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If you are not located in the United States, you -will have to check the laws of the country where you are located before -using this eBook. - -Title: Storia degli Italiani, vol. 5 (di 15) - -Author: Cesare Cantù - -Release Date: April 06, 2021 [eBook #65006] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at - http://www.pgdp.net (This file was produced from images made - available by The Internet Archive) - -*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIA DEGLI ITALIANI, VOL. 5 (DI -15) *** - - STORIA - DEGLI ITALIANI - - - PER - CESARE CANTÙ - - - EDIZIONE POPOLARE - RIVEDUTA DALL'AUTORE E PORTATA FINO AGLI ULTIMI EVENTI - - TOMO V. - - - - TORINO - UNIONE TIPOGRAFICO-EDITRICE - 1875 - - - - -LIBRO SESTO - - - - -CAPITOLO LVIII. - -Il medioevo. — Essi e noi. - - -Ponete una gente, la quale consideri suprema felicità il riposo, e -perciò affidi ogni cura a un ente astratto, chiamato il Governo; che -all'unità, alla costituzione, al poter centrale, ad altre formole vaghe -immoli la vera libertà, nel mentre a questa tributa un'idolatria, -ricalcitrante ad ogni superiorità, fino a quella del merito; che -professi principj assolutissimi, poi nell'applicazione li stringa in -una mediocrità, rivelante il contrasto fra assiomi che si adorano -e conseguenze che si ripudiano; e questa gente creda che ad attuar -riforme basti il decretarle; chiami civiltà il sottomettere le idee -ai fatti positivi e materiali, e la misuri dalla quantità dello -scrivere; e perchè essa scrive assai, abbia di sè una stima così -profonda, quanto sogliono essere i sentimenti non ragionati, e un -conseguente disprezzo per ciò che a lei non somiglia; e pensando che -ciò che le sta sott'occhio sia la natura delle cose, non s'immagini -una società senza re, nè un re che non faccia tutto: qual gente meno -di questa sarà capace d'intendere quel che chiamiamo il medioevo? Di -sentimenti, di idee, di ordinamento politico e sociale tanto diverso, -qual meraviglia se, nel secolo passato e dalla nazione legislatrice -dell'eleganza e veneratrice della monarchia, fu giudicato con tanta, -non dirò ingiustizia, ma leggerezza? Un villano onesto ma incolto, -col vestire di cinquant'anni addietro, colla cortesia ingenua ed -espansiva, col parlare cordialmente chiassoso, ma che ignori le mille -importanze del cinguettìo cittadino, non sfogli gazzette, sappia -scrivere a malapena, moverà nausea alla squisita e frivola attillatura -della buona compagnia, e la ruvida scorza impedirà di apprezzare e nè -tampoco scorgere quell'onestà a tutta prova, quell'inalterabile fedeltà -alla parola, quell'effettivo amor del paese, quella limpidezza di buon -senso, quella disposizione ai sagrifizj, che nel suo villaggio lo fanno -il consigliere dei dubbiosi, il conciliatore dei dissidenti, il padre -dei poveri. - -Tale ad una coltura cortigiana dovette apparire il medioevo. Al -deperire delle cose sottentrano le finzioni; al fiaccarsi delle -convinzioni s'ingentiliscono le forme. E di forme qual età fu più -raffinata che l'antecedente alla nostra? laonde essa stomacava -quell'altra che sì poco le rispettò, cruda di parole, zotica d'atti, -stranamente ingenua e scortesemente franca nell'espressione; e che -scarseggiando di scienza, lasciava maggior campo al meraviglioso e -al soprannaturale. Compassionarono il medioevo perchè mancava delle -comodità domestiche: ma ciò è gusto e abitudine, non prova di sociale -inferiorità; nè que' raffinamenti di pulizia avanzata entravano nei -bisogni o ne' pensieri di alcuna classe, come oggi non ci crediam -meno felici perchè non navighiamo sott'acqua o non veleggiamo i campi -dell'aria. - -La letteratura accademica, che annettevasi direttamente all'antica -sopprimendo l'intermedia, giudicava bello soltanto ciò che si -uniformasse a prefissi modelli, e si esprimesse con certa dignità e -certe riserve; e alle cose straordinarie quantunque vere, preferisse -le credibili quantunque false; le corrette quantunque mediocri, -alle irregolari che possono riuscire sublimi. Intanto la letteratura -militante, già preludendo a quella tirannia in cui trucidò tutti i -fratelli maggiori, pretendeva dagli scriventi un coraggio che non hanno -i lettori; e poichè sarebbe riuscito pericoloso contro ai forti, lo -sparnazzava contro agli impotenti, ai papi, ai frati, ai nobili, a ciò -che derivava dal medioevo. - -Monarchica com'è per essenza quella nazione, la quale non sa attestare -ammirazione e riconoscenza ad uno se non col darsegli in braccio, -esecrò le morali restrizioni agli arbitrj regj, e la costituzione del -medioevo, dalla quale furono colpite più volte le fronti de' suoi re, e -quelle più superbe de' suoi avvocati; trovò schifoso che in altri tempi -vi fossero tante repubbliche quanti Comuni, tanti Parigi quante città; -che un vecchio inerme e lontano accettasse i richiami degli oppressi, -intimasse ai principi di rendere la giustizia, non rincarire le tasse, -non computare gli uomini al ragguaglio di bestie; e chi non obbediva, -escludesse dall'accostarsi alla sacra mensa, dal partecipare al tesoro -delle preghiere; castighi della natura del potere da cui emanavano, e -che perciò non avriano dovuto eccitarla che al riso. - -Stava, gli è vero, in prospetto un'altra nazione, ricca di senso -pratico e di applicazione, la quale rispetta gelosamente le forme -del passato, e in un resto di vecchia pergamena trova maggior riparo -contro gli arbitrj, che non in tutte le teorie filosofiche: ma la -moda facea desumere da altre fonti quella scienza sociale, che da un -secolo in qua perdè di vista l'individuo per guardar solo agli Stati; -che il principio e la fine dell'ordinamento civile cercò in materiali -interessi o in astratte argomentazioni; e a titolo di emancipare gli -uomini, li sminuzzò in atomi, fra i quali non si mantiene la coesione -se non mediante una pressura esterna. - -Da qui la venerazione per la forza, espressa o brutalmente dai -marescialli, dalle insurrezioni, dai duelli; o legalmente da quel -meccanismo che ha per canone i decreti, per mezzo d'attuarli i soldati. -Pertanto snervata l'autorità del padrefamiglia, intepidito l'ardore -di cittadino, resi di spettanza pubblica tutti i servigi privati, nel -Governo si concentrò ogni azione: anzichè limitarlo ad assistere al -progresso sociale e a rimoverne gli ostacoli, ad esso si affidarono -gli attributi più preziosi dell'umana individualità, ad esso il dar -limosina ai poveri, tutela agli orfani, educazione e collocamento ai -figliuoli, impiego ai capitali, ispirazione alle belle arti, norme -al culto, misure alla morale; e migliore si giudicò quello che a -maggiori atti interponesse i suoi regolamenti. Confidando non vi sia -miglioramento che con decreti non si possa raggiungere, si fecero a -profluvio ordinanze, e codici sempre nuovi, suppliti da quotidiani -bullettini, e costituzioni improvvisate, corrette, mutate, abolite; -e per applicar tutto ciò, un esercito d'impiegati irrazionale; e per -francheggiarlo, un esercito irrazionale di militari; e in conseguenza -enormi imposizioni e debiti divoranti; e per farli pagare, escussioni e -carceri; cioè la forza. - -Ma mentre tutto si esige dal Governo, si censura tutto ciò che il -Governo fa; si onora la sistematica opposizione, quand'anche, priva -del sentimento d'onore pe' suoi avversarj e per se medesima, riducasi -affatto individuale, e scassini tutte le opinioni, nessuna ne assodi; -quand'anche soltanto di abilità e di teorie, è creduta buona perchè -suggerisce spedienti tanto facili quanto è il distruggere e il negare, -tanto accetti quanto sono quelli che non subirono la prova della -attuazione. - -Rintronato dalla dottrina che i Governi possano tutto, qual meraviglia -se il popolo li imputa di qualunque male succeda? I poveri stentano? -le credenze vacillano? le famiglie si sfasciano? che più? intemperie -e malattie guastano il paese? se ne accagiona il Governo; e odiandolo -come maligno o disprezzandolo come inabile, si cerca abbatterlo per -sostituirne un altro, che all'atto non compar migliore. Fallite le -prove, sottentra lo scoraggiamento, e l'abbandonare fino i diritti meno -contestabili; si piega senza nemmanco la dignità di mostrare che si -obbedisce spontaneamente e per stima o persuasione. - -Tutto ciò rende difficilissimo l'intendere il medioevo, che fu un -irregolato sviluppo della personalità, senza le formole generali -secondo cui sono disposte le classificazioni di quella pittura o -aritmetica che s'intitola filosofia e statistica. I Governi, derivati -dall'eguaglianza di molti capi riunitisi per la guerra sotto di un -solo, primo tra i pari, non bastavano tampoco alla legittima difesa dei -diritti individuali, ch'è la loro razionale attribuzione; e ciascuno, -invece di aspettar tutto dalla società, esercitava intere le proprie -facoltà. La classe preponderante si diede un sistema mirabilmente -opportuno ad arrestare le migrazioni guerresche, da ottocento anni -micidiali della civiltà, fissarle ai territorj, e provvedere alla -difesa di questi senza il flagello degli eserciti stanziali: mentre gli -antichi non conosceano che l'indipendenza dello Stato e della città, -nel feudalismo si otteneva l'indipendenza de' singoli; le relazioni -fra individui erano determinate da fede, speranza e carità comuni, e -i doveri appoggiandosi soltanto su promesse, prendeano aria di lealtà; -gli uomini, non tiranneggiati da opprimente accentrazione, si spingeano -ciascuno individualmente alla ricerca del vero, all'attuazione del -buono, in una libertà (come disse il Sismondi) che avea per iscopo -la virtù, a differenza della moderna che ha per iscopo il ben essere; -erranti ma originali, e con infinita varietà di centri e di modi. - -Azione privata però non vuol dire isolata, e si concilia -coll'associazione, anzi viemeglio quant'è più libera. La rivoluzione -che da settant'anni sobbalza l'Europa, figliata da una filosofia che -considera la società come un aggregato convenzionale di individui, -predicò dai palchi la particolare indipendenza, la formale eguaglianza, -il lasciar fare; e in conseguenza vituperò le istituzioni del medioevo, -che quella scarmigliata attività aveano sottoposta a regole, mediante -suddivisioni gerarchicamente coordinate, entro le quali ognuno -operasse stabilmente, anzichè arrancarsi di continuo a sempre maggiore -elevazione. Divenuto adulto quel ch'era bambino, si buttarono via -le fascie; sta bene: ma insieme si sciolsero i legami benefici, si -tolse ogni difesa togliendo ogni unione morale, e l'uomo ne' bisogni -si trovò ridotto ai proprj espedienti, e in balìa della forza e della -scaltrezza. - -Di qui un sospettar reciproco, giacchè in ognuno si vede un emulo, -un competitore; s'ignora che cosa pensi, perchè operi, come intenda. -Paura e livore rimangono dunque i sentimenti più comuni; fiaccato -il coraggio civile, spenta l'operosità interiore, si ha sempre -bisogno d'appoggiarsi all'esterno, di cercar l'approvazione altrui. -Quindi pertinacia, non costanza d'opinioni, e al chiacchericcio de' -circoli, e alle arguzie de' begli spiriti far bersaglio le convinzioni -profonde e chi soffriva per esse: quindi il dubbio, padre d'ipocrisia -e d'inazione: quindi esitanza a dir ciò che si pensa, e meraviglia -e quasi raccapriccio quando alcuno l'esprime senza le complimentose -smozzicature: quindi il non procedere mai per slancio; sicchè fra -molto intelletto e poca coscienza, il predominio rimane assicurato al -ciarlatano, che, deposta ogni vergogna, urla più forte, nella certezza -che nessuno oserà opporgli il senso comune, altra parola soggetto di -scherni. - -Coloro che scorgono questi mali traverso alla bassa adulazione di noi -stessi, invocano un rimpasto della società, un organamento che nessuno -sa quale sia, nessun vede donde verrà, ma certo non potrà venire dal -vilipendio del passato; non da questo divorzio dell'anima dal corpo, -degli interessi dall'incremento morale; non dal persuadersi che i fatti -siano tutto, e nulla le credenze; non dal sottigliarsi a criticar la -società, anzichè accingersi a migliorare gli individui. - -A questo invece si dirigevano le istituzioni del medioevo, come fondate -sui dogmi di Chi, per riformare il mondo, non sovvertì la società, -anzi ne rispettò fin le patenti ingiustizie, ma le elise col far buoni -coloro che doveano applicarle o subirle. A quel modo, poco a poco -dalla forza passarono gli uomini civili a reggersi sulla fede, cioè -sull'autorità; di cui era e depositaria ed espressione la Chiesa. - -I pensatori d'oggi vogliono l'attualità, e dicono «A che serve rivangar -il passato?» come chi credesse inutile d'un frutto studiar il fiore e -la pianta e la radice. Il presente deriva dal medioevo, e molti mali -e beni d'oggi vi nacquero; sicchè chi voglia progredire, noi potrà se -non meditando seriamente sulle colpe e virtù passate, e cercandovi la -morale eterna sotto la varietà de' contingenti. - -Ora, chi voglia intendere il medioevo, non avrà mai troppo insistito -sulla costituzione religiosa, che tra le infinite differenze, unica -rimaneva costante, e dava un'unità, mancata ai tempi di dubbio -accidioso e di arrogante oscillazione. - -Nel politeismo, su cui il mondo erasi a lungo adagiato artisticamente, -si svolse la splendida e armonica civiltà ellenica, trapiantata poi -a Roma. Il cristianesimo gli diede il crollo; dopo tre secoli di -battaglie e discussioni rimase trionfante: ma, nell'attuarsi nella -società civile, si trovò impacciato da quei sostegni ch'egli stesso -nella fanciullezza aveva invocati. Quando però l'imperio romano cadde, -e seco tutto l'impianto gentilesco, la Chiesa, che nella fede e nella -morale nuova riconciliava i barbari vittoriosi coi civili conquistati, -si trovò incomparabilmente superiore a quelli per istruzione, per -ordinata gerarchia, per moralità, per generali idee di giustizia e di -rettitudine. I popoli nuovi aggradirono questa religione, la quale, non -che richiedere sottilità d'argomentazioni e copia di dottrine, sottrae -alla critica i dogmi cardinali; e su questi riposava lo spirito e si -modellavano gli atti, mentre la ragione de' più colti esercitavasi -nell'applicarli e nel trarne induzioni. - -Questa religione attribuisce l'onnipotenza, la sapienza, la bontà -unicamente a Dio; all'uomo il peccato e, punizione di esso, i mali -che, mentre necessariamente circondano la vita, servono a prepararne -una migliore. L'uomo dunque era un essere decaduto, cui la redenzione -avea ravviato al bene coi precetti e con un modello divino, ma senza -togliere l'originale disaccordo fra il conoscere e il volere; dato -nuovi mezzi alla Grazia, ma senza abolire la concupiscenza: laonde ogni -cura dovea drizzarsi a deprimere la materia col rialzare le facoltà -morali, invigorir l'anima col mortificare la carne. - -Sol quando, cessato di credere alla sua duplice unità, meramente -al corpo badando, si proclamò l'uomo destinato alla felicità, ogni -attenzione si limitò a farlo star bene, e accelerargli il paradiso -quaggiù, non essendo certo se altrove vi sia. - -Invece dunque dell'odierno interminabile lamentarsi, si faceano -preghiere a Colui che solo può deviare i mali, ed espiazioni per -non meritarli; maniere che alcuno direbbe inefficaci quanto le -stizzose querele d'oggidì, se non vi si fosse aggiunta la carità per -alleggerirli. - -Di qui l'importanza de' sacerdoti e de' monaci, le cui preci e le -penitenze, attesa la comunione de' fedeli, contribuivano a diminuire i -castighi. Che se oggi in Europa quattro milioni di giovani baliosi sono -condannati involontarj al celibato in mezzo a tristi esempj, armati, -provocatori, ozianti, acciocchè siano pronti a volger l'armi più -raffinate, non tanto a sterminio de' nemici, quanto a repressione de' -sudditi; allora alquante migliaja di frati inermi si diffondevano tra -il popolo, mangiando parte del suo pane, che retribuivano con conforti, -benedizioni, assistenza; tanto operosi, che dissodarono mezza Europa, -e ci tramandarono tutti i libri che ci restano dell'antichità; tanto -amici del vulgo e vulgari essi stessi, che move gli stomachi dilicati -il grossolano loro vestire e lo sparecchiato vivere; tanto obbligati -alla virtù, che il mondo gli accusava di fingerla, e che metteansi -in cronache e canzoni coloro che si mostrassero ghiotti e disonesti; -pii così che si fanno caricature della loro santocchieria; così -caritatevoli che si imputano d'aver fomentato l'ozio colle limosine, -come si imputano perchè frenavano il popolo con rosarj e santini, -invece della mitraglia e degli ergastoli. - -De' tesori che oggi si profondono nell'esercito, allora si donava parte -alla Chiesa, ed essa suppliva a quel tanto che oggi nel culto, nella -beneficenza, nell'istruzione consumano i Governi; più lodati quanto più -tolgono al cittadino di ciò che è suo, per dare gratuitamente servigi -che esso forse non chiede. Monasteri e spedali erano gli edifizj meglio -situati in campagna e meglio fabbricati in città; sicchè si potette poi -adattarli a palazzi dei ministeri, a ville regie, a caserme, a carceri, -a quell'altre necessità dell'odierno progresso. - -Posta come importanza suprema la salute dell'anima, voleansi liberi i -modi di conseguirla; e non si sarebbe tollerato che un re ordinasse in -qual modo credere, quali culti adottare o respingere, a quali scuole -mettersi, quali scienze e con quai libri e da quali maestri imparare. -Tale persuasione deducevasi dall'infallibilità della Chiesa, la quale -sentenziava come organo dello Spirito Santo, e in concilj composti -del fior d'ogni nazione. E quelle sentenze non erano le transazioni -di assemblee, mutabili dall'agosto all'ottobre; ma tali che il volger -de' secoli e tanto incremento di cognizioni non vi cangiarono un punto -di essenziale. Quella persuasione trascendeva sino all'intolleranza; -e se unica era la verità, unica la via di giungere alla salute, -pretendeasi dovessero tutti crederla e seguirla; e fin castighi -corporali si inflissero a chi non volesse abjurare l'eresia. Vero è -che allora l'intolleranza, persuasa profondamente, tormentava i corpi -nella fiducia di salvar le anime; mentre in altri tempi l'intolleranza -politica empì le carceri a mero vantaggio d'un uomo o d'un sistema, -e per opinioni che, non solo in altri luoghi, ma in altri giorni -menano alle ovazioni; e l'intolleranza scettica applica una pena ben -più atroce, l'infamia a chiunque declina da opinioni, che ella stessa -domani avrà barattato. - -La Chiesa, oltre custode, dispensiera e interprete della verità, -consideravasi anche depositaria del potere. Unica fonte di questo -era Dio; laonde i principi non regnavano perchè figli di re: e se -non bastava che nel proprio attuamento esterno ella si costituisse in -una repubblica, dove nessun posto era ereditario, e il torzone poteva -divenir pontefice, e nulla si risolveva se non in sinodi e concistorj, -la Chiesa ungeva i re purchè giurassero ai popoli; cioè sanciva -costituzioni, non fissate da una carta e garantite solo dalla forza, -bensì fondate sovra la morale eterna e l'inconcusso evangelo. Con tal -modo essa creò gli Stati, autorò i principi nuovi, benedisse alle leghe -popolari, e consacrò le repubbliche; dava lo scettro ai re di Sicilia, -come ai dogi l'anello di sposo del mare, non mettendo divario nelle -forme, purchè restasse la libertà. - -La società non rimaneva dunque abbandonata al fatale arbitrio delle -potestà di fatto; nell'economia religiosa e sociale dell'umanità non -eransi dispajati il legame intimo che nell'eternità stringe l'uomo -a Dio mediante la coscienza, e il legame imperioso universale che -nel tempo sottomette a un'autorità esteriore. Allora tutto era fede -religiosa nelle cose soprannaturali, dove ora è fede politica nelle -cose terrene: allora attribuivasi all'intelligenza e alla rivelazione -l'infallibilità, che oggi passò alla forza e allo scettro; allora -tutto riponevasi nella religione, oggi tutto nella dottrina, sino a -ridurre la scienza del governo ad abilità, l'educazione a istruzione; -sino a misurare la prosperità dalle maggiori spese del governo e -l'incivilimento dal numero delle scuole; quand'anche a proporzione di -queste aumentino i delinquenti, i pazzi, gli esposti, i suicidi. - -In fondo a tutti i fatti v'è un mistero: l'origine loro, la loro -destinazione; giacchè li vediamo andare, e non sappiamo perchè. Questo -mistero allora rispettavasi, come il medico applica il chinino alle -febbri senza sapere di queste o di quello l'essenza. Sottentrata poi -l'indagine, più non si potè arrestarsi; che cos'è il papa? il re? la -proprietà? la famiglia? perchè i comandanti e gli obbedienti? perchè i -ricchi e i poveri? perchè il bene e il male? - -Ne deriva la presunzione, la quale non solo beffa opinioni che più -non sono le sue, ma non vuol tampoco dubitare che un giorno anche -il suo senno possa venire chiamato a scrutinio da qualche futura -infallibilità. Eppure, per poco che uno sia vissuto, dovrebbe -ricordarsi quanto i giudizj nelle stesse materie e sulle identiche -persone s'invertirono in questi otto anni[1], e perciò accettare i -sentimenti d'altre età, almeno quale spiegazione di atti che altrimenti -mancano di significato. - -Al ferreo medioevo sottentrò un tempo che, per contrapposto, fu -intitolato secol d'oro. Ma l'Italia quanto vi dovette patire, e fra -quante vergogne abjettarsi, fin alla suprema di perdere la nazionalità! -Certo il medioevo non subì papi quali Alessandro VI e Clemente VII; non -abusi della vittoria così avvilenti come il sacco di Roma; non ribaldi -così calcolanti come il Valentino; non maestri quali il Machiavelli; nè -principi che violassero la morale non solo impunemente, ma quasi con -vanto; nè leghe assassine come quella contro Venezia, nè paci sozze -come quelle di Cambrai e di Castel Cambrese. Eppure si fa astrazione -dai nomi del Medeghino, del Leyva, di Carlo V, per proporre all'invidia -il secolo di Rafaello e dell'Ariosto. Perchè non fare altrettanto, non -dico affine di encomiare, ma affine di conoscere il medioevo? - -Anche il nostro secolo si presenterà all'avvenire co' suoi miliardi -di debito e milioni di soldati, per attestare che unicamente la forza -egli seppe surrogare a idee e ad istituzioni abbattute; coll'incertezza -di tutte le opinioni; con un tarantismo di brame, di prove, di sforzi; -colla smania del bene senza coscienza per discernerlo dal male; colla -perpetua surrogazione dell'intelletto alla coscienza, del fatto al -diritto; con quell'inettitudine alla carità, per cui fra la nazione -più ricca di denari e d'istituzioni si vedono migliaja di poveri morire -ogni anno di pura fame: per cui ai cuori impetuosi invasi dalla noja, -esasperati dall'ingiustizia, non sa largire che lo scherno finchè -vivi, e compassione dopo suicidi: per cui le inclinazioni perverse -diede a punire alla polizia, invece di industriarsi a raddrizzarle, -e moltiplicò tante prigioni quanti v'erano conventi, prigioni di -condanna, di prevenzione, di correzione, fin d'osservazione, e birri -e gendarmi e vigili e guardie e ferri duri e durissimi, e disopra -di tutto il carnefice a tutelare la sicurezza pubblica e salvare la -civiltà. - -Eppure chi negherà i meravigliosi suoi avanzamenti? e non dico solo -questa dominazione assicurata sopra il mondo fisico coll'applicazione -di stupende scoperte; ma questo rispetto all'uomo, quest'acquisto di -dignità, questa diffusione degli agi, delle dottrine, della ragione? - -Pari tolleranza usiamola anche per trasformarci ne' tempi passati, -quant'è necessario a intendere un diverso incivilimento. Certo l'età -delle incalzantisi rivoluzioni a fatica comprenderà quella delle lente -evoluzioni: ma ha torto di rinfacciarle solo gli sconci e il bene che -non compì; guardar solo al lato triviale delle cose grandi e al debole -delle potenti. Chi il Coliseo di Roma trovi rinfiancato d'informi -contrafforti, li befferà o riproverà, se non rifletta che altrimenti -la mirabil mole sarebbesi sfasciata. Cura perpetua della Chiesa fu il -sostituire l'autorità alla forza. Se non riuscì a rintuzzar le spade, -è sua la colpa? e la tacceremo di usurpatrice se in mano dei soli -studiosi d'allora traeva i giudizj, strappandoli alle sanguinose e -ladre dei baroni? Avendo a fare con uomini, e non potendo annichilare -il passato, essa, sprovvista di forze materiali, si contentava di -collocarvi accanto qualche cosa che il correggesse. Sussisteva la -schiavitù? e la Chiesa istituisce le feste, in cui anche il servo -riposi, e l'asilo dove rifugga, e lo riceve agli ordini monastici e -agli ordini sacri, mediante i quali si pareggia al padrone, e può -divenire capo del mondo. Le fiere pel santo, i mercati attorno al -santuario, sono l'unico commercio possibile fra tante prepotenze. Le -croci e i tabernacoli sui crocicchi offrono un ricovero al viandante -contro alle intemperie e ai masnadieri, e gli servono d'indirizzo, -come le lanterne che vi si accendono. Apre i monasteri agli sgomenti -d'anime sfiduciate della propria forza, all'espansione di bisognose -d'isolarsi col loro Creatore, all'indignazione di disingannate della -felicità, alla violenza di inacerbite dalla nequizia, alla prostrazione -di logorate d'ogni speranza. - -Diversi i sentimenti, doveano essere diverse le scritture. Oltre -mancare della carta e della stampa, non si aveano tanti ozj da -mascherare coll'occupazione da tavolino, nè si credeva che il mondo -potesse governarsi colla penna, quando non sapeano maneggiarla -Teodorico, Carlomagno, Federico Barbarossa, personaggi sì grandi. Noi -beffiamo la loro ignoranza delle scienze mondane; non potrebbero essi -deridere la nostra ignoranza di teologia? noi credere che i nostri -studj siano più utili; essi chiederci se v'ha cosa di maggior conto -che la salute dell'anima? Pochissimi scriveano la storia, e questa per -la congregazione, per la città, per la famiglia propria; noi, tutti -politica, empiamo le gazzette colla nascita, la salute, i viaggi dei -re, coi pensamenti de' magnati, coi preparativi di guerre, cogli affari -altrui, con ciò che fanno, dovriano fare o avrebber dovuto fare i -ministri e i re: allora si occupavano di ciò che al popolo concerneva; -ad una carestia, ad un allagamento, a un'irruzione di cavallette -davano l'importanza che noi oggi alla nomina d'un maresciallo o d'un -consigliere; la fondazione d'un convento, cioè d'una repubblichetta -nella quale ogni plebeo potea trovare asilo e virtù e primato, era -tenuta in conto quanto oggi gli atti d'un'accademia e le conferenze di -due plenipotenti: oscure virtù d'un benefico, penitenze d'un eremita, -pie fondazioni, credeansi degne dello stile istorico, non meno che oggi -le parlate che mai non furono dette, le descrizioni di battaglie non -viste, e le teoriche umanitarie. Non dirò che que' cronisti avessero -dottrina maggiore dei gazzettieri d'oggi: pure a quelli si ricorre con -tanto frutto, quanto si disimpara da questi, perchè non proponeansi -d'ingannare; e leggendoli si ha da indovinare cosa volessero dire -quando oscuri, illusi o passionati, ma non supporre dicessero quel che -non pensavano o sentivano. - -Poi, parliamo di lettere e scienze? il poema nazionale d'Italia in quai -tempi fu concepito? e il maggior filosofo suo e teologo a qual secolo -diede il nome? e il libro più letto dopo la Bibbia quando fu composto? -Parliamo di belle arti? il medioevo seppe creare un ordine nuovo; -vanto conteso alla moderna sterilità. Parliamo d'opere pubbliche? -basta girare gli occhi per vedere in ogni luogo coltivazione, canali, -palazzi, cattedrali, dovuti a quei secoli. Parliamo di libertà del -pensiero? non v'è opinione per avanzata, infino al comunismo, che -non siasi dibattuta ne' concilj, i quali allora proferivano decisioni -su dottrine, su cui in appresso si proferirono sentenze capitali; le -fondamentali quistioni della filosofia e della teologia v'erano agitate -con un'attualità piena di persuasione e di scienza: se non che ogni età -ha le sue forme, nè è ancora dimostrato quali siano le migliori. - -Che se gli stranieri, i quali ingrandirono coll'uscire dal medioevo, -per nazionale pregiudizio lo avversano, pel pregiudizio stesso parrebbe -dovesse prediligerlo l'Italia, la cui civiltà vi fu somma non solo, ma -unica; «quando (dice lo straniero istorico delle nostre repubbliche) -Tedeschi, Francesi, Inglesi, Spagnuoli aveano privilegi municipali, -capi feudali, monarchi da dover difendere; ma soli gl'italiani -avevano una patria, e lo sentivano; aveano rialzato la natura umana -degradata, dando a tutti gli uomini dei diritti come uomini, e non -come privilegiati; primi aveano studiato la teoria dei governi, e agli -altri popoli offerto modelli d'istituzioni liberali; restituito al -mondo la filosofia, l'eloquenza, la poesia, la storia, l'architettura, -la pittura, la musica, facendosi istruttori dell'Europa; e a pena si -potrebbe nominare una scienza, un'arte, una cognizione, di cui non -abbiano insegnato gli elementi ai popoli che poi li sorpassarono: e -quest'universalità di cognizioni avea raffinato l'ingegno, il gusto, le -maniere; pulitezza che restò loro anche molto dopo ch'ebbero perduto -tutti gli altri vantaggi, come l'eleganza e il garbo sopravvissero -all'antica dignità che n'era Stato il fondamento». - -La grandezza politica dell'Italia non equiparò i vantaggi che essa recò -all'incivilimento del mondo, nè i grandi suoi ingegni maturarono frutti -politici: ma non sono prediletto tema a declamazioni sentimentali -Genova e Venezia, capolavori del medioevo? E se strazj sì lunghi e -variati non hanno ancora gittato la patria nostra nell'avvilimento, è -dovuto forse più ch'altro agli avanzi delle istituzioni del medioevo e -al sistema comunale; e quando essa testè si eresse tutta insieme ad una -sublime aspirazione, il fece evocando le idee e le forme del medioevo. - -Se non che la quistione restò fra noi complicata dal principato -terreno, che la Chiesa assunse, non già per essenza sua, ma condottavi -da contingenze deplorabili; e quando, soccombendo dappertutto le -repubbliche ai principati, anch'essa più non potè appoggiarsi a' -popoli, e dovette cercar posto fra i re, allora le toccò la sua parte -dell'odio serbato ai Governi; e vi fu chi ebbe l'arte d'inasprirlo -per distornarlo da altri oggetti: rimase esposta all'esagerazione di -opposti partiti; e grandi scrittori d'Italia si chiarirono avversi, non -tanto ad essa, quanto ad alcun papa: e in conseguenza, da Dante, dal -Petrarca, dal Machiavelli si attinse colla prima educazione avversione -e disprezzo pei papi; la turba pedissequa fece eco: oggi stesso i -dettatori ci intimano che _bisogna_ pensare coi nostri classici. Vero -modo di progredire! Ma quelli almeno erano leali, e ci presentano gli -errori col contorno delle virtù: poi, altrettanti scrittori nostri -diverso giudizio portarono sui poteri in contrasto, o almeno spogli da -quell'acrimonia esotica contro ciò che avea formato la grandezza del -nostro paese, e che ancora gli dava l'unico primato lasciatogli dal -trionfo di coloro, per cui campeggiavano i sostenitori della _libertà -del principato_. - -E dell'Italia specialmente crediamo rimanga inintelligibile e sterile -la storia quando la si guardi come una nazione unica, guidata dai -principi, i quali la lasciano occuparsi regolarmente de' mestieri e -delle lettere. Questo tipo, acconcio a popoli la cui vita consiste -nella vita dei loro re, manca di verità fra noi: il che, se nuoce alla -compagine artistica, schiude però uno spettacolo più vario ed animato -a chi sappia elevarsi fin là, dove si può non solo abbracciare il -movimento politico e le operazioni materiali, ma esaminare sentimenti -e raziocinj, lo sviluppo poetico e religioso insieme col teorico, -collo scientifico e coll'industriale, unificando sentimenti, dottrina, -attività. - -E noi, con questo discorso che non a tutti parrà fuor di proposito, -vogliamo soltanto inferire che importa osservare il medioevo, non con -irriflessivo dileggio o cieca venerazione, ma con meditabonda serietà; -non con iraconda preoccupazione, ma con amorevole coscienza; non con -santocchieria angustiante, ma con franca e larga indagine; riferendosi -all'opportunità de' tempi, anzichè misurare tutto col metro odierno; -non repudiando il bene per gl'inconvenienti che l'accompagnano; non -rampognando un buon fatto perchè poteva esser migliore, a somiglianza -di que' frivoli che accusano i monaci d'avere distrutto alcuni libri -antichi, senza tener conto che tutti quelli che abbiamo ci furono -conservati da essi. - -I lettori vulgari, incapaci di altro vero fuor quello che corre -pei caffè o sui giornali, e che s'impennano ad ogni coraggiosa -manifestazione di un ponderato sentimento, ci apporranno alcuno di -que' nomi, che sono condanne codarde e stolte perchè vaghe e quindi -irreparabili; e il meno sarà il dire che noi ribramiamo le istituzioni -del medioevo. Spiegare non è lodare, e noi abbiamo detto e ripetuto che -non se n'ha nulla a desiderare, forse poco ad imitare, ma moltissimo ad -apprendere; e non poco anche a dilettarsi, se il vedere uomini operanti -ciascuno coll'attività propria, obbedienti ma per devozione, soffrenti -ma per propria colpa e come un'espiazione, alletta più che non il -volteggiare d'una coorte al comando d'un colonnello; o il compassato -procedere d'una società di pupilli e di petizionanti, o il forbottarsi -d'una caterva di scrittori, intenti a illudersi, a piacersi, a -stracciarsi a vicenda. - -Attruppandoci con cotesti, ci saremmo potuti ripromettere morbidi -trionfi: eppure sin nel fervore della gioventù preferimmo affrontare -pregiudizj, allora profondamente radicati; molti brani sanguinosi -lasciammo a quelle spine, ma forse alcune ne strappammo. L'aggravata -età e la sbaldanzita esperienza non ci fan pentire di quel sentiero, -e lo ricalcheremo come italiani, come cattolici, come indipendenti, -che sottomettendosi ai supremi dogmi sociali e morali, respingono il -despotismo e uffiziale e vulgare; disposti ai medesimi patimenti, e -confidando non sieno indarno. - -Perocchè, lontani dal fare idillj del medioevo italiano, nessuna delle -piaghe sue dissimuleremo, procurando riescano a scuola ed emenda de' -presenti; se non altro, chiariremo che la felicità vagheggiata non si -godette in nessun tempo; che il carattere di sapienza, di accordo, di -bellezza, cui il mondo aspira, e la convivenza amorevole, regolata, -robusta, non sono a cercar nel passato; che, se è progresso il crescere -in dose e l'estendersi in ispazio la libertà e la dignità dell'uomo, -si progredì sempre verso il meglio; che, essendo legge della società -e di tutto ciò che ad essa appartiene, il passare per successioni e -rinnovazioni continue, il medioevo fu il valico da un passato non più -possibile a un avvenire non possibile ancora, onde riteneva moltissimi -vizj di quello, di questo non possedeva ancora le virtù; che, in quella -serie di emancipazioni lente, tergiversate, dolorose, è di conforto -efficace il contemplar la fatica de' padri; che l'età nostra è dunque -migliore delle passate, ma sarà superata dalle future: dal che trarremo -pazienza a sopportare i mali inevitabili, fiducia nel credere al -meglio, perseveranza a cooperare coi nostri fratelli per ottenerlo. - - - - -CAPITOLO LIX. - -Odoacre. Teodorico goto. Ultimo fiore delle lettere latine con -Cassiodoro e Boezio. - - -Fin qui parlando dell'Italia parlavamo del mondo intero civile, di -cui essa era il capo: ora il cessare dell'impero d'Occidente lascia -Costantinopoli alla testa dell'antica civiltà romana. L'impero non -avea cangiato d'essenza, e conservava le leggi, la gerarchia, lo -spirito, il nome; solo perdeva sempre maggior numero di provincie, -concentrava a Costantinopoli l'amministrazione dell'altre. L'Italia -però non solo cessava d'esser capo degli altri paesi, giacchè, a -tacere i più remoti, di là dell'Alpi Marittime dominavano i Visigoti -nella Gallia meridionale e fin nella Spagna; di là dalle Cozie e nella -Savoja s'erano assisi i Borgognoni; i Franchi nella restante Gallia; -gli Alemanni nella bassa Germania: ma perdeva anche l'indipendenza, -e come campo indifeso, i Barbari, vogliosi di bottino, d'imprese, di -patria più fortunata, venivano a correrla, spogliarla, conquistarla, -lasciandola poi per altre prede, sinchè alcuni vi fermarono stanza. - -Tutta Germania, cioè dall'Adriatico al Baltico e dalle foci del Reno -a quelle del Danubio, era in movimento: per vendetta o per amor di -conquista, di guadagno, d'imprese, i capibanda menavano di qua di là i -loro fedeli, senz'altro sentimento che della propria forza, abbattendo -le istituzioni ammirate, non provvedendo a sostituirne: i vanti della -maestà romana, le finezze dell'amministrazione soccombevano: solo -coloni e schiavi proseguivano in egual modo le fatiche, poco badando -per qual padrone sudassero; e i sacerdoti, pregando, istruendo, -mitigando, mostravano il flagello di Dio nella caduta del passato, e -procuravano ammansare i nuovi oppressori. - -Uno di questi apostoli della carità abitava presso Vienna sul Danubio, -venerato per santità dai paesani, visitato da personaggi; e la cortesia -de' suoi modi e la purezza del parlare latino il facevano supporre -di buona nascita, quantunque e' lo celasse. Lo chiamavano Severino, e -pareva che Dio ve l'avesse collocato a edificazione degli invasori che -per di là irrompevano sull'Italia; molti ne convertì, altri ammansò; -schermì i fedeli, consolò i desolati. Quando Odoacre menava bande -ragunaticcie a difesa degl'imbelli successori di Costantino, passando -da quelle parti volle vedere quel pio, e modestamente in arnese entrò -nella cella di lui, così bassa, che dovette star chino. L'anacoreta, -ragionatogli d'iddio e dell'anima, — Tu passi in Italia (soggiunse) -vestito di povere lane; ma poco andrà che sarai arbitro delle più -elevate fortune[2]. - -Questa leggenda sul limitare de' nuovi tempi sia un preludio delle -molte che v'incontreremo; potendo lo scettico deridere e il critico -repudiare, ma non lo storico tacere fatti, che dai contemporanei -furono creduti, e di cui sentiremo l'efficacia, il più delle volte -benefica. Chi conosce la potenza delle anime dolci e meditabonde sopra -i caratteri vigorosi, esiterà a credere che le parole del pio romito di -Vienna abbiano mitigato il feroce Odoacre, e risparmiato qualche dolore -ai nostri padri? - -Col suo valore e con quest'augurio venne Odoacre a procacciar sua -ventura in Italia; e senz'altro che voltare contro degl'imperatori le -armi da questi assoldate, dissipò quella scena dove si riproduceano -le immagini e le denominazioni antiche, combinate coi dolori presenti -e colla fantasia di nuovi. Perocchè già era un pezzo che l'Impero -veniva preseduto da Barbari; anche soppresso il titolo supremo, non -tralasciò di raccogliersi il senato, rappresentanza civile sotto a -quella militare; si nominavano i consoli; nessun magistrato regio o -municipale fu spostato; il prefetto del pretorio continuò co' suoi -dipendenti ad amministrare l'Italia e riscuoterne i tributi: Odoacre -potea dirsi uno de' tanti, che stranieri occuparono il trono di Roma: -se non che nè imperatore intitolossi, nè forse re[3]: non pretese -primazia sugli altri regni; anzi lasciava qui proclamare le leggi -emanate dall'imperatore d'Oriente, dal quale invocò invano il titolo di -patrizio d'Italia. - -Rimase dunque come un esercito in mezzo a un popolo civile; come uno -di que' governi militari, di cui neppure a tempi più civili mancò la -ruina. Colla labarda propria e de' venderecci compagni schermì Italia -da nuovi invasori: per assodare la propria autorità e punire gli -assassini di Giulio Nepote, sottomise la Dalmazia: per mantenere libera -comunicazione fra l'Italia e l'Illiria osteggiò i Rugi, piantati sul -Danubio ove ora dicesi Austria e Moravia; e abbandonando quelle terre -a chi le volesse, menò prigioniero in Italia Feleteo, ultimo re loro, -e molta gente. Ad Eurico, re de' Visigoti, confermò la porzione di -Gallia che aveva occupata sotto Giulio Nepote, aggiungendovi l'Alvernia -e la Provenza meridionale; e strinse alleanza con lui e con Unnerico -re de' Vandali, da cui ottenne la Sicilia mediante annuo tributo. -Tuttochè ariano, rispettò i vescovi e sacerdoti cattolici, vietò al -clero di vendere i beni, acciocchè la divozione dei fedeli non fosse -messa a nuovo contributo per riprovvedernelo. Ma era un conquistatore; -e guai ai vinti! Già prima, scarsissima cura adoperavasi ai campi, -sì per la sterminata ampiezza dei possessi, sì perchè le largizioni -imperiali mettevano sui mercati il grano ad un prezzo, col quale non -poteva concorrere l'industria privata: e al modo che usa ancora nella -campagna di Roma, su gl'immensi poderi lasciati sodi educavansi branchi -di pecore, a guardia di pochi schiavi. Gl'invasori, rubando questi e -quelle, lasciavano deserto e fame; nelle regioni più fiorenti a pena -si scontravano uomini[4]; la plebe, avvezza a vivere coi donativi del -pubblico o dei patroni, periti questi, dismessi quelli, basiva in lunga -inedia o migrava. - -Odoacre spartì un terzo dei terreni a' suoi seguaci; ma non che -ripopolassero il paese e coltivassero le sodaglie, come alcuno sognò, -avranno da prepotenti snidato i nostri. Nè gl'italiani potevano -quetarsi al nuovo stato, come si fa ad una stabile miseria: giacchè, -mancando ogni accordo nazionale, e reggendosi unicamente sulla forza, -poteano prevedere che poco durerebbe quel dominio, e che a nuovi -Barbari frutterebbero i terreni che si disselvatichissero. - -E così fu. Perocchè i Greci non si rassegnavano a perdere quest'Italia, -culla dell'impero; e mentre aveano fatto sì poco per conservarla, -adesso la sommoveano con brighe secrete o aperte guerre, che le -toglievano pace senza darle libertà. L'Impero col restringersi era -cresciuto di forza, e in Oriente non si trovava esposto all'arbitrio -soldatesco come già l'occidentale: non turbato da memorie repubblicane, -o da ambizioni di famiglie antiche, o dall'opposizione d'un clero -robusto, nè d'un senato memore d'antica potenza, nè da ordinamenti -municipali; ma costituito in regolare dominio, e con una metropoli -ben munita e stupendamente collocata, poteva godere quella quiete -del despotismo, ch'è il ristoro, sebbene infelicissimo, delle nazioni -corrotte. - -Ma di rimpatto lo agitavano dentro, sia intrighi di palazzo, sia il -farnetico delle dispute religiose, nelle quali parteggiavano gli -stessi imperatori or favorendo, or anche inventando eresie, e per -esse trascurando gli affari. Il popolo di Costantinopoli, tra garriti -teologici, tra le chiassose gare pei combattenti del circo, tra le -frivolezze d'un lusso spendiosissimo, abbandonava ogni esercizio -d'armi, sicchè bisognava affidar la difesa a capitani barbari, i quali, -profittando della disciplina, ultimo merito che perdessero gli eserciti -romani, prevalevano agli altri Barbari osteggianti l'Impero. - -Tra quei capitani, serviva all'imperatore Zenone l'ostrogoto Teodorico, -discendente in decimo grado da Augis, uno degli Ansi o semidei de' -Goti. Questa nazione, recuperata l'indipendenza al cadere di Attila, -e piantatasi nella Pannonia, promise pace all'Impero, purchè le -tributasse trecento libbre d'oro. Siccome statico fu dato Teodorico, -giovane figlio del re Teodemiro, il quale crebbe in Costantinopoli -alternando gli esercizj di corpo proprj della sua gente colla -conversazione colta de' Greci, e in quel centro del mondo civile -affinò lo spirito nelle arti del governare e negli scaltrimenti della -politica. Succeduto al padre (475), gli fu dall'imperatore assegnata -la Dacia Ripense e la Mesia inferiore, acciocchè vi collocasse i -suoi Ostrogoti in posto da potere più facilmente accorrere in ajuto -dell'Impero. Di fatto Teodorico li menò contro i nemici interni ed -esterni dell'imperatore, il quale gli prodigò i gradi di patrizio e -di console, statua equestre, nome di figlio, capitananza de' soldati -palatini, migliaja di libbre d'oro e d'argento, e gli promise una -moglie di puro sangue e di laute ricchezze. - -Sintomi di paura più che d'affetto; e come avviene di cotesti -liberatori militari, Teodorico divenne minaccioso all'Impero che -difendeva, e l'obbligò a vergognose concessioni. Ma più alto levava -egli le mire; e volendo terger la taccia appostagli dai compatrioti, -di piacersi soverchiamente negli ozj cortigiani, si presentò a Zenone -(486), e — L'Italia e Roma, retaggio vostro, giaciono preda del barbaro -Odoacre. Consentite ch'io vada a snidarnelo. O cadremo nell'impresa, e -voi resterete sollevato dal nostro peso; o ci riuscirà, e mi lascerete -governar quella parte che avrò al vostro imperio recuperata». - -Qual partito meglio di questo potea piacere a Zenone? All'annunzio -d'un'impresa diretta da tal capitano, accorsero in folla gli Ostrogoti, -che nel colmo della vernata, con bestiami, salmerie, mulini da -macinare, con donne, vecchi, fanciulli, impaccio per la guerra, -eppur necessarj a chi cercava non una conquista ma una patria[5], per -settecento miglia si volsero all'alpi Giulie, pretessendo alla loro -invasione il nome romano. Quanti avanzi di altre orde scontravano per -via, gli arrolavano seco, come una valanga che rotolando ingrossa; -e tal turba formavano, che nell'Epiro in una sola azione perdettero -duemila carri. - -Odoacre tentò sviare quella piena sollecitando contr'essa Bulgari, -Gepidi, Sarmati, accampati fra i deserti della già popolosa Dacia; -indi alle ultime spiagge dell'Adriatico la affrontò: ma _benchè -prevalesse di numero_, e comandasse a _molti re_ (490), fu battuto -sull'Isonzo presso le rovine d'Aquileja. Allora dall'Alpi accorsero i -Borgognoni, non per alleanza o nimistà, ma per rubare, e assediarono -Teodorico in Pavia: egli chiamò di Gallia i Visigoti, e liberato -per opera loro, scese a giornata risolutiva con Odoacre nel piano -di Verona. L'eroe ostrogoto si era fatto dalla madre e dalla sorella -ornare con ricche vesti, di lor mano tessute: mescolata la battaglia, -già i Goti disordinavansi in fuga, quando essa madre, affrontandoli -e rimbrottandone la viltà, li spinse alla riscossa e alla vittoria. -Odoacre cercò un ultimo scampo in Ravenna, inespugnabile pel mare e per -le fortificazioni, e donde, col favore del popolo o de' malcontenti, -sbucò più volte a mettere a nuovo repentaglio la fortuna del vincitore, -che alfine accampato nella Pineta, strinse Ravenna d'assedio. Durati -per tre anni tutti gli orrori della fame, Odoacre, per interposto -del vescovo, patteggiò, salva la vita e diviso il comando: ma poscia -alquanti mesi, Teodorico mentì la parola (493), e a mensa ospitale -l'uccise, fe scannare i mercenarj che avevano abbattuto il trono -d'Augustolo, e, al solito, accusò il tradito di tradimento. - -Alla fortuna di lui si sottomise Italia dall'Alpi allo Stretto; vandali -ambasciatori gli rassegnarono la Sicilia; popolo e senato l'accolsero -qual liberatore — consueta lusinga degli Italiani. - -L'ambigua convenzione coll'imperatore lasciava dubbio se Teodorico -avesse a tenere il bel paese come vassallo o come alleato. Mandò -a richiedere le gioje della corona che Odoacre avea spedite a -Costantinopoli; e Anastasio, nuovo imperatore, concedendole, parve -investirlo del regno. Ma se l'ambizione imperiale lo poteva considerare -come luogotenente, egli sentivasi padrone, e da padrone reggeva -l'Italia. Però sulle prime volle tenersi amici gl'imperatori onorandoli -di epigrafi, lasciando l'impronta loro sulle monete, e scriveva a -questi: — Nello Stato vostro appresi come governare i Romani con -giustizia; non durino separati i due imperi; una volta uniti, eguale -volontà, egual pensiero li governi»[6]. Ma Anastasio s'accorse che -erano mostre, e che l'Italia era perduta per l'Impero: laonde a -osteggiare Teodorico spedì nella Dacia il prode Sabiniano con diecimila -Romani e molti Bulgari; e poichè li vide sbaragliati in riva al Margo, -indispettito mandò ducento navi e ottomila uomini che saccheggiarono -le coste di Puglia e di Calabria; e rovinato Taranto e il commercio, -superbi di indecorosa vittoria, recarono piratesche spoglie al despoto -di Bisanzio. Teodorico con mille legni sottili tolse agl'imperatori la -voglia di più molestarlo; eppure non negò loro il titolo di padre e fin -di sovrano[7], consentiva ad Anastasio la preminenza che egli stesso -esigeva dagli altri re, e di concerto con esso eleggeva il console per -l'Occidente, come costumavasi durante l'Impero. - -I Rugi, gente fierissima, ai quali avea dato a custodire Pavia -mentr'egli osteggiava Odoacre, furono ammansati dal santo vescovo -Epifanio: ma poi Federico lor re si avversò a Teodorico, e ne restò -disfatto e morto. Duranti quelle guerre stesse i Borgognoni aveano -devastato ancora la Liguria (sotto il qual nome van pure il Piemonte, -il Monferrato, il Milanese), moltissimi abitanti menandone prigioni di -là dall'Alpi, lasciando le campagne spopolate. - -Teodorico in prospere guerre estese il dominio anche sulla Rezia, -il Norico, la Dalmazia, la Pannonia; ebbe tributarj i Bavari, in -protezione gli Alemanni; domò i Gepidi, piantatisi fra le ruine del -Sirmio; dispose in opportune colonie Svevi, Eruli ed altri che chiesero -di vivere sotto le sue leggi; e come tutore del nipote regolando i -Visigoti di Spagna, ebbe riunite, dopo separazione lunghissima, le due -frazioni dei Goti, che così dai monti Macedoni fin a Gibilterra, dalla -Sicilia fin al Danubio occupavano i migliori paesi dell'antico impero -occidentale. - -I principi circostanti avevano tremato pei recenti lor regni; ma -quando videro Teodorico frenare la propria ambizione, e nella vigoria -della giovinezza riporre la spada vincitrice, tolsero a guardarlo -con fiduciale rispetto, e cercarne l'amicizia e la parentela; e -ad insinuazione di lui presero qualche modo di pacifico e civile -ordinamento. Egli mandò donativi ai re Franchi; da altri ricevette -cavalli ed armi: un principe scandinavo spodestato a lui rifuggiva, e -fin gli estremi Estonj gli tributavano l'ambra del Baltico. - -Quanto all'Italia, Teodorico cominciò il regno come gli altri Barbari, -col dividere a' suoi un terzo dei terreni conquistati, sopra i quali si -stanziarono con titoli d'ospiti e con fatti da padroni. Aveva decretato -la cittadinanza romana, vale a dire la piena libertà a quelli che -l'avevano favorito nella conquista; mentre ai fedeli ad Odoacre tolse -di poter testare nè disporre dei loro beni. Epifanio, vescovo di Pavia, -si condusse intercessore per questi a Ravenna, con Lorenzo, vescovo di -Milano; e Teodorico gli esaudì, solo alcuni capi eccettuando; poi disse -ad Epifanio: — Vedete in che desolazione giace l'Italia, spopolata dai -Borgognoni. Io voglio riscattarli; nè trovo vescovo più atto a ciò. -Andate, ed avrete il denaro occorrente». - -Epifanio dunque, con Vittore vescovo di Torino, fu a Lione, e da -Gundebaldo re ottenne il rilascio de' prigionieri, pagando riscatto -sol per quelli presi colle armi. Al fausto annunzio della liberazione, -per tutta Gallia si commossero i tanti soffrenti; quattrocento in un -giorno partirono da Lione; seimila furono restituiti senza riscatto; -Godegisilo, re di Ginevra, concesse altrettanto ad Ennodio; la carità -de' Galli sovveniva alla povertà italiana; e il papa ebbe a ringraziare -i vescovi di Lione e d'Arles pe' sussidj da loro mandati in Italia: -Epifanio ripassò le Alpi nel più bello e più inusato trionfo, non -conducendo schiavi, come soleano i re, ma gente da lui redenta; e -accolto dappertutto fra benedizioni, coronò l'opera coll'impetrare che -Teodorico ripristinasse i tornati nei beni perduti[8]. A quest'uopo -traversava il Po, allora impaludato in estesissimo letto, e obbligato -a giacersi la notte fra quelle pestifere esalazioni, fu preso da -gravissima malattia; oppresso dalla quale si presentò a Teodorico, e -ottenuta la grazia, volle rivedere il suo gregge, fra il quale appena -giunto, morì. - -Ma gl'italiani come stavano sotto Teodorico? Il popolo risponde, -Pessimamente, e nel nome di Goto compendia ogni barbarie, ogni -ignoranza, ogni avvilimento della vita e del pensiero. I dotti vollero -figurarlo principe desiderabile anche all'età nostra, e il regno suo -un de' più giocondi o dei meno dolorosi all'Italia. Opinioni entrambe -eccessive. I meriti di Teodorico sono esaltati nel panegirico che -Ennodio recitò in presenza di lui per ringraziarlo o mansuefarlo; e -nelle lettere di Cassiodoro, che, a nome di esso, con barbara eleganza -stese decreti pomposi, magnificando il principe, e il bello ubbidirgli, -e il fiore ch'e' recava ai sudditi, e la grata benevolenza di questi. -Fonti sospette. - -Merito suo certo è l'avere procurato alla penisola trentatre anni di -pace, gran ristoro anche sotto tristo reggimento: ma non sa di storia -chi si figura che i Goti od altri Barbari accettassero come pari la -gente italiana. Lingua, consuetudini, credenze, li teneano distinti: -il Goto, tutt'armi, insultava le oziose scuole letterarie; di rimpatto -l'imbelle Romano, nel misero orgoglio del tempo passato, intitolava -barbaro il suo padrone: e sebbene questi adottasse alcun uso del vinto -e professasse desiderio di fondersi insieme[9], al fatto repugnava -l'indole di quei governi. Che se la storia degnasse guardare ai vinti, -registrato avrebbe le sanguinose proteste che fecero a volta a volta -contro i conquistatori[10]. I tributi furono conservati quali sotto -i Romani, cioè enormi, ed occasione d'abuso ai magistrati: v'erano -soggetti al pari i terreni de' Romani e de' Goti, neppure eccettuati -quelli del re. L'amministrazione municipale restò ai natii, ma il -re nominava i decurioni; magistrati paesani che giudicavano dei -loro concittadini, curavano la polizia, compartivano e riscotevano -le imposizioni, dal prefetto del pretorio assegnate a ciascuna -comunità[11]. Sette consolari, tre correttori, cinque presidi reggevano -le quindici regioni d'Italia, colle forme della romana giurisdizione: -un duca fu posto alle provincie di confine, ch'erano state munite -contro nuovi attacchi. - -I Romani in materie civili appellavansi al vicario di Roma, e al -prefetto della città nelle otto provincie della bassa Italia, dai quali -davasi ancora appello al prefetto del pretorio, e da ultimo al re in -persona: viluppo di brighe e di spese. - -Conserviamo una serie di brevetti di nomina (_formulæ_), ove a ciascun -eletto si spiegano gli uffizj suoi, esortandolo a ben adempirli; ma -la luce che ne potremmo derivare è adombrata dai fiori retorici di -Cassiodoro che li stese: bastano però ad attestare che brevi duravano -gl'impieghi, e dagli alti si passava agli inferiori, con iscapito della -buona amministrazione. - -Unico legislatore sembra il re, senza le assemblee nazionali, comuni -fra i Germanici. Un consiglio di Stato sedente a Ravenna discuteva gli -atti di suprema autorità, che poi erano comunicati al senato di Roma. -Questo corpo degenere poteva invanirsi allorchè il re gli mandava i -suoi decreti, compilati in forma di senatoconsulti, e gli scriveva: — -Auguriamo che il genio della libertà riguardi, o padri coscritti, la -vostra assemblea con occhio benevolo»; ma in effetto non gli rimaneva -che a far complimenti e a dire di sì. - -Ma dove i precedenti conquistatori aveano portato solo ira e -distruzione, poi n'erano fuggiti, quasi spaventati dal fantasma -dell'Impero che avevano assassinato, Teodorico vide poter assumere -uffizio più glorioso e piacente, e farsi considerar successore degli -Augusti, conservando gli ordini antichi, e cercando introdurli fra -la sua gente. A tal uopo non potea che valersi di nostrali, ed ebbe -il senno e la fortuna di sceglier bene, e il merito di non temer -gl'ingegni superiori. A Laberio conferì la prefettura del pretorio, -malgrado la fedeltà mostrata verso Odoacre; tenne amico Simmaco, grande -erudito pel suo tempo; Cassiodoro e Boezio, ultimi scrittori romani, -posti in grandissimo stato, contribuirono non poco a mascherare il -regno di un Barbaro agli occhi dei contemporanei e dei posteri. - -Costoro opera fu l'_Editto_ che Teodorico pubblicò, per rimediare -alle moltissime querele arrivategli contro coloro che nelle -provincie conculcavano le leggi. Fondasi esso sulla ragione romana, -sottoponendo a questa anche i suoi Goti, nell'intento di dilatare -fra loro la civiltà latina, di cui conosceva il pregio, senza però -ridurli a dividere con altri il privilegio dell'armi e quei che ne -erano conseguenti: che se le nuove disposizioni obbligavano tutti, -sussisteva però il diritto di ciascuna nazione, i Goti col gotico, col -romano i Romani regolandosi, eccetto i casi distintamente indicati. -In fatto quelle leggi versano quasi solo su ragione criminale, -negligendo la civile: lo che non potrebbe ragionevolmente imputarsi -a trascuranza in governo ordinato com'era quello di Teodorico, ma -sì all'aver egli imposto norme a ciò che direttamente concerneva lo -Stato, senza intromettersi del diritto privato de' due popoli[12]. -Nel poco che riguardano il civile sono dedotte principalmente dalle -_Sentenze_ di Paolo, manuale pratico di quei tempi: se non che il -compilatore parlando in voce propria, trasforma e sfigura i passi, -e nell'arbitraria distribuzione li distrae dal vero significato. Ai -cencinquantaquattro paragrafi, dodici ne soggiunse poi Atalarico, -criminali e di procedura. Notevole cosa, che la peggiore raccolta di -leggi romane sotto i Barbari siasi fatta in Italia. - -Traverso all'ambizioso moralizzare del legislatore e alle declamazioni -di Cassiodoro trapela come il rispetto alle leggi romane fosse o una -maschera del conquistatore, o patriotica illusione del compilatore: -del resto si riducono a istantanee provvigioni, indicanti il buon -volere del re, non attitudine o potenza di farle eseguire, non concetti -generali, non larghi intenti. Comanda giustizia pronta non precipitosa, -senza badare a grado o nascita de' contendenti; esecra i rapportatori e -le migliaja di curiosi[13], de' quali valevansi gl'imperatori piuttosto -a turbar la pace privata codiando gli andamenti, che a tutelare la -pubblica sicurezza; desidera il popolo agiato, nutrito nelle carestie. -Diresti il regno della felicità: ma la storia ci fa vedere come a -spie desse fede Teodorico, sino a danno de' suoi più cari; trovasse -ragione di crescere i tributi la migliorata agricoltura, punendo -così l'industria[14]; i deboli fossero costretti invocare contro dei -prepotenti il braccio militare de' Sajoni; l'avarizia dei magistrati -e il favore corrompessero la giustizia; considerati come delitti -frequenti, e perciò minacciati con nuove pene, l'invasione violenta, -l'omicidio, l'adulterio, la poligamia, il concubinato, la frode di -rescritti surrettizj, le donazioni estorte con minaccie, il perpetuarsi -delle liti per sempre nuove appellazioni[15]. Un anonimo contemporaneo -asserisce che poteansi lasciar dischiuse le porte, e denaro ne' campi: -ma le lettere stesse di Cassiodoro rivelano e violenze e furti non -radi; — buon avvertimento a riscontrare le lodi dei principi coi fatti. - -Trai delitti, la fellonia è punita di morte e confisca; il caporibelli -e il calunniatore, bruciati vivi; morte a maghi, a Pagani, a violatori -delle tombe, a rapitori di donna o fanciulla libera, al falsificatore -di carte o di pesi, al giudice venale, all'involatore di bestie; -bandito chi abusa dell'autorità o depone il falso; l'accusatore si -esponga a sostener la pena che sarebbe tocca al reo, se questo si -scolpi. Ma ai Goti non era consueto il guidrigildo, cioè lo scontar -i delitti a denaro, e l'omicidio punivasi con pene corporali al modo -romano: il che dovea fare men dura la sorte dei vinti, perchè meno -sproporzionata. - -Salvo queste disposizioni comuni, i Goti conservavansi superiori -e distinti dai Romani, sottoposti a un grafione o conte che, al -modo germanico, in guerra li capitanava, in pace decideva dei loro -litigi; associandosi un giurisperito romano qualora con un Romano si -discutesse[16]. - -Durava dunque l'organamento antico, ma vi sovrastava un governo -militare, siccome ne' paesi che ora si pongono in istato d'assedio. -Soli Goti portavano le armi; e Teodorico ne congratula i Romani come -d'un bel privilegio, mentre era un sospettoso disarmo dei nostri, e -una consuetudine generale de' Barbari, il cui nome stesso nazionale -(Germano vale uom di guerra) indicava che la pienezza dei diritti -spettava solo all'armato. Nel dolce clima d'Italia moltiplicaronsi -i Goti a segno, da poter fra breve mettere in piedi ducentomila -guerrieri, obbligati a servigio non per soldo, ma per le terre ad essi -distribuite. E la penisola perseverava su piede di guerra; e al primo -bando accorrevano i Goti per far guardia al re, presidiare la frontiera -o marciar contro i nemici, provvisti d'arme e vettovaglie dal prefetto -al pretorio. Anche di buona marina fu munita la costa, comprando abeti -da tutt'Italia e massime dalle boscose rive del Po, sgombri dalle -fratte pescatorie il Mincio, l'Oglio, il Serchio, l'Arno, il Tevere, -perchè ne scendessero il legname e le barche[17]. - -Senza credere che il nome di Goti significhi buoni[18], alcuni fatti -attestano la vigorosa loro disciplina, non esigua virtù in bande -armate. Allorchè Teodorico vinse i Greci al Margo, nessuno de' suoi -stese un dito alle ricche spoglie dei vinti, perchè egli non diede -il segno del saccheggio. Più tardi Totila, presa Napoli, non solo la -campò dalle violenze che il feroce diritto della guerra consente fin -alle genti civili, ma fece distribuire agli assediati il vitto in -misura, che non nocesse dopo il lungo digiuno[19]. La lingua gotica -era già stata scritta, se non altro per tradurre i Vangeli, ma non era -coltivata; e in latino pubblicavansi le leggi e le epistole, valendosi -di segretarj romani, e lasciando che i legati spiegassero la cosa -nel vulgare natìo[20]. Teodorico medesimo non sapea sottoscrivere se -non scorrendo colla penna negli incavi di una lastrina d'oro: eppure -dilettavasi di ragionamenti istruttivi[21], fece attentamente educare -le sue figliuole, e volle anche favorire le lettere e le arti. Ma qui, -come nel resto, appare il contrasto fra le abitudini nazionali e il -proposito d'imitazione; perocchè egli interdisse ai Goti gli studj come -corruttori, mentre li promoveva fra i Romani. - -Aurelio Cassiodoro, nato a Scillace di famiglia benemerita, conte delle -cose private e delle sacre largizioni di Odoacre, indi segretario -di Teodorico, a nome di questo e dei successori stese rescritti -ed ordini, pubblicati col titolo di Variarum libri XII. Nei cinque -primi raccolgonsi quelli a nome di Teodorico, seguono due di diplomi -per le varie cariche civili e militari; poi tre delle epistole dei -successori di Teodorico; infine due di ordinanze, da Cassiodoro emanate -come prefetto al pretorio. Le durezze dello stile, la irremissibile -gonfiezza, l'ostentazione d'ingegno, di retorica, di erudizione, -non tolgono pregio a quell'unico monumento della storia italica -d'allora. Egli parla d'un archiatro allora istituito; d'un professore -di grammatica, uno di retorica, uno di legge[22], che dettavano in -Campidoglio: ed Ennodio loda le scuole milanesi prosperanti sotto -Teodorico, e gli eccellenti ingegni di Liguria, pei quali correa -proverbio[23] qui nascere ancora i Tullj. - -Severino Boezio, nato a Roma da padre che avea sostenuto primarie -dignità, dai dieci ai ventott'anni studiò in Atene, ove tradusse opere -di Tolomeo, Nicomaco, Euclide, Platone, Archimede, Aristotele. I suoi -commenti su questo rimasero canoni nel medio evo[24], e diffusero tra -noi la cognizione delle opere dello Stagirita, del cui metodo si valse -egli per trattare dell'unità e trinità divina. Pari in elevatezza di -pensiero a qualsivoglia filosofo, vi unisce il sentimento cristiano; -e sebbene la ridondanza e l'enfasi degli ultimi Latini guastino il suo -stile, sorvola in questo ad ogni contemporaneo. - -Gli è inferiore Ennodio, vescovo di Pavia, che stese esortazioni -scolastiche ed altre a modo delle antiche declamazioni; poi alquante -lettere di materie ecclesiastiche, la vita di sant'Epifanio[25] e di -sant'Antonio Lerinese, un gonfio e bujo panegirico di Teodorico, oltre -alquanti epitafj ed epigrammi. Quando Boezio fu fatto console, esso -gli scriveva: — Mi congratulo dell'onore a te conferito, e ne ringrazio -Dio, non perchè sii sopra gli altri sollevato, ma perchè il meriti. Nè -questo consolato è concesso agl'illustri natali: chi per quelli soli -l'ottenesse, sarebbe indegno di succedere al grande Scipione, essendo -ricompensa degli avi, non sua. Più che alla gentile tua prosapia, era -dovuto alle tue doti. Qui non sangue sparso, non soggiogate provincie, -non popoli ridotti in servitù e trascinati dietro al carro trionfale, -sciagurato preludio in una carica volta tutta a conservazione dei -popoli, non a loro distruzione. Ora che profonda pace gode Roma, -divenuta anch'essa guiderdone e premio al coraggio dei nostri -vincitori, di altra natura virtù si domandano ne' consoli suoi». - -Così alla mente del vescovo italiano ricorrono le glorie passate; se ne -consola colle nuove destinazioni, e mitiga con sentimento cristiano la -fierezza dell'antica gloria. - -Sui Benefizj di Cristo lasciò un poema Rustico Elpidio, medico di -Teodorico. Di Cornelio Massimiano etrusco (che allora equivaleva ad -italiano) restano idillj, donde raccogliamo ch'egli erasi educato agli -esercizj ginnastici e all'eloquenza, e forse fu uno degli ambasciadori -spediti da Teodorico ad Anastasio imperatore quand'era in pratica -di farsi riconoscere re d'Italia. A Costantinopoli s'invaghì d'una -fanciulla, ed essendo ben in là negli anni, ne provò le sciagure, che -deplora a lungo nella sua egloga _De incommodis senectutis_. Fra troppi -vizj, ha immagini sì graziose e passi tanto consoni agli antichi, che -lungo tempo furono le sue egloghe attribuite a Cornelio Gallo, amico di -Virgilio. - -Egli è posto fra' dodici _poeti scolastici_, di cui restano specie -di difficili sfide, come ventiquattro epitafj per Cicerone, dodici -espressi con tre distici, altrettanti con due; variazioni sul tema del -_Mantua me genuit_; dodici altri per Virgilio in altrettanti distici; -gli argomenti de' canti dell'_Eneide_, ciascuno da diverso poeta, in -cinque versi; dodici esametri sui giuochi di ventura (_De ratione -tabulæ_); dodici coppie di distici sul levare del sole; dodici da -quattro distici sulle quattro stagioni, secondo quel di Ovidio _Verque -novum flabat_; dodici sopra un fiume gelato: freddure artifiziate. -Questi poeti sono Asclepiadio, Asmeno, Basilio, Euforbo, Eustenio, -Ilasio, Giuliano, Massimiliano, Palladio, Pompeo, Vitale, Vomano. - -Aratore, probabilmente milanese e addetto al fôro, venne deputato -dai Dálmati a Teodorico; fu conte dei domestici in corte d'Atalarico; -infine, sciolto dalle brighe civili, stette suddiacono della chiesa di -Roma. Tradusse in due libri d'esametri gli _Atti degli Apostoli_. - -Li supera Venanzio Fortunato, trevisano di Valdobiàdene, che studiò -a Ravenna grammatica ed arte poetica[26] senza curarsi di filosofia -e di studj sacri. Patendo degli occhi, e risanato dall'olio della -lampada che ardeva ad un altare di san Martino, per gratitudine andò -a venerarne la tomba a Tours, e accolto da Sigeberto re de' Franchi, -ne cantò epitalamj e lodi, poi divenne confidente e limosiniere di -Radegonda di Turingia e vescovo di Poitiers. Scrisse sette vite di -santi; voltò in esametri quella di san Martino fatta da Sulpizio -Severo; inoltre lettere teologiche in prosa e ducenquarantanove -componimenti in vario metro per chiese erette o dedicate, o a nome -di Gregorio di Tours, o dirizzate a questo o ad altre persone, -poetando frivolo per lo più e di color rosato, fra l'immensa serietà -ed importanza di quei tempi. Agli inni suoi non mancano armonia e -movimento: alla prosa fanno impaccio antitesi e cadenze rimate. Quando -Radegonda ottenne da Giustino imperatore un pezzo della vera Croce, -egli compose il _Vexilla regis prodeunt_ ed una elegia disposta in -forma di croce. - -Con queste gratuite e inamene difficoltà cercavasi supplire -all'eleganza e alla castigatezza: quindi gli anagrammi ed altre -ingegnose combinazioni; quindi ancora l'uso della rima, già evidente in -un epigramma di papa Damaso, e che coll'armonia delle cadenze vellicava -le orecchie, dacchè s'erano divezze dal riconoscere il tempo esatto -di ciascuna sillaba; onde la poesia veniva passo passo da metrica -trasformandosi in ritmica. - -Eccettuando Marcellino, conte dell'Illirico, che stese una cronaca da -Valente al 534, sono a cercare fra il clero i pochi e difettivi storici -di quest'età. Jornandes o Giordano, goto di nascita, segretario d'un re -alano, poi forse vescovo di Ravenna sulla metà del secolo VI, compendiò -la storia de' Goti di Cassiodoro, parziale e senza critica; da Floro -estrasse una storia romana da Romolo ad Augusto. Epifanio avvocato, ad -istanza di Cassiodoro, compendiò le storie ecclesiastiche di Socrate, -Sozomene e Teodoreto, che, aggiuntavi la continuazione d'Eusebio -fatta da Rufino, costituirono l'_Historia tripartita_ in dodici libri, -manuale per la storia ecclesiastica in Occidente. - -La musica doveva esser coltivata alla reggia di Teodorico se Cassiodoro -e Boezio ne scrissero: Clotario, re de' Franchi, gli chiese un musico -che col suono accompagnasse il canto: a Gundebaldo mandò regalare un -orologio solare e uno a acqua. - -Le arti belle continuarono a decadere, ma Teodorico istituì magistrati -sopra il conservare i monumenti; e a ristaurare gli edifizj pubblici -destinò un architetto sperimentato, annui ducento denari d'oro, e le -dogane del porto Lucrino, non ancora spopolato. Essendo in Como rubata -una statua di bronzo, promise cento soldi d'oro a chi indicasse il -ladro, lagnandosi che, mentr'egli cercava nuovi ornamenti alla città, -venissero a perdersi gli antichi. Qui minaccia chi ruba il rame o il -piombo dai pubblici edifizj; là chi svia gli acquedotti; stipendiò -anche un Africano che pretendea saper scoprire le sorgenti: tanto -al falso s'appone chi ai Goti attribuisce la rovina delle arti belle -in Italia, cominciata assai prima, compita assai dopo. Anche emulare -gli antichi cercò Teodorico con edifizj a Terracina, Spoleto, Napoli, -Pavia. A Ravenna, sua residenza in tempo di guerra[27], alzò un palazzo -e condusse acque, disagevole impresa fra le paludi che la separano -dalla collina: un altro palazzo edificò presso il Bidente alle falde -dell'Appennino: un magnifico con portici in Verona, residenza di pace, -ove pure ristorò l'acquedotto a tutte sue spese, e le mura: un altro -ne eresse in Pavia, e terme e anfiteatro; altrettanto presso i bagni di -Abano. - -Quanto sia falso il chiamare gotico l'ordine che ha per carattere il -sesto acuto, appare da tali edifizj. Chi, dopo essersi, nel monotono -viaggio traverso alle paludi Pontine, immalinconito al pensare -che ventitre città e ville di suntuosità voluttuosa sorgevano dove -ora infesta il deserto, sbocca alfine a ricrearsi nella vista del -Mediterraneo, incontra in poggio Terracina, popolosa e lieta un tempo, -ora squallida, malgrado le cure di Pio VI. Era essa limite fra il -dominio greco e il gotico, e baluardo verso il mare: onde Teodorico -ne munì il ricinto, lungo le mura alzando torri alternamente quadrate -e tonde; poi a cavaliero della città pose una fortezza o piuttosto -un palazzo, che tuttavia si conserva, e donde meravigliosamente -spazia la veduta sul Lazio, la Campania e il mare. Ma quelle e -queste non diversificano dallo stile della romana decadenza, nè v'ha -ombra di architettura puntuta. In Ravenna, un muro che ora forma -facciata al convento de' Francescani, e che si suppone avanzo della -reggia di Teodorico, nella cattiva disposizione delle colonne alla -parte superiore e nelle proporzioni dell'arco, tiene del palazzo -di Diocleziano a Spalatro. Così la chiesa di Sant'Apollinare e un -battistero per gli Ariani, da Teodorico fabbricatevi, arieggiano -a quelli che al tempo stesso ergevansi a Roma, con ornamenti che -attestano la continuante declinazione. - -Amalasunta pose a suo padre un mausoleo rotondo, con una cupola, -dalla quale sorgeano quattro colonne sostenenti un vaso di porfido -attorniato da dodici apostoli di bronzo, entro cui riposava il re. -Se la descrizione non è favolosa, altro non potrebb'essere che Santa -Maria della Rotonda, la quale ad ogni modo sorse tra il fine del V -e il principio del VI secolo. Nella distribuzione generale vi sono -conservate le buone tradizioni antiche; piano semplice, elevazione di -qualche magnificenza: meravigliosa poi la cupola, formata d'un pietrone -di metri 10. 4 di diametro, m. 4. 5 dalla base al vertice, m. 1. 14 -di grossezza, talchè il masso, qual fu tratto dalla cava, aveva la -solidità di almeno metri cubi 495, e pesava 1287 mila chilogrammi: -e se, come pare, fu scarpellato prima di trasportarlo dalle cave -dell'Istria, aveva ancora il volume di 109 metri cubi e il peso di -283 mila chilogrammi; eppure fu alzato a 13 metri, prova di singolare -abilità meccanica[28]. Infelicemente vi sono disposte le decorazioni, -di pesante e sgraziato taglio, nè proporzionate fra sè o col tutto; -riparti non ben calcolati, profili delle porte dissonanti dal resto; -modiglioni irregolarmente distribuiti; piedritti che, invece d'imposta, -reggono una mal eseguita cornice. - -I peccati dell'architettura del suo tempo conosceva e additava -Cassiodoro: altezza smodata, gracili colonne, superflui ornamenti[29], -che sono sì i difetti dello stile gotico, ma non l'essenza sua. -Somiglievoli forme presenta una medaglia ov'è effigiato il palazzo -di Teodorico, con archi voltati sopra esili colonne, ma in tondo. Non -era dunque un genere gotico, ma un deterioramento dell'antico gusto: -e non ispeciale de' Goti, perocchè anche nel pittoresco ponte sul -Teverone, a tre miglia di Roma, ricostruito dal greco Narsete il 565, -alla solidità è sacrificata la bellezza[30]. Nè d'introdurre uno stile -nuovo sarebbesi brigato Teodorico, che mostrava o affettava tanto -rispetto alla civiltà latina. Condottosi a Roma, non finiva d'ammirarne -i capolavori, il Campidoglio, il Foro Trajano, i teatri di Pompeo e di -Marcello, il Colosseo, stupendi anche dopo i guasti del tempo e de' -nemici; gli acquedotti, la via Appia, di cui nove secoli non aveano -ancora sconnesso i lastroni; e l'Acqua Claudia che per trentotto miglia -veniva dalle montagne sabine fin alla sommità dell'Aventino. Non era -perduto il senso del bello e del grande quando Cassiodoro descriveva -con tanto esaltamento il fuoco de' cavalli del Quirinale, la vacca di -Mirone, gli elefanti di bronzo della via Sacra. - -Teodorico vi fu accolto con uno splendore che rammentava alla -fantasia di un patrioto i trionfi degli Augusti, a quella di un pio le -magnificenze della vera Gerusalemme. Nella sala della Palma d'oro potè -ammirare la nobiltà, il decoro, l'ordine della Curia romana, distinta a -seconda della dignità[31]: e sfoggiò egli stesso d'eloquenza, ottenendo -applausi. Il grano della Puglia, della Calabria, della Sicilia vi si -distribuiva ancora al popolo decimato, che poteva nel circo veder le -belve combattenti, o parteggiare pei Verdi e i Turchini, e insuperbire -allorchè il goto conquistatore ammirava le magnificenze e le portentose -comodità, le statue rapite ai vinti e salvate dai vincitori. A quel -popolo Teodorico assegnò ventimila moggia di grano ogn'anno, ponendone -memoria in bronzo; ristabilì le strade romane che solcavano l'Italia; -diede venticinquemila tegoli ogn'anno per riparare i portici di Roma; -ordinò che i marmi dispersi fossero riuniti ai palagi da cui erano -svelti. - -Per riparare all'incolto spopolamento vi invitò i Romani rifuggiti nel -Norico, redense prigionieri, trapiantò schiavi. Decio sanò le paludi -Pontine; Spes e Domizio quelle di Spoleto[32]: e l'Italia potè avere -sì buon mercato di sue derrate[33], da mandarne sin fuori. Ennodio -chiama la Liguria genitrice di messe umana, avvezza a numerosa progenie -d'agricoltori[34]: intorno a Verona raccoglievasi il vino per la regia -mensa, e Cassiodoro non rifina di lodar questo liquore, a cui nulla -d'eguale può vantar la Grecia, sebbene medichi i suoi vini con odori e -marine misture[35]. Metalli e marmi cavavansi per conto del re, e una -miniera d'oro fu aperta nelle Calabrie[36]. - -Teodorico, tutto che ariano, rispettò la credenza cattolica; sua madre -la professava, e molti illustri personaggi vi si convertirono senza -scapitare nella grazia di lui; mentre un suo segretario avendo creduto -ingrazianirsegli col farsi ariano, fu da lui mandato a morte, dicendo: -— Non potrà esser fedele a me chi fu infedele al suo Dio». Al papa e -ai vescovi mostrò rispetto e confidenza, valendosene nelle legazioni -ai re od all'imperatore: accoglieva le querele dei sacerdoti contro -i suoi ministri, e per loro mezzo soccorreva ai calamitosi: contribuì -millequaranta libbre d'argento per rivestire la volta di San Pietro, -cui regalò pure due candelabri di settanta libbre d'argento: una -patena simile di sessanta diede a Cesario vescovo d'Arles, e trecento -monete d'oro. Disputandosi il papato Simmaco e Lorenzo, dopo due -anni di guerra civile fu rimessa a Teodorico la decisione; ond'egli -radunò un concilio. E avendogli il vescovo di Milano rimostrato -che tal convocazione non era di sua spettanza, egli asserì averne -lettera del papa: e perchè quegli ne dubitava, non esitò a porgliela -sott'occhio[37]. Vero è che tenne sempre occhio e mano alle elezioni, -dubitando che i papi non favorissero a suo scapito gl'imperatori; e -pretendeva esercitare giurisdizione anche sopra gli ecclesiastici, -benchè la pena da infliggersi rimettesse al vescovo. - -In tale o moderazione o indifferenza non perseverò sino alla fine. -Avendo l'imperatore Giustino tolto chiese, cariche e libertà di culto -agli Ariani nell'Impero orientale, Teodorico gli spedì papa Giovanni -(523) e vescovi e senatori, minacciando pari intolleranza in Occidente. -Il papa non potè o non volle distogliere Giustino; onde al ritorno -fu messo in carcere e vi morì. Allora sgorgarono gli odj, immortali -ne' natii contro lo straniero, e la paura invasò Teodorico; la paura -punitrice degli oppressori; la paura che consigliò tre quarti dei regj -delitti. Proibì dunque, pena la testa, agl'italiani ogni altr'arma che -il coltello per usi domestici; e popolo e re si credettero a vicenda -insidiati[38]. - -Dicemmo come Boezio avesse meritato la confidenza di Teodorico, che -il nominò console, patrizio, da ultimo maestro degli uffizj; e i -due figliuoli, in tenera età, ne elevò al consolato fra l'esultanza -del popolo e le largizioni del padre. Non ligio al principe che lo -innalzava, Boezio avea saputo frenarne talvolta gl'impeti e mitigarne -il rigore; impedir le rapine dei magistrati, e lenire la condizione -degli obbedienti[39]. Non dimentico però di sua nazione, mal soffriva -di vederla a giogo straniero, e più quando, aggravato dai sospetti, -Albino senatore fu accusato di sperare la libertà romana; e Boezio -dichiarò: — Se questo è delitto, io e tutto il senato ne siamo in -colpa». - -Teodorico, che vedeva colla sicurezza del suo dominio mal combinarsi -la conservazione del senato, involse nell'accusa anche il proprio -ministro; si citò una lettera sottoscritta da lui e da Albino, che -invitava l'imperatore a redimere l'Italia; e in conseguenza Boezio fu -chiuso in una torre a Pavia, e il senato firmò il decreto di confisca -e di morte. Boezio esclamò: — Possa in quel senato non trovarsi più -alcuno reo del mio stesso delitto»; e aspettando l'ora del supplizio, -scrisse _Della consolazione della filosofia_, dialogo in una prosa -talvolta aspra e barbara, mista di poesie molto migliori, facili, -ricche di gentili immagini, governate da una mesta armonia[40] e con -nuove intrecciature di metri, mostrando piena cognizione de' migliori -antichi, e la musa di Tibullo e la grandiloquenza di Tullio traendo ad -esprimere concetti cristiani. La Filosofia, apparendogli, il consola -col mostrargli che Dio governa il mondo a disegni di eterna sapienza, -inesplorabili al debole mortale; mal dunque lamentarsi dell'incostanza -della fortuna, le cui mani altro non possono distribuire che beni -futili e perituri; anzi non potersi drittamente chiamar mali quei -che da Dio derivano, e la virtù sola rendere felice. Chiude con varie -quistioni sul caso e sulla Provvidenza, e sul modo di conciliar questa -coll'esistenza del male; eclettico anzi che cattolico in questa -scabrosissima tra le quistioni. Ivi dice alla Filosofia: — Se tu -mi domandassi di qual misfatto io sia accusato, dicono volli fosse -salvo il senato; se cerchi in qual modo, m'imputano d'aver distolto -un delatore dal rivelare al re la congiura ordita contro la sua -persona per ricuperare la libertà. Che far dunque, maestra mia? che mi -consigli? Negherò la colpa? oh come, se veramente io desiderai sempre -che il senato fosse salvo, nè mai cesserò dal desiderarlo? Confessar -dunque che è vero, e negare d'aver rattenuto la spia? ma chiamerò mai -scelleranza l'aver desiderato la salute di quell'ordine? Il quale, -pei partiti che prese contro di me, ben meritava che in altra stima -io l'avessi: ma l'impudenza di chi mentisce a se stesso non torrà -mai che sia lodevole e buono ciò che è tale per sua natura; ed io non -reputo lecito nè nascondere la verità negando ciò che è, nè mentire -confessando ciò che non è. Delle lettere che dicono aver io scritte -per isperanza di tornare in libertà Roma, non farò parola; giacchè la -falsità ne sarebbe chiara quando m'avessero, come si dee, conceduto -di stare al confronto co' miei accusatori. Perciocchè, qual libertà -lice oggimai sperare? E volesse Dio che alcuna sperar se ne potesse! -Avrei risposto come Cannio a Caligola, quando questi lo imputava come -consapevole d'una congiura: _Se l'avessi saputa io, non l'avresti -saputa tu»_. - -In fine, strettogli da una fune il capo sin quasi a schizzarne gli -occhi, Boezio fu finito a colpi di bastone (524). I suoi coevi lo -compiansero come martire e santo: la posterità non gli negherà la -compassione che merita la vittima di timida oppressione e di secreto -processo. Perchè l'illustre Simmaco, suo suocero, osò compiangerlo, si -temette volesse vendicarlo; onde cadde nuova vittima (525) per calmare -i sospetti di Teodorico. - -Ma non i rimorsi. Nella testa di un pesce imbanditogli, il re credette -ravvisare la minacciosa faccia di Simmaco, e preso da ribrezzo, dopo -tre giorni spirò (526) nel palazzo di Ravenna; e la vendetta degli -oppressi il perseguitò oltre la tomba, dicendo essersi veduti i demonj -strascinarlo pel vulcano di Lipari all'inferno. Eppure la posterità -deve contarlo per uno dei migliori re barbari; storia e poesia lo -immortalarono; e s'egli avesse sortito successori degni, poteva di due -secoli avere anticipata la rinnovazione dell'Impero e della civiltà. - - - - -CAPITOLO LX. - -Fine del regno ostrogoto. — Belisario. — Narsete. Italia Liberata. - - - I. TEODORICO 475-526 - | - | Amalasunta m. di - | Eutarico - | | - | | II. ATALARICO 526-534 - | - | Teodegota m. di - | Alarico - | | - | | Amalarico - | | re de' Visigoti - | - | Ostgota m. di - | Sigismondo - - Amalafreda sua sorella - m. di Trasamondo - re de' Vandali - | - | III. TEODATO 534-536 - | - | Amalaberga m. di - | Ermafrido turingio - - _Re elettivi_ - IV. VITIGE 536-540. - V. ILDEBALDO -541. - VI. ERARICO 541. - VII. TOTILA -552. - VIII. TEJA -553. - -Il regno di Teodorico comprendeva l'Italia; la Sicilia, eccetto il -capo Lilibeo; la Dalmazia; il Norico; gran parte o tutta l'odierna -Ungheria; le due Rezie, che or sono il Tirolo e il canton de' Grigioni; -la Svevia o bassa Germania colle città d'Augusta, Costanza, Tubinga, -Ulma: nella Vindelicia aveva raccolto molti Alemanni; sicchè confinava -a settentrione col Danubio da Ratisbona a Nicopoli, a maestro col Lech, -col lago di Costanza e coll'antica Elvezia: aggiungete la Provenza e -il litorale fino ai Pirenei, sottoposti a duchi da lui dipendenti, e la -maggior parte della penisola spagnuola. Parea dunque il gotico dovesse -prevalere agli sminuzzati dominj di Barbari, e sostituirsi all'impero -romano; eppure in breve andò a fascio. - -Teodorico non avendo figli maschi, per continuare la stirpe degli -Amali chiamò di Spagna Eutarico Cillica (515), ultimo rampollo di -quella, e sposatagli Amalasunta sua figlia, il fece adottare coll'armi -da Giustino imperatore, e applaudire dal popolo con suntuosissimi -spettacoli nel circo, e caccie e giostre. Ma l'erede designato gli -premorì; e Teodorico, assicurato il regno dei Visigoti di Spagna al -nipote Amalarico, il proprio trasmise ad Atalarico, nato da Amalasunta. -Costei, bellissima, sperta nel latino, nel greco, nel gotico, eppure -senza ostentazione, fedele ai secreti, sollecita d'imitare il padre -e ripararne i falli, assunse il governo come reggente, notificando -i suoi diritti all'imperatore, quasi a capo supremo, e pregandolo -a dimenticare i dissidj paterni[41]; al senato promise non disdire -veruna domanda. Ammiratrice dell'antica civiltà, bramava mutare le -costumanze dei Goti talmente che non si distinguessero dai Romani; e -tre ministri che avversavano quel femminile despotismo, mandò a morte. -Anche il figlio educava sotto maestri romani e fra gente di lettere e -d'ingegno; e una volta coltolo in fallo, gli diè uno schiaffo. Egli -scappò piangendo, e mosse a indignazione i signori goti, i quali si -presentarono ad Amalasunta, dicendole, A re guerriero non servire tanti -pedagoghi; Teodorico non sapea tampoco scrivere; come sarà prode in -campo uom che apprese a tremare sotto lo staffile di un pedante? Anzi -sorsero minacciosi, e le tolsero di mano il re futuro per metterlo fra -giovani nazionali: dov'egli sguinzagliato si sciupò di modo, che ne -morì (534). - -Non consentendosi dalle consuetudini gotiche il comando a donna, -Amalasunta lo fece attribuire a Teodato suo cugino, in cui l'istruzione -non aveva scemata l'avarizia e la pusillanimità. Possessore di gran -parte della Toscana, cercava assicurarsela col cacciare i proprietarj -confinanti; poi assunto al trono, riuscì spregevole a Romani e a Goti, -inetto a finire le discordie di questi, o a cattivarsi l'amore di -quelli. Amalasunta, non trovando in lui nè gratitudine nè rispetto, -pensava con quarantamila libbre d'oro cercare a Costantinopoli riposo o -vendetta: ma Teodato la prevenne, e chiusala nell'isola di Bolsena, la -mandò a morte. - -Imperava allora a Costantinopoli Giustiniano il legislatore, che -mostrò rare virtù, macchiate da vizj e debolezze: favorì grandemente la -religione, il degenerante sapere e le arti belle; represse le correrie -de' Barbari; guerreggiò prosperamente Cosroe il Grande, re di Persia; -annichilando il regno de' Vandali richiamò all'impero l'Africa e la -Sardegna. Spiava egli l'occasione di recuperare l'Italia, sollecitato -dai nostri che aborrivano dal dominio di stranieri e d'eretici; e -volentieri assumendo l'aspetto di vendicatore d'Amalasunta, destinò -contro i Goti Belisario, ch'era stato l'eroe della guerra persiana. - -Più che a' Pompej o agli Scipioni, patriotici generali, somigliava -costui ai condottieri del nostro medioevo, poichè del proprio -stipendiava differenti corpi, che giuravano obbedire a lui, e che in -lungo esercizio egli indurava ai combattimenti. Con tal espediente -venivano ad opporsi Barbari a Barbari, e difendeasi l'Impero coi -fratelli di coloro che lo minacciavano. Celebrato appena il suo -trionfo sui Vandali, Belisario sbarcò in Sicilia con ducento Unni, -trecento Mauri, quattromila confederati di cavalleria, tremila Isauri -di fanteria, oltre un corpo di sue guardie a cavallo. Sarebbe stato -un inetto sforzo contro ducentomila Ostrogoti in armi, se questi, -com'è destino dei padroni odiati, non avessero dovuto vigilare il -paese scontento: e Teodato in fatti pensava meno a difendersi che -a patteggiare; e con Pietro, legato di Costantinopoli, stipulò, -rassegnerebbe ogni diritto sopra la Sicilia, manderebbe ogni anno una -corona di trecento libbre d'oro all'imperatore, darebbe tremila Goti a -suo servigio qualvolta richiesto, non colpirebbe di morte o confisca -alcun senatore o sacerdote senza assenso dell'imperatore, al quale -pure ricorrerebbe per promuovere altri a patrizio o senatore; agli -spettacoli si acclamerebbe prima il nome dell'imperatore, nè a Teodato -si erigerebbero statue se non alla sinistra della imperiale. - -Con tali proposizioni lo rimandò, e perchè avessero maggior peso, -costrinse papa Agapito a seguirlo a Costantinopoli intercessore, -minacciando far morire lui, i senatori e le loro famiglie se non -impetrassero la pace; codardo coi forti, minaccioso coi deboli. Poi li -richiamò, ora disposto a ceder tutto, or persuaso che l'umiliazione a -nulla approderebbe: e poichè Pietro l'assicurava che con ciò torrebbe -a Giustiniano ogni ragione di guerreggiarlo, — Tu sei filosofo (gli -rispondeva); studii in Platone, e ti recheresti a coscienza d'ammazzar -uomini in guerra, benchè tanti n'abbia il mondo: ma Giustiniano, -che vuol farla da magnanimo imperatore, nulla ha che lo rattenga dal -ripigliare coll'armi le antiche ragioni dell'impero». E conchiudeva: -— Se non posso conservare il regno senza guerra, vi rinunzio. A che -sagrificherei la dolce quiete per la pericolosa e difficile gloria -del regnare? m'abbia io poderi da trarne milleducento libbre d'oro, e -tengasi egli i Goti e l'Italia». Ma allorchè Mundo, che conduceva un -esercito greco per la Dalmazia, fu sconfitto e ucciso dai Goti, Teodato -rimbaldito più non volle udire di patti e promesse. L'imperatore -in conseguenza rianima la guerra, riprende Salona e la Dalmazia: -Belisario, guadagnato Eurimondo, genero del re che difendeva a Reggio -lo sbarco in Italia, e accolto nelle Calabrie come liberatore, assediò -per mare e per terra Napoli. Questa, difesa dai proprj cittadini, -timorosi sovrattutto di avervi guarnigione barbara, così vigorosamente -si sostenne, che Belisario già pensava lasciarla, quando alcuno -gli mostrò un acquedotto. Pel quale penetrato nottetempo[42], vide -la città mandata a barbaro scempio, per quanto gridasse a' suoi: — -L'oro e l'argento a voi; ma risparmiate gli abitanti, cristiani e -supplichevoli». - -I Goti, vedendo il re inetto ad ogni atto e consiglio vigoroso, lo -dichiararono scaduto, e fuggiasco l'uccisero; ed elevarono sullo scudo -il prode generale Vitige (536), il quale, per annestarsi in alcun -modo alla stirpe degli Amali, sposò Matalasunta, sorella d'Atalarico. -Mentr'egli s'accinge a ravvivare il coraggio e rinnovar le prodezze -gotiche, Roma riceve Belisario, esulta nel vedersi dopo sessant'anni -sgombra da Barbari e da Ariani, resta edificata dalla devozione -che Belisario mostra alle reliquie sante e alle gloriose memorie, e -proclama la liberazione, parola che in Italia troppo spesso equivalse -a mutazione di servaggio. Vitige, ritentate invano nuove proposizioni -di pace, e chetati i Franchi col ceder loro quanto possedeva di là -dall'Alpi, riuscì a trarre insieme cencinquantamila Goti[43], coi quali -assediò il greco generale in Roma, tagliando gli acquedotti, impedendo -i mulini, adoprando le migliori macchine. Belisario aveva appena -cinquemila combattenti; ma l'indomita sua operosità e lo zelo dei -cittadini vi suppliva, dopo avere sul Tevere imbarcato per la Sicilia -le bocche inutili. Dall'alto del mausoleo d'Adriano, convertito in -fortezza, sono rovesciati sugli assalitori i preziosi fregi, le cornici -ammirate, le statue di Lisippo e di Prassitele: perisca l'arte, ma la -patria si salvi. - -Prodi e generosi entrambi i due campioni; ma l'uno scarso di denaro -e di forze, sostenuto solo di sterili voti dagl'italiani; l'altro, -contrariato da questi, vede consumarsi l'esercito e il regno senza -cascar di cuore. Belisario, temendo non la fame inducesse i Romani a -capitolare con Vitige, e sospettando ve li spingesse papa Silverio, il -relegò in Oriente, dandogli successore Vigilio, il quale con ducento -libbre d'oro s'era acquistato il favore d'Antonina, che comandava al -marito Belisario, comandata essa pure da Teodora, moglie e padrona di -Giustiniano. - -Qualche rinforzo giunto di Grecia ravviva il coraggio dei veterani, -che per fare una diversione assaltano le città del Piceno, ed occupano -anche Rimini, per tradimento di Matalasunta moglie di Vitige, il quale -fu costretto allargar Roma, dopo perduti assaissimi de' suoi per la -mal'aria e per gl'incessanti combattimenti. Nè però fiaccato, assedia -Rimini, spedisce a sollecitare i Persiani perchè assaliscano ad oriente -l'Impero, e i Franchi perchè si calino dalle Alpi. In effetto diecimila -Borgognoni unitisi alle truppe d'Uraja (538), nipote di Vitige, -drizzarono sopra Milano. Quest'era la prima città dell'Occidente dopo -Roma per estensione, popolo e abbondanza; e tollerando di mala voglia -i Goti, il vescovo Dazio con molti nobili (ἄνδρες δόκιμοι) era ito a -Roma dicendo: — Forniteci di qualche truppa e sbratteremo la Liguria». -Belisario mandò in fatti Mondila con mille fanti, che bastarono -perchè, levato popolo, i Goti fossero respinti in Pavia, mentre anche -Bergamo, Como, Novara e altri luoghi acclamavano Giustiniano. Ma ecco -ai rivoltosi sopraggiungere Uraja, e stretta Milano di tal fame che -qualche madre mangiò i proprj nati, l'ebbe a discrezione, e fattone -scempio, la lasciò un mucchio di pietre. Dazio riuscì a campare a -Costantinopoli; i capitani greci furono menati prigioni a Ravenna; e -tutta la Liguria tornò al dominio gotico, o piuttosto alle bande ladre. - -Dalla vittoria e dal saccheggio invogliati, l'anno dopo scesero per -l'alpi della Savoja centomila Franchi pedoni, che passato il Po senza -contrasto de' Goti, presero le mogli e i figli di questi, e ne fecero -sagrifizio alle loro divinità; poi raggiunto il campo gotico a Tortona, -ne cominciarono tal macello, che appena poterono camparsi traversando -il campo de' Romani. I Romani se ne rallegravano, ma ecco i Franchi -gettarsi anche su loro, e devastar la Liguria, rovinare Genova, con -grave apprensione di Belisario non occupassero tutta Italia. Essendo -però venuti più ch'altro per saccheggiare, pattuirono e se n'andarono. - -Vitige, ridotto in Ravenna, mandò a trattare con Giustiniano, che, -assalito da Cosroe verso oriente e qui dai Franchi, gli consentì di -conservare parte del dominio pagando tributo: ma Belisario, sapendo che -Ravenna era agli estremi, dispettoso di vedersi strappare la sicura -vittoria, protestò voler menare Vitige prigioniero a Costantinopoli. -Allora i capi goti sollecitarono Belisario a vendicarsi dell'imperatore -pigliandosi la gotica corona; e poichè egli mostrò accettarla, gli -apersero le porte. «Quando io vidi (dice Procopio) entrar l'esercito in -Ravenna, conobbi e certo fui che nè per virtù nè per forza o quantità -di uomini si compiono le imprese, ma la man di Dio dispone secondo -a lui piace, senza che ostacolo tenga contro la sua volontà. I Goti -sorpassavano i Romani in numero e prodezza; nessuna battaglia fu data -dopo schiuse le porte della città; nè i Goti aveano sott'occhio cosa -che gli atterrisse: eppure piegarono il collo al giogo imposto da un -pugno di persone, non temendone infamia. Le donne, che avevano udito -meraviglie della forza de' Romani, quand'ebber visto il vero, andavano -a sputacchiare i loro mariti, rinfacciando la viltà ad essi, che le -tenevano chiuse nella casa e soggette a sì spregevoli nemici». - -Tutti i Goti si sottoposero a Belisario, il quale non accettò -la rinnovatagli offerta della corona, o fosse lealtà, o sentisse -impossibile il mantenerla fra una nazione divenuta sì presto decrepita, -senza vigore, senza unità. Questo gran generale, che diffonde un lampo -di luce sulla languida agonia dell'impero greco, adorato dall'esercito, -non esecrato dai nemici, casto nel costume, cavallerescamente -disinteressato, favorito nelle imprese dalla virtù e dalla fortuna, -fu continuo zimbello alle brighe cortigianesche. Teodora, che, dal -postribolo elevata al talamo di Giustiniano, menava il marito a sua -voglia, e alzava o deprimeva altrui secondo il capriccio o l'avarizia, -per somiglianza di lubricità favoriva Antonina, moglie di Belisario, -e a costei senno ne secondava o impediva le imprese. Ed egli o non -ne vedeva le turpitudini, o dovea dissimulare, costretto persino a -chiederle scusa qualvolta fu ardito di rimproverarla. Bersagliato da -lei e dagli invidiosi, Belisario era messo da banda non appena cessasse -d'essere necessario; eppure al rinascer de' pericoli egli tornava -a mettere il suo valore a servigio degl'ingrati. Anche nell'impresa -d'Italia gli s'erano stentati i sussidj: poi fu spedito qui l'eunuco -Narsete, con autorità bastante per impacciare le imprese di lui o -dividerne il merito: infine gli fu ordinato di abbandonar l'Italia, -superflua essendovi omai l'opera sua. Belisario, con settemila prodi -al suo stipendio, nerbo di quella guerra, avrebbe potuto dire un no e -sostenerlo; ma incapace di disobbedire, anzi pur d'indignarsi al suo -signore, tornò prontamente a Costantinopoli colle spoglie, testimonj -del suo valore, e conducendo prigioniero Vitige, che vi fu tenuto in -cortese prigionia e intitolato patrizio; e il fior de' giovani goti, -che fu messo a servizio dell'imperatore. - -Belisario avea lasciato l'esercito e il governo a undici generali, -i quali operando discordi, non erano riusciti a ridurre al nulla i -nemici, le cui reliquie eransi ritirate dietro al Po, concentrandosi -sopra Pavia alla guida di Uraja (540), per cui consiglio nominarono re -il prode Ildebaldo. A questo i soprusi de' Greci crebbero fautori, e -avute tutte le città alla sinistra del Po, colle vittorie le saldò in -devozione. Ma sua moglie, indispettita dal maggiore sfarzo della moglie -di Uraja, indusse il marito a toglier dal mondo questo valoroso. Ne -provarono immenso disgusto i Goti; e il gepido Vila, guardia del re, -offeso perchè questi avesse maritata ad altri la sua fidanzata, in un -convito gli tagliò di netto la testa. - -I Rugi, che coi Goti erano scesi in Italia, ma non s'univano a quelli -nè d'armi nè di nozze, vollero eleggere Erarico; ma poco appresso -i Goti l'uccisero (541), e nominarono Totila Baduilla, nipote -d'Ildebaldo, e governatore di Treviso. Accinto agli ultimi sforzi, egli -respinse i Greci da Verona; presso Faenza riportò segnalata vittoria, -poi nel Mugello; e avute Cesena, Urbino, Montefeltro, Pietrapertusa e -tutta la Toscana, senza toccar Roma si spinse fino a bloccar Napoli. La -ebbe a patti e trattò coi riguardi di tempi civili, facendo dispensare -il cibo con misura, affinchè la voracità non pregiudicasse agli -estenuati; poi ne diroccò le mura. Avendo un Goto della sua guardia -violata una fanciulla calabrese, per quanto i commilitoni allegassero -la costui valentìa, Totila il volle esemplarmente punito, e i beni di -esso donò all'oltraggiata. Ai Romani che vi trovò, lasciò arbitrio -di andarsene, scortati da Goti, fino a Roma, e forniti di viveri e -di somieri. Assoggettata l'Italia meridionale, ripiegò sopra Roma, ed -accampò sui deliziosi colli di Tivoli. - -Fermo ed umano, destro nella ragion di Stato non meno che nell'arte -dei campi e degli assedj, temperante nella sua condotta, spargeva -proclami fra gli Italiani, mostrando quanto avessero sofferto nei -tre anni del dominio greco: — Un imperatore cattolico ha rapito il -vostro papa, e lasciatolo morire in isola deserta; undici tiranni -fanno a chi peggio disonesti e smunga le città; lo scriba Alessandro, -ministro del fisco, è detto psalliction, cioè forbici, per l'abilità -sua nel tosare le monete. Io invece perdono e quiete; voi proseguirete -i fruttiferi lavori, io vi difenderò coll'armi». Traeva alle sue -bandiere prigionieri, disertori e schiavi fuggiaschi; restituì -senza riscatto le mogli dei senatori côlte in Campania; manteneva in -disciplina l'esercito; e una dietro l'altra recuperava le città, tosto -smantellandole per evitare gli assedj futuri. - -A Belisario, che nella domestica e cittadina servitù scontava la -gloria acquistata sul Tevere e sull'Eufrate, dovette allora ricorrere -la Corte bisantina, qui destinandolo, a patto che armasse a proprie -spese: tant'erasi arricchito! Obbedì, e soldando quanti scapestrati -trovava, raccolse una flotta a Pola e la menò nel porto di Ravenna, -spargendo anch'egli manifesti e promesse; ma scriveva a Giustiniano: -— Senza uomini nè cavalli nè armi nè denaro, è egli possibile condur -la guerra? Scorsi la Tracia e l'Illiria per far leva, e ben pochi -potei raccozzare, nudi d'armi, di coraggio, di sperienza. Quelli che -trovai qui non sanno che lamentarsi, e tremano d'un nemico che spesso -li sconfisse, e per evitare gli scontri abbandonano armi e cavallo. -Dall'Italia non posso cavar denaro, dominandola i Goti; sui guerrieri -perdo autorità, perchè non posso pagarne i soldi. Se basta che -Belisario venga in Italia, ecco ci sono; ma se volete vincere, altro -ci vuole. Mandatemi i miei soldati, e molti Unni e altri Barbari, e -soprattutto denaro». - -Mal esaudito, non potè impedire che Totila bloccasse l'antica capitale -dell'impero, dove tagliò gli acquedotti. Il valoroso ed avaro Bessa -che la difendea, speculava sulla fame, spinta a tale, che un padre, -raccoltisi attorno i cinque figli chiedenti pane, s'avviò al Tevere, e -con essi gettossi al fiume in taciturna ed imitata disperazione. - -Papa Vigilio, dalla Sicilia dov'erasi ricoverato, mandò molte navi -cariche di grani, ma furono catturate dai Goti coi Romani che le -montavano. Il diacono Pelagio venne a impetrar almeno tregua di pochi -giorni; ma Totila gli significò, di tre cose non gli parlasse: di -conservar le mura di Roma, colpa delle quali non potea combattere i -nemici all'aperta; di perdonare ai Siciliani; di restituire gli schiavi -romani arrolatisi tra le sue file. - -Belisario, tenuto inerte dalla insufficienza di forze, appena n'ebbe -unite alquante, sbarcò al Porto Romano (546), e accampò sul Pincio, -ma per veder presa Roma, cui soltanto le suppliche dei sacerdoti -e la clemenza di Totila, che per la prima cosa andò a prostrarsi -sulla tomba degli Apostoli, salvarono dal macello e dal disonore. A -Bessa fu lasciato campo di fuggire. Rusticiana, figlia di Simmaco -e vedova di Boezio, che aveva speso ogni aver suo per alleviare i -mali di quell'assedio, come esortatrice di abbattere le statue di -Teodorico sarebbe stata menata a strapazzo, se Totila non avesse saputo -rispettarne la virtù, e compatirne la vendetta. Ai suoi egli ricordava -come da ducentomila fossero ridotti a picciol numero, e a poche miglia -stesse il nemico; nella presa di quella città vedessero il castigo di -Dio, e si guardassero dal provocarlo sopra di sè: ai senatori convocati -rinfacciò l'ingratitudine verso Teodorico, ma si lasciò placare, e -concesse anche a loro perdono. Ma dovendo accorrere nella Lucania -contro i Greci, espulse i cittadini da Roma, e i senatori menò ostaggi. - -Appena ne uscì, Belisario con un pugno di gente ricuperò Roma, -munì alla meglio con forza e palificate il vasto recinto, in cui -appena cinquecento abitanti vagavano; onde, allorchè fra venticinque -giorni Totila fu di ritorno, tre volte il respinse sanguinosamente, -e l'avrebbe disfatto se intrighi di palazzo e dispute teologiche e -circensi non avessero mutato la politica di Costantinopoli. - -— Se l'imperatore intende davvero salvarci, perchè non manda esercito -sufficiente?» diceano gli Italiani, vedendo or trecento, or ottanta -uomini capitare di Grecia: nè Belisario comandò mai meglio di ottomila -uomini, ragunaticci e obbedienti a uffiziali emuli e indipendenti; -sicchè per cinque anni avea sparpagliato il sapiente suo valore -in lenta guerra e irresoluta. Poi per procacciarsi denari doveva -angariare i popoli, fin al punto di moverli a ribellione; e poichè -s'ebbe veduto per non sua colpa sfrondare l'alloro, stanco di udire le -sfide baldanzose del nemico nè poterle ributtare, chiese ed ottenne -lo scambio. Gli applausi con cui la plebe l'accolse nel tornare a -Costantinopoli furongli imputati a colpa; e pigliando di quei pretesti -che mai non mancano, fu spogliato dell'autorità, degli onori, delle -ricchezze; alcuno disse perfino accecato, e che in miserabile vecchiaja -andasse mendicando un obolo dai popoli che aveva colla sua spada o -salvati o vinti. - -Totila riprese le perdute città e Roma stessa, vi richiamò i senatori, -raccolse viveri, e celebrò i giuochi, diletto del popolo anche fra -tante sciagure. Stese il dominio fin al Danubio, saldandovi le fortezze -erette contro Gepidi e Longobardi; spogliò la Sicilia dei metalli -preziosi, dei grani, degli armenti; sottomise Corsica e Sardegna (548); -con trecento galee insultò le coste di Grecia, sbarcò a Corcira, giunse -fino all'ammutolita Dodona. - -Fra le vittorie continuava a proporre pace a Giustiniano: ma questi, -non che accettarla, affidò nuova impresa all'eunuco Narsete. Educato -al fuso e ai ginecei, costui in corpo affralito avea serbata anima -vigorosa: imparò nel palazzo l'arte d'infingersi e di persuadere; -onde allorquando accostossi all'orecchio di Giustiniano, il fece -meravigliare coi virili suoi concetti, e ne fu adoprato in ambascierie, -poi in guerra, tanto da parer degno di emulare Belisario. Seppe ispirar -terrore ai nemici, rispetto ai suoi, a segno che un prode suo capitano, -circonvenuto dai Franchi, ricusò di fuggire, dicendo: — La morte è meno -terribile che l'aspetto di Narsete corrucciato». - -Egli negò assumersi di liberar l'Italia se non con forze sufficienti -a garantire la dignità dell'Impero. Fornito a denaro, nerbo d'ogni -guerra, confermò gli antichi, reclutò nuovi soldati; ebbe soccorsi dai -Longobardi, che allora vennero a fare il primo saggio dell'Italia, -da Eruli, Unni, Slavi ed altri Barbari, coi quali passò le Alpi. -Forse i Franchi aveano occupato Treviso, Padova, Vicenza, giacchè è -detto che ad essi domandò il passaggio, e n'ebbe il no. Totila poi -avea spedito Teja, valoroso capitano, a difendere Verona, talchè -per di là era impossibile avanzarsi, nè facile varcar il Po quando -s'impaludava su tanta parte del Ferrarese. Ma Narsete fece via lungo -il litorale adriatico, con barche per far ponti; e così pervenne a -Ravenna e a Rimini. Sentendo quanto breve potrebbe durare lo sforzo -dell'Impero e l'unione degli ausiliarj, affrettossi a una battaglia -che si combattè a Tagina (Lentagio) presso Nocera. Totila apparve sul -campo, vestito delle splendide armi che allettano gli animi rozzi e -fieri; e sventolando la purpurea sua bandiera, galoppato tra le file, -palleggiò un lancione, l'afferrò colla destra, lo passò nella manca, -rovesciossi tutto indietro, poi si ricompose sulla sella, caracollando -in varii modi s'uno sbuffante puledro; messosi poi da semplice soldato, -combattè come eroe, ma ferito a morte, non potè impedire che i suoi -andassero in piena rotta (552). Giustiniano esultò ricevendo il gemmato -cappello e l'abito cruento del prode re dei Goti; e Narsete, licenziati -i Longobardi, ausiliarj più pericolosi che i nemici, passò in Toscana -e occupò Roma, che presa per la quinta volta in quella guerra[44], e -sommersa da nembi e tremuoti, giunse all'ultimo della calamità. - -I Romani fuorusciti esultarono della liberata patria, i senatori -v'accorsero dalla Campania: ma che? le guarnigioni gotiche li colsero -in via e li trucidarono; ne trucidarono i Barbari che militavano con -Narsete; trecento nobili giovani, che Totila avea scelti dalle città -in aspetto d'onore, ma in realtà come ostaggi, furono scannati. Lo -sterminio dei senatori cancellò quasi del tutto quell'assemblea, che ai -re stranieri era parsa un concilio di numi. - -I Goti, non ancora disperando, diedero la corona a Teja, che profuse -per comprare l'alleanza dei Franchi, i quali però voleano versar il -sangue solo per la gloria propria, cioè per i proprj furti: e sceso -lungo l'Italia disperatamente trucidando quanti Romani incontrava, -si sostenne due mesi presso Cuma. Perduta una battaglia, i suoi Goti -offersero a Narsete, giacchè Dio s'era dichiarato per lui, li lasciasse -andare dall'Italia; deporrebbero le armi, solo portandosi il denaro che -ciascuno avea riposto ne' presidj. Il patto fu aggradito, ma poi i Goti -tornarono sull'armi; e Teja, abbandonato dalla flotta, alle falde del -Vesuvio avventavasi sopra i nemici coi più prodi, deliberati a vender -cara la vita; combattè tutto il giorno, e quando il suo scudo era -coperto di lancie confittevi, lo cambiava. In quest'atto scopertosi, -restò trafitto (553), e con esso perì il regno degli Ostrogoti. - -Più d'un anno si sostennero le reliquie loro, e in Lucca -principalmente. Narsete fece condurre presso le mura gli ostaggi -datigli, e negando i cittadini d'arrendersi, ordinò ai carnefici di -colpirli. Ma nè questa finzione nè il rilascio degli ostaggi li domò; -e dovette ancora oppugnarli molti mesi con d'ogni sorta macchine. Anche -Cuma, dove si teneva Aligerno, fratello di Teja, si rese, e così Rimini -e Pavia. Alcuni Goti furono mandati in Oriente, altri rivalicarono le -Alpi, o, mutata la spada in marra, si confusero coi vinti in Italia. - -I Goti aveano potuto dire a Belisario: — Nessuna mutazione inducemmo -nel governo degli imperatori; ai Romani lasciammo le leggi, gl'impieghi -civili, la religione»: ma i nostri aborrivano i fiacchi successori -di Teodorico, che nè sapevano mantener pace, nè farsi formidabili in -guerra, e colle dissensioni religiose, o col mescolarsi nell'elezione -dei pontefici, s'erano resi odiosi. Ora questa contrada, che non si -può mai chiamar bella senza aggiungervi infelice, guasta da barbari e -da civili, da oppressori e da liberatori, subì una nuova servitù senza -nemmanco il riposo: poichè, durante ancora la guerra, nuovo flagello -la percosse. L'ingordo Leutari e l'ambizioso Bucellino fratelli, duchi -dei Franchi, assunsero in propria testa una spedizione in Italia -(553), e con settantacinque mila Alemanni, ancor più barbari dei -Franchi, corsero fin al Sannio, devastando ogni cosa: quivi spartitisi, -Bucellino andò a guastare la Campania, la Lucania e il Bruzio; Leutari -la Puglia e la Calabria, fin dove il mare gli arrestò. Più che la -guerra, le malattie cagionate da intemperanza li logorarono, sicchè da -se medesimi si strappavano a morsi le carni: e la primavera che venne, -Narsete potè sconfiggere e uccidere Bucellino con tutti i suoi presso -Casilino, mentre quei di Leutari perivano sul Benaco, presi da pauroso -furore, che fu attribuito all'oltraggio fatto alle cose sacre. - -Diciott'anni di lenta guerra, tra orde viventi di ruba, micidiali -ad amici e nemici, aveano sfinito l'Italia. Nella quarta campagna, -cinquantamila campagnuoli perirono di fame nel Piceno; assai peggio -nelle provincie meridionali, ove beato chi trovasse ghiande; qualche -madre mangiò i proprj parti. Procopio vide una capra porger le poppe -ad un bambolo derelitto; due donne, narra egli stesso, intorno a -Rimini alloggiavano viandanti per mangiarli, e fin diciassette ne -uccisero così: esagerazione che lascia argomentare del vero. Fiera -peste ne conseguì, e in tanto spopolamento mancava sino il ristoro di -Barbari qui accasatisi: e ai gemiti dei popolani facevano insulto gli -stravizj de' soldati, alla cui insania, dice Agatia, non restava che di -barattare scudi e cimieri con vino e cetre. A queste scuole imparava -l'Italia cosa sieno le liberazioni degli stranieri, ed avvezzavasi ad -obbedire a questi o a quelli, in arbitrio della forza. - -La patria nostra formò uno dei diciotto esarcati, tra cui, dopo -Giustiniano, fu ripartito l'impero romano; Roma divenne secondaria a -Ravenna, di dove Narsete resse quindici anni dall'Alpi alla Calabria, -cercando porvi qualche ordine, ripopolare le città, fra cui Napoli, -dove papa Silverio accolse i fuorusciti delle arse circostanze. - -Ad istanza di Vigilio, _venerabile vescovo dell'antica Roma_, -Giustiniano diede una prammatica sanzione per gli Occidentali in -ventisette articoli, ove confermava gli atti di Teodorico e del nipote, -cancellando quanto la forza ed il timore avessero estorto durante -l'usurpazione di Totila; nelle scuole e ne' tribunali introdusse la -sua giurisprudenza; assegnò stipendj a legisti, medici, oratori, -grammatici, reliquie dell'accademia romana; al papa e al senato -(parola destituita di senso) lasciò la ispezione sui pesi e le misure. -La giurisdizione civile tornò a distinguere dalla militare, contro -l'usanza dei Barbari, e solo competente era il giudice civile, salvo -se i contendenti fossero persone di guerra. Conti nelle varie città, -superiori ai soldati non solo, ma a tutto il municipio, giudicavano -in prima istanza delle cause, le quali per appello recavansi a -Costantinopoli[45]. Un maestro dei soldati sostenea le veci del -duca, e ad esso obbedivano i tribuni o patroni, che erano presidenti -alle scuole delle arti, e giudici delle liti agitate fra i membri di -queste. Le scuole insieme formavano l'esercito: chi non v'apparteneva, -era _popolo_. Ai duumviri o quatuorviri furono surrogati i _dativi_, -presidi ai giudizj civili; i consoli ai decurioni. - -Adunque si assodò il governo dei municipj, che non tardarono a farsi -indipendenti per opera dei duchi e maestri de' soldati; e le dignità -si rendevano ereditarie, perchè attribuite generalmente in ragione -della ricchezza. Ma l'amministrazione peggiorava, atteso che i prefetti -delle provincie, invece di essere deputati dal senato, come sotto i -Goti, venivano da Costantinopoli, e avendo comprato la carica, volevano -rifarsene; tanto che un governatore della Sardegna, rimproverato -perchè avesse permesso di sacrificare agl'idoli, rispose: — Sì caro mi -costa l'impiego, che neppure con questo spediente n'uscirò netto». E -papa Gregorio esclama: — La nequizia dei Greci trascende la spada dei -Barbari; tanto da sembrar più pietosi i nemici i quali uccidono, che -non i giudici dello Stato, i quali opprimono con malvagità, frodi e -rapine». - -Di peggio avvenne quando il debole e violento Giustino II, nipote -e successore di Giustiniano, a Narsete surrogò Longino (568), -ignorante delle armi e del paese. Dicono che all'avaro ma prode -Narsete l'imperatrice Sofia inviasse pennecchi e fusa, dicendogli: -— Torna a filare colle mie donzelle». Men generoso o men pusillanime -di Belisario, egli rispose: — Filerò una tela, da cui difficilmente -si distrigherà l'Impero»; ed invitò i Longobardi a scendere in una -terra ove scorrono il latte e il miele, e a cui Dio non ha creato -la somigliante. Le nuove rovine che costoro aggiunsero alle rovine -d'Italia, non furono vedute da Narsete, morto due anni dopo il suo -padrone. - - - - -CAPITOLO LXI. - -I Longobardi. - - -Imperante Tiberio, i Romani udirono prima il nome de' Longobardi, -«popoli (dice Tacito) cui nobilita l'esser pochi, e che stando in -mezzo ad altri potentissimi, non col rispetto si fanno sicuri, ma col -cimento e le battaglie». Fossero il grosso della nazione, o piuttosto -una banda, abitavano oltre l'Elba, dove poi fu la Marca media di -Brandeburgo; combatterono sotto Maraboduo, poi sotto Arminio; Tolomeo -li trovava già sul Reno; anche il Danubio varcarono, ma ne furono -respinti. - -Tradizioni, non accettate dalla moderna critica, traevano tutte -le genti nuove dalla Scandinavia; e di là pure i patrj racconti -dicevano uscita la coraggiosa e guerresca gente de' Longobardi, -dietro alla valckiria Gambara, e ai capitani Ibor e Ayone. Freja e il -guerresco Odino erano le loro divinità; e come tutti gli adoratori di -questo, riconoscevano una nobiltà d'origine celeste, chiamata degli -Adelingi[46], nobiltà guerriera e insieme sacerdotale, per modo che -le conversioni fra loro non erano personali, bensì un affare di Stato, -bastando il re le decretasse. - -Agelmondo, primo lor condottiere, passando da uno stagno dov'erano -stati dalla madre gettati sette bambini, natile a un parto da nozze -infande, sporse la lancia; un di quelli la afferrò, ed egli il trasse -in salvo, e lo nomò Lamisso, cioè figlio della lama, o della palude. -Allevato con gran cura, costui si segnalò per valore, e massime -vincendo una temuta amazone; e tanto fece che divenne re. - -Sotto i suoi successori (la cui serie, conservata gelosamente, più -tardi fu collocata in testa al loro codice) i Longobardi tolsero -l'antica Rugia agli Eruli, e si piantarono a mezzogiorno del Danubio, -nella Pannonia, che pareva la stazione di quanti preparavansi ad -invadere l'Italia. Colà si trovarono vicini i Gepidi, i quali, alla -morte di Attila che gli avea sottomessi, occupato avevano le terre -intorno al Danubio, abbandonate dai Goti quando venivano contro -Belisario; e presto ebbero occasione di guerre. Waltari, ultimo degli -Adelingi, fu spodestato da Audoino; ma Ildechi, che pretendeva alla -dominazione dei Longobardi, cercò ajuto di Gepidi istigandoli a guerra -contro i suoi. In quel tempo Turisindo aveva usurpata la corona de' -Gepidi a Ustrigoto, il quale a vicenda avea chiesto ricovero e ajuto di -Longobardi. Audoino e Turisindo conobbero esser follia il combattere -fuori un'usurpazione che ciascuno aveva imitata in casa; uccisero -ciascuno l'ospitato rivale dell'altro, e il reciproco delitto saldò la -loro pace. - -Ma pace non poteva durare fra due popoli fieri, separati soltanto dal -Tibisco; e delle incessanti guerre si conservò memoria nelle canzoni, -o forse in un poema nazionale, donde, due secoli più tardi, Paolo -Warnefrido, diacono del Friuli, trasse un racconto delle geste dei -Longobardi. È romanzo piuttosto che storia, ma in difetto d'altri -monumenti, vuolsi seguirlo come ritratto dell'indole di esso popolo. - -Secondo quello, da Audoino nacque Alboino, il quale, guerreggiando -il gepido Turisindo, ne uccise il figlio Turismondo (566). I signori -longobardi, ammirando il valore del giovane principe, chiedono al re -se lo faccia sedere allato nel banchetto, della vittoria; ma Audoino, -— Per istituto de' nostri maggiori, verun principe si pone a mensa -col padre, se prima non abbia ricevuto le armi da re straniero». E -Alboino con quaranta risoluti passa alla corte di Turisindo, e gli -chiede l'adozione delle armi. Lo ospitò il Gepido, e gl'imbandì; ma -mentre sedevano al desco riflettè mestamente: — Al posto di mio figlio -sta colui che l'ha trucidato». Tale esclamazione fe prorompere l'astio -dei Gepidi; e Cunimondo, altro figlio del re, caldo dal dispetto e dal -vino, uscì in motti pungenti, e paragonò i Longobardi, per aspetto e -per fetore, a giumente. — Ma queste giumente (rispose Alboino) come -sappiano springare calci lo dice la pianura di Asfeld, ove giaciono -l'ossa di tuo fratello come di bestia vile». Al ripicchio che ridestava -un disperato dolore, si caccia mano alle scimitarre di qua e di là; ma -Turisindo, riuscito a stento a proteggere i diritti dell'ospitalità, -colle armi di Turismondo riveste Alboino, che reduce al padre e ammesso -al convito, narra l'ardimento suo e la fede del re nemico. - -Cunimondo, sostituito al defunto padre dal voto di tutti, cioè dei -guerrieri, pensò vendicare gli antichi oltraggi, e ruppe guerra ad -Alboino, ch'era succeduto anch'esso al genitore. Questi invocò in -ajuto un'orda di Avari, colla quale sconfisse il nemico, e colla morte -di Cunimondo mise al nulla il regno dei Gepidi (566), i cui avanzi -andarono o misti ai Longobardi o schiavi degli Avari. - -Alboino avea sposata Clotsuinda, figlia di Clotario, possente re dei -Franchi: piissima donna, cui Nicezio, vescovo di Tréveri, esortava a -convertire il marito dall'eresia ariana. «Fa stupore (scriveale) che, -mentre le genti lo paventano, i rei lo venerano, le podestà senza fine -lo lodano, l'imperatore stesso gli dà la preminenza, egli non si prenda -cura dell'anima; che, mentre splende di reputazione, nulla si brighi -del regno di Dio e della sua salute»[47]. - -Era dunque fra i Barbari in grande stima Alboino, il quale, inorgoglito -dalle primiere, qualche nuova insigne impresa meditava. - -I Longobardi erano men tosto una nazione che un esercito, divelto -già un pezzo dalle terre natìe, e accampato or qua or là, talvolta a -servigio di stranieri, sempre sistemato alla militare. Al modo degli -altri Germani, allorchè decretavasi un'impresa comune si univano al re -i varj capi (_gasindi_) della nazione con volontarj seguaci, d'accordo -fin al compimento, ma del resto indipendenti, e vogliosi d'assicurarsi -ciascuno ricchezza e dominio. - -Quelli che da Giustiniano erano stati chiamati in Italia a combattere -Totila, non rifinivano di celebrar questo cielo e questi luoghi, che -tante sventure non avevano ancora abbastanza disabbelliti. Alboino -rifrescò le rimembranze collo imbandire i frutti più squisiti e i -migliori vini d'Italia. Quel Narsete, ch'erasi fatto rispettare col -valore e amare coi donativi, più non difendeva le latine contrade, -anzi oltraggiato gl'invitava a vendicarlo. Occorreva di più per -determinare ad imprese una gente guerresca, che priva ancora di patria, -ne troverebbe una sì bella, dopo facile vittoria sopra un popolo -disarmato? - -Pertanto «correndo l'indizione prima, nell'anno di Cristo 568, il -giorno dopo la pasqua, che in quell'anno cadeva al 1º d'aprile»[48], -Alboino si mosse dalla Pannonia, lasciando questa agli Avari, col -singolare patto di restituirgliela se fosse costretto a ritornare. -Come fu udito che i Longobardi s'accingevano a passar le Alpi, dalla -Germania e dalla Scizia accorsero compagni alla fatica ed alla preda -Gepidi, Bulgari, Sármati, Pannoni, Svevi, Norici, e, principalmente -graditi ad Alboino, ventimila combattenti Sassoni, con mogli e -figliuoli. - -Con tanta mescolanza di razze, di culti, di costumi[49], e coi vizj e -le doti d'un capo barbaro, Alboino si mosse; da un'altura ai confini -d'Italia, che poi fu detta Monreale (Monte Maggiore?) additò a' -seguaci la bellezza del paese che li menava a conquistare, e si avventò -sopra la Venezia. Aquileja, posta al limitare d'Italia, smantellata -da Attila, non poteva opporgli contrasto; e il patriarca Paolino, -coi principali e col tesoro della Chiesa, ricoverarono nell'isola di -Grado, crescendo così la Repubblica delle lagune adriatiche. Occupato -Cividale, Alboino sentì la necessità di ben proteggere le alpi -Giulie, e vi lasciò il proprio nipote e gran cavallerizzo (_marpahis_) -Gisulfo, col titolo di duca del Friuli. Il quale accettò, purchè gli si -lasciassero quelle famiglie (_fare_) che egli sceglierebbe; e così vi -collocò le migliori prosapie longobarde, e buone razze di cavalli e di -bufali, allora prima veduti in Italia. Alboino continuando la marciata, -alla Piave incontrato Felice vescovo di Treviso, che raccomandavagli -il popolo e i beni della sua chiesa, gli fece spedire un diploma che -questi assicurava. Politica opportuna, mercè della quale il patriarca -d'Aquileja rientrò anch'egli bentosto nella sua sede. - -I quindici anni della dominazione greca aveano, colla fiscale pressura, -incancrenito le piaghe della patria nostra, a cui peste e carestia -tolsero perfino i riposi della servitù. Longino patrizio era venuto -qui senza truppe: forse le scarse che restavano furono concentrate -nelle fortezze e attorno a Ravenna, invece di moltiplicarle portandole -rapidamente ove bisogno: di nuove non poteva mandarne Giustino, in -guerra coi Persi e minacciato d'una diversione degli Avari, alleati de' -Longobardi. - -Alboino dunque occupò Vicenza e Verona senza resistenza; con piccola, -Padova, Monselice, Mantova, poi Trento, Brescia e Bergamo; ai 3 -di settembre veniva gridato re in Milano, donde erano fuggiti i -primati col vescovo Onorato[50]. La Liguria, di cui Milano era capo, -abbracciava allora Pavia, Novara, Vercelli, il Monferrato, il Piemonte, -la riviera di Genova; ma quest'ultima e Albenga e Savona, giovate -dalla posizione marittima, resistettero all'invasore. Anche Pavia tenne -saldo tre anni e mesi; dalla quale opposizione indispettito, Alboino -giurò mandarla a sterminio; ma quando la fame gliel'ebbe schiusa, -nell'entrare il suo cavallo cascò, nè voleva più rialzarsi. La pietà -interpretò al Barbaro questo caso come un'ammonizione del Cielo contro -il voto sanguinario fatto a danno d'un _popolo veramente cristiano_; -onde Alboino lasciossi placare; ed essendosi allora il cavallo -rialzato, egli entrò, e nel palazzo di Teodorico posò la sede del nuovo -regno longobardo. - -Durante l'assedio egli aveva passato il Po, sottomettendo la riva -destra fin dove vi confluisce il Tánaro; poi spingendosi per la Toscana -e nell'Ombria, collocò un duca a Spoleto; fe correrie sino a Roma, -senza però occuparla; fors'anche arrivò più a mezzodì, e fondò il -ducato di Benevento[51], che dovea sopravivere al regno longobardo. - -Non si vede che Longino gli stesse mai a fronte; talchè, se più abile -nel capitanare o più forte nel dominare, Alboino poteva di presente -sottoporre l'intera Italia: ma si distrasse in inutili imprese; e -mentre a domare tante città sariensi volute tutte le forze della -nazione, i capitani, uniti soltanto da quel legame che congiungeva -i gasindi col signore, prendevano quartiere sulle terre man mano -conquistate, altri portavano altrove le minaccie. - -Dell'ucciso Cunimondo aveva Alboino costretto la figlia Rosmunda a -sposarlo, e col cranio di lui formato una tazza, per accoppiare ai -piaceri della mensa la fiera voluttà della vittoria; — e (dice Paolo -Diacono) io stesso, Cristo m'è testimonio, vidi il principe Rachi in -giorno festivo tener in mano quel bicchiere, e mostrarlo a' convitati». -Or mentre in Verona solennizzava le ben succedute imprese, al levar -delle tavole chiese quella tazza, e poichè tutti n'ebbero bevuto in -giro, coronatala d'altro vino, disse: — Recatela a Rosmunda acciocchè -beva con suo padre». La celia brutale punse al vivo la donna, che -preparò vendetta. Si fe cedere segretamente il letto da una concubina -del valorosissimo Perideo; e come fu stata seco, gli si palesò, -mostrando non restargli altro scampo che trucidare il re. E il re fu -scannato (573). - -Rosmunda sperava, coll'ajuto de' suoi Gepidi, mettere in trono -l'amante Elmigiso, vile complice del doppio delitto: ma i Longobardi, -che assai compiansero Alboino, contrariarono la indegna, la quale -con la figlia Alesuinda, i due drudi, pochi fedeli e molti tesori, -salvossi a Ravenna. L'esarca Longino, che lusingavasi colle discordie -fiaccar coloro che non ardiva coll'armi, venuto terzo agli amori -della svergognata, la persuase a toglier di mezzo Elmigiso. A questo -ella mescè un veleno mentre stava nel bagno; ma egli insospettito la -obbligò a bere il residuo del nappo funesto; ed entrambi morirono delle -conseguenze della loro perversità. - -Alesuinda fu mandata coi tesori a Costantinopoli (574), ove Perideo -fece gran mostra di vigore uccidendo uno smisurato leone, e dove, -paragonato per robustezza a Sansone, fu come questo accecato, e come -questo tentò una vendetta. Finse aver segreti importanti da rivelare -all'imperatore, ed essendo venuti de' patrizj ad ascoltarlo, credendoli -lui, gli uccise. - -Frattanto i capi longobardi in Pavia posero la regia lancia in mano di -Clefi, che continuando le vittorie e lo sterminio dei _potenti Romani_, -spinse le conquiste fino alle porte di Ravenna e di Roma; mentre i -duchi che s'erano stanziati al confine delle Alpi s'avventavano sulle -terre dei Franchi; ma al re dei Borgognoni dovettero cedere Aosta e -Susa, le quali d'allora in poi spettarono al regno di Borgogna. Altri -Franchi dominavano i paesi che or sono Grigioni e Tirolo, e da Anagni -in val di Non snidolli il duca di Trento. - -I Longobardi non erano dunque diretti nella conquista da una volontà -preponderante: e poichè, dopo penetrati in Italia, cessava lo scopo -unanime, ciascun capo pigliava per sè una provincia, che non era già -una divisione amministrativa, ma veramente una signoria distinta, -munita, estesa, governata alla germanica, ma con modi particolari. -Quando Clefi, dopo diciotto mesi, fu assassinato (575), poteasi dire -consumata l'impresa, per la quale i gasindi eransi sottoposti a un -capo; laonde trovarono superfluo l'eleggere un altro re, e ciascuno dei -trenta duchi provvide a trar profitto dal paese occupato, anzi che a -sottomettere tutta Italia. - -Le sei nazioni di Sarmati, Bulgari, Gepidi, Svevi, Pannoni, Norici, -venute commilitoni ad Alboino, furono assise in cantoni distinti, -dove conservarono la libertà, il dialetto e il nome. I Sassoni non -vollero sottoporsi alle leggi longobarde, onde ripartirono, devastando -la Provenza. Inesperti del mare, i Longobardi non poterono soggiogar -le coste, soccorse di fuori; onde il lembo dalla foce del Po a quella -dell'Arno restò da essi indipendente, e così Genova per alcun tempo, e -per sempre la Sicilia e le isole. Anche alcune terre montuose e fra' -laghi furono immuni dalla loro conquista, come Susa, qualche pianoro -delle alpi Cozie, l'isola Comacina: e così pure Cremona, Mantova, -Padova. - -Il regno longobardo distribuivasi in Austria od orientale, composta del -Friuli e del Trentino; Neustria od occidentale, composta de' ducati -d'Ivrea, Torino e Liguria; stava di mezzo la Tuscia, in parte regia, -in parte composta dei ducati di Lucca, Toscana, Castro, Ronciglione e -Perugia. Nell'Emilia non tenevano i Longobardi che Reggio, Piacenza e -Parma; nell'Italia meridionale la piccola Longobardia, cioè i ducati -di Spoleto e Benevento, e il principato di Salerno. In questi paesi la -nazione guerresca era militarmente ordinata in squadre o fare. - -Le terre che restavano soggette all'esarca ed ai duchi greci, perchè -ricovero de' Romani, presero nome di Romagna, ed erano, oltre Ravenna, -le città di Bologna, Imola, Faenza, Ferrara, Adria, Comacchio, Forlì, -Cesena, e la pentapoli marina di Ancona, Rimini, Pesaro, Fano, -Sinigaglia. A Roma, Gaeta, Taranto, Siracusa, Cagliari ed altrove -l'esarca collocava dei duchi o maestri della milizia. Napoli ben presto -si tolse alla soggezione, nominando da sè i proprj duchi. Venezia -cresceva dei fuggiaschi latini, e col professarsi in parole suddita -agli imperatori di Bisanzio, cercava l'indipendenza di fatto. - -Limitavasi dunque la dominazione greca quasi al solo esarcato e a Roma -non ancora sacerdotale: ma quivi su ristretto spazio erasi affollata -la gente, che le persone e le ricchezze sottraeva alla dominazione de' -Barbari, e alla persecuzione temuta da essi come ariani. Chi manca di -forza a sollevarsi da sè confida smisuratamente in altrui; e i nostri -non finivano di esortar l'imperatore Tiberio II a liberarli; il senato -romano gli mandò trentamila libbre d'oro, e la plebe gli gridava: — Se -non vali a francarci dai Longobardi, almen ci campa dalla fame». - -E grano spedì in fatti il buon imperatore, ma non armi; sicchè -il senato non trovò spediente migliore che guadagnare a denaro -qualche capo nemico. Tale fu lo svevo Droctulfo, già prigioniero di -guerra dei Longobardi, poi da essi fatto duca[52], e che messosi al -soldo dell'esarca di Ravenna, e preso Brescello, di là bezzicava i -Longobardi. Con cinquantamila monete d'oro poi il senato indusse -Childeperto, re dei Franchi, a scendere in Italia molestando i -Longobardi. Mosse egli di fatto con potente esercito: laonde venendo -rimesso in quistione il dominio, i duchi, dopo nove anni di vacanza, -convennero d'eleggere un re (584). Fu Autàri, figlio di Clefi; e poichè -il tesoro d'Alboino era stato da Rosmunda portato a Ravenna, e i beni -regj eransi spartiti fra i duchi, questi s'accontarono di dare al re -metà delle proprie sostanze. - -Autari con lauti doni rimandò Childeperto di là dall'Alpi, donde per -doni si era mosso; ma l'imperatore pretendea che il Franco continuasse -la guerra promessa; se no, restituisse l'anticipatogli sussidio; -onde Childeperto per soddisfare la promessa tornò, ma non fece che -aggiungere sconfitte al disonore. Per lavare l'onta, egli, con venti -capitani formidabili, calasi una terza volta (590), e quantunque -sconfitto presso Bellinzona, avanzasi e prende Milano e Verona. Autari, -non volendo commettere la sorte del regno ad una battaglia, e d'altra -parte importandogli il dominio, non gli abitanti, chiude le forze e -i tesori longobardi nelle piazze munite, e lascia che il paese sia -mandato a ruba. Se i Greci si fossero congiunti ai Franchi presso -Milano, com'era l'accordo, poteva essere schiantata la dominazione -longobarda: ma mentre i primi attorno a Modena e Parma perdevano -il tempo che in guerra è tutto, stanchezza e discordia entrò fra i -comandanti Franchi, e Childeperto se ne andò su per l'Adige, diroccando -molti forti nelle valli tridentine. - -Autari allora, sbucato da Pavia, ricupera facilmente il paese; anzi -profittando del diffuso scoraggiamento, occupa anche l'isoletta -Comacina nel lago di Como, dove sin allora aveva resistito Francione, -partigiano imperiale, e dove s'erano adunate ricchezze da tutte le -città[53]. Fatto poi nodo a Spoleto, si difila sopra il Sannio, tocca -l'estrema punta d'Italia, e spinto il cavallo nel mare, e lanciato il -giavellotto contro una colonna ivi ritta, esclama: — Questo sarà il -confine del regno longobardo». - -E forse era il momento di ridur l'Italia in loro dominio, se i -Longobardi avessero saputo rispettare i sentimenti e la religione -degl'italiani, anzichè farsene odiare come eretici e tiranni, e -sprezzare come barbari. - -Però il primitivo furore di conquista era mitigato, e qualche ordine e -civiltà s'introdusse, massime per opera d'una straniera. Dagli avanzi -della potenza di Odoacre e degli Ostrogoti dopo perduta l'Italia erasi -formata la gente dei Bavari, di cui era allora duca Garibaldo, della -dinastia degli Agilulfingi. Autari mandò a chiedergli sposa la figlia -Teodolinda, e n'ebbe il sì, a preferenza di Childeperto re de' Franchi: -ma allungandosi la conchiusione, il principe longobardo, impaziente di -conoscere la promessa fanciulla e di prevenire Childeperto, va a quella -Corte, fingendosi uno degli ambasciatori di Autari. Comparsa Teodolinda -e piaciutagli, esso la salutò regina d'Italia, e chiese adempisse il -rito patrio col porgere una coppa di vino ai futuri suoi sudditi. -Com'essa il fece, Autari nel restituirgliela le toccò di furto la -mano, e fece che la destra di lei gli strisciasse la faccia. Teodolinda -raccontò l'occorso alla nutrice; e questa la accertò che nessun altro, -dal re in fuori, sarebbesi tanto permesso; di che ella si compiacque, -avendolo veduto bel giovane e proporzionato. Egli partendo, come al -confine si congedava dalla scorta bavarese, s'alzò sul cavallo, e di -tutta forza scagliò l'ascia contro un albero, dicendo: — Siffatti colpi -vibra il re de' Longobardi». - -591 - -Il franco Childeperto assalì alla sprovvista Garibaldo per rapirgli -Teodolinda, ma questa potè raggiungere in Verona lo sposo. Molti Bavari -si piantarono fra i Longobardi; Gundualdo, fratello di lei, fu posto -duca d'Asti, futuro padre di re. In capo a un anno Autari morì; e tal -fiducia i Longobardi aveano posto in Teodolinda, che dichiararono -torrebbero a re quel ch'essa scegliesse a sposo. Ed essa invitò a -Corte Agilulfo, duca di Torino, non meno insigne per aspetto che per -animo bellicoso: e bevuto, porse a lui la tazza da vuotare. Egli ne la -ringraziò baciandole la mano; ma Teodolinda: — Perchè baci sulla mano -colei, che hai diritto di baciare in bocca?» E quest'atto rese pubblica -la scelta, confermata ed applaudita dall'assemblea nazionale. - -Questi fatti particolari, come che abbelliti dall'immaginazione o -dall'arte del narratore longobardo, rivelano le costumanze del popolo -dominante. - -La pietà di Teodolinda veniva opportunissima a mitigare la fierezza dei -Longobardi. Costoro, prima d'entrare in Italia, avevano abbracciato -il cristianesimo; ma conservavano alcune pratiche idolatre, a -segno che torturarono quaranta contadini romani prigionieri, che -non vollero adorare il teschio di una capra da loro immolata. Per -isventura, i primi che andarono ad apostolarli erano ariani: talchè, -dopo vinte le resistenze dell'intelletto e della passione onde farsi -cristiani, dovettero stupire ed indignarsi nell'udir dai Cattolici -che si trovavano novamente sulla via dell'inferno. Essi da principio -molestarono i cattolici, cacciandone i vescovi per sostituirne -d'ariani; dappoi tollerarono doppio vescovo in ciascuna città: ma -la nomina e la conferma erano occasione di traversie pel cattolico, -avversato dai vincitori, sostenuto dai vinti. Autari, che aveva -abbandonato l'idolatria per l'arianismo, s'adombrò del preponderare -dei Cattolici, laonde proibì di battezzare cattolicamente i nati da -Longobardi; la morte che prontamente gli sopravvenne, volle guardarsi -come celeste castigo di un decreto, il quale non fece che infervorare -i Cattolici, sorretti anche dal pontefice Gregorio Magno. A questo ne -volle male Agilulfo, e passato il Po, minacciò Roma stessa; onde il -papa sospendeva il corso delle sue omelie sopra Ezechiele, dicendo: — -Ogni dove si ascoltano gemiti; Agilulfo distrugge le città, dirocca i -castelli, spopola le campagne, intere contrade riducendo in solitudine; -a Roma giungono persone colle mani troncate; altre sono condotte in -ischiavitù, e tutt'intorno non vediamo che strazj d'infelici e immagine -di morte». - -Teodolinda era cattolica; e quel pontefice con frequenti lettere e -col mandarle i proprj Dialoghi ne sostenne lo zelo, di modo che ella -ridusse alla vera fede lo sposo suo: il loro figliuolo fu battezzato -cattolicamente, e «restituito l'onore e la dignità solita ai vescovi, -fin qui depressi ed abjetti»[54]. Sull'esempio loro, l'intera nazione -si fe' cattolica, zelò il culto e moltiplicò le chiese, che in alcune -città salivano a centinaja; ed eccetto le parrocchiali, a tutte erano -congiunti o monasteri o spedali per infermi e pellegrini. Teodolinda -fece restituirvi i beni rapiti, e di nuovi ne aggiunse; e «per sè, -pel marito, i figliuoli e le figliuole e tutti i Longobardi d'Italia» -fabbricò la basilica di San Giovanni Battista in Monza, preceduta da -un atrio a portici, e formata a croce greca, sormontata da una cupola -sostenuta da colonne ottagone, sotto la quale sorgea l'altare, a cui -ascendevasi per una scalea. - -Sulla porta maggiore della basilica odierna, fabbricata nel XIV secolo, -è un bassorilievo, che potrebbe essere contemporaneo a Teodolinda, -di marmo bianco a dorature e colori, rappresentante il battesimo di -Cristo; e nella parte superiore v'è effigiata essa regina in atto -di offrire al Battista una corona gemmata, e allato di lei la figlia -Gundeberga colle mani in orazione, il figlio Adaloaldo, tenente una -colomba, e a ginocchi il marito Agilulfo: oltre l'immagine dei doni -fatti da quei re, cioè corone, croci, vasi, la chioccia coi pulcini, -che ancor si conserva. E vi si conservano pure un evangeliario coperto -di lastra d'oro di sessanta oncie, con preziose gemme e otto cammei, -iscritto _De donis Dei offerit Theodolenda regina gloriosissema sancto -Johanni Baptistæ quam ipsa fundavit in Modicia prope palatium suum_; -una patena d'oro contornata di quattro giacinti, quattro smeraldi -e diciassette perle; un'animetta da calice in lastra d'oro con -centododici gemme, ventuna perla e una grossa ametista; un pettine -d'avorio legato in argento dorato e a gioje; una croce di ducento oncie -d'oro, con rappresentate la vita di Cristo da un lato, dall'altro -quella del Battista, e l'immagine di Teodolinda coll'iscrizione -Theodolenda regina viva in Deo. Più degne di nota sono la corona -ferrea, che forse era un vezzo d'essa regina, e la corona gemmata -d'Agilulfo, avente in giro i dodici Apostoli in altrettante nicchie, -e in mezzo il Salvatore seduto fra due angeli, e una croce pendente da -una catenella[55]. - -Teodolinda nella sua basilica depose anche molte reliquie, impetrate -dal pontefice, cioè olj dalle lampade che ardevano davanti ai martiri, -entro ampolle di cristallo, d'avorio o d'altro, che ancora si venerano, -come il papiro dov'erano registrate[56]. Là pure essa aveva un palazzo, -arricchito di pitture rappresentanti costumi nazionali: e tanto basti -a convincere come le arti non fossero perite. La tradizione popolare -attribuisce infinite opere alla pia regina, la cui memoria vive tra il -nostro vulgo in benedizione. - -Di questo tempo gli imperatori iconoclasti (come a disteso narreremo) -vollero costringere i Romani a ripudiare il culto delle immagini; e -questi, non potendo altrimenti assicurare la libertà delle coscienze e -del culto, sorsero a rivolta, e ne scossero il giogo. Gregorio Magno, -che più volte aveva elevato la voce contro gli abusi de' ministri greci -in Italia, confortò i Romani nell'impresa; ben lontano però dal dar -favore ai Longobardi, riconciliò anzi questi coll'esarca Callinico. -Ma avendo i Greci rotto fede e assalita Parma nel cuor della pace, -sorprendendo e menando schiava la stessa figlia del re, Agilulfo -s'alleò col kacano degli Avari, perpetuo nemico dell'impero orientale, -il quale assalendo la Tracia e spedendo un corpo di Slavi in Italia, -diè il tratto alla fortuna del Longobardo, che occupò Cremona, Mantova, -Padova, fin allora rimaste agl'imperatori, e col fuoco punì in esse la -perfidia dell'esarca. Tentò egli più d'una volta sbarcare in Sardegna, -ma il colpo gli fallì. - -Lo turbarono alcuni duchi, sorti ad aperta ribellione, forse per -riazione ariana contro il dominante cattolico. Or clemenza egli -v'adoprò, or rigore, massime contro quelli che avessero parteggiato -collo straniero; come Maurizio, che aveva tradito Perugia al romano -esarca, e Minulfo, duca dell'isola d'Orta, che aveva tenuto mano ad -un'invasione di Franchi. - -Coi quali Franchi era stata tregua, ma pace non mai; e i Longobardi, -fin dal tempo dei Trenta duchi, continuavano a tributar loro dodicimila -scudi d'oro. Re Agilulfo spedì a corrompere con mille soldi cadauno i -tre ministri di re Clotario, i quali persuasero questo ad accettare -trentaseimila scudi una volta tanto, e così cessò il vergognoso -tributo. - -Agilulfo erasi associato nel regno il figlio Adaloaldo, che gli -successe sotto la tutela di Teodolinda (615). Ma talmente egli delirava -in empietà e crudeltà, che si disse avergli l'imperatore Eraclio -propinata una bevanda, per la quale non poteva operare se non come -questi volesse. Forse così la voce popolare espresse l'inclinazione -di lui a favorire mentosto gl'interessi di sua nazione, che quelli -dei Romani; vietò le incursioni sui territorj ancora indipendenti; fu -detto pensasse ammazzar tutti i nobili longobardi e darsi ai Greci; -onde i grandi lo deposero (625), sostituendo Ariovaldo, duca di Torino, -nè Cattolico, nè della stirpe bavarese. Prima d'esser re, aveva egli -incontrato a Pavia un prete Selidolfo, monaco di Bobbio, e vistolo, — -Ecco un dei monaci di Colombano (il santo fondatore di quel monastero) -che non si degnano di renderci il saluto»; e fu primo a salutarlo. -Selidolfo rispose che anch'esso gli avrebbe augurato salute se non -avesse sentito dello scemo in materia di fede. Il principe stizzito -lo fece bastonar di maniera, che il frate stette come morto, poi -riavutosi, se n'andò[57]. - -Ariovaldo ebbe regno pacifico e senza ricordati accidenti, eccetto -le sommosse di due fratelli Tasone e Cacone, duchi del Friuli, -nipoti del bavarese Gisulfo. Ebbe egli sospetto che con costoro se -l'intendesse Gundeberga, loro cugina come figlia di Teodolinda e -sorella d'Adaloaldo, che egli aveva sposata per ispianarsi la via -al regno, e che voleva imitar la madre nel mescolarsi ai pubblici -maneggi, sostenuta dall'amore dei Longobardi. Non sentendosi forte per -esterminare i due ribelli, Ariovaldo comprò l'esarca di Ravenna, il -quale, chiamatili a sè in Oderzo col pretesto di tagliar loro la barba, -cioè adottarli come figliuoli e clienti dell'Impero, gli uccise: ed il -re in compenso perdonò un tributo che gli doveano gli esarchi. - -636 - -Lui morto, Gundeberga, sapendo d'aver in pugno il voto dei principali -Longobardi, esibì la corona a Rotari duca di Brescia[58], s'e' volesse -ripudiare la prima moglie e sposar lei. Così fu fatto. Egli era degli -Arodi, antichissima schiatta longobarda: e col punire severamente -i signori che aveano disfavorito la sua nomina, ebbe occasione di -ripristinare l'obbedienza. Ingrato alla moglie, oltre abbandonarsi -a concubine, tolse a perseguitarla. Adaulfo, cortigiano longobardo, -sentendosi lodare da lei, ardì richiederla d'amore; e rifiutato, -l'accusò d'accordarsi con un duca per avvelenar il marito: e Rotari la -cacciò nel castel di Lomello, ove tre anni essa mangiò il pane della -tribolazione e della pazienza. Alfine il re franco Clotario mandò a far -querela dell'indegno trattamento; e poichè Rotari adduceva l'appostagli -taccia, uno de' messi gli disse: — Presto fatto a chiarirti il vero. -Ordina all'accusatore che combatta con un campione della regina, e il -giudizio di Dio decida». Su questi giudizj di Dio or ora parleremo: e -in fatti il partito piacque, si combattè, e l'accusatore restò ucciso, -e Gundeberga ripristinata nella dignità e nei possessi[59]. - -Rotari, ariano, pose un vescovo di sua credenza in ogni città, pure -largheggiò colle chiese; e quando il vescovo di Pavia, capitale del -regno, si ridusse cattolico, cessò quel doppio primato. Onde reprimere -gli inquieti, Rotari mandò a morte molti Longobardi; rotta poi guerra -ai Romani, diroccò Oderzo, occupò Luni, Genova, Savona, Albenga, -e tutto il paese a mare sino alle terre dei Franchi di Borgogna, -smantellando le città, e volendo non si chiamassero più che vichi[60]: -molti abitanti vendette schiavi ai Franchi. - - - - -CAPITOLO LXII. - -Gl'invasori. Legislazione longobarda. Costumi. - - -Il longobardo è un dominio militare, che intende a conservarsi, ma -non si consolida. Fuori dee difendersi dagli Slavi da una parte, -dai Franchi dall'altra; dentro fa sforzi continui ma non concordi a -guadagnar nuove terre sopra i Greci. Dopo Teodolinda, par di vedere -il contrasto fra un partito che s'avvicina agli ecclesiastici ed -agli Italiani; e un altro che ne rifugge, e beffa i Romani e gli -uccide; quello intento a fondere, questo a tenere disgregati. E a -disgregare le parti stesse del regno faticavano i duchi, mentre il -re s'ingegnava ridurre ad unità di dominio, facendo prevalere sopra -la libertà germanica l'assolutezza militare dapprima, in appresso -la magistratura al modo romano. A tal fine Rotari fece scrivere il -diritto longobardico: sicchè a lui vogliamo fermarci per considerare -l'indole generale della conquista germanica, e gli speciali istituti -de' Longobardi; viepiù importanti a studiarsi perchè mutarono la forma -civile, durarono lungamente, e continuarono il loro effetto anche sulle -successive legislazioni della patria nostra. - -L'antica Germania non formava una monarchia compatta, ma una -confederazione di liberi e nobili, sottomessi a principi ereditarj o -a capi elettivi. La parentela, il vicinato, la clientela costituivano -parziali agglomerazioni, ciascuna delle quali regolava i particolari -interessi in assemblee generali; e i capicasa esercitavano la -sovranità, decidendo della guerra e della pace, giudicando i rei di -Stato, nominando chi amministrasse la giustizia nei borghi, dando le -armi a chi era riconosciuto capace di portarle. Ne' casi di maggior -interesse, quando cioè il braccio di tutti fosse necessario, tutta la -nazione si raccoglieva, e deliberava quello, cui essa medesima doveva -poi dar compimento. - -I capi, disponendo poi del veto e del braccio di molti clienti, -acquistavano gran potere, e talvolta autorità monarchica sopra tutta -la nazione. Quando invasero l'impero romano, quasi ciascuna gente -germanica era governata da re, eletti fra i più cospicui e massime fra -quelli d'origine divina. Ma questi re non erano che primi fra pari; -dovevano cercarsi credito colla liberalità e col valore; viveano de' -possedimenti proprj, e de' donativi che riceveano dal popolo e dagli -stranieri, oltre le spoglie nemiche e le ammende imposte per delitti. -Ne' casi urgenti convocavano l'assemblea, e le deliberazioni di quella -facevano eseguire; del resto nè amministravano gli affari dello Stato -nè la giustizia, poichè il popolo e sceglieva i giudici, e attribuiva -loro un consiglio del Comune. - -Il portare le armi consideravasi distintivo della nazione e vanto -del libero. Nei pericoli della patria ogni Germano era convocato per -obbligo all'eribanno, che oggi diciamo leva in massa: per volontà -spontanea alcuni liberi formavano la banda guerriera, obbligandosi -ad un capo siccome compagni. Egli proponeva una impresa; essi il -seguivano; lodati se buona e leale opera prestassero; se no, disonorati -per vigliacchi. Alla prima queste associazioni si formavano per -un'impresa sola; poi alcuni si addissero per tutta la vita ad un -capo, legati però soltanto dall'obbrobrio che colpiva chi misfacesse. -Consideravano essi come propria la gloria e i trionfi di lui; esso -gli alimentava e arricchiva con sempre nuove spedizioni; a vicenda si -sostenevano e vendicavano. - -Una banda restava vinta e scacciata dalla patria? irrompeva su terre -vicine a cercarne una nuova. Altre bande erano formate da quelli che -(al modo usato già dai Sabini) erano mandati via qualora la popolazione -soverchiasse. Di così fatti erano le orde che vedemmo molestare -l'impero romano da Cesare in poi, e in fine distruggerlo. - -La proprietà era di tutti, non dei singoli; laonde il possessore non -la poteva vendere o trasmettere fuor della tribù: morendo alcuno senza -erede, la successione divideasi fra gli altri. - -Scoprivasi un delitto e non constava del reo? i membri della sua -comunità erano convocati per attestare contro o a pro dell'imputato, -dinanzi alla corte dei liberi possidenti, preseduti da magistrati -eletti dal popolo. Nessuno condannavasi se non udito e convinto. I -reati contro l'intera società si castigavano corporalmente; e in questo -solo caso capitale la pena non poteva esser proferita dall'assemblea o -dal re, ma dal gran sacerdote come rappresentante del Dio sommo, unico -arbitro della vita, e vindice dello spergiuro. Il capocasa giudicava -de' figliuoli e dipendenti senza doverne ragione a chicchessia: solo -quand'avesse a punire la moglie, invitava al giudizio anche i congiunti -di essa. Se il litigio si recava ai giudici, questi erano scelti della -condizione dei contendenti; le parti esponevano in persona le ragioni; -i savj decidevano secondo la equità e le consuetudini. - -I delitti contro la vita o l'avere dei particolari potevano redimersi -a un prezzo[61], che variava secondo la condizione del danneggiato. -La comunità del reo contribuiva all'ammenda, la quale divideasi fra la -comunità dell'offeso; fino i servi pagavano per le multe pei padroni; -per l'ospite rispondeva il padrefamiglia. Chi non la pagasse era -scomunato, escludendolo dalla protezione legale; di maniera che poteva -dall'offeso essere perseguito con guerra privata (_faida_). I giudizj -erano dunque un affare di Stato, e trattavansi in comune perchè tutti -v'aveano interesse. - -Qui vedete mescolate le forme di governo: monarchia, ereditaria e -sacra, od elettiva e guerriera; assemblee di liberi, discutenti sui -comuni interessi; patronato aristocratico del capo sulla banda, del -padre sulla famiglia e sui servi. Ma anzichè sistemi, questi erano -embrioni d'ordinamento civile; nissuna autorità dirigeva le forze ad -unico scopo; e prevalendo l'individualità, l'uomo si assoggettava solo -in quanto il volesse, o vi fosse costretto. - -Questo poco, che si ricava o induce da Tacito e da Cesare raffrontati -con istituzioni posteriori, basta a chiarirci quanto la libertà -germanica dissomigliasse dalla romana: questa affatto collettiva, -sicchè lo Stato era tutto, nulla il cittadino, il quale non conservava -l'individualità se non a forza d'eroismo o di vizj; la germanica, -tutta personale, ciascuno riservandosi il diritto proprio, la -domestica franchigia, la vendetta de' torti ricevuti. La dipendenza -proveniva non dal nascere in questo piuttosto che in quel luogo, ma -da fede personalmente promessa da uomo libero. La giustizia non era -un principio esteriore sociale, positivo, eguale dappertutto, che i -sentimenti degli individui sottoponesse ad una idea generale; sibbene -una particolare disposizione del cuore: la penalità una attinenza da -uomo a uomo, donde scaturiva il diritto di venir a composizione col -danneggiato; fatta la quale, la società più non poteva perseguitare -l'offeso. Tali idee furono modificate dall'uscire di patria e dalla -conquista, ma rimasero al fondo della società che si costituì per tutta -Europa e nella patria nostra. - -Dicemmo quanto basta per ismentire l'opinione vulgare che torrenti -inesauribili di gente dilagassero dalla Scandinavia e dalla Germania. -Oltre la ben nota natura di que' paesi, coperti anche da tante selve e -da fiumi, abbiamo positive asserzioni sull'esiguo numero degli invasori -d'Italia. Se ad Ennodio, vescovo ed atterrito, parvero innumerevoli -i Goti di Teodorico, altri scrisse che maggior massa di combattenti -gli oppose Odoacre; e dai Borgognoni che gli assalsero, non poterono -salvarsi se non chiamando i Visigoti. De' Longobardi dice Tacito che -compiaceansi d'esser pochi e Procopio[62], ch'erano la più scarsa -gente del vicinato: inoltre dovettero chiedere in sussidio trentamila -Sassoni; e benchè molte genti vinte[63] s'aggregassero ad essi nel -passaggio, poterono al loro primo impeto resistere non solo Pavia, -Cremona, Padova, Monselice, Brescello, Oderzo, ma fin terre aperte, -quali i contorni dell'isola Comacina nel lago di Como, che per venti -anni si mantennero indipendenti, riconoscendo il dominio imperiale[64]. - -I vincitori, liberi compagni d'un capo eletto per propria volontà, -che nulla può disporre senz'essi consenzienti, vengono, conquistano, -diventano possessori; indi poco a poco s'adagiano nella vita agricola; -e sulla stabile proprietà fondasi un nuovo stato sociale. Ciascun capo, -fermatosi colla sua tribù dove volle il genio o la ventura, accampa -sugli estesissimi poderi, e vi è servito dai coloni e dagli antichi -padroni spossessati, e corteggiato dai _fedeli_ di sua nazione, che e -per sicurezza della guerra e pei piaceri della pace gli si conservavano -vicini. Da che il capo era un ampio possessore, dispariva la prisca -egualità. Egli distribuiva terreni a' suoi commilitoni, coll'obbligo -che lo accompagnassero in guerra con prefisso numero d'armati. - -Capo di quei capi era il re; non già supremo motore di una macchina -regolarmente congegnata, ma primo fra i pari; convalidandosi però -col presedere ai giudizj in pace, e col perpetuarsi lo stato di -guerra, come avvenne qui ai Longobardi. Servivano di regola le -patrie consuetudini, talchè di rado accadeva che egli esercitasse -la podestà legislativa. Ben alcuno volle imitare il sistema romano, -come Teodorico; ma generalmente si cercherebbe indarno in costoro -ciò che connettiamo alla parola di re: non corte, non costituzione, -non gerarchia d'impieghi; un segretario spaccia tutti gli affari; -un giudice risolve tutti i litigi recati al trono; i beni non sono -della corona, ma acquisti della vittoria; nè tampoco sudditi egli ha, -giacchè non dispone se non del braccio e dell'avere dei vassalli, cioè -di quelli che per compensi determinati si obbligarono a determinati -servigi. - -Porzione delle ammende, i doni volontarj, i proprj possessi, il dominio -pubblico ingrandito colle confische, le tasse sugli stranieri, la -tutela su' minori, le successioni intestate, costituivano il fisco del -re. Culto, istruzione, pubblici stabilimenti da mantenere non avea, gli -impieghi e le armi erano obbligo dei vassalli, e qualora si indicesse -la guerra nazionale, ogni libero era tenuto accorrere, armandosi e -mantenendosi del proprio. Aveva nimicizie o spedizioni particolari? il -re poteva rannodare soltanto i proprj vassalli, come faceva qualunque -altro duca. - -I parlamenti sono antichi in Italia quanto l'invasione: ma non si -conosceva la rappresentanza; v'interveniva chiunque n'avea il diritto, -ma delegarlo ad altri non poteva. Sparsi che furono sovra estese -provincie, divenne impossibile il raccogliere i vassalli per ogni -semplice affare; onde le assemblee diradarono, e si dovette imporre -come obbligo ai liberi quell'assistervi che era essenza della germanica -libertà. - -Le assemblee non erano soltanto legislative, ma anche giudiziali; -laonde, dopochè la conquista dilatò le giurisdizioni, fu duopo -modificarle. Pertanto in ciascun distretto si obbligò un certo numero -di probi viri (_scabini_) a congregarsi per l'indagine e la sentenza. -Dodici erano per lo più, della nazione dei contendenti; e doveano sotto -giuramento conoscere del fatto, non del diritto. Pubblica la procedura, -ogni libero avendo facoltà di concorrere al giudizio. Fra i Longobardi -il centenaro giudicava nel proprio cantone, il decano nella propria -marca: tribunali non distinti per competenza, ma solo per più o meno -estesa giurisdizione. Mentre i liberi non poteano esser giudicati che -dall'assemblea di pari loro, i vassalli, i servi, i coloni restavano -sottoposti alla giurisdizione del proprio signore; sicchè, al par de' -terreni, era suddivisa la sovranità, e ciascuno ne godeva un brano nel -brano di territorio che possedeva. - -Restava il diritto della vendetta privata (_faida_), alla quale -concorreano tutti i parenti e collegati. I sacerdoti e i re per tutto -il medioevo s'adoprarono a torla via; e già molto ebbero ottenuto -quando sottomisero queste guerre particolari a certe formalità, -inducendo l'offeso a una dilazione coll'imporre che all'attacco dovesse -precedere un'intimazione, e aprendo asili nei luoghi sacri: intanto si -trattava della riconciliazione; se non altro svampava il primo furore, -talchè rimanevano impediti gli eccessi, finchè l'imporre le pene fu -riservato ai tribunali. - -Ma delle pene oggetto e motivo era sempre la vendetta dell'offeso, -non dell'intera società; e se quello accettava la composizione -dall'offensore, la società più non aveva a punirlo. Da principio -stava all'offeso l'accettare o no il guidrigildo; dappoi i governi -acquistando bastevole forza per surrogare la legge alla personale -riscossa, le imposero per obbligo, e le commisurarono. - -Di bel nome coprendo cattiva azione, si intitolarono _ospiti_ quelli -che, spossessati gli antichi padroni, ne occuparono le case e i -beni. Alcuno credette che il re prendesse i dominj ch'erano stati -degl'imperatori; i capitani, gli ampj tenimenti de' senatori; gli -altri guerrieri, porzioni proporzionate al grado e al merito. _Sorti -barbariche_ si dissero queste parti toccate al nuovo signore; o -tedescamente _allodio, arimannia_, cioè possesso assoluto, libero, -giacchè non portava veruna servitù, e costituiva la vera personalità -di chi appartiene alla stirpe conquistatrice. Ai siffatti soltanto è -permesso l'onore del militare; sicchè divengono sinonimi proprietario, -guerriero, cittadino. Tutto essendo costituito militarmente, la città -o la provincia sono una specie di corpo d'esercito; il possedimento -è annestato colla politica sicurezza, ed obbliga al servizio armato e -alla reciproca garanzia; talchè è disertore chi lo abbandona. - -I più grandi possessori coi patti medesimi assegnano, a vita o -ereditariamente, porzioni di poderi ad amici e fedeli, col nome di -_benefizj_; proprietà che, a differenza dell'allodio, è legata ad -obblighi verso un signore non sovrano, al quale è caduca in caso di -morte o in mancanza d'eredi. Terza maniera di proprietà sono i _censi_, -terre tributarie, che al possessore dovevano un canone in denaro o in -natura. - -A questa varietà di possessi corrispondeva la distinzione delle -persone; e nobile era qualunque fosse benefiziato o stesse a servizio -del re; come tale non essendo sottoposto a verun'altra giurisdizione -che del re, a questo assistendo, intervenendo alle adunanze, coprendo -le dignità. I liberi o arimanni erano possessori sotto la tutela -della legge, e la giurisdizione di quello sulle cui terre dimoravano; -non partecipi delle assemblee generali nè dell'amministrazione della -giustizia, bensì obbligati all'arme. - -I coloni tributarj o censuali erano gente che, non bastando a tutelare -da sè la loro libertà, cercavano protezione da un signore, cedendogli -i proprj averi, salvo d'usufruttarli pagando un censo e prestando -servigi di corpo o atti di rispetto: liberi sì, anche ricchi, ma senza -diritto di militare, e alienabili col fondo stesso su cui viveano. -Della libertà erano privi i coloni affissi alla gleba; tanto bassi, -che Teodorico gli escluse dall'intentare ai padroni azione civile -o criminale. Ultimi vengono i servi; o nati tali, o ridotti sia per -volontà, sia per forza, sia per castigo. - -Tale a un bel presso la condizione generale dei Barbari che invasero -l'Impero. Quant'è specialmente de' Longobardi, benchè stanziati, non -poterono mai smettere lo stato di guerra, cinti com'erano da nemici; -laonde _exercitus_ designava la nazione[65], ed _exercitalis_ il libero -longobardo. Tutti questi, alla chiamata del re doveano armarsi, pena -venti soldi, neppure eccettuati i vescovi: e quando alcuni si furono -applicati a industria o a negozj, non si tennero disobbligati dal -servizio militare[66]. Conseguente era il divieto, sin capitale, di -traslocarsi fuori della propria giudicarìa, foss'anche entro i confini -del regno, se non colla propria tribù o fara[67]; giacchè la fara era -una guarnigione, e l'abbandonarla equivaleva al disertare. - -Tutti poteano intervenire alle adunanze nazionali, ove i primati -discuteano sui pubblici interessi. I liberi erano pari di diritti, -senza distinzione di classi; nè di nobili troviam menzione nelle leggi -longobarde[68]: arimanni diceansi gli uomini perfettamente liberi[69], -a differenza dei censuali o _aldii_ o _coloni pagenses_, che -coltivavano la terra altrui. Lo schiavo poteva elevarsi alla condizione -di aldio, nel qual caso il padrone diventava patrono: poteva scendervi -il libero longobardo per conseguenza del giuoco o per multe ch'e' non -fosse in grado di soddisfare. - -Soli liberi entrando nell'esercito, dai capi militari non dipendevano -donne, fanciulli, servi, ma rimanevano sottomessi al più prossimo -parente, o al signore che stava per essi garante. _Mundio_ chiamavasi -dai Longobardi siffatta protezione, _amundio_ chi n'era esente, -_mundwald_ chi l'esercitava sopra altri. Il mundualdo era obbligato -a difendere e proteggere il suo tutelato, e chiedere per lui -soddisfazione; e percepiva le ammende che fossero a quello devolute. - -Insieme col re eran venuti altri signori, che a lui non tenevansi -inferiori se non perchè l'aveano tolto a capo, e che perciò dei -territorj conquistati occupavano una porzione da sovrani. Come si -chiamassero in longobardo nol sappiamo: in latino adottarono il nome -di _duchi_, a somiglianza di quelli istituiti da Longino; ma invece -d'essere magistrati civili e militari che amministrassero il paese -secondo leggi comuni, dominavano da padroni sul paese occupato, dal -re dipendendo solo pei delitti politici e negli affari comuni. Erano -trenta o trentasei, pari fra sè di grado[70] quantunque diversissimi -di possessi, tanto che uno estendevasi su tutto il principato di -Benevento, uno appena sull'isoletta d'Orta; ma forse abbracciavano -in origine un egual numero di famiglie longobarde. Poteano dei loro -possessi fare ogni voglia: morendo, gli succedeva il prossimo erede, -purchè in età maggiore: se avesse più figli, governavano insieme: se -nascesse disputa fra varj possessori, la decidevano gli arimanni del -duca, i quali anche poteano cacciarli[71] senza che il re intervenisse -altrimenti che come giudice supremo della nazione. - -Come faceano leggi, così poteano far guerra, anche contro del re; -e delle terre che togliessero al nemico restavano padroni: se non -che il re poteva ordinare la restituzione. Per tali acquisti alcuno -ingrandì fino a sottrarsi affatto al re, come fu dei duchi di Spoleto e -Benevento; tanto che fu proibito di migrare in quelle terre, come nelle -straniere. - -Dal duca dipendevano gli _scultasci_, in latino chiamati _centenarj_, -che reggevano qualche vico, menavano la gente in guerra e proferivano -i giudizj. Non subordinati, ma più ristretti d'estensione erano i -_decani_, capi di dieci o dodici fare, unite per l'amministrazione, per -la guerra, e forse per la reciproca assicurazione nei delitti: voglio -dire che di un delitto commesso da un membro erano solidali tutti, -come tutti obbligati a far vendetta dell'oltraggio sofferto da uno, e -partecipi del compenso che doveva l'offensore[72]. - -Questa gerarchia non vuolsi però confondere colla feudalità. Re, duchi, -arimanni tenevano le terre in possesso libero ed assoluto; e l'obbligo, -o dirò meglio il diritto del militare non traevano da questo possesso, -bensì dalla loro qualità di liberi; di modo che non sarebbe cessato nè -tampoco perdendo i possessi. Se il re o il duca affidava un proprio -fondo a qualche dipendente, era compenso di servizio, non già titolo -feudale. Talvolta il proprietario ad alcuno concedeva l'onore vita -durante, vale a dire di governare una terra appartenente al proprio -dominio, lasciandogliene godere i fondi: ma sebbene questo benefiziato -fosse tenuto alla fedeltà ed al servire coll'armi al concedente, -la condizione sua non differiva da quella degli ordinarj ufficiali -dell'esercito. Insomma duchi, scultasci, decani possedeano le terre -come uffiziali della nazione, o vogliam dire del _felicissimo esercito_ -longobardo; e le divisioni in centine e decine equivalgono alle odierne -di reggimenti, battaglioni, compagnie. - -La confusione dei poteri si rischiara alquanto verso i tempi di Autari, -che l'autorità regia rinforzò coll'obbligare i duchi a restituire i -beni della corona, distribuitisi durante l'interregno; ponendo patto -che non sariano spossessati delle loro terre se non fosse per colpa di -fellonia, e tenendoli obbligati ad assisterlo in guerra. Veri principi, -non più semplici generali furono d'allora i re, i quali, anche per -darsi aria di successori degli antichi Cesari, presero il titolo -di _eccellentissimi Flavj_; metteano il proprio nome sulle monete e -nei pubblici atti; giudicavano nelle cause maggiori; promulgavano le -leggi, le quali sottoponeano all'approvazione dei magistrati e delle -assemblee, solo per maggior validità, non perchè il voto ne fosse -necessario a convalidarle. Una nobiltà di corte si formava coi gasindi, -i giudici, gli uffiziali, i marescialli (_marphais_), gli scudieri -(_schildpor_), i convivi del re. - -Agli amplissimi poderi della regia Camera soprantendevano _gastaldi_, -muniti anche d'autorità giudiziale e militare sopra i Romani, cioè -sopra la gente vinta, e probabilmente anche sopra gli arimanni che -abitavano nel territorio a loro commesso. Alcune città formavano parte -dei possessi regj, quali Como per alcun tempo, Susa, Siena, Pistoja, -Toscanella, Arezzo, Volterra e forse Pisa. A Milano insieme col duca -sedeva il gastaldo, cred'io perchè una porzione apparteneva in dominio -al re. Nelle altre può argomentarsi che il gastaldo assicurasse le -ragioni dei liberi e i privilegi riservati a questi allorchè pattuirono -la resa; e limite della giurisdizione era quello delle diocesi[73]. - -Le leggi fe scrivere Rotari nel 643, non creando un codice compiuto, ma -emendando gli editti de' re predecessori, che prima per sola memoria -ed uso si conservavano; e nella dieta di Pavia li fece approvare -alla nazione longobarda. Principale compilatore ne fu Valcauso; e -incominciava: «Nel nome del Signore, principia l'Editto che rinnovai -co' miei primati e giudici, io Rotari re in nome di Dio, personaggio -eccellentissimo, XVII re della gente longobarda[74], l'anno ottavo -del mio regnare col favor di Dio, trigesimottavo dell'età, seconda -indizione, settantasei anni dopo che i Longobardi, sotto Alboino -allora regnante, assistente la divina potenza, arrivarono nella -provincia d'Italia. Dato dal palazzo di Pavia. Il tenore che segue -mostra quanto ci stesse a cuore il bene dei sudditi nostri, e massime -i continui travagli de' poveri e l'eccessivo esigersi da quelli che -hanno minor forza, i quali sappiamo che soffrono anche violenza. -Considerando perciò la misericordia di Dio, credemmo necessario -correggere la presente, e comporre una legge che tutte le precedenti -rimova (o rinnovi) ed emendi, aggiunga quel che manca, tolga il -superfluo; e raccorla in un volume, affinchè ciascuno, salva la legge -e la giustizia, possa vivere quieto, affaticarsi contro i nemici, e -difendere sè e i confini suoi». - -E conchiudeva: «Queste disposizioni dell'Editto, che, volente e -propizio Dio e con somme vigilie rispondendo al celeste favore, noi -abbiam costituite esaminando e _remorando_ le antiche leggi de' padri -nostri che non erano scritte, e che giovano alla comune utilità di -tutta la nostra gente, col consiglio e il consenso de' primati, de' -giudici, di tutto il felicissimo esercito nostro, comandammo fossero -scritte in questa carta, disponendo che le liti già definite non si -cambiino; se non ancora finite o non cominciate, secondo questo Editto -vengano risolte. Al quale provvedemmo d'aggiungere ciò che potessimo -rammemorare delle antiche leggi de' Longobardi, per sottile indagine -fatta da noi stessi o dagli anziani». - -Delle trecennovanta leggi di Rotari, centottantadue sono criminali, tre -concernono la religione, diciassette lo stato legale de' cittadini, -dei servi, degli stranieri, diciotto le dignità e la casa del re, -sette la milizia e la sicurezza dello Stato, quindici la sicurezza -interna, due l'agricoltura e il commercio, quattordici la caccia e -la pesca, cinquantaquattro la polizia urbana e rurale, ventiquattro -l'ordine giudiziario: restano cinquantaquattro leggi civili, di cui -diciannove guardano alle persone, le altre alle cose. Altre ne pubblicò -poi Liutprando, di sentimento molto più civile, «coll'assistenza de' -giudici e di tutto il popolo». Altre ancora Astolfo e i re successivi. - -Sono dunque d'età diversissima; del che poco si ricordarono quelli che -se ne valsero a descrivere la civiltà longobarda. Nelle primitive, -di romano non si trova forse altro che la menzione del peculio -castrense e quasicastrense, le tre cause del diseredare, e la -divisione dell'eredità in oncie[75]; di religione non si parla, poco -di disciplina ecclesiastica; e v'abbondano parole longobarde a spiegare -gli usi de' vincitori, da cui e per cui soltanto sono dettate[76]. - -In quelle dei successivi re, e principalmente di Liutprando, crescono -le reminiscenze romane: l'emancipazione degli schiavi in chiesa, la -prescrizione trentennaria per legittimare la proprietà e i diritti, -l'impedire si vendano i beni de' minori fuorchè in estrema necessità e -coll'autorizzazione del giudice, la meglio stabilita successione delle -donne, l'adozione de' figliuoli, il diritto di testare allargato, il -separare l'usufrutto dalla proprietà nella donazione, l'appello. - -Primo diritto e fondamento degli altri era la faida. E perchè all'erede -correva obbligo di sostenere quella del defunto sin al settimo grado, -rimanevano escluse dall'eredità le femmine come inette alle armi, -finchè non intervenne l'equità alla romana. Il Governo assodandosi -tentò mettere qualche regola a tali vendette, e sostituire l'azione -giuridica; ma non le tolse mai. - -I tribunali, istituiti a proteggere la proprietà e la vita, erano, come -tutt'il resto, ordinati alla militare, semplici, spicciativi. Quattro -giorni per terminare la lite davanti agli scultasci; sei davanti ai -giudici maggiori; dodici per recarla al supremo giudizio del re[77]. -Non si accettavano avvocati. - -Qualunque litigio nascesse fra i membri della centuria o della decania, -piativasi avanti al capo, che ne riscoteva le multe. In affari -rilevanti l'assemblea della centuria giudicava sotto la presidenza -dello scultascio; o, per non raccogliere tutti, sceglievansi dieci -_buoni uomini_, cioè perfetti Longobardi, che sotto giuramento -esaminavano il fatto, rimettendo al magistrato l'applicazion della -pena[78]. D'uffizio si procedeva nei casi ove il fisco partecipasse -alla multa: negli altri voleasi l'istanza dell'offeso o del suo erede. -Ai magistrati era permesso ricevere donativi, cioè forse sportule, -purchè n'avesse sua parte il re. - -Nelle liti civili, semplicissime erano le formole prescritte: - -— Pietro, Martino ti cita, perchè tu con mal ordine tieni una terra, -posta nel tal luogo. - -— Per successione di mio padre quella terra è mia propria. - -— A lui non devi succedere, perchè ti generò da un'aldia. - -— Sì, ma la manomise, come è scritto, e la prese a moglie». Provi o -perda[79]. - -Per un caso criminale: — Pietro, Martino ti cita perchè uccidesti -Donato suo fratello a torto». Se egli dica — Fu romano, non deve -rispondere a te, o lo provi o risponda»[80]. - -Ognuno dovea comparire in persona: agli orfani, alle vedove, a -chi facesse constare della propria insufficienza, permettente il -re deputavasi un avvocato. Prove positive porgevano gl'istromenti -scritti, i testimonj giurati e la prescrizione; se non ne risultasse -lume, spesso rimettevasi la decisione al duello. Il falso testimonio -condannavasi ad un compenso, di cui il principe toccava metà, metà la -parte lesa; e se fosse impotente a pagarlo, si dava schiavo all'offeso. -Il tempo della prescrizione fu da Rotari fissato a cinque anni: e -nascendo contrasto, si dovesse sostenere con duello o giuramento[81]; -Grimoaldo lo prolungò a trenta[82], e varie modificazioni vi -s'introdussero dappoi. - -Quanto a' criminali, l'arresto del reo si faceva dai decani o -saltarj, che lo traduceano allo scultascio, e questi lo consegnava al -giudice[83]. Il malfattore scoperto in casa, poteva essere arrestato -da chicchefosse, ed anche ucciso[84]. Se alcuno legasse un libero -senz'ordine del re o buona ragione, dovea dargli due parti del prezzo -di sua vita[85]. Il giudice interroga il reo; se non si purga, lo -condanna: non accade menzione di tortura. I beni dei condannati passano -ai figliuoli. La negligenza de' giudici v'è punita ora con multe -da dividere tra il fisco e la parte danneggiata, ora coll'obbligo -di pagare del suo al chieditore il credito per cui aveva portato -istanza[86]. - -Male sono determinate le competenze dei varj tribunali, e troppo -frequente il ricorso al trono; nè fissato un termine, dopo il quale -fosse imposto silenzio ai litiganti. Una legge di Carlo Magno, -soggiunta alle longobarde, comanda che i giudici si mettano a tribunale -digiuni: ma anzichè segno d'abituale intemperanza de' Longobardi, -forse non è che un'allusione scritturale[87]; se pur non era un modo -d'obbligare alla pronta decisione; come oggi ancora i giurati inglesi -non possono prender cibo prima di avere proferito. - -Dove bisognava convincere non un giudice o un tribunale ma tutto il -popolo, la realtà del fatto e la colpabilità del convenuto doveano -esser discusse in ben altri modi dei nostri; e fra le prove le più -caratteristiche erano i congiuratori, l'ordalia, il duello. - -L'accusato compariva con un numero d'amici e parenti, i quali giuravano -lui esser mondo della datagli imputazione, ovvero che essi prestavano -intera fede al giuramento proferito da esso. Non si trattava di -vagliar la cosa, di fare indagini e interrogatorj; giuravano e tanto -bastava: uno era innocente se un'accolta di liberi fosse disposta a -sostenerlo tale colla sua parola e col suo ferro. Rotari ingiunse che, -nelle cause eccedenti il valore di venti soldi, il petente giurasse -con dodici sacramentali; sei nominati da esso, uno dal convenuto, -cinque da lor due d'accordo[88]: ma altre volte salivano a venti, -cinquanta, settantadue e più, secondo il grado del reo e la gravezza -dell'imputazione. Il primo sacramentale, fra i Longobardi, posava -la mano sulla cosa sacra; il secondo la sua su quella del primo, -e così via gli altri; a tutte sovrapposta la sua, il convenuto in -tale atto proferiva il giuramento. Frequente è ammesso nelle loro -leggi il giuramento qual prova decisiva in cause civili e criminali: -«L'accusata d'adulterio si purghi con dodici sacramentali, e il marito -la riceva»[89]. La qual prova fu anche dalla Chiesa sanzionata con -preci, benedizioni, reliquie: talvolta davasi il giuramento sull'ostia -consacrata, dimezzandola fra l'attore e l'accusato. - -Con modi più spettacolosi chiamavasi il cielo a testimonio ne' _giudizj -di Dio_. Era pur questa una tradizione pagana[90], avvalorata dai -miracoli, dai quali nel vecchio e nel nuovo Testamento fu confermata -la verità; sicchè si venne a pretendere che Dio, ogni qualvolta fosse -invocato, ne operasse uno per francheggiare l'innocenza, non dovendo -egli comportare il trionfo del ribaldo: quando egli avesse parlato -coi fatti, la società rimaneva convinta. Talora i due attori stavano a -braccia levate finchè si cantasse una messa o un officio, e deteriorava -la sua causa quello che le lasciasse per istracco cascare. Talaltra -inghiottivano entrambi un morso di pane e cacio benedetto, persuasi che -al reo si fermerebbe nella strozza. Altri, e massime donne imputate -di maliarde, erano gettate al fiume, considerandosi colpevoli se -galleggiassero. Più consuete tornavano le prove dell'acqua e del ferro -rovente: in una caldaja bollente ponevasi una palla, e l'accusato dovea -trarnela colla mano ignuda; ovvero maneggiare un ferro arroventato, -o camminare scalzo sopra sbarre infocate; suggellavasi un sacchetto -attorno ai piedi o al braccio, e aperti dopo tre giorni, se non vi -apparisse lesione, egli era mandato assolto. - -Volta fu che con grande solennità s'accesero due roghi tra sè -vicinissimi, e i contrastanti od i campioni passarono di mezzo -a quelli, restando la ragione a chi uscì illeso. Carlo Magno in -testamento ordinò che, qual controversia nascesse tra' suoi figliuoli, -fosse decisa col giudizio della croce. Volendo rifarsi le mura di -Verona per ischermirla dalle correrie degli Ungari, si disputò se -al clero toccasse fabbricarne un terzo o un quarto; ed un campione -che tenne alte le braccia per tutto il passio di san Matteo, diede -il miglior partito agli ecclesiastici. Giovanni detto Igneo, e prete -Liprando convinsero di simonia l'arcivescovo di Firenze e quel di -Milano col passare intatti fra due roghi. A questa prova vennero spesso -sottoposte le reliquie, e furono viste balzare illese dalle fiamme: -come i messali ambrosiani quando Carlo Magno voleva abrogare quel rito. -Tali prove durarono tutto il medioevo; la Chiesa le accompagnò con -riti e preghiere; e sebbene sempre v'avesse chi le disapprovò, talmente -s'accordavano coi tempi, che difficilissimo fu l'abolirle. - -E più difficile estirpare il duello, altro modo di sostituire forme -legali alla vendetta personale, obbligando l'offeso a certe regole -nella guerra contro l'offensore. I codici dovettero occuparsi a lungo -di questa trasformazione dell'ostilità privata, per assegnare quali -persone potessero esibir il duello, quali accettarlo, in che casi, con -che regole. Donne, fanciulli, sacerdoti ne andavano esenti, e in nome -loro lo sostenevano campioni prezzolati, tenuti a vile dall'opinione -e dalle leggi; mentre, era pregiato chi assumesse quest'uffizio per -generosità. Virtù prima non era il valore? il mancarne doveva denotare -malvagità. Eppure già Teodorico, o Cassiodoro a nome di lui, scriveva -agli abitanti della Pannonia: — Che giova all'uomo aver la lingua, -s'egli tratta sua causa a mano armata? ove sarà la pace, se sotto la -civiltà si combatte? Imitate i Goti nostri, che appresero ad esercitar -fuori le battaglie, dentro la modestia»[91]. I Longobardi ammisero il -giudizio del duello; e Liutprando; sebbene lo confessasse assurdo, non -ardiva vietarlo come troppo radicato negli usi di sua gente[92]. - -Quando la feudalità sfrantumò le primitive colleganze di tribù, -dileguossi il sistema de' compurgatori, mentre crebbe il duello -giudiziario, meglio appropriato a persone tutt'armi; nè la Chiesa -riuscì mai a svellere questo diritto della forza. Nel 962 Ottone -il Grande, attesa la facilità degli spergiuri, consultò il concilio -Romano se non tornasse meglio ricorrere più di frequente al duello -giudiziario. Nulla decise il pontefice: onde esso imperatore, -nel 967, propose alla dieta longobarda in Verona, fossero casi di -duello giudiziario il dichiarare falsa una scrittura, disputare -sull'investitura d'un fondo, asserire d'aver per forza sottoscritto ad -un obbligo concernente una terra, sofferto un furto di oltre sei soldi; -negare il deposito, o che uno fosse entrato servo d'un altro. Ogni -libero combattesse in persona; le chiese e le vedove per mezzo d'un -avvocato[93]. - -Siffatte erano le procedure sotto i Longobardi. Le pene si appoggiavano -sul diritto di venire a componimento; i liberi potendo soddisfare -a danaro fin l'omicidio premeditato e l'invasione armata[94]. -Tali compensi (_guidrigildi_) erano regolati secondo le prische -consuetudini (_cadarfrede_); sicchè la loro estimazione commettevasi -ai giudici: ma Liutprando restrinse questo arbitrio ponendo alcune -tasse certe. Fondavansi esse sopra un'altra ingiustizia, qual era la -differenza fra uomo e uomo: giacchè non si badava all'intenzione o -alla moralità, bensì a riparare l'oltraggiato in misura del suo grado -e della lesione effettivamente sofferta. Pertanto è posto divario fra -l'uccisione d'un uomo o d'una donna[95]: chi ammazza un aldio altrui, -paghi sessanta soldi[96]; chi un servo rustico, sedici; chi un servo -bifolco, venti; cinquanta pel porcajo che abbia sotto di sè due o tre -allievi; venticinque per gl'inferiori[97]; mentre ne vale ducento e fin -cinquecento la vita d'un libero. Tre soldi scontano l'aborto procurato -ad una cavalla o ad una serva[98]: indifferenza naturale dove la multa -compensa il danno del padrone, non l'offesa recata alla società o -all'umanità. - -Le pene sono suddivise ancora non in riguardo all'effetto, ma al danno -effettivo, perciò specificato con frivolezza. Chi dà un pugno, paghi -tre soldi; sei, chi uno schiaffo. Chi ferisce nel capo, se intacca -solo la cuticagna, sei; se due ferite, dodici; se tre, diciotto; le -di più non si contano. Se frange un osso, soldi dodici; se due, il -doppio; il triplo se tre o più: però se l'osso sia tale che possa -dar suono lanciandolo contro lo scudo alla distanza di dodici piedi, -misura d'un uomo ordinario. Chi fenda il labbro sedici soldi; venti se -resta scoperto un dente o due o più: se rompe un dente di quei che si -vedono ridendo, soldi sedici; e se più, in proporzione: pei molari, -soldi otto ciascuno. Pel pollice, un sesto del prezzo dell'offeso; -per l'indice soldi sedici; pel medio sei; per l'anulare otto; pel -mignolo tredici[99]: e tutto è variato secondo che l'offeso è libero o -no. Altre ammende erano fissate pel danno recato alle proprietà o ad -animali domestici; o pel danno da questi causato. Se molti avessero -commesso un delitto, la pena ripartivasi fra tutti. - -Tante prescrizioni sfrivolite in particolarità, mostrano come di -intenti generali mancasse la legge, la quale alcuna fiata si limitava -a raccomandazioni. Chi accende il fuoco per istrada, si ricordi di -spegnerlo prima d'andarsene; chi trova una bestia selvatica o presa -alla tagliuola, o circondata da cani, e l'uccida e racconti schietto la -cosa, possa prenderne l'anca destra o sette coste[100]. - -Delle multe un terzo toccava ai giudici, e doppie erano quelle che si -pagavano per sentenza del re. Capitalmente si punivano, fra i delitti -privati, l'adulterio, l'uccisione del marito o del padrone; fra i -pubblici, l'introdurre il nemico nel regno o ajutarlo in qualsiasi -modo, il tener mano a un reo di morte, il rivoltarsi al capitano in -tempo di guerra, fuggire in battaglia, disertare dalla propria fara. -La pena di morte era prodigata cogli schiavi. Al falsatore di monete -e di carte amputavasi la mano[101]. Liutprando abbondò di più in pene -afflittive, come prigioni sotterranee, il tondere, il marchiare con -ferro rovente, il flagellare[102]: e questa deviazione dal guidrigildo -attesta che un nuovo diritto veniva introdotto da quel re. - -Il ladro pel primo furto subisca due o tre anni di carcere sotterraneo; -e se non ha di che compensare, si consegni al derubato, che ne faccia -il suo talento: al secondo, il giudice lo tosa, batte, marchia in -fronte e in faccia: al terzo lo vende fuor di provincia[103]. Redimeasi -dunque a prezzo l'omicidio, non il furto. Vero è che Liutprando -volle che l'omicida volontario, non solo compensasse la famiglia -dell'ucciso, ma tutte le sue facoltà fossero divise fra quella e il re; -e se non bastassero al guidrigildo, fossero consegnate alla famiglia -dell'ucciso[104]. - -Singolarmente si volle consolidare colle minaccie il poter regio, -contrastato come succede dov'è elettivo. Morte e confisca a chi pensa -o consiglia contro la vita del re, o si avanza armatamano contro il -palazzo di lui: assolto chi uccide altri per insinuazione del re. - -V'avea pene stravaganti: le donne rissose venivano decalvate e frustate -per la vicinanza: a Pavia stava eretta sul ponte una pertica con un -corbello in vetta, per tuffare nel Ticino chi avesse bestemmiato[105]. - -Quel rappresentare mimicamente gli atti civili, che si costumava nel -diritto patrizio romano, ricompare nelle consuetudini de' Barbari, -come consentaneo a gente che poco scriveva, e alle cui fantasie -faceva mestieri di essere scosse da effettive rappresentazioni. Per -l'emancipazione i Longobardi consegnavano al servo una freccia, atteso -che il portar armi fosse privilegio de' liberi, e susurravangli -all'orecchio alcune parole patrie[106]. Per effettive tradizioni -davasi l'investitura d'un uffizio o grado: al compratore si consegnava -un ramo, una festuca, un cespo, una zolla; e anche oggetti affatto -estranei, come un guanto, un libro[107], un cane, una coreggia, un par -di forbici, un giunco, un martello, un pallio, un lenzuolo, o marmi, o -pesci, o un'anfora d'acqua. Dopo servite alla tradizione, si foravano o -rompevano, e venivano conservate dall'investito, quasi prova dell'atto; -ond'è che spade rotte, monete forate, solfanelli e somiglianti troviamo -negli archivj; e qualche volta attaccati all'istrumento fascetti di -paglia; o capelli e barba nella cera del sigillo; o pezzi di legno e -coltelli, nel cui manico s'intagliava il nome del venditore. Altre -volte faceansi alcuni atti significativi, come stringersi la mano, -porgere il pollice destro, dare il bacio, toccare una colonna o un -corno, entrare nella porta, passeggiare sui fondi, smovere la terra, -ricever insieme la comunione. Colla spada investivasi alcun re; colla -lancia i principi longobardi; i dogi di Venezia col gonfalone; Ottone -II infeudò il contado di Bobbio all'abbate di quel monastero con un -anello d'oro. La Chiesa non ha ancora smesso di conferire le dignità -ecclesiastiche col pastorale e coll'anello; e le minori col berretto, -il calice, un candeliere, le chiavi della chiesa, il turibolo, o col -toccare la fune delle campane, od ardere un grano d'incenso, o leggere -il messale. - -Tra i Longobardi non era molto praticata questa mimica giuridica; e -non di rado facevano atto scritto delle vendite, specificandovi la -cosa alienata e il prezzo, aggiungendovi la garanzia, sotto la penale -del doppio: sembra però che l'attore in cause civili lasciasse in casa -del convenuto un _guadio_, cioè un anello od altro segno materiale. -Singolare ad essi era il _launechild_, compenso che il donato dava al -donatore; una veste, un pallio, un anello, un cavallo, un par di guanti -o denaro: del che ricorrono esempj fin nel xiii secolo. Da ultimo, in -luogo della veste, non faceasi che sporgerne il lembo al donatore[108]. - -Non v'era diritto di testamento in origine, ma distribuivansi le -eredità secondo le generazioni, esclusi i collaterali. In primo ordine -erano i figliuoli e i nipoti per rappresentanza; in secondo le figlie -a parti eguali, e in difetto di figlie le sorelle e le zie non ancora -maritate: in tal caso i parenti, e in loro mancanza il re, prelevavano -un sesto. Seguivano i parenti prossimi, senza distinzione di linee nè -di sesso, fin al settimo grado; dopo il quale sottentrava il re[109]. -I figli sono chiamati in egual porzione all'asse del padre, che può -privarneli solo nel caso che l'avessero battuto o minacciato nella -vita, o tentato la matrigna[110]. Il bastardo non è erede: ma ai figli -naturali tocca la metà della legittima se il padre lasciò figlio; se -no, un terzo dell'asse. Non si conoscono fedecommessi. Chi, in difetto -di prole, volesse disporre di sue facoltà, dovea farlo per contratto -(_thinx_), proferendone da vivo una promessa pubblica, che equivalga -all'adozione: e il donato doveva accettare dando il launechildo. - -Sparendo l'obbligo della vendetta domestica, il diritto ereditario -dovette modificarsi, e Liutprando permise testare, non solo a pro -dell'anima, ma anche per prediligere uno de' figliuoli; la sorte del -quale poteva dal padre essere migliorata d'un terzo se n'avesse due, -d'un quarto se tre, e così in proporzione[111]: ma ciò non avea luogo -coi nati da secondo letto, viva la madre. Poteasi anche favorire la -figliuola. - -Dagli antichi Germani deducono alcuni il rispetto onde la società -moderna, a differenza dell'antica, riguarda le donne. Per verità le -leggi longobarde ci danno poco argomento di delicatezza verso di esse, -contandole solo come fattrici di guerrieri: e l'uccidere una quand'è -atta a figliare, scontasi con seicento soldi; con ducento, se prima o -dopo l'età nubile. Nuove però sono le leggi introdotte dal pudore in -quel codice, tanto precise, che spesso il ledono per proteggerlo. Il -libero che preme il dito d'una libera, sborsi seicento denari; doppio, -se il braccio; se sopra il gomito, millequattrocento; milleottocento -se il petto. Chi per istrada tenti una libera, componga in novecento -soldi; altrettanto chi sforza una donna a sposarlo; multato chi -tarda due anni a menarla dopo gli sponsali. Gli adulteri possono -essere uccisi dall'oltraggiato qualora non siano puniti dalla legge; -nè francheggiano la peccatrice il consenso o il comando del marito. -Nefario è chi dica meretrice o strega ad una libera; giuri su venti -testimonj averlo fatto per impeto di collera, e compensi in venti -soldi, o sostenga il suo detto col duello; nel quale se soccomba, paghi -la multa impostagli dal giudice[112]. - -La donna non usciva mai del mundio; tutelata dal padre, dallo zio o -dal fratello, sinchè _in capelli_, cioè fanciulla; poi dal marito; -e vedova, dal più prossimo a questo[113]. Qualora la donna non -avesse consanguinei, o dopo vedova si fosse riscossa dalla tutela -col restituire metà della dote, o il tutore l'avesse accusata -d'impudicizia, o voluto costringerla a nozze sgradite o prima de' -dodici anni, o attentato alla vita e all'onore di essa, o chiamata -strega, ponevasi sotto il mundio del re, il cui gastaldo percepiva il -prezzo se si maritasse, e porzione dell'eredità se morisse. Perchè i -mondualdi non abusassero della debolezza del sesso, Liutprando statuì -che, quando una donna vendesse alcun suo possedimento coll'assenso -del marito, intervenissero al contratto due o tre parenti di essa per -cansare ogni frode o violenza[114]. - -Il mondualdo vendeva la donna al marito, il quale così diventava erede -di essa, e percepiva le tasse inflitte a chi la offendesse. Dote -propriamente non era costituita ma ne tenevano vece il _faderfio_, -il _mefio_ e il morghengabio. Il primo significa eredità paterna -(_vater-erde_), e davasi dal genitore e dai fratelli a piacer loro alla -sposa, per quetarla d'ogni pretensione al retaggio. Il mefio (_medio, -metà_) era un libero donativo del marito avanti le nozze, consistente -per lo più in campi o servi; diverso dal mundio, prezzo stipulato -per ottenere la tutela della donna, e che davasi al mundualdo. -Questo talora giungeva sino a venti soldi; ma Liutprando limitollo -a tre[115], mentre egli medesimo restrinse il mefio a quattrocento -denari pei giudici ed altri magnati, trecento pei nobili, gli altri -quel di meno che volessero. Il morghengabio, o dono mattutino, facevasi -dallo sposo dopo la prima notte: ma poichè i primi trasporti recavano -taluni a donare fin l'intiera facoltà, e questa rimaneva alla donna se -sopravvivesse, Liutprando sancì che lo sposo non potesse obbligare più -d'un quarto dell'aver suo[116], e vietò il far altri regali oltre i -predetti. - -I Longobardi non permettevano le nozze alle donne avanti dodici anni, -quattordici ai maschi, nè in generale fra età sproporzionate: contratte -più non si scindevano. Per quanto il marito bazzicasse altre donne, -la moglie non poteva dargli querela; ma se ella peccasse, restava -abbandonata alla vendetta del consorte come il seduttore. Che in -questi fatti poco migliorassero i Longobardi in Italia, lo rivela la -lunga legge di Liutprando contro i connubj criminosi; un'altra contro -i mezzani e i mariti che vendono le proprie mogli, e le monache che -prendano marito[117]. - -Il punto d'onore, qualità che i moderni distingue dagli antichi, si -rivela ne' castighi apposti a ingiuriose parole. Chi dice infame a un -altro, paghi cenventi denari; chi vile, il doppio; se spia, seicento; -la donna che chiami bagascia un'altra senza poterlo provare, soldi -quarantacinque; il tutore che dica villania alla sua tutelata, ne perda -il mundualdo. - -Cogli schiavi la legge di Rotari è fiera quanto la romana, -pareggiandoli a cose; ma poi anche i Longobardi tolsero al padrone -l'arbitrio sulla vita di quelli, eccetto i casi determinati dalla -legge. Il padrone che adultera con un'aldia, perde ogni ragione su -lei e sul marito; chi sforza la fidanzata d'un servo, paga la pena -allo sposo, il quale può anche sul fatto uccider lei e il corruttore. -L'offesa ai servi vale un quarto di quella ai liberi: chi prende per -la barba o pei capelli un rustico altrui, gli paghi un soldo: il servo -battuto dal padrone per essersi richiamato contro di lui, rimane -franco. Se ad uno schiavo rifuggito in chiesa il padrone promette -sicurtà, poi non attiene, è multato in soldi quaranta. Se il padrone -disposto a dare la libertà venga a morte, lo schiavo rimane libero -senza pur pagare il compenso, «massima lode a noi sembrando (dice -Astolfo) se dal servigio traggansi gli schiavi a libertà, perchè il -Redentor nostro degnò farsi servo per dare a noi libertà»[118]. - -Queste leggi, da chi giudicate pessime, da chi stupende, secondo il -vario punto di vista[119], sopravvissero lungamente nelle consuetudini -italiane[120], ed offrono il migliore ritratto de' costumi de' -Longobardi. Il vederle dettate in latino, benchè concernessero solo i -vincitori, mostra come questi fossero digiuni di lettere a segno di -dover valersi dei nostri per compilarle. Ma i nostri pure dovevano -aver perduto ogni tradizione elevata di ragione giuridica, poichè -non seppero appoggiarsi sovra punti complessivi, e provvidero a casi -particolari con una minuzia fin puerile. - -Gente che si spicca dalla patria, perde gran parte degli affetti più -teneri e morali: or chi vorrà credere alla vantata bontà e costumatezza -di Barbari, mescolati di genti diverse, e sì tenuemente legati al -loro capo? I nostri padroni rozzamente abitavano; e gli _armadj_ ove -riponevano le armi, e le _banche_ da cui presero nome i banchetti, -erano tagliati grossolanamente. Semplici nel vivere ordinario, -sfoggiavano ne' conviti, ove l'ilarità era stimolata dal vino, bevuto -in giro dal corno dorato o talvolta dai cranj de' vinti nemici; e -l'eroismo da giuochi scenici o da bardi che cantavano le imprese di -Teodorico o d'Alboino. La scipita, eppur da tutti letta istoria di -Bertoldo, d'origine antica e tedesca[121], ci fa vedere Alboino nella -regale Pavia piacersi de' buffoni. I giojelli da Agilulfo e Teodolinda -regalati al San Giovanni di Monza chiariscono com'essi sapessero -largheggiare: ma un bastone a oro e argento da re Cuniberto regalato -al grammatico Felice[122], è l'unico favore che leggiamo concesso a -letterati da Longobardi; e forse Rachis tenne in palazzo una scuola, -dalla quale uscì Paolo Diacono[123]. Dopo le prime devastazioni, molti -di quei re fecero anche fabbricare, massimamente chiese e monasteri, -e credesi vederne a Pavia e a Brescia, certamente a Lucca. Nel San -Giovanni di Monza erano ritratte le geste dei Longobardi; i quali vi -comparivano colle prolisse vesti di lino a lembi di color vario; le -gambe ravvolte in una singolar foggia di usatti, e in piede calzari -sparati alla sommità del pollice e con legacci di cuojo, finchè vi -sostituirono gli stivali[124]; lunghe barbe, da cui forse presero -il nome; la cervice rasa fin alla nuca; davanti, la chioma prolissa -fin alla bocca con una drizzatura sulla fronte. Forse il sudiciume -manteneva fra loro una malattia cutanea, qual ella si fosse, indicata -col nome di lebbra; e chi n'era infetto veniva espulso di casa e -di città; provvedimento nulla più eccessivo dei tanti suggeriti -per pubblica sanità, se non si fosse esacerbata la condizione di -quegl'infelici col considerarli per morti, e interdirli non solo del -disporre dei proprj beni, ma fino dell'usarne al puro mantenimento. - -Giungevano i Longobardi in una società corrotta dal lusso, avvilita -dalla schiavitù, pervertita dall'idolatria, senza che il cristianesimo -l'avesse ancor potuta riformare; onde ai vizj proprj aggiunsero -quelli dei vinti. Tra questa eredità gentilesca erano le pratiche -supertiziose, e assurde credenze in apparimenti di morti, patti col -diavolo, larve placabili con lustrazioni. Il legislatore rimprovera del -credere che certe donne ingojassero gli uomini[125]: ma al tempo stesso -egli proibisce ai campioni, ne' duelli giudiziarj, di portare indosso -erbe o che che altri malefizj. - - - - -CAPITOLO LXIII. - -I vinti. Con che legge viveano? Quali la condizione e le arti loro? - - -Fin qua scrivemmo al modo de' classici, quasi unicamente guardando alla -nazione vincitrice: ma che n'era intanto dei vinti? - -Il silenzio della legge mostra già come il vincitore non degnasse -occuparsi di loro: ma se non è lecito figurare che il Goto o -il Longobardo vincesse per rendere felice il Romano, sottrarlo -all'oppressura degli ultimi tempi imperiali, e, alleviatolo dalla -guerra, lasciar che nella quiete attendesse agli studj e alle arti, -non vuolsi però dimenticare che il cristianesimo non permetteva più ai -vincitori di conculcare affatto la umana natura. - -Se i Barbari, dilagando sulla nostra patria, avessero scontrato tanta -patriottica ostinazione quanta Annibale o Pirro, sarebbe nata guerra -di sterminio, dove una delle parti avrebbe dovuto soccombere: qual -delle due non è difficile il prevederlo, chi avverta come la germanica -migrazione continuasse da secoli senza esaurirsi. Sarebbe dunque -avvenuto dell'Europa come più tardi dell'Asia e dell'Africa, donde -gli Arabi svelsero ogni radice dell'anteriore civiltà. All'incontro i -Barbari (eccettuiamo sempre gli Unni, che comparvero, distrussero e si -dileguarono) arrivavano in Italia già cristiani, cioè accolti in una -fratellanza che dava diritti e imponeva doveri. - -Per quanto infelice fosse dunque la condizione cui trovaronsi ridotti -i vinti in Italia, non va paragonata a quella che fecero, per esempio, -all'Asia i Turchi, o all'America gli Spagnuoli. Qui, oltre il clero, -si trovavano nobili, operaj, minuti possessori, coloni e schiavi. Al -popolo basso generalmente dovette parere che i Barbari recassero un -sollievo da quella concatenata oppressione fiscale. Degli schiavi gran -parte nelle prime correrie fu rapita; ai restanti poco caleva a qual -signore servissero, fatati alla miseria. Altrettanto dicasi dei coloni, -che nulla avevano a perdere, e non di rado vantaggiavano. Della nobiltà -patrizia romana aveano già fatto sterminio gl'imperatori; allora i -Barbari l'annichilirono, giacchè, non trovandola buona ad alcuna delle -arti di cui essi aveano mestieri, non le usavano que' riguardi che -agli agricoli ed agli artigiani; sicchè della primitiva conquista -rimase levata ogni traccia. Della nobiltà nuova formatasi nelle -provincie, alcuni s'appigliarono alla fortuna de' vincitori, per trarne -qualche porzione a proprio vantaggio: i più, umiliati, scaduti dalle -dignità, spogli in parte o in tutto dei beni, sentivano repugnanza pei -conquistatori, e faceano opposizione con quel poco di potere che ad -essi era rimasto nelle curie; talvolta anche rimbalzavano contro gli -oppressori, come vedemmo tentarsi sotto i Goti; altri si ritiravano -nelle vaste e lontane tenute in mezzo a coloni e clienti, sperandosi -dimenticati. - -La civiltà romana, dovunque arrivasse, si sovrapponeva alle leggi, -ai costumi, alla religione, alla lingua nazionale, per modo che pochi -secoli di dominio cancellavano quasi ogni orma delle istituzioni dei -popoli sottomessi e assimilati. I Germani al contrario, invadendo il -nostro paese, sentivano quanto una civiltà sistemata fosse superiore -ad una barbarie incomposta; sprezzavano i Romani individualmente, ma -concepivano, se non rispetto, almeno meraviglia dinanzi a quei superbi -edifizj, agli acquedotti, agli anfiteatri, alla regolare gerarchia de' -poteri. Fissandosi poi sulle terre romane, e col diventare proprietarj -acquistando relazioni più complicate e durevoli, comprendevano la -necessità di regolamenti più estesi; e poichè la legislazione romana -glieli offeriva, mentre abbattevano l'ordine politico, vagheggiavano il -sociale, ed anche mettendo al giogo i Romani, si confessavano ad essi -inferiori, e s'ingegnavano d'imitarli. - -Non privavano dunque i vinti della libertà naturale riducendoli -schiavi; e talvolta neppure affatto della civile. Questo, che era -generosità rara fra gli antichi, qui veniva dall'esercitarsi i due -popoli in diverso genere d'industria; nell'armi i vincitori; i vinti -ne' campi, nelle arti, negli studj. Teodorico usò in insigni uffizj -Cassiodoro, Boezio, Simmaco; altri Barbari si valsero certo dell'opera -di Romani; e sebbene de' Longobardi non sia detto, li vediamo però -dettare le proprie leggi in latino: queste leggi modificare alla -romana; stabilire un sistema fiscale complesso, qual non avrebbero -potuto se non col sussidio de' vinti. - -Nè per questo il vinto entrava nella società de' vincitori. Adoprato -per bisogno non per onoranza, rimaneva escluso dalle armi, e da ciò che -fra i Germani n'è conseguenza, la giurisdizione e l'amministrazione; -solo per grazia speciale alcuno veniva ammesso fra i vincitori, -consentendogli il titolo di convittore del re. - -I beni de' natii furono divisi in ragione diversa ne' diversi paesi: -i Visigoti tolsero ai possessori due terzi dei campi, degli schiavi, -degli animali domestici e degli strumenti di lavoro[126]; i Borgognoni, -metà delle corti e dei giardini, due terzi delle terre lavorate, un -terzo degli schiavi, lasciando in comune le foreste. Gli ausiliari -degli ultimi imperatori chiesero in Italia un terzo de' terreni, e -avuto il no, deposero l'ultimo cesare d'Occidente, e ottennero da -Odoacre ciò che Augustolo avea negato. Gli Ostrogoti sopragiunti -occuparono anch'essi un terzo. - -Togliere metà o un terzo dei terreni a gente decimata dalla guerra, -ed esonerarla con ciò dal tributo, che sotto i Romani esorbitava a -segno da far sovente abbandonare al fisco le tenute istesse, parrebbe -tutt'altro che abuso di brutale vincitore. Se fosse poi vero che il -Germano, indocile alla fatica dei campi, non esigesse che il terzo -dei frutti, sarebbe un sistema più mite di quanto si pratica oggi -nella nostra campagna. Ma una partigione fatta da conquistatori sopra -gente che non ha armi nè rappresentanza per francheggiare i proprj -diritti, può ella immaginarsi altrimenti che come una grande violenza, -esercitata parzialmente da ciascun capo nel paese o nel villaggio dove -infiggeva la sua lancia? - -Inoltre, i Goti toglievano que' possessi dal pubblico dominio, o da -possedimenti privati? Se dai privati, come pare, che cosa intende -Teodorico quando asserisce un ricco Goto equivalere a un Romano -povero? Perchè gl'invasori soprarrivati occupassero i terreni stessi -dei conquistatori precedenti, converrebbe supporre i Goti tanti -appunto di numero, quanti gli Eruli e i Turcilingi d'Odoacre; e che -avessero catasto e misuratori e una regolarità di possessi, affatto -inconciliabile colla condizione di Barbari. Poi, se al primo entrare -ciascun Barbaro diveniva possessore, come spropriava altri via via -che faceasi nuove conquiste? e se la misura non fosse stata equa, come -avrebbe potuto richiamarsene il prisco possessore? e davanti a chi? e -come tutelava egli i proprj confini? Poi delle proprietà dei Goti cosa -avvenne, quando i Greci gli ebbero vinti? e di quelle dei tanti caduti -in guerra sì micidiale? Può mai immaginarsi che, fra tanto scompiglio, -venissero restituiti ai primi signori? Potrebbesi credere che cadessero -al fisco; ma nella prammatica di Giustiniano non v'ha motto di oggetto -sì rilevante. - -I Longobardi occupano essi pure un terzo, ma in peggior ragione: -poichè, se i Goti contribuivano alle spese della coltura ne' campi -invasi, questi levavano un terzo lordo dei frutti, modo di costringere -i più a ridursi servi, se già nol fossero per sistema. - -E qui si presenta una controversia famosa sulla bontà de' Longobardi. -Il terrore chiamava torrenti e diluvj le invasioni; la compassione -esagerava gli sterminj, tanto che papa Gregorio Magno dice, l'umana -stirpe, folta in Italia come campo di biada, restò allora guasta ed -uccisa, e tutto il paese converso in deserto, popolato solo di fiere. -Noi sappiamo storicamente che la popolazione dell'Italia ancora -romana era tutt'altro che numerosa; oltre che un fiero contagio l'avea -desolata poco prima dell'arrivo de' Longobardi[127]. Per quante poi -sieno le violenze particolari, v'è poca ragione di credere a uno -sterminio sistematico, dal quale al vincitore non sarebbe derivata -altra conseguenza, che di ridurre incolte le campagne. - -Tutt'al contrario Paolo Diacono, longobardo e che de' Longobardi -scriveva quando n'era appena caduto il regno, sicchè la compassione -li faceva rimpiangere e il lodarli sapeva di generosità, non trova -espressioni bastanti a loro encomio: «nessuna violenza accadeva, -nessun'insidia tendevasi; non era chi angariasse o spogliasse altrui -ingiustamente; non furti, non ladronecci; ciascuno andava senza paura -ove gli talentasse»[128]. - -Se i conquistatori, e massime nei primi momenti, rechino tali -beatitudini, lo dica chi ha occhi. E se Cicerone, proclamando i doveri -della giustizia nel secol d'oro di Roma, stabilisce che coi soggiogati -bisogna adoprare fierezza come coi servi[129], aspetteremo noi tanta -umanità nei Barbari, che pur spropriarono i natii? Fosse anche vera, -quella pittura sarebbe a riferirsi solo al vincitore; non altrimenti da -quando i Romani antichi vantavano che nessuno poteva esser torturato e -ucciso senza regolari giudizj, mentre stavano all'arbitrio de' padroni -e de' magistrati tanti milioni di provinciali e di schiavi. - -Lo storico medesimo, quando dal fraseggiar retorico viene ai fatti, -racconta che Clefi distrusse la nobiltà, lo che significa i possessori; -e che, «sotto i trenta duchi, molti nobili Romani furono uccisi -per cupidigia, gli altri partiti fra gli ospiti in modo da divenire -tributarj, pagando un terzo de' frutti; spoglie le chiese, trucidati i -sacerdoti, sovverse le città, sterminata la popolazione»[130]. - -A questo strazio fu dunque mandato il fiore della gente italica. -Pertanto, comunque andasse il fatto nei primi momenti, in appresso i -soggiogati ebbero, non soltanto a dimezzar le terre d'ogni circondario, -come avevano fatto cogli _ospiti_ Eruli o Goti, per costituirne -le corti signorili e libere; ma furono spossessati, e costretti a -dare il terzo del ricolto; e non più allo Stato, ma a ciascuno de' -Longobardi, cui ciascun Romano era toccato. Ridotti ad _aldj_, cioè -manenti o terziatori o coloni, in somma tributarj, la qual condizione -era per essenza opposta a quella di libero, più non possedevano che -precariamente, non potevano sposar donna libera, non militare, non -procedere ne' tribunali; chè tanto importava pei Barbari la parola -tributario. Nelle altre conquiste i beni delle chiese restarono -intatti: ma i Longobardi, essendo eretici, non rispettavano il clero -cattolico[131]. - -Questo totale spossessamento de' nobili, cioè de' possidenti, senza -ambiguità asserito dal panegirista de' Longobardi, vien negato da -taluni perchè in Gregorio Magno ricorre menzione dei nobili di Milano e -d'altre città[132]. Ma oltrechè la curia romana seguiva nelle lettere -le formole consuete[133], anche quando aveano perduto il senso, -quel pontefice non riconosceva l'occupazione de' Longobardi nè lo -spogliamento de' vinti; onde operava siccome una cancelleria de' giorni -nostri che continuasse a salutare per regia la stronizzata stirpe de' -Borboni; o siccome essa curia romana, che fin oggi nomina i vescovi -d'Antiochia o di Laodicea. - -Allegasi pure una Teodota, di _stirpe senatoria_, la quale non potè -sottrarsi alla libidine di re Cuniberto, e pianse il rapitole fiore nel -monastero di santa Maria della Posterla a Pavia. Poi, al cessare della -dominazione straniera, compajono ricchi possessori viventi con legge -romana, cioè d'origine italica. - -Vogliasi però riflettere che, anche dai paesi occupati alla prima -invasione, molti natii rifuggirono alle isole, sulle coste, fra -i monti; e prima d'uscirne poterono patteggiare coi vincitori, -conservando titoli e possedimenti. Più dovette ciò frequentare nelle -terre assoggettate in tempi successivi, quando i Longobardi avevano -deposto la primitiva fierezza; e i natii nell'arrendersi poterono -riservarsi parte degli antichi diritti. Altri ancora si vennero a -piantare sulle conquiste longobardiche da terre che mai non erano state -soggiogate, massime dappoichè i dominatori si mansuefecero, e che la -dominazione passò ai Franchi. Tali accidenti bastano a spiegare la -menzione che accade di gente romana, di nobili, di senatori: il qual -titolo ad ogni modo poteva indicare soltanto un grado personale, non -mai di origine. - -Nessuna dunque, o poca gente libera rimaneva sulla campagna occupata, -mutandosi i possessori in coloni, e i lavoratori in servi della gleba. -Numero maggiore di liberi sopraviveva nelle città, dove, essendo -divisi in scuole d'artigiani, non cadeano spicciolati in dominazione -di particolari, ma in masse numerose erano distribuiti a duchi e re. -Al possessore d'un campo, che caleva di conservare gli uomini a quello -affissi? morendo essi, rimaneva il fondo[134], e si poteano trovargli -altri cultori; mentre il perdersi degli artigiani deteriorava ed anche -distruggeva il frutto che ne traeva il vincitore cui erano tocchi -in sorte. Egli dovea dunque far opera di conservarli: pure nulla -ne sappiamo di positivo, se non forse che gli abitanti della città -furono gravati di doppia imposta, cioè una diretta (_salutes_) ed una -sull'industria[135]. - -Certo è che di questa gente vinta non parlano mai le leggi longobarde: -silenzio ingiurioso, eppure da questo volle alcuno argomentare che i -Longobardi la lasciassero vivere coll'antica legge patria. Di fatto, -tra alcuni germanici conquistatori troviamo che la legislazione non -riguardava tutti coloro che abitassero una regione, ma seguiva la -persona: e mentre oggi, chiunque si stabilisce in un paese, sottopone -sè e l'aver suo alle leggi da cui quello è regolato, poca o nessuna -differenza intercedendo da cittadini a forestieri[136]; allora, al -contrario, la legge patria serbavasi dall'uomo libero, dovunque egli -si trovasse. Tale uso dovette introdursi dai Germani sol quando si -sparsero sulle terre conquistate; giacchè sul territorio medesimo -trovandosi unite differenti schiatte pel solo accidente dell'essersi -drizzate alla medesima impresa, non v'era motivo perchè una stirpe -dovesse rinunziare alle consuetudini degli avi, e sottomettersi a -quelle d'un'altra. Prova ne sia che in ciascun paese troviamo ammesse -tante leggi, quanti erano i popoli invasori. - -Così non pare costumassero i Longobardi: anzi talmente furono -intolleranti d'ogni altro diritto dopo invasa l'Italia, che obbligarono -a partirsene i Sassoni ausiliarj, perchè non vollero acconciarsi -all'unità[137]; Rotari impone espresso che «se qualche Romano venga da -paesi forestieri, s'uniformi alla legge longobarda, salvo se altrimenti -impetri dalla clemenza del re». - -Questo cenno non concerne il popolo vinto, ma chi veniva di fuori; -e indica che il privilegio non era inusato. Coll'andare del tempo -si moltiplicarono i contatti degli invasori coi popoli rimasti; i -Longobardi rimisero della primitiva ferità, massime dopo convertiti al -cattolicismo; onde allora fu forse consentito ad alcuno avveniticcio -di conservare la legge nazionale[138]. Quando poi nel paese nostro si -assisero i Franchi e Tedeschi, ognuno conservava il proprio diritto; -dal che nasceva grande varietà, e per conseguenza ne' contratti -o giudizj si specificava sotto quale vivessero i contraenti o i -giudicati. Da ciò le così dette _professioni di legge_[139]: sotto il -qual nome di legge non intenderei veruno speciale e prefinito corpo -di istituzioni, ma in generale il diritto, le consuetudini, annesse al -fondo che i contraenti possedevano. - -Indietreggiando quest'uso ai primi tempi della conquista, alcuno asserì -che i Longobardi lasciassero in arbitrio di ciascuno lo scegliere -secondo qual legge volesse vivere. Ma qual tirannide sarebbe cotesta, -dove il vincitore permette ai vinti di entrare a parte de' suoi diritti -medesimi? di porsi, pur che lo vogliano, nella classe de' dominatori? -Poi, che cosa significherebbe cotesto vivere a legge romana? una legge -suppone uffizj e attribuzioni, che la conquista aveva cancellato. -L'essere i nostri divenuti tributarj e dipendenti da un altro popolo, -introduceva relazioni affatto nuove: come poteano quelle venir regolate -colla legge romana? come sussisteva questa, dacchè erano cessati coloro -che poteano secondo le occorrenze modificarla? Poi, è costante fra i -Barbari che la podestà giudiziale stia congiunta col militare: esclusi -i Romani da questo, come potevano quella ottenere?[140] Le pene, che -presso i Barbari si riducono per lo più a multe e composizioni, come -applicarsi al Romano, le cui leggi vanno su tutt'altro piede? - -Se fosse vero che i Longobardi lasciassero la legge antica ai vinti, a -chi avrebbero questi potuto ricorrere perchè un vincitore fosse punito -dell'omicidio o d'altra violenza? se si fosse punito il Longobardo -colla multa, e il Romano con pene afflittive, non si stabiliva già -un'enorme differenza? e avrebbe potuto testar il Romano, e non il -Longobardo? sarebbe rimasta in tutela perpetua la donna longobarda, e -non quella del vinto? come risolversi le liti de' Romani per testimonj -e prove, quelle de' Longobardi per duello e per altri giudizj di Dio? -e ciò in un paese solo, sotto l'autorità di un medesimo re! Il diritto -suppone la forza di proteggerlo: e i Romani aveano da un pezzo dismesse -per uso le armi; allora gliele toglieva la costituzione de' vincitori. - -Tra le leggi longobarde, una del 727 di re Liutprando stanzia che, chi -fa un contratto, dichiari secondo qual legge intenda stipulare: dal che -pure si volle argomentare restasse libera ad ognuno la scelta della -legge[141]. Ma si rifletta che, anche secondo il gius romano, v'ha -atti, la cui erezione non interessa direttamente lo Stato, e perciò i -cittadini possono in essi preferire quali formole e modi più vogliano. -Appunto simili contratti privati ha di mira Liutprando quando ordina -che, nel formolarli, i notari s'attengano al diritto delle parti, -senza però escludere speciali convenzioni fra esse, nè quelle regole -secondarie, da cui ciascuno può innocuamente dipartirsi. Tant'è ciò -vero, che pari facoltà non accorda pe' testamenti, attesochè questi -sono di pubblico diritto. Liutprando inoltre veniva assai dopo la -conquista, e tendeva a introdurre nel gius longobardo quanto potesse -convenirgli del romano: laonde permetteva a' suoi di ricorrere a questo -più ampio e scientifico, per via di accordi reciproci davanti a notari; -al tempo stesso faceva arbitrio ai Romani contraenti di valersi della -legge propria, anzichè della longobarda come prima sembra fossero -obbligati. È un passo verso l'eguagliamento delle due stirpi: ma -non indica in verun modo che la vinta conservasse il patrio diritto; -attesta anzi che, fin allora, si era usato il contrario. - -Molto più tardi, vertendo lite fra papa Eugenio II e il popolo -di Roma, l'imperatore Lodovico il Pio mandò alla città suo figlio -Lotario, «acciocchè la pace col nuovo pontefice e col popolo romano -stabilisse e confermasse». Lotario in tale occasione emendò lo statuto -del popolo romano coll'assenso del pontefice[142]; e un capitolo -d'essa riforma ordina s'interroghi il senato e il popolo romano con -qual legge vogliono vivere, e questa si conservi, o se la violano -ne siano puniti. Ma primieramente questo è caso speciale, e non si -riferisce che a Roma e al suo ducato, non mai conquistati, ove dunque -duravano le magistrature all'antica, e sempre erasi conservata la -legge romana[143]; sicchè l'orgoglio de' Barbari non restava leso dal -dover rinunziare alla propria. Probabilmente poi fu data la scelta -per quell'unica volta, quando trattavasi di dettare una legislazione -nuova; e optato per una legge, a quella dovettero attenersi anche i -discendenti. - -Sta dunque, che i vinti italiani non parteciparono al diritto -del vincitore se non taluno per privilegio: tant'è ciò vero che, -ogniqualvolta la voce de' conquistati può farsi intendere, esprime -lamento perchè non siano accomunati anche a loro i privilegi dei -dominatori. Abbiam veduto nelle legislazioni barbare alle ingiurie -o all'uccisione d'un uomo esser decretato un prezzo differente -(_guidrigildo_), secondo il grado di esso, o la maggiore o minor -parte che godeva di cittadinanza. Ne' Franchi l'uccisione d'un -cittadino scontavasi col doppio prezzo, che non quella d'un romano -possessore: ne' Ripaurj, ducento lire per un cittadino, censessanta -per un forestiero germanico, cento per un romano. È una distinzione -ingiuriosa, che però, mentre attesta l'inferiorità del vinto, mostra -che sussistevano persone romane, formanti parte dello Stato, a segno -che il legislatore dovea toglierle in contemplazione. Ma nei Longobardi -nessun guidrigildo si trova stabilito pei Romani: il che conferma -fossero ridotti alla condizione di aldj, cioè cosa di un padrone, al -quale toccava il rifacimento dei danni loro[144]. - -Non per clemenza dunque, ma per condanna il longobardo legislatore -avrebbe lasciato vivere il Romano secondo la propria legge; poichè così -lo privava delle cure giuridiche e di tutti i diritti annessi alla -qualità di cittadino. I Romani antichi, nulla statuendo sulle nozze -de' plebei, poi degli schiavi, le avevano in conto di meri concubinati, -spogli di civile legittimità: altrettanto era in quelle degli Italiani -sotto ai Longobardi, rispettate solo dalla Chiesa che le benedicea. -Così argomentate degli altri contratti. E se pur fosse che porzione -delle leggi romane continuasse ad aver vigore, dovette esser solo -di gius privato, non trovandosi magistrati che le applicassero, nè -sanzione. - -Diverso il caso per gli ecclesiastici. Tra essi il tipo giuridico -universale prevalse in ogni tempo sopra il locale; nè le leggi -canoniche, modellate sulle romane, mettono divario di paese o di razza; -poi conservavano curie proprie, davanti alle quali essi facevano i -loro atti, dibattevano e risolvevano da sè i loro litigj, non mancando -neppure di mezzi per far eseguire le sentenze. Pure anche i cherici -seguivano forse generalmente la legge della propria nazione, e alla -romana s'attenevano solo nelle cose ecclesiastiche, e massime ne' -privilegi concessi dalle costituzioni imperiali[145]. Certo in Italia -ricorrono frequenti prove di diritto longobardo seguito da conventi -e da cherici; il privilegio dei quali consisteva forse soltanto -nel potere, se romani, dalla condizione di aldj passare a quella di -cittadini longobardi. - -Però, in causa appunto di tale trascuranza de' vincitori verso i vinti, -crede alcuno che sussistesse un reggimento municipale, per quanto -alterato dall'organamento militare de' Longobardi. Ma già vedemmo a -qual nullità fossero ridotti i municipj sul fine dell'Impero, quando -la più gran cura mettevasi nel buttarsene di dosso i gravissimi pesi: -poi fondamento e scopo ne erano i tributi, e questi mutarono affatto -natura colla conquista de' Barbari. Sotto i Goti, si rammentano ancora -in Italia e curiali e magistrati conservatori della pace[146], perchè -quella gente, o per origine o per lunga convivenza, avevano adottato -assai maniere romane; in qualche formola de' Franchi vedesi alle -curie attribuito il registrare alcuni atti: ma ne' paesi sottoposti -ai Longobardi, neppur sì poco compare. Se fosse poi vero che i -vinti restassero ripartiti fra i vincitori, cessava di necessità -ogni interesse comune, fin quelle cure di ponti, di strade, di beni -pubblici, alle quali si restringe il municipio. - -Ciò vale pei Romani conquistati e ripartiti. Ma mentre i Longobardi, -pochi in numero fin da principio, poi assottigliati nelle guerre -continue di due secoli, e sistemati a modo d'esercito, tenevansi -aggruppati intorno ai castellari, più confacenti all'indole loro -che non le città, la remota campagna e massime i monti restavano -alla popolazione indigena, e questa poteva aver conservato qualche -ordinamento municipale. Alla romana continuarono a regolarsi le città -a mare, e quelle dove Goti e Longobardi non penetrarono o per poco. -Quattro o cinque secoli più tardi, venne un istante che le città, -dominate o no dai Longobardi, si trovarono riunite nella lega di -Lombardia, Marca e Romagna, ed in esse apparvero forme a un bel circa -eguali di governo municipale. Ora, chi rifletta che eguali pure le -aveano allorchè furono côlte dagl'invasori, inclina a credere che anche -le soggiogate dai Longobardi mantenessero alcun modo di reggimento -municipale. - -Invano però se ne cercherebbe vestigio; nè la condizione dei vinti è -possibile indagare nelle leggi che riguardano soli i vincitori, per -quanto questi fossero portati a venerare in quelli la dignità del -sacerdozio o la superiorità del sapere, e fin costretti di valersi -di loro per notari e per compilare le leggi. Chi voglia vedere il -popol nostro, lo cerchi ne' mestieri della pace e nella coltivazione -de' campi, rimasta agl'inermi. Forse, al modo che i vincitori erano -disposti per razze, così i vinti erano per _scuole_ di mestieri, tenute -solidalmente garanti del tributo che si doveva al duca o al re. - -Nessuno dubiterà che il commercio non patisse fra quelle invasioni; -pure non perì affatto, tanta n'è la vitalità; tanto, più de' gravi -disastri, gli nuociono gl'improvvidi regolamenti e la sistematica -tutela. Teodorico avea procurato favorirlo, destinandovi prefetti in -Italia e giudici che spacciassero le liti tra forestieri e paesani, -riparando le strade e assicurandole da' masnadieri, allestendo fin -mille navi pel trasporto delle merci e la sicurezza delle coste, e -allettando negozianti con promesse ed immunità. L'anonimo scoperto dal -Valois riferisce di fatto che molti venivano di fuori a mercatare in -Italia; che di grani, vini, legumi vi si facea baratto: e le minute -cure prese da quel Governo, fin a tassare i prezzi delle merci[147], -manifestano economica inesperienza piuttosto che trascuranza. Neppure -sotto i Longobardi si cessò d'ogni commercio; anzi andavamo alle -fiere di Parigi, ove scontravamo mercadanti sassoni, spagnuoli, -provenzali, franchi[148]. Ben è vero che i dominatori introdussero -un impaccio, appena tollerabile alla fiacchissima servilità odierna, -cioè i passaporti di cui doveva essere munito chiunque andasse per -affari[149]. - -Abbiamo pure un'incidentale menzione dei _magistri comacini_, -architetti o maestri di muro, provenienti dai contorni del lago di -Como, che forse per l'abilità loro furono esentati dall'universale -ripartizione e dal tributo servile, onde rimasero eguagliati ai liberi, -e capaci di pattuire e ricever mercede, ed ebbero licenza di unirsi in -una specie di consorzio[150]. Troviamo inoltre costruttori di navigli -che re Agilufo mandò al kacano degli Avari. Di medici cade anche -frequente menzione nelle leggi, ma nulla consta del loro stato civile. -Un pittore Auriperto in Lucca, caro al re Astolfo; un Orso, che co' -suoi scolari Giovino e Gioventino scolpì due colonnette del tabernacolo -di San Giorgio in val Pulicella, sono i soli ricordi d'artisti; eppure -altri servirono ai tanti edifizj di Teodolinda e dei posteriori. - -Costoro tutti noi incliniamo a credere appartenessero al popolo -vinto. Però col volger del tempo si diedero alla mercatura anche -Longobardi, giacchè le leggi d'Astolfo vogliono che i mercadanti si -tengano anch'essi allestiti d'arme e cavalli, e vietano sotto pena del -guidrigildo (pena meramente longobarda) ai mercadanti del paese di aver -affare coi Romani, cioè cogli abitanti dell'Italia non soggiogata[151]. - -Il popolo vinto può riscontrarsi anche nelle _gilde_, specie di -fraternite che si formavano onde soccorrersi in caso d'incendio o -d'altri sinistri, e che forse alcuna volta metteano ostacolo alla -brutale prepotenza. Singolarmente il popolo vinto sussisteva ed aveva -rappresentanza nella Chiesa, radunandosi per eleggere i vescovi[152] e -i parroci suoi, e affezionandosi ai preti e ai monaci, i quali usciti -dalla classe degli oppressi, gli oppressi proteggevano e consolavano. -Fra questi gli affari ecclesiastici si regolavano colla legge romana, -e il Longobardo li lasciava risolvere gl'interni litigi davanti alle -curie vescovili. Ora gli ecclesiastici erano fratelli, figli, congiunti -del popolo indigeno, e poteano insinuare i principj d'ordine, speciali -alla classe loro. Era tenuta per vera una costituzione di Costantino, -infirmata solo dalla più tarda critica, la quale prescriveva, se -alcuna lite fosse recata a un vescovo da una parte, l'altra parte -dovesse stare al giudizio arbitrale di questo. Il conquistatore -non la riconosceva legalmente; ma gli ecclesiastici se ne facevano -appoggio, e — Il conquistatore non vi curò? ebbene, quando insorga -dissidio fra voi, rimettetelo in noi, e coll'equità lo ragguaglieremo. -All'ordinamento del Comune, alla polizia il Longobardo non provvide? -provvedete voi, secondo le consuetudini di cui avete la tradizione. -Quest'irrequieto dominio v'interrompe ogni commercio? ebbene, un giorno -la settimana venite al convento, e lì sul sagrato raccoglietevi a -comprare e vendere, protetti dall'ecclesiastica immunità. V'insegue il -prepotente a spada nuda? dal furor suo ricoveratevi agli asili, che vi -apriamo ne' luoghi sacri. Voi, sebbene vinti, siete i buoni credenti, -mentre costoro sono ariani; voi siete i figli di Dio in cielo e del -papa in terra, il quale vi benedice, mentre riprova la _schifosissima_ -e _nefandissima_ stirpe de' Longobardi». - -Così intorno all'ecclesiastica, unica autorità paesana sopravissuta, -raccoglievansi le speranze e i diritti dei superstiti italiani, e -v'acquistavano qualche ordinamento. In ciò nulla v'è per certo che -indichi una città, un reggersi a Comune: ma il popolo sussiste, ed è -collegato ad una classe rispettata anche dagli invasori, e si solleverà -se mai questa arrivi ad ottenere qualche rappresentanza. - -Veniva di ciò a vantaggiarsi la potenza de' vescovi, sostenitori del -partito nazionale[153]; tanto più che formavano un'unità con tutti i -vescovi d'Occidente, e ad essi dirigevansi i papi, e principalmente -Gregorio Magno. Duranti le pubbliche calamità eccitava egli i vescovi -a convertire i vincitori ariani[154]: — La fraternità vostra esorti -dappertutto i Longobardi, che, sovrastando grave mortalità, conciliino -alla vera fede i figli battezzati nell'arianismo, affine di placare la -collera dell'Onnipotente. Quanti potete, strascinate colla persuasione -alla fede retta, predicate loro senza posa l'eterna vita, acciocchè -quando comparirete al cospetto del Giudice possiate mostargli il frutto -del vostro zelo». - -Scrisse anche a Magno prete milanese, confortasse clero e popolo -ad eleggere un successore al vescovo Onorato. Magno si condusse -a Roma con lettera, dov'era annunziato che i voti concorreano in -Costanzio. La lettera non era sottoscritta, perchè i cattolici temeano -compromettersi: pure il papa confermò l'eletto, dispensandolo, secondo -il privilegio della chiesa ambrosiana, dal venire a' suoi piedi per -l'ordinazione; voleva però fosse udito il parere anche dei Milanesi -rifuggiti a Genova. Assentendo questi, Costanzio fu vescovo. Lui -morto, dovea succedergli Diodato: ma poichè Agilulfo pretendea darne -un altro di sua scelta, Gregorio scrisse ai Milanesi di rimaner saldi, -ch'egli non accetterebbe mai uno prescelto da acattolici o longobardi. -— D'altra parte (soggiunge) non vi troverete a ciò ridotti dalla -necessità, attesochè i beni dei chierici che servono a sant'Ambrogio, -stanno in Sicilia e in altre parti indipendenti»[155]. Nella Chiesa -dunque erasi rifuggita la causa della libertà e della nazionalità; e ve -la troveremo gran tempo. - -Allora poi che Teodolinda diede trionfo al cattolicesimo, quel che i -vescovi in prima facevano arbitrariamente fu legalmente riconosciuto, -continuando essi a decidere in affari di volontaria giurisdizione, -salvo a recar appello delle loro sentenze al re. Non acquistarono però -mai veste pubblica, nè furono ammessi alle assemblee, fin al tempo di -Carlo Magno. - -Moltiplicaronsi in quel tempo i monasteri, ad alcuni dei quali, come -alle possessioni de' vescovi, fu concessa l'immunità, vale a dire -giurisdizione indipendente. E stantechè teneano sotto di sè molte -persone, coloni o dipendenti, pei quali erano obbligati dare la _vadia_ -o malleveria, e in caso di delitti pagare per essi, perciò acquistavano -sopra di essi il _mundio_, tutela longobarda che così introducevasi -nella legislazione ecclesiastica. La vadia da alcuni si prestava alle -città, da altri al re; e questi erano i più stimati, sicchè l'abate -loro appena la cedeva in dignità a giudici e gastaldi. Il re stesso -talvolta esimeva alcun monastero dalla giurisdizione degli Ordinarj; -altri esentava da dazj, che così venivano a formare repubblichette -indipendenti. - -Noi siamo dunque alieni da coloro che pensano, Longobardi e Romani si -fondessero in un popolo solo, d'eguali diritti politici. Qual ragione -perchè i longobardi padroni volessero rinunziare ai privilegi proprj? -L'Italia era per essi una preda, non una patria; il loro un dominio -militare, che si mantenne, non si consolidò: e stettero due secoli -sul suolo nostro, come da tanti stavano i Turchi sulla Grecia, e i -signori magiari sulla turba plebea della Pannonia. I principi loro -intitolaronsi sempre re de' Longobardi; Longobardi soli intervenivano -a sancire le leggi: le quali leggi essendo destinate unicamente ai -vincitori, convincono che mai questi andarono confusi coi vinti. Anzi, -a prevenire l'accomunamento, la legge impediva i matrimonj; nè soltanto -coi vinti, avvilimento che la legge repudiava, ma neppure coi Romani -de' paesi non soggiogati, ai quali soli io riferisco quello statuto -che, se un Romano sposa una Longobarda, questa scada dai diritti suoi, -e i figli loro restino ridotti alla legge paterna[156], cioè non godano -i privilegi della nazione dominatrice. - -Pure la vita sociale non regge a canoni interamente esclusivi, nè è -mai compiutamente d'un sistema o dell'altro: ed alcuni fatti indicano -come potesse avviarsi la mistione. I Longobardi soleano arrolare negli -eserciti i servi[157]: era dunque aperta a questi, fosser anche di -gente romana, la strada al valore, e per esso a gradi, sebbene non -ai primarj. Se fosse vero che il servo redento seguisse la legge di -quel che lo aveva emancipato, sariasi avuto un altro modo pei vinti -d'entrare nella società dei vincitori: ma altrimenti va interpretato il -testo, cui appoggiano questa congettura[158]. - -Bensì alcuni affrancati ottenevano terre a modo di liberi livellarj, -o davansi a mestieri non servili, col che ampliavasi un terzo stato. I -membri del clero, che nelle cose ecclesiastiche seguivano i privilegi -romani, nelle civili erano pareggiati ai Longobardi, quantunque nati -romani, e godeano del guidrigildo, e potevano accertar la verità colla -punta della spada. Il Longobardo stesso s'affezionò alla sua _sorte_, -cioè al campo toccatogli; ed agli aldj affissi a questo consentì -diritti, e più tardi anche un guidrigildo, e il poter disporre del -proprio peculio. Ma se mai la repugnanza nazionale e religiosa, e la -superbia dei conquistatori lasciò qualche varco ai vinti per acquistare -i diritti dei vincitori, ciò non fu se non dopo i tempi di Liutprando, -quando un diritto men fiero erasi introdotto, arricchito dal più ampio -e scientifico che i Romani aveano tramandato, e che veniva a riportare -una vittoria intellettuale sopra quelli che coll'alabarda aveano -distrutto la romana cittadinanza. - - - - -CAPITOLO LXIV. - -La Chiesa in relazione coi popoli e coi nuovi dominj. San Benedetto e i -monaci. - - -Il lettore ha potuto avvedersi dell'importanza che, nella civiltà -nuova, acquistava una potestà tutta morale, costituita sopra la -convinzione, la riconoscenza, il sentimento; vogliam dire la potestà -ecclesiastica. Noi dovremo lungamente occuparcene, e tanto più per la -somma parte che ebbe nelle vicende dell'Italia dove teneva la sede, e -a cui conservava quella centralità e quella supremazia, donde sarebbe -scaduta allo sfasciarsi dell'imperio romano. - -I miracolosi primordj suoi, e come si fosse introdotta nel civile -ordinamento, abbiam divisato. Gl'imperatori, che fin a Graziano -seguirono a intitolarsi pontefici massimi, come tali avocarono a sè -molti diritti, che da principio la Chiesa esercitava quale società non -autorata: laonde, benchè indipendente nell'interno, nell'esteriore -essa appariva subordinata; l'imperatore interveniva a tutto; per -tutto chiedevasi il suo assenso; egli dirigere col comando o colla -raccomandazione i vescovi, egli confermarli, egli convocar concilj, -egli assistervi, egli decidere perfino delle materie in essi trattate, -e ordinare l'esecuzione dei loro decreti; talmente il Governo rimaneva -pagano anche dopo convertiti i principi. Eppure quell'assenso, questa -conferma attestavano la forza acquistata dalla Chiesa, le sue conquiste -più che la suggezione. - -Poi via via che il potere temporale fiaccavasi, l'ecclesiastico -s'assodava: e collo sciogliersi dell'Impero la Chiesa occidentale, -rimasta in piedi nella ruina universale, dismesse le abitudini di -servilità e sola avendo elementi di durata nello sfasciamento di tutte -l'altre istituzioni, raddoppiò di sforzi per abolire il vecchiume -pagano e educare i popoli nuovi. Nel fervore d'una recente missione, -colla usucapione più legittima assumeva quanto era abbandonato dallo -scoraggiamento de' laici; e robusta di gioventù, salda di convinzioni, -operante su tutta la vita, prevaleva alla decrepita romana. Unico -argine al torrente della forza materiale, a questo opponeva il concetto -d'una regola, d'una legge superiore alle umane; e francheggiava la -libertà della coscienza da sorde insidie e da aperte violenze. - -Qual benefizio che alcun ordine rattenesse il generale scompiglio; che -alcuno parlasse a coloro, per cui Roma non aveva avuto che insulti -e paure! Preti inermi uscivano tra quelle orde, e col battesimo -ispiravano loro qualche idea di umanità, sospendevano la scimitarra -mostrando un fratello in quello al cui capo era vibrata; senza -interesse nè speranze terrene, confortante spettacolo, si diffondeano -dappertutto, e collegavano i popoli alla Chiesa per via della carità; -parola intesa dal popolo che vi riconosce una virtù più che umana; -parola che fa amare la religione da cui è ispirata. - -Il Barbaro, che gli avea veduti affrontare oscuri pericoli per -annunziargli la verità fra le selve natìe, li trovava poi dinanzi alle -città assalite per proteggerle colla croce, o accanto al prigioniero, -al ferito, all'oppresso, per alleviarne le sofferenze; gli udiva -parlare in nome di una potenza superiore agli odj e inattaccabile dalla -forza. - -Nè dalla forza poteano esser domiti que' conquistatori, avvezzi a tutto -spezzare colle mazze ferrate; non poteano essere inciviliti da una -letteratura che disprezzavano o non comprendevano: ma ecco farsi loro -incontro il clero, sfolgorante della pompa che tanto può sulle rozze -fantasie, con una gerarchia salda e concorde, con una fede che non -chiedeva sottigliezze di ragionamenti, ma imponeva credenze semplici, -e restava confermata da una morale, la cui santità essi doveano -sentire anche violandola; un clero, ordine nuovo superiore, cernito -fra tutti gli altri, senza distinzione da libero a schiavo, da romano -a barbaro, che non opponeva armi ma discorsi, non irritante vilipendio -ma commoventi persuasioni, e in nome di Dio intimava cessassero di -sterminare gli uomini, perchè _guai a chi disprezza un solo de' più -piccoli!_ Mentre rialzava i vinti al cospetto de' vincitori, anche -a questo esso prestava servigi; interponevasi come mediatore utile -ad entrambe le parti; co' suoi privilegi, coi benefizj, fin colle -usurpazioni contribuiva a sminuire i dolori sulla terra, a difendere -l'uomo contro la debolezza o la passione propria, a migliorare la vita -sociale e la domestica. - -Persino le pie leggende istillavano compassione e rispetto alle vite, -siccome quelle che già vedemmo relative ad Attila, Alarico, Odoacre. -I Longobardi, preso un diacono appo Nocera, il voleano scannare; ma -prete Santulo impetrò lo commettessero alla sua custodia, offrendosene -mallevadore col proprio capo. Appena vide addormentati i Longobardi, -indusse il diacono a fuggire, poi si diede spontaneo ai nemici. E -questi il condannarono a morire: ma il manigoldo restò col braccio -feritore in alto, finchè il santo istesso gliene rese il moto, dopo -fattogli giurare che mai non se ne varrebbe a dar morte a verun -cristiano. Allora i Longobardi, a gara di chi più, offrirongli bovi e -cavalli predati; ma egli: — Mi volete gratificare? datemi gli schiavi -fatti, ed io pregherò per voi»; e tutti li rimandarono seco[159]. Altra -volta l'abbate Sorano ai prigioni fatti dai Longobardi dà quanti viveri -si trova nel convento, fin gli erbaggi dell'orto; poi non avendo denari -da saziarli, è ucciso. La pietà data ai pazienti, il terrore ispirato -da que' miracoli, rabbonacciavano gli oppressori. - -A petto ai nuovi regnanti la Chiesa cambiava posizione; e rimanendo -unico potere costituito dopo prostrati gli altri tutti, aveva il vigore -ed ispirava il rispetto proprio dell'ordine; ed associando le due -potenze che fondano e mantengono gli Stati, forza ed ingegno, campò -l'Italia e l'Europa da una barbarie assoluta. Attesochè agl'invasori, -padroni di tante provincie, non bastasse più l'ordine legale suggerito -dai bisogni delle piccole tribù, la Chiesa si accinse a provvederli -di un nuovo; onde poterono anche nei Governi insinuarsi le massime -evangeliche dell'amor del prossimo, dell'umana fraternità, d'una -giustizia e di una morale anteriori e superiori a qualunque diritto -positivo, dell'obbedienza che al Creatore devono e sudditi e regnanti. - -Cassiodoro, a nome dei re goti, nel 534 scriveva a papa Giovanni II: -— Voi siete guardiano del popolo cristiano; voi col nome di padre ogni -cosa dirigete. Pertanto la sicurezza del popolo è in cura a voi, cui fu -dal Cielo affidata. A noi conviene custodir alcune cose, a voi tutte. -Spiritualmente pascete il gregge affidatovi, nè però potete trascurare -ciò che spetta al corpo; attesochè, constando l'uomo di doppia natura, -un buon padre le deve entrambe favorire». - -Regolata la gerarchia, introdottasi nella vita civile e a parte del -potere, non fu possibile alla Chiesa mantenere la povertà di quando -vivea delle offerte recate all'altare, dividendole coi poveri. Dopo -Costantino, le società religiose poterono giuridicamente avere sode -proprietà e accettare legati; Costantino medesimo lentamente provvide -la basilica dei santi Apostoli; a molte furono assegnati i beni -che prima servivano al culto pagano; ad altre, porzione dei terreni -comunali; e siccome anticamente non faceasi testamento senza qualche -legato all'imperatore, così ogni cristiano alla Chiesa volea lasciare -un testimonio di pietà. Nè questa era sempre prudente, e alcuni -abbandonavano i parenti nel bisogno per assicurarsi i suffragi: lo -perchè Valentiniano I vietò al clero di ricevere legati da donne; poi -fu proibito a preti e monaci l'ereditare; ove san Girolamo rifletteva, -non dolersi della cosa, bensì dell'essere meritata. - -Se gli ecclesiastici avessero potuto legare ai proprj parenti o -distrarre i beni ricevuti per servizio della Chiesa, i devoti sariensi -veduti costretti a sempre nuove dotazioni; perciò gl'imperatori tolsero -ai sacerdoti il disporre per testamento dei beni acquistati. Che ne -seguì? i loro possedimenti aumentarono a dismisura; ma di rimpatto le -elezioni restavano più indipendenti dai laici quando non era mestieri -vivere delle costoro limosine; oltrechè quei tesori erano un fondo per -soccorrere poveri, alzar chiese, decorare il culto, alimentare parroci -di plebi povere e remote[160]. - -Per lungo tempo sacerdoti e vescovi non vestivano diverso dai secolari; -tanto che sant'Ambrogio alcune volte era scambiato per suo fratello -Satiro, egli vescovo per un laico[161]. La veste talare e la cappa -che i sacerdoti conservano fin oggi, erano consuete ai filosofi e a -chi non affettava pompa; ed unico distintivo, fuor della chiesa, fu il -radersi i capelli, lasciandone solo una corona; il color nero non venne -di legge che dopo il secolo XIII. I sacerdoti furono anche schiusi da -certe professioni, indi da tutti gli impieghi secolareschi; poi più -regolarmente obbligati al celibato. - -Nelle persecuzioni si sentì la necessità di rinserrare i legami; laonde -le plebi campagnuole, dirette da corepiscopi, si aggregarono a quelle -de' capoluoghi, e si formarono in diocesi. Allora, a curare le campagne -fu posto un _plebano_ o _curione_ del clero episcopale, e i vescovi -gli lasciavano le oblazioni della propria chiesa, vigilando che non le -gravasse nè distraesse. - -Entrante il V secolo, Roma vantavasi possedere ventiquattro chiese -e settantasei sacerdoti: sì scarso era il clero! donde la gran cura -perchè nessuno si facesse ordinare fuor di diocesi, nè un prete -abbandonasse la sua, o viaggiasse senza dimissoria dell'Ordinario. - -Nelle città comuni v'aveva una chiesa sola e una messa; due, se -soverchia l'affluenza; ma sarebbesi considerata scismatica una riunione -di fedeli senza il vescovo. Roma, e forse qualche altra gran città, -contavano più d'una parrocchia, con un prete il quale distribuiva -l'eucaristia consacrata dal vescovo; nè potea scomunicare o assolvere. -Lo sconcio di mandar attorno le sacrosante specie fece permettere la -consacrazione anche ai plebani, che infine amministrarono pure gli -altri sacramenti, eccetto l'ordine, la cresima e l'assoluzione d'alcuni -casi; regolarono tutti gl'interessi spirituali della propria chiesa; ed -essendo d'istituzione divina, non poteano rimoversi che per giuridica -sentenza. - -Ordinariamente il più vecchio dicevasi arciprete, somigliante al -vicario generale d'oggi. Gli arcidiaconi, braccio destro del vescovo, -amministravano i beni della cattedrale, ne distribuivano le limosine, -presentavano gli ordinandi. Già nel IV secolo troviamo nella Chiesa -latina, diaconi, suddiaconi, acoliti, esorcisti, ostiarj: gerarchia, -nella quale si determinavano sempre meglio i doveri, gli onori e la -graduale giurisdizione. - -Concentrata l'autorità ne' vescovi, questi furono obbligati alla -residenza, e a non rimanere assenti più di tre settimane; e paragonando -l'episcopato ad uno sposalizio, gli si applicò la legge del divorzio, -proibendo il mutarsi da una sede all'altra, quando nol prefiggesse il -bene universale: troncando così le brighe per posti migliori. Doveano -poi girare la diocesi, nel che univasi all'interesse delle anime -il materiale, poichè allora dalle chiese forensi raccoglievano le -oblazioni depostevi nell'annata. - -Sul principio non appare gradazione tra i vescovi, dipendendo solo -dalla sede romana; poi quelli delle varie chiese cercarono forza -col sottoporsi a quello della città più illustre per martiri o per -fondazione apostolica. Egli s'intitolava metropolita o arcivescovo; -era distinto col pallio, striscia che dal collo cade sul petto e fra -le spalle; e non aveva superiorità spirituale, ma convocava a concilio -i vescovi della provincia, per ciò chiamati suffraganei; li consacrava -prima che entrassero in funzione, rivedeva le decisioni loro, vigilava -sulla fede e la disciplina di tutta la provincia. - -Morto un vescovo, il metropolita destinava un sacerdote per -amministrare in sede vacante, il quale determinava un giorno in cui -si radunassero altri vescovi, alla cui presenza il clero proponeva, -e l'assemblea dei decurioni e del popolo eleggeva il successore. -La nomina non diventava legale finchè non l'avessero approvata i -suffraganei, e confermata il metropolita. - -Il vescovo era di preferenza scelto fra laici o sacerdoti, battezzati e -cresciuti nella chiesa stessa, in modo ch'egli conoscesse le sue pecore -ed esse lui. Distruggere le reliquie del paganesimo e serbar intemerata -la fede, era sua suprema cura: ma la condizione dei tempi gli accollò -i pesi, a cui si sottraevano le fiaccate autorità temporali. Il vescovo -allora diviene ogni cosa: egli battezza, confessa, impone le penitenze -pubbliche e private, scomunica e ribenedice; egli visita infermi, -suffraga morti, amministra i beni del suo clero; egli s'applica alle -scienze e alla storia, pubblica trattati di teologia, di morale, di -disciplina; egli sostiene controversie con eretici e filosofi, risponde -a consulti d'altri vescovi, di chiese, di monaci, di privati; egli va -a mitigare i Barbari e gli usurpatori, o a sedere ne' concilj; egli -riscatta prigionieri, nutrica poveri, vedove, orfani, fonda ospizj -e spedali; egli fa da arbitro, da giudice di pace, da ambasciatore; -congiunge insomma il potere religioso, il filosofico, il politico. - -La venerazione traeva spontaneamente le plebi alla giurisdizione -arbitrale de' vescovi, i quali consumavano intere giornate a decidere -piati, sin de' Pagani; e positiva legge imperiale ordinò ai magistrati -d'eseguire le decisioni vescovili. Queste, non facendo distinzion di -persone e disimpacciate dalle solennità giuridiche, riconducevano il -diritto alla ragione e all'equità, tenendo conto della buona fede -più che della stretta parola, de' precetti religiosi e morali più -che de' civili, e carità e verità opponendo allo spirito contenzioso. -Come patrono de' deboli, il vescovo interponeasi fra il padrone e lo -schiavo, fra il padre e i figli, rimediando alle legali iniquità. I -Governi municipali erano abbandonati dai decurioni? vescovi e sacerdoti -gli assumevano, trovandosi dovunque bisognasse vigilare, dirigere, -confortare. Onorato di Novara fortificò alcuni posti a guisa di -alloggiamenti militari, per ischermo della sua plebe, quando da Odoacre -e da Teodorico era osteggiata. Fu tratto alle chiese il privilegio che -i tempj e i sacri boschi idolatri avevano di proteggere i delinquenti. - -Non era dunque l'ingerenza temporale de' sacerdoti un'usurpazione, non -la toglievano ad alcuno, non l'aveano chiesta, non vi furono destinati; -nacque il bisogno, e si trovarono pronti, dal cristianesimo traendo -e il diritto e i mezzi di far ciò che giova all'uomo. Eppure questo -è vulgare tema di declamazioni ai propugnatori di quella che chiamano -libertà delle corone. Se all'età nostra convenga mettere non solo ogni -potere, ma perfino le coscienze a disposizione di quell'ente astratto -che chiamano il Governo, lo discutano i savj, e i non savj lo imparino -dall'esperienza. La storia ci mostra che la Chiesa raccoglieva non -gli onori ma i pesi del potere, lasciati cascare dell'autorità laica; -interponendosi fra i conquistatori e i vinti, a quelli predicava la -pietà, a questi la pazienza; offriva tutori alle società rimbambite, -consiglieri alle nuove; le ultime qualità fiaccate e disperse dei -Romani fondeva insieme colle rozze e robuste de' Barbari; rimediava -ai vizj dei primi, educava la grossolanità degli altri; ritemprava la -fiacchezza degli intelletti colla severità de' suoi comandi; rannodava -le comunicazioni fra le provincie separate; e nello scompagnamento -universale ristabiliva il dogma dell'autorità, cioè d'un potere ammesso -e consentito dalle anime; mostrava un ordine stabilito, un Governo -senza violenza, un sistema unitario e repubblicano, dove la moltitudine -non divien confusione perchè ridotta a unità, nè l'unità diviene -tirannia perchè è moltitudine. Così la Chiesa si assodava come pubblica -podestà, come repubblica morale; vero Governo libero, cioè che non -sottraeva dalle regole, ma mutava la cieca sommessione in ragionevole -obbedienza, il supplizio in espiazione. - -Alle maschie fantasie dei Barbari le austere virtù dei monaci -destavano ammirazione, e ispiravano alto concetto d'una religione, -capace di recare a sì grandi sacrifizj. Durante ancora l'Impero, -molti rifuggivano nella solitudine, bisogno delle anime nauseate dalla -corruzione o frante dalla tempesta, e così sottraevansi a un mondo che -non occupava la loro industria, stomacava la loro ragione, accumulava -i patimenti. Era fervore di servir Dio per Dio; non conseguenza di -calcoli o artifizj domestici, come quelli che dappoi popolarono i -monasteri d'anime annojate e mediocri; pure, tostochè la pace lasciò -intiepidire lo zelo, vi si mescolarono umane passioni; e voltate -le spalle al mondo per darsi a Dio, tornavasi da questo a quello, -brigando, scompigliando, per modo che gl'imperatori dovettero vietare -agli anacoreti di venire nelle città. - -L'Occidente nostro, dedito all'operosità, non prezzò gran fatto -l'ascetica esaltazione; quegli stessi che si diedero alla vita -monastica[162], non procacciarono tanto la contemplazione e il distacco -dalla società, quanto il viver comune nella preghiera, ne' devoti -colloquj; non tanto la macerazione e il silenzio, come la discussione, -lo studio, la fratellevole operosità. In questo senso fu dettata in -Italia una regola che poi prevalse alle altre, e porse indirizzo ai -divergenti impulsi della particolare divozione od austerità. - -Autore ne fu Benedetto da Norcia nello Spoletino (480). Nato -riccamente, venuto di dodici anni in Roma a studio, potè comparare -l'antica grandezza colla presente abjezione; e tediato d'un mondo -sovvertito, ricoverò di quattordici anni, colla nudrice Cirilla, in una -caverna a Subiaco, che poi col nome di Sacro Speco divenne magnifica -per edifizio e affollata per devozione. Colà mantenuto da miracoli, -ignorava persino che giorni corressero; ma ortiche e spine a fatica -mortificavano la carne ricalcitrante. Prodigi segnalarono ogni passo -del giovinetto, che acquistò nome fra' vicini pastori, indi fra' -lontani, tanto che alcuni monaci di Vicovaro il vollero per capo. -Negò egli un pezzo por mano fra i troppi bronchi di quel convento; -pure alfine accettò, e si accinse vigoroso a riformarlo (510); di che -disgustati, essi tentarono avvelenarlo nel calice, ma questo alla sua -benedizione andò a pezzi, ed egli esclamò: — Dio vel perdoni, fratelli. -Non ve lo avevo detto che non ci saremmo potuti accordare? Cercate un -superiore che meglio vi convenga»; e tornò alla solitudine di Subiaco. - -Ma più non era solitudine. Da presso e da lontano, laici e sacerdoti, -villani e cittadini traevano a udirlo e consultarlo e fargli quella -riverenza che a santo; Equizio e Tertullo, nobili romani, gli mandarono -i loro figliuoli Mauro e Placido, che divennero i primi suoi discepoli; -e fondati dodici monasteri là intorno (529), ciascuno di dodici monaci, -vi faceva sperimento della regola che ideava. Qui pure bersagliato -dall'invidia, ritirossi con Placido e Mauro là dove, dalle sponde -della Melfa, Montecassino sollevasi in una delle più deliziose posture, -offrendo il prospetto delle amene valli che serpeggiano tra i selvaggi -Appennini dell'Abruzzo, finchè si dilatano nella fertile Campania. -In questo luogo di mercato (_Forum Casinum_) ancora stavano in piedi -il tempio e la statua d'Apollo; e Benedetto, estirpata l'idolatria e -raccolti nuovi discepoli, fondò un monastero sull'altura, e non men -coll'esempio degli atti che colle direzioni della prudenza vi pose in -atto la sua regola. - -Parrà indegna di attento e spassionato esame questa legislazione, nuova -negli annali dell'umanità, e che operò per più tempo e su maggiori -individui che non molte altre antiche e nuove? Tutto v'è democratico, -tutto elettivo; ogni monaco salire al primo grado; acciocchè la -nascita non rechi distinzione, si dimentica pur il nome di famiglia; -l'eguaglianza sarà mantenuta dalla comunione de' possessi. In tempo -che l'ozio era decoroso, e sordido il lavorare, Benedetto intima alla -sua repubblica: — Il far nulla è nemico dell'anima, e per conseguenza -i fratelli devono alquante ore occupar in lavori di mani, altre in -pie letture; e se la povertà del luogo, la necessità o il ricolto dei -frutti li tiene costantemente occupati, non ne stiano in pena, giacchè -veri monaci sono se vivono delle proprie mani, come usarono i Padri e -gli Apostoli: ma ogni cosa facciasi con misura per riguardo ai deboli». - -Al quale obbligo adempiendo, i monaci domesticarono i terreni attigui -ai loro monasteri: la prosperità de' quali essendo intento comune -e trasmesso ai successori, poteano compier opere cui non bastano la -vita e i mezzi d'un proprietario; ed uno s'accorgea d'avvicinarsi a -un monastero quando vedesse campagne ben colte, anguillari di viti, -e frutteti, e rigagnoli ad arte guidati. Le terre loro andavano -esenti dalle contribuzioni; non amministrate dalla cupidigia privata, -lasciavano maggior agiatezza al villano; talchè come un privilegio -guardavasi l'esser messo a servigio d'un monastero. Quando poi deposero -la zappa, presero lo stilo e le tavolette (_graphium et tabulæ_) che la -regola imponeva a tutti di avere, copiarono libri, e ci conservarono i -classici: poscia eressero magnifici chiostri, nei quali si ricoverarono -le arti e la letteratura, e ai quali il secolo volge ancora -l'ammirazione, dopo dimenticato quanto giovarono al vulgo. - -L'abate era scelto dai monaci e tra essi; ma una volta eletto, -acquistava potere assoluto, sebbene obbligato a interrogare i fratelli -ne' casi più gravi. La virtù nuova introdotta nella società da quel -precetto del Vangelo _Obbedite ai vostri capi_, fu spinta fino alla più -assoluta abnegazione. «Se comando difficile od impossibile sia dato ad -un fratello, lo riceva con dolcezza e docilità. Se trascenda affatto -le sue forze, l'esponga sommessamente, non inorgogliendo, non ostando, -non contraddicendo. Che se dopo la sua rimostranza il priore persista, -il discepolo sappia che così dev'essere, e confidando nel Signore -obbedisca» (cap. 68). - -Così ogni volontà individuale era sottomessa a una sola, nè doveva -il frate «avere in proprio potere il corpo nè la volontà» (cap. 33). -L'abbate comandava, puniva, premiava, mutava di luogo e destinazione, -finiva i litigi, castigava i renitenti. Nè però era egli un tiranno, -giacchè trovavasi costretto dalle costituzioni del monastero e dalle -consuetudini, che si consultavano ad ogni dubbio, e che determinavano -le più minute particolarità della vita; come vestire, quando radersi -o lavarsi, in che giorni all'erbe e alle fave aggiungere leccornìa di -olio o di grasso, o il frugal desco rallegrare d'ova, pesci, frutte. -Ai disobbedienti toccava dapprima l'ammonizione, poi la correzione -in pubblico, poi la scomunica, cioè l'isolamento nel lavoro e nella -preghiera: ai pertinaci il digiuno e anche pene corporali, e per ultimo -l'espulsione. - -Il mutamento più segnalato che Benedetto introdusse nella vita -monastica, fu la perpetuità dei voti solenni. Per farli, era necessario -conoscere quel che si prometteva, e in conseguenza durare un tirocinio, -ove per un anno leggevasi ai novizj più volte la regola, onde -assicurarsi che avrebbero e voglia e capacità di sostenerne i pesi; e -venivano esercitati in mortificazioni, in esperimenti faticosi, e fin -vani e puerili, ma diretti a ottenere il trionfo dello spirito sopra la -materia, e la libertà vera che consiste nel padroneggiar le passioni. - -Il vestire, quale costumavasi nel paese; e per trovarsi pronti al tocco -del mattutino, nol deponevano neppur la notte, eccetto il coltello. -I frati erano laici, nè lo stesso Benedetto ricevè gli ordini: «che -se qualche prete chieda entrarvi (dic'egli), non gli si consenta -agevolmente la domanda; se poi persiste, tengasi obbligato alle -discipline senza alcuna dispensa». - -Oppresso dai Longobardi, l'Italiano potea farsi frate, e subito -diventava di valor superiore al dominante. È ben naturale che quella -società nella società imponesse condizioni a chi vi entrava, e prima -era l'eguaglianza, talchè Rachi già re longobardo, e Carlomanno già re -dei Franchi restavano indistinti da qualunque altro benedettino. - -Insomma quella regola era un compendio e un'applicazione del -cristianesimo, delle istituzioni dei santi padri, de' consigli di -perfezione. Ivi eminenti la prudenza, la semplicità; ivi coraggio -e umiltà, libertà e dipendenza, tutto fondato sul sagrifizio, -sull'obbedienza, sul lavoro; e di sotto alla severità generale trapela -una moderazione, una dolcezza, un retto senso, da supplire a quel -che ponno desiderarvi i secoli più colti. Cosimo de' Medici ed altri -legislatori aveano sempre alla mano la regola di san Benedetto, tanto -l'occhio esperto vi ravvisa secreti di vera economia politica; e i -bisogni dell'anima sono armonizzati a tutti i gradi coll'attività -necessaria al corpo[163]. - -Totila, traversando in guerra la Campania, volle vedere Benedetto; -e per accertare se veramente e' fosse dotato di profetico lume, si -pose indistinto nel corteggio: ma il santo, a lui difilatosi, il -rimbrottò delle vendette che usava, e gli predisse vicina la sua fine, -intimandogli di prepararvisi con opere di penitenza e di riparazione. -Questo ed altri assai fatti ci furono trasmessi da insigni storici che -(non ultima fortuna) sortì san Benedetto, cioè Gregorio Magno allora, -poi il Mabillon; e le arti belle nel risorgimento, poi nel massimo -loro splendore li riprodussero e perpetuarono per tutto il mondo, ma -in nessun luogo più commoventi che a Montecassino, cuna ed asilo il più -venerato dell'Ordine suo. - -Qui l'aspetto di fortezza dato al convento, che più volte fu costretto -a respingere le incursioni, e più vi soccombette; la lautezza di -possessi, attestata dai titoli scritti sopra ruderi antichi, radunativi -da ogni parte; la suntuosità dell'edifizio, adorno di quanto san fare -di meglio pennello e scarpello; la memoria dei dotti, che ne' secoli -più oscuri vi trovarono ricovero; la dovizia di documenti e di libri, -fanno mirabile contrasto colla primitiva celletta del santo, e col -povero sepolcro ove dormì fin quando la furia saracina non turbò le sue -ossa; e l'uomo che ascende lassù tra ammirato, curioso e devoto, può -leggervi intiera la storia dell'Ordine, che fu il principale dei tanti -che s'introdussero. - -Quantunque la regola di san Benedetto tendesse a fortificare le -anime colla preghiera, col lavoro, colla solitudine, più che alla -scienza divina e all'apostolato, i papi vi trovarono i missionanti -più fervorosi, e un asilo la scienza; talchè ai Benedettini -toccò la triplice gloria di convertire l'Europa al cristianesimo, -disselvatichirne i deserti, conservare e riaccendere la letteratura. - -I conventi diventavano centri d'attività e asili della libertà. Erano -(si dice) forse braccia sottratte al lavoro. Erano (dico io) forse -braccia tolte al delitto e all'assassinio; e già gran cosa dee parere -l'incatenar le passioni e spegnere il vizio in tempi che non v'avea -carceri, ergastoli, polizia, e l'altro corredo di cui superbiscono i -popoli colti. Il mondo non avea ricoveri, non unione o sicurezza; dove -convivere, dove discutere tranquillamente, dove meditare sopra di sè -e degli altri? ed ecco i monasteri offrivano una vita tutta sociale, -tutta operosa, per isvolgere l'intelletto, propagar le idee, meditare, -istruire. Mentre per tutto regnavano la prepotenza e le spade, ciascun -monastero gelosamente conservava una costituzione sua particolare, -ed eleggeva i proprj superiori e uffiziali, senza impaccio di re -o di baroni: ad esse comunanze molti aspiravano partecipare senza -legarvisi, come i forestieri in antico invocavano la cittadinanza di -Roma; e borghesi e signori offrivansi al convento (_oblati_); facevansi -registrare nel ruolo di quello, per partecipare alle preci nella vita -spirituale, e ai privilegi nella temporale; e morendo voleano aver -indosso l'abito di quell'Ordine, ed essere sepolti nella chiesa o nel -cimitero dei monaci. - -Spiccati dal mondo, i monaci pareano non avere altri avi che gli -antecessori loro, altro desiderio che l'ampliazione del convento -e dell'Ordine: molti impoverirono non soltanto sè ma i parenti per -arricchire la propria comunità; gli atti di donazione conservavansi con -somma gelosia; s'arrivò persino a fingerne; e chi rivocasse in dubbio -un loro possesso, guardavasi come sacrilego e nemico dei poveri e di -Cristo. - -Ogni convento procuravasi un santo venerato, tesoro spirituale insieme -e temporale; i devoti accorrevano a riverirlo, e quasi non dissi -adorarlo; il concorso allettava i mercati, formavasi una fiera in -sul sagrato, sicura dagli assalti de' masnadieri e dalle avanie del -barone. L'abate di Nonantola mandava ogni anno alle monache di San -Michele arcangelo in Firenze dodici ancelle con lino e lana per essere -ammaestrate al tessere. Gli Umiliati di Milano divennero la compagnia -più trafficante in lana e panni. I monaci di san Benedetto Polirono -presso Mantova occupavano più di tremila paja di bovi ai campi. Ai -Cistercensi è dovuto l'esser ridotte a pinguissima coltura le ghiaje e -le paludi del basso Milanese e del Lodigiano. - -Arricchito, il monastero voleva anche abbellirsi; e le arti, sbigottite -dall'ululato barbarico e dall'insulto ignorante, ricoveravano tra' -monaci ad erigere chiese, a storiarvi le virtù e i martirj del patrono. - -Intanto l'individuo vi si conservava povero, sulla mensa non vedeva -leccornìe, nulla poteva dir mio; disputossi perfino se fosse proprietà -di ciascuno il pane che mangiava: indigenza volontaria, opposta -all'orgoglio disumano della ricchezza, non meno che alla stupida -disperazione della miserabilità. Mentre dappertutto era confusione -d'uffizj e di giurisdizione, colà regnava l'ordine; determinato chi -avesse ad obbedire e a comandare, chi copiar libri, chi predicare, -chi sopravvedere il granajo, la vendemmia, la cucina, chi raccorre i -pellegrini o visitare gl'infermi, chi intonar salmi, chi fare scuola. - -Delle derrate che dava per obbligo al padrone, il villano non riceveva -ricambio; il penzolo d'uva o il covone di grano che spontaneo offeriva -ai monaci, veniva restituito ad usura nelle limosine prodigate ai -bisognosi; a tacere le piccole attenzioni, i ristori del cuore che -nessun denaro ripaga. Mentre la guerra fervea sulle campagne, e due -padroni l'un peggio dell'altro si disputavano i campi suoi, qual -conforto dovea provare il villano nell'affissarsi alla quiete dei -monasteri, e pensare che colà troverebbe in ogni caso un asilo, e la -pace che gli armati non sapevano assicurare ai castelli! Una zuppa era -pronta per chiunque la chiedesse; e quanti dei nostri padri, spogliati -d'ogni avere, saranno vissuti solo del tozzo conceduto dal monastero in -nome di Dio! Le spettacolose declamazioni d'una scienza senza viscere -contro l'improvvida profusione dei frati, o i sogghigni d'una beffarda -leggerezza contro l'ingordigia loro, sono soffogati dai gemiti o dagli -urli della poveraglia sempre crescente, quanto più sviene lo spirito -cristiano, e l'economia politica si separa dalla carità. - -Lusingati da quella sicurezza, accorreano artigiani e contadini, e -attorno al convento formavasi presto un villaggio; e molte città nel -titolo di un santo conservano l'impronta di tale origine. Ivi ancora -ricovravansi quei che s'erano disingannati delle terrene grandezze, -o che n'erano stati respinti; vedove che col marito aveano perduto -il lustro di lor dignità; spose tradite o rejette; femmine rimesse in -onestà; dotti delusi nella vanità letteraria; i gran pensieri, i gran -dolori, i grandi rimorsi; e tutti vi portavano tributo di ricchezze, di -dottrina, d'affetti, di virtù. - -Lo scherno sguajato onde i gaudenti accompagnano il nome di frate, -dovea farci tacere questa fra le glorie nostre? dovrà farci trasandare -una classe tanto numerosa d'Italiani, e un'efficacia così poderosa sui -destini anche politici del nostro paese; e trapassare inosservata la -capanna, dove i nostri poveri padri ricoveravano la testa, minacciata -dal Barbaro o dal barone? - - - - -CAPITOLO LXV. - -I papi. Gregorio Magno. - - -Chiave della volta al grand'edifizio ecclesiastico sono i pontefici, -residenti in Roma. Ne accompagnammo la serie fino a Silvestro (336-52), -il quale vide data da Costantino la pace alla Chiesa. Gli successero -Marco, poi Giulio, indi Liberio, che alternando debolezza e coraggio, -incappò in una formola ariana, e ben presto si ravvide. A Dàmaso -fu contrastata la sede da Ursicino (366), con turpi fazioni e molto -sangue; al qual proposito Ammiano Marcellino, pagano, prorompeva[164]: -«Se considero il fasto mondano di chi copre la dignità pontifizia, non -meraviglio che per ottenerla non si tralasci sforzo od arte. Ottenuta -che l'abbiano, sono certi di impinguare mercè le oblazioni delle -devote matrone; e che andranno per Roma in carrozza, magnificamente -in addobbo; e faranno banchetti che nulla invidiino la suntuosità -di re ed imperatori. Più felici se, invece di scusar questi eccessi -colla grandezza e magnificenza di Roma, riformassero il viver loro sul -modello d'alcuni vescovi di provincia, i quali colla savia frugalità, -col povero vestire, cogli occhi a terra, rendono non meno a Dio che -ai veri suoi adoratori venerabile la purezza de' loro costumi e la -modestia del portamento». - -Damaso ebbe amico e segretario san Girolamo; scrisse prose, versi, -epitafj di martiri, ove si desidera minore artifizio e maggior -sentimento. Ad Innocenzo la invasione del goto Alarico offrì campo -d'esercitare la carità (401), e d'intromettere la pacifica sua -mediazione tra la viltà e la ferocia. Altrettanto fece con Attila -Leone, degno del titolo di Magno per l'ingegno e per le azioni (440). -Restano di lui novantasei Sermoni, d'un'eloquenza sentita qualora non -la guastino le antitesi; e censettantatre Lettere, attestanti indefesso -zelo per la purità della dottrina e la pace della Chiesa. - -Ilario suo successore al battistero di Laterano unì due biblioteche -(461); adoprò vivamente nel concilio calcedonese; ma non si seppe -schermire dalle multiformi insidie de' novatori (467). Simplicio ebbe -a travagliarsi nel tutelare l'unità della Chiesa, perchè, essendosi -sfasciato l'impero occidentale, Acacio patriarca di Costantinopoli -pretendeva la primazia, quasi andasse connessa alla sede imperiale. - -L'elezione del papa in principio faceasi da un senato ecclesiastico -di ventiquattro preti e diaconi, ad immagine dei ventiquattro seniori -astanti al trono di Dio: dopo Silvestro essendovi annessi anche -beni temporali, concorsero alla nomina il clero ed il popolo: poi -quando la ricchezza cominciò a fare ambìto quel posto, gl'imperatori -intervennero alle nomine per impedire le sedizioni; in appresso le -confermarono. Odoacre vietò d'eleggere il vescovo di Roma senza prima -consultato il re od il prefetto, fosse gelosia politica, o per ovviare -le dissensioni; ma il decreto non tenne (482): e Felice III della sua -nomina informò l'imperatore, esortandolo alla retta fede[165]. - -Gelasio succedutogli (492), scrisse inni e prefazj, e trattati sulle -questioni allora discusse, ed uno contro del senatore Andromaco e -d'altri Romani, i quali volevano ripristinare i giuochi lupercali, -pretendendo le malattie moltiplicassero dacchè non si esorava il dio -Februario. In concilio distinse i libri canonici dagli apocrifi, -e a quali scrittori competesse il titolo di padri della Chiesa, e -definì ecumenici i quattro sinodi di Nicea, Costantinopoli, Efeso e -Calcedonia. Scriveva all'imperatore Anastasio: «Il mondo è governato -dall'autorità dei pontefici e dalla potestà regia; delle quali la -sacerdotale è più grave in quanto deve render ragione a Dio per l'anima -dei re. Sebbene tu sovrasti a tutto il genere umano per dignità, pure -ai capi delle cose divine pieghi devoto il collo, e da loro chiedi i -mezzi di salute, e vedi pei sacramenti e per l'ordine della religione -doverti a loro sottomettere anzichè sovrastarvi, e in tali cose -pendere dal giudizio loro anzichè ridur loro alla tua volontà. Se nella -pubblica disciplina, conoscendo essere conferito a te l'imperio per -disposizione superna, anche i capi della religione obbediscono alle -leggi tue, con quale affetto non dovete voi obbedire a coloro che hanno -incarico di dispensare gli augusti nostri misteri?» - -Dopo che Anastasio II la occupò due anni (496), la sede fu disputata -tra Lorenzo e Simmaco, i quali si compromisero in Teodorico, re ariano. -Simmaco preferito, da quindici anni sedeva allorchè i malcontenti lo -accusarono d'enormità, e richiamarono Lorenzo: la Chiesa andò sossopra, -e neppure la presenza di Teodorico mitigò gli sdegni. Raccoltisi a -concilio i vescovi d'Italia, Simmaco, mentre v'andava, fu assalito a -pietre; alfine chiarita l'innocenza sua, fu ripristinato; ma Lorenzo -per quattro anni tenne alquante chiese a forza, sinchè Teodorico la -volle finita. - -Quando agli Ariani in Oriente furono tolte le chiese, Teodorico mandò -il nuovo pontefice Giovanni (523) a Costantinopoli per ottenere a' -suoi religionarj esercizio libero del culto; se no, lo turberebbe egli -pure a' Cattolici in Italia. Il papa non potè o non volle riuscire; e -Teodorico il lasciò morir prigione, come complice di congiure ordite -allora per ammutinare l'Italia (pag. 48). - -Dopo altri, s'illustrò Agapito, che fondò in Roma un'Accademia per le -belle lettere (535). Spedito da Teodato a Giustiniano per proporre -pace, tornò disconcluso; ma a Costantinopoli aveva potuto reprimere -gli eretici, e deporre il mal eletto patriarca. Indarno Giustiniano -gli si era opposto, minacciandolo anche d'esiglio; ma l'imperatrice -Teodora a Vigilio, diacono della chiesa romana, promise ottenere il -papato, purchè aderisse alle credenze dei prelati ch'essa proteggeva. -Vigilio trescò a danno del nuovo papa Silverio (536), che da Belisario -accusato d'intendersi con re Teodato per introdurre i Goti in Roma, fu -spogliato degli abiti pontificali e trasferito a Patara nella Licia. Sì -infelici tempi correvano, che nessuno s'oppose; e Vigilio, per ordine -del generale, fu unto pontefice (538). L'imperatore, informatone, -impose che Silverio fosse ricondotto a Roma, ed ivi esaminato sulle -accuse: ma Belisario, ligio ai desideri di Teodora, l'arrestò per via, -e relegollo nell'isola Palmaria rimpetto a Terracina, dove morì di fame -o strozzato; e la compassione pel giusto perseguitato volle in molti -miracoli vedere attestata la sua santità. - -Vigilio ebbe allora conferma dal clero: ma in quel primato, che -subdolamente aveva invaso, resistette a' capricci religiosi di Teodora -e ai dissidenti, benchè strascinato per le vie di Costantinopoli con -una corda al collo e gittato in un fondo di torre, sinchè la morte del -patriarca Antimio tolse il pretesto di quelle scissure. - -Ma una nuova ne sorse per _Tre Capitoli_, che al IV concilio ecumenico -di Calcedonia erano stati proposti, onde condannare Teodoro da -Mopsuesta come seguace delle opinioni di Pelagio, Iba vescovo di -Edessa autore d'una lettera meno cattolica, e Teodoreto di Ciro che -avea scritto ingiurie contro il concilio Efesino. Quel sinodo li -rimandò assolti alle loro chiese; ma Giustiniano li fece condannare -da un altro, congregato in Costantinopoli. Gli Occidentali sapeano -scarsamente di greco, nè aveano letto Teodoreto o Iba, ma sapevano che -dal concilio di Calcedonia erano stati riconosciuti incolpevoli, talchè -di questo s'infirmerebbe l'autorità qualora fossero riprovati. Al modo -stesso la pensava papa Vigilio, ma poi lasciossi indurre a condannarli -anch'esso, salva l'autorità del concilio di Calcedonia, e patto che -più non se ne discutesse a voce o in iscritto. Partito mezzano, che -disgustò entrambe le parti, i nemici de' Capitoli per la riserva, i -Cattolici per la condanna; e i vescovi d'Africa, Illiria, Dalmazia si -segregarono dal papa. - -Il debole Vigilio ne sbigottì, e revocò il proprio giudicato: ma -insieme promise a Giustiniano d'adoprarsi per far condannare secondo -i Tre Capitoli, purchè questa sua promessa si tenesse segreta; -intanto la cosa restasse in bilico fino ad un concilio generale. -L'imperatore invece ripubblicò la sua costituzione, e il papa, non -ascoltato, separossi dagli Orientali; trattato come prigioniero, -sofferse coraggioso dicendo: — Voi tenete me, non san Pietro»; poi -nel nuovo sinodo Costantinopolitano (553) condannò gli errori che -trovavansi negli scritti di quei tre, non eretici, ma esagerati -difensori dell'ortodossia. In Italia, gli arcivescovi d'Aquileja, -Milano, Ravenna, coi vescovi provinciali dell'Istria, della Venezia -e della Liguria, stettero avversi al papa; alcuni apertamente, -altri limitandosi a non aderire ai Tre Capitoli; e Paolino patriarca -d'Aquileja in un sinodo provinciale rigettò il concilio di Calcedonia, -nè più volle comunicare col papa, introducendo uno scisma che durò -fin nel 698, quando, ad istanza del pontefice Sergio, un nuovo sinodo -d'Aquileja accettò esso concilio[166]. - -Morto Vigilio in Siracusa (555), gli fu dato successore Pelagio, più -per volontà dell'imperatore che non per la libera scelta del clero -e del popolo, il quale anzi lo supponeva colpevole della morte del -predecessore, finch'egli dal pulpito non si giurò innocente. Dalla -morte di lui si fanno più lunghe le vacanze per aspettare la conferma -dell'imperatore. Il disordine crescente poche notizie lasciò di -Giovanni III (560-78), che fece terminare la chiesa de' santi Giacomo e -Filippo con molte storie dipinte e a musaico; e così di Benedetto e di -Pelagio II. - -In mezzo all'interna inquietudine ed alle esteriori minaccie, erasi -assodata la primazia che i pontefici traevano dalla parola di Cristo -e dall'apostolica tradizione. Ariani essendo la maggior parte de' -conquistatori, eretici spesso gl'imperatori d'Oriente, i Cattolici di -tutta Europa guardavano il papa come capo e protettore universale, e ne -invocavano i consigli per le anime, la protezione per le vite. Le nuove -chiese, non potendo vantarsi pari nè vicine alla romana per età o per -apostolica origine, con assoluta devozione chinavansi ai pontefici. E -poichè le conversioni erano opere d'incivilimento, e sicuravano dalle -invasioni i regni già stabiliti, perciò in questi il papa acquistava -venerazione, non solo pel primato del sacerdozio, ma anche per gli -interessi temporali. Il re a lui più vicino, Teodorico ostrogoto, -essendo il più poderoso fra quei principi, ne ringrandiva nell'opinione -il pontefice, che presso lui faceasi intercessore d'altri principi e -vescovi, a nome di esso trattava cogl'imperatori bisantini. - -Scesi i Longobardi, mancò un capo generale all'Italia, ed ai Romani -soggiogati e ai liberi non restò persona più eminente del papa in -cui fissare gli sguardi. Possedeva egli immensi tenimenti in Sicilia, -Calabria, Puglia, Campania, Sabina, Dalmazia, Illiria, Sardegna, fra -le alpi Cozie e fin nelle Gallie; ed essendo coltivati all'antica, -cioè per coloni, sopra questi egli esercitava legale giurisdizione, -spedendovi uffiziali, dando ordini, mentre colle rendite potea -sovvenire alle carestie, ospitare rifuggiti, soldare truppe. -Conservando verso l'imperatore la sommessione imparata allorchè Roma -era capitale, da esso i papi chiedevano la conferma della nomina loro, -pagavano altre retribuzioni, tenevano alla corte sua un apocrisario -che trattasse i loro negozj. Ma la dipendenza si diminuiva sempre più -a fronte di imperatori lontani, di esarchi deboli e malvisti al popolo; -mentre interrotte dalla conquista le relazioni coll'esarca di Ravenna, -il papa, trovandosi a capo degli ordinamenti municipali mantenutisi in -Roma intatta da Barbari, elideva l'autorità del duca sedente in questa -città, corrispondeva direttamente con Costantinopoli, e accostavasi ad -una specie di signoria. - -Pelagio II scriveva ad Aunacario (581) vescovo di Auxerres perchè di -tutta sua possa rimovesse i re Franchi dall'amicizia coi Longobardi, -nefandissima gente avversa ai Romani, sopra la quale non potrebbe -tardare la vendetta di Dio, sicchè era bello non mettersi a pericolo -di parteciparne. Spedì anche un diacono alla Corte greca per -implorarne soccorsi, e — Rappresentate all'imperatore che i perfidi -Longobardi, contro la fede giurata, ci han fatto soffrire tanti mali, -che ridirli sarebbe infinito. Se Dio non ispira all'imperatore di -mandar almeno un maestro della milizia e un duca, siamo abbandonati -d'ogni ajuto, massime il territorio di Roma, sguarnito di presidio: -l'esarca scrive non poterci soccorrere, giacchè non basta tampoco a -difendere le sue vicinanze. Voglia Dio che l'imperatore ci assista -prima che quest'abbominevole nazione s'impadronisca di quanto rimane -all'Impero»[167]. - -Gl'Italiani dunque guardavano il pontefice qual rappresentante non -solo della vera fede ma della nazionalità; e più il fecero quando -(590) sulla cattedra di Pietro s'assise Gregorio Magno, che sentiva -l'importanza di quel grado, e tutta ne spiegò la dignità. Stratto -dall'antica ricchissima famiglia Anicia, dalla giovinezza volse -all'acquisto delle scienze un intelletto vivace e una straordinaria -capacità, e da Giustino II fu elevato prefetto di Roma, la carica -più insigne; ma nojato del mondo, sull'esempio de' suoi genitori -si raccolse nel convento di sant'Andrea, ch'egli avea fondato nella -propria casa, come sei altri in Sicilia. Rinvigoritosi nel ritiro, -impetrò da papa Benedetto di missionare la Bretagna; ma il popolo -romano cominciò a gridare al pontefice: — Voi avete offeso san Pietro, -avete disfatto Roma, lasciando partire Gregorio»; sicchè quegli il -rivocò. Da Pelagio II fu posto fra i sette diaconi della chiesa romana; -e spedito ambasciatore alla corte di Costantinopoli per implorare -soccorsi contro i Longobardi, vi guadagnò stima e benevolenza a segno, -che Maurizio imperatore lo volle padrino di suo figlio. Morto Pelagio, -Gregorio apprese con isgomento che i voti comuni lo avevano eletto -papa, e tre giorni dovettero andarlo rintracciando nella solitudine, -ove dal suo convento si era trafugato nelle corbe d'alcuni merciaj; -scrisse anche a Maurizio, scongiurandolo per la loro amicizia a non -confermare la scelta; poi ribramò sempre la pristina quiete, e — Non -mi so frenare dal pianto (scriveva a Leandro di Siviglia) qualvolta -torno in pensiero a quel porto felice, da cui m'hanno divelto: geme il -cuor mio al solo ricordare quella terraferma, cui più non m'è possibile -approdare». - -Ben aveva onde sgomentarsi. Il pontefice, per l'eminente posizione -sua, dovrebbe rispondere di quanto potesse avvenire in Roma; eppure -non era libero, giacchè il duca, il prefetto imperiale, il senato, i -decurioni, inetti a giovare, valeano a dar impaccio. Intorno, popoli o -idolatri od ariani; di sopra, imperatori teologastri, che turbavano or -colle dispute or colle pretensioni; fra il clero de' paesi convertiti, -simonìa e scostumatezza[168]; alle porte di Roma, Longobardi -minacciosi; Italia sbranata da lungo scisma per la quistione dei Tre -Capitoli, e, per giunta, attrita da orribile peste. - -Al governo «d'un bastimento vecchio, sdrucito e battuto dal nembo», -com'egli chiamava Roma, Gregorio adoprò le preghiere e un carattere -indomabile. Da un capo all'altro del mondo stendeva le premure per -ispargere la verità ove non fosse conosciuta, per combattere l'errore, -per sostenere la morale. Fermo quanto indulgente cogli eretici, al -vescovo di Napoli scriveva d'accettar pure chiunque volesse rientrare -in grembo della Chiesa, e — Tolgo sopra di me qualunque sconcio nascer -potesse dalla falsità della riconciliazione; la soverchia severità -pregiudicherebbe alle anime loro»: a quei di Terracina, di Cagliari, -d'Arles, di Marsiglia vietava d'usar violenze agli Ebrei, «acciocchè il -fonte ove si rinasce alla vita divina, non divenisse a loro occasione -di una seconda morte, più della prima funesta per l'apostasia»; -si restituisse loro la sinagoga tolta, nè s'adoprasse con essi che -dolcezza e carità[169]. Adunò un concilio in Roma per riparare allo -scisma di Aquileja, come almeno in parte ottenne; quaranta nostri -spedì a convertire l'Inghilterra, guidati dall'abate Agostino (596), -che vi fu primo arcivescovo di Cantorberì; reciprocamente dall'Irlanda -venivano frati a noi, e principalmente san Colombano, che girate le -Gallie e la Svizzera, si fermò a Milano, e da re Agilulfo ebbe in dono -San Pietro di Bobbio con quattro miglia di territorio all'intorno, -dov'egli fondò il monastero famoso (612), da cui uscirono monaci che -altri cenobj posero per la Liguria e altrove. Nuovi missionarj inviò -Gregorio ai Barbaricani, idolatri della Sardegna; e in lontani paesi. - -Delle laute rendite, oltre mantenere il lustro del suo seggio, valevasi -per far limosine, fondare scuole e spedali, sussidiare diocesi remote, -esercitare l'ospitalità; ogni dì faceva dal suo sacellario convitare -dodici avveniticci, e la gratitudine popolare disse che una volta -Cristo in persona si mettesse tra quelli. Egli intanto, modesto -nel trattamento, parco alla mensa, esatto alle pratiche della vita -monastica, non faceva verun agio alla sua carne; e non agli onori e -vantaggi del mondo, ma badava al proprio dovere. - -Bisogna udire da lui quante cure esteriori e secolari s'affollassero -intorno al papa[170]; esercita perfino atti che si direbbero di -temporale sovranità: manda un governatore a Nepi, comandando al popolo -d'obbedirgli come al sommo pontefice; un tribuno a Napoli per custodire -quella grande città: al vescovo di Terracina raccomanda che nessuno -lasci sottrarsi all'obbligo di fare la scolta alle mura. Poi dalle -cure del mondo scendeva a minime particolarità dell'amministrazione -patrimoniale, acciocchè non fossero vessati i lavoranti sulle terre -della Chiesa; essendo troppo dispendiose le razze di cavalli che -si tengono sui fondi siciliani, si vendano, serbando solo alquanti -stalloni, cioè quattrocento; a Pietro, economo in Sicilia, scriveva: -— M'hai mandato un cattivo cavallo e cinque buoni asini; non posso -montar il primo perchè cattivo, non gli altri perchè asini». E -altrove: — Odo che ai villani si computa a minor prezzo il grano -in tempo d'abbondanza: nol fate, ma si paghi al prezzo corrente, e -senza detrarre quel che perisce per naufragi. Nè i fittajuoli devono -pagamento o servigi oltre il convenuto; non dar il grano a misura -maggiore: e perchè dopo la nostra morte nessuno gli aggravi, date -loro un'investitura per iscritto, che determini il prezzo. So che -alcuni per pagare il primo termine han dovuto togliere a prestanza -con usura eccessiva: voi dunque somministrerete loro questi capitali -dal fondo della Chiesa, e li riscoterete poco a poco, in modo che non -si vedano costretti a vendere le derrate a basso mercato. Al postutto -non vogliamo che gli scrigni della Chiesa sieno contaminati da sordido -guadagno»[171]. - -A vescovi e a re parlava colla dignità dolce ma ferma di un capo -universale. Contro le vessazioni imperiali difese la libertà della -Chiesa con umiltà di parole ma franchezza di fatti; e all'imperatore -Foca scriveva, questo divario correre tra gl'imperatori gentili ed i -cristiani, che quelli son signori di servi, questi signori di liberi. -Ingegnavasi intanto di mantenere in armonia l'imperatore greco coi -Longobardi: ma pure esortava i Siciliani a stornare con settimanali -litanie un'invasione minacciata dai Longobardi, i quali come fossero -a temere lo vedessero dalla desolazione dell'Italia[172]; poi ostò -vigorosamente ad Agilulfo allorchè assediò Roma. - -Proibiva di esigere nulla per la sepoltura, chè non paresse titolo di -compiacenza la morte degli uomini. A Venanzio vescovo di Genova ordina, -non permetta che Cristiani rimangano a servitù di Ebrei; se però sono -loro coloni, soddisfacciano secondo giustizia. Querela il vescovo di -Terracina che tuttavia durassero colà avanzi del paganesimo, immolando -ad idoli, riverendo certi alberi, sacrificando teste d'animali; e -l'imperatrice Costantina, che i magistrati greci facessero guadagno in -Sardegna col permettere l'idolatria[173]. Avendogli costei domandato -alcune reliquie, rispose che in Occidente si ha per sacrilegio il -metter mano ai corpi santi, e meravigliarsi che altrimenti i Greci la -sentano; qui non darsi altro che delle catene di san Pietro o della -graticola di san Lorenzo, o pannilini avvicinati entro una scatola al -corpo del santo: soggiunge che il predecessor suo, avendo voluto mutare -qualche fregio d'argento sopra il corpo di san Pietro, benchè discosto -quindici piedi, fu sgomentato da terribile visione; e alcuni mansionarj -e monaci che avevano veduto quel di san Lorenzo, morirono fra dieci -giorni. - -Nella peste d'allora introdusse la processione che ancora si fa al san -Marco, col nome di Litanie maggiori: primo segnò i brevi col giorno e -il mese al modo odierno. La Chiesa non era fin qua riuscita a recare -anche nella liturgia quell'unità che è suo carattere; e Gregorio -pensò farlo col _Sacramentario_, il quale col suo _Antifonario_ delle -parti della messa che doveansi cantar in note, e col _Benedizionario_ -costituisce il messale romano. - -Nel sinodo Romano stabilì, non convenire ai gravi costumi di diaconi e -sacerdoti il dissolversi nella vanità d'imparare la musica, sconvenendo -al maestoso contegno delle spirituali funzioni il perdere nei passaggi -e ne' gorgheggi la compostezza degli animi, e consumarvi la voce -destinata a predicare la divina parola e assodare nelle cristiane -virtù. Pertanto deputa suddiaconi e cherici inferiori a cantare i salmi -e le sacre lezioni in tono grave, serio e posato; a tal uopo istituendo -scuole, ch'egli in persona dirigeva, e che duravano ancora trecent'anni -dipoi. - -Accortosi come dei quindici toni della musica gli ultimi otto non sieno -che ripetizione dei sette primi, divisò che sette segni bastavano per -tutt'i toni, purchè si replicassero alto e basso, giusta l'estensione -del canto, delle voci e degli stromenti[174]. Quella maestosa melodia, -ove ci furono conservate preziose reliquie dell'ammirata musica antica -de' Greci, crebbe splendore al culto divino, con motivi semplici e -grandiosi, che poi s'andarono dimenticando fin alla profanità de' -nostri giorni, in cui la devozione è distratta da arie guerresche e da -teatrali. - -Gregorio fra tante occupazioni trovò tempo a scrivere moltissime opere, -le quali, non men che le sue virtù, gli procacciarono il cognome di -Magno. Le lettere, concernenti per lo più la disciplina, provano quanto -instancabile adoperasse a governare la Chiesa e a fondo si conoscesse -delle divine leggi e delle umane. Commentò Giobbe ed Ezechiele, e fece -omelie sopra gli Evangeli. A Giovanni arcivescovo di Ravenna diresse la -_Regola pastorale_, in quattro parti trattando per quali vie s'entri al -santo ministero, quali i doveri, come istruire i popoli, e applicarsi -alla propria, mentre s'attende alla santificazione di quelli, affine -di non perdere, per segreta compiacenza di sè, il premio degli sforzi -fatti. L'imperatore Maurizio ne volle copia, e la mandò ad Anastasio -patriarca d'Antiochia, da mutare in greco e diffondere per le chiese -d'Oriente: re Alfredo la tradusse in sassone pei vescovi d'Inghilterra: -le chiese di Spagna e di Francia la proposero per modello ai vescovi, -e Carlo Magno e i suoi successori nei capitolari non rifinano di -raccomandarla. - -Nei Dialoghi narra molte e troppe storie maravigliose di santi -italiani, a provare le verità fondamentali per mezzo di rivelazioni -fatte da morti risorti e simili casi. Il santo il quale nelle opere sue -mostrasi tutt'altro che dappoco, e cita ogni volta da chi gl'intese, -s'acconciò al gusto del suo secolo e alla capacità di quelli cui -destinava l'opera: e in fatto essa levò immenso grido; mandata a -Teodolinda, contribuì assai a convertire i Longobardi, sopra cui -cadevano molti dei miracoli ivi narrati; fin in arabo fu tradotta; -ai Greci piacque tanto, che Gregorio n'ebbe tra loro il soprannome di -_Dialogo_. - -Compose inni[175]; aprì scuole; si fece dipingere nel monastero di -sant'Andrea a Roma; e nelle copie divulgatesi di quel ritratto soleasi -sovrapporgli alla testa lo Spirito Santo in forma di colomba: altra -prova che la pittura usavasi in quei tempi. - -Eppure v'è chi lo intitola l'Attila della letteratura, dicendo -ordinasse l'incendio della biblioteca Palatina, e distruggesse i -monumenti della grandezza romana, acciocchè la loro ammirazione non -distraesse dal venerare le cose sante. Forse era egli sovrano di Roma -da poter ciò? Ben è vero che si mostrò avverso agli antichi autori, -forma e null'altro, e pericolosi per lo allettamento del bello, -in tempo che non era peranco finita la lotta di questo col vero: e -quantunque nel primo dei Dialoghi dica non avere conservato le parole -proprie degl'interlocutori, perchè sì villanescamente proferite che non -vi starebbero acconciamente, altrove scrive: — Non fuggo la collisione -del metacismo, non evito la confusione del barbarismo, trascuro di -serbare i luoghi e i modi delle preposizioni, stimando indegno che le -parole del celeste oracolo stringansi sotto le regole di Donato»[176]. -E però le sue scritture van macchiate dalle colpe de' tempi e da -sue proprie; scarsa critica, erudizione inesatta, locuzioni viziose; -diffuso e insieme oscuro e avviluppato, sovente si ripete, e vuole -aver detto ogni cosa sopra ogni argomento che assume, e soverchiamente -inclina alla allegoria. - - - - -CAPITOLO LXVI. - -Italia disputata fra Longobardi e Greci. - - -SERIE DEI RE LONGOBARDI - - 568 Alboino in Italia; assassinato dalla moglie Rosmunda 573. - 573 Clefi; assassinato da un famigliare 573. - 584 Autari suo figlio; m. 591. - 591 Agilulfo duca di Torino; m. 615. - 615 Adaloaldo associato al trono dal padre; - cacciato 625; avvelenato 626. - 625 Ariovaldo duca di Torino; m. 636. - 636 Rotari duca di Brescia; m. 652. - 652 Rodoaldo suo figlio; assassinato 653. - 653 Ariperto I; gli succedono i figli. - 661 {Pertarito; attaccato da Grimoaldo fugge. - {Gondiperto, ucciso. - 662 Grimoaldo duca di Benevento, si fa proclamar re. - 671 Garibaldo, suo figlio minorenne, è cacciato da Pertarito - suddetto, che regna di nuovo. - 678 Cuniperto suo figlio, associato al trono; regna da solo 686. - 700 Liutperto suo figlio minorenne; spodestato da - 701 Ragimperto duca di Torino. - 701 Ariperto II, suo figlio, cacciato da - 712 Ansprando, il cui figlio - 712 Liutprando regna 32 anni. - 744 Ildebrando suo nipote, associato nel 736; stronizzato - dal popolo. - 744 Rachi duca del Friuli; abdica 749 e si ritira a Montecassino. - 749 Astolfo suo fratello, muore alla caccia. - 756 Desiderio duca dell'Istria; associa il figlio Adelchi 758? - Spodestati da Carlo Magno 774. - -Sta dunque divisa l'Italia fra tre dominazioni: Greci, rappresentanti -d'un passato irremeabile, e ridotti a tenersi sulle difese; Longobardi, -espressione della forza brutale, e destinati a perire, ma dopo lungo -regno e lasciando il lor nome alle parti migliori; i papi, podestà -dell'avvenire, sorgente appena, ma che sta per gettar radici durevoli -fra i rottami delle altre. - -Le forme dell'antico Impero si conservavano nella parte sottoposta -ai Greci. L'esarca, sedente in Ravenna, amministrava direttamente -la Pentapoli, cioè i territorj di Ancona, Rimini, Pesaro, Fano, -Sinigaglia, conterminata a settentrione dalla Marecchia, a occidente -dal Tevere, a mezzodì dal Musone, a levante dall'Adriatico; e -l'Esarcato che comprendeva il littorale della Venezia, con Oderzo, -Treviso, Padova, e il paese che finiva col basso Adige a settentrione, -collo Scultenna (Panàro) e gli Appennini a occidente, colla Marecchia -a mezzodì, e coll'Adriatico a levante; dov'erano le città di Ravenna, -Bologna, Faenza, Forlimpopoli, Ferrara, Adria, Comacchio, Forlì, -Cesena, Bobbio, Cervia. Oltre quest'amministrazione diretta, l'esarca -sovrantendeva ai duchi che governavano Roma e i paesi meridionali[177]. -I quali erano alcune città della Lucania o Basilicata, l'antica -Calabria, or Terra d'Otranto, il Bruzio, ora Calabria Ulteriore: poi -furono ritolte ai Longobardi la Terra di Bari e la Capitanata, dove -Otranto, Galipoli, Rossano, Reggio, Gerace, Santa Severina, Crotone; -e nella Campania le terre a mare fra Gaeta e Napoli. Da Gaeta posta -fra i monti Cècubo e Massico, poteano i Greci difendere le pianure del -Garigliano e le gole di Itri e Fondi. Con Napoli era il promontorio di -Sorrento, che sparte i golfi di Napoli e di Salerno; e benchè fin a -Salerno si stendesse il principato di Benevento, e molte città verso -levante fino a Cosenza, e tutte quelle fra terra fossero tolte ai -Greci, Napoli si sostenne. Duravano colà le istituzioni municipali, e -nel resistere ai Longobardi ridestavasi il valor militare. Provincia -greca era pure l'Illiria: la Sicilia stava sotto un patrizio greco: le -isole della laguna veneta riconoscevano anch'esse di nome la supremazia -imperiale. - -Di questi paesi alcuni venivano francandosi da ogni dipendenza, come -Venezia; altri erano minacciati continuamente, e ad ora ad ora invasi -dai Longobardi. Trovavansi questi impacciati in guerre straniere o -civili? gli esarchi se ne rifacevano coll'assalirli, e ricuperare -qualche territorio limitrofo; ma tosto erano ricacciati negli angusti -confini: nè pace mai, bensì tregue rinnovate d'anno in anno, e compre -fin col tributo di trecento libbre d'oro. Il bisogno di denaro potea -dirsi l'unico motore de' governanti, per pagare il tributo o per -mantenere gli eserciti; e per averne, senza divario da amici a nemici, -correvano a predar le chiese di Roma o questo o quel monastero o il -santuario di san Michele sul monte Gargano. Questo sovrasta a Siponto, -rimpetto alle isole Diomedee (Trémiti); e dacchè al tempo di papa -Gelasio vi apparve l'arcangelo Michele, gli presero vivissima devozione -i Greci che ne moltiplicarono le chiese: i Longobardi altrettanto, -vi andavano in pellegrinaggio e l'avevano per patrono, siccome san -Giovanbattista i Longobardi dell'alta Italia. - -Ravenna, sede degli esarchi, tenne sempre testa contro i Barbari perchè -assisa tra le maremme e facilmente soccorsa dalla flotta greca. La -sua situazione era anche di gran momento per togliere ai Longobardi -d'avanzarsi nella bassa Italia, potendo una flotta sbarcarvi e -prenderli alle spalle: di modo che le città greche della Campania non -si trovavano minacciate che da Benevento. Dandosi aria di capitale -di tutta l'Italia, Ravenna negava sottomettersi a Roma neppur nelle -cose spirituali; dentro aveva gli ordinamenti municipali del Basso -Impero, o più veramente un governo militare con un imperatore e con -duchi e scuole. Durò colà molti secoli che, la domenica sulla bass'ora, -giovani, vecchi, fanciulli e sin donne d'ogni condizione uscissero di -città e divisi in iscuole secondo i quartieri, facessero a sassi, fino -al ferirsi ed ammazzarsi. Nel 696 la scuola della porta Tiguriese sfidò -quella della postierla di Sommovico, e i primi, rimasti superiori, -inseguirono gli altri con tal sassajuola, da ucciderne molti; e -sbarattata a forza la porta, trionfanti attraversarono il vinto -quartiere. La domenica seguente usciti di nuovo, mutarono ben presto -il giuoco in fiera abbaruffata, ove molti Postierlesi caddero uccisi, -non ostante che fosse legge di dar quartiere a chiunque supplicasse. -I Postierlesi pensano un'atroce vendetta; e fingendosi riconciliati, -ognuno invita a pranzo qualche Tiguriese; e quivi li scannano, e -gettano nelle cloache o sepelliscono. La città tutta in gemiti e in -fremiti: l'arcivescovo Damiano ordinò per tre giorni digiuno: egli -stesso andò in processione coi cherici e monaci, scalzi e in sacco, -copersi di cenere; seguivano i laici, poi le donne senz'ornamenti; da -ultimo i poveri, tutti a gran voce implorando misericordia. Dopo i -tre giorni, cerchi i cadaveri e sepolti, furono puniti i micidiali, -bruciate le masserizie, che nessuno volle toccarne, e distrutto il -quartiere, infamato poi col nome di Rione degli assassini[178]. - -I pochissimi ricordi che abbiamo di quell'età sono di sevizie usate -dagli esarchi, e che forse pajono più atroci perchè ignoriamo quali -ragioni ve li determinassero. Ravenna fu più volte saccheggiata per -loro ordine, nominatamente nel 710, quando Giustiniano II fece anche -rapirne la principal nobiltà, e avutala a Costantinopoli, ucciderla -crudelmente: all'arcivescovo Felice risparmiò la vita, ma tolse gli -occhi. Colpiti nel vivo da tali atrocità, i Ravennati si sollevarono -alla guida di Giorgio figlio di Giovaniccio; e subito vi risposero -Sarsina, Cervia, Cesena, Forlimpopoli, Forlì, Faenza, Imola, Bologna: -Giorgio distribuì queste città con ordinanza militare, e Ravenna stessa -divise in bandiere, cioè la prima, la seconda, la nuova, l'invitta, la -costantinopolitana, la stabile, la lieta, la milanese, la veronese, -la classense, e quella dell'arcivescovo col clero[179]. Pare si -sostenessero finchè l'imperatore non morì: e Filepico succedutogli -scarcerò l'arcivescovo Felice, il quale fece atto di sommessione al -papa, e probabilmente acquetò i Ravennati. - -Non era dunque più ragionevole o quieta la dominazione greca che -la longobarda; oltrechè gl'imperatori non avevano ancora dismesse -le pagane pretensioni di superiorità, dai primi loro predecessori -ereditate sopra la Chiesa, e voleano mestare nelle dispute religiose -e nelle elezioni dei pontefici. Vedemmo come tra questi sapesse -conciliare gran riverenza a sè e alla sua dignità Gregorio Magno: -ma la generosa carità con che egli avea distribuito grani, non fu -imitata da Sabiniano succedutogli (604), sicchè i poveri s'assembrarono -tumultuosi, gridando non togliesse la vita a quelli, cui Gregorio -l'aveva tante volte serbata. Sabiniano che guardava con invidia il -suo predecessore, meditando perfino distruggerne gli scritti[180], -affacciatosi esclamò: — Cheti! se Gregorio vi regalò per comperarsi i -vostri elogi, io non sono in grado di satollarvi tutti». - -Succedono Bonifazio III poi il IV (607-8), che dall'imperatore Foca -ottenne il panteon d'Agrippa, cui consacrò alla Vergine Maria e a tutti -i Martiri; in memoria di che fu istituita la festa d'Ognisanti. - -Onorio (625) sperò vedere Aquileja e l'Istria ricongiunte alla Chiesa -universale, dond'erano scisse per la quistione dei Tre Capitoli: ma la -sottigliezza de' Greci lo perigliò nell'errore de' Monoteliti; del che -si ritrattò appena se n'accorse. Alla morte di lui gli uffiziali greci -vollero saccheggiare il palazzo; e impediti, indussero l'imperatore a -metter le mani sul tesoro ivi riposto. Fu allora che l'esarca Isacco -pensò pagar sue truppe colle ricchezze della basilica Laterana. -D'intesa con lui, il cartulario Maurizio alla soldatesca che domandava -il sempre negato soldo, disse qualmente l'imperatore avea mandato le -paghe al papa, che, invece di distribuirle, le avea riposte coll'altre -richezze, le quali giacevano indarno, mentre sarebbero state opportune -a difendere la città. Fu anche troppo perchè i soldati corressero sul -tesoro: ma i parenti di papa Severino lo difesero, e solo dopo tre -giorni fu possibile a Maurizio d'entrare e sigillar ogni cosa. Ne diede -allora avviso all'esarca, che venuto a Roma, relegò gli ecclesiastici -da cui temeva opposizione, indi entrato nel tesoro, durò otto giorni -a spogliarlo e ne mandò una parte a Costantinopoli[181]. Poco poi -Maurizio si rivoltava contro Isacco, e questi spediva truppe che il -vinsero, presero ed uccisero. I complici in carcere aspettavano pari -destino (638), quando la morte d'Isacco risparmiò la loro. - -Alle rinascenti quistioni teologiche avea voluto impor silenzio -l'imperatore Costante II pubblicando il Tipo o formola di fede; ma i -Cattolici la repudiarono come fallace e come forzata (649). Costante -perseguitò i renuenti, e comandò all'esarca Olimpio di prender vivo o -morto papa Martino, che condannò quel tipo. Olimpio non avventurandosi -ad aperta violenza, finse voler essere dalla sua mano stessa -comunicato, e dispose un assassino che in quel atto lo trafiggesse. -Costui protestò che, sul punto di eseguire il misfatto, più non vide -il pontefice; onde si gridò al miracolo, ed Olimpio confessandosi in -colpa, chiese perdonanza. Rise a questi scrupoli il suo successore -Teodoro Calliopa (652); e condottosi a Roma coll'esercito, frugò il -palazzo pontificio se fosse vero che v'avea massa d'armi, e benchè -nulla trovasse, menò via nottetempo il pontefice, con nulla più che sei -famigli ed un bicchiere. Tre mesi vagarono pel mare, indi approdati -a Nasso, lasciarono a bordo il papa prigioniero, che poi condotto a -Costantinopoli, restò tre mesi in carcere senza parlare a persona. -Chiamato a giudizio come reo d'aver contro l'imperatore fatto trama -con Olibrio e coi Saracini e sparlato di Maria vergine; e convinto co' -mezzi che abbondano a' tribunali militari, fu portato in un cortile -tra folla di popolo; e qui levatogli di dosso il pallio, il mantello -e l'altre insegne di sua dignità, e postogli un collare di ferro, fu -tratto per la città e buttato in carcere, senza fuoco, benchè verno -stridente. Le donne dei carcerieri, come ad altre vittime, così a lui -mitigarono l'atrocità imperiale. Deportato poi a Cherson, stentò fra -privazioni e infermità, sinchè Dio nol trasse a sè (654). - -Appena rapito Martino, Costante avea dato ordine d'eleggergli un -successore; ed i Romani, forse per tema ch'egli mettesse sulla -cattedra qualche eretico, s'affrettarono ad eleggere Eugenio, -che poco durò (657), poi Vitaliano. Marco, arcivescovo di Ravenna -ricusava sottomettersi alla Chiesa romana, appoggiato a un diploma -dell'imperatore Costante: ma Vitaliano lo scomunicò, ed egli lui, e lo -scisma proseguì finchè papa Dono ottenne si revocasse quel diploma. - -Agatone fece esonerar la Chiesa romana (678) dai tremila soldi d'oro -che pagava ad ogni elezione di papi, assoggettandosi però a non -consacrarli sinchè non fossero confermati dall'imperatore. - -A questa foggia andò l'elezione dei successori, spesso controversa. -Sergio non volle approvare le costituzioni del concilio Trullano (687); -onde il vizioso e inetto Giustiniano II mandò il protospata Zacaria che -lo arrestasse: ma sollevatosi il popolo, l'inviato non trovò scampo -che sotto il manto del pontefice. Anche Giovanni Platino, esarca -di Ravenna, venuto per fargli ingiuria, non osò e se ne pentì. Però -l'ambizione di quei che aveano competuto il papato, gli turbò la vita a -segno, che dovette a lungo rimanere fuori di Roma. - -Talmente si stava in timore di violenze da parte degl'imperatori, -che quando, all'elezione di Giovanni VI, venne da Costantinopoli in -Roma Teofilatto esarca eletto, i Romani presero le armi (701), nè -si chetarono che alle preghiere ed alle assicuranze del papa. Il suo -successore Giovanni VII non disapprovò apertamente ma non sottoscrisse -gli atti del concilio Trullano, malgrado preghiere e minacce di -Giustiniano. Papa Costantino li ripudiò in quanto derogavano al VI -ecumenico, anzi per segno di venerazione (708) fece dipingere i sei -concilj nel portico di San Pietro; il popolo poi ricusò omaggio -a Giustiniano imperatore eretico, non ne volle il ritratto, non -commemorarlo nella messa o negli istromenti, nè tampoco ricevere monete -col suo conio. - -Aveano dunque i pontefici tutt'altro che a lodarsi degli imperatori, e -il popolo inclinava a scuoterseli dal collo: se non che li ratteneva -il timore d'altri nemici più imminenti, i Longobardi. Questi, nel -primo irrompere, occupata una buona parte dell'Italia, dicemmo come -la dividessero tra varj duchi: lo che se gli ajutò a conservare -parzialmente i vinti in obbedienza, impedì di compiere la conquista. -Tra quei signori eleggevasi il re senza ragione ereditaria; talchè ogni -vacanza produceva una rivoluzione e solleticava le ambizioni, a segno -che di venticinque regnanti, sedici finirono in modo violento. I duchi -col favorire all'uno o all'altro pretendente, tiravano a sè autorità -sempre maggiore, a detrimento della corona. In maggior conto erano -il ducato di Spoleto, che separava Roma da Ravenna, e manteneva le -comunicazioni dell'alta Longobardia colla meridionale; e il ducato di -Benevento, che separava Roma dalla Campania e dagli altri possedimenti -greci, e valeasi del porto di Salerno: e quei due paesi ormai operavano -affatto di loro balìa. Usufruttare il particolar dominio, ovvero -condurre la guerra per le franchigie o pei possessi o per capricci -proprj era l'occupazione dei duchi; e a fatica i re potevano trarli -seco, fosse a reprimere i Greci, fosse a respingere i Franchi, i quali -senza resta li molestavano o per rapace natura, o sollecitati dagli -imperatori d'Oriente. Nè a quest'ultimi i Longobardi, essendo sforniti -di marina, potevano impedire di mandar soccorsi, scarsi se volete, -ma trasportati agevolmente ove bisogno accadesse, e, se non altro, -bastevoli a nutricare la speranza (sempre facile ne' deboli oppressi) -che effimero fosse il dominio di quelli stranieri, e che l'altrui -braccio ne li redimerebbe. - -Neppure dopo che ebbero abbracciata la religione cattolica, i -Longobardi cessarono di guardarsi e d'essere guardati come stranieri; -nè si fusero coi Romani, nè conobbero quanto importasse il tenersi -amici i pontefici se volevano congiungere tutta Italia sotto un -dominio, forte per resistere e ordinato per farsi amare. - -Vedemmo come re Rotari alle consuetudini longobarde sostituisse un -codice scritto; e colle leggi, colla robusta amministrazione e con -severi castighi ridotti al freno i duchi, li guidò a sconfiggere i -Greci, ai quali (unica conquista durevole dopo le prime) strappò il -ducato di Genova, ricovero de' fuorusciti dal Milanese. - -Rodoaldo, figlio e successore di lui (652-55), fu presto trucidato da -un offeso marito, e la nazione o i grandi affezionati alla memoria -della buona Teodolinda andarono negli Agilulfingi bavaresi a cercar -un successore; e con Ariperto, figliuolo di Gundualdo già duca d'Asti -e fratello di quella regina, comincia una serie di re cattolici, -stranj alla gente longobarda. Ariperto fu sepolto nella chiesa di san -Salvadore fuor di Pavia, da lui fabbricata: e quasi il regno non fosse -già troppo diviso fra' duchi, si volle, a modo de' Franchi e d'altri -Germani, partirlo fra Pertarito e Gondiperto, figli di Ariperto (661), -sedendo il primo in Milano[182], l'altro in Pavia. L'ambizione non li -lasciò in concordia, e Gondiperto volendo spodestare il fratello, spedì -Garibaldo duca di Torino per invocare soccorsi da Grimoaldo duca di -Benevento. - -La storia di Grimoaldo è un romanzo. Gli Avari in gran numero avendo -invaso il Friuli, Gisolfo, che v'era duca, fortificò tutti i varchi e -le castella, e nominatamente Cormona, Nimaso, Osopo, Artenia, Ragona, -Gemona, Biligo, per ricoverarvi la gente inerme: egli poi affrontò i -nemici; ma per quanto valoroso, fu soverchiato dal numero e ucciso. -Gli Avari si sparsero guastando la campagna, assediarono Cividale -dove s'era rinchiusa Romilda, vedova di Gisolfo, coi figli Tasone, -Cacone, Romoaldo e Grimoaldo e quattro figliuole. Duravano a resistere; -ma Romilda, adocchiato dalle mura il kacano de' nemici, lasciva od -ambiziosa mandò esibirsegli pronta a cedergli la città purchè la -sposasse. Finse egli aderire, ma avuta la porta, lasciò la città al -furore e alle fiamme; e tenuta Romilda una notte, la abbandonò alla -brutalità di dodici suoi, poi la fece impalare, dicendo: — Ben ti stia -un tal marito». Assai differenti le costei figliuole si sottrassero -alla libidine nemica col fingersi puzzolenti, tenendo carni fetide -in seno. Il kacano avviò esse coi fratelli e coi cittadini verso -la Pannonia in ischiavitù; ma il Consiglio degli Avari pensò meglio -ucciderli tutti, salvo le donne e i fanciulli. I figli di Gisolfo, -avutone sentore, procuraronsi de' cavalli e fuggirono. Grimoaldo, il -più piccolo fra essi, cavalcava in groppa a un fratello, ma non potendo -reggersi cadde. Il fratello, non vedendo in lui che un impaccio, e nol -volendo schiavo de' Barbari, brandì la lancia per trafiggerlo; ma il -bambino implorò pietà, e che avrebbe forza di tenersi a cavallo: di che -l'altro impietosito il ripigliò. - -Ma ecco gli Avari sopragiungono, e un d'essi riesce a ghermire -Grimoaldo, e senz'altro mal fargli, sel pone in groppa e s'avvia al -ritorno. Il fanciullo, invece di desolarsi da fiacco, occhieggiava lo -scampo, e côlto il destro, trasse il pugnale dalla cintura del rapitore -e glielo confisse nel capo. Quegli cadde, e Grimoaldo voltò allegro -il cavallo verso i suoi fratelli[183]. Le virtuose sorelle, comunque -vendute più volte, illibate poterono esser poi ricompre dai fratelli, e -sposate a duchi stranieri. Tasone e Cacone ottennero di nuovo il ducato -del Friuli; e vedemmo (pag. 89) come, per tradimento dell'esarca, -fossero uccisi in Oderzo. - -L'audace Grimoaldo, cresciuto in età, fu posto duca di Benevento, e a -lui Gondiperto mandò chiedendo soccorsi: ma l'infido ambasciadore lo -persuase a venir sì, ma per esterminare entrambi i principi stranieri, -e recarsi in mano un regno che avea mestieri di robusti campioni, -non di fanciulli. La proposta era conforme al genio di Grimoaldo; -che presto regnò, essendo Gondiperto ucciso dal traditore Garibaldo. -Pertarito, come udì che Pavia si era resa al ribelle, vilmente fuggì, -lasciata a Milano la moglie Rodelinda e il fanciullo Cuniperto, che -da Grimoaldo furono spediti a Benevento. Pertarito ricoverò presso -il kacano degli Avari; il quale ricusò un moggio d'oro che Grimoaldo -gli offeriva se gli consegnasse il ricoverato; pure insinuò a questo -di abbandonare le sue terre. E Pertarito osò rientrare in Italia -e confidarsi alla generosità del nemico, e giunto a Lodi, mandò a -chiedergli sicurezza. Piacque l'atto a Grimoaldo, che gli promise -salvezza ed agi; ma poi vedendolo ben accetto ai Longobardi, che in -folla accorreano a visitarlo, ne prese ombra, e pensò torlo di mezzo. -Lo fe dunque circondare nel palazzo assegnatogli in Pavia; ma Unulfo, -suo fedele servitore, travestitolo da schiavo e fingendo cacciarlo -a mazzate, il campò di mezzo alle sentinelle, e calollo dalle mura -nel Ticino, donde passò ad Asti, e di quivi in Francia. Intanto il -guardarobiere, chiusosi nella camera di Pertarito, ai soldati spediti a -prenderlo pregava indugiassero finchè colui avesse digerito il troppo -vino: alfine fu scoperta la pietosa frode, e Grimoaldo la perdonò, -e volle tra' suoi Unulfo. Saputo poi che questo erasi ritirato nella -basilica di san Michele, lo affidò della sua parola, e rimandollo col -guardarobiere e con molti doni al sempre desiderato padrone. - -Grimoaldo, vigoroso di braccio, tenace di proposito, mantenne l'ordine -nell'interno (662); avversissimo ai Romani, distrusse la risorta -Oderzo per vendicare i suoi fratelli ivi uccisi; respinse i Franchi -venuti per restituire Pertarito. Onde assicurarsi il titolo di re, avea -costretto una sorella dei predecessori a sposarlo, e dato ai duchi tali -privilegi, da renderli quasi indipendenti e snervare la monarchia. -D'altra parte, compiuta allora la conversione de' Longobardi, -acquistava preponderanza il clero, e per esso il papa; i quali miravano -a conservare ciò che i conquistatori a distruggere, la nazionalità -italiana. - -Grimoaldo avea lasciato duca di Benevento suo figlio Romoaldo; onde -l'imperatore Costante II, che s'era fatto esecrare a Costantinopoli -col perseguitare i Cattolici, pensò redimersi del pubblico obbrobrio -coll'assalire quel fanciullo, a titolo di sbrattare l'Italia, e -rinnovarvi l'imperio romano, o fors'anche restituirne la sede a Roma -dove credeasi più sicuro. Armato in Sicilia e sbarcato a Taranto, -chiamò attorno al drago imperiale le guarnigioni delle città marittime, -e con esse marciò sopra Benevento (663). Il giovinetto Romoaldo -valorosamente si difese, ma ridotto agli estremi, cercava patti. Re -Grimoaldo accorse in ajuto del figliuolo, e mandò innanzi Sesualdo, -balio di questo, per avvertirlo del suo avvicinarsi. Sesualdo cadde -in potere dei Greci, i quali lo obbligarono a dire agli assediati, -non dovessero sperare verun soccorso. Egli promise: ma invece confortò -Romoaldo a durare, giacchè suo padre avvicinava; tenesse raccomandati -la moglie e i figli suoi, ch'egli era certo di non sopravivere. Di -fatto Costante fe mozzarne il capo e balestrarlo in città: poi levò il -campo al sopragiungere di Grimoaldo, il quale rincacciò i nemici sin -presso Formia, e il sconfisse. - -I Beneventani conservavano riti superstiziosi; adoravano immagini -di serpenti; ad un albero sacro attaccavano un pezzo di cuojo, poi -correndo a briglia sciolta e scagliando dardi all'indietro, chi così -riuscisse e staccarne alcun pezzo, sel mangiava per devozione. Il -pio Barbato che poi vi fu vescovo, predicava contro tali idolatrie, e -Romoaldo gli promise estirparle se Dio gli desse vittoria. Liberato -Benevento, osservò la promessa, e Barbato di propria mano recise -l'albero sacrilego. Saputo però che Romoaldo teneva ancora nel suo -gabinetto un serpente d'oro, persuase Teodorada moglie di lui a -consegnarglielo, e ne fa fare un calice e una patena. Romoaldo non solo -nol punì, ma gli offerse estesissimi poderi; ed esso li ricusò, sol -cercando aggregasse alla sua diocesi Siponto, dov'era la grotta di San -Michele. - -Costante II, giacchè non sapeva vincere nemici, volle spogliare -sudditi inermi, e gettatosi su Roma, derubò quel ch'era avanzato delle -depredazioni anteriori. Non saziato dai doni di papa Vitaliano, si -prese tutto il bronzo del Panteon, perfino il copertume metallico, e -recò le prede in Sicilia. Ma quando veleggiavano per Costantinopoli, -una squadra saracina le assalì e portolle in Alessandria, donde forse -alcune di esse erano un tempo passate a Roma. - -Sei anni rimase quell'imperatore in Siracusa, facendola soffrire de' -suoi capricci (668), finchè un Mesenzio lo assassinò, credendo ben -meritare perchè eretico[184]. Costantino Pogonato suo figlio, raccolta -gran gente dall'Istria, dalla Sardegna, dall'Africa, piombò sopra -Siracusa, uccise Mesenzio ch'erasi dichiarato imperatore, e la testa -di lui e degli altri congiurati mandò a Costantinopoli. Ma intanto -Romoaldo avea pensato vendicarsi dell'aggressione, e a capo d'una -ciurma di Bulgari tolse all'Impero le città di Bari, Taranto, Brindisi -e Terra d'Otranto, conquiste che non potè conservare. - -I Bulgari erano gente sottoposta un tempo agli Avari, dai quali -riscossasi, devastò l'Impero, e offrivasi a servigio di chi la pagasse. -Alquanti di essi aveano ottenuto i deserti territorj di Supino, Bojano, -Isernia, con giurisdizione signorile, dipendente però dal duca di -Benevento, e vi conservavano la patria lingua. Al modo stesso nell'alta -Lombardia voleano piantarsi gli Avari, chiesti da Grimoaldo contro il -ribellato duca del Friuli; ma il re li respinse. - -Morto questo (671), i duchi irrequieti deposero il figlio Garibaldo, e -richiamarono Pertarito dall'esiglio al trono. Con erigere Sant'Agata in -Monte e Santa Maria in Pertica[185] a Pavia, attestò la sua gratitudine -a Dio che l'avea campato da tanti pericoli, e quindici anni regnò, -osservante della giustizia, limosiniero, istruito dalla sventura a -non abusare della prosperità. Ma due fazioni, una contraria, l'altra -seconda a questi re bavaresi, non cessavano di rimescolare il regno. -Mal seppe destreggiare Cuniperto, figlio di Pertarito (686); sicchè i -duchi di Benevento e di Spoleto fin l'ombra cessarono di dipendenza. - -Altrettanto di propria balìa operavano i duchi del Friuli, posti -come sentinella avanzata contro nuovi invasori d'Italia. Fra quelli -nomineremo Ferdolfo (694), che provocò gli Schiavoni tenendosi certo -di vincerli; ed essi vennero, e cominciarono a rubare le pecore. -Lo scultascio Argaido, nobile e prode uomo, uscì loro incontro, ma -non potè raggiungerli; e il duca lo rimproverò d'averli lasciati -sfuggire, dicendo che ben gli stava il suo nome, derivato da arga, che -in longobardo vale poltrone. Argaido replicò: — Voglia Dio chiarire -qual di noi due sia più poltrone». Pochi giorni dopo, gli Schiavoni -tornarono grossi, ed accamparono s'un'altura. Ferdolfo ronzava a piè -di quella, divisando i modi di assalirla, quando Argaido gli rammentò -l'ingiuria; e — Maledetto da Dio chi di noi sarà l'ultimo ad assalire -gli Schiavoni». Spronato, salì per la montagna, e Ferdolfo altrettanto; -ma gli Schiavoni rotolando sassi uccisero quei due e la nobiltà che li -seguì. Così il puntiglio, come altre volte, recò a rovina il paese. - -Anche il poderoso Alachi duca di Brescia (688), ingrato a Cuniperto, -tramò con Aldone e Gransone, primarj cittadini, e usurpò il titolo -regio; ma ben presto disgustò il vescovo di Pavia e altri signori -longobardi. Un giorno, numerando certe monete, gliene cascò una; e al -giovinetto figlio di Aldone ivi presente che gliela raccolse, disse: -— Di queste tuo padre ne ha d'assai, e presto diverranno mie». Il -fanciullo riferì quel motto al padre, che prevenne la minaccia col -richiamare Cuniperto dalla piccola e forte isola del lago di Como. -Venne questi, e scontrato Alachi alla Coronata (Cornate) presso l'Adda, -lo sfidò a duello; ma Alachi riflesse: — Costui è ubbriacone, ma -robustissimo della persona. Vivo suo padre, trovandosi in palazzo certi -montoni di smisurata grossezza, li sollevava col braccio teso; ed io -non potevo altrettanto». - -Men codarda ragione addusse quando, di nuovo esortato a duellar -col nemico, rispose che negli stendardi di quello vedeva l'effigie -dell'arcangelo Michele, davanti al quale esso gli avea giurato fedeltà. -Il rifiuto svolse da lui molti de' fedeli, i quali unico merito -riconosceano la forza. Al contrario, Cuniperto era amatissimo da' suoi; -tanto che Zenone diacono della chiesa di Pavia volle assumere la veste -di esso, per trarre contro di sè l'attenzione e le armi del nemico, -e così sviarle dal vero re; e di fatto rimase ucciso. Ma i Longobardi -s'infervorarono alla battaglia, e ucciso Alachi, e tuffatone l'esercito -nell'Adda, assicurarono a Cuniperto la vittoria e il regno. - -Cuniperto, diffidando de' bresciani Aldone e Gransone, pensava torli -di vita, e ne divisava i modi col suo cavallerizzo, allorchè sulla -finestra venne a posarsi un moscone, e il re con una coltellata gli -levò una gamba. Intanto i due fratelli, com'erano soliti, s'avviavano -alla reggia, quand'ecco uno privo d'una gamba gli avvisa del pericolo -che correano, sicchè essi rifuggono in una chiesa. Il re, dubitando -che alcuno de' suoi fedeli gli avesse ammoniti, invia a prometter loro -sicurezza se indichino da chi ebbero l'avviso; ed essi confessano -averlo avuto da uno zoppo sconosciuto. Cuniperto, ricordatosi del -moscone, comprese che quello era uno spirito maligno, che avea spiato i -secreti di lui per rapportarli. - -Paolo Diacono riferisce ciò in tutta serietà; e sopra storici siffatti -siamo costretti tessere la storia. Agnello, che scrisse le vite degli -arcivescovi di Ravenna, ha racconti dello stesso calibro: e ne basti -uno. Giovanni, abate del monastero di San Giovanni presso Ravenna, -molestato dall'esarca, andò a Costantinopoli e si pose sotto al palazzo -cantando versetti di salmi, finchè l'imperatore il fe chiamare, e -intesone le ragioni, gli diede una commendatizia per l'esarca. Al -domani stesso scadeva il termine da questo prefisso ai monaci per -addurre le loro ragioni; onde l'abate struggevasi di ritornare al più -presto, ma non trovò nave. Dolente passeggiava sul lido, quando gli -si affacciarono tre uomini nerovestiti, e udito il suo rammarico, gli -promisero rimetterlo a casa il domani, se facesse com'essi gli diceano. -E gli diedero una verga, colla quale delineasse sulla sabbia una barca, -colla vela e colla ciurma: poi vollero si collocasse in un letto nella -sentina, e per rumori e turbini che intendesse, non si sgomentasse -nè facesse il segno della croce. Come detto così fatto: il fracasso -fu indescrivibile; ma a mezzanotte egli si trovò sul tetto del suo -monastero. La meraviglia dei monaci e dell'esarca lascio immaginarla: -egli raccontò la cosa all'arcivescovo, che gl'impose una penitenza. - -Ciò che risulta da queste baje è che gl'italiani stavano altrettanto -male sotto i Longobardi che sotto i Greci. Cuniperto, tenuto il regno -dodici anni, lo trasmise al giovinetto figlio Liutperto (700), sotto la -tutela del nobile e saggio Ansprando. Ma in breve da Ragimperto duca di -Torino ne fu spodestato, poi ridotto prigioniero e ucciso da Ariperto -II (701), figlio e successore di quello, che dovette continuamente -lottare contro altri duchi: regni brevi, successioni tempestose, che -toglievano d'invigorire la monarchia. Ansprando, tutore di Liutperto, -erasi rifuggito nell'isola Comacina, ma assalito da Ansperto, passò -in Baviera. Ariperto si svelenò contro gli amici di Ansprando, al -figlio di esso fe cavar gli occhi, alla moglie e alla figliuola mozzar -il naso e gli orecchi. Ma Ansprando coi Bavari rivalicò le Alpi, e -vinse Ariperto (712), che guadando il Ticino a Pavia affogò, ultimo -degli Agilulfingi in Italia. Dicono uscisse travestito per intendere -quel che di lui si dicesse: agli ambasciadori stranieri mostravasi in -abito dimesso e con pelliccie volgari e volgari imbandigioni, per non -allettarli alle squisitezze italiane. Ma queste voglionsi difendere con -valorosa concordia, piuttosto che celare con pusillanime astuzia. - -I Longobardi unanimemente acclamarono il prudente Ansprando, che regnò -soli tre mesi[186], ma vide eletto a succedergli suo figlio Liutprando, -che in trentadue anni di regno rinnovò lo splendore della signoria -longobarda. Le prime cure applicò a riformare lo Stato, comprimendo -le rinascenti sollevazioni anche col supplizio d'alcuni duchi; molti -castelli tolse ai Bavari, che forse meditavano recuperare il trono; -si tenne buoni i Franchi e gli Avari, e dettò leggi prudenti, in capo -alle quali s'intitola _cristiano e cattolico, re dei Longobardi a Dio -diletti_. Coraggioso fin alla temerità, udito che un Rotari suo parente -avea disposto di ucciderlo in un convito, lo chiamò a sè, e tastato -se veramente portasse il giaco di ferro sotto ai panni, respinse colla -propria la spada che costui trasse, e lo fece uccidere. Saputo che due -gasindi gl'insidiavano i giorni, gl'invita a caccia, ed appartatosi -solo con essi soli, rinfaccia il perverso consiglio; indi gettate le -armi, — Ecco il re vostro; fatene secondo vi piace». Vinti al generoso -e franco atto, gli caddero a' piedi, ed esso li perdonò e beneficò. -Anche colla Chiesa stette in armonia, e confermò il dono di molti -beni nelle alpi Cozie, fattole da Ariperto II. Rintegrato l'ordine e -l'obbedienza, svelto ogni seme delle guerre civili, ridrizzò l'animo al -disegno de' suoi predecessori, d'unire tutta Italia snidando i Greci. E -la fortuna parve mandargliene il destro. - - - - -CAPITOLO LXVII. - -Gli Iconoclasti. Origine della dominazione temporale dei papi. - - -L'imperio romano continuava colle antiche forme a Costantinopoli, ma -sempre più fievole e minacciato da diversi nemici, ai quali vennero ad -aggiungersi i Musulmani. Maometto avea predicato agli Arabi (622) una -religione, di dogmi semplicissimi, ridotti quasi solo alla unità di -Dio; di morale condiscendente e sanguinaria, giacchè ripristinava la -pluralità delle mogli e il diritto della forza, che il cristianesimo -avea sbanditi. Subito i suoi discepoli, armati di scimitarra e -d'intolleranza, uscirono dalla penisola natia gridando, — Non v'è -altro dio che Dio, e Maometto è suo profeta»; e vedendo non potere -dar trionfo alla loro se non soffocando ogni altra civiltà, diressero -le prime offese contro i luoghi dov'era nata la religione cristiana, -occupando Gerusalemme e la Palestina, poi con una spaventevole rapidità -ebbero sottoposto gran parte dell'Asia, il lembo settentrionale e -l'orientale dell'Africa, e minacciavano l'Europa dai due lidi che -più l'avvicinano, dallo stretto di Gibilterra verso la Spagna, e -dall'Ellesponto verso Costantinopoli. L'Impero, spogliato per essi -delle sue più belle provincie, videsi ridotto a difendere la capitale, -che più volte assalita, si sosteneva per la felicissima postura. - -A sì gravi frangenti mal bastavano i discendenti d'Eraclio, che -deboli, litigiosi, disumani, peggioravano la condizione de' paesi a -loro soggetti, fra' quali mezza l'Italia. Terminata la loro stirpe, -seguirono imperatori elettivi; e Leone, pastore d'Isauria mutatosi in -guerriero, avea tanto ben meritato col combattere Bulgari e Saracini, -che fu portato imperatore (717). La prodezza di lui prometteva un -difensore valente, l'operosità un egregio amministratore, un buon -fedele l'aver ai vescovi giurato di rispettare i concilj e le decisioni -della Chiesa: ma riuscì troppo lungi dalle speranze, e sul trono già -turbato da tanti eretici, egli volle comparire eresiarca. - -Nessuno ignora quanto abborrimento il legislatore degli Ebrei -avesse a questi ispirato contro ogni immagine d'uomini o della -divinità, conoscendoli propensi a confondere la rappresentazione -col rappresentato. I Cristiani, usciti dalla sinagoga, probabilmente -rifuggirono sulle prime dall'effigiare Dio e i Santi: ma oltre esser -naturale nell'uomo il venerare le sembianze delle persone o care -o stimate, già usavano i Romani una specie di culto ai ritratti -degl'imperatori e vivi e morti; onde i Cristiani, intenti a volgere -alla verità gli stromenti della menzogna, è probabile che presto -effigiassero Cristo e gli Apostoli. Può l'ignoranza essere trascorsa a -confondere la copia coll'originale, e prestar adorazione a ciò ch'era -destinato unicamente ad elevare le aspirazioni verso l'Ente supremo; -laonde alcuni Padri e concilj riprovarono le immagini, o per genio -particolare, o per ispeciale pericolo che ne scorgessero: però la -Chiesa, che, immobile nel dogma, piegasi nei riti e nella disciplina -alle opportunità dei paesi e de' tempi, trovò soverchio questo rigore -quando ne fu cessata la ragione, cioè il timore dell'idolatria. Allora -si moltiplicarono le figure dei Santi e del Salvatore, e le storie -dell'Antico e del Nuovo Testamento, opportune a dare alle arti il -pascolo, che fin allora avevano tratto dal gentilesimo, ed allettare -gli occhi dei Barbari, a cui talvolta la curiosità d'intendere il -componimento di quelle pitture serviva d'avviamento a conoscere le -morali verità del Vangelo. Qual cosa umana va esente da abusi? e questi -mossero alcuni a riprovare quel culto, e viepiù quando i Maomettani, -aborrenti dall'effigiare la divinità, lo rinfacciavano ai Cristiani -come idolatria: laonde Leone Isaurico, valendosi dell'autorità che -gl'imperatori si arrogavano sopra le cose ecclesiastiche, lo proibì, e -violentemente distrusse le effigie devote. - -Le coscienze si rivoltano sempre contro chi pretende forzarle; e il -popolo che era affezionato a quelle devote e antiche rappresentazioni, -levò d'ogni parte mormorii; quantunque i prelati greci apparissero -troppo spesso ligi all'imperiale volontà, il patriarca Germano -protestò contro l'incompetente decreto, e ne scrisse al papa e ad -altri vescovi, appoggiando il culto delle immagini colle ragioni, -coll'autorità, coi miracoli per esse moltiplicati. La violenza chiama -violenza; e il popolo, sturbato nelle sue devozioni, insorse a furia -contro lo spezza-immagini (_iconoclasta_); dovunque i messi di lui -si presentassero ad abbatterle, il popolo toglieva a difenderle a -pugni, a sassi, a coltelli; e l'imperatore per esser obbedito bandì il -patriarca, moltiplicò i rigori e i supplizj. - -L'Italia greca ne toccava la sua parte; e avendo papa Gregorio II -esposta all'imperatore la dottrina della Chiesa su questo punto, -l'Iconoclasta per tutta risposta raddoppiò intimazioni d'obbedire o -guai. I Ravennati non poterono reggere a questo rinforzo di tirannia, e -levato popolo, trucidarono l'esarca e chi per lui; altrettanto fecero i -Napolitani; e il loro duca Esilarato, venuto per assassinare il papa, -fu col figliuolo ucciso dai Romani, che insorti a difendere nella -persona del pontefice la religione e le franchigie loro, espulsero -il greco governatore. Per tutta l'Italia imperiale si propaga la -rivolta; una di quelle che riescono, perchè determinate da sentimento -di giustizia e di religione, non da sottigliezze che il popolo non -intende, e da cui non ha profitto. Armati per propria difesa, ricusando -il peccato e il tributo, non versano altro sangue se non quello che -difficilmente si può risparmiare in un primo e contrastato bollimento -popolare[187]; abbattono le statue dell'augusto; e accordandosi di -più non voler affari con questi Greci, temuti come tiranni, spregiati -come deboli, aborriti come eretici, eleggono magistrati nazionali in -luogo di quei che venivano da Costantinopoli o da Ravenna, e risolvono -nominare un imperatore che sieda a Roma e osteggi Leone. - -Tanto l'ambizione dei papi rimase estranea a questo spontaneo moto, -che Gregorio intercesse per Leone[188], sperando si convertirebbe alla -verità; per sue insinuazioni a Roma fu conservata, a Napoli restituita -l'autorità imperiale. Vero è però che, nel fiaccarsi dell'imperiale -arbitrio, ripigliavano vigore gli ordinamenti municipali, e quindi -l'autorità de' pontefici: nobili, consoli e popolo ebbero ricuperato la -rappresentanza loro quando furono raccolti a concilio per condannare -l'opinione, che ad essi l'imperatore comandava. Civitavecchia fu -munita, e in nome del ducato romano conchiusa alleanza coi Longobardi -meridionali, pur conservando l'esteriore soggezione all'Impero. -Gregorio fu dunque il primo di que' pontefici che, ne' tempi nuovi, -rannodarono la federazione italiana; sotto la religiosa sua presidenza -unendo le città che non voleano ricevere il giogo longobardo, nè -sopportare il greco. - -Profittò di questi sovvertimenti re Liutprando, e con aspetto di -favorire l'equità e la libertà di coscienza, assalse ed occupò -Ravenna[189]; Bologna e la Pentapoli (728): ma i Veneziani, sollecitati -dal papa contro questi Barbari, mandano il doge Orso Participazio, il -quale piomba sul re longobardo, lo sconfigge, ne fa prigione il nipote, -e sgomberata Ravenna, vi insedia l'eunuco Eutichio, speditovi esarca -da Costantinopoli. Liutprando, il quale avea sperato che nel pontefice -la recente offesa potesse più che il bene generale della penisola, al -trovarsi deluso s'accannisce, conchiude pace con Eutichio, promettendo -dargli mano a sottoporre i riottosi, purchè a vicenda egli il soccorra -contro i duchi di Spoleto e di Benevento, sollevati a favore di Roma. -Riuscita l'impresa, i due eserciti congiunti si difilano sopra Roma, -per punirla entrambi d'opposti torti; i Greci dell'avere disobbedito -all'imperatore, i Longobardi dell'essergli rimasta fedele. Il papa, -venuto al campo nemico, parlò a Liutprando con tale pietà, che questo, -il quale pur confessava legalmente la supremazia del papa[190], se -gli gettò ai piedi promettendo non far male ad alcuno; e seco entrato -nella basilica Vaticana, sul corpo de' santi Apostoli depose in dono il -manto reale, i braccialetti, l'usbergo, il pugnale, la spada dorata, la -corona d'oro, la croce d'argento. - -Ma l'imperatore di Costantinopoli continuò a vessare il papa, il quale -gli scrisse risentito, rinfacciandogli l'ignorante sua presunzione, -e minacciando la rivolta di tutta Italia: — Voi imperatore, voi capo -dei Cristiani, perchè non interrogaste uomini addottrinati ed esperti? -ei v'avrebbero insegnato che, se Dio proibì d'adorare le opere degli -uomini, fu in riguardo degli idolatri che abitavano la terra promessa. -Solo l'ignoranza può farvi credere che noi adoriamo pietre, muraglie, -tavole: noi lo facciamo unicamente per rimembrare coloro di cui queste -portano il nome e le sembianze, e per elevare il nostro spirito torpido -e grossolano. Tolga il cielo che le teniamo per Dei, nè poniamo in -esse fiducia; ma a quella di nostro Signore diciamo, _Signor Gesù, -soccorreteci e salvateci_; a quella della sua santa madre, _Santa -Maria, pregate il figliuol vostro che ci salvi le anime; se è d'un -martire, Santo Stefano che spargeste il sangue per Gesù Cristo, e -presso lui tanta grazia avete, pregate per noi_». - -Prete Giorgio, che dovea portar questa lettera all'imperatore, -per via fu còlto dai soldati imperiali che lo cacciarono prigione, -dopo toltogli il dispaccio; e l'Isaurico rispose: — Manderò a Roma -a sfrantumare l'immagine di san Pietro, e fare con papa Gregorio -come Costanzo con papa Martino, portandolo via carico di catene». -Ma Gregorio replicava: — I pontefici sono i mediatori e gli arbitri -della pace fra l'Oriente e l'Occidente, nè le minaccie vostre ci -sbigottiscono. A poche miglia da Roma siamo in sicuro. Gli occhi delle -nazioni stanno fissi sopra la nostra umiltà; esse riveriscono quaggiù -come un dio l'apostolo san Pietro, di cui voi minacciate frangere la -figura: i regni più remoti d'Occidente tributano omaggio a Cristo e al -suo vicario; voi solo state sordo alle sue voci. Se persistete, ricadrà -su voi il sangue che potesse versarsi». - -Sentiva dunque il pontefice che, contro l'oppressione del mondo antico, -troverebbe schermo nelle genti nuove; e sapendosi insidiato, prese -guardia alla propria persona, e informò gl'Italiani dell'occorrente. -I popoli della Pentapoli e i Veneziani chiarironsi pel culto avito, -scotendosi dalla soggezione agli ordini di Costantinopoli: i Longobardi -si opposero all'esarca di Ravenna che avviava l'esercito verso Roma. - -Non minor fermezza del predecessore palesò Gregorio III, il quale -non chiese la conferma dell'esarca (731), repudiò gli editti che -proscrivevano le immagini, esortò l'imperatore a cassarli; e non -esaudito, ricorse all'armi sue raccogliendo novantatre vescovi -d'Italia, che dichiararono anatema chi le distruggesse, profanasse -o bestemmiasse. Infellonì Leone a tale annunzio, e non potendo per -allora contro le vite, nocque alle sostanze dei disobbedienti col -crescere d'un terzo il tributo e la capitazione in Sicilia e Calabria, -e staggire i patrimonj che da antichissimo vi teneva la santa sede; -sottrasse al metropolita di Roma e sottopose a quello di Costantinopoli -le chiese di Napoli, Calabria, Sicilia ed Illiria; poi inviò in Italia -un grosso navile: ma sul golfo Adriatico andò disperso da violenta -fortuna. Le reliquie della flotta approdate a Ravenna, tentarono -saccheggiarla; ma il popolo, avutone sentore, diè di piglio alle armi, -e li respinse ed affogò, e per più anni seguì a far festa di un tale -avvenimento. - -Salvo da questo frangente, il papa si trovò in un nuovo per -parte di Liutprando. Trasimondo duca di Spoleto, che questi aveva -precedentemente soggiogato, era di nuovo insorto; talchè Liutprando -dovette muovere contro di lui l'esercito. Trasimondo fuggì a Roma, e -avendone il re domandata l'estradizione, Gregorio e Stefano patrizio e -l'esercito romano ricusarono. Il re sdegnato, insieme con Ildeprando -che in occasione di malattia gli era stato dato collega (740), entrò -nel paese[191] e pigliò Amelia, Orte, Bomarzo e Bleda. Per allora -voltossi indietro, ma essendo Trasimondo ritornato a Spoleto coll'ajuto -de' Beneventani e de' Romani, Liutprando invase di nuovo il ducato -romano, e benchè a Rimini fosse messo a fil di spada parte del suo -esercito, e tra Fano e Fossombrone lo assalissero vigorosi i natii, -difilavasi sopra Roma. Gregorio, non vedendo scampo nelle forze -proprie, e nulla avendo a sperare dai Greci, pensò ricorrere a principe -barbaro. - -Come nella Gallia Cisalpina i Longobardi, così nella Transalpina si -erano piantati i Franchi, e Clodoveo lor re fu il primo dei Barbari -che, col battesimo, accettasse le credenze cattoliche e la soggezione -ai papi, i quali perciò fregiarono col titolo di _cristianissimo_ -lui ed i suoi successori. Vedemmo come essi fossero pericolosi -vicini ai Longobardi, da cui lungamente esigettero un tributo: ma poi -digradarono dalla primitiva robustezza, e i re, datisi al far niente, -abbandonarono l'autorità ai maggiordomi. Tale dignità pertanto fu -ambita, e Pepino d'Héristal (687-714) riuscì a renderla ereditaria in -sua casa, ai re lasciando soltanto il titolo e il fasto. Suo figlio -Carlo acquistò il soprannome di _Martello_ pel valore guerriero, che -spiegò principalmente contro i Musulmani. Questi, occupata la Spagna, -aveano valicato i Pirenei e minacciavano la Francia, ed era pericolo -che Maometto prevalesse a Cristo anche in Europa come in Asia; laonde -il pontefice avea spedito a Carlo tre spugne colle quali ripulivasi -la mensa eucaristica, onde confortarlo a combattere que' nemici della -nostra fede e della nostra civiltà. L'eroe li vinse più volte, poi -(732) decisivamente a Poitiers; il papa gli mandò regali e il titolo -di patrizio romano: il longobardo Liutprando ne chiese l'alleanza; ed -avendogli il Franco inviato suo figlio Pepino acciocchè l'adottasse -come figlio d'onore, il re gli recise i capelli, e lo rimandò con -larghi donativi[192]. - -A costui, che l'Europa acclamava vincitore dei figli d'Agar, -salvatore della cristianità, è naturale che il papa, minacciato -dai Longobardi, volgesse gli occhi, e gli diresse una lettera così -compilata: — Gregorio all'eccellentissimo figlio signor Carlo, vicerè -(_subregulus_) di Francia. In estrema afflizione noi gemiamo, vedendo -la Chiesa abbandonata da que' suoi figli stessi che dovrebbero a sua -difesa consacrarsi. Lo scarso territorio di Ravenna, che unico ci -rimaneva l'anno scorso per sostentamento dei poveri e illuminazione -della Chiesa, fu posto a ruba e fuoco da Liutprando e Ildeprando -re longobardi; hanno distrutto i poderi di san Pietro, tolto il -bestiame che rimaneva, desolato fin i contorni di Roma. Neppure da te, -eccellentissimo figlio, abbiamo fin a quest'ora ricevuto consolazione -di sorta, e conosciamo che, invece di riparare questi mali, presti -maggior fede ai principj da cui derivano, che non alla verità da noi -esposta. Preghiamo l'Altissimo che di tale peccato non ti punisca, -ma potessi tu udire i rimproveri di costoro che ci dicono, Ov'è -questo Carlo, di cui implorasti la protezione? venga egli, e con quei -formidabili suoi Franchi ti salvi dalle nostre mani. Qual dolore ci -cuoce all'udire questi rimbrotti! al veder così possenti figli della -Chiesa non mover dito per difenderla e vendicarla de' nemici! Il -principe degli Apostoli, accinto di sua potenza ben potrebbe farle -schermo: ma egli vuol provare in questi tempi disastrosi il cuore de' -suoi figliuoli. Non prestar dunque fede a quei re quando accusano i -duchi di Spoleto e di Benevento: unica loro colpa è di non avere voluto -l'anno scorso assalirci contro la santa fede; del resto obbediscono -affatto ai re, eppure si vuole privarli del grado, metterli in esiglio -per non aver ostacoli a soggiogare la Chiesa e farla schiava. Mandaci -uno de' tuoi fidati, incorruttibile a doni, a minaccie, a promesse, -che coi proprj occhi veda le nostre persecuzioni, l'avvilimento della -Chiesa, le lagrime dei pellegrini, la ruina del nostro popolo, e te -esattamente ragguagli. Pel giudizio di Dio e per la salvezza dell'anima -tua t'esortiamo a soccorrere alla Chiesa di san Pietro e al popol suo, -ed allontanare questi perfidi re. Pel Dio vivente e per le chiavi della -confessione di san Pietro, che a te spedisco in segno di dominio[193], -t'affretta al nostro sussidio, chiarisci la tua fede, e accresci in tal -guisa la fama che di te va pel mondo; acciocchè il Signore ascolti te -pure nell'afflizione, e il nome del Dio di Giacobbe ti protegga, e noi -possiamo sulla tomba dei santi Pietro e Paolo pregar contenti giorno e -notte l'Eterno per te e pel tuo popolo». - -Che il portatore di questa lettera tenesse istruzioni a voce per -accordarsi con Carlo onde mutare dall'Impero a lui la signoria di -Roma, nessun argomento n'abbiamo; anzi il papa dovette con istanze -nuove sollecitare Carlo, che alla perfine spedì messi a Liutprando. Ma -mentre si menavano trattati, e il maggiordomo e l'imperatore e il papa -morirono (741); e Zacaria succeduto a questo, venne in persona a Terni, -e a forza di bontà e di dolcezza indusse il re longobardo a restituire -le città romane occupate. Trasimondo di Spoleto, vistosi abbandonare -dai Romani, si consegnò a Liutprando, che si contentò di farlo chiudere -in un convento: Gregorio duca di Benevento, mentre voleva camparsi -in Grecia, fu trucidato a furor di popolo. Liutprando conferì i due -ducati a parenti suoi, indi, perfidiando le promesse, ritenne quante -città di Romagna aveva occupate, sinchè il papa, trovatolo novamente, -l'indusse a cederle e donarle alla santa sede. Restava la nimicizia -coll'esarcato, e Liutprando l'invase. Eutichio non trovò altro scampo -che pregare il papa a interporsi; e questi di fatto mosse a quella -volta, entrò nel dominio longobardo, e a Pavia persuase Liutprando a -sospendere le offese. - -Poco poi i Romani respiravano per la morte di Liutprando (744), cui -Paolo Diacono (il quale con esso chiude la sua storia) predica di -gran senno, sagace in consiglio, grandemente pio, amator della pace, -potente in guerra, clemente ai rei, casto, pudico, bel parlatore, largo -limosiniero, ignaro di lettere eppur comparabile a' filosofi. Sappiamo -ch'egli aggiunse un monastero alla basilica pavese di san Pietro in -Ciel d'oro, dove fece trasportare il corpo di sant'Agostino, sottratto -ai Musulmani che aveano invaso l'Africa e la Sardegna; tra le alpi -parmensi fondò il monastero di sant'Abondio e Berceto, a Corteolona -una chiesa di sant'Anastasio, a Pavia nel proprio palazzo una cappella -a san Pietro, con preti che ogni giorno vi cantassero i divini uffizj. -Le leggi da lui pubblicate attestano che i Longobardi aveano profittato -della conoscenza del diritto romano: e al sommar de' conti, egli fu dei -migliori, o forse il migliore fra i re longobardi. - -Pemmone, duca del Friuli, avea sposato Ratberga; e sebbene essa, -nata rusticamente e brutta, più volte lo esortasse a lasciarla e -prendersi altra moglie da par suo, la preferì perchè modesta e savia, -e dal loro connubio nacquero Rachi, Racait e Astolfo, che Pemmone -fece educare coi figliuoli di que' nobili che erano periti nel -conflitto cogli Schiavoni. Rachi sì buon nome levò, che alla morte di -Liutprando i Longobardi deposero Ildeprando collega di questo, e lui -fecero re. Ricevuta la lancia del comando, Rachi si trovò in rotta -non solo coi Romani e coi Transalpini, ma anche coi Longobardi del -mezzodì, avvegnachè nel 746 pubblicava divieto di deputare messi a -Roma, Ravenna, Spoleto, Benevento, nonchè in Francia, in Baviera, in -Alemagna, in Avaria, in Grecia[194]. Al contrario Zacaria papa riceveva -omaggio dai nuovi regni che si fondavano in Alemagna e in Inghilterra, -e accolse san Bonifazio apostolo della Germania dandogli conforti a -convertire il Settentrione, che ricevendo la fede da Roma, al pontefice -prestava un omaggio illimitato. Zacaria, istruito che Rachi, rotta una -tregua giurata, tornava sopra la Pentapoli, andò a trovarlo a Perugia, -e non solo il distolse, ma gli toccò il cuore per modo, che poste la -moglie Tasia e la figlia Rotrude (749) in un monastero, egli andò -a chiudersi in quel di Montecassino, ove pur dianzi erasi ritirato -Carlomanno, fratello del maggiordomo di Francia[195]. - -Astolfo fratello di Rachi, portato al regno dal pubblico voto, ripigliò -le ostilità coi Greci; e sicuro in armi, le menò con tanta fortuna, che -in due anni (752) si rese padrone dell'Esarcato e della Pentapoli; e -per togliere alla conquista il carattere di passeggera, mutò la sede da -Pavia all'imperiale Ravenna. L'esarca Eutichio rifuggì a Napoli, e fu -l'ultimo che governasse l'Italia greca; perciocchè i possessi rimasti -all'Impero furono divisi ne' _temi_ o distretti di Sicilia e Calabria; -i duchi di Napoli, Gaeta, Bari ed altre città operavano omai di balìa -propria, sotto la nominale supremazia dello stratego siciliano. - -Il posseder Ravenna parve ad Astolfo ragione valevole per attirarsene -tutte le dipendenze e Roma stessa; onde intimò al senato e al popolo -romano prestassero a lui l'obbedienza che soleano al signor di Ravenna; -e sostenne l'intimazione con grosse armi. Il nuovo papa Stefano II con -regali e preghiere lo indusse ad una pace di quarant'anni: ma scorsi -quattro mesi appena, Astolfo la guastò, e impose ai Romani un annuo -tributo, fintanto che non gli piacesse annestare quel ducato al suo -reame. Il papa ricorse dapprima alle devozioni, conducendo per Roma -una processione, dove egli stesso, a piè scalzi, portava una delle -immagini di Cristo non fatte a mano; e il popolo, asperso di cenere e -gemebondo, seguiva una croce, alla quale erasi appeso l'accordo della -pace violato dai Longobardi. Inviò poi l'abate di Montecassino ed altri -sacerdoti che chiamassero il principe a migliori consigli; ma Astolfo -li trattò d'alto in basso, ingiungendo tornassero ai loro conventi -senza tampoco rivedere il papa. L'imperatore Costantino Copronimo, -il quale incaparbito d'abolire le immagini, avea molestato senza posa -il pontefice per cui mercè l'autorità sua erasi conservata in Italia, -allora non fece che spedire con lettere Giovanni Silenziario. Il papa -volle accompagnato dal proprio fratello il messo a Ravenna, unendo -nuove suppliche ad Astolfo perchè restituisse l'Esarcato ai Greci: -ma non che badarvi, costui raddoppiava armamenti e minacce come leon -fremente, asserendo che i Romani tutti passerebbe a fil di spada se -non si sottomettessero al suo dominio[196]. Stefano scrisse da capo -all'imperatore parole da quel bisogno, acciocchè, secondo le iterate -promesse, venisse a difendere l'Italia[197]: ma questo, più che de' -Musulmani, più che de' Longobardi, brigavasi di sillogizzare contro il -culto delle immagini, ed uccidere i monaci che le difendevano. - -Che più restava al papa? Memore di Gregorio III, si volse a Pepino -il Piccolo, figlio di Carlo Martello e succedutogli come maggiordomo -de' Franchi; e questi l'ascoltò più volonteroso del padre, e spedì -un duca Autari e un vescovo invitandolo a condursi di là dall'Alpi. -Il papa, coi messi Franchi e col reduce Giovanni Silenziario, fu alla -corte longobarda per un'ultima prova: ma rimanendo Astolfo ostinato al -proposito, Giovanni tornò disconchiuso in Oriente, Stefano prese la via -di Francia. - -Come avranno guardato questa gita i contemporanei, e specialmente -gl'Italiani? - -Da una parte vedevano essi gl'imperatori di Costantinopoli, che -possedevano l'Italia, non come legittimi successori dei Cesari antichi, -ma per conquista, e da conquista la trattavano, conculcando gli antichi -privilegi; dall'altra, re stranieri armati e sbuffanti, che giurano e -spergiurano, devastano città, sterminano popolazioni, mettono a spada -e fuoco. Rimpetto a costoro, vecchi sacerdoti eletti dal popolo e tra -il popolo, pregano, scrivono, fan processioni, mandano ambasciate, -vanno in persona ad implorare nient'altro che pace e giustizia; al più -mettono insieme un pugno di armati per pura difesa. Fra questi tre, -intenti a conservare o sottomettere il nostro paese, stanno milioni -d'Italiani, la cui sorte si decideva nei coloro dibattimenti, e che col -papa pregavano e piangevano; dal re e dall'imperatore erano spogliati -ed uccisi. Quanto non avevano sofferto sotto quel dominio, greco, -lontano, irresoluto, arrogante, tiranno delle coscienze, peggiorato -dalla ingordigia e prepotenza dei ministri, i quali non isdegnavano -farsi satelliti ed assassini per obbedire! quanto non avrebbero dovuto -soffrire cadendo sotto questi altri Longobardi, che ai loro fratelli -toglievano e leggi e terre e magistrati e la compiacenza del nome -italiano! Perocchè i Longobardi, come avviene di un governo militare, -in tanti anni di dominio non s'erano punto naturati al nostro terreno, -e il nome loro sonava così terribile, che i paesi cui si accostassero -avventavansi alle armi per quanto lungamente disusate, onde respingere -le stragi e l'oppressione serbate ai vinti. - -Se speranza di risorgimento, o almen di sollievo restava agl'Italiani, -non potevano appoggiarla se non su quel pontefice, che da lungo tempo -consideravano come loro rappresentante, tutore dei loro diritti, -l'unico che sapesse consolare gli oppressi e intimar giustizia agli -oppressori; pontefice, che pel carattere suo doveva essere più giusto, -più mansueto; che faceva ancora venerato a tutte le nazioni quel nome -romano che, per altrui cagione, era in estremo vilipendio. - -In quei tempi ordinati e sonnolenti, nei quali la dotta inerzia non -sapeva aspettar bene se non dai re, gli scrittori serbarono ogni -simpatia e raffinarono ogni sofisma a favorire il concentramento -dei poteri e l'onnipotenza delle corone, e quindi non rifinivano -d'imprecare al pontefice, il quale, col chiamare i Franchi, impedì -che tutta Italia cadesse sotto la dominazione de' Longobardi. Per -noi sussiste un altro criterio, il voto del popolo[198]; e lo storico -imparziale deve guardare qual fosse la causa, il cui trionfo scemasse -le lacrime e le ingiustizie tra la moltitudine. - -Dopo undici secoli stando tranquillamente a narrare le vicende -d'allora, si può intrepidamente riprovare i padri nostri perchè non si -siano sottomessi in tutto ai Longobardi, lo che avrebbe dato all'Italia -quell'unità che, fra i patimenti conseguita, rese poi forti e stimate -Francia ed Inghilterra mercè la dominazione di Barbari. E forse -argomentarono così quegli stessi, che non hanno abbastanza lacrime -per deplorare la caduta dell'imperio romano, o abbastanza ira contro -lo straniero che oggi volesse sottomettersi una nuova provincia, anzi -una sola fortezza italiana. Poniamo che costoro conoscano di certa -preveggenza come sarebbero procedute le cose: ma se i re si tengono -in diritto di sagrificare la generazione presente per l'avvenire, se -imprese micidiali riescono a vantaggio, chi potrà pretendere che un -popolo volontariamente si sottometta a crudelissima oppressione in -vista d'un avvenire che non conosce, e della prosperità che possa -derivarne ai nipoti? - -Ma sarebbe derivata? Se i Longobardi spegnevano in Italia i resti della -civiltà romana, sarebbe uscita mai di qui la luce che poi irradiò la -restante Europa? Se sulla ragione politica inesperta e feroce di quei -tempi non avesse dominato quel potere moderatore che allora la Chiesa -assunse anche nelle cose temporali, sarebbero, di sotto all'irrefrenato -dominio militare, giunte a ben composta nazionalità la nostra e neppur -le altre genti? - -Chiudere gli occhi a ciò che fu, per almanaccare ciò che avrebbe -potuto essere, non è da storico: ma chi deplora le miserie posteriori -della nostra patria, condotte da troppo fieri casi e da infamie e -violenze che sono scritte nel libro dell'ira di Dio qual espiazione -o preparamento, deh voglia avvicinarsi a quei tempi, e vedere come, -col non lasciar cascare tutta Italia sotto i Barbari, e col farla poi -centro del rinnovato Impero, vi si sieno conservate le istituzioni -antiche e le migliori tradizioni dell'intelletto e della vita; le quali -appurate, le fruttarono commercio, dottrina, incivilimento, libertà, -e il vanto di star maestra e modello delle altre nazioni. Ora questo -splendido rinnovamento saria stato possibile sotto il dominio uno, -fiero, avvilente degli stranieri? - -E se l'Italia non fu una, chi vorrà riportarne la causa fin a quei -tempi e a quel dominio? Non era stata una sotto il goto Teodorico? e -la costui origine e la personale inclinazione agevolavano la mistione -coi vinti: eppure quel dominio fu abbattuto non da nuovi Barbari, -ma dalla pretesa restaurazione romana, da ciò che poi fu pompeggiato -col titolo di nazionalità. Avrebbe ella retto allo sminuzzamento, che -dappertutto recò di poi la feudalità? avrebbe retto ai micidiali amori -degli stranieri, quando nel secolo XVI Francesi, Tedeschi, Spagnuoli, -Ungheresi, Svizzeri, Turchi vennero a saziar l'ambizione e l'avidità -sulla patria nostra, mentre da Roma echeggiava inutile il grido di -Giulio II perchè si cacciassero i Barbari? - -Nè i Longobardi si erano messi in via di congiungere tutta Italia. -Sulle prime li vedemmo persecutori del clero; e anche il loro duca -Gumaritt, devastata tutta la maremma volterrana, obbligò san Cerbone -vescovo di Populonia a ricoverare col suo clero nell'isola d'Elba, come -quel di Milano era rifuggito a Genova. Dappoi, quantunque convertiti -alla fede romana, e abbondanti in devozioni e monasteri, tennero il -clero in gelosa tutela, quale appena soffrirebbero i moderni[199]; -l'ambizione di estendere sopra nuovi paesi, pel solo diritto della -conquista, il mal governo che facevano della Longobardia, li pose in -urto col pontefice; e poichè questo era dai Romani considerato come il -loro rappresentante, doveva ne' soggiogati crescere l'aborrimento verso -una nazione che con minaccie ed armi rispondeva alle preghiere e ai -consigli di quello. Nella contesa, il clero, diffuso fra gl'italiani -per mitigare i guai che toccano al vinto, riceveva come suoi gli -affronti fatti al suo capo, ed abituava i fedeli a risentirsene, come -le membra patiscono dei colpi dati alla testa. - -Se poi i liberatori tutti del nostro paese, da allora fin a jeri, -sempre ricorsero a stranieri, sempre, è una di quelle complicazioni, -che è facile e perciò consueto battezzare col nome di fatalità. - -Senza dunque addebitare a un popolo le lontane e incerte conseguenze -del suo procedere, a noi pare che, pel diritto imprescrittibile -della conservazione, lo Stato romano, minacciato di cadere in servitù -straniera, potesse difendere la propria indipendenza, appoggiandosi a -chi glie l'assicurava. - -In Francia Pepino il Piccolo, nella saldezza dei trentasett'anni, -vincitore di molte guerre, temuto dai vassalli, caro al popolo e -ai soldati per modi affabili, al clero per averlo rintegrato delle -usurpazioni di suo padre, di re aveva tutto fuorchè il nome; già i -Franchi notavano gli atti cogli anni del suo principato; a lui solo -volgeano le domande e i richiami; a lui ogni onoranza; i grandi del -regno un dopo l'altro erano venuti a sua dipendenza, e dal giuramento -di fedeltà restavano legati ad esso, più che agl'imbelli discendenti -di Clodoveo. La nazione, che, come tutte le germaniche, conservava il -diritto di elegger il capo, voleva ormai che la finzione facesse luogo -alla realtà, e il titolo di re avesse chi di re esercitava l'autorità; -onde Pepino si fece ungere dal più riverito sacerdote d'allora, san -Bonifazio apostolo della Germania. - -La nuova dinastia Franca era così avvicinata al papa, sì per l'antico -titolo di cristianissima, sì perchè recentemente consecrata, e sì -pel missionare che facea le genti idolatre. Quando dunque Stefano II -venne per soccorsi, il nuovo re mandò fin a San Maurizio incontro al -pellegrino apostolico il figlio Carlo, che poi dovea dirsi Magno, il -quale ne precedette il carro a piedi fino alla sua casa di Pontion. Ivi -Pepino scavalcato si umiliò davanti a lui come a capo della Chiesa, coi -figli e i grandi del suo seguito; e condottolo ad alloggio nella badia -di san Dionigi, gli prodigò assistenza durante una malattia cagionata -dai crucci dell'animo e dagli stenti del viaggio. Il papa prostrossi -con tutto il clero coperto di cenere e cilizio davanti a Pepino finchè -n'ebbe promessa di soccorsi: allora per riconoscenza unse di nuovo re -de' Franchi lui e i due figli Carlo e Carlomanno, e li intitolò patrizj -di Roma. - -Come tale, Pepino diveniva protettore uffiziale della santa sede, e -obbligato a soccorrerla contro i Longobardi. Ma prima di respingerne -l'armi coll'armi volle esperire le vie amichevoli, e spedì a re -Astolfo, esibendo dodicimila soldi d'oro se rinunziasse alla Pentapoli -ed altre terre[200]; ricusato (753), fece proclamare la guerra. Al -bando accorsero i signori Franchi in grosso numero; forzarono il passo -di Susa che da cencinquant'anni separava i due popoli rappacificati, -e chiusero Astolfo in Pavia, il quale allora si piegò ad un accordo, -obbligandosi di rimettere a Pepino l'Esarcato e la Pentapoli (754). E -Pepino li donò alla repubblica e alla Chiesa romana ed a san Pietro, -cioè a dire al pontefice, il quale fu rimesso in Roma. - -Tale principio ebbe la dominazione temporale dei papi, i quali, -sebbene capi della Chiesa, non aveano fin allora veruna sovranità, -essendo il regno loro assiso altrove che in terra. È un sogno di -tarda composizione il dono che Costantino il Grande fece a papa -Silvestro, ma sta che i papi teneano vaste possessioni; al tempo di -Gregorio Magno contavano ventitrè patrimonj in Italia, nelle isole del -Mediterraneo, in Illiria, in Dalmazia, in Germania e nelle Gallie; -e basti nominare quello estesissimo delle alpi Cozie, che alcuno -vorrebbe abbracciasse anche Genova e la Riviera di ponente. In questi -tenimenti, giusta il diritto romano, aveano giurisdizione sopra i -coloni, e per conseguenza magistrati, appelli, prigioni; anche altrove, -nella trascuranza dei lontani imperatori, esercitavano qualche atto -di sovranità; e porzione ne godeano in Roma come primi cittadini. Solo -però la donazione di Pepino collocò i papi fra i principi della terra: -e poichè sopra di essa fondasi il dominio più antico d'Italia, e tanto -ne restò avviluppata la successiva fortuna del nostro paese, dovette -naturalmente fermarvisi l'attenzione degli storici e de' pubblicisti. - -L'atto della donazione di Pepino, qual lo abbiamo, olezza d'adulterino; -pure del fatto non lasciano dubbio i cronisti, univoci in attestarlo, -e una serie di conferme fattene poco dappoi. Abbracciava essa Ravenna, -Rimini, Pesaro, Cesena, Fano, Sinigaglia, Jesi, Forlimpopoli, Forlì col -castello Sussubio, Montefeltro, Acceragio, Monlucati, Serra, Castel -San Mariano (forse San Marino), Robbio (diverso da quel di Liguria), -Urbino, Cagli, Luculli, Agobio, Comacchio; aggiungendovi Narni, che da -molti anni i duchi di Spoleto aveano spiccato dal ducato romano. Leone -ostiense[201] vi comprende anche quant'è da Luni al distretto Suriano -colla Corsica, di là fin a Monte Bardone, poi a Berceto, Parma, Reggio, -Mantova, Monselice, la Venezia e l'Istria, e i ducati di Spoleto e -Benevento. Esagerazione destituita di prove: ma in senso opposto taluni -pretesero la donazione importasse unicamente il dominio utile dei beni -compresi in quel tratto, non già la sovranità riservata da Pepino per -sè e successori suoi; o se pure comprendeva anche la sovranità, non si -applicasse però che quanto all'utile dominio. Come ciò, se in appresso -i Longobardi e l'arcivescovo di Ravenna, venendo in rotta col papa, gli -sottrassero la giurisdizione e non i dominj? Inoltre noi vediamo i papi -giudici e funzionari nelle città donate, e dire _la nostra città di -Roma, il nostro popolo romano_[202], conoscendo d'essere sottentrati in -luogo e stato dell'antico esarca. Anzi potrebbe dimostrarsi che, prima -della donazione di Pepino, i papi già esercitavano giurisdizione in -molti di que' paesi per un consenso popolare, al quale Pepino rendeva -omaggio chiamando restituzione il suo dono[203]. - -Bensì a torto argomenta chi, trasportando a quel tempo le idee del -nostro, pretende incontrarvi una precisa distinzione di diritti e di -poteri, di dominio utile e governo politico. Il proprietario, come -tale, compiva ne' suoi possessi alcuni atti di sovranità, mantener -l'ordine, rendere giustizia, menare gli uomini in guerra; intanto che -il signor supremo vi riscoteva imposte, mandava sindacatori; e qual -dei due più fosse per indole robusto, più larga porzione facevasi nel -dominare. - -Composte le cose d'Italia, Pepino rivalica le Alpi: ma Astolfo, che al -trattato aveva accondisceso soltanto per forza o per guadagnar tempo, -raccolse fretta fretta i suoi Fedeli, mosse sopra Roma con quei di -Benevento, e l'assediò sbraveggiando: — Apritemi porta Salaria, ch'io -entri in città, e datemi il papa, se volete ch'io usi misericordia -verso di voi; altrimenti diroccherò le mura, ammazzerò voi di spada, -e vedrò chi venga a torvi dalle mie mani». I Romani, bene conoscendo -i proprj interessi e la fede di lui, ripulsarono la proposta; e -mentr'egli a man salva devastava le circostanze di Roma, e dai cimiteri -traeva ossa di santi «con gran detrimento dell'anima sua», i cittadini, -tacciati così leggermente di codardi e imbelli, durarono l'assedio per -cinquantacinque giorni col coraggio ch'era rinato in essi fra le prove -delle ultime resistenze. - -Il papa diresse a Pepino una lettera in nome di san Pietro, esortandolo -a liberare il suo sepolcro e il suo successore, sotto minaccia di -castighi temporali ed eterni. E tosto Pepino ripassa le Alpi, e -mentre i nemici l'aspettano alle Chiuse, egli gira alle loro spalle, -ed assalta Pavia. Astolfo, costretto a retrocedere in diligenza per -difendere la sua capitale, compra la pace con un terzo de' proprj -tesori, e col sottoporsi all'annuo tributo di dodicimila soldi d'oro; -oltre obbligarsi di nuovo anche con ostaggi a rilasciare al papa la -possessione dell'Esarcato e della Pentapoli. - -Deputati suoi, insieme con Fuldrado abate di San Dionisio di Parigi, -girarono per le città dell'Esarcato e della Pentapoli raccogliendo -gli statici fra i principali paesani; indi passati a Roma, sulla -tomba di san Pietro deposero le chiavi d'esse città e la donazione di -Pepino; il quale poi giuntovi in persona, fu ricevuto come liberatore. -Agli ambasciadori venuti da Costantinopoli per indurlo a restituire -all'Impero le terre già greche, ricevendo le spese della guerra, -replicò non aver combattuto a pro di quello, e potere di esse disporre -a suo grado come di buon conquisto. Poi subito tornò in Francia, o per -non recare maggior ombra ai Greci colla sua vicinanza, o perchè forse -scaduto pe' suoi Fedeli il tempo di restar in campagna. Abbiasi a ciò -riguardo prima di lodare di generosità o censurare di dabbenaggine -Pepino, che lascia sussistere i vinti, e non pianta fra loro le leggi -sue ed il dominio. - -Astolfo non aveva mandato ancora ad esecuzione il trattato, quando morì -per una caduta da cavallo: lodato fra i migliori re dei Longobardi, -veneratore delle reliquie; delle quali molte trasportò dalla Romagna -a Pavia, fabbricò chiese e oratorj, largheggiò coi monaci, tra le -cui braccia spirò; eppure di sua morte il pontefice esultava, come -di quella d'un persecutore[204]. Suo fratello Rachi uscì dal chiostro -per brigare di nuovo la corona, e si pose a capo d'un esercito; ma il -voto d'altri guerrieri gli preferì Desiderio duca dell'Istria[205], -il quale per toglier via il competitore domandò appoggio dal papa, -promettendogli perpetua fedeltà, e non solo eseguir a puntino le -promesse di Astolfo, ma di aggiungere alle altre terre Faenza, Imola -col castel Tiberiano, Gavello e il ducato di Ferrara. Come l'abate -Fuldrado e il conte Ruperto ebbero di ciò giuramento, fu intimato a -Rachi, in virtù dell'obbedienza monacale, tornasse al devoto ritiro, -e ai Longobardi annunziato che l'esercito romano e franco sosterrebbe -all'uopo i diritti di Desiderio (757), il quale così venne confessato -re. - -Moriva quell'anno Stefano II; e Paolo, suo fratello e successore, -promise a Pepino amicizia e fedeltà, e chiese a Desiderio adempisse le -promesse. Invano: costui aveva operato a malizia, e appena assicurato -del regno, ripigliò il perpetuo disegno de' suoi predecessori di -sottomettere tutta Italia. Fatta dunque la maggior levata di gente che -potè, e fidandosi nel sapere Pepino occupato in sanguinosa guerra coi -Sassoni, mandò a sperpero la Pentapoli, surrogò suoi ligi a Liutprando -ed Alboino duchi di Benevento e di Spoleto, che a quello aveano -fatto omaggio; e affiatossi in Napoli con un segretario greco, perchè -l'imperatore mandasse un potente esercito, al quale egli congiungerebbe -le sue forze per recuperare Ravenna, e una flotta per prendere Otranto, -ove Liutprando resisteva. - -Il papa non indugiò a dare contezza dei preparativi a Pepino, _nuovo -Mosè, David nuovo_; e questo spedì ambasciadori, i quali rannodarono -la pace colle condizioni già imposte ad Astolfo; sicchè essendo allora -comparsa la flotta greca per ricuperare essa città, Romani e Longobardi -si trovarono congiunti a respingerla. Malgrado l'armonia apparente, -Desiderio non volle mai restituire le città occupate, per lamenti che -il papa levasse; favoriva anzi lo scisma dell'arcivescovo di Ravenna, -contumace alla Chiesa romana: talchè prevedevasi inevitabile la guerra, -che fu indugiata solo dall'esser morti quasi contemporaneamente il -pontefice e Pepino. - - - - -CAPITOLO LXVIII. - -Fine del regno longobardo. Rinnovasi l'impero d'Occidente. - - -Pepino morendo spartì il regno fra i due figliuoli (768), già unti re -dal papa. Carlo, maturato nei campi e nel governo, era alto e maestoso -di presenza, robusto a qual fosse fatica, vivace nel conversare, -indomabile dai disastri come dalle venture, perseverante ne' propositi, -rispettoso alla religione, amico delle scienze, insegnato in quanto -si sapeva a' suoi dì; e dal personale suo carattere forse più che da -altro provenne l'efficacia che esercitò sui contemporanei, i quali gli -applicarono il titolo di Magno, che la posterità gli confermò. - -Carlomanno all'incontro, tentennante e sospettoso come i mediocri, -lasciavasi raggirare; e alcuni, pagati a tal uopo dal re de' -Longobardi, lo subillavano contro il fratello, al quale insidiò perfino -la vita. Poco tardò a morire (771), lasciando due bambini; e poichè -il diritto germanico non considerava i popoli come una proprietà da -ereditarsi, bensì la dignità regia come una magistratura liberamente -affidata dal voto comune, i vassalli dell'estinto elessero re -Carlo[206], che per tal modo si trovò a capo del più poderoso Stato -d'Europa. E cominciò una serie di guerre e di ordinamenti, che lo -elevarono al posto più sublime nella storia del medioevo. - -Desiderio re de' Longobardi, al morire di Pepino avea sperato rifarsi -dei danni patiti sotto di questo: ma come le prime imprese di Carlo -Magno lo chiarirono che costui non iscattava dal vigore e dall'abilità -paterna, pensò avvicinarsegli. Fe dunque esibirgli in isposa sua -figlia Desiderata o Ermengarda, e chiederne la sorella Gisela pel -proprio figlio e collega Adelchi: ma un accordo che poteva mettere -a repentaglio i temporali interessi della santa sede e dell'Italia, -spiaceva a papa Stefano II, il quale scrisse a Carlo violente -parole perchè non desse ai sudditi e al mondo lo scandalo di contrar -doppie nozze, e ripudiare Imiltrude, nobile Franca, onde unirsi con -quest'altra di una rea progenie, da Dio esecrata e infetta di lebbra; -nè ad uno, cui soltanto per sua mercede era conservato il regno volesse -concedere quella suora sua che aveva negata al greco imperatore. -Berta, madre di Carlo, che non secondo la politica ma secondo il cuore -giudicava di queste nozze, venne ella medesima in Italia per ridurle -a compimento; a Roma forse favellò col papa, promettendo fargli da -Desiderio cedere alcune delle terre occupategli (770); e se il legame -fra Gisela e Adelchi non si effettuò, Berta menò Ermengarda di là -dall'Alpi. Sventurata fanciulla, che coi dolori e coll'umiliazione -dovea scontare il breve gaudio d'essersi seduta accanto al maggior re. - -In Romagna essendo cessati il dominio degl'imperatori e le magistrature -greche, sempre più rivaleva il sistema municipale; e le primarie -famiglie aveano colle cariche, le ricchezze, la forza, acquistato -predominio sopra le altri classi, e concentrata in sè l'elezione -dei consoli, succeduti ai decurioni, e spesso quella dei prelati. -Singolarmente pretendeano aver mano alla nomina dei papi; e massime da -che questi erano divenuti principi, la cattedra di San Pietro eccitava -l'ambizione, sicchè esse famiglie fin alla violenza ricorrevano per -occuparla. - -Morto Paolo (767), Totone duca di Nepi e tre suoi fratelli congiunsero -le loro masnade (_scholæ_), e a forza fecero proclamar papa uno di -loro, per nome Costantino, laico ancora; e costretto Giorgio vescovo -di Palestrina ad ordinarlo, e collocatolo in Vaticano, giurargli -fedeltà dal popolo romano. L'intruso cercò l'amicizia di Pepino -che ancora viveva, e che impegnato in guerre, non poteva prendersi -pensiero dell'Italia. I Romani mal soffrivano la carpita elezione; e il -primicerio Cristoforo con suo figlio Sergio, dignitario della Chiesa, -sotto colore di rendersi monaci, fuggirono ai Longobardi della bassa -Italia, chiedendone il braccio per isbalzare Costantino. - -Afferrò l'occasione Teodicio duca di Spoleto; e consenziente re -Desiderio, diede una schiera de' suoi, comandati da un Valdiperto, il -quale erasi assunto di tradire la città a' suoi nazionali. In effetto -Roma è presa; ucciso il duca Totone accorso al riparo; Passivo, altro -fratello, è col papa fatto prigioniero; e fra lo scompiglio della -straniera invasione, Valdiperto trae un prete da un monastero, e grida: -— Abbiamo pontefice Filippo; san Pietro lo elesse». - -Però quel primicerio Cristoforo, insospettitosi delle intenzioni de' -Longobardi, che sì improvvidamente egli aveva invocati, subillò molti -Romani contro del nuovo pontefice; onde, depostolo come illegalmente -eletto, ne' modi canonici nominarono Stefano III. Un concilio raccolto -in Laterano dichiarò decaduto Costantino, che privato degli occhi, si -presentò ai padri congregati, invocando pietà e confessandosi in colpa; -eppure fu battuto a verghe, cassi gli atti del suo pontificato, messo a -penitenza per tutta la vita; insieme si proibì che verun secolare mai -fosse promosso a vescovo o papa, nè laico o militare assistesse alle -elezioni; anzi, duranti queste, nessuno venisse a Roma dai castelli -di Toscana e di Calabria, nè vi portasse armi o bastoni. Anche a -Valdiperto, convinto traditore, furon cavati gli occhi. - -Cristoforo e Sergio, deputati dal pontefice, si presentarono a -Desiderio per ridomandargli i beni e le rendite spettanti alla santa -sede[207]; e Desiderio li pascolò di parole, dicendo verrebbe in -persona a ragguagliare le differenze. Ma mentre così addormentava, -guadagnossi Paolo Assarta camerlengo papale, che insusurrando il -pontefice contro Sergio e Cristoforo, l'indusse a farli mal capitare. - -Questi due fratelli appajono agitatori d'una politica irrequieta nel -fine, improvvida nei mezzi, ma in ogni atto avversi alla dominazione -longobarda. Ora avvistisi del pericolo non tanto proprio, quanto della -patria, essi gridarono all'armi ed afforzarono la città per guisa, che -Desiderio, allorquando comparve presso i sette colli sperando esservi -accolto, trovò ferma resistenza. Si volse allora all'inganno, ed invitò -il papa al suo campo, affine di potersi concordare sulle giustizie e le -ragioni da restituire alla Chiesa; e mentre quegli era fuori, Assarta -sommosse Roma contro Cristoforo e Sergio, e già davasi mano ai ferri, -se il papa tornando non avesse sospeso i colpi. - -Desiderio, sempre sleale, invitò il pontefice a nuovo colloquio in San -Pietro, posto allora fuor delle mura; e quivi, chiuse le porte della -basilica, lo fece sostenere, ed obbligollo a mandar ordine a Cristoforo -e a Sergio, — Deponete le armi, ed o venite a me o ritiratevi in -un convento». Quelli voleano mantenersi in posto colla forza; ma -abbandonati dai fazionieri, uscirono al papa, che, reso alla libertà, -lasciò nella chiesa i due fuorusciti, acciocchè, fattosi notte, -rientrassero in Roma senza pericolo; ma Desiderio, violando la santità -dell'asilo, ne li strappò, e li fe accecare[208]. - -Lieto d'essersi vendicato di que' suoi nemici, Desiderio diede volta -senza nulla restituire. Il pontefice trovavasi tanto più scoraggiato, -in quanto non poteva sperare appoggio dal re Franco, genero del -longobardo: se non che poco tardò a mettersi resia fra i due. Carlo, -fra le cui virtù non era la costanza in amore, s'annojò ben presto -della sposata Ermengarda (771), e rinviolla al regio padre, menando -invece Ildegarda principessa sveva. L'affronto toccò nel vivo -Desiderio; e poichè Gerberga, vedova di Carlomanno, era coi figliuoli -rifuggita a lui per cansare le insidie che temeva dal cognato, egli -proclamò i diritti dei due orfani alla paterna eredità, e domandò al -pontefice gli ungesse re de' Franchi, onde poterli opporre al genero -infedele. - -Succedeva allora papa Adriano (772), figlio di Teodulo duca di Roma, -lento nel prendere un partito, tenacissimo nel mantenerlo; e conoscendo -che non era di competenza del papa l'eleggere il re di libera gente, -tanto più che ciò attizzerebbe la guerra civile, rispose al Longobardo -che, come pontefice, volea vivere in pace con tutti i Cristiani; del -resto potea ben poco fidarsi d'un principe, che al suo predecessore -aveva fallito tutte le promesse. Desiderio sbuffante si mosse per -ottenere l'intento colla forza, occupò altre città della Pentapoli, -bloccò Ravenna, devastò i contorni di Sinigaglia, Montefeltro, Agobio, -piombò sugli abitanti di Blera intenti alla mietitura, e uccisi i -principali, portò via roba e bestiame; indi occupata Otricoli, difilò -sopra Roma. - -Adriano, fatta vana opera di stornare quel nembo, convocò i popoli -della Toscana, della Campania, del Perugino, della Pentapoli, e -li trovò dispostissimi nel voler resistere[209]; ma conoscendo non -varrebbe quella leva tumultuaria contro un esercito ordinato, imitò -Zacaria invitando Carlo Magno: venisse, e proteggesse quella Chiesa -di cui, come patrizio, era uffiziale patrono. Carlo tentò indurre -Desiderio a cedere a denaro le usurpazioni: avutone un niego, mandò -il bando delle armi, ed a' suoi Fedeli radunati in Ginevra espose -l'oppressura del pontefice, e la guerra civile che Desiderio tentava -suscitare in Francia; talchè a comun voce stanziarono l'impresa. - -Carlo giganteggia talmente fra' suoi contemporanei, che l'immaginazione -colpita ne formò il tipo delle virtù cristiane ed eroiche, quali le -concepiva il medioevo. Ed un cronista, raccogliendo una tradizione -vulgare, così racconta la calata di esso in Italia: «Oggero il danese, -stato grande nel regno de' Franchi, era rifuggito a re Desiderio. -Quando intesero che il tremendo monarca calavasi in Lombardia, essi due -salirono sopra ecccelsa torre, donde veder lontano e d'ogni parte; ed -ecco da lungi apparir macchine di guerra, quante sarieno bastate agli -eserciti di Dario o di Cesare. Desiderio chiese ad Oggero: _Carlo è -con quel grande stuolo? — No,_ rispose egli. Poi vedendo innumera oste -di gregarj, raccolti da tutte le parti del vasto impero, il Longobardo -disse ad Oggero: _Sicuramente Carlo si avanza trionfante in mezzo a -quella folla. — Non ancora, nè apparirà sì tosto,_ rispose l'altro. -_E che farem dunque_, ripigliò Desiderio inquieto, _s'egli viene con -maggior numero di guerrieri? — Voi vedrete qual è allorchè arriverà_, -ripetè Oggero: _ma che fia di noi l'ignoro_. E mentre discorrevano -mostrossi il corpo delle guardie che mai non conobbe riposo; a tal -vista il Longobardo, preso da terrore, esclamò: _Certo questa volta è -Carlo. — No,_ rispose Oggero, _non ancora_. Poi vengono dietro vescovi, -abati, i cherici della cappella reale e i conti; e Desiderio, non -potendo più nè sopportare la luce del giorno nè affrontar la morte, -grida singhiozzando: _Scendiamo, nascondiamoci nelle viscere della -terra, lungi dal cospetto e dall'ira di sì terribile nemico_. Oggero -tremante, sapendo a prova la potenza e le forze di Carlo, disse: -_Quando vedrete le messi agitarsi d'orrore ne' campi, il Po ed il -Ticino flagellar le mura della città coi fiotti anneriti dal ferro, -allora potrete credere che Carlo arrivi_. Finito non aveva queste -parole, che si cominciò a vedere da ponente come una nube tenebrosa -sollevata da borea, che convertì il fulgido giorno in orride ombre. Ma -accostandosi l'imperatore, il bagliore di sue armi mandò sulla gente -chiusa nella città una luce più spaventevole di qual si fosse notte. -Allora comparve Carlo stesso, uom di ferro, coperto la testa di morione -di ferro, le mani da guanti di ferro, di ferro la ventriera, di ferro -la corazza sulle spalle di marmo, nella sinistra un lancione di ferro -ch'e' brandiva in aria, protendendo la destra all'invincibile spada; -il disotto delle coscie, che gli altri per agevolezza di montare a -cavallo sguarniscono fin delle coreggie, esso l'aveva circuito di -lamine di ferro. Che dirò degli schinieri? tutto l'esercito li portava -di ferro; non altro che ferro vedevasi sul suo scudo; del ferro avea -la forza e il colore il suo cavallo. Quanti precedevano il monarca, -quanti venivangli a lato, quanti il seguivano, tutto il grosso -dell'esercito aveano armi simili, per quanto a ciascuno era dato; il -ferro copriva campi e strade; punte di ferro sfavillavano al sole; il -ferro, sì saldo, era portato da un popolo di cuore più saldo ancora; il -barbaglio del ferro diffuse lo sgomento nelle vie della città: _Quanto -ferro! deh quanto ferro!_ fu il grido confuso di tutti i cittadini. -La vigoria delle mura e dei giovani si scosse di terrore alla vista -del ferro, e il ferro confuse il senno de' vecchi. Ciò che io, povero -scrittore balbeticante e sdentato, fei prova di dipingere in prolissa -descrizione, Oggero lo vide d'un'occhiata, e disse a Desiderio: -_Ecco quello che voi cercate con tanto affanno;_ e cascò come corpo -morto».[210]. - -A quel che la fantasia riproduceva in immagini, il raziocinio -accompagna gli argomenti, pei quali Carlo Magno dovea prevalere -facilmente in Italia. Era questa sbranata tra varj possessori: de' -quali i Greci non avevano che pretensioni senza forza nè volontà -di sostenerle; i papi invocavano i Franchi; i Longobardi dovevano -schermirsi dall'odio de' natii, irreconciliabili a questo governo -militare. - -In Francia, l'essersi i Barbari collegati ai sacerdoti assodò il poter -regio, intorno al quale il tempo e i casi doveano poi restringere -gli altri sociali elementi per costituire la potenza nazionale: -nell'Italia, al contrario, dissociata la forza dall'opinione, dal -potere ecclesiastico il politico, com'era possibile il fondersi degli -invasori cogli indigeni? I principi Franchi inoltre, più ambiziosi e -robusti, coi maneggi, colla guerra, col delitto, sottoposero i varj -capitani e baroni: mentre fra' Longobardi sempre più s'invigorivano i -duchi, piccoli sovrani ciascuno nel suo distretto, che consideravano il -re niente più che come un primo fra i pari, come un loro creato; e ben -lontani dall'assentirgli quell'assoluta potestà che unica sarebbe valsa -a trascinarli in comuni imprese, non di rado si accordavano col nemico. - -I re giuravano e spergiuravano; sempre inferiori nelle guerre, -accettavano il trono a patti da un sovrano straniero; e come fanciulli -testerecci, reluttavano petulanti appena si ritirasse quello, dinanzi -a cui si erano fiaccamente piegati. Carlo, colla preponderante vigoria -dell'indole sua, traeva esercito e duchi a decretare nelle assemblee -ciò ch'era sua volontà, ad operare in campo colla confidenza di chi -non bada che al comando. Come è degli uomini grandi, comprese quel che -il tempo suo richiedesse: e non che cozzare coi sacerdoti e volerli -fiaccare colla gelosia consueta ai deboli, si valse della loro potenza, -e crebbe la propria col trarre a sè tutte le forze vive della società, -e dirigerle al suo intento. Ed ora veniva preparato e deciso, non più, -come Pepino, ad umiliare e restituir in dominio i Longobardi, ma a -sterminarli, giacchè non sapevano rimanersi quieti. - -Desiderio, oltre le forze reluttanti de' Romani, dei sacerdoti, de' -proprj duchi, trovossi incontro la fazione di Rachi, che soffogata -col rigore, spiava occasioni di vendetta. Appena s'intese la mossa di -Carlo, molti Longobardi di Spoleto e di Benevento accorsero a Roma, -facendosi tagliar i capelli alla romana, in segno di sottomettersi -al papa; altri primarj spedirono a Carlo, sollecitando a liberarli -da questo tiranno Desiderio, e promettendo consegnarglielo colle sue -ricchezze[211]. Anche i duchi fedeli sapevano che il vincitore non -torrebbe loro i possessi nè muterebbe la forma del regno, onde l'avere -un re Franco poco differirebbe da quando aveano avuto re bavaresi. - -Desiderio ci appare fiacco forse più de' predecessori, e in conseguenza -temerario all'intraprendere e provocare, poi inetto a sostenersi -e compire, vero modo di rovinar un regno; da nessuna legge possono -indovinarsi i suoi intenti; solo ci restano larghissime donazioni a -conventi in ogni parte d'Italia[212], quasi con ciò volesse illudere -coloro che disgustava coll'osteggiar il papa: verso i re Franchi -burbanzoso in parole, codardo in fatti; ai pontefici largo di promesse -e mentitore; negli assalti contro di loro nè tampoco mostrò quella -risolutezza, che tante iniquità giustifica o almeno ricopre. Accoglieva -i malcontenti di Carlo; ma mentre la politica l'avrebbe consigliato -a non aspettar in casa un nemico da lui medesimo provocato, per -iscarsezza di mezzi o per paura di tradimenti si tenne sulle difese, -destreggiando a seconda dell'attacco esterno e delle insidie interiori. -Mentre dunque vedemmo i Goti cadere e rialzarsi, e far quasi compianta -la loro caduta perchè generosa; inetta e vile fu quella de' Longobardi. -Solo il prode figlio e collega Adelchi aveva munito le chiuse delle -Alpi verso Susa di maniera che i signori Franchi cominciavano a -mormorare degli indugi, più disposti, come fu sempre quella nazione, -a perire in attacchi repentini che a superare colla perseveranza, -quando un disertore, e chi dice un diacono Martino, additò un valico -non custodito fra balze impervie (773). Un pugno di Franchi per di -là prese alle schiene i Longobardi, che côlti da panico terrore, o -forse inviluppati dal tradimento, sbrancaronsi lasciando quelle gole -insuperabili, e senza più guardare in faccia al nemico, Adelchi si -chiuse in Verona, Desiderio in Pavia colla moglie Ansa e la propria -figliuola, e colla famiglia e i Fedeli di Carlomanno. - -Giubilante dell'inaspettata ventura, Carlo infisse l'asta sul terreno -d'Italia; prima che i nemici rivenissero dalla costernazione, assediò -entrambe quelle città, e ajutato da intelligenze, le ebbe. Adelchi -riuscì a fuggire a Costantinopoli; Desiderio, venuto in podestà del -nemico, fu colla moglie condotto in Francia (774), e, chiuso nel -convento di Corbia, terminò sua vita; della famiglia di Carlomanno non -è più parola. - -Mentre Pavia resisteva, Carlo erasi trasferito a Roma, dove ricevette -gli onori che prima si tributavano al rappresentante dell'imperatore. -Magistrati e nobili furongli incontro sino a trenta miglia coi -gonfaloni; giù per la via Flaminia si stendevano le scuole de' Greci, -de' Longobardi, de' Sassoni e d'altri, poichè di ogni gente affluiva -colà tanto numero, da avervi distinto quartiere e formare comunità -nazionali[213], godendo statuti proprj in quella di Roma, che un tempo -ingojava; stuoli di fanciulli con rami d'ulivo e di palme osannavano -quello _che veniva nel nome del Signore_. - -Carlo, che v'era accolto non come re straniero, ma come patrizio, -mutò l'abito Franco nella lunga tunica e nella clamide romana. Appena -da un miglio lontano vide la croce, scavalcò, e pedestre si condusse -al Vaticano, baciando ciascun gradino della scalea; in capo alla -quale aspettavalo Adriano papa, che l'abbracciò, e a paro salirono -all'altare, stando il re alla destra. Questi domandò poi d'entrare -anche in Roma; e sebbene sulle prime il pontefice prendesse qualche -ombra di quest'ospite guerriero, raffidato dalle sue assicurazioni lo -introdusse con ogni maniera di solenni onoranze. Carlo seguì colà le -commoventi cerimonie della settimana santa; poi confermò la donazione -di Pepino, e la crebbe coll'aggiungervi il patrimonio di san Pietro: -e l'atto, sottoscritto da lui, da vescovi, abati, duchi e grafioni del -suo seguito, fu posto sulla tomba di san Pietro, e sotto al vangelo che -solevasi baciare. - -Terminava dunque il regno longobardo (568-774), che era durato meglio -di due secoli sopra gl'italiani senza acquistarsene l'affetto, e senza -dare un solo uom grande: terminava come quelle dominazioni forestiere, -che per alcun tempo surrogano la forza al diritto, e possono farsi -temere, non amare. Sopraviveva però il nome, giacchè Carlo s'intitolò -re de' Longobardi[214]; presto frenò l'impeto de' suoi guerrieri; e -poichè conduceva una gente che già s'era assicurata un'altra patria, -non gli fu mestieri spogliare gli antichi possessori, come avevano -fatto Eruli, Goti e Longobardi. Pose guarnigione Franca in Pavia; -a molti nobili di sua nazione conferì feudi vacanti, gli altri e -le dignità confermando ai primitivi signori, che non esitarono a -giurarsegli ligi. - -Non vogliasi supporre incruenta nè generosa la conquista di Carlo; e se -crediamo a prete Andrea, cronista bergamasco, lodatissimo dal Muratori -e avverso a Carlo Magno, «tanta fu in Italia la tribolazione, che -altri di ferro, altri di fame straziati, e quali uccisi dalle fiere, -ben pochi sopravissero pei vichi e per le città». Un altro cronista -di Brescia racconta che in questa città resistette Potone, nipote di -Desiderio; e il capitano Franco mandato ad assediarlo appiccò attorno -alla città duemila abitanti della campagna per incutere spavento; -poi come i difensori si arresero a patti, egli arrestò Potone e -cinquanta nobili, e li fe decapitare: pari strage usò a Pontevico, e -quali accecò, quali affogò nel fiume; a Brescia altri uccise perchè -mostravano orrore del suo procedere[215]. - -Avvezzi com'erano alla fiacca sopreminenza degli ultimi re, i signori -longobardi s'indispettirono di questa mano robusta che ne serrava il -freno; e Arigisio duca di Benevento, genero di Desiderio eppure a' -suoi danni collegato col papa, fe trama con Ildebrando duca di Spoleto, -Rotgaudo del Friuli, Reginaldo di Chiusi, sollecitati da Adelchi, che -da Costantinopoli, come ogni principe caduto, sognava il racquisto del -trono. Papa Adriano, vigilante sugli interessi dell'amico e protettor -suo, ne informò Carlo, il quale (776), prima che congiungessero le loro -forze, menò una banda di volontarj (giacchè la stagione era troppo -tarda per convocare a una spedizione l'esercito feudale), invase il -Friuli, e sconfittone e ucciso il duca, vi pose il franco Marquardo, -poi Unrico (Hunrok), i cui discendenti lo tennero sino al 924. - -Anche gli altri duchi furono sottomessi; e a prevenire nuove rivolte, -venne mutata l'amministrazione, fondandola sul feudo alla maniera -Franca, e le vastissime giurisdizioni dei duchi dividendo in distretti, -presieduti da conti. Solito delle conquiste, il buono e il meglio -fu assegnato ai signori Franchi, tanto che del regno longobardo -quasi altro non restò che il nome; la legislazione fu modificata dai -_Capitolari_, ordinanze che obbligavano tutti gli abitanti nel regno, -qual che ne fosse la nazione. - -Di propria balìa conservavasi il ducato di Benevento, rifugio ai -Longobardi che non sapessero chetarsi alla dominazione Franca: ed -essendo cessata la supremazia dei re nazionali, quel duca Arigiso (774) -si fece ungere dal suo vescovo, e assunse scettro e corona e titolo -di principe sopra la nuova Longobardia, sopravissuta alla madre, e -procurava or l'una or l'altra occupare delle confinanti terre greche e -pontifizie. - -Di questo potente irrequieto prendeva noja Carlo, sicchè per la quarta -volta calatosi dalle Alpi, s'inoltrò minaccioso contro Arigiso. Questo -spedì a far atto di sommessione e promettersi ad ogni voglia del re; -ma perchè, non dandogli fede, Carlo procedeva, fuggì a Salerno, dove -poi ottenne pace, ricevendo come feudo il ducato, ma scemo di sei città -attribuite alla Chiesa. D'allora Arigiso si guardò come vassallo ai re -Franchi coll'annuo tributo di settemila soldi d'oro, e consegnò dodici -ostaggi, fra cui il proprio figliuolo Grimoaldo. Pure nè promesse nè -statici il frenarono, e spedì a Costantino V imperatore d'Oriente, o -piuttosto a Irene madre di quello, chiedendo il ducato di Napoli, la -dignità di patrizio della Sicilia, e un esercito per iscuotersi dalla -dipendenza, promettendo riconoscere la sovranità degl'imperatori, -farsi radere la barba e adottare il vestito greco. Ad Irene, disgustata -allora di Carlo perchè avea negato sposar una figlia al figliuolo di -lei, garbò la proposta, e Adelchi, già re de' Longobardi, comparve -sulla frontiera di Benevento per animare e dirigere le mosse. Fra tali -disegni moriva Arigiso (787), e Carlo chiamò Grimoaldo e gli annunziò -come non avesse più padre. — Non è così (rispose il giovane, accorto -fin alla codardia): egli vive e prospera, e spero crescerà per molti -anni; giacchè, da quando venni in poter vostro, voi foste a me padre, -voi madre, voi famiglia e tutto». Lusingato dalla risposta, Carlo gli -conferì il ducato a condizione che smantellasse Salerno e Acarenza; -ponesse il nome di lui in fronte agli editti e sulle monete, e -accorciasse la barba a' suoi Longobardi, eccetto i lunghi mustacchi. - -I Longobardi corsero a folla incontro al nuovo duca; e — Ben venuto sia -il padre nostro: salute nostra dopo Dio»; ma come ebbero conoscenza -delle dure condizioni, non sapeano darsene pace. Grimoaldo era -nipote di Adelchi, onde questi sperò trovarlo favorevole, quando con -Teodoro patrizio di Sicilia (788) sbarcò di nuovo su quelle coste; -ma affrontato dal beneventano, in battaglia perì, e con esso l'ultima -speranza de' Longobardi. - -Per consolidare il nuovo reggimento, Carlo menò in Italia il figlio -Pepino di sei anni, e investitolo di questo regno, lo fece ungere da -papa Adriano, assegnandogli per residenza Pavia. - -Le spedizioni de' Franchi contro i Longobardi non erano più correrie, -come quelle dei Barbari, per devastare; neppur nimicizie da tribù a -tribù, ma guerre consigliate da politico intendimento e da un sistema -prestabilito. O l'avesse Carlo veramente dedotto dall'esame della -sua età, o vi fosse spinto senza avvedersene dai casi d'allora, e -da quell'istinto che ai grandi uomini indica l'opportunità de' loro -tempi, da cinquantatre spedizioni che condusse dal 769 all'813[216], -perpetua trapela l'intenzione di congiungere in robusta unità le -popolazioni stabilite su quel che un tempo formava l'impero romano, -onde opporle alla doppia invasione minacciata dagli Arabi a mezzodì, -a settentrione dai popoli ch'erano rimasti nella Germania allorchè gli -altri n'uscirono. Tali erano i Sassoni, ai quali esso portò lunghissima -guerra di sterminio. Vinti quelli, diventavano minacciosi confinanti -al regno di Carlo i popoli stanziati dietro di loro, cioè gli Slavi fra -i Carpazj e il Baltico; gli Avari fra i monti stessi e le alpi Giulie, -separati dalla Baviera soltanto pel fiume Ens. Avendo questi minacciato -l'Italia, fu preso il partito di munire Verona, forse smantellata -dopo l'assedio sostenutovi da Adelchi: e poichè nacque disputa se -agli ecclesiastici toccasse fare la terza o la quarta parte di esse -mura, fu rimessa la decisione al giudizio della croce. Aregao per la -parte pubblica, Pacifico per quella del vescovo, giovani forzosi, si -collocarono in ginocchio colle braccia elevate mentre si recitava la -messa col Passio di san Matteo; alla metà del quale, Aregao più non -seppe sostenerle, l'altro resse sin al fine; talchè agli ecclesiastici -non fu accollato che il quarto della spesa. Dapoi Pepino col duca del -Friuli sconfisse affatto gli Avari, e Carlo gli inseguì nel loro paese, -e per frenarli fondò un marchesato sul loro confine, detto Austria, -cioè orientale (793), che doveva poi tanta ingerenza avere nelle -vicende italiane. - -Dei tesori riportati da quella spedizione Carlo Magno offrì le primizie -al pontefice, il resto all'esercito ed ai paladini suoi, e al duca del -Friuli che avea avuto principal merito in quelle vittorie. - -Era pertanto l'autorità di Carlo assodata su tutta la Francia e stesa -sulla miglior parte dei popoli occidentali: stavangli tributarie le -genti slave, dal Baltico a Venezia, onde la signoria di lui dilatavasi -a mezzodì fino all'Ebro, al Mediterraneo e a Napoli, a occidente -fino all'Atlantico, a settentrione fino al mare germanico, all'Oder -e al Baltico, a levante fino al Theiss, alle montagne boeme, al Raab -e all'Adriatico. Non a torto dunque il poeta Alcuino lo cantava re -dell'Europa: e risorta la grandezza romana qual sotto i successori di -Costantino, non tardò guari a rinnovarsene anche il nome, però con un -carattere nuovo, quello di capo supremo della cristianità nell'ordine -temporale, come nello spirituale era il pontefice. - -Il titolo di patrizio che già Carlo portava, esprimeva il patrono della -Chiesa, dei poveri e degli oppressi. Il papa, rivestendolo del manto -e ponendogli in dito l'anello, gli diceva: — Tale onore ti concediamo -acciocchè tu faccia giustizia alle chiese di Dio ed ai poveri, e renda -conto al Giudice supremo»; consegnandogli poi il diploma scritto di -suo pugno, soggiungeva: — Sii patrizio misericordioso e giusto», e gli -metteva in capo il cerchio d'oro. Non implicava dunque sovranità, e -il popolo gli giurava non vassallaggio, ma clientela, subordinata alla -fedeltà promessa al pontefice[217]. - -Come tale, Carlo trovavasi tutore della Chiesa, onde fra lui e i papi -era vicendevole interesse di sostenersi. Adriano poi era speciale amico -di Carlo, consolazione raramente conceduta ai grandi; e fu tutt'occhi -perchè il nuovo dominio dei Franchi mettesse radice in Italia. Carlo -venerò il pontefice, e morto lo pianse come un padre, largheggiò -limosine a suo suffragio, e ne compose l'epitafio da scolpire a lettere -d'oro[218]. - -Il succedutogli Leone III (795), al re de' Franchi, come a patrizio, -inviò le chiavi del sepolcro di san Pietro e lo stendardo della chiesa -romana con parole d'affetto e sommessione; Carlo mandò a Roma il -dotto Angilberto perchè assistesse alla consacrazione del pontefice, -seco rinnovasse il patto come già con Adriano, e prendesse accordi -«su quanto sembrasse spediente a confermare il suo patriziato, e -renderlo efficace alla tutela della Chiesa. Perciocchè (soggiungeva -Carlo) missione mia è difendere, ajutante la divina misericordia, -all'esterno colle armi la santa Chiesa di Cristo contro ogni assalto -de' Pagani ed ogni guasto degl'Infedeli, e nell'interno consolidarla -colla professione della fede cattolica; obbligo vostro è d'elevar le -mani a Dio come Mosè, e sostenere colle vostre preci il mio servizio -militare»[219]. - -Nè però i papi avevano dismesso ogni onoranza verso i Cesari di -Costantinopoli; anzi, per ordine d'esso Leone, fu nel palazzo Laterano -a musaico rappresentato l'imperatore che riceve lo stendardo dalla -mano di Cristo, e Carlo da quella del papa[220]. Se però a quei deboli -lontani il papa professava un resto di riverenza, qual conveniva -al capo di tutta cristianità ed autore della pace, nessun appoggio -poteva sperarne, e ne' bisogni ricorreva al re Franco. Nè gliene tardò -occasione. - -Campulo e Pasquale, nipoti di papa Adriano, l'uno sacristano, l'altro -primicerio della Chiesa, disgustati di vedersi tolta la potenza che -esercitavano vivente lo zio, fecero con altre famiglie primarie di Roma -una di quelle intelligenze che spesso minacciavano la podestà papale -dacchè era divenuta principato terreno. Mentre, per la supplichevole -festa delle Rogazioni (799), il pontefice traeva processionalmente dal -Laterano a San Lorenzo, fu assalito da una masnada, che maltrattatolo -sino a volergli strappar gli occhi[221], lo gettò nel convento di San -Silvestro. Vinigiso duca di Spoleto accorse a campar Leone, il quale, -appena ricuperata la libertà, istruì Carlo dell'attentato, e passò -le Alpi, dirizzandosi a Paderborn, ove Carlo aveva raccolti i Fedeli -del suo dominio all'annuale adunanza che dicevasi campo di maggio. -I signori germani, di fresco convertiti, gareggiarono a chi meglio -onorasse il capo della Chiesa, il quale per la prima volta compariva -in una loro assemblea; sicchè quel viaggio tornò di non piccolo -incremento alla pontifizia autorità. Carlo ne ascoltò le querele, -promise ripararvi, e il rimandò accompagnato da signori, da vescovi, -dagli arcivescovi di Colonia e Salisburgo, e da otto commissarj che -formassero processo sul tentato assassinio, e provvedessero alla -sicurezza del santo padre. - -Trionfalmente entrò Leone in Roma fra il poco pontificale -accompagnamento di labarde sassoni, franche, longobarde, frisone. -Fin a Pontemolle gli vennero incontro le bandiere e insegne della -città, il senato, il clero, la milizia, le monache e diaconesse, le -nobili matrone, le scuole di forestieri; e fra inni e giubilazioni -condotto nella basilica Vaticana, vi cantò messa, a tutti partecipò la -comunione; indi riprese la primitiva autorità. - -Carlo stesso si dispose al viaggio di Roma, e giuntovi al mettersi -della vernata, prima d'ogni altro affare assunse la contesa fra papa -Leone e i suoi nemici. Convocato un concilio misto di laici e di -vescovi (799 — 21 9bre), Franchi e Romani, fe mettere a scandaglio -le accuse recate contro il pontefice: ma come al tempo di Costantino -Magno un sinodo raccolto per dare sentenza di papa Marcellino erasi -dichiarato incompetente a richieder in giudizio il capo della Chiesa, -e l'aveva invitato a semplicemente attestare di propria bocca la sua -innocenza, altrettanto si usò questa volta. Leone, salito in pulpito, -mettendosi il vangelo e la croce sopra la testa, giurossi mondo delle -colpe imputategli; dopo di che si cantò il Tedeum; i suoi accusatori, -secondo le leggi romane, come rei d'omicidio e di calunnia, furono -condannati alla morte, a preghiera del pontefice commutata in esiglio -perpetuo. - -Arrivò tra questi fatti la solennità del Natale; e Carlo assisteva alle -maestose funzioni di quel giorno, prono al sepolcro de' santi apostoli, -quando il pontefice, quasi per subitanea ispirazione, si accostò, e gli -pose sul capo un diadema d'oro; e il popolo ad una voce gridò: — Vita -e vittoria a Carlo, grande e pacifico imperator romano, coronato per -volontà di Dio»[222]. - -Carlo forse non s'aspettava quest'atto; certo se ne mostrò nuovo -e maravigliato, e mosse querela a Leone perchè, malgrado la sua -debolezza, gli addossasse quest'altro peso e doveri, de' quali avrebbe -a render conto a Dio. Fossero voci sincere, o le dimostrazioni che -tutti fanno e nessun crede, fatto è che Carlo cedè al pubblico voto, -dal quale restava eletto con diritto non inferiore a quel dei tanti che -erano gridati Cesari a Roma e a Costantinopoli dalla ciurma vendereccia -o da un branco di soldati. Fu dunque consacrato solennemente qual -supremo capo temporale della cristianità, giurando proteggere la Chiesa -di Roma con ogni sapere e poter suo. - - - - -CAPITOLO LXIX. - -L'impero romano-cristiano. Carlo Magno. - - -I Germani che distrussero l'antico Impero, portavano seco l'idea d'una -monarchia, d'origine guerresca insieme e religiosa: guerresca in quanto -i camerata si stringevano attorno al più prode; religiosa in quanto -il re veniva scelto entro una discendenza di Dei o Semidei; libera per -quello, ereditaria per questo. Giungendo in sull'Impero, vi trovarono -un monarca che regnava come rappresentante del popolo, e una religione -che imponeva d'obbedirgli come a rappresentante della divinità, non -pel sangue nè pei meriti personali. Abbattuto che l'ebbero, quella -grandezza girava pur sempre nella loro fantasia, e tentavano emularne -le pompose insegne, la concatenata amministrazione, le sistemate -finanze, la vasta unità; sicchè ne' tentativi di ordinamento de' popoli -invasori continuo s'affaccia il contrasto fra la nativa semplicità e le -rimembranze romane. E quantunque il loro dominio posasse su differente -base, cioè sulla eroica origine, pure quei re venivano adottando l'idea -romana di darsi per rappresentanti dello Stato e immagini di Dio. I -Longobardi in Italia e i Pepini in Francia sviarono dalla tradizione -germanica, costituendosi non più sopra un diritto ereditario, ma -unicamente sopra la forza, ossia la scelta de' compagni, disposti -a sostenerli colle spade. I Longobardi soccombettero al tentativo; -i Pepini con migliore accorgimento facendosi ungere dal clero, -consacrarono la loro dominazione, aggiungendole il carattere religioso -cristiano; compì l'opera Carlo Magno col ridestare il simbolo politico -dell'Impero, e regnare per grazia di Dio. - -L'ammirazione che Carlo concepì per Roma al primo vederla, faceagli -sentire come, possessore di Stati così ampj, gli mancasse però -una capitale, come l'aveva l'antico Impero. Il vescovo di Roma non -godeva piena giurisdizione e primazia incontestata su tutti quelli -d'Occidente, e non la andava dilatando anche su quelli d'Oriente? -Perchè non farebbe altrettanto chi, re di Roma, coi re di Europa? Il -mondo non era riunito sotto al papa nel nome di cristianità? ora un -nome unico da darsi alle varie nazioni sottoposte a Carlo Magno non -poteasi dedurre dai Franchi, non dai Longobardi, non da altri Barbari; -e l'unico che tutti abbracciasse senza gelosia di nessuno, era quello -di imperio romano. A quel tempo Irene s'era violentemente assisa sul -trono d'Oriente, ella donna; e Carlo dovea star pago a un titolo -che lo lasciava inferiore ad essa? Può dunque credersi che in lui -germogliasse il concetto di restaurare il romano impero; per qual mezzo -riusciva all'intento, a cui erano falliti i predecessori, di annestare -il dominio settentrionale coll'amministrazione latina, e ripigliava -l'opera dei Cesari, cioè esternamente respingere gli invasori, dentro -stabilire unità di governo. - -Da secoli l'Europa era corsa irrequietamente da sempre nuovi invasori; -e anche adesso e i Normanni e gli Slavi e i Sassoni venivano a fatica -frenati dalla spada del Magno. Importava di fissare costoro al terreno, -sicchè alfine si potesse cominciare l'edifizio della nuova civiltà. -A ciò serviva mirabilmente la feudalità, la quale attaccava ciascun -vassallo e ciascun suddito a una porzione determinata di terra, e -dal possesso di questa unicamente deduceva l'importanza d'un uomo -o il vario suo grado. Ma per impedire l'anarchia bisognava che uno -sovrastasse a tali feudatarj, innumerabili sovrani. - -_Se ogni autorità viene da Dio_, nessun altro che il capo visibile -della Chiesa poteva considerarsi immediatamente investito della -potenza suprema; onde virtualmente rimaneva capo dell'intera umanità, -congiunta nella Chiesa universale. Dicevasi però che questa potenza -data dal Cielo al papa è di duplice natura, temporale e spirituale; e -siccome di quest'ultima egli partecipa coi vescovi che la esercitano -sotto la sua primazia, così la temporale egli affida all'imperatore -da lui consacrato, che, sotto la direzione del pontefice, diviene -capo visibile della cristianità negli interessi terreni. Non è dunque -possibile che le due podestà si separino, dovendo l'una far puntello -all'altra; e neppure che si distruggano, attesa l'essenza diversa della -loro giurisdizione. - -Soprastà naturalmente quella del papa, che come arbitro pronunzia nei -litigi de' principi fra loro e coi popoli: mirabile concetto, che col -fatto prevenne le utopie di qualche filosofo più umano che pratico; e -poteva mettere ai guerreschi micidj il riparo, che ora si va invocando -dall'antagonismo della diplomazia. - -Essendo l'imperatore non sovrano soltanto dell'Impero, ma dell'Italia -e di tutta cristianità, ragion voleva che della sua elezione si -domandasse l'assenso e l'approvazione al pontefice. In man del clero -l'eletto giurava osservare i dettami della giustizia e le leggi -positive; e poichè questo era come il patto della coronazione, se -l'imperatore lo violasse, e principalmente se contaminasse la fede -di cui doveva essere difensore, perdeva ogni titolo a farsi obbedire. -Abbia ciò presente chi brama intendere il medioevo, e trovar la ragione -di atti, che, da altro punto osservati, parvero arbitrj ed usurpamenti. - -A vicenda l'imperatore, quale amministrator temporale della -cristianità, otteneva supremazia, sopra i regni e su Roma stessa. Forse -allora Carlo trasmise il suo titolo di patrizio al papa, il quale, -sebbene sentisse che col far Roma capitale e quasi sede dell'Impero, -elevava accanto a sè un potere da cui resterebbe sminuito il suo, e la -giurisdizione propria subordinava a quella del re Franco, pure pospose -gl'interessi del temporale suo dominio a ciò che credeva vantaggio di -tutta cristianità. Ma chi vorrà mai supporre che, egli libero, volesse -imporsi volontariamente un padrone?[223]. - -Da quell'ora potè dirsi piantato il sistema feudale, cioè quella -scala di dominj un all'altro immediatamente superiori fino a questo -eccelso e indivisibile, che anche esso ritraeva da Dio, unica fonte -d'ogni autorità, e dal pontefice suo rappresentante. La preminenza -dell'imperatore sovra i re doveva anche venire indicata dal non essere -quella dignità nè ereditaria nè divisibile: onde i papi contrastarono -sempre affine di mantenere ai popoli la libera elezione del capo -comune, anzichè abbandonarla al caso della nascita. - -La Chiesa erasi emancipata dal governo della Roma antica, che l'aveva -tenuta dipendente come soleva colla religione nazionale. Ma fra i -prischi Germani i diritti e le funzioni ecclesiastiche erano mescolate -col poter civile, talchè, anche dopo convertiti, si trovano fra loro -indistinte le cose sacre dalle profane; i vescovi entravano nei concilj -del regno come i duchi e i conti; duchi, conti e re assistevano ai -sinodi ecclesiastici; cristianesimo e nazionalità, Stato e Chiesa -intrecciandosi, perchè nati si può dire ad un parto. Carlo Magno cercò -ricondurre e il sacerdozio e la nobiltà alla destinazione primitiva; -onde assegnò, per quanto poteva, i limiti rispettivi dell'ecclesiastico -e del civile; nel Consiglio dell'impero separò in due camere l'alta -nobiltà e il clero, che così formò uno stato distinto, in parte legato, -in parte diviso dalla nobiltà, talora concertandosi con essa, talaltra -operando tutto solo. - -La nobiltà feudale, sostegno e stromento del poter regio, diveniva -spesso minacciosa a questo; talchè gli era opportuno un contrappeso. -Comuni non esistevano ancora: se la nobiltà comprendeva tutta la -forza dello Stato, tutto il movimento intellettuale concentravasi nel -corpo ecclesiastico, custode dell'antica cultura romana e cristiana, -e favorevole a questa quanto ai principj germanici la nobiltà; la -nobiltà come forza dello Stato apparteneva al governo particolare -della nazione; onde, a voler formare una repubblica europea, bisognava -in ogni Stato al poter nazionale della nobiltà aggiungerne un altro, -potente nell'assemblea generale delle nazioni cristiane, ed atto a -mantenere il legame universale. - -Carlo Magno fondò appunto la costituzione dello Stato su queste due -classi, nobili e clero. Attese patentemente ad assodare il poter -regio; ma ei rispettò i diritti della nobiltà, e sentì che l'elevare -il clero era un bisogno del suo tempo. La gelosia è carattere de' -fiacchi; mentre i forti non pensano ad ingrandirsi coll'indebolir -ciò che li circonda, bensì ad estendere la vita e la libera vigoria. -L'educare le nazioni fu sempre la vocazione ecclesiastica; e per -effettuarla fa mestieri di potere, influenza, ricchezze. Le ricchezze -allora consisteano principalmente in beni sodi, e in conseguenza -il clero restava viepiù legato col Governo, alla germanica fondato -sulla proprietà territoriale. Acquistata che i vescovi ebbero tanta -ingerenza, il loro capo entrava cogli Stati in relazioni, le quali -non erano essenziali alla sua vocazione ecclesiastica, ma neppure in -contraddizione con essa. - -La cristianità diventava una vasta repubblica, sotto al capo dei -credenti. Ma questo capo era elettivo, cioè di confidenza, e tale che -sotto la primazia di lui poteva sussistere qual si volesse altra forma -di governo, anche la repubblica più sciolta. Siffatta unità non era -dunque l'impero universale, sognato volta a volta da Carlo V, da Luigi -XIV, da Napoleone I, ove tutte le nazioni fossero costrette obbedire -ad una volontà, sottoposte a ordini non fatti pei loro costumi, e -sacrificate ai vantaggi di un paese predominante. Qui era superiorità, -non dominio; rispettavasi l'individualità delle nazioni, ma mettevasi -accordo nello svolgimento della loro civiltà; le istituzioni di -ciascuna erano conservate, perchè derivanti dall'indole, dai costumi, -dalla storia. Il titolo di _sacro impero_ attesta come aspirasse ad -una superiorità morale, a foggiare il consorzio laico sul modello della -gerarchia ecclesiastica, introdurre un ordine legale nella scomunanza -che regnava fra i popoli, una pace e una riconciliazione di essi sotto -la legge. E poichè questo era pure il divisamento de' pontefici, si -trovavano d'accordo cogl'imperatori anche nello scopo morale. - -Insomma il _sacro romano impero_ conservava e raccoglieva tutto ciò -che di comune sussisteva ne' popoli d'Europa, Dio, fede, legge, diritto -ecclesiastico, lingua latina; e stabiliva una reciprocanza d'azione fra -i paesi del Settentrione, e quelli del Mezzodì, fra le genti germaniche -e le latine, salutevole ad entrambe, e che, come una corrente elettrica -fra due poli inversi, produceva una vita vigorosa, trovando da un lato -l'eccitamento, dall'altro la moderazione. - -L'Impero, nel senso cristiano di unione religiosa di tutti i popoli -d'Occidente, accordava la forza col diritto, creava una legittimità -sacra, effettuando nell'ordine delle cose l'unità che esiste -nell'ordine dello spirito, e agevolando, come in unica famiglia, -il diffondersi dei miglioramenti nella vita e nel pensiero. Alla -coronazione, che dava questo diritto supremo, vedremo aspirare i -principi più poderosi d'Europa, il che fu cagione di movimento e -di civiltà: mentre i papi, come tutori de' coronati e depositarj -del giuramento di questi e del voto popolare, faceansi appoggio a -baroni, principi ecclesiastici, comuni, che mettessero barriere alle -esorbitanze imperiali; favorendo con ciò la libertà politica, che in -fine si dovea ritorcere contro loro stessi. - -Era dunque morale e politica, grande e rilevante l'idea dell'Impero; ed -è una meschinità della critica negativa del secolo passato l'imputare -a Carlo Magno ed a Leone i guai che ne vennero quando l'unità allora -combinata riuscì a discordia; discordia dannosa ad entrambi, eppure non -infruttifera all'umanità. - -Quanto all'Italia specialmente, il continuo mescersi degl'imperatori -nelle sue vicende portò un eterogeneo impaccio a' procedimenti suoi, e -in fine la digradò: ma si potrebbe con apparenza di giustizia imputarne -i papi e la istituzione dell'Impero? Ben è certo che l'accorrere -dei Settentrionali a questo sacrario del sapere e de' civili -ordinamenti giovò al dirozzarsi di quelli; i quali devono, se non -professarne gratitudine alla patria nostra, almeno sentirsi obbligati -a risparmiarle gl'insulti; mentre una nazione decaduta può acquistare -dignità nel tollerare i mali proprj pensando che fruttarono utilità -universale. - -Insieme col titolo e colle cerimonie, volle Carlo saldare il nuovo -carattere introducendo unità d'amministrazione, per la quale, come per -la romana, il re fosse presente dappertutto, tutto sapesse, facesse -tutto per via di messi o conti o vescovi, che l'autorità derivavano -dalla sua ed esercitavano a grado di lui. Impresa difficilissima tra -gli eterogenei componenti di quel vasto corpo. - -Dall'immenso suo dominio staccò le parti che v'erano state annesse -di recente, Aquitania e Lombardia, dandole a' suoi figli Lodovico e -Pepino, in modo che avessero un'esistenza propria bensì, ma senza -scomporre l'unità dell'Impero. Per dir solo dell'Italia, erasi -conosciuto che la debolezza dei re longobardi veniva dalla soverchia -potenza dei duchi: laonde la vastissima giurisdizione di questi -fu suddivisa in contadi. I conti erano capi militari e civili, non -distinti fra sè che per l'ampiezza del loro distretto: solo quei della -frontiera, o marchesi, possedeano forze maggiori. - -La carica di conte, non ereditaria e talvolta neppur vitalizia, -obbligava a prestare fedeltà al re, ai sudditi render giustizia a -tenore delle leggi e delle costumanze, punire i malfattori, proteggere -orfani e vedove, riscuotere le tasse devolute al fisco. Diretta -giurisdizione non aveano i conti che sulla città di loro residenza; del -resto durando lo sminuzzamento germanico, per cui ciascun uffiziale -pubblico teneva una particella di giurisdizione, fin agli intendenti -dei beni regj. Nelle città minori e nelle borgate v'avea vicarj; -nelle campagne centenarj e decani, costituiti sopra un maggiore o -minor numero di famiglie: ma qualora si disputasse della libertà e -della proprietà de' cittadini, ai conti era riservata la sentenza. -Presedevano ai _placiti_ de' liberi e degli scabini, esponevano il -fatto in discussione e le prove, indicavano che cosa era disposto dalla -legge seguita dai contendenti, e posavano la quistione che essi giudici -doveano risolvere; udita poi la decisione di questi, proferivano -la sentenza, e ne procacciavano l'adempimento. Sostenevano dunque -le funzioni del pubblico ministero e del presidente; ma il giudizio -restava agli scabini, eletti dal popolo fra' proprietarj del paese, -Franchi o Romani, equivalenti ai decurioni degli antichi municipj; che -se fossero trovati indegni, il conte li cassava. - -Le decisioni dei conti parean men giuste? potea farsi richiamo -sia al conte palatino, forse sedente in Pavia, che decideva come -rappresentante del re, sia al re stesso od al suo consiglio, secondo -l'importanza delle cause o la dignità delle persone; le più rilevanti -recavansi all'assemblea generale. Rimanevano sempre esentuate le -persone dipendenti immediatamente dal re. - -Dacchè la vastità dell'Impero rendeva impossibile il raccogliere tutta -la nazione, Carlo istituì assemblee parziali, a tal uopo anche l'Italia -dividendo in varie legazioni, e ciascuna in contadi, rispondenti per -lo più alla divisione diocesana. Due messi regj scorreano quattro -volte l'anno il loro _missatico_ o provincia, al placito convocando i -vescovi, abati e conti in quello compresi, gli avvocati ecclesiastici, -i vassalli, i centenarj ed alcuni scabini, coll'incarico di render -giustizia o procurarla dai pubblici uffiziali, far ragione dei richiami -contro di questi, e informare della condizion del paese. - -Carlo tenne spesso anche adunanze generali de' baroni e degli -ecclesiastici, e le decisioni prese o le istruzioni date in quelle -formarono i Capitolari. Carlo, re de' Franchi, aveva sudditi longobardi -e romani e alemanni, e ciascuno regolavasi secondo la propria legge, -non trattandosi più di stranieri o vinti, ma di sudditi eguali: -rendeansi dunque necessarj i Capitolari, specie di diritto comune, -che a vincitori e vinti imponevano norme nuove o modificazioni delle -antiche. Il primo è del 779, e fino all'807 ve n'ha censessantacinque, -compresi nella raccolta longobarda. - -Anche Longobardi e Beneventani mantennero le leggi primitive, -modificate e supplite con disposizioni generali. Per un esempio, le -leggi penali, le ordalie, il prezzo del sangue si conservarono; ma -imponendo come obbligo il comporsi, e comminando esiglio e prigione -a chi vi si ricusasse, il diritto della vendetta dall'individuo -trasferivasi nella società. - -Variatissima fu la condizione delle persone nell'Impero. Oltre gli -schiavi, v'ebbe affrancati che s'industriavano d'assicurarsi una -posizione or nella Chiesa, or nella vita civile: v'ebbe liberti -d'ordine inferiore, sottomessi al servizio militare e non ancora -sciolti da certe comandigie e prestazioni verso gli antichi padroni: -v'ebbe vassalli regj e sottovassalli che passavano per liberi: -v'ebbe liberi che viveano su terre proprie e su possessi ereditarj, -cinti dai loro coloni, secondo gli usi de' padri; ma, all'opposto di -tali usi medesimi, erano obbligati a rendersi all'esercito coi loro -braccianti: v'ebbe liberi su terre d'ecclesiastici e di laici, liberi -che possedeano al medesimo tempo allodj e benefizj, che per conseguente -erano pure o vassalli regj o sottovassalli: v'ebbe vassalli regj, che -erano sottovassalli o della Chiesa o d'un gran vassallo laico: v'ebbe -infine coloni i quali possedeano altri coloni e servi[224]: e tutti -avevano diritti e doveri differenti gli uni verso gli altri, mentre -l'eribanno, cioè l'obbligo del militare, li teneva in pari dipendenza -dall'Impero. S'aggiungano le città, coll'ordinamento loro particolare, -in parte conservato dal romano, in parte derivato dalle consuetudini -germaniche. - -Per la difesa nazionale armavasi la leva a stormo di tutti i liberi -o arimanni: per le spedizioni particolari i conti menavano al campo -la gioventù, scelta fra' loro vassalli, e ciascun arimanno dovea -pensare alle proprie vesti, all'armi, anche al vitto sinchè fosse -entro le frontiere del regno. A prevenire in ciò le vessazioni, Carlo -Magno misurò i servigi dai possessi, talchè chi avesse tre o quattro -mansi[225] dovea servire personalmente; quei che meno, unirsi tra sè -per dare un uomo; a proporzione minore chi non avesse che il valor -mobile di una libbra d'argento. I poveri, o rimanevano di guardia -alla città, o lavoravano alle vie, alle fortificazioni, ai ponti. E -fu questa una grande mutazione, giacchè dovettero servizio non solo i -grandi possessori, ma tutti; e ciascun uomo libero ebbe ad eleggersi -un seniore, sotto la cui bandiera mover in guerra. Diventò dunque la -milizia carico personale insieme e reale, e l'interesse del principe -s'identificò con quel dello Stato. I liberi non possessori restarono -sciolti dal servizio; i piccoli possessi a tal fine vennero sottoposti -spesso ai grandi, minorandosi coloro che esercitavano le armi. A questo -modo popolo ed esercito tornarono ad esser una cosa sola, e nella vita -fu introdotto un nuovo legame cui nessuno potea sottrarsi, rimanendo -tolta quella libertà assoluta, che affettavano gli antichi Germani. - -Chiunque possedesse un benefizio, per piccolo, era obbligato cavalcare -in guerra, armato di scudo, lancia, sciabola, spadone, arco, turcasso -pieno; al semplice libero bastavano lancia, scudo, arco con due cocche -e dodici freccie; e questo e quello doveano aggiungervi una corazza, -se il loro allodio od il benefizio valessero dodici mansi. I bagagli -dei re, dei vescovi, dei conti, ed i provvigionamenti e le macchine -si trasportavano a spesa dei possidenti: ciascun conte nella propria -giurisdizione vegliava a mantenere strade e ponti, e del paese a lui -sottomesso restavano a sua disposizione i due terzi dell'erba e del -fieno pei cavalli e gli altri animali che seguivano l'esercito. Le -truppe alloggiavano presso gli abitanti, sinchè fosse possibile. Il -libero che mancasse alla chiamata di guerra, pagava l'eribanno di -sessanta soldi; il vassallo perdeva il benefizio; il disertore la -vita. Siccome i più non erano in grado di pagare, restavano schiavi; -lo che presto avrebbe annichilato i piccoli proprietarj, se Carlo non -avesse ingiunto che, chi moriva in quello stato, si considerasse per -isdebitato, e il fondo suo tornasse agli eredi. I vassalli delle chiese -e de' monasteri seguivano i proprj vescovi ed abati: ma che gli uomini -di Dio si tuffassero nel sangue spiacque a Carlo, il quale fece da -papa Adriano riprovar quest'abuso, e l'assemblea generale confermò il -divieto, talchè a' loro uomini comandò il confaloniere o il visdomino -o l'avvocato. All'alto clero parve vedersi carpiti onori dovutigli, -e cercò sempre ricuperare l'uso delle armi, come fece poi nell'età -feudale quando nulla s'acquistò, nulla si conservò se non colla spada. - -Oltre l'eribanno, esercito che compiva le spedizioni dalla nazione -consentite, il re avea la banda di proprj vassalli, fossero volontarj -o stipendiati, che adoprava dovunque volesse, nelle imprese difficili, -nelle violente, in quelle che occorressero dopo ch'era scaduto -il termine dell'eribanno, e a custodire la persona reale, e tener -guarnigione. - -Semplici erano le finanze, poichè ogni cantone e comunità si manteneva -da sè, nè la Camera regia dovea mandarvi nulla per le strade, per -l'istruzione, per altri stabilimenti, salvo che il re ne volesse -fondare con proprj averi. I benefiziati pagavano i loro canoni in -cavalli, stoffe, derrate di vario genere, che recavansi al campo di -maggio, e v'erano ricevute dal gran ciambellano, con non piccolo suo -profitto. - -La Corona possedeva poi terre tributarie ed ampj poderi o ville, nelle -quali spesso i re tenevano le assemblee, e venivano a stare alquanto -in ciascuna, per consumarne sul posto le derrate. Comprendevano molte -abitazioni, occupate da servi del fisco, o anche da lavoratori liberi, -retribuiti con razioni o con un manso, ed obbedienti a un maggiore, -che riceveva ordini da un giudice fiscale, cui spettava a un tempo -la generale intendenza e la giurisdizione su tutti gli abitanti delle -ville da lui dipendenti. - -Angusta diffidenza reca politici inetti ad opporsi ai sentimenti -della loro età, e a ritardarne i progressi, da cui temono diroccata -una potenza che si regge soltanto per l'abitudine: l'uomo grande in -quella vece conosce il tempo, e non che sgomentarsi del suo procedere, -ne adopra gli elementi ad assodare l'edifizio ch'esso prepara, e -che l'avvenire rispetterà. Carlo Magno vide come il clero, coi tanti -benefizj recati nel barbarico scompiglio, avesse acquistato immensa -potenza sovra l'opinione; e non che adombrarsene come aveano fatto -i Longobardi, la sentì opportuna all'intento suo d'incivilire e -unificare, e ne crebbe l'efficacia mediante la ricchezza, il potere, -la riverenza. Mentre egli coll'armi sospendeva l'irruente barbarie, -i missionarj dovevano colla parola mansuefare i rozzi limitrofi; e -la venerazione verso il capo della Chiesa opponeva allo sfiancamento -della società e dei costumi. Largheggiò colle chiese; assicurò loro la -decima da equamente partirsi fra il vescovo, i sacerdoti, le fabbriche -di ciascuna diocesi, e i poveri, cioè gli ospizj. Erano questi -amministrati e serviti dalla disinteressata carità del clero; onde il -crescere de' beni ecclesiastici ritornava a utile dei poveretti. - -Ma la Chiesa non si prospera tanto colle largizioni, quanto collo -svellere le male erbe che aduggiano il buon seme. Epperò Carlo -rimediò alle triste arti con cui alcuni traevano beni alle chiese, o -li disperdevano a vantaggio delle proprie famiglie, o vi cangiavano -destinazione; provvide che i devoti non largissero a scapito degli -eredi bisognosi; impedì d'assegnare i patrimonj ecclesiastici a -laici, se non a titolo precario, e questi pure a patto che gli utenti -retribuissero doppia decima, e conservassero i monumenti del culto. - -Andando la giurisdizione annessa al possedimento delle terre, il clero -la esercitò non altrimenti che i vassalli nei loro feudi; e perciò alle -donazioni solevasi aggiungere l'immunità, cioè che verun giudice regio -potesse far atto d'autorità sopra i dominj ecclesiastici. Gli avvocati -delle chiese almeno una volta l'anno tenevano placito in una delle -città dipendenti da quelle, e vi rendevano giustizia assistiti da probi -uomini. - -Carlo assodò la giurisdizione canonica, estendendola fino ai casi di -sangue; nessun cherico poteva essere tenuto in cattura senza darne -notizia al suo diocesano: ai vescovi spettava l'inquisizione anche -dei gravi delitti commessi da sacerdoti nelle loro diocesi. Gli -ecclesiastici non ammettevano prove di Dio ai tribunali lor proprj; -e Carlo ordinò si scolpassero secondo il gius ecclesiastico, coi -testimonj o con prestare giuramento davanti al popolo con tre, cinque o -sei preti, e occorrendo, anche con laici congiuratori. - -Per tale giurisdizione la Chiesa s'insinuava più sempre nelle famiglie, -competendole le cause di matrimonj e di testamento; e ne aumentarono -grandemente i possessi, attesochè molti secolari le sottoponevano i -proprj beni onde godere di quella. Perocchè, quando i codici erano -dettati da Barbari ed applicati da gente rozza e passionata, pareva -un oro il gius canonico; e i tribunali vescovili per regolarità di -forme e stabilità di diritto vincevano di lunga mano le corti dei -conti, più ignoranti e corrotti. Ma poichè a questo modo il clero -emancipavasi dallo Stato, Carlo Magno con ispeciali raccomandazioni -frenava l'eccesso della concession generale: limitò il diritto -dell'asilo sacro, negandolo agli assassini; se un reo fuggisse sopra -terre ecclesiastiche per sottrarsi alla giurisdizione secolare, fosse -respinto; altrimenti il conte lo arrestasse di forza; un'ammenda al -vescovo che si opponesse. - -Colle ricchezze, coll'entrarvi persone illustri e potenti, e -coll'ottenere le dignità non per zelo e merito ma per bottega, -nel clero si era lentato il rigore e guasta la disciplina; e i re, -avocatasi l'elezione dei vescovi, preferivano spesso gl'intriganti e -chi avesse più denaro e arte di spenderlo. Questo sconcio non isfuggì a -Carlo, che, se sulle prime destinava a talento i prelati, sul fine del -suo regno formalmente restituì agli ecclesiastici e al popolo la scelta -del vescovo, sebbene ai comizj di quella solessero presedere regj -commissarj. Pure la simonia guastava le elezioni popolari, come avea -fatto le principesche. - -Ai disordini si opponevano rimedj da privati e dal pubblico, -dall'autorità civile e dalla religiosa. Si prescrissero ai monaci -regole di tal perfezione, che non è meraviglia se non vedeasi sempre -raggiunta. De' canonici trovasi vestigio antecedente[226], ma allora -ebbero regola definita e salmeggiare in comune, accoppiando la -monastica forma al vivere nel secolo. - -Carlo procurava introdurre nella vita religiosa l'ordine e l'operosità -che avea recato nel governo temporale: sicchè ai messi dominici -ordinava di esaminare i lamenti contro i vescovi od abati; se questi -vivessero conforme ai canoni; come le chiese fossero tenute; se -v'avesse alcun disordine cui il vescovo non bastasse a riparare. Egli -fece da Paolo Diacono raccorre omelie de' santi Ambrogio, Agostino, -Ilario, Grisostomo, e di Leone e Gregorio Magni per modello agli -oratori; impose che in tutte le parrocchie si predicasse intelligibile -al popolo; che i vescovi leggessero frequente la Bibbia e i santi -Padri: nati dubbj intorno ai riti del battesimo, interrogò i vescovi, -e abbiamo il libro che in risposta scrisse Odelberto arcivescovo -di Milano. De' concilj ben quaranta troviamo raccolti sotto di -lui, alcuni misti d'interessi politici, tutti riguardanti il morale -ordinamento della società civile e religiosa; e ne sostenne i canoni -col braccio secolare. I decreti di riforma in essi pronunciati, il -continuo predicare, il regolarsi i minimi atti, rivelano una società -novizia, dove ogni passo ha bisogno di direzione, e il contrasto fra le -intenzioni del legislatore e la corruttela de' governati. - -Al tempo di Carlo Magno e in parte per merito suo ebber qualche -fiore gli studj e le arti belle. Per imputare affatto ai Barbari -il deperimento della letteratura converrebbe dimenticare come già -decrepita la vedemmo al finir dell'Impero, e come, perdurando le -stesse cause, dovesse continuare il calo; converrebbe dimenticare come -miserabilissima fu nell'impero d'Oriente, intatto da Barbari, e dove -quegli sterili custodi dell'antica scienza, possedendo tuttavia intatta -la più bella lingua e tanti mezzi di studio, non seppero fare che -compilazioni di dotta e monotona inettitudine. - -In Italia, divenuta ogni cosa invasione e guerra e strazio, quasi -soli cherici poterono vacare allo studio e allo scrivere, nè quasi -d'altro che di materie religiose. Col governo antico cessando gli -emolumenti, furono chiuse le scuole; ma la Chiesa, che non accetta -in grembo se non chi ha cognizione delle capitali verità, ne aperse -dappertutto, allato ai vescovadi, nei conventi, fin nelle campagne, -ove mai non s'era pensato fin allora a recar l'educazione. Le scuole -morali e catechetiche erano semenzaj di buoni sacerdoti e missionari, -ed oltre alla scienza di Dio vi si dava una tintura delle lettere, -quanto almeno fosse mestieri per favellare ai popoli tra cui doveano -andare, e per conoscerne le leggi e le costumanze. Che se le episcopali -divenivano sempre più aride, e le parrocchiali caddero in persone -scarse di scienza e di carità, nei conventi si perseverò con amore -nell'istruzione elementare e nella elevata, oltre la special cura -del copiare libri. In particolar fama salirono fra noi le scuole di -Montecassino e di Bobbio, e il concilio di Vaison ordinava ai parroci -d'aver in casa giovani per istruirli negli studj convenienti a chi -serve la Chiesa «secondo la consuetudine che salutevolmente tenevasi -per tutta Italia». - -Ridotto in tali mani, era naturale che l'insegnamento si applicasse -affatto alla scienza divina, le eterne massime o i libri sacri -spiegando colla storia, la filosofia, l'allegoria e la morale. Non è -più un semplice appetito di piaceri intellettuali, un'idolatria del -bello, che solo per accidente influisca sulla società; ma e scienze -e lettere volgonsi allo scopo pratico di governare gli uomini, -determinare le credenze, riformare i costumi. - -La moltiplicità di scritti di circostanza, dispute teologiche, omelie, -esortazioni, commenti, che ci resta dopo tanti perduti e inediti, -smentisce chi crede intormentiti gli intelletti. Nè è vero che i -pensatori si angustiassero nella fede; anzi spingevansi nell'ordine -de' concetti per costruire la società nuova, e insinuare nelle menti -giovani ed incorrotte le credenze che sole poteano addolcirne la -ferità: i vescovi predicavano ogni settimana: missionarj uscivano a -spargere la verità, dopo addestrati a conoscerla tanto da ribattere -le objezioni; i papi alimentavano la fiamma del sapere, e di molti -avanzano lettere piene d'ecclesiastica erudizione. - -Già parlammo di Boezio e Cassiodoro. Quest'ultimo, veduto traboccare -il soglio al quale aveva prestato valido sostegno, ricoverossi -al monastero Vivariese, fra la devozione e le lettere. De' suoi -monaci, i meno atti alle lettere volle attendessero a lavori di -mano, specialmente alla coltura de' terreni e alla minuta economia -rurale, il che, dic'egli, oltre giovare chi vi attende, somministra -di che soccorrere poveri e infermi. Nelle ore di riposo copiavano -libri, al qual uopo egli, già carico di novantatre anni, scrisse -regole d'ortografia. Nel libro _De anima_ risolve dodici quistioni, -propostegli da amici mentre stava ancora nel secolo. L'esposizione -sua de' salmi è estratta da sant'Agostino e da altri. La cronaca dal -diluvio sin al 519 porge qualche notizia sull'ultimo secolo, nulla -del resto. È a rimpiangere la sua Storia dei Goti in dodici libri, -conosciuta solo per l'estratto di Giornandes. Gemendo che, mentre -le umane dottrine _erano pomposamente_ insegnate, mancassero maestri -per le divine, nè potendo papa Agapito, pei trambusti d'Italia, porvi -rimedio come desiderava, Cassiodoro tentò adempiere il difetto con un -corso elementare delle scienze atte al Cristiano. Vuol egli si cominci -dal mettere a memoria la santa scrittura e particolarmente i salmi; poi -si studiino i Padri e i sacri interpreti; non s'ignori la storia della -Chiesa e dei concilj; vi si congiungano la cosmogonia, la geografia -e i profani scrittori, colla discrezione onde li studiarono i Padri -cristiani. Le scienze colloca egli altre nell'osservazione, altre -nella cognizione e stima delle cose, contemplative cioè o pratiche; -e fra le prime ascrive l'arte del dire, storica e dialettica; indi -aritmetica, geometria, astronomia e musica. Queste scienze sono poco -meglio che accennate nel trattato di Cassiodoro; l'aritmetica occupando -appena due fogli, senza applicazione delle regole comuni e con assurde -sottigliezze sulle virtù dei numeri; la geometria in due facciate, dà -alcune definizioni ed assiomi; brevissime e inconcludenti la grammatica -e la retorica; alquanto più estesa e ragionata la logica. Ma tale -metodo enciclopedico, da lui esteso sull'esempio di Marciano Capella, -fu adottato generalmente, e fece sostituire povere compilazioni allo -studio diretto de' grandi modelli; ma forse egli stesso e i migliori -suoi contemporanei non avevano cognizione di questi, se non per via -degli abbreviatori del IV e V secolo. - -Son nuovo genere di letteratura le leggende e le vite dei santi, -moltiplicate allora e d'intendimento affatto pratico, mirando a muovere -la volontà più che ad allettare l'intelletto od appagar la ragione. -Siccome su tutti gli altri, così sugli eroi popolari che si chiamano -santi, eransi diffusi varj racconti, alcuni finti, più spesso esagerati -o frantesi; onde talvolta l'immaginazione vi vedeva miracoli, talaltra -l'ignoranza credea tali alcuni fatti, capaci di naturale spiegazione. -Ripetuti, ingranditi dalla fama, sono raccolti come verità da una gente -men bisognosa di discutere che di credere e d'amare. Volta veniva che -si esercitasse in queste vite il talento dei monaci, e sbizzarrivano -inventando circostanze; le migliori deponevansi negli archivj de' -monasteri, e trattene dopo lunghi anni, acquistavano fiducia dalla loro -antichità; finchè venne la critica a vagliarne la mondiglia e unire il -meglio in un corpo di storia, che abbraccia quindici secoli e tutti i -paesi, tutti i costumi, tutti i gradi. - -Era quasi una riazione delle immaginazioni contro i disordini morali -d'allora, ponendovi in mostra la bontà, la giustizia, scomparse dal -resto del mondo; ed esibendo dolcezze e simpatie fra i dolori, pascolo -alle fantasie, sprovviste d'ogni altro alimento: era una consolazione -alla vita così bersagliata di quel tempo, il mostrare l'assistenza -continua della Provvidenza. - -Venuti i Longobardi, il bujo si rese più fitto; e papa Agatone -raccomandava all'imperatore greco i legati suoi al concilio di -Costantinopoli, come gente d'integro zelo, in cui la fedeltà alle -tradizioni adempie il difetto del sapere; «giacchè, come mai può -trovarsi perfetta cognizione della sacra scrittura presso gente che -vive circumcinta di Barbari, ed è costretta procacciarsi il vitto -giorno per giorno?» I padri poi del sinodo Romano scrivono: «Se poniam -mente alla profana eloquenza, nessuno ci pare possa in quella levar -vanto. Il furore di barbare nazioni agita e sovverte senza posa queste -provincie guerreggiandole, correndole, predandole. Quindi da Barbari -circondati, meniamo vita piena di crucci e di stento, costretti a -guadagnarci il vitto colle proprie nostre mani, essendo periti i -beni con cui la Chiesa sostenevasi, e noi ridotti ad avere per unica -sostanza la fede». Avendo re Pepino chiesto libri a papa Paolo, questi -gli mandò quanti potè raccorne; e quali erano? l'antifonario, il -responsale, la grammatica (?) d'Aristotele, i libri del falso Dionigi -areopagita, la geometria, l'ortografia, la grammatica, tutti in greco; -scarsa suppellettile davvero per un papa e un re. - -Ripetiamo di non affrettarci ad accagionarne soltanto l'invasione dei -Barbari, giacchè poco meglio incontriamo nell'intatto Oriente. - -Carlo Magno, messosi tardi allo scrivere, non aveva mai potuto -avvezzarvi la mano, irrigidita dalle armi, sebbene tenesse allato certe -tavolette, sopra cui esercitavasi a vergare il proprio nome[227]. -Ciò non toglieva ch'egli fosse dotto; esprimevasi con robusta ed -abbondante eloquenza; parlava il latino come la lingua propria, e in -esso componeva versi; capiva anche il greco, e in assemblee di vescovi -ragionò talora con una precisione da far meraviglia ai prelati. Quel -che più importa, amò e protesse, senza basse gelosie di paese, chiunque -mostrava bontà d'ingegno; fondò le scuole donde nel secolo seguente -uscirono insigni maestri; incoraggiò il sapere, facendo che i vincitori -stimassero le dottrine di cui conservavasi tra i vinti la tradizione, e -i vinti cessassero di fare sinonimi settentrionale e barbaro. - -Nella prima sua spedizione in Italia, veduti gli avanzi di quella -insigne, se non morale civiltà, si propose di trapiantarla in Francia; -e menò seco Pietro da Pisa, già maestro a Pavia, affidandogli la -direzione della scuola di palazzo, la quale seguiva Carlo dovunque -andasse; e alle lezioni assistevano l'imperatore, i principi di sua -casa e quanto di meglio capitasse a Corte. Di rimpatto mandò qui un -monaco d'Irlanda, affidandogli il monastero di sant'Agostino presso -Pavia, acciocchè istruisse chi vi veniva: e ad uso delle scuole -primarie fe comporre libri dall'inglese Alcuino. Credendo la musica -opportuna ad ingentilire gli animi, menò d'Italia molti cantori che -insegnassero il metodo gregoriano e a sonar gli organi, alcuni de' -quali furono fabbricati da Giorgio veneziano, ad imitazione di uno che -Costantino V aveva da Costantinopoli mandato a Pepino. - -Assai nominammo Paolo, da Cividal del Friuli, diacono della chiesa -d'Aquileja, che la Storia dei Longobardi cavò da memorie ancora vive; -ma si ferma a Liutprando, forse avendo voluto risparmiarsi il pericolo -e la difficoltà di narrare casi recenti, ove il favore e il dispetto -potessero alterare i giudizj. Scosceso il trono de' Longobardi, Paolo, -ritiratosi nel monastero di Montecassino, conservò devozione pe' -suoi re caduti, e tenne mano con Adelchi nei tentativi di ricuperare -il trono. Quei vili consiglieri che mai non mancano per contaminare -coll'abjezione propria la generosità d'un principe, stimolavano Carlo -a punire il diacono colla perdita degli occhi e delle mani; ma il Magno -rispose: — Ove troveremmo noi una destra così abile a scrivere storie?» -e lo menò seco in Francia, ove gli fece compilare un _Omeliario_ -purgato da solecismi e da sensi corrotti; lo trattò amicamente, -concesse a un monaco prigioniero la grazia da lui chiestagli in -un'elegia, e gli dirigeva enigmi in versi, che Paolo in versi spiegava; -e dopo che questi fu tornato a Montecassino, il mandava a salutare con -affetto[228]. Della sua _Historia miscella_ i primi dieci libri sono -un'amplificazione di Eutropio; col decimottavo giunge a Leone Isaurico. - -Nel Friuli pure fioriva Paolino grammatico, che scrisse inni e lettere -e una confutazione degli errori di Felice ed Elipando; assiduo a tutti -i concilj tenutisi nell'Impero, a lui principalmente sono dovuti i -decreti di quello d'Aquisgrana. Carlo Magno gli diede il patrimonio -d'un Fedele di re Desiderio morto in guerra, poi una villa, e il creò -patriarca d'Aquileja. - -Erchemperto, figlio del longobardo Adelgario, continuò la storia della -sua nazione, «dal profondo del cuore sospirando nel raccontarne non il -regno ma l'eccidio, non la felicità ma la miseria, non il trionfo ma -la ruina, non come progredirono ma come svanirono». In fatti il suo -discorso è del ducato di Benevento; fra' principi del quale sappiamo -che Arigiso favoriva i letterati e teneva un'accolta di filosofi, dotto -egli stesso in tutte le parti della filosofia, logica, fisica, etica: -sua moglie Adilsperga aveva alla mano i migliori detti dei filosofi e -poeti, e gran pratica cogli storici profani e sacri: il loro figliuolo -Romoaldo molto seppe nella grammatica e nella giurisprudenza[229]. - -Le poche carte avanzateci di quell'età provano estrema trascuranza -della lingua e della sintassi. Passiamo ai libri? peccano al contrario -di soverchia cura, affettando termini bizzarri e metafore strane e -affastellate, intarsiando espressioni greche alle latine, dilettandosi -in giuochi di parole, e mostrando un'enfasi che fa ai pugni colla -gracilità delle immagini. Se questo stile si esageri ancora, poi si -frastagli in una misura inesatta, si avrà quella che allora chiamavano -poesia, triviale insieme e gonfia, che ne' componimenti leggieri -invanisce in trastulli, imitanti quelli della letteratura rimbambita; -se canta imprese, dissocia i due elementi necessarj d'ogni epopea, -l'immaginazione e il racconto. Eppure fra loro quegli scrittori, -anticipando la codarda petulanza de' moderni folliculari, paragonavansi -ai più segnalati[230], dei quali siamo autorizzati a dubitare che mai -non avessero veduto le opere. - -Nè di arti fu diseredata quell'età. Anzi i re longobardi moltiplicarono -edifizj; e per non ripetere la basilica e il palazzo di Teodolinda a -Monza, e le pitture e i giojelli ivi posti (pag. 85), Gundeberga figlia -di lei un'altra chiesa al Battista eresse in Pavia, dove furono pure -edificati da re Ariperto San Salvadore, da Grimoaldo Sant'Ambrogio, da -Pertarito il monastero di Sant'Agata al Monte e Santa Maria in Pertica, -da Liutprando San Pietro in Ciel d'oro e il battistero poligono unito -alla basilica di Santo Stefano in Bologna. A Cuniperto è dovuto San -Giorgio in Coronate, dove avea riportato insigne vittoria; a Desiderio, -San Pietro di Civate in Brianza, Santa Giulia in Brescia, e i monasteri -Maggiore e di San Vincenzo in Milano; a Grimoaldo la rotonda del duomo -vecchio di Brescia. Fanno di quel tempo anche San Pietro _de domo_ -in Brescia, Sant'Ilario in Stafora presso Voghera, San Zenone e la -cattedrale di Verona, e principalmente San Michele di Pavia. - -Fu maestrevolmente negato[231] che le chiese oggi portanti questi -titoli, sieno le proprie dell'età longobarda; e si discusse quanto -si riformassero dappoi. Tutte nei piani somigliano alle costruzioni -usitate al fine dell'Impero; nè sotto i Longobardi l'architettura fu -altro che un deterioramento della romana: ma l'esterna distribuzione, -particolarmente delle facciate, lo stile dei capitelli, con figure -d'uomini e d'animali strani, i pilastri di rinforzo, le esili colonne -prolungate dal pavimento fino al sommo dell'edifizio, passando da un -piano all'altro senza interruzione di archi, di travature o cornici, -mostrano un far nuovo d'architettura che cominciò verso il mille, e che -poi divenne generale. Nel San Zenone di Verona le navi sono distinte -da colonne, con capitelli formati d'animali mostruosi, che sostengono -piccoli archi tondi, e sovra di essi un muro a finestre, sorreggente -il tetto; ma invece d'un solo arcone trionfale che separi la nave -dal santuario, diversi piccoli impostati sopra colonne traversano la -chiesa per lo largo. Attorno alla cripta corrono colonnette disposte -a mandorla, con capitelli lombardi e arcate tonde, che sostengono -il magnifico santuario, a cui si ascende per dodici scalini larghi -quanto la chiesa. Il monumento longobardo che forse unico nell'interno -conservossi inalterato, è San Fridiano a Lucca, che in pergamene del -685 e 86 si dice restaurato da Flaulone, maggiordomo di re Cuniperto, -e fin ad oggi chiamasi basilica de' Lombardi. È disposto a modo delle -basiliche, semplicissimamente, con tre navi e cappelle laterali -sfondate, che forse formavano altre due navi; undici colonne per -lato, alcune greche e romane, sottili a riguardo dell'enorme altezza -ch'è dal sotterraneo alla soffitta. Ivi credono longobarda anche -Santa Maria _foris portam_, restaurata nell'800; e pensano che il -palazzo dei duchi stesse in piazza San Giusto, ove ora il Lucchesini. -Più antico è Sant'Alessandro, sebbene ricordato solo nel 1056. Nel -ricchissimo archivio di questa città si trova al 763 mentovato un -pittore Auriperto, cui da Astolfo re fu donato San Pietro Somaldi, -ch'egli cedette al vescovo Aurideo. Pur longobardo credono San Giovanni -e il contiguo battistero; e nel 778 è menzione di San Michele che -potrebb'essere opera longobarda. Anteriore a Carlo Magno reputano Santa -Maria in Campo a Firenze. - -La tradizione popolare, che concentrò su Teodolinda quanto di buono -hanno operato i Longobardi, assegna a lei il campanile di Brianza, San -Giovanni di Besano sopra Viggiù, la torre di Perledo e la chiesa di -San Martino a Varenna, il San Giovanni Battista di Gravedona, tutti -nel Comasco, e la strada Regina lungo la riva destra del Lario. A -Longobardi s'attribuiscono pure le torri in val Leventina che chiudono -il varco di Staledro verso il San Gotardo, e che chiamano il castello -di re Desiderio e la torre di re Autari. Le torri longobarde di Ascoli -tengono del ciclopico, e ad una porta quadrata sovrasta un frontone -triangolare forato. Quelle di Spoleto somigliano a quelle di Pavia, e -una chiesa fuor della città, cui si ascende per una scalea, ha fregi -d'animali a modo del San Michele pavese. - -Nessuno crederà che i Longobardi recassero seco un sistema d'arte, -nè tampoco architetti proprj; ma si valeano de' natii, ed espressa -menzione trovammo (pagina 144) dei _magistri comacini_, capomastri -uscenti dalla diocesi di Como, donde fin oggi ne deriva la più -parte. Questi lavoravano secondo i tipi che aveano sott'occhio, nè -pel lungo tempo che i Longobardi dominarono in Italia, s'avvisa -alcun avanzamento; talchè i loro edifizj del VII poco variano da -quelli dell'XI secolo, quando fecero luogo ai Normanni, popolo tanto -progressivo. - -Le belle arti ebbero ad esercitarsi nei molti edifizj da Carlo -comandati dopo che i resti dell'antica magnificenza italiana lo -eccitarono ad imitarli. Fin al Vasari, idolatro della forma, parve di -_bellissima maniera_ il tempio dei Santi Apostoli, per lui edificato in -Firenze, con pianta originale di classica semplicità. A stile eguale è -San Michele di Roma. Dove egli stesso non operò, Carlo ispirava altrui, -e faceva che abati e conti favorissero gli artisti, i quali per lo -più si traevano d'Italia, donde talvolta anche le opere antiche. Non -è improbabile che tali artisti da lui chiamati fondassero una scuola o -fraternita, origine delle loggie de' Franchi-muratori che tramandavansi -certe dottrine e pratiche sull'arte del fabbricare. - -Insomma Carlo, come avviene degli uomini grandi, campeggia in tutte le -opere del suo secolo; eroe germanico, imperatore romano, buono, docile -e credente: la tradizione poi ne formò il patrono della cavalleria -e il protagonista dei romanzi, accumulando su lui le imprese dei -predecessori suoi e de' successori[232]. Adoprò la spada senza pietà, -ma non a distruggere, bensì a consolidare l'incivilimento e proteggerlo -da nuovi invasori. Vagheggiò l'unità dell'impero romano, ma i tempi gli -si opposero; e ai tempi vanno imputati molti vizj e delitti suoi. - -Accorgendosi come nessuno de' suoi figli basterebbe a reggere il peso -del mondo, tanto più che già li vedeva discordi, pensò d'assicurare -la pace: e qui la politica della sua nazione accordavasi coi paterni -affetti di lui per consigliarlo a partire tra i figli le tre genti -diverse, franca, longobarda, romana di Aquitania, senza però che la -divisione pregiudicasse all'unità imperiale. A Lodovico d'Aquitania, -unico figlio sopravissutogli, Carlo deliberò anticipar la successione -col chiamarselo collega, e il fece coronare ad Aquisgrana (813). In -questa città piacevasi egli riposare una vita di tante opere, e cogli -esercizj e col bagno sosteneva e rintegrava le forze: quivi moriva il -27 dell'814 a settantadue anni. - -Nel testamento non dispose della corona imperiale, sapendo che questa -non poteva essere conferita che dal papa, portando il diritto d'allora -che il protetto eleggesse il proprio protettore. Neppur del possesso -di Roma fe cenno, tanto la considerava come vero dominio de' pontefici. -Due terzi de' suoi ricchissimi arredi spartì alle ventuna metropolitane -del suo impero, fra cui quelle di Roma, Ravenna, Milano, Cividal -del Friuli, Grado; a San Pietro di Roma una tavola d'argento ov'era -descritta Costantinopoli, al vescovo di Ravenna un'altra col disegno di -Roma. - - - - -LIBRO SETTIMO - - - - -CAPITOLO LXX. - -Regno d'Italia. Condizione degli Italiani sotto i primi Carolingi. - - -Un Governo stabilito pel pubblico bene, diretto alla pace del paese, al -pareggiamento di tutti i cittadini, all'agevole vigoria della legge, -alla maggior dignità degli uomini, a cancellare il ricordo della -conquista e le cause della guerra, può col tempo legittimare anche -l'invasione di un popolo forestiero, e all'odio derivato dalle prime -violenze surrogare quella docilità, che finisce coll'uniformare la -volontà de' vinti a quella de' vincitori. Tale non era stato quello de' -Longobardi; onde perì senza resistenza nè compianto. I vinti italiani -credettero risorgesse la loro grandezza quando si rinnovarono i nomi -d'Impero e di popolo romano: e realmente coll'assidersi sul trono de' -Cesari un re dei Barbari, questi venivano ad affratellare a sè la gente -romana, e vincitori e vinti non aveano più che un capo solo. Laonde, in -un famoso Capitolare dell'801, Carlo Magno s'intitolava _imperatore e -console_, cioè ripristinava in lor condizione i Romani; e gloriavasi di -aver reso giustizia a ciascuno secondo la legge propria, Romani fossero -o Longobardi o Franchi. - -Che i Romani spossessati dai Longobardi rientrassero nei loro averi -e nei diritti degli avi, non abbiamo titoli a crederlo: forse il -vincitore avea combattuto pel loro restauramento? ma d'altra parte non -v'era ragione perchè questo prediligesse i Longobardi; talchè ai Romani -ridotti aldj erano tolti gli ostacoli per entrare nella condizione -de' Barbari. Quanto ai Romani non prima soggiogati, il nuovo vincitore -cessava di considerarli per forestieri nè diminuiti del capo; ed anche -per la loro vita si stabiliva un guidrigildo, talchè il Longobardo -uccisore d'un nostro dovesse pagare il compenso legale. - -Alla romana e col nome italico aveano continuato a regolarsi le città -dove Goti e Longobardi non erano penetrati o per poco. Ma gl'imperatori -di Costantinopoli non poteano da così lontano, o non curavano mandar -sempre governatori; i casi spesso interrompevano la comunicazione -coll'esarca di Ravenna: laonde esse provvidero al governo e alla -difesa propria, adoperandovi il denaro che soleano dare per tributo. -Così que' municipj trassero in propria mano l'erario, l'esercito, -l'amministrazione civile e giudiziale, insomma di fatto una civile -libertà. Verso l'890 Leone VI imperatore abolì il nome di console, -poi anche le curie, come istituzioni da gran pezza invecchiate, e -d'altra parte inutili dacchè tutto restava affidato alla sollecitudine -dell'imperatore[233]: ma a quel tempo già era così lentato il legame -fra le città nostre e l'impero orientale, che le cure qui durarono, -benchè modificate. Si avevano il senato e il _pater civitatis_ eletto -dal popolo, ma sparvero i _defensores_ e i _magistratus_; l'esarca -poi o il papa nominavano agl'impieghi civili e militari. I due poteri -rimasero distinti anche nell'amministrazione della giustizia, da un -lato quella dei duci, dall'altro quella dei dativi o giudici, benchè -talora le due qualifiche si unissero nella stessa persona. - -Le città furono prese più volte, più volte si liberarono forse da -se medesime; e la parte nazionale era fiancheggiata dai vescovi, -avversissimi a' Longobardi, e provvisti di ricchezze e potenza. Fin -d'allora vediamo esse città portar guerra una all'altra, e i vescovi -contro i papi o gli esarchi: tutti sintomi di vita indipendente. Per -duce, in luogo di quello che gli Orientali deputavano qui, eleggevasi -un cittadino; onde i Greci, mentre scapitavano più sempre in dignità, -divenivano causa od incentivo che si svegliassero in Italia le virtù -repubblicane, e l'uomo tornasse alla dignità ed ai beni che sogliono -esserne conseguenza. Viepiù nelle città marittime, sotto il nome -del greco impero germogliava la libertà, confaciente a popoli che, -avvezzi alla indipendenza del mare, mal sanno in terra acconciarsi al -despotismo. - -Colla nuova civiltà mal si combinano le grandi aggregazioni di popolo, -anzi prevale l'esistenza indipendente di ciascuno. L'estesissimo impero -di Carlo Magno non resse dacchè manca la sua mano robusta; e le nazioni -ch'egli avea strette insieme, rimbalzarono tosto che dall'instancabile -volontà di lui non trasse più vigore la complicata amministrazione cui -le avea sottoposte; e tutto andò spartito in tante signorie, quanti -erano i popoli, con leggi proprie, e con effettiva indipendenza sotto -una nominale subordinazione. - -L'Italia, che pareva anch'essa dover venire assorbita in quel grande -accentramento, ne restò distinta, ma sbranata in moltissime signorie; -e i nostri re valeano poco meglio di qualunque altro de' possessori -di grandi feudi, fossero signori longobardi qui sopravanzati, o nuovi -pòstivi dai Franchi; e dei prelati che, a modo del clero di Francia e -di Germania, mescevansi della politica; e che tutti mal s'acconciavano -al regolato governo istituito dal Magno. - -Pepino re d'Italia sedeva in Pavia, non però distaccato dall'Impero; -tanto che Carlo Magno, a lui scrivendo nell'807, s'intitola ancora -re dei Longobardi, e gli trasmette ordini[234]. Sinchè fanciullo, -ebbe per tutore Wala, poi per consigliere e ministro sant'Adalardo -abate di Corbia, che amava la giustizia senza distinguere persone nè -ricever regali; i prepotenti che angariavano il popolo, represse; e -dicevasi esser non uomo ma angelo. Papa Leone III l'ebbe famigliare, -e — Se mi fossi ingannato nel credere ad esso, a niun Francese mai più -crederei»[235]. - -Morto Pepino giovanissimo (810), Carlo Magno gli sostituì il figlio -Bernardo: ma come il Magno morì, Lodovico Pio, suo successore, stabilì -dividere il regno tra' proprj figliuoli (817), e a Lotario primogenito -col titolo imperiale assegnò l'Italia, e primazia sovra i fratelli. -Se l'ebbe a male Bernardo, che come re d'Italia aspirava all'Impero, -e v'era sollecitato dagli Italiani; e i vescovi Anselmo di Milano e -Valfondo di Cremona, scontenti d'una sovranità forestiera, formarono -una lega di principi e città, e muniti i varchi, alzarono per la prima -volta quel grido che fu poi echeggiato d'età in età, di liberarsi dai -Barbari (818). Con essi Bernardo passò di là dalle Alpi, ma presto -sconfitto, fu condannato a morte; e i due prelati, e i sacerdoti e i -grandi che gli ascoltarono, furono chiusi in prigioni o in monasteri. - -Lotario, rimasto re d'Italia, trascinò i nostri nelle lunghe guerre -che contro del paese e dei fratelli menò per le spartizioni ripetute -dell'Impero. Succeduto poi al padre (813), nel trattato di Verdun -divise i possessi coi fratelli a seconda delle nazionalità, e non -pretendendo per sè alcuna supremazia che ne sminuisse l'indipendenza, -si piantò oltr'Alpe (844), e qui lasciò re il figlio Lodovico II. - -Il regno d'Italia occupava la parte superiore della penisola, già -dominata dai Longobardi, e che allora prese il nome di Longobardia. Era -essa divisa in contadi, e già indicammo quali fossero le attribuzioni -dei conti, e quali i privilegi de' liberi, degli ecclesiastici, dei -Comuni, allora misti di varie cittadinanze per la concessione di Carlo -Magno: e sebbene sussistessero le apparenze longobarde, si estendevano -le maniere Franche del possedere e del giudicare, e dappertutto si -trovavano benefiziati e vassalli laici o ecclesiastici al modo salico. - -Di fatto le leggi emanate dai primi Carolingi non facevano che compiere -il sistema del Magno, precisando i diritti e i doveri, frenando gli -usurpamenti dei baroni, mentre alle chiese si prodigavano franchigie -e privilegi. I re longobardi comandavano sull'intera nazione, e non -facevano guerra fuori del regno o ben di rado: i Franchi sì, e perciò -avevano bisogno di moltiplicare i vassalli proprj, coll'assegnar loro -dei feudi, cioè beni particolari, portanti l'obbligo del militare. -Eguagliati Longobardi e Romani col concedere anche a questi il -guidrigildo, i nostri ch'erano rimasi della stirpe antica, massime -nei paesi non occupati da Barbari, ottennero il diritto e l'obbligo di -portare le armi, cogli onori e colle prerogative che ne conseguitavano, -così qui pure fu dilatato l'uso de' benefizj o feudi, massime da che -i beni confiscati ai contumaci furono scompartiti tra i Franchi. I -grandi, possessori di quelli, vennero sempre meglio sottraendosi dal -dipendere dai re, e tanto più quanto questi erano meno robusti, e -sovente lontani. I vassalli maggiori non poteano essere spossessati dal -re, se non per cause prestabilite; anzi riuscirono a rendere ereditario -il possesso, lo che avvenne pure delle altre dignità. I piccoli -feudatarj, abbandonati di protezione, si sottomettevano a conti e -vescovi; i pochi liberi cercavano la tutela dei potenti, e di rendersi -vassalli, giacchè il feudo portava seco la giurisdizione. - -Era nel sistema de' Franchi di concedere a qualche possesso la piena -giurisdizione, di modo che restasse disoggetto da ogni autorità se non -fosse la sovrana: per le quali _immunità_ veniva a sminuzzarsi il paese -quasi in tante signorie, quante erano giurisdizioni privilegiate, e -ponevansi le une a contrasto colle altre. Di questo passo i privilegi -delle persone e delle terre nobili si assodarono, formandosi una -classe, interposta fra il re e la plebe, qual non v'era nella Roma -antica; i re trattavano coi duchi e i conti, non più col popolo o coi -Comuni; gl'impieghi e le dignità non furono amovibili giacchè erano -annessi al possesso di terreni; gl'individui, privati di qualunque -rappresentanza, restavano in balìa dei signori. - -Anche i papi, entrando a parte del sistema feudale, assodavano la -propria potenza temporale in bilancia colla regia; sicchè il clero, -i ricchi, i grandi erano mossi da interessi differenti da quelli del -re. Lodovico II (855), e come re d'Italia e come imperatore dopo la -morte del padre, dovette essere continuamente colle armi in pugno per -mantenere la superiorità Franca, e impedire lo sfasciamento cagionato -dalle immunità. - -Carlo Magno avea lasciato a ciascun popolo la propria legge; ma ciò -valea pe' magnati; valea fors'anche per recuperare qualche proprietà -usurpata: realmente però e Romani e Longobardi e Salici restavano a -discrezione del feudatario, che non aveva chi lo frenasse ogniqualvolta -il suo interesse fosse in opposizione con quello del suddito. - -I Capitolari emendavano o temperavano le leggi personali; e giacchè -tutti erano obbligati a seguir queste, parrebbe ne dovesse derivare una -grave confusione colle legislazioni preesistenti; ma vi metteva riparo -la grande loro semplicità, e il concordare esse ne' punti principali, -tutte autorizzando la schiavitù, tenendo la donna in perpetua tutela, -punendo gli oltraggi di parole, facendo compendiosi i giudizj, e spesso -ricorrendo alle prove di Dio. Durava pure la differenza di pene secondo -le persone offese, e l'uccidere un libero costava ducento soldi; -cento un servo o liberto della chiesa o del re; il triplo se ucciso in -chiesa; trecento se un suddiacono, quattrocento se diacono o monaco, -seicento se prete, novecento se vescovo[236]: il padrone paghi pel -servo o lo consegni all'offeso[237]: talora al servo si davano tante -sferzate, quanti soldi avria dovuto pagare[238]. Delle multe soleasi -attribuire due terzi al re, l'altro al conte[239]. Benchè continuasse -l'uso germanico di comporre i delitti a denaro, però introduceansi -anche pene corporali, mutilazione, ceppi, flagellazione, schiavitù a -tempo o perpetua, esiglio; i servi tondevansi; tagliavasi la mano allo -spergiuro, al falsatore di monete o di carte, a chi uccidesse il nemico -dopo giurata la pace[240]; morte a chi disertava, o ricusasse armarsi -per la patria, o facesse congiura[241]. - -De' Capitolari pubblicati specialmente per l'Italia, quello dato da -Corteolona nel pavese espressamente permise a tutti di seguire il -diritto longobardo: e anche le Romane vedove di Longobardi non erano -obbligate vivere colla legge del marito, ma poteano tornare alla -nativa. Speciale pure a noi era il divieto di combattere colle spade, -dovendo adoprarsi pei duelli giudiziarj il bastone e lo scudo, salvo i -casi d'infedeltà[242]. - -I pontefici continuavano cogl'imperatori in quella relazione mista di -dipendenza e di supremazia. Passato il primo bagliore degli applausi -e degli spettacoli da cui facilmente si lascia allucinare, il popolo -romano sgradì la rinnovazione dell'Impero, quasi ne andasse di mezzo -la propria indipendenza; onde alla morte di Carlo levò rumore. Leone -III fece cogliere i rei e condannare, ma questa a Lodovico il Pio -parve una lesione della sua sovranità: se non che spedito il nipote -Bernardo a prendere cognizione del caso, chiamossene soddisfatto, e -non solo confermò le donazioni anteriori, ma le crebbe[243]. Eppure -senza aspettare il consenso imperiale fu ordinato Stefano IV (816), che -però subito fece dal popolo giurare fedeltà a Lodovico il Pio, e mandò -scusarsene: poi in persona venne a Reims a coronarlo. L'imperatore -gli si prostrò dinanzi tre volte, e gli fece doni, al centuplo di -quei ch'esso papa avea recati da Roma[244]. E trovando colà molti -usciti fuori d'Italia per le offese recate a papa Leone, li perdonò -e ricondusse in patria; corteggio degno di un pontefice. Al morir -di quello, il popolo romano elesse Pasquale (817) senza attendere la -sanzione di Lodovico che se ne lagnò. Pasquale incoronò l'imperatore -Lotario; ma appena partito questo, due uffiziali della chiesa romana, -che se n'erano mostrati fervorosi, furono uccisi; e venuti commissarj -imperiali a chiedere ragione del fatto, il papa con trentaquattro -vescovi giurossene innocente. - -Avendo la fazione aristocratica portato al seggio Eugenio II (824), -Lotario, sceso a Roma per posare le turbolenze, prescrisse il popolo -giurasse fedeltà all'imperatore, salvo quella dovuta al papa, il quale -avesse ad eleggersi secondo i canoni, davanti ai messi dell'imperatore -e col consenso di questo. Ciò non ostante Valentino fu intronizzato -senz'aspettarlo (827); ma essendo morto in capo a quaranta giorni, -Gregorio IV fu eletto con rito più regolare. Donde appare una diversità -di pretensioni; un diritto che gl'imperatori si arrogavano e il -popolo non riconosceva; nè sembra fosse impacciata l'elezione libera -dal richiedersi il consenso imperiale prima della consacrazione. -Biblioteche intere si scrissero su tal proposito, quando ancora le -ragioni e gli esempj precedenti aveano qualche peso sulle decisioni -politiche, anzichè serbarle solo all'onnipotenza del cannone. - -Sergio II fu ancora investito (844) senza dipendere dall'imperatore, -il quale per isdegno di ciò spedì Lodovico suo figlio a devastare il -dominio romano. L'esercito di lui mise a sangue e spavento le città -pontifizie: il papa gli mandò incontro tutti i magistrati e le scuole -della milizia: egli stesso accolse Lodovico al Vaticano, e menatolo -alle porte della basilica ch'erano chiuse, gli domandò se venisse con -intenzione amica, nel qual caso le avrebbe fatte aprire; se no, no. -Sulla sua promessa, gli fu aperto, e unto re d'Italia: i suoi soldati -però lasciaronsi fuor di città, dove mandarono a preda la campagna e i -borghi, a gara coi Longobardi di Benevento ch'erano venuti a ossequiare -il papa e il re. Ciò non tolse che i Romani, senza aspettare assenso -dell'imperatore, eleggessero il nuovo papa Leone IV (847). - -Era dunque un conflitto universale dei poteri nuovi cogli antichi, -degli imperatori coi papi, coi grandi feudatarj, coll'aristocrazia -militare, coll'aristocrazia ecclesiastica. Questo tempestare di -fazioni, questo sminuzzamento di Stati assicurava l'impunità al -ribaldo, che sottraevasi al castigo col rifuggire sul territorio del -vicino o sull'immune, cioè su quello che aveva ottenuta od usurpata -una giurisdizione propria, indipendente da ogn'altra. Queste immunità -medesime partorivano interminabili dissidj tra conti, vescovi, -monasteri, mentre i signori rimbaldanzivano, ed il potere ogni voglia -toglieva al vizio persin la vergogna. Re, papi, duchi non valevano a -frenare gente siffatta, se non col rendersi tiranni e adoperare astuzia -e forza; sicchè in quello stadio sociale che possiamo intitolare della -feudalità, l'individuo patì enormemente, quanto sotto le tirannidi -antiche; e i secoli IX e X furono considerati come i più miserabili per -la specie umana. - -Grazioso, arcivescovo di Ravenna, dotato o di spirito profetico -o di grande sagacia, poco dopo la morte di Carlo Magno prevedeva -gl'imminenti disastri, e gli esponeva sotto forme scritturali: -«L'Impero andrà a pezzi, per opera massimamente de' suoi cittadini, -e tra di essi fia guerra. La metropoli del mondo sarà assediata, -i nemici la calpesteranno, e d'ogni parte s'insorgerà contro di -essa, ed essa fia data alla devastazione. Stranieri rapiranno le -spoglie delle città vicine, e profaneranno le chiese de' santi, e -spoglieranno le tombe degli apostoli. E dai paesi occidentali uomini -sbarbati[245] accorreranno a sua difesa, ma ne faranno altrettanto -strapazzo. In quel tempo gitterà cruda fame e fiera mortalità; la -terra non darà più frutti, questa madre degli uomini ne diverrà -matrigna; e i Cristiani cadranno tributarj d'altri Cristiani, e nessuno -sentirà misericordia del suo prossimo. Di questa calamità fia segno -il divenire i sacerdoti ingordi ed orgogliosi; scompartiranno come -roba propria i tesori della Chiesa, e dopo gli ornamenti di questa, -dilapideranno anche i dominj: i monasteri andranno distrutti, i templi -disertati; i ministri del Signore rapiranno l'incenso dal santo -altare, e più non adempiranno al loro ministero... E venendo sulla -marina, sconosciute nazioni scanneranno i Cristiani, devasteranno -le campagne; chi campò da morte rimarrà schiavo, e i nobili romani -passeranno cattivi in terra straniera. Roma sarà saccheggiata per le -sue ricchezze e consunta dall'incendio. La stirpe di Agar si affaccerà -dall'Oriente a dilapidare le città marittime, e non si troverà persona -per respingerla; avvegnachè in tutti i paesi della terra i re saranno -indegni ed oppressori dei sudditi. L'impero dei Franchi perirà, e sul -trono imperiale sederanno i re; ed ogni cosa volgerà in peggio, e i -servi prevarranno ai padroni, e ciascuno si confiderà nella propria -spada. Più non resterà memoria delle antiche istituzioni, e ognuno -fia che cammini per le strade dell'empietà, dimenticata la giustizia, -pervertiti i giudizj». - -Sono queste sciagure, che noi dovremo svolgere di sotto alle -raffagottate narrazioni di incoltissimi cronisti. - -Il regno d'Italia era dunque costituito dei paesi fra l'Alpi e il -Po, oltre Parma, Modena, Lucca, la Toscana, l'Istria. L'esarcato di -Ravenna apparteneva ai papi, ai quali, oltre la donazione del vecchio -Pepino, fu assegnato quel che dicevasi Patrimonio di san Pietro, -da Clusio, la Sabina e il Lazio, sino a Fondi e a Sora; questa, già -appartenente al ducato di Spoleto, conservò costituzione propria alla -longobarda, con duchi eletti dal pontefice, e scultasci, scabini e -minori uffiziali, scelti secondo le forme longobarde. Le municipalità -antiche duravano nel restante dominio della Chiesa, e molto vi poteano -le sopravvissute famiglie consolari, senatorie o patrizie; ma i duci e -gli altri magistrati erano di nomina del papa. I papi non riconosceano -veruna supremazia dei re d'Italia, se non quando gli avessero coronati -imperatori. - -Al mezzodì i Greci dominavano Napoli, Gaeta, Sorrento, Amalfi poco più -che di nome, e spedivano governatori a Bari, ad Otranto, alla Calabria, -al lembo orientale della Sicilia; ma, attesi i continui attacchi de' -Longobardi meridionali, non poteano conservarle che col crescerne le -franchigie, donde venne poi l'intera loro emancipazione. - -Alcuni ducati già fin d'allora erano potenti o presto divennero. Quello -del Friuli, costituito per difendere l'Italia contro gli Slavi, si -estendeva sull'Istria e la Marca Trevisana; i re trovandolo troppo -poderoso, lo spartirono in quattro contadi, che forse erano Treviso, -Cividale di Belluno, Padova, Vicenza, ma presto furono ricongiunti. -Succedevano, fra la marca di Carniola e il lago di Garda, i grandi -feudi di Trento, Verona, Aquileja. Il marchesato d'Ivrea, posto dai -Longobardi come barriera ai Franchi, allargavasi sul Piemonte e sul -Monferrato: il ducato di Susa era posseduto dai dinasti di Savoja: -fra gli Appennini, l'Alpi Marittime e il Po trovavasi quel del Vasto; -quel del Monferrato tra il Po, gli Appennini, il Tànaro e Tortona, -e di mezzo ai predetti il contado d'Asti. In Lombardia, Milano, -Vercelli, Novara, Como, Bergamo, Brescia, Cremona, Pavia sulla sinistra -del Po, e sulla destra Tortona; Parma, Piacenza formavano contadi -distinti, spesso investiti ai vescovi delle stesse città. I marchesi -di Toscana[246], che trassero a sè anche il ducato di Lucca, si erano -segnalati sotto Lodovico Pio, poi nel difendere Sardegna e Corsica dai -Saracini. Quasi tutte le città ad oriente del Lazio ed al nord-ovest -della Toscana da Ferrara a Pèsaro costituivano altrettanti ducati, -amministrati dai vescovi. Al sud della Romagna, fra la catena centrale -degli Appennini e l'Adriatico, da Pèsaro ad Osimo incontravasi il -marchesato di Guarnerio; da Osimo alla Pescàra, quel di Camerino o di -Fermo; e di là a Trivento, quel di Teate. - -Faceva cosa a parte la Lombardia meridionale. I duchi di Spoleto -che tenevano anche il marchesato di Camerino, reluttavano sempre -ai papi e agl'imperatori, perciò attenti a toglier loro il diritto -patrimoniale. Viepiù poteano i principi di Benevento, i quali, già -a fatica frenati da Carlo Magno, a baldanza adoprarono co' suoi -successori. A questi tributavano venticinquemila soldi d'oro; ma mentre -prima, per trasmettere il dominio ai figli, procuravano l'assenso del -re longobardo, dappoi se ne emanciparono, ed erano eletti da liberi -longobardi e dagli uffiziali del principe; fomite di discordie, -combattendo ora per l'ambizione, ora per l'indipendenza: e mentre il -paese era disputato fra emiri saracini, duci napoletani, stratigoti -greci, messi papali, nobili romani, crescevano in forza, e già si erano -impadroniti di Salerno, ed aspiravano a dominare sui due golfi separati -dal promontorio di Minerva. - -Grimoaldo IV, principe di Benevento (803), lottò sempre con re Pepino, -e gli diceva: — Libero sono e sempre sarò, se Dio m'ajuta»[247]; menò -continue guerre, prese molte rôcche, e vantavasi d'aver fiaccato le -forze dei Franchi. Ma continua opposizione ebbe da una partita di -nobili, avversa all'elezione sua: ricoverò Sicone duca longobardo di -Spoleto, cacciatone perchè nemico ai Franchi; ma costui lo ricambiò -coll'assassinarlo (827), e gli successe. A Sicone ricorse Teodoro duca -greco di Napoli, espulso da una fazione; ed esso l'ajutò ad assediare -quella città, antico desiderio de' principi beneventani: ma quando -già stava per entrarvi, il duca Stefano eccitò i Napoletani a rompere -l'accordo, e sagrificò la propria vita, ma Napoli fu salva, nè Sicone -potè conseguire che un tributo. Poichè neppur questo pagavasi, Sicardo -suo successore tornò ad assalirla (833); e, grand'incettatore di -reliquie com'era, tolse quelle di san Gennaro a Napoli, a Lipari quelle -di san Bartolomeo, e per aver quelle di santa Trifomene indisse guerra -agli Amalfitani. Ben presto i sudditi si rivoltano, sostituendogli il -suo tesoriere Radelgiso (840): ma i Salernitani disdicono obbedienza -a questo; travestiti da mercadanti, chiedono alloggio al castello di -Tàranto ove stava prigione Siconolfo fratello di Sicardo, e liberatolo, -il gridano principe. Anche il conte di Capua, vistosi insidiato da -Radelgiso, fortifica la propria città, si allea con Siconolfo, e subito -il seguono i conti di Consa e d'Acerenza. Per tal modo dal beneventano -si staccarono i principi di Salerno e i conti di Capua, recandosi -guerra incessante. Radelgiso con ventiduemila armati assale Salerno, ma -Siconolfo lo sbaraglia, indi assalta Benevento; ma quivi trova vigorosa -resistenza. - - - - -CAPITOLO LXXI. - -Irruzione dei Saracini. Gl'imperatori Franchi. - - -Così straziavansi fra loro i dominatori d'Italia quando più avrebbero -avuto mestieri di tenersi concordi per respingere un comune pericolo. -Perocchè le irruzioni barbariche non erano finite, e di nuove -sull'Italia ne venivano non più dal Settentrione ma dal Mezzodì: che se -da quelle dei Nordici i natii s'erano riparati coll'accogliersi presso -al mare, eccoli ora assaliti sul mare e ricacciati entro terra. - -Dicemmo (pag. 205) come la nazione araba, da Maometto ridesta ad un -apostolato battagliero, occupasse la costa d'Africa, ove fondò l'impero -di Cairoan; e dai porti onde un tempo le flotte puniche, salpavano -pirati saracini a corseggiare il Mediterraneo, interrompendo i -commerci, e ad ora ad ora piombando sulle coste o risalendo pei fiumi, -minacciosi agli averi e alle persone. Carlo Magno indovinò il pericolo -di questi nuovi nemici; e dopo combattuto per ritoglier loro le Baleari -e l'altre grandi isole del nostro mare, stanziò in quelle acque una -flotta; ma prima di morire potè udir saccheggiate da loro Nizza a mare -e Centumcelle. Gettatisi sulla Sardegna e trucidata la guarnigione, -rapirono essi il corpo di sant'Agostino, e vi occuparono molte -stazioni: parte del popolo fu menata in Africa a formar la colonia di -Sardania nei contorni di Cairoan; la restante rifuggì ai monti, talchè -si sfasciarono le città, le vie e gli acquedotti ond'erasi arricchita -nell'età romana. - -Lodovico il Pio fu dai Cagliaritani implorato contro questa stirpe -di Agar[248]; ma egli poteva dare poco più che compassione. Bensì -i papi nutrirono assidua guerra contro i Saracini di Sardegna; e -il conte di Genova ricuperò la Corsica, che fu data a governare a -Bonifazio marchese di Toscana, il quale col fratello Bernardo sbarcò -fra Utica e Cartagine, e in cinque battaglie sul littorale ebbe -prospera fortuna[249]. Ma nè quel coraggio era secondato, nè i Saracini -annichilavansi per isconfitte; i quali, padroni delle grandi isole e -dello stretto di Gibilterra, prendeano arbitrio nel bacino occidentale -del Mediterraneo, come già l'aveano nell'orientale; e poichè la loro -civiltà non poteva piantarsi che col distruggere ogni altra, aspiravano -a dominare l'Italia, centro della religione e della pulizia cristiana. -Già signori della Spagna, chi li avrebbe più rattenuti dall'affrontar -con vantaggio il mondo germanico, e prevalere in Europa, come già -faceano in Asia e in Africa? - -Alla Provenza massimamente diressero le loro correrie; e scannati -gli abitanti di Frassineto, e fortificatisi in quella inaccessibile -situazione, tennero mano ai paesani del contorno nelle fraterne -discordie, riducendo a deserto la contrada posta alle spalle, e -dominarono alla guerresca il paese. Varcarono anche le alpi Marittime, -e fitto il fuoco ad Acqui e ad altre città sgomentarono l'Italia: poi -fortificati nel monastero di San Maurizio, si avventarono per mezzo -secolo sulla Borgogna, sull'Italia e fin sulla Svevia, interrompendo le -comunicazioni mercantili, e sterminando le carovane che pellegrinavano -alla soglia degli Apostoli. I Liguri della costa rifuggivano alla -montagna, laonde ancora le pievi montane conservano giurisdizione sopra -le parrocchie marittime; vi trasportavano le reliquie de' santi, talora -le ceneri de' parenti: anche in Genova si addensavano i cittadini sotto -la protezione del vecchio castello, lasciando che le strade a mare -divenissero campetti, vigne, canneti, fossati, denominazioni che si -conservano tuttora. - -E più tardi i Saracini (834), guidati da Safian ben-Kasim, si -spinsero fino a Genova. Essa era divisa in tre parti: Castello in -alto; la città, chiusa da ripari; borgo di Piè, ove si deponevano -le prede marittime: e benchè si difendesse vigorosamente, i Saracini -v'entrarono, la posero ad orribile saccheggio[250], e se n'andarono -prima che i Liguri tornassero alla riscossa. Poco poi vi fecero -ritorno, e se ne partirono carichi, quando la flotta veneziana -sopragiunse, ritolse le robe e le persone, e molti ne fe prigionieri. -Dopo d'allora si vigilò più attentamente, e fiamme accese sulle alture -indicavano l'apparire d'un naviglio sospetto; e si stabilì che nessuna -galea uscisse se non allestita a battaglia. - -La pingue Sicilia non era caduta in dominio de' Longobardi, sempre -impotenti sul mare. L'impero greco la teneva cara, e come sentinella -avanzata verso i dominj rimastigli in Calabria, e perchè ne traeva i -grani; ma mentre mal sapeva difenderla nè prosperarla, pretendeva cavar -da essa quanto un tempo da tutta Italia. Come la trattasse Costante -II imperatore lo vedemmo. La Chiesa romana dai larghi possessi che -v'avea, coglieva ogni anno moltissimi frutti, senza nulla mandarvi in -ricambio: ma quando si ruppe la guerra delle immagini, que' beni furono -tratti al fisco imperiale, e la Sicilia sottoposta alla giurisdizione -ecclesiastica del patriarca di Costantinopoli. - -Nel civile era governata da un patrizio; ma poichè i mari erano -corsi da navi franche e da saracine, sempre sminuiva la dipendenza -de' patrizj, oramai non soggetti in altro che nel pagare il tributo. -Elpidio, un d'essi, rizzò la fronte contro Irene imperatrice, e non -potendosi reggere da solo, istigò i Saracini che vennero più volte in -Sicilia, senza però mettervi radice. - -Eufemio, tribuno cioè governatore dell'isola a nome dell'imperatore -Michele Balbo, s'innamorò d'una monaca e la rapì; e l'imperatore, -benchè reo d'eguale sacrilegio, ne ordinò severo castigo. Eufemio -ricorse a Zaidat Allah ben-Ibraim, re aglabita di Cairoan (827), -promettendogli vassallaggio e tributo se lo ajutasse ad acquistar -l'isola e il titolo d'imperatore. Esso gli affidò cento legni -e diecimila combattenti guidati dall'emir Aba al-Camo, il quale -sbarcato eresse una città del proprio nome (_Àlcamo_) presso le ruine -di Selinunte. Eufemio gridato re dell'isola, sperava che i tanti -malcontenti lo favorirebbero: ma come s'avanzò fino alle mura di -Siracusa, due fratelli dell'oltraggiata lo trucidarono. - -Si rianimano allora i Siciliani per salvare la patria dai nemici -loro e della fede, li cacciano in isconfitta; ma i Saracini tosto -ritornano con un soccorso d'Africa e un altro di fuorusciti di Spagna, -e rimangono padroni della parte occidentale dell'isola. Palermo, -_celeberrima e popolosissima città_, sostenne sì fiero assedio, che di -settantamila abitanti appena tremila restavano al fine (831): ma que' -profughi di Spagna la ripopolarono, sicchè divenne sede degli emiri, -che dai principi di Tunisi furono mandati a compiere e regolare la -conquista. Maometto, figlio di Abd-Allah aglabita, primo emir, uccise -novemila romani (832) alla battaglia di Enna (_Castrogiovanni_), nel -cui castello, preso dal suo successore Al-Abbas, fu aperta la prima -moschea al rito nemico. D'allora non cessarono più di far guerra a' -nostri, la cui resistenza meriterebbe essere vantata al par di quella -degli Spagnuoli. Vent'anni più tardi, sulle mura di Messina cadeva il -patrizio Teodoto (855). Siracusa in dieci mesi d'eroica difesa fece -ricordare i mesi in cui fiaccò la potenza d'Atene; ma la viltà del -navarca Adriano mandò a vuoto quegli sforzi, e i capi furono trucidati, -il vulgo spedito in Africa a rimpiangere la libertà e la patria, e -la città coi superbi suoi tempj ridotta a ruine inospitali[251]. I -governatori greci si ritirarono sul continente d'Italia, trasferendovi -il nome di Sicilia, donde vennero dette le Due Sicilie. - -Da Palermo o da altre loro fortezze sortivano spesso gli Arabi a -desolare le campagne, distruggere le messi, menare schiavi i natii: -quando poi una città si rendesse, giusta la prescrizione del Corano -le facevano il partito di professare la fede di Maometto, o di pagare -tributo al vincitore. Di questo accontentandosi, dicono che alle città -rendutesi compatissero le istituzioni antiche, e nello stabilire le -leggi chiamassero a consiglio i vescovi: certo gli straticò o duchi -conservarono giurisdizione criminale fin al tempo degli Svevi. Un emir -comandava a tutta l'isola; a ciascuna città o distretto un alcade da -lui dipendente; i cadì rendevano giustizia: despotismo sminuzzato, e -perciò più oppressivo. - -Preziosissimo sarebbe il trovare le costituzioni fatte per quel regno; -e furono accolte con avidità quelle che pubblicò l'abate Vella come -fatte d'accordo coi più assennati fra i vinti, nel 216 dell'egira; il -Canciani le inserì nella _Raccolta delle leggi de' Barbari_; ma poi -furono convinte impostura. Ridotti pertanto a tenuissime informazioni, -diremo come l'isola, che dal tempo de' Cartaginesi avea formato -due provincie, la siracusana e la panormitana, fu allora divisa in -tre valli, e ciascuno in varj distretti. Entrata dello Stato era -la getia, tributo imposto ai possidenti invece di quello dei Romani -sulle bestie rurali. Le terre tolte ai Greci non furono serbate come -possesso pubblico, ma divise fra i soldati benemeriti; maggior porzione -agl'invalidi, ai governatori e ai tre capitani delle provincie. Queste -possessioni, a differenza dei feudi, poteano alienarsi con certe -formalità e col consenso del caposignore. - -Le proprietà, le successioni, e in generale lo stato civile si -regolarono in modo, che i Normanni poco trovarono a mutarvi. La -schiavitù colonica alla romana sparì col perdersi degli antichi -signori; onde il lavoro di mani libere cancellò le tracce della greca -infingardaggine; e molte terre furono dissodate, in altre introdotti -il cotone, il gelso, il papiro, la cannamele[252], il frassino della -manna, il pistacchio; edifizj si elevarono, ricchi di marmi e musaici; -e la tradizione accenna fin oggi i giardini vastissimi degli emiri, con -vivaj di marmo (_mar morto_). Il Lilibeo, ch'essi intitolarono Marsala, -cioè porto di Dio, attestava come non dirazzassero dai loro fratelli di -Babilonia e di Spagna. - -Così gli Aglabiti, poi gli Obeiditi profittavano della pace che -ivi durò buon tempo, non avendo forze bastevoli a sturbarla nè -gl'imperatori d'Oriente nè i signori d'Italia. Ma per quanto le -donassero i frutti d'Asia e d'Africa, e per sotterranei spiragli -(_giarre_) alzassero le acque a provvederne le case e ricreare i -giardini, la Sicilia ricordavasi d'essere cristiana ed italiana, nè -sapea rassegnarsi a un dominio che offendeva l'orgoglio nazionale e -la domestica integrità. Gli Arabi erano dunque costretti a prepararsi -frequenti fortificazioni, oggi ancora indicate dal nome di _cala_ o -_calata_; i monumenti della grandezza antica convertirono in ròcche; -e dai tempj di Selinunte e dal teatro di Taormina bersagliavano i -patrioti siciliani, o sbucavano a rapir donne e fanciulli per ornamento -o custodia de' serragli. - -Il dominio e la presa di Siracusa inorgoglirono gli emiri così, che -negarono obbedienza ai principi aglabiti d'Africa. Fu dunque forza -che questi venissero a sottometterli; e di fatti Ibraim re di Cairoan -(908), sbarcato con un esercito di Mori, e assalita Taormina indarno -difesa dalle anguste gole, dalle impervie alture e dal forte che a -cavaliero di essa aveano eretto gli antichi re, la presero, e vi posero -il borgo e il forte di Mola. Ibraim minacciò anche la Calabria; ma -morto lui a Cosenza, i nuovi invasori vennero a contesa fra sè e coi -prischi, i quali non si tenevano obbligati ai re fatimiti di Tripoli, -che aveano usurpato il dominio degli Aglabiti. E ruppero a guerra; e -i Cristiani ad or ad ora rinnovarono tentativi generosi di scuotere -il giogo degl'infedeli. Palermo stessa fu occupata (917) da Abusaib -Aldaiph, venuto d'Africa; ma i Siciliani, alleatisi con Alì Vava -Assahr, la assediarono per sei mesi. I Girgentini insorti si sostennero -quattro anni, e furono ad un pelo di prender anche Palermo: ma vinti -(927), bagnarono di loro sangue gli avanzi della patria magnificenza. - -Allora l'emir, per reprimere le rinascenti sollevazioni, fece abbattere -molte fortezze, e menò schiavi in Africa gran numero di abitanti. -Al-Mansor, terzo califfo fatimita dell'Africa, assegnò la Sicilia -(948) non più a un governatore temporario, ma ad un emir, che fu -Assan figlio di Alì, il quale, sottomessala colle armi, la governò con -saviezza. Il che non vuol dire con clemenza; giacchè essendosi scoperta -una congiura, esso fe decapitare gli imputati. Quattr'anni appresso -venne d'Africa il moro Saclabio con camelli e forze, a cui Assan unì -le sue, ed estesero le conquiste. I Greci fecero qualche tentativo di -ripigliar l'isola, mandandovi soldati mercenarj danesi, russi, warangi: -l'ammiraglio Basilio prese Termini, battè Assan, e molti uccise in val -di Màzara: ma la battaglia di Rometta (958) costò la vita a diecimila -Cristiani. - -Gli Arabi, per punire i natii del favore mostrato, deportarono in -Africa trenta de' più ragguardevoli personaggi, e fecero circoncidere -quindicimila fanciulli col figlio del loro emir. Il tripolitano -Khalil venne(938) d'Africa per reprimere i rivoltosi, occupò Màzara, -Caltabellotta, infine Girgenti(940), i cui notabili imbarcò per Africa, -ma in alto mare fece forar la nave e tutti sommergere. Narrano egli -vantasse aver fatti morire nel val di Màzara, più di seicentomila -persone. L'imperatore Niceforo Foca tentò anch'egli recuperar l'isola; -e Manuele suo cugino pigliò Siracusa (965), Imèra, Taormina, Lentini. -I nemici ricoverarono ai monti, e quando Manuele osò avventurarsi fra -quelle gole, lo batterono, presero e uccisero; e tosto l'emir ripigliò -tutte le città, e rase dalle fondamenta la generosa Taormina. Non per -questo cessarono i Siciliani di tener testa agli stranieri, ne uccisero -anche in battaglia l'emir: le nimicizie degli Arabi fra loro, e la -titubanza de' Greci or collegati ora avversi a questi prolungarono le -miserie dell'isola, disperante di respingere un nemico, il quale, come -Anteo, sempre nuove forze traeva dalla Libia madre. - -I Saracini di Sicilia tendevano a governarsi da sè, e vi riuscirono nel -969 quando l'emirato divenne ereditario, non dipendente dall'Africa -che per oggetti religiosi. Internamente le due schiatte di Arabi e -di Bereberi disputavansi l'isola, di cui i primi tenevano la parte -settentrionale del val di Màzara con Tràpani e Palermo, gli altri -la meridionale d'esso vallo con Girgenti, fabbricata presso la gran -città d'Agrigento, distrutta l'829, e fino al 1040 non si videro che -rivoluzioni e controrivoluzioni, vittorie e fughe, sempre rovinose, fra -cui si ridusse a minimi termini la stirpe bèrbera, che poi nel 1015 fu -affatto espulsa da tutta l'isola. - -Intanto i Saracini si erano dalla Sicilia tragittati in Calabria, -e alcuni di quelli di Spagna occuparono Tàranto; quelli d'Africa -presero Bari, e si spinsero nella Puglia, saccheggiando e uccidendo. -Radelgiso duca di Benevento tentò invano snidarli da Bari; onde prese -il sinistro consiglio di adoprarli nelle sue guerre contro Siconolfo -duca di Salerno, e li soldò (815) coi tesori della chiesa di Benevento. -Siconolfo, sebbene da prima li vincesse, non potè resistere che -coll'imitarlo, e anch'egli derubata la cattedrale di Salerno, soldò -Abulafar saracino comandante in Tàranto, col quale riuscì vittorioso. -Mentre seco risaliva in palazzo, il Longobardo con istrano scherzo -lo prese fra le braccia, e portatolo di peso fin in cima alla scala, -l'abbracciò e baciò. Recosselo ad onta il Saracino, e disdettogli il -servizio, tornò a Tàranto e si esibì a Radelgiso, col quale ruinò i -Salernitani. Il cui duca chiamò Saracini di Spagna e di Candia, e con -essi vinse i Beneventani alle Forche Caudine: ma Radelgiso sopragiunto, -lo battè interamente, ne prese tutte le città, Benevento assediò. - -Siconolfo ricorse a Guido duca di Spoleto: il quale venne, e dal -collegato e dal nemico cercò smungere denaro, fingendo metterli -d'accordo. Siconolfo per conservare il dominio fe omaggio a re Lodovico -II, chiedendone l'investitura al prezzo di centomila scudi d'oro. -Denari trovava costui dal saccheggiare Montecassino, donde portò -via calici, patene, croci, vasi e centrenta libbre d'oro; un'altra -volta, trecensessantacinque libbre d'argento e sedicimila soldi d'oro; -la terza vasi d'argento per cinquecento libbre; e così via, sempre -promettendo restituire. La pace non fu fatta che l'848 per opera di -re Lodovico, il quale divise il ducato secondo la solita politica dei -Franchi. - -Landolfo principe di Capua, morendo nell'842, divideva il paese -fra tre figli, a Landone Capua, a Pandone Sora, a Landonolfo Tiano, -lasciando ad essi per ricordo non permettessero mai che Benevento si -riunisse con Salerno. Anche il ducato di Spoleto divideasi dalla parte -transappennina, cioè dal ducato di Camerino: e così ogni cosa era -sminuzzata e perciò debole. - -Ne approfittavano i Musulmani, che mescendo il sangue loro al cristiano -nei fraterni dissidj, si lusingavano dominare il bel paese. Oltre -Bari, principale loro ricovero, alcuni si erano stanziati nell'isola -di Ponza; ma Sergio console di Napoli, raccolti vascelli da Gaeta, -Sorrento, Amalfi, ne li respinse. L'emir tornò, prese il castello -di Miseno, sbarcò a Centumcelle, difilandosi sopra Roma; e ignaro -dell'antica, nemico alla nuova dignità della metropoli del mondo, -vi incendiò i sobborghi e profanò la chiesa dei santi Apostoli. -Vacando allora la sede pontifizia, fu tumultuariamente eletto Leone -IV (847), che sacerdote eroe, quando i principi fuggivano o pagavano -i Barbari, si pose a capo delle truppe e dei cittadini, rianimati dal -suo nobile coraggio, e rituffò i Saracini nel mare. Udito che nuove -correrie minacciavano, Cesario, figlio del console Sergio, accorse con -Napolitani, Amalfitani, Gaetani a difender Roma, e il papa gli accolse -e benedisse: una tempesta malmenò l'armamento dei Barbari, altri furono -uccisi o imprigionati. - -Leone cinse di doppia mura la basilica di San Pietro e il quartiere -del Vaticano, stanza dei tanti forestieri accasati a Roma, donde -il vocabolo di Città Leonina: al qual uopo, da tutti i poderi del -pubblico e da ogni monastero chiese gli uomini che per condizione erano -obbligati al lavoro. Compiuta l'opera in quattro anni, il papa che -l'avea difesa colla spada la dedicò il giorno dei santi Pietro e Paolo, -coll'intervento di molti vescovi e del clero, i quali scalzi e cospersi -di cenere circuirono le mura, implorandovi quel Dio, che «se non vigila -le città, invano sorgono avanti giorno quei che la custodiscono»[253]. -Centumcelle era rimasta quarant'anni smantellata e vuota d'abitanti -a cagione delle correrie; e Leone ne accolse gli abitanti nella -Città Leonina, donde più tardi ritornati alla prisca, le posero nome -Civitavecchia. Il papa munì pure Orta e Ameria; a Porto eresse due -torri con grosse catene dall'una all'altra per chiudere l'entrata del -fiume: e molti Corsi fuggiti dalla loro isola per paura de' Saracini, -giurarono vivere e morire sotto lo stendardo di san Pietro. - -I Saracini, disperati di prender Roma (852), voltarono sopra Fondi, -saccheggiandola e menando schiavi quei che non trucidarono; posero -assedio a Gaeta, rincacciando fin a Montecassino un esercito di -Spoletini mandati dall'imperatore a combatterli; e la culla de' -Benedettini periva, se i Saracini non si fosser badati la notte in -riva al fiume, il quale gonfiò per modo che più non poterono al domani -guadarlo. Gaeta fu salvata dal valore di Cesario, che entrò nel porto -colle flotte di Napoli e d'Amalfi, create pel commercio, ma disposte a -tutelare la patria. - -Se n'andavano i Saracini carichi delle spoglie; ma presso ad afferrare -a Palermo, scontrarono una barca in cui due uomini, uno da cherico, -uno da monaco, i quali dissero loro: — Donde venite, e dove andate? -— Veniamo dalla città di Pietro, abbiamo saccheggiato l'oratorio di -questo, devastato il paese, battuto i Franchi, arsi i conventi di -San Benedetto. E voi chi siete? — Chi siamo? Or ora lo saprete?»; -e detto fatto scoppiò procella sì impetuosa, che tutti i vascelli -inghiottì[254]. - -Altri predavano Luni con tal furore, ch'essa più non risorse, il -suo vescovado fu trasferito a Sarzana e la riviera dal fiume Magra -sino alla Provenza rimase desolata: mentre altri davano il guasto -alla Calabria, alla Puglia, al ducato di Benevento. Lodovico II, -intercedenti il vescovo di Capua e l'abate di Montecassino, venne -in soccorso, e ucciso l'emir Amalmater, si fece per forza consegnare -quanti Saracini erano in Benevento, e li decapitò. Ma mentre perdea -tempo a riconciliare i duchi di Benevento e di Salerno, i Musulmani -rimbaldanziti devastarono il mezzodì. Avendo un tremuoto scassinato -le mura d'Isernia, il valoroso Massar, stimolato a giovarsene per -acquistare la facile preda, — E che? (disse) Iddio è sdegnato contro -questa città, ed io vorrei aggravarne le sciagure?» - -Men generoso Lodovico, quando Massar cadde in sua mano, lo decretò -al supplizio. Più terribile di questo, Soldano (Saugdana) venne a -rinforzar Bari, donde respinse gli assalitori; e Alifa, Telese, Sepino, -Boviano, Isernia, Venafro ridusse in macerie; Benevento risparmiò a -prezzo d'un tributo, che quel principe si umiliò a pagargli quando -vide i Franchi non voler combattere. I Benedettini di San Vincenzo del -Volturno, tra i più ricchi d'Italia, ebbero saccheggiato e distrutto -il loro convento: quello di Montecassino dall'abate Bertario, illustre -letterato, era stato difeso con mura e torri e col porvi al piede una -borgata, che fu poi la città di San Germano, dove stavano a guardia -i molti vassalli suoi; ma si stimò conveniente il riscattarsene con -tremila monete d'oro. - -I principi di Benevento e di Salerno rappacificati (856) assalsero -Bari, e riportarono grande vittoria; ma i Saracini li rivinsero e -fugarono, desolando anche i principati, donde trassero grandi prede. -Soldano, sbucato da Bari con trentasei vascelli, va e sperpera -l'Illiria greca, spogliando le città che si erano sostenute contro gli -Slavi: ma i Ragusei lo fecero stare tanto che giunse di Costantinopoli -una flotta, innanzi alla quale i Saracini fuggirono. - -Parve ai Romani che Lodovico II non avesse abbastanza ajutato a queste -fazioni, e cominciarono a mormorare e dire: — Che cosa fanno per noi -codesti Franchi? non ci proteggono contro i nemici, e violentemente -ci tolgono il nostro. Non sarebbe meglio chiamar i Greci, e cacciare -codesti stranieri dalla nostra dominazione?»[255]. - -Fu riferito a Lodovico che questi discorsi venivano da Graziano maestro -della milizia; onde temendo d'una insurrezione, accorse coll'esercito. -Leone papa, così robusto a difendere la Chiesa e la patria, non -mostrava orgoglio verso gl'imperatori, e — Se abbiam fatto cosa -alcuna incompetentemente, e ai sudditi non osservammo la giustizia, la -sottoponiamo al giudizio vostro e dei vostri giudici. Spedite qua, ve -ne supplichiamo, dei messi timorati di Dio, i quali facciano diligente -indagine delle cose piccole e grandi, sicchè non rimanga nulla non -discusso e definito da loro»[256]; e andò incontro all'imperatore con -tutti gli onori onde placarlo. Graziano e tutti i nobili giurarono che -l'accusatore aveva mentito, onde la condanna cadde su questo. - -Partito Lodovico, l'Italia si trovò alcun tempo senza ingerenza di -forestieri, in uno di quegli intervalli d'indipendenza, che sempre le -furono così brevi e così male adoperati. Morto Leone IV (855), gli -successe Benedetto III; ma una fazione sostenuta dai nobili voleva -Anastasio, e ricorsa ai messi imperiali, conseguì l'intento. I Romani -sdegnati protestarono voler piuttosto la morte che l'indegno pontefice; -talchè ai ministri fu forza confermare Benedetto. - -Gravissimo affare dei papi era il tutelare la disciplina contro le -libidini dei re, i quali, ad esempio dei Maomettani, pretendeano -prendere e ripudiar le mogli a loro senno. I re Franchi aveano più -volte dato noje siffatte a' pontefici, e allora Lottario II, fratello -dell'imperatore, rinviata Teotberga, voleva sposare una Gualdrada. -La rejetta ebbe ricorso a papa Nicola (862), che alla violazione del -sacramento si oppose risoluto, non ostante la connivenza de' germanici -arcivescovi di Colonia e Treveri. Questi due prelati vennero a Roma -per addur ragioni; ma scomunicati, trassero a favor loro l'imperatore -Lodovico II, che infervoratosi a sostenere il fratello, cioè -l'adulterio, e istigato pure dal sempre ostile arcivescovo di Ravenna, -s'avviò a Roma per costringere il papa a cassare la data sentenza. Il -papa ordinò litanie e digiuno; ma l'esercito sopragiunto quando una -di quelle processioni montava la scalea di San Pietro, ruppe croci -e immagini, e a bastonate volse i devoti in fuga. Il papa si tenne -nascosto; ma intanto essendo morto uno che avea spezzato la croce di -sant'Elena, e ammalatosi Lodovico stesso, si credette vedervi un avviso -di Dio: la imperatrice andò pregare il pontefice venisse a parlare -all'imperatore, e si riconciliarono; ma le uccisioni e le violenze de' -costui soldati nessuno le riparò. - -Fin quando Ravenna era sede degli esarchi, i suoi arcivescovi -pretendevano il primato, o almeno non sottostare al papa. Quando Carlo -largheggiava con questo, chiesero anch'essi la Marca d'Ancona, e non -disdetti assolutamente, vi esercitavano giurisdizione, procurando -estenderla su tutta la Pentapoli; causa d'incessanti lamenti de' -pontefici[257]. E sempre reluttarono alla primazia papale, affettandosi -pari, come per fasto, così per autorità. Volendo l'imperatore -Lotario fare solennissimo il battesimo di Rotrude sua figlia, Giorgio -arcivescovo di Ravenna ottenne di levarla al sacro fonte, e a tal uopo -portò a Pavia gran parte del tesoro della sua chiesa per farne regali: -nei soli addobbi battesimali della principessa spese quattrocento soldi -d'oro. L'imperatrice, sentendosi assetata, bevve occultamente una buona -tazza di vin forestiere; poi riccamente vestita e tutta gioje e col -volto coperto assistette alla funzione, e partecipò alla sacra mensa. -Tal violazione del digiuno ci è raccontata da Agnello, storico di quei -prelati, il quale assisteva alla cerimonia, e vestì egli medesimo la -principessa all'uscire dal sacro fonte. - -Tra quegli arcivescovi ebbe trista rinomanza Giovanni, che faceva colà -ogni talento; vilipendeva i messi pontifizj, lacerava gl'istromenti -di affitti o livelli della Chiesa romana, e gli appropriava alla sua; -preti e diaconi deponeva senza giudizio canonico, e li cacciava in -ergastoli; e sebbene la città fosse sotto l'autorità anche temporale -del papa, impediva a' suoi vescovi d'andar a Roma, e li scomunicava. -Alcuni cittadini ne portarono lagnanze, onde fu citato al concilio -Romano; ma egli vantava di non esser tenuto andarvi. Scomunicato, -ottenne dall'imperatore due legati, coi quali presentossi a Roma, -credendo incuter soggezione; ma il papa stette saldo, e poichè i -Ravennati lo supplicarono a venire a rassettar le cose, vi andò: -ma vi volle un altro concilio di settantadue vescovi per domare -il ricalcitrante. Eppure fra pochi anni lo troviamo in nuova rotta -col papa, ed entrato in Ravenna, saccheggiò le robe de' papalini, -rapì loro le chiavi della città, e le prese per sè e pel magistrato -municipale[258]. - -Fra ciò i pontefici non desistevano di eccitare contro i Saracini, -le cui correrie non lasciavano tregua. Gl'Italiani s'accorgevano -che unico modo di sbrattare la patria dagli stranieri è l'unione: e -Lodovico imperatore, supplicato da essi, gittò il bando della leva a -stormo a tutti i conti, vassalli e liberi, e — Chiunque possiede in -beni mobili il valore del suo guidrigildo si conduca all'esercito; i -poveri che abbiano dieci soldi d'oro di valsente, proteggeranno le -coste e le piazze di frontiera; prelati, conti, gastaldi usciranno -con tutti i loro ministeriali, senza riserva o privilegio; i vescovi -non lascieranno indietro laico alcuno; chi ha molti figli, non ritenga -a casa che il più inutile: i liberi che ricusassero le armi, perdano -beni e patria; onori e benefizj i conti, signori, abati e badesse che -non mandassero all'esercito i vassalli e servi: i conti lascino a casa -soltanto un vassallo pel proprio servizio e due per le mogli, e la -gente imbelle facciano chiudere ne' castelli. Ogni uomo da guerra porti -seco armadura compita, vesti per un anno e viveri sino al ricolto. -Chi ruberà armi od animali domestici pagherà tripla composizione e -sarà condannato all'_harnescar_ (cioè a portar una sella in spalla -al cospetto dell'esercito, e un messale se preti); se schiavi, -abbiano la frusta: morte alle fratture, all'adulterio, all'incendio, -all'omicidio». - -Tutta Italia fu in armi (866). Lodovico andò a Montecassino a chiedere -che le preghiere secondassero l'esercito; e colà gli menò le sue -truppe Landolfo, vescovo e signore di Capua, gran mettitore di risse -in quel paese, e che, come un'altra volta, fece disertare i suoi pochi -a pochi. L'imperatore corrucciato, e vedendo dover assicurarsi degli -amici prima d'assaltare i nemici, volse le armi contro il mal fido, e -col distruggere Capua sgomentò gli altri, e anche Napoli, che colla -indifferenza di gente intesa solo alla prosperità dei traffici, era -piena di Saracini come Palermo, e gli ajutava d'armi, di viveri, di -ricetto; anzi il duca Sergio avea lega coll'emir[259]. Procedendo, -respinse i Musulmani d'ogni dove, restringendoli in Taranto e Bari: -ma non arrivando la promessa flotta greca, dovette dar indietro. Lo -inseguì Soldano co' suoi, che vincendo si spinse fino a San Michele -sul Gargàno, santuario de' Longobardi, ma l'esercito lasciato da -Lodovico nella Puglia non cessò di bezzicarli: e sebbene anche i nostri -toccassero molte perdite, Matera, Venosa, Canosa furono ripigliate -e munite (870); e anche Bari dopo tre anni, e mandata pel fil delle -spade, e Soldano non riconobbe la vita che dalla generosità di -Lodovico, mosso dalle istanze del principe di Benevento, di cui quello -avea avuta prigioniera e rispettata la figlia. - -Lodovico spedì ad assediare Tàranto, sollecitando l'imperatore -Basilio Macedone ad ajutarlo della flotta per ispazzare il Tirreno -da costoro[260]. Basilio mandò meglio di trecento navi; ma poichè i -Greci arrogavano a sè il vanto della vittoria, a spregio de' Barbari -obbedienti al falso imperatore d'Occidente, Lodovico rispose: — -Avevate fatto di grandi preparativi, è vero, simili in numero alle -cavallette che oscurano l'aria; ma come queste cadendo dopo breve volo, -abbandonavate il campo per ispogliar i Cristiani della Schiavonia, -nostri sudditi. Pochi erano i nostri guerrieri; perchè, stanchi di -aspettare, li rimandai, solo ritenendo il fiore, con cui ho continuato -il blocco, e vincemmo i tre più potenti emiri de' Saracini, sgominammo -gl'Infedeli; e se per mare ci secondate, ricupereremo Sicilia. -Fratello, sollecita i promessi soccorsi marittimi, rispetta gli alleati -e diffida degli adulatori». - -Basilio, tenendosi insultato dal tono della lettera e dal titolo di -fratello, non rispose alla chiamata, anzi gli nimicò alcune città, -spargendo ch'e' volesse farsene signore; laonde l'impresa fallì. I -Franchi, usi in Italia a disgustare dopo la vittoria anche quelli a cui -pro hanno vinto, offesero coi loro eccessi, e massime Angilberga colla -sua avidità straccò i Beneventani a segno, che Adelgiso loro principe, -subillato anche da Soldano, si chiarì per gl'imperatori d'Oriente, -i quali allora ricuperarono le principali città della Calabria, del -Sannio e della Lucania. - -Lodovico accorse ad assoggettarle (871); avrebbe mandata a sterminio -Capua che a lungo resistette, se non fossero usciti gli abitanti col -corpo di san Germano implorando pietà; passò a Benevento, e credendo -alla sommessione d'Adelgiso, congedò le truppe o le distribuì in -guarnigioni. Adelgiso, senza rispetto all'impero nè alla vittoria, rapì -ai Franchi il bottino non solo, ma anche le salmerie dell'imperatore, -cui tenne prigioniero nel proprio palazzo[261]. Tre giorni durò egli -in cima ad una torre; poi sceso per fame, giurò sulle reliquie di -non vendicarsi nè più tornare; ma sciolto appena, si fece dal papa -assolvere dell'estorta promessa, e dal senato romano autorizzare -a proscriver quel principe. L'assalì dunque, giurando non levarsi -d'intorno a Benevento se non avesse preso il ribelle: ma neppur questo -giuramento potè tenere, giacchè il principe ricorse all'imperatore -di Costantinopoli, promettendo a lui il tributo che prima dava ai -Franchi; e papa Giovanni VIII, venuto a sua richiesta nel campo (872), -li riconciliò[262]. I re suoi parenti che moveano tardi al soccorso, -tornarono indietro: alcuni vassalli che aveano favorito al ribelle o -non ajutato il re, vennero puniti. - -Di queste dissensioni faceano lor pro i Saracini, che cupidi di -vendicare le sconfitte, spedirono immenso esercito dalla Sicilia e -dall'Africa a Salerno e sopra Capua, per dar mano alle loro colonie -rinvigorite: quella di Tàranto avea ripreso Bari; la Puglia era battuta -da Musulmani; Napoli, Gaeta, Amalfi, se non amiche, neppur erano -avverse a costoro. Lodovico appena liberato gli osteggiò, ma prima di -morire li vide arbitri dell'Italia meridionale, e minacciare d'incendio -Salerno e Benevento e sperperarne i contorni. I vicini sosteneano -l'assediata Salerno; ma l'imperatore, forte adirato al duca di essa, -negava soccorrerla. A quell'assedio l'emir Abdila piantò il letto sulla -mensa della chiesa de' santi Fortunato e Cajo, e vi sacrificava ogni -notte la verginità d'una monaca, finchè una trave vel fracassò (874). -All'assedio di Benevento un cittadino calatosi dalle mura per chiedere -soccorsi, nel ritorno è preso; gli Arabi gli fan larghe profferte se -inganni i suoi, fiere minacce se no; ma condotto presso le mura, grida: -— Coraggio! durate! arrivano i liberatori: avrò morte; vi raccomando -mia moglie e figli»; ed è fatto a pezzi. - -Lodovico, venuto poi a soccorso, riportò qualche vantaggio, ajutato -da Amalfitani e Capuani, avvistisi del pericolo proprio nell'altrui. -Anche in Napoli il duca Sergio cozzava col santo vescovo Atanasio, -il quale, per sottrarsi alla persecuzione di lui, suggellò il tesoro -e fuggì nell'isola del Salvatore. Sergio spedì Napoletani e Saracini -per pigliarlo; ma l'imperatore mandò Marino duca d'Amalfi, che fe -macello degli aggressori. Sergio in vendetta derubò il tesoro, onde fu -scomunicato dal papa, mentre Atanasio conseguì onori dall'imperatore e -dai popoli. - -I Saracini, nojati del lungo resistere di Salerno, incatenarono il -nuovo emir Abimelech, e partirono, abbandonando munizioni e viveri. -Ma cresciuti di nuovi rinforzi e d'accordo co' natii, poterono metter -radici sulla costa Campana, devastare i territorj di Benevento, -Terelle, Alife; e il duca Adelgiso sconfitto dovè mettere in libertà -Soldano, che teneva come ostaggio. Costui, non disarmato dal perdono, -ricomparve più terribile che mai. I monasteri di Montecassino e di -Volturno, mal difesi dalle orazioni e dai vassalli, furono incendiati; -nè il paese de' fieri Sabini seppe tener testa alle correrie. Gli -assaliti invocavano i Greci, ma questi erano deboli; invocavano i -signori di Salerno, Amalfi, Napoli, ma questi se l'intendevano coi -Musulmani. Il papa in persona andò a Napoli per distorre dalla lega -cogli Infedeli quel duca e gli altri principi di là intorno: Sergio, -che ricusava, fu scomunicato; Guaifero principe di Salerno gli mosse -guerra; il vescovo Atanasio suo fratello congiurò contro di lui, e -preso e accecato il mandò a Roma a finire miserabilmente, e proclamò -duca se stesso, come avea fatto il vescovo Landolfo a Capua; e n'ebbe -lode dal papa. Ma l'intrigante vescovo anch'egli ben tosto aderì ai -Saracini, e partecipava alle loro ladronaje; e chiamato di Sicilia -l'emir Sicaimo, gli diè stanza alle falde del Vesuvio. Mal per lui, -giacchè le costui masnade cominciarono a predare i contorni, rapir -cavalli, armi, fanciulle: si spinsero anche fin alle delizie di Tivoli -e alle sacre rive del Tevere, e per due anni le campagne di Roma nulla -fruttarono agli atterriti abitatori. - -Lodovico II, lodato dai contemporanei come amator della giustizia, -sostenitore dei poveri e dei pupilli (875), morì nel territorio di -Brescia, e quel vescovo lo fece sepellire in Santa Maria. Ma Ansperto -arcivescovo di Milano andò colà coi vescovi e tutto il clero di Bergamo -e Cremona, e fattolo disotterrare e imbalsamare, con lunga processione -portollo a deporre in Sant'Ambrogio di Milano, con un epitafio di non -infelici versi e di amplissime lodi[263]. - -Papa Giovanni VIII tentò ravvivare il coraggio o la compassione del -vano e inetto successore di lui Carlo Calvo. — Il sangue cristiano -dilaga; chi campa dal fuoco o dalla spada è trascinato schiavo in -esiglio perpetuo: città, borghi, villaggi periscono vuoti d'abitanti; -i vescovi dispersi non trovano rifugio che alla soglia degli Apostoli, -lasciando le chiese loro per tane alle fiere; sicchè veramente è il -caso d'esclamare, Beate le sterili, e le mamme che non allattarono. -Chi mi dà rivi di lacrime per piangere la rovina della patria? siede -addolorata e sola la regina delle nazioni, la regina delle città, la -madre delle chiese. Oh giorno di tribolazione e d'angoscia, giorno di -miseria e calamità!» Con eguale istanza dirigevasi agli altri principi -perchè non lasciassero dalla stirpe di Agar ridurre serva l'Italia e -rovinar la religione. Carlo comandò al duca di Spoleto di dar mano -al papa; ma il console di Napoli, sordo a minaccie e scomuniche, -ricusò staccarsi dai Musulmani. Roma dunque non si potè redimere che -assoggettandosi a venticinquemila annue monete d'argento, e vide i -baroni circostanti allearsi coi Saracini per ambizione di piantare la -propria signoria in Roma. - - - - -CAPITOLO LXXII. - -Imperatori italiani. Gli Ungheri. - - - CARLO MAGNO - imperatore 800-814 - | - |- PEPINO re - | 781-810 - | | - | |- BERNARDO - | | re 810-18 - | | - | |- ADELAIDE - | | sposa Lamberto? - | | - | |- Guido di Spoleto - | | re 889 imp. 891-94 - | | - | |- LAMBERTO - | | imp. e re 894-98 - | - |- LODOVICO il Pio - | assoc. all'imp. 813-40 - | - |- LOTARIO - | assoc. all'imp. 817-55 - | | - | |- LODOVICO il Giovane - | | assoc. all'imp. 849-75 - | | | - | | |- Ermengarda m. di - | | | re Bosone - | | | - | | |- LODOVICO il Cieco - | | | re 899 imperat. 901-903? - | | - | |- Lotario di Lorena - | | | - | | |- Berta m. di - | | | Tibaldo di Prov. - | | | - | | |- UGO re 926-47 RODOLFO II di - | | | Borgogna re 922-26 - | | |- LOTARIO assoc. | - | | | 931-50 marito di . . . Adelaide che nel - | | 951 sposa OTTONE - | | il Grande - | | - | |- Carlo di Prov. - | - |- CARLO il Calvo - | imp. e re 875-77 - | - |- Lodovico il Tedesco - | | - | |- CARLOMANNO - | | re 877-79 - | | | - | | |- ARNOLFO - | | | imp. e re 896-99 - | | | - | | |- LODOVICO il Fanciullo - | | | - | | |- Zventiboldo re di Lorena - | | - | |- Luigi il Sassone - | | - | |- CARLO il Grosso - | | re 879 imp. 881-87 - | - |- Pepino d'Aquitania - | - |- Gisela - | - |- BERENGARIO I - | re 888 imp. 915-24 - | - |- Gisela m. del - | marchese d'Ivrea - | - |- BERENGARIO II - | re 950-61 - | - |- ADALBERTO - | re col padre - -Lodovico II non lasciava figliuoli; e quanto si fossero ingagliarditi -i grandi ecclesiastici e secolari apparve nelle due fazioni che allora -si formarono attorno ai due suoi zii. Una, desiderando un protettore -robusto, chiedeva re Lodovico il Tedesco, al quale nella partigione del -retaggio di Carlo Magno erano tocche la Baviera, la Boemia, la Moravia, -la Pannonia, la Carintia, la Sassonia ed altri paesi d'oltre Reno; -l'altro Carlo il Calvo re della Francia occidentale, perchè, debole -essendo, non avrebbe attenuato i diritti e gli arbitrj signorili. Carlo -passò di subito le Alpi: lo seguì per contrastarlo Carlo il Grosso -figlio di Lodovico, e trovandosi prevenuto, guastò il Bergamasco e -il Bresciano; poi atterrito, o deluso dallo zio che fingeva assalire -la Baviera, diede indietro; e Carlo il Calvo venuto a Roma (875), -_coll'arti di Giugurta_ vi comprò voti e la corona dell'Impero, poi in -Pavia quella de' Longobardi. Come in Francia egli non sapeva impedire -le usurpazioni de' nobili, anzi gli aveva assicurati non sarebbero -rimossi dalle pubbliche funzioni nè essi nè i loro figli, ed obbligato -i liberi a sottoporsi ciascuno a un patrono; altrettanto fece in -Italia. - -Già signori e vescovi aveano tratto a sè l'arbitrio di eleggere il re; -e per primo Ansperto arcivescovo di Milano, poi i vescovi d'Arezzo, -Pavia, Cremona, Tortona, Vercelli, Ivrea, Lodi, Asti, Modena, Alba, -Aosta, Acqui, Genova, Como, Verona, Piacenza, uniti con Bosone conte -di Provenza, archimandrita del sacro palazzo e messo imperiale, -e con varj altri conti, come ottimati del regno d'Italia elessero -l'imperatore Carlo il Calvo per patrono, signore, difensore e re, -promettendo obbedirlo in che che ordinasse a vantaggio della Chiesa -e a salute di loro tutti; quanto sapranno e potranno col consiglio e -cogli atti, senza frode nè maltalento, gli saran fedeli e obbedienti; -nè direttamente o per lettera o per messi turberanno la quiete e la -solidità del regno. Di rimpatto Carlo giurava, coll'ajuto di Dio e -con ogni sua possa, onorare e salvare ciascuno, giusta l'ordine e -la persona, mantener la legge e la giustizia che a ciascuno compete, -e usare ragionevole misericordia a chi ne abbia bisogno: che se per -fragilità deviasse, appena lo riconosca procurerà emendare[264]. - -Quest'atto prezioso ci chiarisce la natura di quel regno, elettivo -e aristocratico: e fra gli elettori prevalgono i vescovi, come si -sente dal fondarsi sui precetti evangelici, anzichè sulle cautele -costituzionali, di cui furono assiepati i re dopo che si cessò di -riverirli come immagini di Dio. - -Bosone suddetto ricevè la reggenza di questo regno col titolo di duca -di Pavia, conferitogli col cingergli la corona, che dopo quell'ora -fu adottata negli stemmi ducali. Poco poteva il re, e meno il suo -luogotenente; prevalendo i grandi e massime i vescovi, giacchè i -piccoli vassalli, non trovandosi protetti altrimenti, si mettevano -sotto al loro patronato, salvo le grandi città, le sole dove i liberi -conservassero qualche importanza perchè uniti. - -Carlomanno, altro figlio di Lodovico il Tedesco (877), cala in -Italia, pretendendola come eredità paterna; ed essendo fuggito e -morto il Calvo, è salutato re d'Italia: mai però non ottenne la -corona imperiale; e non andò guari, che scontento delle turbolenze o -impauritone, uscì d'Italia (879) lasciandola campo alle ambizioni, e -poco stante morì. - -Guido duca di Spoleto, di nazione Franco, e nato da una figlia di -Pepino re d'Italia, ingrandì di mezzo alle guerricciuole interminabili -de' signorotti della bassa Italia, e campeggiando i Saracini che mai -colà non lasciavano pace. Docibile duca di Gaeta, assalito dal principe -di Capua, invocò i Saracini, che vennero, e recarono gravissimi danni -agli amici non meno che ai nemici. Il papa indusse Docibile a torcere -le armi contro di loro, e molti Gaetani perirono in quella guerra; ma -poi si calò ad accordi (882), dando loro stanza presso il Garigliano, -di dove per quarant'anni manomisero i dintorni. - -Anche Anastasio, l'ambizioso arcivescovo di Napoli, ora ai Saracini, -ora ai Greci ricorse per ajuti onde nuocere ai Salernitani e ai -Capuani; i quali di rimpatto si dirigeano a Guido di Spoleto. -Costui non facea divario da onesto a ingiusto, e mentre combatteva -gl'infedeli, rapiva continuamente alla Chiesa[265]; anzi, aspirando -alla corona d'Italia, empiva Roma di satelliti, e diceano s'intendesse -coi Saracini di Tàranto per disfare la dominazione pontifizia. Giovanni -VIII, papa di natura irresoluta, corre ad Arles per invocare il re -Lodovico il Balbo; ma questi ricusa s'e' non benedica le sue nozze -con Adelaide, sposata mentre la prima donna ancora viveva: anche -Carlo di Svevia lo respinge perchè gli avea proibito d'invadere la -Borgogna cisgiurana; onde il papa si propizia Bosone suddetto, cognato -di Carlo il Calvo, ajutandolo a formare il regno di Provenza, poi lo -mena seco in Lombardia lusingandolo della corona imperiale. Quivi il -vescovo di Pavia fece omaggio a Bosone come a re; ma appunto per questo -l'arcivescovo di Milano il ricusò: e il papa stesso abbandonollo, -sollecitando Lodovico il Sassone a venire per la corona imperiale. La -prese di fatto a Roma; ma morendo presto di dolore (882), la lasciava -al fratello Carlo il Grosso. Imperatore, re di Germania, di Baviera, -di Sassonia, di Lorena, d'Italia, costui riuniva tutto il retaggio di -Carlo Magno, ma nessuna delle qualità necessarie a sostenerlo[266]. - -A lui Giovanni VIII mandava querele perchè i baroni si rendessero -ogni giorno più dissoggetti, mentre la metropoli del cristianesimo -era minacciata dagli Infedeli e da figli ingrati, e — per Iddio -soccorreteci, chè le nazioni vicine non abbiano a dire, _Ov'è il -loro imperatore?_» Carlo trovavasi molestato nel proprio regno dalle -correrie de' Normanni e più dall'insubordinazione de' feudatarj, ormai -convertiti in altrettanti re: pure venne, e nella dieta di Pavia i -vescovi, gli abati, i conti e gli altri ottimati del regno lo elessero, -giurandogli omaggio e fedeltà, al solito modo e col solito ricambio. -Ma col titolo regio non acquistò l'autorità; e Guido di Spoleto -continuava le depredazioni, ad onta de' messi imperiali e dei fulmini -della Chiesa; anzi costrinse l'imperatore a rendere a lui ed a' suoi -complici i confiscati onori. Carlo, incapace di reggere la nave fra -tali procelle, s'affidò a Liutwardo vescovo di Vercelli, che eresse -arcicancelliere dell'Impero. Costui se ne valse a soprusare, e le -fanciulle di più ricco retaggio forzava a sposare parenti suoi; e rapì -da Santa Giulia di Brescia una nipote di Berengario duca del Friuli -per darla a un suo nipote. Non comportò l'oltraggio Berengario, e con -un grosso di truppe assalse Vercelli, e pose a sacco il vescovado; -poi andò a scusarsene all'imperatore. Il quale non tardò a disgustarsi -di Liutwardo, massime dacchè lo sospettò di tresche coll'imperatrice -Ricarda. Questa giurò non essere mai stata tocca da nessun uomo, neppur -dall'imperatore, esibendo sostenerlo col duello e colle sbarre roventi; -e così giustificata si ritirò in un convento. Liutwardo esulò, e -ricoveratosi presso re Arnolfo, intrigò a favore di questo[267]. Carlo -medesimo come incapace e mentecatto fu deposto d'imperatore, e morì -miserabile (887); e allora la corona di Carlo Magno andò per sempre a -pezzi, e i varj popoli scelsero re nazionali: Eude prese la Francia, -Arnolfo la Germania, Bosone la Provenza. - -Come regno elettivo ch'era l'italico, i grandi di qui non si credettero -obbligati ad Arnolfo, ultimo ed illegittimo rampollo carolingio, e si -sentirono forti quanto bastasse per governare il paese senza tutela -di forestieri. Già aveano compreso che gl'imperatori, da patroni, -tendeano a farsi padroni: il vescovo di Brescia scriveva ad un prelato -tedesco i guai degli Italiani, _inquilini o piuttosto affittajuoli -della patria loro, e preda del più forte_; e l'oltramontano rispondeva -compassionando una terra, ch'era unica fonte della ricchezza a -paese arido e povero qual è la Germania[268]. Pertanto voleasi un re -nazionale; ma come accordarsi nella scelta in un'età tutta d'individui, -dove le fazioni signorili si contrastavano spesso senza conoscere il -perchè, mutando parte secondo le inclinazioni e la forza dei loro capi, -servi all'interesse istantaneo e immediato? - -Fra i signori italiani quattro primeggiavano. Adalberto marchese di -Toscana, sposo a Berta figlia di Lotario re di Lorena, la quale prima -era stata di Teobaldo conte di Provenza, e n'avea avuti Ugo che poi -fu re d'Italia, e Bosone che fu marchese di Toscana. Adalberto era -cognominato il Ricco, ma non entrò per allora in lizza. Il principe -longobardo di Benevento si era svigorito nelle guerre, e trovavasi -sulle braccia le città di Calabria e i Saracini. Berengario duca -del Friuli, di gente salica, e nato da una figlia di Lodovico il -Pio, avea favorito a' Carolingi, ma con tale circospezione, che al -soccombere di quelli rimase in piedi e potente. Guido di Spoleto, per -la posizione sua appoggiavasi ai Saracini e al papa, potendo in quelli -trovar braccia, a questo ispirar timore come emulo, o gratitudine -come protettore. Stefano V l'adottò per figliuolo; e tanto erasi reso -potente, che la dieta adunata a Langres per dare un successore a Carlo -il Grosso, lui chiamò re di Francia. Abbandonò dunque le speranze del -regno d'Italia a Berengario, il quale lusingava la nazionalità col -farsi chiamare di sangue latino e principe italiano[269]; e in Pavia da -Anselmo arcivescovo di Milano (888) si fe cingere la corona[270]. - -Ma Guido giunto in Francia si trovò prevenuto, essendo eletto re -Eude conte di Parigi; onde col dispetto ripassò le Alpi, menando un -grosso di guerrieri francesi, già allora sprezzatori dei nostri[271]; -e coll'alleanza dei Camerinesi e degli Spoletini assalì Berengario, -sussidiato da altri signori. Si combattè sanguinosamente nelle -vicinanze di Brescia; e Berengario vinto (889) dovette contentarsi del -suo ducato del Friuli, tenendo sede in Verona. - -I vescovi del regno, che omai aveano tratto a sè il supremo diritto, -si congregarono a Pavia, e meditando «quanti mali avesse pei proprj -peccati sofferto Italia dopo Carlo Magno, tali che umana lingua non -può spiegarli», risolsero porre un fine alle orribili stragi, ai -sacrilegi, alle rapine, ai misfatti d'ogni genere che attiravano la -collera celeste; e per salvare le chiese loro e tutta cristianità -volgente in desolazione, si adunarono affine di imporre degna penitenza -ai malfattori confessi, e reprimerli in avvenire, al qual uopo -elessero Guido re, piissimo ed eccellentissimo. E fu riverito a patto -rispettasse le immunità e i dominj della Chiesa romana, coi privilegi -e le autorità concedutile dagli imperatori antichi e moderni, troppo -disdicendo che questa chiesa «capo delle altre, rifugio e sollievo -dei soffrenti, salute di tutti» venisse da chicchessia vessata; -piuttosto convenendo che il pontefice da tutti i principi e i fedeli -sia supremamente venerato. Rimangano inoltre libere da ogni vessazione -e diminuzione le chiese vescovili: i rettori di esse liberamente -esercitino la podestà sacerdotale nelle cose ecclesiastiche e nel -reprimere i trasgressori della legge divina: a vescovadi, abazie, -spedali o altri luoghi sacri non s'impongano nuove gravezze: ogni -sacerdote e ministro di Cristo abbia gli onori e la riverenza dovuta al -suo grado, e colle cose ecclesiastiche e le famiglie a lui spettanti -rimanga imperturbato sotto la podestà del proprio vescovo, salva la -ecclesiastica disciplina. A tutti gli uomini plebei e ai figli della -Chiesa si lasci usare liberamente delle proprie leggi, senza esiger da -loro più del dovuto, nè opprimerli: che se ciò avvenisse, il conte del -luogo abbia a ripararli legalmente, per quanto gli preme conservare -la sua dignità; ove manchi, e faccia violenze o vi consenta, sia -scomunicato dal vescovo. E poichè Guido liberamente promise osservare -tali capitoli, unanimamente, a guisa di agnelli rimasti senza pastore, -lo elessero a re e signore. - -Qui dunque, siccome avviene col ripetersi delle elezioni, s'allargano -i patti, e ciò ch'è notevole si è la tutela del popolo e delle sue -giustizie, assunta dai vescovi non per distinzione di razze e di -grado, ma a favore di tutti, perchè tutti figli della Chiesa. Se i modi -divisati per effettuarla non erano i più prudenti, è già assai trovare -così proclamata l'egualità civile in nome della religiosa; è bello -trovar costituzioni di diritti reali, mille anni prima che la nostra -accidia ci facesse credere non poterne noi avere se non dall'imitare le -francesi. - -Guido, profittando del favore di Stefano V, si fe cingere in Roma anche -la corona d'oro (891); ma il nuovo papa Formoso, preferendo un lontano -imperatore a questi vicini e litigiosi, favorì il tedesco Arnolfo, -che da Berengario era stato invitato a sostenere i proprj diritti -sovra un regno di cui esso gli faceva omaggio. Arnolfo, come unico -carolingio fra tanti nuovi dominatori, pretendeva che la Germania sua -fosse ancora il centro e l'anima degli Stati disgiunti; e comprendeva -che, se Berengario cadesse, e Guido preponderasse co' Franchi e coi -Longobardi, ogni ingerenza germanica di qua dall'Alpi sarebbe perduta. -Adunque per l'Adige calò in Italia, prese Verona e Brescia; Bergamo, -che generosamente si difese, mandò a osceno saccheggio, e Ambrosio, -governatore per Guido, che vi si era eroicamente sostenuto, fece -vilmente appiccare. Tosto Milano e Pavia cedono; i marchesi d'Italia -vengono a prestar omaggio e chiedere nuova investitura, invece della -quale Arnolfo li fe carcerare, sinchè a lui giurassero fedeltà. Allora -l'aborrimento del dominio straniero unì quelli che prima s'erano fra -loro combattuti, e lo costrinsero a dar volta. - -Cessato appena il pericolo, la guerra civile rinfocò tra Berengario -e Guido; e morto questo, Lamberto suo figlio e collega, gridato re -(894), strinse novamente Berengario in Verona. Allora Arnolfo, invitato -da papa Formoso, torna; va dritto al cuor d'Italia per abbattere gli -Spoletini, che parea volessero rinnovare la preponderanza longobarda; -conferma a Berengario il regno d'Italia, sottraendogli però le -provincie transpadane, nelle quali pone un Gualfredo (896) col titolo -di duca di Verona, e un Maginfredo con quello di conte di Milano. -L'acconcio dispiace a Berengario, il quale s'affiata con Lamberto -di Spoleto e con Adalberto di Toscana per chiudere ad Arnolfo il -cammino di Roma. Arnolfo vi arriva per forza; benchè Geltrude vedova -dell'imperatore Guido, difendesse la Città Leonina, egli la prende, ha -Roma per capitolazione (febbr.), fa decollare molti a sè avversi; dal -pontefice ottiene la corona, dal popolo giuramento d'obbedienza, salvo -la fedeltà dovuta a papa Formoso. Ma le malattie che spesso vendicarono -gl'Italiani, colsero Arnolfo, sicchè s'affrettò a ritornare in Baviera, -molestato gravemente dagli Italiani insorti. - -Ratoldo suo figlio, lasciato in Lombardia, non bastava a frenare -quel moto d'indipendenza; sicchè pel lago di Como egli pure se -n'andò in Germania; Verona non resistette a Berengario; i Milanesi -trucidarono Maginfredo, che dato interamente al Tedesco, non pensava -che a stringerli in soggezione; da Roma l'odio agli oltramontani si -manifestò in uno scandaloso processo, che il nuovo papa Stefano VI -fece al cadavere di Formoso, la cui vera colpa in faccia al popolo era -d'aver unto lo straniero; poi sedente Giovanni IX, un concilio confermò -imperatore Lamberto, pronunziando surrettizia e _barbara_ l'elezione -d'Arnolfo. I due competitori Lamberto e Berengario, accortisi che dal -ricorrere agli stranieri scapitavano entrambi (898), partirono il regno -fra sè; al secondo la Lombardia fra il Po e l'Adda, il resto a Lamberto -colla corona imperiale. Ma i fiumi non demarcavano le possessioni de' -grandi e degli ecclesiastici, e l'incrociarsi di esse su dominj diversi -moltiplicava i motivi di conflitto. In breve Lamberto venne in rotta -con Adalberto di Toscana, e lo rese prigioniero; ma poco stante egli -stesso fu assassinato nei boschi di Marengo, dicono da Ugo figlio di -Maginfredo già conte di Milano. - -Anche ne' paesi transalpini i duchi o conti cincischiavano l'autorità -dei re; ma infine essi erano nazionali. Da noi invece erano forestieri; -e nessuno se ne trovò, il quale sapesse sbrancarsi dalla propria -nazione per farsi capo d'una nuova. In tal guisa l'indipendenza paesana -cadeva, mentre gli altri popoli la acquistavano; atteso che cotesti -signorotti, non v'avendo popolo sul quale farsi forti, ricorreano ai -potentati forestieri. Berengario, rimasto solo re, libera Adalberto; ma -eccogli addosso un nuovo flagello, gli Ungheri. - -Dagli Urali e dal Caspio erano venuti costoro nella grande commozione -di Attila; avanzatisi poi nell'VIII secolo, e sottoposti i Valachi e -gli Slavi delle sconfinate pianure di qua dai Carpazj, cominciarono a -rendersi terribili in Europa quali scorridori e predoni. I Carolingi -nelle miserabili gare degli ultimi loro tempi gl'invocarono spesso, -e Arnolfo gl'invitò coi Croati ad osteggiare il potente impero de' -Moravi. Improvvido consiglio[272], perocchè abbattuto questo si -trovarono a contatto coll'impero Franco, contro del quale spinsero i -rapidi loro cavalli e una ferocia da selvaggi. - -Ci sono essi descritti come gente oltre ogni dire deforme e barbara; -volto schiacciato; le madri morsicavano i figli in viso per abituarli -al dolore. Nello sgomento ispirato da essi, disputavasi se fossero quel -popolo di Gog e Magog, predetto dall'Apocalissi come precursore della -fine del mondo; e s'introdussero processioni e riti per isviare quel -nembo, e litanie dove pregavasi Dio perchè ci scampasse dal furore -degli Ungheri. Nè mancò la solita messe di prodigi; e molte volte le -ossa turbate de' santi riuscirono loro micidiali: la mano di un Unghero -restò affissa all'altare che tentava spogliare; ad un altro si spezzò -la spada vibrata a decollar un frate. - -Non tocca a noi raccontare i guasti che recarono alla Germania e alla -Francia: ma l'Italia ben presto lusingò la loro cupidigia, bella e -ricca qual è anche dopo spogliata e vilipesa da stranieri e da suoi, -ed aperta a loro dal lato ove s'abbassano le alpi Friulane. Entrati -per queste in numero che parve immenso agli atterriti, non arrestati -dalle munitissime città di Aquileja[273] e Verona devastarono sino a -Pavia. Re Berengario che, allor allora domi i rivali, trovavasi solo -in dominio del bel paese, mandò il bando dell'armi per la Lombardia, -la Toscana, Camerino, Spoleto, e raccolto un esercito _tre volte più -numeroso_ di quel de' nemici mosse contro di loro, li sconfisse, -e talmente gli avviluppò fra l'Adda, il Brenta e gli altri fiumi -dell'alta Lombardia, che non trovando scampo, mandarono offrendo -di abbandonare il bottino e i prigionieri, purchè fossero lasciati -partire. Berengario, confidando sterminarli, negò: ond'essi da -disperati combatterono, vinsero, e dispersi i mal uniti Italiani, senza -ostacolo desolarono il paese. - -Non combattevano in regolate schiere, ma da scorridori sui rapidissimi -cavalli, cui schiomavano acciocchè i nemici non avessero dove -ghermirli. Non sarebbe dunque stato possibile ad ordinato esercito il -raggiungerli; sicchè ciascuno era costretto provvedere alla propria -difesa. Dalla campagna al loro accostarsi fuggiva la gente sulle -alture fortificate, e mura alzaronsi allora attorno alle borgate e -ai conventi[274]. Così gli uomini, rialzate le teste dalla servitù -regolare dei Romani e dalla violenta dei Barbari, imparavano di nuovo -a maneggiar le armi, e valersene a tutela della casa, del podere, del -convento, delle città; il che tornò poi a vantaggio della libertà, -poichè i padri nostri compresero la potenza dell'unione, e trovandosi -in mano le armi, le usarono ad acquistarsi od assicurarsi franchigie. - -Berengario gli affrontò più volte; ma dall'infelice riuscita -disgustati, o seguendo già la politica imputata loro di voler sempre -due padroni affinchè l'uno tenesse l'altro in rispetto[275], una -partita di signori nostri, e nominatamente Adalberto di Toscana, -offerse la corona d'Italia a Lodovico re di Provenza. Adalberto -da principio era sì buono, che quando non si trovasse altro, dava -ai poveri il proprio corno da caccia colla catena d'oro, che poi -riscattava a denaro: in appresso s'abbandonò all'ambizione e alla -crudeltà, e perpetuamente avversò Berengario. Lodovico venne, e fu -coronato re in un concilio a Pavia, poi imperatore a Roma (901) col -nome di Lodovico III. Avendo soggetta tutta l'Italia volle vedere anche -la Toscana, e a Lucca fu ricevuto da Adalberto con tanta magnificenza, -ch'ebbe ad esclamare: — Questo marchese avrebbe piuttosto a chiamarsi -re, in nulla essendomi inferiore che nel nome». Adalberto, e più -l'ambiziosa sua moglie Berta, videro in queste parole un'espressione -d'invidia, onde se ne alienarono, e svolsero da lui anche gli altri -principi. Lodovico, venuto a Verona, congedò l'esercito, distribuì -a' suoi molti possessi, e stavasene in improvvida sicurezza: sicchè -Berengario, che non gli si era opposto, lo colse, gli rinfacciò -d'avergli altra volta giurato non molestare l'Italia, e fattigli cavar -gli occhi, il rimandò in Provenza (903?). I suoi soldati restarono -dispersi, e al passo dell'Alpi ne fe molti capitar male il marchese -d'Ivrea genero di Berengario. - -Quel che gli Ungheri all'alta Italia, il faceano alla bassa i Saracini, -devastando, uccidendo; e massime la banda postatasi al Garigliano -interrompeva le comunicazioni, e dilapidava i beni della Chiesa. -Quando poi Ibraim re di Cairoan dall'Africa sbarcò in Sicilia per -tornar al dovere gli emiri rivoltosi, si lagnò che a questi avessero -dato soccorso le città di Calabria; e benchè esse venissero a dargli -scuse, intimò si preparassero alla servitù, ed annunziassero il suo -arrivo nella _città del vecchio Pietro_ (908). Ma a Cosenza trovò forte -ostacolo, «e una notte per giudizio di Dio morì»[276]. - -A questi nemici del paese e della fede opponevansi i papi; e Giovanni -X, desiderando i signori italiani si concordassero a riscattare la -patria, pensò rassodare l'unità cristiana col porvi a capo Berengario, -e il coronò imperatore nel Natale 915, a patto osteggiasse i Musulmani. -La coronazione fu solennissima; profusi doni alle chiese, al clero, al -popolo. Il papa aveva invitato la Corte di Costantinopoli a mandar una -flotta che intercettasse il mare ai Saracini; trasse in lega Landolfo -principe di Benevento, Gregorio duca di Napoli, Giovanni duca di Gaeta: -il papa stesso menò l'impresa con Berengario e col marchese Alberico di -Camerino; e bloccata la colonia de' Barbari, gli affamarono di maniera -che messo fuoco alle case e alle robe, sbucarono impetuosi a salva chi -può, e la più parte furono uccisi o presi e fatti schiavi. - -Non per questo le fazioni quietarono. Il marchese di Toscana e Berta -sua moglie furono in Mantova imprigionati da Berengario, ma senza -poter farsene cedere i castelli. Lamberto arcivescovo di Milano, che -da esso imperatore avea dovuto comprar a denaro la dignità; Adalberto -marchese d'Ivrea, genero di Berengario; Odelrico marchese e conte del -sacro palazzo, congiurarono a danni dell'imperatore. Saputo che costoro -aveano un convegno sulla montagna di Brescia, egli soldò due capi di -Ungheri, i quali di fatto li colsero: Odelrico restò ucciso; Adalberto, -fintosi un povero fantaccino di Calcinate, scampò; altri, avuto -salvezza dalla clemenza di Berengario, invitarono in Italia Rodolfo -II, re della Borgogna transgiurana. Soccorso dal suocero Burcardo duca -di Svevia, egli venne; ma in sanguinosa battaglia a Firenzuola era -sconfitto, quando la riserva del suocero mutò la fortuna, e Rodolfo -vincitore fece coronarsi re in Pavia (922). - -In questo mezzo erano tornati gli Ungheri, e tagliati a pezzi ventimila -guerrieri di Berengario, eransi sveleniti contro Padova, Treviso, -Brescia. L'imperatore mal obbedito non potè frenare quella furia che -pagando dieci moggia di denari d'argento[277]; al qual fine tolse -molti beni alle chiese, e il popolo tutto obbligò, fino i lattanti, -a contribuire un denaro per testa. Ma vinto e scoronato, e ridotto -a Verona e al ducato del Friuli, invitò essi Ungheri contro l'emulo -Rodolfo. Voltisi dunque sopra Milano, assalsero Pavia (924), città -florida e popolatissima[278] dove si tenevano le diete del regno, e -vi soffocarono il vescovo e quel di Vercelli, distrussero quarantatre -chiese; di tanta gente soli dugento lasciarono vivi, i quali raccolsero -fra le ceneri otto moggia di denari per ricomprare dai Barbari il luogo -dov'era sorta la patria. - -Modena fu difesa a lungo dai proprj cittadini, che dall'alto delle mura -si incoravano a vigilare con una cantilena guerresca rimastaci[279]. -Malmenate anche le estreme terre del Piemonte, osarono imbarcarsi -sulla marina Adriatica, ed arsero Cittanova, Equilo, Fine, Chioggia, -Capodarzere, e predato tutto il littorale, tentarono Malamocco e -Rialto; ma i legni mercantili di Venezia li respinsero[280]. - -La chiamata di que' Barbari indignò gl'italiani contro Berengario, -onde tra i Veronesi fu congiurato di ucciderlo, e capo della trama era -Flamberto. L'imperatore n'ebbe fumo, e chiamatolo a sè gli ricordò come -lo avesse colmo di benefizj, sin a tenergli un figliuolo a battesimo, -e più gliene compartirebbe ove restasse fedele; e donatagli una coppa -d'oro, il lasciò andare. L'ingrato non ne divenne che più accanito. -Berengario quella notte non dormì in palazzo, ma in una cameretta -attigua alla chiesa, per esser pronto a sorgere la mezzanotte ed -assistere all'uffiziatura. Ma come fu in chiesa, Flamberto lo fe -trucidare. Milone, suo fedele, fece appiccare Flamberto e i complici. - -Come avvenne ad altri infelici autori di conati nazionali, Berengario, -bersagliato miserabilmente tutta la vita, ebbe esagerate lodi dopo -morto qual valoroso, clemente, pio, e sin a riverirlo per santo, e -mostrar lungamente una pietra chiazzata del suo sangue, che mai per -lavarla non aveva perduto le macchie[281]. - -Tolto l'emulo, e scomparsi gli Ungheri, venne a regnare Rodolfo, ma non -con pace, giacchè lo contrastarono tre vedove che allora aggiravano -l'Italia cogli intrighi e coi vezzi: Berta, vedova di Adalberto il -Ricco, sua figlia Ermengarda, marchesa d'Ivrea: e sua nuora Marozia, -di disonesta memoria, vedova di Alberico marchese di Camerino. Il voto -di coteste e di Guido duca di Toscana e Lamberto fratelli d'Ermengarda -si accordò sopra Ugo, duca di Provenza loro fratello uterino, che -cogl'inganni più che colla forza vinse Rodolfo (926). Questo si ritira -in Borgogna, ma quivi unitosi ancora col suocero Burcardo, cala con -grosso esercito in Italia. Burcardo piglia l'assunto d'esplorare le -forze de' nemici, e in veste d'ambasciadore viene a Milano. Giunto alle -colonne di San Lorenzo, allora fuor di città, disse a' suoi compagni: -— Questo luogo pare fatto apposta per erigervi una fortezza che tenga -in briglia, non solo i Milanesi, ma tutti i principi d'Italia»; e -soggiunse: — Non sono Burcardo se non riduco gli Italiani a contentarsi -d'un solo sprone e cavalcare giumenti». Disse ciò in tedesco, ma i -nostri lo capirono, e tutto riportarono all'arcivescovo Lamberto: il -quale dissimulando prodigò carezze al finto ambasciadore, e gli diede -licenza di rincorrere un cervo nel proprio parco; favore che a nessuno -egli consentiva. Ma intanto mandava avviso agli Italiani; sicchè, -mentre tornava, Burcardo fu côlto in un agguato a Novara, e fuggendo -restò trafitto dai duchi di Toscana; a' suoi non valse il ricoverarsi -in San Gaudenzio, chè furono trucidati, e Rodolfo voltò indietro. - -Ugo, che spertissimo di maneggi, s'era già compri molti signori -italiani, allora venne promettendo un secol d'oro; sbarcato a Pisa ebbe -universali accoglienze; a Pavia eletto re, a Milano coronato, regnò -più robusto che nol desiderassero i signori italiani, proponendosi di -restaurare l'unità della signoria col solo modo che par possibile, dopo -gravi disordini, cioè la tirannia. - -La voluttuosa e intrigante Marozia, sposa a Guido di Toscana, formatosi -un grosso partito in Roma e disdicendo ogni obbedienza al papa, aveva -occupato Castel Sant'Angelo, e disponeva a sua voglia della città e -del papato: entrata col marito e con un pugno di sgherri in Laterano, -trucidarono Pietro fratello di papa Giovanni X e questo cacciarono -in prigione (928), ove morì dal dolore o soffocato. Poco dopo Guido -moriva, e succedeagli nel ducato di Toscana il fratello Lamberto. Ma re -Ugo, temendo non gl'italiani gliel sollevassero emulo, fe spargere che -esso e Guido ed Ermengarda fossero figli suppositizj. Della grossolana -invenzione s'adontò Lamberto, e propose smentirla col duello. Ugo -fu vinto nel suo campione Teduino; ma non per questo cessò, troppo -premendogli di togliere a Lamberto il dominio e la ricca moglie. Fatto -sta che Lamberto poco poi fu côlto e accecato (931); il suo paese dato -a Bosone fratel germano di Ugo, cessandovi così quella schiatta de' -Bonifazj e Adalberti; Ugo sposò Marozia e dominò in Roma trattandovi -con alterigia i grandi. - -Alberico, figlio di Marozia del primo letto, dava un giorno l'acqua -alle mani di Ugo; e avendo ciò eseguito disadattamente, ebbe da questo -un manrovescio. Invelenito si restringe coi nobili (932), assalta e -fuga il patrigno. Due volte Ugo tornò coll'esercito per vendicarsi e -recuperare Roma, ma non potè che devastarne le circostanze: e infine -concedette ad Alberico la pace e le nozze d'una propria figlia. Non -per questo Alberico gli consentì mai di entrare in città, dove anzi -accoglieva quanti signori fuggivano dalla tirannia di esso; per -ventitre anni vi si tenne capo, coi nomi di console, di senatore, di -tribuno allucinando i discendenti de' Romani antichi, i quali vedeano -un magistrato repubblicano nel demagogo prepotente che usurpavasi fin -gli atti pontificali, devoluti a suo fratello Giovanni XI. Ugo intanto, -di scellerati portamenti in casa e di perfida politica fuori, insultava -ai magnati, molti signori uccise, installò vescovi tedeschi a Milano -e a Verona. Al fratello Bosone invidiò la Toscana o le ricchezze che -egli e sua moglie Villa aveano carpite ai signori di colà, e col solito -pretesto di congiure l'espulse, dando quel marchesato al proprio figlio -naturale Uberto. Adombrò pure di Berengario marchese d'Ivrea e conte di -Milano, Spoleto e Camerino, nipote all'imperatore Berengario. Il primo -colla forza aperta assalì ed uccise; l'altro ebbe benignamente alla -Corte, e aveva ordinato di strappargli gli occhi, quand'egli, avvertito -dal giovine re Lotario, fuggì ad Ottone. - -936 - -Ugo disgustava pure col tuffarsi nelle lascivie, contaminando famiglie -principali, e alle bagascie sue e ai tanti sterponi prodigando chiese, -monasteri, prelature. Le nozze con Marozia come illegali volle sciolte -quando gli parvero più vantaggiose quelle con Berta di Svevia, vedova -di Rodolfo e madre del re di Borgogna. - -Tuttociò accresceva i malcontenti, e il desiderio di indipendenza -trapelava d'ogni parte fra gl'italiani: i quali però, se ebbero sempre -vivo il sentimento della libertà personale, poco conobbero quello della -libertà politica, e per ottenere la prima sacrificavano l'altra con -cotesto bilicarsi fra due padroni. D'altra parte Ugo ben maneggiava -con quelli da cui potesse temere: chetò di sue pretensioni re Rodolfo -col cedergli i diritti del figlio dell'accecato Lodovico, suo pupillo, -sopra la Borgogna cisgiurana, sicchè ne formò il regno d'Arles; strinse -alleanza con Enrico l'Uccellatore nuovo re di Germania; concedette -nuove sicurezze a Venezia e a papa Giovanni XI. Coll'imperatore romano -di Costantinopoli si accordò per assalire i Saracini di Frassineto; -e mentre quello li chiudea per mare, esso per terra li snidò, -riducendoli sul monte Moro, dove pure li tenne assediati. Quivi pure -poteva sterminarli; se non che temendo che Berengario tornasse di qua -dall'Alpi a molestarlo, licenziò la flotta greca, e patteggiò cogli -Infedeli di collocarli nei monti che dividono l'Italia dalla Svevia, -acciocchè si opponessero ad ogni invasione. Colà divennero ostacoli ai -tanti forestieri che visitavano la penisola per devozione o per affari, -e moltissime vite costò l'averla perdonata a coloro. - -Tra questo gli Ungheri continuavano lo sperpero dell'Italia, e anche -nella meridionale pervennero saccheggiando Capua, Salerno, Benevento, -Nola, Montecassino, e fin Tèramo. Un grosso di Marsi e di Peligni gli -aspettò in agguato e ne fa strage; ma per cinquanta anni non lasciarono -tregua alla penisola. Ugo non seppe frenarli che con dieci moggia di -danari, ponendo perciò gravissime contribuzioni; del che disgustati, -e de' codardi portamenti suoi, e del dare le cariche a forestieri, -i signori italiani, non potendo trar qui il re di Germania tenuto -buono da Ugo con regali, chiesero Arnoldo duca di Baviera e Carintia, -che di fatto scese per val di Trento a Verona, ma trovata resistenza -a Bussolengo, se ne tornò. Ugo cacciò in prigione Raterio vescovo -di Verona come reo d'averlo favorito; il quale descrisse i proprj -patimenti. - -Più operoso nemico gli era Berengario marchese d'Ivrea, che -profondendo denaro, sollecitava ajuti da Ottone re di Germania. Un -Amedeo, gentiluomo di sua confidenza, l'esortò a fidare piuttosto nel -malcontento degli Italiani, e si esibì di venire a scandagliarli. -Di fatto, vestito da pezzente, girò di castello in castello, di -vescovado in vescovado; saputo che Ugo era sulle sue traccie, cangiava -travestimento e forma ogni giorno; al re stesso ardì presentarsi con -altri che limosinavano; infine riuscì a tornare al padrone. Il quale, -fidato sulle intelligenze, con piccola scorta calò per val d'Adige. -A Manasse arcivescovo d'Arles, e insieme vescovo di Trento, Mantova, -Verona, e governatore del Trentino, promise l'arcivescovado di Milano; -il vescovado di Como a Adelardo, cherico che s'intromise del trattato; -così ad altri prelati e governatori e signori dava e prometteva -cariche, feudi, sopratutto monasteri in commenda e vescovadi. - -Ugo, ritiratosi a Pavia, spedì Lotario figlio suo alla dieta milanese -chiedendo, se erano stanchi di lui, lasciassero a questo innocente -la corona; e i grandi commossi dalle costui istanze e dal vederlo -abbracciare la croce, gliel concessero. Intanto Berengario scontentava -i prelati, a cui toglieva le prebende per mantenere le promesse -fatte a' suoi fautori, i quali pure non restavano mai soddisfatti; -pure cresceva ogni giorno di fautori e realmente dominava, comunque -conservassero il regio titolo Lotario e Ugo. Quest'ultimo, disperato di -ricuperarlo, tornò nel suo patrimonio d'Arles (947) portandovi tesori, -che presto abbandonò colla vita. Fra breve moriva anche Lotario, forse -avvelenato da quello cui era ostacolo a regnare; e Berengario venne -gridato re col figlio Adalberto (950). E poichè temea che la bella -e virtuosa Adelaide, figlia di Rodolfo II di Borgogna e vedova di -Lotario, portasse a qualche marito i diritti suoi e le vendette, la -prese, e volea forzarla a sposare suo figlio. Stette ella costante -al no, benchè Villa moglie di Berengario giungesse fin a batterla -e calpestarla. Chiusa nella rôcca di Garda, la bella infelice trovò -compassione; un cherico Martino recò attorno i lamenti di essa, le -preparò i mezzi a fuggire (951) e un asilo presso Azzo feudatario di -Canossa, castello importante nelle storie, posto verso il fiume Enza al -cominciar delle montagne di Reggio, sovra un'alta rupe isolata, sicchè -facilmente si difendeva da qualunque assalto. Di quivi ella invitò a -vendicarla re Ottone il Grande, che n'ebbe un bel destro onde innestare -il nostro paese alla Germania, e distrutto il sistema militare de' -Longobardi e dei Franchi congiuntosi colla Chiesa, avviò qualche -miglioramento. - - - - -CAPITOLO LXXIII. - -Età ferrea del Pontificato. Ottone il Grande. La corona imperiale e il -regno d'Italia passano ai Tedeschi. Si svolge la nazionalità italiana. - - -Disordini più deplorabili contaminavano il centro della cristianità. -Unendosi all'Impero col rinnovarlo nella persona di Carlo Magno, -la Chiesa avea creduto sceverarsi dalle cose mondane, e vi si trovò -implicata viepiù, sia per gl'interminabili dissidj cogli imperatori -che pretendevano intervenire alle elezioni, sia pel crescere de' -baroni attorno a Roma, sia per l'aumento delle ricchezze. Le quali -erano tante, che sotto Leone III si trovano offerte ad essa per più -di ottocento libbre d'oro e ventunmila di argento; e Leone IV, il -sacerdote eroe che contro i Saracini difese e munì il quartiere di -Vaticano, nella basilica de' santi apostoli depose ornamenti per -trecentottantasei libbre d'argento e ducentosedici d'oro. - -Non sempre erano usate a così nobili fini, e rendeano oggetto d'ámbiti -e di brighe la sede pontifizia. Si racconta che una fanciulla di -Magonza, educata in Atene sotto abito virile, fermossi a Roma (855) -col nome di Giovanni d'Inghilterra, e salse in tanta fama d'erudizione -e virtù, che fu assunta al papato; ma dopo due anni ne furono -clamorosamente scoperti il sesso e l'impudicizia. Diceria vulgare, -opportuna a celie e scandalo, ma insussistente non che alla critica, -nè tampoco al senso comune. Mariano Scoto, cronista del secolo xi, -l'accenna, indi a disteso Martin Polacco, autore d'una storia dei -papi fin al 1277: autorità tardive; eppure i passi medesimi sembrano -interpolati; come sembra quel di Anastasio Bibliotecario, atteso che -altrove egli medesimo dà Benedetto III per successore a Leone IV, e -soggiunge che l'elezione di quello fu notificata a Lotario imperatore, -il quale si sa che morì nel settembre 855. Ferveva allora la rivalità -della Chiesa greca colla latina, risolta poi in deplorabile scisma: -Leone scriveva al patriarca di Costantinopoli Michele Cellulario correr -voce in Occidente che alla sua sede fosse stata assunta una femmina. -Il fatto saria colà meno strano, se è vero che l'ottenessero anche -eunuchi; ma certamente Leone non avrebbe dato questo colpo, o Michele -gliel'avrebbe rimbalzato se fosse stata nota la favola della papessa. -Nè fra tante ingiurie lanciate dal patriarca Fozio e da altri alla sede -romana se ne trova cenno. Una medaglia poi dell'855, portante il conio -di Lotario e del papa, dissipa ogni dubbiezza. - -Un prete Anastasio, da Leone IV in concilio deposto perchè non -risedeva nella parrocchia, levossi a competere il seggio con Benedetto -III, e tratti dalla sua i commissarj imperiali, lo spogliò delle -insegne: ma a lungo dibattuta la causa, prevalse l'elezione de' Romani -all'usurpazione dei forestieri. - -Nicola fu il primo papa che si dica coronato (858), in presenza di -Lodovico II imperatore, il quale l'addestrò alla briglia, e alcuno -aggiunge gli baciò il piede. Tratto dal chiostro a vera forza -perchè sentiva la gravità dell'offertogli manto, volle tenerlo con -un'inflessibilità pari agli austeri suoi costumi ed alle illibate -intenzioni: difese la primazia papale contro Fozio patriarca -di Costantinopoli, dal quale cominciò lo scisma greco; mantenne -l'integrità del matrimonio contro le intemperanze dei re, i quali -pretendevano ripudiare le mogli quando sazj. Dopo la morte di -Nicola (867), Lamberto duca di Spoleto entrò in Roma, e sott'ombra -d'acquietare, lasciò saccheggiarla da' suoi scherani, senza rispetto a -chiese o monasteri, e rubando molte nobili fanciulle. Tale scompiglio -regnava presso al capo della cristianità. - -Il nuovo papa Adriano II aveva avuto per moglie Stefania, e questa -viveva ancora con una fanciulla, impromessa a un nobile. Anastasio -parroco di San Marcello, già nemico ai papi e scomunicato, poi -perdonato e rimesso bibliotecario, aveva un fratello Eleuterio, nobile -e ribaldo al par di lui; il quale, sedotta la fanciulla, la rapì e -sposò. Adriano indignato trovò modo a ritorgliela; ma Eleuterio entrato -in casa, in istanti uccise lei e la madre. Fu preso dalla giustizia; -ma Arsenio suo padre, versando all'imperatrice Angisberga l'oro di che -era ghiotta, si assicurò la protezione dell'imperatore. Vero è che fra -quei negoziati morì, e il papa domandò messi imperiali che facessero -processo e giustizia secondo la legge romana; ed Eleuterio fu mandato a -morte, Anastasio scomunicato. - -Giovanni VIII, intrigante e passionato, mal giudicò la moralità delle -azioni; prodigò scomuniche, convertì le penitenze in pelligrinaggi, -e lasciossi illudere da Fozio. Fu il primo papa che fosse chiamato a -decidere fra due competenti alla dignità imperiale, e dichiarò che, -essendo questa stata conferita a Carlo Magno per grazia di Dio e -ministero del papa, egli la trasportava al re dei Franchi, ch'era Carlo -Calvo[282]. Dicono che questo, in benemerenza, rinunziasse ad ogni -sovranità sopra Roma: ma più probabilmente non fece che dispensare il -pontefice e il suo popolo dall'omaggio che rendeano all'imperatore. -Però non seppe difender Roma dai Saracini, ai quali il papa dovette -pagare un tributo. - -Fra le contese de' Franchi e degli Alemanni che si disputarono -l'impero, gl'italiani aspirarono a tenerlo di qua dall'Alpi, e poichè -allora ogni cosa traducevasi in linguaggio e fatti ecclesiastici, -ne nacque un turpe scisma. Formoso, devoto a re Carlo che con tanto -vantaggio aveva apostolato i Bulgari e favoriva il partito tedesco, -da Giovanni VIII che sosteneva i Franchi fu spoglio del vescovado di -Porto e tenuto prigione. Il nuovo pontefice Marino lo liberò e restituì -alla sua sede, dove egli persistette ad avversar il partito italiano -che portava Guido di Spoleto, il quale infatti riuscì imperatore, -favorito dal nuovo papa Adriano III (882-84). A questo si attribuisce -un decreto che esclude l'imperatore dall'elezione de' pontefici. Ricusò -di ricomunicare Fozio; nel che stette egualmente saldo Stefano V (885), -spiegando all'augusto bisantino i limiti fra l'autorità pontifizia e -l'imperiale. Stefano, allorchè fu assunto, trovò spogliati il tesoro, -la guardaroba, i granaj, le cantine in modo da non poter fare il solito -donativo; tanto nelle vacanze crescevano le devastazioni. - -Alla sua morte prevalse il partito alemanno, e portò al soglio -pontificio Formoso (891). Questi fu contrariato vivamente dal partito -italiano, che giunse ad ucciderlo e gli surrogò (dopo il brevissimo e -annullato regno di Bonifazio VI) Stefano VI (896), un de' più caldi in -questa fazione. Per secondare alla quale, prese pretesto che Formoso -avesse violato i canoni coll'abbandonar una chiesa per un'altra, atto -allora insolitissimo, e diede scandalo nuovo alla Chiesa col farne -disotterrare il cadavere, e collocato sul trono in vesti pontificali, -giudicarlo d'aver deserto la prima sposa per un'altra; e condannatolo, -gli fece mozzare il capo e le tre dita con cui benediceva e gettarlo -nel Tevere, dissacrando quanti avevano da lui avuto l'ordinazione. -Irritati da tali violenze, i fautori di Formoso insorti strangolarono -Stefano, i cui atti furono cassati da Romano, egli pure considerato -antipapa da alcuni, che riconoscono unico legittimo Teodoro II (898). -Un concilio radunato da Giovanni IX abolì i processi contro Formoso -e ne scomunicò i promotori, perdonò al clero che se n'era mescolato, -volle non passasse in esempio la traslazione di esso da altra sede alla -pontifizia, nè si consacrasse alcun papa se non dopo l'approvazione -dell'imperatore. In un altro concilio a Ravenna fu riconosciuto -dall'imperatore Lamberto il privilegio della santa romana chiesa, e -confermati i possessi di questa; ma insieme stabilito che qualsifosse -laico o cherico potesse andar liberamente all'imperatore per chiedere -o grazia o giustizia. Ivi pure il papa esponeva la miseria cui era -ridotta la Chiesa romana, non restandole pur tanto da mantenere il -clero e i poveri; aveva egli inviato a tagliar piante per restaurare -la basilica Lateranese che diroccava, ma i malviventi non l'aveano -permesso. - -Fatto è che, mentre l'autorità papale nell'ecclesiastico erasi di -tanto ampliata, i baroni, cresciuti di forza in Roma, la inceppavano, -ergevano pontefici i loro ligi, non soffrivano ostacolo alle loro -prepotenze, e per meglio soperchiare accordavansi cogl'imperatori[283]. -Ma una parte di essi ne escludeva l'intervenzione, non per ispirito -religioso o nazionale, bensì per avere meno impacci. Adalberto il -Ricco di Toscana n'era capo, e Teodora parente sua, colle ricchezze e -colle prodigate lusinghe acquistava dominio, secondata da due figlie, -una del suo nome stesso, maritata in Graziano console di Roma, l'altra -quella Marozia che già nominammo, sposa d'Alberico marchese di Camerino -e conte di Tusculo, il più poderoso signore della campagna romana. -Marozia pose il capo ad elevar papa Sergio amico suo, sturbandone -Giovanni IX, ma il tentativo fallì (900); e anche dopo la morte di -questo e di Benedetto IV (903), Leone V fu preferito. Cristoforo -romano, cacciatolo prigione, invase il papato; ma gli fu tolto bentosto -dal predetto Sergio (904), che recò i vizj e l'adulterio su quel trono -dove tante virtù eran splendute[284]. - -A tale strapazzo era ridotta la Chiesa dall'intervenire dei signori -alle nomine, e dallo sbrigliamento delle partigianerie. Sergio III a -quelli cui doveva il sublime grado consegnò Castel sant'Angelo; onde -rimanevano arbitri di Roma, e avrebbero potuto interrompere quella -serie, per cui il regnante pontefice legasi fino agli apostoli. -S'accontentarono invece di farvi eleggere chi ad essi talentò, un -Anastasio III (911-14) men male degli altri, un Landone sabino, poi -Giovanni X amato dalla giovane Teodora sorella di Marozia. Riuscì egli -migliore che non potesse aspettarsi dall'indegna origine; e compreso -dei suoi doveri, come a capo degli eserciti sconfiggeva i Saracini, -così provvide di sottrarre la sede pontifizia alla vergognosa tirannide -col frangere la micidiale consorteria delle famiglie signorili. - -Ne spiacque a Marozia, che maritandosi in Guido duca di Toscana, -rinvigorì il nodo fra le due case di Toscana, e di Tusculo, sicchè -ebbero a loro arbitrio Roma. Prima opera fu il soffogare l'indocile -Giovanni, cui Marozia surrogò (928-31) Leone VI, poi Stefano VII, -infine il proprio figlio Giovanni XI, che abbandonandosi alle -inclinazioni della tenera e indisciplinata età, lasciava le cose sacre -e profane raggirare dall'ambiziosa madre e dal fratello Alberico. -Vedemmo come questo si ergesse signore di Roma, dopo respinto Ugo di -Provenza re d'Italia; e carcerato Giovanni, lo costrinse a spedire -legati a Costantinopoli chiedendo quel patriarcato per suo figlio -Teofilatto, di quindici anni appena, a questo ed a' suoi successori in -perpetuo concedendo il pallio. Morto Giovanni, quattro papi (931-46) -(Leone VII, Stefano VIII, Marino II, Agapito II) furono successivamente -eletti da Alberico: ma quando Ottaviano, suo figlio d'appena diciotto -anni, fu sortito pontefice (956) col nome di Giovanni XII, l'autorità -papale uscì da quell'oppressura, e Giovanni si trovò il più possente -signore della media Italia, le cui fazioni rimescolò, e chiamò in -Italia Ottone. - -La Germania erasi staccata dalla restante eredità di Carlo Magno, -e la debolezza dei re che la dominarono fu causa che perdesse anche -la corona imperiale. Estinta poi la stirpe de' Carolingi, si divise -in molti ducati di forza quasi pari, or dall'uno or dall'altro de' -quali sceglievasi il re, primo tra pari, potente solo se possedesse -carattere, abilità, valore. E li possedeva Ottone di Sassonia, che -menò guerre continue, e nessuna per ambizione; non cercò impinguare -la propria famiglia coi feudi, e tolta la Germania dall'avvilimento, -contribuì potentemente a porla nel primo posto fra le nazioni moderne. - -Di sue vittorie accenneremo soltanto quella contro gli Ungari, che -per un secolo aveano malmenato Germania, Francia e Italia, ed a cui i -suoi predecessori non aveano saputo opporre che la viltà de' tributi. -Ottone sul Lech li sconfisse interamente (955), e rinforzò contro di -loro il ducato d'Austria, sicchè fissatisi sul basso Danubio e resisi -cristiani, divennero poi salda barriera contro altri Barbari. Allora -anche l'Italia restò assicurata dalle coloro scorrerie. - -La bella Adelaide, vedova di re Lotario (pag. 347), dalla torre di -Garda fuggita al castello di Canossa, invitò Ottone a proteggerla; ed -egli con pochi seguaci (951) passò le Alpi, fidato nelle intelligenze; -sorprese Pavia, e quivi invitata la bella, se ne invaghì e la sposò; -poi fattosi coronar re, partì, lasciando a suo genero Corrado, duca di -Franconia e di Lorena, la cura di sottomettere Berengario II. Questi -non aveva opposto resistenza, sia perchè lo conoscesse troppo potente, -sia per riconoscenza de' favori ricevutine; anzi lasciossi indurre -a fargli omaggio del regno. A tal uopo se gli presentò in Augusta: e -Ottone, lasciatolo aspettare tre giorni, gli ordinò tornasse l'anno -seguente, quando infatti gli consegnò lo scettro d'oro come investitura -del regno d'Italia, scemato d'Aquileja e Verona, chiavi delle Alpi; -dovea però riconoscerlo come feudo dal re di Germania; col che, egli -straniero, sagrificava l'indipendenza italiana. - -Corrado di Franconia, a cui aveva promesso di trattare onorevolmente il -nemico se gli facesse omaggio, si tenne offeso di tale comporto; e con -Lodolfo, figlio di Ottone, ruppe in aperta nimistà, che questo distolse -lungo tempo dall'Italia. Intanto Berengario qui si rendeva esoso col -punire quanti l'avevano disfavorito, rincarir taglie, spogliare chiese -onde pagare gli Ungari, e col dare e togliere a capriccio le sedi -vescovili, e dai vescovi esiger ostaggi di loro fedeltà. Essi e papa -Giovanni XII invocavano dunque Ottone, il quale, giunto a Milano (961), -dichiarò scaduto Berengario; che difesosi lungamente a Montefeltro -(966), fu costretto cedere e mandato a morire a Bamberga con Villa, -sua pessima moglie, che s'era ricoverata nell'isola di Orta colle -ricchezze[285]. Azzo, che stava da un pezzo assediato in Canossa per -punizione d'avervi raccolto Adelaide, fu dichiarato marchese, e divenne -stipite d'insigne prosapia. Lo storico Liutprando, già secretario di -Berengario e rifuggito alla Corte sassone, ottenne il vescovado di -Cremona. - -Ottone, coronato re dall'arcivescovo di Milano e dai suffraganei[286], -avviossi a Roma, dove spedì questa formola di giuramento: «A te -signor papa Giovanni, io re Ottone fo giurare e promettere pel Padre, -Figlio e Spirito Santo, e per questo legno della croce, e per queste -reliquie dei santi, che se, Dio permettente, verrò a Roma, esalterò a -tutta mia possa la santa Chiesa romana e te capo di essa; non mai per -volontà, consiglio, consenso od esortazione mia perderai la vita o le -membra o l'onore che hai; nella città romana senza tuo consiglio non -farò regolamento od ordine alcuno intorno a cose che concernano te o -i Romani; ti restituirò qualunque porzione della terra di san Pietro -venga in mio possesso; e a chiunque io affidi il regno d'Italia, sì -gli farò promettere d'esserti in ajuto a difendere il patrimonio di -san Pietro con ogni potere. Così Dio m'ajuti e questi santi vangeli di -Dio». - -Venuto a Roma, Ottone giurò in quei termini, confermò la donazione -di Pepino e Carlo Magno, compresa Roma col suo ducato, all'atto di -Lodovico Pio aggiungendo anche Rieti, Amiterno e cinque città di -Lombardia, _salva la potenza sua e de' suoi discendenti_; e ottenne la -corona imperiale (962 — 2 febb.). - -Non appena fu partito, gli vennero rapportate nefande cose del -giovane papa, e come intrigasse con Adalberto figlio di Berengario. -Ottone ritorna a Roma; e il papa, sulle prime oppostosi armato, fugge -col tesoro di san Pietro e col re Adalberto che v'avea chiamato, e -l'imperatore aduna un concilio per processarlo. Orribili colpe gli sono -apposte: licenza di donne che riducevano a postribolo il Laterano; -cardinali e vescovi mutili, accecati, uccisi; aver celebrato messa -senza comunicarsi; voluto ordinare un diacono in una scuderia; ad altri -concesso il santo ministero per danari; posto vescovo a Todi uno di -dieci anni; gettato incendj, e comparsovi in mezzo con elmo, usbergo e -spada; bevuto ad onore del demonio e delle bugiarde divinità. - -L'eccesso mostra quale spirito le dettasse: ma non essendo egli -comparso a scagionarsi, il dichiararono scaduto, surrogandogli Leone -VIII, laico ancora (963). Tanto arrogavansi i secolari! e i frutti -erano secondo il seme. Giovanni avea lasciato molti amici, co' -quali e con castellani del ducato eccitò una sommossa; ma i Tedeschi -abbatterono le steccate da essi erette al ponte, e menarono strage, -finchè Leone non s'interpose. Appena però Ottone si volse a combattere -Adalberto che si fortificava nelle marche di Spoleto e Camerino, -Giovanni, a capo d'una masnada saracina, tornò fra le acclamazioni del -popolo, che per odio al prepotente straniero avea voluto dimenticare -le scostumatezze di lui; e cominciava acerbe vendette (964), quando il -colpì quella d'un marito oltraggiato. - -I Romani, senza riguardo all'imperatore, affrettaronsi ad eleggere -Benedetto V; ma Ottone accorso di nuovo, balestrò Roma e la affamò -tanto che l'ebbe, e ripristinato l'antipapa Leone, fece in un concilio -decretare che agl'imperatori competesse il nominare i successori al -regno d'Italia, dar l'istituzione al papa, e conferire l'investitura ai -vescovi nei loro Stati[287]. Con ciò veniva a ribadirsi all'Impero il -regno d'Italia, e si assodava la superiorità degl'imperatori sui papi: -frutto dell'orribile immoralità che tutti gli ordini del nostro paese -sommergeva in materiali passioni, rendeva insofferenti d'ogni dovere, -obbligava i dominanti ad esuberar di rigore per mantenere qualche -regola, e trabalzava a vicenda il popolo fra superba indocilità e -misera paura della forza esteriore, fra le violenze e la vigliaccheria, -capitali nemiche della libertà. D'allora l'Italia trovossi condotta -ad effettuare la propria civiltà sotto gl'influssi d'una potestà -straniera, per quanto lassa: e la storia della Germania e dell'Italia -sono collegate dalla reciproca antipatia. - -Ottone se n'andava, trascinandosi dietro il papa eletto dal popolo; -ma la peste che desolò il suo esercito e n'uccise i capi, fu avuta -qual castigo di Dio per le violenze usate a Roma. Essendo poi morti -Benedetto e Leone, si mandò a chieder un papa all'imperatore, che -elesse Giovanni XIII (965); ma questo dai magnati di Roma fu espulso. -Anche la fazione di Berengario sopraviveva, e sebben fossero presi il -forte San Leo, la rôcca di Garda e l'isola Comacina a quella devoti, -Adalberto continuava a stuzzicare la Lombardia. Pertanto Ottone vi -tornò, disposto a punire; varj vescovi mandò oltremonti, a Roma fe -appiccare tredici de' principali (966) e i tribuni e oltraggiar il -prefetto, restituì papa Giovanni XIII, e sgomentò a segno, che gli -stessi principi longobardi di Benevento e Salerno gli resero omaggio -ligio. - -Restava la dominazione degl'imperatori greci, i quali non cessavano -di protestare contro quelli d'Occidente come usurpatori; onde Ottone -pensò snidarli d'Italia, come via a sterminare poi i Saracini. Mostrò -dunque assalire i loro possessi in Calabria (968); pure al tempo -medesimo chiedeva fossero dati a titolo di dote ad una figliastra -dell'imperatore Niceforo Foca, ch'e' domandava sposa a suo figlio -Ottone re di Germania. Recò quest'ambasciata Liutprando vescovo di -Cremona, il cronista arguto o maligno di questa età, che si compiacque -raccogliere aneddoti scandalosi intorno ai re ed ai papi. Non ebbe -egli veruno buon risultamento, anzi furono perfidamente côlti e -uccisi alcuni ch'erano stati spediti per ricevere i doni promessi; -laonde Ottone accelerò la guerra, assediò Bari, e continuò lungo -tempo le fazioni, alle quali non dovette rimanere estraneo Adalberto, -irreconciliabile al vincitore di suo padre. Ma il nuovo imperatore -Giovanni Zimisce si rassettò con Ottone (969), il quale partito -d'Italia, poco dopo morì (973), e la posterità gli conserva il titolo -di Grande. - -Il nome di lui segna un nuovo stadio della civiltà in Italia. Carlo -Magno venendovi non si era trovato a fronte che la nazione longobarda, -in arme e dominatrice assoluta, mentre i vinti giacevano senza possessi -nè nome. Al calare di Ottone le condizioni erano mutate; e a petto alla -nobiltà franca e longobarda crescevano il clero e le città; più vivo il -commercio, più svegliati gli spiriti. I feudi non erano ancora tanti, -quanti i possessi allodiali: perocchè nelle passate contese, se i re -aveano cercato amici col largir loro benefizj, quando cadeva il signore -questi diventavano liberi possessi, e gli uomini che abitavano su -quelli venivano ad acquistare l'immunità, cioè a non esser dipendenti -che dal re, siccome avveniva di quelli sulle terre dipendenti da -vescovi e da chiese. Al contrario, per sottrarsi all'obbligo del -militare, molti si davano vassalli e persino servi dei vicini potenti, -col che sminuivano i possessori liberi; e principalmente le correrie -degli Ungheri indussero altri a ridursi in vassallaggio dei signori -per impegnarli a difenderli. Ma questo avveniva nella campagna: nelle -città gli uomini si trovarono abbastanza forti per resistere da sè: -laonde il Comune vi si manteneva. Nelle città pertanto si trovavano -uomini dipendenti dal vescovo, altri dipendenti dai signori, altri -soltanto dal re, il che allora significava esser liberi. Erano essi -governati da conti, i quali, nella lontananza de' re, crescevano di -potere, e tendevano a rendere patrimoniale questa dignità. Ma intanto -i vescovi erano cresciuti in autorità fino ad elegger essi soli il re -d'Italia, ed esercitare diritti sovrani, come edificar mura e guidare -battaglie[288]. Nell'esercizio di tali diritti si trovavano impacciati -dalla giurisdizione dei conti, e perciò tendevano a sminuirla. I re -ne secondavano gl'incrementi, sì per umiliare i conti emancipati con -metter loro a petto questi altri, di cui non temevano si rendesse -ereditaria la potenza; sì per avere amici nelle diete i vescovi, che -ormai n'erano il tutto. - -Qui dunque, come altrove, la società era ordinata così: un re, baroni -da lui dipendenti, altri minori soggetti a questi; liberi Comuni -sottoposti al conte; clero, uomini e corporazioni immuni. La baronìa, -fiera ed agguerrita, avida di gloria, di potenza, di dominj, avea -rinforzato i castelli, addestrava alle armi i vassalli, e mesceva -fazioni, imbaldanzendo principalmente negli interregni o nei contrasti. -Ottone, robusto di forze e di consigli, dopo che a fatica l'ebbe -domata, vide a prova che, appena egli s'allontanasse, risorgerebbe -irrequieta e faziosa. Sterminarla non era possibile, nè di colpo -mozzarne l'autorità; onde si volse a fomentare gli altri poteri che -accanto a quella sorgevano, il clero e le città, facendo che queste -crescessero di potenza col ridurvisi in Comune i Tedeschi cogli -Italiani, i liberi coi vassalli. Alcune città rimasero in signoria di -conti, come Lucca, Verona, Ivrea, Torino; ma nelle più dell'Italia -superiore Ottone o i successori suoi confermarono l'immunità -ecclesiastica, o deputarono a conti i vescovi medesimi, come diviseremo -più avanti; talchè esse e il territorio suburbano (che ne' diversi -paesi chiamavasi i corpisanti o le camperie o i chierici o le masse -o le cortine) dipendevano dalla giurisdizione del vescovo, ossia del -santo patrono di ciascuna. Dominio gradito ai re, perchè non poteva -ridursi ereditario; protetto dalla religione, che dichiarava sacrilegio -l'attentare ai possessi di un santo; e men gravoso ai cittadini, come -quello che maggior parte serbava di giustizia e di moralità. - -Rimanevano così ai vescovi le città, ai signori la campagna, che perciò -venne chiamata il contado. Sotto la comune giurisdizione dei vescovi -sparivano le anteriori differenze tra Longobardo, Franco, Italiano, -Tedesco; onde gli abbiamo veduti alla dieta di Pavia proclamare -l'eguaglianza di tutti, sebbene si mantenessero le antiche consuetudini -per certi modi di possesso e di contratti e per le pene; e congregati -i cittadini d'ogni stirpe, ne derivava un Comune degli uomini liberi, -cioè de' possessori. - -Con ciò non vogliamo, come altri, far Ottone autore delle costituzioni -municipali. Erano lento frutto del tempo, ed egli non fece se non -maturarlo, non già con carte comunali al modo di Francia, ma colle -immunità concesse, o il più spesso confermate, a chiese ed a Comuni. -E già prima di lui appajono fiorenti le città nostre, e fanno guerre -e paci, e gli arcivescovi di Milano ci si mostrano motori primarj -della politica. Assodati nel dominio o nell'indipendenza per decreto -imperiale, diedero opera a prosperare la città e il contado, come si fa -di cosa propria; e invece di cercare un'importanza generale col farsi -elettori dei re, i baroni ed i vescovi pensarono a consolidarsi in -casa, difendersi dai vicini e dai liberi, contro dei quali ad or ad ora -invocavano l'appoggio dell'imperatore. - -Ecco uno degli effetti del rinnovamento dell'Impero fatto da re Ottone: -del resto, se il predominio della stirpe salica cessava, non si può -dire che venisser di sopra i prischi Italiani, ma piuttosto la gente -longobarda, posseditrice dei terreni. Contadi e marchesati duravano -ancora, e di nuovi se ne introdussero; il ducato longobardo del Friuli -andò spezzato alla morte di Berengario I; conti e marchesi militari -furono posti a Treviso, Verona, Este, Modena, forse nel Monferrato e -altrove, i quali poi divennero principati allorchè Corrado I dichiarò -ereditarj i feudi. Aggiungansi le signorie ecclesiastiche, come il -patriarcato del Friuli, fatto principesco da Ottone, e l'arcivescovado -di Ravenna, emulo della potenza pontifizia. - -In Roma al papa metteva impacci la nobiltà, la quale, mantenendo i -titoli antichi, introduceva le nuove idee feudali. La consuetudine -latina si conservava soltanto nella campagna, dove i possessi erano o -grossi dominj (_massæ_), o minuti, coltivati da _coloni_ che doveano -porzione dei frutti e servizj di corpo, ovvero da censi e da servi, -persone tutte senza rappresentanza civile, al par degl'infimi abitatori -della città, sottoposti a ricchi ed a prelati. - -I Tedeschi d'allora ci sono dipinti dai nostri come gente rissosa, -briacona, ignorante, che abitudini feroci avea contratto nelle guerre -private, di cui giornalmente tempestava il loro paese. Pure la civiltà -facea tra loro grandi passi; le miniere d'argento dell'Hartz, le più -ricche d'Europa, che appunto sotto Ottone il Grande cominciarono a -cavarsi regolarmente, agevolavano le transazioni del commercio, il -quale vi era esercitato dai Lombardi, cioè dagli Italiani, che vi -portavano sete, spezie, manifatture, barattandole con materie prime. La -letteratura mandava i primi vagiti; nè le arti belle v'erano ignote se -papa Giovanni VIII richiese al vescovo di Frisinga un buon organo e chi -ne sapesse costruire e sonare: crebbero poi la loro pulizia al contatto -dell'italiana, della quale non rifinano di mostrarsi meravigliati. - -Ottone II, giunto di diciott'anni all'impero, l'ebbe agitato da -domestiche discordie, come suo padre. Invitato a reprimere gl'inquieti -Romani, passò le Alpi (980); a Roncaglia adunò la solenne dieta del -regno, conferendo feudi, e facendo giustizia degli sleali; e dato non -pace ma tregua alla Chiesa, pensò ritogliere ai Greci i possedimenti -nella bassa Italia, cui pretendeva come dote della moglie Teofania. -In fatto (981) s'impadronì di Napoli, Salerno e Taranto: ma Basilio -II e Costantino IX imperatori greci, dopo tentato invano stornarlo -dall'impresa per via d'ambasciate, chiesero in sussidio gli Arabi di -Sicilia e d'Africa, che guidati da Bulcassin, sconfissero Ottone a -Besentello (983) (o piuttosto a Rossano), uccidendo molti campioni -e assaissimi combattenti. Ottone non trovò scampo che col darsi -prigioniero s'una galea greca, poi colto il destro, balza in mare e -salvasi a nuoto. - -Struggendosi di lavare quest'onta, a Verona intimò la dieta di Germania -e d'Italia, dove fece elegger re anche suo figlio Ottone III, e -pubblicò molte leggi che furono aggiunte alle longobardiche; e poichè -estesissimo era l'abuso del giuramento e vani i rimedj, si stabilì che, -qualora nascesse contestazione sopra alcun documento, si decidesse col -duello. - -L'Italia puniva col suo clima gl'invasori; tanto che, fra il corredo -della spedizione, ciascun signore portava una caldaia ove bollire le -ossa se morisse, per farle riportare in patria[289]. Ottone, come -tutti gl'imperatori sassoni, morì di qua dell'Alpi, lasciando solo -un fanciullo trienne. Tosto la Germania va in subuglio: ma Teofania -madre di Ottone, e Adelaide sua suocera, nel comune pericolo mettendo -in disparte le animosità ambiziose, accorsero dall'Italia, e poterono -conservar il dominio al fanciullo, che fu accettato re ed imperatore. -Nella fanciullezza e nelle lunghe assenze di lui i signori italiani -avrebbero potuto elevarne un altro, od anche emanciparsi da codesti -stranieri; ma n'erano trattenuti dall'invigorirsi dei Comuni. Tre volte -tornò Ottone in Italia, e da Teofania educato a preferire la civiltà -classica alla tedesca, dicono pensasse far Roma sede dell'Impero; del -che se gli davano colpa i Tedeschi, anche i Romani erano lontani dal -sapergli grado. - -Alla morte di Ottone il Grande, i faziosi a Roma aveano rizzato il -capo. Crescenzio, figlio della giovane Teodora dei conti di Tusculo, -arrestò Benedetto VI e lo fece strangolare, e surrogargli per forza -Francone diacono, che volle nominarsi Bonifazio VII (974). Ma questo -pure fu dopo un mese da un'altra fazione cacciato, per sostenere Dono -II; e la guerra civile incalorì. La fazione di Tusculo supplicò Ottone -II di procurare nuova nomina, ed egli s'industriò che cadesse su Majolo -abate di Cluny, sant'uomo mandato altre volte a sopire gli scandali -romani; ma questo per umiltà ricusò, e alla presenza de' commissarj -imperiali fu eletto Benedetto VII dei conti Tusculani (975), nipote -del tiranno Alberico[290]. Morto lui, Ottone gli surrogò Pietro di -Canepanova (983) vescovo di Pavia e cancelliere del regno d'Italia, -col nome di Giovanni XIV; ma la fazione di Bonifazio e di Crescenzio -riaffacciatasi, lo chiuse in Castel sant'Angelo a morir di fame, ne -espose il cadavere agl'insulti popolari, e richiamò Bonifazio; il -quale pure morto dopo pochi mesi, fu trascinato per le vie e lasciato -insepolto. - -Crescenzio, arbitro della povera Roma (985), costrinse il dotto -e virtuoso Giovanni XV a fuggire in Toscana, donde sollecitò il -giovinetto Ottone III a venire e reprimere i baroni. Di ciò impaurito, -Crescenzio si rappattumò al papa, e venne col senato a chiedergli -perdono; ma realmente rimase padrone, e ne derivavano gravi sconci, -contro i quali avventava parole animatissime Gerberto abate di Bobbio, -che poi fu papa, professando che provenivano dal mancare alla Chiesa la -libertà[291]. - -Ottone III era in via per rintegrare il papa, ma uditone la morte, -pensò rimediare alla corruttela italiana facendo eleggere un papa -tedesco (996), che fu suo cugino Brunone, giovane di ventiquattro -anni, figlio del duca di Franconia e marchese di Verona. Intitolatosi -Gregorio V, coronò Ottone, e dicono stabilisse che il re di Germania -fosse scelto da sette elettori, e che pel fatto stesso divenisse re -d'Italia e imperatore dei Romani. Crescenzio, citato a render conto -delle sue prepotenze, fu condannato al bando, intercedendo per lui -il papa: ma appena Ottone se ne fu ito, quegli tornò pieno d'un'ira -ingrata, cacciò ignudo d'ogni cosa il papa, e fece eleggere Giovanni -Filógato calabrese (997), già vescovo di Piacenza e grand'intrigante; -lui e sè mettendo a tutela dell'imperatore di Costantinopoli, nel quale -proponevasi trasferire di nuovo la primazia dell'Occidente. Scomuniche -o preghiere non valsero, finchè Ottone ritornato con Gregorio V, li -prese; fe decollare Crescenzio con dodici caporioni, e sospenderne i -cadaveri ai merli. L'antipapa privato degli occhi, degli orecchi, del -naso, fu menato a strapazzo per Roma, per quanto Nilo, santo abate -e fondatore del monastero di Grottaferrata, intercedesse per esso, -e predicesse l'ira del Signore al papa, che in fatto (999) morì ben -presto. - -Questo Crescenzio era uomo irrequietissimo, arbitrario, violatore delle -cose che s'aveano per più sacre. Ma «in quei secoli sciagurati in cui -s'avea paura del diavolo», come duole a Carlo Botta, sembra che i re -non si credessero in diritto di mandar al capestro i riottosi, neppur -nel calore d'una rivolta[292]. Ottone dunque fu rimorso del supplizio -di Crescenzio, e corse a confessarsene a san Romualdo, fondatore de' -Camaldolesi, il quale gl'ingiunse per penitenza di andare scalzo -da Roma fin al santuario del monte Gargàno. Per via lo prese una -straordinaria devozione per san Bartolomeo, e supplicò i Beneventani -a cedergliene il corpo; ed essi, non osando negarglielo e non -volendo privarsene, gli diedero invece quello di san Paolino da Nola. -Quand'egli scoprì l'inganno, se ne adontò di maniera, che assaliti i -Beneventani, molti giorni li tenne assediati. Tornato poi a Roma, la -trovò in guerra rotta con quelli di Tivoli, che in odio di lui avevano -ucciso un suo ministro: onde esso menò tutte le macchine contro quella -città, risoluto d'abbandonarla alle spade e alle fiamme. Ma ecco san -Romualdo compare ancora, e l'induce a contentarsi che i cittadini, dopo -venutigli innanzi ignudi e flagellandosi, smantellino una parte delle -mura, gli diano ostaggi, e gli consegnino l'uccisore del ministro; e a -questo pure il santo impetrò la vita dalla madre dell'ucciso. Poco dopo -troviamo Ottone a Ravenna, chiuso nel monastero di Sant'Apollinare, -tutto in digiuni e salmodie, vestendo di cilizio, dormendo s'una stuoja -di papiro, in isconto de' suoi peccati. Tali erano quest'imperatori -tedeschi. - -Ma gl'italiani covavano la vendetta: i Romani insorti, moltissimi -de' suoi trucidarono, e poco mancò non pigliassero lui stesso: poi -Teodora[293] vedova di Crescenzio, con lusinghe e vezzi riuscita -a guadagnarsene il cuore o almeno la fiducia, l'indusse a dar la -prefettura di Roma a suo figlio Giovanni (1002), in onta dei conti -Tusculani; venutole quindi il destro, l'avvelenò. Fosse ciò vero, o -fosse piuttosto il clima della Campania, Ottone periva sul fiore dei -ventidue anni, e Giovanni di Crescenzio col titolo di senatore restò -arbitro di Roma come suo padre. - -I signori italiani si tennero disobbligati dalla fedeltà che, nel -ricevere i feudi, avevano promessa alla stirpe di Ottone, e negarono -omaggio al nuovo re Enrico II di Baviera. Da una famiglia Franca, -venuta in Italia al tempo de' Carolingi e cresciuta sotto gli Ottoni, -nasceva Arduino, che da Torino dominava tutti i contadi sulla sinistra -del Po da Vercelli a Saluzzo; era stato da Ottone costituito conte di -tutta la Lombardia; indi messo al bando, s'era per forza sostenuto. -Costui allora si fece proclamare re d'Italia, guadagnando alcuni -vescovi con privilegi e regalie, altri uccidendo e maltrattando, -come fece con quei di Vercelli e di Brescia, il qual ultimo prese -anche pei capelli e buttò in terra. L'essere coronato dal vescovo di -Pavia bastò perchè Arnolfo arcivescovo di Milano (1004), per quanto -da lui carezzato con ogni guisa d'assicurazioni, lo contrariasse, il -quale, forte di molti partigiani e vassalli, ne disperse le truppe, -e a nome suo, dell'arcivescovo di Ravenna, dei vescovi di Modena, -Verona, Vercelli, Cremona, Piacenza, Brescia, Como, di dieci dignitarj -ecclesiastici e del marchese di Toscana, unico laico[294], mandò ad -invitare Enrico II. - -Era allora marchese di Verona, cioè della Marca Trevisana, Ottone, -padre di papa Gregorio V e figlio di Corrado duca di Franconia; -personaggio di tanto credito, che s'era trattato di portarlo re di -Germania, il che egli per umiltà ricusò, favorendo anzi Enrico. -Arduino, ben provvisto a spie, seppe che costui era mandato da -Enrico in Italia, dove alle sue forze si aggiungerebbero quelle di -Federico arcivescovo di Ravenna e del marchese Teodaldo. Arduino corse -dunque alla chiusa dell'Alpi, occupata dagli uomini del vescovo di -Verona; avutala per forza, si spinse a Trento, e potè sbaragliare i -Tedeschi. Ma i popoli della Carintia aprirono a questi un altro passo -pel Trevisano, d'onde Enrico scese in riva al Brenta. I molti che -aspettavano l'esito per pronunziarsi, allora accorsero a lui, e Arduino -si trovò abbandonato. - -Enrico fu coronato in San Michele di Pavia (14 mag.); ma quel giorno -stesso la brutalità de' suoi Tedeschi eccitò una sommossa, ed egli, -assalito nel proprio palazzo, non campò che saltando da una finestra, -onde rimase azzoppato. L'esercito suo, che accampava fuor le mura, -entrato a forza, mandò a macello i Pavesi, a fuoco la città. La -quale per vendetta diede più che mai favore ad Arduino, che ripigliò -il regno, e lo difese contro Enrico; sicchè l'uno e l'altro se ne -arrogarono le attribuzioni. Nell'assenza poi di Enrico, Arduino -prese per forza Vercelli, Novara, Como, altre terre demolì, e prese -vendetta di coloro che chiamava perfidi[295]; arrestò conti e marchesi -per rintuzzarne la baldanza, ma dovette poi rimandarli con nuove -largizioni[296]. Enrico, tornato di qua dall'Alpi con buon esercito, a -Roma fe coronarsi colla regina Cunegonda, ricevendo omaggio anche dalla -famiglia di Crescenzio, che facea buon viso e mal sangue. Il santo re -era sfortunato nelle sue coronazioni, giacchè qui pure i suoi Tedeschi, -ben gozzovigliato, vennero a baruffa coi Romani, e molti furono uccisi, -molti carcerati. Lui partito appena, Arduino sbucò dalla fortezza -ove s'era ricoverato, devastò di nuovo Vercelli e fin la sua devota -Pavia[297], poi caduto infermo (1013), si ritirò a morire nel monastero -di Fruttuaria presso Ivrea. - -Da queste nimicizie molto incremento venne alla libertà degli Italiani, -atteso che Arduino cercò partitanti col concedere immunità e privilegi; -Enrico fu costretto confermarli se volle tornarseli soggetti, nè potè -con giustizia negare altrettanto a' suoi devoti. E della potenza -dei conti ci basti ad esempio Guelfo marchese di Verona. Convocato -cogli altri da Enrico III alla dieta di Roncaglia, vedendo il re -indugiare tre giorni più del prefisso, levò il suo stendardo, e sebbene -nell'andarsene lo scontrasse, non volle tornare. In Verona poi, saputo -che l'imperatore avea imposto mille marche di contribuzione, rimbrottò -lui ed i suoi con tale severità, che Enrico si contentò di restituire -tutta quella somma, purchè fosse lasciato passare[298]. Tali erano -ridotti i re da quei baroni: le città poi, seguendo or l'una or l'altra -fazione, appresero ad usare le armi per drizzarle contro chi volessero. - -Enrico II mosse quindi a reprimere i Greci della bassa Italia che, -inorgogliti di vittorie sopra alcuni ribelli e sopra i Normanni, nuovi -invasori, aveano sottoposto molte terre, e minacciavano Roma. Giunto -nella Puglia, assediò per tre mesi la nuova città di Troja; rimise -ad obbedienza i principi di Capua, Salerno, Napoli: ma le malattie -logorando il suo esercito, dovette affrettarsi di là dai monti, ove, -dopo quattordici anni di regno, aggravato da morbi e da contrarietà, -prese l'abito monastico (1024). L'operosità ed il coraggio lo fanno -porre tra i migliori regnanti; la generosità verso il clero, lo zelo -a diffondere il cristianesimo, e le private virtù lo alzarono fra -i santi, insieme colla moglie Cunegonda, colla quale era vissuto da -fratello. - -Alla dieta delle cinque nazioni germaniche che proclamò Corrado II -Salico di Franconia, i signori italiani erano stati invitati, ma -non giunsero in tempo. Essi però si credevano sciolti da ogni legame -d'obbedienza: i Pavesi, esultanti della morte dell'imperatore che tanto -gli avea danneggiati, demolirono il palazzo imperiale, decretando -che mai altro non se ne fabbricasse dentro la città: una fazione -capitanata dai marchesi Ugo e Alberto, progenitori della Casa d'Este, -e dal marchese Maginfredo di Susa, offriva la corona a Roberto di -Francia, poi a Guglielmo duca d'Aquitania; ma nessuno la accettò, -conoscendo l'umore degli Italiani, che cupidi dell'indipendenza, non -sanno assodarla coll'unione[299]. D'altra parte questi fazionieri -mettevano all'eletto il patto di deporre i vescovi a loro spiacenti, -e surrogar quegli da loro designati: talmente la potenza clericale -era allora divenuta il tutto nella costituzione del regno italico, -essendo principali signori i prelati. Ma i pontefici preferivano i re -di Germania perchè lontani, e perchè considerati discendenti di Carlo -Magno, nel quale essi aveano restaurato la dignità imperiale e il nome -di Roma. I vescovi nominati dai re, bramavano sottrarsi alla dipendenza -di questi. Popolo e clero mal soffrivano che i loro pastori venissero -eletti dallo straniero. - - - - -CAPITOLO LXXIV. - -Il feudalismo. - - -Tante volontà così distinte e fin contrarie, eppur tutte attive, -ci mostrano quanto cambiamento erasi operato nella società. -Unità, accentramento di tutte le forze vive erano concetti romani, -che sopravivevano ormai soltanto nella Chiesa. Il Germano vuole -l'indipendenza personale; bisogna che ognuno sia sovrano per esser -libero; e in ciò consiste appunto la feudalità, e ne deriva una -catena d'obbligazioni, formando la più singolare mistura di libertà -e barbarie, di disciplina e indipendenza, un campo a nuove virtù e a -violenze irrefrenate. - -Come mai gli ordinamenti presi a tutelare la gelosa libertà, finirono -col togliere fin quella degli atti privati? Per meglio comprenderlo -distinguiamo ciò che nel feudo andava costantemente unito; la proprietà -e la sovranità. - -Un capo di liberi Germani, quando si subordinasse ad un generale per -uscire con esso a lontane spedizioni, conservava imperio sulla propria -banda guerriera, benchè egli medesimo accettasse un padrone. Si aveva -dunque già una gerarchia; ma la dipendenza era personale affatto, e -talmente libera, che il commilitone poteva abbandonare a sua voglia -il capo prescelto. Le terre col comun sangue conquistate vennero a -considerarsi comuni, e furono divise fra i capi di banda. Attaccati -essi alla terra e al signore da cui la riconoscevano, venne a ridursi -stabile la relazione con questo, e all'antica eguaglianza surrogossi -un'aristocrazia militare, che dai vinti Romani desumeva il principio e -il fatto della proprietà individuale. - -_Od_ in antico tedesco significava bene di fortuna; il qual nome -posposto ad _all_ o _alt_, cioè antico, formò _allodio_; e _fee_, -ricompensa, formò _feudo_. Allodio vorrebbe dunque dire un possesso -antico, regolato colle consuetudini natìe de' Germani, ed esente da -qualsivoglia obbligazione particolare; mentre feudo (che, alterando il -senso d'una parola ecclesiastica, fu anche detto _benefizio_) esprimeva -una possessione conferita da un alto signore in ricompensa di servigi -resi, e coll'obbligo di nuovi. Dovere primo del capo barbaro era il dar -guerrieri all'esercito regio. Ignorando le complicatissime guise onde -oggi si leva, mantiene, provvede la truppa, il capo assegnava porzione -de' suoi terreni a diversi, col patto che armassero e nutrissero un -certo numero d'uomini ciascuno. Questi vassalli a vicenda suddividevano -la proprietà e l'obbligo ad altri; e così formavasi una catena di -dipendenze. - -I benefizj si consideravano come premj del valore, e perciò conceduti -personalmente; e i signori erano gelosi di rivocarli, per avere -onde compensare altri servigi, e assicurare la futura felicità de' -commilitoni. Non ispogliavano il vassallo sinchè vivo e sinchè fedele -a' suoi doveri; ma non cadeva nelle costumanze germaniche il contrarre -od imporre obblighi per la posterità. Però era naturale che essi -compagni s'ingegnassero di ridursi indipendenti, e di assicurare in -casa quel possesso; ed è indole delle proprietà il tendere a farsi -ereditarie, di modo che la famiglia vi s'innesti ed assodi. Tali -cominciarono alcune per via di privilegio reale: l'imitazione le -crebbe, sino a diventare la forma universale. - -Sempre però vi si conservava il carattere di personali, col -rinnovare il giuramento ogniqualvolta si mutasse il possessore, e col -conferirgliene l'investitura. Egli, a testa scoverta, deposto bastone -e spada, inginocchiato davanti al caposignore, e poste le sue mani in -quelle di lui, diceva: — Da quest'oggi io divengo vostr'uomo, e vi -terrò fede del possesso che impetro da voi»; indi giurava fedeltà, -e tesa la destra sovra un libro sacro, ripigliava: — Signor mio, io -vi sarò fedele e leale, non attenterò alla persona o ad alcun membro -vostro, vi serberò fede del possesso che vi domando, vi renderò -lealmente le consuetudini ed i servigi che vi devo; così Dio e i santi -m'ajutino». Allora baciava il libro, ma senza genuflessioni nè altro -atto d'umiltà; e il signore gli dava l'investitura, consegnandogli -un ramo d'albero, una zolla od altro simbolo, mediante il quale il -vassallo consideravasi divenuto _uomo_ del suo signore. - -Quest'è il modo più semplice, direi originario, del possesso feudale; -ma nasceva pure in molte altre guise. Alcuni rimasero attaccati -ai loro capi senza possedimento di sorta; ma via via che al genio -battagliero e randagio sottentrava quello della stabilità e del -possedere, chiedevano in guiderdone qualche terreno, riconoscendone il -datore. I grandi possessori mal poteano difendere i vasti tenimenti -da vicini e avventurieri che ne usurpavano porzioni; ed era già -assai se potevano indurli a tributare un omaggio. Altri, o poveri -o spropriati, mettevansi a bonificare un terreno; e per avere una -protezione, lo accomandavano alla supremazia di un vicino, o questo -se la arrogava. Fin i possessori di allodj da nessuno dipendenti -consentivano a rinunziare l'antisociale indipendenza, presentavano a -qualche poderoso vicino una fronda de' loro boschi, un cespo del prato, -e con questo rito simbolico gli _raccomandavano_ il loro allodio, nella -tutela di lui trovando un compenso agli omaggi e servigi imposti dal -vassallaggio. Praticavasi ciò principalmente colle chiese, per fare più -sacra la proprietà ed esimersi da tributi. - -Introdotta questa forma di possesso, ella si estende e generalizza, -e tutto divien feudale; sin varie città prendono posto in quella -gerarchia, contraendone le obbligazioni per possederne i diritti, sotto -al patronato d'un barone. - -Adunque i popoli, che dianzi conservavano il diritto personale in mezzo -alle incessanti migrazioni, cangiarono a segno, che si considerano -membri dello Stato solamente in quanto possedono una gleba; non v'è -signore senza terra, o terra senza signore; è uomo d'alto o di basso -luogo secondo la natura de' suoi possedimenti, e la terra costituisce -la personalità, la quale perciò dee rimanere indivisa, e passare nel -primogenito. Fatto ereditario il feudo, tale pure diventava la lealtà, -estendendosi ai discendenti di quello da cui lo si era ricevuto. Egli -a vicenda non poteva spogliarne l'investito se non per fellonia, nè -sospenderlo a tempo se non quando ricusasse il promesso omaggio. - -Per tali diverse maniere la proprietà acquistava un carattere speciale; -piena, reale, ereditaria, eppur ricevuta da un superiore, verso cui -corre obbligo di certi omaggi e tributi. - -Col tempo anche le cariche di siniscalco, di palafreniere, di coppiere, -di banderajo, che attribuivansi in feudo, passarono di padre in figlio, -e perfino i supremi comandi militari, la più assurda fra le eredità. Ne -restava inceppato il potere del signore molto più che dalla perpetuità -de' possessi, giacchè per diritto egli trovavasi a fianco persone che -impacciavano i suoi voleri, invece d'adempirli. I vescovi, non potendo -se non per abuso versare sangue in guerra o ne' giudizj, infeudavano -dell'autorità secolare i visconti e visdomini, o avvocati; i quali poi -col diritto della forza procuravano farsi indipendenti, e chiedeano -l'investitura dal re, come patrono de' benefizj e delle mense. - -Nè solo terre e cariche si davano in feudo, ma qualsifosse proprietà, -qualsifosse modo di guadagno assunse quella forma: i proventi d'un -impiego o d'una cancelleria, il diritto della caccia, un pedaggio, lo -scortar le merci, il rendere giustizia nei palazzi de' grandi, il tener -forno, l'aprir botteghe sulle fiere, persino il possedere sciami d'api; -il clero infeudò il cimitero, una oblazione, le decime, i diritti di -stola bianca e nera; i monaci l'uffiziatura, lo spigolare del frumento -o della vendemmia, fin le goccie che stillavano dai tini; talvolta -un barone impadronivasi del provento delle messe dette a un altare, e -lo teneva come feudo di quella chiesa. Anche le arti meccaniche nelle -case signorili erano esercitate da persone, le quali a questo titolo -ricevevano terre in feudo. - -Talvolta l'utile dominio d'un paese o d'un villaggio era ripartito fra -due o più padroni; sia che ciascuno avesse un quartiere separato, o una -gabella speciale, o una particolare giurisdizione: e questi diritti -s'impegnavano od appaltavansi o staggivansi, venendo a moltiplicarsi -i padroni e i litigi, e a confondersi il governo. Ne' contratti si -trovano stipulati i quarti, i decimi d'un possesso, fin la quarta parte -della sedicesima d'un castello; gli Estensi nel secolo XIII da più di -venti capitanei comprarono poc'a poco la terra di Lendinara; e così i -Fiorentini e i Sienesi le varie castellanze del loro contado[300]. - -Il conquistatore aveva spartito i terreni e i popoli non altrimenti che -le robe; e come su queste, divise che fossero, il re non conservava -alcun diritto, così neppure sui terreni e sui terrieri. Pertanto -al possesso andava congiunta la sovranità, e al tenitore del feudo -competevano sugli abitanti di esso i diritti che oggi ritengonsi -sovrani; verso gli altri possessori consideravasi pari; dentro del -suo feudo niuno poteva imporgli leggi o tributi, nè richiederlo in -giustizia. - -E poichè, secondo le idee germaniche, nessuno tenevasi obbligato se -non alle leggi ch'egli medesimo fosse concorso a stabilire, mancata -la supremazia legislativa, v'ebbe tanti statuti quanti paesi, e la -giurisdizione non fu più una delegazione sovrana, ma una conseguenza -della proprietà. - -Questo unire il possedimento colla sovranità isolava ciascuna tribù, -per modo che formavansi tanti Stati quante proprietà, distinti in -ogni cosa, salvo che in ben pochi interessi. Al momento che questa -società si formava, a gruppi i feudatarj si strinsero attorno a conti -e duchi, per caso o per vicinanza, ma senza connessione degli uni cogli -altri; e la stessa convergenza a un centro era piuttosto apparente che -effettiva. All'idea astratta dello Stato era sottentrata la concreta -dell'individuo, col quale unicamente si aveva obbligazione. Non più -dunque parentela o tradizione o governo ritenevano la tribù attorno -al capo; non assemblee popolari per far leggi comuni; restò unico il -legame della promessa e della devozione, giacchè _il feudo è sentimento -d'onore attaccato al possesso conferito dal sovrano pel solo dominio -utile in compenso di servigi resi, e con promessa di nuovi servigi, di -fedeltà, di omaggio_. - -Così si pianta un sistema gerarchico di istituzioni legislative, -giudiziali, militari. Unica fonte d'ogni potere è Dio, e suo vicario il -papa. Questi, serbato a sè il governo delle cose ecclesiastiche, affida -le temporali all'imperatore, che è capo dei re. E papa e imperatore e -re commettono l'esercizio della loro podestà ad uffiziali, annettendo -alle cariche una terra: questi suddividono la terra e gl'impieghi -a persone, le quali fanno altrettanto. Colui che conferiva il feudo -chiamavasi _senior_, signore; il benefiziato, _junior_ ovvero _miles_, -per l'obbligo che avea del militare; più solitamente al benefiziato -diretto davasi il nome di vasso o vassallo; ai sotto benefiziati quel -di valvassori (_vassi vassorum_), da cui dipendevano i valvassini. - -Uno dunque si trovava signore al tempo stesso e vassallo; possedeva -feudi di natura e di pesi diversi, ma non si teneva obbligato se non -a colui, dal quale immediatamente rilevava. Nè l'esser ligio per una, -toglieva d'essere sovrani sopra altre terre: i re di Sicilia come -quei d'Inghilterra, di Danimarca ed altri si fecero vassalli alla -santa sede; quel d'Inghilterra rendeva omaggio al re di Francia per la -Normandia; anzi talora due dinasti erano a vicenda signore e vassallo -un dell'altro, come il vescovo di Sion riconosceva dai conti di Savoja -alcuni possessi, mentre questi rendevano a lui omaggio pel feudo di -Chillon[301]. - -Feudi ecclesiastici possono riguardarsi i benefizj che la Chiesa -concedeva come sovrana religiosa avente proprio diritto pubblico, -giurisdizione, prerogative eminenti. E feudo è il giuspatronato, i cui -diritti sono esercitati appunto in qualità feudale; ai fondatori di -chiese o cappelle lasciavasi giurisdizione ecclesiastica, trasmissibile -agli eredi, a norma delle investiture (fondiarie), all'estinzione dei -quali, essa ritornava alla sovranità ecclesiastica. Le controversie -decidevansi da questa: ma mentre i principi duravano sempre in lotta -coi baroni, e talvolta soccombevano, le corti ecclesiastiche si -mostravano moderatissime e generose sui diritti dei patroni; fin le -scomuniche sospendevano, ma non ne toglievano il diritto. - -Del feudo ecclesiastico abbiamo esempj in grande nel Friuli, -liberalmente concesso dagl'imperatori ai patriarchi d'Aquileja. La -natura sua faceva che quivi la feudalità, invece di staccare dal -centro, riunisse; il clero vi entrava non per abuso, ma per essenza; -e gli elementi romani vi erano conservati per mezzo del parlamento, -nel quale i pari giudicavano; e ne' casi feudali vi presiedeva il -patriarca: Marquardo, uno d'essi, nel 1366 raccolse poi le consuetudini -feudali, formandone quel che chiamò _Statuto della patria_. Eccetto -il papa nessuno avea tanti possessi. Tra' feudi maggiori che da lui -ritraevano era l'uffizio di coppiere, del quale talora furono investiti -i duchi d'Austria e i re di Boemia: anzi questi ultimi avevano -l'obbligo di riscattare il patriarca se mai cadesse prigioniero. -Ereditaria aveano resa per forza l'avocazia i conti di Gorizia, e così -il loro feudo i conti d'Ortemburgo. Questi feudi diceansi _nobili_, -altri _retti_ o _legali_, divisi in liberi, ministeriali, d'abitanza. -Dei liberi conferiva l'investitura il patriarca con una o più bandiere; -de' ministeriali coll'anello; degli altri col lembo della sua veste. -Fra i ministeriali erano camerieri i nobili di Cucagna, coppieri -quei di Spilimbergo, confalonieri quei di Tricano, scalchi i signori -di Prumbergo. All'anziano di casa di Ragona competeva una porzione -di tutte le pietanze che si servissero al patriarca. I Bojani di -Cividale[302] erano obbligati presentare al patriarca quando entrasse -in città uno spadone col fodero bianco alla tedesca, e portarglielo -davanti sino alle scale del palazzo. S'aggiungevano gastaldie, -arimanie, avocazie, feudi militari, di sartoria, di bandiera, di -arsenatico, insomma di qualunque ministero occorrer potesse al -patriarca[303]. - -L'investito di un feudo militare, per povero che fosse, non era tenuto -a prestazione o tributo fuor che al servizio in guerra; nelle feste -del castello veniva socio ai piaceri del signore, pari alla sua Corte; -combatteva a cavallo, mentre il resto del popolo a piedi e senz'armi -difensive. Reso questo servizio, restava immune da imposte; e solo -per occorrenze straordinarie i vassalli e il clero erano invitati a -contribuire. I vassalli del medesimo signore, posti attorno a lui sullo -stesso territorio, e investiti di feudi d'egual grado, si chiamavano -pari; tutti dipendevano dal capo, ma non uno dall'altro; alla guerra, -al consiglio, al giudizio si trovano uniti sotto al capo; in ogni altro -caso ciascuno opera da sè, isolati, stranieri fra loro. - -In questa catena, dove ciascuno non tiene che all'immediato suo -superiore, nessun potere rimane al re sovra il popolo. A Roma imperiale -non s'aveva alcun intermedio fra il dominante e il popolo: qui al -contrario il popolo non comunicò più col re se non per intermezzo -de' baroni; i quali procedendo, ridussero il re a mero nome, potendo -essi ignorare chi lo portasse, e recandogli anche guerra. Il re non -era dunque supremo magistrato, esecutore della volontà d'un'assemblea -sovrana; non il potere dirigente universale, non il capo d'una nazione -per osteggiare chi da quella fosse dichiarato nemico: era soltanto -il proprietario diretto dei feudi da lui conferiti, nè da padrone -disponeva se non de' suoi vassalli immediati. Menar lunghe imprese -non poteva, giacchè essendo i vassalli obbligati soltanto al servizio -prefinito e sempre corto, allo spirare del termine levavano la propria -bandiera, fosse o no compiuta l'impresa. Le assemblee legislative -si ridussero a consigli del re, il quale v'invitava i baroni che -gli piacessero, e aggiungerò, purchè volessero, giacchè gli mancava -la forza di costringerli. Nelle urgenze comuni, i signori vicini -s'accoglievano per concertarsi su quel che ciascuno eseguirebbe ne' -proprj dominj e coi mezzi proprj; e il re era uno de' contraenti, ma -senza autorità coercitiva. - -L'arte, che oggi si considera come la prima ne' governi, quella -delle finanze, ignoravasi affatto. I beni della corona, il prodotto -delle regalie e i possessi di famiglia bastavano al principe, pace -durante: tanto più che le Corti si menavano assai più semplici, nè -gli uffizj si pagavano, essendo accollati ai feudi. Veniva guerra? -i vassalli erano tenuti a prestazioni determinate e impreteribili, -e ciascuno manteneva i proprj uomini. Quei diritti, quelle ispezioni -che, ogni giorno maggiori, si vanno accentrando al governo, allora non -si conoscevano; uniche regalie erano la giurisdizione, i pedaggi, il -batter moneta e scavare miniere: ma queste pure, una dietro l'altra, -venivansi usurpando dai grandi vassalli, resi indipendenti dal re, cui -eguagliavano e talvolta sorpassavano in forza; cavarono metalli ne' -proprj tenimenti; posero dazj e pedaggi, talchè al limite d'ogni podere -s'incontravano quelle barriere, che oggi pajono troppe anche al confine -d'uno Stato. - -Quanto alla giurisdizione, dipendendo il vulgo non più dal principe -ma da particolari signori, disusarono le istituzioni fatte a pro di -tutti, e ciascun signore tenne corti e assise per le controversie fra' -proprj dipendenti. Giudici non erano nè gli antichi uomini liberi, -nè i consoli di poi, interessati al pubblico e disposti a sostenere -l'esecuzione della sentenza o l'indennità dell'offensore che avesse -_composto_; ma erano uffiziali del barone, sol per uso acconciandosi -alle _consuetudini_. La legislazione cessa d'essere personale, e -statuti ed usanze variano, non secondo le razze degli abitanti, ma -a norma della natura del possesso e del grado di sua libertà. Che se -ancora, massime in Italia, sono mentovate persone che vivono secondo -questa o quella legge, vuolsi intendere de' gran signori e de' -pochissimi arimanni conservatisi indipendenti; ma anche per essi il -privilegio riducesi soltanto a certi modi di possesso e di procedura. - -Colla indipendenza individuale era scomparsa la reciproca garanzia -fra cittadini; e vivendo ciascuno da sè senza legame cogli eguali, -ma soltanto con superiori ed inferiori, nessuno aveva interesse ad -impedire i delitti; lo perchè andarono scomparendo i giudizj per via -di compurgatori. I vassalli dovevano essere giudicati da' loro pari, e -il signore non faceva che proclamare il dettato di quelli. Nasceva poi -contestazione fra vassallo e signore? se trattavasi di doveri feudali -reciproci, era decisa dai pari; se cadeva sopra fatti d'altra natura, -come un delitto del signore o danno recato ai beni allodiali del -vassallo, la lite si potea recare al sovrano. - -Finchè la sentenza davasi nelle assemblee generali, nessuno avrebbe -potuto rivederla, emanando dall'autorità sovrana. L'appello ripugna -pure alle idee feudali che identificano il signore col vassallo; nè -l'alto barone, irremovibile e disoggetto da sindacato regio, poteva -esser ripreso d'un'ingiustizia, più che nol possa oggi un re da altro -re. Chi alla corte signorile si trovasse gravato, poteva sfidare i -giudici, che come pari suoi non godevano su lui veruna superiorità: -ma questa mentita non era un appello, giacchè si dava prima della -sentenza, nè chiamava a tribunale superiore. Stante però che la mentita -obbligava a convocare altri pari, nè ciò era sempre fattibile, volta -veniva che il signore si vedesse costretto a rimetter la lite al -sovrano. Questo poi, allorchè comparisse nelle terre del suo vassallo, -teneva assise, ma non poteva rivedere la sentenza, bensì la causa, -e proferirne una nuova, perchè restava sospesa la giurisdizione del -vassallo. Inoltre fra gli obblighi di questo era il rendere giustizia, -e se la falsasse o negasse, poteva il signore intervenire per -obbligarvelo; obbligarvelo cioè in quanto ne avesse la forza. - -Questi furono avviamenti per istituire un regolare appello, a -imitazione del diritto ecclesiastico; grande passo ad instaurare la -regia prerogativa. - -Dato il giudizio, come farlo eseguire, quando il condannato tornava -nel suo castello, forte di mura e di scherani? Colla guerra; e il -signore che l'avea proferito, e il querelante, od anche i giusdicenti -raccoglievano gli uomini loro, e costringevano per forza ad obbedire. -Nulla pertanto assicurava l'efficacia del giudizio; nè della -rettitudine di quello era buona sicurtà il sistema de' pari, ignoranti -del diritto, stranieri agl'interessi gli uni degli altri, e scelti a -volontà del signore. - -Non ispirando dunque confidenza, si ricorreva più volentieri a -spedienti meglio conformi a quel tenore di società; e i duelli e -le guerre private ne venivano di conseguenza e quasi di necessità. -Preziosissimo consideravasi questo, che tedescamente chiamavasi -diritto del pugno, quanto oggi dai re il potere far guerra di nazione. -La rappresaglia, per cui l'uomo d'un feudo, ricevuto torto da quel -d'un altro, poteva trarne vendetta o rendere la pariglia sopra qual -fosse altro consociato di quello, era riconosciuta come diritto. La -consuetudine, la legge, la Chiesa adopravano a introdurre in questo -alcuna regolarità e temperanza, volendo si intimassero le ostilità -alcun tempo innanzi, si esperissero certi mezzi di conciliazione, -infine si osservasse la tregua di Dio. - -Quando ogni proprietà fu divenuta feudo o sottofeudo, inamovibile ed -ereditaria ogni magistratura, ciascun duca, conte, marchese od alto -barone fu considerato come re della propria terra, i cui abitanti -erano obbligati ad ogni ordine suo in pace e in guerra; mentre egli non -pagava tributi, non era tenuto accettare la composizione per le offese, -ma le vendicava colla guerra privata, ch'e' poteva menare anche contro -il proprio caposignore. - -A noi, avvezzi a governi che traggono ogni impulso dall'alto, a leggi -fisse, uniformi in tutto lo Stato, all'egualità dei cittadini sotto un -capo, riesce difficile il formarci adeguato concetto d'una società, -bizzarramente compaginata con tanti signori, quanti aveano forza e -volontà di esserlo; con leggi che obbligavano solo chi non volesse o -potesse resistere, e variate da uomo a uomo, da terra a terra. Non ci -si imputi dunque di spendere troppe parole e di ripeterci per meglio -indurne l'idea, senza di che la storia di que' tempi è libro chiuso. - -Tenevasi dunque l'Italia come divisa in tanti Stati indipendenti quanti -v'erano feudi; sistemati nel modo più opportuno per respingere le -nuove invasioni di fuori, e dentro sostenere il proprio diritto o la -prepotenza, al modo che ancora usano i re: in quella guerra di tutti -contro tutti, si moltiplicavano castelli e rôcche ove o proteggersi, o -soperchiare il vicino. Pertanto in ogni nuovo castello che sorgesse, le -chiese e il vicinato scorgevano una minaccia alla propria indipendenza, -il re un attentato alla sua prerogativa; ma non si poteva opporvi -che altre fortezze; e conventi e ville fortificavansi; sui campanili -e sui battifredi una continua vedetta esplorava se mai un nemico -s'avvicinasse; e poichè nemici erano sovente coloro che una mura stessa -chiudeva, in mezzo alle città alzavansi fortificazioni, disponevansi -catene, cancelli, serragli; il Coliseo a Roma, l'arco di Giano a -Milano, l'anfiteatro a Verona, gli avanzi de' tempj e delle basiliche -antiche, si convertivano in fortini; e i palazzi costruivansi in masse -solide, protette da robuste ferriate, con fosse e ponti levatoj e -balestriere. - -Più solitamente il feudatario sceglieva a stanza un'altura in mezzo a' -suoi tenimenti, e così fabbricava uno di que' castelli, le cui rovine -pittoresche ricordano tuttora la potenza solitaria e indipendente, -l'importanza personale in una società sminuzzata, ove ogni signore era -ridotto a quella legge di natura, che ancora si arrogano i dominanti. -Tra le casipole, simile ad un ribaldo eretto in mezzo d'una turba -servile, sorgevano questi edifizj massicci, con torri merlate rotonde -o poligone. Da una men grossa, ma più elevata e aperta ai quattro -venti la sentinella colla campana e col corno annunziava la punta del -giorno, acciocchè i villani sorgessero al lavoro; o l'accostarsi de' -nemici, affinchè gli armigeri si allestissero alla difesa; ed accadendo -furto od ammazzamento, alzava un grido, che ogni uomo dovea ripetere -di vicino in vicino, affinchè il reo non potesse ricoverarsi sul feudo -limitrofo. - -Ajutavasi la natura coll'arte per renderne impraticabile l'accesso; e -fossi e controfossi, e antemurali e antiporte e palizzate e barbacani e -triboli seminati pel contorno, e saracinesche e ponti levatoj angusti -e senza ripari, e caditoje sospese a catene, e porte sotterranee e -trabocchetti, e tutto quel sistema d'insidie e di difesa, doveano -atterrire chi divisasse un assalto o una sorpresa. - -Teschi di cinghiali e di lupi, od aquilotti confitti sulle imposte -ferrate, nell'atrio corna di cervi e di capriuoli, indicavano i forzosi -divertimenti dei signori. Procedendo, trovasi architettato ogni cosa -non pel comodo o la leggiadria, ma per la gagliardia e la sicurezza. -Armadure a tutta botta, lancioni, labarde, mazze ferrate pendevano -fra gli stemmi rilevati negli ampj e mal riparati stanzoni, con camini -sterminati, attorno a cui accogliersi la famiglia a giocar agli scacchi -o a' dadi, ricamare, bevere, udir le novelle o la canzone accompagnata -dal liuto e dalla mandòla. - -Là dentro era quanto occorresse al vitto e alla battaglia, dalla cucina -alle prigioni, dal celliere alla cisterna, dal pollajo all'arsenale, -dagli archivj alle scuderie; numerosissimi i servi; e amici, cavalieri, -pellegrini, viandanti vi albergavano a piacere, e partivano carichi -di doni. Perocchè all'uomo che trova uomini tutti i giorni, divengono -indifferenti; all'isolato riesce un godimento la vista e il consorzio -d'un uomo. - -Come l'aquila nel suo nido, vivea colà il feudatario, segregato da -tutti che non fossero suoi dipendenti, nè modificando la restante -società, nè da questa modificato. Al vulgo che gli sta attorno, nol -lega parentele, non affetto; solingo colle moglie e coi figliuoli, -austero, sospettoso, temuto ed ubbidito, qual alta idea non deve egli -concepire di se stesso, potendo tutto, e potendolo per sola facoltà -propria, senz'altri limiti interni od esterni che quelli della propria -forza? Ancor fanciullo, dalla burbanza del padre e dalla sommessione -dei servi apprese esser lecita ogni voglia al padrone; cresciuto -fra servi tremanti e sprezzati, e cagnotti disposti ad ogni sua -volontà; superiore alla tema e all'opinione, non conoscendo il vivere -socievole, non contrariato mai, nè repressione temendo nè rimproveri, -acquista carattere, non soltanto orgoglioso e fiero, ma stravagante, -capriccioso, un'ostinazione nelle idee e negli usi repugnante da ogni -progresso. Agli uffiziali, invece di soldo, concede il diritto di -estorcere e soverchiare: nuova gradazione di tirannia, che fa sempre -maggiore la distanza fra quei del castello e quelli della pianura; -i quali concepiscono una riverenza ereditaria per codesto capo che -tutto può, e che li salva da altri nemici; mentre, bersagliati da -quel capriccio dell'individuo che pesa immediatamente sull'individuo, -maledicono una potenza cui non osano resistere. - -Rinforzare viepiù il suo castello, il cavallo, l'armadura, è supremo -studio del castellano; e fidato in questi, e trovandosi invulnerabile -dalla ciurma che sotto i suoi colpi casca senza riparo, acquista un -coraggio temerario e prepotente. Di lassù piomba talvolta a rapire -la moglie e le figliuole del villano, non degnandosi di sedurle; -a spogliare i viandanti e taglieggiarli. Ma poichè, anche in tempi -tumultuosi, la battaglia e la preda non sono che eccezioni della vita, -si trova sovente ozioso, e scarco di quelle regolari occupazioni che -sole possono riempirla. Pubblici impegni più non v'ha; il giudicare i -dipendenti è spiccio, perchè dispotico; semplice l'amministrazione, -giacchè i campi sono coltivati da villani a tutto suo pro, da servi -esercitata l'industria; le lettere erano abbandonate al monastero, -regalato ad ora ad ora acciocchè orasse e studiasse. Doveva dunque il -feudatario occupare altrove quell'attività che costituisce la vita, e -quindi avventurarsi ad imprese, a caccie, a saccheggi, a pellegrinaggi, -a tutto che il traesse da quell'ozio senza pace. - -Furono signori feudali che conquistarono Terrasanta; e per regolarsi -colà fecero comporre le Assise di Gerusalemme, nelle quali può dirsi -che la feudalità prendesse coscienza di sè, e riducesse a teoriche -le sue inclinazioni. Quelle assise diressero lungo tempo i possessi -veneziani d'oltre mare, onde come di cosa italiana noi ce ne valiamo -per chiarire le condizioni d'allora. - -Nel tempo che decorre fra le leggi meramente penali delle genti rozze -e le meramente civili delle educate, il legislatore crede obbligo suo -l'imporre anche i doveri morali e prescriverne gli oggetti e i modi, -quasi per dar polso ai sentimenti nella lotta colle passioni. Perciò -in quel codice si trova ordinato che il vassallo non offenda nel corpo -il signor suo, nè ad altri il permetta; non tenga cosa di lui senza -consenso; non dia suggerimenti a danno o disonore di esso; non rechi -onta nè alla moglie nè alla figlia sua: sibbene lo consigli lealmente -qualvolta richiesto; entri per lui mallevadore se si trovi prigione o -indebitato; il cavi di pericolo se lo veda alle prese col nemico: ove -così adoperi, il signore abbia a difenderlo con ogni sua possa, se vuol -fuggire la taccia di codardo. - -Oltre questi doveri morali, i vassalli erano tenuti a servizio, a -fiducia, a giustizia ed a sussidj. Servizio esprimeva il militare -a proprie spese sessanta o quaranta o venti giorni per l'omaggio -ordinario, e tutta la campagna per l'omaggio ligio; solo, ovvero con un -prefisso numero d'uomini; col giaco o no; entro il territorio feudale o -in qual si fosse; per la difesa soltanto o anche per l'attacco, secondo -i patti. Per la _fiducia_ doveva accompagnarsi al signor suo quando -andasse a Corte e ai placiti, o convocasse i vassalli a consiglio -o a render ragione. La _giustizia_ consisteva nel riconoscerne la -giurisdizione, e non declinare dalla curia di esso. De' _sussidj_ in -danaro alcuni erano spontanei, altri determinati, qualora il signore -dovesse riscattarsi di prigionia, o maritasse la primogenita, o armasse -cavaliere un figliuolo. Quei che avevano solo promesso un tributo o -servizj di corpo, presto caddero in condizione di villani. Chi era -affidato con obbligo di militare, fu considerato nobile: nè dapprima si -sarebbe dato un feudo a chi nobile non fosse; ma poi si considerò tale -ogni casa che ne possedesse uno da tre generazioni; nè in conseguenza -poteva esercitare arti sordide, nè contrar matrimonj disuguali. Secondo -il diritto lombardo, il valvassino non teneasi per nobile, nè la -nobiltà passava alle figliuole. - -L'imperatore Lotario II in Italia proibì d'alienare feudi senza -consenso del domino; altrettanto ordinò Federico II per la Sicilia. -L'erede non diretto d'un vassallo doveva pagare al signore un canone -prefisso onde succedere: uso nato forse allorchè i feudi consideravansi -ancora riversibili, ed ogni nuovo investito faceva un libero donativo -al signore diretto. - -Ad alcuni feudi era annesso il diritto di prendere il cavallo del -caposignore quando passasse su quelli; ai confalonieri di Milano e -d'altrove toccava la mula su cui il vescovo faceva l'entrata; a Firenze -lo conducevano alla briglia i visdomini, poi il palafreno davasi alla -badessa di San Pier Maggiore, il freno e la sella a quei Del Bianco, -poi agli Strozzi, che a suon di trombe se li recavano a casa e li -lasciavano esposti; a Pistoja tale privilegio spettava ai Cellesi, e il -vescovo donava un anello alla badessa di San Pietro, ed essa a lui un -ricco letto. Il vescovo di Faenza per pasqua di Natale doveva ai servi -del conte di Romagna dodici pulcini di pasta colla loro chioccia, e -carne cotta: se no, quelli poteano andare alla cucina di lui, e levarne -quanto vi trovassero. - -Diritto di gran lucro era quello delle manimorte, per cui, morendo -senza prole persone che, come servili, o medie fra la libertà e la -servitù, erano prive del diritto di testare, il signore ne ereditava in -tutto o in parte. A lui spettava pure la tutela de' vassalli minorenni, -e l'offrire un marito alla ereditiera del feudo, od obbligarla a -scegliere fra gli offerti: diritto ragionevole quando il marito -diventava suo ligio o suo guerriero; ma la donna potea riscattarsene -dando al signore tanto, quanto gli aspiranti aveangli esibito per -ottenerla. Al feudatario cadevano pure le cose trovate; l'eredità di -chi moriva intestato, o senza confessione, o di morte improvvisa, quasi -questa portasse la sicura dannazion dell'estinto. Per l'albinaggio egli -entrava erede dello straniero che morisse ne' suoi possessi, e occupava -qualunque nave o persona fosse dal mare gittata sulle sue terre[304]. - -Privilegio supremamente apprezzato era la caccia, per la quale il -feudatario, con tutta la sua corte, settimane intere viveva ne' boschi -alla serena con clamorosa pompa. Talvolta faceansi venire delle fiere -di lontano, e si affrontavano in recinti; e l'arcivescovo di Milano -come gran distinzione permise a un duca di correr un cervo nel suo -parco. Da qui (diritto inusato agli antichi) le caccie riservate, per -cui il colono vedeva la selvaggina impunemente guastar le vendemmie -e la messe, e guai a chi avesse osato minorare il divertimento del -signore uccidendone alcuna! - -L'_uom di corpo_, oltre porzione de' frutti del suo campo, gli -doveva _angarie_ cioè lavori forzati, e _perangarie_, cioè lavori -con ricompensa per un prefisso numero di giornate, o le vetture pei -trasporti occorrenti; non esporre sul mercato le proprie se non dopo -smaltite le derrate del padrone, valersi delle misure di questo, -adoprar le monete di lui, comunque scadenti; comprare da lui solo -le derrate; valersi del mulino, del forno, del torchio del signore -(_banalitas_) pagandone un canone. Nel 1117 gli abitanti di Agrilla -sono obbligati a zappar le terre del barone, seminarle, dar un pajo -di bovi ciascuno per dodici giorni, e ventiquattro giornate per la -mietitura, e al tempo della vendemmia portar un cerchio per le botti, a -Natale e Pasqua offrir due galline, oltre la decima dei porci e delle -capre. Per la _mano baronale_, il signore poteva di propria autorità -impedire che i debitori asportassero i frutti dalla loro campagna prima -d'aver pagate le prestazioni, o depostone sufficiente quantità ne' -magazzini di lui[305]. - -Facilmente tali irrefrenate giurisdizioni degeneravano in capricci -e tirannie: e le concessioni che alcuni feudatarj assentirono più -tardi ai loro dipendenti attestano fin a qual grado fosse giunta -l'oppressura; giacchè uno permette d'insegnare a leggere ai figli; -uno di vendere derrate ad altri che al padrone, o di spacciare in -pubblico le guaste. Alcuni nell'atto dell'investitura doveano baciare -i chiavistelli della casa, andar dondolone a modo di briachi, fare -tre saltarelli e mandare un ignobile crepito: altri in un dato giorno -portare un ovo, o una rapa, o un pane sopra un carro tirato da quattro -paja di bovi, o presentare una pagliuzza. I pescivendoli che passavano -pel feudo di San Remigio nel vescovado d'Aosta, doveano esibire la -loro merce ai castellani, se no era trattenuta per tre giorni, il che -equivaleva a distruggerla, o si tagliavano le cinghie dei loro cavalli. -La famiglia Trivier di Ciamberì era tenuta dare un somiere del valore -di trenta soldi grossi al conte di Savoja ogniqualvolta scendesse con -armi in Lombardia. Jacopo Morelli di Susa dovea provvedere al sovrano -un letto fornito qualora dormisse in essa città. Nel regno di Napoli -ogni vassallo, nel rinnovare l'omaggio, pagava _jus tappeti_, quasi -un prezzo del tappeto che gli si stendeva dinanzi. V'avea chi era -costretto correre la quintana con lanci e di legno; o andare ogni anno -una volta al feudatario, ma facendo due passi innanzi ed uno indietro; -o versare un secchio d'acqua avanti alla sua porta, o una misura di -miglio al pollame della bassa corte. Altri doveva soltanto un coniglio, -ma coll'orecchio destro bianco e il sinistro nero; nol si trovava? -dubitavasi fosse tinto, anzichè naturale? nasceva processo lunghissimo, -moltiplicati giudizj e perizie, finchè l'animale morisse o il pelo gli -cadesse. Perocchè non è a dire con quanta precisione si conservassero -queste stigmate di servitù. Della promessa rogavasi istrumento con -numerosi testimonj; poi se si falsassero d'un atomo il tempo o le -condizioni della prestazione, cominciavasi un piato che talvolta -spogliava del suo podere il mal preciso infeudato. - -E sino ai tempi nostri, massime sopra terre ecclesiastiche, furono -mantenuti alcuni di questi obblighi, come di reggere la staffa al -vescovo quando salisse a cavallo, o portargli innanzi il gonfalone -nelle comparse, o la croce nelle processioni, od ulivi alla -solennità delle palme, o annaffiare o sabbiare la via dove passava -in processione. Onde attestare l'alto dominio de' papi sopra le due -Sicilie, fin al cadere del secolo passato facevansi grandi solennità -a Roma: uno di casa Colonna, che per quel giorno costituivasi gran -connestabile del regno, a nome del re di Napoli presentava al pontefice -una chinea, sul cui capo un calice con cedole del banco napoletano, -le quali il papa prendeva: la piazza de' Santi Apostoli e la vicina di -Venezia erano piene di popolo, di festa, di giuochi e luminare. - -Avevamo veduto l'imperio romano estendere la cittadinanza a segno -che abbracciasse tutto il mondo, come a tutto il mondo estendeva -l'autorità il capo di quello, per modo che in tale immensità non si -aveva più patria. Ora invece ciascuna sovranità viene a limitarsi nella -piccolezza del possesso; l'uomo non è più longobardo o franco o romano, -non è tampoco italiano o milanese, ma della tal terra, del tal padrone. -Insomma non ha ancora una patria, qual oggi l'intendiamo: il che vuolsi -avvertir bene per non attribuire i sentimenti e le misure nostre a -persone e fatti di tutt'altra tempra. - -Il sentimento individuale de' Germani, opposto all'onnipotenza dello -Stato, aveva raggiunto il suo apogeo; baronia, masnada, chiostro, -capitolo, università, paratici, tutto vivea di vita particolare e -sconnessa; nazioni non vi erano, se queste consistono nell'accordo -d'interessi, di sentimenti, di inclinazione quasi istintiva verso uno -scopo. - -La sovranità del conte o del duca è meramente titolare; ancor più vana -quella del re; ma vero sovrano è il feudatario: nessuno ha legame verso -il principe o la nazione, ma guarda o conosce soltanto l'immediato -suo superiore, a lui presta i servizj, da lui reclama protezione -e giustizia, da lui solo accetta i comandi, però dentro la precisa -misura delle convenute obbligazioni; è inamovibile dal terreno e dalla -carica. L'unità imperiale era andata in dileguo, salvo pel poco che -traeva dal carattere religioso; nè più aveano valore generale i decreti -e la giurisdizione dell'imperatore; e nessun'altra ne rimaneva, se -ne eccettuiamo quella della Chiesa, perchè non fondata sopra cose -contingibili. - -Dai vicini, sudditi d'un altro, l'uomo comune non riceve giustizia -se non perchè egli è cosa del suo signore; al qual signore ricadono -gli onori e i vantaggi del suddito feudale; a lui la lode, a lui la -vergogna, nè quello è uomo, se non in quanto è frazione di quel corpo -che chiamasi il feudo. Per tal modo rimaneva in tutte le relazioni -sociali surrogata l'idea di località e di territorio a quella di -nazione e di personalità. - -Per gran tempo il gius feudale non fu scritto, esercitandosi per -consuetudine, nè amando i signori di vederne esaminate le basi, -finchè queste non si trovarono scosse dal principato a vicenda e dal -popolo. Girardo e Oberto dell'Orto, giureconsulti milanesi, nel 1170 -pubblicarono i primi libri sui feudi, dove fanno nascere quel sistema -in Italia, ma ignorano le norme di esso in Francia e in Inghilterra, -ove realmente ottenne il maggiore sviluppo. Ebbero grande autorità -anche fuori, e moltissimi chiosatori, quali Bulgaro, Pileo, Ugolino, -Vincenzo e Jacopo di Ardissone: Minucio de Pratoveteri dispose quelle -leggi in nuovo modo per ordine di Sigismondo imperatore; altra forma -vi diede Bartolomeo Barattieri piacentino, e la fece approvare da -Filippo Visconti duca di Milano; il famoso Jacopo Cujaccio ne fece -quindi un'edizione, distribuendole in cinque libri. Di là dell'Alpi le -consuetudini lombarde divennero ragion comune de' feudi. Nel regno di -Sicilia e Puglia il diritto feudale alla francese fu stabilito a guisa -d'eccezione dai Normanni a favore dei Francesi che v'accorrevano a -stipendio; e i feudi erano distinti secondo il diritto longobardo e il -diritto Franco. Ne' feudi longobardi, com'erano principalmente quei di -Benevento, succedevano tutti i maschi per porzioni; nei feudi Franchi, -il solo primogenito. L'imperatore Federico in Sicilia autorizzò anche -le femmine a succedere in mancanza dei maschi, preferendo la fanciulla -alla maritata ne' feudi Franchi; e ne' longobardi alle maritate si -mettesse in conto la dote che avevano ricevuta[306]. Ai re giovava -meglio il feudo indivisibile, e perciò procurarono far prevalere lo -_jus Francorum_. - -E, dove prima dove poi, questo sistema si piantò in tutta l'Europa -germanica e tra gravi disordini portò pure qualche vantaggio alla -società. Innanzi tutto era legge forte e ragionevole di reclutamento -militare, ove a difendere il paese non erano obbligati tutti come -adesso, ma soltanto quelli che lo possedevano; e si ebbe un esercito, -quale invano desiderano i tempi moderni, armato per la difesa, incapace -all'offesa, che nulla costava allo Stato, e che non sottraeva nè -braccia alle arti, nè figliuoli e sposi agli affetti. Il feudalismo -offriva poi la miglior combinazione allora possibile di sforzi -materiali, l'autorità più opportuna per dirigere i lavori guerreschi, -che allora erano i più importanti e i soli nobili. Al cadere de' -Carolingi, quando la feudalità non era per anco rafferma, i guerrieri -di paesi differenti o degli stessi non guardavano che il proprio -individuo: ma poi duchi, conti, baroni, possessori indipendenti, -uomini d'arme trovaronsi legati fra loro mediante servizj e protezione -reciproca; immenso passo alla civile convivenza. - -L'indipendenza propria del Barbaro ne forma ancora il fondo, ma -s'abitua a riconoscere certe obbligazioni morali e reali. Effetto di -quell'indipendenza dissolutrice, da principio i feudi si sminuzzano, -e ne nasce un'infinità di piccolissime signorie; ma dopo la metà del -secolo XI le minori vanno ad impinguare le grandi, sia per eredità, sia -per conquista, sia per volontaria sommessione del debole onde trovare -sicurezza e giustizia migliore. Fonte dunque com'era di disordini, il -feudalismo impediva arrivassero all'eccesso, frenandoli coi reciproci -interessi: se favorì l'anarchia, preservò l'Europa dal furor delle -conquiste e delle invasioni che da secoli la sommoveva, legando l'uomo -e le generazioni al terreno da cui traevano il nome, il diritto. Viepiù -vi si affezionava la nobiltà, che allora crebbe d'importanza, avendo -modo di provarla col titolo del possesso da cui traeva nome. - -In tempo che le passioni dominavano senza freno, che nessuna forza -aveano le leggi, nessuna santità le condizioni, le paci, i trattati, -agevolmente un principe avrebbe potuto sedersi déspoto come ne' paesi -orientali ove la podestà concentrasi in mano d'un solo, e spingere a -ruinose guerre, a diffondere o ribadire la barbarie in altre contrade. -Ma tutti quei baroni ora adombravano, ora emulavano la podestà -regia; guerra non era possibile senza consenso di essi, che doveano -somministrare gli uomini e le spese; e così sfrantumato il dominio, -non furono più possibili le comuni imprese e le conquiste; e ancorato, -vorrei dire, alla terra il vascello delle migrazioni, poterono -costituirsi le nazioni. - -Ed è notevole come le divisioni territoriali allora portate dal -feudalismo, siano ad un bel circa le medesime che in Italia durano -ancora; e l'essere distinte per costumanze e per dialetti prova -che s'attaccavano a qualche cosa di più sodo che non il capriccio -d'un barone, o il caso d'un matrimonio. La popolazione che si era -viziosamente accumulata in pochi centri fu dal feudalismo recata anche -a luoghi ingrati e malsani; ed ogni cosa allontanava dalle città, -sicchè si moltiplicarono villaggi, e si ricoltivò il suolo deserto. - -Ceppi così ristretti impedivano lo sviluppo della civiltà. Se v'era -protetta la libertà individuale e respinta la forza esterna, nulla -tendeva a costituire un governo stabile ed ordinato; non unità -monarchica, non federazione, non sudditi e cittadini. Le relazioni -di vassallaggio non dipendettero dal voto dei popoli e dai loro -interessi; ma essendo il possesso del suolo indivisibile dal diritto -delle persone, seguì la sorte di queste, e un'eredità o un matrimonio -cambiava le relazioni più intime; alcune provincie davansi a stranieri -per testamento o per dote, distraendole dal loro centro naturale; ed a -prescrizioni arbitrarie era sagrificata la nazionalità. L'idea stessa -di patria era estranea ad un sistema che legava, mediante un terreno, -alla persona; nè incorreva infamia colui che portasse le armi contro la -terra natìa. - -Ma la feudalità vuolsi considerare men tosto come un ordinamento, che -come un tragitto dalla barbarie verso la civiltà. I membri di essa -v'acquistavano il sentimento della personalità, svilito nei tempi -romani; giacchè ciascuno assumeva obblighi precisi e conosciuti e per -consentimento individuale, a differenza delle società moderne, ove -uno nasce legato a patti che nè elesse nè conosce. Mancando un vincolo -generale e un'autorità coattiva, tutto riposava sopra la fede promessa; -donde quell'aspetto di lealtà negli atti d'una società, in cui la legge -non interveniva alle reciproche convenzioni del vassallo col signore, -le quali erano frante tosto che il signore avesse prevalenza, o forza -il vassallo. Nessun nuovo peso poteva essere imposto al tenitore del -feudo, se non lui consenziente; ove il signore violasse gli accordi, -potevasi resistergli a mano armata, e, ne' casi estremi, disdire -l'obbedienza e chiamarlo al giudizio del duello. Tanto si era lontani -dalle idee del despotismo sovrano, tramandate da Roma antica. - -I vassalli tenevano d'occhio che il re non usurpasse altri poteri, come -avrebbe fatto qualora non avesse avuto che ad opprimere il popolo; -idearono limiti alle regie prerogative; e ne venne la rappresentanza -signorile, che poi servì di modello alla popolare, e il diritto -privato, la personale dignità, la devozione verso il signore, per -sentimento, non per istupida sommessione come in Oriente. - -Ciascun feudatario avea ragioni, avea privilegi; quindi necessità di -discuterli, difenderli, ripristinarli, ora con argomenti or colla -forza; dal che le idee di diritto, dond'era facile il passaggio -alle idee di libertà. Il feudatario, ridotto all'isolamento del suo -castello, dovea vivere nella famiglia più che non costumasse ne' tempi -antichi. Ivi non trovava suoi pari se non la moglie e i figliuoli; e -per quanto brutali e feroci vizj il distraessero, dovevano assodarsi -i sentimenti domestici. Il primogenito, destinato a succedere nel -paterno dominio, era circondato dalle cure necessarie a ridurlo tale, -che, secondo le idee d'allora, lusingasse il domestico orgoglio; -la moglie rimaneva a rappresentare il marito mentr'egli usciva a -guerre od avventure, e mantenere la difesa e l'onore del castello. -Così rigeneravasi la famiglia, e nelle donne fecondavansi sentimenti -piuttosto nuovi che rari nella società antica, coraggio, elevato -pensare, dignità personale; donde quelle delicatezze d'affetti e di -riguardi, che poi furono portati al colmo dalla cavalleria, la più -splendida filiazione della feudalità. Nelle Corti poi de' signorotti -educavansi i giovani a quei costumi che presero da ciò il nome di -_cortesia_, come dalla città l'aveano in antico (_urbanità, civiltà, -polizia_). E da quell'ordine di cose ci vennero il punto d'onore, che -è il complesso delle convenienze al di là della precisa giustizia, per -le quali si acquista reputazione d'uomo compito; la scrupolosa fedeltà -alla data parola; l'annobilimento della gloria militare e della lealtà. - - - - -CAPITOLO LXXV. - -Il Basso Popolo. - - -Nella Roma imperiale, la storia non ci presentava più che un sovrano: -vennero i Barbari, ed essa non parlò che de' vincitori e delle guerre -dei loro re: sottentrano i feudi, e cessata ogni centralità, ciascun -castello diviene teatro di avvenimenti distinti. Ora s'insinua un nuovo -elemento, il popolo. - -Questo fin oggi conservò del feudalismo un concetto odioso, che sfoga -in tante storielle di demonj che rapiscono i castellani, di spettri di -signorotti lamentosamente vagolanti attorno ai ricoveri delle libidini -e prepotenze loro: vendetta popolare, che alla postuma giustizia si -appella quando quaggiù gli è negata. E per verità, fra nobili sempre -in arme, cinti da armata clientela, non frenati da verun superiore, -non rispettosi ad alcun inferiore, quando i giudizj si risolveano -per duelli, e le leggi non provvedevano che alle persone di chierica -e di spada, il vulgo pendeva dal solo capriccio dei feudatarj; su di -esso ricadevano le guerre; i nemici, cioè i vicini, facendo correrie, -devastavano il campo di cui esso viveva, o ne molestavano la famiglia; -ai cenni o agli occorrenti del padrone bisognava cedesse la roba, i -carri, i bovi, la casa, che più? la donna; chiamato in battaglia, -trovavasi nudo a fronte di quegli armigeri coperti di ferro, e -predestinato a soccombere agli spadoni irreparabili di gente senza -misericordia; fin il lepre e il cerbiatto, la cui caccia era riservata -ai signori, divenivano un flagello pel villano, costretto a lasciar che -sperperassero impunemente i frutti sudati. - -Eppure quest'infima condizione era un miglioramento dalla orribile che -li sopraffannava durante la romana civiltà. Al tempo dell'invasione, -comune era la condizione del colonato, cioè delle persone attaccate -al terreno, ma libere del resto; e queste si trovarono maggiormente -esposte alle prime violenze, poi all'anarchia che ne seguì, di modo che -perirono o caddero in istato servile. Ma gli schiavi, ch'erano tanti -e così abjetti, ne trassero notevole miglioramento. Dediti ai servizj -d'un padrone o affissi alla gleba, ne' tempi romani non aveano alcuno -schermo contro l'oppressione; non poteano stringere contratti, non -stare in giudizio, non testare; se fuggissero, venivano ridomandati, -come una proprietà, e come tali si vendeano, cambiavano, distruggevano. -Conculcare a tal modo la persona umana era egli più possibile dopo che -il cristianesimo aveva impresso a ciascuno il suggello dell'eguaglianza -e l'obbligo della moralità? Pure le grandi e radicate iniquità non -si tolgono con rimedj estemporanei, e il proclamare l'immediata -emancipazione avrebbe sovvertito quel che si denomina ordine sociale, -e che, fra molti sconci, presenta sempre qualche compenso; avrebbe -eccitato una subitanea insurrezione, ove trucidati i padroni, resi -infelici i servi, i quali, ignorando la dignità propria e i vantaggi -della libertà, men tristamente sopportavano la condizione in cui -erano nati e cresciuti. Tant'è ciò vero, che Libanio dipingeva la -condizione dello schiavo come meno sciagurata che quella di alcuni -liberi, potendo esso dormire tutti i suoi sonni, fornito dal padrone di -quanto gli occorre alla vita; mentre il libero, neppur vegliando tutta -notte poteva assicurarsi dalla fame[307]: e il Codice Giustinianeo col -vietare ai servi di ricusar l'affrancazione[308] indica che allora, -come oggi nell'Europa settentrionale, essi temevano la sparecchiata -libertà. - -Intanto moltissimi schiavi erano periti nelle prime irruzioni, mentre -il cessare delle conquiste non ne portava più di nuovi. Quei che -rimanevano erano poveri e soffrenti, e per conseguenza prediletti della -Chiesa; la quale, col nome di cristiani, avea dato loro la personalità, -i diritti naturali, la morale responsabilità, una famiglia. Così -la schiavitù non era più uno stato di persona, ma un vincolo di -soggezione; e sebbene rimanessero gente d'una terra o d'un padrone, -chi non vede quanto gli schiavi fossero progrediti? Spedali e ricoveri -aperse la Chiesa anche per essi[309]; la proibizione dei giuochi -gladiatorj levò uno degli incentivi ad educarne per sagrificarli; ai -padri fu tolto l'atroce diritto di esporre i proprj figliuoli, e gli -esposti la religione accoglieva negli orfanotrofj. Le catastrofi che -precipitarono i grandi nell'ultima miseria, dissipavano il superbo -pregiudizio d'una naturale superiorità; e il libero Romano divenuto -schiavo del Germano, protestava egli stesso contro l'ineguaglianza di -natura; mentre il Germano apprendeva a rispettare quel servo, che lo -superava in cognizioni. - -Alle società povere e meno fastose non facea mestieri di -quell'interminabile corredo di servi; i quali poi (_ministeriales_) -nella ristretta famiglia avvicinandosi al padrone, trovarono maggiori -occasioni di acquistarne la benevolenza e i favori. Lo spirito -d'associazione proprio delle genti germaniche, nato dal sentimento -dell'utilità che uno può procurarsi per mezzo degli altri, e temperato -dalla coscienza dei diritti personali, recò a valersi dell'uomo -come braccio libero, mediante una retribuzione. Quando poi crebbero -d'importanza l'industria e il lavoro, si potea lasciare nel vilipendio -coloro che ne erano la fonte? Sminuzzati feudalmente il territorio e -la sovranità, chi stesse male in un luogo fuggiva nel vicino più non -v'avendo legge generale che colpisse il disertore; talchè il padrone -per interesse guardavasi di spingere lo schiavo alla disperazione. - -Le leggi barbare punivano alcuni delitti colla schiavitù; altri con -multe, la cui gravezza traeva qualche libero a spropriarsi e ridursi -servo. E i servi apparivano nei contratti come appendice o scorta del -podere: il padrone riscoteva la composizione, determinata dalla legge -per ferite e ingiurie recate ai servi, giacchè quella essendo prezzo -della pace, non potea concernere il servo, privo del diritto delle -armi. Di rimpatto il padrone stava pagatore dei danni causati dal -suo servo, come gli animali. Veramente la legge longobarda del tempo -di Rotari mostrasi fiera coi servi quanto la romana, paragonandoli a -cose mobili[310]: ma presto si tolse al padrone l'arbitrio sulla vita -di quelli; vennero determinati i casi, in cui questo era obbligato -ad emanciparli; fu data azione ad essi contro il padrone che gli -offendesse, e aperto sempre il rifugio delle chiese. Il servo, battuto -dal padrone per avere portato richiamo contro di lui, rimane franco. -Se ad un servo rifuggito in chiesa il padrone promette sicurtà, poi -non attiene, è multato in soldi quaranta. Se il padrone disposto a dar -la libertà venga a morte, Astolfo vuole[311] che lo schiavo rimanga -libero, senza pur pagare il launechildo o compenso, «massima lode a noi -sembrando se dalla servitù traggansi gli schiavi a libertà, perchè il -Redentor nostro degnò farsi servo per dare a noi libertà». - -Che i servi abbondassero in Italia, lo attestano le tante leggi che -li concernono, e in cui vengono distinti i romani dai nazionali -(_gentiles_). Ma poichè trovavasi più comodo ed utile il lavoro -volontario, concedevansi ad essi talvolta terreni a livello, -sull'esempio delle chiese, crescendo così la classe dei massari o degli -_aldizj_. Questi erano superiori agli schiavi, pure soggetti a padrone; -poteano possedere terreni e schiavi, non però in assoluta proprietà; -nè vendere o comprare senza ottenere licenza dal padrone e pagargli il -laudemio. Somigliano dunque ai coloni dei Romani, se non che possono -dal padrone esser venduti anche separatamente dalla gleba. Di fatto -l'affissione alla gleba era suggerita dalla scarsità di popolazione: -cresciuta questa ed abolita la capitazione, più non v'era interesse di -legare la libertà, giacchè ad un individuo sottentrava un altro[312]. - -Rotari ammette due sorta di manomissione: la prima quando uno è -dichiarato _amundo_, cioè fuori d'ogni tutela del padrone; l'altra -quand'è _fulfreal_[313], cioè disobbligato soltanto da servizj di -corpo: il primo andava sciolto affatto, l'altro restava obbligato verso -il padrone come verso fratelli e parenti, talchè quello ne diventava -erede. - -Fu uso antico de' Germani, e più de' Longobardi, l'affrancare molti -servi in congiuntura di guerra. Essendo le armi segno di libertà, dai -Longobardi anticamente manomettevasi lo schiavo col consegnargli una -freccia, e susurrargli alcune parole patrie all'orecchio[314]. Rotari -introdusse la formalità romana di rimettere l'amundo ad un'altra -persona, che lo conducesse sopra un crocicchio, e dicessegli: — Va -per la via che vuoi»[315]. Per _impans_ liberavasi uno quando tale -era o supponeasi la volontà del re[316]. Ai tempi di Liutprando bastò -l'affrancazione davanti all'altare per render uno interamente cittadino -longobardo[317]. - -Altre volte non faceasi che alleggerire la servitù rendendolo aldio, -al che non occorreva se non la scritta. Niuna legge tornava schiavo -il liberto ingrato; ma per ovviarvi, Astolfo permise che il patrono -potesse, vita durante, riservarsi i servigi del liberto[318]. Il -traffico di schiavi non era ignoto ai Longobardi quando entrarono -in Italia: ma il venderli a stranieri consideravasi pena non meno -grave che la capitale[319], e non si facea che con prigionieri di -guerra. Pure l'ingordigia anche in altre parti d'Italia seguiva questo -orribile lucro: Gregorio Magno vide sul Foro romano mercatarsi schiavi -britanni; i Veneziani coi Saracini della costa di Barberia faceano gran -traffico di schiavi d'ambi i sessi, e massime di giovani eunuchi; dai -paesi slavi e tedeschi, e anche dall'Italia, conduceansi convogli di -prigionieri di guerra e altri schiavi a Venezia; i Longobardi rapivano -anche bambini di liberi per venderli colà, il che da Liutprando è -parificato all'assassinio[320]. Raccontasi a lodo di papa Zacaria -che, avendo i Veneziani comprato sul territorio branchi di schiavi -da spedire in Africa, esso ne pagò il prezzo e li rese in libertà. -Nel 783 in Ravenna due personaggi d'alta giurisdizione, oltre abusar -della loro posizione per spogliare vedove ed orfani, li vendevano ad -Infedeli[321]. Dagli Ebrei era pure esercitato questo commercio; e le -popolari leggende sul loro uccider i bambini forse vengono da questo -rapirli e farli eunuchi. Carlo Magno combattè tali abusi; e Arigiso, -principe di Benevento, promulgò punirebbe colla massima severità il -rapir gli uomini e il venderli agli Infedeli; Sicardo rinnovò lo stesso -divieto, ma solo a riguardo de' Longobardi liberi: però l'effetto delle -leggi riuscì sempre scarso[322]. - -Le conquiste antiche stabilivano profonde distinzioni di classi, -che il tempo, le rivoluzioni, la superiorità numerica de' vinti non -riuscivano a cancellare. Nel feudalismo invece le distinzioni erano -temperate dalla natura medesima di esso, cioè dal trovarsi dispersi i -vincitori fra i vinti, e ravvicinati continuamente dal vivere comune, -dai possessi, dal bisogno di difendersi in una società tempestosa. -I più degli schiavi viveano sui liberi allodj de' prischi padroni o -degli arimanni. Or questi vennero in gran decadimento quando il regio -potere si trovò soverchiamente debole per difenderli dalle vessazioni -de' vicini, talchè essi metteansi in dipendenza di qualche signore. -Talvolta ancora non potendo soddisfare all'eribanno o alle gravi multe -dei delitti, erano privati del fondo, che conferivasi poi in feudo ad -un ricco; sicchè a quel tempo dileguano gli allodj. - -Unita la sovranità colla proprietà, i coloni dipendettero dai -possessori anche nelle materie politiche, rimasero senz'altro superiore -che il feudatario, e quindi esposti ai superbi arbitrj di esso, -dimentico che agli oppressi rimane una terribile potenza, quella -del numero. E spesso a questa ricorsero i campagnuoli, e i ricordi -son pieni di sollevazioni, ove gli è vero che, disuniti e sregolati, -soccombevano alla forza compatta ed esercitata, ma pure aveano fatto -sentire il grido della libertà e discorso di diritti; parola di -formidabile efficacia. - -Nel bollore dell'unione o nell'oppressura della sconfitta, i coloni -s'avvicinavano ai servi, invigorendosi col numero, sebbene rimanessero -distinti perchè non poteano essere venduti a capriccio del signore, -e restavano donni di sè qualora avessero pagato il convenuto. Nelle -prepotenze allora correnti, molti per fame vendeano la libertà; molti -offerivansi alla Chiesa perchè li proteggesse; altri divenivano schiavi -per impotenza a pagare il dovuto. - -Questi, nello sminuzzamento della sovranità, si trovarono ravvicinati -al padrone, il quale contrasse con loro i legami della domesticità, -guardò come prosperamento proprio quel delle genti affisse alla -sua gleba, perendo le quali, deteriorava il valore del feudo, e -riducevasi in condizione inferiore ai vicini competitori. Un servo -era maltrattato? non avea che a varcar la siepe o il fossato del -podere, per trovarsi su terre d'un nemico del suo signore, che -volentieri l'accoglieva, che forse l'aveva istigato con promesse, e -vel manteneva con concessioni. A mezzo il secolo XII tutti i coloni -abbandonarono Montecassino, sicchè l'abate dovè cercarne altri con -larghe condizioni[323]: i villani dei signori di Chiaramonte in Sicilia -respinsero colle armi l'oppressione eccessiva: così gli abitanti di -Avola si ribellarono al barone Federico d'Aragona, e a furia l'uccisero -con cinque suoi partigiani, e il re perdonò loro, attesa l'immanità -dell'oppressione; il qual re prevenne un egual colpo a Francavilla, -abolendo egli stesso i dazj imposti dal barone Arrigo Rosso[324]. - -Durando la servitù della gleba, non potevano prosperare i campi, atteso -che il coltivatore fosse costretto occupar pel padrone molte giornate, -e nelle stagioni che maggiore bisogno n'aveva egli stesso[325]; sicchè, -mentre andava a segare il grano del signore, periva il suo. Nè sugli -amplissimi possessi poteva il padrone tenerlo d'occhio, e tanto meno -pretendere fossero lavorati assiduamente da quelli che nessun vantaggio -ne traevano. Pertanto si sottinfeudavano; poi ogni cosa maggiormente -vestendo aspetto feudale, anche i minori vassalli vollero avere -dipendenti, sicchè della loro tenuta davano varj appezzamenti a persone -anche infime, obbligate a servirli del corpo e dell'armi; e chiamavansi -_masnadieri_, e _masnada_ la loro unione. Amavano dunque i padroni -cedere terreni al lavoratore stesso, riservandosi una rendita perpetua -e il diritto a certi servigi o alla capitazione; talvolta ancora glieli -rilasciavano per bisogno di danaro; e già nel secolo X i contratti non -riguardavano più soltanto le terre, ma prestazioni e lavoro d'uomini. - -Cresceano dunque i possessori, e questi aveano stipulato condizioni -inalterabili, e il signore ne abbisognava per servigi proprj e per -menarli alle guerre particolari: tutti passi, non solo per acquistare -esistenza propria, ma per fare tragitto dalla gente dominata alla -dominatrice. - -In prima, col morire del vassallo, le sottinfeudazioni di lui -ricadevano al nuovo investito, talchè precario consideravasi il -possesso, nè quindi si provvedeva a migliorarlo. Inoltre il vassallo, -emancipando un servo o un condizionato, avrebbe deteriorato il campo -cui questi era affisso, onde nol potea senza consenso dell'alto -signore. Quando però i feudi si costituirono ereditarj, ciascuno pensò -ridurre a meglio i beni che dovea tramandare alla propria discendenza; -in luogo di capanne si fecero case; e queste crebbero in villaggi, a -piè del castello, o attorno alla badia. - -E l'interesse e la vanità inducevano i signori a cercare che questi -villaggi prosperassero; onde con privilegi o collo scemar l'oppressione -vi allettavano avveniticci dalla campagna. Quivi essi trovavano da -esercitare qualche arte o mestiero, col che acquistare un peculio, -e la certezza d'aver di che vivere altrove lavorando, se male qui si -trovassero[326]. - -Rosario De Gregorio reca diverse _Carte di memorie_ o _precetti_, -cioè contratti tra feudatario e vassalli, che, per quanto onerosi, -segnavano però un limite ai servigi. In due del 1133, Ambrogio, abate -del monastero di Lipari, cui era stato concesso Patti, raccolti -in questa città molti uomini di _linguaggio latino_, cioè Siculi, -Lombardi e Normanni, a distinzione degli Arabi, conveniva con essi, -che possedessero come proprio quanto il monastero lor concederebbe, -potendo anche lasciarlo agli eredi, purchè abitanti in Patti; se -alcuno volesse partirsene, lo rassegnasse al monastero, ritenendo per -suoi i miglioramenti fattivi: dopo tre anni ciascuno potesse vendere -la eredità a qualunque altro abitante, avvisatone però l'abate, e -preferitolo a pari prezzo; caso che nemici irrompessero sopra Lipari, -i Pratesi andrebbero a difendere i dominj del monastero, a spesa -dell'abate stesso. Giovanni, successore di Ambrogio, modificava -alquanto tali condizioni, volendo che, in tutte le isole di Lipari -soggette al monastero, nessuno possedesse con diritto perpetuo -ed ereditario, ma solo a tempo, e purchè servisse fedelmente; chi -partiva, non potesse pegnorare nè vendere o lasciar ai figli il suo -appezzamento, che ricadeva alla Chiesa. Nel 1117 quei del villaggio -di Agrilla si obbligano al barone di zappare i suoi terreni; e nel -tempo della seminagione metter ognuno un par di bovi a servizio di -lui per dodici giorni, e alla messe ventiquattro giornate di lavoro; e -in tempo di vendemmia portar ciascuno un cerchio per le botti; oltre -pagar la decima delle capre e dei porci, e a Natale e Pasqua offrir -due galline o qualche cacciagione. Le giornate erano talvolta assai di -più; e quell'anno stesso, il suddetto abate Ambrogio determinava che -la popolazione di Librizzi potesse lavorare per sè e pei figliuoli tre -settimane il mese e una pel monastero; il che sembrò tal favore, che -quei villani si obbligarono per sopraggiunta ad altre quaranta giornate -coi bovi in tempo della seminagione, una alla mietitura, tre alla -vendemmia[327]. - -Allo spirito d'associazione fu attribuita primaria parte -nell'emancipazione delle plebi. Non appena queste trapelano dalla -storia, troviamo unioni dei membri della stessa famiglia sotto un -solo tetto, sopra un medesimo podere, per accomunar la fatica e i -profitti. Questo corpo morale compatto non discioglieasi per morte: -aveano un capo (_capoccio, regidore_, ecc.), cui spettavano gli -atti d'amministrazione interna, compre, vendite, prestiti, affitti; -mettevano in comune il proprio lavoro, ma ciascuno riserbavasi certi -lucri, come gli apparteneano certe spese, per esempio il dotar le -figliuole. Specie di società patriarcale, che dalla partecipazione del -pane diceasi _compagnia_; e qualora dovessero separarsi, il capocasa -tagliava un gran pane in varj pezzi. Questo spirito di famiglia -doveva riuscire di gran sollievo alle manimorte, che a questo modo -sottraevansi all'obbligo, che le proprietà del morto ricadessero al -signore, obbligo rigoroso ne' primi tempi dei feudi: mentre al signore -che non acquistava nulla alla morte del suo villano, poco importava se -questo disponesse dell'aver suo a favore dell'uno o dell'altro. Di tal -passo l'uomo di manomorta acquistava i preziosi diritti di possedere e -di testare. - -In quello sminuzzamento delle terre, ciascuno dovea procurare di -trarne il massimo profitto; e i villani lavoravano più volentieri un -fondo al quale erano assolutamente attaccati; sicchè la prosperità del -tenimento e del signore tornava in utile de' villani stessi. Il signore -poi dovea più volentieri voler avere a fare con una compagnia che con -un uomo solo; evitando le complicazioni, la confusione, i pericoli di -diserzioni. - -Queste compagnie costituivansi talora anche da non villani, e fra -artieri. Quando i parenti fossero convissuti un anno e un giorno -sotto lo stesso tetto e colla stessa borsa, reputavansi accomunati -tacitamente mobili e benefizj; eccetto quelli di preti o nobili, cui -il traffico sconveniva. Di queste ricorrono frequenti esempj in Italia, -dove invece son rare quelle tra villani. - -Così per lo spirito d'associazione, che i Germani già possedevano nelle -loro selve, e che il cristianesimo favorì consacrandolo, la famiglia -diveniva più solida in tutte le classi: ogni consuetudine, ogni legge -tendeva a rendere stabile di generazione in generazione il patrimonio, -i sentimenti, le affezioni; poteasi mirare ad interessi più estesi. - -Il clero, affine di ridurre in atto le dottrine che professava, -prese a cuore la povera plebe, di cui avea mangiato il pane e diviso -gli stenti, e tra cui teneva ancora i padri, i fratelli. Cominciò -dall'aprire le sue file agli schiavi, che entrando sacerdoti, -divenivano eguali al padrone per classe, superiori per carattere: nella -regola di san Benedetto era espresso che il servo non fosse per nulla -distinto dal libero. A questa via spedita d'emancipazione affollavasi -gente inetta o indegna; i signori faceano ordinar prete qualche loro -servo per godersene i benefizj: talchè parve prudente il restringerla. - -La Chiesa apriva asili al servo perseguitato[328], e riceveva per -suoi quelli che, oppressi dai padroni, reputavano parte di libertà -il portar catene scelte da sè, o quelli cui la libertà non faceva -che esporre al pericolo di morir di fame. Di questi servi deditizj od -_oblati_ alle chiese, alcuni metteano persona e beni in protezione di -esse, obbligandosi a difenderne i privilegi e le proprietà contro gli -aggressori: vassalli anzichè servi: altri obbligavansi d'una tassa o -censo annuo (_censuales_): altri infine rinunziavano del tutto alla -libertà, veri schiavi (_ministeriales_)[329]. La Chiesa, spoglia -di avidità personale, meno esigeva dai famuli suoi; e per l'ordine -costante che essa pone in tutti i suoi possessi, determinava l'appunto -del lavoro che essi doveano; donde crebbe l'affluenza agli altari. - -Accettando poi la parte di terre e servi, assegnatagli come ad un -ordine eminente dello Stato, il clero si applicò ad elevarne gradi -a gradi la condizione. Cominciò a sanare terreni, imbonendo paludi -e foreste; poi ne concedeva porzione ai villani per più o men tempo, -per una generazione o tre o più, con cui si mantenessero pagando un -canone annuale (_mansum_). Questi livelli o enfiteusi[330] segnano il -vero passaggio dalla schiavitù alla proprietà traverso al servaggio, -disponendo la rivoluzione che nel XII secolo si compì quando -cambiaronsi le enfiteusi in fitto temporario, e il livellario in -fittajuolo com'oggi è. Adunato un peculio potevano i servi riscattarsi; -e per tali passi rintegravansi la famiglia, la proprietà, l'industria, -la libertà anche tra essi. - -Ottone I si accorse che i signori prendeano a livello le terre -degli ecclesiastici, dappoi non pagavano il censo, e finivano -coll'appropriarsele come allodj. Pertanto nel largire beni a chiese vi -ponea patto non li allivellassero se non a coloni, i quali in persona -li coltivassero e retribuissero i frutti. Fu un altro avviamento al -sistema di mezzadria odierno[331]. - -Alle forme dell'antica manomessione erasi aggiunta la ecclesiastica, -come atto religioso, conducendo l'affrancando attorno all'altare con -un torchio acceso, e leggendogli preci e formole che il dichiaravano -franco. E l'emancipazione era le più volte suggerita da sentimento -religioso, onde vedonsi addotti per motivo i meriti della redenzione, -l'amor di Dio, il rimedio dell'anima propria, la speranza d'impetrare -grazie celesti. Altri lo faceano al letto di morte quando lo spirito è -più disposto a' sentimenti di pietà e d'umanità[332]. - -Colle carte di franchezza il padrone rinunziava al diritto di vendere, -cedere, o fare altrimenti della persona del suo schiavo; gli dava -arbitrio di disporre degli averi suoi per testamento o per altro atto -legale, e di sposare chi volesse; e determinava la tassa o i servizj -che si riservava[333]. - -Ma molti arrivavano alla libertà senza mezzi di sussistenza; altri -erano manomessi dai padroni quando non più capaci di lavoro, sicchè -rimanevano mendichi e sulla via. Per essi la Chiesa moltiplicò -istituzioni di carità[334]; e ben ella bastava a mantenerle, perchè -primo il clero avendo applicato l'intelligenza e il lavoro a far -fruttare gl'immensi possessi, n'era venuto in ricchezza. I pontefici -poi presero sempre a cuore gli schiavi, più volte esclamarono contro -chi ne facea traffico, e colle entrate della Chiesa ricomprarono alcuni -dagl'infedeli o da mercanti. Già Gregorio Magno nell'emancipare due -schiavi proclamava la natural libertà degli uomini dicendo: — Come -il Redentor nostro si compiacque vestir forme umane per frangere i -nostri legami e restituirci alla primitiva libertà, così è conveniente -e salutare che quelli che da natura furono creati liberi, e che in -forza di umane leggi soggiacquero a servitù, siano colla manomessione -restituiti alla libertà»[335]. Alessandro III nel concilio Lateranese -dichiarò i Cristiani franchi da schiavitù. Alessandro IV in una bolla -del 1258 diceva: — Giacchè gli uomini, eguali per natura, sono resi -schiavi dalla schiavitù del peccato, sembra giusto che quelli, i quali -abusano del potere concesso da Colui da cui deriva ogni podestà, siano -privati d'ogni potere sui servi. Perchè dunque ad Ezelino ed Alberico, -scomunicati da noi, possa venire alcun danno dall'averci disobbedito, -dichiariamo con autorità apostolica liberi i servi e le serve, coi -figli ed i nipoti loro, che si sottraggano all'obbedienza di quei -due, in modo che possano tenere peculio proprio, godere la libertà, -come fossero nati liberi cristiani». È probabile che simili atti si -replicassero verso coloro che reluttavano all'autorità suprema. - -Da un pezzo erano cadute in disuso le leggi che a certe colpe -infliggevano la servitù; e i nuovi schiavi che qui e là trovansi -ancora nominati, erano gente non battezzata, attesochè, secondo le -idee d'allora, l'uomo non cristiano rimaneva inferiore, come schiavo -del demonio. Spesso le chiese cercavano privilegi pei loro villani, -acciocchè questi comparissero superiori agli altri; e i re gli -assentivano volentieri, perchè, senza scapitare di nulla, venivano a -far atto di qualche autorità anche fuori dei proprj dominj. - -Procedendo i tempi, troviamo ai coltivatori imposto il terratico, -cioè una quarta parte del ricolto; l'acquatico, cioè il ventesimo o -trentesimo della canapa o del lino venuto alla falce, pel padrone del -maceratojo; il glandatico per menar i porci a pascolare ne' rovereti, -dando un porcellino da latte ogni dieci, un grosso majale ogni -quindici; l'erbatico pei pascoli, portante un decimo dell'armento; -il plateatico pel mercato, a cui s'aggiungeano i bolli delle misure. -Alle grandi feste si presentava un dono di pelli, ova, ricotte, frutta -secca. Dove la caccia e la pesca si permettessero, doveasi una parte -della preda; la testa e una spalla del cinghiale, testa, pelle e -zampe dell'orso, i pesci migliori[336]; un donativo al signore nuovo, -pagare i viaggi suoi alla Corte o al placito, servirlo militarmente -per tre giorni o più entro un limite determinato, retribuirgli servizj -personali e di bestie. Al signore spettavano pure i molini, i torchj, -gli edifizj sopra acqua, pei quali doveasegli un canone. E tutti questi -diritti erano certamente anteriori, perchè nelle controversie si fa -sempre riporto alle consuetudini e alle testimonianze: ma la riscossa, -che vedremo nel secolo seguente, consistette in ciò che tali pesi non -appartenevano più alle persone ma ai beni, sicchè questi si poteano -vendere. - -Il generale miglioramento appariva dal modo onde i baroni trattavano -i campagnuoli. Quando questi venissero a recar latte e frutti al -mercato, non trovavansi più chiuse in faccia le porte del castello; -l'intera giornata potevano trasportare i covoni o il fieno; punito chi -rubasse al colono i grani o i frutti o la stiva; chi lasciasse capre -o porci correre le sue vigne; chi non avesse a mezzo marzo rifatte le -siepi, nettati i canali; chi menasse la caccia presso alle vendemmie -o al ricolto: istituite guardie campestri; vietato al fittajuolo di -portar via i pali; agevolata la permuta delle eredità onde prevenire il -soverchio sminuzzamento; talora proibito alla giustizia di pignorare -gli attrezzi e gli animali dell'agricoltura, o l'abito del giorno da -lavoro. Queste attenzioni, ignote alle leggi antiche, danno segno di -notevole progresso. - -Nel 1068 i conti di Calusco, nel Bergamasco, per allettar gente, -promettono con carta regolare a chi venisse abitare sulle loro terre, -di non torgli il bestiame nè per giudizio nè senza; non obbligarlo ad -alloggiar soldati, se non nel caso di guerra in cui si deva menare più -che i vassalli; non a dare il fodro, cioè i viveri militari, se non -quando sia imposto dal pubblico; non viveri e vino, se non quando i -signori vengano o facciano nozze: garantiscono da ferite e altre offese -nel territorio; in caso di guerra tra la famiglia dei Calusco, questi -non vi faranno guasto, ma gli abitanti non parteggeranno con nessuno, -nè impediranno ad alcuno dei guerreggianti d'andare o venire[337]. - -E quei patti, o scritti o di consuetudine, poteano farsi valere davanti -a tribunali, o compromettersene l'elucidazione in arbitri, del che -molti esempj ricorrono negli archivj[338]. - -Nelle città d'altro passo camminava l'emancipazione. Molti uomini -liberi vi erano rimasti; ed applicatisi a qualche mestiero, non erano -caduti nella necessità di darsi servi[339]. Della gente romana alcuni -come censuali v'erano sopravvissuti, alquanto meglio trattati dai -vincitori, perchè riducendo uno a perire o a fuggire, mandavano in -dileguo il possesso, consistente nei servigi che poteva rendere o col -suo corpo, o colle arti, o in uffizj letterarj, o in tributo. Taluni -di questi eransi per benevolenza o a prezzo redenti dal censo o dalle -comandigie, rimanendo liberi di sè; altri per povertà o debolezza -s'erano piegati a condizione servile. Gli emancipati, quando crebbero -alla campagna, non bastando l'agricoltura al loro sostentamento, -venivano alla città per travagliarsi in mestieri e liberi servigi. -L'aumento del commercio e dell'industria li favoriva, e il vedere in -questo tempo stabilirsi corporazioni e maestranze di quei mestieri -che prima s'affidavano a schiavi, convince che sempre più perdevasi -la servitù personale, benchè non s'arrivasse ancora al concetto d'una -città, ove il lavoro fosse tutto abbandonato a liberi. - -Così alle due nazioni che sussistevano nel feudalismo, possessori e non -possessori, frammettevasi una terza, di quei che possedevano la propria -industria. Questa pure si faccia penetrare nella società, e si avrà il -Comune; e tale è appunto l'opera che vedremo compirsi nell'innalzamento -delle città. - -Ma intanto i servi redenti non partecipavano al consorzio dei -vincitori, ed avevano perduta la protezion d'un padrone; onde -rimanevano _gente di nessuno_, e in conseguenza privati della -giustizia. Nelle città poi niun abitante avea diretta connessione col -governo regio, eccetto il vescovo, che talora veniva alla Corte per -intercedere, e tornava con una concessione od una esenzione, spesso non -curata dal conte o dall'esattore. In tal caso ai proletarj non restava -che o stringersi in particolari associazioni d'arti e mestieri per -darsi un interno ordinamento, o ricorrere alle corti ecclesiastiche, -e trovare schermo nelle immunità dei nobili e del clero, giurisdizioni -distinte da quelle del conte. - -Pertanto la città rimaneva partita fra nobili e vassalli, gente libera -e servi. Quest'ultimi sono ancora senza diritti nè nome: gli altri -formavano Comuni distinti, eleggendo rappresentanti e magistrati -(_scabini_) per trattare e dirigere gl'interessi proprj, ed assistere -ai giudizj. Alcuni dipendevano da un gastaldo regio, il quale -rappresentava i conquistatori e ne tutelava gli interessi sopra le -persone e le cose[340]. Trattavasi di sottoporre gli uni e gli altri -all'amministrazione e alla giurisdizione medesima; ed è ciò che fu -fatto mediante l'istituzione dei Comuni, la quale, a combattere il -feudalismo, eppure da questo preparata, apparve dopo il Mille in tutta -Europa, ma più insignemente nella patria nostra. - - - - -CAPITOLO LXXVI. - -Il Mille. Corrado Salico. L'arcivescovo Eriberto. Enrico III. - - -Suole chiamarsi secolo di ferro il decimo; in realtà infelicissimo -perchè l'antico ordine era sfasciato, nè ancora appariva il nuovo, -e intanto gli elementi eterogenei fermentavano, senza che si -conformassero nè uno per anco prevalesse. Talora vi sono popoli nomadi -che cercano stanza; gli stanziati nell'acquistata patria procacciano -dirozzarsi, e imitare l'amministrazione romana; il vinto aspira a -ricuperare alcuna importanza, lo schiavo a mutarsi in villano, il -colono a sciogliersi dai vincoli della gleba; le proprietà libere si -legano in benefizj, e i benefizj si riducono ereditarj; i possessori -s'attaccano a formare un'aristocrazia territoriale, il capitaneo a -divenir indipendente; il re, da primo fra i pari, vorrebbe a brani -acquistare la prerogativa imperiale; non si contende più solo tra i -principi per la primazia politica, ma tra vescovi e conti e uomini -liberi per la civile franchezza; il clero si pianta allato al trono, -e confonde il benefizio col feudo, il pastorale colla spada; nessuno -ravvisa il fine, cui pure è tratto dalla prepotenza delle cose. - -I dominatori portavano guasti e sangue, pure introducevano anche -nuove istituzioni, opportune a correggere quelle del mondo antico. Il -titolo di romano non era più d'onore, anzi i vincitori lo infliggevano -ai vinti come un obbrobrio: pure la magnifica civiltà anteriore -sopravviveva colle leggi, con una letteratura ammirata, colla lingua -che prestava ai vincitori per istendere i decreti e i contratti, cogli -ordinamenti municipali in qualche parte conservati, colla memoria che è -l'ultima a perdersi dai popoli. - -Fra ciò non appare che un universale commovimento: monarchia che si -sfrantuma ne' conquistatori, democrazia che germoglia nel popolo, -teocrazia nell'alto clero, governo militare, governo ecclesiastico, -governo municipale, sussistono contemporanei e distaccati, senza -che l'uno annichili l'altro, per modo che chiunque riguarda ad -uno soltanto, crede quello unico dominante. Indi quell'aspetto di -confusione, somigliante a violenza sconsiderata, dove l'individuo -soffre miserabilmente, eppure l'umanità procede; e sul cadere di -questa foschissima età già troveremo la nozione di territorio prevalsa -alla nozione di razza, quella di Stato a quella di famiglia, l'unità -nazionale emergere dalla laboriosa fusione di quanto contribuirono le -società anteriori, e cresciute la dignità e la libertà dell'uomo a ben -altra misura che non fossero quando tale non si considerava se non il -cittadino. - -Di lettere chi poteva occuparsi? Pure non erano perite fra noi; e -attorno al Mille, Wippone tedesco animava Enrico II a far educare -i figliuoli de' nobili, come costumavasi in Italia[341]; Ademaro -chiamava la Lombardia fonte della sapienza[342]; Gerberto, che fu papa -Silvestro II, trovava ridondanti di scrittori le città e le campagne -nostre[343]; il panegirista di Berengario esortava la sua musa a -tacere, perchè nessun più poneva mente ai modi di essa, facendosi -versi dappertutto[344]; il cronista salernitano numerava a Benevento -trentadue filosofi[345]: del qual nome dovea fregiarsi chiunque sapesse -scrivere latino, come di quel di poeta ogni misuratore di sillabe. - -Quasi nel solo clero si era rifuggito il poco sapere, ed Eugenio II -papa nel concilio Romano dell'826 aveva imposto che in ogni vescovado -e in ogni pieve si aprissero scuole per le lettere, le arti liberali -e gli studj sacri[346]. Oltre qualche cronista, possono citarsi con -onore Attone vescovo di Vercelli, che deplorava le _oppressure della -Chiesa_; Raterio vescovo di Verona, che fece sei libri de' _Proloquj_, -ossia dei doveri in ogni condizione, e lettere molte e sermoni, rozzi -ma forti; Pacifico arcidiacono di Verona, di cui il lungo epitafio dice -come lavorasse di metalli, legno, marmi, scrisse ducendiciotto codici, -e inventò un orologio notturno. L'_Elementario_ di Papia lombardo, -lessico di voci latine, servì di modello ai dizionarj, ricchezza delle -età moderne. Alfano monaco cassinese, poi vescovo di Salerno, fe molti -inni. - -Di verseggiatori potrei facilmente allungare il catalogo, ma basti -accennare Teodulo, vescovo allevato in Atene, e che lasciò un -_Colloquium_ in settantasette quartine, ove nel cuor dell'estate il -pastore _Pseusti_ (menzogna), nato sotto le mura d'Atene, adagiato il -gregge all'ombra d'un tiglio, pone mente ad _Alitia_ (verità), casta -pastorella della stirpe di David, la quale tocca l'arpa del Profeta -in sì soave modo, che le acque s'arrestano ad ascoltarla, e l'armento -obblia la pastura. Punto da gelosia, Pseusti la sfida, e chiamano -arbitra _Fronesi_ (prudenza), che ordina loro di cantare in quartine, -numero a Pitagora prediletto. Pseusti dunque espone l'origine degli -uomini secondo la mitologia, e le altre favole intorno ai numi; Alitia -verseggia il genesi mosaico; quello invoca gli Dei, questa il Dio -vero; e la vittoria è aggiudicata alla donna, che espone i misteri -dell'incarnazione[347]. Poesia, non isprovveduta di merito, ove sembra -udir le voci di due generazioni che, da allora fino ad oggi, contesero -per trarre la poesia una ad imitare e pascersi solo di rimembranze, -l'altra a secondare il libero volo dell'ispirazione e del sentimento. -L'evidente imitazione di Virgilio assicura che i classici erano ancora -conosciuti. - -Un Vilgardo teneva scuole a Ravenna, e «come sogliono gl'Italiani -trascurar le arti e coltivare la grammatica»[348], spinse la passione -pe' classici fin al delirio: una notte i demonj assunsero la sembianza -de' poeti Virgilio, Orazio, Giovenale, e apparendogli il ringraziarono -dell'ardor suo nel propagare l'autorità de' libri loro, e gli promisero -farlo partecipe della loro gloria. Sedotto da tal frode, egli pose -tanta fede ne' classici, che ogni loro parola aveva in conto d'oracolo, -e sosteneva punti repugnanti al giusto credere; e benchè condannato -dall'arcivescovo, molti spiriti in Italia traviò. - -Che valeano mai queste scarse eccezioni, o questi esercizj di -scuola? Intanto l'uomo trovavasi abbandonato all'ignoranza e alla -superstizione; in ogni fenomeno naturale vedeva un flagello di Dio -sdegnato; ai mali irrompenti opponeva o una rassegnazione accidiosa o -un repetìo iracondo, e invece di rimediarvi gli esacerbava. - -Quasi aggiunta a tanti patimenti si sparse allora ed acquistò fede -la diceria che Cristo avesse pronunziato, _Mille e non più mille_, -e perciò col secolo terminerebbe il mondo; si ricordavano certi -settarj, che nei primi tempi aveano predicato il millenne regno di -Cristo; e più creduta quant'era più fitta l'ignoranza, quest'opinione -divenne universale. Ma sarebbe il Mille dopo la nascita sua? o dopo -la morte? o erano inesatti i calcoli dell'êra cristiana? Questi dubbj -non facevano che esasperare l'incertezza, e prolungare l'ansietà. -Frattanto chi può s'immagini lo stato d'una società che crede essere -alla vigilia dell'intero suo scioglimento. A turbe invocavano il sajo -monacale, sì che duravasi fatica a frenare quell'incomposta affluenza; -folla ai santuarj più devoti; processioni di reliquie venerate, dalle -quali parve allora succedesse una risurrezione; e con sante litanie -e con folli superstizioni supplicavasi Iddio a stornare i flagelli, e -aver misericordia della sua plebe, che a momenti doveva tutt'insieme -comparirgli davanti. Altri, _appropinquante fine mundi_, chiamavano le -chiese eredi di ogni aver loro, per procacciarsi tesori di misericordia -con ricchezze che stavano per perire. I buoni ne trassero occasione -d'inculcare pietà, sviare da private vendette, indurre a penitenza, -a rispettar le chiese e l'innocenza; numerose paci si conciliarono, -numerosi schiavi furono prosciolti; assai bravacci abbandonarono il -coltello e la foresta, per rendersi agli altari invocando il cilizio -e la perdonanza. La moltitudine, dominata sempre dalla paura, o -accasciavasi nello scoraggiamento, o pensava a cogliere le rose prima -che appassissero[349]. - -Come quel terribile Mille passò, gli spiriti poc'a poco ripigliavano -confidenza: tornarono le cure a un mondo, la cui durata faceva -dimenticare la labilità delle vite individue; la rinfervorata devozione -rinnovava chiese, cercava reliquie, moltiplicava leggende, e se non -fu più consolidato, si rese più appariscente il primato della Chiesa, -unica società inconcussa fra tanto scompiglio. - -Ma coll'attività riarsero le nimicizie e le guerre private, -preziosissimo diritto de' signori. Già molti concilj eransi tenuti -in Occidente per por freno a queste, allorchè un nuovo rimedio fu -messo in campo. Pie persone uscirono asserendo che il Signore avesse -rivelato esser sua volontà, che a certi giorni cessasse ogni guerra -fra Cristiani; pertanto dalla prima ora del giovedì fin alla prima del -lunedì potesse ognuno attendere ai proprj affari senza esser ricerco -per debiti o per delitti[350]. Rimedio strano a strani mali, che gli -ecclesiastici s'affrettarono d'adottare, intimando la _tregua_ di Dio -con indulti a chi l'osservasse e pene religiose ai violatori; fu estesa -a tutto il tempo fra l'Avvento e l'Epifania, e fra la Settuagesima e -l'ottava di Pasqua; inoltre perpetua tregua avessero preti, monaci, -conversi, pellegrini, agricoltori, gli animali da lavoro, i semi -portati al campo. L'autorità secolare assecondò quell'impulso, e -coloro che da niuna legge o forza umana erano protetti, uscivano dai -nascondigli, rivedevano la famiglia, proseguivano i viaggi ed i lavori -sotto la tutela della Chiesa. - -Qualche ristoro ne avrà avuto il basso popolo; ma i signori -continuavano a osteggiarsi, nè i re si trovavano vigore da far valere -la propria autorità per tutelare i deboli e comprimere i violenti. -A ciò s'industriavano essi in Germania, ma que' duchi si rendevano -ognor meno dipendenti. Di qua dell'Alpi Carlo Magno v'avea alzato di -fronte l'aristocrazia ecclesiastica, e Ottone la democrazia comunale; -pure quella invigorivasi più che non si dovesse aspettare, l'altra era -ancor sì novella da mal reggere a contrasto de' grandi signori. Questi -vedemmo alzarsi fino a dominare l'intera Italia. Ugo ne abbattè molti -coll'ucciderli: Ottone I e i suoi successori investirono di estesissime -signorie alcuni, per lo più forestieri; col che prostravano gli antichi -marchesi, spogliandoli o mutandoli. Pandolfo Capodiferro duca di -Benevento stette pur governatore della marca di Spoleto, e luogotenente -di Ottone in tutta Italia. Ottone medesimo dicono creasse il marchesato -di Monferrato per suo genero Aleramo; a suo fratello Enrico di Baviera -diede quel di Verona e del Friuli, il quale poi venne unito al contado -del Tirolo e alla ducea di Carintia, portando l'interesse dei re di -Germania che in mano d'un solo rimanessero i due pendii delle Alpi. -Intitolavasi marchesato di Milano la Lombardia; ma forse era mero -titolo, certamente non arrestava il diritto dei conti, cioè de' giudici -delle varie città (pag. 295). Seguivano gli ampj possessi dei marchesi -di Toscana; poi il patrimonio di San Pietro. Le città ad oriente del -Lazio, nell'antica ducea di Spoleto fra il Musone e il Tiferno, e a -maestro della Toscana da Ferrara a Pesaro, costituivano altrettanti -contadi, spesso amministrati da vescovi. Si intitolò Marca d'Ancona -quella di Fermo e Camerino, o anche Marca di Guarnerio, forse da un -Guarnerio che ne fu investito da Enrico IV. Il principe di Benevento -potea pareggiarsi a un re; e al suo fianco cresceano l'abate di Farfa -nella Sabina, e quello di Montecassino, che poi fu intitolato primo -barone del regno di Napoli. - -Oltre i conti della città, la campagna era divisa fra conti rurali. -Così il Milanese ripartivasi fra i contadi della Burgaria sulle rive -del Ticino, della Martesana e della Bazana fra il Lambro e l'Adda, -del Seprio fra l'Adda e il Ticino, i cui conti traevano l'autorità -dall'investitura regia. Lecco, pure contado rurale, per quattro -generazioni fu tenuto da una famiglia salica, che mancò circa il -975[351]. Salendo pei varchi delle alpi Retiche e Lepontine trovavansi -i contadi di Bormio al fondo della Valtellina, di Chiavenna alle falde -della Spluga, passaggio all'Alemagna; di Bellinzona, posseduto dai -Sax, allo sbocco della Val Leventina che metteva a quelli che più tardi -furon detti Svizzeri. - -Fra i grandi dell'alta Italia primeggiava l'arcivescovo di Milano. -Il nome di sant'Ambrogio rifletteva sempre gran luce sopra di esso, -e avendo suffraganee le diocesi di Pavia, Lodi, Cremona, Brescia, -Bergamo, Mantova, Vercelli, Novara, Tortona, Casale, Asti, Mondovì, -Acqui, Torino, Alessandria, Vigevano, Ivrea, Alba, Savona, Genova, -Ventimiglia, Albenga[352], a stento rassegnavasi a riconoscere la -superiorità di Roma. E tanto più che era provveduto d'una entrata -d'ottantamila zecchini, e come capo rito godeva insigne e rituali -distinzioni, da farlo quasi un altro papa. A tale arroganza dava -spiriti l'esser Roma abbandonata al disordine, e il pretendere -gl'imperatori di poter nominare vescovi e pontefici; sicchè i prelati, -scelti da famiglie signorili, intrigavano alla Corte, militavano in -campo, esercitavano secolare giurisdizione. - -Fra quei prelati Angilberto da Pusterla (835) alla chiesa di -Sant'Ambrogio regalò un paliotto che circuisse tutta la mensa, argento -da tre parti, davanti lamina d'oro ingiojellata e smaltata, con -istorie a bassorilievo; insigne capo d'arte, che costò ottantamila -zecchini, e fu opera di un Volvino. Ansperto da Biassonno (868) -ampliò la mura della città per potervi comprendere il quartiere del -Monastero Maggiore, fondò la chiesa di San Satiro con uno spedale, e -alla basilica di Sant'Ambrogio fece anteporre un cortile quadrato con -portico ad archi tondi, ch'è il più bel lavoro architettonico dopo i -Romani. Landolfo da Carcano (979) ottenne piena giurisdizione di conte -nella città e per tre miglia in giro, sicchè nominava i magistrati -cittadini, e gl'investiva dando loro la spada. I feudatarj gli fecero -contrasto, ma falliti nell'impresa, accettarono feudi dalla mensa -vescovile, e li mescolarono ai beni patrimoniali ed a quelli che -tenevano in feudo dal re. - -Avendo re Enrico II nominato vescovo d'Asti Olderico, fratello -del marchese di Susa, il nuovo arcivescovo Arnolfo di Arsago, cui -suffragava quella chiesa, ricusò (998) consacrarlo come illegalmente -eletto. Olderico condottosi a Roma, con ragioni e con denaro ottenne -d'essere consacrato dal pontefice. Arnolfo pretendeva lese con ciò le -consuetudini ambrosiane, e convocato un sinodo, scomunicò Olderico; -poi come principe accintosi della spada assediò Asti, e ridusse quel -vescovo e suo fratello a comparire a Milano scalzi; e portando il -marchese un cane, il vescovo un libro, presentarsi alla basilica -di Sant'Ambrogio, confessarsi in colpa, e offrire una gran croce -d'oro: dopo di che il vescovo riebbe le insegne prelatizie, e furono -festeggiati. - -Ancor più famoso fu Eriberto da Cantù 1018: per risolutezza e costanza -rispettato in tutta Italia, quando alcuno ricorresse a lui perchè da -un duca o da un marchese avesse ricevuto qualche torto, egli mandava -il suo baston pastorale, e facevalo piantare al luogo o nel podere -su cui nasceva quistione; e nessun più ardiva usare violenza, sinchè -l'affare non fosse deciso secondo giustizia[353]. Staccandosi egli dal -partito de' suoi, andò in Germania ad esortare Corrado Salico a venire, -promettendogli la corona. Altrettanto fecero molti baroni del regno: -e il re li rimandò carichi di doni; ma coi Pavesi non potè accordarsi, -rassegnandosi essi bensì a riedificare il demolito palazzo imperiale, -ma non più in città, siccome Corrado desiderava. - -Costui, che ad Eriberto principalmente doveva la corona, e che per più -giorni fu da lui trattato con tutta quanta la sua Corte, lo compensò -coll'investirlo del contado di Lodi; ma in tempo che così mal distinti -erano i poteri laici dagli ecclesiastici, l'arcivescovo pretese ne -conseguisse il diritto d'eleggervi il vescovo. Quella Chiesa, gelosa -della libera nomina del proprio pastore, ricusò l'eletto da lui; ed -Eriberto corse a preda il territorio lodigiano. - -Abbiamo detto come della ricchissima mensa arcivescovile di Milano, -Landolfo, allorchè acquistò la giurisdizione comitale, avesse dato i -beni in feudo a signori del contado, i quali già altri feudi teneano -dal re. Da qui nasceva una complicazione d'omaggi e di doveri; ed essi -col professarsi devoti a Cesare, cercavano sottrarsi dalla dipendenza -dell'arcivescovo: questi invece pretendeva ridurli affatto uomini suoi. -I capitanei o vassalli maggiori aderirono, nella speranza di potere, -coll'appoggio di Eriberto, soperchiare gli altri; ma i vassalli minori -non soffersero di vedersi tolta quell'indipendenza di cui andavano -superbi, e collegatisi tra loro e cogli uomini liberi di Milano che, -in grazia dell'immunità, si trovavano sottoposti alla giurisdizione -vescovile, scesero a fiera battaglia. Vinti da Eriberto, arcivescovo, -governatore e generale, fuoruscirono, e forti pel numero, s'accordarono -coi militi dei contadi (1028), massime Comaschi e Lodigiani, -formando una _motta_ o lega contro l'arcivescovo ed i capitanei, e a -Campomalo[354], fra Milano e Lodi, sconfissero l'arcivescovo, benchè -ajutato da altri vescovi. - -Ma per combattere contro i liberi e i minori vassalli che erano il -nerbo degli eserciti, egli ed i capitanei non poteano valersi che di -villani ed artieri, gente inusata a battaglie. Come fare che questa -leva subitaria tenesse testa alla nobiltà, sin dalla fanciullezza -addestrata nelle armi? L'arcivescovo vi provvide inventando il -carroccio; gran carro ben adorno e tratto da bovi, sul quale -inalberavansi la croce e il gonfalone; altare al sagrifizio prima -della pugna, pretorio e spedale durante la mischia. Suprema infamia -reputandosi il perdere quest'arca dell'alleanza, i soldati gli si -stringevano attorno, invece di sbandarsi in zuffe scarmigliate; aveano -sempre un punto, a cui rannodarsi; ne restavano moderate la marcia o -la ritirata; e così ottenevasi un accordo di sforzi e di difesa fra le -disunite volontà. In tal modo Eriberto vinse i valvassori: ma poichè -essi raggomitolavansi colla nobiltà del contado e non desistevano dagli -attacchi, ricorse al solito deplorabile spediente d'invitare Corrado. - -Scese questi nella patria nostra (1027), agitata da tanti movimenti, e -mandando innanzi, secondo il consueto, a chiedere alle città l'omaggio, -e il fodero, la paratica e il mansionatico, contribuzioni che si -doveano alla casa regia, e consistenti il primo nelle vettovaglie per -mantenere il re e sua Corte, il secondo in una somma per riparare -le strade e i ponti, il terzo nell'alloggio dell'esercito e de' -cortigiani. - -Portando più strage che guerra, Corrado a Pavia incendiò castelli e -chiese coi contadini che vi si erano rifuggiti, tagliò le viti, e fece -altre _prodezze_, come il suo storico Wippone le intitola; e a pari -guasto menò il marchesato di Toscana ed altre signorie confinanti. -Passò poi a Ravenna, e vi regnò _con gran podestà_; vale a dire che, -essendo nate le solite tresche fra' cittadini e i suoi soldati, si -cominciò strage, finchè l'imperatore, commosso dal vedersi venir -innanzi i primarj della città scalzi e colle spade nude alla mano, -in segno di esser degni d'aver tronca la testa, perdonò. Temperati i -calori estivi, mosse ver Roma con grosso esercito; e Rainero marchese -di Toscana per timore venne all'omaggio, e seco la Toscana tutta. Fu -accolto bene a Roma e coronato, crescendo la solennità il trovarvisi -due altri re, Rodolfo III di Borgogna, e Canuto d'Inghilterra, -che del suo regno veniva a fare omaggio ai papi. Ma qui i Tedeschi -causarono baruffe e versarono sangue, dove innumerevoli cittadini -rimasero uccisi, e gli altri con vimini al collo come degni di -capestro dovettero venire a chieder perdono del non essersi lasciati -scannare. Nè bastò. Eriberto di Milano pretendeva stare alla diritta -dell'imperatore, lo pretendeva l'arcivescovo di Ravenna; il primo -per dispetto o per prudenza se n'andò, e l'imperatore diede ragione a -lui, come a quello che coronava i re d'Italia; ma intanto Milanesi e -Ravennati vennero al sangue. - -Corrado sottomise anche i principi di Capua e Benevento: ma appena -corse in Germania a quetare altre turbolenze, ecco si rinfoca la guerra -interna; onde egli accorso di nuovo (1037), pensò deprimere i vescovi, -ora che più non ne avea di mestieri per opporli ai grandi baroni; e -singolarmente quest'Eriberto, che colle concessioni antiche e nuove -degli imperatori, era reso oggimai despoto dell'Italia, e permetteva -che in nome suo si soprusasse[355]. - -Come Corrado entrò in Milano, accorsero a lui in folla i signori che -si teneano gravati da Eriberto, e gli domandavano giustizia; ed esso -prometteva renderla in una dieta, che di fatto tenne a Pavia con -tutta solennità per reprimere gli oppressori di vedove e pupilli e -chi tenesse ingiustamente beni ecclesiastici, e facendo mozzar mani -e teste. Singolarmente un Ugo, conte, tedesco, recitò un sequela di -torti fattigli da Eriberto; e Corrado ingiunse a questo di ripararli, -com'anche di recedere dalla pretesa superiorità su Lodi. L'altero -arcivescovo rispose che de' beni trovati alla sua chiesa o da lui -acquistati, non un palmo rilascierebbe per istanza o comando di -chichefosse. L'imperatore pien di maltalento, e risoluto di recidere -l'orgoglio prelatesco, il fece arrestare coi vescovi di Vercelli, -Cremona, Piacenza, e lo affidò a Tedeschi che non distingueano la -dritta dalla sinistra[356], e che lo chiuser prigione in Piacenza. -Se ne commossero i vassalli, offersero ostaggi all'imperatore, che -tenne gli ostaggi e non rilasciò il prelato; ond'essi si sparsero per -Lombardia cercando alleanze, mentre il popolo desolavasi, digiunava; -«dal vecchio al fanciullo gemevano, e deh quante preci al Signore, -quante lacrime si spargeano!»[357]. - -L'accorto Eriberto, secondato dalla badessa di San Sisto, si fe portare -squisitezza di cibi e vini, ed ubriacate le guardie tedesche, fuggì. -Il popolo milanese, che qui compare già ben distinto dai signori, -lo ricevette fra indicibili applausi, che tutti ricadeano a scorno -dell'imperatore. Il quale coll'esercito accorse, ed assediò la città; -ma salda di mura e di valor cittadino, questa si sostenne tanto -pertinace, che Corrado dovette andarsene, sfogandosi sopra le terre -aperte, e massime sopra Landriano: nominò anche un altro arcivescovo, -che mai non potè sedere. - -Dal buon successo pigliò baldanza la fazione nemica ai Tedeschi; i -vescovi ed Eriberto mandarono perfino esibir la corona ad Odone conte -di Sciampagna; sicchè Corrado dovette sempre tenersi colle armi alla -mano; e principalmente n'ebbe a risentire Parma, dove nata una delle -solite capiglie fra soldati e cittadini, fu messo il fuoco alla città, -poi obbligata ad abbattere la mura, onde (dice il Muratori) imparassero -i popoli italiani a lasciarsi mangiar vivi dagli oltramontani. - -Le diete di tutti i vassalli non si poteano tenere che all'aria aperta -in vaste pianure, al che in Lombardia servivano o i prati di Pontelungo -fra Pavia e Milano, o più di solito la pianura di Roncaglia, tre miglia -da Piacenza fra il Po e la Nura. Quivi spesso si fecero adunanze, vuoi -dai grandi fra sè, vuoi dagl'imperatori; e quando uno di questi volesse -scendere in Italia, dava colà la posta a marchesi, conti, vassalli -vescovi, abati, capitanei, valvassori, e a chiunque tenesse feudo: -nel mezzo piantavasi il padiglione reale, distinto per un'antenna cui -era attaccato uno scudo; il banditore appellava i vassalli maggiori, -questi i loro dipendenti, perchè la notte seguente vegliassero a -guardia dello scudo e della tenda; e chi mancasse scadeva dal feudo. -V'erano ascoltati ne' primi giorni gli ambasciadori delle città, poi -si trattava dei pubblici interessi, passavasi a quelli dei signori e -alle quistioni feudali, indi coll'assenso dei grandi si pubblicavano le -leggi spedienti[358]. In quell'occasione v'accorreano pure saltambanchi -e mercatanti e curiosi, talchè alla sembianza d'un campo univasi -quella d'una fiera. In esse diete l'autorità regia prevaleva; ma -sciolte appena, ciascun signore tornava al proprio feudo ad esercitare -indipendente la giustizia o le prepotenze. - -A Roncaglia dunque (1037 — 28 mag.) Corrado intimò la generale -assemblea. Politica degl'imperatori era stato l'elevare i deboli per -deprimere i potenti, e in conseguenza favorire le associazioni e i -Comuni, largheggiare immunità ai vescovi e sostituirli ai conti. E i -vescovi n'erano cresciuti in modo, da assimilare il regno d'Italia ad -una aristocrazia ecclesiastica; e sull'esempio d'Eriberto, cercavano -ridursi a soggezione anche i feudatarj che immediatamente rilevavano -dall'imperatore. D'altra parte erano ormai resi ereditarj i feudatarj -maggiori; ma questi negavano agl'inferiori quel che per sè aveano -carpito, e pretendevano che i feudi assegnati ai vassalli minori -fossero di grazia, talchè potessero ritorglieli a volontà, e morendo -l'investito, ritornassero ad essi, che con ciò si assicuravano un modo -di gratificare continuamente i servigi ottenuti, e di punire chi nella -fede vacillasse. Quest'incertezza di possessi faceva trascurare la -coltura, oltre porger cagione a rinascenti dissidj. Alle repugnanti -pretensioni pensò mettere qualche ordine Corrado, e deprimere i vescovi -ed i maggiori vassalli col dare appoggio alla nobiltà minore. Promulgò -dunque una celebre costituzione intorno ai feudi che, consolidando -l'antica consuetudine[359], vietava di svestire il vassallo se non -per sentenza d'una corte di pari, e con cognizione del re o de' suoi -commissarj; il figlio o il nipote legittimi succedessero al padre o -all'avo, esclusi quelli non nati bene, come sarebbe da donna d'inferior -condizione, o da nozze contratte coll'espresso patto che i nascituri -non succederebbero[360]; in difetto di prole sottentrassero i fratelli; -il signore non venda il feudo senza consenso dell'investito. - -Enrico II aveva fiaccato i conti e marchesi, investiti di onori; -Corrado mortificava i grandi feudatarj, sollevando i piccoli, di modo -che la monarchia parea dovesse prevalere: ma la impedì il crescere dei -Comuni, i quali ben presto si risolsero in repubbliche. - -Intanto Corrado vedeva l'esercito suo assottigliato, parte dalle -malattie, parte del congedarsi de' vassalli allo spirare del tempo -dell'eribanno. Anche le scomuniche papali provocò contro il contumace -Eriberto; ma non potè se non far promettere a' suoi ligi che -saccheggerebbero ogn'anno il territorio milanese. - -In Germania sì egli, sì Enrico III suo figlio (1039), piissimo quanto -colto e coraggioso, consumarono il regno nel domare i signori riottosi, -por qualche freno al diritto del pugno, procurare la giustizia, e -combattere nemici. Nell'assemblea longobarda in Zurigo, esso Enrico, -deplorando che tanti in Italia fossero levati dal mondo per venefizio -e per diversi generi di morti furtive, (1054) pubblicò una legge -contro gli omicidj, ove si alterava l'antica istituzione germanica del -comporre a denaro pei delitti: poichè, coll'universale consenso de' -Longobardi, decretò che chiunque uccida altri con veleno o qualsiasi -altra furtiva morte, o consenta all'uccisore, sia punito nel capo e -colla confisca di tutti gli averi; dai quali si prelevino dieci libbre -d'oro per guidrigildo alla famiglia dell'ucciso, il resto si divida -metà al fisco metà alla famiglia stessa; laonde se l'uccisore fosse un -ricco, veniva a impinguarsi la famiglia dell'ucciso. Evidente contrasto -fra la legge romana e la germanica, alla quale poi aderendo, confermava -i duelli giudiziarj: chi nega un delitto, si difenda col duello se -libero, se servo col giudizio dell'acqua bollente[361]. - -Per Lombardia rincalzavano le quistioni fra i nobili superiori e -gl'inferiori, molti dei quali, spogliati dei beni per la sollevazione -della Motta, faceano tresca colla plebe; e questa, non ancora in -un Comune, ma aggregata in compagnie d'arte, più non soffriva di -vedersi mettere il piede sul collo dai feudatarj. Già nel 1035 era -scoppiata la discordia, poi si posò, ma presto rinacque. Un milite, -vale a dire un nobile milanese, venuto a diverbio per istrada con -un plebeo lo bastonò: alle grida accorsi popolani, accorsi nobili, -ne seguì un'abbaruffata generale, ed i plebei fecero tra sè una lega -per opporre la concordia alla forza. Lanzone, nobile mal contento, si -pose a capo de' plebei (1042), dandovi così quell'ordinamento e quella -disciplina, che sono sempre la maggiore difficoltà nelle sollevazioni -popolane; s'armano di qua e di là, stan sulle guardie come in terra -nemica, serragliano le vie; ogni più lieve pretesto cagiona risse e -battaglie; contro tegoli, sassi, acqua bollente, munizione plebea, -poco valgono le lancie e i cavalli de' nobili, i quali sono costretti -andarsene di città. Eriberto arcivescovo temette che, rimanendo, non -paresse fomentar la plebe contro i feudatarj, molti de' quali erano -suoi vassalli; fors'anche, per quanto propenso a sostenere i popolani -contro i nobili, non amava poi che quelli divenissero padroni; laonde -anch'egli fuoruscì. - -I nobili raccolsero intorno a sè gli altri nobili della campagna[362] -e i proprj uomini de' contadi rurali della Martesana e del Seprio, e -fortificatisi in sei terre attorno alla città, teneano questa bloccata, -intercettando le vittovaglie. Non passava giorno senza qualche -avvisaglia, e molti erano morti; i prigionieri venivano uccisi o -straziati orribilmente. - -Tre anni durò il blocco, con qual detrimento della città Iddio vel -dica; e Lanzone vedendo chinar alla peggio la sua fazione, raccolse -quant'oro seppe, e passò in Germania ad implorare l'imperatore. -Questi, che odiava Eriberto credendolo autore della scissura, promise -sorreggere i plebei contro i nobili, patto che ricevessero in città -quattromila suoi cavalli. Lanzone alle prime annuì, ma presto s'accorse -del pericolo di tal partito, onde pensò piuttosto a riconciliare i -dissidenti; e in fatto i nobili, che l'annuale saccheggio dei loro -terreni riduceva a povertà, rientrarono, obbligandosi a sloggiare dai -castelli della campagna per abitare in città almeno alcuni mesi d'ogni -anno, e sottoporsi ai magistrati di quella. Ecco pertanto sotto la -medesima giurisdizione ridotti e i cittadini e i vassalli, per modo che -restava costituito il Comune. - -Morì poi Eriberto nel 1045; il quale, oltre politico, parve anche -buon prelato: in una carestia faceva distribuire ogni mattina ottomila -pani e otto moggia di grano, e ogni mese in persona dava abiti nuovi -e denaro, e così seguitò ben otto anni. Fin oggi ne' pontificali -si adopera un evangeliario su pergamena, da lui donato, ricchissimo -d'oro e gemme, e con un crocifisso e la figura dell'arcivescovo d'oro; -preziosi monumenti dell'arti d'allora, come il ritratto d'esso Eriberto -a fresco, che fu collocato ne' portici della biblioteca Ambrosiana. - -Tutti i cittadini maggiori e minori e il clero si unirono per nominar -il successore; e poichè allora i re di Germania prevaleansi della -scostumatezza del clero per immischiarsi nelle elezioni, la città -presentò ad Enrico III quattro nobili soggetti (1045), dai quali -scegliesse egli il nuovo arcivescovo. Gli scartò tutti, preferendo -Guido di Velate, non appartenente alla nobiltà feudale, e che stava in -Corte di lui come secretario. Di qui nuove discordie col clero alto; ma -per paura del re fu ricevuto. - -In quelle assenze e vacanze il popolo avea visto di poter reggersi -da sè, ed erasi dato un governo a comune; e nella dissensione -dell'arcivescovo coi proprj vassalli, crescea d'indipendenza. E -già dappertutto la bassa nobiltà trovavasi a cozzo colla superiore; -questa cercava assicurarsi le maggiori dignità ecclesiastiche dacchè i -prelati erano principi; i prelati, scelti a questo modo, si buttavano -a passioni e intenti secolareschi, restandone sovvertite la disciplina -ecclesiastica e la pace d'Italia. - - - - -CAPITOLO LXXVII. - -Bassa Italia. I Normanni. - - -Lunghi e mal definibili eventi corsero i paesi meridionali, dal cui -avvicendamento sconnesso poc'altro si ritrae che l'infelicità degli -abitanti. - -Dopo la spedizione di Lodovico II combinata con quella di Basilio -il Macedone, che allora ricuperò alla dominazione greca l'importante -piazza di Bari (p. 316), vi si erano formate due fazioni, una Franca, -l'altra greca, ispirate non dal miglioramento del paese, ma da -riguardi personali, da odj e vendette. Benevento manteneva il nome di -Longobardia, e comprendeva i paesi che or sono Terra di Lavoro, contado -di Molise, Abruzzo citeriore, e i due Principati, eccettuandone le -terre greche a mare; distribuito fra molti conti, di cui primi erano -quelli di Capua, poi di Marsi, di Montella, di Sora, di Molise, di -Consa ed altri, i cui titoli si conservarono nelle illustri famiglie -del regno[363]. Tutto disordine e violenza, menava guerre interminabili -contro il principe di Salerno, il quale poi riuscì ad averne Cosenza, -Taranto, Capua, Sora, metà del contado d'Acerenza. Da tale partigione -restò eccettuato il monastero di Montecassino, che avuto castelli e -baronie da' duchi, ne chiedeva la conferma o mundeburdio agl'imperatori -d'Occidente, e a questi prestava omaggio ligio. - -La Puglia, cominciando da Ascoli e seguendo il lido adriatico, eccetto -Siponto e il monte Gargàno pertinenze beneventane, inoltre la più -parte della Calabria obbedivano ai Greci, che a questo teme della -Longobardia mandavano un catapano, sedente a Bari. Vi aggiungevano la -supremazia nominale de' ducati di Napoli, Amalfi, Gaeta. Il ducato di -Napoli stendeasi a ponente fin a Cuma, abbracciando Ischia, Nisida, -Procida, Pozzuoli, Baja, Miseno, e verso mezzogiorno Stabia, Sorrento, -Amalfi, l'isola di Capri. La capitale aveva parrochie, clero, capitolo -greco e latino; era governata al modo di Ravenna, con duci che, attesa -la lontananza degl'imperatori, spesso venivano eletti dal popolo, -rendevano un omaggio di sola apparenza all'Impero, come il duca di -Gaeta; e cercavano indipendenza coll'appoggiarsi ora ai Saracini, -ora ai successori di Costantino, ora a quelli di Carlo Magno che -pretendevano sempre all'eredità di Teofania. - -Avendo i principi di Benevento assalito ed occupato Bari (887), -Leone il Filosofo, imperatore di Costantinopoli, mandò Simbatico per -castigarli; Benevento fu occupato, e sebbene redento dopo quattro -anni, quel principato non ricuperò più il suo lustro. Invece i duchi di -Capua, resisi indipendenti, ingrandivano a danno dei Saracini. - -Gli Aglabiti, stanziatisi a Cuma e alla foce del Garigliano, faceano -prova di loro fierezza sui paesi circostanti, Oria, Sant'Agata, -Tèramo: altri di Sicilia venivano a devastare il continente, e intere -popolazioni rapirne in ischiavitù. I Pandolfi di Benevento e di Capua, -i Guaimari di Salerno non sentivansi abbastanza robusti per vincere -gl'infedeli; tanto più che, discordi fra sè, si perseguitavano in -continue nimicizie, con alterni successi. Gl'imperatori greci fecero -tratto tratto qualche tentativo per combattere i Saracini: una loro -banda, che era stata espulsa di Creta, assoldarono (967) per assalire i -loro fratelli in Calabria, e presero Bari e Matèra. - -L'unica voce potente a congiungere i Cristiani, quella del pontefice, -sonò ancora, e Benedetto VIII papa raccolse tutti i vescovi ed i -visconti delle chiese (1016), e marciò contro quelli stanziati al -Garigliano. Tre giorni si fe battaglia; al quarto gl'Infedeli andarono -in rotta. Fra le spoglie fu rinvenuto un diadema valutato mille -libbre d'oro, cui il papa presentò all'imperatore Enrico II, e fra -i prigionieri la moglie del loro capo che rimase estinta. Il marito -irritato mandò al papa un sacco di castagne, per simbolo dell'armata -che fra poco menerebbe; e questi gliene rimandò uno di miglio, per -indicare con quanti guerrieri starebbe alla riscossa: ma in fatti da -Reggio e Cosenza troppo spesse occasioni ebbero i Saracini di saziarsi -di sangue italico, invocati ne' fraterni litigi. - -Anche in Sicilia gli Arabi aveano esteso, ma non consolidato il -dominio; e qui come altrove gli sceichi o capicasa acquistarono potenza -a scapito dell'emir, e il paese si trovò diviso in gran numero di -piccole signorie osteggiantisi, sempre nemiche de' paesani, ai quali -imposero anche la decima di tutti i frutti della terra. Ai califfi -d'Africa non si prestava più obbedienza; pure ad essi ricorrevasi nelle -intestine discordie, le quali proruppero spesso in guerra civile. - -Qui alle fortune del paese meridionale si mescolò un altro popolo. -Normanni, cioè uomini del Nord, è il nome rimasto a quella porzione -di Teutoni (_Deutsch_) che occuparono la penisola Scandinava, mentre -Franchi e Germani si dissero i loro fratelli piantatisi sulle provincie -romane. Somiglianti a questi per aria di volto, corpo elevato e -nobile portamento, da Odino aveano appresa una religione ferocemente -superstiziosa, e dal combattere una natura selvaggia aveano attinto -un'indole superbamente fiera; dei pericoli faceansi diletto; battaglie -accannite, tempeste spaventevoli, lontanissimi viaggi, i più mortali -pericoli erano loro esercizj e divertimenti. Devotissimi a un capo, -al cenno di lui affrontavano i ghiacci, gli orsi, le procelle; beati -se in questi perivano, perchè la loro anima era accolta nel paradiso -a vuotare generose tazze in braccio alle Walkirie, e la loro gloria -viveva sulle arpe de' cantori. - -Vergogna per essi il morir sulle paglie delle paterne capanne. -Lanciatisi in corso, all'ingratitudine della terra natìa supplivano -vendemmiando i campi altrui, predando le messi della coste, -pirateggiando. Approdati, la prima selva che scontrino convertono in -flotta, cui rimorchiano su per fiumi ignoti; trovano ponti, chiuse, -ostacoli naturali? pigliansi le barche in spalla e passano oltre. -Oppure alla guida del più prode o più intraprendente, dopo consultati -gli Dei, uscivano a fondar colonie in paesi lontani; dove spartivano -fra sè i terreni, e nelle adunanze decidevano de' pubblici interessi, -sotto un capo ch'era capitano, giudice, sacerdote. Quanto prodi, erano -altrettanto scaltriti e cavillosi; rubavano e trafficavano; esibivano -il loro valore a chi li pagasse, spiando ogni occasione di furto, -di lucro, di formarsi un dominio nel paese ch'erano stati chiesti a -difendere. - -Così popolarono l'Islanda, l'estrema Groenlandia, e forse si spinsero -fin nella Carolina d'America, cinque secoli prima di Colombo. -L'Europa per due secoli minacciarono, tanto che figurano nella -storia d'ogni nazione, e ne formarono l'aristocrazia guerresca. -Alcuni fondarono l'impero russo con Rurico; alcuni con Guglielmo -sottomisero l'Inghilterra; altri col nome di Varangi militarono al -soldo degl'imperatori bisantini; altri molestarono a lungo la Francia, -serpeggiando su pe' suoi fiumi, e piantando stazioni allo sbocco di -quelli, sinchè vi ottennero il ducato che da loro fu detto Normandia. - -In questa nuova irruzione di Barbari non veniva un popolo intero, -bensì pochi guerrieri senza donne, e sposavano quelle dei vinti. -Gaufrido Malaterra loro concittadino li dipinge «astuti e vendicativi; -ereditarie fra loro l'eloquenza e dissimulazione; sanno abbassarsi -all'adulare, si avventano ad ogni eccesso qualora la legge non -gl'infreni: i principi ostentano magnificenza verso il popolo; il -popolo accoppia la prodigalità coll'avarizia; cupidi d'acquisti, -sprezzano ciò che hanno, sperano ciò che desiderano; armi, destrieri, -lusso di vesti, caccie, falconi son loro delizie; e se uopo accada, -sostengono i rigori del clima, la fatica e le privazioni della vita -militare». - -Ma il mettere a taglia l'Europa non era più così facile dopo che era -spartita fra mille baroni, attenti ciascuno a difendere il proprio -brano di terra, e quando ad ogni tragitto di fiume, ad ogni valico -di monte presentavasi un uomo d'arme, col lancione e lo stocco e con -grossi mastini, ad arrestare il passeggero e riscuoterne il pedaggio, -se pur non rapiva bagaglio e persona. - -Attemperando allora le antiche abitudini alle nuove idee del -cristianesimo, i Normanni, col bordone e il sanrocchetto, e con -fiere armi sotto la tonaca devota, disposti a combattere bisognando -ed a rubare potendo, pellegrinavano a Terrasanta, a San Jacopo di -Galizia, a San Martino di Tours, alle soglie degli apostoli a Roma, -gridando al sacrilegio di chi osasse turbarne il viaggio: talora per -via incontravano una castellana da sposare o un ducato da occupare, -non scrupoleggiando le colpe, delle quali al fine del pellegrinaggio -promettevansi l'assoluzione: trafficavano anche, se non d'altro, di -reliquie, stimate perchè giunte di lontano, ed utili a crescer credito -ad una chiesa o sicurezza al barone che se la mettesse sotto al giaco -allorchè andava ad appostare il rivale. - -Già in antico il re del mare Hasting, e Biörn figlio di Lodbrok, eroe -famoso nelle loro canzoni, dopo presa Parigi (845), eransi proposto -di saccheggiare la metropoli del mondo cristiano. Raccolte cento -barche, predate in passando le coste di Spagna, toccato la Mauritania -e le Baleari, giungono ad una città italiana (867), di mura etrusche -fiancheggiate di torri. Que' fieri ignoranti la credettero Roma, ma -avvertiti che era Luni, saccheggiarono i contorni, e ripigliarono via -alla ventura; e scontrato un pellegrino, gli chiesero la migliore. -— Vedete queste scarpe di ferro che reco alle spalle? sono logore -affatto, e logore ormai quelle che ho ai piedi. Or quelle al partir mio -da Roma erano nuove, e di là a qui ho camminato sempre». Scoraggiati -da tanta lontananza, diedero indietro. Così una cronaca; ma altre -settentrionali riferiscono che, scambiando Luni per Roma, mandaronvi a -chieder rifugio e rinfreschi; il loro capo struggersi del desiderio di -essere battezzato e di riposare. Il vescovo e il conte offersero ogni -occorrente; Hasting fu battezzato, ma non per questo ammessi in città -i suoi commilitoni. Fra breve il neofito cade malato, e fa sentire che -intende legare il ricco suo bottino alla Chiesa, purchè gli conceda -sepoltura in terra sacra. In fatto, quando i gemiti dei Normanni -n'ebbero annunziata la morte, è con gran processione recato nella -cattedrale: ma quivi egli sbalza dalla bara tutto in armi, e secondato -da' suoi, trucida il vescovo e gli astanti. Impadronitisi della città, -i Normanni si chiariscono che non è Roma; onde, toltone il buono e -il meglio, le migliori donne e i giovani capaci dell'armi o del remo, -rimettono alla vela[364]. - -Nel tragitto a Terrasanta usavano i Normanni evitare la noja del -mare traversando a piedi l'Italia fin a Napoli, Amalfi o Bari, dove -trovavano frequenti imbarchi per la Siria; e tanto più che su quella -strada incontravano Roma, Montecassino e il monte Gargáno, meta di -devoti pellegrinaggi. Appunto verso il Mille, quaranta Normanni, -tornando di Palestina sopra vascelli amalfitani, capitarono a -Salerno mentre una flottiglia di Saracini vi si era presentata per -taglieggiarlo; e lieti d'adoprar il valore contro que' Musulmani di -cui aveano detestato la tirannide in Oriente, ajutarono a respingere -gli assalitori, protestando avere combattuto non per guadagno ma -per amor di Dio, e perchè non poteano soffrire tanta burbanza de' -Saracini[365]; e il principe Guaimaro III, congedandoli ben donati, li -pregò di tornarvi con altri loro nazionali. La pittura di questi climi -deliziosi, gl'insoliti frutti meridionali, le preziose stoffe con cui -Guaimaro accompagnò le preghiere, ne infervorarono l'umor venturiero; -e Osmondo di Quarrel (1013), con quattro fratelli e nipoti e coi loro -uomini ligi, vennero, e preso stanza sul devoto Gargáno, offersero il -lor valore a chi ne bisognasse. - -In quel tempo il longobardo Melo, per valore e prudenza[366] principale -non solo in Bari ma in tutta Apulia, non potendo più tollerare la -superba nequizia de' Greci, odiati anche a motivo dello scisma, pigliò -intesa col proprio cognato Datto, e ribellarono il paese. Forse -costoro, come spesso, faceano del popolo la causa e l'ira propria; -fatto è che i Baresi non bene gli assecondarono, anzi ordivano -consegnarli ai Greci; ond'essi rifuggirono in Ascoli, pur essa insorta, -ma non si tennero sicuri che a Benevento e a Capua. Là meditando come -riscattar la patria dai catapani greci, chiesero Normanni al loro -soldo. Un buon numero, allettati da Osmondo col dipingere la delizia -del clima e la viltà dei possessori, giungono, respingendo gli abitanti -ancora idolatri del monte di Giove (San Bernardo); e forniti da Melo -d'armi e cavalli, e uniti a torme lombarde da lui raccolte, van contro -i Greci. Furono vincitori alle prime; ma poi Basilio Bugiano venuto -con abbastanza denari, ed edificate Troja, Draconario, Fiorentino -ed altri luoghi forti contro ai sollevati, scese a giornata con essi -vicino a Canne, e li vinse (1019) così, che di tremila Normanni soli -cinquecento sopravissero[367], e Osmondo stesso perì. Melo corse in -Germania invocando ajuti dall'imperatore Enrico II; ma quivi morì, ed -ebbe esequie reali. Datto, côlto per tradimento dai Greci, fu menato -s'un asino a Bari, poi, col supplizio de' parricidi, gettato al mare in -un sacco di cuojo. - -Di que' trambusti profittarono i Saracini per rinnovare i saccheggi: -onde a reprimerli l'imperatore Costantino IX ritentò la conquista della -Sicilia; e con Russi, Vandali, Turchi, Bulgari, Polacchi, Macedoni -(1025), prese Reggio e lo distrusse. Punendo poi i popoli e le città -che si erano sottratte all'obbedienza, i Greci ebber ricuperato quanto -aveano perduto, e minacciavano Roma; sicchè i papi sollecitarono re -Enrico III a venire e salvarla. - -Gli avanzi dei Normanni non erano scomparsi dalla Puglia, ma -guadagnavano col vendere il proprio valore ai principi longobardi o -agli abati di Montecassino; finchè Sergio duca di Napoli, sorpreso e -cacciato da Pandolfo principe di Capua, colla loro assistenza rimesso -in dominio, li compensò col donare la città d'Aversa a Rainolfo -fratello d'Osmondo, e il titolo di conte sopra un territorio contestato -fra i due dominj. Questa colonia diventò una potenza, di mezzo alle -popolazioni oppresse. - -Le fortune de' loro fratelli traevano ogn'anno altri Normanni in -Italia. Tancredi, gentiluomo banerese della bassa Normandia, dopo -partecipato alle guerre di Roberto il Diavolo, invecchiava tra dodici -figli nel castello d'Altavilla. Trovandosi scarso di patrimonio, questi -vollero procacciarsene colle armi, e fatti alquanti compagni (1035), -tra pellegrini e guerrieri drizzarono alle nostre rive. Guaimaro IV, -principe di Salerno e di Capua, volontieri si valse del loro braccio -per sottomettere Amalfi e Sorrento. Come allora ai Longobardi, così -altre volte servivano ai Greci, per soldo non per dovere o fedeltà. -Abulafar e Abucab governatore della Sicilia vennero a guerra fra sè, e -Abulafar vinto ricorse a Michele il Paflagonico imperatore. Lietissimo -dell'occasione, questi spedisce Giorgio Manioki, valente capitano, il -quale, raccolti quanti più potè Longobardi e Normanni, tragittò in -Sicilia, e prese Messina e Siracusa. Mediante i soccorsi d'Africa, -gli Arabi poterono mettere insieme da cinquantamila combattenti: -eppure Manioki li ruppe al fiume Remata, prese tredici città, e forse -sbrattava l'isola se non avesse disgustato i proprj alleati. - -Grandissimo valore aveano spiegato in quell'impresa Guglielmo Braccio -di ferro, Drogone e Unfredo figli di Tancredi d'Altavilla, capi della -colonia militare normanna; ma quando si fu a spartire le prede (1039), -nulla ottennero dalla greca avarizia. Disgustati, interrompono la -guerra, tornano sul continente, e attestati a Reggio di Calabria, -si danno a far ogni peggio alle terre dei Greci, col proposito di -strappare a questi la Puglia e la Calabria. Sommavano appena a sette -centinaja di cavalieri e cinque di fanti, quando si trovarono a fronte -sessantamila imperiali condotti dal prode Doceano; ed avendo l'araldo -proposta l'alternativa di ritirarsi o combattere, — Combattere» -gridarono tutti a una voce, e un Normanno con un pugno (1041) stese -morto a terra il cavallo dell'araldo. La pianura di Canne vide un'altra -volta sconfitti i Romani, ai quali non restarono che le piazze di Bari, -di Otranto, di Brindisi, di Taranto. Il bisogno rimette in credito -Manioki, il quale nella pianura di Dragina sconfigge gli Arabi (1043), -e manda a barbaro macello le città prese e riprese: Argiro di Bari, -figlio del famoso Melo, dichiarato principe d'Italia, cioè della Puglia -e Calabria, mena i Normanni alla vittoria. - -Manioki aveva incaricato Stefano, patrizio di Sicilia e cognato -dell'imperatore Costantino, di vigilare attentamente il mare, sicchè -nessun Arabo sfuggisse; ma quegli lasciò scappare il loro capo. Il -capitano irritato non solo rimproverò ma battè Stefano, a' cui lamenti -l'imperatore diè ordine di mandar Manioki in ferri a Costantinopoli. -Questi invece si ribellò, e co' molti tesori tolti a Stefano -destinatogli successore, adescò truppe, e dichiaratosi imperatore -(1043), pose assedio a Bari. Argiro la difese intrepidamente, e -Costantino non vide miglior partito che amicarsi Argiro e i Normanni, a -questi confermando le conquiste, a quello dando il titolo di federato, -patrizio e catapano augusto. Dopo lunga resistenza Manioki dovette -fuggir per mare, poco tardò ad essere ucciso; e Argiro, congedati -i Normanni, tornò trionfante in Bari, conservando il titolo di duca -d'Italia. Spiaceva questo titolo a Guaimaro IV, e soldati contro di -lui i Normanni che testè per lui combattevano, lo assediò, ma non potè -altro che saccheggiar la contrada. - -I dodici capi normanni, arricchiti dalle spoglie e dal riscatto -de' prigionieri, divisero tra sè il paese: a Guglielmo Braccio di -ferro Ascoli, a Dragone suo fratello Venosa, ad Arnolino Lavello, ad -Ugo Monopoli, a Pietro Trani, a Gualtiero Civita, Canne a Rodolfo, -Montepiloso a Tristano, Trigento ad Erveo, Acerenza ad Asclittino, -Sant'Arcangelo a un altro Rodolfo, Minervino a Rainfredo, Siponto -col monte Gargáno a Rainolfo conte d'Aversa; e ciascuno innalzò una -fortezza per assicurare i proprj vassalli, e si valse a talento delle -contribuzioni assegnate a ciascun distretto. Restava in comune Melfi, -metropoli e fortezza dello Stato, ove ogni conte teneva una casa ed un -rione separato[368], ed amministravano la pubblica cosa in adunanze -militari. Poi a Matera elessero per capo supremo Guglielmo «leone -in guerra, agnello in società, angelo nei consigli», conferendogli, -secondo l'espressione della Carta normanna, il diritto «di governare -colla verga della giustizia e di terminare le differenze colla lealtà»; -mentre dagl'indigeni riceveva il _gonfalone del comando_. - -Questa feudalità fra due imperi non poteva vivere ed assodarsi -che mediante il valor personale di questo centinajo di prodi. Per -gl'italiani essi non erano che barbari e venturieri; spogliavano a -gara il popolo, nè il papa aveva autorità di reprimerli: pure, con -quell'indole loro pieghevole e subdola, vollero ottenere un appoggio -morale, e Guglielmo chiese dall'imperatore Enrico III il titolo di -conte della Puglia e l'investitura (1046). E l'ebbe, e fu confermata -a Drogone suo fratello e successore, aggiungendo ai Normanni il -territorio di Benevento, salvo la città, ch'era stata assegnata al -pontefice in cambio dei diritti sulla chiesa di Bamberga, donatagli da -Enrico I. Mostrando fare omaggio ora ai Greci or ai Latini, i dodici -conti in effetto non confidavano che nella propria daga, nè creduti, -nè credendo; ed ora guerreggiavano tra sè, ora si collegavano contro -nemici; e nemico consideravano chiunque possedesse bella donna, -buon cavallo, armadura o terreno da essi desiderato. La Corte di -Costantinopoli, dopo cercato con larghe promesse di trarre que' prodi -sulle frontiere di Persia a combattere i suoi nemici, lasciò che il -noto Argiro di Bari gli osteggiasse in ogni modo, sino a tramare di -assassinarli tutti a un'ora: in fatto molti perirono, e Drogone stesso -nella chiesa di Montoglio (1051); ma Unfredo suo fratello e successore -vendicò i suoi. - -Nelle loro scorribande non rispettavano i beni delle chiese o de' -pontefici: e il ricco monastero di Montecassino mandarono a guasto e -ruba tale, che l'abate aveva stabilito trasferirlo altrove. Ma ecco un -giorno Rainolfo conte normanno con molti militi sale a quella deliziosa -altura; e quando i monaci stavano in isgomento d'ogni male, lascia le -armi e i cavalli fuor di chiesa, ed entra a pregare. I monaci, risoluti -a un colpo di mano, saltano su que' cavalli, e chiuso il tempio, e dato -nelle campane a martello, cogli accorsi villani assaltano i Normanni, -che inermi invocano invano la santità dell'asilo, da essi tante -volte violato. Molti furono uccisi; il conte prigioniero si dovette -riscattare col restituire tutte le possessioni usurpate[369]. - -I papi alzavano i consueti lamenti perchè i Normanni ammazzassero e -tormentassero i miseri abitanti, nè risparmiando tampoco fanciulli -e donne, spogliassero le chiese, e delle esortazioni si facessero -beffe. Leone IX contro di essi ottenne (1053) da Enrico III un grosso -stuolo, condotto da Goffredo di Lorena: ma ben presto costoro se ne -tornarono, non lasciando che da cinquecento persone. Con questi e -con altri raccogliticci nostrali e d'oltralpe, laici e cherici, il -papa in persona mosse a guerreggiarli, per quanto san Pier Damiani -ed altri savj disapprovassero che un pontefice s'accingesse d'altra -spada che della spirituale. I capi normanni spedirono per pace, -esibendogli l'omaggio de' loro possedimenti[370]; ma poichè egli dai -Tedeschi, che sprezzavano quella piccola gente, fu indotto a negar -patti finchè non avessero sgombra l'Italia, essi con tremila cavalli -e pochi fanti, tutta gente battagliera, presso Civitate[371] vennero -a zuffa, sbaragliarono que' raccogliticci, e il papa stesso colsero -prigioniero (1053 — 18 mag.). Quei che armato lo avevano sconfitto, -vinto l'adorarono, e gli chiesero perdono della vittoria, supplicandolo -ad infeudarli di quanto già possedevano, e di quanto acquisterebbero -di qua e di là del Faro. Non si fece pregare Leone; e in tal modo la -prigionia fruttò al papa meglio d'una gran vittoria, attribuendogli la -supremazia sopra un paese, sul quale non l'aveva mai pretesa. Argiro, -che aveva secondato l'impresa, cadde ferito; poi la disgrazia il rese -sospetto all'imperatore bisantino, che lo mandò in esiglio, ove si -uccise, liberando i Normanni da un nemico ostinato. I quali allora -sottoposero tutte le città della Puglia. - -Ad Unfredo aveva agevolato le vittorie il fratello Roberto, detto -Guiscardo, cioè l'astuto; uomo, al dire di Guglielmo Apulo, d'alta -statura, di sommo vigore, spalle larghe, lunghi capelli, barba color -lino, occhi di fuoco, voce tonante; che maneggiava con una mano la -spada, coll'altra la lancia (1048); più scaltro d'Ulisse, più eloquente -di Cicerone. Venne di Normandia da pellegrino con soli cinque cavalli -e trenta fanti; e la povertà primitiva lo rendea cupido d'acquisti, -frugale con sè, largo cogli altri. Trovando da patrioti suoi già -occupato ogni cosa, egli solda avventurieri italiani, e fa guerra -di bande; e mentre Unfredo riduceva la Puglia in suo potere, esso -tenta la Calabria, correndo e predando, oggi ricchissimo, domani -affamato, presto in voce di valoroso fra quei valorosi. Unfredo ne -ingelosì, e sorpresolo durante un banchetto, fu per ucciderlo (1054); -poi si rappattumò seco, e gli concesse quanto aveva conquistato: ma -alla sua morte (1057) il Guiscardo ne occupò tutta l'eredità. Papa -Nicola II, che per le commesse violenze l'avea scomunicato, attesa -la sua docilità il ribenedisse, e non vedendolo pago del titolo di -conte, gli conferì quello (1059) di duca di Puglia, Calabria e di -quanto in Italia e in Sicilia potesse tôrre ai Greci o ai Saracini, -considerando come decaduti quelli perchè scismatici, questi perchè -infedeli: in ricognizione il Guiscardo e i suoi eredi e successori si -dichiaravano ligi della santa sede, alla quale contribuirebbero truppe -all'occorrenza e dodici denari pavesi ogni giogo di bovi[372]. - -Voglia il lettore porre ben mente a quest'atto, onde possa valutare -la giustizia o almeno la legalità della conquista normanna e della -supremazia pontifizia; poichè così veniva creato un gran feudo, che, -secondo la costituzione di Corrado imperatore, passerebbe ai figli -ed ai nipoti, e che rileverebbe dal papa, come il duca di Normandia -rilevava dal re di Francia. - -Capitani e soldati alzarono Roberto sullo scudo, e da quel punto cessò -d'essere loro eguale per divenirne il principe; ma l'opposizione dei -nipoti spossessati e degli altri baroni insofferenti d'ogni preminenza, -gli fece logorar le forze, necessarie ad assodare il nuovo principato. - -Ciò malgrado, al Guiscardo venne fatto di togliere ai Greci Reggio, -Squillace, Brindisi, Gallipoli, infine, malgrado i soccorsi orientali, -anche Bari (1071), ultimo loro possesso nella Magna Grecia. Con pari -fortuna sottrasse Capua ai duchi: poi invitato dagli Amalfitani, -attaccò Salerno, una allora delle più belle città, e rinomata per una -scuola di medicina a cui traevano malati d'ogni parte; dopo fiero -assedio l'ebbe, e così Amalfi (1075-77), terminando la dominazione -dei Longobardi, cinquecentonove anni dopo che Alboino avea confitto -la lancia sul suolo d'Italia. A Napoli pure e a Benevento mise -assedio, ridendosi delle scomuniche papali; finchè s'interpose uno -dei più famosi e santi personaggi di quel tempo, Desiderio abate di -Montecassino. - -Roberto tant'era salito in gloria, che n'era ambita la parentela: Azzo -marchese, progenitore degli Estensi, Raimondo conte di Barcellona, -l'imperatore di Costantinopoli e quello d'Occidente gli chiesero le -figlie a spose de' loro figliuoli. Imbaldanzito sulle vittorie, Roberto -medita assalire l'impero d'Oriente, dove il suo genero era stato -stronizzato dalla nuova dinastia dei Comneni; côlti leggeri pretesti, -dichiara guerra ad Alessio imperatore (1081), e con cencinquanta -navi, e con galere di Ragusi, caricate per forza di trentamila uomini, -prende Corfù e Botronto. Anna figlia di Alessio ce lo dipinge «di pelle -rossa, capelli biondi, larghe spalle, occhi di fuoco, voce come quella -dell'Achille omerico che con un grido mette in fuga miriadi di nemici. -Soffrire superiorità altrui non poteva: parte di Normandia con cinque -cavalieri e trenta fanti; arriva in Lombardia, s'appiatta negli antri -e nelle montagne, e cominciando sua carriera guerresca con assassinj e -rapine, provvede i suoi d'arme, cavalli, denaro». L'esagerazione è gran -segno di paura! - -Alessio affrettò la pace coi Turchi, che da Nicea minacciavano già -l'Impero, e chiese soccorso ai Veneziani, che, di mal occhio vedendo -questa nuova potenza in Italia, con buona flotta ruppero quella -del Guiscardo. Questi rifattosi pose assedio a Durazzo; e non che -sgomentarsi dell'esercito che Alessio aveva allestito con rinforzi -di Franchi e di Scandinavi assoldati, fe metter fuoco alle navi per -togliere a' suoi la speranza della ritirata, e accettò la battaglia (18 -8bre). La moglie di lui vi comparve eroina, e benchè ferita, rimase tra -la mischia esortando, tanto che Alessio non dovette lo scampo che alla -propria spada e alla rapidità del palafreno. Durazzo è presa; Roberto -si addentra nell'Epiro: ma le perdite sofferte, i morbi sviluppati, -e triste notizie di turbolenze in Italia lo richiamano. A Boemondo -suo figlio lasciato in Grecia, Alessio oppone i Turchi, e fa ferire i -cavalli, sapendo come i Normanni poco valgano pedestri, onde al fine lo -riduce a ritirarsi. - -Secondo la promessa fedeltà feudale, trecento Normanni ajutarono -papa Nicola a domare i conti di Tusculo; poi quando Gregorio VII era -dall'imperatore d'Occidente ridotto prigioniero in Roma (1084), Roberto -accorre, getta il fuoco alla città, e liberato il pontefice, seco il -mena trionfante a Salerno. Quindi nuova spedizione allestisce contro -la Grecia; e malgrado la flotta che gli affaccia Alessio, sostenuto -dai Veneziani, sbarca, sconfigge gli imperiali in ripetuti scontri per -mare e per terra, e saccheggia la Grecia e le città dell'Arcipelago. -Morte lo arresta (1085), e i Normanni si sparpagliano: ma poco andrà -che i suoi nipoti, segnati il petto della croce, verranno a sgomentare -Costantinopoli e i Musulmani[373]. - -Aveva Roberto conferito al minor suo fratello Ruggero il titolo -di conte di Sicilia (1072), ma niun mezzo di conquistarla che il -suo valore ed un cavallo. Gittatosi alla via, egli svaligiava -i passeggieri, massime quelli che per mercatanzia recavansi ad -Amalfi[374]: sua moglie, alla quale egli non potè tampoco costituire -una dote, gli coceva il parco desinare, e spesso tramendue non -possedeano che un sol mantello per uscir fuori: uccisogli in battaglia -l'unico cavallo, egli prese in ispalla la sella, e con questa si -salvò. Tal era il ceppo dei futuri reali di Napoli; il quale (1061), -coll'ardimento proprio alla sua nazione, tragittossi in Sicilia, a -titolo di redimere i Cristiani dalla servitù musulmana[375]. - -Dalle sconfitte avute dal prode e avaro Manioki s'erano rifatti gli -Arabi sotto l'inetto suo successore Stefano, e ricuperarono tutte le -fortezze perdute. Sola Messina resisteva, all'assedio della quale si -conversero tutte le forze arabe: ma Catalco Ambusto che vi comandava, -li sorprese (1040), uccise nella propria tenda Abulafar loro generale, -e fece ricchissimo bottino. Non seppe profittare della fortuna Stefano, -e non che riperder tutto, fuggì in Calabria. - -Ma anche i Saracini guastavano se stessi colle reciproche nimicizie. -Due emiri si disputarono il primato, e soccombuti entrambi, la Sicilia -restò divisa fra varie piccole signorie; Abd-Allah ebbe Trapani, -Marsàla, Màzara, Sciacca; Alì ben-Naamh Castrogiovanni, Castronovo, -Girgenti; Ben-Themanh Siracusa e Catania; altri altro, nemici fra loro, -molesti tutti al paese. - -Questo Themanh avea sposato Maimuna sorella di Alì ben-Naamh; ma un -giorno ubriaco le fece aprir le vene. Ella, guarita a stento, fuggì -al fratello, il quale assalse e spodestò il cognato. Themanh rifuggì -allora sul continente a Ruggero, e lo aizzò a conquistare l'isola. -Volentieri l'ascoltò il venturiero, e passato lo stretto, piantò su -Messina la croce, che n'era strappata da ducentrent'anni. All'assedio -di Traina in val di Demona a' piedi dell'Etna, i trecento suoi seguaci -resistettero a tutte le forze dell'isola; alla giornata di Teramo -(1063) trentamila nemici furono sconfitti da centrentasei Cristiani, e -Ruggero assicurò che san Giorgio, patrono de' guerrieri, avea pugnato -con essi, e serbò per san Pietro le bandiere nemiche e quattro camelli, -e da papa Alessandro II ricevette in ricambio la bandiera di San -Pietro. - -I Pisani faceano allora vivo traffico in Sicilia, e specialmente -a Palermo; ed essendo disgustati degli Arabi, raccolsero un forte -naviglio, e spintisi contro la catena di quel porto la spezzarono: -entrati, non poterono prendere la città, atteso il gran numero di -Musulmani accorsi, ma portarono via in trionfo la rotta catena; di -sei navi riccamente cariche, cinque bruciarono, l'altra condussero in -patria, dell'opimo bottino valendosi per fabbricarvi il duomo. - -Ventott'anni si ostinò Ruggero (1089) per togliere l'isola ai Saracini, -ai Greci ed ai naturali: la resa di Palermo segna l'epoca in cui la -stirpe dei Beni-Kelb fu spossessata. Ben-Avert teneva ancora Siracusa -e Noto; e Ruggero, assalitolo per mare, lo sconfisse ed uccise; e dopo -assedio fierissimo ebbe anche Siracusa, poi Girgenti e Castrogiovanni, -e ultime Butèra e Noto: col che potè dirsi padrone di tutta l'isola, -della quale investì il fratello Roberto, per sè conservando Palermo e -Messina. Rincacciando poi i Musulmani, assalì anche Malta, obbligandoli -a tributo e a rilasciare i prigionieri cristiani. Presi molti beni per -la sua famiglia, molti assegnatine alle chiese, altri distribuì a' suoi -seguaci, dando così origine alla feudalità in Sicilia, e ripristinò -i vescovi nelle sedi. Molti ricchi Musulmani uscirono di paese: -ai rimasti Ruggero lasciò il culto e le proprietà, privandoli però -d'alcuni diritti, come d'aver botteghe, mulini, forni, bagni pubblici; -gli ebbe nell'esercito, ed erano una metà di quello che, nel 1096, -stringeva la ribellata Amalfi; in arabo si poneano ancora le iscrizioni -e battevansi le monete. - - - - -CAPITOLO LXXVIII. - -La Chiesa. Simonia e concubinato. Gregorio VII. La contessa Matilde. -Guerra delle Investiture. - - -Fra quell'universale scombuglio, sola la società cristiana rimaneva -immobile; società d'intelligenze, che non fondandosi sopra cose -contingenti, ma sulla perpetuità delle idee, soffrendo e combattendo -consolidava la propria unità e indipendenza, diffondeva nozioni -ed esempj d'ordine, di pace, di personale dignità; alla forza che -presumeva poter tutto, metteva un limite di verità, di giustizia, -d'amore; tendeva senza posa ad assimilare quanto stavale dattorno, e -conquistare i conquistatori, non badando alle nazioni ma agli uomini, -e proclamandoli eguali perchè tutti creature di Dio, liberi perchè -tutti servi ad un signore non terreno. Tale assimilazione incarnò -essa nel sacro romano impero, come principio d'equilibrio politico e -tutela di sociale giustizia: ma gravi tribolazioni e scosse ebbe di -là donde attendeva sollievo e franchezza. Perocchè gl'imperatori, con -pretensioni vaghe e col mal definito possesso dell'Italia, nocevano -all'indipendenza di questa e alla dignità reale; i papi, costretti -cercare possedimenti quando dai terreni derivava ogni podestà e ogni -sicurezza, intesero in senso materiale il morale arbitrio che loro -attribuiva la coscienza de' popoli. Quindi il cozzarsi delle due -podestà, e difficile l'assegnare fin dove di ciascuna giungesse la -ragione, e cominciasse il torto. - -I possessi ecclesiastici, protetti contro il disordine, erano meglio -coltivati degli altri; onde, non solo per pietà, ma per metterli in -salvo dalla generale violenza, molti offerivano alle chiese i proprj -averi, ricuperandoli poi a titolo di livello e di precario; e tanti -in Italia davansi alle chiese come oblati o manimorte, che re Lotario -dovette imporre, chi il facesse senza necessità, rimanesse nulladimeno -soggetto all'eribanno e all'altre pubbliche gravezze. Le decime, -consiglio dapprima, divennero comando; e la superstizione vedeva i -demonj svellere le spighe dal campo dei renitenti. Aggiungetevi le -donazioni che la pietà e la politica dei re vi faceva, e il tributo -d'interi regni, e comprenderete il perchè lautissimi possessori -riuscissero i conventi, le chiese, le mense vescovili. E poichè sulla -proprietà territoriale era piantata la società, alto grado occuparono -nella gerarchia feudale; vescovi e abati acquistarono i diritti di -moneta, tributi, giudizj di sangue e le altre regalie; baroni insieme e -gran sacerdoti, intervenivano a far leggi e creare il re. Convertiti in -elettori, i vescovi poterono dettare ai re precetti diversi da quelli -che suggeriva la sbrigliata prepotenza, e giuramento di mantenere le -prerogative del popolo e i diritti della Chiesa. - -Costumati a governo regolare là dove ogn'altro era scomposto, i -sacerdoti ne porsero l'esempio ai Barbari, i quali od affidarono loro -o con loro divisero la direzione delle pubbliche cose. Traendo a sè -le cause a cui per alcun appiglio si attaccasse idea religiosa[376], -grandemente allargarono la giurisdizione; e poichè è canone non poter -uno essere due volte processato pel delitto medesimo, con infliggere ai -sacerdoti delinquenti la punizione ecclesiastica venivasi ad esimerli -dalla ordinaria. Il vescovo era sottratto a qual si fosse tribunale, -appena dichiarasse appellarsi al papa; in caso diverso, non poteva -essere giudicato da meno di dodici vescovi, nè condannato che sovra -deposizione di settantadue testimonj fededegni. - -Non poco giovò alla civile equità il diritto, ai vescovi riconosciuto, -d'ammonire l'autorità di qualunque disordine, e chiedere fossero -abrogate o mutate le leggi devianti dalla giustizia. Quindi la -protezione in cui la donna, balocco di regie passioni, fu presa da -essi onde mantenere la santa castità del matrimonio, e sublimarlo -nell'opinione; quindi le barriere poste all'abuso de' giuramenti e dei -duelli giudiziarj; e se le ordalie non abolirono come troppo radicate -nella consuetudine, le trassero però a sè coi riti, siccome un modo di -campare molti innocenti. Ad egual modo non essendo possibile strappare -ai signori il privilegio della ostilità privata, vi posero ripari -secondo i tempi, l'asilo nei luoghi sacri e la tregua di Dio. - -Il loro capo dovea poi naturalmente acquistare nello Stato una -posizione, che non è nell'essenza della missione sua, ma che non vi -ripugna: e se già da prima il papa interveniva come giudice od arbitro -ne' grandi interessi dell'Occidente, più il fece dopo che all'estesa -monarchia di Carlo Magno successero tanti piccoli regni, di forze -equilibrate. - -Nello sminuzzamento feudale nulla importava alla Francia quel che -facessero la Danimarca o la Croazia: ma Roma prendea pensiero dello -Spagnuolo come del Polacco; spediva legati e nunzj, prima che si -usassero ambasciadori; deputava giudici e stabiliva tribunali di -nunziatura là dove non conosceasi altro diritto che la spada; dettava -leggi comuni, fondate su una giustizia eterna. Tutti quei popoli -dunque veneravano la romana chiesa; alla sua primazia piegavansi i -nuovi convertiti, giacchè da essa erano venuti gli apostoli loro; -i metropoliti lontani portavano i loro piati alla curia romana. Un -sacerdote inerme, che, scevro da mondani interessi, pronunzia nelle -contese de' principi, o fra questi e i popoli; parla d'onestà e dovere -a coloro, cui unico diritto sono il capriccio e la forza; ovvia le -guerre, protegge il debole; è un tipo sublime che per avventura mai -non fu pareggiato dalla realtà: ma forse vi accostarono altri sistemi -inventati dappoi per mantenere una libera alleanza fra i popoli -d'Occidente? - -Attribuire l'incremento dell'autorità pontificia ad astuzia -tradizionale e a millenarie ambizioni, è sapienza da caffè durante -il medioevo. Non un palmo di terra s'aggiunsero per la via usata -dai principi, la conquista; diversi d'umori, di passioni, d'affetti, -d'ingegno, dall'un all'altro si trasmisero una volontà costante nelle -cose superiori; nelle terrene la lor politica orzeggiava come gli -uomini; perciò in quelle ebbero potenza irresistibile, in queste si -schermivano a stento dal più fiacco nemico: baroni e re prepotenti o -popoli rivoltosi toglievano loro i possessi e fin la libertà; intanto -che la loro voce sonava temuta e venerata nelle parti più remote; e i -popoli esultavano che ai grandi sovrastasse una podestà per arrestarne -il despotismo, il quale soltanto è possibile dove i re si persuadono -nulla aver di superiore. - -L'autorità ecclesiastica poi dei papi, ingrandita col restringere -il potere dei metropoliti, revocare a Roma la collazione di molti -benefizj, sottrarre agli ordinarj i conventi e i beni parrochiali, -favorire le pretensioni dei canonici, fu consolidata dalle false -Decretali. - -Furono queste inventate dai papi per erigervi la propria primazia? -o l'autore si propose di supplire alla mancanza di un codice -ecclesiastico conforme ai bisogni del tempo, raccogliendo titoli -antichi anche spurj; trasformando in vere decretali altri, a cui il -pontificale romano alludeva, o desumendoli da storici e da padri -della Chiesa e da collezioni anteriori? Ne disputano gli eruditi: -ben sappiamo che, al risorgere della critica, il Valla e i cardinali -Baronio e Bellarmino ed altri non meno pii che dotti non esitarono -a dichiararle false; ma al comparir primo trovavansi così conformi -ai principj ed alle istituzioni della Chiesa, che i più le accolsero -senz'altro, sinodi e papi le citarono, altri compilatori vi fecero -sopra fondamento, e ne restò legittimata la supremazia papale. - -Ma altrettanto erano altere le pretensioni dell'autorità secolare, onde -non era possibile procedessero senza venire a cozzo. La Chiesa avea -sempre gelosamente provveduto che l'elezione de' prelati rimanesse -libera, e fatta per merito non per sollecitazioni, o tumulti, o -mercato. Ma quando ogni possesso ed ogni autorità si ridusse feudale, -tal si volle ridurre anche l'ecclesiastica: e parve ai re poter -obbligare i prelati a prestar loro l'omaggio e chiedere la conferma -de' possessi e delle giurisdizioni; ed essi ne gl'investivano colla -tradizione dell'anello e del pastorale. - -Il diritto d'investirli dava ai re una grande ingerenza anche -nell'eleggerli, e presto una specie di padronanza nelle cose -ecclesiastiche. Mentre riduceano i sacerdoti ad obblighi secolareschi, -_raccomandavano_ spesso le badie a qualche secolare (_commende_), -cioè gliene attribuivano i frutti, lasciando al clero i pesi. Di -qui un traffico di ecclesiastiche dignità, le quali portando lucro e -potenza, procacciavansi con denaro, o, come lamentava san Pier Damiani, -«coll'adulare il principe studiandone le inclinazioni, obbedendo -ad ogni suo cenno, applaudendo ogni parola che gli caschi di bocca, -andandogli in ogni cosa a versi. Non è comprata cara la dignità con sì -lunga servitù, col far da parasito e buffone per diventare vescovo?» - -Dal soverchio ingrandimento veniva dunque umiliazione vera al clero; -onde Attone vescovo di Vercelli[377] non rifina di compiangere le -tirannidi usate ai vescovi, accusati da chi che fosse, costretti -a difendersi col giuramento e col duello; intanto che i principi -carpivano al clero e al popolo le elezioni; e non ai più degni, ma -guardavano a parentele, servigi, ricchezze; talchè s'accumulavano -in un solo molte prelature, o attribuivansi a fanciulli che appena -sapessero qualche articolo di fede, tanto da rispondere ad un esame -di semplice formalità. Manasse possedeva i vescovadi d'Arles, Milano, -Mantova, Trento, Verona: già incontrammo un vescovo di Todi di dieci -anni, un papa di nove. Il padre che avea portato in braccio suo figlio -alla sede, mercanteggiava a nome di lui cariche, parrochie, benefizj, -riscoteva le decime e il prezzo delle messe, e colla spada faceva e -disfaceva nella diocesi, come fra' suoi vassalli[378]. - -Gli uomini di retta volontà rifuggivano da tali accatti; onde le -cattedre restavano a gente che, entrata di rapina a guardia del gregge, -come avrebbe offerto quella perfezione di virtù che è richiesta dalla -Chiesa? come avrebbero potuto essere gli uomini di Dio e del popolo, se -prima dovevano essere gli uomini del re? e come non essere gli uomini -del re, quando questo li sceglieva secondo i suoi interessi? Ben la -santità di alcuni e la bontà del basso clero manteneva la distinzione, -che il carattere e le funzioni pongono fra laici e sacerdoti: ma -quelli d'illustre nascita o di elevata dignità si brigavano nelle -occupazioni della nobiltà, e meglio della teologia e delle pacifiche -virtù credevano s'addicessero al grado loro le armi, il mestar partiti -e maggioreggiare nelle Corti. - -Quando Arnolfo arcivescovo milanese si condusse ambasciatore alla -Corte greca, traeva immenso codazzo d'ecclesiastici e secolari, fra -cui tre duchi e assai cavalieri, ai quali avea distribuito pelliccie di -màrtoro, di vajo, d'ermellino; esso poi montava un cavallo non solo di -ricchissima bardatura, ma ferrato d'oro con chiovi d'argento. - -Da questi scialacqui come rifarsi? dilapidando le chiese e i poveri, -rivendendo le dignità minori, guastando così l'umor vitale fin -nelle parti estreme. Assenti dalle diocesi anche per tutta la vita, -corteando, addestrandosi alle battaglie colle caccie, i vescovi -corrompevano i proprj e lasciavano corrompere i costumi del clero in -guisa deplorabile. Ad esempio de' grandi, i patroni secolari faceano -bottega de' piccoli benefizj. I laici non badavano alle scomuniche, -sapendo che già le aveano incorse quelli che le lanciavano. Chi non -avesse altro, vendeva le preghiere, essendo invalso che uno potesse -adempiere alle penitenze d'un altro, e con orazioni o con battiture -espiar la pena dovutagli. Domenico Loricato ebbe questo nome perchè -portava un petto di ferro, e catene attorno al corpo, e spesso -assumevasi la penitenza dei cento e dei mille anni. Credevasi allora -che tremila sferzate equivalessero a un anno di penitenza; e durante -la recita dei cencinquanta salmi poteansi dare quindicimila colpi. Col -recitar dunque venti volte il salterio sotto continua flagellazione -adempivasi alla penitenza di cento anni; e talora Domenico la compiva -in sei giorni[379]. - -Non solo le cronache, ma le invettive de' santi ed i concilj -testimoniano tale depravamento, da mostrare che veramente divina era -l'istituzione della Chiesa se non soccombette. Uno dei più virtuosi -e dotti di quel secolo fu Pietro da Imola (988-1072), che abbandonato -dalla madre a curare i majali, fu tolto a educare dal fratello Damiano -arcidiacono di Ravenna, da cui per riconoscenza prese il nome di -_Damiani_. Presto fu maestro egli stesso, e sequestratosi dal mondo -nel romitaggio di Fontavellana, aperto allora dal beato Ludolfo appiè -dell'Appennino nell'Umbria, ne divenne abate, e molti eremi fondò -e de' suoi scolari molti vide unti vescovi. I papi lo adoprarono in -affari scabrosissimi, e lo fecero cardinale vescovo d'Ostia, dignità -che non accettò se non dopo minacciato di anatema, e non si tenne -contento se non quando alfine impetrò di tornare nel suo convento. Fra -una vita operosissima, preghiere, digiuni, cilizj erano sua continua -compagnia, dormiva s'una stuoja, e ricreavasi coll'intagliare cucchiari -ed altri arnesi di legno. Inventò l'uffizio della Madonna: oltre le -cencinquantotto lettere e relazioni sugl'importanti negozj ch'ebbe -a trattare con re e con prelati, ne abbiamo settantacinque sermoni, -vite di molti santi suoi contemporanei, e sessanta opuscoli esegetici, -teologici e storici, in dettatura migliore de' contemporanei, eppur -diffusa e intralciata, e con un cumulo di miracoli e apparizioni di -morti. - -Zelantissimo della miglior disciplina, torna ogni tratto a deplorare -il pervertimento de' prelati, e — Han fame d'oro (intuona), e dovunque -giungono vogliono vestir le camere a gale di cortinaggi, meravigliosi -di materia o di lavoro. Distendono sulle seggiole gran tappeti ad -immagini di mostri; larghe coltri sospendono alla soffitta perchè -non ne caschi polvere; il letto costa più che il sacrario, e vince in -magnificenza gli altari pontifizj; la regia porpora d'un solo colore -non contenta; e si vuole coperto il piumaccio con tele miniate d'ogni -genere di splendori. E perchè ci puzzano le cose nostrali, godono -soltanto di pelli oltremarine, condotte per molto argento: il vello -della pecora e dell'agnello si ha in dispetto, e voglionsi ermellini, -volpi, màrtori, zibellini. Mi vien fastidio a numerare queste borie, -che movono a riso, è vero, ma a tal riso che è radice di pianto, -vedendo questi portenti d'alterigia e di follia, e le pastorali bende -sfavillanti di gemme e qua e là scabre d'oro»[380]. - -Il beato Andrea, abate di Vallombrosa, esclama: — Era il ministero -ecclesiastico sedotto da tanti errori, che appena si sarebbe trovato -alcuno alla propria chiesa; chi con isparvieri e cani dandosi attorno, -perdevasi in caccie; chi faceva da tavernajo, chi da usuriere; tutti -con pubbliche concubine passavano vituperosamente lor vita, tutti -fradici di simonia, tanto che nessun ordine o grado dall'infimo al -sommo poteva ottenersi se non si comprava al modo che si comprano le -pecore. I pastori, cui spettava rimediare a tanto guasto, erano lupi -rapaci»[381]. - -Raterio nacque d'un legnajuolo, e anche divenuto vescovo di Verona -amava fabbricare e restaurar chiese; così povero che nè cappellano -aveva nè famiglio; nessun lusso nel vestire e nel calzarsi, dormire -in terra o sopra un pancone, tenere a mangiar seco ogni qualità di -persone, digiunare talvolta fino a nona, facendo penitenza per gli -altri; non che curare le maldicenze, donò dodici soldi d'argento a uno -che gli aveva detto ingiuria. Egli muove caldissimi lamenti contro il -clero nostrale, che sollecitava la libidine con vini e cibi; e raccolto -un concilio, trovò che molti nè tampoco sapevano il _credo_[382]. A -Farfa, Campone e Ildebrando avvelenano l'abate, e a forza di denari il -primo ne ottiene la dignità; ma Ildebrando scontento solleva i vicini -di Camerino, caccia Campone, e si fa donno del monastero; Campone con -maggiori somme si trae dietro altri, recupera il posto, e attende a -mettere al mondo figliuoli e arricchirli coi beni del monastero. - -Alberico, nominato vescovo di Como da re Enrico II (1010), di cui -era cappellano, donò ai monaci Benedettini un podere del clero di -Sant'Abondio, perchè questo ne faceva scialacquo _in pazzie e in -cure secolari_. Aveva sotto di sè vassalli, gastaldi, avvocati, il -visdomino; e fu degli zelanti nel riformare il clero. Eppure avendo -avuta da re Corrado in commenda la ricchissima badia di Breme in -Lomellina, per venirne in possesso fece metter le mani addosso -all'abate, e cacciatolo in carcere lo costrinse a giurargli fedeltà. -Poi al tempo del ricolto andò al monastero, e fece egual violenza a -due monaci che per avventura si opponevano alle sue depredazioni; ma la -notte, ecco san Pietro gli compare al letto, e non pago di rimproveri, -lo batte e mutila in sì mal modo, che la mattina avendolo i monaci -costretto a partirsene, tra via morì[383]. - -Clero e popolo, trovandosi esclusi dalle nomine, e imposti superiori -sconosciuti o perversi, mal si rassegnavano all'obbedienza, e ne -nascevano turbe e tumulti. A Firenze il vescovo Pietro di Pavia -era tacciato di aver compra la dignità dall'imperatore; contro -lui principalmente alzano la voce san Gualberto fondatore dei -Vallombrosani, e Tenzone che da cinquant'anni stava murato in una -celletta; pretendeano non si dovessero ricever da esso i sacramenti, -e accusavano di connivenza Pier Damiani, il quale rispondeva che, -ammettendo ciò, vi sarebbe da un pezzo interruzione nel ministero -della Chiesa di Dio. Per finirla, il vescovo mandò ad assaltare il -convento di San Salvi, trucidando quanti monaci furono côlti (1067). -I sopravissuti invocarono il giudizio di Dio per provare esser Pietro -indegno di quella sede. Eretti due roghi vicini e accesili, il monaco -Giovanni vi passò scalzo senza nocumento o dolore; Pietro si ritirò in -un monastero, e Giovanni _Igneo_ divenne cardinale e vescovo d'Albano. -Di Roma abbiam già detto abbastanza e troppo. - -A tanta corruzione i concilj opponevano decreti di morale e di -disciplina: s'introducevano regole più austere, qual fu l'Ordine -dei Cluniacesi (910), che dalla Francia ove nacque presto si diffuse -anche in Italia; il severissimo de' Certosini (1084), dal fondatore -san Brunone portato alla Torre in Calabria. Romoaldo, nobilissimo -ravennate e confidente di Ottone III, ritiratosi nel deserto di -Camaldoli (_campus Maldoli_) (1012), tra le più belle faggete e abetine -che coronino la vetta degli Appennini, fabbricò una chiesa e cellette -distinte per ciascun monaco, dettando una regola di continui digiuni e -prolungati silenzj. Incessantemente egli predicava contro la simonia, e -disciplinava il clero; molti prelati simoniaci venivano a consultarlo, -«ma (dice Pier Damiani) non so s'egli abbia emendato un solo; tanto è -dura quest'eresia, e tanto difficile la guarigione, che con meno fatica -si convertirebbe un Ebreo». A un conte Olibano, che venuto con gran -corteo alla sua cella, gli espose i proprj peccati, intimò non potrebbe -salvarsi se non rinunziando alle pompe del secolo: e quegli obbedì, e -si fe monaco. A Ottone III, in penitenza dell'avere ucciso Crescenzio, -impose pellegrinasse a pie' scalzi da Roma al monte Gargáno, poi nel -monastero Classense di Ravenna digiunasse l'intera quaresima, cinto -di cilizio, e dormendo s'una stuoja. Esso imperatore l'obbligò a uscir -dalla solitudine per riformare il monastero Classense; ma que' monaci -non sapeano adattarsi a tanto rigore, sicchè Romoaldo ruppe la verga, -e tornò al suo ritiro. Qui visse fino a cenventitre anni; poi Rodolfo, -quarto priore, fabbricò a valle il convento di Fontebuona, i cui monaci -doveano procurare i poveri alimenti agli eremiti della montagna; e -quella congregazione, approvata da Alessandro II (1072), acquistò -dappoi tante ricchezze, quanta a principio n'era stata l'umiltà. - -In una delle ricorrenti baruffe cittadine era stato ucciso un nobile -fiorentino, e tutta la parentela tenevasi obbligata a vendicarlo. -L'uccisore stava dunque in grande apprensione, e scontrato uno d'essi -parenti, per nome Giovanni Gualberto, in un calle ov'era impossibile -cansarlo, dandosi perduto, si gittò a terra colle braccia tese a pietà. -Giovanni, venerando la croce che in quell'atto egli rappresentava, gli -perdonò; e colla tenerezza infusa da una buona azione entrando in San -Miniato, parvegli che un crocifisso s'inchinasse, quasi ringraziandolo -d'aver perdonato a suo riflesso. Tocco dal miracolo, lascia il mondo -quando di maggiori attrattive lusingava la sua giovinezza, e a malgrado -del padre (1060), raccorci i capelli, veste l'abito; poi per desiderio -di maggior solitudine si colloca a Vallombrosa negli Appennini, -rimettendo al primitivo rigore la regola di San Benedetto, dando a' -suoi un vestire di grossa lana bianca e bruna, e, cosa nuova, con frati -laici distinti di condizione, a' quali era permesso parlare mentre -fuori attendevano a lavori. - -Leone da Lucca, che, sebbene abate della Cava, andava far legna al -bosco, e grossi fasci ne portava a Salerno da vendere per vantaggio dei -poveri, riprese più volte l'avarizia e crudeltà del principe Gisolfo; -ma trovandolo incorreggibile, gli predisse che sarebbe spodestato -da Roberto Guiscardo. Più d'una volta presentossi alle prigioni, e -senza che alcuno osasse opporsegli, liberò quei che il principe avea -condannati a morte. - -E Giovanni Gualberto, e San Nilo, romito di Calabria, ed altri di -quel tempo moltiplicarono miracoli di conversioni, ma la voce e -l'esempio de' pari loro riuscivano d'efficacia parziale, nè a piaghe -incancrenite poteva venire il rimedio se non da quel seggio, alla cui -altezza principi e popoli affisavano lo sguardo. Ma la sede romana -era talmente contaminata, che gl'imperatori ne coglievano pretesto per -collocarvi loro creati, perpetuando in tal modo l'abuso delle illegali -elezioni. Gerberto, monaco dell'Alvergna, poi abate di Bobbio, fu -dotto nelle matematiche, le quali voleva nelle scuole si accoppiassero -alla dialettica per crescere forza e penetrazione agli intelletti; -introdusse o estese l'uso delle cifre arabiche, con gran cura adunava -libri, pose a Magdeburgo un oriuolo forse a bilanciere, e chi entrasse -nella camera di lui, vi vedeva astrolabj, sfere, cifre strane, e -l'altro corredo da astrologi e maghi. Fu dunque creduto un di costoro, -e che avesse patteggiato col demonio per apprendere que' bei trovati e -i modi di salire alla suprema dignità. Questi modi però erano scienza -superiore ai contemporanei e perseveranza: e dopo che fu arcivescovo di -Reims, Ottone III suo scolaro il collocò arcivescovo di Ravenna (999), -in fine papa col nome di Silvestro II[384]. - -Soli quattro anni regnò, e ne' successivi (1003-12) il prefetto di -Roma e la fazione dei conti di Tusculo portarono al seggio Giovanni -XVII e XVIII, Sergio IV, infine Benedetto VIII uno di essi conti, che -illaudabile come pontefice, dell'abilità guerresca si giovò a snidare -da Luni i Saracini. Denaro e forza gli diedero successore il fratello -Romano ancora laico (1024), console e senatore di Roma, che volle -chiamarsi Giovanni XIX, e che vendette per ripagarsi. Poi la fazione -stessa tusculana fece eleggere un suo nipote Teofilatto (1033), di -dodici anni, che disonorò colla scostumatezza il nome di Benedetto IX. - -Due volte dalla pubblica indignazione cacciato e surrogatogli Silvestro -III, due per la forza imperiale ricuperò la tiara; la vendette a -Giovanni XX, poi col denaro ritrattone soldò gente e ripigliolla. -Graziano arciprete, entrato conciliatore, sì bene destreggiò e spese, -che ottenne per sè il pontificato (1044), col nome di Gregorio VI. -Allora sedettero tre papi contemporanei, che non pensavano a regolare -la Chiesa, ma a spartirsene gli emolumenti. - -Invitato a riparare a tali disordini, Enrico III convocò a Sutri un -concilio, ove Silvestro III e Giovanni XX furono sentenziati d'intrusi, -e Gregorio, confessando averlo ottenuto per vie riprovate, depose il -pastorale, e si ritirò fra i Cluniacesi. L'imperatore fece eleggere -Sugero vescovo di Bamberga, che prese il nome di Clemente II (1046), -coronò Enrico, e pensava svellere la dominante simonia, ma pontificò -appena un anno. Al morir suo, Benedetto IX ritorna[385]; ma Enrico -spedisce a Roma Poppone vescovo di Bressanone, che pochi giorni siede -papa col nome di Damaso II; indi la dieta raccolta a Worms elegge -Brunone vescovo di Toul (1048). Così, per evitare le doppie e le turpi -elezioni, credessi necessario che i re destinassero i capi alla Chiesa, -e preferissero Tedeschi, meno corrotti e alieni dalle fazioni. Brunone -aveva cercato sottrarsi al papato sin col fare pubblica confessione -de' proprj peccati: indotto poi ad accettarlo, nell'avviarsi a Roma -volle averne parere con Ildebrando, monaco di Cluny in gran riputazione -di dottrina e virtù; il quale mostrandogli l'indegnità di un'elezione -laica, l'indusse a mutare l'abito pontificale in quel di pellegrino, -fin a tanto che il popolo e il clero di Roma non lo avessero -liberamente nominato. - -Finchè vendevansi le chiese, finchè se ne otteneano le dignità per -moneta e brogli, finchè il libertinaggio di chi le occupava inchinavasi -ai principi venditori più che non ai pontefici riformatori, potea -mai sperarsi che i vescovi ricuperassero l'indipendenza d'autorità, -di cui avevano fatto getto per acquistare la libertà de' costumi? -Depravata la Chiesa perchè si secolarizzò, bisognava tornarla alle -norme ecclesiastiche, rinvigorire il sacerdozio, il monachismo; sopra i -malvagi, di qualunque grado fossero, istituire un censore, disoggetto -da temporali potenze; e tale non potendo essere se non il papa, era -duopo sottrarne l'elezione ai laici, sciogliere i sacerdoti dal legame -feudale, e perciò isolarli dalle famiglie. Chi si accingesse a rompere -il triplice vincolo della terra, della famiglia, dell'autorità con cui -il clero trovavasi legato alla società, troverebbe durissimo cozzo nei -re che scapitavano di potenza, nei preti che perdevano comodità alle -passioni, nelle molli abitudini. Non poteva egli esser dunque che un -eroe; nè i passi dell'eroe e in età sciagurate vanno misurati col metro -dell'uomo ordinario e de' tempi quieti. - -Nel monastero di Cluny era cresciuto Ildebrando (n. 1013), di Soana -nel Senese; ed erudizione profana e sacra, integerrimo costume, cuor -retto, giudizio ponderato nell'ideare, ferma prudenza nell'eseguire, -presto lo segnalarono. Stomacato della universale corruttela, vide -non potersi correggere il mondo se non correggendo la Chiesa che -n'era capo; e vigile, attivo, indomito, sempre fondato sulla vetusta -tradizione e sul voto del popolo, vi si applicò quando fu preso a -consigliere dai pontefici. Le nefandità, tra cui era testè corso il -papato, lo convinceano che ogni male venisse dal restare la suprema -dignità commessa all'elezione interessata e corrotta de' secolari: ma -poichè non si poteva di tratto abolire la pretensione degl'imperatori, -cominciò a sanare le nomine regie col sottometterle alla rielezione -del clero e del popolo. In questo intento consigliò Brunone d'entrare -in Roma da pellegrino (1049), e quivi chiedere il suffragio di chi -solo v'avea diritto. Brunone, che fu Leon IX, il fece, ed annunziò -il divisamento di deporre i vescovi simoniaci; ma trovò il male così -esteso, che fu costretto rallentar quel rigore, imponendo solo quaranta -giorni di penitenza ai convinti. - -Lui morto (1055), Enrico III nominò il monaco Gebardo suo consigliere, -persona specchiata, che assunto il nome di Vittore II, per sè e -coll'opera d'Ildebrando procacciò a riformare la disciplina. Dopo di -lui, una fazione, sazia di tanti papi tedeschi, portò al seggio Stefano -IX (1057), che fu zelantissimo della disciplina, e che, morendo dopo -soli otto mesi, pregò non si eleggesse il successore fin quando di -Germania non tornasse Ildebrando. Però Gregorio conte di Tusculo, -armata mano, fe proclamare l'inetto Giovanni vescovo di Velletri -(1058), col nome di Benedetto X. Ildebrando, conoscendo che il papa -d'una fazione sarebbe ancor peggio che il papa d'un imperatore, si -unì ai grandi, a Pier Damiani e ad altri cardinali, pregando dalla -imperatrice Agnese un altro pontefice, il quale fu Gerardo vescovo -di Firenze. Ildebrando, che ne recò l'annunzio, ebbe cura fosse -rieletto in un sinodo a Siena, ove prese il nome di Nicola II (1059); -e perchè più non si rinnovassero le elezioni tumultuarie, lo indusse a -toglierne il diritto al re ed al popolo, per affidarlo ad un concilio -di cardinali vescovi e cardinali cherici[386], salvo l'approvazione del -clero e l'onore dovuto all'imperatore. - -I grandi, stizziti del vedersi tolto il lucroso privilegio, spedirono -chiedendo un papa al nuovo imperatore Enrico IV; e i prelati lombardi -da lui convocati a Basilea (1061), abrogata la costituzione di -Nicola, stanziarono che il pontefice dovesse scegliersi nel _paradiso -d'Italia_, come definivano la Lombardia, acciocchè avesse viscere -tenere a compatire la fragilità umana, ed elessero Cadolao vescovo di -Parma, che si fe dire Onorio II[387]. Venne costui a prendere possesso -della dignità colle armi, alleandosi anche colla fazione di Tusculo; -ma Ildebrando avea già fatto proclamare dai cardinali Anselmo da -Baggio vescovo di Lucca, col nome di Alessandro II. Lo scisma proruppe -in guerra civile, dove il papa legittimo restò vinto in prima, indi -vincitore. Solo dopo molti anni l'arcivescovo di Colonia Annone, tutore -di Enrico IV, lo riconobbe: e Cadolao, gran tempo sostenuto nel Castel -Sant'Angelo da Cencio, che comprò a contanti, riuscì a fuggire, senza -però mai rinunziare alle sue pretensioni. Un concilio adunato a Mantova -chiarì legittima l'elezione di Alessandro. - -Tanta potenza esercitando, riverito come signore dai papi medesimi, da -un pezzo Ildebrando avrebbe potuto sedere sulla cattedra di san Pietro, -qualora l'avesse ambita; ma celebrandosi le esequie di Alessandro, la -folla (1073) invade tumultuosamente la basilica Laterana, acclamando -d'ogni parte Ildebrando papa per volontà di san Pietro. Egli accorse -al pulpito per chetare quel disordine; tutto invano; nè il gridare -ristette finchè i cardinali non ebbero annunziato pontefice l'eletto -dal popolo e dall'apostolo. Allora la pompa del nuovo papa e le -acclamazioni si mescolarono in modo strano all'apparato funebre e al -corteo di suffragio. - -Con ciò si preveniva l'intervenzione e la probabile opposizione -imperiale, e assicuravasi ai cardinali il contrastato privilegio -elettorale: pure Ildebrando ne informò Enrico, pregandolo sottrarlo -da quel peso, altrimenti dichiarandosi mal disposto a soffrire i -comporti di esso imperatore. Malgrado questa diffida, non avendovi -trovato ombra di simonia, Enrico non potè negare l'assenso. Allora -col nome di Gregorio VII piglia assunto di guerreggiare la simonia e -l'incontinenza, che da due secoli insozzavano la sposa di Cristo; trova -che la forza domina dappertutto? e' vuol dappertutto far prevalere il -pensiero; trova il pontificato fiacchissimo, robustissimo l'Impero? -e' si propone di sottometter questo a quello, come l'anima comanda al -corpo, come l'ingegno dirige le braccia. Viaggiò per Italia amicandosi -i prelati buoni; e agevole dovunque trovasse docilità, inflessibile -coi contumaci, instaurava l'antica disciplina. Abbracciando l'intera -cristianità nelle sue attenzioni, dove in persona non giungesse -moltiplicavasi per via di legati; non negligeva le minuzie della reggia -e della cella; ingiunse che tutti i vescovi nelle proprie chiese -facessero insegnare le arti liberali; e non badava a farsi nemici, -perchè in ogni atto si proponeva non la superbia umana, ma la salute -delle anime. - -Divenuto il sacerdozio e le prelature impiego dei ricchi, quest'una -cosa mancava, che quelle comodità non si dovessero comprare colle -astinenze del celibato, nè il posseder benefizj togliesse i godimenti -della famiglia; da ultimo si rendessero patrimonio le dignità, i -vescovadi, il papato, introducendo anche nella Chiesa l'assurdità delle -cariche ereditarie ch'ella avea sempre rejetta. Ed a questo pure si -tendeva; e già in molte diocesi era invalso il matrimonio dei preti, -che la prudenza, il decoro, la libertà necessaria al clero aveano fatto -vietare. Allora dunque che Gregorio richiamò la trascurata proibizione, -si allegavano la consuetudine d'alcune diocesi, i privilegi speciali, -i legami di famiglia già contratti, e un lamento levossi per tutta la -Chiesa occidentale. - -Il clero dell'alta Italia erasi di buon'ora corrotto, e già al tempo -de' Longobardi Paolo Diacono deplorava che più nessuno frequentasse -il San Giovanni di Monza, in grazia de' suoi preti concubinarj -e simoniaci. Ne' contorni di Brescia, al 790, uscì un monaco ad -annunziare imminente la fine del mondo, colpa la depravazione dei -monaci; e spacciatosi profeta, distribuì i suoi seguaci in cori -d'angeli, guidati da arcangeli, e maltrattò i monaci, sinchè non venne -mandato a morte[388]. - -A Milano il mal costume era cresciuto in proporzione delle ricchezze -e della potenza del clero; e indarno il concilio di Pavia avea voluto -interdire il matrimonio ai preti, che pretendevano appoggiarsi ad -una concessione di sant'Ambrogio[389]. Vi serpeva pure la simonia, -e fin dall'820 papa Pasquale si lagnava colla chiesa milanese del -trafficarvisi d'ordini sacri. Per ciò e per ambizione quel clero stava -alieno dalla santa sede, e per due secoli se ne tenne quasi separato, -pretendendo che la chiesa di sant'Ambrogio non fosse inferiore a quella -di san Pietro. Guido da Velate (1045), postovi arcivescovo per favore -del re e contro il privilegio del capitolo[390], vendeva le cariche, -scaricava su altri il peso del suo ministero, mentr'egli consumava -tempo ed entrate in caccie ed esercizj guerreschi. L'alto clero il -favoriva per imitarlo; ma il minore ed il popolo ne prendeano scandalo -e nausea, a tal segno che, mentr'egli celebrava, l'abbandonarono tutto -solo all'altare. - -A capo de' rigorosi stava Anselmo da Baggio, prete della metropolitana; -onde Guido lo fece dall'imperatore destinare vescovo di Lucca. Neppur -là dimenticò egli la patria; e udito come Guido avesse nominato sette -diaconi indegni, corse a Milano, e s'affiatò con Landolfo Cotta ed -Arialdo d'Alzate, principali fra i rigoristi, e cominciarono alzar -la voce a rischio della vita, più ascoltati quanto più apparivano i -vizj del clero. Tosto si formarono due fazioni nella diocesi: una -dell'alto clero co' suoi parenti ricchi e titolati e sostenuti da -forte vassallaggio, e li chiamavano i Nicolaiti; l'altra detta dei -Patarini, poveri e plebei, ma forti nella bontà della causa e nel -favore della moltitudine. Fin alle armi si venne; ma trovato chi osa -dire una verità, può soffocarsene il suono? Roma sostiene quelli che -il ferro dei grandi minaccia e che i sinodi provinciali scomunicano. -Pier Damiani e Anselmo da Baggio, spediti legati dal papa in Lombardia, -mostrato come fosse ingiusta la pretensione di non dipendere da Roma, -tornarono la chiesa milanese all'antica sommessione, e in un sinodo -a Roma quell'arcivescovo tenne il primo posto, e ricevette dal papa -l'anello, col quale fin allora i re d'Italia erano soliti investirlo. -Lasciarono in carica Guido, affinchè il deporlo non mettesse sgomento -agli altri, tinti della pece istessa; ai meno colpevoli imposero di -digiunare a pane e acqua, per cinque anni, due giorni ogni settimana, -e tre nelle quaresime di pasqua e del san Giovanni; a' più rei, sette -anni, oltre il digiuno d'ogni venerdì, vita durante; all'arcivescovo -per cento anni, dei quali però poteva riscattarsi a prezzo; e dovea -promettere di mandar tutti i preti colpevoli in pellegrinaggio a Roma o -a San Martino di Tours, ed egli stesso andare a San Jacopo di Galizia -e al santo sepolcro[391]. All'eguale effetto riuscirono nel resto di -Lombardia. - -Mal soddisfatti de' miti provvedimenti, e accorgendosi come gli -avversarj dissimulassero solo per necessità, incalorirono l'opposizione -Arialdo e Landolfo, poi alla morte di questo il fratello Erlembaldo, -ancor più risoluto, e che allor allora tornando dal pellegrinaggio in -Terrasanta, aveva infervorato il proprio zelo col visitare le soglie -degli Apostoli, dove il papa lo elesse confaloniere della Chiesa. -Anselmo da Baggio, salito papa col nome di Alessandro II, favorì di -forza gli zelanti, mentre Erlembaldo allettava plebe e giovani (1065), -e a capo d'armati strappava dagli altari i preti concubinarj, e correva -da Milano a Roma per attingere incoraggiamenti e forza. Di rimpatto il -clero istigava la boria patriotica contro Roma, i nobili difendevano -colle armi i loro parenti e creati; onde ogni giorno baruffe e sangue: -scene riprodotte nelle altre città, come gli scandali che vi davano -occasione. - -E del furore armato cadde vittima Arialdo con orribili strazj. Il -sangue esacerba le ire; Guido co' suoi è cacciato; ed egli vende la -dignità a un Goffredo, che d'intesa coi vescovi e coi capitanei di -Lombardia, va coll'anello e col pastorale al re di Germania, e gli -propone di sterminare i Patarini se lo investa dell'arcivescovado. -L'imperatore, desideroso d'umiliare il papa e chi per lui, -accondiscende alla domanda, e l'intruso s'accinge all'effetto: ma -Erlembaldo piglia le armi, e dopo saccheggi e incendio, rimasto -padrone della città, governa con un consiglio di trenta persone, -confisca i beni di qualunque prete non possa con dodici testimonj -giurare di non aver avuto affare con donne: molti, insofferenti della -insolita dominazione, fuoruscirono; più volte si tornò alle mani, -intanto che gli uni e gli altri imparavano a governarsi senza nè -conte nè arcivescovo, in vera repubblica. Principi e buffoni cuculiano -quegl'involontarj divorzj dei preti: i nobili rientrati s'affaticano -a screditare i Patarini, e blandiscono il popolo col proporgli una -confederazione, allo scopo di assicurare l'integrità della chiesa -milanese. - -Morto Guido (1071), Erlembaldo fa eleggere arcivescovo un giovinetto -Attone; e la fazione contraria si leva in armi, assale il prelato, che -non potè salvar la persona se non salendo in pulpito e abdicando: ma -Roma lo riconobbe, e scomunicò Goffredo. Erlembaldo continuava guerra -ai concubinarj; ma i nobili tornati in armi lo uccisero (1075), e il -popolo lo onorò come martire. - -Il conte Everardo, uno scomunicato spedito da re Enrico, adunati i -signori lombardi a Roncaglia, li ringraziò d'avere ucciso Erlembaldo, -proscrisse i Patarini, e fece eleggere un nuovo arcivescovo; in modo -che tre persone portavano questo titolo. Ma il popolo, che pativa dalla -corruzione del clero, che mal comportava si sperdessero in reo lusso le -ricchezze concedute alle chiese per sollievo de' poveri, che dal rigore -de' monaci era stato avvezzo a considerare come perfezione il celibato, -e che suol pretendere maggiori virtù da chi lo dirige, vigorosamente -sostenne il decreto del papa che l'imponeva, maltrattò i renitenti, li -respingeva dagli altari o fuggiva dai loro sacrifizj; onde quell'ordine -prevalse, dopo quasi un secolo di contrasti. Sciogliendo i sacerdoti -dai legami della famiglia, assicurava una milizia, devota interamente -al pontefice, e intenta a saldarne la potestà; toglieva che le dignità -passassero per retaggio, anzichè essere attribuite per merito; e che -divenissero beni di famiglia quelli che erano stati commessi alle -chiese come patrimonio universale dei poveretti. - -Il patriarca di Aquileja, dopo la quistione dei Tre Capitoli, -era rimasto a capo di quanti vescovi reluttavano alle decisioni -del pontefice; alfine piegò anch'esso, ed ora nel ricevere il -pallio dovette dare un giuramento (1079) che poi si estese agli -altri metropoliti e ai vescovi nominati direttamente da Roma; ove -s'obbligavano al modo stesso che i vassalli al signore, cioè di -serbare fedeltà al pontefice, non tramare contro di lui nè rivelarne -i secreti, difendere a tutta possa la primazia della chiesa romana -e le giustizie di san Pietro, assistere ai sinodi convocati da esso, -riceverne orrevolmente i legati, non comunicare con chi da esso fosse -scomunicato: di poi vi s'aggiunse di visitare ogni tre anni le soglie -degli apostoli, o mandare chi rendesse conto dell'amministrazione della -diocesi; osservare le costituzioni e i mandati apostolici, nè alienare -verun possesso della mensa se non consenziente il santo padre. - -Resa al clero la potenza che trae dalla virtù, bisognava saldare -l'indipendenza col toglier via la pietra dello scandalo, il diritto che -i signori laici arrogavansi d'investire coll'anello e col pastorale i -prelati; occasione di simonie e di elezioni indegne. — E che! la più -miserabile femminetta può scegliersi lo sposo secondo le leggi del suo -paese; e la sposa di Dio, quasi vile schiava, dee riceverlo di mano -altrui?» così sclamava Gregorio VII, e forte nella propria volontà e -nel voto del popolo, al quale si appoggiò in ogni suo atto[392], e dal -quale trasse la forza portentosa di superare tanti ostacoli, proibì -agli ecclesiastici di ricevere investitura di qualsiasi benefizio -per mano di laico, pena la destituzione; e ai laici di darla, pena la -scomunica. - -Secondo il diritto politico, il capo dello Stato non premineva a' suoi -vassalli se non per la superiorità attribuitagli dall'infeudazione; -laonde col togliere ai signori d'investire i prelati si sottraevano -questi dalla loro dipendenza, e sottometteasi al pontefice forse un -terzo dei possessi di tutta cristianità. Se poi la Chiesa rinunziasse -ai beni e ai diritti pei quali davasi l'investitura, rimaneva spoglia -d'ogni autorità temporale e dipendente dai principi come oggi il -clero protestante. Se, al contrario, conservandoli ella si esimesse -dal chiedere ad ogni vacanza la conferma secolare, non solo diventava -indipendente, ma sarebbesi dilatata in potenza fin a rendere vassalli i -principi. Non rifuggiva da queste conseguenze Gregorio, poichè, volendo -rigenerare la società per via del cristianesimo, non credea potervi -arrivare finchè la sede romana non fosse levata di sopra dei troni. Ne -veniva per diritta conseguenza il suo mescolarsi alle cose temporali -e al governo de' popoli: ed agli uni vietò il trafficare di schiavi, -ad altri rinfacciò i vizj; scomunicò re contumaci, obbligò altri a -continuare alla chiesa romana quell'omaggio con cui i loro predecessori -ne aveano compensato la tutela; e dove i baroni degradavano gli uomini -alla condizione di bestie da soma, egli voleva rialzarli con santità -più che umana. In ogni sua opera, nulla pel vantaggio personale, tutto -per la Chiesa: inesorabile cogli altri come con se stesso, di fede -irremovibile in ciò che credeva disegno della Provvidenza, egli stesso -si dà come un abitatore delle regioni dove non penetrano mai la nebbia -della paura nè le ombre del dubbio: altri papi aveano gemuto, esortato, -negoziato, transatto; Gregorio comanda, ardisce ogni estremo, vuole -che la potenza papale non abbia altri limiti che la volontà di Dio e -la coscienza, e per correggere gli abusi si colloca di sopra dei re, -interessati a conservarli. - -Si foss'egli incontrato in principi degni, poteva rigenerare la -Chiesa e il mondo: ma in quella vece ebbe a cozzare con malvagi; e il -resistere alle arti loro lo portò a metter fuori tutte le armi che gli -erano offerte dal suo tempo e dalla sua posizione. - -Era succeduto al trono di Germania Enrico IV (1056), re nella cuna, -orfano a sei anni. Educato a tracotante idea della regia potenza, -e a spregio della disciplina ecclesiastica, ai venticinque era già -un tirannello rotto ad ogni bruttura; maltrattò la moglie; le case -contaminava colle libidini, spinte fin nelle sorelle. Singolarmente -egli offese ne' più preziosi diritti i Sassoni, che i loro unendo ai -lamenti di tanti altri, si diressero al pontefice come al repressore -d'ogni vizio e tirannide, come all'appoggio d'ogni sforzo contro gli -abusi; e l'esortavano a deporre quest'indegno regnante: diritto, io -non cerco se giusto, ma riconosciuto in quel tempo non solo dal gius -canonico, ma dal civile de' Tedeschi. Gregorio, già disgustato di -questo imperatore che facea mercato pubblico delle sacre dignità e -tenevasi attorno persone scomunicate, lo citò a giustificarsi davanti -a un concilio in Roma. Più sdegno che timore ne prese Enrico, e gli -rispose che il deponeva di pontefice. - -Ecco dunque due podestà che minacciano a vicenda distruggersi: l'una -avea per sè l'opinione popolare, l'altra la violenza; e ciascuna usò le -armi sue. - -Allora non si pensava che le cose di governo s'abbiano a regolare non -colla morale ordinaria, bensì con una particolare equità. Allora (e -giovi ripeterlo a costoro che la libertà credono nata jeri) uno non -nasceva re, ma doveva essere eletto; cioè condizione del regnare, -era l'esserne meritevole; nè i re erano despoti, ma temperati -dall'assemblea generale della nazione, e dall'autorità pontifizia che -contrappesava la regia, e manteneva la libertà civile. Che se i re non -volessero chinarsi a' suoi decreti, un'arma terribile aveva in mano il -papa, e propria dei tempi, come n'era propria quella potenza. - -Fin dai primi secoli del cristianesimo, la scomunica, oltre escludere -dalla sacra mensa e dalle benedizioni, proibiva di abitare, mangiare, -discorrere col reprobo, e traeva anche conseguenze civili, come -di rimoverlo dagl'impieghi, dalla milizia, dai giudizj. Lentata la -devozione, bisognò crescere lo sgomento delle scomuniche con riti e -formole tali da spaventare la prepotenza armata; gettavansi per terra -candele ardenti, imprecando che a quel modo si spegnesse ogni luce al -maladetto; alcuna fiata fu persino scritta la sentenza col sacrosanto -vino. Qualora poi si trattasse di un potente, veniva interdetta la -città o tutta la provincia dov'egli aveva abitazione o dominio. - -Terribile pena! I fedeli restavano privi di quella parola e di quelle -cerimonie religiose che dirigono l'anima in mezzo ai turbini, e la -francheggiano nelle lotte della vita. La chiesa, monumento ove tanti -segni visibili rappresentano la magnificenza del Dio invisibile -e dell'eterno suo regno, sorgeva ancora di mezzo alle stanze de' -mortali, ma come un cadavere senza sintomo di vita: più il sacerdote -non consacrava il pane e il vino per le anime cupide del vivifico -nutrimento; non rilevava coll'assoluzione i cuori oppressi dal rimorso; -negava l'acquasanta al segno del combattimento e della vittoria. Muto -l'organo, muti gl'inni, che tante volte aveano tornato sereno l'animo -contristato; muto il solenne mattinare delle suore di Cristo: le -campane più non toccano che qualche volta a scorruccio; non più suona -la parola di salute dal pulpito, donde l'ultima ora che il santuario -restò aperto, lanciaronsi sassi, significando alla turba che in pari -modo Iddio l'avea rejetta. Le porte della chiesa del Dio vivente erano -chiuse al par di quelle della terrestre: estinte le lucerne tra canti -funerei, come se la vita e la luce avessero ceduto luogo alle tenebre -e alla morte: un velo nascondeva il crocifisso e le effigie edificanti -che parlano al senso interno per via degli esterni. Solo a qualche -convento era permesso, senza intervento di laici, a bassa voce, a -porte chiuse e nella solitudine della notte, supplicare il Signore a -ravvivare colla grazia gli spiriti estinti. La vita non era santificata -nelle importanti sue fasi, quasi più non esistesse mediatore fra il reo -e Dio; il fanciullo era accolto al battesimo, ma senza solennità, quasi -di furto; i matrimonii si benedicevano sulle tombe, anzichè all'altare -della vita. Il sacerdote esortava a penitenza, ma sotto il portico -della chiesa e in negra stola: quivi soltanto la puerpera veniva a -purificarsi, e il pellegrino a ricever la benedizione pel suo cammino. -Il viatico, consacrato dal prete solitario, portavasi in segreto al -moribondo, ma gli si negava l'estrema unzione e la sepoltura in terra -sacra, anzi talvolta ogni sepoltura, eccetto a preti, a mendichi, -stranieri e pellegrini. Le solennità, epoche gloriose della vita -spirituale, in cui il signore e il vassallo univansi all'altare nella -comunanza della gioja e della preghiera, diventavano giorni di lutto, -ove il pastore fra il suo gregge raddoppiava i gemiti e i salmi della -penitenza universale e il digiuno. Interrotto ogni commercio, questa -morte dell'industria scemava le rendite del signore: i notaj tacevano -negli atti il nome del principe colpito: ogni disastro consideravasi -come frutto di quella maledizione. - -Chi non sa immaginarsi quanto effetto dovessero produrre simili -castighi in secoli bisognosi di fede e di culto, pensi che avverrebbe -se si chiudessero i teatri, i balli, i caffè nella nostra età, -bisognosa di divertirsi, di cianciare, di spensare, come quella di -credere e di pregare. - -Gregorio VII mitigò il rigore delle scomuniche, e mentre dapprima -colpivano chiunque avesse a fare collo scomunicato, egli ne eccettuò -la moglie, i figliuoli, i servi, i vassalli, chi non fosse abbastanza -elevato per dare consigli al principe, e non escludeva dall'usare -a questo gli atti di carità. Egli non fu parco di scomuniche a re -prepotenti; ed, oltre il polacco Boleslao, ne fulminò il normanno -Roberto Guiscardo, che tardava a far della Sicilia omaggio alla -santa sede, e che, piegatosi al colpo, le chiese pace e ne divenne -protettore. - -Cencio, prefetto di Roma, opponevasi all'autorità sacerdotale, e viepiù -dacchè il re fu in contrasto col papa, sicchè questo lo scomunicò. -Ricco e poderoso quanto iracondo, e sperando così gratificare ad -Enrico, penetra costui nella chiesa ove Gregorio compiva le imponenti e -affettuose cerimonie della notte di natale, e presolo pei capelli, lo -trascina nel suo palazzo (1075). Il popolo, che in Gregorio venerava -il proprio rappresentante, unanime si levò a rumore, e assalita la -fortezza, lo prosciolse, e sulle braccia recollo a finire a sera la -messa interrotta all'alba: nè Cencio sarebbe ito salvo, se Gregorio con -magnanimo perdono non avesse mostrato quanto l'uom del popolo sentasi -superiore a quel della spada. - -L'appoggio della fazione di Cencio avea dato baldanza a re Enrico, -il quale raccolse a Worms (1076) un concilio, dove Ugo, cardinale -degradato dal papa, lesse una fila di accuse le più insensate e -feroci, nessuna delle quali (mirabil cosa in tempi tali e fra tal -gente) intacca i costumi di Gregorio; ed essendosi intimato che il -non condannare il papa sarebbe un mancare alla fedeltà giurata al re, -i prelati dichiararono di più non riconoscere Gregorio. I vescovi -lombardi, di cui questo avea frenato l'incontinenza, raccoltisi a -Piacenza, approvarono quella decisione; e Rolando da Siena, assuntosi -di notificarla a Gregorio, lo fece davanti a un concilio da questo -radunato: ma le guardie l'avrebbero fatto a pezzi, se nol salvava -Gregorio. - -Quei padri, ascoltata l'insultante lettera di Enrico, a una voce lo -esclamarono scomunicato; e il papa lo proferì decaduto dai regni di -Germania e d'Italia, dispensò dal giuramento prestatogli, sospese i -vescovi adunati a Worms, e spedì due legati per distogliere popoli -e principi dall'obbedienza. Fu un applauso generale tra' Sassoni e -Turingi, che, adottato per grido di guerra _san Pietro_, si misero -a ordine per deporre Enrico. Visto il pericolo, questi (come fece -Napoleone dopo le sue sconfitte) scarcerò i principi e vescovi che -deteneva: ma già la lega contro di lui abbracciava tutta Germania; -onde, avvistosi che l'esercito non gli basterebbe contro la volontà del -popolo espressa dal papa, scese a trattare; e si convenne di rimettere -la causa al pontefice, dichiarando scaduto Enrico se entro un anno non -fosse ribenedetto. - -Il papa era dunque preso arbitro, onde veniva ad esprimere il voto -della giustizia e della nazione. Il medesimo Enrico nol dichiarò -incompetente; anzi, per non incorrere nuove umiliazioni, risolse -venire a chiedergli l'assoluzione (1077) prima che scadesse l'anno -prefissogli. Nello stridore del verno prese la via d'Italia, -coll'oltraggiata moglie Berta e con un fanciullo. I nemici gli aveano -chiuso ogni valico: solo pel Cenisio sperava passare senza molestia, -giacchè vi dominava l'illustre marchesa Adelaide, unica figlia di -Maginfredo di Susa, e che per le varie nozze col marchese di Monferrato -e col conte di Morienna, alla casa di Savoja potette acquistare -importanza anche di qua dell'Alpi. Governava essa allora con gran lode -col figlio Amedeo; e come madre che era di Berta, accolse benevola -il re, ma nol lasciò progredire se non le cedeva cinque vescovadi -d'Italia[393]; al qual patto gli venne anch'essa compagna. Lietissime -accoglienze ebbe in Lombardia, vuoi dall'alto clero, uggiato delle -papali riforme, vuoi dai baroni, bisognosi dell'appoggio imperiale per -opporsi ai popoli che anelavano alla libertà. Nella restante Italia i -Normanni appoggiavano Gregorio, sì per lealtà feudale, sì per tema che -l'imperatore, fatto potente, minacciasse la loro recente conquista; il -basso clero applaudiva alla rintegrata disciplina, i popolani bramavano -assodare il governo a comune, e respingere i Tedeschi: ma la fautrice -più efficace di Gregorio fu la contessa Matilde. - -Bonifazio, conte di Modena, Reggio, Mantova, Ferrara, aveva (1027) -dall'imperatore Corrado Salico ottenuto il ducato di Lucca ed il -marchesato di Toscana, riuscendo uno de' più potenti signori d'Italia; -e s'aggiunga dei più ricchi e munifici. Quando sposò Beatrice di -Lorena, tenne per tre mesi corte bandita a Marengo, servendo in -piatti d'oro e d'argento quanta baronia vi capitava, mentre tini come -pozzi offrivano vino alla giocondità popolare, ravvivata da sonatori, -giocolieri, saltambanchi. Non trovando Enrico III buon aceto a -Piacenza, e' gliene mandò, ma con barili e vettura d'argento. Di questa -cortesia e d'altre non gli seppe buon grado Enrico, anzi, ingelosito di -tanta potenza e ricchezza, lo avrebbe voluto mortificare col privarlo -de' feudi: ma tolti quelli, tanti beni proprj possedeva, che sarebbe -rimasto ancora grande. Ricorse dunque Enrico alla violenza, e tentò -arrestarlo coll'ordinare che, venendo alla corte, da quattro sole -persone si lasciasse accompagnarlo. Bonifazio menava invece un grossa -comitiva, la quale come vide chiudersi le porte sopra i passi del -padrone, le sforzò. Il colpo fallito persuase Bonifazio che i Salici -aspirassero a toglier via anche dall'Italia le dignità ducali che ne -impacciavano il potere; onde si pose fautore spiegato dei pontefici, -e avversario degli stranieri. Nelle sue guerre e negli acquisti avea -recato danno alle chiese; lo perchè ogn'anno conducevasi alla Pomposa a -confessarsi in colpa, e i monaci _lavavano_ i suoi peccati. E poichè, -al modo de' signori d'allora, conferiva titoli e benefizj per denaro, -l'abate (1052) il flagellò nudo avanti all'altare della Madonna, finchè -non promise astenersi dal sacrilego mercato. Alfine fu assassinato -mentre da Mantova passava a Cremona, e il popolo credette che in quel -luogo più non crescesse erba. - -La sua vedova fu cercata moglie da Goffredo di Lorena, il quale combinò -insieme le nozze del suo figlio d'egual nome con Matilde, fanciulla di -Beatrice (1063). S'adontò l'imperatore che di sì vasti possedimenti -si disponesse senza sua partecipazione, e tanto più a favore d'una -Casa che gli era avversaria in Germania; sicchè nascea pericolo che -l'Italia si staccasse dal regno. Scese dunque sbuffante dalle Alpi, -tenne come statico Beatrice, andata a supplicarlo: ma vedendo Goffredo -con Baldovino suo cugino fare allestimenti in Germania, e temendo -s'accordasse coi Normanni per sottrargli tutta Italia, s'indusse -a dissimulare; e quegli continuò a governare sì gran parte della -penisola. Quando poi suo fratello fu assunto papa col nome di Stefano -IX (1057), si disse che questi avesse in idea di mutar la corona -imperiale sulla testa di Goffredo, e snidare d'Italia e Normanni e -Tedeschi; ma pronta morte dissipò que' disegni. Goffredo parteggiò con -papa Alessandro II contro Cadolao, e prestò il braccio onde reprimere -Ricardo normanno, che, invase alcune terre pontifizie, pretendeva il -titolo di patrizio di Roma. Morto lui (1076), poi anche la madre, -e l'indegno marito Goffredo il Gobbo, Matilde si trovò signora de' -vastissimi dominj paterni, e d'assai terre dell'alta Lorena, spettanza -materna; e ne usava a larghissime beneficenze. - -La Toscana è piena di tradizioni intorno a questa insigne donna, -attribuendo a lei un'infinità di castellari, di ponti, di chiese; a -lei i bagni di Casciano in Valdera, altri bagni a Pisa e il castello -di Montefoscoli, a lei la grandiosa chiesa di Sant'Agata al Cornocchio -nel Mugello, a lei l'ospedale d'Altopascio, e il palazzo e castello di -Nozzano presso Lucca, la quale città cinse di mura e dotò di fondazioni -pinguissime. Dante, così avverso alla dominazione papale, pure la -immortalò collocandola alle soglie del suo paradiso. Intorno ai costumi -di lei varia corre la fama, ma concorde sulla coltura sua, il coraggio, -la perseveranza e la devozione verso la sede pontifizia. Devota, pur -resiste alla tentazione del chiostro, allora comune, onde versarsi -nell'attività del secolo, e malgrado il debole temperamento vi riesce, -mercè l'assistenza divina e la forza del suo carattere. Combatte in -persona, parla la lingua di tutti i suoi soldati, ha corrispondenza -con nazioni lontane, raduna una biblioteca[394], e fa da Anselmo -raccogliere il Corpo del diritto canonico, e quel del diritto civile da -Irnerio, che per sua cura aperse in Bologna la prima scuola di leggi. -Tanta grandezza abbelliva coll'umiltà, e la sua sottoscrizione era -_Mathilda Dei gratia si quid est_. - -Mostrò ella speciale devozione a Gregorio VII; e se Bennone, gran -nemico di Gregorio, tentò denigrare quell'amicizia, niun contemporaneo, -nè il concilio di Worms vi danno piede; e tutta la storia la mostra -innamorata non del papa ma del papato, cui restò fedele per sei -pontificati successivi[395]. - -Nel castello di Canossa, che a mezzogiorno di Reggio sorge -inespugnabile fra gli squallidi valloni dell'Appennino, sede allora di -tanta civiltà, or rovina deserta e quasi ignorata, ricoverò Gregorio -presso Matilde quando temette che il favore de' Lombardi non tornasse -l'ira allo sbaldanzito Enrico IV: ma questo interpose essa Matilde -sua parente, Adelaide di Susa, il marchese guelfo Azzo ed altri -primati d'Italia per essere assolto d'una scomunica che lo portava a -perdere anche la corona. Di segnalati delitti voleva il papa segnalata -la riparazione, sgomento ai baldanzosi, soddisfazione ai deboli -che l'aveano invocato. Esigette pertanto venisse a lui in abito di -penitenza, consegnandogli la corona come indegno di portarla (1077); -ed Enrico, deposte le regie vesti ed i calzari, e coll'abito consueto -de' penitenti potè entrare nella seconda cerchia del castello, ed ivi -attendere la decisione. Intanto le celle del castello erano occupate -dai vescovi di Germania, venuti a penitenza e trattati a pane e acqua; -e i signori lombardi stavano attendati nelle valli circostanti. Poichè -tre giorni l'ebbe lasciato all'intemperie (18 mag.), Gregorio ammise -Enrico al suo cospetto e l'assolse, patto si presentasse all'assemblea -de' principi tedeschi, sommettendosi alla decisione del papa, qual -essa si fosse; frattanto non godesse nè le insegne nè le entrate nè -l'autorità di re. Promesso, dati mallevadori, Gregorio prese l'ostia -consacrata, e appellando al giudizio di Dio se mai fosse reo d'alcuno -degli appostigli misfatti, ne inghiottì una metà, e porse l'altra ad -Enrico perchè facesse altrettanto se si sentiva incolpabile. Potere -della coscienza! Enrico non s'ardì ad un atto che avrebbe risoluta ogni -quistione, e si sottrasse al giudizio di Dio. - -Il secolo nostro che, idolatro della forza, s'inginocchiò al brutale -insultatore d'un papa supplichevole, è giusto che raccapricci al vedere -un imperatore, violator delle costituzioni, supplichevole ad un papa -tutore dei diritti de' popoli. - -Ma a quell'umiliazione mancava il merito espiatorio per parte d'un -principe che minacciava e piegava, prometteva e mentiva; sicchè -gl'italiani lo tolsero in dispregio, e al ritorno gli chiusero le porte -in faccia, e discorrevano di deporlo e surrogare Corrado suo figlio. -Enrico, indispettito, svergognato, coll'abituale sua precipitazione, ed -istigato anche da Guiberto arcivescovo di Ravenna perpetuo avversario -di Roma, si pose coi nemici del papa, cercò prender questo, in -una conferenza arrestò il vescovo d'Ostia da lui deputatogli, negò -presentarsi alla dieta; sicchè i Tedeschi lo deposero come contumace, -e gli nominarono successore Rodolfo duca di Svevia. Gregorio riconobbe -questo; e pare divisasse unire la media Italia e la settentrionale -in un regno, che rilevasse dalla santa sede, come ne rilevavano -i Normanni nella meridionale; e a quel regno fosse subalterna la -Germania. La nazionale idea non potè incarnarsi, giacchè Enrico, dando -e promettendo, e operando risoluto quando il papa procedea circospetto, -s'era procacciato amici assai, massime fra i vescovi realisti, come -Tedaldo di Milano, Sigefredo di Bologna, Rolando di Treviso, Guiberto -di Ravenna, involti nella scomunica; e raccolto un esercito e concilj, -fece deporre Gregorio e sostituirgli esso Guiberto, nominato Clemente -III (1080). - -Allora guerre con varia fortuna: l'anticesare Rodolfo di Svevia in -Germania restò ucciso; un esercito raccolto dalla contessa Matilde -per isnidare di Ravenna l'antipapa, fu sconfitto presso la Volta -Mantovana dai Lombardi; talchè Enrico rassicurato calò in Italia, e -a Milano fe coronarsi con solennissima pompa (1081). I suffraganei -di quell'arcivescovo in gran pontificale vennero sin al palazzo -regio, donde condussero a Sant'Ambrogio il re, con duchi, marchesi, -nobili, in mezzo a preci, inni, antifone, e l'introdussero ai gradi -dell'altare su cui erano deposte le regie insegne. L'arcivescovo -lo interrogò sulle verità di fede, indi se si sentisse disposto di -serbare le leggi e la giustizia; e poichè il re ebbe assentito, due -vescovi andarono ad interrogare il popolo se fosse contento di stargli -soggetto. Avuto il sì, cominciò la cerimonia; e il re prostrossi in -croce davanti all'altare, e così i vescovi, tanto che cantaronsi le -litanie; quindi il metropolito gli unse d'olio le spalle, e dato che -i vescovi gli ebbero la spada, esso gli porse l'anello, la corona, lo -scettro, il bastone, e lo assise sul trono, consegnandogli il pomo -d'oro e spiegandogli i doveri di re; infine gli diede la pace. Andò -poi a prendere la regina, e l'accompagnò all'altare, dove essa fece -la preghiera; indi consacrò lei pure versandole olio sulle spalle, -e le pose l'anello e la corona. Nella messa il re offerse il pane -all'arcivescovo, e da lui ricevette la comunione[396]. - -I Lombardi continuarono a devastar le terre della contessa Matilde: -Lucca, cacciato il santo vescovo Anselmo, che avea scritto a favore di -Gregorio VII, ne elesse uno fautor dell'Impero, e si ribellò a Matilde; -ma le rôcche di Canossa, Bibianello, Carpineta, Monte Baranzone, -Montebello, e l'altre di cui erano seminate le alture di Modena e -Reggio, offrivano ad essa insuperabili ripari; poi sotto quella di -Sorbara nel Modenese riportò segnalata vittoria, facendo prigione -il vescovo di Parma, sei capitani, cento militi, più di cinquecento -cavalli. - -Enrico intanto aveva condotto a Roma il suo antipapa; ma la mal'aria -e la resistenza de' Romani, a lui avversi quant'erangli favorevoli i -Lombardi, gli impedirono di espugnarla. Però egli corruppe i signori, -principalmente guadagnò vescovi, profuse cenquarantaquattromila scudi -d'oro e cento pezze di scarlatto che l'imperatore di Costantinopoli -gli avea mandate onde indurlo a far guerra a Roberto Guiscardo; alfine -dopo tre anni fu ricevuto in Roma (1084), e vi si fece consacrare dal -suo Clemente III, mentre Gregorio era chiuso in Castel Sant'Angelo. -«Trista città questa Roma! (esclamava Gaufrido Malaterra) le tue leggi -son piene di falsità; ogni cattiveria signoreggia in te, e lussuria e -avarizia e niuna fede, ordine niuno; la peste simoniaca serpeggia in -ogni dove, tutto vi è vendereccio; il sacro Ordine ruina in grazia di -te, da cui prima ebbe incremento; non contenta d'un papa, vuoi doppia -tiara, e varii di fede secondo il denaro; mentre l'uno sta, batti -l'altro; se quello cessa, richiami questo, e l'un con l'altro minacci; -e così riempi le tasche»[397]. - -Abbiam detto come i Normanni si facessero vassalli della santa sede; -e Roberto Guiscardo fu adoperato tosto da Nicola II a sfasciare -Palestrina, Tusculo, Nomento, Galeria, per isvellere la lunga tirannia -che i conti Tusculani esercitavano. Ma poi nella sua ambizione non -risparmiò tampoco le terre pontifizie, onde fu scomunicato. Mal badando -ai mezzi purchè giungesse a consolidarsi, avea tenuto intelligenze con -re Enrico: ma insieme spiava l'occasione di rendere qualche segnalato -servigio al pontefice. Stava egli assediando Durazzo, quando, inteso -l'oltraggio fatto a Gregorio, interruppe l'impresa, e corso in Italia, -con un pugno de' prodi suoi Normanni e con Saracini di Sicilia venne -a Roma, e trascorrendo a saccheggi e incendj non men di quello che -avesse fatto Enrico, liberò Gregorio e il ricollocò in Laterano. Di -quivi il pontefice scomunicò Enrico e l'antipapa, indi in mezzo alle -armi v'avviò verso il mezzodì. Per via cercò consolazioni sulla tomba -di san Benedetto a Montecassino, la propria vita tempestosa paragonando -a quella solitaria pace: a Desiderio abate vaticinò gli sarebbe -successore, presentendo necessaria la conciliazione dopo la lotta. A -Salerno consacrò la magnifica cattedrale erettavi dal Guiscardo, e vi -ebbe le maggiori onoranze. Ma accorato dal veder rivoltosi i proprj -cittadini, egli che tanti popoli aveva sollevati contro i sovrani; -espulso dalla propria cattedra sè che tanti vescovi avea rimossi; -scissa la Chiesa ch'egli aveva tanto faticato a risarcire; e venir meno -tanti suoi amici, e declinare la causa in cui mai non eragli mancata la -fede, morì esclamando: — Amai la giustizia, e odiai l'iniquità; perciò -finisco in esiglio» (1085). - -E già ad Alfonso di Castiglia egli scriveva: — Il livore de' miei -nemici e gl'iniqui giudizj sul conto mio non vengono da torto -ch'io abbia loro recato, ma dal sostenere la verità e oppormi -all'ingiustizia. Facile mi sarebbe stato rendermi servi costoro, e -ottenerne doni più ricchi ancora che i predecessori miei, se avessi -preferito di tacere la verità e dissimulare la loro nequizia: ma, oltre -la brevità della vita e lo sprezzo che meritano i beni del mondo, io -considerai che nessuno meritò nome di vescovo se non soffrendo per -la giustizia; onde risolsi attirarmi piuttosto il livore de' ribaldi -coll'obbedire a Dio, che espormi alla sua collera compiacendoli con -ingiustizie». Così prevedeva gli odj d'una posterità adoratrice della -forza, e che chiamò arroganza l'aver egli osato fiaccare la burbanza -dei re[398]. - -Poco di poi morivano anche Roberto Guiscardo e Guglielmo di Normandia -nuovo anticesare; sicchè pareva Enrico trionfasse de' suoi nemici, -e che, corretto dalle contrarietà e dagli anni, si rimettesse a -moderazione, e si conciliasse i principi tedeschi. Successore a -Gregorio VII volea darsi Desiderio abate di Montecassino, che avea -spiegata molta virtù e prudenza nei precessi tumulti: un anno intero -egli durò al niego, finchè vinto dalle lagrime de' cardinali e dalle -promesse dei signori romani che il sosterrebbero contro gl'imperiali, -accettò col nome di Vittore III (1086), e potè fra non molto recuperare -Roma coll'ajuto di Matilde. Ma non potè sostenersi che coll'armi -contro quelle dell'antipapa, e ben presto morì. Un concilio (1088) -radunato in Terracina sotto gli auspizj della contessa nominò Urbano -II francese, infervorato nelle idee di Ildebrando, e capace di -sostenerle. Alla contessa Matilde (1089), invano chiesta da Roberto -figlio di Guglielmo il Conquistatore d'Inghilterra, persuase egli di -sposare Guelfo II, figlio del duca di Baviera, avverso all'imperatore. -Questi, indignatone, occupò tutti i castelli di Matilde in Lorena, -poi, ripassate le Alpi, ebbe a tradigione Mantova, devastò altri -possessi di lei nel Bresciano, nel Ferrarese, nel Modenese, e le -intimava riconoscesse il suo papa Clemente. Accordarsi cogli scismatici -parea peccato alla contessa, che ne volle il parere di un'adunanza di -vescovi; ed Eriberto vescovo di Reggio le insinuò d'accondiscendere, -onde risparmiare la guerra, di cui al vivo dipingeva gli orrori. -Stava l'intenerita per cedere, quando un Giovanni, austero eremita, -s'affacciò nell'adunanza, rimbrottandola di poca fede perchè esitasse -a sagrificare i proprj Stati per la causa della Chiesa: ond'essa tenne -saldo, e l'esito smentì la prudenza umana. - -Qualche migliore avviamento prendevano intanto le cose religiose; -man mano che moriva qualche vescovo scismatico, i popoli, stanchi di -rimanere sconnessi dalla Chiesa romana, procuravano ne fossero eletti -di migliori. Vero è che tratto tratto gli scismatici rivalevano, e a -Piacenza cavarono gli occhi e tagliarono a pezzi il vescovo Bonizone. -Poi nella contesa che aveva sbrancato ogni città fra amici del papa -o dell'imperatore, una delle fazioni era prevalsa in ciascuna, e le -città papaline faceano leghe tra sè e guerra contro le imperiali: -ed inebbriate sulla battaglia, persuasero Corrado figlio d'Enrico a -ribellarsi al proprio padre. Se le cronache dicessero vero, Enrico era -divenuto sleale anche alla nuova sua moglie Adelaide, e imprigionolla a -Verona, donde fuggita a Matilde, le narrò com'egli n'avesse esposto il -corpo agli oltraggi di molti, e persino del figlio Corrado. Il quale, -campato di carcere, scese in Italia, dove grandissimi beni in Piemonte -possedeva, ereditati dalla contessa Adelaide sua ava, e fu coronato in -Milano (1091), sostenuto dai Bavaresi e da Matilde. - -Sì al vivo sentì Enrico la ribellione del figliuolo, che fu per -uccidersi, tanto più che le sue armi ebbero la peggio in Italia; e -sconfitto di nuovo dalla contessa sotto Nogára, fu costretto ripassar -le Alpi, lasciando ad una donna il vanto d'una delle maggiori vittorie -che Italiani riportassero sopra stranieri[399]. Alfine egli conchiuse -pace (1097) cogli avversarj suoi in Germania, i quali dichiararono -Corrado indegno della corona. Costui, lodato di moltissime virtù, ma -contaminato dal più nero delitto, sprovveduto di vigor naturale, visse -in balìa della fazione che lo aveva eletto, e massime di Matilde, che -ormai potea dirsi regina d'Italia, e morì nell'abbandono a Firenze -(1101), vollero dire avvelenato dalla gran contessa. - -Era designato al trono di Germania il minor fratello Enrico, ma questo -pure maturò la ribellione sotto pretesti devoti[400], e tenne cattivo -l'imperatore. Il quale liberato si presentò ad un'assemblea in Magonza, -confessandosi in colpa, chiedendone perdono, e cedendo la lancia e lo -scettro per aver l'assoluzione del legato papale. Si prostrò anche ai -piedi d'Enrico dicendo: — Figliuol mio, figliuol mio, se il Signore -vuol punire i miei trascorsi, non contaminare il nome e l'onor tuo; -poichè natura non soffre che il figlio si eriga giudice del padre». -Il figlio neppur gli badò, e il padre andò spargendo e scrivendo -miserabili gemiti, finchè morì (1106) a Liegi dopo cinquant'anni di -regno. Le sue prosperità furono disonorate dai peggiori vizj d'uomo -e di re: che se le sciagure che glie ne conseguitarono fecer qualche -volta dimenticare i misfatti con cui le meritò, potremo dimenticare -quanto sangue fe spargere coll'ostinarsi nello scisma? - -L'antipapa Guiberto, pentito più volte d'essersi così male imbarcato -nella nave di Pietro, non ebbe mai il coraggio di sottomettersi; ed -or tutta Roma, or tenne solo il castello, ora la campagna, turbando il -paese e le coscienze finchè morì improvviso e impenitente, e Pasquale -II ordinò che le sue ossa a Ravenna fossero dissepolte e gettate al -vento (1100). Esso papa in Guastalla tenne nuovo concilio, fulminando -le investiture date da secolari, depose alcuni vescovi, alcune chiese -riconciliò, e per umiliare quella di Ravenna ne sottrasse le chiese di -Bologna, Modena, Parma, Piacenza, Reggio. - -Enrico V, che erasi ribellato al padre col pretesto ch'egli fosse -scomunicato, appena si trovò re cominciò guerra al papa, pretendendo -poter dare l'investitura; ed esigere l'omaggio ligio dai prelati. Per -sostenerlo passò le Alpi; ricevuto orrevolmente dalle città lombarde -(1110 agosto), eccetto Milano, e da quelle fornito di denaro e truppe, -distrusse Novara e altre terre renitenti; a Roncaglia passò in rassegna -ben trentamila soldati scelti a cavallo, oltre gl'Italiani; viaggiò -per Pontremoli, la quale dovette pigliar di forza; abbattè Arezzo; -arrestava preti e monaci quanti potesse, o li cacciava dalle lor sedi, -onde era chiamato sterminatore d'Italia. Di tal passo avanzò fin a -Sutri. - -La Romagna era sempre sossopra, e Stefano Corso ribellò la Marittima, -fortificandosi in Ponte Celle e Montalto, sicchè il papa dovette -osteggiarlo. Roma stessa non quetò, sebbene Pasquale vi rientrasse; -ogni giorno tumulti, ladronecci, omicidj; una fazione si teneva in armi -verso Anagni, Palestrina e Tusculo; una ribellava la Sabina; Pietro -Colonna e l'abate di Farfa intercideano le vie verso il Napolitano. -Pasquale faticò assai in recuperare le terre al patrimonio; poi, -all'udire la venuta d'Enrico V, si fe promettere dai duchi di Puglia -e dai proprj baroni che lo difenderebbero. Ma viepiù si fidava sulle -ragioni che spiegò all'imperatore; e poichè questi negava recedere -pur da uno dei diritti esercitati da' suoi predecessori (1111), -Pasquale, che voleva appianar le differenze ad ogni costo, arrivò alla -più grande mai delle concessioni; vale a dire che gli ecclesiastici -cederebbero tutti i possessi temporali, coi vassalli e i castelli avuti -dagl'imperatori, non ritenendo se non le decime e le terre ricevute -da privati, purchè l'imperatore rinunziasse all'immorale diritto delle -investiture. - -Ad Enrico non parve vero di poter ricuperare alla corona tanti feudi, -dai re concessi agli ecclesiastici quando importava di farne un -contrappeso ai signori laici; onde l'accordo fu sottoscritto e dati gli -ostaggi, salva l'approvazione della Chiesa e dei principi dell'Impero. - -Pieno disinteresse, zelo d'estirpare il mal seme, ricordo -dell'apostolica povertà, recavano Pasquale sino a far che la Chiesa -rinunziasse ad ogni temporalità: ma non s'accorgeva come impossibile -tornerebbe lo spogliare tanti signori ecclesiastici poderosi; mentre -anche ai nobili laici spiacerebbe il veder chiusa quella via di -collocamento ai loro cadetti. Di fatto, non appena l'accordo si -divulga, i nobili ne mormorano e si oppongono; i vescovi ripetono le -regalie possedute per concessioni imperiali; Enrico nega rinunziare -alle investiture se non venga adempita la condizione: onde invece -d'accomodare s'arruffò, e lo scompiglio e il tumulto s'estesero anche -al popolo romano, che, scontento dei Tedeschi rozzi e briaconi, -cominciò a scannarli. Enrico prende il papa e i cardinali come -statichi, e dopo essere stato ferito e scavalcato, esce di città -traendoseli dietro, spogli degli ornamenti e in ceppi, e stringe -d'assedio Roma. - -Il papa, sgomentato da settanta giorni di prigionia (1112), soscrive a -Sutri un privilegio, che vescovi ed abati si eleggessero liberamente -e senza simonia, ma fosse necessario il beneplacito del re, il quale -gl'investirebbe coll'anello e col pastorale, dopo di che verrebbero -consacrati. Reciprocamente Enrico promette restituire e conservare -tutti i beni alla Chiesa romana. Allora Pasquale rientra in Roma, e -consacra Enrico ma a porte chiuse, chè i Romani nol disturbassero: -ma non sì tosto fu questi partito, i cardinali, che non avevano dato -adesione all'accordo, tentarono distorne il papa, al quale si erano -avversati fin a trattarlo d'eretico, sicchè egli andossene da Roma, -e depose le insegne, risoluto a vivere in solitudine. Un concilio -accolto in Laterano cassò quel privilegio, che i prelati intitolavano -_pravilegium_, come estorto a forza; si proibirono le investiture -secolari, e quantunque il papa renuisse (2 aprile), si proferì condanna -contro l'imperatore, che si trovò involto ne' guaj di suo padre, -disobbedienze, ribellioni, guasti. - -Ravviluppò quel nodo la morte della contessa Matilde (1115). Non pare -che la pia donna sapesse guardarsi dall'arroganza che dà il potere; -dal marito Guelfo si separò; a Corrado fe inghiottir fiele: intanto -estese la propria autorità, creava a suo talento gli arcivescovi di -Milano, proteggeva i sacerdoti, donava con appena credibile larghezza a -chiese e a monasteri, e la sua ambizione era lusingata così dall'essere -benedetta qual tutrice della Chiesa, come dal tener testa al più -potente principe d'Europa. Oltre il marchesato di Toscana, la ducea -di Lucca e sterminati tenimenti, possedeva Parma, Modena, Reggio, -Cremona, Spoleto ed altre città; ultimamente aveva ricuperato anche -Ferrara e Mantova, la quale, alla falsa nuova della morte di lei, si -era rivoltata. Di tutti questi possessi ella chiamò erede la santa -sede[401]: ma Enrico V pretendeva ai feudi come ricadenti all'Impero -col cessare della linea mascolina, e ai beni allodiali siccome -prossimo parente della estinta. Era difficile chiarire la vera natura -di possessi che stavano incorporati già da molte generazioni, ed ove -decreti imperiali avevano talvolta congiunto feudi ed allodj, o ai -feudi eransi agglomerate allodiali proprietà: ma Enrico (1116), da -re, risolve la questione calando in Italia ed occupandoli, e minaccia -tornar prigioniero il pontefice che protestava. Questo, in un nuovo -concilio di Laterano, cassa il privilegio di Sutri, conferma quanto -aveano operato i suoi legati, e all'accostarsi dell'imperatore ricovera -a Montecassino, sotto la tutela dei Normanni. - -Della fuga del papa risero ed esultarono i Romani, molti de' quali -egli avea scontentati coll'attribuire grandi poteri e il grado di -prefetto della città a Pier Leone, imputato d'una colpa che la Chiesa -non riconosce, l'esser discendente da Ebrei. Il popolo invece pose a -prefetto un fanciullo, i cui parenti tiranneggiavano Roma, e diede mano -alla fazione imperiale. Stranissimi fenomeni agitavano in quel tempo -le fantasie: per quaranta giorni durarono le scosse d'un tremuoto, -quale mai a memoria d'uomini; sicchè a Verona crollarono molti edifizj -e perirono persone; a Parma, a Venezia, altrove cascarono castelli e -palazzi; a Cremona la cattedrale: insieme si videro nuvole infocate e -sanguigne vicinissimo alla terra, ed altri portenti. Dai quali anche -l'imperatore sgomentato, desiderò rappattumarsi colla Chiesa; e nol -potendo ottenere, mosse guerra ad alcuni castelli pontifizj, il che lo -fece applaudire dai Romani; e con donativi amicatisi i magnati, entrò -in città, e vi si fece di nuovo coronare (1118). Pasquale dovette -fuggire, e morì fuor della sua sede: lodato per saviezza, pietà e -mansuetudine. - -A Gelasio II succedutogli, Enrico propose riconoscesse il privilegio -del 1111; e poichè questi rimise l'affare ad un concilio, Enrico -cavalcò di nuovo sopra Roma, e Cencio Frangipane, caporione della setta -imperiale, rinnovò la scena d'un altro Cencio, prendendo a pugni e -calci il pontefice e trascinandolo pei capelli dalla chiesa al proprio -palazzo. Il popolo, che agli eccessi de' rivoltosi si ravvedeva del mal -concepito suo odio, guidato da Pier Leone, glielo strappò di mano e lo -rimise in onore: ma egli non fidandosi di quegl'instabili, si ritirò. -Enrico, non contento della forza, ricorse anche ai cavilli, e fatta da -giureconsulti dimostrare illegale l'elezione di Gelasio, assunse papa -Maurizio Burdin, arcivescovo di Praga, che prese il nome di Gregorio -VIII. Gelasio dovette ancora ricorrere alle armi e al soccorso de' -Normanni; certamente bestemmiato da coloro che tacciano d'imbecille -chi soccombe alla violenza, e di micidiale chi la ripulsa. Mentre -celebrava in una chiesa secondaria di Roma, i Frangipani l'assalsero, -altri nobili li contrastarono, e il sangue corse: onde Gelasio stabilì -abbandonare _la nuova Babilonia_, in ogni caso preferendo _avere un -imperatore solo che tanti in Roma_; e dai Pisani si fece portare in -Francia, nella badia di Cluny, dove circondato di venerazione moriva. - -I cardinali gli surrogarono Calisto II 1119, che zelatore dei diritti -ecclesiastici, ma più destro che i predecessori, maneggiò con Enrico un -componimento: non vi riuscì, e avendo l'imperatore tentato arrestarlo, -egli scomunicò lui e il suo antipapa. Calisto tornando in Italia, fu -ben ricevuto dai Lombardi appunto perchè perseguitato dagl'imperiali; -fauste accoglienze ebbe da Roma stessa, donde era fuggito Burdino: -passò poi a Benevento, ove gli Amalfitani ostentarono le loro ricchezze -parandola di tele e drappi di seta e altre preziosità, mentre in -turiboli d'argento e d'oro bruciavano cannella ed altri aromi. Colà -Guglielmo duca di Puglia e Giordano principe di Capua vennero a -prestare al papa il consueto omaggio e fedeltà contra _ogni uomo_, -ed esso gl'investì col gonfalone; trovandosi per tal modo sostenuto -dalle forze normanne per combattere le guerre della libertà. E poichè -l'antipapa si reggeva in armi, e la campagna era infesta di masnade, -dovè venire con un esercito, assediò Sutri, e vi fe prigioniero -l'antipapa, che fra indecenti beffe fu ricondotto a Roma, e chiuso in -un convento (1122). - -La scomunica papale preparava ad Enrico altrettanti guaj che a suo -padre; ond'egli prelibandoli chinò la cervice, negoziò un accordo -coi baroni che contro lui si erano confederati, e si convenne d'una -pubblica pace a Wurzburgo, alla quale tenne appresso quella col papa. -La dieta germanica a Worms confermò il concordato, in cui l'imperatore, -ribenedetto, rinunziava ad investire i prelati coll'anello e col -pastorale, lasciava alle chiese la libera elezione, e prometteva -restituir loro le regalie usurpate dopo rotta la guerra. Di rimpatto -il pontefice consentiva che i prelati di Germania venissero eletti -in presenza dell'imperatore, senza nè violenze nè simonie; dopo -eletti accettassero le regalie (oggi si direbbe le temporalità) -dall'imperatore mediante lo scettro, e a quello prestassero i -servizj dovuti; in Italia, al contrario, l'investitura si dava dopo -consacrazione; nè si conservò ai capitoli il diritto di eleggere il -proprio pastore. - -Qui si chiude il primo atto della guerra delle Investiture, agitata -quarantott'anni fra sangue e intrighi. A Calisto II rimase la gloria -di quell'accordo, per l'amor della pace che costantemente dimostrò; ma -il vantaggio fu tutto del poter secolare, attesochè l'imperatore non -recedeva pur da una delle sue pretensioni, e colla presenza veniva a -dirigere la scelta, oltre tenersi confermato l'alto dominio. La Chiesa -però non aspirava ad acquisti, bensì a restare indipendente nelle -cose spirituali, e in ciò trovavasi soddisfatta. Poco poi Lotario II -imperatore di Germania lasciossi indurre a rinunziare al diritto di -assistere alle elezioni, e fu mutato nel papa quello di decidere le -differenze che ne nascessero. Ai principi serbavansi i frutti delle -badie e de' vescovadi vacanti, e così lo spoglio de' vescovi e degli -abati; ma di queste pure vennero privati poc'a poco. - - - - -CAPITOLO LXXIX. - -Repubbliche marittime. - - -Poteva il commercio aver fiore allorchè tanti regni v'erano quanti -villaggi, e il mercadante ad ogni guado di fiume, ad ogni stretta di -monti trovava l'uom di un barone che esigeva un pedaggio o qualche -merce al prezzo ch'egli fissava, se pur non volesse anche svaligiarlo? -Le vie di terra sì poco erano sicure, che, mentre Giovanni VIII andava -in Francia l'878, a Châlons sulla Saona gli fu rubata parte de' suoi -cavalli; a Flavigny la scodella d'argento di san Pietro, di cui i -papi usavano; e altro rimedio non ebbe che di scomunicare i ladri. -Alquanto men male doveano passare le cose in Italia, atteso l'affluire -de' pellegrini per devozione e per affari al centro della cristianità, -quando gli affari più importanti erano i religiosi. - -Il commercio della Germania con Costantinopoli e col Levante era -continuato per la Pannonia sinchè questa rimase sotto la placida -dominazione degli Avari; ma dacchè fu invasa dai fieri Magiari, -si diresse per la Lombardia. Le relazioni coi Franchi aveano pure -dischiuso le due strade pel Tirolo a Verona, e per l'Elvezia al lago di -Como. - -Ma fu pel mare che acquistarono ricchezze e libertà Pisa, Genova, -Amalfi, e quella Venezia che il primo esempio di regolare governo -dovea dare alle nazioni moderne. Avanti l'invasione de' Barbari, -di cinquanta città fioriva il paese dei Veneti[402], esteso dalla -Pannonia all'Adda, dal Po all'alpi Retiche e Giulie. Esposto pel primo -alle correrie de' Settentrionali, perdette la prosperità; poi Attila -ridusse in cenere Aquileja, Concordia, Oderzo, Altino, Padova. Fuggendo -davanti al Flagello di Dio (450), i popoli dell'Euganea e della Venezia -ripararono nell'isola di Rivo Alto e nelle convicine. Sfogato quel -nembo, molti alla patria desolata preferirono il ricovero sicuro; e -poichè, come avviene nelle emigrazioni, i ricoverati erano i meglio -stanti, vi cercarono agi alla vita, mentre si esercitavano nelle uniche -arti che colà fossero possibili, commercio, pesca, raccoglier sale, e -trasportare quanto scendea dai fiumi d'Italia, o dovea rimontarli, per -supplire alle biade dei campi sperperati. - -Al frangersi dell'imperio romano, poi al venire dei Goti, e forse -maggiormente al sopragiungere dei Longobardi, nuova gente accorreva -nelle isole per sottrarsi alla servitù. Era naturale che quei primi -non accomunassero tutti i civili diritti ai nuovi ospiti, talchè -restava formata una nobiltà, non derivante da guerre e conquiste, -ma da anteriore abitazione. Allorchè l'impero non sopravisse che a -Costantinopoli, la lontananza lentò i legami che con esso avevano -conservato i Veneti: mal però si potrebbe determinare fin a qual punto -dipendessero dai successori di Zenone, e forse limitavansi all'omaggio, -conservato come titolo di difesa contro i vicini, e di privilegiato -commercio coll'Oriente. - -In Venezia vissero memori della italica civiltà, con poche armi, -molto traffico, e col regolamento municipale cui erano avvezzi -sulla terraferma. Dapprima ad Eraclea sul lido ove sbocca la Piave, -poi a Malamocco isola ora perita, fu la sede del governo, il quale -abbracciava le isole e il lembo di terraferma che va da Grado a -Capodargine. Pei comuni interessi e per nominare magistrati annuali, -varie isole si accoglievano nell'arengo o concione. - -Di que' primordj rimangono molte traccie d'agricoltura; una delle -isole è detta le Vignòle per le viti, una Bovese pei bovi; a Torcello -si stabilisce per _chyrographorum scripta_ di misurare i terreni a -jugeri da darsi ai coloni, i quali per ogni jugero di vigna dovranno -al vescovo due tralci carichi, e ogni massaro otto denari; e gli -abitanti contribuiranno uova, galline o siffatti. Ma già regnante -Teodorico, Cassiodoro salutava i Veneziani siccome corridori del mare -e dei fiumi. — Simili ad uccelli acquatici, spargeste vostre case -sulla faccia del mare; per voi furono congiunte terre divise, opposti -argini all'impeto dell'onde; basta la pesca ad alimentarvi, e il povero -non è differenziato dal ricco; uniformi gli abitari, non distanza di -condizioni, non gelosia fra cittadini; vece di campi vi tengono le -saline». - -Nell'anno della invasione longobarda, il patriarca di Aquileja, venuto -in auge durante lo scisma dei Tre Capitoli, si trasportava dalla -distrutta sua città a Grado, e fra un secolo molti de' suffraganei -l'imitarono; uno si pose a Caprola, uno in Eraclea, uno nell'isola -di Torcello, un quarto al lido di Medoaco, un altro in Equilo. A san -Magno vescovo di Oderzo, che fuggiva da re Rotari nelle lagune, apparve -la Madonna, e gli additò sette isole, ordinando vi fondasse sette -chiese. Un'altra pia tradizione raccontava che l'apostolo san Marco, -nel passare da Alessandria ad Eraclea, naufragò a Rialto, e predisse -che colà avrebber riposo le sue ossa. Per la fabbrica di San Zaccaria, -dovuta a san Magno, fin Leone iconoclasta diede artefici, denaro, -reliquie[403]. La chiesa di Torcello già era cadente nell'864, e le -parti restaurate in quell'anno e nel 1008 sono di lavoro grandioso e -squisito. - -Più il dominio longobardo riusciva intollerabile agl'Italiani, e -massime al clero, più gente affluiva alle sicure lagune. Ciascun'isola -prendeva a capo un tribuno; poi fu formato il Governo comune, -restringendo l'amministrazione dapprima ad un tribuno solo, poi -a dieci, a dodici, a sette; finchè nobili, popolo e clero adunati -elessero un capo unico che, potendo su tutti gli altri, frenasse -l'ambizione e la prepotenza. Paoluccio Anafesto di Eraclea, divenuto -capo (697) non per tirannica usurpazione, ma per amore di libertà -meno tumultuosa, apre la serie dei dogi, magistrato supremo, eppure -temperato in modo, che neppur uno arrivò al despotico potere. Erano -eletti a vita dal popolo; e ciò non aboliva l'arengo nè il voto -universale; in modo che Venezia congiungeva l'avanzo delle forme -antiche mediante l'omaggio all'imperatore, il sistema de' governi -militari all'uso germanico nell'autorità affidata ai dogi, la futura -libertà de' Comuni italiani coll'ordinamento a popolo; e tutto ciò -senza codesta trasfusione di sangue settentrionale, che alcuno reputa -fosse necessaria a svecchiare la razza italiana. - -Gli Schiavoni, occupata la Dalmazia e mal trovando preda in una terra -tante volte saccheggiata, si gittarono alla pirateria; onde i Veneziani -dovettero opporsi a loro, col che aggiunsero all'industria il valore. - -Carlo Magno, rinnovato l'Impero occidentale, fe coll'orientale una -pace (804), ove determinava i confini del regno italico comprendendovi -l'Istria, la Liburnia e la Dalmazia. Per conseguenza i dogi di -Venezia e di Zara avrebbero dovuto omaggio a Carlo; ma fallendo ai -patti, Niceforo imperatore spediva per ricuperare la Dalmazia, e -benchè tenesse dietro pronta tregua, la ruppe Paolo duca di Zara e -di Cefalonìa (807), occupando i porti dalmati, poi ancorandosi fra le -isolette ove cresceva Venezia, e tentando pure Comacchio. Respinto dai -Franchi, cercò accordi con Pepino re d'Italia; ma li contrariarono -i fratelli Obelerio e Beato dogi, temendo non ne fosse prezzo la -tradigione della repubblica veneta. - -Paolo, vedendosi insidiato, ricondusse l'armata sua a Cefalonìa, e -i Veneziani rimasero esposti a Pepino, sdegnato con loro perchè, -quando li chiamò ad obbedienza, risposero: — Non vogliamo stare -soggetti (δουλοι) che all'imperatore romano», e negarono soccorrerlo -nell'impresa di Dalmazia, e ridussero il patriarca di Grado a -trasferire sua sede in Pola. Mosso dunque in armi contro di essi, -Pepino prese le isole di Grado, Eraclea, Malamocco, Equilo; talchè il -doge, per salvare Olivòlo, Caprola e Torcello, promise annuo tributo. -I Veneziani, imputandolo di viltà o tradimento, cacciarono Obelerio -(809), che con tutta la sua famiglia passò in Oriente. - -La discordia agevolò a Pepino la conquista di Chioggia e Palestrina; -e gettò un ponte di barche sin a Malamocco, dove allora sedeva -il Governo. Angelo Participazio propose si trasportasse tutta la -popolazione a Rialto; Vittore d'Eraclea ammiraglio lasciò che le navi -nemiche s'inviluppassero fra i bassifondi delle lagune, e quando la -marea bassa le impedì d'ogni movimento, i Veneziani avventarono dardi -e fuoco, sicchè a gran pena, quando il mare ricrebbe, scompigliate e -sdruscite ricoveraronsi nel porto di Ravenna[404]. - -Con fortuna non migliore la flotta di Pepino campeggiò in Dalmazia, -talchè questa provincia rimase ai Greci. Le ostilità avvicendaronsi -coi negoziati, sinchè il patrizio Arsafio ad Aquisgrana (810) ricevette -di man di Carlo Magno il trattato di pace che cedeva ai Greci le città -di Venezia, Trau, Zara e Spalatro: acquisto di puro nome per l'impero -greco, mentre a quelle risparmiava il tedio delle pretensioni dei -Franchi. - -Questo trionfo compensò Venezia dei guasti sofferti; e Angelo -Participazio, messo a capo del popolo che avea salvo, mutò la sede -del governo a Rialto (811), alla quale si congiunsero presto le isole -circostanti di Olivòlo, Luprio, Birri, Dorsoduro, le Gémine. Tosto -si diede opera ad imbonire il terreno e sodarlo, un murazzo schermì -l'entrata della laguna, in cui Chioggia, Malamocco, Palestrina, -Eraclea, risorte dalle ruine, fecero corona al palazzo del doge, con -una sessantina d'isolette congiunte per via di ponti, qual simbolo -dell'unità morale da cui aspettavano la forza. A quelle isole insieme -fu dato il nome dell'antica patria, chiamandole Venezia; unità datale -dall'assalto di Pepino: chè sempre dopo attacchi falliti ingrandisce -l'indipendenza d'un paese. - -Un cittadino di Torcello e uno di Malamocco, andati ad Alessandria con -dieci navi (tanto poteano due privati), riuscirono a sottrarre dalla -profanazione dei califfi e portare in patria le reliquie di san Marco, -nascondendole tra carne di majali, acciocchè i gabellieri musulmani -non le rovistassero. Quel santo divenne d'allora il patrono della -repubblica veneta. - -Un Comune e un santo; ecco gli elementi di cui gl'italiani componevano -la loro libertà. - -Più che agl'imperatori d'Occidente, aderiva Venezia a quelli di -Costantinopoli, che avevano per sè l'opinione d'un'antica primazia, -e che le offrivano agevolezze di commercio; e a questi non isdegnava -prestare un omaggio apparente, spedire ambasciate e doni, ricevere -i titoli di _ipato_ cioè console o di _protospatario_ pel doge, -somministrar flotte, come fece principalmente allorchè di sessanta -navi accrebbe l'armata (837) venuta a salvare le coste d'Italia -dai Saracini. Per richiesta del greco imperatore guerreggiò anche i -Normanni di Calabria[405], e n'ottenne in compenso i diritti sovrani -sulla Dalmazia. Alessio Comneno assolse la Repubblica d'ogni gabella -ne' suoi porti, mentre gli Amalfitani che vi approdassero doveano -retribuire tre perperi a San Marco. - -Gli Arabi, gente trafficante sin dal tempo di Giacobbe, le natìe -abitudini conservarono anche dopo che la conquista li portò fuori di -patria; e dalle coste del Mediterraneo negoziavano di legname, pece, -lana, canapa, pelliccie, schiavi, e si facevano intermediarj del -commercio colle lontane contrade delle spezierie. Con essi teneano -vivi negozj i Veneziani, i quali, dove altri accorreva per devozione, -andavano a piantare mercati; istituirono fiere nelle proprie città, -a Pavia, a Roma, altrove, spacciandovi merci d'Oriente, schiavi, -reliquie, tutto, purchè vi fosse da vantaggiare. Conoscevano il lusso -degli Arabi, e ne compravano le manifatture, ingegnandosi emularle; non -potendo speculare su terreni, compravano armenti che pascolassero nel -Friuli e nell'Istria; prendeano in appalto le gabelle d'altri paesi, -per disvantaggiarne i loro emuli; le saline del litorale o cavavano per -conto proprio, o ne acquistavano il prodotto, come pure il sal minerale -di Germania e Croazia; costrinsero un re d'Ungheria a chiudere le sue, -e guaj a chi usasse sal forestiere. - -Le città della costa illirica appartenevano all'impero greco, che, -come soleva ne' paesi lontani, le lasciava armarsi e amministrarsi -da sè. La loro situazione divenne pericolosa al rinforzarsi de' -Croati e delle altre genti slave piantatesi nella Dalmazia, tra le -quali principalmente i Narentini si erano buttati al pirata. Dal -paese ove poi Trieste ingrandì, tribolavano essi il commercio de' -Veneziani, avventurandosi fin tra le loro isole; e tentarono un'impresa -audacissima (935). Il giorno della candelara soleano i Veneziani fare -le nozze di cospicue fanciulle nella maggior chiesa, posta sull'isola -di Castello, con quel corredo d'allegria e di ricchezze che si suole -per siffatte solennità. I pirati si posero in agguato, e come i -festanti furono raccolti, gli assalsero, e rapirono le spose e i doni. -Scoppiò il dolore universale: ma il doge Pier Candiano, il cui padre -era morto osteggiandoli, incoraggiò a far piuttosto vendetta, e armate -alla presta quante navi potè, raggiunse i rapitori nelle lagune di -Caorle, e ricuperò le donne e il bottino. - -Il Candiano vendicò l'insulto col portare guerra a morte ai corsari -dell'Istria; anche i Comuni illirici si collegarono per esterminarli, -chiedendo capo la repubblica veneta, alla quale convennero di prestare -omaggio, e di marciare sotto le sue bandiere. La flotta più poderosa -che Venezia avesse ancora armata (997) andò a ricevere l'omaggio della -storica Pola, di Parenzo, Trieste, Capo d'Istria, Pirano e delle altre -città costiere; poi di Zara in Dalmazia e delle terre fin a Ragusi, e -delle isole. Lèsina e Cùrzola preferirono allearsi coi Narentini, onde -contro di esse tolsero l'armi i Veneziani, e sterminarono il ricovero -de' Narentini. - -Il fatto delle spose rapite si solennizzò con perpetuo anniversario, -dove la Repubblica dava la dote ad alquante fanciulle, che recavano -le donora entro arselle. I cassellieri, cioè falegnami, che aveano -somministrato il maggior numero di barche, chiesero in guiderdone -che il doge venisse ogni anno alla loro parrochia il giorno della -lor festa. — Ma e se piovesse? — Vi daremo cappelli. — E se avessi -sete? — Vi daremo a bere. — Sia e sarà sempre». Perciò, anche dopo -dismessa la cerimonia degli sposalizj, il piovano andava incontro al -doge, presentandogli due cappelli di paglia, due aranci e due fiaschi -di malvasia. Tradizioni poetiche, che Venezia custodiva gelosamente, -e che fin all'età precedente alla nostra congiungevano il passato al -presente. - -E tutta poetica è la storia di Venezia, e de' privilegi che concedeva -alle varie isole. Le mogli dei nobili di Murano, isola prediletta -dalla Repubblica per le manifatture del vetro, poteano sedere pari -alle patrizie della dominante. A quei della torre di Bebbe, presso -Chioggia fra Adige e Brenta, che mostrarono valore in una guerra -per la navigazione di quest'ultimo fiume, fu perdonato il tributo -di tre galline, che in tre termini dovea ciascuna famiglia offrire -ogn'anno al doge. Gli isolani di Poveglia erano iscritti nel ruolo -de' cittadini originarj; esenti da servizio militare, se pur il -doge non ne assumesse il comando; esenti da dazj, tasse d'arti e -mestieri, imposte, neppur se fossero per lo scavo dei canali interni -della città. Giunti a sessant'anni, aveano il privilegio di comprare -a un prezzo determinato il pesce che veniva dall'Istria, e venderlo -al pubblico mercato. Erano in ispeciale protezione del doge e della -magistratura delle _Rason Vecchie_, che trattava le loro quistioni. Il -venerdì santo offrivano al doge ottanta passere del peso d'una libbra: -all'Ascensione regalavano alla dogaressa una borsa con cinque ducati in -rame, perchè la si comprasse un par di pianelle. Quando il doge uscisse -alle funzioni nella barca dorata, lo accompagnava una peota, in cui -stavano i principali dell'isola di Poveglia che sonavano le trombe: -nel giorno dell'Ascensione precedeano il bucintoro che andava a sposar -il mare, faceano ala sulla destra del ponte per cui il doge saliva -al vascello, e poteano prendergli la mano e baciargliela. La domenica -poi seguente a quella festa, i loro capi, guidati dal cappellano che -cernivasi dalle famiglie originarie, entravano nell'appartamento del -doge, professandogli l'antica devozione, e chiedendogli continuasse -a proteggerli e ne mantenesse i privilegi, e gli baciavano la mano -e la guancia: poi erano da esso banchettati con servizio d'argento, -e poteano portarsene i rilievi della mensa, oltre il regalo di molte -confetture e di un garofano. - -La feudalità non potea metter radice dove non s'aveva territorio: -l'alto clero sceglievasi sempre tra i nobili, onde questi non -discordavano dagli ecclesiastici. San Marco fu sinonimo dello Stato, -lo che dava a questo un aspetto religioso; il servizio pubblico non -importava soggezione ad altr'uomo, ma un obbligo verso quel santo; -e più d'un doge depose il cornetto per finire in un monastero una -vita logorata a servire san Marco. Pier Candiano III erasi associato -il figlio, il quale congiurò contro di lui; ma il popolo stette pel -padre, e cacciò il figliuolo, che, protetto da re Berengario II, mosse -contro la patria (959), di che il padre morì di crepacuore. Il popolo -dimentico elesse quel figlio, che si mostrò crudele nell'interno, -prode e vigoroso di fuori, destreggiando cogl'imperatori d'Oriente e -d'Occidente; proibì ai Veneziani di trafficare di schiavi coi Saracini, -nè di portar lettere a Costantinopoli se non passando per Venezia. -Repudiata la veneta Giovanna, obbligandola a farsi monaca, e chierico -il figlio, sposò Gualdrada sorella del famoso Ugo marchese di Toscana, -che con corteggio di regina gli portò ricchissima dote di beni sodi e -di servi. Per difender questi assoldò bande straniere; e inorgoglito -del costoro appoggio, cominciò a trattare d'alto in basso la nobiltà -veneta, e attaccar liti coi vicini; prese un castello de' Ferraresi, fe -devastare Oderzo, e via di questo passo. I Veneziani, perduta pazienza, -lo assalsero, e perchè si difendeva co' suoi armigeri, diedero ascolto -a Pietro Orseolo, ed appiccarono fuoco al palazzo ducale. La fiamma -si dilatò alle vicine chiese di san Marco, san Teodoro, santa Maria -Zobenico e a più di trecento case; e il doge fu trucidato con un suo -fanciullo. - -Gli sottentrò l'Orseolo (976), il tristo consigliatore, eppure uomo di -somma pietà, che tutto s'adoprò a restaurare i danni, rifece il palazzo -e la basilica Marciana, zelò la giustizia. Sentendo però d'aver nemici, -e rimorso della parte presa alla fine del predecessore, raddoppiava -atti di penitenza; da Guarino, abate guascone di famosa santità, si -lasciò persuadere a ritirarsi nella vita monastica; e segretamente -passato in Francia, visse da frate, e dopo morto (978) ebbe onori di -santo. Anche Vitale Candiano suo successore, dopo brevissimo comando, -si chiuse in una badia. - -Sotto Tribuno Memmo succedutogli entrò la peste delle fazioni, fin -allora sconosciuta in Venezia, venendo a contesa i Caloprini coi -Morosini; e sorti in armi (979), questi furono cacciati. Ottone II -stava ancora in rotta coi Veneziani per l'uccisione del doge: ora Memmo -gli mandò ambasciadori, coi quali fu concordata la pace, determinando -anzi i limiti[406]; ma i Caloprini, per avere il dogato e per nuocere -ai Morosini, offersero a Ottone quel destro di sminuire l'impero greco, -e a tutte le terre da sè dipendenti proibì di portar vettovaglie a -Venezia, nè ai Veneziani di metter piede nel suo impero. Memmo punì -i mali istigatori col diroccarne le case; ma quel blocco metteva in -gravissima congiuntura la Repubblica, se opportunamente non fosse -morto Ottone. I suoi successori diedero a Venezia il privilegio di -negoziar soli di sale e di pesce marinato. I Caloprini, per mediazione -dell'imperatrice Adelaide, ottennero perdono e giurata sicurezza; -ma poco poi, i tre figliuoli di Stefano Caloprino in gondola furono -trucidati dai Morosini. Il Memmo finì monaco. - -Pietro Orseolo II (991) conta fra' più illustri dogi per avere ampliato -la potenza dello Stato; spedì ambascerie ai Saracini, dominanti sulle -coste d'Asia e d'Africa; ottenne nuovi mercati da Ottone III e dal -vescovo di Treviso; compì il palazzo ducale e la basilica; trovò -occasione di sottomettere le città marittime della Dalmazia sottrattesi -ai Croati, e Parenzo, Pola, Ausero, Veglia, Arbe, Trau, Spalatro, -Curzola, Lesina, Ragusi ed altre, che conservando proprj statuti, -riceveano il podestà da Venezia; e il titolo di _duca di Dalmazia per -misericordia di Dio_ fu aggiunto a quello del doge. - -Questo godeva terre, decime, pesche, caccie, vestiva riccamente, gran -treno di servi, in chiesa si cantavano le sue lodi; egli intronizzava i -prelati, benediva il popolo, dava l'avocazia delle chiese del dominio, -giudicava liti o spediva messi a giudicarle: ma da un lato lo frenava -l'aristocrazia, dall'altro il popolo, ancora mobile e rivoltoso. Già -dodici dogi erano stati eletti figli di doge ancor vivo; laonde si -temeva non si riducesse ereditaria anche quella dignità, come succedeva -delle feudali sul continente. E però Ottone Orseolo (1009) succeduto a -Pietro fu cacciato dal popolo, e si provvide che nessun doge potesse -associarsi verun congiunto, nè designare il successore. L'autorità -del doge fu ristretta col volere che non deliberasse se non con due -tribuni, poi col togliergli la nomina de' giudici, istituendo il -magistrato _del Proprio_. Il doge era però ancora eletto da tutto il -popolo, donde frequenti sedizioni fra gli aspiranti. - -Venezia nulla risentì della lotta delle Investiture, attesochè il doge -non le conferiva; esso nominava il primicerio e i cappellani di San -Marco; popolo e clero continuavano ad eleggere i vescovi; il patriarca, -più tardi creato, ricevendo il soldo dallo Stato, restava alieno dalle -pretensioni feudali dei prelati del continente. I terribili incendj -di cui patì, diedero modo a Venezia di attestare le sue ricchezze con -fabbriche solide e belle, e che compite quando non aveva nè miniere -nè bestiame nè vino od altra produzione, attestano il prosperare de' -suoi traffici. In fatto, cresciute le navi per tutela e commercio, -Venezia si trovò donna del Mediterraneo, e le costituzioni e le leggi -dirizzava ad alta prosperità mercantile, allettando i forestieri con -privilegi, sicurezza, buona moneta, pronta giustizia. Il doge poteva -essere mercante, e in alcuni trattati si trova stipulata esenzione di -gabelle per le merci di lui; ma poi fu stanziato che, salendo al trono, -liquidasse i suoi conti. - -Premeva alle città marittime l'amicizia di Costantinopoli, centro delle -arti, del lusso e dell'eleganza, ed emporio alle merci provenienti -dall'India per la via di Alessandria: ma come gli Arabi ebbero -occupato l'Egitto, la necessità di più lunghi tragitti le rincarì, -sicchè i nostri, invece di comprarle a Costantinopoli, preferirono -andarle a raccorre in Aleppo, a Tripoli e in altri porti di Siria, -dove erano recate dall'India sul golfo Arabico, poi per l'Eufrate e -il Tigri fino a Bagdad, traverso al deserto di Palmira riuscendo al -Mediterraneo. Quando poi il soldano d'Egitto riaperse il golfo Arabico, -via degli antichi, i nostri posero stanza ad Alessandria, rassegnandosi -agli oltraggi e alle gravi esazioni de' Musulmani; e quel che ivi -raccattavano, distribuivano poi in tutti i porti del Mediterraneo e -della Spagna, e fin ne' Paesi Bassi e nell'Inghilterra. - -La politica di Venezia si limitava dunque al Levante; e durava -l'uso che i dogi chiedessero la bolla d'oro in segno d'investitura -dagl'imperatori di Costantinopoli. Coi quali ebbero talvolta guerra, -poi ottennero buon accordo e vantaggi di commercio, e la cessione delle -città di Dalmazia e d'Istria, col che ebbero legalizzata la dominazione -che già vi esercitavano. - -Poco tardò nuova guerra (1171) coll'imperatore Manuele Comneno, a -cui fu pretesto il non averlo soccorso contro i Siciliani, ragione -i privilegi da esso largiti ai Pisani. Dicono in cento giorni si -allestissero cento galee, ciascuna di cenquaranta remiganti, oltre i -soldati: ma la sconfitta e la peste distrusse il bello armamento, tanto -che sole diciassette tornarono, dopo ottenuta dura pace, e condussero -in patria la peste[407]. Questi mali esacerbarono il popolo (1172), che -uccise il doge Vitale Michiel II, decimonono sopra i quaranta, di cui -il dominio finisse violentemente: ma fu anche l'ultimo. - -Venezia non era la sola città prosperante per commercio marittimo. Gli -Amalfitani vantavano discendere da cittadini di Roma, che Costantino -Magno mandava a Bisanzio, e che naufragati stettero alcun tempo a -Ragusi, poi passarono a Melfi, il cui nome applicarono alla nuova -patria che si edificarono sul pendio e in riva al golfo di Salerno -là dove un tempo era fiorita Pesto. Il ducato formatosi abbracciava -le terre del contorno e le isole dei Galli e di Capri, obbedendo ai -Greci, la cui lontananza lasciava quasi intera indipendenza. Sicardo -principe di Benevento sottomise Amalfi, giovato dalle fazioni che -la sovvolgeano, e rubatone il denaro e il corpo di santa Trifomene, -costrinse gli abitanti a migrare a Salerno, e con nozze congiungersi a' -suoi sudditi, de' cui diritti li fe partecipi[408]. Ma appena Sicardo -cadde (840), gli Amalfitani corsero al porto, e le spoglie della -saccheggiata città posero sui legni, coi quali tornarono alla patria -restaurando le munizioni; e omai indipendenti anche dal catapan greco, -si governarono a repubblica con un prefetto o duca, estesero le loro -merci in tutto l'Oriente, e le loro leggi marittime divennero canone -nel Mediterraneo e nel Jonio, come un tempo quelle di Rodi. - -Amalfi non era però così gelosa dell'indipendenza che non cercasse -capi stranieri; e nel 1038 si sottopose a Guaimaro principe di Salerno, -sempre facendo riserva delle proprie libertà. - -Ivi Siciliani, Arabi, Indi, Africani venivano a vendere e -barattare[409]; il popolo mostrava sua baldanza con frequenti rivolte, -ornava la patria colle spoglie delle terre remote, e a Gerusalemme avea -fondato due monasteri e uno spedale per comodo de' pellegrini, e per -farvi poi mercato alle grandi solennità. I suoi tarì erano la moneta -più diffusa in Levante prima che i Veneti vi portassero i ducati. -Nelle galee usava scafi piccoli, corti remi; sicchè volendo far impresa -contro una terra, si tirava in secco la galea, e le vele servivano ad -accamparsi, i banchi a dare la scalata, i rematori a costruire e movere -i tormenti da guerra. - -La superba Genova, appiè di sterili montagne, flagellata da un -mare poco pescoso, e costretta a cercar vita dalla navigazione, -già all'uscire del secolo IX garantiva da sè la propria sicurezza, -con un governo semplice, atto a tutelare le franchigie del popolo e -affezionarlo alla patria ed agli affari. N'aveano privilegio i nobili, -eletti però popolarmente, come era popolare il general parlamento -che deliberava de' comuni interessi, e riceveva i conti resi da' -magistrati uscenti. Il commercio in grande maneggiavasi dai nobili, -forse cadetti delle famiglie che teneano feudi sulla riviera. E poichè -guerra continua doveano menare coi Musulmani, e da questi difendere -od acquistare gli scali di Levante, univano le professioni dell'armi -e della mercatura. Ottenendo considerazione chi potea mettere sulle -banche grossi capitali, cessava la distinzione di razze nobili ed -ignobili, dividendosi piuttosto i cittadini in compagnie, tribù, -maestranze. In queste non si entrava che dato il giuramento; e chi non -v'appartenesse invano aspirava a cariche pubbliche, la cui nomina era -ad esse serbata. La nobiltà non vi si fondava dunque sui terreni, ma su -banchi, sulla navigazione, sul credito, sulle continuate magistrature. - -I vivi traffici in Levante faceano Genova emula di Venezia; la postura -sul mare stesso la recò prontamente in lotta con Pisa. Questa, già -nominata per traffici nell'età romana, anche sotto i Longobardi -conservò qualche indipendenza, giacchè Gregorio Magno querelavasi delle -piraterie da' Pisani esercitate contro i sudditi dell'impero, ed essi -e Sovana di Maremma esortava a spalleggiare Maurizio imperatore. Fu -poi sottoposta forse al duca di Lucca, del quale ai tempi di Carlo -Magno era incombenza il difendere la spiaggia dalle correrie de' -Greci. Ottone II, quando voleva osteggiare i Greci di Calabria e di -Sicilia, mandò a chiedere ajuti da' Pisani: e vuolsi che gl'inviati -da lui fossero sette baroni dell'Impero, i quali, morto Ottone, si -fermarono colà, e diedero origine alle sette famiglie de' Visconti, -Godimari, Orlandi, Verchionesi, Gualandi, Lanfranchi, Sismondi; alcuno -aggiunge i Caetani e i Ripafratta; e formarono una nobiltà, distinta -dall'indigena. I marchesi di Toscana vi risedeano alternamente con -Lucca, donde un'invidia, che nel 1003 scoppiò una guerra, che è la -prima che si ricordi di città a città in Italia, e dove all'Acqualunga -Pisa rimaneva superiore. - -Tra essa e il mare estendesi un piano sì poco declive, che vi si -formano acquatrini e canneti: l'Arno poi, che allora la lambiva ed -ora la fende, non è fiume bastevole a servirle di porto, come fanno il -Tamigi per Londra, la Schelda per Anversa, il Tago per Lisbona. Dovette -dunque crearsene uno, che fu detto Porto Pisano, a dodici miglia dalla -città e vicino a Livorno, in vista dello scoglio detto la Meloria, -famoso poi per triste battaglie. - -Pisa teneva relazione coi Greci della Calabria, e banco ne' -principali porti di quella, e nel suo riceveva mercadanti di paesi -lontanissimi[410]. Colle ricchezze acquistate trafficando riducea -fruttifero il prosciugato delta dell'Arno, e le rive del Tirreno: i -gentiluomini delle colline dal val di Niévole all'Ombrone chiesero -la cittadinanza; v'accorrevano quelli che sottraevansi ai marchesi di -Toscana; gran signori tenevano palazzi nel suo recinto e castelli ne' -contorni; e la nobiltà esercitava l'ingegno governando la patria o i -paesi conquistati. Generalmente favoriva agl'imperatori; parzialità che -diviene, si può dire, il carattere della sua storia successiva. - -Dalla costa, ove possedeva da Lérici a Piombino, salvo alquanti -castelli di signori, vagheggiava la Corsica e la Sardegna. Quest'isola, -anticamente considerata uno de' granaj di Roma, fu poi a vicenda -invasa da Vandali, Goti, Greci; infine Musetto (Mugheid al-Ameri) -re moro vi annidò una banda di corsari; mentre i montanari fra le -balze conservavano le credenze e i costumi antichi, che non dismisero -fino ad oggi. Da quella vicinanza grande sconcio veniva a Pisa, che -perciò eccitata dal papa[411], accordatasi con Genova e ajutata -dai natii, obbligò Musetto a ritirarsi in Africa. Ogni anno egli -rinnovava tentativi di ricuperar l'isola, sicchè i Pisani stabilirono -attaccare le coste de' Barbareschi, e presa Bona, minacciata Cartagine, -costrinsero Musetto a chieder pace. L'indomito vecchiardo, avuto ajuti -dalla Spagna, ritentò l'impresa, e scannate le guarnigioni pisane, ebbe -tutta Sardegna, da Cagliari in fuori. Il popolo pisano si scoraggiava -a fronte del rinascente nemico, ma i nobili s'accinsero all'ultimo -sforzo, e ajutati da Genova, dai Malaspina marchesi di Lunigiana, -dal conte Centilio di Mutica in Spagna, allestirono una flotta, che -capitanata dal plebeo Gualduccio, prese terra, sconfisse i Mori (1050), -fe prigione Musetto, che a Pisa morì in carcere. E l'isola fu tutta de' -Cristiani, i quali se la spartirono: ai Genovesi Alghero, al conte di -Mutica Sassari, ai Malaspina le montagne, il distretto di Cagliari ai -Gherardeschi, di Ogliastra ai Sismondi, di Arboréa ai Sardi, d'Oriserto -ai Cajetani. Poco andò che que' signori cessarono ogni dipendenza dalla -metropoli, e cinque principalmente prevalsero col titolo di giudici o -re di Cagliari, Sassari, Logodoro, Arborea, Ogliastra. - -Questi fatti non sono abbastanza accertati, e tanto meno le loro -particolarità; vivono però in tradizioni antiche, fra le quali è pure -che, mentre i Pisani veleggiavano sopra la Sardegna, Musetto tentò -sorprendere la loro città, e già aveva occupato la sinistra dell'Arno, -quando una tal Cinzica de' Sismondi chiamò all'armi il popolo e -rincacciò i nemici. Il fatto diede nome di Cinzica al quartiere -d'oltrarno, e origine alla festa di Ponte, battaglia che si dava sul -ponte dell'Arno, finta nell'intento, ma che spesso riusciva troppo da -vero. - -I Pisani assalsero poi di nuovo gli Arabi in Sicilia (1063), ed -entrati nel porto di Palermo, e trovatovi sei navi di carico, cinque -abbruciarono, l'altra con ricchissime spoglie condussero in patria, -dove se ne valsero per fabbricare il meraviglioso loro duomo[412]. -Anche nel 1087 i Pisani strinsero in Mehedia il re Timino, il quale -morì nel 1106 lasciando cento figli e sessanta figliuole. - -Quando, alla pasqua del 1113, la devota plebe accorreva a Pisa per -ricevere la benedizione, l'arcivescovo Pietro fe recare una croce, -e con parole di gran forza dipinse le sevizie usate dai Barbareschi -corseggiando, e massime da Nazaradech re di Majorca, il quale dicevasi -tenesse ventimila Cristiani a penare ne' suoi bagni; sorgessero, -vendicassero alla libertà e alla religione quei loro fratelli. Primi -risposero all'esortazione i vecchi, memori degli altri trionfi -riportati sopra i Saracini; i giovani li secondarono, e dodici -cittadini scelti a diriger l'impresa, coi soccorsi di Roma e di Lucca -e col legato pontifizio salparono. Fortuna di mare li trasse fuor di -corso, e credendosi approdati alle Baleari, cominciarono il guasto: -ma chiaritisi ch'erano invece in Catalogna, s'acquetarono e chiesero -compagni all'impresa Raimondo conte di Barcellona, Guglielmo di -Montpellier, Emerico di Narbona, coi quali s'impadronirono d'Ivica e di -Majorca, menandone via gran preda, e re e regina che si battezzarono. -Le cronache di Firenze, esalanti municipale gelosia, raccontano che i -Pisani, temendo non fosse la loro città molestata dai Lucchesi durante -quella spedizione, chiesero ai Fiorentini la prendessero in custodia -(1114). Vincitori, domandarono a questi che premio desiderassero fra -le spoglie recate da Majorca; se le porte di tallo o due colonne -di porfido. I Fiorentini preferirono queste, e i Pisani gliele -mandarono rivestite di scarlatto; ma si volle che prima le guastassero -coll'affocarle[413]. Sono quelle che ancora vediamo alla porta del bel -San Giovanni. - -Dello spartimento della Sardegna i Genovesi rimasero scontenti, e -tardarono a ritirarsi finchè i Pisani non li cacciarono coll'armi. -Di qui erano cominciate invidie e rancori, che poi scoppiarono -pel possesso della Corsica: isola importantissima pel legname di -costruzione, la pece, il catrame, e perchè assicurava il commercio del -mare occidentale. Aveva subìto la dominazione de' Vandali, poi dei -Goti, il cui re Teodorico l'avea giovata di provvedimenti, creando -anche espresso per lei un conte, acciocchè non fosse costretta a -portare fin sul continente le querele. I Longobardi, sprovvisti di -flotte, non aveano pensato a sottometterla; sicchè senza contrasto -la tennero gl'imperatori greci, e ne fecero pessimo governo, gli -sconci del dominio lontano crescendo colle persecuzioni religiose. Fu -poi invasa dagli Arabi, della cui dominazione è ancor testimonio il -Moro cogli occhi bendati ch'essa porta nello stemma; e la tradizione -vorrebbe che un Colonna romano la ritogliesse agli Infedeli, e -l'acquistasse in regno. Fatto è ch'essa fu, come ogn'altro paese -d'allora, sminuzzata fra varj signori, sui quali i Pisani ambivano -aver l'alto dominio per rinforzo al loro partito. La ambivano pure -i Genovesi per un compenso o un contrappeso alla Sardegna: ma que' -signorotti, mal soffrendo di dipendere da città mercatanti, preferirono -il papa, il quale, secondo il diritto del medio evo, ritenevasi sovrano -di tutte le isole, e che in effetto ne fu salutato signore, e vi -deputò dei marchesi (1077). Ma l'isola era sovvertita da incessanti -turbolenze; delle quali infastidito, Urbano II la infeudò ai Pisani -(1091) quando maggior bisogno aveva dell'amicizia e del denaro di essi, -e i vescovi dell'isola dichiarò suffraganei a quello di Pisa, che fin -allora non ne aveva. - -Di tutto ciò crebbe la gelosia de' Genovesi, i quali alfine assalsero -Porto Pisano con ottanta galee 1126, quattro grosse navi cariche -di macchine, e ventiduemila uomini da sbarco, fra cui cinquemila -armati di corazza e caschetti di ferro. Tanto poteva una sola città! -I mari furono insanguinati, devastate le coste, finchè Innocenzo II -li riconciliò (1133); e per equipararne i diritti, eresse Genova in -arcivescovado sottraendola al metropolita di Milano, e vi sottopose -i vescovi delle due Riviere e tre della Corsica, mentre al pisano -suffragavano quei della Sardegna. Da quel punto Genova si professò -papale, perchè Pisa stava alla divisa degl'imperatori. - - - - -CAPITOLO LXXX. - -Crociate. — La Cavalleria. - - -Le imprese de' Pisani formano quasi il preludio della più segnalata del -medio evo, voglio dire le crociate. Antichissimo è l'uso di visitare le -tombe de' martiri e i santuarj, principalmente San Jacopo di Galizia, -Gerusalemme, ed in Italia il monte Gargano e le soglie degli Apostoli. -I devoti che d'ogni paese ed in ogni tempo venivano a queste, ci -portavano non soltanto denaro, ma ragguagli di contrade inaccesse; e -a vicenda qui attingevano idee d'una civiltà, ben superiore a quella -delle loro patrie. - -I pellegrinaggi si volgeano principalmente a luoghi di reliquie famose; -e massime dopo il Mille si estese questa devozione, fondata non solo -su antica tradizione ecclesiastica, ma sulla natural venerazione per -gli avanzi di persone care ed onorate. Se ne abusò, e poichè aveansi -come un tesoro, si cercavano fin colla violenza o la frode. Ne vedemmo -smaniato Sicardo principe di Benevento, che colla guerra obbligò Napoli -a cedergli le ossa di san Gennaro, Amalfi quelle di santa Trifomene, -Lìpari quelle di san Bartolomeo. Queste ultime eccitarono il desiderio -di Ottone III, e i Beneventani non osando disdirgli la domanda, gliele -scambiarono con quelle di san Paolino (pag. 368). - -Vuolsi che fino dal 653 i monaci di Fleuriac rubassero da Montecassino -i corpi di san Benedetto e santa Scolastica. Adalberto marchese di -Toscana, osteggiando Narni, ne portò via quelli di san Cassio e santa -Fausta, che depose in San Frediano di Lucca. Famoso involatore di -reliquie Teodoro vescovo di Metz, militando per tre anni in Italia -con Ottone Magno suo cugino, cercò d'averne _quocumque modo potuit_, e -Sigeberto ne fa lunga enumerazione. Trovandosi a Roma mentre Giovanni -VIII benediceva un convulsionario colla catena di san Pietro, esso la -ghermì, giurando non la rilascierebbe, se non gli si tagliassero le -mani: e a fatica fu ottenuto s'accontentasse d'averne un anello[414]. - -Era morto nel 1074 a Solaniga presso Vicenza san Teodebaldo romito -della stirpe dei conti di Sciampagna, e i Vicentini ne vollero per -forza il cadavere; ma i monaci della Vangadizza presso l'Adigetto -riuscirono a rapirlo, e di grandi miracoli egli fortunò la loro badia. -Rodolfo fratello dell'estinto venne per richiederlo a calde istanze; ma -fu assai se potè ottenerne qualche reliquia. Alcuni mercadanti di Bari, -trafficando a Mira nella Licia, macchinarono di rapire gli avanzi di -san Nicola, e fra scaltrezze e forza gli ebbero, e in mezzo a miracoli -li portarono a Bari, d'allora frequentatissima da devoti. Pure alcun -tempo dopo i Veneziani rubavano da Mira stessa un corpo, che asserivano -esser quello di san Nicola: pretensioni opposte, che recarono serie -emulazioni. Essi Veneziani con lunga astuzia tolsero da Alessandria -le reliquie di san Marco (pag. 523): giunte a Venezia, furono murate -entro un pilastro della cappella ducale, affidandone il secreto al solo -primicerio, al procuradore ed al vescovo: smarritasene poi la memoria, -fu per altri portenti rinnovata nel 1094, quando il corpo venne di -nuovo riposto con tal segretezza, che fino ai dì nostri non fu più -rinvenuto. Attorno al Mille crebbe la smania, l'amore delle reliquie; -molte per rivelazione se ne scopersero, e di preziose in santa Giustina -di Padova; onde parea, dice un contemporaneo, la risurrezione dei -morti. - -Neppur frodi mancarono a quella pietà; e i Fiorentini venerarono un -braccio di santa Reparata, ottenuto da Teano, finchè s'avvidero ch'era -legno e gesso, finzione delle monache per serbarsi intera la loro -santa. Più spesso l'ignoranza traeva in errore, e dove si scoprisse -un sepolcro con una palma credeasi chiudesse un martire; le sigle _B. -M._ esprimenti _bonæ memoriæ_, s'interpretavano _beato martire_; il -ruolo d'una legione fu reputato un catalogo di santi; e i dottissimi -e devotissimi Papebrochio e Mabillon fecero espungere dal numero dei -santi una Argiride martire a Ravenna, un Catervio e una Saturnina a -Tolentino, venerati sopra falsa interpretazione d'epigrafi. - -In tempi che da una parte predicavasi una morale pura, rigorosa, senza -condiscendenze; dall'altra le inclinazioni, non corrette da riguardi, -da abitudine, da educazione, e fomentate da sciagurati esempj, -portavano ad atti feroci, sentivasi il peccato anche nel commetterlo, -e nasceva presto il bisogno d'espiarlo avanti alla giustizia divina. -Di qui le penitenze pubbliche e rigorosissime. Un penitenziale di -Pisa ci descrive quella che infliggeasi agli omicidi volontarj. -Erano condannati a prigionia, e prima doveano da padrini ricevere la -penitenza di tutti gli altri peccati; poi con essi padrini venir alla -chiesa vescovile, davanti all'arciprete o al canonico penitenziario. -Questo domandava al reo se si fosse redento degli altri trascorsi, e se -per l'omicidio volesse entrare in carcere; e se affermava, venivagli -imposto che tutta la quaresima, eccetto la domenica, digiunasse in -pane e acqua, facesse cento genuflessioni, e recitasse cento _Pater_ -ogni giorno, cento ogni notte; a nessuno parlare fin all'ora terza nè -dopo compieta; non si lavare o asciugare le mani; giacere vestito e -sulla paglia, del carcere non uscendo che per le necessità naturali; -il sacerdote gli darebbe a mangiare una volta al dì, e d'un cibo solo, -nè pesci o anguille; del pane datogli deve sempre far tre elemosine, -ma ciascun pane sarà tale che gli avanzi bastino a sostentarlo; -dal penitenziere o dal padrino è condotto al disposto luogo della -prigionia; ivi depone le vesti solite ed ogni pannolino, per mettersi -una tonaca aspra e zoccoli. Seguono le preghiere che si devono recitare -su lui, e quali esortazioni fargli[415]. - -Quelli che per delitti rifuggivano alle chiese, spesso dopo flagellati -condannavansi a pellegrinare. In espiazione del fratricidio, uno si -strinse al braccio destro la spada micidiale con cerchi di ferro, -sicchè la s'incarnò; quando arrivato al sepolcro di san Bononio -abate di Lucedio nel Vercellese, di subito que' cerchi si spezzarono. -Altrettanto accadde ad altri sulla tomba di sant'Appiano di Pavia in -Comacchio e di san Teodebaldo suddetto nel Vicentino[416]. - -Presso al Mille un conte Ugone dell'Auvergne colla moglie Isengarda -pellegrinò alla soglia degli Apostoli per iscontare le gravissime sue -colpe: ma quando volle entrare in San Pietro nol potè, spasimando -di dolori e rimorsi. Costretto a confessare questi patimenti, ha -l'assoluzione da papa Silvestro, e l'obbligo di edificare un monastero. -Reduce, alloggiò a Susa presso un amico, al quale raccontò i mali e -la penitenza; ed esso l'esortò a dedicare il monastero all'arcangelo -Michele, mostrandogli la chiesa, ivi a dodici miglia, ove tanti -miracoli questo operava. Ed ecco la notte l'arcangelo stesso appare -in sogno, e lo conforta a tal fatto; e così ebbe origine il famoso -monastero di San Michele alla Chiusa, ricco di molta storia, e pietoso -ai tanti che da quella valle scendeano di Francia in Italia[417]. - -E in pellegrinaggi furono spesso cambiate le pubbliche penitenze: -il che non piaceva a Carlo Magno, perchè incentivo a gabbar gente; -e invece d'andar randagi coi ferri e ignudi, pareagli espierebbero -meglio i peccati stando fermi in un luogo a lavorare, servire, far le -penitenze canoniche[418]. Non valse l'avviso, anzi i pellegrinaggi -crebbero, e si dirigevano massimamente ai luoghi della Palestina, -dov'eransi compiti i grandi misteri dell'aspettanza e della redenzione. -Ivi ogni gleba portava l'orma d'un patriarca o d'un apostolo; i -racconti della prima fanciullezza come gli studj dell'età matura -erano pieni dei nomi di que' luoghi; i cantici di Salomone, i treni di -Geremia, le maledizioni d'Isaia, le istruzioni del vangelo li rendean -noti e cari a ciascuno come una seconda patria. Pertanto v'affluiva -gente a visitarli fin dai primi tempi del cristianesimo, e sempre più -quanto più si convertivano popoli germanici, amanti delle corse lontane -e avventurose e infervorati di zelo recente. - -Nell'850 un diacono di Spoleto, involontariamente micidiale del -fratello, andò a Roma a riceverne penitenza, e cerchiate le braccia -e il collo di ferro, fu mandato ai luoghi santi finchè impetrasse -perdono. Dauferio, nobile beneventano, per avere ucciso Grimoaldo -principe di Benevento, passò a Gerusalemme tenendo in bocca un -sasso abbastanza grosso, cui traeva solo per mangiare[419]. Con quel -pellegrinaggio vedemmo puniti i concubinarj di Milano, ed Erlembaldo -andarvi ad attingere il coraggio di combatterli: a Cencio che l'aveva -tratto prigione, Gregorio VII impose di visitare Terrasanta. Ad -esortazione di Sergio IV vuolsi che molti Veneziani andassero a -Gerusalemme verso il 1009, tra i quali Gherardo Sagredo che colà morì -e fu sepolto. Ne ereditò il nome e la pietà il figlio, il quale fatto -monaco e priore di San Giorgio Maggiore, volle visitare il santo -sepolcro: ma una tempesta lo gettò a non so qual riva, dove un monaco -lo persuase andasse piuttosto ad apostolare l'Ungheria. In fatto vi -fruttò grandemente in propagar la fede, e vi ottenne un vescovado, poi -il martirio; onde ancora in Ungheria e a Venezia è venerato col nome di -san Gherardo[420]. - -Nel Mille, due reduci da Terrasanta, sorpresi da un miracolo, si -fermarono in val del Tevere, e fatto un oratorio, vi deposero reliquie, -dalla cui devozione originò la città di Sansepolcro. Il monastero di -San Vito nel Lodigiano fu fabbricato il 1030 da un Ilderado di Comazzo, -nobilissimo, vivente a legge ripuaria, il quale racconta: — Avendo -commesso grave misfatto, pensai scontarlo pellegrinando oltremare. Ma -il pontefice cui mi confessai, trovando leggera l'ammenda, m'impose di -continuare tre volte la visita al santo sepolcro e a cento santuarj, -scalzo i piedi, senza cavallo nè bastone, nè uso di moglie, nè fare -verun agio alla carne, e mai non passando il giorno ove la notte. Non -reggendo io a tanto, gli caddi a' piedi, supplicandolo ad alleviarmi -questa penitenza: ed egli impietosito mi ordinò di fondar questo -monastero, e offrirgli la decima di tutti i miei possessi»[421]. -Quei possessi eran nullameno di quattromila quattrocensessantaquattro -pertiche, oltre molti diritti lucrosi: e quel monastero contribuiva -ogn'anno un denaro d'oro al santo sepolcro. - -Ogn'anno poi da tutta Europa, ma principalmente dall'Italia e da Roma -partivano carovane di devoti, che colla schiavina in dosso, il bordone -alla mano, un cappello di larghe tese, uno zaino sospeso alle reni, -dopo confessi e comunicati, e benedetti colle preci che ancor sono nel -Rituale, andavano oltremare, donde portavano palme e conchiglie, che -reduci deponeano con solennità alla patria chiesa. Volle partire con -una siffatta comitiva Raimondo piacentino dopo perduto ne' traffici -ogni aver suo: ma sua madre non sofferse di staccarsene; e udita -insieme la messa solenne del pellegrinaggio, e ricevuto il bordone e la -bisaccia, si posero in cammino. Visitati i luoghi santi, tornavano per -nave quando Raimondo ammalò agli estremi. I marinaj voleano gettarlo -all'acqua perchè la sua morte non recasse maluria al vascello; ma la -madre li distolse. E guarì, e toccarono terra, ma allora la madre -infermò e morì; e Raimondo tornò soletto a Piacenza, ove depose il -sacro ramo della palma; e fu sempre nominato il Palmiero. - -Coloro che da tutta Europa passavano in Terrasanta, soleano -attraversare l'Italia, con guadagno delle nostre città marittime, -le quali, oltre il naulo, vantaggiavano alle fiere che le carovane -de' Musulmani teneano a Gerusalemme, una delle città sacre anche -nella rivelazione di Maometto, e nominatamente sul calvario il giorno -dell'Esaltazione della croce; e nei porti di Siria trovavano occasioni -di utili baratti. La pietà faceasi un dovere di soccorrere ai devoti; -per loro fondavansi ospizj; Bernardo da Mentone ne fabbricò due sul -grande e sul piccolo Sanbernardo; un altro erane sul Cenisio; Venezia -già nel secolo x avea per essi un ospedale alla Giudecca, poi nel -seguente a Sant'Elena, ai Santi Pietro e Paolo di Castello, a San -Clemente. - -Non di rado era occorso ai pellegrini di doversi difendere colle armi; -e quando il furibondo califfo d'Egitto Hakem Bamrillah perseguitò i -Cristiani di Siria, papa Silvestro II esortò i nostri a proteggerli -(1001), e in fatto Genovesi e Pisani corsero quelle spiaggie[422]. La -morte di Hakem sospese le minaccie; i nostri stipularono di pagare un -tributo al nuovo califfo (1021) Daher Ledinillah per vivere sicuri in -Palestina; e gli Amalfitani ottennero da lui di fabbricare, presso alla -chiesa di San Giovanni, uno spedale pei viaggiatori d'Occidente, con -ricca dotazione che ogn'anno mandavano d'Europa. Di qui l'origine degli -Spedalieri di San Giovanni, durati poi fin alla nostra età col nome di -cavalieri di Malta. - -Ci fu veduto come i Musulmani avessero occupato la costa settentrionale -d'Africa, e di là invaso la Sicilia e l'Italia meridionale, correndo -continuamente il Mediterraneo a danno delle navi e del litorale; e come -contro di loro operassero Giovanni XIV e i Pisani; e finalmente battuti -dai Normanni, non solo rinunziassero a dominare l'Italia, ma anche in -Sicilia fossero ridotti a condizione servile. - -In altre parti però le minaccie de' Musulmani rinfocarono non solo -contro Terrasanta ma contro tutta Europa, quando una nuova gente -settentrionale rianimò la foga dei seguaci del Profeta, voglio dire i -Turchi Selgiucidi, che avendo invasa la Siria (1078), vi trucidarono i -Cristiani e i Musulmani Alidi, rei del pari al loro cospetto di credere -che un Dio s'incarnasse. Fu sentito allora il bisogno di prevenire il -pericolo coll'assalire i nemici; e Gregorio VII invitò i Cristiani ad -assumere le armi, e passar a combattere per Cristo, proponendo condurli -egli stesso, appena domi i suoi nemici[423]. - -Spetta dunque a lui la prima idea delle crociate; ed è notevole che -non nomina tampoco il santo sepolcro, titolo d'emozione allora, come -adesso pretesto: bensì ne motiva l'estendere il regno di Cristo, -respingere l'Islam, restituire all'Impero le provincie tolte dai -Selgiucidi, riunirlo alla Chiesa latina siccome prometteva l'imperatore -Michele Parapinace, spingersi fino in Armenia regno di Cristiani, e -ricacciare i Turchi nel deserto Tartaro. Vittore III continuò quelle -esortazioni nel suo breve pontificato, e tenuto coi vescovi e cardinali -un concilio, da tutti i paesi d'Italia adunò un esercito cristiano, -al quale diede il vessillo di san Pietro e indulgenza plenaria[424]. -All'impresa pigliarono principal parte Genovesi e Pisani, che invasero -le coste d'Africa (1088), e delle spoglie levatene abbellirono le -patrie chiese. - -Non era dunque nuovo il grido della guerra santa in Italia, allorchè -un Pietro, eremita d'Amiens (1093), andato pellegrino a Gerusalemme, -e tocco dalla miseria a cui gl'Infedeli vi riducevano la popolazione -cristiana e i devoti avveniticci, corse l'Italia e l'Europa, in nome di -Dio invitando i popoli a redimere la santa terra dall'obbrobrio della -servitù straniera. In tempo che predominava il sentimento religioso, -efficacissima sonò quella parola; tutta cristianità si scosse gridando -_Dio lo vuole_, e ne cominciarono le spedizioni note sotto il nome -di crociate. Raccolse quel grido popolare papa Urbano II, e convocò -un sinodo a Piacenza (1095), al quale intervennero ducento vescovi -d'ogni paese, da quattromila cherici e più di tremila laici, talchè -le adunanze bisognò tenere all'aperta. Ivi si fecero molti decreti per -restaurare la scarmigliata disciplina ecclesiastica e per garantire la -tregua di Dio; e furono uditi nunzj dell'imperatore Alessio Comneno che -esponeano le desolazioni della Palestina, esortando a dargli soccorso -contro gli Infedeli, che spingeano le correrie fin sotto ai baluardi di -Costantinopoli, e minacciavano tutta cristianità. Papa Urbano esortò -all'impresa, e da molti ne ricevette giuramento: poi nel concilio di -Clermont promise (cosa allora insolita) indulgenza di tutte le meritate -penitenze a chi assumesse la croce e le armi. — Chi non prende la sua -croce e mi segue, non è degno di me» ripeteasi da tutti i pulpiti. — Le -cavallette non hanno re, e vanno insieme per bande. — Maledetto chi in -viaggio porta il sacco o il bastone! Provvederà Iddio, il quale veste i -gigli de' campi. — Dio lo vuole, Dio lo vuole!» - -Come poc'anzi aveano tutti creduto alla fine del mondo, così allora -tutti credettero al riscatto; ognuno lasciava ciò che più avea diletto, -il castello, la sposa, i figliuoli; chi jeri rideva, oggi flagellavasi; -i ladroni sbucavano dalle tane; parricidi, adulteri, sacrileghi -vestivansi di cilizio, e moveano per fare sconto di loro colpe; v'era -chi ferrava i bovi, e sulle benne caricava tutta la famiglia: turbe -incomposte d'uomini, fanciulli, donne, senza guida, senza viveri, -senz'armi s'avviavano a Gerusalemme, non sapendo ove ella fosse nè come -vi giungerebbero, ma fidando nel Dio che aveva pasciuto Israele nel -deserto. Con questo entusiasmo che avrebbe creduto colpa il ragionare, -la turba, sui passi di Piero Eremita, precipitavasi per la via meno -acconcia, cioè per l'Ungheria e la Bulgaria; e per difetto di cibi, o -per assalto de' nemici e per vendetta delle popolazioni su cui arrivava -devastando, perì a centinaja di migliaja. I baroni di Francia e Lorena -mossero con ordine migliore per la Germania: un altro stuolo, con Ugo -fratello del re di Francia, Roberto di Fiandra, Roberto di Normandia, -Eustachio di Boulogne, passarono per Italia. A Lucca trovato il papa, -vollero esserne benedetti; indi rivoltisi su Roma, ne cacciarono -l'antipapa Guilberto, che dovette rinchiudersi in Castel Sant'Angelo. -Giunti in Puglia quando più non era acconcia la stagione al tragitto, -vi attesero la primavera. - -Colà Amalfi erasi ribellata a Ruggero duca di Puglia, il quale per -domarla si raccomandò a suo zio Ruggero conte di Sicilia; e questi, -radunato gran numero di Saracini dell'isola[425] e unitili alle sue -truppe e a grossa squadra di navi, assediò la città. Ma ecco in quello -spargersi l'arrivo de' Crociati; subito il grido di Dio lo vuole -risuona fra gli accampati; l'odio rinfervorato contro gl'infedeli fa -parere iniquo l'adoperarlo contro i Cristiani: Boemondo, principe di -Taranto e fratello del duca Ruggero, piglia tosto la croce, nella -speranza di fare alcun acquisto in quell'Asia dove già egli avea -combattuto i Greci; e moltissimi si accingono al passaggio. Così -spegnesi l'ira fratricida, e Amalfi conserva la sua libertà. - -I Crociati passarono in Epiro (1096); ma i Greci (che del resto -mostraronsi sempre tepidi, spesso sleali in una guerra da essi -invocata e di loro principale vantaggio) si adombrarono dell'arrivo di -questi Normanni che testè aveano provati nemici, e in fatto non tardò -occasione di venire all'armi. Boemondo li battè, occupò molto paese, e -comparve nella reggia di Costantinopoli con tal fierezza, che Alessio -Comneno non trovò migliore spediente che chiamarlo a sè, lasciargli -scegliere quante ricchezze volesse, e rimandarlo col solo patto che gli -facesse omaggio. - -Non è nostro ufficio il divisare quell'impresa, la prima che -s'assumesse a nome dell'intera cristianità, e la più magnifica negli -effetti, giacchè impedì che l'Europa divenisse musulmana. Diremo -solo come i nostri non vi si precipitassero con tanto ardore quanto -gli stranieri, attesochè da un lato (al par degli Spagnuoli) non -aveano bisogno di cercare fuor di casa la guerra contro gl'infedeli, -dall'altro teneano traffici vivi in Siria: pure Folco, poeta di -quegli avvenimenti, canta che dalle rive dell'Adige, dell'Eridano, -del Tevere, della Magra, del Vulturno, del Crustamino partì gran -popolo, Liguri, Italiani (Lombardi?), Toscani, Sabini, Ombri, Lucani, -Calabresi, Sabelli, Aurunci, Volsci, Etruschi, Apuli[426]. V'è chi -scrive l'impresa essere stata consigliata e ispirata dalla contessa -Matilde[427]; ma nessun contemporaneo ne fa motto, benchè all'indole -di lei si convenga il credere vi persuadesse e ajutasse gl'italiani, e -massime i Toscani. - -Fra gli ostacoli dei Greci infidi e dei Turchi nemici, l'esercito -procedette fin che prese Nicea ed Antiochia, _occhio della Siria, perla -dell'Oriente_ (1097-98). - -Repugna all'indole feudale il supporre la spedizione diretta da un -solo capitano, come disacconciamente favolò il Tasso: ciascun barone, -ciascun uomo passava cogli uomini, colle provvigioni, colle armi, coi -consigli che credeva, nulla avendo di comune se non l'intento, ispirati -dall'unica idea allora universale, la religione, e col calore che le -passioni sogliono acquistare in una moltitudine radunata al medesimo -scopo. Fra' baroni andati da Italia si segnalò Tancredi, figlio del -marchese Odone Buono e di Emina sorella di Roberto Guiscardo, tipo -del valor generoso e devoto; mai non invocato indarno dal debole, -fedele a tutta prova, d'un valore che crescea cogli ostacoli e che si -nascondeva, cercando meriti pel cielo non acquisti in terra. Fiero ed -astuto invece Boemondo suo cugino aspirava più ai regni mondani che al -celeste: onde appena fu presa Antiochia, vi si fermò, facendosene un -regno. - -Dopo lunghi travagli (1099 — 15 giug.) anche Gerusalemme fu espugnata, -e si trattò di porne re Tancredi: ma egli preferì consacrare la sua -spada a difenderla dai rinascenti Musulmani; e lo scettro fu dato a -Goffredo di Bouillon. Al modo che i Barbari aveano fatto dell'Italia, -la Palestina fu allora partita fra i cavalieri latini, ciascuno -regnandone un brano, difendendolo, estendendolo, governandolo, sotto la -nominale primazia del re di Gerusalemme. - -Anche i conti di Biandrate e di Savoja campeggiarono colà. De' minori -combattenti non si parla, giacchè, se le imprese del medio evo son la -più parte anonime, queste ancor più, dove tutti chiedeano ricompense -eterne, anzichè glorie mondane. Bensì le tradizioni posteriori -accennano a fatti e persone non bene accertati. Padova nomina Aicardo -di Montemerlo e Isnardo di Sant'Andrea del Musone, il primo de' quali, -nobilissimo giovane e soldato arditissimo, restò morto all'assedio -di Nicea. Galvano Fiamma vuole che da Milano un mirabile esercito -passasse alla crociata cantando Ultreja: ma il suo genio parabolano, -l'esser vissuto due secoli dopo, e il silenzio dei cronisti coevi o -vicini, come Landolfo Juniore, gli scemano fede; tanto più che l'abate -Uspergese afferma che sin al 1100 i Lombardi aveano sempre mancato -al voto di concorrere alla crociata. Pure i cronisti milanesi sanno -che il loro arcivescovo Anselmo da Bovisio partì a menare soccorsi -ai Crociati, e dinanzi all'immensa turba portava un braccio di -sant'Ambrogio in atto di benedirla[428]: era banderajo Giovanni da -Ro, e capitano Ottone Visconti, il quale, ucciso un gigante infedele, -gli tolse il cimiero, figurante un drago che ingoja un fanciullo, e -ne formò lo stemma de' Visconti. La spedizione riuscì alla peggio, -e l'arcivescovo stesso vi perì, o combattendo, o a Costantinopoli in -conseguenza d'una ferita: e i Crociati che rimpatriarono, istituirono -il luogo pio delle Marie e la chiesa di San Sepolcro, alla quale poi -annualmente dirigeasi e dirigesi[429] dalla metropolitana lombarda -una processione in ricordanza di quel fatto. A Imola i Sassatelli e -i Carradori presero la croce, e Vincenzo Cesare de' Carradori vi menò -cento compatrioti a proprie spese. A Siena in Bicherna è un quadro che -ricorda l'invio di 2000 crociati. - -Tarda adulazione inventò un Rinaldo, giovane eroe, dal quale poi -derivasse la casa d'Este; ma nella storia non n'è il minimo vestigio. -I Fiorentini vorrebbero che Pazzino de' Pazzi montasse il primo sulle -mura di Gerusalemme, onde da Goffredo ebbe in dono alcune scaglie del -santo sepolcro, colle quali in patria accese il fuoco benedetto. Ne -derivò a quella famiglia il privilegio di rinnovare il fuoco al sabbato -santo, e correvano a recar la facellina per tutte le vie sopra un -carro, che poi s'ingrandì e ornò; ed oggi ancora va in volta mandando -la colombina fin al coro della cattedrale, poi dando il volo a molti -fuochi artifiziali sul canto dei Pazzi. - -Alla prima crociata andarono i Pisani (vuol la tradizione), e Cucco -Ricucchi portava un crocifisso, il quale nell'assalto di Gerusalemme -voltossi verso i combattenti gridando: «Seguite, o Cristiani, che avete -vinto». Quel crocifisso tennero sempre i Pisani in gran venerazione nel -loro duomo, caricandolo di doni e voti: e da qui derivò l'uso a Pisa -e al restante contado, che nelle processioni si porti il crocifisso -rivolto verso i seguaci. Il Trinci fa andare a quella guerra Guido -da Buti, Guido da Ripafratta, Ezelino da Caprona, Alfeo Salvucci da -Biéntina. Ma mentre alcuni fan principale onore ai Pisani della presa -di Gerusalemme, Guglielmo di Tiro li dice arrivati solo alla fine del -1099, condotti dall'arcivescovo Daimberto, che salì patriarca della -santa città, e del quale abbiamo la lettera con cui, a nome anche di -Goffredo, del conte Raimondo e di tutto l'esercito, dava ragguaglio di -quella presa a Pasquale II, che ne scrisse ringraziamenti ai consoli di -Pisa. - -Accompagnavali la flotta genovese di ventotto galee e sei vascelli, -sulla quale montava pure lo storico Caffaro, e vuolsi comandata da -Guglielmo Embriaco, il quale avrebbe insegnato l'uso delle torri -mobili. Le due genti di conserva assalirono Cesarea; e ricevuta prima -la comunione, ed esortati da Daimberto e dal console genovese Malio, -la presero d'assalto. Dalle spoglie i Genovesi ottennero il famoso -catino, che credeasi uno smisurato smeraldo e donato dalla regina Saba -a Salomone, e che ancora si venera come reliquia se non come tesoro. Da -Tancredi ottennero un quartiere d'Antiochia dov'egli era principe, e di -Laodicea con mercato franco e il libero uso dei porti[430]. - -Venezia, per non guastare i suoi traffici coi principi di Levante, -freddamente avea cooperato alla crociata: come però vide Pisani e -Genovesi tornarne carichi di prede, volle partirle, e impedire che -quelli preponderassero; e scontrata la flotta genovese, la battè e -svaligiò, dando agl'infedeli l'abbominevole soddisfazione di veder -Cristiani uccisi da Cristiani. - -Durava ancora l'uso che i dogi chiedessero la bolla d'oro in segno -d'investitura dagli imperatori di Costantinopoli. Domenico Michiel, -elevato a quel posto (1117), mandò impetrarla da Giovanni Comneno; -e questo, pretessendo qualche insulto fatto dai Veneziani, non solo -ricusò, ma fe staggire quanti legni ancoravano ne' suoi porti (1123), -finchè la Repubblica desse soddisfazione. La soddisfazione fu che esso -doge menò a Rodi la flotta, dianzi vincitrice dei Turchi, saccheggiò -quell'isola ed altre, sinchè composero pace ad istanza di Baldovino, -secondo re di Gerusalemme. Allora ducento navi veneziane, su cui -Arrigo Contarini vescovo d'Olivolo, veleggiarono verso Levante, e -colata a fondo la flotta egizia di sessanta galee oltre i legni minori, -approdarono in Siria, patteggiando coi Crociati di soccorrerli, purchè -d'ogni città conquistata ottenessero una via franca, una chiesa, -e bagno e forno e tribunale proprio, e immunità da gravezze, oltre -un terzo della città contro cui campeggiassero, e trecento bisanti -sulle rendite di essa. Sopra Tiro si concentrò lo sforzo; e il doge -Vitale Michiel II, come vide che l'esercito di terra esitava nella -paura d'essere abbandonato dalla flotta, depose il sartiame sulla -spiaggia, distribuì centomila ducati fra i combattenti, e mostrò voler -salire la breccia co' suoi marinaj, armati non d'altro che di remi. -L'esempio incuora, la città è presa, al doge s'offre fin la corona di -Gerusalemme; ma egli preferisce il berretto dogale, e rimena l'armata -trionfante a Venezia, la quale in una sola campagna ebbe acquistato -potenza e spoglie maggiori, che non Pisa e Genova in tanti anni. Poi -nel 1130 da re Baldovino ottenne d'aver un quartiere indipendente -in ciascuna città del reame di Gerusalemme, dove i gabellieri non -potessero impacciare la libertà de' suoi traffici[431]. Anche Genova -all'assedio di Tolemaide patteggiò le si concedesse un terzo del -bottino, e nella città una chiesa, un banco, un tribunale della propria -nazione. - -Ma i Musulmani dal primo abbattimento presto risorsero, e minacciavano -cacciare i Cristiani dai loro nuovi stabilimenti, onde fu duopo -rinnovare le spedizioni, sempre con men fervore e più meditati -provvedimenti. San Bernardo (1147) eccitò Luigi VII re di Francia -e Corrado III imperatore di Germania alla seconda crociata, «mal -convenendo che il re del Cielo perdesse una porzione del suo regno in -terra»; e sull'esempio di regina Eleonora di Guienna, ricchi e signori -presero la croce, e si mandava fuso e conocchia a chi tardasse: i -poeti eccitavano al valore, i frati vi spingeano i ribaldi come a via -di salvamento. Molti Italiani v'ascoltarono, fra cui Amedeo duca di -Torino, Guglielmo marchese di Monferrato, Guido di Biandrate, Martin -della Torre milanese che vi fu preso e ucciso, Ezelino il Balbo da -Romano. Ai Crociati raccolti a Etampes Ruggero di Puglia mandò offrire -navi, vitto e il proprio figliuolo, purchè volessero prendere la via di -mare. Sventuratamente non gli diedero retta; e per terra camminando, -si trovarono esposti ai multiformi tradimenti dei Greci; sicchè -l'impresa fallì, ducentomila Cristiani vi perirono, e tardi si vide -quanto saviamente gl'Italiani consigliassero, non di fare soltanto una -punta sovra Gerusalemme, ma di piantare colonie tutto lungo le coste e -nell'Asia Minore: provvedimento che avrebbe tanto operato sull'avvenire -dell'Asia, e prevenuto le minaccie che poi i Turchi recarono -all'Italia. - -In quel tempo Ruggero di Sicilia occupava Corfù (1149); e l'imperatore -greco Manuele Comneno invocò i Veneziani per combatterlo. La loro -flotta imbattutasi in Luigi di Francia che tornava di Gerusalemme, -lo prese; ma l'armata di Ruggero poco dopo il liberò: e i Veneziani -devastarono la Sicilia, non tanto per far grato all'augusto bisantino, -quanto per isfogo di rivalità. - -Così in Asia si agitavano le passioni e gl'interessi italiani. -Il normanno Boemondo duca d'Antiochia, dopo rimasto lungo tempo -prigioniero dei Turchi, girò Francia e Italia concitando i Cristiani -a mandare soccorsi a Terrasanta; e dal suo principato di Táranto cavò -molta gente, sicchè da Brindisi (1107) potè salpare con ducencinquanta -navi, quarantamila fanti e cinquemila cavalli. Invece però di volgersi -sulla Palestina, prese la Vallona e assediò Durazzo, appartenenti -all'impero greco, finchè Alessio Comneno non ne comprò la pace colla -promessa di più non molestare i Crociati. Poco stante Boemondo morì. - -Era pur morto il conte Ruggero di Sicilia, lasciando un fanciullo del -nome stesso, per cui governava Adelaide sua madre. Baldovino II di -Gerusalemme credette opportune ai gravissimi suoi bisogni le ingenti -ricchezze di lei, e la domandò sposa. Ella assentì, patto che, se non -generasse altri figli, il regno di Gerusalemme verrebbe al suo Ruggero; -e passò in Terrasanta con grosso tesoro e fra grandi feste. Ma dopo -alcun tempo Baldovino essendosi gravemente malato, le confessò d'avere -un'altra moglie, onde Adelaide fu rimandata senza le ricchezze. Suo -figlio Ruggero ne concepì tale dispetto, che più non volle soccorrere i -Crociati, per quanto li sapesse in bisogno. - -Serve a paragone e chiarimento degli ordini feudali che trovammo -in Italia, il rammemorare come i signori stabiliti in Terrasanta -eleggessero diversi uomini savj _ad inquirere e sapere da la gente -de diverse terre che erano lì, le usanze de le loro città; e tuttociò -che quelli, li quali elesser a questo effetto, hanno possuto saper et -apprendere, el feceno mettere in scriptis_, appunto come Rotari faceva -scrivere le precedenti usanze del suo popolo. E ne venne il codice, -detto _delle Assise_, non estraneo agli Italiani perchè regolò tanti -possessi di questi in Levante, e specialmente Candia, colonia dei -Veneziani, i quali ad uso di essa le fecero tradurre in loro dialetto, -e ve le applicarono come legge comune. - -Le Assise, come tutti i codici e statuti del medio evo, si occupavano -soprattutto del rendere giustizia; al qual uopo v'avea due corti -secolari. Dell'alta corte era capo il re, e davanti ad essa si -dibattevano le cause fra la corona e i baroni, o di questi fra loro -o coi loro sudditi o vassalli; onde le Assise trattano a lungo dei -diritti feudali, dei modi di possedere, investire, spropriare, e -principalmente de' giudizj per mezzo del duello: sicchè non potrà dire -di conoscere le ragioni feudali chi in quelle non abbia studiato. Alla -seconda corte della borghesia presedeva un visconte nominato dal re, -e vi si controvertevano le cause fra i semplici borghesi, cioè non -investiti di feudo, nè cavalieri o soldati, ma mercanti, o persone -franche, o sudditi indigeni o schiavi. Qui pure discuteasi per prove e -testimonj, e spesso si ricorreva al duello, e più ancora alle prove del -ferro rovente, dell'acqua o simili. - -La corruzione non tardò ad entrare nel regno di Gerusalemme; i -Musulmani si rinforzarono, il generoso Saladino li ricondusse contro -la città (1187) che è santa anche per essi, e in breve l'Europa intese -che Dio avea perduto il suo patrimonio in terra, e Gerusalemme e il -santo sepolcro eran novamente preda ai cani. I popoli tutti, cui quella -era come una patria comune, levarono il pianto, e chiesero armi, armi -(1189). Mentre Ricardo Cuor di leone re d'Inghilterra, Filippo Augusto -di Francia, Federico Barbarossa di Germania vi si accingeano, Genova, -Pisa, Venezia, dimenticati per poco i dissidj, correano a sostenere -Tolemaide assediata, alla guida degli arcivescovi di Pisa e di Ravenna: -Piacenza vi mandò seicento guerrieri, Cremona una grossa nave, duemila -uomini i Bolognesi[432]: i Pisani due volte sconfissero la flotta -musulmana: i Genovesi portavano ambasciadori a tutte le potenze, e a -Ricardo d'Inghilterra esibirono stanza in città, ricovero in porto, e -quanti trasporti per mare occorressero; ed egli gradì l'offerta; poi -combattendo al loro fianco in Palestina, imparò a stimarne il valore, -e com'essi adottò per insegna navale la croce rossa in campo bianco, e -san Giorgio per patrono. - -Mercè degli Italiani Tiro fu salva: ma tosto le discordie rivalsero, -e i Cristiani combatterono fra loro, per modo che Corrado marchese -di Tiro dovette obbligare i Genovesi a ritirarsi (1193). Anche i -re crociati furono presto a litigi ed alle armi, talchè la terza -spedizione sortì infelice termine. - -Alla quarta già l'ardore devoto erasi intepidito a segno, che fu duopo -esibire denaro perchè il popolo s'armasse, e l'imperatore Enrico VI -prometteva trenta oncie d'oro a chiunque si crociasse: ma costui non -badava tanto al ricupero di Terrasanta, quanto ad assicurare a sè colle -armi pietose il regno di Puglia, siccome vedremo (Cap. LXXXVII). - -Meglio che pei fatti particolari, sono memorabili a noi pure -le crociate per la generale influenza esercitata da quel -movimento dell'intera popolazione, dal rimescolamento delle idee, -dall'esaltazione degli spiriti. Per due secoli il crociarsi fu guardato -come un debito, di cui ognuno fosse tenuto a Cristo; le città spedivano -torme di prodi; il principe levava somme a prestanza, mettendo a pegno -i possessi; l'ecclesiastico i benefizj; il barone alienava i feudi; -il poeta ne sperava un non caduco alloro; il monaco la palma della -perseveranza nella fede; la fanciulla, il vecchio, la monaca non si -sgomentavano innanzi a pericoli sì diversi. Ai Crociati perdonavansi -i pedaggi: nei contratti di nozze i nobili si riservavano la libertà -di crociarsi: poteva la moglie impedire al marito di chiudersi in un -convento, ma non di prender la croce[433], quand'anche le lasciasse -dei bambini. Uno non sapeva come schermirsi da un nemico mortale? -crociavasi; uno voleva dalla Chiesa indulgenza de' suoi delitti? -crociavasi. Ricchi e grandi credevano crescere di merito quando in que' -disagi si mettessero a paro co' più abjetti: migliaja giuravano di più -non tornare in patria, che non avessero riscattata Terrasanta; e chi -al voto fallisse, non era più dalla Chiesa riconosciuto per figlio, -restava vile agli occhi degli uomini d'onore. I pellegrini, mantenuti -dalla pubblica carità, cantavano lietamente la terra promessa, la -patria del Salvatore, la genitrice de' santi padri, il teatro della -riconciliazione con Dio: perivano mille di mille segnati? benedicevasi -il Signore che tanti nuovi testimonj di sua fede fossero saliti al -cielo. Voleasi dopo morte esser involti nella tonaca che si tenea -in dosso nel visitare il santo sepolcro; i Pisani trasportarono di -Palestina la terra di che empire il loro cimitero, per potere così -dirsi sepolti in terra santa. - -Le crociate fecero pure dalla feudalità e dall'importanza personale -germogliare la Cavalleria, per la quale il nobile tenevasi obbligato -ad usare il massimo valore nelle prove più difficili, cercarle anche a -bella posta, fosse ne' tornei ed in finti armeggi, ovvero in lontani -paesi e in assalti rischiosissimi, e sovrattutto a difesa del bel -sesso, degli ecclesiastici e del proprio signore: della patria non si -parlava ancora. La maggior forza di corpo, il miglior cavallo, l'elmo, -la corazza e la spada meglio temprati erano il vanto del cavaliero, che -doveva non conoscer paura, non rifiutare cimento per quanto disuguale, -non ritirarsi mai da un voto per quanto difficile, non mai mancare a -data parola per quanto gli costasse. Un altro prode, e più specialmente -qualche principe armava il cavaliero, ponendogli i distintivi di quel -grado, cioè l'elsa e gli sproni dorati e il cingolo, e dandogli la -guanciata come s'usa nella cresima, oppur battendolo sulla spalla colla -propria spada. - -Il corredo delle prove e delle iniziazioni, e le cerimonie -dell'inaugurazione, precedute dalla veglia dell'armi, nacquero -poc'a poco quando si volle ridur la Cavalleria ad una specie di -condizione privilegiata, com'erano tutte l'altre di quei tempi. -Allora s'introdussero differenti specie di cavalieri: e in Italia -si conosceano cavalieri del bagno, che con solennissime cerimonie si -astergeano il corpo a indizio della purificazione dell'anima; cavalieri -di corredo, vestiti verdebruno e con ghirlanda dorata; cavalieri di -scudo, fatti da popoli e signori, e che pigliavano l'ordine colla -barbuta in capo; cavalieri d'arme, investiti sul campo senz'altra -cerimonia che dar loro la spada, la guanciata, l'abbraccio e il -giuramento di lealtà[434]. - -Così fatti si moltiplicarono, e per pompa non per merito: Ruggero di -Sicilia, facendo cavalieri i suoi due figliuoli Ruggero e Tancredi, ne -insignì con loro quaranta; nel 1294 Azzo d'Este aprì corte bandita per -ottenere il cingolo da Gherardo di Camino, e avutolo, armò di propria -mano cinquantadue militi; trecento ne armò Carlo Martello quando fu -coronato re di Napoli il 1290: poi se n'abusò a segno, che Carlo IV -imperatore nel 1355 commise al patriarca di dichiarar cavalieri tutti -quei che venuti erano per ciò a Siena; onde coloro i quali aspiravano -ad un onore che cessava d'esser tale dacchè rendeasi vulgato, ma che -rincresceva di non possedere appunto perchè vulgato, raccomandavansi -a quei ch'erano attorno al patriarca, «e quando erano a lui nella -via, lo levavano in alto, e traevangli il cappuccio usato, e ricevuta -la guanciata in segno di cavalleria, gli mettevano il cappuccio -accattato col fregio d'oro, e traevanlo dalla pressa, ed era fatto -cavaliere»[435]. Quando poi Carlo V fu coronato a Bologna, «colla spada -toccava la testa di chi voleva esser cavaliere, dicendogli Esto miles; -e tanti s'affollarono chieditori intorno a lui, dicendo Sire, sire, ad -me, ad me, che egli stanco e sudando, e dicendo ai cortigiani No puedo -mas, inchinò sopra tutti la sua spada, soggiungendo Estote milites -todos todos; e così replicando, gli astanti si partirono cavalieri e -contentissimi»[436]. - -Ottimo modo di svilire un'istituzione! e il farlo ben conveniva a -cotesti superbi stranieri, che colla spada venivano a radere le -gloriose memorie dell'Italia, e ai sentimenti nobili e generosi -surrogare il calcolo e l'obbedienza incondizionata. E per verità -allora la Cavalleria avea passato stagione, ma già avea prodotto gli -effetti, che non furono pochi. In mezzo a gente armata, a un diritto -universale della forza, si udì per essa proclamare la lealtà e la -generosità: il braccio del prode fu armato a tutela del debole e a -terror del prepotente; la vedova, il pupillo trovarono chi ne sosteneva -i diritti, chiamando al duello giudiziario l'usurpatore de' loro beni: -il castellano dal suo covile udiva squillare il corno del cavaliero, -che lo sfidava alla prova dell'armi, per dimostrargli ch'era un -villan traditore, un sanguinario. Istituzione mirabilmente opportuna -quando verun potere sociale bastava a imporre un ordine interiore, -o a proteggere gl'individui; convertiva l'educazione militare in -poderoso stromento di sociabilità, facendo ancora, al contrario di -ciò che stabiliva il feudalismo, alla nascita prevalere il merito per -mezzo d'una nobiltà, diversa dalla germanica e feudale, e creata per -valore dapprima, sempre per meriti personali; alla potenza stazionaria -e inumana de' possidenti ne opponeva una mobile e generosa, con -sentimenti elevati, colla passione della gloria e il puntiglio della -lealtà: l'inviolabilità della parola e la squisitezza del punto d'onore -davano una dignità, esagerata talvolta, ma che divenne carattere de' -tempi moderni. - -Questa comunanza, non forse di simboli e riti quanto alcuno vorrebbe, -bensì di sentimenti, affratellava uomini di disparatissime nazioni, che -cessavano di guardarsi per nemici dacchè erano cavalieri. Una gioventù, -che cercava la fatica dei combattimenti e il riposo delle cortesie, che -per istituto consacrava il coraggio alla giustizia e alla religione, -crebbe l'amor delle pompe, de' tornei, delle corti bandite, ch'erano -pure un nuovo riposo fra lo strepito dell'armi; introdusse il culto -della donna, venerata come auspice della Cavalleria, e chiesta giudice -e premio delle prodezze e delle tenzoni: onde il braccio del forte -fu sottomesso all'irresistibile potenza della debolezza; e i nobili, -inorgogliati soltanto della forza, rendevansi gentili; e mettendosi -a contatto con altri, e a brillare nelle corti, alla selvatichezza -surrogavano quelle maniere che da ciò appunto trassero il nome di -_cortesia_. - -I primi Crociati disegnavano sullo scudo la croce, che per tutta la -vita attestava le devote loro prodezze, poi conservato nella famiglia, -diveniva una testimonianza ai posteri. Quel semplice carattere venne -poi complicato con altri segni, che esprimevano con nuovo linguaggio le -imprese; e quegli scudi, sospesi ne' castelli paterni, trasmettevansi -come illustrazione delle famiglie, divenendo così un distintivo -delle case, mentre prima non n'era altro che il nome del feudo, e -consolidando la società coll'attaccarla alle memorie. - -Dalla Cavalleria e dalle crociate vennero pure gli Ordini cavallereschi -militari. Uno di Spedalieri troviamo fin dal 952 all'Altopascio in -Toscana, coll'uffizio d'accogliere i pellegrini, assistere i viandanti, -mantenere le strade e i porti[437]. Dalla magnifica torre donde tutto -si domina il val di Nievole, sonava la sera una squilla per avviare -sulla bruna quei che ancora non avessero attraversato le palustri selve -della Cerbaja. - -All'ospedale di San Giovanni a Gerusalemme, che dicemmo fondato dagli -Amalfitani, era affisso un Ordine di Spedalieri, il cui priore Gerardo -della Scala, al tempo delle crociate, armò i suoi frati per ajutare -l'impresa; e così venne alterata la loro natura, conservando la cura -degl'infermi e dei pellegrini, ma più combattendo gl'Infedeli, e ne -uscì quell'Ordine nobile che fu poi famoso col nome di Giovanniti e -di cavalieri di Rodi e di Malta. Seguirono i Templari, i Teutonici -ed altri estranei all'Italia. Per noi fa l'indicare i cavalieri di -San Lazaro, segnati dalla croce verde, e dediti a curare i lebbrosi e -difendere i sacri luoghi; che poi trasferiti in Francia, e nel 1572 con -autorità di Gregorio XIII uniti all'Ordine di San Maurizio fondato da -Amedeo VIII di Savoja il 1434, si conservarono fin ad oggi in Piemonte. - -Particolari all'Italia furono i Frati Gaudenti di Santa Maria Gloriosa, -istituiti nel 1204 da Loderingo di Andalò, con Gruamonte Caccianemici -e Ugolino Capreto de' Lambertini nobili bolognesi, un Reggiano, il -modenese Ranieri degli Adelardi ed altri, per insinuazione di frà -Bartolomeo Breganze, vescovo di Vicenza, poi santo; ed approvati da -Urbano IV[438]. Dovevano esser nobili per padre e madre; e seguivano -la regola dei Domenicani senz'obbligo di celibato e di convivenza; e -portavano mantello bianco, e su campo simile croce vermiglia sormontata -da due stelle. Assumeano di protegger vedove e pupilli, orfani e -poveri, e intromettersi delle paci: il comune di Bologna gli esentò da -tutti i pesi reali e personali, ed altrimenti li privilegiò; e sovente -le città d'Italia affidavano a loro la riscossione delle gabelle. Ma -(dice Giovan Villani) troppo presto seguirono al nome i fatti, cioè -d'intendere più a godere che ad altro. - -Luigi di Táranto, secondo marito che fu di Giovanna regina di Napoli, -in memoria della sua coronazione inventò l'ordine del Nodo (1347), i -cui cavalieri giuravano ajutare il principe in qualunque occorrente; -dovevano portare sull'abito un nodo di qual colore volessero, col motto -_Se a Dio piace_; il venerdì prendevano cappa nera con nodo di seta -bianca, senz'oro nè argento o perle, a memoria della passione. Se il -cavaliero avesse dato o ricevuto ferita, il nodo doveva restare sciolto -finchè avesse visitato il santo sepolcro; reduce dal quale, poneavi il -proprio nome e il motto Piacque a Dio. A pentecoste, congregatisi in -Castel dell'Ovo, biancovestiti, rendeano conto de' fatti d'arme più -notevoli nel _Libro degli avvenimenti de' cavalieri della compagnia -dello Spirito Santo dal dritto desìo_. Chi fosse imputato d'azione -indegna, dovea quel giorno presentarsi con una fiamma sul cuore, -e attorno scritto _Ho speranza nello Spirito Santo di riparare mia -grand'onta_: mangiava in disparte nella sala, ove il principe e i -cavalieri banchettavano. L'Ordine morì coll'istitutore; ma il Libro -degli avvenimenti e degli statuti venne alla repubblica di Venezia, che -ne fece dono ad Enrico III quando passò d'Italia il 1573; ed egli ne -tolse norma per fondare poco poi l'Ordine del Santo Spirito in Francia. - -Si pretese che Costantino Magno, a commemorare la vittoria sopra -Massenzio, istituisse l'Ordine di San Giorgio o Costantiniano. Certo -i Flavj Comneno, discendenti degl'imperatori di Costantinopoli, -possedettero lungo tempo il granmaestrato di questa sacra milizia, -e Giannandrea, ultimo di essi, lo lasciò a Francesco Farnese duca di -Parma. Competeva esso ai Farnesi come duchi di Parma, o come retaggio -domestico? punto che i recenti trattati lasciarono irresoluto; onde -continuò a distribuirsi dal duca di Parma non meno che dai re di Napoli -succeduti ai Farnesi, finchè non furono spossessati. - -Vorrebbero connettere alle crociate anche l'Ordine savojardo -dell'Annunziata, istituito, dal conte Verde il 1362, la cui collana -è composta di lacci d'amore, colle lettere Fert, che si favoleggiano -iniziali di _Fortitudo Ejus Rhodum Tenuit_. Amedeo VIII gli diede nuovi -statuti nel 1409; Carlo III, il nome e l'immagine della ss. Annunziata -nel 1518: e venti soli ne vanno decorati. - -Quando i Turchi minacciavano la Germania e l'Italia, Pio II istituì -l'Ordine della Madonna di Betlem e quello de' Gesuiti, d'effimera -durata. Pio IV istituì lo Speron d'oro (1560), proprio de' pontefici, -che davasi a tutti gli ambasciadori venuti a Roma, e potea conferirsi -anche dalla famiglia Sforza Cesarini, dal maggiordomo del papa, dal -governatore di Roma e dai nunzj; la quale comunicazione d'un diritto -sovrano lo abjettò tanto, che Gregorio XVI (1831) ne mutò il nome e le -divise. - -L'arte trovò nella Cavalleria un nuovo campo, esteso quanto quello -della devozione, dalla quale del resto era indivisibile. E ben presto -anche l'Italia fu inondata da romanzi di Cavalleria, tradotti anche in -vulgare; e se noi non contribuimmo verun originale ai periodi della -Tavola Rotonda, de' Paladini di Carlo Magno, del Santo Graal, avemmo -la più splendida esposizione della vita cavalleresca nell'Ariosto, e la -più toccante nel Tasso. - -Il primo veniva in tempi di critica, talchè della Cavalleria non -presentò che il lato beffardo, e imprese che, a forza d'essere -esagerate, diventano ridicole; paladini che uccidono migliaja d'uomini; -armi incantate che rivestono eroi invulnerabili; spade che tagliano le -armadure più robuste; scudi che abbagliano; lancie che col solo tocco -scavalcano; e tutto il corredo della magìa, e di castelli incantati -e cavalli volanti e foglie converse in navi...; e il cercare imprese -folli e contro potenze sovrumane, e la religione volta in celia e in -empietà, e l'amore inebbriantesi nella spensierata voluttà. Pure la -vita cavalleresca ci è mostrata in quelle armadure a tutta botta, in -quelle spade famose quanto i loro eroi, come la durlindana d'Orlando, -la belisarda di Ruggero, la fusberta di Rinaldo, «che fa l'arme parer -di vetro frale»; in que' cavalli rinomati, il Bajardo di Rinaldo, il -Brigliadoro di Orlando, il Frontino di Ruggero; in quella fedeltà alla -parola, per cui Zerbino protegge anche la scellerata Gabrina; in quella -riconoscenza, per cui Ruggero combatte invece dell'imperatore Leone fin -contro la propria amante; in quella difesa del debole oppresso, assunta -da Rinaldo, da Bradamante, da Sansonetto; in quell'amore d'Isabella, -che per serbar fede all'estinto sposo subisce la morte; in quella -devozione di Orlando, che, qualora non sia impazzito d'un amor puerile, -combatte incessante per l'imperatore e per Dio, e raccomanda l'anima -al moribondo Brandimarte, «che de' suoi falli al re del paradiso può -domandar perdono anzi l'occaso». - -Il Tasso impicciolì il concetto delle crociate, facendone un'impresa -regolare, d'esercito giusto sotto un capitano supremo, e con gerarchia -di uffiziali e riviste e marce e stendardi: ma nell'anima devota e -cavalleresca, più per sentimento che per istudio, intese egli que' -costumi; e tu li ravvisi in Rinaldo, giovinetto insoffrente della -disciplina, volonteroso d'imprese personali, e facilmente distratto -dalle voluttà; in Raimondo che, quantunque vecchio, affronta lo -sfidatore pagano; e meglio ancora in Tancredi, amoroso eppur fedele -al capitano e alla croce, sempre primo ne' cimenti, che duellando -con Argante, ricusa avere il vantaggio d'armi migliori; vedendolo -esanimarsi, lo invita ancora generosamente a cedergli, senza insuperbir -della vittoria[439]; che salva la figlia del signore d'Antiochia, e -la rispetta; che invaghito di Clorinda, la combatte non conoscendola, -e feritala a morte, corre attingere nel proprio elmo per dare col -battesimo la vita eterna a quella cui toglieva la terrena. - -È quel Tancredi, di cui le croniche narrano che, avendo compito -stupende geste, fe giurare al suo scudiero di non dirne parola finchè -vivesse. - - - FINE DEL TOMO QUINTO E DEL LIBRO SETTIMO - - - - -INDICE - - LIBRO SESTO - - CAPITOLO - LVIII. Il Medioevo. — Essi e noi _pag._ 1 - LIX. Odoacre. Teodorico goto. Ultimo fiore - delle lettere latine con Cassiodoro e - Boezio » 19 - LX. Fine del regno Ostrogoto. — Belisario. — - Narsete. — Italia liberata » 52 - LXI. I Longobardi » 70 - LXII. Gl'invasori. Legislazione longobarda. - Costumi » 90 - LXIII. I vinti. Con che legge viveano? Quali - la condizione e le arti loro? » 126 - LXIV. La Chiesa in relazione coi popoli e coi - nuovi dominj. San Benedetto e i - monaci » 150 - LXV. I papi. Gregorio Magno » 169 - LXVI. Italia disputata fra Longobardi e Greci » 186 - LXVII. Gli Iconoclasti. Origine della dominazione - temporale dei papi » 205 - LXVIII. Fine del regno longobardo. Rinnovasi - l'impero d'Occidente » 231 - LXIX. L'impero romano-cristiano. Carlo Magno » 252 - - LIBRO SETTIMO - - LXX. Regno d'Italia. Condizione degli Italiani - sotto i primi Carolingi » 283 - LXXI. Irruzione dei Saracini. Gl'imperatori - Franchi » 298 - LXXII. Imperatori italiani. Gli Ungheri » 322 - LXXIII. Età ferrea del Pontificato. Ottone il - grande. La corona imperiale e il regno - d'Italia passano ai Tedeschi. Si - svolge la nazionalità italiana » 347 - LXXIV. Il feudalismo » 373 - LXXV. Il Basso Popolo » 400 - LXXVI. Il Mille. Corrado Salico. L'arcivescovo - Eriberto. Enrico III » 427 - LXXVII. Bassa Italia. I Normanni » 448 - LXXVIII. La Chiesa. Simonia e concubinato. - Gregorio VII. La contessa Matilde. - Guerra alle investiture » 468 - LXXIX. Repubbliche marittime » 517 - LXXX. Crociate. — La Cavalleria » 540 - - - - -NOTE: - - -[1] Questo libro fu stampato nel 1855. - -[2] BOLLANDISTI, _ad 8 jan._ — EUGIPIUS, _Vita s. Severini_, in PEZ, -_Script. rerum. austriac._, tom. I. — Anche Benvenuto da Imola, al -canto XII dell'_Inferno_ di Dante, racconta che, passando Attila -per Modena, san Geminiano vescovo gli andò incontro chiedendogli -misericordia. Quello gli rispose: — Non sai ch'io sono Attila flagello -di Dio?» E il santo: — Ed io sono Geminiano servo di Dio». Il feroce ne -rimase tocco, e passò oltre senza fare offesa. - -[3] Gli storici lo qualificano re degli Eruli, forse perchè di tal -gente gotica fosse il maggior numero delle sue schiere. Giornandes, _De -Goth. orig._, cap. 37, e l'_Historia miscella_, XV, p. 101, lo fanno re -dei Rugi e dei Turcilingi. Nel gabinetto di Vienna si hanno medaglie di -lui, iscritte FL. ODOVAC. - -[4] _Æmilia, Tuscia, cæteræque provincia, in quibus hominum pene nullus -existit._ Gelasio papa _ep. ad Andronicum_, presso BARONIO, _ad an._ -496, nº 36. - -[5] ENNODIO, Paneg. Theodorici: _Migrante tecum ad Ausoniam -mundo... sumpta sunt plaustra vice tectorum, et in domos instabiles -confluxerunt, omnia servitura necessitati. Tunc arma Cereris, et -solventia frumentum bobus saxa trahebantur, oneratæ fætibus matres -inter familias tuas, oblitæ sexus et ponderis, parandi victus cura -laborant_. Sotto il nome _Amalung-Dietrich von Bern_, cioè Teodorico -Amalo di Verona, Teodorico è celebrato nell'_Heldenbuch_ o libro degli -eroi, poema tedesco del XIII secolo. - -Su questi fatti, oltre gli autori precitati, vedi CASSIODORO, -_Chronicon_, e principalmente _Variarum libri_ XII, ed. Garet, Rohan -1679, e Venezia 1729. Peccato che Scipione Maffei non ne abbia eseguita -la promessa edizione commentata. - -PROCOPIO, _De bello goth._, lib. IV. - -ISIDORI HISPALENSIS, _Chronicon goth._ - -_Anonymi Chron._ detto Valesiano, dal Valois che lo pubblicò a Parigi -il 1681, in calce all'Ammiano Marcellino. - -_Historia miscella_, nella raccolta del Muratori. Pare scritta nel 700. - -COCHLÆI, _Vita Theodorici_, ed. Peringskiold, Stoccolma 1699. Vi si -comprendono due vite antiche, ma di poco valore. MURATORI, _Annali, -Rerum itaìicarum scriptores_, e _Antiquitates medii ævi_, che cito una -volta per sempre. - -SARTORIUS, _Essai sur l'état civil et politique des peuples de l'Italie -sous le gouvernement des Goths_. Parigi 1811; premiato dall'Istituto -francese, ma che pare copiato dalle belle introduzioni di Giuseppe -Rovelli alla _Storia di Como_. - -HURTER, _Gesch. des ostrogothischen Königs Theodorich und seiner -Regierung_. Sciaffusa 1808. - -MANSO, _Gesch. des ostrogothisch. Reichs in Italien_. Breslavia 1814; -— _Uebersicht der Staats-Aemter und Vervaltungs-Behörden unter den -Oslgothen._ Ivi 1823. - -Il sig. Felice Dahn, professore a Monaco, autore della vasta opera _Die -Könige der Germanen_, inserì nella _Allgemeine Zeitung_ del 1872 un -articolo _Teodorich und Odovacar_. - -[6] _Et nos maxime qui, divino auxilio, in republica vestra didicimus -quemadmodum Romanis æquabiliter imperare possimus: regnum nostrum -imitatio vestra est, forma boni propositi, unici exemplar imperii, -qui quantum vos sequimur, tantum gentes alias anteimus... Pati vos -non credimus inter utrasque respublicas, quarum semper unum corpus sub -antiquis principibus fuisse declaratur, aliquid discordiæ permanere.... -Romani regni unum velle, una semper opinio sit._ Variar., I. - -_Romano_ da qui innanzi dinota quelli che non erano Barbari, fossero -i sudditi italiani dell'impero orientale, o i vinti dell'occidentale. -Anche i Turchi chiamano _Romania_ l'ultima provincia rimasta all'impero -greco, e _Romei, Romili_ i Greci soggiogati. - -[7] CASSIODORO, _Variar._ spesso. Il Banduri, _Numism. imp. rom._, II. -601, pubblica quest'iscrizione: _Salvis domino nostro Zenone augusto et -gloriosissimo rege Theodorico_. - -[8] ENNODIO, _Vita. s. Epiphanii. — Concil._ tom. IV. - -[9] Teodorico mutò colla porpora l'abito nazionale; ma è gratuita -l'asserzione del Muratori che _inducesse i suoi Goti a fare lo -stesso_. Presso l'anonimo del Valois, Teodorico si lagna che _Romanus -miser imitatur Gothum, et utilis Gothus_ (cioè il ricco) _imitatur -Romanum_. E presso Cassiodoro, _Variar._, II. 15. 16: _Cum se homines -soleant de vicinitate collidere, istis prædiorum communio causam -noscitur præstitisse concordiæ: sic enim contigit, ut utraque natio, -dum communiter vivit, ad unum velle convenerit... Una lex illos et -æquabilis disciplina complectitur; necesse est enim ut inter eos -suaviter crescat affectus, qui servant jugiter terminos constitutos_. -Sono figure da retore. Da quanti secoli vivono sul suolo stesso Greci e -Turchi? forse ne nacque soave affetto? - -[10] Un cenno ne trapela nella lettera di Teodorico al senatore -Sunivado, _ut petat Samnium, jurgia Romanorum cum Gothis compositurus_. -Variar., III. 13. - -[11] _Variar._, i. 19; IV. 4; XII. 5. Cassiodoro accenna il _curialis_, -il _defensor_, il _curator_, il _quinquennalis_, ecc. - -[12] — Salva la riverenza al diritto pubblico e alle leggi di -ciascuno». — _Jura veterum ad nostram capimus reverentiam custodiri. — -Delectamur jure romano vivere. — Reverenda legum antiquitas. — Secundum -legum veterum constituta_. - -[13] _Is qui, quasi specie utilitatis publicæ, ut si necessaria faciat, -delator existat, quem tamen nos execrari omnino profitemur_. Editto 35. - -[14] _Ibi potest census addi, ubi cultura profecerit._ Variar., IV. -38. Nella 10 dell'XI scrive essersi aumentato il tributo, perchè _longa -quies et culturam agris præstitit et populos ampliavit_. - -[15] _Variar._, IV. 18.19; VI. 7; VII. 42; IX. 24. - -[16] Variar., III. 13. 14. 15; VIII. 5. — _Necessarium duximus illum -sublimem virum ad vos comitem destinare, qui, secundum edicta nostra, -inter duos Gothos litem debeat amputare: quod si etiam inter Gothum et -Romanum natum fuerit fortasse negotium, adhibito sibi prudente Romano, -certamen possit æquabili ratione discingere. Inter duos autem Romanos, -Romani audiant quos per provincias dirigimus cognitores. Scitote autem -unam nobis in omnibus æquabiliter esse charitatem._ VIII. 3. - -[17] _Variar._, V. 17. - -[18] Da _gut_ buono. Ugo Grozio, nella _Storia dei Goti_, radunò i -passi che ne fanno l'elogio: modo cattivo di giungere alla verità. - -[19] PROCOPIO, _De bello goth._, III. 8. - -[20] _Reliqua per illum et illum_ (come oggi si direbbe) _per N. N. -legatos nostros patrio sermone mandamus_. Teodorico al re degli Eruli. - -[21] Re Atalarico scrive a Cassiodoro: _Cum esset_ (Teodorico) _publica -cura vacuatus, sententias prudentum a suis famulis exigebat, ut factis -propriis se æquaret antiquis. Stellarum cursus, maris sinus, fontium -miracula, rimator acutissimus inquirebat, ut rerum naturis diligentius -perscrutatis, quidam purpuratus videretur esse philosophus_. Variar., -IX. 24. - -[22] Lettera del 533. - -[23] Citato nella lettera d'Alarico ad Aratore. - -[24] Così definisce la filosofia: _Sapientia est rerum quæ sunt -comprehensio_. Aritm., lib. I. c. 1. - -[25] Prodigi aveano accompagnato la nascita di questo, sicchè suo -padre il nominò Epifanio, e promise consacrarlo a Dio. A 8 anni era -lettore nella chiesa episcopale di Ticino, piccola città che ancor non -chiamavasi Pavia: a 12 era scrittore del vecchio vescovo Crispino: a -18 soddiacono e amministratore dei beni della Chiesa cioè dei poveri. -Al tempo che il mondo degli impiegati e dei soldati crollava, senza -forza contro gli stranieri, senza virtù contro i disordini interni, -al clero di Pavia presedevano, oltre il santo vescovo, l'arcidiacono -Silvestro, zelante della tradizione e della disciplina antica, ma più -atto a dar pareri che ad operare; Bonoso, di cui diceasi che se il suo -corpo era nato nella Gallia, l'anima sua veniva dalla patria celeste: -Epifanio, più utile di tutti benchè più giovane, sosteneva le fatiche -gravissime che, nello sfacelo della società civile, toccavano alla -ecclesiastica: oggi avvocato a sostener avanti ai tribunali la causa -della Chiesa e dei poveri: domani paciere in una famiglia disunita, -poi raccoglitore e distributor di limosine ai poveri: istruttore e -consigliere degl'ignoranti e dei dubbj: integerrimo di vita, colla -costante moderazione, coll'inalterabile equità, col dominio sopra se -stesso, imponeva agli altri. La chiesa di Ticino dovea difendere i -suoi beni dalle erosioni del Po e dalle usurpazioni dei vicini. Banco, -confinante avido e ingiusto, pretendeva occupare un pezzo lasciato in -secco dal fiume, e ad Epifanio, che opponeva alle violenze la ragione, -diede una bastonata sul capo. Il giovane diacono ghermì il braccio -dell'avversario e il disarmò, e gli astanti avriano freddato Banco se -Epifanio non avesse posto la sua testa sanguinente fra l'offensore e i -vindici. - -Crispino morente menò a Milano Epifanio per raccomandarlo al -metropolita e ai nobili come il miglior successore che potessero -dargli: e in fatto a 25 anni fu eletto vescovo di Pavia. Giusto, calmo, -fermo, caritatevole, non mutò la semplice vita, geloso della dignità -episcopale quanto meno la ostentava; subito fu l'oracolo della diocesi: -non affar pubblico o privato menavasi senza di lui; il tribunal suo era -il più frequentato, e sebbene non avesse nè la scienza di Agostino, nè -le grandi missioni d'Ambrogio, era stimato e venerato in tutta Liguria. - -Questa si trovava allora minacciata di guerra civile fra Antemio -imperatore, e Ricimero suo genero. I nobili e le città liguri risolsero -di mandare una deputazione a Ricimero a Milano, pregandolo di pace; -ed esso gli ascoltò favorevole, insinuò per altro avrebber dovuto -chiederla ad Antemio, ma capiva che nessuno potrebbe presentarsi a -un imperatore violento e irritato. I nostri risposero che, quanto a -ciò, aveano l'uomo opportuno, che saprebbe domar anche le fiere, e -che bastava vedesse una buona azione perchè tosto vi si accingesse; -d'un'eloquenza poi che (diceano) incantava più d'un mago; e parlato che -avesse, non era possibile resistergli. - -Quest'uomo era Epifanio, e Ricimero disse che lo conosceva, e -meravigliarsi non avesse ammiratori e amici. Pregato di assumersi la -pacifica missione, Epifanio disse che questi affari sorpassavano la -sua capacità, ma quando trattisi di salvar la patria, era dover suo -di nulla ricusare. Il suo viaggio fu un trionfo: la gente accorreva -in folla a veder il santo, che andava a chiedere ciò che i popoli -più desiderano, la pace. Antemio non vi vedea che un artifizio di -Ricimero; pure, mosso dalle manifestazioni di tutta Italia e di Roma -specialmente, lo accolse in tutta pompa, ne ascoltò le persuasioni -e le preghiere a favor di quella Italia, che allora prometteasi più -dai santi che dai politici. E il santo trionfò dove i politici erano -falliti, ed ebbe promessa di perdono e di pace, e senza pur soddisfare -la curiosità di veder Roma, tornò a Pavia perchè sovrastava la pasqua. -Indarno Milano l'invitò a ricever ringraziamenti, indarno Ricimero -il voleva alla corte, stupito di veder composta una pace, ch'egli -avea fatto di tutto per rendere impossibile, e che recideva le sue -ambizioni. - -Ennodio, che questi fatti ci racconta, era stato allevato da Epifanio, -come Epifanio da Crispino, e gli succedette nella sede vescovile. Così -la plebe cristiana prevedeva da un pezzo chi sarebbe stato il suo -vescovo, e non le era mandato nè conosciuto, nè conoscendo; ed era -protetto da quella forza che nulla compensa, la considerazione e la -stima. - -[26] - - _Per Cenetam gradiens et amicos duplavicenses,_ - _Qua natale solum est mihi..._ - _Ast ego sensus inops, italæ quota portio linguæ_ - _Fæce gravis, sermone levis, ratione pigrescens,_ - _Mente hebes, arte carens, usu rudis, ore nec expers,_ - _Parvula grammaticæ lambens reflumina guttæ,_ - _Rhetoricæ exiguum prælïbans gurgitis haustum,_ - _Cote ex juridica cui vix rubigo recessit,_ - _Quæ prius addidici dediscens, et cui tantum_ - _Artibus ex illis odor est in naribus istis._ - Vita s. Martini, I e IV. - -Siano saggio del suo merito poetico, e cenno degli studj che allora -si facevano; e vedasi la prima volta nominata la _lingua italiana_, -comechè per tale devasi intendere la latina. - -[27] Giornandes dice che quel porto, già capace di duecencinquanta -vascelli, era mutato in un giardino, e la città divisa in tre parti: -la prima, più elevata, diceasi propriamente Ravenna; la seconda, che -conteneva il palazzo imperiale, chiamavasi Cesarea; la terza, detta -Classe, distava da Ravenna tre miglia. - -[28] Probabilmente si valsero d'un piano inclinato, sostenuto da -piedritti. Vedasi RINALDO RASPONI, _La Rotonda prorata edifizio -romano_, 1776; come anche G. B. Passeri, Ippolito Ghiselli Gamba, -Sufflot, il conte Caylus e Enrico Gally nel 1842. Il p. Bacchini provò -che quella fabbrica non è del tempo di Amalasunta, bensì di Teodorico. - -[29] _Quid dicamus columnarum junceam proceritatem? moles illas -sublimissimas fabricarum quasi quibusdam erectis hastilibus contineri, -et substantiæ qualitates concavis canalibus excavatæ, ut magis ipsas -æstimes fuisse transfusas, alias ceris judices factum quod metallis -durissimis videas expolitum. Variar., XV. 6, Form. de fabricis et -architectis_. - -[30] L'iscrizione stessa è fastosa: - - _Qui potuit rigidas Gothorum subdere mentes,_ - _Hic docuit durum flumina ferre jugum._ - -Trajano, dopo vittorie di ben altra importanza, sul ponte della via -Appia scriveva solo: - - TRAJANVS IMP. P. M. STRAVIT. - -[31] Nella vita antichissima di s. Fulgenzio, _Acta SS. 1. jan._ - -[32] Per le spoletine, vedi _Variar._, II. 32. 33. delle altre -conservossi memoria in un'iscrizione, che trascurata si legge accanto -al duomo di Terracina: - -DN. GLRMVS ADQ INCLYT (_Dominus gloriosissimus atque inclytus_) -REX THEODORICVS VICTOR AC TRIVMFANS SEMPER AVGVSTVS BONO REIPVBLICÆ -NATVS CVSTOS LIBERTATIS ET PROPAGATOR ROMANI NOMINIS DOMITOR GENTIVM -DECENNOVII VIÆ APPIÆ ID E A TRIP VSQ TARIC IT LOCA QVÆ CONFLVENTIBVS -AB VTRAQ PARTE PALVDIBVS PER OMN RETRO PRINCIP INVNDAVERANT VSVI PVBCO -ET SECVRITATI VIANTIVM ADMIRANDA PROPITIO DEO FELICITE RESTITVIT OPERI -INJVNCTO NAVITER ISVDANTE ADQ CLEMENTISSIMI PRINCIP FELIC DESERVIENT -PRÆCONII ET PROSAPIÆ DECIORVM CÆC MAV BASILIO DECIO VC ET INL EX PV -EX PPO EX COVS ORD PAT QVI AD PERPETVANDAM TANTI DOMINI GLORIAM PER -PLVRIMOS QVI ANTE NON ALBEOS DEDVCTA IN MARE AQVA IGNOTÆ ATAVIS ET -NIMIS ANTIQ REDDIDIT SICCITATI. - -[33] Sotto Teodorico, per un soldo d'oro si davano sessanta moggia di -frumento e trenta anfore di vino. Il Valesiano dice scemato d'un terzo -il prezzo dei viveri, sicchè in tempo di caro compravansi venticinque -moggia di grano per un soldo d'oro, mentre al mercato se ne aveano -dieci. In una carestia, Cassiodoro scrive a Dazio vescovo di Milano di -far distribuire un terzo del panico che si trova ne' granaj di Pavia -e Tortona; agli affamati lo dia a un soldo per misura. Forse sono le -dette venticinque moggia. - -[34] _Vita s. Epiphanii_. - -[35] _Variar._, XII. 4. È il vin santo: poichè dice che, côlta l'uva -in autunno tardo, si sospende o serba in vasi da ciò; a dicembre si -pigia, e in mirabil guisa si ha il vino nuovo quando comincia ad esser -vecchio. - -[36] _Variar._, IX. 3. - -[37] _In actis concilii Palmaris_. - -[38] L'apprensione degli Italiani è espressa in quelle parole di -Boezio: _Rex avidus communis exitii_ (_De consol._, lib. I), e dal -Valesiano: _Rex dolum Romanis tendebat_. - -— E quindi ebbero principio quegli rumori, che nutricati e inaspriti -da zelo religioso e dalla mondana ambizione dei cherici ... causarono -poscia la rovina del dominio gotico in Italia, non senza infinito danno -degli Italiani». RANIERI, _Storia d'Italia dal_ V _al_ IX _secolo_, p. -113. Di questo giudizio appello ai fatti del 1848. - -[39] — Quante volte ho messo a repentaglio il mio stato per salvare i -poveri, cui con infinite calunnie molestava la non mai punita avarizia -dei Barbari! In grave carestia essendo posto un gravoso balzello alla -Compagnia, tale ch'essa ne sarìa stata deserta, io pel comun bene tolsi -a difenderla davanti il re contro il prefetto del pretorio, e ottenni -non fosse riscosso». - -[40] - - _Carmina qui quondam studio florente peregi_ - _Flebilis, heu! mæstos cogor inire modos._ - _Ecce mihi laceræ dictant scribenda Camenæ_ - _Et vivis elegi fletibus ora rigant._ - _Has saltem nullus potuit pervincere terror_ - _Ne nostrum comites prosequerentur iter._ - _Gloria felicis olim viridisque juventæ_ - _Solatur mæsti nunc mea fata senis._ - _Venit enim properata malis inopina senectus,_ - _Et dolor ætatem jussit inesse suam._ - _Intempestivi funduntur vertice crines,_ - _Et tremit effæto corpore laxa cutis._ - _Mors hominum felix, quæ se nec dulcibus annis_ - _Inserit, et mæstis sæpe vocata venit,_ - _Eheu quam surda miseros avertitur aure,_ - _Et flentes oculos claudere sæva negat!_ - _Dum levibus malefida bonis fortuna faveret,_ - _Pæne caput tristis merserat hora meum._ - _Nunc quia fallacem mutavit nubila vultum,_ - _Protrahit ingratas impia vita moras._ - _Quid me felicem toties jactatis amici?_ - _Qui cecidit, stabili non erat ille gradu._ - -Boezio in quest'opera mostrasi poco cristiano, e nulla meglio di -stoico, tanto che alcuno negò fosse sua fattura, e suppose un Boezio, -differente da quello che i Pavesi venerarono poi sugli altari, forse -per quel sentimento che anch'oggi fa considerare martiri coloro che -cadono per la causa nazionale. - -[41] _Omnia regno nostro perfecte constare credimus, si gratiam vestram -nobis minime deesse sentimus... Claudantur odia cum sepultis... Illud -est mihi supra dominatum, tantum ac talem habere rectorem propitium... -Sit vobis regnum nostrum gratiæ vinculis obligatum_. Variar., VIII. 8. - -[42] All'egual modo v'entrò Alfonso d'Aragona nel 1442. Questi fatti -ci sono descritti da Procopio (_De bello goth._, l. i. c. 8. 9. 10), -ch'era segretario di Belisario, e che esagera sempre in lode di questo. - -[43] Lo dice Procopio; eppure soggiunge che l'esercito goto non bastava -a cingere tutta la città. Egli stesso fa uccidere in Milano μυριάδες -τριάκοντα, trecentomila maschi (lib. II. c. 7): esagerazione o sbaglio. - -[44] Nel 536 da Belisario, nel 546 da Totila, l'anno appresso da -Belisario, nel 549 di nuovo da Totila, nel 552 da Narsete. Gregorio -Magno riferisce che san Benedetto avea assicurato che Roma non sarebbe -sterminata da Totila, bensì da turbini e tremuoti; e soggiunge che -di fatto, a' suoi giorni, si vedevano sovverse mura e case e chiese -ed edifizj. Forse a quel tempo sono da attribuire le tante rovine di -solidi fabbricati in Roma; chè certo i Barbari non avean ragione di -accingersi all'immensa fatica che sarebbesi voluta a scassinarli. - -[45] Nov. 104, De præt. Siciliæ. E al capo 23: _Lites inter duos -procedentes Romanos, vel ubi romana persona pulsatur, per civiles -judices exercere jubemus, cum talibus negotiis vel causis judices -militares immiscere se ordo non patiatur. E in calce alle Novelle: -Jura insuper vel leges codicibus nostris insertas, quas jam sub -edictali programmate in Italiam dudum misimus, obtinere sancimus: sed -et eas, quas postea promulgavimus constitutiones, jubemus sub edictali -propositione vulgari, ex eo tempore quo sub edictali programmate -evulgatæ fuerint, etiam per partes Italiæ obtinere, ut una, Deo -volente, facta republica, legum etiam nostrarum ubique prolatetur -auctoritas. Annonam etiam, quam et Theodoricus dare solitus erat, et -nos etiam Romanis indulsimus, in posterum etiam dari præcipimus; sicut -etiam annonas, quæ grammaticis ac oratoribus vel etiam medicis vel -jurisperitis antea dari solitum erat, et in posterum suam professionem -scilicet exercentibus erogare præcipimus, quatenus juvenes liberalibus -studiis eruditi per nostram rempublicam floreant_. - -[46] _König_ significa re, e _Adelig_ nobile. Così _All-boin_ -tutto reggente; _Rose-mond_ bocca rosata; _Au-rich_ antico signore; -_Theud-linda_ benefica al popolo; _Ogil-ulf_ soccorso volontario; -_Rot-her_ signor della pace; _Ar-preth_ ricco d'onore; _Hund-preth_ -ricco di benevolenza; _Cuni-preth_ ricco di coraggio; _Rad-wald_ pronto -e potente; _Hildi-brand_ molto ardente; _Rat-gis_ forte in consiglio; -_Ahist-hulf_ pronto al soccorso, ecc. - -Paolo Diacono, De gestis Langobardorum, dice che le imprese d'Alboino -erano celebrate ne' versi, non soltanto dei Bavari e dei Sassoni, -ma di quanti usavano la stessa favella. Vedansi _Origo gentis nostræ -Langobardorum_, stampato in capo all'Editto di Rotari, Torino 1846; -e Andrea da Bergamo, Erchemperto, Benedetto da Sant'Andrea, e i -continuatori di Paolo Diacono, detti Cassinense, Salernitano, Romano, -Barberiniano, Andomarense, Fiorentino, Veneto, Trajectense. - -PROCOPIO, _De bello gothico_. - -ANASTASIO BIBLIOTECARIO, _De vitis pontificum romanorum_. - -GREGORIO MAGNO, _Epistole e Dialoghi_. - -J. CHRISTIUS, _Origines longobardicæ_. - -SCHMIDT, _De Longobardis_. - -_Gaillard_, _Mém. historique et critique sur les Longobards_ (Mem. -dell'Accademia francese, tom. XXXIII. XXXV. XLIII). - -TURCK, _Forschungen auf dem Gebiete der Geschichte_. Rostock 1835. - -ASCHBACH, _Gesch. der Heruler und Gepiden_. Francoforte 1835. - -FLEGLER, _Das Königreich der Longobarden in Italien_. Lipsia 1851. - -RICHTER, _Ueber die Abkunft und Wanderung der Langobarden_. Vienna -1848; _Friaul unter longobardischer Herschaft_. Ivi 1825. - -MERKEL, _Die Gesch. des Langobardenrechts_. Berlino 1851. - -BETHMANN, _Paulus Diaconus, und die Geschichtschreibung der -Langobarden_. Annover 1849. - -E tutti gli storici d'Italia, e con qualche novità LEBRECHT e LEO, -_Gesch. von Italien_. Amburgo 1829, lib. I; BALBO, _Storia d'Italia_. -Torino 1830; e magistralmente TROYA, _Storia d'Italia_. 1841. - -[47] DU CHESNE, App. del tom. I. _Rer. Francicarum_. - -[48] PAOLO DIAC., op. cit., lib. II. c. 7. - -[49] _Cum uxoribus, natis, omnique suppellectili... cum omni exercitu, -vulgique promiscua multitudine_. PAOLO DIAC., lib. II. c. 7. 8. - -[50] Con Onorato vennero a Genova molto clero e patrizj, il vescovo -d'Acqui ed altri ragguardevoli personaggi. I Milanesi vi ottennero una -chiesa che dedicarono a sant'Ambrogio, e il brolo di Sant'Andrea, un -palazzo, le rendite d'alcuni benefizj, e le pievi di Recco, Auscio, -Rapallo, Camogli, colle loro decime e possessioni. Vogliono le cronache -che molti della bassa Insubria rifuggissero entro la grande palude, -detta mar Gerondio, formata dei fiumi Oglio, Serio, Adda; e quivi sopra -un isolotto fangoso, detto _La Mosa_ (_limosa_), fondassero la città di -Crema. - -[51] La cronologia dei primi diciassette anni de' Longobardi va -molto confusa; nè Muratori, Fumagalli, Lupi la rischiararono a -sufficienza. L'unico storico cui ci troviamo ridotti, Paolo Diacono, -assegnato il tempo che Alboino uscì di Pannonia, prosegue per note -indeterminate, servendosi delle indizioni; perchè allora s'era cessato -di notare gli anni per consoli, nè ben introdotta l'êra vulgare. Forse -s'accomoderebbero le apparenti contraddizioni cambiando l'anno da cui -gli storici cominciano il regno d'Alboino, e desumendolo, non dalla -presa di Milano, ma dal suo entrare in Italia, cioè dal principio del -569. - -Esso Paolo fa solo ai tempi di Autari conquistato Benevento, e primo -duca Zottone. Ma la lettera 46 lib. II di Gregorio Magno è diretta ad -Arechi (Arigiso) successore di Zottone; e poichè essa è del 592, se si -sottraggono i venti anni che, secondo Paolo, Zottone regnò, saliamo ai -tempi dell'assedio di Pavia. - -[52] Paolo Diacono ce ne conservò l'epitafio, uno degli scarsi -monumenti di quell'età: - - _Clauditur hoc tumulo, tantum sed corpore, Droctulf,_ - _Nam meritis tota vivit in urbe suis._ - _Cum Bardis fuit ipse quidem, nam gente suavus;_ - _Omnibus et populis inde suavis erat._ - _Terribilis visu facies, sed mente benignus,_ - _Longaque robusto pectore barba fuit._ - _Hic et amans semper romana et publica signa,_ - _Vastator gentis adfuit ipse suæ._ - _Contempsit caros, dum nos amat ille, parentes,_ - _Hanc patriam reputans esse Ravenna suam._ - _Hujus prima fuit Brexelli gloria capti;_ - _Qua residens, cunctis hostibus horror erat._ - _Qui romana potens valuit post signa juvare_ - _Vexillum primum Christus habere dedit._ - _Inde etiam retinet dum classem fraude Feroldus,_ - _Vindicet ut classem, classibus arma parat._ - _Puppibus exiguis decertans amne Badrino_ - _Bardorum innumeras vicit et ipse manus._ - _Rursus et in terris Avarem superavit Eois,_ - _Conquirens dominis maxima palma suis._ - _Martiris auxilio Vitalis fultus ad istos_ - _Pervenit, victor sæpe triumphat ovans._ - _Cujus et in templis petiit sua membra jacere,_ - _Hæc loca post mortem bustis habere juvat._ - _Ipse sacerdotem moriens petit ista Joannem,_ - _His reddit terris cujus amore pio._ - -[53] _Inventæ sunt in eadem insula divitiæ multæ, quæ ibi de singulis -fuerant civitatibus commendatæ._ PAOLO DIAC., lib. III. c. 26. - -[54] Lo stesso, lib. VI. c. 6. Leo dice: — Nessun re ardì arricchire -gli ecclesiastici cattolici, perchè tutti pendevano alla signoria de' -Romani». _Vic. della costit. in Italia_, § 10, parte 1ª. Che Rotari -fondasse parecchi monasteri, lo prova il documento pubblicato negli -_Hist. patriæ monumenta, Chart._ tom. I. p. 7. Di Agilulfo dice Paolo, -lib. VI. c. 6, che _multas possessiones Ecclesiæ largitus est_; e -sappiamo che regalò beni al monastero di San Colombano a Bobbio. -Liberalità de' re successivi indicheremo a suo tempo, e le storie ne -son piene. - -[55] Porta scritto in giro, AGILULF GRAT. DIVIN. GLOR. REX TOTIUS ITAL. -OFERET SCO JOHANNI BATTISTE IN ECLA MODICIA. Se l'iscrizione potesse -credersi contemporanea del dono, sarebbe la prima volta che trovasi la -formola _per la grazia di Dio_, poi dal franco Pepino introdotta ne' -diplomi; e così pare quel _re di tutta Italia_, che, non senza maggior -ragione, fu quindi adoperato da Carlo Magno e da Napoleone. Sembra che -i Longobardi non coronassero i loro re, ma gl'investissero col metter -loro in mano un'asta: pure le loro effigie sulle monete portano corona. - -[56] _Excellentissimo filio nostro Adulouwaldo reg. transmiter. -philacteria curavimus, idest crucem cum ligno s. crucis Domini, et -lectionem s. Evangeli theca persice inclusam. Filiæ quoque meæ, sorori -ejus, tres anulos transmisi, duos cum hyacinthis et unum cum albula: -quæ eis per vos peto dari_. Non si usava ancora mandare ossa di santi: -e Gregorio Magno lo disapprova assai. - -[57] JONAS, in _Vita s. Bertulfi_, ap. MABILLON, _Ord. s. Benedict._ - -[58] _Brexiana civitas magnam semper nobilium Longobardorum -multitudinem habuit_. PAOLO DIAC., lib. V. c. 36. - -[59] Fredegario e Paolo attribuiscono il fatto a Rodoaldo; ma i: -tempi non rispondono. Non occorre venire fino all'odierna civiltà -per trovare assurdo questo modo di ragionare. Ai tempi di Lodovico il -Pio, Agovardo arcivescovo di Lione scriveva: — Bell'arte a scoprir la -verità! e soprattutto quando l'un combattente e l'altro soccombono. Se -Dio volesse che in questa vita gl'innocenti fossero sempre vincitori -e i colpevoli vinti, Gerusalemme non sarebbe sottoposta ai Saraceni, -nè Italia ai Longobardi». _Liber adv. Gundobadum_, cap. XIV. I -contemporanei non guardavano dunque per una fortuna l'esser l'Italia -vinta dai Longobardi, come fecero alcuni mille anni più tardi. - -[60] Burckhard (_Staats- und Rechtsgesch. der Römer_, § 42. Stutrgard -1841) vorrebbe che _oppida_ e _vici_ fossero terre smurate, le quali -non formavano Comune da sè, ma erano assegnate a municipj nel cui -territorio eran poste. - -[61] Diceasi _guidrigild_, compenso privato; ben distinto dall'ammenda -(_fried_), che è compenso pubblico. - -[62] _De bello goth._, II. 14; III. 34. Una loro migrazione, cantata -dallo scaldo di Gottland, componeasi di settanta navi, montate ciascuna -da cento uomini. - -[63] _Aucto de diversis gentibus, quas superaverant, exercitu._ PAOLO -DIAC., lib. I. c. 20. - -[64] La storia non parla che dell'isola; ma essa è tanto piccina, ch'è -forza credere sotto quel nome comprese le circostanze. A Lenno, terra -di quella riva, sono due iscrizioni del 571 e 572, ove l'anno è notato -per consoli, e Giustino II è detto signor nostro. - -HIC REQVIESCIT IN PACE FAMVLVS CHRISTI LAVRENTIVS VENERABILIS SACERDOS, -QVI VIXIT IN HOC SÆCVLO ANNOS IV; DEPOSITVS DIE III NONAS IVLII, POST -CONSVLATVM DOMINI NOSTRI IVSTINI PERPETVI AVGVSTI ANNO VI, INDICTIONE -IV. - -HIC REQVIESCIT IN PACE BONÆ MEMORIÆ CYPRIANVS, QVI VIXIT IN HOC SÆCVLO -ANNOS P. M. XXXIII; DEPOSITVS SVB DIE VII KALENDAS OCTOBRIS, INDICTIONE -V, POST CONSVLATVM DOMINI NOSTRI IVSTINI PERPETVI AVGVSTI ANNO VII. - -[65] In tal senso l'editto di Rotari si dice fatto col consenso _cuncti -felicissimi exercitus nostri_. - -[66] _Homo qui habet septem casas massaricias, habeat loricam cum -reliqua conciatura sua, debeat habere et caballos... Homines qui non -habent casas massaricias, et habent quadraginta jugis terræ, habeant -caballum, scutum et lanceam... Item de illis hominibus qui negotiantes -sunt et pecuniam_ (non) _habent, qui sunt majores et potentes, habeant -loricas, scutos, caballos et lanceas; et qui sunt sequientes, habeant -caballos, scutum et lanceam; minores habeant coccoras cum sagittas et -arcos._ Leggi di Astolfo, pubblicate dal Troya. - -[67] ROTARI, leg. 177; LIUTPRANDO, lib. III. leg. 4. Da _fahren_ -generare, radice disusata di _Vorfahren_ progenitori; sicchè -corrisponde a _gens_ de' Latini. Oggi in Albania _fara_ significa lo -stesso. - -[68] Nelle leggi; ma Paolo Diacono, lib. I. c. 21, cita gli _Adalingi, -sic enim apud eos quædam nobilis prosapia vocabatur_. Forse era sola la -razza regia. - -[69] _Liberi, ingenui, ingenuiles_, più tardi _boni homines_. Ehre -significa onore, ed heer esercito: onde arimanno è uom d'onore -o d'arme. Il Troya fa osservare che la voce αριμανες trovasi in -Appiano, _De bello mithr._ Ottone I, nel 967, dona a un monastero un -borgo _cum liberis hominibus, qui vulgo herimanni dicuntur_ (Antiq. -ital., I. 717). Enrico IV, nel 1074, _donamus insuper monasterio... -liberos homines, quos vulgo arimannos vocant_ (Ivi, 739). Errano -il Sismondi credendo gli arimanni contadini liberi, che oltre le -proprie terre avessero enfiteusi dai grandi, e che soli coi nobili -potessero intervenire al placito (cap. 2); e Giovanni Müller (_Allg. -Geschichte_), credendo che l'arimanno fosse tra' Longobardi il -capo militare di ciascuna borgata. _Omnes liberi, qui a dominis -suis longobardis libertatem meruerunt, legibus dominorum suorum et -benefactorum vivere debeant, secundum qualibet a suis dominis propriis -concessum fuerit_. ROTARI, leg. 239. Qui _lex_ è chiaro che significa -le condizioni «imposte dai padroni a ciascun emancipato». - -* Tutti questi punti furono dibattuti assai in Italia e fuori, -massime dopo la pubblicazione dell'opera di Carlo Troya. Carlo Hegel -(_Gesch. der italienischen Stadt e Freiheit_. Lipsia 1847) sostiene -che sotto i Longobardi esisteva un diritto unico, indissolubile, e i -liberi provinciali erano messi nella semilibertà degli Aldj, dalla -quale non potevano passare alla libertà intera longobarda se non -per una nuova manumissione. Il diritto romano per lungo tempo non fu -riconosciuto pubblicamente; dapprima ottenne qualche legalità come -diritto di corte, poi come diritto ecclesiastico, non però personale; -infine come concessione a singoli stranieri, indi a città e territorj -intieri. Suppone che siasi fatta fusione tra i Longobardi e i Romani, -prestandosi reciprocamente gli elementi. _Nota del 1862_. - -[70] Il Muratori distingue duchi maggiori e minori, ma senza ragione. -Paolo Diacono nomina i duchi di Ticino, Bergamo, Brescia, Trento, -Forogiulio, Milano; _e oltre questi, altri_ trenta _ne furono nelle -loro città_, II. 32. Sarebbero dunque trentasei, forse perchè fra' -Longobardi, come fra altri popoli germanici, si usassero due decine -diverse, l'una di dieci unità, l'altra di dodici; il che fa che molte -volte un numero abbia a intendersi altrimenti da quel che suona. Vedi -RUEHS, _Schwedische Geschichte_, vol. I. § 19. In tal caso potrebbe -darsi che i duchi longobardi fossero dodici nella Neustria, ed -altrettanti nell'Austria e nella Tuscia. Menzione storica abbiamo de' -ducati d'Istria, del Friuli, Milano, Bergamo, Pavia, Brescia, Trento, -Spoleto, Torino, Asti, Ivrea, San Giulio d'Orta, Verona, Vicenza, -Treviso, Ceneda, Parma, Piacenza, Brescello, Reggio, Perugia, Lucca, -Chiusi, Firenze, Soana, Populonia, Fermo, Rimini, Benevento. - -[71] _Epist._ VI _Stephani II_, ap. MANSI, _Concil._, tom. II. - -[72] Della reciproca garanzia rimase un vestigio negli statuti -criminali di Milano, ove il cap. 162 è _Qualiter Comunia teneantur pro -captis in terra sua_. Anche della costituzione per decine prolungossi -la memoria; e fin nel 1500 la valle di Cadore era divisa in dieci -_centi_, e ogni cento aveva un capitano, e armava duecento uomini: -in caso di pericolo i capitani sceglievano un generale, e questo col -_conte_, cioè il comandante veneziano, vegliava sulla valle. - -[73] DE PIETRO, _Memorie di Sulmona_, pag. 55, citato dal Leo. Il loro -nome deriva da _gast-halter_. - -[74] Di questi re egli fa l'enumerazione nel prologo. Un bel codice -ne sussiste nell'archivio della Cava, e un altro a Vercelli, con un -prologo differente, ove più distintamente sono noverati i re antichi -longobardi, e che si capisce esser la fonte de' primi libri di Paolo -Diacono, il quale storpiò quei nomi per pedanteria e retorica. - -Le leggi longobarde furono pubblicate in due raccolte: la prima è -storica, disponendosi coll'ordine onde furono emanate da Rotari sino -a Corrado I imperatore; nell'altra, detta _Lombarda_, eseguita dopo -Enrico I, sono scientificamente distribuite in tre libri, il primo di -37 titoli, il secondo di 59, il terzo di 40. La migliore e più decisiva -recensione delle leggi longobarde, e di tutto ciò che concerne il loro -dominio in Italia, è il discorso di Carlo Troya _sulla condizione dei -Romani vinti dai Longobardi_; studio profondo e di lunghissimi anni, -il quale suscitò (come avviene) un'infinità di articoli e opuscoli -improvvisati. - -[75] ROT., 167-170, 158-160. - -[76] _Et ipse quartus ducat eum in quadrivium, et thingat in wadia, -et gisiles ibi sint etc._ ROT., 225. — _Reddat in octogilt, et non sit -fegangi_. 375. — _Si servus regis ob eros, vel vecorin, seu mernorphin -fecerit_. 376. - -[77] LIUTPR., IV. 7. 8. 6. - -[78] In una formola del Codice veronese, alla legge 182 di Rotari, il -conte si volge ai giudici, e domanda loro il punto legale: _Nunc dicite -vos, judices, quid commendet lex_. - -[79] _Ad leg._ 53. _lib._ I LIUTPR. - -[80] _Ad. leg._ 7. _lib._ II LIUTPR. — Ecco altri esempj: _Petre, te -appellat Martinus, quia tu consiliatus es de morte sua, aut occidisti -patrem suum. De toto me appellasti. Si dixerit quod consiliatus esset -cum rege aut occidisset per jussionem regis, aut approbet aut emendet, -secundum quosdam. Secundum quosdam, aliter est: in anima jurare debet. -Sed melius est, secundum alios, quod dicat — Non consiliatus sum, nec -occidi, quod per legem emendare debeam pro usu._ - -_Petre, te appellat Martinus, qui est advocatus de parte publica, quod -D. levavit sedicionem contra tuum comitem, et occidit suum caballum cum -ipsa sedicione; et tu fuisti consentiens in ipso malo._ - -_Petre, te appellat Martinus, qui est advocatus de parte publica, -quod homines de civitate Roma levaverunt sedicionem contra homines -de civitate Cremona, vel contra comitem de Mediolano; et tu fuisti in -capite cum illis._ - -_Petre, te appellat Martinus, quod homines de civitate Ravenna -levaverunt adunaciones contra homines de civitate Roma; et tu fuisti -consentiens in isto malo._ - -_Petre, te appellat Martinus, quod ipse tenebat cum rege; et tu -spoliasti casam suam de tanto mobili, qui valebat solidos centum._ - -_Petre, te appellat Martinus, quod ipse sponsavit Aldam tuam filiam -puellam; et tu dedisti eam alteri in conjugium ante duos annos. — Non -sponsasti meam filiam: tunc ille qui appellat, probet. Si dixerit — -Sponsasti tu meam filiam, sed non erat puella: tunc ille qui appellat, -probet quod erat puella; et si non potuerit, juret ipse qui appellatus -est, quia non erat puella_. - -[81] Leg. 230. 231. - -[82] Leg. 4. - -[83] LIUTPR., II. 25. - -[84] ROT., 32. - -[85] Id., 42. - -[86] ROT., 25. 26; LIUPTR., IV. 7. 10; VI. 27; RACHIS, 7. 8. - -[87] _Væ tibi terra, cujus rex puer est, et cujus principes mane -comedunt._ Eccl., X. 16. - -[88] Leg. 364. - -[89] ROT., 179; e così 153. 165. 166. 364. 367. 369. - -[90] In mezzo al tempio degli Dei Palìci in Sicilia vaneggiavano due -crateri stretti e profondi, pieni d'acqua solforosi che zampillava. -Quand'uno era accusato di furto o d'altro, dava il suo giuramento -scritto sopra una tavoletta, e questa gettavasi nell'acqua: se -galleggiava, l'accusato era assolto; se no, era gettato nel cratere. -Altre volte l'accusatore leggeva il contenuto nella tavoletta, e -l'accusato, cinto di ghirlande e in tunica discinta, e agitando un ramo -colla mano, lo ripetea parola per parola, toccando l'orlo dei cratere: -se dicea vero, andavasene salvo; se no, periva inghiottito, o perdea la -vista. DIODORO SIC., XI. 89; ARISTOTELE, _Mir. ausc._ 58. - -[91] _Variar._, III. 24. - -[92] ROT., 198. 203. 214. 231; LIUTPR., VI. 64; GRIMOALDO, 7. - -[93] _Leg. Othonis_, 1. 2. 5. 6. 7. 9. 11. 12. - -[94] ROT., 5. 11. 12. 14. 19. 141. 253. 284. 285; LIUTPR., VI. 81-85. - -[95] ROT., 33. 130. 131. 200-203. ecc. - -[96] Il soldo dei Longobardi non si sa se fosse d'oro o d'argento, -reale o ideale: reale era il tremissis, terza parte del soldo. (_Cum -die quodam Alachis super mensam numeraret, unus tremissis de eadem -mensa cecidit: quem filius Aldonis, adhuc puerulus, de terra colligens, -eidem Alachi reddidit_. PAOLO DIAC., lib. V. c. 39). Forse erano quelle -rozze monete, con san Michele da una parte, e dall'altra il busto del -re, che si trovano ne' musei, ma tanto logore da non potersene valutare -il peso. Delle migliori nessuna eccede la metà d'uno zecchino. - -[97] ROT., 129. 136. - -[98] Id., 338. 339. Anche la _Lex aquilia_ de' Romani non mette divario -tra ferire il servo o la bestia altrui. - -[99] ROT., 46. 47. 50. 51. 52. 67. - -[100] Id., 147. 317. - -[101] Id., 246. 247. - -[102] III. 26. - -[103] Ivi. - -[104] Id., IV. 2. - -[105] AULICO TICINESE, cap. XIV. - -[106] PAOLO DIAC., lib. I. c. 13. - -[107] _Atramento, pinna et pergamena manibus meis de terra elevavi, -et Teutpaldi notarii ad scribendum tradidi, per vasone terre et -fistuco nodato seo ramo arborum accepi... per coltello et wantone seo -aldilaine, et sic per hanc cartula, justa legem saliga, vindo, dono, -trado atque trasfundo etc._ Carta lucchese del 983. Arch. Guinigi. - -Ugo marchese nel 996, investendo del castello di Caresana e sue -appartenenze il vescovo di Vercelli, dice: _Per presentem cartulam -offersionis abendum confirmo pro animæ meæ mercede. Insuper per -cultellum, fistucam, wantonem_ (_guanto_) _et vasonem terræ atque ramum -arboris pars ipsius, episcopo facio tradicionem et vestituram, et me -exinde foris expuli, guarpivi et absascito feci....._ Monumenta hist. -patr.; Chart. I, pag. 306. - -[108] Rotari nella leg. 75 dispose che, se il donato fosse chiesto -dal donatore a provare d'aver corrisposto il launechildo, giurasse -averlo dato; se no, restituisse il _ferquido_, cioè l'equivalente. -Liutprando, lib. VI, leg. 19, dichiarò insussistente la donazione senza -il launechildo e la _tingazione_, eccettuati i doni a chiese o a luoghi -pii come redenzione dell'anima. - -[109] LIUTPR., I. 1-5, II. 8, III. 3, VI. 48; ROT., 157-169. - -[110] ROT., 173. 168. 169. - -[111] VI. 6. - -[112] GRIM., II; LIUTPR., VI. 87; ROT., 186. 178. 179. 198; ASTOLFO, 3. -14. - -[113] _Nulli mulieri liberæ, sub regni nostri ditione lege -Longobardorum viventi, liceat in suæ potestatis arbitrio, idest sine -mundio vivere, nisi semper sub potestate viri, aut potestate curtis -regiæ debeat permanere: nec aliquid de rebus mobilibus aut immobilibus, -sine voluntate ipsius in cujus mundio fuerit, habeat potestatem donandi -aut alienandi._ ROT., 205. - -[114] X. 2. - -[115] _Mundium non sit amplius quam solidi tres._ II. 3. Il Muratori -confonde il mundio col mefio. - -[116] II. 1. — _Consentientes mihi suprascripto genitor meus, per hunc -scriptum secundum legem in morincap dare videor tibi, Imilla dilecta -et amabilis conjus mea... quartam portionem ex integra de omnia et -ex omnibus casis et fundis... vel quod in antea Deo adjuvante legibus -atquisiero, de omnia ex integra quartam portionem abeas tu jam nominata -Imilla dilecta et amabilis conjus in morincap_, ecc. Carta lucchese del -986. Arch. arciv. - -[117] II. 6; VI. 59. 68. 76. 78. - -[118] _Si quis res alienas, idest servum et ancillam, seu alias res -mobiles_... Leg. 232. E vedi LIUTPR., v. 36; ROT., i. 13. 222; RACHIS, -3. 277. - -[119] Quando al risorgente diritto romano prestavasi non culto -ma idolatria, il celebre commentatore Andrea d'Isernia chiama il -longobardo _jus asininum_; Lucca di Penna scrive _longobardicas -leges fuisse factas a bestialibus, neque mereri appellari leges sed -fæces_. Il Giannone sempre inginocchiato davanti ai regnanti, dice -che «splenderà nelle gesta de' loro principi non meno la fortezza e -la magnanimità, che la pietà, la giustizia, la temperanza; e le loro -leggi e i loro costumi, sebbene non potranno paragonarsi con quelli -degli antichi Romani, non dovranno però posporsi a quelli degli ultimi -tempi dello scadimento dell'Imperio» (_Storia civ._, lib. III); -ed ha un capitolo _sulla loro giustizia e saviezza_. Montesquieu -magnifica le leggi longobarde sopra tutte le altre barbariche. Il -Sismondi (_Repubbliche ital._, cap. 1) le chiama _saviissime_, e -_abbastanza glorioso_ il regno dei Longobardi; eppure soggiunge che -_le due nazioni rimasero divise da un implacabile odio_. Per raffaccio -alle legislazioni del suo tempo, il Filangeri esaltò di troppo le -processure barbariche: «Non è codice dei Barbari, che non regoli -l'accusa giudiziaria meglio che le nazioni civili d'oggi. Nessuno -niega al cittadino il diritto di accusare; e non pensò a combinar la -libertà d'accusare colla difficoltà di calunniare. Nei Capitolari di -Carlo Magno si stabilisce che il giudice non possa giudicare alcuno se -manca un legittimo accusatore (_Cap. C. M. et Lod._, lib. V. c. 248; -_Edict. Theod._, c. 20). L'Editto di Teodorico condanna del taglione -il calunniatore (_Edict._, c. 13; _Cap. C. M._, lib. VI. c. 329; -lib. VII. c. 180). Teodorico interdisse l'accusa secreta (c. 50). Nei -Capitolari di Carlo Magno, che non giudichi il giudice in assenza di -una parte (lib. vii. c. 145. 168). Escludeano i Longobardi chi avesse -dato prova di mala fede (_Cod. Long._, lib. XI. tit. 51 _de testib._ -§ 8), o quello che per la condizione e pei delitti avesse perduta la -confidenza della legge (_Cap. C. M._, lib. I. c. 45; lib. VI. c. 144 -e 298). I testimonj deponeano in presenza dell'accusato: lui presente, -il giudice gl'interrogava, e potea interromperli di rispondere. Queste -buone costituzioni ponno far vergognare l'Europa d'oggi, che avvolge -i processi nel mistero». _Scienza della legisl._, lib. III. c. 2. 3. -Nella più recente _Storia d'Italia_, a pag. 351 del vol. I, è detto -che «le leggi longobardiche erano ottime tra le leggi barbariche»; a -pag. 324, «è indubitato le leggi longobardiche esser le più eque e le -meno imperfette di tutte le leggi barbariche»; e a pag. 337, «l'Editto -di Rotari è una compilazione disordinata di cadarfrede o consuetudini -antiche». - -[120] Nel Libro VIII vedremo le consuetudini longobarde sopravivere -e trasfondersi negli statuti dei Comuni. La costituzione di Federico -II, lib. II. tit. 17, abolì la personalità delle leggi nella Sicilia, -il che mostra vi sussistette sino al secolo XIII. Il Lupi, _Codex -diplom. bergom._, 231, adduce uno statuto bergamasco del 1451, ove si -nomina un _liber juris Longobardorum_, e si ordina che _ipsum jus vacet -in totum, et servetur jus commune_: il che vuol dire che fin allora -durava qualche diritto alla longobarda. Nel regno di Napoli, a detta -del Giannone, lib. XXVIII. cap. 5, le leggi longobarde cessarono al -tempo di Ferdinando I, uscente il XV secolo, ma ne sopravvissero alcune -consuetudini, e fin ai suoi tempi nell'Abruzzo i feudi regolavansi -secondo quelle; v'erano ancora beni gentilizj: negli istromenti ove -intervenissero donne, si faceva assistere il mundualdo; metteasi la -clausula _jure romano_, per indicare che i contraenti non viveano -secondo la longobarda; duravano le voci di _mefio, catamefio, vergini -in capillo_, e altre assai. Prospero Rendella nel 1609 stampò a Napoli -_In reliquias juris longobardi_. - -[121] Sebbene s'ignori donde il bolognese Giulio Cesare della Croce -tolse quella leggenda, tutto ne palesa l'origine tedesca, la corte -d'Alboino, sebbene tramutata in Italia, i nomi stessi di Berthold, -Marculf, ecc. La _Contradictio Salomonis_, uno de' primissimi romanzi, -presenta una disputa di Guglielmo Conquistatore col villano Marculfo, -e forse deriva dalla sorgente stessa da cui le avventure del Bertoldo, -che trovansi in ogni lingua, e che i Tedeschi dicono derivate -dall'Asia, come la più parte delle nostre fiabe e nonnaje. - -[122] PAOLO DIAC., lib. VI. c. 7. 8. - -[123] Pare indicarlo il suo epitafio ap. MABILLON, app. al vol. II. -_Ann. Ord. s. Bened._, nº 35: - - _Divino instinctu, regalis protinus aula_ - _Ob decus et lumen patriæ te sumsit alendum._ - _Omnia Sophiæ cepisti culmina sacræ,_ - _Rege movente pio Ratchis, penetrare decenter._ - -[124] PAOLO DIACONO, lib. VI. c. 35; VASARI, _Proemio alle vite dei -pittori_. I Romani di quel tempo radevano od almeno accorciavano la -barba, e tondevansi altrimenti che i Longobardi; poichè è scritto -che, regnante Desiderio, i Longobardi di Rieti e Spoleto vennero ad -arrendersi a papa Adriano I, il quale ricevendone il giuramento, fe -loro tagliar le barbe e i capelli alla romana. L'aver capelli pare -fosse distintivo de' Longobardi, giacchè la loro legge per certe colpe -condanna a perderli. È vulgata l'etimologia di _tosa_ che i Lombardi -dicono per zitella, da _intonsa_, tratto dal costume di non accorciare -i capelli alle fanciulle. Convien però avvertire che tal voce si trova -anche nei paesi non dominati da' Longobardi; giacchè il provenzale Pier -da Villare cantava: - - _Per Melchior e per Gaspar_ - _Fo adoratz l'altissim Tos._ - -[125] ROT., 179. - -[126] Neppure agli antichi Romani era insolito l'occupare un terzo o -due delle terre dei vinti. _Cum Hernicis fœdus ictum, agri partes duæ -ademptæ_: TITO LIVIO, XI. _Truinates tertia parte agri damnati_. Ivi, -X. Questo terzo sembra lo togliessero i Germani da ciascun possidente: -i Romani par più probabile s'impadronissero d'un terzo del territorio -vinto. - -[127] PAOLO DIAC., lib. II. c. 4. Procopio, negli _Aneddoti_, dice -che in Africa perirono tre milioni e a proporzione nell'Italia, tre -volte tanto estesa: ma esagera al solito, per mostrare infelicissimo il -regno di Giustiniano. La peste infierì nel 566, massime nella Liguria -e a Roma, talchè non si trovava chi mietesse nè vendemmiasse. Nel 571 -perì infinito bestiame; e molte persone di vajuolo e dissenteria. -Paolo Diacono ricorda quasi ad ogni anno morbi, cavallette, nembi, -siccità, ecc. Sotto re Autari un diluvio afflisse l'Italia; il Tevere, -venuto a sterminata altezza, recò indicibili guasti; desolate rimasero -la Venezia e la Liguria; e Gregorio Magno riferisce che le acque -dell'Adige a Verona giungevano alle finestre superiori della basilica -di San Zenone, _senza entrar per le porte_. Esso Gregorio in una grave -peste ordinò sette processioni di cherici, cittadini, monaci, monache, -maritati, vedove, ragazzi: e per via in un'ora ne caddero morti -ottanta. - -[128] Lib. I. c. 16. - -[129] _Iis qui vi oppressos imperio coercent, est sane adhibenda -sævitia, ut heris in famulos_. De officiis, lib. II. c. 7. - -[130] _Populi aggravati per longobardos hospites partiuntur_; lib. II. -c. 32. Il codice della biblioteca Ambrosiana legge _pro Longobardis -hospicia partiuntur_. E nell'un caso e nell'altro v'è ambiguità di -senso; e forse la vera lezione è _multa patiuntur._ Sopra un testo sì -incerto, quanti libri e libercoli si sono fatti in questi anni! - -[131] Paolo stesso, lib. IV. c. 6, dice che _pæne omnes ecclesiarum -substantias Longobardi, dum adhuc gentilitatis errore tenerentur, -invaserunt._ - -[132] Varie sue lettere sono dirette al _populus et ordo_ di città -longobarde. Costanzio vescovo di Milano parla d'un tal Fortunato, -di cui aveva udito _per annos plurimos inter nobiles consedisse et -conscripsisse_. Epist. IV. 29. - -[133] Tant'è ciò vero, che essa l'adopera anche coi Turingi, i quali -mai non avevano avuto municipio. - -[134] Sarebbero i _fundora exfundata_, di cui parla il patto d'Arigiso -duca di Benevento. - -[135] Lo accenno dietro alle induzioni di Enrico Leo; ma non mi pajono -abbastanza appoggiate. - -[136] Qualche vestigio può vedersene ancora dove sussiste il fôro -ecclesiastico; sicchè a fianco della legge locale ne dura una -personale. Anche gli Ebrei sin a' giorni nostri furono trattati con -leggi personali, conservando il levirato e il divorzio anche dove -è abolito, essendo esclusi da certe professioni, sottoposti a certe -tutele particolarizzate. Nella repubblica di Genova fino agli ultimi -tempi i cherici vivevano secondo il diritto comune, ma non potevano -profittare degli statuti, non entravano ad impiego pubblico, non -tutori, nè esecutori testamentarj, nè testimonj ai testamenti. Le -donne restavano in tutela perpetua; nè potevano contrattare o star in -giudizio senza il consenso di due parenti, oltre il marito se maritate; -non erano di diritto tutrici de' figli; escluse dalla successione -intestata in concorso con maschi. Si notino queste vestigia di diritto -barbarico. - -[137] _Noluerunt Longobardorum imperiis subjacere; neque eis a -Longobardis permissum est in proprio jure subsistere; ideoque -æstimantur ad suam patriam repedasse_. PAOLO DIAC., lib. III. c. 6. - -[138] Ciò renderebbe ragione della legge di Desiderio e Adelchi, che -risulta da una carta del monastero di santa Giulia a Brescia, ove si -provvede al caso che un servo del palazzo sposi un'_ingenua_ romana, la -quale cade pur essa in ischiavitù. - -[139] _Qui professus sum natione mea vivere lege salica o longobarda._ -La prima professione di vivere a legge romana trovasi in un atto di -Lucca dell'807 ap. BARSOCCHINI, II. 206: la seconda in uno di Bergamo -del 900, ap. LUPO, _Cod. Bergom._, I. 1083. Così scarsi erano gli -avanzi romani! - -[140] Giuseppe Rovelli, in cui il buon senso ripara la mancante -erudizione, avverte cosa sfuggita a contemporanei suoi, forse di -maggior levatura. «La congiunzione del civile col militare comando -in tutte le prefetture maggiori e minori, partorì questa perniciosa -conseguenza per gli Italiani sudditi del regno longobardico, che gli -allontanò da tutte le cariche e da tutti gli onori, e conseguentemente -tolse loro i mezzi di conservar l'antica o di sollevarsi a nuova -dignità o ricchezza». _Dissert. prelim, alla storia di Como_, vol. I. -pag. 143. Queste _prefetture maggiori e minori_ è un errore ch'egli -bevve dal Muratori. Anche a lui _par verosimile_ che «i Longobardi a -preferenza delle altre occupassero le terre rimaste incolte o deserte». -Strana verosimiglianza! - -[141] Così opina anche il Lupo, che pure fu il primo a discorrere -assennatamente intorno alle _professiones_. — LIUTPR., VI. 37. de -Scribis: _Perspeximus, ut qui chartam scripserint sive ad legem -Longobardorum, sive ad legem Romanorum, non aliter faciant, nisi -quomodo in illis legibus continetur... Et si unusquisque de lege sua -descendere voluerit, et pactiones atque conventiones inter se fecerint, -et ambæ partes consenserint, istud non reputatur contra legem, quod -ambæ partes voluntarie faciunt. Et illi qui tales chartas scripserint, -culpabiles non inveniuntur esse._ - -[142] EGINARDO, _De gestis Ludov. Pii ad_ 824. ap. BOUQUET, tom. VI. p. -184. Sopra quella costituzione si appoggia a Savigny, c. III. § 45; ma -in contraddizione vedasi Troya, _Della condizione dei Romani vinti da' -Longobardi_. - -È difficile accumulare cotante inesattezze quante nel seguente -periodo: «Bel privilegio avevano le nazioni settentrionali conservato -ai cittadini, la libera scelta di sottomettersi alle leggi dei loro -maggiori, oppure a quelle che trovassero più conformi alle proprie -nozioni di giustizia e di libertà. Presso i Longobardi trovavansi -in vigore sei corpi di leggi, romana, longobarda, salica, ripuaria, -alemanna, e bavara; e le parti, al cominciar del processo, dichiaravano -ai giudici che viveano e volevano esser giudicati secondo la tale e tal -altra legge». SISMONDI, _Rep. ital._, c. II. - -[143] Leone IV pregava l'imperatore Lotario I a non alterare la legge -romana: _Vestram flagitamus clementiam, ut, sicut hactenus romana -lex viguit absque universis procellis, et pro nullius persona hominis -reminiscitur esse corrupta, ita nunc suum robur propriumque vigorem -obtineat._ Nel _Decr._ GRATIANI, dist. X. c. 13. - -[144] Rotari pone per pena denari venti a chi fornicasse con un'ancella -_gentile_, e dodici con una romana: ma può intendersi delle molte -ch'erano state condotte schiave dopo la conquista di Genova e d'altre -terre romane. - -[145] _Lege romana, qua Ecclesia vivit_; Leg. rip., t. LVIII, 1. — -_Ut omnis ordo ecclesiarum lege romana vivat_; Leg. long, di Ludovico -il Pio, art. 55. — Eccard, commentando quell'articolo della Legge -ripuaria, adduce una carta, ove due preti, di nazione longobardi, -vivono secondo la legge romana _per decoro sacerdotale_: _Qui -professi sumus ex natione nostra vivere legem Longobardorum, sed -mine, pro honore sacerdotii nostri, videmur vivere legem Romanorum._ -Ma talvolta gli ecclesiastici viveano in Italia con legge longobarda. -In FUMAGALLI, _Codice diplomatico Sant'Ambrosiano_, nº 124, p. 502, -Teutperto arciprete di San Giuliano, nell'885, professa la legge -longobarda. LUPO, _Cod. Bergom._, p. 225, dice che nel X e XI secolo -tal consuetudine era quasi generale nel Bergamasco. Il monastero -di Farfa non uniformavasi a legge romana; MABILLON, _Ann. Ord. s. -Bened._, tom. IV, p. 129. 705. E forse meglio cercando si troverà che, -sotto i Longobardi, neppur a' cherici era dato deviare dalla legge -de' vincitori; privilegio che ottennero soltanto dopo la conquista -dei Franchi. In ciò regna grande oscurità, anche dopo le eruditissime -discussioni, e a noi accadrà d'addurne altri esempj. - -[146] _Edict. Theodor._, 27. - -[147] CASSIODORO, _Epist._ 14. lib. IX. - -[148] Nuova notizia, che esce dal LXI dei _Papiri_ del MARINI, e si -riferisce all'anno 629. - -[149] _Ut nullus homo debeat negotium peragendum ambulare, aut pro -quadecumque causa, sine epistola regis aut sine voluntate judicis sui._ -ASTOL., V. - -[150] ROT., 144. 145. Vedi TROYA, _Della condizione dei Romani_, § 167. - -[151] Vedi la III e IV delle nuove leggi trovate dal Troya. - -[152] _Clerus et plebs mediolanensis Deusdedit diaconum eligentes, ab -Agilulfo rege terrentur quatenus ilium eligerent, quem Longobardorum -barbaries voluisset._ GIO. DIACONO, Vita s. Gregorii Magni. - -[153] Di Costanzio di Milano scrive Gregorio Magno: _Quam fuerit -vigilans in tuitione civitatis vestræ, non habemm incognitum._ - -[154] _Epist._ I. 17. - -[155] _Epist._ III. 26. 29. 30; IV. 1. Il Muratori, narrando che -gli arcivescovi di Milano sedettero in Genova da Alboino fin a -Rotari, conchiude: «Dal che si può argomentare la moderazione dei -re longobardi, che padroni della nobilissima città di Milano, si -contentavano che quegli arcivescovi avessero la loro permanenza in -Genova, città nemica, perchè ubbidiente all'imperatore». _Annali_, an. -641. Tanto varrebbe l'argomentare la moderazione del granturco o del -sofì di Persia, dal trovarsi fra noi i vescovi di Corinto e d'Edessa. - -In tal modo egli ragiona troppo spesso intorno ai Longobardi, dei quali -parla con frasi ammirative, per es queste al 674: «Nulla ci somministra -di nuovo in questi tempi la storia d'Italia; ma il suo stesso silenzio -ci fa intendere la mirabile quiete e felicità che godevano allora sotto -il pacifico governo del buon re Pertarito i popoli italiani». Quando -però sostiene che i Longobardi non governavano peggio dei Greci, non ha -affatto torto. Mache dire di certi, massimamente tedeschi, encomiatori -enfatici de' Longobardi; e per es. del Leo, che li chiama angeli -liberatori (_befreyende Engel_)? - -Pochi momenti storici furono descritti per luoghi comuni tanto -quanto l'età longobarda. «Erano stati i Longobardi dugento ventidue -anni in Italia, e di già non ritenevano di forestieri altro che il -nome» MACHIAVELLI, _Ist. fior._, lib. I. — «Assuefatta l'Italia alla -dominazione dei suoi re, non più come stranieri li riconobbe, ma come -principi suoi naturali, perchè essi non aveano altri regni o Stati -collocati altrove, ma loro proprio paese era fatta l'Italia, la quale -perciò non poteva dirsi serva e dominata da straniere genti». GIANNONE, -_St. civ._, lib. V. § 4. — «Tolta la diversità di trattamento, e -divenuti Romani e Longobardi un popolo solo, la stessa misura di -tributi fu imposta ad ognuno». MURATORI, _Ant. ital._, XXI. — «Felice -esser dovea anzi che no la condizione de' cittadini sì longobardi -che italiani, i quali con loro formavano uno stesso corpo civile ed -una stessa repubblica». _Antichità longobardiche milanesi_, I. — E -un moderno: «Il dire che i Longobardi alla fine del secolo VIII non -fossero italiani ma stranieri, è cosa tanto scempia che quasi, anzi -certamente, non merita risposta». _Storia d'Italia dal V al IX secolo_, -p. 341. Certo quel generoso applaudì quando i Greci insorsero contro -i Turchi, stranieri che da tre secoli e mezzo accampavano in mezzo a -loro. - -[156] _Si romanus homo mulierem longobardam tulerit, et mundium ex ea -fecerit... romana effecta est; filii qui de eo matrimonio nascuntur, -secundum legem patris, romani sint._ LIUTPR., 74. - -[157] _Longobardi, ut bellatorum possint ampliare numerum, plures a -servili jugo ereptos ad libertatis statum perducunt; utque rata eorum -possit haberi libertas, sanciunt more solito per sagittam, immutantes -nihilominus, ob rei firmitatem, quædam patria verba._ PAOLO DIAC., lib. -I. c. 13. - -[158] _Omnes liberi, qui a dominis suis longobardis libertatem -meruerunt, legibus dominorum suorum et benefactorum vivere debeant, -secundum quaslibet a suis dominis propriis concessum fuerit._ ROT., -239. Qui _lex_ è chiaro che significa «le condizioni imposte dai -padroni a ciascun emancipato». - -Sulle leggi longobarde sono a vedere: - -ALEX. FLEGER, _Das Königreich der Longob. in Italien_. Lipsia, 1851. - -G. MERKEL, _Die Gesch. des Langobarden Rechts_. Berlino 1850. - -AXSCHUETZ, _Lombarda commentare_. Heidelberg 1855. - -WILIN, _Das Strafgerecht der Germanen_. Alla 1842. - -ZOEPFL, _Deutsche Rechtsgeschichte_. Stuttegard 1858. - -OTTO STOBBE, _Gesch. der deutschen Rechtsquellen_, 1860. - -SCHUPFER da Chioggia, _Delle istituzioni politiche longobarde_. Firenze -1863. - -EDWARD OSENBRUGGEN, _Das langob. Strafgericht_. Sciaffusa 1863. - -[159] BOLLANDISTI, _ad_ 11 _aprilis_. - -[160] Come s'intendessero divisi i beni ecclesiastici è detto nella -vita di s. Barbato vescovo di Benevento, il quale chiese molte rendite -dal duca Romualdo alla sua chiesa: _Impetratis omnibus ut poposcerat, -vir sanctus non est oblitus mandatorum Dei: in quatuor partes cunctum -Ecclesiæ redditum omni tempore sanxit fideliter dispartiri; unam -egentibus; secundam his qui Domino sedulas in ecclesiis exhibent -laudes; tertiam pro ecclesiarum restauratione distribui; juxta quartam -suis peragendis utilitatibus episcopus habeat; et hactenus sicut ab -eo disposita sunt, in præsenti cuncta videntur_. Ap. UGHELLI, De ep. -Benev. - -[161] _In obitu Satyri oratio_, num. 38. Celestino papa, _epist._ 2, -attesta che neppur i vescovi aveano abito particolare. _Religio divina -alterum habitum habet in ministerio, alterum in usu vitaque communi_. -S. GIROL., in _Ezech._, c. 44. Landolfo Seniore (_Hist. mediol._, lib. -II. 35), parlando dell'arcivescovo Eriberto, dice che sotto lui nessuno -osava entrare in coro senza la toga bianca (il camice?), nè senza -aver coperto la testa col cappuccio del birro, cioè della sopravveste -che allora gli ecclesiastici usavano di color rosso; e nessun cherico -osava assumere le foggie laicali o nel birro o nelle vesti o nella -calzatura. Il Giulini all'anno 1203 reca il testamento d'un prete, -che lega a diversi i suoi abiti, fra i quali nessuno è nero, eccetto -il cappello. Nel 1211 fu da un sinodo milanese vietato ai cherici -il mostrarsi in pubblico senza la cappa o il camice, od altra veste -rotonda e chiusa; vietate le scarpe allacciate, le maniche, le mosche -(ornamenti cascanti dal collo sul petto), le guarnizioni sulle vesti, -e le cappe colle maniche; chi era insignito degli ordini portasse vesti -rotonde non sparate, non gialle o verdi (e quelle d'altro colore?), nè -pelli di vajo. Dallo stesso passo ricaviamo come i cherici ricevessero -la tonsura a quella chiesa od altare di cui avevano il titolo. Ivi -pure son proibite ai frati le tavole, i dadi, le zare, le caccie, -i cani, i traffici, l'usura, l'aver compari e comari, l'andare ai -bagni, il portar berretti od altro in capo, fuorchè le cocolle. Un -concilio provinciale del secolo seguente interdice gli abiti vergati -o listati, con nastri e bottoni d'argento o metallo, nè cappucci da -laici. Il sinodo diocesano milanese del 1250 vuole che i prelati tutti -sopra la guarnaccia portino un vestimento chiuso, e non cappe con -maniche quando sieno fuori della scuola, non freni o selle o sproni od -altra cosa dorata, argentata, azzurrata, nè clamidi secolaresche con -pellicce, nè tabarri, sieno sparati o chiusi, fuorchè nel caso di dover -cavalcare; del resto, non abbiano panni verdi, nè maniche rosse, non -scarpe cucite, nè collari abbottonati, sibbene cappe nere od altrimenti -decenti. GIULINI, _ad annum_. - -[162] Milano, Verona, Aquileja pretendono aver posseduto monasteri, -prima che s. Atanasio gl'introducesse a Roma nel 390. In Milano li -trovava s. Agostino (_Confess._, IV. 6); e Martino di Tours era abitato -alcun tempo in uno di questi. Sulpizio Severo (_Vita s. Martini_, IV) -scrive che esso _Mediolani sibi monasterium statuit_. E Paolino da -Périgord nella Vita dello stesso: - - ... _Constructa statuit requiescere cella_ - _Heic ubi gaudentem nemoris vel palmitis umbris_ - _Italiam pingit pulcherrima Mediolanus._ - -[163] La regola di s. Benedetto è in settantatre capitoli, di cui nove -sui doveri morali e generali, tredici sui doveri religiosi, ventinove -sulla disciplina, i falli, le pene, ecc., dieci sull'amministrazione -interna, dodici su varj soggetti, come i viaggi, l'ospitalità, ecc.; -cioè nove capitoli di codice morale, tredici di codice religioso, -ventinove di penale, dieci di politico. - -Carlo Magno, scrivendo a Paolo Diacono ricoverato a Montecassino, non -rifina di lodarne l'ospitalità e le virtù: - - _Hic olus hospitibus, piscis hic, panis abundans..._ - _Pax pia, mens humilis, pulchra et concordia fratrum._ - -[164] Lib. XXVII, cap. 3. - -[165] Il primo papa, s. Pietro, fu eletto da Cristo. Dal secondo, s. -Lino, fino a s. Semplicio nel 467, dal clero e popolo. Da s. Felice III -nel 483, fino a s. Nicola I nel 858, dai re conquistatori. Da Adriano -II nell'867, fino ad Agapito II nel 946, dal clero e dal popolo. Da -Giovanni XII nel 956, fino a Silvestro antipapa nel 1102, dai tiranni -d'Italia e dagli imperatori. Poi ancora dal popolo e clero, da Gelasio -II nel 1118, fino a Vittore antipapa nel 1138. Indi dai cardinali, da -Celestino II nel 1143, fino a Gregorio X nel 1271. Poi dal conclave, da -Innocenzo V nel 1276, fin qui. Il Platina racconta che Sergio II fu il -primo a cangiar nome, deponendo l'indecoroso di Osporci: ma Anastasio -Bibliotecario dice che esso papa chiamavasi Sergio anche prima di -salire alla cattedra di Pietro. V'ha chi attribuisce quest'introduzione -ad Adriano III, che prima nomavasi Agapeto; o a Giovanni XII, che prima -era chiamato Ottaviano, e che con ciò volle onorare lo zio Giovanni XI: -o a Sergio IV, che per rispetto depose il primitivo nome di Pietro. -Tale cambiamento non è d'obbligo, e anche nel secolo xvi Adriano VI -e Marcello II ritennero il nome di battesimo. Damaso fu il primo a -darsi il titolo di _servo dei servi di Dio_, adottato poi da Gregorio -Magno e dai successori. Benedetto III prese il titolo di _vicario di -s. Pietro_; cui dopo il secolo XIII fu sostituito quello di _vicario di -Gesù Cristo_. - -[166] La diocesi di Como aderì lungamente allo scisma d'Aquileja, e -preziosa è in tal fatto la iscrizione funeraria del vescovo Agrippino, -morto verso il 600, e che ora conservasi nella plebana di Isola sul -lago di Como. - -[167] LABBE, _Concil._, tom. V. p. 959; ed _Epist._ del 4 ottobre 584, -ap. GIO. DIACONO, I. 31. - -[168] Un canone del II concilio di Vaison, dell'anno 529, riferito dal -padre Thomasin (_Disciplina de beneficiis_, par. II, c. 88. n. 10), -rende all'Italia quest'autorevole testimonianza: _Omnes presbyteri qui -sunt in parochiis constituti, secundum consuetudinem, quam per totam -Italiam satis salubriter teneri cognovimus, juniores lectores secum in -domo retineant, et eos quomodo boni patres spiritualiter nutrientes, -psalmos parare, divinis lectionibus insistere, et in lege Domini -erudire contendant, ut sibi dignos successores provideant_. - -[169] _Epist._ II. 35. - -[170] _Hoc in loco, quisquis pastor dicitur, curis exterioribus -graviter occupatur, ita ut sæpe incertum sit utrum pastoris officium, -an terreni proceris agat. Epist._ I. 25. - -[171] Lib. II. epist. 11 e 31: — _Quia comperimus multos se murorum -vigiliis excusare, sit fraternitas vestra sollicita ut nullum usque, -per nostrum vel Ecclesiæ nomem, aut quolibet alio modo, defendi -vigiliis patiatur, sed omnes generaliter compellantur_. Epist. I. 42. - -[172] _Epist._ X. 51; xi. 51. - -[173] «Conoscendo io quanto la serenissima nostra Signora prenda -pensiero della patria celeste e della vita dell'anima sua, mi terrei -gravemente colpevole se tacessi quanto convien suggerire per timore -dell'onnipotente Iddio. Avendo io saputo essere nell'isola di Sardegna -molti Gentili, che tuttavia, secondo loro mala usanza, sagrificano -agli idoli, e i sacerdoti di quell'isola andar lenti nel predicare il -Redentore, vi mandai un vescovo italiano, che, ajutante Iddio, trasse -alla fede molti Gentili. Ma egli mi ha annunziata cosa sacrilega; -che costoro i quali sagrificano agli idoli, ne pagano al giudice la -licenza; ed essendo alcuni stati battezzati e avendo lasciato quei -sacrifizj, tuttavia il giudice dell'isola anche dopo il battesimo -esige quella paga. Avendolo il vescovo ripreso di ciò, rispose egli di -aver promesso tanto nel comprar l'impiego, che non potrebbe rifarsi -se non a quel modo. La Corsica poi è oppressa di tanta soperchieria -d'esattori e tanta gravezza d'esazioni, che gli abitanti vi possono -a mala pena supplire vendendo i proprj figliuoli; onde, lasciando la -pia repubblica, sono forzati rifuggire alla nefandissima gente dei -Longobardi. E qual cosa più grave e più crudele potrebbero patire dai -Barbari, che l'esser ridotti a vendere i proprj figli? In Sicilia -narrasi di un tal Stefano, cartulario delle parti marittime, che -coll'invadere ogni luogo, e con porre, senza pronunziar giudizio, i -cartelli a' poderi e alle case, arreca tanti danni ed oppressioni, che -a dirle tutte non basterebbe un gran volume. Veda la serenissima nostra -Donna queste cose, e sollevi i gemiti degli oppressi. Suggeritele a suo -tempo al piissimo Signore, affinchè dall'anima sua, dall'imperio e da' -suoi figliuoli rimova tanto gravame di peccato. Ben so ch'ei dirà forse -mandarsi a noi per le spese d'Italia quanto si raccoglie dalle suddette -isole: ma dico io, conceda meno per le spese d'Italia, e tolga dal suo -imperio le lacrime degli oppressi. E forse di tante spese fatte per -questa terra vien minore il profitto perchè con mescolanza di peccato. -Meglio non provvedere alla vita nostra temporale, che procacciare -impedimento alla nostra eterna. A me basti l'aver questo brevemente -suggerito; affinchè, se rimanesse la vostra pietà ignorante di quanto -succede in questi paesi, non fossi io poi del mio silenzio dinanzi al -severo giudice incolpato e punito». - -[174] Dal poco che sappiamo, sembra in antico vi fosse grande -mescolanza ed arbitrio nel canto ecclesiastico. La semplicità -nascea necessariamente dalla scarsezza di mezzi; ma alcuni teneano -all'ebraico, altri all'jonico, altri a un misto. Sant'Ambrogio volle -riformarlo, partendo dalla melopea greca. Il sistema musicale dei -Greci era diviso in tetracordi, e nei modi che ne derivano. Ambrogio, -visto che molte melodie sacre erano, se non melodie greche trasportate, -almeno motivi composti sopra i modi musicali di quel popolo, e che non -passavano i limiti di un'ottava, pensò al sistema tetracordo dei Greci -sostituire il più semplice e facile dell'ottava, derivando dai Greci -i quattro modi primordiali che divennero base del canto ecclesiastico. -Stabilì dunque questi modi: - - dorico _re, mi, fa, sol, la, si, do, re_ - - frigio _mi, fa, sol, la, si, do, re, mi_ - - lidio _fa, sol, la, si, do, re, mi, fa_ - - misolidio _sol, la, si, do, re, mi, fa, sol._ - -Così ne venne un canto ritmico scanduto, più consono colla musica greca -che non il canto gregoriano, il quale procede generalmente per note di -valore eguale, riuscendo più monotono e senza cadenze. - -Ma quali note servissero al canto gregoriano non consta, se non che -menzionano lettere dell'alfabeto, chiavi, linee in su e in giù. - -[175] Gl'inni di s. Gregorio sono: _Primo dierum omnium; Nocte -surgentes vigilemus omnes; Ecce jam noctis tenuantur umbræ; Clarum -decus jejunii: Audi, benigne Conditor; Magno salutis gaudio; Rex -Christe factor omnium; Jam Christus astra ascenderat_. - -[176] _Ad Leandrum, in comm. libri Job._ - -* Ma nella epistola sinodica raccomanda ai preti d'erudirsi, di -avvezzarsi alla urbanità col frequentare i secolari. _Ducitur sacerdos -ad vetustatem vitæ per societatem secuìarium: cumque indubitanter -constet quod externis occupationum tumultibus impulsus, a semetipso -corruat, studere incessabiliter debet ut, per eruditionis studium, -resurgat. Hinc est quod prælatum gregi discipulum Paulus admonet -dicens_: Dum venio attende lectioni. Part. 11 e 13. - -[177] Il nome di _Esarcato_ ha doppio senso: nel più esteso, abbraccia -tutte le provincie d'Italia sottomesse all'Impero, e nominatamente la -Venezia, parte della costa Ligure, l'Emilia, la Flaminia, il Piceno -e il ducato di Roma: in senso stretto, indica la parte orientale -dell'Emilia e la Flaminia, cioè la Romagna d'oggi; e si distingue dalla -Pentapoli, e dal ducato di Roma, che chiudea parte dell'Etruria, colla -Sabina, la Campania e parte dell'Umbria. - -[178] AGNELLI, _Vitæ episc. Ravenn._, rer. ital. Script., II. Fin ai -dì nostri la battaglia delle sassate si continuò a Roma fra Montesi e -Transteverini, con morti e ferite; e Pio VI fece indarno ogn'opera per -disradicarla. - -[179] AGNELLI, _Vita Felicis_, l. cit. - -[180] Così Paolo Diacono, e molti dietro lui: ma l'Oldoino, nelle note -al Ciacconio, tom. I, p. 422 dell'edizione del 1677, reca un passo ben -diverso del canonico romano nella descrizione della Basilica vaticana: -_Sabinianus papa, sub cujus tempore fuit famis gravis, perfecta pace -cum gente Langobardorum, jussit aperiri horrea ecclesiæ, et venundari -frumentum populo per unum solidum triginta modios tritici; misericordiæ -enim visceribus, ultra quam dici possit affluebat, et quantum in se -nullum a beneficio misericordiæ excludebat_. - -Anche l'incolpazione d'aver voluto distruggere i libri del -predecessore, attribuita dagli antichi a _invidiosi_, e dal Mabillon a -Sabiniano, non è ben provata. - -[181] ANASTASIO BIBL., in _Vita Severini_. - -[182] Negli atti del VI concilio ecumenico (ap. LABBE, _Concil._, -tomo VI) leggesi una lettera dell'arcivescovo Mansueto di Milano -all'imperatore Costantino II, a nome del sinodo provinciale: _Quæ in -hac magna regia urbe convenit, sub felicissimis et christianissimis et -a Deo custodiendis principibus nostris dominis Pertharit et Cunibert, -præcellentissimis regibus, christianæ religionis amatoribus_. 679. - -[183] Tutto ciò da Paolo Diacono, il quale soggiunge che, tra i rapiti, -furono pure i cinque figli di Leofi, venuto coi primi Longobardi -in Italia. Un d'essi riuscì, dopo molti anni di servitù, a fuggire -in Italia; e sebbene nulla recuperasse de' beni paterni, ajutato da -parenti e amici pose casa, e generò un Arigiso, e questi Warnefrido, da -cui nacque esso Paolo storico. - -[184] _Gregorio II nel 726 scriveva: Mezentius ab episcopis Siciliæ -certior factus hæreticum cum esse, ipsum...... trucidavit_. Ap. DE -GIOVANNI, _Cod. Diplom. Sicil._, tom. I. n. 272. - -[185] Vuole Paolo Diacono che questo nome le venisse da un tal uso -dei Longobardi, che qualvolta uno morisse in lontana contrada, i suoi -rizzavano delle pertiche con una colomba in vetta, rivolta alla parte -dove l'estinto avea chiuso i giorni. - -[186] Epitafio di Ansprando: - - _Ansprandus, honestus moribus, prudentia pollens,_ - _Sapiens, modestus, patiens, sermone facundus,_ - _Adstantes qui dulcia, flavi mellis ad instar,_ - _Singulis promebat de pectore verba._ - _Cujus ad æthereum spiritus dum pergeret axem,_ - _Post quinos undecies vitæ suæ circiter annos_ - _Apicem reliquit regni præstantissimo nato_ - _Lyuthprando inclyto et gubernacula gentes_ - _D. P. die iduum junii indictione X._ - -[187] _Respiciens ergo pius vir_ (il papa) _profanam principis -jussionem, jam contra imperatorem quasi contra hostem se armavit_, -RENUENS HÆRESIAM EJUS, _scribens ubique_ SE CAVERE _Christianos eo -quod orta fuisset impietas talis. Igitur permoti omnes Pentapolenses -atque Venetiarum exercitus, contra imperatoris jussionem restiterunt, -dicentes se nunquam in ejusdem pontificis condescendere necem, sed pro -ejus magis defensione viriliter decertare_. Liber pontif. - -[188] _Cognita imperatoris nequitia, omnis Italia consilium iniit, ut -sibi eligerent imperatorem et Constantinopolim ducerent; sed compescuit -tale consilium pontifex, sperans conversionem principis_. ANASTASIO -BIBL.,_ Vita Gregorii II_. - -[189] I Pavesi credono che allora Liutprando portasse da Ravenna -alla loro città la statua di bronzo rappresentante Antonino Pio o -Marc'Aurelio a cavallo, che chiamavano il Regisole. Nel 1527 assalendo -i Francesi Pavia, primo a montar sul castello fu un Ravennate, il -quale in compenso domandò si restituisse a Ravenna il Regisole: quando -si volle darvi effetto, i Pavesi se ne desolarono più che al sacco -della città, tanto che il generale Lautrec ottenne che il Ravennate -desistesse dalla domanda, ricevendo invece tant'oro quanto bastasse per -fare una corona. Fu fatto a pezzi dai Giacobini nel 1796. - -[190] _Deo teste, papa urbis Romæ in omni mundo caput ecclesiarum Dei -et sacerdotum est_. Lib. v. c. 4. - -[191] In Bologna resta memoria d'un vaso di marmo, posto da Liutprando -e Ildeprando nella chiesa di S. Stefano per esser empito il giovedì -santo. L'iscrizione dice, secondo MALVASIA, _Marm. Fels._, sez. IV. c. -10: - - † VMILIBVS VOTA SVSCIPE DOMINE - DOMINORVM NOSTRORVM LIVTPRANTE - ILPRANTE REGIBVS ET DOMNI - BARBATII EPISC. SANCTE ECCLESIE - BONONIENSIS HIC IN ONOREM RELIGIOSI SVA - PRECEPTA OBTVLERVNT VNDE HVNC VAS - IMPLEATVR IN CENAM DOMINI SALVATORIS - ET SI QVA MVNERA CVISQVAM MINVERIT - DEVS REQVIRET †. - -[192] PAOLO DIAC., lib. VI. c. 53. - -[193] _Ad regnum_: potrebbe indicare per l'acquisto del regno celeste: -altri leggono _ad rogum_, cioè in segno di supplica. - -[194] _Legge_ V. - -[195] Di quei giorni, anche Anselmo duca del Friuli e cognato di -Rachi e d'Astolfo, si fece monaco, e fondò il monastero di Fanano nel -Modenese, poi l'insigne di Nonantola con ospizio pei pellegrini. Altri -molti ne troviamo fondati in quegli anni: e limitandoci alla Toscana, -la badia di Montamiata fu posta nel 745 da Erone; nel 744 quella di -Monteverdi in val della Cornia in Maremma da s. Gualfredo longobardo -di Pisa e da Gondualdo di Lucca cognato suo, che alle loro mogli con -trenta donne eressero sulla Versilia presso Pietrasanta il monastero di -san Salvatore. Le badie di S. Ponziano e San Frediano presso Lucca, di -San Pietro a Camajore, di San Bartolomeo di Pistoja, di san Bartolomeo -a Rigoli di Firenze, appartengono ai tempi longobardi; come i monasteri -di Coronate, di Civate, di Santa Giulia a Brescia, di Teodote a -Pavia...... nell'alta Italia. Il longobardo Warnifredo castellano regio -di Siena nel 730 fonda e dota generosamente la badia di Sant'Eugenio in -Pilosiano presso Siena. - -[196] _Fremens ut leo, pestiferas minas Romanis dirigere non desinebat, -asserens omnes uno gladio jugulari, nisi suæ se se subderent ditioni_. -ANASTASIO BIBL., _Vita Stephani II_. - -[197] _Deprecans imperialem clementiam, ut, juxta id quod ei sæpius -scripserat, cum exercitu ad tuendas has Italiæ partes modis omnibus -adveniret_. ANASTASIO BIBL., ivi; BARONIO, _ad ann._ 754. XXIII, XXV. -Tanto era lontano dalle idee di rivolta e di sovranità. - -[198] È bizzarro che già i contemporanei fanno valere in ciò quel -voto universale, a cui oggi si attribuisce tanto peso. Paolo Diacono -diceva che _omnis Ravennæ exercitus_ (già in altri testi vedemmo che -esercito equivale a popolo) _vel Venetiarum talibus jussis unanimiter -restiterunt_. Anastasio Bibliotecario, nel luogo che citammo alla nota -2ª, parla della risoluzione di tutta Italia; e soggiunge che il papa, -_gratias voluntati populi referens pro mentis proposito_, chetava -gl'insorgenti. E Gregorio nell'epistola all'imperatore: _Plane parati -sunt Occidentales ulcisci etiam Orientales.... Totus Occidens sancto -principi apostolo um fidei fructus offert._ - -[199] Dal processo del 715 fra Siena e Arezzo appare che i cherici del -contado sanese, per farsi ordinare dal diocesano, bisognavano d'una -licenza scritta del gastaldo longobardo. - -[200] _Chron. Moiss._ ap. BOUQUET, v. 67. - -[201] _Chron. Cassinens._, lib. I. cap. 8. Vedi pare ANASTASIO BIBL., -op. cit.; — CENNI, _Monumenta dominationis pontificiæ_. Roma 1761, -2 vol.: sono lettere che i papi da Gregorio III fino ad Adriano -diressero a Carlo Martello, Pepino, Carlomanno, Carlo Magno; — ORSI, -_Dell'origine del dominio e della sovranità dei romani pontefici_. Roma -1789; — e in senso contrario PFISTER, _Gesell. der Deutschen_; tom. I, -p. 409; — SPITTLER, _Staatgeschichte_, tom. II, p. 86; — SISMONDI, _St. -delle Rep. it._, tom. I; ecc., non dimenticando la recente opera di -Theiner. - -[202] _Nam et judices ad faciendas justitias... in eadem Ravennatium -urbe residentes, ab hac romana urbe dixerit, Philippum presbyterum, -simulque et Eustachium quondam ducem._ Cod. Carol., nº 54; e così il -nº 51, il 75 ecc. — Quando Carlo Magno, nel 784, volle trarre certe -colonne antiche da Ravenna, n'ebbe concessione dal papa. Vedi in -FANTUZZI, _Monum. ravennati_, i diplomi del tom. V, massime il 17 e -18; inoltre SAVIGNY, _Storia del dir. romano_, cap. V, § 110; LEO, -_Gesch. von Italien_, tom. I, p. 187-189; CENNI, op. cit., tom. I, p. -63; ORSI, op. cit., c. VIII; PHILIPPS, _Deutsche Geschichte_, III. § -47; GOSSELIN, _Pouvoir des Papes_, Parigi 1845, pag. 240 e seg. — Più -tardi papa Adriano scriveva a Carlo Magno: — I duchi di Spoleto, di -Benevento, del Friuli, di Clusio ordirono contro di noi il pericoloso -disegno di unirsi coi Greci e con Adelchi figlio di Desiderio, onde -combatterci per terra e per mare, desiderando invadere _questa nostra -città di Roma_, e ripristinare il regno longobardo. Pertanto vi -scongiuro di venire al più presto a nostro soccorso; giacchè a voi, -dopo Dio, noi abbiamo rimessa la difesa della santa Chiesa, del _nostro -popolo romano_ e della romana repubblica». _Cod. Carol._, _ep._ 57. - -[203] _Longobardorum rex... Zachariæ prædictas quatuor civitates -redonavit... ipsi b. Pietro reconcessit._ E Stefano ad Astolfo _petivit -ut dominicas quas abstulerat redderet oves, et propria propriis -restitueret_. Pepino dirige messi ad Astolfo _sanctæ ecclesiæ ac -reipublicæ restituenda jura... ut propria restitueret propriis_. Questi -promette _illico redditurum civitatem Ravennatium cum aliis diversis -civitatibus_. ANASTASIO BIBL., op. cit. Anche Eginardo negli Annali -dice che Pepino obbligò Astolfo _ad reddendum ea quæ romanæ Ecclesiæ -abstulerat_. - -[204] «Quel tiranno seguace di Satana, Astolfo divoratore del sangue -dei Cristiani, struggitore delle chiese di Dio, percosso di colpo -divino, sprofondò nella voragine dell'inferno.... Ora, per provvidenza -di Dio e per mano del beato Pietro, pel tuo fortissimo braccio.... è -stato ordinato re de' Longobardi Desiderio, uomo mitissimo». _Lettera a -Pepino._ - -L'anonimo Salernitano dice che Astolfo _fuit audax et ferox, et -ablata multa sanctorum corpora ex romanis finibus in Papiam detulit. -Construxit etiam oracula (oratorj) ibi et monasterium virginum, et suas -filias dedicavit. Idemque etiam fecit monasterium in finibus Æmiliæ -ubi dicitur Mutina... ad sacra monachorum cænobia ædificanda per certas -provincias multa est dona largitus. Valde dilexit monacos, et in eorum -est mortuus manibus._ Rer. it. Script., part. II, t. II. - -[205] Di Brescia lo vorrebbe il Malvezzi, _Chron. Brix._, Rer. it. -Script., tom. XIV. Lo appoggerebbe l'aver egli fondato monasteri in -Leno e quel di Santa Giulia in Brescia che ampiamente dotò, e dove -poi fu badessa sua figlia Ansilberga, che parimente comprò beni nel -Bresciano. - -[206] «Passano gli scrittori francesi con disinvoltura quest'azione -di Carlo Magno, come se fosse cosa da nulla l'avere usurpato a' suoi -nipoti un regno, che _per tutte le leggi divine ed umane_ era loro -dovuto». MURATORI, _all'anno_ 771. Una legge _divina_ che obblighi -a surrogar nel regno i figli ai padri, io non l'ho mai udita: se -n'esisteva una _umana_, lo storico doveva addurla, ma nè noi nè altri -la videro mai; bensì vediamo mantenuto sempre fra' Germani il diritto -d'eleggersi il re. Eppure è vulgato l'introdurre qui i nomi affatto -sconvenienti e le idee tutto moderne d'usurpazione e d'eredità. -_Charles_, dice Sismondi, _avec autant d'avidité et d'injustice -qu'aurait pu faire aucun de ses prédécesseurs, dépouilla sa femme et -ses fils de leurs_ HÉRITAGES, _les força à s'enfuire en Italie, etc._ - -[207] _Pro exigendis a rege Desiderio justitiis beati Petri_. ANASTASIO -BIBL., _Vita Steph. III_, pag. 178; vale a dire le rendite dei beni -ecclesiastici posti nel regno longobardo e delle città occupate da -Desiderio, e sulle quali, secondo il diritto romano, il pontefice aveva -anche giurisdizione (_justitiam_). - -[208] In tutt'altro modo è esposto il fatto in una lettera di Stefano -III a Berta (CENNI, I. 267); cioè, che il nefandissimo Cristoforo e il -più che malvagio suo figlio Sergio aveano fatto trama con Dodone, messo -di Carlo Magno, per dar morte al pontefice; averlo Dio salvato mercè -gli ajuti di Desiderio; chiamati in Vaticano, ricusarono, e armatisi, -esclusero di Roma il pontefice; poi abbandonati, erano rifuggiti in -San Pietro, ove il papa a stento gli aveva difesi dalla moltitudine che -ne chiedeva il sangue; ma mentre voleva farli rendere in città perchè -fossero salvi, furono presi ed accecati, senza nè consenso nè saputa -sua. Il Muratori e la maggior parte preferiscono questa versione: ma -esso Cenni e il Pagi e il Cointe supposero quella lettera estorta al -papa da Desiderio, o forse falsificata nella sua cancelleria, giacchè -un'altra (CENNI, I. 274) e i biografi di Stefano III e d'Adriano -riferiscono il caso nel modo che noi adottammo come più simile al vero. - -[209] _Universum populum Tusciæ et Campaniæ et ducatus Perusini, et -aliquantos de civitatibus Pentapoleos; omnesque parati erant, si ipse -rex adveniret, fortiter... illi resistere_. ANASTASIO BIBL. - -[210] _De factis Caroli Magni_. - -[211] Anselmo abate di Nonantola, cognato di Rachi, fu da Desiderio -tenuto esule sette anni, e probabilmente adoperò assai a favore di -Carlo, giacchè questo fecegli immense donazioni. Muratori, all'anno -774: — _Dum iniqua cupiditate Langobardi inter se consurgerent, quidam -ex proceribus langobardis talem legationem mittunt Carolo Francorum -regi, quatenus veniret cum valido exercitu, et regnum sub sua ditione -obtineret, asserentes quia istum Desiderium tyrannum sub potestate -ejus traderent vinctum, et opes multas, cum variis indumentis auro -argentoque intextis, in suum committerent dominium_. Anonim. Salernit., -in Rer. it. Script. tom. II. p. i. _paralip._ - -Vedasi L. C. BETMANN, _Paulus Diaconus und Geschichtschreibung der -Longobarden_. Annover 1849. - -Martino da Cremona, figlio di Paolo _nobilissimo uomo_, e di Sabina -_onoranda femmina_, fu diacono, e andò a mostrar ai Francesi il passo -delle Alpi; infine divenne arcivescovo di Ravenna. Descrisse egli -stesso il suo viaggio in una lettera che si pretende aver trovata il -canonico Dragoni di Cremona, e che fu, senza troppo esame, pubblicata -dal Troya nel suo _Codice diplomatico_. - -[212] Di lui dice la cronaca del monastero di Volturno: _Hic, licet -bello fuerit austerus, tamen plurimis locis ecclesias construxit, -ornavit atque ditavit rebus ac possessionibus multis. Ex jussione -principis apostolorum, monasterium ædificavit in valle Tritana_. Rer. -it. Script., tom. II. p. II. lib. 3. Senza appoggio di storia, la -tradizione in Toscana fa merito a re Desiderio di molte fondazioni, -come le mura di San Gemignano, la città di San Miniato, ove del resto -fiorì lungamente la consorteria dei Lambardi. - -[213] Anastasio Bibl. nelle Vite di Leone III e IV ricorda il _vicus -Saxonum, Sardorum, Frisonum, Corsarum, e le scholæ peregrinorum, -Frisonum, Saxonum, Langobardorum_. - -[214] Alcuni soggiungono che si fe coronare dall'arcivescovo di Milano. -Non appare che i re longobardi fossero inaugurati colla corona, bensì -con un'asta: Paolo Diacono riferisce che un cucolo si posò su quella -d'Ildeprando. Neppure de' Carlovingi è mai mentovata la coronazione; e -la prima memoria certa di quest'atto è dell'888, quando Berengario fu -coronato in Pavia. - -[215] Rodolfo Notajo ap. BIEMMI, _Storia di Brescia_. - -[216] Una contro gli Aquitani, diciotto contro i Sassoni, cinque contro -i Longobardi, sette contro gli Arabi di Spagna, una contro i Turingi, -quattro contro gli Avari, due contro i Bretoni, una contro i Bavari, -quattro contro gli Slavi di là dall'Elba, cinque contro i Saracini, tre -contro i Danesi, due contro i Greci. - -[217] MABILLON, _Ann. Ord. s. Bened._, XXIII. 3. - -[218] - - _Post patrem lacrymans Carolus hæc carmina scripsi:_ - _Tu mihi dulcis amor, te modo plango pater...._ - _Nomina jungo simul titulis clarissima nostra;_ - _Adrianus, Carolus, rex ego, tuque pater...._ - _Tum memor esto tui nati; pater optime, posco,_ - _Cum patre dic, natus pergat et ipse tuus._ - -[219] _Ep. Caroli Magni_, X. pag. 616. - -[220] Un altro musaico rappresenta san Pietro che colla destra dà -un mantello al papa inginocchiato, colla sinistra uno stendardo a un -principe; e v'è scritto: _Beate Petre, dona vita Leoni pp., et bictoria -Carolu dona_. - -[221] Zonara dice: Ελοβήσαντο δὲ τὰ ὄμματα, ἀλλ’οὐκ ἐξετύφλωσαν. XV. -13. La leggenda, accettata pure dal _Martirologio romano_ sopra la -fede di moltissimi testimonj, narra che gli furono cavati, ma che -li ricuperò miracolosamente. Alcuino scrive a Carlo Magno che _Deus -compescuit manus impias a pravo voluntatis effectu, volentes cæcatis -mentibus lumen ejus extinguere_. Vedi i Bollandisti al 12 giugno. - -[222] L'anno cominciava a natale, epperò l'incoronazione dicesi -avvenuta nell'800, ma secondo il computo moderno è del 799. - -[223] Vi volle una licenza di Leone III perchè il nome di Carlo Magno -fosse posto avanti a quello del papa negli atti che si erigevano a -Viterbo, Toscanella, e nelle altre città della primitiva donazione, ove -prima mettevasi quel solo del papa. Il Patrimonio di San Pietro poi non -ricadde più nel regno longobardo. Vedi Troya, Discorso ecc., CCXXI. - -Da una lettera, che Champollion Figeac nel 1836 trovò alla Biblioteca -nazionale di Parigi, appare il rispettoso modo con cui l'imperatore -trattava il pontefice Adriano: - -I. _Salutat vos dominus noster filius vester Carolus, et filia -vestra domina nostra Fastrada, filii et filie domini nostri, simul et -omnis domus sua_. — II. _Salutant vos cuncti sacerdotes, episcopi et -abbates, atque omnis congregatio illorum in Dei servitio constituta, -etiam et universus generalis populus Francorum._ — III. _Gratias -agit vobis dominus noster filius vester, quia dignati fuistis illi -mandare per decorabiles missos et melliflua epistola vestra, de -vestra a Deo conservata sanitate, quia tunc illi gaudium et salus -ac prosperitas esse cernitur, quando de vestra sanitate vel populi -vestri salute audire et certus esse meruerit._ — IV. _Similiter multas -vobis agit gratias dominus noster filius vester de sacris sanctis -orationibus vestris, quibus adsidue pro illo et fidelibus sancte -Ecclesie et vestris atque suis decertatis, non solum pro vivis, sed -etiam pro defunctis; et si Domino placuerit, vestrum bonum certamen -dominus noster filius vester cum omni bonitate in omnibus retribuere -desiderat._ — V. _Mandavit vobis filius vester, dominus videlicet -noster, qui Deo gratias et vestras sanctas orationes, cum illo et filia -vestra ejus conjuge et prole sibi a Deo datis, vel omni domo sua, sive -cum omnibus fidelibus suis, prospera esse videntur._ — VI. _Postea vero -danda est epistola dicentibus hoc modo: presentem epistolam misit vobis -dominus noster filius vester, postulando scilicet sanctitati vestre, ut -almitas vestra amando eam recipiat._ — VII. _Deinde dicendum est: misit -vobis nunc dominus noster filius vester talia munera qualia in Saxonia -preparare potuit, et quando placet sanctitati vestre offendamus ea._ -— VIII. _Deinde dicendum erit: dominus noster filius vester hæc parva -munuscula paternitati vestre destinavit, inducias postulans interim dum -meliora sanctitati vestre preparare potuerit._ — IX. _Deinde_.... Il -resto manca. - -[224] Il Troya pubblica un documento del 757, ove Felice, colono -del monastero della Madonna nel Reatino, cede tutti i suoi fondi, e -Ciottola sua colona, e un'altra ancella a proprio servizio, e metà del -ragazzo Maurontone. - -[225] Una casa colle stalle e gli edifizj rustici formava una _corte_; -una corte co' suoi campi e boschi dicevasi _manso_, villa della misura -di dodici jugeri; molti mansi costituivano una _marca_; e molte marche -un distretto, _pagus_. - -[226] Dai primi tempi alle cattedrali erano affissi sacerdoti che -formavano un collegio, vivendo coi beni della Chiesa, ed assistendo -il vescovo nei misteri e nei sinodi. Nel concilio di Laodicea del -364 (can. 15) si trovano nominati i salmisti canonici, detti così dal -canone o catalogo su cui erano registrati. Nel secolo IV sant'Eusebio -radunò il suo clero in casa e mensa comune, con regole di vita austera. -Forse da queste dedusse la sua sant'Agostino. Il più antico esempio -ch'io trovassi, è in Como, che aveva canonici nell'803; nell'824 San -Giovanni di Firenze. A Milano s'introdussero solo nell'XI secolo, -quando si sperò con questo far riparo al concubinato. Scrivevansi i -nomi de' canonici su tavole cerate; donde il titolo di primicerius. - -[227] Che il promotore d'ogni bello e sodo sapere in Europa non sapesse -scrivere, ripugna a noi moderni, avvezzi a educarci sovra libri; ma -allora la scarsezza di questi facea si preferisse l'insegnamento orale; -e quantunque Carlo non fosse nel caso di mancare di libri, doveva -però uniformarsi al sistema generale, che consisteva nel leggere, -udire, disputare, abbandonando lo scrivere ad una classe più bassa e -meccanica. Nè quest'uso fu solo d'allora, ma quattro secoli più tardi -Federico Barbarossa, protettore di poeti e poeta egli stesso, non -sapea scrivere; nè Filippo l'Ardito re di Francia, nè il cavalleresco -Giovanni di Luxemburg re di Boemia nel secolo di Dante: che più? Luigi -XIV era stato allevato da Péréfixe senza insegnargli a leggere nè a -scrivere. Tacio i tanti signori che alle carte non poteano apporre -altra firma che la croce; e fin nel secolo XIV la si trova di alcuno -che _non sa scrivere perchè gentiluomo_. Forse per questo i principi -aveano introdotti i monogrammi, cifre artifiziose, composte delle -lettere del nome loro, e che probabilmente erano fatte dal segretario. - -[228] - - _Parvula rex Carolus seniori carmina Paulo_ - _Dilecto fratri mittit honore pio._ - -E alla propria lettera volgendosi: - - _Illic quære meum mox per sacra culmina Paulum:_ - _Ille habitat medio sub grege, credo, Dei._ - _Inventumque senem, devota mente saluta,_ - _Et dic: Rex Carolus mandat, aveto tibi..._ - _Colla mei Pauli gaudendo amplecte benigne,_ - _Dicito multoties: Salve pater optime, salve._ - -[229] PERTZ, _Mon. German._, III, 482, pubblica l'epitafio di Arigiso, -dove si legge: - - _Quod logos et physis, moderans quod ethica pangit,_ - _Omnia condiderat mentis in arce suæ._ - -e in quel di Romoaldo: - - _Grammatica pollens, mundana lege togatus._ - -Champollion Figeac, nei _Prolegomena ad Amatum_, pag. XXIV, pubblica -una lettera di Paolo Diacono ad Adilsperga, ove le dice: _Cum, ad -imitationem excellentissimi comparis,.... ipsa quoque subtili ingenio, -sagacissimo studio prudentium arcana rimeris, ita ut philosophorum -aurata eloquia poetarumque gemmea tibi dicta in promptu sint, historiis -etiam seu commentis tam divinis inhæreas quam mundanis_. Essa lettera -è quasi l'unica che ci dia a conoscere la vita di Paolo, che solo più -tardi troviam chiamato Warnefrido. - -[230] A Paolo Diacono scrive Pietro da Pisa: - - _Qui te, Paule, poetarum_ - _Vatumque doctissimum_ - _Linguis variis ad nostram_ - _Lampantem provinciam_ - _Misit, ut inertes aptes_ - _Fœcundis seminibus?_ - _Græca cerneris Homerus,_ - _Latina Virgilius,_ - _Flaccus crederis in metris,_ - _Tibullus eloquio._ - -A queste esorbitanze Paolo rispondeva, meglio ancora col fatto che -colle parole mostrando non meritarle: - - _Peream si quemquam horum_ - _Imitari cupio,_ - _A via quam sunt secuti_ - _Pergentes per invidiam_ - _Potius, sed istos ego_ - _Comparabo canibus._ - _Tres aut quatuor in scholis_ - _Quas didici sillabas_ - _Ex his mihi est ferendus_ - _Manipulus adorea...._ - -[231] Dal cav. Cordero di San Quintino, contraddicendo a Giuseppe e -Defendente Sacchi (1828). Si sa storicamente che le chiese di Pavia -andarono in fuoco nel 924 per opera degli Ungheri, poi dei Tedeschi nel -1004: dopo di che, si rifabbricarono esse chiese, adoprandovi materiali -anteriori, e introducendovi lo stil nuovo, come sono le tribune elevate -di molti gradini, il sottopor agli archi pilastri quadrati, senza -parastate o colonne incassate, ovvero pilastri poligoni; e finire in -cupole ed absidi. - -[232] Nella _Storia Universale_, lib. XI, c. 12, riferimmo le -tradizioni romanzesche intorno a Carlo Magno; molte ne furono -introdotte nei poemi cavallereschi anche in Italia. Firenze e Siena -vogliono essere da lui riedificate e ne hanno epigrafi. Montalbano fuor -porta alla Croce, e le buche delle fate di Fiesole accolsero lui e i -suoi prodi, e presso queste Malagigi imparò l'arte degli incanti, e -Orlando fu reso invulnerabile. Orlando si fa nascere a Sutri, divenire -senator romano. A Susa un enorme spacco di pietra fu operato da -durlindana; questa è effigiata s'un bassorilievo di Roma; la sua lancia -serbasi a Pavia; la statua con quella d'Oliviero sul duomo di Pavia; -San Stefano di Firenze ha sulla facciata l'impressione di un ferro -del suo cavallo, da lui lanciato; a Spello serbano un fatto di pietra -ad attestare altro genere di forza; molti luoghi si chiamano _Torre -d'Orlando_. - -[233] _Nunc_ (_curiæ_), _eo quod res civiles in alium statum -transformatæ sint, omniaque ab una imperatoriæ majestatis sollicitudine -atque administratione pendeant, ne incassum circa legale solum -oberrent, nostro decreto illinc submoventur_. Nov. 94 et 96. - -[234] BOUQUET, v. 629. - -[235] _Pascasius Ratbertus_, ap. MABILLON, Bened. sæc. IV. p. 1. - -[236] CAROLI M. _Capit._ 101, 109, 82; Lud. Pii, 7. 8. 9.... - -Legge IX di Pepino re d'Italia: _Si latrocinia vel furta aut præda -inventa fuerint, emendentur, juxta ut ejus lex est, cui malum ipsum -perpetratum fuerit.... De ceteris vero causis, communi lege vivamus, -quam domnus Karolus excellentissimus rex Francorum atque Langobardorum -in edicto adjunxit._ - -Leg. XLVI: _Sicut consuetudo nostra est, Romanus vel Langobardus -si evenerit quod caussam inter se habeant, observamus ut romanus -populus successionem eorum juxta suam legem habeat. Similiter et omnes -scriptiones juxta legem suam faciant; et quando jurant, juxta legem -suam jurent. Et alii homines ad alios similiter. Et quando componunt, -juxta legem ipsius cui malum fecerint, componant. Et Langobardus illis -similiter convenit componere_. - -Maginfredo di Delebio in Valtellina uccise Melesone, aldio del -monastero di Sant'Ambrogio di Milano nell'870; confessa il peccato, e -non avendo abbastanza per pagare la composizione, prega sia accettata -a sconto una casetta e una terricciuola sua (_casellula et terrula_) -e parte de' mobili: fu accettato, e se ne fece carta che conservossi -nell'archivio ambrosiano. Arigiso duca di Benevento asseriva che, -fin allora, chi avesse ucciso persona religiosa non era tenuto a -special composizione, o la dava a volontà dei censori: ma esso fissò -che l'uccisore di un monaco, prete o diacono pagasse al fisco ducento -soldi, o fin a trecento; per gli altri ecclesiastici fuor di palazzo, -cencinquanta, come pei laici esercitali. _Rer. it. Script._, II. -336. Carlo Magno incarì tal pena. Enrico III nel 1055 riceveva sotto -la sua protezione (_mundiburdio_) i canonici di Parma, in modo che -chi gli uccidesse o ferisse o violentasse, dovesse lire cento, metà -all'imperatore, metà agli offesi. _Ann. M. Æ._, II, 326. - -[237] CAROLI M., _Capit._ 26. - -[238] LUD. PII, 26. 27. - -[239] CAROLI M., 20. 29. 30-35. 80. 90. 101. 102. 109. 128.... - -[240] LUD. PII, 24: LOTH., 78; CAROLI M., 10. 20. 21.... - -[241] CAROLI M., 81; LOTH., 71. - -[242] LOTH., 31. - -[243] «Io Lodovico imperatore concedo a san Pietro e a' suoi successori -Roma col ducato e coi territorj marittimi e montani, lidi, porti e -tutte le città, castelli, borghi, terre di Toscana, ciò sono Porto -Civitavecchia, Cervetri, Todi, Perugia colle tre isole Maggiore, -Minore e Polvese, col lago, Narni ed Otricoli. Similmente dalle parti -della Campania, Segni, Anagni, Ferentino, Alatri, Patricio, Frosinone, -colle altre due parti pur di Campania e Tivoli. Anche l'esarcato di -Ravenna che Carlo e Pepino _restituirono_ a Pietro apostolo, cioè -Ravenna, la Romagna, Bobbio, Cesena, Forlimpopoli, Forlì, Faenza, -Imola, Bologna, Ferrara, Comacchio, Adria, Gabello con tutti i confini, -isole, ecc. Così la Pentapoli, cioè Arimino, Pesaro, Fano, Sinigaglia, -Ancona, Umana, Jesi, Fossombrone, Montefeltro, Urbino e il territorio -Valvense, Caglio, Luceolo, Gubbio. Così la Sabina, e nella Toscana de' -Longobardi, Città di Castello, Orvieto, Bagnarea, Ferento, Viterbo, -Marla, Toscanella, Populonia, Soana, Rosella; e Corsica, Sardegna, -Sicilia, con ecc. Ancora nelle parti di Campania, Sora, Arce, Aquino, -Arpino, Tiano, Capua, e i patrimonj Beneventano, Salernitano e -Napoletano, e della Calabria superiore e inferiore, e dovunque v'ha -patrimonj nostri nelle parti del regno e dell'impero a noi da Dio -conceduto». Labbe, Concil., tom. VII, p. 1515. — Si noti che vi manca -ogni segno cronologico, è tratto da copia informe e non autentica, e -l'imperatore avrebbe donato ciò che a lui non apparteneva. - -[244] - - _Plura quid hinc memorem? nam centuplicata recepi_ - _Munera, romanis quæ arcibus extulerat._ - ERM. NIGELLO. - -[245] _Barbirasas_, i Franchi, a differenza de' Longobardi che aveano -barba lunga e puntuta. AGNELLO, _Liber pontif._, pag. 180. - -[246] Sono intitolati or conti, or duchi, or marchesi: e questi titoli -sono spesso confusi sotto i Carolingi. Forse erano conti di città, -duchi di provincia. - -[247] - - _Liber et ingenuus sum natus utroque parente;_ - _Semper ero liber, credo, tuente Deo._ - ERCHEMP., _L. Longob._ Rer. It. Script., II. p. 1. - -Il suo epitafio dell'806, posto in Salerno, dice: - - _Pertulit adversas Francorum sæpe phalangas,_ - _Salvavit patriam sed, Benevente, tuam._ - _Sed quid plura feram? Gallorum fortia regna_ - _Non valuere hujus subdere colla sibi._ - ANON. SALERN., _Paralip._ Rer. It. Script., II. p. 2. - -[248] EGINARDO, _ad ann._ 815 e 820. - -[249] ASTRONOMUS, _De vita Ludovici_, c. 42. - -[250] LIUTPRANDO, IV., 2. La preda fu ripartita così: a ciascuna -famiglia d'un morto in guerra cento _crus_, che sarebbero da -dugencinquanta lire; cinquanta alle vedove; per ogni ucciso che -non lasciasse famiglia, si diedero cento _crus_ ai poveri del suo -quartiere, fosser cristiani o saracini; del resto si fecero quattro -parti, una per l'ammiraglio, una per l'emir di Sicilia, due pel -califfo. - -[251] Vedi THEODOSII monaci _Ep. de excidio Syracusarum_, Rer. It. -Script., tom. ii. p. i. p. 262. - -_Histoire de l'Afrique arabe sous la dynastie des Aglabites_. Parigi -1841: opera di Jusef ebn-Kalidun, fiorito a Tunisi dal 1332 al 1406, -e da De Hammer chiamato il Montesquieu arabo; tradotta da Noël des -Vergers. V'appare la lotta de' Bereberi contro gli Aglabiti, e come -episodio la dominazione di questi in Sicilia. - -CAMILLO MARTORANA, _Notizie storiche de' Saraceni siciliani_. Palermo -1832. - -T. G. WENRICH, _Rerum ab Arabibus in Italia insulisque adjacentibus, -Sicilia maxime, Sardinia atque Corsica, gestarum commentarii_. LIPSIA -1845. - -FR. TESTA, _Diss. de ortu et progressu juris siculi_. - -ALFONSO AIROLDI, _Cod. diplom. della Sicilia sotto il governo degli -Arabi_, tom. i, p. i. p. 384, nota. - -Nella _Biblioteca arabo-sicula_ dell'Amari si riscontrano circa -cencinquanta scienziati, letterati, poeti musulmani in Sicilia. - -[252] ALBERTUS AQUENSIS, lib. v. p. 37. Lo zuccaro prosperava in -Sicilia: nel 1419 l'università di Palermo assegnava acque per la -coltura di esso; nel 1449 Pietro Speciale ne piantò la campagna de' -Ficarazzi; nel 1550 un viaggiatore descrive attivissimi i trappeti -(aje) dello zuccaro: e principalmente ne erano a Carini, Trabìa, -Buonfornello, Roccella, Pietra di Roma, Malvicini, Olivieri, Casalnovo, -Schisò, Casalbiano, Verdura, Sabuci, Medica. Federico II obbligò gli -Ebrei venuti dal Garbo a piantare presso Palermo l'indaco e altre -produzioni esotiche. Molti nomi di paesi siculi hanno etimologia -araba, come _Calatafimi, Caltabellotta, Caltanisetta_, castello di S. -Eufemio, delle quercie, delle femine: _Misilmeri_ mansione dell'emiro, -_Risicanzir, Rasicormo, Rasicalbo_, promontorio de' porci, del vertice, -del cane: _Marsameni_, porto delle colonne, _Marsala_, porto di Dio, -ecc. - -[253] - - _Romanus, Francus, Bardusque viator et omnis_ - _Hoc qui intendit opus cantica digna canat._ - _Quod bonus antistes quartus Leo rite novavit_ - _Pro patriæ ac plebis ecce salute suæ._ - _Principe cum summo gaudens Hlotharius heros_ - _Perfecit, cujus emicat altus honor._ - _Quod veneranda fides nimio deduxit amore_ - _Hoc Deus omnipotens præferat arce poli._ - _Civitas hæc a conditoris sui nomine Civitas Leonina vocatur._ - -Ad esempio della città Leonina, Giovanni VIII circondò di mura San -Paolo: - - _Hic murus salvator adest, invictaque porta_ - _Quæ reprobos arcet, suscipiatque pios._ - _Hanc proceres intrate senes, juvenesque togati._ - _Plebsque sacrata Dei limina sancta petens._ - _Quam præsul Domini patravit rite Johannes,_ - _Qui nitidis fulxit moribus ac meritis._ - _Præsulis octavi de nomine facta Johannis_ - _Ecce Johannipolis urbs veneranda cluit._ - _Angelus hanc Domini Paulo cum principe sanctus_ - _Custodiat portam semper ab hoste nequam._ - _Insignem nimium muro quam construit amplo_ - _Sedis apostolicæ papa Johannes ovans._ - _Ut sibi post obitum cælestis janua regni_ - _Pandatur, Christo sat miserante Deo._ - -[254] _Monac. anon._ ap. MURATORI, II. 266. - -[255] _Quia Franci nihil nobis faciunt boni, neque adjutorium præbent, -sed magis quæ nostra sunt violenter tollunt; quare non advocamus -Græcos, et cum eis fœdus pacis componentes, Francorum regem et gentem -de nostro regno et dominatione expellimus?_ ANASTASIO BIBL., _Vita -Leonis IV_, p. 199. - -[256] GRATIANI, cap. 9. dist. X; e cap. 41. II. qu. 17. - -[257] Que' lamenti indicano di che natura s'intendesse il potere -papale, giacchè Adriano racconta che Leone arcivescovo non permise che -i deputati delle città prestassero il giuramento in mano di Giorgio -Sacellario, a tal uopo spedito dal papa a Ravenna; a governatore di -Gavello aver egli pontefice posto un Domenico raccomandatogli dal re, -ma Leone avere spedito soldati ad arrestarlo, e vietato a tutti gli -abitanti di accettar impieghi dal papa. V. _Cod. Carolino ep. Adriani_, -51. 52. 53. - -[258] _Ad hoc usque malum crevit et incrassatum est, ut factione -ravennatis archiepiscopi Maurinus cum suis complicibus, qui -excomunicati et anathematizati a nobis jam sunt, Ravennam ingrederetur, -et fidelium nostrorum res cum suis funditus raperet et devastaret, adeo -ut claves civitatis Ravennæ a vestarario nostro violenter subtraheret, -et pro libitu suo, nescimus cujus auctoritate, ipsi archiepiscopo_ -(_quod nunquam factum fuisse recolitur_) _potestative concederet_. Così -scrive il papa alla imperatrice Angilberga, ap. BALUZIO, _Miscell._, -tom. V. Altra prova che il dominio temporale apparteneva ai pontefici, -e che esisteva un'autorità municipale. - -[259] La cronologia di questi fatti è incertissima. De' Napoletani -scrive l'imperatore (ap. _Anonimo Salern._, c. 106): _Infidelibus -arma et alimenta et cetera subsidia tribuentes, per totius imperii -nostri litora eos ducunt, et cum ipsis toties beati Petri apostolorum -principis fines furtim deprædari conantur ita ut facta videatur -Neapolis Panormum vel Africa. Quumque nostri equi Saracenos -insequuntur, ipsi, ut possint evadere, Neapolim fugiunt, quibus non est -necessarium Panormum repetere: sed Neapolim fugientes, ibidem quousque -perviderint latitantes, rursus improviso ad exterminia redeunt_. - -[260] _Noveris exercitum nostrum, Bari triumphis nostris submissa, -Saracenos Tarenti pariter et Calabriæ nos mirabiliter humiliasse, simil -et comminuisse; ac hos celeriter, duce Deo, penitus contriturum, si a -mari prohibiti fuerint escarum admittere copias, vel etiam classibus a -Panormo vel Africa suscipere multitudines_. ANONIMO SALERN., c. 94. - -[261] Allora fu composto questo ritmo: - - _Audite omnes fines terre horrore cum tristitia,_ - _Quale scelus fuit factum Benevento civitas:_ - _Lhuduvicum comprenderunt, sancto pio augusto._ - _Beneventani se adunarunt ad unum consilium,_ - _Adolferio loquebatur, et dicebant principi:_ - _Si nos eum vivum dimittemus, certe nos peribimus;_ - _Scelus magnum preparavit in istam provintiam,_ - _Regnum nostrum nobis tollit, nos habet pro nihilum;_ - _Plura mala nobis fecit; rectum est moriad._ - _Deposuerunt sancto pio de suo palatio;_ - _Adalferio illum ducebat usque ad pretorium,_ - _Ille vero gaude visum tamquam ad martirium._ - _Exierunt Sado et Saducto, inoviabant imperio;_ - _Et ipse sancte pius incipiebat dicere:_ - _Tamquam ad latronem venistis cum gladiis et fustibus._ - _Fuit jam namque tempus vos allevavit in omnibus;_ - _Modo vero surrexistis adversus me consilium,_ - _Nescio pro quid causam vultis me occidere._ - _Generacio crudelis veni interficere,_ - _Ecclesieque sancte Dei venio diligere,_ - _Sanguine veni vindicare quod super terram fusus est_ - _Kalidus ille temtador ratum atque nomine_ - _Coronam imperii sibi in caput ponet, et dicebat populo:_ - _Ecce sumus imperator, possum vobis regere._ - _Leto animo habebat de illo quo fecerat,_ - _A demonio vexatur, ad terram ceciderat;_ - _Exierunt multe turme videre mirabilia._ - _Magnus Dominus Jesus judicavit judicium;_ - _Multa gens Paganorum exit in Calabria,_ - _Super Salerno pervenerunt possidere civitas._ - _Juratum est ad sancte Dei reliquie_ - _Ipse regnum defendendum, et alium requirere._ - -[262] Gli Annali Bertiniani di Metz narrano a disteso questi fatti. -Il Muratori mostra non avervi gran fede: eppure ne' punti principali -concordano colle cronache patrie. - -[263] - - _Hic cubat æterni Hludovicus Cæsar honoris,_ - _Æquiparat cujus nulla Thalia decus;_ - _Nam ne prima dies regno solioque vacaret,_ - _Hesperiæ genito sceptra reliquit avus._ - _Quam sic pacifico, sic forti pectore rexit,_ - _Ut puerum brevitas vinceret acta senem._ - _Ingenium mirer ne, fidem cultusve sacrorum._ - _Ambigo, virtutis an pietatis opus._ - _Huic ubi firma virum mundo produxerat ætas,_ - _Imperii nomen subdita Roma dedit._ - _Et Saracenorum crebro perpessa secures,_ - _Libere tranquillam vexit ut ante togam._ - _Cæsar erat cælo, populus non Cæsare dignus,_ - _Composuere brevi stamine fata dies._ - _Nunc obitum luges, infelix Roma, patroni,_ - _Omne simul Latium, Galia tota dehinc._ - _Pareite, nam vivus meruit quæ præmia gaudet;_ - _Spiritus in cælis, corporis extat honos._ - -[264] Atto dell'elezione di Carlo il Calvo in re d'Italia (_Rer. It. -Scrip._ tom. I): _Gloriosissimo et a Deo coronato magno et pacifico -imperatori domino nostro Carolo perpetuo augusto. Nos quidem Anspertus -cum omnibus episcopis, abbatibus, comitibus, ac reliquis, qui nobiscum -convenerunt italici regni optimates, quorum nomina generaliter subter -habentur inserta, perpetuam optamus prosperitatem et pacem._ - -_Jam quia divina pietas vos, beatorum principum apostolorum Petri et -Pauli interventione, per vicarium ipsorum, dominum videlicet Joannem -summum pontificem et universalem papam vestrum, ad profectum sanctæ Dei -Ecclesiæ, nostrorumque omnium incitavit, et ad imperiale culmen Sancti -Spiritus judicio provexit; nos unanimiter vos protectorem, dominum ac -defensorem omnium nostrum, et italici regni regem eligimus, cui et -gaudenter toto cordi affecta subdi gaudemus, et omnia, quæ nobiscum -ad profectum totius sanctæ Dei Ecclesiæ, nostrorumque omnium salutem -decernitis et sancitis, totis viribus, annuente Christo, concordi mente -et prompta voluntate observare promittimus._ - -_=Anspertus= sanctæ mediolanensis ecclesiæ archiepiscopus subscripsi._ - -_=Joannes= sanctæ aretinæ ecclesiæ humilis episcopus subscripsi._ - -_=Joannes= episcopus sanctæ ticinensis ecclesiæ subscripsi._ - -_=Benedictus= Cremonensis episcopus subscripsi._ - -_=Theudulphus= tortonensis episcopus subscripsi._ - -_=Adalgaudus= Vercellensis episcopus subscripsi._ - -_=Azo= eporediensis episcopus subscripsi._ - -_=Gerardus= exiguus in exigua laudensi ecclesia episcopus subscripsi._ - -_=Hilduinus= astensis ecclesiæ episcopus subscripsi._ - -_=Leodonius= mutinensis episcopus subscripsi._ - -_=Hildradus= albensis episcopus subscripsi._ - -_=Ratbonus= sedis augustanæ episcopus subscripsi._ - -_=Bodo= humilis sanctæ aquensis ecclesiæ (episcopus) subscripsi._ - -_=Sabbatinus= januensis ecclesiæ episcopus subscripsi._ - -_=Filibertus= comensis episcopus subscripsi._ - -_=Adelardus= servus servorum Dei veronensis episcopus subscripsi._ - -_Ego =Paulus= sanctæ placentinæ ecclesiæ episcopus subscripsi._ - -_Ego =Andreas= sanctæ florentinæ ecclesiæ episcopus subscripsi._ - -_=Ragnesis= abbas subscripsi._ - -_Signum =Bosonis= inclyti ducis, et sacri palatii archiministri, atque -imperialis missi._ - -_Signum =Ricardi= comitis._ - -_Signum =Walfredi= comitis._ - -_Signum =Luitfredi= comitis._ - -_Signum =Alberici= comitis._ - -_Signum =Supponis= comitis._ - -_Signum =Hardingi= comitis._ - -_Signum =Bodradi= comitis palatii._ - -_Signum =Cuniberti= comitis._ - -_Signum =Bernardi= comitis._ - -_Signum =Airboldi= comitis._ - -Juramentum Ansperti archiepiscopi: - -_Sic promitto ego, quia, de isto die in antea, isti seniori meo, -quamdiu vixero, fidelis et obediens et adjutor, quantumcumque -plus et melius sciero et potuero, et consilio et auxilio secundum -meum ministerium in omnibus ero, absque fraude et malo ingenio, -et absque ulla dolositate vel seductione seu deceptione, et absque -respectu alicujus personæ; et neque per me, neque per literas, sed -neque per emissam vel intromissam personam, vel quocumque modo, vel -significatione contra suum honorem, et suam ecclesiæ atque regni sibi -commissi quietem et tranquillitatem atque soliditatem machinabo, vel -machinanti consentiam, neque aliquod unquam scandalum movebo, quod -illius præsenti vel futuræ saluti contrarium vel nocivum esse possit. -Sic me Deus adjuvet et patrocinetur._ - -Quod rex Carolus juravit Ansperto archiepiscopo, atque optimatibus -regni Italici: - -_Et ego quantum sciero et rationabiliter potuero, Domino adjuvante, -te, sanctissime ac reverendissime archiepiscope, et unumquemque -vestrum, secundum suum ordinem et personam, honorabo et salvabo, et -honoratum et salvatum absque ullo dolo ac damnatione vel deceptione -conservabo, et unicuique competentem legem ac justitiam conservabo, et -qui illam necesse habuerint et rationabiliter petierint, rationabilem -misericordiam exhibebo. Sicut fidelis rex suos fideles per rectum -honorare et salvare, et unicuique competentem legem et justitiam -in unoquoque ordine conservare, et indigentibus et rationabiliter -petentibus rationabilem misericordiam debet impendere, et pro nullo -homine ab hoc, quantum dimittit humana fragilitas, per studium aut -malevolentiam vel alicujus indebitum hortamentum deviabo, quantum mihi -Deus intellectum et possibilitatem dabit; et si per fragilitatem contra -hoc mihi surreptum fuerit, cum recognovero, voluntarie illud emendare -studebo, sic etc._ - -_In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Incipiunt capitula, quæ -domus imperator Carolus, Hludovici piæ memoriæ filius, una cum consensu -et suggestione et reverendissimi ac sanctissimi domini Ansperti -archiepiscopi sanctæ mediolanensis ecclesiæ, nec non venerabilium -episcoporum et illustrium optimatum, reliquorumque fidelium suorum in -regno italico, ad honorem sanctæ Dei Ecclesiæ, et ad pacem ac profectum -totius imperii sui, fecit anno incarnationis domini nostri Jesu -Christi_ DCCLXXVII, _regni vero sui in Francia_ XXXVI, _imperii autem -sui_, I, _indictione_ IX, _mense februarii, in palatio ticinensi_, etc. - -[265] Nella lettera CCXXIX ad Anselmo arcivescovo di Milano, nell'882, -papa Giovanni VIII si lagna di molte crudeltà usate contro il suo -popolo, e massime d'un tal Longobardo, uomo del marchese Guido, che -prese ottantatre persone presso Narni, e a tutte tagliò le mani, sicchè -molti ne morirono. - -[266] Angelberga, vedova dell'imperatore Lodovico II, avea mestato -fra quelle turbolenze, poi ricoverò in Santa Giulia di Brescia, asilo -di altre spose e figlie di re, e v'avea deposto il pingue suo tesoro; -ma questo fu depredato da Berengario del Friuli (_Epist. 42 Johannis -VIII_). Ella poi in testamento (ap. CAMPI, _Stor. Eccl. Placent._ -lib. VII) al monastero di San Sisto da lei fabbricato in Piacenza -lasciò un'infinità di poderi e case in Campo Migliacco nel modenese; -Cortenova, Pigognaga, Felina, Guastalla, Luzzara nel reggiano; Cabroi e -Masino nel contado di Stazona sul lago Maggiore; Brunago e Trecate (?) -nella Burgaria del milanese, ed altri luoghi. - -[267] _Annales Lambecii_, palesemente ostili al vescovo. - -[268] _Recueil des hist._ tom. IX. p. 293. 294. Dopo narrati tanti -guai, il Muratori conchiude all'888: «Mercè del buon governo degli -imperatori Carolini, avea la Lombardia colle altre vicine provincie -goduta per più di cento anni un'invidiabile pace». - -[269] _Latium concessit avitum_. Panegir. Bereng. In quel panegirico -per la prima volta si trovano nel nome di Italiani abbracciati tutti -quelli che formavano il comune, fosser Longobardi, Franchi o Romani. - -[270] Probabilmente la ferrea, allora primamente adoperata; - - _His motus precibus, gressum contendit ad urbem_ - _Irriguam, cursim Ticini abeuntibus undis,_ - _Sustulit heic postquam regale insigne coronam._ - -[271] Il panegirista di Berengario mette in bocca a un capitano -francese dell'esercito di Guido questi versi (lib. II. v. 200): - - _Quid inertia pectora bello,_ - _Pectora (Ubertus ait) duris prætenditis armis,_ - _O Itali? Potus vobis, sacra pocula cordi,_ - _Sæpius et stomachum nitidis laxare saginis,_ - _Elatasque domus rutilo fulcire metallo._ - _Non eadem Gallos similis vel cura remordet,_ - _Vicinas quibus est studium devincere terras,_ - _Depressumque larem spoliis hinc inde coactis_ - _Sustentare._ - -[272] Lo storico Liutprando, vescovo di Cremona, esclama (lib. I. c. -5): _Hungarorum gentem cupidam, audacem, omnipotentis Dei ignaram, -scelerum omnium non insciam, cædis et omnium rapinarum solummodo -avidam, in auxilium convocat; si tamen auxilium dici potest quod paullo -post, eo moriente, tam genti suæ, quam ceteris in meridie occasuque -degentibus nationibus grave periculum, imo excidium fuit. Quid igitur? -Zuentebaldus vincitur, subjugatur, fit tributarius, sed domino solus. O -cæcam Arnulphi regis regnandi cupiditatem! o infelicem amarumque diem! -Unius homuncionis dejectio fit totius Europæ contritio. Quid mulieribus -viduitates, patribus orbitates, virginibus corruptiones, sacerdotibus -populisque Dei captivitates, ecclesiis desolationes, terris inhabitatis -solitudines, cæca ambitio, paras!_ E' non è zotico costui. - -[273] Così Liutprando: eppure Aquileja più non era risorta dalla -distruzione di Attila. - -[274] Nel 912 Berengario concede a Risinda, badessa di Santa Maria -della Pusterla a Pavia, _ædificandi castella in opportunis locis -licentiam, una cum bertiscis merulorum propugnaculis, aggeribus atque -fossatis, omnique argumento ad Paganorum insidias deprimendas_. È il -primo esempio in Italia. Anche Adalberto vescovo di Bergamo ottenne -dal medesimo re di poter fortificare quella città, minacciata _maxima -Suevorum Ungarorum incursione_. MURATORI, al 910. Ai canonici di -Verona fu permesso fortificare il castello di Cereta, _pro persecutione -Ungarorum_. Il Muratori adduce molte somiglianti concessioni. - -[275] Il buon prete Andrea, autore del _Breve Chronicon_ (in MENKEN -_Script. Rer. germ._, I, 100), parlando dell'elezione di Lodovico il -Tedesco e Carlo il Calvo, dice: _Pravum egerunt consilium quatenus -ad duos mandarent regnum_. Ma più esplicitamente uno men vulgare, -Liutprando vescovo, dice (I. 20): _Italienses semper geminis uti -dominis volunt, quatenus alterum alterius terrore coerceant_. - -[276] _Chron. Vulturnense_, Rer. It. Scrip., t. II. p. 415. - -[277] Liutprando, v. 15, ci fa intendere alterasse le monete mescendovi -molto rame. - -[278] _Populosissimam atque opulentissimam;_ FRODOARDO. Liutprando la -chiama _formosa_, e sempre coll'enfasi sua propria dice che fra breve -risorse in modo da superare le vicine e le lontane città, non inferiore -a Roma fuorchè nel non possedere i corpi dei santi apostoli. Tutti -i vescovi di Lombardia soleano aver palazzo in Pavia per l'occasione -delle diete. - -[279] Quel ritmo vuolsi riferire come non infelice saggio della -poesia che passava dalle forme antiche alle nuove, giacchè sono versi -endecasillabi nostri: - - _Nos adoramus celsa Christi numina,_ - _Illi canora demus nostra jubila;_ - _Illius magna fisi sub custodia_ - _Hæc vigilantes jubilemus carmina._ - _Divina mundi rex Christe custodia,_ - _Sub tua serva hæc castra vigilia;_ - _Tu murus tuis sis inespugnabilis,_ - _Sis inimicis hostis tu terribilis;_ - _Te vigilante, nulla nocet fortia,_ - _Qui cuncta fugas procul arma bellica._ - _Cinge hæc nostra tu Christe munimina_ - _Defendens ea tua forti lancea._ - _Sancta Maria mater Christi splendida,_ - _Hæc cum Johanne, Theotocos, impetra_ - _Quorum hic sancta veneramur pignora,_ - _Et quibus ista sunt sacrata mœnia,_ - _Quo duce victrix est in bello dextera_ - _Et sine ipso nihil valent jacula._ - _Fortis juventus, virtus audax bellica,_ - _Vestra per muros audiantur carmina;_ - _Et sit in armis alterna vigilia,_ - _Ne fraus hostilis hæc invadat mœnia_ - _Resultet echo comes: eja vigila!_ - _Per muros eja! dicat echo vigila!_ - -È del tempo e della circostanza stessa una preghiera dei Modenesi a san -Geminiano: - - _Ut hoc flagellum, quod meremur miseri,_ - _Cælorum regis evadamus gratia._ - _Nam doctus eras Attilæ temporibus_ - _Portas pandendo liberare subditos._ - _Nunc te rogamus, licet servi pessimi,_ - _Ab Ungarorum nos defendas jaculis._ - -[280] DANDOLO, _Chron._ È difficile e superfluo il fissare la -cronologia di questi fatti. - -[281] Gl'insigni doni ch'e' fece alla basilica di Monza, lasciano -supporre vi fosse incoronato. V. Frisi. Siamo fra le diatribe di -Liutprando suo nemico personale, e le esagerazioni del panegirista. -Liutprando fu segretario di Berengario II, e trae la narrazione fino al -948, e non vale nulla più che le nostre gazzette: ma che fare, se siamo -ridotti quasi a lui solo? - -Eppure su questi scarsissimi ricordi esercitò la retorica P. F. -Giambullari nella _Storia dell'Europa_. Ch'egli sia caro ai maestri -di retorica, che un retore nostro contemporaneo l'abbia chiamato _la -più compita prosa del Cinquecento_, passi: ma è strano che alcuno -se ne serva per raccontare ai giovani la storia d'Italia. Com'egli -inventi le circostanze per amplificare, lo mostri questa descrizione -della morte di Berengario: «Flamberto sollecitò i compagni tanto, che -la notte seguente vennero armati dove lo innocentissimo re, senza -guardia alcuna, tutto sicuro si riposava allato alla stessa chiesa -dove fu preso il re Lodovico; essendo solito levarsi la notte all'ora -di mattutino, ed entrare co' religiosi a lodare il suo creatore. Il -che eseguendo ancora quella notte al solito suo, giunse Flamberto -coi suoi seguaci; i quali per essere non pochi facendo pure qualche -strepito, venne il re sulla porta a vedere che cosa era questa. -Veduto dunque cotanti armati, e Flamberto con esso loro, lo dimandò -che cosa e' cercavano a quell'ora e in quella guisa. Il traditore, -per cavarlo fuori della chiesa, avvicinatosi più a lui, — State -(disse) di buona voglia questi sono amici e servitori vostri, che -sapendo come voi state qua su senza guardia alcuna, per lo amore che -vi portano sono venuti armati da voi per guardia e sicurtà vostra, -apparecchiati, se malignitate alcuna apparisse, a combattere contro a -ciascuno che pensasse volervi offendere; e però sarà bene che voi meco -li conosciate, e riceviateli allegramente. — Il re da queste parole -ingannato, uscì lieto verso di loro; ed entrando sicuramente tra essi -per dimesticarsi con tutti e per ringraziarli, lo scellerato Flamberto -fattogli strada, lo lasciò trapassare avanti, e rivoltosegli poi alle -spalle con un partigianone che egli aveva, lo passò dalle reni al -petto, e così gli tolse la vita». - -[282] Quando l'elezione di Carlomanno a re d'Italia era in pratica -in Lombardia, il papa scriveva ad Ansperto arcivescovo di Milano -sconsigliandolo da questo malaticcio, e soggiungeva: — Nessuno voi -dovete ricevere senza nostro consenso, perchè quegli che dev'essere da -noi ordinato imperatore, da noi primamente dev'essere eletto». LABBE, -_Concil._ VIII. 103. È notevole la formola dell'elezione di Carlo -Calvo, usata da Giovanni VIII, negli atti del concilio di Roma l'887: -«Noi l'abbiamo eletto secondo giustizia, ed approvato col consenso -e il voto dei vescovi fratelli nostri e degli altri ministri della -santa Chiesa romana, dell'illustre senato, di tutto il popolo romano, -e dell'ordine de' cittadini; e giusta l'antico costume l'abbiamo -solennemente elevato all'impero e decorato del titolo d'augusto». - -[283] Spiego in questo senso le parole _inventum est, ut omnes majores -Romæ essent imperiales_, di Eutropio prete longobardo, avverso molto -alla Corte romana. - -[284] Il religiosissimo Baronio esclama: _Quam fœdissima Ecclesiæ -romanæ facies, quum Romæ dominarentur potentissimæ æque ac sordidissimæ -meretrices, quarum arbitrio mutarentur sedes, darentur episcopi, et, -quod auditu horrendum et infandum est, intruderentur in sedem Petri -earum amasii pseudopontifices, qui non sunt nisi ad signanda tantum -tempora in catalogo romanorum pontificum scripti._ All'anno 912, nº -14. Ma forse, nel credere tante iniquità, egli fidò soverchiamente in -Liutprando, satirico od enfatico. Il Muratori, non sospetto di papista, -trova ragionevoli objezioni a fargli: e dopo lui fu scoperto un -poemetto _De romanis pontificibus_ che un Frodoardo scriveva al tempo -di Leone VII, dove a molti d'essi papi sono attribuite lodi di gran -virtù. Al Baronio, ostilissimo a Sergio, il Muratori oppone argomenti -non deboli. Il suo epitafio è di non infelice latino. - - _Limina quisquis adis Petri metuenda beati,_ - _Cerne pii Sergi, exuviasque Petri._ - _Culmen apostolicæ sedis is, jure paterno_ - _Electus, tenuit ut Theodorus obit._ - _Pellitur urbe pater, pervadit sacra Johannes,_ - _Romuleosque greges dissipat iste lupus._ - _Exul erat patria septem volventibus annis,_ - _Post multis populi urbe redit precibus._ - _Suscipitur papa; sacrata sede recepta_ - _Gaudet. Amat pastor agmina cuncta simul._ - _Hic invasores sanctorum falce subegit_ - _Romana ecclesiæ judiciisque patrum._ - -[285] Durante quell'assedio, nacque nell'isola d'Orta Guglielmo, che -poi fu abate di Digione, rinomatissimo nella storia monastica d'allora -per le sue virtù, e per avere fondati molti monasteri e riformatine -assai più. - -[286] _Walperto mysteria divina celebrante, multis episcopis -circumstantibus, rex omnia regalia, lanceam in qua clavus Domini -habebatur, et ensem regalem, bipennem, baltlieum, clamydem imperialem, -omnesque regias vestes super altare beati Ambrosii deposuit, -perficientibus atque celebrantibus clericis, omnibusque ambrosianis -ordinibus divinarum solemnitatum mysteria. Walpertus magnanimus -archiepiscopus, omnibus regalibus indumentis cum manipulo subdiaconi, -corona superimposita_ (la corona ferrea senza far menzione del chiodo), -_adstantibus beati Ambrosii suffraganeis universis, multisque ducibus -atque marchionibus, decentissime et mirifice Othonem regem collaudatum -et per omnia confirmatum induit atque perunxit._ LANDULPH. SEN., _Hist. -Med._, lib. II. c. 16. - -[287] _Decret. Grat._, dist. 63. par. I. c. 23. - -[288] L'epitafio di Leodinio, vescovo di Modena, dell'892 dice: - - _His tumulum portis et erectis aggere vallis_ - _Firmavit, positis circum latitantibus armis,_ - _Non contra dominos erectus corda serenos,_ - _Sed cives proprios cupiens defendere sectos._ - -Quel di Ansperto, arcivescovo di Milano, morto l'881: - - _Mœnia sollicitus commissæ reddidit urbi_ - _Diruta._ - -Gualdone, vescovo di Como nel 964 espugna l'isola Comacina, e ne -smantella le fortificazioni. Amulone, vescovo di Torino al tempo -di re Lamberto, _ejusdem civitatis muros et turres perversitate sua -destruxit. Nam inimicitiam exercens cum suis civibus, qui continuo -illum a civitate exturbarunt..... pace peracta reversus et manu -valida cinctus, destruxit sicut diximus. Fuerat hæc siquidem civitas -condensissimis turribus bene redimita, et arcus in circuitu per totum -deambulatorios cum propugnaculis desuper atque antemuralibus_. Chron. -Novaliciense, _Rer. it. scrip._, tom. II. p. II. San Poggio, vescovo di -Firenze, cinse di mura molte ville. - -[289] SCHMIDT, _St. dei Tedeschi_, lib. III. pag. 423. Anche Enrico -VII, morto a Buonconvento, fu fatto cuocere a Suvereto, per portarne -le ossa a Pisa (_Rer. It. Scrip._, tom. XV. _Chr. Pis._); e dopo la -battaglia di Montecatino, nel castel di Buggiano si cossero i capitani -morti in quel fatto, e se ne portarono le ossa a Pisa. LELMI, _Diario -Sanminiatese_. - -[290] Se pure non è tutt'uno con Benedetto VI, che si fosse creduto -morto in prigione. Tra quei disordini la serie dei papi riesce -avviluppatissima. - -Allora Roma contava quaranta monasteri d'uomini, venti di femmine, -tutti benedettini, e sessanta chiese con canonici. - -[291] _Non dubium est ut romana ecclesia, quæ mater et caput -ecclesiarum est, per tyrannidem debilitetur_. Ap. BARONIO al 992. - -[292] La storia di quel secolo ne offre un'altra prova. L'imperatore -Lotario che stava in guerra con Lodovico Pio suo padre, mandò dei -nobili ad invitare a sè Angelberto arcivescovo di Milano. Andò -questo, e lo salutò colle parole e con chinar il capo, ma non volle -prostrarsegli per onor della Chiesa. L'imperatore gli disse: — Tu fai -come se fossi sant'Ambrogio»; e l'arcivescovo; — Nè io sant'Ambrogio, -nè tu sei il signore Iddio». Pregato che andasse a ottenergli pace dal -padre, si portò in Francia, fu ricevuto a grand'onoranza, e Lodovico -Pio, uditane la domanda, — Buon arcivescovo, cosa deve far uno del -nemico suo?» Quegli rispose: — Il Signore ha detto nel Vangelo, _Amate -i nemici vostri, fate bene a chi vi fece male._ — E se nol facessi?» -ripetè Lodovico; e quegli: — Non avresti la vita eterna, se morissi -nell'odio». L'imperatore ne imbizzarrì, e lo invitò a sostenere questo -asserto davanti ai sapienti. Radunati i quali, l'arcivescovo parlò: — -Sapete che siam tutti fratelli, liberi o servi, padri o figli? Ebbene, -san Giovanni scrisse, _Chi odia il fratel suo è omicida, e nessun -omicida ha in sè la vita eterna_». Tutti dovettero assentirgli; e -l'imperatore, posta la mano per terra, chiese perdono, e restituì la -grazia al figliuolo. PRESBYTERI ANDREÆ _Chronicon_. Semplici ragioni, -ma che non seppero i successori suoi intonare ai potenti nei secoli -della ostentata libertà. - -[293] Non già Stefania, nome inventato dal milanese Arnulfo, come anche -la storiella dell'avvelenamento. - -[294] ADELBOLDUS, _Vita s. Henrici_. Quei che della storia fanno -allusioni, in quest'anni passati esaltarono Arduino come fosse un -instauratore della nazionalità italiana, un predecessore e modello di -Carlalberto. - -[295] _Arduinus juxta posse ultionem exercet in perfidos_. ARNULPH., -_Hist. Med._, lib. I. c. 16. - -[296] _Marchiones et episcopos, duces et comites, nec non etiam -abbates, quorum prava erant itinera, corrigendo multum emendavit. -Marchiones autem italici regni sua calliditate capiens, et in custodia -ponens, quorum nonnulli fuga lapsi, alios vero, post correctionem, -ditatos muneribus dimisit_. Chron. Noval. - -[297] Nelle _Antichità Estensi_, par. I, c. 13, è recato un bel -documento del 1014, ove Enrico imperatore adduce che il conte Oberto, -il marchese Oberto, i figli suoi, e Alberto nipote (Estensi li crede -il Muratori) dopo che lo _elessero_ re ed imperatore, e gli _dieder le -mani_ e prestarongli il giuramento, favorirono Arduino nemico suo, e -fecero prede e devastazioni. Siccome essi vivevano a legge longobarda, -e in questa è scritto che «se alcuno trama contro la vita del re, perda -la propria e gli siano confiscati i beni»; perciò esso Enrico confisca -i possessi di quei signori, e li dona alla chiesa di San Siro in Pavia, -in compenso de' guasti sofferti. - -[298] MONACI WEINGART nelle _Ant. Estensi_, p. 6. - -[299] Guglielmo scriveva a Maginfredo che il fatto non gli pareva -_neque utile neque honestum, gens enim vestra infida est. Insidiæ -graves contra nos orientur_. FULBERT, ep. 58. E Ademaro monaco dice -che _in ducibus Italiæ fidem non reperiens, laudem et honorem eorum pro -nihilo duxit._ - -[300] L'abate di San Giustiniano di Falesi nel 1115 vende all'opera -della cattedrale di Pisa _tres partes integras de castello et rocca -Plumbini_ (questa è la prima menzione di Piombino); e nel 1135 baratta -coll'arcivescovo di Pisa due altre intere parti del castello e della -rôcca di Piombino. _Anno dom. Inc._ MLXXVIII, _ego Ermengarda... -concedo ecclesiæ Sancti Donati integram partem, quod est quarta pars de -sextadecima parte de castello de Polciano etc._ Ant. Estensi, part. I. -c. 18. Massa Marittima nel 1254 compra metà del Monterotondo dai figli -del fu conte Rainaldo condomini; poi nel 62 l'altra metà da diversi -altri; e vedansi nel _Dizionario_ del Repetti le sminuzzate compre -fatte da quel Comune. Nel 1212 l'abate di San Antimo cede ai Sienesi -un quarto di Montalcino. Siena stessa compra a pezzi e bocconi il -castello di Montorsojo dopo il 1255; e nel 1181 dal vescovo di Volterra -un quarto del castello e distretto di Montieri e sue argenterie. -Alla dieta di Roncaglia del 1058 il vescovo di Luni disputava contro -Gandolfo lucchese pel possesso di parte del castello d'Aghinolfo -nella Versilia. Gli archivj sono pieni di queste vendite e donazioni -parcellari. - -[301] CIBRARIO, _Monarchia di Savoja_, II. 6. La gradazione delle -persone è così designata da Laurière sopra un manoscritto antico -presso HALLAM, cap. 5: «Duca è la prima dignità, poi conti, visconti, -baroni, indi castellano, valvassore, cittadino, in ultimo villano». -Nelle Assise di Gerusalemme, tradotte ad uso de' possedimenti veneziani -in Levante, il _suzerain_, è detto _caposignor; uomini degli uomini_ -i valvassori; le _corvée_ servizio di corpo, angheria, servizio -personale, che in altri autori si dicono _comandate_ o _manopere_; così -_far ligezza, chiamarsi di uno_, ed altri modi che sarò obbligato ad -usare, non essendovi o non conoscendo io libri classici per lingua, che -di proposito trattino di cose feudali. - -[302] Intorno alla seconda crociata, alcuni principali cittadini si -ritirarono a vivere nei loro castelli; ma due volte al mese doveano -convenire a consiglio in Belluno, oltrechè vi mandavano i loro servi -per le occorrenze. Cominciarono dunque a dire semplicemente Cività per -Belluno; il qual nome trovasi primamente in un atto del 1144, riportato -dal Piloni, lib. II, p. 76. e Cividade è in un documento del 1349, -riferito dal Verci, vol. XII, p. 129; poi Cividale. - -[303] _Antiq. M. Æ._, I. 650. - -[304] Questo diritto di naufragio, certo antichissimo, dai Rodj passò -ai Romani, e divenne fiscale; ma poi Gregorio VII nel concilio Romano -del 1078, ed Alessandro III nel Lateranese, scomunicarono chi ne -usasse; Federico II il vietò per la Sicilia, altri il proibirono con -leggi severissime; eppure iniquità siffatta si prolungò fino ai giorni -nostri. Vedi avanti al Cap. CXXIV. - -[305] DIEGO ORLANDO, _Feudi di Sicilia_. Palermo 1847. - -[306] _Constit. regni Siciliæ_, lib. III. tit. 26. 27. - -[307] Vol. I. p. 115, ed. Morel. - -[308] Lib. VII. tit. 2. - -[309] Il _Codice Giustin._, lib. VII. tit. 6, la _Novella_ XXII. c. -12 dichiarano liberi gli schiavi che il padrone avesse abbandonati -infermi, mentre potea metterli in _xenonem_ se non avesse mezzi di -curarli. - -[310] _Si quis res alienas, idest servum aut ancillam seu alias res -mobiles_.... Leg. 232. - -[311] ASTOLFO, XIV; RACHIS, I. 3. 277. - -[312] Che i villani fossero servi lo attesta la legge 284 di Rotari -dicendo: _Si servi, idest concilium rusticanorum, manu armata in vicum -intraverint etc._ Da questo testo alcuno volle dedurre, primo, che -esistesse qualche forma di Comune tra i villani; secondo, che anche -questi avessero il diritto delle armi sotto i Longobardi. V. FLEGER, -_Das Königsreich der Langobarden etc._ Lipsia 1851. Sarebbe la più -strana anomalia in un governo barbaro. _Concilium_ non mi suona altro -che intelligenza, congiura: e gli schiavi delle colonie americane, -quante volte afferrano le armi contro i padroni! e le afferrò Spartaco. - -[313] ROT., 225. 226. Oggi in olandese _volvry_ vale pienamente libero. -Il semplice liberto diceasi _widerborn_, quasi rinato, _widergeboren_. - -[314] PAOLO DIAC., lib. I. c. 13. - -[315] _Eam pergat partem, quamcumque volens canonice elegerit, -habensque portas apertas etc._ Formulæ LINDENBR. 101. - -[316] _Qui per impans, idest in volum regis, dimittitur._ ROT., I. 225. - -[317] LIUTPR., IV. 5. - -[318] _Leg._ IX. - -* Carlo Hegel (_Storia della costituzione dei municipii italiani -dai Romani fin all'aprirsi del secolo_ XII) sostiene che anche la -popolazione romana era indissolubilmente sottoposta all'unico diritto, -nella qualità di aldj, dalla quale non poteano passare alla piena -libertà longobarda se non per una nuova manomissione. Il diritto -romano non fu punto riconosciuto per gran tempo, da poi entrò come -diritto di Corte, indi come diritto ecclesiastico, non però personale. -Più tardi fu concesso a singoli stranieri per privilegio, infine a -città e territorj interi. Nella legislazione di Liutprando la voce -_Langobardus_ abbraccia vincitori e vinti. - -[319] ROT., 222. - -[320] _Leg._ V. 19. - -[321] _In venalitate hominum ad Paganas venumdantes gentes._ FANTUZZI, -_Monum. ravenn._, tom. V. dipl. 19. - -[322] Il valore dei servi era in proporzione della capacità. Secondo -carte dell'archivio di Sant'Ambrogio di Milano, uno nel 721 è -venduto tre soldi d'oro; nel 725 una donna vende un fanciullo per -dodici soldi d'oro; nell'807 Totone, due fanciulli per trenta soldi -d'argento; nel 955 un fanciullo è valutato quanto un fondo di pertiche -quindici, tavole otto, che Valso negoziante cedeva ad Aupaldo abate di -Sant'Ambrogio. FUMAGALLI, _Delle istituzioni diplom._, II. 520. - -Nell'archivio diplomatico di Firenze è l'apografo della vendita d'una -schiava col bambino, del 15 maggio 763, che reco per esempio: - -_In Christi omnipotentis nomine, regnantes domini nostri Desiderio -et Adelgis, præcellent. regibus, anno regni eorum septimo et quinto, -quintadecima die mensis magii, ind. prima, scripsi ego Aboald notarius -rogatus ab Candidus, viro honesto et venditore, ipso præesente, -michique dictante, et subter manus suas signum sanctæ crucis facientes, -et testis qui subscriverent aut signa facerent, ipse rogavit._ - -_Constat me prænominatus Candidus venditor vindedisse et vindedimus -vobis Audepert et Baroncello germanis emptoribus, vindedimus vobis -muliere una nomine Boniperga qui Teudisada, una cum infantulo suo -parbulo, cujus adhuc dr. nomen dederit, quos in infinitum vobis pro -ancilla et servo vindedimus possidendum quatenus amodo in vestra -suprascriptorum Audepert et Baroncello vel heredum vestrorum maneat -potestate, et recipimus pretium nos qui supra Candidus venditor a vobis -emptoribus pro suprascripta muliere nomine Boniperga qui Teudisada, una -cum filio suo parbulo, inter bobes et auro inadpretiato sol. viginti et -uno, finitum pretium; et inter eis bono animo convinet in ea ratione, -ut si quis amodo nos qui supra venditor vel heredes nostros aut aliquis -homo contra hanc vinditionem nostram quandoque ire præsumpserimus, -te minime ab omne homine defensare potuerimus duplum pretium ad rem -melioratam, nos quoque venditor vel heredes nostri vobis emptoribus vel -ad heredes vestros reddituri promittimus._ - -_Actum Christi regno, mense et indictione suprascripta feliciter._ - -_Signum † manus Candido v. h. venditoris qui hanc cartulam fieri -rogavit._ - -_Ego Perideus testis rogatus †. Ego Adualdus testis rogatus †._ - -_Signum † manus Magnefridi actor testis._ - -_Ego q. s. Aboald notarius postradita complevi et emisi._ - -Il Lupo reca la vendita fatta nel 1064 da Enrico conte d'Almenno, -vivente a legge longobarda, ad un tal Signorello di Crema, d'un'ancella -di nome Maura, _natione Italie_, per trenta soldi d'argento, prezzo -finito: _Que suprascripta ancilla cum omnibus vestimenticulis ejus in -integrum a presenti die in tua et cui tu dederis tuisque heredibus -persistat potestate, jure proprietario nomine habendum et faciendum -exinde quicquid volueris._ Nel 924, Adalberto vescovo di Bergamo dona -ai canonici di San Vincenzo _de pertinentibus meis famulum unum nomine -Gis....... qui et Ruso vocatur, cum uxore sua Gariverga et filio suo -Petro, una cum vestimentola, et peculiariolum eorum, in ipsam canonicam -pistorem esse, et aliud servitium quot ministri ipsius canonice -jusserint, ad ipsos sacerdotes fatiendum; et perveniat a die presente -in jus et potestatem ipsorum fratrum, propter remedium et salutem -corporis et anime nostre_. E nel 976 il prevosto di Sant'Alessandro -commuta un servo con un altro, e coll'aggiunta di più di otto pertiche -di terra. _Cod. bergom._, II. 665. 137. - -Nel Lupo stesso vi sono varie concessioni fatte dal padrone, massime da -vescovi, a qualche servo, di vendere o permutare alcun loro possesso. -Ivi, 59. 211. 261. 277. 559.... - -[323] GATTOLA, _ad Hist. Abatiæ cassinensis accessiones_, part. I. p. -71. - -[324] MICHELE PIAZZA, _Storia sicula_, part. I. c. 47 e 111, part. II. -c. 17; GREGORIO, lib. V. c. 2, nota 15 all'anno 1375. - -[325] Nel catalogo dei beni del vescovado di Lucca dell'VIII o IX -secolo, Philippus de Spardaco _facit angarias dies_ III _in hebdomada_; -Bappulo de Persiniano _facit angarias dies_ III _in hebdomada, -reddit vinum medietatem, oleum med., pullos_ IIII, _ovos_ XX; altri -_similiter_; Tachiprando _facit angarias hebdomadas_ XII _in anno_.... -Omilio de Quesa _reddit vinum med. et lavore tertiam parte_; Felix de -Subsilonle _reddit med. granum el faba, et vinum anforas antiquam_ I -_et den._ XXVII. - -[326] La condizione degli schiavi e i varj mestieri cui si applicavano, -ricevono gran lume dalla seguente carta di emancipazione e divisione -del 761, nelle _Memorie Lucchesi_, vol. IV. doc. 54: - -_Notitia brevis, qualiter divisi ego Sunderat inter me et domino -Ferodeo episcopo homines de ista parte Arnu._ - -_In primis Asprandulo de Tramonte, Maurulo germano ipsius Aspranduli. -Rodulo, Magnipertulu Angari filii ipsius Roduli. Corpulo filio -Barinchuli maiure. Maricindula muliere Barinchuli. Corpula mulier -Alaldi. Gespergula filia Marcianuli minore. Sisula mulier Magnipertuli -de filio Roduli, cum filio suo Sisaldulo. Marcianulo de' Caracini. -Auripertulo filii ipsius Marcianuli minore. Maurulo filio Stephani -mediano. Candido caprario. Martinulo filio Marrioni de Salicano. -Candida soror ipsius Martinuli. Marinulo de Cincturia. Lartula mulier -ipsius Marinuli, cum tres infantos suos, uno masculo, et duæ feminæ. -Sunfulo de Cincturia. Duæ filiæ Furcule de Tramonte, quem habet de -muliere, filio Tendaldi. Alpergula de Lamari. Gunderadula, qui est in -casa Baronaci, cum duæ filiæ suæ. Tendulo de Monacciatico. Causulo de -Serbano. Cicula soror Teudaldi, qui fuit mulier quondam Radipertuli. -Uno filio, et una filia Ciantuli, nomine Wsilinda, Ratpertulo de -Tramonte._ - -_Item breve de homenis, quos antea inter nos divisimus. Romaldulo -calicario. Gandipertulo pistrinario. Liutpertulo vestorario. -Mauripertulo caballario, filio Randuli. Arcansulo filio Fridipertuli. -Martinulo clerico. Gudaldo quocho, frater Gaudipertuli. Clausula -soror Ghitioli. Auria nepote Widaldi. Lucipergula nepote Marcianuli. -Tachipergula de Massa. Aldula filia Magnipergulæ. Teuspergula -filia Sunfuli. Maricula filia ipsius Sunfuli. Ansula soror Alpuli. -Alipergula cornisiana. Geltrada mulier Cinctuli. Flurula filia Mugiuli. -Teudipergula filia Murfuli. Cosfridulo filio Canseramuli. Barulo -porcario. Aurulo filio Roppuli similiter porcario. Ratcausulo vaccario. -Teuderissciula, quem debet nobis Ciemiccio in viganio. Prandulo filio -Roppuli. Auripertula filia Cianciuli. Gunderadula filia Bonisomoli. -Corpulo filio Alraldi._ - -_Item breve de homenis, quos livertavet barbane_ (lo zio) _meus. -Sichiprandulu. Waliprandulu. Duo filii, et una filia Radipertuli -de Monacciatico. Mulier Pertuli de Vico, cum tres infantes suos. -Wanipertulo nepote Teuduli de Lamari. Aurulu russu. Nepote Widaldi -de Quosa. Bonipertulu filio Bonisomuli de Tramonte. Due consubrine -Dulciari de Coloniola. Nepote Bonusuli de Roselle._ - -_Item breve de homenis, quos liveros emiset barbane meus pro anima bonæ -memoriæ genitori meo Sundipert, germani sui. Alpergula soror Alpuli. -Canseradula soror Aspranduli. Bonaldulo frater Guadipertuli. Cellulo -frater Causuli. Bonusula soror Sanduli. Liutpergula soror Magnuli de -Valeriano, cum infantes suos. Causeradula soror Guidipertuli, cum tres -infantes suos. Alo filio Radaldelli. Annifridulo de Cincturia._ - -_Isti omnes suprascripti homenis, quos barbane meus Peredeus in Dei -nomine episcopus pro anima sua, et pro anima bonæ memoriæ genitori meo -Sundipert, liveros emiset, quod sunt insimul homenis viginti et octo, -in hoc ordine eos commemoravi in hunc breve, ut in ordine permaneant, -sicut de ipsi inter nos per cartulæ convenientia, et promissio facta -est. Nam non dedi isti home (homenis) in divisione suprascripti barbani -mei sicut alii suprascripti homenis. Facta suprascripta notitia tempore -dominorum nostrorum Desiderii, et Adelchis regibus, in anno regni eorum -quinto et secundo, idus mensis magii, per indictionem quartadecima. Et -scripsi ego Osprandus Diaconus._ - -Le stesse _Memorie_, vol. V. part. 3. p. 354, recano una curiosa -permuta di servi nel 975. - -[327] _Considerazioni sulla storia di Sicilia_, lib. I. c. V. n. 4. 6. -8. - -[328] Secondo la legge longobarda era inviolabile lo schiavo rifuggito -nella Chiesa, mentre non l'era nei possedimenti del re. - -[329] Ecco l'atto di uno che _si offerisce_ ad una chiesa (_Mem. -Lucchesi_, vol. IV. doc. 11): - -_In Dei nomine, Regnante domno nostro Carolo rege Francorum et -Langobardorum, anno regni ejus nono, et filio ejus domno nostro -Pipino rege, anno regni ejus tertio, nono kalendas junias, indictione -sexta. Manifestum est mihi Martino filio quondam Sinchi, quia per -hanc cartulam offero memetipsum Deo, et tibi ecclesiæ beati sancti -Reguli, Christi martheri, sitæ ubi vocabulum est ad Waldo, ut amodo in -tua vel de tuis custodibus ego permaneam potestate; et si me de ipsum -sanctum locum subtragi quæsiero, vel omnem imperationem ipsius ecclesiæ -rectoribus facere et adimplere noluero, et in omnibus non permanere -sicut et alii homenis jam dictæ ecclesiæ pertinentibus, aut in -alterius casa abitare præsumpsero, spondeo me qui supra Martinus esse -componiturus a parte suprascriptæ basilicæ, vel ad custodibus ejus auri -soledos numero quinquaginta et cartulam offersionis meæ omni tempore -in prædicto ordine firma et stabilis permaneat, et pro confirmatione -Philippum presbyterum rogavi. Actum ad ecclesiam sancti Georgi ad -Navis._ - -E nel documento 72 un altro del 772, ove notate che cede i beni e se -stesso, ma ritiene gli uomini, cioè i servi: - -_In Dei nomine. Regnante domno nostro Desiderio rege, et filio -ejus domno nostro Adelchi rege, anno regni eorum quintodecimo et -tertiodecimo, quinto idus mensis januarii, per indictionem decimam. -Manifestum est mihi Racchulo clerico, filio quondam Baruccioli, -abitatori ad ecclesiam sancti Elari tibi dicitur ad Crucem, quia per -hanc cartulam offero me ipso Deo et tibi ecclesiæ beatæ sanctæ Mariæ -sitæ in sexto, ubi Rachiprandus presbyta rector esse videtur, una -cum omnibus rebus meis tam.... casa abitationis meæ, cum fundamento, -curte vel aliis ædificiis meis simul et hortis (vineis), pratis, -pascuis, sylvis, virgareis, olivetis, castanetis, cultis rebus, vel... -moventibus una cum casis massariciis, vel aldionales, ubique... tibi -prædictæ ecclesiæ in integrum. Excepto omni... omnes, quos in mea -reverso esse potestatem: nam aliis omnibus suprascriptis rebus volo -ut cunctis diebus sit in potestatem suprascriptæ Dei ecclesiæ, una cum -omnibus rebus meis movilibus vel immovilibus in præfinito. Et qua a me -neque ab heredibus meis aliquando præsens hac cartula offersionis meæ -posse disrumpi, sed omni... in prædicto ordine in ipsa Dei ecclesia -firmiter permaneat. Et pro confirmatione Rachiprandum clericum scribere -rogavi. Actum Luca._ - -[330] Al vescovo di Padova, nella Marca Trevisana spettava la -giurisdizione di un distretto (_pieve di sacco_) appartenente al -dominio (_saccus_) del re; tutto diviso fra livellarj (_uomini di -sacco_), che pagavano un censo al fisco reale, potevano anche vendere -le terre, ma non a grandi vassalli o potenti, per non turbare i diritti -regali del vescovo. GENNARI, _Ann. della città di Padova_. - -Livello forse si disse dal _libello_ che consegnavasi all'investito. - -[331] _Quia Tuscis consuetudo est ut, accepto ab Ecclesia libello, -in contumaciam convertantur contra Ecclesiam, ita ut vix unquam -constitutum reddant censum; precipimus, modisque omnibus jubemus, -ut nullus episcopus vel canonicus_ (di Arezzo) _libellum aut aliquod -scriptum alicui homini faciant, nisi laborantibus, qui fructum terræ -Ecclesiæ, reddant sine molestia vel contradictione._ Antiq. M. Æ. III. - -Nel 962 il vescovo di Genova, assecondando la domanda loro, ad alcune -persone concedeva porzioni dei beni della chiesa a mezzeria, con -obbligo di piantar vigne ed alberi fruttiferi il meglio che potranno; -e di quel che seminano, il primo anno daran di nove moggia uno, il -secondo di otto uno, il terzo e i successivi di sette uno: dell'uva, -de' fichi, degli ulivi per dieci anni non daranno nulla, ma ogn'anno -un pollo ciascuno, poi dopo dieci anni la metà del vino, de' fichi, -dell'olio, oltre un'imposta detta scatico. _Monum. hist. patr., Liber -Jurium_, p. 7. - -[332] Walprando, vescovo di Lucca, dovendo muovere all'esercito con -re Astolfo il 754, fa testamento, lasciando a chiese ed ospedali: -_Servos autem meos vel ancillas, volo ut liveri omnes esse debeant, -et a juspatronato absoluti, sicut illi homines qui ex_ NOBILE GENERE -_procreati et nati esse videntur_. Mem. Lucchesi, vol. IV. doc. 46. - -Nel 778 Peredeo, vescovo pure di Lucca, in testamento libera anch'egli -i servi: _Post decessu meo omnes liberi et a juspatronato absoluti -cunctis diebus debeant permanere sicut illi homines qui de_ NOBILIBUS -ROMANIS _procreati et nati esse inveniuntur. Simili modo servos vel -ancillas, quas domna genitrix mea Sundrada se vivens liberos demisit_, -IN EO ORDINE _liberi permaneant, sicut supra institui_ (doc. 86). - -Nel 789 Celso chierico: _Homines meos omnes masculos et feminas pro -anima mea liberos dimittere debeatis circa sacrum altare, et per -absolutionis chartulas a juspatronato absoluti_ (doc. 107). - -Talvolta, per fare più inattaccabile l'emancipazione, vi si adopravano -le formole del diritto barbarico, del romano e dell'ecclesiastico, -come nel prezioso documento bergamasco del 1083, ove il conte Alberto -emancipa alcuni servi, _sicut illi qui in quadrubio et in quarta manu -traditis_ (formula romana) _et amond factis_ (che è longobardo), _vel -sicut illis qui per manus sacerdotis circa sacro altare ad liberis -dimittendi deducti fiunt, pro anime mee mercede; et concedo a vobis -graciam libertatis vestre omne conquistum vestrum tam quod nunc -abeatis, aut in antea aquistare potueritis_. - -[333] Nel testamento di prete Lupo e del cherico Ansperto nell'800, -che lasciano i loro beni alla basilica di Sant'Alessandro di Bergamo, -leggiamo: _In ea vero ratione, ut familias nostras ad nos pertinentes, -servos et ancillas, aldiones et aldianes de personas suas omnes -liberis arimannis amundis absolutis permaneant ab omni conditione -servitutis et juspatronatus sit ad eos concesso, civesque romani sint, -et habeant potestatem testandi et anulo portandi, et ad nullum hominem -habeant reprehensionem, et defensionem habeant ad quem voluerint. -Tantum est ut illis pertinentibus nostris qui resedet in massaricio -foris domocultile, si voluerit ipsis vel eorum heredes in ipsis rebus -habitare, habeat potestatem ibidem resedendo, ed debeat tam ipsis vel -eorum heredes per omni anno circuli dare ad suprascripta basilica de -predictis rebus quinque modia grano, medietate grosso et medietate -menuto, et vino medietate: et si in ipsis rebus resedere non voluerint, -vadant ubi voluerint in libertatem suam; tantum unusquique per caput -ponat super arca sancti Alexandri denaria quatuor tam masculis seu et -feminis_... LUPO, op. cit., I. 627. - -[334] Dov'è la servità, non ci ha mendicanti, perchè ciascun padrone -mantiene i suoi uomini, come i suoi giumenti; perciò nelle carte -antiche non si trovano assegnate o ben di rado limosine. Nel XII -secolo si ha in Milano menzione di _case di lavoro_, che i collettori -delle _Antichità longobarde milanesi_ (diss. XX) credettero luoghi di -ricovero, ove faceansi lavorare i poveri. Ecco invenzione ignota agli -antichi. - -[335] _Ep._ 12. _lib._ IV. - -[336] _Honor piscationum et venationum tocius plebatus et curiæ est -D. episcopi, et debet habere D. episcopus de catia ursi bregutum -cum capite et plottis et butello et spallam desteram, quandocumque -et ubicumque capiat; et per unam diem debent homines de Pisoneis_ -(Pisogne) _et plebatus ire ad catiam ad voluntatem D. episcopi et -ejus nuntiorum._ Docum. del 1299, riportato dal RONCHETTI nella Storia -bergamasca. - -C. F. RUMHOR, nelle _Origini del proscioglimento de' coloni in Toscana_ -(Amburgo 1830), pubblicò documenti che assai rischiarano la condizione -reale e personale nel XII e XIII secolo. - -[337] _Ut ammodo in antea ipse nec eorum heredes ac proheredes, -nec alia persona missa ad ipsis non debeat esse in consilium aut -factum quod per dictos omines qui ad ipsam abitacionem venerint de -jam dictis locis, nec ipsi nec eorum heredes et proheredes unum pel -plures sicut cernitur fractam illam que est juxta viam que currit de -rio ad grandunem versum ipsum castrum, ut infra ipsum castrum habeant -per vertutem ullam percussionem nec occisionem corporis, neque res -illas que in ipso castro erunt in ullo tempore per vertutem tollere -presumat, excepto de illo omine qui in consilio ut factum fuerit de -illis ominibus qui ipsum castrum custodierint perdere, aut pretersionem -per vim abere, aut ad ipsum castrum assaltum facere, aut incendium -comittere, aut ipsum castellum disrumpere. Quod si hoc probatum fuerit, -illius bona qui hos comiserit et sua persona liceat ubique in potestate -esse. Et insuper convenerunt infra predictam villam... liceat in -mansionem ipsorum omnium, neque de eorum heredibus per vim albergare, -neque pro pane tollendo, neque pro vino, pro carne, neque annona, -excepto propter nuptias et sponsalias et propter receptum seniorum -suorum, vel si unquam verram abuerint, et ad defensionem ipsius -castelli et ville alios omines preter eorum vassallos conduserint; -et in ullo tempore neque porcum neque porcellum neque moltonem neque -agnum per judicium querere nec tollere debeant: et si aliquo modo -unquam in tempore tulerint et hoc requisitum fuerit, infra mense -unum explegitum caput tantum cui factum fuerit reddatur. Et iterum -convenerunt... ad ipsos omines fodrum tollere non debent, excepto si a -publico aquisierint. Nam si a publico aquisierint et rex in Longobardia -venerit, fodrum solito modo solvatur. Et hoc convenerunt ut si unquam -inter ipsos barbanes et nepotes (de Calusco) verram advenerit, non -liceat unus alteri ambulandi vel revertendi ad ipsum castellum vel -villam, sicut cernitur territorium ipsius loci contradicere, neque -assaltum facere, neque plakam neque feritam neque occisionem corporis -facere per se nec per suos missos, neque ad ipsos omines donec verram -inter se abuerint ad ipsum castellum et villam; neque ad ipsos omines -non licet assaltum facere, neque per incendium, neque per predam, neque -per vastationem, neque per aprensionem ipsorum ominum, etc._ Ap. LUPO. - -[338] Una causa di stato personale fu trattata il 901 nel placito -di Milano avanti Sigefredo conte di palazzo. L'avvocato del conte di -Milano pretendeva che alcuni uomini di Palazzolo fossero aldj d'esso -conte. Essi invece sostenevano d'esser liberi ed arimanni, nati dal -padre e madre libera, dai quali avevano ereditato qualche possesso; -nè mai erano stati obbligati a servizio di corpo: salvo che aveano -pure qualche casa e fondo in Blestazio, appartenenti alla corte di -Palazzolo, pei quali facevano alcune opere a questa. Si discusse, si -udirono i testimonj, e furono dichiarati liberi. _Antiq. M. Æ._, diss. -XIII. - -Nel 905 in Bellano sul lago di Como si piativa della libertà d'alcuni -servi della corte di Limonta, feudo imperiale spettante al monastero -di Sant'Ambrogio a Milano. I convenuti confessavano essere servi di -lor persona, come i genitori e parenti loro; e si teneano obbligati a -cogliere le ulive, spremerne l'olio, pagare ogni anno ad esso monastero -settanta soldi di buon argento, menar per barca sul lago l'abate o i -suoi messi, e rendergli ogni anno cento libbre di ferro, trenta polli, -trecento ova. Ma in un'altra carta si lamentavano perchè l'abate gli -aggravasse di là del dovuto, e gli obbligasse a battere il suo grano, e -talvolta fino a tagliar i capelli (_multoties nos grana flagellare, et -capillos nostros auferre præcipit_); il che era segno di servitù. - -Gli uomini di Casciavola nel Valdarno ricorrevano alla contessa -Beatrice di Toscana, e poi ai consoli e al clero della primaziale di -Pisa contro i Lambardi, cioè baroni del castello di San Casciano, che -usavano con loro empietà e crudeltà; dichiaravano essere sempre stati -liberi, aver tenuto abitazione nel castello di San Casciano, ma non -prestato mai atti servili a que' Lambardi, eccetto il tributo debito -per le case che vi tenevano di loro proprietà e che consisteva in due -carra di legna ogni abitazione (_cella_), purchè i signori garantissero -ad essi la selva. Quel tributo fu poi mutato in un assegno di sedici -danari. Distrutto il castello di San Casciano, credevano rimanere -sciolti da qualsiasi impegno. Ma prima che fosse disfatto, essi -Lambardi cominciarono a derubare i querelanti, che perciò ne portarono -accusa dianzi alla signora Beatrice, la quale di fatto li tolse in -protezione, comminando mille libbre d'oro contro chi li danneggiasse. -Ma presto il diploma perdette virtù, _omnis potestas perdidit virtutem, -et justitia mortua est, et periit de terra nostra: tunc ceperunt facere -omnia mala nobis, sicut Pagani et Saraceni etc._ CAMICI, _Dei marchesi -di Toscana_, vol. II. - -[339] Mauro, della Lombardia transpadana accasato in Pistoia, vende nel -742 un terreno per trentacinque soldi d'oro a Crispanulo suo fratello -_negoziante_ in Pescia. _Mem. lucchesi_, V. part. II. - -In uno dei più antichi documenti del 716, il medico pistojese Guidoaldo -compra una sala con corte e prato e mulino sul Brana; poi nel 767 fonda -il monastero di San Bartolomeo fuor Pistoja, ed è dichiarato medico -d'essa città. Aveva già eretti altri monasteri e spedali che sottopone -a quello: _De autem reliquis monasteriis vel xenodochiis hic Pistoria, -vel Ticinense civitate, quam et reliqua alia loca quæ per me ordinata -vel constructa sunt, ita decrevimus, ut per ipsum monasterium Sancti -Bartholomei fiant ordinata et disposita etc._ — _Arch. Diplom. di -Firenze_, carte di quel monastero. - -Urnifredo, figlio del fu Willerado, fonda nel 766 l'oratorio di Santa -Maria a Piunte, e lo dona al monastero di San Bartolomeo con tutti i -beni _in tali enim tenore, ut omnes_ ROMANI _qui modo sunt, vel eorum -æredibus dare debeat per singulo anno per quemquam casa sua luminaria -in ipsa ecclesia vel oratorio nostro, valiente tremisse in oleo, cera, -auro, de ista tres res una quale habuerit_. - -In un rogito del gennajo 780 (in BRUNETTI, _Cod. diplom._) si menziona -un mercante di Villamagna presso Volterra. Montepulciano, di cui non -sappiamo l'origine, ma che trovasi nominato nel 715, produce documenti -dell'806 e 827, ove sono sottoscritti un Petrone orefice, e un Sasso -chierico e medico. - -[340] _Gast-halten_ tenere ospizio; col qual nome s'intendevano le -possessioni regie, che erano non solo dì case e tenimenti, ma d'intere -città, come Como e Siena, dove s'aveva e il gastaldo e il conte, l'un -dall'altro indipendenti. Pisa stette alcun tempo sotto un gastaldo -regio, il quale trovasi nominato al 796. _Ant. ital._, diss. LXIII. -col. 311. Nel 730 si trova fatta una vendita a Mauricione canoviere -del re, prevedendo il caso che il _pubblico_ richiedesse que' beni -(_si quolivet tempore publicum requisierit_), ove pare si indichi un -magistrato sovrantendente ai beni comuni. In un'altra vendita del 718, -Filiberto cherico dichiara che i beni da esso venduti erano liberi -da ogni pubblico vincolo, _libera ab omni nexu publico_. V. BRUNETTI, -_Cod. diplomatico_, I. 333. 454. - -[341] - - _Tunc fac edictum per terram Teutonicorum_ - _Quilibet ut dives sibi natos instruat, illis_ - _Ut, cum principibus placitandi venerit usus,_ - _Quisque suis liberis exemplum proferat illis._ - _Moribus his dudum vivebat Roma decenter;_ - _His studiis tantos potuit vincere tyrannos;_ - _Hoc serrant Itali post prima crepundia cuncti._ - -[342] Costui faceva dire a Benedetto di Cluse: _Ego sum nepos abatis de -Clusa. Ipse me duxit per multa loca in Longobardia et Francia propter -grammaticam. Ipsi jam constat sapientia mea duo millia solidis, quos -dedit magistris meis. Novem annis jam steti ad grammaticam... In -Francia est sapientia, sed parum: in Longobardia, ubi ego plus didici, -est fons sapientiæ._ Ap. MABILLON, _Ann. Bened._, IV. 726. - -[343] _Nosti quot scriptores in urbibus aut in agris Italiæ passim -habeantur._ Epist. 130. - -[344] - - _Desine, nunc etenim nullus tua carmina curat:_ - _Hæc faciunt urbi, hæc quoque rure viri._ - Panegiricon, I. - -[345] Cap. 132 all'anno 876. - -[346] _De quibusdam locis ad nos refertur, non magistros neque curam -inveniri pro studio literarum. Idcirco in universis episcopiis, -subjectisque plebibus, et aliis locis in quibus necessitas -occurrerit, omnino cura et diligentia habeatur ut magistri et -doctores constituantur, qui studia literarum liberaliumque artium ac -sancta habentes dogmata, assidue doceant, quin in his maxime divina -manifestantur atque declarantur mandata._ BARONIO, ad ann. 826. - -[347] _Pseusti._ — Primo Saturno venne dalle rive di Creta, diffondendo -sulla terra l'età dell'oro. Da nessuno ei nacque; innanzi al tempo -non erano cose create. L'eccelsa famiglia degli Dei si vanta d'averlo -padre. - -_Alitia._ Il primo uomo abitò il paradiso, giardino di delizie, sinchè -la donna nol sedusse ad assaggiare il veleno del serpente, facendo -abbeverare tutti gli uomini alla coppa della morte. - -_Pseusti._ Fiera tempesta gittò sull'oceano, e sommerse il mondo. La -terra fu allagata; quanto vivea perì. Solo dei mortali Deucalione -sopravvisse, e le pietre che lanciò con Pirra sua moglie, diedero -origine a nuova generazione. - -_Alitia._ La vendetta del Signore spalancò le cataratte dell'abisso, -e salvò Noè solo nell'arca colla famiglia. L'eterno fe splendere -l'arcobaleno traverso la nube, e agli uomini fu certo che il Signore -più non li distruggerebbe. - -_Pseusti._ Numerose divinità, proteggete il poeta che canta il nome -vostro. Voi che abitate la regione delle stelle e il soggiorno di -Plutone o i profondi abissi, voi tutti che popolate il mondo, numerosi -Dei, proteggete il poeta che canta la vostra lode. - -_Alitia._ Dio eterno ed unico, maestà, gloria, essenza divina, che -fosti e sarai, le tue lodi canto, obbedisco a' tuoi precetti. Dio in -tre persone, tu cui nè principio nè fine, concedimi vittoria sopra gli -Dei menzogneri. - -_Pseusti._ Dimmi come Proserpina venne al mesto soggiorno; a qual patto -Cerere poteva rivedere la diletta figlia; e qual perfido rivelò agli -Dei il frutto da essa mangiato. Dimmi il segreto della guerra di Troja, -ed io t'applaudirò. - -_Alitia._ Quai sono le leggi che tengono le acque diffuse sopra la -terra, la terra sospesa sotto il cielo, e l'aria diffusa nello spazio? -Dimmi qual luogo del mondo è il più elevato sotto i cieli, e pronunzia -il santo nome dell'Eterno, e t'applaudirò.» - -[348] _Studio artis grammaticæ magis assiduus quam frequens, sicut -Italis semper mos fuit artes negligere ceteras, illam sectari_... -Rudulphus Glaber ap. BOUQUET, X. 23. - -[349] Più volte rinacque il timore del finimondo. Specialmente -Florenzio vescovo di Firenze pubblicò esser nato l'anticristo, e -verificarsi appunto ciò che le sante scritture aveano predetto. La -diceria acquistò tal credenza nel 1105, che Pasquale II volle si -radunassero i vescovi in Firenze per udire i fondamenti della sua -opinione; e furono trecenquaranta gli accorsi. LABBE, _Concil._, X. -743. - -[350] LANDULPHUS SENIOR, _Hist. Med._, II. 30. Nell'archivio della -cattedrale d'Aosta, al fine d'un pontificale del X secolo, è questo -Breve _recordacionis de tregua Domini, quam inter se religiose -Christiani custodire debent secundum episcoporum præceptum et bonorum -laicorum consensum. In primis tenenda est tregua Dei ne homo occidat -hominem, et ne homo tradat seniorem suum. Si quis hoc peccatum fecerit -in tregua Dei, profugus non remaneat in patria._ - -[351] LUPO, _Cod. Bergom._, II. 145, 241, 321. - -[352] Como suffragava al patriarca d'Aquileja. Crema non era ancora -vescovado. - -[353] LANDULPHUS SENIOR, II, 29. Anche in Francia l'arcivescovo di -Reims era il primo fra i dodici grandi pari del regno: in Inghilterra -è alla testa dei pari l'arcivescovo di Cantorbery: quello di Magonza in -Germania poteva convocar la dieta in impero vacante. - -[354] Ivi perì Olderico vescovo d'Asti. - -[355] Un atto di quel tempo dice che la Chiesa cremonese _non -modicam passa est jacturam, maxime a Girardo, Heriberti mediolanensis -archiepiscopi nepote, qui audacia patrui sui, qui omne italicum regnum -ad suum disponebat nutum, superbe levatus, quidquid sibi placitum erat, -justum aut injustum, potestative operabatur in regno_. Ap. GIULINI, -_Memorie_, tom. III. 442. - -[356] _Sævissimi Theutonici, qui nesciunt quid sit inter dexteram et -sinistram._ LANDULPH. SEN. - -[357] ARNULPH., _Hist. Med._, II. 12. - -[358] OTTO FRISING., _De gestis Friderici II._ — RADEV. FRISING., IV. -1. ecc. - -[359] _Eisque legem, quam et prioribus habuerant temporibus, scripto -roboravit_. HERMANN CONTRACT. _ad_ 1037. - -[360] _Ad morganaticam_. Morganatico è un matrimonio, eguale o no, nel -cui contratto si limitano i diritti della sposa e dei nascituri; per -es. che quella non avrà il titolo del marito, i figli non erediteranno -secondo la legge, ecc. - -Ecco questa legge importantissima: - -_In nomine sanctæ et individuæ Trinitatis. Chonradus gloriosissimus -imperator augustus._ - -_Omnibus sanctæ Dei ecclesiæ fidelibus, nostrisque, præsentibus -scilicet et futuris, notum esse volumus, quod nos, ad reconciliandos -animos seniorum et militum, ut ad invicem inveniantur concordes, et ut -fideliter et perseveranter nobis et suis senioribus serviant devote, -præcipimus et firmiter statuimus, ut nullus miles episcoporum, abatum, -abatissarum, aut marchionum, vel comitum, vel omnium, qui beneficium -de nostris publicis bonis, aut de ecclesiarum prædiis tenet nunc, -aut tenuerit, vel hactenus injuste perdidit, tam de nostris majoribus -walvassoribus, quam et eorum militibus, sine certa et convicta culpa -suum beneficium perdat, nisi secundum constitutionem antecessorum -nostrorum et judicium parium suorum._ - -_Si contentio fuerit inter seniores et milites, quamvis pares -adjudicaverint illum suo beneficio carere debere, si ille dixerit -id injuste vel odio factum esse, ipsum suum beneficium teneat, donec -senior, et ille quem culpat, cum paribus suis ante præsentiam nostram -veniant, et tibi causa juste finiatur. Si autem pares culpati in -judicio senioribus defecerint, ille qui culpatur suum beneficium -teneat, donec ipse cum suo seniore et paribus ante nostram præsentiam -veniant. Senior autem, aut miles qui culpatus, qui ad nos venire -decreverit, sex hebdomadas, antequam iter incipiat, ei cum quo -litigaverit innotescat._ - -_Hoc autem de majoribus walvassoribus observetur. De minoribus vero, -in regno, aut ante seniores, aut ante nostrum missum eorum causa -finiatur._ - -_Præcipimus etiam, ut, cum aliquis miles, sive de majoribus, sive de -minoribus, de hoc sæculo migraverit, filius ejus beneficium habeat. Si -vero filium non habuerit, et abiaticum ex masculo filio reliquerit, -pari modo beneficium habeat, servato usu majorum walvassorum in -dandis equis et armis suis senioribus. Si forte abiaticum ex filio non -reliquerit, et fratrem legitimum ex parte patris habuerit, si seniorem -offensum habuit, et sibi vult satisfacere, et miles ejus effici, -beneficium quod patris sui fuit habeat._ - -_Insuper etiam omnibus modis prohibemus, ut nullus senior de beneficio -suorum militum cambium, aut precariam, aut libellum, sine eorum -consensu facere præsumat. Illa vero bona, quæ tenet proprietario -jure, aut per præcepta, aut per rectum libellum, sive per precariam, -nemo injuste eos disvestire audeat. Fodrum de castellis, quod nostri -antecessores habuerunt, habere volumus; illud vero quod non habuerunt, -nullo modo exigimus._ - -_Si quis hanc jussionem infregerit, auri libras centum componat, -medietatem cameræ nostræ, et medietatem illi cui dampnum illatum est._ - -_Signum domini Chonradi serenissimi Romanorum Imperatoris Augusti._ - -_Kadolohus cancellarius vice Herimanni archicancellarii recognovi._ - -_Datum_ V _kalendas junii, indictione_ V, _anno Dominicæ incarnationis_ -MXXXVIII, _anno autem domini Chonradi regis_ XIII, _imperantis_ XI. - -_Actum in obsidione Mediolani feliciter. Amen._ - -[361] Un privilegio di Enrico III del 1052 concede al clero di Volterra -di poter decidere le liti col duello. _Antiq. M. Æ._, diss. XLI. - -[362] Un documento bergamasco del 1088 (ap. Lupo, II. 766) nomina un -conte Nuvolo _vexillifer walvassorum qui societatem fecerant_. Il -_Breve recordationis de Ardicio de Aimonibus_ discorre a lungo de' -valvassori, _qui insimul de variis episcopatibus conspiraverunt._ - -[363] Conti d'Aquino, di Trano, di Penna, di Calvi, d'Isernia, di -Pontecorvo, di Sangro, del Sesto, di Sora, di Venafro, ecc. - -[364] Una leggenda italiana fa che il principe di Luni s'invaghisca -d'una imperatrice che viaggia col suo sposo, e che gli corrisponde: -concertano essi che l'imperatrice si finga morta, e dal sepolcro passa -alle braccia dell'amante: l'imperatore, risaputolo, distrugge quella -città. - -[365] _Qu'ils ont combattu, non pour prendre mérite de deniers, mais -par lo amor de Dieu, et pour ce qu'ils ne pooient soutenir tant de -superbe de li Sarrasins_. Histoire de li Normant, par AIMÉ. - -[366] LEO OSTIENSIS, _Chron. Cassin._, lib. II. c. 27. - -[367] _Et li Normant, liquel avoient été troiz mille, non -remanainstrent se non cinc cent_. AIMÉ. - -[368] - - _Pro numero comitum bis sex statuere plateas,_ - _Atque domus comitum totidem fabricantur in urbe._ - GUGLIELMO APULO. - -[369] LEO OSTIENSIS, lib. II. c. 71. - -[370] _Manderent messaige à lo papa, et cerchoient paiz et concorde, et -prometoient chascun an de donner cense et tribut à la saincte Eglise_. -AIMÉ. - -[371] Non Civitella, come dicesi comunemente. Goffredo Malaterra dice -chiaramente Civitate, che era presso Dragonara, verso la foce del -Fortore. - -[372] - - _Robertum donat Nicolaus honore ducali,_ - _Unde sibi Calaber concessus et Apulus omnis._ - GUGL. APULO. - -Il giuramento, che allora egli prestò al papa (BARONIO, ad an. 1059, nº -70), è il primo esempio certo di re riconoscentisi vassalli della santa -sede: - -_Ego Robertus, Dei gratia et sancti Petri, dux Apuliæ et Calabriæ, -et utraque subveniente, futurus Siciliæ; ab hac hora et deinceps -ero fidelis s. romanæ Ecclesiæ, et tibi domino meo Nicolao papæ. -In consilio aut facto, unde vitam aut membrum perdas, aut captus -sis mala captione, non ero. Consilium quod mihi credideris, et -contradices ne illud manifestem, non manifestabo ad tuum damnum, -me sciente. Sanctæ Romanæ Ecclesiæ ubique adjutor ero, ad tenendum -te et ad aquirendum regalia s. Petri, ejusque possessiones, pro meo -posse, contra omnes homines; et adjuvabo te ut secure et honorifice -teneas papatum romanum, terramque sancti Petri et principatum; nec -invadere nec aquirere quæram, nec etiam deprædari præsumam, absque -tua, tuorumque successorum, qui ad honorem sancti Petri intraverint, -certa licentia, præter illam quam tu mihi concedes, vel tui concessuri -sunt successores. Pensionem de terra sancti Petri quam ego teneo aut -tenebo, sicut statutum est, recta fide studebo ut illam annualiter -romana habeat Ecclesia. Omnes quoque ecclesias, quæ in mea persistunt -dominatione, cum earum possessionibus, dimittam in tua potestate, -et defensor ero illarum ad fidelitatem s. romanæ Ecclesiæ. Et si tu -vel tui successores ante me ex hac vita migraveritis, secundum quod -monitus fuero a melioribus cardinalibus, clericis romanis et laicis, -adjuvabo ut papa eligatur et ordinetur ad honorem s. Petri. Hæc omnia -suprascripta observabo sanctæ romanæ Ecclesiæ et tibi cum recta fide; -et hanc fidelitatem observabo tuis successoribus ad honorem s. Petri -ordinatis, qui mihi firmaverint investituram a te mihi concessam. Sic -me Deus adjuvet et hæc sancta evangelia_. - -[373] L'epitafio di Roberto Guiscardo diceva: - - _Hic terror mundi Guiscardus hic expulit urbe_ - _Quem Ligures regem, Roma Alemannus habet._ - _Parthus, Arab, Macedumque phalanx non texit Alexin_ - _At fuga sed Venetum nec fuga nec pelagus._ - -[374] Il Malaterra (lib. I. c. 26) racconta senz'ombra di -disapprovazione che Ruggero, avendo udito d'alcuni mercanti che da -Amalfi doveano passare a Melfi, _non minimum gavisus, equum insiliens, -cum octo tantum militibus mercatoribus occurrit, captosque Scaleam -duxit, omniaque quæ secum habebant diripiens, ipsos etiam redimere -fecit. Hac pecunia roboratus, largus distributor centum sibi milites -alligavit_. - -[375] _Terra Siciliæ, terra Saracenorum, habitaculum nequitiæ et -infidelitatis, sepulcrum quoque gentis nostri generis et sanguinis... -Ego cum exercitibus militum meorum fortiter laboravi ad hoc opus Dei -perficiendum, videlicet ad acquirendam terram Siciliæ_. Diploma del -1091 ap. ROCCO PIRRO, _Sicilia sacra_, tom. I. p. 520-21. - -[376] L'Ostiense raccolse in questi versi tutti i casi che si traevano -al fôro ecclesiastico: - - _Hæreticus, simon, fænus, perjurus, adulter,_ - _Pax, privilegium, violentus, sacrilegusque,_ - _Si vacat imperium, si negligit, ambigit, aut sit_ - _Suspectus judex, si subdita terra, vel usus_ - _Rusticus, et servus, peregrinus, feuda, viator,_ - _Si quis pænitens, miser, omnis causaque mixta,_ - _Si denunciat Ecclesiæ quis, judicat ipsa._ - -[377] _De pressuris Ecclesiæ._ - -[378] - - _Theutonici reges, perversum dogma sequentes,_ - _Templa dabant summi Domini sæpissime nummis_ - _Præsulibus cunctis: sed et omnis episcopus urbis_ - _Plebes vendebat, quas sub se quisque regebat._ - _Exemplo quorum, munibus nec non laicorum,_ - _Ecclesiæ Christi vendebantur maledictis_ - _Presbyteris._ - DONNIZONE, Vita com. Mathildis. - -[379] S. PIER DAMIANI, _Vita di S. Domenico_. Nel Penitenziale edito -dal Muratori (_Antiq. M. Æ._, diss. LXVIII) trattasi molto di questi -scambj di penitenze: — Se uno non può digiunare, scelga un sacerdote -giusto, o un monaco che vero monaco sia e viva secondo la regola, che -ciò compisca per lui, e se ne redima a prezzo conveniente. Una messa -cantata speciale può riscattare dodici giorni; dieci messe riscattano -tre mesi; trenta messe dodici mesi». Esso Pier Damiani scriveva a -Ildebrando d'avere imposta all'arcivescovo di Milano la penitenza di -cento anni, e tassata la redenzione di questi in un'annua somma. _Rer. -it. Scrip._, IV. p. 28. - -[380] _Petri Damiani_, _Opusc._, XXXI. c. 69. — Giovanni da Lodi suo -discepolo ne scrisse la vita. - -[381] _Ap._ PURICELLI, _De s. Arialdo_, II. 3. 4. - -[382] LABBE, _Concil._, tom. IX in fine. - -[383] _Chron. Novalic._, col. 119, in _Hist. Patriæ Monumenta, -Script._, tom. III. - -[384] La donazione di Ottone imperatore a papa Silvestro, che dicesi -trovata in Assisi nel 1139, è impugnata come falsa da molti, e -ultimamente da Wilmans, _Ann. dell'Impero sotto Ottone III_, Berlino -1840: ma è tenuta per autentica da Hock e da Pertz, _Monum. legum_, -tom. II. p. 162. - -[385] Di Benedetto IX dice ogni male Bennone; pure si prova che, a -insinuazione di Bartolomeo abate di Grottaferrata, egli rinunziò al -pontificato, e si vestì monaco, morendo in penitenza. E in tutte quelle -accuse c'è forse esagerazione per parte degli zelanti non meno che dei -detrattori. - -[386] Cardinali _vescovi_ erano quelli d'Ostia, Porto e Santa Rufina, -Alba, Sabina, Tusculo e Preneste, vicarj del papa qual patriarca di -San Giovanni Laterano. Cardinali _cherici_ erano i parroci di quattro -altre chiese patriarcali di Roma. Agli istituti di carità presedevano -cardinali _diaconi_. - -[387] LABBE, _Concil._, tom. IX. p. 1155. — _Romæ, Nicolao papa -defuncto, Romani coronam et alia munera Henrico regi transmiserunt, -eumque pro eligendo summo pontifice interpellaverunt. Qui ad se -convocatis omnibus Italiæ episcopis, generalique conventu Busileæ -habito, eidem imposita corona, patricius romanus appellatus est. -Deinde, cum communi omnium consilio, parmensem episcopum summæ romanæ -ecclesiæ elegit pontificem,_ HERMANN CONTRACT. - -[388] RIDOL. NOTARII, _Hist. rer. Brix._, pag. 17. - -[389] Documenti autentici provano che anche nel regno di Napoli il -matrimonio di preti e frati era riconosciuto; e trovansi soscrizioni, -_Ego Petrus, filius domini Stephani monachi: Ego Sergius, filius domini -Johannis monachi: Ego Johannes, filius domini Petri monachi_..., -alle pagine 10, 21, 40, 46 della _Sylloge de' Monumenti_ del -grande archivio di Napoli. Il concilio di Melfi nel 1059 pel primo -limitò il matrimonio dei preti: dopo il concilio romano del 1072 fu -proibito. Nelle consacrazioni dei vescovi prescriveansi norme intorno -all'ordinare conjugati: e l'arcivescovo Alfano nel 1066, consacrando -il primo vescovo di Sarno, gli indiceva _ne bigamum, aut qui virginem -sortitus non est uxorem, ad sacrum ordinem permittat accedere: et si -quos hujusmodi forte reperit, non audeat promovere_. UGHELLI, _Italia -sacra_, tom. VII. p. 571. Barbato arcivescovo di Sorrento, nel 1110 -ordinando Gregorio vescovo di Castellamare, dicea: _Eique dedimus -in mandatis ne nunquam ordinationem præsumat facere illicitam, nec -bigamum, aut qui virginem non est sortitus uxorem, neque illiteratum... -ad sacrum ordinem permittat ascendere._ Id., tom. VI. p. 609, ediz. -Venezia 1721. - -[390] Arnolfo, testimonio non della miglior disciplina ma della -consuetudine, dice che nel regno italico, vacando un vescovado, il -re vi provvedeva il successore, invitato dal clero e dal popolo; ma a -Milano, morto il metropolita, uno de' canonici del duomo gli succedeva. -_Vetus fuit italici regni conditio, perseverans usque in hodiernum -diem, ut, defunctis ecclesiarum præsulibus, rex successores italicos, -a clero et populo decibiliter invitatus. Prisca Mediolani consuetudo -est, ut, decedente metropolitano, unus ex majoris ecclesiæ præcipuis -cardinalibus, quos vocant ordinarios, succedere debeat._ Hist. Med., -III. - -[391] PETRI DAMIANI, _Opusc._, V. - -[392] Che anche la depressione dei vescovi e prelati fosse grata al -popolo, lo attesta Enrico IV: _Rectores sanctæ Ecclesiæ, videlicet -archiepiscopos, episcopos, presbyteros, sicut servos pedibus -tuis calcasti, in quorum conculcatione tibi favorem ab ore vulgi -comparasti_. MANSI, Concil., XX. 471. - -[393] Il Guichenon (_De la Maison de Savoie_) pretende fosse il Bugey, -allora distretto del regno d'Arles. — Di Adelaide scrisse la vita il -Terraneo, volendo farne un riscontro alla contessa Matilde. - -[394] - - _Copia librorum non deficit huic..._ - _Libros ex cunctis habet artibus atque figuris..._ - _Hæc apices dictat, scit theutonicam bene linguam;_ - _Gens alemanna quidem sibi gratis servit ubique._ - _Russi, Saxones, Guascones atque Frisones,_ - _Arveni, Franci, Lotharingi quoque, Britanni_ - _Hanc tantum noscunt, quod ei sua plurima poscunt..._ - _Responsum cunctis hæc dat sine murmure turbis._ - DONNIZONE, lib. II. - -Ecco il principio d'uno dei tantissimi suoi atti di donazione: _Quae ad -honorem ecclesiarum et fidelium catholicorum substentationem erogantur, -quia in centuplum recompensentur, et quod melius est, vita retribuantur -æterna, nulli prorsus fidelium dubitandum est: et maxime monasteriis -quæ in nostris possessionibus constituta sunt, et religiosis viris qui -in Deo famulantur, si in necessitatibus viscera pietatis recludamus, -quomodo charitas Dei erit in nobis? Ideo ego Mathilda, Dei gratia, si -quid sum, pro mercede et remedio animæ meæ parentumque meorum etc._ - -Le _Memorie della gran contessa Matilde_ di Francesco Maria Fiorentini -(1645) sono una delle migliori fonti della storia di questo secolo, -massime colle note e i documenti che v'aggiunse Giandomenico Mansi -nell'edizione di Lucca 1756. - -[395] Donnizone dice, lib. II. c. 1: - - _Per tres tenuit jam menses_ - _Gregorium papam; cui servit ut altera Martha._ - _Auribus intentis capiebat sedula mentis_ - _Cuncta Patris dicta, seu Christi verba Maria._ - _Propria Clavigero sua subdidit omnia Petro_ - _Janitor est cæli suus heres; ipsoque Petri,_ - _Accipiens scriptum de cunctis Papa benignus._ - -Gregorio le scriveva: _In veritate vobis loquimur, quod in nullis -terrarum principibus tutius quam in vestra nobilitate confidimus, -quoniam hoc verba, hoc facta, hoc piæ devotionis studia, hoc fidei -vestræ preclara nos constantia docuerunt._ Le lettere che esso -le derigeva, sono del tenore di quelle di Francesco di Sales alla -signora di Chantal; e le diceva: — Vi scrivo, diletta figlia di san -Pietro, per saldare la fede vostra sull'efficacia del santo sacramento -dell'Eucaristia, tali essendo i tesori e i doni che, invece d'oro -e di gemme, in nome del padre vostro che è il principe de' cieli, -voi mi avete richiesto, benchè aveste potuto da prete più degno -ottenerli. Non vi parlerò della Madre di Dio, a cui v'ho in ispecial -modo raccomandata, e vi raccomando senza posa, finchè non arriviamo a -vederla... Più essa in bontà e santità supera le altre madri, più le -sorpassa in clemenza... Cessate dunque di peccare, e prostrata innanzi -a lei versate lacrime di cuor contrito e umiliato». _Epist._ VII. 47. - -[396] MURATORI, _Anecdot._, tom. II. p. 328; e MARTÈNE, _De ant. -Eccles. rit._, tom. II. 1. 2. Lo adduciamo perchè tale era il rito -consueto. - -[397] - - _Leges tuæ depravatæ plenæ falsitatibus._ - _In te cuncta prava vigent, luxus, avaritia,_ - _Fides nulla, nullus ordo. Pestis simoniaca_ - _Gravat omnes fines tuos. Cuncta sunt venalia._ - _Per te ruit sacer Ordo, a qua primum prodiit._ - _Non sufficit papa unus; binis gaudes infulis._ - _Fides tua solidatur sumptibus exhibitis._ - _Dum stat iste, pulsas illum; hoc cessante, revocas;_ - _Illo istum minitaris. Sic imples marsupias._ - Lib. III. c. 38. - -[398] Gregorio VII fu santificato da Benedetto XIII nel 1729; e -Giuseppe II, l'imperatore sacristano, lo volle cancellato dai calendarj -austriaci. Non v'è ingiurie che non siansi dette di questo pontefice; -ma altrettante lodi gli furono attribuite, massime da moderni, anche -protestanti, e principalmente dal Voigt nella vita che di lui scrisse. -Guizot lo mette a paro di Carlo Magno e di Pietro czar, riformanti -per via del dispotismo. Stephen (nell'_Edinburgh Review_) lo dichiara -il più nobile genio che regnasse a Roma dopo Giulio Cesare; e, come -protestante, detestando lo scopo di lui, lo riconosce «favorevole -e forse essenziale al progresso del cristianesimo e della civiltà». -Lamennais lo intitolò il _gran patriarca del liberalismo_: ma questo -concetto non è una novità, poichè il Giannone, cavilloso fautore -dei diritti regj e perciò sempre ostile a Ildebrando, racconta che -«niun altro _più_ meglio e più al vivo ci diede il ritratto di questo -pontefice _quanto_ quel giudizioso _dipintore_ che lo _dipinse_ nella -chiesa di San Severino di Napoli. Vedesi quivi l'immagine di questo -papa avere nella sinistra mano il pastorale co' pesci; nella destra, -alzata in atto di percuotere, una terribile scuriada; e sotto i piedi -scettri e corone imperiali e regali, in atto di flagellarli. E dopo -avere così mostrato essere stato Gregorio il terrore e il flagello -dei principi, e calpestar scettri e corone, volendo ancor far vedere -che tutto ciò potea ben accoppiarsi colla santità e mondezza de' suoi -costumi, sopra il suo capo scrisse in lettere cubitali queste parole: -SANCTUS GREGORIUS VII». - -[399] Così la intesero i contemporanei. _Non cujuslibet regis et ducis -sive marchionis, sed unius feminæ, scilicet gloriosæ et Deo dilectæ -comitissæ Mathildis congressione imperator debilitatus est_. DEUSDEDIT -CARDIN. ap. Baronio _ad an._ 1081. — _Ipsa pene sola cum suis contra -Henricum... jam septennio prudentissime pugnavit, tandemque Henricum -de Longobardia satis assai viriliter fugavit._ BERTOLD. CONSTANT. _ad_ -1097. - -Donnizone la dice _hilari semper facie, placida quoque mente, e fœmina -pacis_; ma altrove _Pervigil et fortis, perversos sæpe remordit_. - - _Fervida bella nimis cum rege potenter inivit;_ - _Nam per triginta duravit tempora firma_ - _Nocte die bellans, regni calcando procellas._ - -[400] _Sub specie religionis_. OTTO FRISINGENSIS. - -[401] _Pro remedio animæ meæ et parentum meorum, dedi et obtuli -Ecclesiæ sancti Petri, per interventum domini Gregorii papæ VII, omnia -bona mea jure proprietario, tam quæ tum habueram, quam ea quæ in antea -acquisitura eram, sive jure successionis, sive alio quocumque jure ad -me pertinent, et tam ea quæ ex hac parte montium habebam, quam illa -quæ in ultramontanis partibus ad me pertinere videbantur_. Pare la -contessa avesse già fatta donazione sotto il papato di Gregorio VII, -ma perdutasi la carta, la rinnovasse il 1112 a favore di Pasquale -II. Questa carta è stampata in fondo al poema di Donnizone, _Rer. It. -Scrip._, tom. V. p. 584; e può ben essere falsa: tuttavia la donazione -non potrebbesi ragionevolmente negare, attesochè fu recata in mezzo -subito dopo la morte di Matilde; e se si disputò sopra l'estensione -con cui intenderla, non ne fu impugnata la genuinità. Vedi TIRABOSCHI, -_Mem. modenesi_, I. 140. - -[402] È ancora uno dei più disputati problemi l'origine dei Veneti -primi. Secondo Erodoto, i Veneti si davano per colonia dei Medi: -secondo Pomponio Mela, lasciarono al lago di Costanza il nome di -_lacus venetus_; ed una delle più alte cime del centro alpino è -detta _Venediger Spitz_. Strabone indica gli _Heneti_ sul mar Nero; -sul Baltico abbiamo la Vinden-burg: Tolomeo, Plinio, Tacito danno i -_Venediti Montes_, il _Venedicus Sinus_; i Veneti appartenevano alla -Confederazione Armoricana: aggiungevasi la _Venta Belgarum_, la _Venta -Icenorum_, la _Venta Silurum_; altri della Celbiteria accennati da -Plinio. Come genti di paesi così distanti si ridussero nell'_angulus_ -di Tito Livio? Come poi i Veneti Secondi chiamarono _patria_ il Friùli? -Come negli interrogativi del dialetto di Venezia i verbi son conjugati -colla pretta forma friulana? - -[403] FLAMINIO CORNARO, _Eccl. ven._, tom. XI. p. 309. - -[404] La cronaca veneta di Martin da Canale divisa a lungo la -spedizione di Carlo Magno contro Venezia, e come questo si piantò -a Malamocco, donde tutti i cittadini fuggirono a Rialto. Molestati -assiduamente dai Franchi, un giorno vennero a mischia con essi, -e dalle navi scaraventarono contro quelli gran quantità di pani, -onde Carlo comprese non li potrebbe prendere per fame. Una donna, -fintasi traditrice della patria, gli menò uomini che per gran danaro -fabbricarono un ponte galleggiante sul quale tragittare l'esercito; ma -l'aveano disposto in modo che rovinarono e affogarono la cavalleria di -lui. Allora sconfortato, Carlo chiese vedere il doge, e con esso entrò -in Venezia; e mentre navigava, giunto ove l'acqua è più profonda, con -tutta la forza del suo braccio vi gettò un lunghissimo stocco ch'egli -impugnava, e disse: — Come cotesto stocco che ho gettato in mare, non -apparirà più mai nè a voi nè a me nè a persona viva, così non sia al -mondo persona che abbia possanza di nuocere al dominio di Venezia; e a -chi nocerà, gli venga sopra l'ira e il maltalento di Domeneddio, così -come venne sopra di me e sopra la mia gente». - -[405] In tale occasione Guglielmo Apulo (_Rer. It. Script._, V.) dice -de' Veneziani: - - _Non ignara quidem belli navalis, et audax_ - _Gens erat hæc: illam populosa Venetia misit,_ - _Imperii prece, dives opum, divesque virorum,_ - _Qua sinus Adriacis inter litus ultimus undis_ - _Subjacet arcturo: sunt hujus mœnia gentis_ - _Circumsepta mari; nec ab ædibus alter ad ædes_ - _Alterius transire potest, nisi lintra vehatur._ - _Semper aquis habitant, gens nulla valentior ista._ - _Æquoreis bellis, ratiumque per æquora ductu._ - -[406] Nel diploma del 983, dove Ottone II confermava ai Veneziani i -loro diritti, si trovano nominati i popoli formanti il regno d'Italia; -e sono Pavesi, Milanesi, Cremonesi, Ferraresi, Ravennati, Comacchiani, -Riminesi, Pesaresi, Cesenati, Fanesi, Sinigalli, Anconitani, Umanesi, -Fermani, Pinnesi, Veronesi, Gavellesi, Vicentini, Monselicesi, -Padovani, Trevigiani, Cenedesi, Furlani, Istrioti. - -[407] La famiglia Giustiniani v'era tutta montata, e tutta perì. Unico -superstite un frate, che dispensato dai voti, sposò Anna Michiel. -Avutone figli, tornò al chiostro, ed essa pure, e furono santificati. - -[408] ANONIMO SALERNITANO, _Paralip._, cap. 58-62. - -[409] - - _ Nulla magis locuples argento, vestibus, auro,_ - _Partibus innumeris: hac plurimus urbe moratur_ - _Nauta, maris cælique vias aperire peritus._ - _Huc et Alexandri diversa feruntur ab urbe_ - _Regis et Antiochi. Gens hæc freta plurima transit._ - _Hic Arabes, Indi, Siculi nascuntur et Afri._ - _Hæc gens est totum prope nobilitata per orbem,_ - _Et mercando ferens et amans mercata referre._ - GUGL. APULO, III. - -[410] Donnizone si lamenta che la contessa Beatrice sia stata sepolta -in Pisa, perchè in questa è affluenza di Pagani, di Turchi, d'Africani, -di Caldei: - - _Qui pergit Pisas, videt illa monstra marina:_ - _Hæc urbs Paganis, Turchis, Libycis, quoque Parthis_ - _Sordida, Chaldæi sua lustrant litora tetri._ - -[411] «Lo papa colla sua cherisìa mandoe a Pisa a predicare la croce in -Sardinia contra li Saracini lo cardinale d'Ostia; al quale lo vescovo -e 'l comune di Pisa s'obbligarono di fare lo passaggio, e ricevettono -lo gonfalone vermiglio, quasi dicesse loro: _Va, e vendica la morte di -Cristo_». RANIERI SARDO, _Cron. pisana_ al 1017. - -[412] L'avvenimento, da alcuni impugnato, si appoggia a -quest'iscrizione apposta al duomo: - - _Anno quo Christus de Virgine natus, ab illo_ - _Transierant mille decies sex tresque subinde,_ - _Pisani cives, celebri virtute potentes,_ - _Istius ecclesiæ primordia dantur inisse_ - _Anno quo siculas est stolus factus ad oras,_ - _Quod simul armati multa cum classe profecti_ - _Omnes majores, medii, pariterque minores_ - _Intendere viam primam sub sorte Panormum_ - _Intrantes, rupta portus pugnando catena._ - _Sex capiunt magnas naves, opibusque repletas,_ - _Unam vendentes, reliquas prius igne cremantes;_ - _Quo pretio muros constat hos esse levatos._ - _Post hinc digressi parum, terraque potiti,_ - _Qua fluvii cursum mare sentit solis ad ortum,_ - _Mox equitum turba, peditum comitante caterva,_ - _Armis accingunt sese, classemque relinquunt,_ - _Invadunt hostes contra sine more furentes._ - _Sed prior incursus mutans discrimina casus,_ - _Istos victores, illos dedit esse fugaces,_ - _Quos cives isti ferientes vulnere tristi_ - _Plurima pro portis straverunt millia morti:_ - _Conversique cito tentoria litore figunt,_ - _Ignibus et ferro vastantes omnia circum:_ - _Victores victis sic facta cæde relictis,_ - _Incolumes multo Pisam rediere triumpho._ - -[413] RICORDANO MALASPINI, cap. 76. — GIOVAN VILLANI, lib. IV. c. 31. - -[414] _Antiq. M. Æ._, diss. LVIII. - -[415] _Antiq. M. Æ._, V. 767. - -[416] _Antiq. M. Æ._, II. 328. - -[417] _Monumenta hist. patriæ,_ Chron. III. 260. - -[418] BALUZIO, _Capitolari_, lib. IV. append. - -[419] _Antiq. M. Æ._, II. 328; e ANONIM. SALERNIT., 42. - -[420] CICOGNA, _Iscrizioni venete_, tom. V. in S. Trinita. - -[421] GIULINI, _Memorie Milanesi_, part. III. p. 500. - -[422] Da quell'ora fino al 1096 non conosceasi verun simile appello. -Ora nella _Bibliothèque de l'Ecole des Chartes_, Paris, 1856, t. III. -p. 269 della 4ª serie, fu pubblicata un'enciclica di Sergio IV. verso -il 1010, ove propone una crociata. _Cognitum omnibus Christianis -facimus, quod nuntius processit ad sedem apostolicam ex Orientis -partibus, sanctum redemptoris Dei nostri J. C. sepulchrum destructum -esse ab impiis paganorum manibus de vertice usque ad fundamentum... -Sciat igitur christiana intentio quia ego, si Domino placuerit, -per memetipsum cupio pergere ex marino litore, et omnes Romanos -seu Italos cum Tuscie vel qualiscumque christianus nobiscum volunt -pergere, ut gente Agarena, Domino auxiliante, omnes ostiliter desidero -interficere... Non vos, filii, marinus terreat tumor aut bellicosus -expavescat furor.... Multos populorum qui sunt de civitatibus secus -litus maris positæ, invenimus fidelissimos nobis... volumus et jubemus, -pro salute animæ vestræ, ex auctoritate Dei omnipotentis et sanctorum -omnium, sive nostræ monitionis, ut omnis ecclesia et provincia, loca et -populi, majores et minores pacem inter se habeant, quia sine pace nemo -potest Deo servire... Qui id explere non valuerit, adjutorium faciat -personaliter ad naves laborando et ad arma præparando_. - -[423] _Speramus etiam ut, pacatis Normannis, transeamus -Constantinopolim in adjutorium Christianorum. Epist._ II. 37. Dice che -cinquantamila Cristiani erano lesti all'impresa. - -[424] _Æstuabat ingenti desiderio Victor apostolicus qualiter -Saracenorum in Africa commorantium confunderet atque contereret -infidelitatem. Unde cum episcopis et cardinalibus concilio habito, de -omnibus fere Italiæ populis Christianorum exercitum congregans, atque -vexillum beati Petri apostoli illis contradens, sub remissione omnium -peccatorum, contra Saracenos in Africa commorantes direxit_. PETRUS -DIACONUS, lib. III. c. 69. - -[425] I ventimila che dice Goffredo Malaterra, sono un'esagerazione. - -[426] - - _Quos Athesis pulcher præterfluit, Eridanusque,_ - _Quos Tyberis, Macra, Vulturnus, Crustumiumque,_ - _Concurrunt Itali, etc._ - _Pisani ac Veneti propulsant æquora remis..._ - _Qui Ligures, Itali, Tusci, pariterque Sabini,_ - _Umbri, Lucani, Calabri simul atque Sabelli,_ - _Aurunci, Volsci, vel qui memorantur Etrusci;_ - _Quæque etiam gentes sparguntur in apula rura,_ - _Queis conferre manus visum est in prælia dura,_ - _Sub juga Tancredi et Boamundi corripuere,_ - _Et contra fidei refugas patria arma tulere._ - Ap. DUCHESNE, _Rerum Franc._, tom. IV. - -[427] PIGNA, _St. della Casa d'Este_, lib. II. - -[428] Doveva esser finto, poichè nel 1873 si trovò a Milano lo -scheletro di S. Ambrogio intero. - -[429] Ora la libertà proibì quella, come le altre processioni popolari -e devote. - -[430] MURATORI, _Annali_, tom. II. p. 919. - -[431] DANDOLO, _Chron._, lib. IX. - -[432] Il Ghirardacci (lib. III) pretende sapere il nome de' principali -crociati bolognesi: Orso Caccianemici, Mino e Faccio Gallucci, Schiappa -Garisendi, Guido Griffoni, Pietro Asinelli, Gualtero Maccagnani, -Prendiparte Prendiparti, Giandonato Malavolti, Perticone Castelli, -Bacelliero Bacellieri, Torello Torelli, Uberto Ghisilieri, Bartolomeo -Carbonesi, Artemisio Artemisi, Nicolò Rodaldi, Alberto Tencarari, Testa -Gozzadini, Alberto Bianchetti, Albero Magarotti, Pietro Ligapassari, -Giovanni Semplicioli, Dionisio Maranesi, Lodovico Nasini. Egli cita -pure quelli della crociata del 1218. - -[433] Innocenzo III, epist. XVI: _Cum constet quod, vocatos ad terreni -regis exercitum, uxorum non impedit contradictio; liquet quod summi -regis exercitum invitatos, et ad illum proficisci volentes, prædicta -non debet occasio impedire, cum per hoc matrimoniale vinculum non -solvatur_. - -[434] Franco Sacchetti, Nov. 153. Il Chron. Sicul. ad 1322 dice che — -nella Sicilia la forma del militare apparato era colle spalliere e il -manto di zendado, la spada guarnita in argento, la sella col freno e -gli sproni dorati, e un pajo di vesti di qual colore si fosse, eccetto -che scarlatto, e senza soppanno di vajo». - -[435] MATTEO VILLANI, ad ann. - -[436] _Lettera inedita etc._ Bologna 1841. - -[437] LAMI, _Mem. della Chiesa fiorentina_, tom. I. p. 306. - -[438] Di quest'Ordine, negletto dagli storici degli altri, si ragiona -nella prefazione alle _Lettere di frà Guitton d'Arezzo,_ Roma 1745. -Benvenuto da Imola sopra Dante, Inf., XXIII, dice: _A principio multi, -videntes formam habitus nobilis et qualitatem vitæ, quia scilicet sine -labore vitabant onera et gravamina publica, et splendide epulabantur -in otio, cæperunt dicere: — Quales fratres sunt isti? Certe sunt -fratres gaudentes. — Ex hoc obtentum est ut sic vocentur vulgo usque in -hodiernum diem, quum tamen proprio vocabulo vocentur Milites Domineæ_. -Ne scrisse due grossi volumi il Federici e una memoria Petronio Canal, -facendoli derivare dalla Linguadoca, e mostrandoli molto fiorenti -nel Veneto. Guitton d'Arezzo che era dei loro, scrive a Ranuccio in -suo rozzo vulgare, die alcun crede anche in versi: — Messer Ranuccio -amico, saver dovete che cavallaria nobilissimo è ordin seculare, di -qual propio è nemico il dire onte e far villania, e quanto unque si -può vizio stimare; ma valenza e scienza e onestate, nettezza e veritate -continuo ne' suoi trovar si dea. Voi, messer, converria non a villan, -ma a buon voi conformare; e se buon nullo appare, non meno, ma più -molto a ben sia pogna (_stimolo_), che dannaggio e vergogna è più -seguire reo, com' più rei sono; e buon via maggior buono quanto maggio -di buon grande è difetto, quanto maggior è rio, maggio si mostra; e -quanto più, più nostra essere dea cura impartir d'esso unde dei mali è -cesso, dei buoni a buono e conforto e refetto». - -[439] - - Vede Tancredi che il Pagan difeso - Non è da scudo, e il suo lontano ei gitta... - Cedimi, uom forte, o riconoscer voglia - Me per tuo vincitore o la fortuna. - - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. Il testo greco è stato -trascritto tal quale, senza alcuna correzione. - -*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIA DEGLI ITALIANI, VOL. 5 (DI -15) *** - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the -United States without permission and without paying copyright -royalties. Special rules, set forth in the General Terms of Use part -of this license, apply to copying and distributing Project -Gutenberg-tm electronic works to protect the PROJECT GUTENBERG-tm -concept and trademark. Project Gutenberg is a registered trademark, -and may not be used if you charge for an eBook, except by following -the terms of the trademark license, including paying royalties for use -of the Project Gutenberg trademark. 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Hart was the originator of the Project -Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be -freely shared with anyone. For forty years, he produced and -distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of -volunteer support. - -Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed -editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in -the U.S. unless a copyright notice is included. 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CANTÙ<br /> -STORIA DEGLI ITALIANI -<span class="smaller">TOMO V.</span> -</h1> -</div> - -<hr class="silver" /> - -<div class="titlepage"> -<p class="main-t"> -<span class="small">STORIA</span><br /> -DEGLI ITALIANI -</p> - -<p class="pad2"> -PER -</p> - -<p class="pad1 x-large"> -CESARE CANTÙ -</p> - -<p class="pad2 small"> -EDIZIONE POPOLARE<br /> -RIVEDUTA DALL'AUTORE E PORTATA FINO AGLI ULTIMI EVENTI -</p> - -<p class="pad1 large"> -TOMO V. -</p> - -<p class="pad4"> -<span class="large">TORINO</span><br /> -<span class="small">UNIONE TIPOGRAFICO-EDITRICE</span><br /> -1875 -</p> -</div> - -<div class="somm"> -<hr /> -<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> -<hr /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span> -</p> - -<h2 id="libro6">LIBRO SESTO</h2> - -<h2 id="cap58">CAPITOLO LVIII. -<span class="smaller">Il medioevo. — Essi e noi.</span></h2> -</div> - -<p> -Ponete una gente, la quale consideri suprema felicità -il riposo, e perciò affidi ogni cura a un ente -astratto, chiamato il Governo; che all'unità, alla costituzione, -al poter centrale, ad altre formole vaghe -immoli la vera libertà, nel mentre a questa tributa -un'idolatria, ricalcitrante ad ogni superiorità, fino a -quella del merito; che professi principj assolutissimi, -poi nell'applicazione li stringa in una mediocrità, rivelante -il contrasto fra assiomi che si adorano e conseguenze -che si ripudiano; e questa gente creda che -ad attuar riforme basti il decretarle; chiami civiltà il -sottomettere le idee ai fatti positivi e materiali, e la -misuri dalla quantità dello scrivere; e perchè essa -scrive assai, abbia di sè una stima così profonda, -quanto sogliono essere i sentimenti non ragionati, e -un conseguente disprezzo per ciò che a lei non somiglia; -e pensando che ciò che le sta sott'occhio sia la -natura delle cose, non s'immagini una società senza re, -nè un re che non faccia tutto: qual gente meno di -questa sarà capace d'intendere quel che chiamiamo il -medioevo? Di sentimenti, di idee, di ordinamento politico -e sociale tanto diverso, qual meraviglia se, nel -secolo passato e dalla nazione legislatrice dell'eleganza -e veneratrice della monarchia, fu giudicato con tanta, -<span class="pagenum" id="Page_2">[2]</span> -non dirò ingiustizia, ma leggerezza? Un villano onesto -ma incolto, col vestire di cinquant'anni addietro, colla -cortesia ingenua ed espansiva, col parlare cordialmente -chiassoso, ma che ignori le mille importanze del cinguettìo -cittadino, non sfogli gazzette, sappia scrivere -a malapena, moverà nausea alla squisita e frivola attillatura -della buona compagnia, e la ruvida scorza impedirà -di apprezzare e nè tampoco scorgere quell'onestà -a tutta prova, quell'inalterabile fedeltà alla parola, -quell'effettivo amor del paese, quella limpidezza di buon -senso, quella disposizione ai sagrifizj, che nel suo villaggio -lo fanno il consigliere dei dubbiosi, il conciliatore -dei dissidenti, il padre dei poveri. -</p> - -<p> -Tale ad una coltura cortigiana dovette apparire il -medioevo. Al deperire delle cose sottentrano le finzioni; -al fiaccarsi delle convinzioni s'ingentiliscono le -forme. E di forme qual età fu più raffinata che l'antecedente -alla nostra? laonde essa stomacava quell'altra -che sì poco le rispettò, cruda di parole, zotica d'atti, -stranamente ingenua e scortesemente franca nell'espressione; -e che scarseggiando di scienza, lasciava maggior -campo al meraviglioso e al soprannaturale. Compassionarono -il medioevo perchè mancava delle comodità -domestiche: ma ciò è gusto e abitudine, non prova di -sociale inferiorità; nè que' raffinamenti di pulizia avanzata -entravano nei bisogni o ne' pensieri di alcuna -classe, come oggi non ci crediam meno felici perchè -non navighiamo sott'acqua o non veleggiamo i campi -dell'aria. -</p> - -<p> -La letteratura accademica, che annettevasi direttamente -all'antica sopprimendo l'intermedia, giudicava -bello soltanto ciò che si uniformasse a prefissi modelli, -e si esprimesse con certa dignità e certe riserve; e -alle cose straordinarie quantunque vere, preferisse le -credibili quantunque false; le corrette quantunque -<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span> -mediocri, alle irregolari che possono riuscire sublimi. -Intanto la letteratura militante, già preludendo a quella -tirannia in cui trucidò tutti i fratelli maggiori, pretendeva -dagli scriventi un coraggio che non hanno i lettori; -e poichè sarebbe riuscito pericoloso contro ai -forti, lo sparnazzava contro agli impotenti, ai papi, ai -frati, ai nobili, a ciò che derivava dal medioevo. -</p> - -<p> -Monarchica com'è per essenza quella nazione, la -quale non sa attestare ammirazione e riconoscenza ad -uno se non col darsegli in braccio, esecrò le morali -restrizioni agli arbitrj regj, e la costituzione del medioevo, -dalla quale furono colpite più volte le fronti -de' suoi re, e quelle più superbe de' suoi avvocati; -trovò schifoso che in altri tempi vi fossero tante repubbliche -quanti Comuni, tanti Parigi quante città; che un -vecchio inerme e lontano accettasse i richiami degli -oppressi, intimasse ai principi di rendere la giustizia, -non rincarire le tasse, non computare gli uomini al -ragguaglio di bestie; e chi non obbediva, escludesse -dall'accostarsi alla sacra mensa, dal partecipare al tesoro -delle preghiere; castighi della natura del potere -da cui emanavano, e che perciò non avriano dovuto -eccitarla che al riso. -</p> - -<p> -Stava, gli è vero, in prospetto un'altra nazione, ricca -di senso pratico e di applicazione, la quale rispetta gelosamente -le forme del passato, e in un resto di vecchia -pergamena trova maggior riparo contro gli arbitrj, che -non in tutte le teorie filosofiche: ma la moda facea desumere -da altre fonti quella scienza sociale, che da un -secolo in qua perdè di vista l'individuo per guardar -solo agli Stati; che il principio e la fine dell'ordinamento -civile cercò in materiali interessi o in astratte -argomentazioni; e a titolo di emancipare gli uomini, li -sminuzzò in atomi, fra i quali non si mantiene la coesione -se non mediante una pressura esterna. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span> -</p> - -<p> -Da qui la venerazione per la forza, espressa o brutalmente -dai marescialli, dalle insurrezioni, dai duelli; -o legalmente da quel meccanismo che ha per canone i -decreti, per mezzo d'attuarli i soldati. Pertanto snervata -l'autorità del padrefamiglia, intepidito l'ardore di -cittadino, resi di spettanza pubblica tutti i servigi privati, -nel Governo si concentrò ogni azione: anzichè -limitarlo ad assistere al progresso sociale e a rimoverne -gli ostacoli, ad esso si affidarono gli attributi più preziosi -dell'umana individualità, ad esso il dar limosina -ai poveri, tutela agli orfani, educazione e collocamento -ai figliuoli, impiego ai capitali, ispirazione alle belle -arti, norme al culto, misure alla morale; e migliore si -giudicò quello che a maggiori atti interponesse i suoi -regolamenti. Confidando non vi sia miglioramento che -con decreti non si possa raggiungere, si fecero a profluvio -ordinanze, e codici sempre nuovi, suppliti da -quotidiani bullettini, e costituzioni improvvisate, corrette, -mutate, abolite; e per applicar tutto ciò, un esercito -d'impiegati irrazionale; e per francheggiarlo, un -esercito irrazionale di militari; e in conseguenza enormi -imposizioni e debiti divoranti; e per farli pagare, escussioni -e carceri; cioè la forza. -</p> - -<p> -Ma mentre tutto si esige dal Governo, si censura tutto -ciò che il Governo fa; si onora la sistematica opposizione, -quand'anche, priva del sentimento d'onore -pe' suoi avversarj e per se medesima, riducasi affatto -individuale, e scassini tutte le opinioni, nessuna ne assodi; -quand'anche soltanto di abilità e di teorie, è creduta -buona perchè suggerisce spedienti tanto facili -quanto è il distruggere e il negare, tanto accetti -quanto sono quelli che non subirono la prova della -attuazione. -</p> - -<p> -Rintronato dalla dottrina che i Governi possano -tutto, qual meraviglia se il popolo li imputa di qualunque -<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> -male succeda? I poveri stentano? le credenze -vacillano? le famiglie si sfasciano? che più? intemperie -e malattie guastano il paese? se ne accagiona il Governo; -e odiandolo come maligno o disprezzandolo -come inabile, si cerca abbatterlo per sostituirne un -altro, che all'atto non compar migliore. Fallite le prove, -sottentra lo scoraggiamento, e l'abbandonare fino i diritti -meno contestabili; si piega senza nemmanco la -dignità di mostrare che si obbedisce spontaneamente e -per stima o persuasione. -</p> - -<p> -Tutto ciò rende difficilissimo l'intendere il medioevo, -che fu un irregolato sviluppo della personalità, senza -le formole generali secondo cui sono disposte le classificazioni -di quella pittura o aritmetica che s'intitola -filosofia e statistica. I Governi, derivati dall'eguaglianza -di molti capi riunitisi per la guerra sotto di un solo, -primo tra i pari, non bastavano tampoco alla legittima -difesa dei diritti individuali, ch'è la loro razionale attribuzione; -e ciascuno, invece di aspettar tutto dalla -società, esercitava intere le proprie facoltà. La classe -preponderante si diede un sistema mirabilmente opportuno -ad arrestare le migrazioni guerresche, da -ottocento anni micidiali della civiltà, fissarle ai territorj, -e provvedere alla difesa di questi senza il flagello -degli eserciti stanziali: mentre gli antichi non conosceano -che l'indipendenza dello Stato e della città, nel -feudalismo si otteneva l'indipendenza de' singoli; le -relazioni fra individui erano determinate da fede, speranza -e carità comuni, e i doveri appoggiandosi soltanto -su promesse, prendeano aria di lealtà; gli uomini, -non tiranneggiati da opprimente accentrazione, si spingeano -ciascuno individualmente alla ricerca del vero, -all'attuazione del buono, in una libertà (come disse il -Sismondi) che avea per iscopo la virtù, a differenza -della moderna che ha per iscopo il ben essere; erranti -<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> -ma originali, e con infinita varietà di centri e di -modi. -</p> - -<p> -Azione privata però non vuol dire isolata, e si concilia -coll'associazione, anzi viemeglio quant'è più libera. -La rivoluzione che da settant'anni sobbalza l'Europa, -figliata da una filosofia che considera la società come -un aggregato convenzionale di individui, predicò dai -palchi la particolare indipendenza, la formale eguaglianza, -il lasciar fare; e in conseguenza vituperò le -istituzioni del medioevo, che quella scarmigliata attività -aveano sottoposta a regole, mediante suddivisioni gerarchicamente -coordinate, entro le quali ognuno operasse -stabilmente, anzichè arrancarsi di continuo a -sempre maggiore elevazione. Divenuto adulto quel -ch'era bambino, si buttarono via le fascie; sta bene: -ma insieme si sciolsero i legami benefici, si tolse ogni -difesa togliendo ogni unione morale, e l'uomo ne' bisogni -si trovò ridotto ai proprj espedienti, e in balìa -della forza e della scaltrezza. -</p> - -<p> -Di qui un sospettar reciproco, giacchè in ognuno si -vede un emulo, un competitore; s'ignora che cosa pensi, -perchè operi, come intenda. Paura e livore rimangono -dunque i sentimenti più comuni; fiaccato il coraggio -civile, spenta l'operosità interiore, si ha sempre bisogno -d'appoggiarsi all'esterno, di cercar l'approvazione altrui. -Quindi pertinacia, non costanza d'opinioni, e al chiacchericcio -de' circoli, e alle arguzie de' begli spiriti far -bersaglio le convinzioni profonde e chi soffriva per esse: -quindi il dubbio, padre d'ipocrisia e d'inazione: quindi -esitanza a dir ciò che si pensa, e meraviglia e quasi -raccapriccio quando alcuno l'esprime senza le complimentose -smozzicature: quindi il non procedere mai per -slancio; sicchè fra molto intelletto e poca coscienza, il -predominio rimane assicurato al ciarlatano, che, deposta -ogni vergogna, urla più forte, nella certezza che -<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> -nessuno oserà opporgli il senso comune, altra parola -soggetto di scherni. -</p> - -<p> -Coloro che scorgono questi mali traverso alla bassa -adulazione di noi stessi, invocano un rimpasto della -società, un organamento che nessuno sa quale sia, -nessun vede donde verrà, ma certo non potrà venire -dal vilipendio del passato; non da questo divorzio dell'anima -dal corpo, degli interessi dall'incremento morale; -non dal persuadersi che i fatti siano tutto, e nulla -le credenze; non dal sottigliarsi a criticar la società, -anzichè accingersi a migliorare gli individui. -</p> - -<p> -A questo invece si dirigevano le istituzioni del medioevo, -come fondate sui dogmi di Chi, per riformare -il mondo, non sovvertì la società, anzi ne rispettò fin -le patenti ingiustizie, ma le elise col far buoni coloro -che doveano applicarle o subirle. A quel modo, poco -a poco dalla forza passarono gli uomini civili a reggersi -sulla fede, cioè sull'autorità; di cui era e depositaria -ed espressione la Chiesa. -</p> - -<p> -I pensatori d'oggi vogliono l'attualità, e dicono «A -che serve rivangar il passato?» come chi credesse -inutile d'un frutto studiar il fiore e la pianta e la radice. -Il presente deriva dal medioevo, e molti mali e -beni d'oggi vi nacquero; sicchè chi voglia progredire, -noi potrà se non meditando seriamente sulle colpe e -virtù passate, e cercandovi la morale eterna sotto la -varietà de' contingenti. -</p> - -<p> -Ora, chi voglia intendere il medioevo, non avrà mai -troppo insistito sulla costituzione religiosa, che tra le -infinite differenze, unica rimaneva costante, e dava -un'unità, mancata ai tempi di dubbio accidioso e di -arrogante oscillazione. -</p> - -<p> -Nel politeismo, su cui il mondo erasi a lungo adagiato -artisticamente, si svolse la splendida e armonica -civiltà ellenica, trapiantata poi a Roma. Il cristianesimo -<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> -gli diede il crollo; dopo tre secoli di battaglie e discussioni -rimase trionfante: ma, nell'attuarsi nella società -civile, si trovò impacciato da quei sostegni ch'egli -stesso nella fanciullezza aveva invocati. Quando però -l'imperio romano cadde, e seco tutto l'impianto gentilesco, -la Chiesa, che nella fede e nella morale nuova -riconciliava i barbari vittoriosi coi civili conquistati, si -trovò incomparabilmente superiore a quelli per istruzione, -per ordinata gerarchia, per moralità, per generali -idee di giustizia e di rettitudine. I popoli nuovi -aggradirono questa religione, la quale, non che richiedere -sottilità d'argomentazioni e copia di dottrine, -sottrae alla critica i dogmi cardinali; e su questi riposava -lo spirito e si modellavano gli atti, mentre la -ragione de' più colti esercitavasi nell'applicarli e nel -trarne induzioni. -</p> - -<p> -Questa religione attribuisce l'onnipotenza, la sapienza, -la bontà unicamente a Dio; all'uomo il peccato -e, punizione di esso, i mali che, mentre necessariamente -circondano la vita, servono a prepararne una -migliore. L'uomo dunque era un essere decaduto, -cui la redenzione avea ravviato al bene coi precetti e -con un modello divino, ma senza togliere l'originale -disaccordo fra il conoscere e il volere; dato nuovi -mezzi alla Grazia, ma senza abolire la concupiscenza: -laonde ogni cura dovea drizzarsi a deprimere la materia -col rialzare le facoltà morali, invigorir l'anima col -mortificare la carne. -</p> - -<p> -Sol quando, cessato di credere alla sua duplice unità, -meramente al corpo badando, si proclamò l'uomo destinato -alla felicità, ogni attenzione si limitò a farlo star -bene, e accelerargli il paradiso quaggiù, non essendo -certo se altrove vi sia. -</p> - -<p> -Invece dunque dell'odierno interminabile lamentarsi, -si faceano preghiere a Colui che solo può deviare i -<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> -mali, ed espiazioni per non meritarli; maniere che -alcuno direbbe inefficaci quanto le stizzose querele -d'oggidì, se non vi si fosse aggiunta la carità per alleggerirli. -</p> - -<p> -Di qui l'importanza de' sacerdoti e de' monaci, le -cui preci e le penitenze, attesa la comunione de' fedeli, -contribuivano a diminuire i castighi. Che se oggi -in Europa quattro milioni di giovani baliosi sono condannati -involontarj al celibato in mezzo a tristi esempj, -armati, provocatori, ozianti, acciocchè siano pronti a -volger l'armi più raffinate, non tanto a sterminio de' nemici, -quanto a repressione de' sudditi; allora alquante -migliaja di frati inermi si diffondevano tra il popolo, -mangiando parte del suo pane, che retribuivano con -conforti, benedizioni, assistenza; tanto operosi, che -dissodarono mezza Europa, e ci tramandarono tutti i -libri che ci restano dell'antichità; tanto amici del vulgo -e vulgari essi stessi, che move gli stomachi dilicati il -grossolano loro vestire e lo sparecchiato vivere; tanto -obbligati alla virtù, che il mondo gli accusava di fingerla, -e che metteansi in cronache e canzoni coloro -che si mostrassero ghiotti e disonesti; pii così che si -fanno caricature della loro santocchieria; così caritatevoli -che si imputano d'aver fomentato l'ozio colle limosine, -come si imputano perchè frenavano il popolo con -rosarj e santini, invece della mitraglia e degli ergastoli. -</p> - -<p> -De' tesori che oggi si profondono nell'esercito, allora -si donava parte alla Chiesa, ed essa suppliva a quel -tanto che oggi nel culto, nella beneficenza, nell'istruzione -consumano i Governi; più lodati quanto più tolgono -al cittadino di ciò che è suo, per dare gratuitamente -servigi che esso forse non chiede. Monasteri e -spedali erano gli edifizj meglio situati in campagna e -meglio fabbricati in città; sicchè si potette poi adattarli -a palazzi dei ministeri, a ville regie, a caserme, a -<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> -carceri, a quell'altre necessità dell'odierno progresso. -</p> - -<p> -Posta come importanza suprema la salute dell'anima, -voleansi liberi i modi di conseguirla; e non si sarebbe -tollerato che un re ordinasse in qual modo credere, -quali culti adottare o respingere, a quali scuole mettersi, -quali scienze e con quai libri e da quali maestri -imparare. Tale persuasione deducevasi dall'infallibilità -della Chiesa, la quale sentenziava come organo dello -Spirito Santo, e in concilj composti del fior d'ogni nazione. -E quelle sentenze non erano le transazioni di -assemblee, mutabili dall'agosto all'ottobre; ma tali che -il volger de' secoli e tanto incremento di cognizioni non -vi cangiarono un punto di essenziale. Quella persuasione -trascendeva sino all'intolleranza; e se unica era -la verità, unica la via di giungere alla salute, pretendeasi -dovessero tutti crederla e seguirla; e fin castighi -corporali si inflissero a chi non volesse abjurare l'eresia. -Vero è che allora l'intolleranza, persuasa profondamente, -tormentava i corpi nella fiducia di salvar le -anime; mentre in altri tempi l'intolleranza politica -empì le carceri a mero vantaggio d'un uomo o d'un -sistema, e per opinioni che, non solo in altri luoghi, -ma in altri giorni menano alle ovazioni; e l'intolleranza -scettica applica una pena ben più atroce, l'infamia a -chiunque declina da opinioni, che ella stessa domani -avrà barattato. -</p> - -<p> -La Chiesa, oltre custode, dispensiera e interprete -della verità, consideravasi anche depositaria del potere. -Unica fonte di questo era Dio; laonde i principi -non regnavano perchè figli di re: e se non bastava -che nel proprio attuamento esterno ella si costituisse -in una repubblica, dove nessun posto era ereditario, -e il torzone poteva divenir pontefice, e nulla si risolveva -se non in sinodi e concistorj, la Chiesa ungeva -i re purchè giurassero ai popoli; cioè sanciva costituzioni, -<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> -non fissate da una carta e garantite solo dalla -forza, bensì fondate sovra la morale eterna e l'inconcusso -evangelo. Con tal modo essa creò gli Stati, autorò -i principi nuovi, benedisse alle leghe popolari, e consacrò -le repubbliche; dava lo scettro ai re di Sicilia, -come ai dogi l'anello di sposo del mare, non mettendo -divario nelle forme, purchè restasse la libertà. -</p> - -<p> -La società non rimaneva dunque abbandonata al fatale -arbitrio delle potestà di fatto; nell'economia religiosa -e sociale dell'umanità non eransi dispajati il -legame intimo che nell'eternità stringe l'uomo a Dio -mediante la coscienza, e il legame imperioso universale -che nel tempo sottomette a un'autorità esteriore. -Allora tutto era fede religiosa nelle cose soprannaturali, -dove ora è fede politica nelle cose terrene: allora attribuivasi -all'intelligenza e alla rivelazione l'infallibilità, -che oggi passò alla forza e allo scettro; allora tutto -riponevasi nella religione, oggi tutto nella dottrina, -sino a ridurre la scienza del governo ad abilità, l'educazione -a istruzione; sino a misurare la prosperità -dalle maggiori spese del governo e l'incivilimento dal -numero delle scuole; quand'anche a proporzione di -queste aumentino i delinquenti, i pazzi, gli esposti, i -suicidi. -</p> - -<p> -In fondo a tutti i fatti v'è un mistero: l'origine loro, -la loro destinazione; giacchè li vediamo andare, e non -sappiamo perchè. Questo mistero allora rispettavasi, -come il medico applica il chinino alle febbri senza -sapere di queste o di quello l'essenza. Sottentrata poi -l'indagine, più non si potè arrestarsi; che cos'è il papa? -il re? la proprietà? la famiglia? perchè i comandanti e -gli obbedienti? perchè i ricchi e i poveri? perchè il -bene e il male? -</p> - -<p> -Ne deriva la presunzione, la quale non solo beffa -opinioni che più non sono le sue, ma non vuol tampoco -<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> -dubitare che un giorno anche il suo senno possa -venire chiamato a scrutinio da qualche futura infallibilità. -Eppure, per poco che uno sia vissuto, dovrebbe -ricordarsi quanto i giudizj nelle stesse materie e sulle -identiche persone s'invertirono in questi otto anni<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>, -e perciò accettare i sentimenti d'altre età, almeno -quale spiegazione di atti che altrimenti mancano di -significato. -</p> - -<p> -Al ferreo medioevo sottentrò un tempo che, per -contrapposto, fu intitolato secol d'oro. Ma l'Italia -quanto vi dovette patire, e fra quante vergogne abjettarsi, -fin alla suprema di perdere la nazionalità! Certo -il medioevo non subì papi quali Alessandro VI e Clemente -VII; non abusi della vittoria così avvilenti come -il sacco di Roma; non ribaldi così calcolanti come il -Valentino; non maestri quali il Machiavelli; nè principi -che violassero la morale non solo impunemente, -ma quasi con vanto; nè leghe assassine come quella -contro Venezia, nè paci sozze come quelle di Cambrai -e di Castel Cambrese. Eppure si fa astrazione dai nomi -del Medeghino, del Leyva, di Carlo V, per proporre all'invidia -il secolo di Rafaello e dell'Ariosto. Perchè non -fare altrettanto, non dico affine di encomiare, ma affine -di conoscere il medioevo? -</p> - -<p> -Anche il nostro secolo si presenterà all'avvenire -co' suoi miliardi di debito e milioni di soldati, per -attestare che unicamente la forza egli seppe surrogare -a idee e ad istituzioni abbattute; coll'incertezza di tutte -le opinioni; con un tarantismo di brame, di prove, di -sforzi; colla smania del bene senza coscienza per discernerlo -dal male; colla perpetua surrogazione dell'intelletto -alla coscienza, del fatto al diritto; con quell'inettitudine -alla carità, per cui fra la nazione più ricca -<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> -di denari e d'istituzioni si vedono migliaja di poveri -morire ogni anno di pura fame: per cui ai cuori impetuosi -invasi dalla noja, esasperati dall'ingiustizia, non -sa largire che lo scherno finchè vivi, e compassione -dopo suicidi: per cui le inclinazioni perverse diede a -punire alla polizia, invece di industriarsi a raddrizzarle, -e moltiplicò tante prigioni quanti v'erano conventi, prigioni -di condanna, di prevenzione, di correzione, fin -d'osservazione, e birri e gendarmi e vigili e guardie -e ferri duri e durissimi, e disopra di tutto il carnefice -a tutelare la sicurezza pubblica e salvare la civiltà. -</p> - -<p> -Eppure chi negherà i meravigliosi suoi avanzamenti? -e non dico solo questa dominazione assicurata -sopra il mondo fisico coll'applicazione di stupende scoperte; -ma questo rispetto all'uomo, quest'acquisto di -dignità, questa diffusione degli agi, delle dottrine, della -ragione? -</p> - -<p> -Pari tolleranza usiamola anche per trasformarci -ne' tempi passati, quant'è necessario a intendere un -diverso incivilimento. Certo l'età delle incalzantisi rivoluzioni -a fatica comprenderà quella delle lente evoluzioni: -ma ha torto di rinfacciarle solo gli sconci e -il bene che non compì; guardar solo al lato triviale -delle cose grandi e al debole delle potenti. Chi il Coliseo -di Roma trovi rinfiancato d'informi contrafforti, li -befferà o riproverà, se non rifletta che altrimenti la -mirabil mole sarebbesi sfasciata. Cura perpetua della -Chiesa fu il sostituire l'autorità alla forza. Se non riuscì -a rintuzzar le spade, è sua la colpa? e la tacceremo di -usurpatrice se in mano dei soli studiosi d'allora traeva -i giudizj, strappandoli alle sanguinose e ladre dei baroni? -Avendo a fare con uomini, e non potendo annichilare -il passato, essa, sprovvista di forze materiali, si -contentava di collocarvi accanto qualche cosa che il -correggesse. Sussisteva la schiavitù? e la Chiesa istituisce -<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> -le feste, in cui anche il servo riposi, e l'asilo dove -rifugga, e lo riceve agli ordini monastici e agli ordini -sacri, mediante i quali si pareggia al padrone, e può -divenire capo del mondo. Le fiere pel santo, i mercati -attorno al santuario, sono l'unico commercio possibile -fra tante prepotenze. Le croci e i tabernacoli sui crocicchi -offrono un ricovero al viandante contro alle intemperie -e ai masnadieri, e gli servono d'indirizzo, -come le lanterne che vi si accendono. Apre i monasteri -agli sgomenti d'anime sfiduciate della propria forza, -all'espansione di bisognose d'isolarsi col loro Creatore, -all'indignazione di disingannate della felicità, alla violenza -di inacerbite dalla nequizia, alla prostrazione di -logorate d'ogni speranza. -</p> - -<p> -Diversi i sentimenti, doveano essere diverse le scritture. -Oltre mancare della carta e della stampa, non si -aveano tanti ozj da mascherare coll'occupazione da -tavolino, nè si credeva che il mondo potesse governarsi -colla penna, quando non sapeano maneggiarla -Teodorico, Carlomagno, Federico Barbarossa, personaggi -sì grandi. Noi beffiamo la loro ignoranza delle -scienze mondane; non potrebbero essi deridere la -nostra ignoranza di teologia? noi credere che i nostri -studj siano più utili; essi chiederci se v'ha cosa di -maggior conto che la salute dell'anima? Pochissimi -scriveano la storia, e questa per la congregazione, per -la città, per la famiglia propria; noi, tutti politica, empiamo -le gazzette colla nascita, la salute, i viaggi dei re, -coi pensamenti de' magnati, coi preparativi di guerre, -cogli affari altrui, con ciò che fanno, dovriano fare o -avrebber dovuto fare i ministri e i re: allora si occupavano -di ciò che al popolo concerneva; ad una carestia, -ad un allagamento, a un'irruzione di cavallette davano -l'importanza che noi oggi alla nomina d'un maresciallo -o d'un consigliere; la fondazione d'un convento, cioè -<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> -d'una repubblichetta nella quale ogni plebeo potea trovare -asilo e virtù e primato, era tenuta in conto quanto -oggi gli atti d'un'accademia e le conferenze di due -plenipotenti: oscure virtù d'un benefico, penitenze d'un -eremita, pie fondazioni, credeansi degne dello stile -istorico, non meno che oggi le parlate che mai non -furono dette, le descrizioni di battaglie non viste, e -le teoriche umanitarie. Non dirò che que' cronisti -avessero dottrina maggiore dei gazzettieri d'oggi: pure -a quelli si ricorre con tanto frutto, quanto si disimpara -da questi, perchè non proponeansi d'ingannare; -e leggendoli si ha da indovinare cosa volessero dire -quando oscuri, illusi o passionati, ma non supporre -dicessero quel che non pensavano o sentivano. -</p> - -<p> -Poi, parliamo di lettere e scienze? il poema nazionale -d'Italia in quai tempi fu concepito? e il maggior -filosofo suo e teologo a qual secolo diede il nome? e -il libro più letto dopo la Bibbia quando fu composto? -Parliamo di belle arti? il medioevo seppe creare un -ordine nuovo; vanto conteso alla moderna sterilità. -Parliamo d'opere pubbliche? basta girare gli occhi per -vedere in ogni luogo coltivazione, canali, palazzi, cattedrali, -dovuti a quei secoli. Parliamo di libertà del pensiero? -non v'è opinione per avanzata, infino al comunismo, -che non siasi dibattuta ne' concilj, i quali allora -proferivano decisioni su dottrine, su cui in appresso si -proferirono sentenze capitali; le fondamentali quistioni -della filosofia e della teologia v'erano agitate con un'attualità -piena di persuasione e di scienza: se non che -ogni età ha le sue forme, nè è ancora dimostrato quali -siano le migliori. -</p> - -<p> -Che se gli stranieri, i quali ingrandirono coll'uscire -dal medioevo, per nazionale pregiudizio lo avversano, -pel pregiudizio stesso parrebbe dovesse prediligerlo -l'Italia, la cui civiltà vi fu somma non solo, ma unica; -<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> -«quando (dice lo straniero istorico delle nostre repubbliche) -Tedeschi, Francesi, Inglesi, Spagnuoli aveano -privilegi municipali, capi feudali, monarchi da dover -difendere; ma soli gl'italiani avevano una patria, e lo -sentivano; aveano rialzato la natura umana degradata, -dando a tutti gli uomini dei diritti come uomini, e non -come privilegiati; primi aveano studiato la teoria dei -governi, e agli altri popoli offerto modelli d'istituzioni -liberali; restituito al mondo la filosofia, l'eloquenza, la -poesia, la storia, l'architettura, la pittura, la musica, -facendosi istruttori dell'Europa; e a pena si potrebbe -nominare una scienza, un'arte, una cognizione, di cui -non abbiano insegnato gli elementi ai popoli che poi -li sorpassarono: e quest'universalità di cognizioni avea -raffinato l'ingegno, il gusto, le maniere; pulitezza che -restò loro anche molto dopo ch'ebbero perduto tutti -gli altri vantaggi, come l'eleganza e il garbo sopravvissero -all'antica dignità che n'era Stato il fondamento». -</p> - -<p> -La grandezza politica dell'Italia non equiparò i vantaggi -che essa recò all'incivilimento del mondo, nè i -grandi suoi ingegni maturarono frutti politici: ma non -sono prediletto tema a declamazioni sentimentali Genova -e Venezia, capolavori del medioevo? E se strazj -sì lunghi e variati non hanno ancora gittato la patria -nostra nell'avvilimento, è dovuto forse più ch'altro agli -avanzi delle istituzioni del medioevo e al sistema comunale; -e quando essa testè si eresse tutta insieme ad una -sublime aspirazione, il fece evocando le idee e le forme -del medioevo. -</p> - -<p> -Se non che la quistione restò fra noi complicata dal -principato terreno, che la Chiesa assunse, non già per -essenza sua, ma condottavi da contingenze deplorabili; -e quando, soccombendo dappertutto le repubbliche ai -principati, anch'essa più non potè appoggiarsi a' popoli, -e dovette cercar posto fra i re, allora le toccò -<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> -la sua parte dell'odio serbato ai Governi; e vi fu chi -ebbe l'arte d'inasprirlo per distornarlo da altri oggetti: -rimase esposta all'esagerazione di opposti partiti; e -grandi scrittori d'Italia si chiarirono avversi, non tanto -ad essa, quanto ad alcun papa: e in conseguenza, da -Dante, dal Petrarca, dal Machiavelli si attinse colla -prima educazione avversione e disprezzo pei papi; la -turba pedissequa fece eco: oggi stesso i dettatori ci -intimano che <i>bisogna</i> pensare coi nostri classici. Vero -modo di progredire! Ma quelli almeno erano leali, e -ci presentano gli errori col contorno delle virtù: poi, -altrettanti scrittori nostri diverso giudizio portarono -sui poteri in contrasto, o almeno spogli da quell'acrimonia -esotica contro ciò che avea formato la grandezza -del nostro paese, e che ancora gli dava l'unico primato -lasciatogli dal trionfo di coloro, per cui campeggiavano -i sostenitori della <i>libertà del principato</i>. -</p> - -<p> -E dell'Italia specialmente crediamo rimanga inintelligibile -e sterile la storia quando la si guardi come una -nazione unica, guidata dai principi, i quali la lasciano -occuparsi regolarmente de' mestieri e delle lettere. -Questo tipo, acconcio a popoli la cui vita consiste nella -vita dei loro re, manca di verità fra noi: il che, se -nuoce alla compagine artistica, schiude però uno spettacolo -più vario ed animato a chi sappia elevarsi fin là, -dove si può non solo abbracciare il movimento politico -e le operazioni materiali, ma esaminare sentimenti e -raziocinj, lo sviluppo poetico e religioso insieme col -teorico, collo scientifico e coll'industriale, unificando -sentimenti, dottrina, attività. -</p> - -<p> -E noi, con questo discorso che non a tutti parrà fuor -di proposito, vogliamo soltanto inferire che importa -osservare il medioevo, non con irriflessivo dileggio o -cieca venerazione, ma con meditabonda serietà; non -con iraconda preoccupazione, ma con amorevole -<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> -coscienza; non con santocchieria angustiante, ma con -franca e larga indagine; riferendosi all'opportunità -de' tempi, anzichè misurare tutto col metro odierno; -non repudiando il bene per gl'inconvenienti che l'accompagnano; -non rampognando un buon fatto perchè -poteva esser migliore, a somiglianza di que' frivoli che -accusano i monaci d'avere distrutto alcuni libri antichi, -senza tener conto che tutti quelli che abbiamo ci furono -conservati da essi. -</p> - -<p> -I lettori vulgari, incapaci di altro vero fuor quello -che corre pei caffè o sui giornali, e che s'impennano -ad ogni coraggiosa manifestazione di un ponderato -sentimento, ci apporranno alcuno di que' nomi, che -sono condanne codarde e stolte perchè vaghe e quindi -irreparabili; e il meno sarà il dire che noi ribramiamo -le istituzioni del medioevo. Spiegare non è lodare, e -noi abbiamo detto e ripetuto che non se n'ha nulla a -desiderare, forse poco ad imitare, ma moltissimo ad -apprendere; e non poco anche a dilettarsi, se il vedere -uomini operanti ciascuno coll'attività propria, obbedienti -ma per devozione, soffrenti ma per propria colpa -e come un'espiazione, alletta più che non il volteggiare -d'una coorte al comando d'un colonnello; o il compassato -procedere d'una società di pupilli e di petizionanti, -o il forbottarsi d'una caterva di scrittori, intenti a illudersi, -a piacersi, a stracciarsi a vicenda. -</p> - -<p> -Attruppandoci con cotesti, ci saremmo potuti ripromettere -morbidi trionfi: eppure sin nel fervore della -gioventù preferimmo affrontare pregiudizj, allora profondamente -radicati; molti brani sanguinosi lasciammo -a quelle spine, ma forse alcune ne strappammo. L'aggravata -età e la sbaldanzita esperienza non ci fan pentire -di quel sentiero, e lo ricalcheremo come italiani, -come cattolici, come indipendenti, che sottomettendosi -ai supremi dogmi sociali e morali, respingono il -<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> -despotismo e uffiziale e vulgare; disposti ai medesimi -patimenti, e confidando non sieno indarno. -</p> - -<p> -Perocchè, lontani dal fare idillj del medioevo italiano, -nessuna delle piaghe sue dissimuleremo, procurando -riescano a scuola ed emenda de' presenti; se non altro, -chiariremo che la felicità vagheggiata non si godette -in nessun tempo; che il carattere di sapienza, di accordo, -di bellezza, cui il mondo aspira, e la convivenza -amorevole, regolata, robusta, non sono a cercar nel -passato; che, se è progresso il crescere in dose e -l'estendersi in ispazio la libertà e la dignità dell'uomo, -si progredì sempre verso il meglio; che, essendo legge -della società e di tutto ciò che ad essa appartiene, il -passare per successioni e rinnovazioni continue, il -medioevo fu il valico da un passato non più possibile -a un avvenire non possibile ancora, onde riteneva moltissimi -vizj di quello, di questo non possedeva ancora -le virtù; che, in quella serie di emancipazioni lente, -tergiversate, dolorose, è di conforto efficace il contemplar -la fatica de' padri; che l'età nostra è dunque migliore -delle passate, ma sarà superata dalle future: dal -che trarremo pazienza a sopportare i mali inevitabili, -fiducia nel credere al meglio, perseveranza a cooperare -coi nostri fratelli per ottenerlo. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap59">CAPITOLO LIX. -<span class="smaller">Odoacre. Teodorico goto. Ultimo fiore delle lettere latine -con Cassiodoro e Boezio.</span></h2> -</div> - -<p> -Fin qui parlando dell'Italia parlavamo del mondo -intero civile, di cui essa era il capo: ora il cessare dell'impero -d'Occidente lascia Costantinopoli alla testa -<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> -dell'antica civiltà romana. L'impero non avea cangiato -d'essenza, e conservava le leggi, la gerarchia, lo spirito, -il nome; solo perdeva sempre maggior numero -di provincie, concentrava a Costantinopoli l'amministrazione -dell'altre. L'Italia però non solo cessava -d'esser capo degli altri paesi, giacchè, a tacere i più -remoti, di là dell'Alpi Marittime dominavano i Visigoti -nella Gallia meridionale e fin nella Spagna; di là dalle -Cozie e nella Savoja s'erano assisi i Borgognoni; i -Franchi nella restante Gallia; gli Alemanni nella bassa -Germania: ma perdeva anche l'indipendenza, e come -campo indifeso, i Barbari, vogliosi di bottino, d'imprese, -di patria più fortunata, venivano a correrla, -spogliarla, conquistarla, lasciandola poi per altre prede, -sinchè alcuni vi fermarono stanza. -</p> - -<p> -Tutta Germania, cioè dall'Adriatico al Baltico e dalle -foci del Reno a quelle del Danubio, era in movimento: -per vendetta o per amor di conquista, di guadagno, -d'imprese, i capibanda menavano di qua di là i loro -fedeli, senz'altro sentimento che della propria forza, -abbattendo le istituzioni ammirate, non provvedendo a -sostituirne: i vanti della maestà romana, le finezze -dell'amministrazione soccombevano: solo coloni e -schiavi proseguivano in egual modo le fatiche, poco -badando per qual padrone sudassero; e i sacerdoti, -pregando, istruendo, mitigando, mostravano il flagello -di Dio nella caduta del passato, e procuravano ammansare -i nuovi oppressori. -</p> - -<p> -Uno di questi apostoli della carità abitava presso -Vienna sul Danubio, venerato per santità dai paesani, -visitato da personaggi; e la cortesia de' suoi modi e -la purezza del parlare latino il facevano supporre di -buona nascita, quantunque e' lo celasse. Lo chiamavano -Severino, e pareva che Dio ve l'avesse collocato -a edificazione degli invasori che per di là irrompevano -<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> -sull'Italia; molti ne convertì, altri ammansò; schermì -i fedeli, consolò i desolati. Quando Odoacre menava -bande ragunaticcie a difesa degl'imbelli successori di -Costantino, passando da quelle parti volle vedere quel -pio, e modestamente in arnese entrò nella cella di lui, -così bassa, che dovette star chino. L'anacoreta, ragionatogli -d'iddio e dell'anima, — Tu passi in Italia (soggiunse) -vestito di povere lane; ma poco andrà che sarai -arbitro delle più elevate fortune<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>. -</p> - -<p> -Questa leggenda sul limitare de' nuovi tempi sia un -preludio delle molte che v'incontreremo; potendo lo -scettico deridere e il critico repudiare, ma non lo storico -tacere fatti, che dai contemporanei furono creduti, -e di cui sentiremo l'efficacia, il più delle volte -benefica. Chi conosce la potenza delle anime dolci e -meditabonde sopra i caratteri vigorosi, esiterà a credere -che le parole del pio romito di Vienna abbiano -mitigato il feroce Odoacre, e risparmiato qualche dolore -ai nostri padri? -</p> - -<p> -Col suo valore e con quest'augurio venne Odoacre a -procacciar sua ventura in Italia; e senz'altro che voltare -contro degl'imperatori le armi da questi assoldate, -dissipò quella scena dove si riproduceano le immagini -e le denominazioni antiche, combinate coi dolori presenti -e colla fantasia di nuovi. Perocchè già era un -pezzo che l'Impero veniva preseduto da Barbari; -anche soppresso il titolo supremo, non tralasciò di -raccogliersi il senato, rappresentanza civile sotto a -<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> -quella militare; si nominavano i consoli; nessun magistrato -regio o municipale fu spostato; il prefetto del -pretorio continuò co' suoi dipendenti ad amministrare -l'Italia e riscuoterne i tributi: Odoacre potea dirsi uno -de' tanti, che stranieri occuparono il trono di Roma: -se non che nè imperatore intitolossi, nè forse re<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>: -non pretese primazia sugli altri regni; anzi lasciava qui -proclamare le leggi emanate dall'imperatore d'Oriente, -dal quale invocò invano il titolo di patrizio d'Italia. -</p> - -<p> -Rimase dunque come un esercito in mezzo a un popolo -civile; come uno di que' governi militari, di cui -neppure a tempi più civili mancò la ruina. Colla labarda -propria e de' venderecci compagni schermì Italia -da nuovi invasori: per assodare la propria autorità e -punire gli assassini di Giulio Nepote, sottomise la Dalmazia: -per mantenere libera comunicazione fra l'Italia -e l'Illiria osteggiò i Rugi, piantati sul Danubio ove ora -dicesi Austria e Moravia; e abbandonando quelle terre -a chi le volesse, menò prigioniero in Italia Feleteo, -ultimo re loro, e molta gente. Ad Eurico, re de' Visigoti, -confermò la porzione di Gallia che aveva occupata -sotto Giulio Nepote, aggiungendovi l'Alvernia e la Provenza -meridionale; e strinse alleanza con lui e con -Unnerico re de' Vandali, da cui ottenne la Sicilia mediante -annuo tributo. Tuttochè ariano, rispettò i vescovi -e sacerdoti cattolici, vietò al clero di vendere i beni, -acciocchè la divozione dei fedeli non fosse messa a -nuovo contributo per riprovvedernelo. Ma era un conquistatore; -e guai ai vinti! Già prima, scarsissima cura -adoperavasi ai campi, sì per la sterminata ampiezza -<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> -dei possessi, sì perchè le largizioni imperiali mettevano -sui mercati il grano ad un prezzo, col quale non poteva -concorrere l'industria privata: e al modo che usa -ancora nella campagna di Roma, su gl'immensi poderi -lasciati sodi educavansi branchi di pecore, a guardia -di pochi schiavi. Gl'invasori, rubando questi e quelle, -lasciavano deserto e fame; nelle regioni più fiorenti -a pena si scontravano uomini<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>; la plebe, avvezza -a vivere coi donativi del pubblico o dei patroni, periti -questi, dismessi quelli, basiva in lunga inedia o -migrava. -</p> - -<p> -Odoacre spartì un terzo dei terreni a' suoi seguaci; -ma non che ripopolassero il paese e coltivassero le sodaglie, -come alcuno sognò, avranno da prepotenti snidato -i nostri. Nè gl'italiani potevano quetarsi al nuovo -stato, come si fa ad una stabile miseria: giacchè, mancando -ogni accordo nazionale, e reggendosi unicamente -sulla forza, poteano prevedere che poco durerebbe quel -dominio, e che a nuovi Barbari frutterebbero i terreni -che si disselvatichissero. -</p> - -<p> -E così fu. Perocchè i Greci non si rassegnavano a -perdere quest'Italia, culla dell'impero; e mentre aveano -fatto sì poco per conservarla, adesso la sommoveano -con brighe secrete o aperte guerre, che le toglievano -pace senza darle libertà. L'Impero col restringersi era -cresciuto di forza, e in Oriente non si trovava esposto -all'arbitrio soldatesco come già l'occidentale: non turbato -da memorie repubblicane, o da ambizioni di famiglie -antiche, o dall'opposizione d'un clero robusto, -nè d'un senato memore d'antica potenza, nè da ordinamenti -municipali; ma costituito in regolare dominio, -e con una metropoli ben munita e stupendamente -<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> -collocata, poteva godere quella quiete del despotismo, -ch'è il ristoro, sebbene infelicissimo, delle nazioni -corrotte. -</p> - -<p> -Ma di rimpatto lo agitavano dentro, sia intrighi di -palazzo, sia il farnetico delle dispute religiose, nelle -quali parteggiavano gli stessi imperatori or favorendo, -or anche inventando eresie, e per esse trascurando gli -affari. Il popolo di Costantinopoli, tra garriti teologici, -tra le chiassose gare pei combattenti del circo, tra le -frivolezze d'un lusso spendiosissimo, abbandonava ogni -esercizio d'armi, sicchè bisognava affidar la difesa a -capitani barbari, i quali, profittando della disciplina, -ultimo merito che perdessero gli eserciti romani, prevalevano -agli altri Barbari osteggianti l'Impero. -</p> - -<p> -Tra quei capitani, serviva all'imperatore Zenone -l'ostrogoto Teodorico, discendente in decimo grado -da Augis, uno degli Ansi o semidei de' Goti. Questa -nazione, recuperata l'indipendenza al cadere di Attila, -e piantatasi nella Pannonia, promise pace all'Impero, -purchè le tributasse trecento libbre d'oro. Siccome -statico fu dato Teodorico, giovane figlio del re Teodemiro, -il quale crebbe in Costantinopoli alternando gli -esercizj di corpo proprj della sua gente colla conversazione -colta de' Greci, e in quel centro del mondo -civile affinò lo spirito nelle arti del governare e negli -scaltrimenti della politica. Succeduto al padre <span class="sidenote">(475)</span>, gli fu -dall'imperatore assegnata la Dacia Ripense e la Mesia -inferiore, acciocchè vi collocasse i suoi Ostrogoti in -posto da potere più facilmente accorrere in ajuto dell'Impero. -Di fatto Teodorico li menò contro i nemici -interni ed esterni dell'imperatore, il quale gli prodigò -i gradi di patrizio e di console, statua equestre, -nome di figlio, capitananza de' soldati palatini, migliaja -di libbre d'oro e d'argento, e gli promise una moglie -di puro sangue e di laute ricchezze. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> -</p> - -<p> -Sintomi di paura più che d'affetto; e come avviene -di cotesti liberatori militari, Teodorico divenne minaccioso -all'Impero che difendeva, e l'obbligò a vergognose -concessioni. Ma più alto levava egli le mire; e -volendo terger la taccia appostagli dai compatrioti, di -piacersi soverchiamente negli ozj cortigiani, si presentò -a Zenone <span class="sidenote">(486)</span>, e — L'Italia e Roma, retaggio vostro, giaciono -preda del barbaro Odoacre. Consentite ch'io -vada a snidarnelo. O cadremo nell'impresa, e voi resterete -sollevato dal nostro peso; o ci riuscirà, e mi -lascerete governar quella parte che avrò al vostro imperio -recuperata». -</p> - -<p> -Qual partito meglio di questo potea piacere a Zenone? -All'annunzio d'un'impresa diretta da tal capitano, -accorsero in folla gli Ostrogoti, che nel colmo -della vernata, con bestiami, salmerie, mulini da macinare, -con donne, vecchi, fanciulli, impaccio per la -guerra, eppur necessarj a chi cercava non una conquista -ma una patria<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>, per settecento miglia si volsero -<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> -all'alpi Giulie, pretessendo alla loro invasione il -nome romano. Quanti avanzi di altre orde scontravano -per via, gli arrolavano seco, come una valanga che -rotolando ingrossa; e tal turba formavano, che nell'Epiro -in una sola azione perdettero duemila carri. -</p> - -<p> -Odoacre tentò sviare quella piena sollecitando contr'essa -Bulgari, Gepidi, Sarmati, accampati fra i deserti -della già popolosa Dacia; indi alle ultime spiagge dell'Adriatico -la affrontò: ma <i>benchè prevalesse di numero</i>, -e comandasse a <i>molti re</i> <span class="sidenote">(490)</span>, fu battuto sull'Isonzo -presso le rovine d'Aquileja. Allora dall'Alpi accorsero -i Borgognoni, non per alleanza o nimistà, ma per rubare, -e assediarono Teodorico in Pavia: egli chiamò -di Gallia i Visigoti, e liberato per opera loro, scese a -giornata risolutiva con Odoacre nel piano di Verona. -L'eroe ostrogoto si era fatto dalla madre e dalla sorella -ornare con ricche vesti, di lor mano tessute: mescolata -la battaglia, già i Goti disordinavansi in fuga, quando -essa madre, affrontandoli e rimbrottandone la viltà, li -spinse alla riscossa e alla vittoria. Odoacre cercò un -ultimo scampo in Ravenna, inespugnabile pel mare e -per le fortificazioni, e donde, col favore del popolo o -de' malcontenti, sbucò più volte a mettere a nuovo repentaglio -la fortuna del vincitore, che alfine accampato -<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> -nella Pineta, strinse Ravenna d'assedio. Durati per tre -anni tutti gli orrori della fame, Odoacre, per interposto -del vescovo, patteggiò, salva la vita e diviso il comando: -ma poscia alquanti mesi, Teodorico mentì la parola <span class="sidenote">(493)</span>, e -a mensa ospitale l'uccise, fe scannare i mercenarj che -avevano abbattuto il trono d'Augustolo, e, al solito, -accusò il tradito di tradimento. -</p> - -<p> -Alla fortuna di lui si sottomise Italia dall'Alpi allo -Stretto; vandali ambasciatori gli rassegnarono la Sicilia; -popolo e senato l'accolsero qual liberatore — consueta -lusinga degli Italiani. -</p> - -<p> -L'ambigua convenzione coll'imperatore lasciava dubbio -se Teodorico avesse a tenere il bel paese come -vassallo o come alleato. Mandò a richiedere le gioje -della corona che Odoacre avea spedite a Costantinopoli; -e Anastasio, nuovo imperatore, concedendole, -parve investirlo del regno. Ma se l'ambizione imperiale -lo poteva considerare come luogotenente, egli sentivasi -padrone, e da padrone reggeva l'Italia. Però sulle -prime volle tenersi amici gl'imperatori onorandoli di -epigrafi, lasciando l'impronta loro sulle monete, e scriveva -a questi: — Nello Stato vostro appresi come governare -i Romani con giustizia; non durino separati i -due imperi; una volta uniti, eguale volontà, egual pensiero -li governi»<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>. Ma Anastasio s'accorse che erano -<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> -mostre, e che l'Italia era perduta per l'Impero: laonde -a osteggiare Teodorico spedì nella Dacia il prode Sabiniano -con diecimila Romani e molti Bulgari; e poichè -li vide sbaragliati in riva al Margo, indispettito mandò -ducento navi e ottomila uomini che saccheggiarono le -coste di Puglia e di Calabria; e rovinato Taranto e il -commercio, superbi di indecorosa vittoria, recarono -piratesche spoglie al despoto di Bisanzio. Teodorico -con mille legni sottili tolse agl'imperatori la voglia di -più molestarlo; eppure non negò loro il titolo di padre -e fin di sovrano<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a>, consentiva ad Anastasio la preminenza -che egli stesso esigeva dagli altri re, e di concerto -con esso eleggeva il console per l'Occidente, -come costumavasi durante l'Impero. -</p> - -<p> -I Rugi, gente fierissima, ai quali avea dato a custodire -Pavia mentr'egli osteggiava Odoacre, furono ammansati -dal santo vescovo Epifanio: ma poi Federico -lor re si avversò a Teodorico, e ne restò disfatto e -morto. Duranti quelle guerre stesse i Borgognoni -aveano devastato ancora la Liguria (sotto il qual nome -van pure il Piemonte, il Monferrato, il Milanese), moltissimi -abitanti menandone prigioni di là dall'Alpi, lasciando -le campagne spopolate. -</p> - -<p> -Teodorico in prospere guerre estese il dominio anche -sulla Rezia, il Norico, la Dalmazia, la Pannonia; ebbe -tributarj i Bavari, in protezione gli Alemanni; domò i -Gepidi, piantatisi fra le ruine del Sirmio; dispose in -opportune colonie Svevi, Eruli ed altri che chiesero di -vivere sotto le sue leggi; e come tutore del nipote regolando -i Visigoti di Spagna, ebbe riunite, dopo separazione -lunghissima, le due frazioni dei Goti, che così -dai monti Macedoni fin a Gibilterra, dalla Sicilia fin al -<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> -Danubio occupavano i migliori paesi dell'antico impero -occidentale. -</p> - -<p> -I principi circostanti avevano tremato pei recenti -lor regni; ma quando videro Teodorico frenare la -propria ambizione, e nella vigoria della giovinezza -riporre la spada vincitrice, tolsero a guardarlo con -fiduciale rispetto, e cercarne l'amicizia e la parentela; -e ad insinuazione di lui presero qualche modo di pacifico -e civile ordinamento. Egli mandò donativi ai re -Franchi; da altri ricevette cavalli ed armi: un principe -scandinavo spodestato a lui rifuggiva, e fin gli estremi -Estonj gli tributavano l'ambra del Baltico. -</p> - -<p> -Quanto all'Italia, Teodorico cominciò il regno come -gli altri Barbari, col dividere a' suoi un terzo dei terreni -conquistati, sopra i quali si stanziarono con titoli -d'ospiti e con fatti da padroni. Aveva decretato la cittadinanza -romana, vale a dire la piena libertà a quelli -che l'avevano favorito nella conquista; mentre ai fedeli -ad Odoacre tolse di poter testare nè disporre dei loro -beni. Epifanio, vescovo di Pavia, si condusse intercessore -per questi a Ravenna, con Lorenzo, vescovo di -Milano; e Teodorico gli esaudì, solo alcuni capi eccettuando; -poi disse ad Epifanio: — Vedete in che desolazione -giace l'Italia, spopolata dai Borgognoni. Io voglio -riscattarli; nè trovo vescovo più atto a ciò. Andate, ed -avrete il denaro occorrente». -</p> - -<p> -Epifanio dunque, con Vittore vescovo di Torino, fu -a Lione, e da Gundebaldo re ottenne il rilascio de' prigionieri, -pagando riscatto sol per quelli presi colle -armi. Al fausto annunzio della liberazione, per tutta -Gallia si commossero i tanti soffrenti; quattrocento in -un giorno partirono da Lione; seimila furono restituiti -senza riscatto; Godegisilo, re di Ginevra, concesse altrettanto -ad Ennodio; la carità de' Galli sovveniva alla -povertà italiana; e il papa ebbe a ringraziare i vescovi -<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> -di Lione e d'Arles pe' sussidj da loro mandati in Italia: -Epifanio ripassò le Alpi nel più bello e più inusato -trionfo, non conducendo schiavi, come soleano i re, -ma gente da lui redenta; e accolto dappertutto fra benedizioni, -coronò l'opera coll'impetrare che Teodorico -ripristinasse i tornati nei beni perduti<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>. A quest'uopo -traversava il Po, allora impaludato in estesissimo letto, -e obbligato a giacersi la notte fra quelle pestifere esalazioni, -fu preso da gravissima malattia; oppresso dalla -quale si presentò a Teodorico, e ottenuta la grazia, -volle rivedere il suo gregge, fra il quale appena giunto, -morì. -</p> - -<p> -Ma gl'italiani come stavano sotto Teodorico? Il popolo -risponde, Pessimamente, e nel nome di Goto -compendia ogni barbarie, ogni ignoranza, ogni avvilimento -della vita e del pensiero. I dotti vollero figurarlo -principe desiderabile anche all'età nostra, e il regno -suo un de' più giocondi o dei meno dolorosi all'Italia. -Opinioni entrambe eccessive. I meriti di Teodorico -sono esaltati nel panegirico che Ennodio recitò in -presenza di lui per ringraziarlo o mansuefarlo; e nelle -lettere di Cassiodoro, che, a nome di esso, con barbara -eleganza stese decreti pomposi, magnificando il principe, -e il bello ubbidirgli, e il fiore ch'e' recava ai sudditi, -e la grata benevolenza di questi. Fonti sospette. -</p> - -<p> -Merito suo certo è l'avere procurato alla penisola -trentatre anni di pace, gran ristoro anche sotto tristo -reggimento: ma non sa di storia chi si figura che i -Goti od altri Barbari accettassero come pari la gente -italiana. Lingua, consuetudini, credenze, li teneano -distinti: il Goto, tutt'armi, insultava le oziose scuole -letterarie; di rimpatto l'imbelle Romano, nel misero -orgoglio del tempo passato, intitolava barbaro il suo -<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> -padrone: e sebbene questi adottasse alcun uso del -vinto e professasse desiderio di fondersi insieme<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>, -al fatto repugnava l'indole di quei governi. Che se la -storia degnasse guardare ai vinti, registrato avrebbe -le sanguinose proteste che fecero a volta a volta contro -i conquistatori<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a>. I tributi furono conservati quali -sotto i Romani, cioè enormi, ed occasione d'abuso ai -magistrati: v'erano soggetti al pari i terreni de' Romani -e de' Goti, neppure eccettuati quelli del re. L'amministrazione -municipale restò ai natii, ma il re nominava -i decurioni; magistrati paesani che giudicavano dei -loro concittadini, curavano la polizia, compartivano e -riscotevano le imposizioni, dal prefetto del pretorio -assegnate a ciascuna comunità<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a>. Sette consolari, -tre correttori, cinque presidi reggevano le quindici regioni -d'Italia, colle forme della romana giurisdizione: -un duca fu posto alle provincie di confine, ch'erano -state munite contro nuovi attacchi. -</p> - -<p> -I Romani in materie civili appellavansi al vicario di -Roma, e al prefetto della città nelle otto provincie della -bassa Italia, dai quali davasi ancora appello al prefetto -<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> -del pretorio, e da ultimo al re in persona: viluppo di -brighe e di spese. -</p> - -<p> -Conserviamo una serie di brevetti di nomina (<i>formulæ</i>), -ove a ciascun eletto si spiegano gli uffizj suoi, -esortandolo a ben adempirli; ma la luce che ne potremmo -derivare è adombrata dai fiori retorici di Cassiodoro -che li stese: bastano però ad attestare che -brevi duravano gl'impieghi, e dagli alti si passava agli -inferiori, con iscapito della buona amministrazione. -</p> - -<p> -Unico legislatore sembra il re, senza le assemblee -nazionali, comuni fra i Germanici. Un consiglio di -Stato sedente a Ravenna discuteva gli atti di suprema -autorità, che poi erano comunicati al senato di Roma. -Questo corpo degenere poteva invanirsi allorchè il re -gli mandava i suoi decreti, compilati in forma di senatoconsulti, -e gli scriveva: — Auguriamo che il genio -della libertà riguardi, o padri coscritti, la vostra assemblea -con occhio benevolo»; ma in effetto non gli rimaneva -che a far complimenti e a dire di sì. -</p> - -<p> -Ma dove i precedenti conquistatori aveano portato -solo ira e distruzione, poi n'erano fuggiti, quasi spaventati -dal fantasma dell'Impero che avevano assassinato, -Teodorico vide poter assumere uffizio più glorioso -e piacente, e farsi considerar successore degli Augusti, -conservando gli ordini antichi, e cercando introdurli -fra la sua gente. A tal uopo non potea che valersi di -nostrali, ed ebbe il senno e la fortuna di sceglier -bene, e il merito di non temer gl'ingegni superiori. -A Laberio conferì la prefettura del pretorio, malgrado -la fedeltà mostrata verso Odoacre; tenne amico Simmaco, -grande erudito pel suo tempo; Cassiodoro e -Boezio, ultimi scrittori romani, posti in grandissimo -stato, contribuirono non poco a mascherare il regno -di un Barbaro agli occhi dei contemporanei e dei -posteri. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> -</p> - -<p> -Costoro opera fu l'<i>Editto</i> che Teodorico pubblicò, -per rimediare alle moltissime querele arrivategli contro -coloro che nelle provincie conculcavano le leggi. Fondasi -esso sulla ragione romana, sottoponendo a questa -anche i suoi Goti, nell'intento di dilatare fra loro la -civiltà latina, di cui conosceva il pregio, senza però ridurli -a dividere con altri il privilegio dell'armi e quei -che ne erano conseguenti: che se le nuove disposizioni -obbligavano tutti, sussisteva però il diritto di -ciascuna nazione, i Goti col gotico, col romano i Romani -regolandosi, eccetto i casi distintamente indicati. -In fatto quelle leggi versano quasi solo su ragione -criminale, negligendo la civile: lo che non potrebbe -ragionevolmente imputarsi a trascuranza in governo -ordinato com'era quello di Teodorico, ma sì all'aver -egli imposto norme a ciò che direttamente concerneva -lo Stato, senza intromettersi del diritto privato de' due -popoli<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a>. Nel poco che riguardano il civile sono -dedotte principalmente dalle <i>Sentenze</i> di Paolo, manuale -pratico di quei tempi: se non che il compilatore -parlando in voce propria, trasforma e sfigura i passi, -e nell'arbitraria distribuzione li distrae dal vero significato. -Ai cencinquantaquattro paragrafi, dodici ne -soggiunse poi Atalarico, criminali e di procedura. Notevole -cosa, che la peggiore raccolta di leggi romane -sotto i Barbari siasi fatta in Italia. -</p> - -<p> -Traverso all'ambizioso moralizzare del legislatore e -alle declamazioni di Cassiodoro trapela come il rispetto -alle leggi romane fosse o una maschera del conquistatore, -o patriotica illusione del compilatore: del resto si -riducono a istantanee provvigioni, indicanti il buon -<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> -volere del re, non attitudine o potenza di farle eseguire, -non concetti generali, non larghi intenti. Comanda giustizia -pronta non precipitosa, senza badare a grado o -nascita de' contendenti; esecra i rapportatori e le migliaja -di curiosi<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a>, de' quali valevansi gl'imperatori -piuttosto a turbar la pace privata codiando gli andamenti, -che a tutelare la pubblica sicurezza; desidera il -popolo agiato, nutrito nelle carestie. Diresti il regno -della felicità: ma la storia ci fa vedere come a spie -desse fede Teodorico, sino a danno de' suoi più cari; -trovasse ragione di crescere i tributi la migliorata agricoltura, -punendo così l'industria<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a>; i deboli fossero -costretti invocare contro dei prepotenti il braccio militare -de' Sajoni; l'avarizia dei magistrati e il favore -corrompessero la giustizia; considerati come delitti -frequenti, e perciò minacciati con nuove pene, l'invasione -violenta, l'omicidio, l'adulterio, la poligamia, il -concubinato, la frode di rescritti surrettizj, le donazioni -estorte con minaccie, il perpetuarsi delle liti per sempre -nuove appellazioni<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a>. Un anonimo contemporaneo -asserisce che poteansi lasciar dischiuse le porte, -e denaro ne' campi: ma le lettere stesse di Cassiodoro -rivelano e violenze e furti non radi; — buon avvertimento -a riscontrare le lodi dei principi coi fatti. -</p> - -<p> -Trai delitti, la fellonia è punita di morte e confisca; -il caporibelli e il calunniatore, bruciati vivi; morte a -maghi, a Pagani, a violatori delle tombe, a rapitori di -donna o fanciulla libera, al falsificatore di carte o di -pesi, al giudice venale, all'involatore di bestie; bandito -<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> -chi abusa dell'autorità o depone il falso; l'accusatore -si esponga a sostener la pena che sarebbe tocca al reo, -se questo si scolpi. Ma ai Goti non era consueto il guidrigildo, -cioè lo scontar i delitti a denaro, e l'omicidio -punivasi con pene corporali al modo romano: il che -dovea fare men dura la sorte dei vinti, perchè meno -sproporzionata. -</p> - -<p> -Salvo queste disposizioni comuni, i Goti conservavansi -superiori e distinti dai Romani, sottoposti a un -grafione o conte che, al modo germanico, in guerra li -capitanava, in pace decideva dei loro litigi; associandosi -un giurisperito romano qualora con un Romano -si discutesse<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a>. -</p> - -<p> -Durava dunque l'organamento antico, ma vi sovrastava -un governo militare, siccome ne' paesi che ora -si pongono in istato d'assedio. Soli Goti portavano le -armi; e Teodorico ne congratula i Romani come d'un -bel privilegio, mentre era un sospettoso disarmo dei -nostri, e una consuetudine generale de' Barbari, il cui -nome stesso nazionale (Germano vale uom di guerra) -indicava che la pienezza dei diritti spettava solo all'armato. -Nel dolce clima d'Italia moltiplicaronsi i Goti a -segno, da poter fra breve mettere in piedi ducentomila -guerrieri, obbligati a servigio non per soldo, ma per -le terre ad essi distribuite. E la penisola perseverava -su piede di guerra; e al primo bando accorrevano i -Goti per far guardia al re, presidiare la frontiera o -marciar contro i nemici, provvisti d'arme e vettovaglie -<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> -dal prefetto al pretorio. Anche di buona marina fu -munita la costa, comprando abeti da tutt'Italia e massime -dalle boscose rive del Po, sgombri dalle fratte -pescatorie il Mincio, l'Oglio, il Serchio, l'Arno, il Tevere, -perchè ne scendessero il legname e le barche<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a>. -</p> - -<p> -Senza credere che il nome di Goti significhi buoni<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a>, -alcuni fatti attestano la vigorosa loro disciplina, non -esigua virtù in bande armate. Allorchè Teodorico vinse -i Greci al Margo, nessuno de' suoi stese un dito alle -ricche spoglie dei vinti, perchè egli non diede il -segno del saccheggio. Più tardi Totila, presa Napoli, -non solo la campò dalle violenze che il feroce diritto -della guerra consente fin alle genti civili, ma fece distribuire -agli assediati il vitto in misura, che non nocesse -dopo il lungo digiuno<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a>. La lingua gotica era già -stata scritta, se non altro per tradurre i Vangeli, ma -non era coltivata; e in latino pubblicavansi le leggi e -le epistole, valendosi di segretarj romani, e lasciando -che i legati spiegassero la cosa nel vulgare natìo<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a>. -Teodorico medesimo non sapea sottoscrivere se non -scorrendo colla penna negli incavi di una lastrina d'oro: -eppure dilettavasi di ragionamenti istruttivi<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a>, fece -attentamente educare le sue figliuole, e volle anche -favorire le lettere e le arti. Ma qui, come nel resto, -<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> -appare il contrasto fra le abitudini nazionali e il proposito -d'imitazione; perocchè egli interdisse ai Goti -gli studj come corruttori, mentre li promoveva fra i -Romani. -</p> - -<p> -Aurelio Cassiodoro, nato a Scillace di famiglia benemerita, -conte delle cose private e delle sacre largizioni -di Odoacre, indi segretario di Teodorico, a nome di -questo e dei successori stese rescritti ed ordini, pubblicati -col titolo di Variarum libri XII. Nei cinque -primi raccolgonsi quelli a nome di Teodorico, seguono -due di diplomi per le varie cariche civili e militari; -poi tre delle epistole dei successori di Teodorico; infine -due di ordinanze, da Cassiodoro emanate come prefetto -al pretorio. Le durezze dello stile, la irremissibile gonfiezza, -l'ostentazione d'ingegno, di retorica, di erudizione, -non tolgono pregio a quell'unico monumento -della storia italica d'allora. Egli parla d'un archiatro -allora istituito; d'un professore di grammatica, uno di -retorica, uno di legge<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a>, che dettavano in Campidoglio: -ed Ennodio loda le scuole milanesi prosperanti -sotto Teodorico, e gli eccellenti ingegni di Liguria, pei -quali correa proverbio<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a> qui nascere ancora i Tullj. -</p> - -<p> -Severino Boezio, nato a Roma da padre che avea -sostenuto primarie dignità, dai dieci ai ventott'anni -studiò in Atene, ove tradusse opere di Tolomeo, Nicomaco, -Euclide, Platone, Archimede, Aristotele. I suoi -commenti su questo rimasero canoni nel medio evo<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a>, -e diffusero tra noi la cognizione delle opere dello Stagirita, -del cui metodo si valse egli per trattare dell'unità -e trinità divina. Pari in elevatezza di pensiero a -qualsivoglia filosofo, vi unisce il sentimento cristiano; -<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> -e sebbene la ridondanza e l'enfasi degli ultimi Latini -guastino il suo stile, sorvola in questo ad ogni -contemporaneo. -</p> - -<p> -Gli è inferiore Ennodio, vescovo di Pavia, che stese -esortazioni scolastiche ed altre a modo delle antiche -declamazioni; poi alquante lettere di materie ecclesiastiche, -la vita di sant'Epifanio<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a> e di sant'Antonio -Lerinese, un gonfio e bujo panegirico di Teodorico, -<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> -oltre alquanti epitafj ed epigrammi. Quando Boezio fu -fatto console, esso gli scriveva: — Mi congratulo dell'onore -a te conferito, e ne ringrazio Dio, non perchè -sii sopra gli altri sollevato, ma perchè il meriti. Nè -questo consolato è concesso agl'illustri natali: chi per -quelli soli l'ottenesse, sarebbe indegno di succedere al -grande Scipione, essendo ricompensa degli avi, non sua. -<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> -Più che alla gentile tua prosapia, era dovuto alle tue -doti. Qui non sangue sparso, non soggiogate provincie, -non popoli ridotti in servitù e trascinati dietro al carro -trionfale, sciagurato preludio in una carica volta tutta -a conservazione dei popoli, non a loro distruzione. Ora -che profonda pace gode Roma, divenuta anch'essa guiderdone -e premio al coraggio dei nostri vincitori, di -altra natura virtù si domandano ne' consoli suoi». -</p> - -<p> -Così alla mente del vescovo italiano ricorrono le -glorie passate; se ne consola colle nuove destinazioni, -e mitiga con sentimento cristiano la fierezza dell'antica -gloria. -</p> - -<p> -Sui Benefizj di Cristo lasciò un poema Rustico -Elpidio, medico di Teodorico. Di Cornelio Massimiano -etrusco (che allora equivaleva ad italiano) restano idillj, -donde raccogliamo ch'egli erasi educato agli esercizj -ginnastici e all'eloquenza, e forse fu uno degli ambasciadori -spediti da Teodorico ad Anastasio imperatore -quand'era in pratica di farsi riconoscere re d'Italia. A -Costantinopoli s'invaghì d'una fanciulla, ed essendo ben -in là negli anni, ne provò le sciagure, che deplora a -lungo nella sua egloga <i>De incommodis senectutis</i>. Fra -troppi vizj, ha immagini sì graziose e passi tanto consoni -agli antichi, che lungo tempo furono le sue egloghe -attribuite a Cornelio Gallo, amico di Virgilio. -</p> - -<p> -Egli è posto fra' dodici <i>poeti scolastici</i>, di cui restano -specie di difficili sfide, come ventiquattro epitafj -per Cicerone, dodici espressi con tre distici, altrettanti -con due; variazioni sul tema del <i>Mantua me genuit</i>; -dodici altri per Virgilio in altrettanti distici; gli argomenti -de' canti dell'<i>Eneide</i>, ciascuno da diverso poeta, -in cinque versi; dodici esametri sui giuochi di ventura -(<i>De ratione tabulæ</i>); dodici coppie di distici sul levare -del sole; dodici da quattro distici sulle quattro stagioni, -secondo quel di Ovidio <i>Verque novum flabat</i>; dodici -<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> -sopra un fiume gelato: freddure artifiziate. Questi poeti -sono Asclepiadio, Asmeno, Basilio, Euforbo, Eustenio, -Ilasio, Giuliano, Massimiliano, Palladio, Pompeo, Vitale, -Vomano. -</p> - -<p> -Aratore, probabilmente milanese e addetto al fôro, -venne deputato dai Dálmati a Teodorico; fu conte dei -domestici in corte d'Atalarico; infine, sciolto dalle -brighe civili, stette suddiacono della chiesa di Roma. -Tradusse in due libri d'esametri gli <i>Atti degli Apostoli</i>. -</p> - -<p> -Li supera Venanzio Fortunato, trevisano di Valdobiàdene, -che studiò a Ravenna grammatica ed arte -poetica<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a> senza curarsi di filosofia e di studj sacri. -Patendo degli occhi, e risanato dall'olio della lampada -che ardeva ad un altare di san Martino, per gratitudine -andò a venerarne la tomba a Tours, e accolto da -Sigeberto re de' Franchi, ne cantò epitalamj e lodi, poi -divenne confidente e limosiniere di Radegonda di Turingia -e vescovo di Poitiers. Scrisse sette vite di santi; -voltò in esametri quella di san Martino fatta da Sulpizio -Severo; inoltre lettere teologiche in prosa e ducenquarantanove -componimenti in vario metro per chiese -erette o dedicate, o a nome di Gregorio di Tours, o -dirizzate a questo o ad altre persone, poetando frivolo -per lo più e di color rosato, fra l'immensa serietà ed -<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> -importanza di quei tempi. Agli inni suoi non mancano -armonia e movimento: alla prosa fanno impaccio antitesi -e cadenze rimate. Quando Radegonda ottenne da -Giustino imperatore un pezzo della vera Croce, egli -compose il <i>Vexilla regis prodeunt</i> ed una elegia disposta -in forma di croce. -</p> - -<p> -Con queste gratuite e inamene difficoltà cercavasi -supplire all'eleganza e alla castigatezza: quindi gli anagrammi -ed altre ingegnose combinazioni; quindi ancora -l'uso della rima, già evidente in un epigramma di papa -Damaso, e che coll'armonia delle cadenze vellicava le -orecchie, dacchè s'erano divezze dal riconoscere il -tempo esatto di ciascuna sillaba; onde la poesia veniva -passo passo da metrica trasformandosi in ritmica. -</p> - -<p> -Eccettuando Marcellino, conte dell'Illirico, che stese -una cronaca da Valente al 534, sono a cercare fra il -clero i pochi e difettivi storici di quest'età. Jornandes -o Giordano, goto di nascita, segretario d'un re alano, -poi forse vescovo di Ravenna sulla metà del secolo VI, -compendiò la storia de' Goti di Cassiodoro, parziale e -senza critica; da Floro estrasse una storia romana da -Romolo ad Augusto. Epifanio avvocato, ad istanza di -Cassiodoro, compendiò le storie ecclesiastiche di Socrate, -Sozomene e Teodoreto, che, aggiuntavi la continuazione -d'Eusebio fatta da Rufino, costituirono l'<i>Historia -tripartita</i> in dodici libri, manuale per la storia -ecclesiastica in Occidente. -</p> - -<p> -La musica doveva esser coltivata alla reggia di Teodorico -se Cassiodoro e Boezio ne scrissero: Clotario, -re de' Franchi, gli chiese un musico che col suono -accompagnasse il canto: a Gundebaldo mandò regalare -un orologio solare e uno a acqua. -</p> - -<p> -Le arti belle continuarono a decadere, ma Teodorico -istituì magistrati sopra il conservare i monumenti; e a -ristaurare gli edifizj pubblici destinò un architetto sperimentato, -<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> -annui ducento denari d'oro, e le dogane del -porto Lucrino, non ancora spopolato. Essendo in Como -rubata una statua di bronzo, promise cento soldi d'oro -a chi indicasse il ladro, lagnandosi che, mentr'egli -cercava nuovi ornamenti alla città, venissero a perdersi -gli antichi. Qui minaccia chi ruba il rame o il piombo -dai pubblici edifizj; là chi svia gli acquedotti; stipendiò -anche un Africano che pretendea saper scoprire le sorgenti: -tanto al falso s'appone chi ai Goti attribuisce la -rovina delle arti belle in Italia, cominciata assai prima, -compita assai dopo. Anche emulare gli antichi cercò -Teodorico con edifizj a Terracina, Spoleto, Napoli, -Pavia. A Ravenna, sua residenza in tempo di guerra<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a>, -alzò un palazzo e condusse acque, disagevole impresa -fra le paludi che la separano dalla collina: un altro -palazzo edificò presso il Bidente alle falde dell'Appennino: -un magnifico con portici in Verona, residenza -di pace, ove pure ristorò l'acquedotto a tutte sue spese, -e le mura: un altro ne eresse in Pavia, e terme e -anfiteatro; altrettanto presso i bagni di Abano. -</p> - -<p> -Quanto sia falso il chiamare gotico l'ordine che ha -per carattere il sesto acuto, appare da tali edifizj. Chi, -dopo essersi, nel monotono viaggio traverso alle paludi -Pontine, immalinconito al pensare che ventitre città e -ville di suntuosità voluttuosa sorgevano dove ora infesta -il deserto, sbocca alfine a ricrearsi nella vista del Mediterraneo, -incontra in poggio Terracina, popolosa e -lieta un tempo, ora squallida, malgrado le cure di -Pio VI. Era essa limite fra il dominio greco e il gotico, -e baluardo verso il mare: onde Teodorico ne munì il -<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> -ricinto, lungo le mura alzando torri alternamente quadrate -e tonde; poi a cavaliero della città pose una -fortezza o piuttosto un palazzo, che tuttavia si conserva, -e donde meravigliosamente spazia la veduta sul Lazio, -la Campania e il mare. Ma quelle e queste non diversificano -dallo stile della romana decadenza, nè v'ha -ombra di architettura puntuta. In Ravenna, un muro -che ora forma facciata al convento de' Francescani, e -che si suppone avanzo della reggia di Teodorico, nella -cattiva disposizione delle colonne alla parte superiore -e nelle proporzioni dell'arco, tiene del palazzo di Diocleziano -a Spalatro. Così la chiesa di Sant'Apollinare e -un battistero per gli Ariani, da Teodorico fabbricatevi, -arieggiano a quelli che al tempo stesso ergevansi a -Roma, con ornamenti che attestano la continuante -declinazione. -</p> - -<p> -Amalasunta pose a suo padre un mausoleo rotondo, -con una cupola, dalla quale sorgeano quattro colonne -sostenenti un vaso di porfido attorniato da dodici apostoli -di bronzo, entro cui riposava il re. Se la descrizione -non è favolosa, altro non potrebb'essere che -Santa Maria della Rotonda, la quale ad ogni modo -sorse tra il fine del V e il principio del VI secolo. Nella -distribuzione generale vi sono conservate le buone tradizioni -antiche; piano semplice, elevazione di qualche -magnificenza: meravigliosa poi la cupola, formata d'un -pietrone di metri 10. 4 di diametro, m. 4. 5 dalla -base al vertice, m. 1. 14 di grossezza, talchè il masso, -qual fu tratto dalla cava, aveva la solidità di almeno -metri cubi 495, e pesava 1287 mila chilogrammi: e se, -come pare, fu scarpellato prima di trasportarlo dalle -cave dell'Istria, aveva ancora il volume di 109 metri -cubi e il peso di 283 mila chilogrammi; eppure fu alzato -a 13 metri, prova di singolare abilità meccanica<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a>. -<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> -Infelicemente vi sono disposte le decorazioni, di pesante -e sgraziato taglio, nè proporzionate fra sè o col -tutto; riparti non ben calcolati, profili delle porte dissonanti -dal resto; modiglioni irregolarmente distribuiti; -piedritti che, invece d'imposta, reggono una mal eseguita -cornice. -</p> - -<p> -I peccati dell'architettura del suo tempo conosceva -e additava Cassiodoro: altezza smodata, gracili colonne, -superflui ornamenti<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a>, che sono sì i difetti dello -stile gotico, ma non l'essenza sua. Somiglievoli forme -presenta una medaglia ov'è effigiato il palazzo di Teodorico, -con archi voltati sopra esili colonne, ma in -tondo. Non era dunque un genere gotico, ma un deterioramento -dell'antico gusto: e non ispeciale de' Goti, -perocchè anche nel pittoresco ponte sul Teverone, a -tre miglia di Roma, ricostruito dal greco Narsete il 565, -alla solidità è sacrificata la bellezza<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a>. Nè d'introdurre -uno stile nuovo sarebbesi brigato Teodorico, che -mostrava o affettava tanto rispetto alla civiltà latina. -Condottosi a Roma, non finiva d'ammirarne i capolavori, -il Campidoglio, il Foro Trajano, i teatri di Pompeo -e di Marcello, il Colosseo, stupendi anche dopo i guasti -<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> -del tempo e de' nemici; gli acquedotti, la via Appia, di -cui nove secoli non aveano ancora sconnesso i lastroni; -e l'Acqua Claudia che per trentotto miglia veniva dalle -montagne sabine fin alla sommità dell'Aventino. Non -era perduto il senso del bello e del grande quando -Cassiodoro descriveva con tanto esaltamento il fuoco -de' cavalli del Quirinale, la vacca di Mirone, gli elefanti -di bronzo della via Sacra. -</p> - -<p> -Teodorico vi fu accolto con uno splendore che rammentava -alla fantasia di un patrioto i trionfi degli -Augusti, a quella di un pio le magnificenze della vera -Gerusalemme. Nella sala della Palma d'oro potè ammirare -la nobiltà, il decoro, l'ordine della Curia romana, -distinta a seconda della dignità<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a>: e sfoggiò egli -stesso d'eloquenza, ottenendo applausi. Il grano della -Puglia, della Calabria, della Sicilia vi si distribuiva -ancora al popolo decimato, che poteva nel circo veder -le belve combattenti, o parteggiare pei Verdi e i Turchini, -e insuperbire allorchè il goto conquistatore ammirava -le magnificenze e le portentose comodità, le -statue rapite ai vinti e salvate dai vincitori. A quel popolo -Teodorico assegnò ventimila moggia di grano -ogn'anno, ponendone memoria in bronzo; ristabilì le -strade romane che solcavano l'Italia; diede venticinquemila -tegoli ogn'anno per riparare i portici di Roma; -ordinò che i marmi dispersi fossero riuniti ai palagi da -cui erano svelti. -</p> - -<p> -Per riparare all'incolto spopolamento vi invitò i -Romani rifuggiti nel Norico, redense prigionieri, -trapiantò schiavi. Decio sanò le paludi Pontine; Spes -e Domizio quelle di Spoleto<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a>: e l'Italia potè avere -<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> -sì buon mercato di sue derrate<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a>, da mandarne sin -fuori. Ennodio chiama la Liguria genitrice di messe -umana, avvezza a numerosa progenie d'agricoltori<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a>: -intorno a Verona raccoglievasi il vino per la regia -mensa, e Cassiodoro non rifina di lodar questo liquore, -a cui nulla d'eguale può vantar la Grecia, sebbene -medichi i suoi vini con odori e marine misture<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a>. -Metalli e marmi cavavansi per conto del re, e una -miniera d'oro fu aperta nelle Calabrie<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a>. -</p> - -<p> -Teodorico, tutto che ariano, rispettò la credenza -cattolica; sua madre la professava, e molti illustri personaggi -vi si convertirono senza scapitare nella grazia -di lui; mentre un suo segretario avendo creduto ingrazianirsegli -col farsi ariano, fu da lui mandato a -morte, dicendo: — Non potrà esser fedele a me chi -<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> -fu infedele al suo Dio». Al papa e ai vescovi mostrò -rispetto e confidenza, valendosene nelle legazioni ai re -od all'imperatore: accoglieva le querele dei sacerdoti -contro i suoi ministri, e per loro mezzo soccorreva -ai calamitosi: contribuì millequaranta libbre d'argento -per rivestire la volta di San Pietro, cui regalò pure -due candelabri di settanta libbre d'argento: una patena -simile di sessanta diede a Cesario vescovo d'Arles, e -trecento monete d'oro. Disputandosi il papato Simmaco -e Lorenzo, dopo due anni di guerra civile fu -rimessa a Teodorico la decisione; ond'egli radunò un -concilio. E avendogli il vescovo di Milano rimostrato -che tal convocazione non era di sua spettanza, egli -asserì averne lettera del papa: e perchè quegli ne -dubitava, non esitò a porgliela sott'occhio<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a>. Vero -è che tenne sempre occhio e mano alle elezioni, dubitando -che i papi non favorissero a suo scapito gl'imperatori; -e pretendeva esercitare giurisdizione anche -sopra gli ecclesiastici, benchè la pena da infliggersi -rimettesse al vescovo. -</p> - -<p> -In tale o moderazione o indifferenza non perseverò -sino alla fine. Avendo l'imperatore Giustino tolto chiese, -cariche e libertà di culto agli Ariani nell'Impero orientale, -Teodorico gli spedì papa Giovanni <span class="sidenote">(523)</span> e vescovi e -senatori, minacciando pari intolleranza in Occidente. -Il papa non potè o non volle distogliere Giustino; onde -al ritorno fu messo in carcere e vi morì. Allora sgorgarono -gli odj, immortali ne' natii contro lo straniero, -e la paura invasò Teodorico; la paura punitrice degli -oppressori; la paura che consigliò tre quarti dei regj -delitti. Proibì dunque, pena la testa, agl'italiani ogni -altr'arma che il coltello per usi domestici; e popolo e -re si credettero a vicenda insidiati<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> -</p> - -<p> -Dicemmo come Boezio avesse meritato la confidenza -di Teodorico, che il nominò console, patrizio, da ultimo -maestro degli uffizj; e i due figliuoli, in tenera età, ne -elevò al consolato fra l'esultanza del popolo e le largizioni -del padre. Non ligio al principe che lo innalzava, -Boezio avea saputo frenarne talvolta gl'impeti e mitigarne -il rigore; impedir le rapine dei magistrati, e -lenire la condizione degli obbedienti<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a>. Non dimentico -però di sua nazione, mal soffriva di vederla a giogo -straniero, e più quando, aggravato dai sospetti, Albino -senatore fu accusato di sperare la libertà romana; e -Boezio dichiarò: — Se questo è delitto, io e tutto il -senato ne siamo in colpa». -</p> - -<p> -Teodorico, che vedeva colla sicurezza del suo dominio -mal combinarsi la conservazione del senato, involse -nell'accusa anche il proprio ministro; si citò una lettera -sottoscritta da lui e da Albino, che invitava l'imperatore -a redimere l'Italia; e in conseguenza Boezio -fu chiuso in una torre a Pavia, e il senato firmò il -decreto di confisca e di morte. Boezio esclamò: — Possa -in quel senato non trovarsi più alcuno reo del mio -stesso delitto»; e aspettando l'ora del supplizio, scrisse -<i>Della consolazione della filosofia</i>, dialogo in una prosa -talvolta aspra e barbara, mista di poesie molto migliori, -<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> -facili, ricche di gentili immagini, governate da una -mesta armonia<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a> e con nuove intrecciature di metri, -mostrando piena cognizione de' migliori antichi, e la -musa di Tibullo e la grandiloquenza di Tullio traendo -ad esprimere concetti cristiani. La Filosofia, apparendogli, -il consola col mostrargli che Dio governa il -mondo a disegni di eterna sapienza, inesplorabili al -debole mortale; mal dunque lamentarsi dell'incostanza -della fortuna, le cui mani altro non possono distribuire -che beni futili e perituri; anzi non potersi drittamente -chiamar mali quei che da Dio derivano, e la virtù sola -rendere felice. Chiude con varie quistioni sul caso e -sulla Provvidenza, e sul modo di conciliar questa coll'esistenza -del male; eclettico anzi che cattolico in questa -<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> -scabrosissima tra le quistioni. Ivi dice alla Filosofia: — Se -tu mi domandassi di qual misfatto io sia accusato, -dicono volli fosse salvo il senato; se cerchi in qual -modo, m'imputano d'aver distolto un delatore dal rivelare -al re la congiura ordita contro la sua persona per -ricuperare la libertà. Che far dunque, maestra mia? -che mi consigli? Negherò la colpa? oh come, se veramente -io desiderai sempre che il senato fosse salvo, -nè mai cesserò dal desiderarlo? Confessar dunque che -è vero, e negare d'aver rattenuto la spia? ma chiamerò -mai scelleranza l'aver desiderato la salute di quell'ordine? -Il quale, pei partiti che prese contro di me, ben -meritava che in altra stima io l'avessi: ma l'impudenza -di chi mentisce a se stesso non torrà mai che sia lodevole -e buono ciò che è tale per sua natura; ed io non -reputo lecito nè nascondere la verità negando ciò che -è, nè mentire confessando ciò che non è. Delle lettere -che dicono aver io scritte per isperanza di tornare in -libertà Roma, non farò parola; giacchè la falsità ne -sarebbe chiara quando m'avessero, come si dee, conceduto -di stare al confronto co' miei accusatori. Perciocchè, -qual libertà lice oggimai sperare? E volesse -Dio che alcuna sperar se ne potesse! Avrei risposto -come Cannio a Caligola, quando questi lo imputava -come consapevole d'una congiura: <i>Se l'avessi saputa -io, non l'avresti saputa tu»</i>. -</p> - -<p> -In fine, strettogli da una fune il capo sin quasi a -schizzarne gli occhi, Boezio fu finito a colpi di bastone <span class="sidenote">(524)</span>. -I suoi coevi lo compiansero come martire e santo: la -posterità non gli negherà la compassione che merita la -vittima di timida oppressione e di secreto processo. -Perchè l'illustre Simmaco, suo suocero, osò compiangerlo, -si temette volesse vendicarlo; onde cadde nuova -vittima <span class="sidenote">(525)</span> per calmare i sospetti di Teodorico. -</p> - -<p> -Ma non i rimorsi. Nella testa di un pesce imbanditogli, -<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> -il re credette ravvisare la minacciosa faccia di Simmaco, -e preso da ribrezzo, dopo tre giorni spirò <span class="sidenote">(526)</span> nel palazzo -di Ravenna; e la vendetta degli oppressi il perseguitò -oltre la tomba, dicendo essersi veduti i demonj strascinarlo -pel vulcano di Lipari all'inferno. Eppure la -posterità deve contarlo per uno dei migliori re barbari; -storia e poesia lo immortalarono; e s'egli avesse sortito -successori degni, poteva di due secoli avere anticipata -la rinnovazione dell'Impero e della civiltà. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap60">CAPITOLO LX. -<span class="smaller">Fine del regno ostrogoto. — Belisario. — Narsete. -Italia Liberata.</span></h2> -</div> - -<table class="ag" summary=""> - <tr> - <td colspan="4">I. <span class="smcap">Teodorico</span> 475-526</td> - </tr> - <tr> - <td style="width: 5%"> </td> <td class="bl"> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td style="width: 5%" class="blb"> </td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="2">Amalasunta m. di Eutarico</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td class="bl"> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td class="bl"> </td> <td style="width: 5%" class="blb"> </td> <td rowspan="2" class="middle">II. <span class="smcap">Atalarico</span> 526-534</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td class="bl"> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td class="blb"> </td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="2">Teodegota m. di Alarico</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td class="bl"> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="blb"> </td> <td rowspan="2" class="middle">Amalarico re de' Visigoti</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td class="bl"> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td class="blb"> </td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="2">Ostgota m. di Sigismondo</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td colspan="4">Amalafreda sua sorella m. di Trasamondo re de' Vandali</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td class="bl"> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td class="blb"> </td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="2">III. <span class="smcap">Teodato</span> 534-536</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td class="bl"> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td class="blb"> </td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="2">Amalaberga m. di Ermafrido turingio</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> -</table> - -<table class="gener" summary=""> - <tr> - <td colspan="2" class="center"><i>Re elettivi</i></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td class="rt">IV.</td> <td><span class="smcap">Vitige</span> 536-540.</td> - </tr> - <tr> - <td class="rt">V.</td> <td><span class="smcap">Ildebaldo</span> -541. </td> - </tr> - <tr> - <td class="rt">VI.</td> <td><span class="smcap">Erarico</span> 541. </td> - </tr> - <tr> - <td class="rt">VII.</td> <td><span class="smcap">Totila</span> -552. </td> - </tr> - <tr> - <td class="rt">VIII.</td> <td><span class="smcap">Teja</span> -553. </td> - </tr> -</table> - -<p class="pad2"> -Il regno di Teodorico comprendeva l'Italia; la Sicilia, -eccetto il capo Lilibeo; la Dalmazia; il Norico; gran -parte o tutta l'odierna Ungheria; le due Rezie, che or -sono il Tirolo e il canton de' Grigioni; la Svevia o bassa -Germania colle città d'Augusta, Costanza, Tubinga, -Ulma: nella Vindelicia aveva raccolto molti Alemanni; -<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> -sicchè confinava a settentrione col Danubio da Ratisbona -a Nicopoli, a maestro col Lech, col lago di Costanza e -coll'antica Elvezia: aggiungete la Provenza e il litorale -fino ai Pirenei, sottoposti a duchi da lui dipendenti, e -la maggior parte della penisola spagnuola. Parea dunque -il gotico dovesse prevalere agli sminuzzati dominj -di Barbari, e sostituirsi all'impero romano; eppure in -breve andò a fascio. -</p> - -<p> -Teodorico non avendo figli maschi, per continuare -la stirpe degli Amali chiamò di Spagna Eutarico Cillica <span class="sidenote">(515)</span>, -ultimo rampollo di quella, e sposatagli Amalasunta sua -figlia, il fece adottare coll'armi da Giustino imperatore, -e applaudire dal popolo con suntuosissimi spettacoli nel -circo, e caccie e giostre. Ma l'erede designato gli premorì; -e Teodorico, assicurato il regno dei Visigoti di -Spagna al nipote Amalarico, il proprio trasmise ad -Atalarico, nato da Amalasunta. Costei, bellissima, sperta -nel latino, nel greco, nel gotico, eppure senza ostentazione, -fedele ai secreti, sollecita d'imitare il padre e -ripararne i falli, assunse il governo come reggente, -notificando i suoi diritti all'imperatore, quasi a capo -supremo, e pregandolo a dimenticare i dissidj paterni<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a>; -al senato promise non disdire veruna domanda. -Ammiratrice dell'antica civiltà, bramava mutare -le costumanze dei Goti talmente che non si distinguessero -dai Romani; e tre ministri che avversavano quel -femminile despotismo, mandò a morte. Anche il figlio -educava sotto maestri romani e fra gente di lettere e -d'ingegno; e una volta coltolo in fallo, gli diè uno -schiaffo. Egli scappò piangendo, e mosse a indignazione -<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> -i signori goti, i quali si presentarono ad Amalasunta, -dicendole, A re guerriero non servire tanti pedagoghi; -Teodorico non sapea tampoco scrivere; come sarà -prode in campo uom che apprese a tremare sotto lo -staffile di un pedante? Anzi sorsero minacciosi, e le -tolsero di mano il re futuro per metterlo fra giovani -nazionali: dov'egli sguinzagliato si sciupò di modo, che -ne morì <span class="sidenote">(534)</span>. -</p> - -<p> -Non consentendosi dalle consuetudini gotiche il comando -a donna, Amalasunta lo fece attribuire a Teodato -suo cugino, in cui l'istruzione non aveva scemata -l'avarizia e la pusillanimità. Possessore di gran parte -della Toscana, cercava assicurarsela col cacciare i proprietarj -confinanti; poi assunto al trono, riuscì spregevole -a Romani e a Goti, inetto a finire le discordie -di questi, o a cattivarsi l'amore di quelli. Amalasunta, -non trovando in lui nè gratitudine nè rispetto, pensava -con quarantamila libbre d'oro cercare a Costantinopoli -riposo o vendetta: ma Teodato la prevenne, e chiusala -nell'isola di Bolsena, la mandò a morte. -</p> - -<p> -Imperava allora a Costantinopoli Giustiniano il legislatore, -che mostrò rare virtù, macchiate da vizj e debolezze: -favorì grandemente la religione, il degenerante -sapere e le arti belle; represse le correrie de' Barbari; -guerreggiò prosperamente Cosroe il Grande, re di Persia; -annichilando il regno de' Vandali richiamò all'impero -l'Africa e la Sardegna. Spiava egli l'occasione di recuperare -l'Italia, sollecitato dai nostri che aborrivano dal -dominio di stranieri e d'eretici; e volentieri assumendo -l'aspetto di vendicatore d'Amalasunta, destinò contro i -Goti Belisario, ch'era stato l'eroe della guerra persiana. -</p> - -<p> -Più che a' Pompej o agli Scipioni, patriotici generali, -somigliava costui ai condottieri del nostro medioevo, -poichè del proprio stipendiava differenti corpi, che -giuravano obbedire a lui, e che in lungo esercizio egli -<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> -indurava ai combattimenti. Con tal espediente venivano -ad opporsi Barbari a Barbari, e difendeasi l'Impero coi -fratelli di coloro che lo minacciavano. Celebrato appena -il suo trionfo sui Vandali, Belisario sbarcò in Sicilia -con ducento Unni, trecento Mauri, quattromila -confederati di cavalleria, tremila Isauri di fanteria, -oltre un corpo di sue guardie a cavallo. Sarebbe stato -un inetto sforzo contro ducentomila Ostrogoti in armi, -se questi, com'è destino dei padroni odiati, non avessero -dovuto vigilare il paese scontento: e Teodato in -fatti pensava meno a difendersi che a patteggiare; e -con Pietro, legato di Costantinopoli, stipulò, rassegnerebbe -ogni diritto sopra la Sicilia, manderebbe ogni -anno una corona di trecento libbre d'oro all'imperatore, -darebbe tremila Goti a suo servigio qualvolta richiesto, -non colpirebbe di morte o confisca alcun senatore -o sacerdote senza assenso dell'imperatore, al quale -pure ricorrerebbe per promuovere altri a patrizio o -senatore; agli spettacoli si acclamerebbe prima il nome -dell'imperatore, nè a Teodato si erigerebbero statue se -non alla sinistra della imperiale. -</p> - -<p> -Con tali proposizioni lo rimandò, e perchè avessero -maggior peso, costrinse papa Agapito a seguirlo a Costantinopoli -intercessore, minacciando far morire lui, -i senatori e le loro famiglie se non impetrassero la -pace; codardo coi forti, minaccioso coi deboli. Poi li -richiamò, ora disposto a ceder tutto, or persuaso che -l'umiliazione a nulla approderebbe: e poichè Pietro -l'assicurava che con ciò torrebbe a Giustiniano ogni -ragione di guerreggiarlo, — Tu sei filosofo (gli rispondeva); -studii in Platone, e ti recheresti a coscienza -d'ammazzar uomini in guerra, benchè tanti n'abbia -il mondo: ma Giustiniano, che vuol farla da magnanimo -imperatore, nulla ha che lo rattenga dal ripigliare -coll'armi le antiche ragioni dell'impero». -<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> -E conchiudeva: — Se non posso conservare il regno -senza guerra, vi rinunzio. A che sagrificherei la dolce -quiete per la pericolosa e difficile gloria del regnare? -m'abbia io poderi da trarne milleducento libbre d'oro, -e tengasi egli i Goti e l'Italia». Ma allorchè Mundo, -che conduceva un esercito greco per la Dalmazia, fu -sconfitto e ucciso dai Goti, Teodato rimbaldito più -non volle udire di patti e promesse. L'imperatore in -conseguenza rianima la guerra, riprende Salona e la -Dalmazia: Belisario, guadagnato Eurimondo, genero -del re che difendeva a Reggio lo sbarco in Italia, e -accolto nelle Calabrie come liberatore, assediò per -mare e per terra Napoli. Questa, difesa dai proprj -cittadini, timorosi sovrattutto di avervi guarnigione -barbara, così vigorosamente si sostenne, che Belisario -già pensava lasciarla, quando alcuno gli mostrò un acquedotto. -Pel quale penetrato nottetempo<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a>, vide la -città mandata a barbaro scempio, per quanto gridasse -a' suoi: — L'oro e l'argento a voi; ma risparmiate gli -abitanti, cristiani e supplichevoli». -</p> - -<p> -I Goti, vedendo il re inetto ad ogni atto e consiglio -vigoroso, lo dichiararono scaduto, e fuggiasco -l'uccisero; ed elevarono sullo scudo il prode generale -Vitige <span class="sidenote">(536)</span>, il quale, per annestarsi in alcun modo alla -stirpe degli Amali, sposò Matalasunta, sorella d'Atalarico. -Mentr'egli s'accinge a ravvivare il coraggio e -rinnovar le prodezze gotiche, Roma riceve Belisario, -esulta nel vedersi dopo sessant'anni sgombra da Barbari -e da Ariani, resta edificata dalla devozione che -Belisario mostra alle reliquie sante e alle gloriose memorie, -e proclama la liberazione, parola che in Italia -<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> -troppo spesso equivalse a mutazione di servaggio. Vitige, -ritentate invano nuove proposizioni di pace, e -chetati i Franchi col ceder loro quanto possedeva di -là dall'Alpi, riuscì a trarre insieme cencinquantamila -Goti<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a>, coi quali assediò il greco generale in Roma, -tagliando gli acquedotti, impedendo i mulini, adoprando -le migliori macchine. Belisario aveva appena -cinquemila combattenti; ma l'indomita sua operosità e -lo zelo dei cittadini vi suppliva, dopo avere sul Tevere -imbarcato per la Sicilia le bocche inutili. Dall'alto del -mausoleo d'Adriano, convertito in fortezza, sono rovesciati -sugli assalitori i preziosi fregi, le cornici ammirate, -le statue di Lisippo e di Prassitele: perisca l'arte, -ma la patria si salvi. -</p> - -<p> -Prodi e generosi entrambi i due campioni; ma l'uno -scarso di denaro e di forze, sostenuto solo di sterili -voti dagl'italiani; l'altro, contrariato da questi, vede -consumarsi l'esercito e il regno senza cascar di cuore. -Belisario, temendo non la fame inducesse i Romani a -capitolare con Vitige, e sospettando ve li spingesse -papa Silverio, il relegò in Oriente, dandogli successore -Vigilio, il quale con ducento libbre d'oro s'era acquistato -il favore d'Antonina, che comandava al marito -Belisario, comandata essa pure da Teodora, moglie e -padrona di Giustiniano. -</p> - -<p> -Qualche rinforzo giunto di Grecia ravviva il coraggio -dei veterani, che per fare una diversione assaltano le -città del Piceno, ed occupano anche Rimini, per tradimento -di Matalasunta moglie di Vitige, il quale fu costretto -allargar Roma, dopo perduti assaissimi de' suoi -per la mal'aria e per gl'incessanti combattimenti. Nè -<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> -però fiaccato, assedia Rimini, spedisce a sollecitare i -Persiani perchè assaliscano ad oriente l'Impero, e i -Franchi perchè si calino dalle Alpi. In effetto diecimila -Borgognoni unitisi alle truppe d'Uraja <span class="sidenote">(538)</span>, nipote di Vitige, -drizzarono sopra Milano. Quest'era la prima città -dell'Occidente dopo Roma per estensione, popolo e abbondanza; -e tollerando di mala voglia i Goti, il vescovo -Dazio con molti nobili (ἄνδρες δόκιμοι) era ito a Roma -dicendo: — Forniteci di qualche truppa e sbratteremo -la Liguria». Belisario mandò in fatti Mondila con mille -fanti, che bastarono perchè, levato popolo, i Goti fossero -respinti in Pavia, mentre anche Bergamo, Como, -Novara e altri luoghi acclamavano Giustiniano. Ma ecco -ai rivoltosi sopraggiungere Uraja, e stretta Milano di -tal fame che qualche madre mangiò i proprj nati, l'ebbe -a discrezione, e fattone scempio, la lasciò un mucchio -di pietre. Dazio riuscì a campare a Costantinopoli; i -capitani greci furono menati prigioni a Ravenna; e tutta -la Liguria tornò al dominio gotico, o piuttosto alle -bande ladre. -</p> - -<p> -Dalla vittoria e dal saccheggio invogliati, l'anno dopo -scesero per l'alpi della Savoja centomila Franchi pedoni, -che passato il Po senza contrasto de' Goti, presero -le mogli e i figli di questi, e ne fecero sagrifizio -alle loro divinità; poi raggiunto il campo gotico a Tortona, -ne cominciarono tal macello, che appena poterono -camparsi traversando il campo de' Romani. I Romani -se ne rallegravano, ma ecco i Franchi gettarsi anche -su loro, e devastar la Liguria, rovinare Genova, con -grave apprensione di Belisario non occupassero tutta -Italia. Essendo però venuti più ch'altro per saccheggiare, -pattuirono e se n'andarono. -</p> - -<p> -Vitige, ridotto in Ravenna, mandò a trattare con -Giustiniano, che, assalito da Cosroe verso oriente e qui -dai Franchi, gli consentì di conservare parte del dominio -<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> -pagando tributo: ma Belisario, sapendo che Ravenna -era agli estremi, dispettoso di vedersi strappare -la sicura vittoria, protestò voler menare Vitige prigioniero -a Costantinopoli. Allora i capi goti sollecitarono -Belisario a vendicarsi dell'imperatore pigliandosi la -gotica corona; e poichè egli mostrò accettarla, gli -apersero le porte. «Quando io vidi (dice Procopio) -entrar l'esercito in Ravenna, conobbi e certo fui che -nè per virtù nè per forza o quantità di uomini si compiono -le imprese, ma la man di Dio dispone secondo a -lui piace, senza che ostacolo tenga contro la sua volontà. -I Goti sorpassavano i Romani in numero e prodezza; -nessuna battaglia fu data dopo schiuse le porte -della città; nè i Goti aveano sott'occhio cosa che gli -atterrisse: eppure piegarono il collo al giogo imposto -da un pugno di persone, non temendone infamia. Le -donne, che avevano udito meraviglie della forza de' Romani, -quand'ebber visto il vero, andavano a sputacchiare -i loro mariti, rinfacciando la viltà ad essi, che -le tenevano chiuse nella casa e soggette a sì spregevoli -nemici». -</p> - -<p> -Tutti i Goti si sottoposero a Belisario, il quale non -accettò la rinnovatagli offerta della corona, o fosse -lealtà, o sentisse impossibile il mantenerla fra una -nazione divenuta sì presto decrepita, senza vigore, -senza unità. Questo gran generale, che diffonde un -lampo di luce sulla languida agonia dell'impero greco, -adorato dall'esercito, non esecrato dai nemici, casto -nel costume, cavallerescamente disinteressato, favorito -nelle imprese dalla virtù e dalla fortuna, fu continuo -zimbello alle brighe cortigianesche. Teodora, che, dal -postribolo elevata al talamo di Giustiniano, menava il -marito a sua voglia, e alzava o deprimeva altrui secondo -il capriccio o l'avarizia, per somiglianza di lubricità -favoriva Antonina, moglie di Belisario, e a costei -<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> -senno ne secondava o impediva le imprese. Ed egli o -non ne vedeva le turpitudini, o dovea dissimulare, costretto -persino a chiederle scusa qualvolta fu ardito di -rimproverarla. Bersagliato da lei e dagli invidiosi, Belisario -era messo da banda non appena cessasse d'essere -necessario; eppure al rinascer de' pericoli egli -tornava a mettere il suo valore a servigio degl'ingrati. -Anche nell'impresa d'Italia gli s'erano stentati i sussidj: -poi fu spedito qui l'eunuco Narsete, con autorità -bastante per impacciare le imprese di lui o dividerne -il merito: infine gli fu ordinato di abbandonar l'Italia, -superflua essendovi omai l'opera sua. Belisario, con -settemila prodi al suo stipendio, nerbo di quella guerra, -avrebbe potuto dire un no e sostenerlo; ma incapace -di disobbedire, anzi pur d'indignarsi al suo signore, -tornò prontamente a Costantinopoli colle spoglie, testimonj -del suo valore, e conducendo prigioniero Vitige, -che vi fu tenuto in cortese prigionia e intitolato patrizio; -e il fior de' giovani goti, che fu messo a servizio -dell'imperatore. -</p> - -<p> -Belisario avea lasciato l'esercito e il governo a undici -generali, i quali operando discordi, non erano riusciti -a ridurre al nulla i nemici, le cui reliquie eransi -ritirate dietro al Po, concentrandosi sopra Pavia alla -guida di Uraja <span class="sidenote">(540)</span>, per cui consiglio nominarono re il -prode Ildebaldo. A questo i soprusi de' Greci crebbero -fautori, e avute tutte le città alla sinistra del Po, colle -vittorie le saldò in devozione. Ma sua moglie, indispettita -dal maggiore sfarzo della moglie di Uraja, indusse -il marito a toglier dal mondo questo valoroso. Ne provarono -immenso disgusto i Goti; e il gepido Vila, guardia -del re, offeso perchè questi avesse maritata ad -altri la sua fidanzata, in un convito gli tagliò di netto -la testa. -</p> - -<p> -I Rugi, che coi Goti erano scesi in Italia, ma non -<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> -s'univano a quelli nè d'armi nè di nozze, vollero eleggere -Erarico; ma poco appresso i Goti l'uccisero <span class="sidenote">(541)</span>, e -nominarono Totila Baduilla, nipote d'Ildebaldo, e governatore -di Treviso. Accinto agli ultimi sforzi, egli -respinse i Greci da Verona; presso Faenza riportò -segnalata vittoria, poi nel Mugello; e avute Cesena, -Urbino, Montefeltro, Pietrapertusa e tutta la Toscana, -senza toccar Roma si spinse fino a bloccar Napoli. La -ebbe a patti e trattò coi riguardi di tempi civili, facendo -dispensare il cibo con misura, affinchè la voracità -non pregiudicasse agli estenuati; poi ne diroccò -le mura. Avendo un Goto della sua guardia violata una -fanciulla calabrese, per quanto i commilitoni allegassero -la costui valentìa, Totila il volle esemplarmente -punito, e i beni di esso donò all'oltraggiata. Ai Romani -che vi trovò, lasciò arbitrio di andarsene, scortati da -Goti, fino a Roma, e forniti di viveri e di somieri. Assoggettata -l'Italia meridionale, ripiegò sopra Roma, ed -accampò sui deliziosi colli di Tivoli. -</p> - -<p> -Fermo ed umano, destro nella ragion di Stato non -meno che nell'arte dei campi e degli assedj, temperante -nella sua condotta, spargeva proclami fra gli Italiani, -mostrando quanto avessero sofferto nei tre anni -del dominio greco: — Un imperatore cattolico ha rapito -il vostro papa, e lasciatolo morire in isola deserta; -undici tiranni fanno a chi peggio disonesti e smunga le -città; lo scriba Alessandro, ministro del fisco, è detto -psalliction, cioè forbici, per l'abilità sua nel tosare le -monete. Io invece perdono e quiete; voi proseguirete -i fruttiferi lavori, io vi difenderò coll'armi». Traeva -alle sue bandiere prigionieri, disertori e schiavi fuggiaschi; -restituì senza riscatto le mogli dei senatori -côlte in Campania; manteneva in disciplina l'esercito; -e una dietro l'altra recuperava le città, tosto smantellandole -per evitare gli assedj futuri. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> -</p> - -<p> -A Belisario, che nella domestica e cittadina servitù -scontava la gloria acquistata sul Tevere e sull'Eufrate, -dovette allora ricorrere la Corte bisantina, qui destinandolo, -a patto che armasse a proprie spese: tant'erasi -arricchito! Obbedì, e soldando quanti scapestrati -trovava, raccolse una flotta a Pola e la menò nel porto -di Ravenna, spargendo anch'egli manifesti e promesse; -ma scriveva a Giustiniano: — Senza uomini nè cavalli -nè armi nè denaro, è egli possibile condur la guerra? -Scorsi la Tracia e l'Illiria per far leva, e ben pochi -potei raccozzare, nudi d'armi, di coraggio, di sperienza. -Quelli che trovai qui non sanno che lamentarsi, -e tremano d'un nemico che spesso li sconfisse, e per -evitare gli scontri abbandonano armi e cavallo. Dall'Italia -non posso cavar denaro, dominandola i Goti; -sui guerrieri perdo autorità, perchè non posso pagarne -i soldi. Se basta che Belisario venga in Italia, ecco ci -sono; ma se volete vincere, altro ci vuole. Mandatemi -i miei soldati, e molti Unni e altri Barbari, e soprattutto -denaro». -</p> - -<p> -Mal esaudito, non potè impedire che Totila bloccasse -l'antica capitale dell'impero, dove tagliò gli acquedotti. Il -valoroso ed avaro Bessa che la difendea, speculava sulla -fame, spinta a tale, che un padre, raccoltisi attorno i -cinque figli chiedenti pane, s'avviò al Tevere, e con essi -gettossi al fiume in taciturna ed imitata disperazione. -</p> - -<p> -Papa Vigilio, dalla Sicilia dov'erasi ricoverato, mandò -molte navi cariche di grani, ma furono catturate dai -Goti coi Romani che le montavano. Il diacono Pelagio -venne a impetrar almeno tregua di pochi giorni; ma -Totila gli significò, di tre cose non gli parlasse: di -conservar le mura di Roma, colpa delle quali non -potea combattere i nemici all'aperta; di perdonare ai -Siciliani; di restituire gli schiavi romani arrolatisi tra -le sue file. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> -</p> - -<p> -Belisario, tenuto inerte dalla insufficienza di forze, -appena n'ebbe unite alquante, sbarcò al Porto Romano <span class="sidenote">(546)</span>, -e accampò sul Pincio, ma per veder presa Roma, cui -soltanto le suppliche dei sacerdoti e la clemenza di -Totila, che per la prima cosa andò a prostrarsi sulla -tomba degli Apostoli, salvarono dal macello e dal disonore. -A Bessa fu lasciato campo di fuggire. Rusticiana, -figlia di Simmaco e vedova di Boezio, che aveva -speso ogni aver suo per alleviare i mali di quell'assedio, -come esortatrice di abbattere le statue di Teodorico -sarebbe stata menata a strapazzo, se Totila non -avesse saputo rispettarne la virtù, e compatirne la vendetta. -Ai suoi egli ricordava come da ducentomila fossero -ridotti a picciol numero, e a poche miglia stesse -il nemico; nella presa di quella città vedessero il castigo -di Dio, e si guardassero dal provocarlo sopra di -sè: ai senatori convocati rinfacciò l'ingratitudine verso -Teodorico, ma si lasciò placare, e concesse anche a -loro perdono. Ma dovendo accorrere nella Lucania -contro i Greci, espulse i cittadini da Roma, e i senatori -menò ostaggi. -</p> - -<p> -Appena ne uscì, Belisario con un pugno di gente ricuperò -Roma, munì alla meglio con forza e palificate -il vasto recinto, in cui appena cinquecento abitanti vagavano; -onde, allorchè fra venticinque giorni Totila fu -di ritorno, tre volte il respinse sanguinosamente, e -l'avrebbe disfatto se intrighi di palazzo e dispute teologiche -e circensi non avessero mutato la politica di -Costantinopoli. -</p> - -<p> -— Se l'imperatore intende davvero salvarci, perchè -non manda esercito sufficiente?» diceano gli Italiani, -vedendo or trecento, or ottanta uomini capitare di -Grecia: nè Belisario comandò mai meglio di ottomila -uomini, ragunaticci e obbedienti a uffiziali emuli e indipendenti; -sicchè per cinque anni avea sparpagliato il -<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> -sapiente suo valore in lenta guerra e irresoluta. Poi -per procacciarsi denari doveva angariare i popoli, fin -al punto di moverli a ribellione; e poichè s'ebbe veduto -per non sua colpa sfrondare l'alloro, stanco di -udire le sfide baldanzose del nemico nè poterle ributtare, -chiese ed ottenne lo scambio. Gli applausi con -cui la plebe l'accolse nel tornare a Costantinopoli furongli -imputati a colpa; e pigliando di quei pretesti -che mai non mancano, fu spogliato dell'autorità, degli -onori, delle ricchezze; alcuno disse perfino accecato, -e che in miserabile vecchiaja andasse mendicando un -obolo dai popoli che aveva colla sua spada o salvati -o vinti. -</p> - -<p> -Totila riprese le perdute città e Roma stessa, vi -richiamò i senatori, raccolse viveri, e celebrò i giuochi, -diletto del popolo anche fra tante sciagure. Stese il -dominio fin al Danubio, saldandovi le fortezze erette -contro Gepidi e Longobardi; spogliò la Sicilia dei -metalli preziosi, dei grani, degli armenti; sottomise -Corsica e Sardegna <span class="sidenote">(548)</span>; con trecento galee insultò le coste -di Grecia, sbarcò a Corcira, giunse fino all'ammutolita -Dodona. -</p> - -<p> -Fra le vittorie continuava a proporre pace a Giustiniano: -ma questi, non che accettarla, affidò nuova -impresa all'eunuco Narsete. Educato al fuso e ai ginecei, -costui in corpo affralito avea serbata anima -vigorosa: imparò nel palazzo l'arte d'infingersi e di -persuadere; onde allorquando accostossi all'orecchio -di Giustiniano, il fece meravigliare coi virili suoi concetti, -e ne fu adoprato in ambascierie, poi in guerra, -tanto da parer degno di emulare Belisario. Seppe -ispirar terrore ai nemici, rispetto ai suoi, a segno -che un prode suo capitano, circonvenuto dai Franchi, -ricusò di fuggire, dicendo: — La morte è meno terribile -che l'aspetto di Narsete corrucciato». -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> -</p> - -<p> -Egli negò assumersi di liberar l'Italia se non con -forze sufficienti a garantire la dignità dell'Impero. Fornito -a denaro, nerbo d'ogni guerra, confermò gli antichi, -reclutò nuovi soldati; ebbe soccorsi dai Longobardi, -che allora vennero a fare il primo saggio dell'Italia, da -Eruli, Unni, Slavi ed altri Barbari, coi quali passò le -Alpi. Forse i Franchi aveano occupato Treviso, Padova, -Vicenza, giacchè è detto che ad essi domandò il passaggio, -e n'ebbe il no. Totila poi avea spedito Teja, -valoroso capitano, a difendere Verona, talchè per di là -era impossibile avanzarsi, nè facile varcar il Po quando -s'impaludava su tanta parte del Ferrarese. Ma Narsete -fece via lungo il litorale adriatico, con barche per far -ponti; e così pervenne a Ravenna e a Rimini. Sentendo -quanto breve potrebbe durare lo sforzo dell'Impero e -l'unione degli ausiliarj, affrettossi a una battaglia che -si combattè a Tagina (Lentagio) presso Nocera. Totila -apparve sul campo, vestito delle splendide armi che -allettano gli animi rozzi e fieri; e sventolando la purpurea -sua bandiera, galoppato tra le file, palleggiò un -lancione, l'afferrò colla destra, lo passò nella manca, -rovesciossi tutto indietro, poi si ricompose sulla sella, -caracollando in varii modi s'uno sbuffante puledro; messosi -poi da semplice soldato, combattè come eroe, ma -ferito a morte, non potè impedire che i suoi andassero -in piena rotta <span class="sidenote">(552)</span>. Giustiniano esultò ricevendo il gemmato -cappello e l'abito cruento del prode re dei Goti; e Narsete, -licenziati i Longobardi, ausiliarj più pericolosi -che i nemici, passò in Toscana e occupò Roma, che presa -per la quinta volta in quella guerra<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a>, e sommersa -<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> -da nembi e tremuoti, giunse all'ultimo della calamità. -</p> - -<p> -I Romani fuorusciti esultarono della liberata patria, -i senatori v'accorsero dalla Campania: ma che? le guarnigioni -gotiche li colsero in via e li trucidarono; ne -trucidarono i Barbari che militavano con Narsete; trecento -nobili giovani, che Totila avea scelti dalle città in -aspetto d'onore, ma in realtà come ostaggi, furono -scannati. Lo sterminio dei senatori cancellò quasi del -tutto quell'assemblea, che ai re stranieri era parsa -un concilio di numi. -</p> - -<p> -I Goti, non ancora disperando, diedero la corona a -Teja, che profuse per comprare l'alleanza dei Franchi, -i quali però voleano versar il sangue solo per la gloria -propria, cioè per i proprj furti: e sceso lungo l'Italia -disperatamente trucidando quanti Romani incontrava, -si sostenne due mesi presso Cuma. Perduta una battaglia, -i suoi Goti offersero a Narsete, giacchè Dio s'era -dichiarato per lui, li lasciasse andare dall'Italia; deporrebbero -le armi, solo portandosi il denaro che ciascuno -avea riposto ne' presidj. Il patto fu aggradito, ma poi -i Goti tornarono sull'armi; e Teja, abbandonato dalla -flotta, alle falde del Vesuvio avventavasi sopra i nemici -coi più prodi, deliberati a vender cara la vita; -combattè tutto il giorno, e quando il suo scudo era coperto -di lancie confittevi, lo cambiava. In quest'atto -scopertosi, restò trafitto <span class="sidenote">(553)</span>, e con esso perì il regno degli -Ostrogoti. -</p> - -<p> -Più d'un anno si sostennero le reliquie loro, e in -Lucca principalmente. Narsete fece condurre presso le -mura gli ostaggi datigli, e negando i cittadini d'arrendersi, -ordinò ai carnefici di colpirli. Ma nè questa finzione -nè il rilascio degli ostaggi li domò; e dovette -<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> -ancora oppugnarli molti mesi con d'ogni sorta macchine. -Anche Cuma, dove si teneva Aligerno, fratello -di Teja, si rese, e così Rimini e Pavia. Alcuni Goti -furono mandati in Oriente, altri rivalicarono le Alpi, -o, mutata la spada in marra, si confusero coi vinti in -Italia. -</p> - -<p> -I Goti aveano potuto dire a Belisario: — Nessuna -mutazione inducemmo nel governo degli imperatori; ai -Romani lasciammo le leggi, gl'impieghi civili, la religione»: -ma i nostri aborrivano i fiacchi successori di -Teodorico, che nè sapevano mantener pace, nè farsi -formidabili in guerra, e colle dissensioni religiose, o -col mescolarsi nell'elezione dei pontefici, s'erano resi -odiosi. Ora questa contrada, che non si può mai chiamar -bella senza aggiungervi infelice, guasta da barbari -e da civili, da oppressori e da liberatori, subì una nuova -servitù senza nemmanco il riposo: poichè, durante ancora -la guerra, nuovo flagello la percosse. L'ingordo -Leutari e l'ambizioso Bucellino fratelli, duchi dei Franchi, -assunsero in propria testa una spedizione in Italia <span class="sidenote">(553)</span>, -e con settantacinque mila Alemanni, ancor più barbari -dei Franchi, corsero fin al Sannio, devastando ogni -cosa: quivi spartitisi, Bucellino andò a guastare la -Campania, la Lucania e il Bruzio; Leutari la Puglia e -la Calabria, fin dove il mare gli arrestò. Più che la -guerra, le malattie cagionate da intemperanza li logorarono, -sicchè da se medesimi si strappavano a morsi -le carni: e la primavera che venne, Narsete potè sconfiggere -e uccidere Bucellino con tutti i suoi presso -Casilino, mentre quei di Leutari perivano sul Benaco, -presi da pauroso furore, che fu attribuito all'oltraggio -fatto alle cose sacre. -</p> - -<p> -Diciott'anni di lenta guerra, tra orde viventi di ruba, -micidiali ad amici e nemici, aveano sfinito l'Italia. -Nella quarta campagna, cinquantamila campagnuoli -<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> -perirono di fame nel Piceno; assai peggio nelle provincie -meridionali, ove beato chi trovasse ghiande; -qualche madre mangiò i proprj parti. Procopio vide -una capra porger le poppe ad un bambolo derelitto; -due donne, narra egli stesso, intorno a Rimini alloggiavano -viandanti per mangiarli, e fin diciassette ne -uccisero così: esagerazione che lascia argomentare del -vero. Fiera peste ne conseguì, e in tanto spopolamento -mancava sino il ristoro di Barbari qui accasatisi: e ai -gemiti dei popolani facevano insulto gli stravizj de' soldati, -alla cui insania, dice Agatia, non restava che di -barattare scudi e cimieri con vino e cetre. A queste -scuole imparava l'Italia cosa sieno le liberazioni degli -stranieri, ed avvezzavasi ad obbedire a questi o a quelli, -in arbitrio della forza. -</p> - -<p> -La patria nostra formò uno dei diciotto esarcati, tra -cui, dopo Giustiniano, fu ripartito l'impero romano; -Roma divenne secondaria a Ravenna, di dove Narsete -resse quindici anni dall'Alpi alla Calabria, cercando -porvi qualche ordine, ripopolare le città, fra cui Napoli, -dove papa Silverio accolse i fuorusciti delle arse circostanze. -</p> - -<p> -Ad istanza di Vigilio, <i>venerabile vescovo dell'antica -Roma</i>, Giustiniano diede una prammatica sanzione per -gli Occidentali in ventisette articoli, ove confermava gli -atti di Teodorico e del nipote, cancellando quanto la -forza ed il timore avessero estorto durante l'usurpazione -di Totila; nelle scuole e ne' tribunali introdusse -la sua giurisprudenza; assegnò stipendj a legisti, medici, -oratori, grammatici, reliquie dell'accademia romana; al -papa e al senato (parola destituita di senso) lasciò la -ispezione sui pesi e le misure. La giurisdizione civile -tornò a distinguere dalla militare, contro l'usanza dei -Barbari, e solo competente era il giudice civile, salvo -se i contendenti fossero persone di guerra. Conti nelle -<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> -varie città, superiori ai soldati non solo, ma a tutto il -municipio, giudicavano in prima istanza delle cause, le -quali per appello recavansi a Costantinopoli<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a>. Un -maestro dei soldati sostenea le veci del duca, e ad esso -obbedivano i tribuni o patroni, che erano presidenti -alle scuole delle arti, e giudici delle liti agitate fra i -membri di queste. Le scuole insieme formavano l'esercito: -chi non v'apparteneva, era <i>popolo</i>. Ai duumviri -o quatuorviri furono surrogati i <i>dativi</i>, presidi ai giudizj -civili; i consoli ai decurioni. -</p> - -<p> -Adunque si assodò il governo dei municipj, che non -tardarono a farsi indipendenti per opera dei duchi e -maestri de' soldati; e le dignità si rendevano ereditarie, -perchè attribuite generalmente in ragione della ricchezza. -Ma l'amministrazione peggiorava, atteso che i prefetti -delle provincie, invece di essere deputati dal senato, -come sotto i Goti, venivano da Costantinopoli, e avendo -comprato la carica, volevano rifarsene; tanto che un -governatore della Sardegna, rimproverato perchè avesse -permesso di sacrificare agl'idoli, rispose: — Sì caro mi -costa l'impiego, che neppure con questo spediente n'uscirò -netto». E papa Gregorio esclama: — La nequizia -<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> -dei Greci trascende la spada dei Barbari; tanto da sembrar -più pietosi i nemici i quali uccidono, che non i -giudici dello Stato, i quali opprimono con malvagità, -frodi e rapine». -</p> - -<p> -Di peggio avvenne quando il debole e violento Giustino -II, nipote e successore di Giustiniano, a Narsete -surrogò Longino <span class="sidenote">(568)</span>, ignorante delle armi e del paese. -Dicono che all'avaro ma prode Narsete l'imperatrice -Sofia inviasse pennecchi e fusa, dicendogli: — Torna a -filare colle mie donzelle». Men generoso o men pusillanime -di Belisario, egli rispose: — Filerò una tela, da -cui difficilmente si distrigherà l'Impero»; ed invitò i -Longobardi a scendere in una terra ove scorrono il -latte e il miele, e a cui Dio non ha creato la somigliante. -Le nuove rovine che costoro aggiunsero alle -rovine d'Italia, non furono vedute da Narsete, morto -due anni dopo il suo padrone. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap61">CAPITOLO LXI. -<span class="smaller">I Longobardi.</span></h2> -</div> - -<p> -Imperante Tiberio, i Romani udirono prima il nome -de' Longobardi, «popoli (dice Tacito) cui nobilita l'esser -pochi, e che stando in mezzo ad altri potentissimi, non -col rispetto si fanno sicuri, ma col cimento e le battaglie». -Fossero il grosso della nazione, o piuttosto una -banda, abitavano oltre l'Elba, dove poi fu la Marca -media di Brandeburgo; combatterono sotto Maraboduo, -poi sotto Arminio; Tolomeo li trovava già sul Reno; -anche il Danubio varcarono, ma ne furono respinti. -</p> - -<p> -Tradizioni, non accettate dalla moderna critica, traevano -tutte le genti nuove dalla Scandinavia; e di là -<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> -pure i patrj racconti dicevano uscita la coraggiosa e -guerresca gente de' Longobardi, dietro alla valckiria -Gambara, e ai capitani Ibor e Ayone. Freja e il guerresco -Odino erano le loro divinità; e come tutti gli -adoratori di questo, riconoscevano una nobiltà d'origine -celeste, chiamata degli Adelingi<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a>, nobiltà guerriera -e insieme sacerdotale, per modo che le conversioni fra -<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> -loro non erano personali, bensì un affare di Stato, bastando -il re le decretasse. -</p> - -<p> -Agelmondo, primo lor condottiere, passando da uno -stagno dov'erano stati dalla madre gettati sette bambini, -natile a un parto da nozze infande, sporse la lancia; -un di quelli la afferrò, ed egli il trasse in salvo, e lo -nomò Lamisso, cioè figlio della lama, o della palude. -Allevato con gran cura, costui si segnalò per valore, e -massime vincendo una temuta amazone; e tanto fece -che divenne re. -</p> - -<p> -Sotto i suoi successori (la cui serie, conservata gelosamente, -più tardi fu collocata in testa al loro codice) -i Longobardi tolsero l'antica Rugia agli Eruli, e si piantarono -a mezzogiorno del Danubio, nella Pannonia, che -pareva la stazione di quanti preparavansi ad invadere -l'Italia. Colà si trovarono vicini i Gepidi, i quali, alla -morte di Attila che gli avea sottomessi, occupato avevano -le terre intorno al Danubio, abbandonate dai Goti -quando venivano contro Belisario; e presto ebbero occasione -di guerre. Waltari, ultimo degli Adelingi, fu -spodestato da Audoino; ma Ildechi, che pretendeva alla -dominazione dei Longobardi, cercò ajuto di Gepidi -istigandoli a guerra contro i suoi. In quel tempo Turisindo -aveva usurpata la corona de' Gepidi a Ustrigoto, il -quale a vicenda avea chiesto ricovero e ajuto di Longobardi. -Audoino e Turisindo conobbero esser follia il -combattere fuori un'usurpazione che ciascuno aveva -imitata in casa; uccisero ciascuno l'ospitato rivale -dell'altro, e il reciproco delitto saldò la loro pace. -</p> - -<p> -Ma pace non poteva durare fra due popoli fieri, separati -soltanto dal Tibisco; e delle incessanti guerre si -conservò memoria nelle canzoni, o forse in un poema -nazionale, donde, due secoli più tardi, Paolo Warnefrido, -diacono del Friuli, trasse un racconto delle geste dei -Longobardi. È romanzo piuttosto che storia, ma in -<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> -difetto d'altri monumenti, vuolsi seguirlo come ritratto -dell'indole di esso popolo. -</p> - -<p> -Secondo quello, da Audoino nacque Alboino, il quale, -guerreggiando il gepido Turisindo, ne uccise il figlio -Turismondo <span class="sidenote">(566)</span>. I signori longobardi, ammirando il valore -del giovane principe, chiedono al re se lo faccia sedere -allato nel banchetto, della vittoria; ma Audoino, — Per -istituto de' nostri maggiori, verun principe si pone a -mensa col padre, se prima non abbia ricevuto le armi -da re straniero». E Alboino con quaranta risoluti passa -alla corte di Turisindo, e gli chiede l'adozione delle -armi. Lo ospitò il Gepido, e gl'imbandì; ma mentre sedevano -al desco riflettè mestamente: — Al posto di mio -figlio sta colui che l'ha trucidato». Tale esclamazione -fe prorompere l'astio dei Gepidi; e Cunimondo, altro -figlio del re, caldo dal dispetto e dal vino, uscì in motti -pungenti, e paragonò i Longobardi, per aspetto e per -fetore, a giumente. — Ma queste giumente (rispose Alboino) -come sappiano springare calci lo dice la pianura -di Asfeld, ove giaciono l'ossa di tuo fratello come di bestia -vile». Al ripicchio che ridestava un disperato dolore, -si caccia mano alle scimitarre di qua e di là; ma Turisindo, -riuscito a stento a proteggere i diritti dell'ospitalità, -colle armi di Turismondo riveste Alboino, che reduce -al padre e ammesso al convito, narra l'ardimento suo -e la fede del re nemico. -</p> - -<p> -Cunimondo, sostituito al defunto padre dal voto di -tutti, cioè dei guerrieri, pensò vendicare gli antichi -oltraggi, e ruppe guerra ad Alboino, ch'era succeduto -anch'esso al genitore. Questi invocò in ajuto un'orda -di Avari, colla quale sconfisse il nemico, e colla morte -di Cunimondo mise al nulla il regno dei Gepidi <span class="sidenote">(566)</span>, i cui -avanzi andarono o misti ai Longobardi o schiavi degli -Avari. -</p> - -<p> -Alboino avea sposata Clotsuinda, figlia di Clotario, -<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> -possente re dei Franchi: piissima donna, cui Nicezio, -vescovo di Tréveri, esortava a convertire il marito dall'eresia -ariana. «Fa stupore (scriveale) che, mentre le -genti lo paventano, i rei lo venerano, le podestà senza -fine lo lodano, l'imperatore stesso gli dà la preminenza, -egli non si prenda cura dell'anima; che, mentre splende -di reputazione, nulla si brighi del regno di Dio e della -sua salute»<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a>. -</p> - -<p> -Era dunque fra i Barbari in grande stima Alboino, -il quale, inorgoglito dalle primiere, qualche nuova insigne -impresa meditava. -</p> - -<p> -I Longobardi erano men tosto una nazione che un -esercito, divelto già un pezzo dalle terre natìe, e accampato -or qua or là, talvolta a servigio di stranieri, -sempre sistemato alla militare. Al modo degli altri -Germani, allorchè decretavasi un'impresa comune si -univano al re i varj capi (<i>gasindi</i>) della nazione con -volontarj seguaci, d'accordo fin al compimento, ma del -resto indipendenti, e vogliosi d'assicurarsi ciascuno -ricchezza e dominio. -</p> - -<p> -Quelli che da Giustiniano erano stati chiamati in -Italia a combattere Totila, non rifinivano di celebrar -questo cielo e questi luoghi, che tante sventure non -avevano ancora abbastanza disabbelliti. Alboino rifrescò -le rimembranze collo imbandire i frutti più squisiti e i -migliori vini d'Italia. Quel Narsete, ch'erasi fatto rispettare -col valore e amare coi donativi, più non difendeva -le latine contrade, anzi oltraggiato gl'invitava a -vendicarlo. Occorreva di più per determinare ad imprese -una gente guerresca, che priva ancora di patria, -ne troverebbe una sì bella, dopo facile vittoria sopra -un popolo disarmato? -</p> - -<p> -Pertanto «correndo l'indizione prima, nell'anno di -<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> -Cristo 568, il giorno dopo la pasqua, che in quell'anno -cadeva al 1º d'aprile»<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a>, Alboino si mosse dalla -Pannonia, lasciando questa agli Avari, col singolare -patto di restituirgliela se fosse costretto a ritornare. -Come fu udito che i Longobardi s'accingevano a passar -le Alpi, dalla Germania e dalla Scizia accorsero compagni -alla fatica ed alla preda Gepidi, Bulgari, Sármati, -Pannoni, Svevi, Norici, e, principalmente graditi ad -Alboino, ventimila combattenti Sassoni, con mogli e -figliuoli. -</p> - -<p> -Con tanta mescolanza di razze, di culti, di costumi<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a>, -e coi vizj e le doti d'un capo barbaro, Alboino si mosse; -da un'altura ai confini d'Italia, che poi fu detta Monreale -(Monte Maggiore?) additò a' seguaci la bellezza del -paese che li menava a conquistare, e si avventò sopra -la Venezia. Aquileja, posta al limitare d'Italia, smantellata -da Attila, non poteva opporgli contrasto; e il -patriarca Paolino, coi principali e col tesoro della -Chiesa, ricoverarono nell'isola di Grado, crescendo -così la Repubblica delle lagune adriatiche. Occupato -Cividale, Alboino sentì la necessità di ben proteggere -le alpi Giulie, e vi lasciò il proprio nipote e gran cavallerizzo -(<i>marpahis</i>) Gisulfo, col titolo di duca del -Friuli. Il quale accettò, purchè gli si lasciassero quelle -famiglie (<i>fare</i>) che egli sceglierebbe; e così vi collocò -le migliori prosapie longobarde, e buone razze di cavalli -e di bufali, allora prima veduti in Italia. Alboino -continuando la marciata, alla Piave incontrato Felice -vescovo di Treviso, che raccomandavagli il popolo e i -beni della sua chiesa, gli fece spedire un diploma che -questi assicurava. Politica opportuna, mercè della quale -<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> -il patriarca d'Aquileja rientrò anch'egli bentosto nella -sua sede. -</p> - -<p> -I quindici anni della dominazione greca aveano, -colla fiscale pressura, incancrenito le piaghe della -patria nostra, a cui peste e carestia tolsero perfino i -riposi della servitù. Longino patrizio era venuto qui -senza truppe: forse le scarse che restavano furono -concentrate nelle fortezze e attorno a Ravenna, invece -di moltiplicarle portandole rapidamente ove bisogno: -di nuove non poteva mandarne Giustino, in guerra coi -Persi e minacciato d'una diversione degli Avari, alleati -de' Longobardi. -</p> - -<p> -Alboino dunque occupò Vicenza e Verona senza resistenza; -con piccola, Padova, Monselice, Mantova, poi -Trento, Brescia e Bergamo; ai 3 di settembre veniva -gridato re in Milano, donde erano fuggiti i primati col -vescovo Onorato<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a>. La Liguria, di cui Milano era -capo, abbracciava allora Pavia, Novara, Vercelli, il -Monferrato, il Piemonte, la riviera di Genova; ma -quest'ultima e Albenga e Savona, giovate dalla posizione -marittima, resistettero all'invasore. Anche Pavia -tenne saldo tre anni e mesi; dalla quale opposizione -indispettito, Alboino giurò mandarla a sterminio; ma -quando la fame gliel'ebbe schiusa, nell'entrare il suo -cavallo cascò, nè voleva più rialzarsi. La pietà interpretò -al Barbaro questo caso come un'ammonizione del -Cielo contro il voto sanguinario fatto a danno d'un -<i>popolo veramente cristiano</i>; onde Alboino lasciossi -<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> -placare; ed essendosi allora il cavallo rialzato, egli -entrò, e nel palazzo di Teodorico posò la sede del -nuovo regno longobardo. -</p> - -<p> -Durante l'assedio egli aveva passato il Po, sottomettendo -la riva destra fin dove vi confluisce il Tánaro; -poi spingendosi per la Toscana e nell'Ombria, collocò -un duca a Spoleto; fe correrie sino a Roma, senza -però occuparla; fors'anche arrivò più a mezzodì, e -fondò il ducato di Benevento<a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a>, che dovea sopravivere -al regno longobardo. -</p> - -<p> -Non si vede che Longino gli stesse mai a fronte; -talchè, se più abile nel capitanare o più forte nel dominare, -Alboino poteva di presente sottoporre l'intera -Italia: ma si distrasse in inutili imprese; e mentre a -domare tante città sariensi volute tutte le forze della -nazione, i capitani, uniti soltanto da quel legame che -congiungeva i gasindi col signore, prendevano quartiere -sulle terre man mano conquistate, altri portavano -altrove le minaccie. -</p> - -<p> -Dell'ucciso Cunimondo aveva Alboino costretto la -figlia Rosmunda a sposarlo, e col cranio di lui formato -una tazza, per accoppiare ai piaceri della mensa -la fiera voluttà della vittoria; — e (dice Paolo Diacono) -<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> -io stesso, Cristo m'è testimonio, vidi il principe Rachi -in giorno festivo tener in mano quel bicchiere, e mostrarlo -a' convitati». Or mentre in Verona solennizzava -le ben succedute imprese, al levar delle tavole chiese -quella tazza, e poichè tutti n'ebbero bevuto in giro, -coronatala d'altro vino, disse: — Recatela a Rosmunda -acciocchè beva con suo padre». La celia brutale punse -al vivo la donna, che preparò vendetta. Si fe cedere -segretamente il letto da una concubina del valorosissimo -Perideo; e come fu stata seco, gli si palesò, mostrando -non restargli altro scampo che trucidare il re. -E il re fu scannato <span class="sidenote">(573)</span>. -</p> - -<p> -Rosmunda sperava, coll'ajuto de' suoi Gepidi, mettere -in trono l'amante Elmigiso, vile complice del -doppio delitto: ma i Longobardi, che assai compiansero -Alboino, contrariarono la indegna, la quale con -la figlia Alesuinda, i due drudi, pochi fedeli e molti -tesori, salvossi a Ravenna. L'esarca Longino, che lusingavasi -colle discordie fiaccar coloro che non ardiva -coll'armi, venuto terzo agli amori della svergognata, -la persuase a toglier di mezzo Elmigiso. A questo ella -mescè un veleno mentre stava nel bagno; ma egli insospettito -la obbligò a bere il residuo del nappo funesto; -ed entrambi morirono delle conseguenze della loro perversità. -</p> - -<p> -Alesuinda fu mandata coi tesori a Costantinopoli <span class="sidenote">(574)</span>, -ove Perideo fece gran mostra di vigore uccidendo -uno smisurato leone, e dove, paragonato per robustezza -a Sansone, fu come questo accecato, e come questo -tentò una vendetta. Finse aver segreti importanti da -rivelare all'imperatore, ed essendo venuti de' patrizj ad -ascoltarlo, credendoli lui, gli uccise. -</p> - -<p> -Frattanto i capi longobardi in Pavia posero la regia -lancia in mano di Clefi, che continuando le vittorie e -lo sterminio dei <i>potenti Romani</i>, spinse le conquiste -fino alle porte di Ravenna e di Roma; mentre i duchi -<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> -che s'erano stanziati al confine delle Alpi s'avventavano -sulle terre dei Franchi; ma al re dei Borgognoni dovettero -cedere Aosta e Susa, le quali d'allora in poi spettarono -al regno di Borgogna. Altri Franchi dominavano -i paesi che or sono Grigioni e Tirolo, e da Anagni in -val di Non snidolli il duca di Trento. -</p> - -<p> -I Longobardi non erano dunque diretti nella conquista -da una volontà preponderante: e poichè, dopo -penetrati in Italia, cessava lo scopo unanime, ciascun -capo pigliava per sè una provincia, che non era già -una divisione amministrativa, ma veramente una signoria -distinta, munita, estesa, governata alla germanica, -ma con modi particolari. Quando Clefi, dopo -diciotto mesi, fu assassinato <span class="sidenote">(575)</span>, poteasi dire consumata -l'impresa, per la quale i gasindi eransi sottoposti a un -capo; laonde trovarono superfluo l'eleggere un altro -re, e ciascuno dei trenta duchi provvide a trar profitto -dal paese occupato, anzi che a sottomettere tutta -Italia. -</p> - -<p> -Le sei nazioni di Sarmati, Bulgari, Gepidi, Svevi, -Pannoni, Norici, venute commilitoni ad Alboino, furono -assise in cantoni distinti, dove conservarono la -libertà, il dialetto e il nome. I Sassoni non vollero sottoporsi -alle leggi longobarde, onde ripartirono, devastando -la Provenza. Inesperti del mare, i Longobardi -non poterono soggiogar le coste, soccorse di fuori; -onde il lembo dalla foce del Po a quella dell'Arno restò -da essi indipendente, e così Genova per alcun tempo, -e per sempre la Sicilia e le isole. Anche alcune terre -montuose e fra' laghi furono immuni dalla loro conquista, -come Susa, qualche pianoro delle alpi Cozie, -l'isola Comacina: e così pure Cremona, Mantova, -Padova. -</p> - -<p> -Il regno longobardo distribuivasi in Austria od -orientale, composta del Friuli e del Trentino; Neustria -<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> -od occidentale, composta de' ducati d'Ivrea, Torino e -Liguria; stava di mezzo la Tuscia, in parte regia, in -parte composta dei ducati di Lucca, Toscana, Castro, -Ronciglione e Perugia. Nell'Emilia non tenevano i Longobardi -che Reggio, Piacenza e Parma; nell'Italia meridionale -la piccola Longobardia, cioè i ducati di Spoleto -e Benevento, e il principato di Salerno. In questi paesi -la nazione guerresca era militarmente ordinata in -squadre o fare. -</p> - -<p> -Le terre che restavano soggette all'esarca ed ai duchi -greci, perchè ricovero de' Romani, presero nome di -Romagna, ed erano, oltre Ravenna, le città di Bologna, -Imola, Faenza, Ferrara, Adria, Comacchio, -Forlì, Cesena, e la pentapoli marina di Ancona, Rimini, -Pesaro, Fano, Sinigaglia. A Roma, Gaeta, Taranto, Siracusa, -Cagliari ed altrove l'esarca collocava dei duchi -o maestri della milizia. Napoli ben presto si tolse alla -soggezione, nominando da sè i proprj duchi. Venezia -cresceva dei fuggiaschi latini, e col professarsi in parole -suddita agli imperatori di Bisanzio, cercava l'indipendenza -di fatto. -</p> - -<p> -Limitavasi dunque la dominazione greca quasi al -solo esarcato e a Roma non ancora sacerdotale: ma -quivi su ristretto spazio erasi affollata la gente, che le -persone e le ricchezze sottraeva alla dominazione -de' Barbari, e alla persecuzione temuta da essi come -ariani. Chi manca di forza a sollevarsi da sè confida -smisuratamente in altrui; e i nostri non finivano di -esortar l'imperatore Tiberio II a liberarli; il senato -romano gli mandò trentamila libbre d'oro, e la plebe -gli gridava: — Se non vali a francarci dai Longobardi, -almen ci campa dalla fame». -</p> - -<p> -E grano spedì in fatti il buon imperatore, ma non -armi; sicchè il senato non trovò spediente migliore -che guadagnare a denaro qualche capo nemico. Tale -<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> -fu lo svevo Droctulfo, già prigioniero di guerra dei -Longobardi, poi da essi fatto duca<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a>, e che messosi -al soldo dell'esarca di Ravenna, e preso Brescello, di -là bezzicava i Longobardi. Con cinquantamila monete -d'oro poi il senato indusse Childeperto, re dei Franchi, -a scendere in Italia molestando i Longobardi. Mosse -egli di fatto con potente esercito: laonde venendo rimesso -in quistione il dominio, i duchi, dopo nove anni -di vacanza, convennero d'eleggere un re <span class="sidenote">(584)</span>. Fu Autàri, -figlio di Clefi; e poichè il tesoro d'Alboino era stato -da Rosmunda portato a Ravenna, e i beni regj eransi -spartiti fra i duchi, questi s'accontarono di dare al re -metà delle proprie sostanze. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> -</p> - -<p> -Autari con lauti doni rimandò Childeperto di là -dall'Alpi, donde per doni si era mosso; ma l'imperatore -pretendea che il Franco continuasse la guerra -promessa; se no, restituisse l'anticipatogli sussidio; -onde Childeperto per soddisfare la promessa tornò, -ma non fece che aggiungere sconfitte al disonore. Per -lavare l'onta, egli, con venti capitani formidabili, calasi -una terza volta <span class="sidenote">(590)</span>, e quantunque sconfitto presso Bellinzona, -avanzasi e prende Milano e Verona. Autari, -non volendo commettere la sorte del regno ad una -battaglia, e d'altra parte importandogli il dominio, -non gli abitanti, chiude le forze e i tesori longobardi -nelle piazze munite, e lascia che il paese sia mandato -a ruba. Se i Greci si fossero congiunti ai Franchi -presso Milano, com'era l'accordo, poteva essere schiantata -la dominazione longobarda: ma mentre i primi -attorno a Modena e Parma perdevano il tempo che -in guerra è tutto, stanchezza e discordia entrò fra i -comandanti Franchi, e Childeperto se ne andò su per -l'Adige, diroccando molti forti nelle valli tridentine. -</p> - -<p> -Autari allora, sbucato da Pavia, ricupera facilmente -il paese; anzi profittando del diffuso scoraggiamento, -occupa anche l'isoletta Comacina nel lago di Como, -dove sin allora aveva resistito Francione, partigiano -imperiale, e dove s'erano adunate ricchezze da tutte le -città<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a>. Fatto poi nodo a Spoleto, si difila sopra il -Sannio, tocca l'estrema punta d'Italia, e spinto il cavallo -nel mare, e lanciato il giavellotto contro una colonna -ivi ritta, esclama: — Questo sarà il confine del -regno longobardo». -</p> - -<p> -E forse era il momento di ridur l'Italia in loro -dominio, se i Longobardi avessero saputo rispettare -i sentimenti e la religione degl'italiani, anzichè farsene -<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> -odiare come eretici e tiranni, e sprezzare come -barbari. -</p> - -<p> -Però il primitivo furore di conquista era mitigato, e -qualche ordine e civiltà s'introdusse, massime per -opera d'una straniera. Dagli avanzi della potenza di -Odoacre e degli Ostrogoti dopo perduta l'Italia erasi -formata la gente dei Bavari, di cui era allora duca Garibaldo, -della dinastia degli Agilulfingi. Autari mandò -a chiedergli sposa la figlia Teodolinda, e n'ebbe il sì, -a preferenza di Childeperto re de' Franchi: ma allungandosi -la conchiusione, il principe longobardo, impaziente -di conoscere la promessa fanciulla e di prevenire -Childeperto, va a quella Corte, fingendosi uno degli -ambasciatori di Autari. Comparsa Teodolinda e piaciutagli, -esso la salutò regina d'Italia, e chiese adempisse -il rito patrio col porgere una coppa di vino ai futuri -suoi sudditi. Com'essa il fece, Autari nel restituirgliela -le toccò di furto la mano, e fece che la destra di lei -gli strisciasse la faccia. Teodolinda raccontò l'occorso -alla nutrice; e questa la accertò che nessun altro, dal -re in fuori, sarebbesi tanto permesso; di che ella si -compiacque, avendolo veduto bel giovane e proporzionato. -Egli partendo, come al confine si congedava -dalla scorta bavarese, s'alzò sul cavallo, e di tutta forza -scagliò l'ascia contro un albero, dicendo: — Siffatti -colpi vibra il re de' Longobardi». -</p> - -<p> -591 -</p> - -<p> -Il franco Childeperto assalì alla sprovvista Garibaldo -per rapirgli Teodolinda, ma questa potè raggiungere -in Verona lo sposo. Molti Bavari si piantarono fra i -Longobardi; Gundualdo, fratello di lei, fu posto duca -d'Asti, futuro padre di re. In capo a un anno Autari -morì; e tal fiducia i Longobardi aveano posto in Teodolinda, -che dichiararono torrebbero a re quel ch'essa -scegliesse a sposo. Ed essa invitò a Corte Agilulfo, -duca di Torino, non meno insigne per aspetto che per -<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> -animo bellicoso: e bevuto, porse a lui la tazza da vuotare. -Egli ne la ringraziò baciandole la mano; ma -Teodolinda: — Perchè baci sulla mano colei, che hai -diritto di baciare in bocca?» E quest'atto rese pubblica -la scelta, confermata ed applaudita dall'assemblea -nazionale. -</p> - -<p> -Questi fatti particolari, come che abbelliti dall'immaginazione -o dall'arte del narratore longobardo, rivelano -le costumanze del popolo dominante. -</p> - -<p> -La pietà di Teodolinda veniva opportunissima a mitigare -la fierezza dei Longobardi. Costoro, prima d'entrare -in Italia, avevano abbracciato il cristianesimo; -ma conservavano alcune pratiche idolatre, a segno che -torturarono quaranta contadini romani prigionieri, che -non vollero adorare il teschio di una capra da loro -immolata. Per isventura, i primi che andarono ad apostolarli -erano ariani: talchè, dopo vinte le resistenze -dell'intelletto e della passione onde farsi cristiani, dovettero -stupire ed indignarsi nell'udir dai Cattolici che -si trovavano novamente sulla via dell'inferno. Essi da -principio molestarono i cattolici, cacciandone i vescovi -per sostituirne d'ariani; dappoi tollerarono doppio vescovo -in ciascuna città: ma la nomina e la conferma -erano occasione di traversie pel cattolico, avversato dai -vincitori, sostenuto dai vinti. Autari, che aveva abbandonato -l'idolatria per l'arianismo, s'adombrò del preponderare -dei Cattolici, laonde proibì di battezzare -cattolicamente i nati da Longobardi; la morte che -prontamente gli sopravvenne, volle guardarsi come -celeste castigo di un decreto, il quale non fece che -infervorare i Cattolici, sorretti anche dal pontefice Gregorio -Magno. A questo ne volle male Agilulfo, e passato -il Po, minacciò Roma stessa; onde il papa sospendeva -il corso delle sue omelie sopra Ezechiele, dicendo: — Ogni -dove si ascoltano gemiti; Agilulfo distrugge le -<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> -città, dirocca i castelli, spopola le campagne, intere -contrade riducendo in solitudine; a Roma giungono -persone colle mani troncate; altre sono condotte in -ischiavitù, e tutt'intorno non vediamo che strazj d'infelici -e immagine di morte». -</p> - -<p> -Teodolinda era cattolica; e quel pontefice con frequenti -lettere e col mandarle i proprj Dialoghi ne sostenne -lo zelo, di modo che ella ridusse alla vera fede -lo sposo suo: il loro figliuolo fu battezzato cattolicamente, -e «restituito l'onore e la dignità solita ai -vescovi, fin qui depressi ed abjetti»<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a>. Sull'esempio -loro, l'intera nazione si fe' cattolica, zelò il culto e -moltiplicò le chiese, che in alcune città salivano a centinaja; -ed eccetto le parrocchiali, a tutte erano congiunti -o monasteri o spedali per infermi e pellegrini. Teodolinda -fece restituirvi i beni rapiti, e di nuovi ne aggiunse; -e «per sè, pel marito, i figliuoli e le figliuole -e tutti i Longobardi d'Italia» fabbricò la basilica di -San Giovanni Battista in Monza, preceduta da un atrio -a portici, e formata a croce greca, sormontata da una -cupola sostenuta da colonne ottagone, sotto la quale -sorgea l'altare, a cui ascendevasi per una scalea. -</p> - -<p> -Sulla porta maggiore della basilica odierna, fabbricata -nel XIV secolo, è un bassorilievo, che potrebbe -essere contemporaneo a Teodolinda, di marmo bianco -a dorature e colori, rappresentante il battesimo di -Cristo; e nella parte superiore v'è effigiata essa regina -in atto di offrire al Battista una corona gemmata, e -<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> -allato di lei la figlia Gundeberga colle mani in orazione, -il figlio Adaloaldo, tenente una colomba, e a ginocchi -il marito Agilulfo: oltre l'immagine dei doni fatti da -quei re, cioè corone, croci, vasi, la chioccia coi pulcini, -che ancor si conserva. E vi si conservano pure un -evangeliario coperto di lastra d'oro di sessanta oncie, -con preziose gemme e otto cammei, iscritto <i>De donis -Dei offerit Theodolenda regina gloriosissema sancto -Johanni Baptistæ quam ipsa fundavit in Modicia -prope palatium suum</i>; una patena d'oro contornata -di quattro giacinti, quattro smeraldi e diciassette perle; -un'animetta da calice in lastra d'oro con centododici -gemme, ventuna perla e una grossa ametista; un pettine -d'avorio legato in argento dorato e a gioje; una -croce di ducento oncie d'oro, con rappresentate la vita -di Cristo da un lato, dall'altro quella del Battista, e -l'immagine di Teodolinda coll'iscrizione Theodolenda -regina viva in Deo. Più degne di nota sono la corona -ferrea, che forse era un vezzo d'essa regina, e la corona -gemmata d'Agilulfo, avente in giro i dodici Apostoli in -altrettante nicchie, e in mezzo il Salvatore seduto fra -due angeli, e una croce pendente da una catenella<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a>. -</p> - -<p> -Teodolinda nella sua basilica depose anche molte -reliquie, impetrate dal pontefice, cioè olj dalle lampade -che ardevano davanti ai martiri, entro ampolle di cristallo, -d'avorio o d'altro, che ancora si venerano, come -il papiro dov'erano registrate<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a>. Là pure essa aveva -<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> -un palazzo, arricchito di pitture rappresentanti costumi -nazionali: e tanto basti a convincere come le arti non -fossero perite. La tradizione popolare attribuisce infinite -opere alla pia regina, la cui memoria vive tra il -nostro vulgo in benedizione. -</p> - -<p> -Di questo tempo gli imperatori iconoclasti (come a -disteso narreremo) vollero costringere i Romani a ripudiare -il culto delle immagini; e questi, non potendo -altrimenti assicurare la libertà delle coscienze e del -culto, sorsero a rivolta, e ne scossero il giogo. Gregorio -Magno, che più volte aveva elevato la voce contro -gli abusi de' ministri greci in Italia, confortò i Romani -nell'impresa; ben lontano però dal dar favore ai Longobardi, -riconciliò anzi questi coll'esarca Callinico. Ma -avendo i Greci rotto fede e assalita Parma nel cuor -della pace, sorprendendo e menando schiava la stessa -figlia del re, Agilulfo s'alleò col kacano degli Avari, -perpetuo nemico dell'impero orientale, il quale assalendo -la Tracia e spedendo un corpo di Slavi in Italia, -diè il tratto alla fortuna del Longobardo, che occupò -Cremona, Mantova, Padova, fin allora rimaste agl'imperatori, -e col fuoco punì in esse la perfidia dell'esarca. -Tentò egli più d'una volta sbarcare in Sardegna, ma il -colpo gli fallì. -</p> - -<p> -Lo turbarono alcuni duchi, sorti ad aperta ribellione, -forse per riazione ariana contro il dominante cattolico. -Or clemenza egli v'adoprò, or rigore, massime contro -quelli che avessero parteggiato collo straniero; come -Maurizio, che aveva tradito Perugia al romano esarca, -<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> -e Minulfo, duca dell'isola d'Orta, che aveva tenuto mano -ad un'invasione di Franchi. -</p> - -<p> -Coi quali Franchi era stata tregua, ma pace non mai; -e i Longobardi, fin dal tempo dei Trenta duchi, continuavano -a tributar loro dodicimila scudi d'oro. Re Agilulfo -spedì a corrompere con mille soldi cadauno i tre -ministri di re Clotario, i quali persuasero questo ad -accettare trentaseimila scudi una volta tanto, e così -cessò il vergognoso tributo. -</p> - -<p> -Agilulfo erasi associato nel regno il figlio Adaloaldo, -che gli successe sotto la tutela di Teodolinda <span class="sidenote">(615)</span>. Ma talmente -egli delirava in empietà e crudeltà, che si disse -avergli l'imperatore Eraclio propinata una bevanda, -per la quale non poteva operare se non come questi -volesse. Forse così la voce popolare espresse l'inclinazione -di lui a favorire mentosto gl'interessi di sua nazione, -che quelli dei Romani; vietò le incursioni sui territorj -ancora indipendenti; fu detto pensasse ammazzar -tutti i nobili longobardi e darsi ai Greci; onde i grandi -lo deposero <span class="sidenote">(625)</span>, sostituendo Ariovaldo, duca di Torino, nè -Cattolico, nè della stirpe bavarese. Prima d'esser re, -aveva egli incontrato a Pavia un prete Selidolfo, monaco -di Bobbio, e vistolo, — Ecco un dei monaci -di Colombano (il santo fondatore di quel monastero) -che non si degnano di renderci il saluto»; e fu -primo a salutarlo. Selidolfo rispose che anch'esso gli -avrebbe augurato salute se non avesse sentito dello -scemo in materia di fede. Il principe stizzito lo fece -bastonar di maniera, che il frate stette come morto, -poi riavutosi, se n'andò<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a>. -</p> - -<p> -Ariovaldo ebbe regno pacifico e senza ricordati accidenti, -eccetto le sommosse di due fratelli Tasone e -Cacone, duchi del Friuli, nipoti del bavarese Gisulfo. -Ebbe egli sospetto che con costoro se l'intendesse Gundeberga, -<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> -loro cugina come figlia di Teodolinda e sorella -d'Adaloaldo, che egli aveva sposata per ispianarsi la -via al regno, e che voleva imitar la madre nel mescolarsi -ai pubblici maneggi, sostenuta dall'amore dei -Longobardi. Non sentendosi forte per esterminare i -due ribelli, Ariovaldo comprò l'esarca di Ravenna, il -quale, chiamatili a sè in Oderzo col pretesto di tagliar -loro la barba, cioè adottarli come figliuoli e clienti dell'Impero, -gli uccise: ed il re in compenso perdonò un -tributo che gli doveano gli esarchi. -</p> - -<p> -636 -</p> - -<p> -Lui morto, Gundeberga, sapendo d'aver in pugno il -voto dei principali Longobardi, esibì la corona a Rotari -duca di Brescia<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a>, s'e' volesse ripudiare la prima -moglie e sposar lei. Così fu fatto. Egli era degli Arodi, -antichissima schiatta longobarda: e col punire severamente -i signori che aveano disfavorito la sua nomina, -ebbe occasione di ripristinare l'obbedienza. Ingrato alla -moglie, oltre abbandonarsi a concubine, tolse a perseguitarla. -Adaulfo, cortigiano longobardo, sentendosi -lodare da lei, ardì richiederla d'amore; e rifiutato, -l'accusò d'accordarsi con un duca per avvelenar il marito: -e Rotari la cacciò nel castel di Lomello, ove tre -anni essa mangiò il pane della tribolazione e della pazienza. -Alfine il re franco Clotario mandò a far querela -dell'indegno trattamento; e poichè Rotari adduceva -l'appostagli taccia, uno de' messi gli disse: — Presto -fatto a chiarirti il vero. Ordina all'accusatore che combatta -con un campione della regina, e il giudizio di -Dio decida». Su questi giudizj di Dio or ora parleremo: -e in fatti il partito piacque, si combattè, e l'accusatore -restò ucciso, e Gundeberga ripristinata nella dignità e -nei possessi<a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> -</p> - -<p> -Rotari, ariano, pose un vescovo di sua credenza in -ogni città, pure largheggiò colle chiese; e quando il -vescovo di Pavia, capitale del regno, si ridusse cattolico, -cessò quel doppio primato. Onde reprimere gli -inquieti, Rotari mandò a morte molti Longobardi; rotta -poi guerra ai Romani, diroccò Oderzo, occupò Luni, -Genova, Savona, Albenga, e tutto il paese a mare sino -alle terre dei Franchi di Borgogna, smantellando le -città, e volendo non si chiamassero più che vichi<a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a>: -molti abitanti vendette schiavi ai Franchi. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap62">CAPITOLO LXII. -<span class="smaller">Gl'invasori. Legislazione longobarda. Costumi.</span></h2> -</div> - -<p> -Il longobardo è un dominio militare, che intende a -conservarsi, ma non si consolida. Fuori dee difendersi -dagli Slavi da una parte, dai Franchi dall'altra; dentro -fa sforzi continui ma non concordi a guadagnar nuove -terre sopra i Greci. Dopo Teodolinda, par di vedere il -contrasto fra un partito che s'avvicina agli ecclesiastici -ed agli Italiani; e un altro che ne rifugge, e beffa i -<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> -Romani e gli uccide; quello intento a fondere, questo -a tenere disgregati. E a disgregare le parti stesse del -regno faticavano i duchi, mentre il re s'ingegnava ridurre -ad unità di dominio, facendo prevalere sopra la -libertà germanica l'assolutezza militare dapprima, in -appresso la magistratura al modo romano. A tal fine -Rotari fece scrivere il diritto longobardico: sicchè a lui -vogliamo fermarci per considerare l'indole generale -della conquista germanica, e gli speciali istituti de' Longobardi; -viepiù importanti a studiarsi perchè mutarono -la forma civile, durarono lungamente, e continuarono -il loro effetto anche sulle successive legislazioni della -patria nostra. -</p> - -<p> -L'antica Germania non formava una monarchia compatta, -ma una confederazione di liberi e nobili, sottomessi -a principi ereditarj o a capi elettivi. La parentela, -il vicinato, la clientela costituivano parziali agglomerazioni, -ciascuna delle quali regolava i particolari interessi -in assemblee generali; e i capicasa esercitavano -la sovranità, decidendo della guerra e della pace, giudicando -i rei di Stato, nominando chi amministrasse -la giustizia nei borghi, dando le armi a chi era riconosciuto -capace di portarle. Ne' casi di maggior interesse, -quando cioè il braccio di tutti fosse necessario, tutta -la nazione si raccoglieva, e deliberava quello, cui essa -medesima doveva poi dar compimento. -</p> - -<p> -I capi, disponendo poi del veto e del braccio di molti -clienti, acquistavano gran potere, e talvolta autorità -monarchica sopra tutta la nazione. Quando invasero -l'impero romano, quasi ciascuna gente germanica era -governata da re, eletti fra i più cospicui e massime -fra quelli d'origine divina. Ma questi re non erano -che primi fra pari; dovevano cercarsi credito colla -liberalità e col valore; viveano de' possedimenti proprj, -e de' donativi che riceveano dal popolo e dagli stranieri, -<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> -oltre le spoglie nemiche e le ammende imposte -per delitti. Ne' casi urgenti convocavano l'assemblea, -e le deliberazioni di quella facevano eseguire; del -resto nè amministravano gli affari dello Stato nè la -giustizia, poichè il popolo e sceglieva i giudici, e attribuiva -loro un consiglio del Comune. -</p> - -<p> -Il portare le armi consideravasi distintivo della nazione -e vanto del libero. Nei pericoli della patria ogni -Germano era convocato per obbligo all'eribanno, che -oggi diciamo leva in massa: per volontà spontanea alcuni -liberi formavano la banda guerriera, obbligandosi -ad un capo siccome compagni. Egli proponeva una -impresa; essi il seguivano; lodati se buona e leale -opera prestassero; se no, disonorati per vigliacchi. Alla -prima queste associazioni si formavano per un'impresa -sola; poi alcuni si addissero per tutta la vita ad un capo, -legati però soltanto dall'obbrobrio che colpiva chi misfacesse. -Consideravano essi come propria la gloria e -i trionfi di lui; esso gli alimentava e arricchiva con -sempre nuove spedizioni; a vicenda si sostenevano e -vendicavano. -</p> - -<p> -Una banda restava vinta e scacciata dalla patria? -irrompeva su terre vicine a cercarne una nuova. Altre -bande erano formate da quelli che (al modo usato già -dai Sabini) erano mandati via qualora la popolazione -soverchiasse. Di così fatti erano le orde che vedemmo -molestare l'impero romano da Cesare in poi, e in fine -distruggerlo. -</p> - -<p> -La proprietà era di tutti, non dei singoli; laonde il -possessore non la poteva vendere o trasmettere fuor -della tribù: morendo alcuno senza erede, la successione -divideasi fra gli altri. -</p> - -<p> -Scoprivasi un delitto e non constava del reo? i -membri della sua comunità erano convocati per attestare -contro o a pro dell'imputato, dinanzi alla corte -<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> -dei liberi possidenti, preseduti da magistrati eletti dal -popolo. Nessuno condannavasi se non udito e convinto. -I reati contro l'intera società si castigavano corporalmente; -e in questo solo caso capitale la pena non poteva -esser proferita dall'assemblea o dal re, ma dal -gran sacerdote come rappresentante del Dio sommo, -unico arbitro della vita, e vindice dello spergiuro. Il -capocasa giudicava de' figliuoli e dipendenti senza doverne -ragione a chicchessia: solo quand'avesse a punire -la moglie, invitava al giudizio anche i congiunti di essa. -Se il litigio si recava ai giudici, questi erano scelti -della condizione dei contendenti; le parti esponevano -in persona le ragioni; i savj decidevano secondo la -equità e le consuetudini. -</p> - -<p> -I delitti contro la vita o l'avere dei particolari potevano -redimersi a un prezzo<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a>, che variava secondo -la condizione del danneggiato. La comunità del reo -contribuiva all'ammenda, la quale divideasi fra la comunità -dell'offeso; fino i servi pagavano per le multe -pei padroni; per l'ospite rispondeva il padrefamiglia. -Chi non la pagasse era scomunato, escludendolo dalla -protezione legale; di maniera che poteva dall'offeso -essere perseguito con guerra privata (<i>faida</i>). I giudizj -erano dunque un affare di Stato, e trattavansi -in comune perchè tutti v'aveano interesse. -</p> - -<p> -Qui vedete mescolate le forme di governo: monarchia, -ereditaria e sacra, od elettiva e guerriera; -assemblee di liberi, discutenti sui comuni interessi; -patronato aristocratico del capo sulla banda, del padre -sulla famiglia e sui servi. Ma anzichè sistemi, questi -erano embrioni d'ordinamento civile; nissuna autorità -dirigeva le forze ad unico scopo; e prevalendo l'individualità, -<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> -l'uomo si assoggettava solo in quanto il volesse, -o vi fosse costretto. -</p> - -<p> -Questo poco, che si ricava o induce da Tacito e da -Cesare raffrontati con istituzioni posteriori, basta a -chiarirci quanto la libertà germanica dissomigliasse -dalla romana: questa affatto collettiva, sicchè lo Stato -era tutto, nulla il cittadino, il quale non conservava -l'individualità se non a forza d'eroismo o di vizj; la -germanica, tutta personale, ciascuno riservandosi il -diritto proprio, la domestica franchigia, la vendetta -de' torti ricevuti. La dipendenza proveniva non dal -nascere in questo piuttosto che in quel luogo, ma da -fede personalmente promessa da uomo libero. La giustizia -non era un principio esteriore sociale, positivo, -eguale dappertutto, che i sentimenti degli individui sottoponesse -ad una idea generale; sibbene una particolare -disposizione del cuore: la penalità una attinenza -da uomo a uomo, donde scaturiva il diritto di venir a -composizione col danneggiato; fatta la quale, la società -più non poteva perseguitare l'offeso. Tali idee furono -modificate dall'uscire di patria e dalla conquista, ma -rimasero al fondo della società che si costituì per tutta -Europa e nella patria nostra. -</p> - -<p> -Dicemmo quanto basta per ismentire l'opinione vulgare -che torrenti inesauribili di gente dilagassero dalla -Scandinavia e dalla Germania. Oltre la ben nota natura -di que' paesi, coperti anche da tante selve e da fiumi, -abbiamo positive asserzioni sull'esiguo numero degli -invasori d'Italia. Se ad Ennodio, vescovo ed atterrito, -parvero innumerevoli i Goti di Teodorico, altri scrisse -che maggior massa di combattenti gli oppose Odoacre; -e dai Borgognoni che gli assalsero, non poterono salvarsi -se non chiamando i Visigoti. De' Longobardi dice -Tacito che compiaceansi d'esser pochi e Procopio<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a>, -<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> -ch'erano la più scarsa gente del vicinato: inoltre -dovettero chiedere in sussidio trentamila Sassoni; e -benchè molte genti vinte<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a> s'aggregassero ad essi nel -passaggio, poterono al loro primo impeto resistere -non solo Pavia, Cremona, Padova, Monselice, Brescello, -Oderzo, ma fin terre aperte, quali i contorni dell'isola -Comacina nel lago di Como, che per venti anni si mantennero -indipendenti, riconoscendo il dominio imperiale<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a>. -</p> - -<p> -I vincitori, liberi compagni d'un capo eletto per -propria volontà, che nulla può disporre senz'essi consenzienti, -vengono, conquistano, diventano possessori; -indi poco a poco s'adagiano nella vita agricola; e sulla -stabile proprietà fondasi un nuovo stato sociale. Ciascun -capo, fermatosi colla sua tribù dove volle il genio o la -ventura, accampa sugli estesissimi poderi, e vi è servito -dai coloni e dagli antichi padroni spossessati, e corteggiato -dai <i>fedeli</i> di sua nazione, che e per sicurezza della -guerra e pei piaceri della pace gli si conservavano -vicini. Da che il capo era un ampio possessore, dispariva -la prisca egualità. Egli distribuiva terreni a' suoi -<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> -commilitoni, coll'obbligo che lo accompagnassero in -guerra con prefisso numero d'armati. -</p> - -<p> -Capo di quei capi era il re; non già supremo motore -di una macchina regolarmente congegnata, ma primo -fra i pari; convalidandosi però col presedere ai giudizj -in pace, e col perpetuarsi lo stato di guerra, come avvenne -qui ai Longobardi. Servivano di regola le patrie -consuetudini, talchè di rado accadeva che egli esercitasse -la podestà legislativa. Ben alcuno volle imitare il -sistema romano, come Teodorico; ma generalmente si -cercherebbe indarno in costoro ciò che connettiamo -alla parola di re: non corte, non costituzione, non gerarchia -d'impieghi; un segretario spaccia tutti gli affari; -un giudice risolve tutti i litigi recati al trono; i beni non -sono della corona, ma acquisti della vittoria; nè tampoco -sudditi egli ha, giacchè non dispone se non del -braccio e dell'avere dei vassalli, cioè di quelli che per -compensi determinati si obbligarono a determinati -servigi. -</p> - -<p> -Porzione delle ammende, i doni volontarj, i proprj -possessi, il dominio pubblico ingrandito colle confische, -le tasse sugli stranieri, la tutela su' minori, le successioni -intestate, costituivano il fisco del re. Culto, istruzione, -pubblici stabilimenti da mantenere non avea, gli -impieghi e le armi erano obbligo dei vassalli, e qualora -si indicesse la guerra nazionale, ogni libero era tenuto -accorrere, armandosi e mantenendosi del proprio. -Aveva nimicizie o spedizioni particolari? il re poteva -rannodare soltanto i proprj vassalli, come faceva qualunque -altro duca. -</p> - -<p> -I parlamenti sono antichi in Italia quanto l'invasione: -ma non si conosceva la rappresentanza; v'interveniva -chiunque n'avea il diritto, ma delegarlo ad altri non -poteva. Sparsi che furono sovra estese provincie, -divenne impossibile il raccogliere i vassalli per ogni -<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> -semplice affare; onde le assemblee diradarono, e si -dovette imporre come obbligo ai liberi quell'assistervi -che era essenza della germanica libertà. -</p> - -<p> -Le assemblee non erano soltanto legislative, ma -anche giudiziali; laonde, dopochè la conquista dilatò -le giurisdizioni, fu duopo modificarle. Pertanto in -ciascun distretto si obbligò un certo numero di probi -viri (<i>scabini</i>) a congregarsi per l'indagine e la sentenza. -Dodici erano per lo più, della nazione dei contendenti; -e doveano sotto giuramento conoscere del fatto, non -del diritto. Pubblica la procedura, ogni libero avendo -facoltà di concorrere al giudizio. Fra i Longobardi -il centenaro giudicava nel proprio cantone, il decano -nella propria marca: tribunali non distinti per competenza, -ma solo per più o meno estesa giurisdizione. -Mentre i liberi non poteano esser giudicati che dall'assemblea -di pari loro, i vassalli, i servi, i coloni -restavano sottoposti alla giurisdizione del proprio signore; -sicchè, al par de' terreni, era suddivisa la -sovranità, e ciascuno ne godeva un brano nel brano -di territorio che possedeva. -</p> - -<p> -Restava il diritto della vendetta privata (<i>faida</i>), alla -quale concorreano tutti i parenti e collegati. I sacerdoti -e i re per tutto il medioevo s'adoprarono a torla -via; e già molto ebbero ottenuto quando sottomisero -queste guerre particolari a certe formalità, inducendo -l'offeso a una dilazione coll'imporre che all'attacco -dovesse precedere un'intimazione, e aprendo asili nei -luoghi sacri: intanto si trattava della riconciliazione; -se non altro svampava il primo furore, talchè rimanevano -impediti gli eccessi, finchè l'imporre le pene -fu riservato ai tribunali. -</p> - -<p> -Ma delle pene oggetto e motivo era sempre la vendetta -dell'offeso, non dell'intera società; e se quello -accettava la composizione dall'offensore, la società più -<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> -non aveva a punirlo. Da principio stava all'offeso l'accettare -o no il guidrigildo; dappoi i governi acquistando -bastevole forza per surrogare la legge alla personale -riscossa, le imposero per obbligo, e le commisurarono. -</p> - -<p> -Di bel nome coprendo cattiva azione, si intitolarono -<i>ospiti</i> quelli che, spossessati gli antichi padroni, ne -occuparono le case e i beni. Alcuno credette che il -re prendesse i dominj ch'erano stati degl'imperatori; -i capitani, gli ampj tenimenti de' senatori; gli altri -guerrieri, porzioni proporzionate al grado e al merito. -<i>Sorti barbariche</i> si dissero queste parti toccate al -nuovo signore; o tedescamente <i>allodio, arimannia</i>, -cioè possesso assoluto, libero, giacchè non portava -veruna servitù, e costituiva la vera personalità di chi -appartiene alla stirpe conquistatrice. Ai siffatti soltanto -è permesso l'onore del militare; sicchè divengono -sinonimi proprietario, guerriero, cittadino. Tutto essendo -costituito militarmente, la città o la provincia -sono una specie di corpo d'esercito; il possedimento -è annestato colla politica sicurezza, ed obbliga al servizio -armato e alla reciproca garanzia; talchè è disertore -chi lo abbandona. -</p> - -<p> -I più grandi possessori coi patti medesimi assegnano, -a vita o ereditariamente, porzioni di poderi -ad amici e fedeli, col nome di <i>benefizj</i>; proprietà -che, a differenza dell'allodio, è legata ad obblighi -verso un signore non sovrano, al quale è caduca in -caso di morte o in mancanza d'eredi. Terza maniera -di proprietà sono i <i>censi</i>, terre tributarie, che al possessore -dovevano un canone in denaro o in natura. -</p> - -<p> -A questa varietà di possessi corrispondeva la distinzione -delle persone; e nobile era qualunque fosse -benefiziato o stesse a servizio del re; come tale non -essendo sottoposto a verun'altra giurisdizione che del -re, a questo assistendo, intervenendo alle adunanze, -<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> -coprendo le dignità. I liberi o arimanni erano possessori -sotto la tutela della legge, e la giurisdizione -di quello sulle cui terre dimoravano; non partecipi -delle assemblee generali nè dell'amministrazione della -giustizia, bensì obbligati all'arme. -</p> - -<p> -I coloni tributarj o censuali erano gente che, non -bastando a tutelare da sè la loro libertà, cercavano -protezione da un signore, cedendogli i proprj averi, -salvo d'usufruttarli pagando un censo e prestando -servigi di corpo o atti di rispetto: liberi sì, anche -ricchi, ma senza diritto di militare, e alienabili col -fondo stesso su cui viveano. Della libertà erano privi -i coloni affissi alla gleba; tanto bassi, che Teodorico -gli escluse dall'intentare ai padroni azione civile o -criminale. Ultimi vengono i servi; o nati tali, o ridotti -sia per volontà, sia per forza, sia per castigo. -</p> - -<p> -Tale a un bel presso la condizione generale dei -Barbari che invasero l'Impero. Quant'è specialmente -de' Longobardi, benchè stanziati, non poterono mai -smettere lo stato di guerra, cinti com'erano da nemici; -laonde <i>exercitus</i> designava la nazione<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a>, ed -<i>exercitalis</i> il libero longobardo. Tutti questi, alla chiamata -del re doveano armarsi, pena venti soldi, neppure -eccettuati i vescovi: e quando alcuni si furono -applicati a industria o a negozj, non si tennero disobbligati -dal servizio militare<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a>. Conseguente era il -<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> -divieto, sin capitale, di traslocarsi fuori della propria -giudicarìa, foss'anche entro i confini del regno, se -non colla propria tribù o fara<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a>; giacchè la fara -era una guarnigione, e l'abbandonarla equivaleva al -disertare. -</p> - -<p> -Tutti poteano intervenire alle adunanze nazionali, -ove i primati discuteano sui pubblici interessi. I liberi -erano pari di diritti, senza distinzione di classi; nè -di nobili troviam menzione nelle leggi longobarde<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a>: -arimanni diceansi gli uomini perfettamente liberi<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a>, -<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> -a differenza dei censuali o <i>aldii</i> o <i>coloni pagenses</i>, -che coltivavano la terra altrui. Lo schiavo poteva elevarsi -alla condizione di aldio, nel qual caso il padrone -diventava patrono: poteva scendervi il libero longobardo -per conseguenza del giuoco o per multe ch'e' -non fosse in grado di soddisfare. -</p> - -<p> -Soli liberi entrando nell'esercito, dai capi militari -non dipendevano donne, fanciulli, servi, ma rimanevano -sottomessi al più prossimo parente, o al signore -che stava per essi garante. <i>Mundio</i> chiamavasi dai Longobardi -siffatta protezione, <i>amundio</i> chi n'era esente, -<i>mundwald</i> chi l'esercitava sopra altri. Il mundualdo -era obbligato a difendere e proteggere il suo tutelato, -e chiedere per lui soddisfazione; e percepiva le ammende -che fossero a quello devolute. -</p> - -<p> -Insieme col re eran venuti altri signori, che a lui -non tenevansi inferiori se non perchè l'aveano tolto -a capo, e che perciò dei territorj conquistati occupavano -una porzione da sovrani. Come si chiamassero -in longobardo nol sappiamo: in latino adottarono il -nome di <i>duchi</i>, a somiglianza di quelli istituiti da -Longino; ma invece d'essere magistrati civili e militari -che amministrassero il paese secondo leggi comuni, -dominavano da padroni sul paese occupato, dal re -dipendendo solo pei delitti politici e negli affari comuni. -Erano trenta o trentasei, pari fra sè di grado<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a> -<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> -quantunque diversissimi di possessi, tanto che uno -estendevasi su tutto il principato di Benevento, uno -appena sull'isoletta d'Orta; ma forse abbracciavano in -origine un egual numero di famiglie longobarde. Poteano -dei loro possessi fare ogni voglia: morendo, -gli succedeva il prossimo erede, purchè in età maggiore: -se avesse più figli, governavano insieme: se -nascesse disputa fra varj possessori, la decidevano gli -arimanni del duca, i quali anche poteano cacciarli<a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a> -senza che il re intervenisse altrimenti che come giudice -supremo della nazione. -</p> - -<p> -Come faceano leggi, così poteano far guerra, anche -contro del re; e delle terre che togliessero al nemico -restavano padroni: se non che il re poteva ordinare -la restituzione. Per tali acquisti alcuno ingrandì fino -a sottrarsi affatto al re, come fu dei duchi di Spoleto e -Benevento; tanto che fu proibito di migrare in quelle -terre, come nelle straniere. -</p> - -<p> -Dal duca dipendevano gli <i>scultasci</i>, in latino chiamati -<i>centenarj</i>, che reggevano qualche vico, menavano -la gente in guerra e proferivano i giudizj. Non -subordinati, ma più ristretti d'estensione erano i <i>decani</i>, -capi di dieci o dodici fare, unite per l'amministrazione, -per la guerra, e forse per la reciproca -assicurazione nei delitti: voglio dire che di un delitto -commesso da un membro erano solidali tutti, come -tutti obbligati a far vendetta dell'oltraggio sofferto da -<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> -uno, e partecipi del compenso che doveva l'offensore<a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a>. -</p> - -<p> -Questa gerarchia non vuolsi però confondere colla -feudalità. Re, duchi, arimanni tenevano le terre in possesso -libero ed assoluto; e l'obbligo, o dirò meglio il -diritto del militare non traevano da questo possesso, -bensì dalla loro qualità di liberi; di modo che non sarebbe -cessato nè tampoco perdendo i possessi. Se il re -o il duca affidava un proprio fondo a qualche dipendente, -era compenso di servizio, non già titolo feudale. Talvolta -il proprietario ad alcuno concedeva l'onore vita durante, -vale a dire di governare una terra appartenente al proprio -dominio, lasciandogliene godere i fondi: ma sebbene -questo benefiziato fosse tenuto alla fedeltà ed al servire -coll'armi al concedente, la condizione sua non differiva -da quella degli ordinarj ufficiali dell'esercito. Insomma -duchi, scultasci, decani possedeano le terre come uffiziali -della nazione, o vogliam dire del <i>felicissimo -esercito</i> longobardo; e le divisioni in centine e decine -equivalgono alle odierne di reggimenti, battaglioni, -compagnie. -</p> - -<p> -La confusione dei poteri si rischiara alquanto verso -i tempi di Autari, che l'autorità regia rinforzò coll'obbligare -i duchi a restituire i beni della corona, distribuitisi -durante l'interregno; ponendo patto che non sariano -spossessati delle loro terre se non fosse per colpa di fellonia, -e tenendoli obbligati ad assisterlo in guerra. Veri -principi, non più semplici generali furono d'allora i re, -<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> -i quali, anche per darsi aria di successori degli antichi -Cesari, presero il titolo di <i>eccellentissimi Flavj</i>; metteano -il proprio nome sulle monete e nei pubblici atti; -giudicavano nelle cause maggiori; promulgavano le leggi, -le quali sottoponeano all'approvazione dei magistrati e -delle assemblee, solo per maggior validità, non perchè -il voto ne fosse necessario a convalidarle. Una nobiltà -di corte si formava coi gasindi, i giudici, gli uffiziali, -i marescialli (<i>marphais</i>), gli scudieri (<i>schildpor</i>), i -convivi del re. -</p> - -<p> -Agli amplissimi poderi della regia Camera soprantendevano -<i>gastaldi</i>, muniti anche d'autorità giudiziale -e militare sopra i Romani, cioè sopra la gente vinta, e -probabilmente anche sopra gli arimanni che abitavano -nel territorio a loro commesso. Alcune città formavano -parte dei possessi regj, quali Como per alcun tempo, -Susa, Siena, Pistoja, Toscanella, Arezzo, Volterra e forse -Pisa. A Milano insieme col duca sedeva il gastaldo, -cred'io perchè una porzione apparteneva in dominio al -re. Nelle altre può argomentarsi che il gastaldo assicurasse -le ragioni dei liberi e i privilegi riservati a questi -allorchè pattuirono la resa; e limite della giurisdizione -era quello delle diocesi<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a>. -</p> - -<p> -Le leggi fe scrivere Rotari nel 643, non creando un -codice compiuto, ma emendando gli editti de' re predecessori, -che prima per sola memoria ed uso si conservavano; -e nella dieta di Pavia li fece approvare alla -nazione longobarda. Principale compilatore ne fu Valcauso; -e incominciava: «Nel nome del Signore, principia -l'Editto che rinnovai co' miei primati e giudici, io -Rotari re in nome di Dio, personaggio eccellentissimo, -XVII re della gente longobarda<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a>, l'anno ottavo del -<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> -mio regnare col favor di Dio, trigesimottavo dell'età, -seconda indizione, settantasei anni dopo che i Longobardi, -sotto Alboino allora regnante, assistente la divina -potenza, arrivarono nella provincia d'Italia. Dato dal -palazzo di Pavia. Il tenore che segue mostra quanto ci -stesse a cuore il bene dei sudditi nostri, e massime i -continui travagli de' poveri e l'eccessivo esigersi da quelli -che hanno minor forza, i quali sappiamo che soffrono -anche violenza. Considerando perciò la misericordia di -Dio, credemmo necessario correggere la presente, e -comporre una legge che tutte le precedenti rimova (o -rinnovi) ed emendi, aggiunga quel che manca, tolga il -superfluo; e raccorla in un volume, affinchè ciascuno, -salva la legge e la giustizia, possa vivere quieto, affaticarsi -contro i nemici, e difendere sè e i confini suoi». -</p> - -<p> -E conchiudeva: «Queste disposizioni dell'Editto, che, -volente e propizio Dio e con somme vigilie rispondendo -al celeste favore, noi abbiam costituite esaminando -e <i>remorando</i> le antiche leggi de' padri nostri -che non erano scritte, e che giovano alla comune utilità -di tutta la nostra gente, col consiglio e il consenso -de' primati, de' giudici, di tutto il felicissimo esercito -nostro, comandammo fossero scritte in questa carta, -<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> -disponendo che le liti già definite non si cambiino; se -non ancora finite o non cominciate, secondo questo -Editto vengano risolte. Al quale provvedemmo d'aggiungere -ciò che potessimo rammemorare delle antiche leggi -de' Longobardi, per sottile indagine fatta da noi stessi -o dagli anziani». -</p> - -<p> -Delle trecennovanta leggi di Rotari, centottantadue -sono criminali, tre concernono la religione, diciassette -lo stato legale de' cittadini, dei servi, degli stranieri, -diciotto le dignità e la casa del re, sette la milizia e la -sicurezza dello Stato, quindici la sicurezza interna, due -l'agricoltura e il commercio, quattordici la caccia e la -pesca, cinquantaquattro la polizia urbana e rurale, ventiquattro -l'ordine giudiziario: restano cinquantaquattro -leggi civili, di cui diciannove guardano alle persone, le -altre alle cose. Altre ne pubblicò poi Liutprando, di -sentimento molto più civile, «coll'assistenza de' giudici -e di tutto il popolo». Altre ancora Astolfo e i re successivi. -</p> - -<p> -Sono dunque d'età diversissima; del che poco si -ricordarono quelli che se ne valsero a descrivere la civiltà -longobarda. Nelle primitive, di romano non si trova forse -altro che la menzione del peculio castrense e quasicastrense, -le tre cause del diseredare, e la divisione dell'eredità -in oncie<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a>; di religione non si parla, poco -di disciplina ecclesiastica; e v'abbondano parole longobarde -a spiegare gli usi de' vincitori, da cui e per cui -soltanto sono dettate<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a>. -</p> - -<p> -In quelle dei successivi re, e principalmente di Liutprando, -crescono le reminiscenze romane: l'emancipazione -degli schiavi in chiesa, la prescrizione trentennaria -<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> -per legittimare la proprietà e i diritti, l'impedire si -vendano i beni de' minori fuorchè in estrema necessità -e coll'autorizzazione del giudice, la meglio stabilita successione -delle donne, l'adozione de' figliuoli, il diritto -di testare allargato, il separare l'usufrutto dalla proprietà -nella donazione, l'appello. -</p> - -<p> -Primo diritto e fondamento degli altri era la faida. E -perchè all'erede correva obbligo di sostenere quella del -defunto sin al settimo grado, rimanevano escluse dall'eredità -le femmine come inette alle armi, finchè non -intervenne l'equità alla romana. Il Governo assodandosi -tentò mettere qualche regola a tali vendette, e sostituire -l'azione giuridica; ma non le tolse mai. -</p> - -<p> -I tribunali, istituiti a proteggere la proprietà e la vita, -erano, come tutt'il resto, ordinati alla militare, semplici, -spicciativi. Quattro giorni per terminare la lite davanti -agli scultasci; sei davanti ai giudici maggiori; dodici -per recarla al supremo giudizio del re<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a>. Non si -accettavano avvocati. -</p> - -<p> -Qualunque litigio nascesse fra i membri della centuria -o della decania, piativasi avanti al capo, che ne riscoteva -le multe. In affari rilevanti l'assemblea della centuria -giudicava sotto la presidenza dello scultascio; o, per -non raccogliere tutti, sceglievansi dieci <i>buoni uomini</i>, -cioè perfetti Longobardi, che sotto giuramento esaminavano -il fatto, rimettendo al magistrato l'applicazion -della pena<a class="tag" id="tag78" href="#note78">[78]</a>. D'uffizio si procedeva nei casi ove il -fisco partecipasse alla multa: negli altri voleasi l'istanza -dell'offeso o del suo erede. Ai magistrati era permesso -ricevere donativi, cioè forse sportule, purchè n'avesse -sua parte il re. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> -</p> - -<p> -Nelle liti civili, semplicissime erano le formole -prescritte: -</p> - -<p> -— Pietro, Martino ti cita, perchè tu con mal ordine -tieni una terra, posta nel tal luogo. -</p> - -<p> -— Per successione di mio padre quella terra è mia -propria. -</p> - -<p> -— A lui non devi succedere, perchè ti generò da -un'aldia. -</p> - -<p> -— Sì, ma la manomise, come è scritto, e la prese -a moglie». Provi o perda<a class="tag" id="tag79" href="#note79">[79]</a>. -</p> - -<p> -Per un caso criminale: — Pietro, Martino ti cita -perchè uccidesti Donato suo fratello a torto». Se egli -dica — Fu romano, non deve rispondere a te, o lo -provi o risponda»<a class="tag" id="tag80" href="#note80">[80]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> -</p> - -<p> -Ognuno dovea comparire in persona: agli orfani, alle -vedove, a chi facesse constare della propria insufficienza, -permettente il re deputavasi un avvocato. Prove positive -porgevano gl'istromenti scritti, i testimonj giurati e la -prescrizione; se non ne risultasse lume, spesso rimettevasi -la decisione al duello. Il falso testimonio condannavasi -ad un compenso, di cui il principe toccava metà, -metà la parte lesa; e se fosse impotente a pagarlo, si -dava schiavo all'offeso. Il tempo della prescrizione fu da -Rotari fissato a cinque anni: e nascendo contrasto, -si dovesse sostenere con duello o giuramento<a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a>; -Grimoaldo lo prolungò a trenta<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a>, e varie modificazioni -vi s'introdussero dappoi. -</p> - -<p> -Quanto a' criminali, l'arresto del reo si faceva dai -decani o saltarj, che lo traduceano allo scultascio, e -questi lo consegnava al giudice<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a>. Il malfattore scoperto -in casa, poteva essere arrestato da chicchefosse, -ed anche ucciso<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a>. Se alcuno legasse un libero -senz'ordine del re o buona ragione, dovea dargli due -parti del prezzo di sua vita<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a>. Il giudice interroga -il reo; se non si purga, lo condanna: non accade menzione -di tortura. I beni dei condannati passano ai -figliuoli. La negligenza de' giudici v'è punita ora con -multe da dividere tra il fisco e la parte danneggiata, -ora coll'obbligo di pagare del suo al chieditore il -credito per cui aveva portato istanza<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a>. -</p> - -<p> -Male sono determinate le competenze dei varj tribunali, -e troppo frequente il ricorso al trono; nè -fissato un termine, dopo il quale fosse imposto silenzio -ai litiganti. Una legge di Carlo Magno, soggiunta -<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> -alle longobarde, comanda che i giudici si mettano a -tribunale digiuni: ma anzichè segno d'abituale intemperanza -de' Longobardi, forse non è che un'allusione -scritturale<a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a>; se pur non era un modo d'obbligare -alla pronta decisione; come oggi ancora i giurati -inglesi non possono prender cibo prima di avere -proferito. -</p> - -<p> -Dove bisognava convincere non un giudice o un -tribunale ma tutto il popolo, la realtà del fatto e la -colpabilità del convenuto doveano esser discusse in ben -altri modi dei nostri; e fra le prove le più caratteristiche -erano i congiuratori, l'ordalia, il duello. -</p> - -<p> -L'accusato compariva con un numero d'amici e parenti, -i quali giuravano lui esser mondo della datagli -imputazione, ovvero che essi prestavano intera fede -al giuramento proferito da esso. Non si trattava di -vagliar la cosa, di fare indagini e interrogatorj; giuravano -e tanto bastava: uno era innocente se un'accolta -di liberi fosse disposta a sostenerlo tale colla sua -parola e col suo ferro. Rotari ingiunse che, nelle cause -eccedenti il valore di venti soldi, il petente giurasse -con dodici sacramentali; sei nominati da esso, uno -dal convenuto, cinque da lor due d'accordo<a class="tag" id="tag88" href="#note88">[88]</a>: ma -altre volte salivano a venti, cinquanta, settantadue e -più, secondo il grado del reo e la gravezza dell'imputazione. -Il primo sacramentale, fra i Longobardi, -posava la mano sulla cosa sacra; il secondo la sua -su quella del primo, e così via gli altri; a tutte sovrapposta -la sua, il convenuto in tale atto proferiva il -giuramento. Frequente è ammesso nelle loro leggi il -giuramento qual prova decisiva in cause civili e criminali: -«L'accusata d'adulterio si purghi con dodici -<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> -sacramentali, e il marito la riceva»<a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a>. La qual -prova fu anche dalla Chiesa sanzionata con preci, benedizioni, -reliquie: talvolta davasi il giuramento sull'ostia -consacrata, dimezzandola fra l'attore e l'accusato. -</p> - -<p> -Con modi più spettacolosi chiamavasi il cielo a testimonio -ne' <i>giudizj di Dio</i>. Era pur questa una tradizione -pagana<a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a>, avvalorata dai miracoli, dai quali -nel vecchio e nel nuovo Testamento fu confermata la -verità; sicchè si venne a pretendere che Dio, ogni -qualvolta fosse invocato, ne operasse uno per francheggiare -l'innocenza, non dovendo egli comportare -il trionfo del ribaldo: quando egli avesse parlato coi -fatti, la società rimaneva convinta. Talora i due attori -stavano a braccia levate finchè si cantasse una messa -o un officio, e deteriorava la sua causa quello che le -lasciasse per istracco cascare. Talaltra inghiottivano -entrambi un morso di pane e cacio benedetto, persuasi -che al reo si fermerebbe nella strozza. Altri, e massime -donne imputate di maliarde, erano gettate al -fiume, considerandosi colpevoli se galleggiassero. Più -consuete tornavano le prove dell'acqua e del ferro -rovente: in una caldaja bollente ponevasi una palla, e -l'accusato dovea trarnela colla mano ignuda; ovvero maneggiare -un ferro arroventato, o camminare scalzo sopra -sbarre infocate; suggellavasi un sacchetto attorno ai -<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> -piedi o al braccio, e aperti dopo tre giorni, se non -vi apparisse lesione, egli era mandato assolto. -</p> - -<p> -Volta fu che con grande solennità s'accesero due roghi -tra sè vicinissimi, e i contrastanti od i campioni -passarono di mezzo a quelli, restando la ragione a -chi uscì illeso. Carlo Magno in testamento ordinò che, -qual controversia nascesse tra' suoi figliuoli, fosse decisa -col giudizio della croce. Volendo rifarsi le mura -di Verona per ischermirla dalle correrie degli Ungari, -si disputò se al clero toccasse fabbricarne un terzo o -un quarto; ed un campione che tenne alte le braccia -per tutto il passio di san Matteo, diede il miglior partito -agli ecclesiastici. Giovanni detto Igneo, e prete Liprando -convinsero di simonia l'arcivescovo di Firenze -e quel di Milano col passare intatti fra due roghi. A -questa prova vennero spesso sottoposte le reliquie, e -furono viste balzare illese dalle fiamme: come i messali -ambrosiani quando Carlo Magno voleva abrogare -quel rito. Tali prove durarono tutto il medioevo; la -Chiesa le accompagnò con riti e preghiere; e sebbene -sempre v'avesse chi le disapprovò, talmente s'accordavano -coi tempi, che difficilissimo fu l'abolirle. -</p> - -<p> -E più difficile estirpare il duello, altro modo di sostituire -forme legali alla vendetta personale, obbligando -l'offeso a certe regole nella guerra contro l'offensore. -I codici dovettero occuparsi a lungo di questa trasformazione -dell'ostilità privata, per assegnare quali persone -potessero esibir il duello, quali accettarlo, in che -casi, con che regole. Donne, fanciulli, sacerdoti ne -andavano esenti, e in nome loro lo sostenevano campioni -prezzolati, tenuti a vile dall'opinione e dalle leggi; -mentre, era pregiato chi assumesse quest'uffizio per -generosità. Virtù prima non era il valore? il mancarne -doveva denotare malvagità. Eppure già Teodorico, o -Cassiodoro a nome di lui, scriveva agli abitanti della -<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> -Pannonia: — Che giova all'uomo aver la lingua, s'egli -tratta sua causa a mano armata? ove sarà la pace, -se sotto la civiltà si combatte? Imitate i Goti nostri, -che appresero ad esercitar fuori le battaglie, dentro -la modestia»<a class="tag" id="tag91" href="#note91">[91]</a>. I Longobardi ammisero il -giudizio del duello; e Liutprando; sebbene lo confessasse -assurdo, non ardiva vietarlo come troppo radicato -negli usi di sua gente<a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a>. -</p> - -<p> -Quando la feudalità sfrantumò le primitive colleganze -di tribù, dileguossi il sistema de' compurgatori, mentre -crebbe il duello giudiziario, meglio appropriato a persone -tutt'armi; nè la Chiesa riuscì mai a svellere questo -diritto della forza. Nel 962 Ottone il Grande, attesa la -facilità degli spergiuri, consultò il concilio Romano se -non tornasse meglio ricorrere più di frequente al duello -giudiziario. Nulla decise il pontefice: onde esso imperatore, -nel 967, propose alla dieta longobarda in Verona, -fossero casi di duello giudiziario il dichiarare falsa una -scrittura, disputare sull'investitura d'un fondo, asserire -d'aver per forza sottoscritto ad un obbligo concernente -una terra, sofferto un furto di oltre sei soldi; negare il -deposito, o che uno fosse entrato servo d'un altro. Ogni -libero combattesse in persona; le chiese e le vedove per -mezzo d'un avvocato<a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a>. -</p> - -<p> -Siffatte erano le procedure sotto i Longobardi. Le pene -si appoggiavano sul diritto di venire a componimento; -i liberi potendo soddisfare a danaro fin l'omicidio premeditato -e l'invasione armata<a class="tag" id="tag94" href="#note94">[94]</a>. Tali compensi (<i>guidrigildi</i>) -erano regolati secondo le prische consuetudini -(<i>cadarfrede</i>); sicchè la loro estimazione commettevasi -<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> -ai giudici: ma Liutprando restrinse questo arbitrio ponendo -alcune tasse certe. Fondavansi esse sopra un'altra -ingiustizia, qual era la differenza fra uomo e uomo: -giacchè non si badava all'intenzione o alla moralità, bensì -a riparare l'oltraggiato in misura del suo grado e della -lesione effettivamente sofferta. Pertanto è posto divario -fra l'uccisione d'un uomo o d'una donna<a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a>: chi ammazza -un aldio altrui, paghi sessanta soldi<a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a>; chi -un servo rustico, sedici; chi un servo bifolco, venti; -cinquanta pel porcajo che abbia sotto di sè due o tre -allievi; venticinque per gl'inferiori<a class="tag" id="tag97" href="#note97">[97]</a>; mentre ne vale -ducento e fin cinquecento la vita d'un libero. Tre soldi -scontano l'aborto procurato ad una cavalla o ad una -serva<a class="tag" id="tag98" href="#note98">[98]</a>: indifferenza naturale dove la multa compensa -il danno del padrone, non l'offesa recata alla società -o all'umanità. -</p> - -<p> -Le pene sono suddivise ancora non in riguardo all'effetto, -ma al danno effettivo, perciò specificato con frivolezza. -Chi dà un pugno, paghi tre soldi; sei, chi uno -schiaffo. Chi ferisce nel capo, se intacca solo la cuticagna, -sei; se due ferite, dodici; se tre, diciotto; le di -più non si contano. Se frange un osso, soldi dodici; -se due, il doppio; il triplo se tre o più: però se l'osso -sia tale che possa dar suono lanciandolo contro lo -scudo alla distanza di dodici piedi, misura d'un uomo -<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> -ordinario. Chi fenda il labbro sedici soldi; venti se resta -scoperto un dente o due o più: se rompe un dente di -quei che si vedono ridendo, soldi sedici; e se più, in -proporzione: pei molari, soldi otto ciascuno. Pel pollice, -un sesto del prezzo dell'offeso; per l'indice soldi -sedici; pel medio sei; per l'anulare otto; pel mignolo -tredici<a class="tag" id="tag99" href="#note99">[99]</a>: e tutto è variato secondo che l'offeso è -libero o no. Altre ammende erano fissate pel danno -recato alle proprietà o ad animali domestici; o pel -danno da questi causato. Se molti avessero commesso -un delitto, la pena ripartivasi fra tutti. -</p> - -<p> -Tante prescrizioni sfrivolite in particolarità, mostrano -come di intenti generali mancasse la legge, la quale -alcuna fiata si limitava a raccomandazioni. Chi accende -il fuoco per istrada, si ricordi di spegnerlo prima d'andarsene; -chi trova una bestia selvatica o presa alla -tagliuola, o circondata da cani, e l'uccida e racconti -schietto la cosa, possa prenderne l'anca destra o sette -coste<a class="tag" id="tag100" href="#note100">[100]</a>. -</p> - -<p> -Delle multe un terzo toccava ai giudici, e doppie -erano quelle che si pagavano per sentenza del re. Capitalmente -si punivano, fra i delitti privati, l'adulterio, -l'uccisione del marito o del padrone; fra i pubblici, -l'introdurre il nemico nel regno o ajutarlo in qualsiasi -modo, il tener mano a un reo di morte, il rivoltarsi al -capitano in tempo di guerra, fuggire in battaglia, disertare -dalla propria fara. La pena di morte era prodigata -cogli schiavi. Al falsatore di monete e di carte -amputavasi la mano<a class="tag" id="tag101" href="#note101">[101]</a>. Liutprando abbondò di più -in pene afflittive, come prigioni sotterranee, il tondere, -il marchiare con ferro rovente, il flagellare<a class="tag" id="tag102" href="#note102">[102]</a>: e -<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> -questa deviazione dal guidrigildo attesta che un nuovo -diritto veniva introdotto da quel re. -</p> - -<p> -Il ladro pel primo furto subisca due o tre anni di -carcere sotterraneo; e se non ha di che compensare, -si consegni al derubato, che ne faccia il suo talento: al -secondo, il giudice lo tosa, batte, marchia in fronte e in -faccia: al terzo lo vende fuor di provincia<a class="tag" id="tag103" href="#note103">[103]</a>. Redimeasi -dunque a prezzo l'omicidio, non il furto. Vero è -che Liutprando volle che l'omicida volontario, non solo -compensasse la famiglia dell'ucciso, ma tutte le sue -facoltà fossero divise fra quella e il re; e se non bastassero -al guidrigildo, fossero consegnate alla famiglia -dell'ucciso<a class="tag" id="tag104" href="#note104">[104]</a>. -</p> - -<p> -Singolarmente si volle consolidare colle minaccie il -poter regio, contrastato come succede dov'è elettivo. -Morte e confisca a chi pensa o consiglia contro la vita -del re, o si avanza armatamano contro il palazzo di -lui: assolto chi uccide altri per insinuazione del re. -</p> - -<p> -V'avea pene stravaganti: le donne rissose venivano -decalvate e frustate per la vicinanza: a Pavia stava -eretta sul ponte una pertica con un corbello in vetta, -per tuffare nel Ticino chi avesse bestemmiato<a class="tag" id="tag105" href="#note105">[105]</a>. -</p> - -<p> -Quel rappresentare mimicamente gli atti civili, che -si costumava nel diritto patrizio romano, ricompare -nelle consuetudini de' Barbari, come consentaneo a gente -che poco scriveva, e alle cui fantasie faceva mestieri di -essere scosse da effettive rappresentazioni. Per l'emancipazione -i Longobardi consegnavano al servo una freccia, -atteso che il portar armi fosse privilegio de' liberi, -e susurravangli all'orecchio alcune parole patrie<a class="tag" id="tag106" href="#note106">[106]</a>. -Per effettive tradizioni davasi l'investitura d'un uffizio -<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> -o grado: al compratore si consegnava un ramo, una -festuca, un cespo, una zolla; e anche oggetti affatto -estranei, come un guanto, un libro<a class="tag" id="tag107" href="#note107">[107]</a>, un cane, una -coreggia, un par di forbici, un giunco, un martello, un -pallio, un lenzuolo, o marmi, o pesci, o un'anfora d'acqua. -Dopo servite alla tradizione, si foravano o rompevano, -e venivano conservate dall'investito, quasi prova -dell'atto; ond'è che spade rotte, monete forate, solfanelli -e somiglianti troviamo negli archivj; e qualche volta -attaccati all'istrumento fascetti di paglia; o capelli e -barba nella cera del sigillo; o pezzi di legno e coltelli, -nel cui manico s'intagliava il nome del venditore. Altre -volte faceansi alcuni atti significativi, come stringersi -la mano, porgere il pollice destro, dare il bacio, toccare -una colonna o un corno, entrare nella porta, passeggiare -sui fondi, smovere la terra, ricever insieme la -comunione. Colla spada investivasi alcun re; colla lancia -i principi longobardi; i dogi di Venezia col gonfalone; -Ottone II infeudò il contado di Bobbio all'abbate di -quel monastero con un anello d'oro. La Chiesa non -ha ancora smesso di conferire le dignità ecclesiastiche -col pastorale e coll'anello; e le minori col berretto, -il calice, un candeliere, le chiavi della chiesa, il turibolo, -o col toccare la fune delle campane, od ardere -un grano d'incenso, o leggere il messale. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> -</p> - -<p> -Tra i Longobardi non era molto praticata questa -mimica giuridica; e non di rado facevano atto scritto -delle vendite, specificandovi la cosa alienata e il prezzo, -aggiungendovi la garanzia, sotto la penale del doppio: -sembra però che l'attore in cause civili lasciasse in -casa del convenuto un <i>guadio</i>, cioè un anello od altro -segno materiale. Singolare ad essi era il <i>launechild</i>, -compenso che il donato dava al donatore; una veste, -un pallio, un anello, un cavallo, un par di guanti o -denaro: del che ricorrono esempj fin nel xiii secolo. -Da ultimo, in luogo della veste, non faceasi che sporgerne -il lembo al donatore<a class="tag" id="tag108" href="#note108">[108]</a>. -</p> - -<p> -Non v'era diritto di testamento in origine, ma distribuivansi -le eredità secondo le generazioni, esclusi -i collaterali. In primo ordine erano i figliuoli e i nipoti -per rappresentanza; in secondo le figlie a parti -eguali, e in difetto di figlie le sorelle e le zie non -ancora maritate: in tal caso i parenti, e in loro mancanza -il re, prelevavano un sesto. Seguivano i parenti -prossimi, senza distinzione di linee nè di sesso, fin al -settimo grado; dopo il quale sottentrava il re<a class="tag" id="tag109" href="#note109">[109]</a>. I -figli sono chiamati in egual porzione all'asse del padre, -che può privarneli solo nel caso che l'avessero battuto -o minacciato nella vita, o tentato la matrigna<a class="tag" id="tag110" href="#note110">[110]</a>. Il -bastardo non è erede: ma ai figli naturali tocca la -metà della legittima se il padre lasciò figlio; se no, un -terzo dell'asse. Non si conoscono fedecommessi. Chi, -in difetto di prole, volesse disporre di sue facoltà, dovea -farlo per contratto (<i>thinx</i>), proferendone da vivo -<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> -una promessa pubblica, che equivalga all'adozione: e -il donato doveva accettare dando il launechildo. -</p> - -<p> -Sparendo l'obbligo della vendetta domestica, il diritto -ereditario dovette modificarsi, e Liutprando permise -testare, non solo a pro dell'anima, ma anche per -prediligere uno de' figliuoli; la sorte del quale poteva -dal padre essere migliorata d'un terzo se n'avesse due, -d'un quarto se tre, e così in proporzione<a class="tag" id="tag111" href="#note111">[111]</a>: ma ciò -non avea luogo coi nati da secondo letto, viva la madre. -Poteasi anche favorire la figliuola. -</p> - -<p> -Dagli antichi Germani deducono alcuni il rispetto -onde la società moderna, a differenza dell'antica, riguarda -le donne. Per verità le leggi longobarde ci -danno poco argomento di delicatezza verso di esse, -contandole solo come fattrici di guerrieri: e l'uccidere -una quand'è atta a figliare, scontasi con seicento soldi; -con ducento, se prima o dopo l'età nubile. Nuove però -sono le leggi introdotte dal pudore in quel codice, -tanto precise, che spesso il ledono per proteggerlo. Il -libero che preme il dito d'una libera, sborsi seicento -denari; doppio, se il braccio; se sopra il gomito, millequattrocento; -milleottocento se il petto. Chi per istrada -tenti una libera, componga in novecento soldi; altrettanto -chi sforza una donna a sposarlo; multato chi -tarda due anni a menarla dopo gli sponsali. Gli adulteri -possono essere uccisi dall'oltraggiato qualora non siano -puniti dalla legge; nè francheggiano la peccatrice il -consenso o il comando del marito. Nefario è chi dica -meretrice o strega ad una libera; giuri su venti testimonj -averlo fatto per impeto di collera, e compensi in -venti soldi, o sostenga il suo detto col duello; nel quale -se soccomba, paghi la multa impostagli dal giudice<a class="tag" id="tag112" href="#note112">[112]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> -</p> - -<p> -La donna non usciva mai del mundio; tutelata dal -padre, dallo zio o dal fratello, sinchè <i>in capelli</i>, -cioè fanciulla; poi dal marito; e vedova, dal più prossimo -a questo<a class="tag" id="tag113" href="#note113">[113]</a>. Qualora la donna non avesse -consanguinei, o dopo vedova si fosse riscossa dalla -tutela col restituire metà della dote, o il tutore l'avesse -accusata d'impudicizia, o voluto costringerla a -nozze sgradite o prima de' dodici anni, o attentato alla -vita e all'onore di essa, o chiamata strega, ponevasi -sotto il mundio del re, il cui gastaldo percepiva -il prezzo se si maritasse, e porzione dell'eredità se -morisse. Perchè i mondualdi non abusassero della -debolezza del sesso, Liutprando statuì che, quando -una donna vendesse alcun suo possedimento coll'assenso -del marito, intervenissero al contratto due o -tre parenti di essa per cansare ogni frode o violenza<a class="tag" id="tag114" href="#note114">[114]</a>. -</p> - -<p> -Il mondualdo vendeva la donna al marito, il quale -così diventava erede di essa, e percepiva le tasse inflitte -a chi la offendesse. Dote propriamente non era -costituita ma ne tenevano vece il <i>faderfio</i>, il <i>mefio</i> e il -morghengabio. Il primo significa eredità paterna (<i>vater-erde</i>), -e davasi dal genitore e dai fratelli a piacer -loro alla sposa, per quetarla d'ogni pretensione al retaggio. -Il mefio (<i>medio, metà</i>) era un libero donativo -del marito avanti le nozze, consistente per lo più in -campi o servi; diverso dal mundio, prezzo stipulato -per ottenere la tutela della donna, e che davasi al mundualdo. -Questo talora giungeva sino a venti soldi; ma -<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> -Liutprando limitollo a tre<a class="tag" id="tag115" href="#note115">[115]</a>, mentre egli medesimo -restrinse il mefio a quattrocento denari pei giudici ed -altri magnati, trecento pei nobili, gli altri quel di meno -che volessero. Il morghengabio, o dono mattutino, -facevasi dallo sposo dopo la prima notte: ma poichè -i primi trasporti recavano taluni a donare fin l'intiera -facoltà, e questa rimaneva alla donna se sopravvivesse, -Liutprando sancì che lo sposo non potesse obbligare -più d'un quarto dell'aver suo<a class="tag" id="tag116" href="#note116">[116]</a>, e vietò il far altri -regali oltre i predetti. -</p> - -<p> -I Longobardi non permettevano le nozze alle donne -avanti dodici anni, quattordici ai maschi, nè in generale -fra età sproporzionate: contratte più non si scindevano. -Per quanto il marito bazzicasse altre donne, -la moglie non poteva dargli querela; ma se ella peccasse, -restava abbandonata alla vendetta del consorte -come il seduttore. Che in questi fatti poco migliorassero -i Longobardi in Italia, lo rivela la lunga legge di -Liutprando contro i connubj criminosi; un'altra contro -i mezzani e i mariti che vendono le proprie mogli, -e le monache che prendano marito<a class="tag" id="tag117" href="#note117">[117]</a>. -</p> - -<p> -Il punto d'onore, qualità che i moderni distingue -dagli antichi, si rivela ne' castighi apposti a ingiuriose -parole. Chi dice infame a un altro, paghi cenventi denari; -chi vile, il doppio; se spia, seicento; la donna che -chiami bagascia un'altra senza poterlo provare, soldi -<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> -quarantacinque; il tutore che dica villania alla sua -tutelata, ne perda il mundualdo. -</p> - -<p> -Cogli schiavi la legge di Rotari è fiera quanto la -romana, pareggiandoli a cose; ma poi anche i Longobardi -tolsero al padrone l'arbitrio sulla vita di quelli, -eccetto i casi determinati dalla legge. Il padrone che -adultera con un'aldia, perde ogni ragione su lei e sul -marito; chi sforza la fidanzata d'un servo, paga la -pena allo sposo, il quale può anche sul fatto uccider -lei e il corruttore. L'offesa ai servi vale un quarto di -quella ai liberi: chi prende per la barba o pei capelli -un rustico altrui, gli paghi un soldo: il servo battuto -dal padrone per essersi richiamato contro di lui, rimane -franco. Se ad uno schiavo rifuggito in chiesa -il padrone promette sicurtà, poi non attiene, è multato -in soldi quaranta. Se il padrone disposto a dare la -libertà venga a morte, lo schiavo rimane libero senza -pur pagare il compenso, «massima lode a noi sembrando -(dice Astolfo) se dal servigio traggansi gli -schiavi a libertà, perchè il Redentor nostro degnò farsi -servo per dare a noi libertà»<a class="tag" id="tag118" href="#note118">[118]</a>. -</p> - -<p> -Queste leggi, da chi giudicate pessime, da chi -stupende, secondo il vario punto di vista<a class="tag" id="tag119" href="#note119">[119]</a>, sopravvissero -<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> -lungamente nelle consuetudini italiane<a class="tag" id="tag120" href="#note120">[120]</a>, -ed offrono il migliore ritratto de' costumi de' Longobardi. -Il vederle dettate in latino, benchè concernessero -<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> -solo i vincitori, mostra come questi fossero digiuni -di lettere a segno di dover valersi dei nostri per compilarle. -Ma i nostri pure dovevano aver perduto ogni -tradizione elevata di ragione giuridica, poichè non -seppero appoggiarsi sovra punti complessivi, e provvidero -a casi particolari con una minuzia fin puerile. -</p> - -<p> -Gente che si spicca dalla patria, perde gran parte -degli affetti più teneri e morali: or chi vorrà credere -alla vantata bontà e costumatezza di Barbari, mescolati -di genti diverse, e sì tenuemente legati al loro capo? -I nostri padroni rozzamente abitavano; e gli <i>armadj</i> -ove riponevano le armi, e le <i>banche</i> da cui presero -nome i banchetti, erano tagliati grossolanamente. Semplici -nel vivere ordinario, sfoggiavano ne' conviti, ove -l'ilarità era stimolata dal vino, bevuto in giro dal corno -dorato o talvolta dai cranj de' vinti nemici; e l'eroismo -da giuochi scenici o da bardi che cantavano le imprese -di Teodorico o d'Alboino. La scipita, eppur da tutti -letta istoria di Bertoldo, d'origine antica e tedesca<a class="tag" id="tag121" href="#note121">[121]</a>, -ci fa vedere Alboino nella regale Pavia piacersi de' buffoni. -I giojelli da Agilulfo e Teodolinda regalati al San -Giovanni di Monza chiariscono com'essi sapessero largheggiare: -ma un bastone a oro e argento da re Cuniberto -<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> -regalato al grammatico Felice<a class="tag" id="tag122" href="#note122">[122]</a>, è l'unico -favore che leggiamo concesso a letterati da Longobardi; -e forse Rachis tenne in palazzo una scuola, dalla -quale uscì Paolo Diacono<a class="tag" id="tag123" href="#note123">[123]</a>. Dopo le prime devastazioni, -molti di quei re fecero anche fabbricare, massimamente -chiese e monasteri, e credesi vederne a Pavia e a -Brescia, certamente a Lucca. Nel San Giovanni di Monza -erano ritratte le geste dei Longobardi; i quali vi comparivano -colle prolisse vesti di lino a lembi di color -vario; le gambe ravvolte in una singolar foggia di -usatti, e in piede calzari sparati alla sommità del pollice -e con legacci di cuojo, finchè vi sostituirono gli -stivali<a class="tag" id="tag124" href="#note124">[124]</a>; lunghe barbe, da cui forse presero il nome; -la cervice rasa fin alla nuca; davanti, la chioma prolissa -fin alla bocca con una drizzatura sulla fronte. Forse -il sudiciume manteneva fra loro una malattia cutanea, -qual ella si fosse, indicata col nome di lebbra; e chi -n'era infetto veniva espulso di casa e di città; provvedimento -<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> -nulla più eccessivo dei tanti suggeriti per pubblica -sanità, se non si fosse esacerbata la condizione di -quegl'infelici col considerarli per morti, e interdirli -non solo del disporre dei proprj beni, ma fino dell'usarne -al puro mantenimento. -</p> - -<p> -Giungevano i Longobardi in una società corrotta -dal lusso, avvilita dalla schiavitù, pervertita dall'idolatria, -senza che il cristianesimo l'avesse ancor potuta -riformare; onde ai vizj proprj aggiunsero quelli dei -vinti. Tra questa eredità gentilesca erano le pratiche -supertiziose, e assurde credenze in apparimenti di -morti, patti col diavolo, larve placabili con lustrazioni. -Il legislatore rimprovera del credere che certe donne -ingojassero gli uomini<a class="tag" id="tag125" href="#note125">[125]</a>: ma al tempo stesso egli -proibisce ai campioni, ne' duelli giudiziarj, di portare -indosso erbe o che che altri malefizj. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap63">CAPITOLO LXIII. -<span class="smaller">I vinti. -Con che legge viveano? Quali la condizione e le arti loro?</span></h2> -</div> - -<p> -Fin qua scrivemmo al modo de' classici, quasi unicamente -guardando alla nazione vincitrice: ma che n'era -intanto dei vinti? -</p> - -<p> -Il silenzio della legge mostra già come il vincitore -non degnasse occuparsi di loro: ma se non è lecito -figurare che il Goto o il Longobardo vincesse per rendere -felice il Romano, sottrarlo all'oppressura degli ultimi -tempi imperiali, e, alleviatolo dalla guerra, lasciar -che nella quiete attendesse agli studj e alle arti, non -<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> -vuolsi però dimenticare che il cristianesimo non permetteva -più ai vincitori di conculcare affatto la umana -natura. -</p> - -<p> -Se i Barbari, dilagando sulla nostra patria, avessero -scontrato tanta patriottica ostinazione quanta Annibale -o Pirro, sarebbe nata guerra di sterminio, dove una -delle parti avrebbe dovuto soccombere: qual delle due -non è difficile il prevederlo, chi avverta come la germanica -migrazione continuasse da secoli senza esaurirsi. -Sarebbe dunque avvenuto dell'Europa come più tardi -dell'Asia e dell'Africa, donde gli Arabi svelsero ogni -radice dell'anteriore civiltà. All'incontro i Barbari (eccettuiamo -sempre gli Unni, che comparvero, distrussero -e si dileguarono) arrivavano in Italia già cristiani, -cioè accolti in una fratellanza che dava diritti e imponeva -doveri. -</p> - -<p> -Per quanto infelice fosse dunque la condizione cui -trovaronsi ridotti i vinti in Italia, non va paragonata -a quella che fecero, per esempio, all'Asia i Turchi, o -all'America gli Spagnuoli. Qui, oltre il clero, si trovavano -nobili, operaj, minuti possessori, coloni e schiavi. -Al popolo basso generalmente dovette parere che i -Barbari recassero un sollievo da quella concatenata -oppressione fiscale. Degli schiavi gran parte nelle -prime correrie fu rapita; ai restanti poco caleva a qual -signore servissero, fatati alla miseria. Altrettanto dicasi -dei coloni, che nulla avevano a perdere, e non di rado -vantaggiavano. Della nobiltà patrizia romana aveano -già fatto sterminio gl'imperatori; allora i Barbari l'annichilirono, -giacchè, non trovandola buona ad alcuna -delle arti di cui essi aveano mestieri, non le usavano -que' riguardi che agli agricoli ed agli artigiani; sicchè -della primitiva conquista rimase levata ogni traccia. -Della nobiltà nuova formatasi nelle provincie, alcuni -s'appigliarono alla fortuna de' vincitori, per trarne -<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> -qualche porzione a proprio vantaggio: i più, umiliati, -scaduti dalle dignità, spogli in parte o in tutto dei beni, -sentivano repugnanza pei conquistatori, e faceano opposizione -con quel poco di potere che ad essi era -rimasto nelle curie; talvolta anche rimbalzavano contro -gli oppressori, come vedemmo tentarsi sotto i Goti; -altri si ritiravano nelle vaste e lontane tenute in mezzo -a coloni e clienti, sperandosi dimenticati. -</p> - -<p> -La civiltà romana, dovunque arrivasse, si sovrapponeva -alle leggi, ai costumi, alla religione, alla lingua -nazionale, per modo che pochi secoli di dominio cancellavano -quasi ogni orma delle istituzioni dei popoli -sottomessi e assimilati. I Germani al contrario, invadendo -il nostro paese, sentivano quanto una civiltà -sistemata fosse superiore ad una barbarie incomposta; -sprezzavano i Romani individualmente, ma concepivano, -se non rispetto, almeno meraviglia dinanzi a quei superbi -edifizj, agli acquedotti, agli anfiteatri, alla -regolare gerarchia de' poteri. Fissandosi poi sulle terre -romane, e col diventare proprietarj acquistando relazioni -più complicate e durevoli, comprendevano la necessità -di regolamenti più estesi; e poichè la legislazione romana -glieli offeriva, mentre abbattevano l'ordine politico, -vagheggiavano il sociale, ed anche mettendo al -giogo i Romani, si confessavano ad essi inferiori, e -s'ingegnavano d'imitarli. -</p> - -<p> -Non privavano dunque i vinti della libertà naturale -riducendoli schiavi; e talvolta neppure affatto della -civile. Questo, che era generosità rara fra gli antichi, -qui veniva dall'esercitarsi i due popoli in diverso genere -d'industria; nell'armi i vincitori; i vinti ne' campi, -nelle arti, negli studj. Teodorico usò in insigni uffizj -Cassiodoro, Boezio, Simmaco; altri Barbari si valsero -certo dell'opera di Romani; e sebbene de' Longobardi -non sia detto, li vediamo però dettare le proprie leggi -<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> -in latino: queste leggi modificare alla romana; stabilire -un sistema fiscale complesso, qual non avrebbero -potuto se non col sussidio de' vinti. -</p> - -<p> -Nè per questo il vinto entrava nella società de' vincitori. -Adoprato per bisogno non per onoranza, rimaneva -escluso dalle armi, e da ciò che fra i Germani -n'è conseguenza, la giurisdizione e l'amministrazione; -solo per grazia speciale alcuno veniva ammesso fra -i vincitori, consentendogli il titolo di convittore del re. -</p> - -<p> -I beni de' natii furono divisi in ragione diversa -ne' diversi paesi: i Visigoti tolsero ai possessori due -terzi dei campi, degli schiavi, degli animali domestici -e degli strumenti di lavoro<a class="tag" id="tag126" href="#note126">[126]</a>; i Borgognoni, metà -delle corti e dei giardini, due terzi delle terre lavorate, -un terzo degli schiavi, lasciando in comune le foreste. -Gli ausiliari degli ultimi imperatori chiesero in Italia -un terzo de' terreni, e avuto il no, deposero l'ultimo -cesare d'Occidente, e ottennero da Odoacre ciò che -Augustolo avea negato. Gli Ostrogoti sopragiunti occuparono -anch'essi un terzo. -</p> - -<p> -Togliere metà o un terzo dei terreni a gente decimata -dalla guerra, ed esonerarla con ciò dal tributo, -che sotto i Romani esorbitava a segno da far sovente -abbandonare al fisco le tenute istesse, parrebbe tutt'altro -che abuso di brutale vincitore. Se fosse poi -vero che il Germano, indocile alla fatica dei campi, -non esigesse che il terzo dei frutti, sarebbe un sistema -più mite di quanto si pratica oggi nella nostra campagna. -Ma una partigione fatta da conquistatori sopra -gente che non ha armi nè rappresentanza per francheggiare -<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> -i proprj diritti, può ella immaginarsi altrimenti -che come una grande violenza, esercitata -parzialmente da ciascun capo nel paese o nel villaggio -dove infiggeva la sua lancia? -</p> - -<p> -Inoltre, i Goti toglievano que' possessi dal pubblico -dominio, o da possedimenti privati? Se dai privati, -come pare, che cosa intende Teodorico quando asserisce -un ricco Goto equivalere a un Romano povero? -Perchè gl'invasori soprarrivati occupassero i terreni -stessi dei conquistatori precedenti, converrebbe supporre -i Goti tanti appunto di numero, quanti gli Eruli e i -Turcilingi d'Odoacre; e che avessero catasto e misuratori -e una regolarità di possessi, affatto inconciliabile -colla condizione di Barbari. Poi, se al primo entrare -ciascun Barbaro diveniva possessore, come spropriava -altri via via che faceasi nuove conquiste? e se la misura -non fosse stata equa, come avrebbe potuto richiamarsene -il prisco possessore? e davanti a chi? e -come tutelava egli i proprj confini? Poi delle proprietà -dei Goti cosa avvenne, quando i Greci gli ebbero vinti? -e di quelle dei tanti caduti in guerra sì micidiale? -Può mai immaginarsi che, fra tanto scompiglio, venissero -restituiti ai primi signori? Potrebbesi credere -che cadessero al fisco; ma nella prammatica di Giustiniano -non v'ha motto di oggetto sì rilevante. -</p> - -<p> -I Longobardi occupano essi pure un terzo, ma in -peggior ragione: poichè, se i Goti contribuivano alle -spese della coltura ne' campi invasi, questi levavano un -terzo lordo dei frutti, modo di costringere i più a ridursi -servi, se già nol fossero per sistema. -</p> - -<p> -E qui si presenta una controversia famosa sulla bontà -de' Longobardi. Il terrore chiamava torrenti e diluvj le -invasioni; la compassione esagerava gli sterminj, tanto -che papa Gregorio Magno dice, l'umana stirpe, folta in -Italia come campo di biada, restò allora guasta ed -<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> -uccisa, e tutto il paese converso in deserto, popolato -solo di fiere. Noi sappiamo storicamente che la popolazione -dell'Italia ancora romana era tutt'altro che numerosa; -oltre che un fiero contagio l'avea desolata -poco prima dell'arrivo de' Longobardi<a class="tag" id="tag127" href="#note127">[127]</a>. Per quante -poi sieno le violenze particolari, v'è poca ragione di -credere a uno sterminio sistematico, dal quale al vincitore -non sarebbe derivata altra conseguenza, che di -ridurre incolte le campagne. -</p> - -<p> -Tutt'al contrario Paolo Diacono, longobardo e che -de' Longobardi scriveva quando n'era appena caduto il -regno, sicchè la compassione li faceva rimpiangere e il -lodarli sapeva di generosità, non trova espressioni -bastanti a loro encomio: «nessuna violenza accadeva, -nessun'insidia tendevasi; non era chi angariasse o spogliasse -altrui ingiustamente; non furti, non ladronecci; -ciascuno andava senza paura ove gli talentasse»<a class="tag" id="tag128" href="#note128">[128]</a>. -</p> - -<p> -Se i conquistatori, e massime nei primi momenti, -rechino tali beatitudini, lo dica chi ha occhi. E se Cicerone, -proclamando i doveri della giustizia nel secol -d'oro di Roma, stabilisce che coi soggiogati bisogna -<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> -adoprare fierezza come coi servi<a class="tag" id="tag129" href="#note129">[129]</a>, aspetteremo noi -tanta umanità nei Barbari, che pur spropriarono i natii? -Fosse anche vera, quella pittura sarebbe a riferirsi -solo al vincitore; non altrimenti da quando i Romani -antichi vantavano che nessuno poteva esser torturato -e ucciso senza regolari giudizj, mentre stavano all'arbitrio -de' padroni e de' magistrati tanti milioni di provinciali -e di schiavi. -</p> - -<p> -Lo storico medesimo, quando dal fraseggiar retorico -viene ai fatti, racconta che Clefi distrusse la nobiltà, lo -che significa i possessori; e che, «sotto i trenta duchi, -molti nobili Romani furono uccisi per cupidigia, gli -altri partiti fra gli ospiti in modo da divenire tributarj, -pagando un terzo de' frutti; spoglie le chiese, -trucidati i sacerdoti, sovverse le città, sterminata la -popolazione»<a class="tag" id="tag130" href="#note130">[130]</a>. -</p> - -<p> -A questo strazio fu dunque mandato il fiore della -gente italica. Pertanto, comunque andasse il fatto nei -primi momenti, in appresso i soggiogati ebbero, non -soltanto a dimezzar le terre d'ogni circondario, come -avevano fatto cogli <i>ospiti</i> Eruli o Goti, per costituirne -le corti signorili e libere; ma furono spossessati, e costretti -a dare il terzo del ricolto; e non più allo Stato, -ma a ciascuno de' Longobardi, cui ciascun Romano -era toccato. Ridotti ad <i>aldj</i>, cioè manenti o terziatori -o coloni, in somma tributarj, la qual condizione era -per essenza opposta a quella di libero, più non possedevano -che precariamente, non potevano sposar donna -<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> -libera, non militare, non procedere ne' tribunali; chè -tanto importava pei Barbari la parola tributario. Nelle -altre conquiste i beni delle chiese restarono intatti: -ma i Longobardi, essendo eretici, non rispettavano il -clero cattolico<a class="tag" id="tag131" href="#note131">[131]</a>. -</p> - -<p> -Questo totale spossessamento de' nobili, cioè de' possidenti, -senza ambiguità asserito dal panegirista de' Longobardi, -vien negato da taluni perchè in Gregorio Magno -ricorre menzione dei nobili di Milano e d'altre città<a class="tag" id="tag132" href="#note132">[132]</a>. -Ma oltrechè la curia romana seguiva nelle lettere le -formole consuete<a class="tag" id="tag133" href="#note133">[133]</a>, anche quando aveano perduto il -senso, quel pontefice non riconosceva l'occupazione -de' Longobardi nè lo spogliamento de' vinti; onde -operava siccome una cancelleria de' giorni nostri che -continuasse a salutare per regia la stronizzata stirpe -de' Borboni; o siccome essa curia romana, che fin oggi -nomina i vescovi d'Antiochia o di Laodicea. -</p> - -<p> -Allegasi pure una Teodota, di <i>stirpe senatoria</i>, la -quale non potè sottrarsi alla libidine di re Cuniberto, e -pianse il rapitole fiore nel monastero di santa Maria -della Posterla a Pavia. Poi, al cessare della dominazione -straniera, compajono ricchi possessori viventi con legge -romana, cioè d'origine italica. -</p> - -<p> -Vogliasi però riflettere che, anche dai paesi occupati -alla prima invasione, molti natii rifuggirono alle isole, -sulle coste, fra i monti; e prima d'uscirne poterono -patteggiare coi vincitori, conservando titoli e possedimenti. -<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> -Più dovette ciò frequentare nelle terre assoggettate -in tempi successivi, quando i Longobardi -avevano deposto la primitiva fierezza; e i natii nell'arrendersi -poterono riservarsi parte degli antichi diritti. -Altri ancora si vennero a piantare sulle conquiste longobardiche -da terre che mai non erano state soggiogate, -massime dappoichè i dominatori si mansuefecero, e -che la dominazione passò ai Franchi. Tali accidenti -bastano a spiegare la menzione che accade di gente -romana, di nobili, di senatori: il qual titolo ad ogni -modo poteva indicare soltanto un grado personale, -non mai di origine. -</p> - -<p> -Nessuna dunque, o poca gente libera rimaneva sulla -campagna occupata, mutandosi i possessori in coloni, -e i lavoratori in servi della gleba. Numero maggiore -di liberi sopraviveva nelle città, dove, essendo divisi in -scuole d'artigiani, non cadeano spicciolati in dominazione -di particolari, ma in masse numerose erano -distribuiti a duchi e re. Al possessore d'un campo, -che caleva di conservare gli uomini a quello affissi? -morendo essi, rimaneva il fondo<a class="tag" id="tag134" href="#note134">[134]</a>, e si poteano trovargli -altri cultori; mentre il perdersi degli artigiani -deteriorava ed anche distruggeva il frutto che ne traeva -il vincitore cui erano tocchi in sorte. Egli dovea dunque -far opera di conservarli: pure nulla ne sappiamo di -positivo, se non forse che gli abitanti della città furono -gravati di doppia imposta, cioè una diretta (<i>salutes</i>) -ed una sull'industria<a class="tag" id="tag135" href="#note135">[135]</a>. -</p> - -<p> -Certo è che di questa gente vinta non parlano mai -le leggi longobarde: silenzio ingiurioso, eppure da questo -volle alcuno argomentare che i Longobardi la lasciassero -<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> -vivere coll'antica legge patria. Di fatto, tra alcuni germanici -conquistatori troviamo che la legislazione non -riguardava tutti coloro che abitassero una regione, ma -seguiva la persona: e mentre oggi, chiunque si stabilisce -in un paese, sottopone sè e l'aver suo alle leggi da -cui quello è regolato, poca o nessuna differenza intercedendo -da cittadini a forestieri<a class="tag" id="tag136" href="#note136">[136]</a>; allora, al contrario, -la legge patria serbavasi dall'uomo libero, dovunque -egli si trovasse. Tale uso dovette introdursi dai Germani -sol quando si sparsero sulle terre conquistate; -giacchè sul territorio medesimo trovandosi unite differenti -schiatte pel solo accidente dell'essersi drizzate -alla medesima impresa, non v'era motivo perchè una -stirpe dovesse rinunziare alle consuetudini degli avi, -e sottomettersi a quelle d'un'altra. Prova ne sia che -in ciascun paese troviamo ammesse tante leggi, quanti -erano i popoli invasori. -</p> - -<p> -Così non pare costumassero i Longobardi: anzi -talmente furono intolleranti d'ogni altro diritto dopo -invasa l'Italia, che obbligarono a partirsene i Sassoni -ausiliarj, perchè non vollero acconciarsi all'unità<a class="tag" id="tag137" href="#note137">[137]</a>; -<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> -Rotari impone espresso che «se qualche Romano venga -da paesi forestieri, s'uniformi alla legge longobarda, -salvo se altrimenti impetri dalla clemenza del re». -</p> - -<p> -Questo cenno non concerne il popolo vinto, ma chi -veniva di fuori; e indica che il privilegio non era inusato. -Coll'andare del tempo si moltiplicarono i contatti degli -invasori coi popoli rimasti; i Longobardi rimisero della -primitiva ferità, massime dopo convertiti al cattolicismo; -onde allora fu forse consentito ad alcuno avveniticcio -di conservare la legge nazionale<a class="tag" id="tag138" href="#note138">[138]</a>. Quando poi nel -paese nostro si assisero i Franchi e Tedeschi, ognuno -conservava il proprio diritto; dal che nasceva grande -varietà, e per conseguenza ne' contratti o giudizj si specificava -sotto quale vivessero i contraenti o i giudicati. -Da ciò le così dette <i>professioni di legge</i><a class="tag" id="tag139" href="#note139">[139]</a>: sotto il -qual nome di legge non intenderei veruno speciale e -prefinito corpo di istituzioni, ma in generale il diritto, -le consuetudini, annesse al fondo che i contraenti possedevano. -</p> - -<p> -Indietreggiando quest'uso ai primi tempi della conquista, -alcuno asserì che i Longobardi lasciassero in -arbitrio di ciascuno lo scegliere secondo qual legge -volesse vivere. Ma qual tirannide sarebbe cotesta, dove -il vincitore permette ai vinti di entrare a parte de' suoi -diritti medesimi? di porsi, pur che lo vogliano, nella -classe de' dominatori? Poi, che cosa significherebbe -cotesto vivere a legge romana? una legge suppone -<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> -uffizj e attribuzioni, che la conquista aveva cancellato. -L'essere i nostri divenuti tributarj e dipendenti da un -altro popolo, introduceva relazioni affatto nuove: come -poteano quelle venir regolate colla legge romana? come -sussisteva questa, dacchè erano cessati coloro che poteano -secondo le occorrenze modificarla? Poi, è costante -fra i Barbari che la podestà giudiziale stia congiunta -col militare: esclusi i Romani da questo, come potevano -quella ottenere?<a class="tag" id="tag140" href="#note140">[140]</a> Le pene, che presso i Barbari si -riducono per lo più a multe e composizioni, come applicarsi -al Romano, le cui leggi vanno su tutt'altro piede? -</p> - -<p> -Se fosse vero che i Longobardi lasciassero la legge -antica ai vinti, a chi avrebbero questi potuto ricorrere -perchè un vincitore fosse punito dell'omicidio o d'altra -violenza? se si fosse punito il Longobardo colla multa, -e il Romano con pene afflittive, non si stabiliva già -un'enorme differenza? e avrebbe potuto testar il Romano, -e non il Longobardo? sarebbe rimasta in tutela -perpetua la donna longobarda, e non quella del vinto? -come risolversi le liti de' Romani per testimonj e prove, -quelle de' Longobardi per duello e per altri giudizj di -Dio? e ciò in un paese solo, sotto l'autorità di un -medesimo re! Il diritto suppone la forza di proteggerlo: -e i Romani aveano da un pezzo dismesse -per uso le armi; allora gliele toglieva la costituzione -de' vincitori. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> -</p> - -<p> -Tra le leggi longobarde, una del 727 di re Liutprando -stanzia che, chi fa un contratto, dichiari secondo -qual legge intenda stipulare: dal che pure si -volle argomentare restasse libera ad ognuno la scelta -della legge<a class="tag" id="tag141" href="#note141">[141]</a>. Ma si rifletta che, anche secondo il -gius romano, v'ha atti, la cui erezione non interessa -direttamente lo Stato, e perciò i cittadini possono in -essi preferire quali formole e modi più vogliano. -Appunto simili contratti privati ha di mira Liutprando -quando ordina che, nel formolarli, i notari s'attengano -al diritto delle parti, senza però escludere speciali -convenzioni fra esse, nè quelle regole secondarie, da -cui ciascuno può innocuamente dipartirsi. Tant'è ciò -vero, che pari facoltà non accorda pe' testamenti, -attesochè questi sono di pubblico diritto. Liutprando -inoltre veniva assai dopo la conquista, e tendeva a -introdurre nel gius longobardo quanto potesse convenirgli -del romano: laonde permetteva a' suoi di -ricorrere a questo più ampio e scientifico, per via -di accordi reciproci davanti a notari; al tempo stesso -faceva arbitrio ai Romani contraenti di valersi della -legge propria, anzichè della longobarda come prima -sembra fossero obbligati. È un passo verso l'eguagliamento -delle due stirpi: ma non indica in verun -modo che la vinta conservasse il patrio diritto; attesta -anzi che, fin allora, si era usato il contrario. -</p> - -<p> -Molto più tardi, vertendo lite fra papa Eugenio II -<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> -e il popolo di Roma, l'imperatore Lodovico il Pio -mandò alla città suo figlio Lotario, «acciocchè la pace -col nuovo pontefice e col popolo romano stabilisse e -confermasse». Lotario in tale occasione emendò lo -statuto del popolo romano coll'assenso del pontefice<a class="tag" id="tag142" href="#note142">[142]</a>; -e un capitolo d'essa riforma ordina s'interroghi il senato -e il popolo romano con qual legge vogliono vivere, -e questa si conservi, o se la violano ne siano puniti. -Ma primieramente questo è caso speciale, e non si riferisce -che a Roma e al suo ducato, non mai conquistati, -ove dunque duravano le magistrature all'antica, e sempre -erasi conservata la legge romana<a class="tag" id="tag143" href="#note143">[143]</a>; sicchè -l'orgoglio de' Barbari non restava leso dal dover rinunziare -alla propria. Probabilmente poi fu data la -scelta per quell'unica volta, quando trattavasi di dettare -una legislazione nuova; e optato per una legge, -a quella dovettero attenersi anche i discendenti. -</p> - -<p> -Sta dunque, che i vinti italiani non parteciparono -al diritto del vincitore se non taluno per privilegio: -tant'è ciò vero che, ogniqualvolta la voce de' conquistati -<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> -può farsi intendere, esprime lamento perchè non -siano accomunati anche a loro i privilegi dei dominatori. -Abbiam veduto nelle legislazioni barbare alle ingiurie -o all'uccisione d'un uomo esser decretato un -prezzo differente (<i>guidrigildo</i>), secondo il grado di -esso, o la maggiore o minor parte che godeva di cittadinanza. -Ne' Franchi l'uccisione d'un cittadino scontavasi -col doppio prezzo, che non quella d'un romano -possessore: ne' Ripaurj, ducento lire per un cittadino, -censessanta per un forestiero germanico, cento per un -romano. È una distinzione ingiuriosa, che però, mentre -attesta l'inferiorità del vinto, mostra che sussistevano -persone romane, formanti parte dello Stato, a segno -che il legislatore dovea toglierle in contemplazione. -Ma nei Longobardi nessun guidrigildo si trova stabilito -pei Romani: il che conferma fossero ridotti alla condizione -di aldj, cioè cosa di un padrone, al quale toccava -il rifacimento dei danni loro<a class="tag" id="tag144" href="#note144">[144]</a>. -</p> - -<p> -Non per clemenza dunque, ma per condanna il longobardo -legislatore avrebbe lasciato vivere il Romano -secondo la propria legge; poichè così lo privava delle -cure giuridiche e di tutti i diritti annessi alla qualità di -cittadino. I Romani antichi, nulla statuendo sulle nozze -de' plebei, poi degli schiavi, le avevano in conto di -meri concubinati, spogli di civile legittimità: altrettanto -era in quelle degli Italiani sotto ai Longobardi, rispettate -solo dalla Chiesa che le benedicea. Così argomentate -degli altri contratti. E se pur fosse che porzione delle -leggi romane continuasse ad aver vigore, dovette esser -solo di gius privato, non trovandosi magistrati che le -applicassero, nè sanzione. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> -</p> - -<p> -Diverso il caso per gli ecclesiastici. Tra essi il tipo -giuridico universale prevalse in ogni tempo sopra il -locale; nè le leggi canoniche, modellate sulle romane, -mettono divario di paese o di razza; poi conservavano -curie proprie, davanti alle quali essi facevano i loro -atti, dibattevano e risolvevano da sè i loro litigj, non -mancando neppure di mezzi per far eseguire le sentenze. -Pure anche i cherici seguivano forse generalmente -la legge della propria nazione, e alla romana s'attenevano -solo nelle cose ecclesiastiche, e massime ne' privilegi -concessi dalle costituzioni imperiali<a class="tag" id="tag145" href="#note145">[145]</a>. Certo -in Italia ricorrono frequenti prove di diritto longobardo -seguito da conventi e da cherici; il privilegio dei quali -consisteva forse soltanto nel potere, se romani, dalla -condizione di aldj passare a quella di cittadini longobardi. -</p> - -<p> -Però, in causa appunto di tale trascuranza de' vincitori -verso i vinti, crede alcuno che sussistesse un reggimento -municipale, per quanto alterato dall'organamento -<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> -militare de' Longobardi. Ma già vedemmo a qual nullità -fossero ridotti i municipj sul fine dell'Impero, quando -la più gran cura mettevasi nel buttarsene di dosso i -gravissimi pesi: poi fondamento e scopo ne erano i -tributi, e questi mutarono affatto natura colla conquista -de' Barbari. Sotto i Goti, si rammentano ancora in Italia -e curiali e magistrati conservatori della pace<a class="tag" id="tag146" href="#note146">[146]</a>, -perchè quella gente, o per origine o per lunga convivenza, -avevano adottato assai maniere romane; in -qualche formola de' Franchi vedesi alle curie attribuito -il registrare alcuni atti: ma ne' paesi sottoposti ai Longobardi, -neppur sì poco compare. Se fosse poi vero -che i vinti restassero ripartiti fra i vincitori, cessava -di necessità ogni interesse comune, fin quelle cure di -ponti, di strade, di beni pubblici, alle quali si restringe -il municipio. -</p> - -<p> -Ciò vale pei Romani conquistati e ripartiti. Ma mentre -i Longobardi, pochi in numero fin da principio, poi -assottigliati nelle guerre continue di due secoli, e sistemati -a modo d'esercito, tenevansi aggruppati intorno -ai castellari, più confacenti all'indole loro che -non le città, la remota campagna e massime i monti -restavano alla popolazione indigena, e questa poteva -aver conservato qualche ordinamento municipale. Alla -romana continuarono a regolarsi le città a mare, e quelle -dove Goti e Longobardi non penetrarono o per poco. -Quattro o cinque secoli più tardi, venne un istante che -le città, dominate o no dai Longobardi, si trovarono -riunite nella lega di Lombardia, Marca e Romagna, ed -in esse apparvero forme a un bel circa eguali di governo -municipale. Ora, chi rifletta che eguali pure le -aveano allorchè furono côlte dagl'invasori, inclina a -credere che anche le soggiogate dai Longobardi mantenessero -alcun modo di reggimento municipale. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> -</p> - -<p> -Invano però se ne cercherebbe vestigio; nè la condizione -dei vinti è possibile indagare nelle leggi che -riguardano soli i vincitori, per quanto questi fossero -portati a venerare in quelli la dignità del sacerdozio -o la superiorità del sapere, e fin costretti di valersi -di loro per notari e per compilare le leggi. Chi voglia -vedere il popol nostro, lo cerchi ne' mestieri della pace -e nella coltivazione de' campi, rimasta agl'inermi. Forse, -al modo che i vincitori erano disposti per razze, così -i vinti erano per <i>scuole</i> di mestieri, tenute solidalmente -garanti del tributo che si doveva al duca o al re. -</p> - -<p> -Nessuno dubiterà che il commercio non patisse fra -quelle invasioni; pure non perì affatto, tanta n'è la vitalità; -tanto, più de' gravi disastri, gli nuociono gl'improvvidi -regolamenti e la sistematica tutela. Teodorico avea -procurato favorirlo, destinandovi prefetti in Italia e -giudici che spacciassero le liti tra forestieri e paesani, -riparando le strade e assicurandole da' masnadieri, -allestendo fin mille navi pel trasporto delle merci e la -sicurezza delle coste, e allettando negozianti con promesse -ed immunità. L'anonimo scoperto dal Valois -riferisce di fatto che molti venivano di fuori a mercatare -in Italia; che di grani, vini, legumi vi si facea -baratto: e le minute cure prese da quel Governo, fin -a tassare i prezzi delle merci<a class="tag" id="tag147" href="#note147">[147]</a>, manifestano economica -inesperienza piuttosto che trascuranza. Neppure -sotto i Longobardi si cessò d'ogni commercio; anzi -andavamo alle fiere di Parigi, ove scontravamo mercadanti -sassoni, spagnuoli, provenzali, franchi<a class="tag" id="tag148" href="#note148">[148]</a>. Ben -è vero che i dominatori introdussero un impaccio, appena -tollerabile alla fiacchissima servilità odierna, cioè -<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> -i passaporti di cui doveva essere munito chiunque andasse -per affari<a class="tag" id="tag149" href="#note149">[149]</a>. -</p> - -<p> -Abbiamo pure un'incidentale menzione dei <i>magistri -comacini</i>, architetti o maestri di muro, provenienti dai -contorni del lago di Como, che forse per l'abilità loro -furono esentati dall'universale ripartizione e dal tributo -servile, onde rimasero eguagliati ai liberi, e capaci di -pattuire e ricever mercede, ed ebbero licenza di unirsi -in una specie di consorzio<a class="tag" id="tag150" href="#note150">[150]</a>. Troviamo inoltre costruttori -di navigli che re Agilufo mandò al kacano degli -Avari. Di medici cade anche frequente menzione nelle -leggi, ma nulla consta del loro stato civile. Un pittore -Auriperto in Lucca, caro al re Astolfo; un Orso, che -co' suoi scolari Giovino e Gioventino scolpì due colonnette -del tabernacolo di San Giorgio in val Pulicella, -sono i soli ricordi d'artisti; eppure altri servirono ai -tanti edifizj di Teodolinda e dei posteriori. -</p> - -<p> -Costoro tutti noi incliniamo a credere appartenessero -al popolo vinto. Però col volger del tempo si diedero -alla mercatura anche Longobardi, giacchè le leggi d'Astolfo -vogliono che i mercadanti si tengano anch'essi -allestiti d'arme e cavalli, e vietano sotto pena del guidrigildo -(pena meramente longobarda) ai mercadanti -del paese di aver affare coi Romani, cioè cogli abitanti -dell'Italia non soggiogata<a class="tag" id="tag151" href="#note151">[151]</a>. -</p> - -<p> -Il popolo vinto può riscontrarsi anche nelle <i>gilde</i>, -specie di fraternite che si formavano onde soccorrersi -in caso d'incendio o d'altri sinistri, e che forse alcuna -volta metteano ostacolo alla brutale prepotenza. Singolarmente -il popolo vinto sussisteva ed aveva rappresentanza -<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> -nella Chiesa, radunandosi per eleggere i vescovi<a class="tag" id="tag152" href="#note152">[152]</a> -e i parroci suoi, e affezionandosi ai preti e -ai monaci, i quali usciti dalla classe degli oppressi, gli -oppressi proteggevano e consolavano. Fra questi gli -affari ecclesiastici si regolavano colla legge romana, e -il Longobardo li lasciava risolvere gl'interni litigi davanti -alle curie vescovili. Ora gli ecclesiastici erano -fratelli, figli, congiunti del popolo indigeno, e poteano -insinuare i principj d'ordine, speciali alla classe loro. -Era tenuta per vera una costituzione di Costantino, infirmata -solo dalla più tarda critica, la quale prescriveva, -se alcuna lite fosse recata a un vescovo da una parte, -l'altra parte dovesse stare al giudizio arbitrale di questo. -Il conquistatore non la riconosceva legalmente; ma gli -ecclesiastici se ne facevano appoggio, e — Il conquistatore -non vi curò? ebbene, quando insorga dissidio -fra voi, rimettetelo in noi, e coll'equità lo ragguaglieremo. -All'ordinamento del Comune, alla polizia il Longobardo -non provvide? provvedete voi, secondo le -consuetudini di cui avete la tradizione. Quest'irrequieto -dominio v'interrompe ogni commercio? ebbene, un -giorno la settimana venite al convento, e lì sul sagrato -raccoglietevi a comprare e vendere, protetti dall'ecclesiastica -immunità. V'insegue il prepotente a spada nuda? -dal furor suo ricoveratevi agli asili, che vi apriamo -ne' luoghi sacri. Voi, sebbene vinti, siete i buoni credenti, -mentre costoro sono ariani; voi siete i figli di -Dio in cielo e del papa in terra, il quale vi benedice, -mentre riprova la <i>schifosissima</i> e <i>nefandissima</i> stirpe -de' Longobardi». -</p> - -<p> -Così intorno all'ecclesiastica, unica autorità paesana -<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> -sopravissuta, raccoglievansi le speranze e i diritti dei -superstiti italiani, e v'acquistavano qualche ordinamento. -In ciò nulla v'è per certo che indichi una città, un reggersi -a Comune: ma il popolo sussiste, ed è collegato -ad una classe rispettata anche dagli invasori, e si solleverà -se mai questa arrivi ad ottenere qualche rappresentanza. -</p> - -<p> -Veniva di ciò a vantaggiarsi la potenza de' vescovi, -sostenitori del partito nazionale<a class="tag" id="tag153" href="#note153">[153]</a>; tanto più che -formavano un'unità con tutti i vescovi d'Occidente, e -ad essi dirigevansi i papi, e principalmente Gregorio -Magno. Duranti le pubbliche calamità eccitava egli i vescovi -a convertire i vincitori ariani<a class="tag" id="tag154" href="#note154">[154]</a>: — La fraternità -vostra esorti dappertutto i Longobardi, che, sovrastando -grave mortalità, conciliino alla vera fede i figli -battezzati nell'arianismo, affine di placare la collera -dell'Onnipotente. Quanti potete, strascinate colla persuasione -alla fede retta, predicate loro senza posa -l'eterna vita, acciocchè quando comparirete al cospetto -del Giudice possiate mostargli il frutto del vostro zelo». -</p> - -<p> -Scrisse anche a Magno prete milanese, confortasse -clero e popolo ad eleggere un successore al vescovo Onorato. -Magno si condusse a Roma con lettera, dov'era annunziato -che i voti concorreano in Costanzio. La lettera non -era sottoscritta, perchè i cattolici temeano compromettersi: -pure il papa confermò l'eletto, dispensandolo, -secondo il privilegio della chiesa ambrosiana, dal venire -a' suoi piedi per l'ordinazione; voleva però fosse udito -il parere anche dei Milanesi rifuggiti a Genova. Assentendo -questi, Costanzio fu vescovo. Lui morto, dovea -succedergli Diodato: ma poichè Agilulfo pretendea darne -<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> -un altro di sua scelta, Gregorio scrisse ai Milanesi di -rimaner saldi, ch'egli non accetterebbe mai uno prescelto -da acattolici o longobardi. — D'altra parte (soggiunge) -non vi troverete a ciò ridotti dalla necessità, -attesochè i beni dei chierici che servono a sant'Ambrogio, -stanno in Sicilia e in altre parti indipendenti»<a class="tag" id="tag155" href="#note155">[155]</a>. -<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> -Nella Chiesa dunque erasi rifuggita la causa della libertà -e della nazionalità; e ve la troveremo gran tempo. -</p> - -<p> -Allora poi che Teodolinda diede trionfo al cattolicesimo, -quel che i vescovi in prima facevano arbitrariamente -fu legalmente riconosciuto, continuando essi -a decidere in affari di volontaria giurisdizione, salvo -a recar appello delle loro sentenze al re. Non acquistarono -però mai veste pubblica, nè furono ammessi -alle assemblee, fin al tempo di Carlo Magno. -</p> - -<p> -Moltiplicaronsi in quel tempo i monasteri, ad alcuni -dei quali, come alle possessioni de' vescovi, fu concessa -l'immunità, vale a dire giurisdizione indipendente. E -stantechè teneano sotto di sè molte persone, coloni o -dipendenti, pei quali erano obbligati dare la <i>vadia</i> o -malleveria, e in caso di delitti pagare per essi, perciò -acquistavano sopra di essi il <i>mundio</i>, tutela longobarda -che così introducevasi nella legislazione ecclesiastica. -La vadia da alcuni si prestava alle città, da altri al re; -e questi erano i più stimati, sicchè l'abate loro appena -la cedeva in dignità a giudici e gastaldi. Il re stesso -talvolta esimeva alcun monastero dalla giurisdizione -degli Ordinarj; altri esentava da dazj, che così venivano -a formare repubblichette indipendenti. -</p> - -<p> -Noi siamo dunque alieni da coloro che pensano, -Longobardi e Romani si fondessero in un popolo solo, -d'eguali diritti politici. Qual ragione perchè i longobardi -padroni volessero rinunziare ai privilegi proprj? -L'Italia era per essi una preda, non una patria; il loro -un dominio militare, che si mantenne, non si consolidò: -e stettero due secoli sul suolo nostro, come da tanti -stavano i Turchi sulla Grecia, e i signori magiari sulla -turba plebea della Pannonia. I principi loro intitolaronsi -sempre re de' Longobardi; Longobardi soli intervenivano -<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> -a sancire le leggi: le quali leggi essendo -destinate unicamente ai vincitori, convincono che mai -questi andarono confusi coi vinti. Anzi, a prevenire -l'accomunamento, la legge impediva i matrimonj; nè -soltanto coi vinti, avvilimento che la legge repudiava, -ma neppure coi Romani de' paesi non soggiogati, ai -quali soli io riferisco quello statuto che, se un Romano -sposa una Longobarda, questa scada dai diritti suoi, e -i figli loro restino ridotti alla legge paterna<a class="tag" id="tag156" href="#note156">[156]</a>, cioè -non godano i privilegi della nazione dominatrice. -</p> - -<p> -Pure la vita sociale non regge a canoni interamente -esclusivi, nè è mai compiutamente d'un sistema o dell'altro: -ed alcuni fatti indicano come potesse avviarsi -la mistione. I Longobardi soleano arrolare negli eserciti i -servi<a class="tag" id="tag157" href="#note157">[157]</a>: era dunque aperta a questi, fosser anche -di gente romana, la strada al valore, e per esso a -gradi, sebbene non ai primarj. Se fosse vero che il -servo redento seguisse la legge di quel che lo aveva -emancipato, sariasi avuto un altro modo pei vinti d'entrare -nella società dei vincitori: ma altrimenti va interpretato -il testo, cui appoggiano questa congettura<a class="tag" id="tag158" href="#note158">[158]</a>. -</p> - -<p> -Bensì alcuni affrancati ottenevano terre a modo di -liberi livellarj, o davansi a mestieri non servili, col che -ampliavasi un terzo stato. I membri del clero, che -nelle cose ecclesiastiche seguivano i privilegi romani, -nelle civili erano pareggiati ai Longobardi, quantunque -<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> -nati romani, e godeano del guidrigildo, e potevano accertar -la verità colla punta della spada. Il Longobardo -stesso s'affezionò alla sua <i>sorte</i>, cioè al campo toccatogli; -ed agli aldj affissi a questo consentì diritti, e -più tardi anche un guidrigildo, e il poter disporre del -proprio peculio. Ma se mai la repugnanza nazionale e -religiosa, e la superbia dei conquistatori lasciò qualche -varco ai vinti per acquistare i diritti dei vincitori, ciò -non fu se non dopo i tempi di Liutprando, quando un -diritto men fiero erasi introdotto, arricchito dal più -ampio e scientifico che i Romani aveano tramandato, -e che veniva a riportare una vittoria intellettuale sopra -quelli che coll'alabarda aveano distrutto la romana -cittadinanza. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap64">CAPITOLO LXIV. -<span class="smaller">La Chiesa in relazione coi popoli e coi nuovi dominj. -San Benedetto e i monaci.</span></h2> -</div> - -<p> -Il lettore ha potuto avvedersi dell'importanza che, -nella civiltà nuova, acquistava una potestà tutta morale, -<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> -costituita sopra la convinzione, la riconoscenza, il sentimento; -vogliam dire la potestà ecclesiastica. Noi dovremo -lungamente occuparcene, e tanto più per la -somma parte che ebbe nelle vicende dell'Italia dove -teneva la sede, e a cui conservava quella centralità e -quella supremazia, donde sarebbe scaduta allo sfasciarsi -dell'imperio romano. -</p> - -<p> -I miracolosi primordj suoi, e come si fosse introdotta -nel civile ordinamento, abbiam divisato. Gl'imperatori, -che fin a Graziano seguirono a intitolarsi -pontefici massimi, come tali avocarono a sè molti -diritti, che da principio la Chiesa esercitava quale società -non autorata: laonde, benchè indipendente nell'interno, -nell'esteriore essa appariva subordinata; -l'imperatore interveniva a tutto; per tutto chiedevasi -il suo assenso; egli dirigere col comando o colla raccomandazione -i vescovi, egli confermarli, egli convocar -concilj, egli assistervi, egli decidere perfino delle materie -in essi trattate, e ordinare l'esecuzione dei loro -decreti; talmente il Governo rimaneva pagano anche -dopo convertiti i principi. Eppure quell'assenso, questa -conferma attestavano la forza acquistata dalla Chiesa, -le sue conquiste più che la suggezione. -</p> - -<p> -Poi via via che il potere temporale fiaccavasi, l'ecclesiastico -s'assodava: e collo sciogliersi dell'Impero la -Chiesa occidentale, rimasta in piedi nella ruina universale, -dismesse le abitudini di servilità e sola avendo -elementi di durata nello sfasciamento di tutte l'altre -istituzioni, raddoppiò di sforzi per abolire il vecchiume -pagano e educare i popoli nuovi. Nel fervore d'una -recente missione, colla usucapione più legittima assumeva -quanto era abbandonato dallo scoraggiamento -de' laici; e robusta di gioventù, salda di convinzioni, -operante su tutta la vita, prevaleva alla decrepita romana. -Unico argine al torrente della forza materiale, a -<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> -questo opponeva il concetto d'una regola, d'una legge -superiore alle umane; e francheggiava la libertà della -coscienza da sorde insidie e da aperte violenze. -</p> - -<p> -Qual benefizio che alcun ordine rattenesse il generale -scompiglio; che alcuno parlasse a coloro, per cui -Roma non aveva avuto che insulti e paure! Preti -inermi uscivano tra quelle orde, e col battesimo ispiravano -loro qualche idea di umanità, sospendevano la -scimitarra mostrando un fratello in quello al cui capo -era vibrata; senza interesse nè speranze terrene, confortante -spettacolo, si diffondeano dappertutto, e collegavano -i popoli alla Chiesa per via della carità; parola -intesa dal popolo che vi riconosce una virtù più -che umana; parola che fa amare la religione da cui -è ispirata. -</p> - -<p> -Il Barbaro, che gli avea veduti affrontare oscuri pericoli -per annunziargli la verità fra le selve natìe, li -trovava poi dinanzi alle città assalite per proteggerle -colla croce, o accanto al prigioniero, al ferito, all'oppresso, -per alleviarne le sofferenze; gli udiva parlare -in nome di una potenza superiore agli odj e inattaccabile -dalla forza. -</p> - -<p> -Nè dalla forza poteano esser domiti que' conquistatori, -avvezzi a tutto spezzare colle mazze ferrate; non -poteano essere inciviliti da una letteratura che disprezzavano -o non comprendevano: ma ecco farsi loro -incontro il clero, sfolgorante della pompa che tanto -può sulle rozze fantasie, con una gerarchia salda e -concorde, con una fede che non chiedeva sottigliezze -di ragionamenti, ma imponeva credenze semplici, e -restava confermata da una morale, la cui santità essi -doveano sentire anche violandola; un clero, ordine -nuovo superiore, cernito fra tutti gli altri, senza distinzione -da libero a schiavo, da romano a barbaro, che -non opponeva armi ma discorsi, non irritante vilipendio -<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> -ma commoventi persuasioni, e in nome di Dio intimava -cessassero di sterminare gli uomini, perchè -<i>guai a chi disprezza un solo de' più piccoli!</i> Mentre -rialzava i vinti al cospetto de' vincitori, anche a questo -esso prestava servigi; interponevasi come mediatore -utile ad entrambe le parti; co' suoi privilegi, coi benefizj, -fin colle usurpazioni contribuiva a sminuire i dolori -sulla terra, a difendere l'uomo contro la debolezza -o la passione propria, a migliorare la vita sociale e -la domestica. -</p> - -<p> -Persino le pie leggende istillavano compassione e -rispetto alle vite, siccome quelle che già vedemmo relative -ad Attila, Alarico, Odoacre. I Longobardi, preso -un diacono appo Nocera, il voleano scannare; ma prete -Santulo impetrò lo commettessero alla sua custodia, -offrendosene mallevadore col proprio capo. Appena -vide addormentati i Longobardi, indusse il diacono a -fuggire, poi si diede spontaneo ai nemici. E questi il -condannarono a morire: ma il manigoldo restò col -braccio feritore in alto, finchè il santo istesso gliene -rese il moto, dopo fattogli giurare che mai non se ne -varrebbe a dar morte a verun cristiano. Allora i Longobardi, -a gara di chi più, offrirongli bovi e cavalli -predati; ma egli: — Mi volete gratificare? datemi gli -schiavi fatti, ed io pregherò per voi»; e tutti li rimandarono -seco<a class="tag" id="tag159" href="#note159">[159]</a>. Altra volta l'abbate Sorano ai prigioni -fatti dai Longobardi dà quanti viveri si trova nel convento, -fin gli erbaggi dell'orto; poi non avendo denari -da saziarli, è ucciso. La pietà data ai pazienti, il terrore -ispirato da que' miracoli, rabbonacciavano gli -oppressori. -</p> - -<p> -A petto ai nuovi regnanti la Chiesa cambiava posizione; -e rimanendo unico potere costituito dopo prostrati -<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> -gli altri tutti, aveva il vigore ed ispirava il -rispetto proprio dell'ordine; ed associando le due potenze -che fondano e mantengono gli Stati, forza ed -ingegno, campò l'Italia e l'Europa da una barbarie -assoluta. Attesochè agl'invasori, padroni di tante provincie, -non bastasse più l'ordine legale suggerito dai -bisogni delle piccole tribù, la Chiesa si accinse a provvederli -di un nuovo; onde poterono anche nei Governi -insinuarsi le massime evangeliche dell'amor del prossimo, -dell'umana fraternità, d'una giustizia e di una -morale anteriori e superiori a qualunque diritto positivo, -dell'obbedienza che al Creatore devono e sudditi -e regnanti. -</p> - -<p> -Cassiodoro, a nome dei re goti, nel 534 scriveva a -papa Giovanni II: — Voi siete guardiano del popolo -cristiano; voi col nome di padre ogni cosa dirigete. -Pertanto la sicurezza del popolo è in cura a voi, cui fu -dal Cielo affidata. A noi conviene custodir alcune cose, -a voi tutte. Spiritualmente pascete il gregge affidatovi, -nè però potete trascurare ciò che spetta al corpo; attesochè, -constando l'uomo di doppia natura, un buon -padre le deve entrambe favorire». -</p> - -<p> -Regolata la gerarchia, introdottasi nella vita civile e -a parte del potere, non fu possibile alla Chiesa mantenere -la povertà di quando vivea delle offerte recate -all'altare, dividendole coi poveri. Dopo Costantino, le -società religiose poterono giuridicamente avere sode -proprietà e accettare legati; Costantino medesimo lentamente -provvide la basilica dei santi Apostoli; a molte -furono assegnati i beni che prima servivano al culto -pagano; ad altre, porzione dei terreni comunali; e -siccome anticamente non faceasi testamento senza -qualche legato all'imperatore, così ogni cristiano alla -Chiesa volea lasciare un testimonio di pietà. Nè questa -era sempre prudente, e alcuni abbandonavano i parenti -<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> -nel bisogno per assicurarsi i suffragi: lo perchè Valentiniano -I vietò al clero di ricevere legati da donne; poi -fu proibito a preti e monaci l'ereditare; ove san Girolamo -rifletteva, non dolersi della cosa, bensì dell'essere -meritata. -</p> - -<p> -Se gli ecclesiastici avessero potuto legare ai proprj -parenti o distrarre i beni ricevuti per servizio della -Chiesa, i devoti sariensi veduti costretti a sempre -nuove dotazioni; perciò gl'imperatori tolsero ai sacerdoti -il disporre per testamento dei beni acquistati. Che -ne seguì? i loro possedimenti aumentarono a dismisura; -ma di rimpatto le elezioni restavano più indipendenti -dai laici quando non era mestieri vivere delle -costoro limosine; oltrechè quei tesori erano un fondo -per soccorrere poveri, alzar chiese, decorare il culto, -alimentare parroci di plebi povere e remote<a class="tag" id="tag160" href="#note160">[160]</a>. -</p> - -<p> -Per lungo tempo sacerdoti e vescovi non vestivano -diverso dai secolari; tanto che sant'Ambrogio alcune -volte era scambiato per suo fratello Satiro, egli vescovo -per un laico<a class="tag" id="tag161" href="#note161">[161]</a>. La veste talare e la cappa che i sacerdoti -<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> -conservano fin oggi, erano consuete ai filosofi -e a chi non affettava pompa; ed unico distintivo, -fuor della chiesa, fu il radersi i capelli, lasciandone -solo una corona; il color nero non venne di legge che -dopo il secolo XIII. I sacerdoti furono anche schiusi da -certe professioni, indi da tutti gli impieghi secolareschi; -poi più regolarmente obbligati al celibato. -</p> - -<p> -Nelle persecuzioni si sentì la necessità di rinserrare -i legami; laonde le plebi campagnuole, dirette da corepiscopi, -si aggregarono a quelle de' capoluoghi, e si -formarono in diocesi. Allora, a curare le campagne fu -posto un <i>plebano</i> o <i>curione</i> del clero episcopale, e i -vescovi gli lasciavano le oblazioni della propria chiesa, -vigilando che non le gravasse nè distraesse. -</p> - -<p> -Entrante il V secolo, Roma vantavasi possedere ventiquattro -chiese e settantasei sacerdoti: sì scarso era il -clero! donde la gran cura perchè nessuno si facesse -<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> -ordinare fuor di diocesi, nè un prete abbandonasse la -sua, o viaggiasse senza dimissoria dell'Ordinario. -</p> - -<p> -Nelle città comuni v'aveva una chiesa sola e una -messa; due, se soverchia l'affluenza; ma sarebbesi -considerata scismatica una riunione di fedeli senza il -vescovo. Roma, e forse qualche altra gran città, contavano -più d'una parrocchia, con un prete il quale -distribuiva l'eucaristia consacrata dal vescovo; nè potea -scomunicare o assolvere. Lo sconcio di mandar attorno -le sacrosante specie fece permettere la consacrazione -anche ai plebani, che infine amministrarono pure gli -altri sacramenti, eccetto l'ordine, la cresima e l'assoluzione -d'alcuni casi; regolarono tutti gl'interessi spirituali -della propria chiesa; ed essendo d'istituzione divina, -non poteano rimoversi che per giuridica sentenza. -</p> - -<p> -Ordinariamente il più vecchio dicevasi arciprete, somigliante -al vicario generale d'oggi. Gli arcidiaconi, -braccio destro del vescovo, amministravano i beni della -cattedrale, ne distribuivano le limosine, presentavano -gli ordinandi. Già nel IV secolo troviamo nella Chiesa -latina, diaconi, suddiaconi, acoliti, esorcisti, ostiarj: gerarchia, -nella quale si determinavano sempre meglio i -doveri, gli onori e la graduale giurisdizione. -</p> - -<p> -Concentrata l'autorità ne' vescovi, questi furono obbligati -alla residenza, e a non rimanere assenti più di -tre settimane; e paragonando l'episcopato ad uno sposalizio, -gli si applicò la legge del divorzio, proibendo -il mutarsi da una sede all'altra, quando nol prefiggesse -il bene universale: troncando così le brighe per posti -migliori. Doveano poi girare la diocesi, nel che univasi -all'interesse delle anime il materiale, poichè allora dalle -chiese forensi raccoglievano le oblazioni depostevi -nell'annata. -</p> - -<p> -Sul principio non appare gradazione tra i vescovi, -dipendendo solo dalla sede romana; poi quelli delle -<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> -varie chiese cercarono forza col sottoporsi a quello -della città più illustre per martiri o per fondazione -apostolica. Egli s'intitolava metropolita o arcivescovo; -era distinto col pallio, striscia che dal collo cade sul -petto e fra le spalle; e non aveva superiorità spirituale, -ma convocava a concilio i vescovi della provincia, per -ciò chiamati suffraganei; li consacrava prima che entrassero -in funzione, rivedeva le decisioni loro, vigilava -sulla fede e la disciplina di tutta la provincia. -</p> - -<p> -Morto un vescovo, il metropolita destinava un sacerdote -per amministrare in sede vacante, il quale determinava -un giorno in cui si radunassero altri vescovi, -alla cui presenza il clero proponeva, e l'assemblea dei -decurioni e del popolo eleggeva il successore. La nomina -non diventava legale finchè non l'avessero approvata -i suffraganei, e confermata il metropolita. -</p> - -<p> -Il vescovo era di preferenza scelto fra laici o sacerdoti, -battezzati e cresciuti nella chiesa stessa, in modo -ch'egli conoscesse le sue pecore ed esse lui. Distruggere -le reliquie del paganesimo e serbar intemerata la fede, -era sua suprema cura: ma la condizione dei tempi gli -accollò i pesi, a cui si sottraevano le fiaccate autorità -temporali. Il vescovo allora diviene ogni cosa: egli -battezza, confessa, impone le penitenze pubbliche e private, -scomunica e ribenedice; egli visita infermi, suffraga -morti, amministra i beni del suo clero; egli -s'applica alle scienze e alla storia, pubblica trattati di -teologia, di morale, di disciplina; egli sostiene controversie -con eretici e filosofi, risponde a consulti d'altri -vescovi, di chiese, di monaci, di privati; egli va a mitigare -i Barbari e gli usurpatori, o a sedere ne' concilj; -egli riscatta prigionieri, nutrica poveri, vedove, orfani, -fonda ospizj e spedali; egli fa da arbitro, da giudice -di pace, da ambasciatore; congiunge insomma il potere -religioso, il filosofico, il politico. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> -</p> - -<p> -La venerazione traeva spontaneamente le plebi alla -giurisdizione arbitrale de' vescovi, i quali consumavano -intere giornate a decidere piati, sin de' Pagani; e positiva -legge imperiale ordinò ai magistrati d'eseguire -le decisioni vescovili. Queste, non facendo distinzion -di persone e disimpacciate dalle solennità giuridiche, -riconducevano il diritto alla ragione e all'equità, tenendo -conto della buona fede più che della stretta -parola, de' precetti religiosi e morali più che de' civili, -e carità e verità opponendo allo spirito contenzioso. -Come patrono de' deboli, il vescovo interponeasi fra il -padrone e lo schiavo, fra il padre e i figli, rimediando -alle legali iniquità. I Governi municipali erano abbandonati -dai decurioni? vescovi e sacerdoti gli assumevano, -trovandosi dovunque bisognasse vigilare, dirigere, -confortare. Onorato di Novara fortificò alcuni posti a -guisa di alloggiamenti militari, per ischermo della sua -plebe, quando da Odoacre e da Teodorico era osteggiata. -Fu tratto alle chiese il privilegio che i tempj e i sacri -boschi idolatri avevano di proteggere i delinquenti. -</p> - -<p> -Non era dunque l'ingerenza temporale de' sacerdoti -un'usurpazione, non la toglievano ad alcuno, non l'aveano -chiesta, non vi furono destinati; nacque il bisogno, -e si trovarono pronti, dal cristianesimo traendo e -il diritto e i mezzi di far ciò che giova all'uomo. Eppure -questo è vulgare tema di declamazioni ai propugnatori -di quella che chiamano libertà delle corone. Se -all'età nostra convenga mettere non solo ogni potere, -ma perfino le coscienze a disposizione di quell'ente -astratto che chiamano il Governo, lo discutano i savj, -e i non savj lo imparino dall'esperienza. La storia ci -mostra che la Chiesa raccoglieva non gli onori ma i -pesi del potere, lasciati cascare dell'autorità laica; interponendosi -fra i conquistatori e i vinti, a quelli predicava -la pietà, a questi la pazienza; offriva tutori alle -<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> -società rimbambite, consiglieri alle nuove; le ultime -qualità fiaccate e disperse dei Romani fondeva insieme -colle rozze e robuste de' Barbari; rimediava ai vizj dei -primi, educava la grossolanità degli altri; ritemprava -la fiacchezza degli intelletti colla severità de' suoi comandi; -rannodava le comunicazioni fra le provincie -separate; e nello scompagnamento universale ristabiliva -il dogma dell'autorità, cioè d'un potere ammesso -e consentito dalle anime; mostrava un ordine stabilito, -un Governo senza violenza, un sistema unitario e repubblicano, -dove la moltitudine non divien confusione -perchè ridotta a unità, nè l'unità diviene tirannia perchè -è moltitudine. Così la Chiesa si assodava come -pubblica podestà, come repubblica morale; vero Governo -libero, cioè che non sottraeva dalle regole, ma -mutava la cieca sommessione in ragionevole obbedienza, -il supplizio in espiazione. -</p> - -<p> -Alle maschie fantasie dei Barbari le austere virtù -dei monaci destavano ammirazione, e ispiravano alto -concetto d'una religione, capace di recare a sì grandi -sacrifizj. Durante ancora l'Impero, molti rifuggivano -nella solitudine, bisogno delle anime nauseate dalla -corruzione o frante dalla tempesta, e così sottraevansi -a un mondo che non occupava la loro industria, stomacava -la loro ragione, accumulava i patimenti. Era -fervore di servir Dio per Dio; non conseguenza di calcoli -o artifizj domestici, come quelli che dappoi popolarono -i monasteri d'anime annojate e mediocri; pure, -tostochè la pace lasciò intiepidire lo zelo, vi si mescolarono -umane passioni; e voltate le spalle al mondo -per darsi a Dio, tornavasi da questo a quello, brigando, -scompigliando, per modo che gl'imperatori dovettero -vietare agli anacoreti di venire nelle città. -</p> - -<p> -L'Occidente nostro, dedito all'operosità, non prezzò -gran fatto l'ascetica esaltazione; quegli stessi che si -<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> -diedero alla vita monastica<a class="tag" id="tag162" href="#note162">[162]</a>, non procacciarono -tanto la contemplazione e il distacco dalla società, -quanto il viver comune nella preghiera, ne' devoti -colloquj; non tanto la macerazione e il silenzio, come -la discussione, lo studio, la fratellevole operosità. In -questo senso fu dettata in Italia una regola che poi -prevalse alle altre, e porse indirizzo ai divergenti impulsi -della particolare divozione od austerità. -</p> - -<p> -Autore ne fu Benedetto da Norcia nello Spoletino <span class="sidenote">(480)</span>. -Nato riccamente, venuto di dodici anni in Roma a -studio, potè comparare l'antica grandezza colla presente -abjezione; e tediato d'un mondo sovvertito, ricoverò -di quattordici anni, colla nudrice Cirilla, in una -caverna a Subiaco, che poi col nome di Sacro Speco -divenne magnifica per edifizio e affollata per devozione. -Colà mantenuto da miracoli, ignorava persino che -giorni corressero; ma ortiche e spine a fatica mortificavano -la carne ricalcitrante. Prodigi segnalarono -ogni passo del giovinetto, che acquistò nome fra' vicini -pastori, indi fra' lontani, tanto che alcuni monaci di -Vicovaro il vollero per capo. Negò egli un pezzo por -mano fra i troppi bronchi di quel convento; pure alfine -accettò, e si accinse vigoroso a riformarlo <span class="sidenote">(510)</span>; di che -disgustati, essi tentarono avvelenarlo nel calice, ma -questo alla sua benedizione andò a pezzi, ed egli -esclamò: — Dio vel perdoni, fratelli. Non ve lo avevo -detto che non ci saremmo potuti accordare? Cercate -<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> -un superiore che meglio vi convenga»; e tornò alla -solitudine di Subiaco. -</p> - -<p> -Ma più non era solitudine. Da presso e da lontano, -laici e sacerdoti, villani e cittadini traevano a udirlo e -consultarlo e fargli quella riverenza che a santo; Equizio -e Tertullo, nobili romani, gli mandarono i loro figliuoli -Mauro e Placido, che divennero i primi suoi discepoli; -e fondati dodici monasteri là intorno <span class="sidenote">(529)</span>, ciascuno di dodici -monaci, vi faceva sperimento della regola che -ideava. Qui pure bersagliato dall'invidia, ritirossi con -Placido e Mauro là dove, dalle sponde della Melfa, -Montecassino sollevasi in una delle più deliziose posture, -offrendo il prospetto delle amene valli che serpeggiano -tra i selvaggi Appennini dell'Abruzzo, finchè -si dilatano nella fertile Campania. In questo luogo di -mercato (<i>Forum Casinum</i>) ancora stavano in piedi il -tempio e la statua d'Apollo; e Benedetto, estirpata -l'idolatria e raccolti nuovi discepoli, fondò un monastero -sull'altura, e non men coll'esempio degli atti -che colle direzioni della prudenza vi pose in atto la -sua regola. -</p> - -<p> -Parrà indegna di attento e spassionato esame questa -legislazione, nuova negli annali dell'umanità, e che -operò per più tempo e su maggiori individui che non -molte altre antiche e nuove? Tutto v'è democratico, -tutto elettivo; ogni monaco salire al primo grado; acciocchè -la nascita non rechi distinzione, si dimentica -pur il nome di famiglia; l'eguaglianza sarà mantenuta -dalla comunione de' possessi. In tempo che l'ozio era -decoroso, e sordido il lavorare, Benedetto intima alla -sua repubblica: — Il far nulla è nemico dell'anima, e -per conseguenza i fratelli devono alquante ore occupar -in lavori di mani, altre in pie letture; e se la povertà -del luogo, la necessità o il ricolto dei frutti li tiene costantemente -occupati, non ne stiano in pena, giacchè -<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> -veri monaci sono se vivono delle proprie mani, come -usarono i Padri e gli Apostoli: ma ogni cosa facciasi -con misura per riguardo ai deboli». -</p> - -<p> -Al quale obbligo adempiendo, i monaci domesticarono -i terreni attigui ai loro monasteri: la prosperità -de' quali essendo intento comune e trasmesso ai successori, -poteano compier opere cui non bastano la vita e -i mezzi d'un proprietario; ed uno s'accorgea d'avvicinarsi -a un monastero quando vedesse campagne ben -colte, anguillari di viti, e frutteti, e rigagnoli ad arte -guidati. Le terre loro andavano esenti dalle contribuzioni; -non amministrate dalla cupidigia privata, lasciavano -maggior agiatezza al villano; talchè come un -privilegio guardavasi l'esser messo a servigio d'un -monastero. Quando poi deposero la zappa, presero lo -stilo e le tavolette (<i>graphium et tabulæ</i>) che la regola -imponeva a tutti di avere, copiarono libri, e ci conservarono -i classici: poscia eressero magnifici chiostri, nei -quali si ricoverarono le arti e la letteratura, e ai quali -il secolo volge ancora l'ammirazione, dopo dimenticato -quanto giovarono al vulgo. -</p> - -<p> -L'abate era scelto dai monaci e tra essi; ma una -volta eletto, acquistava potere assoluto, sebbene obbligato -a interrogare i fratelli ne' casi più gravi. La virtù -nuova introdotta nella società da quel precetto del Vangelo -<i>Obbedite ai vostri capi</i>, fu spinta fino alla più -assoluta abnegazione. «Se comando difficile od impossibile -sia dato ad un fratello, lo riceva con dolcezza e -docilità. Se trascenda affatto le sue forze, l'esponga -sommessamente, non inorgogliendo, non ostando, non -contraddicendo. Che se dopo la sua rimostranza il -priore persista, il discepolo sappia che così dev'essere, -e confidando nel Signore obbedisca» (cap. 68). -</p> - -<p> -Così ogni volontà individuale era sottomessa a una -sola, nè doveva il frate «avere in proprio potere il -<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> -corpo nè la volontà» (cap. 33). L'abbate comandava, -puniva, premiava, mutava di luogo e destinazione, finiva -i litigi, castigava i renitenti. Nè però era egli un tiranno, -giacchè trovavasi costretto dalle costituzioni del monastero -e dalle consuetudini, che si consultavano ad ogni -dubbio, e che determinavano le più minute particolarità -della vita; come vestire, quando radersi o lavarsi, -in che giorni all'erbe e alle fave aggiungere leccornìa -di olio o di grasso, o il frugal desco rallegrare d'ova, -pesci, frutte. Ai disobbedienti toccava dapprima l'ammonizione, -poi la correzione in pubblico, poi la scomunica, -cioè l'isolamento nel lavoro e nella preghiera: -ai pertinaci il digiuno e anche pene corporali, e per -ultimo l'espulsione. -</p> - -<p> -Il mutamento più segnalato che Benedetto introdusse -nella vita monastica, fu la perpetuità dei voti solenni. -Per farli, era necessario conoscere quel che si prometteva, -e in conseguenza durare un tirocinio, ove per -un anno leggevasi ai novizj più volte la regola, onde -assicurarsi che avrebbero e voglia e capacità di sostenerne -i pesi; e venivano esercitati in mortificazioni, -in esperimenti faticosi, e fin vani e puerili, ma diretti -a ottenere il trionfo dello spirito sopra la materia, e -la libertà vera che consiste nel padroneggiar le passioni. -</p> - -<p> -Il vestire, quale costumavasi nel paese; e per trovarsi -pronti al tocco del mattutino, nol deponevano neppur -la notte, eccetto il coltello. I frati erano laici, nè lo -stesso Benedetto ricevè gli ordini: «che se qualche -prete chieda entrarvi (dic'egli), non gli si consenta -agevolmente la domanda; se poi persiste, tengasi obbligato -alle discipline senza alcuna dispensa». -</p> - -<p> -Oppresso dai Longobardi, l'Italiano potea farsi frate, -e subito diventava di valor superiore al dominante. È -ben naturale che quella società nella società imponesse -condizioni a chi vi entrava, e prima era l'eguaglianza, -<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> -talchè Rachi già re longobardo, e Carlomanno già re -dei Franchi restavano indistinti da qualunque altro -benedettino. -</p> - -<p> -Insomma quella regola era un compendio e un'applicazione -del cristianesimo, delle istituzioni dei santi -padri, de' consigli di perfezione. Ivi eminenti la prudenza, -la semplicità; ivi coraggio e umiltà, libertà e -dipendenza, tutto fondato sul sagrifizio, sull'obbedienza, -sul lavoro; e di sotto alla severità generale trapela una -moderazione, una dolcezza, un retto senso, da supplire -a quel che ponno desiderarvi i secoli più colti. Cosimo -de' Medici ed altri legislatori aveano sempre alla mano -la regola di san Benedetto, tanto l'occhio esperto vi -ravvisa secreti di vera economia politica; e i bisogni -dell'anima sono armonizzati a tutti i gradi coll'attività -necessaria al corpo<a class="tag" id="tag163" href="#note163">[163]</a>. -</p> - -<p> -Totila, traversando in guerra la Campania, volle -vedere Benedetto; e per accertare se veramente e' fosse -dotato di profetico lume, si pose indistinto nel corteggio: -ma il santo, a lui difilatosi, il rimbrottò delle -vendette che usava, e gli predisse vicina la sua fine, intimandogli -di prepararvisi con opere di penitenza e di -riparazione. Questo ed altri assai fatti ci furono trasmessi -da insigni storici che (non ultima fortuna) sortì -san Benedetto, cioè Gregorio Magno allora, poi il Mabillon; -e le arti belle nel risorgimento, poi nel massimo -loro splendore li riprodussero e perpetuarono per -<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> -tutto il mondo, ma in nessun luogo più commoventi -che a Montecassino, cuna ed asilo il più venerato dell'Ordine -suo. -</p> - -<p> -Qui l'aspetto di fortezza dato al convento, che più -volte fu costretto a respingere le incursioni, e più vi -soccombette; la lautezza di possessi, attestata dai titoli -scritti sopra ruderi antichi, radunativi da ogni parte; -la suntuosità dell'edifizio, adorno di quanto san fare di -meglio pennello e scarpello; la memoria dei dotti, che -ne' secoli più oscuri vi trovarono ricovero; la dovizia -di documenti e di libri, fanno mirabile contrasto colla -primitiva celletta del santo, e col povero sepolcro ove -dormì fin quando la furia saracina non turbò le sue -ossa; e l'uomo che ascende lassù tra ammirato, curioso -e devoto, può leggervi intiera la storia dell'Ordine, che -fu il principale dei tanti che s'introdussero. -</p> - -<p> -Quantunque la regola di san Benedetto tendesse a -fortificare le anime colla preghiera, col lavoro, colla -solitudine, più che alla scienza divina e all'apostolato, -i papi vi trovarono i missionanti più fervorosi, e un -asilo la scienza; talchè ai Benedettini toccò la triplice -gloria di convertire l'Europa al cristianesimo, -disselvatichirne i deserti, conservare e riaccendere la -letteratura. -</p> - -<p> -I conventi diventavano centri d'attività e asili della -libertà. Erano (si dice) forse braccia sottratte al -lavoro. Erano (dico io) forse braccia tolte al delitto e -all'assassinio; e già gran cosa dee parere l'incatenar le -passioni e spegnere il vizio in tempi che non v'avea -carceri, ergastoli, polizia, e l'altro corredo di cui superbiscono -i popoli colti. Il mondo non avea ricoveri, -non unione o sicurezza; dove convivere, dove discutere -tranquillamente, dove meditare sopra di sè e degli -altri? ed ecco i monasteri offrivano una vita tutta sociale, -tutta operosa, per isvolgere l'intelletto, propagar -<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> -le idee, meditare, istruire. Mentre per tutto regnavano -la prepotenza e le spade, ciascun monastero gelosamente -conservava una costituzione sua particolare, ed -eleggeva i proprj superiori e uffiziali, senza impaccio -di re o di baroni: ad esse comunanze molti aspiravano -partecipare senza legarvisi, come i forestieri in antico -invocavano la cittadinanza di Roma; e borghesi e signori -offrivansi al convento (<i>oblati</i>); facevansi registrare -nel ruolo di quello, per partecipare alle preci -nella vita spirituale, e ai privilegi nella temporale; e -morendo voleano aver indosso l'abito di quell'Ordine, -ed essere sepolti nella chiesa o nel cimitero dei -monaci. -</p> - -<p> -Spiccati dal mondo, i monaci pareano non avere -altri avi che gli antecessori loro, altro desiderio che -l'ampliazione del convento e dell'Ordine: molti impoverirono -non soltanto sè ma i parenti per arricchire -la propria comunità; gli atti di donazione conservavansi -con somma gelosia; s'arrivò persino a fingerne; -e chi rivocasse in dubbio un loro possesso, guardavasi -come sacrilego e nemico dei poveri e di Cristo. -</p> - -<p> -Ogni convento procuravasi un santo venerato, tesoro -spirituale insieme e temporale; i devoti accorrevano a -riverirlo, e quasi non dissi adorarlo; il concorso allettava -i mercati, formavasi una fiera in sul sagrato, -sicura dagli assalti de' masnadieri e dalle avanie del -barone. L'abate di Nonantola mandava ogni anno alle -monache di San Michele arcangelo in Firenze dodici -ancelle con lino e lana per essere ammaestrate al tessere. -Gli Umiliati di Milano divennero la compagnia più -trafficante in lana e panni. I monaci di san Benedetto -Polirono presso Mantova occupavano più di tremila paja -di bovi ai campi. Ai Cistercensi è dovuto l'esser ridotte -a pinguissima coltura le ghiaje e le paludi del basso -Milanese e del Lodigiano. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> -</p> - -<p> -Arricchito, il monastero voleva anche abbellirsi; e le -arti, sbigottite dall'ululato barbarico e dall'insulto ignorante, -ricoveravano tra' monaci ad erigere chiese, a -storiarvi le virtù e i martirj del patrono. -</p> - -<p> -Intanto l'individuo vi si conservava povero, sulla -mensa non vedeva leccornìe, nulla poteva dir mio; disputossi -perfino se fosse proprietà di ciascuno il pane -che mangiava: indigenza volontaria, opposta all'orgoglio -disumano della ricchezza, non meno che alla stupida -disperazione della miserabilità. Mentre dappertutto -era confusione d'uffizj e di giurisdizione, colà regnava -l'ordine; determinato chi avesse ad obbedire e a comandare, -chi copiar libri, chi predicare, chi sopravvedere -il granajo, la vendemmia, la cucina, chi raccorre -i pellegrini o visitare gl'infermi, chi intonar salmi, chi -fare scuola. -</p> - -<p> -Delle derrate che dava per obbligo al padrone, il -villano non riceveva ricambio; il penzolo d'uva o il -covone di grano che spontaneo offeriva ai monaci, -veniva restituito ad usura nelle limosine prodigate ai -bisognosi; a tacere le piccole attenzioni, i ristori del -cuore che nessun denaro ripaga. Mentre la guerra -fervea sulle campagne, e due padroni l'un peggio dell'altro -si disputavano i campi suoi, qual conforto dovea -provare il villano nell'affissarsi alla quiete dei monasteri, -e pensare che colà troverebbe in ogni caso un -asilo, e la pace che gli armati non sapevano assicurare -ai castelli! Una zuppa era pronta per chiunque la chiedesse; -e quanti dei nostri padri, spogliati d'ogni avere, -saranno vissuti solo del tozzo conceduto dal monastero -in nome di Dio! Le spettacolose declamazioni d'una -scienza senza viscere contro l'improvvida profusione -dei frati, o i sogghigni d'una beffarda leggerezza contro -l'ingordigia loro, sono soffogati dai gemiti o dagli urli -della poveraglia sempre crescente, quanto più sviene -<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> -lo spirito cristiano, e l'economia politica si separa dalla -carità. -</p> - -<p> -Lusingati da quella sicurezza, accorreano artigiani e -contadini, e attorno al convento formavasi presto un -villaggio; e molte città nel titolo di un santo conservano -l'impronta di tale origine. Ivi ancora ricovravansi -quei che s'erano disingannati delle terrene grandezze, -o che n'erano stati respinti; vedove che col marito -aveano perduto il lustro di lor dignità; spose tradite o -rejette; femmine rimesse in onestà; dotti delusi nella -vanità letteraria; i gran pensieri, i gran dolori, i grandi -rimorsi; e tutti vi portavano tributo di ricchezze, di -dottrina, d'affetti, di virtù. -</p> - -<p> -Lo scherno sguajato onde i gaudenti accompagnano -il nome di frate, dovea farci tacere questa fra le glorie -nostre? dovrà farci trasandare una classe tanto numerosa -d'Italiani, e un'efficacia così poderosa sui destini -anche politici del nostro paese; e trapassare inosservata -la capanna, dove i nostri poveri padri ricoveravano -la testa, minacciata dal Barbaro o dal barone? -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap65">CAPITOLO LXV. -<span class="smaller">I papi. Gregorio Magno.</span></h2> -</div> - -<p> -Chiave della volta al grand'edifizio ecclesiastico sono -i pontefici, residenti in Roma. Ne accompagnammo la -serie fino a Silvestro <span class="sidenote">(336-52)</span>, il quale vide data da Costantino -la pace alla Chiesa. Gli successero Marco, poi Giulio, -indi Liberio, che alternando debolezza e coraggio, incappò -in una formola ariana, e ben presto si ravvide. -A Dàmaso fu contrastata la sede da Ursicino <span class="sidenote">(366)</span>, con turpi -fazioni e molto sangue; al qual proposito Ammiano -<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> -Marcellino, pagano, prorompeva<a class="tag" id="tag164" href="#note164">[164]</a>: «Se considero il -fasto mondano di chi copre la dignità pontifizia, non -meraviglio che per ottenerla non si tralasci sforzo od -arte. Ottenuta che l'abbiano, sono certi di impinguare -mercè le oblazioni delle devote matrone; e che andranno -per Roma in carrozza, magnificamente in addobbo; -e faranno banchetti che nulla invidiino la -suntuosità di re ed imperatori. Più felici se, invece di -scusar questi eccessi colla grandezza e magnificenza di -Roma, riformassero il viver loro sul modello d'alcuni -vescovi di provincia, i quali colla savia frugalità, col -povero vestire, cogli occhi a terra, rendono non meno -a Dio che ai veri suoi adoratori venerabile la purezza -de' loro costumi e la modestia del portamento». -</p> - -<p> -Damaso ebbe amico e segretario san Girolamo; -scrisse prose, versi, epitafj di martiri, ove si desidera -minore artifizio e maggior sentimento. Ad Innocenzo -la invasione del goto Alarico offrì campo d'esercitare -la carità <span class="sidenote">(401)</span>, e d'intromettere la pacifica sua mediazione -tra la viltà e la ferocia. Altrettanto fece con Attila Leone, -degno del titolo di Magno per l'ingegno e per le azioni <span class="sidenote">(440)</span>. -Restano di lui novantasei Sermoni, d'un'eloquenza sentita -qualora non la guastino le antitesi; e censettantatre -Lettere, attestanti indefesso zelo per la purità della dottrina -e la pace della Chiesa. -</p> - -<p> -Ilario suo successore al battistero di Laterano unì -due biblioteche <span class="sidenote">(461)</span>; adoprò vivamente nel concilio calcedonese; -ma non si seppe schermire dalle multiformi -insidie de' novatori <span class="sidenote">(467)</span>. Simplicio ebbe a travagliarsi nel -tutelare l'unità della Chiesa, perchè, essendosi sfasciato -l'impero occidentale, Acacio patriarca di Costantinopoli -pretendeva la primazia, quasi andasse connessa alla -sede imperiale. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> -</p> - -<p> -L'elezione del papa in principio faceasi da un senato -ecclesiastico di ventiquattro preti e diaconi, ad immagine -dei ventiquattro seniori astanti al trono di Dio: -dopo Silvestro essendovi annessi anche beni temporali, -concorsero alla nomina il clero ed il popolo: poi quando -la ricchezza cominciò a fare ambìto quel posto, gl'imperatori -intervennero alle nomine per impedire le sedizioni; -in appresso le confermarono. Odoacre vietò -d'eleggere il vescovo di Roma senza prima consultato -il re od il prefetto, fosse gelosia politica, o per ovviare -le dissensioni; ma il decreto non tenne <span class="sidenote">(482)</span>: e Felice III -della sua nomina informò l'imperatore, esortandolo alla -retta fede<a class="tag" id="tag165" href="#note165">[165]</a>. -</p> - -<p> -Gelasio succedutogli <span class="sidenote">(492)</span>, scrisse inni e prefazj, e trattati -sulle questioni allora discusse, ed uno contro del senatore -Andromaco e d'altri Romani, i quali volevano ripristinare -i giuochi lupercali, pretendendo le malattie -<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span> -moltiplicassero dacchè non si esorava il dio Februario. -In concilio distinse i libri canonici dagli apocrifi, e a -quali scrittori competesse il titolo di padri della Chiesa, -e definì ecumenici i quattro sinodi di Nicea, Costantinopoli, -Efeso e Calcedonia. Scriveva all'imperatore -Anastasio: «Il mondo è governato dall'autorità dei -pontefici e dalla potestà regia; delle quali la sacerdotale -è più grave in quanto deve render ragione a -Dio per l'anima dei re. Sebbene tu sovrasti a tutto il -genere umano per dignità, pure ai capi delle cose divine -pieghi devoto il collo, e da loro chiedi i mezzi -di salute, e vedi pei sacramenti e per l'ordine della -religione doverti a loro sottomettere anzichè sovrastarvi, -e in tali cose pendere dal giudizio loro anzichè -ridur loro alla tua volontà. Se nella pubblica disciplina, -conoscendo essere conferito a te l'imperio per disposizione -superna, anche i capi della religione obbediscono -alle leggi tue, con quale affetto non dovete voi obbedire -a coloro che hanno incarico di dispensare gli augusti -nostri misteri?» -</p> - -<p> -Dopo che Anastasio II la occupò due anni <span class="sidenote">(496)</span>, la sede -fu disputata tra Lorenzo e Simmaco, i quali si compromisero -in Teodorico, re ariano. Simmaco preferito, da -quindici anni sedeva allorchè i malcontenti lo accusarono -d'enormità, e richiamarono Lorenzo: la Chiesa -andò sossopra, e neppure la presenza di Teodorico -mitigò gli sdegni. Raccoltisi a concilio i vescovi d'Italia, -Simmaco, mentre v'andava, fu assalito a pietre; alfine -chiarita l'innocenza sua, fu ripristinato; ma Lorenzo per -quattro anni tenne alquante chiese a forza, sinchè Teodorico -la volle finita. -</p> - -<p> -Quando agli Ariani in Oriente furono tolte le chiese, -Teodorico mandò il nuovo pontefice Giovanni <span class="sidenote">(523)</span> a Costantinopoli -per ottenere a' suoi religionarj esercizio -libero del culto; se no, lo turberebbe egli pure a' Cattolici -<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span> -in Italia. Il papa non potè o non volle riuscire; -e Teodorico il lasciò morir prigione, come complice -di congiure ordite allora per ammutinare l'Italia -(pag. 48). -</p> - -<p> -Dopo altri, s'illustrò Agapito, che fondò in Roma -un'Accademia per le belle lettere <span class="sidenote">(535)</span>. Spedito da Teodato -a Giustiniano per proporre pace, tornò disconcluso; -ma a Costantinopoli aveva potuto reprimere gli eretici, -e deporre il mal eletto patriarca. Indarno Giustiniano -gli si era opposto, minacciandolo anche d'esiglio; ma -l'imperatrice Teodora a Vigilio, diacono della chiesa -romana, promise ottenere il papato, purchè aderisse -alle credenze dei prelati ch'essa proteggeva. Vigilio -trescò a danno del nuovo papa Silverio <span class="sidenote">(536)</span>, che da Belisario -accusato d'intendersi con re Teodato per introdurre -i Goti in Roma, fu spogliato degli abiti pontificali -e trasferito a Patara nella Licia. Sì infelici tempi -correvano, che nessuno s'oppose; e Vigilio, per ordine -del generale, fu unto pontefice <span class="sidenote">(538)</span>. L'imperatore, informatone, -impose che Silverio fosse ricondotto a Roma, ed -ivi esaminato sulle accuse: ma Belisario, ligio ai desideri -di Teodora, l'arrestò per via, e relegollo nell'isola -Palmaria rimpetto a Terracina, dove morì di fame o -strozzato; e la compassione pel giusto perseguitato volle -in molti miracoli vedere attestata la sua santità. -</p> - -<p> -Vigilio ebbe allora conferma dal clero: ma in quel -primato, che subdolamente aveva invaso, resistette -a' capricci religiosi di Teodora e ai dissidenti, benchè -strascinato per le vie di Costantinopoli con una corda -al collo e gittato in un fondo di torre, sinchè la morte -del patriarca Antimio tolse il pretesto di quelle -scissure. -</p> - -<p> -Ma una nuova ne sorse per <i>Tre Capitoli</i>, che al -IV concilio ecumenico di Calcedonia erano stati proposti, -onde condannare Teodoro da Mopsuesta come -<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> -seguace delle opinioni di Pelagio, Iba vescovo di Edessa -autore d'una lettera meno cattolica, e Teodoreto di Ciro -che avea scritto ingiurie contro il concilio Efesino. -Quel sinodo li rimandò assolti alle loro chiese; ma -Giustiniano li fece condannare da un altro, congregato -in Costantinopoli. Gli Occidentali sapeano scarsamente -di greco, nè aveano letto Teodoreto o Iba, ma sapevano -che dal concilio di Calcedonia erano stati riconosciuti -incolpevoli, talchè di questo s'infirmerebbe l'autorità -qualora fossero riprovati. Al modo stesso la pensava -papa Vigilio, ma poi lasciossi indurre a condannarli -anch'esso, salva l'autorità del concilio di Calcedonia, e -patto che più non se ne discutesse a voce o in iscritto. -Partito mezzano, che disgustò entrambe le parti, i nemici -de' Capitoli per la riserva, i Cattolici per la condanna; -e i vescovi d'Africa, Illiria, Dalmazia si segregarono -dal papa. -</p> - -<p> -Il debole Vigilio ne sbigottì, e revocò il proprio -giudicato: ma insieme promise a Giustiniano d'adoprarsi -per far condannare secondo i Tre Capitoli, purchè -questa sua promessa si tenesse segreta; intanto la -cosa restasse in bilico fino ad un concilio generale. -L'imperatore invece ripubblicò la sua costituzione, e il -papa, non ascoltato, separossi dagli Orientali; trattato -come prigioniero, sofferse coraggioso dicendo: — Voi -tenete me, non san Pietro»; poi nel nuovo sinodo Costantinopolitano <span class="sidenote">(553)</span> -condannò gli errori che trovavansi -negli scritti di quei tre, non eretici, ma esagerati difensori -dell'ortodossia. In Italia, gli arcivescovi d'Aquileja, -Milano, Ravenna, coi vescovi provinciali dell'Istria, -della Venezia e della Liguria, stettero avversi al papa; -alcuni apertamente, altri limitandosi a non aderire ai -Tre Capitoli; e Paolino patriarca d'Aquileja in un sinodo -provinciale rigettò il concilio di Calcedonia, nè -più volle comunicare col papa, introducendo uno scisma -<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> -che durò fin nel 698, quando, ad istanza del pontefice -Sergio, un nuovo sinodo d'Aquileja accettò esso -concilio<a class="tag" id="tag166" href="#note166">[166]</a>. -</p> - -<p> -Morto Vigilio in Siracusa <span class="sidenote">(555)</span>, gli fu dato successore Pelagio, -più per volontà dell'imperatore che non per la -libera scelta del clero e del popolo, il quale anzi lo -supponeva colpevole della morte del predecessore, -finch'egli dal pulpito non si giurò innocente. Dalla -morte di lui si fanno più lunghe le vacanze per aspettare -la conferma dell'imperatore. Il disordine crescente -poche notizie lasciò di Giovanni III <span class="sidenote">(560-78)</span>, che fece terminare -la chiesa de' santi Giacomo e Filippo con molte -storie dipinte e a musaico; e così di Benedetto e di -Pelagio II. -</p> - -<p> -In mezzo all'interna inquietudine ed alle esteriori -minaccie, erasi assodata la primazia che i pontefici -traevano dalla parola di Cristo e dall'apostolica tradizione. -Ariani essendo la maggior parte de' conquistatori, -eretici spesso gl'imperatori d'Oriente, i Cattolici -di tutta Europa guardavano il papa come capo e protettore -universale, e ne invocavano i consigli per le -anime, la protezione per le vite. Le nuove chiese, non -potendo vantarsi pari nè vicine alla romana per età o -per apostolica origine, con assoluta devozione chinavansi -ai pontefici. E poichè le conversioni erano opere -d'incivilimento, e sicuravano dalle invasioni i regni già -stabiliti, perciò in questi il papa acquistava venerazione, -non solo pel primato del sacerdozio, ma anche per gli -interessi temporali. Il re a lui più vicino, Teodorico -ostrogoto, essendo il più poderoso fra quei principi, -ne ringrandiva nell'opinione il pontefice, che presso lui -<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> -faceasi intercessore d'altri principi e vescovi, a nome -di esso trattava cogl'imperatori bisantini. -</p> - -<p> -Scesi i Longobardi, mancò un capo generale all'Italia, -ed ai Romani soggiogati e ai liberi non restò persona -più eminente del papa in cui fissare gli sguardi. Possedeva -egli immensi tenimenti in Sicilia, Calabria, Puglia, -Campania, Sabina, Dalmazia, Illiria, Sardegna, fra le -alpi Cozie e fin nelle Gallie; ed essendo coltivati all'antica, -cioè per coloni, sopra questi egli esercitava legale -giurisdizione, spedendovi uffiziali, dando ordini, mentre -colle rendite potea sovvenire alle carestie, ospitare rifuggiti, -soldare truppe. Conservando verso l'imperatore -la sommessione imparata allorchè Roma era capitale, -da esso i papi chiedevano la conferma della nomina -loro, pagavano altre retribuzioni, tenevano alla corte -sua un apocrisario che trattasse i loro negozj. Ma la -dipendenza si diminuiva sempre più a fronte di imperatori -lontani, di esarchi deboli e malvisti al popolo; -mentre interrotte dalla conquista le relazioni coll'esarca -di Ravenna, il papa, trovandosi a capo degli ordinamenti -municipali mantenutisi in Roma intatta da Barbari, -elideva l'autorità del duca sedente in questa città, -corrispondeva direttamente con Costantinopoli, e accostavasi -ad una specie di signoria. -</p> - -<p> -Pelagio II scriveva ad Aunacario <span class="sidenote">(581)</span> vescovo di Auxerres -perchè di tutta sua possa rimovesse i re Franchi dall'amicizia -coi Longobardi, nefandissima gente avversa -ai Romani, sopra la quale non potrebbe tardare la vendetta -di Dio, sicchè era bello non mettersi a pericolo -di parteciparne. Spedì anche un diacono alla Corte -greca per implorarne soccorsi, e — Rappresentate all'imperatore -che i perfidi Longobardi, contro la fede -giurata, ci han fatto soffrire tanti mali, che ridirli sarebbe -infinito. Se Dio non ispira all'imperatore di -mandar almeno un maestro della milizia e un duca, -<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> -siamo abbandonati d'ogni ajuto, massime il territorio -di Roma, sguarnito di presidio: l'esarca scrive non poterci -soccorrere, giacchè non basta tampoco a difendere -le sue vicinanze. Voglia Dio che l'imperatore ci assista -prima che quest'abbominevole nazione s'impadronisca -di quanto rimane all'Impero»<a class="tag" id="tag167" href="#note167">[167]</a>. -</p> - -<p> -Gl'Italiani dunque guardavano il pontefice qual rappresentante -non solo della vera fede ma della nazionalità; -e più il fecero quando <span class="sidenote">(590)</span> sulla cattedra di Pietro -s'assise Gregorio Magno, che sentiva l'importanza di -quel grado, e tutta ne spiegò la dignità. Stratto dall'antica -ricchissima famiglia Anicia, dalla giovinezza -volse all'acquisto delle scienze un intelletto vivace e -una straordinaria capacità, e da Giustino II fu elevato -prefetto di Roma, la carica più insigne; ma nojato del -mondo, sull'esempio de' suoi genitori si raccolse nel -convento di sant'Andrea, ch'egli avea fondato nella -propria casa, come sei altri in Sicilia. Rinvigoritosi nel -ritiro, impetrò da papa Benedetto di missionare la -Bretagna; ma il popolo romano cominciò a gridare -al pontefice: — Voi avete offeso san Pietro, avete disfatto -Roma, lasciando partire Gregorio»; sicchè quegli -il rivocò. Da Pelagio II fu posto fra i sette diaconi -della chiesa romana; e spedito ambasciatore alla corte -di Costantinopoli per implorare soccorsi contro i Longobardi, -vi guadagnò stima e benevolenza a segno, che -Maurizio imperatore lo volle padrino di suo figlio. -Morto Pelagio, Gregorio apprese con isgomento che i -voti comuni lo avevano eletto papa, e tre giorni dovettero -andarlo rintracciando nella solitudine, ove dal suo -convento si era trafugato nelle corbe d'alcuni merciaj; -scrisse anche a Maurizio, scongiurandolo per la loro -amicizia a non confermare la scelta; poi ribramò sempre -<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> -la pristina quiete, e — Non mi so frenare dal -pianto (scriveva a Leandro di Siviglia) qualvolta torno -in pensiero a quel porto felice, da cui m'hanno divelto: -geme il cuor mio al solo ricordare quella terraferma, -cui più non m'è possibile approdare». -</p> - -<p> -Ben aveva onde sgomentarsi. Il pontefice, per l'eminente -posizione sua, dovrebbe rispondere di quanto -potesse avvenire in Roma; eppure non era libero, -giacchè il duca, il prefetto imperiale, il senato, i decurioni, -inetti a giovare, valeano a dar impaccio. Intorno, -popoli o idolatri od ariani; di sopra, imperatori teologastri, -che turbavano or colle dispute or colle pretensioni; -fra il clero de' paesi convertiti, simonìa e -scostumatezza<a class="tag" id="tag168" href="#note168">[168]</a>; alle porte di Roma, Longobardi -minacciosi; Italia sbranata da lungo scisma per la quistione -dei Tre Capitoli, e, per giunta, attrita da orribile -peste. -</p> - -<p> -Al governo «d'un bastimento vecchio, sdrucito e -battuto dal nembo», com'egli chiamava Roma, Gregorio -adoprò le preghiere e un carattere indomabile. -Da un capo all'altro del mondo stendeva le premure -per ispargere la verità ove non fosse conosciuta, per -combattere l'errore, per sostenere la morale. Fermo -quanto indulgente cogli eretici, al vescovo di Napoli -scriveva d'accettar pure chiunque volesse rientrare in -grembo della Chiesa, e — Tolgo sopra di me qualunque -sconcio nascer potesse dalla falsità della riconciliazione; -la soverchia severità pregiudicherebbe alle anime -<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> -loro»: a quei di Terracina, di Cagliari, d'Arles, di -Marsiglia vietava d'usar violenze agli Ebrei, «acciocchè -il fonte ove si rinasce alla vita divina, non divenisse -a loro occasione di una seconda morte, più della -prima funesta per l'apostasia»; si restituisse loro la -sinagoga tolta, nè s'adoprasse con essi che dolcezza e -carità<a class="tag" id="tag169" href="#note169">[169]</a>. Adunò un concilio in Roma per riparare -allo scisma di Aquileja, come almeno in parte ottenne; -quaranta nostri spedì a convertire l'Inghilterra, guidati -dall'abate Agostino <span class="sidenote">(596)</span>, che vi fu primo arcivescovo di -Cantorberì; reciprocamente dall'Irlanda venivano frati -a noi, e principalmente san Colombano, che girate le -Gallie e la Svizzera, si fermò a Milano, e da re Agilulfo -ebbe in dono San Pietro di Bobbio con quattro miglia -di territorio all'intorno, dov'egli fondò il monastero -famoso <span class="sidenote">(612)</span>, da cui uscirono monaci che altri cenobj posero -per la Liguria e altrove. Nuovi missionarj inviò Gregorio -ai Barbaricani, idolatri della Sardegna; e in -lontani paesi. -</p> - -<p> -Delle laute rendite, oltre mantenere il lustro del suo -seggio, valevasi per far limosine, fondare scuole e spedali, -sussidiare diocesi remote, esercitare l'ospitalità; -ogni dì faceva dal suo sacellario convitare dodici avveniticci, -e la gratitudine popolare disse che una volta -Cristo in persona si mettesse tra quelli. Egli intanto, -modesto nel trattamento, parco alla mensa, esatto alle -pratiche della vita monastica, non faceva verun agio -alla sua carne; e non agli onori e vantaggi del mondo, -ma badava al proprio dovere. -</p> - -<p> -Bisogna udire da lui quante cure esteriori e secolari -s'affollassero intorno al papa<a class="tag" id="tag170" href="#note170">[170]</a>; esercita perfino atti -<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> -che si direbbero di temporale sovranità: manda un -governatore a Nepi, comandando al popolo d'obbedirgli -come al sommo pontefice; un tribuno a Napoli -per custodire quella grande città: al vescovo di Terracina -raccomanda che nessuno lasci sottrarsi all'obbligo -di fare la scolta alle mura. Poi dalle cure del -mondo scendeva a minime particolarità dell'amministrazione -patrimoniale, acciocchè non fossero vessati i -lavoranti sulle terre della Chiesa; essendo troppo dispendiose -le razze di cavalli che si tengono sui fondi -siciliani, si vendano, serbando solo alquanti stalloni, -cioè quattrocento; a Pietro, economo in Sicilia, scriveva: — M'hai -mandato un cattivo cavallo e cinque -buoni asini; non posso montar il primo perchè cattivo, -non gli altri perchè asini». E altrove: — Odo che ai -villani si computa a minor prezzo il grano in tempo -d'abbondanza: nol fate, ma si paghi al prezzo corrente, -e senza detrarre quel che perisce per naufragi. Nè i -fittajuoli devono pagamento o servigi oltre il convenuto; -non dar il grano a misura maggiore: e perchè -dopo la nostra morte nessuno gli aggravi, date loro -un'investitura per iscritto, che determini il prezzo. So -che alcuni per pagare il primo termine han dovuto -togliere a prestanza con usura eccessiva: voi dunque -somministrerete loro questi capitali dal fondo della -Chiesa, e li riscoterete poco a poco, in modo che non -si vedano costretti a vendere le derrate a basso mercato. -Al postutto non vogliamo che gli scrigni della -Chiesa sieno contaminati da sordido guadagno»<a class="tag" id="tag171" href="#note171">[171]</a>. -</p> - -<p> -A vescovi e a re parlava colla dignità dolce ma -<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> -ferma di un capo universale. Contro le vessazioni imperiali -difese la libertà della Chiesa con umiltà di parole -ma franchezza di fatti; e all'imperatore Foca scriveva, -questo divario correre tra gl'imperatori gentili -ed i cristiani, che quelli son signori di servi, questi signori -di liberi. Ingegnavasi intanto di mantenere in -armonia l'imperatore greco coi Longobardi: ma pure -esortava i Siciliani a stornare con settimanali litanie -un'invasione minacciata dai Longobardi, i quali come -fossero a temere lo vedessero dalla desolazione dell'Italia<a class="tag" id="tag172" href="#note172">[172]</a>; -poi ostò vigorosamente ad Agilulfo allorchè -assediò Roma. -</p> - -<p> -Proibiva di esigere nulla per la sepoltura, chè non -paresse titolo di compiacenza la morte degli uomini. -A Venanzio vescovo di Genova ordina, non permetta -che Cristiani rimangano a servitù di Ebrei; se però -sono loro coloni, soddisfacciano secondo giustizia. Querela -il vescovo di Terracina che tuttavia durassero colà -avanzi del paganesimo, immolando ad idoli, riverendo -certi alberi, sacrificando teste d'animali; e l'imperatrice -Costantina, che i magistrati greci facessero guadagno -in Sardegna col permettere l'idolatria<a class="tag" id="tag173" href="#note173">[173]</a>. Avendogli -<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span> -costei domandato alcune reliquie, rispose che in Occidente -si ha per sacrilegio il metter mano ai corpi -santi, e meravigliarsi che altrimenti i Greci la sentano; -qui non darsi altro che delle catene di san Pietro o -della graticola di san Lorenzo, o pannilini avvicinati -entro una scatola al corpo del santo: soggiunge che il -predecessor suo, avendo voluto mutare qualche fregio -d'argento sopra il corpo di san Pietro, benchè discosto -quindici piedi, fu sgomentato da terribile visione; e alcuni -mansionarj e monaci che avevano veduto quel di -san Lorenzo, morirono fra dieci giorni. -</p> - -<p> -Nella peste d'allora introdusse la processione che -ancora si fa al san Marco, col nome di Litanie maggiori: -primo segnò i brevi col giorno e il mese al -modo odierno. La Chiesa non era fin qua riuscita a -recare anche nella liturgia quell'unità che è suo carattere; -e Gregorio pensò farlo col <i>Sacramentario</i>, il -quale col suo <i>Antifonario</i> delle parti della messa che -<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> -doveansi cantar in note, e col <i>Benedizionario</i> costituisce -il messale romano. -</p> - -<p> -Nel sinodo Romano stabilì, non convenire ai gravi -costumi di diaconi e sacerdoti il dissolversi nella vanità -d'imparare la musica, sconvenendo al maestoso contegno -delle spirituali funzioni il perdere nei passaggi e -ne' gorgheggi la compostezza degli animi, e consumarvi -la voce destinata a predicare la divina parola e assodare -nelle cristiane virtù. Pertanto deputa suddiaconi e -cherici inferiori a cantare i salmi e le sacre lezioni in -tono grave, serio e posato; a tal uopo istituendo scuole, -ch'egli in persona dirigeva, e che duravano ancora -trecent'anni dipoi. -</p> - -<p> -Accortosi come dei quindici toni della musica gli -ultimi otto non sieno che ripetizione dei sette primi, -divisò che sette segni bastavano per tutt'i toni, purchè -si replicassero alto e basso, giusta l'estensione del -canto, delle voci e degli stromenti<a class="tag" id="tag174" href="#note174">[174]</a>. Quella maestosa -melodia, ove ci furono conservate preziose reliquie -dell'ammirata musica antica de' Greci, crebbe -<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> -splendore al culto divino, con motivi semplici e grandiosi, -che poi s'andarono dimenticando fin alla profanità -de' nostri giorni, in cui la devozione è distratta da -arie guerresche e da teatrali. -</p> - -<p> -Gregorio fra tante occupazioni trovò tempo a scrivere -moltissime opere, le quali, non men che le sue -virtù, gli procacciarono il cognome di Magno. Le lettere, -concernenti per lo più la disciplina, provano -quanto instancabile adoperasse a governare la Chiesa -e a fondo si conoscesse delle divine leggi e delle -umane. Commentò Giobbe ed Ezechiele, e fece omelie -sopra gli Evangeli. A Giovanni arcivescovo di Ravenna -diresse la <i>Regola pastorale</i>, in quattro parti trattando -per quali vie s'entri al santo ministero, quali i doveri, -come istruire i popoli, e applicarsi alla propria, mentre -s'attende alla santificazione di quelli, affine di non perdere, -per segreta compiacenza di sè, il premio degli -sforzi fatti. L'imperatore Maurizio ne volle copia, e la -mandò ad Anastasio patriarca d'Antiochia, da mutare -in greco e diffondere per le chiese d'Oriente: re Alfredo -la tradusse in sassone pei vescovi d'Inghilterra: le -chiese di Spagna e di Francia la proposero per modello -ai vescovi, e Carlo Magno e i suoi successori nei capitolari -non rifinano di raccomandarla. -</p> - -<p> -Nei Dialoghi narra molte e troppe storie maravigliose -di santi italiani, a provare le verità fondamentali -per mezzo di rivelazioni fatte da morti risorti e -simili casi. Il santo il quale nelle opere sue mostrasi -tutt'altro che dappoco, e cita ogni volta da chi gl'intese, -s'acconciò al gusto del suo secolo e alla capacità -<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> -di quelli cui destinava l'opera: e in fatto essa levò immenso -grido; mandata a Teodolinda, contribuì assai a -convertire i Longobardi, sopra cui cadevano molti dei -miracoli ivi narrati; fin in arabo fu tradotta; ai Greci -piacque tanto, che Gregorio n'ebbe tra loro il soprannome -di <i>Dialogo</i>. -</p> - -<p> -Compose inni<a class="tag" id="tag175" href="#note175">[175]</a>; aprì scuole; si fece dipingere -nel monastero di sant'Andrea a Roma; e nelle copie -divulgatesi di quel ritratto soleasi sovrapporgli alla -testa lo Spirito Santo in forma di colomba: altra prova -che la pittura usavasi in quei tempi. -</p> - -<p> -Eppure v'è chi lo intitola l'Attila della letteratura, -dicendo ordinasse l'incendio della biblioteca Palatina, -e distruggesse i monumenti della grandezza romana, -acciocchè la loro ammirazione non distraesse dal venerare -le cose sante. Forse era egli sovrano di Roma -da poter ciò? Ben è vero che si mostrò avverso agli -antichi autori, forma e null'altro, e pericolosi per lo -allettamento del bello, in tempo che non era peranco -finita la lotta di questo col vero: e quantunque nel -primo dei Dialoghi dica non avere conservato le parole -proprie degl'interlocutori, perchè sì villanescamente -proferite che non vi starebbero acconciamente, altrove -scrive: — Non fuggo la collisione del metacismo, non -evito la confusione del barbarismo, trascuro di serbare -i luoghi e i modi delle preposizioni, stimando indegno -che le parole del celeste oracolo stringansi sotto le regole -di Donato»<a class="tag" id="tag176" href="#note176">[176]</a>. E però le sue scritture van -<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> -macchiate dalle colpe de' tempi e da sue proprie; -scarsa critica, erudizione inesatta, locuzioni viziose; -diffuso e insieme oscuro e avviluppato, sovente si ripete, -e vuole aver detto ogni cosa sopra ogni argomento -che assume, e soverchiamente inclina alla -allegoria. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap66">CAPITOLO LXVI. -<span class="smaller">Italia disputata fra Longobardi e Greci.</span></h2> -</div> - -<p class="title"> -SERIE DEI RE LONGOBARDI -</p> - -<ul> -<li>568 Alboino in Italia; assassinato dalla moglie Rosmunda 573.</li> -<li>573 Clefi; assassinato da un famigliare 573.</li> -<li>584 Autari suo figlio; m. 591.</li> -<li>591 Agilulfo duca di Torino; m. 615.</li> -<li>615 Adaloaldo associato al trono dal padre; cacciato 625; avvelenato 626.</li> -<li>625 Ariovaldo duca di Torino; m. 636.</li> -<li>636 Rotari duca di Brescia; m. 652.</li> -<li>652 Rodoaldo suo figlio; assassinato 653.</li> -<li>653 Ariperto I; gli succedono i figli.</li> -<li>661 Pertarito; attaccato da Grimoaldo fugge. Gondiperto, ucciso.</li> -<li>662 Grimoaldo duca di Benevento, si fa proclamar re.</li> -<li>671 Garibaldo, suo figlio minorenne, è cacciato da Pertarito suddetto, che regna di nuovo.</li> -<li>678 Cuniperto suo figlio, associato al trono; regna da solo 686.</li> -<li>700 Liutperto suo figlio minorenne; spodestato da</li> -<li>701 Ragimperto duca di Torino.</li> -<li>701 Ariperto II, suo figlio, cacciato da</li> -<li>712 Ansprando, il cui figlio</li> -<li>712 Liutprando regna 32 anni.</li> -<li>744 Ildebrando suo nipote, associato nel 736; stronizzato dal popolo.</li> -<li>744 Rachi duca del Friuli; abdica 749 e si ritira a Montecassino.</li> -<li>749 Astolfo suo fratello, muore alla caccia.</li> -<li>756 Desiderio duca dell'Istria; associa il figlio Adelchi 758? Spodestati da Carlo Magno 774.</li> -</ul> - -<p class="pad2"> -Sta dunque divisa l'Italia fra tre dominazioni: Greci, -rappresentanti d'un passato irremeabile, e ridotti a tenersi -sulle difese; Longobardi, espressione della forza -<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> -brutale, e destinati a perire, ma dopo lungo regno e -lasciando il lor nome alle parti migliori; i papi, podestà -dell'avvenire, sorgente appena, ma che sta per -gettar radici durevoli fra i rottami delle altre. -</p> - -<p> -Le forme dell'antico Impero si conservavano nella -parte sottoposta ai Greci. L'esarca, sedente in Ravenna, -amministrava direttamente la Pentapoli, cioè i territorj -di Ancona, Rimini, Pesaro, Fano, Sinigaglia, conterminata -a settentrione dalla Marecchia, a occidente dal -Tevere, a mezzodì dal Musone, a levante dall'Adriatico; -e l'Esarcato che comprendeva il littorale della Venezia, -con Oderzo, Treviso, Padova, e il paese che finiva col -basso Adige a settentrione, collo Scultenna (Panàro) e -gli Appennini a occidente, colla Marecchia a mezzodì, -e coll'Adriatico a levante; dov'erano le città di Ravenna, -Bologna, Faenza, Forlimpopoli, Ferrara, Adria, Comacchio, -Forlì, Cesena, Bobbio, Cervia. Oltre quest'amministrazione -diretta, l'esarca sovrantendeva ai duchi -che governavano Roma e i paesi meridionali<a class="tag" id="tag177" href="#note177">[177]</a>. I -quali erano alcune città della Lucania o Basilicata, l'antica -Calabria, or Terra d'Otranto, il Bruzio, ora Calabria -Ulteriore: poi furono ritolte ai Longobardi la -Terra di Bari e la Capitanata, dove Otranto, Galipoli, -Rossano, Reggio, Gerace, Santa Severina, Crotone; e -nella Campania le terre a mare fra Gaeta e Napoli. Da -Gaeta posta fra i monti Cècubo e Massico, poteano i -Greci difendere le pianure del Garigliano e le gole di -Itri e Fondi. Con Napoli era il promontorio di Sorrento, -<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> -che sparte i golfi di Napoli e di Salerno; e -benchè fin a Salerno si stendesse il principato di Benevento, -e molte città verso levante fino a Cosenza, -e tutte quelle fra terra fossero tolte ai Greci, Napoli -si sostenne. Duravano colà le istituzioni municipali, -e nel resistere ai Longobardi ridestavasi il valor militare. -Provincia greca era pure l'Illiria: la Sicilia -stava sotto un patrizio greco: le isole della laguna -veneta riconoscevano anch'esse di nome la supremazia -imperiale. -</p> - -<p> -Di questi paesi alcuni venivano francandosi da ogni -dipendenza, come Venezia; altri erano minacciati continuamente, -e ad ora ad ora invasi dai Longobardi. -Trovavansi questi impacciati in guerre straniere o civili? -gli esarchi se ne rifacevano coll'assalirli, e ricuperare -qualche territorio limitrofo; ma tosto erano -ricacciati negli angusti confini: nè pace mai, bensì -tregue rinnovate d'anno in anno, e compre fin col -tributo di trecento libbre d'oro. Il bisogno di denaro -potea dirsi l'unico motore de' governanti, per pagare -il tributo o per mantenere gli eserciti; e per averne, -senza divario da amici a nemici, correvano a predar -le chiese di Roma o questo o quel monastero o il -santuario di san Michele sul monte Gargano. Questo -sovrasta a Siponto, rimpetto alle isole Diomedee (Trémiti); -e dacchè al tempo di papa Gelasio vi apparve -l'arcangelo Michele, gli presero vivissima devozione i -Greci che ne moltiplicarono le chiese: i Longobardi -altrettanto, vi andavano in pellegrinaggio e l'avevano -per patrono, siccome san Giovanbattista i Longobardi -dell'alta Italia. -</p> - -<p> -Ravenna, sede degli esarchi, tenne sempre testa -contro i Barbari perchè assisa tra le maremme e facilmente -soccorsa dalla flotta greca. La sua situazione -era anche di gran momento per togliere ai Longobardi -<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> -d'avanzarsi nella bassa Italia, potendo una flotta sbarcarvi -e prenderli alle spalle: di modo che le città -greche della Campania non si trovavano minacciate che -da Benevento. Dandosi aria di capitale di tutta l'Italia, -Ravenna negava sottomettersi a Roma neppur nelle cose -spirituali; dentro aveva gli ordinamenti municipali del -Basso Impero, o più veramente un governo militare -con un imperatore e con duchi e scuole. Durò colà molti -secoli che, la domenica sulla bass'ora, giovani, vecchi, -fanciulli e sin donne d'ogni condizione uscissero di -città e divisi in iscuole secondo i quartieri, facessero -a sassi, fino al ferirsi ed ammazzarsi. Nel 696 la scuola -della porta Tiguriese sfidò quella della postierla di -Sommovico, e i primi, rimasti superiori, inseguirono -gli altri con tal sassajuola, da ucciderne molti; e sbarattata -a forza la porta, trionfanti attraversarono il -vinto quartiere. La domenica seguente usciti di nuovo, -mutarono ben presto il giuoco in fiera abbaruffata, ove -molti Postierlesi caddero uccisi, non ostante che fosse -legge di dar quartiere a chiunque supplicasse. I Postierlesi -pensano un'atroce vendetta; e fingendosi riconciliati, -ognuno invita a pranzo qualche Tiguriese; e quivi -li scannano, e gettano nelle cloache o sepelliscono. -La città tutta in gemiti e in fremiti: l'arcivescovo -Damiano ordinò per tre giorni digiuno: egli stesso -andò in processione coi cherici e monaci, scalzi e in -sacco, copersi di cenere; seguivano i laici, poi le donne -senz'ornamenti; da ultimo i poveri, tutti a gran voce -implorando misericordia. Dopo i tre giorni, cerchi i -cadaveri e sepolti, furono puniti i micidiali, bruciate -le masserizie, che nessuno volle toccarne, e distrutto -il quartiere, infamato poi col nome di Rione degli -assassini<a class="tag" id="tag178" href="#note178">[178]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span> -</p> - -<p> -I pochissimi ricordi che abbiamo di quell'età sono -di sevizie usate dagli esarchi, e che forse pajono più -atroci perchè ignoriamo quali ragioni ve li determinassero. -Ravenna fu più volte saccheggiata per loro -ordine, nominatamente nel 710, quando Giustiniano II -fece anche rapirne la principal nobiltà, e avutala a -Costantinopoli, ucciderla crudelmente: all'arcivescovo -Felice risparmiò la vita, ma tolse gli occhi. Colpiti nel -vivo da tali atrocità, i Ravennati si sollevarono alla -guida di Giorgio figlio di Giovaniccio; e subito vi -risposero Sarsina, Cervia, Cesena, Forlimpopoli, Forlì, -Faenza, Imola, Bologna: Giorgio distribuì queste città -con ordinanza militare, e Ravenna stessa divise in -bandiere, cioè la prima, la seconda, la nuova, l'invitta, -la costantinopolitana, la stabile, la lieta, la milanese, la -veronese, la classense, e quella dell'arcivescovo col -clero<a class="tag" id="tag179" href="#note179">[179]</a>. Pare si sostenessero finchè l'imperatore non -morì: e Filepico succedutogli scarcerò l'arcivescovo -Felice, il quale fece atto di sommessione al papa, e -probabilmente acquetò i Ravennati. -</p> - -<p> -Non era dunque più ragionevole o quieta la dominazione -greca che la longobarda; oltrechè gl'imperatori -non avevano ancora dismesse le pagane pretensioni -di superiorità, dai primi loro predecessori ereditate -sopra la Chiesa, e voleano mestare nelle dispute religiose -e nelle elezioni dei pontefici. Vedemmo come tra -questi sapesse conciliare gran riverenza a sè e alla sua -dignità Gregorio Magno: ma la generosa carità con -che egli avea distribuito grani, non fu imitata da Sabiniano -succedutogli <span class="sidenote">(604)</span>, sicchè i poveri s'assembrarono -tumultuosi, gridando non togliesse la vita a quelli, cui -Gregorio l'aveva tante volte serbata. Sabiniano che -<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> -guardava con invidia il suo predecessore, meditando perfino -distruggerne gli scritti<a class="tag" id="tag180" href="#note180">[180]</a>, affacciatosi esclamò: — Cheti! -se Gregorio vi regalò per comperarsi i -vostri elogi, io non sono in grado di satollarvi tutti». -</p> - -<p> -Succedono Bonifazio III poi il IV <span class="sidenote">(607-8)</span>, che dall'imperatore -Foca ottenne il panteon d'Agrippa, cui consacrò -alla Vergine Maria e a tutti i Martiri; in memoria di che -fu istituita la festa d'Ognisanti. -</p> - -<p> -Onorio <span class="sidenote">(625)</span> sperò vedere Aquileja e l'Istria ricongiunte -alla Chiesa universale, dond'erano scisse per la quistione -dei Tre Capitoli: ma la sottigliezza de' Greci lo -perigliò nell'errore de' Monoteliti; del che si ritrattò -appena se n'accorse. Alla morte di lui gli uffiziali greci -vollero saccheggiare il palazzo; e impediti, indussero -l'imperatore a metter le mani sul tesoro ivi riposto. -Fu allora che l'esarca Isacco pensò pagar sue truppe -colle ricchezze della basilica Laterana. D'intesa con lui, -il cartulario Maurizio alla soldatesca che domandava il -sempre negato soldo, disse qualmente l'imperatore -avea mandato le paghe al papa, che, invece di distribuirle, -le avea riposte coll'altre richezze, le quali giacevano -indarno, mentre sarebbero state opportune a -difendere la città. Fu anche troppo perchè i soldati -corressero sul tesoro: ma i parenti di papa Severino lo -difesero, e solo dopo tre giorni fu possibile a Maurizio -<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span> -d'entrare e sigillar ogni cosa. Ne diede allora avviso -all'esarca, che venuto a Roma, relegò gli ecclesiastici -da cui temeva opposizione, indi entrato nel tesoro, durò -otto giorni a spogliarlo e ne mandò una parte a Costantinopoli<a class="tag" id="tag181" href="#note181">[181]</a>. -Poco poi Maurizio si rivoltava contro -Isacco, e questi spediva truppe che il vinsero, presero -ed uccisero. I complici in carcere aspettavano pari -destino <span class="sidenote">(638)</span>, quando la morte d'Isacco risparmiò la loro. -</p> - -<p> -Alle rinascenti quistioni teologiche avea voluto impor -silenzio l'imperatore Costante II pubblicando il Tipo -o formola di fede; ma i Cattolici la repudiarono come -fallace e come forzata <span class="sidenote">(649)</span>. Costante perseguitò i renuenti, -e comandò all'esarca Olimpio di prender vivo o morto -papa Martino, che condannò quel tipo. Olimpio non -avventurandosi ad aperta violenza, finse voler essere -dalla sua mano stessa comunicato, e dispose un assassino -che in quel atto lo trafiggesse. Costui protestò -che, sul punto di eseguire il misfatto, più non vide il -pontefice; onde si gridò al miracolo, ed Olimpio confessandosi -in colpa, chiese perdonanza. Rise a questi -scrupoli il suo successore Teodoro Calliopa <span class="sidenote">(652)</span>; e condottosi -a Roma coll'esercito, frugò il palazzo pontificio se -fosse vero che v'avea massa d'armi, e benchè nulla -trovasse, menò via nottetempo il pontefice, con nulla -più che sei famigli ed un bicchiere. Tre mesi vagarono -pel mare, indi approdati a Nasso, lasciarono a -bordo il papa prigioniero, che poi condotto a Costantinopoli, -restò tre mesi in carcere senza parlare a -persona. Chiamato a giudizio come reo d'aver contro -l'imperatore fatto trama con Olibrio e coi Saracini -e sparlato di Maria vergine; e convinto co' mezzi che -abbondano a' tribunali militari, fu portato in un cortile -tra folla di popolo; e qui levatogli di dosso il pallio, il -<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span> -mantello e l'altre insegne di sua dignità, e postogli un -collare di ferro, fu tratto per la città e buttato in carcere, -senza fuoco, benchè verno stridente. Le donne dei -carcerieri, come ad altre vittime, così a lui mitigarono -l'atrocità imperiale. Deportato poi a Cherson, stentò -fra privazioni e infermità, sinchè Dio nol trasse a sè <span class="sidenote">(654)</span>. -</p> - -<p> -Appena rapito Martino, Costante avea dato ordine -d'eleggergli un successore; ed i Romani, forse per -tema ch'egli mettesse sulla cattedra qualche eretico, -s'affrettarono ad eleggere Eugenio, che poco durò <span class="sidenote">(657)</span>, -poi Vitaliano. Marco, arcivescovo di Ravenna ricusava -sottomettersi alla Chiesa romana, appoggiato a un diploma -dell'imperatore Costante: ma Vitaliano lo scomunicò, -ed egli lui, e lo scisma proseguì finchè papa -Dono ottenne si revocasse quel diploma. -</p> - -<p> -Agatone fece esonerar la Chiesa romana <span class="sidenote">(678)</span> dai tremila -soldi d'oro che pagava ad ogni elezione di papi, -assoggettandosi però a non consacrarli sinchè non fossero -confermati dall'imperatore. -</p> - -<p> -A questa foggia andò l'elezione dei successori, spesso -controversa. Sergio non volle approvare le costituzioni -del concilio Trullano <span class="sidenote">(687)</span>; onde il vizioso e inetto -Giustiniano II mandò il protospata Zacaria che lo arrestasse: -ma sollevatosi il popolo, l'inviato non trovò -scampo che sotto il manto del pontefice. Anche Giovanni -Platino, esarca di Ravenna, venuto per fargli -ingiuria, non osò e se ne pentì. Però l'ambizione di -quei che aveano competuto il papato, gli turbò la vita -a segno, che dovette a lungo rimanere fuori di Roma. -</p> - -<p> -Talmente si stava in timore di violenze da parte -degl'imperatori, che quando, all'elezione di Giovanni VI, -venne da Costantinopoli in Roma Teofilatto esarca -eletto, i Romani presero le armi <span class="sidenote">(701)</span>, nè si chetarono che -alle preghiere ed alle assicuranze del papa. Il suo successore -Giovanni VII non disapprovò apertamente ma -<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span> -non sottoscrisse gli atti del concilio Trullano, malgrado -preghiere e minacce di Giustiniano. Papa Costantino -li ripudiò in quanto derogavano al VI ecumenico, anzi -per segno di venerazione <span class="sidenote">(708)</span> fece dipingere i sei concilj nel -portico di San Pietro; il popolo poi ricusò omaggio a -Giustiniano imperatore eretico, non ne volle il ritratto, -non commemorarlo nella messa o negli istromenti, -nè tampoco ricevere monete col suo conio. -</p> - -<p> -Aveano dunque i pontefici tutt'altro che a lodarsi -degli imperatori, e il popolo inclinava a scuoterseli -dal collo: se non che li ratteneva il timore d'altri nemici -più imminenti, i Longobardi. Questi, nel primo -irrompere, occupata una buona parte dell'Italia, dicemmo -come la dividessero tra varj duchi: lo che se -gli ajutò a conservare parzialmente i vinti in obbedienza, -impedì di compiere la conquista. Tra quei signori -eleggevasi il re senza ragione ereditaria; talchè -ogni vacanza produceva una rivoluzione e solleticava -le ambizioni, a segno che di venticinque regnanti, sedici -finirono in modo violento. I duchi col favorire -all'uno o all'altro pretendente, tiravano a sè autorità -sempre maggiore, a detrimento della corona. In maggior -conto erano il ducato di Spoleto, che separava Roma -da Ravenna, e manteneva le comunicazioni dell'alta -Longobardia colla meridionale; e il ducato di Benevento, -che separava Roma dalla Campania e dagli altri -possedimenti greci, e valeasi del porto di Salerno: e -quei due paesi ormai operavano affatto di loro balìa. -Usufruttare il particolar dominio, ovvero condurre la -guerra per le franchigie o pei possessi o per capricci -proprj era l'occupazione dei duchi; e a fatica i re potevano -trarli seco, fosse a reprimere i Greci, fosse a -respingere i Franchi, i quali senza resta li molestavano -o per rapace natura, o sollecitati dagli imperatori -d'Oriente. Nè a quest'ultimi i Longobardi, essendo -<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span> -sforniti di marina, potevano impedire di mandar soccorsi, -scarsi se volete, ma trasportati agevolmente -ove bisogno accadesse, e, se non altro, bastevoli a nutricare -la speranza (sempre facile ne' deboli oppressi) -che effimero fosse il dominio di quelli stranieri, e che -l'altrui braccio ne li redimerebbe. -</p> - -<p> -Neppure dopo che ebbero abbracciata la religione -cattolica, i Longobardi cessarono di guardarsi e d'essere -guardati come stranieri; nè si fusero coi Romani, -nè conobbero quanto importasse il tenersi amici i -pontefici se volevano congiungere tutta Italia sotto -un dominio, forte per resistere e ordinato per farsi -amare. -</p> - -<p> -Vedemmo come re Rotari alle consuetudini longobarde -sostituisse un codice scritto; e colle leggi, colla -robusta amministrazione e con severi castighi ridotti -al freno i duchi, li guidò a sconfiggere i Greci, ai quali -(unica conquista durevole dopo le prime) strappò il -ducato di Genova, ricovero de' fuorusciti dal Milanese. -</p> - -<p> -Rodoaldo, figlio e successore di lui <span class="sidenote">(652-55)</span>, fu presto trucidato -da un offeso marito, e la nazione o i grandi affezionati -alla memoria della buona Teodolinda andarono -negli Agilulfingi bavaresi a cercar un successore; e con -Ariperto, figliuolo di Gundualdo già duca d'Asti e fratello -di quella regina, comincia una serie di re cattolici, -stranj alla gente longobarda. Ariperto fu sepolto nella -chiesa di san Salvadore fuor di Pavia, da lui fabbricata: -e quasi il regno non fosse già troppo diviso fra' duchi, si -volle, a modo de' Franchi e d'altri Germani, partirlo -fra Pertarito e Gondiperto, figli di Ariperto <span class="sidenote">(661)</span>, sedendo -il primo in Milano<a class="tag" id="tag182" href="#note182">[182]</a>, l'altro in Pavia. L'ambizione -<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span> -non li lasciò in concordia, e Gondiperto volendo -spodestare il fratello, spedì Garibaldo duca di Torino -per invocare soccorsi da Grimoaldo duca di Benevento. -</p> - -<p> -La storia di Grimoaldo è un romanzo. Gli Avari in -gran numero avendo invaso il Friuli, Gisolfo, che v'era -duca, fortificò tutti i varchi e le castella, e nominatamente -Cormona, Nimaso, Osopo, Artenia, Ragona, Gemona, -Biligo, per ricoverarvi la gente inerme: egli poi -affrontò i nemici; ma per quanto valoroso, fu soverchiato -dal numero e ucciso. Gli Avari si sparsero guastando -la campagna, assediarono Cividale dove s'era -rinchiusa Romilda, vedova di Gisolfo, coi figli Tasone, -Cacone, Romoaldo e Grimoaldo e quattro figliuole. Duravano -a resistere; ma Romilda, adocchiato dalle mura -il kacano de' nemici, lasciva od ambiziosa mandò esibirsegli -pronta a cedergli la città purchè la sposasse. Finse -egli aderire, ma avuta la porta, lasciò la città al furore -e alle fiamme; e tenuta Romilda una notte, la abbandonò -alla brutalità di dodici suoi, poi la fece impalare, -dicendo: — Ben ti stia un tal marito». Assai differenti -le costei figliuole si sottrassero alla libidine nemica col -fingersi puzzolenti, tenendo carni fetide in seno. Il kacano -avviò esse coi fratelli e coi cittadini verso la Pannonia -in ischiavitù; ma il Consiglio degli Avari pensò -meglio ucciderli tutti, salvo le donne e i fanciulli. I figli -di Gisolfo, avutone sentore, procuraronsi de' cavalli e -fuggirono. Grimoaldo, il più piccolo fra essi, cavalcava -in groppa a un fratello, ma non potendo reggersi cadde. -Il fratello, non vedendo in lui che un impaccio, e nol -volendo schiavo de' Barbari, brandì la lancia per trafiggerlo; -ma il bambino implorò pietà, e che avrebbe -<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span> -forza di tenersi a cavallo: di che l'altro impietosito il -ripigliò. -</p> - -<p> -Ma ecco gli Avari sopragiungono, e un d'essi riesce -a ghermire Grimoaldo, e senz'altro mal fargli, sel pone -in groppa e s'avvia al ritorno. Il fanciullo, invece di -desolarsi da fiacco, occhieggiava lo scampo, e côlto il -destro, trasse il pugnale dalla cintura del rapitore e -glielo confisse nel capo. Quegli cadde, e Grimoaldo -voltò allegro il cavallo verso i suoi fratelli<a class="tag" id="tag183" href="#note183">[183]</a>. Le virtuose -sorelle, comunque vendute più volte, illibate -poterono esser poi ricompre dai fratelli, e sposate a -duchi stranieri. Tasone e Cacone ottennero di nuovo -il ducato del Friuli; e vedemmo (pag. 89) come, per -tradimento dell'esarca, fossero uccisi in Oderzo. -</p> - -<p> -L'audace Grimoaldo, cresciuto in età, fu posto duca -di Benevento, e a lui Gondiperto mandò chiedendo -soccorsi: ma l'infido ambasciadore lo persuase a venir -sì, ma per esterminare entrambi i principi stranieri, e -recarsi in mano un regno che avea mestieri di robusti -campioni, non di fanciulli. La proposta era conforme -al genio di Grimoaldo; che presto regnò, essendo -Gondiperto ucciso dal traditore Garibaldo. Pertarito, -come udì che Pavia si era resa al ribelle, vilmente -fuggì, lasciata a Milano la moglie Rodelinda e il fanciullo -Cuniperto, che da Grimoaldo furono spediti a -Benevento. Pertarito ricoverò presso il kacano degli -Avari; il quale ricusò un moggio d'oro che Grimoaldo -gli offeriva se gli consegnasse il ricoverato; pure insinuò -a questo di abbandonare le sue terre. E Pertarito -osò rientrare in Italia e confidarsi alla generosità del -<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span> -nemico, e giunto a Lodi, mandò a chiedergli sicurezza. -Piacque l'atto a Grimoaldo, che gli promise salvezza -ed agi; ma poi vedendolo ben accetto ai Longobardi, -che in folla accorreano a visitarlo, ne prese ombra, e -pensò torlo di mezzo. Lo fe dunque circondare nel -palazzo assegnatogli in Pavia; ma Unulfo, suo fedele -servitore, travestitolo da schiavo e fingendo cacciarlo -a mazzate, il campò di mezzo alle sentinelle, e calollo -dalle mura nel Ticino, donde passò ad Asti, e di quivi -in Francia. Intanto il guardarobiere, chiusosi nella camera -di Pertarito, ai soldati spediti a prenderlo pregava -indugiassero finchè colui avesse digerito il troppo -vino: alfine fu scoperta la pietosa frode, e Grimoaldo -la perdonò, e volle tra' suoi Unulfo. Saputo poi che -questo erasi ritirato nella basilica di san Michele, lo -affidò della sua parola, e rimandollo col guardarobiere -e con molti doni al sempre desiderato padrone. -</p> - -<p> -Grimoaldo, vigoroso di braccio, tenace di proposito, -mantenne l'ordine nell'interno <span class="sidenote">(662)</span>; avversissimo ai Romani, -distrusse la risorta Oderzo per vendicare i suoi -fratelli ivi uccisi; respinse i Franchi venuti per restituire -Pertarito. Onde assicurarsi il titolo di re, avea -costretto una sorella dei predecessori a sposarlo, e -dato ai duchi tali privilegi, da renderli quasi indipendenti -e snervare la monarchia. D'altra parte, compiuta -allora la conversione de' Longobardi, acquistava preponderanza -il clero, e per esso il papa; i quali miravano -a conservare ciò che i conquistatori a distruggere, -la nazionalità italiana. -</p> - -<p> -Grimoaldo avea lasciato duca di Benevento suo figlio -Romoaldo; onde l'imperatore Costante II, che s'era -fatto esecrare a Costantinopoli col perseguitare i Cattolici, -pensò redimersi del pubblico obbrobrio coll'assalire -quel fanciullo, a titolo di sbrattare l'Italia, e -rinnovarvi l'imperio romano, o fors'anche restituirne -<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> -la sede a Roma dove credeasi più sicuro. Armato in -Sicilia e sbarcato a Taranto, chiamò attorno al drago -imperiale le guarnigioni delle città marittime, e con -esse marciò sopra Benevento <span class="sidenote">(663)</span>. Il giovinetto Romoaldo -valorosamente si difese, ma ridotto agli estremi, cercava -patti. Re Grimoaldo accorse in ajuto del figliuolo, -e mandò innanzi Sesualdo, balio di questo, per avvertirlo -del suo avvicinarsi. Sesualdo cadde in potere dei -Greci, i quali lo obbligarono a dire agli assediati, non -dovessero sperare verun soccorso. Egli promise: ma -invece confortò Romoaldo a durare, giacchè suo padre -avvicinava; tenesse raccomandati la moglie e i figli -suoi, ch'egli era certo di non sopravivere. Di fatto Costante -fe mozzarne il capo e balestrarlo in città: poi -levò il campo al sopragiungere di Grimoaldo, il quale -rincacciò i nemici sin presso Formia, e il sconfisse. -</p> - -<p> -I Beneventani conservavano riti superstiziosi; adoravano -immagini di serpenti; ad un albero sacro attaccavano -un pezzo di cuojo, poi correndo a briglia sciolta -e scagliando dardi all'indietro, chi così riuscisse e staccarne -alcun pezzo, sel mangiava per devozione. Il pio -Barbato che poi vi fu vescovo, predicava contro tali -idolatrie, e Romoaldo gli promise estirparle se Dio gli -desse vittoria. Liberato Benevento, osservò la promessa, -e Barbato di propria mano recise l'albero sacrilego. -Saputo però che Romoaldo teneva ancora nel suo gabinetto -un serpente d'oro, persuase Teodorada moglie di -lui a consegnarglielo, e ne fa fare un calice e una -patena. Romoaldo non solo nol punì, ma gli offerse -estesissimi poderi; ed esso li ricusò, sol cercando aggregasse -alla sua diocesi Siponto, dov'era la grotta di -San Michele. -</p> - -<p> -Costante II, giacchè non sapeva vincere nemici, volle -spogliare sudditi inermi, e gettatosi su Roma, derubò -quel ch'era avanzato delle depredazioni anteriori. Non -<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span> -saziato dai doni di papa Vitaliano, si prese tutto il -bronzo del Panteon, perfino il copertume metallico, e -recò le prede in Sicilia. Ma quando veleggiavano per -Costantinopoli, una squadra saracina le assalì e portolle -in Alessandria, donde forse alcune di esse erano -un tempo passate a Roma. -</p> - -<p> -Sei anni rimase quell'imperatore in Siracusa, facendola -soffrire de' suoi capricci <span class="sidenote">(668)</span>, finchè un Mesenzio lo -assassinò, credendo ben meritare perchè eretico<a class="tag" id="tag184" href="#note184">[184]</a>. -Costantino Pogonato suo figlio, raccolta gran gente dall'Istria, -dalla Sardegna, dall'Africa, piombò sopra Siracusa, -uccise Mesenzio ch'erasi dichiarato imperatore, -e la testa di lui e degli altri congiurati mandò a Costantinopoli. -Ma intanto Romoaldo avea pensato vendicarsi -dell'aggressione, e a capo d'una ciurma di -Bulgari tolse all'Impero le città di Bari, Taranto, Brindisi -e Terra d'Otranto, conquiste che non potè conservare. -</p> - -<p> -I Bulgari erano gente sottoposta un tempo agli -Avari, dai quali riscossasi, devastò l'Impero, e offrivasi -a servigio di chi la pagasse. Alquanti di essi aveano -ottenuto i deserti territorj di Supino, Bojano, Isernia, -con giurisdizione signorile, dipendente però dal duca -di Benevento, e vi conservavano la patria lingua. Al -modo stesso nell'alta Lombardia voleano piantarsi gli -Avari, chiesti da Grimoaldo contro il ribellato duca -del Friuli; ma il re li respinse. -</p> - -<p> -Morto questo <span class="sidenote">(671)</span>, i duchi irrequieti deposero il figlio -Garibaldo, e richiamarono Pertarito dall'esiglio al -trono. Con erigere Sant'Agata in Monte e Santa Maria -in Pertica<a class="tag" id="tag185" href="#note185">[185]</a> a Pavia, attestò la sua gratitudine a Dio -<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span> -che l'avea campato da tanti pericoli, e quindici anni -regnò, osservante della giustizia, limosiniero, istruito -dalla sventura a non abusare della prosperità. Ma due -fazioni, una contraria, l'altra seconda a questi re bavaresi, -non cessavano di rimescolare il regno. Mal seppe -destreggiare Cuniperto, figlio di Pertarito <span class="sidenote">(686)</span>; sicchè i -duchi di Benevento e di Spoleto fin l'ombra cessarono -di dipendenza. -</p> - -<p> -Altrettanto di propria balìa operavano i duchi del -Friuli, posti come sentinella avanzata contro nuovi invasori -d'Italia. Fra quelli nomineremo Ferdolfo <span class="sidenote">(694)</span>, che -provocò gli Schiavoni tenendosi certo di vincerli; ed -essi vennero, e cominciarono a rubare le pecore. Lo -scultascio Argaido, nobile e prode uomo, uscì loro -incontro, ma non potè raggiungerli; e il duca lo rimproverò -d'averli lasciati sfuggire, dicendo che ben gli -stava il suo nome, derivato da arga, che in longobardo -vale poltrone. Argaido replicò: — Voglia Dio -chiarire qual di noi due sia più poltrone». Pochi giorni -dopo, gli Schiavoni tornarono grossi, ed accamparono -s'un'altura. Ferdolfo ronzava a piè di quella, divisando -i modi di assalirla, quando Argaido gli rammentò l'ingiuria; -e — Maledetto da Dio chi di noi sarà l'ultimo -ad assalire gli Schiavoni». Spronato, salì per la montagna, -e Ferdolfo altrettanto; ma gli Schiavoni rotolando -sassi uccisero quei due e la nobiltà che li seguì. Così il -puntiglio, come altre volte, recò a rovina il paese. -</p> - -<p> -Anche il poderoso Alachi duca di Brescia <span class="sidenote">(688)</span>, ingrato -a Cuniperto, tramò con Aldone e Gransone, primarj -cittadini, e usurpò il titolo regio; ma ben presto disgustò -il vescovo di Pavia e altri signori longobardi. -Un giorno, numerando certe monete, gliene cascò una; -<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span> -e al giovinetto figlio di Aldone ivi presente che gliela -raccolse, disse: — Di queste tuo padre ne ha d'assai, -e presto diverranno mie». Il fanciullo riferì quel -motto al padre, che prevenne la minaccia col richiamare -Cuniperto dalla piccola e forte isola del lago -di Como. Venne questi, e scontrato Alachi alla Coronata -(Cornate) presso l'Adda, lo sfidò a duello; -ma Alachi riflesse: — Costui è ubbriacone, ma robustissimo -della persona. Vivo suo padre, trovandosi -in palazzo certi montoni di smisurata grossezza, -li sollevava col braccio teso; ed io non potevo altrettanto». -</p> - -<p> -Men codarda ragione addusse quando, di nuovo -esortato a duellar col nemico, rispose che negli stendardi -di quello vedeva l'effigie dell'arcangelo Michele, -davanti al quale esso gli avea giurato fedeltà. Il rifiuto -svolse da lui molti de' fedeli, i quali unico merito riconosceano -la forza. Al contrario, Cuniperto era amatissimo -da' suoi; tanto che Zenone diacono della chiesa -di Pavia volle assumere la veste di esso, per trarre -contro di sè l'attenzione e le armi del nemico, e così -sviarle dal vero re; e di fatto rimase ucciso. Ma i Longobardi -s'infervorarono alla battaglia, e ucciso Alachi, -e tuffatone l'esercito nell'Adda, assicurarono a Cuniperto -la vittoria e il regno. -</p> - -<p> -Cuniperto, diffidando de' bresciani Aldone e Gransone, -pensava torli di vita, e ne divisava i modi col suo -cavallerizzo, allorchè sulla finestra venne a posarsi un -moscone, e il re con una coltellata gli levò una gamba. -Intanto i due fratelli, com'erano soliti, s'avviavano alla -reggia, quand'ecco uno privo d'una gamba gli avvisa -del pericolo che correano, sicchè essi rifuggono in una -chiesa. Il re, dubitando che alcuno de' suoi fedeli gli -avesse ammoniti, invia a prometter loro sicurezza se -indichino da chi ebbero l'avviso; ed essi confessano -<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span> -averlo avuto da uno zoppo sconosciuto. Cuniperto, -ricordatosi del moscone, comprese che quello era uno -spirito maligno, che avea spiato i secreti di lui per -rapportarli. -</p> - -<p> -Paolo Diacono riferisce ciò in tutta serietà; e sopra -storici siffatti siamo costretti tessere la storia. Agnello, -che scrisse le vite degli arcivescovi di Ravenna, ha -racconti dello stesso calibro: e ne basti uno. Giovanni, -abate del monastero di San Giovanni presso Ravenna, -molestato dall'esarca, andò a Costantinopoli e si pose -sotto al palazzo cantando versetti di salmi, finchè l'imperatore -il fe chiamare, e intesone le ragioni, gli diede -una commendatizia per l'esarca. Al domani stesso scadeva -il termine da questo prefisso ai monaci per addurre -le loro ragioni; onde l'abate struggevasi di -ritornare al più presto, ma non trovò nave. Dolente -passeggiava sul lido, quando gli si affacciarono tre uomini -nerovestiti, e udito il suo rammarico, gli promisero -rimetterlo a casa il domani, se facesse com'essi -gli diceano. E gli diedero una verga, colla quale delineasse -sulla sabbia una barca, colla vela e colla ciurma: -poi vollero si collocasse in un letto nella sentina, e per -rumori e turbini che intendesse, non si sgomentasse -nè facesse il segno della croce. Come detto così fatto: -il fracasso fu indescrivibile; ma a mezzanotte egli si -trovò sul tetto del suo monastero. La meraviglia dei -monaci e dell'esarca lascio immaginarla: egli raccontò -la cosa all'arcivescovo, che gl'impose una -penitenza. -</p> - -<p> -Ciò che risulta da queste baje è che gl'italiani stavano -altrettanto male sotto i Longobardi che sotto i -Greci. Cuniperto, tenuto il regno dodici anni, lo trasmise -al giovinetto figlio Liutperto <span class="sidenote">(700)</span>, sotto la tutela del -nobile e saggio Ansprando. Ma in breve da Ragimperto -duca di Torino ne fu spodestato, poi ridotto prigioniero -<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span> -e ucciso da Ariperto II <span class="sidenote">(701)</span>, figlio e successore di quello, -che dovette continuamente lottare contro altri duchi: -regni brevi, successioni tempestose, che toglievano -d'invigorire la monarchia. Ansprando, tutore di Liutperto, -erasi rifuggito nell'isola Comacina, ma assalito -da Ansperto, passò in Baviera. Ariperto si svelenò -contro gli amici di Ansprando, al figlio di esso fe cavar -gli occhi, alla moglie e alla figliuola mozzar il naso e -gli orecchi. Ma Ansprando coi Bavari rivalicò le Alpi, -e vinse Ariperto <span class="sidenote">(712)</span>, che guadando il Ticino a Pavia affogò, -ultimo degli Agilulfingi in Italia. Dicono uscisse travestito -per intendere quel che di lui si dicesse: agli ambasciadori -stranieri mostravasi in abito dimesso e con -pelliccie volgari e volgari imbandigioni, per non allettarli -alle squisitezze italiane. Ma queste voglionsi difendere -con valorosa concordia, piuttosto che celare con -pusillanime astuzia. -</p> - -<p> -I Longobardi unanimemente acclamarono il prudente -Ansprando, che regnò soli tre mesi<a class="tag" id="tag186" href="#note186">[186]</a>, ma -vide eletto a succedergli suo figlio Liutprando, che in -trentadue anni di regno rinnovò lo splendore della -signoria longobarda. Le prime cure applicò a riformare -lo Stato, comprimendo le rinascenti sollevazioni -anche col supplizio d'alcuni duchi; molti castelli tolse -ai Bavari, che forse meditavano recuperare il trono; si -tenne buoni i Franchi e gli Avari, e dettò leggi prudenti, -in capo alle quali s'intitola <i>cristiano e cattolico, -<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span> -re dei Longobardi a Dio diletti</i>. Coraggioso fin alla -temerità, udito che un Rotari suo parente avea disposto -di ucciderlo in un convito, lo chiamò a sè, e -tastato se veramente portasse il giaco di ferro sotto ai -panni, respinse colla propria la spada che costui trasse, -e lo fece uccidere. Saputo che due gasindi gl'insidiavano -i giorni, gl'invita a caccia, ed appartatosi solo -con essi soli, rinfaccia il perverso consiglio; indi gettate -le armi, — Ecco il re vostro; fatene secondo vi -piace». Vinti al generoso e franco atto, gli caddero -a' piedi, ed esso li perdonò e beneficò. Anche colla -Chiesa stette in armonia, e confermò il dono di molti -beni nelle alpi Cozie, fattole da Ariperto II. Rintegrato -l'ordine e l'obbedienza, svelto ogni seme delle guerre -civili, ridrizzò l'animo al disegno de' suoi predecessori, -d'unire tutta Italia snidando i Greci. E la fortuna parve -mandargliene il destro. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap67">CAPITOLO LXVII. -<span class="smaller">Gli Iconoclasti. Origine della dominazione temporale -dei papi.</span></h2> -</div> - -<p> -L'imperio romano continuava colle antiche forme a -Costantinopoli, ma sempre più fievole e minacciato da -diversi nemici, ai quali vennero ad aggiungersi i Musulmani. -Maometto avea predicato agli Arabi <span class="sidenote">(622)</span> una religione, -di dogmi semplicissimi, ridotti quasi solo alla -unità di Dio; di morale condiscendente e sanguinaria, -giacchè ripristinava la pluralità delle mogli e il diritto -della forza, che il cristianesimo avea sbanditi. Subito i -suoi discepoli, armati di scimitarra e d'intolleranza, -<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span> -uscirono dalla penisola natia gridando, — Non v'è -altro dio che Dio, e Maometto è suo profeta»; e vedendo -non potere dar trionfo alla loro se non soffocando -ogni altra civiltà, diressero le prime offese contro -i luoghi dov'era nata la religione cristiana, occupando -Gerusalemme e la Palestina, poi con una spaventevole -rapidità ebbero sottoposto gran parte dell'Asia, il lembo -settentrionale e l'orientale dell'Africa, e minacciavano -l'Europa dai due lidi che più l'avvicinano, dallo stretto -di Gibilterra verso la Spagna, e dall'Ellesponto verso -Costantinopoli. L'Impero, spogliato per essi delle sue -più belle provincie, videsi ridotto a difendere la capitale, -che più volte assalita, si sosteneva per la felicissima -postura. -</p> - -<p> -A sì gravi frangenti mal bastavano i discendenti -d'Eraclio, che deboli, litigiosi, disumani, peggioravano -la condizione de' paesi a loro soggetti, fra' quali mezza -l'Italia. Terminata la loro stirpe, seguirono imperatori -elettivi; e Leone, pastore d'Isauria mutatosi in guerriero, -avea tanto ben meritato col combattere Bulgari -e Saracini, che fu portato imperatore <span class="sidenote">(717)</span>. La prodezza di -lui prometteva un difensore valente, l'operosità un -egregio amministratore, un buon fedele l'aver ai vescovi -giurato di rispettare i concilj e le decisioni della -Chiesa: ma riuscì troppo lungi dalle speranze, e sul -trono già turbato da tanti eretici, egli volle comparire -eresiarca. -</p> - -<p> -Nessuno ignora quanto abborrimento il legislatore -degli Ebrei avesse a questi ispirato contro ogni immagine -d'uomini o della divinità, conoscendoli propensi a -confondere la rappresentazione col rappresentato. I -Cristiani, usciti dalla sinagoga, probabilmente rifuggirono -sulle prime dall'effigiare Dio e i Santi: ma oltre -esser naturale nell'uomo il venerare le sembianze delle -persone o care o stimate, già usavano i Romani una -<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span> -specie di culto ai ritratti degl'imperatori e vivi e morti; -onde i Cristiani, intenti a volgere alla verità gli stromenti -della menzogna, è probabile che presto effigiassero -Cristo e gli Apostoli. Può l'ignoranza essere -trascorsa a confondere la copia coll'originale, e prestar -adorazione a ciò ch'era destinato unicamente ad -elevare le aspirazioni verso l'Ente supremo; laonde -alcuni Padri e concilj riprovarono le immagini, o per -genio particolare, o per ispeciale pericolo che ne scorgessero: -però la Chiesa, che, immobile nel dogma, -piegasi nei riti e nella disciplina alle opportunità dei -paesi e de' tempi, trovò soverchio questo rigore quando -ne fu cessata la ragione, cioè il timore dell'idolatria. -Allora si moltiplicarono le figure dei Santi e del Salvatore, -e le storie dell'Antico e del Nuovo Testamento, -opportune a dare alle arti il pascolo, che fin allora avevano -tratto dal gentilesimo, ed allettare gli occhi dei -Barbari, a cui talvolta la curiosità d'intendere il componimento -di quelle pitture serviva d'avviamento a conoscere -le morali verità del Vangelo. Qual cosa umana -va esente da abusi? e questi mossero alcuni a riprovare -quel culto, e viepiù quando i Maomettani, aborrenti -dall'effigiare la divinità, lo rinfacciavano ai Cristiani -come idolatria: laonde Leone Isaurico, valendosi dell'autorità -che gl'imperatori si arrogavano sopra le cose -ecclesiastiche, lo proibì, e violentemente distrusse le -effigie devote. -</p> - -<p> -Le coscienze si rivoltano sempre contro chi pretende -forzarle; e il popolo che era affezionato a quelle devote -e antiche rappresentazioni, levò d'ogni parte mormorii; -quantunque i prelati greci apparissero troppo -spesso ligi all'imperiale volontà, il patriarca Germano -protestò contro l'incompetente decreto, e ne scrisse al -papa e ad altri vescovi, appoggiando il culto delle immagini -colle ragioni, coll'autorità, coi miracoli per esse -<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span> -moltiplicati. La violenza chiama violenza; e il popolo, -sturbato nelle sue devozioni, insorse a furia contro lo -spezza-immagini (<i>iconoclasta</i>); dovunque i messi di lui -si presentassero ad abbatterle, il popolo toglieva a difenderle -a pugni, a sassi, a coltelli; e l'imperatore per -esser obbedito bandì il patriarca, moltiplicò i rigori e -i supplizj. -</p> - -<p> -L'Italia greca ne toccava la sua parte; e avendo papa -Gregorio II esposta all'imperatore la dottrina della -Chiesa su questo punto, l'Iconoclasta per tutta risposta -raddoppiò intimazioni d'obbedire o guai. I Ravennati -non poterono reggere a questo rinforzo di tirannia, e -levato popolo, trucidarono l'esarca e chi per lui; altrettanto -fecero i Napolitani; e il loro duca Esilarato, venuto -per assassinare il papa, fu col figliuolo ucciso dai -Romani, che insorti a difendere nella persona del pontefice -la religione e le franchigie loro, espulsero il -greco governatore. Per tutta l'Italia imperiale si propaga -la rivolta; una di quelle che riescono, perchè determinate -da sentimento di giustizia e di religione, non -da sottigliezze che il popolo non intende, e da cui non -ha profitto. Armati per propria difesa, ricusando il -peccato e il tributo, non versano altro sangue se non -quello che difficilmente si può risparmiare in un primo -e contrastato bollimento popolare<a class="tag" id="tag187" href="#note187">[187]</a>; abbattono le -statue dell'augusto; e accordandosi di più non voler -affari con questi Greci, temuti come tiranni, spregiati -come deboli, aborriti come eretici, eleggono magistrati -<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span> -nazionali in luogo di quei che venivano da Costantinopoli -o da Ravenna, e risolvono nominare un imperatore -che sieda a Roma e osteggi Leone. -</p> - -<p> -Tanto l'ambizione dei papi rimase estranea a questo -spontaneo moto, che Gregorio intercesse per Leone<a class="tag" id="tag188" href="#note188">[188]</a>, -sperando si convertirebbe alla verità; per sue insinuazioni -a Roma fu conservata, a Napoli restituita l'autorità -imperiale. Vero è però che, nel fiaccarsi dell'imperiale -arbitrio, ripigliavano vigore gli ordinamenti -municipali, e quindi l'autorità de' pontefici: nobili, -consoli e popolo ebbero ricuperato la rappresentanza -loro quando furono raccolti a concilio per condannare -l'opinione, che ad essi l'imperatore comandava. Civitavecchia -fu munita, e in nome del ducato romano conchiusa -alleanza coi Longobardi meridionali, pur conservando -l'esteriore soggezione all'Impero. Gregorio fu -dunque il primo di que' pontefici che, ne' tempi nuovi, -rannodarono la federazione italiana; sotto la religiosa -sua presidenza unendo le città che non voleano ricevere -il giogo longobardo, nè sopportare il greco. -</p> - -<p> -Profittò di questi sovvertimenti re Liutprando, e con -aspetto di favorire l'equità e la libertà di coscienza, -assalse ed occupò Ravenna<a class="tag" id="tag189" href="#note189">[189]</a>; Bologna e la Pentapoli <span class="sidenote">(728)</span>: -ma i Veneziani, sollecitati dal papa contro questi Barbari, -<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span> -mandano il doge Orso Participazio, il quale -piomba sul re longobardo, lo sconfigge, ne fa prigione -il nipote, e sgomberata Ravenna, vi insedia l'eunuco -Eutichio, speditovi esarca da Costantinopoli. -Liutprando, il quale avea sperato che nel pontefice la -recente offesa potesse più che il bene generale della -penisola, al trovarsi deluso s'accannisce, conchiude -pace con Eutichio, promettendo dargli mano a sottoporre -i riottosi, purchè a vicenda egli il soccorra contro -i duchi di Spoleto e di Benevento, sollevati a favore -di Roma. Riuscita l'impresa, i due eserciti congiunti si -difilano sopra Roma, per punirla entrambi d'opposti -torti; i Greci dell'avere disobbedito all'imperatore, i -Longobardi dell'essergli rimasta fedele. Il papa, venuto -al campo nemico, parlò a Liutprando con tale pietà, -che questo, il quale pur confessava legalmente la supremazia -del papa<a class="tag" id="tag190" href="#note190">[190]</a>, se gli gettò ai piedi promettendo -non far male ad alcuno; e seco entrato nella basilica -Vaticana, sul corpo de' santi Apostoli depose in dono -il manto reale, i braccialetti, l'usbergo, il pugnale, la -spada dorata, la corona d'oro, la croce d'argento. -</p> - -<p> -Ma l'imperatore di Costantinopoli continuò a vessare -il papa, il quale gli scrisse risentito, rinfacciandogli -l'ignorante sua presunzione, e minacciando la rivolta -di tutta Italia: — Voi imperatore, voi capo dei Cristiani, -perchè non interrogaste uomini addottrinati ed -esperti? ei v'avrebbero insegnato che, se Dio proibì -d'adorare le opere degli uomini, fu in riguardo degli -idolatri che abitavano la terra promessa. Solo l'ignoranza -può farvi credere che noi adoriamo pietre, muraglie, -tavole: noi lo facciamo unicamente per rimembrare -coloro di cui queste portano il nome e le -sembianze, e per elevare il nostro spirito torpido e -<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span> -grossolano. Tolga il cielo che le teniamo per Dei, nè -poniamo in esse fiducia; ma a quella di nostro Signore -diciamo, <i>Signor Gesù, soccorreteci e salvateci</i>; a -quella della sua santa madre, <i>Santa Maria, pregate il -figliuol vostro che ci salvi le anime; se è d'un martire, -Santo Stefano che spargeste il sangue per Gesù -Cristo, e presso lui tanta grazia avete, pregate -per noi</i>». -</p> - -<p> -Prete Giorgio, che dovea portar questa lettera all'imperatore, -per via fu còlto dai soldati imperiali che -lo cacciarono prigione, dopo toltogli il dispaccio; e -l'Isaurico rispose: — Manderò a Roma a sfrantumare -l'immagine di san Pietro, e fare con papa Gregorio -come Costanzo con papa Martino, portandolo via carico -di catene». Ma Gregorio replicava: — I pontefici sono -i mediatori e gli arbitri della pace fra l'Oriente e l'Occidente, -nè le minaccie vostre ci sbigottiscono. A poche -miglia da Roma siamo in sicuro. Gli occhi delle nazioni -stanno fissi sopra la nostra umiltà; esse riveriscono -quaggiù come un dio l'apostolo san Pietro, di -cui voi minacciate frangere la figura: i regni più remoti -d'Occidente tributano omaggio a Cristo e al suo -vicario; voi solo state sordo alle sue voci. Se persistete, -ricadrà su voi il sangue che potesse versarsi». -</p> - -<p> -Sentiva dunque il pontefice che, contro l'oppressione -del mondo antico, troverebbe schermo nelle genti -nuove; e sapendosi insidiato, prese guardia alla propria -persona, e informò gl'Italiani dell'occorrente. I popoli -della Pentapoli e i Veneziani chiarironsi pel culto -avito, scotendosi dalla soggezione agli ordini di Costantinopoli: -i Longobardi si opposero all'esarca di Ravenna -che avviava l'esercito verso Roma. -</p> - -<p> -Non minor fermezza del predecessore palesò Gregorio III, -il quale non chiese la conferma dell'esarca <span class="sidenote">(731)</span>, -repudiò gli editti che proscrivevano le immagini, esortò -<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span> -l'imperatore a cassarli; e non esaudito, ricorse all'armi -sue raccogliendo novantatre vescovi d'Italia, che dichiararono -anatema chi le distruggesse, profanasse o -bestemmiasse. Infellonì Leone a tale annunzio, e non -potendo per allora contro le vite, nocque alle sostanze -dei disobbedienti col crescere d'un terzo il tributo e la -capitazione in Sicilia e Calabria, e staggire i patrimonj -che da antichissimo vi teneva la santa sede; sottrasse -al metropolita di Roma e sottopose a quello di Costantinopoli -le chiese di Napoli, Calabria, Sicilia ed Illiria; -poi inviò in Italia un grosso navile: ma sul golfo Adriatico -andò disperso da violenta fortuna. Le reliquie della -flotta approdate a Ravenna, tentarono saccheggiarla; -ma il popolo, avutone sentore, diè di piglio alle armi, -e li respinse ed affogò, e per più anni seguì a far festa -di un tale avvenimento. -</p> - -<p> -Salvo da questo frangente, il papa si trovò in un -nuovo per parte di Liutprando. Trasimondo duca di -Spoleto, che questi aveva precedentemente soggiogato, -era di nuovo insorto; talchè Liutprando dovette muovere -contro di lui l'esercito. Trasimondo fuggì a Roma, -e avendone il re domandata l'estradizione, Gregorio e -Stefano patrizio e l'esercito romano ricusarono. Il re -sdegnato, insieme con Ildeprando che in occasione di -malattia gli era stato dato collega <span class="sidenote">(740)</span>, entrò nel paese<a class="tag" id="tag191" href="#note191">[191]</a> -<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span> -e pigliò Amelia, Orte, Bomarzo e Bleda. Per allora -voltossi indietro, ma essendo Trasimondo ritornato -a Spoleto coll'ajuto de' Beneventani e de' Romani, -Liutprando invase di nuovo il ducato romano, e benchè -a Rimini fosse messo a fil di spada parte del suo -esercito, e tra Fano e Fossombrone lo assalissero -vigorosi i natii, difilavasi sopra Roma. Gregorio, non -vedendo scampo nelle forze proprie, e nulla avendo -a sperare dai Greci, pensò ricorrere a principe barbaro. -</p> - -<p> -Come nella Gallia Cisalpina i Longobardi, così nella -Transalpina si erano piantati i Franchi, e Clodoveo lor -re fu il primo dei Barbari che, col battesimo, accettasse -le credenze cattoliche e la soggezione ai papi, i quali -perciò fregiarono col titolo di <i>cristianissimo</i> lui ed i -suoi successori. Vedemmo come essi fossero pericolosi -vicini ai Longobardi, da cui lungamente esigettero un -tributo: ma poi digradarono dalla primitiva robustezza, -e i re, datisi al far niente, abbandonarono l'autorità ai -maggiordomi. Tale dignità pertanto fu ambita, e Pepino -d'Héristal <span class="sidenote">(687-714)</span> riuscì a renderla ereditaria in sua casa, -ai re lasciando soltanto il titolo e il fasto. Suo figlio -Carlo acquistò il soprannome di <i>Martello</i> pel valore -guerriero, che spiegò principalmente contro i Musulmani. -Questi, occupata la Spagna, aveano valicato i -Pirenei e minacciavano la Francia, ed era pericolo che -Maometto prevalesse a Cristo anche in Europa come in -Asia; laonde il pontefice avea spedito a Carlo tre spugne -colle quali ripulivasi la mensa eucaristica, onde -confortarlo a combattere que' nemici della nostra fede -e della nostra civiltà. L'eroe li vinse più volte, poi <span class="sidenote">(732)</span> decisivamente -a Poitiers; il papa gli mandò regali e il -titolo di patrizio romano: il longobardo Liutprando -ne chiese l'alleanza; ed avendogli il Franco inviato -suo figlio Pepino acciocchè l'adottasse come figlio -<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span> -d'onore, il re gli recise i capelli, e lo rimandò con -larghi donativi<a class="tag" id="tag192" href="#note192">[192]</a>. -</p> - -<p> -A costui, che l'Europa acclamava vincitore dei figli -d'Agar, salvatore della cristianità, è naturale che il -papa, minacciato dai Longobardi, volgesse gli occhi, -e gli diresse una lettera così compilata: — Gregorio -all'eccellentissimo figlio signor Carlo, vicerè (<i>subregulus</i>) -di Francia. In estrema afflizione noi gemiamo, -vedendo la Chiesa abbandonata da que' suoi figli stessi -che dovrebbero a sua difesa consacrarsi. Lo scarso territorio -di Ravenna, che unico ci rimaneva l'anno scorso -per sostentamento dei poveri e illuminazione della -Chiesa, fu posto a ruba e fuoco da Liutprando e Ildeprando -re longobardi; hanno distrutto i poderi di -san Pietro, tolto il bestiame che rimaneva, desolato fin -i contorni di Roma. Neppure da te, eccellentissimo -figlio, abbiamo fin a quest'ora ricevuto consolazione di -sorta, e conosciamo che, invece di riparare questi mali, -presti maggior fede ai principj da cui derivano, che -non alla verità da noi esposta. Preghiamo l'Altissimo -che di tale peccato non ti punisca, ma potessi tu udire -i rimproveri di costoro che ci dicono, Ov'è questo -Carlo, di cui implorasti la protezione? venga egli, -e con quei formidabili suoi Franchi ti salvi dalle -nostre mani. Qual dolore ci cuoce all'udire questi rimbrotti! -al veder così possenti figli della Chiesa non -mover dito per difenderla e vendicarla de' nemici! Il -principe degli Apostoli, accinto di sua potenza ben potrebbe -farle schermo: ma egli vuol provare in questi -tempi disastrosi il cuore de' suoi figliuoli. Non prestar -dunque fede a quei re quando accusano i duchi di Spoleto -e di Benevento: unica loro colpa è di non avere -voluto l'anno scorso assalirci contro la santa fede; del -<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span> -resto obbediscono affatto ai re, eppure si vuole privarli -del grado, metterli in esiglio per non aver ostacoli a -soggiogare la Chiesa e farla schiava. Mandaci uno -de' tuoi fidati, incorruttibile a doni, a minaccie, a -promesse, che coi proprj occhi veda le nostre persecuzioni, -l'avvilimento della Chiesa, le lagrime dei pellegrini, -la ruina del nostro popolo, e te esattamente -ragguagli. Pel giudizio di Dio e per la salvezza dell'anima -tua t'esortiamo a soccorrere alla Chiesa di -san Pietro e al popol suo, ed allontanare questi perfidi -re. Pel Dio vivente e per le chiavi della confessione -di san Pietro, che a te spedisco in segno di dominio<a class="tag" id="tag193" href="#note193">[193]</a>, -t'affretta al nostro sussidio, chiarisci la tua fede, e accresci -in tal guisa la fama che di te va pel mondo; acciocchè -il Signore ascolti te pure nell'afflizione, e il -nome del Dio di Giacobbe ti protegga, e noi possiamo -sulla tomba dei santi Pietro e Paolo pregar contenti -giorno e notte l'Eterno per te e pel tuo popolo». -</p> - -<p> -Che il portatore di questa lettera tenesse istruzioni -a voce per accordarsi con Carlo onde mutare dall'Impero -a lui la signoria di Roma, nessun argomento -n'abbiamo; anzi il papa dovette con istanze nuove -sollecitare Carlo, che alla perfine spedì messi a Liutprando. -Ma mentre si menavano trattati, e il maggiordomo -e l'imperatore e il papa morirono <span class="sidenote">(741)</span>; e Zacaria -succeduto a questo, venne in persona a Terni, e a forza -di bontà e di dolcezza indusse il re longobardo a restituire -le città romane occupate. Trasimondo di Spoleto, -vistosi abbandonare dai Romani, si consegnò a Liutprando, -che si contentò di farlo chiudere in un convento: -Gregorio duca di Benevento, mentre voleva -camparsi in Grecia, fu trucidato a furor di popolo. -Liutprando conferì i due ducati a parenti suoi, indi, -<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span> -perfidiando le promesse, ritenne quante città di Romagna -aveva occupate, sinchè il papa, trovatolo novamente, -l'indusse a cederle e donarle alla santa sede. -Restava la nimicizia coll'esarcato, e Liutprando l'invase. -Eutichio non trovò altro scampo che pregare il papa a -interporsi; e questi di fatto mosse a quella volta, entrò -nel dominio longobardo, e a Pavia persuase Liutprando -a sospendere le offese. -</p> - -<p> -Poco poi i Romani respiravano per la morte di -Liutprando <span class="sidenote">(744)</span>, cui Paolo Diacono (il quale con esso -chiude la sua storia) predica di gran senno, sagace -in consiglio, grandemente pio, amator della pace, potente -in guerra, clemente ai rei, casto, pudico, bel parlatore, -largo limosiniero, ignaro di lettere eppur -comparabile a' filosofi. Sappiamo ch'egli aggiunse un -monastero alla basilica pavese di san Pietro in Ciel -d'oro, dove fece trasportare il corpo di sant'Agostino, -sottratto ai Musulmani che aveano invaso l'Africa e la -Sardegna; tra le alpi parmensi fondò il monastero di -sant'Abondio e Berceto, a Corteolona una chiesa di -sant'Anastasio, a Pavia nel proprio palazzo una cappella -a san Pietro, con preti che ogni giorno vi cantassero -i divini uffizj. Le leggi da lui pubblicate attestano -che i Longobardi aveano profittato della conoscenza -del diritto romano: e al sommar de' conti, egli fu dei -migliori, o forse il migliore fra i re longobardi. -</p> - -<p> -Pemmone, duca del Friuli, avea sposato Ratberga; e -sebbene essa, nata rusticamente e brutta, più volte lo -esortasse a lasciarla e prendersi altra moglie da par -suo, la preferì perchè modesta e savia, e dal loro -connubio nacquero Rachi, Racait e Astolfo, che Pemmone -fece educare coi figliuoli di que' nobili che erano -periti nel conflitto cogli Schiavoni. Rachi sì buon nome -levò, che alla morte di Liutprando i Longobardi deposero -Ildeprando collega di questo, e lui fecero re. -<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span> -Ricevuta la lancia del comando, Rachi si trovò in rotta -non solo coi Romani e coi Transalpini, ma anche coi -Longobardi del mezzodì, avvegnachè nel 746 pubblicava -divieto di deputare messi a Roma, Ravenna, Spoleto, -Benevento, nonchè in Francia, in Baviera, in -Alemagna, in Avaria, in Grecia<a class="tag" id="tag194" href="#note194">[194]</a>. Al contrario Zacaria -papa riceveva omaggio dai nuovi regni che si -fondavano in Alemagna e in Inghilterra, e accolse -san Bonifazio apostolo della Germania dandogli conforti -a convertire il Settentrione, che ricevendo la fede -da Roma, al pontefice prestava un omaggio illimitato. -Zacaria, istruito che Rachi, rotta una tregua giurata, -tornava sopra la Pentapoli, andò a trovarlo a Perugia, -e non solo il distolse, ma gli toccò il cuore per modo, -che poste la moglie Tasia e la figlia Rotrude <span class="sidenote">(749)</span> in un -monastero, egli andò a chiudersi in quel di Montecassino, -ove pur dianzi erasi ritirato Carlomanno, fratello -del maggiordomo di Francia<a class="tag" id="tag195" href="#note195">[195]</a>. -</p> - -<p> -Astolfo fratello di Rachi, portato al regno dal pubblico -voto, ripigliò le ostilità coi Greci; e sicuro in -armi, le menò con tanta fortuna, che in due anni <span class="sidenote">(752)</span> si -rese padrone dell'Esarcato e della Pentapoli; e per -<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span> -togliere alla conquista il carattere di passeggera, mutò -la sede da Pavia all'imperiale Ravenna. L'esarca Eutichio -rifuggì a Napoli, e fu l'ultimo che governasse -l'Italia greca; perciocchè i possessi rimasti all'Impero -furono divisi ne' <i>temi</i> o distretti di Sicilia e Calabria; i -duchi di Napoli, Gaeta, Bari ed altre città operavano -omai di balìa propria, sotto la nominale supremazia -dello stratego siciliano. -</p> - -<p> -Il posseder Ravenna parve ad Astolfo ragione valevole -per attirarsene tutte le dipendenze e Roma stessa; -onde intimò al senato e al popolo romano prestassero -a lui l'obbedienza che soleano al signor di Ravenna; e -sostenne l'intimazione con grosse armi. Il nuovo papa -Stefano II con regali e preghiere lo indusse ad una -pace di quarant'anni: ma scorsi quattro mesi appena, -Astolfo la guastò, e impose ai Romani un annuo tributo, -fintanto che non gli piacesse annestare quel -ducato al suo reame. Il papa ricorse dapprima alle -devozioni, conducendo per Roma una processione, -dove egli stesso, a piè scalzi, portava una delle immagini -di Cristo non fatte a mano; e il popolo, asperso -di cenere e gemebondo, seguiva una croce, alla quale -erasi appeso l'accordo della pace violato dai Longobardi. -Inviò poi l'abate di Montecassino ed altri sacerdoti -che chiamassero il principe a migliori consigli; -ma Astolfo li trattò d'alto in basso, ingiungendo tornassero -ai loro conventi senza tampoco rivedere il -papa. L'imperatore Costantino Copronimo, il quale incaparbito -d'abolire le immagini, avea molestato senza -posa il pontefice per cui mercè l'autorità sua erasi -conservata in Italia, allora non fece che spedire con -lettere Giovanni Silenziario. Il papa volle accompagnato -dal proprio fratello il messo a Ravenna, unendo -nuove suppliche ad Astolfo perchè restituisse l'Esarcato -ai Greci: ma non che badarvi, costui raddoppiava -<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span> -armamenti e minacce come leon fremente, asserendo -che i Romani tutti passerebbe a fil di spada se non si -sottomettessero al suo dominio<a class="tag" id="tag196" href="#note196">[196]</a>. Stefano scrisse da -capo all'imperatore parole da quel bisogno, acciocchè, -secondo le iterate promesse, venisse a difendere l'Italia<a class="tag" id="tag197" href="#note197">[197]</a>: -ma questo, più che de' Musulmani, più -che de' Longobardi, brigavasi di sillogizzare contro il -culto delle immagini, ed uccidere i monaci che le -difendevano. -</p> - -<p> -Che più restava al papa? Memore di Gregorio III, -si volse a Pepino il Piccolo, figlio di Carlo Martello e -succedutogli come maggiordomo de' Franchi; e questi -l'ascoltò più volonteroso del padre, e spedì un duca -Autari e un vescovo invitandolo a condursi di là dall'Alpi. -Il papa, coi messi Franchi e col reduce Giovanni -Silenziario, fu alla corte longobarda per un'ultima -prova: ma rimanendo Astolfo ostinato al proposito, -Giovanni tornò disconchiuso in Oriente, Stefano prese -la via di Francia. -</p> - -<p> -Come avranno guardato questa gita i contemporanei, -e specialmente gl'Italiani? -</p> - -<p> -Da una parte vedevano essi gl'imperatori di Costantinopoli, -che possedevano l'Italia, non come legittimi -successori dei Cesari antichi, ma per conquista, e da -conquista la trattavano, conculcando gli antichi privilegi; -dall'altra, re stranieri armati e sbuffanti, che -giurano e spergiurano, devastano città, sterminano -popolazioni, mettono a spada e fuoco. Rimpetto a costoro, -<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span> -vecchi sacerdoti eletti dal popolo e tra il popolo, -pregano, scrivono, fan processioni, mandano ambasciate, -vanno in persona ad implorare nient'altro che -pace e giustizia; al più mettono insieme un pugno di -armati per pura difesa. Fra questi tre, intenti a conservare -o sottomettere il nostro paese, stanno milioni -d'Italiani, la cui sorte si decideva nei coloro dibattimenti, -e che col papa pregavano e piangevano; dal -re e dall'imperatore erano spogliati ed uccisi. Quanto -non avevano sofferto sotto quel dominio, greco, lontano, -irresoluto, arrogante, tiranno delle coscienze, -peggiorato dalla ingordigia e prepotenza dei ministri, -i quali non isdegnavano farsi satelliti ed assassini per -obbedire! quanto non avrebbero dovuto soffrire cadendo -sotto questi altri Longobardi, che ai loro fratelli -toglievano e leggi e terre e magistrati e la compiacenza -del nome italiano! Perocchè i Longobardi, come -avviene di un governo militare, in tanti anni di dominio -non s'erano punto naturati al nostro terreno, e -il nome loro sonava così terribile, che i paesi cui si -accostassero avventavansi alle armi per quanto lungamente -disusate, onde respingere le stragi e l'oppressione -serbate ai vinti. -</p> - -<p> -Se speranza di risorgimento, o almen di sollievo -restava agl'Italiani, non potevano appoggiarla se non -su quel pontefice, che da lungo tempo consideravano -come loro rappresentante, tutore dei loro diritti, l'unico -che sapesse consolare gli oppressi e intimar giustizia -agli oppressori; pontefice, che pel carattere suo doveva -essere più giusto, più mansueto; che faceva ancora venerato -a tutte le nazioni quel nome romano che, per -altrui cagione, era in estremo vilipendio. -</p> - -<p> -In quei tempi ordinati e sonnolenti, nei quali la -dotta inerzia non sapeva aspettar bene se non dai re, -gli scrittori serbarono ogni simpatia e raffinarono ogni -<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span> -sofisma a favorire il concentramento dei poteri e l'onnipotenza -delle corone, e quindi non rifinivano d'imprecare -al pontefice, il quale, col chiamare i Franchi, -impedì che tutta Italia cadesse sotto la dominazione -de' Longobardi. Per noi sussiste un altro criterio, il -voto del popolo<a class="tag" id="tag198" href="#note198">[198]</a>; e lo storico imparziale deve -guardare qual fosse la causa, il cui trionfo scemasse le -lacrime e le ingiustizie tra la moltitudine. -</p> - -<p> -Dopo undici secoli stando tranquillamente a narrare -le vicende d'allora, si può intrepidamente riprovare i -padri nostri perchè non si siano sottomessi in tutto ai -Longobardi, lo che avrebbe dato all'Italia quell'unità -che, fra i patimenti conseguita, rese poi forti e stimate -Francia ed Inghilterra mercè la dominazione di Barbari. -E forse argomentarono così quegli stessi, che non -hanno abbastanza lacrime per deplorare la caduta dell'imperio -romano, o abbastanza ira contro lo straniero -che oggi volesse sottomettersi una nuova provincia, -anzi una sola fortezza italiana. Poniamo che costoro -conoscano di certa preveggenza come sarebbero procedute -le cose: ma se i re si tengono in diritto di sagrificare -la generazione presente per l'avvenire, se -imprese micidiali riescono a vantaggio, chi potrà pretendere -che un popolo volontariamente si sottometta a -crudelissima oppressione in vista d'un avvenire che -<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span> -non conosce, e della prosperità che possa derivarne -ai nipoti? -</p> - -<p> -Ma sarebbe derivata? Se i Longobardi spegnevano -in Italia i resti della civiltà romana, sarebbe uscita mai -di qui la luce che poi irradiò la restante Europa? Se -sulla ragione politica inesperta e feroce di quei tempi -non avesse dominato quel potere moderatore che -allora la Chiesa assunse anche nelle cose temporali, -sarebbero, di sotto all'irrefrenato dominio militare, -giunte a ben composta nazionalità la nostra e neppur -le altre genti? -</p> - -<p> -Chiudere gli occhi a ciò che fu, per almanaccare ciò -che avrebbe potuto essere, non è da storico: ma chi -deplora le miserie posteriori della nostra patria, condotte -da troppo fieri casi e da infamie e violenze che -sono scritte nel libro dell'ira di Dio qual espiazione o -preparamento, deh voglia avvicinarsi a quei tempi, e -vedere come, col non lasciar cascare tutta Italia sotto i -Barbari, e col farla poi centro del rinnovato Impero, -vi si sieno conservate le istituzioni antiche e le migliori -tradizioni dell'intelletto e della vita; le quali appurate, -le fruttarono commercio, dottrina, incivilimento, libertà, -e il vanto di star maestra e modello delle altre -nazioni. Ora questo splendido rinnovamento saria -stato possibile sotto il dominio uno, fiero, avvilente -degli stranieri? -</p> - -<p> -E se l'Italia non fu una, chi vorrà riportarne la -causa fin a quei tempi e a quel dominio? Non era -stata una sotto il goto Teodorico? e la costui origine -e la personale inclinazione agevolavano la mistione -coi vinti: eppure quel dominio fu abbattuto non da -nuovi Barbari, ma dalla pretesa restaurazione romana, -da ciò che poi fu pompeggiato col titolo di nazionalità. -Avrebbe ella retto allo sminuzzamento, che dappertutto -recò di poi la feudalità? avrebbe retto ai micidiali -<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span> -amori degli stranieri, quando nel secolo XVI Francesi, -Tedeschi, Spagnuoli, Ungheresi, Svizzeri, Turchi vennero -a saziar l'ambizione e l'avidità sulla patria nostra, -mentre da Roma echeggiava inutile il grido di Giulio II -perchè si cacciassero i Barbari? -</p> - -<p> -Nè i Longobardi si erano messi in via di congiungere -tutta Italia. Sulle prime li vedemmo persecutori del -clero; e anche il loro duca Gumaritt, devastata tutta -la maremma volterrana, obbligò san Cerbone vescovo -di Populonia a ricoverare col suo clero nell'isola -d'Elba, come quel di Milano era rifuggito a Genova. -Dappoi, quantunque convertiti alla fede romana, e -abbondanti in devozioni e monasteri, tennero il clero in -gelosa tutela, quale appena soffrirebbero i moderni<a class="tag" id="tag199" href="#note199">[199]</a>; -l'ambizione di estendere sopra nuovi paesi, pel solo -diritto della conquista, il mal governo che facevano -della Longobardia, li pose in urto col pontefice; e -poichè questo era dai Romani considerato come il -loro rappresentante, doveva ne' soggiogati crescere -l'aborrimento verso una nazione che con minaccie -ed armi rispondeva alle preghiere e ai consigli di -quello. Nella contesa, il clero, diffuso fra gl'italiani -per mitigare i guai che toccano al vinto, riceveva -come suoi gli affronti fatti al suo capo, ed abituava -i fedeli a risentirsene, come le membra patiscono dei -colpi dati alla testa. -</p> - -<p> -Se poi i liberatori tutti del nostro paese, da allora -fin a jeri, sempre ricorsero a stranieri, sempre, è una -di quelle complicazioni, che è facile e perciò consueto -battezzare col nome di fatalità. -</p> - -<p> -Senza dunque addebitare a un popolo le lontane e -incerte conseguenze del suo procedere, a noi pare che, -<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span> -pel diritto imprescrittibile della conservazione, lo Stato -romano, minacciato di cadere in servitù straniera, -potesse difendere la propria indipendenza, appoggiandosi -a chi glie l'assicurava. -</p> - -<p> -In Francia Pepino il Piccolo, nella saldezza dei -trentasett'anni, vincitore di molte guerre, temuto dai -vassalli, caro al popolo e ai soldati per modi affabili, -al clero per averlo rintegrato delle usurpazioni di -suo padre, di re aveva tutto fuorchè il nome; già i -Franchi notavano gli atti cogli anni del suo principato; -a lui solo volgeano le domande e i richiami; a lui -ogni onoranza; i grandi del regno un dopo l'altro -erano venuti a sua dipendenza, e dal giuramento di -fedeltà restavano legati ad esso, più che agl'imbelli -discendenti di Clodoveo. La nazione, che, come tutte -le germaniche, conservava il diritto di elegger il capo, -voleva ormai che la finzione facesse luogo alla realtà, -e il titolo di re avesse chi di re esercitava l'autorità; -onde Pepino si fece ungere dal più riverito sacerdote -d'allora, san Bonifazio apostolo della Germania. -</p> - -<p> -La nuova dinastia Franca era così avvicinata al -papa, sì per l'antico titolo di cristianissima, sì perchè -recentemente consecrata, e sì pel missionare che facea -le genti idolatre. Quando dunque Stefano II venne -per soccorsi, il nuovo re mandò fin a San Maurizio -incontro al pellegrino apostolico il figlio Carlo, che -poi dovea dirsi Magno, il quale ne precedette il carro -a piedi fino alla sua casa di Pontion. Ivi Pepino -scavalcato si umiliò davanti a lui come a capo della -Chiesa, coi figli e i grandi del suo seguito; e condottolo -ad alloggio nella badia di san Dionigi, gli -prodigò assistenza durante una malattia cagionata dai -crucci dell'animo e dagli stenti del viaggio. Il papa -prostrossi con tutto il clero coperto di cenere e cilizio -davanti a Pepino finchè n'ebbe promessa di soccorsi: -<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span> -allora per riconoscenza unse di nuovo re de' Franchi -lui e i due figli Carlo e Carlomanno, e li intitolò patrizj -di Roma. -</p> - -<p> -Come tale, Pepino diveniva protettore uffiziale della -santa sede, e obbligato a soccorrerla contro i Longobardi. -Ma prima di respingerne l'armi coll'armi volle -esperire le vie amichevoli, e spedì a re Astolfo, esibendo -dodicimila soldi d'oro se rinunziasse alla Pentapoli -ed altre terre<a class="tag" id="tag200" href="#note200">[200]</a>; ricusato <span class="sidenote">(753)</span>, fece proclamare -la guerra. Al bando accorsero i signori Franchi in -grosso numero; forzarono il passo di Susa che da -cencinquant'anni separava i due popoli rappacificati, -e chiusero Astolfo in Pavia, il quale allora si piegò -ad un accordo, obbligandosi di rimettere a Pepino -l'Esarcato e la Pentapoli <span class="sidenote">(754)</span>. E Pepino li donò alla repubblica -e alla Chiesa romana ed a san Pietro, cioè a -dire al pontefice, il quale fu rimesso in Roma. -</p> - -<p> -Tale principio ebbe la dominazione temporale dei -papi, i quali, sebbene capi della Chiesa, non aveano -fin allora veruna sovranità, essendo il regno loro -assiso altrove che in terra. È un sogno di tarda -composizione il dono che Costantino il Grande fece -a papa Silvestro, ma sta che i papi teneano vaste -possessioni; al tempo di Gregorio Magno contavano -ventitrè patrimonj in Italia, nelle isole del Mediterraneo, -in Illiria, in Dalmazia, in Germania e nelle Gallie; e -basti nominare quello estesissimo delle alpi Cozie, che -alcuno vorrebbe abbracciasse anche Genova e la Riviera -di ponente. In questi tenimenti, giusta il diritto -romano, aveano giurisdizione sopra i coloni, e per -conseguenza magistrati, appelli, prigioni; anche altrove, -nella trascuranza dei lontani imperatori, esercitavano -qualche atto di sovranità; e porzione ne godeano in -<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span> -Roma come primi cittadini. Solo però la donazione di -Pepino collocò i papi fra i principi della terra: e poichè -sopra di essa fondasi il dominio più antico d'Italia, e -tanto ne restò avviluppata la successiva fortuna del -nostro paese, dovette naturalmente fermarvisi l'attenzione -degli storici e de' pubblicisti. -</p> - -<p> -L'atto della donazione di Pepino, qual lo abbiamo, -olezza d'adulterino; pure del fatto non lasciano dubbio -i cronisti, univoci in attestarlo, e una serie di conferme -fattene poco dappoi. Abbracciava essa Ravenna, Rimini, -Pesaro, Cesena, Fano, Sinigaglia, Jesi, Forlimpopoli, -Forlì col castello Sussubio, Montefeltro, Acceragio, -Monlucati, Serra, Castel San Mariano (forse San Marino), -Robbio (diverso da quel di Liguria), Urbino, Cagli, -Luculli, Agobio, Comacchio; aggiungendovi Narni, che -da molti anni i duchi di Spoleto aveano spiccato dal -ducato romano. Leone ostiense<a class="tag" id="tag201" href="#note201">[201]</a> vi comprende -anche quant'è da Luni al distretto Suriano colla Corsica, -di là fin a Monte Bardone, poi a Berceto, Parma, -Reggio, Mantova, Monselice, la Venezia e l'Istria, e i -ducati di Spoleto e Benevento. Esagerazione destituita -di prove: ma in senso opposto taluni pretesero la -donazione importasse unicamente il dominio utile dei -beni compresi in quel tratto, non già la sovranità riservata -da Pepino per sè e successori suoi; o se pure -comprendeva anche la sovranità, non si applicasse però -che quanto all'utile dominio. Come ciò, se in appresso -<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span> -i Longobardi e l'arcivescovo di Ravenna, venendo in -rotta col papa, gli sottrassero la giurisdizione e non i -dominj? Inoltre noi vediamo i papi giudici e funzionari -nelle città donate, e dire <i>la nostra città di Roma, il -nostro popolo romano</i><a class="tag" id="tag202" href="#note202">[202]</a>, conoscendo d'essere sottentrati -in luogo e stato dell'antico esarca. Anzi potrebbe -dimostrarsi che, prima della donazione di Pepino, i -papi già esercitavano giurisdizione in molti di que' paesi -per un consenso popolare, al quale Pepino rendeva -omaggio chiamando restituzione il suo dono<a class="tag" id="tag203" href="#note203">[203]</a>. -</p> - -<p> -Bensì a torto argomenta chi, trasportando a quel -tempo le idee del nostro, pretende incontrarvi una -precisa distinzione di diritti e di poteri, di dominio -<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span> -utile e governo politico. Il proprietario, come tale, -compiva ne' suoi possessi alcuni atti di sovranità, mantener -l'ordine, rendere giustizia, menare gli uomini in -guerra; intanto che il signor supremo vi riscoteva -imposte, mandava sindacatori; e qual dei due più fosse -per indole robusto, più larga porzione facevasi nel -dominare. -</p> - -<p> -Composte le cose d'Italia, Pepino rivalica le Alpi: ma -Astolfo, che al trattato aveva accondisceso soltanto per -forza o per guadagnar tempo, raccolse fretta fretta i -suoi Fedeli, mosse sopra Roma con quei di Benevento, -e l'assediò sbraveggiando: — Apritemi porta Salaria, -ch'io entri in città, e datemi il papa, se volete ch'io usi -misericordia verso di voi; altrimenti diroccherò le -mura, ammazzerò voi di spada, e vedrò chi venga a -torvi dalle mie mani». I Romani, bene conoscendo i -proprj interessi e la fede di lui, ripulsarono la proposta; -e mentr'egli a man salva devastava le circostanze di -Roma, e dai cimiteri traeva ossa di santi «con gran -detrimento dell'anima sua», i cittadini, tacciati così -leggermente di codardi e imbelli, durarono l'assedio -per cinquantacinque giorni col coraggio ch'era rinato -in essi fra le prove delle ultime resistenze. -</p> - -<p> -Il papa diresse a Pepino una lettera in nome di san -Pietro, esortandolo a liberare il suo sepolcro e il suo -successore, sotto minaccia di castighi temporali ed -eterni. E tosto Pepino ripassa le Alpi, e mentre i nemici -l'aspettano alle Chiuse, egli gira alle loro spalle, ed -assalta Pavia. Astolfo, costretto a retrocedere in diligenza -per difendere la sua capitale, compra la pace -con un terzo de' proprj tesori, e col sottoporsi all'annuo -tributo di dodicimila soldi d'oro; oltre obbligarsi di -nuovo anche con ostaggi a rilasciare al papa la possessione -dell'Esarcato e della Pentapoli. -</p> - -<p> -Deputati suoi, insieme con Fuldrado abate di San -<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span> -Dionisio di Parigi, girarono per le città dell'Esarcato e -della Pentapoli raccogliendo gli statici fra i principali -paesani; indi passati a Roma, sulla tomba di san Pietro -deposero le chiavi d'esse città e la donazione di Pepino; -il quale poi giuntovi in persona, fu ricevuto come liberatore. -Agli ambasciadori venuti da Costantinopoli per -indurlo a restituire all'Impero le terre già greche, ricevendo -le spese della guerra, replicò non aver combattuto -a pro di quello, e potere di esse disporre a suo -grado come di buon conquisto. Poi subito tornò in -Francia, o per non recare maggior ombra ai Greci -colla sua vicinanza, o perchè forse scaduto pe' suoi -Fedeli il tempo di restar in campagna. Abbiasi a ciò -riguardo prima di lodare di generosità o censurare di -dabbenaggine Pepino, che lascia sussistere i vinti, e -non pianta fra loro le leggi sue ed il dominio. -</p> - -<p> -Astolfo non aveva mandato ancora ad esecuzione il -trattato, quando morì per una caduta da cavallo: lodato -fra i migliori re dei Longobardi, veneratore delle reliquie; -delle quali molte trasportò dalla Romagna a -Pavia, fabbricò chiese e oratorj, largheggiò coi monaci, -tra le cui braccia spirò; eppure di sua morte il pontefice -esultava, come di quella d'un persecutore<a class="tag" id="tag204" href="#note204">[204]</a>. -Suo fratello Rachi uscì dal chiostro per brigare di -<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span> -nuovo la corona, e si pose a capo d'un esercito; ma -il voto d'altri guerrieri gli preferì Desiderio duca dell'Istria<a class="tag" id="tag205" href="#note205">[205]</a>, -il quale per toglier via il competitore -domandò appoggio dal papa, promettendogli perpetua -fedeltà, e non solo eseguir a puntino le promesse di -Astolfo, ma di aggiungere alle altre terre Faenza, -Imola col castel Tiberiano, Gavello e il ducato di Ferrara. -Come l'abate Fuldrado e il conte Ruperto ebbero -di ciò giuramento, fu intimato a Rachi, in virtù dell'obbedienza -monacale, tornasse al devoto ritiro, e ai -Longobardi annunziato che l'esercito romano e franco -sosterrebbe all'uopo i diritti di Desiderio <span class="sidenote">(757)</span>, il quale così -venne confessato re. -</p> - -<p> -Moriva quell'anno Stefano II; e Paolo, suo fratello e -successore, promise a Pepino amicizia e fedeltà, e -chiese a Desiderio adempisse le promesse. Invano: costui -aveva operato a malizia, e appena assicurato del -regno, ripigliò il perpetuo disegno de' suoi predecessori -di sottomettere tutta Italia. Fatta dunque la maggior -levata di gente che potè, e fidandosi nel sapere Pepino -occupato in sanguinosa guerra coi Sassoni, mandò a -sperpero la Pentapoli, surrogò suoi ligi a Liutprando -ed Alboino duchi di Benevento e di Spoleto, che a -quello aveano fatto omaggio; e affiatossi in Napoli con -un segretario greco, perchè l'imperatore mandasse un -potente esercito, al quale egli congiungerebbe le sue -forze per recuperare Ravenna, e una flotta per prendere -Otranto, ove Liutprando resisteva. -</p> - -<p> -Il papa non indugiò a dare contezza dei preparativi -a Pepino, <i>nuovo Mosè, David nuovo</i>; e questo spedì -<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span> -ambasciadori, i quali rannodarono la pace colle condizioni -già imposte ad Astolfo; sicchè essendo allora -comparsa la flotta greca per ricuperare essa città, -Romani e Longobardi si trovarono congiunti a respingerla. -Malgrado l'armonia apparente, Desiderio non -volle mai restituire le città occupate, per lamenti che -il papa levasse; favoriva anzi lo scisma dell'arcivescovo -di Ravenna, contumace alla Chiesa romana: talchè -prevedevasi inevitabile la guerra, che fu indugiata solo -dall'esser morti quasi contemporaneamente il pontefice -e Pepino. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap68">CAPITOLO LXVIII. -<span class="smaller">Fine del regno longobardo. Rinnovasi l'impero d'Occidente.</span></h2> -</div> - -<p> -Pepino morendo spartì il regno fra i due figliuoli <span class="sidenote">(768)</span>, -già unti re dal papa. Carlo, maturato nei campi e nel -governo, era alto e maestoso di presenza, robusto a -qual fosse fatica, vivace nel conversare, indomabile dai -disastri come dalle venture, perseverante ne' propositi, -rispettoso alla religione, amico delle scienze, insegnato -in quanto si sapeva a' suoi dì; e dal personale suo -carattere forse più che da altro provenne l'efficacia -che esercitò sui contemporanei, i quali gli applicarono -il titolo di Magno, che la posterità gli confermò. -</p> - -<p> -Carlomanno all'incontro, tentennante e sospettoso -come i mediocri, lasciavasi raggirare; e alcuni, pagati -a tal uopo dal re de' Longobardi, lo subillavano contro -il fratello, al quale insidiò perfino la vita. Poco tardò -a morire <span class="sidenote">(771)</span>, lasciando due bambini; e poichè il diritto -<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span> -germanico non considerava i popoli come una proprietà -da ereditarsi, bensì la dignità regia come una -magistratura liberamente affidata dal voto comune, i -vassalli dell'estinto elessero re Carlo<a class="tag" id="tag206" href="#note206">[206]</a>, che per tal -modo si trovò a capo del più poderoso Stato d'Europa. -E cominciò una serie di guerre e di ordinamenti, che lo -elevarono al posto più sublime nella storia del medioevo. -</p> - -<p> -Desiderio re de' Longobardi, al morire di Pepino -avea sperato rifarsi dei danni patiti sotto di questo: ma -come le prime imprese di Carlo Magno lo chiarirono -che costui non iscattava dal vigore e dall'abilità paterna, -pensò avvicinarsegli. Fe dunque esibirgli in isposa sua -figlia Desiderata o Ermengarda, e chiederne la sorella -Gisela pel proprio figlio e collega Adelchi: ma un accordo -che poteva mettere a repentaglio i temporali -interessi della santa sede e dell'Italia, spiaceva a papa -Stefano II, il quale scrisse a Carlo violente parole perchè -non desse ai sudditi e al mondo lo scandalo di -contrar doppie nozze, e ripudiare Imiltrude, nobile -Franca, onde unirsi con quest'altra di una rea progenie, -da Dio esecrata e infetta di lebbra; nè ad uno, cui -soltanto per sua mercede era conservato il regno volesse -concedere quella suora sua che aveva negata al greco -imperatore. Berta, madre di Carlo, che non secondo -la politica ma secondo il cuore giudicava di queste -<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span> -nozze, venne ella medesima in Italia per ridurle a compimento; -a Roma forse favellò col papa, promettendo -fargli da Desiderio cedere alcune delle terre occupategli <span class="sidenote">(770)</span>; -e se il legame fra Gisela e Adelchi non si effettuò, -Berta menò Ermengarda di là dall'Alpi. Sventurata -fanciulla, che coi dolori e coll'umiliazione dovea scontare -il breve gaudio d'essersi seduta accanto al maggior -re. -</p> - -<p> -In Romagna essendo cessati il dominio degl'imperatori -e le magistrature greche, sempre più rivaleva il -sistema municipale; e le primarie famiglie aveano colle -cariche, le ricchezze, la forza, acquistato predominio -sopra le altri classi, e concentrata in sè l'elezione dei -consoli, succeduti ai decurioni, e spesso quella dei -prelati. Singolarmente pretendeano aver mano alla nomina -dei papi; e massime da che questi erano divenuti -principi, la cattedra di San Pietro eccitava l'ambizione, -sicchè esse famiglie fin alla violenza ricorrevano per -occuparla. -</p> - -<p> -Morto Paolo <span class="sidenote">(767)</span>, Totone duca di Nepi e tre suoi fratelli -congiunsero le loro masnade (<i>scholæ</i>), e a forza fecero -proclamar papa uno di loro, per nome Costantino, laico -ancora; e costretto Giorgio vescovo di Palestrina ad -ordinarlo, e collocatolo in Vaticano, giurargli fedeltà -dal popolo romano. L'intruso cercò l'amicizia di Pepino -che ancora viveva, e che impegnato in guerre, non -poteva prendersi pensiero dell'Italia. I Romani mal -soffrivano la carpita elezione; e il primicerio Cristoforo -con suo figlio Sergio, dignitario della Chiesa, sotto -colore di rendersi monaci, fuggirono ai Longobardi -della bassa Italia, chiedendone il braccio per isbalzare -Costantino. -</p> - -<p> -Afferrò l'occasione Teodicio duca di Spoleto; e consenziente -re Desiderio, diede una schiera de' suoi, -comandati da un Valdiperto, il quale erasi assunto di -<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span> -tradire la città a' suoi nazionali. In effetto Roma è presa; -ucciso il duca Totone accorso al riparo; Passivo, altro -fratello, è col papa fatto prigioniero; e fra lo scompiglio -della straniera invasione, Valdiperto trae un prete da -un monastero, e grida: — Abbiamo pontefice Filippo; -san Pietro lo elesse». -</p> - -<p> -Però quel primicerio Cristoforo, insospettitosi delle -intenzioni de' Longobardi, che sì improvvidamente egli -aveva invocati, subillò molti Romani contro del nuovo -pontefice; onde, depostolo come illegalmente eletto, -ne' modi canonici nominarono Stefano III. Un concilio -raccolto in Laterano dichiarò decaduto Costantino, che -privato degli occhi, si presentò ai padri congregati, -invocando pietà e confessandosi in colpa; eppure fu -battuto a verghe, cassi gli atti del suo pontificato, messo -a penitenza per tutta la vita; insieme si proibì che verun -secolare mai fosse promosso a vescovo o papa, nè laico -o militare assistesse alle elezioni; anzi, duranti queste, -nessuno venisse a Roma dai castelli di Toscana e di -Calabria, nè vi portasse armi o bastoni. Anche a Valdiperto, -convinto traditore, furon cavati gli occhi. -</p> - -<p> -Cristoforo e Sergio, deputati dal pontefice, si presentarono -a Desiderio per ridomandargli i beni e le rendite -spettanti alla santa sede<a class="tag" id="tag207" href="#note207">[207]</a>; e Desiderio li pascolò -di parole, dicendo verrebbe in persona a ragguagliare -le differenze. Ma mentre così addormentava, guadagnossi -Paolo Assarta camerlengo papale, che insusurrando -il pontefice contro Sergio e Cristoforo, l'indusse -a farli mal capitare. -</p> - -<p> -Questi due fratelli appajono agitatori d'una politica -irrequieta nel fine, improvvida nei mezzi, ma in ogni -<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span> -atto avversi alla dominazione longobarda. Ora avvistisi -del pericolo non tanto proprio, quanto della patria, essi -gridarono all'armi ed afforzarono la città per guisa, -che Desiderio, allorquando comparve presso i sette colli -sperando esservi accolto, trovò ferma resistenza. Si -volse allora all'inganno, ed invitò il papa al suo campo, -affine di potersi concordare sulle giustizie e le ragioni -da restituire alla Chiesa; e mentre quegli era fuori, -Assarta sommosse Roma contro Cristoforo e Sergio, e -già davasi mano ai ferri, se il papa tornando non avesse -sospeso i colpi. -</p> - -<p> -Desiderio, sempre sleale, invitò il pontefice a nuovo -colloquio in San Pietro, posto allora fuor delle mura; e -quivi, chiuse le porte della basilica, lo fece sostenere, -ed obbligollo a mandar ordine a Cristoforo e a Sergio, — Deponete -le armi, ed o venite a me o ritiratevi in -un convento». Quelli voleano mantenersi in posto colla -forza; ma abbandonati dai fazionieri, uscirono al papa, -che, reso alla libertà, lasciò nella chiesa i due fuorusciti, -acciocchè, fattosi notte, rientrassero in Roma -senza pericolo; ma Desiderio, violando la santità dell'asilo, -ne li strappò, e li fe accecare<a class="tag" id="tag208" href="#note208">[208]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span> -</p> - -<p> -Lieto d'essersi vendicato di que' suoi nemici, Desiderio -diede volta senza nulla restituire. Il pontefice -trovavasi tanto più scoraggiato, in quanto non poteva -sperare appoggio dal re Franco, genero del longobardo: -se non che poco tardò a mettersi resia fra i due. Carlo, -fra le cui virtù non era la costanza in amore, s'annojò -ben presto della sposata Ermengarda <span class="sidenote">(771)</span>, e rinviolla al -regio padre, menando invece Ildegarda principessa -sveva. L'affronto toccò nel vivo Desiderio; e poichè -Gerberga, vedova di Carlomanno, era coi figliuoli -rifuggita a lui per cansare le insidie che temeva dal -cognato, egli proclamò i diritti dei due orfani alla paterna -eredità, e domandò al pontefice gli ungesse re -de' Franchi, onde poterli opporre al genero infedele. -</p> - -<p> -Succedeva allora papa Adriano <span class="sidenote">(772)</span>, figlio di Teodulo -duca di Roma, lento nel prendere un partito, tenacissimo -nel mantenerlo; e conoscendo che non era di -competenza del papa l'eleggere il re di libera gente, -tanto più che ciò attizzerebbe la guerra civile, rispose -al Longobardo che, come pontefice, volea vivere in -pace con tutti i Cristiani; del resto potea ben poco -fidarsi d'un principe, che al suo predecessore aveva -fallito tutte le promesse. Desiderio sbuffante si mosse -per ottenere l'intento colla forza, occupò altre città della -Pentapoli, bloccò Ravenna, devastò i contorni di Sinigaglia, -Montefeltro, Agobio, piombò sugli abitanti di -Blera intenti alla mietitura, e uccisi i principali, portò -via roba e bestiame; indi occupata Otricoli, difilò sopra -Roma. -</p> - -<p> -Adriano, fatta vana opera di stornare quel nembo, -convocò i popoli della Toscana, della Campania, del -Perugino, della Pentapoli, e li trovò dispostissimi nel -voler resistere<a class="tag" id="tag209" href="#note209">[209]</a>; ma conoscendo non varrebbe quella -<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span> -leva tumultuaria contro un esercito ordinato, imitò -Zacaria invitando Carlo Magno: venisse, e proteggesse -quella Chiesa di cui, come patrizio, era uffiziale patrono. -Carlo tentò indurre Desiderio a cedere a denaro le -usurpazioni: avutone un niego, mandò il bando delle -armi, ed a' suoi Fedeli radunati in Ginevra espose -l'oppressura del pontefice, e la guerra civile che Desiderio -tentava suscitare in Francia; talchè a comun voce -stanziarono l'impresa. -</p> - -<p> -Carlo giganteggia talmente fra' suoi contemporanei, -che l'immaginazione colpita ne formò il tipo delle virtù -cristiane ed eroiche, quali le concepiva il medioevo. -Ed un cronista, raccogliendo una tradizione vulgare, -così racconta la calata di esso in Italia: «Oggero il -danese, stato grande nel regno de' Franchi, era rifuggito -a re Desiderio. Quando intesero che il tremendo -monarca calavasi in Lombardia, essi due salirono sopra -ecccelsa torre, donde veder lontano e d'ogni parte; ed -ecco da lungi apparir macchine di guerra, quante sarieno -bastate agli eserciti di Dario o di Cesare. Desiderio -chiese ad Oggero: <i>Carlo è con quel grande stuolo? — No,</i> -rispose egli. Poi vedendo innumera oste di -gregarj, raccolti da tutte le parti del vasto impero, il -Longobardo disse ad Oggero: <i>Sicuramente Carlo si -avanza trionfante in mezzo a quella folla. — Non -ancora, nè apparirà sì tosto,</i> rispose l'altro. <i>E che -farem dunque</i>, ripigliò Desiderio inquieto, <i>s'egli viene -con maggior numero di guerrieri? — Voi vedrete -qual è allorchè arriverà</i>, ripetè Oggero: <i>ma che fia -di noi l'ignoro</i>. E mentre discorrevano mostrossi il -corpo delle guardie che mai non conobbe riposo; a -tal vista il Longobardo, preso da terrore, esclamò: -<i>Certo questa volta è Carlo. — No,</i> rispose Oggero, <i>non -<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span> -ancora</i>. Poi vengono dietro vescovi, abati, i cherici della -cappella reale e i conti; e Desiderio, non potendo più -nè sopportare la luce del giorno nè affrontar la morte, -grida singhiozzando: <i>Scendiamo, nascondiamoci nelle -viscere della terra, lungi dal cospetto e dall'ira di sì -terribile nemico</i>. Oggero tremante, sapendo a prova -la potenza e le forze di Carlo, disse: <i>Quando vedrete -le messi agitarsi d'orrore ne' campi, il Po ed il Ticino -flagellar le mura della città coi fiotti anneriti -dal ferro, allora potrete credere che Carlo arrivi</i>. -Finito non aveva queste parole, che si cominciò a vedere -da ponente come una nube tenebrosa sollevata -da borea, che convertì il fulgido giorno in orride -ombre. Ma accostandosi l'imperatore, il bagliore di -sue armi mandò sulla gente chiusa nella città una luce -più spaventevole di qual si fosse notte. Allora comparve -Carlo stesso, uom di ferro, coperto la testa di morione -di ferro, le mani da guanti di ferro, di ferro la ventriera, -di ferro la corazza sulle spalle di marmo, nella sinistra -un lancione di ferro ch'e' brandiva in aria, protendendo -la destra all'invincibile spada; il disotto delle coscie, -che gli altri per agevolezza di montare a cavallo sguarniscono -fin delle coreggie, esso l'aveva circuito di -lamine di ferro. Che dirò degli schinieri? tutto l'esercito -li portava di ferro; non altro che ferro vedevasi sul -suo scudo; del ferro avea la forza e il colore il suo -cavallo. Quanti precedevano il monarca, quanti venivangli -a lato, quanti il seguivano, tutto il grosso dell'esercito -aveano armi simili, per quanto a ciascuno era -dato; il ferro copriva campi e strade; punte di ferro -sfavillavano al sole; il ferro, sì saldo, era portato da -un popolo di cuore più saldo ancora; il barbaglio del -ferro diffuse lo sgomento nelle vie della città: <i>Quanto -ferro! deh quanto ferro!</i> fu il grido confuso di tutti i -cittadini. La vigoria delle mura e dei giovani si scosse -<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span> -di terrore alla vista del ferro, e il ferro confuse il senno -de' vecchi. Ciò che io, povero scrittore balbeticante e -sdentato, fei prova di dipingere in prolissa descrizione, -Oggero lo vide d'un'occhiata, e disse a Desiderio: <i>Ecco -quello che voi cercate con tanto affanno;</i> e cascò -come corpo morto».<a class="tag" id="tag210" href="#note210">[210]</a>. -</p> - -<p> -A quel che la fantasia riproduceva in immagini, il -raziocinio accompagna gli argomenti, pei quali Carlo -Magno dovea prevalere facilmente in Italia. Era questa -sbranata tra varj possessori: de' quali i Greci non avevano -che pretensioni senza forza nè volontà di sostenerle; -i papi invocavano i Franchi; i Longobardi dovevano -schermirsi dall'odio de' natii, irreconciliabili a -questo governo militare. -</p> - -<p> -In Francia, l'essersi i Barbari collegati ai sacerdoti -assodò il poter regio, intorno al quale il tempo e i casi -doveano poi restringere gli altri sociali elementi per -costituire la potenza nazionale: nell'Italia, al contrario, -dissociata la forza dall'opinione, dal potere ecclesiastico -il politico, com'era possibile il fondersi degli invasori -cogli indigeni? I principi Franchi inoltre, più ambiziosi -e robusti, coi maneggi, colla guerra, col delitto, sottoposero -i varj capitani e baroni: mentre fra' Longobardi -sempre più s'invigorivano i duchi, piccoli sovrani ciascuno -nel suo distretto, che consideravano il re niente -più che come un primo fra i pari, come un loro creato; -e ben lontani dall'assentirgli quell'assoluta potestà che -unica sarebbe valsa a trascinarli in comuni imprese, -non di rado si accordavano col nemico. -</p> - -<p> -I re giuravano e spergiuravano; sempre inferiori -nelle guerre, accettavano il trono a patti da un sovrano -straniero; e come fanciulli testerecci, reluttavano petulanti -appena si ritirasse quello, dinanzi a cui si erano -<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span> -fiaccamente piegati. Carlo, colla preponderante vigoria -dell'indole sua, traeva esercito e duchi a decretare nelle -assemblee ciò ch'era sua volontà, ad operare in campo -colla confidenza di chi non bada che al comando. Come -è degli uomini grandi, comprese quel che il tempo suo -richiedesse: e non che cozzare coi sacerdoti e volerli -fiaccare colla gelosia consueta ai deboli, si valse della -loro potenza, e crebbe la propria col trarre a sè tutte -le forze vive della società, e dirigerle al suo intento. Ed -ora veniva preparato e deciso, non più, come Pepino, -ad umiliare e restituir in dominio i Longobardi, ma a -sterminarli, giacchè non sapevano rimanersi quieti. -</p> - -<p> -Desiderio, oltre le forze reluttanti de' Romani, dei -sacerdoti, de' proprj duchi, trovossi incontro la fazione -di Rachi, che soffogata col rigore, spiava occasioni di -vendetta. Appena s'intese la mossa di Carlo, molti Longobardi -di Spoleto e di Benevento accorsero a Roma, -facendosi tagliar i capelli alla romana, in segno di -sottomettersi al papa; altri primarj spedirono a Carlo, -sollecitando a liberarli da questo tiranno Desiderio, e -promettendo consegnarglielo colle sue ricchezze<a class="tag" id="tag211" href="#note211">[211]</a>. -<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span> -Anche i duchi fedeli sapevano che il vincitore non -torrebbe loro i possessi nè muterebbe la forma del regno, -onde l'avere un re Franco poco differirebbe da quando -aveano avuto re bavaresi. -</p> - -<p> -Desiderio ci appare fiacco forse più de' predecessori, -e in conseguenza temerario all'intraprendere e provocare, -poi inetto a sostenersi e compire, vero modo di -rovinar un regno; da nessuna legge possono indovinarsi -i suoi intenti; solo ci restano larghissime donazioni a -conventi in ogni parte d'Italia<a class="tag" id="tag212" href="#note212">[212]</a>, quasi con ciò volesse -illudere coloro che disgustava coll'osteggiar il papa: -verso i re Franchi burbanzoso in parole, codardo in -fatti; ai pontefici largo di promesse e mentitore; negli -assalti contro di loro nè tampoco mostrò quella risolutezza, -che tante iniquità giustifica o almeno ricopre. -Accoglieva i malcontenti di Carlo; ma mentre la politica -l'avrebbe consigliato a non aspettar in casa un nemico -da lui medesimo provocato, per iscarsezza di mezzi o -per paura di tradimenti si tenne sulle difese, destreggiando -a seconda dell'attacco esterno e delle insidie -interiori. Mentre dunque vedemmo i Goti cadere e rialzarsi, -e far quasi compianta la loro caduta perchè -generosa; inetta e vile fu quella de' Longobardi. Solo -il prode figlio e collega Adelchi aveva munito le chiuse -delle Alpi verso Susa di maniera che i signori Franchi -<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span> -cominciavano a mormorare degli indugi, più disposti, -come fu sempre quella nazione, a perire in attacchi -repentini che a superare colla perseveranza, quando un -disertore, e chi dice un diacono Martino, additò un valico -non custodito fra balze impervie <span class="sidenote">(773)</span>. Un pugno di -Franchi per di là prese alle schiene i Longobardi, che -côlti da panico terrore, o forse inviluppati dal tradimento, -sbrancaronsi lasciando quelle gole insuperabili, -e senza più guardare in faccia al nemico, Adelchi si -chiuse in Verona, Desiderio in Pavia colla moglie Ansa -e la propria figliuola, e colla famiglia e i Fedeli di -Carlomanno. -</p> - -<p> -Giubilante dell'inaspettata ventura, Carlo infisse l'asta -sul terreno d'Italia; prima che i nemici rivenissero -dalla costernazione, assediò entrambe quelle città, e -ajutato da intelligenze, le ebbe. Adelchi riuscì a fuggire -a Costantinopoli; Desiderio, venuto in podestà del -nemico, fu colla moglie condotto in Francia <span class="sidenote">(774)</span>, e, chiuso -nel convento di Corbia, terminò sua vita; della famiglia -di Carlomanno non è più parola. -</p> - -<p> -Mentre Pavia resisteva, Carlo erasi trasferito a Roma, -dove ricevette gli onori che prima si tributavano al -rappresentante dell'imperatore. Magistrati e nobili furongli -incontro sino a trenta miglia coi gonfaloni; giù -per la via Flaminia si stendevano le scuole de' Greci, -de' Longobardi, de' Sassoni e d'altri, poichè di ogni -gente affluiva colà tanto numero, da avervi distinto -quartiere e formare comunità nazionali<a class="tag" id="tag213" href="#note213">[213]</a>, godendo -statuti proprj in quella di Roma, che un tempo ingojava; -stuoli di fanciulli con rami d'ulivo e di palme -osannavano quello <i>che veniva nel nome del Signore</i>. -</p> - -<p> -Carlo, che v'era accolto non come re straniero, ma -<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span> -come patrizio, mutò l'abito Franco nella lunga tunica -e nella clamide romana. Appena da un miglio lontano -vide la croce, scavalcò, e pedestre si condusse al Vaticano, -baciando ciascun gradino della scalea; in capo -alla quale aspettavalo Adriano papa, che l'abbracciò, e -a paro salirono all'altare, stando il re alla destra. -Questi domandò poi d'entrare anche in Roma; e sebbene -sulle prime il pontefice prendesse qualche ombra di -quest'ospite guerriero, raffidato dalle sue assicurazioni -lo introdusse con ogni maniera di solenni onoranze. -Carlo seguì colà le commoventi cerimonie della settimana -santa; poi confermò la donazione di Pepino, e la -crebbe coll'aggiungervi il patrimonio di san Pietro: e -l'atto, sottoscritto da lui, da vescovi, abati, duchi e -grafioni del suo seguito, fu posto sulla tomba di san -Pietro, e sotto al vangelo che solevasi baciare. -</p> - -<p> -Terminava dunque il regno longobardo <span class="sidenote">(568-774)</span>, che era durato -meglio di due secoli sopra gl'italiani senza acquistarsene -l'affetto, e senza dare un solo uom grande: terminava -come quelle dominazioni forestiere, che per -alcun tempo surrogano la forza al diritto, e possono -farsi temere, non amare. Sopraviveva però il nome, -giacchè Carlo s'intitolò re de' Longobardi<a class="tag" id="tag214" href="#note214">[214]</a>; presto -frenò l'impeto de' suoi guerrieri; e poichè conduceva -una gente che già s'era assicurata un'altra patria, non -gli fu mestieri spogliare gli antichi possessori, come avevano -fatto Eruli, Goti e Longobardi. Pose guarnigione -Franca in Pavia; a molti nobili di sua nazione conferì -feudi vacanti, gli altri e le dignità confermando ai -primitivi signori, che non esitarono a giurarsegli ligi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span> -</p> - -<p> -Non vogliasi supporre incruenta nè generosa la conquista -di Carlo; e se crediamo a prete Andrea, cronista -bergamasco, lodatissimo dal Muratori e avverso a Carlo -Magno, «tanta fu in Italia la tribolazione, che altri di -ferro, altri di fame straziati, e quali uccisi dalle fiere, -ben pochi sopravissero pei vichi e per le città». Un -altro cronista di Brescia racconta che in questa città -resistette Potone, nipote di Desiderio; e il capitano -Franco mandato ad assediarlo appiccò attorno alla città -duemila abitanti della campagna per incutere spavento; -poi come i difensori si arresero a patti, egli arrestò -Potone e cinquanta nobili, e li fe decapitare: pari strage -usò a Pontevico, e quali accecò, quali affogò nel fiume; -a Brescia altri uccise perchè mostravano orrore del suo -procedere<a class="tag" id="tag215" href="#note215">[215]</a>. -</p> - -<p> -Avvezzi com'erano alla fiacca sopreminenza degli -ultimi re, i signori longobardi s'indispettirono di questa -mano robusta che ne serrava il freno; e Arigisio duca -di Benevento, genero di Desiderio eppure a' suoi danni -collegato col papa, fe trama con Ildebrando duca di -Spoleto, Rotgaudo del Friuli, Reginaldo di Chiusi, sollecitati -da Adelchi, che da Costantinopoli, come ogni -principe caduto, sognava il racquisto del trono. Papa -Adriano, vigilante sugli interessi dell'amico e protettor -suo, ne informò Carlo, il quale <span class="sidenote">(776)</span>, prima che congiungessero -le loro forze, menò una banda di volontarj (giacchè -la stagione era troppo tarda per convocare a una -spedizione l'esercito feudale), invase il Friuli, e sconfittone -e ucciso il duca, vi pose il franco Marquardo, -poi Unrico (Hunrok), i cui discendenti lo tennero sino -al 924. -</p> - -<p> -Anche gli altri duchi furono sottomessi; e a prevenire -nuove rivolte, venne mutata l'amministrazione, -<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span> -fondandola sul feudo alla maniera Franca, e le vastissime -giurisdizioni dei duchi dividendo in distretti, presieduti -da conti. Solito delle conquiste, il buono e il -meglio fu assegnato ai signori Franchi, tanto che del -regno longobardo quasi altro non restò che il nome; la -legislazione fu modificata dai <i>Capitolari</i>, ordinanze che -obbligavano tutti gli abitanti nel regno, qual che ne fosse -la nazione. -</p> - -<p> -Di propria balìa conservavasi il ducato di Benevento, -rifugio ai Longobardi che non sapessero chetarsi alla -dominazione Franca: ed essendo cessata la supremazia -dei re nazionali, quel duca Arigiso <span class="sidenote">(774)</span> si fece ungere dal -suo vescovo, e assunse scettro e corona e titolo di principe -sopra la nuova Longobardia, sopravissuta alla -madre, e procurava or l'una or l'altra occupare delle -confinanti terre greche e pontifizie. -</p> - -<p> -Di questo potente irrequieto prendeva noja Carlo, -sicchè per la quarta volta calatosi dalle Alpi, s'inoltrò -minaccioso contro Arigiso. Questo spedì a far atto di -sommessione e promettersi ad ogni voglia del re; ma -perchè, non dandogli fede, Carlo procedeva, fuggì a -Salerno, dove poi ottenne pace, ricevendo come feudo -il ducato, ma scemo di sei città attribuite alla Chiesa. -D'allora Arigiso si guardò come vassallo ai re Franchi -coll'annuo tributo di settemila soldi d'oro, e consegnò -dodici ostaggi, fra cui il proprio figliuolo Grimoaldo. -Pure nè promesse nè statici il frenarono, e spedì a -Costantino V imperatore d'Oriente, o piuttosto a Irene -madre di quello, chiedendo il ducato di Napoli, la dignità -di patrizio della Sicilia, e un esercito per iscuotersi -dalla dipendenza, promettendo riconoscere la sovranità -degl'imperatori, farsi radere la barba e adottare -il vestito greco. Ad Irene, disgustata allora di Carlo -perchè avea negato sposar una figlia al figliuolo di lei, -garbò la proposta, e Adelchi, già re de' Longobardi, -<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span> -comparve sulla frontiera di Benevento per animare e -dirigere le mosse. Fra tali disegni moriva Arigiso <span class="sidenote">(787)</span>, e -Carlo chiamò Grimoaldo e gli annunziò come non avesse -più padre. — Non è così (rispose il giovane, accorto -fin alla codardia): egli vive e prospera, e spero crescerà -per molti anni; giacchè, da quando venni in poter -vostro, voi foste a me padre, voi madre, voi famiglia e -tutto». Lusingato dalla risposta, Carlo gli conferì il -ducato a condizione che smantellasse Salerno e Acarenza; -ponesse il nome di lui in fronte agli editti e sulle -monete, e accorciasse la barba a' suoi Longobardi, -eccetto i lunghi mustacchi. -</p> - -<p> -I Longobardi corsero a folla incontro al nuovo duca; -e — Ben venuto sia il padre nostro: salute nostra dopo -Dio»; ma come ebbero conoscenza delle dure condizioni, -non sapeano darsene pace. Grimoaldo era nipote -di Adelchi, onde questi sperò trovarlo favorevole, -quando con Teodoro patrizio di Sicilia <span class="sidenote">(788)</span> sbarcò di nuovo -su quelle coste; ma affrontato dal beneventano, in battaglia -perì, e con esso l'ultima speranza de' Longobardi. -</p> - -<p> -Per consolidare il nuovo reggimento, Carlo menò in -Italia il figlio Pepino di sei anni, e investitolo di questo -regno, lo fece ungere da papa Adriano, assegnandogli -per residenza Pavia. -</p> - -<p> -Le spedizioni de' Franchi contro i Longobardi non -erano più correrie, come quelle dei Barbari, per -devastare; neppur nimicizie da tribù a tribù, ma guerre -consigliate da politico intendimento e da un sistema -prestabilito. O l'avesse Carlo veramente dedotto dall'esame -della sua età, o vi fosse spinto senza avvedersene -dai casi d'allora, e da quell'istinto che ai grandi uomini -indica l'opportunità de' loro tempi, da cinquantatre -spedizioni che condusse dal 769 all'813<a class="tag" id="tag216" href="#note216">[216]</a>, perpetua -<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span> -trapela l'intenzione di congiungere in robusta unità le -popolazioni stabilite su quel che un tempo formava -l'impero romano, onde opporle alla doppia invasione -minacciata dagli Arabi a mezzodì, a settentrione dai -popoli ch'erano rimasti nella Germania allorchè gli -altri n'uscirono. Tali erano i Sassoni, ai quali esso -portò lunghissima guerra di sterminio. Vinti quelli, -diventavano minacciosi confinanti al regno di Carlo i -popoli stanziati dietro di loro, cioè gli Slavi fra i Carpazj -e il Baltico; gli Avari fra i monti stessi e le alpi -Giulie, separati dalla Baviera soltanto pel fiume Ens. -Avendo questi minacciato l'Italia, fu preso il partito di -munire Verona, forse smantellata dopo l'assedio sostenutovi -da Adelchi: e poichè nacque disputa se agli -ecclesiastici toccasse fare la terza o la quarta parte di -esse mura, fu rimessa la decisione al giudizio della -croce. Aregao per la parte pubblica, Pacifico per quella -del vescovo, giovani forzosi, si collocarono in ginocchio -colle braccia elevate mentre si recitava la messa col -Passio di san Matteo; alla metà del quale, Aregao più -non seppe sostenerle, l'altro resse sin al fine; talchè -agli ecclesiastici non fu accollato che il quarto della -spesa. Dapoi Pepino col duca del Friuli sconfisse affatto -gli Avari, e Carlo gli inseguì nel loro paese, e per frenarli -fondò un marchesato sul loro confine, detto -Austria, cioè orientale <span class="sidenote">(793)</span>, che doveva poi tanta ingerenza -avere nelle vicende italiane. -</p> - -<p> -Dei tesori riportati da quella spedizione Carlo Magno -offrì le primizie al pontefice, il resto all'esercito ed ai -paladini suoi, e al duca del Friuli che avea avuto principal -merito in quelle vittorie. -</p> - -<p> -Era pertanto l'autorità di Carlo assodata su tutta la -<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span> -Francia e stesa sulla miglior parte dei popoli occidentali: -stavangli tributarie le genti slave, dal Baltico a -Venezia, onde la signoria di lui dilatavasi a mezzodì -fino all'Ebro, al Mediterraneo e a Napoli, a occidente -fino all'Atlantico, a settentrione fino al mare germanico, -all'Oder e al Baltico, a levante fino al Theiss, alle montagne -boeme, al Raab e all'Adriatico. Non a torto dunque -il poeta Alcuino lo cantava re dell'Europa: e risorta -la grandezza romana qual sotto i successori di Costantino, -non tardò guari a rinnovarsene anche il nome, -però con un carattere nuovo, quello di capo supremo -della cristianità nell'ordine temporale, come nello spirituale -era il pontefice. -</p> - -<p> -Il titolo di patrizio che già Carlo portava, esprimeva -il patrono della Chiesa, dei poveri e degli oppressi. Il -papa, rivestendolo del manto e ponendogli in dito l'anello, -gli diceva: — Tale onore ti concediamo acciocchè -tu faccia giustizia alle chiese di Dio ed ai poveri, e renda -conto al Giudice supremo»; consegnandogli poi il -diploma scritto di suo pugno, soggiungeva: — Sii -patrizio misericordioso e giusto», e gli metteva in capo -il cerchio d'oro. Non implicava dunque sovranità, e il -popolo gli giurava non vassallaggio, ma clientela, subordinata -alla fedeltà promessa al pontefice<a class="tag" id="tag217" href="#note217">[217]</a>. -</p> - -<p> -Come tale, Carlo trovavasi tutore della Chiesa, onde -fra lui e i papi era vicendevole interesse di sostenersi. -Adriano poi era speciale amico di Carlo, consolazione -raramente conceduta ai grandi; e fu tutt'occhi perchè -il nuovo dominio dei Franchi mettesse radice in Italia. -Carlo venerò il pontefice, e morto lo pianse come un -padre, largheggiò limosine a suo suffragio, e ne compose -l'epitafio da scolpire a lettere d'oro<a class="tag" id="tag218" href="#note218">[218]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span> -</p> - -<p> -Il succedutogli Leone III <span class="sidenote">(795)</span>, al re de' Franchi, come a -patrizio, inviò le chiavi del sepolcro di san Pietro e lo -stendardo della chiesa romana con parole d'affetto e -sommessione; Carlo mandò a Roma il dotto Angilberto -perchè assistesse alla consacrazione del pontefice, seco -rinnovasse il patto come già con Adriano, e prendesse -accordi «su quanto sembrasse spediente a confermare -il suo patriziato, e renderlo efficace alla tutela della -Chiesa. Perciocchè (soggiungeva Carlo) missione mia è -difendere, ajutante la divina misericordia, all'esterno -colle armi la santa Chiesa di Cristo contro ogni assalto -de' Pagani ed ogni guasto degl'Infedeli, e nell'interno -consolidarla colla professione della fede cattolica; obbligo -vostro è d'elevar le mani a Dio come Mosè, e sostenere -colle vostre preci il mio servizio militare»<a class="tag" id="tag219" href="#note219">[219]</a>. -</p> - -<p> -Nè però i papi avevano dismesso ogni onoranza -verso i Cesari di Costantinopoli; anzi, per ordine d'esso -Leone, fu nel palazzo Laterano a musaico rappresentato -l'imperatore che riceve lo stendardo dalla mano -di Cristo, e Carlo da quella del papa<a class="tag" id="tag220" href="#note220">[220]</a>. Se però -a quei deboli lontani il papa professava un resto di -riverenza, qual conveniva al capo di tutta cristianità ed -autore della pace, nessun appoggio poteva sperarne, e -ne' bisogni ricorreva al re Franco. Nè gliene tardò -occasione. -</p> - -<p> -Campulo e Pasquale, nipoti di papa Adriano, l'uno -sacristano, l'altro primicerio della Chiesa, disgustati di -<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span> -vedersi tolta la potenza che esercitavano vivente lo zio, -fecero con altre famiglie primarie di Roma una di -quelle intelligenze che spesso minacciavano la podestà -papale dacchè era divenuta principato terreno. Mentre, -per la supplichevole festa delle Rogazioni <span class="sidenote">(799)</span>, il pontefice -traeva processionalmente dal Laterano a San Lorenzo, -fu assalito da una masnada, che maltrattatolo sino a -volergli strappar gli occhi<a class="tag" id="tag221" href="#note221">[221]</a>, lo gettò nel convento -di San Silvestro. Vinigiso duca di Spoleto accorse a -campar Leone, il quale, appena ricuperata la libertà, -istruì Carlo dell'attentato, e passò le Alpi, dirizzandosi -a Paderborn, ove Carlo aveva raccolti i Fedeli del suo -dominio all'annuale adunanza che dicevasi campo di -maggio. I signori germani, di fresco convertiti, gareggiarono -a chi meglio onorasse il capo della Chiesa, il -quale per la prima volta compariva in una loro assemblea; -sicchè quel viaggio tornò di non piccolo incremento -alla pontifizia autorità. Carlo ne ascoltò le querele, -promise ripararvi, e il rimandò accompagnato da -signori, da vescovi, dagli arcivescovi di Colonia e Salisburgo, -e da otto commissarj che formassero processo -sul tentato assassinio, e provvedessero alla sicurezza -del santo padre. -</p> - -<p> -Trionfalmente entrò Leone in Roma fra il poco pontificale -accompagnamento di labarde sassoni, franche, -longobarde, frisone. Fin a Pontemolle gli vennero incontro -le bandiere e insegne della città, il senato, il -clero, la milizia, le monache e diaconesse, le nobili matrone, -le scuole di forestieri; e fra inni e giubilazioni -<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span> -condotto nella basilica Vaticana, vi cantò messa, a tutti -partecipò la comunione; indi riprese la primitiva -autorità. -</p> - -<p> -Carlo stesso si dispose al viaggio di Roma, e giuntovi -al mettersi della vernata, prima d'ogni altro affare -assunse la contesa fra papa Leone e i suoi nemici. -Convocato un concilio misto di laici e di vescovi <span class="sidenote">(799 — 21 9bre)</span>, Franchi -e Romani, fe mettere a scandaglio le accuse recate -contro il pontefice: ma come al tempo di Costantino -Magno un sinodo raccolto per dare sentenza di papa -Marcellino erasi dichiarato incompetente a richieder in -giudizio il capo della Chiesa, e l'aveva invitato a semplicemente -attestare di propria bocca la sua innocenza, -altrettanto si usò questa volta. Leone, salito in pulpito, -mettendosi il vangelo e la croce sopra la testa, giurossi -mondo delle colpe imputategli; dopo di che si cantò -il Tedeum; i suoi accusatori, secondo le leggi romane, -come rei d'omicidio e di calunnia, furono condannati -alla morte, a preghiera del pontefice commutata in -esiglio perpetuo. -</p> - -<p> -Arrivò tra questi fatti la solennità del Natale; e -Carlo assisteva alle maestose funzioni di quel giorno, -prono al sepolcro de' santi apostoli, quando il pontefice, -quasi per subitanea ispirazione, si accostò, e gli -pose sul capo un diadema d'oro; e il popolo ad una -voce gridò: — Vita e vittoria a Carlo, grande e pacifico -imperator romano, coronato per volontà di -Dio»<a class="tag" id="tag222" href="#note222">[222]</a>. -</p> - -<p> -Carlo forse non s'aspettava quest'atto; certo se ne -mostrò nuovo e maravigliato, e mosse querela a Leone -perchè, malgrado la sua debolezza, gli addossasse -quest'altro peso e doveri, de' quali avrebbe a render -conto a Dio. Fossero voci sincere, o le dimostrazioni -<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span> -che tutti fanno e nessun crede, fatto è che Carlo cedè -al pubblico voto, dal quale restava eletto con diritto -non inferiore a quel dei tanti che erano gridati Cesari -a Roma e a Costantinopoli dalla ciurma vendereccia o -da un branco di soldati. Fu dunque consacrato solennemente -qual supremo capo temporale della cristianità, -giurando proteggere la Chiesa di Roma con ogni sapere -e poter suo. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap69">CAPITOLO LXIX. -<span class="smaller">L'impero romano-cristiano. Carlo Magno.</span></h2> -</div> - -<p> -I Germani che distrussero l'antico Impero, portavano -seco l'idea d'una monarchia, d'origine guerresca insieme -e religiosa: guerresca in quanto i camerata si -stringevano attorno al più prode; religiosa in quanto -il re veniva scelto entro una discendenza di Dei o Semidei; -libera per quello, ereditaria per questo. Giungendo -in sull'Impero, vi trovarono un monarca che regnava -come rappresentante del popolo, e una religione che -imponeva d'obbedirgli come a rappresentante della divinità, -non pel sangue nè pei meriti personali. Abbattuto -che l'ebbero, quella grandezza girava pur sempre -nella loro fantasia, e tentavano emularne le pompose -insegne, la concatenata amministrazione, le sistemate -finanze, la vasta unità; sicchè ne' tentativi di ordinamento -de' popoli invasori continuo s'affaccia il contrasto -fra la nativa semplicità e le rimembranze romane. E -quantunque il loro dominio posasse su differente base, -cioè sulla eroica origine, pure quei re venivano adottando -l'idea romana di darsi per rappresentanti dello -<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span> -Stato e immagini di Dio. I Longobardi in Italia e i -Pepini in Francia sviarono dalla tradizione germanica, -costituendosi non più sopra un diritto ereditario, ma -unicamente sopra la forza, ossia la scelta de' compagni, -disposti a sostenerli colle spade. I Longobardi soccombettero -al tentativo; i Pepini con migliore accorgimento -facendosi ungere dal clero, consacrarono la -loro dominazione, aggiungendole il carattere religioso -cristiano; compì l'opera Carlo Magno col ridestare il -simbolo politico dell'Impero, e regnare per grazia -di Dio. -</p> - -<p> -L'ammirazione che Carlo concepì per Roma al primo -vederla, faceagli sentire come, possessore di Stati così -ampj, gli mancasse però una capitale, come l'aveva -l'antico Impero. Il vescovo di Roma non godeva piena -giurisdizione e primazia incontestata su tutti quelli -d'Occidente, e non la andava dilatando anche su quelli -d'Oriente? Perchè non farebbe altrettanto chi, re di -Roma, coi re di Europa? Il mondo non era riunito -sotto al papa nel nome di cristianità? ora un nome -unico da darsi alle varie nazioni sottoposte a Carlo -Magno non poteasi dedurre dai Franchi, non dai Longobardi, -non da altri Barbari; e l'unico che tutti abbracciasse -senza gelosia di nessuno, era quello di imperio -romano. A quel tempo Irene s'era violentemente assisa -sul trono d'Oriente, ella donna; e Carlo dovea star -pago a un titolo che lo lasciava inferiore ad essa? Può -dunque credersi che in lui germogliasse il concetto di -restaurare il romano impero; per qual mezzo riusciva -all'intento, a cui erano falliti i predecessori, di annestare -il dominio settentrionale coll'amministrazione latina, -e ripigliava l'opera dei Cesari, cioè esternamente -respingere gli invasori, dentro stabilire unità di -governo. -</p> - -<p> -Da secoli l'Europa era corsa irrequietamente da -<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span> -sempre nuovi invasori; e anche adesso e i Normanni -e gli Slavi e i Sassoni venivano a fatica frenati dalla -spada del Magno. Importava di fissare costoro al terreno, -sicchè alfine si potesse cominciare l'edifizio della -nuova civiltà. A ciò serviva mirabilmente la feudalità, -la quale attaccava ciascun vassallo e ciascun suddito a -una porzione determinata di terra, e dal possesso di -questa unicamente deduceva l'importanza d'un uomo -o il vario suo grado. Ma per impedire l'anarchia bisognava -che uno sovrastasse a tali feudatarj, innumerabili -sovrani. -</p> - -<p> -<i>Se ogni autorità viene da Dio</i>, nessun altro che il -capo visibile della Chiesa poteva considerarsi immediatamente -investito della potenza suprema; onde virtualmente -rimaneva capo dell'intera umanità, congiunta -nella Chiesa universale. Dicevasi però che questa potenza -data dal Cielo al papa è di duplice natura, temporale -e spirituale; e siccome di quest'ultima egli -partecipa coi vescovi che la esercitano sotto la sua primazia, -così la temporale egli affida all'imperatore da -lui consacrato, che, sotto la direzione del pontefice, -diviene capo visibile della cristianità negli interessi terreni. -Non è dunque possibile che le due podestà si separino, -dovendo l'una far puntello all'altra; e neppure -che si distruggano, attesa l'essenza diversa della loro -giurisdizione. -</p> - -<p> -Soprastà naturalmente quella del papa, che come -arbitro pronunzia nei litigi de' principi fra loro e coi -popoli: mirabile concetto, che col fatto prevenne le -utopie di qualche filosofo più umano che pratico; e -poteva mettere ai guerreschi micidj il riparo, che ora -si va invocando dall'antagonismo della diplomazia. -</p> - -<p> -Essendo l'imperatore non sovrano soltanto dell'Impero, -ma dell'Italia e di tutta cristianità, ragion voleva -che della sua elezione si domandasse l'assenso e l'approvazione -<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span> -al pontefice. In man del clero l'eletto giurava -osservare i dettami della giustizia e le leggi -positive; e poichè questo era come il patto della coronazione, -se l'imperatore lo violasse, e principalmente -se contaminasse la fede di cui doveva essere difensore, -perdeva ogni titolo a farsi obbedire. Abbia ciò presente -chi brama intendere il medioevo, e trovar la ragione -di atti, che, da altro punto osservati, parvero arbitrj -ed usurpamenti. -</p> - -<p> -A vicenda l'imperatore, quale amministrator temporale -della cristianità, otteneva supremazia, sopra i regni -e su Roma stessa. Forse allora Carlo trasmise il suo -titolo di patrizio al papa, il quale, sebbene sentisse che -col far Roma capitale e quasi sede dell'Impero, elevava -accanto a sè un potere da cui resterebbe sminuito il -suo, e la giurisdizione propria subordinava a quella del -re Franco, pure pospose gl'interessi del temporale suo -dominio a ciò che credeva vantaggio di tutta cristianità. -Ma chi vorrà mai supporre che, egli libero, volesse -imporsi volontariamente un padrone?<a class="tag" id="tag223" href="#note223">[223]</a>. -</p> - -<p> -Da quell'ora potè dirsi piantato il sistema feudale, -cioè quella scala di dominj un all'altro immediatamente -<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span> -superiori fino a questo eccelso e indivisibile, che anche -esso ritraeva da Dio, unica fonte d'ogni autorità, e dal -pontefice suo rappresentante. La preminenza dell'imperatore -sovra i re doveva anche venire indicata dal -non essere quella dignità nè ereditaria nè divisibile: -onde i papi contrastarono sempre affine di mantenere -ai popoli la libera elezione del capo comune, anzichè -abbandonarla al caso della nascita. -</p> - -<p> -La Chiesa erasi emancipata dal governo della Roma -antica, che l'aveva tenuta dipendente come soleva colla -religione nazionale. Ma fra i prischi Germani i diritti e -le funzioni ecclesiastiche erano mescolate col poter civile, -talchè, anche dopo convertiti, si trovano fra loro -indistinte le cose sacre dalle profane; i vescovi entravano -nei concilj del regno come i duchi e i conti; -duchi, conti e re assistevano ai sinodi ecclesiastici; cristianesimo -e nazionalità, Stato e Chiesa intrecciandosi, -<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span> -perchè nati si può dire ad un parto. Carlo Magno cercò -ricondurre e il sacerdozio e la nobiltà alla destinazione -primitiva; onde assegnò, per quanto poteva, i limiti -rispettivi dell'ecclesiastico e del civile; nel Consiglio -dell'impero separò in due camere l'alta nobiltà e il -clero, che così formò uno stato distinto, in parte legato, -in parte diviso dalla nobiltà, talora concertandosi con -essa, talaltra operando tutto solo. -</p> - -<p> -La nobiltà feudale, sostegno e stromento del poter -regio, diveniva spesso minacciosa a questo; talchè gli -era opportuno un contrappeso. Comuni non esistevano -ancora: se la nobiltà comprendeva tutta la forza dello -Stato, tutto il movimento intellettuale concentravasi nel -corpo ecclesiastico, custode dell'antica cultura romana -e cristiana, e favorevole a questa quanto ai principj -germanici la nobiltà; la nobiltà come forza dello Stato -apparteneva al governo particolare della nazione; onde, -a voler formare una repubblica europea, bisognava in -ogni Stato al poter nazionale della nobiltà aggiungerne -un altro, potente nell'assemblea generale delle nazioni -cristiane, ed atto a mantenere il legame universale. -</p> - -<p> -Carlo Magno fondò appunto la costituzione dello Stato -su queste due classi, nobili e clero. Attese patentemente -ad assodare il poter regio; ma ei rispettò i diritti della -nobiltà, e sentì che l'elevare il clero era un bisogno -del suo tempo. La gelosia è carattere de' fiacchi; -mentre i forti non pensano ad ingrandirsi coll'indebolir -ciò che li circonda, bensì ad estendere la vita e la libera -vigoria. L'educare le nazioni fu sempre la vocazione -ecclesiastica; e per effettuarla fa mestieri di -potere, influenza, ricchezze. Le ricchezze allora consisteano -principalmente in beni sodi, e in conseguenza il -clero restava viepiù legato col Governo, alla germanica -fondato sulla proprietà territoriale. Acquistata che i -vescovi ebbero tanta ingerenza, il loro capo entrava -<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span> -cogli Stati in relazioni, le quali non erano essenziali -alla sua vocazione ecclesiastica, ma neppure in contraddizione -con essa. -</p> - -<p> -La cristianità diventava una vasta repubblica, sotto -al capo dei credenti. Ma questo capo era elettivo, cioè -di confidenza, e tale che sotto la primazia di lui poteva -sussistere qual si volesse altra forma di governo, anche -la repubblica più sciolta. Siffatta unità non era dunque -l'impero universale, sognato volta a volta da Carlo V, -da Luigi XIV, da Napoleone I, ove tutte le nazioni fossero -costrette obbedire ad una volontà, sottoposte a ordini -non fatti pei loro costumi, e sacrificate ai vantaggi di -un paese predominante. Qui era superiorità, non dominio; -rispettavasi l'individualità delle nazioni, ma -mettevasi accordo nello svolgimento della loro civiltà; -le istituzioni di ciascuna erano conservate, perchè derivanti -dall'indole, dai costumi, dalla storia. Il titolo di -<i>sacro impero</i> attesta come aspirasse ad una superiorità -morale, a foggiare il consorzio laico sul modello della -gerarchia ecclesiastica, introdurre un ordine legale nella -scomunanza che regnava fra i popoli, una pace e una -riconciliazione di essi sotto la legge. E poichè questo -era pure il divisamento de' pontefici, si trovavano d'accordo -cogl'imperatori anche nello scopo morale. -</p> - -<p> -Insomma il <i>sacro romano impero</i> conservava e raccoglieva -tutto ciò che di comune sussisteva ne' popoli -d'Europa, Dio, fede, legge, diritto ecclesiastico, lingua -latina; e stabiliva una reciprocanza d'azione fra i paesi -del Settentrione, e quelli del Mezzodì, fra le genti germaniche -e le latine, salutevole ad entrambe, e che, come -una corrente elettrica fra due poli inversi, produceva -una vita vigorosa, trovando da un lato l'eccitamento, -dall'altro la moderazione. -</p> - -<p> -L'Impero, nel senso cristiano di unione religiosa di -tutti i popoli d'Occidente, accordava la forza col diritto, -<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span> -creava una legittimità sacra, effettuando nell'ordine -delle cose l'unità che esiste nell'ordine dello spirito, e -agevolando, come in unica famiglia, il diffondersi dei -miglioramenti nella vita e nel pensiero. Alla coronazione, -che dava questo diritto supremo, vedremo aspirare -i principi più poderosi d'Europa, il che fu cagione -di movimento e di civiltà: mentre i papi, come -tutori de' coronati e depositarj del giuramento di -questi e del voto popolare, faceansi appoggio a baroni, -principi ecclesiastici, comuni, che mettessero barriere -alle esorbitanze imperiali; favorendo con ciò la libertà -politica, che in fine si dovea ritorcere contro loro -stessi. -</p> - -<p> -Era dunque morale e politica, grande e rilevante -l'idea dell'Impero; ed è una meschinità della critica -negativa del secolo passato l'imputare a Carlo Magno -ed a Leone i guai che ne vennero quando l'unità allora -combinata riuscì a discordia; discordia dannosa ad -entrambi, eppure non infruttifera all'umanità. -</p> - -<p> -Quanto all'Italia specialmente, il continuo mescersi -degl'imperatori nelle sue vicende portò un eterogeneo -impaccio a' procedimenti suoi, e in fine la digradò: -ma si potrebbe con apparenza di giustizia imputarne i -papi e la istituzione dell'Impero? Ben è certo che l'accorrere -dei Settentrionali a questo sacrario del sapere -e de' civili ordinamenti giovò al dirozzarsi di quelli; i -quali devono, se non professarne gratitudine alla patria -nostra, almeno sentirsi obbligati a risparmiarle gl'insulti; -mentre una nazione decaduta può acquistare dignità -nel tollerare i mali proprj pensando che fruttarono -utilità universale. -</p> - -<p> -Insieme col titolo e colle cerimonie, volle Carlo -saldare il nuovo carattere introducendo unità d'amministrazione, -per la quale, come per la romana, il re -fosse presente dappertutto, tutto sapesse, facesse tutto -<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span> -per via di messi o conti o vescovi, che l'autorità derivavano -dalla sua ed esercitavano a grado di lui. Impresa -difficilissima tra gli eterogenei componenti di -quel vasto corpo. -</p> - -<p> -Dall'immenso suo dominio staccò le parti che -v'erano state annesse di recente, Aquitania e Lombardia, -dandole a' suoi figli Lodovico e Pepino, in -modo che avessero un'esistenza propria bensì, ma -senza scomporre l'unità dell'Impero. Per dir solo dell'Italia, -erasi conosciuto che la debolezza dei re longobardi -veniva dalla soverchia potenza dei duchi: laonde -la vastissima giurisdizione di questi fu suddivisa in -contadi. I conti erano capi militari e civili, non distinti -fra sè che per l'ampiezza del loro distretto: -solo quei della frontiera, o marchesi, possedeano forze -maggiori. -</p> - -<p> -La carica di conte, non ereditaria e talvolta neppur -vitalizia, obbligava a prestare fedeltà al re, ai sudditi -render giustizia a tenore delle leggi e delle costumanze, -punire i malfattori, proteggere orfani e vedove, riscuotere -le tasse devolute al fisco. Diretta giurisdizione non -aveano i conti che sulla città di loro residenza; del -resto durando lo sminuzzamento germanico, per cui -ciascun uffiziale pubblico teneva una particella di giurisdizione, -fin agli intendenti dei beni regj. Nelle città -minori e nelle borgate v'avea vicarj; nelle campagne -centenarj e decani, costituiti sopra un maggiore o -minor numero di famiglie: ma qualora si disputasse -della libertà e della proprietà de' cittadini, ai conti era -riservata la sentenza. Presedevano ai <i>placiti</i> de' liberi -e degli scabini, esponevano il fatto in discussione e le -prove, indicavano che cosa era disposto dalla legge seguita -dai contendenti, e posavano la quistione che essi -giudici doveano risolvere; udita poi la decisione di -questi, proferivano la sentenza, e ne procacciavano -<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span> -l'adempimento. Sostenevano dunque le funzioni del -pubblico ministero e del presidente; ma il giudizio restava -agli scabini, eletti dal popolo fra' proprietarj del -paese, Franchi o Romani, equivalenti ai decurioni degli -antichi municipj; che se fossero trovati indegni, il conte -li cassava. -</p> - -<p> -Le decisioni dei conti parean men giuste? potea -farsi richiamo sia al conte palatino, forse sedente in -Pavia, che decideva come rappresentante del re, sia al -re stesso od al suo consiglio, secondo l'importanza -delle cause o la dignità delle persone; le più rilevanti -recavansi all'assemblea generale. Rimanevano sempre -esentuate le persone dipendenti immediatamente dal re. -</p> - -<p> -Dacchè la vastità dell'Impero rendeva impossibile il -raccogliere tutta la nazione, Carlo istituì assemblee -parziali, a tal uopo anche l'Italia dividendo in varie -legazioni, e ciascuna in contadi, rispondenti per lo più -alla divisione diocesana. Due messi regj scorreano -quattro volte l'anno il loro <i>missatico</i> o provincia, al -placito convocando i vescovi, abati e conti in quello -compresi, gli avvocati ecclesiastici, i vassalli, i centenarj -ed alcuni scabini, coll'incarico di render giustizia o procurarla -dai pubblici uffiziali, far ragione dei richiami -contro di questi, e informare della condizion del paese. -</p> - -<p> -Carlo tenne spesso anche adunanze generali de' baroni -e degli ecclesiastici, e le decisioni prese o le -istruzioni date in quelle formarono i Capitolari. Carlo, -re de' Franchi, aveva sudditi longobardi e romani e -alemanni, e ciascuno regolavasi secondo la propria -legge, non trattandosi più di stranieri o vinti, ma di -sudditi eguali: rendeansi dunque necessarj i Capitolari, -specie di diritto comune, che a vincitori e vinti imponevano -norme nuove o modificazioni delle antiche. Il -primo è del 779, e fino all'807 ve n'ha censessantacinque, -compresi nella raccolta longobarda. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span> -</p> - -<p> -Anche Longobardi e Beneventani mantennero le -leggi primitive, modificate e supplite con disposizioni -generali. Per un esempio, le leggi penali, le ordalie, il -prezzo del sangue si conservarono; ma imponendo -come obbligo il comporsi, e comminando esiglio e prigione -a chi vi si ricusasse, il diritto della vendetta dall'individuo -trasferivasi nella società. -</p> - -<p> -Variatissima fu la condizione delle persone nell'Impero. -Oltre gli schiavi, v'ebbe affrancati che s'industriavano -d'assicurarsi una posizione or nella Chiesa, or -nella vita civile: v'ebbe liberti d'ordine inferiore, sottomessi -al servizio militare e non ancora sciolti da -certe comandigie e prestazioni verso gli antichi padroni: -v'ebbe vassalli regj e sottovassalli che passavano per -liberi: v'ebbe liberi che viveano su terre proprie e su -possessi ereditarj, cinti dai loro coloni, secondo gli usi -de' padri; ma, all'opposto di tali usi medesimi, erano -obbligati a rendersi all'esercito coi loro braccianti: -v'ebbe liberi su terre d'ecclesiastici e di laici, liberi -che possedeano al medesimo tempo allodj e benefizj, -che per conseguente erano pure o vassalli regj o sottovassalli: -v'ebbe vassalli regj, che erano sottovassalli o -della Chiesa o d'un gran vassallo laico: v'ebbe infine -coloni i quali possedeano altri coloni e servi<a class="tag" id="tag224" href="#note224">[224]</a>: e tutti -avevano diritti e doveri differenti gli uni verso gli altri, -mentre l'eribanno, cioè l'obbligo del militare, li teneva -in pari dipendenza dall'Impero. S'aggiungano le città, -coll'ordinamento loro particolare, in parte conservato -dal romano, in parte derivato dalle consuetudini -germaniche. -</p> - -<p> -Per la difesa nazionale armavasi la leva a stormo di -<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span> -tutti i liberi o arimanni: per le spedizioni particolari i -conti menavano al campo la gioventù, scelta fra' loro -vassalli, e ciascun arimanno dovea pensare alle proprie -vesti, all'armi, anche al vitto sinchè fosse entro le frontiere -del regno. A prevenire in ciò le vessazioni, Carlo -Magno misurò i servigi dai possessi, talchè chi avesse -tre o quattro mansi<a class="tag" id="tag225" href="#note225">[225]</a> dovea servire personalmente; -quei che meno, unirsi tra sè per dare un uomo; a proporzione -minore chi non avesse che il valor mobile di -una libbra d'argento. I poveri, o rimanevano di guardia -alla città, o lavoravano alle vie, alle fortificazioni, ai -ponti. E fu questa una grande mutazione, giacchè dovettero -servizio non solo i grandi possessori, ma tutti; -e ciascun uomo libero ebbe ad eleggersi un seniore, -sotto la cui bandiera mover in guerra. Diventò dunque -la milizia carico personale insieme e reale, e l'interesse -del principe s'identificò con quel dello Stato. -I liberi non possessori restarono sciolti dal servizio; -i piccoli possessi a tal fine vennero sottoposti spesso -ai grandi, minorandosi coloro che esercitavano le -armi. A questo modo popolo ed esercito tornarono -ad esser una cosa sola, e nella vita fu introdotto un -nuovo legame cui nessuno potea sottrarsi, rimanendo -tolta quella libertà assoluta, che affettavano gli antichi -Germani. -</p> - -<p> -Chiunque possedesse un benefizio, per piccolo, era -obbligato cavalcare in guerra, armato di scudo, lancia, -sciabola, spadone, arco, turcasso pieno; al semplice -libero bastavano lancia, scudo, arco con due cocche e -dodici freccie; e questo e quello doveano aggiungervi -una corazza, se il loro allodio od il benefizio valessero -<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span> -dodici mansi. I bagagli dei re, dei vescovi, dei conti, -ed i provvigionamenti e le macchine si trasportavano -a spesa dei possidenti: ciascun conte nella propria giurisdizione -vegliava a mantenere strade e ponti, e del -paese a lui sottomesso restavano a sua disposizione i -due terzi dell'erba e del fieno pei cavalli e gli altri animali -che seguivano l'esercito. Le truppe alloggiavano -presso gli abitanti, sinchè fosse possibile. Il libero che -mancasse alla chiamata di guerra, pagava l'eribanno -di sessanta soldi; il vassallo perdeva il benefizio; il disertore -la vita. Siccome i più non erano in grado di -pagare, restavano schiavi; lo che presto avrebbe annichilato -i piccoli proprietarj, se Carlo non avesse ingiunto -che, chi moriva in quello stato, si considerasse -per isdebitato, e il fondo suo tornasse agli eredi. I vassalli -delle chiese e de' monasteri seguivano i proprj -vescovi ed abati: ma che gli uomini di Dio si tuffassero -nel sangue spiacque a Carlo, il quale fece da papa -Adriano riprovar quest'abuso, e l'assemblea generale -confermò il divieto, talchè a' loro uomini comandò il -confaloniere o il visdomino o l'avvocato. All'alto clero -parve vedersi carpiti onori dovutigli, e cercò sempre -ricuperare l'uso delle armi, come fece poi nell'età feudale -quando nulla s'acquistò, nulla si conservò se non -colla spada. -</p> - -<p> -Oltre l'eribanno, esercito che compiva le spedizioni -dalla nazione consentite, il re avea la banda di proprj -vassalli, fossero volontarj o stipendiati, che adoprava -dovunque volesse, nelle imprese difficili, nelle violente, -in quelle che occorressero dopo ch'era scaduto il termine -dell'eribanno, e a custodire la persona reale, e -tener guarnigione. -</p> - -<p> -Semplici erano le finanze, poichè ogni cantone e comunità -si manteneva da sè, nè la Camera regia dovea -mandarvi nulla per le strade, per l'istruzione, per altri -<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span> -stabilimenti, salvo che il re ne volesse fondare con proprj -averi. I benefiziati pagavano i loro canoni in cavalli, -stoffe, derrate di vario genere, che recavansi al -campo di maggio, e v'erano ricevute dal gran ciambellano, -con non piccolo suo profitto. -</p> - -<p> -La Corona possedeva poi terre tributarie ed ampj -poderi o ville, nelle quali spesso i re tenevano le assemblee, -e venivano a stare alquanto in ciascuna, per -consumarne sul posto le derrate. Comprendevano molte -abitazioni, occupate da servi del fisco, o anche da lavoratori -liberi, retribuiti con razioni o con un manso, ed -obbedienti a un maggiore, che riceveva ordini da un -giudice fiscale, cui spettava a un tempo la generale -intendenza e la giurisdizione su tutti gli abitanti delle -ville da lui dipendenti. -</p> - -<p> -Angusta diffidenza reca politici inetti ad opporsi ai -sentimenti della loro età, e a ritardarne i progressi, da -cui temono diroccata una potenza che si regge soltanto -per l'abitudine: l'uomo grande in quella vece conosce -il tempo, e non che sgomentarsi del suo procedere, ne -adopra gli elementi ad assodare l'edifizio ch'esso prepara, -e che l'avvenire rispetterà. Carlo Magno vide -come il clero, coi tanti benefizj recati nel barbarico -scompiglio, avesse acquistato immensa potenza sovra -l'opinione; e non che adombrarsene come aveano fatto -i Longobardi, la sentì opportuna all'intento suo d'incivilire -e unificare, e ne crebbe l'efficacia mediante la -ricchezza, il potere, la riverenza. Mentre egli coll'armi -sospendeva l'irruente barbarie, i missionarj dovevano -colla parola mansuefare i rozzi limitrofi; e la venerazione -verso il capo della Chiesa opponeva allo sfiancamento -della società e dei costumi. Largheggiò colle -chiese; assicurò loro la decima da equamente partirsi -fra il vescovo, i sacerdoti, le fabbriche di ciascuna diocesi, -e i poveri, cioè gli ospizj. Erano questi amministrati -<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span> -e serviti dalla disinteressata carità del clero; onde -il crescere de' beni ecclesiastici ritornava a utile dei -poveretti. -</p> - -<p> -Ma la Chiesa non si prospera tanto colle largizioni, -quanto collo svellere le male erbe che aduggiano il -buon seme. Epperò Carlo rimediò alle triste arti con -cui alcuni traevano beni alle chiese, o li disperdevano -a vantaggio delle proprie famiglie, o vi cangiavano destinazione; -provvide che i devoti non largissero a scapito -degli eredi bisognosi; impedì d'assegnare i patrimonj -ecclesiastici a laici, se non a titolo precario, e -questi pure a patto che gli utenti retribuissero doppia -decima, e conservassero i monumenti del culto. -</p> - -<p> -Andando la giurisdizione annessa al possedimento -delle terre, il clero la esercitò non altrimenti che i -vassalli nei loro feudi; e perciò alle donazioni solevasi -aggiungere l'immunità, cioè che verun giudice regio -potesse far atto d'autorità sopra i dominj ecclesiastici. -Gli avvocati delle chiese almeno una volta l'anno tenevano -placito in una delle città dipendenti da quelle, e -vi rendevano giustizia assistiti da probi uomini. -</p> - -<p> -Carlo assodò la giurisdizione canonica, estendendola -fino ai casi di sangue; nessun cherico poteva essere -tenuto in cattura senza darne notizia al suo diocesano: -ai vescovi spettava l'inquisizione anche dei gravi delitti -commessi da sacerdoti nelle loro diocesi. Gli ecclesiastici -non ammettevano prove di Dio ai tribunali lor -proprj; e Carlo ordinò si scolpassero secondo il gius -ecclesiastico, coi testimonj o con prestare giuramento -davanti al popolo con tre, cinque o sei preti, e occorrendo, -anche con laici congiuratori. -</p> - -<p> -Per tale giurisdizione la Chiesa s'insinuava più sempre -nelle famiglie, competendole le cause di matrimonj -e di testamento; e ne aumentarono grandemente i possessi, -attesochè molti secolari le sottoponevano i proprj -<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span> -beni onde godere di quella. Perocchè, quando i codici -erano dettati da Barbari ed applicati da gente rozza e -passionata, pareva un oro il gius canonico; e i tribunali -vescovili per regolarità di forme e stabilità di diritto -vincevano di lunga mano le corti dei conti, più -ignoranti e corrotti. Ma poichè a questo modo il clero -emancipavasi dallo Stato, Carlo Magno con ispeciali raccomandazioni -frenava l'eccesso della concession generale: -limitò il diritto dell'asilo sacro, negandolo agli -assassini; se un reo fuggisse sopra terre ecclesiastiche -per sottrarsi alla giurisdizione secolare, fosse respinto; -altrimenti il conte lo arrestasse di forza; un'ammenda -al vescovo che si opponesse. -</p> - -<p> -Colle ricchezze, coll'entrarvi persone illustri e potenti, -e coll'ottenere le dignità non per zelo e merito -ma per bottega, nel clero si era lentato il rigore e guasta -la disciplina; e i re, avocatasi l'elezione dei vescovi, -preferivano spesso gl'intriganti e chi avesse più denaro -e arte di spenderlo. Questo sconcio non isfuggì a Carlo, -che, se sulle prime destinava a talento i prelati, sul fine -del suo regno formalmente restituì agli ecclesiastici e -al popolo la scelta del vescovo, sebbene ai comizj di -quella solessero presedere regj commissarj. Pure la -simonia guastava le elezioni popolari, come avea fatto -le principesche. -</p> - -<p> -Ai disordini si opponevano rimedj da privati e dal -pubblico, dall'autorità civile e dalla religiosa. Si prescrissero -ai monaci regole di tal perfezione, che non -è meraviglia se non vedeasi sempre raggiunta. De' canonici -trovasi vestigio antecedente<a class="tag" id="tag226" href="#note226">[226]</a>, ma allora -<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span> -ebbero regola definita e salmeggiare in comune, accoppiando -la monastica forma al vivere nel secolo. -</p> - -<p> -Carlo procurava introdurre nella vita religiosa l'ordine -e l'operosità che avea recato nel governo temporale: -sicchè ai messi dominici ordinava di esaminare -i lamenti contro i vescovi od abati; se questi vivessero -conforme ai canoni; come le chiese fossero tenute; se -v'avesse alcun disordine cui il vescovo non bastasse a -riparare. Egli fece da Paolo Diacono raccorre omelie -de' santi Ambrogio, Agostino, Ilario, Grisostomo, e di -Leone e Gregorio Magni per modello agli oratori; -impose che in tutte le parrocchie si predicasse intelligibile -al popolo; che i vescovi leggessero frequente -la Bibbia e i santi Padri: nati dubbj intorno ai riti del battesimo, -interrogò i vescovi, e abbiamo il libro che in -risposta scrisse Odelberto arcivescovo di Milano. De' concilj -ben quaranta troviamo raccolti sotto di lui, alcuni -misti d'interessi politici, tutti riguardanti il morale -ordinamento della società civile e religiosa; e ne sostenne -i canoni col braccio secolare. I decreti di riforma -in essi pronunciati, il continuo predicare, il -regolarsi i minimi atti, rivelano una società novizia, -dove ogni passo ha bisogno di direzione, e il contrasto -fra le intenzioni del legislatore e la corruttela -de' governati. -</p> - -<p> -Al tempo di Carlo Magno e in parte per merito suo -ebber qualche fiore gli studj e le arti belle. Per imputare -affatto ai Barbari il deperimento della letteratura -converrebbe dimenticare come già decrepita la -vedemmo al finir dell'Impero, e come, perdurando -<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span> -le stesse cause, dovesse continuare il calo; converrebbe -dimenticare come miserabilissima fu nell'impero d'Oriente, -intatto da Barbari, e dove quegli sterili custodi -dell'antica scienza, possedendo tuttavia intatta la -più bella lingua e tanti mezzi di studio, non seppero -fare che compilazioni di dotta e monotona inettitudine. -</p> - -<p> -In Italia, divenuta ogni cosa invasione e guerra e -strazio, quasi soli cherici poterono vacare allo studio -e allo scrivere, nè quasi d'altro che di materie religiose. -Col governo antico cessando gli emolumenti, -furono chiuse le scuole; ma la Chiesa, che non accetta -in grembo se non chi ha cognizione delle capitali -verità, ne aperse dappertutto, allato ai vescovadi, nei -conventi, fin nelle campagne, ove mai non s'era pensato -fin allora a recar l'educazione. Le scuole morali -e catechetiche erano semenzaj di buoni sacerdoti e -missionari, ed oltre alla scienza di Dio vi si dava una -tintura delle lettere, quanto almeno fosse mestieri per -favellare ai popoli tra cui doveano andare, e per conoscerne -le leggi e le costumanze. Che se le episcopali -divenivano sempre più aride, e le parrocchiali caddero -in persone scarse di scienza e di carità, nei conventi -si perseverò con amore nell'istruzione elementare e -nella elevata, oltre la special cura del copiare libri. -In particolar fama salirono fra noi le scuole di Montecassino -e di Bobbio, e il concilio di Vaison ordinava -ai parroci d'aver in casa giovani per istruirli negli -studj convenienti a chi serve la Chiesa «secondo -la consuetudine che salutevolmente tenevasi per tutta -Italia». -</p> - -<p> -Ridotto in tali mani, era naturale che l'insegnamento -si applicasse affatto alla scienza divina, le eterne -massime o i libri sacri spiegando colla storia, la filosofia, -l'allegoria e la morale. Non è più un semplice -appetito di piaceri intellettuali, un'idolatria del bello, -<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span> -che solo per accidente influisca sulla società; ma e -scienze e lettere volgonsi allo scopo pratico di governare -gli uomini, determinare le credenze, riformare -i costumi. -</p> - -<p> -La moltiplicità di scritti di circostanza, dispute teologiche, -omelie, esortazioni, commenti, che ci resta -dopo tanti perduti e inediti, smentisce chi crede intormentiti -gli intelletti. Nè è vero che i pensatori si -angustiassero nella fede; anzi spingevansi nell'ordine -de' concetti per costruire la società nuova, e insinuare -nelle menti giovani ed incorrotte le credenze che sole -poteano addolcirne la ferità: i vescovi predicavano -ogni settimana: missionarj uscivano a spargere la verità, -dopo addestrati a conoscerla tanto da ribattere -le objezioni; i papi alimentavano la fiamma del sapere, -e di molti avanzano lettere piene d'ecclesiastica -erudizione. -</p> - -<p> -Già parlammo di Boezio e Cassiodoro. Quest'ultimo, -veduto traboccare il soglio al quale aveva prestato -valido sostegno, ricoverossi al monastero Vivariese, -fra la devozione e le lettere. De' suoi monaci, i meno -atti alle lettere volle attendessero a lavori di mano, -specialmente alla coltura de' terreni e alla minuta economia -rurale, il che, dic'egli, oltre giovare chi vi -attende, somministra di che soccorrere poveri e infermi. -Nelle ore di riposo copiavano libri, al qual uopo egli, -già carico di novantatre anni, scrisse regole d'ortografia. -Nel libro <i>De anima</i> risolve dodici quistioni, -propostegli da amici mentre stava ancora nel secolo. -L'esposizione sua de' salmi è estratta da sant'Agostino -e da altri. La cronaca dal diluvio sin al 519 porge -qualche notizia sull'ultimo secolo, nulla del resto. È -a rimpiangere la sua Storia dei Goti in dodici libri, -conosciuta solo per l'estratto di Giornandes. Gemendo -che, mentre le umane dottrine <i>erano pomposamente</i> -<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span> -insegnate, mancassero maestri per le divine, nè potendo -papa Agapito, pei trambusti d'Italia, porvi rimedio -come desiderava, Cassiodoro tentò adempiere -il difetto con un corso elementare delle scienze atte -al Cristiano. Vuol egli si cominci dal mettere a memoria -la santa scrittura e particolarmente i salmi; poi -si studiino i Padri e i sacri interpreti; non s'ignori la -storia della Chiesa e dei concilj; vi si congiungano la -cosmogonia, la geografia e i profani scrittori, colla discrezione -onde li studiarono i Padri cristiani. Le scienze -colloca egli altre nell'osservazione, altre nella cognizione -e stima delle cose, contemplative cioè o pratiche; -e fra le prime ascrive l'arte del dire, storica e dialettica; -indi aritmetica, geometria, astronomia e musica. -Queste scienze sono poco meglio che accennate nel -trattato di Cassiodoro; l'aritmetica occupando appena -due fogli, senza applicazione delle regole comuni e con -assurde sottigliezze sulle virtù dei numeri; la geometria -in due facciate, dà alcune definizioni ed assiomi; brevissime -e inconcludenti la grammatica e la retorica; -alquanto più estesa e ragionata la logica. Ma tale metodo -enciclopedico, da lui esteso sull'esempio di Marciano -Capella, fu adottato generalmente, e fece sostituire -povere compilazioni allo studio diretto de' grandi modelli; -ma forse egli stesso e i migliori suoi contemporanei -non avevano cognizione di questi, se non per via -degli abbreviatori del IV e V secolo. -</p> - -<p> -Son nuovo genere di letteratura le leggende e le vite -dei santi, moltiplicate allora e d'intendimento affatto -pratico, mirando a muovere la volontà più che ad allettare -l'intelletto od appagar la ragione. Siccome su -tutti gli altri, così sugli eroi popolari che si chiamano -santi, eransi diffusi varj racconti, alcuni finti, più -spesso esagerati o frantesi; onde talvolta l'immaginazione -vi vedeva miracoli, talaltra l'ignoranza credea -<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span> -tali alcuni fatti, capaci di naturale spiegazione. Ripetuti, -ingranditi dalla fama, sono raccolti come verità -da una gente men bisognosa di discutere che di credere -e d'amare. Volta veniva che si esercitasse in queste vite -il talento dei monaci, e sbizzarrivano inventando circostanze; -le migliori deponevansi negli archivj de' monasteri, -e trattene dopo lunghi anni, acquistavano fiducia -dalla loro antichità; finchè venne la critica a vagliarne -la mondiglia e unire il meglio in un corpo di storia, -che abbraccia quindici secoli e tutti i paesi, tutti i costumi, -tutti i gradi. -</p> - -<p> -Era quasi una riazione delle immaginazioni contro i -disordini morali d'allora, ponendovi in mostra la bontà, -la giustizia, scomparse dal resto del mondo; ed esibendo -dolcezze e simpatie fra i dolori, pascolo alle -fantasie, sprovviste d'ogni altro alimento: era una -consolazione alla vita così bersagliata di quel tempo, -il mostrare l'assistenza continua della Provvidenza. -</p> - -<p> -Venuti i Longobardi, il bujo si rese più fitto; e papa -Agatone raccomandava all'imperatore greco i legati -suoi al concilio di Costantinopoli, come gente d'integro -zelo, in cui la fedeltà alle tradizioni adempie il difetto -del sapere; «giacchè, come mai può trovarsi perfetta -cognizione della sacra scrittura presso gente che vive -circumcinta di Barbari, ed è costretta procacciarsi il -vitto giorno per giorno?» I padri poi del sinodo Romano -scrivono: «Se poniam mente alla profana eloquenza, -nessuno ci pare possa in quella levar vanto. Il -furore di barbare nazioni agita e sovverte senza posa -queste provincie guerreggiandole, correndole, predandole. -Quindi da Barbari circondati, meniamo vita piena -di crucci e di stento, costretti a guadagnarci il vitto -colle proprie nostre mani, essendo periti i beni con cui -la Chiesa sostenevasi, e noi ridotti ad avere per unica -sostanza la fede». Avendo re Pepino chiesto libri a papa -<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span> -Paolo, questi gli mandò quanti potè raccorne; e quali -erano? l'antifonario, il responsale, la grammatica (?) -d'Aristotele, i libri del falso Dionigi areopagita, la geometria, -l'ortografia, la grammatica, tutti in greco; scarsa -suppellettile davvero per un papa e un re. -</p> - -<p> -Ripetiamo di non affrettarci ad accagionarne soltanto -l'invasione dei Barbari, giacchè poco meglio incontriamo -nell'intatto Oriente. -</p> - -<p> -Carlo Magno, messosi tardi allo scrivere, non aveva -mai potuto avvezzarvi la mano, irrigidita dalle armi, -sebbene tenesse allato certe tavolette, sopra cui esercitavasi -a vergare il proprio nome<a class="tag" id="tag227" href="#note227">[227]</a>. Ciò non toglieva -ch'egli fosse dotto; esprimevasi con robusta ed abbondante -eloquenza; parlava il latino come la lingua propria, -e in esso componeva versi; capiva anche il greco, -e in assemblee di vescovi ragionò talora con una -precisione da far meraviglia ai prelati. Quel che più -importa, amò e protesse, senza basse gelosie di paese, -chiunque mostrava bontà d'ingegno; fondò le scuole -donde nel secolo seguente uscirono insigni maestri; -incoraggiò il sapere, facendo che i vincitori stimassero -<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span> -le dottrine di cui conservavasi tra i vinti la tradizione, -e i vinti cessassero di fare sinonimi settentrionale -e barbaro. -</p> - -<p> -Nella prima sua spedizione in Italia, veduti gli avanzi -di quella insigne, se non morale civiltà, si propose -di trapiantarla in Francia; e menò seco Pietro da -Pisa, già maestro a Pavia, affidandogli la direzione -della scuola di palazzo, la quale seguiva Carlo dovunque -andasse; e alle lezioni assistevano l'imperatore, -i principi di sua casa e quanto di meglio capitasse a -Corte. Di rimpatto mandò qui un monaco d'Irlanda, -affidandogli il monastero di sant'Agostino presso Pavia, -acciocchè istruisse chi vi veniva: e ad uso delle scuole -primarie fe comporre libri dall'inglese Alcuino. Credendo -la musica opportuna ad ingentilire gli animi, -menò d'Italia molti cantori che insegnassero il metodo -gregoriano e a sonar gli organi, alcuni de' quali furono -fabbricati da Giorgio veneziano, ad imitazione di uno -che Costantino V aveva da Costantinopoli mandato a -Pepino. -</p> - -<p> -Assai nominammo Paolo, da Cividal del Friuli, diacono -della chiesa d'Aquileja, che la Storia dei Longobardi -cavò da memorie ancora vive; ma si ferma a -Liutprando, forse avendo voluto risparmiarsi il pericolo -e la difficoltà di narrare casi recenti, ove il favore e il -dispetto potessero alterare i giudizj. Scosceso il trono -de' Longobardi, Paolo, ritiratosi nel monastero di Montecassino, -conservò devozione pe' suoi re caduti, e -tenne mano con Adelchi nei tentativi di ricuperare il -trono. Quei vili consiglieri che mai non mancano per -contaminare coll'abjezione propria la generosità d'un -principe, stimolavano Carlo a punire il diacono colla -perdita degli occhi e delle mani; ma il Magno rispose: — Ove -troveremmo noi una destra così abile a scrivere -storie?» e lo menò seco in Francia, ove gli -<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span> -fece compilare un <i>Omeliario</i> purgato da solecismi e -da sensi corrotti; lo trattò amicamente, concesse a un -monaco prigioniero la grazia da lui chiestagli in un'elegia, -e gli dirigeva enigmi in versi, che Paolo in versi -spiegava; e dopo che questi fu tornato a Montecassino, -il mandava a salutare con affetto<a class="tag" id="tag228" href="#note228">[228]</a>. Della sua -<i>Historia miscella</i> i primi dieci libri sono un'amplificazione -di Eutropio; col decimottavo giunge a Leone -Isaurico. -</p> - -<p> -Nel Friuli pure fioriva Paolino grammatico, che -scrisse inni e lettere e una confutazione degli errori di -Felice ed Elipando; assiduo a tutti i concilj tenutisi nell'Impero, -a lui principalmente sono dovuti i decreti di -quello d'Aquisgrana. Carlo Magno gli diede il patrimonio -d'un Fedele di re Desiderio morto in guerra, -poi una villa, e il creò patriarca d'Aquileja. -</p> - -<p> -Erchemperto, figlio del longobardo Adelgario, continuò -la storia della sua nazione, «dal profondo del -cuore sospirando nel raccontarne non il regno ma l'eccidio, -non la felicità ma la miseria, non il trionfo ma -la ruina, non come progredirono ma come svanirono». -In fatti il suo discorso è del ducato di Benevento; fra' -principi del quale sappiamo che Arigiso favoriva i letterati -e teneva un'accolta di filosofi, dotto egli stesso in -tutte le parti della filosofia, logica, fisica, etica: sua -moglie Adilsperga aveva alla mano i migliori detti dei -filosofi e poeti, e gran pratica cogli storici profani e -<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span> -sacri: il loro figliuolo Romoaldo molto seppe nella -grammatica e nella giurisprudenza<a class="tag" id="tag229" href="#note229">[229]</a>. -</p> - -<p> -Le poche carte avanzateci di quell'età provano -estrema trascuranza della lingua e della sintassi. Passiamo -ai libri? peccano al contrario di soverchia cura, -affettando termini bizzarri e metafore strane e affastellate, -intarsiando espressioni greche alle latine, dilettandosi -in giuochi di parole, e mostrando un'enfasi che -fa ai pugni colla gracilità delle immagini. Se questo -stile si esageri ancora, poi si frastagli in una misura -inesatta, si avrà quella che allora chiamavano poesia, -triviale insieme e gonfia, che ne' componimenti leggieri -invanisce in trastulli, imitanti quelli della letteratura -rimbambita; se canta imprese, dissocia i due elementi -necessarj d'ogni epopea, l'immaginazione e il racconto. -Eppure fra loro quegli scrittori, anticipando la codarda -petulanza de' moderni folliculari, paragonavansi ai più -segnalati<a class="tag" id="tag230" href="#note230">[230]</a>, dei quali siamo autorizzati a dubitare che -mai non avessero veduto le opere. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span> -</p> - -<p> -Nè di arti fu diseredata quell'età. Anzi i re longobardi -moltiplicarono edifizj; e per non ripetere la basilica -e il palazzo di Teodolinda a Monza, e le pitture -e i giojelli ivi posti (pag. 85), Gundeberga figlia di lei -un'altra chiesa al Battista eresse in Pavia, dove furono -pure edificati da re Ariperto San Salvadore, da -Grimoaldo Sant'Ambrogio, da Pertarito il monastero -di Sant'Agata al Monte e Santa Maria in Pertica, da -Liutprando San Pietro in Ciel d'oro e il battistero poligono -unito alla basilica di Santo Stefano in Bologna. -A Cuniperto è dovuto San Giorgio in Coronate, dove -avea riportato insigne vittoria; a Desiderio, San Pietro -di Civate in Brianza, Santa Giulia in Brescia, e i monasteri -Maggiore e di San Vincenzo in Milano; a Grimoaldo -la rotonda del duomo vecchio di Brescia. -Fanno di quel tempo anche San Pietro <i>de domo</i> in -Brescia, Sant'Ilario in Stafora presso Voghera, San Zenone -e la cattedrale di Verona, e principalmente -San Michele di Pavia. -</p> - -<p> -Fu maestrevolmente negato<a class="tag" id="tag231" href="#note231">[231]</a> che le chiese oggi -<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span> -portanti questi titoli, sieno le proprie dell'età longobarda; -e si discusse quanto si riformassero dappoi. -Tutte nei piani somigliano alle costruzioni usitate al -fine dell'Impero; nè sotto i Longobardi l'architettura -fu altro che un deterioramento della romana: ma -l'esterna distribuzione, particolarmente delle facciate, -lo stile dei capitelli, con figure d'uomini e d'animali -strani, i pilastri di rinforzo, le esili colonne prolungate -dal pavimento fino al sommo dell'edifizio, passando -da un piano all'altro senza interruzione di archi, -di travature o cornici, mostrano un far nuovo d'architettura -che cominciò verso il mille, e che poi divenne -generale. Nel San Zenone di Verona le navi sono distinte -da colonne, con capitelli formati d'animali mostruosi, -che sostengono piccoli archi tondi, e sovra di -essi un muro a finestre, sorreggente il tetto; ma invece -d'un solo arcone trionfale che separi la nave dal santuario, -diversi piccoli impostati sopra colonne traversano -la chiesa per lo largo. Attorno alla cripta corrono -colonnette disposte a mandorla, con capitelli lombardi -e arcate tonde, che sostengono il magnifico santuario, -a cui si ascende per dodici scalini larghi quanto la -chiesa. Il monumento longobardo che forse unico nell'interno -conservossi inalterato, è San Fridiano a Lucca, -che in pergamene del 685 e 86 si dice restaurato da -Flaulone, maggiordomo di re Cuniperto, e fin ad oggi -chiamasi basilica de' Lombardi. È disposto a modo -delle basiliche, semplicissimamente, con tre navi e -cappelle laterali sfondate, che forse formavano altre -due navi; undici colonne per lato, alcune greche e romane, -<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span> -sottili a riguardo dell'enorme altezza ch'è dal -sotterraneo alla soffitta. Ivi credono longobarda anche -Santa Maria <i>foris portam</i>, restaurata nell'800; e pensano -che il palazzo dei duchi stesse in piazza San Giusto, -ove ora il Lucchesini. Più antico è Sant'Alessandro, -sebbene ricordato solo nel 1056. Nel ricchissimo archivio -di questa città si trova al 763 mentovato un -pittore Auriperto, cui da Astolfo re fu donato San Pietro -Somaldi, ch'egli cedette al vescovo Aurideo. Pur longobardo -credono San Giovanni e il contiguo battistero; -e nel 778 è menzione di San Michele che potrebb'essere -opera longobarda. Anteriore a Carlo Magno reputano -Santa Maria in Campo a Firenze. -</p> - -<p> -La tradizione popolare, che concentrò su Teodolinda -quanto di buono hanno operato i Longobardi, assegna -a lei il campanile di Brianza, San Giovanni di Besano -sopra Viggiù, la torre di Perledo e la chiesa di San Martino -a Varenna, il San Giovanni Battista di Gravedona, -tutti nel Comasco, e la strada Regina lungo la riva -destra del Lario. A Longobardi s'attribuiscono pure le -torri in val Leventina che chiudono il varco di Staledro -verso il San Gotardo, e che chiamano il castello di re -Desiderio e la torre di re Autari. Le torri longobarde -di Ascoli tengono del ciclopico, e ad una porta quadrata -sovrasta un frontone triangolare forato. Quelle di -Spoleto somigliano a quelle di Pavia, e una chiesa fuor -della città, cui si ascende per una scalea, ha fregi d'animali -a modo del San Michele pavese. -</p> - -<p> -Nessuno crederà che i Longobardi recassero seco un -sistema d'arte, nè tampoco architetti proprj; ma si valeano -de' natii, ed espressa menzione trovammo (pagina -144) dei <i>magistri comacini</i>, capomastri uscenti -dalla diocesi di Como, donde fin oggi ne deriva la più -parte. Questi lavoravano secondo i tipi che aveano -sott'occhio, nè pel lungo tempo che i Longobardi dominarono -<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span> -in Italia, s'avvisa alcun avanzamento; talchè -i loro edifizj del <span class="smcap lowercase">VII</span> poco variano da quelli dell'<span class="smcap lowercase">XI</span> secolo, -quando fecero luogo ai Normanni, popolo tanto -progressivo. -</p> - -<p> -Le belle arti ebbero ad esercitarsi nei molti edifizj -da Carlo comandati dopo che i resti dell'antica magnificenza -italiana lo eccitarono ad imitarli. Fin al Vasari, -idolatro della forma, parve di <i>bellissima maniera</i> il -tempio dei Santi Apostoli, per lui edificato in Firenze, -con pianta originale di classica semplicità. A stile -eguale è San Michele di Roma. Dove egli stesso non -operò, Carlo ispirava altrui, e faceva che abati e conti -favorissero gli artisti, i quali per lo più si traevano -d'Italia, donde talvolta anche le opere antiche. Non è -improbabile che tali artisti da lui chiamati fondassero -una scuola o fraternita, origine delle loggie de' Franchi-muratori -che tramandavansi certe dottrine e pratiche -sull'arte del fabbricare. -</p> - -<p> -Insomma Carlo, come avviene degli uomini grandi, -campeggia in tutte le opere del suo secolo; eroe germanico, -imperatore romano, buono, docile e credente: -la tradizione poi ne formò il patrono della cavalleria e -il protagonista dei romanzi, accumulando su lui le imprese -dei predecessori suoi e de' successori<a class="tag" id="tag232" href="#note232">[232]</a>. -<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span> -Adoprò la spada senza pietà, ma non a distruggere, -bensì a consolidare l'incivilimento e proteggerlo da -nuovi invasori. Vagheggiò l'unità dell'impero romano, -ma i tempi gli si opposero; e ai tempi vanno imputati -molti vizj e delitti suoi. -</p> - -<p> -Accorgendosi come nessuno de' suoi figli basterebbe -a reggere il peso del mondo, tanto più che già li -vedeva discordi, pensò d'assicurare la pace: e qui la -politica della sua nazione accordavasi coi paterni affetti -di lui per consigliarlo a partire tra i figli le tre genti -diverse, franca, longobarda, romana di Aquitania, -senza però che la divisione pregiudicasse all'unità imperiale. -A Lodovico d'Aquitania, unico figlio sopravissutogli, -Carlo deliberò anticipar la successione col chiamarselo -collega, e il fece coronare ad Aquisgrana <span class="sidenote">(813)</span>. In -questa città piacevasi egli riposare una vita di tante -opere, e cogli esercizj e col bagno sosteneva e rintegrava -le forze: quivi moriva il 27 dell'814 a settantadue -anni. -</p> - -<p> -Nel testamento non dispose della corona imperiale, -sapendo che questa non poteva essere conferita che -dal papa, portando il diritto d'allora che il protetto -eleggesse il proprio protettore. Neppur del possesso -di Roma fe cenno, tanto la considerava come vero dominio -de' pontefici. Due terzi de' suoi ricchissimi arredi -spartì alle ventuna metropolitane del suo impero, fra -cui quelle di Roma, Ravenna, Milano, Cividal del Friuli, -Grado; a San Pietro di Roma una tavola d'argento -ov'era descritta Costantinopoli, al vescovo di Ravenna -un'altra col disegno di Roma. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span> -</p> - -<h2 id="libro7">LIBRO SETTIMO</h2> - -<h2 id="cap70">CAPITOLO LXX. -<span class="smaller">Regno d'Italia. Condizione degli Italiani -sotto i primi Carolingi.</span></h2> -</div> - -<p> -Un Governo stabilito pel pubblico bene, diretto alla -pace del paese, al pareggiamento di tutti i cittadini, -all'agevole vigoria della legge, alla maggior dignità -degli uomini, a cancellare il ricordo della conquista e -le cause della guerra, può col tempo legittimare anche -l'invasione di un popolo forestiero, e all'odio derivato -dalle prime violenze surrogare quella docilità, che finisce -coll'uniformare la volontà de' vinti a quella de' vincitori. -Tale non era stato quello de' Longobardi; onde -perì senza resistenza nè compianto. I vinti italiani credettero -risorgesse la loro grandezza quando si rinnovarono -i nomi d'Impero e di popolo romano: e realmente -coll'assidersi sul trono de' Cesari un re dei -Barbari, questi venivano ad affratellare a sè la gente -romana, e vincitori e vinti non aveano più che un capo -solo. Laonde, in un famoso Capitolare dell'801, Carlo -Magno s'intitolava <i>imperatore e console</i>, cioè ripristinava -in lor condizione i Romani; e gloriavasi di aver -reso giustizia a ciascuno secondo la legge propria, Romani -fossero o Longobardi o Franchi. -</p> - -<p> -Che i Romani spossessati dai Longobardi rientrassero -nei loro averi e nei diritti degli avi, non abbiamo titoli -<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span> -a crederlo: forse il vincitore avea combattuto pel loro -restauramento? ma d'altra parte non v'era ragione -perchè questo prediligesse i Longobardi; talchè ai -Romani ridotti aldj erano tolti gli ostacoli per entrare -nella condizione de' Barbari. Quanto ai Romani non -prima soggiogati, il nuovo vincitore cessava di considerarli -per forestieri nè diminuiti del capo; ed anche -per la loro vita si stabiliva un guidrigildo, talchè il -Longobardo uccisore d'un nostro dovesse pagare il -compenso legale. -</p> - -<p> -Alla romana e col nome italico aveano continuato a -regolarsi le città dove Goti e Longobardi non erano -penetrati o per poco. Ma gl'imperatori di Costantinopoli -non poteano da così lontano, o non curavano -mandar sempre governatori; i casi spesso interrompevano -la comunicazione coll'esarca di Ravenna: laonde -esse provvidero al governo e alla difesa propria, adoperandovi -il denaro che soleano dare per tributo. Così -que' municipj trassero in propria mano l'erario, -l'esercito, l'amministrazione civile e giudiziale, insomma -di fatto una civile libertà. Verso l'890 Leone VI -imperatore abolì il nome di console, poi anche le curie, -come istituzioni da gran pezza invecchiate, e d'altra -parte inutili dacchè tutto restava affidato alla sollecitudine -dell'imperatore<a class="tag" id="tag233" href="#note233">[233]</a>: ma a quel tempo già era -così lentato il legame fra le città nostre e l'impero -orientale, che le cure qui durarono, benchè modificate. -Si avevano il senato e il <i>pater civitatis</i> eletto dal popolo, -ma sparvero i <i>defensores</i> e i <i>magistratus</i>; -l'esarca poi o il papa nominavano agl'impieghi civili e -militari. I due poteri rimasero distinti anche nell'amministrazione -<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span> -della giustizia, da un lato quella dei duci, -dall'altro quella dei dativi o giudici, benchè talora le -due qualifiche si unissero nella stessa persona. -</p> - -<p> -Le città furono prese più volte, più volte si liberarono -forse da se medesime; e la parte nazionale era -fiancheggiata dai vescovi, avversissimi a' Longobardi, -e provvisti di ricchezze e potenza. Fin d'allora vediamo -esse città portar guerra una all'altra, e i vescovi contro -i papi o gli esarchi: tutti sintomi di vita indipendente. -Per duce, in luogo di quello che gli Orientali deputavano -qui, eleggevasi un cittadino; onde i Greci, mentre -scapitavano più sempre in dignità, divenivano causa od -incentivo che si svegliassero in Italia le virtù repubblicane, -e l'uomo tornasse alla dignità ed ai beni che sogliono -esserne conseguenza. Viepiù nelle città marittime, -sotto il nome del greco impero germogliava -la libertà, confaciente a popoli che, avvezzi alla indipendenza -del mare, mal sanno in terra acconciarsi al -despotismo. -</p> - -<p> -Colla nuova civiltà mal si combinano le grandi aggregazioni -di popolo, anzi prevale l'esistenza indipendente -di ciascuno. L'estesissimo impero di Carlo Magno -non resse dacchè manca la sua mano robusta; e le -nazioni ch'egli avea strette insieme, rimbalzarono tosto -che dall'instancabile volontà di lui non trasse più vigore -la complicata amministrazione cui le avea sottoposte; -e tutto andò spartito in tante signorie, quanti erano i -popoli, con leggi proprie, e con effettiva indipendenza -sotto una nominale subordinazione. -</p> - -<p> -L'Italia, che pareva anch'essa dover venire assorbita -in quel grande accentramento, ne restò distinta, ma -sbranata in moltissime signorie; e i nostri re valeano -poco meglio di qualunque altro de' possessori di grandi -feudi, fossero signori longobardi qui sopravanzati, o -nuovi pòstivi dai Franchi; e dei prelati che, a modo -<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span> -del clero di Francia e di Germania, mescevansi della -politica; e che tutti mal s'acconciavano al regolato governo -istituito dal Magno. -</p> - -<p> -Pepino re d'Italia sedeva in Pavia, non però distaccato -dall'Impero; tanto che Carlo Magno, a lui scrivendo -nell'807, s'intitola ancora re dei Longobardi, e -gli trasmette ordini<a class="tag" id="tag234" href="#note234">[234]</a>. Sinchè fanciullo, ebbe per tutore -Wala, poi per consigliere e ministro sant'Adalardo -abate di Corbia, che amava la giustizia senza distinguere -persone nè ricever regali; i prepotenti che -angariavano il popolo, represse; e dicevasi esser non -uomo ma angelo. Papa Leone III l'ebbe famigliare, e — Se -mi fossi ingannato nel credere ad esso, a niun -Francese mai più crederei»<a class="tag" id="tag235" href="#note235">[235]</a>. -</p> - -<p> -Morto Pepino giovanissimo <span class="sidenote">(810)</span>, Carlo Magno gli sostituì -il figlio Bernardo: ma come il Magno morì, Lodovico -Pio, suo successore, stabilì dividere il regno tra' proprj -figliuoli <span class="sidenote">(817)</span>, e a Lotario primogenito col titolo imperiale -assegnò l'Italia, e primazia sovra i fratelli. Se l'ebbe a -male Bernardo, che come re d'Italia aspirava all'Impero, -e v'era sollecitato dagli Italiani; e i vescovi Anselmo -di Milano e Valfondo di Cremona, scontenti d'una -sovranità forestiera, formarono una lega di principi e -città, e muniti i varchi, alzarono per la prima volta -quel grido che fu poi echeggiato d'età in età, di liberarsi -dai Barbari <span class="sidenote">(818)</span>. Con essi Bernardo passò di là dalle -Alpi, ma presto sconfitto, fu condannato a morte; e i -due prelati, e i sacerdoti e i grandi che gli ascoltarono, -furono chiusi in prigioni o in monasteri. -</p> - -<p> -Lotario, rimasto re d'Italia, trascinò i nostri nelle -lunghe guerre che contro del paese e dei fratelli -menò per le spartizioni ripetute dell'Impero. Succeduto -poi al padre <span class="sidenote">(813)</span>, nel trattato di Verdun divise i -<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span> -possessi coi fratelli a seconda delle nazionalità, e non -pretendendo per sè alcuna supremazia che ne sminuisse -l'indipendenza, si piantò oltr'Alpe <span class="sidenote">(844)</span>, e qui lasciò -re il figlio Lodovico II. -</p> - -<p> -Il regno d'Italia occupava la parte superiore della -penisola, già dominata dai Longobardi, e che allora -prese il nome di Longobardia. Era essa divisa in contadi, -e già indicammo quali fossero le attribuzioni dei -conti, e quali i privilegi de' liberi, degli ecclesiastici, -dei Comuni, allora misti di varie cittadinanze per la -concessione di Carlo Magno: e sebbene sussistessero -le apparenze longobarde, si estendevano le maniere -Franche del possedere e del giudicare, e dappertutto -si trovavano benefiziati e vassalli laici o ecclesiastici al -modo salico. -</p> - -<p> -Di fatto le leggi emanate dai primi Carolingi non -facevano che compiere il sistema del Magno, precisando -i diritti e i doveri, frenando gli usurpamenti dei baroni, -mentre alle chiese si prodigavano franchigie e -privilegi. I re longobardi comandavano sull'intera nazione, -e non facevano guerra fuori del regno o ben -di rado: i Franchi sì, e perciò avevano bisogno di -moltiplicare i vassalli proprj, coll'assegnar loro dei -feudi, cioè beni particolari, portanti l'obbligo del militare. -Eguagliati Longobardi e Romani col concedere -anche a questi il guidrigildo, i nostri ch'erano rimasi -della stirpe antica, massime nei paesi non occupati da -Barbari, ottennero il diritto e l'obbligo di portare le -armi, cogli onori e colle prerogative che ne conseguitavano, -così qui pure fu dilatato l'uso de' benefizj o -feudi, massime da che i beni confiscati ai contumaci -furono scompartiti tra i Franchi. I grandi, possessori -di quelli, vennero sempre meglio sottraendosi dal dipendere -dai re, e tanto più quanto questi erano meno -robusti, e sovente lontani. I vassalli maggiori non -<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span> -poteano essere spossessati dal re, se non per cause prestabilite; -anzi riuscirono a rendere ereditario il possesso, -lo che avvenne pure delle altre dignità. I piccoli feudatarj, -abbandonati di protezione, si sottomettevano a -conti e vescovi; i pochi liberi cercavano la tutela dei -potenti, e di rendersi vassalli, giacchè il feudo portava -seco la giurisdizione. -</p> - -<p> -Era nel sistema de' Franchi di concedere a qualche -possesso la piena giurisdizione, di modo che restasse -disoggetto da ogni autorità se non fosse la sovrana: -per le quali <i>immunità</i> veniva a sminuzzarsi il paese -quasi in tante signorie, quante erano giurisdizioni privilegiate, -e ponevansi le une a contrasto colle altre. -Di questo passo i privilegi delle persone e delle terre -nobili si assodarono, formandosi una classe, interposta -fra il re e la plebe, qual non v'era nella Roma antica; -i re trattavano coi duchi e i conti, non più col popolo -o coi Comuni; gl'impieghi e le dignità non furono -amovibili giacchè erano annessi al possesso di terreni; -gl'individui, privati di qualunque rappresentanza, restavano -in balìa dei signori. -</p> - -<p> -Anche i papi, entrando a parte del sistema feudale, -assodavano la propria potenza temporale in bilancia -colla regia; sicchè il clero, i ricchi, i grandi erano -mossi da interessi differenti da quelli del re. Lodovico -II <span class="sidenote">(855)</span>, e come re d'Italia e come imperatore dopo -la morte del padre, dovette essere continuamente -colle armi in pugno per mantenere la superiorità -Franca, e impedire lo sfasciamento cagionato dalle -immunità. -</p> - -<p> -Carlo Magno avea lasciato a ciascun popolo la propria -legge; ma ciò valea pe' magnati; valea fors'anche -per recuperare qualche proprietà usurpata: realmente -però e Romani e Longobardi e Salici restavano a discrezione -del feudatario, che non aveva chi lo frenasse -<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span> -ogniqualvolta il suo interesse fosse in opposizione con -quello del suddito. -</p> - -<p> -I Capitolari emendavano o temperavano le leggi -personali; e giacchè tutti erano obbligati a seguir -queste, parrebbe ne dovesse derivare una grave confusione -colle legislazioni preesistenti; ma vi metteva -riparo la grande loro semplicità, e il concordare esse -ne' punti principali, tutte autorizzando la schiavitù, -tenendo la donna in perpetua tutela, punendo gli oltraggi -di parole, facendo compendiosi i giudizj, e -spesso ricorrendo alle prove di Dio. Durava pure la -differenza di pene secondo le persone offese, e l'uccidere -un libero costava ducento soldi; cento un servo -o liberto della chiesa o del re; il triplo se ucciso in -chiesa; trecento se un suddiacono, quattrocento se -diacono o monaco, seicento se prete, novecento se -vescovo<a class="tag" id="tag236" href="#note236">[236]</a>: il padrone paghi pel servo o lo consegni -<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span> -all'offeso<a class="tag" id="tag237" href="#note237">[237]</a>: talora al servo si davano tante sferzate, -quanti soldi avria dovuto pagare<a class="tag" id="tag238" href="#note238">[238]</a>. Delle multe soleasi -attribuire due terzi al re, l'altro al conte<a class="tag" id="tag239" href="#note239">[239]</a>. Benchè -continuasse l'uso germanico di comporre i delitti -a denaro, però introduceansi anche pene corporali, -mutilazione, ceppi, flagellazione, schiavitù a tempo o -perpetua, esiglio; i servi tondevansi; tagliavasi la mano -allo spergiuro, al falsatore di monete o di carte, a chi -uccidesse il nemico dopo giurata la pace<a class="tag" id="tag240" href="#note240">[240]</a>; morte a -chi disertava, o ricusasse armarsi per la patria, o facesse -congiura<a class="tag" id="tag241" href="#note241">[241]</a>. -</p> - -<p> -De' Capitolari pubblicati specialmente per l'Italia, -quello dato da Corteolona nel pavese espressamente -permise a tutti di seguire il diritto longobardo: e -anche le Romane vedove di Longobardi non erano -obbligate vivere colla legge del marito, ma poteano -tornare alla nativa. Speciale pure a noi era il divieto -di combattere colle spade, dovendo adoprarsi pei -duelli giudiziarj il bastone e lo scudo, salvo i casi -d'infedeltà<a class="tag" id="tag242" href="#note242">[242]</a>. -</p> - -<p> -I pontefici continuavano cogl'imperatori in quella -relazione mista di dipendenza e di supremazia. Passato -il primo bagliore degli applausi e degli spettacoli da -cui facilmente si lascia allucinare, il popolo romano -sgradì la rinnovazione dell'Impero, quasi ne andasse -<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span> -di mezzo la propria indipendenza; onde alla morte -di Carlo levò rumore. Leone III fece cogliere i rei e -condannare, ma questa a Lodovico il Pio parve una -lesione della sua sovranità: se non che spedito il nipote -Bernardo a prendere cognizione del caso, chiamossene -soddisfatto, e non solo confermò le donazioni -anteriori, ma le crebbe<a class="tag" id="tag243" href="#note243">[243]</a>. Eppure senza aspettare -il consenso imperiale fu ordinato Stefano IV <span class="sidenote">(816)</span>, che però -subito fece dal popolo giurare fedeltà a Lodovico il -Pio, e mandò scusarsene: poi in persona venne a -Reims a coronarlo. L'imperatore gli si prostrò dinanzi -tre volte, e gli fece doni, al centuplo di quei ch'esso -papa avea recati da Roma<a class="tag" id="tag244" href="#note244">[244]</a>. E trovando colà molti -usciti fuori d'Italia per le offese recate a papa Leone, -<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span> -li perdonò e ricondusse in patria; corteggio degno di -un pontefice. Al morir di quello, il popolo romano -elesse Pasquale <span class="sidenote">(817)</span> senza attendere la sanzione di Lodovico -che se ne lagnò. Pasquale incoronò l'imperatore Lotario; -ma appena partito questo, due uffiziali della -chiesa romana, che se n'erano mostrati fervorosi, furono -uccisi; e venuti commissarj imperiali a chiedere -ragione del fatto, il papa con trentaquattro vescovi -giurossene innocente. -</p> - -<p> -Avendo la fazione aristocratica portato al seggio -Eugenio II <span class="sidenote">(824)</span>, Lotario, sceso a Roma per posare le turbolenze, -prescrisse il popolo giurasse fedeltà all'imperatore, -salvo quella dovuta al papa, il quale avesse ad -eleggersi secondo i canoni, davanti ai messi dell'imperatore -e col consenso di questo. Ciò non ostante Valentino -fu intronizzato senz'aspettarlo <span class="sidenote">(827)</span>; ma essendo -morto in capo a quaranta giorni, Gregorio IV fu eletto -con rito più regolare. Donde appare una diversità di -pretensioni; un diritto che gl'imperatori si arrogavano -e il popolo non riconosceva; nè sembra fosse impacciata -l'elezione libera dal richiedersi il consenso imperiale -prima della consacrazione. Biblioteche intere si -scrissero su tal proposito, quando ancora le ragioni e -gli esempj precedenti aveano qualche peso sulle decisioni -politiche, anzichè serbarle solo all'onnipotenza del -cannone. -</p> - -<p> -Sergio II fu ancora investito <span class="sidenote">(844)</span> senza dipendere dall'imperatore, -il quale per isdegno di ciò spedì Lodovico -suo figlio a devastare il dominio romano. L'esercito -di lui mise a sangue e spavento le città pontifizie: -il papa gli mandò incontro tutti i magistrati e le scuole -della milizia: egli stesso accolse Lodovico al Vaticano, -e menatolo alle porte della basilica ch'erano chiuse, -gli domandò se venisse con intenzione amica, nel qual -caso le avrebbe fatte aprire; se no, no. Sulla sua -<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span> -promessa, gli fu aperto, e unto re d'Italia: i suoi soldati -però lasciaronsi fuor di città, dove mandarono a preda -la campagna e i borghi, a gara coi Longobardi di Benevento -ch'erano venuti a ossequiare il papa e il re. -Ciò non tolse che i Romani, senza aspettare assenso -dell'imperatore, eleggessero il nuovo papa Leone IV <span class="sidenote">(847)</span>. -</p> - -<p> -Era dunque un conflitto universale dei poteri nuovi -cogli antichi, degli imperatori coi papi, coi grandi feudatarj, -coll'aristocrazia militare, coll'aristocrazia ecclesiastica. -Questo tempestare di fazioni, questo sminuzzamento -di Stati assicurava l'impunità al ribaldo, che -sottraevasi al castigo col rifuggire sul territorio del -vicino o sull'immune, cioè su quello che aveva ottenuta -od usurpata una giurisdizione propria, indipendente -da ogn'altra. Queste immunità medesime partorivano -interminabili dissidj tra conti, vescovi, monasteri, -mentre i signori rimbaldanzivano, ed il potere ogni -voglia toglieva al vizio persin la vergogna. Re, papi, -duchi non valevano a frenare gente siffatta, se non col -rendersi tiranni e adoperare astuzia e forza; sicchè in -quello stadio sociale che possiamo intitolare della feudalità, -l'individuo patì enormemente, quanto sotto le -tirannidi antiche; e i secoli IX e X furono considerati -come i più miserabili per la specie umana. -</p> - -<p> -Grazioso, arcivescovo di Ravenna, dotato o di spirito -profetico o di grande sagacia, poco dopo la morte di -Carlo Magno prevedeva gl'imminenti disastri, e gli -esponeva sotto forme scritturali: «L'Impero andrà a -pezzi, per opera massimamente de' suoi cittadini, e tra -di essi fia guerra. La metropoli del mondo sarà assediata, -i nemici la calpesteranno, e d'ogni parte s'insorgerà -contro di essa, ed essa fia data alla devastazione. -Stranieri rapiranno le spoglie delle città vicine, e profaneranno -le chiese de' santi, e spoglieranno le tombe -degli apostoli. E dai paesi occidentali uomini -<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span> -sbarbati<a class="tag" id="tag245" href="#note245">[245]</a> accorreranno a sua difesa, ma ne faranno -altrettanto strapazzo. In quel tempo gitterà cruda fame -e fiera mortalità; la terra non darà più frutti, questa -madre degli uomini ne diverrà matrigna; e i Cristiani -cadranno tributarj d'altri Cristiani, e nessuno sentirà -misericordia del suo prossimo. Di questa calamità fia -segno il divenire i sacerdoti ingordi ed orgogliosi; -scompartiranno come roba propria i tesori della Chiesa, -e dopo gli ornamenti di questa, dilapideranno anche i -dominj: i monasteri andranno distrutti, i templi disertati; -i ministri del Signore rapiranno l'incenso dal -santo altare, e più non adempiranno al loro ministero... -E venendo sulla marina, sconosciute nazioni scanneranno -i Cristiani, devasteranno le campagne; chi campò -da morte rimarrà schiavo, e i nobili romani passeranno -cattivi in terra straniera. Roma sarà saccheggiata per -le sue ricchezze e consunta dall'incendio. La stirpe di -Agar si affaccerà dall'Oriente a dilapidare le città marittime, -e non si troverà persona per respingerla; -avvegnachè in tutti i paesi della terra i re saranno indegni -ed oppressori dei sudditi. L'impero dei Franchi -perirà, e sul trono imperiale sederanno i re; ed ogni -cosa volgerà in peggio, e i servi prevarranno ai padroni, -e ciascuno si confiderà nella propria spada. Più -non resterà memoria delle antiche istituzioni, e ognuno -fia che cammini per le strade dell'empietà, dimenticata -la giustizia, pervertiti i giudizj». -</p> - -<p> -Sono queste sciagure, che noi dovremo svolgere di -sotto alle raffagottate narrazioni di incoltissimi cronisti. -</p> - -<p> -Il regno d'Italia era dunque costituito dei paesi fra -l'Alpi e il Po, oltre Parma, Modena, Lucca, la Toscana, -l'Istria. L'esarcato di Ravenna apparteneva ai papi, ai -quali, oltre la donazione del vecchio Pepino, fu assegnato -<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span> -quel che dicevasi Patrimonio di san Pietro, da -Clusio, la Sabina e il Lazio, sino a Fondi e a Sora; -questa, già appartenente al ducato di Spoleto, conservò -costituzione propria alla longobarda, con duchi eletti -dal pontefice, e scultasci, scabini e minori uffiziali, -scelti secondo le forme longobarde. Le municipalità -antiche duravano nel restante dominio della Chiesa, e -molto vi poteano le sopravvissute famiglie consolari, -senatorie o patrizie; ma i duci e gli altri magistrati -erano di nomina del papa. I papi non riconosceano veruna -supremazia dei re d'Italia, se non quando gli -avessero coronati imperatori. -</p> - -<p> -Al mezzodì i Greci dominavano Napoli, Gaeta, Sorrento, -Amalfi poco più che di nome, e spedivano governatori -a Bari, ad Otranto, alla Calabria, al lembo -orientale della Sicilia; ma, attesi i continui attacchi -de' Longobardi meridionali, non poteano conservarle -che col crescerne le franchigie, donde venne poi l'intera -loro emancipazione. -</p> - -<p> -Alcuni ducati già fin d'allora erano potenti o presto -divennero. Quello del Friuli, costituito per difendere -l'Italia contro gli Slavi, si estendeva sull'Istria e la -Marca Trevisana; i re trovandolo troppo poderoso, lo -spartirono in quattro contadi, che forse erano Treviso, -Cividale di Belluno, Padova, Vicenza, ma presto furono -ricongiunti. Succedevano, fra la marca di Carniola e -il lago di Garda, i grandi feudi di Trento, Verona, -Aquileja. Il marchesato d'Ivrea, posto dai Longobardi -come barriera ai Franchi, allargavasi sul Piemonte e -sul Monferrato: il ducato di Susa era posseduto dai -dinasti di Savoja: fra gli Appennini, l'Alpi Marittime e -il Po trovavasi quel del Vasto; quel del Monferrato tra -il Po, gli Appennini, il Tànaro e Tortona, e di mezzo ai -predetti il contado d'Asti. In Lombardia, Milano, Vercelli, -Novara, Como, Bergamo, Brescia, Cremona, -<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span> -Pavia sulla sinistra del Po, e sulla destra Tortona; -Parma, Piacenza formavano contadi distinti, spesso -investiti ai vescovi delle stesse città. I marchesi di -Toscana<a class="tag" id="tag246" href="#note246">[246]</a>, che trassero a sè anche il ducato di -Lucca, si erano segnalati sotto Lodovico Pio, poi nel -difendere Sardegna e Corsica dai Saracini. Quasi tutte -le città ad oriente del Lazio ed al nord-ovest della Toscana -da Ferrara a Pèsaro costituivano altrettanti ducati, -amministrati dai vescovi. Al sud della Romagna, -fra la catena centrale degli Appennini e l'Adriatico, da -Pèsaro ad Osimo incontravasi il marchesato di Guarnerio; -da Osimo alla Pescàra, quel di Camerino o di -Fermo; e di là a Trivento, quel di Teate. -</p> - -<p> -Faceva cosa a parte la Lombardia meridionale. -I duchi di Spoleto che tenevano anche il marchesato -di Camerino, reluttavano sempre ai papi e agl'imperatori, -perciò attenti a toglier loro il diritto patrimoniale. -Viepiù poteano i principi di Benevento, i quali, già a -fatica frenati da Carlo Magno, a baldanza adoprarono -co' suoi successori. A questi tributavano venticinquemila -soldi d'oro; ma mentre prima, per trasmettere il -dominio ai figli, procuravano l'assenso del re longobardo, -dappoi se ne emanciparono, ed erano eletti da -liberi longobardi e dagli uffiziali del principe; fomite -di discordie, combattendo ora per l'ambizione, ora per -l'indipendenza: e mentre il paese era disputato fra -emiri saracini, duci napoletani, stratigoti greci, messi -papali, nobili romani, crescevano in forza, e già si -erano impadroniti di Salerno, ed aspiravano a dominare -sui due golfi separati dal promontorio di Minerva. -</p> - -<p> -Grimoaldo IV, principe di Benevento <span class="sidenote">(803)</span>, lottò sempre -con re Pepino, e gli diceva: — Libero sono e sempre -<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span> -sarò, se Dio m'ajuta»<a class="tag" id="tag247" href="#note247">[247]</a>; menò continue guerre, -prese molte rôcche, e vantavasi d'aver fiaccato le forze -dei Franchi. Ma continua opposizione ebbe da una partita -di nobili, avversa all'elezione sua: ricoverò Sicone -duca longobardo di Spoleto, cacciatone perchè nemico -ai Franchi; ma costui lo ricambiò coll'assassinarlo <span class="sidenote">(827)</span>, e -gli successe. A Sicone ricorse Teodoro duca greco di -Napoli, espulso da una fazione; ed esso l'ajutò ad -assediare quella città, antico desiderio de' principi beneventani: -ma quando già stava per entrarvi, il duca -Stefano eccitò i Napoletani a rompere l'accordo, e -sagrificò la propria vita, ma Napoli fu salva, nè Sicone -potè conseguire che un tributo. Poichè neppur questo -pagavasi, Sicardo suo successore tornò ad assalirla <span class="sidenote">(833)</span>; -e, grand'incettatore di reliquie com'era, tolse quelle di -san Gennaro a Napoli, a Lipari quelle di san Bartolomeo, -e per aver quelle di santa Trifomene indisse -guerra agli Amalfitani. Ben presto i sudditi si rivoltano, -sostituendogli il suo tesoriere Radelgiso <span class="sidenote">(840)</span>: ma i -Salernitani disdicono obbedienza a questo; travestiti -da mercadanti, chiedono alloggio al castello di Tàranto -ove stava prigione Siconolfo fratello di Sicardo, e liberatolo, -il gridano principe. Anche il conte di Capua, -vistosi insidiato da Radelgiso, fortifica la propria -città, si allea con Siconolfo, e subito il seguono i -conti di Consa e d'Acerenza. Per tal modo dal beneventano -si staccarono i principi di Salerno e i conti di -Capua, recandosi guerra incessante. Radelgiso con ventiduemila -armati assale Salerno, ma Siconolfo lo sbaraglia, -indi assalta Benevento; ma quivi trova vigorosa -resistenza. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span> -</p> - -<h2 id="cap71">CAPITOLO LXXI. -<span class="smaller">Irruzione dei Saracini. Gl'imperatori Franchi.</span></h2> -</div> - -<p> -Così straziavansi fra loro i dominatori d'Italia quando -più avrebbero avuto mestieri di tenersi concordi per -respingere un comune pericolo. Perocchè le irruzioni -barbariche non erano finite, e di nuove sull'Italia ne -venivano non più dal Settentrione ma dal Mezzodì: che -se da quelle dei Nordici i natii s'erano riparati coll'accogliersi -presso al mare, eccoli ora assaliti sul mare e -ricacciati entro terra. -</p> - -<p> -Dicemmo (pag. 205) come la nazione araba, da Maometto -ridesta ad un apostolato battagliero, occupasse -la costa d'Africa, ove fondò l'impero di Cairoan; e dai -porti onde un tempo le flotte puniche, salpavano pirati -saracini a corseggiare il Mediterraneo, interrompendo -i commerci, e ad ora ad ora piombando sulle coste o -risalendo pei fiumi, minacciosi agli averi e alle persone. -Carlo Magno indovinò il pericolo di questi nuovi -nemici; e dopo combattuto per ritoglier loro le Baleari -e l'altre grandi isole del nostro mare, stanziò in -quelle acque una flotta; ma prima di morire potè udir -saccheggiate da loro Nizza a mare e Centumcelle. Gettatisi -sulla Sardegna e trucidata la guarnigione, rapirono -essi il corpo di sant'Agostino, e vi occuparono -molte stazioni: parte del popolo fu menata in Africa -<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span> -a formar la colonia di Sardania nei contorni di Cairoan; -la restante rifuggì ai monti, talchè si sfasciarono -le città, le vie e gli acquedotti ond'erasi arricchita nell'età -romana. -</p> - -<p> -Lodovico il Pio fu dai Cagliaritani implorato contro -questa stirpe di Agar<a class="tag" id="tag248" href="#note248">[248]</a>; ma egli poteva dare poco più -che compassione. Bensì i papi nutrirono assidua guerra -contro i Saracini di Sardegna; e il conte di Genova -ricuperò la Corsica, che fu data a governare a Bonifazio -marchese di Toscana, il quale col fratello Bernardo -sbarcò fra Utica e Cartagine, e in cinque battaglie sul -littorale ebbe prospera fortuna<a class="tag" id="tag249" href="#note249">[249]</a>. Ma nè quel coraggio -era secondato, nè i Saracini annichilavansi per -isconfitte; i quali, padroni delle grandi isole e dello -stretto di Gibilterra, prendeano arbitrio nel bacino occidentale -del Mediterraneo, come già l'aveano nell'orientale; -e poichè la loro civiltà non poteva piantarsi -che col distruggere ogni altra, aspiravano a dominare -l'Italia, centro della religione e della pulizia cristiana. -Già signori della Spagna, chi li avrebbe più rattenuti -dall'affrontar con vantaggio il mondo germanico, e -prevalere in Europa, come già faceano in Asia e in -Africa? -</p> - -<p> -Alla Provenza massimamente diressero le loro correrie; -e scannati gli abitanti di Frassineto, e fortificatisi -in quella inaccessibile situazione, tennero mano -ai paesani del contorno nelle fraterne discordie, riducendo -a deserto la contrada posta alle spalle, e -dominarono alla guerresca il paese. Varcarono anche -le alpi Marittime, e fitto il fuoco ad Acqui e ad altre -città sgomentarono l'Italia: poi fortificati nel monastero -di San Maurizio, si avventarono per mezzo secolo -sulla Borgogna, sull'Italia e fin sulla Svevia, interrompendo -<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span> -le comunicazioni mercantili, e sterminando le -carovane che pellegrinavano alla soglia degli Apostoli. -I Liguri della costa rifuggivano alla montagna, laonde -ancora le pievi montane conservano giurisdizione sopra -le parrocchie marittime; vi trasportavano le reliquie -de' santi, talora le ceneri de' parenti: anche in Genova -si addensavano i cittadini sotto la protezione del vecchio -castello, lasciando che le strade a mare divenissero -campetti, vigne, canneti, fossati, denominazioni che si -conservano tuttora. -</p> - -<p> -E più tardi i Saracini <span class="sidenote">(834)</span>, guidati da Safian ben-Kasim, -si spinsero fino a Genova. Essa era divisa in tre parti: -Castello in alto; la città, chiusa da ripari; borgo di Piè, -ove si deponevano le prede marittime: e benchè si -difendesse vigorosamente, i Saracini v'entrarono, la -posero ad orribile saccheggio<a class="tag" id="tag250" href="#note250">[250]</a>, e se n'andarono -prima che i Liguri tornassero alla riscossa. Poco poi -vi fecero ritorno, e se ne partirono carichi, quando la -flotta veneziana sopragiunse, ritolse le robe e le persone, -e molti ne fe prigionieri. Dopo d'allora si vigilò -più attentamente, e fiamme accese sulle alture indicavano -l'apparire d'un naviglio sospetto; e si stabilì che -nessuna galea uscisse se non allestita a battaglia. -</p> - -<p> -La pingue Sicilia non era caduta in dominio de' Longobardi, -sempre impotenti sul mare. L'impero greco -la teneva cara, e come sentinella avanzata verso i dominj -rimastigli in Calabria, e perchè ne traeva i grani; -ma mentre mal sapeva difenderla nè prosperarla, pretendeva -cavar da essa quanto un tempo da tutta Italia. -<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span> -Come la trattasse Costante II imperatore lo vedemmo. -La Chiesa romana dai larghi possessi che v'avea, coglieva -ogni anno moltissimi frutti, senza nulla mandarvi -in ricambio: ma quando si ruppe la guerra delle immagini, -que' beni furono tratti al fisco imperiale, e la -Sicilia sottoposta alla giurisdizione ecclesiastica del patriarca -di Costantinopoli. -</p> - -<p> -Nel civile era governata da un patrizio; ma poichè -i mari erano corsi da navi franche e da saracine, -sempre sminuiva la dipendenza de' patrizj, oramai -non soggetti in altro che nel pagare il tributo. Elpidio, -un d'essi, rizzò la fronte contro Irene imperatrice, -e non potendosi reggere da solo, istigò i Saracini -che vennero più volte in Sicilia, senza però mettervi -radice. -</p> - -<p> -Eufemio, tribuno cioè governatore dell'isola a nome -dell'imperatore Michele Balbo, s'innamorò d'una monaca -e la rapì; e l'imperatore, benchè reo d'eguale -sacrilegio, ne ordinò severo castigo. Eufemio ricorse -a Zaidat Allah ben-Ibraim, re aglabita di Cairoan <span class="sidenote">(827)</span>, promettendogli -vassallaggio e tributo se lo ajutasse ad -acquistar l'isola e il titolo d'imperatore. Esso gli affidò -cento legni e diecimila combattenti guidati dall'emir -Aba al-Camo, il quale sbarcato eresse una città del -proprio nome (<i>Àlcamo</i>) presso le ruine di Selinunte. -Eufemio gridato re dell'isola, sperava che i tanti -malcontenti lo favorirebbero: ma come s'avanzò fino -alle mura di Siracusa, due fratelli dell'oltraggiata lo -trucidarono. -</p> - -<p> -Si rianimano allora i Siciliani per salvare la patria -dai nemici loro e della fede, li cacciano in isconfitta; -ma i Saracini tosto ritornano con un soccorso d'Africa -e un altro di fuorusciti di Spagna, e rimangono padroni -della parte occidentale dell'isola. Palermo, <i>celeberrima -e popolosissima città</i>, sostenne sì fiero assedio, che di -<span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span> -settantamila abitanti appena tremila restavano al fine <span class="sidenote">(831)</span>: -ma que' profughi di Spagna la ripopolarono, sicchè -divenne sede degli emiri, che dai principi di Tunisi -furono mandati a compiere e regolare la conquista. -Maometto, figlio di Abd-Allah aglabita, primo emir, -uccise novemila romani <span class="sidenote">(832)</span> alla battaglia di Enna (<i>Castrogiovanni</i>), -nel cui castello, preso dal suo successore -Al-Abbas, fu aperta la prima moschea al rito nemico. -D'allora non cessarono più di far guerra a' nostri, la -cui resistenza meriterebbe essere vantata al par di -quella degli Spagnuoli. Vent'anni più tardi, sulle mura -di Messina cadeva il patrizio Teodoto <span class="sidenote">(855)</span>. Siracusa in dieci -mesi d'eroica difesa fece ricordare i mesi in cui fiaccò -la potenza d'Atene; ma la viltà del navarca Adriano -mandò a vuoto quegli sforzi, e i capi furono trucidati, -il vulgo spedito in Africa a rimpiangere la libertà e la -patria, e la città coi superbi suoi tempj ridotta a ruine -inospitali<a class="tag" id="tag251" href="#note251">[251]</a>. I governatori greci si ritirarono sul continente -d'Italia, trasferendovi il nome di Sicilia, donde -vennero dette le Due Sicilie. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span> -</p> - -<p> -Da Palermo o da altre loro fortezze sortivano spesso -gli Arabi a desolare le campagne, distruggere le messi, -menare schiavi i natii: quando poi una città si rendesse, -giusta la prescrizione del Corano le facevano il -partito di professare la fede di Maometto, o di pagare -tributo al vincitore. Di questo accontentandosi, dicono -che alle città rendutesi compatissero le istituzioni antiche, -e nello stabilire le leggi chiamassero a consiglio i -vescovi: certo gli straticò o duchi conservarono giurisdizione -criminale fin al tempo degli Svevi. Un emir -comandava a tutta l'isola; a ciascuna città o distretto -un alcade da lui dipendente; i cadì rendevano giustizia: -despotismo sminuzzato, e perciò più oppressivo. -</p> - -<p> -Preziosissimo sarebbe il trovare le costituzioni fatte -per quel regno; e furono accolte con avidità quelle che -pubblicò l'abate Vella come fatte d'accordo coi più assennati -fra i vinti, nel 216 dell'egira; il Canciani le -inserì nella <i>Raccolta delle leggi de' Barbari</i>; ma poi -furono convinte impostura. Ridotti pertanto a tenuissime -informazioni, diremo come l'isola, che dal tempo -de' Cartaginesi avea formato due provincie, la siracusana -e la panormitana, fu allora divisa in tre valli, e -ciascuno in varj distretti. Entrata dello Stato era la -getia, tributo imposto ai possidenti invece di quello dei -Romani sulle bestie rurali. Le terre tolte ai Greci non -furono serbate come possesso pubblico, ma divise fra -i soldati benemeriti; maggior porzione agl'invalidi, ai -governatori e ai tre capitani delle provincie. Queste -possessioni, a differenza dei feudi, poteano alienarsi -con certe formalità e col consenso del caposignore. -</p> - -<p> -Le proprietà, le successioni, e in generale lo stato -civile si regolarono in modo, che i Normanni poco trovarono -a mutarvi. La schiavitù colonica alla romana -sparì col perdersi degli antichi signori; onde il lavoro -di mani libere cancellò le tracce della greca infingardaggine; -<span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span> -e molte terre furono dissodate, in altre introdotti -il cotone, il gelso, il papiro, la cannamele<a class="tag" id="tag252" href="#note252">[252]</a>, il -frassino della manna, il pistacchio; edifizj si elevarono, -ricchi di marmi e musaici; e la tradizione accenna fin -oggi i giardini vastissimi degli emiri, con vivaj di -marmo (<i>mar morto</i>). Il Lilibeo, ch'essi intitolarono -Marsala, cioè porto di Dio, attestava come non dirazzassero -dai loro fratelli di Babilonia e di Spagna. -</p> - -<p> -Così gli Aglabiti, poi gli Obeiditi profittavano della -pace che ivi durò buon tempo, non avendo forze bastevoli -a sturbarla nè gl'imperatori d'Oriente nè i signori -d'Italia. Ma per quanto le donassero i frutti d'Asia e -d'Africa, e per sotterranei spiragli (<i>giarre</i>) alzassero -le acque a provvederne le case e ricreare i giardini, la -Sicilia ricordavasi d'essere cristiana ed italiana, nè sapea -rassegnarsi a un dominio che offendeva l'orgoglio -nazionale e la domestica integrità. Gli Arabi erano dunque -costretti a prepararsi frequenti fortificazioni, oggi -ancora indicate dal nome di <i>cala</i> o <i>calata</i>; i monumenti -della grandezza antica convertirono in ròcche; e -dai tempj di Selinunte e dal teatro di Taormina bersagliavano -i patrioti siciliani, o sbucavano a rapir donne -e fanciulli per ornamento o custodia de' serragli. -</p> - -<p> -Il dominio e la presa di Siracusa inorgoglirono gli -<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span> -emiri così, che negarono obbedienza ai principi aglabiti -d'Africa. Fu dunque forza che questi venissero a -sottometterli; e di fatti Ibraim re di Cairoan <span class="sidenote">(908)</span>, sbarcato -con un esercito di Mori, e assalita Taormina indarno -difesa dalle anguste gole, dalle impervie alture e dal -forte che a cavaliero di essa aveano eretto gli antichi -re, la presero, e vi posero il borgo e il forte di Mola. -Ibraim minacciò anche la Calabria; ma morto lui a -Cosenza, i nuovi invasori vennero a contesa fra sè e -coi prischi, i quali non si tenevano obbligati ai re fatimiti -di Tripoli, che aveano usurpato il dominio degli -Aglabiti. E ruppero a guerra; e i Cristiani ad or ad ora -rinnovarono tentativi generosi di scuotere il giogo degl'infedeli. -Palermo stessa fu occupata <span class="sidenote">(917)</span> da Abusaib -Aldaiph, venuto d'Africa; ma i Siciliani, alleatisi con -Alì Vava Assahr, la assediarono per sei mesi. I Girgentini -insorti si sostennero quattro anni, e furono ad un -pelo di prender anche Palermo: ma vinti <span class="sidenote">(927)</span>, bagnarono -di loro sangue gli avanzi della patria magnificenza. -</p> - -<p> -Allora l'emir, per reprimere le rinascenti sollevazioni, -fece abbattere molte fortezze, e menò schiavi -in Africa gran numero di abitanti. Al-Mansor, terzo -califfo fatimita dell'Africa, assegnò la Sicilia <span class="sidenote">(948)</span> non più -a un governatore temporario, ma ad un emir, che fu -Assan figlio di Alì, il quale, sottomessala colle armi, -la governò con saviezza. Il che non vuol dire con -clemenza; giacchè essendosi scoperta una congiura, -esso fe decapitare gli imputati. Quattr'anni appresso -venne d'Africa il moro Saclabio con camelli e forze, -a cui Assan unì le sue, ed estesero le conquiste. I -Greci fecero qualche tentativo di ripigliar l'isola, mandandovi -soldati mercenarj danesi, russi, warangi: l'ammiraglio -Basilio prese Termini, battè Assan, e molti -uccise in val di Màzara: ma la battaglia di Rometta <span class="sidenote">(958)</span> -costò la vita a diecimila Cristiani. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span> -</p> - -<p> -Gli Arabi, per punire i natii del favore mostrato, -deportarono in Africa trenta de' più ragguardevoli -personaggi, e fecero circoncidere quindicimila fanciulli -col figlio del loro emir. Il tripolitano Khalil venne(938) -d'Africa per reprimere i rivoltosi, occupò Màzara, -Caltabellotta, infine Girgenti(940), i cui notabili imbarcò -per Africa, ma in alto mare fece forar la nave -e tutti sommergere. Narrano egli vantasse aver fatti -morire nel val di Màzara, più di seicentomila persone. -L'imperatore Niceforo Foca tentò anch'egli recuperar -l'isola; e Manuele suo cugino pigliò Siracusa <span class="sidenote">(965)</span>, Imèra, -Taormina, Lentini. I nemici ricoverarono ai monti, e -quando Manuele osò avventurarsi fra quelle gole, lo -batterono, presero e uccisero; e tosto l'emir ripigliò -tutte le città, e rase dalle fondamenta la generosa Taormina. -Non per questo cessarono i Siciliani di tener -testa agli stranieri, ne uccisero anche in battaglia -l'emir: le nimicizie degli Arabi fra loro, e la titubanza -de' Greci or collegati ora avversi a questi prolungarono -le miserie dell'isola, disperante di respingere un nemico, -il quale, come Anteo, sempre nuove forze traeva -dalla Libia madre. -</p> - -<p> -I Saracini di Sicilia tendevano a governarsi da sè, -e vi riuscirono nel 969 quando l'emirato divenne ereditario, -non dipendente dall'Africa che per oggetti religiosi. -Internamente le due schiatte di Arabi e di Bereberi -disputavansi l'isola, di cui i primi tenevano la parte -settentrionale del val di Màzara con Tràpani e Palermo, -gli altri la meridionale d'esso vallo con Girgenti, fabbricata -presso la gran città d'Agrigento, distrutta l'829, -e fino al 1040 non si videro che rivoluzioni e controrivoluzioni, -vittorie e fughe, sempre rovinose, fra cui -si ridusse a minimi termini la stirpe bèrbera, che poi -nel 1015 fu affatto espulsa da tutta l'isola. -</p> - -<p> -Intanto i Saracini si erano dalla Sicilia tragittati in -<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span> -Calabria, e alcuni di quelli di Spagna occuparono Tàranto; -quelli d'Africa presero Bari, e si spinsero nella -Puglia, saccheggiando e uccidendo. Radelgiso duca di -Benevento tentò invano snidarli da Bari; onde prese -il sinistro consiglio di adoprarli nelle sue guerre contro -Siconolfo duca di Salerno, e li soldò <span class="sidenote">(815)</span> coi tesori -della chiesa di Benevento. Siconolfo, sebbene da prima -li vincesse, non potè resistere che coll'imitarlo, e anch'egli -derubata la cattedrale di Salerno, soldò Abulafar -saracino comandante in Tàranto, col quale riuscì vittorioso. -Mentre seco risaliva in palazzo, il Longobardo -con istrano scherzo lo prese fra le braccia, e portatolo -di peso fin in cima alla scala, l'abbracciò e baciò. -Recosselo ad onta il Saracino, e disdettogli il servizio, -tornò a Tàranto e si esibì a Radelgiso, col quale ruinò -i Salernitani. Il cui duca chiamò Saracini di Spagna -e di Candia, e con essi vinse i Beneventani alle Forche -Caudine: ma Radelgiso sopragiunto, lo battè interamente, -ne prese tutte le città, Benevento assediò. -</p> - -<p> -Siconolfo ricorse a Guido duca di Spoleto: il quale -venne, e dal collegato e dal nemico cercò smungere -denaro, fingendo metterli d'accordo. Siconolfo per conservare -il dominio fe omaggio a re Lodovico II, chiedendone -l'investitura al prezzo di centomila scudi d'oro. -Denari trovava costui dal saccheggiare Montecassino, -donde portò via calici, patene, croci, vasi e centrenta -libbre d'oro; un'altra volta, trecensessantacinque libbre -d'argento e sedicimila soldi d'oro; la terza vasi -d'argento per cinquecento libbre; e così via, sempre -promettendo restituire. La pace non fu fatta che l'848 -per opera di re Lodovico, il quale divise il ducato -secondo la solita politica dei Franchi. -</p> - -<p> -Landolfo principe di Capua, morendo nell'842, divideva -il paese fra tre figli, a Landone Capua, a Pandone -Sora, a Landonolfo Tiano, lasciando ad essi per -<span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span> -ricordo non permettessero mai che Benevento si riunisse -con Salerno. Anche il ducato di Spoleto divideasi -dalla parte transappennina, cioè dal ducato di Camerino: -e così ogni cosa era sminuzzata e perciò debole. -</p> - -<p> -Ne approfittavano i Musulmani, che mescendo il -sangue loro al cristiano nei fraterni dissidj, si lusingavano -dominare il bel paese. Oltre Bari, principale -loro ricovero, alcuni si erano stanziati nell'isola di -Ponza; ma Sergio console di Napoli, raccolti vascelli -da Gaeta, Sorrento, Amalfi, ne li respinse. L'emir -tornò, prese il castello di Miseno, sbarcò a Centumcelle, -difilandosi sopra Roma; e ignaro dell'antica, nemico -alla nuova dignità della metropoli del mondo, -vi incendiò i sobborghi e profanò la chiesa dei santi -Apostoli. Vacando allora la sede pontifizia, fu tumultuariamente -eletto Leone IV <span class="sidenote">(847)</span>, che sacerdote eroe, quando -i principi fuggivano o pagavano i Barbari, si pose a -capo delle truppe e dei cittadini, rianimati dal suo nobile -coraggio, e rituffò i Saracini nel mare. Udito che -nuove correrie minacciavano, Cesario, figlio del console -Sergio, accorse con Napolitani, Amalfitani, Gaetani -a difender Roma, e il papa gli accolse e benedisse: -una tempesta malmenò l'armamento dei Barbari, -altri furono uccisi o imprigionati. -</p> - -<p> -Leone cinse di doppia mura la basilica di San Pietro -e il quartiere del Vaticano, stanza dei tanti forestieri -accasati a Roma, donde il vocabolo di Città Leonina: -al qual uopo, da tutti i poderi del pubblico e da ogni -monastero chiese gli uomini che per condizione erano -obbligati al lavoro. Compiuta l'opera in quattro anni, -il papa che l'avea difesa colla spada la dedicò il giorno -dei santi Pietro e Paolo, coll'intervento di molti vescovi -e del clero, i quali scalzi e cospersi di cenere -circuirono le mura, implorandovi quel Dio, che «se -non vigila le città, invano sorgono avanti giorno quei -<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span> -che la custodiscono»<a class="tag" id="tag253" href="#note253">[253]</a>. Centumcelle era rimasta quarant'anni -smantellata e vuota d'abitanti a cagione delle -correrie; e Leone ne accolse gli abitanti nella Città -Leonina, donde più tardi ritornati alla prisca, le posero -nome Civitavecchia. Il papa munì pure Orta e Ameria; -a Porto eresse due torri con grosse catene dall'una -all'altra per chiudere l'entrata del fiume: e molti Corsi -fuggiti dalla loro isola per paura de' Saracini, giurarono -vivere e morire sotto lo stendardo di san Pietro. -</p> - -<p> -I Saracini, disperati di prender Roma <span class="sidenote">(852)</span>, voltarono -sopra Fondi, saccheggiandola e menando schiavi quei -che non trucidarono; posero assedio a Gaeta, rincacciando -fin a Montecassino un esercito di Spoletini mandati -dall'imperatore a combatterli; e la culla de' Benedettini -periva, se i Saracini non si fosser badati la -notte in riva al fiume, il quale gonfiò per modo che -<span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span> -più non poterono al domani guadarlo. Gaeta fu salvata -dal valore di Cesario, che entrò nel porto colle -flotte di Napoli e d'Amalfi, create pel commercio, ma -disposte a tutelare la patria. -</p> - -<p> -Se n'andavano i Saracini carichi delle spoglie; ma -presso ad afferrare a Palermo, scontrarono una barca -in cui due uomini, uno da cherico, uno da monaco, -i quali dissero loro: — Donde venite, e dove andate? — Veniamo -dalla città di Pietro, abbiamo saccheggiato -l'oratorio di questo, devastato il paese, battuto -i Franchi, arsi i conventi di San Benedetto. E voi chi -siete? — Chi siamo? Or ora lo saprete?»; e detto -fatto scoppiò procella sì impetuosa, che tutti i vascelli -inghiottì<a class="tag" id="tag254" href="#note254">[254]</a>. -</p> - -<p> -Altri predavano Luni con tal furore, ch'essa più non -risorse, il suo vescovado fu trasferito a Sarzana e la -riviera dal fiume Magra sino alla Provenza rimase -desolata: mentre altri davano il guasto alla Calabria, -alla Puglia, al ducato di Benevento. Lodovico II, intercedenti -il vescovo di Capua e l'abate di Montecassino, -venne in soccorso, e ucciso l'emir Amalmater, -si fece per forza consegnare quanti Saracini erano in -Benevento, e li decapitò. Ma mentre perdea tempo a -riconciliare i duchi di Benevento e di Salerno, i Musulmani -rimbaldanziti devastarono il mezzodì. Avendo -un tremuoto scassinato le mura d'Isernia, il valoroso -Massar, stimolato a giovarsene per acquistare la facile -preda, — E che? (disse) Iddio è sdegnato contro questa -città, ed io vorrei aggravarne le sciagure?» -</p> - -<p> -Men generoso Lodovico, quando Massar cadde in sua -mano, lo decretò al supplizio. Più terribile di questo, -Soldano (Saugdana) venne a rinforzar Bari, donde respinse -gli assalitori; e Alifa, Telese, Sepino, Boviano, -<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span> -Isernia, Venafro ridusse in macerie; Benevento risparmiò -a prezzo d'un tributo, che quel principe si umiliò -a pagargli quando vide i Franchi non voler combattere. -I Benedettini di San Vincenzo del Volturno, tra -i più ricchi d'Italia, ebbero saccheggiato e distrutto -il loro convento: quello di Montecassino dall'abate Bertario, -illustre letterato, era stato difeso con mura e -torri e col porvi al piede una borgata, che fu poi la -città di San Germano, dove stavano a guardia i molti -vassalli suoi; ma si stimò conveniente il riscattarsene -con tremila monete d'oro. -</p> - -<p> -I principi di Benevento e di Salerno rappacificati <span class="sidenote">(856)</span> -assalsero Bari, e riportarono grande vittoria; ma i -Saracini li rivinsero e fugarono, desolando anche i -principati, donde trassero grandi prede. Soldano, sbucato -da Bari con trentasei vascelli, va e sperpera l'Illiria -greca, spogliando le città che si erano sostenute -contro gli Slavi: ma i Ragusei lo fecero stare tanto -che giunse di Costantinopoli una flotta, innanzi alla -quale i Saracini fuggirono. -</p> - -<p> -Parve ai Romani che Lodovico II non avesse abbastanza -ajutato a queste fazioni, e cominciarono a mormorare -e dire: — Che cosa fanno per noi codesti -Franchi? non ci proteggono contro i nemici, e violentemente -ci tolgono il nostro. Non sarebbe meglio -chiamar i Greci, e cacciare codesti stranieri dalla nostra -dominazione?»<a class="tag" id="tag255" href="#note255">[255]</a>. -</p> - -<p> -Fu riferito a Lodovico che questi discorsi venivano -da Graziano maestro della milizia; onde temendo d'una -insurrezione, accorse coll'esercito. Leone papa, così -<span class="pagenum" id="Page_312">[312]</span> -robusto a difendere la Chiesa e la patria, non mostrava -orgoglio verso gl'imperatori, e — Se abbiam -fatto cosa alcuna incompetentemente, e ai sudditi non -osservammo la giustizia, la sottoponiamo al giudizio -vostro e dei vostri giudici. Spedite qua, ve ne supplichiamo, -dei messi timorati di Dio, i quali facciano -diligente indagine delle cose piccole e grandi, sicchè -non rimanga nulla non discusso e definito da loro»<a class="tag" id="tag256" href="#note256">[256]</a>; -e andò incontro all'imperatore con tutti gli onori onde -placarlo. Graziano e tutti i nobili giurarono che l'accusatore -aveva mentito, onde la condanna cadde su -questo. -</p> - -<p> -Partito Lodovico, l'Italia si trovò alcun tempo senza -ingerenza di forestieri, in uno di quegli intervalli d'indipendenza, -che sempre le furono così brevi e così -male adoperati. Morto Leone IV <span class="sidenote">(855)</span>, gli successe Benedetto -III; ma una fazione sostenuta dai nobili voleva -Anastasio, e ricorsa ai messi imperiali, conseguì l'intento. -I Romani sdegnati protestarono voler piuttosto -la morte che l'indegno pontefice; talchè ai ministri fu -forza confermare Benedetto. -</p> - -<p> -Gravissimo affare dei papi era il tutelare la disciplina -contro le libidini dei re, i quali, ad esempio dei -Maomettani, pretendeano prendere e ripudiar le mogli -a loro senno. I re Franchi aveano più volte dato noje -siffatte a' pontefici, e allora Lottario II, fratello dell'imperatore, -rinviata Teotberga, voleva sposare una Gualdrada. -La rejetta ebbe ricorso a papa Nicola <span class="sidenote">(862)</span>, che alla -violazione del sacramento si oppose risoluto, non ostante -la connivenza de' germanici arcivescovi di Colonia e -Treveri. Questi due prelati vennero a Roma per addur -ragioni; ma scomunicati, trassero a favor loro l'imperatore -Lodovico II, che infervoratosi a sostenere il -<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span> -fratello, cioè l'adulterio, e istigato pure dal sempre -ostile arcivescovo di Ravenna, s'avviò a Roma per costringere -il papa a cassare la data sentenza. Il papa -ordinò litanie e digiuno; ma l'esercito sopragiunto -quando una di quelle processioni montava la scalea di -San Pietro, ruppe croci e immagini, e a bastonate -volse i devoti in fuga. Il papa si tenne nascosto; ma -intanto essendo morto uno che avea spezzato la croce -di sant'Elena, e ammalatosi Lodovico stesso, si credette -vedervi un avviso di Dio: la imperatrice andò -pregare il pontefice venisse a parlare all'imperatore, e -si riconciliarono; ma le uccisioni e le violenze de' costui -soldati nessuno le riparò. -</p> - -<p> -Fin quando Ravenna era sede degli esarchi, i suoi -arcivescovi pretendevano il primato, o almeno non sottostare -al papa. Quando Carlo largheggiava con questo, -chiesero anch'essi la Marca d'Ancona, e non disdetti -assolutamente, vi esercitavano giurisdizione, procurando -estenderla su tutta la Pentapoli; causa d'incessanti lamenti -de' pontefici<a class="tag" id="tag257" href="#note257">[257]</a>. E sempre reluttarono alla primazia -papale, affettandosi pari, come per fasto, così -per autorità. Volendo l'imperatore Lotario fare solennissimo -il battesimo di Rotrude sua figlia, Giorgio arcivescovo -di Ravenna ottenne di levarla al sacro fonte, -e a tal uopo portò a Pavia gran parte del tesoro della -sua chiesa per farne regali: nei soli addobbi battesimali -della principessa spese quattrocento soldi d'oro. -L'imperatrice, sentendosi assetata, bevve occultamente -<span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span> -una buona tazza di vin forestiere; poi riccamente vestita -e tutta gioje e col volto coperto assistette alla -funzione, e partecipò alla sacra mensa. Tal violazione -del digiuno ci è raccontata da Agnello, storico di quei -prelati, il quale assisteva alla cerimonia, e vestì egli -medesimo la principessa all'uscire dal sacro fonte. -</p> - -<p> -Tra quegli arcivescovi ebbe trista rinomanza Giovanni, -che faceva colà ogni talento; vilipendeva i messi -pontifizj, lacerava gl'istromenti di affitti o livelli della -Chiesa romana, e gli appropriava alla sua; preti e diaconi -deponeva senza giudizio canonico, e li cacciava in -ergastoli; e sebbene la città fosse sotto l'autorità anche -temporale del papa, impediva a' suoi vescovi d'andar a -Roma, e li scomunicava. Alcuni cittadini ne portarono -lagnanze, onde fu citato al concilio Romano; ma egli -vantava di non esser tenuto andarvi. Scomunicato, ottenne -dall'imperatore due legati, coi quali presentossi -a Roma, credendo incuter soggezione; ma il papa stette -saldo, e poichè i Ravennati lo supplicarono a venire a -rassettar le cose, vi andò: ma vi volle un altro concilio -di settantadue vescovi per domare il ricalcitrante. Eppure -fra pochi anni lo troviamo in nuova rotta col -papa, ed entrato in Ravenna, saccheggiò le robe de' papalini, -rapì loro le chiavi della città, e le prese per sè -e pel magistrato municipale<a class="tag" id="tag258" href="#note258">[258]</a>. -</p> - -<p> -Fra ciò i pontefici non desistevano di eccitare contro -<span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span> -i Saracini, le cui correrie non lasciavano tregua. Gl'Italiani -s'accorgevano che unico modo di sbrattare la patria -dagli stranieri è l'unione: e Lodovico imperatore, -supplicato da essi, gittò il bando della leva a stormo a -tutti i conti, vassalli e liberi, e — Chiunque possiede in -beni mobili il valore del suo guidrigildo si conduca -all'esercito; i poveri che abbiano dieci soldi d'oro di -valsente, proteggeranno le coste e le piazze di frontiera; -prelati, conti, gastaldi usciranno con tutti i loro -ministeriali, senza riserva o privilegio; i vescovi non -lascieranno indietro laico alcuno; chi ha molti figli, non -ritenga a casa che il più inutile: i liberi che ricusassero -le armi, perdano beni e patria; onori e benefizj i -conti, signori, abati e badesse che non mandassero -all'esercito i vassalli e servi: i conti lascino a casa soltanto -un vassallo pel proprio servizio e due per le mogli, -e la gente imbelle facciano chiudere ne' castelli. -Ogni uomo da guerra porti seco armadura compita, -vesti per un anno e viveri sino al ricolto. Chi ruberà -armi od animali domestici pagherà tripla composizione -e sarà condannato all'<i>harnescar</i> (cioè a portar una sella -in spalla al cospetto dell'esercito, e un messale se preti); -se schiavi, abbiano la frusta: morte alle fratture, all'adulterio, -all'incendio, all'omicidio». -</p> - -<p> -Tutta Italia fu in armi <span class="sidenote">(866)</span>. Lodovico andò a Montecassino -a chiedere che le preghiere secondassero l'esercito; e -colà gli menò le sue truppe Landolfo, vescovo e signore -di Capua, gran mettitore di risse in quel paese, e che, -come un'altra volta, fece disertare i suoi pochi a pochi. -L'imperatore corrucciato, e vedendo dover assicurarsi -degli amici prima d'assaltare i nemici, volse le armi -contro il mal fido, e col distruggere Capua sgomentò -gli altri, e anche Napoli, che colla indifferenza di gente -intesa solo alla prosperità dei traffici, era piena di Saracini -come Palermo, e gli ajutava d'armi, di viveri, di -<span class="pagenum" id="Page_316">[316]</span> -ricetto; anzi il duca Sergio avea lega coll'emir<a class="tag" id="tag259" href="#note259">[259]</a>. -Procedendo, respinse i Musulmani d'ogni dove, restringendoli -in Taranto e Bari: ma non arrivando la -promessa flotta greca, dovette dar indietro. Lo inseguì -Soldano co' suoi, che vincendo si spinse fino a San -Michele sul Gargàno, santuario de' Longobardi, ma -l'esercito lasciato da Lodovico nella Puglia non cessò -di bezzicarli: e sebbene anche i nostri toccassero molte -perdite, Matera, Venosa, Canosa furono ripigliate e munite <span class="sidenote">(870)</span>; -e anche Bari dopo tre anni, e mandata pel fil -delle spade, e Soldano non riconobbe la vita che dalla -generosità di Lodovico, mosso dalle istanze del principe -di Benevento, di cui quello avea avuta prigioniera -e rispettata la figlia. -</p> - -<p> -Lodovico spedì ad assediare Tàranto, sollecitando -l'imperatore Basilio Macedone ad ajutarlo della flotta -per ispazzare il Tirreno da costoro<a class="tag" id="tag260" href="#note260">[260]</a>. Basilio mandò -meglio di trecento navi; ma poichè i Greci arrogavano -a sè il vanto della vittoria, a spregio de' Barbari obbedienti -al falso imperatore d'Occidente, Lodovico rispose: — Avevate -fatto di grandi preparativi, è vero, simili in -numero alle cavallette che oscurano l'aria; ma come -<span class="pagenum" id="Page_317">[317]</span> -queste cadendo dopo breve volo, abbandonavate il -campo per ispogliar i Cristiani della Schiavonia, nostri -sudditi. Pochi erano i nostri guerrieri; perchè, stanchi -di aspettare, li rimandai, solo ritenendo il fiore, con -cui ho continuato il blocco, e vincemmo i tre più potenti -emiri de' Saracini, sgominammo gl'Infedeli; e se -per mare ci secondate, ricupereremo Sicilia. Fratello, -sollecita i promessi soccorsi marittimi, rispetta gli alleati -e diffida degli adulatori». -</p> - -<p> -Basilio, tenendosi insultato dal tono della lettera e -dal titolo di fratello, non rispose alla chiamata, anzi gli -nimicò alcune città, spargendo ch'e' volesse farsene -signore; laonde l'impresa fallì. I Franchi, usi in Italia -a disgustare dopo la vittoria anche quelli a cui pro -hanno vinto, offesero coi loro eccessi, e massime Angilberga -colla sua avidità straccò i Beneventani a segno, -che Adelgiso loro principe, subillato anche da Soldano, -si chiarì per gl'imperatori d'Oriente, i quali allora ricuperarono -le principali città della Calabria, del Sannio e -della Lucania. -</p> - -<p> -Lodovico accorse ad assoggettarle <span class="sidenote">(871)</span>; avrebbe mandata -a sterminio Capua che a lungo resistette, se non -fossero usciti gli abitanti col corpo di san Germano implorando -pietà; passò a Benevento, e credendo alla -sommessione d'Adelgiso, congedò le truppe o le distribuì -in guarnigioni. Adelgiso, senza rispetto all'impero -nè alla vittoria, rapì ai Franchi il bottino non solo, ma -anche le salmerie dell'imperatore, cui tenne prigioniero -nel proprio palazzo<a class="tag" id="tag261" href="#note261">[261]</a>. Tre giorni durò egli -<span class="pagenum" id="Page_318">[318]</span> -in cima ad una torre; poi sceso per fame, giurò sulle -reliquie di non vendicarsi nè più tornare; ma sciolto -appena, si fece dal papa assolvere dell'estorta promessa, -e dal senato romano autorizzare a proscriver -quel principe. L'assalì dunque, giurando non levarsi -d'intorno a Benevento se non avesse preso il ribelle: -ma neppur questo giuramento potè tenere, giacchè il -principe ricorse all'imperatore di Costantinopoli, promettendo -a lui il tributo che prima dava ai Franchi; e papa -Giovanni VIII, venuto a sua richiesta nel campo <span class="sidenote">(872)</span>, li riconciliò<a class="tag" id="tag262" href="#note262">[262]</a>. -I re suoi parenti che moveano tardi al -soccorso, tornarono indietro: alcuni vassalli che aveano -favorito al ribelle o non ajutato il re, vennero puniti. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_319">[319]</span> -</p> - -<p> -Di queste dissensioni faceano lor pro i Saracini, che -cupidi di vendicare le sconfitte, spedirono immenso -esercito dalla Sicilia e dall'Africa a Salerno e sopra -Capua, per dar mano alle loro colonie rinvigorite: -quella di Tàranto avea ripreso Bari; la Puglia era battuta -da Musulmani; Napoli, Gaeta, Amalfi, se non amiche, -neppur erano avverse a costoro. Lodovico appena -liberato gli osteggiò, ma prima di morire li vide arbitri -dell'Italia meridionale, e minacciare d'incendio Salerno -e Benevento e sperperarne i contorni. I vicini sosteneano -l'assediata Salerno; ma l'imperatore, forte adirato -al duca di essa, negava soccorrerla. A quell'assedio -l'emir Abdila piantò il letto sulla mensa della chiesa -de' santi Fortunato e Cajo, e vi sacrificava ogni notte -la verginità d'una monaca, finchè una trave vel fracassò <span class="sidenote">(874)</span>. -All'assedio di Benevento un cittadino calatosi -dalle mura per chiedere soccorsi, nel ritorno è preso; -gli Arabi gli fan larghe profferte se inganni i suoi, fiere -minacce se no; ma condotto presso le mura, grida: — Coraggio! -durate! arrivano i liberatori: avrò morte; -vi raccomando mia moglie e figli»; ed è fatto a -pezzi. -</p> - -<p> -Lodovico, venuto poi a soccorso, riportò qualche -vantaggio, ajutato da Amalfitani e Capuani, avvistisi del -pericolo proprio nell'altrui. Anche in Napoli il duca -Sergio cozzava col santo vescovo Atanasio, il quale, -per sottrarsi alla persecuzione di lui, suggellò il tesoro -e fuggì nell'isola del Salvatore. Sergio spedì Napoletani -e Saracini per pigliarlo; ma l'imperatore mandò Marino -duca d'Amalfi, che fe macello degli aggressori. Sergio -in vendetta derubò il tesoro, onde fu scomunicato dal -papa, mentre Atanasio conseguì onori dall'imperatore -e dai popoli. -</p> - -<p> -I Saracini, nojati del lungo resistere di Salerno, incatenarono -il nuovo emir Abimelech, e partirono, abbandonando -<span class="pagenum" id="Page_320">[320]</span> -munizioni e viveri. Ma cresciuti di nuovi -rinforzi e d'accordo co' natii, poterono metter radici -sulla costa Campana, devastare i territorj di Benevento, -Terelle, Alife; e il duca Adelgiso sconfitto dovè mettere -in libertà Soldano, che teneva come ostaggio. -Costui, non disarmato dal perdono, ricomparve più -terribile che mai. I monasteri di Montecassino e di -Volturno, mal difesi dalle orazioni e dai vassalli, furono -incendiati; nè il paese de' fieri Sabini seppe tener testa -alle correrie. Gli assaliti invocavano i Greci, ma questi -erano deboli; invocavano i signori di Salerno, Amalfi, -Napoli, ma questi se l'intendevano coi Musulmani. Il -papa in persona andò a Napoli per distorre dalla lega -cogli Infedeli quel duca e gli altri principi di là intorno: -Sergio, che ricusava, fu scomunicato; Guaifero -principe di Salerno gli mosse guerra; il vescovo Atanasio -suo fratello congiurò contro di lui, e preso e accecato -il mandò a Roma a finire miserabilmente, e proclamò -duca se stesso, come avea fatto il vescovo Landolfo -a Capua; e n'ebbe lode dal papa. Ma l'intrigante vescovo -anch'egli ben tosto aderì ai Saracini, e partecipava alle -loro ladronaje; e chiamato di Sicilia l'emir Sicaimo, -gli diè stanza alle falde del Vesuvio. Mal per lui, giacchè -le costui masnade cominciarono a predare i contorni, -rapir cavalli, armi, fanciulle: si spinsero anche -fin alle delizie di Tivoli e alle sacre rive del Tevere, e -per due anni le campagne di Roma nulla fruttarono -agli atterriti abitatori. -</p> - -<p> -Lodovico II, lodato dai contemporanei come amator -della giustizia, sostenitore dei poveri e dei pupilli <span class="sidenote">(875)</span>, morì -nel territorio di Brescia, e quel vescovo lo fece sepellire -in Santa Maria. Ma Ansperto arcivescovo di Milano -andò colà coi vescovi e tutto il clero di Bergamo e Cremona, -e fattolo disotterrare e imbalsamare, con lunga -processione portollo a deporre in Sant'Ambrogio di -<span class="pagenum" id="Page_321">[321]</span> -Milano, con un epitafio di non infelici versi e di amplissime -lodi<a class="tag" id="tag263" href="#note263">[263]</a>. -</p> - -<p> -Papa Giovanni VIII tentò ravvivare il coraggio o la -compassione del vano e inetto successore di lui Carlo -Calvo. — Il sangue cristiano dilaga; chi campa dal -fuoco o dalla spada è trascinato schiavo in esiglio perpetuo: -città, borghi, villaggi periscono vuoti d'abitanti; -i vescovi dispersi non trovano rifugio che alla soglia -degli Apostoli, lasciando le chiese loro per tane alle -fiere; sicchè veramente è il caso d'esclamare, Beate le -sterili, e le mamme che non allattarono. Chi mi dà -rivi di lacrime per piangere la rovina della patria? -siede addolorata e sola la regina delle nazioni, la regina -delle città, la madre delle chiese. Oh giorno di tribolazione -e d'angoscia, giorno di miseria e calamità!» -Con eguale istanza dirigevasi agli altri principi perchè -non lasciassero dalla stirpe di Agar ridurre serva l'Italia -e rovinar la religione. Carlo comandò al duca di -Spoleto di dar mano al papa; ma il console di Napoli, -sordo a minaccie e scomuniche, ricusò staccarsi dai -Musulmani. Roma dunque non si potè redimere che -<span class="pagenum" id="Page_322">[322]</span> -assoggettandosi a venticinquemila annue monete d'argento, -e vide i baroni circostanti allearsi coi Saracini -per ambizione di piantare la propria signoria in -Roma. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap72">CAPITOLO LXXII. -<span class="smaller">Imperatori italiani. Gli Ungheri.</span></h2> -</div> - -<table class="ag" summary=""> - <tr> - <td colspan="9"><span class="smcap">Carlo Magno</span> imperatore 800-814</td> - </tr> - <tr> - <td style="width: 5%"> </td> <td class="bl"> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td style="width: 5%" class="blb"> </td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="7"><span class="smcap">Pepino</span> re 781-810</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td class="bl"> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td class="bl"> </td> <td style="width: 5%" class="blb"> </td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="6"><span class="smcap">Bernardo</span> re 810-18</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="blb"> </td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="6"><span class="smcap">Adelaide</span> sposa Lamberto?</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td class="bl"> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td class="bl"> </td> <td> </td> <td style="width: 5%" class="blb"> </td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="5">Guido di Spoleto re 889 imp. 891-94</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td class="bl"> </td> <td> </td> <td> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td class="bl"> </td> <td> </td> <td> </td> <td style="width: 5%" class="blb"> </td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="4"><span class="smcap">Lamberto</span> imp. e re 894-98</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td class="bl"> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td class="blb"> </td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="7"><span class="smcap">Lodovico</span> il Pio assoc. all'imp. 813-40</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="blb"> </td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="6"><span class="smcap">Lotario</span> assoc. all'imp. 817-55</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="blb"> </td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="5"><span class="smcap">Lodovico</span> il Giovane assoc. all'imp. 849-75</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> <td class="blb"> </td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="4">Ermengarda m. di re Bosone</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> <td> </td> <td style="width: 5%" class="blb"> </td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="3"><span class="smcap">Lodovico</span> il Cieco re 899 imperat. 901-903?</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="blb"> </td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="5">Lotario di Lorena</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> <td class="blb"> </td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="4">Berta m. di Tibaldo di Prov.</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> <td> </td> <td class="blb"> </td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="2"><span class="smcap">Ugo</span> re 926-47</td> <td rowspan="2" class="bot"><span class="smcap">Rodolfo</span> II di Borgogna re 922-26</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td> </td> <td class="agc">|</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> <td> </td> <td> </td> <td style="width: 5%" class="blb"> </td> <td rowspan="2" class="middle"><span class="smcap">Lotario</span> assoc. 931-50 marito di . . .</td> <td rowspan="2" class="middle">Adelaide che nel 951 sposa <span class="smcap">Ottone</span> il Grande</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="blb"> </td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="5">Carlo di Prov.</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="blb"> </td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="6"><span class="smcap">Carlo</span> il Calvo imp. e re 875-77</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="blb"> </td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="6">Lodovico il Tedesco</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="blb"> </td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="5"><span class="smcap">Carlomanno</span> re 877-79</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> <td class="blb"> </td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="4"><span class="smcap">Arnolfo</span> imp. e re 896-99</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> <td> </td> <td class="blb"> </td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="3"><span class="smcap">Lodovico</span> il Fanciullo</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> <td> </td> <td class="blb"> </td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="3">Zventiboldo re di Lorena</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="blb"> </td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="5">Luigi il Sassone</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="blb"> </td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="5"><span class="smcap">Carlo</span> il Grosso re 879 imp. 881-87 </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="blb"> </td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="6">Pepino d'Aquitania</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="bl"> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td class="blb"> </td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="6">Gisela</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td class="blb"> </td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="5"><span class="smcap">Berengario</span> I re 888 imp. 915-24</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td class="blb"> </td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="4">Gisela m. del marchese d'Ivrea</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td class="blb"> </td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="3"><span class="smcap">Berengario</span> II re 950-61</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td class="blb"> </td> <td rowspan="2" class="middle" colspan="2"><span class="smcap">Adalberto</span> re col padre</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> -</table> - -<p class="pad2"> -Lodovico II non lasciava figliuoli; e quanto si fossero -ingagliarditi i grandi ecclesiastici e secolari apparve -nelle due fazioni che allora si formarono attorno ai due -suoi zii. Una, desiderando un protettore robusto, chiedeva -re Lodovico il Tedesco, al quale nella partigione -del retaggio di Carlo Magno erano tocche la Baviera, -la Boemia, la Moravia, la Pannonia, la Carintia, la Sassonia -ed altri paesi d'oltre Reno; l'altro Carlo il Calvo -<span class="pagenum" id="Page_323">[323]</span> -re della Francia occidentale, perchè, debole essendo, -non avrebbe attenuato i diritti e gli arbitrj signorili. -Carlo passò di subito le Alpi: lo seguì per contrastarlo -Carlo il Grosso figlio di Lodovico, e trovandosi prevenuto, -guastò il Bergamasco e il Bresciano; poi atterrito, -o deluso dallo zio che fingeva assalire la Baviera, -diede indietro; e Carlo il Calvo venuto a Roma <span class="sidenote">(875)</span>, <i>coll'arti -di Giugurta</i> vi comprò voti e la corona dell'Impero, -poi in Pavia quella de' Longobardi. Come in Francia -egli non sapeva impedire le usurpazioni de' nobili, anzi -gli aveva assicurati non sarebbero rimossi dalle pubbliche -funzioni nè essi nè i loro figli, ed obbligato i -liberi a sottoporsi ciascuno a un patrono; altrettanto -fece in Italia. -</p> - -<p> -Già signori e vescovi aveano tratto a sè l'arbitrio di -eleggere il re; e per primo Ansperto arcivescovo di -Milano, poi i vescovi d'Arezzo, Pavia, Cremona, Tortona, -Vercelli, Ivrea, Lodi, Asti, Modena, Alba, Aosta, -Acqui, Genova, Como, Verona, Piacenza, uniti con Bosone -conte di Provenza, archimandrita del sacro palazzo -e messo imperiale, e con varj altri conti, come -ottimati del regno d'Italia elessero l'imperatore Carlo -il Calvo per patrono, signore, difensore e re, promettendo -obbedirlo in che che ordinasse a vantaggio della -Chiesa e a salute di loro tutti; quanto sapranno e potranno -col consiglio e cogli atti, senza frode nè maltalento, -gli saran fedeli e obbedienti; nè direttamente o -per lettera o per messi turberanno la quiete e la solidità -del regno. Di rimpatto Carlo giurava, coll'ajuto di -Dio e con ogni sua possa, onorare e salvare ciascuno, -giusta l'ordine e la persona, mantener la legge e la giustizia -che a ciascuno compete, e usare ragionevole misericordia -a chi ne abbia bisogno: che se per fragilità -deviasse, appena lo riconosca procurerà emendare<a class="tag" id="tag264" href="#note264">[264]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_324">[324]</span> -</p> - -<p> -Quest'atto prezioso ci chiarisce la natura di quel regno, -elettivo e aristocratico: e fra gli elettori prevalgono -i vescovi, come si sente dal fondarsi sui precetti -<span class="pagenum" id="Page_325">[325]</span> -evangelici, anzichè sulle cautele costituzionali, di cui -furono assiepati i re dopo che si cessò di riverirli come -immagini di Dio. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_326">[326]</span> -</p> - -<p> -Bosone suddetto ricevè la reggenza di questo regno -col titolo di duca di Pavia, conferitogli col cingergli la -corona, che dopo quell'ora fu adottata negli stemmi -ducali. Poco poteva il re, e meno il suo luogotenente; -prevalendo i grandi e massime i vescovi, giacchè i piccoli -vassalli, non trovandosi protetti altrimenti, si mettevano -sotto al loro patronato, salvo le grandi città, le -sole dove i liberi conservassero qualche importanza -perchè uniti. -</p> - -<p> -Carlomanno, altro figlio di Lodovico il Tedesco <span class="sidenote">(877)</span>, cala -in Italia, pretendendola come eredità paterna; ed essendo -fuggito e morto il Calvo, è salutato re d'Italia: -mai però non ottenne la corona imperiale; e non andò -guari, che scontento delle turbolenze o impauritone, -uscì d'Italia <span class="sidenote">(879)</span> lasciandola campo alle ambizioni, e poco -stante morì. -</p> - -<p> -Guido duca di Spoleto, di nazione Franco, e nato da -una figlia di Pepino re d'Italia, ingrandì di mezzo alle -guerricciuole interminabili de' signorotti della bassa Italia, -e campeggiando i Saracini che mai colà non lasciavano -pace. Docibile duca di Gaeta, assalito dal principe -di Capua, invocò i Saracini, che vennero, e recarono -gravissimi danni agli amici non meno che ai nemici. -Il papa indusse Docibile a torcere le armi contro di -loro, e molti Gaetani perirono in quella guerra; ma -poi si calò ad accordi <span class="sidenote">(882)</span>, dando loro stanza presso il -Garigliano, di dove per quarant'anni manomisero i -dintorni. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_327">[327]</span> -</p> - -<p> -Anche Anastasio, l'ambizioso arcivescovo di Napoli, -ora ai Saracini, ora ai Greci ricorse per ajuti onde -nuocere ai Salernitani e ai Capuani; i quali di rimpatto -si dirigeano a Guido di Spoleto. Costui non facea divario -da onesto a ingiusto, e mentre combatteva gl'infedeli, -rapiva continuamente alla Chiesa<a class="tag" id="tag265" href="#note265">[265]</a>; anzi, aspirando -alla corona d'Italia, empiva Roma di satelliti, e diceano -s'intendesse coi Saracini di Tàranto per disfare la dominazione -pontifizia. Giovanni VIII, papa di natura irresoluta, -corre ad Arles per invocare il re Lodovico il -Balbo; ma questi ricusa s'e' non benedica le sue nozze -con Adelaide, sposata mentre la prima donna ancora -viveva: anche Carlo di Svevia lo respinge perchè gli -avea proibito d'invadere la Borgogna cisgiurana; onde -il papa si propizia Bosone suddetto, cognato di Carlo -il Calvo, ajutandolo a formare il regno di Provenza, -poi lo mena seco in Lombardia lusingandolo della corona -imperiale. Quivi il vescovo di Pavia fece omaggio -a Bosone come a re; ma appunto per questo l'arcivescovo -di Milano il ricusò: e il papa stesso abbandonollo, -sollecitando Lodovico il Sassone a venire per la -corona imperiale. La prese di fatto a Roma; ma morendo -presto di dolore <span class="sidenote">(882)</span>, la lasciava al fratello Carlo il -Grosso. Imperatore, re di Germania, di Baviera, di -Sassonia, di Lorena, d'Italia, costui riuniva tutto il retaggio -di Carlo Magno, ma nessuna delle qualità necessarie -a sostenerlo<a class="tag" id="tag266" href="#note266">[266]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_328">[328]</span> -</p> - -<p> -A lui Giovanni VIII mandava querele perchè i baroni -si rendessero ogni giorno più dissoggetti, mentre la -metropoli del cristianesimo era minacciata dagli Infedeli -e da figli ingrati, e — per Iddio soccorreteci, chè le -nazioni vicine non abbiano a dire, <i>Ov'è il loro imperatore?</i>» -Carlo trovavasi molestato nel proprio regno -dalle correrie de' Normanni e più dall'insubordinazione -de' feudatarj, ormai convertiti in altrettanti re: pure -venne, e nella dieta di Pavia i vescovi, gli abati, i conti -e gli altri ottimati del regno lo elessero, giurandogli -omaggio e fedeltà, al solito modo e col solito ricambio. -Ma col titolo regio non acquistò l'autorità; e Guido di -Spoleto continuava le depredazioni, ad onta de' messi -imperiali e dei fulmini della Chiesa; anzi costrinse l'imperatore -a rendere a lui ed a' suoi complici i confiscati -onori. Carlo, incapace di reggere la nave fra tali procelle, -s'affidò a Liutwardo vescovo di Vercelli, che -eresse arcicancelliere dell'Impero. Costui se ne -valse a soprusare, e le fanciulle di più ricco retaggio -forzava a sposare parenti suoi; e rapì da Santa Giulia -di Brescia una nipote di Berengario duca del Friuli per -darla a un suo nipote. Non comportò l'oltraggio Berengario, -e con un grosso di truppe assalse Vercelli, e -pose a sacco il vescovado; poi andò a scusarsene all'imperatore. -Il quale non tardò a disgustarsi di Liutwardo, -massime dacchè lo sospettò di tresche coll'imperatrice -Ricarda. Questa giurò non essere mai stata -tocca da nessun uomo, neppur dall'imperatore, esibendo -sostenerlo col duello e colle sbarre roventi; e così -giustificata si ritirò in un convento. Liutwardo esulò, -<span class="pagenum" id="Page_329">[329]</span> -e ricoveratosi presso re Arnolfo, intrigò a favore di -questo<a class="tag" id="tag267" href="#note267">[267]</a>. Carlo medesimo come incapace e mentecatto -fu deposto d'imperatore, e morì miserabile <span class="sidenote">(887)</span>; e -allora la corona di Carlo Magno andò per sempre a -pezzi, e i varj popoli scelsero re nazionali: Eude prese -la Francia, Arnolfo la Germania, Bosone la Provenza. -</p> - -<p> -Come regno elettivo ch'era l'italico, i grandi di qui -non si credettero obbligati ad Arnolfo, ultimo ed illegittimo -rampollo carolingio, e si sentirono forti quanto -bastasse per governare il paese senza tutela di forestieri. -Già aveano compreso che gl'imperatori, da patroni, -tendeano a farsi padroni: il vescovo di Brescia -scriveva ad un prelato tedesco i guai degli Italiani, -<i>inquilini o piuttosto affittajuoli della patria loro, e -preda del più forte</i>; e l'oltramontano rispondeva compassionando -una terra, ch'era unica fonte della ricchezza -a paese arido e povero qual è la Germania<a class="tag" id="tag268" href="#note268">[268]</a>. -Pertanto voleasi un re nazionale; ma come accordarsi -nella scelta in un'età tutta d'individui, dove le fazioni -signorili si contrastavano spesso senza conoscere il -perchè, mutando parte secondo le inclinazioni e la -forza dei loro capi, servi all'interesse istantaneo e immediato? -</p> - -<p> -Fra i signori italiani quattro primeggiavano. Adalberto -marchese di Toscana, sposo a Berta figlia di -Lotario re di Lorena, la quale prima era stata di Teobaldo -conte di Provenza, e n'avea avuti Ugo che poi -fu re d'Italia, e Bosone che fu marchese di Toscana. -Adalberto era cognominato il Ricco, ma non entrò per -allora in lizza. Il principe longobardo di Benevento si -<span class="pagenum" id="Page_330">[330]</span> -era svigorito nelle guerre, e trovavasi sulle braccia le -città di Calabria e i Saracini. Berengario duca del -Friuli, di gente salica, e nato da una figlia di Lodovico -il Pio, avea favorito a' Carolingi, ma con tale circospezione, -che al soccombere di quelli rimase in piedi e potente. -Guido di Spoleto, per la posizione sua appoggiavasi -ai Saracini e al papa, potendo in quelli trovar -braccia, a questo ispirar timore come emulo, o gratitudine -come protettore. Stefano V l'adottò per figliuolo; -e tanto erasi reso potente, che la dieta adunata a Langres -per dare un successore a Carlo il Grosso, lui -chiamò re di Francia. Abbandonò dunque le speranze -del regno d'Italia a Berengario, il quale lusingava la -nazionalità col farsi chiamare di sangue latino e principe -italiano<a class="tag" id="tag269" href="#note269">[269]</a>; e in Pavia da Anselmo arcivescovo di -Milano <span class="sidenote">(888)</span> si fe cingere la corona<a class="tag" id="tag270" href="#note270">[270]</a>. -</p> - -<p> -Ma Guido giunto in Francia si trovò prevenuto, essendo -eletto re Eude conte di Parigi; onde col dispetto -ripassò le Alpi, menando un grosso di guerrieri francesi, -già allora sprezzatori dei nostri<a class="tag" id="tag271" href="#note271">[271]</a>; e coll'alleanza dei -<span class="pagenum" id="Page_331">[331]</span> -Camerinesi e degli Spoletini assalì Berengario, sussidiato -da altri signori. Si combattè sanguinosamente nelle vicinanze -di Brescia; e Berengario vinto <span class="sidenote">(889)</span> dovette contentarsi -del suo ducato del Friuli, tenendo sede in Verona. -</p> - -<p> -I vescovi del regno, che omai aveano tratto a sè -il supremo diritto, si congregarono a Pavia, e meditando -«quanti mali avesse pei proprj peccati sofferto -Italia dopo Carlo Magno, tali che umana lingua non -può spiegarli», risolsero porre un fine alle orribili -stragi, ai sacrilegi, alle rapine, ai misfatti d'ogni genere -che attiravano la collera celeste; e per salvare le chiese -loro e tutta cristianità volgente in desolazione, si adunarono -affine di imporre degna penitenza ai malfattori -confessi, e reprimerli in avvenire, al qual uopo elessero -Guido re, piissimo ed eccellentissimo. E fu riverito -a patto rispettasse le immunità e i dominj della Chiesa -romana, coi privilegi e le autorità concedutile dagli -imperatori antichi e moderni, troppo disdicendo che -questa chiesa «capo delle altre, rifugio e sollievo dei -soffrenti, salute di tutti» venisse da chicchessia vessata; -piuttosto convenendo che il pontefice da tutti i principi -e i fedeli sia supremamente venerato. Rimangano inoltre -libere da ogni vessazione e diminuzione le chiese -vescovili: i rettori di esse liberamente esercitino la podestà -sacerdotale nelle cose ecclesiastiche e nel reprimere -i trasgressori della legge divina: a vescovadi, abazie, -spedali o altri luoghi sacri non s'impongano nuove gravezze: -ogni sacerdote e ministro di Cristo abbia gli -onori e la riverenza dovuta al suo grado, e colle cose -ecclesiastiche e le famiglie a lui spettanti rimanga imperturbato -sotto la podestà del proprio vescovo, salva -la ecclesiastica disciplina. A tutti gli uomini plebei e ai -figli della Chiesa si lasci usare liberamente delle proprie -leggi, senza esiger da loro più del dovuto, nè opprimerli: -che se ciò avvenisse, il conte del luogo abbia a -<span class="pagenum" id="Page_332">[332]</span> -ripararli legalmente, per quanto gli preme conservare -la sua dignità; ove manchi, e faccia violenze o vi consenta, -sia scomunicato dal vescovo. E poichè Guido -liberamente promise osservare tali capitoli, unanimamente, -a guisa di agnelli rimasti senza pastore, lo elessero -a re e signore. -</p> - -<p> -Qui dunque, siccome avviene col ripetersi delle elezioni, -s'allargano i patti, e ciò ch'è notevole si è la -tutela del popolo e delle sue giustizie, assunta dai vescovi -non per distinzione di razze e di grado, ma a -favore di tutti, perchè tutti figli della Chiesa. Se i modi -divisati per effettuarla non erano i più prudenti, è già -assai trovare così proclamata l'egualità civile in nome -della religiosa; è bello trovar costituzioni di diritti -reali, mille anni prima che la nostra accidia ci facesse -credere non poterne noi avere se non dall'imitare le -francesi. -</p> - -<p> -Guido, profittando del favore di Stefano V, si fe -cingere in Roma anche la corona d'oro <span class="sidenote">(891)</span>; ma il nuovo -papa Formoso, preferendo un lontano imperatore a -questi vicini e litigiosi, favorì il tedesco Arnolfo, che da -Berengario era stato invitato a sostenere i proprj -diritti sovra un regno di cui esso gli faceva omaggio. -Arnolfo, come unico carolingio fra tanti nuovi dominatori, -pretendeva che la Germania sua fosse ancora -il centro e l'anima degli Stati disgiunti; e comprendeva -che, se Berengario cadesse, e Guido preponderasse -co' Franchi e coi Longobardi, ogni ingerenza germanica -di qua dall'Alpi sarebbe perduta. Adunque per l'Adige -calò in Italia, prese Verona e Brescia; Bergamo, che -generosamente si difese, mandò a osceno saccheggio, -e Ambrosio, governatore per Guido, che vi si era -eroicamente sostenuto, fece vilmente appiccare. Tosto -Milano e Pavia cedono; i marchesi d'Italia vengono a -prestar omaggio e chiedere nuova investitura, invece -<span class="pagenum" id="Page_333">[333]</span> -della quale Arnolfo li fe carcerare, sinchè a lui giurassero -fedeltà. Allora l'aborrimento del dominio straniero -unì quelli che prima s'erano fra loro combattuti, e lo -costrinsero a dar volta. -</p> - -<p> -Cessato appena il pericolo, la guerra civile rinfocò -tra Berengario e Guido; e morto questo, Lamberto suo -figlio e collega, gridato re <span class="sidenote">(894)</span>, strinse novamente Berengario -in Verona. Allora Arnolfo, invitato da papa Formoso, -torna; va dritto al cuor d'Italia per abbattere gli -Spoletini, che parea volessero rinnovare la preponderanza -longobarda; conferma a Berengario il regno -d'Italia, sottraendogli però le provincie transpadane, -nelle quali pone un Gualfredo <span class="sidenote">(896)</span> col titolo di duca di -Verona, e un Maginfredo con quello di conte di Milano. -L'acconcio dispiace a Berengario, il quale s'affiata con -Lamberto di Spoleto e con Adalberto di Toscana per -chiudere ad Arnolfo il cammino di Roma. Arnolfo vi -arriva per forza; benchè Geltrude vedova dell'imperatore -Guido, difendesse la Città Leonina, egli la -prende, ha Roma per capitolazione <span class="sidenote">(febbr.)</span>, fa decollare molti -a sè avversi; dal pontefice ottiene la corona, dal popolo -giuramento d'obbedienza, salvo la fedeltà dovuta a -papa Formoso. Ma le malattie che spesso vendicarono -gl'Italiani, colsero Arnolfo, sicchè s'affrettò a ritornare -in Baviera, molestato gravemente dagli Italiani -insorti. -</p> - -<p> -Ratoldo suo figlio, lasciato in Lombardia, non bastava -a frenare quel moto d'indipendenza; sicchè pel lago -di Como egli pure se n'andò in Germania; Verona non -resistette a Berengario; i Milanesi trucidarono Maginfredo, -che dato interamente al Tedesco, non pensava -che a stringerli in soggezione; da Roma l'odio agli -oltramontani si manifestò in uno scandaloso processo, -che il nuovo papa Stefano VI fece al cadavere di -Formoso, la cui vera colpa in faccia al popolo era -<span class="pagenum" id="Page_334">[334]</span> -d'aver unto lo straniero; poi sedente Giovanni IX, un -concilio confermò imperatore Lamberto, pronunziando -surrettizia e <i>barbara</i> l'elezione d'Arnolfo. I due competitori -Lamberto e Berengario, accortisi che dal ricorrere -agli stranieri scapitavano entrambi <span class="sidenote">(898)</span>, partirono il -regno fra sè; al secondo la Lombardia fra il Po e -l'Adda, il resto a Lamberto colla corona imperiale. Ma -i fiumi non demarcavano le possessioni de' grandi e -degli ecclesiastici, e l'incrociarsi di esse su dominj -diversi moltiplicava i motivi di conflitto. In breve -Lamberto venne in rotta con Adalberto di Toscana, e -lo rese prigioniero; ma poco stante egli stesso fu -assassinato nei boschi di Marengo, dicono da Ugo figlio -di Maginfredo già conte di Milano. -</p> - -<p> -Anche ne' paesi transalpini i duchi o conti cincischiavano -l'autorità dei re; ma infine essi erano nazionali. -Da noi invece erano forestieri; e nessuno se ne -trovò, il quale sapesse sbrancarsi dalla propria nazione -per farsi capo d'una nuova. In tal guisa l'indipendenza -paesana cadeva, mentre gli altri popoli la acquistavano; -atteso che cotesti signorotti, non v'avendo popolo sul -quale farsi forti, ricorreano ai potentati forestieri. Berengario, -rimasto solo re, libera Adalberto; ma eccogli -addosso un nuovo flagello, gli Ungheri. -</p> - -<p> -Dagli Urali e dal Caspio erano venuti costoro nella -grande commozione di Attila; avanzatisi poi nell'VIII secolo, -e sottoposti i Valachi e gli Slavi delle sconfinate -pianure di qua dai Carpazj, cominciarono a rendersi -terribili in Europa quali scorridori e predoni. I Carolingi -nelle miserabili gare degli ultimi loro tempi gl'invocarono -spesso, e Arnolfo gl'invitò coi Croati ad osteggiare -il potente impero de' Moravi. Improvvido consiglio<a class="tag" id="tag272" href="#note272">[272]</a>, -perocchè abbattuto questo si trovarono a -<span class="pagenum" id="Page_335">[335]</span> -contatto coll'impero Franco, contro del quale spinsero -i rapidi loro cavalli e una ferocia da selvaggi. -</p> - -<p> -Ci sono essi descritti come gente oltre ogni dire -deforme e barbara; volto schiacciato; le madri morsicavano -i figli in viso per abituarli al dolore. Nello sgomento -ispirato da essi, disputavasi se fossero quel -popolo di Gog e Magog, predetto dall'Apocalissi come -precursore della fine del mondo; e s'introdussero processioni -e riti per isviare quel nembo, e litanie dove -pregavasi Dio perchè ci scampasse dal furore degli -Ungheri. Nè mancò la solita messe di prodigi; e molte -volte le ossa turbate de' santi riuscirono loro micidiali: -la mano di un Unghero restò affissa all'altare che tentava -spogliare; ad un altro si spezzò la spada vibrata -a decollar un frate. -</p> - -<p> -Non tocca a noi raccontare i guasti che recarono -alla Germania e alla Francia: ma l'Italia ben presto -lusingò la loro cupidigia, bella e ricca qual è anche -dopo spogliata e vilipesa da stranieri e da suoi, ed -aperta a loro dal lato ove s'abbassano le alpi Friulane. -Entrati per queste in numero che parve immenso agli -atterriti, non arrestati dalle munitissime città di Aquileja<a class="tag" id="tag273" href="#note273">[273]</a> -e Verona devastarono sino a Pavia. Re Berengario -che, allor allora domi i rivali, trovavasi solo in -<span class="pagenum" id="Page_336">[336]</span> -dominio del bel paese, mandò il bando dell'armi per -la Lombardia, la Toscana, Camerino, Spoleto, e raccolto -un esercito <i>tre volte più numeroso</i> di quel de' nemici -mosse contro di loro, li sconfisse, e talmente gli avviluppò -fra l'Adda, il Brenta e gli altri fiumi dell'alta -Lombardia, che non trovando scampo, mandarono -offrendo di abbandonare il bottino e i prigionieri, -purchè fossero lasciati partire. Berengario, confidando -sterminarli, negò: ond'essi da disperati combatterono, -vinsero, e dispersi i mal uniti Italiani, senza ostacolo -desolarono il paese. -</p> - -<p> -Non combattevano in regolate schiere, ma da scorridori -sui rapidissimi cavalli, cui schiomavano acciocchè -i nemici non avessero dove ghermirli. Non sarebbe -dunque stato possibile ad ordinato esercito il raggiungerli; -sicchè ciascuno era costretto provvedere alla -propria difesa. Dalla campagna al loro accostarsi -fuggiva la gente sulle alture fortificate, e mura alzaronsi -allora attorno alle borgate e ai conventi<a class="tag" id="tag274" href="#note274">[274]</a>. Così gli -uomini, rialzate le teste dalla servitù regolare dei -Romani e dalla violenta dei Barbari, imparavano di -nuovo a maneggiar le armi, e valersene a tutela della -casa, del podere, del convento, delle città; il che tornò -poi a vantaggio della libertà, poichè i padri nostri -compresero la potenza dell'unione, e trovandosi in -mano le armi, le usarono ad acquistarsi od assicurarsi -franchigie. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_337">[337]</span> -</p> - -<p> -Berengario gli affrontò più volte; ma dall'infelice -riuscita disgustati, o seguendo già la politica imputata -loro di voler sempre due padroni affinchè l'uno tenesse -l'altro in rispetto<a class="tag" id="tag275" href="#note275">[275]</a>, una partita di signori nostri, e -nominatamente Adalberto di Toscana, offerse la corona -d'Italia a Lodovico re di Provenza. Adalberto da principio -era sì buono, che quando non si trovasse altro, -dava ai poveri il proprio corno da caccia colla catena -d'oro, che poi riscattava a denaro: in appresso s'abbandonò -all'ambizione e alla crudeltà, e perpetuamente avversò -Berengario. Lodovico venne, e fu coronato re in -un concilio a Pavia, poi imperatore a Roma <span class="sidenote">(901)</span> col nome di -Lodovico III. Avendo soggetta tutta l'Italia volle vedere -anche la Toscana, e a Lucca fu ricevuto da Adalberto -con tanta magnificenza, ch'ebbe ad esclamare: — Questo -marchese avrebbe piuttosto a chiamarsi re, in nulla -essendomi inferiore che nel nome». Adalberto, e più -l'ambiziosa sua moglie Berta, videro in queste parole -un'espressione d'invidia, onde se ne alienarono, e -svolsero da lui anche gli altri principi. Lodovico, venuto -a Verona, congedò l'esercito, distribuì a' suoi molti possessi, -e stavasene in improvvida sicurezza: sicchè Berengario, -che non gli si era opposto, lo colse, gli rinfacciò -d'avergli altra volta giurato non molestare l'Italia, e -fattigli cavar gli occhi, il rimandò in Provenza <span class="sidenote">(903?)</span>. I suoi -soldati restarono dispersi, e al passo dell'Alpi ne fe -molti capitar male il marchese d'Ivrea genero di -Berengario. -</p> - -<p> -Quel che gli Ungheri all'alta Italia, il faceano alla -<span class="pagenum" id="Page_338">[338]</span> -bassa i Saracini, devastando, uccidendo; e massime la -banda postatasi al Garigliano interrompeva le comunicazioni, -e dilapidava i beni della Chiesa. Quando poi -Ibraim re di Cairoan dall'Africa sbarcò in Sicilia per -tornar al dovere gli emiri rivoltosi, si lagnò che a -questi avessero dato soccorso le città di Calabria; e -benchè esse venissero a dargli scuse, intimò si preparassero -alla servitù, ed annunziassero il suo arrivo -nella <i>città del vecchio Pietro</i> <span class="sidenote">(908)</span>. Ma a Cosenza trovò forte -ostacolo, «e una notte per giudizio di Dio morì»<a class="tag" id="tag276" href="#note276">[276]</a>. -</p> - -<p> -A questi nemici del paese e della fede opponevansi -i papi; e Giovanni X, desiderando i signori italiani -si concordassero a riscattare la patria, pensò rassodare -l'unità cristiana col porvi a capo Berengario, e il coronò -imperatore nel Natale 915, a patto osteggiasse i Musulmani. -La coronazione fu solennissima; profusi doni -alle chiese, al clero, al popolo. Il papa aveva invitato -la Corte di Costantinopoli a mandar una flotta che -intercettasse il mare ai Saracini; trasse in lega Landolfo -principe di Benevento, Gregorio duca di Napoli, Giovanni -duca di Gaeta: il papa stesso menò l'impresa -con Berengario e col marchese Alberico di Camerino; -e bloccata la colonia de' Barbari, gli affamarono di -maniera che messo fuoco alle case e alle robe, sbucarono -impetuosi a salva chi può, e la più parte furono -uccisi o presi e fatti schiavi. -</p> - -<p> -Non per questo le fazioni quietarono. Il marchese di -Toscana e Berta sua moglie furono in Mantova imprigionati -da Berengario, ma senza poter farsene cedere -i castelli. Lamberto arcivescovo di Milano, che da esso -imperatore avea dovuto comprar a denaro la dignità; -Adalberto marchese d'Ivrea, genero di Berengario; -Odelrico marchese e conte del sacro palazzo, congiurarono -<span class="pagenum" id="Page_339">[339]</span> -a danni dell'imperatore. Saputo che costoro -aveano un convegno sulla montagna di Brescia, egli -soldò due capi di Ungheri, i quali di fatto li colsero: -Odelrico restò ucciso; Adalberto, fintosi un povero -fantaccino di Calcinate, scampò; altri, avuto salvezza -dalla clemenza di Berengario, invitarono in Italia -Rodolfo II, re della Borgogna transgiurana. Soccorso -dal suocero Burcardo duca di Svevia, egli venne; ma -in sanguinosa battaglia a Firenzuola era sconfitto, -quando la riserva del suocero mutò la fortuna, e -Rodolfo vincitore fece coronarsi re in Pavia <span class="sidenote">(922)</span>. -</p> - -<p> -In questo mezzo erano tornati gli Ungheri, e tagliati -a pezzi ventimila guerrieri di Berengario, eransi sveleniti -contro Padova, Treviso, Brescia. L'imperatore -mal obbedito non potè frenare quella furia che pagando -dieci moggia di denari d'argento<a class="tag" id="tag277" href="#note277">[277]</a>; al qual fine -tolse molti beni alle chiese, e il popolo tutto obbligò, -fino i lattanti, a contribuire un denaro per testa. Ma -vinto e scoronato, e ridotto a Verona e al ducato del -Friuli, invitò essi Ungheri contro l'emulo Rodolfo. -Voltisi dunque sopra Milano, assalsero Pavia <span class="sidenote">(924)</span>, città florida -e popolatissima<a class="tag" id="tag278" href="#note278">[278]</a> dove si tenevano le diete del -regno, e vi soffocarono il vescovo e quel di Vercelli, -distrussero quarantatre chiese; di tanta gente soli dugento -lasciarono vivi, i quali raccolsero fra le ceneri -otto moggia di denari per ricomprare dai Barbari il -luogo dov'era sorta la patria. -</p> - -<p> -Modena fu difesa a lungo dai proprj cittadini, che -<span class="pagenum" id="Page_340">[340]</span> -dall'alto delle mura si incoravano a vigilare con una -cantilena guerresca rimastaci<a class="tag" id="tag279" href="#note279">[279]</a>. Malmenate anche le -estreme terre del Piemonte, osarono imbarcarsi sulla -marina Adriatica, ed arsero Cittanova, Equilo, Fine, -Chioggia, Capodarzere, e predato tutto il littorale, tentarono -Malamocco e Rialto; ma i legni mercantili di -Venezia li respinsero<a class="tag" id="tag280" href="#note280">[280]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_341">[341]</span> -</p> - -<p> -La chiamata di que' Barbari indignò gl'italiani contro -Berengario, onde tra i Veronesi fu congiurato di ucciderlo, -e capo della trama era Flamberto. L'imperatore -n'ebbe fumo, e chiamatolo a sè gli ricordò come lo -avesse colmo di benefizj, sin a tenergli un figliuolo a -battesimo, e più gliene compartirebbe ove restasse -fedele; e donatagli una coppa d'oro, il lasciò andare. -L'ingrato non ne divenne che più accanito. Berengario -quella notte non dormì in palazzo, ma in una cameretta -attigua alla chiesa, per esser pronto a sorgere la mezzanotte -ed assistere all'uffiziatura. Ma come fu in chiesa, -Flamberto lo fe trucidare. Milone, suo fedele, fece -appiccare Flamberto e i complici. -</p> - -<p> -Come avvenne ad altri infelici autori di conati -nazionali, Berengario, bersagliato miserabilmente tutta -la vita, ebbe esagerate lodi dopo morto qual valoroso, -clemente, pio, e sin a riverirlo per santo, -e mostrar lungamente una pietra chiazzata del suo -sangue, che mai per lavarla non aveva perduto le -macchie<a class="tag" id="tag281" href="#note281">[281]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_342">[342]</span> -</p> - -<p> -Tolto l'emulo, e scomparsi gli Ungheri, venne a -regnare Rodolfo, ma non con pace, giacchè lo contrastarono -tre vedove che allora aggiravano l'Italia -cogli intrighi e coi vezzi: Berta, vedova di Adalberto -il Ricco, sua figlia Ermengarda, marchesa d'Ivrea: e -sua nuora Marozia, di disonesta memoria, vedova di -Alberico marchese di Camerino. Il voto di coteste e di -Guido duca di Toscana e Lamberto fratelli d'Ermengarda -si accordò sopra Ugo, duca di Provenza loro -fratello uterino, che cogl'inganni più che colla forza -vinse Rodolfo <span class="sidenote">(926)</span>. Questo si ritira in Borgogna, ma quivi -unitosi ancora col suocero Burcardo, cala con grosso -esercito in Italia. Burcardo piglia l'assunto d'esplorare -le forze de' nemici, e in veste d'ambasciadore viene a -Milano. Giunto alle colonne di San Lorenzo, allora fuor -di città, disse a' suoi compagni: — Questo luogo pare -fatto apposta per erigervi una fortezza che tenga in -briglia, non solo i Milanesi, ma tutti i principi d'Italia»; -e soggiunse: — Non sono Burcardo se non riduco gli -Italiani a contentarsi d'un solo sprone e cavalcare giumenti». -Disse ciò in tedesco, ma i nostri lo capirono, -e tutto riportarono all'arcivescovo Lamberto: il quale -<span class="pagenum" id="Page_343">[343]</span> -dissimulando prodigò carezze al finto ambasciadore, e gli -diede licenza di rincorrere un cervo nel proprio parco; -favore che a nessuno egli consentiva. Ma intanto mandava -avviso agli Italiani; sicchè, mentre tornava, Burcardo -fu côlto in un agguato a Novara, e fuggendo -restò trafitto dai duchi di Toscana; a' suoi non valse il -ricoverarsi in San Gaudenzio, chè furono trucidati, e -Rodolfo voltò indietro. -</p> - -<p> -Ugo, che spertissimo di maneggi, s'era già compri -molti signori italiani, allora venne promettendo un -secol d'oro; sbarcato a Pisa ebbe universali accoglienze; -a Pavia eletto re, a Milano coronato, regnò più robusto -che nol desiderassero i signori italiani, proponendosi -di restaurare l'unità della signoria col solo modo che -par possibile, dopo gravi disordini, cioè la tirannia. -</p> - -<p> -La voluttuosa e intrigante Marozia, sposa a Guido -di Toscana, formatosi un grosso partito in Roma e -disdicendo ogni obbedienza al papa, aveva occupato -Castel Sant'Angelo, e disponeva a sua voglia della -città e del papato: entrata col marito e con un pugno -di sgherri in Laterano, trucidarono Pietro fratello di -papa Giovanni X e questo cacciarono in prigione <span class="sidenote">(928)</span>, ove -morì dal dolore o soffocato. Poco dopo Guido moriva, -e succedeagli nel ducato di Toscana il fratello Lamberto. -Ma re Ugo, temendo non gl'italiani gliel sollevassero -emulo, fe spargere che esso e Guido ed -Ermengarda fossero figli suppositizj. Della grossolana -invenzione s'adontò Lamberto, e propose smentirla -col duello. Ugo fu vinto nel suo campione Teduino; ma -non per questo cessò, troppo premendogli di togliere -a Lamberto il dominio e la ricca moglie. Fatto sta che -Lamberto poco poi fu côlto e accecato <span class="sidenote">(931)</span>; il suo paese dato -a Bosone fratel germano di Ugo, cessandovi così quella -schiatta de' Bonifazj e Adalberti; Ugo sposò Marozia -e dominò in Roma trattandovi con alterigia i grandi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_344">[344]</span> -</p> - -<p> -Alberico, figlio di Marozia del primo letto, dava un -giorno l'acqua alle mani di Ugo; e avendo ciò eseguito -disadattamente, ebbe da questo un manrovescio. Invelenito -si restringe coi nobili <span class="sidenote">(932)</span>, assalta e fuga il patrigno. -Due volte Ugo tornò coll'esercito per vendicarsi e -recuperare Roma, ma non potè che devastarne le circostanze: -e infine concedette ad Alberico la pace e le -nozze d'una propria figlia. Non per questo Alberico -gli consentì mai di entrare in città, dove anzi accoglieva -quanti signori fuggivano dalla tirannia di esso; per -ventitre anni vi si tenne capo, coi nomi di console, di -senatore, di tribuno allucinando i discendenti de' Romani -antichi, i quali vedeano un magistrato repubblicano -nel demagogo prepotente che usurpavasi fin gli atti -pontificali, devoluti a suo fratello Giovanni XI. Ugo -intanto, di scellerati portamenti in casa e di perfida -politica fuori, insultava ai magnati, molti signori uccise, -installò vescovi tedeschi a Milano e a Verona. Al fratello -Bosone invidiò la Toscana o le ricchezze che egli e sua -moglie Villa aveano carpite ai signori di colà, e col -solito pretesto di congiure l'espulse, dando quel marchesato -al proprio figlio naturale Uberto. Adombrò -pure di Berengario marchese d'Ivrea e conte di Milano, -Spoleto e Camerino, nipote all'imperatore Berengario. -Il primo colla forza aperta assalì ed uccise; l'altro ebbe -benignamente alla Corte, e aveva ordinato di strappargli -gli occhi, quand'egli, avvertito dal giovine re -Lotario, fuggì ad Ottone. -</p> - -<p> -936 -</p> - -<p> -Ugo disgustava pure col tuffarsi nelle lascivie, -contaminando famiglie principali, e alle bagascie sue -e ai tanti sterponi prodigando chiese, monasteri, prelature. -Le nozze con Marozia come illegali volle -sciolte quando gli parvero più vantaggiose quelle con -Berta di Svevia, vedova di Rodolfo e madre del re di -Borgogna. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_345">[345]</span> -</p> - -<p> -Tuttociò accresceva i malcontenti, e il desiderio di -indipendenza trapelava d'ogni parte fra gl'italiani: i -quali però, se ebbero sempre vivo il sentimento della -libertà personale, poco conobbero quello della libertà -politica, e per ottenere la prima sacrificavano l'altra -con cotesto bilicarsi fra due padroni. D'altra parte Ugo -ben maneggiava con quelli da cui potesse temere: -chetò di sue pretensioni re Rodolfo col cedergli i diritti -del figlio dell'accecato Lodovico, suo pupillo, sopra la -Borgogna cisgiurana, sicchè ne formò il regno d'Arles; -strinse alleanza con Enrico l'Uccellatore nuovo re di -Germania; concedette nuove sicurezze a Venezia e a -papa Giovanni XI. Coll'imperatore romano di Costantinopoli -si accordò per assalire i Saracini di Frassineto; -e mentre quello li chiudea per mare, esso per terra li -snidò, riducendoli sul monte Moro, dove pure li tenne -assediati. Quivi pure poteva sterminarli; se non che -temendo che Berengario tornasse di qua dall'Alpi a -molestarlo, licenziò la flotta greca, e patteggiò cogli -Infedeli di collocarli nei monti che dividono l'Italia -dalla Svevia, acciocchè si opponessero ad ogni invasione. -Colà divennero ostacoli ai tanti forestieri che -visitavano la penisola per devozione o per affari, e -moltissime vite costò l'averla perdonata a coloro. -</p> - -<p> -Tra questo gli Ungheri continuavano lo sperpero -dell'Italia, e anche nella meridionale pervennero saccheggiando -Capua, Salerno, Benevento, Nola, Montecassino, -e fin Tèramo. Un grosso di Marsi e di Peligni -gli aspettò in agguato e ne fa strage; ma per cinquanta -anni non lasciarono tregua alla penisola. Ugo non -seppe frenarli che con dieci moggia di danari, ponendo -perciò gravissime contribuzioni; del che disgustati, e -de' codardi portamenti suoi, e del dare le cariche a -forestieri, i signori italiani, non potendo trar qui il re -di Germania tenuto buono da Ugo con regali, chiesero -<span class="pagenum" id="Page_346">[346]</span> -Arnoldo duca di Baviera e Carintia, che di fatto scese -per val di Trento a Verona, ma trovata resistenza a -Bussolengo, se ne tornò. Ugo cacciò in prigione Raterio -vescovo di Verona come reo d'averlo favorito; il quale -descrisse i proprj patimenti. -</p> - -<p> -Più operoso nemico gli era Berengario marchese -d'Ivrea, che profondendo denaro, sollecitava ajuti da -Ottone re di Germania. Un Amedeo, gentiluomo di -sua confidenza, l'esortò a fidare piuttosto nel malcontento -degli Italiani, e si esibì di venire a scandagliarli. -Di fatto, vestito da pezzente, girò di castello in castello, -di vescovado in vescovado; saputo che Ugo era sulle -sue traccie, cangiava travestimento e forma ogni giorno; -al re stesso ardì presentarsi con altri che limosinavano; -infine riuscì a tornare al padrone. Il quale, fidato sulle -intelligenze, con piccola scorta calò per val d'Adige. A -Manasse arcivescovo d'Arles, e insieme vescovo di -Trento, Mantova, Verona, e governatore del Trentino, -promise l'arcivescovado di Milano; il vescovado di Como -a Adelardo, cherico che s'intromise del trattato; così -ad altri prelati e governatori e signori dava e prometteva -cariche, feudi, sopratutto monasteri in commenda -e vescovadi. -</p> - -<p> -Ugo, ritiratosi a Pavia, spedì Lotario figlio suo alla -dieta milanese chiedendo, se erano stanchi di lui, -lasciassero a questo innocente la corona; e i grandi -commossi dalle costui istanze e dal vederlo abbracciare -la croce, gliel concessero. Intanto Berengario scontentava -i prelati, a cui toglieva le prebende per mantenere -le promesse fatte a' suoi fautori, i quali pure non -restavano mai soddisfatti; pure cresceva ogni giorno -di fautori e realmente dominava, comunque conservassero -il regio titolo Lotario e Ugo. Quest'ultimo, disperato -di ricuperarlo, tornò nel suo patrimonio d'Arles <span class="sidenote">(947)</span> -portandovi tesori, che presto abbandonò colla vita. Fra -<span class="pagenum" id="Page_347">[347]</span> -breve moriva anche Lotario, forse avvelenato da quello -cui era ostacolo a regnare; e Berengario venne gridato -re col figlio Adalberto <span class="sidenote">(950)</span>. E poichè temea che la bella e -virtuosa Adelaide, figlia di Rodolfo II di Borgogna e -vedova di Lotario, portasse a qualche marito i diritti -suoi e le vendette, la prese, e volea forzarla a sposare -suo figlio. Stette ella costante al no, benchè Villa moglie -di Berengario giungesse fin a batterla e calpestarla. -Chiusa nella rôcca di Garda, la bella infelice trovò compassione; -un cherico Martino recò attorno i lamenti -di essa, le preparò i mezzi a fuggire <span class="sidenote">(951)</span> e un asilo presso -Azzo feudatario di Canossa, castello importante nelle -storie, posto verso il fiume Enza al cominciar delle -montagne di Reggio, sovra un'alta rupe isolata, sicchè -facilmente si difendeva da qualunque assalto. Di quivi -ella invitò a vendicarla re Ottone il Grande, che n'ebbe -un bel destro onde innestare il nostro paese alla Germania, -e distrutto il sistema militare de' Longobardi -e dei Franchi congiuntosi colla Chiesa, avviò qualche -miglioramento. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap73">CAPITOLO LXXIII. -<span class="smaller">Età ferrea del Pontificato. Ottone il Grande. La corona -imperiale e il regno d'Italia passano ai Tedeschi. Si -svolge la nazionalità italiana.</span></h2> -</div> - -<p> -Disordini più deplorabili contaminavano il centro -della cristianità. Unendosi all'Impero col rinnovarlo -nella persona di Carlo Magno, la Chiesa avea creduto -sceverarsi dalle cose mondane, e vi si trovò implicata -viepiù, sia per gl'interminabili dissidj cogli imperatori -<span class="pagenum" id="Page_348">[348]</span> -che pretendevano intervenire alle elezioni, sia pel crescere -de' baroni attorno a Roma, sia per l'aumento -delle ricchezze. Le quali erano tante, che sotto Leone III -si trovano offerte ad essa per più di ottocento libbre -d'oro e ventunmila di argento; e Leone IV, il sacerdote -eroe che contro i Saracini difese e munì il quartiere di -Vaticano, nella basilica de' santi apostoli depose ornamenti -per trecentottantasei libbre d'argento e ducentosedici -d'oro. -</p> - -<p> -Non sempre erano usate a così nobili fini, e rendeano -oggetto d'ámbiti e di brighe la sede pontifizia. Si racconta -che una fanciulla di Magonza, educata in Atene -sotto abito virile, fermossi a Roma <span class="sidenote">(855)</span> col nome di Giovanni -d'Inghilterra, e salse in tanta fama d'erudizione -e virtù, che fu assunta al papato; ma dopo due anni -ne furono clamorosamente scoperti il sesso e l'impudicizia. -Diceria vulgare, opportuna a celie e scandalo, -ma insussistente non che alla critica, nè tampoco al -senso comune. Mariano Scoto, cronista del secolo xi, -l'accenna, indi a disteso Martin Polacco, autore d'una -storia dei papi fin al 1277: autorità tardive; eppure i -passi medesimi sembrano interpolati; come sembra -quel di Anastasio Bibliotecario, atteso che altrove egli -medesimo dà Benedetto III per successore a Leone IV, -e soggiunge che l'elezione di quello fu notificata a -Lotario imperatore, il quale si sa che morì nel settembre -855. Ferveva allora la rivalità della Chiesa greca -colla latina, risolta poi in deplorabile scisma: Leone -scriveva al patriarca di Costantinopoli Michele Cellulario -correr voce in Occidente che alla sua sede fosse stata -assunta una femmina. Il fatto saria colà meno strano, -se è vero che l'ottenessero anche eunuchi; ma certamente -Leone non avrebbe dato questo colpo, o Michele -gliel'avrebbe rimbalzato se fosse stata nota la favola -della papessa. Nè fra tante ingiurie lanciate dal patriarca -<span class="pagenum" id="Page_349">[349]</span> -Fozio e da altri alla sede romana se ne trova cenno. -Una medaglia poi dell'855, portante il conio di Lotario -e del papa, dissipa ogni dubbiezza. -</p> - -<p> -Un prete Anastasio, da Leone IV in concilio deposto -perchè non risedeva nella parrocchia, levossi a competere -il seggio con Benedetto III, e tratti dalla sua i -commissarj imperiali, lo spogliò delle insegne: ma a -lungo dibattuta la causa, prevalse l'elezione de' Romani -all'usurpazione dei forestieri. -</p> - -<p> -Nicola fu il primo papa che si dica coronato <span class="sidenote">(858)</span>, in -presenza di Lodovico II imperatore, il quale l'addestrò -alla briglia, e alcuno aggiunge gli baciò il piede. Tratto -dal chiostro a vera forza perchè sentiva la gravità dell'offertogli -manto, volle tenerlo con un'inflessibilità pari -agli austeri suoi costumi ed alle illibate intenzioni: -difese la primazia papale contro Fozio patriarca di -Costantinopoli, dal quale cominciò lo scisma greco; -mantenne l'integrità del matrimonio contro le intemperanze -dei re, i quali pretendevano ripudiare le mogli -quando sazj. Dopo la morte di Nicola <span class="sidenote">(867)</span>, Lamberto duca -di Spoleto entrò in Roma, e sott'ombra d'acquietare, -lasciò saccheggiarla da' suoi scherani, senza rispetto a -chiese o monasteri, e rubando molte nobili fanciulle. -Tale scompiglio regnava presso al capo della cristianità. -</p> - -<p> -Il nuovo papa Adriano II aveva avuto per moglie -Stefania, e questa viveva ancora con una fanciulla, -impromessa a un nobile. Anastasio parroco di San -Marcello, già nemico ai papi e scomunicato, poi perdonato -e rimesso bibliotecario, aveva un fratello Eleuterio, -nobile e ribaldo al par di lui; il quale, sedotta la fanciulla, -la rapì e sposò. Adriano indignato trovò modo -a ritorgliela; ma Eleuterio entrato in casa, in istanti -uccise lei e la madre. Fu preso dalla giustizia; ma -Arsenio suo padre, versando all'imperatrice Angisberga -l'oro di che era ghiotta, si assicurò la protezione dell'imperatore. -<span class="pagenum" id="Page_350">[350]</span> -Vero è che fra quei negoziati morì, e il -papa domandò messi imperiali che facessero processo -e giustizia secondo la legge romana; ed Eleuterio fu -mandato a morte, Anastasio scomunicato. -</p> - -<p> -Giovanni VIII, intrigante e passionato, mal giudicò -la moralità delle azioni; prodigò scomuniche, convertì -le penitenze in pelligrinaggi, e lasciossi illudere da -Fozio. Fu il primo papa che fosse chiamato a decidere -fra due competenti alla dignità imperiale, e dichiarò -che, essendo questa stata conferita a Carlo Magno per -grazia di Dio e ministero del papa, egli la trasportava -al re dei Franchi, ch'era Carlo Calvo<a class="tag" id="tag282" href="#note282">[282]</a>. Dicono che -questo, in benemerenza, rinunziasse ad ogni sovranità -sopra Roma: ma più probabilmente non fece che dispensare -il pontefice e il suo popolo dall'omaggio -che rendeano all'imperatore. Però non seppe difender -Roma dai Saracini, ai quali il papa dovette pagare un -tributo. -</p> - -<p> -Fra le contese de' Franchi e degli Alemanni che si -disputarono l'impero, gl'italiani aspirarono a tenerlo di -qua dall'Alpi, e poichè allora ogni cosa traducevasi in -linguaggio e fatti ecclesiastici, ne nacque un turpe -scisma. Formoso, devoto a re Carlo che con tanto -vantaggio aveva apostolato i Bulgari e favoriva il -<span class="pagenum" id="Page_351">[351]</span> -partito tedesco, da Giovanni VIII che sosteneva i Franchi -fu spoglio del vescovado di Porto e tenuto prigione. -Il nuovo pontefice Marino lo liberò e restituì alla sua -sede, dove egli persistette ad avversar il partito italiano -che portava Guido di Spoleto, il quale infatti riuscì -imperatore, favorito dal nuovo papa Adriano III <span class="sidenote">(882-84)</span>. A -questo si attribuisce un decreto che esclude l'imperatore -dall'elezione de' pontefici. Ricusò di ricomunicare -Fozio; nel che stette egualmente saldo Stefano V <span class="sidenote">(885)</span>, -spiegando all'augusto bisantino i limiti fra l'autorità -pontifizia e l'imperiale. Stefano, allorchè fu assunto, -trovò spogliati il tesoro, la guardaroba, i granaj, le -cantine in modo da non poter fare il solito donativo; -tanto nelle vacanze crescevano le devastazioni. -</p> - -<p> -Alla sua morte prevalse il partito alemanno, e portò -al soglio pontificio Formoso <span class="sidenote">(891)</span>. Questi fu contrariato -vivamente dal partito italiano, che giunse ad ucciderlo -e gli surrogò (dopo il brevissimo e annullato regno di -Bonifazio VI) Stefano VI <span class="sidenote">(896)</span>, un de' più caldi in questa -fazione. Per secondare alla quale, prese pretesto che -Formoso avesse violato i canoni coll'abbandonar una -chiesa per un'altra, atto allora insolitissimo, e diede -scandalo nuovo alla Chiesa col farne disotterrare il -cadavere, e collocato sul trono in vesti pontificali, giudicarlo -d'aver deserto la prima sposa per un'altra; e -condannatolo, gli fece mozzare il capo e le tre dita -con cui benediceva e gettarlo nel Tevere, dissacrando -quanti avevano da lui avuto l'ordinazione. Irritati da -tali violenze, i fautori di Formoso insorti strangolarono -Stefano, i cui atti furono cassati da Romano, egli pure -considerato antipapa da alcuni, che riconoscono unico -legittimo Teodoro II <span class="sidenote">(898)</span>. Un concilio radunato da Giovanni -IX abolì i processi contro Formoso e ne scomunicò -i promotori, perdonò al clero che se n'era mescolato, -volle non passasse in esempio la traslazione di -<span class="pagenum" id="Page_352">[352]</span> -esso da altra sede alla pontifizia, nè si consacrasse -alcun papa se non dopo l'approvazione dell'imperatore. -In un altro concilio a Ravenna fu riconosciuto dall'imperatore -Lamberto il privilegio della santa romana -chiesa, e confermati i possessi di questa; ma insieme -stabilito che qualsifosse laico o cherico potesse andar -liberamente all'imperatore per chiedere o grazia o -giustizia. Ivi pure il papa esponeva la miseria cui era -ridotta la Chiesa romana, non restandole pur tanto da -mantenere il clero e i poveri; aveva egli inviato a -tagliar piante per restaurare la basilica Lateranese che -diroccava, ma i malviventi non l'aveano permesso. -</p> - -<p> -Fatto è che, mentre l'autorità papale nell'ecclesiastico -erasi di tanto ampliata, i baroni, cresciuti di forza in -Roma, la inceppavano, ergevano pontefici i loro ligi, non -soffrivano ostacolo alle loro prepotenze, e per meglio -soperchiare accordavansi cogl'imperatori<a class="tag" id="tag283" href="#note283">[283]</a>. Ma una -parte di essi ne escludeva l'intervenzione, non per -ispirito religioso o nazionale, bensì per avere meno -impacci. Adalberto il Ricco di Toscana n'era capo, e -Teodora parente sua, colle ricchezze e colle prodigate -lusinghe acquistava dominio, secondata da due figlie, -una del suo nome stesso, maritata in Graziano console -di Roma, l'altra quella Marozia che già nominammo, -sposa d'Alberico marchese di Camerino e conte di -Tusculo, il più poderoso signore della campagna romana. -Marozia pose il capo ad elevar papa Sergio amico suo, -sturbandone Giovanni IX, ma il tentativo fallì <span class="sidenote">(900)</span>; e anche -dopo la morte di questo e di Benedetto IV <span class="sidenote">(903)</span>, Leone V -fu preferito. Cristoforo romano, cacciatolo prigione, -invase il papato; ma gli fu tolto bentosto dal predetto -<span class="pagenum" id="Page_353">[353]</span> -Sergio <span class="sidenote">(904)</span>, che recò i vizj e l'adulterio su quel trono dove -tante virtù eran splendute<a class="tag" id="tag284" href="#note284">[284]</a>. -</p> - -<p> -A tale strapazzo era ridotta la Chiesa dall'intervenire -dei signori alle nomine, e dallo sbrigliamento delle -partigianerie. Sergio III a quelli cui doveva il sublime -grado consegnò Castel sant'Angelo; onde rimanevano -arbitri di Roma, e avrebbero potuto interrompere -quella serie, per cui il regnante pontefice legasi fino -agli apostoli. S'accontentarono invece di farvi eleggere -chi ad essi talentò, un Anastasio III <span class="sidenote">(911-14)</span> men male degli -altri, un Landone sabino, poi Giovanni X amato dalla -giovane Teodora sorella di Marozia. Riuscì egli migliore -che non potesse aspettarsi dall'indegna origine; e -compreso dei suoi doveri, come a capo degli eserciti -<span class="pagenum" id="Page_354">[354]</span> -sconfiggeva i Saracini, così provvide di sottrarre la -sede pontifizia alla vergognosa tirannide col frangere -la micidiale consorteria delle famiglie signorili. -</p> - -<p> -Ne spiacque a Marozia, che maritandosi in Guido -duca di Toscana, rinvigorì il nodo fra le due case di -Toscana, e di Tusculo, sicchè ebbero a loro arbitrio -Roma. Prima opera fu il soffogare l'indocile Giovanni, -cui Marozia surrogò <span class="sidenote">(928-31)</span> Leone VI, poi Stefano VII, infine il -proprio figlio Giovanni XI, che abbandonandosi alle -inclinazioni della tenera e indisciplinata età, lasciava le -cose sacre e profane raggirare dall'ambiziosa madre e -dal fratello Alberico. Vedemmo come questo si ergesse -signore di Roma, dopo respinto Ugo di Provenza re -d'Italia; e carcerato Giovanni, lo costrinse a spedire -legati a Costantinopoli chiedendo quel patriarcato per -suo figlio Teofilatto, di quindici anni appena, a questo -ed a' suoi successori in perpetuo concedendo il pallio. -Morto Giovanni, quattro papi <span class="sidenote">(931-46)</span> (Leone VII, Stefano VIII, -Marino II, Agapito II) furono successivamente eletti da -Alberico: ma quando Ottaviano, suo figlio d'appena -diciotto anni, fu sortito pontefice <span class="sidenote">(956)</span> col nome di Giovanni -XII, l'autorità papale uscì da quell'oppressura, -e Giovanni si trovò il più possente signore della -media Italia, le cui fazioni rimescolò, e chiamò in Italia -Ottone. -</p> - -<p> -La Germania erasi staccata dalla restante eredità di -Carlo Magno, e la debolezza dei re che la dominarono -fu causa che perdesse anche la corona imperiale. Estinta -poi la stirpe de' Carolingi, si divise in molti ducati di -forza quasi pari, or dall'uno or dall'altro de' quali sceglievasi -il re, primo tra pari, potente solo se possedesse -carattere, abilità, valore. E li possedeva Ottone di -Sassonia, che menò guerre continue, e nessuna per -ambizione; non cercò impinguare la propria famiglia -coi feudi, e tolta la Germania dall'avvilimento, contribuì -<span class="pagenum" id="Page_355">[355]</span> -potentemente a porla nel primo posto fra le nazioni -moderne. -</p> - -<p> -Di sue vittorie accenneremo soltanto quella contro -gli Ungari, che per un secolo aveano malmenato Germania, -Francia e Italia, ed a cui i suoi predecessori -non aveano saputo opporre che la viltà de' tributi. -Ottone sul Lech li sconfisse interamente <span class="sidenote">(955)</span>, e rinforzò -contro di loro il ducato d'Austria, sicchè fissatisi sul -basso Danubio e resisi cristiani, divennero poi salda -barriera contro altri Barbari. Allora anche l'Italia restò -assicurata dalle coloro scorrerie. -</p> - -<p> -La bella Adelaide, vedova di re Lotario (pag. 347), -dalla torre di Garda fuggita al castello di Canossa, -invitò Ottone a proteggerla; ed egli con pochi seguaci <span class="sidenote">(951)</span> -passò le Alpi, fidato nelle intelligenze; sorprese Pavia, -e quivi invitata la bella, se ne invaghì e la sposò; poi -fattosi coronar re, partì, lasciando a suo genero Corrado, -duca di Franconia e di Lorena, la cura di sottomettere -Berengario II. Questi non aveva opposto resistenza, -sia perchè lo conoscesse troppo potente, sia -per riconoscenza de' favori ricevutine; anzi lasciossi -indurre a fargli omaggio del regno. A tal uopo se gli -presentò in Augusta: e Ottone, lasciatolo aspettare tre -giorni, gli ordinò tornasse l'anno seguente, quando -infatti gli consegnò lo scettro d'oro come investitura -del regno d'Italia, scemato d'Aquileja e Verona, chiavi -delle Alpi; dovea però riconoscerlo come feudo dal re -di Germania; col che, egli straniero, sagrificava l'indipendenza -italiana. -</p> - -<p> -Corrado di Franconia, a cui aveva promesso di trattare -onorevolmente il nemico se gli facesse omaggio, -si tenne offeso di tale comporto; e con Lodolfo, figlio -di Ottone, ruppe in aperta nimistà, che questo distolse -lungo tempo dall'Italia. Intanto Berengario qui si rendeva -esoso col punire quanti l'avevano disfavorito, -<span class="pagenum" id="Page_356">[356]</span> -rincarir taglie, spogliare chiese onde pagare gli Ungari, -e col dare e togliere a capriccio le sedi vescovili, e dai -vescovi esiger ostaggi di loro fedeltà. Essi e papa Giovanni -XII invocavano dunque Ottone, il quale, giunto -a Milano <span class="sidenote">(961)</span>, dichiarò scaduto Berengario; che difesosi -lungamente a Montefeltro <span class="sidenote">(966)</span>, fu costretto cedere e mandato -a morire a Bamberga con Villa, sua pessima -moglie, che s'era ricoverata nell'isola di Orta colle -ricchezze<a class="tag" id="tag285" href="#note285">[285]</a>. Azzo, che stava da un pezzo assediato in -Canossa per punizione d'avervi raccolto Adelaide, fu -dichiarato marchese, e divenne stipite d'insigne prosapia. -Lo storico Liutprando, già secretario di Berengario -e rifuggito alla Corte sassone, ottenne il vescovado -di Cremona. -</p> - -<p> -Ottone, coronato re dall'arcivescovo di Milano e dai -suffraganei<a class="tag" id="tag286" href="#note286">[286]</a>, avviossi a Roma, dove spedì questa -formola di giuramento: «A te signor papa Giovanni, -io re Ottone fo giurare e promettere pel Padre, Figlio -e Spirito Santo, e per questo legno della croce, e per -queste reliquie dei santi, che se, Dio permettente, verrò -a Roma, esalterò a tutta mia possa la santa Chiesa -romana e te capo di essa; non mai per volontà, consiglio, -<span class="pagenum" id="Page_357">[357]</span> -consenso od esortazione mia perderai la vita o -le membra o l'onore che hai; nella città romana senza -tuo consiglio non farò regolamento od ordine alcuno -intorno a cose che concernano te o i Romani; ti restituirò -qualunque porzione della terra di san Pietro -venga in mio possesso; e a chiunque io affidi il regno -d'Italia, sì gli farò promettere d'esserti in ajuto a difendere -il patrimonio di san Pietro con ogni potere. Così -Dio m'ajuti e questi santi vangeli di Dio». -</p> - -<p> -Venuto a Roma, Ottone giurò in quei termini, confermò -la donazione di Pepino e Carlo Magno, compresa -Roma col suo ducato, all'atto di Lodovico Pio aggiungendo -anche Rieti, Amiterno e cinque città di Lombardia, -<i>salva la potenza sua e de' suoi discendenti</i>; e -ottenne la corona imperiale <span class="sidenote">(962 — 2 febb.)</span>. -</p> - -<p> -Non appena fu partito, gli vennero rapportate -nefande cose del giovane papa, e come intrigasse con -Adalberto figlio di Berengario. Ottone ritorna a Roma; -e il papa, sulle prime oppostosi armato, fugge col tesoro -di san Pietro e col re Adalberto che v'avea chiamato, -e l'imperatore aduna un concilio per processarlo. Orribili -colpe gli sono apposte: licenza di donne che riducevano -a postribolo il Laterano; cardinali e vescovi -mutili, accecati, uccisi; aver celebrato messa senza -comunicarsi; voluto ordinare un diacono in una scuderia; -ad altri concesso il santo ministero per danari; -posto vescovo a Todi uno di dieci anni; gettato incendj, -e comparsovi in mezzo con elmo, usbergo e spada; -bevuto ad onore del demonio e delle bugiarde divinità. -</p> - -<p> -L'eccesso mostra quale spirito le dettasse: ma non -essendo egli comparso a scagionarsi, il dichiararono -scaduto, surrogandogli Leone VIII, laico ancora <span class="sidenote">(963)</span>. Tanto -arrogavansi i secolari! e i frutti erano secondo il seme. -Giovanni avea lasciato molti amici, co' quali e con -castellani del ducato eccitò una sommossa; ma i -<span class="pagenum" id="Page_358">[358]</span> -Tedeschi abbatterono le steccate da essi erette al ponte, e -menarono strage, finchè Leone non s'interpose. Appena -però Ottone si volse a combattere Adalberto che si fortificava -nelle marche di Spoleto e Camerino, Giovanni, -a capo d'una masnada saracina, tornò fra le acclamazioni -del popolo, che per odio al prepotente straniero -avea voluto dimenticare le scostumatezze di lui; e -cominciava acerbe vendette <span class="sidenote">(964)</span>, quando il colpì quella d'un -marito oltraggiato. -</p> - -<p> -I Romani, senza riguardo all'imperatore, affrettaronsi -ad eleggere Benedetto V; ma Ottone accorso di -nuovo, balestrò Roma e la affamò tanto che l'ebbe, e -ripristinato l'antipapa Leone, fece in un concilio decretare -che agl'imperatori competesse il nominare i successori -al regno d'Italia, dar l'istituzione al papa, e -conferire l'investitura ai vescovi nei loro Stati<a class="tag" id="tag287" href="#note287">[287]</a>. Con -ciò veniva a ribadirsi all'Impero il regno d'Italia, e si -assodava la superiorità degl'imperatori sui papi: frutto -dell'orribile immoralità che tutti gli ordini del nostro -paese sommergeva in materiali passioni, rendeva insofferenti -d'ogni dovere, obbligava i dominanti ad esuberar -di rigore per mantenere qualche regola, e trabalzava -a vicenda il popolo fra superba indocilità e -misera paura della forza esteriore, fra le violenze e la -vigliaccheria, capitali nemiche della libertà. D'allora -l'Italia trovossi condotta ad effettuare la propria civiltà -sotto gl'influssi d'una potestà straniera, per quanto lassa: -e la storia della Germania e dell'Italia sono collegate -dalla reciproca antipatia. -</p> - -<p> -Ottone se n'andava, trascinandosi dietro il papa -eletto dal popolo; ma la peste che desolò il suo esercito -e n'uccise i capi, fu avuta qual castigo di Dio per le -violenze usate a Roma. Essendo poi morti Benedetto e -<span class="pagenum" id="Page_359">[359]</span> -Leone, si mandò a chieder un papa all'imperatore, che -elesse Giovanni XIII <span class="sidenote">(965)</span>; ma questo dai magnati di Roma -fu espulso. Anche la fazione di Berengario sopraviveva, -e sebben fossero presi il forte San Leo, la rôcca di -Garda e l'isola Comacina a quella devoti, Adalberto -continuava a stuzzicare la Lombardia. Pertanto Ottone -vi tornò, disposto a punire; varj vescovi mandò oltremonti, -a Roma fe appiccare tredici de' principali <span class="sidenote">(966)</span> e i -tribuni e oltraggiar il prefetto, restituì papa Giovanni -XIII, e sgomentò a segno, che gli stessi principi -longobardi di Benevento e Salerno gli resero omaggio -ligio. -</p> - -<p> -Restava la dominazione degl'imperatori greci, i -quali non cessavano di protestare contro quelli d'Occidente -come usurpatori; onde Ottone pensò snidarli -d'Italia, come via a sterminare poi i Saracini. Mostrò -dunque assalire i loro possessi in Calabria <span class="sidenote">(968)</span>; pure al -tempo medesimo chiedeva fossero dati a titolo di dote -ad una figliastra dell'imperatore Niceforo Foca, ch'e' -domandava sposa a suo figlio Ottone re di Germania. -Recò quest'ambasciata Liutprando vescovo di Cremona, -il cronista arguto o maligno di questa età, che si compiacque -raccogliere aneddoti scandalosi intorno ai re ed -ai papi. Non ebbe egli veruno buon risultamento, anzi -furono perfidamente côlti e uccisi alcuni ch'erano stati -spediti per ricevere i doni promessi; laonde Ottone -accelerò la guerra, assediò Bari, e continuò lungo -tempo le fazioni, alle quali non dovette rimanere -estraneo Adalberto, irreconciliabile al vincitore di suo -padre. Ma il nuovo imperatore Giovanni Zimisce si -rassettò con Ottone <span class="sidenote">(969)</span>, il quale partito d'Italia, poco -dopo morì <span class="sidenote">(973)</span>, e la posterità gli conserva il titolo di -Grande. -</p> - -<p> -Il nome di lui segna un nuovo stadio della civiltà in -Italia. Carlo Magno venendovi non si era trovato a -<span class="pagenum" id="Page_360">[360]</span> -fronte che la nazione longobarda, in arme e dominatrice -assoluta, mentre i vinti giacevano senza possessi -nè nome. Al calare di Ottone le condizioni erano mutate; -e a petto alla nobiltà franca e longobarda crescevano -il clero e le città; più vivo il commercio, più svegliati -gli spiriti. I feudi non erano ancora tanti, quanti i possessi -allodiali: perocchè nelle passate contese, se i re -aveano cercato amici col largir loro benefizj, quando -cadeva il signore questi diventavano liberi possessi, e -gli uomini che abitavano su quelli venivano ad acquistare -l'immunità, cioè a non esser dipendenti che dal -re, siccome avveniva di quelli sulle terre dipendenti -da vescovi e da chiese. Al contrario, per sottrarsi -all'obbligo del militare, molti si davano vassalli e persino -servi dei vicini potenti, col che sminuivano i possessori -liberi; e principalmente le correrie degli -Ungheri indussero altri a ridursi in vassallaggio dei -signori per impegnarli a difenderli. Ma questo avveniva -nella campagna: nelle città gli uomini si trovarono abbastanza -forti per resistere da sè: laonde il Comune vi si -manteneva. Nelle città pertanto si trovavano uomini -dipendenti dal vescovo, altri dipendenti dai signori, -altri soltanto dal re, il che allora significava esser -liberi. Erano essi governati da conti, i quali, nella -lontananza de' re, crescevano di potere, e tendevano a -rendere patrimoniale questa dignità. Ma intanto i vescovi -erano cresciuti in autorità fino ad elegger essi -soli il re d'Italia, ed esercitare diritti sovrani, come -edificar mura e guidare battaglie<a class="tag" id="tag288" href="#note288">[288]</a>. Nell'esercizio di -tali diritti si trovavano impacciati dalla giurisdizione dei -<span class="pagenum" id="Page_361">[361]</span> -conti, e perciò tendevano a sminuirla. I re ne secondavano -gl'incrementi, sì per umiliare i conti emancipati -con metter loro a petto questi altri, di cui non temevano -si rendesse ereditaria la potenza; sì per avere -amici nelle diete i vescovi, che ormai n'erano il tutto. -</p> - -<p> -Qui dunque, come altrove, la società era ordinata -così: un re, baroni da lui dipendenti, altri minori -soggetti a questi; liberi Comuni sottoposti al conte; -clero, uomini e corporazioni immuni. La baronìa, fiera -ed agguerrita, avida di gloria, di potenza, di dominj, -avea rinforzato i castelli, addestrava alle armi i vassalli, -e mesceva fazioni, imbaldanzendo principalmente negli -interregni o nei contrasti. Ottone, robusto di forze e di -consigli, dopo che a fatica l'ebbe domata, vide a prova -che, appena egli s'allontanasse, risorgerebbe irrequieta -e faziosa. Sterminarla non era possibile, nè di colpo -mozzarne l'autorità; onde si volse a fomentare gli altri -poteri che accanto a quella sorgevano, il clero e le -città, facendo che queste crescessero di potenza col -ridurvisi in Comune i Tedeschi cogli Italiani, i liberi -coi vassalli. Alcune città rimasero in signoria di conti, -come Lucca, Verona, Ivrea, Torino; ma nelle più dell'Italia -superiore Ottone o i successori suoi confermarono -l'immunità ecclesiastica, o deputarono a conti i vescovi -medesimi, come diviseremo più avanti; talchè esse e -<span class="pagenum" id="Page_362">[362]</span> -il territorio suburbano (che ne' diversi paesi chiamavasi -i corpisanti o le camperie o i chierici o le masse o le -cortine) dipendevano dalla giurisdizione del vescovo, -ossia del santo patrono di ciascuna. Dominio gradito -ai re, perchè non poteva ridursi ereditario; protetto -dalla religione, che dichiarava sacrilegio l'attentare -ai possessi di un santo; e men gravoso ai cittadini, -come quello che maggior parte serbava di giustizia -e di moralità. -</p> - -<p> -Rimanevano così ai vescovi le città, ai signori la -campagna, che perciò venne chiamata il contado. Sotto -la comune giurisdizione dei vescovi sparivano le anteriori -differenze tra Longobardo, Franco, Italiano, Tedesco; -onde gli abbiamo veduti alla dieta di Pavia proclamare -l'eguaglianza di tutti, sebbene si mantenessero -le antiche consuetudini per certi modi di possesso e -di contratti e per le pene; e congregati i cittadini d'ogni -stirpe, ne derivava un Comune degli uomini liberi, -cioè de' possessori. -</p> - -<p> -Con ciò non vogliamo, come altri, far Ottone autore -delle costituzioni municipali. Erano lento frutto del -tempo, ed egli non fece se non maturarlo, non già con -carte comunali al modo di Francia, ma colle immunità -concesse, o il più spesso confermate, a chiese ed a -Comuni. E già prima di lui appajono fiorenti le città -nostre, e fanno guerre e paci, e gli arcivescovi di Milano -ci si mostrano motori primarj della politica. Assodati -nel dominio o nell'indipendenza per decreto imperiale, -diedero opera a prosperare la città e il contado, come -si fa di cosa propria; e invece di cercare un'importanza -generale col farsi elettori dei re, i baroni ed i vescovi -pensarono a consolidarsi in casa, difendersi dai vicini e -dai liberi, contro dei quali ad or ad ora invocavano -l'appoggio dell'imperatore. -</p> - -<p> -Ecco uno degli effetti del rinnovamento dell'Impero -<span class="pagenum" id="Page_363">[363]</span> -fatto da re Ottone: del resto, se il predominio della -stirpe salica cessava, non si può dire che venisser di -sopra i prischi Italiani, ma piuttosto la gente longobarda, -posseditrice dei terreni. Contadi e marchesati -duravano ancora, e di nuovi se ne introdussero; il ducato -longobardo del Friuli andò spezzato alla morte di -Berengario I; conti e marchesi militari furono posti a -Treviso, Verona, Este, Modena, forse nel Monferrato e -altrove, i quali poi divennero principati allorchè Corrado -I dichiarò ereditarj i feudi. Aggiungansi le signorie -ecclesiastiche, come il patriarcato del Friuli, fatto -principesco da Ottone, e l'arcivescovado di Ravenna, -emulo della potenza pontifizia. -</p> - -<p> -In Roma al papa metteva impacci la nobiltà, la -quale, mantenendo i titoli antichi, introduceva le nuove -idee feudali. La consuetudine latina si conservava soltanto -nella campagna, dove i possessi erano o grossi -dominj (<i>massæ</i>), o minuti, coltivati da <i>coloni</i> che doveano -porzione dei frutti e servizj di corpo, ovvero da -censi e da servi, persone tutte senza rappresentanza -civile, al par degl'infimi abitatori della città, sottoposti -a ricchi ed a prelati. -</p> - -<p> -I Tedeschi d'allora ci sono dipinti dai nostri come -gente rissosa, briacona, ignorante, che abitudini feroci -avea contratto nelle guerre private, di cui giornalmente -tempestava il loro paese. Pure la civiltà facea tra loro -grandi passi; le miniere d'argento dell'Hartz, le più -ricche d'Europa, che appunto sotto Ottone il Grande -cominciarono a cavarsi regolarmente, agevolavano le -transazioni del commercio, il quale vi era esercitato -dai Lombardi, cioè dagli Italiani, che vi portavano sete, -spezie, manifatture, barattandole con materie prime. -La letteratura mandava i primi vagiti; nè le arti belle -v'erano ignote se papa Giovanni VIII richiese al vescovo -di Frisinga un buon organo e chi ne sapesse costruire -<span class="pagenum" id="Page_364">[364]</span> -e sonare: crebbero poi la loro pulizia al contatto -dell'italiana, della quale non rifinano di mostrarsi -meravigliati. -</p> - -<p> -Ottone II, giunto di diciott'anni all'impero, l'ebbe -agitato da domestiche discordie, come suo padre. -Invitato a reprimere gl'inquieti Romani, passò le Alpi <span class="sidenote">(980)</span>; -a Roncaglia adunò la solenne dieta del regno, conferendo -feudi, e facendo giustizia degli sleali; e dato non -pace ma tregua alla Chiesa, pensò ritogliere ai Greci -i possedimenti nella bassa Italia, cui pretendeva come -dote della moglie Teofania. In fatto <span class="sidenote">(981)</span> s'impadronì di Napoli, -Salerno e Taranto: ma Basilio II e Costantino IX -imperatori greci, dopo tentato invano stornarlo dall'impresa -per via d'ambasciate, chiesero in sussidio gli -Arabi di Sicilia e d'Africa, che guidati da Bulcassin, -sconfissero Ottone a Besentello <span class="sidenote">(983)</span> (o piuttosto a Rossano), -uccidendo molti campioni e assaissimi combattenti. -Ottone non trovò scampo che col darsi prigioniero -s'una galea greca, poi colto il destro, balza in mare e -salvasi a nuoto. -</p> - -<p> -Struggendosi di lavare quest'onta, a Verona intimò -la dieta di Germania e d'Italia, dove fece elegger re -anche suo figlio Ottone III, e pubblicò molte leggi che -furono aggiunte alle longobardiche; e poichè estesissimo -era l'abuso del giuramento e vani i rimedj, si -stabilì che, qualora nascesse contestazione sopra alcun -documento, si decidesse col duello. -</p> - -<p> -L'Italia puniva col suo clima gl'invasori; tanto che, -fra il corredo della spedizione, ciascun signore portava -una caldaia ove bollire le ossa se morisse, per farle -riportare in patria<a class="tag" id="tag289" href="#note289">[289]</a>. Ottone, come tutti gl'imperatori -<span class="pagenum" id="Page_365">[365]</span> -sassoni, morì di qua dell'Alpi, lasciando solo un fanciullo -trienne. Tosto la Germania va in subuglio: ma -Teofania madre di Ottone, e Adelaide sua suocera, nel -comune pericolo mettendo in disparte le animosità ambiziose, -accorsero dall'Italia, e poterono conservar il -dominio al fanciullo, che fu accettato re ed imperatore. -Nella fanciullezza e nelle lunghe assenze di lui i signori -italiani avrebbero potuto elevarne un altro, od anche -emanciparsi da codesti stranieri; ma n'erano trattenuti -dall'invigorirsi dei Comuni. Tre volte tornò Ottone in -Italia, e da Teofania educato a preferire la civiltà classica -alla tedesca, dicono pensasse far Roma sede dell'Impero; -del che se gli davano colpa i Tedeschi, anche -i Romani erano lontani dal sapergli grado. -</p> - -<p> -Alla morte di Ottone il Grande, i faziosi a Roma -aveano rizzato il capo. Crescenzio, figlio della giovane -Teodora dei conti di Tusculo, arrestò Benedetto VI e -lo fece strangolare, e surrogargli per forza Francone -diacono, che volle nominarsi Bonifazio VII <span class="sidenote">(974)</span>. Ma questo -pure fu dopo un mese da un'altra fazione cacciato, -per sostenere Dono II; e la guerra civile incalorì. La -fazione di Tusculo supplicò Ottone II di procurare -nuova nomina, ed egli s'industriò che cadesse su Majolo -abate di Cluny, sant'uomo mandato altre volte a -sopire gli scandali romani; ma questo per umiltà -ricusò, e alla presenza de' commissarj imperiali fu -eletto Benedetto VII dei conti Tusculani <span class="sidenote">(975)</span>, nipote del -tiranno Alberico<a class="tag" id="tag290" href="#note290">[290]</a>. Morto lui, Ottone gli surrogò -Pietro di Canepanova <span class="sidenote">(983)</span> vescovo di Pavia e cancelliere -<span class="pagenum" id="Page_366">[366]</span> -del regno d'Italia, col nome di Giovanni XIV; ma la -fazione di Bonifazio e di Crescenzio riaffacciatasi, lo -chiuse in Castel sant'Angelo a morir di fame, ne espose -il cadavere agl'insulti popolari, e richiamò Bonifazio; -il quale pure morto dopo pochi mesi, fu trascinato per -le vie e lasciato insepolto. -</p> - -<p> -Crescenzio, arbitro della povera Roma <span class="sidenote">(985)</span>, costrinse il -dotto e virtuoso Giovanni XV a fuggire in Toscana, -donde sollecitò il giovinetto Ottone III a venire e reprimere -i baroni. Di ciò impaurito, Crescenzio si rappattumò -al papa, e venne col senato a chiedergli -perdono; ma realmente rimase padrone, e ne derivavano -gravi sconci, contro i quali avventava parole animatissime -Gerberto abate di Bobbio, che poi fu papa, -professando che provenivano dal mancare alla Chiesa -la libertà<a class="tag" id="tag291" href="#note291">[291]</a>. -</p> - -<p> -Ottone III era in via per rintegrare il papa, ma -uditone la morte, pensò rimediare alla corruttela italiana -facendo eleggere un papa tedesco <span class="sidenote">(996)</span>, che fu suo -cugino Brunone, giovane di ventiquattro anni, figlio -del duca di Franconia e marchese di Verona. Intitolatosi -Gregorio V, coronò Ottone, e dicono stabilisse -che il re di Germania fosse scelto da sette elettori, e -che pel fatto stesso divenisse re d'Italia e imperatore -dei Romani. Crescenzio, citato a render conto delle -sue prepotenze, fu condannato al bando, intercedendo -per lui il papa: ma appena Ottone se ne fu ito, quegli -tornò pieno d'un'ira ingrata, cacciò ignudo d'ogni cosa -il papa, e fece eleggere Giovanni Filógato calabrese <span class="sidenote">(997)</span>, -già vescovo di Piacenza e grand'intrigante; lui e sè -mettendo a tutela dell'imperatore di Costantinopoli, nel -quale proponevasi trasferire di nuovo la primazia dell'Occidente. -<span class="pagenum" id="Page_367">[367]</span> -Scomuniche o preghiere non valsero, finchè -Ottone ritornato con Gregorio V, li prese; fe decollare -Crescenzio con dodici caporioni, e sospenderne i -cadaveri ai merli. L'antipapa privato degli occhi, -degli orecchi, del naso, fu menato a strapazzo per -Roma, per quanto Nilo, santo abate e fondatore del -monastero di Grottaferrata, intercedesse per esso, e -predicesse l'ira del Signore al papa, che in fatto <span class="sidenote">(999)</span> morì -ben presto. -</p> - -<p> -Questo Crescenzio era uomo irrequietissimo, arbitrario, -violatore delle cose che s'aveano per più sacre. -Ma «in quei secoli sciagurati in cui s'avea paura del -diavolo», come duole a Carlo Botta, sembra che i re -non si credessero in diritto di mandar al capestro i -riottosi, neppur nel calore d'una rivolta<a class="tag" id="tag292" href="#note292">[292]</a>. Ottone -dunque fu rimorso del supplizio di Crescenzio, e corse -a confessarsene a san Romualdo, fondatore de' Camaldolesi, -<span class="pagenum" id="Page_368">[368]</span> -il quale gl'ingiunse per penitenza di andare -scalzo da Roma fin al santuario del monte Gargàno. -Per via lo prese una straordinaria devozione per -san Bartolomeo, e supplicò i Beneventani a cedergliene -il corpo; ed essi, non osando negarglielo e non volendo -privarsene, gli diedero invece quello di san Paolino -da Nola. Quand'egli scoprì l'inganno, se ne adontò -di maniera, che assaliti i Beneventani, molti giorni li -tenne assediati. Tornato poi a Roma, la trovò in guerra -rotta con quelli di Tivoli, che in odio di lui avevano -ucciso un suo ministro: onde esso menò tutte le macchine -contro quella città, risoluto d'abbandonarla alle -spade e alle fiamme. Ma ecco san Romualdo compare -ancora, e l'induce a contentarsi che i cittadini, dopo -venutigli innanzi ignudi e flagellandosi, smantellino -una parte delle mura, gli diano ostaggi, e gli consegnino -l'uccisore del ministro; e a questo pure il santo -impetrò la vita dalla madre dell'ucciso. Poco dopo -troviamo Ottone a Ravenna, chiuso nel monastero di -Sant'Apollinare, tutto in digiuni e salmodie, vestendo -di cilizio, dormendo s'una stuoja di papiro, in isconto -de' suoi peccati. Tali erano quest'imperatori tedeschi. -</p> - -<p> -Ma gl'italiani covavano la vendetta: i Romani insorti, -moltissimi de' suoi trucidarono, e poco mancò non pigliassero -lui stesso: poi Teodora<a class="tag" id="tag293" href="#note293">[293]</a> vedova di Crescenzio, -con lusinghe e vezzi riuscita a guadagnarsene -il cuore o almeno la fiducia, l'indusse a dar la prefettura -di Roma a suo figlio Giovanni <span class="sidenote">(1002)</span>, in onta dei conti -Tusculani; venutole quindi il destro, l'avvelenò. Fosse -ciò vero, o fosse piuttosto il clima della Campania, Ottone -periva sul fiore dei ventidue anni, e Giovanni di -Crescenzio col titolo di senatore restò arbitro di Roma -come suo padre. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_369">[369]</span> -</p> - -<p> -I signori italiani si tennero disobbligati dalla fedeltà -che, nel ricevere i feudi, avevano promessa alla stirpe -di Ottone, e negarono omaggio al nuovo re Enrico II -di Baviera. Da una famiglia Franca, venuta in Italia -al tempo de' Carolingi e cresciuta sotto gli Ottoni, nasceva -Arduino, che da Torino dominava tutti i contadi -sulla sinistra del Po da Vercelli a Saluzzo; era stato da -Ottone costituito conte di tutta la Lombardia; indi -messo al bando, s'era per forza sostenuto. Costui allora -si fece proclamare re d'Italia, guadagnando alcuni vescovi -con privilegi e regalie, altri uccidendo e maltrattando, -come fece con quei di Vercelli e di Brescia, il -qual ultimo prese anche pei capelli e buttò in terra. -L'essere coronato dal vescovo di Pavia bastò perchè -Arnolfo arcivescovo di Milano <span class="sidenote">(1004)</span>, per quanto da lui carezzato -con ogni guisa d'assicurazioni, lo contrariasse, -il quale, forte di molti partigiani e vassalli, ne disperse -le truppe, e a nome suo, dell'arcivescovo di Ravenna, -dei vescovi di Modena, Verona, Vercelli, Cremona, Piacenza, -Brescia, Como, di dieci dignitarj ecclesiastici e -del marchese di Toscana, unico laico<a class="tag" id="tag294" href="#note294">[294]</a>, mandò ad -invitare Enrico II. -</p> - -<p> -Era allora marchese di Verona, cioè della Marca -Trevisana, Ottone, padre di papa Gregorio V e figlio -di Corrado duca di Franconia; personaggio di tanto -credito, che s'era trattato di portarlo re di Germania, -il che egli per umiltà ricusò, favorendo anzi Enrico. -Arduino, ben provvisto a spie, seppe che costui era -mandato da Enrico in Italia, dove alle sue forze si -aggiungerebbero quelle di Federico arcivescovo di Ravenna -e del marchese Teodaldo. Arduino corse dunque -<span class="pagenum" id="Page_370">[370]</span> -alla chiusa dell'Alpi, occupata dagli uomini del vescovo -di Verona; avutala per forza, si spinse a Trento, e -potè sbaragliare i Tedeschi. Ma i popoli della Carintia -aprirono a questi un altro passo pel Trevisano, d'onde -Enrico scese in riva al Brenta. I molti che aspettavano -l'esito per pronunziarsi, allora accorsero a lui, e Arduino -si trovò abbandonato. -</p> - -<p> -Enrico fu coronato in San Michele di Pavia <span class="sidenote">(14 mag.)</span>; ma quel -giorno stesso la brutalità de' suoi Tedeschi eccitò una -sommossa, ed egli, assalito nel proprio palazzo, non -campò che saltando da una finestra, onde rimase azzoppato. -L'esercito suo, che accampava fuor le mura, -entrato a forza, mandò a macello i Pavesi, a fuoco la -città. La quale per vendetta diede più che mai favore -ad Arduino, che ripigliò il regno, e lo difese contro -Enrico; sicchè l'uno e l'altro se ne arrogarono le attribuzioni. -Nell'assenza poi di Enrico, Arduino prese -per forza Vercelli, Novara, Como, altre terre demolì, -e prese vendetta di coloro che chiamava perfidi<a class="tag" id="tag295" href="#note295">[295]</a>; -arrestò conti e marchesi per rintuzzarne la baldanza, -ma dovette poi rimandarli con nuove largizioni<a class="tag" id="tag296" href="#note296">[296]</a>. -Enrico, tornato di qua dall'Alpi con buon esercito, a -Roma fe coronarsi colla regina Cunegonda, ricevendo -omaggio anche dalla famiglia di Crescenzio, che facea -buon viso e mal sangue. Il santo re era sfortunato -nelle sue coronazioni, giacchè qui pure i suoi Tedeschi, -ben gozzovigliato, vennero a baruffa coi Romani, e -molti furono uccisi, molti carcerati. Lui partito appena, -Arduino sbucò dalla fortezza ove s'era ricoverato, -<span class="pagenum" id="Page_371">[371]</span> -devastò di nuovo Vercelli e fin la sua devota Pavia<a class="tag" id="tag297" href="#note297">[297]</a>, -poi caduto infermo <span class="sidenote">(1013)</span>, si ritirò a morire nel monastero -di Fruttuaria presso Ivrea. -</p> - -<p> -Da queste nimicizie molto incremento venne alla -libertà degli Italiani, atteso che Arduino cercò partitanti -col concedere immunità e privilegi; Enrico fu -costretto confermarli se volle tornarseli soggetti, nè -potè con giustizia negare altrettanto a' suoi devoti. E -della potenza dei conti ci basti ad esempio Guelfo -marchese di Verona. Convocato cogli altri da Enrico III -alla dieta di Roncaglia, vedendo il re indugiare tre -giorni più del prefisso, levò il suo stendardo, e sebbene -nell'andarsene lo scontrasse, non volle tornare. In Verona -poi, saputo che l'imperatore avea imposto mille -marche di contribuzione, rimbrottò lui ed i suoi con -tale severità, che Enrico si contentò di restituire tutta -quella somma, purchè fosse lasciato passare<a class="tag" id="tag298" href="#note298">[298]</a>. Tali -erano ridotti i re da quei baroni: le città poi, seguendo -or l'una or l'altra fazione, appresero ad usare -le armi per drizzarle contro chi volessero. -</p> - -<p> -Enrico II mosse quindi a reprimere i Greci della -bassa Italia che, inorgogliti di vittorie sopra alcuni -ribelli e sopra i Normanni, nuovi invasori, aveano -sottoposto molte terre, e minacciavano Roma. Giunto -nella Puglia, assediò per tre mesi la nuova città di -<span class="pagenum" id="Page_372">[372]</span> -Troja; rimise ad obbedienza i principi di Capua, Salerno, -Napoli: ma le malattie logorando il suo esercito, -dovette affrettarsi di là dai monti, ove, dopo -quattordici anni di regno, aggravato da morbi e da -contrarietà, prese l'abito monastico <span class="sidenote">(1024)</span>. L'operosità ed il -coraggio lo fanno porre tra i migliori regnanti; la generosità -verso il clero, lo zelo a diffondere il cristianesimo, -e le private virtù lo alzarono fra i santi, -insieme colla moglie Cunegonda, colla quale era vissuto -da fratello. -</p> - -<p> -Alla dieta delle cinque nazioni germaniche che proclamò -Corrado II Salico di Franconia, i signori italiani -erano stati invitati, ma non giunsero in tempo. Essi -però si credevano sciolti da ogni legame d'obbedienza: -i Pavesi, esultanti della morte dell'imperatore che tanto -gli avea danneggiati, demolirono il palazzo imperiale, -decretando che mai altro non se ne fabbricasse dentro -la città: una fazione capitanata dai marchesi Ugo e -Alberto, progenitori della Casa d'Este, e dal marchese -Maginfredo di Susa, offriva la corona a Roberto -di Francia, poi a Guglielmo duca d'Aquitania; ma -nessuno la accettò, conoscendo l'umore degli Italiani, -che cupidi dell'indipendenza, non sanno assodarla coll'unione<a class="tag" id="tag299" href="#note299">[299]</a>. -D'altra parte questi fazionieri mettevano -all'eletto il patto di deporre i vescovi a loro spiacenti, -e surrogar quegli da loro designati: talmente la potenza -clericale era allora divenuta il tutto nella costituzione -del regno italico, essendo principali signori i -prelati. Ma i pontefici preferivano i re di Germania -perchè lontani, e perchè considerati discendenti di -<span class="pagenum" id="Page_373">[373]</span> -Carlo Magno, nel quale essi aveano restaurato la dignità -imperiale e il nome di Roma. I vescovi nominati -dai re, bramavano sottrarsi alla dipendenza di questi. -Popolo e clero mal soffrivano che i loro pastori venissero -eletti dallo straniero. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap74">CAPITOLO LXXIV. -<span class="smaller">Il feudalismo.</span></h2> -</div> - -<p> -Tante volontà così distinte e fin contrarie, eppur -tutte attive, ci mostrano quanto cambiamento erasi -operato nella società. Unità, accentramento di tutte le -forze vive erano concetti romani, che sopravivevano -ormai soltanto nella Chiesa. Il Germano vuole l'indipendenza -personale; bisogna che ognuno sia sovrano -per esser libero; e in ciò consiste appunto la feudalità, -e ne deriva una catena d'obbligazioni, formando la più -singolare mistura di libertà e barbarie, di disciplina -e indipendenza, un campo a nuove virtù e a violenze -irrefrenate. -</p> - -<p> -Come mai gli ordinamenti presi a tutelare la gelosa -libertà, finirono col togliere fin quella degli atti privati? -Per meglio comprenderlo distinguiamo ciò che nel -feudo andava costantemente unito; la proprietà e la -sovranità. -</p> - -<p> -Un capo di liberi Germani, quando si subordinasse -ad un generale per uscire con esso a lontane spedizioni, -conservava imperio sulla propria banda guerriera, -benchè egli medesimo accettasse un padrone. Si -aveva dunque già una gerarchia; ma la dipendenza -era personale affatto, e talmente libera, che il commilitone -poteva abbandonare a sua voglia il capo prescelto. -<span class="pagenum" id="Page_374">[374]</span> -Le terre col comun sangue conquistate vennero -a considerarsi comuni, e furono divise fra i capi -di banda. Attaccati essi alla terra e al signore da cui -la riconoscevano, venne a ridursi stabile la relazione -con questo, e all'antica eguaglianza surrogossi un'aristocrazia -militare, che dai vinti Romani desumeva il -principio e il fatto della proprietà individuale. -</p> - -<p> -<i>Od</i> in antico tedesco significava bene di fortuna; il -qual nome posposto ad <i>all</i> o <i>alt</i>, cioè antico, formò -<i>allodio</i>; e <i>fee</i>, ricompensa, formò <i>feudo</i>. Allodio -vorrebbe dunque dire un possesso antico, regolato -colle consuetudini natìe de' Germani, ed esente da -qualsivoglia obbligazione particolare; mentre feudo -(che, alterando il senso d'una parola ecclesiastica, fu -anche detto <i>benefizio</i>) esprimeva una possessione conferita -da un alto signore in ricompensa di servigi resi, -e coll'obbligo di nuovi. Dovere primo del capo barbaro -era il dar guerrieri all'esercito regio. Ignorando -le complicatissime guise onde oggi si leva, mantiene, -provvede la truppa, il capo assegnava porzione de' suoi -terreni a diversi, col patto che armassero e nutrissero -un certo numero d'uomini ciascuno. Questi vassalli a -vicenda suddividevano la proprietà e l'obbligo ad altri; -e così formavasi una catena di dipendenze. -</p> - -<p> -I benefizj si consideravano come premj del valore, -e perciò conceduti personalmente; e i signori erano -gelosi di rivocarli, per avere onde compensare altri -servigi, e assicurare la futura felicità de' commilitoni. -Non ispogliavano il vassallo sinchè vivo e sinchè fedele -a' suoi doveri; ma non cadeva nelle costumanze germaniche -il contrarre od imporre obblighi per la posterità. -Però era naturale che essi compagni s'ingegnassero -di ridursi indipendenti, e di assicurare in casa -quel possesso; ed è indole delle proprietà il tendere -a farsi ereditarie, di modo che la famiglia vi s'innesti -<span class="pagenum" id="Page_375">[375]</span> -ed assodi. Tali cominciarono alcune per via di privilegio -reale: l'imitazione le crebbe, sino a diventare la -forma universale. -</p> - -<p> -Sempre però vi si conservava il carattere di personali, -col rinnovare il giuramento ogniqualvolta si mutasse -il possessore, e col conferirgliene l'investitura. Egli, -a testa scoverta, deposto bastone e spada, inginocchiato -davanti al caposignore, e poste le sue mani in quelle di -lui, diceva: — Da quest'oggi io divengo vostr'uomo, e -vi terrò fede del possesso che impetro da voi»; indi -giurava fedeltà, e tesa la destra sovra un libro sacro, -ripigliava: — Signor mio, io vi sarò fedele e leale, -non attenterò alla persona o ad alcun membro vostro, -vi serberò fede del possesso che vi domando, vi renderò -lealmente le consuetudini ed i servigi che vi devo; -così Dio e i santi m'ajutino». Allora baciava il libro, -ma senza genuflessioni nè altro atto d'umiltà; e il signore -gli dava l'investitura, consegnandogli un ramo -d'albero, una zolla od altro simbolo, mediante il quale -il vassallo consideravasi divenuto <i>uomo</i> del suo signore. -</p> - -<p> -Quest'è il modo più semplice, direi originario, del -possesso feudale; ma nasceva pure in molte altre -guise. Alcuni rimasero attaccati ai loro capi senza possedimento -di sorta; ma via via che al genio battagliero -e randagio sottentrava quello della stabilità e del possedere, -chiedevano in guiderdone qualche terreno, riconoscendone -il datore. I grandi possessori mal poteano -difendere i vasti tenimenti da vicini e avventurieri che -ne usurpavano porzioni; ed era già assai se potevano -indurli a tributare un omaggio. Altri, o poveri o spropriati, -mettevansi a bonificare un terreno; e per avere -una protezione, lo accomandavano alla supremazia di -un vicino, o questo se la arrogava. Fin i possessori -di allodj da nessuno dipendenti consentivano a rinunziare -l'antisociale indipendenza, presentavano a qualche -<span class="pagenum" id="Page_376">[376]</span> -poderoso vicino una fronda de' loro boschi, un -cespo del prato, e con questo rito simbolico gli <i>raccomandavano</i> -il loro allodio, nella tutela di lui trovando -un compenso agli omaggi e servigi imposti -dal vassallaggio. Praticavasi ciò principalmente colle -chiese, per fare più sacra la proprietà ed esimersi da -tributi. -</p> - -<p> -Introdotta questa forma di possesso, ella si estende -e generalizza, e tutto divien feudale; sin varie città -prendono posto in quella gerarchia, contraendone le -obbligazioni per possederne i diritti, sotto al patronato -d'un barone. -</p> - -<p> -Adunque i popoli, che dianzi conservavano il diritto -personale in mezzo alle incessanti migrazioni, cangiarono -a segno, che si considerano membri dello Stato -solamente in quanto possedono una gleba; non v'è -signore senza terra, o terra senza signore; è uomo -d'alto o di basso luogo secondo la natura de' suoi possedimenti, -e la terra costituisce la personalità, la quale -perciò dee rimanere indivisa, e passare nel primogenito. -Fatto ereditario il feudo, tale pure diventava la -lealtà, estendendosi ai discendenti di quello da cui lo -si era ricevuto. Egli a vicenda non poteva spogliarne -l'investito se non per fellonia, nè sospenderlo a tempo -se non quando ricusasse il promesso omaggio. -</p> - -<p> -Per tali diverse maniere la proprietà acquistava un -carattere speciale; piena, reale, ereditaria, eppur ricevuta -da un superiore, verso cui corre obbligo di certi -omaggi e tributi. -</p> - -<p> -Col tempo anche le cariche di siniscalco, di palafreniere, -di coppiere, di banderajo, che attribuivansi in -feudo, passarono di padre in figlio, e perfino i supremi -comandi militari, la più assurda fra le eredità. Ne restava -inceppato il potere del signore molto più che dalla -perpetuità de' possessi, giacchè per diritto egli trovavasi -<span class="pagenum" id="Page_377">[377]</span> -a fianco persone che impacciavano i suoi voleri, -invece d'adempirli. I vescovi, non potendo se non per -abuso versare sangue in guerra o ne' giudizj, infeudavano -dell'autorità secolare i visconti e visdomini, o avvocati; -i quali poi col diritto della forza procuravano -farsi indipendenti, e chiedeano l'investitura dal re, -come patrono de' benefizj e delle mense. -</p> - -<p> -Nè solo terre e cariche si davano in feudo, ma qualsifosse -proprietà, qualsifosse modo di guadagno assunse -quella forma: i proventi d'un impiego o d'una cancelleria, -il diritto della caccia, un pedaggio, lo scortar -le merci, il rendere giustizia nei palazzi de' grandi, il -tener forno, l'aprir botteghe sulle fiere, persino il possedere -sciami d'api; il clero infeudò il cimitero, una -oblazione, le decime, i diritti di stola bianca e nera; i -monaci l'uffiziatura, lo spigolare del frumento o della -vendemmia, fin le goccie che stillavano dai tini; talvolta -un barone impadronivasi del provento delle messe dette -a un altare, e lo teneva come feudo di quella chiesa. -Anche le arti meccaniche nelle case signorili erano esercitate -da persone, le quali a questo titolo ricevevano -terre in feudo. -</p> - -<p> -Talvolta l'utile dominio d'un paese o d'un villaggio -era ripartito fra due o più padroni; sia che ciascuno -avesse un quartiere separato, o una gabella speciale, o -una particolare giurisdizione: e questi diritti s'impegnavano -od appaltavansi o staggivansi, venendo a moltiplicarsi -i padroni e i litigi, e a confondersi il governo. -Ne' contratti si trovano stipulati i quarti, i decimi d'un -possesso, fin la quarta parte della sedicesima d'un castello; -gli Estensi nel secolo <span class="smcap lowercase">XIII</span> da più di venti capitanei -comprarono poc'a poco la terra di Lendinara; e -così i Fiorentini e i Sienesi le varie castellanze del loro -contado<a class="tag" id="tag300" href="#note300">[300]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_378">[378]</span> -</p> - -<p> -Il conquistatore aveva spartito i terreni e i popoli -non altrimenti che le robe; e come su queste, divise -che fossero, il re non conservava alcun diritto, così -neppure sui terreni e sui terrieri. Pertanto al possesso -andava congiunta la sovranità, e al tenitore del feudo -competevano sugli abitanti di esso i diritti che oggi ritengonsi -sovrani; verso gli altri possessori consideravasi -pari; dentro del suo feudo niuno poteva imporgli leggi -o tributi, nè richiederlo in giustizia. -</p> - -<p> -E poichè, secondo le idee germaniche, nessuno tenevasi -obbligato se non alle leggi ch'egli medesimo -fosse concorso a stabilire, mancata la supremazia legislativa, -v'ebbe tanti statuti quanti paesi, e la giurisdizione -non fu più una delegazione sovrana, ma una conseguenza -della proprietà. -</p> - -<p> -Questo unire il possedimento colla sovranità isolava -ciascuna tribù, per modo che formavansi tanti Stati -quante proprietà, distinti in ogni cosa, salvo che in -ben pochi interessi. Al momento che questa società si -formava, a gruppi i feudatarj si strinsero attorno a -conti e duchi, per caso o per vicinanza, ma senza connessione -<span class="pagenum" id="Page_379">[379]</span> -degli uni cogli altri; e la stessa convergenza -a un centro era piuttosto apparente che effettiva. All'idea -astratta dello Stato era sottentrata la concreta -dell'individuo, col quale unicamente si aveva obbligazione. -Non più dunque parentela o tradizione o governo -ritenevano la tribù attorno al capo; non assemblee -popolari per far leggi comuni; restò unico il -legame della promessa e della devozione, giacchè <i>il -feudo è sentimento d'onore attaccato al possesso conferito -dal sovrano pel solo dominio utile in compenso -di servigi resi, e con promessa di nuovi servigi, di -fedeltà, di omaggio</i>. -</p> - -<p> -Così si pianta un sistema gerarchico di istituzioni -legislative, giudiziali, militari. Unica fonte d'ogni potere -è Dio, e suo vicario il papa. Questi, serbato a sè il governo -delle cose ecclesiastiche, affida le temporali all'imperatore, -che è capo dei re. E papa e imperatore -e re commettono l'esercizio della loro podestà ad uffiziali, -annettendo alle cariche una terra: questi suddividono -la terra e gl'impieghi a persone, le quali fanno -altrettanto. Colui che conferiva il feudo chiamavasi -<i>senior</i>, signore; il benefiziato, <i>junior</i> ovvero <i>miles</i>, -per l'obbligo che avea del militare; più solitamente al -benefiziato diretto davasi il nome di vasso o vassallo; -ai sotto benefiziati quel di valvassori (<i>vassi vassorum</i>), -da cui dipendevano i valvassini. -</p> - -<p> -Uno dunque si trovava signore al tempo stesso e -vassallo; possedeva feudi di natura e di pesi diversi, -ma non si teneva obbligato se non a colui, dal quale -immediatamente rilevava. Nè l'esser ligio per una, toglieva -d'essere sovrani sopra altre terre: i re di Sicilia -come quei d'Inghilterra, di Danimarca ed altri si fecero -vassalli alla santa sede; quel d'Inghilterra rendeva -omaggio al re di Francia per la Normandia; anzi talora -due dinasti erano a vicenda signore e vassallo un dell'altro, -<span class="pagenum" id="Page_380">[380]</span> -come il vescovo di Sion riconosceva dai conti di -Savoja alcuni possessi, mentre questi rendevano a lui -omaggio pel feudo di Chillon<a class="tag" id="tag301" href="#note301">[301]</a>. -</p> - -<p> -Feudi ecclesiastici possono riguardarsi i benefizj che -la Chiesa concedeva come sovrana religiosa avente -proprio diritto pubblico, giurisdizione, prerogative -eminenti. E feudo è il giuspatronato, i cui diritti sono -esercitati appunto in qualità feudale; ai fondatori di -chiese o cappelle lasciavasi giurisdizione ecclesiastica, -trasmissibile agli eredi, a norma delle investiture (fondiarie), -all'estinzione dei quali, essa ritornava alla sovranità -ecclesiastica. Le controversie decidevansi da -questa: ma mentre i principi duravano sempre in lotta -coi baroni, e talvolta soccombevano, le corti ecclesiastiche -si mostravano moderatissime e generose sui diritti -dei patroni; fin le scomuniche sospendevano, ma -non ne toglievano il diritto. -</p> - -<p> -Del feudo ecclesiastico abbiamo esempj in grande -nel Friuli, liberalmente concesso dagl'imperatori ai -patriarchi d'Aquileja. La natura sua faceva che quivi -la feudalità, invece di staccare dal centro, riunisse; il -clero vi entrava non per abuso, ma per essenza; e gli -elementi romani vi erano conservati per mezzo del -parlamento, nel quale i pari giudicavano; e ne' casi -feudali vi presiedeva il patriarca: Marquardo, uno -<span class="pagenum" id="Page_381">[381]</span> -d'essi, nel 1366 raccolse poi le consuetudini feudali, -formandone quel che chiamò <i>Statuto della patria</i>. Eccetto -il papa nessuno avea tanti possessi. Tra' feudi -maggiori che da lui ritraevano era l'uffizio di coppiere, -del quale talora furono investiti i duchi d'Austria e i -re di Boemia: anzi questi ultimi avevano l'obbligo di -riscattare il patriarca se mai cadesse prigioniero. Ereditaria -aveano resa per forza l'avocazia i conti di Gorizia, -e così il loro feudo i conti d'Ortemburgo. Questi -feudi diceansi <i>nobili</i>, altri <i>retti</i> o <i>legali</i>, divisi in liberi, -ministeriali, d'abitanza. Dei liberi conferiva l'investitura -il patriarca con una o più bandiere; de' ministeriali -coll'anello; degli altri col lembo della sua veste. Fra i -ministeriali erano camerieri i nobili di Cucagna, coppieri -quei di Spilimbergo, confalonieri quei di Tricano, -scalchi i signori di Prumbergo. All'anziano di casa di -Ragona competeva una porzione di tutte le pietanze -che si servissero al patriarca. I Bojani di Cividale<a class="tag" id="tag302" href="#note302">[302]</a> -erano obbligati presentare al patriarca quando entrasse -in città uno spadone col fodero bianco alla tedesca, -e portarglielo davanti sino alle scale del palazzo. -S'aggiungevano gastaldie, arimanie, avocazie, feudi -militari, di sartoria, di bandiera, di arsenatico, insomma -di qualunque ministero occorrer potesse al -patriarca<a class="tag" id="tag303" href="#note303">[303]</a>. -</p> - -<p> -L'investito di un feudo militare, per povero che -fosse, non era tenuto a prestazione o tributo fuor che -<span class="pagenum" id="Page_382">[382]</span> -al servizio in guerra; nelle feste del castello veniva -socio ai piaceri del signore, pari alla sua Corte; combatteva -a cavallo, mentre il resto del popolo a piedi e -senz'armi difensive. Reso questo servizio, restava immune -da imposte; e solo per occorrenze straordinarie -i vassalli e il clero erano invitati a contribuire. I vassalli -del medesimo signore, posti attorno a lui sullo -stesso territorio, e investiti di feudi d'egual grado, si -chiamavano pari; tutti dipendevano dal capo, ma non -uno dall'altro; alla guerra, al consiglio, al giudizio si -trovano uniti sotto al capo; in ogni altro caso ciascuno -opera da sè, isolati, stranieri fra loro. -</p> - -<p> -In questa catena, dove ciascuno non tiene che all'immediato -suo superiore, nessun potere rimane al re -sovra il popolo. A Roma imperiale non s'aveva alcun -intermedio fra il dominante e il popolo: qui al contrario -il popolo non comunicò più col re se non per -intermezzo de' baroni; i quali procedendo, ridussero il -re a mero nome, potendo essi ignorare chi lo portasse, -e recandogli anche guerra. Il re non era dunque supremo -magistrato, esecutore della volontà d'un'assemblea -sovrana; non il potere dirigente universale, non -il capo d'una nazione per osteggiare chi da quella fosse -dichiarato nemico: era soltanto il proprietario diretto -dei feudi da lui conferiti, nè da padrone disponeva se -non de' suoi vassalli immediati. Menar lunghe imprese -non poteva, giacchè essendo i vassalli obbligati soltanto -al servizio prefinito e sempre corto, allo spirare -del termine levavano la propria bandiera, fosse o no -compiuta l'impresa. Le assemblee legislative si ridussero -a consigli del re, il quale v'invitava i baroni che -gli piacessero, e aggiungerò, purchè volessero, giacchè -gli mancava la forza di costringerli. Nelle urgenze comuni, -i signori vicini s'accoglievano per concertarsi su -quel che ciascuno eseguirebbe ne' proprj dominj e coi -<span class="pagenum" id="Page_383">[383]</span> -mezzi proprj; e il re era uno de' contraenti, ma senza -autorità coercitiva. -</p> - -<p> -L'arte, che oggi si considera come la prima ne' governi, -quella delle finanze, ignoravasi affatto. I beni -della corona, il prodotto delle regalie e i possessi di -famiglia bastavano al principe, pace durante: tanto più -che le Corti si menavano assai più semplici, nè gli -uffizj si pagavano, essendo accollati ai feudi. Veniva -guerra? i vassalli erano tenuti a prestazioni determinate -e impreteribili, e ciascuno manteneva i proprj -uomini. Quei diritti, quelle ispezioni che, ogni giorno -maggiori, si vanno accentrando al governo, allora non -si conoscevano; uniche regalie erano la giurisdizione, -i pedaggi, il batter moneta e scavare miniere: ma -queste pure, una dietro l'altra, venivansi usurpando -dai grandi vassalli, resi indipendenti dal re, cui eguagliavano -e talvolta sorpassavano in forza; cavarono -metalli ne' proprj tenimenti; posero dazj e pedaggi, -talchè al limite d'ogni podere s'incontravano quelle -barriere, che oggi pajono troppe anche al confine -d'uno Stato. -</p> - -<p> -Quanto alla giurisdizione, dipendendo il vulgo non -più dal principe ma da particolari signori, disusarono -le istituzioni fatte a pro di tutti, e ciascun signore -tenne corti e assise per le controversie fra' proprj dipendenti. -Giudici non erano nè gli antichi uomini -liberi, nè i consoli di poi, interessati al pubblico e -disposti a sostenere l'esecuzione della sentenza o l'indennità -dell'offensore che avesse <i>composto</i>; ma erano -uffiziali del barone, sol per uso acconciandosi alle <i>consuetudini</i>. -La legislazione cessa d'essere personale, e -statuti ed usanze variano, non secondo le razze degli -abitanti, ma a norma della natura del possesso e del -grado di sua libertà. Che se ancora, massime in Italia, -sono mentovate persone che vivono secondo questa o -<span class="pagenum" id="Page_384">[384]</span> -quella legge, vuolsi intendere de' gran signori e de' pochissimi -arimanni conservatisi indipendenti; ma anche -per essi il privilegio riducesi soltanto a certi modi di -possesso e di procedura. -</p> - -<p> -Colla indipendenza individuale era scomparsa la reciproca -garanzia fra cittadini; e vivendo ciascuno da sè -senza legame cogli eguali, ma soltanto con superiori -ed inferiori, nessuno aveva interesse ad impedire i delitti; -lo perchè andarono scomparendo i giudizj per -via di compurgatori. I vassalli dovevano essere giudicati -da' loro pari, e il signore non faceva che proclamare -il dettato di quelli. Nasceva poi contestazione fra -vassallo e signore? se trattavasi di doveri feudali reciproci, -era decisa dai pari; se cadeva sopra fatti d'altra -natura, come un delitto del signore o danno recato ai -beni allodiali del vassallo, la lite si potea recare al -sovrano. -</p> - -<p> -Finchè la sentenza davasi nelle assemblee generali, -nessuno avrebbe potuto rivederla, emanando dall'autorità -sovrana. L'appello ripugna pure alle idee feudali -che identificano il signore col vassallo; nè l'alto barone, -irremovibile e disoggetto da sindacato regio, -poteva esser ripreso d'un'ingiustizia, più che nol possa -oggi un re da altro re. Chi alla corte signorile si trovasse -gravato, poteva sfidare i giudici, che come pari -suoi non godevano su lui veruna superiorità: ma questa -mentita non era un appello, giacchè si dava prima -della sentenza, nè chiamava a tribunale superiore. -Stante però che la mentita obbligava a convocare altri -pari, nè ciò era sempre fattibile, volta veniva che il signore -si vedesse costretto a rimetter la lite al sovrano. -Questo poi, allorchè comparisse nelle terre del suo vassallo, -teneva assise, ma non poteva rivedere la sentenza, -bensì la causa, e proferirne una nuova, perchè -restava sospesa la giurisdizione del vassallo. Inoltre -<span class="pagenum" id="Page_385">[385]</span> -fra gli obblighi di questo era il rendere giustizia, e se -la falsasse o negasse, poteva il signore intervenire -per obbligarvelo; obbligarvelo cioè in quanto ne avesse -la forza. -</p> - -<p> -Questi furono avviamenti per istituire un regolare -appello, a imitazione del diritto ecclesiastico; grande -passo ad instaurare la regia prerogativa. -</p> - -<p> -Dato il giudizio, come farlo eseguire, quando il -condannato tornava nel suo castello, forte di mura e -di scherani? Colla guerra; e il signore che l'avea -proferito, e il querelante, od anche i giusdicenti raccoglievano -gli uomini loro, e costringevano per forza -ad obbedire. Nulla pertanto assicurava l'efficacia del -giudizio; nè della rettitudine di quello era buona sicurtà -il sistema de' pari, ignoranti del diritto, stranieri -agl'interessi gli uni degli altri, e scelti a volontà del -signore. -</p> - -<p> -Non ispirando dunque confidenza, si ricorreva più -volentieri a spedienti meglio conformi a quel tenore -di società; e i duelli e le guerre private ne venivano -di conseguenza e quasi di necessità. Preziosissimo consideravasi -questo, che tedescamente chiamavasi diritto -del pugno, quanto oggi dai re il potere far guerra di -nazione. La rappresaglia, per cui l'uomo d'un feudo, -ricevuto torto da quel d'un altro, poteva trarne vendetta -o rendere la pariglia sopra qual fosse altro consociato -di quello, era riconosciuta come diritto. La -consuetudine, la legge, la Chiesa adopravano a introdurre -in questo alcuna regolarità e temperanza, volendo -si intimassero le ostilità alcun tempo innanzi, si esperissero -certi mezzi di conciliazione, infine si osservasse -la tregua di Dio. -</p> - -<p> -Quando ogni proprietà fu divenuta feudo o sottofeudo, -inamovibile ed ereditaria ogni magistratura, ciascun -duca, conte, marchese od alto barone fu considerato -<span class="pagenum" id="Page_386">[386]</span> -come re della propria terra, i cui abitanti erano obbligati -ad ogni ordine suo in pace e in guerra; mentre -egli non pagava tributi, non era tenuto accettare la -composizione per le offese, ma le vendicava colla -guerra privata, ch'e' poteva menare anche contro il -proprio caposignore. -</p> - -<p> -A noi, avvezzi a governi che traggono ogni impulso -dall'alto, a leggi fisse, uniformi in tutto lo Stato, all'egualità -dei cittadini sotto un capo, riesce difficile il -formarci adeguato concetto d'una società, bizzarramente -compaginata con tanti signori, quanti aveano -forza e volontà di esserlo; con leggi che obbligavano -solo chi non volesse o potesse resistere, e variate da -uomo a uomo, da terra a terra. Non ci si imputi dunque -di spendere troppe parole e di ripeterci per meglio -indurne l'idea, senza di che la storia di que' tempi è -libro chiuso. -</p> - -<p> -Tenevasi dunque l'Italia come divisa in tanti Stati -indipendenti quanti v'erano feudi; sistemati nel modo -più opportuno per respingere le nuove invasioni di -fuori, e dentro sostenere il proprio diritto o la prepotenza, -al modo che ancora usano i re: in quella -guerra di tutti contro tutti, si moltiplicavano castelli -e rôcche ove o proteggersi, o soperchiare il vicino. -Pertanto in ogni nuovo castello che sorgesse, le chiese -e il vicinato scorgevano una minaccia alla propria indipendenza, -il re un attentato alla sua prerogativa; ma -non si poteva opporvi che altre fortezze; e conventi e -ville fortificavansi; sui campanili e sui battifredi una -continua vedetta esplorava se mai un nemico s'avvicinasse; -e poichè nemici erano sovente coloro che una -mura stessa chiudeva, in mezzo alle città alzavansi -fortificazioni, disponevansi catene, cancelli, serragli; il -Coliseo a Roma, l'arco di Giano a Milano, l'anfiteatro -a Verona, gli avanzi de' tempj e delle basiliche antiche, -<span class="pagenum" id="Page_387">[387]</span> -si convertivano in fortini; e i palazzi costruivansi in -masse solide, protette da robuste ferriate, con fosse e -ponti levatoj e balestriere. -</p> - -<p> -Più solitamente il feudatario sceglieva a stanza un'altura -in mezzo a' suoi tenimenti, e così fabbricava uno -di que' castelli, le cui rovine pittoresche ricordano tuttora -la potenza solitaria e indipendente, l'importanza -personale in una società sminuzzata, ove ogni signore -era ridotto a quella legge di natura, che ancora si -arrogano i dominanti. Tra le casipole, simile ad un -ribaldo eretto in mezzo d'una turba servile, sorgevano -questi edifizj massicci, con torri merlate rotonde o poligone. -Da una men grossa, ma più elevata e aperta -ai quattro venti la sentinella colla campana e col corno -annunziava la punta del giorno, acciocchè i villani sorgessero -al lavoro; o l'accostarsi de' nemici, affinchè gli -armigeri si allestissero alla difesa; ed accadendo furto -od ammazzamento, alzava un grido, che ogni uomo -dovea ripetere di vicino in vicino, affinchè il reo non -potesse ricoverarsi sul feudo limitrofo. -</p> - -<p> -Ajutavasi la natura coll'arte per renderne impraticabile -l'accesso; e fossi e controfossi, e antemurali e -antiporte e palizzate e barbacani e triboli seminati pel -contorno, e saracinesche e ponti levatoj angusti e senza -ripari, e caditoje sospese a catene, e porte sotterranee -e trabocchetti, e tutto quel sistema d'insidie e di difesa, -doveano atterrire chi divisasse un assalto o una -sorpresa. -</p> - -<p> -Teschi di cinghiali e di lupi, od aquilotti confitti -sulle imposte ferrate, nell'atrio corna di cervi e di -capriuoli, indicavano i forzosi divertimenti dei signori. -Procedendo, trovasi architettato ogni cosa non pel -comodo o la leggiadria, ma per la gagliardia e la -sicurezza. Armadure a tutta botta, lancioni, labarde, -mazze ferrate pendevano fra gli stemmi rilevati negli -<span class="pagenum" id="Page_388">[388]</span> -ampj e mal riparati stanzoni, con camini sterminati, -attorno a cui accogliersi la famiglia a giocar agli scacchi -o a' dadi, ricamare, bevere, udir le novelle o la -canzone accompagnata dal liuto e dalla mandòla. -</p> - -<p> -Là dentro era quanto occorresse al vitto e alla -battaglia, dalla cucina alle prigioni, dal celliere alla -cisterna, dal pollajo all'arsenale, dagli archivj alle scuderie; -numerosissimi i servi; e amici, cavalieri, pellegrini, -viandanti vi albergavano a piacere, e partivano -carichi di doni. Perocchè all'uomo che trova uomini -tutti i giorni, divengono indifferenti; all'isolato riesce -un godimento la vista e il consorzio d'un uomo. -</p> - -<p> -Come l'aquila nel suo nido, vivea colà il feudatario, -segregato da tutti che non fossero suoi dipendenti, nè -modificando la restante società, nè da questa modificato. -Al vulgo che gli sta attorno, nol lega parentele, -non affetto; solingo colle moglie e coi figliuoli, austero, -sospettoso, temuto ed ubbidito, qual alta idea non deve -egli concepire di se stesso, potendo tutto, e potendolo -per sola facoltà propria, senz'altri limiti interni od -esterni che quelli della propria forza? Ancor fanciullo, -dalla burbanza del padre e dalla sommessione dei servi -apprese esser lecita ogni voglia al padrone; cresciuto -fra servi tremanti e sprezzati, e cagnotti disposti ad -ogni sua volontà; superiore alla tema e all'opinione, -non conoscendo il vivere socievole, non contrariato -mai, nè repressione temendo nè rimproveri, acquista -carattere, non soltanto orgoglioso e fiero, ma stravagante, -capriccioso, un'ostinazione nelle idee e negli usi -repugnante da ogni progresso. Agli uffiziali, invece di -soldo, concede il diritto di estorcere e soverchiare: -nuova gradazione di tirannia, che fa sempre maggiore -la distanza fra quei del castello e quelli della pianura; -i quali concepiscono una riverenza ereditaria per codesto -capo che tutto può, e che li salva da altri nemici; -<span class="pagenum" id="Page_389">[389]</span> -mentre, bersagliati da quel capriccio dell'individuo che -pesa immediatamente sull'individuo, maledicono una -potenza cui non osano resistere. -</p> - -<p> -Rinforzare viepiù il suo castello, il cavallo, l'armadura, -è supremo studio del castellano; e fidato in -questi, e trovandosi invulnerabile dalla ciurma che -sotto i suoi colpi casca senza riparo, acquista un coraggio -temerario e prepotente. Di lassù piomba talvolta -a rapire la moglie e le figliuole del villano, non -degnandosi di sedurle; a spogliare i viandanti e taglieggiarli. -Ma poichè, anche in tempi tumultuosi, la -battaglia e la preda non sono che eccezioni della vita, -si trova sovente ozioso, e scarco di quelle regolari occupazioni -che sole possono riempirla. Pubblici impegni -più non v'ha; il giudicare i dipendenti è spiccio, perchè -dispotico; semplice l'amministrazione, giacchè i -campi sono coltivati da villani a tutto suo pro, da -servi esercitata l'industria; le lettere erano abbandonate -al monastero, regalato ad ora ad ora acciocchè -orasse e studiasse. Doveva dunque il feudatario occupare -altrove quell'attività che costituisce la vita, e -quindi avventurarsi ad imprese, a caccie, a saccheggi, -a pellegrinaggi, a tutto che il traesse da quell'ozio -senza pace. -</p> - -<p> -Furono signori feudali che conquistarono Terrasanta; -e per regolarsi colà fecero comporre le Assise -di Gerusalemme, nelle quali può dirsi che la feudalità -prendesse coscienza di sè, e riducesse a teoriche le -sue inclinazioni. Quelle assise diressero lungo tempo -i possessi veneziani d'oltre mare, onde come di cosa -italiana noi ce ne valiamo per chiarire le condizioni -d'allora. -</p> - -<p> -Nel tempo che decorre fra le leggi meramente penali -delle genti rozze e le meramente civili delle educate, -il legislatore crede obbligo suo l'imporre anche -<span class="pagenum" id="Page_390">[390]</span> -i doveri morali e prescriverne gli oggetti e i modi, -quasi per dar polso ai sentimenti nella lotta colle passioni. -Perciò in quel codice si trova ordinato che il -vassallo non offenda nel corpo il signor suo, nè ad -altri il permetta; non tenga cosa di lui senza consenso; -non dia suggerimenti a danno o disonore di esso; non -rechi onta nè alla moglie nè alla figlia sua: sibbene lo -consigli lealmente qualvolta richiesto; entri per lui -mallevadore se si trovi prigione o indebitato; il cavi -di pericolo se lo veda alle prese col nemico: ove così -adoperi, il signore abbia a difenderlo con ogni sua -possa, se vuol fuggire la taccia di codardo. -</p> - -<p> -Oltre questi doveri morali, i vassalli erano tenuti a -servizio, a fiducia, a giustizia ed a sussidj. Servizio -esprimeva il militare a proprie spese sessanta o quaranta -o venti giorni per l'omaggio ordinario, e tutta la -campagna per l'omaggio ligio; solo, ovvero con un -prefisso numero d'uomini; col giaco o no; entro il -territorio feudale o in qual si fosse; per la difesa soltanto -o anche per l'attacco, secondo i patti. Per la -<i>fiducia</i> doveva accompagnarsi al signor suo quando -andasse a Corte e ai placiti, o convocasse i vassalli a -consiglio o a render ragione. La <i>giustizia</i> consisteva -nel riconoscerne la giurisdizione, e non declinare dalla -curia di esso. De' <i>sussidj</i> in danaro alcuni erano spontanei, -altri determinati, qualora il signore dovesse riscattarsi -di prigionia, o maritasse la primogenita, o -armasse cavaliere un figliuolo. Quei che avevano solo -promesso un tributo o servizj di corpo, presto caddero -in condizione di villani. Chi era affidato con obbligo di -militare, fu considerato nobile: nè dapprima si sarebbe -dato un feudo a chi nobile non fosse; ma poi si considerò -tale ogni casa che ne possedesse uno da tre generazioni; -nè in conseguenza poteva esercitare arti -sordide, nè contrar matrimonj disuguali. Secondo il -<span class="pagenum" id="Page_391">[391]</span> -diritto lombardo, il valvassino non teneasi per nobile, -nè la nobiltà passava alle figliuole. -</p> - -<p> -L'imperatore Lotario II in Italia proibì d'alienare -feudi senza consenso del domino; altrettanto ordinò -Federico II per la Sicilia. L'erede non diretto d'un vassallo -doveva pagare al signore un canone prefisso onde -succedere: uso nato forse allorchè i feudi consideravansi -ancora riversibili, ed ogni nuovo investito faceva -un libero donativo al signore diretto. -</p> - -<p> -Ad alcuni feudi era annesso il diritto di prendere il -cavallo del caposignore quando passasse su quelli; ai -confalonieri di Milano e d'altrove toccava la mula su -cui il vescovo faceva l'entrata; a Firenze lo conducevano -alla briglia i visdomini, poi il palafreno davasi -alla badessa di San Pier Maggiore, il freno e la sella -a quei Del Bianco, poi agli Strozzi, che a suon di -trombe se li recavano a casa e li lasciavano esposti; a -Pistoja tale privilegio spettava ai Cellesi, e il vescovo -donava un anello alla badessa di San Pietro, ed essa a -lui un ricco letto. Il vescovo di Faenza per pasqua di -Natale doveva ai servi del conte di Romagna dodici -pulcini di pasta colla loro chioccia, e carne cotta: se -no, quelli poteano andare alla cucina di lui, e levarne -quanto vi trovassero. -</p> - -<p> -Diritto di gran lucro era quello delle manimorte, per -cui, morendo senza prole persone che, come servili, o -medie fra la libertà e la servitù, erano prive del diritto -di testare, il signore ne ereditava in tutto o in parte. A -lui spettava pure la tutela de' vassalli minorenni, e l'offrire -un marito alla ereditiera del feudo, od obbligarla a -scegliere fra gli offerti: diritto ragionevole quando il -marito diventava suo ligio o suo guerriero; ma la donna -potea riscattarsene dando al signore tanto, quanto gli -aspiranti aveangli esibito per ottenerla. Al feudatario -cadevano pure le cose trovate; l'eredità di chi moriva -<span class="pagenum" id="Page_392">[392]</span> -intestato, o senza confessione, o di morte improvvisa, -quasi questa portasse la sicura dannazion dell'estinto. -Per l'albinaggio egli entrava erede dello straniero che -morisse ne' suoi possessi, e occupava qualunque nave -o persona fosse dal mare gittata sulle sue terre<a class="tag" id="tag304" href="#note304">[304]</a>. -</p> - -<p> -Privilegio supremamente apprezzato era la caccia, -per la quale il feudatario, con tutta la sua corte, settimane -intere viveva ne' boschi alla serena con clamorosa -pompa. Talvolta faceansi venire delle fiere di lontano, -e si affrontavano in recinti; e l'arcivescovo di -Milano come gran distinzione permise a un duca di -correr un cervo nel suo parco. Da qui (diritto inusato -agli antichi) le caccie riservate, per cui il colono vedeva -la selvaggina impunemente guastar le vendemmie e la -messe, e guai a chi avesse osato minorare il divertimento -del signore uccidendone alcuna! -</p> - -<p> -L'<i>uom di corpo</i>, oltre porzione de' frutti del suo -campo, gli doveva <i>angarie</i> cioè lavori forzati, e <i>perangarie</i>, -cioè lavori con ricompensa per un prefisso -numero di giornate, o le vetture pei trasporti occorrenti; -non esporre sul mercato le proprie se non dopo -smaltite le derrate del padrone, valersi delle misure di -questo, adoprar le monete di lui, comunque scadenti; -comprare da lui solo le derrate; valersi del mulino, -del forno, del torchio del signore (<i>banalitas</i>) pagandone -un canone. Nel 1117 gli abitanti di Agrilla sono -obbligati a zappar le terre del barone, seminarle, dar -un pajo di bovi ciascuno per dodici giorni, e ventiquattro -giornate per la mietitura, e al tempo della -vendemmia portar un cerchio per le botti, a Natale e -<span class="pagenum" id="Page_393">[393]</span> -Pasqua offrir due galline, oltre la decima dei porci e -delle capre. Per la <i>mano baronale</i>, il signore poteva -di propria autorità impedire che i debitori asportassero -i frutti dalla loro campagna prima d'aver pagate le -prestazioni, o depostone sufficiente quantità ne' magazzini -di lui<a class="tag" id="tag305" href="#note305">[305]</a>. -</p> - -<p> -Facilmente tali irrefrenate giurisdizioni degeneravano -in capricci e tirannie: e le concessioni che alcuni -feudatarj assentirono più tardi ai loro dipendenti attestano -fin a qual grado fosse giunta l'oppressura; giacchè -uno permette d'insegnare a leggere ai figli; uno di -vendere derrate ad altri che al padrone, o di spacciare -in pubblico le guaste. Alcuni nell'atto dell'investitura -doveano baciare i chiavistelli della casa, andar dondolone -a modo di briachi, fare tre saltarelli e mandare -un ignobile crepito: altri in un dato giorno portare -un ovo, o una rapa, o un pane sopra un carro tirato -da quattro paja di bovi, o presentare una pagliuzza. -I pescivendoli che passavano pel feudo di San Remigio -nel vescovado d'Aosta, doveano esibire la loro merce -ai castellani, se no era trattenuta per tre giorni, il che -equivaleva a distruggerla, o si tagliavano le cinghie dei -loro cavalli. La famiglia Trivier di Ciamberì era tenuta -dare un somiere del valore di trenta soldi grossi al -conte di Savoja ogniqualvolta scendesse con armi in -Lombardia. Jacopo Morelli di Susa dovea provvedere -al sovrano un letto fornito qualora dormisse in essa -città. Nel regno di Napoli ogni vassallo, nel rinnovare -l'omaggio, pagava <i>jus tappeti</i>, quasi un prezzo del tappeto -che gli si stendeva dinanzi. V'avea chi era costretto -correre la quintana con lanci e di legno; o andare -ogni anno una volta al feudatario, ma facendo -due passi innanzi ed uno indietro; o versare un secchio -<span class="pagenum" id="Page_394">[394]</span> -d'acqua avanti alla sua porta, o una misura di miglio -al pollame della bassa corte. Altri doveva soltanto -un coniglio, ma coll'orecchio destro bianco e il sinistro -nero; nol si trovava? dubitavasi fosse tinto, -anzichè naturale? nasceva processo lunghissimo, moltiplicati -giudizj e perizie, finchè l'animale morisse o il -pelo gli cadesse. Perocchè non è a dire con quanta -precisione si conservassero queste stigmate di servitù. -Della promessa rogavasi istrumento con numerosi testimonj; -poi se si falsassero d'un atomo il tempo o -le condizioni della prestazione, cominciavasi un piato -che talvolta spogliava del suo podere il mal preciso -infeudato. -</p> - -<p> -E sino ai tempi nostri, massime sopra terre ecclesiastiche, -furono mantenuti alcuni di questi obblighi, -come di reggere la staffa al vescovo quando salisse a -cavallo, o portargli innanzi il gonfalone nelle comparse, -o la croce nelle processioni, od ulivi alla solennità -delle palme, o annaffiare o sabbiare la via -dove passava in processione. Onde attestare l'alto dominio -de' papi sopra le due Sicilie, fin al cadere del -secolo passato facevansi grandi solennità a Roma: uno -di casa Colonna, che per quel giorno costituivasi gran -connestabile del regno, a nome del re di Napoli presentava -al pontefice una chinea, sul cui capo un calice -con cedole del banco napoletano, le quali il papa prendeva: -la piazza de' Santi Apostoli e la vicina di Venezia -erano piene di popolo, di festa, di giuochi e luminare. -</p> - -<p> -Avevamo veduto l'imperio romano estendere la cittadinanza -a segno che abbracciasse tutto il mondo, -come a tutto il mondo estendeva l'autorità il capo di -quello, per modo che in tale immensità non si aveva -più patria. Ora invece ciascuna sovranità viene a limitarsi -nella piccolezza del possesso; l'uomo non è più -longobardo o franco o romano, non è tampoco italiano -<span class="pagenum" id="Page_395">[395]</span> -o milanese, ma della tal terra, del tal padrone. Insomma -non ha ancora una patria, qual oggi l'intendiamo: -il che vuolsi avvertir bene per non attribuire i -sentimenti e le misure nostre a persone e fatti di -tutt'altra tempra. -</p> - -<p> -Il sentimento individuale de' Germani, opposto all'onnipotenza -dello Stato, aveva raggiunto il suo apogeo; -baronia, masnada, chiostro, capitolo, università, -paratici, tutto vivea di vita particolare e sconnessa; nazioni -non vi erano, se queste consistono nell'accordo -d'interessi, di sentimenti, di inclinazione quasi istintiva -verso uno scopo. -</p> - -<p> -La sovranità del conte o del duca è meramente titolare; -ancor più vana quella del re; ma vero sovrano -è il feudatario: nessuno ha legame verso il principe o -la nazione, ma guarda o conosce soltanto l'immediato -suo superiore, a lui presta i servizj, da lui reclama -protezione e giustizia, da lui solo accetta i comandi, -però dentro la precisa misura delle convenute obbligazioni; -è inamovibile dal terreno e dalla carica. -L'unità imperiale era andata in dileguo, salvo pel -poco che traeva dal carattere religioso; nè più aveano -valore generale i decreti e la giurisdizione dell'imperatore; -e nessun'altra ne rimaneva, se ne eccettuiamo -quella della Chiesa, perchè non fondata sopra cose -contingibili. -</p> - -<p> -Dai vicini, sudditi d'un altro, l'uomo comune non -riceve giustizia se non perchè egli è cosa del suo -signore; al qual signore ricadono gli onori e i vantaggi -del suddito feudale; a lui la lode, a lui la vergogna, -nè quello è uomo, se non in quanto è frazione -di quel corpo che chiamasi il feudo. Per tal modo -rimaneva in tutte le relazioni sociali surrogata l'idea -di località e di territorio a quella di nazione e di -personalità. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_396">[396]</span> -</p> - -<p> -Per gran tempo il gius feudale non fu scritto, esercitandosi -per consuetudine, nè amando i signori di -vederne esaminate le basi, finchè queste non si trovarono -scosse dal principato a vicenda e dal popolo. -Girardo e Oberto dell'Orto, giureconsulti milanesi, nel -1170 pubblicarono i primi libri sui feudi, dove fanno -nascere quel sistema in Italia, ma ignorano le norme -di esso in Francia e in Inghilterra, ove realmente -ottenne il maggiore sviluppo. Ebbero grande autorità -anche fuori, e moltissimi chiosatori, quali Bulgaro, -Pileo, Ugolino, Vincenzo e Jacopo di Ardissone: Minucio -de Pratoveteri dispose quelle leggi in nuovo modo -per ordine di Sigismondo imperatore; altra forma vi -diede Bartolomeo Barattieri piacentino, e la fece approvare -da Filippo Visconti duca di Milano; il famoso -Jacopo Cujaccio ne fece quindi un'edizione, distribuendole -in cinque libri. Di là dell'Alpi le consuetudini -lombarde divennero ragion comune de' feudi. Nel regno -di Sicilia e Puglia il diritto feudale alla francese fu -stabilito a guisa d'eccezione dai Normanni a favore dei -Francesi che v'accorrevano a stipendio; e i feudi erano -distinti secondo il diritto longobardo e il diritto Franco. -Ne' feudi longobardi, com'erano principalmente quei di -Benevento, succedevano tutti i maschi per porzioni; -nei feudi Franchi, il solo primogenito. L'imperatore -Federico in Sicilia autorizzò anche le femmine a succedere -in mancanza dei maschi, preferendo la fanciulla -alla maritata ne' feudi Franchi; e ne' longobardi alle -maritate si mettesse in conto la dote che avevano -ricevuta<a class="tag" id="tag306" href="#note306">[306]</a>. Ai re giovava meglio il feudo indivisibile, -e perciò procurarono far prevalere lo <i>jus Francorum</i>. -</p> - -<p> -E, dove prima dove poi, questo sistema si piantò -in tutta l'Europa germanica e tra gravi disordini portò -<span class="pagenum" id="Page_397">[397]</span> -pure qualche vantaggio alla società. Innanzi tutto era -legge forte e ragionevole di reclutamento militare, ove -a difendere il paese non erano obbligati tutti come -adesso, ma soltanto quelli che lo possedevano; e si ebbe -un esercito, quale invano desiderano i tempi moderni, -armato per la difesa, incapace all'offesa, che nulla -costava allo Stato, e che non sottraeva nè braccia alle -arti, nè figliuoli e sposi agli affetti. Il feudalismo offriva -poi la miglior combinazione allora possibile di sforzi -materiali, l'autorità più opportuna per dirigere i lavori -guerreschi, che allora erano i più importanti e i soli -nobili. Al cadere de' Carolingi, quando la feudalità non -era per anco rafferma, i guerrieri di paesi differenti o -degli stessi non guardavano che il proprio individuo: -ma poi duchi, conti, baroni, possessori indipendenti, -uomini d'arme trovaronsi legati fra loro mediante -servizj e protezione reciproca; immenso passo alla -civile convivenza. -</p> - -<p> -L'indipendenza propria del Barbaro ne forma ancora -il fondo, ma s'abitua a riconoscere certe obbligazioni -morali e reali. Effetto di quell'indipendenza dissolutrice, -da principio i feudi si sminuzzano, e ne nasce un'infinità -di piccolissime signorie; ma dopo la metà del secolo XI -le minori vanno ad impinguare le grandi, sia per -eredità, sia per conquista, sia per volontaria sommessione -del debole onde trovare sicurezza e giustizia -migliore. Fonte dunque com'era di disordini, il feudalismo -impediva arrivassero all'eccesso, frenandoli coi -reciproci interessi: se favorì l'anarchia, preservò l'Europa -dal furor delle conquiste e delle invasioni che da -secoli la sommoveva, legando l'uomo e le generazioni -al terreno da cui traevano il nome, il diritto. Viepiù -vi si affezionava la nobiltà, che allora crebbe d'importanza, -avendo modo di provarla col titolo del possesso -da cui traeva nome. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_398">[398]</span> -</p> - -<p> -In tempo che le passioni dominavano senza freno, -che nessuna forza aveano le leggi, nessuna santità le -condizioni, le paci, i trattati, agevolmente un principe -avrebbe potuto sedersi déspoto come ne' paesi orientali -ove la podestà concentrasi in mano d'un solo, e spingere -a ruinose guerre, a diffondere o ribadire la barbarie -in altre contrade. Ma tutti quei baroni ora -adombravano, ora emulavano la podestà regia; guerra -non era possibile senza consenso di essi, che doveano -somministrare gli uomini e le spese; e così sfrantumato -il dominio, non furono più possibili le comuni imprese -e le conquiste; e ancorato, vorrei dire, alla terra il -vascello delle migrazioni, poterono costituirsi le nazioni. -</p> - -<p> -Ed è notevole come le divisioni territoriali allora -portate dal feudalismo, siano ad un bel circa le medesime -che in Italia durano ancora; e l'essere distinte per -costumanze e per dialetti prova che s'attaccavano a -qualche cosa di più sodo che non il capriccio d'un -barone, o il caso d'un matrimonio. La popolazione che -si era viziosamente accumulata in pochi centri fu dal -feudalismo recata anche a luoghi ingrati e malsani; -ed ogni cosa allontanava dalle città, sicchè si moltiplicarono -villaggi, e si ricoltivò il suolo deserto. -</p> - -<p> -Ceppi così ristretti impedivano lo sviluppo della -civiltà. Se v'era protetta la libertà individuale e respinta -la forza esterna, nulla tendeva a costituire un governo -stabile ed ordinato; non unità monarchica, non federazione, -non sudditi e cittadini. Le relazioni di vassallaggio -non dipendettero dal voto dei popoli e dai loro -interessi; ma essendo il possesso del suolo indivisibile -dal diritto delle persone, seguì la sorte di queste, e -un'eredità o un matrimonio cambiava le relazioni più -intime; alcune provincie davansi a stranieri per testamento -o per dote, distraendole dal loro centro naturale; -ed a prescrizioni arbitrarie era sagrificata la nazionalità. -<span class="pagenum" id="Page_399">[399]</span> -L'idea stessa di patria era estranea ad un sistema che -legava, mediante un terreno, alla persona; nè incorreva -infamia colui che portasse le armi contro la terra -natìa. -</p> - -<p> -Ma la feudalità vuolsi considerare men tosto come -un ordinamento, che come un tragitto dalla barbarie -verso la civiltà. I membri di essa v'acquistavano il sentimento -della personalità, svilito nei tempi romani; -giacchè ciascuno assumeva obblighi precisi e conosciuti -e per consentimento individuale, a differenza delle -società moderne, ove uno nasce legato a patti che nè -elesse nè conosce. Mancando un vincolo generale e -un'autorità coattiva, tutto riposava sopra la fede promessa; -donde quell'aspetto di lealtà negli atti d'una -società, in cui la legge non interveniva alle reciproche -convenzioni del vassallo col signore, le quali erano -frante tosto che il signore avesse prevalenza, o forza il -vassallo. Nessun nuovo peso poteva essere imposto al -tenitore del feudo, se non lui consenziente; ove il -signore violasse gli accordi, potevasi resistergli a mano -armata, e, ne' casi estremi, disdire l'obbedienza e -chiamarlo al giudizio del duello. Tanto si era lontani -dalle idee del despotismo sovrano, tramandate da Roma -antica. -</p> - -<p> -I vassalli tenevano d'occhio che il re non usurpasse -altri poteri, come avrebbe fatto qualora non avesse -avuto che ad opprimere il popolo; idearono limiti alle -regie prerogative; e ne venne la rappresentanza signorile, -che poi servì di modello alla popolare, e il diritto -privato, la personale dignità, la devozione verso il -signore, per sentimento, non per istupida sommessione -come in Oriente. -</p> - -<p> -Ciascun feudatario avea ragioni, avea privilegi; -quindi necessità di discuterli, difenderli, ripristinarli, -ora con argomenti or colla forza; dal che le idee di -<span class="pagenum" id="Page_400">[400]</span> -diritto, dond'era facile il passaggio alle idee di libertà. -Il feudatario, ridotto all'isolamento del suo castello, -dovea vivere nella famiglia più che non costumasse -ne' tempi antichi. Ivi non trovava suoi pari se non la -moglie e i figliuoli; e per quanto brutali e feroci vizj il -distraessero, dovevano assodarsi i sentimenti domestici. -Il primogenito, destinato a succedere nel paterno -dominio, era circondato dalle cure necessarie a ridurlo -tale, che, secondo le idee d'allora, lusingasse il domestico -orgoglio; la moglie rimaneva a rappresentare il -marito mentr'egli usciva a guerre od avventure, e -mantenere la difesa e l'onore del castello. Così rigeneravasi -la famiglia, e nelle donne fecondavansi sentimenti -piuttosto nuovi che rari nella società antica, -coraggio, elevato pensare, dignità personale; donde -quelle delicatezze d'affetti e di riguardi, che poi furono -portati al colmo dalla cavalleria, la più splendida filiazione -della feudalità. Nelle Corti poi de' signorotti -educavansi i giovani a quei costumi che presero da -ciò il nome di <i>cortesia</i>, come dalla città l'aveano in -antico (<i>urbanità, civiltà, polizia</i>). E da quell'ordine -di cose ci vennero il punto d'onore, che è il complesso -delle convenienze al di là della precisa giustizia, per -le quali si acquista reputazione d'uomo compito; la -scrupolosa fedeltà alla data parola; l'annobilimento -della gloria militare e della lealtà. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap75">CAPITOLO LXXV. -<span class="smaller">Il Basso Popolo.</span></h2> -</div> - -<p> -Nella Roma imperiale, la storia non ci presentava -più che un sovrano: vennero i Barbari, ed essa non -parlò che de' vincitori e delle guerre dei loro re: sottentrano -<span class="pagenum" id="Page_401">[401]</span> -i feudi, e cessata ogni centralità, ciascun castello -diviene teatro di avvenimenti distinti. Ora s'insinua -un nuovo elemento, il popolo. -</p> - -<p> -Questo fin oggi conservò del feudalismo un concetto -odioso, che sfoga in tante storielle di demonj che -rapiscono i castellani, di spettri di signorotti lamentosamente -vagolanti attorno ai ricoveri delle libidini e -prepotenze loro: vendetta popolare, che alla postuma -giustizia si appella quando quaggiù gli è negata. E per -verità, fra nobili sempre in arme, cinti da armata clientela, -non frenati da verun superiore, non rispettosi ad -alcun inferiore, quando i giudizj si risolveano per duelli, -e le leggi non provvedevano che alle persone di chierica -e di spada, il vulgo pendeva dal solo capriccio dei -feudatarj; su di esso ricadevano le guerre; i nemici, -cioè i vicini, facendo correrie, devastavano il campo di -cui esso viveva, o ne molestavano la famiglia; ai cenni -o agli occorrenti del padrone bisognava cedesse la -roba, i carri, i bovi, la casa, che più? la donna; chiamato -in battaglia, trovavasi nudo a fronte di quegli -armigeri coperti di ferro, e predestinato a soccombere -agli spadoni irreparabili di gente senza misericordia; -fin il lepre e il cerbiatto, la cui caccia era riservata ai -signori, divenivano un flagello pel villano, costretto -a lasciar che sperperassero impunemente i frutti sudati. -</p> - -<p> -Eppure quest'infima condizione era un miglioramento -dalla orribile che li sopraffannava durante la romana -civiltà. Al tempo dell'invasione, comune era la condizione -del colonato, cioè delle persone attaccate al terreno, -ma libere del resto; e queste si trovarono maggiormente -esposte alle prime violenze, poi all'anarchia -che ne seguì, di modo che perirono o caddero in istato -servile. Ma gli schiavi, ch'erano tanti e così abjetti, ne -trassero notevole miglioramento. Dediti ai servizj d'un -padrone o affissi alla gleba, ne' tempi romani non -<span class="pagenum" id="Page_402">[402]</span> -aveano alcuno schermo contro l'oppressione; non -poteano stringere contratti, non stare in giudizio, non -testare; se fuggissero, venivano ridomandati, come una -proprietà, e come tali si vendeano, cambiavano, distruggevano. -Conculcare a tal modo la persona umana -era egli più possibile dopo che il cristianesimo aveva -impresso a ciascuno il suggello dell'eguaglianza e l'obbligo -della moralità? Pure le grandi e radicate iniquità -non si tolgono con rimedj estemporanei, e il proclamare -l'immediata emancipazione avrebbe sovvertito quel che -si denomina ordine sociale, e che, fra molti sconci, -presenta sempre qualche compenso; avrebbe eccitato -una subitanea insurrezione, ove trucidati i padroni, -resi infelici i servi, i quali, ignorando la dignità propria -e i vantaggi della libertà, men tristamente sopportavano -la condizione in cui erano nati e cresciuti. Tant'è -ciò vero, che Libanio dipingeva la condizione dello -schiavo come meno sciagurata che quella di alcuni -liberi, potendo esso dormire tutti i suoi sonni, fornito -dal padrone di quanto gli occorre alla vita; mentre il -libero, neppur vegliando tutta notte poteva assicurarsi -dalla fame<a class="tag" id="tag307" href="#note307">[307]</a>: e il Codice Giustinianeo col vietare ai -servi di ricusar l'affrancazione<a class="tag" id="tag308" href="#note308">[308]</a> indica che allora, -come oggi nell'Europa settentrionale, essi temevano la -sparecchiata libertà. -</p> - -<p> -Intanto moltissimi schiavi erano periti nelle prime -irruzioni, mentre il cessare delle conquiste non ne -portava più di nuovi. Quei che rimanevano erano poveri -e soffrenti, e per conseguenza prediletti della Chiesa; -la quale, col nome di cristiani, avea dato loro la personalità, -i diritti naturali, la morale responsabilità, -una famiglia. Così la schiavitù non era più uno stato -di persona, ma un vincolo di soggezione; e sebbene -<span class="pagenum" id="Page_403">[403]</span> -rimanessero gente d'una terra o d'un padrone, chi -non vede quanto gli schiavi fossero progrediti? Spedali -e ricoveri aperse la Chiesa anche per essi<a class="tag" id="tag309" href="#note309">[309]</a>; la proibizione -dei giuochi gladiatorj levò uno degli incentivi -ad educarne per sagrificarli; ai padri fu tolto l'atroce -diritto di esporre i proprj figliuoli, e gli esposti la -religione accoglieva negli orfanotrofj. Le catastrofi che -precipitarono i grandi nell'ultima miseria, dissipavano -il superbo pregiudizio d'una naturale superiorità; e il -libero Romano divenuto schiavo del Germano, protestava -egli stesso contro l'ineguaglianza di natura; -mentre il Germano apprendeva a rispettare quel servo, -che lo superava in cognizioni. -</p> - -<p> -Alle società povere e meno fastose non facea mestieri -di quell'interminabile corredo di servi; i quali poi -(<i>ministeriales</i>) nella ristretta famiglia avvicinandosi al -padrone, trovarono maggiori occasioni di acquistarne -la benevolenza e i favori. Lo spirito d'associazione -proprio delle genti germaniche, nato dal sentimento -dell'utilità che uno può procurarsi per mezzo degli -altri, e temperato dalla coscienza dei diritti personali, -recò a valersi dell'uomo come braccio libero, mediante -una retribuzione. Quando poi crebbero d'importanza -l'industria e il lavoro, si potea lasciare nel vilipendio -coloro che ne erano la fonte? Sminuzzati feudalmente -il territorio e la sovranità, chi stesse male in un luogo -fuggiva nel vicino più non v'avendo legge generale che -colpisse il disertore; talchè il padrone per interesse -guardavasi di spingere lo schiavo alla disperazione. -</p> - -<p> -Le leggi barbare punivano alcuni delitti colla schiavitù; -altri con multe, la cui gravezza traeva qualche -<span class="pagenum" id="Page_404">[404]</span> -libero a spropriarsi e ridursi servo. E i servi apparivano -nei contratti come appendice o scorta del podere: -il padrone riscoteva la composizione, determinata dalla -legge per ferite e ingiurie recate ai servi, giacchè -quella essendo prezzo della pace, non potea concernere -il servo, privo del diritto delle armi. Di rimpatto il -padrone stava pagatore dei danni causati dal suo servo, -come gli animali. Veramente la legge longobarda del -tempo di Rotari mostrasi fiera coi servi quanto la -romana, paragonandoli a cose mobili<a class="tag" id="tag310" href="#note310">[310]</a>: ma presto -si tolse al padrone l'arbitrio sulla vita di quelli; vennero -determinati i casi, in cui questo era obbligato ad -emanciparli; fu data azione ad essi contro il padrone -che gli offendesse, e aperto sempre il rifugio delle -chiese. Il servo, battuto dal padrone per avere portato -richiamo contro di lui, rimane franco. Se ad un servo -rifuggito in chiesa il padrone promette sicurtà, poi non -attiene, è multato in soldi quaranta. Se il padrone -disposto a dar la libertà venga a morte, Astolfo vuole<a class="tag" id="tag311" href="#note311">[311]</a> -che lo schiavo rimanga libero, senza pur pagare il -launechildo o compenso, «massima lode a noi sembrando -se dalla servitù traggansi gli schiavi a libertà, -perchè il Redentor nostro degnò farsi servo per dare -a noi libertà». -</p> - -<p> -Che i servi abbondassero in Italia, lo attestano le -tante leggi che li concernono, e in cui vengono distinti -i romani dai nazionali (<i>gentiles</i>). Ma poichè trovavasi -più comodo ed utile il lavoro volontario, concedevansi -ad essi talvolta terreni a livello, sull'esempio delle -chiese, crescendo così la classe dei massari o degli -<i>aldizj</i>. Questi erano superiori agli schiavi, pure soggetti -a padrone; poteano possedere terreni e schiavi, non -<span class="pagenum" id="Page_405">[405]</span> -però in assoluta proprietà; nè vendere o comprare -senza ottenere licenza dal padrone e pagargli il laudemio. -Somigliano dunque ai coloni dei Romani, se non -che possono dal padrone esser venduti anche separatamente -dalla gleba. Di fatto l'affissione alla gleba -era suggerita dalla scarsità di popolazione: cresciuta -questa ed abolita la capitazione, più non v'era interesse -di legare la libertà, giacchè ad un individuo sottentrava -un altro<a class="tag" id="tag312" href="#note312">[312]</a>. -</p> - -<p> -Rotari ammette due sorta di manomissione: la prima -quando uno è dichiarato <i>amundo</i>, cioè fuori d'ogni -tutela del padrone; l'altra quand'è <i>fulfreal</i><a class="tag" id="tag313" href="#note313">[313]</a>, cioè -disobbligato soltanto da servizj di corpo: il primo -andava sciolto affatto, l'altro restava obbligato verso il -padrone come verso fratelli e parenti, talchè quello ne -diventava erede. -</p> - -<p> -Fu uso antico de' Germani, e più de' Longobardi, -l'affrancare molti servi in congiuntura di guerra. Essendo -le armi segno di libertà, dai Longobardi anticamente -manomettevasi lo schiavo col consegnargli una -freccia, e susurrargli alcune parole patrie all'orecchio<a class="tag" id="tag314" href="#note314">[314]</a>. -Rotari introdusse la formalità romana di rimettere -l'amundo ad un'altra persona, che lo conducesse sopra -un crocicchio, e dicessegli: — Va per la via che -<span class="pagenum" id="Page_406">[406]</span> -vuoi»<a class="tag" id="tag315" href="#note315">[315]</a>. Per <i>impans</i> liberavasi uno quando tale era -o supponeasi la volontà del re<a class="tag" id="tag316" href="#note316">[316]</a>. Ai tempi di Liutprando -bastò l'affrancazione davanti all'altare per -render uno interamente cittadino longobardo<a class="tag" id="tag317" href="#note317">[317]</a>. -</p> - -<p> -Altre volte non faceasi che alleggerire la servitù -rendendolo aldio, al che non occorreva se non la -scritta. Niuna legge tornava schiavo il liberto ingrato; -ma per ovviarvi, Astolfo permise che il patrono potesse, -vita durante, riservarsi i servigi del liberto<a class="tag" id="tag318" href="#note318">[318]</a>. -Il traffico di schiavi non era ignoto ai Longobardi -quando entrarono in Italia: ma il venderli a stranieri -consideravasi pena non meno grave che la capitale<a class="tag" id="tag319" href="#note319">[319]</a>, -e non si facea che con prigionieri di guerra. Pure -l'ingordigia anche in altre parti d'Italia seguiva questo -orribile lucro: Gregorio Magno vide sul Foro romano -mercatarsi schiavi britanni; i Veneziani coi Saracini -della costa di Barberia faceano gran traffico di schiavi -d'ambi i sessi, e massime di giovani eunuchi; dai paesi -slavi e tedeschi, e anche dall'Italia, conduceansi convogli -di prigionieri di guerra e altri schiavi a Venezia; -i Longobardi rapivano anche bambini di liberi per -<span class="pagenum" id="Page_407">[407]</span> -venderli colà, il che da Liutprando è parificato all'assassinio<a class="tag" id="tag320" href="#note320">[320]</a>. -Raccontasi a lodo di papa Zacaria che, -avendo i Veneziani comprato sul territorio branchi di -schiavi da spedire in Africa, esso ne pagò il prezzo e -li rese in libertà. Nel 783 in Ravenna due personaggi -d'alta giurisdizione, oltre abusar della loro posizione -per spogliare vedove ed orfani, li vendevano ad Infedeli<a class="tag" id="tag321" href="#note321">[321]</a>. -Dagli Ebrei era pure esercitato questo commercio; -e le popolari leggende sul loro uccider i bambini -forse vengono da questo rapirli e farli eunuchi. -Carlo Magno combattè tali abusi; e Arigiso, principe -di Benevento, promulgò punirebbe colla massima severità -il rapir gli uomini e il venderli agli Infedeli; -Sicardo rinnovò lo stesso divieto, ma solo a riguardo -de' Longobardi liberi: però l'effetto delle leggi riuscì -sempre scarso<a class="tag" id="tag322" href="#note322">[322]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_408">[408]</span> -</p> - -<p> -Le conquiste antiche stabilivano profonde distinzioni -di classi, che il tempo, le rivoluzioni, la superiorità -numerica de' vinti non riuscivano a cancellare. Nel -feudalismo invece le distinzioni erano temperate dalla -<span class="pagenum" id="Page_409">[409]</span> -natura medesima di esso, cioè dal trovarsi dispersi i -vincitori fra i vinti, e ravvicinati continuamente dal -vivere comune, dai possessi, dal bisogno di difendersi -in una società tempestosa. I più degli schiavi viveano -sui liberi allodj de' prischi padroni o degli arimanni. -Or questi vennero in gran decadimento quando il regio -potere si trovò soverchiamente debole per difenderli -dalle vessazioni de' vicini, talchè essi metteansi in dipendenza -di qualche signore. Talvolta ancora non potendo -soddisfare all'eribanno o alle gravi multe dei -delitti, erano privati del fondo, che conferivasi poi in -feudo ad un ricco; sicchè a quel tempo dileguano gli -allodj. -</p> - -<p> -Unita la sovranità colla proprietà, i coloni dipendettero -dai possessori anche nelle materie politiche, rimasero -senz'altro superiore che il feudatario, e quindi -esposti ai superbi arbitrj di esso, dimentico che agli oppressi -rimane una terribile potenza, quella del numero. -E spesso a questa ricorsero i campagnuoli, e i ricordi -son pieni di sollevazioni, ove gli è vero che, disuniti -e sregolati, soccombevano alla forza compatta ed esercitata, -ma pure aveano fatto sentire il grido della -libertà e discorso di diritti; parola di formidabile -efficacia. -</p> - -<p> -Nel bollore dell'unione o nell'oppressura della sconfitta, -i coloni s'avvicinavano ai servi, invigorendosi -col numero, sebbene rimanessero distinti perchè non -poteano essere venduti a capriccio del signore, e restavano -donni di sè qualora avessero pagato il convenuto. -Nelle prepotenze allora correnti, molti per fame vendeano -la libertà; molti offerivansi alla Chiesa perchè -li proteggesse; altri divenivano schiavi per impotenza -a pagare il dovuto. -</p> - -<p> -Questi, nello sminuzzamento della sovranità, si trovarono -ravvicinati al padrone, il quale contrasse con -<span class="pagenum" id="Page_410">[410]</span> -loro i legami della domesticità, guardò come prosperamento -proprio quel delle genti affisse alla sua gleba, -perendo le quali, deteriorava il valore del feudo, e -riducevasi in condizione inferiore ai vicini competitori. -Un servo era maltrattato? non avea che a varcar la -siepe o il fossato del podere, per trovarsi su terre -d'un nemico del suo signore, che volentieri l'accoglieva, -che forse l'aveva istigato con promesse, e vel manteneva -con concessioni. A mezzo il secolo <span class="smcap lowercase">XII</span> tutti i coloni -abbandonarono Montecassino, sicchè l'abate dovè cercarne -altri con larghe condizioni<a class="tag" id="tag323" href="#note323">[323]</a>: i villani dei -signori di Chiaramonte in Sicilia respinsero colle armi -l'oppressione eccessiva: così gli abitanti di Avola si -ribellarono al barone Federico d'Aragona, e a furia -l'uccisero con cinque suoi partigiani, e il re perdonò -loro, attesa l'immanità dell'oppressione; il qual re prevenne -un egual colpo a Francavilla, abolendo egli stesso -i dazj imposti dal barone Arrigo Rosso<a class="tag" id="tag324" href="#note324">[324]</a>. -</p> - -<p> -Durando la servitù della gleba, non potevano prosperare -i campi, atteso che il coltivatore fosse costretto -occupar pel padrone molte giornate, e nelle stagioni -che maggiore bisogno n'aveva egli stesso<a class="tag" id="tag325" href="#note325">[325]</a>; sicchè, -mentre andava a segare il grano del signore, periva il -suo. Nè sugli amplissimi possessi poteva il padrone -tenerlo d'occhio, e tanto meno pretendere fossero -<span class="pagenum" id="Page_411">[411]</span> -lavorati assiduamente da quelli che nessun vantaggio -ne traevano. Pertanto si sottinfeudavano; poi ogni cosa -maggiormente vestendo aspetto feudale, anche i minori -vassalli vollero avere dipendenti, sicchè della loro -tenuta davano varj appezzamenti a persone anche -infime, obbligate a servirli del corpo e dell'armi; e -chiamavansi <i>masnadieri</i>, e <i>masnada</i> la loro unione. -Amavano dunque i padroni cedere terreni al lavoratore -stesso, riservandosi una rendita perpetua e il diritto -a certi servigi o alla capitazione; talvolta ancora -glieli rilasciavano per bisogno di danaro; e già nel -secolo <span class="smcap lowercase">X</span> i contratti non riguardavano più soltanto le -terre, ma prestazioni e lavoro d'uomini. -</p> - -<p> -Cresceano dunque i possessori, e questi aveano stipulato -condizioni inalterabili, e il signore ne abbisognava -per servigi proprj e per menarli alle guerre particolari: -tutti passi, non solo per acquistare esistenza -propria, ma per fare tragitto dalla gente dominata alla -dominatrice. -</p> - -<p> -In prima, col morire del vassallo, le sottinfeudazioni -di lui ricadevano al nuovo investito, talchè precario -consideravasi il possesso, nè quindi si provvedeva a -migliorarlo. Inoltre il vassallo, emancipando un servo -o un condizionato, avrebbe deteriorato il campo cui -questi era affisso, onde nol potea senza consenso dell'alto -signore. Quando però i feudi si costituirono ereditarj, -ciascuno pensò ridurre a meglio i beni che -dovea tramandare alla propria discendenza; in luogo -di capanne si fecero case; e queste crebbero in villaggi, -a piè del castello, o attorno alla badia. -</p> - -<p> -E l'interesse e la vanità inducevano i signori a cercare -che questi villaggi prosperassero; onde con privilegi -o collo scemar l'oppressione vi allettavano avveniticci -dalla campagna. Quivi essi trovavano da esercitare -qualche arte o mestiero, col che acquistare un peculio, -<span class="pagenum" id="Page_412">[412]</span> -e la certezza d'aver di che vivere altrove lavorando, se -male qui si trovassero<a class="tag" id="tag326" href="#note326">[326]</a>. -</p> - -<p> -Rosario De Gregorio reca diverse <i>Carte di memorie</i> -o <i>precetti</i>, cioè contratti tra feudatario e vassalli, che, -<span class="pagenum" id="Page_413">[413]</span> -per quanto onerosi, segnavano però un limite ai servigi. -In due del 1133, Ambrogio, abate del monastero di -Lipari, cui era stato concesso Patti, raccolti in questa -città molti uomini di <i>linguaggio latino</i>, cioè Siculi, -Lombardi e Normanni, a distinzione degli Arabi, conveniva -con essi, che possedessero come proprio quanto -il monastero lor concederebbe, potendo anche lasciarlo -agli eredi, purchè abitanti in Patti; se alcuno volesse -partirsene, lo rassegnasse al monastero, ritenendo per -suoi i miglioramenti fattivi: dopo tre anni ciascuno -potesse vendere la eredità a qualunque altro abitante, -avvisatone però l'abate, e preferitolo a pari prezzo; -caso che nemici irrompessero sopra Lipari, i Pratesi -andrebbero a difendere i dominj del monastero, a spesa -dell'abate stesso. Giovanni, successore di Ambrogio, -modificava alquanto tali condizioni, volendo che, in -tutte le isole di Lipari soggette al monastero, nessuno -possedesse con diritto perpetuo ed ereditario, ma solo -<span class="pagenum" id="Page_414">[414]</span> -a tempo, e purchè servisse fedelmente; chi partiva, -non potesse pegnorare nè vendere o lasciar ai figli -il suo appezzamento, che ricadeva alla Chiesa. Nel 1117 -quei del villaggio di Agrilla si obbligano al barone di -zappare i suoi terreni; e nel tempo della seminagione -metter ognuno un par di bovi a servizio di lui per -dodici giorni, e alla messe ventiquattro giornate di -lavoro; e in tempo di vendemmia portar ciascuno un -cerchio per le botti; oltre pagar la decima delle capre -e dei porci, e a Natale e Pasqua offrir due galline o -qualche cacciagione. Le giornate erano talvolta assai -di più; e quell'anno stesso, il suddetto abate Ambrogio -determinava che la popolazione di Librizzi potesse -lavorare per sè e pei figliuoli tre settimane il mese e -una pel monastero; il che sembrò tal favore, che quei -villani si obbligarono per sopraggiunta ad altre quaranta -giornate coi bovi in tempo della seminagione, -una alla mietitura, tre alla vendemmia<a class="tag" id="tag327" href="#note327">[327]</a>. -</p> - -<p> -Allo spirito d'associazione fu attribuita primaria -parte nell'emancipazione delle plebi. Non appena queste -trapelano dalla storia, troviamo unioni dei membri -della stessa famiglia sotto un solo tetto, sopra un medesimo -podere, per accomunar la fatica e i profitti. -Questo corpo morale compatto non discioglieasi per -morte: aveano un capo (<i>capoccio, regidore</i>, ecc.), cui -spettavano gli atti d'amministrazione interna, compre, -vendite, prestiti, affitti; mettevano in comune il proprio -lavoro, ma ciascuno riserbavasi certi lucri, come gli -apparteneano certe spese, per esempio il dotar le -figliuole. Specie di società patriarcale, che dalla partecipazione -del pane diceasi <i>compagnia</i>; e qualora dovessero -separarsi, il capocasa tagliava un gran pane in -varj pezzi. Questo spirito di famiglia doveva riuscire -<span class="pagenum" id="Page_415">[415]</span> -di gran sollievo alle manimorte, che a questo modo -sottraevansi all'obbligo, che le proprietà del morto ricadessero -al signore, obbligo rigoroso ne' primi tempi dei -feudi: mentre al signore che non acquistava nulla alla -morte del suo villano, poco importava se questo disponesse -dell'aver suo a favore dell'uno o dell'altro. Di -tal passo l'uomo di manomorta acquistava i preziosi -diritti di possedere e di testare. -</p> - -<p> -In quello sminuzzamento delle terre, ciascuno dovea -procurare di trarne il massimo profitto; e i villani -lavoravano più volentieri un fondo al quale erano -assolutamente attaccati; sicchè la prosperità del tenimento -e del signore tornava in utile de' villani stessi. -Il signore poi dovea più volentieri voler avere a fare -con una compagnia che con un uomo solo; evitando -le complicazioni, la confusione, i pericoli di diserzioni. -</p> - -<p> -Queste compagnie costituivansi talora anche da non -villani, e fra artieri. Quando i parenti fossero convissuti -un anno e un giorno sotto lo stesso tetto e colla stessa -borsa, reputavansi accomunati tacitamente mobili e -benefizj; eccetto quelli di preti o nobili, cui il traffico -sconveniva. Di queste ricorrono frequenti esempj in -Italia, dove invece son rare quelle tra villani. -</p> - -<p> -Così per lo spirito d'associazione, che i Germani -già possedevano nelle loro selve, e che il cristianesimo -favorì consacrandolo, la famiglia diveniva più solida in -tutte le classi: ogni consuetudine, ogni legge tendeva -a rendere stabile di generazione in generazione il -patrimonio, i sentimenti, le affezioni; poteasi mirare ad -interessi più estesi. -</p> - -<p> -Il clero, affine di ridurre in atto le dottrine che professava, -prese a cuore la povera plebe, di cui avea -mangiato il pane e diviso gli stenti, e tra cui teneva -ancora i padri, i fratelli. Cominciò dall'aprire le sue -file agli schiavi, che entrando sacerdoti, divenivano -<span class="pagenum" id="Page_416">[416]</span> -eguali al padrone per classe, superiori per carattere: -nella regola di san Benedetto era espresso che il servo -non fosse per nulla distinto dal libero. A questa via -spedita d'emancipazione affollavasi gente inetta o indegna; -i signori faceano ordinar prete qualche loro servo -per godersene i benefizj: talchè parve prudente il -restringerla. -</p> - -<p> -La Chiesa apriva asili al servo perseguitato<a class="tag" id="tag328" href="#note328">[328]</a>, e -riceveva per suoi quelli che, oppressi dai padroni, -reputavano parte di libertà il portar catene scelte da -sè, o quelli cui la libertà non faceva che esporre al -pericolo di morir di fame. Di questi servi deditizj od -<i>oblati</i> alle chiese, alcuni metteano persona e beni in -protezione di esse, obbligandosi a difenderne i privilegi -e le proprietà contro gli aggressori: vassalli anzichè -servi: altri obbligavansi d'una tassa o censo annuo -(<i>censuales</i>): altri infine rinunziavano del tutto alla -libertà, veri schiavi (<i>ministeriales</i>)<a class="tag" id="tag329" href="#note329">[329]</a>. La Chiesa, -<span class="pagenum" id="Page_417">[417]</span> -spoglia di avidità personale, meno esigeva dai famuli -suoi; e per l'ordine costante che essa pone in tutti i -suoi possessi, determinava l'appunto del lavoro che -essi doveano; donde crebbe l'affluenza agli altari. -</p> - -<p> -Accettando poi la parte di terre e servi, assegnatagli -come ad un ordine eminente dello Stato, il clero si -applicò ad elevarne gradi a gradi la condizione. Cominciò -a sanare terreni, imbonendo paludi e foreste; -poi ne concedeva porzione ai villani per più o men -tempo, per una generazione o tre o più, con cui si -mantenessero pagando un canone annuale (<i>mansum</i>). -Questi livelli o enfiteusi<a class="tag" id="tag330" href="#note330">[330]</a> segnano il vero passaggio -dalla schiavitù alla proprietà traverso al servaggio, -<span class="pagenum" id="Page_418">[418]</span> -disponendo la rivoluzione che nel <span class="smcap lowercase">XII</span> secolo si compì -quando cambiaronsi le enfiteusi in fitto temporario, e -il livellario in fittajuolo com'oggi è. Adunato un peculio -potevano i servi riscattarsi; e per tali passi rintegravansi -la famiglia, la proprietà, l'industria, la libertà -anche tra essi. -</p> - -<p> -Ottone I si accorse che i signori prendeano a livello -le terre degli ecclesiastici, dappoi non pagavano il -censo, e finivano coll'appropriarsele come allodj. Pertanto -nel largire beni a chiese vi ponea patto non li -allivellassero se non a coloni, i quali in persona li coltivassero -e retribuissero i frutti. Fu un altro avviamento -al sistema di mezzadria odierno<a class="tag" id="tag331" href="#note331">[331]</a>. -</p> - -<p> -Alle forme dell'antica manomessione erasi aggiunta -la ecclesiastica, come atto religioso, conducendo l'affrancando -attorno all'altare con un torchio acceso, e -leggendogli preci e formole che il dichiaravano franco. -E l'emancipazione era le più volte suggerita da sentimento -religioso, onde vedonsi addotti per motivo i -meriti della redenzione, l'amor di Dio, il rimedio -<span class="pagenum" id="Page_419">[419]</span> -dell'anima propria, la speranza d'impetrare grazie -celesti. Altri lo faceano al letto di morte quando lo -spirito è più disposto a' sentimenti di pietà e d'umanità<a class="tag" id="tag332" href="#note332">[332]</a>. -</p> - -<p> -Colle carte di franchezza il padrone rinunziava al -diritto di vendere, cedere, o fare altrimenti della persona -del suo schiavo; gli dava arbitrio di disporre -degli averi suoi per testamento o per altro atto legale, -e di sposare chi volesse; e determinava la tassa o i -servizj che si riservava<a class="tag" id="tag333" href="#note333">[333]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_420">[420]</span> -</p> - -<p> -Ma molti arrivavano alla libertà senza mezzi di sussistenza; -altri erano manomessi dai padroni quando -non più capaci di lavoro, sicchè rimanevano mendichi -e sulla via. Per essi la Chiesa moltiplicò istituzioni di -carità<a class="tag" id="tag334" href="#note334">[334]</a>; e ben ella bastava a mantenerle, perchè -primo il clero avendo applicato l'intelligenza e il lavoro -a far fruttare gl'immensi possessi, n'era venuto in -ricchezza. I pontefici poi presero sempre a cuore gli -schiavi, più volte esclamarono contro chi ne facea -traffico, e colle entrate della Chiesa ricomprarono -alcuni dagl'infedeli o da mercanti. Già Gregorio Magno -nell'emancipare due schiavi proclamava la natural -libertà degli uomini dicendo: — Come il Redentor -nostro si compiacque vestir forme umane per frangere -i nostri legami e restituirci alla primitiva libertà, così -è conveniente e salutare che quelli che da natura furono -creati liberi, e che in forza di umane leggi soggiacquero -a servitù, siano colla manomessione restituiti -alla libertà»<a class="tag" id="tag335" href="#note335">[335]</a>. Alessandro III nel concilio Lateranese -<span class="pagenum" id="Page_421">[421]</span> -dichiarò i Cristiani franchi da schiavitù. Alessandro -IV in una bolla del 1258 diceva: — Giacchè -gli uomini, eguali per natura, sono resi schiavi dalla -schiavitù del peccato, sembra giusto che quelli, i quali -abusano del potere concesso da Colui da cui deriva -ogni podestà, siano privati d'ogni potere sui servi. -Perchè dunque ad Ezelino ed Alberico, scomunicati da -noi, possa venire alcun danno dall'averci disobbedito, -dichiariamo con autorità apostolica liberi i servi e le -serve, coi figli ed i nipoti loro, che si sottraggano -all'obbedienza di quei due, in modo che possano -tenere peculio proprio, godere la libertà, come fossero -nati liberi cristiani». È probabile che simili atti si -replicassero verso coloro che reluttavano all'autorità -suprema. -</p> - -<p> -Da un pezzo erano cadute in disuso le leggi che a -certe colpe infliggevano la servitù; e i nuovi schiavi -che qui e là trovansi ancora nominati, erano gente non -battezzata, attesochè, secondo le idee d'allora, l'uomo -non cristiano rimaneva inferiore, come schiavo del -demonio. Spesso le chiese cercavano privilegi pei loro -villani, acciocchè questi comparissero superiori agli -altri; e i re gli assentivano volentieri, perchè, senza -scapitare di nulla, venivano a far atto di qualche -autorità anche fuori dei proprj dominj. -</p> - -<p> -Procedendo i tempi, troviamo ai coltivatori imposto -il terratico, cioè una quarta parte del ricolto; l'acquatico, -cioè il ventesimo o trentesimo della canapa o -del lino venuto alla falce, pel padrone del maceratojo; -il glandatico per menar i porci a pascolare ne' rovereti, -dando un porcellino da latte ogni dieci, un grosso -majale ogni quindici; l'erbatico pei pascoli, portante -un decimo dell'armento; il plateatico pel mercato, a -cui s'aggiungeano i bolli delle misure. Alle grandi feste -si presentava un dono di pelli, ova, ricotte, frutta secca. -<span class="pagenum" id="Page_422">[422]</span> -Dove la caccia e la pesca si permettessero, doveasi -una parte della preda; la testa e una spalla del cinghiale, -testa, pelle e zampe dell'orso, i pesci migliori<a class="tag" id="tag336" href="#note336">[336]</a>; -un donativo al signore nuovo, pagare i -viaggi suoi alla Corte o al placito, servirlo militarmente -per tre giorni o più entro un limite determinato, retribuirgli -servizj personali e di bestie. Al signore spettavano -pure i molini, i torchj, gli edifizj sopra acqua, pei -quali doveasegli un canone. E tutti questi diritti erano -certamente anteriori, perchè nelle controversie si fa -sempre riporto alle consuetudini e alle testimonianze: -ma la riscossa, che vedremo nel secolo seguente, -consistette in ciò che tali pesi non appartenevano -più alle persone ma ai beni, sicchè questi si poteano -vendere. -</p> - -<p> -Il generale miglioramento appariva dal modo onde -i baroni trattavano i campagnuoli. Quando questi venissero -a recar latte e frutti al mercato, non trovavansi -più chiuse in faccia le porte del castello; l'intera giornata -potevano trasportare i covoni o il fieno; punito -chi rubasse al colono i grani o i frutti o la stiva; chi -lasciasse capre o porci correre le sue vigne; chi non -avesse a mezzo marzo rifatte le siepi, nettati i canali; -chi menasse la caccia presso alle vendemmie o al -ricolto: istituite guardie campestri; vietato al fittajuolo -di portar via i pali; agevolata la permuta delle eredità -onde prevenire il soverchio sminuzzamento; talora -<span class="pagenum" id="Page_423">[423]</span> -proibito alla giustizia di pignorare gli attrezzi e gli -animali dell'agricoltura, o l'abito del giorno da lavoro. -Queste attenzioni, ignote alle leggi antiche, danno segno -di notevole progresso. -</p> - -<p> -Nel 1068 i conti di Calusco, nel Bergamasco, per -allettar gente, promettono con carta regolare a chi -venisse abitare sulle loro terre, di non torgli il bestiame -nè per giudizio nè senza; non obbligarlo ad alloggiar -soldati, se non nel caso di guerra in cui si deva menare -più che i vassalli; non a dare il fodro, cioè i viveri -militari, se non quando sia imposto dal pubblico; non -viveri e vino, se non quando i signori vengano o facciano -nozze: garantiscono da ferite e altre offese nel -territorio; in caso di guerra tra la famiglia dei Calusco, -questi non vi faranno guasto, ma gli abitanti non parteggeranno -con nessuno, nè impediranno ad alcuno dei -guerreggianti d'andare o venire<a class="tag" id="tag337" href="#note337">[337]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_424">[424]</span> -</p> - -<p> -E quei patti, o scritti o di consuetudine, poteano -farsi valere davanti a tribunali, o compromettersene -l'elucidazione in arbitri, del che molti esempj ricorrono -negli archivj<a class="tag" id="tag338" href="#note338">[338]</a>. -</p> - -<p> -Nelle città d'altro passo camminava l'emancipazione. -<span class="pagenum" id="Page_425">[425]</span> -Molti uomini liberi vi erano rimasti; ed applicatisi a -qualche mestiero, non erano caduti nella necessità -di darsi servi<a class="tag" id="tag339" href="#note339">[339]</a>. Della gente romana alcuni come -censuali v'erano sopravvissuti, alquanto meglio trattati -dai vincitori, perchè riducendo uno a perire o a fuggire, -<span class="pagenum" id="Page_426">[426]</span> -mandavano in dileguo il possesso, consistente nei servigi -che poteva rendere o col suo corpo, o colle arti, -o in uffizj letterarj, o in tributo. Taluni di questi eransi -per benevolenza o a prezzo redenti dal censo o dalle -comandigie, rimanendo liberi di sè; altri per povertà -o debolezza s'erano piegati a condizione servile. Gli -emancipati, quando crebbero alla campagna, non bastando -l'agricoltura al loro sostentamento, venivano alla -città per travagliarsi in mestieri e liberi servigi. L'aumento -del commercio e dell'industria li favoriva, e il -vedere in questo tempo stabilirsi corporazioni e maestranze -di quei mestieri che prima s'affidavano a schiavi, -convince che sempre più perdevasi la servitù personale, -benchè non s'arrivasse ancora al concetto d'una città, -ove il lavoro fosse tutto abbandonato a liberi. -</p> - -<p> -Così alle due nazioni che sussistevano nel feudalismo, -possessori e non possessori, frammettevasi una terza, -di quei che possedevano la propria industria. Questa -pure si faccia penetrare nella società, e si avrà il -Comune; e tale è appunto l'opera che vedremo compirsi -nell'innalzamento delle città. -</p> - -<p> -Ma intanto i servi redenti non partecipavano al consorzio -dei vincitori, ed avevano perduta la protezion -d'un padrone; onde rimanevano <i>gente di nessuno</i>, e -in conseguenza privati della giustizia. Nelle città poi -niun abitante avea diretta connessione col governo -regio, eccetto il vescovo, che talora veniva alla Corte -per intercedere, e tornava con una concessione od -una esenzione, spesso non curata dal conte o dall'esattore. -In tal caso ai proletarj non restava che o stringersi -in particolari associazioni d'arti e mestieri per -darsi un interno ordinamento, o ricorrere alle corti -ecclesiastiche, e trovare schermo nelle immunità dei -nobili e del clero, giurisdizioni distinte da quelle del -conte. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_427">[427]</span> -</p> - -<p> -Pertanto la città rimaneva partita fra nobili e vassalli, -gente libera e servi. Quest'ultimi sono ancora -senza diritti nè nome: gli altri formavano Comuni -distinti, eleggendo rappresentanti e magistrati (<i>scabini</i>) -per trattare e dirigere gl'interessi proprj, ed assistere ai -giudizj. Alcuni dipendevano da un gastaldo regio, il -quale rappresentava i conquistatori e ne tutelava gli -interessi sopra le persone e le cose<a class="tag" id="tag340" href="#note340">[340]</a>. Trattavasi -di sottoporre gli uni e gli altri all'amministrazione e -alla giurisdizione medesima; ed è ciò che fu fatto -mediante l'istituzione dei Comuni, la quale, a combattere -il feudalismo, eppure da questo preparata, apparve -dopo il Mille in tutta Europa, ma più insignemente nella -patria nostra. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap76">CAPITOLO LXXVI. -<span class="smaller">Il Mille. Corrado Salico. L'arcivescovo Eriberto. -Enrico III.</span></h2> -</div> - -<p> -Suole chiamarsi secolo di ferro il decimo; in realtà -infelicissimo perchè l'antico ordine era sfasciato, nè -ancora appariva il nuovo, e intanto gli elementi eterogenei -fermentavano, senza che si conformassero nè -<span class="pagenum" id="Page_428">[428]</span> -uno per anco prevalesse. Talora vi sono popoli nomadi -che cercano stanza; gli stanziati nell'acquistata patria -procacciano dirozzarsi, e imitare l'amministrazione -romana; il vinto aspira a ricuperare alcuna importanza, -lo schiavo a mutarsi in villano, il colono a sciogliersi -dai vincoli della gleba; le proprietà libere si legano in -benefizj, e i benefizj si riducono ereditarj; i possessori -s'attaccano a formare un'aristocrazia territoriale, il -capitaneo a divenir indipendente; il re, da primo fra -i pari, vorrebbe a brani acquistare la prerogativa -imperiale; non si contende più solo tra i principi per -la primazia politica, ma tra vescovi e conti e uomini -liberi per la civile franchezza; il clero si pianta allato -al trono, e confonde il benefizio col feudo, il pastorale -colla spada; nessuno ravvisa il fine, cui pure è tratto -dalla prepotenza delle cose. -</p> - -<p> -I dominatori portavano guasti e sangue, pure introducevano -anche nuove istituzioni, opportune a correggere -quelle del mondo antico. Il titolo di romano non -era più d'onore, anzi i vincitori lo infliggevano ai -vinti come un obbrobrio: pure la magnifica civiltà -anteriore sopravviveva colle leggi, con una letteratura -ammirata, colla lingua che prestava ai vincitori per -istendere i decreti e i contratti, cogli ordinamenti -municipali in qualche parte conservati, colla memoria -che è l'ultima a perdersi dai popoli. -</p> - -<p> -Fra ciò non appare che un universale commovimento: -monarchia che si sfrantuma ne' conquistatori, -democrazia che germoglia nel popolo, teocrazia nell'alto -clero, governo militare, governo ecclesiastico, -governo municipale, sussistono contemporanei e distaccati, -senza che l'uno annichili l'altro, per modo che -chiunque riguarda ad uno soltanto, crede quello unico -dominante. Indi quell'aspetto di confusione, somigliante -a violenza sconsiderata, dove l'individuo soffre miserabilmente, -<span class="pagenum" id="Page_429">[429]</span> -eppure l'umanità procede; e sul cadere di -questa foschissima età già troveremo la nozione di territorio -prevalsa alla nozione di razza, quella di Stato a -quella di famiglia, l'unità nazionale emergere dalla -laboriosa fusione di quanto contribuirono le società -anteriori, e cresciute la dignità e la libertà dell'uomo -a ben altra misura che non fossero quando tale non -si considerava se non il cittadino. -</p> - -<p> -Di lettere chi poteva occuparsi? Pure non erano -perite fra noi; e attorno al Mille, Wippone tedesco -animava Enrico II a far educare i figliuoli de' nobili, -come costumavasi in Italia<a class="tag" id="tag341" href="#note341">[341]</a>; Ademaro chiamava la -Lombardia fonte della sapienza<a class="tag" id="tag342" href="#note342">[342]</a>; Gerberto, che fu -papa Silvestro II, trovava ridondanti di scrittori le città -e le campagne nostre<a class="tag" id="tag343" href="#note343">[343]</a>; il panegirista di Berengario -esortava la sua musa a tacere, perchè nessun più poneva -mente ai modi di essa, facendosi versi dappertutto<a class="tag" id="tag344" href="#note344">[344]</a>; -il cronista salernitano numerava a Benevento trentadue -filosofi<a class="tag" id="tag345" href="#note345">[345]</a>: del qual nome dovea fregiarsi chiunque -<span class="pagenum" id="Page_430">[430]</span> -sapesse scrivere latino, come di quel di poeta ogni -misuratore di sillabe. -</p> - -<p> -Quasi nel solo clero si era rifuggito il poco sapere, -ed Eugenio II papa nel concilio Romano dell'826 -aveva imposto che in ogni vescovado e in ogni pieve -si aprissero scuole per le lettere, le arti liberali e gli -studj sacri<a class="tag" id="tag346" href="#note346">[346]</a>. Oltre qualche cronista, possono citarsi -con onore Attone vescovo di Vercelli, che deplorava le -<i>oppressure della Chiesa</i>; Raterio vescovo di Verona, -che fece sei libri de' <i>Proloquj</i>, ossia dei doveri in ogni -condizione, e lettere molte e sermoni, rozzi ma forti; -Pacifico arcidiacono di Verona, di cui il lungo epitafio -dice come lavorasse di metalli, legno, marmi, scrisse -ducendiciotto codici, e inventò un orologio notturno. -L'<i>Elementario</i> di Papia lombardo, lessico di voci latine, -servì di modello ai dizionarj, ricchezza delle età moderne. -Alfano monaco cassinese, poi vescovo di Salerno, -fe molti inni. -</p> - -<p> -Di verseggiatori potrei facilmente allungare il catalogo, -ma basti accennare Teodulo, vescovo allevato in -Atene, e che lasciò un <i>Colloquium</i> in settantasette -quartine, ove nel cuor dell'estate il pastore <i>Pseusti</i> -(menzogna), nato sotto le mura d'Atene, adagiato il -gregge all'ombra d'un tiglio, pone mente ad <i>Alitia</i> -(verità), casta pastorella della stirpe di David, la quale -tocca l'arpa del Profeta in sì soave modo, che le acque -s'arrestano ad ascoltarla, e l'armento obblia la pastura. -Punto da gelosia, Pseusti la sfida, e chiamano arbitra -<span class="pagenum" id="Page_431">[431]</span> -<i>Fronesi</i> (prudenza), che ordina loro di cantare in -quartine, numero a Pitagora prediletto. Pseusti dunque -espone l'origine degli uomini secondo la mitologia, e -le altre favole intorno ai numi; Alitia verseggia il genesi -mosaico; quello invoca gli Dei, questa il Dio vero; -e la vittoria è aggiudicata alla donna, che espone i -misteri dell'incarnazione<a class="tag" id="tag347" href="#note347">[347]</a>. Poesia, non isprovveduta -di merito, ove sembra udir le voci di due generazioni -che, da allora fino ad oggi, contesero per trarre la -poesia una ad imitare e pascersi solo di rimembranze, -l'altra a secondare il libero volo dell'ispirazione e del -<span class="pagenum" id="Page_432">[432]</span> -sentimento. L'evidente imitazione di Virgilio assicura -che i classici erano ancora conosciuti. -</p> - -<p> -Un Vilgardo teneva scuole a Ravenna, e «come -sogliono gl'Italiani trascurar le arti e coltivare la grammatica»<a class="tag" id="tag348" href="#note348">[348]</a>, -spinse la passione pe' classici fin al delirio: -una notte i demonj assunsero la sembianza de' poeti -Virgilio, Orazio, Giovenale, e apparendogli il ringraziarono -dell'ardor suo nel propagare l'autorità de' libri -loro, e gli promisero farlo partecipe della loro gloria. -Sedotto da tal frode, egli pose tanta fede ne' classici, -che ogni loro parola aveva in conto d'oracolo, e sosteneva -punti repugnanti al giusto credere; e benchè -condannato dall'arcivescovo, molti spiriti in Italia traviò. -</p> - -<p> -Che valeano mai queste scarse eccezioni, o questi -esercizj di scuola? Intanto l'uomo trovavasi abbandonato -all'ignoranza e alla superstizione; in ogni fenomeno -naturale vedeva un flagello di Dio sdegnato; ai -mali irrompenti opponeva o una rassegnazione accidiosa -o un repetìo iracondo, e invece di rimediarvi gli -esacerbava. -</p> - -<p> -Quasi aggiunta a tanti patimenti si sparse allora ed -acquistò fede la diceria che Cristo avesse pronunziato, -<i>Mille e non più mille</i>, e perciò col secolo terminerebbe -il mondo; si ricordavano certi settarj, che nei primi -tempi aveano predicato il millenne regno di Cristo; e -più creduta quant'era più fitta l'ignoranza, quest'opinione -divenne universale. Ma sarebbe il Mille dopo la -nascita sua? o dopo la morte? o erano inesatti i calcoli -dell'êra cristiana? Questi dubbj non facevano che -esasperare l'incertezza, e prolungare l'ansietà. Frattanto -chi può s'immagini lo stato d'una società che -crede essere alla vigilia dell'intero suo scioglimento. A -<span class="pagenum" id="Page_433">[433]</span> -turbe invocavano il sajo monacale, sì che duravasi -fatica a frenare quell'incomposta affluenza; folla ai santuarj -più devoti; processioni di reliquie venerate, dalle -quali parve allora succedesse una risurrezione; e con -sante litanie e con folli superstizioni supplicavasi Iddio -a stornare i flagelli, e aver misericordia della sua plebe, -che a momenti doveva tutt'insieme comparirgli davanti. -Altri, <i>appropinquante fine mundi</i>, chiamavano -le chiese eredi di ogni aver loro, per procacciarsi -tesori di misericordia con ricchezze che stavano per -perire. I buoni ne trassero occasione d'inculcare pietà, -sviare da private vendette, indurre a penitenza, a -rispettar le chiese e l'innocenza; numerose paci si conciliarono, -numerosi schiavi furono prosciolti; assai bravacci -abbandonarono il coltello e la foresta, per rendersi -agli altari invocando il cilizio e la perdonanza. La moltitudine, -dominata sempre dalla paura, o accasciavasi -nello scoraggiamento, o pensava a cogliere le rose prima -che appassissero<a class="tag" id="tag349" href="#note349">[349]</a>. -</p> - -<p> -Come quel terribile Mille passò, gli spiriti poc'a poco -ripigliavano confidenza: tornarono le cure a un mondo, -la cui durata faceva dimenticare la labilità delle vite -individue; la rinfervorata devozione rinnovava chiese, -cercava reliquie, moltiplicava leggende, e se non fu più -consolidato, si rese più appariscente il primato della -Chiesa, unica società inconcussa fra tanto scompiglio. -</p> - -<p> -Ma coll'attività riarsero le nimicizie e le guerre private, -preziosissimo diritto de' signori. Già molti concilj -eransi tenuti in Occidente per por freno a queste, -<span class="pagenum" id="Page_434">[434]</span> -allorchè un nuovo rimedio fu messo in campo. Pie persone -uscirono asserendo che il Signore avesse rivelato -esser sua volontà, che a certi giorni cessasse ogni -guerra fra Cristiani; pertanto dalla prima ora del giovedì -fin alla prima del lunedì potesse ognuno attendere -ai proprj affari senza esser ricerco per debiti o per -delitti<a class="tag" id="tag350" href="#note350">[350]</a>. Rimedio strano a strani mali, che gli ecclesiastici -s'affrettarono d'adottare, intimando la <i>tregua</i> -di Dio con indulti a chi l'osservasse e pene religiose -ai violatori; fu estesa a tutto il tempo fra l'Avvento e -l'Epifania, e fra la Settuagesima e l'ottava di Pasqua; -inoltre perpetua tregua avessero preti, monaci, conversi, -pellegrini, agricoltori, gli animali da lavoro, -i semi portati al campo. L'autorità secolare assecondò -quell'impulso, e coloro che da niuna legge o forza umana -erano protetti, uscivano dai nascondigli, rivedevano la -famiglia, proseguivano i viaggi ed i lavori sotto la tutela -della Chiesa. -</p> - -<p> -Qualche ristoro ne avrà avuto il basso popolo; ma i -signori continuavano a osteggiarsi, nè i re si trovavano -vigore da far valere la propria autorità per tutelare -i deboli e comprimere i violenti. A ciò s'industriavano -essi in Germania, ma que' duchi si rendevano ognor -meno dipendenti. Di qua dell'Alpi Carlo Magno v'avea -alzato di fronte l'aristocrazia ecclesiastica, e Ottone la -democrazia comunale; pure quella invigorivasi più che -non si dovesse aspettare, l'altra era ancor sì novella da -mal reggere a contrasto de' grandi signori. Questi vedemmo -<span class="pagenum" id="Page_435">[435]</span> -alzarsi fino a dominare l'intera Italia. Ugo ne -abbattè molti coll'ucciderli: Ottone I e i suoi successori -investirono di estesissime signorie alcuni, per lo più -forestieri; col che prostravano gli antichi marchesi, spogliandoli -o mutandoli. Pandolfo Capodiferro duca di -Benevento stette pur governatore della marca di Spoleto, -e luogotenente di Ottone in tutta Italia. Ottone medesimo -dicono creasse il marchesato di Monferrato per -suo genero Aleramo; a suo fratello Enrico di Baviera -diede quel di Verona e del Friuli, il quale poi venne -unito al contado del Tirolo e alla ducea di Carintia, portando -l'interesse dei re di Germania che in mano d'un -solo rimanessero i due pendii delle Alpi. Intitolavasi -marchesato di Milano la Lombardia; ma forse era mero -titolo, certamente non arrestava il diritto dei conti, cioè -de' giudici delle varie città (pag. 295). Seguivano gli -ampj possessi dei marchesi di Toscana; poi il patrimonio -di San Pietro. Le città ad oriente del Lazio, nell'antica -ducea di Spoleto fra il Musone e il Tiferno, e -a maestro della Toscana da Ferrara a Pesaro, costituivano -altrettanti contadi, spesso amministrati da vescovi. -Si intitolò Marca d'Ancona quella di Fermo e -Camerino, o anche Marca di Guarnerio, forse da un -Guarnerio che ne fu investito da Enrico IV. Il principe -di Benevento potea pareggiarsi a un re; e al suo fianco -cresceano l'abate di Farfa nella Sabina, e quello di -Montecassino, che poi fu intitolato primo barone del -regno di Napoli. -</p> - -<p> -Oltre i conti della città, la campagna era divisa fra -conti rurali. Così il Milanese ripartivasi fra i contadi -della Burgaria sulle rive del Ticino, della Martesana e -della Bazana fra il Lambro e l'Adda, del Seprio fra -l'Adda e il Ticino, i cui conti traevano l'autorità dall'investitura -regia. Lecco, pure contado rurale, per -quattro generazioni fu tenuto da una famiglia salica, -<span class="pagenum" id="Page_436">[436]</span> -che mancò circa il 975<a class="tag" id="tag351" href="#note351">[351]</a>. Salendo pei varchi delle -alpi Retiche e Lepontine trovavansi i contadi di Bormio -al fondo della Valtellina, di Chiavenna alle falde della -Spluga, passaggio all'Alemagna; di Bellinzona, posseduto -dai Sax, allo sbocco della Val Leventina che metteva -a quelli che più tardi furon detti Svizzeri. -</p> - -<p> -Fra i grandi dell'alta Italia primeggiava l'arcivescovo -di Milano. Il nome di sant'Ambrogio rifletteva sempre -gran luce sopra di esso, e avendo suffraganee le diocesi -di Pavia, Lodi, Cremona, Brescia, Bergamo, Mantova, -Vercelli, Novara, Tortona, Casale, Asti, Mondovì, Acqui, -Torino, Alessandria, Vigevano, Ivrea, Alba, Savona, -Genova, Ventimiglia, Albenga<a class="tag" id="tag352" href="#note352">[352]</a>, a stento rassegnavasi -a riconoscere la superiorità di Roma. E tanto più -che era provveduto d'una entrata d'ottantamila zecchini, -e come capo rito godeva insigne e rituali distinzioni, -da farlo quasi un altro papa. A tale arroganza -dava spiriti l'esser Roma abbandonata al disordine, e -il pretendere gl'imperatori di poter nominare vescovi -e pontefici; sicchè i prelati, scelti da famiglie signorili, -intrigavano alla Corte, militavano in campo, esercitavano -secolare giurisdizione. -</p> - -<p> -Fra quei prelati Angilberto da Pusterla <span class="sidenote">(835)</span> alla chiesa -di Sant'Ambrogio regalò un paliotto che circuisse tutta -la mensa, argento da tre parti, davanti lamina d'oro -ingiojellata e smaltata, con istorie a bassorilievo; insigne -capo d'arte, che costò ottantamila zecchini, e fu opera -di un Volvino. Ansperto da Biassonno <span class="sidenote">(868)</span> ampliò la mura -della città per potervi comprendere il quartiere del -Monastero Maggiore, fondò la chiesa di San Satiro con -uno spedale, e alla basilica di Sant'Ambrogio fece anteporre -un cortile quadrato con portico ad archi tondi, -<span class="pagenum" id="Page_437">[437]</span> -ch'è il più bel lavoro architettonico dopo i Romani. Landolfo -da Carcano <span class="sidenote">(979)</span> ottenne piena giurisdizione di conte -nella città e per tre miglia in giro, sicchè nominava i -magistrati cittadini, e gl'investiva dando loro la spada. -I feudatarj gli fecero contrasto, ma falliti nell'impresa, -accettarono feudi dalla mensa vescovile, e li mescolarono -ai beni patrimoniali ed a quelli che tenevano in -feudo dal re. -</p> - -<p> -Avendo re Enrico II nominato vescovo d'Asti Olderico, -fratello del marchese di Susa, il nuovo arcivescovo -Arnolfo di Arsago, cui suffragava quella chiesa, ricusò <span class="sidenote">(998)</span> -consacrarlo come illegalmente eletto. Olderico condottosi -a Roma, con ragioni e con denaro ottenne d'essere -consacrato dal pontefice. Arnolfo pretendeva lese con -ciò le consuetudini ambrosiane, e convocato un sinodo, -scomunicò Olderico; poi come principe accintosi della -spada assediò Asti, e ridusse quel vescovo e suo fratello -a comparire a Milano scalzi; e portando il marchese -un cane, il vescovo un libro, presentarsi alla -basilica di Sant'Ambrogio, confessarsi in colpa, e offrire -una gran croce d'oro: dopo di che il vescovo -riebbe le insegne prelatizie, e furono festeggiati. -</p> - -<p> -Ancor più famoso fu Eriberto da Cantù 1018: per risolutezza -e costanza rispettato in tutta Italia, quando alcuno -ricorresse a lui perchè da un duca o da un marchese -avesse ricevuto qualche torto, egli mandava il suo baston -pastorale, e facevalo piantare al luogo o nel podere -su cui nasceva quistione; e nessun più ardiva usare -violenza, sinchè l'affare non fosse deciso secondo giustizia<a class="tag" id="tag353" href="#note353">[353]</a>. -Staccandosi egli dal partito de' suoi, andò in -Germania ad esortare Corrado Salico a venire, promettendogli -<span class="pagenum" id="Page_438">[438]</span> -la corona. Altrettanto fecero molti baroni del -regno: e il re li rimandò carichi di doni; ma coi Pavesi -non potè accordarsi, rassegnandosi essi bensì a -riedificare il demolito palazzo imperiale, ma non più -in città, siccome Corrado desiderava. -</p> - -<p> -Costui, che ad Eriberto principalmente doveva la -corona, e che per più giorni fu da lui trattato con tutta -quanta la sua Corte, lo compensò coll'investirlo del -contado di Lodi; ma in tempo che così mal distinti -erano i poteri laici dagli ecclesiastici, l'arcivescovo pretese -ne conseguisse il diritto d'eleggervi il vescovo. -Quella Chiesa, gelosa della libera nomina del proprio -pastore, ricusò l'eletto da lui; ed Eriberto corse a preda -il territorio lodigiano. -</p> - -<p> -Abbiamo detto come della ricchissima mensa arcivescovile -di Milano, Landolfo, allorchè acquistò la giurisdizione -comitale, avesse dato i beni in feudo a signori -del contado, i quali già altri feudi teneano dal re. Da -qui nasceva una complicazione d'omaggi e di doveri; -ed essi col professarsi devoti a Cesare, cercavano sottrarsi -dalla dipendenza dell'arcivescovo: questi invece -pretendeva ridurli affatto uomini suoi. I capitanei o -vassalli maggiori aderirono, nella speranza di potere, -coll'appoggio di Eriberto, soperchiare gli altri; ma i -vassalli minori non soffersero di vedersi tolta quell'indipendenza -di cui andavano superbi, e collegatisi tra -loro e cogli uomini liberi di Milano che, in grazia dell'immunità, -si trovavano sottoposti alla giurisdizione -vescovile, scesero a fiera battaglia. Vinti da Eriberto, arcivescovo, -governatore e generale, fuoruscirono, e forti -pel numero, s'accordarono coi militi dei contadi <span class="sidenote">(1028)</span>, massime -Comaschi e Lodigiani, formando una <i>motta</i> o lega -contro l'arcivescovo ed i capitanei, e a Campomalo<a class="tag" id="tag354" href="#note354">[354]</a>, -<span class="pagenum" id="Page_439">[439]</span> -fra Milano e Lodi, sconfissero l'arcivescovo, benchè ajutato -da altri vescovi. -</p> - -<p> -Ma per combattere contro i liberi e i minori vassalli -che erano il nerbo degli eserciti, egli ed i capitanei non -poteano valersi che di villani ed artieri, gente inusata -a battaglie. Come fare che questa leva subitaria tenesse -testa alla nobiltà, sin dalla fanciullezza addestrata nelle -armi? L'arcivescovo vi provvide inventando il carroccio; -gran carro ben adorno e tratto da bovi, sul quale -inalberavansi la croce e il gonfalone; altare al sagrifizio -prima della pugna, pretorio e spedale durante la mischia. -Suprema infamia reputandosi il perdere quest'arca -dell'alleanza, i soldati gli si stringevano attorno, -invece di sbandarsi in zuffe scarmigliate; aveano sempre -un punto, a cui rannodarsi; ne restavano moderate la -marcia o la ritirata; e così ottenevasi un accordo di -sforzi e di difesa fra le disunite volontà. In tal modo -Eriberto vinse i valvassori: ma poichè essi raggomitolavansi -colla nobiltà del contado e non desistevano dagli -attacchi, ricorse al solito deplorabile spediente d'invitare -Corrado. -</p> - -<p> -Scese questi nella patria nostra <span class="sidenote">(1027)</span>, agitata da tanti movimenti, -e mandando innanzi, secondo il consueto, a -chiedere alle città l'omaggio, e il fodero, la paratica e -il mansionatico, contribuzioni che si doveano alla casa -regia, e consistenti il primo nelle vettovaglie per mantenere -il re e sua Corte, il secondo in una somma per -riparare le strade e i ponti, il terzo nell'alloggio dell'esercito -e de' cortigiani. -</p> - -<p> -Portando più strage che guerra, Corrado a Pavia incendiò -castelli e chiese coi contadini che vi si erano -rifuggiti, tagliò le viti, e fece altre <i>prodezze</i>, come il -suo storico Wippone le intitola; e a pari guasto menò -il marchesato di Toscana ed altre signorie confinanti. -Passò poi a Ravenna, e vi regnò <i>con gran podestà</i>; -<span class="pagenum" id="Page_440">[440]</span> -vale a dire che, essendo nate le solite tresche fra' cittadini -e i suoi soldati, si cominciò strage, finchè l'imperatore, -commosso dal vedersi venir innanzi i primarj -della città scalzi e colle spade nude alla mano, in segno -di esser degni d'aver tronca la testa, perdonò. Temperati -i calori estivi, mosse ver Roma con grosso esercito; -e Rainero marchese di Toscana per timore venne -all'omaggio, e seco la Toscana tutta. Fu accolto bene a -Roma e coronato, crescendo la solennità il trovarvisi -due altri re, Rodolfo III di Borgogna, e Canuto d'Inghilterra, -che del suo regno veniva a fare omaggio ai papi. -Ma qui i Tedeschi causarono baruffe e versarono sangue, -dove innumerevoli cittadini rimasero uccisi, e gli altri -con vimini al collo come degni di capestro dovettero -venire a chieder perdono del non essersi lasciati scannare. -Nè bastò. Eriberto di Milano pretendeva stare alla -diritta dell'imperatore, lo pretendeva l'arcivescovo di -Ravenna; il primo per dispetto o per prudenza se n'andò, -e l'imperatore diede ragione a lui, come a quello che -coronava i re d'Italia; ma intanto Milanesi e Ravennati -vennero al sangue. -</p> - -<p> -Corrado sottomise anche i principi di Capua e Benevento: -ma appena corse in Germania a quetare altre -turbolenze, ecco si rinfoca la guerra interna; onde egli -accorso di nuovo <span class="sidenote">(1037)</span>, pensò deprimere i vescovi, ora che -più non ne avea di mestieri per opporli ai grandi baroni; -e singolarmente quest'Eriberto, che colle concessioni -antiche e nuove degli imperatori, era reso oggimai -despoto dell'Italia, e permetteva che in nome suo -si soprusasse<a class="tag" id="tag355" href="#note355">[355]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_441">[441]</span> -</p> - -<p> -Come Corrado entrò in Milano, accorsero a lui in -folla i signori che si teneano gravati da Eriberto, e gli -domandavano giustizia; ed esso prometteva renderla in -una dieta, che di fatto tenne a Pavia con tutta solennità -per reprimere gli oppressori di vedove e pupilli e chi -tenesse ingiustamente beni ecclesiastici, e facendo mozzar -mani e teste. Singolarmente un Ugo, conte, tedesco, -recitò un sequela di torti fattigli da Eriberto; e Corrado -ingiunse a questo di ripararli, com'anche di recedere -dalla pretesa superiorità su Lodi. L'altero arcivescovo -rispose che de' beni trovati alla sua chiesa o da -lui acquistati, non un palmo rilascierebbe per istanza -o comando di chichefosse. L'imperatore pien di maltalento, -e risoluto di recidere l'orgoglio prelatesco, il -fece arrestare coi vescovi di Vercelli, Cremona, Piacenza, -e lo affidò a Tedeschi che non distingueano la -dritta dalla sinistra<a class="tag" id="tag356" href="#note356">[356]</a>, e che lo chiuser prigione in -Piacenza. Se ne commossero i vassalli, offersero ostaggi -all'imperatore, che tenne gli ostaggi e non rilasciò il -prelato; ond'essi si sparsero per Lombardia cercando -alleanze, mentre il popolo desolavasi, digiunava; «dal -vecchio al fanciullo gemevano, e deh quante preci al -Signore, quante lacrime si spargeano!»<a class="tag" id="tag357" href="#note357">[357]</a>. -</p> - -<p> -L'accorto Eriberto, secondato dalla badessa di San -Sisto, si fe portare squisitezza di cibi e vini, ed ubriacate -le guardie tedesche, fuggì. Il popolo milanese, che -qui compare già ben distinto dai signori, lo ricevette -fra indicibili applausi, che tutti ricadeano a scorno dell'imperatore. -Il quale coll'esercito accorse, ed assediò -la città; ma salda di mura e di valor cittadino, questa -si sostenne tanto pertinace, che Corrado dovette andarsene, -sfogandosi sopra le terre aperte, e massime sopra -<span class="pagenum" id="Page_442">[442]</span> -Landriano: nominò anche un altro arcivescovo, che mai -non potè sedere. -</p> - -<p> -Dal buon successo pigliò baldanza la fazione nemica -ai Tedeschi; i vescovi ed Eriberto mandarono perfino -esibir la corona ad Odone conte di Sciampagna; sicchè -Corrado dovette sempre tenersi colle armi alla mano; -e principalmente n'ebbe a risentire Parma, dove nata -una delle solite capiglie fra soldati e cittadini, fu messo -il fuoco alla città, poi obbligata ad abbattere la mura, -onde (dice il Muratori) imparassero i popoli italiani a -lasciarsi mangiar vivi dagli oltramontani. -</p> - -<p> -Le diete di tutti i vassalli non si poteano tenere che -all'aria aperta in vaste pianure, al che in Lombardia -servivano o i prati di Pontelungo fra Pavia e Milano, -o più di solito la pianura di Roncaglia, tre miglia da -Piacenza fra il Po e la Nura. Quivi spesso si fecero -adunanze, vuoi dai grandi fra sè, vuoi dagl'imperatori; -e quando uno di questi volesse scendere in Italia, dava -colà la posta a marchesi, conti, vassalli vescovi, abati, -capitanei, valvassori, e a chiunque tenesse feudo: nel -mezzo piantavasi il padiglione reale, distinto per -un'antenna cui era attaccato uno scudo; il banditore -appellava i vassalli maggiori, questi i loro dipendenti, -perchè la notte seguente vegliassero a guardia dello -scudo e della tenda; e chi mancasse scadeva dal feudo. -V'erano ascoltati ne' primi giorni gli ambasciadori delle -città, poi si trattava dei pubblici interessi, passavasi a -quelli dei signori e alle quistioni feudali, indi coll'assenso -dei grandi si pubblicavano le leggi spedienti<a class="tag" id="tag358" href="#note358">[358]</a>. -In quell'occasione v'accorreano pure saltambanchi e -mercatanti e curiosi, talchè alla sembianza d'un campo -univasi quella d'una fiera. In esse diete l'autorità regia -prevaleva; ma sciolte appena, ciascun signore tornava -<span class="pagenum" id="Page_443">[443]</span> -al proprio feudo ad esercitare indipendente la giustizia -o le prepotenze. -</p> - -<p> -A Roncaglia dunque <span class="sidenote">(1037 — 28 mag.)</span> Corrado intimò la generale assemblea. -Politica degl'imperatori era stato l'elevare i -deboli per deprimere i potenti, e in conseguenza favorire -le associazioni e i Comuni, largheggiare immunità -ai vescovi e sostituirli ai conti. E i vescovi n'erano cresciuti -in modo, da assimilare il regno d'Italia ad una -aristocrazia ecclesiastica; e sull'esempio d'Eriberto, -cercavano ridursi a soggezione anche i feudatarj che -immediatamente rilevavano dall'imperatore. D'altra -parte erano ormai resi ereditarj i feudatarj maggiori; -ma questi negavano agl'inferiori quel che per sè aveano -carpito, e pretendevano che i feudi assegnati ai vassalli -minori fossero di grazia, talchè potessero ritorglieli a -volontà, e morendo l'investito, ritornassero ad essi, che -con ciò si assicuravano un modo di gratificare continuamente -i servigi ottenuti, e di punire chi nella fede -vacillasse. Quest'incertezza di possessi faceva trascurare -la coltura, oltre porger cagione a rinascenti dissidj. -Alle repugnanti pretensioni pensò mettere qualche ordine -Corrado, e deprimere i vescovi ed i maggiori vassalli -col dare appoggio alla nobiltà minore. Promulgò -dunque una celebre costituzione intorno ai feudi che, -consolidando l'antica consuetudine<a class="tag" id="tag359" href="#note359">[359]</a>, vietava di svestire -il vassallo se non per sentenza d'una corte di pari, -e con cognizione del re o de' suoi commissarj; il figlio -o il nipote legittimi succedessero al padre o all'avo, -esclusi quelli non nati bene, come sarebbe da donna -d'inferior condizione, o da nozze contratte coll'espresso -patto che i nascituri non succederebbero<a class="tag" id="tag360" href="#note360">[360]</a>; in difetto -<span class="pagenum" id="Page_444">[444]</span> -di prole sottentrassero i fratelli; il signore non -venda il feudo senza consenso dell'investito. -</p> - -<p> -Enrico II aveva fiaccato i conti e marchesi, investiti -di onori; Corrado mortificava i grandi feudatarj, sollevando -i piccoli, di modo che la monarchia parea dovesse -prevalere: ma la impedì il crescere dei Comuni, -i quali ben presto si risolsero in repubbliche. -</p> - -<p> -Intanto Corrado vedeva l'esercito suo assottigliato, -parte dalle malattie, parte del congedarsi de' vassalli -allo spirare del tempo dell'eribanno. Anche le scomuniche -papali provocò contro il contumace Eriberto; ma -non potè se non far promettere a' suoi ligi che saccheggerebbero -ogn'anno il territorio milanese. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_445">[445]</span> -</p> - -<p> -In Germania sì egli, sì Enrico III suo figlio <span class="sidenote">(1039)</span>, piissimo -quanto colto e coraggioso, consumarono il regno nel -domare i signori riottosi, por qualche freno al diritto -del pugno, procurare la giustizia, e combattere nemici. -Nell'assemblea longobarda in Zurigo, esso Enrico, deplorando -che tanti in Italia fossero levati dal mondo -per venefizio e per diversi generi di morti furtive, <span class="sidenote">(1054)</span> pubblicò -una legge contro gli omicidj, ove si alterava l'antica -istituzione germanica del comporre a denaro pei -delitti: poichè, coll'universale consenso de' Longobardi, -decretò che chiunque uccida altri con veleno o qualsiasi -altra furtiva morte, o consenta all'uccisore, sia -punito nel capo e colla confisca di tutti gli averi; dai -<span class="pagenum" id="Page_446">[446]</span> -quali si prelevino dieci libbre d'oro per guidrigildo alla -famiglia dell'ucciso, il resto si divida metà al fisco metà -alla famiglia stessa; laonde se l'uccisore fosse un ricco, -veniva a impinguarsi la famiglia dell'ucciso. Evidente -contrasto fra la legge romana e la germanica, alla quale -poi aderendo, confermava i duelli giudiziarj: chi nega -un delitto, si difenda col duello se libero, se servo col -giudizio dell'acqua bollente<a class="tag" id="tag361" href="#note361">[361]</a>. -</p> - -<p> -Per Lombardia rincalzavano le quistioni fra i nobili -superiori e gl'inferiori, molti dei quali, spogliati dei -beni per la sollevazione della Motta, faceano tresca colla -plebe; e questa, non ancora in un Comune, ma aggregata -in compagnie d'arte, più non soffriva di vedersi -mettere il piede sul collo dai feudatarj. Già nel 1035 -era scoppiata la discordia, poi si posò, ma presto rinacque. -Un milite, vale a dire un nobile milanese, venuto -a diverbio per istrada con un plebeo lo bastonò: -alle grida accorsi popolani, accorsi nobili, ne seguì -un'abbaruffata generale, ed i plebei fecero tra sè una lega -per opporre la concordia alla forza. Lanzone, nobile -mal contento, si pose a capo de' plebei <span class="sidenote">(1042)</span>, dandovi così -quell'ordinamento e quella disciplina, che sono sempre -la maggiore difficoltà nelle sollevazioni popolane; s'armano -di qua e di là, stan sulle guardie come in terra -nemica, serragliano le vie; ogni più lieve pretesto cagiona -risse e battaglie; contro tegoli, sassi, acqua bollente, -munizione plebea, poco valgono le lancie e i cavalli -de' nobili, i quali sono costretti andarsene di città. -Eriberto arcivescovo temette che, rimanendo, non paresse -fomentar la plebe contro i feudatarj, molti de' quali -erano suoi vassalli; fors'anche, per quanto propenso a -sostenere i popolani contro i nobili, non amava poi -<span class="pagenum" id="Page_447">[447]</span> -che quelli divenissero padroni; laonde anch'egli fuoruscì. -</p> - -<p> -I nobili raccolsero intorno a sè gli altri nobili della -campagna<a class="tag" id="tag362" href="#note362">[362]</a> e i proprj uomini de' contadi rurali -della Martesana e del Seprio, e fortificatisi in sei terre -attorno alla città, teneano questa bloccata, intercettando -le vittovaglie. Non passava giorno senza qualche avvisaglia, -e molti erano morti; i prigionieri venivano uccisi -o straziati orribilmente. -</p> - -<p> -Tre anni durò il blocco, con qual detrimento della -città Iddio vel dica; e Lanzone vedendo chinar alla -peggio la sua fazione, raccolse quant'oro seppe, e passò -in Germania ad implorare l'imperatore. Questi, che -odiava Eriberto credendolo autore della scissura, promise -sorreggere i plebei contro i nobili, patto che ricevessero -in città quattromila suoi cavalli. Lanzone alle -prime annuì, ma presto s'accorse del pericolo di tal -partito, onde pensò piuttosto a riconciliare i dissidenti; -e in fatto i nobili, che l'annuale saccheggio dei loro -terreni riduceva a povertà, rientrarono, obbligandosi a -sloggiare dai castelli della campagna per abitare in -città almeno alcuni mesi d'ogni anno, e sottoporsi ai -magistrati di quella. Ecco pertanto sotto la medesima -giurisdizione ridotti e i cittadini e i vassalli, per modo -che restava costituito il Comune. -</p> - -<p> -Morì poi Eriberto nel 1045; il quale, oltre politico, -parve anche buon prelato: in una carestia faceva distribuire -ogni mattina ottomila pani e otto moggia di grano, -e ogni mese in persona dava abiti nuovi e denaro, e -così seguitò ben otto anni. Fin oggi ne' pontificali si -<span class="pagenum" id="Page_448">[448]</span> -adopera un evangeliario su pergamena, da lui donato, -ricchissimo d'oro e gemme, e con un crocifisso e la -figura dell'arcivescovo d'oro; preziosi monumenti dell'arti -d'allora, come il ritratto d'esso Eriberto a fresco, -che fu collocato ne' portici della biblioteca Ambrosiana. -</p> - -<p> -Tutti i cittadini maggiori e minori e il clero si unirono -per nominar il successore; e poichè allora i re -di Germania prevaleansi della scostumatezza del clero -per immischiarsi nelle elezioni, la città presentò ad -Enrico III quattro nobili soggetti <span class="sidenote">(1045)</span>, dai quali scegliesse -egli il nuovo arcivescovo. Gli scartò tutti, preferendo -Guido di Velate, non appartenente alla nobiltà feudale, -e che stava in Corte di lui come secretario. Di qui -nuove discordie col clero alto; ma per paura del re fu -ricevuto. -</p> - -<p> -In quelle assenze e vacanze il popolo avea visto di -poter reggersi da sè, ed erasi dato un governo a comune; -e nella dissensione dell'arcivescovo coi proprj -vassalli, crescea d'indipendenza. E già dappertutto la -bassa nobiltà trovavasi a cozzo colla superiore; questa -cercava assicurarsi le maggiori dignità ecclesiastiche -dacchè i prelati erano principi; i prelati, scelti a questo -modo, si buttavano a passioni e intenti secolareschi, -restandone sovvertite la disciplina ecclesiastica e la pace -d'Italia. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap77">CAPITOLO LXXVII. -<span class="smaller">Bassa Italia. I Normanni.</span></h2> -</div> - -<p> -Lunghi e mal definibili eventi corsero i paesi meridionali, -dal cui avvicendamento sconnesso poc'altro si -ritrae che l'infelicità degli abitanti. -</p> - -<p> -Dopo la spedizione di Lodovico II combinata con -quella di Basilio il Macedone, che allora ricuperò alla -<span class="pagenum" id="Page_449">[449]</span> -dominazione greca l'importante piazza di Bari (p. 316), -vi si erano formate due fazioni, una Franca, l'altra -greca, ispirate non dal miglioramento del paese, ma -da riguardi personali, da odj e vendette. Benevento -manteneva il nome di Longobardia, e comprendeva i -paesi che or sono Terra di Lavoro, contado di Molise, -Abruzzo citeriore, e i due Principati, eccettuandone le -terre greche a mare; distribuito fra molti conti, di cui -primi erano quelli di Capua, poi di Marsi, di Montella, -di Sora, di Molise, di Consa ed altri, i cui titoli si conservarono -nelle illustri famiglie del regno<a class="tag" id="tag363" href="#note363">[363]</a>. Tutto -disordine e violenza, menava guerre interminabili contro -il principe di Salerno, il quale poi riuscì ad averne Cosenza, -Taranto, Capua, Sora, metà del contado d'Acerenza. -Da tale partigione restò eccettuato il monastero -di Montecassino, che avuto castelli e baronie da' duchi, -ne chiedeva la conferma o mundeburdio agl'imperatori -d'Occidente, e a questi prestava omaggio ligio. -</p> - -<p> -La Puglia, cominciando da Ascoli e seguendo il lido -adriatico, eccetto Siponto e il monte Gargàno pertinenze -beneventane, inoltre la più parte della Calabria -obbedivano ai Greci, che a questo teme della Longobardia -mandavano un catapano, sedente a Bari. Vi -aggiungevano la supremazia nominale de' ducati di Napoli, -Amalfi, Gaeta. Il ducato di Napoli stendeasi a -ponente fin a Cuma, abbracciando Ischia, Nisida, Procida, -Pozzuoli, Baja, Miseno, e verso mezzogiorno Stabia, -Sorrento, Amalfi, l'isola di Capri. La capitale aveva -parrochie, clero, capitolo greco e latino; era governata -al modo di Ravenna, con duci che, attesa la lontananza -degl'imperatori, spesso venivano eletti dal popolo, rendevano -un omaggio di sola apparenza all'Impero, come -il duca di Gaeta; e cercavano indipendenza coll'appoggiarsi -<span class="pagenum" id="Page_450">[450]</span> -ora ai Saracini, ora ai successori di Costantino, -ora a quelli di Carlo Magno che pretendevano sempre -all'eredità di Teofania. -</p> - -<p> -Avendo i principi di Benevento assalito ed occupato -Bari <span class="sidenote">(887)</span>, Leone il Filosofo, imperatore di Costantinopoli, -mandò Simbatico per castigarli; Benevento fu occupato, -e sebbene redento dopo quattro anni, quel principato -non ricuperò più il suo lustro. Invece i duchi di Capua, -resisi indipendenti, ingrandivano a danno dei Saracini. -</p> - -<p> -Gli Aglabiti, stanziatisi a Cuma e alla foce del Garigliano, -faceano prova di loro fierezza sui paesi circostanti, -Oria, Sant'Agata, Tèramo: altri di Sicilia venivano -a devastare il continente, e intere popolazioni -rapirne in ischiavitù. I Pandolfi di Benevento e di Capua, -i Guaimari di Salerno non sentivansi abbastanza robusti -per vincere gl'infedeli; tanto più che, discordi fra sè, -si perseguitavano in continue nimicizie, con alterni -successi. Gl'imperatori greci fecero tratto tratto qualche -tentativo per combattere i Saracini: una loro -banda, che era stata espulsa di Creta, assoldarono <span class="sidenote">(967)</span> per -assalire i loro fratelli in Calabria, e presero Bari e -Matèra. -</p> - -<p> -L'unica voce potente a congiungere i Cristiani, quella -del pontefice, sonò ancora, e Benedetto VIII papa raccolse -tutti i vescovi ed i visconti delle chiese <span class="sidenote">(1016)</span>, e marciò -contro quelli stanziati al Garigliano. Tre giorni si fe -battaglia; al quarto gl'Infedeli andarono in rotta. Fra -le spoglie fu rinvenuto un diadema valutato mille libbre -d'oro, cui il papa presentò all'imperatore Enrico II, e -fra i prigionieri la moglie del loro capo che rimase -estinta. Il marito irritato mandò al papa un sacco di -castagne, per simbolo dell'armata che fra poco menerebbe; -e questi gliene rimandò uno di miglio, per indicare -con quanti guerrieri starebbe alla riscossa: ma -in fatti da Reggio e Cosenza troppo spesse occasioni -<span class="pagenum" id="Page_451">[451]</span> -ebbero i Saracini di saziarsi di sangue italico, invocati -ne' fraterni litigi. -</p> - -<p> -Anche in Sicilia gli Arabi aveano esteso, ma non consolidato -il dominio; e qui come altrove gli sceichi o -capicasa acquistarono potenza a scapito dell'emir, e il -paese si trovò diviso in gran numero di piccole signorie -osteggiantisi, sempre nemiche de' paesani, ai -quali imposero anche la decima di tutti i frutti della -terra. Ai califfi d'Africa non si prestava più obbedienza; -pure ad essi ricorrevasi nelle intestine discordie, le quali -proruppero spesso in guerra civile. -</p> - -<p> -Qui alle fortune del paese meridionale si mescolò un -altro popolo. Normanni, cioè uomini del Nord, è il -nome rimasto a quella porzione di Teutoni (<i>Deutsch</i>) -che occuparono la penisola Scandinava, mentre Franchi -e Germani si dissero i loro fratelli piantatisi sulle provincie -romane. Somiglianti a questi per aria di volto, -corpo elevato e nobile portamento, da Odino aveano -appresa una religione ferocemente superstiziosa, e dal -combattere una natura selvaggia aveano attinto un'indole -superbamente fiera; dei pericoli faceansi diletto; -battaglie accannite, tempeste spaventevoli, lontanissimi -viaggi, i più mortali pericoli erano loro esercizj e divertimenti. -Devotissimi a un capo, al cenno di lui -affrontavano i ghiacci, gli orsi, le procelle; beati se in -questi perivano, perchè la loro anima era accolta nel -paradiso a vuotare generose tazze in braccio alle Walkirie, -e la loro gloria viveva sulle arpe de' cantori. -</p> - -<p> -Vergogna per essi il morir sulle paglie delle paterne -capanne. Lanciatisi in corso, all'ingratitudine della terra -natìa supplivano vendemmiando i campi altrui, predando -le messi della coste, pirateggiando. Approdati, -la prima selva che scontrino convertono in flotta, cui -rimorchiano su per fiumi ignoti; trovano ponti, chiuse, -ostacoli naturali? pigliansi le barche in spalla e passano -<span class="pagenum" id="Page_452">[452]</span> -oltre. Oppure alla guida del più prode o più intraprendente, -dopo consultati gli Dei, uscivano a fondar -colonie in paesi lontani; dove spartivano fra sè i terreni, -e nelle adunanze decidevano de' pubblici interessi, sotto -un capo ch'era capitano, giudice, sacerdote. Quanto -prodi, erano altrettanto scaltriti e cavillosi; rubavano -e trafficavano; esibivano il loro valore a chi li pagasse, -spiando ogni occasione di furto, di lucro, di formarsi -un dominio nel paese ch'erano stati chiesti a difendere. -</p> - -<p> -Così popolarono l'Islanda, l'estrema Groenlandia, e -forse si spinsero fin nella Carolina d'America, cinque -secoli prima di Colombo. L'Europa per due secoli minacciarono, -tanto che figurano nella storia d'ogni nazione, -e ne formarono l'aristocrazia guerresca. Alcuni -fondarono l'impero russo con Rurico; alcuni con Guglielmo -sottomisero l'Inghilterra; altri col nome di -Varangi militarono al soldo degl'imperatori bisantini; -altri molestarono a lungo la Francia, serpeggiando su -pe' suoi fiumi, e piantando stazioni allo sbocco di quelli, -sinchè vi ottennero il ducato che da loro fu detto -Normandia. -</p> - -<p> -In questa nuova irruzione di Barbari non veniva un -popolo intero, bensì pochi guerrieri senza donne, e sposavano -quelle dei vinti. Gaufrido Malaterra loro concittadino -li dipinge «astuti e vendicativi; ereditarie fra -loro l'eloquenza e dissimulazione; sanno abbassarsi -all'adulare, si avventano ad ogni eccesso qualora la legge -non gl'infreni: i principi ostentano magnificenza verso -il popolo; il popolo accoppia la prodigalità coll'avarizia; -cupidi d'acquisti, sprezzano ciò che hanno, sperano -ciò che desiderano; armi, destrieri, lusso di vesti, -caccie, falconi son loro delizie; e se uopo accada, sostengono -i rigori del clima, la fatica e le privazioni -della vita militare». -</p> - -<p> -Ma il mettere a taglia l'Europa non era più così facile -<span class="pagenum" id="Page_453">[453]</span> -dopo che era spartita fra mille baroni, attenti ciascuno -a difendere il proprio brano di terra, e quando ad ogni -tragitto di fiume, ad ogni valico di monte presentavasi -un uomo d'arme, col lancione e lo stocco e con grossi -mastini, ad arrestare il passeggero e riscuoterne il -pedaggio, se pur non rapiva bagaglio e persona. -</p> - -<p> -Attemperando allora le antiche abitudini alle nuove -idee del cristianesimo, i Normanni, col bordone e il -sanrocchetto, e con fiere armi sotto la tonaca devota, -disposti a combattere bisognando ed a rubare potendo, -pellegrinavano a Terrasanta, a San Jacopo di Galizia, -a San Martino di Tours, alle soglie degli apostoli a -Roma, gridando al sacrilegio di chi osasse turbarne il -viaggio: talora per via incontravano una castellana da -sposare o un ducato da occupare, non scrupoleggiando -le colpe, delle quali al fine del pellegrinaggio promettevansi -l'assoluzione: trafficavano anche, se non d'altro, -di reliquie, stimate perchè giunte di lontano, ed utili -a crescer credito ad una chiesa o sicurezza al barone -che se la mettesse sotto al giaco allorchè andava ad -appostare il rivale. -</p> - -<p> -Già in antico il re del mare Hasting, e Biörn figlio di -Lodbrok, eroe famoso nelle loro canzoni, dopo presa -Parigi <span class="sidenote">(845)</span>, eransi proposto di saccheggiare la metropoli -del mondo cristiano. Raccolte cento barche, predate -in passando le coste di Spagna, toccato la Mauritania -e le Baleari, giungono ad una città italiana <span class="sidenote">(867)</span>, di -mura etrusche fiancheggiate di torri. Que' fieri ignoranti -la credettero Roma, ma avvertiti che era Luni, -saccheggiarono i contorni, e ripigliarono via alla ventura; -e scontrato un pellegrino, gli chiesero la migliore. — Vedete -queste scarpe di ferro che reco alle spalle? -sono logore affatto, e logore ormai quelle che ho ai -piedi. Or quelle al partir mio da Roma erano nuove, e -di là a qui ho camminato sempre». Scoraggiati da -<span class="pagenum" id="Page_454">[454]</span> -tanta lontananza, diedero indietro. Così una cronaca; -ma altre settentrionali riferiscono che, scambiando -Luni per Roma, mandaronvi a chieder rifugio e rinfreschi; -il loro capo struggersi del desiderio di essere -battezzato e di riposare. Il vescovo e il conte offersero -ogni occorrente; Hasting fu battezzato, ma non per -questo ammessi in città i suoi commilitoni. Fra breve -il neofito cade malato, e fa sentire che intende legare -il ricco suo bottino alla Chiesa, purchè gli conceda sepoltura -in terra sacra. In fatto, quando i gemiti dei -Normanni n'ebbero annunziata la morte, è con gran -processione recato nella cattedrale: ma quivi egli sbalza -dalla bara tutto in armi, e secondato da' suoi, trucida -il vescovo e gli astanti. Impadronitisi della città, i Normanni -si chiariscono che non è Roma; onde, toltone il -buono e il meglio, le migliori donne e i giovani capaci -dell'armi o del remo, rimettono alla vela<a class="tag" id="tag364" href="#note364">[364]</a>. -</p> - -<p> -Nel tragitto a Terrasanta usavano i Normanni evitare -la noja del mare traversando a piedi l'Italia fin a Napoli, -Amalfi o Bari, dove trovavano frequenti imbarchi per -la Siria; e tanto più che su quella strada incontravano -Roma, Montecassino e il monte Gargáno, meta di devoti -pellegrinaggi. Appunto verso il Mille, quaranta -Normanni, tornando di Palestina sopra vascelli amalfitani, -capitarono a Salerno mentre una flottiglia di -Saracini vi si era presentata per taglieggiarlo; e lieti -d'adoprar il valore contro que' Musulmani di cui aveano -detestato la tirannide in Oriente, ajutarono a respingere -gli assalitori, protestando avere combattuto non per -guadagno ma per amor di Dio, e perchè non poteano -<span class="pagenum" id="Page_455">[455]</span> -soffrire tanta burbanza de' Saracini<a class="tag" id="tag365" href="#note365">[365]</a>; e il principe -Guaimaro III, congedandoli ben donati, li pregò di tornarvi -con altri loro nazionali. La pittura di questi climi -deliziosi, gl'insoliti frutti meridionali, le preziose stoffe -con cui Guaimaro accompagnò le preghiere, ne infervorarono -l'umor venturiero; e Osmondo di Quarrel <span class="sidenote">(1013)</span>, -con quattro fratelli e nipoti e coi loro uomini ligi, vennero, -e preso stanza sul devoto Gargáno, offersero il lor -valore a chi ne bisognasse. -</p> - -<p> -In quel tempo il longobardo Melo, per valore e prudenza<a class="tag" id="tag366" href="#note366">[366]</a> -principale non solo in Bari ma in tutta Apulia, -non potendo più tollerare la superba nequizia de' Greci, -odiati anche a motivo dello scisma, pigliò intesa col -proprio cognato Datto, e ribellarono il paese. Forse -costoro, come spesso, faceano del popolo la causa e -l'ira propria; fatto è che i Baresi non bene gli assecondarono, -anzi ordivano consegnarli ai Greci; ond'essi -rifuggirono in Ascoli, pur essa insorta, ma non si tennero -sicuri che a Benevento e a Capua. Là meditando -come riscattar la patria dai catapani greci, chiesero -Normanni al loro soldo. Un buon numero, allettati da -Osmondo col dipingere la delizia del clima e la viltà -dei possessori, giungono, respingendo gli abitanti ancora -idolatri del monte di Giove (San Bernardo); e forniti -da Melo d'armi e cavalli, e uniti a torme lombarde -da lui raccolte, van contro i Greci. Furono vincitori -alle prime; ma poi Basilio Bugiano venuto con abbastanza -denari, ed edificate Troja, Draconario, Fiorentino -ed altri luoghi forti contro ai sollevati, scese a giornata -con essi vicino a Canne, e li vinse <span class="sidenote">(1019)</span> così, che di -<span class="pagenum" id="Page_456">[456]</span> -tremila Normanni soli cinquecento sopravissero<a class="tag" id="tag367" href="#note367">[367]</a>, e -Osmondo stesso perì. Melo corse in Germania invocando -ajuti dall'imperatore Enrico II; ma quivi morì, ed ebbe -esequie reali. Datto, côlto per tradimento dai Greci, fu -menato s'un asino a Bari, poi, col supplizio de' parricidi, -gettato al mare in un sacco di cuojo. -</p> - -<p> -Di que' trambusti profittarono i Saracini per rinnovare -i saccheggi: onde a reprimerli l'imperatore Costantino -IX ritentò la conquista della Sicilia; e con Russi, -Vandali, Turchi, Bulgari, Polacchi, Macedoni <span class="sidenote">(1025)</span>, prese Reggio -e lo distrusse. Punendo poi i popoli e le città che si -erano sottratte all'obbedienza, i Greci ebber ricuperato -quanto aveano perduto, e minacciavano Roma; sicchè -i papi sollecitarono re Enrico III a venire e salvarla. -</p> - -<p> -Gli avanzi dei Normanni non erano scomparsi dalla -Puglia, ma guadagnavano col vendere il proprio valore -ai principi longobardi o agli abati di Montecassino; -finchè Sergio duca di Napoli, sorpreso e cacciato da -Pandolfo principe di Capua, colla loro assistenza rimesso -in dominio, li compensò col donare la città d'Aversa a -Rainolfo fratello d'Osmondo, e il titolo di conte sopra -un territorio contestato fra i due dominj. Questa colonia -diventò una potenza, di mezzo alle popolazioni -oppresse. -</p> - -<p> -Le fortune de' loro fratelli traevano ogn'anno altri -Normanni in Italia. Tancredi, gentiluomo banerese -della bassa Normandia, dopo partecipato alle guerre -di Roberto il Diavolo, invecchiava tra dodici figli nel -castello d'Altavilla. Trovandosi scarso di patrimonio, -questi vollero procacciarsene colle armi, e fatti alquanti -compagni <span class="sidenote">(1035)</span>, tra pellegrini e guerrieri drizzarono alle -nostre rive. Guaimaro IV, principe di Salerno e di -Capua, volontieri si valse del loro braccio per sottomettere -<span class="pagenum" id="Page_457">[457]</span> -Amalfi e Sorrento. Come allora ai Longobardi, -così altre volte servivano ai Greci, per soldo non per -dovere o fedeltà. Abulafar e Abucab governatore della -Sicilia vennero a guerra fra sè, e Abulafar vinto ricorse -a Michele il Paflagonico imperatore. Lietissimo dell'occasione, -questi spedisce Giorgio Manioki, valente capitano, -il quale, raccolti quanti più potè Longobardi e -Normanni, tragittò in Sicilia, e prese Messina e Siracusa. -Mediante i soccorsi d'Africa, gli Arabi poterono -mettere insieme da cinquantamila combattenti: eppure -Manioki li ruppe al fiume Remata, prese tredici città, e -forse sbrattava l'isola se non avesse disgustato i proprj -alleati. -</p> - -<p> -Grandissimo valore aveano spiegato in quell'impresa -Guglielmo Braccio di ferro, Drogone e Unfredo figli -di Tancredi d'Altavilla, capi della colonia militare normanna; -ma quando si fu a spartire le prede <span class="sidenote">(1039)</span>, nulla -ottennero dalla greca avarizia. Disgustati, interrompono -la guerra, tornano sul continente, e attestati a Reggio -di Calabria, si danno a far ogni peggio alle terre dei -Greci, col proposito di strappare a questi la Puglia e -la Calabria. Sommavano appena a sette centinaja di -cavalieri e cinque di fanti, quando si trovarono a fronte -sessantamila imperiali condotti dal prode Doceano; ed -avendo l'araldo proposta l'alternativa di ritirarsi o -combattere, — Combattere» gridarono tutti a una voce, -e un Normanno con un pugno <span class="sidenote">(1041)</span> stese morto a terra il -cavallo dell'araldo. La pianura di Canne vide un'altra -volta sconfitti i Romani, ai quali non restarono che le -piazze di Bari, di Otranto, di Brindisi, di Taranto. Il -bisogno rimette in credito Manioki, il quale nella pianura -di Dragina sconfigge gli Arabi <span class="sidenote">(1043)</span>, e manda a barbaro -macello le città prese e riprese: Argiro di Bari, figlio -del famoso Melo, dichiarato principe d'Italia, cioè -della Puglia e Calabria, mena i Normanni alla vittoria. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_458">[458]</span> -</p> - -<p> -Manioki aveva incaricato Stefano, patrizio di Sicilia -e cognato dell'imperatore Costantino, di vigilare attentamente -il mare, sicchè nessun Arabo sfuggisse; ma -quegli lasciò scappare il loro capo. Il capitano irritato -non solo rimproverò ma battè Stefano, a' cui lamenti -l'imperatore diè ordine di mandar Manioki in ferri a -Costantinopoli. Questi invece si ribellò, e co' molti tesori -tolti a Stefano destinatogli successore, adescò truppe, -e dichiaratosi imperatore <span class="sidenote">(1043)</span>, pose assedio a Bari. Argiro -la difese intrepidamente, e Costantino non vide miglior -partito che amicarsi Argiro e i Normanni, a questi -confermando le conquiste, a quello dando il titolo di -federato, patrizio e catapano augusto. Dopo lunga resistenza -Manioki dovette fuggir per mare, poco tardò -ad essere ucciso; e Argiro, congedati i Normanni, tornò -trionfante in Bari, conservando il titolo di duca d'Italia. -Spiaceva questo titolo a Guaimaro IV, e soldati contro -di lui i Normanni che testè per lui combattevano, lo -assediò, ma non potè altro che saccheggiar la contrada. -</p> - -<p> -I dodici capi normanni, arricchiti dalle spoglie e dal -riscatto de' prigionieri, divisero tra sè il paese: a Guglielmo -Braccio di ferro Ascoli, a Dragone suo fratello -Venosa, ad Arnolino Lavello, ad Ugo Monopoli, a Pietro -Trani, a Gualtiero Civita, Canne a Rodolfo, Montepiloso -a Tristano, Trigento ad Erveo, Acerenza ad Asclittino, -Sant'Arcangelo a un altro Rodolfo, Minervino a Rainfredo, -Siponto col monte Gargáno a Rainolfo conte -d'Aversa; e ciascuno innalzò una fortezza per assicurare -i proprj vassalli, e si valse a talento delle contribuzioni -assegnate a ciascun distretto. Restava in comune -Melfi, metropoli e fortezza dello Stato, ove ogni conte -teneva una casa ed un rione separato<a class="tag" id="tag368" href="#note368">[368]</a>, ed amministravano -<span class="pagenum" id="Page_459">[459]</span> -la pubblica cosa in adunanze militari. Poi a -Matera elessero per capo supremo Guglielmo «leone -in guerra, agnello in società, angelo nei consigli», conferendogli, -secondo l'espressione della Carta normanna, -il diritto «di governare colla verga della giustizia e di -terminare le differenze colla lealtà»; mentre dagl'indigeni -riceveva il <i>gonfalone del comando</i>. -</p> - -<p> -Questa feudalità fra due imperi non poteva vivere -ed assodarsi che mediante il valor personale di questo -centinajo di prodi. Per gl'italiani essi non erano che -barbari e venturieri; spogliavano a gara il popolo, nè -il papa aveva autorità di reprimerli: pure, con quell'indole -loro pieghevole e subdola, vollero ottenere un -appoggio morale, e Guglielmo chiese dall'imperatore -Enrico III il titolo di conte della Puglia e l'investitura <span class="sidenote">(1046)</span>. -E l'ebbe, e fu confermata a Drogone suo fratello e successore, -aggiungendo ai Normanni il territorio di Benevento, -salvo la città, ch'era stata assegnata al pontefice -in cambio dei diritti sulla chiesa di Bamberga, -donatagli da Enrico I. Mostrando fare omaggio ora ai -Greci or ai Latini, i dodici conti in effetto non confidavano -che nella propria daga, nè creduti, nè credendo; -ed ora guerreggiavano tra sè, ora si collegavano -contro nemici; e nemico consideravano chiunque -possedesse bella donna, buon cavallo, armadura o terreno -da essi desiderato. La Corte di Costantinopoli, -dopo cercato con larghe promesse di trarre que' prodi -sulle frontiere di Persia a combattere i suoi nemici, -lasciò che il noto Argiro di Bari gli osteggiasse in ogni -modo, sino a tramare di assassinarli tutti a un'ora: in -fatto molti perirono, e Drogone stesso nella chiesa di -Montoglio <span class="sidenote">(1051)</span>; ma Unfredo suo fratello e successore vendicò -i suoi. -</p> - -<p> -Nelle loro scorribande non rispettavano i beni delle -chiese o de' pontefici: e il ricco monastero di Montecassino -<span class="pagenum" id="Page_460">[460]</span> -mandarono a guasto e ruba tale, che l'abate -aveva stabilito trasferirlo altrove. Ma ecco un giorno -Rainolfo conte normanno con molti militi sale a quella -deliziosa altura; e quando i monaci stavano in isgomento -d'ogni male, lascia le armi e i cavalli fuor di -chiesa, ed entra a pregare. I monaci, risoluti a un colpo -di mano, saltano su que' cavalli, e chiuso il tempio, e -dato nelle campane a martello, cogli accorsi villani assaltano -i Normanni, che inermi invocano invano la -santità dell'asilo, da essi tante volte violato. Molti furono -uccisi; il conte prigioniero si dovette riscattare -col restituire tutte le possessioni usurpate<a class="tag" id="tag369" href="#note369">[369]</a>. -</p> - -<p> -I papi alzavano i consueti lamenti perchè i Normanni -ammazzassero e tormentassero i miseri abitanti, nè -risparmiando tampoco fanciulli e donne, spogliassero le -chiese, e delle esortazioni si facessero beffe. Leone IX -contro di essi ottenne <span class="sidenote">(1053)</span> da Enrico III un grosso stuolo, -condotto da Goffredo di Lorena: ma ben presto costoro -se ne tornarono, non lasciando che da cinquecento -persone. Con questi e con altri raccogliticci nostrali -e d'oltralpe, laici e cherici, il papa in persona mosse -a guerreggiarli, per quanto san Pier Damiani ed altri -savj disapprovassero che un pontefice s'accingesse -d'altra spada che della spirituale. I capi normanni -spedirono per pace, esibendogli l'omaggio de' loro possedimenti<a class="tag" id="tag370" href="#note370">[370]</a>; -ma poichè egli dai Tedeschi, che sprezzavano -quella piccola gente, fu indotto a negar patti -finchè non avessero sgombra l'Italia, essi con tremila -cavalli e pochi fanti, tutta gente battagliera, presso Civitate<a class="tag" id="tag371" href="#note371">[371]</a> -vennero a zuffa, sbaragliarono que' raccogliticci, -<span class="pagenum" id="Page_461">[461]</span> -e il papa stesso colsero prigioniero <span class="sidenote">(1053 — 18 mag.)</span>. Quei che -armato lo avevano sconfitto, vinto l'adorarono, e gli -chiesero perdono della vittoria, supplicandolo ad infeudarli -di quanto già possedevano, e di quanto acquisterebbero -di qua e di là del Faro. Non si fece pregare -Leone; e in tal modo la prigionia fruttò al papa meglio -d'una gran vittoria, attribuendogli la supremazia sopra -un paese, sul quale non l'aveva mai pretesa. Argiro, -che aveva secondato l'impresa, cadde ferito; poi la -disgrazia il rese sospetto all'imperatore bisantino, che -lo mandò in esiglio, ove si uccise, liberando i Normanni -da un nemico ostinato. I quali allora sottoposero -tutte le città della Puglia. -</p> - -<p> -Ad Unfredo aveva agevolato le vittorie il fratello -Roberto, detto Guiscardo, cioè l'astuto; uomo, al dire -di Guglielmo Apulo, d'alta statura, di sommo vigore, -spalle larghe, lunghi capelli, barba color lino, occhi -di fuoco, voce tonante; che maneggiava con una mano -la spada, coll'altra la lancia <span class="sidenote">(1048)</span>; più scaltro d'Ulisse, più -eloquente di Cicerone. Venne di Normandia da pellegrino -con soli cinque cavalli e trenta fanti; e la povertà -primitiva lo rendea cupido d'acquisti, frugale con sè, -largo cogli altri. Trovando da patrioti suoi già occupato -ogni cosa, egli solda avventurieri italiani, e fa guerra -di bande; e mentre Unfredo riduceva la Puglia in suo -potere, esso tenta la Calabria, correndo e predando, oggi -ricchissimo, domani affamato, presto in voce di valoroso -fra quei valorosi. Unfredo ne ingelosì, e sorpresolo -durante un banchetto, fu per ucciderlo <span class="sidenote">(1054)</span>; poi si rappattumò -seco, e gli concesse quanto aveva conquistato: -ma alla sua morte <span class="sidenote">(1057)</span> il Guiscardo ne occupò tutta l'eredità. -Papa Nicola II, che per le commesse violenze -l'avea scomunicato, attesa la sua docilità il ribenedisse, -<span class="pagenum" id="Page_462">[462]</span> -e non vedendolo pago del titolo di conte, gli conferì -quello <span class="sidenote">(1059)</span> di duca di Puglia, Calabria e di quanto in Italia -e in Sicilia potesse tôrre ai Greci o ai Saracini, considerando -come decaduti quelli perchè scismatici, questi -perchè infedeli: in ricognizione il Guiscardo e i suoi -eredi e successori si dichiaravano ligi della santa sede, -alla quale contribuirebbero truppe all'occorrenza e dodici -denari pavesi ogni giogo di bovi<a class="tag" id="tag372" href="#note372">[372]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_463">[463]</span> -</p> - -<p> -Voglia il lettore porre ben mente a quest'atto, onde -possa valutare la giustizia o almeno la legalità della -conquista normanna e della supremazia pontifizia; poichè -così veniva creato un gran feudo, che, secondo la -costituzione di Corrado imperatore, passerebbe ai figli -ed ai nipoti, e che rileverebbe dal papa, come il duca -di Normandia rilevava dal re di Francia. -</p> - -<p> -Capitani e soldati alzarono Roberto sullo scudo, e -da quel punto cessò d'essere loro eguale per divenirne -il principe; ma l'opposizione dei nipoti spossessati e -degli altri baroni insofferenti d'ogni preminenza, gli -fece logorar le forze, necessarie ad assodare il nuovo -principato. -</p> - -<p> -Ciò malgrado, al Guiscardo venne fatto di togliere -ai Greci Reggio, Squillace, Brindisi, Gallipoli, infine, -malgrado i soccorsi orientali, anche Bari <span class="sidenote">(1071)</span>, ultimo loro -possesso nella Magna Grecia. Con pari fortuna sottrasse -Capua ai duchi: poi invitato dagli Amalfitani, attaccò -Salerno, una allora delle più belle città, e rinomata per -una scuola di medicina a cui traevano malati d'ogni -parte; dopo fiero assedio l'ebbe, e così Amalfi <span class="sidenote">(1075-77)</span>, terminando -la dominazione dei Longobardi, cinquecentonove -anni dopo che Alboino avea confitto la lancia sul suolo -d'Italia. A Napoli pure e a Benevento mise assedio, -ridendosi delle scomuniche papali; finchè s'interpose -uno dei più famosi e santi personaggi di quel tempo, -Desiderio abate di Montecassino. -</p> - -<p> -Roberto tant'era salito in gloria, che n'era ambita la -parentela: Azzo marchese, progenitore degli Estensi, -Raimondo conte di Barcellona, l'imperatore di Costantinopoli -e quello d'Occidente gli chiesero le figlie a -spose de' loro figliuoli. Imbaldanzito sulle vittorie, Roberto -medita assalire l'impero d'Oriente, dove il suo -genero era stato stronizzato dalla nuova dinastia dei -Comneni; côlti leggeri pretesti, dichiara guerra ad -<span class="pagenum" id="Page_464">[464]</span> -Alessio imperatore <span class="sidenote">(1081)</span>, e con cencinquanta navi, e con galere -di Ragusi, caricate per forza di trentamila uomini, -prende Corfù e Botronto. Anna figlia di Alessio ce lo -dipinge «di pelle rossa, capelli biondi, larghe spalle, -occhi di fuoco, voce come quella dell'Achille omerico -che con un grido mette in fuga miriadi di nemici. Soffrire -superiorità altrui non poteva: parte di Normandia -con cinque cavalieri e trenta fanti; arriva in Lombardia, -s'appiatta negli antri e nelle montagne, e cominciando -sua carriera guerresca con assassinj e rapine, provvede -i suoi d'arme, cavalli, denaro». L'esagerazione è gran -segno di paura! -</p> - -<p> -Alessio affrettò la pace coi Turchi, che da Nicea minacciavano -già l'Impero, e chiese soccorso ai Veneziani, -che, di mal occhio vedendo questa nuova potenza in -Italia, con buona flotta ruppero quella del Guiscardo. -Questi rifattosi pose assedio a Durazzo; e non che sgomentarsi -dell'esercito che Alessio aveva allestito con -rinforzi di Franchi e di Scandinavi assoldati, fe metter -fuoco alle navi per togliere a' suoi la speranza della -ritirata, e accettò la battaglia <span class="sidenote">(18 8bre)</span>. La moglie di lui vi comparve -eroina, e benchè ferita, rimase tra la mischia -esortando, tanto che Alessio non dovette lo scampo -che alla propria spada e alla rapidità del palafreno. -Durazzo è presa; Roberto si addentra nell'Epiro: ma -le perdite sofferte, i morbi sviluppati, e triste notizie di -turbolenze in Italia lo richiamano. A Boemondo suo -figlio lasciato in Grecia, Alessio oppone i Turchi, e fa -ferire i cavalli, sapendo come i Normanni poco valgano -pedestri, onde al fine lo riduce a ritirarsi. -</p> - -<p> -Secondo la promessa fedeltà feudale, trecento Normanni -ajutarono papa Nicola a domare i conti di Tusculo; -poi quando Gregorio VII era dall'imperatore -d'Occidente ridotto prigioniero in Roma <span class="sidenote">(1084)</span>, Roberto accorre, -getta il fuoco alla città, e liberato il pontefice, -<span class="pagenum" id="Page_465">[465]</span> -seco il mena trionfante a Salerno. Quindi nuova spedizione -allestisce contro la Grecia; e malgrado la flotta -che gli affaccia Alessio, sostenuto dai Veneziani, sbarca, -sconfigge gli imperiali in ripetuti scontri per mare e -per terra, e saccheggia la Grecia e le città dell'Arcipelago. -Morte lo arresta <span class="sidenote">(1085)</span>, e i Normanni si sparpagliano: -ma poco andrà che i suoi nipoti, segnati il -petto della croce, verranno a sgomentare Costantinopoli -e i Musulmani<a class="tag" id="tag373" href="#note373">[373]</a>. -</p> - -<p> -Aveva Roberto conferito al minor suo fratello Ruggero -il titolo di conte di Sicilia <span class="sidenote">(1072)</span>, ma niun mezzo di conquistarla -che il suo valore ed un cavallo. Gittatosi alla -via, egli svaligiava i passeggieri, massime quelli che -per mercatanzia recavansi ad Amalfi<a class="tag" id="tag374" href="#note374">[374]</a>: sua moglie, -alla quale egli non potè tampoco costituire una dote, -gli coceva il parco desinare, e spesso tramendue non -possedeano che un sol mantello per uscir fuori: uccisogli -in battaglia l'unico cavallo, egli prese in ispalla -la sella, e con questa si salvò. Tal era il ceppo dei -futuri reali di Napoli; il quale <span class="sidenote">(1061)</span>, coll'ardimento proprio -alla sua nazione, tragittossi in Sicilia, a titolo di redimere -i Cristiani dalla servitù musulmana<a class="tag" id="tag375" href="#note375">[375]</a>. -</p> - -<p> -Dalle sconfitte avute dal prode e avaro Manioki s'erano -rifatti gli Arabi sotto l'inetto suo successore Stefano, -<span class="pagenum" id="Page_466">[466]</span> -e ricuperarono tutte le fortezze perdute. Sola Messina -resisteva, all'assedio della quale si conversero tutte le -forze arabe: ma Catalco Ambusto che vi comandava, -li sorprese <span class="sidenote">(1040)</span>, uccise nella propria tenda Abulafar loro -generale, e fece ricchissimo bottino. Non seppe profittare -della fortuna Stefano, e non che riperder tutto, fuggì -in Calabria. -</p> - -<p> -Ma anche i Saracini guastavano se stessi colle reciproche -nimicizie. Due emiri si disputarono il primato, -e soccombuti entrambi, la Sicilia restò divisa fra varie -piccole signorie; Abd-Allah ebbe Trapani, Marsàla, -Màzara, Sciacca; Alì ben-Naamh Castrogiovanni, Castronovo, -Girgenti; Ben-Themanh Siracusa e Catania; altri -altro, nemici fra loro, molesti tutti al paese. -</p> - -<p> -Questo Themanh avea sposato Maimuna sorella di -Alì ben-Naamh; ma un giorno ubriaco le fece aprir le -vene. Ella, guarita a stento, fuggì al fratello, il quale -assalse e spodestò il cognato. Themanh rifuggì allora -sul continente a Ruggero, e lo aizzò a conquistare -l'isola. Volentieri l'ascoltò il venturiero, e passato lo -stretto, piantò su Messina la croce, che n'era strappata -da ducentrent'anni. All'assedio di Traina in val di -Demona a' piedi dell'Etna, i trecento suoi seguaci resistettero -a tutte le forze dell'isola; alla giornata di Teramo <span class="sidenote">(1063)</span> -trentamila nemici furono sconfitti da centrentasei -Cristiani, e Ruggero assicurò che san Giorgio, patrono -de' guerrieri, avea pugnato con essi, e serbò per san -Pietro le bandiere nemiche e quattro camelli, e da -papa Alessandro II ricevette in ricambio la bandiera di -San Pietro. -</p> - -<p> -I Pisani faceano allora vivo traffico in Sicilia, e specialmente -<span class="pagenum" id="Page_467">[467]</span> -a Palermo; ed essendo disgustati degli Arabi, -raccolsero un forte naviglio, e spintisi contro la catena -di quel porto la spezzarono: entrati, non poterono -prendere la città, atteso il gran numero di Musulmani -accorsi, ma portarono via in trionfo la rotta catena; di -sei navi riccamente cariche, cinque bruciarono, l'altra -condussero in patria, dell'opimo bottino valendosi per -fabbricarvi il duomo. -</p> - -<p> -Ventott'anni si ostinò Ruggero <span class="sidenote">(1089)</span> per togliere l'isola ai -Saracini, ai Greci ed ai naturali: la resa di Palermo -segna l'epoca in cui la stirpe dei Beni-Kelb fu spossessata. -Ben-Avert teneva ancora Siracusa e Noto; e Ruggero, -assalitolo per mare, lo sconfisse ed uccise; e dopo -assedio fierissimo ebbe anche Siracusa, poi Girgenti e -Castrogiovanni, e ultime Butèra e Noto: col che potè -dirsi padrone di tutta l'isola, della quale investì il fratello -Roberto, per sè conservando Palermo e Messina. -Rincacciando poi i Musulmani, assalì anche Malta, obbligandoli -a tributo e a rilasciare i prigionieri cristiani. -Presi molti beni per la sua famiglia, molti assegnatine -alle chiese, altri distribuì a' suoi seguaci, dando così -origine alla feudalità in Sicilia, e ripristinò i vescovi -nelle sedi. Molti ricchi Musulmani uscirono di paese: ai -rimasti Ruggero lasciò il culto e le proprietà, privandoli -però d'alcuni diritti, come d'aver botteghe, mulini, -forni, bagni pubblici; gli ebbe nell'esercito, ed -erano una metà di quello che, nel 1096, stringeva la -ribellata Amalfi; in arabo si poneano ancora le iscrizioni -e battevansi le monete. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_468">[468]</span> -</p> - -<h2 id="cap78">CAPITOLO LXXVIII. -<span class="smaller">La Chiesa. Simonia e concubinato. Gregorio VII. -La contessa Matilde. Guerra delle Investiture.</span></h2> -</div> - -<p> -Fra quell'universale scombuglio, sola la società cristiana -rimaneva immobile; società d'intelligenze, che non -fondandosi sopra cose contingenti, ma sulla perpetuità -delle idee, soffrendo e combattendo consolidava la propria -unità e indipendenza, diffondeva nozioni ed esempj -d'ordine, di pace, di personale dignità; alla forza che -presumeva poter tutto, metteva un limite di verità, di -giustizia, d'amore; tendeva senza posa ad assimilare -quanto stavale dattorno, e conquistare i conquistatori, -non badando alle nazioni ma agli uomini, e proclamandoli -eguali perchè tutti creature di Dio, liberi perchè -tutti servi ad un signore non terreno. Tale assimilazione -incarnò essa nel sacro romano impero, come -principio d'equilibrio politico e tutela di sociale giustizia: -ma gravi tribolazioni e scosse ebbe di là donde -attendeva sollievo e franchezza. Perocchè gl'imperatori, -con pretensioni vaghe e col mal definito possesso -dell'Italia, nocevano all'indipendenza di questa e alla -dignità reale; i papi, costretti cercare possedimenti -quando dai terreni derivava ogni podestà e ogni sicurezza, -intesero in senso materiale il morale arbitrio -che loro attribuiva la coscienza de' popoli. Quindi il -cozzarsi delle due podestà, e difficile l'assegnare fin -dove di ciascuna giungesse la ragione, e cominciasse -il torto. -</p> - -<p> -I possessi ecclesiastici, protetti contro il disordine, -erano meglio coltivati degli altri; onde, non solo per -<span class="pagenum" id="Page_469">[469]</span> -pietà, ma per metterli in salvo dalla generale violenza, -molti offerivano alle chiese i proprj averi, ricuperandoli -poi a titolo di livello e di precario; e tanti in -Italia davansi alle chiese come oblati o manimorte, -che re Lotario dovette imporre, chi il facesse senza necessità, -rimanesse nulladimeno soggetto all'eribanno -e all'altre pubbliche gravezze. Le decime, consiglio -dapprima, divennero comando; e la superstizione vedeva -i demonj svellere le spighe dal campo dei renitenti. -Aggiungetevi le donazioni che la pietà e la politica -dei re vi faceva, e il tributo d'interi regni, e comprenderete -il perchè lautissimi possessori riuscissero i conventi, -le chiese, le mense vescovili. E poichè sulla proprietà -territoriale era piantata la società, alto grado -occuparono nella gerarchia feudale; vescovi e abati -acquistarono i diritti di moneta, tributi, giudizj di sangue -e le altre regalie; baroni insieme e gran sacerdoti, -intervenivano a far leggi e creare il re. Convertiti in -elettori, i vescovi poterono dettare ai re precetti diversi -da quelli che suggeriva la sbrigliata prepotenza, e giuramento -di mantenere le prerogative del popolo e i -diritti della Chiesa. -</p> - -<p> -Costumati a governo regolare là dove ogn'altro era -scomposto, i sacerdoti ne porsero l'esempio ai Barbari, -i quali od affidarono loro o con loro divisero la direzione -delle pubbliche cose. Traendo a sè le cause a cui -per alcun appiglio si attaccasse idea religiosa<a class="tag" id="tag376" href="#note376">[376]</a>, grandemente -<span class="pagenum" id="Page_470">[470]</span> -allargarono la giurisdizione; e poichè è canone -non poter uno essere due volte processato pel delitto -medesimo, con infliggere ai sacerdoti delinquenti la -punizione ecclesiastica venivasi ad esimerli dalla ordinaria. -Il vescovo era sottratto a qual si fosse tribunale, -appena dichiarasse appellarsi al papa; in caso diverso, -non poteva essere giudicato da meno di dodici vescovi, -nè condannato che sovra deposizione di settantadue -testimonj fededegni. -</p> - -<p> -Non poco giovò alla civile equità il diritto, ai vescovi -riconosciuto, d'ammonire l'autorità di qualunque -disordine, e chiedere fossero abrogate o mutate le leggi -devianti dalla giustizia. Quindi la protezione in cui la -donna, balocco di regie passioni, fu presa da essi onde -mantenere la santa castità del matrimonio, e sublimarlo -nell'opinione; quindi le barriere poste all'abuso -de' giuramenti e dei duelli giudiziarj; e se le ordalie -non abolirono come troppo radicate nella consuetudine, -le trassero però a sè coi riti, siccome un modo di campare -molti innocenti. Ad egual modo non essendo possibile -strappare ai signori il privilegio della ostilità -privata, vi posero ripari secondo i tempi, l'asilo nei -luoghi sacri e la tregua di Dio. -</p> - -<p> -Il loro capo dovea poi naturalmente acquistare nello -Stato una posizione, che non è nell'essenza della missione -sua, ma che non vi ripugna: e se già da prima -il papa interveniva come giudice od arbitro ne' grandi -interessi dell'Occidente, più il fece dopo che all'estesa -monarchia di Carlo Magno successero tanti piccoli -regni, di forze equilibrate. -</p> - -<p> -Nello sminuzzamento feudale nulla importava alla -Francia quel che facessero la Danimarca o la Croazia: -ma Roma prendea pensiero dello Spagnuolo come del -Polacco; spediva legati e nunzj, prima che si usassero -ambasciadori; deputava giudici e stabiliva tribunali di -<span class="pagenum" id="Page_471">[471]</span> -nunziatura là dove non conosceasi altro diritto che la -spada; dettava leggi comuni, fondate su una giustizia -eterna. Tutti quei popoli dunque veneravano la romana -chiesa; alla sua primazia piegavansi i nuovi convertiti, -giacchè da essa erano venuti gli apostoli loro; i metropoliti -lontani portavano i loro piati alla curia romana. -Un sacerdote inerme, che, scevro da mondani interessi, -pronunzia nelle contese de' principi, o fra questi e i -popoli; parla d'onestà e dovere a coloro, cui unico -diritto sono il capriccio e la forza; ovvia le guerre, -protegge il debole; è un tipo sublime che per avventura -mai non fu pareggiato dalla realtà: ma forse vi -accostarono altri sistemi inventati dappoi per mantenere -una libera alleanza fra i popoli d'Occidente? -</p> - -<p> -Attribuire l'incremento dell'autorità pontificia ad -astuzia tradizionale e a millenarie ambizioni, è sapienza -da caffè durante il medioevo. Non un palmo di terra -s'aggiunsero per la via usata dai principi, la conquista; -diversi d'umori, di passioni, d'affetti, d'ingegno, dall'un -all'altro si trasmisero una volontà costante nelle -cose superiori; nelle terrene la lor politica orzeggiava -come gli uomini; perciò in quelle ebbero potenza irresistibile, -in queste si schermivano a stento dal più fiacco -nemico: baroni e re prepotenti o popoli rivoltosi toglievano -loro i possessi e fin la libertà; intanto che la -loro voce sonava temuta e venerata nelle parti più -remote; e i popoli esultavano che ai grandi sovrastasse -una podestà per arrestarne il despotismo, il quale soltanto -è possibile dove i re si persuadono nulla aver di -superiore. -</p> - -<p> -L'autorità ecclesiastica poi dei papi, ingrandita -col restringere il potere dei metropoliti, revocare a -Roma la collazione di molti benefizj, sottrarre agli ordinarj -i conventi e i beni parrochiali, favorire le pretensioni -dei canonici, fu consolidata dalle false Decretali. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_472">[472]</span> -</p> - -<p> -Furono queste inventate dai papi per erigervi la -propria primazia? o l'autore si propose di supplire -alla mancanza di un codice ecclesiastico conforme ai -bisogni del tempo, raccogliendo titoli antichi anche -spurj; trasformando in vere decretali altri, a cui il pontificale -romano alludeva, o desumendoli da storici e -da padri della Chiesa e da collezioni anteriori? Ne disputano -gli eruditi: ben sappiamo che, al risorgere della -critica, il Valla e i cardinali Baronio e Bellarmino ed -altri non meno pii che dotti non esitarono a dichiararle -false; ma al comparir primo trovavansi così conformi -ai principj ed alle istituzioni della Chiesa, che i più le -accolsero senz'altro, sinodi e papi le citarono, altri compilatori -vi fecero sopra fondamento, e ne restò legittimata -la supremazia papale. -</p> - -<p> -Ma altrettanto erano altere le pretensioni dell'autorità -secolare, onde non era possibile procedessero -senza venire a cozzo. La Chiesa avea sempre gelosamente -provveduto che l'elezione de' prelati rimanesse -libera, e fatta per merito non per sollecitazioni, o tumulti, -o mercato. Ma quando ogni possesso ed ogni -autorità si ridusse feudale, tal si volle ridurre anche -l'ecclesiastica: e parve ai re poter obbligare i prelati a -prestar loro l'omaggio e chiedere la conferma de' possessi -e delle giurisdizioni; ed essi ne gl'investivano colla -tradizione dell'anello e del pastorale. -</p> - -<p> -Il diritto d'investirli dava ai re una grande ingerenza -anche nell'eleggerli, e presto una specie di padronanza -nelle cose ecclesiastiche. Mentre riduceano i sacerdoti -ad obblighi secolareschi, <i>raccomandavano</i> spesso le -badie a qualche secolare (<i>commende</i>), cioè gliene attribuivano -i frutti, lasciando al clero i pesi. Di qui un -traffico di ecclesiastiche dignità, le quali portando lucro -e potenza, procacciavansi con denaro, o, come lamentava -san Pier Damiani, «coll'adulare il principe studiandone -<span class="pagenum" id="Page_473">[473]</span> -le inclinazioni, obbedendo ad ogni suo cenno, -applaudendo ogni parola che gli caschi di bocca, andandogli -in ogni cosa a versi. Non è comprata cara la -dignità con sì lunga servitù, col far da parasito e buffone -per diventare vescovo?» -</p> - -<p> -Dal soverchio ingrandimento veniva dunque umiliazione -vera al clero; onde Attone vescovo di Vercelli<a class="tag" id="tag377" href="#note377">[377]</a> -non rifina di compiangere le tirannidi usate ai vescovi, -accusati da chi che fosse, costretti a difendersi col giuramento -e col duello; intanto che i principi carpivano -al clero e al popolo le elezioni; e non ai più degni, -ma guardavano a parentele, servigi, ricchezze; talchè -s'accumulavano in un solo molte prelature, o attribuivansi -a fanciulli che appena sapessero qualche articolo -di fede, tanto da rispondere ad un esame di semplice -formalità. Manasse possedeva i vescovadi d'Arles, Milano, -Mantova, Trento, Verona: già incontrammo un -vescovo di Todi di dieci anni, un papa di nove. Il padre -che avea portato in braccio suo figlio alla sede, mercanteggiava -a nome di lui cariche, parrochie, benefizj, -riscoteva le decime e il prezzo delle messe, e colla -spada faceva e disfaceva nella diocesi, come fra' suoi -vassalli<a class="tag" id="tag378" href="#note378">[378]</a>. -</p> - -<p> -Gli uomini di retta volontà rifuggivano da tali accatti; -onde le cattedre restavano a gente che, entrata -di rapina a guardia del gregge, come avrebbe offerto -quella perfezione di virtù che è richiesta dalla Chiesa? -come avrebbero potuto essere gli uomini di Dio e del -<span class="pagenum" id="Page_474">[474]</span> -popolo, se prima dovevano essere gli uomini del re? -e come non essere gli uomini del re, quando questo li -sceglieva secondo i suoi interessi? Ben la santità di -alcuni e la bontà del basso clero manteneva la distinzione, -che il carattere e le funzioni pongono fra laici -e sacerdoti: ma quelli d'illustre nascita o di elevata -dignità si brigavano nelle occupazioni della nobiltà, e -meglio della teologia e delle pacifiche virtù credevano -s'addicessero al grado loro le armi, il mestar partiti -e maggioreggiare nelle Corti. -</p> - -<p> -Quando Arnolfo arcivescovo milanese si condusse -ambasciatore alla Corte greca, traeva immenso codazzo -d'ecclesiastici e secolari, fra cui tre duchi e assai cavalieri, -ai quali avea distribuito pelliccie di màrtoro, -di vajo, d'ermellino; esso poi montava un cavallo non -solo di ricchissima bardatura, ma ferrato d'oro con -chiovi d'argento. -</p> - -<p> -Da questi scialacqui come rifarsi? dilapidando le -chiese e i poveri, rivendendo le dignità minori, guastando -così l'umor vitale fin nelle parti estreme. Assenti -dalle diocesi anche per tutta la vita, corteando, -addestrandosi alle battaglie colle caccie, i vescovi corrompevano -i proprj e lasciavano corrompere i costumi -del clero in guisa deplorabile. Ad esempio de' grandi, i -patroni secolari faceano bottega de' piccoli benefizj. I -laici non badavano alle scomuniche, sapendo che già -le aveano incorse quelli che le lanciavano. Chi non -avesse altro, vendeva le preghiere, essendo invalso che -uno potesse adempiere alle penitenze d'un altro, e con -orazioni o con battiture espiar la pena dovutagli. Domenico -Loricato ebbe questo nome perchè portava un -petto di ferro, e catene attorno al corpo, e spesso assumevasi -la penitenza dei cento e dei mille anni. Credevasi -allora che tremila sferzate equivalessero a un -anno di penitenza; e durante la recita dei cencinquanta -<span class="pagenum" id="Page_475">[475]</span> -salmi poteansi dare quindicimila colpi. Col recitar dunque -venti volte il salterio sotto continua flagellazione -adempivasi alla penitenza di cento anni; e talora Domenico -la compiva in sei giorni<a class="tag" id="tag379" href="#note379">[379]</a>. -</p> - -<p> -Non solo le cronache, ma le invettive de' santi ed i -concilj testimoniano tale depravamento, da mostrare -che veramente divina era l'istituzione della Chiesa se -non soccombette. Uno dei più virtuosi e dotti di quel -secolo fu Pietro da Imola <span class="sidenote">(988-1072)</span>, che abbandonato dalla madre -a curare i majali, fu tolto a educare dal fratello Damiano -arcidiacono di Ravenna, da cui per riconoscenza prese -il nome di <i>Damiani</i>. Presto fu maestro egli stesso, e -sequestratosi dal mondo nel romitaggio di Fontavellana, -aperto allora dal beato Ludolfo appiè dell'Appennino -nell'Umbria, ne divenne abate, e molti eremi fondò e -de' suoi scolari molti vide unti vescovi. I papi lo adoprarono -in affari scabrosissimi, e lo fecero cardinale -vescovo d'Ostia, dignità che non accettò se non dopo -minacciato di anatema, e non si tenne contento se non -quando alfine impetrò di tornare nel suo convento. Fra -una vita operosissima, preghiere, digiuni, cilizj erano -sua continua compagnia, dormiva s'una stuoja, e ricreavasi -coll'intagliare cucchiari ed altri arnesi di legno. -Inventò l'uffizio della Madonna: oltre le cencinquantotto -lettere e relazioni sugl'importanti negozj ch'ebbe a trattare -con re e con prelati, ne abbiamo settantacinque -<span class="pagenum" id="Page_476">[476]</span> -sermoni, vite di molti santi suoi contemporanei, e sessanta -opuscoli esegetici, teologici e storici, in dettatura -migliore de' contemporanei, eppur diffusa e intralciata, -e con un cumulo di miracoli e apparizioni di morti. -</p> - -<p> -Zelantissimo della miglior disciplina, torna ogni tratto -a deplorare il pervertimento de' prelati, e — Han fame -d'oro (intuona), e dovunque giungono vogliono vestir -le camere a gale di cortinaggi, meravigliosi di materia -o di lavoro. Distendono sulle seggiole gran tappeti ad -immagini di mostri; larghe coltri sospendono alla -soffitta perchè non ne caschi polvere; il letto costa più -che il sacrario, e vince in magnificenza gli altari pontifizj; -la regia porpora d'un solo colore non contenta; -e si vuole coperto il piumaccio con tele miniate d'ogni -genere di splendori. E perchè ci puzzano le cose nostrali, -godono soltanto di pelli oltremarine, condotte -per molto argento: il vello della pecora e dell'agnello -si ha in dispetto, e voglionsi ermellini, volpi, màrtori, -zibellini. Mi vien fastidio a numerare queste borie, che -movono a riso, è vero, ma a tal riso che è radice di -pianto, vedendo questi portenti d'alterigia e di follia, -e le pastorali bende sfavillanti di gemme e qua e là -scabre d'oro»<a class="tag" id="tag380" href="#note380">[380]</a>. -</p> - -<p> -Il beato Andrea, abate di Vallombrosa, esclama: — Era -il ministero ecclesiastico sedotto da tanti errori, -che appena si sarebbe trovato alcuno alla propria chiesa; -chi con isparvieri e cani dandosi attorno, perdevasi in -caccie; chi faceva da tavernajo, chi da usuriere; tutti -con pubbliche concubine passavano vituperosamente lor -vita, tutti fradici di simonia, tanto che nessun ordine -o grado dall'infimo al sommo poteva ottenersi se non -si comprava al modo che si comprano le pecore. I pastori, -<span class="pagenum" id="Page_477">[477]</span> -cui spettava rimediare a tanto guasto, erano lupi -rapaci»<a class="tag" id="tag381" href="#note381">[381]</a>. -</p> - -<p> -Raterio nacque d'un legnajuolo, e anche divenuto -vescovo di Verona amava fabbricare e restaurar chiese; -così povero che nè cappellano aveva nè famiglio; nessun -lusso nel vestire e nel calzarsi, dormire in terra o sopra -un pancone, tenere a mangiar seco ogni qualità di persone, -digiunare talvolta fino a nona, facendo penitenza -per gli altri; non che curare le maldicenze, donò dodici -soldi d'argento a uno che gli aveva detto ingiuria. Egli -muove caldissimi lamenti contro il clero nostrale, che -sollecitava la libidine con vini e cibi; e raccolto un concilio, -trovò che molti nè tampoco sapevano il <i>credo</i><a class="tag" id="tag382" href="#note382">[382]</a>. -A Farfa, Campone e Ildebrando avvelenano l'abate, e -a forza di denari il primo ne ottiene la dignità; ma Ildebrando -scontento solleva i vicini di Camerino, caccia -Campone, e si fa donno del monastero; Campone con -maggiori somme si trae dietro altri, recupera il posto, -e attende a mettere al mondo figliuoli e arricchirli coi -beni del monastero. -</p> - -<p> -Alberico, nominato vescovo di Como da re Enrico II <span class="sidenote">(1010)</span>, -di cui era cappellano, donò ai monaci Benedettini un -podere del clero di Sant'Abondio, perchè questo ne -faceva scialacquo <i>in pazzie e in cure secolari</i>. Aveva -sotto di sè vassalli, gastaldi, avvocati, il visdomino; e -fu degli zelanti nel riformare il clero. Eppure avendo -avuta da re Corrado in commenda la ricchissima badia -di Breme in Lomellina, per venirne in possesso fece -metter le mani addosso all'abate, e cacciatolo in carcere -lo costrinse a giurargli fedeltà. Poi al tempo del ricolto -andò al monastero, e fece egual violenza a due monaci -che per avventura si opponevano alle sue depredazioni; -ma la notte, ecco san Pietro gli compare al letto, e non -<span class="pagenum" id="Page_478">[478]</span> -pago di rimproveri, lo batte e mutila in sì mal modo, -che la mattina avendolo i monaci costretto a partirsene, -tra via morì<a class="tag" id="tag383" href="#note383">[383]</a>. -</p> - -<p> -Clero e popolo, trovandosi esclusi dalle nomine, e -imposti superiori sconosciuti o perversi, mal si rassegnavano -all'obbedienza, e ne nascevano turbe e tumulti. -A Firenze il vescovo Pietro di Pavia era tacciato di -aver compra la dignità dall'imperatore; contro lui -principalmente alzano la voce san Gualberto fondatore -dei Vallombrosani, e Tenzone che da cinquant'anni -stava murato in una celletta; pretendeano non si dovessero -ricever da esso i sacramenti, e accusavano di connivenza -Pier Damiani, il quale rispondeva che, ammettendo -ciò, vi sarebbe da un pezzo interruzione nel ministero -della Chiesa di Dio. Per finirla, il vescovo mandò -ad assaltare il convento di San Salvi, trucidando quanti -monaci furono côlti <span class="sidenote">(1067)</span>. I sopravissuti invocarono il giudizio -di Dio per provare esser Pietro indegno di quella -sede. Eretti due roghi vicini e accesili, il monaco Giovanni -vi passò scalzo senza nocumento o dolore; Pietro -si ritirò in un monastero, e Giovanni <i>Igneo</i> divenne -cardinale e vescovo d'Albano. Di Roma abbiam già -detto abbastanza e troppo. -</p> - -<p> -A tanta corruzione i concilj opponevano decreti di -morale e di disciplina: s'introducevano regole più austere, -qual fu l'Ordine dei Cluniacesi <span class="sidenote">(910)</span>, che dalla Francia -ove nacque presto si diffuse anche in Italia; il severissimo -de' Certosini <span class="sidenote">(1084)</span>, dal fondatore san Brunone portato -alla Torre in Calabria. Romoaldo, nobilissimo ravennate -e confidente di Ottone III, ritiratosi nel deserto di -Camaldoli (<i>campus Maldoli</i>) <span class="sidenote">(1012)</span>, tra le più belle faggete -e abetine che coronino la vetta degli Appennini, fabbricò -una chiesa e cellette distinte per ciascun monaco, -<span class="pagenum" id="Page_479">[479]</span> -dettando una regola di continui digiuni e prolungati -silenzj. Incessantemente egli predicava contro la simonia, -e disciplinava il clero; molti prelati simoniaci venivano -a consultarlo, «ma (dice Pier Damiani) non so -s'egli abbia emendato un solo; tanto è dura quest'eresia, -e tanto difficile la guarigione, che con meno -fatica si convertirebbe un Ebreo». A un conte Olibano, -che venuto con gran corteo alla sua cella, gli espose i -proprj peccati, intimò non potrebbe salvarsi se non -rinunziando alle pompe del secolo: e quegli obbedì, -e si fe monaco. A Ottone III, in penitenza dell'avere -ucciso Crescenzio, impose pellegrinasse a pie' scalzi -da Roma al monte Gargáno, poi nel monastero Classense -di Ravenna digiunasse l'intera quaresima, cinto -di cilizio, e dormendo s'una stuoja. Esso imperatore -l'obbligò a uscir dalla solitudine per riformare il monastero -Classense; ma que' monaci non sapeano adattarsi -a tanto rigore, sicchè Romoaldo ruppe la verga, -e tornò al suo ritiro. Qui visse fino a cenventitre anni; -poi Rodolfo, quarto priore, fabbricò a valle il convento -di Fontebuona, i cui monaci doveano procurare -i poveri alimenti agli eremiti della montagna; e quella -congregazione, approvata da Alessandro II <span class="sidenote">(1072)</span>, acquistò -dappoi tante ricchezze, quanta a principio n'era stata -l'umiltà. -</p> - -<p> -In una delle ricorrenti baruffe cittadine era stato ucciso -un nobile fiorentino, e tutta la parentela tenevasi -obbligata a vendicarlo. L'uccisore stava dunque -in grande apprensione, e scontrato uno d'essi parenti, -per nome Giovanni Gualberto, in un calle ov'era impossibile -cansarlo, dandosi perduto, si gittò a terra -colle braccia tese a pietà. Giovanni, venerando la croce -che in quell'atto egli rappresentava, gli perdonò; e -colla tenerezza infusa da una buona azione entrando -in San Miniato, parvegli che un crocifisso s'inchinasse, -<span class="pagenum" id="Page_480">[480]</span> -quasi ringraziandolo d'aver perdonato a suo riflesso. -Tocco dal miracolo, lascia il mondo quando di maggiori -attrattive lusingava la sua giovinezza, e a malgrado -del padre <span class="sidenote">(1060)</span>, raccorci i capelli, veste l'abito; poi -per desiderio di maggior solitudine si colloca a Vallombrosa -negli Appennini, rimettendo al primitivo rigore -la regola di San Benedetto, dando a' suoi un vestire di -grossa lana bianca e bruna, e, cosa nuova, con frati -laici distinti di condizione, a' quali era permesso parlare -mentre fuori attendevano a lavori. -</p> - -<p> -Leone da Lucca, che, sebbene abate della Cava, andava -far legna al bosco, e grossi fasci ne portava a -Salerno da vendere per vantaggio dei poveri, riprese -più volte l'avarizia e crudeltà del principe Gisolfo; ma -trovandolo incorreggibile, gli predisse che sarebbe spodestato -da Roberto Guiscardo. Più d'una volta presentossi -alle prigioni, e senza che alcuno osasse opporsegli, -liberò quei che il principe avea condannati a -morte. -</p> - -<p> -E Giovanni Gualberto, e San Nilo, romito di Calabria, -ed altri di quel tempo moltiplicarono miracoli -di conversioni, ma la voce e l'esempio de' pari loro -riuscivano d'efficacia parziale, nè a piaghe incancrenite -poteva venire il rimedio se non da quel seggio, -alla cui altezza principi e popoli affisavano lo sguardo. -Ma la sede romana era talmente contaminata, che -gl'imperatori ne coglievano pretesto per collocarvi loro -creati, perpetuando in tal modo l'abuso delle illegali -elezioni. Gerberto, monaco dell'Alvergna, poi abate di -Bobbio, fu dotto nelle matematiche, le quali voleva -nelle scuole si accoppiassero alla dialettica per crescere -forza e penetrazione agli intelletti; introdusse o estese -l'uso delle cifre arabiche, con gran cura adunava libri, -pose a Magdeburgo un oriuolo forse a bilanciere, e -chi entrasse nella camera di lui, vi vedeva astrolabj, -<span class="pagenum" id="Page_481">[481]</span> -sfere, cifre strane, e l'altro corredo da astrologi e -maghi. Fu dunque creduto un di costoro, e che avesse -patteggiato col demonio per apprendere que' bei trovati -e i modi di salire alla suprema dignità. Questi modi però -erano scienza superiore ai contemporanei e perseveranza: -e dopo che fu arcivescovo di Reims, Ottone III -suo scolaro il collocò arcivescovo di Ravenna <span class="sidenote">(999)</span>, in fine -papa col nome di Silvestro II<a class="tag" id="tag384" href="#note384">[384]</a>. -</p> - -<p> -Soli quattro anni regnò, e ne' successivi <span class="sidenote">(1003-12)</span> il prefetto -di Roma e la fazione dei conti di Tusculo portarono -al seggio Giovanni XVII e XVIII, Sergio IV, infine -Benedetto VIII uno di essi conti, che illaudabile come -pontefice, dell'abilità guerresca si giovò a snidare da -Luni i Saracini. Denaro e forza gli diedero successore -il fratello Romano ancora laico <span class="sidenote">(1024)</span>, console e senatore di -Roma, che volle chiamarsi Giovanni XIX, e che vendette -per ripagarsi. Poi la fazione stessa tusculana fece -eleggere un suo nipote Teofilatto <span class="sidenote">(1033)</span>, di dodici anni, che -disonorò colla scostumatezza il nome di Benedetto IX. -</p> - -<p> -Due volte dalla pubblica indignazione cacciato e surrogatogli -Silvestro III, due per la forza imperiale ricuperò -la tiara; la vendette a Giovanni XX, poi col -denaro ritrattone soldò gente e ripigliolla. Graziano arciprete, -entrato conciliatore, sì bene destreggiò e spese, -che ottenne per sè il pontificato <span class="sidenote">(1044)</span>, col nome di Gregorio -VI. Allora sedettero tre papi contemporanei, che -non pensavano a regolare la Chiesa, ma a spartirsene -gli emolumenti. -</p> - -<p> -Invitato a riparare a tali disordini, Enrico III convocò -a Sutri un concilio, ove Silvestro III e Giovanni XX -<span class="pagenum" id="Page_482">[482]</span> -furono sentenziati d'intrusi, e Gregorio, confessando -averlo ottenuto per vie riprovate, depose il pastorale, -e si ritirò fra i Cluniacesi. L'imperatore fece eleggere -Sugero vescovo di Bamberga, che prese il nome di -Clemente II <span class="sidenote">(1046)</span>, coronò Enrico, e pensava svellere la dominante -simonia, ma pontificò appena un anno. Al morir -suo, Benedetto IX ritorna<a class="tag" id="tag385" href="#note385">[385]</a>; ma Enrico spedisce a -Roma Poppone vescovo di Bressanone, che pochi giorni -siede papa col nome di Damaso II; indi la dieta raccolta -a Worms elegge Brunone vescovo di Toul <span class="sidenote">(1048)</span>. Così, -per evitare le doppie e le turpi elezioni, credessi necessario -che i re destinassero i capi alla Chiesa, e preferissero -Tedeschi, meno corrotti e alieni dalle fazioni. -Brunone aveva cercato sottrarsi al papato sin col fare -pubblica confessione de' proprj peccati: indotto poi ad -accettarlo, nell'avviarsi a Roma volle averne parere con -Ildebrando, monaco di Cluny in gran riputazione di -dottrina e virtù; il quale mostrandogli l'indegnità di -un'elezione laica, l'indusse a mutare l'abito pontificale -in quel di pellegrino, fin a tanto che il popolo e il -clero di Roma non lo avessero liberamente nominato. -</p> - -<p> -Finchè vendevansi le chiese, finchè se ne otteneano -le dignità per moneta e brogli, finchè il libertinaggio -di chi le occupava inchinavasi ai principi venditori più -che non ai pontefici riformatori, potea mai sperarsi -che i vescovi ricuperassero l'indipendenza d'autorità, di -cui avevano fatto getto per acquistare la libertà de' costumi? -Depravata la Chiesa perchè si secolarizzò, -bisognava tornarla alle norme ecclesiastiche, rinvigorire -il sacerdozio, il monachismo; sopra i malvagi, di -<span class="pagenum" id="Page_483">[483]</span> -qualunque grado fossero, istituire un censore, disoggetto -da temporali potenze; e tale non potendo essere -se non il papa, era duopo sottrarne l'elezione ai laici, -sciogliere i sacerdoti dal legame feudale, e perciò isolarli -dalle famiglie. Chi si accingesse a rompere il triplice -vincolo della terra, della famiglia, dell'autorità -con cui il clero trovavasi legato alla società, troverebbe -durissimo cozzo nei re che scapitavano di potenza, -nei preti che perdevano comodità alle passioni, -nelle molli abitudini. Non poteva egli esser dunque che -un eroe; nè i passi dell'eroe e in età sciagurate vanno -misurati col metro dell'uomo ordinario e de' tempi -quieti. -</p> - -<p> -Nel monastero di Cluny era cresciuto Ildebrando <span class="sidenote">(n. 1013)</span>, di -Soana nel Senese; ed erudizione profana e sacra, integerrimo -costume, cuor retto, giudizio ponderato nell'ideare, -ferma prudenza nell'eseguire, presto lo segnalarono. -Stomacato della universale corruttela, vide non -potersi correggere il mondo se non correggendo la -Chiesa che n'era capo; e vigile, attivo, indomito, sempre -fondato sulla vetusta tradizione e sul voto del popolo, -vi si applicò quando fu preso a consigliere dai pontefici. -Le nefandità, tra cui era testè corso il papato, lo -convinceano che ogni male venisse dal restare la suprema -dignità commessa all'elezione interessata e corrotta -de' secolari: ma poichè non si poteva di tratto -abolire la pretensione degl'imperatori, cominciò a sanare -le nomine regie col sottometterle alla rielezione -del clero e del popolo. In questo intento consigliò -Brunone d'entrare in Roma da pellegrino <span class="sidenote">(1049)</span>, e quivi chiedere -il suffragio di chi solo v'avea diritto. Brunone, -che fu Leon IX, il fece, ed annunziò il divisamento di -deporre i vescovi simoniaci; ma trovò il male così -esteso, che fu costretto rallentar quel rigore, imponendo -solo quaranta giorni di penitenza ai convinti. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_484">[484]</span> -</p> - -<p> -Lui morto <span class="sidenote">(1055)</span>, Enrico III nominò il monaco Gebardo -suo consigliere, persona specchiata, che assunto il nome -di Vittore II, per sè e coll'opera d'Ildebrando procacciò -a riformare la disciplina. Dopo di lui, una fazione, sazia -di tanti papi tedeschi, portò al seggio Stefano IX <span class="sidenote">(1057)</span>, che -fu zelantissimo della disciplina, e che, morendo dopo -soli otto mesi, pregò non si eleggesse il successore fin -quando di Germania non tornasse Ildebrando. Però -Gregorio conte di Tusculo, armata mano, fe proclamare -l'inetto Giovanni vescovo di Velletri <span class="sidenote">(1058)</span>, col nome di Benedetto -X. Ildebrando, conoscendo che il papa d'una -fazione sarebbe ancor peggio che il papa d'un imperatore, -si unì ai grandi, a Pier Damiani e ad altri -cardinali, pregando dalla imperatrice Agnese un altro -pontefice, il quale fu Gerardo vescovo di Firenze. Ildebrando, -che ne recò l'annunzio, ebbe cura fosse rieletto -in un sinodo a Siena, ove prese il nome di Nicola II <span class="sidenote">(1059)</span>; -e perchè più non si rinnovassero le elezioni tumultuarie, -lo indusse a toglierne il diritto al re ed al popolo, -per affidarlo ad un concilio di cardinali vescovi e cardinali -cherici<a class="tag" id="tag386" href="#note386">[386]</a>, salvo l'approvazione del clero e -l'onore dovuto all'imperatore. -</p> - -<p> -I grandi, stizziti del vedersi tolto il lucroso privilegio, -spedirono chiedendo un papa al nuovo imperatore -Enrico IV; e i prelati lombardi da lui convocati a -Basilea <span class="sidenote">(1061)</span>, abrogata la costituzione di Nicola, stanziarono -che il pontefice dovesse scegliersi nel <i>paradiso d'Italia</i>, -come definivano la Lombardia, acciocchè avesse viscere -tenere a compatire la fragilità umana, ed elessero -Cadolao vescovo di Parma, che si fe dire Onorio II<a class="tag" id="tag387" href="#note387">[387]</a>. -<span class="pagenum" id="Page_485">[485]</span> -Venne costui a prendere possesso della dignità colle -armi, alleandosi anche colla fazione di Tusculo; ma -Ildebrando avea già fatto proclamare dai cardinali -Anselmo da Baggio vescovo di Lucca, col nome di -Alessandro II. Lo scisma proruppe in guerra civile, -dove il papa legittimo restò vinto in prima, indi vincitore. -Solo dopo molti anni l'arcivescovo di Colonia -Annone, tutore di Enrico IV, lo riconobbe: e Cadolao, -gran tempo sostenuto nel Castel Sant'Angelo da Cencio, -che comprò a contanti, riuscì a fuggire, senza però -mai rinunziare alle sue pretensioni. Un concilio adunato -a Mantova chiarì legittima l'elezione di Alessandro. -</p> - -<p> -Tanta potenza esercitando, riverito come signore -dai papi medesimi, da un pezzo Ildebrando avrebbe -potuto sedere sulla cattedra di san Pietro, qualora -l'avesse ambita; ma celebrandosi le esequie di Alessandro, -la folla <span class="sidenote">(1073)</span> invade tumultuosamente la basilica Laterana, -acclamando d'ogni parte Ildebrando papa per -volontà di san Pietro. Egli accorse al pulpito per chetare -quel disordine; tutto invano; nè il gridare ristette -finchè i cardinali non ebbero annunziato pontefice l'eletto -dal popolo e dall'apostolo. Allora la pompa del -nuovo papa e le acclamazioni si mescolarono in modo -strano all'apparato funebre e al corteo di suffragio. -</p> - -<p> -Con ciò si preveniva l'intervenzione e la probabile -opposizione imperiale, e assicuravasi ai cardinali il -contrastato privilegio elettorale: pure Ildebrando ne -informò Enrico, pregandolo sottrarlo da quel peso, -altrimenti dichiarandosi mal disposto a soffrire i comporti -<span class="pagenum" id="Page_486">[486]</span> -di esso imperatore. Malgrado questa diffida, non -avendovi trovato ombra di simonia, Enrico non potè -negare l'assenso. Allora col nome di Gregorio VII piglia -assunto di guerreggiare la simonia e l'incontinenza, -che da due secoli insozzavano la sposa di Cristo; trova -che la forza domina dappertutto? e' vuol dappertutto -far prevalere il pensiero; trova il pontificato fiacchissimo, -robustissimo l'Impero? e' si propone di sottometter -questo a quello, come l'anima comanda al corpo, -come l'ingegno dirige le braccia. Viaggiò per Italia -amicandosi i prelati buoni; e agevole dovunque trovasse -docilità, inflessibile coi contumaci, instaurava -l'antica disciplina. Abbracciando l'intera cristianità -nelle sue attenzioni, dove in persona non giungesse -moltiplicavasi per via di legati; non negligeva le minuzie -della reggia e della cella; ingiunse che tutti i -vescovi nelle proprie chiese facessero insegnare le arti -liberali; e non badava a farsi nemici, perchè in ogni -atto si proponeva non la superbia umana, ma la salute -delle anime. -</p> - -<p> -Divenuto il sacerdozio e le prelature impiego dei ricchi, -quest'una cosa mancava, che quelle comodità non -si dovessero comprare colle astinenze del celibato, nè -il posseder benefizj togliesse i godimenti della famiglia; -da ultimo si rendessero patrimonio le dignità, i vescovadi, -il papato, introducendo anche nella Chiesa -l'assurdità delle cariche ereditarie ch'ella avea sempre -rejetta. Ed a questo pure si tendeva; e già in molte -diocesi era invalso il matrimonio dei preti, che la prudenza, -il decoro, la libertà necessaria al clero aveano -fatto vietare. Allora dunque che Gregorio richiamò la -trascurata proibizione, si allegavano la consuetudine -d'alcune diocesi, i privilegi speciali, i legami di famiglia -già contratti, e un lamento levossi per tutta la -Chiesa occidentale. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_487">[487]</span> -</p> - -<p> -Il clero dell'alta Italia erasi di buon'ora corrotto, e -già al tempo de' Longobardi Paolo Diacono deplorava -che più nessuno frequentasse il San Giovanni di Monza, -in grazia de' suoi preti concubinarj e simoniaci. Ne' contorni -di Brescia, al 790, uscì un monaco ad annunziare -imminente la fine del mondo, colpa la depravazione -dei monaci; e spacciatosi profeta, distribuì i suoi seguaci -in cori d'angeli, guidati da arcangeli, e maltrattò -i monaci, sinchè non venne mandato a morte<a class="tag" id="tag388" href="#note388">[388]</a>. -</p> - -<p> -A Milano il mal costume era cresciuto in proporzione -delle ricchezze e della potenza del clero; e indarno -il concilio di Pavia avea voluto interdire il matrimonio -ai preti, che pretendevano appoggiarsi ad -una concessione di sant'Ambrogio<a class="tag" id="tag389" href="#note389">[389]</a>. Vi serpeva -pure la simonia, e fin dall'820 papa Pasquale si lagnava -colla chiesa milanese del trafficarvisi d'ordini sacri. Per -ciò e per ambizione quel clero stava alieno dalla santa -sede, e per due secoli se ne tenne quasi separato, pretendendo -che la chiesa di sant'Ambrogio non fosse -<span class="pagenum" id="Page_488">[488]</span> -inferiore a quella di san Pietro. Guido da Velate <span class="sidenote">(1045)</span>, postovi -arcivescovo per favore del re e contro il privilegio -del capitolo<a class="tag" id="tag390" href="#note390">[390]</a>, vendeva le cariche, scaricava -su altri il peso del suo ministero, mentr'egli consumava -tempo ed entrate in caccie ed esercizj guerreschi. -L'alto clero il favoriva per imitarlo; ma il minore ed -il popolo ne prendeano scandalo e nausea, a tal segno -che, mentr'egli celebrava, l'abbandonarono tutto solo -all'altare. -</p> - -<p> -A capo de' rigorosi stava Anselmo da Baggio, prete -della metropolitana; onde Guido lo fece dall'imperatore -destinare vescovo di Lucca. Neppur là dimenticò -egli la patria; e udito come Guido avesse nominato -sette diaconi indegni, corse a Milano, e s'affiatò con -Landolfo Cotta ed Arialdo d'Alzate, principali fra i rigoristi, -e cominciarono alzar la voce a rischio della vita, -più ascoltati quanto più apparivano i vizj del clero. -Tosto si formarono due fazioni nella diocesi: una dell'alto -clero co' suoi parenti ricchi e titolati e sostenuti -da forte vassallaggio, e li chiamavano i Nicolaiti; l'altra -detta dei Patarini, poveri e plebei, ma forti nella bontà -della causa e nel favore della moltitudine. Fin alle armi -si venne; ma trovato chi osa dire una verità, può soffocarsene -il suono? Roma sostiene quelli che il ferro -dei grandi minaccia e che i sinodi provinciali scomunicano. -Pier Damiani e Anselmo da Baggio, spediti -legati dal papa in Lombardia, mostrato come fosse -<span class="pagenum" id="Page_489">[489]</span> -ingiusta la pretensione di non dipendere da Roma, -tornarono la chiesa milanese all'antica sommessione, e -in un sinodo a Roma quell'arcivescovo tenne il primo -posto, e ricevette dal papa l'anello, col quale fin allora -i re d'Italia erano soliti investirlo. Lasciarono in carica -Guido, affinchè il deporlo non mettesse sgomento -agli altri, tinti della pece istessa; ai meno colpevoli -imposero di digiunare a pane e acqua, per cinque anni, -due giorni ogni settimana, e tre nelle quaresime di -pasqua e del san Giovanni; a' più rei, sette anni, oltre -il digiuno d'ogni venerdì, vita durante; all'arcivescovo -per cento anni, dei quali però poteva riscattarsi a -prezzo; e dovea promettere di mandar tutti i preti -colpevoli in pellegrinaggio a Roma o a San Martino di -Tours, ed egli stesso andare a San Jacopo di Galizia -e al santo sepolcro<a class="tag" id="tag391" href="#note391">[391]</a>. All'eguale effetto riuscirono -nel resto di Lombardia. -</p> - -<p> -Mal soddisfatti de' miti provvedimenti, e accorgendosi -come gli avversarj dissimulassero solo per necessità, -incalorirono l'opposizione Arialdo e Landolfo, poi alla -morte di questo il fratello Erlembaldo, ancor più risoluto, -e che allor allora tornando dal pellegrinaggio in -Terrasanta, aveva infervorato il proprio zelo col visitare -le soglie degli Apostoli, dove il papa lo elesse -confaloniere della Chiesa. Anselmo da Baggio, salito -papa col nome di Alessandro II, favorì di forza gli -zelanti, mentre Erlembaldo allettava plebe e giovani <span class="sidenote">(1065)</span>, -e a capo d'armati strappava dagli altari i preti concubinarj, -e correva da Milano a Roma per attingere -incoraggiamenti e forza. Di rimpatto il clero istigava -la boria patriotica contro Roma, i nobili difendevano -colle armi i loro parenti e creati; onde ogni giorno -baruffe e sangue: scene riprodotte nelle altre città, -come gli scandali che vi davano occasione. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_490">[490]</span> -</p> - -<p> -E del furore armato cadde vittima Arialdo con orribili -strazj. Il sangue esacerba le ire; Guido co' suoi è -cacciato; ed egli vende la dignità a un Goffredo, che -d'intesa coi vescovi e coi capitanei di Lombardia, va -coll'anello e col pastorale al re di Germania, e gli propone -di sterminare i Patarini se lo investa dell'arcivescovado. -L'imperatore, desideroso d'umiliare il papa e -chi per lui, accondiscende alla domanda, e l'intruso -s'accinge all'effetto: ma Erlembaldo piglia le armi, e -dopo saccheggi e incendio, rimasto padrone della città, -governa con un consiglio di trenta persone, confisca i -beni di qualunque prete non possa con dodici testimonj -giurare di non aver avuto affare con donne: -molti, insofferenti della insolita dominazione, fuoruscirono; -più volte si tornò alle mani, intanto che gli uni -e gli altri imparavano a governarsi senza nè conte nè -arcivescovo, in vera repubblica. Principi e buffoni cuculiano -quegl'involontarj divorzj dei preti: i nobili -rientrati s'affaticano a screditare i Patarini, e blandiscono -il popolo col proporgli una confederazione, allo -scopo di assicurare l'integrità della chiesa milanese. -</p> - -<p> -Morto Guido <span class="sidenote">(1071)</span>, Erlembaldo fa eleggere arcivescovo -un giovinetto Attone; e la fazione contraria si leva in -armi, assale il prelato, che non potè salvar la persona -se non salendo in pulpito e abdicando: ma Roma lo -riconobbe, e scomunicò Goffredo. Erlembaldo continuava -guerra ai concubinarj; ma i nobili tornati in -armi lo uccisero <span class="sidenote">(1075)</span>, e il popolo lo onorò come martire. -</p> - -<p> -Il conte Everardo, uno scomunicato spedito da re -Enrico, adunati i signori lombardi a Roncaglia, li ringraziò -d'avere ucciso Erlembaldo, proscrisse i Patarini, -e fece eleggere un nuovo arcivescovo; in modo che -tre persone portavano questo titolo. Ma il popolo, che -pativa dalla corruzione del clero, che mal comportava -si sperdessero in reo lusso le ricchezze concedute alle -<span class="pagenum" id="Page_491">[491]</span> -chiese per sollievo de' poveri, che dal rigore de' monaci -era stato avvezzo a considerare come perfezione -il celibato, e che suol pretendere maggiori virtù da chi -lo dirige, vigorosamente sostenne il decreto del papa -che l'imponeva, maltrattò i renitenti, li respingeva dagli -altari o fuggiva dai loro sacrifizj; onde quell'ordine -prevalse, dopo quasi un secolo di contrasti. Sciogliendo -i sacerdoti dai legami della famiglia, assicurava una -milizia, devota interamente al pontefice, e intenta a -saldarne la potestà; toglieva che le dignità passassero -per retaggio, anzichè essere attribuite per merito; e -che divenissero beni di famiglia quelli che erano stati -commessi alle chiese come patrimonio universale dei -poveretti. -</p> - -<p> -Il patriarca di Aquileja, dopo la quistione dei Tre -Capitoli, era rimasto a capo di quanti vescovi reluttavano -alle decisioni del pontefice; alfine piegò anch'esso, -ed ora nel ricevere il pallio dovette dare un -giuramento <span class="sidenote">(1079)</span> che poi si estese agli altri metropoliti -e ai vescovi nominati direttamente da Roma; ove -s'obbligavano al modo stesso che i vassalli al signore, -cioè di serbare fedeltà al pontefice, non tramare contro -di lui nè rivelarne i secreti, difendere a tutta possa -la primazia della chiesa romana e le giustizie di -san Pietro, assistere ai sinodi convocati da esso, riceverne -orrevolmente i legati, non comunicare con chi -da esso fosse scomunicato: di poi vi s'aggiunse di visitare -ogni tre anni le soglie degli apostoli, o mandare -chi rendesse conto dell'amministrazione della diocesi; -osservare le costituzioni e i mandati apostolici, nè alienare -verun possesso della mensa se non consenziente -il santo padre. -</p> - -<p> -Resa al clero la potenza che trae dalla virtù, bisognava -saldare l'indipendenza col toglier via la pietra -dello scandalo, il diritto che i signori laici arrogavansi -<span class="pagenum" id="Page_492">[492]</span> -d'investire coll'anello e col pastorale i prelati; occasione -di simonie e di elezioni indegne. — E che! -la più miserabile femminetta può scegliersi lo sposo -secondo le leggi del suo paese; e la sposa di Dio, quasi -vile schiava, dee riceverlo di mano altrui?» così sclamava -Gregorio VII, e forte nella propria volontà e nel -voto del popolo, al quale si appoggiò in ogni suo -atto<a class="tag" id="tag392" href="#note392">[392]</a>, e dal quale trasse la forza portentosa di -superare tanti ostacoli, proibì agli ecclesiastici di ricevere -investitura di qualsiasi benefizio per mano di laico, -pena la destituzione; e ai laici di darla, pena la scomunica. -</p> - -<p> -Secondo il diritto politico, il capo dello Stato non -premineva a' suoi vassalli se non per la superiorità -attribuitagli dall'infeudazione; laonde col togliere ai -signori d'investire i prelati si sottraevano questi dalla -loro dipendenza, e sottometteasi al pontefice forse un -terzo dei possessi di tutta cristianità. Se poi la Chiesa -rinunziasse ai beni e ai diritti pei quali davasi l'investitura, -rimaneva spoglia d'ogni autorità temporale e -dipendente dai principi come oggi il clero protestante. -Se, al contrario, conservandoli ella si esimesse dal chiedere -ad ogni vacanza la conferma secolare, non solo -diventava indipendente, ma sarebbesi dilatata in potenza -fin a rendere vassalli i principi. Non rifuggiva da queste -conseguenze Gregorio, poichè, volendo rigenerare la -società per via del cristianesimo, non credea potervi -arrivare finchè la sede romana non fosse levata di sopra -dei troni. Ne veniva per diritta conseguenza il suo mescolarsi -alle cose temporali e al governo de' popoli: ed -<span class="pagenum" id="Page_493">[493]</span> -agli uni vietò il trafficare di schiavi, ad altri rinfacciò -i vizj; scomunicò re contumaci, obbligò altri a continuare -alla chiesa romana quell'omaggio con cui i loro -predecessori ne aveano compensato la tutela; e dove i -baroni degradavano gli uomini alla condizione di bestie -da soma, egli voleva rialzarli con santità più che -umana. In ogni sua opera, nulla pel vantaggio personale, -tutto per la Chiesa: inesorabile cogli altri come -con se stesso, di fede irremovibile in ciò che credeva -disegno della Provvidenza, egli stesso si dà come un -abitatore delle regioni dove non penetrano mai la nebbia -della paura nè le ombre del dubbio: altri papi -aveano gemuto, esortato, negoziato, transatto; Gregorio -comanda, ardisce ogni estremo, vuole che la -potenza papale non abbia altri limiti che la volontà -di Dio e la coscienza, e per correggere gli abusi si -colloca di sopra dei re, interessati a conservarli. -</p> - -<p> -Si foss'egli incontrato in principi degni, poteva rigenerare -la Chiesa e il mondo: ma in quella vece ebbe -a cozzare con malvagi; e il resistere alle arti loro lo -portò a metter fuori tutte le armi che gli erano offerte -dal suo tempo e dalla sua posizione. -</p> - -<p> -Era succeduto al trono di Germania Enrico IV <span class="sidenote">(1056)</span>, re -nella cuna, orfano a sei anni. Educato a tracotante idea -della regia potenza, e a spregio della disciplina ecclesiastica, -ai venticinque era già un tirannello rotto -ad ogni bruttura; maltrattò la moglie; le case contaminava -colle libidini, spinte fin nelle sorelle. Singolarmente -egli offese ne' più preziosi diritti i Sassoni, che -i loro unendo ai lamenti di tanti altri, si diressero al -pontefice come al repressore d'ogni vizio e tirannide, -come all'appoggio d'ogni sforzo contro gli abusi; e -l'esortavano a deporre quest'indegno regnante: diritto, -io non cerco se giusto, ma riconosciuto in quel tempo -non solo dal gius canonico, ma dal civile de' Tedeschi. -<span class="pagenum" id="Page_494">[494]</span> -Gregorio, già disgustato di questo imperatore che facea -mercato pubblico delle sacre dignità e tenevasi attorno -persone scomunicate, lo citò a giustificarsi davanti a -un concilio in Roma. Più sdegno che timore ne prese -Enrico, e gli rispose che il deponeva di pontefice. -</p> - -<p> -Ecco dunque due podestà che minacciano a vicenda -distruggersi: l'una avea per sè l'opinione popolare, -l'altra la violenza; e ciascuna usò le armi sue. -</p> - -<p> -Allora non si pensava che le cose di governo s'abbiano -a regolare non colla morale ordinaria, bensì -con una particolare equità. Allora (e giovi ripeterlo -a costoro che la libertà credono nata jeri) uno non -nasceva re, ma doveva essere eletto; cioè condizione -del regnare, era l'esserne meritevole; nè i re erano -despoti, ma temperati dall'assemblea generale della -nazione, e dall'autorità pontifizia che contrappesava la -regia, e manteneva la libertà civile. Che se i re non -volessero chinarsi a' suoi decreti, un'arma terribile -aveva in mano il papa, e propria dei tempi, come -n'era propria quella potenza. -</p> - -<p> -Fin dai primi secoli del cristianesimo, la scomunica, -oltre escludere dalla sacra mensa e dalle benedizioni, -proibiva di abitare, mangiare, discorrere col reprobo, -e traeva anche conseguenze civili, come di rimoverlo -dagl'impieghi, dalla milizia, dai giudizj. Lentata la devozione, -bisognò crescere lo sgomento delle scomuniche -con riti e formole tali da spaventare la prepotenza -armata; gettavansi per terra candele ardenti, imprecando -che a quel modo si spegnesse ogni luce al maladetto; -alcuna fiata fu persino scritta la sentenza col -sacrosanto vino. Qualora poi si trattasse di un potente, -veniva interdetta la città o tutta la provincia dov'egli -aveva abitazione o dominio. -</p> - -<p> -Terribile pena! I fedeli restavano privi di quella parola -e di quelle cerimonie religiose che dirigono l'anima -<span class="pagenum" id="Page_495">[495]</span> -in mezzo ai turbini, e la francheggiano nelle lotte della -vita. La chiesa, monumento ove tanti segni visibili -rappresentano la magnificenza del Dio invisibile e dell'eterno -suo regno, sorgeva ancora di mezzo alle stanze -de' mortali, ma come un cadavere senza sintomo di -vita: più il sacerdote non consacrava il pane e il vino -per le anime cupide del vivifico nutrimento; non rilevava -coll'assoluzione i cuori oppressi dal rimorso; -negava l'acquasanta al segno del combattimento e della -vittoria. Muto l'organo, muti gl'inni, che tante volte -aveano tornato sereno l'animo contristato; muto il solenne -mattinare delle suore di Cristo: le campane più -non toccano che qualche volta a scorruccio; non più -suona la parola di salute dal pulpito, donde l'ultima -ora che il santuario restò aperto, lanciaronsi sassi, -significando alla turba che in pari modo Iddio l'avea -rejetta. Le porte della chiesa del Dio vivente erano -chiuse al par di quelle della terrestre: estinte le lucerne -tra canti funerei, come se la vita e la luce avessero -ceduto luogo alle tenebre e alla morte: un velo -nascondeva il crocifisso e le effigie edificanti che parlano -al senso interno per via degli esterni. Solo a qualche -convento era permesso, senza intervento di laici, -a bassa voce, a porte chiuse e nella solitudine della -notte, supplicare il Signore a ravvivare colla grazia gli -spiriti estinti. La vita non era santificata nelle importanti -sue fasi, quasi più non esistesse mediatore fra -il reo e Dio; il fanciullo era accolto al battesimo, ma -senza solennità, quasi di furto; i matrimonii si benedicevano -sulle tombe, anzichè all'altare della vita. Il -sacerdote esortava a penitenza, ma sotto il portico della -chiesa e in negra stola: quivi soltanto la puerpera -veniva a purificarsi, e il pellegrino a ricever la benedizione -pel suo cammino. Il viatico, consacrato dal prete -solitario, portavasi in segreto al moribondo, ma gli si -<span class="pagenum" id="Page_496">[496]</span> -negava l'estrema unzione e la sepoltura in terra sacra, -anzi talvolta ogni sepoltura, eccetto a preti, a mendichi, -stranieri e pellegrini. Le solennità, epoche gloriose -della vita spirituale, in cui il signore e il vassallo univansi -all'altare nella comunanza della gioja e della -preghiera, diventavano giorni di lutto, ove il pastore -fra il suo gregge raddoppiava i gemiti e i salmi della -penitenza universale e il digiuno. Interrotto ogni commercio, -questa morte dell'industria scemava le rendite -del signore: i notaj tacevano negli atti il nome del -principe colpito: ogni disastro consideravasi come frutto -di quella maledizione. -</p> - -<p> -Chi non sa immaginarsi quanto effetto dovessero -produrre simili castighi in secoli bisognosi di fede e -di culto, pensi che avverrebbe se si chiudessero i -teatri, i balli, i caffè nella nostra età, bisognosa di divertirsi, -di cianciare, di spensare, come quella di credere -e di pregare. -</p> - -<p> -Gregorio VII mitigò il rigore delle scomuniche, e -mentre dapprima colpivano chiunque avesse a fare collo -scomunicato, egli ne eccettuò la moglie, i figliuoli, i -servi, i vassalli, chi non fosse abbastanza elevato per -dare consigli al principe, e non escludeva dall'usare a -questo gli atti di carità. Egli non fu parco di scomuniche -a re prepotenti; ed, oltre il polacco Boleslao, ne -fulminò il normanno Roberto Guiscardo, che tardava -a far della Sicilia omaggio alla santa sede, e che, piegatosi -al colpo, le chiese pace e ne divenne protettore. -</p> - -<p> -Cencio, prefetto di Roma, opponevasi all'autorità -sacerdotale, e viepiù dacchè il re fu in contrasto col -papa, sicchè questo lo scomunicò. Ricco e poderoso -quanto iracondo, e sperando così gratificare ad Enrico, -penetra costui nella chiesa ove Gregorio compiva le -imponenti e affettuose cerimonie della notte di natale, -e presolo pei capelli, lo trascina nel suo palazzo <span class="sidenote">(1075)</span>. Il -<span class="pagenum" id="Page_497">[497]</span> -popolo, che in Gregorio venerava il proprio rappresentante, -unanime si levò a rumore, e assalita la fortezza, -lo prosciolse, e sulle braccia recollo a finire a sera la -messa interrotta all'alba: nè Cencio sarebbe ito salvo, -se Gregorio con magnanimo perdono non avesse mostrato -quanto l'uom del popolo sentasi superiore a quel -della spada. -</p> - -<p> -L'appoggio della fazione di Cencio avea dato baldanza -a re Enrico, il quale raccolse a Worms <span class="sidenote">(1076)</span> un concilio, -dove Ugo, cardinale degradato dal papa, lesse -una fila di accuse le più insensate e feroci, nessuna -delle quali (mirabil cosa in tempi tali e fra tal gente) -intacca i costumi di Gregorio; ed essendosi intimato -che il non condannare il papa sarebbe un mancare alla -fedeltà giurata al re, i prelati dichiararono di più non -riconoscere Gregorio. I vescovi lombardi, di cui questo -avea frenato l'incontinenza, raccoltisi a Piacenza, approvarono -quella decisione; e Rolando da Siena, assuntosi -di notificarla a Gregorio, lo fece davanti a un concilio -da questo radunato: ma le guardie l'avrebbero -fatto a pezzi, se nol salvava Gregorio. -</p> - -<p> -Quei padri, ascoltata l'insultante lettera di Enrico, a -una voce lo esclamarono scomunicato; e il papa lo -proferì decaduto dai regni di Germania e d'Italia, dispensò -dal giuramento prestatogli, sospese i vescovi -adunati a Worms, e spedì due legati per distogliere -popoli e principi dall'obbedienza. Fu un applauso generale -tra' Sassoni e Turingi, che, adottato per grido -di guerra <i>san Pietro</i>, si misero a ordine per deporre -Enrico. Visto il pericolo, questi (come fece Napoleone -dopo le sue sconfitte) scarcerò i principi e vescovi che -deteneva: ma già la lega contro di lui abbracciava -tutta Germania; onde, avvistosi che l'esercito non gli -basterebbe contro la volontà del popolo espressa dal -papa, scese a trattare; e si convenne di rimettere la -<span class="pagenum" id="Page_498">[498]</span> -causa al pontefice, dichiarando scaduto Enrico se entro -un anno non fosse ribenedetto. -</p> - -<p> -Il papa era dunque preso arbitro, onde veniva ad -esprimere il voto della giustizia e della nazione. Il medesimo -Enrico nol dichiarò incompetente; anzi, per -non incorrere nuove umiliazioni, risolse venire a chiedergli -l'assoluzione <span class="sidenote">(1077)</span> prima che scadesse l'anno prefissogli. -Nello stridore del verno prese la via d'Italia, coll'oltraggiata -moglie Berta e con un fanciullo. I nemici -gli aveano chiuso ogni valico: solo pel Cenisio sperava -passare senza molestia, giacchè vi dominava l'illustre -marchesa Adelaide, unica figlia di Maginfredo di Susa, e -che per le varie nozze col marchese di Monferrato e col -conte di Morienna, alla casa di Savoja potette acquistare -importanza anche di qua dell'Alpi. Governava essa allora -con gran lode col figlio Amedeo; e come madre che era -di Berta, accolse benevola il re, ma nol lasciò progredire -se non le cedeva cinque vescovadi d'Italia<a class="tag" id="tag393" href="#note393">[393]</a>; -al qual patto gli venne anch'essa compagna. Lietissime -accoglienze ebbe in Lombardia, vuoi dall'alto clero, uggiato -delle papali riforme, vuoi dai baroni, bisognosi -dell'appoggio imperiale per opporsi ai popoli che anelavano -alla libertà. Nella restante Italia i Normanni -appoggiavano Gregorio, sì per lealtà feudale, sì per -tema che l'imperatore, fatto potente, minacciasse la -loro recente conquista; il basso clero applaudiva alla -rintegrata disciplina, i popolani bramavano assodare -il governo a comune, e respingere i Tedeschi: ma la -fautrice più efficace di Gregorio fu la contessa Matilde. -</p> - -<p> -Bonifazio, conte di Modena, Reggio, Mantova, Ferrara, -aveva <span class="sidenote">(1027)</span> dall'imperatore Corrado Salico ottenuto il -<span class="pagenum" id="Page_499">[499]</span> -ducato di Lucca ed il marchesato di Toscana, riuscendo -uno de' più potenti signori d'Italia; e s'aggiunga dei -più ricchi e munifici. Quando sposò Beatrice di Lorena, -tenne per tre mesi corte bandita a Marengo, servendo -in piatti d'oro e d'argento quanta baronia vi capitava, -mentre tini come pozzi offrivano vino alla giocondità -popolare, ravvivata da sonatori, giocolieri, saltambanchi. -Non trovando Enrico III buon aceto a Piacenza, e' -gliene mandò, ma con barili e vettura d'argento. Di -questa cortesia e d'altre non gli seppe buon grado -Enrico, anzi, ingelosito di tanta potenza e ricchezza, lo -avrebbe voluto mortificare col privarlo de' feudi: ma -tolti quelli, tanti beni proprj possedeva, che sarebbe -rimasto ancora grande. Ricorse dunque Enrico alla -violenza, e tentò arrestarlo coll'ordinare che, venendo -alla corte, da quattro sole persone si lasciasse accompagnarlo. -Bonifazio menava invece un grossa comitiva, -la quale come vide chiudersi le porte sopra i passi del -padrone, le sforzò. Il colpo fallito persuase Bonifazio -che i Salici aspirassero a toglier via anche dall'Italia le -dignità ducali che ne impacciavano il potere; onde si -pose fautore spiegato dei pontefici, e avversario degli -stranieri. Nelle sue guerre e negli acquisti avea recato -danno alle chiese; lo perchè ogn'anno conducevasi alla -Pomposa a confessarsi in colpa, e i monaci <i>lavavano</i> i -suoi peccati. E poichè, al modo de' signori d'allora, -conferiva titoli e benefizj per denaro, l'abate <span class="sidenote">(1052)</span> il flagellò -nudo avanti all'altare della Madonna, finchè non promise -astenersi dal sacrilego mercato. Alfine fu assassinato -mentre da Mantova passava a Cremona, e il popolo -credette che in quel luogo più non crescesse erba. -</p> - -<p> -La sua vedova fu cercata moglie da Goffredo di Lorena, -il quale combinò insieme le nozze del suo figlio -d'egual nome con Matilde, fanciulla di Beatrice <span class="sidenote">(1063)</span>. S'adontò -l'imperatore che di sì vasti possedimenti si disponesse -<span class="pagenum" id="Page_500">[500]</span> -senza sua partecipazione, e tanto più a favore d'una -Casa che gli era avversaria in Germania; sicchè nascea -pericolo che l'Italia si staccasse dal regno. Scese dunque -sbuffante dalle Alpi, tenne come statico Beatrice, -andata a supplicarlo: ma vedendo Goffredo con Baldovino -suo cugino fare allestimenti in Germania, e temendo -s'accordasse coi Normanni per sottrargli tutta Italia, -s'indusse a dissimulare; e quegli continuò a governare -sì gran parte della penisola. Quando poi suo fratello fu -assunto papa col nome di Stefano IX <span class="sidenote">(1057)</span>, si disse che questi -avesse in idea di mutar la corona imperiale sulla testa -di Goffredo, e snidare d'Italia e Normanni e Tedeschi; -ma pronta morte dissipò que' disegni. Goffredo parteggiò -con papa Alessandro II contro Cadolao, e prestò -il braccio onde reprimere Ricardo normanno, che, invase -alcune terre pontifizie, pretendeva il titolo di patrizio -di Roma. Morto lui <span class="sidenote">(1076)</span>, poi anche la madre, e l'indegno -marito Goffredo il Gobbo, Matilde si trovò signora -de' vastissimi dominj paterni, e d'assai terre dell'alta -Lorena, spettanza materna; e ne usava a larghissime -beneficenze. -</p> - -<p> -La Toscana è piena di tradizioni intorno a questa -insigne donna, attribuendo a lei un'infinità di castellari, -di ponti, di chiese; a lei i bagni di Casciano in Valdera, -altri bagni a Pisa e il castello di Montefoscoli, a lei la -grandiosa chiesa di Sant'Agata al Cornocchio nel Mugello, -a lei l'ospedale d'Altopascio, e il palazzo e castello -di Nozzano presso Lucca, la quale città cinse di -mura e dotò di fondazioni pinguissime. Dante, così -avverso alla dominazione papale, pure la immortalò -collocandola alle soglie del suo paradiso. Intorno ai costumi -di lei varia corre la fama, ma concorde sulla -coltura sua, il coraggio, la perseveranza e la devozione -verso la sede pontifizia. Devota, pur resiste alla tentazione -del chiostro, allora comune, onde versarsi nell'attività -<span class="pagenum" id="Page_501">[501]</span> -del secolo, e malgrado il debole temperamento -vi riesce, mercè l'assistenza divina e la forza del suo -carattere. Combatte in persona, parla la lingua di tutti -i suoi soldati, ha corrispondenza con nazioni lontane, -raduna una biblioteca<a class="tag" id="tag394" href="#note394">[394]</a>, e fa da Anselmo raccogliere -il Corpo del diritto canonico, e quel del diritto civile -da Irnerio, che per sua cura aperse in Bologna la prima -scuola di leggi. Tanta grandezza abbelliva coll'umiltà, -e la sua sottoscrizione era <i>Mathilda Dei gratia si -quid est</i>. -</p> - -<p> -Mostrò ella speciale devozione a Gregorio VII; e se -Bennone, gran nemico di Gregorio, tentò denigrare -quell'amicizia, niun contemporaneo, nè il concilio di -Worms vi danno piede; e tutta la storia la mostra -<span class="pagenum" id="Page_502">[502]</span> -innamorata non del papa ma del papato, cui restò fedele -per sei pontificati successivi<a class="tag" id="tag395" href="#note395">[395]</a>. -</p> - -<p> -Nel castello di Canossa, che a mezzogiorno di Reggio -sorge inespugnabile fra gli squallidi valloni dell'Appennino, -sede allora di tanta civiltà, or rovina deserta e -quasi ignorata, ricoverò Gregorio presso Matilde quando -temette che il favore de' Lombardi non tornasse l'ira -allo sbaldanzito Enrico IV: ma questo interpose essa -Matilde sua parente, Adelaide di Susa, il marchese -guelfo Azzo ed altri primati d'Italia per essere assolto -d'una scomunica che lo portava a perdere anche la -corona. Di segnalati delitti voleva il papa segnalata la -riparazione, sgomento ai baldanzosi, soddisfazione ai -deboli che l'aveano invocato. Esigette pertanto venisse -a lui in abito di penitenza, consegnandogli la corona -come indegno di portarla <span class="sidenote">(1077)</span>; ed Enrico, deposte le regie -<span class="pagenum" id="Page_503">[503]</span> -vesti ed i calzari, e coll'abito consueto de' penitenti -potè entrare nella seconda cerchia del castello, ed ivi -attendere la decisione. Intanto le celle del castello erano -occupate dai vescovi di Germania, venuti a penitenza -e trattati a pane e acqua; e i signori lombardi stavano -attendati nelle valli circostanti. Poichè tre giorni l'ebbe -lasciato all'intemperie <span class="sidenote">(18 mag.)</span>, Gregorio ammise Enrico al suo -cospetto e l'assolse, patto si presentasse all'assemblea -de' principi tedeschi, sommettendosi alla decisione del -papa, qual essa si fosse; frattanto non godesse nè le -insegne nè le entrate nè l'autorità di re. Promesso, dati -mallevadori, Gregorio prese l'ostia consacrata, e appellando -al giudizio di Dio se mai fosse reo d'alcuno degli -appostigli misfatti, ne inghiottì una metà, e porse l'altra -ad Enrico perchè facesse altrettanto se si sentiva incolpabile. -Potere della coscienza! Enrico non s'ardì ad un -atto che avrebbe risoluta ogni quistione, e si sottrasse -al giudizio di Dio. -</p> - -<p> -Il secolo nostro che, idolatro della forza, s'inginocchiò -al brutale insultatore d'un papa supplichevole, è giusto -che raccapricci al vedere un imperatore, violator delle -costituzioni, supplichevole ad un papa tutore dei diritti -de' popoli. -</p> - -<p> -Ma a quell'umiliazione mancava il merito espiatorio -per parte d'un principe che minacciava e piegava, prometteva -e mentiva; sicchè gl'italiani lo tolsero in dispregio, -e al ritorno gli chiusero le porte in faccia, e -discorrevano di deporlo e surrogare Corrado suo figlio. -Enrico, indispettito, svergognato, coll'abituale sua precipitazione, -ed istigato anche da Guiberto arcivescovo -di Ravenna perpetuo avversario di Roma, si pose coi -nemici del papa, cercò prender questo, in una conferenza -arrestò il vescovo d'Ostia da lui deputatogli, negò -presentarsi alla dieta; sicchè i Tedeschi lo deposero -come contumace, e gli nominarono successore Rodolfo -<span class="pagenum" id="Page_504">[504]</span> -duca di Svevia. Gregorio riconobbe questo; e pare divisasse -unire la media Italia e la settentrionale in un -regno, che rilevasse dalla santa sede, come ne rilevavano -i Normanni nella meridionale; e a quel regno -fosse subalterna la Germania. La nazionale idea non -potè incarnarsi, giacchè Enrico, dando e promettendo, -e operando risoluto quando il papa procedea circospetto, -s'era procacciato amici assai, massime fra i -vescovi realisti, come Tedaldo di Milano, Sigefredo di -Bologna, Rolando di Treviso, Guiberto di Ravenna, -involti nella scomunica; e raccolto un esercito e concilj, -fece deporre Gregorio e sostituirgli esso Guiberto, -nominato Clemente III <span class="sidenote">(1080)</span>. -</p> - -<p> -Allora guerre con varia fortuna: l'anticesare Rodolfo -di Svevia in Germania restò ucciso; un esercito raccolto -dalla contessa Matilde per isnidare di Ravenna -l'antipapa, fu sconfitto presso la Volta Mantovana dai -Lombardi; talchè Enrico rassicurato calò in Italia, e a -Milano fe coronarsi con solennissima pompa <span class="sidenote">(1081)</span>. I suffraganei -di quell'arcivescovo in gran pontificale vennero -sin al palazzo regio, donde condussero a Sant'Ambrogio -il re, con duchi, marchesi, nobili, in mezzo a preci, -inni, antifone, e l'introdussero ai gradi dell'altare su -cui erano deposte le regie insegne. L'arcivescovo lo -interrogò sulle verità di fede, indi se si sentisse disposto -di serbare le leggi e la giustizia; e poichè il re ebbe -assentito, due vescovi andarono ad interrogare il popolo -se fosse contento di stargli soggetto. Avuto il sì, -cominciò la cerimonia; e il re prostrossi in croce davanti -all'altare, e così i vescovi, tanto che cantaronsi -le litanie; quindi il metropolito gli unse d'olio le spalle, -e dato che i vescovi gli ebbero la spada, esso gli porse -l'anello, la corona, lo scettro, il bastone, e lo assise sul -trono, consegnandogli il pomo d'oro e spiegandogli i -doveri di re; infine gli diede la pace. Andò poi a prendere -<span class="pagenum" id="Page_505">[505]</span> -la regina, e l'accompagnò all'altare, dove essa fece -la preghiera; indi consacrò lei pure versandole olio -sulle spalle, e le pose l'anello e la corona. Nella messa -il re offerse il pane all'arcivescovo, e da lui ricevette -la comunione<a class="tag" id="tag396" href="#note396">[396]</a>. -</p> - -<p> -I Lombardi continuarono a devastar le terre della -contessa Matilde: Lucca, cacciato il santo vescovo Anselmo, -che avea scritto a favore di Gregorio VII, ne -elesse uno fautor dell'Impero, e si ribellò a Matilde; -ma le rôcche di Canossa, Bibianello, Carpineta, Monte -Baranzone, Montebello, e l'altre di cui erano seminate -le alture di Modena e Reggio, offrivano ad essa insuperabili -ripari; poi sotto quella di Sorbara nel Modenese -riportò segnalata vittoria, facendo prigione il -vescovo di Parma, sei capitani, cento militi, più di -cinquecento cavalli. -</p> - -<p> -Enrico intanto aveva condotto a Roma il suo antipapa; -ma la mal'aria e la resistenza de' Romani, a lui -avversi quant'erangli favorevoli i Lombardi, gli impedirono -di espugnarla. Però egli corruppe i signori, -principalmente guadagnò vescovi, profuse cenquarantaquattromila -scudi d'oro e cento pezze di scarlatto -che l'imperatore di Costantinopoli gli avea mandate -onde indurlo a far guerra a Roberto Guiscardo; alfine -dopo tre anni fu ricevuto in Roma <span class="sidenote">(1084)</span>, e vi si fece consacrare -dal suo Clemente III, mentre Gregorio era chiuso -in Castel Sant'Angelo. «Trista città questa Roma! -(esclamava Gaufrido Malaterra) le tue leggi son piene -di falsità; ogni cattiveria signoreggia in te, e lussuria -e avarizia e niuna fede, ordine niuno; la peste simoniaca -serpeggia in ogni dove, tutto vi è vendereccio; il -sacro Ordine ruina in grazia di te, da cui prima ebbe -<span class="pagenum" id="Page_506">[506]</span> -incremento; non contenta d'un papa, vuoi doppia tiara, -e varii di fede secondo il denaro; mentre l'uno sta, -batti l'altro; se quello cessa, richiami questo, e l'un -con l'altro minacci; e così riempi le tasche»<a class="tag" id="tag397" href="#note397">[397]</a>. -</p> - -<p> -Abbiam detto come i Normanni si facessero vassalli -della santa sede; e Roberto Guiscardo fu adoperato -tosto da Nicola II a sfasciare Palestrina, Tusculo, Nomento, -Galeria, per isvellere la lunga tirannia che i -conti Tusculani esercitavano. Ma poi nella sua ambizione -non risparmiò tampoco le terre pontifizie, onde -fu scomunicato. Mal badando ai mezzi purchè giungesse -a consolidarsi, avea tenuto intelligenze con re -Enrico: ma insieme spiava l'occasione di rendere -qualche segnalato servigio al pontefice. Stava egli -assediando Durazzo, quando, inteso l'oltraggio fatto a -Gregorio, interruppe l'impresa, e corso in Italia, con un -pugno de' prodi suoi Normanni e con Saracini di Sicilia -venne a Roma, e trascorrendo a saccheggi e incendj -non men di quello che avesse fatto Enrico, liberò -Gregorio e il ricollocò in Laterano. Di quivi il pontefice -scomunicò Enrico e l'antipapa, indi in mezzo alle armi -v'avviò verso il mezzodì. Per via cercò consolazioni -sulla tomba di san Benedetto a Montecassino, la propria -vita tempestosa paragonando a quella solitaria -pace: a Desiderio abate vaticinò gli sarebbe successore, -presentendo necessaria la conciliazione dopo la lotta. -A Salerno consacrò la magnifica cattedrale erettavi dal -<span class="pagenum" id="Page_507">[507]</span> -Guiscardo, e vi ebbe le maggiori onoranze. Ma accorato -dal veder rivoltosi i proprj cittadini, egli che tanti -popoli aveva sollevati contro i sovrani; espulso dalla -propria cattedra sè che tanti vescovi avea rimossi; -scissa la Chiesa ch'egli aveva tanto faticato a risarcire; -e venir meno tanti suoi amici, e declinare la causa in -cui mai non eragli mancata la fede, morì esclamando: — Amai -la giustizia, e odiai l'iniquità; perciò finisco -in esiglio» <span class="sidenote">(1085)</span>. -</p> - -<p> -E già ad Alfonso di Castiglia egli scriveva: — Il -livore de' miei nemici e gl'iniqui giudizj sul conto mio -non vengono da torto ch'io abbia loro recato, ma dal -sostenere la verità e oppormi all'ingiustizia. Facile mi -sarebbe stato rendermi servi costoro, e ottenerne doni -più ricchi ancora che i predecessori miei, se avessi -preferito di tacere la verità e dissimulare la loro nequizia: -ma, oltre la brevità della vita e lo sprezzo che -meritano i beni del mondo, io considerai che nessuno -meritò nome di vescovo se non soffrendo per la giustizia; -onde risolsi attirarmi piuttosto il livore de' ribaldi -coll'obbedire a Dio, che espormi alla sua collera -compiacendoli con ingiustizie». Così prevedeva gli odj -d'una posterità adoratrice della forza, e che chiamò -arroganza l'aver egli osato fiaccare la burbanza dei -re<a class="tag" id="tag398" href="#note398">[398]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_508">[508]</span> -</p> - -<p> -Poco di poi morivano anche Roberto Guiscardo e -Guglielmo di Normandia nuovo anticesare; sicchè pareva -Enrico trionfasse de' suoi nemici, e che, corretto -dalle contrarietà e dagli anni, si rimettesse a moderazione, -e si conciliasse i principi tedeschi. Successore -a Gregorio VII volea darsi Desiderio abate di Montecassino, -che avea spiegata molta virtù e prudenza nei -precessi tumulti: un anno intero egli durò al niego, -finchè vinto dalle lagrime de' cardinali e dalle promesse -dei signori romani che il sosterrebbero contro -gl'imperiali, accettò col nome di Vittore III <span class="sidenote">(1086)</span>, e potè fra -non molto recuperare Roma coll'ajuto di Matilde. Ma -non potè sostenersi che coll'armi contro quelle dell'antipapa, -e ben presto morì. Un concilio <span class="sidenote">(1088)</span> radunato in Terracina -sotto gli auspizj della contessa nominò Urbano II -francese, infervorato nelle idee di Ildebrando, e capace -di sostenerle. Alla contessa Matilde <span class="sidenote">(1089)</span>, invano chiesta da -Roberto figlio di Guglielmo il Conquistatore d'Inghilterra, -persuase egli di sposare Guelfo II, figlio del duca -di Baviera, avverso all'imperatore. Questi, indignatone, -occupò tutti i castelli di Matilde in Lorena, poi, ripassate -le Alpi, ebbe a tradigione Mantova, devastò altri -possessi di lei nel Bresciano, nel Ferrarese, nel Modenese, -e le intimava riconoscesse il suo papa Clemente. -Accordarsi cogli scismatici parea peccato alla contessa, -<span class="pagenum" id="Page_509">[509]</span> -che ne volle il parere di un'adunanza di vescovi; ed -Eriberto vescovo di Reggio le insinuò d'accondiscendere, -onde risparmiare la guerra, di cui al vivo dipingeva -gli orrori. Stava l'intenerita per cedere, quando -un Giovanni, austero eremita, s'affacciò nell'adunanza, -rimbrottandola di poca fede perchè esitasse a sagrificare -i proprj Stati per la causa della Chiesa: ond'essa -tenne saldo, e l'esito smentì la prudenza umana. -</p> - -<p> -Qualche migliore avviamento prendevano intanto le -cose religiose; man mano che moriva qualche vescovo -scismatico, i popoli, stanchi di rimanere sconnessi dalla -Chiesa romana, procuravano ne fossero eletti di migliori. -Vero è che tratto tratto gli scismatici rivalevano, -e a Piacenza cavarono gli occhi e tagliarono a pezzi il -vescovo Bonizone. Poi nella contesa che aveva sbrancato -ogni città fra amici del papa o dell'imperatore, -una delle fazioni era prevalsa in ciascuna, e le città papaline -faceano leghe tra sè e guerra contro le imperiali: -ed inebbriate sulla battaglia, persuasero Corrado -figlio d'Enrico a ribellarsi al proprio padre. Se le cronache -dicessero vero, Enrico era divenuto sleale anche -alla nuova sua moglie Adelaide, e imprigionolla a Verona, -donde fuggita a Matilde, le narrò com'egli n'avesse -esposto il corpo agli oltraggi di molti, e persino del -figlio Corrado. Il quale, campato di carcere, scese in -Italia, dove grandissimi beni in Piemonte possedeva, -ereditati dalla contessa Adelaide sua ava, e fu coronato -in Milano <span class="sidenote">(1091)</span>, sostenuto dai Bavaresi e da Matilde. -</p> - -<p> -Sì al vivo sentì Enrico la ribellione del figliuolo, che -fu per uccidersi, tanto più che le sue armi ebbero la -peggio in Italia; e sconfitto di nuovo dalla contessa -sotto Nogára, fu costretto ripassar le Alpi, lasciando -ad una donna il vanto d'una delle maggiori vittorie -che Italiani riportassero sopra stranieri<a class="tag" id="tag399" href="#note399">[399]</a>. Alfine egli -<span class="pagenum" id="Page_510">[510]</span> -conchiuse pace <span class="sidenote">(1097)</span> cogli avversarj suoi in Germania, i -quali dichiararono Corrado indegno della corona. -Costui, lodato di moltissime virtù, ma contaminato -dal più nero delitto, sprovveduto di vigor naturale, -visse in balìa della fazione che lo aveva eletto, e massime -di Matilde, che ormai potea dirsi regina d'Italia, -e morì nell'abbandono a Firenze <span class="sidenote">(1101)</span>, vollero dire avvelenato -dalla gran contessa. -</p> - -<p> -Era designato al trono di Germania il minor fratello -Enrico, ma questo pure maturò la ribellione sotto -pretesti devoti<a class="tag" id="tag400" href="#note400">[400]</a>, e tenne cattivo l'imperatore. Il -quale liberato si presentò ad un'assemblea in Magonza, -confessandosi in colpa, chiedendone perdono, e cedendo -la lancia e lo scettro per aver l'assoluzione del legato -papale. Si prostrò anche ai piedi d'Enrico dicendo: — Figliuol -mio, figliuol mio, se il Signore vuol punire -i miei trascorsi, non contaminare il nome e l'onor tuo; -poichè natura non soffre che il figlio si eriga giudice -del padre». Il figlio neppur gli badò, e il padre andò -spargendo e scrivendo miserabili gemiti, finchè morì <span class="sidenote">(1106)</span> a -Liegi dopo cinquant'anni di regno. Le sue prosperità -furono disonorate dai peggiori vizj d'uomo e di re: che -se le sciagure che glie ne conseguitarono fecer qualche -volta dimenticare i misfatti con cui le meritò, potremo -<span class="pagenum" id="Page_511">[511]</span> -dimenticare quanto sangue fe spargere coll'ostinarsi -nello scisma? -</p> - -<p> -L'antipapa Guiberto, pentito più volte d'essersi così -male imbarcato nella nave di Pietro, non ebbe mai il -coraggio di sottomettersi; ed or tutta Roma, or tenne -solo il castello, ora la campagna, turbando il paese e le -coscienze finchè morì improvviso e impenitente, e -Pasquale II ordinò che le sue ossa a Ravenna fossero -dissepolte e gettate al vento <span class="sidenote">(1100)</span>. Esso papa in Guastalla -tenne nuovo concilio, fulminando le investiture date -da secolari, depose alcuni vescovi, alcune chiese riconciliò, -e per umiliare quella di Ravenna ne sottrasse -le chiese di Bologna, Modena, Parma, Piacenza, Reggio. -</p> - -<p> -Enrico V, che erasi ribellato al padre col pretesto -ch'egli fosse scomunicato, appena si trovò re cominciò -guerra al papa, pretendendo poter dare l'investitura; -ed esigere l'omaggio ligio dai prelati. Per sostenerlo -passò le Alpi; ricevuto orrevolmente dalle città lombarde <span class="sidenote">(1110 agosto)</span>, -eccetto Milano, e da quelle fornito di denaro e -truppe, distrusse Novara e altre terre renitenti; a -Roncaglia passò in rassegna ben trentamila soldati -scelti a cavallo, oltre gl'Italiani; viaggiò per Pontremoli, -la quale dovette pigliar di forza; abbattè Arezzo; -arrestava preti e monaci quanti potesse, o li cacciava -dalle lor sedi, onde era chiamato sterminatore d'Italia. -Di tal passo avanzò fin a Sutri. -</p> - -<p> -La Romagna era sempre sossopra, e Stefano Corso -ribellò la Marittima, fortificandosi in Ponte Celle e -Montalto, sicchè il papa dovette osteggiarlo. Roma -stessa non quetò, sebbene Pasquale vi rientrasse; ogni -giorno tumulti, ladronecci, omicidj; una fazione si teneva -in armi verso Anagni, Palestrina e Tusculo; una -ribellava la Sabina; Pietro Colonna e l'abate di Farfa -intercideano le vie verso il Napolitano. Pasquale faticò -assai in recuperare le terre al patrimonio; poi, all'udire -<span class="pagenum" id="Page_512">[512]</span> -la venuta d'Enrico V, si fe promettere dai duchi di -Puglia e dai proprj baroni che lo difenderebbero. Ma -viepiù si fidava sulle ragioni che spiegò all'imperatore; -e poichè questi negava recedere pur da uno dei diritti -esercitati da' suoi predecessori <span class="sidenote">(1111)</span>, Pasquale, che voleva -appianar le differenze ad ogni costo, arrivò alla più -grande mai delle concessioni; vale a dire che gli ecclesiastici -cederebbero tutti i possessi temporali, coi vassalli -e i castelli avuti dagl'imperatori, non ritenendo -se non le decime e le terre ricevute da privati, purchè -l'imperatore rinunziasse all'immorale diritto delle -investiture. -</p> - -<p> -Ad Enrico non parve vero di poter ricuperare alla -corona tanti feudi, dai re concessi agli ecclesiastici -quando importava di farne un contrappeso ai signori -laici; onde l'accordo fu sottoscritto e dati gli ostaggi, salva -l'approvazione della Chiesa e dei principi dell'Impero. -</p> - -<p> -Pieno disinteresse, zelo d'estirpare il mal seme, ricordo -dell'apostolica povertà, recavano Pasquale sino -a far che la Chiesa rinunziasse ad ogni temporalità: -ma non s'accorgeva come impossibile tornerebbe lo -spogliare tanti signori ecclesiastici poderosi; mentre -anche ai nobili laici spiacerebbe il veder chiusa quella -via di collocamento ai loro cadetti. Di fatto, non appena -l'accordo si divulga, i nobili ne mormorano e si oppongono; -i vescovi ripetono le regalie possedute per concessioni -imperiali; Enrico nega rinunziare alle investiture -se non venga adempita la condizione: onde invece -d'accomodare s'arruffò, e lo scompiglio e il tumulto -s'estesero anche al popolo romano, che, scontento dei -Tedeschi rozzi e briaconi, cominciò a scannarli. Enrico -prende il papa e i cardinali come statichi, e dopo essere -stato ferito e scavalcato, esce di città traendoseli dietro, -spogli degli ornamenti e in ceppi, e stringe d'assedio -Roma. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_513">[513]</span> -</p> - -<p> -Il papa, sgomentato da settanta giorni di prigionia <span class="sidenote">(1112)</span>, -soscrive a Sutri un privilegio, che vescovi ed abati si -eleggessero liberamente e senza simonia, ma fosse necessario -il beneplacito del re, il quale gl'investirebbe -coll'anello e col pastorale, dopo di che verrebbero consacrati. -Reciprocamente Enrico promette restituire e -conservare tutti i beni alla Chiesa romana. Allora -Pasquale rientra in Roma, e consacra Enrico ma a -porte chiuse, chè i Romani nol disturbassero: ma non -sì tosto fu questi partito, i cardinali, che non avevano -dato adesione all'accordo, tentarono distorne il papa, al -quale si erano avversati fin a trattarlo d'eretico, sicchè -egli andossene da Roma, e depose le insegne, risoluto -a vivere in solitudine. Un concilio accolto in Laterano -cassò quel privilegio, che i prelati intitolavano <i>pravilegium</i>, -come estorto a forza; si proibirono le investiture -secolari, e quantunque il papa renuisse <span class="sidenote">(2 aprile)</span>, si proferì -condanna contro l'imperatore, che si trovò involto ne' -guaj di suo padre, disobbedienze, ribellioni, guasti. -</p> - -<p> -Ravviluppò quel nodo la morte della contessa Matilde <span class="sidenote">(1115)</span>. -Non pare che la pia donna sapesse guardarsi dall'arroganza -che dà il potere; dal marito Guelfo si separò; a -Corrado fe inghiottir fiele: intanto estese la propria autorità, -creava a suo talento gli arcivescovi di Milano, proteggeva -i sacerdoti, donava con appena credibile larghezza -a chiese e a monasteri, e la sua ambizione era lusingata -così dall'essere benedetta qual tutrice della Chiesa, -come dal tener testa al più potente principe d'Europa. -Oltre il marchesato di Toscana, la ducea di Lucca e -sterminati tenimenti, possedeva Parma, Modena, Reggio, -Cremona, Spoleto ed altre città; ultimamente aveva ricuperato -anche Ferrara e Mantova, la quale, alla falsa -nuova della morte di lei, si era rivoltata. Di tutti questi -possessi ella chiamò erede la santa sede<a class="tag" id="tag401" href="#note401">[401]</a>: ma -<span class="pagenum" id="Page_514">[514]</span> -Enrico V pretendeva ai feudi come ricadenti all'Impero -col cessare della linea mascolina, e ai beni allodiali -siccome prossimo parente della estinta. Era difficile -chiarire la vera natura di possessi che stavano -incorporati già da molte generazioni, ed ove decreti -imperiali avevano talvolta congiunto feudi ed allodj, o -ai feudi eransi agglomerate allodiali proprietà: ma -Enrico <span class="sidenote">(1116)</span>, da re, risolve la questione calando in Italia ed -occupandoli, e minaccia tornar prigioniero il pontefice -che protestava. Questo, in un nuovo concilio di Laterano, -cassa il privilegio di Sutri, conferma quanto aveano -operato i suoi legati, e all'accostarsi dell'imperatore -ricovera a Montecassino, sotto la tutela dei Normanni. -</p> - -<p> -Della fuga del papa risero ed esultarono i Romani, -molti de' quali egli avea scontentati coll'attribuire -grandi poteri e il grado di prefetto della città a Pier -Leone, imputato d'una colpa che la Chiesa non riconosce, -l'esser discendente da Ebrei. Il popolo invece -pose a prefetto un fanciullo, i cui parenti tiranneggiavano -Roma, e diede mano alla fazione imperiale. Stranissimi -fenomeni agitavano in quel tempo le fantasie: -per quaranta giorni durarono le scosse d'un tremuoto, -quale mai a memoria d'uomini; sicchè a Verona crollarono -molti edifizj e perirono persone; a Parma, a -<span class="pagenum" id="Page_515">[515]</span> -Venezia, altrove cascarono castelli e palazzi; a Cremona -la cattedrale: insieme si videro nuvole infocate e sanguigne -vicinissimo alla terra, ed altri portenti. Dai -quali anche l'imperatore sgomentato, desiderò rappattumarsi -colla Chiesa; e nol potendo ottenere, mosse -guerra ad alcuni castelli pontifizj, il che lo fece applaudire -dai Romani; e con donativi amicatisi i magnati, -entrò in città, e vi si fece di nuovo coronare <span class="sidenote">(1118)</span>. Pasquale -dovette fuggire, e morì fuor della sua sede: lodato per -saviezza, pietà e mansuetudine. -</p> - -<p> -A Gelasio II succedutogli, Enrico propose riconoscesse -il privilegio del 1111; e poichè questi rimise -l'affare ad un concilio, Enrico cavalcò di nuovo sopra -Roma, e Cencio Frangipane, caporione della setta imperiale, -rinnovò la scena d'un altro Cencio, prendendo -a pugni e calci il pontefice e trascinandolo pei capelli -dalla chiesa al proprio palazzo. Il popolo, che agli eccessi -de' rivoltosi si ravvedeva del mal concepito suo -odio, guidato da Pier Leone, glielo strappò di mano e -lo rimise in onore: ma egli non fidandosi di quegl'instabili, -si ritirò. Enrico, non contento della forza, -ricorse anche ai cavilli, e fatta da giureconsulti dimostrare -illegale l'elezione di Gelasio, assunse papa -Maurizio Burdin, arcivescovo di Praga, che prese il -nome di Gregorio VIII. Gelasio dovette ancora ricorrere -alle armi e al soccorso de' Normanni; certamente -bestemmiato da coloro che tacciano d'imbecille chi -soccombe alla violenza, e di micidiale chi la ripulsa. -Mentre celebrava in una chiesa secondaria di Roma, i -Frangipani l'assalsero, altri nobili li contrastarono, e il -sangue corse: onde Gelasio stabilì abbandonare <i>la -nuova Babilonia</i>, in ogni caso preferendo <i>avere un -imperatore solo che tanti in Roma</i>; e dai Pisani si -fece portare in Francia, nella badia di Cluny, dove -circondato di venerazione moriva. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_516">[516]</span> -</p> - -<p> -I cardinali gli surrogarono Calisto II 1119, che zelatore -dei diritti ecclesiastici, ma più destro che i predecessori, -maneggiò con Enrico un componimento: non vi -riuscì, e avendo l'imperatore tentato arrestarlo, egli -scomunicò lui e il suo antipapa. Calisto tornando in -Italia, fu ben ricevuto dai Lombardi appunto perchè -perseguitato dagl'imperiali; fauste accoglienze ebbe da -Roma stessa, donde era fuggito Burdino: passò poi a -Benevento, ove gli Amalfitani ostentarono le loro -ricchezze parandola di tele e drappi di seta e altre -preziosità, mentre in turiboli d'argento e d'oro bruciavano -cannella ed altri aromi. Colà Guglielmo duca -di Puglia e Giordano principe di Capua vennero a -prestare al papa il consueto omaggio e fedeltà contra -<i>ogni uomo</i>, ed esso gl'investì col gonfalone; trovandosi -per tal modo sostenuto dalle forze normanne per -combattere le guerre della libertà. E poichè l'antipapa -si reggeva in armi, e la campagna era infesta di -masnade, dovè venire con un esercito, assediò Sutri, -e vi fe prigioniero l'antipapa, che fra indecenti beffe -fu ricondotto a Roma, e chiuso in un convento <span class="sidenote">(1122)</span>. -</p> - -<p> -La scomunica papale preparava ad Enrico altrettanti -guaj che a suo padre; ond'egli prelibandoli chinò la -cervice, negoziò un accordo coi baroni che contro lui -si erano confederati, e si convenne d'una pubblica pace -a Wurzburgo, alla quale tenne appresso quella col -papa. La dieta germanica a Worms confermò il concordato, -in cui l'imperatore, ribenedetto, rinunziava ad -investire i prelati coll'anello e col pastorale, lasciava -alle chiese la libera elezione, e prometteva restituir -loro le regalie usurpate dopo rotta la guerra. Di rimpatto -il pontefice consentiva che i prelati di Germania -venissero eletti in presenza dell'imperatore, senza nè -violenze nè simonie; dopo eletti accettassero le regalie -(oggi si direbbe le temporalità) dall'imperatore -<span class="pagenum" id="Page_517">[517]</span> -mediante lo scettro, e a quello prestassero i servizj -dovuti; in Italia, al contrario, l'investitura si dava dopo -consacrazione; nè si conservò ai capitoli il diritto di -eleggere il proprio pastore. -</p> - -<p> -Qui si chiude il primo atto della guerra delle Investiture, -agitata quarantott'anni fra sangue e intrighi. -A Calisto II rimase la gloria di quell'accordo, per -l'amor della pace che costantemente dimostrò; ma il -vantaggio fu tutto del poter secolare, attesochè l'imperatore -non recedeva pur da una delle sue pretensioni, -e colla presenza veniva a dirigere la scelta, oltre tenersi -confermato l'alto dominio. La Chiesa però non aspirava -ad acquisti, bensì a restare indipendente nelle cose spirituali, -e in ciò trovavasi soddisfatta. Poco poi Lotario -II imperatore di Germania lasciossi indurre a -rinunziare al diritto di assistere alle elezioni, e fu mutato -nel papa quello di decidere le differenze che ne -nascessero. Ai principi serbavansi i frutti delle badie -e de' vescovadi vacanti, e così lo spoglio de' vescovi -e degli abati; ma di queste pure vennero privati poc'a -poco. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap79">CAPITOLO LXXIX. -<span class="smaller">Repubbliche marittime.</span></h2> -</div> - -<p> -Poteva il commercio aver fiore allorchè tanti regni -v'erano quanti villaggi, e il mercadante ad ogni guado -di fiume, ad ogni stretta di monti trovava l'uom di un -barone che esigeva un pedaggio o qualche merce al -prezzo ch'egli fissava, se pur non volesse anche svaligiarlo? -Le vie di terra sì poco erano sicure, che, -mentre Giovanni VIII andava in Francia l'878, a -<span class="pagenum" id="Page_518">[518]</span> -Châlons sulla Saona gli fu rubata parte de' suoi cavalli; -a Flavigny la scodella d'argento di san Pietro, -di cui i papi usavano; e altro rimedio non ebbe che -di scomunicare i ladri. Alquanto men male doveano -passare le cose in Italia, atteso l'affluire de' pellegrini -per devozione e per affari al centro della cristianità, -quando gli affari più importanti erano i religiosi. -</p> - -<p> -Il commercio della Germania con Costantinopoli e -col Levante era continuato per la Pannonia sinchè -questa rimase sotto la placida dominazione degli Avari; -ma dacchè fu invasa dai fieri Magiari, si diresse per la -Lombardia. Le relazioni coi Franchi aveano pure dischiuso -le due strade pel Tirolo a Verona, e per l'Elvezia -al lago di Como. -</p> - -<p> -Ma fu pel mare che acquistarono ricchezze e libertà -Pisa, Genova, Amalfi, e quella Venezia che il primo -esempio di regolare governo dovea dare alle nazioni -moderne. Avanti l'invasione de' Barbari, di cinquanta -città fioriva il paese dei Veneti<a class="tag" id="tag402" href="#note402">[402]</a>, esteso dalla Pannonia -all'Adda, dal Po all'alpi Retiche e Giulie. Esposto -pel primo alle correrie de' Settentrionali, perdette la -prosperità; poi Attila ridusse in cenere Aquileja, Concordia, -Oderzo, Altino, Padova. Fuggendo davanti al -Flagello di Dio <span class="sidenote">(450)</span>, i popoli dell'Euganea e della Venezia -<span class="pagenum" id="Page_519">[519]</span> -ripararono nell'isola di Rivo Alto e nelle convicine. -Sfogato quel nembo, molti alla patria desolata preferirono -il ricovero sicuro; e poichè, come avviene nelle -emigrazioni, i ricoverati erano i meglio stanti, vi cercarono -agi alla vita, mentre si esercitavano nelle uniche -arti che colà fossero possibili, commercio, pesca, raccoglier -sale, e trasportare quanto scendea dai fiumi -d'Italia, o dovea rimontarli, per supplire alle biade dei -campi sperperati. -</p> - -<p> -Al frangersi dell'imperio romano, poi al venire dei -Goti, e forse maggiormente al sopragiungere dei Longobardi, -nuova gente accorreva nelle isole per sottrarsi -alla servitù. Era naturale che quei primi non accomunassero -tutti i civili diritti ai nuovi ospiti, talchè restava -formata una nobiltà, non derivante da guerre e -conquiste, ma da anteriore abitazione. Allorchè l'impero -non sopravisse che a Costantinopoli, la lontananza -lentò i legami che con esso avevano conservato i Veneti: -mal però si potrebbe determinare fin a qual punto -dipendessero dai successori di Zenone, e forse limitavansi -all'omaggio, conservato come titolo di difesa contro -i vicini, e di privilegiato commercio coll'Oriente. -</p> - -<p> -In Venezia vissero memori della italica civiltà, con -poche armi, molto traffico, e col regolamento municipale -cui erano avvezzi sulla terraferma. Dapprima ad -Eraclea sul lido ove sbocca la Piave, poi a Malamocco -isola ora perita, fu la sede del governo, il quale abbracciava -le isole e il lembo di terraferma che va da Grado -a Capodargine. Pei comuni interessi e per nominare -magistrati annuali, varie isole si accoglievano nell'arengo -o concione. -</p> - -<p> -Di que' primordj rimangono molte traccie d'agricoltura; -una delle isole è detta le Vignòle per le viti, una -Bovese pei bovi; a Torcello si stabilisce per <i>chyrographorum -scripta</i> di misurare i terreni a jugeri da darsi -<span class="pagenum" id="Page_520">[520]</span> -ai coloni, i quali per ogni jugero di vigna dovranno al -vescovo due tralci carichi, e ogni massaro otto denari; -e gli abitanti contribuiranno uova, galline o siffatti. Ma -già regnante Teodorico, Cassiodoro salutava i Veneziani -siccome corridori del mare e dei fiumi. — Simili -ad uccelli acquatici, spargeste vostre case sulla faccia -del mare; per voi furono congiunte terre divise, opposti -argini all'impeto dell'onde; basta la pesca ad alimentarvi, -e il povero non è differenziato dal ricco; uniformi -gli abitari, non distanza di condizioni, non gelosia -fra cittadini; vece di campi vi tengono le saline». -</p> - -<p> -Nell'anno della invasione longobarda, il patriarca di -Aquileja, venuto in auge durante lo scisma dei Tre -Capitoli, si trasportava dalla distrutta sua città a Grado, -e fra un secolo molti de' suffraganei l'imitarono; uno -si pose a Caprola, uno in Eraclea, uno nell'isola di -Torcello, un quarto al lido di Medoaco, un altro in -Equilo. A san Magno vescovo di Oderzo, che fuggiva -da re Rotari nelle lagune, apparve la Madonna, e gli -additò sette isole, ordinando vi fondasse sette chiese. -Un'altra pia tradizione raccontava che l'apostolo san -Marco, nel passare da Alessandria ad Eraclea, naufragò -a Rialto, e predisse che colà avrebber riposo le sue -ossa. Per la fabbrica di San Zaccaria, dovuta a san -Magno, fin Leone iconoclasta diede artefici, denaro, -reliquie<a class="tag" id="tag403" href="#note403">[403]</a>. La chiesa di Torcello già era cadente -nell'864, e le parti restaurate in quell'anno e nel 1008 -sono di lavoro grandioso e squisito. -</p> - -<p> -Più il dominio longobardo riusciva intollerabile -agl'Italiani, e massime al clero, più gente affluiva -alle sicure lagune. Ciascun'isola prendeva a capo un -tribuno; poi fu formato il Governo comune, restringendo -l'amministrazione dapprima ad un tribuno solo, -<span class="pagenum" id="Page_521">[521]</span> -poi a dieci, a dodici, a sette; finchè nobili, popolo e -clero adunati elessero un capo unico che, potendo su -tutti gli altri, frenasse l'ambizione e la prepotenza. -Paoluccio Anafesto di Eraclea, divenuto capo <span class="sidenote">(697)</span> non per -tirannica usurpazione, ma per amore di libertà meno -tumultuosa, apre la serie dei dogi, magistrato supremo, -eppure temperato in modo, che neppur uno arrivò al -despotico potere. Erano eletti a vita dal popolo; e ciò -non aboliva l'arengo nè il voto universale; in modo che -Venezia congiungeva l'avanzo delle forme antiche mediante -l'omaggio all'imperatore, il sistema de' governi -militari all'uso germanico nell'autorità affidata ai dogi, -la futura libertà de' Comuni italiani coll'ordinamento a -popolo; e tutto ciò senza codesta trasfusione di sangue -settentrionale, che alcuno reputa fosse necessaria a -svecchiare la razza italiana. -</p> - -<p> -Gli Schiavoni, occupata la Dalmazia e mal trovando -preda in una terra tante volte saccheggiata, si gittarono -alla pirateria; onde i Veneziani dovettero opporsi -a loro, col che aggiunsero all'industria il valore. -</p> - -<p> -Carlo Magno, rinnovato l'Impero occidentale, fe -coll'orientale una pace <span class="sidenote">(804)</span>, ove determinava i confini del -regno italico comprendendovi l'Istria, la Liburnia e -la Dalmazia. Per conseguenza i dogi di Venezia e di -Zara avrebbero dovuto omaggio a Carlo; ma fallendo -ai patti, Niceforo imperatore spediva per ricuperare -la Dalmazia, e benchè tenesse dietro pronta tregua, -la ruppe Paolo duca di Zara e di Cefalonìa <span class="sidenote">(807)</span>, occupando -i porti dalmati, poi ancorandosi fra le isolette -ove cresceva Venezia, e tentando pure Comacchio. -Respinto dai Franchi, cercò accordi con Pepino re -d'Italia; ma li contrariarono i fratelli Obelerio e Beato -dogi, temendo non ne fosse prezzo la tradigione della -repubblica veneta. -</p> - -<p> -Paolo, vedendosi insidiato, ricondusse l'armata sua -<span class="pagenum" id="Page_522">[522]</span> -a Cefalonìa, e i Veneziani rimasero esposti a Pepino, -sdegnato con loro perchè, quando li chiamò ad obbedienza, -risposero: — Non vogliamo stare soggetti -(δουλοι) che all'imperatore romano», e negarono soccorrerlo -nell'impresa di Dalmazia, e ridussero il patriarca -di Grado a trasferire sua sede in Pola. Mosso -dunque in armi contro di essi, Pepino prese le isole di -Grado, Eraclea, Malamocco, Equilo; talchè il doge, per -salvare Olivòlo, Caprola e Torcello, promise annuo -tributo. I Veneziani, imputandolo di viltà o tradimento, -cacciarono Obelerio <span class="sidenote">(809)</span>, che con tutta la sua famiglia passò -in Oriente. -</p> - -<p> -La discordia agevolò a Pepino la conquista di -Chioggia e Palestrina; e gettò un ponte di barche sin -a Malamocco, dove allora sedeva il Governo. Angelo -Participazio propose si trasportasse tutta la popolazione -a Rialto; Vittore d'Eraclea ammiraglio lasciò che -le navi nemiche s'inviluppassero fra i bassifondi delle -lagune, e quando la marea bassa le impedì d'ogni -movimento, i Veneziani avventarono dardi e fuoco, -sicchè a gran pena, quando il mare ricrebbe, scompigliate -e sdruscite ricoveraronsi nel porto di Ravenna<a class="tag" id="tag404" href="#note404">[404]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_523">[523]</span> -</p> - -<p> -Con fortuna non migliore la flotta di Pepino campeggiò -in Dalmazia, talchè questa provincia rimase -ai Greci. Le ostilità avvicendaronsi coi negoziati, sinchè -il patrizio Arsafio ad Aquisgrana <span class="sidenote">(810)</span> ricevette di man -di Carlo Magno il trattato di pace che cedeva ai Greci -le città di Venezia, Trau, Zara e Spalatro: acquisto di -puro nome per l'impero greco, mentre a quelle risparmiava -il tedio delle pretensioni dei Franchi. -</p> - -<p> -Questo trionfo compensò Venezia dei guasti sofferti; -e Angelo Participazio, messo a capo del popolo che -avea salvo, mutò la sede del governo a Rialto <span class="sidenote">(811)</span>, alla -quale si congiunsero presto le isole circostanti di Olivòlo, -Luprio, Birri, Dorsoduro, le Gémine. Tosto si -diede opera ad imbonire il terreno e sodarlo, un -murazzo schermì l'entrata della laguna, in cui Chioggia, -Malamocco, Palestrina, Eraclea, risorte dalle ruine, -fecero corona al palazzo del doge, con una sessantina -d'isolette congiunte per via di ponti, qual simbolo dell'unità -morale da cui aspettavano la forza. A quelle -isole insieme fu dato il nome dell'antica patria, chiamandole -Venezia; unità datale dall'assalto di Pepino: -chè sempre dopo attacchi falliti ingrandisce l'indipendenza -d'un paese. -</p> - -<p> -Un cittadino di Torcello e uno di Malamocco, andati -ad Alessandria con dieci navi (tanto poteano due privati), -riuscirono a sottrarre dalla profanazione dei califfi -e portare in patria le reliquie di san Marco, nascondendole -tra carne di majali, acciocchè i gabellieri musulmani -non le rovistassero. Quel santo divenne d'allora il -patrono della repubblica veneta. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_524">[524]</span> -</p> - -<p> -Un Comune e un santo; ecco gli elementi di cui -gl'italiani componevano la loro libertà. -</p> - -<p> -Più che agl'imperatori d'Occidente, aderiva Venezia -a quelli di Costantinopoli, che avevano per sè l'opinione -d'un'antica primazia, e che le offrivano agevolezze di -commercio; e a questi non isdegnava prestare un -omaggio apparente, spedire ambasciate e doni, ricevere -i titoli di <i>ipato</i> cioè console o di <i>protospatario</i> -pel doge, somministrar flotte, come fece principalmente -allorchè di sessanta navi accrebbe l'armata <span class="sidenote">(837)</span> venuta a -salvare le coste d'Italia dai Saracini. Per richiesta del -greco imperatore guerreggiò anche i Normanni di Calabria<a class="tag" id="tag405" href="#note405">[405]</a>, -e n'ottenne in compenso i diritti sovrani -sulla Dalmazia. Alessio Comneno assolse la Repubblica -d'ogni gabella ne' suoi porti, mentre gli Amalfitani che -vi approdassero doveano retribuire tre perperi a San -Marco. -</p> - -<p> -Gli Arabi, gente trafficante sin dal tempo di Giacobbe, -le natìe abitudini conservarono anche dopo che la conquista -li portò fuori di patria; e dalle coste del Mediterraneo -negoziavano di legname, pece, lana, canapa, -pelliccie, schiavi, e si facevano intermediarj del commercio -colle lontane contrade delle spezierie. Con essi -teneano vivi negozj i Veneziani, i quali, dove altri accorreva -per devozione, andavano a piantare mercati; -istituirono fiere nelle proprie città, a Pavia, a Roma, -<span class="pagenum" id="Page_525">[525]</span> -altrove, spacciandovi merci d'Oriente, schiavi, reliquie, -tutto, purchè vi fosse da vantaggiare. Conoscevano il -lusso degli Arabi, e ne compravano le manifatture, ingegnandosi -emularle; non potendo speculare su terreni, -compravano armenti che pascolassero nel Friuli e nell'Istria; -prendeano in appalto le gabelle d'altri paesi, -per disvantaggiarne i loro emuli; le saline del litorale -o cavavano per conto proprio, o ne acquistavano -il prodotto, come pure il sal minerale di Germania e -Croazia; costrinsero un re d'Ungheria a chiudere le sue, -e guaj a chi usasse sal forestiere. -</p> - -<p> -Le città della costa illirica appartenevano all'impero -greco, che, come soleva ne' paesi lontani, le lasciava -armarsi e amministrarsi da sè. La loro situazione divenne -pericolosa al rinforzarsi de' Croati e delle altre -genti slave piantatesi nella Dalmazia, tra le quali principalmente -i Narentini si erano buttati al pirata. Dal -paese ove poi Trieste ingrandì, tribolavano essi il commercio -de' Veneziani, avventurandosi fin tra le loro -isole; e tentarono un'impresa audacissima <span class="sidenote">(935)</span>. Il giorno -della candelara soleano i Veneziani fare le nozze di -cospicue fanciulle nella maggior chiesa, posta sull'isola -di Castello, con quel corredo d'allegria e di ricchezze -che si suole per siffatte solennità. I pirati si posero in -agguato, e come i festanti furono raccolti, gli assalsero, -e rapirono le spose e i doni. Scoppiò il dolore universale: -ma il doge Pier Candiano, il cui padre era morto -osteggiandoli, incoraggiò a far piuttosto vendetta, e -armate alla presta quante navi potè, raggiunse i rapitori -nelle lagune di Caorle, e ricuperò le donne e il -bottino. -</p> - -<p> -Il Candiano vendicò l'insulto col portare guerra -a morte ai corsari dell'Istria; anche i Comuni illirici -si collegarono per esterminarli, chiedendo capo la repubblica -veneta, alla quale convennero di prestare -<span class="pagenum" id="Page_526">[526]</span> -omaggio, e di marciare sotto le sue bandiere. La -flotta più poderosa che Venezia avesse ancora armata <span class="sidenote">(997)</span> -andò a ricevere l'omaggio della storica Pola, di Parenzo, -Trieste, Capo d'Istria, Pirano e delle altre città -costiere; poi di Zara in Dalmazia e delle terre fin a -Ragusi, e delle isole. Lèsina e Cùrzola preferirono allearsi -coi Narentini, onde contro di esse tolsero l'armi -i Veneziani, e sterminarono il ricovero de' Narentini. -</p> - -<p> -Il fatto delle spose rapite si solennizzò con perpetuo -anniversario, dove la Repubblica dava la dote ad alquante -fanciulle, che recavano le donora entro arselle. -I cassellieri, cioè falegnami, che aveano somministrato -il maggior numero di barche, chiesero in guiderdone -che il doge venisse ogni anno alla loro parrochia il -giorno della lor festa. — Ma e se piovesse? — Vi -daremo cappelli. — E se avessi sete? — Vi daremo -a bere. — Sia e sarà sempre». Perciò, anche dopo -dismessa la cerimonia degli sposalizj, il piovano andava -incontro al doge, presentandogli due cappelli di -paglia, due aranci e due fiaschi di malvasia. Tradizioni -poetiche, che Venezia custodiva gelosamente, e che fin -all'età precedente alla nostra congiungevano il passato -al presente. -</p> - -<p> -E tutta poetica è la storia di Venezia, e de' privilegi -che concedeva alle varie isole. Le mogli dei nobili -di Murano, isola prediletta dalla Repubblica per le -manifatture del vetro, poteano sedere pari alle patrizie -della dominante. A quei della torre di Bebbe, presso -Chioggia fra Adige e Brenta, che mostrarono valore -in una guerra per la navigazione di quest'ultimo -fiume, fu perdonato il tributo di tre galline, che in tre -termini dovea ciascuna famiglia offrire ogn'anno al -doge. Gli isolani di Poveglia erano iscritti nel ruolo -de' cittadini originarj; esenti da servizio militare, se -pur il doge non ne assumesse il comando; esenti da -<span class="pagenum" id="Page_527">[527]</span> -dazj, tasse d'arti e mestieri, imposte, neppur se fossero -per lo scavo dei canali interni della città. Giunti a sessant'anni, -aveano il privilegio di comprare a un prezzo -determinato il pesce che veniva dall'Istria, e venderlo -al pubblico mercato. Erano in ispeciale protezione del -doge e della magistratura delle <i>Rason Vecchie</i>, che -trattava le loro quistioni. Il venerdì santo offrivano al -doge ottanta passere del peso d'una libbra: all'Ascensione -regalavano alla dogaressa una borsa con cinque -ducati in rame, perchè la si comprasse un par di pianelle. -Quando il doge uscisse alle funzioni nella barca -dorata, lo accompagnava una peota, in cui stavano i -principali dell'isola di Poveglia che sonavano le trombe: -nel giorno dell'Ascensione precedeano il bucintoro che -andava a sposar il mare, faceano ala sulla destra del -ponte per cui il doge saliva al vascello, e poteano -prendergli la mano e baciargliela. La domenica poi -seguente a quella festa, i loro capi, guidati dal cappellano -che cernivasi dalle famiglie originarie, entravano -nell'appartamento del doge, professandogli l'antica -devozione, e chiedendogli continuasse a proteggerli -e ne mantenesse i privilegi, e gli baciavano la mano e -la guancia: poi erano da esso banchettati con servizio -d'argento, e poteano portarsene i rilievi della mensa, -oltre il regalo di molte confetture e di un garofano. -</p> - -<p> -La feudalità non potea metter radice dove non s'aveva -territorio: l'alto clero sceglievasi sempre tra i -nobili, onde questi non discordavano dagli ecclesiastici. -San Marco fu sinonimo dello Stato, lo che dava a questo -un aspetto religioso; il servizio pubblico non importava -soggezione ad altr'uomo, ma un obbligo verso quel -santo; e più d'un doge depose il cornetto per finire in -un monastero una vita logorata a servire san Marco. -Pier Candiano III erasi associato il figlio, il quale congiurò -contro di lui; ma il popolo stette pel padre, e -<span class="pagenum" id="Page_528">[528]</span> -cacciò il figliuolo, che, protetto da re Berengario II, -mosse contro la patria <span class="sidenote">(959)</span>, di che il padre morì di crepacuore. -Il popolo dimentico elesse quel figlio, che si -mostrò crudele nell'interno, prode e vigoroso di fuori, -destreggiando cogl'imperatori d'Oriente e d'Occidente; -proibì ai Veneziani di trafficare di schiavi coi Saracini, nè -di portar lettere a Costantinopoli se non passando per -Venezia. Repudiata la veneta Giovanna, obbligandola a -farsi monaca, e chierico il figlio, sposò Gualdrada sorella -del famoso Ugo marchese di Toscana, che con -corteggio di regina gli portò ricchissima dote di beni -sodi e di servi. Per difender questi assoldò bande straniere; -e inorgoglito del costoro appoggio, cominciò a -trattare d'alto in basso la nobiltà veneta, e attaccar liti -coi vicini; prese un castello de' Ferraresi, fe devastare -Oderzo, e via di questo passo. I Veneziani, perduta pazienza, -lo assalsero, e perchè si difendeva co' suoi armigeri, -diedero ascolto a Pietro Orseolo, ed appiccarono -fuoco al palazzo ducale. La fiamma si dilatò alle vicine -chiese di san Marco, san Teodoro, santa Maria Zobenico -e a più di trecento case; e il doge fu trucidato -con un suo fanciullo. -</p> - -<p> -Gli sottentrò l'Orseolo <span class="sidenote">(976)</span>, il tristo consigliatore, eppure -uomo di somma pietà, che tutto s'adoprò a restaurare -i danni, rifece il palazzo e la basilica Marciana, zelò la -giustizia. Sentendo però d'aver nemici, e rimorso della -parte presa alla fine del predecessore, raddoppiava atti -di penitenza; da Guarino, abate guascone di famosa -santità, si lasciò persuadere a ritirarsi nella vita monastica; -e segretamente passato in Francia, visse da frate, -e dopo morto <span class="sidenote">(978)</span> ebbe onori di santo. Anche Vitale Candiano -suo successore, dopo brevissimo comando, si -chiuse in una badia. -</p> - -<p> -Sotto Tribuno Memmo succedutogli entrò la peste -delle fazioni, fin allora sconosciuta in Venezia, venendo -<span class="pagenum" id="Page_529">[529]</span> -a contesa i Caloprini coi Morosini; e sorti in armi <span class="sidenote">(979)</span>, -questi furono cacciati. Ottone II stava ancora in rotta -coi Veneziani per l'uccisione del doge: ora Memmo gli -mandò ambasciadori, coi quali fu concordata la pace, -determinando anzi i limiti<a class="tag" id="tag406" href="#note406">[406]</a>; ma i Caloprini, per avere -il dogato e per nuocere ai Morosini, offersero a Ottone -quel destro di sminuire l'impero greco, e a tutte le -terre da sè dipendenti proibì di portar vettovaglie a -Venezia, nè ai Veneziani di metter piede nel suo impero. -Memmo punì i mali istigatori col diroccarne le -case; ma quel blocco metteva in gravissima congiuntura -la Repubblica, se opportunamente non fosse morto -Ottone. I suoi successori diedero a Venezia il privilegio -di negoziar soli di sale e di pesce marinato. I Caloprini, -per mediazione dell'imperatrice Adelaide, ottennero -perdono e giurata sicurezza; ma poco poi, i tre -figliuoli di Stefano Caloprino in gondola furono trucidati -dai Morosini. Il Memmo finì monaco. -</p> - -<p> -Pietro Orseolo II <span class="sidenote">(991)</span> conta fra' più illustri dogi per avere -ampliato la potenza dello Stato; spedì ambascerie ai -Saracini, dominanti sulle coste d'Asia e d'Africa; ottenne -nuovi mercati da Ottone III e dal vescovo di -Treviso; compì il palazzo ducale e la basilica; trovò -occasione di sottomettere le città marittime della Dalmazia -sottrattesi ai Croati, e Parenzo, Pola, Ausero, -Veglia, Arbe, Trau, Spalatro, Curzola, Lesina, Ragusi -ed altre, che conservando proprj statuti, riceveano il -podestà da Venezia; e il titolo di <i>duca di Dalmazia -per misericordia di Dio</i> fu aggiunto a quello del doge. -</p> - -<p> -Questo godeva terre, decime, pesche, caccie, vestiva -<span class="pagenum" id="Page_530">[530]</span> -riccamente, gran treno di servi, in chiesa si cantavano -le sue lodi; egli intronizzava i prelati, benediva il popolo, -dava l'avocazia delle chiese del dominio, giudicava -liti o spediva messi a giudicarle: ma da un lato -lo frenava l'aristocrazia, dall'altro il popolo, ancora -mobile e rivoltoso. Già dodici dogi erano stati eletti figli -di doge ancor vivo; laonde si temeva non si riducesse -ereditaria anche quella dignità, come succedeva delle -feudali sul continente. E però Ottone Orseolo <span class="sidenote">(1009)</span> succeduto -a Pietro fu cacciato dal popolo, e si provvide che nessun -doge potesse associarsi verun congiunto, nè designare -il successore. L'autorità del doge fu ristretta col -volere che non deliberasse se non con due tribuni, poi -col togliergli la nomina de' giudici, istituendo il magistrato -<i>del Proprio</i>. Il doge era però ancora eletto da tutto -il popolo, donde frequenti sedizioni fra gli aspiranti. -</p> - -<p> -Venezia nulla risentì della lotta delle Investiture, attesochè -il doge non le conferiva; esso nominava il -primicerio e i cappellani di San Marco; popolo e clero -continuavano ad eleggere i vescovi; il patriarca, più -tardi creato, ricevendo il soldo dallo Stato, restava -alieno dalle pretensioni feudali dei prelati del continente. -I terribili incendj di cui patì, diedero modo a -Venezia di attestare le sue ricchezze con fabbriche solide -e belle, e che compite quando non aveva nè miniere -nè bestiame nè vino od altra produzione, attestano -il prosperare de' suoi traffici. In fatto, cresciute -le navi per tutela e commercio, Venezia si trovò donna -del Mediterraneo, e le costituzioni e le leggi dirizzava -ad alta prosperità mercantile, allettando i forestieri -con privilegi, sicurezza, buona moneta, pronta giustizia. -Il doge poteva essere mercante, e in alcuni -trattati si trova stipulata esenzione di gabelle per le -merci di lui; ma poi fu stanziato che, salendo al trono, -liquidasse i suoi conti. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_531">[531]</span> -</p> - -<p> -Premeva alle città marittime l'amicizia di Costantinopoli, -centro delle arti, del lusso e dell'eleganza, ed -emporio alle merci provenienti dall'India per la via di -Alessandria: ma come gli Arabi ebbero occupato l'Egitto, -la necessità di più lunghi tragitti le rincarì, sicchè -i nostri, invece di comprarle a Costantinopoli, preferirono -andarle a raccorre in Aleppo, a Tripoli e in altri -porti di Siria, dove erano recate dall'India sul golfo -Arabico, poi per l'Eufrate e il Tigri fino a Bagdad, -traverso al deserto di Palmira riuscendo al Mediterraneo. -Quando poi il soldano d'Egitto riaperse il golfo -Arabico, via degli antichi, i nostri posero stanza ad -Alessandria, rassegnandosi agli oltraggi e alle gravi -esazioni de' Musulmani; e quel che ivi raccattavano, -distribuivano poi in tutti i porti del Mediterraneo e della -Spagna, e fin ne' Paesi Bassi e nell'Inghilterra. -</p> - -<p> -La politica di Venezia si limitava dunque al Levante; -e durava l'uso che i dogi chiedessero la bolla d'oro in -segno d'investitura dagl'imperatori di Costantinopoli. -Coi quali ebbero talvolta guerra, poi ottennero buon -accordo e vantaggi di commercio, e la cessione delle -città di Dalmazia e d'Istria, col che ebbero legalizzata -la dominazione che già vi esercitavano. -</p> - -<p> -Poco tardò nuova guerra <span class="sidenote">(1171)</span> coll'imperatore Manuele -Comneno, a cui fu pretesto il non averlo soccorso -contro i Siciliani, ragione i privilegi da esso largiti ai -Pisani. Dicono in cento giorni si allestissero cento -galee, ciascuna di cenquaranta remiganti, oltre i soldati: -ma la sconfitta e la peste distrusse il bello armamento, -tanto che sole diciassette tornarono, dopo -ottenuta dura pace, e condussero in patria la peste<a class="tag" id="tag407" href="#note407">[407]</a>. -<span class="pagenum" id="Page_532">[532]</span> -Questi mali esacerbarono il popolo <span class="sidenote">(1172)</span>, che uccise il doge -Vitale Michiel II, decimonono sopra i quaranta, di -cui il dominio finisse violentemente: ma fu anche -l'ultimo. -</p> - -<p> -Venezia non era la sola città prosperante per commercio -marittimo. Gli Amalfitani vantavano discendere -da cittadini di Roma, che Costantino Magno mandava -a Bisanzio, e che naufragati stettero alcun tempo a -Ragusi, poi passarono a Melfi, il cui nome applicarono -alla nuova patria che si edificarono sul pendio -e in riva al golfo di Salerno là dove un tempo era -fiorita Pesto. Il ducato formatosi abbracciava le terre -del contorno e le isole dei Galli e di Capri, obbedendo -ai Greci, la cui lontananza lasciava quasi intera indipendenza. -Sicardo principe di Benevento sottomise -Amalfi, giovato dalle fazioni che la sovvolgeano, e rubatone -il denaro e il corpo di santa Trifomene, costrinse -gli abitanti a migrare a Salerno, e con nozze -congiungersi a' suoi sudditi, de' cui diritti li fe partecipi<a class="tag" id="tag408" href="#note408">[408]</a>. -Ma appena Sicardo cadde <span class="sidenote">(840)</span>, gli Amalfitani -corsero al porto, e le spoglie della saccheggiata -città posero sui legni, coi quali tornarono alla patria -restaurando le munizioni; e omai indipendenti anche -dal catapan greco, si governarono a repubblica con -un prefetto o duca, estesero le loro merci in tutto -l'Oriente, e le loro leggi marittime divennero canone -nel Mediterraneo e nel Jonio, come un tempo quelle -di Rodi. -</p> - -<p> -Amalfi non era però così gelosa dell'indipendenza -che non cercasse capi stranieri; e nel 1038 si sottopose -a Guaimaro principe di Salerno, sempre facendo -riserva delle proprie libertà. -</p> - -<p> -Ivi Siciliani, Arabi, Indi, Africani venivano a vendere -<span class="pagenum" id="Page_533">[533]</span> -e barattare<a class="tag" id="tag409" href="#note409">[409]</a>; il popolo mostrava sua baldanza con -frequenti rivolte, ornava la patria colle spoglie delle -terre remote, e a Gerusalemme avea fondato due monasteri -e uno spedale per comodo de' pellegrini, e per -farvi poi mercato alle grandi solennità. I suoi tarì erano -la moneta più diffusa in Levante prima che i Veneti vi -portassero i ducati. Nelle galee usava scafi piccoli, corti -remi; sicchè volendo far impresa contro una terra, si -tirava in secco la galea, e le vele servivano ad accamparsi, -i banchi a dare la scalata, i rematori a costruire -e movere i tormenti da guerra. -</p> - -<p> -La superba Genova, appiè di sterili montagne, flagellata -da un mare poco pescoso, e costretta a cercar -vita dalla navigazione, già all'uscire del secolo IX -garantiva da sè la propria sicurezza, con un governo -semplice, atto a tutelare le franchigie del popolo e -affezionarlo alla patria ed agli affari. N'aveano privilegio -i nobili, eletti però popolarmente, come era popolare -il general parlamento che deliberava de' comuni -interessi, e riceveva i conti resi da' magistrati uscenti. -Il commercio in grande maneggiavasi dai nobili, forse -cadetti delle famiglie che teneano feudi sulla riviera. -E poichè guerra continua doveano menare coi Musulmani, -e da questi difendere od acquistare gli scali -di Levante, univano le professioni dell'armi e della -mercatura. Ottenendo considerazione chi potea mettere -sulle banche grossi capitali, cessava la distinzione -<span class="pagenum" id="Page_534">[534]</span> -di razze nobili ed ignobili, dividendosi piuttosto i cittadini -in compagnie, tribù, maestranze. In queste non -si entrava che dato il giuramento; e chi non v'appartenesse -invano aspirava a cariche pubbliche, la cui nomina -era ad esse serbata. La nobiltà non vi si fondava -dunque sui terreni, ma su banchi, sulla navigazione, -sul credito, sulle continuate magistrature. -</p> - -<p> -I vivi traffici in Levante faceano Genova emula di -Venezia; la postura sul mare stesso la recò prontamente -in lotta con Pisa. Questa, già nominata per -traffici nell'età romana, anche sotto i Longobardi conservò -qualche indipendenza, giacchè Gregorio Magno -querelavasi delle piraterie da' Pisani esercitate contro i -sudditi dell'impero, ed essi e Sovana di Maremma esortava -a spalleggiare Maurizio imperatore. Fu poi sottoposta -forse al duca di Lucca, del quale ai tempi di Carlo -Magno era incombenza il difendere la spiaggia dalle correrie -de' Greci. Ottone II, quando voleva osteggiare i -Greci di Calabria e di Sicilia, mandò a chiedere ajuti -da' Pisani: e vuolsi che gl'inviati da lui fossero sette -baroni dell'Impero, i quali, morto Ottone, si fermarono -colà, e diedero origine alle sette famiglie de' Visconti, -Godimari, Orlandi, Verchionesi, Gualandi, Lanfranchi, -Sismondi; alcuno aggiunge i Caetani e i Ripafratta; e -formarono una nobiltà, distinta dall'indigena. I marchesi -di Toscana vi risedeano alternamente con Lucca, donde -un'invidia, che nel 1003 scoppiò una guerra, che è la -prima che si ricordi di città a città in Italia, e dove -all'Acqualunga Pisa rimaneva superiore. -</p> - -<p> -Tra essa e il mare estendesi un piano sì poco declive, -che vi si formano acquatrini e canneti: l'Arno poi, che -allora la lambiva ed ora la fende, non è fiume bastevole -a servirle di porto, come fanno il Tamigi per Londra, -la Schelda per Anversa, il Tago per Lisbona. Dovette -dunque crearsene uno, che fu detto Porto Pisano, a -<span class="pagenum" id="Page_535">[535]</span> -dodici miglia dalla città e vicino a Livorno, in vista -dello scoglio detto la Meloria, famoso poi per triste -battaglie. -</p> - -<p> -Pisa teneva relazione coi Greci della Calabria, e -banco ne' principali porti di quella, e nel suo riceveva -mercadanti di paesi lontanissimi<a class="tag" id="tag410" href="#note410">[410]</a>. Colle ricchezze -acquistate trafficando riducea fruttifero il prosciugato -delta dell'Arno, e le rive del Tirreno: i gentiluomini -delle colline dal val di Niévole all'Ombrone chiesero la -cittadinanza; v'accorrevano quelli che sottraevansi ai -marchesi di Toscana; gran signori tenevano palazzi nel -suo recinto e castelli ne' contorni; e la nobiltà esercitava -l'ingegno governando la patria o i paesi conquistati. -Generalmente favoriva agl'imperatori; parzialità -che diviene, si può dire, il carattere della sua storia -successiva. -</p> - -<p> -Dalla costa, ove possedeva da Lérici a Piombino, -salvo alquanti castelli di signori, vagheggiava la Corsica -e la Sardegna. Quest'isola, anticamente considerata -uno de' granaj di Roma, fu poi a vicenda invasa da -Vandali, Goti, Greci; infine Musetto (Mugheid al-Ameri) -re moro vi annidò una banda di corsari; mentre i -montanari fra le balze conservavano le credenze e i -costumi antichi, che non dismisero fino ad oggi. Da -quella vicinanza grande sconcio veniva a Pisa, che perciò -eccitata dal papa<a class="tag" id="tag411" href="#note411">[411]</a>, accordatasi con Genova e -<span class="pagenum" id="Page_536">[536]</span> -ajutata dai natii, obbligò Musetto a ritirarsi in Africa. -Ogni anno egli rinnovava tentativi di ricuperar l'isola, -sicchè i Pisani stabilirono attaccare le coste de' Barbareschi, -e presa Bona, minacciata Cartagine, costrinsero -Musetto a chieder pace. L'indomito vecchiardo, avuto -ajuti dalla Spagna, ritentò l'impresa, e scannate le guarnigioni -pisane, ebbe tutta Sardegna, da Cagliari in fuori. -Il popolo pisano si scoraggiava a fronte del rinascente -nemico, ma i nobili s'accinsero all'ultimo sforzo, e ajutati -da Genova, dai Malaspina marchesi di Lunigiana, -dal conte Centilio di Mutica in Spagna, allestirono una -flotta, che capitanata dal plebeo Gualduccio, prese terra, -sconfisse i Mori <span class="sidenote">(1050)</span>, fe prigione Musetto, che a Pisa morì -in carcere. E l'isola fu tutta de' Cristiani, i quali se la -spartirono: ai Genovesi Alghero, al conte di Mutica -Sassari, ai Malaspina le montagne, il distretto di Cagliari -ai Gherardeschi, di Ogliastra ai Sismondi, di -Arboréa ai Sardi, d'Oriserto ai Cajetani. Poco andò che -que' signori cessarono ogni dipendenza dalla metropoli, -e cinque principalmente prevalsero col titolo di -giudici o re di Cagliari, Sassari, Logodoro, Arborea, -Ogliastra. -</p> - -<p> -Questi fatti non sono abbastanza accertati, e tanto -meno le loro particolarità; vivono però in tradizioni -antiche, fra le quali è pure che, mentre i Pisani veleggiavano -sopra la Sardegna, Musetto tentò sorprendere -la loro città, e già aveva occupato la sinistra dell'Arno, -quando una tal Cinzica de' Sismondi chiamò -all'armi il popolo e rincacciò i nemici. Il fatto diede -nome di Cinzica al quartiere d'oltrarno, e origine alla -festa di Ponte, battaglia che si dava sul ponte dell'Arno, -finta nell'intento, ma che spesso riusciva troppo da -vero. -</p> - -<p> -I Pisani assalsero poi di nuovo gli Arabi in Sicilia <span class="sidenote">(1063)</span>, ed -entrati nel porto di Palermo, e trovatovi sei navi di carico, -<span class="pagenum" id="Page_537">[537]</span> -cinque abbruciarono, l'altra con ricchissime spoglie -condussero in patria, dove se ne valsero per fabbricare -il meraviglioso loro duomo<a class="tag" id="tag412" href="#note412">[412]</a>. Anche nel 1087 -i Pisani strinsero in Mehedia il re Timino, il quale morì -nel 1106 lasciando cento figli e sessanta figliuole. -</p> - -<p> -Quando, alla pasqua del 1113, la devota plebe accorreva -a Pisa per ricevere la benedizione, l'arcivescovo -Pietro fe recare una croce, e con parole di gran -forza dipinse le sevizie usate dai Barbareschi corseggiando, -e massime da Nazaradech re di Majorca, il -quale dicevasi tenesse ventimila Cristiani a penare -ne' suoi bagni; sorgessero, vendicassero alla libertà e -alla religione quei loro fratelli. Primi risposero all'esortazione -i vecchi, memori degli altri trionfi riportati -<span class="pagenum" id="Page_538">[538]</span> -sopra i Saracini; i giovani li secondarono, e dodici -cittadini scelti a diriger l'impresa, coi soccorsi di -Roma e di Lucca e col legato pontifizio salparono. -Fortuna di mare li trasse fuor di corso, e credendosi -approdati alle Baleari, cominciarono il guasto: ma chiaritisi -ch'erano invece in Catalogna, s'acquetarono e -chiesero compagni all'impresa Raimondo conte di -Barcellona, Guglielmo di Montpellier, Emerico di Narbona, -coi quali s'impadronirono d'Ivica e di Majorca, -menandone via gran preda, e re e regina che si battezzarono. -Le cronache di Firenze, esalanti municipale -gelosia, raccontano che i Pisani, temendo non fosse la -loro città molestata dai Lucchesi durante quella spedizione, -chiesero ai Fiorentini la prendessero in custodia <span class="sidenote">(1114)</span>. -Vincitori, domandarono a questi che premio desiderassero -fra le spoglie recate da Majorca; se le porte di -tallo o due colonne di porfido. I Fiorentini preferirono -queste, e i Pisani gliele mandarono rivestite di scarlatto; -ma si volle che prima le guastassero coll'affocarle<a class="tag" id="tag413" href="#note413">[413]</a>. -Sono quelle che ancora vediamo alla porta -del bel San Giovanni. -</p> - -<p> -Dello spartimento della Sardegna i Genovesi rimasero -scontenti, e tardarono a ritirarsi finchè i Pisani -non li cacciarono coll'armi. Di qui erano cominciate -invidie e rancori, che poi scoppiarono pel possesso -della Corsica: isola importantissima pel legname di costruzione, -la pece, il catrame, e perchè assicurava il -commercio del mare occidentale. Aveva subìto la dominazione -de' Vandali, poi dei Goti, il cui re Teodorico -l'avea giovata di provvedimenti, creando anche espresso -per lei un conte, acciocchè non fosse costretta a portare -fin sul continente le querele. I Longobardi, sprovvisti -di flotte, non aveano pensato a sottometterla; -<span class="pagenum" id="Page_539">[539]</span> -sicchè senza contrasto la tennero gl'imperatori greci, e -ne fecero pessimo governo, gli sconci del dominio -lontano crescendo colle persecuzioni religiose. Fu poi -invasa dagli Arabi, della cui dominazione è ancor testimonio -il Moro cogli occhi bendati ch'essa porta nello -stemma; e la tradizione vorrebbe che un Colonna romano -la ritogliesse agli Infedeli, e l'acquistasse in regno. -Fatto è ch'essa fu, come ogn'altro paese d'allora, sminuzzata -fra varj signori, sui quali i Pisani ambivano -aver l'alto dominio per rinforzo al loro partito. La -ambivano pure i Genovesi per un compenso o un contrappeso -alla Sardegna: ma que' signorotti, mal soffrendo -di dipendere da città mercatanti, preferirono il -papa, il quale, secondo il diritto del medio evo, ritenevasi -sovrano di tutte le isole, e che in effetto ne fu -salutato signore, e vi deputò dei marchesi <span class="sidenote">(1077)</span>. Ma l'isola -era sovvertita da incessanti turbolenze; delle quali infastidito, -Urbano II la infeudò ai Pisani <span class="sidenote">(1091)</span> quando maggior -bisogno aveva dell'amicizia e del denaro di essi, e i -vescovi dell'isola dichiarò suffraganei a quello di Pisa, -che fin allora non ne aveva. -</p> - -<p> -Di tutto ciò crebbe la gelosia de' Genovesi, i quali -alfine assalsero Porto Pisano con ottanta galee 1126, quattro -grosse navi cariche di macchine, e ventiduemila uomini -da sbarco, fra cui cinquemila armati di corazza e caschetti -di ferro. Tanto poteva una sola città! I mari -furono insanguinati, devastate le coste, finchè Innocenzo -II li riconciliò <span class="sidenote">(1133)</span>; e per equipararne i diritti, eresse -Genova in arcivescovado sottraendola al metropolita di -Milano, e vi sottopose i vescovi delle due Riviere e tre -della Corsica, mentre al pisano suffragavano quei della -Sardegna. Da quel punto Genova si professò papale, -perchè Pisa stava alla divisa degl'imperatori. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_540">[540]</span> -</p> - -<h2 id="cap80">CAPITOLO LXXX. -<span class="smaller">Crociate. — La Cavalleria.</span></h2> -</div> - -<p> -Le imprese de' Pisani formano quasi il preludio della -più segnalata del medio evo, voglio dire le crociate. -Antichissimo è l'uso di visitare le tombe de' martiri e i -santuarj, principalmente San Jacopo di Galizia, Gerusalemme, -ed in Italia il monte Gargano e le soglie degli -Apostoli. I devoti che d'ogni paese ed in ogni tempo -venivano a queste, ci portavano non soltanto denaro, -ma ragguagli di contrade inaccesse; e a vicenda qui -attingevano idee d'una civiltà, ben superiore a quella -delle loro patrie. -</p> - -<p> -I pellegrinaggi si volgeano principalmente a luoghi -di reliquie famose; e massime dopo il Mille si estese -questa devozione, fondata non solo su antica tradizione -ecclesiastica, ma sulla natural venerazione per gli avanzi -di persone care ed onorate. Se ne abusò, e poichè -aveansi come un tesoro, si cercavano fin colla violenza -o la frode. Ne vedemmo smaniato Sicardo principe di -Benevento, che colla guerra obbligò Napoli a cedergli -le ossa di san Gennaro, Amalfi quelle di santa Trifomene, -Lìpari quelle di san Bartolomeo. Queste ultime -eccitarono il desiderio di Ottone III, e i Beneventani -non osando disdirgli la domanda, gliele scambiarono -con quelle di san Paolino (pag. 368). -</p> - -<p> -Vuolsi che fino dal 653 i monaci di Fleuriac rubassero -da Montecassino i corpi di san Benedetto e santa -Scolastica. Adalberto marchese di Toscana, osteggiando -Narni, ne portò via quelli di san Cassio e santa Fausta, -che depose in San Frediano di Lucca. Famoso involatore -di reliquie Teodoro vescovo di Metz, militando -<span class="pagenum" id="Page_541">[541]</span> -per tre anni in Italia con Ottone Magno suo cugino, -cercò d'averne <i>quocumque modo potuit</i>, e Sigeberto -ne fa lunga enumerazione. Trovandosi a Roma mentre -Giovanni VIII benediceva un convulsionario colla catena -di san Pietro, esso la ghermì, giurando non la -rilascierebbe, se non gli si tagliassero le mani: e a -fatica fu ottenuto s'accontentasse d'averne un anello<a class="tag" id="tag414" href="#note414">[414]</a>. -</p> - -<p> -Era morto nel 1074 a Solaniga presso Vicenza san -Teodebaldo romito della stirpe dei conti di Sciampagna, -e i Vicentini ne vollero per forza il cadavere; ma i -monaci della Vangadizza presso l'Adigetto riuscirono a -rapirlo, e di grandi miracoli egli fortunò la loro badia. -Rodolfo fratello dell'estinto venne per richiederlo a -calde istanze; ma fu assai se potè ottenerne qualche -reliquia. Alcuni mercadanti di Bari, trafficando a Mira -nella Licia, macchinarono di rapire gli avanzi di san -Nicola, e fra scaltrezze e forza gli ebbero, e in mezzo -a miracoli li portarono a Bari, d'allora frequentatissima -da devoti. Pure alcun tempo dopo i Veneziani rubavano -da Mira stessa un corpo, che asserivano esser quello -di san Nicola: pretensioni opposte, che recarono serie -emulazioni. Essi Veneziani con lunga astuzia tolsero da -Alessandria le reliquie di san Marco (pag. 523): giunte -a Venezia, furono murate entro un pilastro della cappella -ducale, affidandone il secreto al solo primicerio, -al procuradore ed al vescovo: smarritasene poi la memoria, -fu per altri portenti rinnovata nel 1094, quando -il corpo venne di nuovo riposto con tal segretezza, che -fino ai dì nostri non fu più rinvenuto. Attorno al Mille -crebbe la smania, l'amore delle reliquie; molte per rivelazione -se ne scopersero, e di preziose in santa Giustina -di Padova; onde parea, dice un contemporaneo, -la risurrezione dei morti. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_542">[542]</span> -</p> - -<p> -Neppur frodi mancarono a quella pietà; e i Fiorentini -venerarono un braccio di santa Reparata, ottenuto -da Teano, finchè s'avvidero ch'era legno e gesso, finzione -delle monache per serbarsi intera la loro santa. Più -spesso l'ignoranza traeva in errore, e dove si scoprisse -un sepolcro con una palma credeasi chiudesse un martire; -le sigle <i>B. M.</i> esprimenti <i>bonæ memoriæ</i>, s'interpretavano -<i>beato martire</i>; il ruolo d'una legione -fu reputato un catalogo di santi; e i dottissimi e devotissimi -Papebrochio e Mabillon fecero espungere dal -numero dei santi una Argiride martire a Ravenna, un -Catervio e una Saturnina a Tolentino, venerati sopra -falsa interpretazione d'epigrafi. -</p> - -<p> -In tempi che da una parte predicavasi una morale -pura, rigorosa, senza condiscendenze; dall'altra le inclinazioni, -non corrette da riguardi, da abitudine, da -educazione, e fomentate da sciagurati esempj, portavano -ad atti feroci, sentivasi il peccato anche nel commetterlo, -e nasceva presto il bisogno d'espiarlo avanti -alla giustizia divina. Di qui le penitenze pubbliche e -rigorosissime. Un penitenziale di Pisa ci descrive quella -che infliggeasi agli omicidi volontarj. Erano condannati -a prigionia, e prima doveano da padrini ricevere -la penitenza di tutti gli altri peccati; poi con essi padrini -venir alla chiesa vescovile, davanti all'arciprete o -al canonico penitenziario. Questo domandava al reo se -si fosse redento degli altri trascorsi, e se per l'omicidio -volesse entrare in carcere; e se affermava, venivagli -imposto che tutta la quaresima, eccetto la domenica, -digiunasse in pane e acqua, facesse cento genuflessioni, -e recitasse cento <i>Pater</i> ogni giorno, cento ogni notte; -a nessuno parlare fin all'ora terza nè dopo compieta; -non si lavare o asciugare le mani; giacere vestito e -sulla paglia, del carcere non uscendo che per le necessità -naturali; il sacerdote gli darebbe a mangiare una -<span class="pagenum" id="Page_543">[543]</span> -volta al dì, e d'un cibo solo, nè pesci o anguille; del -pane datogli deve sempre far tre elemosine, ma ciascun -pane sarà tale che gli avanzi bastino a sostentarlo; dal -penitenziere o dal padrino è condotto al disposto luogo -della prigionia; ivi depone le vesti solite ed ogni pannolino, -per mettersi una tonaca aspra e zoccoli. Seguono -le preghiere che si devono recitare su lui, e quali -esortazioni fargli<a class="tag" id="tag415" href="#note415">[415]</a>. -</p> - -<p> -Quelli che per delitti rifuggivano alle chiese, spesso -dopo flagellati condannavansi a pellegrinare. In espiazione -del fratricidio, uno si strinse al braccio destro la -spada micidiale con cerchi di ferro, sicchè la s'incarnò; -quando arrivato al sepolcro di san Bononio abate di -Lucedio nel Vercellese, di subito que' cerchi si spezzarono. -Altrettanto accadde ad altri sulla tomba di -sant'Appiano di Pavia in Comacchio e di san Teodebaldo -suddetto nel Vicentino<a class="tag" id="tag416" href="#note416">[416]</a>. -</p> - -<p> -Presso al Mille un conte Ugone dell'Auvergne colla -moglie Isengarda pellegrinò alla soglia degli Apostoli -per iscontare le gravissime sue colpe: ma quando volle -entrare in San Pietro nol potè, spasimando di dolori -e rimorsi. Costretto a confessare questi patimenti, ha -l'assoluzione da papa Silvestro, e l'obbligo di edificare -un monastero. Reduce, alloggiò a Susa presso un amico, -al quale raccontò i mali e la penitenza; ed esso l'esortò -a dedicare il monastero all'arcangelo Michele, mostrandogli -la chiesa, ivi a dodici miglia, ove tanti miracoli -questo operava. Ed ecco la notte l'arcangelo stesso appare -in sogno, e lo conforta a tal fatto; e così ebbe origine -il famoso monastero di San Michele alla Chiusa, -ricco di molta storia, e pietoso ai tanti che da quella -valle scendeano di Francia in Italia<a class="tag" id="tag417" href="#note417">[417]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_544">[544]</span> -</p> - -<p> -E in pellegrinaggi furono spesso cambiate le pubbliche -penitenze: il che non piaceva a Carlo Magno, -perchè incentivo a gabbar gente; e invece d'andar -randagi coi ferri e ignudi, pareagli espierebbero meglio -i peccati stando fermi in un luogo a lavorare, -servire, far le penitenze canoniche<a class="tag" id="tag418" href="#note418">[418]</a>. Non valse l'avviso, -anzi i pellegrinaggi crebbero, e si dirigevano -massimamente ai luoghi della Palestina, dov'eransi compiti -i grandi misteri dell'aspettanza e della redenzione. -Ivi ogni gleba portava l'orma d'un patriarca o d'un -apostolo; i racconti della prima fanciullezza come gli -studj dell'età matura erano pieni dei nomi di que' luoghi; -i cantici di Salomone, i treni di Geremia, le maledizioni -d'Isaia, le istruzioni del vangelo li rendean -noti e cari a ciascuno come una seconda patria. Pertanto -v'affluiva gente a visitarli fin dai primi tempi del -cristianesimo, e sempre più quanto più si convertivano -popoli germanici, amanti delle corse lontane e avventurose -e infervorati di zelo recente. -</p> - -<p> -Nell'850 un diacono di Spoleto, involontariamente -micidiale del fratello, andò a Roma a riceverne penitenza, -e cerchiate le braccia e il collo di ferro, fu -mandato ai luoghi santi finchè impetrasse perdono. -Dauferio, nobile beneventano, per avere ucciso Grimoaldo -principe di Benevento, passò a Gerusalemme tenendo -in bocca un sasso abbastanza grosso, cui traeva -solo per mangiare<a class="tag" id="tag419" href="#note419">[419]</a>. Con quel pellegrinaggio vedemmo -puniti i concubinarj di Milano, ed Erlembaldo -andarvi ad attingere il coraggio di combatterli: a Cencio -che l'aveva tratto prigione, Gregorio VII impose di -visitare Terrasanta. Ad esortazione di Sergio IV vuolsi -che molti Veneziani andassero a Gerusalemme verso il -1009, tra i quali Gherardo Sagredo che colà morì e fu -<span class="pagenum" id="Page_545">[545]</span> -sepolto. Ne ereditò il nome e la pietà il figlio, il quale -fatto monaco e priore di San Giorgio Maggiore, volle -visitare il santo sepolcro: ma una tempesta lo gettò a -non so qual riva, dove un monaco lo persuase andasse -piuttosto ad apostolare l'Ungheria. In fatto vi fruttò -grandemente in propagar la fede, e vi ottenne un vescovado, -poi il martirio; onde ancora in Ungheria e -a Venezia è venerato col nome di san Gherardo<a class="tag" id="tag420" href="#note420">[420]</a>. -</p> - -<p> -Nel Mille, due reduci da Terrasanta, sorpresi da un -miracolo, si fermarono in val del Tevere, e fatto un -oratorio, vi deposero reliquie, dalla cui devozione originò -la città di Sansepolcro. Il monastero di San Vito -nel Lodigiano fu fabbricato il 1030 da un Ilderado di -Comazzo, nobilissimo, vivente a legge ripuaria, il quale -racconta: — Avendo commesso grave misfatto, pensai -scontarlo pellegrinando oltremare. Ma il pontefice cui -mi confessai, trovando leggera l'ammenda, m'impose -di continuare tre volte la visita al santo sepolcro e a -cento santuarj, scalzo i piedi, senza cavallo nè bastone, -nè uso di moglie, nè fare verun agio alla carne, e mai -non passando il giorno ove la notte. Non reggendo io -a tanto, gli caddi a' piedi, supplicandolo ad alleviarmi -questa penitenza: ed egli impietosito mi ordinò di fondar -questo monastero, e offrirgli la decima di tutti i miei -possessi»<a class="tag" id="tag421" href="#note421">[421]</a>. Quei possessi eran nullameno di quattromila -quattrocensessantaquattro pertiche, oltre molti -diritti lucrosi: e quel monastero contribuiva ogn'anno -un denaro d'oro al santo sepolcro. -</p> - -<p> -Ogn'anno poi da tutta Europa, ma principalmente -dall'Italia e da Roma partivano carovane di devoti, che -colla schiavina in dosso, il bordone alla mano, un cappello -di larghe tese, uno zaino sospeso alle reni, dopo -confessi e comunicati, e benedetti colle preci che ancor -<span class="pagenum" id="Page_546">[546]</span> -sono nel Rituale, andavano oltremare, donde portavano -palme e conchiglie, che reduci deponeano con solennità -alla patria chiesa. Volle partire con una siffatta comitiva -Raimondo piacentino dopo perduto ne' traffici ogni -aver suo: ma sua madre non sofferse di staccarsene; -e udita insieme la messa solenne del pellegrinaggio, e -ricevuto il bordone e la bisaccia, si posero in cammino. -Visitati i luoghi santi, tornavano per nave quando Raimondo -ammalò agli estremi. I marinaj voleano gettarlo -all'acqua perchè la sua morte non recasse maluria al -vascello; ma la madre li distolse. E guarì, e toccarono -terra, ma allora la madre infermò e morì; e Raimondo -tornò soletto a Piacenza, ove depose il sacro ramo -della palma; e fu sempre nominato il Palmiero. -</p> - -<p> -Coloro che da tutta Europa passavano in Terrasanta, -soleano attraversare l'Italia, con guadagno delle nostre -città marittime, le quali, oltre il naulo, vantaggiavano -alle fiere che le carovane de' Musulmani teneano a Gerusalemme, -una delle città sacre anche nella rivelazione -di Maometto, e nominatamente sul calvario il giorno -dell'Esaltazione della croce; e nei porti di Siria trovavano -occasioni di utili baratti. La pietà faceasi un dovere -di soccorrere ai devoti; per loro fondavansi ospizj; -Bernardo da Mentone ne fabbricò due sul grande e sul -piccolo Sanbernardo; un altro erane sul Cenisio; Venezia -già nel secolo x avea per essi un ospedale alla -Giudecca, poi nel seguente a Sant'Elena, ai Santi Pietro -e Paolo di Castello, a San Clemente. -</p> - -<p> -Non di rado era occorso ai pellegrini di doversi -difendere colle armi; e quando il furibondo califfo d'Egitto -Hakem Bamrillah perseguitò i Cristiani di Siria, -papa Silvestro II esortò i nostri a proteggerli <span class="sidenote">(1001)</span>, e in fatto -Genovesi e Pisani corsero quelle spiaggie<a class="tag" id="tag422" href="#note422">[422]</a>. La morte -<span class="pagenum" id="Page_547">[547]</span> -di Hakem sospese le minaccie; i nostri stipularono di -pagare un tributo al nuovo califfo <span class="sidenote">(1021)</span> Daher Ledinillah per -vivere sicuri in Palestina; e gli Amalfitani ottennero da -lui di fabbricare, presso alla chiesa di San Giovanni, uno -spedale pei viaggiatori d'Occidente, con ricca dotazione -che ogn'anno mandavano d'Europa. Di qui l'origine -degli Spedalieri di San Giovanni, durati poi fin alla -nostra età col nome di cavalieri di Malta. -</p> - -<p> -Ci fu veduto come i Musulmani avessero occupato la -costa settentrionale d'Africa, e di là invaso la Sicilia e -l'Italia meridionale, correndo continuamente il Mediterraneo -a danno delle navi e del litorale; e come -contro di loro operassero Giovanni XIV e i Pisani; e -finalmente battuti dai Normanni, non solo rinunziassero -a dominare l'Italia, ma anche in Sicilia fossero ridotti -a condizione servile. -</p> - -<p> -In altre parti però le minaccie de' Musulmani rinfocarono -non solo contro Terrasanta ma contro tutta -Europa, quando una nuova gente settentrionale rianimò -la foga dei seguaci del Profeta, voglio dire i Turchi -<span class="pagenum" id="Page_548">[548]</span> -Selgiucidi, che avendo invasa la Siria <span class="sidenote">(1078)</span>, vi trucidarono i -Cristiani e i Musulmani Alidi, rei del pari al loro cospetto -di credere che un Dio s'incarnasse. Fu sentito -allora il bisogno di prevenire il pericolo coll'assalire i -nemici; e Gregorio VII invitò i Cristiani ad assumere -le armi, e passar a combattere per Cristo, proponendo -condurli egli stesso, appena domi i suoi nemici<a class="tag" id="tag423" href="#note423">[423]</a>. -</p> - -<p> -Spetta dunque a lui la prima idea delle crociate; ed -è notevole che non nomina tampoco il santo sepolcro, -titolo d'emozione allora, come adesso pretesto: bensì -ne motiva l'estendere il regno di Cristo, respingere -l'Islam, restituire all'Impero le provincie tolte dai Selgiucidi, -riunirlo alla Chiesa latina siccome prometteva -l'imperatore Michele Parapinace, spingersi fino in Armenia -regno di Cristiani, e ricacciare i Turchi nel deserto -Tartaro. Vittore III continuò quelle esortazioni -nel suo breve pontificato, e tenuto coi vescovi e cardinali -un concilio, da tutti i paesi d'Italia adunò un esercito -cristiano, al quale diede il vessillo di san Pietro e -indulgenza plenaria<a class="tag" id="tag424" href="#note424">[424]</a>. All'impresa pigliarono principal -parte Genovesi e Pisani, che invasero le coste -d'Africa <span class="sidenote">(1088)</span>, e delle spoglie levatene abbellirono le patrie -chiese. -</p> - -<p> -Non era dunque nuovo il grido della guerra santa -in Italia, allorchè un Pietro, eremita d'Amiens <span class="sidenote">(1093)</span>, andato -pellegrino a Gerusalemme, e tocco dalla miseria a cui -gl'Infedeli vi riducevano la popolazione cristiana e i -<span class="pagenum" id="Page_549">[549]</span> -devoti avveniticci, corse l'Italia e l'Europa, in nome di -Dio invitando i popoli a redimere la santa terra dall'obbrobrio -della servitù straniera. In tempo che predominava -il sentimento religioso, efficacissima sonò -quella parola; tutta cristianità si scosse gridando <i>Dio -lo vuole</i>, e ne cominciarono le spedizioni note sotto il -nome di crociate. Raccolse quel grido popolare papa -Urbano II, e convocò un sinodo a Piacenza <span class="sidenote">(1095)</span>, al quale -intervennero ducento vescovi d'ogni paese, da quattromila -cherici e più di tremila laici, talchè le adunanze -bisognò tenere all'aperta. Ivi si fecero molti decreti -per restaurare la scarmigliata disciplina ecclesiastica e -per garantire la tregua di Dio; e furono uditi nunzj dell'imperatore -Alessio Comneno che esponeano le desolazioni -della Palestina, esortando a dargli soccorso -contro gli Infedeli, che spingeano le correrie fin sotto -ai baluardi di Costantinopoli, e minacciavano tutta cristianità. -Papa Urbano esortò all'impresa, e da molti ne -ricevette giuramento: poi nel concilio di Clermont promise -(cosa allora insolita) indulgenza di tutte le meritate -penitenze a chi assumesse la croce e le armi. — Chi -non prende la sua croce e mi segue, non è degno di -me» ripeteasi da tutti i pulpiti. — Le cavallette non -hanno re, e vanno insieme per bande. — Maledetto chi -in viaggio porta il sacco o il bastone! Provvederà Iddio, -il quale veste i gigli de' campi. — Dio lo vuole, Dio lo -vuole!» -</p> - -<p> -Come poc'anzi aveano tutti creduto alla fine del -mondo, così allora tutti credettero al riscatto; ognuno -lasciava ciò che più avea diletto, il castello, la sposa, -i figliuoli; chi jeri rideva, oggi flagellavasi; i ladroni -sbucavano dalle tane; parricidi, adulteri, sacrileghi vestivansi -di cilizio, e moveano per fare sconto di loro -colpe; v'era chi ferrava i bovi, e sulle benne caricava -tutta la famiglia: turbe incomposte d'uomini, fanciulli, -<span class="pagenum" id="Page_550">[550]</span> -donne, senza guida, senza viveri, senz'armi s'avviavano -a Gerusalemme, non sapendo ove ella fosse nè -come vi giungerebbero, ma fidando nel Dio che aveva -pasciuto Israele nel deserto. Con questo entusiasmo -che avrebbe creduto colpa il ragionare, la turba, sui -passi di Piero Eremita, precipitavasi per la via meno acconcia, -cioè per l'Ungheria e la Bulgaria; e per difetto -di cibi, o per assalto de' nemici e per vendetta delle -popolazioni su cui arrivava devastando, perì a centinaja -di migliaja. I baroni di Francia e Lorena mossero -con ordine migliore per la Germania: un altro stuolo, -con Ugo fratello del re di Francia, Roberto di Fiandra, -Roberto di Normandia, Eustachio di Boulogne, passarono -per Italia. A Lucca trovato il papa, vollero esserne -benedetti; indi rivoltisi su Roma, ne cacciarono l'antipapa -Guilberto, che dovette rinchiudersi in Castel -Sant'Angelo. Giunti in Puglia quando più non era acconcia -la stagione al tragitto, vi attesero la primavera. -</p> - -<p> -Colà Amalfi erasi ribellata a Ruggero duca di Puglia, -il quale per domarla si raccomandò a suo zio Ruggero -conte di Sicilia; e questi, radunato gran numero di -Saracini dell'isola<a class="tag" id="tag425" href="#note425">[425]</a> e unitili alle sue truppe e a grossa -squadra di navi, assediò la città. Ma ecco in quello -spargersi l'arrivo de' Crociati; subito il grido di Dio lo -vuole risuona fra gli accampati; l'odio rinfervorato -contro gl'infedeli fa parere iniquo l'adoperarlo contro -i Cristiani: Boemondo, principe di Taranto e fratello -del duca Ruggero, piglia tosto la croce, nella speranza -di fare alcun acquisto in quell'Asia dove già egli avea -combattuto i Greci; e moltissimi si accingono al passaggio. -Così spegnesi l'ira fratricida, e Amalfi conserva -la sua libertà. -</p> - -<p> -I Crociati passarono in Epiro <span class="sidenote">(1096)</span>; ma i Greci (che del -<span class="pagenum" id="Page_551">[551]</span> -resto mostraronsi sempre tepidi, spesso sleali in una -guerra da essi invocata e di loro principale vantaggio) -si adombrarono dell'arrivo di questi Normanni che -testè aveano provati nemici, e in fatto non tardò occasione -di venire all'armi. Boemondo li battè, occupò -molto paese, e comparve nella reggia di Costantinopoli -con tal fierezza, che Alessio Comneno non trovò migliore -spediente che chiamarlo a sè, lasciargli scegliere -quante ricchezze volesse, e rimandarlo col solo patto -che gli facesse omaggio. -</p> - -<p> -Non è nostro ufficio il divisare quell'impresa, la -prima che s'assumesse a nome dell'intera cristianità, e -la più magnifica negli effetti, giacchè impedì che l'Europa -divenisse musulmana. Diremo solo come i nostri -non vi si precipitassero con tanto ardore quanto gli -stranieri, attesochè da un lato (al par degli Spagnuoli) -non aveano bisogno di cercare fuor di casa la guerra -contro gl'infedeli, dall'altro teneano traffici vivi in -Siria: pure Folco, poeta di quegli avvenimenti, canta -che dalle rive dell'Adige, dell'Eridano, del Tevere, della -Magra, del Vulturno, del Crustamino partì gran popolo, -Liguri, Italiani (Lombardi?), Toscani, Sabini, Ombri, -Lucani, Calabresi, Sabelli, Aurunci, Volsci, Etruschi, -Apuli<a class="tag" id="tag426" href="#note426">[426]</a>. V'è chi scrive l'impresa essere stata consigliata -<span class="pagenum" id="Page_552">[552]</span> -e ispirata dalla contessa Matilde<a class="tag" id="tag427" href="#note427">[427]</a>; ma nessun -contemporaneo ne fa motto, benchè all'indole di lei si -convenga il credere vi persuadesse e ajutasse gl'italiani, -e massime i Toscani. -</p> - -<p> -Fra gli ostacoli dei Greci infidi e dei Turchi nemici, -l'esercito procedette fin che prese Nicea ed Antiochia, -<i>occhio della Siria, perla dell'Oriente</i> <span class="sidenote">(1097-98)</span>. -</p> - -<p> -Repugna all'indole feudale il supporre la spedizione -diretta da un solo capitano, come disacconciamente -favolò il Tasso: ciascun barone, ciascun uomo passava -cogli uomini, colle provvigioni, colle armi, coi consigli -che credeva, nulla avendo di comune se non l'intento, -ispirati dall'unica idea allora universale, la religione, -e col calore che le passioni sogliono acquistare in una -moltitudine radunata al medesimo scopo. Fra' baroni -andati da Italia si segnalò Tancredi, figlio del marchese -Odone Buono e di Emina sorella di Roberto Guiscardo, -tipo del valor generoso e devoto; mai non invocato -indarno dal debole, fedele a tutta prova, d'un valore -che crescea cogli ostacoli e che si nascondeva, cercando -meriti pel cielo non acquisti in terra. Fiero ed -astuto invece Boemondo suo cugino aspirava più ai -regni mondani che al celeste: onde appena fu presa -Antiochia, vi si fermò, facendosene un regno. -</p> - -<p> -Dopo lunghi travagli <span class="sidenote">(1099 — 15 giug.)</span> anche Gerusalemme fu espugnata, -e si trattò di porne re Tancredi: ma egli preferì -consacrare la sua spada a difenderla dai rinascenti Musulmani; -e lo scettro fu dato a Goffredo di Bouillon. -Al modo che i Barbari aveano fatto dell'Italia, la Palestina -fu allora partita fra i cavalieri latini, ciascuno -regnandone un brano, difendendolo, estendendolo, -governandolo, sotto la nominale primazia del re di -Gerusalemme. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_553">[553]</span> -</p> - -<p> -Anche i conti di Biandrate e di Savoja campeggiarono -colà. De' minori combattenti non si parla, giacchè, -se le imprese del medio evo son la più parte anonime, -queste ancor più, dove tutti chiedeano ricompense -eterne, anzichè glorie mondane. Bensì le tradizioni -posteriori accennano a fatti e persone non bene accertati. -Padova nomina Aicardo di Montemerlo e -Isnardo di Sant'Andrea del Musone, il primo de' quali, -nobilissimo giovane e soldato arditissimo, restò morto -all'assedio di Nicea. Galvano Fiamma vuole che da Milano -un mirabile esercito passasse alla crociata cantando -Ultreja: ma il suo genio parabolano, l'esser vissuto -due secoli dopo, e il silenzio dei cronisti coevi o vicini, -come Landolfo Juniore, gli scemano fede; tanto più che -l'abate Uspergese afferma che sin al 1100 i Lombardi -aveano sempre mancato al voto di concorrere alla -crociata. Pure i cronisti milanesi sanno che il loro -arcivescovo Anselmo da Bovisio partì a menare soccorsi -ai Crociati, e dinanzi all'immensa turba portava -un braccio di sant'Ambrogio in atto di benedirla<a class="tag" id="tag428" href="#note428">[428]</a>: -era banderajo Giovanni da Ro, e capitano Ottone Visconti, -il quale, ucciso un gigante infedele, gli tolse il -cimiero, figurante un drago che ingoja un fanciullo, e -ne formò lo stemma de' Visconti. La spedizione riuscì -alla peggio, e l'arcivescovo stesso vi perì, o combattendo, -o a Costantinopoli in conseguenza d'una ferita: -e i Crociati che rimpatriarono, istituirono il luogo pio -delle Marie e la chiesa di San Sepolcro, alla quale poi -annualmente dirigeasi e dirigesi<a class="tag" id="tag429" href="#note429">[429]</a> dalla metropolitana -lombarda una processione in ricordanza di quel -fatto. A Imola i Sassatelli e i Carradori presero la croce, -<span class="pagenum" id="Page_554">[554]</span> -e Vincenzo Cesare de' Carradori vi menò cento compatrioti -a proprie spese. A Siena in Bicherna è un quadro -che ricorda l'invio di 2000 crociati. -</p> - -<p> -Tarda adulazione inventò un Rinaldo, giovane eroe, -dal quale poi derivasse la casa d'Este; ma nella storia -non n'è il minimo vestigio. I Fiorentini vorrebbero -che Pazzino de' Pazzi montasse il primo sulle mura di -Gerusalemme, onde da Goffredo ebbe in dono alcune -scaglie del santo sepolcro, colle quali in patria accese -il fuoco benedetto. Ne derivò a quella famiglia il privilegio -di rinnovare il fuoco al sabbato santo, e correvano -a recar la facellina per tutte le vie sopra un carro, -che poi s'ingrandì e ornò; ed oggi ancora va in volta -mandando la colombina fin al coro della cattedrale, poi -dando il volo a molti fuochi artifiziali sul canto dei -Pazzi. -</p> - -<p> -Alla prima crociata andarono i Pisani (vuol la tradizione), -e Cucco Ricucchi portava un crocifisso, il quale -nell'assalto di Gerusalemme voltossi verso i combattenti -gridando: «Seguite, o Cristiani, che avete vinto». Quel -crocifisso tennero sempre i Pisani in gran venerazione -nel loro duomo, caricandolo di doni e voti: e da qui -derivò l'uso a Pisa e al restante contado, che nelle -processioni si porti il crocifisso rivolto verso i seguaci. -Il Trinci fa andare a quella guerra Guido da Buti, Guido -da Ripafratta, Ezelino da Caprona, Alfeo Salvucci da -Biéntina. Ma mentre alcuni fan principale onore ai -Pisani della presa di Gerusalemme, Guglielmo di Tiro -li dice arrivati solo alla fine del 1099, condotti dall'arcivescovo -Daimberto, che salì patriarca della santa -città, e del quale abbiamo la lettera con cui, a nome -anche di Goffredo, del conte Raimondo e di tutto l'esercito, -dava ragguaglio di quella presa a Pasquale II, -che ne scrisse ringraziamenti ai consoli di Pisa. -</p> - -<p> -Accompagnavali la flotta genovese di ventotto galee -<span class="pagenum" id="Page_555">[555]</span> -e sei vascelli, sulla quale montava pure lo storico Caffaro, -e vuolsi comandata da Guglielmo Embriaco, il -quale avrebbe insegnato l'uso delle torri mobili. Le due -genti di conserva assalirono Cesarea; e ricevuta prima -la comunione, ed esortati da Daimberto e dal console -genovese Malio, la presero d'assalto. Dalle spoglie i -Genovesi ottennero il famoso catino, che credeasi uno -smisurato smeraldo e donato dalla regina Saba a Salomone, -e che ancora si venera come reliquia se non -come tesoro. Da Tancredi ottennero un quartiere d'Antiochia -dov'egli era principe, e di Laodicea con mercato -franco e il libero uso dei porti<a class="tag" id="tag430" href="#note430">[430]</a>. -</p> - -<p> -Venezia, per non guastare i suoi traffici coi principi -di Levante, freddamente avea cooperato alla crociata: -come però vide Pisani e Genovesi tornarne carichi di -prede, volle partirle, e impedire che quelli preponderassero; -e scontrata la flotta genovese, la battè e svaligiò, -dando agl'infedeli l'abbominevole soddisfazione -di veder Cristiani uccisi da Cristiani. -</p> - -<p> -Durava ancora l'uso che i dogi chiedessero la bolla -d'oro in segno d'investitura dagli imperatori di Costantinopoli. -Domenico Michiel, elevato a quel posto <span class="sidenote">(1117)</span>, mandò -impetrarla da Giovanni Comneno; e questo, pretessendo -qualche insulto fatto dai Veneziani, non solo ricusò, ma -fe staggire quanti legni ancoravano ne' suoi porti <span class="sidenote">(1123)</span>, finchè -la Repubblica desse soddisfazione. La soddisfazione -fu che esso doge menò a Rodi la flotta, dianzi vincitrice -dei Turchi, saccheggiò quell'isola ed altre, sinchè composero -pace ad istanza di Baldovino, secondo re di -Gerusalemme. Allora ducento navi veneziane, su cui -Arrigo Contarini vescovo d'Olivolo, veleggiarono verso -Levante, e colata a fondo la flotta egizia di sessanta -galee oltre i legni minori, approdarono in Siria, patteggiando -<span class="pagenum" id="Page_556">[556]</span> -coi Crociati di soccorrerli, purchè d'ogni -città conquistata ottenessero una via franca, una chiesa, -e bagno e forno e tribunale proprio, e immunità da -gravezze, oltre un terzo della città contro cui campeggiassero, -e trecento bisanti sulle rendite di essa. Sopra -Tiro si concentrò lo sforzo; e il doge Vitale Michiel II, -come vide che l'esercito di terra esitava nella paura -d'essere abbandonato dalla flotta, depose il sartiame -sulla spiaggia, distribuì centomila ducati fra i combattenti, -e mostrò voler salire la breccia co' suoi marinaj, -armati non d'altro che di remi. L'esempio incuora, -la città è presa, al doge s'offre fin la corona di Gerusalemme; -ma egli preferisce il berretto dogale, e rimena -l'armata trionfante a Venezia, la quale in una sola campagna -ebbe acquistato potenza e spoglie maggiori, che -non Pisa e Genova in tanti anni. Poi nel 1130 da re -Baldovino ottenne d'aver un quartiere indipendente in -ciascuna città del reame di Gerusalemme, dove i gabellieri -non potessero impacciare la libertà de' suoi -traffici<a class="tag" id="tag431" href="#note431">[431]</a>. Anche Genova all'assedio di Tolemaide -patteggiò le si concedesse un terzo del bottino, e nella -città una chiesa, un banco, un tribunale della propria -nazione. -</p> - -<p> -Ma i Musulmani dal primo abbattimento presto risorsero, -e minacciavano cacciare i Cristiani dai loro -nuovi stabilimenti, onde fu duopo rinnovare le spedizioni, -sempre con men fervore e più meditati provvedimenti. -San Bernardo <span class="sidenote">(1147)</span> eccitò Luigi VII re di Francia -e Corrado III imperatore di Germania alla seconda -crociata, «mal convenendo che il re del Cielo perdesse -una porzione del suo regno in terra»; e sull'esempio -di regina Eleonora di Guienna, ricchi e signori presero -la croce, e si mandava fuso e conocchia a chi tardasse: -i poeti eccitavano al valore, i frati vi spingeano i ribaldi -<span class="pagenum" id="Page_557">[557]</span> -come a via di salvamento. Molti Italiani v'ascoltarono, -fra cui Amedeo duca di Torino, Guglielmo -marchese di Monferrato, Guido di Biandrate, Martin -della Torre milanese che vi fu preso e ucciso, Ezelino -il Balbo da Romano. Ai Crociati raccolti a Etampes -Ruggero di Puglia mandò offrire navi, vitto e il proprio -figliuolo, purchè volessero prendere la via di mare. -Sventuratamente non gli diedero retta; e per terra -camminando, si trovarono esposti ai multiformi tradimenti -dei Greci; sicchè l'impresa fallì, ducentomila -Cristiani vi perirono, e tardi si vide quanto saviamente -gl'Italiani consigliassero, non di fare soltanto una punta -sovra Gerusalemme, ma di piantare colonie tutto lungo -le coste e nell'Asia Minore: provvedimento che avrebbe -tanto operato sull'avvenire dell'Asia, e prevenuto le -minaccie che poi i Turchi recarono all'Italia. -</p> - -<p> -In quel tempo Ruggero di Sicilia occupava Corfù <span class="sidenote">(1149)</span>; e -l'imperatore greco Manuele Comneno invocò i Veneziani -per combatterlo. La loro flotta imbattutasi in -Luigi di Francia che tornava di Gerusalemme, lo prese; -ma l'armata di Ruggero poco dopo il liberò: e i Veneziani -devastarono la Sicilia, non tanto per far grato -all'augusto bisantino, quanto per isfogo di rivalità. -</p> - -<p> -Così in Asia si agitavano le passioni e gl'interessi -italiani. Il normanno Boemondo duca d'Antiochia, dopo -rimasto lungo tempo prigioniero dei Turchi, girò -Francia e Italia concitando i Cristiani a mandare soccorsi -a Terrasanta; e dal suo principato di Táranto -cavò molta gente, sicchè da Brindisi <span class="sidenote">(1107)</span> potè salpare con -ducencinquanta navi, quarantamila fanti e cinquemila -cavalli. Invece però di volgersi sulla Palestina, prese la -Vallona e assediò Durazzo, appartenenti all'impero -greco, finchè Alessio Comneno non ne comprò la pace -colla promessa di più non molestare i Crociati. Poco -stante Boemondo morì. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_558">[558]</span> -</p> - -<p> -Era pur morto il conte Ruggero di Sicilia, lasciando -un fanciullo del nome stesso, per cui governava Adelaide -sua madre. Baldovino II di Gerusalemme credette -opportune ai gravissimi suoi bisogni le ingenti ricchezze -di lei, e la domandò sposa. Ella assentì, patto che, se -non generasse altri figli, il regno di Gerusalemme verrebbe -al suo Ruggero; e passò in Terrasanta con grosso -tesoro e fra grandi feste. Ma dopo alcun tempo Baldovino -essendosi gravemente malato, le confessò d'avere -un'altra moglie, onde Adelaide fu rimandata senza le -ricchezze. Suo figlio Ruggero ne concepì tale dispetto, -che più non volle soccorrere i Crociati, per quanto li -sapesse in bisogno. -</p> - -<p> -Serve a paragone e chiarimento degli ordini feudali -che trovammo in Italia, il rammemorare come i signori -stabiliti in Terrasanta eleggessero diversi uomini -savj <i>ad inquirere e sapere da la gente de diverse terre -che erano lì, le usanze de le loro città; e tuttociò che -quelli, li quali elesser a questo effetto, hanno possuto -saper et apprendere, el feceno mettere in scriptis</i>, appunto -come Rotari faceva scrivere le precedenti usanze -del suo popolo. E ne venne il codice, detto <i>delle Assise</i>, -non estraneo agli Italiani perchè regolò tanti possessi -di questi in Levante, e specialmente Candia, colonia dei -Veneziani, i quali ad uso di essa le fecero tradurre in -loro dialetto, e ve le applicarono come legge comune. -</p> - -<p> -Le Assise, come tutti i codici e statuti del medio evo, -si occupavano soprattutto del rendere giustizia; al qual -uopo v'avea due corti secolari. Dell'alta corte era capo -il re, e davanti ad essa si dibattevano le cause fra la -corona e i baroni, o di questi fra loro o coi loro sudditi -o vassalli; onde le Assise trattano a lungo dei diritti -feudali, dei modi di possedere, investire, spropriare, -e principalmente de' giudizj per mezzo del -duello: sicchè non potrà dire di conoscere le ragioni -<span class="pagenum" id="Page_559">[559]</span> -feudali chi in quelle non abbia studiato. Alla seconda -corte della borghesia presedeva un visconte nominato -dal re, e vi si controvertevano le cause fra i semplici -borghesi, cioè non investiti di feudo, nè cavalieri o soldati, -ma mercanti, o persone franche, o sudditi indigeni -o schiavi. Qui pure discuteasi per prove e testimonj, e -spesso si ricorreva al duello, e più ancora alle prove -del ferro rovente, dell'acqua o simili. -</p> - -<p> -La corruzione non tardò ad entrare nel regno di -Gerusalemme; i Musulmani si rinforzarono, il generoso -Saladino li ricondusse contro la città <span class="sidenote">(1187)</span> che è santa anche -per essi, e in breve l'Europa intese che Dio avea perduto -il suo patrimonio in terra, e Gerusalemme e il -santo sepolcro eran novamente preda ai cani. I popoli -tutti, cui quella era come una patria comune, levarono -il pianto, e chiesero armi, armi <span class="sidenote">(1189)</span>. Mentre Ricardo Cuor -di leone re d'Inghilterra, Filippo Augusto di Francia, -Federico Barbarossa di Germania vi si accingeano, -Genova, Pisa, Venezia, dimenticati per poco i dissidj, -correano a sostenere Tolemaide assediata, alla guida -degli arcivescovi di Pisa e di Ravenna: Piacenza vi -mandò seicento guerrieri, Cremona una grossa nave, -duemila uomini i Bolognesi<a class="tag" id="tag432" href="#note432">[432]</a>: i Pisani due volte -sconfissero la flotta musulmana: i Genovesi portavano -ambasciadori a tutte le potenze, e a Ricardo d'Inghilterra -esibirono stanza in città, ricovero in porto, e -quanti trasporti per mare occorressero; ed egli gradì -<span class="pagenum" id="Page_560">[560]</span> -l'offerta; poi combattendo al loro fianco in Palestina, -imparò a stimarne il valore, e com'essi adottò per insegna -navale la croce rossa in campo bianco, e san -Giorgio per patrono. -</p> - -<p> -Mercè degli Italiani Tiro fu salva: ma tosto le discordie -rivalsero, e i Cristiani combatterono fra loro, -per modo che Corrado marchese di Tiro dovette obbligare -i Genovesi a ritirarsi <span class="sidenote">(1193)</span>. Anche i re crociati furono -presto a litigi ed alle armi, talchè la terza spedizione -sortì infelice termine. -</p> - -<p> -Alla quarta già l'ardore devoto erasi intepidito a -segno, che fu duopo esibire denaro perchè il popolo -s'armasse, e l'imperatore Enrico VI prometteva trenta -oncie d'oro a chiunque si crociasse: ma costui non badava -tanto al ricupero di Terrasanta, quanto ad assicurare -a sè colle armi pietose il regno di Puglia, siccome -vedremo (Cap. <span class="smcap lowercase">LXXXVII</span>). -</p> - -<p> -Meglio che pei fatti particolari, sono memorabili a -noi pure le crociate per la generale influenza esercitata -da quel movimento dell'intera popolazione, dal rimescolamento -delle idee, dall'esaltazione degli spiriti. Per -due secoli il crociarsi fu guardato come un debito, di -cui ognuno fosse tenuto a Cristo; le città spedivano -torme di prodi; il principe levava somme a prestanza, -mettendo a pegno i possessi; l'ecclesiastico i benefizj; -il barone alienava i feudi; il poeta ne sperava un non -caduco alloro; il monaco la palma della perseveranza -nella fede; la fanciulla, il vecchio, la monaca non si -sgomentavano innanzi a pericoli sì diversi. Ai Crociati -perdonavansi i pedaggi: nei contratti di nozze i nobili -si riservavano la libertà di crociarsi: poteva la moglie -impedire al marito di chiudersi in un convento, ma non -di prender la croce<a class="tag" id="tag433" href="#note433">[433]</a>, quand'anche le lasciasse dei -<span class="pagenum" id="Page_561">[561]</span> -bambini. Uno non sapeva come schermirsi da un nemico -mortale? crociavasi; uno voleva dalla Chiesa indulgenza -de' suoi delitti? crociavasi. Ricchi e grandi credevano -crescere di merito quando in que' disagi si mettessero a -paro co' più abjetti: migliaja giuravano di più non tornare -in patria, che non avessero riscattata Terrasanta; -e chi al voto fallisse, non era più dalla Chiesa riconosciuto -per figlio, restava vile agli occhi degli uomini -d'onore. I pellegrini, mantenuti dalla pubblica carità, -cantavano lietamente la terra promessa, la patria del -Salvatore, la genitrice de' santi padri, il teatro della -riconciliazione con Dio: perivano mille di mille segnati? -benedicevasi il Signore che tanti nuovi testimonj di sua -fede fossero saliti al cielo. Voleasi dopo morte esser -involti nella tonaca che si tenea in dosso nel visitare il -santo sepolcro; i Pisani trasportarono di Palestina la -terra di che empire il loro cimitero, per potere così -dirsi sepolti in terra santa. -</p> - -<p> -Le crociate fecero pure dalla feudalità e dall'importanza -personale germogliare la Cavalleria, per la quale il -nobile tenevasi obbligato ad usare il massimo valore nelle -prove più difficili, cercarle anche a bella posta, fosse -ne' tornei ed in finti armeggi, ovvero in lontani paesi -e in assalti rischiosissimi, e sovrattutto a difesa del bel -sesso, degli ecclesiastici e del proprio signore: della -patria non si parlava ancora. La maggior forza di corpo, -il miglior cavallo, l'elmo, la corazza e la spada meglio -temprati erano il vanto del cavaliero, che doveva non -conoscer paura, non rifiutare cimento per quanto disuguale, -non ritirarsi mai da un voto per quanto difficile, -non mai mancare a data parola per quanto gli costasse. -Un altro prode, e più specialmente qualche principe -<span class="pagenum" id="Page_562">[562]</span> -armava il cavaliero, ponendogli i distintivi di quel -grado, cioè l'elsa e gli sproni dorati e il cingolo, e -dandogli la guanciata come s'usa nella cresima, oppur -battendolo sulla spalla colla propria spada. -</p> - -<p> -Il corredo delle prove e delle iniziazioni, e le cerimonie -dell'inaugurazione, precedute dalla veglia dell'armi, -nacquero poc'a poco quando si volle ridur la -Cavalleria ad una specie di condizione privilegiata, -com'erano tutte l'altre di quei tempi. Allora s'introdussero -differenti specie di cavalieri: e in Italia si conosceano -cavalieri del bagno, che con solennissime cerimonie -si astergeano il corpo a indizio della purificazione -dell'anima; cavalieri di corredo, vestiti verdebruno e -con ghirlanda dorata; cavalieri di scudo, fatti da popoli -e signori, e che pigliavano l'ordine colla barbuta in -capo; cavalieri d'arme, investiti sul campo senz'altra -cerimonia che dar loro la spada, la guanciata, l'abbraccio -e il giuramento di lealtà<a class="tag" id="tag434" href="#note434">[434]</a>. -</p> - -<p> -Così fatti si moltiplicarono, e per pompa non per -merito: Ruggero di Sicilia, facendo cavalieri i suoi -due figliuoli Ruggero e Tancredi, ne insignì con loro -quaranta; nel 1294 Azzo d'Este aprì corte bandita -per ottenere il cingolo da Gherardo di Camino, e -avutolo, armò di propria mano cinquantadue militi; -trecento ne armò Carlo Martello quando fu coronato -re di Napoli il 1290: poi se n'abusò a segno, che -Carlo IV imperatore nel 1355 commise al patriarca -di dichiarar cavalieri tutti quei che venuti erano per -ciò a Siena; onde coloro i quali aspiravano ad un -onore che cessava d'esser tale dacchè rendeasi vulgato, -<span class="pagenum" id="Page_563">[563]</span> -ma che rincresceva di non possedere appunto perchè -vulgato, raccomandavansi a quei ch'erano attorno al patriarca, -«e quando erano a lui nella via, lo levavano in -alto, e traevangli il cappuccio usato, e ricevuta la guanciata -in segno di cavalleria, gli mettevano il cappuccio -accattato col fregio d'oro, e traevanlo dalla pressa, ed era -fatto cavaliere»<a class="tag" id="tag435" href="#note435">[435]</a>. Quando poi Carlo V fu coronato -a Bologna, «colla spada toccava la testa di chi voleva -esser cavaliere, dicendogli Esto miles; e tanti s'affollarono -chieditori intorno a lui, dicendo Sire, sire, ad -me, ad me, che egli stanco e sudando, e dicendo ai -cortigiani No puedo mas, inchinò sopra tutti la sua -spada, soggiungendo Estote milites todos todos; e così -replicando, gli astanti si partirono cavalieri e contentissimi»<a class="tag" id="tag436" href="#note436">[436]</a>. -</p> - -<p> -Ottimo modo di svilire un'istituzione! e il farlo ben -conveniva a cotesti superbi stranieri, che colla spada -venivano a radere le gloriose memorie dell'Italia, e ai -sentimenti nobili e generosi surrogare il calcolo e l'obbedienza -incondizionata. E per verità allora la Cavalleria -avea passato stagione, ma già avea prodotto gli -effetti, che non furono pochi. In mezzo a gente armata, -a un diritto universale della forza, si udì per essa proclamare -la lealtà e la generosità: il braccio del prode -fu armato a tutela del debole e a terror del prepotente; -la vedova, il pupillo trovarono chi ne sosteneva i diritti, -chiamando al duello giudiziario l'usurpatore de' loro -beni: il castellano dal suo covile udiva squillare il corno -del cavaliero, che lo sfidava alla prova dell'armi, per -dimostrargli ch'era un villan traditore, un sanguinario. -Istituzione mirabilmente opportuna quando verun potere -sociale bastava a imporre un ordine interiore, o a proteggere -gl'individui; convertiva l'educazione militare in -<span class="pagenum" id="Page_564">[564]</span> -poderoso stromento di sociabilità, facendo ancora, al -contrario di ciò che stabiliva il feudalismo, alla nascita -prevalere il merito per mezzo d'una nobiltà, diversa -dalla germanica e feudale, e creata per valore dapprima, -sempre per meriti personali; alla potenza stazionaria e -inumana de' possidenti ne opponeva una mobile e generosa, -con sentimenti elevati, colla passione della gloria -e il puntiglio della lealtà: l'inviolabilità della parola e -la squisitezza del punto d'onore davano una dignità, -esagerata talvolta, ma che divenne carattere de' tempi -moderni. -</p> - -<p> -Questa comunanza, non forse di simboli e riti quanto -alcuno vorrebbe, bensì di sentimenti, affratellava uomini -di disparatissime nazioni, che cessavano di guardarsi -per nemici dacchè erano cavalieri. Una gioventù, che -cercava la fatica dei combattimenti e il riposo delle -cortesie, che per istituto consacrava il coraggio alla -giustizia e alla religione, crebbe l'amor delle pompe, -de' tornei, delle corti bandite, ch'erano pure un nuovo -riposo fra lo strepito dell'armi; introdusse il culto della -donna, venerata come auspice della Cavalleria, e chiesta -giudice e premio delle prodezze e delle tenzoni: onde -il braccio del forte fu sottomesso all'irresistibile potenza -della debolezza; e i nobili, inorgogliati soltanto della -forza, rendevansi gentili; e mettendosi a contatto con -altri, e a brillare nelle corti, alla selvatichezza surrogavano -quelle maniere che da ciò appunto trassero il -nome di <i>cortesia</i>. -</p> - -<p> -I primi Crociati disegnavano sullo scudo la croce, -che per tutta la vita attestava le devote loro prodezze, -poi conservato nella famiglia, diveniva una testimonianza -ai posteri. Quel semplice carattere venne poi complicato -con altri segni, che esprimevano con nuovo linguaggio -le imprese; e quegli scudi, sospesi ne' castelli paterni, -trasmettevansi come illustrazione delle famiglie, divenendo -<span class="pagenum" id="Page_565">[565]</span> -così un distintivo delle case, mentre prima non -n'era altro che il nome del feudo, e consolidando la -società coll'attaccarla alle memorie. -</p> - -<p> -Dalla Cavalleria e dalle crociate vennero pure gli -Ordini cavallereschi militari. Uno di Spedalieri troviamo -fin dal 952 all'Altopascio in Toscana, coll'uffizio -d'accogliere i pellegrini, assistere i viandanti, mantenere -le strade e i porti<a class="tag" id="tag437" href="#note437">[437]</a>. Dalla magnifica torre -donde tutto si domina il val di Nievole, sonava la -sera una squilla per avviare sulla bruna quei che ancora -non avessero attraversato le palustri selve della -Cerbaja. -</p> - -<p> -All'ospedale di San Giovanni a Gerusalemme, che -dicemmo fondato dagli Amalfitani, era affisso un Ordine -di Spedalieri, il cui priore Gerardo della Scala, al -tempo delle crociate, armò i suoi frati per ajutare -l'impresa; e così venne alterata la loro natura, conservando -la cura degl'infermi e dei pellegrini, ma più -combattendo gl'Infedeli, e ne uscì quell'Ordine nobile -che fu poi famoso col nome di Giovanniti e di cavalieri -di Rodi e di Malta. Seguirono i Templari, i Teutonici -ed altri estranei all'Italia. Per noi fa l'indicare -i cavalieri di San Lazaro, segnati dalla croce verde, -e dediti a curare i lebbrosi e difendere i sacri luoghi; -che poi trasferiti in Francia, e nel 1572 con autorità -di Gregorio XIII uniti all'Ordine di San Maurizio fondato -da Amedeo VIII di Savoja il 1434, si conservarono -fin ad oggi in Piemonte. -</p> - -<p> -Particolari all'Italia furono i Frati Gaudenti di Santa -Maria Gloriosa, istituiti nel 1204 da Loderingo di Andalò, -con Gruamonte Caccianemici e Ugolino Capreto -de' Lambertini nobili bolognesi, un Reggiano, il modenese -Ranieri degli Adelardi ed altri, per insinuazione -<span class="pagenum" id="Page_566">[566]</span> -di frà Bartolomeo Breganze, vescovo di Vicenza, -poi santo; ed approvati da Urbano IV<a class="tag" id="tag438" href="#note438">[438]</a>. Dovevano -esser nobili per padre e madre; e seguivano la regola -dei Domenicani senz'obbligo di celibato e di convivenza; -e portavano mantello bianco, e su campo simile croce -vermiglia sormontata da due stelle. Assumeano di protegger -vedove e pupilli, orfani e poveri, e intromettersi -delle paci: il comune di Bologna gli esentò da tutti i -pesi reali e personali, ed altrimenti li privilegiò; e sovente -le città d'Italia affidavano a loro la riscossione -delle gabelle. Ma (dice Giovan Villani) troppo presto -seguirono al nome i fatti, cioè d'intendere più a godere -che ad altro. -</p> - -<p> -Luigi di Táranto, secondo marito che fu di Giovanna -regina di Napoli, in memoria della sua coronazione -inventò l'ordine del Nodo (1347), i cui cavalieri -<span class="pagenum" id="Page_567">[567]</span> -giuravano ajutare il principe in qualunque occorrente; -dovevano portare sull'abito un nodo di qual colore volessero, -col motto <i>Se a Dio piace</i>; il venerdì prendevano -cappa nera con nodo di seta bianca, senz'oro nè -argento o perle, a memoria della passione. Se il cavaliero -avesse dato o ricevuto ferita, il nodo doveva -restare sciolto finchè avesse visitato il santo sepolcro; -reduce dal quale, poneavi il proprio nome e il motto -Piacque a Dio. A pentecoste, congregatisi in Castel -dell'Ovo, biancovestiti, rendeano conto de' fatti d'arme -più notevoli nel <i>Libro degli avvenimenti de' cavalieri -della compagnia dello Spirito Santo dal dritto desìo</i>. -Chi fosse imputato d'azione indegna, dovea quel giorno -presentarsi con una fiamma sul cuore, e attorno scritto -<i>Ho speranza nello Spirito Santo di riparare mia -grand'onta</i>: mangiava in disparte nella sala, ove il -principe e i cavalieri banchettavano. L'Ordine morì -coll'istitutore; ma il Libro degli avvenimenti e degli -statuti venne alla repubblica di Venezia, che ne fece -dono ad Enrico III quando passò d'Italia il 1573; ed -egli ne tolse norma per fondare poco poi l'Ordine -del Santo Spirito in Francia. -</p> - -<p> -Si pretese che Costantino Magno, a commemorare -la vittoria sopra Massenzio, istituisse l'Ordine di San -Giorgio o Costantiniano. Certo i Flavj Comneno, discendenti -degl'imperatori di Costantinopoli, possedettero -lungo tempo il granmaestrato di questa sacra -milizia, e Giannandrea, ultimo di essi, lo lasciò a Francesco -Farnese duca di Parma. Competeva esso ai Farnesi -come duchi di Parma, o come retaggio domestico? -punto che i recenti trattati lasciarono irresoluto; onde -continuò a distribuirsi dal duca di Parma non meno -che dai re di Napoli succeduti ai Farnesi, finchè non -furono spossessati. -</p> - -<p> -Vorrebbero connettere alle crociate anche l'Ordine -<span class="pagenum" id="Page_568">[568]</span> -savojardo dell'Annunziata, istituito, dal conte Verde il -1362, la cui collana è composta di lacci d'amore, colle -lettere Fert, che si favoleggiano iniziali di <i>Fortitudo -Ejus Rhodum Tenuit</i>. Amedeo VIII gli diede nuovi -statuti nel 1409; Carlo III, il nome e l'immagine della -ss. Annunziata nel 1518: e venti soli ne vanno decorati. -</p> - -<p> -Quando i Turchi minacciavano la Germania e l'Italia, -Pio II istituì l'Ordine della Madonna di Betlem e quello -de' Gesuiti, d'effimera durata. Pio IV istituì lo Speron -d'oro (1560), proprio de' pontefici, che davasi a tutti -gli ambasciadori venuti a Roma, e potea conferirsi -anche dalla famiglia Sforza Cesarini, dal maggiordomo -del papa, dal governatore di Roma e dai nunzj; la quale -comunicazione d'un diritto sovrano lo abjettò tanto, che -Gregorio XVI (1831) ne mutò il nome e le divise. -</p> - -<p> -L'arte trovò nella Cavalleria un nuovo campo, esteso -quanto quello della devozione, dalla quale del resto era -indivisibile. E ben presto anche l'Italia fu inondata da -romanzi di Cavalleria, tradotti anche in vulgare; e se -noi non contribuimmo verun originale ai periodi della -Tavola Rotonda, de' Paladini di Carlo Magno, del Santo -Graal, avemmo la più splendida esposizione della vita -cavalleresca nell'Ariosto, e la più toccante nel Tasso. -</p> - -<p> -Il primo veniva in tempi di critica, talchè della -Cavalleria non presentò che il lato beffardo, e imprese -che, a forza d'essere esagerate, diventano ridicole; -paladini che uccidono migliaja d'uomini; armi -incantate che rivestono eroi invulnerabili; spade che -tagliano le armadure più robuste; scudi che abbagliano; -lancie che col solo tocco scavalcano; e tutto il -corredo della magìa, e di castelli incantati e cavalli -volanti e foglie converse in navi...; e il cercare imprese -folli e contro potenze sovrumane, e la religione volta in -celia e in empietà, e l'amore inebbriantesi nella spensierata -voluttà. Pure la vita cavalleresca ci è mostrata in -<span class="pagenum" id="Page_569">[569]</span> -quelle armadure a tutta botta, in quelle spade famose -quanto i loro eroi, come la durlindana d'Orlando, la -belisarda di Ruggero, la fusberta di Rinaldo, «che fa -l'arme parer di vetro frale»; in que' cavalli rinomati, -il Bajardo di Rinaldo, il Brigliadoro di Orlando, il Frontino -di Ruggero; in quella fedeltà alla parola, per cui -Zerbino protegge anche la scellerata Gabrina; in quella -riconoscenza, per cui Ruggero combatte invece dell'imperatore -Leone fin contro la propria amante; in -quella difesa del debole oppresso, assunta da Rinaldo, -da Bradamante, da Sansonetto; in quell'amore d'Isabella, -che per serbar fede all'estinto sposo subisce la -morte; in quella devozione di Orlando, che, qualora -non sia impazzito d'un amor puerile, combatte incessante -per l'imperatore e per Dio, e raccomanda l'anima -al moribondo Brandimarte, «che de' suoi falli al re -del paradiso può domandar perdono anzi l'occaso». -</p> - -<p> -Il Tasso impicciolì il concetto delle crociate, facendone -un'impresa regolare, d'esercito giusto sotto un -capitano supremo, e con gerarchia di uffiziali e riviste -e marce e stendardi: ma nell'anima devota e cavalleresca, -più per sentimento che per istudio, intese egli -que' costumi; e tu li ravvisi in Rinaldo, giovinetto insoffrente -della disciplina, volonteroso d'imprese personali, -e facilmente distratto dalle voluttà; in Raimondo -che, quantunque vecchio, affronta lo sfidatore pagano; -e meglio ancora in Tancredi, amoroso eppur fedele al -capitano e alla croce, sempre primo ne' cimenti, che -duellando con Argante, ricusa avere il vantaggio d'armi -migliori; vedendolo esanimarsi, lo invita ancora generosamente -a cedergli, senza insuperbir della vittoria<a class="tag" id="tag439" href="#note439">[439]</a>; -<span class="pagenum" id="Page_570">[570]</span> -che salva la figlia del signore d'Antiochia, e la rispetta; -che invaghito di Clorinda, la combatte non conoscendola, -e feritala a morte, corre attingere nel proprio -elmo per dare col battesimo la vita eterna a quella -cui toglieva la terrena. -</p> - -<p> -È quel Tancredi, di cui le croniche narrano che, -avendo compito stupende geste, fe giurare al suo scudiero -di non dirne parola finchè vivesse. -</p> - -<p class="pad2 center large"> -FINE DEL TOMO QUINTO E DEL LIBRO SETTIMO -</p> - -<div class="somm"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_571">[571]</span> -</p> - -<h2><a id="indice" href="#indfront"> -INDICE</a></h2> - -<table class="indice" summary=""> - <tr> - <td colspan="3" class="center">LIBRO SESTO</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td class="cap"><span class="smcap">Capitolo</span></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">LVIII.</td> <td>Il Medioevo. — Essi e noi</td> <td class="pag"><a href="#cap58"><i>pag.</i> 1</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">LIX.</td> <td>Odoacre. Teodorico goto. Ultimo fiore delle lettere latine con Cassiodoro e Boezio</td> <td class="pag"><a href="#cap59">19</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">LX.</td> <td>Fine del regno Ostrogoto. — Belisario. — Narsete. — Italia liberata</td> <td class="pag"><a href="#cap60">52</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">LXI.</td> <td>I Longobardi</td> <td class="pag"><a href="#cap61">70</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">LXII.</td> <td>Gl'invasori. Legislazione longobarda. Costumi</td> <td class="pag"><a href="#cap62">90</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">LXIII.</td> <td>I vinti. Con che legge viveano? Quali la condizione e le arti loro?</td> <td class="pag"><a href="#cap63">126</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">LXIV.</td> <td>La Chiesa in relazione coi popoli e coi nuovi dominj. San Benedetto e i monaci</td> <td class="pag"><a href="#cap64">150</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">LXV.</td> <td>I papi. Gregorio Magno</td> <td class="pag"><a href="#cap65">169</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">LXVI.</td> <td>Italia disputata fra Longobardi e Greci</td> <td class="pag"><a href="#cap66">186</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">LXVII.</td> <td>Gli Iconoclasti. Origine della dominazione temporale dei papi</td> <td class="pag"><a href="#cap67">205</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">LXVIII.</td> <td>Fine del regno longobardo. Rinnovasi l'impero d'Occidente</td> <td class="pag"><a href="#cap68">231</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">LXIX.</td> <td>L'impero romano-cristiano. Carlo Magno</td> <td class="pag"><a href="#cap69">252</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td colspan="3" class="center">LIBRO SETTIMO</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">LXX.</td> <td>Regno d'Italia. Condizione degli Italiani sotto i primi Carolingi</td> <td class="pag"><a href="#cap70">283</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">LXXI.</td> <td>Irruzione dei Saracini. Gl'imperatori Franchi</td> <td class="pag"><a href="#cap71">298</a></td> - </tr> - <tr> - <td><span class="pagenum" id="Page_572">[572]</span></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">LXXII.</td> <td>Imperatori italiani. Gli Ungheri</td> <td class="pag"><a href="#cap72">322</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">LXXIII.</td> <td>Età ferrea del Pontificato. Ottone il grande. La corona imperiale e il regno d'Italia passano ai Tedeschi. Si svolge la nazionalità italiana</td> <td class="pag"><a href="#cap73">347</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">LXXIV.</td> <td>Il feudalismo</td> <td class="pag"><a href="#cap74">373</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">LXXV.</td> <td>Il Basso Popolo</td> <td class="pag"><a href="#cap75">400</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">LXXVI.</td> <td>Il Mille. Corrado Salico. L'arcivescovo Eriberto. Enrico III</td> <td class="pag"><a href="#cap76">427</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">LXXVII.</td> <td>Bassa Italia. I Normanni</td> <td class="pag"><a href="#cap77">448</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">LXXVIII.</td> <td>La Chiesa. Simonia e concubinato. Gregorio VII. La contessa Matilde. Guerra alle investiture</td> <td class="pag"><a href="#cap78">468</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">LXXIX.</td> <td>Repubbliche marittime</td> <td class="pag"><a href="#cap79">517</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">LXXX.</td> <td>Crociate. — La Cavalleria</td> <td class="pag"><a href="#cap80">540</a></td> - </tr> -</table> - -</div> - -<div class="footnotes"> - -<h2> -NOTE: -</h2> - -<div class="footnote" id="note1"> -<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>. </span>Questo libro fu stampato nel 1855.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note2"> -<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>. </span><span class="smcap">Bollandisti</span>, <i>ad 8 jan.</i> — <span class="smcap">Eugipius</span>, <i>Vita s. Severini</i>, in -<span class="smcap">Pez</span>, <i>Script. rerum. austriac.</i>, tom. <span class="smcap lowercase">I</span>. — Anche Benvenuto da -Imola, al canto <span class="smcap lowercase">XII</span> dell'<i>Inferno</i> di Dante, racconta che, passando -Attila per Modena, san Geminiano vescovo gli andò incontro -chiedendogli misericordia. Quello gli rispose: — Non sai -ch'io sono Attila flagello di Dio?» E il santo: — Ed io sono -Geminiano servo di Dio». Il feroce ne rimase tocco, e passò -oltre senza fare offesa.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note3"> -<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>. </span>Gli storici lo qualificano re degli Eruli, forse perchè di tal -gente gotica fosse il maggior numero delle sue schiere. Giornandes, -<i>De Goth. orig.</i>, cap. 37, e l'<i>Historia miscella</i>, <span class="smcap lowercase">XV</span>, p. 101, -lo fanno re dei Rugi e dei Turcilingi. Nel gabinetto di Vienna -si hanno medaglie di lui, iscritte <span class="smcap">Fl. Odovac.</span></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note4"> -<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>. </span><i>Æmilia, Tuscia, cæteræque provincia, in quibus hominum -pene nullus existit.</i> Gelasio papa <i>ep. ad Andronicum</i>, presso -<span class="smcap">Baronio</span>, <i>ad an.</i> 496, nº 36.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note5"> -<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>. </span><span class="smcap">Ennodio</span>, Paneg. Theodorici: <i>Migrante tecum ad Ausoniam -mundo... sumpta sunt plaustra vice tectorum, et in -domos instabiles confluxerunt, omnia servitura necessitati. Tunc -arma Cereris, et solventia frumentum bobus saxa trahebantur, -oneratæ fætibus matres inter familias tuas, oblitæ sexus et ponderis, -parandi victus cura laborant</i>. Sotto il nome <i>Amalung-Dietrich -von Bern</i>, cioè Teodorico Amalo di Verona, Teodorico -è celebrato nell'<i>Heldenbuch</i> o libro degli eroi, poema tedesco -del <span class="smcap lowercase">XIII</span> secolo. -</p> - -<p> -Su questi fatti, oltre gli autori precitati, vedi <span class="smcap">Cassiodoro</span>, -<i>Chronicon</i>, e principalmente <i>Variarum libri</i> <span class="smcap lowercase">XII</span>, ed. Garet, -Rohan 1679, e Venezia 1729. Peccato che Scipione Maffei non -ne abbia eseguita la promessa edizione commentata. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Procopio</span>, <i>De bello goth.</i>, lib. <span class="smcap lowercase">IV</span>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Isidori Hispalensis</span>, <i>Chronicon goth.</i> -</p> - -<p> -<i>Anonymi Chron.</i> detto Valesiano, dal Valois che lo pubblicò -a Parigi il 1681, in calce all'Ammiano Marcellino. -</p> - -<p> -<i>Historia miscella</i>, nella raccolta del Muratori. Pare scritta -nel 700. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Cochlæi</span>, <i>Vita Theodorici</i>, ed. Peringskiold, Stoccolma 1699. -Vi si comprendono due vite antiche, ma di poco valore. -<span class="smcap">Muratori</span>, <i>Annali, Rerum itaìicarum scriptores</i>, e <i>Antiquitates -medii ævi</i>, che cito una volta per sempre. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Sartorius</span>, <i>Essai sur l'état civil et politique des peuples de -l'Italie sous le gouvernement des Goths</i>. Parigi 1811; premiato -dall'Istituto francese, ma che pare copiato dalle -belle introduzioni di Giuseppe Rovelli alla <i>Storia di Como</i>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Hurter</span>, <i>Gesch. des ostrogothischen Königs Theodorich und -seiner Regierung</i>. Sciaffusa 1808. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Manso</span>, <i>Gesch. des ostrogothisch. Reichs in Italien</i>. Breslavia -1814; — <i>Uebersicht der Staats-Aemter und Vervaltungs-Behörden -unter den Oslgothen.</i> Ivi 1823. -</p> - -<p> -Il sig. Felice Dahn, professore a Monaco, autore della vasta -opera <i>Die Könige der Germanen</i>, inserì nella <i>Allgemeine Zeitung</i> -del 1872 un articolo <i>Teodorich und Odovacar</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note6"> -<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>. </span><i>Et nos maxime qui, divino auxilio, in republica vestra -didicimus quemadmodum Romanis æquabiliter imperare possimus: -regnum nostrum imitatio vestra est, forma boni propositi, -unici exemplar imperii, qui quantum vos sequimur, tantum -gentes alias anteimus... Pati vos non credimus inter utrasque -respublicas, quarum semper unum corpus sub antiquis principibus -fuisse declaratur, aliquid discordiæ permanere.... Romani -regni unum velle, una semper opinio sit.</i> Variar., <span class="smcap lowercase">I</span>. -</p> - -<p> -<i>Romano</i> da qui innanzi dinota quelli che non erano Barbari, -fossero i sudditi italiani dell'impero orientale, o i vinti -dell'occidentale. Anche i Turchi chiamano <i>Romania</i> l'ultima -provincia rimasta all'impero greco, e <i>Romei, Romili</i> i Greci -soggiogati.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note7"> -<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>. </span><span class="smcap">Cassiodoro</span>, <i>Variar.</i> spesso. Il Banduri, <i>Numism. imp. -rom.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>. 601, pubblica quest'iscrizione: <i>Salvis domino nostro -Zenone augusto et gloriosissimo rege Theodorico</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note8"> -<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>. </span><span class="smcap">Ennodio</span>, <i>Vita. s. Epiphanii. — Concil.</i> tom. <span class="smcap lowercase">IV</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note9"> -<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>. </span>Teodorico mutò colla porpora l'abito nazionale; ma è gratuita -l'asserzione del Muratori che <i>inducesse i suoi Goti a fare -lo stesso</i>. Presso l'anonimo del Valois, Teodorico si lagna che -<i>Romanus miser imitatur Gothum, et utilis Gothus</i> (cioè il ricco) -<i>imitatur Romanum</i>. E presso Cassiodoro, <i>Variar.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>. 15. 16: -<i>Cum se homines soleant de vicinitate collidere, istis prædiorum -communio causam noscitur præstitisse concordiæ: sic enim contigit, -ut utraque natio, dum communiter vivit, ad unum velle -convenerit... Una lex illos et æquabilis disciplina complectitur; -necesse est enim ut inter eos suaviter crescat affectus, qui servant -jugiter terminos constitutos</i>. Sono figure da retore. Da -quanti secoli vivono sul suolo stesso Greci e Turchi? forse ne -nacque soave affetto?</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note10"> -<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>. </span>Un cenno ne trapela nella lettera di Teodorico al senatore -Sunivado, <i>ut petat Samnium, jurgia Romanorum cum Gothis -compositurus</i>. Variar., <span class="smcap lowercase">III</span>. 13.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note11"> -<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>. </span><i>Variar.</i>, i. 19; <span class="smcap lowercase">IV</span>. 4; <span class="smcap lowercase">XII</span>. 5. Cassiodoro accenna il <i>curialis</i>, -il <i>defensor</i>, il <i>curator</i>, il <i>quinquennalis</i>, ecc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note12"> -<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>. </span>— Salva la riverenza al diritto pubblico e alle leggi di -ciascuno». — <i>Jura veterum ad nostram capimus reverentiam -custodiri. — Delectamur jure romano vivere. — Reverenda -legum antiquitas. — Secundum legum veterum constituta</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note13"> -<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>. </span><i>Is qui, quasi specie utilitatis publicæ, ut si necessaria -faciat, delator existat, quem tamen nos execrari omnino profitemur</i>. -Editto 35.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note14"> -<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>. </span><i>Ibi potest census addi, ubi cultura profecerit.</i> Variar., <span class="smcap lowercase">IV</span>. -38. Nella 10 dell'<span class="smcap lowercase">XI</span> scrive essersi aumentato il tributo, perchè -<i>longa quies et culturam agris præstitit et populos ampliavit</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note15"> -<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>. </span><i>Variar.</i>, <span class="smcap lowercase">IV</span>. 18.19; <span class="smcap lowercase">VI</span>. 7; <span class="smcap lowercase">VII</span>. 42; <span class="smcap lowercase">IX</span>. 24.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note16"> -<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>. </span>Variar., <span class="smcap lowercase">III</span>. 13. 14. 15; <span class="smcap lowercase">VIII</span>. 5. — <i>Necessarium duximus -illum sublimem virum ad vos comitem destinare, qui, secundum -edicta nostra, inter duos Gothos litem debeat amputare: quod si -etiam inter Gothum et Romanum natum fuerit fortasse negotium, -adhibito sibi prudente Romano, certamen possit æquabili ratione -discingere. Inter duos autem Romanos, Romani audiant quos -per provincias dirigimus cognitores. Scitote autem unam nobis -in omnibus æquabiliter esse charitatem.</i> <span class="smcap lowercase">VIII</span>. 3.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note17"> -<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>. </span><i>Variar.</i>, <span class="smcap lowercase">V</span>. 17.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note18"> -<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>. </span>Da <i>gut</i> buono. Ugo Grozio, nella <i>Storia dei Goti</i>, radunò -i passi che ne fanno l'elogio: modo cattivo di giungere alla -verità.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note19"> -<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>. </span><span class="smcap">Procopio</span>, <i>De bello goth.</i>, <span class="smcap lowercase">III</span>. 8.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note20"> -<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>. </span><i>Reliqua per illum et illum</i> (come oggi si direbbe) <i>per -N. N. legatos nostros patrio sermone mandamus</i>. Teodorico al -re degli Eruli.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note21"> -<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>. </span>Re Atalarico scrive a Cassiodoro: <i>Cum esset</i> (Teodorico) -<i>publica cura vacuatus, sententias prudentum a suis famulis exigebat, -ut factis propriis se æquaret antiquis. Stellarum cursus, -maris sinus, fontium miracula, rimator acutissimus inquirebat, -ut rerum naturis diligentius perscrutatis, quidam purpuratus -videretur esse philosophus</i>. Variar., <span class="smcap lowercase">IX</span>. 24.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note22"> -<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>. </span>Lettera del 533.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note23"> -<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>. </span>Citato nella lettera d'Alarico ad Aratore.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note24"> -<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>. </span>Così definisce la filosofia: <i>Sapientia est rerum quæ sunt -comprehensio</i>. Aritm., lib. <span class="smcap lowercase">I</span>. c. 1.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note25"> -<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>. </span>Prodigi aveano accompagnato la nascita di questo, sicchè -suo padre il nominò Epifanio, e promise consacrarlo a Dio. A 8 -anni era lettore nella chiesa episcopale di Ticino, piccola città -che ancor non chiamavasi Pavia: a 12 era scrittore del vecchio -vescovo Crispino: a 18 soddiacono e amministratore dei beni della -Chiesa cioè dei poveri. Al tempo che il mondo degli impiegati e -dei soldati crollava, senza forza contro gli stranieri, senza virtù -contro i disordini interni, al clero di Pavia presedevano, oltre il -santo vescovo, l'arcidiacono Silvestro, zelante della tradizione e -della disciplina antica, ma più atto a dar pareri che ad operare; -Bonoso, di cui diceasi che se il suo corpo era nato nella Gallia, -l'anima sua veniva dalla patria celeste: Epifanio, più utile di -tutti benchè più giovane, sosteneva le fatiche gravissime che, -nello sfacelo della società civile, toccavano alla ecclesiastica: -oggi avvocato a sostener avanti ai tribunali la causa della Chiesa -e dei poveri: domani paciere in una famiglia disunita, poi raccoglitore -e distributor di limosine ai poveri: istruttore e consigliere -degl'ignoranti e dei dubbj: integerrimo di vita, colla -costante moderazione, coll'inalterabile equità, col dominio sopra -se stesso, imponeva agli altri. La chiesa di Ticino dovea difendere -i suoi beni dalle erosioni del Po e dalle usurpazioni dei -vicini. Banco, confinante avido e ingiusto, pretendeva occupare un -pezzo lasciato in secco dal fiume, e ad Epifanio, che opponeva -alle violenze la ragione, diede una bastonata sul capo. Il giovane -diacono ghermì il braccio dell'avversario e il disarmò, e -gli astanti avriano freddato Banco se Epifanio non avesse posto -la sua testa sanguinente fra l'offensore e i vindici. -</p> - -<p> -Crispino morente menò a Milano Epifanio per raccomandarlo -al metropolita e ai nobili come il miglior successore che -potessero dargli: e in fatto a 25 anni fu eletto vescovo di -Pavia. Giusto, calmo, fermo, caritatevole, non mutò la semplice -vita, geloso della dignità episcopale quanto meno la ostentava; -subito fu l'oracolo della diocesi: non affar pubblico o -privato menavasi senza di lui; il tribunal suo era il più frequentato, -e sebbene non avesse nè la scienza di Agostino, nè -le grandi missioni d'Ambrogio, era stimato e venerato in tutta -Liguria. -</p> - -<p> -Questa si trovava allora minacciata di guerra civile fra Antemio -imperatore, e Ricimero suo genero. I nobili e le città -liguri risolsero di mandare una deputazione a Ricimero a Milano, -pregandolo di pace; ed esso gli ascoltò favorevole, insinuò per -altro avrebber dovuto chiederla ad Antemio, ma capiva che nessuno -potrebbe presentarsi a un imperatore violento e irritato. I -nostri risposero che, quanto a ciò, aveano l'uomo opportuno, -che saprebbe domar anche le fiere, e che bastava vedesse una -buona azione perchè tosto vi si accingesse; d'un'eloquenza poi -che (diceano) incantava più d'un mago; e parlato che avesse, -non era possibile resistergli. -</p> - -<p> -Quest'uomo era Epifanio, e Ricimero disse che lo conosceva, -e meravigliarsi non avesse ammiratori e amici. Pregato di assumersi -la pacifica missione, Epifanio disse che questi affari sorpassavano -la sua capacità, ma quando trattisi di salvar la -patria, era dover suo di nulla ricusare. Il suo viaggio fu un -trionfo: la gente accorreva in folla a veder il santo, che andava -a chiedere ciò che i popoli più desiderano, la pace. Antemio -non vi vedea che un artifizio di Ricimero; pure, mosso dalle -manifestazioni di tutta Italia e di Roma specialmente, lo accolse -in tutta pompa, ne ascoltò le persuasioni e le preghiere a favor -di quella Italia, che allora prometteasi più dai santi che dai -politici. E il santo trionfò dove i politici erano falliti, ed ebbe -promessa di perdono e di pace, e senza pur soddisfare la curiosità -di veder Roma, tornò a Pavia perchè sovrastava la pasqua. -Indarno Milano l'invitò a ricever ringraziamenti, indarno Ricimero -il voleva alla corte, stupito di veder composta una pace, -ch'egli avea fatto di tutto per rendere impossibile, e che recideva -le sue ambizioni. -</p> - -<p> -Ennodio, che questi fatti ci racconta, era stato allevato da -Epifanio, come Epifanio da Crispino, e gli succedette nella -sede vescovile. Così la plebe cristiana prevedeva da un pezzo -chi sarebbe stato il suo vescovo, e non le era mandato nè conosciuto, -nè conoscendo; ed era protetto da quella forza che nulla -compensa, la considerazione e la stima.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note26"> -<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>. </span></p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Per Cenetam gradiens et amicos duplavicenses,</i></p> -<p class="i01"><i>Qua natale solum est mihi...</i></p> -<p class="i01"><i>Ast ego sensus inops, italæ quota portio linguæ</i></p> -<p class="i01"><i>Fæce gravis, sermone levis, ratione pigrescens,</i></p> -<p class="i01"><i>Mente hebes, arte carens, usu rudis, ore nec expers,</i></p> -<p class="i01"><i>Parvula grammaticæ lambens reflumina guttæ,</i></p> -<p class="i01"><i>Rhetoricæ exiguum prælïbans gurgitis haustum,</i></p> -<p class="i01"><i>Cote ex juridica cui vix rubigo recessit,</i></p> -<p class="i01"><i>Quæ prius addidici dediscens, et cui tantum</i></p> -<p class="i01"><i>Artibus ex illis odor est in naribus istis.</i></p> -<p class="i10"> Vita s. Martini, <span class="smcap lowercase">I</span> e <span class="smcap lowercase">IV</span>.</p> -</div></div> - -<p> -Siano saggio del suo merito poetico, e cenno degli studj che -allora si facevano; e vedasi la prima volta nominata la <i>lingua -italiana</i>, comechè per tale devasi intendere la latina.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note27"> -<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>. </span>Giornandes dice che quel porto, già capace di duecencinquanta -vascelli, era mutato in un giardino, e la città divisa -in tre parti: la prima, più elevata, diceasi propriamente Ravenna; -la seconda, che conteneva il palazzo imperiale, chiamavasi Cesarea; -la terza, detta Classe, distava da Ravenna tre miglia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note28"> -<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>. </span>Probabilmente si valsero d'un piano inclinato, sostenuto -da piedritti. Vedasi <span class="smcap">Rinaldo Rasponi</span>, <i>La Rotonda prorata -edifizio romano</i>, 1776; come anche G. B. Passeri, Ippolito -Ghiselli Gamba, Sufflot, il conte Caylus e Enrico Gally nel 1842. -Il p. Bacchini provò che quella fabbrica non è del tempo di -Amalasunta, bensì di Teodorico.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note29"> -<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>. </span><i>Quid dicamus columnarum junceam proceritatem? moles -illas sublimissimas fabricarum quasi quibusdam erectis hastilibus -contineri, et substantiæ qualitates concavis canalibus excavatæ, ut -magis ipsas æstimes fuisse transfusas, alias ceris judices factum -quod metallis durissimis videas expolitum. Variar., XV. 6, Form. -de fabricis et architectis</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note30"> -<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>. </span>L'iscrizione stessa è fastosa: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Qui potuit rigidas Gothorum subdere mentes,</i></p> -<p class="i01"><i>Hic docuit durum flumina ferre jugum.</i></p> -</div></div> - -<p> -Trajano, dopo vittorie di ben altra importanza, sul ponte -della via Appia scriveva solo: -</p> - -<p class="center"> -<span class="smcap lowercase">TRAJANVS IMP. P. M. STRAVIT.</span> -</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note31"> -<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>. </span>Nella vita antichissima di s. Fulgenzio, <i>Acta SS. 1. jan.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note32"> -<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>. </span>Per le spoletine, vedi <i>Variar.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>. 32. 33. delle altre -conservossi memoria in un'iscrizione, che trascurata si legge -accanto al duomo di Terracina: -</p> - -<p> -<span class="smcap lowercase">DN. GLRMVS ADQ INCLYT</span> (<i>Dominus gloriosissimus atque inclytus</i>) -<span class="smcap lowercase">REX THEODORICVS VICTOR AC TRIVMFANS SEMPER AVGVSTVS BONO -REIPVBLICÆ NATVS CVSTOS LIBERTATIS ET PROPAGATOR ROMANI -NOMINIS DOMITOR GENTIVM DECENNOVII VIÆ APPIÆ ID E A TRIP -VSQ TARIC IT LOCA QVÆ CONFLVENTIBVS AB VTRAQ PARTE PALVDIBVS -PER OMN RETRO PRINCIP INVNDAVERANT VSVI PVBCO ET SECVRITATI -VIANTIVM ADMIRANDA PROPITIO DEO FELICITE RESTITVIT -OPERI INJVNCTO NAVITER ISVDANTE ADQ CLEMENTISSIMI PRINCIP -FELIC DESERVIENT PRÆCONII ET PROSAPIÆ DECIORVM CÆC MAV -BASILIO DECIO VC ET INL EX PV EX PPO EX COVS ORD PAT QVI AD -PERPETVANDAM TANTI DOMINI GLORIAM PER PLVRIMOS QVI ANTE -NON ALBEOS DEDVCTA IN MARE AQVA IGNOTÆ ATAVIS ET NIMIS -ANTIQ REDDIDIT SICCITATI.</span></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note33"> -<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>. </span>Sotto Teodorico, per un soldo d'oro si davano sessanta -moggia di frumento e trenta anfore di vino. Il Valesiano dice -scemato d'un terzo il prezzo dei viveri, sicchè in tempo di caro -compravansi venticinque moggia di grano per un soldo d'oro, -mentre al mercato se ne aveano dieci. In una carestia, Cassiodoro -scrive a Dazio vescovo di Milano di far distribuire un terzo -del panico che si trova ne' granaj di Pavia e Tortona; agli affamati -lo dia a un soldo per misura. Forse sono le dette venticinque -moggia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note34"> -<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>. </span><i>Vita s. Epiphanii</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note35"> -<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>. </span><i>Variar.</i>, <span class="smcap lowercase">XII</span>. 4. È il vin santo: poichè dice che, côlta -l'uva in autunno tardo, si sospende o serba in vasi da ciò; a -dicembre si pigia, e in mirabil guisa si ha il vino nuovo quando -comincia ad esser vecchio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note36"> -<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>. </span><i>Variar.</i>, <span class="smcap lowercase">IX</span>. 3.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note37"> -<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>. </span><i>In actis concilii Palmaris</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note38"> -<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>. </span>L'apprensione degli Italiani è espressa in quelle parole -di Boezio: <i>Rex avidus communis exitii</i> (<i>De consol.</i>, lib. <span class="smcap lowercase">I</span>), e dal -Valesiano: <i>Rex dolum Romanis tendebat</i>. -</p> - -<p> -— E quindi ebbero principio quegli rumori, che nutricati e -inaspriti da zelo religioso e dalla mondana ambizione dei cherici -... causarono poscia la rovina del dominio gotico in Italia, -non senza infinito danno degli Italiani». <span class="smcap">Ranieri</span>, <i>Storia d'Italia -dal</i> <span class="smcap lowercase">V</span> <i>al</i> <span class="smcap lowercase">IX</span> <i>secolo</i>, p. 113. Di questo giudizio appello ai fatti -del 1848.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note39"> -<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>. </span>— Quante volte ho messo a repentaglio il mio stato per -salvare i poveri, cui con infinite calunnie molestava la non mai -punita avarizia dei Barbari! In grave carestia essendo posto un -gravoso balzello alla Compagnia, tale ch'essa ne sarìa stata -deserta, io pel comun bene tolsi a difenderla davanti il re contro -il prefetto del pretorio, e ottenni non fosse riscosso».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note40"> -<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>. </span></p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Carmina qui quondam studio florente peregi</i></p> -<p class="i02"> <i>Flebilis, heu! mæstos cogor inire modos.</i></p> -<p class="i01"><i>Ecce mihi laceræ dictant scribenda Camenæ</i></p> -<p class="i02"> <i>Et vivis elegi fletibus ora rigant.</i></p> -<p class="i01"><i>Has saltem nullus potuit pervincere terror</i></p> -<p class="i02"> <i>Ne nostrum comites prosequerentur iter.</i></p> -<p class="i01"><i>Gloria felicis olim viridisque juventæ</i></p> -<p class="i02"> <i>Solatur mæsti nunc mea fata senis.</i></p> -<p class="i01"><i>Venit enim properata malis inopina senectus,</i></p> -<p class="i02"> <i>Et dolor ætatem jussit inesse suam.</i></p> -<p class="i01"><i>Intempestivi funduntur vertice crines,</i></p> -<p class="i02"> <i>Et tremit effæto corpore laxa cutis.</i></p> -<p class="i01"><i>Mors hominum felix, quæ se nec dulcibus annis</i></p> -<p class="i02"> <i>Inserit, et mæstis sæpe vocata venit,</i></p> -<p class="i01"><i>Eheu quam surda miseros avertitur aure,</i></p> -<p class="i02"> <i>Et flentes oculos claudere sæva negat!</i></p> -<p class="i01"><i>Dum levibus malefida bonis fortuna faveret,</i></p> -<p class="i02"> <i>Pæne caput tristis merserat hora meum.</i></p> -<p class="i01"><i>Nunc quia fallacem mutavit nubila vultum,</i></p> -<p class="i02"> <i>Protrahit ingratas impia vita moras.</i></p> -<p class="i01"><i>Quid me felicem toties jactatis amici?</i></p> -<p class="i02"> <i>Qui cecidit, stabili non erat ille gradu.</i></p> -</div></div> - -<p> -Boezio in quest'opera mostrasi poco cristiano, e nulla meglio -di stoico, tanto che alcuno negò fosse sua fattura, e suppose -un Boezio, differente da quello che i Pavesi venerarono poi -sugli altari, forse per quel sentimento che anch'oggi fa considerare -martiri coloro che cadono per la causa nazionale.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note41"> -<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>. </span><i>Omnia regno nostro perfecte constare credimus, si gratiam -vestram nobis minime deesse sentimus... Claudantur odia cum -sepultis... Illud est mihi supra dominatum, tantum ac talem -habere rectorem propitium... Sit vobis regnum nostrum gratiæ -vinculis obligatum</i>. Variar., <span class="smcap lowercase">VIII</span>. 8.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note42"> -<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>. </span>All'egual modo v'entrò Alfonso d'Aragona nel 1442. Questi -fatti ci sono descritti da Procopio (<i>De bello goth.</i>, l. i. c. 8. 9. 10), -ch'era segretario di Belisario, e che esagera sempre in lode di -questo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note43"> -<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>. </span>Lo dice Procopio; eppure soggiunge che l'esercito goto -non bastava a cingere tutta la città. Egli stesso fa uccidere in -Milano μυριάδες τριάκοντα, trecentomila maschi (lib. <span class="smcap lowercase">II</span>. c. 7): esagerazione -o sbaglio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note44"> -<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>. </span>Nel 536 da Belisario, nel 546 da Totila, l'anno appresso -da Belisario, nel 549 di nuovo da Totila, nel 552 da Narsete. -Gregorio Magno riferisce che san Benedetto avea assicurato che -Roma non sarebbe sterminata da Totila, bensì da turbini e -tremuoti; e soggiunge che di fatto, a' suoi giorni, si vedevano -sovverse mura e case e chiese ed edifizj. Forse a quel tempo -sono da attribuire le tante rovine di solidi fabbricati in Roma; -chè certo i Barbari non avean ragione di accingersi all'immensa -fatica che sarebbesi voluta a scassinarli.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note45"> -<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>. </span>Nov. 104, De præt. Siciliæ. E al capo 23: <i>Lites inter duos -procedentes Romanos, vel ubi romana persona pulsatur, per -civiles judices exercere jubemus, cum talibus negotiis vel causis -judices militares immiscere se ordo non patiatur. E in calce alle -Novelle: Jura insuper vel leges codicibus nostris insertas, quas -jam sub edictali programmate in Italiam dudum misimus, obtinere -sancimus: sed et eas, quas postea promulgavimus constitutiones, -jubemus sub edictali propositione vulgari, ex eo tempore -quo sub edictali programmate evulgatæ fuerint, etiam per partes -Italiæ obtinere, ut una, Deo volente, facta republica, legum etiam -nostrarum ubique prolatetur auctoritas. Annonam etiam, quam -et Theodoricus dare solitus erat, et nos etiam Romanis indulsimus, -in posterum etiam dari præcipimus; sicut etiam annonas, -quæ grammaticis ac oratoribus vel etiam medicis vel jurisperitis -antea dari solitum erat, et in posterum suam professionem scilicet -exercentibus erogare præcipimus, quatenus juvenes liberalibus -studiis eruditi per nostram rempublicam floreant</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note46"> -<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>. </span><i>König</i> significa re, e <i>Adelig</i> nobile. Così <i>All-boin</i> tutto -reggente; <i>Rose-mond</i> bocca rosata; <i>Au-rich</i> antico signore; -<i>Theud-linda</i> benefica al popolo; <i>Ogil-ulf</i> soccorso volontario; -<i>Rot-her</i> signor della pace; <i>Ar-preth</i> ricco d'onore; <i>Hund-preth</i> -ricco di benevolenza; <i>Cuni-preth</i> ricco di coraggio; <i>Rad-wald</i> -pronto e potente; <i>Hildi-brand</i> molto ardente; <i>Rat-gis</i> forte in -consiglio; <i>Ahist-hulf</i> pronto al soccorso, ecc. -</p> - -<p> -Paolo Diacono, De gestis Langobardorum, dice che le imprese -d'Alboino erano celebrate ne' versi, non soltanto dei Bavari e -dei Sassoni, ma di quanti usavano la stessa favella. Vedansi -<i>Origo gentis nostræ Langobardorum</i>, stampato in capo all'Editto -di Rotari, Torino 1846; e Andrea da Bergamo, Erchemperto, -Benedetto da Sant'Andrea, e i continuatori di Paolo Diacono, -detti Cassinense, Salernitano, Romano, Barberiniano, Andomarense, -Fiorentino, Veneto, Trajectense. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Procopio</span>, <i>De bello gothico</i>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Anastasio Bibliotecario</span>, <i>De vitis pontificum romanorum</i>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Gregorio Magno</span>, <i>Epistole e Dialoghi</i>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">J. Christius</span>, <i>Origines longobardicæ</i>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Schmidt</span>, <i>De Longobardis</i>. -</p> - -<p> -<i>Gaillard</i>, <i>Mém. historique et critique sur les Longobards</i> (Mem. -dell'Accademia francese, tom. <span class="smcap lowercase">XXXIII. XXXV. XLIII</span>). -</p> - -<p> -<span class="smcap">Turck</span>, <i>Forschungen auf dem Gebiete der Geschichte</i>. Rostock -1835. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Aschbach</span>, <i>Gesch. der Heruler und Gepiden</i>. Francoforte 1835. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Flegler</span>, <i>Das Königreich der Longobarden in Italien</i>. Lipsia -1851. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Richter</span>, <i>Ueber die Abkunft und Wanderung der Langobarden</i>. -Vienna 1848; <i>Friaul unter longobardischer Herschaft</i>. -Ivi 1825. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Merkel</span>, <i>Die Gesch. des Langobardenrechts</i>. Berlino 1851. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Bethmann</span>, <i>Paulus Diaconus, und die Geschichtschreibung der -Langobarden</i>. Annover 1849. -</p> - -<p> -E tutti gli storici d'Italia, e con qualche novità <span class="smcap">Lebrecht</span> e <span class="smcap">Leo</span>, -<i>Gesch. von Italien</i>. Amburgo 1829, lib. <span class="smcap lowercase">I</span>; <span class="smcap">Balbo</span>, <i>Storia -d'Italia</i>. Torino 1830; e magistralmente <span class="smcap">Troya</span>, <i>Storia -d'Italia</i>. 1841.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note47"> -<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>. </span><span class="smcap">Du Chesne</span>, App. del tom. I. <i>Rer. Francicarum</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note48"> -<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>. </span><span class="smcap">Paolo Diac.</span>, op. cit., lib. <span class="smcap lowercase">II</span>. c. 7.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note49"> -<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>. </span><i>Cum uxoribus, natis, omnique suppellectili... cum omni -exercitu, vulgique promiscua multitudine</i>. <span class="smcap">Paolo Diac.</span>, lib. <span class="smcap lowercase">II</span>. -c. 7. 8.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note50"> -<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>. </span>Con Onorato vennero a Genova molto clero e patrizj, il -vescovo d'Acqui ed altri ragguardevoli personaggi. I Milanesi -vi ottennero una chiesa che dedicarono a sant'Ambrogio, e il -brolo di Sant'Andrea, un palazzo, le rendite d'alcuni benefizj, e -le pievi di Recco, Auscio, Rapallo, Camogli, colle loro decime e -possessioni. Vogliono le cronache che molti della bassa Insubria -rifuggissero entro la grande palude, detta mar Gerondio, formata -dei fiumi Oglio, Serio, Adda; e quivi sopra un isolotto -fangoso, detto <i>La Mosa</i> (<i>limosa</i>), fondassero la città di Crema.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note51"> -<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>. </span>La cronologia dei primi diciassette anni de' Longobardi -va molto confusa; nè Muratori, Fumagalli, Lupi la rischiararono -a sufficienza. L'unico storico cui ci troviamo ridotti, Paolo Diacono, -assegnato il tempo che Alboino uscì di Pannonia, prosegue -per note indeterminate, servendosi delle indizioni; perchè -allora s'era cessato di notare gli anni per consoli, nè ben introdotta -l'êra vulgare. Forse s'accomoderebbero le apparenti contraddizioni -cambiando l'anno da cui gli storici cominciano il -regno d'Alboino, e desumendolo, non dalla presa di Milano, ma -dal suo entrare in Italia, cioè dal principio del 569. -</p> - -<p> -Esso Paolo fa solo ai tempi di Autari conquistato Benevento, -e primo duca Zottone. Ma la lettera 46 lib. <span class="smcap lowercase">II</span> di Gregorio -Magno è diretta ad Arechi (Arigiso) successore di Zottone; e -poichè essa è del 592, se si sottraggono i venti anni che, secondo -Paolo, Zottone regnò, saliamo ai tempi dell'assedio di Pavia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note52"> -<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>. </span>Paolo Diacono ce ne conservò l'epitafio, uno degli scarsi -monumenti di quell'età: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Clauditur hoc tumulo, tantum sed corpore, Droctulf,</i></p> -<p class="i02"> <i>Nam meritis tota vivit in urbe suis.</i></p> -<p class="i01"><i>Cum Bardis fuit ipse quidem, nam gente suavus;</i></p> -<p class="i02"> <i>Omnibus et populis inde suavis erat.</i></p> -<p class="i01"><i>Terribilis visu facies, sed mente benignus,</i></p> -<p class="i02"> <i>Longaque robusto pectore barba fuit.</i></p> -<p class="i01"><i>Hic et amans semper romana et publica signa,</i></p> -<p class="i02"> <i>Vastator gentis adfuit ipse suæ.</i></p> -<p class="i01"><i>Contempsit caros, dum nos amat ille, parentes,</i></p> -<p class="i02"> <i>Hanc patriam reputans esse Ravenna suam.</i></p> -<p class="i01"><i>Hujus prima fuit Brexelli gloria capti;</i></p> -<p class="i02"> <i>Qua residens, cunctis hostibus horror erat.</i></p> -<p class="i01"><i>Qui romana potens valuit post signa juvare</i></p> -<p class="i02"> <i>Vexillum primum Christus habere dedit.</i></p> -<p class="i01"><i>Inde etiam retinet dum classem fraude Feroldus,</i></p> -<p class="i02"> <i>Vindicet ut classem, classibus arma parat.</i></p> -<p class="i01"><i>Puppibus exiguis decertans amne Badrino</i></p> -<p class="i02"> <i>Bardorum innumeras vicit et ipse manus.</i></p> -<p class="i01"><i>Rursus et in terris Avarem superavit Eois,</i></p> -<p class="i02"> <i>Conquirens dominis maxima palma suis.</i></p> -<p class="i01"><i>Martiris auxilio Vitalis fultus ad istos</i></p> -<p class="i02"> <i>Pervenit, victor sæpe triumphat ovans.</i></p> -<p class="i01"><i>Cujus et in templis petiit sua membra jacere,</i></p> -<p class="i02"> <i>Hæc loca post mortem bustis habere juvat.</i></p> -<p class="i01"><i>Ipse sacerdotem moriens petit ista Joannem,</i></p> -<p class="i02"> <i>His reddit terris cujus amore pio.</i></p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note53"> -<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>. </span><i>Inventæ sunt in eadem insula divitiæ multæ, quæ ibi de singulis -fuerant civitatibus commendatæ.</i> <span class="smcap">Paolo Diac.</span>, lib. <span class="smcap lowercase">III</span>. c. 26.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note54"> -<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>. </span>Lo stesso, lib. VI. c. 6. Leo dice: — Nessun re ardì arricchire -gli ecclesiastici cattolici, perchè tutti pendevano alla -signoria de' Romani». <i>Vic. della costit. in Italia</i>, § 10, parte 1ª. -Che Rotari fondasse parecchi monasteri, lo prova il documento -pubblicato negli <i>Hist. patriæ monumenta, Chart.</i> tom. I. p. 7. -Di Agilulfo dice Paolo, lib. VI. c. 6, che <i>multas possessiones Ecclesiæ -largitus est</i>; e sappiamo che regalò beni al monastero di -San Colombano a Bobbio. Liberalità de' re successivi indicheremo -a suo tempo, e le storie ne son piene.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note55"> -<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>. </span>Porta scritto in giro, <span class="smcap lowercase">AGILULF GRAT. DIVIN. GLOR. REX -TOTIUS ITAL. OFERET SCO JOHANNI BATTISTE IN ECLA MODICIA</span>. Se -l'iscrizione potesse credersi contemporanea del dono, sarebbe -la prima volta che trovasi la formola <i>per la grazia di Dio</i>, poi -dal franco Pepino introdotta ne' diplomi; e così pare quel <i>re di -tutta Italia</i>, che, non senza maggior ragione, fu quindi adoperato -da Carlo Magno e da Napoleone. Sembra che i Longobardi -non coronassero i loro re, ma gl'investissero col metter loro in -mano un'asta: pure le loro effigie sulle monete portano corona.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note56"> -<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>. </span><i>Excellentissimo filio nostro Adulouwaldo reg. transmiter. -philacteria curavimus, idest crucem cum ligno s. crucis -Domini, et lectionem s. Evangeli theca persice inclusam. Filiæ -quoque meæ, sorori ejus, tres anulos transmisi, duos cum hyacinthis -et unum cum albula: quæ eis per vos peto dari</i>. Non si -usava ancora mandare ossa di santi: e Gregorio Magno lo disapprova -assai.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note57"> -<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>. </span><span class="smcap">Jonas</span>, in <i>Vita s. Bertulfi</i>, ap. <span class="smcap">Mabillon</span>, <i>Ord. s. Benedict.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note58"> -<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>. </span><i>Brexiana civitas magnam semper nobilium Longobardorum -multitudinem habuit</i>. <span class="smcap">Paolo Diac.</span>, lib. <span class="smcap lowercase">V</span>. c. 36.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note59"> -<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>. </span>Fredegario e Paolo attribuiscono il fatto a Rodoaldo; ma -i: tempi non rispondono. Non occorre venire fino all'odierna -civiltà per trovare assurdo questo modo di ragionare. Ai tempi -di Lodovico il Pio, Agovardo arcivescovo di Lione scriveva: — Bell'arte -a scoprir la verità! e soprattutto quando l'un combattente -e l'altro soccombono. Se Dio volesse che in questa vita -gl'innocenti fossero sempre vincitori e i colpevoli vinti, Gerusalemme -non sarebbe sottoposta ai Saraceni, nè Italia ai Longobardi». -<i>Liber adv. Gundobadum</i>, cap. <span class="smcap lowercase">XIV</span>. I contemporanei non -guardavano dunque per una fortuna l'esser l'Italia vinta dai -Longobardi, come fecero alcuni mille anni più tardi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note60"> -<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>. </span>Burckhard (<i>Staats- und Rechtsgesch. der Römer</i>, § 42. -Stutrgard 1841) vorrebbe che <i>oppida</i> e <i>vici</i> fossero terre smurate, -le quali non formavano Comune da sè, ma erano assegnate -a municipj nel cui territorio eran poste.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note61"> -<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>. </span>Diceasi <i>guidrigild</i>, compenso privato; ben distinto dall'ammenda -(<i>fried</i>), che è compenso pubblico.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note62"> -<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>. </span><i>De bello goth.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>. 14; <span class="smcap lowercase">III</span>. 34. Una loro migrazione, cantata -dallo scaldo di Gottland, componeasi di settanta navi, montate -ciascuna da cento uomini.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note63"> -<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>. </span><i>Aucto de diversis gentibus, quas superaverant, exercitu.</i> -<span class="smcap">Paolo Diac.</span>, lib. <span class="smcap lowercase">I</span>. c. 20.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note64"> -<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>. </span>La storia non parla che dell'isola; ma essa è tanto piccina, -ch'è forza credere sotto quel nome comprese le circostanze. A -Lenno, terra di quella riva, sono due iscrizioni del 571 e 572, -ove l'anno è notato per consoli, e Giustino II è detto signor -nostro. -</p> - -<p> -<span class="smcap lowercase">HIC REQVIESCIT IN PACE FAMVLVS CHRISTI LAVRENTIVS VENERABILIS -SACERDOS, QVI VIXIT IN HOC SÆCVLO ANNOS IV; DEPOSITVS -DIE III NONAS IVLII, POST CONSVLATVM DOMINI NOSTRI IVSTINI PERPETVI -AVGVSTI ANNO VI, INDICTIONE IV.</span> -</p> - -<p> -<span class="smcap lowercase">HIC REQVIESCIT IN PACE BONÆ MEMORIÆ CYPRIANVS, QVI VIXIT -IN HOC SÆCVLO ANNOS P. M. XXXIII; DEPOSITVS SVB DIE VII KALENDAS -OCTOBRIS, INDICTIONE V, POST CONSVLATVM DOMINI NOSTRI -IVSTINI PERPETVI AVGVSTI ANNO VII.</span></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note65"> -<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>. </span>In tal senso l'editto di Rotari si dice fatto col consenso -<i>cuncti felicissimi exercitus nostri</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note66"> -<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>. </span><i>Homo qui habet septem casas massaricias, habeat loricam -cum reliqua conciatura sua, debeat habere et caballos... Homines -qui non habent casas massaricias, et habent quadraginta jugis -terræ, habeant caballum, scutum et lanceam... Item de illis hominibus -qui negotiantes sunt et pecuniam</i> (non) <i>habent, qui sunt -majores et potentes, habeant loricas, scutos, caballos et lanceas; -et qui sunt sequientes, habeant caballos, scutum et lanceam; -minores habeant coccoras cum sagittas et arcos.</i> Leggi di Astolfo, -pubblicate dal Troya.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note67"> -<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>. </span><span class="smcap">Rotari</span>, leg. 177; <span class="smcap">Liutprando</span>, lib. <span class="smcap lowercase">III</span>. leg. 4. Da <i>fahren</i> -generare, radice disusata di <i>Vorfahren</i> progenitori; sicchè corrisponde -a <i>gens</i> de' Latini. Oggi in Albania <i>fara</i> significa lo stesso.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note68"> -<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>. </span>Nelle leggi; ma Paolo Diacono, lib. <span class="smcap lowercase">I</span>. c. 21, cita gli <i>Adalingi, -sic enim apud eos quædam nobilis prosapia vocabatur</i>. -Forse era sola la razza regia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note69"> -<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>. </span><i>Liberi, ingenui, ingenuiles</i>, più tardi <i>boni homines</i>. Ehre -significa onore, ed heer esercito: onde arimanno è uom d'onore -o d'arme. Il Troya fa osservare che la voce αριμανες trovasi in -Appiano, <i>De bello mithr.</i> Ottone I, nel 967, dona a un monastero -un borgo <i>cum liberis hominibus, qui vulgo herimanni dicuntur</i> -(Antiq. ital., I. 717). Enrico IV, nel 1074, <i>donamus insuper monasterio... -liberos homines, quos vulgo arimannos vocant</i> -(Ivi, 739). Errano il Sismondi credendo gli arimanni contadini -liberi, che oltre le proprie terre avessero enfiteusi dai grandi, e -che soli coi nobili potessero intervenire al placito (cap. 2); e -Giovanni Müller (<i>Allg. Geschichte</i>), credendo che l'arimanno -fosse tra' Longobardi il capo militare di ciascuna borgata. <i>Omnes -liberi, qui a dominis suis longobardis libertatem meruerunt, legibus -dominorum suorum et benefactorum vivere debeant, secundum -qualibet a suis dominis propriis concessum fuerit</i>. <span class="smcap">Rotari</span>, -leg. 239. Qui <i>lex</i> è chiaro che significa le condizioni «imposte -dai padroni a ciascun emancipato». -</p> - -<p> -* Tutti questi punti furono dibattuti assai in Italia e fuori, -massime dopo la pubblicazione dell'opera di Carlo Troya. -Carlo Hegel (<i>Gesch. der italienischen Stadt e Freiheit</i>. Lipsia -1847) sostiene che sotto i Longobardi esisteva un diritto unico, -indissolubile, e i liberi provinciali erano messi nella semilibertà -degli Aldj, dalla quale non potevano passare alla libertà intera -longobarda se non per una nuova manumissione. Il diritto romano -per lungo tempo non fu riconosciuto pubblicamente; dapprima -ottenne qualche legalità come diritto di corte, poi come -diritto ecclesiastico, non però personale; infine come concessione -a singoli stranieri, indi a città e territorj intieri. Suppone che -siasi fatta fusione tra i Longobardi e i Romani, prestandosi reciprocamente -gli elementi. <i>Nota del 1862</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note70"> -<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>. </span>Il Muratori distingue duchi maggiori e minori, ma senza -ragione. Paolo Diacono nomina i duchi di Ticino, Bergamo, -Brescia, Trento, Forogiulio, Milano; <i>e oltre questi, altri</i> trenta -<i>ne furono nelle loro città</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>. 32. Sarebbero dunque trentasei, -forse perchè fra' Longobardi, come fra altri popoli germanici, -si usassero due decine diverse, l'una di dieci unità, l'altra di -dodici; il che fa che molte volte un numero abbia a intendersi -altrimenti da quel che suona. Vedi <span class="smcap">Ruehs</span>, <i>Schwedische Geschichte</i>, -vol. <span class="smcap lowercase">I</span>. § 19. In tal caso potrebbe darsi che i duchi longobardi -fossero dodici nella Neustria, ed altrettanti nell'Austria -e nella Tuscia. Menzione storica abbiamo de' ducati d'Istria, -del Friuli, Milano, Bergamo, Pavia, Brescia, Trento, Spoleto, -Torino, Asti, Ivrea, San Giulio d'Orta, Verona, Vicenza, Treviso, -Ceneda, Parma, Piacenza, Brescello, Reggio, Perugia, -Lucca, Chiusi, Firenze, Soana, Populonia, Fermo, Rimini, Benevento.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note71"> -<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>. </span><i>Epist.</i> <span class="smcap lowercase">VI</span> <i>Stephani II</i>, ap. <span class="smcap">Mansi</span>, <i>Concil.</i>, tom. <span class="smcap lowercase">II</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note72"> -<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>. </span>Della reciproca garanzia rimase un vestigio negli statuti -criminali di Milano, ove il cap. 162 è <i>Qualiter Comunia teneantur -pro captis in terra sua</i>. Anche della costituzione per -decine prolungossi la memoria; e fin nel 1500 la valle di Cadore -era divisa in dieci <i>centi</i>, e ogni cento aveva un capitano, e armava -duecento uomini: in caso di pericolo i capitani sceglievano -un generale, e questo col <i>conte</i>, cioè il comandante veneziano, -vegliava sulla valle.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note73"> -<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>. </span><span class="smcap">De Pietro</span>, <i>Memorie di Sulmona</i>, pag. 55, citato dal -Leo. Il loro nome deriva da <i>gast-halter</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note74"> -<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>. </span>Di questi re egli fa l'enumerazione nel prologo. Un bel -codice ne sussiste nell'archivio della Cava, e un altro a Vercelli, -con un prologo differente, ove più distintamente sono noverati -i re antichi longobardi, e che si capisce esser la fonte de' primi -libri di Paolo Diacono, il quale storpiò quei nomi per pedanteria -e retorica. -</p> - -<p> -Le leggi longobarde furono pubblicate in due raccolte: la -prima è storica, disponendosi coll'ordine onde furono emanate -da Rotari sino a Corrado I imperatore; nell'altra, detta <i>Lombarda</i>, -eseguita dopo Enrico I, sono scientificamente distribuite -in tre libri, il primo di 37 titoli, il secondo di 59, il terzo di 40. -La migliore e più decisiva recensione delle leggi longobarde, e -di tutto ciò che concerne il loro dominio in Italia, è il discorso -di Carlo Troya <i>sulla condizione dei Romani vinti dai Longobardi</i>; -studio profondo e di lunghissimi anni, il quale suscitò -(come avviene) un'infinità di articoli e opuscoli improvvisati.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note75"> -<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>. </span><span class="smcap">Rot.</span>, 167-170, 158-160.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note76"> -<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>. </span><i>Et ipse quartus ducat eum in quadrivium, et thingat in -wadia, et gisiles ibi sint etc.</i> <span class="smcap">Rot.</span>, 225. — <i>Reddat in octogilt, et -non sit fegangi</i>. 375. — <i>Si servus regis ob eros, vel vecorin, seu -mernorphin fecerit</i>. 376.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note77"> -<p><span class="label"><a href="#tag77">77</a>. </span><span class="smcap">Liutpr.</span>, IV. 7. 8. 6.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note78"> -<p><span class="label"><a href="#tag78">78</a>. </span>In una formola del Codice veronese, alla legge 182 di -Rotari, il conte si volge ai giudici, e domanda loro il punto -legale: <i>Nunc dicite vos, judices, quid commendet lex</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note79"> -<p><span class="label"><a href="#tag79">79</a>. </span><i>Ad leg.</i> 53. <i>lib.</i> <span class="smcap">i Liutpr.</span></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note80"> -<p><span class="label"><a href="#tag80">80</a>. </span><i>Ad. leg.</i> 7. <i>lib.</i> <span class="smcap">ii Liutpr.</span> — Ecco altri esempj: <i>Petre, -te appellat Martinus, quia tu consiliatus es de morte sua, aut -occidisti patrem suum. De toto me appellasti. Si dixerit quod -consiliatus esset cum rege aut occidisset per jussionem regis, aut -approbet aut emendet, secundum quosdam. Secundum quosdam, -aliter est: in anima jurare debet. Sed melius est, secundum alios, -quod dicat — Non consiliatus sum, nec occidi, quod per legem -emendare debeam pro usu.</i> -</p> - -<p> -<i>Petre, te appellat Martinus, qui est advocatus de parte publica, -quod D. levavit sedicionem contra tuum comitem, et occidit suum -caballum cum ipsa sedicione; et tu fuisti consentiens in ipso malo.</i> -</p> - -<p> -<i>Petre, te appellat Martinus, qui est advocatus de parte publica, -quod homines de civitate Roma levaverunt sedicionem -contra homines de civitate Cremona, vel contra comitem de Mediolano; -et tu fuisti in capite cum illis.</i> -</p> - -<p> -<i>Petre, te appellat Martinus, quod homines de civitate Ravenna -levaverunt adunaciones contra homines de civitate Roma; et tu -fuisti consentiens in isto malo.</i> -</p> - -<p> -<i>Petre, te appellat Martinus, quod ipse tenebat cum rege; et -tu spoliasti casam suam de tanto mobili, qui valebat solidos -centum.</i> -</p> - -<p> -<i>Petre, te appellat Martinus, quod ipse sponsavit Aldam tuam -filiam puellam; et tu dedisti eam alteri in conjugium ante duos -annos. — Non sponsasti meam filiam: tunc ille qui appellat, -probet. Si dixerit — Sponsasti tu meam filiam, sed non erat -puella: tunc ille qui appellat, probet quod erat puella; et si non -potuerit, juret ipse qui appellatus est, quia non erat puella</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note81"> -<p><span class="label"><a href="#tag81">81</a>. </span>Leg. 230. 231.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note82"> -<p><span class="label"><a href="#tag82">82</a>. </span>Leg. 4.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note83"> -<p><span class="label"><a href="#tag83">83</a>. </span><span class="smcap">Liutpr.</span>, <span class="smcap lowercase">II</span>. 25.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note84"> -<p><span class="label"><a href="#tag84">84</a>. </span><span class="smcap">Rot.</span>, 32.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note85"> -<p><span class="label"><a href="#tag85">85</a>. </span>Id., 42.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note86"> -<p><span class="label"><a href="#tag86">86</a>. </span><span class="smcap">Rot.</span>, 25. 26; <span class="smcap">Liuptr.</span>, <span class="smcap lowercase">IV</span>. 7. 10; <span class="smcap lowercase">VI</span>. 27; <span class="smcap">Rachis</span>, 7. 8.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note87"> -<p><span class="label"><a href="#tag87">87</a>. </span><i>Væ tibi terra, cujus rex puer est, et cujus principes mane -comedunt.</i> Eccl., <span class="smcap lowercase">X</span>. 16.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note88"> -<p><span class="label"><a href="#tag88">88</a>. </span>Leg. 364.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note89"> -<p><span class="label"><a href="#tag89">89</a>. </span><span class="smcap">Rot.</span>, 179; e così 153. 165. 166. 364. 367. 369.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note90"> -<p><span class="label"><a href="#tag90">90</a>. </span>In mezzo al tempio degli Dei Palìci in Sicilia vaneggiavano -due crateri stretti e profondi, pieni d'acqua solforosi che -zampillava. Quand'uno era accusato di furto o d'altro, dava il -suo giuramento scritto sopra una tavoletta, e questa gettavasi -nell'acqua: se galleggiava, l'accusato era assolto; se no, era -gettato nel cratere. Altre volte l'accusatore leggeva il contenuto -nella tavoletta, e l'accusato, cinto di ghirlande e in tunica -discinta, e agitando un ramo colla mano, lo ripetea parola per -parola, toccando l'orlo dei cratere: se dicea vero, andavasene -salvo; se no, periva inghiottito, o perdea la vista. <span class="smcap">Diodoro Sic., -xi</span>. 89; <span class="smcap">Aristotele</span>, <i>Mir. ausc.</i> 58.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note91"> -<p><span class="label"><a href="#tag91">91</a>. </span><i>Variar.</i>, <span class="smcap lowercase">III</span>. 24.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note92"> -<p><span class="label"><a href="#tag92">92</a>. </span><span class="smcap">Rot.</span>, 198. 203. 214. 231; <span class="smcap">Liutpr., vi.</span> 64; <span class="smcap">Grimoaldo</span>, 7.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note93"> -<p><span class="label"><a href="#tag93">93</a>. </span><i>Leg. Othonis</i>, 1. 2. 5. 6. 7. 9. 11. 12.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note94"> -<p><span class="label"><a href="#tag94">94</a>. </span><span class="smcap">Rot.</span>, 5. 11. 12. 14. 19. 141. 253. 284. 285; <span class="smcap">Liutpr., vi</span>. -81-85.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note95"> -<p><span class="label"><a href="#tag95">95</a>. </span><span class="smcap">Rot.</span>, 33. 130. 131. 200-203. ecc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note96"> -<p><span class="label"><a href="#tag96">96</a>. </span>Il soldo dei Longobardi non si sa se fosse d'oro o d'argento, -reale o ideale: reale era il tremissis, terza parte del -soldo. (<i>Cum die quodam Alachis super mensam numeraret, unus -tremissis de eadem mensa cecidit: quem filius Aldonis, adhuc -puerulus, de terra colligens, eidem Alachi reddidit</i>. <span class="smcap">Paolo Diac.</span>, -lib. <span class="smcap lowercase">V</span>. c. 39). Forse erano quelle rozze monete, con san Michele -da una parte, e dall'altra il busto del re, che si trovano -ne' musei, ma tanto logore da non potersene valutare il peso. -Delle migliori nessuna eccede la metà d'uno zecchino.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note97"> -<p><span class="label"><a href="#tag97">97</a>. </span><span class="smcap">Rot.</span>, 129. 136.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note98"> -<p><span class="label"><a href="#tag98">98</a>. </span>Id., 338. 339. Anche la <i>Lex aquilia</i> de' Romani non -mette divario tra ferire il servo o la bestia altrui.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note99"> -<p><span class="label"><a href="#tag99">99</a>. </span><span class="smcap">Rot.</span>, 46. 47. 50. 51. 52. 67.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note100"> -<p><span class="label"><a href="#tag100">100</a>. </span>Id., 147. 317.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note101"> -<p><span class="label"><a href="#tag101">101</a>. </span>Id., 246. 247.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note102"> -<p><span class="label"><a href="#tag102">102</a>. </span><span class="smcap lowercase">III</span>. 26.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note103"> -<p><span class="label"><a href="#tag103">103</a>. </span>Ivi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note104"> -<p><span class="label"><a href="#tag104">104</a>. </span>Id., <span class="smcap lowercase">IV</span>. 2.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note105"> -<p><span class="label"><a href="#tag105">105</a>. </span><span class="smcap">Aulico Ticinese</span>, cap. <span class="smcap lowercase">XIV</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note106"> -<p><span class="label"><a href="#tag106">106</a>. </span><span class="smcap">Paolo Diac.</span>, lib. <span class="smcap lowercase">I</span>. c. 13.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note107"> -<p><span class="label"><a href="#tag107">107</a>. </span><i>Atramento, pinna et pergamena manibus meis de terra -elevavi, et Teutpaldi notarii ad scribendum tradidi, per vasone -terre et fistuco nodato seo ramo arborum accepi... per coltello et -wantone seo aldilaine, et sic per hanc cartula, justa legem saliga, -vindo, dono, trado atque trasfundo etc.</i> Carta lucchese del 983. -Arch. Guinigi. -</p> - -<p> -Ugo marchese nel 996, investendo del castello di Caresana e -sue appartenenze il vescovo di Vercelli, dice: <i>Per presentem -cartulam offersionis abendum confirmo pro animæ meæ mercede. -Insuper per cultellum, fistucam, wantonem</i> (<i>guanto</i>) <i>et vasonem -terræ atque ramum arboris pars ipsius, episcopo facio tradicionem -et vestituram, et me exinde foris expuli, guarpivi et absascito -feci.....</i> Monumenta hist. patr.; Chart. <span class="smcap lowercase">I</span>, pag. 306.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note108"> -<p><span class="label"><a href="#tag108">108</a>. </span>Rotari nella leg. 75 dispose che, se il donato fosse chiesto -dal donatore a provare d'aver corrisposto il launechildo, giurasse -averlo dato; se no, restituisse il <i>ferquido</i>, cioè l'equivalente. -Liutprando, lib. <span class="smcap lowercase">VI</span>, leg. 19, dichiarò insussistente la donazione -senza il launechildo e la <i>tingazione</i>, eccettuati i doni a -chiese o a luoghi pii come redenzione dell'anima.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note109"> -<p><span class="label"><a href="#tag109">109</a>. </span><span class="smcap">Liutpr.</span>, <span class="smcap lowercase">I</span>. 1-5, <span class="smcap lowercase">II</span>. 8, <span class="smcap lowercase">III</span>. 3, <span class="smcap lowercase">VI</span>. 48; <span class="smcap">Rot.</span>, 157-169.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note110"> -<p><span class="label"><a href="#tag110">110</a>. </span><span class="smcap">Rot.</span>, 173. 168. 169.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note111"> -<p><span class="label"><a href="#tag111">111</a>. </span><span class="smcap lowercase">VI</span>. 6.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note112"> -<p><span class="label"><a href="#tag112">112</a>. </span><span class="smcap">Grim., ii; Liutpr., vi.</span> 87; <span class="smcap">Rot.</span>, 186. 178. 179. 198; -<span class="smcap">Astolfo</span>, 3. 14.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note113"> -<p><span class="label"><a href="#tag113">113</a>. </span><i>Nulli mulieri liberæ, sub regni nostri ditione lege Longobardorum -viventi, liceat in suæ potestatis arbitrio, idest sine -mundio vivere, nisi semper sub potestate viri, aut potestate curtis -regiæ debeat permanere: nec aliquid de rebus mobilibus aut -immobilibus, sine voluntate ipsius in cujus mundio fuerit, habeat -potestatem donandi aut alienandi.</i> <span class="smcap">Rot.</span>, 205.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note114"> -<p><span class="label"><a href="#tag114">114</a>. </span><span class="smcap lowercase">X</span>. 2.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note115"> -<p><span class="label"><a href="#tag115">115</a>. </span><i>Mundium non sit amplius quam solidi tres.</i> <span class="smcap lowercase">II</span>. 3. Il Muratori -confonde il mundio col mefio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note116"> -<p><span class="label"><a href="#tag116">116</a>. </span><span class="smcap lowercase">II</span>. 1. — <i>Consentientes mihi suprascripto genitor meus, -per hunc scriptum secundum legem in morincap dare videor tibi, -Imilla dilecta et amabilis conjus mea... quartam portionem ex -integra de omnia et ex omnibus casis et fundis... vel quod in -antea Deo adjuvante legibus atquisiero, de omnia ex integra -quartam portionem abeas tu jam nominata Imilla dilecta et -amabilis conjus in morincap</i>, ecc. Carta lucchese del 986. Arch. -arciv.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note117"> -<p><span class="label"><a href="#tag117">117</a>. </span><span class="smcap lowercase">II</span>. 6; <span class="smcap lowercase">VI</span>. 59. 68. 76. 78.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note118"> -<p><span class="label"><a href="#tag118">118</a>. </span><i>Si quis res alienas, idest servum et ancillam, seu alias res -mobiles</i>... Leg. 232. E vedi <span class="smcap">Liutpr.</span>, v. 36; <span class="smcap">Rot.</span>, i. 13. 222; -<span class="smcap">Rachis</span>, 3. 277.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note119"> -<p><span class="label"><a href="#tag119">119</a>. </span>Quando al risorgente diritto romano prestavasi non culto -ma idolatria, il celebre commentatore Andrea d'Isernia chiama -il longobardo <i>jus asininum</i>; Lucca di Penna scrive <i>longobardicas -leges fuisse factas a bestialibus, neque mereri appellari -leges sed fæces</i>. Il Giannone sempre inginocchiato davanti ai -regnanti, dice che «splenderà nelle gesta de' loro principi non -meno la fortezza e la magnanimità, che la pietà, la giustizia, -la temperanza; e le loro leggi e i loro costumi, sebbene non -potranno paragonarsi con quelli degli antichi Romani, non dovranno -però posporsi a quelli degli ultimi tempi dello scadimento -dell'Imperio» (<i>Storia civ.</i>, lib. <span class="smcap lowercase">III</span>); ed ha un capitolo <i>sulla loro -giustizia e saviezza</i>. Montesquieu magnifica le leggi longobarde -sopra tutte le altre barbariche. Il Sismondi (<i>Repubbliche ital.</i>, -cap. 1) le chiama <i>saviissime</i>, e <i>abbastanza glorioso</i> il regno dei -Longobardi; eppure soggiunge che <i>le due nazioni rimasero divise -da un implacabile odio</i>. Per raffaccio alle legislazioni del suo -tempo, il Filangeri esaltò di troppo le processure barbariche: -«Non è codice dei Barbari, che non regoli l'accusa giudiziaria -meglio che le nazioni civili d'oggi. Nessuno niega al cittadino il -diritto di accusare; e non pensò a combinar la libertà d'accusare -colla difficoltà di calunniare. Nei Capitolari di Carlo Magno si -stabilisce che il giudice non possa giudicare alcuno se manca un -legittimo accusatore (<i>Cap. C. M. et Lod.</i>, lib. <span class="smcap lowercase">V</span>. c. 248; <i>Edict. -Theod.</i>, c. 20). L'Editto di Teodorico condanna del taglione il -calunniatore (<i>Edict.</i>, c. 13; <i>Cap. C. M.</i>, lib. <span class="smcap lowercase">VI</span>. c. 329; lib. <span class="smcap lowercase">VII</span>. -c. 180). Teodorico interdisse l'accusa secreta (c. 50). Nei Capitolari -di Carlo Magno, che non giudichi il giudice in assenza di -una parte (lib. vii. c. 145. 168). Escludeano i Longobardi chi -avesse dato prova di mala fede (<i>Cod. Long.</i>, lib. <span class="smcap lowercase">XI</span>. tit. 51 <i>de -testib.</i> § 8), o quello che per la condizione e pei delitti avesse -perduta la confidenza della legge (<i>Cap. C. M.</i>, lib. <span class="smcap lowercase">I</span>. c. 45; -lib. <span class="smcap lowercase">VI</span>. c. 144 e 298). I testimonj deponeano in presenza dell'accusato: -lui presente, il giudice gl'interrogava, e potea interromperli -di rispondere. Queste buone costituzioni ponno far vergognare -l'Europa d'oggi, che avvolge i processi nel mistero». <i>Scienza -della legisl.</i>, lib. <span class="smcap lowercase">III</span>. c. 2. 3. Nella più recente <i>Storia d'Italia</i>, -a pag. 351 del vol. <span class="smcap lowercase">I</span>, è detto che «le leggi longobardiche erano -ottime tra le leggi barbariche»; a pag. 324, «è indubitato le -leggi longobardiche esser le più eque e le meno imperfette di -tutte le leggi barbariche»; e a pag. 337, «l'Editto di Rotari -è una compilazione disordinata di cadarfrede o consuetudini -antiche».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note120"> -<p><span class="label"><a href="#tag120">120</a>. </span>Nel Libro VIII vedremo le consuetudini longobarde sopravivere -e trasfondersi negli statuti dei Comuni. La costituzione -di Federico II, lib. <span class="smcap lowercase">II</span>. tit. 17, abolì la personalità delle leggi nella -Sicilia, il che mostra vi sussistette sino al secolo <span class="smcap lowercase">XIII</span>. Il Lupi, -<i>Codex diplom. bergom.</i>, 231, adduce uno statuto bergamasco del -1451, ove si nomina un <i>liber juris Longobardorum</i>, e si ordina -che <i>ipsum jus vacet in totum, et servetur jus commune</i>: il che -vuol dire che fin allora durava qualche diritto alla longobarda. -Nel regno di Napoli, a detta del Giannone, lib. <span class="smcap lowercase">XXVIII</span>. cap. 5, -le leggi longobarde cessarono al tempo di Ferdinando I, uscente -il <span class="smcap lowercase">XV</span> secolo, ma ne sopravvissero alcune consuetudini, e fin ai -suoi tempi nell'Abruzzo i feudi regolavansi secondo quelle; -v'erano ancora beni gentilizj: negli istromenti ove intervenissero -donne, si faceva assistere il mundualdo; metteasi la clausula -<i>jure romano</i>, per indicare che i contraenti non viveano -secondo la longobarda; duravano le voci di <i>mefio, catamefio, -vergini in capillo</i>, e altre assai. Prospero Rendella nel 1609 -stampò a Napoli <i>In reliquias juris longobardi</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note121"> -<p><span class="label"><a href="#tag121">121</a>. </span>Sebbene s'ignori donde il bolognese Giulio Cesare della -Croce tolse quella leggenda, tutto ne palesa l'origine tedesca, -la corte d'Alboino, sebbene tramutata in Italia, i nomi stessi -di Berthold, Marculf, ecc. La <i>Contradictio Salomonis</i>, uno de' -primissimi romanzi, presenta una disputa di Guglielmo Conquistatore -col villano Marculfo, e forse deriva dalla sorgente -stessa da cui le avventure del Bertoldo, che trovansi in ogni -lingua, e che i Tedeschi dicono derivate dall'Asia, come la più -parte delle nostre fiabe e nonnaje.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note122"> -<p><span class="label"><a href="#tag122">122</a>. </span><span class="smcap">Paolo Diac.</span>, lib. <span class="smcap lowercase">VI</span>. c. 7. 8.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note123"> -<p><span class="label"><a href="#tag123">123</a>. </span>Pare indicarlo il suo epitafio ap. <span class="smcap">Mabillon</span>, app. al vol. <span class="smcap lowercase">II</span>. -<i>Ann. Ord. s. Bened.</i>, nº 35: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Divino instinctu, regalis protinus aula</i></p> -<p class="i01"><i>Ob decus et lumen patriæ te sumsit alendum.</i></p> -<p class="i01"><i>Omnia Sophiæ cepisti culmina sacræ,</i></p> -<p class="i01"><i>Rege movente pio Ratchis, penetrare decenter.</i></p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note124"> -<p><span class="label"><a href="#tag124">124</a>. </span><span class="smcap">Paolo Diacono</span>, lib. <span class="smcap lowercase">VI</span>. c. 35; <span class="smcap">Vasari</span>, <i>Proemio alle vite -dei pittori</i>. I Romani di quel tempo radevano od almeno accorciavano -la barba, e tondevansi altrimenti che i Longobardi; -poichè è scritto che, regnante Desiderio, i Longobardi di Rieti -e Spoleto vennero ad arrendersi a papa Adriano I, il quale ricevendone -il giuramento, fe loro tagliar le barbe e i capelli alla -romana. L'aver capelli pare fosse distintivo de' Longobardi, -giacchè la loro legge per certe colpe condanna a perderli. È -vulgata l'etimologia di <i>tosa</i> che i Lombardi dicono per zitella, -da <i>intonsa</i>, tratto dal costume di non accorciare i capelli alle -fanciulle. Convien però avvertire che tal voce si trova anche -nei paesi non dominati da' Longobardi; giacchè il provenzale -Pier da Villare cantava: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Per Melchior e per Gaspar</i></p> -<p class="i01"><i>Fo adoratz l'altissim Tos.</i></p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note125"> -<p><span class="label"><a href="#tag125">125</a>. </span><span class="smcap">Rot.</span>, 179.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note126"> -<p><span class="label"><a href="#tag126">126</a>. </span>Neppure agli antichi Romani era insolito l'occupare un -terzo o due delle terre dei vinti. <i>Cum Hernicis fœdus ictum, -agri partes duæ ademptæ</i>: <span class="smcap">Tito Livio, xi</span>. <i>Truinates tertia parte -agri damnati</i>. Ivi, <span class="smcap lowercase">X</span>. Questo terzo sembra lo togliessero i Germani -da ciascun possidente: i Romani par più probabile s'impadronissero -d'un terzo del territorio vinto.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note127"> -<p><span class="label"><a href="#tag127">127</a>. </span><span class="smcap">Paolo Diac.</span>, lib. <span class="smcap lowercase">II</span>. c. 4. Procopio, negli <i>Aneddoti</i>, dice che -in Africa perirono tre milioni e a proporzione nell'Italia, tre -volte tanto estesa: ma esagera al solito, per mostrare infelicissimo -il regno di Giustiniano. La peste infierì nel 566, massime -nella Liguria e a Roma, talchè non si trovava chi mietesse nè -vendemmiasse. Nel 571 perì infinito bestiame; e molte persone -di vajuolo e dissenteria. Paolo Diacono ricorda quasi ad ogni -anno morbi, cavallette, nembi, siccità, ecc. Sotto re Autari un -diluvio afflisse l'Italia; il Tevere, venuto a sterminata altezza, -recò indicibili guasti; desolate rimasero la Venezia e la Liguria; -e Gregorio Magno riferisce che le acque dell'Adige a Verona -giungevano alle finestre superiori della basilica di San Zenone, -<i>senza entrar per le porte</i>. Esso Gregorio in una grave peste -ordinò sette processioni di cherici, cittadini, monaci, monache, -maritati, vedove, ragazzi: e per via in un'ora ne caddero morti -ottanta.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note128"> -<p><span class="label"><a href="#tag128">128</a>. </span>Lib. <span class="smcap lowercase">I</span>. c. 16.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note129"> -<p><span class="label"><a href="#tag129">129</a>. </span><i>Iis qui vi oppressos imperio coercent, est sane adhibenda -sævitia, ut heris in famulos</i>. De officiis, lib. <span class="smcap lowercase">II</span>. c. 7.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note130"> -<p><span class="label"><a href="#tag130">130</a>. </span><i>Populi aggravati per longobardos hospites partiuntur</i>; -lib. <span class="smcap lowercase">II</span>. c. 32. Il codice della biblioteca Ambrosiana legge <i>pro -Longobardis hospicia partiuntur</i>. E nell'un caso e nell'altro -v'è ambiguità di senso; e forse la vera lezione è <i>multa patiuntur.</i> -Sopra un testo sì incerto, quanti libri e libercoli si sono fatti -in questi anni!</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note131"> -<p><span class="label"><a href="#tag131">131</a>. </span>Paolo stesso, lib. <span class="smcap lowercase">IV</span>. c. 6, dice che <i>pæne omnes ecclesiarum -substantias Longobardi, dum adhuc gentilitatis errore tenerentur, -invaserunt.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note132"> -<p><span class="label"><a href="#tag132">132</a>. </span>Varie sue lettere sono dirette al <i>populus et ordo</i> di città -longobarde. Costanzio vescovo di Milano parla d'un tal Fortunato, -di cui aveva udito <i>per annos plurimos inter nobiles consedisse -et conscripsisse</i>. Epist. <span class="smcap lowercase">IV</span>. 29.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note133"> -<p><span class="label"><a href="#tag133">133</a>. </span>Tant'è ciò vero, che essa l'adopera anche coi Turingi, -i quali mai non avevano avuto municipio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note134"> -<p><span class="label"><a href="#tag134">134</a>. </span>Sarebbero i <i>fundora exfundata</i>, di cui parla il patto d'Arigiso -duca di Benevento.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note135"> -<p><span class="label"><a href="#tag135">135</a>. </span>Lo accenno dietro alle induzioni di Enrico Leo; ma non -mi pajono abbastanza appoggiate.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note136"> -<p><span class="label"><a href="#tag136">136</a>. </span>Qualche vestigio può vedersene ancora dove sussiste il -fôro ecclesiastico; sicchè a fianco della legge locale ne dura -una personale. Anche gli Ebrei sin a' giorni nostri furono trattati -con leggi personali, conservando il levirato e il divorzio anche -dove è abolito, essendo esclusi da certe professioni, sottoposti -a certe tutele particolarizzate. Nella repubblica di Genova fino -agli ultimi tempi i cherici vivevano secondo il diritto comune, -ma non potevano profittare degli statuti, non entravano ad -impiego pubblico, non tutori, nè esecutori testamentarj, nè -testimonj ai testamenti. Le donne restavano in tutela perpetua; -nè potevano contrattare o star in giudizio senza il consenso di -due parenti, oltre il marito se maritate; non erano di diritto -tutrici de' figli; escluse dalla successione intestata in concorso -con maschi. Si notino queste vestigia di diritto barbarico.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note137"> -<p><span class="label"><a href="#tag137">137</a>. </span><i>Noluerunt Longobardorum imperiis subjacere; neque eis -a Longobardis permissum est in proprio jure subsistere; ideoque -æstimantur ad suam patriam repedasse</i>. <span class="smcap">Paolo Diac.</span>, lib. <span class="smcap lowercase">III</span>. -c. 6.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note138"> -<p><span class="label"><a href="#tag138">138</a>. </span>Ciò renderebbe ragione della legge di Desiderio e Adelchi, -che risulta da una carta del monastero di santa Giulia a Brescia, -ove si provvede al caso che un servo del palazzo sposi un'<i>ingenua</i> -romana, la quale cade pur essa in ischiavitù.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note139"> -<p><span class="label"><a href="#tag139">139</a>. </span><i>Qui professus sum natione mea vivere lege salica o longobarda.</i> -La prima professione di vivere a legge romana trovasi -in un atto di Lucca dell'807 ap. <span class="smcap">Barsocchini</span>, <span class="smcap lowercase">II</span>. 206: la seconda -in uno di Bergamo del 900, ap. <span class="smcap">Lupo</span>, <i>Cod. Bergom.</i>, <span class="smcap lowercase">I</span>. 1083. -Così scarsi erano gli avanzi romani!</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note140"> -<p><span class="label"><a href="#tag140">140</a>. </span>Giuseppe Rovelli, in cui il buon senso ripara la mancante -erudizione, avverte cosa sfuggita a contemporanei suoi, forse di -maggior levatura. «La congiunzione del civile col militare -comando in tutte le prefetture maggiori e minori, partorì questa -perniciosa conseguenza per gli Italiani sudditi del regno longobardico, -che gli allontanò da tutte le cariche e da tutti gli onori, -e conseguentemente tolse loro i mezzi di conservar l'antica o -di sollevarsi a nuova dignità o ricchezza». <i>Dissert. prelim, alla -storia di Como</i>, vol. <span class="smcap lowercase">I</span>. pag. 143. Queste <i>prefetture maggiori e -minori</i> è un errore ch'egli bevve dal Muratori. Anche a lui <i>par -verosimile</i> che «i Longobardi a preferenza delle altre occupassero -le terre rimaste incolte o deserte». Strana verosimiglianza!</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note141"> -<p><span class="label"><a href="#tag141">141</a>. </span>Così opina anche il Lupo, che pure fu il primo a discorrere -assennatamente intorno alle <i>professiones</i>. — <span class="smcap">Liutpr.</span>, <span class="smcap lowercase">VI</span>. -37. de Scribis: <i>Perspeximus, ut qui chartam scripserint sive ad -legem Longobardorum, sive ad legem Romanorum, non aliter -faciant, nisi quomodo in illis legibus continetur... Et si unusquisque -de lege sua descendere voluerit, et pactiones atque conventiones -inter se fecerint, et ambæ partes consenserint, istud -non reputatur contra legem, quod ambæ partes voluntarie faciunt. -Et illi qui tales chartas scripserint, culpabiles non inveniuntur -esse.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note142"> -<p><span class="label"><a href="#tag142">142</a>. </span><span class="smcap">Eginardo</span>, <i>De gestis Ludov. Pii ad</i> 824. ap. <span class="smcap">Bouquet</span>, -tom. <span class="smcap lowercase">VI</span>. p. 184. Sopra quella costituzione si appoggia a Savigny, -c. <span class="smcap lowercase">III</span>. § 45; ma in contraddizione vedasi Troya, <i>Della condizione -dei Romani vinti da' Longobardi</i>. -</p> - -<p> -È difficile accumulare cotante inesattezze quante nel seguente -periodo: «Bel privilegio avevano le nazioni settentrionali conservato -ai cittadini, la libera scelta di sottomettersi alle leggi -dei loro maggiori, oppure a quelle che trovassero più conformi -alle proprie nozioni di giustizia e di libertà. Presso i Longobardi -trovavansi in vigore sei corpi di leggi, romana, longobarda, salica, -ripuaria, alemanna, e bavara; e le parti, al cominciar del -processo, dichiaravano ai giudici che viveano e volevano esser -giudicati secondo la tale e tal altra legge». <span class="smcap">Sismondi</span>, <i>Rep. -ital.</i>, c. <span class="smcap lowercase">II</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note143"> -<p><span class="label"><a href="#tag143">143</a>. </span>Leone IV pregava l'imperatore Lotario I a non alterare -la legge romana: <i>Vestram flagitamus clementiam, ut, sicut -hactenus romana lex viguit absque universis procellis, et pro -nullius persona hominis reminiscitur esse corrupta, ita nunc -suum robur propriumque vigorem obtineat.</i> Nel <i>Decr.</i> <span class="smcap">Gratiani</span>, -dist. <span class="smcap lowercase">X</span>. c. 13.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note144"> -<p><span class="label"><a href="#tag144">144</a>. </span>Rotari pone per pena denari venti a chi fornicasse con -un'ancella <i>gentile</i>, e dodici con una romana: ma può intendersi -delle molte ch'erano state condotte schiave dopo la conquista di -Genova e d'altre terre romane.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note145"> -<p><span class="label"><a href="#tag145">145</a>. </span><i>Lege romana, qua Ecclesia vivit</i>; Leg. rip., t. <span class="smcap lowercase">LVIII</span>, 1. — <i>Ut -omnis ordo ecclesiarum lege romana vivat</i>; Leg. long, di -Ludovico il Pio, art. 55. — Eccard, commentando quell'articolo -della Legge ripuaria, adduce una carta, ove due preti, di nazione -longobardi, vivono secondo la legge romana <i>per decoro sacerdotale</i>: -<i>Qui professi sumus ex natione nostra vivere legem Longobardorum, -sed mine, pro honore sacerdotii nostri, videmur -vivere legem Romanorum.</i> Ma talvolta gli ecclesiastici viveano -in Italia con legge longobarda. In <span class="smcap">Fumagalli</span>, <i>Codice diplomatico -Sant'Ambrosiano</i>, nº 124, p. 502, Teutperto arciprete di -San Giuliano, nell'885, professa la legge longobarda. <span class="smcap">Lupo</span>, <i>Cod. -Bergom.</i>, p. 225, dice che nel <span class="smcap lowercase">X</span> e <span class="smcap lowercase">XI</span> secolo tal consuetudine era -quasi generale nel Bergamasco. Il monastero di Farfa non -uniformavasi a legge romana; <span class="smcap">Mabillon</span>, <i>Ann. Ord. s. Bened.</i>, -tom. <span class="smcap lowercase">IV</span>, p. 129. 705. E forse meglio cercando si troverà che, -sotto i Longobardi, neppur a' cherici era dato deviare dalla -legge de' vincitori; privilegio che ottennero soltanto dopo la -conquista dei Franchi. In ciò regna grande oscurità, anche -dopo le eruditissime discussioni, e a noi accadrà d'addurne altri -esempj.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note146"> -<p><span class="label"><a href="#tag146">146</a>. </span><i>Edict. Theodor.</i>, 27.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note147"> -<p><span class="label"><a href="#tag147">147</a>. </span><span class="smcap">Cassiodoro</span>, <i>Epist.</i> 14. lib. <span class="smcap lowercase">IX</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note148"> -<p><span class="label"><a href="#tag148">148</a>. </span>Nuova notizia, che esce dal <span class="smcap lowercase">LXI</span> dei <i>Papiri</i> del <span class="smcap">Marini</span>, -e si riferisce all'anno 629.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note149"> -<p><span class="label"><a href="#tag149">149</a>. </span><i>Ut nullus homo debeat negotium peragendum ambulare, -aut pro quadecumque causa, sine epistola regis aut sine voluntate -judicis sui.</i> <span class="smcap">Astol.</span>, <span class="smcap lowercase">V</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note150"> -<p><span class="label"><a href="#tag150">150</a>. </span><span class="smcap">Rot.</span>, 144. 145. Vedi <span class="smcap">Troya</span>, <i>Della condizione dei Romani</i>, -§ 167.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note151"> -<p><span class="label"><a href="#tag151">151</a>. </span>Vedi la <span class="smcap lowercase">III</span> e <span class="smcap lowercase">IV</span> delle nuove leggi trovate dal Troya.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note152"> -<p><span class="label"><a href="#tag152">152</a>. </span><i>Clerus et plebs mediolanensis Deusdedit diaconum eligentes, -ab Agilulfo rege terrentur quatenus ilium eligerent, quem Longobardorum -barbaries voluisset.</i> <span class="smcap">Gio. Diacono</span>, Vita s. Gregorii -Magni.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note153"> -<p><span class="label"><a href="#tag153">153</a>. </span>Di Costanzio di Milano scrive Gregorio Magno: <i>Quam -fuerit vigilans in tuitione civitatis vestræ, non habemm incognitum.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note154"> -<p><span class="label"><a href="#tag154">154</a>. </span><i>Epist.</i> <span class="smcap lowercase">I</span>. 17.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note155"> -<p><span class="label"><a href="#tag155">155</a>. </span><i>Epist.</i> <span class="smcap lowercase">III</span>. 26. 29. 30; <span class="smcap lowercase">IV</span>. 1. Il Muratori, narrando che gli -arcivescovi di Milano sedettero in Genova da Alboino fin a -Rotari, conchiude: «Dal che si può argomentare la moderazione -dei re longobardi, che padroni della nobilissima città di Milano, -si contentavano che quegli arcivescovi avessero la loro permanenza -in Genova, città nemica, perchè ubbidiente all'imperatore». -<i>Annali</i>, an. 641. Tanto varrebbe l'argomentare la -moderazione del granturco o del sofì di Persia, dal trovarsi fra -noi i vescovi di Corinto e d'Edessa. -</p> - -<p> -In tal modo egli ragiona troppo spesso intorno ai Longobardi, -dei quali parla con frasi ammirative, per es queste al 674: -«Nulla ci somministra di nuovo in questi tempi la storia d'Italia; -ma il suo stesso silenzio ci fa intendere la mirabile quiete e -felicità che godevano allora sotto il pacifico governo del buon -re Pertarito i popoli italiani». Quando però sostiene che i Longobardi -non governavano peggio dei Greci, non ha affatto torto. -Mache dire di certi, massimamente tedeschi, encomiatori -enfatici de' Longobardi; e per es. del Leo, che li chiama angeli -liberatori (<i>befreyende Engel</i>)? -</p> - -<p> -Pochi momenti storici furono descritti per luoghi comuni tanto -quanto l'età longobarda. «Erano stati i Longobardi dugento -ventidue anni in Italia, e di già non ritenevano di forestieri -altro che il nome» <span class="smcap">Machiavelli</span>, <i>Ist. fior.</i>, lib. <span class="smcap lowercase">I</span>. — «Assuefatta -l'Italia alla dominazione dei suoi re, non più come stranieri -li riconobbe, ma come principi suoi naturali, perchè essi -non aveano altri regni o Stati collocati altrove, ma loro proprio -paese era fatta l'Italia, la quale perciò non poteva dirsi serva e -dominata da straniere genti». <span class="smcap">Giannone</span>, <i>St. civ.</i>, lib. <span class="smcap lowercase">V</span>. § 4. — «Tolta -la diversità di trattamento, e divenuti Romani e Longobardi -un popolo solo, la stessa misura di tributi fu imposta ad -ognuno». <span class="smcap">Muratori</span>, <i>Ant. ital.</i>, <span class="smcap lowercase">XXI</span>. — «Felice esser dovea anzi -che no la condizione de' cittadini sì longobardi che italiani, i -quali con loro formavano uno stesso corpo civile ed una stessa -repubblica». <i>Antichità longobardiche milanesi</i>, <span class="smcap lowercase">I</span>. — E un moderno: -«Il dire che i Longobardi alla fine del secolo <span class="smcap lowercase">VIII</span> non -fossero italiani ma stranieri, è cosa tanto scempia che quasi, -anzi certamente, non merita risposta». <i>Storia d'Italia dal <span class="smcap lowercase">V</span> al -<span class="smcap lowercase">IX</span> secolo</i>, p. 341. Certo quel generoso applaudì quando i Greci -insorsero contro i Turchi, stranieri che da tre secoli e mezzo -accampavano in mezzo a loro.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note156"> -<p><span class="label"><a href="#tag156">156</a>. </span><i>Si romanus homo mulierem longobardam tulerit, et mundium -ex ea fecerit... romana effecta est; filii qui de eo matrimonio -nascuntur, secundum legem patris, romani sint.</i> <span class="smcap">Liutpr.</span>, 74.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note157"> -<p><span class="label"><a href="#tag157">157</a>. </span><i>Longobardi, ut bellatorum possint ampliare numerum, -plures a servili jugo ereptos ad libertatis statum perducunt; -utque rata eorum possit haberi libertas, sanciunt more solito per -sagittam, immutantes nihilominus, ob rei firmitatem, quædam -patria verba.</i> <span class="smcap">Paolo Diac.</span>, lib. <span class="smcap lowercase">I</span>. c. 13.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note158"> -<p><span class="label"><a href="#tag158">158</a>. </span><i>Omnes liberi, qui a dominis suis longobardis libertatem -meruerunt, legibus dominorum suorum et benefactorum vivere -debeant, secundum quaslibet a suis dominis propriis concessum -fuerit.</i> <span class="smcap">Rot.</span>, 239. Qui <i>lex</i> è chiaro che significa «le condizioni -imposte dai padroni a ciascun emancipato». -</p> - -<p> -Sulle leggi longobarde sono a vedere: -</p> - -<p> -<span class="smcap">Alex. Fleger</span>, <i>Das Königreich der Longob. in Italien</i>. -Lipsia, 1851. -</p> - -<p> -<span class="smcap">G. Merkel</span>, <i>Die Gesch. des Langobarden Rechts</i>. Berlino -1850. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Axschuetz</span>, <i>Lombarda commentare</i>. Heidelberg 1855. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Wilin</span>, <i>Das Strafgerecht der Germanen</i>. Alla 1842. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Zoepfl</span>, <i>Deutsche Rechtsgeschichte</i>. Stuttegard 1858. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Otto Stobbe</span>, <i>Gesch. der deutschen Rechtsquellen</i>, 1860. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Schupfer</span> da Chioggia, <i>Delle istituzioni politiche longobarde</i>. -Firenze 1863. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Edward Osenbruggen</span>, <i>Das langob. Strafgericht</i>. Sciaffusa -1863.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note159"> -<p><span class="label"><a href="#tag159">159</a>. </span><span class="smcap">Bollandisti</span>, <i>ad</i> 11 <i>aprilis</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note160"> -<p><span class="label"><a href="#tag160">160</a>. </span>Come s'intendessero divisi i beni ecclesiastici è detto nella -vita di s. Barbato vescovo di Benevento, il quale chiese molte -rendite dal duca Romualdo alla sua chiesa: <i>Impetratis omnibus -ut poposcerat, vir sanctus non est oblitus mandatorum Dei: in -quatuor partes cunctum Ecclesiæ redditum omni tempore sanxit -fideliter dispartiri; unam egentibus; secundam his qui Domino -sedulas in ecclesiis exhibent laudes; tertiam pro ecclesiarum -restauratione distribui; juxta quartam suis peragendis utilitatibus -episcopus habeat; et hactenus sicut ab eo disposita sunt, -in præsenti cuncta videntur</i>. Ap. <span class="smcap">Ughelli</span>, De ep. Benev.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note161"> -<p><span class="label"><a href="#tag161">161</a>. </span><i>In obitu Satyri oratio</i>, num. 38. Celestino papa, <i>epist.</i> 2, -attesta che neppur i vescovi aveano abito particolare. <i>Religio -divina alterum habitum habet in ministerio, alterum in usu -vitaque communi</i>. <span class="smcap">S. Girol.</span>, in <i>Ezech.</i>, c. 44. Landolfo Seniore -(<i>Hist. mediol.</i>, lib. <span class="smcap lowercase">II</span>. 35), parlando dell'arcivescovo Eriberto, -dice che sotto lui nessuno osava entrare in coro senza la toga -bianca (il camice?), nè senza aver coperto la testa col cappuccio -del birro, cioè della sopravveste che allora gli ecclesiastici usavano -di color rosso; e nessun cherico osava assumere le foggie -laicali o nel birro o nelle vesti o nella calzatura. Il Giulini -all'anno 1203 reca il testamento d'un prete, che lega a diversi -i suoi abiti, fra i quali nessuno è nero, eccetto il cappello. Nel -1211 fu da un sinodo milanese vietato ai cherici il mostrarsi in -pubblico senza la cappa o il camice, od altra veste rotonda e -chiusa; vietate le scarpe allacciate, le maniche, le mosche -(ornamenti cascanti dal collo sul petto), le guarnizioni sulle -vesti, e le cappe colle maniche; chi era insignito degli ordini -portasse vesti rotonde non sparate, non gialle o verdi (e quelle -d'altro colore?), nè pelli di vajo. Dallo stesso passo ricaviamo -come i cherici ricevessero la tonsura a quella chiesa od altare -di cui avevano il titolo. Ivi pure son proibite ai frati le tavole, -i dadi, le zare, le caccie, i cani, i traffici, l'usura, l'aver compari -e comari, l'andare ai bagni, il portar berretti od altro in capo, -fuorchè le cocolle. Un concilio provinciale del secolo seguente -interdice gli abiti vergati o listati, con nastri e bottoni d'argento -o metallo, nè cappucci da laici. Il sinodo diocesano milanese del -1250 vuole che i prelati tutti sopra la guarnaccia portino un -vestimento chiuso, e non cappe con maniche quando sieno fuori -della scuola, non freni o selle o sproni od altra cosa dorata, argentata, -azzurrata, nè clamidi secolaresche con pellicce, nè -tabarri, sieno sparati o chiusi, fuorchè nel caso di dover cavalcare; -del resto, non abbiano panni verdi, nè maniche rosse, non -scarpe cucite, nè collari abbottonati, sibbene cappe nere od -altrimenti decenti. <span class="smcap">Giulini</span>, <i>ad annum</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note162"> -<p><span class="label"><a href="#tag162">162</a>. </span>Milano, Verona, Aquileja pretendono aver posseduto -monasteri, prima che s. Atanasio gl'introducesse a Roma nel -390. In Milano li trovava s. Agostino (<i>Confess.</i>, <span class="smcap lowercase">IV</span>. 6); e Martino -di Tours era abitato alcun tempo in uno di questi. Sulpizio -Severo (<i>Vita s. Martini</i>, <span class="smcap lowercase">IV</span>) scrive che esso <i>Mediolani sibi -monasterium statuit</i>. E Paolino da Périgord nella Vita dello -stesso: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">... <i>Constructa statuit requiescere cella</i></p> -<p class="i01"><i>Heic ubi gaudentem nemoris vel palmitis umbris</i></p> -<p class="i01"><i>Italiam pingit pulcherrima Mediolanus.</i></p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note163"> -<p><span class="label"><a href="#tag163">163</a>. </span>La regola di s. Benedetto è in settantatre capitoli, di cui -nove sui doveri morali e generali, tredici sui doveri religiosi, -ventinove sulla disciplina, i falli, le pene, ecc., dieci sull'amministrazione -interna, dodici su varj soggetti, come i viaggi, -l'ospitalità, ecc.; cioè nove capitoli di codice morale, tredici di -codice religioso, ventinove di penale, dieci di politico. -</p> - -<p> -Carlo Magno, scrivendo a Paolo Diacono ricoverato a Montecassino, -non rifina di lodarne l'ospitalità e le virtù: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Hic olus hospitibus, piscis hic, panis abundans...</i></p> -<p class="i01"><i>Pax pia, mens humilis, pulchra et concordia fratrum.</i></p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note164"> -<p><span class="label"><a href="#tag164">164</a>. </span>Lib. <span class="smcap lowercase">XXVII</span>, cap. 3.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note165"> -<p><span class="label"><a href="#tag165">165</a>. </span>Il primo papa, s. Pietro, fu eletto da Cristo. Dal secondo, -s. Lino, fino a s. Semplicio nel 467, dal clero e popolo. Da -s. Felice III nel 483, fino a s. Nicola I nel 858, dai re conquistatori. -Da Adriano II nell'867, fino ad Agapito II nel 946, dal -clero e dal popolo. Da Giovanni XII nel 956, fino a Silvestro -antipapa nel 1102, dai tiranni d'Italia e dagli imperatori. Poi -ancora dal popolo e clero, da Gelasio II nel 1118, fino a Vittore -antipapa nel 1138. Indi dai cardinali, da Celestino II nel -1143, fino a Gregorio X nel 1271. Poi dal conclave, da Innocenzo -V nel 1276, fin qui. Il Platina racconta che Sergio II fu -il primo a cangiar nome, deponendo l'indecoroso di Osporci: -ma Anastasio Bibliotecario dice che esso papa chiamavasi -Sergio anche prima di salire alla cattedra di Pietro. V'ha chi -attribuisce quest'introduzione ad Adriano III, che prima nomavasi -Agapeto; o a Giovanni XII, che prima era chiamato Ottaviano, -e che con ciò volle onorare lo zio Giovanni XI: o a -Sergio IV, che per rispetto depose il primitivo nome di Pietro. -Tale cambiamento non è d'obbligo, e anche nel secolo xvi -Adriano VI e Marcello II ritennero il nome di battesimo. Damaso -fu il primo a darsi il titolo di <i>servo dei servi di Dio</i>, adottato -poi da Gregorio Magno e dai successori. Benedetto III prese il -titolo di <i>vicario di s. Pietro</i>; cui dopo il secolo <span class="smcap lowercase">XIII</span> fu sostituito -quello di <i>vicario di Gesù Cristo</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note166"> -<p><span class="label"><a href="#tag166">166</a>. </span>La diocesi di Como aderì lungamente allo scisma d'Aquileja, -e preziosa è in tal fatto la iscrizione funeraria del vescovo -Agrippino, morto verso il 600, e che ora conservasi nella plebana -di Isola sul lago di Como.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note167"> -<p><span class="label"><a href="#tag167">167</a>. </span><span class="smcap">Labbe</span>, <i>Concil.</i>, tom. <span class="smcap lowercase">V</span>. p. 959; ed <i>Epist.</i> del 4 ottobre 584, -ap. <span class="smcap">Gio. Diacono</span>, <span class="smcap lowercase">I</span>. 31.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note168"> -<p><span class="label"><a href="#tag168">168</a>. </span>Un canone del II concilio di Vaison, dell'anno 529, riferito -dal padre Thomasin (<i>Disciplina de beneficiis</i>, par. <span class="smcap lowercase">II</span>, c. 88. -n. 10), rende all'Italia quest'autorevole testimonianza: <i>Omnes -presbyteri qui sunt in parochiis constituti, secundum consuetudinem, -quam per totam Italiam satis salubriter teneri cognovimus, -juniores lectores secum in domo retineant, et eos quomodo -boni patres spiritualiter nutrientes, psalmos parare, divinis -lectionibus insistere, et in lege Domini erudire contendant, ut -sibi dignos successores provideant</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note169"> -<p><span class="label"><a href="#tag169">169</a>. </span><i>Epist.</i> <span class="smcap lowercase">II.</span> 35.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note170"> -<p><span class="label"><a href="#tag170">170</a>. </span><i>Hoc in loco, quisquis pastor dicitur, curis exterioribus -graviter occupatur, ita ut sæpe incertum sit utrum pastoris -officium, an terreni proceris agat. Epist.</i> <span class="smcap lowercase">I</span>. 25.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note171"> -<p><span class="label"><a href="#tag171">171</a>. </span>Lib. <span class="smcap lowercase">II</span>. epist. 11 e 31: — <i>Quia comperimus multos se -murorum vigiliis excusare, sit fraternitas vestra sollicita ut -nullum usque, per nostrum vel Ecclesiæ nomem, aut quolibet alio -modo, defendi vigiliis patiatur, sed omnes generaliter compellantur</i>. -Epist. <span class="smcap lowercase">I</span>. 42.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note172"> -<p><span class="label"><a href="#tag172">172</a>. </span><i>Epist.</i> X. 51; xi. 51.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note173"> -<p><span class="label"><a href="#tag173">173</a>. </span>«Conoscendo io quanto la serenissima nostra Signora -prenda pensiero della patria celeste e della vita dell'anima sua, -mi terrei gravemente colpevole se tacessi quanto convien suggerire -per timore dell'onnipotente Iddio. Avendo io saputo -essere nell'isola di Sardegna molti Gentili, che tuttavia, secondo -loro mala usanza, sagrificano agli idoli, e i sacerdoti di quell'isola -andar lenti nel predicare il Redentore, vi mandai un -vescovo italiano, che, ajutante Iddio, trasse alla fede molti -Gentili. Ma egli mi ha annunziata cosa sacrilega; che costoro -i quali sagrificano agli idoli, ne pagano al giudice la licenza; ed -essendo alcuni stati battezzati e avendo lasciato quei sacrifizj, -tuttavia il giudice dell'isola anche dopo il battesimo esige quella -paga. Avendolo il vescovo ripreso di ciò, rispose egli di aver -promesso tanto nel comprar l'impiego, che non potrebbe rifarsi -se non a quel modo. La Corsica poi è oppressa di tanta soperchieria -d'esattori e tanta gravezza d'esazioni, che gli abitanti vi -possono a mala pena supplire vendendo i proprj figliuoli; onde, -lasciando la pia repubblica, sono forzati rifuggire alla nefandissima -gente dei Longobardi. E qual cosa più grave e più crudele -potrebbero patire dai Barbari, che l'esser ridotti a vendere i -proprj figli? In Sicilia narrasi di un tal Stefano, cartulario delle -parti marittime, che coll'invadere ogni luogo, e con porre, senza -pronunziar giudizio, i cartelli a' poderi e alle case, arreca tanti -danni ed oppressioni, che a dirle tutte non basterebbe un gran -volume. Veda la serenissima nostra Donna queste cose, e sollevi -i gemiti degli oppressi. Suggeritele a suo tempo al piissimo -Signore, affinchè dall'anima sua, dall'imperio e da' suoi figliuoli -rimova tanto gravame di peccato. Ben so ch'ei dirà forse mandarsi -a noi per le spese d'Italia quanto si raccoglie dalle suddette -isole: ma dico io, conceda meno per le spese d'Italia, e -tolga dal suo imperio le lacrime degli oppressi. E forse di tante -spese fatte per questa terra vien minore il profitto perchè con -mescolanza di peccato. Meglio non provvedere alla vita nostra -temporale, che procacciare impedimento alla nostra eterna. A -me basti l'aver questo brevemente suggerito; affinchè, se rimanesse -la vostra pietà ignorante di quanto succede in questi paesi, -non fossi io poi del mio silenzio dinanzi al severo giudice incolpato -e punito».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note174"> -<p><span class="label"><a href="#tag174">174</a>. </span>Dal poco che sappiamo, sembra in antico vi fosse grande -mescolanza ed arbitrio nel canto ecclesiastico. La semplicità -nascea necessariamente dalla scarsezza di mezzi; ma alcuni -teneano all'ebraico, altri all'jonico, altri a un misto. Sant'Ambrogio -volle riformarlo, partendo dalla melopea greca. Il sistema -musicale dei Greci era diviso in tetracordi, e nei modi che ne -derivano. Ambrogio, visto che molte melodie sacre erano, se -non melodie greche trasportate, almeno motivi composti sopra -i modi musicali di quel popolo, e che non passavano i limiti di -un'ottava, pensò al sistema tetracordo dei Greci sostituire il più -semplice e facile dell'ottava, derivando dai Greci i quattro modi -primordiali che divennero base del canto ecclesiastico. Stabilì -dunque questi modi: -</p> - -<table class="gener" summary=""> - <tr> - <td>dorico</td> <td><i>re, mi, fa, sol, la, si, do, re</i></td> - </tr> - <tr> - <td>frigio</td> <td><i>mi, fa, sol, la, si, do, re, mi</i></td> - </tr> - <tr> - <td>lidio</td> <td><i>fa, sol, la, si, do, re, mi, fa</i></td> - </tr> - <tr> - <td>misolidio</td> <td><i>sol, la, si, do, re, mi, fa, sol.</i></td> - </tr> -</table> - -<p> -Così ne venne un canto ritmico scanduto, più consono colla -musica greca che non il canto gregoriano, il quale procede -generalmente per note di valore eguale, riuscendo più monotono -e senza cadenze. -</p> - -<p> -Ma quali note servissero al canto gregoriano non consta, se -non che menzionano lettere dell'alfabeto, chiavi, linee in su e -in giù.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note175"> -<p><span class="label"><a href="#tag175">175</a>. </span>Gl'inni di s. Gregorio sono: <i>Primo dierum omnium; -Nocte surgentes vigilemus omnes; Ecce jam noctis tenuantur -umbræ; Clarum decus jejunii: Audi, benigne Conditor; Magno -salutis gaudio; Rex Christe factor omnium; Jam Christus astra -ascenderat</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note176"> -<p><span class="label"><a href="#tag176">176</a>. </span><i>Ad Leandrum, in comm. libri Job.</i> -</p> - -<p> -* Ma nella epistola sinodica raccomanda ai preti d'erudirsi, di -avvezzarsi alla urbanità col frequentare i secolari. <i>Ducitur -sacerdos ad vetustatem vitæ per societatem secuìarium: cumque -indubitanter constet quod externis occupationum tumultibus -impulsus, a semetipso corruat, studere incessabiliter debet ut, -per eruditionis studium, resurgat. Hinc est quod prælatum -gregi discipulum Paulus admonet dicens</i>: Dum venio attende -lectioni. Part. 11 e 13.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note177"> -<p><span class="label"><a href="#tag177">177</a>. </span>Il nome di <i>Esarcato</i> ha doppio senso: nel più esteso, -abbraccia tutte le provincie d'Italia sottomesse all'Impero, e -nominatamente la Venezia, parte della costa Ligure, l'Emilia, -la Flaminia, il Piceno e il ducato di Roma: in senso stretto, -indica la parte orientale dell'Emilia e la Flaminia, cioè la -Romagna d'oggi; e si distingue dalla Pentapoli, e dal ducato -di Roma, che chiudea parte dell'Etruria, colla Sabina, la Campania -e parte dell'Umbria.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note178"> -<p><span class="label"><a href="#tag178">178</a>. </span><span class="smcap">Agnelli</span>, <i>Vitæ episc. Ravenn.</i>, rer. ital. Script., <span class="smcap lowercase">II</span>. Fin ai -dì nostri la battaglia delle sassate si continuò a Roma fra -Montesi e Transteverini, con morti e ferite; e Pio VI fece indarno -ogn'opera per disradicarla.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note179"> -<p><span class="label"><a href="#tag179">179</a>. </span><span class="smcap">Agnelli</span>, <i>Vita Felicis</i>, l. cit.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note180"> -<p><span class="label"><a href="#tag180">180</a>. </span>Così Paolo Diacono, e molti dietro lui: ma l'Oldoino, -nelle note al Ciacconio, tom. I, p. 422 dell'edizione del 1677, -reca un passo ben diverso del canonico romano nella descrizione -della Basilica vaticana: <i>Sabinianus papa, sub cujus tempore -fuit famis gravis, perfecta pace cum gente Langobardorum, -jussit aperiri horrea ecclesiæ, et venundari frumentum populo -per unum solidum triginta modios tritici; misericordiæ enim -visceribus, ultra quam dici possit affluebat, et quantum in se -nullum a beneficio misericordiæ excludebat</i>. -</p> - -<p> -Anche l'incolpazione d'aver voluto distruggere i libri del -predecessore, attribuita dagli antichi a <i>invidiosi</i>, e dal Mabillon -a Sabiniano, non è ben provata.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note181"> -<p><span class="label"><a href="#tag181">181</a>. </span><span class="smcap">Anastasio Bibl.</span>, in <i>Vita Severini</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note182"> -<p><span class="label"><a href="#tag182">182</a>. </span>Negli atti del VI concilio ecumenico (ap. <span class="smcap">Labbe</span>, <i>Concil.</i>, -tomo <span class="smcap lowercase">VI</span>) leggesi una lettera dell'arcivescovo Mansueto di Milano -all'imperatore Costantino II, a nome del sinodo provinciale: -<i>Quæ in hac magna regia urbe convenit, sub felicissimis et -christianissimis et a Deo custodiendis principibus nostris dominis -Pertharit et Cunibert, præcellentissimis regibus, christianæ religionis -amatoribus</i>. 679.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note183"> -<p><span class="label"><a href="#tag183">183</a>. </span>Tutto ciò da Paolo Diacono, il quale soggiunge che, tra i -rapiti, furono pure i cinque figli di Leofi, venuto coi primi Longobardi -in Italia. Un d'essi riuscì, dopo molti anni di servitù, a -fuggire in Italia; e sebbene nulla recuperasse de' beni paterni, -ajutato da parenti e amici pose casa, e generò un Arigiso, e -questi Warnefrido, da cui nacque esso Paolo storico.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note184"> -<p><span class="label"><a href="#tag184">184</a>. </span><i>Gregorio II nel 726 scriveva: Mezentius ab episcopis -Siciliæ certior factus hæreticum cum esse, ipsum...... trucidavit</i>. -Ap. <span class="smcap">De Giovanni</span>, <i>Cod. Diplom. Sicil.</i>, tom. I. n. 272.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note185"> -<p><span class="label"><a href="#tag185">185</a>. </span>Vuole Paolo Diacono che questo nome le venisse da un -tal uso dei Longobardi, che qualvolta uno morisse in lontana -contrada, i suoi rizzavano delle pertiche con una colomba in -vetta, rivolta alla parte dove l'estinto avea chiuso i giorni.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note186"> -<p><span class="label"><a href="#tag186">186</a>. </span>Epitafio di Ansprando: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Ansprandus, honestus moribus, prudentia pollens,</i></p> -<p class="i01"><i>Sapiens, modestus, patiens, sermone facundus,</i></p> -<p class="i01"><i>Adstantes qui dulcia, flavi mellis ad instar,</i></p> -<p class="i01"><i>Singulis promebat de pectore verba.</i></p> -<p class="i01"><i>Cujus ad æthereum spiritus dum pergeret axem,</i></p> -<p class="i01"><i>Post quinos undecies vitæ suæ circiter annos</i></p> -<p class="i01"><i>Apicem reliquit regni præstantissimo nato</i></p> -<p class="i01"><i>Lyuthprando inclyto et gubernacula gentes</i></p> -<p class="i01"><i>D. P. die iduum junii indictione X.</i></p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note187"> -<p><span class="label"><a href="#tag187">187</a>. </span><i>Respiciens ergo pius vir</i> (il papa) <i>profanam principis jussionem, -jam contra imperatorem quasi contra hostem se armavit</i>, -<span class="smcap lowercase">RENUENS HÆRESIAM EJUS</span>, <i>scribens ubique</i> <span class="smcap lowercase">SE CAVERE</span> <i>Christianos -eo quod orta fuisset impietas talis. Igitur permoti omnes Pentapolenses -atque Venetiarum exercitus, contra imperatoris jussionem -restiterunt, dicentes se nunquam in ejusdem pontificis -condescendere necem, sed pro ejus magis defensione viriliter -decertare</i>. Liber pontif.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note188"> -<p><span class="label"><a href="#tag188">188</a>. </span><i>Cognita imperatoris nequitia, omnis Italia consilium iniit, -ut sibi eligerent imperatorem et Constantinopolim ducerent; sed -compescuit tale consilium pontifex, sperans conversionem principis</i>. -<span class="smcap">Anastasio Bibl.</span>,<i> Vita Gregorii II</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note189"> -<p><span class="label"><a href="#tag189">189</a>. </span>I Pavesi credono che allora Liutprando portasse da Ravenna -alla loro città la statua di bronzo rappresentante Antonino -Pio o Marc'Aurelio a cavallo, che chiamavano il Regisole. Nel -1527 assalendo i Francesi Pavia, primo a montar sul castello fu -un Ravennate, il quale in compenso domandò si restituisse a -Ravenna il Regisole: quando si volle darvi effetto, i Pavesi se -ne desolarono più che al sacco della città, tanto che il generale -Lautrec ottenne che il Ravennate desistesse dalla domanda, -ricevendo invece tant'oro quanto bastasse per fare una corona. -Fu fatto a pezzi dai Giacobini nel 1796.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note190"> -<p><span class="label"><a href="#tag190">190</a>. </span><i>Deo teste, papa urbis Romæ in omni mundo caput ecclesiarum -Dei et sacerdotum est</i>. Lib. v. c. 4.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note191"> -<p><span class="label"><a href="#tag191">191</a>. </span>In Bologna resta memoria d'un vaso di marmo, posto da -Liutprando e Ildeprando nella chiesa di S. Stefano per esser -empito il giovedì santo. L'iscrizione dice, secondo <span class="smcap">Malvasia</span>, -<i>Marm. Fels.</i>, sez. <span class="smcap lowercase">IV</span>. c. 10: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">† <span class="smcap lowercase">VMILIBVS VOTA SVSCIPE DOMINE</span></p> -<p class="i02"> <span class="smcap lowercase">DOMINORVM NOSTRORVM LIVTPRANTE</span></p> -<p class="i02"> <span class="smcap lowercase">ILPRANTE REGIBVS ET DOMNI</span></p> -<p class="i02"> <span class="smcap lowercase">BARBATII EPISC. SANCTE ECCLESIE</span></p> -<p class="i02"> <span class="smcap lowercase">BONONIENSIS HIC IN ONOREM RELIGIOSI SVA</span></p> -<p class="i02"> <span class="smcap lowercase">PRECEPTA OBTVLERVNT VNDE HVNC VAS</span></p> -<p class="i02"> <span class="smcap lowercase">IMPLEATVR IN CENAM DOMINI SALVATORIS</span></p> -<p class="i02"> <span class="smcap lowercase">ET SI QVA MVNERA CVISQVAM MINVERIT</span></p> -<p class="i02"> <span class="smcap lowercase">DEVS REQVIRET</span> †.</p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note192"> -<p><span class="label"><a href="#tag192">192</a>. </span><span class="smcap">Paolo Diac.</span>, lib. <span class="smcap lowercase">VI</span>. c. 53.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note193"> -<p><span class="label"><a href="#tag193">193</a>. </span><i>Ad regnum</i>: potrebbe indicare per l'acquisto del regno -celeste: altri leggono <i>ad rogum</i>, cioè in segno di supplica.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note194"> -<p><span class="label"><a href="#tag194">194</a>. </span><i>Legge</i> <span class="smcap lowercase">V</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note195"> -<p><span class="label"><a href="#tag195">195</a>. </span>Di quei giorni, anche Anselmo duca del Friuli e cognato -di Rachi e d'Astolfo, si fece monaco, e fondò il monastero di -Fanano nel Modenese, poi l'insigne di Nonantola con ospizio pei -pellegrini. Altri molti ne troviamo fondati in quegli anni: e -limitandoci alla Toscana, la badia di Montamiata fu posta nel -745 da Erone; nel 744 quella di Monteverdi in val della Cornia -in Maremma da s. Gualfredo longobardo di Pisa e da Gondualdo -di Lucca cognato suo, che alle loro mogli con trenta donne -eressero sulla Versilia presso Pietrasanta il monastero di san -Salvatore. Le badie di S. Ponziano e San Frediano presso Lucca, -di San Pietro a Camajore, di San Bartolomeo di Pistoja, di san -Bartolomeo a Rigoli di Firenze, appartengono ai tempi longobardi; -come i monasteri di Coronate, di Civate, di Santa Giulia -a Brescia, di Teodote a Pavia...... nell'alta Italia. Il longobardo -Warnifredo castellano regio di Siena nel 730 fonda e dota generosamente -la badia di Sant'Eugenio in Pilosiano presso Siena.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note196"> -<p><span class="label"><a href="#tag196">196</a>. </span><i>Fremens ut leo, pestiferas minas Romanis dirigere non -desinebat, asserens omnes uno gladio jugulari, nisi suæ se se -subderent ditioni</i>. <span class="smcap">Anastasio Bibl.</span>, <i>Vita Stephani II</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note197"> -<p><span class="label"><a href="#tag197">197</a>. </span><i>Deprecans imperialem clementiam, ut, juxta id quod ei -sæpius scripserat, cum exercitu ad tuendas has Italiæ partes -modis omnibus adveniret</i>. <span class="smcap">Anastasio Bibl.</span>, ivi; <span class="smcap">Baronio</span>, <i>ad -ann.</i> 754. <span class="smcap lowercase">XXIII, XXV</span>. Tanto era lontano dalle idee di rivolta e -di sovranità.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note198"> -<p><span class="label"><a href="#tag198">198</a>. </span>È bizzarro che già i contemporanei fanno valere in ciò -quel voto universale, a cui oggi si attribuisce tanto peso. Paolo -Diacono diceva che <i>omnis Ravennæ exercitus</i> (già in altri testi -vedemmo che esercito equivale a popolo) <i>vel Venetiarum talibus -jussis unanimiter restiterunt</i>. Anastasio Bibliotecario, nel luogo -che citammo alla nota 2ª, parla della risoluzione di tutta Italia; -e soggiunge che il papa, <i>gratias voluntati populi referens pro -mentis proposito</i>, chetava gl'insorgenti. E Gregorio nell'epistola -all'imperatore: <i>Plane parati sunt Occidentales ulcisci etiam -Orientales.... Totus Occidens sancto principi apostolo um fidei -fructus offert.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note199"> -<p><span class="label"><a href="#tag199">199</a>. </span>Dal processo del 715 fra Siena e Arezzo appare che i -cherici del contado sanese, per farsi ordinare dal diocesano, -bisognavano d'una licenza scritta del gastaldo longobardo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note200"> -<p><span class="label"><a href="#tag200">200</a>. </span><i>Chron. Moiss.</i> ap. <span class="smcap">Bouquet</span>, v. 67.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note201"> -<p><span class="label"><a href="#tag201">201</a>. </span><i>Chron. Cassinens.</i>, lib. <span class="smcap lowercase">I</span>. cap. 8. Vedi pare <span class="smcap">Anastasio -Bibl.</span>, op. cit.; — <span class="smcap">Cenni</span>, <i>Monumenta dominationis pontificiæ</i>. -Roma 1761, 2 vol.: sono lettere che i papi da Gregorio III fino -ad Adriano diressero a Carlo Martello, Pepino, Carlomanno, -Carlo Magno; — <span class="smcap">Orsi</span>, <i>Dell'origine del dominio e della sovranità -dei romani pontefici</i>. Roma 1789; — e in senso contrario -<span class="smcap">Pfister</span>, <i>Gesell. der Deutschen</i>; tom. I, p. 409; — <span class="smcap">Spittler</span>, -<i>Staatgeschichte</i>, tom. <span class="smcap lowercase">II</span>, p. 86; — <span class="smcap">Sismondi</span>, <i>St. delle Rep. it.</i>, -tom. <span class="smcap lowercase">I</span>; ecc., non dimenticando la recente opera di Theiner.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note202"> -<p><span class="label"><a href="#tag202">202</a>. </span><i>Nam et judices ad faciendas justitias... in eadem Ravennatium -urbe residentes, ab hac romana urbe dixerit, Philippum -presbyterum, simulque et Eustachium quondam ducem.</i> Cod. -Carol., nº 54; e così il nº 51, il 75 ecc. — Quando Carlo Magno, -nel 784, volle trarre certe colonne antiche da Ravenna, n'ebbe -concessione dal papa. Vedi in <span class="smcap">Fantuzzi</span>, <i>Monum. ravennati</i>, i -diplomi del tom. <span class="smcap lowercase">V</span>, massime il 17 e 18; inoltre <span class="smcap">Savigny</span>, <i>Storia -del dir. romano</i>, cap. <span class="smcap lowercase">V</span>, § 110; <span class="smcap">Leo</span>, <i>Gesch. von Italien</i>, tom. <span class="smcap lowercase">I</span>, -p. 187-189; <span class="smcap">Cenni</span>, op. cit., tom. <span class="smcap lowercase">I</span>, p. 63; <span class="smcap">Orsi</span>, op. cit., c. <span class="smcap lowercase">VIII</span>; -<span class="smcap">Philipps</span>, <i>Deutsche Geschichte</i>, <span class="smcap lowercase">III</span>. § 47; <span class="smcap">Gosselin</span>, <i>Pouvoir des -Papes</i>, Parigi 1845, pag. 240 e seg. — Più tardi papa Adriano -scriveva a Carlo Magno: — I duchi di Spoleto, di Benevento, -del Friuli, di Clusio ordirono contro di noi il pericoloso disegno -di unirsi coi Greci e con Adelchi figlio di Desiderio, onde combatterci -per terra e per mare, desiderando invadere <i>questa -nostra città di Roma</i>, e ripristinare il regno longobardo. Pertanto -vi scongiuro di venire al più presto a nostro soccorso; -giacchè a voi, dopo Dio, noi abbiamo rimessa la difesa della -santa Chiesa, del <i>nostro popolo romano</i> e della romana repubblica». -<i>Cod. Carol.</i>, <i>ep.</i> 57.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note203"> -<p><span class="label"><a href="#tag203">203</a>. </span><i>Longobardorum rex... Zachariæ prædictas quatuor civitates -redonavit... ipsi b. Pietro reconcessit.</i> E Stefano ad Astolfo -<i>petivit ut dominicas quas abstulerat redderet oves, et propria -propriis restitueret</i>. Pepino dirige messi ad Astolfo <i>sanctæ ecclesiæ -ac reipublicæ restituenda jura... ut propria restitueret propriis</i>. -Questi promette <i>illico redditurum civitatem Ravennatium -cum aliis diversis civitatibus</i>. <span class="smcap">Anastasio Bibl.</span>, op. cit. Anche -Eginardo negli Annali dice che Pepino obbligò Astolfo <i>ad reddendum -ea quæ romanæ Ecclesiæ abstulerat</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note204"> -<p><span class="label"><a href="#tag204">204</a>. </span>«Quel tiranno seguace di Satana, Astolfo divoratore -del sangue dei Cristiani, struggitore delle chiese di Dio, percosso -di colpo divino, sprofondò nella voragine dell'inferno.... -Ora, per provvidenza di Dio e per mano del beato Pietro, pel -tuo fortissimo braccio.... è stato ordinato re de' Longobardi -Desiderio, uomo mitissimo». <i>Lettera a Pepino.</i> -</p> - -<p> -L'anonimo Salernitano dice che Astolfo <i>fuit audax et ferox, -et ablata multa sanctorum corpora ex romanis finibus in Papiam -detulit. Construxit etiam oracula (oratorj) ibi et monasterium -virginum, et suas filias dedicavit. Idemque etiam fecit -monasterium in finibus Æmiliæ ubi dicitur Mutina... ad -sacra monachorum cænobia ædificanda per certas provincias -multa est dona largitus. Valde dilexit monacos, et in eorum -est mortuus manibus.</i> Rer. it. Script., part. <span class="smcap lowercase">II</span>, t. <span class="smcap lowercase">II</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note205"> -<p><span class="label"><a href="#tag205">205</a>. </span>Di Brescia lo vorrebbe il Malvezzi, <i>Chron. Brix.</i>, Rer. -it. Script., tom. <span class="smcap lowercase">XIV</span>. Lo appoggerebbe l'aver egli fondato monasteri -in Leno e quel di Santa Giulia in Brescia che ampiamente -dotò, e dove poi fu badessa sua figlia Ansilberga, che parimente -comprò beni nel Bresciano.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note206"> -<p><span class="label"><a href="#tag206">206</a>. </span>«Passano gli scrittori francesi con disinvoltura quest'azione -di Carlo Magno, come se fosse cosa da nulla l'avere usurpato -a' suoi nipoti un regno, che <i>per tutte le leggi divine ed umane</i> -era loro dovuto». <span class="smcap">Muratori</span>, <i>all'anno</i> 771. Una legge <i>divina</i> -che obblighi a surrogar nel regno i figli ai padri, io non l'ho -mai udita: se n'esisteva una <i>umana</i>, lo storico doveva addurla, -ma nè noi nè altri la videro mai; bensì vediamo mantenuto -sempre fra' Germani il diritto d'eleggersi il re. Eppure è vulgato -l'introdurre qui i nomi affatto sconvenienti e le idee tutto -moderne d'usurpazione e d'eredità. <i>Charles</i>, dice Sismondi, <i>avec -autant d'avidité et d'injustice qu'aurait pu faire aucun de ses -prédécesseurs, dépouilla sa femme et ses fils de leurs</i> <span class="smcap lowercase">HÉRITAGES</span>, -<i>les força à s'enfuire en Italie, etc.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note207"> -<p><span class="label"><a href="#tag207">207</a>. </span><i>Pro exigendis a rege Desiderio justitiis beati Petri</i>. <span class="smcap">Anastasio -Bibl.</span>, <i>Vita Steph. III</i>, pag. 178; vale a dire le rendite -dei beni ecclesiastici posti nel regno longobardo e delle città -occupate da Desiderio, e sulle quali, secondo il diritto romano, -il pontefice aveva anche giurisdizione (<i>justitiam</i>).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note208"> -<p><span class="label"><a href="#tag208">208</a>. </span>In tutt'altro modo è esposto il fatto in una lettera di Stefano -III a Berta (<span class="smcap">Cenni</span>, I. 267); cioè, che il nefandissimo Cristoforo -e il più che malvagio suo figlio Sergio aveano fatto trama -con Dodone, messo di Carlo Magno, per dar morte al pontefice; -averlo Dio salvato mercè gli ajuti di Desiderio; chiamati in -Vaticano, ricusarono, e armatisi, esclusero di Roma il pontefice; -poi abbandonati, erano rifuggiti in San Pietro, ove il papa a -stento gli aveva difesi dalla moltitudine che ne chiedeva il -sangue; ma mentre voleva farli rendere in città perchè fossero -salvi, furono presi ed accecati, senza nè consenso nè saputa sua. -Il Muratori e la maggior parte preferiscono questa versione: -ma esso Cenni e il Pagi e il Cointe supposero quella lettera -estorta al papa da Desiderio, o forse falsificata nella sua cancelleria, -giacchè un'altra (<span class="smcap">Cenni</span>, I. 274) e i biografi di Stefano III -e d'Adriano riferiscono il caso nel modo che noi adottammo -come più simile al vero.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note209"> -<p><span class="label"><a href="#tag209">209</a>. </span><i>Universum populum Tusciæ et Campaniæ et ducatus -Perusini, et aliquantos de civitatibus Pentapoleos; omnesque -parati erant, si ipse rex adveniret, fortiter... illi resistere</i>. <span class="smcap">Anastasio -Bibl.</span></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note210"> -<p><span class="label"><a href="#tag210">210</a>. </span><i>De factis Caroli Magni</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note211"> -<p><span class="label"><a href="#tag211">211</a>. </span>Anselmo abate di Nonantola, cognato di Rachi, fu da -Desiderio tenuto esule sette anni, e probabilmente adoperò -assai a favore di Carlo, giacchè questo fecegli immense donazioni. -Muratori, all'anno 774: — <i>Dum iniqua cupiditate Langobardi -inter se consurgerent, quidam ex proceribus langobardis -talem legationem mittunt Carolo Francorum regi, quatenus -veniret cum valido exercitu, et regnum sub sua ditione obtineret, -asserentes quia istum Desiderium tyrannum sub potestate ejus -traderent vinctum, et opes multas, cum variis indumentis auro -argentoque intextis, in suum committerent dominium</i>. Anonim. -Salernit., in Rer. it. Script. tom. <span class="smcap lowercase">II</span>. p. i. <i>paralip.</i> -</p> - -<p> -Vedasi <span class="smcap">L. C. Betmann</span>, <i>Paulus Diaconus und Geschichtschreibung -der Longobarden</i>. Annover 1849. -</p> - -<p> -Martino da Cremona, figlio di Paolo <i>nobilissimo uomo</i>, e di -Sabina <i>onoranda femmina</i>, fu diacono, e andò a mostrar ai -Francesi il passo delle Alpi; infine divenne arcivescovo di Ravenna. -Descrisse egli stesso il suo viaggio in una lettera che si -pretende aver trovata il canonico Dragoni di Cremona, e che -fu, senza troppo esame, pubblicata dal Troya nel suo <i>Codice -diplomatico</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note212"> -<p><span class="label"><a href="#tag212">212</a>. </span>Di lui dice la cronaca del monastero di Volturno: <i>Hic, -licet bello fuerit austerus, tamen plurimis locis ecclesias construxit, -ornavit atque ditavit rebus ac possessionibus multis. Ex -jussione principis apostolorum, monasterium ædificavit in valle -Tritana</i>. Rer. it. Script., tom. <span class="smcap lowercase">II</span>. p. <span class="smcap lowercase">II</span>. lib. 3. Senza appoggio di -storia, la tradizione in Toscana fa merito a re Desiderio di -molte fondazioni, come le mura di San Gemignano, la città di -San Miniato, ove del resto fiorì lungamente la consorteria dei -Lambardi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note213"> -<p><span class="label"><a href="#tag213">213</a>. </span>Anastasio Bibl. nelle Vite di Leone III e IV ricorda il -<i>vicus Saxonum, Sardorum, Frisonum, Corsarum, e le scholæ -peregrinorum, Frisonum, Saxonum, Langobardorum</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note214"> -<p><span class="label"><a href="#tag214">214</a>. </span>Alcuni soggiungono che si fe coronare dall'arcivescovo -di Milano. Non appare che i re longobardi fossero inaugurati -colla corona, bensì con un'asta: Paolo Diacono riferisce che un -cucolo si posò su quella d'Ildeprando. Neppure de' Carlovingi è -mai mentovata la coronazione; e la prima memoria certa di -quest'atto è dell'888, quando Berengario fu coronato in Pavia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note215"> -<p><span class="label"><a href="#tag215">215</a>. </span>Rodolfo Notajo ap. <span class="smcap">Biemmi</span>, <i>Storia di Brescia</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note216"> -<p><span class="label"><a href="#tag216">216</a>. </span>Una contro gli Aquitani, diciotto contro i Sassoni, cinque -contro i Longobardi, sette contro gli Arabi di Spagna, una contro -i Turingi, quattro contro gli Avari, due contro i Bretoni, una -contro i Bavari, quattro contro gli Slavi di là dall'Elba, cinque -contro i Saracini, tre contro i Danesi, due contro i Greci.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note217"> -<p><span class="label"><a href="#tag217">217</a>. </span><span class="smcap">Mabillon</span>, <i>Ann. Ord. s. Bened.</i>, <span class="smcap lowercase">XXIII</span>. 3.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note218"> -<p><span class="label"><a href="#tag218">218</a>. </span></p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Post patrem lacrymans Carolus hæc carmina scripsi:</i></p> -<p class="i02"> <i>Tu mihi dulcis amor, te modo plango pater....</i></p> -<p class="i01"><i>Nomina jungo simul titulis clarissima nostra;</i></p> -<p class="i02"> <i>Adrianus, Carolus, rex ego, tuque pater....</i></p> -<p class="i01"><i>Tum memor esto tui nati; pater optime, posco,</i></p> -<p class="i02"> <i>Cum patre dic, natus pergat et ipse tuus.</i></p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note219"> -<p><span class="label"><a href="#tag219">219</a>. </span><i>Ep. Caroli Magni</i>, <span class="smcap lowercase">X</span>. pag. 616.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note220"> -<p><span class="label"><a href="#tag220">220</a>. </span>Un altro musaico rappresenta san Pietro che colla destra -dà un mantello al papa inginocchiato, colla sinistra uno stendardo -a un principe; e v'è scritto: <i>Beate Petre, dona vita -Leoni pp., et bictoria Carolu dona</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note221"> -<p><span class="label"><a href="#tag221">221</a>. </span>Zonara dice: Ελοβήσαντο δὲ τὰ ὄμματα, ἀλλ’οὐκ ἐξετύφλωσαν. -<span class="smcap lowercase">XV</span>. 13. La leggenda, accettata pure dal <i>Martirologio romano</i> -sopra la fede di moltissimi testimonj, narra che gli furono -cavati, ma che li ricuperò miracolosamente. Alcuino scrive a -Carlo Magno che <i>Deus compescuit manus impias a pravo voluntatis -effectu, volentes cæcatis mentibus lumen ejus extinguere</i>. -Vedi i Bollandisti al 12 giugno.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note222"> -<p><span class="label"><a href="#tag222">222</a>. </span>L'anno cominciava a natale, epperò l'incoronazione dicesi -avvenuta nell'800, ma secondo il computo moderno è del 799.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note223"> -<p><span class="label"><a href="#tag223">223</a>. </span>Vi volle una licenza di Leone III perchè il nome di Carlo -Magno fosse posto avanti a quello del papa negli atti che si -erigevano a Viterbo, Toscanella, e nelle altre città della primitiva -donazione, ove prima mettevasi quel solo del papa. Il Patrimonio -di San Pietro poi non ricadde più nel regno longobardo. -Vedi Troya, Discorso ecc., <span class="smcap lowercase">CCXXI</span>. -</p> - -<p> -Da una lettera, che Champollion Figeac nel 1836 trovò alla -Biblioteca nazionale di Parigi, appare il rispettoso modo con cui -l'imperatore trattava il pontefice Adriano: -</p> - -<p> -I. <i>Salutat vos dominus noster filius vester Carolus, et filia -vestra domina nostra Fastrada, filii et filie domini nostri, simul -et omnis domus sua</i>. — II. <i>Salutant vos cuncti sacerdotes, episcopi -et abbates, atque omnis congregatio illorum in Dei servitio -constituta, etiam et universus generalis populus Francorum.</i> — III. -<i>Gratias agit vobis dominus noster filius vester, quia dignati -fuistis illi mandare per decorabiles missos et melliflua epistola -vestra, de vestra a Deo conservata sanitate, quia tunc illi gaudium -et salus ac prosperitas esse cernitur, quando de vestra -sanitate vel populi vestri salute audire et certus esse meruerit.</i> — IV. -<i>Similiter multas vobis agit gratias dominus noster filius -vester de sacris sanctis orationibus vestris, quibus adsidue pro -illo et fidelibus sancte Ecclesie et vestris atque suis decertatis, -non solum pro vivis, sed etiam pro defunctis; et si Domino -placuerit, vestrum bonum certamen dominus noster filius vester -cum omni bonitate in omnibus retribuere desiderat.</i> — V. <i>Mandavit -vobis filius vester, dominus videlicet noster, qui Deo gratias -et vestras sanctas orationes, cum illo et filia vestra ejus conjuge -et prole sibi a Deo datis, vel omni domo sua, sive cum omnibus -fidelibus suis, prospera esse videntur.</i> — VI. <i>Postea vero danda -est epistola dicentibus hoc modo: presentem epistolam misit -vobis dominus noster filius vester, postulando scilicet sanctitati -vestre, ut almitas vestra amando eam recipiat.</i> — VII. <i>Deinde -dicendum est: misit vobis nunc dominus noster filius vester talia -munera qualia in Saxonia preparare potuit, et quando placet -sanctitati vestre offendamus ea.</i> — VIII. <i>Deinde dicendum erit: -dominus noster filius vester hæc parva munuscula paternitati -vestre destinavit, inducias postulans interim dum meliora -sanctitati vestre preparare potuerit.</i> — IX. <i>Deinde</i>.... Il resto -manca.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note224"> -<p><span class="label"><a href="#tag224">224</a>. </span>Il Troya pubblica un documento del 757, ove Felice, colono -del monastero della Madonna nel Reatino, cede tutti i suoi -fondi, e Ciottola sua colona, e un'altra ancella a proprio servizio, -e metà del ragazzo Maurontone.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note225"> -<p><span class="label"><a href="#tag225">225</a>. </span>Una casa colle stalle e gli edifizj rustici formava una <i>corte</i>; -una corte co' suoi campi e boschi dicevasi <i>manso</i>, villa della -misura di dodici jugeri; molti mansi costituivano una <i>marca</i>; e -molte marche un distretto, <i>pagus</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note226"> -<p><span class="label"><a href="#tag226">226</a>. </span>Dai primi tempi alle cattedrali erano affissi sacerdoti che -formavano un collegio, vivendo coi beni della Chiesa, ed assistendo -il vescovo nei misteri e nei sinodi. Nel concilio di Laodicea -del 364 (can. 15) si trovano nominati i salmisti canonici, -detti così dal canone o catalogo su cui erano registrati. Nel -secolo <span class="smcap lowercase">IV</span> sant'Eusebio radunò il suo clero in casa e mensa -comune, con regole di vita austera. Forse da queste dedusse la -sua sant'Agostino. Il più antico esempio ch'io trovassi, è in -Como, che aveva canonici nell'803; nell'824 San Giovanni di -Firenze. A Milano s'introdussero solo nell'XI secolo, quando si -sperò con questo far riparo al concubinato. Scrivevansi i nomi -de' canonici su tavole cerate; donde il titolo di primicerius.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note227"> -<p><span class="label"><a href="#tag227">227</a>. </span>Che il promotore d'ogni bello e sodo sapere in Europa -non sapesse scrivere, ripugna a noi moderni, avvezzi a educarci -sovra libri; ma allora la scarsezza di questi facea si preferisse -l'insegnamento orale; e quantunque Carlo non fosse nel caso di -mancare di libri, doveva però uniformarsi al sistema generale, -che consisteva nel leggere, udire, disputare, abbandonando lo -scrivere ad una classe più bassa e meccanica. Nè quest'uso fu -solo d'allora, ma quattro secoli più tardi Federico Barbarossa, -protettore di poeti e poeta egli stesso, non sapea scrivere; nè -Filippo l'Ardito re di Francia, nè il cavalleresco Giovanni di -Luxemburg re di Boemia nel secolo di Dante: che più? Luigi XIV -era stato allevato da Péréfixe senza insegnargli a leggere nè a -scrivere. Tacio i tanti signori che alle carte non poteano apporre -altra firma che la croce; e fin nel secolo XIV la si trova -di alcuno che <i>non sa scrivere perchè gentiluomo</i>. Forse per questo -i principi aveano introdotti i monogrammi, cifre artifiziose, -composte delle lettere del nome loro, e che probabilmente erano -fatte dal segretario.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note228"> -<p><span class="label"><a href="#tag228">228</a>. </span></p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Parvula rex Carolus seniori carmina Paulo</i></p> -<p class="i02"> <i>Dilecto fratri mittit honore pio.</i></p> -</div></div> - -<p> -E alla propria lettera volgendosi: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Illic quære meum mox per sacra culmina Paulum:</i></p> -<p class="i02"> <i>Ille habitat medio sub grege, credo, Dei.</i></p> -<p class="i01"><i>Inventumque senem, devota mente saluta,</i></p> -<p class="i02"> <i>Et dic: Rex Carolus mandat, aveto tibi...</i></p> -<p class="i01"><i>Colla mei Pauli gaudendo amplecte benigne,</i></p> -<p class="i01"><i>Dicito multoties: Salve pater optime, salve.</i></p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note229"> -<p><span class="label"><a href="#tag229">229</a>. </span><span class="smcap">Pertz</span>, <i>Mon. German.</i>, <span class="smcap lowercase">III</span>, 482, pubblica l'epitafio di Arigiso, -dove si legge: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Quod logos et physis, moderans quod ethica pangit,</i></p> -<p class="i02"> <i>Omnia condiderat mentis in arce suæ.</i></p> -</div></div> - -<p> -e in quel di Romoaldo: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Grammatica pollens, mundana lege togatus.</i></p> -</div></div> - -<p> -Champollion Figeac, nei <i>Prolegomena ad Amatum</i>, pag. <span class="smcap lowercase">XXIV</span>, -pubblica una lettera di Paolo Diacono ad Adilsperga, ove le dice: -<i>Cum, ad imitationem excellentissimi comparis,.... ipsa quoque -subtili ingenio, sagacissimo studio prudentium arcana rimeris, -ita ut philosophorum aurata eloquia poetarumque gemmea tibi -dicta in promptu sint, historiis etiam seu commentis tam divinis -inhæreas quam mundanis</i>. Essa lettera è quasi l'unica che ci dia a -conoscere la vita di Paolo, che solo più tardi troviam chiamato -Warnefrido.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note230"> -<p><span class="label"><a href="#tag230">230</a>. </span>A Paolo Diacono scrive Pietro da Pisa: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Qui te, Paule, poetarum</i></p> -<p class="i01"><i>Vatumque doctissimum</i></p> -<p class="i01"><i>Linguis variis ad nostram</i></p> -<p class="i01"><i>Lampantem provinciam</i></p> -<p class="i01"><i>Misit, ut inertes aptes</i></p> -<p class="i01"><i>Fœcundis seminibus?</i></p> -<p class="i01"><i>Græca cerneris Homerus,</i></p> -<p class="i01"><i>Latina Virgilius,</i></p> -<p class="i01"><i>Flaccus crederis in metris,</i></p> -<p class="i01"><i>Tibullus eloquio.</i></p> -</div></div> - -<p> -A queste esorbitanze Paolo rispondeva, meglio ancora col -fatto che colle parole mostrando non meritarle: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Peream si quemquam horum</i></p> -<p class="i01"><i>Imitari cupio,</i></p> -<p class="i01"><i>A via quam sunt secuti</i></p> -<p class="i01"><i>Pergentes per invidiam</i></p> -<p class="i01"><i>Potius, sed istos ego</i></p> -<p class="i01"><i>Comparabo canibus.</i></p> -<p class="i02"> <i>Tres aut quatuor in scholis</i></p> -<p class="i01"><i>Quas didici sillabas</i></p> -<p class="i01"><i>Ex his mihi est ferendus</i></p> -<p class="i01"><i>Manipulus adorea....</i></p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note231"> -<p><span class="label"><a href="#tag231">231</a>. </span>Dal cav. Cordero di San Quintino, contraddicendo a -Giuseppe e Defendente Sacchi (1828). Si sa storicamente che -le chiese di Pavia andarono in fuoco nel 924 per opera degli Ungheri, -poi dei Tedeschi nel 1004: dopo di che, si rifabbricarono -esse chiese, adoprandovi materiali anteriori, e introducendovi lo -stil nuovo, come sono le tribune elevate di molti gradini, il sottopor -agli archi pilastri quadrati, senza parastate o colonne -incassate, ovvero pilastri poligoni; e finire in cupole ed absidi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note232"> -<p><span class="label"><a href="#tag232">232</a>. </span>Nella <i>Storia Universale</i>, lib. <span class="smcap lowercase">XI</span>, c. 12, riferimmo le tradizioni -romanzesche intorno a Carlo Magno; molte ne furono introdotte -nei poemi cavallereschi anche in Italia. Firenze e Siena -vogliono essere da lui riedificate e ne hanno epigrafi. Montalbano -fuor porta alla Croce, e le buche delle fate di Fiesole accolsero -lui e i suoi prodi, e presso queste Malagigi imparò l'arte degli -incanti, e Orlando fu reso invulnerabile. Orlando si fa nascere -a Sutri, divenire senator romano. A Susa un enorme spacco -di pietra fu operato da durlindana; questa è effigiata s'un -bassorilievo di Roma; la sua lancia serbasi a Pavia; la statua -con quella d'Oliviero sul duomo di Pavia; San Stefano di Firenze -ha sulla facciata l'impressione di un ferro del suo cavallo, -da lui lanciato; a Spello serbano un fatto di pietra ad attestare -altro genere di forza; molti luoghi si chiamano <i>Torre -d'Orlando</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note233"> -<p><span class="label"><a href="#tag233">233</a>. </span><i>Nunc</i> (<i>curiæ</i>), <i>eo quod res civiles in alium statum transformatæ -sint, omniaque ab una imperatoriæ majestatis sollicitudine -atque administratione pendeant, ne incassum circa legale solum -oberrent, nostro decreto illinc submoventur</i>. Nov. 94 et 96.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note234"> -<p><span class="label"><a href="#tag234">234</a>. </span><span class="smcap">Bouquet</span>, v. 629.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note235"> -<p><span class="label"><a href="#tag235">235</a>. </span><i>Pascasius Ratbertus</i>, ap. <span class="smcap">Mabillon</span>, Bened. sæc. <span class="smcap lowercase">IV</span>. p. 1.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note236"> -<p><span class="label"><a href="#tag236">236</a>. </span><span class="smcap">Caroli M.</span> <i>Capit.</i> 101, 109, 82; Lud. Pii, 7. 8. 9.... -</p> - -<p> -Legge <span class="smcap lowercase">IX</span> di Pepino re d'Italia: <i>Si latrocinia vel furta aut -præda inventa fuerint, emendentur, juxta ut ejus lex est, cui -malum ipsum perpetratum fuerit.... De ceteris vero causis, -communi lege vivamus, quam domnus Karolus excellentissimus -rex Francorum atque Langobardorum in edicto adjunxit.</i> -</p> - -<p> -Leg. <span class="smcap lowercase">XLVI</span>: <i>Sicut consuetudo nostra est, Romanus vel Langobardus -si evenerit quod caussam inter se habeant, observamus ut -romanus populus successionem eorum juxta suam legem habeat. -Similiter et omnes scriptiones juxta legem suam faciant; et -quando jurant, juxta legem suam jurent. Et alii homines ad alios -similiter. Et quando componunt, juxta legem ipsius cui malum -fecerint, componant. Et Langobardus illis similiter convenit -componere</i>. -</p> - -<p> -Maginfredo di Delebio in Valtellina uccise Melesone, aldio -del monastero di Sant'Ambrogio di Milano nell'870; confessa il -peccato, e non avendo abbastanza per pagare la composizione, -prega sia accettata a sconto una casetta e una terricciuola -sua (<i>casellula et terrula</i>) e parte de' mobili: fu accettato, e se -ne fece carta che conservossi nell'archivio ambrosiano. Arigiso -duca di Benevento asseriva che, fin allora, chi avesse ucciso -persona religiosa non era tenuto a special composizione, o la -dava a volontà dei censori: ma esso fissò che l'uccisore di un -monaco, prete o diacono pagasse al fisco ducento soldi, o fin -a trecento; per gli altri ecclesiastici fuor di palazzo, cencinquanta, -come pei laici esercitali. <i>Rer. it. Script.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>. 336. Carlo -Magno incarì tal pena. Enrico III nel 1055 riceveva sotto la -sua protezione (<i>mundiburdio</i>) i canonici di Parma, in modo che -chi gli uccidesse o ferisse o violentasse, dovesse lire cento, -metà all'imperatore, metà agli offesi. <i>Ann. M. Æ.</i>, II, 326.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note237"> -<p><span class="label"><a href="#tag237">237</a>. </span><span class="smcap">Caroli M.</span>, <i>Capit.</i> 26.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note238"> -<p><span class="label"><a href="#tag238">238</a>. </span><span class="smcap">Lud. Pii</span>, 26. 27.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note239"> -<p><span class="label"><a href="#tag239">239</a>. </span><span class="smcap">Caroli M.</span>, 20. 29. 30-35. 80. 90. 101. 102. 109. 128....</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note240"> -<p><span class="label"><a href="#tag240">240</a>. </span><span class="smcap">Lud. Pii</span>, 24: <span class="smcap">Loth.</span>, 78; <span class="smcap">Caroli M.</span>, 10. 20. 21....</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note241"> -<p><span class="label"><a href="#tag241">241</a>. </span><span class="smcap">Caroli M.</span>, 81; <span class="smcap">Loth.</span>, 71.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note242"> -<p><span class="label"><a href="#tag242">242</a>. </span><span class="smcap">Loth.</span>, 31.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note243"> -<p><span class="label"><a href="#tag243">243</a>. </span>«Io Lodovico imperatore concedo a san Pietro e a' suoi -successori Roma col ducato e coi territorj marittimi e montani, -lidi, porti e tutte le città, castelli, borghi, terre di Toscana, ciò -sono Porto Civitavecchia, Cervetri, Todi, Perugia colle tre isole -Maggiore, Minore e Polvese, col lago, Narni ed Otricoli. Similmente -dalle parti della Campania, Segni, Anagni, Ferentino, -Alatri, Patricio, Frosinone, colle altre due parti pur di Campania -e Tivoli. Anche l'esarcato di Ravenna che Carlo e Pepino -<i>restituirono</i> a Pietro apostolo, cioè Ravenna, la Romagna, Bobbio, -Cesena, Forlimpopoli, Forlì, Faenza, Imola, Bologna, Ferrara, -Comacchio, Adria, Gabello con tutti i confini, isole, ecc. Così la -Pentapoli, cioè Arimino, Pesaro, Fano, Sinigaglia, Ancona, -Umana, Jesi, Fossombrone, Montefeltro, Urbino e il territorio -Valvense, Caglio, Luceolo, Gubbio. Così la Sabina, e nella -Toscana de' Longobardi, Città di Castello, Orvieto, Bagnarea, -Ferento, Viterbo, Marla, Toscanella, Populonia, Soana, Rosella; -e Corsica, Sardegna, Sicilia, con ecc. Ancora nelle parti di -Campania, Sora, Arce, Aquino, Arpino, Tiano, Capua, e i patrimonj -Beneventano, Salernitano e Napoletano, e della Calabria -superiore e inferiore, e dovunque v'ha patrimonj nostri nelle -parti del regno e dell'impero a noi da Dio conceduto». Labbe, -Concil., tom. VII, p. 1515. — Si noti che vi manca ogni segno -cronologico, è tratto da copia informe e non autentica, e l'imperatore -avrebbe donato ciò che a lui non apparteneva.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note244"> -<p><span class="label"><a href="#tag244">244</a>. </span></p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Plura quid hinc memorem? nam centuplicata recepi</i></p> -<p class="i02"> <i>Munera, romanis quæ arcibus extulerat.</i></p> -<p class="i14"> <span class="smcap">Erm. Nigello</span>.</p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note245"> -<p><span class="label"><a href="#tag245">245</a>. </span><i>Barbirasas</i>, i Franchi, a differenza de' Longobardi che -aveano barba lunga e puntuta. <span class="smcap">Agnello</span>, <i>Liber pontif.</i>, pag. 180.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note246"> -<p><span class="label"><a href="#tag246">246</a>. </span>Sono intitolati or conti, or duchi, or marchesi: e questi -titoli sono spesso confusi sotto i Carolingi. Forse erano conti di -città, duchi di provincia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note247"> -<p><span class="label"><a href="#tag247">247</a>. </span></p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Liber et ingenuus sum natus utroque parente;</i></p> -<p class="i02"> <i>Semper ero liber, credo, tuente Deo.</i></p> -<p class="i05"> <span class="smcap">Erchemp.</span>, <i>L. Longob.</i> Rer. It. Script., <span class="smcap lowercase">II</span>. p. 1.</p> -</div></div> - -<p> -Il suo epitafio dell'806, posto in Salerno, dice: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Pertulit adversas Francorum sæpe phalangas,</i></p> -<p class="i02"> <i>Salvavit patriam sed, Benevente, tuam.</i></p> -<p class="i01"><i>Sed quid plura feram? Gallorum fortia regna</i></p> -<p class="i02"> <i>Non valuere hujus subdere colla sibi.</i></p> -<p class="i05"> <span class="smcap">Anon. Salern.</span>, <i>Paralip.</i> Rer. It. Script., <span class="smcap lowercase">II</span>. p. 2.</p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note248"> -<p><span class="label"><a href="#tag248">248</a>. </span><span class="smcap">Eginardo</span>, <i>ad ann.</i> 815 e 820.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note249"> -<p><span class="label"><a href="#tag249">249</a>. </span><span class="smcap">Astronomus</span>, <i>De vita Ludovici</i>, c. 42.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note250"> -<p><span class="label"><a href="#tag250">250</a>. </span><span class="smcap">Liutprando</span>, <span class="smcap lowercase">IV</span>., 2. La preda fu ripartita così: a ciascuna -famiglia d'un morto in guerra cento <i>crus</i>, che sarebbero da -dugencinquanta lire; cinquanta alle vedove; per ogni ucciso che -non lasciasse famiglia, si diedero cento <i>crus</i> ai poveri del suo -quartiere, fosser cristiani o saracini; del resto si fecero quattro -parti, una per l'ammiraglio, una per l'emir di Sicilia, due pel -califfo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note251"> -<p><span class="label"><a href="#tag251">251</a>. </span>Vedi <span class="smcap">Theodosii</span> monaci <i>Ep. de excidio Syracusarum</i>, Rer. -It. Script., tom. ii. p. i. p. 262. -</p> - -<p> -<i>Histoire de l'Afrique arabe sous la dynastie des Aglabites</i>. -Parigi 1841: opera di Jusef ebn-Kalidun, fiorito a Tunisi dal -1332 al 1406, e da De Hammer chiamato il Montesquieu arabo; -tradotta da Noël des Vergers. V'appare la lotta de' Bereberi -contro gli Aglabiti, e come episodio la dominazione di questi -in Sicilia. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Camillo Martorana</span>, <i>Notizie storiche de' Saraceni siciliani</i>. -Palermo 1832. -</p> - -<p> -<span class="smcap">T. G. Wenrich</span>, <i>Rerum ab Arabibus in Italia insulisque -adjacentibus, Sicilia maxime, Sardinia atque Corsica, gestarum -commentarii</i>. <span class="smcap">Lipsia</span> 1845. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Fr. Testa</span>, <i>Diss. de ortu et progressu juris siculi</i>. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Alfonso Airoldi</span>, <i>Cod. diplom. della Sicilia sotto il governo -degli Arabi</i>, tom. i, p. i. p. 384, nota. -</p> - -<p> -Nella <i>Biblioteca arabo-sicula</i> dell'Amari si riscontrano circa -cencinquanta scienziati, letterati, poeti musulmani in Sicilia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note252"> -<p><span class="label"><a href="#tag252">252</a>. </span><span class="smcap">Albertus Aquensis</span>, lib. v. p. 37. Lo zuccaro prosperava -in Sicilia: nel 1419 l'università di Palermo assegnava acque per -la coltura di esso; nel 1449 Pietro Speciale ne piantò la campagna -de' Ficarazzi; nel 1550 un viaggiatore descrive attivissimi -i trappeti (aje) dello zuccaro: e principalmente ne erano a -Carini, Trabìa, Buonfornello, Roccella, Pietra di Roma, Malvicini, -Olivieri, Casalnovo, Schisò, Casalbiano, Verdura, Sabuci, -Medica. Federico II obbligò gli Ebrei venuti dal Garbo a piantare -presso Palermo l'indaco e altre produzioni esotiche. Molti -nomi di paesi siculi hanno etimologia araba, come <i>Calatafimi, -Caltabellotta, Caltanisetta</i>, castello di S. Eufemio, delle quercie, -delle femine: <i>Misilmeri</i> mansione dell'emiro, <i>Risicanzir, Rasicormo, -Rasicalbo</i>, promontorio de' porci, del vertice, del cane: -<i>Marsameni</i>, porto delle colonne, <i>Marsala</i>, porto di Dio, ecc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note253"> -<p><span class="label"><a href="#tag253">253</a>. </span></p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i02"> <i>Romanus, Francus, Bardusque viator et omnis</i></p> -<p class="i03"> <i>Hoc qui intendit opus cantica digna canat.</i></p> -<p class="i02"> <i>Quod bonus antistes quartus Leo rite novavit</i></p> -<p class="i03"> <i>Pro patriæ ac plebis ecce salute suæ.</i></p> -<p class="i02"> <i>Principe cum summo gaudens Hlotharius heros</i></p> -<p class="i03"> <i>Perfecit, cujus emicat altus honor.</i></p> -<p class="i02"> <i>Quod veneranda fides nimio deduxit amore</i></p> -<p class="i03"> <i>Hoc Deus omnipotens præferat arce poli.</i></p> -<p class="i01"><i>Civitas hæc a conditoris sui nomine Civitas Leonina vocatur.</i></p> -</div></div> - -<p> -Ad esempio della città Leonina, Giovanni VIII circondò di -mura San Paolo: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Hic murus salvator adest, invictaque porta</i></p> -<p class="i02"> <i>Quæ reprobos arcet, suscipiatque pios.</i></p> -<p class="i01"><i>Hanc proceres intrate senes, juvenesque togati.</i></p> -<p class="i02"> <i>Plebsque sacrata Dei limina sancta petens.</i></p> -<p class="i01"><i>Quam præsul Domini patravit rite Johannes,</i></p> -<p class="i02"> <i>Qui nitidis fulxit moribus ac meritis.</i></p> -<p class="i01"><i>Præsulis octavi de nomine facta Johannis</i></p> -<p class="i02"> <i>Ecce Johannipolis urbs veneranda cluit.</i></p> -<p class="i01"><i>Angelus hanc Domini Paulo cum principe sanctus</i></p> -<p class="i02"> <i>Custodiat portam semper ab hoste nequam.</i></p> -<p class="i01"><i>Insignem nimium muro quam construit amplo</i></p> -<p class="i02"> <i>Sedis apostolicæ papa Johannes ovans.</i></p> -<p class="i01"><i>Ut sibi post obitum cælestis janua regni</i></p> -<p class="i02"> <i>Pandatur, Christo sat miserante Deo.</i></p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note254"> -<p><span class="label"><a href="#tag254">254</a>. </span><i>Monac. anon.</i> ap. <span class="smcap">Muratori</span>, <span class="smcap lowercase">II</span>. 266.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note255"> -<p><span class="label"><a href="#tag255">255</a>. </span><i>Quia Franci nihil nobis faciunt boni, neque adjutorium -præbent, sed magis quæ nostra sunt violenter tollunt; quare non -advocamus Græcos, et cum eis fœdus pacis componentes, Francorum -regem et gentem de nostro regno et dominatione expellimus?</i> -<span class="smcap">Anastasio Bibl.</span>, <i>Vita Leonis IV</i>, p. 199.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note256"> -<p><span class="label"><a href="#tag256">256</a>. </span><span class="smcap">Gratiani</span>, cap. 9. dist. <span class="smcap lowercase">X</span>; e cap. 41. <span class="smcap lowercase">II</span>. qu. 17.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note257"> -<p><span class="label"><a href="#tag257">257</a>. </span>Que' lamenti indicano di che natura s'intendesse il potere -papale, giacchè Adriano racconta che Leone arcivescovo non -permise che i deputati delle città prestassero il giuramento in -mano di Giorgio Sacellario, a tal uopo spedito dal papa a Ravenna; -a governatore di Gavello aver egli pontefice posto un -Domenico raccomandatogli dal re, ma Leone avere spedito -soldati ad arrestarlo, e vietato a tutti gli abitanti di accettar -impieghi dal papa. V. <i>Cod. Carolino ep. Adriani</i>, 51. 52. 53.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note258"> -<p><span class="label"><a href="#tag258">258</a>. </span><i>Ad hoc usque malum crevit et incrassatum est, ut -factione ravennatis archiepiscopi Maurinus cum suis complicibus, -qui excomunicati et anathematizati a nobis jam sunt, Ravennam -ingrederetur, et fidelium nostrorum res cum suis funditus -raperet et devastaret, adeo ut claves civitatis Ravennæ a vestarario -nostro violenter subtraheret, et pro libitu suo, nescimus -cujus auctoritate, ipsi archiepiscopo</i> (<i>quod nunquam factum -fuisse recolitur</i>) <i>potestative concederet</i>. Così scrive il papa alla -imperatrice Angilberga, ap. <span class="smcap">Baluzio</span>, <i>Miscell.</i>, tom. <span class="smcap lowercase">V</span>. Altra -prova che il dominio temporale apparteneva ai pontefici, e che -esisteva un'autorità municipale.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note259"> -<p><span class="label"><a href="#tag259">259</a>. </span>La cronologia di questi fatti è incertissima. De' Napoletani -scrive l'imperatore (ap. <i>Anonimo Salern.</i>, c. 106): <i>Infidelibus -arma et alimenta et cetera subsidia tribuentes, per totius -imperii nostri litora eos ducunt, et cum ipsis toties beati Petri -apostolorum principis fines furtim deprædari conantur ita ut -facta videatur Neapolis Panormum vel Africa. Quumque nostri -equi Saracenos insequuntur, ipsi, ut possint evadere, Neapolim -fugiunt, quibus non est necessarium Panormum repetere: sed -Neapolim fugientes, ibidem quousque perviderint latitantes, -rursus improviso ad exterminia redeunt</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note260"> -<p><span class="label"><a href="#tag260">260</a>. </span><i>Noveris exercitum nostrum, Bari triumphis nostris -submissa, Saracenos Tarenti pariter et Calabriæ nos mirabiliter -humiliasse, simil et comminuisse; ac hos celeriter, duce Deo, -penitus contriturum, si a mari prohibiti fuerint escarum admittere -copias, vel etiam classibus a Panormo vel Africa suscipere multitudines</i>. -<span class="smcap">Anonimo Salern.</span>, c. 94.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note261"> -<p><span class="label"><a href="#tag261">261</a>. </span>Allora fu composto questo ritmo: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Audite omnes fines terre horrore cum tristitia,</i></p> -<p class="i02"> <i>Quale scelus fuit factum Benevento civitas:</i></p> -<p class="i02"> <i>Lhuduvicum comprenderunt, sancto pio augusto.</i></p> -<p class="i01"><i>Beneventani se adunarunt ad unum consilium,</i></p> -<p class="i02"> <i>Adolferio loquebatur, et dicebant principi:</i></p> -<p class="i02"> <i>Si nos eum vivum dimittemus, certe nos peribimus;</i></p> -<p class="i01"><i>Scelus magnum preparavit in istam provintiam,</i></p> -<p class="i02"> <i>Regnum nostrum nobis tollit, nos habet pro nihilum;</i></p> -<p class="i02"> <i>Plura mala nobis fecit; rectum est moriad.</i></p> -<p class="i01"><i>Deposuerunt sancto pio de suo palatio;</i></p> -<p class="i02"> <i>Adalferio illum ducebat usque ad pretorium,</i></p> -<p class="i02"> <i>Ille vero gaude visum tamquam ad martirium.</i></p> -<p class="i01"><i>Exierunt Sado et Saducto, inoviabant imperio;</i></p> -<p class="i02"> <i>Et ipse sancte pius incipiebat dicere:</i></p> -<p class="i02"> <i>Tamquam ad latronem venistis cum gladiis et fustibus.</i></p> -<p class="i01"><i>Fuit jam namque tempus vos allevavit in omnibus;</i></p> -<p class="i02"> <i>Modo vero surrexistis adversus me consilium,</i></p> -<p class="i02"> <i>Nescio pro quid causam vultis me occidere.</i></p> -<p class="i01"><i>Generacio crudelis veni interficere,</i></p> -<p class="i02"> <i>Ecclesieque sancte Dei venio diligere,</i></p> -<p class="i02"> <i>Sanguine veni vindicare quod super terram fusus est</i></p> -<p class="i01"><i>Kalidus ille temtador ratum atque nomine</i></p> -<p class="i02"> <i>Coronam imperii sibi in caput ponet, et dicebat populo:</i></p> -<p class="i02"> <i>Ecce sumus imperator, possum vobis regere.</i></p> -<p class="i01"><i>Leto animo habebat de illo quo fecerat,</i></p> -<p class="i02"> <i>A demonio vexatur, ad terram ceciderat;</i></p> -<p class="i02"> <i>Exierunt multe turme videre mirabilia.</i></p> -<p class="i01"><i>Magnus Dominus Jesus judicavit judicium;</i></p> -<p class="i02"> <i>Multa gens Paganorum exit in Calabria,</i></p> -<p class="i02"> <i>Super Salerno pervenerunt possidere civitas.</i></p> -<p class="i01"><i>Juratum est ad sancte Dei reliquie</i></p> -<p class="i02"> <i>Ipse regnum defendendum, et alium requirere.</i></p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note262"> -<p><span class="label"><a href="#tag262">262</a>. </span>Gli Annali Bertiniani di Metz narrano a disteso questi -fatti. Il Muratori mostra non avervi gran fede: eppure ne' punti -principali concordano colle cronache patrie.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note263"> -<p><span class="label"><a href="#tag263">263</a>. </span></p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Hic cubat æterni Hludovicus Cæsar honoris,</i></p> -<p class="i02"> <i>Æquiparat cujus nulla Thalia decus;</i></p> -<p class="i01"><i>Nam ne prima dies regno solioque vacaret,</i></p> -<p class="i02"> <i>Hesperiæ genito sceptra reliquit avus.</i></p> -<p class="i01"><i>Quam sic pacifico, sic forti pectore rexit,</i></p> -<p class="i02"> <i>Ut puerum brevitas vinceret acta senem.</i></p> -<p class="i01"><i>Ingenium mirer ne, fidem cultusve sacrorum.</i></p> -<p class="i02"> <i>Ambigo, virtutis an pietatis opus.</i></p> -<p class="i01"><i>Huic ubi firma virum mundo produxerat ætas,</i></p> -<p class="i02"> <i>Imperii nomen subdita Roma dedit.</i></p> -<p class="i01"><i>Et Saracenorum crebro perpessa secures,</i></p> -<p class="i02"> <i>Libere tranquillam vexit ut ante togam.</i></p> -<p class="i01"><i>Cæsar erat cælo, populus non Cæsare dignus,</i></p> -<p class="i02"> <i>Composuere brevi stamine fata dies.</i></p> -<p class="i01"><i>Nunc obitum luges, infelix Roma, patroni,</i></p> -<p class="i02"> <i>Omne simul Latium, Galia tota dehinc.</i></p> -<p class="i01"><i>Pareite, nam vivus meruit quæ præmia gaudet;</i></p> -<p class="i02"> <i>Spiritus in cælis, corporis extat honos.</i></p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note264"> -<p><span class="label"><a href="#tag264">264</a>. </span>Atto dell'elezione di Carlo il Calvo in re d'Italia (<i>Rer. It. -Scrip.</i> tom. <span class="smcap lowercase">I</span>): <i>Gloriosissimo et a Deo coronato magno et pacifico -imperatori domino nostro Carolo perpetuo augusto. Nos quidem -Anspertus cum omnibus episcopis, abbatibus, comitibus, ac reliquis, -qui nobiscum convenerunt italici regni optimates, quorum -nomina generaliter subter habentur inserta, perpetuam optamus -prosperitatem et pacem.</i> -</p> - -<p> -<i>Jam quia divina pietas vos, beatorum principum apostolorum -Petri et Pauli interventione, per vicarium ipsorum, dominum -videlicet Joannem summum pontificem et universalem papam -vestrum, ad profectum sanctæ Dei Ecclesiæ, nostrorumque -omnium incitavit, et ad imperiale culmen Sancti Spiritus judicio -provexit; nos unanimiter vos protectorem, dominum ac defensorem -omnium nostrum, et italici regni regem eligimus, cui et -gaudenter toto cordi affecta subdi gaudemus, et omnia, quæ -nobiscum ad profectum totius sanctæ Dei Ecclesiæ, nostrorumque -omnium salutem decernitis et sancitis, totis viribus, annuente -Christo, concordi mente et prompta voluntate observare promittimus.</i> -</p> - -<p> -<i><span class="upright">Anspertus</span> sanctæ mediolanensis ecclesiæ archiepiscopus -subscripsi.</i> -</p> - -<p> -<i><span class="upright">Joannes</span> sanctæ aretinæ ecclesiæ humilis episcopus subscripsi.</i> -</p> - -<p> -<i><span class="upright">Joannes</span> episcopus sanctæ ticinensis ecclesiæ subscripsi.</i> -</p> - -<p> -<i><span class="upright">Benedictus</span> Cremonensis episcopus subscripsi.</i> -</p> - -<p> -<i><span class="upright">Theudulphus</span> tortonensis episcopus subscripsi.</i> -</p> - -<p> -<i><span class="upright">Adalgaudus</span> Vercellensis episcopus subscripsi.</i> -</p> - -<p> -<i><span class="upright">Azo</span> eporediensis episcopus subscripsi.</i> -</p> - -<p> -<i><span class="upright">Gerardus</span> exiguus in exigua laudensi ecclesia episcopus -subscripsi.</i> -</p> - -<p> -<i><span class="upright">Hilduinus</span> astensis ecclesiæ episcopus subscripsi.</i> -</p> - -<p> -<i><span class="upright">Leodonius</span> mutinensis episcopus subscripsi.</i> -</p> - -<p> -<i><span class="upright">Hildradus</span> albensis episcopus subscripsi.</i> -</p> - -<p> -<i><span class="upright">Ratbonus</span> sedis augustanæ episcopus subscripsi.</i> -</p> - -<p> -<i><span class="upright">Bodo</span> humilis sanctæ aquensis ecclesiæ (episcopus) subscripsi.</i> -</p> - -<p> -<i><span class="upright">Sabbatinus</span> januensis ecclesiæ episcopus subscripsi.</i> -</p> - -<p> -<i><span class="upright">Filibertus</span> comensis episcopus subscripsi.</i> -</p> - -<p> -<i><span class="upright">Adelardus</span> servus servorum Dei veronensis episcopus -subscripsi.</i> -</p> - -<p> -<i>Ego <span class="upright">Paulus</span> sanctæ placentinæ ecclesiæ episcopus subscripsi.</i> -</p> - -<p> -<i>Ego <span class="upright">Andreas</span> sanctæ florentinæ ecclesiæ episcopus subscripsi.</i> -</p> - -<p> -<i><span class="upright">Ragnesis</span> abbas subscripsi.</i> -</p> - -<p> -<i>Signum <span class="upright">Bosonis</span> inclyti ducis, et sacri palatii archiministri, -atque imperialis missi.</i> -</p> - -<p> -<i>Signum <span class="upright">Ricardi</span> comitis.</i> -</p> - -<p> -<i>Signum <span class="upright">Walfredi</span> comitis.</i> -</p> - -<p> -<i>Signum <span class="upright">Luitfredi</span> comitis.</i> -</p> - -<p> -<i>Signum <span class="upright">Alberici</span> comitis.</i> -</p> - -<p> -<i>Signum <span class="upright">Supponis</span> comitis.</i> -</p> - -<p> -<i>Signum <span class="upright">Hardingi</span> comitis.</i> -</p> - -<p> -<i>Signum <span class="upright">Bodradi</span> comitis palatii.</i> -</p> - -<p> -<i>Signum <span class="upright">Cuniberti</span> comitis.</i> -</p> - -<p> -<i>Signum <span class="upright">Bernardi</span> comitis.</i> -</p> - -<p> -<i>Signum <span class="upright">Airboldi</span> comitis.</i> -</p> - -<p> -Juramentum Ansperti archiepiscopi: -</p> - -<p> -<i>Sic promitto ego, quia, de isto die in antea, isti seniori meo, -quamdiu vixero, fidelis et obediens et adjutor, quantumcumque -plus et melius sciero et potuero, et consilio et auxilio secundum -meum ministerium in omnibus ero, absque fraude et malo ingenio, -et absque ulla dolositate vel seductione seu deceptione, et absque -respectu alicujus personæ; et neque per me, neque per literas, -sed neque per emissam vel intromissam personam, vel quocumque -modo, vel significatione contra suum honorem, et suam ecclesiæ -atque regni sibi commissi quietem et tranquillitatem atque soliditatem -machinabo, vel machinanti consentiam, neque aliquod -unquam scandalum movebo, quod illius præsenti vel futuræ saluti -contrarium vel nocivum esse possit. Sic me Deus adjuvet et -patrocinetur.</i> -</p> - -<p> -Quod rex Carolus juravit Ansperto archiepiscopo, -atque optimatibus regni Italici: -</p> - -<p> -<i>Et ego quantum sciero et rationabiliter potuero, Domino -adjuvante, te, sanctissime ac reverendissime archiepiscope, et -unumquemque vestrum, secundum suum ordinem et personam, -honorabo et salvabo, et honoratum et salvatum absque ullo dolo -ac damnatione vel deceptione conservabo, et unicuique competentem -legem ac justitiam conservabo, et qui illam necesse habuerint -et rationabiliter petierint, rationabilem misericordiam -exhibebo. Sicut fidelis rex suos fideles per rectum honorare et -salvare, et unicuique competentem legem et justitiam in unoquoque -ordine conservare, et indigentibus et rationabiliter petentibus -rationabilem misericordiam debet impendere, et pro nullo homine -ab hoc, quantum dimittit humana fragilitas, per studium aut malevolentiam -vel alicujus indebitum hortamentum deviabo, quantum -mihi Deus intellectum et possibilitatem dabit; et si per fragilitatem -contra hoc mihi surreptum fuerit, cum recognovero, -voluntarie illud emendare studebo, sic etc.</i> -</p> - -<p> -<i>In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Incipiunt capitula, -quæ domus imperator Carolus, Hludovici piæ memoriæ -filius, una cum consensu et suggestione et reverendissimi ac sanctissimi -domini Ansperti archiepiscopi sanctæ mediolanensis ecclesiæ, -nec non venerabilium episcoporum et illustrium optimatum, -reliquorumque fidelium suorum in regno italico, ad honorem -sanctæ Dei Ecclesiæ, et ad pacem ac profectum totius imperii -sui, fecit anno incarnationis domini nostri Jesu Christi</i> <span class="smcap lowercase">DCCLXXVII</span>, -<i>regni vero sui in Francia</i> <span class="smcap lowercase">XXXVI</span>, <i>imperii autem sui</i>, <span class="smcap lowercase">I</span>, <i>indictione</i> -<span class="smcap lowercase">IX</span>, <i>mense februarii, in palatio ticinensi</i>, etc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note265"> -<p><span class="label"><a href="#tag265">265</a>. </span>Nella lettera <span class="smcap lowercase">CCXXIX</span> ad Anselmo arcivescovo di Milano, -nell'882, papa Giovanni VIII si lagna di molte crudeltà usate -contro il suo popolo, e massime d'un tal Longobardo, uomo del -marchese Guido, che prese ottantatre persone presso Narni, e -a tutte tagliò le mani, sicchè molti ne morirono.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note266"> -<p><span class="label"><a href="#tag266">266</a>. </span>Angelberga, vedova dell'imperatore Lodovico II, avea -mestato fra quelle turbolenze, poi ricoverò in Santa Giulia di -Brescia, asilo di altre spose e figlie di re, e v'avea deposto -il pingue suo tesoro; ma questo fu depredato da Berengario -del Friuli (<i>Epist. 42 Johannis VIII</i>). Ella poi in testamento -(ap. <span class="smcap">Campi</span>, <i>Stor. Eccl. Placent.</i> lib. <span class="smcap lowercase">VII</span>) al monastero di San Sisto -da lei fabbricato in Piacenza lasciò un'infinità di poderi e case -in Campo Migliacco nel modenese; Cortenova, Pigognaga, Felina, -Guastalla, Luzzara nel reggiano; Cabroi e Masino nel -contado di Stazona sul lago Maggiore; Brunago e Trecate (?) -nella Burgaria del milanese, ed altri luoghi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note267"> -<p><span class="label"><a href="#tag267">267</a>. </span><i>Annales Lambecii</i>, palesemente ostili al vescovo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note268"> -<p><span class="label"><a href="#tag268">268</a>. </span><i>Recueil des hist.</i> tom. IX. p. 293. 294. Dopo narrati tanti -guai, il Muratori conchiude all'888: «Mercè del buon governo -degli imperatori Carolini, avea la Lombardia colle altre vicine -provincie goduta per più di cento anni un'invidiabile pace».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note269"> -<p><span class="label"><a href="#tag269">269</a>. </span><i>Latium concessit avitum</i>. Panegir. Bereng. In quel panegirico -per la prima volta si trovano nel nome di Italiani abbracciati -tutti quelli che formavano il comune, fosser Longobardi, -Franchi o Romani.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note270"> -<p><span class="label"><a href="#tag270">270</a>. </span>Probabilmente la ferrea, allora primamente adoperata; -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>His motus precibus, gressum contendit ad urbem</i></p> -<p class="i01"><i>Irriguam, cursim Ticini abeuntibus undis,</i></p> -<p class="i01"><i>Sustulit heic postquam regale insigne coronam.</i></p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note271"> -<p><span class="label"><a href="#tag271">271</a>. </span>Il panegirista di Berengario mette in bocca a un capitano -francese dell'esercito di Guido questi versi (lib. <span class="smcap lowercase">II</span>. v. 200): -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Quid inertia pectora bello,</i></p> -<p class="i01"><i>Pectora (Ubertus ait) duris prætenditis armis,</i></p> -<p class="i01"><i>O Itali? Potus vobis, sacra pocula cordi,</i></p> -<p class="i01"><i>Sæpius et stomachum nitidis laxare saginis,</i></p> -<p class="i01"><i>Elatasque domus rutilo fulcire metallo.</i></p> -<p class="i01"><i>Non eadem Gallos similis vel cura remordet,</i></p> -<p class="i01"><i>Vicinas quibus est studium devincere terras,</i></p> -<p class="i01"><i>Depressumque larem spoliis hinc inde coactis</i></p> -<p class="i01"><i>Sustentare.</i></p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note272"> -<p><span class="label"><a href="#tag272">272</a>. </span>Lo storico Liutprando, vescovo di Cremona, esclama -(lib. <span class="smcap lowercase">I</span>. c. 5): <i>Hungarorum gentem cupidam, audacem, omnipotentis -Dei ignaram, scelerum omnium non insciam, cædis et -omnium rapinarum solummodo avidam, in auxilium convocat; -si tamen auxilium dici potest quod paullo post, eo moriente, -tam genti suæ, quam ceteris in meridie occasuque degentibus -nationibus grave periculum, imo excidium fuit. Quid igitur? -Zuentebaldus vincitur, subjugatur, fit tributarius, sed domino -solus. O cæcam Arnulphi regis regnandi cupiditatem! o infelicem -amarumque diem! Unius homuncionis dejectio fit totius Europæ -contritio. Quid mulieribus viduitates, patribus orbitates, virginibus -corruptiones, sacerdotibus populisque Dei captivitates, ecclesiis -desolationes, terris inhabitatis solitudines, cæca ambitio, -paras!</i> E' non è zotico costui.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note273"> -<p><span class="label"><a href="#tag273">273</a>. </span>Così Liutprando: eppure Aquileja più non era risorta dalla -distruzione di Attila.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note274"> -<p><span class="label"><a href="#tag274">274</a>. </span>Nel 912 Berengario concede a Risinda, badessa di Santa -Maria della Pusterla a Pavia, <i>ædificandi castella in opportunis -locis licentiam, una cum bertiscis merulorum propugnaculis, -aggeribus atque fossatis, omnique argumento ad Paganorum -insidias deprimendas</i>. È il primo esempio in Italia. Anche Adalberto -vescovo di Bergamo ottenne dal medesimo re di poter -fortificare quella città, minacciata <i>maxima Suevorum Ungarorum -incursione</i>. <span class="smcap">Muratori</span>, al 910. Ai canonici di Verona fu -permesso fortificare il castello di Cereta, <i>pro persecutione Ungarorum</i>. -Il Muratori adduce molte somiglianti concessioni.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note275"> -<p><span class="label"><a href="#tag275">275</a>. </span>Il buon prete Andrea, autore del <i>Breve Chronicon</i> (in -<span class="smcap">Menken</span> <i>Script. Rer. germ.</i>, <span class="smcap lowercase">I</span>, 100), parlando dell'elezione di -Lodovico il Tedesco e Carlo il Calvo, dice: <i>Pravum egerunt -consilium quatenus ad duos mandarent regnum</i>. Ma più esplicitamente -uno men vulgare, Liutprando vescovo, dice (I. 20): -<i>Italienses semper geminis uti dominis volunt, quatenus alterum -alterius terrore coerceant</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note276"> -<p><span class="label"><a href="#tag276">276</a>. </span><i>Chron. Vulturnense</i>, Rer. It. Scrip., t. <span class="smcap lowercase">II</span>. p. 415.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note277"> -<p><span class="label"><a href="#tag277">277</a>. </span>Liutprando, v. 15, ci fa intendere alterasse le monete -mescendovi molto rame.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note278"> -<p><span class="label"><a href="#tag278">278</a>. </span><i>Populosissimam atque opulentissimam;</i> <span class="smcap">Frodoardo</span>. Liutprando -la chiama <i>formosa</i>, e sempre coll'enfasi sua propria -dice che fra breve risorse in modo da superare le vicine e le -lontane città, non inferiore a Roma fuorchè nel non possedere i -corpi dei santi apostoli. Tutti i vescovi di Lombardia soleano -aver palazzo in Pavia per l'occasione delle diete.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note279"> -<p><span class="label"><a href="#tag279">279</a>. </span>Quel ritmo vuolsi riferire come non infelice saggio della -poesia che passava dalle forme antiche alle nuove, giacchè sono -versi endecasillabi nostri: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Nos adoramus celsa Christi numina,</i></p> -<p class="i01"><i>Illi canora demus nostra jubila;</i></p> -<p class="i01"><i>Illius magna fisi sub custodia</i></p> -<p class="i01"><i>Hæc vigilantes jubilemus carmina.</i></p> -<p class="i01"><i>Divina mundi rex Christe custodia,</i></p> -<p class="i01"><i>Sub tua serva hæc castra vigilia;</i></p> -<p class="i01"><i>Tu murus tuis sis inespugnabilis,</i></p> -<p class="i01"><i>Sis inimicis hostis tu terribilis;</i></p> -<p class="i01"><i>Te vigilante, nulla nocet fortia,</i></p> -<p class="i01"><i>Qui cuncta fugas procul arma bellica.</i></p> -<p class="i01"><i>Cinge hæc nostra tu Christe munimina</i></p> -<p class="i01"><i>Defendens ea tua forti lancea.</i></p> -<p class="i01"><i>Sancta Maria mater Christi splendida,</i></p> -<p class="i01"><i>Hæc cum Johanne, Theotocos, impetra</i></p> -<p class="i01"><i>Quorum hic sancta veneramur pignora,</i></p> -<p class="i01"><i>Et quibus ista sunt sacrata mœnia,</i></p> -<p class="i01"><i>Quo duce victrix est in bello dextera</i></p> -<p class="i01"><i>Et sine ipso nihil valent jacula.</i></p> -<p class="i01"><i>Fortis juventus, virtus audax bellica,</i></p> -<p class="i01"><i>Vestra per muros audiantur carmina;</i></p> -<p class="i01"><i>Et sit in armis alterna vigilia,</i></p> -<p class="i01"><i>Ne fraus hostilis hæc invadat mœnia</i></p> -<p class="i01"><i>Resultet echo comes: eja vigila!</i></p> -<p class="i01"><i>Per muros eja! dicat echo vigila!</i></p> -</div></div> - -<p> -È del tempo e della circostanza stessa una preghiera dei -Modenesi a san Geminiano: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Ut hoc flagellum, quod meremur miseri,</i></p> -<p class="i01"><i>Cælorum regis evadamus gratia.</i></p> -<p class="i01"><i>Nam doctus eras Attilæ temporibus</i></p> -<p class="i01"><i>Portas pandendo liberare subditos.</i></p> -<p class="i01"><i>Nunc te rogamus, licet servi pessimi,</i></p> -<p class="i01"><i>Ab Ungarorum nos defendas jaculis.</i></p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note280"> -<p><span class="label"><a href="#tag280">280</a>. </span><span class="smcap">Dandolo</span>, <i>Chron.</i> È difficile e superfluo il fissare la cronologia -di questi fatti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note281"> -<p><span class="label"><a href="#tag281">281</a>. </span>Gl'insigni doni ch'e' fece alla basilica di Monza, lasciano -supporre vi fosse incoronato. V. Frisi. Siamo fra le diatribe di -Liutprando suo nemico personale, e le esagerazioni del panegirista. -Liutprando fu segretario di Berengario II, e trae la -narrazione fino al 948, e non vale nulla più che le nostre -gazzette: ma che fare, se siamo ridotti quasi a lui solo? -</p> - -<p> -Eppure su questi scarsissimi ricordi esercitò la retorica -P. F. Giambullari nella <i>Storia dell'Europa</i>. Ch'egli sia caro ai -maestri di retorica, che un retore nostro contemporaneo l'abbia -chiamato <i>la più compita prosa del Cinquecento</i>, passi: ma è -strano che alcuno se ne serva per raccontare ai giovani la -storia d'Italia. Com'egli inventi le circostanze per amplificare, -lo mostri questa descrizione della morte di Berengario: «Flamberto -sollecitò i compagni tanto, che la notte seguente vennero -armati dove lo innocentissimo re, senza guardia alcuna, tutto -sicuro si riposava allato alla stessa chiesa dove fu preso il re -Lodovico; essendo solito levarsi la notte all'ora di mattutino, -ed entrare co' religiosi a lodare il suo creatore. Il che eseguendo -ancora quella notte al solito suo, giunse Flamberto coi suoi -seguaci; i quali per essere non pochi facendo pure qualche -strepito, venne il re sulla porta a vedere che cosa era questa. -Veduto dunque cotanti armati, e Flamberto con esso loro, lo -dimandò che cosa e' cercavano a quell'ora e in quella guisa. Il -traditore, per cavarlo fuori della chiesa, avvicinatosi più a lui, — State -(disse) di buona voglia questi sono amici e servitori -vostri, che sapendo come voi state qua su senza guardia alcuna, -per lo amore che vi portano sono venuti armati da voi per -guardia e sicurtà vostra, apparecchiati, se malignitate alcuna -apparisse, a combattere contro a ciascuno che pensasse volervi -offendere; e però sarà bene che voi meco li conosciate, e riceviateli -allegramente. — Il re da queste parole ingannato, uscì -lieto verso di loro; ed entrando sicuramente tra essi per dimesticarsi -con tutti e per ringraziarli, lo scellerato Flamberto -fattogli strada, lo lasciò trapassare avanti, e rivoltosegli poi -alle spalle con un partigianone che egli aveva, lo passò dalle -reni al petto, e così gli tolse la vita».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note282"> -<p><span class="label"><a href="#tag282">282</a>. </span>Quando l'elezione di Carlomanno a re d'Italia era in -pratica in Lombardia, il papa scriveva ad Ansperto arcivescovo -di Milano sconsigliandolo da questo malaticcio, e soggiungeva: — Nessuno -voi dovete ricevere senza nostro consenso, perchè -quegli che dev'essere da noi ordinato imperatore, da noi primamente -dev'essere eletto». <span class="smcap">Labbe</span>, <i>Concil.</i> <span class="smcap lowercase">VIII</span>. 103. È notevole -la formola dell'elezione di Carlo Calvo, usata da Giovanni VIII, -negli atti del concilio di Roma l'887: «Noi l'abbiamo eletto -secondo giustizia, ed approvato col consenso e il voto dei -vescovi fratelli nostri e degli altri ministri della santa Chiesa -romana, dell'illustre senato, di tutto il popolo romano, e dell'ordine -de' cittadini; e giusta l'antico costume l'abbiamo solennemente -elevato all'impero e decorato del titolo d'augusto».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note283"> -<p><span class="label"><a href="#tag283">283</a>. </span>Spiego in questo senso le parole <i>inventum est, ut omnes -majores Romæ essent imperiales</i>, di Eutropio prete longobardo, -avverso molto alla Corte romana.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note284"> -<p><span class="label"><a href="#tag284">284</a>. </span>Il religiosissimo Baronio esclama: <i>Quam fœdissima Ecclesiæ -romanæ facies, quum Romæ dominarentur potentissimæ -æque ac sordidissimæ meretrices, quarum arbitrio mutarentur -sedes, darentur episcopi, et, quod auditu horrendum et infandum -est, intruderentur in sedem Petri earum amasii pseudopontifices, -qui non sunt nisi ad signanda tantum tempora in catalogo -romanorum pontificum scripti.</i> All'anno 912, nº 14. Ma forse, -nel credere tante iniquità, egli fidò soverchiamente in Liutprando, -satirico od enfatico. Il Muratori, non sospetto di papista, -trova ragionevoli objezioni a fargli: e dopo lui fu scoperto un -poemetto <i>De romanis pontificibus</i> che un Frodoardo scriveva -al tempo di Leone VII, dove a molti d'essi papi sono attribuite -lodi di gran virtù. Al Baronio, ostilissimo a Sergio, il Muratori -oppone argomenti non deboli. Il suo epitafio è di non infelice -latino. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Limina quisquis adis Petri metuenda beati,</i></p> -<p class="i02"> <i>Cerne pii Sergi, exuviasque Petri.</i></p> -<p class="i01"><i>Culmen apostolicæ sedis is, jure paterno</i></p> -<p class="i02"> <i>Electus, tenuit ut Theodorus obit.</i></p> -<p class="i01"><i>Pellitur urbe pater, pervadit sacra Johannes,</i></p> -<p class="i02"> <i>Romuleosque greges dissipat iste lupus.</i></p> -<p class="i01"><i>Exul erat patria septem volventibus annis,</i></p> -<p class="i02"> <i>Post multis populi urbe redit precibus.</i></p> -<p class="i01"><i>Suscipitur papa; sacrata sede recepta</i></p> -<p class="i02"> <i>Gaudet. Amat pastor agmina cuncta simul.</i></p> -<p class="i01"><i>Hic invasores sanctorum falce subegit</i></p> -<p class="i02"> <i>Romana ecclesiæ judiciisque patrum.</i></p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note285"> -<p><span class="label"><a href="#tag285">285</a>. </span>Durante quell'assedio, nacque nell'isola d'Orta Guglielmo, -che poi fu abate di Digione, rinomatissimo nella storia monastica -d'allora per le sue virtù, e per avere fondati molti monasteri e -riformatine assai più.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note286"> -<p><span class="label"><a href="#tag286">286</a>. </span><i>Walperto mysteria divina celebrante, multis episcopis -circumstantibus, rex omnia regalia, lanceam in qua clavus -Domini habebatur, et ensem regalem, bipennem, baltlieum, clamydem -imperialem, omnesque regias vestes super altare beati Ambrosii -deposuit, perficientibus atque celebrantibus clericis, omnibusque -ambrosianis ordinibus divinarum solemnitatum mysteria. -Walpertus magnanimus archiepiscopus, omnibus regalibus -indumentis cum manipulo subdiaconi, corona superimposita</i> (la -corona ferrea senza far menzione del chiodo), <i>adstantibus beati -Ambrosii suffraganeis universis, multisque ducibus atque marchionibus, -decentissime et mirifice Othonem regem collaudatum -et per omnia confirmatum induit atque perunxit.</i> <span class="smcap">Landulph. -Sen.</span>, <i>Hist. Med.</i>, lib. <span class="smcap lowercase">II</span>. c. 16.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note287"> -<p><span class="label"><a href="#tag287">287</a>. </span><i>Decret. Grat.</i>, dist. 63. par. <span class="smcap lowercase">I</span>. c. 23.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note288"> -<p><span class="label"><a href="#tag288">288</a>. </span>L'epitafio di Leodinio, vescovo di Modena, dell'892 dice: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>His tumulum portis et erectis aggere vallis</i></p> -<p class="i01"><i>Firmavit, positis circum latitantibus armis,</i></p> -<p class="i01"><i>Non contra dominos erectus corda serenos,</i></p> -<p class="i01"><i>Sed cives proprios cupiens defendere sectos.</i></p> -</div></div> - -<p> -Quel di Ansperto, arcivescovo di Milano, morto l'881: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Mœnia sollicitus commissæ reddidit urbi</i></p> -<p class="i01"><i>Diruta.</i></p> -</div></div> - -<p> -Gualdone, vescovo di Como nel 964 espugna l'isola Comacina, -e ne smantella le fortificazioni. Amulone, vescovo di Torino -al tempo di re Lamberto, <i>ejusdem civitatis muros et turres -perversitate sua destruxit. Nam inimicitiam exercens cum suis -civibus, qui continuo illum a civitate exturbarunt..... pace peracta -reversus et manu valida cinctus, destruxit sicut diximus. -Fuerat hæc siquidem civitas condensissimis turribus bene redimita, -et arcus in circuitu per totum deambulatorios cum propugnaculis -desuper atque antemuralibus</i>. Chron. Novaliciense, -<i>Rer. it. scrip.</i>, tom. <span class="smcap lowercase">II</span>. p. <span class="smcap lowercase">II</span>. San Poggio, vescovo di Firenze, -cinse di mura molte ville.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note289"> -<p><span class="label"><a href="#tag289">289</a>. </span><span class="smcap">Schmidt</span>, <i>St. dei Tedeschi</i>, lib. <span class="smcap lowercase">III</span>. pag. 423. Anche Enrico -VII, morto a Buonconvento, fu fatto cuocere a Suvereto, -per portarne le ossa a Pisa (<i>Rer. It. Scrip.</i>, tom. <span class="smcap lowercase">XV</span>. <i>Chr. Pis.</i>); -e dopo la battaglia di Montecatino, nel castel di Buggiano si -cossero i capitani morti in quel fatto, e se ne portarono le ossa -a Pisa. <span class="smcap">Lelmi</span>, <i>Diario Sanminiatese</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note290"> -<p><span class="label"><a href="#tag290">290</a>. </span>Se pure non è tutt'uno con Benedetto VI, che si fosse -creduto morto in prigione. Tra quei disordini la serie dei papi -riesce avviluppatissima. -</p> - -<p> -Allora Roma contava quaranta monasteri d'uomini, venti di -femmine, tutti benedettini, e sessanta chiese con canonici.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note291"> -<p><span class="label"><a href="#tag291">291</a>. </span><i>Non dubium est ut romana ecclesia, quæ mater et -caput ecclesiarum est, per tyrannidem debilitetur</i>. Ap. <span class="smcap">Baronio</span> -al 992.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note292"> -<p><span class="label"><a href="#tag292">292</a>. </span>La storia di quel secolo ne offre un'altra prova. L'imperatore -Lotario che stava in guerra con Lodovico Pio suo padre, -mandò dei nobili ad invitare a sè Angelberto arcivescovo di -Milano. Andò questo, e lo salutò colle parole e con chinar il -capo, ma non volle prostrarsegli per onor della Chiesa. L'imperatore -gli disse: — Tu fai come se fossi sant'Ambrogio»; e -l'arcivescovo; — Nè io sant'Ambrogio, nè tu sei il signore -Iddio». Pregato che andasse a ottenergli pace dal padre, si -portò in Francia, fu ricevuto a grand'onoranza, e Lodovico Pio, -uditane la domanda, — Buon arcivescovo, cosa deve far uno -del nemico suo?» Quegli rispose: — Il Signore ha detto nel -Vangelo, <i>Amate i nemici vostri, fate bene a chi vi fece male.</i> — E -se nol facessi?» ripetè Lodovico; e quegli: — Non avresti la -vita eterna, se morissi nell'odio». L'imperatore ne imbizzarrì, e -lo invitò a sostenere questo asserto davanti ai sapienti. Radunati -i quali, l'arcivescovo parlò: — Sapete che siam tutti fratelli, -liberi o servi, padri o figli? Ebbene, san Giovanni scrisse, <i>Chi -odia il fratel suo è omicida, e nessun omicida ha in sè la vita -eterna</i>». Tutti dovettero assentirgli; e l'imperatore, posta la -mano per terra, chiese perdono, e restituì la grazia al figliuolo. -<span class="smcap">Presbyteri Andreæ</span> <i>Chronicon</i>. Semplici ragioni, ma che non -seppero i successori suoi intonare ai potenti nei secoli della -ostentata libertà.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note293"> -<p><span class="label"><a href="#tag293">293</a>. </span>Non già Stefania, nome inventato dal milanese Arnulfo, -come anche la storiella dell'avvelenamento.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note294"> -<p><span class="label"><a href="#tag294">294</a>. </span><span class="smcap">Adelboldus</span>, <i>Vita s. Henrici</i>. Quei che della storia fanno -allusioni, in quest'anni passati esaltarono Arduino come fosse un -instauratore della nazionalità italiana, un predecessore e modello -di Carlalberto.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note295"> -<p><span class="label"><a href="#tag295">295</a>. </span><i>Arduinus juxta posse ultionem exercet in perfidos</i>. -<span class="smcap">Arnulph.</span>, <i>Hist. Med.</i>, lib. <span class="smcap lowercase">I</span>. c. 16.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note296"> -<p><span class="label"><a href="#tag296">296</a>. </span><i>Marchiones et episcopos, duces et comites, nec non etiam -abbates, quorum prava erant itinera, corrigendo multum emendavit. -Marchiones autem italici regni sua calliditate capiens, et -in custodia ponens, quorum nonnulli fuga lapsi, alios vero, post -correctionem, ditatos muneribus dimisit</i>. Chron. Noval.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note297"> -<p><span class="label"><a href="#tag297">297</a>. </span>Nelle <i>Antichità Estensi</i>, par. I, c. 13, è recato un bel -documento del 1014, ove Enrico imperatore adduce che il conte -Oberto, il marchese Oberto, i figli suoi, e Alberto nipote -(Estensi li crede il Muratori) dopo che lo <i>elessero</i> re ed imperatore, -e gli <i>dieder le mani</i> e prestarongli il giuramento, favorirono -Arduino nemico suo, e fecero prede e devastazioni. Siccome -essi vivevano a legge longobarda, e in questa è scritto che -«se alcuno trama contro la vita del re, perda la propria e gli -siano confiscati i beni»; perciò esso Enrico confisca i possessi -di quei signori, e li dona alla chiesa di San Siro in Pavia, in -compenso de' guasti sofferti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note298"> -<p><span class="label"><a href="#tag298">298</a>. </span><span class="smcap">Monaci Weingart</span> nelle <i>Ant. Estensi</i>, p. 6.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note299"> -<p><span class="label"><a href="#tag299">299</a>. </span>Guglielmo scriveva a Maginfredo che il fatto non gli -pareva <i>neque utile neque honestum, gens enim vestra infida est. -Insidiæ graves contra nos orientur</i>. <span class="smcap">Fulbert</span>, ep. 58. E Ademaro -monaco dice che <i>in ducibus Italiæ fidem non reperiens, -laudem et honorem eorum pro nihilo duxit.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note300"> -<p><span class="label"><a href="#tag300">300</a>. </span>L'abate di San Giustiniano di Falesi nel 1115 vende all'opera -della cattedrale di Pisa <i>tres partes integras de castello et -rocca Plumbini</i> (questa è la prima menzione di Piombino); e -nel 1135 baratta coll'arcivescovo di Pisa due altre intere parti -del castello e della rôcca di Piombino. <i>Anno dom. Inc.</i> <span class="smcap lowercase">MLXXVIII</span>, -<i>ego Ermengarda... concedo ecclesiæ Sancti Donati integram -partem, quod est quarta pars de sextadecima parte de castello -de Polciano etc.</i> Ant. Estensi, part. I. c. 18. Massa Marittima -nel 1254 compra metà del Monterotondo dai figli del fu conte -Rainaldo condomini; poi nel 62 l'altra metà da diversi altri; e -vedansi nel <i>Dizionario</i> del Repetti le sminuzzate compre fatte -da quel Comune. Nel 1212 l'abate di San Antimo cede ai Sienesi -un quarto di Montalcino. Siena stessa compra a pezzi e bocconi -il castello di Montorsojo dopo il 1255; e nel 1181 dal vescovo di -Volterra un quarto del castello e distretto di Montieri e sue -argenterie. Alla dieta di Roncaglia del 1058 il vescovo di Luni -disputava contro Gandolfo lucchese pel possesso di parte del -castello d'Aghinolfo nella Versilia. Gli archivj sono pieni di -queste vendite e donazioni parcellari.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note301"> -<p><span class="label"><a href="#tag301">301</a>. </span><span class="smcap">Cibrario</span>, <i>Monarchia di Savoja</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>. 6. La gradazione delle -persone è così designata da Laurière sopra un manoscritto -antico presso <span class="smcap">Hallam</span>, cap. 5: «Duca è la prima dignità, poi -conti, visconti, baroni, indi castellano, valvassore, cittadino, in -ultimo villano». Nelle Assise di Gerusalemme, tradotte ad uso -de' possedimenti veneziani in Levante, il <i>suzerain</i>, è detto <i>caposignor; -uomini degli uomini</i> i valvassori; le <i>corvée</i> servizio di -corpo, angheria, servizio personale, che in altri autori si dicono -<i>comandate</i> o <i>manopere</i>; così <i>far ligezza, chiamarsi di uno</i>, ed -altri modi che sarò obbligato ad usare, non essendovi o non -conoscendo io libri classici per lingua, che di proposito trattino -di cose feudali.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note302"> -<p><span class="label"><a href="#tag302">302</a>. </span>Intorno alla seconda crociata, alcuni principali cittadini -si ritirarono a vivere nei loro castelli; ma due volte al mese -doveano convenire a consiglio in Belluno, oltrechè vi mandavano -i loro servi per le occorrenze. Cominciarono dunque a dire semplicemente -Cività per Belluno; il qual nome trovasi primamente -in un atto del 1144, riportato dal Piloni, lib. <span class="smcap lowercase">II</span>, p. 76. e -Cividade è in un documento del 1349, riferito dal Verci, vol. <span class="smcap lowercase">XII</span>, -p. 129; poi Cividale.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note303"> -<p><span class="label"><a href="#tag303">303</a>. </span><i>Antiq. M. Æ.</i>, I. 650.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note304"> -<p><span class="label"><a href="#tag304">304</a>. </span>Questo diritto di naufragio, certo antichissimo, dai Rodj -passò ai Romani, e divenne fiscale; ma poi Gregorio VII nel -concilio Romano del 1078, ed Alessandro III nel Lateranese, -scomunicarono chi ne usasse; Federico II il vietò per la Sicilia, -altri il proibirono con leggi severissime; eppure iniquità siffatta -si prolungò fino ai giorni nostri. Vedi avanti al Cap. <span class="smcap lowercase">CXXIV</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note305"> -<p><span class="label"><a href="#tag305">305</a>. </span><span class="smcap">Diego Orlando</span>, <i>Feudi di Sicilia</i>. Palermo 1847.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note306"> -<p><span class="label"><a href="#tag306">306</a>. </span><i>Constit. regni Siciliæ</i>, lib. <span class="smcap lowercase">III</span>. tit. 26. 27.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note307"> -<p><span class="label"><a href="#tag307">307</a>. </span>Vol. <span class="smcap lowercase">I</span>. p. 115, ed. Morel.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note308"> -<p><span class="label"><a href="#tag308">308</a>. </span>Lib. <span class="smcap lowercase">VII</span>. tit. 2.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note309"> -<p><span class="label"><a href="#tag309">309</a>. </span>Il <i>Codice Giustin.</i>, lib. <span class="smcap lowercase">VII</span>. tit. 6, la <i>Novella</i> <span class="smcap lowercase">XXII</span>. c. 12 -dichiarano liberi gli schiavi che il padrone avesse abbandonati -infermi, mentre potea metterli in <i>xenonem</i> se non avesse mezzi -di curarli.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note310"> -<p><span class="label"><a href="#tag310">310</a>. </span><i>Si quis res alienas, idest servum aut ancillam seu alias -res mobiles</i>.... Leg. 232.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note311"> -<p><span class="label"><a href="#tag311">311</a>. </span><span class="smcap">Astolfo, xiv</span>; <span class="smcap">Rachis, i</span>. 3. 277.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note312"> -<p><span class="label"><a href="#tag312">312</a>. </span>Che i villani fossero servi lo attesta la legge 284 di Rotari -dicendo: <i>Si servi, idest concilium rusticanorum, manu armata in -vicum intraverint etc.</i> Da questo testo alcuno volle dedurre, -primo, che esistesse qualche forma di Comune tra i villani; -secondo, che anche questi avessero il diritto delle armi sotto i -Longobardi. V. <span class="smcap">Fleger</span>, <i>Das Königsreich der Langobarden etc.</i> -Lipsia 1851. Sarebbe la più strana anomalia in un governo -barbaro. <i>Concilium</i> non mi suona altro che intelligenza, congiura: -e gli schiavi delle colonie americane, quante volte afferrano -le armi contro i padroni! e le afferrò Spartaco.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note313"> -<p><span class="label"><a href="#tag313">313</a>. </span><span class="smcap">Rot.</span>, 225. 226. Oggi in olandese <i>volvry</i> vale pienamente -libero. Il semplice liberto diceasi <i>widerborn</i>, quasi rinato, -<i>widergeboren</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note314"> -<p><span class="label"><a href="#tag314">314</a>. </span><span class="smcap">Paolo Diac.</span>, lib. <span class="smcap lowercase">I</span>. c. 13.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note315"> -<p><span class="label"><a href="#tag315">315</a>. </span><i>Eam pergat partem, quamcumque volens canonice elegerit, -habensque portas apertas etc.</i> Formulæ <span class="smcap">Lindenbr.</span> 101.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note316"> -<p><span class="label"><a href="#tag316">316</a>. </span><i>Qui per impans, idest in volum regis, dimittitur.</i> <span class="smcap">Rot., i</span>. -225.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note317"> -<p><span class="label"><a href="#tag317">317</a>. </span><span class="smcap">Liutpr., iv</span>. 5.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note318"> -<p><span class="label"><a href="#tag318">318</a>. </span><i>Leg.</i> <span class="smcap lowercase">IX</span>. -</p> - -<p> -* Carlo Hegel (<i>Storia della costituzione dei municipii italiani -dai Romani fin all'aprirsi del secolo</i> <span class="smcap lowercase">XII</span>) sostiene che anche -la popolazione romana era indissolubilmente sottoposta all'unico -diritto, nella qualità di aldj, dalla quale non poteano -passare alla piena libertà longobarda se non per una nuova -manomissione. Il diritto romano non fu punto riconosciuto per -gran tempo, da poi entrò come diritto di Corte, indi come diritto -ecclesiastico, non però personale. Più tardi fu concesso a singoli -stranieri per privilegio, infine a città e territorj interi. Nella -legislazione di Liutprando la voce <i>Langobardus</i> abbraccia vincitori -e vinti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note319"> -<p><span class="label"><a href="#tag319">319</a>. </span><span class="smcap">Rot.</span>, 222.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note320"> -<p><span class="label"><a href="#tag320">320</a>. </span><i>Leg.</i> <span class="smcap lowercase">V</span>. 19.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note321"> -<p><span class="label"><a href="#tag321">321</a>. </span><i>In venalitate hominum ad Paganas venumdantes gentes.</i> -<span class="smcap">Fantuzzi</span>, <i>Monum. ravenn.</i>, tom. <span class="smcap lowercase">V</span>. dipl. 19.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note322"> -<p><span class="label"><a href="#tag322">322</a>. </span>Il valore dei servi era in proporzione della capacità. -Secondo carte dell'archivio di Sant'Ambrogio di Milano, uno -nel 721 è venduto tre soldi d'oro; nel 725 una donna vende un -fanciullo per dodici soldi d'oro; nell'807 Totone, due fanciulli -per trenta soldi d'argento; nel 955 un fanciullo è valutato -quanto un fondo di pertiche quindici, tavole otto, che Valso negoziante -cedeva ad Aupaldo abate di Sant'Ambrogio. <span class="smcap">Fumagalli</span>, -<i>Delle istituzioni diplom.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>. 520. -</p> - -<p> -Nell'archivio diplomatico di Firenze è l'apografo della vendita -d'una schiava col bambino, del 15 maggio 763, che reco -per esempio: -</p> - -<p> -<i>In Christi omnipotentis nomine, regnantes domini nostri -Desiderio et Adelgis, præcellent. regibus, anno regni eorum septimo -et quinto, quintadecima die mensis magii, ind. prima, -scripsi ego Aboald notarius rogatus ab Candidus, viro honesto -et venditore, ipso præesente, michique dictante, et subter manus -suas signum sanctæ crucis facientes, et testis qui subscriverent -aut signa facerent, ipse rogavit.</i> -</p> - -<p> -<i>Constat me prænominatus Candidus venditor vindedisse et -vindedimus vobis Audepert et Baroncello germanis emptoribus, -vindedimus vobis muliere una nomine Boniperga qui Teudisada, -una cum infantulo suo parbulo, cujus adhuc dr. nomen dederit, -quos in infinitum vobis pro ancilla et servo vindedimus possidendum -quatenus amodo in vestra suprascriptorum Audepert et -Baroncello vel heredum vestrorum maneat potestate, et recipimus -pretium nos qui supra Candidus venditor a vobis emptoribus -pro suprascripta muliere nomine Boniperga qui Teudisada, una -cum filio suo parbulo, inter bobes et auro inadpretiato sol. -viginti et uno, finitum pretium; et inter eis bono animo convinet -in ea ratione, ut si quis amodo nos qui supra venditor vel -heredes nostros aut aliquis homo contra hanc vinditionem nostram -quandoque ire præsumpserimus, te minime ab omne -homine defensare potuerimus duplum pretium ad rem melioratam, -nos quoque venditor vel heredes nostri vobis emptoribus vel ad -heredes vestros reddituri promittimus.</i> -</p> - -<p> -<i>Actum Christi regno, mense et indictione suprascripta feliciter.</i> -</p> - -<p> -<i>Signum † manus Candido v. h. venditoris qui hanc cartulam -fieri rogavit.</i> -</p> - -<p> -<i>Ego Perideus testis rogatus †. Ego Adualdus testis rogatus -†.</i> -</p> - -<p> -<i>Signum † manus Magnefridi actor testis.</i> -</p> - -<p> -<i>Ego q. s. Aboald notarius postradita complevi et emisi.</i> -</p> - -<p> -Il Lupo reca la vendita fatta nel 1064 da Enrico conte d'Almenno, -vivente a legge longobarda, ad un tal Signorello di -Crema, d'un'ancella di nome Maura, <i>natione Italie</i>, per trenta -soldi d'argento, prezzo finito: <i>Que suprascripta ancilla cum -omnibus vestimenticulis ejus in integrum a presenti die in tua -et cui tu dederis tuisque heredibus persistat potestate, jure proprietario -nomine habendum et faciendum exinde quicquid volueris.</i> -Nel 924, Adalberto vescovo di Bergamo dona ai canonici -di San Vincenzo <i>de pertinentibus meis famulum unum nomine -Gis....... qui et Ruso vocatur, cum uxore sua Gariverga et filio -suo Petro, una cum vestimentola, et peculiariolum eorum, in -ipsam canonicam pistorem esse, et aliud servitium quot ministri -ipsius canonice jusserint, ad ipsos sacerdotes fatiendum; et perveniat -a die presente in jus et potestatem ipsorum fratrum, -propter remedium et salutem corporis et anime nostre</i>. E nel -976 il prevosto di Sant'Alessandro commuta un servo con un -altro, e coll'aggiunta di più di otto pertiche di terra. <i>Cod. -bergom.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>. 665. 137. -</p> - -<p> -Nel Lupo stesso vi sono varie concessioni fatte dal padrone, -massime da vescovi, a qualche servo, di vendere o permutare -alcun loro possesso. Ivi, 59. 211. 261. 277. 559....</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note323"> -<p><span class="label"><a href="#tag323">323</a>. </span><span class="smcap">Gattola</span>, <i>ad Hist. Abatiæ cassinensis accessiones</i>, part. <span class="smcap lowercase">I</span>. -p. 71.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note324"> -<p><span class="label"><a href="#tag324">324</a>. </span><span class="smcap">Michele Piazza</span>, <i>Storia sicula</i>, part. <span class="smcap lowercase">I</span>. c. 47 e 111, -part. <span class="smcap lowercase">II</span>. c. 17; <span class="smcap">Gregorio</span>, lib. <span class="smcap lowercase">V</span>. c. 2, nota 15 all'anno 1375.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note325"> -<p><span class="label"><a href="#tag325">325</a>. </span>Nel catalogo dei beni del vescovado di Lucca dell'<span class="smcap lowercase">VIII</span> o -<span class="smcap lowercase">IX</span> secolo, Philippus de Spardaco <i>facit angarias dies</i> <span class="smcap lowercase">III</span> <i>in -hebdomada</i>; Bappulo de Persiniano <i>facit angarias dies</i> <span class="smcap lowercase">III</span> <i>in -hebdomada, reddit vinum medietatem, oleum med., pullos</i> <span class="smcap lowercase">IIII</span>, -<i>ovos</i> <span class="smcap lowercase">XX</span>; altri <i>similiter</i>; Tachiprando <i>facit angarias hebdomadas</i> -<span class="smcap lowercase">XII</span> <i>in anno</i>.... Omilio de Quesa <i>reddit vinum med. et lavore -tertiam parte</i>; Felix de Subsilonle <i>reddit med. granum el faba, -et vinum anforas antiquam</i> <span class="smcap lowercase">I</span> <i>et den.</i> <span class="smcap lowercase">XXVII</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note326"> -<p><span class="label"><a href="#tag326">326</a>. </span>La condizione degli schiavi e i varj mestieri cui si applicavano, -ricevono gran lume dalla seguente carta di emancipazione -e divisione del 761, nelle <i>Memorie Lucchesi</i>, vol. <span class="smcap lowercase">IV</span>. -doc. 54: -</p> - -<p> -<i>Notitia brevis, qualiter divisi ego Sunderat inter me et domino -Ferodeo episcopo homines de ista parte Arnu.</i> -</p> - -<p> -<i>In primis Asprandulo de Tramonte, Maurulo germano ipsius -Aspranduli. Rodulo, Magnipertulu Angari filii ipsius Roduli. -Corpulo filio Barinchuli maiure. Maricindula muliere Barinchuli. -Corpula mulier Alaldi. Gespergula filia Marcianuli -minore. Sisula mulier Magnipertuli de filio Roduli, cum filio -suo Sisaldulo. Marcianulo de' Caracini. Auripertulo filii ipsius -Marcianuli minore. Maurulo filio Stephani mediano. Candido -caprario. Martinulo filio Marrioni de Salicano. Candida soror -ipsius Martinuli. Marinulo de Cincturia. Lartula mulier ipsius -Marinuli, cum tres infantos suos, uno masculo, et duæ feminæ. -Sunfulo de Cincturia. Duæ filiæ Furcule de Tramonte, quem -habet de muliere, filio Tendaldi. Alpergula de Lamari. Gunderadula, -qui est in casa Baronaci, cum duæ filiæ suæ. Tendulo -de Monacciatico. Causulo de Serbano. Cicula soror Teudaldi, -qui fuit mulier quondam Radipertuli. Uno filio, et una filia -Ciantuli, nomine Wsilinda, Ratpertulo de Tramonte.</i> -</p> - -<p> -<i>Item breve de homenis, quos antea inter nos divisimus. Romaldulo -calicario. Gandipertulo pistrinario. Liutpertulo vestorario. -Mauripertulo caballario, filio Randuli. Arcansulo filio -Fridipertuli. Martinulo clerico. Gudaldo quocho, frater Gaudipertuli. -Clausula soror Ghitioli. Auria nepote Widaldi. Lucipergula -nepote Marcianuli. Tachipergula de Massa. Aldula filia -Magnipergulæ. Teuspergula filia Sunfuli. Maricula filia ipsius -Sunfuli. Ansula soror Alpuli. Alipergula cornisiana. Geltrada -mulier Cinctuli. Flurula filia Mugiuli. Teudipergula filia Murfuli. -Cosfridulo filio Canseramuli. Barulo porcario. Aurulo filio Roppuli -similiter porcario. Ratcausulo vaccario. Teuderissciula, quem -debet nobis Ciemiccio in viganio. Prandulo filio Roppuli. Auripertula -filia Cianciuli. Gunderadula filia Bonisomoli. Corpulo -filio Alraldi.</i> -</p> - -<p> -<i>Item breve de homenis, quos livertavet barbane</i> (lo zio) <i>meus. -Sichiprandulu. Waliprandulu. Duo filii, et una filia Radipertuli -de Monacciatico. Mulier Pertuli de Vico, cum tres infantes -suos. Wanipertulo nepote Teuduli de Lamari. Aurulu russu. -Nepote Widaldi de Quosa. Bonipertulu filio Bonisomuli de -Tramonte. Due consubrine Dulciari de Coloniola. Nepote Bonusuli -de Roselle.</i> -</p> - -<p> -<i>Item breve de homenis, quos liveros emiset barbane meus pro -anima bonæ memoriæ genitori meo Sundipert, germani sui. -Alpergula soror Alpuli. Canseradula soror Aspranduli. Bonaldulo -frater Guadipertuli. Cellulo frater Causuli. Bonusula -soror Sanduli. Liutpergula soror Magnuli de Valeriano, cum -infantes suos. Causeradula soror Guidipertuli, cum tres infantes -suos. Alo filio Radaldelli. Annifridulo de Cincturia.</i> -</p> - -<p> -<i>Isti omnes suprascripti homenis, quos barbane meus Peredeus -in Dei nomine episcopus pro anima sua, et pro anima bonæ -memoriæ genitori meo Sundipert, liveros emiset, quod sunt -insimul homenis viginti et octo, in hoc ordine eos commemoravi -in hunc breve, ut in ordine permaneant, sicut de ipsi inter nos -per cartulæ convenientia, et promissio facta est. Nam non dedi -isti home (homenis) in divisione suprascripti barbani mei sicut -alii suprascripti homenis. Facta suprascripta notitia tempore -dominorum nostrorum Desiderii, et Adelchis regibus, in anno -regni eorum quinto et secundo, idus mensis magii, per indictionem -quartadecima. Et scripsi ego Osprandus Diaconus.</i> -</p> - -<p> -Le stesse <i>Memorie</i>, vol. <span class="smcap lowercase">V</span>. part. 3. p. 354, recano una curiosa -permuta di servi nel 975.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note327"> -<p><span class="label"><a href="#tag327">327</a>. </span><i>Considerazioni sulla storia di Sicilia</i>, lib. <span class="smcap lowercase">I</span>. c. <span class="smcap lowercase">V</span>. -n. 4. 6. 8.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note328"> -<p><span class="label"><a href="#tag328">328</a>. </span>Secondo la legge longobarda era inviolabile lo schiavo -rifuggito nella Chiesa, mentre non l'era nei possedimenti -del re.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note329"> -<p><span class="label"><a href="#tag329">329</a>. </span>Ecco l'atto di uno che <i>si offerisce</i> ad una chiesa (<i>Mem. -Lucchesi</i>, vol. <span class="smcap lowercase">IV</span>. doc. 11): -</p> - -<p> -<i>In Dei nomine, Regnante domno nostro Carolo rege Francorum -et Langobardorum, anno regni ejus nono, et filio ejus domno -nostro Pipino rege, anno regni ejus tertio, nono kalendas junias, -indictione sexta. Manifestum est mihi Martino filio quondam -Sinchi, quia per hanc cartulam offero memetipsum Deo, et tibi -ecclesiæ beati sancti Reguli, Christi martheri, sitæ ubi vocabulum -est ad Waldo, ut amodo in tua vel de tuis custodibus ego permaneam -potestate; et si me de ipsum sanctum locum subtragi -quæsiero, vel omnem imperationem ipsius ecclesiæ rectoribus facere -et adimplere noluero, et in omnibus non permanere sicut et -alii homenis jam dictæ ecclesiæ pertinentibus, aut in alterius -casa abitare præsumpsero, spondeo me qui supra Martinus esse -componiturus a parte suprascriptæ basilicæ, vel ad custodibus -ejus auri soledos numero quinquaginta et cartulam offersionis -meæ omni tempore in prædicto ordine firma et stabilis permaneat, -et pro confirmatione Philippum presbyterum rogavi. Actum ad -ecclesiam sancti Georgi ad Navis.</i> -</p> - -<p> -E nel documento 72 un altro del 772, ove notate che cede i -beni e se stesso, ma ritiene gli uomini, cioè i servi: -</p> - -<p> -<i>In Dei nomine. Regnante domno nostro Desiderio rege, et filio -ejus domno nostro Adelchi rege, anno regni eorum quintodecimo -et tertiodecimo, quinto idus mensis januarii, per indictionem -decimam. Manifestum est mihi Racchulo clerico, filio quondam -Baruccioli, abitatori ad ecclesiam sancti Elari tibi dicitur ad -Crucem, quia per hanc cartulam offero me ipso Deo et tibi ecclesiæ -beatæ sanctæ Mariæ sitæ in sexto, ubi Rachiprandus presbyta -rector esse videtur, una cum omnibus rebus meis tam.... -casa abitationis meæ, cum fundamento, curte vel aliis ædificiis -meis simul et hortis (vineis), pratis, pascuis, sylvis, virgareis, -olivetis, castanetis, cultis rebus, vel... moventibus una cum casis -massariciis, vel aldionales, ubique... tibi prædictæ ecclesiæ in -integrum. Excepto omni... omnes, quos in mea reverso esse potestatem: -nam aliis omnibus suprascriptis rebus volo ut cunctis -diebus sit in potestatem suprascriptæ Dei ecclesiæ, una cum -omnibus rebus meis movilibus vel immovilibus in præfinito. Et -qua a me neque ab heredibus meis aliquando præsens hac cartula -offersionis meæ posse disrumpi, sed omni... in prædicto -ordine in ipsa Dei ecclesia firmiter permaneat. Et pro confirmatione -Rachiprandum clericum scribere rogavi. Actum Luca.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note330"> -<p><span class="label"><a href="#tag330">330</a>. </span>Al vescovo di Padova, nella Marca Trevisana spettava la -giurisdizione di un distretto (<i>pieve di sacco</i>) appartenente al -dominio (<i>saccus</i>) del re; tutto diviso fra livellarj (<i>uomini di -sacco</i>), che pagavano un censo al fisco reale, potevano anche -vendere le terre, ma non a grandi vassalli o potenti, per non -turbare i diritti regali del vescovo. <span class="smcap">Gennari</span>, <i>Ann. della città di -Padova</i>. -</p> - -<p> -Livello forse si disse dal <i>libello</i> che consegnavasi all'investito.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note331"> -<p><span class="label"><a href="#tag331">331</a>. </span><i>Quia Tuscis consuetudo est ut, accepto ab Ecclesia libello, -in contumaciam convertantur contra Ecclesiam, ita ut vix unquam -constitutum reddant censum; precipimus, modisque omnibus -jubemus, ut nullus episcopus vel canonicus</i> (di Arezzo) <i>libellum -aut aliquod scriptum alicui homini faciant, nisi laborantibus, -qui fructum terræ Ecclesiæ, reddant sine molestia vel contradictione.</i> -Antiq. M. Æ. <span class="smcap lowercase">III</span>. -</p> - -<p> -Nel 962 il vescovo di Genova, assecondando la domanda loro, -ad alcune persone concedeva porzioni dei beni della chiesa a -mezzeria, con obbligo di piantar vigne ed alberi fruttiferi il -meglio che potranno; e di quel che seminano, il primo anno -daran di nove moggia uno, il secondo di otto uno, il terzo e i -successivi di sette uno: dell'uva, de' fichi, degli ulivi per dieci -anni non daranno nulla, ma ogn'anno un pollo ciascuno, poi dopo -dieci anni la metà del vino, de' fichi, dell'olio, oltre un'imposta -detta scatico. <i>Monum. hist. patr., Liber Jurium</i>, p. 7.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note332"> -<p><span class="label"><a href="#tag332">332</a>. </span>Walprando, vescovo di Lucca, dovendo muovere all'esercito -con re Astolfo il 754, fa testamento, lasciando a chiese ed -ospedali: <i>Servos autem meos vel ancillas, volo ut liveri omnes -esse debeant, et a juspatronato absoluti, sicut illi homines qui ex</i> -<span class="smcap lowercase">NOBILE GENERE</span> <i>procreati et nati esse videntur</i>. Mem. Lucchesi, -vol. <span class="smcap lowercase">IV</span>. doc. 46. -</p> - -<p> -Nel 778 Peredeo, vescovo pure di Lucca, in testamento libera -anch'egli i servi: <i>Post decessu meo omnes liberi et a juspatronato -absoluti cunctis diebus debeant permanere sicut illi homines qui de</i> -<span class="smcap lowercase">NOBILIBUS ROMANIS</span> <i>procreati et nati esse inveniuntur. Simili modo -servos vel ancillas, quas domna genitrix mea Sundrada se vivens -liberos demisit</i>, <span class="smcap lowercase">IN EO ORDINE</span> <i>liberi permaneant, sicut supra -institui</i> (doc. 86). -</p> - -<p> -Nel 789 Celso chierico: <i>Homines meos omnes masculos et feminas -pro anima mea liberos dimittere debeatis circa sacrum -altare, et per absolutionis chartulas a juspatronato absoluti</i> -(doc. 107). -</p> - -<p> -Talvolta, per fare più inattaccabile l'emancipazione, vi si adopravano -le formole del diritto barbarico, del romano e dell'ecclesiastico, -come nel prezioso documento bergamasco del 1083, -ove il conte Alberto emancipa alcuni servi, <i>sicut illi qui in quadrubio -et in quarta manu traditis</i> (formula romana) <i>et amond -factis</i> (che è longobardo), <i>vel sicut illis qui per manus sacerdotis -circa sacro altare ad liberis dimittendi deducti fiunt, pro anime -mee mercede; et concedo a vobis graciam libertatis vestre omne -conquistum vestrum tam quod nunc abeatis, aut in antea aquistare -potueritis</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note333"> -<p><span class="label"><a href="#tag333">333</a>. </span>Nel testamento di prete Lupo e del cherico Ansperto -nell'800, che lasciano i loro beni alla basilica di Sant'Alessandro -di Bergamo, leggiamo: <i>In ea vero ratione, ut familias nostras -ad nos pertinentes, servos et ancillas, aldiones et aldianes de -personas suas omnes liberis arimannis amundis absolutis permaneant -ab omni conditione servitutis et juspatronatus sit ad eos -concesso, civesque romani sint, et habeant potestatem testandi et -anulo portandi, et ad nullum hominem habeant reprehensionem, -et defensionem habeant ad quem voluerint. Tantum est ut illis -pertinentibus nostris qui resedet in massaricio foris domocultile, -si voluerit ipsis vel eorum heredes in ipsis rebus habitare, habeat -potestatem ibidem resedendo, ed debeat tam ipsis vel eorum -heredes per omni anno circuli dare ad suprascripta basilica de -predictis rebus quinque modia grano, medietate grosso et medietate -menuto, et vino medietate: et si in ipsis rebus resedere non -voluerint, vadant ubi voluerint in libertatem suam; tantum -unusquique per caput ponat super arca sancti Alexandri denaria -quatuor tam masculis seu et feminis</i>... <span class="smcap">Lupo</span>, op. cit., <span class="smcap lowercase">I</span>. 627.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note334"> -<p><span class="label"><a href="#tag334">334</a>. </span>Dov'è la servità, non ci ha mendicanti, perchè ciascun -padrone mantiene i suoi uomini, come i suoi giumenti; perciò -nelle carte antiche non si trovano assegnate o ben di rado limosine. -Nel <span class="smcap lowercase">XII</span> secolo si ha in Milano menzione di <i>case di lavoro</i>, -che i collettori delle <i>Antichità longobarde milanesi</i> (diss. <span class="smcap lowercase">XX</span>) -credettero luoghi di ricovero, ove faceansi lavorare i poveri. -Ecco invenzione ignota agli antichi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note335"> -<p><span class="label"><a href="#tag335">335</a>. </span><i>Ep.</i> 12. <i>lib.</i> <span class="smcap lowercase">IV</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note336"> -<p><span class="label"><a href="#tag336">336</a>. </span><i>Honor piscationum et venationum tocius plebatus et curiæ -est D. episcopi, et debet habere D. episcopus de catia ursi -bregutum cum capite et plottis et butello et spallam desteram, -quandocumque et ubicumque capiat; et per unam diem debent -homines de Pisoneis</i> (Pisogne) <i>et plebatus ire ad catiam ad voluntatem -D. episcopi et ejus nuntiorum.</i> Docum. del 1299, riportato -dal <span class="smcap">Ronchetti</span> nella Storia bergamasca. -</p> - -<p> -<span class="smcap">C. F. Rumhor</span>, nelle <i>Origini del proscioglimento de' coloni in -Toscana</i> (Amburgo 1830), pubblicò documenti che assai rischiarano -la condizione reale e personale nel <span class="smcap lowercase">XII</span> e <span class="smcap lowercase">XIII</span> secolo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note337"> -<p><span class="label"><a href="#tag337">337</a>. </span><i>Ut ammodo in antea ipse nec eorum heredes ac proheredes, -nec alia persona missa ad ipsis non debeat esse in consilium -aut factum quod per dictos omines qui ad ipsam abitacionem -venerint de jam dictis locis, nec ipsi nec eorum heredes et -proheredes unum pel plures sicut cernitur fractam illam que est -juxta viam que currit de rio ad grandunem versum ipsum castrum, -ut infra ipsum castrum habeant per vertutem ullam percussionem -nec occisionem corporis, neque res illas que in ipso -castro erunt in ullo tempore per vertutem tollere presumat, -excepto de illo omine qui in consilio ut factum fuerit de illis -ominibus qui ipsum castrum custodierint perdere, aut pretersionem -per vim abere, aut ad ipsum castrum assaltum facere, -aut incendium comittere, aut ipsum castellum disrumpere. Quod -si hoc probatum fuerit, illius bona qui hos comiserit et sua -persona liceat ubique in potestate esse. Et insuper convenerunt -infra predictam villam... liceat in mansionem ipsorum omnium, -neque de eorum heredibus per vim albergare, neque pro pane -tollendo, neque pro vino, pro carne, neque annona, excepto -propter nuptias et sponsalias et propter receptum seniorum suorum, -vel si unquam verram abuerint, et ad defensionem ipsius -castelli et ville alios omines preter eorum vassallos conduserint; -et in ullo tempore neque porcum neque porcellum neque moltonem -neque agnum per judicium querere nec tollere debeant: et si -aliquo modo unquam in tempore tulerint et hoc requisitum -fuerit, infra mense unum explegitum caput tantum cui factum -fuerit reddatur. Et iterum convenerunt... ad ipsos omines fodrum -tollere non debent, excepto si a publico aquisierint. Nam si a -publico aquisierint et rex in Longobardia venerit, fodrum solito -modo solvatur. Et hoc convenerunt ut si unquam inter ipsos -barbanes et nepotes (de Calusco) verram advenerit, non liceat -unus alteri ambulandi vel revertendi ad ipsum castellum vel villam, -sicut cernitur territorium ipsius loci contradicere, neque -assaltum facere, neque plakam neque feritam neque occisionem -corporis facere per se nec per suos missos, neque ad ipsos omines -donec verram inter se abuerint ad ipsum castellum et villam; -neque ad ipsos omines non licet assaltum facere, neque per -incendium, neque per predam, neque per vastationem, neque per -aprensionem ipsorum ominum, etc.</i> Ap. <span class="smcap">Lupo</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note338"> -<p><span class="label"><a href="#tag338">338</a>. </span>Una causa di stato personale fu trattata il 901 nel placito -di Milano avanti Sigefredo conte di palazzo. L'avvocato del -conte di Milano pretendeva che alcuni uomini di Palazzolo fossero -aldj d'esso conte. Essi invece sostenevano d'esser liberi ed -arimanni, nati dal padre e madre libera, dai quali avevano -ereditato qualche possesso; nè mai erano stati obbligati a servizio -di corpo: salvo che aveano pure qualche casa e fondo in -Blestazio, appartenenti alla corte di Palazzolo, pei quali facevano -alcune opere a questa. Si discusse, si udirono i testimonj, -e furono dichiarati liberi. <i>Antiq. M. Æ.</i>, diss. <span class="smcap lowercase">XIII</span>. -</p> - -<p> -Nel 905 in Bellano sul lago di Como si piativa della libertà -d'alcuni servi della corte di Limonta, feudo imperiale spettante -al monastero di Sant'Ambrogio a Milano. I convenuti confessavano -essere servi di lor persona, come i genitori e parenti loro; -e si teneano obbligati a cogliere le ulive, spremerne l'olio, pagare -ogni anno ad esso monastero settanta soldi di buon argento, -menar per barca sul lago l'abate o i suoi messi, e rendergli ogni -anno cento libbre di ferro, trenta polli, trecento ova. Ma in -un'altra carta si lamentavano perchè l'abate gli aggravasse di -là del dovuto, e gli obbligasse a battere il suo grano, e talvolta -fino a tagliar i capelli (<i>multoties nos grana flagellare, et capillos -nostros auferre præcipit</i>); il che era segno di servitù. -</p> - -<p> -Gli uomini di Casciavola nel Valdarno ricorrevano alla contessa -Beatrice di Toscana, e poi ai consoli e al clero della primaziale -di Pisa contro i Lambardi, cioè baroni del castello di -San Casciano, che usavano con loro empietà e crudeltà; dichiaravano -essere sempre stati liberi, aver tenuto abitazione nel -castello di San Casciano, ma non prestato mai atti servili a -que' Lambardi, eccetto il tributo debito per le case che vi tenevano -di loro proprietà e che consisteva in due carra di legna -ogni abitazione (<i>cella</i>), purchè i signori garantissero ad essi la -selva. Quel tributo fu poi mutato in un assegno di sedici danari. -Distrutto il castello di San Casciano, credevano rimanere -sciolti da qualsiasi impegno. Ma prima che fosse disfatto, essi -Lambardi cominciarono a derubare i querelanti, che perciò ne -portarono accusa dianzi alla signora Beatrice, la quale di fatto -li tolse in protezione, comminando mille libbre d'oro contro -chi li danneggiasse. Ma presto il diploma perdette virtù, <i>omnis -potestas perdidit virtutem, et justitia mortua est, et periit -de terra nostra: tunc ceperunt facere omnia mala nobis, sicut -Pagani et Saraceni etc.</i> <span class="smcap">Camici</span>, <i>Dei marchesi di Toscana</i>, vol. <span class="smcap lowercase">II</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note339"> -<p><span class="label"><a href="#tag339">339</a>. </span>Mauro, della Lombardia transpadana accasato in Pistoia, -vende nel 742 un terreno per trentacinque soldi d'oro a Crispanulo -suo fratello <i>negoziante</i> in Pescia. <i>Mem. lucchesi</i>, <span class="smcap lowercase">V</span>. part. <span class="smcap lowercase">II</span>. -</p> - -<p> -In uno dei più antichi documenti del 716, il medico pistojese -Guidoaldo compra una sala con corte e prato e mulino sul Brana; -poi nel 767 fonda il monastero di San Bartolomeo fuor Pistoja, -ed è dichiarato medico d'essa città. Aveva già eretti altri monasteri -e spedali che sottopone a quello: <i>De autem reliquis -monasteriis vel xenodochiis hic Pistoria, vel Ticinense civitate, -quam et reliqua alia loca quæ per me ordinata vel constructa -sunt, ita decrevimus, ut per ipsum monasterium Sancti Bartholomei -fiant ordinata et disposita etc.</i> — <i>Arch. Diplom. di Firenze</i>, -carte di quel monastero. -</p> - -<p> -Urnifredo, figlio del fu Willerado, fonda nel 766 l'oratorio di -Santa Maria a Piunte, e lo dona al monastero di San Bartolomeo -con tutti i beni <i>in tali enim tenore, ut omnes</i> <span class="smcap">Romani</span> <i>qui -modo sunt, vel eorum æredibus dare debeat per singulo anno per -quemquam casa sua luminaria in ipsa ecclesia vel oratorio -nostro, valiente tremisse in oleo, cera, auro, de ista tres res una -quale habuerit</i>. -</p> - -<p> -In un rogito del gennajo 780 (in <span class="smcap">Brunetti</span>, <i>Cod. diplom.</i>) si -menziona un mercante di Villamagna presso Volterra. Montepulciano, -di cui non sappiamo l'origine, ma che trovasi nominato -nel 715, produce documenti dell'806 e 827, ove sono sottoscritti -un Petrone orefice, e un Sasso chierico e medico.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note340"> -<p><span class="label"><a href="#tag340">340</a>. </span><i>Gast-halten</i> tenere ospizio; col qual nome s'intendevano -le possessioni regie, che erano non solo dì case e tenimenti, ma -d'intere città, come Como e Siena, dove s'aveva e il gastaldo -e il conte, l'un dall'altro indipendenti. Pisa stette alcun tempo -sotto un gastaldo regio, il quale trovasi nominato al 796. <i>Ant. -ital.</i>, diss. <span class="smcap lowercase">LXIII</span>. col. 311. Nel 730 si trova fatta una vendita a -Mauricione canoviere del re, prevedendo il caso che il <i>pubblico</i> -richiedesse que' beni (<i>si quolivet tempore publicum requisierit</i>), -ove pare si indichi un magistrato sovrantendente ai beni comuni. -In un'altra vendita del 718, Filiberto cherico dichiara che i beni -da esso venduti erano liberi da ogni pubblico vincolo, <i>libera ab -omni nexu publico</i>. V. <span class="smcap">Brunetti</span>, <i>Cod. diplomatico</i>, <span class="smcap lowercase">I</span>. 333. 454.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note341"> -<p><span class="label"><a href="#tag341">341</a>. </span></p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Tunc fac edictum per terram Teutonicorum</i></p> -<p class="i01"><i>Quilibet ut dives sibi natos instruat, illis</i></p> -<p class="i01"><i>Ut, cum principibus placitandi venerit usus,</i></p> -<p class="i01"><i>Quisque suis liberis exemplum proferat illis.</i></p> -<p class="i01"><i>Moribus his dudum vivebat Roma decenter;</i></p> -<p class="i01"><i>His studiis tantos potuit vincere tyrannos;</i></p> -<p class="i01"><i>Hoc serrant Itali post prima crepundia cuncti.</i></p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note342"> -<p><span class="label"><a href="#tag342">342</a>. </span>Costui faceva dire a Benedetto di Cluse: <i>Ego sum nepos -abatis de Clusa. Ipse me duxit per multa loca in Longobardia -et Francia propter grammaticam. Ipsi jam constat sapientia -mea duo millia solidis, quos dedit magistris meis. Novem annis -jam steti ad grammaticam... In Francia est sapientia, sed -parum: in Longobardia, ubi ego plus didici, est fons sapientiæ.</i> -Ap. <span class="smcap">Mabillon</span>, <i>Ann. Bened.</i>, <span class="smcap lowercase">IV</span>. 726.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note343"> -<p><span class="label"><a href="#tag343">343</a>. </span><i>Nosti quot scriptores in urbibus aut in agris Italiæ passim -habeantur.</i> Epist. 130.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note344"> -<p><span class="label"><a href="#tag344">344</a>. </span></p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Desine, nunc etenim nullus tua carmina curat:</i></p> -<p class="i02"> <i>Hæc faciunt urbi, hæc quoque rure viri.</i></p> -<p class="i12"> Panegiricon, <span class="smcap lowercase">I</span>.</p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note345"> -<p><span class="label"><a href="#tag345">345</a>. </span>Cap. 132 all'anno 876.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note346"> -<p><span class="label"><a href="#tag346">346</a>. </span><i>De quibusdam locis ad nos refertur, non magistros neque -curam inveniri pro studio literarum. Idcirco in universis episcopiis, -subjectisque plebibus, et aliis locis in quibus necessitas -occurrerit, omnino cura et diligentia habeatur ut magistri et -doctores constituantur, qui studia literarum liberaliumque artium -ac sancta habentes dogmata, assidue doceant, quin in his maxime -divina manifestantur atque declarantur mandata.</i> <span class="smcap">Baronio</span>, ad -ann. 826.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note347"> -<p><span class="label"><a href="#tag347">347</a>. </span><i>Pseusti.</i> — Primo Saturno venne dalle rive di Creta, diffondendo -sulla terra l'età dell'oro. Da nessuno ei nacque; innanzi -al tempo non erano cose create. L'eccelsa famiglia degli -Dei si vanta d'averlo padre. -</p> - -<p> -<i>Alitia.</i> Il primo uomo abitò il paradiso, giardino di delizie, -sinchè la donna nol sedusse ad assaggiare il veleno del serpente, -facendo abbeverare tutti gli uomini alla coppa della morte. -</p> - -<p> -<i>Pseusti.</i> Fiera tempesta gittò sull'oceano, e sommerse il -mondo. La terra fu allagata; quanto vivea perì. Solo dei mortali -Deucalione sopravvisse, e le pietre che lanciò con Pirra sua -moglie, diedero origine a nuova generazione. -</p> - -<p> -<i>Alitia.</i> La vendetta del Signore spalancò le cataratte dell'abisso, -e salvò Noè solo nell'arca colla famiglia. L'eterno fe splendere -l'arcobaleno traverso la nube, e agli uomini fu certo che -il Signore più non li distruggerebbe. -</p> - -<p> -<i>Pseusti.</i> Numerose divinità, proteggete il poeta che canta il -nome vostro. Voi che abitate la regione delle stelle e il soggiorno -di Plutone o i profondi abissi, voi tutti che popolate il -mondo, numerosi Dei, proteggete il poeta che canta la vostra -lode. -</p> - -<p> -<i>Alitia.</i> Dio eterno ed unico, maestà, gloria, essenza divina, -che fosti e sarai, le tue lodi canto, obbedisco a' tuoi precetti. -Dio in tre persone, tu cui nè principio nè fine, concedimi vittoria -sopra gli Dei menzogneri. -</p> - -<p> -<i>Pseusti.</i> Dimmi come Proserpina venne al mesto soggiorno; a -qual patto Cerere poteva rivedere la diletta figlia; e qual perfido -rivelò agli Dei il frutto da essa mangiato. Dimmi il segreto della -guerra di Troja, ed io t'applaudirò. -</p> - -<p> -<i>Alitia.</i> Quai sono le leggi che tengono le acque diffuse sopra -la terra, la terra sospesa sotto il cielo, e l'aria diffusa nello -spazio? Dimmi qual luogo del mondo è il più elevato sotto i -cieli, e pronunzia il santo nome dell'Eterno, e t'applaudirò.»</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note348"> -<p><span class="label"><a href="#tag348">348</a>. </span><i>Studio artis grammaticæ magis assiduus quam frequens, -sicut Italis semper mos fuit artes negligere ceteras, illam sectari</i>... -Rudulphus Glaber ap. <span class="smcap">Bouquet, x</span>. 23.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note349"> -<p><span class="label"><a href="#tag349">349</a>. </span>Più volte rinacque il timore del finimondo. Specialmente -Florenzio vescovo di Firenze pubblicò esser nato l'anticristo, e -verificarsi appunto ciò che le sante scritture aveano predetto. -La diceria acquistò tal credenza nel 1105, che Pasquale II volle -si radunassero i vescovi in Firenze per udire i fondamenti della -sua opinione; e furono trecenquaranta gli accorsi. <span class="smcap">Labbe</span>, -<i>Concil.</i>, <span class="smcap lowercase">X</span>. 743.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note350"> -<p><span class="label"><a href="#tag350">350</a>. </span><span class="smcap">Landulphus Senior</span>, <i>Hist. Med.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>. 30. Nell'archivio -della cattedrale d'Aosta, al fine d'un pontificale del <span class="smcap lowercase">X</span> secolo, -è questo Breve <i>recordacionis de tregua Domini, quam inter se -religiose Christiani custodire debent secundum episcoporum præceptum -et bonorum laicorum consensum. In primis tenenda est -tregua Dei ne homo occidat hominem, et ne homo tradat seniorem -suum. Si quis hoc peccatum fecerit in tregua Dei, profugus -non remaneat in patria.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note351"> -<p><span class="label"><a href="#tag351">351</a>. </span><span class="smcap">Lupo</span>, <i>Cod. Bergom.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>. 145, 241, 321.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note352"> -<p><span class="label"><a href="#tag352">352</a>. </span>Como suffragava al patriarca d'Aquileja. Crema non era -ancora vescovado.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note353"> -<p><span class="label"><a href="#tag353">353</a>. </span><span class="smcap">Landulphus Senior, ii</span>, 29. Anche in Francia l'arcivescovo -di Reims era il primo fra i dodici grandi pari del regno: -in Inghilterra è alla testa dei pari l'arcivescovo di Cantorbery: -quello di Magonza in Germania poteva convocar la dieta in impero -vacante.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note354"> -<p><span class="label"><a href="#tag354">354</a>. </span>Ivi perì Olderico vescovo d'Asti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note355"> -<p><span class="label"><a href="#tag355">355</a>. </span>Un atto di quel tempo dice che la Chiesa cremonese <i>non -modicam passa est jacturam, maxime a Girardo, Heriberti mediolanensis -archiepiscopi nepote, qui audacia patrui sui, qui omne -italicum regnum ad suum disponebat nutum, superbe levatus, -quidquid sibi placitum erat, justum aut injustum, potestative -operabatur in regno</i>. Ap. <span class="smcap">Giulini</span>, <i>Memorie</i>, tom. <span class="smcap lowercase">III</span>. 442.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note356"> -<p><span class="label"><a href="#tag356">356</a>. </span><i>Sævissimi Theutonici, qui nesciunt quid sit inter dexteram -et sinistram.</i> <span class="smcap">Landulph. Sen.</span></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note357"> -<p><span class="label"><a href="#tag357">357</a>. </span><span class="smcap">Arnulph.</span>, <i>Hist. Med.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>. 12.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note358"> -<p><span class="label"><a href="#tag358">358</a>. </span><span class="smcap">Otto Frising.</span>, <i>De gestis Friderici II.</i> — <span class="smcap">Radev. Frising., -iv.</span> 1. ecc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note359"> -<p><span class="label"><a href="#tag359">359</a>. </span><i>Eisque legem, quam et prioribus habuerant temporibus, -scripto roboravit</i>. <span class="smcap">Hermann Contract.</span> <i>ad</i> 1037.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note360"> -<p><span class="label"><a href="#tag360">360</a>. </span><i>Ad morganaticam</i>. Morganatico è un matrimonio, eguale -o no, nel cui contratto si limitano i diritti della sposa e dei -nascituri; per es. che quella non avrà il titolo del marito, i figli -non erediteranno secondo la legge, ecc. -</p> - -<p> -Ecco questa legge importantissima: -</p> - -<p> -<i>In nomine sanctæ et individuæ Trinitatis. Chonradus gloriosissimus -imperator augustus.</i> -</p> - -<p> -<i>Omnibus sanctæ Dei ecclesiæ fidelibus, nostrisque, præsentibus -scilicet et futuris, notum esse volumus, quod nos, ad reconciliandos -animos seniorum et militum, ut ad invicem inveniantur -concordes, et ut fideliter et perseveranter nobis et suis senioribus -serviant devote, præcipimus et firmiter statuimus, ut nullus miles -episcoporum, abatum, abatissarum, aut marchionum, vel comitum, -vel omnium, qui beneficium de nostris publicis bonis, aut -de ecclesiarum prædiis tenet nunc, aut tenuerit, vel hactenus -injuste perdidit, tam de nostris majoribus walvassoribus, quam -et eorum militibus, sine certa et convicta culpa suum beneficium -perdat, nisi secundum constitutionem antecessorum nostrorum -et judicium parium suorum.</i> -</p> - -<p> -<i>Si contentio fuerit inter seniores et milites, quamvis pares -adjudicaverint illum suo beneficio carere debere, si ille dixerit id -injuste vel odio factum esse, ipsum suum beneficium teneat, donec -senior, et ille quem culpat, cum paribus suis ante præsentiam -nostram veniant, et tibi causa juste finiatur. Si autem pares -culpati in judicio senioribus defecerint, ille qui culpatur suum -beneficium teneat, donec ipse cum suo seniore et paribus ante -nostram præsentiam veniant. Senior autem, aut miles qui culpatus, -qui ad nos venire decreverit, sex hebdomadas, antequam -iter incipiat, ei cum quo litigaverit innotescat.</i> -</p> - -<p> -<i>Hoc autem de majoribus walvassoribus observetur. De minoribus vero, in regno, aut ante seniores, aut ante nostrum missum -eorum causa finiatur.</i> -</p> - -<p> -<i>Præcipimus etiam, ut, cum aliquis miles, sive de majoribus, -sive de minoribus, de hoc sæculo migraverit, filius ejus beneficium -habeat. Si vero filium non habuerit, et abiaticum ex masculo -filio reliquerit, pari modo beneficium habeat, servato usu -majorum walvassorum in dandis equis et armis suis senioribus. -Si forte abiaticum ex filio non reliquerit, et fratrem legitimum ex -parte patris habuerit, si seniorem offensum habuit, et sibi vult satisfacere, -et miles ejus effici, beneficium quod patris sui fuit habeat.</i> -</p> - -<p> -<i>Insuper etiam omnibus modis prohibemus, ut nullus senior -de beneficio suorum militum cambium, aut precariam, aut libellum, -sine eorum consensu facere præsumat. Illa vero bona, quæ -tenet proprietario jure, aut per præcepta, aut per rectum libellum, -sive per precariam, nemo injuste eos disvestire audeat. -Fodrum de castellis, quod nostri antecessores habuerunt, habere -volumus; illud vero quod non habuerunt, nullo modo exigimus.</i> -</p> - -<p> -<i>Si quis hanc jussionem infregerit, auri libras centum componat, -medietatem cameræ nostræ, et medietatem illi cui dampnum -illatum est.</i> -</p> - -<p> -<i>Signum domini Chonradi serenissimi Romanorum Imperatoris -Augusti.</i> -</p> - -<p> -<i>Kadolohus cancellarius vice Herimanni archicancellarii recognovi.</i> -</p> - -<p> -<i>Datum</i> <span class="smcap lowercase">V</span> <i>kalendas junii, indictione</i> <span class="smcap lowercase">V</span>, <i>anno Dominicæ incarnationis</i> -<span class="smcap lowercase">MXXXVIII</span>, <i>anno autem domini Chonradi regis</i> <span class="smcap lowercase">XIII</span>, <i>imperantis</i> -<span class="smcap lowercase">XI</span>. -</p> - -<p> -<i>Actum in obsidione Mediolani feliciter. Amen.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note361"> -<p><span class="label"><a href="#tag361">361</a>. </span>Un privilegio di Enrico III del 1052 concede al clero di -Volterra di poter decidere le liti col duello. <i>Antiq. M. Æ.</i>, -diss. <span class="smcap lowercase">XLI</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note362"> -<p><span class="label"><a href="#tag362">362</a>. </span>Un documento bergamasco del 1088 (ap. Lupo, II. 766) -nomina un conte Nuvolo <i>vexillifer walvassorum qui societatem -fecerant</i>. Il <i>Breve recordationis de Ardicio de Aimonibus</i> discorre -a lungo de' valvassori, <i>qui insimul de variis episcopatibus conspiraverunt.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note363"> -<p><span class="label"><a href="#tag363">363</a>. </span>Conti d'Aquino, di Trano, di Penna, di Calvi, d'Isernia, di -Pontecorvo, di Sangro, del Sesto, di Sora, di Venafro, ecc.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note364"> -<p><span class="label"><a href="#tag364">364</a>. </span>Una leggenda italiana fa che il principe di Luni s'invaghisca -d'una imperatrice che viaggia col suo sposo, e che gli -corrisponde: concertano essi che l'imperatrice si finga morta, e -dal sepolcro passa alle braccia dell'amante: l'imperatore, risaputolo, -distrugge quella città.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note365"> -<p><span class="label"><a href="#tag365">365</a>. </span><i>Qu'ils ont combattu, non pour prendre mérite de deniers, -mais par lo amor de Dieu, et pour ce qu'ils ne pooient soutenir -tant de superbe de li Sarrasins</i>. Histoire de li Normant, par -<span class="smcap">Aimé</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note366"> -<p><span class="label"><a href="#tag366">366</a>. </span><span class="smcap">Leo Ostiensis</span>, <i>Chron. Cassin.</i>, lib. <span class="smcap lowercase">II</span>. c. 27.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note367"> -<p><span class="label"><a href="#tag367">367</a>. </span><i>Et li Normant, liquel avoient été troiz mille, non remanainstrent -se non cinc cent</i>. <span class="smcap">Aimé</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note368"> -<p><span class="label"><a href="#tag368">368</a>. </span></p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Pro numero comitum bis sex statuere plateas,</i></p> -<p class="i01"><i>Atque domus comitum totidem fabricantur in urbe.</i></p> -<p class="i12"> <span class="smcap">Guglielmo Apulo.</span></p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note369"> -<p><span class="label"><a href="#tag369">369</a>. </span><span class="smcap">Leo Ostiensis</span>, lib. <span class="smcap lowercase">II</span>. c. 71.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note370"> -<p><span class="label"><a href="#tag370">370</a>. </span><i>Manderent messaige à lo papa, et cerchoient paiz et concorde, -et prometoient chascun an de donner cense et tribut à la -saincte Eglise</i>. <span class="smcap">Aimé</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note371"> -<p><span class="label"><a href="#tag371">371</a>. </span>Non Civitella, come dicesi comunemente. Goffredo Malaterra -dice chiaramente Civitate, che era presso Dragonara, -verso la foce del Fortore.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note372"> -<p><span class="label"><a href="#tag372">372</a>. </span></p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Robertum donat Nicolaus honore ducali,</i></p> -<p class="i01"><i>Unde sibi Calaber concessus et Apulus omnis.</i></p> -<p class="i12"> <span class="smcap">Gugl. Apulo</span>.</p> -</div></div> - -<p> -Il giuramento, che allora egli prestò al papa (<span class="smcap">Baronio</span>, ad -an. 1059, nº 70), è il primo esempio certo di re riconoscentisi -vassalli della santa sede: -</p> - -<p> -<i>Ego Robertus, Dei gratia et sancti Petri, dux Apuliæ et Calabriæ, -et utraque subveniente, futurus Siciliæ; ab hac hora et -deinceps ero fidelis s. romanæ Ecclesiæ, et tibi domino meo Nicolao -papæ. In consilio aut facto, unde vitam aut membrum -perdas, aut captus sis mala captione, non ero. Consilium quod -mihi credideris, et contradices ne illud manifestem, non manifestabo -ad tuum damnum, me sciente. Sanctæ Romanæ Ecclesiæ -ubique adjutor ero, ad tenendum te et ad aquirendum regalia -s. Petri, ejusque possessiones, pro meo posse, contra omnes homines; -et adjuvabo te ut secure et honorifice teneas papatum -romanum, terramque sancti Petri et principatum; nec invadere -nec aquirere quæram, nec etiam deprædari præsumam, absque -tua, tuorumque successorum, qui ad honorem sancti Petri intraverint, -certa licentia, præter illam quam tu mihi concedes, vel -tui concessuri sunt successores. Pensionem de terra sancti Petri -quam ego teneo aut tenebo, sicut statutum est, recta fide studebo -ut illam annualiter romana habeat Ecclesia. Omnes quoque ecclesias, -quæ in mea persistunt dominatione, cum earum possessionibus, -dimittam in tua potestate, et defensor ero illarum ad -fidelitatem s. romanæ Ecclesiæ. Et si tu vel tui successores ante -me ex hac vita migraveritis, secundum quod monitus fuero a -melioribus cardinalibus, clericis romanis et laicis, adjuvabo ut -papa eligatur et ordinetur ad honorem s. Petri. Hæc omnia -suprascripta observabo sanctæ romanæ Ecclesiæ et tibi cum -recta fide; et hanc fidelitatem observabo tuis successoribus ad -honorem s. Petri ordinatis, qui mihi firmaverint investituram -a te mihi concessam. Sic me Deus adjuvet et hæc sancta evangelia</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note373"> -<p><span class="label"><a href="#tag373">373</a>. </span>L'epitafio di Roberto Guiscardo diceva: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Hic terror mundi Guiscardus hic expulit urbe</i></p> -<p class="i02"> <i>Quem Ligures regem, Roma Alemannus habet.</i></p> -<p class="i01"><i>Parthus, Arab, Macedumque phalanx non texit Alexin</i></p> -<p class="i02"> <i>At fuga sed Venetum nec fuga nec pelagus.</i></p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note374"> -<p><span class="label"><a href="#tag374">374</a>. </span>Il Malaterra (lib. <span class="smcap lowercase">I</span>. c. 26) racconta senz'ombra di disapprovazione -che Ruggero, avendo udito d'alcuni mercanti che -da Amalfi doveano passare a Melfi, <i>non minimum gavisus, -equum insiliens, cum octo tantum militibus mercatoribus occurrit, -captosque Scaleam duxit, omniaque quæ secum habebant diripiens, -ipsos etiam redimere fecit. Hac pecunia roboratus, largus -distributor centum sibi milites alligavit</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note375"> -<p><span class="label"><a href="#tag375">375</a>. </span><i>Terra Siciliæ, terra Saracenorum, habitaculum nequitiæ -et infidelitatis, sepulcrum quoque gentis nostri generis et sanguinis... -Ego cum exercitibus militum meorum fortiter laboravi -ad hoc opus Dei perficiendum, videlicet ad acquirendam terram -Siciliæ</i>. Diploma del 1091 ap. <span class="smcap">Rocco Pirro</span>, <i>Sicilia sacra</i>, tom. <span class="smcap lowercase">I</span>. -p. 520-21.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note376"> -<p><span class="label"><a href="#tag376">376</a>. </span>L'Ostiense raccolse in questi versi tutti i casi che si traevano -al fôro ecclesiastico: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Hæreticus, simon, fænus, perjurus, adulter,</i></p> -<p class="i01"><i>Pax, privilegium, violentus, sacrilegusque,</i></p> -<p class="i01"><i>Si vacat imperium, si negligit, ambigit, aut sit</i></p> -<p class="i01"><i>Suspectus judex, si subdita terra, vel usus</i></p> -<p class="i01"><i>Rusticus, et servus, peregrinus, feuda, viator,</i></p> -<p class="i01"><i>Si quis pænitens, miser, omnis causaque mixta,</i></p> -<p class="i01"><i>Si denunciat Ecclesiæ quis, judicat ipsa.</i></p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note377"> -<p><span class="label"><a href="#tag377">377</a>. </span><i>De pressuris Ecclesiæ.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note378"> -<p><span class="label"><a href="#tag378">378</a>. </span></p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Theutonici reges, perversum dogma sequentes,</i></p> -<p class="i01"><i>Templa dabant summi Domini sæpissime nummis</i></p> -<p class="i01"><i>Præsulibus cunctis: sed et omnis episcopus urbis</i></p> -<p class="i01"><i>Plebes vendebat, quas sub se quisque regebat.</i></p> -<p class="i01"><i>Exemplo quorum, munibus nec non laicorum,</i></p> -<p class="i01"><i>Ecclesiæ Christi vendebantur maledictis</i></p> -<p class="i01"><i>Presbyteris.</i></p> -<p class="i08"> <span class="smcap">Donnizone</span>, Vita com. Mathildis.</p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note379"> -<p><span class="label"><a href="#tag379">379</a>. </span><span class="smcap">S. Pier Damiani</span>, <i>Vita di S. Domenico</i>. Nel Penitenziale -edito dal Muratori (<i>Antiq. M. Æ.</i>, diss. <span class="smcap lowercase">LXVIII</span>) trattasi molto di -questi scambj di penitenze: — Se uno non può digiunare, scelga -un sacerdote giusto, o un monaco che vero monaco sia e viva -secondo la regola, che ciò compisca per lui, e se ne redima a -prezzo conveniente. Una messa cantata speciale può riscattare -dodici giorni; dieci messe riscattano tre mesi; trenta messe dodici -mesi». Esso Pier Damiani scriveva a Ildebrando d'avere -imposta all'arcivescovo di Milano la penitenza di cento anni, e -tassata la redenzione di questi in un'annua somma. <i>Rer. it. -Scrip.</i>, <span class="smcap lowercase">IV</span>. p. 28.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note380"> -<p><span class="label"><a href="#tag380">380</a>. </span><i>Petri Damiani</i>, <i>Opusc.</i>, <span class="smcap lowercase">XXXI</span>. c. 69. — Giovanni da Lodi -suo discepolo ne scrisse la vita.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note381"> -<p><span class="label"><a href="#tag381">381</a>. </span><i>Ap.</i> <span class="smcap">Puricelli</span>, <i>De s. Arialdo</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>. 3. 4.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note382"> -<p><span class="label"><a href="#tag382">382</a>. </span><span class="smcap">Labbe</span>, <i>Concil.</i>, tom. <span class="smcap lowercase">IX</span> in fine.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note383"> -<p><span class="label"><a href="#tag383">383</a>. </span><i>Chron. Novalic.</i>, col. 119, in <i>Hist. Patriæ Monumenta, -Script.</i>, tom. <span class="smcap lowercase">III</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note384"> -<p><span class="label"><a href="#tag384">384</a>. </span>La donazione di Ottone imperatore a papa Silvestro, che -dicesi trovata in Assisi nel 1139, è impugnata come falsa da -molti, e ultimamente da Wilmans, <i>Ann. dell'Impero sotto Ottone -III</i>, Berlino 1840: ma è tenuta per autentica da Hock e -da Pertz, <i>Monum. legum</i>, tom. <span class="smcap lowercase">II</span>. p. 162.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note385"> -<p><span class="label"><a href="#tag385">385</a>. </span>Di Benedetto IX dice ogni male Bennone; pure si prova -che, a insinuazione di Bartolomeo abate di Grottaferrata, egli -rinunziò al pontificato, e si vestì monaco, morendo in penitenza. -E in tutte quelle accuse c'è forse esagerazione per parte degli -zelanti non meno che dei detrattori.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note386"> -<p><span class="label"><a href="#tag386">386</a>. </span>Cardinali <i>vescovi</i> erano quelli d'Ostia, Porto e Santa Rufina, -Alba, Sabina, Tusculo e Preneste, vicarj del papa qual -patriarca di San Giovanni Laterano. Cardinali <i>cherici</i> erano i -parroci di quattro altre chiese patriarcali di Roma. Agli istituti -di carità presedevano cardinali <i>diaconi</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note387"> -<p><span class="label"><a href="#tag387">387</a>. </span><span class="smcap">Labbe</span>, <i>Concil.</i>, tom. <span class="smcap lowercase">IX</span>. p. 1155. — <i>Romæ, Nicolao papa -defuncto, Romani coronam et alia munera Henrico regi transmiserunt, -eumque pro eligendo summo pontifice interpellaverunt. -Qui ad se convocatis omnibus Italiæ episcopis, generalique conventu -Busileæ habito, eidem imposita corona, patricius romanus -appellatus est. Deinde, cum communi omnium consilio, parmensem -episcopum summæ romanæ ecclesiæ elegit pontificem,</i> -<span class="smcap">Hermann Contract.</span></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note388"> -<p><span class="label"><a href="#tag388">388</a>. </span><span class="smcap">Ridol. Notarii</span>, <i>Hist. rer. Brix.</i>, pag. 17.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note389"> -<p><span class="label"><a href="#tag389">389</a>. </span>Documenti autentici provano che anche nel regno di -Napoli il matrimonio di preti e frati era riconosciuto; e trovansi -soscrizioni, <i>Ego Petrus, filius domini Stephani monachi: Ego -Sergius, filius domini Johannis monachi: Ego Johannes, filius -domini Petri monachi</i>..., alle pagine 10, 21, 40, 46 della <i>Sylloge -de' Monumenti</i> del grande archivio di Napoli. Il concilio di -Melfi nel 1059 pel primo limitò il matrimonio dei preti: dopo il -concilio romano del 1072 fu proibito. Nelle consacrazioni dei -vescovi prescriveansi norme intorno all'ordinare conjugati: e -l'arcivescovo Alfano nel 1066, consacrando il primo vescovo di -Sarno, gli indiceva <i>ne bigamum, aut qui virginem sortitus non -est uxorem, ad sacrum ordinem permittat accedere: et si quos -hujusmodi forte reperit, non audeat promovere</i>. <span class="smcap">Ughelli</span>, <i>Italia -sacra</i>, tom. <span class="smcap lowercase">VII</span>. p. 571. Barbato arcivescovo di Sorrento, nel -1110 ordinando Gregorio vescovo di Castellamare, dicea: <i>Eique -dedimus in mandatis ne nunquam ordinationem præsumat facere -illicitam, nec bigamum, aut qui virginem non est sortitus uxorem, -neque illiteratum... ad sacrum ordinem permittat ascendere.</i> -Id., tom. <span class="smcap lowercase">VI</span>. p. 609, ediz. Venezia 1721.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note390"> -<p><span class="label"><a href="#tag390">390</a>. </span>Arnolfo, testimonio non della miglior disciplina ma della -consuetudine, dice che nel regno italico, vacando un vescovado, -il re vi provvedeva il successore, invitato dal clero e dal popolo; -ma a Milano, morto il metropolita, uno de' canonici del duomo gli -succedeva. <i>Vetus fuit italici regni conditio, perseverans usque -in hodiernum diem, ut, defunctis ecclesiarum præsulibus, rex -successores italicos, a clero et populo decibiliter invitatus. Prisca -Mediolani consuetudo est, ut, decedente metropolitano, unus ex -majoris ecclesiæ præcipuis cardinalibus, quos vocant ordinarios, -succedere debeat.</i> Hist. Med., <span class="smcap lowercase">III</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note391"> -<p><span class="label"><a href="#tag391">391</a>. </span><span class="smcap">Petri Damiani</span>, <i>Opusc.</i>, <span class="smcap lowercase">V</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note392"> -<p><span class="label"><a href="#tag392">392</a>. </span>Che anche la depressione dei vescovi e prelati fosse -grata al popolo, lo attesta Enrico IV: <i>Rectores sanctæ Ecclesiæ, -videlicet archiepiscopos, episcopos, presbyteros, sicut servos pedibus -tuis calcasti, in quorum conculcatione tibi favorem ab ore -vulgi comparasti</i>. <span class="smcap">Mansi</span>, Concil., <span class="smcap lowercase">XX</span>. 471.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note393"> -<p><span class="label"><a href="#tag393">393</a>. </span>Il Guichenon (<i>De la Maison de Savoie</i>) pretende fosse il -Bugey, allora distretto del regno d'Arles. — Di Adelaide scrisse -la vita il Terraneo, volendo farne un riscontro alla contessa -Matilde.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note394"> -<p><span class="label"><a href="#tag394">394</a>. </span></p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Copia librorum non deficit huic...</i></p> -<p class="i01"><i>Libros ex cunctis habet artibus atque figuris...</i></p> -<p class="i01"><i>Hæc apices dictat, scit theutonicam bene linguam;</i></p> -<p class="i01"><i>Gens alemanna quidem sibi gratis servit ubique.</i></p> -<p class="i01"><i>Russi, Saxones, Guascones atque Frisones,</i></p> -<p class="i01"><i>Arveni, Franci, Lotharingi quoque, Britanni</i></p> -<p class="i01"><i>Hanc tantum noscunt, quod ei sua plurima poscunt...</i></p> -<p class="i01"><i>Responsum cunctis hæc dat sine murmure turbis.</i></p> -<p class="i12"> <span class="smcap">Donnizone</span>, lib. <span class="smcap lowercase">II</span>.</p> -</div></div> - -<p> -Ecco il principio d'uno dei tantissimi suoi atti di donazione: -<i>Quae ad honorem ecclesiarum et fidelium catholicorum substentationem -erogantur, quia in centuplum recompensentur, et quod -melius est, vita retribuantur æterna, nulli prorsus fidelium dubitandum -est: et maxime monasteriis quæ in nostris possessionibus -constituta sunt, et religiosis viris qui in Deo famulantur, -si in necessitatibus viscera pietatis recludamus, quomodo charitas -Dei erit in nobis? Ideo ego Mathilda, Dei gratia, si quid sum, -pro mercede et remedio animæ meæ parentumque meorum etc.</i> -</p> - -<p> -Le <i>Memorie della gran contessa Matilde</i> di Francesco Maria -Fiorentini (1645) sono una delle migliori fonti della storia di -questo secolo, massime colle note e i documenti che v'aggiunse -Giandomenico Mansi nell'edizione di Lucca 1756.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note395"> -<p><span class="label"><a href="#tag395">395</a>. </span>Donnizone dice, lib. <span class="smcap lowercase">II</span>. c. 1: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i08"> <i>Per tres tenuit jam menses</i></p> -<p class="i01"><i>Gregorium papam; cui servit ut altera Martha.</i></p> -<p class="i01"><i>Auribus intentis capiebat sedula mentis</i></p> -<p class="i01"><i>Cuncta Patris dicta, seu Christi verba Maria.</i></p> -<p class="i01"><i>Propria Clavigero sua subdidit omnia Petro</i></p> -<p class="i01"><i>Janitor est cæli suus heres; ipsoque Petri,</i></p> -<p class="i01"><i>Accipiens scriptum de cunctis Papa benignus.</i></p> -</div></div> - -<p> -Gregorio le scriveva: <i>In veritate vobis loquimur, quod in -nullis terrarum principibus tutius quam in vestra nobilitate -confidimus, quoniam hoc verba, hoc facta, hoc piæ devotionis -studia, hoc fidei vestræ preclara nos constantia docuerunt.</i> Le -lettere che esso le derigeva, sono del tenore di quelle di Francesco -di Sales alla signora di Chantal; e le diceva: — Vi scrivo, -diletta figlia di san Pietro, per saldare la fede vostra sull'efficacia -del santo sacramento dell'Eucaristia, tali essendo i tesori -e i doni che, invece d'oro e di gemme, in nome del padre vostro -che è il principe de' cieli, voi mi avete richiesto, benchè aveste -potuto da prete più degno ottenerli. Non vi parlerò della Madre -di Dio, a cui v'ho in ispecial modo raccomandata, e vi raccomando -senza posa, finchè non arriviamo a vederla... Più essa -in bontà e santità supera le altre madri, più le sorpassa in clemenza... -Cessate dunque di peccare, e prostrata innanzi a lei -versate lacrime di cuor contrito e umiliato». <i>Epist.</i> <span class="smcap lowercase">VII</span>. 47.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note396"> -<p><span class="label"><a href="#tag396">396</a>. </span><span class="smcap">Muratori</span>, <i>Anecdot.</i>, tom. <span class="smcap lowercase">II</span>. p. 328; e <span class="smcap">Martène</span>, <i>De ant. -Eccles. rit.</i>, tom. <span class="smcap lowercase">II</span>. 1. 2. Lo adduciamo perchè tale era il rito -consueto.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note397"> -<p><span class="label"><a href="#tag397">397</a>. </span></p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Leges tuæ depravatæ plenæ falsitatibus.</i></p> -<p class="i01"><i>In te cuncta prava vigent, luxus, avaritia,</i></p> -<p class="i01"><i>Fides nulla, nullus ordo. Pestis simoniaca</i></p> -<p class="i01"><i>Gravat omnes fines tuos. Cuncta sunt venalia.</i></p> -<p class="i01"><i>Per te ruit sacer Ordo, a qua primum prodiit.</i></p> -<p class="i01"><i>Non sufficit papa unus; binis gaudes infulis.</i></p> -<p class="i01"><i>Fides tua solidatur sumptibus exhibitis.</i></p> -<p class="i01"><i>Dum stat iste, pulsas illum; hoc cessante, revocas;</i></p> -<p class="i01"><i>Illo istum minitaris. Sic imples marsupias.</i></p> -<p class="i12"> Lib. <span class="smcap lowercase">III</span>. c. 38.</p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note398"> -<p><span class="label"><a href="#tag398">398</a>. </span>Gregorio VII fu santificato da Benedetto XIII nel 1729; -e Giuseppe II, l'imperatore sacristano, lo volle cancellato dai -calendarj austriaci. Non v'è ingiurie che non siansi dette di -questo pontefice; ma altrettante lodi gli furono attribuite, massime -da moderni, anche protestanti, e principalmente dal Voigt -nella vita che di lui scrisse. Guizot lo mette a paro di Carlo -Magno e di Pietro czar, riformanti per via del dispotismo. -Stephen (nell'<i>Edinburgh Review</i>) lo dichiara il più nobile genio -che regnasse a Roma dopo Giulio Cesare; e, come protestante, -detestando lo scopo di lui, lo riconosce «favorevole e forse -essenziale al progresso del cristianesimo e della civiltà». Lamennais -lo intitolò il <i>gran patriarca del liberalismo</i>: ma questo -concetto non è una novità, poichè il Giannone, cavilloso fautore -dei diritti regj e perciò sempre ostile a Ildebrando, racconta -che «niun altro <i>più</i> meglio e più al vivo ci diede il ritratto di -questo pontefice <i>quanto</i> quel giudizioso <i>dipintore</i> che lo <i>dipinse</i> -nella chiesa di San Severino di Napoli. Vedesi quivi l'immagine -di questo papa avere nella sinistra mano il pastorale co' pesci; -nella destra, alzata in atto di percuotere, una terribile scuriada; -e sotto i piedi scettri e corone imperiali e regali, in atto di -flagellarli. E dopo avere così mostrato essere stato Gregorio il -terrore e il flagello dei principi, e calpestar scettri e corone, volendo -ancor far vedere che tutto ciò potea ben accoppiarsi colla -santità e mondezza de' suoi costumi, sopra il suo capo scrisse in -lettere cubitali queste parole: <span class="smcap lowercase">SANCTUS GREGORIUS VII</span>».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note399"> -<p><span class="label"><a href="#tag399">399</a>. </span>Così la intesero i contemporanei. <i>Non cujuslibet regis et -ducis sive marchionis, sed unius feminæ, scilicet gloriosæ et Deo -dilectæ comitissæ Mathildis congressione imperator debilitatus -est</i>. <span class="smcap">Deusdedit Cardin.</span> ap. Baronio <i>ad an.</i> 1081. — <i>Ipsa pene -sola cum suis contra Henricum... jam septennio prudentissime -pugnavit, tandemque Henricum de Longobardia satis assai viriliter -fugavit.</i> <span class="smcap">Bertold. Constant.</span> <i>ad</i> 1097. -</p> - -<p> -Donnizone la dice <i>hilari semper facie, placida quoque mente, e -fœmina pacis</i>; ma altrove <i>Pervigil et fortis, perversos sæpe remordit</i>. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Fervida bella nimis cum rege potenter inivit;</i></p> -<p class="i01"><i>Nam per triginta duravit tempora firma</i></p> -<p class="i01"><i>Nocte die bellans, regni calcando procellas.</i></p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note400"> -<p><span class="label"><a href="#tag400">400</a>. </span><i>Sub specie religionis</i>. <span class="smcap">Otto Frisingensis</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note401"> -<p><span class="label"><a href="#tag401">401</a>. </span><i>Pro remedio animæ meæ et parentum meorum, dedi et -obtuli Ecclesiæ sancti Petri, per interventum domini Gregorii -papæ VII, omnia bona mea jure proprietario, tam quæ tum -habueram, quam ea quæ in antea acquisitura eram, sive jure -successionis, sive alio quocumque jure ad me pertinent, et tam -ea quæ ex hac parte montium habebam, quam illa quæ in ultramontanis -partibus ad me pertinere videbantur</i>. Pare la contessa -avesse già fatta donazione sotto il papato di Gregorio VII, ma -perdutasi la carta, la rinnovasse il 1112 a favore di Pasquale II. -Questa carta è stampata in fondo al poema di Donnizone, <i>Rer. -It. Scrip.</i>, tom. <span class="smcap lowercase">V</span>. p. 584; e può ben essere falsa: tuttavia la -donazione non potrebbesi ragionevolmente negare, attesochè fu -recata in mezzo subito dopo la morte di Matilde; e se si disputò -sopra l'estensione con cui intenderla, non ne fu impugnata la -genuinità. Vedi <span class="smcap">Tiraboschi</span>, <i>Mem. modenesi</i>, <span class="smcap lowercase">I</span>. 140.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note402"> -<p><span class="label"><a href="#tag402">402</a>. </span>È ancora uno dei più disputati problemi l'origine dei -Veneti primi. Secondo Erodoto, i Veneti si davano per colonia -dei Medi: secondo Pomponio Mela, lasciarono al lago di Costanza -il nome di <i>lacus venetus</i>; ed una delle più alte cime del centro -alpino è detta <i>Venediger Spitz</i>. Strabone indica gli <i>Heneti</i> sul -mar Nero; sul Baltico abbiamo la Vinden-burg: Tolomeo, -Plinio, Tacito danno i <i>Venediti Montes</i>, il <i>Venedicus Sinus</i>; i -Veneti appartenevano alla Confederazione Armoricana: aggiungevasi -la <i>Venta Belgarum</i>, la <i>Venta Icenorum</i>, la <i>Venta Silurum</i>; -altri della Celbiteria accennati da Plinio. Come genti di -paesi così distanti si ridussero nell'<i>angulus</i> di Tito Livio? Come -poi i Veneti Secondi chiamarono <i>patria</i> il Friùli? Come negli -interrogativi del dialetto di Venezia i verbi son conjugati colla -pretta forma friulana?</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note403"> -<p><span class="label"><a href="#tag403">403</a>. </span><span class="smcap">Flaminio Cornaro</span>, <i>Eccl. ven.</i>, tom. <span class="smcap lowercase">XI</span>. p. 309.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note404"> -<p><span class="label"><a href="#tag404">404</a>. </span>La cronaca veneta di Martin da Canale divisa a lungo la -spedizione di Carlo Magno contro Venezia, e come questo si -piantò a Malamocco, donde tutti i cittadini fuggirono a Rialto. -Molestati assiduamente dai Franchi, un giorno vennero a mischia -con essi, e dalle navi scaraventarono contro quelli gran -quantità di pani, onde Carlo comprese non li potrebbe prendere -per fame. Una donna, fintasi traditrice della patria, gli menò -uomini che per gran danaro fabbricarono un ponte galleggiante -sul quale tragittare l'esercito; ma l'aveano disposto in modo -che rovinarono e affogarono la cavalleria di lui. Allora sconfortato, -Carlo chiese vedere il doge, e con esso entrò in Venezia; -e mentre navigava, giunto ove l'acqua è più profonda, con tutta -la forza del suo braccio vi gettò un lunghissimo stocco ch'egli -impugnava, e disse: — Come cotesto stocco che ho gettato in -mare, non apparirà più mai nè a voi nè a me nè a persona viva, -così non sia al mondo persona che abbia possanza di nuocere -al dominio di Venezia; e a chi nocerà, gli venga sopra l'ira e il -maltalento di Domeneddio, così come venne sopra di me e sopra -la mia gente».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note405"> -<p><span class="label"><a href="#tag405">405</a>. </span>In tale occasione Guglielmo Apulo (<i>Rer. It. Script.</i>, <span class="smcap lowercase">V</span>.) dice -de' Veneziani: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Non ignara quidem belli navalis, et audax</i></p> -<p class="i01"><i>Gens erat hæc: illam populosa Venetia misit,</i></p> -<p class="i01"><i>Imperii prece, dives opum, divesque virorum,</i></p> -<p class="i01"><i>Qua sinus Adriacis inter litus ultimus undis</i></p> -<p class="i01"><i>Subjacet arcturo: sunt hujus mœnia gentis</i></p> -<p class="i01"><i>Circumsepta mari; nec ab ædibus alter ad ædes</i></p> -<p class="i01"><i>Alterius transire potest, nisi lintra vehatur.</i></p> -<p class="i01"><i>Semper aquis habitant, gens nulla valentior ista.</i></p> -<p class="i01"><i>Æquoreis bellis, ratiumque per æquora ductu.</i></p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note406"> -<p><span class="label"><a href="#tag406">406</a>. </span>Nel diploma del 983, dove Ottone II confermava ai Veneziani -i loro diritti, si trovano nominati i popoli formanti il regno d'Italia; -e sono Pavesi, Milanesi, Cremonesi, Ferraresi, Ravennati, Comacchiani, -Riminesi, Pesaresi, Cesenati, Fanesi, Sinigalli, Anconitani, -Umanesi, Fermani, Pinnesi, Veronesi, Gavellesi, Vicentini, -Monselicesi, Padovani, Trevigiani, Cenedesi, Furlani, Istrioti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note407"> -<p><span class="label"><a href="#tag407">407</a>. </span>La famiglia Giustiniani v'era tutta montata, e tutta perì. -Unico superstite un frate, che dispensato dai voti, sposò Anna -Michiel. Avutone figli, tornò al chiostro, ed essa pure, e furono -santificati.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note408"> -<p><span class="label"><a href="#tag408">408</a>. </span><span class="smcap">Anonimo Salernitano</span>, <i>Paralip.</i>, cap. 58-62.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note409"> -<p><span class="label"><a href="#tag409">409</a>. </span></p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i> Nulla magis locuples argento, vestibus, auro,</i></p> -<p class="i01"><i>Partibus innumeris: hac plurimus urbe moratur</i></p> -<p class="i01"><i>Nauta, maris cælique vias aperire peritus.</i></p> -<p class="i01"><i>Huc et Alexandri diversa feruntur ab urbe</i></p> -<p class="i01"><i>Regis et Antiochi. Gens hæc freta plurima transit.</i></p> -<p class="i01"><i>Hic Arabes, Indi, Siculi nascuntur et Afri.</i></p> -<p class="i01"><i>Hæc gens est totum prope nobilitata per orbem,</i></p> -<p class="i01"><i>Et mercando ferens et amans mercata referre.</i></p> -<p class="i12"> <span class="smcap">Gugl. Apulo, iii</span>.</p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note410"> -<p><span class="label"><a href="#tag410">410</a>. </span>Donnizone si lamenta che la contessa Beatrice sia stata -sepolta in Pisa, perchè in questa è affluenza di Pagani, di -Turchi, d'Africani, di Caldei: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Qui pergit Pisas, videt illa monstra marina:</i></p> -<p class="i01"><i>Hæc urbs Paganis, Turchis, Libycis, quoque Parthis</i></p> -<p class="i01"><i>Sordida, Chaldæi sua lustrant litora tetri.</i></p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note411"> -<p><span class="label"><a href="#tag411">411</a>. </span>«Lo papa colla sua cherisìa mandoe a Pisa a predicare -la croce in Sardinia contra li Saracini lo cardinale d'Ostia; al -quale lo vescovo e 'l comune di Pisa s'obbligarono di fare lo -passaggio, e ricevettono lo gonfalone vermiglio, quasi dicesse -loro: <i>Va, e vendica la morte di Cristo</i>». <span class="smcap">Ranieri Sardo</span>, <i>Cron. -pisana</i> al 1017.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note412"> -<p><span class="label"><a href="#tag412">412</a>. </span>L'avvenimento, da alcuni impugnato, si appoggia a -quest'iscrizione apposta al duomo: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Anno quo Christus de Virgine natus, ab illo</i></p> -<p class="i01"><i>Transierant mille decies sex tresque subinde,</i></p> -<p class="i01"><i>Pisani cives, celebri virtute potentes,</i></p> -<p class="i01"><i>Istius ecclesiæ primordia dantur inisse</i></p> -<p class="i01"><i>Anno quo siculas est stolus factus ad oras,</i></p> -<p class="i01"><i>Quod simul armati multa cum classe profecti</i></p> -<p class="i01"><i>Omnes majores, medii, pariterque minores</i></p> -<p class="i01"><i>Intendere viam primam sub sorte Panormum</i></p> -<p class="i01"><i>Intrantes, rupta portus pugnando catena.</i></p> -<p class="i01"><i>Sex capiunt magnas naves, opibusque repletas,</i></p> -<p class="i01"><i>Unam vendentes, reliquas prius igne cremantes;</i></p> -<p class="i01"><i>Quo pretio muros constat hos esse levatos.</i></p> -<p class="i01"><i>Post hinc digressi parum, terraque potiti,</i></p> -<p class="i01"><i>Qua fluvii cursum mare sentit solis ad ortum,</i></p> -<p class="i01"><i>Mox equitum turba, peditum comitante caterva,</i></p> -<p class="i01"><i>Armis accingunt sese, classemque relinquunt,</i></p> -<p class="i01"><i>Invadunt hostes contra sine more furentes.</i></p> -<p class="i01"><i>Sed prior incursus mutans discrimina casus,</i></p> -<p class="i01"><i>Istos victores, illos dedit esse fugaces,</i></p> -<p class="i01"><i>Quos cives isti ferientes vulnere tristi</i></p> -<p class="i01"><i>Plurima pro portis straverunt millia morti:</i></p> -<p class="i01"><i>Conversique cito tentoria litore figunt,</i></p> -<p class="i01"><i>Ignibus et ferro vastantes omnia circum:</i></p> -<p class="i01"><i>Victores victis sic facta cæde relictis,</i></p> -<p class="i01"><i>Incolumes multo Pisam rediere triumpho.</i></p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note413"> -<p><span class="label"><a href="#tag413">413</a>. </span><span class="smcap">Ricordano Malaspini</span>, cap. 76. — <span class="smcap">Giovan Villani</span>, -lib. <span class="smcap lowercase">IV</span>. c. 31.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note414"> -<p><span class="label"><a href="#tag414">414</a>. </span><i>Antiq. M. Æ.</i>, diss. <span class="smcap lowercase">LVIII</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note415"> -<p><span class="label"><a href="#tag415">415</a>. </span><i>Antiq. M. Æ.</i>, <span class="smcap lowercase">V</span>. 767.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note416"> -<p><span class="label"><a href="#tag416">416</a>. </span><i>Antiq. M. Æ.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>. 328.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note417"> -<p><span class="label"><a href="#tag417">417</a>. </span><i>Monumenta hist. patriæ,</i> Chron. <span class="smcap lowercase">III</span>. 260.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note418"> -<p><span class="label"><a href="#tag418">418</a>. </span><span class="smcap">Baluzio</span>, <i>Capitolari</i>, lib. <span class="smcap lowercase">IV</span>. append.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note419"> -<p><span class="label"><a href="#tag419">419</a>. </span><i>Antiq. M. Æ.</i>, <span class="smcap lowercase">II</span>. 328; e <span class="smcap">Anonim. Salernit.</span>, 42.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note420"> -<p><span class="label"><a href="#tag420">420</a>. </span><span class="smcap">Cicogna</span>, <i>Iscrizioni venete</i>, tom. <span class="smcap lowercase">V</span>. in S. Trinita.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note421"> -<p><span class="label"><a href="#tag421">421</a>. </span><span class="smcap">Giulini</span>, <i>Memorie Milanesi</i>, part. <span class="smcap lowercase">III</span>. p. 500.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note422"> -<p><span class="label"><a href="#tag422">422</a>. </span>Da quell'ora fino al 1096 non conosceasi verun simile -appello. Ora nella <i>Bibliothèque de l'Ecole des Chartes</i>, Paris, -1856, t. <span class="smcap lowercase">III</span>. p. 269 della 4ª serie, fu pubblicata un'enciclica di -Sergio IV. verso il 1010, ove propone una crociata. <i>Cognitum -omnibus Christianis facimus, quod nuntius processit ad sedem -apostolicam ex Orientis partibus, sanctum redemptoris Dei nostri -J. C. sepulchrum destructum esse ab impiis paganorum manibus -de vertice usque ad fundamentum... Sciat igitur christiana intentio -quia ego, si Domino placuerit, per memetipsum cupio -pergere ex marino litore, et omnes Romanos seu Italos cum -Tuscie vel qualiscumque christianus nobiscum volunt pergere, ut -gente Agarena, Domino auxiliante, omnes ostiliter desidero interficere... -Non vos, filii, marinus terreat tumor aut bellicosus -expavescat furor.... Multos populorum qui sunt de civitatibus -secus litus maris positæ, invenimus fidelissimos nobis... volumus -et jubemus, pro salute animæ vestræ, ex auctoritate Dei omnipotentis -et sanctorum omnium, sive nostræ monitionis, ut omnis -ecclesia et provincia, loca et populi, majores et minores pacem -inter se habeant, quia sine pace nemo potest Deo servire... Qui -id explere non valuerit, adjutorium faciat personaliter ad naves -laborando et ad arma præparando</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note423"> -<p><span class="label"><a href="#tag423">423</a>. </span><i>Speramus etiam ut, pacatis Normannis, transeamus Constantinopolim -in adjutorium Christianorum. Epist.</i> <span class="smcap lowercase">II</span>. 37. Dice -che cinquantamila Cristiani erano lesti all'impresa.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note424"> -<p><span class="label"><a href="#tag424">424</a>. </span><i>Æstuabat ingenti desiderio Victor apostolicus qualiter -Saracenorum in Africa commorantium confunderet atque contereret -infidelitatem. Unde cum episcopis et cardinalibus concilio -habito, de omnibus fere Italiæ populis Christianorum exercitum -congregans, atque vexillum beati Petri apostoli illis contradens, -sub remissione omnium peccatorum, contra Saracenos in Africa -commorantes direxit</i>. <span class="smcap">Petrus Diaconus</span>, lib. <span class="smcap lowercase">III</span>. c. 69.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note425"> -<p><span class="label"><a href="#tag425">425</a>. </span>I ventimila che dice Goffredo Malaterra, sono un'esagerazione.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note426"> -<p><span class="label"><a href="#tag426">426</a>. </span></p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Quos Athesis pulcher præterfluit, Eridanusque,</i></p> -<p class="i01"><i>Quos Tyberis, Macra, Vulturnus, Crustumiumque,</i></p> -<p class="i01"><i>Concurrunt Itali, etc.</i></p> -<p class="i01"><i>Pisani ac Veneti propulsant æquora remis...</i></p> -<p class="i01"><i>Qui Ligures, Itali, Tusci, pariterque Sabini,</i></p> -<p class="i01"><i>Umbri, Lucani, Calabri simul atque Sabelli,</i></p> -<p class="i01"><i>Aurunci, Volsci, vel qui memorantur Etrusci;</i></p> -<p class="i01"><i>Quæque etiam gentes sparguntur in apula rura,</i></p> -<p class="i01"><i>Queis conferre manus visum est in prælia dura,</i></p> -<p class="i01"><i>Sub juga Tancredi et Boamundi corripuere,</i></p> -<p class="i01"><i>Et contra fidei refugas patria arma tulere.</i></p> -<p class="i05"> Ap. <span class="smcap">Duchesne</span>, <i>Rerum Franc.</i>, tom. <span class="smcap lowercase">IV</span>.</p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note427"> -<p><span class="label"><a href="#tag427">427</a>. </span><span class="smcap">Pigna</span>, <i>St. della Casa d'Este</i>, lib. <span class="smcap lowercase">II</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note428"> -<p><span class="label"><a href="#tag428">428</a>. </span>Doveva esser finto, poichè nel 1873 si trovò a Milano lo -scheletro di S. Ambrogio intero.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note429"> -<p><span class="label"><a href="#tag429">429</a>. </span>Ora la libertà proibì quella, come le altre processioni -popolari e devote.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note430"> -<p><span class="label"><a href="#tag430">430</a>. </span><span class="smcap">Muratori</span>, <i>Annali</i>, tom. <span class="smcap lowercase">II</span>. p. 919.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note431"> -<p><span class="label"><a href="#tag431">431</a>. </span><span class="smcap">Dandolo</span>, <i>Chron.</i>, lib. <span class="smcap lowercase">IX</span>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note432"> -<p><span class="label"><a href="#tag432">432</a>. </span>Il Ghirardacci (lib. <span class="smcap lowercase">III</span>) pretende sapere il nome de' principali -crociati bolognesi: Orso Caccianemici, Mino e Faccio -Gallucci, Schiappa Garisendi, Guido Griffoni, Pietro Asinelli, -Gualtero Maccagnani, Prendiparte Prendiparti, Giandonato Malavolti, -Perticone Castelli, Bacelliero Bacellieri, Torello Torelli, -Uberto Ghisilieri, Bartolomeo Carbonesi, Artemisio Artemisi, -Nicolò Rodaldi, Alberto Tencarari, Testa Gozzadini, Alberto -Bianchetti, Albero Magarotti, Pietro Ligapassari, Giovanni -Semplicioli, Dionisio Maranesi, Lodovico Nasini. Egli cita pure -quelli della crociata del 1218.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note433"> -<p><span class="label"><a href="#tag433">433</a>. </span>Innocenzo III, epist. <span class="smcap lowercase">XVI</span>: <i>Cum constet quod, vocatos ad -terreni regis exercitum, uxorum non impedit contradictio; liquet -quod summi regis exercitum invitatos, et ad illum proficisci volentes, -prædicta non debet occasio impedire, cum per hoc matrimoniale -vinculum non solvatur</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note434"> -<p><span class="label"><a href="#tag434">434</a>. </span>Franco Sacchetti, Nov. 153. Il Chron. Sicul. ad 1322 -dice che — nella Sicilia la forma del militare apparato era colle -spalliere e il manto di zendado, la spada guarnita in argento, la -sella col freno e gli sproni dorati, e un pajo di vesti di qual colore -si fosse, eccetto che scarlatto, e senza soppanno di vajo».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note435"> -<p><span class="label"><a href="#tag435">435</a>. </span><span class="smcap">Matteo Villani</span>, ad ann.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note436"> -<p><span class="label"><a href="#tag436">436</a>. </span><i>Lettera inedita etc.</i> Bologna 1841.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note437"> -<p><span class="label"><a href="#tag437">437</a>. </span><span class="smcap">Lami</span>, <i>Mem. della Chiesa fiorentina</i>, tom. <span class="smcap lowercase">I</span>. p. 306.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note438"> -<p><span class="label"><a href="#tag438">438</a>. </span>Di quest'Ordine, negletto dagli storici degli altri, si -ragiona nella prefazione alle <i>Lettere di frà Guitton d'Arezzo,</i> -Roma 1745. Benvenuto da Imola sopra Dante, Inf., <span class="smcap lowercase">XXIII</span>, dice: -<i>A principio multi, videntes formam habitus nobilis et qualitatem -vitæ, quia scilicet sine labore vitabant onera et gravamina publica, -et splendide epulabantur in otio, cæperunt dicere: — Quales -fratres sunt isti? Certe sunt fratres gaudentes. — Ex hoc obtentum -est ut sic vocentur vulgo usque in hodiernum diem, quum -tamen proprio vocabulo vocentur Milites Domineæ</i>. Ne scrisse -due grossi volumi il Federici e una memoria Petronio Canal, -facendoli derivare dalla Linguadoca, e mostrandoli molto fiorenti -nel Veneto. Guitton d'Arezzo che era dei loro, scrive a -Ranuccio in suo rozzo vulgare, die alcun crede anche in versi: — Messer -Ranuccio amico, saver dovete che cavallaria nobilissimo -è ordin seculare, di qual propio è nemico il dire onte e far -villania, e quanto unque si può vizio stimare; ma valenza e -scienza e onestate, nettezza e veritate continuo ne' suoi trovar -si dea. Voi, messer, converria non a villan, ma a buon voi conformare; -e se buon nullo appare, non meno, ma più molto a -ben sia pogna (<i>stimolo</i>), che dannaggio e vergogna è più seguire -reo, com' più rei sono; e buon via maggior buono quanto -maggio di buon grande è difetto, quanto maggior è rio, maggio -si mostra; e quanto più, più nostra essere dea cura impartir -d'esso unde dei mali è cesso, dei buoni a buono e conforto e -refetto».</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note439"> -<p><span class="label"><a href="#tag439">439</a>. </span></p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Vede Tancredi che il Pagan difeso</p> -<p class="i01">Non è da scudo, e il suo lontano ei gitta...</p> -<p class="i01">Cedimi, uom forte, o riconoscer voglia</p> -<p class="i01">Me per tuo vincitore o la fortuna.</p> -</div></div> -</div> -</div> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. Il testo greco è stato trascritto tal quale, -senza alcuna correzione. -</p> - -<p class="covernote"> -Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. -</p> -</div> - -<div style='display:block; margin-top:4em'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIA DEGLI ITALIANI, VOL. 5 (DI 15) ***</div> -<div style='text-align:left'> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Updated editions will replace the previous one—the old editions will -be renamed. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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Redistribution is subject to the trademark -license, especially commercial redistribution. -</div> - -<div style='margin:0.83em 0; font-size:1.1em; text-align:center'>START: FULL LICENSE<br /> -<span style='font-size:smaller'>THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE<br /> -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK</span> -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -To protect the Project Gutenberg™ mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase “Project -Gutenberg”), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg™ License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. -</div> - -<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'> -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg™ electronic works -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.A. 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Information about the Mission of Project Gutenberg™ -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Project Gutenberg™ is synonymous with the free distribution of -electronic works in formats readable by the widest variety of -computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It -exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations -from people in all walks of life. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg™’s -goals and ensuring that the Project Gutenberg™ collection will -remain freely available for generations to come. In 2001, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure -and permanent future for Project Gutenberg™ and future -generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see -Sections 3 and 4 and the Foundation information page at www.gutenberg.org. -</div> - -<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'> -Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non-profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the -state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal -Revenue Service. The Foundation’s EIN or federal tax identification -number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by -U.S. federal laws and your state’s laws. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -The Foundation’s business office is located at 809 North 1500 West, -Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up -to date contact information can be found at the Foundation’s website -and official page at www.gutenberg.org/contact -</div> - -<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'> -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Project Gutenberg™ depends upon and cannot survive without widespread -public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine-readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. Compliance requirements are not uniform and it takes a -considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up -with these requirements. 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