-un fanciullo del nome stesso, per cui governava Adelaide
-sua madre. Baldovino II di Gerusalemme credette
-opportune ai gravissimi suoi bisogni le ingenti ricchezze
-di lei, e la domandò sposa. Ella assentì, patto che, se
-non generasse altri figli, il regno di Gerusalemme verrebbe
-al suo Ruggero; e passò in Terrasanta con grosso
-tesoro e fra grandi feste. Ma dopo alcun tempo Baldovino
-essendosi gravemente malato, le confessò d'avere
-un'altra moglie, onde Adelaide fu rimandata senza le
-ricchezze. Suo figlio Ruggero ne concepì tale dispetto,
-che più non volle soccorrere i Crociati, per quanto li
-sapesse in bisogno.
-</p>
-
-<p>
-Serve a paragone e chiarimento degli ordini feudali
-che trovammo in Italia, il rammemorare come i signori
-stabiliti in Terrasanta eleggessero diversi uomini
-savj <i>ad inquirere e sapere da la gente de diverse terre
-che erano lì, le usanze de le loro città; e tuttociò che
-quelli, li quali elesser a questo effetto, hanno possuto
-saper et apprendere, el feceno mettere in scriptis</i>, appunto
-come Rotari faceva scrivere le precedenti usanze
-del suo popolo. E ne venne il codice, detto <i>delle Assise</i>,
-non estraneo agli Italiani perchè regolò tanti possessi
-di questi in Levante, e specialmente Candia, colonia dei
-Veneziani, i quali ad uso di essa le fecero tradurre in
-loro dialetto, e ve le applicarono come legge comune.
-</p>
-
-<p>
-Le Assise, come tutti i codici e statuti del medio evo,
-si occupavano soprattutto del rendere giustizia; al qual
-uopo v'avea due corti secolari. Dell'alta corte era capo
-il re, e davanti ad essa si dibattevano le cause fra la
-corona e i baroni, o di questi fra loro o coi loro sudditi
-o vassalli; onde le Assise trattano a lungo dei diritti
-feudali, dei modi di possedere, investire, spropriare,
-e principalmente de' giudizj per mezzo del
-duello: sicchè non potrà dire di conoscere le ragioni
-<span class="pagenum" id="Page_559">[559]</span>
-feudali chi in quelle non abbia studiato. Alla seconda
-corte della borghesia presedeva un visconte nominato
-dal re, e vi si controvertevano le cause fra i semplici
-borghesi, cioè non investiti di feudo, nè cavalieri o soldati,
-ma mercanti, o persone franche, o sudditi indigeni
-o schiavi. Qui pure discuteasi per prove e testimonj, e
-spesso si ricorreva al duello, e più ancora alle prove
-del ferro rovente, dell'acqua o simili.
-</p>
-
-<p>
-La corruzione non tardò ad entrare nel regno di
-Gerusalemme; i Musulmani si rinforzarono, il generoso
-Saladino li ricondusse contro la città <span class="sidenote">(1187)</span> che è santa anche
-per essi, e in breve l'Europa intese che Dio avea perduto
-il suo patrimonio in terra, e Gerusalemme e il
-santo sepolcro eran novamente preda ai cani. I popoli
-tutti, cui quella era come una patria comune, levarono
-il pianto, e chiesero armi, armi <span class="sidenote">(1189)</span>. Mentre Ricardo Cuor
-di leone re d'Inghilterra, Filippo Augusto di Francia,
-Federico Barbarossa di Germania vi si accingeano,
-Genova, Pisa, Venezia, dimenticati per poco i dissidj,
-correano a sostenere Tolemaide assediata, alla guida
-degli arcivescovi di Pisa e di Ravenna: Piacenza vi
-mandò seicento guerrieri, Cremona una grossa nave,
-duemila uomini i Bolognesi<a class="tag" id="tag432" href="#note432">[432]</a>: i Pisani due volte
-sconfissero la flotta musulmana: i Genovesi portavano
-ambasciadori a tutte le potenze, e a Ricardo d'Inghilterra
-esibirono stanza in città, ricovero in porto, e
-quanti trasporti per mare occorressero; ed egli gradì
-<span class="pagenum" id="Page_560">[560]</span>
-l'offerta; poi combattendo al loro fianco in Palestina,
-imparò a stimarne il valore, e com'essi adottò per insegna
-navale la croce rossa in campo bianco, e san
-Giorgio per patrono.
-</p>
-
-<p>
-Mercè degli Italiani Tiro fu salva: ma tosto le discordie
-rivalsero, e i Cristiani combatterono fra loro,
-per modo che Corrado marchese di Tiro dovette obbligare
-i Genovesi a ritirarsi <span class="sidenote">(1193)</span>. Anche i re crociati furono
-presto a litigi ed alle armi, talchè la terza spedizione
-sortì infelice termine.
-</p>
-
-<p>
-Alla quarta già l'ardore devoto erasi intepidito a
-segno, che fu duopo esibire denaro perchè il popolo
-s'armasse, e l'imperatore Enrico VI prometteva trenta
-oncie d'oro a chiunque si crociasse: ma costui non badava
-tanto al ricupero di Terrasanta, quanto ad assicurare
-a sè colle armi pietose il regno di Puglia, siccome
-vedremo (Cap. <span class="smcap lowercase">LXXXVII</span>).
-</p>
-
-<p>
-Meglio che pei fatti particolari, sono memorabili a
-noi pure le crociate per la generale influenza esercitata
-da quel movimento dell'intera popolazione, dal rimescolamento
-delle idee, dall'esaltazione degli spiriti. Per
-due secoli il crociarsi fu guardato come un debito, di
-cui ognuno fosse tenuto a Cristo; le città spedivano
-torme di prodi; il principe levava somme a prestanza,
-mettendo a pegno i possessi; l'ecclesiastico i benefizj;
-il barone alienava i feudi; il poeta ne sperava un non
-caduco alloro; il monaco la palma della perseveranza
-nella fede; la fanciulla, il vecchio, la monaca non si
-sgomentavano innanzi a pericoli sì diversi. Ai Crociati
-perdonavansi i pedaggi: nei contratti di nozze i nobili
-si riservavano la libertà di crociarsi: poteva la moglie
-impedire al marito di chiudersi in un convento, ma non
-di prender la croce<a class="tag" id="tag433" href="#note433">[433]</a>, quand'anche le lasciasse dei
-<span class="pagenum" id="Page_561">[561]</span>
-bambini. Uno non sapeva come schermirsi da un nemico
-mortale? crociavasi; uno voleva dalla Chiesa indulgenza
-de' suoi delitti? crociavasi. Ricchi e grandi credevano
-crescere di merito quando in que' disagi si mettessero a
-paro co' più abjetti: migliaja giuravano di più non tornare
-in patria, che non avessero riscattata Terrasanta;
-e chi al voto fallisse, non era più dalla Chiesa riconosciuto
-per figlio, restava vile agli occhi degli uomini
-d'onore. I pellegrini, mantenuti dalla pubblica carità,
-cantavano lietamente la terra promessa, la patria del
-Salvatore, la genitrice de' santi padri, il teatro della
-riconciliazione con Dio: perivano mille di mille segnati?
-benedicevasi il Signore che tanti nuovi testimonj di sua
-fede fossero saliti al cielo. Voleasi dopo morte esser
-involti nella tonaca che si tenea in dosso nel visitare il
-santo sepolcro; i Pisani trasportarono di Palestina la
-terra di che empire il loro cimitero, per potere così
-dirsi sepolti in terra santa.
-</p>
-
-<p>
-Le crociate fecero pure dalla feudalità e dall'importanza
-personale germogliare la Cavalleria, per la quale il
-nobile tenevasi obbligato ad usare il massimo valore nelle
-prove più difficili, cercarle anche a bella posta, fosse
-ne' tornei ed in finti armeggi, ovvero in lontani paesi
-e in assalti rischiosissimi, e sovrattutto a difesa del bel
-sesso, degli ecclesiastici e del proprio signore: della
-patria non si parlava ancora. La maggior forza di corpo,
-il miglior cavallo, l'elmo, la corazza e la spada meglio
-temprati erano il vanto del cavaliero, che doveva non
-conoscer paura, non rifiutare cimento per quanto disuguale,
-non ritirarsi mai da un voto per quanto difficile,
-non mai mancare a data parola per quanto gli costasse.
-Un altro prode, e più specialmente qualche principe
-<span class="pagenum" id="Page_562">[562]</span>
-armava il cavaliero, ponendogli i distintivi di quel
-grado, cioè l'elsa e gli sproni dorati e il cingolo, e
-dandogli la guanciata come s'usa nella cresima, oppur
-battendolo sulla spalla colla propria spada.
-</p>
-
-<p>
-Il corredo delle prove e delle iniziazioni, e le cerimonie
-dell'inaugurazione, precedute dalla veglia dell'armi,
-nacquero poc'a poco quando si volle ridur la
-Cavalleria ad una specie di condizione privilegiata,
-com'erano tutte l'altre di quei tempi. Allora s'introdussero
-differenti specie di cavalieri: e in Italia si conosceano
-cavalieri del bagno, che con solennissime cerimonie
-si astergeano il corpo a indizio della purificazione
-dell'anima; cavalieri di corredo, vestiti verdebruno e
-con ghirlanda dorata; cavalieri di scudo, fatti da popoli
-e signori, e che pigliavano l'ordine colla barbuta in
-capo; cavalieri d'arme, investiti sul campo senz'altra
-cerimonia che dar loro la spada, la guanciata, l'abbraccio
-e il giuramento di lealtà<a class="tag" id="tag434" href="#note434">[434]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Così fatti si moltiplicarono, e per pompa non per
-merito: Ruggero di Sicilia, facendo cavalieri i suoi
-due figliuoli Ruggero e Tancredi, ne insignì con loro
-quaranta; nel 1294 Azzo d'Este aprì corte bandita
-per ottenere il cingolo da Gherardo di Camino, e
-avutolo, armò di propria mano cinquantadue militi;
-trecento ne armò Carlo Martello quando fu coronato
-re di Napoli il 1290: poi se n'abusò a segno, che
-Carlo IV imperatore nel 1355 commise al patriarca
-di dichiarar cavalieri tutti quei che venuti erano per
-ciò a Siena; onde coloro i quali aspiravano ad un
-onore che cessava d'esser tale dacchè rendeasi vulgato,
-<span class="pagenum" id="Page_563">[563]</span>
-ma che rincresceva di non possedere appunto perchè
-vulgato, raccomandavansi a quei ch'erano attorno al patriarca,
-«e quando erano a lui nella via, lo levavano in
-alto, e traevangli il cappuccio usato, e ricevuta la guanciata
-in segno di cavalleria, gli mettevano il cappuccio
-accattato col fregio d'oro, e traevanlo dalla pressa, ed era
-fatto cavaliere»<a class="tag" id="tag435" href="#note435">[435]</a>. Quando poi Carlo V fu coronato
-a Bologna, «colla spada toccava la testa di chi voleva
-esser cavaliere, dicendogli Esto miles; e tanti s'affollarono
-chieditori intorno a lui, dicendo Sire, sire, ad
-me, ad me, che egli stanco e sudando, e dicendo ai
-cortigiani No puedo mas, inchinò sopra tutti la sua
-spada, soggiungendo Estote milites todos todos; e così
-replicando, gli astanti si partirono cavalieri e contentissimi»<a class="tag" id="tag436" href="#note436">[436]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Ottimo modo di svilire un'istituzione! e il farlo ben
-conveniva a cotesti superbi stranieri, che colla spada
-venivano a radere le gloriose memorie dell'Italia, e ai
-sentimenti nobili e generosi surrogare il calcolo e l'obbedienza
-incondizionata. E per verità allora la Cavalleria
-avea passato stagione, ma già avea prodotto gli
-effetti, che non furono pochi. In mezzo a gente armata,
-a un diritto universale della forza, si udì per essa proclamare
-la lealtà e la generosità: il braccio del prode
-fu armato a tutela del debole e a terror del prepotente;
-la vedova, il pupillo trovarono chi ne sosteneva i diritti,
-chiamando al duello giudiziario l'usurpatore de' loro
-beni: il castellano dal suo covile udiva squillare il corno
-del cavaliero, che lo sfidava alla prova dell'armi, per
-dimostrargli ch'era un villan traditore, un sanguinario.
-Istituzione mirabilmente opportuna quando verun potere
-sociale bastava a imporre un ordine interiore, o a proteggere
-gl'individui; convertiva l'educazione militare in
-<span class="pagenum" id="Page_564">[564]</span>
-poderoso stromento di sociabilità, facendo ancora, al
-contrario di ciò che stabiliva il feudalismo, alla nascita
-prevalere il merito per mezzo d'una nobiltà, diversa
-dalla germanica e feudale, e creata per valore dapprima,
-sempre per meriti personali; alla potenza stazionaria e
-inumana de' possidenti ne opponeva una mobile e generosa,
-con sentimenti elevati, colla passione della gloria
-e il puntiglio della lealtà: l'inviolabilità della parola e
-la squisitezza del punto d'onore davano una dignità,
-esagerata talvolta, ma che divenne carattere de' tempi
-moderni.
-</p>
-
-<p>
-Questa comunanza, non forse di simboli e riti quanto
-alcuno vorrebbe, bensì di sentimenti, affratellava uomini
-di disparatissime nazioni, che cessavano di guardarsi
-per nemici dacchè erano cavalieri. Una gioventù, che
-cercava la fatica dei combattimenti e il riposo delle
-cortesie, che per istituto consacrava il coraggio alla
-giustizia e alla religione, crebbe l'amor delle pompe,
-de' tornei, delle corti bandite, ch'erano pure un nuovo
-riposo fra lo strepito dell'armi; introdusse il culto della
-donna, venerata come auspice della Cavalleria, e chiesta
-giudice e premio delle prodezze e delle tenzoni: onde
-il braccio del forte fu sottomesso all'irresistibile potenza
-della debolezza; e i nobili, inorgogliati soltanto della
-forza, rendevansi gentili; e mettendosi a contatto con
-altri, e a brillare nelle corti, alla selvatichezza surrogavano
-quelle maniere che da ciò appunto trassero il
-nome di <i>cortesia</i>.
-</p>
-
-<p>
-I primi Crociati disegnavano sullo scudo la croce,
-che per tutta la vita attestava le devote loro prodezze,
-poi conservato nella famiglia, diveniva una testimonianza
-ai posteri. Quel semplice carattere venne poi complicato
-con altri segni, che esprimevano con nuovo linguaggio
-le imprese; e quegli scudi, sospesi ne' castelli paterni,
-trasmettevansi come illustrazione delle famiglie, divenendo
-<span class="pagenum" id="Page_565">[565]</span>
-così un distintivo delle case, mentre prima non
-n'era altro che il nome del feudo, e consolidando la
-società coll'attaccarla alle memorie.
-</p>
-
-<p>
-Dalla Cavalleria e dalle crociate vennero pure gli
-Ordini cavallereschi militari. Uno di Spedalieri troviamo
-fin dal 952 all'Altopascio in Toscana, coll'uffizio
-d'accogliere i pellegrini, assistere i viandanti, mantenere
-le strade e i porti<a class="tag" id="tag437" href="#note437">[437]</a>. Dalla magnifica torre
-donde tutto si domina il val di Nievole, sonava la
-sera una squilla per avviare sulla bruna quei che ancora
-non avessero attraversato le palustri selve della
-Cerbaja.
-</p>
-
-<p>
-All'ospedale di San Giovanni a Gerusalemme, che
-dicemmo fondato dagli Amalfitani, era affisso un Ordine
-di Spedalieri, il cui priore Gerardo della Scala, al
-tempo delle crociate, armò i suoi frati per ajutare
-l'impresa; e così venne alterata la loro natura, conservando
-la cura degl'infermi e dei pellegrini, ma più
-combattendo gl'Infedeli, e ne uscì quell'Ordine nobile
-che fu poi famoso col nome di Giovanniti e di cavalieri
-di Rodi e di Malta. Seguirono i Templari, i Teutonici
-ed altri estranei all'Italia. Per noi fa l'indicare
-i cavalieri di San Lazaro, segnati dalla croce verde,
-e dediti a curare i lebbrosi e difendere i sacri luoghi;
-che poi trasferiti in Francia, e nel 1572 con autorità
-di Gregorio XIII uniti all'Ordine di San Maurizio fondato
-da Amedeo VIII di Savoja il 1434, si conservarono
-fin ad oggi in Piemonte.
-</p>
-
-<p>
-Particolari all'Italia furono i Frati Gaudenti di Santa
-Maria Gloriosa, istituiti nel 1204 da Loderingo di Andalò,
-con Gruamonte Caccianemici e Ugolino Capreto
-de' Lambertini nobili bolognesi, un Reggiano, il modenese
-Ranieri degli Adelardi ed altri, per insinuazione
-<span class="pagenum" id="Page_566">[566]</span>
-di frà Bartolomeo Breganze, vescovo di Vicenza,
-poi santo; ed approvati da Urbano IV<a class="tag" id="tag438" href="#note438">[438]</a>. Dovevano
-esser nobili per padre e madre; e seguivano la regola
-dei Domenicani senz'obbligo di celibato e di convivenza;
-e portavano mantello bianco, e su campo simile croce
-vermiglia sormontata da due stelle. Assumeano di protegger
-vedove e pupilli, orfani e poveri, e intromettersi
-delle paci: il comune di Bologna gli esentò da tutti i
-pesi reali e personali, ed altrimenti li privilegiò; e sovente
-le città d'Italia affidavano a loro la riscossione
-delle gabelle. Ma (dice Giovan Villani) troppo presto
-seguirono al nome i fatti, cioè d'intendere più a godere
-che ad altro.
-</p>
-
-<p>
-Luigi di Táranto, secondo marito che fu di Giovanna
-regina di Napoli, in memoria della sua coronazione
-inventò l'ordine del Nodo (1347), i cui cavalieri
-<span class="pagenum" id="Page_567">[567]</span>
-giuravano ajutare il principe in qualunque occorrente;
-dovevano portare sull'abito un nodo di qual colore volessero,
-col motto <i>Se a Dio piace</i>; il venerdì prendevano
-cappa nera con nodo di seta bianca, senz'oro nè
-argento o perle, a memoria della passione. Se il cavaliero
-avesse dato o ricevuto ferita, il nodo doveva
-restare sciolto finchè avesse visitato il santo sepolcro;
-reduce dal quale, poneavi il proprio nome e il motto
-Piacque a Dio. A pentecoste, congregatisi in Castel
-dell'Ovo, biancovestiti, rendeano conto de' fatti d'arme
-più notevoli nel <i>Libro degli avvenimenti de' cavalieri
-della compagnia dello Spirito Santo dal dritto desìo</i>.
-Chi fosse imputato d'azione indegna, dovea quel giorno
-presentarsi con una fiamma sul cuore, e attorno scritto
-<i>Ho speranza nello Spirito Santo di riparare mia
-grand'onta</i>: mangiava in disparte nella sala, ove il
-principe e i cavalieri banchettavano. L'Ordine morì
-coll'istitutore; ma il Libro degli avvenimenti e degli
-statuti venne alla repubblica di Venezia, che ne fece
-dono ad Enrico III quando passò d'Italia il 1573; ed
-egli ne tolse norma per fondare poco poi l'Ordine
-del Santo Spirito in Francia.
-</p>
-
-<p>
-Si pretese che Costantino Magno, a commemorare
-la vittoria sopra Massenzio, istituisse l'Ordine di San
-Giorgio o Costantiniano. Certo i Flavj Comneno, discendenti
-degl'imperatori di Costantinopoli, possedettero
-lungo tempo il granmaestrato di questa sacra
-milizia, e Giannandrea, ultimo di essi, lo lasciò a Francesco
-Farnese duca di Parma. Competeva esso ai Farnesi
-come duchi di Parma, o come retaggio domestico?
-punto che i recenti trattati lasciarono irresoluto; onde
-continuò a distribuirsi dal duca di Parma non meno
-che dai re di Napoli succeduti ai Farnesi, finchè non
-furono spossessati.
-</p>
-
-<p>
-Vorrebbero connettere alle crociate anche l'Ordine
-<span class="pagenum" id="Page_568">[568]</span>
-savojardo dell'Annunziata, istituito, dal conte Verde il
-1362, la cui collana è composta di lacci d'amore, colle
-lettere Fert, che si favoleggiano iniziali di <i>Fortitudo
-Ejus Rhodum Tenuit</i>. Amedeo VIII gli diede nuovi
-statuti nel 1409; Carlo III, il nome e l'immagine della
-ss. Annunziata nel 1518: e venti soli ne vanno decorati.
-</p>
-
-<p>
-Quando i Turchi minacciavano la Germania e l'Italia,
-Pio II istituì l'Ordine della Madonna di Betlem e quello
-de' Gesuiti, d'effimera durata. Pio IV istituì lo Speron
-d'oro (1560), proprio de' pontefici, che davasi a tutti
-gli ambasciadori venuti a Roma, e potea conferirsi
-anche dalla famiglia Sforza Cesarini, dal maggiordomo
-del papa, dal governatore di Roma e dai nunzj; la quale
-comunicazione d'un diritto sovrano lo abjettò tanto, che
-Gregorio XVI (1831) ne mutò il nome e le divise.
-</p>
-
-<p>
-L'arte trovò nella Cavalleria un nuovo campo, esteso
-quanto quello della devozione, dalla quale del resto era
-indivisibile. E ben presto anche l'Italia fu inondata da
-romanzi di Cavalleria, tradotti anche in vulgare; e se
-noi non contribuimmo verun originale ai periodi della
-Tavola Rotonda, de' Paladini di Carlo Magno, del Santo
-Graal, avemmo la più splendida esposizione della vita
-cavalleresca nell'Ariosto, e la più toccante nel Tasso.
-</p>
-
-<p>
-Il primo veniva in tempi di critica, talchè della
-Cavalleria non presentò che il lato beffardo, e imprese
-che, a forza d'essere esagerate, diventano ridicole;
-paladini che uccidono migliaja d'uomini; armi
-incantate che rivestono eroi invulnerabili; spade che
-tagliano le armadure più robuste; scudi che abbagliano;
-lancie che col solo tocco scavalcano; e tutto il
-corredo della magìa, e di castelli incantati e cavalli
-volanti e foglie converse in navi...; e il cercare imprese
-folli e contro potenze sovrumane, e la religione volta in
-celia e in empietà, e l'amore inebbriantesi nella spensierata
-voluttà. Pure la vita cavalleresca ci è mostrata in
-<span class="pagenum" id="Page_569">[569]</span>
-quelle armadure a tutta botta, in quelle spade famose
-quanto i loro eroi, come la durlindana d'Orlando, la
-belisarda di Ruggero, la fusberta di Rinaldo, «che fa
-l'arme parer di vetro frale»; in que' cavalli rinomati,
-il Bajardo di Rinaldo, il Brigliadoro di Orlando, il Frontino
-di Ruggero; in quella fedeltà alla parola, per cui
-Zerbino protegge anche la scellerata Gabrina; in quella
-riconoscenza, per cui Ruggero combatte invece dell'imperatore
-Leone fin contro la propria amante; in
-quella difesa del debole oppresso, assunta da Rinaldo,
-da Bradamante, da Sansonetto; in quell'amore d'Isabella,
-che per serbar fede all'estinto sposo subisce la
-morte; in quella devozione di Orlando, che, qualora
-non sia impazzito d'un amor puerile, combatte incessante
-per l'imperatore e per Dio, e raccomanda l'anima
-al moribondo Brandimarte, «che de' suoi falli al re
-del paradiso può domandar perdono anzi l'occaso».
-</p>
-
-<p>
-Il Tasso impicciolì il concetto delle crociate, facendone
-un'impresa regolare, d'esercito giusto sotto un
-capitano supremo, e con gerarchia di uffiziali e riviste
-e marce e stendardi: ma nell'anima devota e cavalleresca,
-più per sentimento che per istudio, intese egli
-que' costumi; e tu li ravvisi in Rinaldo, giovinetto insoffrente
-della disciplina, volonteroso d'imprese personali,
-e facilmente distratto dalle voluttà; in Raimondo
-che, quantunque vecchio, affronta lo sfidatore pagano;
-e meglio ancora in Tancredi, amoroso eppur fedele al
-capitano e alla croce, sempre primo ne' cimenti, che
-duellando con Argante, ricusa avere il vantaggio d'armi
-migliori; vedendolo esanimarsi, lo invita ancora generosamente
-a cedergli, senza insuperbir della vittoria<a class="tag" id="tag439" href="#note439">[439]</a>;
-<span class="pagenum" id="Page_570">[570]</span>
-che salva la figlia del signore d'Antiochia, e la rispetta;
-che invaghito di Clorinda, la combatte non conoscendola,
-e feritala a morte, corre attingere nel proprio
-elmo per dare col battesimo la vita eterna a quella
-cui toglieva la terrena.
-</p>
-
-<p>
-È quel Tancredi, di cui le croniche narrano che,
-avendo compito stupende geste, fe giurare al suo scudiero
-di non dirne parola finchè vivesse.
-</p>
-
-<p class="pad2 center large">
-FINE DEL TOMO QUINTO E DEL LIBRO SETTIMO
-</p>
-
-<div class="somm">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_571">[571]</span>
-</p>
-
-<h2><a id="indice" href="#indfront">
-INDICE</a></h2>
-
-<table class="indice" summary="">
- <tr>
- <td colspan="3" class="center">LIBRO SESTO</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap"><span class="smcap">Capitolo</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">LVIII.</td> <td>Il Medioevo. — Essi e noi</td> <td class="pag"><a href="#cap58"><i>pag.</i> 1</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">LIX.</td> <td>Odoacre. Teodorico goto. Ultimo fiore delle lettere latine con Cassiodoro e Boezio</td> <td class="pag"><a href="#cap59">19</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">LX.</td> <td>Fine del regno Ostrogoto. — Belisario. — Narsete. — Italia liberata</td> <td class="pag"><a href="#cap60">52</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">LXI.</td> <td>I Longobardi</td> <td class="pag"><a href="#cap61">70</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">LXII.</td> <td>Gl'invasori. Legislazione longobarda. Costumi</td> <td class="pag"><a href="#cap62">90</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">LXIII.</td> <td>I vinti. Con che legge viveano? Quali la condizione e le arti loro?</td> <td class="pag"><a href="#cap63">126</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">LXIV.</td> <td>La Chiesa in relazione coi popoli e coi nuovi dominj. San Benedetto e i monaci</td> <td class="pag"><a href="#cap64">150</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">LXV.</td> <td>I papi. Gregorio Magno</td> <td class="pag"><a href="#cap65">169</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">LXVI.</td> <td>Italia disputata fra Longobardi e Greci</td> <td class="pag"><a href="#cap66">186</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">LXVII.</td> <td>Gli Iconoclasti. Origine della dominazione temporale dei papi</td> <td class="pag"><a href="#cap67">205</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">LXVIII.</td> <td>Fine del regno longobardo. Rinnovasi l'impero d'Occidente</td> <td class="pag"><a href="#cap68">231</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">LXIX.</td> <td>L'impero romano-cristiano. Carlo Magno</td> <td class="pag"><a href="#cap69">252</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="3" class="center">LIBRO SETTIMO</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">LXX.</td> <td>Regno d'Italia. Condizione degli Italiani sotto i primi Carolingi</td> <td class="pag"><a href="#cap70">283</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">LXXI.</td> <td>Irruzione dei Saracini. Gl'imperatori Franchi</td> <td class="pag"><a href="#cap71">298</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="pagenum" id="Page_572">[572]</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">LXXII.</td> <td>Imperatori italiani. Gli Ungheri</td> <td class="pag"><a href="#cap72">322</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">LXXIII.</td> <td>Età ferrea del Pontificato. Ottone il grande. La corona imperiale e il regno d'Italia passano ai Tedeschi. Si svolge la nazionalità italiana</td> <td class="pag"><a href="#cap73">347</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">LXXIV.</td> <td>Il feudalismo</td> <td class="pag"><a href="#cap74">373</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">LXXV.</td> <td>Il Basso Popolo</td> <td class="pag"><a href="#cap75">400</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">LXXVI.</td> <td>Il Mille. Corrado Salico. L'arcivescovo Eriberto. Enrico III</td> <td class="pag"><a href="#cap76">427</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">LXXVII.</td> <td>Bassa Italia. I Normanni</td> <td class="pag"><a href="#cap77">448</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">LXXVIII.</td> <td>La Chiesa. Simonia e concubinato. Gregorio VII. La contessa Matilde. Guerra alle investiture</td> <td class="pag"><a href="#cap78">468</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">LXXIX.</td> <td>Repubbliche marittime</td> <td class="pag"><a href="#cap79">517</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">LXXX.</td> <td>Crociate. — La Cavalleria</td> <td class="pag"><a href="#cap80">540</a></td>
- </tr>
-</table>
-
-</div>
-
-<div class="footnotes">
-
-<h2>
-NOTE:
-</h2>
-
-<div class="footnote" id="note1">
-<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questo libro fu stampato nel 1855.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note2">
-<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Bollandisti</span>, <i>ad 8 jan.</i> — <span class="smcap">Eugipius</span>, <i>Vita s. Severini</i>, in
-<span class="smcap">Pez</span>, <i>Script. rerum. austriac.</i>, tom. <span class="smcap lowercase">I</span>. — Anche Benvenuto da
-Imola, al canto <span class="smcap lowercase">XII</span> dell'<i>Inferno</i> di Dante, racconta che, passando
-Attila per Modena, san Geminiano vescovo gli andò incontro
-chiedendogli misericordia. Quello gli rispose: — Non sai
-ch'io sono Attila flagello di Dio?» E il santo: — Ed io sono
-Geminiano servo di Dio». Il feroce ne rimase tocco, e passò
-oltre senza fare offesa.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note3">
-<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Gli storici lo qualificano re degli Eruli, forse perchè di tal
-gente gotica fosse il maggior numero delle sue schiere. Giornandes,
-<i>De Goth. orig.</i>, cap. 37, e l'<i>Historia miscella</i>, <span class="smcap lowercase">XV</span>, p. 101,
-lo fanno re dei Rugi e dei Turcilingi. Nel gabinetto di Vienna
-si hanno medaglie di lui, iscritte <span class="smcap">Fl. Odovac.</span></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note4">
-<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Æmilia, Tuscia, cæteræque provincia, in quibus hominum
-pene nullus existit.</i> Gelasio papa <i>ep. ad Andronicum</i>, presso
-<span class="smcap">Baronio</span>, <i>ad an.</i> 496, nº 36.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note5">
-<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Ennodio</span>, Paneg. Theodorici: <i>Migrante tecum ad Ausoniam
-mundo... sumpta sunt plaustra vice tectorum, et in
-domos instabiles confluxerunt, omnia servitura necessitati. Tunc
-arma Cereris, et solventia frumentum bobus saxa trahebantur,
-oneratæ fætibus matres inter familias tuas, oblitæ sexus et ponderis,
-parandi victus cura laborant</i>. Sotto il nome <i>Amalung-Dietrich
-von Bern</i>, cioè Teodorico Amalo di Verona, Teodorico
-è celebrato nell'<i>Heldenbuch</i> o libro degli eroi, poema tedesco
-del <span class="smcap lowercase">XIII</span> secolo.
-</p>
-
-<p>
-Su questi fatti, oltre gli autori precitati, vedi <span class="smcap">Cassiodoro</span>,
-<i>Chronicon</i>, e principalmente <i>Variarum libri</i> <span class="smcap lowercase">XII</span>, ed. Garet,
-Rohan 1679, e Venezia 1729. Peccato che Scipione Maffei non
-ne abbia eseguita la promessa edizione commentata.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Procopio</span>, <i>De bello goth.</i>, lib. <span class="smcap lowercase">IV</span>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Isidori Hispalensis</span>, <i>Chronicon goth.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Anonymi Chron.</i> detto Valesiano, dal Valois che lo pubblicò
-a Parigi il 1681, in calce all'Ammiano Marcellino.
-</p>
-
-<p>
-<i>Historia miscella</i>, nella raccolta del Muratori. Pare scritta
-nel 700.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Cochlæi</span>, <i>Vita Theodorici</i>, ed. Peringskiold, Stoccolma 1699.
-Vi si comprendono due vite antiche, ma di poco valore.
-<span class="smcap">Muratori</span>, <i>Annali, Rerum itaìicarum scriptores</i>, e <i>Antiquitates
-medii ævi</i>, che cito una volta per sempre.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Sartorius</span>, <i>Essai sur l'état civil et politique des peuples de
-l'Italie sous le gouvernement des Goths</i>. Parigi 1811; premiato
-dall'Istituto francese, ma che pare copiato dalle
-belle introduzioni di Giuseppe Rovelli alla <i>Storia di Como</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Hurter</span>, <i>Gesch. des ostrogothischen Königs Theodorich und
-seiner Regierung</i>. Sciaffusa 1808.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Manso</span>, <i>Gesch. des ostrogothisch. Reichs in Italien</i>. Breslavia
-1814; — <i>Uebersicht der Staats-Aemter und Vervaltungs-Behörden
-unter den Oslgothen.</i> Ivi 1823.
-</p>
-
-<p>
-Il sig. Felice Dahn, professore a Monaco, autore della vasta
-opera <i>Die Könige der Germanen</i>, inserì nella <i>Allgemeine Zeitung</i>
-del 1872 un articolo <i>Teodorich und Odovacar</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note6">
-<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Et nos maxime qui, divino auxilio, in republica vestra
-didicimus quemadmodum Romanis æquabiliter imperare possimus:
-regnum nostrum imitatio vestra est, forma boni propositi,
-unici exemplar imperii, qui quantum vos sequimur, tantum
-gentes alias anteimus... Pati vos non credimus inter utrasque
-respublicas, quarum semper unum corpus sub antiquis principibus
-fuisse declaratur, aliquid discordiæ permanere.... Romani
-regni unum velle, una semper opinio sit.</i> Variar., <span class="smcap lowercase">I</span>.
-</p>
-
-<p>
-<i>Romano</i> da qui innanzi dinota quelli che non erano Barbari,
-fossero i sudditi italiani dell'impero orientale, o i vinti
-dell'occidentale. Anche i Turchi chiamano <i>Romania</i> l'ultima
-provincia rimasta all'impero greco, e <i>Romei, Romili</i> i Greci
-soggiogati.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note7">
-<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Cassiodoro</span>, <i>Variar.</i> spesso. Il Banduri, <i>Numism. imp.
-rom.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>. 601, pubblica quest'iscrizione: <i>Salvis domino nostro
-Zenone augusto et gloriosissimo rege Theodorico</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note8">
-<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Ennodio</span>, <i>Vita. s. Epiphanii. — Concil.</i> tom. <span class="smcap lowercase">IV</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note9">
-<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Teodorico mutò colla porpora l'abito nazionale; ma è gratuita
-l'asserzione del Muratori che <i>inducesse i suoi Goti a fare
-lo stesso</i>. Presso l'anonimo del Valois, Teodorico si lagna che
-<i>Romanus miser imitatur Gothum, et utilis Gothus</i> (cioè il ricco)
-<i>imitatur Romanum</i>. E presso Cassiodoro, <i>Variar.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>. 15. 16:
-<i>Cum se homines soleant de vicinitate collidere, istis prædiorum
-communio causam noscitur præstitisse concordiæ: sic enim contigit,
-ut utraque natio, dum communiter vivit, ad unum velle
-convenerit... Una lex illos et æquabilis disciplina complectitur;
-necesse est enim ut inter eos suaviter crescat affectus, qui servant
-jugiter terminos constitutos</i>. Sono figure da retore. Da
-quanti secoli vivono sul suolo stesso Greci e Turchi? forse ne
-nacque soave affetto?</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note10">
-<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Un cenno ne trapela nella lettera di Teodorico al senatore
-Sunivado, <i>ut petat Samnium, jurgia Romanorum cum Gothis
-compositurus</i>. Variar., <span class="smcap lowercase">III</span>. 13.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note11">
-<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Variar.</i>, i. 19; <span class="smcap lowercase">IV</span>. 4; <span class="smcap lowercase">XII</span>. 5. Cassiodoro accenna il <i>curialis</i>,
-il <i>defensor</i>, il <i>curator</i>, il <i>quinquennalis</i>, ecc.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note12">
-<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>.&nbsp;&nbsp;</span>— Salva la riverenza al diritto pubblico e alle leggi di
-ciascuno». — <i>Jura veterum ad nostram capimus reverentiam
-custodiri. — Delectamur jure romano vivere. — Reverenda
-legum antiquitas. — Secundum legum veterum constituta</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note13">
-<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Is qui, quasi specie utilitatis publicæ, ut si necessaria
-faciat, delator existat, quem tamen nos execrari omnino profitemur</i>.
-Editto 35.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note14">
-<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Ibi potest census addi, ubi cultura profecerit.</i> Variar., <span class="smcap lowercase">IV</span>.
-38. Nella 10 dell'<span class="smcap lowercase">XI</span> scrive essersi aumentato il tributo, perchè
-<i>longa quies et culturam agris præstitit et populos ampliavit</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note15">
-<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Variar.</i>, <span class="smcap lowercase">IV</span>. 18.19; <span class="smcap lowercase">VI</span>. 7; <span class="smcap lowercase">VII</span>. 42; <span class="smcap lowercase">IX</span>. 24.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note16">
-<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Variar., <span class="smcap lowercase">III</span>. 13. 14. 15; <span class="smcap lowercase">VIII</span>. 5. — <i>Necessarium duximus
-illum sublimem virum ad vos comitem destinare, qui, secundum
-edicta nostra, inter duos Gothos litem debeat amputare: quod si
-etiam inter Gothum et Romanum natum fuerit fortasse negotium,
-adhibito sibi prudente Romano, certamen possit æquabili ratione
-discingere. Inter duos autem Romanos, Romani audiant quos
-per provincias dirigimus cognitores. Scitote autem unam nobis
-in omnibus æquabiliter esse charitatem.</i> <span class="smcap lowercase">VIII</span>. 3.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note17">
-<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Variar.</i>, <span class="smcap lowercase">V</span>. 17.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note18">
-<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Da <i>gut</i> buono. Ugo Grozio, nella <i>Storia dei Goti</i>, radunò
-i passi che ne fanno l'elogio: modo cattivo di giungere alla
-verità.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note19">
-<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Procopio</span>, <i>De bello goth.</i>, <span class="smcap lowercase">III</span>. 8.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note20">
-<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Reliqua per illum et illum</i> (come oggi si direbbe) <i>per
-N. N. legatos nostros patrio sermone mandamus</i>. Teodorico al
-re degli Eruli.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note21">
-<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Re Atalarico scrive a Cassiodoro: <i>Cum esset</i> (Teodorico)
-<i>publica cura vacuatus, sententias prudentum a suis famulis exigebat,
-ut factis propriis se æquaret antiquis. Stellarum cursus,
-maris sinus, fontium miracula, rimator acutissimus inquirebat,
-ut rerum naturis diligentius perscrutatis, quidam purpuratus
-videretur esse philosophus</i>. Variar., <span class="smcap lowercase">IX</span>. 24.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note22">
-<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Lettera del 533.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note23">
-<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Citato nella lettera d'Alarico ad Aratore.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note24">
-<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Così definisce la filosofia: <i>Sapientia est rerum quæ sunt
-comprehensio</i>. Aritm., lib. <span class="smcap lowercase">I</span>. c. 1.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note25">
-<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Prodigi aveano accompagnato la nascita di questo, sicchè
-suo padre il nominò Epifanio, e promise consacrarlo a Dio. A 8
-anni era lettore nella chiesa episcopale di Ticino, piccola città
-che ancor non chiamavasi Pavia: a 12 era scrittore del vecchio
-vescovo Crispino: a 18 soddiacono e amministratore dei beni della
-Chiesa cioè dei poveri. Al tempo che il mondo degli impiegati e
-dei soldati crollava, senza forza contro gli stranieri, senza virtù
-contro i disordini interni, al clero di Pavia presedevano, oltre il
-santo vescovo, l'arcidiacono Silvestro, zelante della tradizione e
-della disciplina antica, ma più atto a dar pareri che ad operare;
-Bonoso, di cui diceasi che se il suo corpo era nato nella Gallia,
-l'anima sua veniva dalla patria celeste: Epifanio, più utile di
-tutti benchè più giovane, sosteneva le fatiche gravissime che,
-nello sfacelo della società civile, toccavano alla ecclesiastica:
-oggi avvocato a sostener avanti ai tribunali la causa della Chiesa
-e dei poveri: domani paciere in una famiglia disunita, poi raccoglitore
-e distributor di limosine ai poveri: istruttore e consigliere
-degl'ignoranti e dei dubbj: integerrimo di vita, colla
-costante moderazione, coll'inalterabile equità, col dominio sopra
-se stesso, imponeva agli altri. La chiesa di Ticino dovea difendere
-i suoi beni dalle erosioni del Po e dalle usurpazioni dei
-vicini. Banco, confinante avido e ingiusto, pretendeva occupare un
-pezzo lasciato in secco dal fiume, e ad Epifanio, che opponeva
-alle violenze la ragione, diede una bastonata sul capo. Il giovane
-diacono ghermì il braccio dell'avversario e il disarmò, e
-gli astanti avriano freddato Banco se Epifanio non avesse posto
-la sua testa sanguinente fra l'offensore e i vindici.
-</p>
-
-<p>
-Crispino morente menò a Milano Epifanio per raccomandarlo
-al metropolita e ai nobili come il miglior successore che
-potessero dargli: e in fatto a 25 anni fu eletto vescovo di
-Pavia. Giusto, calmo, fermo, caritatevole, non mutò la semplice
-vita, geloso della dignità episcopale quanto meno la ostentava;
-subito fu l'oracolo della diocesi: non affar pubblico o
-privato menavasi senza di lui; il tribunal suo era il più frequentato,
-e sebbene non avesse nè la scienza di Agostino, nè
-le grandi missioni d'Ambrogio, era stimato e venerato in tutta
-Liguria.
-</p>
-
-<p>
-Questa si trovava allora minacciata di guerra civile fra Antemio
-imperatore, e Ricimero suo genero. I nobili e le città
-liguri risolsero di mandare una deputazione a Ricimero a Milano,
-pregandolo di pace; ed esso gli ascoltò favorevole, insinuò per
-altro avrebber dovuto chiederla ad Antemio, ma capiva che nessuno
-potrebbe presentarsi a un imperatore violento e irritato. I
-nostri risposero che, quanto a ciò, aveano l'uomo opportuno,
-che saprebbe domar anche le fiere, e che bastava vedesse una
-buona azione perchè tosto vi si accingesse; d'un'eloquenza poi
-che (diceano) incantava più d'un mago; e parlato che avesse,
-non era possibile resistergli.
-</p>
-
-<p>
-Quest'uomo era Epifanio, e Ricimero disse che lo conosceva,
-e meravigliarsi non avesse ammiratori e amici. Pregato di assumersi
-la pacifica missione, Epifanio disse che questi affari sorpassavano
-la sua capacità, ma quando trattisi di salvar la
-patria, era dover suo di nulla ricusare. Il suo viaggio fu un
-trionfo: la gente accorreva in folla a veder il santo, che andava
-a chiedere ciò che i popoli più desiderano, la pace. Antemio
-non vi vedea che un artifizio di Ricimero; pure, mosso dalle
-manifestazioni di tutta Italia e di Roma specialmente, lo accolse
-in tutta pompa, ne ascoltò le persuasioni e le preghiere a favor
-di quella Italia, che allora prometteasi più dai santi che dai
-politici. E il santo trionfò dove i politici erano falliti, ed ebbe
-promessa di perdono e di pace, e senza pur soddisfare la curiosità
-di veder Roma, tornò a Pavia perchè sovrastava la pasqua.
-Indarno Milano l'invitò a ricever ringraziamenti, indarno Ricimero
-il voleva alla corte, stupito di veder composta una pace,
-ch'egli avea fatto di tutto per rendere impossibile, e che recideva
-le sue ambizioni.
-</p>
-
-<p>
-Ennodio, che questi fatti ci racconta, era stato allevato da
-Epifanio, come Epifanio da Crispino, e gli succedette nella
-sede vescovile. Così la plebe cristiana prevedeva da un pezzo
-chi sarebbe stato il suo vescovo, e non le era mandato nè conosciuto,
-nè conoscendo; ed era protetto da quella forza che nulla
-compensa, la considerazione e la stima.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note26">
-<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>.&nbsp;&nbsp;</span></p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Per Cenetam gradiens et amicos duplavicenses,</i></p>
-<p class="i01"><i>Qua natale solum est mihi...</i></p>
-<p class="i01"><i>Ast ego sensus inops, italæ quota portio linguæ</i></p>
-<p class="i01"><i>Fæce gravis, sermone levis, ratione pigrescens,</i></p>
-<p class="i01"><i>Mente hebes, arte carens, usu rudis, ore nec expers,</i></p>
-<p class="i01"><i>Parvula grammaticæ lambens reflumina guttæ,</i></p>
-<p class="i01"><i>Rhetoricæ exiguum prælïbans gurgitis haustum,</i></p>
-<p class="i01"><i>Cote ex juridica cui vix rubigo recessit,</i></p>
-<p class="i01"><i>Quæ prius addidici dediscens, et cui tantum</i></p>
-<p class="i01"><i>Artibus ex illis odor est in naribus istis.</i></p>
-<p class="i10"> Vita s. Martini, <span class="smcap lowercase">I</span> e <span class="smcap lowercase">IV</span>.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Siano saggio del suo merito poetico, e cenno degli studj che
-allora si facevano; e vedasi la prima volta nominata la <i>lingua
-italiana</i>, comechè per tale devasi intendere la latina.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note27">
-<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Giornandes dice che quel porto, già capace di duecencinquanta
-vascelli, era mutato in un giardino, e la città divisa
-in tre parti: la prima, più elevata, diceasi propriamente Ravenna;
-la seconda, che conteneva il palazzo imperiale, chiamavasi Cesarea;
-la terza, detta Classe, distava da Ravenna tre miglia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note28">
-<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Probabilmente si valsero d'un piano inclinato, sostenuto
-da piedritti. Vedasi <span class="smcap">Rinaldo Rasponi</span>, <i>La Rotonda prorata
-edifizio romano</i>, 1776; come anche G. B. Passeri, Ippolito
-Ghiselli Gamba, Sufflot, il conte Caylus e Enrico Gally nel 1842.
-Il p. Bacchini provò che quella fabbrica non è del tempo di
-Amalasunta, bensì di Teodorico.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note29">
-<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Quid dicamus columnarum junceam proceritatem? moles
-illas sublimissimas fabricarum quasi quibusdam erectis hastilibus
-contineri, et substantiæ qualitates concavis canalibus excavatæ, ut
-magis ipsas æstimes fuisse transfusas, alias ceris judices factum
-quod metallis durissimis videas expolitum. Variar., XV. 6, Form.
-de fabricis et architectis</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note30">
-<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'iscrizione stessa è fastosa:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Qui potuit rigidas Gothorum subdere mentes,</i></p>
-<p class="i01"><i>Hic docuit durum flumina ferre jugum.</i></p>
-</div></div>
-
-<p>
-Trajano, dopo vittorie di ben altra importanza, sul ponte
-della via Appia scriveva solo:
-</p>
-
-<p class="center">
-<span class="smcap lowercase">TRAJANVS IMP. P. M. STRAVIT.</span>
-</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note31">
-<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nella vita antichissima di s. Fulgenzio, <i>Acta SS. 1. jan.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note32">
-<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per le spoletine, vedi <i>Variar.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>. 32. 33. delle altre
-conservossi memoria in un'iscrizione, che trascurata si legge
-accanto al duomo di Terracina:
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap lowercase">DN. GLRMVS ADQ INCLYT</span> (<i>Dominus gloriosissimus atque inclytus</i>)
-<span class="smcap lowercase">REX THEODORICVS VICTOR AC TRIVMFANS SEMPER AVGVSTVS BONO
-REIPVBLICÆ NATVS CVSTOS LIBERTATIS ET PROPAGATOR ROMANI
-NOMINIS DOMITOR GENTIVM DECENNOVII VIÆ APPIÆ ID E A TRIP
-VSQ TARIC IT LOCA QVÆ CONFLVENTIBVS AB VTRAQ PARTE PALVDIBVS
-PER OMN RETRO PRINCIP INVNDAVERANT VSVI PVBCO ET SECVRITATI
-VIANTIVM ADMIRANDA PROPITIO DEO FELICITE RESTITVIT
-OPERI INJVNCTO NAVITER ISVDANTE ADQ CLEMENTISSIMI PRINCIP
-FELIC DESERVIENT PRÆCONII ET PROSAPIÆ DECIORVM CÆC MAV
-BASILIO DECIO VC ET INL EX PV EX PPO EX COVS ORD PAT QVI AD
-PERPETVANDAM TANTI DOMINI GLORIAM PER PLVRIMOS QVI ANTE
-NON ALBEOS DEDVCTA IN MARE AQVA IGNOTÆ ATAVIS ET NIMIS
-ANTIQ REDDIDIT SICCITATI.</span></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note33">
-<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sotto Teodorico, per un soldo d'oro si davano sessanta
-moggia di frumento e trenta anfore di vino. Il Valesiano dice
-scemato d'un terzo il prezzo dei viveri, sicchè in tempo di caro
-compravansi venticinque moggia di grano per un soldo d'oro,
-mentre al mercato se ne aveano dieci. In una carestia, Cassiodoro
-scrive a Dazio vescovo di Milano di far distribuire un terzo
-del panico che si trova ne' granaj di Pavia e Tortona; agli affamati
-lo dia a un soldo per misura. Forse sono le dette venticinque
-moggia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note34">
-<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Vita s. Epiphanii</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note35">
-<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Variar.</i>, <span class="smcap lowercase">XII</span>. 4. È il vin santo: poichè dice che, côlta
-l'uva in autunno tardo, si sospende o serba in vasi da ciò; a
-dicembre si pigia, e in mirabil guisa si ha il vino nuovo quando
-comincia ad esser vecchio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note36">
-<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Variar.</i>, <span class="smcap lowercase">IX</span>. 3.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note37">
-<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>In actis concilii Palmaris</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note38">
-<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'apprensione degli Italiani è espressa in quelle parole
-di Boezio: <i>Rex avidus communis exitii</i> (<i>De consol.</i>, lib. <span class="smcap lowercase">I</span>), e dal
-Valesiano: <i>Rex dolum Romanis tendebat</i>.
-</p>
-
-<p>
-— E quindi ebbero principio quegli rumori, che nutricati e
-inaspriti da zelo religioso e dalla mondana ambizione dei cherici
-... causarono poscia la rovina del dominio gotico in Italia,
-non senza infinito danno degli Italiani». <span class="smcap">Ranieri</span>, <i>Storia d'Italia
-dal</i> <span class="smcap lowercase">V</span> <i>al</i> <span class="smcap lowercase">IX</span> <i>secolo</i>, p. 113. Di questo giudizio appello ai fatti
-del 1848.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note39">
-<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>.&nbsp;&nbsp;</span>— Quante volte ho messo a repentaglio il mio stato per
-salvare i poveri, cui con infinite calunnie molestava la non mai
-punita avarizia dei Barbari! In grave carestia essendo posto un
-gravoso balzello alla Compagnia, tale ch'essa ne sarìa stata
-deserta, io pel comun bene tolsi a difenderla davanti il re contro
-il prefetto del pretorio, e ottenni non fosse riscosso».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note40">
-<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>.&nbsp;&nbsp;</span></p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Carmina qui quondam studio florente peregi</i></p>
-<p class="i02"> <i>Flebilis, heu! mæstos cogor inire modos.</i></p>
-<p class="i01"><i>Ecce mihi laceræ dictant scribenda Camenæ</i></p>
-<p class="i02"> <i>Et vivis elegi fletibus ora rigant.</i></p>
-<p class="i01"><i>Has saltem nullus potuit pervincere terror</i></p>
-<p class="i02"> <i>Ne nostrum comites prosequerentur iter.</i></p>
-<p class="i01"><i>Gloria felicis olim viridisque juventæ</i></p>
-<p class="i02"> <i>Solatur mæsti nunc mea fata senis.</i></p>
-<p class="i01"><i>Venit enim properata malis inopina senectus,</i></p>
-<p class="i02"> <i>Et dolor ætatem jussit inesse suam.</i></p>
-<p class="i01"><i>Intempestivi funduntur vertice crines,</i></p>
-<p class="i02"> <i>Et tremit effæto corpore laxa cutis.</i></p>
-<p class="i01"><i>Mors hominum felix, quæ se nec dulcibus annis</i></p>
-<p class="i02"> <i>Inserit, et mæstis sæpe vocata venit,</i></p>
-<p class="i01"><i>Eheu quam surda miseros avertitur aure,</i></p>
-<p class="i02"> <i>Et flentes oculos claudere sæva negat!</i></p>
-<p class="i01"><i>Dum levibus malefida bonis fortuna faveret,</i></p>
-<p class="i02"> <i>Pæne caput tristis merserat hora meum.</i></p>
-<p class="i01"><i>Nunc quia fallacem mutavit nubila vultum,</i></p>
-<p class="i02"> <i>Protrahit ingratas impia vita moras.</i></p>
-<p class="i01"><i>Quid me felicem toties jactatis amici?</i></p>
-<p class="i02"> <i>Qui cecidit, stabili non erat ille gradu.</i></p>
-</div></div>
-
-<p>
-Boezio in quest'opera mostrasi poco cristiano, e nulla meglio
-di stoico, tanto che alcuno negò fosse sua fattura, e suppose
-un Boezio, differente da quello che i Pavesi venerarono poi
-sugli altari, forse per quel sentimento che anch'oggi fa considerare
-martiri coloro che cadono per la causa nazionale.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note41">
-<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Omnia regno nostro perfecte constare credimus, si gratiam
-vestram nobis minime deesse sentimus... Claudantur odia cum
-sepultis... Illud est mihi supra dominatum, tantum ac talem
-habere rectorem propitium... Sit vobis regnum nostrum gratiæ
-vinculis obligatum</i>. Variar., <span class="smcap lowercase">VIII</span>. 8.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note42">
-<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>.&nbsp;&nbsp;</span>All'egual modo v'entrò Alfonso d'Aragona nel 1442. Questi
-fatti ci sono descritti da Procopio (<i>De bello goth.</i>, l. i. c. 8. 9. 10),
-ch'era segretario di Belisario, e che esagera sempre in lode di
-questo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note43">
-<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Lo dice Procopio; eppure soggiunge che l'esercito goto
-non bastava a cingere tutta la città. Egli stesso fa uccidere in
-Milano μυριάδες τριάκοντα, trecentomila maschi (lib. <span class="smcap lowercase">II</span>. c. 7): esagerazione
-o sbaglio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note44">
-<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nel 536 da Belisario, nel 546 da Totila, l'anno appresso
-da Belisario, nel 549 di nuovo da Totila, nel 552 da Narsete.
-Gregorio Magno riferisce che san Benedetto avea assicurato che
-Roma non sarebbe sterminata da Totila, bensì da turbini e
-tremuoti; e soggiunge che di fatto, a' suoi giorni, si vedevano
-sovverse mura e case e chiese ed edifizj. Forse a quel tempo
-sono da attribuire le tante rovine di solidi fabbricati in Roma;
-chè certo i Barbari non avean ragione di accingersi all'immensa
-fatica che sarebbesi voluta a scassinarli.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note45">
-<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nov. 104, De præt. Siciliæ. E al capo 23: <i>Lites inter duos
-procedentes Romanos, vel ubi romana persona pulsatur, per
-civiles judices exercere jubemus, cum talibus negotiis vel causis
-judices militares immiscere se ordo non patiatur. E in calce alle
-Novelle: Jura insuper vel leges codicibus nostris insertas, quas
-jam sub edictali programmate in Italiam dudum misimus, obtinere
-sancimus: sed et eas, quas postea promulgavimus constitutiones,
-jubemus sub edictali propositione vulgari, ex eo tempore
-quo sub edictali programmate evulgatæ fuerint, etiam per partes
-Italiæ obtinere, ut una, Deo volente, facta republica, legum etiam
-nostrarum ubique prolatetur auctoritas. Annonam etiam, quam
-et Theodoricus dare solitus erat, et nos etiam Romanis indulsimus,
-in posterum etiam dari præcipimus; sicut etiam annonas,
-quæ grammaticis ac oratoribus vel etiam medicis vel jurisperitis
-antea dari solitum erat, et in posterum suam professionem scilicet
-exercentibus erogare præcipimus, quatenus juvenes liberalibus
-studiis eruditi per nostram rempublicam floreant</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note46">
-<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>König</i> significa re, e <i>Adelig</i> nobile. Così <i>All-boin</i> tutto
-reggente; <i>Rose-mond</i> bocca rosata; <i>Au-rich</i> antico signore;
-<i>Theud-linda</i> benefica al popolo; <i>Ogil-ulf</i> soccorso volontario;
-<i>Rot-her</i> signor della pace; <i>Ar-preth</i> ricco d'onore; <i>Hund-preth</i>
-ricco di benevolenza; <i>Cuni-preth</i> ricco di coraggio; <i>Rad-wald</i>
-pronto e potente; <i>Hildi-brand</i> molto ardente; <i>Rat-gis</i> forte in
-consiglio; <i>Ahist-hulf</i> pronto al soccorso, ecc.
-</p>
-
-<p>
-Paolo Diacono, De gestis Langobardorum, dice che le imprese
-d'Alboino erano celebrate ne' versi, non soltanto dei Bavari e
-dei Sassoni, ma di quanti usavano la stessa favella. Vedansi
-<i>Origo gentis nostræ Langobardorum</i>, stampato in capo all'Editto
-di Rotari, Torino 1846; e Andrea da Bergamo, Erchemperto,
-Benedetto da Sant'Andrea, e i continuatori di Paolo Diacono,
-detti Cassinense, Salernitano, Romano, Barberiniano, Andomarense,
-Fiorentino, Veneto, Trajectense.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Procopio</span>, <i>De bello gothico</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Anastasio Bibliotecario</span>, <i>De vitis pontificum romanorum</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Gregorio Magno</span>, <i>Epistole e Dialoghi</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">J. Christius</span>, <i>Origines longobardicæ</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Schmidt</span>, <i>De Longobardis</i>.
-</p>
-
-<p>
-<i>Gaillard</i>, <i>Mém. historique et critique sur les Longobards</i> (Mem.
-dell'Accademia francese, tom. <span class="smcap lowercase">XXXIII. XXXV. XLIII</span>).
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Turck</span>, <i>Forschungen auf dem Gebiete der Geschichte</i>. Rostock
-1835.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Aschbach</span>, <i>Gesch. der Heruler und Gepiden</i>. Francoforte 1835.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Flegler</span>, <i>Das Königreich der Longobarden in Italien</i>. Lipsia
-1851.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Richter</span>, <i>Ueber die Abkunft und Wanderung der Langobarden</i>.
-Vienna 1848; <i>Friaul unter longobardischer Herschaft</i>.
-Ivi 1825.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Merkel</span>, <i>Die Gesch. des Langobardenrechts</i>. Berlino 1851.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Bethmann</span>, <i>Paulus Diaconus, und die Geschichtschreibung der
-Langobarden</i>. Annover 1849.
-</p>
-
-<p>
-E tutti gli storici d'Italia, e con qualche novità <span class="smcap">Lebrecht</span> e <span class="smcap">Leo</span>,
-<i>Gesch. von Italien</i>. Amburgo 1829, lib. <span class="smcap lowercase">I</span>; <span class="smcap">Balbo</span>, <i>Storia
-d'Italia</i>. Torino 1830; e magistralmente <span class="smcap">Troya</span>, <i>Storia
-d'Italia</i>. 1841.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note47">
-<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Du Chesne</span>, App. del tom. I. <i>Rer. Francicarum</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note48">
-<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Paolo Diac.</span>, op. cit., lib. <span class="smcap lowercase">II</span>. c. 7.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note49">
-<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Cum uxoribus, natis, omnique suppellectili... cum omni
-exercitu, vulgique promiscua multitudine</i>. <span class="smcap">Paolo Diac.</span>, lib. <span class="smcap lowercase">II</span>.
-c. 7. 8.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note50">
-<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Con Onorato vennero a Genova molto clero e patrizj, il
-vescovo d'Acqui ed altri ragguardevoli personaggi. I Milanesi
-vi ottennero una chiesa che dedicarono a sant'Ambrogio, e il
-brolo di Sant'Andrea, un palazzo, le rendite d'alcuni benefizj, e
-le pievi di Recco, Auscio, Rapallo, Camogli, colle loro decime e
-possessioni. Vogliono le cronache che molti della bassa Insubria
-rifuggissero entro la grande palude, detta mar Gerondio, formata
-dei fiumi Oglio, Serio, Adda; e quivi sopra un isolotto
-fangoso, detto <i>La Mosa</i> (<i>limosa</i>), fondassero la città di Crema.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note51">
-<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La cronologia dei primi diciassette anni de' Longobardi
-va molto confusa; nè Muratori, Fumagalli, Lupi la rischiararono
-a sufficienza. L'unico storico cui ci troviamo ridotti, Paolo Diacono,
-assegnato il tempo che Alboino uscì di Pannonia, prosegue
-per note indeterminate, servendosi delle indizioni; perchè
-allora s'era cessato di notare gli anni per consoli, nè ben introdotta
-l'êra vulgare. Forse s'accomoderebbero le apparenti contraddizioni
-cambiando l'anno da cui gli storici cominciano il
-regno d'Alboino, e desumendolo, non dalla presa di Milano, ma
-dal suo entrare in Italia, cioè dal principio del 569.
-</p>
-
-<p>
-Esso Paolo fa solo ai tempi di Autari conquistato Benevento,
-e primo duca Zottone. Ma la lettera 46 lib. <span class="smcap lowercase">II</span> di Gregorio
-Magno è diretta ad Arechi (Arigiso) successore di Zottone; e
-poichè essa è del 592, se si sottraggono i venti anni che, secondo
-Paolo, Zottone regnò, saliamo ai tempi dell'assedio di Pavia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note52">
-<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Paolo Diacono ce ne conservò l'epitafio, uno degli scarsi
-monumenti di quell'età:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Clauditur hoc tumulo, tantum sed corpore, Droctulf,</i></p>
-<p class="i02"> <i>Nam meritis tota vivit in urbe suis.</i></p>
-<p class="i01"><i>Cum Bardis fuit ipse quidem, nam gente suavus;</i></p>
-<p class="i02"> <i>Omnibus et populis inde suavis erat.</i></p>
-<p class="i01"><i>Terribilis visu facies, sed mente benignus,</i></p>
-<p class="i02"> <i>Longaque robusto pectore barba fuit.</i></p>
-<p class="i01"><i>Hic et amans semper romana et publica signa,</i></p>
-<p class="i02"> <i>Vastator gentis adfuit ipse suæ.</i></p>
-<p class="i01"><i>Contempsit caros, dum nos amat ille, parentes,</i></p>
-<p class="i02"> <i>Hanc patriam reputans esse Ravenna suam.</i></p>
-<p class="i01"><i>Hujus prima fuit Brexelli gloria capti;</i></p>
-<p class="i02"> <i>Qua residens, cunctis hostibus horror erat.</i></p>
-<p class="i01"><i>Qui romana potens valuit post signa juvare</i></p>
-<p class="i02"> <i>Vexillum primum Christus habere dedit.</i></p>
-<p class="i01"><i>Inde etiam retinet dum classem fraude Feroldus,</i></p>
-<p class="i02"> <i>Vindicet ut classem, classibus arma parat.</i></p>
-<p class="i01"><i>Puppibus exiguis decertans amne Badrino</i></p>
-<p class="i02"> <i>Bardorum innumeras vicit et ipse manus.</i></p>
-<p class="i01"><i>Rursus et in terris Avarem superavit Eois,</i></p>
-<p class="i02"> <i>Conquirens dominis maxima palma suis.</i></p>
-<p class="i01"><i>Martiris auxilio Vitalis fultus ad istos</i></p>
-<p class="i02"> <i>Pervenit, victor sæpe triumphat ovans.</i></p>
-<p class="i01"><i>Cujus et in templis petiit sua membra jacere,</i></p>
-<p class="i02"> <i>Hæc loca post mortem bustis habere juvat.</i></p>
-<p class="i01"><i>Ipse sacerdotem moriens petit ista Joannem,</i></p>
-<p class="i02"> <i>His reddit terris cujus amore pio.</i></p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note53">
-<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Inventæ sunt in eadem insula divitiæ multæ, quæ ibi de singulis
-fuerant civitatibus commendatæ.</i> <span class="smcap">Paolo Diac.</span>, lib. <span class="smcap lowercase">III</span>. c. 26.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note54">
-<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Lo stesso, lib. VI. c. 6. Leo dice: — Nessun re ardì arricchire
-gli ecclesiastici cattolici, perchè tutti pendevano alla
-signoria de' Romani». <i>Vic. della costit. in Italia</i>, § 10, parte 1ª.
-Che Rotari fondasse parecchi monasteri, lo prova il documento
-pubblicato negli <i>Hist. patriæ monumenta, Chart.</i> tom. I. p. 7.
-Di Agilulfo dice Paolo, lib. VI. c. 6, che <i>multas possessiones Ecclesiæ
-largitus est</i>; e sappiamo che regalò beni al monastero di
-San Colombano a Bobbio. Liberalità de' re successivi indicheremo
-a suo tempo, e le storie ne son piene.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note55">
-<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Porta scritto in giro, <span class="smcap lowercase">AGILULF GRAT. DIVIN. GLOR. REX
-TOTIUS ITAL. OFERET SCO JOHANNI BATTISTE IN ECLA MODICIA</span>. Se
-l'iscrizione potesse credersi contemporanea del dono, sarebbe
-la prima volta che trovasi la formola <i>per la grazia di Dio</i>, poi
-dal franco Pepino introdotta ne' diplomi; e così pare quel <i>re di
-tutta Italia</i>, che, non senza maggior ragione, fu quindi adoperato
-da Carlo Magno e da Napoleone. Sembra che i Longobardi
-non coronassero i loro re, ma gl'investissero col metter loro in
-mano un'asta: pure le loro effigie sulle monete portano corona.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note56">
-<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Excellentissimo filio nostro Adulouwaldo reg. transmiter.
-philacteria curavimus, idest crucem cum ligno s. crucis
-Domini, et lectionem s. Evangeli theca persice inclusam. Filiæ
-quoque meæ, sorori ejus, tres anulos transmisi, duos cum hyacinthis
-et unum cum albula: quæ eis per vos peto dari</i>. Non si
-usava ancora mandare ossa di santi: e Gregorio Magno lo disapprova
-assai.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note57">
-<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Jonas</span>, in <i>Vita s. Bertulfi</i>, ap. <span class="smcap">Mabillon</span>, <i>Ord. s. Benedict.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note58">
-<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Brexiana civitas magnam semper nobilium Longobardorum
-multitudinem habuit</i>. <span class="smcap">Paolo Diac.</span>, lib. <span class="smcap lowercase">V</span>. c. 36.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note59">
-<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Fredegario e Paolo attribuiscono il fatto a Rodoaldo; ma
-i: tempi non rispondono. Non occorre venire fino all'odierna
-civiltà per trovare assurdo questo modo di ragionare. Ai tempi
-di Lodovico il Pio, Agovardo arcivescovo di Lione scriveva: — Bell'arte
-a scoprir la verità! e soprattutto quando l'un combattente
-e l'altro soccombono. Se Dio volesse che in questa vita
-gl'innocenti fossero sempre vincitori e i colpevoli vinti, Gerusalemme
-non sarebbe sottoposta ai Saraceni, nè Italia ai Longobardi».
-<i>Liber adv. Gundobadum</i>, cap. <span class="smcap lowercase">XIV</span>. I contemporanei non
-guardavano dunque per una fortuna l'esser l'Italia vinta dai
-Longobardi, come fecero alcuni mille anni più tardi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note60">
-<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Burckhard (<i>Staats- und Rechtsgesch. der Römer</i>, § 42.
-Stutrgard 1841) vorrebbe che <i>oppida</i> e <i>vici</i> fossero terre smurate,
-le quali non formavano Comune da sè, ma erano assegnate
-a municipj nel cui territorio eran poste.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note61">
-<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Diceasi <i>guidrigild</i>, compenso privato; ben distinto dall'ammenda
-(<i>fried</i>), che è compenso pubblico.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note62">
-<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>De bello goth.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>. 14; <span class="smcap lowercase">III</span>. 34. Una loro migrazione, cantata
-dallo scaldo di Gottland, componeasi di settanta navi, montate
-ciascuna da cento uomini.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note63">
-<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Aucto de diversis gentibus, quas superaverant, exercitu.</i>
-<span class="smcap">Paolo Diac.</span>, lib. <span class="smcap lowercase">I</span>. c. 20.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note64">
-<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La storia non parla che dell'isola; ma essa è tanto piccina,
-ch'è forza credere sotto quel nome comprese le circostanze. A
-Lenno, terra di quella riva, sono due iscrizioni del 571 e 572,
-ove l'anno è notato per consoli, e Giustino II è detto signor
-nostro.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap lowercase">HIC REQVIESCIT IN PACE FAMVLVS CHRISTI LAVRENTIVS VENERABILIS
-SACERDOS, QVI VIXIT IN HOC SÆCVLO ANNOS IV; DEPOSITVS
-DIE III NONAS IVLII, POST CONSVLATVM DOMINI NOSTRI IVSTINI PERPETVI
-AVGVSTI ANNO VI, INDICTIONE IV.</span>
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap lowercase">HIC REQVIESCIT IN PACE BONÆ MEMORIÆ CYPRIANVS, QVI VIXIT
-IN HOC SÆCVLO ANNOS P. M. XXXIII; DEPOSITVS SVB DIE VII KALENDAS
-OCTOBRIS, INDICTIONE V, POST CONSVLATVM DOMINI NOSTRI
-IVSTINI PERPETVI AVGVSTI ANNO VII.</span></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note65">
-<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In tal senso l'editto di Rotari si dice fatto col consenso
-<i>cuncti felicissimi exercitus nostri</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note66">
-<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Homo qui habet septem casas massaricias, habeat loricam
-cum reliqua conciatura sua, debeat habere et caballos... Homines
-qui non habent casas massaricias, et habent quadraginta jugis
-terræ, habeant caballum, scutum et lanceam... Item de illis hominibus
-qui negotiantes sunt et pecuniam</i> (non) <i>habent, qui sunt
-majores et potentes, habeant loricas, scutos, caballos et lanceas;
-et qui sunt sequientes, habeant caballos, scutum et lanceam;
-minores habeant coccoras cum sagittas et arcos.</i> Leggi di Astolfo,
-pubblicate dal Troya.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note67">
-<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Rotari</span>, leg. 177; <span class="smcap">Liutprando</span>, lib. <span class="smcap lowercase">III</span>. leg. 4. Da <i>fahren</i>
-generare, radice disusata di <i>Vorfahren</i> progenitori; sicchè corrisponde
-a <i>gens</i> de' Latini. Oggi in Albania <i>fara</i> significa lo stesso.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note68">
-<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nelle leggi; ma Paolo Diacono, lib. <span class="smcap lowercase">I</span>. c. 21, cita gli <i>Adalingi,
-sic enim apud eos quædam nobilis prosapia vocabatur</i>.
-Forse era sola la razza regia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note69">
-<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Liberi, ingenui, ingenuiles</i>, più tardi <i>boni homines</i>. Ehre
-significa onore, ed heer esercito: onde arimanno è uom d'onore
-o d'arme. Il Troya fa osservare che la voce αριμανες trovasi in
-Appiano, <i>De bello mithr.</i> Ottone I, nel 967, dona a un monastero
-un borgo <i>cum liberis hominibus, qui vulgo herimanni dicuntur</i>
-(Antiq. ital., I. 717). Enrico IV, nel 1074, <i>donamus insuper monasterio...
-liberos homines, quos vulgo arimannos vocant</i>
-(Ivi, 739). Errano il Sismondi credendo gli arimanni contadini
-liberi, che oltre le proprie terre avessero enfiteusi dai grandi, e
-che soli coi nobili potessero intervenire al placito (cap. 2); e
-Giovanni Müller (<i>Allg. Geschichte</i>), credendo che l'arimanno
-fosse tra' Longobardi il capo militare di ciascuna borgata. <i>Omnes
-liberi, qui a dominis suis longobardis libertatem meruerunt, legibus
-dominorum suorum et benefactorum vivere debeant, secundum
-qualibet a suis dominis propriis concessum fuerit</i>. <span class="smcap">Rotari</span>,
-leg. 239. Qui <i>lex</i> è chiaro che significa le condizioni «imposte
-dai padroni a ciascun emancipato».
-</p>
-
-<p>
-* Tutti questi punti furono dibattuti assai in Italia e fuori,
-massime dopo la pubblicazione dell'opera di Carlo Troya.
-Carlo Hegel (<i>Gesch. der italienischen Stadt e Freiheit</i>. Lipsia
-1847) sostiene che sotto i Longobardi esisteva un diritto unico,
-indissolubile, e i liberi provinciali erano messi nella semilibertà
-degli Aldj, dalla quale non potevano passare alla libertà intera
-longobarda se non per una nuova manumissione. Il diritto romano
-per lungo tempo non fu riconosciuto pubblicamente; dapprima
-ottenne qualche legalità come diritto di corte, poi come
-diritto ecclesiastico, non però personale; infine come concessione
-a singoli stranieri, indi a città e territorj intieri. Suppone che
-siasi fatta fusione tra i Longobardi e i Romani, prestandosi reciprocamente
-gli elementi. <i>Nota del 1862</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note70">
-<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Muratori distingue duchi maggiori e minori, ma senza
-ragione. Paolo Diacono nomina i duchi di Ticino, Bergamo,
-Brescia, Trento, Forogiulio, Milano; <i>e oltre questi, altri</i> trenta
-<i>ne furono nelle loro città</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>. 32. Sarebbero dunque trentasei,
-forse perchè fra' Longobardi, come fra altri popoli germanici,
-si usassero due decine diverse, l'una di dieci unità, l'altra di
-dodici; il che fa che molte volte un numero abbia a intendersi
-altrimenti da quel che suona. Vedi <span class="smcap">Ruehs</span>, <i>Schwedische Geschichte</i>,
-vol. <span class="smcap lowercase">I</span>. § 19. In tal caso potrebbe darsi che i duchi longobardi
-fossero dodici nella Neustria, ed altrettanti nell'Austria
-e nella Tuscia. Menzione storica abbiamo de' ducati d'Istria,
-del Friuli, Milano, Bergamo, Pavia, Brescia, Trento, Spoleto,
-Torino, Asti, Ivrea, San Giulio d'Orta, Verona, Vicenza, Treviso,
-Ceneda, Parma, Piacenza, Brescello, Reggio, Perugia,
-Lucca, Chiusi, Firenze, Soana, Populonia, Fermo, Rimini, Benevento.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note71">
-<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Epist.</i> <span class="smcap lowercase">VI</span> <i>Stephani II</i>, ap. <span class="smcap">Mansi</span>, <i>Concil.</i>, tom. <span class="smcap lowercase">II</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note72">
-<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Della reciproca garanzia rimase un vestigio negli statuti
-criminali di Milano, ove il cap. 162 è <i>Qualiter Comunia teneantur
-pro captis in terra sua</i>. Anche della costituzione per
-decine prolungossi la memoria; e fin nel 1500 la valle di Cadore
-era divisa in dieci <i>centi</i>, e ogni cento aveva un capitano, e armava
-duecento uomini: in caso di pericolo i capitani sceglievano
-un generale, e questo col <i>conte</i>, cioè il comandante veneziano,
-vegliava sulla valle.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note73">
-<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">De Pietro</span>, <i>Memorie di Sulmona</i>, pag. 55, citato dal
-Leo. Il loro nome deriva da <i>gast-halter</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note74">
-<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di questi re egli fa l'enumerazione nel prologo. Un bel
-codice ne sussiste nell'archivio della Cava, e un altro a Vercelli,
-con un prologo differente, ove più distintamente sono noverati
-i re antichi longobardi, e che si capisce esser la fonte de' primi
-libri di Paolo Diacono, il quale storpiò quei nomi per pedanteria
-e retorica.
-</p>
-
-<p>
-Le leggi longobarde furono pubblicate in due raccolte: la
-prima è storica, disponendosi coll'ordine onde furono emanate
-da Rotari sino a Corrado I imperatore; nell'altra, detta <i>Lombarda</i>,
-eseguita dopo Enrico I, sono scientificamente distribuite
-in tre libri, il primo di 37 titoli, il secondo di 59, il terzo di 40.
-La migliore e più decisiva recensione delle leggi longobarde, e
-di tutto ciò che concerne il loro dominio in Italia, è il discorso
-di Carlo Troya <i>sulla condizione dei Romani vinti dai Longobardi</i>;
-studio profondo e di lunghissimi anni, il quale suscitò
-(come avviene) un'infinità di articoli e opuscoli improvvisati.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note75">
-<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Rot.</span>, 167-170, 158-160.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note76">
-<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Et ipse quartus ducat eum in quadrivium, et thingat in
-wadia, et gisiles ibi sint etc.</i> <span class="smcap">Rot.</span>, 225. — <i>Reddat in octogilt, et
-non sit fegangi</i>. 375. — <i>Si servus regis ob eros, vel vecorin, seu
-mernorphin fecerit</i>. 376.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note77">
-<p><span class="label"><a href="#tag77">77</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Liutpr.</span>, IV. 7. 8. 6.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note78">
-<p><span class="label"><a href="#tag78">78</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In una formola del Codice veronese, alla legge 182 di
-Rotari, il conte si volge ai giudici, e domanda loro il punto
-legale: <i>Nunc dicite vos, judices, quid commendet lex</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note79">
-<p><span class="label"><a href="#tag79">79</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Ad leg.</i> 53. <i>lib.</i> <span class="smcap">i Liutpr.</span></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note80">
-<p><span class="label"><a href="#tag80">80</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Ad. leg.</i> 7. <i>lib.</i> <span class="smcap">ii Liutpr.</span> — Ecco altri esempj: <i>Petre,
-te appellat Martinus, quia tu consiliatus es de morte sua, aut
-occidisti patrem suum. De toto me appellasti. Si dixerit quod
-consiliatus esset cum rege aut occidisset per jussionem regis, aut
-approbet aut emendet, secundum quosdam. Secundum quosdam,
-aliter est: in anima jurare debet. Sed melius est, secundum alios,
-quod dicat — Non consiliatus sum, nec occidi, quod per legem
-emendare debeam pro usu.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Petre, te appellat Martinus, qui est advocatus de parte publica,
-quod D. levavit sedicionem contra tuum comitem, et occidit suum
-caballum cum ipsa sedicione; et tu fuisti consentiens in ipso malo.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Petre, te appellat Martinus, qui est advocatus de parte publica,
-quod homines de civitate Roma levaverunt sedicionem
-contra homines de civitate Cremona, vel contra comitem de Mediolano;
-et tu fuisti in capite cum illis.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Petre, te appellat Martinus, quod homines de civitate Ravenna
-levaverunt adunaciones contra homines de civitate Roma; et tu
-fuisti consentiens in isto malo.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Petre, te appellat Martinus, quod ipse tenebat cum rege; et
-tu spoliasti casam suam de tanto mobili, qui valebat solidos
-centum.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Petre, te appellat Martinus, quod ipse sponsavit Aldam tuam
-filiam puellam; et tu dedisti eam alteri in conjugium ante duos
-annos. — Non sponsasti meam filiam: tunc ille qui appellat,
-probet. Si dixerit — Sponsasti tu meam filiam, sed non erat
-puella: tunc ille qui appellat, probet quod erat puella; et si non
-potuerit, juret ipse qui appellatus est, quia non erat puella</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note81">
-<p><span class="label"><a href="#tag81">81</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Leg. 230. 231.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note82">
-<p><span class="label"><a href="#tag82">82</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Leg. 4.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note83">
-<p><span class="label"><a href="#tag83">83</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Liutpr.</span>, <span class="smcap lowercase">II</span>. 25.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note84">
-<p><span class="label"><a href="#tag84">84</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Rot.</span>, 32.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note85">
-<p><span class="label"><a href="#tag85">85</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Id., 42.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note86">
-<p><span class="label"><a href="#tag86">86</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Rot.</span>, 25. 26; <span class="smcap">Liuptr.</span>, <span class="smcap lowercase">IV</span>. 7. 10; <span class="smcap lowercase">VI</span>. 27; <span class="smcap">Rachis</span>, 7. 8.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note87">
-<p><span class="label"><a href="#tag87">87</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Væ tibi terra, cujus rex puer est, et cujus principes mane
-comedunt.</i> Eccl., <span class="smcap lowercase">X</span>. 16.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note88">
-<p><span class="label"><a href="#tag88">88</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Leg. 364.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note89">
-<p><span class="label"><a href="#tag89">89</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Rot.</span>, 179; e così 153. 165. 166. 364. 367. 369.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note90">
-<p><span class="label"><a href="#tag90">90</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In mezzo al tempio degli Dei Palìci in Sicilia vaneggiavano
-due crateri stretti e profondi, pieni d'acqua solforosi che
-zampillava. Quand'uno era accusato di furto o d'altro, dava il
-suo giuramento scritto sopra una tavoletta, e questa gettavasi
-nell'acqua: se galleggiava, l'accusato era assolto; se no, era
-gettato nel cratere. Altre volte l'accusatore leggeva il contenuto
-nella tavoletta, e l'accusato, cinto di ghirlande e in tunica
-discinta, e agitando un ramo colla mano, lo ripetea parola per
-parola, toccando l'orlo dei cratere: se dicea vero, andavasene
-salvo; se no, periva inghiottito, o perdea la vista. <span class="smcap">Diodoro Sic.,
-xi</span>. 89; <span class="smcap">Aristotele</span>, <i>Mir. ausc.</i> 58.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note91">
-<p><span class="label"><a href="#tag91">91</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Variar.</i>, <span class="smcap lowercase">III</span>. 24.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note92">
-<p><span class="label"><a href="#tag92">92</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Rot.</span>, 198. 203. 214. 231; <span class="smcap">Liutpr., vi.</span> 64; <span class="smcap">Grimoaldo</span>, 7.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note93">
-<p><span class="label"><a href="#tag93">93</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Leg. Othonis</i>, 1. 2. 5. 6. 7. 9. 11. 12.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note94">
-<p><span class="label"><a href="#tag94">94</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Rot.</span>, 5. 11. 12. 14. 19. 141. 253. 284. 285; <span class="smcap">Liutpr., vi</span>.
-81-85.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note95">
-<p><span class="label"><a href="#tag95">95</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Rot.</span>, 33. 130. 131. 200-203. ecc.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note96">
-<p><span class="label"><a href="#tag96">96</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il soldo dei Longobardi non si sa se fosse d'oro o d'argento,
-reale o ideale: reale era il tremissis, terza parte del
-soldo. (<i>Cum die quodam Alachis super mensam numeraret, unus
-tremissis de eadem mensa cecidit: quem filius Aldonis, adhuc
-puerulus, de terra colligens, eidem Alachi reddidit</i>. <span class="smcap">Paolo Diac.</span>,
-lib. <span class="smcap lowercase">V</span>. c. 39). Forse erano quelle rozze monete, con san Michele
-da una parte, e dall'altra il busto del re, che si trovano
-ne' musei, ma tanto logore da non potersene valutare il peso.
-Delle migliori nessuna eccede la metà d'uno zecchino.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note97">
-<p><span class="label"><a href="#tag97">97</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Rot.</span>, 129. 136.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note98">
-<p><span class="label"><a href="#tag98">98</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Id., 338. 339. Anche la <i>Lex aquilia</i> de' Romani non
-mette divario tra ferire il servo o la bestia altrui.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note99">
-<p><span class="label"><a href="#tag99">99</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Rot.</span>, 46. 47. 50. 51. 52. 67.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note100">
-<p><span class="label"><a href="#tag100">100</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Id., 147. 317.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note101">
-<p><span class="label"><a href="#tag101">101</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Id., 246. 247.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note102">
-<p><span class="label"><a href="#tag102">102</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap lowercase">III</span>. 26.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note103">
-<p><span class="label"><a href="#tag103">103</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ivi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note104">
-<p><span class="label"><a href="#tag104">104</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Id., <span class="smcap lowercase">IV</span>. 2.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note105">
-<p><span class="label"><a href="#tag105">105</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Aulico Ticinese</span>, cap. <span class="smcap lowercase">XIV</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note106">
-<p><span class="label"><a href="#tag106">106</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Paolo Diac.</span>, lib. <span class="smcap lowercase">I</span>. c. 13.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note107">
-<p><span class="label"><a href="#tag107">107</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Atramento, pinna et pergamena manibus meis de terra
-elevavi, et Teutpaldi notarii ad scribendum tradidi, per vasone
-terre et fistuco nodato seo ramo arborum accepi... per coltello et
-wantone seo aldilaine, et sic per hanc cartula, justa legem saliga,
-vindo, dono, trado atque trasfundo etc.</i> Carta lucchese del 983.
-Arch. Guinigi.
-</p>
-
-<p>
-Ugo marchese nel 996, investendo del castello di Caresana e
-sue appartenenze il vescovo di Vercelli, dice: <i>Per presentem
-cartulam offersionis abendum confirmo pro animæ meæ mercede.
-Insuper per cultellum, fistucam, wantonem</i> (<i>guanto</i>) <i>et vasonem
-terræ atque ramum arboris pars ipsius, episcopo facio tradicionem
-et vestituram, et me exinde foris expuli, guarpivi et absascito
-feci.....</i> Monumenta hist. patr.; Chart. <span class="smcap lowercase">I</span>, pag. 306.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note108">
-<p><span class="label"><a href="#tag108">108</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Rotari nella leg. 75 dispose che, se il donato fosse chiesto
-dal donatore a provare d'aver corrisposto il launechildo, giurasse
-averlo dato; se no, restituisse il <i>ferquido</i>, cioè l'equivalente.
-Liutprando, lib. <span class="smcap lowercase">VI</span>, leg. 19, dichiarò insussistente la donazione
-senza il launechildo e la <i>tingazione</i>, eccettuati i doni a
-chiese o a luoghi pii come redenzione dell'anima.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note109">
-<p><span class="label"><a href="#tag109">109</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Liutpr.</span>, <span class="smcap lowercase">I</span>. 1-5, <span class="smcap lowercase">II</span>. 8, <span class="smcap lowercase">III</span>. 3, <span class="smcap lowercase">VI</span>. 48; <span class="smcap">Rot.</span>, 157-169.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note110">
-<p><span class="label"><a href="#tag110">110</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Rot.</span>, 173. 168. 169.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note111">
-<p><span class="label"><a href="#tag111">111</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap lowercase">VI</span>. 6.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note112">
-<p><span class="label"><a href="#tag112">112</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Grim., ii; Liutpr., vi.</span> 87; <span class="smcap">Rot.</span>, 186. 178. 179. 198;
-<span class="smcap">Astolfo</span>, 3. 14.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note113">
-<p><span class="label"><a href="#tag113">113</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Nulli mulieri liberæ, sub regni nostri ditione lege Longobardorum
-viventi, liceat in suæ potestatis arbitrio, idest sine
-mundio vivere, nisi semper sub potestate viri, aut potestate curtis
-regiæ debeat permanere: nec aliquid de rebus mobilibus aut
-immobilibus, sine voluntate ipsius in cujus mundio fuerit, habeat
-potestatem donandi aut alienandi.</i> <span class="smcap">Rot.</span>, 205.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note114">
-<p><span class="label"><a href="#tag114">114</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap lowercase">X</span>. 2.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note115">
-<p><span class="label"><a href="#tag115">115</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Mundium non sit amplius quam solidi tres.</i> <span class="smcap lowercase">II</span>. 3. Il Muratori
-confonde il mundio col mefio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note116">
-<p><span class="label"><a href="#tag116">116</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap lowercase">II</span>. 1. — <i>Consentientes mihi suprascripto genitor meus,
-per hunc scriptum secundum legem in morincap dare videor tibi,
-Imilla dilecta et amabilis conjus mea... quartam portionem ex
-integra de omnia et ex omnibus casis et fundis... vel quod in
-antea Deo adjuvante legibus atquisiero, de omnia ex integra
-quartam portionem abeas tu jam nominata Imilla dilecta et
-amabilis conjus in morincap</i>, ecc. Carta lucchese del 986. Arch.
-arciv.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note117">
-<p><span class="label"><a href="#tag117">117</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap lowercase">II</span>. 6; <span class="smcap lowercase">VI</span>. 59. 68. 76. 78.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note118">
-<p><span class="label"><a href="#tag118">118</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Si quis res alienas, idest servum et ancillam, seu alias res
-mobiles</i>... Leg. 232. E vedi <span class="smcap">Liutpr.</span>, v. 36; <span class="smcap">Rot.</span>, i. 13. 222;
-<span class="smcap">Rachis</span>, 3. 277.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note119">
-<p><span class="label"><a href="#tag119">119</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quando al risorgente diritto romano prestavasi non culto
-ma idolatria, il celebre commentatore Andrea d'Isernia chiama
-il longobardo <i>jus asininum</i>; Lucca di Penna scrive <i>longobardicas
-leges fuisse factas a bestialibus, neque mereri appellari
-leges sed fæces</i>. Il Giannone sempre inginocchiato davanti ai
-regnanti, dice che «splenderà nelle gesta de' loro principi non
-meno la fortezza e la magnanimità, che la pietà, la giustizia,
-la temperanza; e le loro leggi e i loro costumi, sebbene non
-potranno paragonarsi con quelli degli antichi Romani, non dovranno
-però posporsi a quelli degli ultimi tempi dello scadimento
-dell'Imperio» (<i>Storia civ.</i>, lib. <span class="smcap lowercase">III</span>); ed ha un capitolo <i>sulla loro
-giustizia e saviezza</i>. Montesquieu magnifica le leggi longobarde
-sopra tutte le altre barbariche. Il Sismondi (<i>Repubbliche ital.</i>,
-cap. 1) le chiama <i>saviissime</i>, e <i>abbastanza glorioso</i> il regno dei
-Longobardi; eppure soggiunge che <i>le due nazioni rimasero divise
-da un implacabile odio</i>. Per raffaccio alle legislazioni del suo
-tempo, il Filangeri esaltò di troppo le processure barbariche:
-«Non è codice dei Barbari, che non regoli l'accusa giudiziaria
-meglio che le nazioni civili d'oggi. Nessuno niega al cittadino il
-diritto di accusare; e non pensò a combinar la libertà d'accusare
-colla difficoltà di calunniare. Nei Capitolari di Carlo Magno si
-stabilisce che il giudice non possa giudicare alcuno se manca un
-legittimo accusatore (<i>Cap. C. M. et Lod.</i>, lib. <span class="smcap lowercase">V</span>. c. 248; <i>Edict.
-Theod.</i>, c. 20). L'Editto di Teodorico condanna del taglione il
-calunniatore (<i>Edict.</i>, c. 13; <i>Cap. C. M.</i>, lib. <span class="smcap lowercase">VI</span>. c. 329; lib. <span class="smcap lowercase">VII</span>.
-c. 180). Teodorico interdisse l'accusa secreta (c. 50). Nei Capitolari
-di Carlo Magno, che non giudichi il giudice in assenza di
-una parte (lib. vii. c. 145. 168). Escludeano i Longobardi chi
-avesse dato prova di mala fede (<i>Cod. Long.</i>, lib. <span class="smcap lowercase">XI</span>. tit. 51 <i>de
-testib.</i> § 8), o quello che per la condizione e pei delitti avesse
-perduta la confidenza della legge (<i>Cap. C. M.</i>, lib. <span class="smcap lowercase">I</span>. c. 45;
-lib. <span class="smcap lowercase">VI</span>. c. 144 e 298). I testimonj deponeano in presenza dell'accusato:
-lui presente, il giudice gl'interrogava, e potea interromperli
-di rispondere. Queste buone costituzioni ponno far vergognare
-l'Europa d'oggi, che avvolge i processi nel mistero». <i>Scienza
-della legisl.</i>, lib. <span class="smcap lowercase">III</span>. c. 2. 3. Nella più recente <i>Storia d'Italia</i>,
-a pag. 351 del vol. <span class="smcap lowercase">I</span>, è detto che «le leggi longobardiche erano
-ottime tra le leggi barbariche»; a pag. 324, «è indubitato le
-leggi longobardiche esser le più eque e le meno imperfette di
-tutte le leggi barbariche»; e a pag. 337, «l'Editto di Rotari
-è una compilazione disordinata di cadarfrede o consuetudini
-antiche».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note120">
-<p><span class="label"><a href="#tag120">120</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nel Libro VIII vedremo le consuetudini longobarde sopravivere
-e trasfondersi negli statuti dei Comuni. La costituzione
-di Federico II, lib. <span class="smcap lowercase">II</span>. tit. 17, abolì la personalità delle leggi nella
-Sicilia, il che mostra vi sussistette sino al secolo <span class="smcap lowercase">XIII</span>. Il Lupi,
-<i>Codex diplom. bergom.</i>, 231, adduce uno statuto bergamasco del
-1451, ove si nomina un <i>liber juris Longobardorum</i>, e si ordina
-che <i>ipsum jus vacet in totum, et servetur jus commune</i>: il che
-vuol dire che fin allora durava qualche diritto alla longobarda.
-Nel regno di Napoli, a detta del Giannone, lib. <span class="smcap lowercase">XXVIII</span>. cap. 5,
-le leggi longobarde cessarono al tempo di Ferdinando I, uscente
-il <span class="smcap lowercase">XV</span> secolo, ma ne sopravvissero alcune consuetudini, e fin ai
-suoi tempi nell'Abruzzo i feudi regolavansi secondo quelle;
-v'erano ancora beni gentilizj: negli istromenti ove intervenissero
-donne, si faceva assistere il mundualdo; metteasi la clausula
-<i>jure romano</i>, per indicare che i contraenti non viveano
-secondo la longobarda; duravano le voci di <i>mefio, catamefio,
-vergini in capillo</i>, e altre assai. Prospero Rendella nel 1609
-stampò a Napoli <i>In reliquias juris longobardi</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note121">
-<p><span class="label"><a href="#tag121">121</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sebbene s'ignori donde il bolognese Giulio Cesare della
-Croce tolse quella leggenda, tutto ne palesa l'origine tedesca,
-la corte d'Alboino, sebbene tramutata in Italia, i nomi stessi
-di Berthold, Marculf, ecc. La <i>Contradictio Salomonis</i>, uno de'
-primissimi romanzi, presenta una disputa di Guglielmo Conquistatore
-col villano Marculfo, e forse deriva dalla sorgente
-stessa da cui le avventure del Bertoldo, che trovansi in ogni
-lingua, e che i Tedeschi dicono derivate dall'Asia, come la più
-parte delle nostre fiabe e nonnaje.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note122">
-<p><span class="label"><a href="#tag122">122</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Paolo Diac.</span>, lib. <span class="smcap lowercase">VI</span>. c. 7. 8.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note123">
-<p><span class="label"><a href="#tag123">123</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Pare indicarlo il suo epitafio ap. <span class="smcap">Mabillon</span>, app. al vol. <span class="smcap lowercase">II</span>.
-<i>Ann. Ord. s. Bened.</i>, nº 35:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Divino instinctu, regalis protinus aula</i></p>
-<p class="i01"><i>Ob decus et lumen patriæ te sumsit alendum.</i></p>
-<p class="i01"><i>Omnia Sophiæ cepisti culmina sacræ,</i></p>
-<p class="i01"><i>Rege movente pio Ratchis, penetrare decenter.</i></p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note124">
-<p><span class="label"><a href="#tag124">124</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Paolo Diacono</span>, lib. <span class="smcap lowercase">VI</span>. c. 35; <span class="smcap">Vasari</span>, <i>Proemio alle vite
-dei pittori</i>. I Romani di quel tempo radevano od almeno accorciavano
-la barba, e tondevansi altrimenti che i Longobardi;
-poichè è scritto che, regnante Desiderio, i Longobardi di Rieti
-e Spoleto vennero ad arrendersi a papa Adriano I, il quale ricevendone
-il giuramento, fe loro tagliar le barbe e i capelli alla
-romana. L'aver capelli pare fosse distintivo de' Longobardi,
-giacchè la loro legge per certe colpe condanna a perderli. È
-vulgata l'etimologia di <i>tosa</i> che i Lombardi dicono per zitella,
-da <i>intonsa</i>, tratto dal costume di non accorciare i capelli alle
-fanciulle. Convien però avvertire che tal voce si trova anche
-nei paesi non dominati da' Longobardi; giacchè il provenzale
-Pier da Villare cantava:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Per Melchior e per Gaspar</i></p>
-<p class="i01"><i>Fo adoratz l'altissim Tos.</i></p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note125">
-<p><span class="label"><a href="#tag125">125</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Rot.</span>, 179.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note126">
-<p><span class="label"><a href="#tag126">126</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Neppure agli antichi Romani era insolito l'occupare un
-terzo o due delle terre dei vinti. <i>Cum Hernicis fœdus ictum,
-agri partes duæ ademptæ</i>: <span class="smcap">Tito Livio, xi</span>. <i>Truinates tertia parte
-agri damnati</i>. Ivi, <span class="smcap lowercase">X</span>. Questo terzo sembra lo togliessero i Germani
-da ciascun possidente: i Romani par più probabile s'impadronissero
-d'un terzo del territorio vinto.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note127">
-<p><span class="label"><a href="#tag127">127</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Paolo Diac.</span>, lib. <span class="smcap lowercase">II</span>. c. 4. Procopio, negli <i>Aneddoti</i>, dice che
-in Africa perirono tre milioni e a proporzione nell'Italia, tre
-volte tanto estesa: ma esagera al solito, per mostrare infelicissimo
-il regno di Giustiniano. La peste infierì nel 566, massime
-nella Liguria e a Roma, talchè non si trovava chi mietesse nè
-vendemmiasse. Nel 571 perì infinito bestiame; e molte persone
-di vajuolo e dissenteria. Paolo Diacono ricorda quasi ad ogni
-anno morbi, cavallette, nembi, siccità, ecc. Sotto re Autari un
-diluvio afflisse l'Italia; il Tevere, venuto a sterminata altezza,
-recò indicibili guasti; desolate rimasero la Venezia e la Liguria;
-e Gregorio Magno riferisce che le acque dell'Adige a Verona
-giungevano alle finestre superiori della basilica di San Zenone,
-<i>senza entrar per le porte</i>. Esso Gregorio in una grave peste
-ordinò sette processioni di cherici, cittadini, monaci, monache,
-maritati, vedove, ragazzi: e per via in un'ora ne caddero morti
-ottanta.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note128">
-<p><span class="label"><a href="#tag128">128</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Lib. <span class="smcap lowercase">I</span>. c. 16.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note129">
-<p><span class="label"><a href="#tag129">129</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Iis qui vi oppressos imperio coercent, est sane adhibenda
-sævitia, ut heris in famulos</i>. De officiis, lib. <span class="smcap lowercase">II</span>. c. 7.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note130">
-<p><span class="label"><a href="#tag130">130</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Populi aggravati per longobardos hospites partiuntur</i>;
-lib. <span class="smcap lowercase">II</span>. c. 32. Il codice della biblioteca Ambrosiana legge <i>pro
-Longobardis hospicia partiuntur</i>. E nell'un caso e nell'altro
-v'è ambiguità di senso; e forse la vera lezione è <i>multa patiuntur.</i>
-Sopra un testo sì incerto, quanti libri e libercoli si sono fatti
-in questi anni!</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note131">
-<p><span class="label"><a href="#tag131">131</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Paolo stesso, lib. <span class="smcap lowercase">IV</span>. c. 6, dice che <i>pæne omnes ecclesiarum
-substantias Longobardi, dum adhuc gentilitatis errore tenerentur,
-invaserunt.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note132">
-<p><span class="label"><a href="#tag132">132</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Varie sue lettere sono dirette al <i>populus et ordo</i> di città
-longobarde. Costanzio vescovo di Milano parla d'un tal Fortunato,
-di cui aveva udito <i>per annos plurimos inter nobiles consedisse
-et conscripsisse</i>. Epist. <span class="smcap lowercase">IV</span>. 29.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note133">
-<p><span class="label"><a href="#tag133">133</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tant'è ciò vero, che essa l'adopera anche coi Turingi,
-i quali mai non avevano avuto municipio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note134">
-<p><span class="label"><a href="#tag134">134</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sarebbero i <i>fundora exfundata</i>, di cui parla il patto d'Arigiso
-duca di Benevento.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note135">
-<p><span class="label"><a href="#tag135">135</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Lo accenno dietro alle induzioni di Enrico Leo; ma non
-mi pajono abbastanza appoggiate.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note136">
-<p><span class="label"><a href="#tag136">136</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Qualche vestigio può vedersene ancora dove sussiste il
-fôro ecclesiastico; sicchè a fianco della legge locale ne dura
-una personale. Anche gli Ebrei sin a' giorni nostri furono trattati
-con leggi personali, conservando il levirato e il divorzio anche
-dove è abolito, essendo esclusi da certe professioni, sottoposti
-a certe tutele particolarizzate. Nella repubblica di Genova fino
-agli ultimi tempi i cherici vivevano secondo il diritto comune,
-ma non potevano profittare degli statuti, non entravano ad
-impiego pubblico, non tutori, nè esecutori testamentarj, nè
-testimonj ai testamenti. Le donne restavano in tutela perpetua;
-nè potevano contrattare o star in giudizio senza il consenso di
-due parenti, oltre il marito se maritate; non erano di diritto
-tutrici de' figli; escluse dalla successione intestata in concorso
-con maschi. Si notino queste vestigia di diritto barbarico.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note137">
-<p><span class="label"><a href="#tag137">137</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Noluerunt Longobardorum imperiis subjacere; neque eis
-a Longobardis permissum est in proprio jure subsistere; ideoque
-æstimantur ad suam patriam repedasse</i>. <span class="smcap">Paolo Diac.</span>, lib. <span class="smcap lowercase">III</span>.
-c. 6.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note138">
-<p><span class="label"><a href="#tag138">138</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ciò renderebbe ragione della legge di Desiderio e Adelchi,
-che risulta da una carta del monastero di santa Giulia a Brescia,
-ove si provvede al caso che un servo del palazzo sposi un'<i>ingenua</i>
-romana, la quale cade pur essa in ischiavitù.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note139">
-<p><span class="label"><a href="#tag139">139</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Qui professus sum natione mea vivere lege salica o longobarda.</i>
-La prima professione di vivere a legge romana trovasi
-in un atto di Lucca dell'807 ap. <span class="smcap">Barsocchini</span>, <span class="smcap lowercase">II</span>. 206: la seconda
-in uno di Bergamo del 900, ap. <span class="smcap">Lupo</span>, <i>Cod. Bergom.</i>, <span class="smcap lowercase">I</span>. 1083.
-Così scarsi erano gli avanzi romani!</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note140">
-<p><span class="label"><a href="#tag140">140</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Giuseppe Rovelli, in cui il buon senso ripara la mancante
-erudizione, avverte cosa sfuggita a contemporanei suoi, forse di
-maggior levatura. «La congiunzione del civile col militare
-comando in tutte le prefetture maggiori e minori, partorì questa
-perniciosa conseguenza per gli Italiani sudditi del regno longobardico,
-che gli allontanò da tutte le cariche e da tutti gli onori,
-e conseguentemente tolse loro i mezzi di conservar l'antica o
-di sollevarsi a nuova dignità o ricchezza». <i>Dissert. prelim, alla
-storia di Como</i>, vol. <span class="smcap lowercase">I</span>. pag. 143. Queste <i>prefetture maggiori e
-minori</i> è un errore ch'egli bevve dal Muratori. Anche a lui <i>par
-verosimile</i> che «i Longobardi a preferenza delle altre occupassero
-le terre rimaste incolte o deserte». Strana verosimiglianza!</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note141">
-<p><span class="label"><a href="#tag141">141</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Così opina anche il Lupo, che pure fu il primo a discorrere
-assennatamente intorno alle <i>professiones</i>. — <span class="smcap">Liutpr.</span>, <span class="smcap lowercase">VI</span>.
-37. de Scribis: <i>Perspeximus, ut qui chartam scripserint sive ad
-legem Longobardorum, sive ad legem Romanorum, non aliter
-faciant, nisi quomodo in illis legibus continetur... Et si unusquisque
-de lege sua descendere voluerit, et pactiones atque conventiones
-inter se fecerint, et ambæ partes consenserint, istud
-non reputatur contra legem, quod ambæ partes voluntarie faciunt.
-Et illi qui tales chartas scripserint, culpabiles non inveniuntur
-esse.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note142">
-<p><span class="label"><a href="#tag142">142</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Eginardo</span>, <i>De gestis Ludov. Pii ad</i> 824. ap. <span class="smcap">Bouquet</span>,
-tom. <span class="smcap lowercase">VI</span>. p. 184. Sopra quella costituzione si appoggia a Savigny,
-c. <span class="smcap lowercase">III</span>. § 45; ma in contraddizione vedasi Troya, <i>Della condizione
-dei Romani vinti da' Longobardi</i>.
-</p>
-
-<p>
-È difficile accumulare cotante inesattezze quante nel seguente
-periodo: «Bel privilegio avevano le nazioni settentrionali conservato
-ai cittadini, la libera scelta di sottomettersi alle leggi
-dei loro maggiori, oppure a quelle che trovassero più conformi
-alle proprie nozioni di giustizia e di libertà. Presso i Longobardi
-trovavansi in vigore sei corpi di leggi, romana, longobarda, salica,
-ripuaria, alemanna, e bavara; e le parti, al cominciar del
-processo, dichiaravano ai giudici che viveano e volevano esser
-giudicati secondo la tale e tal altra legge». <span class="smcap">Sismondi</span>, <i>Rep.
-ital.</i>, c. <span class="smcap lowercase">II</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note143">
-<p><span class="label"><a href="#tag143">143</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Leone IV pregava l'imperatore Lotario I a non alterare
-la legge romana: <i>Vestram flagitamus clementiam, ut, sicut
-hactenus romana lex viguit absque universis procellis, et pro
-nullius persona hominis reminiscitur esse corrupta, ita nunc
-suum robur propriumque vigorem obtineat.</i> Nel <i>Decr.</i> <span class="smcap">Gratiani</span>,
-dist. <span class="smcap lowercase">X</span>. c. 13.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note144">
-<p><span class="label"><a href="#tag144">144</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Rotari pone per pena denari venti a chi fornicasse con
-un'ancella <i>gentile</i>, e dodici con una romana: ma può intendersi
-delle molte ch'erano state condotte schiave dopo la conquista di
-Genova e d'altre terre romane.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note145">
-<p><span class="label"><a href="#tag145">145</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Lege romana, qua Ecclesia vivit</i>; Leg. rip., t. <span class="smcap lowercase">LVIII</span>, 1. — <i>Ut
-omnis ordo ecclesiarum lege romana vivat</i>; Leg. long, di
-Ludovico il Pio, art. 55. — Eccard, commentando quell'articolo
-della Legge ripuaria, adduce una carta, ove due preti, di nazione
-longobardi, vivono secondo la legge romana <i>per decoro sacerdotale</i>:
-<i>Qui professi sumus ex natione nostra vivere legem Longobardorum,
-sed mine, pro honore sacerdotii nostri, videmur
-vivere legem Romanorum.</i> Ma talvolta gli ecclesiastici viveano
-in Italia con legge longobarda. In <span class="smcap">Fumagalli</span>, <i>Codice diplomatico
-Sant'Ambrosiano</i>, nº 124, p. 502, Teutperto arciprete di
-San Giuliano, nell'885, professa la legge longobarda. <span class="smcap">Lupo</span>, <i>Cod.
-Bergom.</i>, p. 225, dice che nel <span class="smcap lowercase">X</span> e <span class="smcap lowercase">XI</span> secolo tal consuetudine era
-quasi generale nel Bergamasco. Il monastero di Farfa non
-uniformavasi a legge romana; <span class="smcap">Mabillon</span>, <i>Ann. Ord. s. Bened.</i>,
-tom. <span class="smcap lowercase">IV</span>, p. 129. 705. E forse meglio cercando si troverà che,
-sotto i Longobardi, neppur a' cherici era dato deviare dalla
-legge de' vincitori; privilegio che ottennero soltanto dopo la
-conquista dei Franchi. In ciò regna grande oscurità, anche
-dopo le eruditissime discussioni, e a noi accadrà d'addurne altri
-esempj.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note146">
-<p><span class="label"><a href="#tag146">146</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Edict. Theodor.</i>, 27.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note147">
-<p><span class="label"><a href="#tag147">147</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Cassiodoro</span>, <i>Epist.</i> 14. lib. <span class="smcap lowercase">IX</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note148">
-<p><span class="label"><a href="#tag148">148</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nuova notizia, che esce dal <span class="smcap lowercase">LXI</span> dei <i>Papiri</i> del <span class="smcap">Marini</span>,
-e si riferisce all'anno 629.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note149">
-<p><span class="label"><a href="#tag149">149</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Ut nullus homo debeat negotium peragendum ambulare,
-aut pro quadecumque causa, sine epistola regis aut sine voluntate
-judicis sui.</i> <span class="smcap">Astol.</span>, <span class="smcap lowercase">V</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note150">
-<p><span class="label"><a href="#tag150">150</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Rot.</span>, 144. 145. Vedi <span class="smcap">Troya</span>, <i>Della condizione dei Romani</i>,
-§ 167.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note151">
-<p><span class="label"><a href="#tag151">151</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi la <span class="smcap lowercase">III</span> e <span class="smcap lowercase">IV</span> delle nuove leggi trovate dal Troya.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note152">
-<p><span class="label"><a href="#tag152">152</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Clerus et plebs mediolanensis Deusdedit diaconum eligentes,
-ab Agilulfo rege terrentur quatenus ilium eligerent, quem Longobardorum
-barbaries voluisset.</i> <span class="smcap">Gio. Diacono</span>, Vita s. Gregorii
-Magni.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note153">
-<p><span class="label"><a href="#tag153">153</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di Costanzio di Milano scrive Gregorio Magno: <i>Quam
-fuerit vigilans in tuitione civitatis vestræ, non habemm incognitum.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note154">
-<p><span class="label"><a href="#tag154">154</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Epist.</i> <span class="smcap lowercase">I</span>. 17.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note155">
-<p><span class="label"><a href="#tag155">155</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Epist.</i> <span class="smcap lowercase">III</span>. 26. 29. 30; <span class="smcap lowercase">IV</span>. 1. Il Muratori, narrando che gli
-arcivescovi di Milano sedettero in Genova da Alboino fin a
-Rotari, conchiude: «Dal che si può argomentare la moderazione
-dei re longobardi, che padroni della nobilissima città di Milano,
-si contentavano che quegli arcivescovi avessero la loro permanenza
-in Genova, città nemica, perchè ubbidiente all'imperatore».
-<i>Annali</i>, an. 641. Tanto varrebbe l'argomentare la
-moderazione del granturco o del sofì di Persia, dal trovarsi fra
-noi i vescovi di Corinto e d'Edessa.
-</p>
-
-<p>
-In tal modo egli ragiona troppo spesso intorno ai Longobardi,
-dei quali parla con frasi ammirative, per es queste al 674:
-«Nulla ci somministra di nuovo in questi tempi la storia d'Italia;
-ma il suo stesso silenzio ci fa intendere la mirabile quiete e
-felicità che godevano allora sotto il pacifico governo del buon
-re Pertarito i popoli italiani». Quando però sostiene che i Longobardi
-non governavano peggio dei Greci, non ha affatto torto.
-Mache dire di certi, massimamente tedeschi, encomiatori
-enfatici de' Longobardi; e per es. del Leo, che li chiama angeli
-liberatori (<i>befreyende Engel</i>)?
-</p>
-
-<p>
-Pochi momenti storici furono descritti per luoghi comuni tanto
-quanto l'età longobarda. «Erano stati i Longobardi dugento
-ventidue anni in Italia, e di già non ritenevano di forestieri
-altro che il nome» <span class="smcap">Machiavelli</span>, <i>Ist. fior.</i>, lib. <span class="smcap lowercase">I</span>. — «Assuefatta
-l'Italia alla dominazione dei suoi re, non più come stranieri
-li riconobbe, ma come principi suoi naturali, perchè essi
-non aveano altri regni o Stati collocati altrove, ma loro proprio
-paese era fatta l'Italia, la quale perciò non poteva dirsi serva e
-dominata da straniere genti». <span class="smcap">Giannone</span>, <i>St. civ.</i>, lib. <span class="smcap lowercase">V</span>. § 4. — «Tolta
-la diversità di trattamento, e divenuti Romani e Longobardi
-un popolo solo, la stessa misura di tributi fu imposta ad
-ognuno». <span class="smcap">Muratori</span>, <i>Ant. ital.</i>, <span class="smcap lowercase">XXI</span>. — «Felice esser dovea anzi
-che no la condizione de' cittadini sì longobardi che italiani, i
-quali con loro formavano uno stesso corpo civile ed una stessa
-repubblica». <i>Antichità longobardiche milanesi</i>, <span class="smcap lowercase">I</span>. — E un moderno:
-«Il dire che i Longobardi alla fine del secolo <span class="smcap lowercase">VIII</span> non
-fossero italiani ma stranieri, è cosa tanto scempia che quasi,
-anzi certamente, non merita risposta». <i>Storia d'Italia dal <span class="smcap lowercase">V</span> al
-<span class="smcap lowercase">IX</span> secolo</i>, p. 341. Certo quel generoso applaudì quando i Greci
-insorsero contro i Turchi, stranieri che da tre secoli e mezzo
-accampavano in mezzo a loro.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note156">
-<p><span class="label"><a href="#tag156">156</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Si romanus homo mulierem longobardam tulerit, et mundium
-ex ea fecerit... romana effecta est; filii qui de eo matrimonio
-nascuntur, secundum legem patris, romani sint.</i> <span class="smcap">Liutpr.</span>, 74.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note157">
-<p><span class="label"><a href="#tag157">157</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Longobardi, ut bellatorum possint ampliare numerum,
-plures a servili jugo ereptos ad libertatis statum perducunt;
-utque rata eorum possit haberi libertas, sanciunt more solito per
-sagittam, immutantes nihilominus, ob rei firmitatem, quædam
-patria verba.</i> <span class="smcap">Paolo Diac.</span>, lib. <span class="smcap lowercase">I</span>. c. 13.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note158">
-<p><span class="label"><a href="#tag158">158</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Omnes liberi, qui a dominis suis longobardis libertatem
-meruerunt, legibus dominorum suorum et benefactorum vivere
-debeant, secundum quaslibet a suis dominis propriis concessum
-fuerit.</i> <span class="smcap">Rot.</span>, 239. Qui <i>lex</i> è chiaro che significa «le condizioni
-imposte dai padroni a ciascun emancipato».
-</p>
-
-<p>
-Sulle leggi longobarde sono a vedere:
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Alex. Fleger</span>, <i>Das Königreich der Longob. in Italien</i>.
-Lipsia, 1851.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">G. Merkel</span>, <i>Die Gesch. des Langobarden Rechts</i>. Berlino
-1850.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Axschuetz</span>, <i>Lombarda commentare</i>. Heidelberg 1855.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Wilin</span>, <i>Das Strafgerecht der Germanen</i>. Alla 1842.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Zoepfl</span>, <i>Deutsche Rechtsgeschichte</i>. Stuttegard 1858.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Otto Stobbe</span>, <i>Gesch. der deutschen Rechtsquellen</i>, 1860.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Schupfer</span> da Chioggia, <i>Delle istituzioni politiche longobarde</i>.
-Firenze 1863.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Edward Osenbruggen</span>, <i>Das langob. Strafgericht</i>. Sciaffusa
-1863.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note159">
-<p><span class="label"><a href="#tag159">159</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Bollandisti</span>, <i>ad</i> 11 <i>aprilis</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note160">
-<p><span class="label"><a href="#tag160">160</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Come s'intendessero divisi i beni ecclesiastici è detto nella
-vita di s. Barbato vescovo di Benevento, il quale chiese molte
-rendite dal duca Romualdo alla sua chiesa: <i>Impetratis omnibus
-ut poposcerat, vir sanctus non est oblitus mandatorum Dei: in
-quatuor partes cunctum Ecclesiæ redditum omni tempore sanxit
-fideliter dispartiri; unam egentibus; secundam his qui Domino
-sedulas in ecclesiis exhibent laudes; tertiam pro ecclesiarum
-restauratione distribui; juxta quartam suis peragendis utilitatibus
-episcopus habeat; et hactenus sicut ab eo disposita sunt,
-in præsenti cuncta videntur</i>. Ap. <span class="smcap">Ughelli</span>, De ep. Benev.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note161">
-<p><span class="label"><a href="#tag161">161</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>In obitu Satyri oratio</i>, num. 38. Celestino papa, <i>epist.</i> 2,
-attesta che neppur i vescovi aveano abito particolare. <i>Religio
-divina alterum habitum habet in ministerio, alterum in usu
-vitaque communi</i>. <span class="smcap">S. Girol.</span>, in <i>Ezech.</i>, c. 44. Landolfo Seniore
-(<i>Hist. mediol.</i>, lib. <span class="smcap lowercase">II</span>. 35), parlando dell'arcivescovo Eriberto,
-dice che sotto lui nessuno osava entrare in coro senza la toga
-bianca (il camice?), nè senza aver coperto la testa col cappuccio
-del birro, cioè della sopravveste che allora gli ecclesiastici usavano
-di color rosso; e nessun cherico osava assumere le foggie
-laicali o nel birro o nelle vesti o nella calzatura. Il Giulini
-all'anno 1203 reca il testamento d'un prete, che lega a diversi
-i suoi abiti, fra i quali nessuno è nero, eccetto il cappello. Nel
-1211 fu da un sinodo milanese vietato ai cherici il mostrarsi in
-pubblico senza la cappa o il camice, od altra veste rotonda e
-chiusa; vietate le scarpe allacciate, le maniche, le mosche
-(ornamenti cascanti dal collo sul petto), le guarnizioni sulle
-vesti, e le cappe colle maniche; chi era insignito degli ordini
-portasse vesti rotonde non sparate, non gialle o verdi (e quelle
-d'altro colore?), nè pelli di vajo. Dallo stesso passo ricaviamo
-come i cherici ricevessero la tonsura a quella chiesa od altare
-di cui avevano il titolo. Ivi pure son proibite ai frati le tavole,
-i dadi, le zare, le caccie, i cani, i traffici, l'usura, l'aver compari
-e comari, l'andare ai bagni, il portar berretti od altro in capo,
-fuorchè le cocolle. Un concilio provinciale del secolo seguente
-interdice gli abiti vergati o listati, con nastri e bottoni d'argento
-o metallo, nè cappucci da laici. Il sinodo diocesano milanese del
-1250 vuole che i prelati tutti sopra la guarnaccia portino un
-vestimento chiuso, e non cappe con maniche quando sieno fuori
-della scuola, non freni o selle o sproni od altra cosa dorata, argentata,
-azzurrata, nè clamidi secolaresche con pellicce, nè
-tabarri, sieno sparati o chiusi, fuorchè nel caso di dover cavalcare;
-del resto, non abbiano panni verdi, nè maniche rosse, non
-scarpe cucite, nè collari abbottonati, sibbene cappe nere od
-altrimenti decenti. <span class="smcap">Giulini</span>, <i>ad annum</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note162">
-<p><span class="label"><a href="#tag162">162</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Milano, Verona, Aquileja pretendono aver posseduto
-monasteri, prima che s. Atanasio gl'introducesse a Roma nel
-390. In Milano li trovava s. Agostino (<i>Confess.</i>, <span class="smcap lowercase">IV</span>. 6); e Martino
-di Tours era abitato alcun tempo in uno di questi. Sulpizio
-Severo (<i>Vita s. Martini</i>, <span class="smcap lowercase">IV</span>) scrive che esso <i>Mediolani sibi
-monasterium statuit</i>. E Paolino da Périgord nella Vita dello
-stesso:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">... <i>Constructa statuit requiescere cella</i></p>
-<p class="i01"><i>Heic ubi gaudentem nemoris vel palmitis umbris</i></p>
-<p class="i01"><i>Italiam pingit pulcherrima Mediolanus.</i></p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note163">
-<p><span class="label"><a href="#tag163">163</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La regola di s. Benedetto è in settantatre capitoli, di cui
-nove sui doveri morali e generali, tredici sui doveri religiosi,
-ventinove sulla disciplina, i falli, le pene, ecc., dieci sull'amministrazione
-interna, dodici su varj soggetti, come i viaggi,
-l'ospitalità, ecc.; cioè nove capitoli di codice morale, tredici di
-codice religioso, ventinove di penale, dieci di politico.
-</p>
-
-<p>
-Carlo Magno, scrivendo a Paolo Diacono ricoverato a Montecassino,
-non rifina di lodarne l'ospitalità e le virtù:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Hic olus hospitibus, piscis hic, panis abundans...</i></p>
-<p class="i01"><i>Pax pia, mens humilis, pulchra et concordia fratrum.</i></p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note164">
-<p><span class="label"><a href="#tag164">164</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Lib. <span class="smcap lowercase">XXVII</span>, cap. 3.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note165">
-<p><span class="label"><a href="#tag165">165</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il primo papa, s. Pietro, fu eletto da Cristo. Dal secondo,
-s. Lino, fino a s. Semplicio nel 467, dal clero e popolo. Da
-s. Felice III nel 483, fino a s. Nicola I nel 858, dai re conquistatori.
-Da Adriano II nell'867, fino ad Agapito II nel 946, dal
-clero e dal popolo. Da Giovanni XII nel 956, fino a Silvestro
-antipapa nel 1102, dai tiranni d'Italia e dagli imperatori. Poi
-ancora dal popolo e clero, da Gelasio II nel 1118, fino a Vittore
-antipapa nel 1138. Indi dai cardinali, da Celestino II nel
-1143, fino a Gregorio X nel 1271. Poi dal conclave, da Innocenzo
-V nel 1276, fin qui. Il Platina racconta che Sergio II fu
-il primo a cangiar nome, deponendo l'indecoroso di Osporci:
-ma Anastasio Bibliotecario dice che esso papa chiamavasi
-Sergio anche prima di salire alla cattedra di Pietro. V'ha chi
-attribuisce quest'introduzione ad Adriano III, che prima nomavasi
-Agapeto; o a Giovanni XII, che prima era chiamato Ottaviano,
-e che con ciò volle onorare lo zio Giovanni XI: o a
-Sergio IV, che per rispetto depose il primitivo nome di Pietro.
-Tale cambiamento non è d'obbligo, e anche nel secolo xvi
-Adriano VI e Marcello II ritennero il nome di battesimo. Damaso
-fu il primo a darsi il titolo di <i>servo dei servi di Dio</i>, adottato
-poi da Gregorio Magno e dai successori. Benedetto III prese il
-titolo di <i>vicario di s. Pietro</i>; cui dopo il secolo <span class="smcap lowercase">XIII</span> fu sostituito
-quello di <i>vicario di Gesù Cristo</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note166">
-<p><span class="label"><a href="#tag166">166</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La diocesi di Como aderì lungamente allo scisma d'Aquileja,
-e preziosa è in tal fatto la iscrizione funeraria del vescovo
-Agrippino, morto verso il 600, e che ora conservasi nella plebana
-di Isola sul lago di Como.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note167">
-<p><span class="label"><a href="#tag167">167</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Labbe</span>, <i>Concil.</i>, tom. <span class="smcap lowercase">V</span>. p. 959; ed <i>Epist.</i> del 4 ottobre 584,
-ap. <span class="smcap">Gio. Diacono</span>, <span class="smcap lowercase">I</span>. 31.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note168">
-<p><span class="label"><a href="#tag168">168</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Un canone del II concilio di Vaison, dell'anno 529, riferito
-dal padre Thomasin (<i>Disciplina de beneficiis</i>, par. <span class="smcap lowercase">II</span>, c. 88.
-n. 10), rende all'Italia quest'autorevole testimonianza: <i>Omnes
-presbyteri qui sunt in parochiis constituti, secundum consuetudinem,
-quam per totam Italiam satis salubriter teneri cognovimus,
-juniores lectores secum in domo retineant, et eos quomodo
-boni patres spiritualiter nutrientes, psalmos parare, divinis
-lectionibus insistere, et in lege Domini erudire contendant, ut
-sibi dignos successores provideant</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note169">
-<p><span class="label"><a href="#tag169">169</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Epist.</i> <span class="smcap lowercase">II.</span> 35.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note170">
-<p><span class="label"><a href="#tag170">170</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Hoc in loco, quisquis pastor dicitur, curis exterioribus
-graviter occupatur, ita ut sæpe incertum sit utrum pastoris
-officium, an terreni proceris agat. Epist.</i> <span class="smcap lowercase">I</span>. 25.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note171">
-<p><span class="label"><a href="#tag171">171</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Lib. <span class="smcap lowercase">II</span>. epist. 11 e 31: — <i>Quia comperimus multos se
-murorum vigiliis excusare, sit fraternitas vestra sollicita ut
-nullum usque, per nostrum vel Ecclesiæ nomem, aut quolibet alio
-modo, defendi vigiliis patiatur, sed omnes generaliter compellantur</i>.
-Epist. <span class="smcap lowercase">I</span>. 42.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note172">
-<p><span class="label"><a href="#tag172">172</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Epist.</i> X. 51; xi. 51.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note173">
-<p><span class="label"><a href="#tag173">173</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«Conoscendo io quanto la serenissima nostra Signora
-prenda pensiero della patria celeste e della vita dell'anima sua,
-mi terrei gravemente colpevole se tacessi quanto convien suggerire
-per timore dell'onnipotente Iddio. Avendo io saputo
-essere nell'isola di Sardegna molti Gentili, che tuttavia, secondo
-loro mala usanza, sagrificano agli idoli, e i sacerdoti di quell'isola
-andar lenti nel predicare il Redentore, vi mandai un
-vescovo italiano, che, ajutante Iddio, trasse alla fede molti
-Gentili. Ma egli mi ha annunziata cosa sacrilega; che costoro
-i quali sagrificano agli idoli, ne pagano al giudice la licenza; ed
-essendo alcuni stati battezzati e avendo lasciato quei sacrifizj,
-tuttavia il giudice dell'isola anche dopo il battesimo esige quella
-paga. Avendolo il vescovo ripreso di ciò, rispose egli di aver
-promesso tanto nel comprar l'impiego, che non potrebbe rifarsi
-se non a quel modo. La Corsica poi è oppressa di tanta soperchieria
-d'esattori e tanta gravezza d'esazioni, che gli abitanti vi
-possono a mala pena supplire vendendo i proprj figliuoli; onde,
-lasciando la pia repubblica, sono forzati rifuggire alla nefandissima
-gente dei Longobardi. E qual cosa più grave e più crudele
-potrebbero patire dai Barbari, che l'esser ridotti a vendere i
-proprj figli? In Sicilia narrasi di un tal Stefano, cartulario delle
-parti marittime, che coll'invadere ogni luogo, e con porre, senza
-pronunziar giudizio, i cartelli a' poderi e alle case, arreca tanti
-danni ed oppressioni, che a dirle tutte non basterebbe un gran
-volume. Veda la serenissima nostra Donna queste cose, e sollevi
-i gemiti degli oppressi. Suggeritele a suo tempo al piissimo
-Signore, affinchè dall'anima sua, dall'imperio e da' suoi figliuoli
-rimova tanto gravame di peccato. Ben so ch'ei dirà forse mandarsi
-a noi per le spese d'Italia quanto si raccoglie dalle suddette
-isole: ma dico io, conceda meno per le spese d'Italia, e
-tolga dal suo imperio le lacrime degli oppressi. E forse di tante
-spese fatte per questa terra vien minore il profitto perchè con
-mescolanza di peccato. Meglio non provvedere alla vita nostra
-temporale, che procacciare impedimento alla nostra eterna. A
-me basti l'aver questo brevemente suggerito; affinchè, se rimanesse
-la vostra pietà ignorante di quanto succede in questi paesi,
-non fossi io poi del mio silenzio dinanzi al severo giudice incolpato
-e punito».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note174">
-<p><span class="label"><a href="#tag174">174</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Dal poco che sappiamo, sembra in antico vi fosse grande
-mescolanza ed arbitrio nel canto ecclesiastico. La semplicità
-nascea necessariamente dalla scarsezza di mezzi; ma alcuni
-teneano all'ebraico, altri all'jonico, altri a un misto. Sant'Ambrogio
-volle riformarlo, partendo dalla melopea greca. Il sistema
-musicale dei Greci era diviso in tetracordi, e nei modi che ne
-derivano. Ambrogio, visto che molte melodie sacre erano, se
-non melodie greche trasportate, almeno motivi composti sopra
-i modi musicali di quel popolo, e che non passavano i limiti di
-un'ottava, pensò al sistema tetracordo dei Greci sostituire il più
-semplice e facile dell'ottava, derivando dai Greci i quattro modi
-primordiali che divennero base del canto ecclesiastico. Stabilì
-dunque questi modi:
-</p>
-
-<table class="gener" summary="">
- <tr>
- <td>dorico</td> <td><i>re, mi, fa, sol, la, si, do, re</i></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>frigio</td> <td><i>mi, fa, sol, la, si, do, re, mi</i></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>lidio</td> <td><i>fa, sol, la, si, do, re, mi, fa</i></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>misolidio</td> <td><i>sol, la, si, do, re, mi, fa, sol.</i></td>
- </tr>
-</table>
-
-<p>
-Così ne venne un canto ritmico scanduto, più consono colla
-musica greca che non il canto gregoriano, il quale procede
-generalmente per note di valore eguale, riuscendo più monotono
-e senza cadenze.
-</p>
-
-<p>
-Ma quali note servissero al canto gregoriano non consta, se
-non che menzionano lettere dell'alfabeto, chiavi, linee in su e
-in giù.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note175">
-<p><span class="label"><a href="#tag175">175</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Gl'inni di s. Gregorio sono: <i>Primo dierum omnium;
-Nocte surgentes vigilemus omnes; Ecce jam noctis tenuantur
-umbræ; Clarum decus jejunii: Audi, benigne Conditor; Magno
-salutis gaudio; Rex Christe factor omnium; Jam Christus astra
-ascenderat</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note176">
-<p><span class="label"><a href="#tag176">176</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Ad Leandrum, in comm. libri Job.</i>
-</p>
-
-<p>
-* Ma nella epistola sinodica raccomanda ai preti d'erudirsi, di
-avvezzarsi alla urbanità col frequentare i secolari. <i>Ducitur
-sacerdos ad vetustatem vitæ per societatem secuìarium: cumque
-indubitanter constet quod externis occupationum tumultibus
-impulsus, a semetipso corruat, studere incessabiliter debet ut,
-per eruditionis studium, resurgat. Hinc est quod prælatum
-gregi discipulum Paulus admonet dicens</i>: Dum venio attende
-lectioni. Part. 11 e 13.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note177">
-<p><span class="label"><a href="#tag177">177</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il nome di <i>Esarcato</i> ha doppio senso: nel più esteso,
-abbraccia tutte le provincie d'Italia sottomesse all'Impero, e
-nominatamente la Venezia, parte della costa Ligure, l'Emilia,
-la Flaminia, il Piceno e il ducato di Roma: in senso stretto,
-indica la parte orientale dell'Emilia e la Flaminia, cioè la
-Romagna d'oggi; e si distingue dalla Pentapoli, e dal ducato
-di Roma, che chiudea parte dell'Etruria, colla Sabina, la Campania
-e parte dell'Umbria.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note178">
-<p><span class="label"><a href="#tag178">178</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Agnelli</span>, <i>Vitæ episc. Ravenn.</i>, rer. ital. Script., <span class="smcap lowercase">II</span>. Fin ai
-dì nostri la battaglia delle sassate si continuò a Roma fra
-Montesi e Transteverini, con morti e ferite; e Pio VI fece indarno
-ogn'opera per disradicarla.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note179">
-<p><span class="label"><a href="#tag179">179</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Agnelli</span>, <i>Vita Felicis</i>, l. cit.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note180">
-<p><span class="label"><a href="#tag180">180</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Così Paolo Diacono, e molti dietro lui: ma l'Oldoino,
-nelle note al Ciacconio, tom. I, p. 422 dell'edizione del 1677,
-reca un passo ben diverso del canonico romano nella descrizione
-della Basilica vaticana: <i>Sabinianus papa, sub cujus tempore
-fuit famis gravis, perfecta pace cum gente Langobardorum,
-jussit aperiri horrea ecclesiæ, et venundari frumentum populo
-per unum solidum triginta modios tritici; misericordiæ enim
-visceribus, ultra quam dici possit affluebat, et quantum in se
-nullum a beneficio misericordiæ excludebat</i>.
-</p>
-
-<p>
-Anche l'incolpazione d'aver voluto distruggere i libri del
-predecessore, attribuita dagli antichi a <i>invidiosi</i>, e dal Mabillon
-a Sabiniano, non è ben provata.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note181">
-<p><span class="label"><a href="#tag181">181</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Anastasio Bibl.</span>, in <i>Vita Severini</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note182">
-<p><span class="label"><a href="#tag182">182</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Negli atti del VI concilio ecumenico (ap. <span class="smcap">Labbe</span>, <i>Concil.</i>,
-tomo <span class="smcap lowercase">VI</span>) leggesi una lettera dell'arcivescovo Mansueto di Milano
-all'imperatore Costantino II, a nome del sinodo provinciale:
-<i>Quæ in hac magna regia urbe convenit, sub felicissimis et
-christianissimis et a Deo custodiendis principibus nostris dominis
-Pertharit et Cunibert, præcellentissimis regibus, christianæ religionis
-amatoribus</i>. 679.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note183">
-<p><span class="label"><a href="#tag183">183</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tutto ciò da Paolo Diacono, il quale soggiunge che, tra i
-rapiti, furono pure i cinque figli di Leofi, venuto coi primi Longobardi
-in Italia. Un d'essi riuscì, dopo molti anni di servitù, a
-fuggire in Italia; e sebbene nulla recuperasse de' beni paterni,
-ajutato da parenti e amici pose casa, e generò un Arigiso, e
-questi Warnefrido, da cui nacque esso Paolo storico.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note184">
-<p><span class="label"><a href="#tag184">184</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Gregorio II nel 726 scriveva: Mezentius ab episcopis
-Siciliæ certior factus hæreticum cum esse, ipsum...... trucidavit</i>.
-Ap. <span class="smcap">De Giovanni</span>, <i>Cod. Diplom. Sicil.</i>, tom. I. n. 272.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note185">
-<p><span class="label"><a href="#tag185">185</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vuole Paolo Diacono che questo nome le venisse da un
-tal uso dei Longobardi, che qualvolta uno morisse in lontana
-contrada, i suoi rizzavano delle pertiche con una colomba in
-vetta, rivolta alla parte dove l'estinto avea chiuso i giorni.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note186">
-<p><span class="label"><a href="#tag186">186</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Epitafio di Ansprando:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Ansprandus, honestus moribus, prudentia pollens,</i></p>
-<p class="i01"><i>Sapiens, modestus, patiens, sermone facundus,</i></p>
-<p class="i01"><i>Adstantes qui dulcia, flavi mellis ad instar,</i></p>
-<p class="i01"><i>Singulis promebat de pectore verba.</i></p>
-<p class="i01"><i>Cujus ad æthereum spiritus dum pergeret axem,</i></p>
-<p class="i01"><i>Post quinos undecies vitæ suæ circiter annos</i></p>
-<p class="i01"><i>Apicem reliquit regni præstantissimo nato</i></p>
-<p class="i01"><i>Lyuthprando inclyto et gubernacula gentes</i></p>
-<p class="i01"><i>D. P. die iduum junii indictione X.</i></p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note187">
-<p><span class="label"><a href="#tag187">187</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Respiciens ergo pius vir</i> (il papa) <i>profanam principis jussionem,
-jam contra imperatorem quasi contra hostem se armavit</i>,
-<span class="smcap lowercase">RENUENS HÆRESIAM EJUS</span>, <i>scribens ubique</i> <span class="smcap lowercase">SE CAVERE</span> <i>Christianos
-eo quod orta fuisset impietas talis. Igitur permoti omnes Pentapolenses
-atque Venetiarum exercitus, contra imperatoris jussionem
-restiterunt, dicentes se nunquam in ejusdem pontificis
-condescendere necem, sed pro ejus magis defensione viriliter
-decertare</i>. Liber pontif.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note188">
-<p><span class="label"><a href="#tag188">188</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Cognita imperatoris nequitia, omnis Italia consilium iniit,
-ut sibi eligerent imperatorem et Constantinopolim ducerent; sed
-compescuit tale consilium pontifex, sperans conversionem principis</i>.
-<span class="smcap">Anastasio Bibl.</span>,<i> Vita Gregorii II</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note189">
-<p><span class="label"><a href="#tag189">189</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I Pavesi credono che allora Liutprando portasse da Ravenna
-alla loro città la statua di bronzo rappresentante Antonino
-Pio o Marc'Aurelio a cavallo, che chiamavano il Regisole. Nel
-1527 assalendo i Francesi Pavia, primo a montar sul castello fu
-un Ravennate, il quale in compenso domandò si restituisse a
-Ravenna il Regisole: quando si volle darvi effetto, i Pavesi se
-ne desolarono più che al sacco della città, tanto che il generale
-Lautrec ottenne che il Ravennate desistesse dalla domanda,
-ricevendo invece tant'oro quanto bastasse per fare una corona.
-Fu fatto a pezzi dai Giacobini nel 1796.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note190">
-<p><span class="label"><a href="#tag190">190</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Deo teste, papa urbis Romæ in omni mundo caput ecclesiarum
-Dei et sacerdotum est</i>. Lib. v. c. 4.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note191">
-<p><span class="label"><a href="#tag191">191</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In Bologna resta memoria d'un vaso di marmo, posto da
-Liutprando e Ildeprando nella chiesa di S. Stefano per esser
-empito il giovedì santo. L'iscrizione dice, secondo <span class="smcap">Malvasia</span>,
-<i>Marm. Fels.</i>, sez. <span class="smcap lowercase">IV</span>. c. 10:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">† <span class="smcap lowercase">VMILIBVS VOTA SVSCIPE DOMINE</span></p>
-<p class="i02"> <span class="smcap lowercase">DOMINORVM NOSTRORVM LIVTPRANTE</span></p>
-<p class="i02"> <span class="smcap lowercase">ILPRANTE REGIBVS ET DOMNI</span></p>
-<p class="i02"> <span class="smcap lowercase">BARBATII EPISC. SANCTE ECCLESIE</span></p>
-<p class="i02"> <span class="smcap lowercase">BONONIENSIS HIC IN ONOREM RELIGIOSI SVA</span></p>
-<p class="i02"> <span class="smcap lowercase">PRECEPTA OBTVLERVNT VNDE HVNC VAS</span></p>
-<p class="i02"> <span class="smcap lowercase">IMPLEATVR IN CENAM DOMINI SALVATORIS</span></p>
-<p class="i02"> <span class="smcap lowercase">ET SI QVA MVNERA CVISQVAM MINVERIT</span></p>
-<p class="i02"> <span class="smcap lowercase">DEVS REQVIRET</span> †.</p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note192">
-<p><span class="label"><a href="#tag192">192</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Paolo Diac.</span>, lib. <span class="smcap lowercase">VI</span>. c. 53.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note193">
-<p><span class="label"><a href="#tag193">193</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Ad regnum</i>: potrebbe indicare per l'acquisto del regno
-celeste: altri leggono <i>ad rogum</i>, cioè in segno di supplica.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note194">
-<p><span class="label"><a href="#tag194">194</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Legge</i> <span class="smcap lowercase">V</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note195">
-<p><span class="label"><a href="#tag195">195</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di quei giorni, anche Anselmo duca del Friuli e cognato
-di Rachi e d'Astolfo, si fece monaco, e fondò il monastero di
-Fanano nel Modenese, poi l'insigne di Nonantola con ospizio pei
-pellegrini. Altri molti ne troviamo fondati in quegli anni: e
-limitandoci alla Toscana, la badia di Montamiata fu posta nel
-745 da Erone; nel 744 quella di Monteverdi in val della Cornia
-in Maremma da s. Gualfredo longobardo di Pisa e da Gondualdo
-di Lucca cognato suo, che alle loro mogli con trenta donne
-eressero sulla Versilia presso Pietrasanta il monastero di san
-Salvatore. Le badie di S. Ponziano e San Frediano presso Lucca,
-di San Pietro a Camajore, di San Bartolomeo di Pistoja, di san
-Bartolomeo a Rigoli di Firenze, appartengono ai tempi longobardi;
-come i monasteri di Coronate, di Civate, di Santa Giulia
-a Brescia, di Teodote a Pavia...... nell'alta Italia. Il longobardo
-Warnifredo castellano regio di Siena nel 730 fonda e dota generosamente
-la badia di Sant'Eugenio in Pilosiano presso Siena.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note196">
-<p><span class="label"><a href="#tag196">196</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Fremens ut leo, pestiferas minas Romanis dirigere non
-desinebat, asserens omnes uno gladio jugulari, nisi suæ se se
-subderent ditioni</i>. <span class="smcap">Anastasio Bibl.</span>, <i>Vita Stephani II</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note197">
-<p><span class="label"><a href="#tag197">197</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Deprecans imperialem clementiam, ut, juxta id quod ei
-sæpius scripserat, cum exercitu ad tuendas has Italiæ partes
-modis omnibus adveniret</i>. <span class="smcap">Anastasio Bibl.</span>, ivi; <span class="smcap">Baronio</span>, <i>ad
-ann.</i> 754. <span class="smcap lowercase">XXIII, XXV</span>. Tanto era lontano dalle idee di rivolta e
-di sovranità.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note198">
-<p><span class="label"><a href="#tag198">198</a>.&nbsp;&nbsp;</span>È bizzarro che già i contemporanei fanno valere in ciò
-quel voto universale, a cui oggi si attribuisce tanto peso. Paolo
-Diacono diceva che <i>omnis Ravennæ exercitus</i> (già in altri testi
-vedemmo che esercito equivale a popolo) <i>vel Venetiarum talibus
-jussis unanimiter restiterunt</i>. Anastasio Bibliotecario, nel luogo
-che citammo alla nota 2ª, parla della risoluzione di tutta Italia;
-e soggiunge che il papa, <i>gratias voluntati populi referens pro
-mentis proposito</i>, chetava gl'insorgenti. E Gregorio nell'epistola
-all'imperatore: <i>Plane parati sunt Occidentales ulcisci etiam
-Orientales.... Totus Occidens sancto principi apostolo um fidei
-fructus offert.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note199">
-<p><span class="label"><a href="#tag199">199</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Dal processo del 715 fra Siena e Arezzo appare che i
-cherici del contado sanese, per farsi ordinare dal diocesano,
-bisognavano d'una licenza scritta del gastaldo longobardo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note200">
-<p><span class="label"><a href="#tag200">200</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Chron. Moiss.</i> ap. <span class="smcap">Bouquet</span>, v. 67.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note201">
-<p><span class="label"><a href="#tag201">201</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Chron. Cassinens.</i>, lib. <span class="smcap lowercase">I</span>. cap. 8. Vedi pare <span class="smcap">Anastasio
-Bibl.</span>, op. cit.; — <span class="smcap">Cenni</span>, <i>Monumenta dominationis pontificiæ</i>.
-Roma 1761, 2 vol.: sono lettere che i papi da Gregorio III fino
-ad Adriano diressero a Carlo Martello, Pepino, Carlomanno,
-Carlo Magno; — <span class="smcap">Orsi</span>, <i>Dell'origine del dominio e della sovranità
-dei romani pontefici</i>. Roma 1789; — e in senso contrario
-<span class="smcap">Pfister</span>, <i>Gesell. der Deutschen</i>; tom. I, p. 409; — <span class="smcap">Spittler</span>,
-<i>Staatgeschichte</i>, tom. <span class="smcap lowercase">II</span>, p. 86; — <span class="smcap">Sismondi</span>, <i>St. delle Rep. it.</i>,
-tom. <span class="smcap lowercase">I</span>; ecc., non dimenticando la recente opera di Theiner.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note202">
-<p><span class="label"><a href="#tag202">202</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Nam et judices ad faciendas justitias... in eadem Ravennatium
-urbe residentes, ab hac romana urbe dixerit, Philippum
-presbyterum, simulque et Eustachium quondam ducem.</i> Cod.
-Carol., nº 54; e così il nº 51, il 75 ecc. — Quando Carlo Magno,
-nel 784, volle trarre certe colonne antiche da Ravenna, n'ebbe
-concessione dal papa. Vedi in <span class="smcap">Fantuzzi</span>, <i>Monum. ravennati</i>, i
-diplomi del tom. <span class="smcap lowercase">V</span>, massime il 17 e 18; inoltre <span class="smcap">Savigny</span>, <i>Storia
-del dir. romano</i>, cap. <span class="smcap lowercase">V</span>, § 110; <span class="smcap">Leo</span>, <i>Gesch. von Italien</i>, tom. <span class="smcap lowercase">I</span>,
-p. 187-189; <span class="smcap">Cenni</span>, op. cit., tom. <span class="smcap lowercase">I</span>, p. 63; <span class="smcap">Orsi</span>, op. cit., c. <span class="smcap lowercase">VIII</span>;
-<span class="smcap">Philipps</span>, <i>Deutsche Geschichte</i>, <span class="smcap lowercase">III</span>. § 47; <span class="smcap">Gosselin</span>, <i>Pouvoir des
-Papes</i>, Parigi 1845, pag. 240 e seg. — Più tardi papa Adriano
-scriveva a Carlo Magno: — I duchi di Spoleto, di Benevento,
-del Friuli, di Clusio ordirono contro di noi il pericoloso disegno
-di unirsi coi Greci e con Adelchi figlio di Desiderio, onde combatterci
-per terra e per mare, desiderando invadere <i>questa
-nostra città di Roma</i>, e ripristinare il regno longobardo. Pertanto
-vi scongiuro di venire al più presto a nostro soccorso;
-giacchè a voi, dopo Dio, noi abbiamo rimessa la difesa della
-santa Chiesa, del <i>nostro popolo romano</i> e della romana repubblica».
-<i>Cod. Carol.</i>, <i>ep.</i> 57.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note203">
-<p><span class="label"><a href="#tag203">203</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Longobardorum rex... Zachariæ prædictas quatuor civitates
-redonavit... ipsi b. Pietro reconcessit.</i> E Stefano ad Astolfo
-<i>petivit ut dominicas quas abstulerat redderet oves, et propria
-propriis restitueret</i>. Pepino dirige messi ad Astolfo <i>sanctæ ecclesiæ
-ac reipublicæ restituenda jura... ut propria restitueret propriis</i>.
-Questi promette <i>illico redditurum civitatem Ravennatium
-cum aliis diversis civitatibus</i>. <span class="smcap">Anastasio Bibl.</span>, op. cit. Anche
-Eginardo negli Annali dice che Pepino obbligò Astolfo <i>ad reddendum
-ea quæ romanæ Ecclesiæ abstulerat</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note204">
-<p><span class="label"><a href="#tag204">204</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«Quel tiranno seguace di Satana, Astolfo divoratore
-del sangue dei Cristiani, struggitore delle chiese di Dio, percosso
-di colpo divino, sprofondò nella voragine dell'inferno....
-Ora, per provvidenza di Dio e per mano del beato Pietro, pel
-tuo fortissimo braccio.... è stato ordinato re de' Longobardi
-Desiderio, uomo mitissimo». <i>Lettera a Pepino.</i>
-</p>
-
-<p>
-L'anonimo Salernitano dice che Astolfo <i>fuit audax et ferox,
-et ablata multa sanctorum corpora ex romanis finibus in Papiam
-detulit. Construxit etiam oracula (oratorj) ibi et monasterium
-virginum, et suas filias dedicavit. Idemque etiam fecit
-monasterium in finibus Æmiliæ ubi dicitur Mutina... ad
-sacra monachorum cænobia ædificanda per certas provincias
-multa est dona largitus. Valde dilexit monacos, et in eorum
-est mortuus manibus.</i> Rer. it. Script., part. <span class="smcap lowercase">II</span>, t. <span class="smcap lowercase">II</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note205">
-<p><span class="label"><a href="#tag205">205</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di Brescia lo vorrebbe il Malvezzi, <i>Chron. Brix.</i>, Rer.
-it. Script., tom. <span class="smcap lowercase">XIV</span>. Lo appoggerebbe l'aver egli fondato monasteri
-in Leno e quel di Santa Giulia in Brescia che ampiamente
-dotò, e dove poi fu badessa sua figlia Ansilberga, che parimente
-comprò beni nel Bresciano.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note206">
-<p><span class="label"><a href="#tag206">206</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«Passano gli scrittori francesi con disinvoltura quest'azione
-di Carlo Magno, come se fosse cosa da nulla l'avere usurpato
-a' suoi nipoti un regno, che <i>per tutte le leggi divine ed umane</i>
-era loro dovuto». <span class="smcap">Muratori</span>, <i>all'anno</i> 771. Una legge <i>divina</i>
-che obblighi a surrogar nel regno i figli ai padri, io non l'ho
-mai udita: se n'esisteva una <i>umana</i>, lo storico doveva addurla,
-ma nè noi nè altri la videro mai; bensì vediamo mantenuto
-sempre fra' Germani il diritto d'eleggersi il re. Eppure è vulgato
-l'introdurre qui i nomi affatto sconvenienti e le idee tutto
-moderne d'usurpazione e d'eredità. <i>Charles</i>, dice Sismondi, <i>avec
-autant d'avidité et d'injustice qu'aurait pu faire aucun de ses
-prédécesseurs, dépouilla sa femme et ses fils de leurs</i> <span class="smcap lowercase">HÉRITAGES</span>,
-<i>les força à s'enfuire en Italie, etc.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note207">
-<p><span class="label"><a href="#tag207">207</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Pro exigendis a rege Desiderio justitiis beati Petri</i>. <span class="smcap">Anastasio
-Bibl.</span>, <i>Vita Steph. III</i>, pag. 178; vale a dire le rendite
-dei beni ecclesiastici posti nel regno longobardo e delle città
-occupate da Desiderio, e sulle quali, secondo il diritto romano,
-il pontefice aveva anche giurisdizione (<i>justitiam</i>).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note208">
-<p><span class="label"><a href="#tag208">208</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In tutt'altro modo è esposto il fatto in una lettera di Stefano
-III a Berta (<span class="smcap">Cenni</span>, I. 267); cioè, che il nefandissimo Cristoforo
-e il più che malvagio suo figlio Sergio aveano fatto trama
-con Dodone, messo di Carlo Magno, per dar morte al pontefice;
-averlo Dio salvato mercè gli ajuti di Desiderio; chiamati in
-Vaticano, ricusarono, e armatisi, esclusero di Roma il pontefice;
-poi abbandonati, erano rifuggiti in San Pietro, ove il papa a
-stento gli aveva difesi dalla moltitudine che ne chiedeva il
-sangue; ma mentre voleva farli rendere in città perchè fossero
-salvi, furono presi ed accecati, senza nè consenso nè saputa sua.
-Il Muratori e la maggior parte preferiscono questa versione:
-ma esso Cenni e il Pagi e il Cointe supposero quella lettera
-estorta al papa da Desiderio, o forse falsificata nella sua cancelleria,
-giacchè un'altra (<span class="smcap">Cenni</span>, I. 274) e i biografi di Stefano III
-e d'Adriano riferiscono il caso nel modo che noi adottammo
-come più simile al vero.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note209">
-<p><span class="label"><a href="#tag209">209</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Universum populum Tusciæ et Campaniæ et ducatus
-Perusini, et aliquantos de civitatibus Pentapoleos; omnesque
-parati erant, si ipse rex adveniret, fortiter... illi resistere</i>. <span class="smcap">Anastasio
-Bibl.</span></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note210">
-<p><span class="label"><a href="#tag210">210</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>De factis Caroli Magni</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note211">
-<p><span class="label"><a href="#tag211">211</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Anselmo abate di Nonantola, cognato di Rachi, fu da
-Desiderio tenuto esule sette anni, e probabilmente adoperò
-assai a favore di Carlo, giacchè questo fecegli immense donazioni.
-Muratori, all'anno 774: — <i>Dum iniqua cupiditate Langobardi
-inter se consurgerent, quidam ex proceribus langobardis
-talem legationem mittunt Carolo Francorum regi, quatenus
-veniret cum valido exercitu, et regnum sub sua ditione obtineret,
-asserentes quia istum Desiderium tyrannum sub potestate ejus
-traderent vinctum, et opes multas, cum variis indumentis auro
-argentoque intextis, in suum committerent dominium</i>. Anonim.
-Salernit., in Rer. it. Script. tom. <span class="smcap lowercase">II</span>. p. i. <i>paralip.</i>
-</p>
-
-<p>
-Vedasi <span class="smcap">L. C. Betmann</span>, <i>Paulus Diaconus und Geschichtschreibung
-der Longobarden</i>. Annover 1849.
-</p>
-
-<p>
-Martino da Cremona, figlio di Paolo <i>nobilissimo uomo</i>, e di
-Sabina <i>onoranda femmina</i>, fu diacono, e andò a mostrar ai
-Francesi il passo delle Alpi; infine divenne arcivescovo di Ravenna.
-Descrisse egli stesso il suo viaggio in una lettera che si
-pretende aver trovata il canonico Dragoni di Cremona, e che
-fu, senza troppo esame, pubblicata dal Troya nel suo <i>Codice
-diplomatico</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note212">
-<p><span class="label"><a href="#tag212">212</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di lui dice la cronaca del monastero di Volturno: <i>Hic,
-licet bello fuerit austerus, tamen plurimis locis ecclesias construxit,
-ornavit atque ditavit rebus ac possessionibus multis. Ex
-jussione principis apostolorum, monasterium ædificavit in valle
-Tritana</i>. Rer. it. Script., tom. <span class="smcap lowercase">II</span>. p. <span class="smcap lowercase">II</span>. lib. 3. Senza appoggio di
-storia, la tradizione in Toscana fa merito a re Desiderio di
-molte fondazioni, come le mura di San Gemignano, la città di
-San Miniato, ove del resto fiorì lungamente la consorteria dei
-Lambardi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note213">
-<p><span class="label"><a href="#tag213">213</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Anastasio Bibl. nelle Vite di Leone III e IV ricorda il
-<i>vicus Saxonum, Sardorum, Frisonum, Corsarum, e le scholæ
-peregrinorum, Frisonum, Saxonum, Langobardorum</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note214">
-<p><span class="label"><a href="#tag214">214</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Alcuni soggiungono che si fe coronare dall'arcivescovo
-di Milano. Non appare che i re longobardi fossero inaugurati
-colla corona, bensì con un'asta: Paolo Diacono riferisce che un
-cucolo si posò su quella d'Ildeprando. Neppure de' Carlovingi è
-mai mentovata la coronazione; e la prima memoria certa di
-quest'atto è dell'888, quando Berengario fu coronato in Pavia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note215">
-<p><span class="label"><a href="#tag215">215</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Rodolfo Notajo ap. <span class="smcap">Biemmi</span>, <i>Storia di Brescia</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note216">
-<p><span class="label"><a href="#tag216">216</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Una contro gli Aquitani, diciotto contro i Sassoni, cinque
-contro i Longobardi, sette contro gli Arabi di Spagna, una contro
-i Turingi, quattro contro gli Avari, due contro i Bretoni, una
-contro i Bavari, quattro contro gli Slavi di là dall'Elba, cinque
-contro i Saracini, tre contro i Danesi, due contro i Greci.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note217">
-<p><span class="label"><a href="#tag217">217</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Mabillon</span>, <i>Ann. Ord. s. Bened.</i>, <span class="smcap lowercase">XXIII</span>. 3.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note218">
-<p><span class="label"><a href="#tag218">218</a>.&nbsp;&nbsp;</span></p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Post patrem lacrymans Carolus hæc carmina scripsi:</i></p>
-<p class="i02"> <i>Tu mihi dulcis amor, te modo plango pater....</i></p>
-<p class="i01"><i>Nomina jungo simul titulis clarissima nostra;</i></p>
-<p class="i02"> <i>Adrianus, Carolus, rex ego, tuque pater....</i></p>
-<p class="i01"><i>Tum memor esto tui nati; pater optime, posco,</i></p>
-<p class="i02"> <i>Cum patre dic, natus pergat et ipse tuus.</i></p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note219">
-<p><span class="label"><a href="#tag219">219</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Ep. Caroli Magni</i>, <span class="smcap lowercase">X</span>. pag. 616.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note220">
-<p><span class="label"><a href="#tag220">220</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Un altro musaico rappresenta san Pietro che colla destra
-dà un mantello al papa inginocchiato, colla sinistra uno stendardo
-a un principe; e v'è scritto: <i>Beate Petre, dona vita
-Leoni pp., et bictoria Carolu dona</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note221">
-<p><span class="label"><a href="#tag221">221</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Zonara dice: Ελοβήσαντο δὲ τὰ ὄμματα, ἀλλ’οὐκ ἐξετύφλωσαν.
-<span class="smcap lowercase">XV</span>. 13. La leggenda, accettata pure dal <i>Martirologio romano</i>
-sopra la fede di moltissimi testimonj, narra che gli furono
-cavati, ma che li ricuperò miracolosamente. Alcuino scrive a
-Carlo Magno che <i>Deus compescuit manus impias a pravo voluntatis
-effectu, volentes cæcatis mentibus lumen ejus extinguere</i>.
-Vedi i Bollandisti al 12 giugno.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note222">
-<p><span class="label"><a href="#tag222">222</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'anno cominciava a natale, epperò l'incoronazione dicesi
-avvenuta nell'800, ma secondo il computo moderno è del 799.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note223">
-<p><span class="label"><a href="#tag223">223</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vi volle una licenza di Leone III perchè il nome di Carlo
-Magno fosse posto avanti a quello del papa negli atti che si
-erigevano a Viterbo, Toscanella, e nelle altre città della primitiva
-donazione, ove prima mettevasi quel solo del papa. Il Patrimonio
-di San Pietro poi non ricadde più nel regno longobardo.
-Vedi Troya, Discorso ecc., <span class="smcap lowercase">CCXXI</span>.
-</p>
-
-<p>
-Da una lettera, che Champollion Figeac nel 1836 trovò alla
-Biblioteca nazionale di Parigi, appare il rispettoso modo con cui
-l'imperatore trattava il pontefice Adriano:
-</p>
-
-<p>
-I. <i>Salutat vos dominus noster filius vester Carolus, et filia
-vestra domina nostra Fastrada, filii et filie domini nostri, simul
-et omnis domus sua</i>. — II. <i>Salutant vos cuncti sacerdotes, episcopi
-et abbates, atque omnis congregatio illorum in Dei servitio
-constituta, etiam et universus generalis populus Francorum.</i> — III.
-<i>Gratias agit vobis dominus noster filius vester, quia dignati
-fuistis illi mandare per decorabiles missos et melliflua epistola
-vestra, de vestra a Deo conservata sanitate, quia tunc illi gaudium
-et salus ac prosperitas esse cernitur, quando de vestra
-sanitate vel populi vestri salute audire et certus esse meruerit.</i> — IV.
-<i>Similiter multas vobis agit gratias dominus noster filius
-vester de sacris sanctis orationibus vestris, quibus adsidue pro
-illo et fidelibus sancte Ecclesie et vestris atque suis decertatis,
-non solum pro vivis, sed etiam pro defunctis; et si Domino
-placuerit, vestrum bonum certamen dominus noster filius vester
-cum omni bonitate in omnibus retribuere desiderat.</i> — V. <i>Mandavit
-vobis filius vester, dominus videlicet noster, qui Deo gratias
-et vestras sanctas orationes, cum illo et filia vestra ejus conjuge
-et prole sibi a Deo datis, vel omni domo sua, sive cum omnibus
-fidelibus suis, prospera esse videntur.</i> — VI. <i>Postea vero danda
-est epistola dicentibus hoc modo: presentem epistolam misit
-vobis dominus noster filius vester, postulando scilicet sanctitati
-vestre, ut almitas vestra amando eam recipiat.</i> — VII. <i>Deinde
-dicendum est: misit vobis nunc dominus noster filius vester talia
-munera qualia in Saxonia preparare potuit, et quando placet
-sanctitati vestre offendamus ea.</i> — VIII. <i>Deinde dicendum erit:
-dominus noster filius vester hæc parva munuscula paternitati
-vestre destinavit, inducias postulans interim dum meliora
-sanctitati vestre preparare potuerit.</i> — IX. <i>Deinde</i>.... Il resto
-manca.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note224">
-<p><span class="label"><a href="#tag224">224</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Troya pubblica un documento del 757, ove Felice, colono
-del monastero della Madonna nel Reatino, cede tutti i suoi
-fondi, e Ciottola sua colona, e un'altra ancella a proprio servizio,
-e metà del ragazzo Maurontone.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note225">
-<p><span class="label"><a href="#tag225">225</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Una casa colle stalle e gli edifizj rustici formava una <i>corte</i>;
-una corte co' suoi campi e boschi dicevasi <i>manso</i>, villa della
-misura di dodici jugeri; molti mansi costituivano una <i>marca</i>; e
-molte marche un distretto, <i>pagus</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note226">
-<p><span class="label"><a href="#tag226">226</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Dai primi tempi alle cattedrali erano affissi sacerdoti che
-formavano un collegio, vivendo coi beni della Chiesa, ed assistendo
-il vescovo nei misteri e nei sinodi. Nel concilio di Laodicea
-del 364 (can. 15) si trovano nominati i salmisti canonici,
-detti così dal canone o catalogo su cui erano registrati. Nel
-secolo <span class="smcap lowercase">IV</span> sant'Eusebio radunò il suo clero in casa e mensa
-comune, con regole di vita austera. Forse da queste dedusse la
-sua sant'Agostino. Il più antico esempio ch'io trovassi, è in
-Como, che aveva canonici nell'803; nell'824 San Giovanni di
-Firenze. A Milano s'introdussero solo nell'XI secolo, quando si
-sperò con questo far riparo al concubinato. Scrivevansi i nomi
-de' canonici su tavole cerate; donde il titolo di primicerius.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note227">
-<p><span class="label"><a href="#tag227">227</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Che il promotore d'ogni bello e sodo sapere in Europa
-non sapesse scrivere, ripugna a noi moderni, avvezzi a educarci
-sovra libri; ma allora la scarsezza di questi facea si preferisse
-l'insegnamento orale; e quantunque Carlo non fosse nel caso di
-mancare di libri, doveva però uniformarsi al sistema generale,
-che consisteva nel leggere, udire, disputare, abbandonando lo
-scrivere ad una classe più bassa e meccanica. Nè quest'uso fu
-solo d'allora, ma quattro secoli più tardi Federico Barbarossa,
-protettore di poeti e poeta egli stesso, non sapea scrivere; nè
-Filippo l'Ardito re di Francia, nè il cavalleresco Giovanni di
-Luxemburg re di Boemia nel secolo di Dante: che più? Luigi XIV
-era stato allevato da Péréfixe senza insegnargli a leggere nè a
-scrivere. Tacio i tanti signori che alle carte non poteano apporre
-altra firma che la croce; e fin nel secolo XIV la si trova
-di alcuno che <i>non sa scrivere perchè gentiluomo</i>. Forse per questo
-i principi aveano introdotti i monogrammi, cifre artifiziose,
-composte delle lettere del nome loro, e che probabilmente erano
-fatte dal segretario.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note228">
-<p><span class="label"><a href="#tag228">228</a>.&nbsp;&nbsp;</span></p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Parvula rex Carolus seniori carmina Paulo</i></p>
-<p class="i02"> <i>Dilecto fratri mittit honore pio.</i></p>
-</div></div>
-
-<p>
-E alla propria lettera volgendosi:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Illic quære meum mox per sacra culmina Paulum:</i></p>
-<p class="i02"> <i>Ille habitat medio sub grege, credo, Dei.</i></p>
-<p class="i01"><i>Inventumque senem, devota mente saluta,</i></p>
-<p class="i02"> <i>Et dic: Rex Carolus mandat, aveto tibi...</i></p>
-<p class="i01"><i>Colla mei Pauli gaudendo amplecte benigne,</i></p>
-<p class="i01"><i>Dicito multoties: Salve pater optime, salve.</i></p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note229">
-<p><span class="label"><a href="#tag229">229</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Pertz</span>, <i>Mon. German.</i>, <span class="smcap lowercase">III</span>, 482, pubblica l'epitafio di Arigiso,
-dove si legge:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Quod logos et physis, moderans quod ethica pangit,</i></p>
-<p class="i02"> <i>Omnia condiderat mentis in arce suæ.</i></p>
-</div></div>
-
-<p>
-e in quel di Romoaldo:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Grammatica pollens, mundana lege togatus.</i></p>
-</div></div>
-
-<p>
-Champollion Figeac, nei <i>Prolegomena ad Amatum</i>, pag. <span class="smcap lowercase">XXIV</span>,
-pubblica una lettera di Paolo Diacono ad Adilsperga, ove le dice:
-<i>Cum, ad imitationem excellentissimi comparis,.... ipsa quoque
-subtili ingenio, sagacissimo studio prudentium arcana rimeris,
-ita ut philosophorum aurata eloquia poetarumque gemmea tibi
-dicta in promptu sint, historiis etiam seu commentis tam divinis
-inhæreas quam mundanis</i>. Essa lettera è quasi l'unica che ci dia a
-conoscere la vita di Paolo, che solo più tardi troviam chiamato
-Warnefrido.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note230">
-<p><span class="label"><a href="#tag230">230</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A Paolo Diacono scrive Pietro da Pisa:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Qui te, Paule, poetarum</i></p>
-<p class="i01"><i>Vatumque doctissimum</i></p>
-<p class="i01"><i>Linguis variis ad nostram</i></p>
-<p class="i01"><i>Lampantem provinciam</i></p>
-<p class="i01"><i>Misit, ut inertes aptes</i></p>
-<p class="i01"><i>Fœcundis seminibus?</i></p>
-<p class="i01"><i>Græca cerneris Homerus,</i></p>
-<p class="i01"><i>Latina Virgilius,</i></p>
-<p class="i01"><i>Flaccus crederis in metris,</i></p>
-<p class="i01"><i>Tibullus eloquio.</i></p>
-</div></div>
-
-<p>
-A queste esorbitanze Paolo rispondeva, meglio ancora col
-fatto che colle parole mostrando non meritarle:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Peream si quemquam horum</i></p>
-<p class="i01"><i>Imitari cupio,</i></p>
-<p class="i01"><i>A via quam sunt secuti</i></p>
-<p class="i01"><i>Pergentes per invidiam</i></p>
-<p class="i01"><i>Potius, sed istos ego</i></p>
-<p class="i01"><i>Comparabo canibus.</i></p>
-<p class="i02"> <i>Tres aut quatuor in scholis</i></p>
-<p class="i01"><i>Quas didici sillabas</i></p>
-<p class="i01"><i>Ex his mihi est ferendus</i></p>
-<p class="i01"><i>Manipulus adorea....</i></p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note231">
-<p><span class="label"><a href="#tag231">231</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Dal cav. Cordero di San Quintino, contraddicendo a
-Giuseppe e Defendente Sacchi (1828). Si sa storicamente che
-le chiese di Pavia andarono in fuoco nel 924 per opera degli Ungheri,
-poi dei Tedeschi nel 1004: dopo di che, si rifabbricarono
-esse chiese, adoprandovi materiali anteriori, e introducendovi lo
-stil nuovo, come sono le tribune elevate di molti gradini, il sottopor
-agli archi pilastri quadrati, senza parastate o colonne
-incassate, ovvero pilastri poligoni; e finire in cupole ed absidi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note232">
-<p><span class="label"><a href="#tag232">232</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nella <i>Storia Universale</i>, lib. <span class="smcap lowercase">XI</span>, c. 12, riferimmo le tradizioni
-romanzesche intorno a Carlo Magno; molte ne furono introdotte
-nei poemi cavallereschi anche in Italia. Firenze e Siena
-vogliono essere da lui riedificate e ne hanno epigrafi. Montalbano
-fuor porta alla Croce, e le buche delle fate di Fiesole accolsero
-lui e i suoi prodi, e presso queste Malagigi imparò l'arte degli
-incanti, e Orlando fu reso invulnerabile. Orlando si fa nascere
-a Sutri, divenire senator romano. A Susa un enorme spacco
-di pietra fu operato da durlindana; questa è effigiata s'un
-bassorilievo di Roma; la sua lancia serbasi a Pavia; la statua
-con quella d'Oliviero sul duomo di Pavia; San Stefano di Firenze
-ha sulla facciata l'impressione di un ferro del suo cavallo,
-da lui lanciato; a Spello serbano un fatto di pietra ad attestare
-altro genere di forza; molti luoghi si chiamano <i>Torre
-d'Orlando</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note233">
-<p><span class="label"><a href="#tag233">233</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Nunc</i> (<i>curiæ</i>), <i>eo quod res civiles in alium statum transformatæ
-sint, omniaque ab una imperatoriæ majestatis sollicitudine
-atque administratione pendeant, ne incassum circa legale solum
-oberrent, nostro decreto illinc submoventur</i>. Nov. 94 et 96.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note234">
-<p><span class="label"><a href="#tag234">234</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Bouquet</span>, v. 629.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note235">
-<p><span class="label"><a href="#tag235">235</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Pascasius Ratbertus</i>, ap. <span class="smcap">Mabillon</span>, Bened. sæc. <span class="smcap lowercase">IV</span>. p. 1.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note236">
-<p><span class="label"><a href="#tag236">236</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Caroli M.</span> <i>Capit.</i> 101, 109, 82; Lud. Pii, 7. 8. 9....
-</p>
-
-<p>
-Legge <span class="smcap lowercase">IX</span> di Pepino re d'Italia: <i>Si latrocinia vel furta aut
-præda inventa fuerint, emendentur, juxta ut ejus lex est, cui
-malum ipsum perpetratum fuerit.... De ceteris vero causis,
-communi lege vivamus, quam domnus Karolus excellentissimus
-rex Francorum atque Langobardorum in edicto adjunxit.</i>
-</p>
-
-<p>
-Leg. <span class="smcap lowercase">XLVI</span>: <i>Sicut consuetudo nostra est, Romanus vel Langobardus
-si evenerit quod caussam inter se habeant, observamus ut
-romanus populus successionem eorum juxta suam legem habeat.
-Similiter et omnes scriptiones juxta legem suam faciant; et
-quando jurant, juxta legem suam jurent. Et alii homines ad alios
-similiter. Et quando componunt, juxta legem ipsius cui malum
-fecerint, componant. Et Langobardus illis similiter convenit
-componere</i>.
-</p>
-
-<p>
-Maginfredo di Delebio in Valtellina uccise Melesone, aldio
-del monastero di Sant'Ambrogio di Milano nell'870; confessa il
-peccato, e non avendo abbastanza per pagare la composizione,
-prega sia accettata a sconto una casetta e una terricciuola
-sua (<i>casellula et terrula</i>) e parte de' mobili: fu accettato, e se
-ne fece carta che conservossi nell'archivio ambrosiano. Arigiso
-duca di Benevento asseriva che, fin allora, chi avesse ucciso
-persona religiosa non era tenuto a special composizione, o la
-dava a volontà dei censori: ma esso fissò che l'uccisore di un
-monaco, prete o diacono pagasse al fisco ducento soldi, o fin
-a trecento; per gli altri ecclesiastici fuor di palazzo, cencinquanta,
-come pei laici esercitali. <i>Rer. it. Script.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>. 336. Carlo
-Magno incarì tal pena. Enrico III nel 1055 riceveva sotto la
-sua protezione (<i>mundiburdio</i>) i canonici di Parma, in modo che
-chi gli uccidesse o ferisse o violentasse, dovesse lire cento,
-metà all'imperatore, metà agli offesi. <i>Ann. M. Æ.</i>, II, 326.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note237">
-<p><span class="label"><a href="#tag237">237</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Caroli M.</span>, <i>Capit.</i> 26.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note238">
-<p><span class="label"><a href="#tag238">238</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Lud. Pii</span>, 26. 27.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note239">
-<p><span class="label"><a href="#tag239">239</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Caroli M.</span>, 20. 29. 30-35. 80. 90. 101. 102. 109. 128....</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note240">
-<p><span class="label"><a href="#tag240">240</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Lud. Pii</span>, 24: <span class="smcap">Loth.</span>, 78; <span class="smcap">Caroli M.</span>, 10. 20. 21....</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note241">
-<p><span class="label"><a href="#tag241">241</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Caroli M.</span>, 81; <span class="smcap">Loth.</span>, 71.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note242">
-<p><span class="label"><a href="#tag242">242</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Loth.</span>, 31.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note243">
-<p><span class="label"><a href="#tag243">243</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«Io Lodovico imperatore concedo a san Pietro e a' suoi
-successori Roma col ducato e coi territorj marittimi e montani,
-lidi, porti e tutte le città, castelli, borghi, terre di Toscana, ciò
-sono Porto Civitavecchia, Cervetri, Todi, Perugia colle tre isole
-Maggiore, Minore e Polvese, col lago, Narni ed Otricoli. Similmente
-dalle parti della Campania, Segni, Anagni, Ferentino,
-Alatri, Patricio, Frosinone, colle altre due parti pur di Campania
-e Tivoli. Anche l'esarcato di Ravenna che Carlo e Pepino
-<i>restituirono</i> a Pietro apostolo, cioè Ravenna, la Romagna, Bobbio,
-Cesena, Forlimpopoli, Forlì, Faenza, Imola, Bologna, Ferrara,
-Comacchio, Adria, Gabello con tutti i confini, isole, ecc. Così la
-Pentapoli, cioè Arimino, Pesaro, Fano, Sinigaglia, Ancona,
-Umana, Jesi, Fossombrone, Montefeltro, Urbino e il territorio
-Valvense, Caglio, Luceolo, Gubbio. Così la Sabina, e nella
-Toscana de' Longobardi, Città di Castello, Orvieto, Bagnarea,
-Ferento, Viterbo, Marla, Toscanella, Populonia, Soana, Rosella;
-e Corsica, Sardegna, Sicilia, con ecc. Ancora nelle parti di
-Campania, Sora, Arce, Aquino, Arpino, Tiano, Capua, e i patrimonj
-Beneventano, Salernitano e Napoletano, e della Calabria
-superiore e inferiore, e dovunque v'ha patrimonj nostri nelle
-parti del regno e dell'impero a noi da Dio conceduto». Labbe,
-Concil., tom. VII, p. 1515. — Si noti che vi manca ogni segno
-cronologico, è tratto da copia informe e non autentica, e l'imperatore
-avrebbe donato ciò che a lui non apparteneva.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note244">
-<p><span class="label"><a href="#tag244">244</a>.&nbsp;&nbsp;</span></p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Plura quid hinc memorem? nam centuplicata recepi</i></p>
-<p class="i02"> <i>Munera, romanis quæ arcibus extulerat.</i></p>
-<p class="i14"> <span class="smcap">Erm. Nigello</span>.</p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note245">
-<p><span class="label"><a href="#tag245">245</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Barbirasas</i>, i Franchi, a differenza de' Longobardi che
-aveano barba lunga e puntuta. <span class="smcap">Agnello</span>, <i>Liber pontif.</i>, pag. 180.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note246">
-<p><span class="label"><a href="#tag246">246</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sono intitolati or conti, or duchi, or marchesi: e questi
-titoli sono spesso confusi sotto i Carolingi. Forse erano conti di
-città, duchi di provincia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note247">
-<p><span class="label"><a href="#tag247">247</a>.&nbsp;&nbsp;</span></p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Liber et ingenuus sum natus utroque parente;</i></p>
-<p class="i02"> <i>Semper ero liber, credo, tuente Deo.</i></p>
-<p class="i05"> <span class="smcap">Erchemp.</span>, <i>L. Longob.</i> Rer. It. Script., <span class="smcap lowercase">II</span>. p. 1.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Il suo epitafio dell'806, posto in Salerno, dice:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Pertulit adversas Francorum sæpe phalangas,</i></p>
-<p class="i02"> <i>Salvavit patriam sed, Benevente, tuam.</i></p>
-<p class="i01"><i>Sed quid plura feram? Gallorum fortia regna</i></p>
-<p class="i02"> <i>Non valuere hujus subdere colla sibi.</i></p>
-<p class="i05"> <span class="smcap">Anon. Salern.</span>, <i>Paralip.</i> Rer. It. Script., <span class="smcap lowercase">II</span>. p. 2.</p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note248">
-<p><span class="label"><a href="#tag248">248</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Eginardo</span>, <i>ad ann.</i> 815 e 820.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note249">
-<p><span class="label"><a href="#tag249">249</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Astronomus</span>, <i>De vita Ludovici</i>, c. 42.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note250">
-<p><span class="label"><a href="#tag250">250</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Liutprando</span>, <span class="smcap lowercase">IV</span>., 2. La preda fu ripartita così: a ciascuna
-famiglia d'un morto in guerra cento <i>crus</i>, che sarebbero da
-dugencinquanta lire; cinquanta alle vedove; per ogni ucciso che
-non lasciasse famiglia, si diedero cento <i>crus</i> ai poveri del suo
-quartiere, fosser cristiani o saracini; del resto si fecero quattro
-parti, una per l'ammiraglio, una per l'emir di Sicilia, due pel
-califfo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note251">
-<p><span class="label"><a href="#tag251">251</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <span class="smcap">Theodosii</span> monaci <i>Ep. de excidio Syracusarum</i>, Rer.
-It. Script., tom. ii. p. i. p. 262.
-</p>
-
-<p>
-<i>Histoire de l'Afrique arabe sous la dynastie des Aglabites</i>.
-Parigi 1841: opera di Jusef ebn-Kalidun, fiorito a Tunisi dal
-1332 al 1406, e da De Hammer chiamato il Montesquieu arabo;
-tradotta da Noël des Vergers. V'appare la lotta de' Bereberi
-contro gli Aglabiti, e come episodio la dominazione di questi
-in Sicilia.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Camillo Martorana</span>, <i>Notizie storiche de' Saraceni siciliani</i>.
-Palermo 1832.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">T. G. Wenrich</span>, <i>Rerum ab Arabibus in Italia insulisque
-adjacentibus, Sicilia maxime, Sardinia atque Corsica, gestarum
-commentarii</i>. <span class="smcap">Lipsia</span> 1845.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Fr. Testa</span>, <i>Diss. de ortu et progressu juris siculi</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Alfonso Airoldi</span>, <i>Cod. diplom. della Sicilia sotto il governo
-degli Arabi</i>, tom. i, p. i. p. 384, nota.
-</p>
-
-<p>
-Nella <i>Biblioteca arabo-sicula</i> dell'Amari si riscontrano circa
-cencinquanta scienziati, letterati, poeti musulmani in Sicilia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note252">
-<p><span class="label"><a href="#tag252">252</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Albertus Aquensis</span>, lib. v. p. 37. Lo zuccaro prosperava
-in Sicilia: nel 1419 l'università di Palermo assegnava acque per
-la coltura di esso; nel 1449 Pietro Speciale ne piantò la campagna
-de' Ficarazzi; nel 1550 un viaggiatore descrive attivissimi
-i trappeti (aje) dello zuccaro: e principalmente ne erano a
-Carini, Trabìa, Buonfornello, Roccella, Pietra di Roma, Malvicini,
-Olivieri, Casalnovo, Schisò, Casalbiano, Verdura, Sabuci,
-Medica. Federico II obbligò gli Ebrei venuti dal Garbo a piantare
-presso Palermo l'indaco e altre produzioni esotiche. Molti
-nomi di paesi siculi hanno etimologia araba, come <i>Calatafimi,
-Caltabellotta, Caltanisetta</i>, castello di S. Eufemio, delle quercie,
-delle femine: <i>Misilmeri</i> mansione dell'emiro, <i>Risicanzir, Rasicormo,
-Rasicalbo</i>, promontorio de' porci, del vertice, del cane:
-<i>Marsameni</i>, porto delle colonne, <i>Marsala</i>, porto di Dio, ecc.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note253">
-<p><span class="label"><a href="#tag253">253</a>.&nbsp;&nbsp;</span></p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i02"> <i>Romanus, Francus, Bardusque viator et omnis</i></p>
-<p class="i03"> <i>Hoc qui intendit opus cantica digna canat.</i></p>
-<p class="i02"> <i>Quod bonus antistes quartus Leo rite novavit</i></p>
-<p class="i03"> <i>Pro patriæ ac plebis ecce salute suæ.</i></p>
-<p class="i02"> <i>Principe cum summo gaudens Hlotharius heros</i></p>
-<p class="i03"> <i>Perfecit, cujus emicat altus honor.</i></p>
-<p class="i02"> <i>Quod veneranda fides nimio deduxit amore</i></p>
-<p class="i03"> <i>Hoc Deus omnipotens præferat arce poli.</i></p>
-<p class="i01"><i>Civitas hæc a conditoris sui nomine Civitas Leonina vocatur.</i></p>
-</div></div>
-
-<p>
-Ad esempio della città Leonina, Giovanni VIII circondò di
-mura San Paolo:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Hic murus salvator adest, invictaque porta</i></p>
-<p class="i02"> <i>Quæ reprobos arcet, suscipiatque pios.</i></p>
-<p class="i01"><i>Hanc proceres intrate senes, juvenesque togati.</i></p>
-<p class="i02"> <i>Plebsque sacrata Dei limina sancta petens.</i></p>
-<p class="i01"><i>Quam præsul Domini patravit rite Johannes,</i></p>
-<p class="i02"> <i>Qui nitidis fulxit moribus ac meritis.</i></p>
-<p class="i01"><i>Præsulis octavi de nomine facta Johannis</i></p>
-<p class="i02"> <i>Ecce Johannipolis urbs veneranda cluit.</i></p>
-<p class="i01"><i>Angelus hanc Domini Paulo cum principe sanctus</i></p>
-<p class="i02"> <i>Custodiat portam semper ab hoste nequam.</i></p>
-<p class="i01"><i>Insignem nimium muro quam construit amplo</i></p>
-<p class="i02"> <i>Sedis apostolicæ papa Johannes ovans.</i></p>
-<p class="i01"><i>Ut sibi post obitum cælestis janua regni</i></p>
-<p class="i02"> <i>Pandatur, Christo sat miserante Deo.</i></p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note254">
-<p><span class="label"><a href="#tag254">254</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Monac. anon.</i> ap. <span class="smcap">Muratori</span>, <span class="smcap lowercase">II</span>. 266.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note255">
-<p><span class="label"><a href="#tag255">255</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Quia Franci nihil nobis faciunt boni, neque adjutorium
-præbent, sed magis quæ nostra sunt violenter tollunt; quare non
-advocamus Græcos, et cum eis fœdus pacis componentes, Francorum
-regem et gentem de nostro regno et dominatione expellimus?</i>
-<span class="smcap">Anastasio Bibl.</span>, <i>Vita Leonis IV</i>, p. 199.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note256">
-<p><span class="label"><a href="#tag256">256</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Gratiani</span>, cap. 9. dist. <span class="smcap lowercase">X</span>; e cap. 41. <span class="smcap lowercase">II</span>. qu. 17.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note257">
-<p><span class="label"><a href="#tag257">257</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Que' lamenti indicano di che natura s'intendesse il potere
-papale, giacchè Adriano racconta che Leone arcivescovo non
-permise che i deputati delle città prestassero il giuramento in
-mano di Giorgio Sacellario, a tal uopo spedito dal papa a Ravenna;
-a governatore di Gavello aver egli pontefice posto un
-Domenico raccomandatogli dal re, ma Leone avere spedito
-soldati ad arrestarlo, e vietato a tutti gli abitanti di accettar
-impieghi dal papa. V. <i>Cod. Carolino ep. Adriani</i>, 51. 52. 53.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note258">
-<p><span class="label"><a href="#tag258">258</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Ad hoc usque malum crevit et incrassatum est, ut
-factione ravennatis archiepiscopi Maurinus cum suis complicibus,
-qui excomunicati et anathematizati a nobis jam sunt, Ravennam
-ingrederetur, et fidelium nostrorum res cum suis funditus
-raperet et devastaret, adeo ut claves civitatis Ravennæ a vestarario
-nostro violenter subtraheret, et pro libitu suo, nescimus
-cujus auctoritate, ipsi archiepiscopo</i> (<i>quod nunquam factum
-fuisse recolitur</i>) <i>potestative concederet</i>. Così scrive il papa alla
-imperatrice Angilberga, ap. <span class="smcap">Baluzio</span>, <i>Miscell.</i>, tom. <span class="smcap lowercase">V</span>. Altra
-prova che il dominio temporale apparteneva ai pontefici, e che
-esisteva un'autorità municipale.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note259">
-<p><span class="label"><a href="#tag259">259</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La cronologia di questi fatti è incertissima. De' Napoletani
-scrive l'imperatore (ap. <i>Anonimo Salern.</i>, c. 106): <i>Infidelibus
-arma et alimenta et cetera subsidia tribuentes, per totius
-imperii nostri litora eos ducunt, et cum ipsis toties beati Petri
-apostolorum principis fines furtim deprædari conantur ita ut
-facta videatur Neapolis Panormum vel Africa. Quumque nostri
-equi Saracenos insequuntur, ipsi, ut possint evadere, Neapolim
-fugiunt, quibus non est necessarium Panormum repetere: sed
-Neapolim fugientes, ibidem quousque perviderint latitantes,
-rursus improviso ad exterminia redeunt</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note260">
-<p><span class="label"><a href="#tag260">260</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Noveris exercitum nostrum, Bari triumphis nostris
-submissa, Saracenos Tarenti pariter et Calabriæ nos mirabiliter
-humiliasse, simil et comminuisse; ac hos celeriter, duce Deo,
-penitus contriturum, si a mari prohibiti fuerint escarum admittere
-copias, vel etiam classibus a Panormo vel Africa suscipere multitudines</i>.
-<span class="smcap">Anonimo Salern.</span>, c. 94.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note261">
-<p><span class="label"><a href="#tag261">261</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Allora fu composto questo ritmo:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Audite omnes fines terre horrore cum tristitia,</i></p>
-<p class="i02"> <i>Quale scelus fuit factum Benevento civitas:</i></p>
-<p class="i02"> <i>Lhuduvicum comprenderunt, sancto pio augusto.</i></p>
-<p class="i01"><i>Beneventani se adunarunt ad unum consilium,</i></p>
-<p class="i02"> <i>Adolferio loquebatur, et dicebant principi:</i></p>
-<p class="i02"> <i>Si nos eum vivum dimittemus, certe nos peribimus;</i></p>
-<p class="i01"><i>Scelus magnum preparavit in istam provintiam,</i></p>
-<p class="i02"> <i>Regnum nostrum nobis tollit, nos habet pro nihilum;</i></p>
-<p class="i02"> <i>Plura mala nobis fecit; rectum est moriad.</i></p>
-<p class="i01"><i>Deposuerunt sancto pio de suo palatio;</i></p>
-<p class="i02"> <i>Adalferio illum ducebat usque ad pretorium,</i></p>
-<p class="i02"> <i>Ille vero gaude visum tamquam ad martirium.</i></p>
-<p class="i01"><i>Exierunt Sado et Saducto, inoviabant imperio;</i></p>
-<p class="i02"> <i>Et ipse sancte pius incipiebat dicere:</i></p>
-<p class="i02"> <i>Tamquam ad latronem venistis cum gladiis et fustibus.</i></p>
-<p class="i01"><i>Fuit jam namque tempus vos allevavit in omnibus;</i></p>
-<p class="i02"> <i>Modo vero surrexistis adversus me consilium,</i></p>
-<p class="i02"> <i>Nescio pro quid causam vultis me occidere.</i></p>
-<p class="i01"><i>Generacio crudelis veni interficere,</i></p>
-<p class="i02"> <i>Ecclesieque sancte Dei venio diligere,</i></p>
-<p class="i02"> <i>Sanguine veni vindicare quod super terram fusus est</i></p>
-<p class="i01"><i>Kalidus ille temtador ratum atque nomine</i></p>
-<p class="i02"> <i>Coronam imperii sibi in caput ponet, et dicebat populo:</i></p>
-<p class="i02"> <i>Ecce sumus imperator, possum vobis regere.</i></p>
-<p class="i01"><i>Leto animo habebat de illo quo fecerat,</i></p>
-<p class="i02"> <i>A demonio vexatur, ad terram ceciderat;</i></p>
-<p class="i02"> <i>Exierunt multe turme videre mirabilia.</i></p>
-<p class="i01"><i>Magnus Dominus Jesus judicavit judicium;</i></p>
-<p class="i02"> <i>Multa gens Paganorum exit in Calabria,</i></p>
-<p class="i02"> <i>Super Salerno pervenerunt possidere civitas.</i></p>
-<p class="i01"><i>Juratum est ad sancte Dei reliquie</i></p>
-<p class="i02"> <i>Ipse regnum defendendum, et alium requirere.</i></p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note262">
-<p><span class="label"><a href="#tag262">262</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Gli Annali Bertiniani di Metz narrano a disteso questi
-fatti. Il Muratori mostra non avervi gran fede: eppure ne' punti
-principali concordano colle cronache patrie.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note263">
-<p><span class="label"><a href="#tag263">263</a>.&nbsp;&nbsp;</span></p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Hic cubat æterni Hludovicus Cæsar honoris,</i></p>
-<p class="i02"> <i>Æquiparat cujus nulla Thalia decus;</i></p>
-<p class="i01"><i>Nam ne prima dies regno solioque vacaret,</i></p>
-<p class="i02"> <i>Hesperiæ genito sceptra reliquit avus.</i></p>
-<p class="i01"><i>Quam sic pacifico, sic forti pectore rexit,</i></p>
-<p class="i02"> <i>Ut puerum brevitas vinceret acta senem.</i></p>
-<p class="i01"><i>Ingenium mirer ne, fidem cultusve sacrorum.</i></p>
-<p class="i02"> <i>Ambigo, virtutis an pietatis opus.</i></p>
-<p class="i01"><i>Huic ubi firma virum mundo produxerat ætas,</i></p>
-<p class="i02"> <i>Imperii nomen subdita Roma dedit.</i></p>
-<p class="i01"><i>Et Saracenorum crebro perpessa secures,</i></p>
-<p class="i02"> <i>Libere tranquillam vexit ut ante togam.</i></p>
-<p class="i01"><i>Cæsar erat cælo, populus non Cæsare dignus,</i></p>
-<p class="i02"> <i>Composuere brevi stamine fata dies.</i></p>
-<p class="i01"><i>Nunc obitum luges, infelix Roma, patroni,</i></p>
-<p class="i02"> <i>Omne simul Latium, Galia tota dehinc.</i></p>
-<p class="i01"><i>Pareite, nam vivus meruit quæ præmia gaudet;</i></p>
-<p class="i02"> <i>Spiritus in cælis, corporis extat honos.</i></p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note264">
-<p><span class="label"><a href="#tag264">264</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Atto dell'elezione di Carlo il Calvo in re d'Italia (<i>Rer. It.
-Scrip.</i> tom. <span class="smcap lowercase">I</span>): <i>Gloriosissimo et a Deo coronato magno et pacifico
-imperatori domino nostro Carolo perpetuo augusto. Nos quidem
-Anspertus cum omnibus episcopis, abbatibus, comitibus, ac reliquis,
-qui nobiscum convenerunt italici regni optimates, quorum
-nomina generaliter subter habentur inserta, perpetuam optamus
-prosperitatem et pacem.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Jam quia divina pietas vos, beatorum principum apostolorum
-Petri et Pauli interventione, per vicarium ipsorum, dominum
-videlicet Joannem summum pontificem et universalem papam
-vestrum, ad profectum sanctæ Dei Ecclesiæ, nostrorumque
-omnium incitavit, et ad imperiale culmen Sancti Spiritus judicio
-provexit; nos unanimiter vos protectorem, dominum ac defensorem
-omnium nostrum, et italici regni regem eligimus, cui et
-gaudenter toto cordi affecta subdi gaudemus, et omnia, quæ
-nobiscum ad profectum totius sanctæ Dei Ecclesiæ, nostrorumque
-omnium salutem decernitis et sancitis, totis viribus, annuente
-Christo, concordi mente et prompta voluntate observare promittimus.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i><span class="upright">Anspertus</span> sanctæ mediolanensis ecclesiæ archiepiscopus
-subscripsi.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i><span class="upright">Joannes</span> sanctæ aretinæ ecclesiæ humilis episcopus subscripsi.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i><span class="upright">Joannes</span> episcopus sanctæ ticinensis ecclesiæ subscripsi.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i><span class="upright">Benedictus</span> Cremonensis episcopus subscripsi.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i><span class="upright">Theudulphus</span> tortonensis episcopus subscripsi.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i><span class="upright">Adalgaudus</span> Vercellensis episcopus subscripsi.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i><span class="upright">Azo</span> eporediensis episcopus subscripsi.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i><span class="upright">Gerardus</span> exiguus in exigua laudensi ecclesia episcopus
-subscripsi.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i><span class="upright">Hilduinus</span> astensis ecclesiæ episcopus subscripsi.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i><span class="upright">Leodonius</span> mutinensis episcopus subscripsi.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i><span class="upright">Hildradus</span> albensis episcopus subscripsi.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i><span class="upright">Ratbonus</span> sedis augustanæ episcopus subscripsi.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i><span class="upright">Bodo</span> humilis sanctæ aquensis ecclesiæ (episcopus) subscripsi.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i><span class="upright">Sabbatinus</span> januensis ecclesiæ episcopus subscripsi.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i><span class="upright">Filibertus</span> comensis episcopus subscripsi.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i><span class="upright">Adelardus</span> servus servorum Dei veronensis episcopus
-subscripsi.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Ego <span class="upright">Paulus</span> sanctæ placentinæ ecclesiæ episcopus subscripsi.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Ego <span class="upright">Andreas</span> sanctæ florentinæ ecclesiæ episcopus subscripsi.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i><span class="upright">Ragnesis</span> abbas subscripsi.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Signum <span class="upright">Bosonis</span> inclyti ducis, et sacri palatii archiministri,
-atque imperialis missi.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Signum <span class="upright">Ricardi</span> comitis.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Signum <span class="upright">Walfredi</span> comitis.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Signum <span class="upright">Luitfredi</span> comitis.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Signum <span class="upright">Alberici</span> comitis.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Signum <span class="upright">Supponis</span> comitis.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Signum <span class="upright">Hardingi</span> comitis.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Signum <span class="upright">Bodradi</span> comitis palatii.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Signum <span class="upright">Cuniberti</span> comitis.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Signum <span class="upright">Bernardi</span> comitis.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Signum <span class="upright">Airboldi</span> comitis.</i>
-</p>
-
-<p>
-Juramentum Ansperti archiepiscopi:
-</p>
-
-<p>
-<i>Sic promitto ego, quia, de isto die in antea, isti seniori meo,
-quamdiu vixero, fidelis et obediens et adjutor, quantumcumque
-plus et melius sciero et potuero, et consilio et auxilio secundum
-meum ministerium in omnibus ero, absque fraude et malo ingenio,
-et absque ulla dolositate vel seductione seu deceptione, et absque
-respectu alicujus personæ; et neque per me, neque per literas,
-sed neque per emissam vel intromissam personam, vel quocumque
-modo, vel significatione contra suum honorem, et suam ecclesiæ
-atque regni sibi commissi quietem et tranquillitatem atque soliditatem
-machinabo, vel machinanti consentiam, neque aliquod
-unquam scandalum movebo, quod illius præsenti vel futuræ saluti
-contrarium vel nocivum esse possit. Sic me Deus adjuvet et
-patrocinetur.</i>
-</p>
-
-<p>
-Quod rex Carolus juravit Ansperto archiepiscopo,
-atque optimatibus regni Italici:
-</p>
-
-<p>
-<i>Et ego quantum sciero et rationabiliter potuero, Domino
-adjuvante, te, sanctissime ac reverendissime archiepiscope, et
-unumquemque vestrum, secundum suum ordinem et personam,
-honorabo et salvabo, et honoratum et salvatum absque ullo dolo
-ac damnatione vel deceptione conservabo, et unicuique competentem
-legem ac justitiam conservabo, et qui illam necesse habuerint
-et rationabiliter petierint, rationabilem misericordiam
-exhibebo. Sicut fidelis rex suos fideles per rectum honorare et
-salvare, et unicuique competentem legem et justitiam in unoquoque
-ordine conservare, et indigentibus et rationabiliter petentibus
-rationabilem misericordiam debet impendere, et pro nullo homine
-ab hoc, quantum dimittit humana fragilitas, per studium aut malevolentiam
-vel alicujus indebitum hortamentum deviabo, quantum
-mihi Deus intellectum et possibilitatem dabit; et si per fragilitatem
-contra hoc mihi surreptum fuerit, cum recognovero,
-voluntarie illud emendare studebo, sic etc.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Incipiunt capitula,
-quæ domus imperator Carolus, Hludovici piæ memoriæ
-filius, una cum consensu et suggestione et reverendissimi ac sanctissimi
-domini Ansperti archiepiscopi sanctæ mediolanensis ecclesiæ,
-nec non venerabilium episcoporum et illustrium optimatum,
-reliquorumque fidelium suorum in regno italico, ad honorem
-sanctæ Dei Ecclesiæ, et ad pacem ac profectum totius imperii
-sui, fecit anno incarnationis domini nostri Jesu Christi</i> <span class="smcap lowercase">DCCLXXVII</span>,
-<i>regni vero sui in Francia</i> <span class="smcap lowercase">XXXVI</span>, <i>imperii autem sui</i>, <span class="smcap lowercase">I</span>, <i>indictione</i>
-<span class="smcap lowercase">IX</span>, <i>mense februarii, in palatio ticinensi</i>, etc.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note265">
-<p><span class="label"><a href="#tag265">265</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nella lettera <span class="smcap lowercase">CCXXIX</span> ad Anselmo arcivescovo di Milano,
-nell'882, papa Giovanni VIII si lagna di molte crudeltà usate
-contro il suo popolo, e massime d'un tal Longobardo, uomo del
-marchese Guido, che prese ottantatre persone presso Narni, e
-a tutte tagliò le mani, sicchè molti ne morirono.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note266">
-<p><span class="label"><a href="#tag266">266</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Angelberga, vedova dell'imperatore Lodovico II, avea
-mestato fra quelle turbolenze, poi ricoverò in Santa Giulia di
-Brescia, asilo di altre spose e figlie di re, e v'avea deposto
-il pingue suo tesoro; ma questo fu depredato da Berengario
-del Friuli (<i>Epist. 42 Johannis VIII</i>). Ella poi in testamento
-(ap. <span class="smcap">Campi</span>, <i>Stor. Eccl. Placent.</i> lib. <span class="smcap lowercase">VII</span>) al monastero di San Sisto
-da lei fabbricato in Piacenza lasciò un'infinità di poderi e case
-in Campo Migliacco nel modenese; Cortenova, Pigognaga, Felina,
-Guastalla, Luzzara nel reggiano; Cabroi e Masino nel
-contado di Stazona sul lago Maggiore; Brunago e Trecate (?)
-nella Burgaria del milanese, ed altri luoghi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note267">
-<p><span class="label"><a href="#tag267">267</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Annales Lambecii</i>, palesemente ostili al vescovo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note268">
-<p><span class="label"><a href="#tag268">268</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Recueil des hist.</i> tom. IX. p. 293. 294. Dopo narrati tanti
-guai, il Muratori conchiude all'888: «Mercè del buon governo
-degli imperatori Carolini, avea la Lombardia colle altre vicine
-provincie goduta per più di cento anni un'invidiabile pace».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note269">
-<p><span class="label"><a href="#tag269">269</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Latium concessit avitum</i>. Panegir. Bereng. In quel panegirico
-per la prima volta si trovano nel nome di Italiani abbracciati
-tutti quelli che formavano il comune, fosser Longobardi,
-Franchi o Romani.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note270">
-<p><span class="label"><a href="#tag270">270</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Probabilmente la ferrea, allora primamente adoperata;
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>His motus precibus, gressum contendit ad urbem</i></p>
-<p class="i01"><i>Irriguam, cursim Ticini abeuntibus undis,</i></p>
-<p class="i01"><i>Sustulit heic postquam regale insigne coronam.</i></p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note271">
-<p><span class="label"><a href="#tag271">271</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il panegirista di Berengario mette in bocca a un capitano
-francese dell'esercito di Guido questi versi (lib. <span class="smcap lowercase">II</span>. v. 200):
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Quid inertia pectora bello,</i></p>
-<p class="i01"><i>Pectora (Ubertus ait) duris prætenditis armis,</i></p>
-<p class="i01"><i>O Itali? Potus vobis, sacra pocula cordi,</i></p>
-<p class="i01"><i>Sæpius et stomachum nitidis laxare saginis,</i></p>
-<p class="i01"><i>Elatasque domus rutilo fulcire metallo.</i></p>
-<p class="i01"><i>Non eadem Gallos similis vel cura remordet,</i></p>
-<p class="i01"><i>Vicinas quibus est studium devincere terras,</i></p>
-<p class="i01"><i>Depressumque larem spoliis hinc inde coactis</i></p>
-<p class="i01"><i>Sustentare.</i></p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note272">
-<p><span class="label"><a href="#tag272">272</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Lo storico Liutprando, vescovo di Cremona, esclama
-(lib. <span class="smcap lowercase">I</span>. c. 5): <i>Hungarorum gentem cupidam, audacem, omnipotentis
-Dei ignaram, scelerum omnium non insciam, cædis et
-omnium rapinarum solummodo avidam, in auxilium convocat;
-si tamen auxilium dici potest quod paullo post, eo moriente,
-tam genti suæ, quam ceteris in meridie occasuque degentibus
-nationibus grave periculum, imo excidium fuit. Quid igitur?
-Zuentebaldus vincitur, subjugatur, fit tributarius, sed domino
-solus. O cæcam Arnulphi regis regnandi cupiditatem! o infelicem
-amarumque diem! Unius homuncionis dejectio fit totius Europæ
-contritio. Quid mulieribus viduitates, patribus orbitates, virginibus
-corruptiones, sacerdotibus populisque Dei captivitates, ecclesiis
-desolationes, terris inhabitatis solitudines, cæca ambitio,
-paras!</i> E' non è zotico costui.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note273">
-<p><span class="label"><a href="#tag273">273</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Così Liutprando: eppure Aquileja più non era risorta dalla
-distruzione di Attila.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note274">
-<p><span class="label"><a href="#tag274">274</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nel 912 Berengario concede a Risinda, badessa di Santa
-Maria della Pusterla a Pavia, <i>ædificandi castella in opportunis
-locis licentiam, una cum bertiscis merulorum propugnaculis,
-aggeribus atque fossatis, omnique argumento ad Paganorum
-insidias deprimendas</i>. È il primo esempio in Italia. Anche Adalberto
-vescovo di Bergamo ottenne dal medesimo re di poter
-fortificare quella città, minacciata <i>maxima Suevorum Ungarorum
-incursione</i>. <span class="smcap">Muratori</span>, al 910. Ai canonici di Verona fu
-permesso fortificare il castello di Cereta, <i>pro persecutione Ungarorum</i>.
-Il Muratori adduce molte somiglianti concessioni.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note275">
-<p><span class="label"><a href="#tag275">275</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il buon prete Andrea, autore del <i>Breve Chronicon</i> (in
-<span class="smcap">Menken</span> <i>Script. Rer. germ.</i>, <span class="smcap lowercase">I</span>, 100), parlando dell'elezione di
-Lodovico il Tedesco e Carlo il Calvo, dice: <i>Pravum egerunt
-consilium quatenus ad duos mandarent regnum</i>. Ma più esplicitamente
-uno men vulgare, Liutprando vescovo, dice (I. 20):
-<i>Italienses semper geminis uti dominis volunt, quatenus alterum
-alterius terrore coerceant</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note276">
-<p><span class="label"><a href="#tag276">276</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Chron. Vulturnense</i>, Rer. It. Scrip., t. <span class="smcap lowercase">II</span>. p. 415.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note277">
-<p><span class="label"><a href="#tag277">277</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Liutprando, v. 15, ci fa intendere alterasse le monete
-mescendovi molto rame.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note278">
-<p><span class="label"><a href="#tag278">278</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Populosissimam atque opulentissimam;</i> <span class="smcap">Frodoardo</span>. Liutprando
-la chiama <i>formosa</i>, e sempre coll'enfasi sua propria
-dice che fra breve risorse in modo da superare le vicine e le
-lontane città, non inferiore a Roma fuorchè nel non possedere i
-corpi dei santi apostoli. Tutti i vescovi di Lombardia soleano
-aver palazzo in Pavia per l'occasione delle diete.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note279">
-<p><span class="label"><a href="#tag279">279</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quel ritmo vuolsi riferire come non infelice saggio della
-poesia che passava dalle forme antiche alle nuove, giacchè sono
-versi endecasillabi nostri:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Nos adoramus celsa Christi numina,</i></p>
-<p class="i01"><i>Illi canora demus nostra jubila;</i></p>
-<p class="i01"><i>Illius magna fisi sub custodia</i></p>
-<p class="i01"><i>Hæc vigilantes jubilemus carmina.</i></p>
-<p class="i01"><i>Divina mundi rex Christe custodia,</i></p>
-<p class="i01"><i>Sub tua serva hæc castra vigilia;</i></p>
-<p class="i01"><i>Tu murus tuis sis inespugnabilis,</i></p>
-<p class="i01"><i>Sis inimicis hostis tu terribilis;</i></p>
-<p class="i01"><i>Te vigilante, nulla nocet fortia,</i></p>
-<p class="i01"><i>Qui cuncta fugas procul arma bellica.</i></p>
-<p class="i01"><i>Cinge hæc nostra tu Christe munimina</i></p>
-<p class="i01"><i>Defendens ea tua forti lancea.</i></p>
-<p class="i01"><i>Sancta Maria mater Christi splendida,</i></p>
-<p class="i01"><i>Hæc cum Johanne, Theotocos, impetra</i></p>
-<p class="i01"><i>Quorum hic sancta veneramur pignora,</i></p>
-<p class="i01"><i>Et quibus ista sunt sacrata mœnia,</i></p>
-<p class="i01"><i>Quo duce victrix est in bello dextera</i></p>
-<p class="i01"><i>Et sine ipso nihil valent jacula.</i></p>
-<p class="i01"><i>Fortis juventus, virtus audax bellica,</i></p>
-<p class="i01"><i>Vestra per muros audiantur carmina;</i></p>
-<p class="i01"><i>Et sit in armis alterna vigilia,</i></p>
-<p class="i01"><i>Ne fraus hostilis hæc invadat mœnia</i></p>
-<p class="i01"><i>Resultet echo comes: eja vigila!</i></p>
-<p class="i01"><i>Per muros eja! dicat echo vigila!</i></p>
-</div></div>
-
-<p>
-È del tempo e della circostanza stessa una preghiera dei
-Modenesi a san Geminiano:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Ut hoc flagellum, quod meremur miseri,</i></p>
-<p class="i01"><i>Cælorum regis evadamus gratia.</i></p>
-<p class="i01"><i>Nam doctus eras Attilæ temporibus</i></p>
-<p class="i01"><i>Portas pandendo liberare subditos.</i></p>
-<p class="i01"><i>Nunc te rogamus, licet servi pessimi,</i></p>
-<p class="i01"><i>Ab Ungarorum nos defendas jaculis.</i></p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note280">
-<p><span class="label"><a href="#tag280">280</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Dandolo</span>, <i>Chron.</i> È difficile e superfluo il fissare la cronologia
-di questi fatti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note281">
-<p><span class="label"><a href="#tag281">281</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Gl'insigni doni ch'e' fece alla basilica di Monza, lasciano
-supporre vi fosse incoronato. V. Frisi. Siamo fra le diatribe di
-Liutprando suo nemico personale, e le esagerazioni del panegirista.
-Liutprando fu segretario di Berengario II, e trae la
-narrazione fino al 948, e non vale nulla più che le nostre
-gazzette: ma che fare, se siamo ridotti quasi a lui solo?
-</p>
-
-<p>
-Eppure su questi scarsissimi ricordi esercitò la retorica
-P. F. Giambullari nella <i>Storia dell'Europa</i>. Ch'egli sia caro ai
-maestri di retorica, che un retore nostro contemporaneo l'abbia
-chiamato <i>la più compita prosa del Cinquecento</i>, passi: ma è
-strano che alcuno se ne serva per raccontare ai giovani la
-storia d'Italia. Com'egli inventi le circostanze per amplificare,
-lo mostri questa descrizione della morte di Berengario: «Flamberto
-sollecitò i compagni tanto, che la notte seguente vennero
-armati dove lo innocentissimo re, senza guardia alcuna, tutto
-sicuro si riposava allato alla stessa chiesa dove fu preso il re
-Lodovico; essendo solito levarsi la notte all'ora di mattutino,
-ed entrare co' religiosi a lodare il suo creatore. Il che eseguendo
-ancora quella notte al solito suo, giunse Flamberto coi suoi
-seguaci; i quali per essere non pochi facendo pure qualche
-strepito, venne il re sulla porta a vedere che cosa era questa.
-Veduto dunque cotanti armati, e Flamberto con esso loro, lo
-dimandò che cosa e' cercavano a quell'ora e in quella guisa. Il
-traditore, per cavarlo fuori della chiesa, avvicinatosi più a lui, — State
-(disse) di buona voglia questi sono amici e servitori
-vostri, che sapendo come voi state qua su senza guardia alcuna,
-per lo amore che vi portano sono venuti armati da voi per
-guardia e sicurtà vostra, apparecchiati, se malignitate alcuna
-apparisse, a combattere contro a ciascuno che pensasse volervi
-offendere; e però sarà bene che voi meco li conosciate, e riceviateli
-allegramente. — Il re da queste parole ingannato, uscì
-lieto verso di loro; ed entrando sicuramente tra essi per dimesticarsi
-con tutti e per ringraziarli, lo scellerato Flamberto
-fattogli strada, lo lasciò trapassare avanti, e rivoltosegli poi
-alle spalle con un partigianone che egli aveva, lo passò dalle
-reni al petto, e così gli tolse la vita».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note282">
-<p><span class="label"><a href="#tag282">282</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quando l'elezione di Carlomanno a re d'Italia era in
-pratica in Lombardia, il papa scriveva ad Ansperto arcivescovo
-di Milano sconsigliandolo da questo malaticcio, e soggiungeva: — Nessuno
-voi dovete ricevere senza nostro consenso, perchè
-quegli che dev'essere da noi ordinato imperatore, da noi primamente
-dev'essere eletto». <span class="smcap">Labbe</span>, <i>Concil.</i> <span class="smcap lowercase">VIII</span>. 103. È notevole
-la formola dell'elezione di Carlo Calvo, usata da Giovanni VIII,
-negli atti del concilio di Roma l'887: «Noi l'abbiamo eletto
-secondo giustizia, ed approvato col consenso e il voto dei
-vescovi fratelli nostri e degli altri ministri della santa Chiesa
-romana, dell'illustre senato, di tutto il popolo romano, e dell'ordine
-de' cittadini; e giusta l'antico costume l'abbiamo solennemente
-elevato all'impero e decorato del titolo d'augusto».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note283">
-<p><span class="label"><a href="#tag283">283</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Spiego in questo senso le parole <i>inventum est, ut omnes
-majores Romæ essent imperiales</i>, di Eutropio prete longobardo,
-avverso molto alla Corte romana.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note284">
-<p><span class="label"><a href="#tag284">284</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il religiosissimo Baronio esclama: <i>Quam fœdissima Ecclesiæ
-romanæ facies, quum Romæ dominarentur potentissimæ
-æque ac sordidissimæ meretrices, quarum arbitrio mutarentur
-sedes, darentur episcopi, et, quod auditu horrendum et infandum
-est, intruderentur in sedem Petri earum amasii pseudopontifices,
-qui non sunt nisi ad signanda tantum tempora in catalogo
-romanorum pontificum scripti.</i> All'anno 912, nº 14. Ma forse,
-nel credere tante iniquità, egli fidò soverchiamente in Liutprando,
-satirico od enfatico. Il Muratori, non sospetto di papista,
-trova ragionevoli objezioni a fargli: e dopo lui fu scoperto un
-poemetto <i>De romanis pontificibus</i> che un Frodoardo scriveva
-al tempo di Leone VII, dove a molti d'essi papi sono attribuite
-lodi di gran virtù. Al Baronio, ostilissimo a Sergio, il Muratori
-oppone argomenti non deboli. Il suo epitafio è di non infelice
-latino.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Limina quisquis adis Petri metuenda beati,</i></p>
-<p class="i02"> <i>Cerne pii Sergi, exuviasque Petri.</i></p>
-<p class="i01"><i>Culmen apostolicæ sedis is, jure paterno</i></p>
-<p class="i02"> <i>Electus, tenuit ut Theodorus obit.</i></p>
-<p class="i01"><i>Pellitur urbe pater, pervadit sacra Johannes,</i></p>
-<p class="i02"> <i>Romuleosque greges dissipat iste lupus.</i></p>
-<p class="i01"><i>Exul erat patria septem volventibus annis,</i></p>
-<p class="i02"> <i>Post multis populi urbe redit precibus.</i></p>
-<p class="i01"><i>Suscipitur papa; sacrata sede recepta</i></p>
-<p class="i02"> <i>Gaudet. Amat pastor agmina cuncta simul.</i></p>
-<p class="i01"><i>Hic invasores sanctorum falce subegit</i></p>
-<p class="i02"> <i>Romana ecclesiæ judiciisque patrum.</i></p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note285">
-<p><span class="label"><a href="#tag285">285</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Durante quell'assedio, nacque nell'isola d'Orta Guglielmo,
-che poi fu abate di Digione, rinomatissimo nella storia monastica
-d'allora per le sue virtù, e per avere fondati molti monasteri e
-riformatine assai più.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note286">
-<p><span class="label"><a href="#tag286">286</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Walperto mysteria divina celebrante, multis episcopis
-circumstantibus, rex omnia regalia, lanceam in qua clavus
-Domini habebatur, et ensem regalem, bipennem, baltlieum, clamydem
-imperialem, omnesque regias vestes super altare beati Ambrosii
-deposuit, perficientibus atque celebrantibus clericis, omnibusque
-ambrosianis ordinibus divinarum solemnitatum mysteria.
-Walpertus magnanimus archiepiscopus, omnibus regalibus
-indumentis cum manipulo subdiaconi, corona superimposita</i> (la
-corona ferrea senza far menzione del chiodo), <i>adstantibus beati
-Ambrosii suffraganeis universis, multisque ducibus atque marchionibus,
-decentissime et mirifice Othonem regem collaudatum
-et per omnia confirmatum induit atque perunxit.</i> <span class="smcap">Landulph.
-Sen.</span>, <i>Hist. Med.</i>, lib. <span class="smcap lowercase">II</span>. c. 16.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note287">
-<p><span class="label"><a href="#tag287">287</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Decret. Grat.</i>, dist. 63. par. <span class="smcap lowercase">I</span>. c. 23.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note288">
-<p><span class="label"><a href="#tag288">288</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'epitafio di Leodinio, vescovo di Modena, dell'892 dice:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>His tumulum portis et erectis aggere vallis</i></p>
-<p class="i01"><i>Firmavit, positis circum latitantibus armis,</i></p>
-<p class="i01"><i>Non contra dominos erectus corda serenos,</i></p>
-<p class="i01"><i>Sed cives proprios cupiens defendere sectos.</i></p>
-</div></div>
-
-<p>
-Quel di Ansperto, arcivescovo di Milano, morto l'881:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Mœnia sollicitus commissæ reddidit urbi</i></p>
-<p class="i01"><i>Diruta.</i></p>
-</div></div>
-
-<p>
-Gualdone, vescovo di Como nel 964 espugna l'isola Comacina,
-e ne smantella le fortificazioni. Amulone, vescovo di Torino
-al tempo di re Lamberto, <i>ejusdem civitatis muros et turres
-perversitate sua destruxit. Nam inimicitiam exercens cum suis
-civibus, qui continuo illum a civitate exturbarunt..... pace peracta
-reversus et manu valida cinctus, destruxit sicut diximus.
-Fuerat hæc siquidem civitas condensissimis turribus bene redimita,
-et arcus in circuitu per totum deambulatorios cum propugnaculis
-desuper atque antemuralibus</i>. Chron. Novaliciense,
-<i>Rer. it. scrip.</i>, tom. <span class="smcap lowercase">II</span>. p. <span class="smcap lowercase">II</span>. San Poggio, vescovo di Firenze,
-cinse di mura molte ville.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note289">
-<p><span class="label"><a href="#tag289">289</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Schmidt</span>, <i>St. dei Tedeschi</i>, lib. <span class="smcap lowercase">III</span>. pag. 423. Anche Enrico
-VII, morto a Buonconvento, fu fatto cuocere a Suvereto,
-per portarne le ossa a Pisa (<i>Rer. It. Scrip.</i>, tom. <span class="smcap lowercase">XV</span>. <i>Chr. Pis.</i>);
-e dopo la battaglia di Montecatino, nel castel di Buggiano si
-cossero i capitani morti in quel fatto, e se ne portarono le ossa
-a Pisa. <span class="smcap">Lelmi</span>, <i>Diario Sanminiatese</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note290">
-<p><span class="label"><a href="#tag290">290</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Se pure non è tutt'uno con Benedetto VI, che si fosse
-creduto morto in prigione. Tra quei disordini la serie dei papi
-riesce avviluppatissima.
-</p>
-
-<p>
-Allora Roma contava quaranta monasteri d'uomini, venti di
-femmine, tutti benedettini, e sessanta chiese con canonici.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note291">
-<p><span class="label"><a href="#tag291">291</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Non dubium est ut romana ecclesia, quæ mater et
-caput ecclesiarum est, per tyrannidem debilitetur</i>. Ap. <span class="smcap">Baronio</span>
-al 992.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note292">
-<p><span class="label"><a href="#tag292">292</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La storia di quel secolo ne offre un'altra prova. L'imperatore
-Lotario che stava in guerra con Lodovico Pio suo padre,
-mandò dei nobili ad invitare a sè Angelberto arcivescovo di
-Milano. Andò questo, e lo salutò colle parole e con chinar il
-capo, ma non volle prostrarsegli per onor della Chiesa. L'imperatore
-gli disse: — Tu fai come se fossi sant'Ambrogio»; e
-l'arcivescovo; — Nè io sant'Ambrogio, nè tu sei il signore
-Iddio». Pregato che andasse a ottenergli pace dal padre, si
-portò in Francia, fu ricevuto a grand'onoranza, e Lodovico Pio,
-uditane la domanda, — Buon arcivescovo, cosa deve far uno
-del nemico suo?» Quegli rispose: — Il Signore ha detto nel
-Vangelo, <i>Amate i nemici vostri, fate bene a chi vi fece male.</i> — E
-se nol facessi?» ripetè Lodovico; e quegli: — Non avresti la
-vita eterna, se morissi nell'odio». L'imperatore ne imbizzarrì, e
-lo invitò a sostenere questo asserto davanti ai sapienti. Radunati
-i quali, l'arcivescovo parlò: — Sapete che siam tutti fratelli,
-liberi o servi, padri o figli? Ebbene, san Giovanni scrisse, <i>Chi
-odia il fratel suo è omicida, e nessun omicida ha in sè la vita
-eterna</i>». Tutti dovettero assentirgli; e l'imperatore, posta la
-mano per terra, chiese perdono, e restituì la grazia al figliuolo.
-<span class="smcap">Presbyteri Andreæ</span> <i>Chronicon</i>. Semplici ragioni, ma che non
-seppero i successori suoi intonare ai potenti nei secoli della
-ostentata libertà.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note293">
-<p><span class="label"><a href="#tag293">293</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Non già Stefania, nome inventato dal milanese Arnulfo,
-come anche la storiella dell'avvelenamento.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note294">
-<p><span class="label"><a href="#tag294">294</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Adelboldus</span>, <i>Vita s. Henrici</i>. Quei che della storia fanno
-allusioni, in quest'anni passati esaltarono Arduino come fosse un
-instauratore della nazionalità italiana, un predecessore e modello
-di Carlalberto.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note295">
-<p><span class="label"><a href="#tag295">295</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Arduinus juxta posse ultionem exercet in perfidos</i>.
-<span class="smcap">Arnulph.</span>, <i>Hist. Med.</i>, lib. <span class="smcap lowercase">I</span>. c. 16.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note296">
-<p><span class="label"><a href="#tag296">296</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Marchiones et episcopos, duces et comites, nec non etiam
-abbates, quorum prava erant itinera, corrigendo multum emendavit.
-Marchiones autem italici regni sua calliditate capiens, et
-in custodia ponens, quorum nonnulli fuga lapsi, alios vero, post
-correctionem, ditatos muneribus dimisit</i>. Chron. Noval.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note297">
-<p><span class="label"><a href="#tag297">297</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nelle <i>Antichità Estensi</i>, par. I, c. 13, è recato un bel
-documento del 1014, ove Enrico imperatore adduce che il conte
-Oberto, il marchese Oberto, i figli suoi, e Alberto nipote
-(Estensi li crede il Muratori) dopo che lo <i>elessero</i> re ed imperatore,
-e gli <i>dieder le mani</i> e prestarongli il giuramento, favorirono
-Arduino nemico suo, e fecero prede e devastazioni. Siccome
-essi vivevano a legge longobarda, e in questa è scritto che
-«se alcuno trama contro la vita del re, perda la propria e gli
-siano confiscati i beni»; perciò esso Enrico confisca i possessi
-di quei signori, e li dona alla chiesa di San Siro in Pavia, in
-compenso de' guasti sofferti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note298">
-<p><span class="label"><a href="#tag298">298</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Monaci Weingart</span> nelle <i>Ant. Estensi</i>, p. 6.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note299">
-<p><span class="label"><a href="#tag299">299</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Guglielmo scriveva a Maginfredo che il fatto non gli
-pareva <i>neque utile neque honestum, gens enim vestra infida est.
-Insidiæ graves contra nos orientur</i>. <span class="smcap">Fulbert</span>, ep. 58. E Ademaro
-monaco dice che <i>in ducibus Italiæ fidem non reperiens,
-laudem et honorem eorum pro nihilo duxit.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note300">
-<p><span class="label"><a href="#tag300">300</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'abate di San Giustiniano di Falesi nel 1115 vende all'opera
-della cattedrale di Pisa <i>tres partes integras de castello et
-rocca Plumbini</i> (questa è la prima menzione di Piombino); e
-nel 1135 baratta coll'arcivescovo di Pisa due altre intere parti
-del castello e della rôcca di Piombino. <i>Anno dom. Inc.</i> <span class="smcap lowercase">MLXXVIII</span>,
-<i>ego Ermengarda... concedo ecclesiæ Sancti Donati integram
-partem, quod est quarta pars de sextadecima parte de castello
-de Polciano etc.</i> Ant. Estensi, part. I. c. 18. Massa Marittima
-nel 1254 compra metà del Monterotondo dai figli del fu conte
-Rainaldo condomini; poi nel 62 l'altra metà da diversi altri; e
-vedansi nel <i>Dizionario</i> del Repetti le sminuzzate compre fatte
-da quel Comune. Nel 1212 l'abate di San Antimo cede ai Sienesi
-un quarto di Montalcino. Siena stessa compra a pezzi e bocconi
-il castello di Montorsojo dopo il 1255; e nel 1181 dal vescovo di
-Volterra un quarto del castello e distretto di Montieri e sue
-argenterie. Alla dieta di Roncaglia del 1058 il vescovo di Luni
-disputava contro Gandolfo lucchese pel possesso di parte del
-castello d'Aghinolfo nella Versilia. Gli archivj sono pieni di
-queste vendite e donazioni parcellari.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note301">
-<p><span class="label"><a href="#tag301">301</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Cibrario</span>, <i>Monarchia di Savoja</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>. 6. La gradazione delle
-persone è così designata da Laurière sopra un manoscritto
-antico presso <span class="smcap">Hallam</span>, cap. 5: «Duca è la prima dignità, poi
-conti, visconti, baroni, indi castellano, valvassore, cittadino, in
-ultimo villano». Nelle Assise di Gerusalemme, tradotte ad uso
-de' possedimenti veneziani in Levante, il <i>suzerain</i>, è detto <i>caposignor;
-uomini degli uomini</i> i valvassori; le <i>corvée</i> servizio di
-corpo, angheria, servizio personale, che in altri autori si dicono
-<i>comandate</i> o <i>manopere</i>; così <i>far ligezza, chiamarsi di uno</i>, ed
-altri modi che sarò obbligato ad usare, non essendovi o non
-conoscendo io libri classici per lingua, che di proposito trattino
-di cose feudali.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note302">
-<p><span class="label"><a href="#tag302">302</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Intorno alla seconda crociata, alcuni principali cittadini
-si ritirarono a vivere nei loro castelli; ma due volte al mese
-doveano convenire a consiglio in Belluno, oltrechè vi mandavano
-i loro servi per le occorrenze. Cominciarono dunque a dire semplicemente
-Cività per Belluno; il qual nome trovasi primamente
-in un atto del 1144, riportato dal Piloni, lib. <span class="smcap lowercase">II</span>, p. 76. e
-Cividade è in un documento del 1349, riferito dal Verci, vol. <span class="smcap lowercase">XII</span>,
-p. 129; poi Cividale.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note303">
-<p><span class="label"><a href="#tag303">303</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Antiq. M. Æ.</i>, I. 650.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note304">
-<p><span class="label"><a href="#tag304">304</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questo diritto di naufragio, certo antichissimo, dai Rodj
-passò ai Romani, e divenne fiscale; ma poi Gregorio VII nel
-concilio Romano del 1078, ed Alessandro III nel Lateranese,
-scomunicarono chi ne usasse; Federico II il vietò per la Sicilia,
-altri il proibirono con leggi severissime; eppure iniquità siffatta
-si prolungò fino ai giorni nostri. Vedi avanti al Cap. <span class="smcap lowercase">CXXIV</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note305">
-<p><span class="label"><a href="#tag305">305</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Diego Orlando</span>, <i>Feudi di Sicilia</i>. Palermo 1847.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note306">
-<p><span class="label"><a href="#tag306">306</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Constit. regni Siciliæ</i>, lib. <span class="smcap lowercase">III</span>. tit. 26. 27.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note307">
-<p><span class="label"><a href="#tag307">307</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vol. <span class="smcap lowercase">I</span>. p. 115, ed. Morel.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note308">
-<p><span class="label"><a href="#tag308">308</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Lib. <span class="smcap lowercase">VII</span>. tit. 2.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note309">
-<p><span class="label"><a href="#tag309">309</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il <i>Codice Giustin.</i>, lib. <span class="smcap lowercase">VII</span>. tit. 6, la <i>Novella</i> <span class="smcap lowercase">XXII</span>. c. 12
-dichiarano liberi gli schiavi che il padrone avesse abbandonati
-infermi, mentre potea metterli in <i>xenonem</i> se non avesse mezzi
-di curarli.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note310">
-<p><span class="label"><a href="#tag310">310</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Si quis res alienas, idest servum aut ancillam seu alias
-res mobiles</i>.... Leg. 232.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note311">
-<p><span class="label"><a href="#tag311">311</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Astolfo, xiv</span>; <span class="smcap">Rachis, i</span>. 3. 277.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note312">
-<p><span class="label"><a href="#tag312">312</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Che i villani fossero servi lo attesta la legge 284 di Rotari
-dicendo: <i>Si servi, idest concilium rusticanorum, manu armata in
-vicum intraverint etc.</i> Da questo testo alcuno volle dedurre,
-primo, che esistesse qualche forma di Comune tra i villani;
-secondo, che anche questi avessero il diritto delle armi sotto i
-Longobardi. V. <span class="smcap">Fleger</span>, <i>Das Königsreich der Langobarden etc.</i>
-Lipsia 1851. Sarebbe la più strana anomalia in un governo
-barbaro. <i>Concilium</i> non mi suona altro che intelligenza, congiura:
-e gli schiavi delle colonie americane, quante volte afferrano
-le armi contro i padroni! e le afferrò Spartaco.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note313">
-<p><span class="label"><a href="#tag313">313</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Rot.</span>, 225. 226. Oggi in olandese <i>volvry</i> vale pienamente
-libero. Il semplice liberto diceasi <i>widerborn</i>, quasi rinato,
-<i>widergeboren</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note314">
-<p><span class="label"><a href="#tag314">314</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Paolo Diac.</span>, lib. <span class="smcap lowercase">I</span>. c. 13.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note315">
-<p><span class="label"><a href="#tag315">315</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Eam pergat partem, quamcumque volens canonice elegerit,
-habensque portas apertas etc.</i> Formulæ <span class="smcap">Lindenbr.</span> 101.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note316">
-<p><span class="label"><a href="#tag316">316</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Qui per impans, idest in volum regis, dimittitur.</i> <span class="smcap">Rot., i</span>.
-225.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note317">
-<p><span class="label"><a href="#tag317">317</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Liutpr., iv</span>. 5.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note318">
-<p><span class="label"><a href="#tag318">318</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Leg.</i> <span class="smcap lowercase">IX</span>.
-</p>
-
-<p>
-* Carlo Hegel (<i>Storia della costituzione dei municipii italiani
-dai Romani fin all'aprirsi del secolo</i> <span class="smcap lowercase">XII</span>) sostiene che anche
-la popolazione romana era indissolubilmente sottoposta all'unico
-diritto, nella qualità di aldj, dalla quale non poteano
-passare alla piena libertà longobarda se non per una nuova
-manomissione. Il diritto romano non fu punto riconosciuto per
-gran tempo, da poi entrò come diritto di Corte, indi come diritto
-ecclesiastico, non però personale. Più tardi fu concesso a singoli
-stranieri per privilegio, infine a città e territorj interi. Nella
-legislazione di Liutprando la voce <i>Langobardus</i> abbraccia vincitori
-e vinti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note319">
-<p><span class="label"><a href="#tag319">319</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Rot.</span>, 222.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note320">
-<p><span class="label"><a href="#tag320">320</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Leg.</i> <span class="smcap lowercase">V</span>. 19.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note321">
-<p><span class="label"><a href="#tag321">321</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>In venalitate hominum ad Paganas venumdantes gentes.</i>
-<span class="smcap">Fantuzzi</span>, <i>Monum. ravenn.</i>, tom. <span class="smcap lowercase">V</span>. dipl. 19.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note322">
-<p><span class="label"><a href="#tag322">322</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il valore dei servi era in proporzione della capacità.
-Secondo carte dell'archivio di Sant'Ambrogio di Milano, uno
-nel 721 è venduto tre soldi d'oro; nel 725 una donna vende un
-fanciullo per dodici soldi d'oro; nell'807 Totone, due fanciulli
-per trenta soldi d'argento; nel 955 un fanciullo è valutato
-quanto un fondo di pertiche quindici, tavole otto, che Valso negoziante
-cedeva ad Aupaldo abate di Sant'Ambrogio. <span class="smcap">Fumagalli</span>,
-<i>Delle istituzioni diplom.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>. 520.
-</p>
-
-<p>
-Nell'archivio diplomatico di Firenze è l'apografo della vendita
-d'una schiava col bambino, del 15 maggio 763, che reco
-per esempio:
-</p>
-
-<p>
-<i>In Christi omnipotentis nomine, regnantes domini nostri
-Desiderio et Adelgis, præcellent. regibus, anno regni eorum septimo
-et quinto, quintadecima die mensis magii, ind. prima,
-scripsi ego Aboald notarius rogatus ab Candidus, viro honesto
-et venditore, ipso præesente, michique dictante, et subter manus
-suas signum sanctæ crucis facientes, et testis qui subscriverent
-aut signa facerent, ipse rogavit.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Constat me prænominatus Candidus venditor vindedisse et
-vindedimus vobis Audepert et Baroncello germanis emptoribus,
-vindedimus vobis muliere una nomine Boniperga qui Teudisada,
-una cum infantulo suo parbulo, cujus adhuc dr. nomen dederit,
-quos in infinitum vobis pro ancilla et servo vindedimus possidendum
-quatenus amodo in vestra suprascriptorum Audepert et
-Baroncello vel heredum vestrorum maneat potestate, et recipimus
-pretium nos qui supra Candidus venditor a vobis emptoribus
-pro suprascripta muliere nomine Boniperga qui Teudisada, una
-cum filio suo parbulo, inter bobes et auro inadpretiato sol.
-viginti et uno, finitum pretium; et inter eis bono animo convinet
-in ea ratione, ut si quis amodo nos qui supra venditor vel
-heredes nostros aut aliquis homo contra hanc vinditionem nostram
-quandoque ire præsumpserimus, te minime ab omne
-homine defensare potuerimus duplum pretium ad rem melioratam,
-nos quoque venditor vel heredes nostri vobis emptoribus vel ad
-heredes vestros reddituri promittimus.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Actum Christi regno, mense et indictione suprascripta feliciter.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Signum † manus Candido v. h. venditoris qui hanc cartulam
-fieri rogavit.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Ego Perideus testis rogatus †. Ego Adualdus testis rogatus
-†.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Signum † manus Magnefridi actor testis.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Ego q. s. Aboald notarius postradita complevi et emisi.</i>
-</p>
-
-<p>
-Il Lupo reca la vendita fatta nel 1064 da Enrico conte d'Almenno,
-vivente a legge longobarda, ad un tal Signorello di
-Crema, d'un'ancella di nome Maura, <i>natione Italie</i>, per trenta
-soldi d'argento, prezzo finito: <i>Que suprascripta ancilla cum
-omnibus vestimenticulis ejus in integrum a presenti die in tua
-et cui tu dederis tuisque heredibus persistat potestate, jure proprietario
-nomine habendum et faciendum exinde quicquid volueris.</i>
-Nel 924, Adalberto vescovo di Bergamo dona ai canonici
-di San Vincenzo <i>de pertinentibus meis famulum unum nomine
-Gis....... qui et Ruso vocatur, cum uxore sua Gariverga et filio
-suo Petro, una cum vestimentola, et peculiariolum eorum, in
-ipsam canonicam pistorem esse, et aliud servitium quot ministri
-ipsius canonice jusserint, ad ipsos sacerdotes fatiendum; et perveniat
-a die presente in jus et potestatem ipsorum fratrum,
-propter remedium et salutem corporis et anime nostre</i>. E nel
-976 il prevosto di Sant'Alessandro commuta un servo con un
-altro, e coll'aggiunta di più di otto pertiche di terra. <i>Cod.
-bergom.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>. 665. 137.
-</p>
-
-<p>
-Nel Lupo stesso vi sono varie concessioni fatte dal padrone,
-massime da vescovi, a qualche servo, di vendere o permutare
-alcun loro possesso. Ivi, 59. 211. 261. 277. 559....</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note323">
-<p><span class="label"><a href="#tag323">323</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Gattola</span>, <i>ad Hist. Abatiæ cassinensis accessiones</i>, part. <span class="smcap lowercase">I</span>.
-p. 71.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note324">
-<p><span class="label"><a href="#tag324">324</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Michele Piazza</span>, <i>Storia sicula</i>, part. <span class="smcap lowercase">I</span>. c. 47 e 111,
-part. <span class="smcap lowercase">II</span>. c. 17; <span class="smcap">Gregorio</span>, lib. <span class="smcap lowercase">V</span>. c. 2, nota 15 all'anno 1375.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note325">
-<p><span class="label"><a href="#tag325">325</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nel catalogo dei beni del vescovado di Lucca dell'<span class="smcap lowercase">VIII</span> o
-<span class="smcap lowercase">IX</span> secolo, Philippus de Spardaco <i>facit angarias dies</i> <span class="smcap lowercase">III</span> <i>in
-hebdomada</i>; Bappulo de Persiniano <i>facit angarias dies</i> <span class="smcap lowercase">III</span> <i>in
-hebdomada, reddit vinum medietatem, oleum med., pullos</i> <span class="smcap lowercase">IIII</span>,
-<i>ovos</i> <span class="smcap lowercase">XX</span>; altri <i>similiter</i>; Tachiprando <i>facit angarias hebdomadas</i>
-<span class="smcap lowercase">XII</span> <i>in anno</i>.... Omilio de Quesa <i>reddit vinum med. et lavore
-tertiam parte</i>; Felix de Subsilonle <i>reddit med. granum el faba,
-et vinum anforas antiquam</i> <span class="smcap lowercase">I</span> <i>et den.</i> <span class="smcap lowercase">XXVII</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note326">
-<p><span class="label"><a href="#tag326">326</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La condizione degli schiavi e i varj mestieri cui si applicavano,
-ricevono gran lume dalla seguente carta di emancipazione
-e divisione del 761, nelle <i>Memorie Lucchesi</i>, vol. <span class="smcap lowercase">IV</span>.
-doc. 54:
-</p>
-
-<p>
-<i>Notitia brevis, qualiter divisi ego Sunderat inter me et domino
-Ferodeo episcopo homines de ista parte Arnu.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>In primis Asprandulo de Tramonte, Maurulo germano ipsius
-Aspranduli. Rodulo, Magnipertulu Angari filii ipsius Roduli.
-Corpulo filio Barinchuli maiure. Maricindula muliere Barinchuli.
-Corpula mulier Alaldi. Gespergula filia Marcianuli
-minore. Sisula mulier Magnipertuli de filio Roduli, cum filio
-suo Sisaldulo. Marcianulo de' Caracini. Auripertulo filii ipsius
-Marcianuli minore. Maurulo filio Stephani mediano. Candido
-caprario. Martinulo filio Marrioni de Salicano. Candida soror
-ipsius Martinuli. Marinulo de Cincturia. Lartula mulier ipsius
-Marinuli, cum tres infantos suos, uno masculo, et duæ feminæ.
-Sunfulo de Cincturia. Duæ filiæ Furcule de Tramonte, quem
-habet de muliere, filio Tendaldi. Alpergula de Lamari. Gunderadula,
-qui est in casa Baronaci, cum duæ filiæ suæ. Tendulo
-de Monacciatico. Causulo de Serbano. Cicula soror Teudaldi,
-qui fuit mulier quondam Radipertuli. Uno filio, et una filia
-Ciantuli, nomine Wsilinda, Ratpertulo de Tramonte.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Item breve de homenis, quos antea inter nos divisimus. Romaldulo
-calicario. Gandipertulo pistrinario. Liutpertulo vestorario.
-Mauripertulo caballario, filio Randuli. Arcansulo filio
-Fridipertuli. Martinulo clerico. Gudaldo quocho, frater Gaudipertuli.
-Clausula soror Ghitioli. Auria nepote Widaldi. Lucipergula
-nepote Marcianuli. Tachipergula de Massa. Aldula filia
-Magnipergulæ. Teuspergula filia Sunfuli. Maricula filia ipsius
-Sunfuli. Ansula soror Alpuli. Alipergula cornisiana. Geltrada
-mulier Cinctuli. Flurula filia Mugiuli. Teudipergula filia Murfuli.
-Cosfridulo filio Canseramuli. Barulo porcario. Aurulo filio Roppuli
-similiter porcario. Ratcausulo vaccario. Teuderissciula, quem
-debet nobis Ciemiccio in viganio. Prandulo filio Roppuli. Auripertula
-filia Cianciuli. Gunderadula filia Bonisomoli. Corpulo
-filio Alraldi.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Item breve de homenis, quos livertavet barbane</i> (lo zio) <i>meus.
-Sichiprandulu. Waliprandulu. Duo filii, et una filia Radipertuli
-de Monacciatico. Mulier Pertuli de Vico, cum tres infantes
-suos. Wanipertulo nepote Teuduli de Lamari. Aurulu russu.
-Nepote Widaldi de Quosa. Bonipertulu filio Bonisomuli de
-Tramonte. Due consubrine Dulciari de Coloniola. Nepote Bonusuli
-de Roselle.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Item breve de homenis, quos liveros emiset barbane meus pro
-anima bonæ memoriæ genitori meo Sundipert, germani sui.
-Alpergula soror Alpuli. Canseradula soror Aspranduli. Bonaldulo
-frater Guadipertuli. Cellulo frater Causuli. Bonusula
-soror Sanduli. Liutpergula soror Magnuli de Valeriano, cum
-infantes suos. Causeradula soror Guidipertuli, cum tres infantes
-suos. Alo filio Radaldelli. Annifridulo de Cincturia.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Isti omnes suprascripti homenis, quos barbane meus Peredeus
-in Dei nomine episcopus pro anima sua, et pro anima bonæ
-memoriæ genitori meo Sundipert, liveros emiset, quod sunt
-insimul homenis viginti et octo, in hoc ordine eos commemoravi
-in hunc breve, ut in ordine permaneant, sicut de ipsi inter nos
-per cartulæ convenientia, et promissio facta est. Nam non dedi
-isti home (homenis) in divisione suprascripti barbani mei sicut
-alii suprascripti homenis. Facta suprascripta notitia tempore
-dominorum nostrorum Desiderii, et Adelchis regibus, in anno
-regni eorum quinto et secundo, idus mensis magii, per indictionem
-quartadecima. Et scripsi ego Osprandus Diaconus.</i>
-</p>
-
-<p>
-Le stesse <i>Memorie</i>, vol. <span class="smcap lowercase">V</span>. part. 3. p. 354, recano una curiosa
-permuta di servi nel 975.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note327">
-<p><span class="label"><a href="#tag327">327</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Considerazioni sulla storia di Sicilia</i>, lib. <span class="smcap lowercase">I</span>. c. <span class="smcap lowercase">V</span>.
-n. 4. 6. 8.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note328">
-<p><span class="label"><a href="#tag328">328</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Secondo la legge longobarda era inviolabile lo schiavo
-rifuggito nella Chiesa, mentre non l'era nei possedimenti
-del re.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note329">
-<p><span class="label"><a href="#tag329">329</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ecco l'atto di uno che <i>si offerisce</i> ad una chiesa (<i>Mem.
-Lucchesi</i>, vol. <span class="smcap lowercase">IV</span>. doc. 11):
-</p>
-
-<p>
-<i>In Dei nomine, Regnante domno nostro Carolo rege Francorum
-et Langobardorum, anno regni ejus nono, et filio ejus domno
-nostro Pipino rege, anno regni ejus tertio, nono kalendas junias,
-indictione sexta. Manifestum est mihi Martino filio quondam
-Sinchi, quia per hanc cartulam offero memetipsum Deo, et tibi
-ecclesiæ beati sancti Reguli, Christi martheri, sitæ ubi vocabulum
-est ad Waldo, ut amodo in tua vel de tuis custodibus ego permaneam
-potestate; et si me de ipsum sanctum locum subtragi
-quæsiero, vel omnem imperationem ipsius ecclesiæ rectoribus facere
-et adimplere noluero, et in omnibus non permanere sicut et
-alii homenis jam dictæ ecclesiæ pertinentibus, aut in alterius
-casa abitare præsumpsero, spondeo me qui supra Martinus esse
-componiturus a parte suprascriptæ basilicæ, vel ad custodibus
-ejus auri soledos numero quinquaginta et cartulam offersionis
-meæ omni tempore in prædicto ordine firma et stabilis permaneat,
-et pro confirmatione Philippum presbyterum rogavi. Actum ad
-ecclesiam sancti Georgi ad Navis.</i>
-</p>
-
-<p>
-E nel documento 72 un altro del 772, ove notate che cede i
-beni e se stesso, ma ritiene gli uomini, cioè i servi:
-</p>
-
-<p>
-<i>In Dei nomine. Regnante domno nostro Desiderio rege, et filio
-ejus domno nostro Adelchi rege, anno regni eorum quintodecimo
-et tertiodecimo, quinto idus mensis januarii, per indictionem
-decimam. Manifestum est mihi Racchulo clerico, filio quondam
-Baruccioli, abitatori ad ecclesiam sancti Elari tibi dicitur ad
-Crucem, quia per hanc cartulam offero me ipso Deo et tibi ecclesiæ
-beatæ sanctæ Mariæ sitæ in sexto, ubi Rachiprandus presbyta
-rector esse videtur, una cum omnibus rebus meis tam....
-casa abitationis meæ, cum fundamento, curte vel aliis ædificiis
-meis simul et hortis (vineis), pratis, pascuis, sylvis, virgareis,
-olivetis, castanetis, cultis rebus, vel... moventibus una cum casis
-massariciis, vel aldionales, ubique... tibi prædictæ ecclesiæ in
-integrum. Excepto omni... omnes, quos in mea reverso esse potestatem:
-nam aliis omnibus suprascriptis rebus volo ut cunctis
-diebus sit in potestatem suprascriptæ Dei ecclesiæ, una cum
-omnibus rebus meis movilibus vel immovilibus in præfinito. Et
-qua a me neque ab heredibus meis aliquando præsens hac cartula
-offersionis meæ posse disrumpi, sed omni... in prædicto
-ordine in ipsa Dei ecclesia firmiter permaneat. Et pro confirmatione
-Rachiprandum clericum scribere rogavi. Actum Luca.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note330">
-<p><span class="label"><a href="#tag330">330</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Al vescovo di Padova, nella Marca Trevisana spettava la
-giurisdizione di un distretto (<i>pieve di sacco</i>) appartenente al
-dominio (<i>saccus</i>) del re; tutto diviso fra livellarj (<i>uomini di
-sacco</i>), che pagavano un censo al fisco reale, potevano anche
-vendere le terre, ma non a grandi vassalli o potenti, per non
-turbare i diritti regali del vescovo. <span class="smcap">Gennari</span>, <i>Ann. della città di
-Padova</i>.
-</p>
-
-<p>
-Livello forse si disse dal <i>libello</i> che consegnavasi all'investito.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note331">
-<p><span class="label"><a href="#tag331">331</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Quia Tuscis consuetudo est ut, accepto ab Ecclesia libello,
-in contumaciam convertantur contra Ecclesiam, ita ut vix unquam
-constitutum reddant censum; precipimus, modisque omnibus
-jubemus, ut nullus episcopus vel canonicus</i> (di Arezzo) <i>libellum
-aut aliquod scriptum alicui homini faciant, nisi laborantibus,
-qui fructum terræ Ecclesiæ, reddant sine molestia vel contradictione.</i>
-Antiq. M. Æ. <span class="smcap lowercase">III</span>.
-</p>
-
-<p>
-Nel 962 il vescovo di Genova, assecondando la domanda loro,
-ad alcune persone concedeva porzioni dei beni della chiesa a
-mezzeria, con obbligo di piantar vigne ed alberi fruttiferi il
-meglio che potranno; e di quel che seminano, il primo anno
-daran di nove moggia uno, il secondo di otto uno, il terzo e i
-successivi di sette uno: dell'uva, de' fichi, degli ulivi per dieci
-anni non daranno nulla, ma ogn'anno un pollo ciascuno, poi dopo
-dieci anni la metà del vino, de' fichi, dell'olio, oltre un'imposta
-detta scatico. <i>Monum. hist. patr., Liber Jurium</i>, p. 7.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note332">
-<p><span class="label"><a href="#tag332">332</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Walprando, vescovo di Lucca, dovendo muovere all'esercito
-con re Astolfo il 754, fa testamento, lasciando a chiese ed
-ospedali: <i>Servos autem meos vel ancillas, volo ut liveri omnes
-esse debeant, et a juspatronato absoluti, sicut illi homines qui ex</i>
-<span class="smcap lowercase">NOBILE GENERE</span> <i>procreati et nati esse videntur</i>. Mem. Lucchesi,
-vol. <span class="smcap lowercase">IV</span>. doc. 46.
-</p>
-
-<p>
-Nel 778 Peredeo, vescovo pure di Lucca, in testamento libera
-anch'egli i servi: <i>Post decessu meo omnes liberi et a juspatronato
-absoluti cunctis diebus debeant permanere sicut illi homines qui de</i>
-<span class="smcap lowercase">NOBILIBUS ROMANIS</span> <i>procreati et nati esse inveniuntur. Simili modo
-servos vel ancillas, quas domna genitrix mea Sundrada se vivens
-liberos demisit</i>, <span class="smcap lowercase">IN EO ORDINE</span> <i>liberi permaneant, sicut supra
-institui</i> (doc. 86).
-</p>
-
-<p>
-Nel 789 Celso chierico: <i>Homines meos omnes masculos et feminas
-pro anima mea liberos dimittere debeatis circa sacrum
-altare, et per absolutionis chartulas a juspatronato absoluti</i>
-(doc. 107).
-</p>
-
-<p>
-Talvolta, per fare più inattaccabile l'emancipazione, vi si adopravano
-le formole del diritto barbarico, del romano e dell'ecclesiastico,
-come nel prezioso documento bergamasco del 1083,
-ove il conte Alberto emancipa alcuni servi, <i>sicut illi qui in quadrubio
-et in quarta manu traditis</i> (formula romana) <i>et amond
-factis</i> (che è longobardo), <i>vel sicut illis qui per manus sacerdotis
-circa sacro altare ad liberis dimittendi deducti fiunt, pro anime
-mee mercede; et concedo a vobis graciam libertatis vestre omne
-conquistum vestrum tam quod nunc abeatis, aut in antea aquistare
-potueritis</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note333">
-<p><span class="label"><a href="#tag333">333</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nel testamento di prete Lupo e del cherico Ansperto
-nell'800, che lasciano i loro beni alla basilica di Sant'Alessandro
-di Bergamo, leggiamo: <i>In ea vero ratione, ut familias nostras
-ad nos pertinentes, servos et ancillas, aldiones et aldianes de
-personas suas omnes liberis arimannis amundis absolutis permaneant
-ab omni conditione servitutis et juspatronatus sit ad eos
-concesso, civesque romani sint, et habeant potestatem testandi et
-anulo portandi, et ad nullum hominem habeant reprehensionem,
-et defensionem habeant ad quem voluerint. Tantum est ut illis
-pertinentibus nostris qui resedet in massaricio foris domocultile,
-si voluerit ipsis vel eorum heredes in ipsis rebus habitare, habeat
-potestatem ibidem resedendo, ed debeat tam ipsis vel eorum
-heredes per omni anno circuli dare ad suprascripta basilica de
-predictis rebus quinque modia grano, medietate grosso et medietate
-menuto, et vino medietate: et si in ipsis rebus resedere non
-voluerint, vadant ubi voluerint in libertatem suam; tantum
-unusquique per caput ponat super arca sancti Alexandri denaria
-quatuor tam masculis seu et feminis</i>... <span class="smcap">Lupo</span>, op. cit., <span class="smcap lowercase">I</span>. 627.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note334">
-<p><span class="label"><a href="#tag334">334</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Dov'è la servità, non ci ha mendicanti, perchè ciascun
-padrone mantiene i suoi uomini, come i suoi giumenti; perciò
-nelle carte antiche non si trovano assegnate o ben di rado limosine.
-Nel <span class="smcap lowercase">XII</span> secolo si ha in Milano menzione di <i>case di lavoro</i>,
-che i collettori delle <i>Antichità longobarde milanesi</i> (diss. <span class="smcap lowercase">XX</span>)
-credettero luoghi di ricovero, ove faceansi lavorare i poveri.
-Ecco invenzione ignota agli antichi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note335">
-<p><span class="label"><a href="#tag335">335</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Ep.</i> 12. <i>lib.</i> <span class="smcap lowercase">IV</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note336">
-<p><span class="label"><a href="#tag336">336</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Honor piscationum et venationum tocius plebatus et curiæ
-est D. episcopi, et debet habere D. episcopus de catia ursi
-bregutum cum capite et plottis et butello et spallam desteram,
-quandocumque et ubicumque capiat; et per unam diem debent
-homines de Pisoneis</i> (Pisogne) <i>et plebatus ire ad catiam ad voluntatem
-D. episcopi et ejus nuntiorum.</i> Docum. del 1299, riportato
-dal <span class="smcap">Ronchetti</span> nella Storia bergamasca.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">C. F. Rumhor</span>, nelle <i>Origini del proscioglimento de' coloni in
-Toscana</i> (Amburgo 1830), pubblicò documenti che assai rischiarano
-la condizione reale e personale nel <span class="smcap lowercase">XII</span> e <span class="smcap lowercase">XIII</span> secolo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note337">
-<p><span class="label"><a href="#tag337">337</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Ut ammodo in antea ipse nec eorum heredes ac proheredes,
-nec alia persona missa ad ipsis non debeat esse in consilium
-aut factum quod per dictos omines qui ad ipsam abitacionem
-venerint de jam dictis locis, nec ipsi nec eorum heredes et
-proheredes unum pel plures sicut cernitur fractam illam que est
-juxta viam que currit de rio ad grandunem versum ipsum castrum,
-ut infra ipsum castrum habeant per vertutem ullam percussionem
-nec occisionem corporis, neque res illas que in ipso
-castro erunt in ullo tempore per vertutem tollere presumat,
-excepto de illo omine qui in consilio ut factum fuerit de illis
-ominibus qui ipsum castrum custodierint perdere, aut pretersionem
-per vim abere, aut ad ipsum castrum assaltum facere,
-aut incendium comittere, aut ipsum castellum disrumpere. Quod
-si hoc probatum fuerit, illius bona qui hos comiserit et sua
-persona liceat ubique in potestate esse. Et insuper convenerunt
-infra predictam villam... liceat in mansionem ipsorum omnium,
-neque de eorum heredibus per vim albergare, neque pro pane
-tollendo, neque pro vino, pro carne, neque annona, excepto
-propter nuptias et sponsalias et propter receptum seniorum suorum,
-vel si unquam verram abuerint, et ad defensionem ipsius
-castelli et ville alios omines preter eorum vassallos conduserint;
-et in ullo tempore neque porcum neque porcellum neque moltonem
-neque agnum per judicium querere nec tollere debeant: et si
-aliquo modo unquam in tempore tulerint et hoc requisitum
-fuerit, infra mense unum explegitum caput tantum cui factum
-fuerit reddatur. Et iterum convenerunt... ad ipsos omines fodrum
-tollere non debent, excepto si a publico aquisierint. Nam si a
-publico aquisierint et rex in Longobardia venerit, fodrum solito
-modo solvatur. Et hoc convenerunt ut si unquam inter ipsos
-barbanes et nepotes (de Calusco) verram advenerit, non liceat
-unus alteri ambulandi vel revertendi ad ipsum castellum vel villam,
-sicut cernitur territorium ipsius loci contradicere, neque
-assaltum facere, neque plakam neque feritam neque occisionem
-corporis facere per se nec per suos missos, neque ad ipsos omines
-donec verram inter se abuerint ad ipsum castellum et villam;
-neque ad ipsos omines non licet assaltum facere, neque per
-incendium, neque per predam, neque per vastationem, neque per
-aprensionem ipsorum ominum, etc.</i> Ap. <span class="smcap">Lupo</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note338">
-<p><span class="label"><a href="#tag338">338</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Una causa di stato personale fu trattata il 901 nel placito
-di Milano avanti Sigefredo conte di palazzo. L'avvocato del
-conte di Milano pretendeva che alcuni uomini di Palazzolo fossero
-aldj d'esso conte. Essi invece sostenevano d'esser liberi ed
-arimanni, nati dal padre e madre libera, dai quali avevano
-ereditato qualche possesso; nè mai erano stati obbligati a servizio
-di corpo: salvo che aveano pure qualche casa e fondo in
-Blestazio, appartenenti alla corte di Palazzolo, pei quali facevano
-alcune opere a questa. Si discusse, si udirono i testimonj,
-e furono dichiarati liberi. <i>Antiq. M. Æ.</i>, diss. <span class="smcap lowercase">XIII</span>.
-</p>
-
-<p>
-Nel 905 in Bellano sul lago di Como si piativa della libertà
-d'alcuni servi della corte di Limonta, feudo imperiale spettante
-al monastero di Sant'Ambrogio a Milano. I convenuti confessavano
-essere servi di lor persona, come i genitori e parenti loro;
-e si teneano obbligati a cogliere le ulive, spremerne l'olio, pagare
-ogni anno ad esso monastero settanta soldi di buon argento,
-menar per barca sul lago l'abate o i suoi messi, e rendergli ogni
-anno cento libbre di ferro, trenta polli, trecento ova. Ma in
-un'altra carta si lamentavano perchè l'abate gli aggravasse di
-là del dovuto, e gli obbligasse a battere il suo grano, e talvolta
-fino a tagliar i capelli (<i>multoties nos grana flagellare, et capillos
-nostros auferre præcipit</i>); il che era segno di servitù.
-</p>
-
-<p>
-Gli uomini di Casciavola nel Valdarno ricorrevano alla contessa
-Beatrice di Toscana, e poi ai consoli e al clero della primaziale
-di Pisa contro i Lambardi, cioè baroni del castello di
-San Casciano, che usavano con loro empietà e crudeltà; dichiaravano
-essere sempre stati liberi, aver tenuto abitazione nel
-castello di San Casciano, ma non prestato mai atti servili a
-que' Lambardi, eccetto il tributo debito per le case che vi tenevano
-di loro proprietà e che consisteva in due carra di legna
-ogni abitazione (<i>cella</i>), purchè i signori garantissero ad essi la
-selva. Quel tributo fu poi mutato in un assegno di sedici danari.
-Distrutto il castello di San Casciano, credevano rimanere
-sciolti da qualsiasi impegno. Ma prima che fosse disfatto, essi
-Lambardi cominciarono a derubare i querelanti, che perciò ne
-portarono accusa dianzi alla signora Beatrice, la quale di fatto
-li tolse in protezione, comminando mille libbre d'oro contro
-chi li danneggiasse. Ma presto il diploma perdette virtù, <i>omnis
-potestas perdidit virtutem, et justitia mortua est, et periit
-de terra nostra: tunc ceperunt facere omnia mala nobis, sicut
-Pagani et Saraceni etc.</i> <span class="smcap">Camici</span>, <i>Dei marchesi di Toscana</i>, vol. <span class="smcap lowercase">II</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note339">
-<p><span class="label"><a href="#tag339">339</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Mauro, della Lombardia transpadana accasato in Pistoia,
-vende nel 742 un terreno per trentacinque soldi d'oro a Crispanulo
-suo fratello <i>negoziante</i> in Pescia. <i>Mem. lucchesi</i>, <span class="smcap lowercase">V</span>. part. <span class="smcap lowercase">II</span>.
-</p>
-
-<p>
-In uno dei più antichi documenti del 716, il medico pistojese
-Guidoaldo compra una sala con corte e prato e mulino sul Brana;
-poi nel 767 fonda il monastero di San Bartolomeo fuor Pistoja,
-ed è dichiarato medico d'essa città. Aveva già eretti altri monasteri
-e spedali che sottopone a quello: <i>De autem reliquis
-monasteriis vel xenodochiis hic Pistoria, vel Ticinense civitate,
-quam et reliqua alia loca quæ per me ordinata vel constructa
-sunt, ita decrevimus, ut per ipsum monasterium Sancti Bartholomei
-fiant ordinata et disposita etc.</i> — <i>Arch. Diplom. di Firenze</i>,
-carte di quel monastero.
-</p>
-
-<p>
-Urnifredo, figlio del fu Willerado, fonda nel 766 l'oratorio di
-Santa Maria a Piunte, e lo dona al monastero di San Bartolomeo
-con tutti i beni <i>in tali enim tenore, ut omnes</i> <span class="smcap">Romani</span> <i>qui
-modo sunt, vel eorum æredibus dare debeat per singulo anno per
-quemquam casa sua luminaria in ipsa ecclesia vel oratorio
-nostro, valiente tremisse in oleo, cera, auro, de ista tres res una
-quale habuerit</i>.
-</p>
-
-<p>
-In un rogito del gennajo 780 (in <span class="smcap">Brunetti</span>, <i>Cod. diplom.</i>) si
-menziona un mercante di Villamagna presso Volterra. Montepulciano,
-di cui non sappiamo l'origine, ma che trovasi nominato
-nel 715, produce documenti dell'806 e 827, ove sono sottoscritti
-un Petrone orefice, e un Sasso chierico e medico.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note340">
-<p><span class="label"><a href="#tag340">340</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Gast-halten</i> tenere ospizio; col qual nome s'intendevano
-le possessioni regie, che erano non solo dì case e tenimenti, ma
-d'intere città, come Como e Siena, dove s'aveva e il gastaldo
-e il conte, l'un dall'altro indipendenti. Pisa stette alcun tempo
-sotto un gastaldo regio, il quale trovasi nominato al 796. <i>Ant.
-ital.</i>, diss. <span class="smcap lowercase">LXIII</span>. col. 311. Nel 730 si trova fatta una vendita a
-Mauricione canoviere del re, prevedendo il caso che il <i>pubblico</i>
-richiedesse que' beni (<i>si quolivet tempore publicum requisierit</i>),
-ove pare si indichi un magistrato sovrantendente ai beni comuni.
-In un'altra vendita del 718, Filiberto cherico dichiara che i beni
-da esso venduti erano liberi da ogni pubblico vincolo, <i>libera ab
-omni nexu publico</i>. V. <span class="smcap">Brunetti</span>, <i>Cod. diplomatico</i>, <span class="smcap lowercase">I</span>. 333. 454.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note341">
-<p><span class="label"><a href="#tag341">341</a>.&nbsp;&nbsp;</span></p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Tunc fac edictum per terram Teutonicorum</i></p>
-<p class="i01"><i>Quilibet ut dives sibi natos instruat, illis</i></p>
-<p class="i01"><i>Ut, cum principibus placitandi venerit usus,</i></p>
-<p class="i01"><i>Quisque suis liberis exemplum proferat illis.</i></p>
-<p class="i01"><i>Moribus his dudum vivebat Roma decenter;</i></p>
-<p class="i01"><i>His studiis tantos potuit vincere tyrannos;</i></p>
-<p class="i01"><i>Hoc serrant Itali post prima crepundia cuncti.</i></p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note342">
-<p><span class="label"><a href="#tag342">342</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Costui faceva dire a Benedetto di Cluse: <i>Ego sum nepos
-abatis de Clusa. Ipse me duxit per multa loca in Longobardia
-et Francia propter grammaticam. Ipsi jam constat sapientia
-mea duo millia solidis, quos dedit magistris meis. Novem annis
-jam steti ad grammaticam... In Francia est sapientia, sed
-parum: in Longobardia, ubi ego plus didici, est fons sapientiæ.</i>
-Ap. <span class="smcap">Mabillon</span>, <i>Ann. Bened.</i>, <span class="smcap lowercase">IV</span>. 726.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note343">
-<p><span class="label"><a href="#tag343">343</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Nosti quot scriptores in urbibus aut in agris Italiæ passim
-habeantur.</i> Epist. 130.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note344">
-<p><span class="label"><a href="#tag344">344</a>.&nbsp;&nbsp;</span></p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Desine, nunc etenim nullus tua carmina curat:</i></p>
-<p class="i02"> <i>Hæc faciunt urbi, hæc quoque rure viri.</i></p>
-<p class="i12"> Panegiricon, <span class="smcap lowercase">I</span>.</p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note345">
-<p><span class="label"><a href="#tag345">345</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cap. 132 all'anno 876.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note346">
-<p><span class="label"><a href="#tag346">346</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>De quibusdam locis ad nos refertur, non magistros neque
-curam inveniri pro studio literarum. Idcirco in universis episcopiis,
-subjectisque plebibus, et aliis locis in quibus necessitas
-occurrerit, omnino cura et diligentia habeatur ut magistri et
-doctores constituantur, qui studia literarum liberaliumque artium
-ac sancta habentes dogmata, assidue doceant, quin in his maxime
-divina manifestantur atque declarantur mandata.</i> <span class="smcap">Baronio</span>, ad
-ann. 826.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note347">
-<p><span class="label"><a href="#tag347">347</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Pseusti.</i> — Primo Saturno venne dalle rive di Creta, diffondendo
-sulla terra l'età dell'oro. Da nessuno ei nacque; innanzi
-al tempo non erano cose create. L'eccelsa famiglia degli
-Dei si vanta d'averlo padre.
-</p>
-
-<p>
-<i>Alitia.</i> Il primo uomo abitò il paradiso, giardino di delizie,
-sinchè la donna nol sedusse ad assaggiare il veleno del serpente,
-facendo abbeverare tutti gli uomini alla coppa della morte.
-</p>
-
-<p>
-<i>Pseusti.</i> Fiera tempesta gittò sull'oceano, e sommerse il
-mondo. La terra fu allagata; quanto vivea perì. Solo dei mortali
-Deucalione sopravvisse, e le pietre che lanciò con Pirra sua
-moglie, diedero origine a nuova generazione.
-</p>
-
-<p>
-<i>Alitia.</i> La vendetta del Signore spalancò le cataratte dell'abisso,
-e salvò Noè solo nell'arca colla famiglia. L'eterno fe splendere
-l'arcobaleno traverso la nube, e agli uomini fu certo che
-il Signore più non li distruggerebbe.
-</p>
-
-<p>
-<i>Pseusti.</i> Numerose divinità, proteggete il poeta che canta il
-nome vostro. Voi che abitate la regione delle stelle e il soggiorno
-di Plutone o i profondi abissi, voi tutti che popolate il
-mondo, numerosi Dei, proteggete il poeta che canta la vostra
-lode.
-</p>
-
-<p>
-<i>Alitia.</i> Dio eterno ed unico, maestà, gloria, essenza divina,
-che fosti e sarai, le tue lodi canto, obbedisco a' tuoi precetti.
-Dio in tre persone, tu cui nè principio nè fine, concedimi vittoria
-sopra gli Dei menzogneri.
-</p>
-
-<p>
-<i>Pseusti.</i> Dimmi come Proserpina venne al mesto soggiorno; a
-qual patto Cerere poteva rivedere la diletta figlia; e qual perfido
-rivelò agli Dei il frutto da essa mangiato. Dimmi il segreto della
-guerra di Troja, ed io t'applaudirò.
-</p>
-
-<p>
-<i>Alitia.</i> Quai sono le leggi che tengono le acque diffuse sopra
-la terra, la terra sospesa sotto il cielo, e l'aria diffusa nello
-spazio? Dimmi qual luogo del mondo è il più elevato sotto i
-cieli, e pronunzia il santo nome dell'Eterno, e t'applaudirò.»</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note348">
-<p><span class="label"><a href="#tag348">348</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Studio artis grammaticæ magis assiduus quam frequens,
-sicut Italis semper mos fuit artes negligere ceteras, illam sectari</i>...
-Rudulphus Glaber ap. <span class="smcap">Bouquet, x</span>. 23.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note349">
-<p><span class="label"><a href="#tag349">349</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Più volte rinacque il timore del finimondo. Specialmente
-Florenzio vescovo di Firenze pubblicò esser nato l'anticristo, e
-verificarsi appunto ciò che le sante scritture aveano predetto.
-La diceria acquistò tal credenza nel 1105, che Pasquale II volle
-si radunassero i vescovi in Firenze per udire i fondamenti della
-sua opinione; e furono trecenquaranta gli accorsi. <span class="smcap">Labbe</span>,
-<i>Concil.</i>, <span class="smcap lowercase">X</span>. 743.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note350">
-<p><span class="label"><a href="#tag350">350</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Landulphus Senior</span>, <i>Hist. Med.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>. 30. Nell'archivio
-della cattedrale d'Aosta, al fine d'un pontificale del <span class="smcap lowercase">X</span> secolo,
-è questo Breve <i>recordacionis de tregua Domini, quam inter se
-religiose Christiani custodire debent secundum episcoporum præceptum
-et bonorum laicorum consensum. In primis tenenda est
-tregua Dei ne homo occidat hominem, et ne homo tradat seniorem
-suum. Si quis hoc peccatum fecerit in tregua Dei, profugus
-non remaneat in patria.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note351">
-<p><span class="label"><a href="#tag351">351</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Lupo</span>, <i>Cod. Bergom.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>. 145, 241, 321.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note352">
-<p><span class="label"><a href="#tag352">352</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Como suffragava al patriarca d'Aquileja. Crema non era
-ancora vescovado.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note353">
-<p><span class="label"><a href="#tag353">353</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Landulphus Senior, ii</span>, 29. Anche in Francia l'arcivescovo
-di Reims era il primo fra i dodici grandi pari del regno:
-in Inghilterra è alla testa dei pari l'arcivescovo di Cantorbery:
-quello di Magonza in Germania poteva convocar la dieta in impero
-vacante.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note354">
-<p><span class="label"><a href="#tag354">354</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ivi perì Olderico vescovo d'Asti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note355">
-<p><span class="label"><a href="#tag355">355</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Un atto di quel tempo dice che la Chiesa cremonese <i>non
-modicam passa est jacturam, maxime a Girardo, Heriberti mediolanensis
-archiepiscopi nepote, qui audacia patrui sui, qui omne
-italicum regnum ad suum disponebat nutum, superbe levatus,
-quidquid sibi placitum erat, justum aut injustum, potestative
-operabatur in regno</i>. Ap. <span class="smcap">Giulini</span>, <i>Memorie</i>, tom. <span class="smcap lowercase">III</span>. 442.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note356">
-<p><span class="label"><a href="#tag356">356</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Sævissimi Theutonici, qui nesciunt quid sit inter dexteram
-et sinistram.</i> <span class="smcap">Landulph. Sen.</span></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note357">
-<p><span class="label"><a href="#tag357">357</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Arnulph.</span>, <i>Hist. Med.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>. 12.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note358">
-<p><span class="label"><a href="#tag358">358</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Otto Frising.</span>, <i>De gestis Friderici II.</i> — <span class="smcap">Radev. Frising.,
-iv.</span> 1. ecc.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note359">
-<p><span class="label"><a href="#tag359">359</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Eisque legem, quam et prioribus habuerant temporibus,
-scripto roboravit</i>. <span class="smcap">Hermann Contract.</span> <i>ad</i> 1037.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note360">
-<p><span class="label"><a href="#tag360">360</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Ad morganaticam</i>. Morganatico è un matrimonio, eguale
-o no, nel cui contratto si limitano i diritti della sposa e dei
-nascituri; per es. che quella non avrà il titolo del marito, i figli
-non erediteranno secondo la legge, ecc.
-</p>
-
-<p>
-Ecco questa legge importantissima:
-</p>
-
-<p>
-<i>In nomine sanctæ et individuæ Trinitatis. Chonradus gloriosissimus
-imperator augustus.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Omnibus sanctæ Dei ecclesiæ fidelibus, nostrisque, præsentibus
-scilicet et futuris, notum esse volumus, quod nos, ad reconciliandos
-animos seniorum et militum, ut ad invicem inveniantur
-concordes, et ut fideliter et perseveranter nobis et suis senioribus
-serviant devote, præcipimus et firmiter statuimus, ut nullus miles
-episcoporum, abatum, abatissarum, aut marchionum, vel comitum,
-vel omnium, qui beneficium de nostris publicis bonis, aut
-de ecclesiarum prædiis tenet nunc, aut tenuerit, vel hactenus
-injuste perdidit, tam de nostris majoribus walvassoribus, quam
-et eorum militibus, sine certa et convicta culpa suum beneficium
-perdat, nisi secundum constitutionem antecessorum nostrorum
-et judicium parium suorum.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Si contentio fuerit inter seniores et milites, quamvis pares
-adjudicaverint illum suo beneficio carere debere, si ille dixerit id
-injuste vel odio factum esse, ipsum suum beneficium teneat, donec
-senior, et ille quem culpat, cum paribus suis ante præsentiam
-nostram veniant, et tibi causa juste finiatur. Si autem pares
-culpati in judicio senioribus defecerint, ille qui culpatur suum
-beneficium teneat, donec ipse cum suo seniore et paribus ante
-nostram præsentiam veniant. Senior autem, aut miles qui culpatus,
-qui ad nos venire decreverit, sex hebdomadas, antequam
-iter incipiat, ei cum quo litigaverit innotescat.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Hoc autem de majoribus walvassoribus observetur. De minoribus vero, in regno, aut ante seniores, aut ante nostrum missum
-eorum causa finiatur.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Præcipimus etiam, ut, cum aliquis miles, sive de majoribus,
-sive de minoribus, de hoc sæculo migraverit, filius ejus beneficium
-habeat. Si vero filium non habuerit, et abiaticum ex masculo
-filio reliquerit, pari modo beneficium habeat, servato usu
-majorum walvassorum in dandis equis et armis suis senioribus.
-Si forte abiaticum ex filio non reliquerit, et fratrem legitimum ex
-parte patris habuerit, si seniorem offensum habuit, et sibi vult satisfacere,
-et miles ejus effici, beneficium quod patris sui fuit habeat.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Insuper etiam omnibus modis prohibemus, ut nullus senior
-de beneficio suorum militum cambium, aut precariam, aut libellum,
-sine eorum consensu facere præsumat. Illa vero bona, quæ
-tenet proprietario jure, aut per præcepta, aut per rectum libellum,
-sive per precariam, nemo injuste eos disvestire audeat.
-Fodrum de castellis, quod nostri antecessores habuerunt, habere
-volumus; illud vero quod non habuerunt, nullo modo exigimus.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Si quis hanc jussionem infregerit, auri libras centum componat,
-medietatem cameræ nostræ, et medietatem illi cui dampnum
-illatum est.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Signum domini Chonradi serenissimi Romanorum Imperatoris
-Augusti.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Kadolohus cancellarius vice Herimanni archicancellarii recognovi.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Datum</i> <span class="smcap lowercase">V</span> <i>kalendas junii, indictione</i> <span class="smcap lowercase">V</span>, <i>anno Dominicæ incarnationis</i>
-<span class="smcap lowercase">MXXXVIII</span>, <i>anno autem domini Chonradi regis</i> <span class="smcap lowercase">XIII</span>, <i>imperantis</i>
-<span class="smcap lowercase">XI</span>.
-</p>
-
-<p>
-<i>Actum in obsidione Mediolani feliciter. Amen.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note361">
-<p><span class="label"><a href="#tag361">361</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Un privilegio di Enrico III del 1052 concede al clero di
-Volterra di poter decidere le liti col duello. <i>Antiq. M. Æ.</i>,
-diss. <span class="smcap lowercase">XLI</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note362">
-<p><span class="label"><a href="#tag362">362</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Un documento bergamasco del 1088 (ap. Lupo, II. 766)
-nomina un conte Nuvolo <i>vexillifer walvassorum qui societatem
-fecerant</i>. Il <i>Breve recordationis de Ardicio de Aimonibus</i> discorre
-a lungo de' valvassori, <i>qui insimul de variis episcopatibus conspiraverunt.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note363">
-<p><span class="label"><a href="#tag363">363</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Conti d'Aquino, di Trano, di Penna, di Calvi, d'Isernia, di
-Pontecorvo, di Sangro, del Sesto, di Sora, di Venafro, ecc.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note364">
-<p><span class="label"><a href="#tag364">364</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Una leggenda italiana fa che il principe di Luni s'invaghisca
-d'una imperatrice che viaggia col suo sposo, e che gli
-corrisponde: concertano essi che l'imperatrice si finga morta, e
-dal sepolcro passa alle braccia dell'amante: l'imperatore, risaputolo,
-distrugge quella città.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note365">
-<p><span class="label"><a href="#tag365">365</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Qu'ils ont combattu, non pour prendre mérite de deniers,
-mais par lo amor de Dieu, et pour ce qu'ils ne pooient soutenir
-tant de superbe de li Sarrasins</i>. Histoire de li Normant, par
-<span class="smcap">Aimé</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note366">
-<p><span class="label"><a href="#tag366">366</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Leo Ostiensis</span>, <i>Chron. Cassin.</i>, lib. <span class="smcap lowercase">II</span>. c. 27.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note367">
-<p><span class="label"><a href="#tag367">367</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Et li Normant, liquel avoient été troiz mille, non remanainstrent
-se non cinc cent</i>. <span class="smcap">Aimé</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note368">
-<p><span class="label"><a href="#tag368">368</a>.&nbsp;&nbsp;</span></p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Pro numero comitum bis sex statuere plateas,</i></p>
-<p class="i01"><i>Atque domus comitum totidem fabricantur in urbe.</i></p>
-<p class="i12"> <span class="smcap">Guglielmo Apulo.</span></p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note369">
-<p><span class="label"><a href="#tag369">369</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Leo Ostiensis</span>, lib. <span class="smcap lowercase">II</span>. c. 71.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note370">
-<p><span class="label"><a href="#tag370">370</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Manderent messaige à lo papa, et cerchoient paiz et concorde,
-et prometoient chascun an de donner cense et tribut à la
-saincte Eglise</i>. <span class="smcap">Aimé</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note371">
-<p><span class="label"><a href="#tag371">371</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Non Civitella, come dicesi comunemente. Goffredo Malaterra
-dice chiaramente Civitate, che era presso Dragonara,
-verso la foce del Fortore.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note372">
-<p><span class="label"><a href="#tag372">372</a>.&nbsp;&nbsp;</span></p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Robertum donat Nicolaus honore ducali,</i></p>
-<p class="i01"><i>Unde sibi Calaber concessus et Apulus omnis.</i></p>
-<p class="i12"> <span class="smcap">Gugl. Apulo</span>.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Il giuramento, che allora egli prestò al papa (<span class="smcap">Baronio</span>, ad
-an. 1059, nº 70), è il primo esempio certo di re riconoscentisi
-vassalli della santa sede:
-</p>
-
-<p>
-<i>Ego Robertus, Dei gratia et sancti Petri, dux Apuliæ et Calabriæ,
-et utraque subveniente, futurus Siciliæ; ab hac hora et
-deinceps ero fidelis s. romanæ Ecclesiæ, et tibi domino meo Nicolao
-papæ. In consilio aut facto, unde vitam aut membrum
-perdas, aut captus sis mala captione, non ero. Consilium quod
-mihi credideris, et contradices ne illud manifestem, non manifestabo
-ad tuum damnum, me sciente. Sanctæ Romanæ Ecclesiæ
-ubique adjutor ero, ad tenendum te et ad aquirendum regalia
-s. Petri, ejusque possessiones, pro meo posse, contra omnes homines;
-et adjuvabo te ut secure et honorifice teneas papatum
-romanum, terramque sancti Petri et principatum; nec invadere
-nec aquirere quæram, nec etiam deprædari præsumam, absque
-tua, tuorumque successorum, qui ad honorem sancti Petri intraverint,
-certa licentia, præter illam quam tu mihi concedes, vel
-tui concessuri sunt successores. Pensionem de terra sancti Petri
-quam ego teneo aut tenebo, sicut statutum est, recta fide studebo
-ut illam annualiter romana habeat Ecclesia. Omnes quoque ecclesias,
-quæ in mea persistunt dominatione, cum earum possessionibus,
-dimittam in tua potestate, et defensor ero illarum ad
-fidelitatem s. romanæ Ecclesiæ. Et si tu vel tui successores ante
-me ex hac vita migraveritis, secundum quod monitus fuero a
-melioribus cardinalibus, clericis romanis et laicis, adjuvabo ut
-papa eligatur et ordinetur ad honorem s. Petri. Hæc omnia
-suprascripta observabo sanctæ romanæ Ecclesiæ et tibi cum
-recta fide; et hanc fidelitatem observabo tuis successoribus ad
-honorem s. Petri ordinatis, qui mihi firmaverint investituram
-a te mihi concessam. Sic me Deus adjuvet et hæc sancta evangelia</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note373">
-<p><span class="label"><a href="#tag373">373</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'epitafio di Roberto Guiscardo diceva:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Hic terror mundi Guiscardus hic expulit urbe</i></p>
-<p class="i02"> <i>Quem Ligures regem, Roma Alemannus habet.</i></p>
-<p class="i01"><i>Parthus, Arab, Macedumque phalanx non texit Alexin</i></p>
-<p class="i02"> <i>At fuga sed Venetum nec fuga nec pelagus.</i></p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note374">
-<p><span class="label"><a href="#tag374">374</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Malaterra (lib. <span class="smcap lowercase">I</span>. c. 26) racconta senz'ombra di disapprovazione
-che Ruggero, avendo udito d'alcuni mercanti che
-da Amalfi doveano passare a Melfi, <i>non minimum gavisus,
-equum insiliens, cum octo tantum militibus mercatoribus occurrit,
-captosque Scaleam duxit, omniaque quæ secum habebant diripiens,
-ipsos etiam redimere fecit. Hac pecunia roboratus, largus
-distributor centum sibi milites alligavit</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note375">
-<p><span class="label"><a href="#tag375">375</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Terra Siciliæ, terra Saracenorum, habitaculum nequitiæ
-et infidelitatis, sepulcrum quoque gentis nostri generis et sanguinis...
-Ego cum exercitibus militum meorum fortiter laboravi
-ad hoc opus Dei perficiendum, videlicet ad acquirendam terram
-Siciliæ</i>. Diploma del 1091 ap. <span class="smcap">Rocco Pirro</span>, <i>Sicilia sacra</i>, tom. <span class="smcap lowercase">I</span>.
-p. 520-21.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note376">
-<p><span class="label"><a href="#tag376">376</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'Ostiense raccolse in questi versi tutti i casi che si traevano
-al fôro ecclesiastico:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Hæreticus, simon, fænus, perjurus, adulter,</i></p>
-<p class="i01"><i>Pax, privilegium, violentus, sacrilegusque,</i></p>
-<p class="i01"><i>Si vacat imperium, si negligit, ambigit, aut sit</i></p>
-<p class="i01"><i>Suspectus judex, si subdita terra, vel usus</i></p>
-<p class="i01"><i>Rusticus, et servus, peregrinus, feuda, viator,</i></p>
-<p class="i01"><i>Si quis pænitens, miser, omnis causaque mixta,</i></p>
-<p class="i01"><i>Si denunciat Ecclesiæ quis, judicat ipsa.</i></p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note377">
-<p><span class="label"><a href="#tag377">377</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>De pressuris Ecclesiæ.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note378">
-<p><span class="label"><a href="#tag378">378</a>.&nbsp;&nbsp;</span></p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Theutonici reges, perversum dogma sequentes,</i></p>
-<p class="i01"><i>Templa dabant summi Domini sæpissime nummis</i></p>
-<p class="i01"><i>Præsulibus cunctis: sed et omnis episcopus urbis</i></p>
-<p class="i01"><i>Plebes vendebat, quas sub se quisque regebat.</i></p>
-<p class="i01"><i>Exemplo quorum, munibus nec non laicorum,</i></p>
-<p class="i01"><i>Ecclesiæ Christi vendebantur maledictis</i></p>
-<p class="i01"><i>Presbyteris.</i></p>
-<p class="i08"> <span class="smcap">Donnizone</span>, Vita com. Mathildis.</p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note379">
-<p><span class="label"><a href="#tag379">379</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">S. Pier Damiani</span>, <i>Vita di S. Domenico</i>. Nel Penitenziale
-edito dal Muratori (<i>Antiq. M. Æ.</i>, diss. <span class="smcap lowercase">LXVIII</span>) trattasi molto di
-questi scambj di penitenze: — Se uno non può digiunare, scelga
-un sacerdote giusto, o un monaco che vero monaco sia e viva
-secondo la regola, che ciò compisca per lui, e se ne redima a
-prezzo conveniente. Una messa cantata speciale può riscattare
-dodici giorni; dieci messe riscattano tre mesi; trenta messe dodici
-mesi». Esso Pier Damiani scriveva a Ildebrando d'avere
-imposta all'arcivescovo di Milano la penitenza di cento anni, e
-tassata la redenzione di questi in un'annua somma. <i>Rer. it.
-Scrip.</i>, <span class="smcap lowercase">IV</span>. p. 28.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note380">
-<p><span class="label"><a href="#tag380">380</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Petri Damiani</i>, <i>Opusc.</i>, <span class="smcap lowercase">XXXI</span>. c. 69. — Giovanni da Lodi
-suo discepolo ne scrisse la vita.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note381">
-<p><span class="label"><a href="#tag381">381</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Ap.</i> <span class="smcap">Puricelli</span>, <i>De s. Arialdo</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>. 3. 4.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note382">
-<p><span class="label"><a href="#tag382">382</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Labbe</span>, <i>Concil.</i>, tom. <span class="smcap lowercase">IX</span> in fine.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note383">
-<p><span class="label"><a href="#tag383">383</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Chron. Novalic.</i>, col. 119, in <i>Hist. Patriæ Monumenta,
-Script.</i>, tom. <span class="smcap lowercase">III</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note384">
-<p><span class="label"><a href="#tag384">384</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La donazione di Ottone imperatore a papa Silvestro, che
-dicesi trovata in Assisi nel 1139, è impugnata come falsa da
-molti, e ultimamente da Wilmans, <i>Ann. dell'Impero sotto Ottone
-III</i>, Berlino 1840: ma è tenuta per autentica da Hock e
-da Pertz, <i>Monum. legum</i>, tom. <span class="smcap lowercase">II</span>. p. 162.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note385">
-<p><span class="label"><a href="#tag385">385</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di Benedetto IX dice ogni male Bennone; pure si prova
-che, a insinuazione di Bartolomeo abate di Grottaferrata, egli
-rinunziò al pontificato, e si vestì monaco, morendo in penitenza.
-E in tutte quelle accuse c'è forse esagerazione per parte degli
-zelanti non meno che dei detrattori.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note386">
-<p><span class="label"><a href="#tag386">386</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cardinali <i>vescovi</i> erano quelli d'Ostia, Porto e Santa Rufina,
-Alba, Sabina, Tusculo e Preneste, vicarj del papa qual
-patriarca di San Giovanni Laterano. Cardinali <i>cherici</i> erano i
-parroci di quattro altre chiese patriarcali di Roma. Agli istituti
-di carità presedevano cardinali <i>diaconi</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note387">
-<p><span class="label"><a href="#tag387">387</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Labbe</span>, <i>Concil.</i>, tom. <span class="smcap lowercase">IX</span>. p. 1155. — <i>Romæ, Nicolao papa
-defuncto, Romani coronam et alia munera Henrico regi transmiserunt,
-eumque pro eligendo summo pontifice interpellaverunt.
-Qui ad se convocatis omnibus Italiæ episcopis, generalique conventu
-Busileæ habito, eidem imposita corona, patricius romanus
-appellatus est. Deinde, cum communi omnium consilio, parmensem
-episcopum summæ romanæ ecclesiæ elegit pontificem,</i>
-<span class="smcap">Hermann Contract.</span></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note388">
-<p><span class="label"><a href="#tag388">388</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Ridol. Notarii</span>, <i>Hist. rer. Brix.</i>, pag. 17.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note389">
-<p><span class="label"><a href="#tag389">389</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Documenti autentici provano che anche nel regno di
-Napoli il matrimonio di preti e frati era riconosciuto; e trovansi
-soscrizioni, <i>Ego Petrus, filius domini Stephani monachi: Ego
-Sergius, filius domini Johannis monachi: Ego Johannes, filius
-domini Petri monachi</i>..., alle pagine 10, 21, 40, 46 della <i>Sylloge
-de' Monumenti</i> del grande archivio di Napoli. Il concilio di
-Melfi nel 1059 pel primo limitò il matrimonio dei preti: dopo il
-concilio romano del 1072 fu proibito. Nelle consacrazioni dei
-vescovi prescriveansi norme intorno all'ordinare conjugati: e
-l'arcivescovo Alfano nel 1066, consacrando il primo vescovo di
-Sarno, gli indiceva <i>ne bigamum, aut qui virginem sortitus non
-est uxorem, ad sacrum ordinem permittat accedere: et si quos
-hujusmodi forte reperit, non audeat promovere</i>. <span class="smcap">Ughelli</span>, <i>Italia
-sacra</i>, tom. <span class="smcap lowercase">VII</span>. p. 571. Barbato arcivescovo di Sorrento, nel
-1110 ordinando Gregorio vescovo di Castellamare, dicea: <i>Eique
-dedimus in mandatis ne nunquam ordinationem præsumat facere
-illicitam, nec bigamum, aut qui virginem non est sortitus uxorem,
-neque illiteratum... ad sacrum ordinem permittat ascendere.</i>
-Id., tom. <span class="smcap lowercase">VI</span>. p. 609, ediz. Venezia 1721.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note390">
-<p><span class="label"><a href="#tag390">390</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Arnolfo, testimonio non della miglior disciplina ma della
-consuetudine, dice che nel regno italico, vacando un vescovado,
-il re vi provvedeva il successore, invitato dal clero e dal popolo;
-ma a Milano, morto il metropolita, uno de' canonici del duomo gli
-succedeva. <i>Vetus fuit italici regni conditio, perseverans usque
-in hodiernum diem, ut, defunctis ecclesiarum præsulibus, rex
-successores italicos, a clero et populo decibiliter invitatus. Prisca
-Mediolani consuetudo est, ut, decedente metropolitano, unus ex
-majoris ecclesiæ præcipuis cardinalibus, quos vocant ordinarios,
-succedere debeat.</i> Hist. Med., <span class="smcap lowercase">III</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note391">
-<p><span class="label"><a href="#tag391">391</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Petri Damiani</span>, <i>Opusc.</i>, <span class="smcap lowercase">V</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note392">
-<p><span class="label"><a href="#tag392">392</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Che anche la depressione dei vescovi e prelati fosse
-grata al popolo, lo attesta Enrico IV: <i>Rectores sanctæ Ecclesiæ,
-videlicet archiepiscopos, episcopos, presbyteros, sicut servos pedibus
-tuis calcasti, in quorum conculcatione tibi favorem ab ore
-vulgi comparasti</i>. <span class="smcap">Mansi</span>, Concil., <span class="smcap lowercase">XX</span>. 471.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note393">
-<p><span class="label"><a href="#tag393">393</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Guichenon (<i>De la Maison de Savoie</i>) pretende fosse il
-Bugey, allora distretto del regno d'Arles. — Di Adelaide scrisse
-la vita il Terraneo, volendo farne un riscontro alla contessa
-Matilde.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note394">
-<p><span class="label"><a href="#tag394">394</a>.&nbsp;&nbsp;</span></p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Copia librorum non deficit huic...</i></p>
-<p class="i01"><i>Libros ex cunctis habet artibus atque figuris...</i></p>
-<p class="i01"><i>Hæc apices dictat, scit theutonicam bene linguam;</i></p>
-<p class="i01"><i>Gens alemanna quidem sibi gratis servit ubique.</i></p>
-<p class="i01"><i>Russi, Saxones, Guascones atque Frisones,</i></p>
-<p class="i01"><i>Arveni, Franci, Lotharingi quoque, Britanni</i></p>
-<p class="i01"><i>Hanc tantum noscunt, quod ei sua plurima poscunt...</i></p>
-<p class="i01"><i>Responsum cunctis hæc dat sine murmure turbis.</i></p>
-<p class="i12"> <span class="smcap">Donnizone</span>, lib. <span class="smcap lowercase">II</span>.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Ecco il principio d'uno dei tantissimi suoi atti di donazione:
-<i>Quae ad honorem ecclesiarum et fidelium catholicorum substentationem
-erogantur, quia in centuplum recompensentur, et quod
-melius est, vita retribuantur æterna, nulli prorsus fidelium dubitandum
-est: et maxime monasteriis quæ in nostris possessionibus
-constituta sunt, et religiosis viris qui in Deo famulantur,
-si in necessitatibus viscera pietatis recludamus, quomodo charitas
-Dei erit in nobis? Ideo ego Mathilda, Dei gratia, si quid sum,
-pro mercede et remedio animæ meæ parentumque meorum etc.</i>
-</p>
-
-<p>
-Le <i>Memorie della gran contessa Matilde</i> di Francesco Maria
-Fiorentini (1645) sono una delle migliori fonti della storia di
-questo secolo, massime colle note e i documenti che v'aggiunse
-Giandomenico Mansi nell'edizione di Lucca 1756.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note395">
-<p><span class="label"><a href="#tag395">395</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Donnizone dice, lib. <span class="smcap lowercase">II</span>. c. 1:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i08"> <i>Per tres tenuit jam menses</i></p>
-<p class="i01"><i>Gregorium papam; cui servit ut altera Martha.</i></p>
-<p class="i01"><i>Auribus intentis capiebat sedula mentis</i></p>
-<p class="i01"><i>Cuncta Patris dicta, seu Christi verba Maria.</i></p>
-<p class="i01"><i>Propria Clavigero sua subdidit omnia Petro</i></p>
-<p class="i01"><i>Janitor est cæli suus heres; ipsoque Petri,</i></p>
-<p class="i01"><i>Accipiens scriptum de cunctis Papa benignus.</i></p>
-</div></div>
-
-<p>
-Gregorio le scriveva: <i>In veritate vobis loquimur, quod in
-nullis terrarum principibus tutius quam in vestra nobilitate
-confidimus, quoniam hoc verba, hoc facta, hoc piæ devotionis
-studia, hoc fidei vestræ preclara nos constantia docuerunt.</i> Le
-lettere che esso le derigeva, sono del tenore di quelle di Francesco
-di Sales alla signora di Chantal; e le diceva: — Vi scrivo,
-diletta figlia di san Pietro, per saldare la fede vostra sull'efficacia
-del santo sacramento dell'Eucaristia, tali essendo i tesori
-e i doni che, invece d'oro e di gemme, in nome del padre vostro
-che è il principe de' cieli, voi mi avete richiesto, benchè aveste
-potuto da prete più degno ottenerli. Non vi parlerò della Madre
-di Dio, a cui v'ho in ispecial modo raccomandata, e vi raccomando
-senza posa, finchè non arriviamo a vederla... Più essa
-in bontà e santità supera le altre madri, più le sorpassa in clemenza...
-Cessate dunque di peccare, e prostrata innanzi a lei
-versate lacrime di cuor contrito e umiliato». <i>Epist.</i> <span class="smcap lowercase">VII</span>. 47.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note396">
-<p><span class="label"><a href="#tag396">396</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Muratori</span>, <i>Anecdot.</i>, tom. <span class="smcap lowercase">II</span>. p. 328; e <span class="smcap">Martène</span>, <i>De ant.
-Eccles. rit.</i>, tom. <span class="smcap lowercase">II</span>. 1. 2. Lo adduciamo perchè tale era il rito
-consueto.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note397">
-<p><span class="label"><a href="#tag397">397</a>.&nbsp;&nbsp;</span></p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Leges tuæ depravatæ plenæ falsitatibus.</i></p>
-<p class="i01"><i>In te cuncta prava vigent, luxus, avaritia,</i></p>
-<p class="i01"><i>Fides nulla, nullus ordo. Pestis simoniaca</i></p>
-<p class="i01"><i>Gravat omnes fines tuos. Cuncta sunt venalia.</i></p>
-<p class="i01"><i>Per te ruit sacer Ordo, a qua primum prodiit.</i></p>
-<p class="i01"><i>Non sufficit papa unus; binis gaudes infulis.</i></p>
-<p class="i01"><i>Fides tua solidatur sumptibus exhibitis.</i></p>
-<p class="i01"><i>Dum stat iste, pulsas illum; hoc cessante, revocas;</i></p>
-<p class="i01"><i>Illo istum minitaris. Sic imples marsupias.</i></p>
-<p class="i12"> Lib. <span class="smcap lowercase">III</span>. c. 38.</p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note398">
-<p><span class="label"><a href="#tag398">398</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Gregorio VII fu santificato da Benedetto XIII nel 1729;
-e Giuseppe II, l'imperatore sacristano, lo volle cancellato dai
-calendarj austriaci. Non v'è ingiurie che non siansi dette di
-questo pontefice; ma altrettante lodi gli furono attribuite, massime
-da moderni, anche protestanti, e principalmente dal Voigt
-nella vita che di lui scrisse. Guizot lo mette a paro di Carlo
-Magno e di Pietro czar, riformanti per via del dispotismo.
-Stephen (nell'<i>Edinburgh Review</i>) lo dichiara il più nobile genio
-che regnasse a Roma dopo Giulio Cesare; e, come protestante,
-detestando lo scopo di lui, lo riconosce «favorevole e forse
-essenziale al progresso del cristianesimo e della civiltà». Lamennais
-lo intitolò il <i>gran patriarca del liberalismo</i>: ma questo
-concetto non è una novità, poichè il Giannone, cavilloso fautore
-dei diritti regj e perciò sempre ostile a Ildebrando, racconta
-che «niun altro <i>più</i> meglio e più al vivo ci diede il ritratto di
-questo pontefice <i>quanto</i> quel giudizioso <i>dipintore</i> che lo <i>dipinse</i>
-nella chiesa di San Severino di Napoli. Vedesi quivi l'immagine
-di questo papa avere nella sinistra mano il pastorale co' pesci;
-nella destra, alzata in atto di percuotere, una terribile scuriada;
-e sotto i piedi scettri e corone imperiali e regali, in atto di
-flagellarli. E dopo avere così mostrato essere stato Gregorio il
-terrore e il flagello dei principi, e calpestar scettri e corone, volendo
-ancor far vedere che tutto ciò potea ben accoppiarsi colla
-santità e mondezza de' suoi costumi, sopra il suo capo scrisse in
-lettere cubitali queste parole: <span class="smcap lowercase">SANCTUS GREGORIUS VII</span>».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note399">
-<p><span class="label"><a href="#tag399">399</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Così la intesero i contemporanei. <i>Non cujuslibet regis et
-ducis sive marchionis, sed unius feminæ, scilicet gloriosæ et Deo
-dilectæ comitissæ Mathildis congressione imperator debilitatus
-est</i>. <span class="smcap">Deusdedit Cardin.</span> ap. Baronio <i>ad an.</i> 1081. — <i>Ipsa pene
-sola cum suis contra Henricum... jam septennio prudentissime
-pugnavit, tandemque Henricum de Longobardia satis assai viriliter
-fugavit.</i> <span class="smcap">Bertold. Constant.</span> <i>ad</i> 1097.
-</p>
-
-<p>
-Donnizone la dice <i>hilari semper facie, placida quoque mente, e
-fœmina pacis</i>; ma altrove <i>Pervigil et fortis, perversos sæpe remordit</i>.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Fervida bella nimis cum rege potenter inivit;</i></p>
-<p class="i01"><i>Nam per triginta duravit tempora firma</i></p>
-<p class="i01"><i>Nocte die bellans, regni calcando procellas.</i></p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note400">
-<p><span class="label"><a href="#tag400">400</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Sub specie religionis</i>. <span class="smcap">Otto Frisingensis</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note401">
-<p><span class="label"><a href="#tag401">401</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Pro remedio animæ meæ et parentum meorum, dedi et
-obtuli Ecclesiæ sancti Petri, per interventum domini Gregorii
-papæ VII, omnia bona mea jure proprietario, tam quæ tum
-habueram, quam ea quæ in antea acquisitura eram, sive jure
-successionis, sive alio quocumque jure ad me pertinent, et tam
-ea quæ ex hac parte montium habebam, quam illa quæ in ultramontanis
-partibus ad me pertinere videbantur</i>. Pare la contessa
-avesse già fatta donazione sotto il papato di Gregorio VII, ma
-perdutasi la carta, la rinnovasse il 1112 a favore di Pasquale II.
-Questa carta è stampata in fondo al poema di Donnizone, <i>Rer.
-It. Scrip.</i>, tom. <span class="smcap lowercase">V</span>. p. 584; e può ben essere falsa: tuttavia la
-donazione non potrebbesi ragionevolmente negare, attesochè fu
-recata in mezzo subito dopo la morte di Matilde; e se si disputò
-sopra l'estensione con cui intenderla, non ne fu impugnata la
-genuinità. Vedi <span class="smcap">Tiraboschi</span>, <i>Mem. modenesi</i>, <span class="smcap lowercase">I</span>. 140.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note402">
-<p><span class="label"><a href="#tag402">402</a>.&nbsp;&nbsp;</span>È ancora uno dei più disputati problemi l'origine dei
-Veneti primi. Secondo Erodoto, i Veneti si davano per colonia
-dei Medi: secondo Pomponio Mela, lasciarono al lago di Costanza
-il nome di <i>lacus venetus</i>; ed una delle più alte cime del centro
-alpino è detta <i>Venediger Spitz</i>. Strabone indica gli <i>Heneti</i> sul
-mar Nero; sul Baltico abbiamo la Vinden-burg: Tolomeo,
-Plinio, Tacito danno i <i>Venediti Montes</i>, il <i>Venedicus Sinus</i>; i
-Veneti appartenevano alla Confederazione Armoricana: aggiungevasi
-la <i>Venta Belgarum</i>, la <i>Venta Icenorum</i>, la <i>Venta Silurum</i>;
-altri della Celbiteria accennati da Plinio. Come genti di
-paesi così distanti si ridussero nell'<i>angulus</i> di Tito Livio? Come
-poi i Veneti Secondi chiamarono <i>patria</i> il Friùli? Come negli
-interrogativi del dialetto di Venezia i verbi son conjugati colla
-pretta forma friulana?</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note403">
-<p><span class="label"><a href="#tag403">403</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Flaminio Cornaro</span>, <i>Eccl. ven.</i>, tom. <span class="smcap lowercase">XI</span>. p. 309.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note404">
-<p><span class="label"><a href="#tag404">404</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La cronaca veneta di Martin da Canale divisa a lungo la
-spedizione di Carlo Magno contro Venezia, e come questo si
-piantò a Malamocco, donde tutti i cittadini fuggirono a Rialto.
-Molestati assiduamente dai Franchi, un giorno vennero a mischia
-con essi, e dalle navi scaraventarono contro quelli gran
-quantità di pani, onde Carlo comprese non li potrebbe prendere
-per fame. Una donna, fintasi traditrice della patria, gli menò
-uomini che per gran danaro fabbricarono un ponte galleggiante
-sul quale tragittare l'esercito; ma l'aveano disposto in modo
-che rovinarono e affogarono la cavalleria di lui. Allora sconfortato,
-Carlo chiese vedere il doge, e con esso entrò in Venezia;
-e mentre navigava, giunto ove l'acqua è più profonda, con tutta
-la forza del suo braccio vi gettò un lunghissimo stocco ch'egli
-impugnava, e disse: — Come cotesto stocco che ho gettato in
-mare, non apparirà più mai nè a voi nè a me nè a persona viva,
-così non sia al mondo persona che abbia possanza di nuocere
-al dominio di Venezia; e a chi nocerà, gli venga sopra l'ira e il
-maltalento di Domeneddio, così come venne sopra di me e sopra
-la mia gente».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note405">
-<p><span class="label"><a href="#tag405">405</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In tale occasione Guglielmo Apulo (<i>Rer. It. Script.</i>, <span class="smcap lowercase">V</span>.) dice
-de' Veneziani:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Non ignara quidem belli navalis, et audax</i></p>
-<p class="i01"><i>Gens erat hæc: illam populosa Venetia misit,</i></p>
-<p class="i01"><i>Imperii prece, dives opum, divesque virorum,</i></p>
-<p class="i01"><i>Qua sinus Adriacis inter litus ultimus undis</i></p>
-<p class="i01"><i>Subjacet arcturo: sunt hujus mœnia gentis</i></p>
-<p class="i01"><i>Circumsepta mari; nec ab ædibus alter ad ædes</i></p>
-<p class="i01"><i>Alterius transire potest, nisi lintra vehatur.</i></p>
-<p class="i01"><i>Semper aquis habitant, gens nulla valentior ista.</i></p>
-<p class="i01"><i>Æquoreis bellis, ratiumque per æquora ductu.</i></p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note406">
-<p><span class="label"><a href="#tag406">406</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nel diploma del 983, dove Ottone II confermava ai Veneziani
-i loro diritti, si trovano nominati i popoli formanti il regno d'Italia;
-e sono Pavesi, Milanesi, Cremonesi, Ferraresi, Ravennati, Comacchiani,
-Riminesi, Pesaresi, Cesenati, Fanesi, Sinigalli, Anconitani,
-Umanesi, Fermani, Pinnesi, Veronesi, Gavellesi, Vicentini,
-Monselicesi, Padovani, Trevigiani, Cenedesi, Furlani, Istrioti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note407">
-<p><span class="label"><a href="#tag407">407</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La famiglia Giustiniani v'era tutta montata, e tutta perì.
-Unico superstite un frate, che dispensato dai voti, sposò Anna
-Michiel. Avutone figli, tornò al chiostro, ed essa pure, e furono
-santificati.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note408">
-<p><span class="label"><a href="#tag408">408</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Anonimo Salernitano</span>, <i>Paralip.</i>, cap. 58-62.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note409">
-<p><span class="label"><a href="#tag409">409</a>.&nbsp;&nbsp;</span></p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i> Nulla magis locuples argento, vestibus, auro,</i></p>
-<p class="i01"><i>Partibus innumeris: hac plurimus urbe moratur</i></p>
-<p class="i01"><i>Nauta, maris cælique vias aperire peritus.</i></p>
-<p class="i01"><i>Huc et Alexandri diversa feruntur ab urbe</i></p>
-<p class="i01"><i>Regis et Antiochi. Gens hæc freta plurima transit.</i></p>
-<p class="i01"><i>Hic Arabes, Indi, Siculi nascuntur et Afri.</i></p>
-<p class="i01"><i>Hæc gens est totum prope nobilitata per orbem,</i></p>
-<p class="i01"><i>Et mercando ferens et amans mercata referre.</i></p>
-<p class="i12"> <span class="smcap">Gugl. Apulo, iii</span>.</p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note410">
-<p><span class="label"><a href="#tag410">410</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Donnizone si lamenta che la contessa Beatrice sia stata
-sepolta in Pisa, perchè in questa è affluenza di Pagani, di
-Turchi, d'Africani, di Caldei:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Qui pergit Pisas, videt illa monstra marina:</i></p>
-<p class="i01"><i>Hæc urbs Paganis, Turchis, Libycis, quoque Parthis</i></p>
-<p class="i01"><i>Sordida, Chaldæi sua lustrant litora tetri.</i></p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note411">
-<p><span class="label"><a href="#tag411">411</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«Lo papa colla sua cherisìa mandoe a Pisa a predicare
-la croce in Sardinia contra li Saracini lo cardinale d'Ostia; al
-quale lo vescovo e 'l comune di Pisa s'obbligarono di fare lo
-passaggio, e ricevettono lo gonfalone vermiglio, quasi dicesse
-loro: <i>Va, e vendica la morte di Cristo</i>». <span class="smcap">Ranieri Sardo</span>, <i>Cron.
-pisana</i> al 1017.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note412">
-<p><span class="label"><a href="#tag412">412</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'avvenimento, da alcuni impugnato, si appoggia a
-quest'iscrizione apposta al duomo:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Anno quo Christus de Virgine natus, ab illo</i></p>
-<p class="i01"><i>Transierant mille decies sex tresque subinde,</i></p>
-<p class="i01"><i>Pisani cives, celebri virtute potentes,</i></p>
-<p class="i01"><i>Istius ecclesiæ primordia dantur inisse</i></p>
-<p class="i01"><i>Anno quo siculas est stolus factus ad oras,</i></p>
-<p class="i01"><i>Quod simul armati multa cum classe profecti</i></p>
-<p class="i01"><i>Omnes majores, medii, pariterque minores</i></p>
-<p class="i01"><i>Intendere viam primam sub sorte Panormum</i></p>
-<p class="i01"><i>Intrantes, rupta portus pugnando catena.</i></p>
-<p class="i01"><i>Sex capiunt magnas naves, opibusque repletas,</i></p>
-<p class="i01"><i>Unam vendentes, reliquas prius igne cremantes;</i></p>
-<p class="i01"><i>Quo pretio muros constat hos esse levatos.</i></p>
-<p class="i01"><i>Post hinc digressi parum, terraque potiti,</i></p>
-<p class="i01"><i>Qua fluvii cursum mare sentit solis ad ortum,</i></p>
-<p class="i01"><i>Mox equitum turba, peditum comitante caterva,</i></p>
-<p class="i01"><i>Armis accingunt sese, classemque relinquunt,</i></p>
-<p class="i01"><i>Invadunt hostes contra sine more furentes.</i></p>
-<p class="i01"><i>Sed prior incursus mutans discrimina casus,</i></p>
-<p class="i01"><i>Istos victores, illos dedit esse fugaces,</i></p>
-<p class="i01"><i>Quos cives isti ferientes vulnere tristi</i></p>
-<p class="i01"><i>Plurima pro portis straverunt millia morti:</i></p>
-<p class="i01"><i>Conversique cito tentoria litore figunt,</i></p>
-<p class="i01"><i>Ignibus et ferro vastantes omnia circum:</i></p>
-<p class="i01"><i>Victores victis sic facta cæde relictis,</i></p>
-<p class="i01"><i>Incolumes multo Pisam rediere triumpho.</i></p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note413">
-<p><span class="label"><a href="#tag413">413</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Ricordano Malaspini</span>, cap. 76. — <span class="smcap">Giovan Villani</span>,
-lib. <span class="smcap lowercase">IV</span>. c. 31.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note414">
-<p><span class="label"><a href="#tag414">414</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Antiq. M. Æ.</i>, diss. <span class="smcap lowercase">LVIII</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note415">
-<p><span class="label"><a href="#tag415">415</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Antiq. M. Æ.</i>, <span class="smcap lowercase">V</span>. 767.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note416">
-<p><span class="label"><a href="#tag416">416</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Antiq. M. Æ.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>. 328.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note417">
-<p><span class="label"><a href="#tag417">417</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Monumenta hist. patriæ,</i> Chron. <span class="smcap lowercase">III</span>. 260.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note418">
-<p><span class="label"><a href="#tag418">418</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Baluzio</span>, <i>Capitolari</i>, lib. <span class="smcap lowercase">IV</span>. append.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note419">
-<p><span class="label"><a href="#tag419">419</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Antiq. M. Æ.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>. 328; e <span class="smcap">Anonim. Salernit.</span>, 42.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note420">
-<p><span class="label"><a href="#tag420">420</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Cicogna</span>, <i>Iscrizioni venete</i>, tom. <span class="smcap lowercase">V</span>. in S. Trinita.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note421">
-<p><span class="label"><a href="#tag421">421</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Giulini</span>, <i>Memorie Milanesi</i>, part. <span class="smcap lowercase">III</span>. p. 500.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note422">
-<p><span class="label"><a href="#tag422">422</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Da quell'ora fino al 1096 non conosceasi verun simile
-appello. Ora nella <i>Bibliothèque de l'Ecole des Chartes</i>, Paris,
-1856, t. <span class="smcap lowercase">III</span>. p. 269 della 4ª serie, fu pubblicata un'enciclica di
-Sergio IV. verso il 1010, ove propone una crociata. <i>Cognitum
-omnibus Christianis facimus, quod nuntius processit ad sedem
-apostolicam ex Orientis partibus, sanctum redemptoris Dei nostri
-J. C. sepulchrum destructum esse ab impiis paganorum manibus
-de vertice usque ad fundamentum... Sciat igitur christiana intentio
-quia ego, si Domino placuerit, per memetipsum cupio
-pergere ex marino litore, et omnes Romanos seu Italos cum
-Tuscie vel qualiscumque christianus nobiscum volunt pergere, ut
-gente Agarena, Domino auxiliante, omnes ostiliter desidero interficere...
-Non vos, filii, marinus terreat tumor aut bellicosus
-expavescat furor.... Multos populorum qui sunt de civitatibus
-secus litus maris positæ, invenimus fidelissimos nobis... volumus
-et jubemus, pro salute animæ vestræ, ex auctoritate Dei omnipotentis
-et sanctorum omnium, sive nostræ monitionis, ut omnis
-ecclesia et provincia, loca et populi, majores et minores pacem
-inter se habeant, quia sine pace nemo potest Deo servire... Qui
-id explere non valuerit, adjutorium faciat personaliter ad naves
-laborando et ad arma præparando</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note423">
-<p><span class="label"><a href="#tag423">423</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Speramus etiam ut, pacatis Normannis, transeamus Constantinopolim
-in adjutorium Christianorum. Epist.</i> <span class="smcap lowercase">II</span>. 37. Dice
-che cinquantamila Cristiani erano lesti all'impresa.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note424">
-<p><span class="label"><a href="#tag424">424</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Æstuabat ingenti desiderio Victor apostolicus qualiter
-Saracenorum in Africa commorantium confunderet atque contereret
-infidelitatem. Unde cum episcopis et cardinalibus concilio
-habito, de omnibus fere Italiæ populis Christianorum exercitum
-congregans, atque vexillum beati Petri apostoli illis contradens,
-sub remissione omnium peccatorum, contra Saracenos in Africa
-commorantes direxit</i>. <span class="smcap">Petrus Diaconus</span>, lib. <span class="smcap lowercase">III</span>. c. 69.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note425">
-<p><span class="label"><a href="#tag425">425</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I ventimila che dice Goffredo Malaterra, sono un'esagerazione.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note426">
-<p><span class="label"><a href="#tag426">426</a>.&nbsp;&nbsp;</span></p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Quos Athesis pulcher præterfluit, Eridanusque,</i></p>
-<p class="i01"><i>Quos Tyberis, Macra, Vulturnus, Crustumiumque,</i></p>
-<p class="i01"><i>Concurrunt Itali, etc.</i></p>
-<p class="i01"><i>Pisani ac Veneti propulsant æquora remis...</i></p>
-<p class="i01"><i>Qui Ligures, Itali, Tusci, pariterque Sabini,</i></p>
-<p class="i01"><i>Umbri, Lucani, Calabri simul atque Sabelli,</i></p>
-<p class="i01"><i>Aurunci, Volsci, vel qui memorantur Etrusci;</i></p>
-<p class="i01"><i>Quæque etiam gentes sparguntur in apula rura,</i></p>
-<p class="i01"><i>Queis conferre manus visum est in prælia dura,</i></p>
-<p class="i01"><i>Sub juga Tancredi et Boamundi corripuere,</i></p>
-<p class="i01"><i>Et contra fidei refugas patria arma tulere.</i></p>
-<p class="i05"> Ap. <span class="smcap">Duchesne</span>, <i>Rerum Franc.</i>, tom. <span class="smcap lowercase">IV</span>.</p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note427">
-<p><span class="label"><a href="#tag427">427</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Pigna</span>, <i>St. della Casa d'Este</i>, lib. <span class="smcap lowercase">II</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note428">
-<p><span class="label"><a href="#tag428">428</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Doveva esser finto, poichè nel 1873 si trovò a Milano lo
-scheletro di S. Ambrogio intero.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note429">
-<p><span class="label"><a href="#tag429">429</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ora la libertà proibì quella, come le altre processioni
-popolari e devote.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note430">
-<p><span class="label"><a href="#tag430">430</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Muratori</span>, <i>Annali</i>, tom. <span class="smcap lowercase">II</span>. p. 919.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note431">
-<p><span class="label"><a href="#tag431">431</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Dandolo</span>, <i>Chron.</i>, lib. <span class="smcap lowercase">IX</span>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note432">
-<p><span class="label"><a href="#tag432">432</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Ghirardacci (lib. <span class="smcap lowercase">III</span>) pretende sapere il nome de' principali
-crociati bolognesi: Orso Caccianemici, Mino e Faccio
-Gallucci, Schiappa Garisendi, Guido Griffoni, Pietro Asinelli,
-Gualtero Maccagnani, Prendiparte Prendiparti, Giandonato Malavolti,
-Perticone Castelli, Bacelliero Bacellieri, Torello Torelli,
-Uberto Ghisilieri, Bartolomeo Carbonesi, Artemisio Artemisi,
-Nicolò Rodaldi, Alberto Tencarari, Testa Gozzadini, Alberto
-Bianchetti, Albero Magarotti, Pietro Ligapassari, Giovanni
-Semplicioli, Dionisio Maranesi, Lodovico Nasini. Egli cita pure
-quelli della crociata del 1218.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note433">
-<p><span class="label"><a href="#tag433">433</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Innocenzo III, epist. <span class="smcap lowercase">XVI</span>: <i>Cum constet quod, vocatos ad
-terreni regis exercitum, uxorum non impedit contradictio; liquet
-quod summi regis exercitum invitatos, et ad illum proficisci volentes,
-prædicta non debet occasio impedire, cum per hoc matrimoniale
-vinculum non solvatur</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note434">
-<p><span class="label"><a href="#tag434">434</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Franco Sacchetti, Nov. 153. Il Chron. Sicul. ad 1322
-dice che — nella Sicilia la forma del militare apparato era colle
-spalliere e il manto di zendado, la spada guarnita in argento, la
-sella col freno e gli sproni dorati, e un pajo di vesti di qual colore
-si fosse, eccetto che scarlatto, e senza soppanno di vajo».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note435">
-<p><span class="label"><a href="#tag435">435</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Matteo Villani</span>, ad ann.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note436">
-<p><span class="label"><a href="#tag436">436</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Lettera inedita etc.</i> Bologna 1841.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note437">
-<p><span class="label"><a href="#tag437">437</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Lami</span>, <i>Mem. della Chiesa fiorentina</i>, tom. <span class="smcap lowercase">I</span>. p. 306.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note438">
-<p><span class="label"><a href="#tag438">438</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di quest'Ordine, negletto dagli storici degli altri, si
-ragiona nella prefazione alle <i>Lettere di frà Guitton d'Arezzo,</i>
-Roma 1745. Benvenuto da Imola sopra Dante, Inf., <span class="smcap lowercase">XXIII</span>, dice:
-<i>A principio multi, videntes formam habitus nobilis et qualitatem
-vitæ, quia scilicet sine labore vitabant onera et gravamina publica,
-et splendide epulabantur in otio, cæperunt dicere: — Quales
-fratres sunt isti? Certe sunt fratres gaudentes. — Ex hoc obtentum
-est ut sic vocentur vulgo usque in hodiernum diem, quum
-tamen proprio vocabulo vocentur Milites Domineæ</i>. Ne scrisse
-due grossi volumi il Federici e una memoria Petronio Canal,
-facendoli derivare dalla Linguadoca, e mostrandoli molto fiorenti
-nel Veneto. Guitton d'Arezzo che era dei loro, scrive a
-Ranuccio in suo rozzo vulgare, die alcun crede anche in versi: — Messer
-Ranuccio amico, saver dovete che cavallaria nobilissimo
-è ordin seculare, di qual propio è nemico il dire onte e far
-villania, e quanto unque si può vizio stimare; ma valenza e
-scienza e onestate, nettezza e veritate continuo ne' suoi trovar
-si dea. Voi, messer, converria non a villan, ma a buon voi conformare;
-e se buon nullo appare, non meno, ma più molto a
-ben sia pogna (<i>stimolo</i>), che dannaggio e vergogna è più seguire
-reo, com' più rei sono; e buon via maggior buono quanto
-maggio di buon grande è difetto, quanto maggior è rio, maggio
-si mostra; e quanto più, più nostra essere dea cura impartir
-d'esso unde dei mali è cesso, dei buoni a buono e conforto e
-refetto».</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note439">
-<p><span class="label"><a href="#tag439">439</a>.&nbsp;&nbsp;</span></p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Vede Tancredi che il Pagan difeso</p>
-<p class="i01">Non è da scudo, e il suo lontano ei gitta...</p>
-<p class="i01">Cedimi, uom forte, o riconoscer voglia</p>
-<p class="i01">Me per tuo vincitore o la fortuna.</p>
-</div></div>
-</div>
-</div>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
-</p>
-
-<p>
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici. Il testo greco è stato trascritto tal quale,
-senza alcuna correzione.
-</p>
-
-<p class="covernote">
-Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
-</p>
-</div>
-
-<div style='display:block; margin-top:4em'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIA DEGLI ITALIANI, VOL. 5 (DI 15) ***</div>
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-OTHER WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT
-LIMITED TO WARRANTIES OF MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied
-warranties or the exclusion or limitation of certain types of
-damages. If any disclaimer or limitation set forth in this agreement
-violates the law of the state applicable to this agreement, the
-agreement shall be interpreted to make the maximum disclaimer or
-limitation permitted by the applicable state law. The invalidity or
-unenforceability of any provision of this agreement shall not void the
-remaining provisions.
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-
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-1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
-trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
-providing copies of Project Gutenberg&#8482; electronic works in
-accordance with this agreement, and any volunteers associated with the
-production, promotion and distribution of Project Gutenberg&#8482;
-electronic works, harmless from all liability, costs and expenses,
-including legal fees, that arise directly or indirectly from any of
-the following which you do or cause to occur: (a) distribution of this
-or any Project Gutenberg&#8482; work, (b) alteration, modification, or
-additions or deletions to any Project Gutenberg&#8482; work, and (c) any
-Defect you cause.
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg&#8482;
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Project Gutenberg&#8482; is synonymous with the free distribution of
-electronic works in formats readable by the widest variety of
-computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It
-exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations
-from people in all walks of life.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
-assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg&#8482;&#8217;s
-goals and ensuring that the Project Gutenberg&#8482; collection will
-remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
-and permanent future for Project Gutenberg&#8482; and future
-generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see
-Sections 3 and 4 and the Foundation information page at www.gutenberg.org.
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non-profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
-state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
-Revenue Service. The Foundation&#8217;s EIN or federal tax identification
-number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by
-U.S. federal laws and your state&#8217;s laws.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-The Foundation&#8217;s business office is located at 809 North 1500 West,
-Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up
-to date contact information can be found at the Foundation&#8217;s website
-and official page at www.gutenberg.org/contact
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Project Gutenberg&#8482; depends upon and cannot survive without widespread
-public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine-readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations
-where we have not received written confirmation of compliance. To SEND
-DONATIONS or determine the status of compliance for any particular state
-visit <a href="https://www.gutenberg.org/donate/">www.gutenberg.org/donate</a>.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-International donations are gratefully accepted, but we cannot make
-any statements concerning tax treatment of donations received from
-outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Please check the Project Gutenberg web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
-ways including checks, online payments and credit card donations. To
-donate, please visit: www.gutenberg.org/donate
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 5. General Information About Project Gutenberg&#8482; electronic works
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Professor Michael S. Hart was the originator of the Project
-Gutenberg&#8482; concept of a library of electronic works that could be
-freely shared with anyone. For forty years, he produced and
-distributed Project Gutenberg&#8482; eBooks with only a loose network of
-volunteer support.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Project Gutenberg&#8482; eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in
-the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not
-necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper
-edition.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Most people start at our website which has the main PG search
-facility: <a href="https://www.gutenberg.org">www.gutenberg.org</a>.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-This website includes information about Project Gutenberg&#8482;,
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
-subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
-</div>
-
-</div>
-
-</body>
-</html>
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