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authorRoger Frank <rfrank@pglaf.org>2025-10-15 05:06:45 -0700
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+The Project Gutenberg EBook of Fante di picche, by Salvatore Farina
+
+This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
+almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
+re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
+with this eBook or online at www.gutenberg.org
+
+
+Title: Fante di picche
+
+Author: Salvatore Farina
+
+Release Date: November 21, 2006 [EBook #19884]
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: ISO-8859-1
+
+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK FANTE DI PICCHE ***
+
+
+
+
+Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the
+Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net
+(This file was produced from images generously made
+available by Biblioteca Nazionale Braidense - Milano)
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+ FANTE DI PICCHE
+
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+
+ Dello stesso Autore:
+
+ IL TESORO DI DONNINA.--Un volume elegantissimo di pagine 416 L. 3 --
+ DUE AMORI.--Volumi due » 1 --
+ UN SEGRETO.--Volumi due » 1 --
+ IL ROMANZO DI UN VEDOVO.--Tre volumi » 1 50
+ FIAMMA VAGABONDA.--Due volumi » 1 --
+
+
+ Dirigere le domande alla TIPOGRAFIA EDITRICE LOMBARDA
+ Via Larga 19, Milano.
+
+
+
+
+ SALVATORE FARINA
+
+ FANTE DI PICCHE
+
+ Una Separazione di Letto e di Mensa.
+
+ Un uomo felice.
+
+
+
+ MILANO
+
+ TIPOGRAFIA EDITRICE LOMBARDA
+ Via Larga, 19
+ 1874.
+
+
+ Proprietà Letteraria.
+
+
+
+
+
+A MIO PADRE
+
+
+Mi è caduta l'altro di sottocchio una pagina di un critico bizzarro e
+profondo; leggendola, mi è tornata in mente come cosa che avevo già
+letto, e insieme ne rammentai l'occasione e il modo della prima
+lettura, e l'approvazione che tu davi alle idee espressevi, ed i dubbi
+che a me rimanevano, e che, pensandoci, ho poi risoluti d'accordo col
+nostro autore. Il quale non è altri che Carlo Baudelaire e nella
+prefazione ai _Racconti Straordinarii_ di Poe espone i vantaggi che ha
+la novella sul romanzo, senza dire quelli che il romanzo ha sulla
+novella.
+
+Non so se ricorderai questo brevissimo momento della vita. Io
+trascrivo qui quella pagina per vedere di ravvivartene l'immagine.
+
+«_La novella ha sul romanzo di vaste proporzioni l'immenso vantaggio
+che la sua brevità cresce l'intensità dell'effetto. La lettura che può
+farsi d'un fiato, lascia nello spirito una memoria assai più tenace
+d'una lettura sbocconcellata, interrotta spesso dalle faccende
+mondane. L'artista, se sarà abile, non adatterà, no, i propri pensieri
+agli incidenti, ma, avendo concepito di proposito, a suo genio, un
+effetto da produrre, inventerà e combinerà gli avvenimenti più adatti
+a produrre l'effetto voluto. Se la prima frase non è scritta
+coll'intento di preparare la finale impressione, l'opera è sbagliata
+dal principio. In tutta la composizione non deve entrar parola che non
+sia un'intenzione, e non tenda, direttamente od indirettamente, al
+disegno prestabilito.»_
+
+ . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+A tutte queste idee e specialmente alle ultime che, mostrando la
+difficoltà della novella, le aggiungono valore e nobiltà, tu dicevi:
+«benissimo.»
+
+Ed ecco perchè, invece d'un lavoro di maggior mole, dedico a te questi
+racconti.
+
+SALVATORE.
+
+
+
+
+FANTE DI PICCHE
+
+
+I.
+
+A ventidue anni Donato è un bel giovane bruno; sa tirar di sciabola e
+di pistola, caracollare con grazia sopra un cavallo, infilar come
+saetta le vie di Milano sul velocipede, e sa all'occorrenza camminare
+a piedi senza dinoccolar le gambe per far pompa d'una disadattagine
+che è l'ultima parola dell'arte del perfetto cavallerizzo. A ventidue
+anni Donato, non ostante il contagio della città dove vive da un
+pezzo, si è serbato figlio e fratello tenerissimo, adora la canizie
+del suo vecchio padre e non immagina al mondo cosa più soave della
+testolina bionda della sorella. Or ecco perchè il vecchio Norberto e
+Mariuccia in quella calda sera di luglio si lasciano rubare i sospiri
+dalla brezza senza quasi avvedersene: Donato deve abbandonare ancora
+una volta la paterna villetta di Romanò in Brianza, per tornarsene
+alle severe assiduità della Scuola d'Applicazione ed alle innocenti
+delizie del Veloce-Club di Milano.
+
+Nè ciò soltanto affligge le due anime buone; all'occhio della loro
+tenerezza non è sfuggito che Donato, nei tre giorni passati in villa,
+fu inquieto più del solito.
+
+Certo egli ebbe ancora sorrisi, ma brevi e fuggitivi, di quelli che
+appaiono a fior di labbro e di repente si cancellano senza lasciare
+alcuna traccia. Talvolta pure infilò le ciancie, gli si accesero le
+gote impallidite, gli brillò lo sguardo, ma d'un tratto ammutolì, si
+oscurò in volto, si ritrasse nella sua cameretta od uscì all'aperto, e
+quando si credette non visto si lasciò cadere sopra un sedile, e
+stette lungo tratto d'ora immobile, coll'occhio fisso a terra.
+Mariuccia ed il babbo lo spiarono senza saper l'un dell'altra; venti
+volte vennero entrambi da opposte vie ad incontrarsi per caso in
+faccia a Donato meditabondo; e allora il babbo si arrestò estatico a
+guardare un alberello, Mariuccia si chinò a cogliere una miosotide,
+per dar tempo al giovine di comporre il volto alla pietà d'un
+ingannevole sorriso. La sorellina, che potè tener dietro a Donato con
+assai maggior naturalezza e punto scrupoli, vide poc'anzi il fratello
+colla testa fra le mani... un pezzo... un pezzo, trattenne il respiro
+e sentì gonfiarsi il cuore dall'affanno, e finalmente non potendone
+più, diede in uno scoppio di pianto che costrinse Donato a scoprire la
+faccia lagrimosa. Egli corse a lei, si abbracciarono stretti,
+confusero le loro lagrime, finchè la giovinetta levò il bel viso, e
+pose negli occhi una domanda.
+
+Donato si schermì, si chinò a raddrizzare una dalia curvata dal vento,
+poi appiccò discorso, costrinse la sorellina ad ammirare il ceruleo
+anfiteatro delle montagne lontane, si provò anche a cercar argomento
+scherzevole, e trovatone uno vi spese più barzellette che non
+meritasse, e delle barzellette rise più forte del solito, e fe' pure
+ridere la fanciulla; ma quando, esaurita quella forza fittizia, guardò
+negli occhi di Mariuccia, vi lesse chiaro la stessa dimanda di prima:
+«e perchè piangevi?»
+
+«Sono uno sciocco, disse allora, mi vergogno di me stesso; piangevo
+perchè ho paura di presentarmi agli esami; un superbiaccio pari mio
+meritava questa umiliazione; a te lo posso dire: il Veloce-Club, e le
+cavalcate, ed altro mi hanno fatto trascurar la scuola di meccanica e
+di costruzioni, gioco una brutta carta...
+
+E come se gli si ripresentasse alla mente l'immagine della propria
+sciagura, s'interruppe e non aggiunse parola.
+
+Anche Mariuccia tacque, perchè vide venire il babbo da lontano.
+Altrimenti ella avrebbe pur detto al fratello che le sue paure erano
+fantasime vane, che d'esami ne aveva già superati un esercito senza
+averne mai trovato uno che gli facesse proprio paura, che per dieci o
+venti lezioni di meccanica perdute uno studente di matematica non è
+già in rovina, e può diventare ingegnere e dei buoni ugualmente. Ella
+avrebbe pur detto tutte queste cose ed altre, o piuttosto non avrebbe
+detto nulla, perchè s'era accorta che, per la prima volta in vita,
+Donato, il suo buon Donato... _mentiva_, e si teneva certa non altro
+essere tutta la storiella degli esami se non un nero tessuto di bugie
+per carpire la fede della sorellina ingenua.
+
+Donato alla vista del babbo tornò ilare, passò il rovescio d'una mano
+sugli occhi per cancellare ogni traccia delle lagrime versate, si
+dimenò come una girandola che non piglia fuoco, facendo cento cose
+inutili, gettò qualche scintilla di buon umore... e finalmente si
+spense. E per non trovarsi innanzi alla tenera sollecitudine di quella
+faccia serena di vecchio, tutta rughe ed amore, girò sui tacchi come
+sopra un cardine, e se n'andò a testa bassa, curvandosi a raccogliere
+un fiore che non guardava nemmeno od un sassolino che lanciava
+distratto a saltellare sul viale...
+
+Ed ecco perchè il vecchio babbo e Mariuccia, rimasti soli, guardano
+alle giogaie alpine baciate ancora dal sole, alla vallata del Lambro
+dai larghi piani d'un verde cupo, sentono in quell'ora melanconica
+come un'ansia paurosa, e non si avvedono che la brezza invola alle
+loro labbra un sospiro.
+
+«Bella sera! dice Norberto.
+
+--Bella! risponde Mariuccia.
+
+E il babbo pensa che la fanciulla abbia ricevuto le confidenze di
+Donato, e la fanciulla dice a sè stessa che certo il babbo dev'essere
+informato della vita che Donato fa a Milano e di quanto può essergli
+accaduto.
+
+Tacciono.
+
+I raggi del sole valicano le ultime creste del Resegone e si perdono
+nello spazio azzurro, le ombre si addensano tutt'intorno, le campane
+dei paeselli si rispondono da lontano, e l'ala greve del pipistrello
+passa come un'ombra nera nella luce impallidita del crepuscolo.
+
+«Partirà domani Donato? domanda la fanciulla.
+
+--Domani...
+
+--Povero Donato! È in pensiero pegli esami.
+
+--Te l'ha detto lui?
+
+--Sicuro.
+
+--Ho notizie dai suoi stessi professori, non deve temer di nulla, è
+studioso, diligente ed assiduo.
+
+--Anche alla meccanica?
+
+--Anche a quella.
+
+Mariuccia l'ha immaginato, non domanda altro; e il babbo che vorrebbe
+sapere dalla fanciulla... senza metterla inutilmente in malizia... non
+sa proprio come fare.
+
+--Non ti ha confidato nulla Donato? chiede finalmente, tirandosi sotto
+il braccio la figliola ed avviandosi verso la palazzina.
+
+--Null'altro.
+
+Mariuccia, la scienza dei suoi sedici anni compiti, se anco non l'ha
+appresa da altri, l'ha indovinata benissimo, e però soggiunge dentro
+di sè:
+
+«A questo avevo pensato anch'io! Ma se fosse innamorato, a me lo
+avrebbe detto!»
+
+Due ore dopo la piccola Maria ed il vecchio Norberto si augurano la
+buona notte con un bacio. Ciascuno d'essi deve passare innanzi
+ali'uscio socchiuso della camera di Donato.
+
+«Buona notte!
+
+«Buona notte!
+
+E alla voce argentina della fanciulla ed alla tremula voce del
+vecchio, Donato risponde facendosi sull'uscio a baciare in volto i
+suoi cari, poi rientra, si ferma nel mezzo della stanzetta ad
+ascoltare i passi della sorella e del padre, e quando non ode più
+nulla, altro che il rauco coro delle rane e il zirlo degli insetti
+nella campagna, si appoggia alla finestra, e sprofonda lo sguardo
+lontanamente nel buio.
+
+
+II.
+
+La notte è tenebrosa; terra e cielo si confondono nel buio infinito da
+cui si staccano, più neri, alcuni nugoli che viaggiano solitarii, ed i
+gelsi e le quercie in sembianza di giganteschi fantasmi. La brezza
+bisbiglia sottovoce e dondola i letti pensili degli uccelli e degli
+insetti.
+
+Che pensa Donato colla fronte ardente nascosta fra le mani?
+
+Non pensa, vaneggia.--È ritornato fanciullo, ha sei anni, ama giuocare
+alla palla, al cerchio, ha appreso a memoria dei versi che recita fra
+le ginocchia del babbo, si rizza sulla punta dei piedi per veder la
+sorellina in culla, non sa ancora che sia il mondo, non impaurisce per
+le incognite che gli prepara l'algebra della vita.
+
+Pur l'avvenire, affretta col desiderio, s'impazienta degli indugi che
+lo trattengono per via, ha un ideale innanzi agli occhi--vent'anni!
+Ah! il superbo fascino di questa parola!
+
+Eccolo cresciuto, eccolo alla scuola, ai cari studi, ai baldi
+propositi; ha inteso dire che il babbo non è ricco, che lavora per
+vivere, che affatica giocondamente in età quasi senile, per dare a lui
+un'educazione e preparare una dote a Mariuccia. Oh! sì, bisogna
+pensare a Mariuccia. Ora Donato sa l'algebra, la geometria...
+Mariuccia avrà la dote!
+
+E viene un giorno lieto. Donato apprende che non si è così poveri come
+si diceva, poichè si possiede una villetta, dove il babbo, ora che ha
+i capelli bianchi, se ne andrà a riposare colla piccina. Donato solo
+rimarrà in città... e all'avvenire.
+
+Ha promesso ai suoi cari, e più a sè medesimo, di darsi tutto allo
+studio. I compagni hanno le tazze e le belle, egli non ha vini nè
+amori di lusso. Una cosa lo tenta, Non gli occhi affumicati di
+donnette smorfiose, non i rubini delle bottiglie, ben altro: passar
+come saetta sul velocipede nelle vie di Milano, spingere a sfrenato
+galoppo un bel baio nei viali di circonvallazione; questo sì, lo
+tenta. Infine a venti anni si ha forse ragione di dire che la
+meccanica non basta.
+
+Ma non per nulla Donato fu testimonio della dotta parsimonia del
+babbo; levandosi di bocca uno zigaro che appesta e che costa un occhio
+del capo, anch'egli cavalcherà il velocipede ed il baio. Certo si
+potrebbe mettere in disparte quel danaro per la dote di Mariuccia, ma
+infine a vent'anni, ditelo voi, può bastare la meccanica? E poi ora è
+studente, ma quando sarà ingegnere!
+
+Ed oh! le belle miniere scavate col desiderio, i bei castelli a cui
+non manca il castellano canuto, nè la bionda castellana gentile! Ma un
+demone soffia in quelle sante visioni, il castello crolla, ed i
+castellani rimangono nella via più poveri di prima! Un istante ha
+cancellato tanti sogni affettuosi, un'ora di abbandono ha potuto più
+di ventidue anni di affetto... perchè vano è ora distogliere lo
+sguardo, una rovina si compie per opera sua; ecco il tavoliere, i
+mucchi d'oro che danno le vertigini, e la prima posta bramosa, e
+l'ultima posta tremante, e una folla di bassi sentimenti in cuore, e
+mille colpevoli idee nel capo, e, in un impeto di collera contro il
+vincitore, contro sè stesso, contro la sorte, contro Dio... ancora una
+posta disperata di denaro non suo!
+
+«Hai perduto! Ancora e sempre hai perduto!»
+
+Donato leva il capo dalle palme e sprofonda l'occhio nel buio, solcato
+a quando a quando dalle parabole delle lucciole e delle stelle
+cadenti. Non ode più la brezza che va mormorando di lui via via, dai
+gelsi più vicini alle acacie delle siepi ed agli olmi della vallata;
+mille immagini gli turbinano innanzi agli occhi, prima distinte e man
+mano più confuse; poi gli pare che l'aria della notte gli lambisca, la
+fronte come una fredda carezza, gli par di dormire, gli par di
+sognare.
+
+Ora è l'alba, l'alba apportatrice dei propositi onesti, e uno solo ne
+rimane a Donato; si leva, corre alla camera del babbo, picchia
+tremante all'uscio, entra, si butta fra le braccia del vecchio e ne
+bagna la canizie veneranda di lagrime amare.
+
+«Sai, babbo, io sono indegno di te, ho giocato, ho perduto, ho pregato
+il cielo che mi facesse morire.»
+
+E nel cuore del padre queste ultime parole cancellano l'impressione
+delle prime. Il povero vecchio risponde con un bacio, e non trova
+parola di rimprovero. E concesso un istante ai muti singhiozzi, si
+stringe la testa del figlio al petto e dice, ponendo nella parola una
+dolcezza che arriva al cuore del colpevole più efficace d'ogni
+rimprovero:
+
+«Quanto?
+
+--Sei mila lire.
+
+Un istante di silenzio, il vecchio tace, Donato nasconde la testa fra
+le mani disperatamente.
+
+«Sei mila lire, dice Norberto; è molto, per noi che non siamo ricchi;
+ma non piangere così, le lagrime non rimediano a nulla; venderemo
+un'ala della nostra casetta e l'orticello; il mio vicino me ne ha
+pregato, gli farò servigio... Mariuccia aspetterà a prendere marito
+qualche anno di più, finchè tu abbia guadagnato il tanto da
+rattopparle la dote, e se sarà necessario io tornerò in città,
+cercherò di riavere il mio impiego, sono sano, mi sento forte...
+
+Ah! Donato non può resistere a quelle parole benigne, a quella carezza
+tremante, a quell'accento commosso e melanconico di un vecchio adorato
+che considera la colpa del figlio come una disgrazia della sorte. È in
+piedi d'un balzo, riasciuga la faccia lagrimosa, si guarda intorno...
+Meglio così... non era che un sogno. È solo nella sua cameretta,
+appoggiato alla finestrella che guarda alla buia campagna; i neri
+fantasmi della vallata tentennano il capo, e le rane proseguono il
+loro rauco concerto, arrestandosi ogni tanto per ascoltare un altro
+coro che risponde da lontano.
+
+Ci ha tanto pensato, sono molti giorni che ci pensa di continuo; che
+vale arrestarsi ancora in quell'immagine? No, egli non avrà mai il
+coraggio di dare a quel povero cuore di padre una simile angoscia, di
+vedere la serenità di quelle sembianze adorate sparire ad una parola.
+Meglio morire!
+
+Meglio morire! E sprofonda l'occhio nel buio, e vi si avventa col
+desiderio. Potesse tuffarsi nell'infinito che gli sta dinanzi,
+distruggersi o dimenticarsi nella vertigine degli atomi che corrono
+nello spazio! Si ferma un istante a questo pensiero gigantesco e vi
+confronta la piccola causa del suo immenso affanno, ma non ne ritrae
+forza; tutto in quell'arcano gli par grande ad un modo, la parabola
+della lucciola, stella delle zolle, la parabola della stella cadente,
+lucciola dell'infinito. Ogni grandezza è vana, tranne quella del
+proprio affanno. Meglio morire!
+
+Donato esce dalla sua camera, porge l'orecchio nel corridoio, non ode
+alcun rumore, rientra, afferra una rivoltella, la guarda, poi lascia
+cadere il braccio lungo il fianco, ascolta ancora... Nessuna voce lo
+trattiene; ha paura di sè stesso, fugge, scende le scale, esce
+all'aperto coll'arma in pugno, e si caccia in un viale che mena al
+boschetto. Tacciono le rane per lasciarlo passare, poi gli gridano
+dietro la loro rauca beffa. Ed egli fugge sempre brandendo l'arme
+funesta; finalmente si ferma, si butta al suolo, ritrova un
+singhiozzo.
+
+Un uccello che ha avuto paura si è levato a volo per mutar letto, poi
+tutto tace, anche le voci beffarde della notte; poi sulle creste dei
+monti si disegna una striscia di oro pallido--è l'alba.
+
+Una rondine mattiniera passa come una freccia e garrisce per svegliare
+il vicinato; un'altra rondine le risponde, poi un'altra, fin che
+l'aria si empie di garriti e di voli. Donato guarda a quelle creature
+agili e festose che volteggiano sul suo capo; da ogni cespuglio, da
+ogni zolla si avventano al cielo cento gaie personcine; sulla cima
+d'ogni albero è una conversazione animata, ed ogni ramoscello dondola
+al picciolo peso di quella turba saltellante e ciarliera, mentre da
+lontano i galli del paesello si rimandano la loro strofetta
+baldanzosa.
+
+Donato segue sbadatamente coll'occhio quei voli, ascolta quelle
+ciancie, e si dimentica. La luce ha messo in rotta tutti i fantasmi
+paurosi, e sveglia la vita da per tutto; i monti par che si sollevino
+or ora dal piano, le querele e le acacie e gli alberelli e i fili
+d'erba si parano delle loro goccioline di rugiada per far festa al
+sole. A poco a poco la luce si fa più viva, penetra più addentro nelle
+boscaglie, nei cespi, nei pruneti, poi il sole si affaccia con quattro
+raggi alle giogaie lontane, e finalmente si leva maestoso, fruga in
+ogni cantuccio più riposto, costringe ogni più tetra creatura a
+rimandargli con un riflesso il suo sorriso amoroso.
+
+Donato si guarda intorno; è in un breve spazzo scoperto, accanto alla
+silenziosa sorgente dove in altri tempi venne tante volte assetato;
+tutt'in giro gli alberi gli fanno siepe, presso al sentierolo è un
+formicaio che un raggio di sole ha svegliato or ora alle grandi
+faccende d'ogni giorno; una talpa, rimasta fuor di casa più tardi
+dell'usato, attraversa il sentiero come una palla nera e rientra nel
+suo piccolo labirinto; dormono i grilli e si destano le cicale
+stridule; nelle zolle, fra filo e filo d'ogni erba, è un brulichio di
+creature che ripigliano la vita festose; le portulache silvestri
+schiudono alla loro esistenza d'un giorno la pompa dei vivaci colori;
+lontanamente si ode il muggito dei buoi e il grido di un contadino che
+passa nella via maestra dove finisce il boschetto, e lo strider di
+ruote d'un carro sulla ghiaia.
+
+Donato si sente ancora tornar come fanciullo quando amava la vita,
+quando lo impauriva la morte, quando ogni pensiero era avvenire, festa
+ogni sentimento. Ed ora!
+
+Che farà ora il babbo? Che farà la sorellina? Dormono; i loro volti
+soavi sono composti alla serenità; non anco li ha turbati l'annunzio
+di una sciagura! E quale sciagura!
+
+Guarda all'arme che gli sta accanto. Uccidersi! A ventidue anni,
+quando del mondo non si ha ancora visto nulla, quando di cento affetti
+non si ha ancora palpitato, e si ha il sangue ribollente, e i muscoli
+ferrei, e il pensiero gagliardo, e più gagliarda la fede negli uomini
+e nell'avvenire!
+
+Pure sente che non avrà mai forza di confessare al babbo la propria
+colpa e di rimanere al mondo testimonio d'una infelicità uscita dalle
+sue mani; certo vi ha dell'egoismo in questa debolezza, ma vi ha pure
+un sentimento di giustizia e di orgoglio; sappia il babbo, sappia la
+sorellina che Donato aveva cuore d'uomo, che si pentì sinceramente,
+che volle espiare. Ah! sì, bisogna morire!... Afferra l'arme con mano
+tremante, e un colpo parte, e un grido vi risponde. Donato ha
+scaricato involontariamente la rivoltella che tiene ora lontano da sè
+inorridito; gli è sembrato un istante la sorte s'incaricasse della
+giustizia che egli tremava di compiere, si è sentito un brivido per
+tutto il corpo, poi si è guardato intorno, ed ora, lo dirà egli a sè
+stesso?... ora ha paura di morire! Pensa che se avesse posto in atto
+il fatale disegno, già tutto sarebbe finito, e riama la vita, e corre
+giù per la china del bosco coi capelli arruffati, coll'arme in
+pugno...
+
+«Signor Donato! signor Donato!
+
+
+III.
+
+«Signor Donato! signor Donato!»
+
+Così chiama alle spalle del fuggitivo una vocina fresca, d'un timbro
+giocondo. Donato si arresta, si volge; sul sentierolo si tien ritta
+una svelta personcina, con un viso da Madonna meridionale, piccolo,
+rotondo, bruno, irradiato dalla gaia luce di due grandi occhi neri. La
+giovinetta non sa come comporre il bel volto, ha sulle labbra un
+sorriso e nello sguardo intento un affanno; ha udito lo sparo, e
+subito dopo ha visto il giovine attraversare il sentieruolo, per cui
+ella saliva, coll'arme in pugno e coi capelli arruffati. Nè sa che
+pensare.
+
+Donato anch'esso ha riconosciuto la giovinetta: Costanza! Ma
+parendogli già i due occhi lucenti gli abbiano letto in cuore, e
+sentendo l'impaccio della rivoltella che tiene tuttavia stretta in
+pugno, non sa risolversi a muoverle incontro, e lascia cadere le
+braccia lungo i fianchi. Allora Costanza non esita più, si volge come
+a cercare dell'occhio il suo compagno di viaggio, che apparisce tutto
+trafelato nella persona scamiciata d'un monelluzzo da campagna, si
+avanza fra le piante e vien diritta incontro a Donato.
+
+«Se non mi fa male con quell'arnesaccio lì, vengo...» dice con voce
+scherzosa, e già gli è presso, e già ricerca pietosamente sulla faccia
+stravolta, negli occhi gonfi dalla veglia e dalle lagrime, nello
+sconforto dell'atto, la sciagura che si nasconde. Donato volge appena
+il capo, tenta un sorriso e dice, facendo un gran sforzo sopra sè
+stesso, con una compitezza che fa male al cuore: «Buon giorno,
+signorina, come sta?»
+
+Costanza piglia nelle sue la mano che le viene offerta, e la
+trattiene, e di nuovo interroga cogli occhi e coll'ansia.
+
+Donato è titubante; sente il bisogno di versare l'anima sua con una
+confidenza intera; un istinto lo spinge a confessare, ma un altro più
+forte lo trattiene; la lotta è breve, gli occhi pietosi della
+fanciulla squarciano il velo; il giovine rivela la sua sciagura, il
+suo proposito, tutto l'immenso affanno.
+
+«È il cielo che la manda, aggiunge tremante; non so perchè ho subito
+sentito il bisogno di confessarle quanto mi passa in cuore, so che a
+nissun altro avrei fatto simile confidenza.
+
+--Sì, è il cielo che mi manda, risponde Costanza con accento
+melanconico, ma dolce; è il cielo che ha fatto spezzare il timone
+della nostra carrozza sulla via maestra, ed ha costretto lo zio a
+tornarsene indietro fino al vicino paesello per farlo accomodare; è il
+cielo che mi ha messo in capo l'idea di attraversare il boschetto per
+risparmiare due buoni terzi di strada; è il cielo che mi ha fatto
+arrivare proprio oggi ed a quest'ora, mentre Mariuccia ed il signor
+Norberto non ci aspettano che domani... sì, tutto questo lo ha fatto
+il cielo per impedire una sciagura cento volte maggiore.
+
+Donato porge orecchio alle parole della fanciulla come ad una musica,
+ne guarda il bel viso compassionevole come una cara visione, e
+istintivamente nasconde dietro le spalle l'arme che ha nella destra.
+Ora che ha tutto detto, gli par di sentirsi alleggerito; si dimentica
+quasi, ripiglia le mille fantasie della notte, rallegrate dai trilli
+delle rondini inquiete e dalla splendida luce del mattino; gli par di
+non essere mai stato colpevole di nulla, e sia la propria angoscia un
+brutto sogno della notte, ed egli si trovi in faccia a quella natura
+sorridente, a quel leggiadro volto amoroso, a quegli occhi
+fascinatori, attratto da un sentimento nuovo che è una festa, una
+luce; tutte le potenze dell'anima dimentica bisbigliano una parola, la
+stessa che gli ripetono i passeri ciarlieri e i tremoli riflessi delle
+rugiade ed i soffi tiepidi della brezza: «Amala!»
+
+Amala! tu hai bisogno di un dolce nodo che ti trattenga nella vita,
+poichè gli affetti santi dei tuoi cari, per tua sciagura, ti fanno
+desiderare la morte, hai bisogno di un sentimento nuovo e tirannico
+che t'invada il petto da padrone e vi soffochi le angoscie vane, d'un
+pensiero che cancelli ogni altro pensiero, d'un caro fantasma rosato
+che disperda un'orda di fantasime nere; colma in un istante il vuoto
+di ventidue anni, apprendi qual sia la gran festa del cuore: «Amala!»
+
+Vi sono palpiti che compendiano tutta l'esistenza; udite la vecchiaia
+volgersi indietro e ripetere: «Io vissi in quel giorno, in quell'ora,
+quel dolore e quella gioia sono cosa mia, il resto appartiene al
+tempo.»
+
+Se non appar nulla in volto a Donato, perchè Costanza abbandona la
+mano del giovine, e, quando egli tenta di riafferrarla, sorride?
+
+«Senta, dice la giovinetta con un accento determinato che le da un
+vezzo di più, senta, io le voglio bene, perchè siamo cresciuti, si può
+dire, insieme; crede ella che io abbia il diritto di interessarmi al
+suo dolore?
+
+Cogli occhi, coll'atto, col fremito delle labbra, Donato risponde di
+sì, di sì, di sì--a parole non può;
+
+--Ebbene, prosegue la fanciulla, se ho questo diritto, ho anche quello
+di pensare al rimedio.
+
+--Non vi è rimedio, balbetta il giovine, tranne uno...
+
+Costanza si arresta.
+
+--Dica...
+
+Ma Donato si turba, si fa rosso in viso, poi impallidisce e fissa
+l'occhio a terra ripetendo fra sè e sè: «Non vi ha rimedio.»
+
+--Quando è così, la lasci dire a me che ve n'ha uno.
+
+--Quale?
+
+--Il più semplice; pagare le cinquemila lire quando sia il momento,
+senza dir nulla al babbo, lavorar poi assiduamente e riguadagnare il
+denaro perduto... è dell'altro insieme.
+
+--E il denaro?
+
+--Bisogna trovarlo in prestito...
+
+Il giovine tentenna il capo.
+
+--La cambiale scade fra otto giorni.
+
+--E fra otto giorni bisogna avere le cinquemila lire, e le avremo. Io
+sono ricca, così dicono tutti nel paese, non ho il babbo da un pezzo,
+e l'anno passato mi è morta anche la mamma, non mi rimane che lo zio,
+il tutore; domani egli sarà a Romanò, gli dirò tutto, gli farò giurare
+che terrà il segreto col signor Norberto...
+
+A Donato balenano negli occhi la gratitudine e l'amore, ma lo
+sconforto lo vince di nuovo.
+
+--È impossibile, non posso accettare...
+
+--Perchè è superbo.
+
+--Simile sagrifizio...
+
+--Nessun sagrifizio!... Mio zio è di quella razza di zii che fa
+miracoli per accontentare le nipotine, non dirà di no; giurerà tutto
+quello che vorrò io, e piglierà le sue precauzioni per assicurare il
+mio denaro, andrà da un notaio se occorre, insomma farà le cose in
+regola. Ella non conosce mio zio, perchè da soli sei mesi ha comperato
+da queste parti la filanda; se lo conoscesse direbbe che è cosa fatta.
+
+La mente di Donato assediano mille idee, mille fantasie; non sa che
+rispondere, e intanto fissa gli occhi attoniti negli occhi lucenti
+della fanciulla, la quale, non sospettosa, gli sorride.
+
+--Non se ne parli altro, dice finalmente la giovinetta, è cosa
+fatta--e porge la mano al giovane che la piglia melanconicamente e la
+porta alle labbra sospirose.
+
+Costanza lascia fare crollando il capo.
+
+--Ed ora la mi dia quell'arme, soggiunge con accento di soave imperio.
+
+Gli va dietro le spalle, gli toglie di mano la rivoltella con mille
+cautele, poi la impugna e domanda al giovine, che si è voltato e la
+guarda tuttavia sbigottito: «Così bisogna premere?»
+
+Donato fa per pigliarle l'arme, ma la fanciulla lo allontana colla
+mano manca, protende la destra, tira indietro quanto può il corpo,
+chiude gli occhi e preme coraggiosamente il grilletto. Un colpo parte,
+poi un altro, ed un altro, e ad ognuno Costanza si tira indietro,
+serra le labbra, socchiude gli occhi e ride. Quando l'arma è del tutto
+scaricata, la restituisce, al giovane, e gli si attacca a braccetto.
+
+Si avviano senza dir nulla; all'atto di uscir dal bosco, la fanciulla
+si ferma e dice a Donato: «Non ha detto che accetta la mia offerta, lo
+dica ora, perchè non se ne parlerà più.»
+
+Allo studente di matematica par finalmente che torni proprio la
+rettorica; incomincia una frase, va fino a metà, si ferma...
+
+--Ella ha fatto molto per me, dice finalmente balbettando, mi ha
+tratto da morte a vita, faccia di più...
+
+--Che cosa? domanda Costanza sorridendo.
+
+--Permetta che io la baci in fronte.
+
+E perchè Costanza si fa rossa, egli soggiunge:
+
+--Non può rifiutarsi al capriccio d'uno che ha risuscitato...
+
+Ma il piccolo monello che accompagna la giovinetta si è fermato
+anch'esso, e guarda curiosamente.
+
+«Vieni qua, gli dice Donato, obbedendo ad un'ispirazione.
+
+Il fanciullo si accosta titubante.
+
+«Chiudi gli occhi, ed indovina che moneta è questa.»
+
+Il fanciullo è sicuro d'indovinare e vuoi guadagnare il suo denaro
+onestamente. E allora Costanza, sorridendo, porge la fronte a Donato
+che vi imprime un bacio ardente e lungo.
+
+--Un soldo!» dice il monello.
+
+E non venendogli subito risposto, corregge: «Due soldi!»
+
+Questa volta indovina e in premio ne ottiene altri sei. Che gioia
+pura, profonda e muta! Il fanciullo afferra il suo tesoro senza dir
+parola e corre a gambe levate giù pel bosco, mentre Costanza e Donato
+attraversano, a braccetto e pensosi, il viale che dalla chiesa mena a
+Romanò.
+
+
+IV.
+
+Sono passati sei giorni e sta per passare il settimo.
+
+Donato non fu mai così assiduo alla scuola, nè così attento alle
+lezioni; se la storiella delle seimila lire non avesse fatto il giro
+della scolaresca nelle prime ventiquattr'ore, i velocipedisti della
+classe non avrebbero tralasciato di far segno alla comune riprovazione
+quell'ipocrita diligenza alla vigilia degli esami. Ma non si può
+credere quanto le seimila lire perdute a bassetta avessero arricchito
+Donato nell'estimazione dei colleghi; egli poteva ora comportarsi a
+modo suo, intervenire ogni santo giorno alla scuola, fare il sordomuto
+durante tutta la lezione, sporcar quinterni colla matita, mangiarsi
+cogli occhi il professore, e rimanere a lezione finita come inchiodato
+sulla panca per porre in ordine le proprie note; egli poteva anche non
+farsi più vedere al circolo o al caffè, come appunto faceva, che tanto
+nissuno pensava a fargliene un carico. A togliergli di dosso il
+ridicolo della nuova parte, ad ingrandirlo dieci buoni cubiti sul
+livello del volgo bastava quest'unico fatto, memorando negli annali
+della Scuola d'Applicazione, che egli aveva perduto sei mila lire e in
+grandissima parte non le aveva ancora pagate.
+
+Tanta freddezza d'animo pareva indizio di natura eccezionale; la
+condotta scolasticamente esemplare al domani del giorno nefasto della
+bassetta, alla vigilia del giorno nefasto della scadenza della
+cambiale, pigliava aspetto di eroismo.
+
+Il fatto è che Donato aveva il cervello in processione e il borsello
+vuoto. Nel lasciare la paterna villetta, egli si era pure reso conto,
+con un rapido esame di coscienza, di questo vero sacrosanto, che non
+gli rimaneva più un quattrinello in tasca, ma il signor padre non
+chiese informazioni e il signor figlio non osò darne; e Donato partì,
+e venne a Milano, e ci visse sei lunghi giorni e quasi il settimo, con
+mille idee nel capo e con un nuovissimo tesoro in cuore--ma senza uno
+spicciolo. Per fortuna lo scetticismo degli osti non regge quasi mai
+allo spettacolo dell'ingenuo entusiasmo con cui gli studiosi sogliono
+divorare le pagnotte e il resto; nell'età in cui si è buoni solo a
+consumare, e si consuma con tanta convinzione, è facile desinare a
+credenza; quando non si è più scolari l'accostarsi alla cattedra d'un
+oste per chiedergli da pranzo, in nome d'un vaglia che non si è potuto
+riscuotere perchè era chiuso lo sportello, o d'una somma che deve
+arrivare proprio al domani, può parere un atto pieno di difficoltà e
+di incertezze; a vent'anni è naturale e sicuro.
+
+Donato adunque, vinte alcune lievissime velleità espiatorie che gli
+consigliavano il digiuno, si sfamò.
+
+Quanto alle lezioni di meccanica applicata, non è da credere che egli
+le applicasse proprio come doveva. Certo lo scolaro era lì, immobile,
+cogli occhi negli occhi del professore; ma quante volte Donato piantò
+scolaro e maestro nella classe, per andarsene a Romanò a contemplare
+le linee d'un bel visino, a scomporre ed a ricomporre i mille congegni
+del proprio cuore? Tutto l'esser suo è ora fatto obbediente ad una
+leva, non sa se interresistente o interpotente od altro, ma prepotente
+certo: l'amore di Costanza; il dolce delirio si aggira sopra un perno
+solo: l'indimenticabile bacio.
+
+Ah! se avesse dato retta al proprio desiderio, e se la fanciulla
+avesse dato retta a lui, egli avrebbe chiesto ed ella avrebbe dovuto
+concedere molti compagni a quell'unico bacio saporito!
+
+Le tornava al fianco come un'ombra, intento, combattuto fra la
+trepidanza d'essere importuno ed il desiderio d'essere un eroe;
+rispondeva con un sorriso alla tenera sollecitudine di Mariuccia, la
+quale aveva visto il letto del fratello intatto e non sapeva che
+pensare, tappava la bocca al rimorso perchè stesse zitto, sentiva in
+cuore una gioconda danza di baldi propositi, si prometteva mille
+ricchezze, e smaniava perchè mancavano due ore sole alla partenza ed
+egli così perdeva il tempo senza far nulla. E che male ci sarebbe
+stato se egli avesse detto a Costanza: «ancora uno» e poi «ancora uno,
+ancora uno?» Un bacio di più non impoverisce chi lo dà e fa ricco chi
+lo riceve; così pareva a Donato. E siccome Mariuccia non se n'andava
+mai, gli veniva voglia di tirarsela fra le braccia, di farle chiudere
+gli occhi, di ripetere il gioco riuscito già così bene. E Costanza?
+Leggeva in cuore del giovane? Ci vedeva almeno l'amore nato poc'anzi
+ed ora già fatto gigante? Ci vedeva la gratitudine, il pentimento, la
+felicità nuova, e il timore di non essere inteso, e il desiderio di
+farsi intendere con musica di parole e di baci? I labbri rosei
+sorridevano, i nerissimi occhi saettavano sguardi brevi e sereni,
+troppo brevi e sereni. Ahi! Nemmeno l'ombra del turbamento amoroso in
+quel soave visino! E quando finalmente veniva l'oste di Romanò, col
+suo morello e col suo calesse, tre bei vecchi arzilli e puliti, e
+bisognava dire addio e partire, allora si stringeva forte al petto
+Mariuccia ed il babbo, i quali pigliavano in buona fede quell'amplesso
+per roba loro, stringeva la mano a Costanza, le diceva: «si conservi,
+signorina» e via di galoppo, trabalzando sul selciato e schioccando la
+frusta in aria innanzi ai curiosi ammirati per quelle prodezze senili.
+Allo svoltar dell'unica strada nei campi, Donato perdeva di vista due
+fazzoletti che sventolavano per aria; e l'oste, il calesse e Morello
+di comune accordo rimettevano il pazzo entusiasmo giovanile ad
+un'altra volta; si pigliava un'andatura ragionevolissima....
+
+E Donato li piantava tutti e tre sulla via maestra e tornava in classe
+a far di sì col capo per dar a credere al professore che la sua
+meccanica gli era entrata tutta; e un istante dopo, con una devozione
+che metteva in sacco i colleghi, ficcava il naso nel cartolaro e
+pigliava le sue annotazioni così: «Cara Costanza!» o così: «Angelo
+mio! mia vita!...» e proseguiva dando del tu alla fanciulla e
+prodigandole tutto quel tesoro di rettorica che anche gli studenti di
+matematica hanno in disparte per le grandi occasioni.
+
+A questo modo sono passati sei giorni e sta per passare il settimo.
+
+
+V.
+
+Dieci volte si è incontrato distrattamente con un'idea buia che gli
+passa ogni tanto dinanzi, ma ancora non sa bene che sia; ha l'occhio,
+il pensiero ed il cuore al solito fantasma dai labbruzzi rosati; ma
+l'ombra nera, instancabile, ripassarsi fa una luce di baleno nello
+spirito di Donato... è dessa, la cambiale che scade al domani!
+
+Il fantasma dai labbruzzi rosati scompare, tutto un esercito di
+immagini paurose invade il campo dei suoi sogni ad occhi aperti; è un
+istante solo, ma quante amare ricordanze in un istante! Ah! che ha
+fatto! che ha fatto! Come sarebbe felice ora se...
+
+Bizzarra beffa della sorte, che egli debba la felicità alla propria
+sciagura! Pure è così: senza quel denaro perduto, or non si sentirebbe
+tanto ricco! Gli viene un estro di filosofo. «Ecco, dice Donato a
+Donato, quando tu perdi di tasca uno scudo, ti si fa pagare con questa
+moneta quel tanto d'esperienza necessario a non mettere gli scudi
+nelle tasche sfondate.» Potrebbe moltiplicare gli esempi all'infinito,
+ma si pente, si arresta, e per non conchiudere che a lui l'esperienza
+fu fatta pagare troppo cara, avvia il pensiero da un'altra parte. E da
+qual parte? La cambiale che scade al domani anticipa, gli si presenta
+allo sconto, ed egli, non pratico di codeste operazioni bancarie, ci
+si confonde, ci perde il capo.
+
+Viene la notte, una eterna notte di fantasie nere, viene il mattino.
+
+Ora si inquieta: le cinque mila lire non ci sono ancora, se
+mancassero!... Costanza non ha scritto, lo zio non si è fatto vivo.
+Tutto ieri pareva una cosa naturale e logica che il denaro dovesse
+venire al domani; appena è l'alba del domani pare invece una cosa
+naturale e logica che il denaro doveva venire alla vigilia. Donato,
+frugando nel codice di commercio, ci ha trovato molte dozzine di
+articoli che lo riguardano, ha nel cervello una processione d'immagini
+disparatissime, scadenze, protesti, baci, tavolieri colmi d'oro, la
+canizie del padre, il coro delle rane di Romanò, e in coda a tutto...
+l'arresto personale.
+
+Sono le dieci del mattino; qualcuno picchia all'uscio del suo
+domicilio legale; a Donato tremano le gambe nell'andare ad aprire. Se
+si sapesse già che egli non ha il denaro, che non può pagare, e si
+venisse ad arrestarlo!... Non ci è senso comune, lo sa, ma tanto tanto
+trema; e giunto sul limitare, si ferma e non osa tirare il catenaccio,
+che gli par già di vedere dietro l'uscio un volto freddo, marmoreo, un
+uomo dall'aspetto rigido, a cui dovrà dire.... che cosa?...
+
+Egli non sa risolversi ad aprire e l'altro pare determinato ad
+entrare, perchè borbotta fra i denti contro la mancanza d'un
+campanello e tira calci all'uscio.
+
+Qualcuno si affaccia al pianerottolo e dice all'impaziente: «dormirà!»
+E l'impaziente risponde: «quando si hanno da pagare cinque mila lire,
+non si dorme fino alle dieci e un quarto.»
+
+E l'altro, un ottimo vicino: «E quando non si hanno....» Senza dubbio
+lo scherzo gli pare amenissimo perchè sghignazza forte.
+
+Un istante di silenzio; Donato, ora che vorrebbe aprire, ha paura di
+lasciar entrare gli sguardi curiosi di quel vicino che ride. Ma il
+buco della toppa si oscura; forse qualcuno guarda... Donato si tira
+indietro quanto può, senza far rumore, per non esser visto; ma ode
+nuove ciancie, rumore di passi sul pianerottolo, giù per le scale, poi
+più nulla. Il buco della toppa è sempre oscurato; Donato ci va presso,
+guarda e vede una cartolina piegata; l'afferra, torna nella sua camera
+da letto e si lascia cadere fra le braccia d'una poltroncina. Ha la
+fronte coperta di sudore.
+
+Quella cartolina dice press'a poco così: «Il signor Donato X è
+invitato a pagare alla Banca (qui una delle cento) Lire 5000 per un
+effetto scaduto oggi.»
+
+Ci pensa, rilegge, non capisce, rilegge ancora:
+
+«Il signor Donato X è invitato a pagare alla Banca.... lire 5000 per
+un effetto scaduto oggi.»
+
+Ma si tirano nuovi calci all'uscio. Una speranza entra baldanzosa nel
+cuore del giovine, e gli dice: «va ad aprire.» Non ci va, ci corre.
+
+Un ometto sottile e nervoso, con una faccia mobilissima e sorridente,
+si affaccia nel vano:
+
+«Il signor Donato X?
+
+--Sono io, per servirla.
+
+--Vengo da parte del signor Martino Bruscoli.
+
+Donato non ha mai inteso questo nome, e tira ad indovinare:
+
+«Lo zio di Costanza?
+
+--Precisamente lo zio della signorina Costanza.
+
+E l'ometto in così dire è guizzato in camera, sorridendo e guardandosi
+intorno coll'aria d'uomo soddisfatto di sè medesimo.
+
+Anche il giovine studente ne è soddisfatto; il volto, i modi, tutto
+gli piace nell'incognito, sente che se lo stringerebbe volentieri al
+petto, ma un naturale sussiego lo trattiene.
+
+In quella vece accosta un seggiolone, invita il nuovo venuto a sedere,
+e gli domanda col miglior garbo possibile:
+
+--Ella è il signor?...
+
+--Come le ho detto, vengo da parte del signor Martino Bruscoli, ripete
+l'ometto, chiudendo un occhio e cacciando una mano nella tasca del
+farsettone.
+
+Che modi, che sorriso, che uomo adorabile!
+
+
+VI.
+
+«Martino Bruscoli mi ha detto:--Compare, tu vai a Milano?--Sicuro, ho
+detto, ci vado e mi ci fermerò qualche giorno.--Ebbene hai da farmi un
+piacere.--Dieci.--È per un collocamento di denaro di mia nipote colà,
+cinque mila lire a mutuo, tu porterai la somma, mi ha detto.--La
+porterò.--Sono cinque mila lire, le consegnerai al signor Donato X
+studente di matematica, abitante in Via Moscova numero 11, entro il
+giorno di domani infallibilmente.--Con tua pace, ho detto, come fai a
+dare a mutuo i capitali di tua nipote ad uno studente di matematica? È
+almeno maggiore d'età il signor Donato X?--È maggiore d'età; ha
+talento e sarà presto ingegnere; gl'ingegneri di talento guadagnano
+molto denaro; faccio un ottimo negozio; il sei per cento netto;
+impiego sicuro; e poi il signor Donato ha anche l'eredità del vecchio
+padre in prospettiva; gli uomini non sono immortali, ed è nell'ordine
+naturale delle cose che....
+
+Donato interrompe il dire dell'incognito, cacciando le mani nei
+capelli con un atto di dolore.
+
+L'altro, da uomo che non vuol sprecar tempo nè fiato, ammutolisce,
+squaderna un pacco di carte che ha tolto dal portafogli, depone una
+busta chiusa sul tavolino, nasconde le altre carte nel portafogli e il
+portafogli in tasca, e quando Donato risolleva il capo, gli batte
+famigliarmente sull'omero, e prosegue:
+
+«Bravo giovinotto! bravo giovinotto! Martino Bruscoli è un uomo
+d'affari nudo e crudo, va diritto alla quistione, non le gira intorno,
+come fa il cuore, come fa il sentimento--cattivi negozianti tutti e
+due--ed io sono un po' come Martino Bruscoli; scusi sa, si capisce che
+calcolare sulla morte di un padre per....
+
+--Io ne sono la causa....
+
+--È vero anche questo; se Martino Bruscoli pensa all'età del suo
+signor padre è perchè le dà il denaro della nipote, e le dà il denaro
+perchè oggi scade la cambiale, e la cambiale scade perchè ella l'ha
+fatta... ed ella l'ha fatta perchè si è data un po' di spasso...
+giuoco, baldorie, donnette, si sa, ventidue anni! li ho avuti
+anch'io--ventidue anni sono, ed ora che li ho due volte, le assicuro
+che non valgono la metà....
+
+L'uomo d'affari ride del proprio scherzo, ma vedendo che Donato non
+gli bada, si batte sul ginocchio coll'aria di dire: «bravo, ci si badi
+o no, la tua arguzia è saporita!»
+
+«Il signor Martino le ha detto tutto questo? domanda il giovane
+sollevando il capo fieramente.
+
+--Nobile fierezza, giovinetto; non me l'ha detto lui, ma l'ho
+indovinato io; egli attribuisce tutto ad un momento di pazzia nel
+giuoco; è un buon figliolo il mio amico Martino; ha vissuto poco alla
+città, è un Sant'Antonio che non conosce le tentazioni nemmeno di
+vista....
+
+--Il signor Martino ha avuto fede nelle mie parole e lo ringrazio; io
+non bazzico con donne, bevo il vino annacquato, non fumo quasi mai....
+
+--Ella è un uomo perfetto, interrompe l'incognito chiudendo un occhio,
+dicevamo che sono cinque mila lire che scadono oggi; eccole....
+
+E così dicendo rompe la busta e ne leva cinque biglietti della Banca
+Nazionale, che sventola ad uno ad uno e guarda attraverso la luce
+della finestra.
+
+A quella vista, a quel fruscio, Donato sbarra tanto d'occhi e si sente
+come mozzare il fiato. Egli non ha visto mai tanto denaro in una
+volta, nemmeno sul tavoliere, dove pure ciascuno aveva sulle labbra
+parole infinitamente più grosse di quel capitale. Anch'egli ha giocato
+una parola, una parola piccina al paragone, ed ora deve pagare a
+contanti. Cinque mila lire! Quanto è facile perderle, e come
+dev'essere faticoso il guadagnarle!
+
+E' par quasi che solo per suggerire queste fantasie al giovine
+studente l'amico del signor Bruscoli gli abbia squadernato quei pochi
+cenci innanzi agli occhi, perchè ora ripiglia il denaro, lo ripone
+nella busta, e poi nel tacquino che estrae ed inabissa un'altra volta
+nella tascaccia della giubba.
+
+Donato lo guarda come istupidito. L'altro sorride, si rizza in piedi,
+e dice:
+
+«Scusi, sa, non posso stare molto tempo seduto, ho bisogno di
+muovermi; e dica... si è già presentato qualcuno per il pagamento?
+
+Il giovine addita senza dir parola l'avviso ricevuto poc'anzi.
+
+«Alla Banca..., dice il bizzarro ometto, leggendo con un solo occhio
+aperto; sta bene, bisogna andarci subito, si avrebbe tempo fino a
+domani, ma è meglio sbrigarsi; mi vuole accompagnare? Ho l'ordine di
+riscuotere la cambiale colla ricevuta in regola; finiremo poi il
+negozio con una semplice scrittura privata. Per via mi faccia memoria
+di comperar la carta bollata...
+
+Così dicendo abbottona il farsettone nero da cima a fondo, si pone
+innanzi allo specchio per tirare in positura perfettamente orizzontale
+il nodo della cravatta che pel tramenio della persona va ogni tanto a
+sghimbescio, infila un paio di guanti neri e larghissimi, in due
+tempi, brandisce il bastoncello di giunco e si avvia a passo di corsa.
+
+A Donato rimane appena il tempo di ghermire il cappello, di guardarsi
+alla sfuggita nello specchio e di porsi alle calcagna del bizzarro
+visitatore, il quale scende le scale a due gradini alla volta.
+
+«Signore, signore!
+
+Il signore si ferma per fortuna, e in due salti Donato gli è presso.
+
+«Non le ho detto il mio nome; mi chiami signor Asdrubale; a Milano non
+mi si conosce altrimenti.
+
+Ora che Donato sa di aver a fare col signor Asdrubale, per occupare in
+qualche modo il silenzioso trotterello con cui gli cammina al fianco,
+piglia ad esaminarlo.
+
+Il signor Asdrubale veste interamente di nero, secondo l'ultimo
+figurino domenicale della campagna; ha un volto asciutto, espressivo,
+con due occhi piccini, ma penetranti e sempre in agguato dietro folte
+ed ispide sopracciglia; ha le labbra sottili, ma socchiuse, perchè ci
+sta di mezzo un sorriso bonario; per altro ammicca di continuo cogli
+occhi, come per un ticchio nervoso, e ciò guasta un pochino
+l'impressione piacevole della bizzarra fisionomia.
+
+Quanto all'andatura è quella d'un che abbia fretta, il contegno, non
+punto impacciato, ma dimesso, è d'uomo che conosce benissimo gli usi
+della città, ma si attiene alle lezioni dei campi.
+
+Si giunge alla Banca.
+
+L'_operazione_, come dice il signor Asdrubale, non richiede gran
+tempo; ecco Donato rimminchionito dinanzi ad un pezzo di carta,
+guardare la propria firma che gli è costata tanto cara. Non ci si fida
+quasi; quel nome e quel cognome gli paiono capaci di qualche tiro,
+vorrebbe lacerare la cambiale. Il signor Asdrubale lo trattiene; e
+giunto a casa tira fuori un foglio di carta bollata, mette la penna
+nelle mani del giovine e detta senza preamboli una breve ma succosa
+dichiarazione come qualmente Donato è debitore di lire cinquemila
+verso Costanza.
+
+Questa volta lo studente di matematica firma senza titubare e suggella
+il tutto con una lagrima che gli sgocciola di nascosto,
+
+«Buona Costanza!
+
+--Cuor tenero; benissimo, dice il signor Asdrubale chiudendo
+maliziosamente un occhio; la signorina Costanza è molto ricca...
+non fa nissun sagrifizio; come vede, colloca i suoi capitali
+coll'interesse del sei per cento, impiego sicuro, perchè già ella è
+sulla via di diventar ricco ed alla prima tappa della fortuna non
+proseguirà certo il viaggio senza pagare i debiti. Quando si è
+ingegneri si può camminare spediti, e camminando spediti si può
+arrivare in tempo... la signorina Costanza è tanto giovane...
+
+Finalmente apre l'occhio, e sghignazza forte; Donato, che si è fatto
+rosso fino alle orecchie, ora ripiglia animo e trova gusto in quelle
+allusioni.
+
+«Ecco fatto, dice il signor Asdrubale, piegando l'obbligazione e
+mettendola in fascio con un mucchio di carte, non era più difficile di
+così.
+
+Donato accompagna melanconicamente la scritta che ora sprofonda
+nell'ampia tasca, e le manda dietro un sospirone lungo.
+
+Ci è qualcos'altro; è facile vederlo anche tenendo un occhio solo
+aperto, come il signor Asdrubale, il quale entra difilato nel cuore
+dell'argomento.
+
+--La me lo dice, o l'ho da indovinare? Ella, con rispetto parlando, è
+al verde; si capisce, quando si è studenti non si possono pagare
+cinquemila lire da un momento all'altro senza trovarsi un po'
+dissestati... Non è così?
+
+È così, è assolutamente così; e come dir di no, quando quell'adorabile
+signor Asdrubale mette un garbo tanto persuasivo ed una bonarietà
+tanto impertinente nelle sue interrogazioni?
+
+--Ecco, dice Donato, facendosi di bragia; prima delle cinquemila lire
+io ne aveva perduto altre mille, e di queste ne avevo cinquecento
+sole...
+
+--Dimodochè, interrompe l'altro, geloso di far prova di penetrazione,
+dimodochè ella ha un debituzzo di cinquecento lire e non ha un soldo
+in tasca.
+
+--All'incirca, tranne che il debituzzo è di seicento lire... per
+gl'interessi.
+
+--E scade?
+
+--Fra due mesi.
+
+--Il suo creditore si chiama?
+
+--Cherubino Dolci, via Poslaghetto, N. 12.
+
+--Un cherubino vero, della stoffa su cui si tagliano gli angioli
+custodi dei figli di famiglia.
+
+--Un usuraio, un briccone.
+
+--Ingrato! un uomo di cuore, un uomo onesto, che non la vedrebbe
+perdere di tasca un centesimo senza correrle dietro per
+restituirglielo; ella non sa come funziona il meccanismo del credito;
+e può dire lei dove incomincia l'inonesto nell'interesse? Ci ha un
+interesse legale, inferiore all'interesse commerciale, il quale poi
+sta sotto all'interesse bancario; il commercio fa un passo più della
+legge, la banca fa un passo più del commercio; e non sarà lecito ad un
+uomo di buona volontà fare un passo più della banca? Il signor
+Cherubino Dolci ne fa forse due o forse tre, ma in fondo è un
+galantuomo... Dicevamo dunque, via Poslaghetto, N. 12; sta bene; farò
+io questo piccolo negozio, riscatterò la sua obbligazione per mio
+conto.
+
+E senza dar tempo al giovane di rispondere, ripiglia il cappello, se
+lo incassa sulla testa perpendicolarmente, abbottona l'abito ed infila
+l'uscio.
+
+Un'ora dopo è di ritorno; Donato ha avuto le sue buone ragioni per non
+muoversi di casa e starlo ad aspettare.
+
+«È andata a meraviglia, dice il signor Asdrubale sbottonandosi e
+buttando il cappello sopra una seggiola; il signor Cherubino Dolci è
+una pasta di zucchero; ha capito ciò che aveva da guadagnare se
+accettava subito il pagamento e non è stato a lesinare sullo sconto;
+ecco anche questa obbligazione; non ce n'è altre per caso?
+
+--No, dice Donato con un accento di fierezza che mette l'altro di buon
+umore.
+
+--Quand'è così ricapitoliamo: seicento lire per l'obbigazione,
+trecentocinquanta che le do in contanti, fanno mille lire tonde tonde
+che ella mi pagherà fra un anno cogli interessi commerciali.
+
+Non per nulla Donato studia la matematica; facendo mentalmente il suo
+conto, egli trova che un po' di Cherubino Dolci ce l'ha anche il
+signor Asdrubale; ma nella gioia di vedersi liberato dai fastidii per
+un pezzo, nell'ebbrezza di sentirsi padrone ancora d'una sommetta, si
+dimentica volentieri di tutta la sua scienza numerica e ripete che va
+benissimo, che va benissimo, che va benissimo, e per poco non si
+stringe al petto quel caro, quel simpatico, quell'adorabile signor
+Asdrubale.
+
+
+VII.
+
+Non vorrei dare una cattiva notizia al lettore, ma è provato che egli
+ed io, e gli amici suoi ed i miei, abbiamo tutti un demonio alle
+calcagna. Donato, nostro amico comune, ora appunto è alle prese col
+suo, che è un demonietto sopraffino.
+
+Poc'anzi costui gli ha detto: «Ora che tu hai trecentocinquanta lire
+in tasca, non andrai già al caffè ed al Circolo per far pompa innanzi
+agli amici d'una suprema indifferenza ai colpi della sorte, non ti
+darai il gusto di fumar loro sulla faccia un grosso avana, come nelle
+grandi occasioni, non ti uscirà di bocca, insieme coi nugoli di fumo,
+questa grossa spampanata che hai la meccanica, le costruzioni ed il
+resto in quel paese, no, Donato mio, tu non lo farai.»
+
+Se avesse detto «tu lo farai,» Donato forse si sarebbe impuntato a non
+farlo; invece lo fa, e venuta la sera, col cuore leggiero, col
+cervello a spasso e con un sigaro d'avana in bocca, egli trotta
+allegramente al Circolo,--e il suo demonio dietro.
+
+Atti di meraviglia, oh! ed ah! che gli si avventano da ogni parte,
+sorrisi, strette di mani robuste, interrogazioni parlate e mute--un
+trionfo.
+
+Donato fa il suo ingresso con modesta dignità, compone il volto ad
+un'allegria che gli dà un sopravvento irresistibile sui colleghi,
+snoda la lingua a mille ciancie, dice un mondo di corbellerie che non
+pensa, è d'una fatuità sublime.
+
+«Sai, dice Cosimo, il piccolo Bonaventura ha rubato l'innamorata a
+Faustino.
+
+--E Faustino, per la disperazione, si farà la chierica, e si farà
+chiamare frate Bonaventura, dice un altro ridendo.
+
+--Sai... Valente ha comperato un bel baio.
+
+--E il virtuoso Felice ha giuocato ed ha perduto... cinquanta
+centesimi.
+
+--Ieri abbiamo fatto una cena al Gnocchi,
+
+--Giusto... che n'è del giornalista? chi ha visto Ilario?
+
+--Io! È indisposto; la cena gli ha fatto male...
+
+--Sempre la stessa mala lingua; non potendo fare un articolo critico,
+ha fatto un'indigestione.
+
+Donato in mezzo ai razzi di buon umore e di spirito, si accontenta di
+star zitto e di dondolarsi sulla poltroncina fumando, e quando
+finalmente dice una parola, tutti ridono in coro, pronti a giurare che
+non hanno mai inteso nulla di così spiritoso. Così accade spesso nei
+circoli e fuori.
+
+Ma al nostro eroe è entrata in capo un'idea, e checchè egli faccia,
+non vuole più uscirne... «Valente ha comperato un bel baio...» lui,
+Valente, quegli appunto che gli ha guadagnato le sei mila lire!
+
+Certo il demonio gli ha detto: «Tu non penserai a questo, a te non
+importa dell'uso che Valente ha fatto del denaro guadagnato al gioco.»
+
+«Valente è in gran vena, dice Cosimo, vince ogni sera...
+
+--Chi viene? dice un altro.
+
+--Io!
+
+--Io!
+
+--Io!
+
+Escono. Donato sa dove vanno, non si muove. Il demonio gli dice: «Bada
+bene, tu non devi più mettere il piede nella casa da gioco, non
+lasciarti sedurre dalla curiosità di assistere a quello spettacolo,
+non dire a te stesso che non vi è male alcuno...»
+
+E Donato si leva, esce, e quando è sulla via pensa che tanto vale
+passeggiare da una parte o dall'altra, e quando arriva dinanzi alla
+nota casa, conchiude che sarebbe proprio una debolezza il non salire
+le scale e che egli si sente forte, e che non giocherà...
+
+Eccolo nella sala da gioco, sdraiato sopra un divano in aria di
+suprema indifferenza.
+
+Il fortunato Valente gioca e vince.
+
+«Osserva, dice qualcuno vicino a Donato, anche stasera Valente ha
+cambiato posto; egli afferma che la fortuna è una pazzerella e fa il
+giro del tavoliere, e che tutta l'arte di vincere consiste nel saperla
+precedere d'un passo.
+
+«Oibò, risponde l'altro; la vera arte di vincere io la so, e non è
+quella.
+
+--E qual'è?
+
+--È un'arte che non s'insegna: saper aspettare il momento buono....
+
+--E chi te ne avverte del momento buono?
+
+--Non so chi, ma qualcuno certo; pigliando in mano i dadi o le carte,
+vi sono delle volte che io sono sicuro di fare un grosso punto e di
+vincere la partita; è come un buon vento che dura un quarticino d'ora,
+raramente mezz'ora; bisognerebbe saper cogliere il destro una volta,
+puntar grosso e poi non giocar più.
+
+--E allora perchè non ti sei fatto milionario? Avessi io un vento
+simile!... Oibò, il vero sistema l'ho già esperimentato; è la teorica
+delle probabilità. Valente per esempio fa banco; io mi schiero fra i
+puntatori ed aspetto che egli abbia vinto tre o quattro volte; alla
+quinta punto ed ho quattro probabilità di vincere.
+
+--E perdi, perchè ti manca la quinta.
+
+--È possibile, ma è più facile ch'io vinca, e se perdo raddoppio.
+
+--E se ti trovi per caso a camminare contro vento vai alla malora....
+
+--Vuoi proprio saperlo, dice il demonio di Donato, qual'è il vero modo
+di vincere? Il vero modo di vincere è di non giocare; guardati bene
+dal pensare che in un quarticino d'ora, di buon vento potresti
+ricuperare il denaro perduto, arrischiando solo una piccola moneta....
+
+Valente ha vinto ancora, sono quattro volte che vince, perderà alla
+quinta... e Donato non sa che sia, ma crede proprio di sentire come un
+estro, come un'onda che lo invada, il buon vento famoso forse.
+Davvero, se ci è una giustizia, non può Valente conservare il baio che
+ha comperato con denaro non suo... Potrebbe rischiare poco, cinquanta
+lire sole... perdendo glie ne rimarrebbero trecento, e fuggirebbe... e
+se vincesse, oh! se vincesse!...
+
+Eccolo innanzi al tavoliere.... gli tremano le gambe, gli batte il
+cuore.
+
+Qual mano gli si posa sulla spalla a trattenerlo? Volta la faccia
+impallidita.... è il signor Asdrubale, col farsettone nero abbottonato
+da cima a fondo, col nodo della cravatta a sghimbescio, col sorriso
+bonario sulle labbra.
+
+A Donato vengono in mente mille idee in un punto solo. Come mai il
+signor Asdrubale si trova nella casa da giuoco? E che gli vuole? E
+perchè lo trattiene? Lo ha dunque spiato? Ha forse avuto incarico di
+stargli alle costole per impedire una ricaduta? Oppure--la cosa è men
+bella, ma più verisimile--oppure il signor Asdrubale bazzica nelle
+case da gioco per ragioni di mestiere? Or gli torna in mente più vivo
+il negozio stretto poche ore prima; rifà i calcoli fatti e conchiude
+che le due anime di Cherubino Dolci e dell'ometto dal farsettone nero
+abbottonato non solamente si assomigliano alla lontana, ma fanno un
+paio magnifico.... Tutto ciò in un istante, tra due sorrisi ed una
+stretta di mano.
+
+Il signor Asdrubale non lascia il suo giovine amico, lo tira con lieve
+violenza in disparte, sorridendogli sempre e guardandolo con sguardo
+d'amore, e finalmente gli dice:
+
+«Ella voleva giocare, dica il vero; tanto io son pratico di queste
+faccende, ne avevo quasi un sospetto--e per questo sono venuto, glielo
+dico schietto, perchè, via, se ella ha da giocare ancora, non vedo
+perchè abbia da farmi torto.
+
+Donato spalanca tutti e due gli occhi e non gli basta; quello che il
+signor Asdrubale tiene chiuso non sarebbe di troppo per vederci
+chiaro,
+
+E l'altro prosegue a dire:
+
+«Ho giocato anch'io, e gioco ancora qualche volta; se crede, può far
+prima la pace del suo debito; io non desidero di meglio. Le carte sono
+traditrici, ella potrebbe perdere con altri, e mi dorrebbe molto,
+molto.
+
+Il giovine capisce l'allusione, e vorrebbe offendersene; e sebbene un
+sentimento di giustizia gli dica che il signor Asdrubale ha ragione,
+si prova a fare il viso arcigno; ma l'ometto non gli bada, gli
+sorride, lo trae con lieve violenza ad un tavolino, lo costringe a
+sedersi e gli siede dirimpetto, e finalmente domanda un mazzo di
+carte; tutto ciò con una bonarietà schietta, con maniere tra serie e
+burlesche che finiscono a far ridere il giovane.
+
+Ride e trema insieme, e si sente come oppresso dalla vergogna e dal
+rimorso, e ricerca di soppiatto un'accusa sul volto del signor
+Asdrubale, il quale ora è entrato nel guscio del giocatore vero e
+mesce le carte con sicurezza e depone il mazzo sul tavolino.
+
+«Che gioco preferisce il signor Donato?
+
+Il signor Donato non sa nemmanco lui, ha appena la forza di fare un
+gesto coll'animo di dichiarare che si rimette all'avversario, e
+intanto sbadatamente taglia il mazzo.
+
+«Sta bene; risponde il signor Asdrubale errando sul significato di
+quel gesto; un gioco semplice, il gioco delle ultime ore, quando non
+si ha più tempo da perdere e si vuol tentare la sorte con colpi
+replicati e frettolosi, il solo gioco a due che non sia nè lungo, nè
+difficile; bravissimo, vedo in lei la stoffa del giocatore; la carta
+più alta vince.... benissimo; avrei però preferito qualche cosa di
+meno spiccio e di più interessante; questo suo gioco eroico non dà
+tempo alla commozione.
+
+A Donato riesce finalmente di far capire con un mugolio che egli è
+indifferente a qualsiasi maniera di gioco; aggiungerò per debito di
+giustizia che in così dire egli si guarda intorno e che, se avesse in
+faccia l'uscio, forse pianterebbe in asso il signor Asdrubale. Intanto
+due o tre curiosi gli si sono stretti intorno per assistere alla
+partita.
+
+--A meraviglia, prosegue a dire l'ometto abbottonando l'ultimo bottone
+della giubba fin sotto al mento; quand'è così le propongo un gioco
+pieno d'interesse e di commozioni, che permette di _tirar l'orecchio_
+alla carta, come si dice; ecco; spartiamo il mazzo per metà,
+stabiliamo prima una carta, e chi si trova d'averla vince. Le garba?
+
+--Mi garba.
+
+--La posta?
+
+Donato fa un gran sforzo per non balbettare e balbetta:
+
+«Cinquanta lire.»
+
+Qui i tre curiosi, non vedendo denaro sul tavoliere e delusi
+nell'aspettazione d'un giuoco più forte, se ne vanno ad assistere alla
+fortuna di Valente.
+
+Il signor Asdrubale non dice più parola, piglia il mazzo, lo mesce
+ancora e sembra concentrarsi tutto in quest'operazione; quando ha
+finito presenta le carte all'avversario perchè tagli, poi ne estrae
+una che deve decidere del gioco:
+
+«Fante di picche!
+
+
+VIII.
+
+Incoraggiato da un cenno gentile e da un sorriso amoroso, Donato
+addenta il sigaro d'avana, raccoglie il fante di picche, lo caccia nel
+mazzo, e mescola copiando assai male la disinvoltura che gli è tanto
+piaciuta nell'avversario. Ed è squisita misericordia del cielo se il
+signor Asdrubale, tutto intento a tirare di qua e di là il farsettone
+abbottonato perchè non faccia grinze sul petto, taglia senza levar gli
+occhi; altrimenti si accorgerebbe che allo studente di matematica
+tremano le mani e si contraggono le labbra e si scolorisce il volto,
+
+Il giovane rovescia le sue carte, le squaderna, fruga e rifruga, poi
+guarda titubante l'avversario, il quale, coi gomiti appuntati al
+tavolino e col mazzo sollevato all'altezza del naso, _tira l'orecchio_
+ad una carta ribelle.
+
+A Donato non par vero di aver perduto, scompagina un'altra volta le
+carte che gli stanno dinanzi... poi risolleva il capo, impaziente
+della rivincita; il signor Asdrubale non gli bada, ha visto finalmente
+l'estremità d'una figura nera, ed affatica a farla uscire dal mazzo...
+
+«Ho perduto, dice Donato.
+
+L'altro gli fa cenno di aspettare, poi con uno sforzo scopre tutta
+intera la carta.
+
+«Sissignore, ha perduto,» dice mostrando il fante di picche; e
+soggiunge modulando la voce con dolcezza melanconica: «mi lasci dire
+che se lo merita; non è così che si gioca; per vincere la sorte
+bisogna prima vincere la propria impazienza; scompaginare le carte,
+come ha fatto lei, è una profanazione.»
+
+A Donato riesce di ridere, e l'altro «non rida, è un canone
+dell'arte.»
+
+Intanto il signor Asdrubale ha sbottonato il farsettone, ha cavato di
+tasca il taccuino, e si è riabbottonato da cima a fondo. Il giovane
+leva anch'esso il taccuino ed estrae un biglietto di cinquanta lire
+che porge all'avversario.
+
+Ricomincia la partita. Questa volta è il signor Asdrubale che mesce,
+ma è ancora Donato che perde.
+
+Fa caldo--Donato suda; l'altro, impassibile, offre la rivincita...
+guadagna ancora. Fa un caldo orribile.
+
+Non rimangono più che centoquarantanove lire nel taccuino dello
+studente, il resto si è sprofondato nella voragine di pelle di bulgaro
+del signor Asdrubale. Poco stante la voragine si apre un'ultima volta
+e le centoquarantanove vanno a raggiungere le compagne.
+
+A Donato casca di bocca il mozzicone d'avana che gli è costato
+trecentocinquanta lire; le forze lo abbandonano, goccioloni di sudore
+gl'imperlano la fronte e gli rigano le guancie. La sciagura dovrebbe
+venir raffigurata in quell'atto.
+
+Che fare ora, poichè non gli rimane nemmeno il tanto da ritentare la
+sorte?
+
+Il signor Asdrubale finisce appunto di raccogliere il suo denaro, leva
+la faccia sorridente e porge le carte al giovine, dicendogli con una
+monotonia d'accento che parrebbe feroce: «La rivincita?»
+
+Quale fortuna! Quell'ottimo signore si fida; è disposto a giocare a
+credito, si adatta a riperdere il denaro vinto ed a lasciarsene
+guadagnare dell'altro!...
+
+Donato non ha forza di rispondere, ma l'avversario ne indovina gli
+scrupoli e lo previene:
+
+«So quel che mi faccio, dice socchiudendo un occhio furbescamente, so
+quanto vale il signor Donato, so fin dove posso arrivare senza
+rischio.
+
+E ripete colla stessa dolcissima monotonia:
+
+«La rivincita?...
+
+Donato ci pensa, ha paura.
+
+«Cento lire!...
+
+Questa volta vince, e si arrabbia di non aver arrischiato di più.
+
+«Dugento cinquanta.»
+
+«Dugento cinquanta,» ripete il signor Asdrubale come un eco, intanto
+che distribuisce le carte; e non faccia complimenti, caso mai il fante
+di picche non le accomodasse... scelga lei...
+
+Ma Donato crede di udire una voce che gli grida di no, e risponde che
+il fante di picche gli accomoda, e lo cerca baldanzoso fra le proprie
+carte, sicuro come è di trovarlo. Quella voce ha mentito, Donato
+perde; il signor Asdrubale apre il taccuino e segna colla matita
+centocinquana lire a suo credito.
+
+Un mutamento avviene nello spirito di Donato.
+
+Quanto poc'anzi era pauroso, altrettanto ora è arrischiato;
+l'intrepidezza della prima audacia è sempre poca cosa appetto
+dell'intrepidezza che succede allo sgomento; il signor Asdrubale dice
+di sapere dove e quando si fermerà, Donato invece non sa nulla, è
+sulla via della rovina (questo lo sospetta), ma è disposto a correre
+ad occhi chiusi. Il terribile gioco incomincia ora; finchè il magro
+taccuino dello studente di matematica stava di fronte a quello ben
+pasciuto dell'uomo di affari, il pericolo della scaramuccia era
+determinato e palese come la posta; or si acciuffano le cifre, si fa
+posta di parole, si fa battaglia campale di numeri.
+
+Le carte passano da una mano all'altra, una volta, due, tre; ma il
+fante di picche è sempre fedele al signor Asdrubale. Ah! il brutto
+pensiero che attraversa la mente di Donato! si prova a respingerlo,
+scrolla il capo e getta indietro i capelli, ma quel pensiero buio non
+se ne va.
+
+«Badi, dice l'avversario guardandolo fisso, il fante di picche
+quest'oggi mi vuol bene, scelga un'altra carta.
+
+Donato si sente smascherato e si fa di porpora... ma che colpa ne ha
+egli se ha pensato male? Ne ha inteso dir tante! Vi è della gente così
+destra, dicono!... Il meno che possa fare per rattoppare il sospetto è
+di dichiarare, come dichiara:
+
+«Nossignore, nel gioco bisogna essere ostinati...
+
+Vince, si rianima, raddoppia, perde un'altra volta. Assolutamente il
+signor Asdrubale tiene la fortuna per le briglie e la mena come vuole.
+
+«Accetto il suo consiglio, balbetta lo studente, scelgo l'asso di
+denari e raddoppio la posta.
+
+L'ometto fa un cenno affermativo, e si curva a notare sul taccuino la
+nuova vincita. Si ridanno le carte... Amara beffa della sorte! Ecco
+Donato in contemplazione innanzi al fante di picche.
+
+Pare al giovane che la carta fatale obbedisca ad un occulto nemico,
+che prima gli ha conteso la fortuna ed ora gli reca la beffa. La
+guarda intento, si sente voglia di stropicciarla, di morderla. Gli
+passano strane idee nella mente sbalordita, ha una visione; fissando
+l'occhio nel corpicciatolo meschino di quel fanticello, ci vede come
+una somiglianza di famiglia col suo avversario fortunato; se prova a
+levare il casco metallico all'uno, od a mettere un casco metallico
+all'altro, i due si confondono in un solo; hanno entrambi una faccetta
+asciutta e petulantella, ammiccano entrambi dell'occhio, ed il
+farsettone abbottonato dell'uno par tagliato dalla stessa mano che ha
+fatto il giustacuore nero dell'altro.
+
+La visione, che va a poco a poco acquistando caratteri d'evidenza, è
+interrotta sul meglio da un'esclamazione del signor Asdrubale, il
+quale si ricorda d'aver viscere di misericordia, come tutti i
+giocatori fortunati, e compone il volto, i modi e l'accento ad una
+tenerezza compassionevole.
+
+«È una vena sciagurata la sua, egli dice, mostrando l'asso di denari,
+non ho mai visto scirocco più ostinato, parola d'onore non ne ho mai
+visto.
+
+Non so per quale fascino occulto le parole che celebrano la disgrazia
+d'un giocatore faccian l'effetto d'un balsamo sulle ferite della
+borsa, pur nissuno a mente fredda vorrebbe dare un quattrino della
+compassione nuda e cruda d'un che gli avesse levato di tasca gli
+scudi.
+
+In tutti i modi Donato è riconoscente all'avversario, e nella sua
+miseria trova ancora un sorriso da spendere; l'altro prosegue:
+
+«Ecco, se mai volesse aspettare un altro giorno fortuna migliore, ed
+intanto desistere, perchè non è forse prudente quanto immagina
+l'ostinarsi, anzi nossignore, non è prudente niente affatto... io
+s'intende, sarò a sua disposizione domani, doman l'altro, quando
+crede....
+
+Donato si scolora in volto, trema, ha paura che l'avversario cerchi
+una scappatoia, ed interrompe la melliflua proposta ripigliando il
+mazzo e dicendo:
+
+«Ancora una prova; torniamo al fante di picche.
+
+L'ometto ammutolisce, riaccomoda le pieghe della giubba ed il nodo
+della cravatta, si rimette in positura perpendicolare e dà un'occhiata
+di sbieco alle annotazioni dell'enorme taccuino.
+
+Quell'occhiata ha un significato, ed il giovine lo comprende. Ma che
+importa? Non è più ora di calcoli, di ritegni, di titubanze; ha
+perduto molto, troppo, perderà ancora; uscito dai confini delle sue
+proprie forze, una sola è la rovina, si chiami dieci mila o cento
+mila. Perde, raddoppia, riperde, raddoppia ancora, senza tremito,
+senza ansia, quasi indifferente. Una cosa sola lo inquieta, il timore
+che l'avversario, ad un dato momento, si levi dal tavoliere e dica col
+suo sorriso mefistofelico: «Mi basta.» La speranza, se ne rimane una
+palese a Donato, conta sull'ostinazione; un soffio favorevole può
+cancellare in dieci minuti tutte le paurose cifre messe in fila sul
+taccuino e rendere l'infausta partita un trastullo da bimbi, feroce
+trastullo, ma vano.
+
+Per la prima volta, dacchè si è seduto in faccia al signor Asdrubale,
+Donato gira l'occhio intorno; l'ampia sala brulica di gente affannosa;
+dal tavoliere di Valente si stacca ogni tanto uno che si rasciuga la
+fronte e stropiccia la pezzuola, e stringe le labbra nascondendo male
+il dispetto. Nè Donato scampa a quella miserabile vanità di giocatore;
+se qualcuno si accosta a lui, e lo interroga sulla sua fortuna, rizza
+il capo, sorride nel rispondere: «Perdo.»
+
+E perde; la sorte implacabile non si stanca.
+
+Gli passano innanzi, come fantasmi benigni che invano cerca di
+trattenere nell'afa della sala da gioco, il babbo canuto, la sorellina
+gentile, Costanza innamorata. Col pensiero abbandona un istante quelle
+pareti fatali, torna a vagar pei campi inaffiati dal Lambro, risale
+l'erta faticosa del boschetto e ricompone innanzi agli occhi tutte le
+note sembianze di quel notturno paesaggio. Ecco i bruni alberi
+dondolanti, ecco le lunghe schiere d'acacie e la via maestra che si
+allunga come un nastro bigio nelle tenebre, le stelle che ammiccano in
+un cielo nero, i nugoli che viaggiano lentamente e l'anfiteatro di
+montagne appena disegnato nell'oscurità. A quel quadro vivo nulla
+manca, nemmeno il coro intermittente delle rane beffarde.
+
+E perde; la sorte non si placa; gli sorride un istante, gli fa
+balenare una speranza che lo rende più audace, poi s'invola
+beffandolo.
+
+Il signor Asdrubale, finora impettito ed abbottonato, comincia a
+muoversi sulla seggiola, a guardarsi intorno, a mostrarsi inquieto; ha
+l'aria di voler dire qualche cosa e di non sapervisi indurre,
+finalmente si sbottona, trae dall'ampia tasca, tirandola per un capo,
+una pezzuola di seta non mai finita e si asciuga il sudore ipotetico
+della fronte. A vederlo in quell'atto pare un uomo che abbia fatto
+un'improba fatica; è invece semplicemente un uomo in imbarazzo.
+
+«Oh! senta, dice finalmente, stringendo fra le due mani la pezzuola
+per farsi forza; devo proprio dirglielo; non posso andare innanzi;
+ella ha perduto tutto quanto poteva perdere; non dico già che la non
+abbia ad essere _solvibile_ anche per il doppio, anche per il triplo,
+non dico questo, ella è giovane, è quasi ingegnere, e gl'ingegneri di
+talento... come dice Martino Bruscoli... tutto questo è probabile, è
+probabilissimo, ma è l'avvenire nudo nudo... senza altro fondamento.
+
+S'interrompe perchè Donato dica qualche cosa, ma Donato guarda
+istupidito e non dice nulla; ed allora riattacca il filo a bassa voce
+come facendogli una confidenza:
+
+«Ho voluto porgerle modo di rifarsi, ho giocato la sua eredità futura,
+e mi sono messo a rischio, perchè ella potrebbe, Dio la conservi,
+invertire l'ordine naturale delle cose, buscarsi un malanno, mi
+capisce; ma se non altro ci è un... fondamento; ora siamo arrivati al
+limite massimo, e se persistessimo a giocare sarebbe far le cose in
+aria... senza fondamento.
+
+Ancora s'interrompe, ed ancora ripiglia con accento misericordioso:
+
+«Ah! creda che mi duole vederla perdere così, è una disgrazia senza
+esempio, senza esempio... Ebbene senta, per mostrarle che non voglio
+abusare della sua situazione, accetterò ancora una posta, una sola; se
+la fortuna vuoi favorirlo e rifare la strada fatta, la non dirà almeno
+che io le ho sbarrato il passo.
+
+Ah! Si allarga il cuore a Donato.
+
+«Accetto, dice egli, e soggiunge come obbedendo ad un'ispirazione: ma
+questa volta chi ha il fante di picche perde.
+
+È l'ultima posta, ansiosa come la prima; è la minaccia d'un male senza
+rimedio, è l'estrema parola della sciagura.
+
+Il giovine mesce, taglia, fa tutto da sè; l'avversario lascia fare.
+
+«Povero signore! dice poco dopo il signor Asdrubale, non ne imbrocca
+uno, non ne imbrocca; io non ce l'ho proprio il fante di picche, lo
+cerco... ma non ce l'ho proprio; povero signore!
+
+E dette queste parole, nota nel taccuino il nuovo guadagno, raduna le
+proprie carte, nasconde il tutto nella giubba e si abbottona da cima a
+fondo per l'ultima volta.
+
+Donato non lo intende, non lo vede neppure; rimane immobile,
+istupidito, cogli occhi negli occhi di quel fanticello di picche dalla
+faccetta petulante, dal giustacuore nero e dal casco metallico.
+
+
+IX.
+
+Il pendolo della sala da gioco segna le undici da tempo immemorabile;
+ma porgendo l'orecchio, in un intervallo di profondo silenzio, si
+odono le voci variamente fioche degli orologi lontani. Sono le due
+dopo mezzanotte.
+
+La fortuna di Valente ha stancato gli avversarii che ad uno ad uno
+sono scomparsi; rimangono un paio di testerecci, ed una mezza dozzina
+di scioperati, i quali, non avendo un quattrino per pagarsi vizii
+proprii, campano sulle bricciole dei vizii degli altri. Costoro non se
+ne andranno che dopo l'ultima partita.
+
+Donato, col capo curvo sul petto, sembra estraneo a quanto succede
+tutt'intorno, ed il signor Asdrubale, dopo essere stato un pezzo in
+silenzio, si decide a rammentare la sua presenza con un sospirone
+lungo lungo. Lo studente si scuote, si leva in piedi, e come colto da
+un improvviso pensiero, ricade sulla seggiola balbettando:
+
+«Sono agli ordini suoi.
+
+--Agli ordini miei, dice l'ometto con accento di evangelica pietà;
+agli ordini miei! ma io non ho ordini da darle, caro signore; il suo
+debito, ella sa benissimo che ascende a... ecco... lo dicevo, ella lo
+sa benissimo; dunque non ne parliamo altro; quanto al termine ed al
+modo di pagamento, io... (ah! le giuro che mi duole di aver
+guadagnato, non dico che preferirei aver perduto perchè non mi
+crederebbe e non sarebbe vero, ma in coscienza mi duole,)... quanto al
+termine nè io nè lei non ne sappiamo nulla, dipende dal cielo, il meno
+che posso fare per dimostrarle il mio... la mia... i miei, insomma il
+meno che posso fare è di augurare a quell'ottimo signor Norberto gli
+anni di Matusalemme.
+
+Donato si fa forza per chiudere l'uscita ad un'onda amara di lagrime,
+ed arriva appena in tempo a trattener coi denti un singhiozzo che si
+perde in un mugolio lamentevole.
+
+Il signor Asdrubale sembra proprio alla tortura
+
+«Non ne parliamo più, egli dice; e se può, se ne dimentichi ella
+stessa, veda, io me ne sono bell'e scordato; la cosa è semplicissima,
+e deve passare fra noi due soltanto; anima viva non l'ha a sapere; di
+questo fatto doloroso nissuno avrà dolore, eccettuato lei ed... io. A
+suo tempo, fra venti anni, fra trenta, salderemo i nostri conti senza
+amarezze soverchie.
+
+Bisogna dire che l'ometto trovi proprio irresistibile la sua
+eloquenza, perchè, interrompendosi un istante, ripiglia fiato così:
+
+«Allora ella sarà in grado di non avvedersi nemmeno di questa piccola
+sventura... perchè è giovane, ha talento, buona volontà, ed i giovani
+ingegneri di talento, se lo lasci dire ancora una volta, hanno sempre
+una miniera sotto i piedi; un bel giorno battono il tacco e trovano il
+filone buono, afferrano la fortuna per i capelli d'oro e non la
+lasciano più scappare. Così farà lei; è il solo rimedio al suo male, è
+la sola via onesta...
+
+Alla parola _onesta_, Donato rialza vivamente il capo; senza
+rendersene conto, ha una voglia pazza di regalare un paio
+d'impertinenze al suo avversario. Il quale interpreta quell'atto a
+modo suo e tira innanzi senza fermarsi:
+
+«Bravissimo; così mi piace. Un uomo volgare, dopo una brutta notte
+come questa, penserebbe a mille corbellerie, a disperarsi, ad
+impazzire, a pigliare un semicupo nel naviglio, od a cacciarsi in
+corpo una palla, che spesso va di sghimbescio e ti inchioda a letto un
+paio di mesi... che so io; un giovane volenteroso e savio, come lei,
+medita invece una partita coraggiosa colla fortuna, combatte col
+lavoro e coll'ingegno, si piglia una rivincita solenne e fa onore ai
+propri impegni e paga i proprii debiti... Le ho detto che mi sono
+scordato del mio credito... sarò sincero, ci penso invece, e sono
+sicuro che ella non mi farà aspettare un pezzo.
+
+Donato si rizza in piedi, finge di ravviarsi i capelli innanzi allo
+specchio, abbozza un sorriso a due o tre camerati, esce a passo fermo
+colla desolazione nel cuore--ed il signor Asdrubale dietro.
+
+Uno degli orologi più frettolosi di Milano batte la mezz'ora, un altro
+gli risponde e dieci altri.
+
+Donato cammina un breve tratto a gran passi, poi rallenta l'andatura.
+
+E la voce fessa dell'ometto dal farsettone nero ripiglia a dire,
+mutando accento:
+
+«Un istante di torpore è necessario a preparare le nobili cose; il
+filugello s'intorpidisce quattro volte prima di farsi il bozzolo;
+anche lei si farà il bozzolo, sissignore, se lo farà anche lei, se Dio
+le conserva questo tesoro di salute. Ed io spero di sì, perchè se ella
+morisse prima del tempo sarebbe una sciagura per tutti...
+
+Donato si ferma nel mezzo della via, ed alla luce d'un lampione guarda
+la faccia contrita del suo compagno.
+
+«Sissignore, per tutti, soggiunge costui, e prima di tutti per lei...
+poi per Martino Bruscoli, _idest_ per la signorina Costanza, e in fine
+per il signor Asdrubale suo umilissimo servitore. Badi un po' quanto
+la sua vita è preziosa: morendo lei, l'eredità del signor Norberto
+toccherebbe tutta alla sorellina, ed addio crediti; la signorina
+Costanza non potrebbe nemmeno farsi i ricciolini colla sua
+obbigazione, perchè non porta ricciolini, mi pare, ed il signor
+Asdrubale non potrebbe nemmeno accendere la pipa colla obbligazione
+che ella gli farà... perchè non fuma; veda un po' se la sua vita è
+preziosa! E veda quanto è facile pagare i debiti quando non si ha
+coscienza, e veda che rischio si corre di appaiare in un istante di
+debolezza una corbelleria irrimediabile ed una cattiva azione...
+
+Qui le intenzioni del vincitore cominciano a farsi palesi anche a
+Donato, il quale si arresta di botto e dice:
+
+«La ringrazio del consiglio; so i miei doveri; domani venga da me, le
+scriverò l'obbligazione.
+
+Lo studente di matematica, ciò detto, volta a mancina, ma il signor
+Asdrubale non lo lascia.
+
+«Come mai da quella parte? non va dunque a casa?
+
+--Non ho sonno, non dormirei stanotte...
+
+--To'! anch'io non ho sonno.... e non dormirei; non le duole già che
+l'accompagni?... quanto all'obbligazione non ci è tutta la premura che
+ella immagina... ed è una cosa subito fatta, quattro parole sopra un
+foglio di carta bollata... vorrei che fosse già aperto uno spaccio di
+tabacchi che si leverebbe la seccatura subito... abbia pazienza fino a
+domattina. E dica... non vuole che andiamo al caffè a prendere una
+chicchera di latte caldo? Fa bene il latte caldo dopo una notte
+vegliata... pago io, s'intende, poichè, salvo errore...
+
+L'oscurità non permette a Donato di vedere l'occhiata che il suo
+compagno gli lancia dal basso in alto con un occhio solo; ma nondimeno
+l'indovina, come l'altro indovina che lo studente si fa rosso in viso.
+
+«Non ci è da arrossire; ella ha perduto tutto quanto aveva, e non ha
+più un soldo; ma sono qua io per lei; dica che cosa le occorre per i
+bisogni più urgenti e faremo un conto solo...
+
+Suonano le tre, quando il signor Asdrubale spinge con lieve violenza
+il giovane nel caffè della stazione.
+
+Non vi è anima viva, tranne due camerieri ed un grosso micio che
+sonnecchiano.
+
+Vedendosi ancora faccia a faccia col suo avversario, col suo nemico,
+Donato sente come un impeto d'odio, come un'amarezza nuova, come uno
+spasimo indefinibile. Quella faccetta asciutta, quell'occhio che
+ammicca, quel labbro che sorride e par che ghigni, quel farsettone
+chiuso come una cassa forte dopo di aver inghiottito ogni sua
+ricchezza, quella voce monotona, uguale, stridula, quella disinvoltura
+provinciale, non vi è dubbio tutto ciò è lui--il fante di picche!
+
+Non pensa, solo gli sta innanzi la fatale visione; non ragiona, ma
+sente un bisogno irresistibile: allontanarsi da quell'uomo.
+
+Si alza bruscamente, e dice con voce rotta dallo sforzo che fa per
+contenersi:
+
+«Ho bisogno d'esser solo, venga domani; come le ho detto, le farò la
+sua obbligazione.
+
+Ma il signor Asdrubale non sembra avvedersi di quei modi nè di
+quell'accento, afferra il giovine per la falda dell'abito e lo
+costringe a sedersi, picchiando sul tavolino coll'altra mano per
+chiamare un cameriere.
+
+«Due chicchere di latte caldo, ben caldo... Veda, caro signor Donato,
+come le dicevo, io non ho premura; fra un'ora albeggia, e se ha tanta
+fretta faremo subito l'atto; intanto eccole qui trecentocinquanta
+lire... le bastano?... non faccio che pigliarne nota e sono sue...
+
+Tanta sicurezza dà l'ultimo crollo al giovine studente, il quale per
+la prima volta fissa gli occhi in faccia del compagno importuno; ma
+costui non batte palpebra, sorride bonariamente ed insiste per fargli
+accettare il denaro.
+
+Sotto quelle sembianze di cortesia e di buona fede è un'ansia paurosa
+che non inganna nemmeno Donato.
+
+«Ha paura che gli scappi!» pensa il giovane, «diffida di me.»
+
+E ne ha ragione, figliuol mio; e che farnetica la tua mente scombuiata
+se non il modo di fuggirgli di mano? Non sai perchè, non immagini che
+farai, non vedi nulla oltre il bisogno del momento, perchè le tenebre
+ti si stringono intorno al cervello; ma questo tuo bisogno prepotente,
+l'hai pur detto, è sempre lo stesso--rimaner solo. E che farai quando
+sarai solo?
+
+Così sembrano parlargli il sorriso bonario e la dolce insistenza del
+signor Asdrubale per fargli accettare il denaro.
+
+E Donato accetta, beve il latte caldo, risponde a monosillabi alle
+chiacchiere del compagno, spinge l'occhio nel buio della sua mente
+quanto più gli riesce, cerca un'idea. Non trova; in quella ridda di
+fantasie strambe--carte, tavolieri, debiti, sorrisi di Costanza,
+lagrime del vecchio padre, carezze melanconiche di Mariuccia e quesiti
+di meccanica applicata--non vi è nulla che abbia l'aria d'un pensiero
+proprio.
+
+Pure il bisogno di togliersi la seccatura del suo compagno ha preso a
+poco a poco il carattere di mania; cominciano a venirgli alcune idee
+di evasioni impossibili; pensa al conte di Montecristo, una delle
+poche reminiscenze romantiche della sua vita numerica; si guarda
+intorno cercando uno scampo; fa disegni insensati; fugge in cento mila
+modi, e invano, chè il signor Asdrubale gli è sempre alle calcagna
+come un'ombra.
+
+E il tempo passa.
+
+«Chi parte per Sesto, Monza, Seregno, Camerlata?» grida all'improvviso
+una voce stentorea nella sala.
+
+Ah! ecco finalmente un'idea!
+
+«Pagherò io, dice Donato levandosi di botto ed accostandosi al banco.
+
+--Oibò, ribatte l'altro, è già pagato, e chiama a sè col gesto un
+cameriere.
+
+Ma il giovine non gli bada e tira dritto, piglia l'altro cameriere in
+disparte e gli dice sommessamente mettendogli in mano cinque lire: «Un
+biglietto _secondi posti_ per Seregno; spicciati, il resto è per te.»
+
+Cinque minuti dopo la voce stentorea ripete: «Chi parte per Sesto,
+Monza, Seregno, Camerlata?»
+
+E la campana annunzia la partenza.
+
+Donato guarda attorno ansiosamente, non badando al signor Asdrubale,
+il quale per la ventesima volta ripete: «Ah! triste cosa il giuoco,
+non è contento chi perde, e non è nemmeno contento chi vince...
+Creda...
+
+Il cameriere arriva, Donato scatta in piedi senza dir parola, afferra
+il biglietto ed infila l'uscio che gli sta in faccia.
+
+Due minuti dopo il convoglio si muove, parte... lo studente di
+matematica respira.
+
+
+X.
+
+È solo. Può ora sprofondare l'occhio nell'abisso in cui è caduto,
+misurare l'immensità della sua sciagura. Ma che vale? Tutto quanto può
+dire il pentimento egli l'ha inteso altra volta--e nulla valse. Allora
+come oggi si trovava solo, faccia a faccia con un pauroso fantasma;
+allora come oggi lamentava nella sua colpa non la rovina propria, ma
+il dolore affannoso del vecchio padre--e nulla valse.
+
+Or si aggiunge allo stesso strazio la morte della sua più cara
+speranza, un amore non pur confessato e già gigante, e già perduto per
+sempre; e su quel cumulo di sciagure--sciagura maggiore di ogni altra,
+perchè gli toglie anco il conforto delle lagrime--una sfiducia
+profonda di sè medesimo.
+
+Ricercherà egli nelle voci della natura, nelle immagini de' suoi cari,
+nei mille vaneggiamenti febbrili, un alimento al rimorso, se già ebbe
+tutto questo e invano? Si farà zimbello di un giuoco bambinesco, e pur
+d'incrudelire contro sè medesimo, ripeterà ancora una volta il vacuo
+frasario della coscienza di che ha fatto inutile esperimento?
+
+No, anche la coscienza tace; uno squallido silenzio è intorno
+all'anima sua; quel raggio di sole che percuote la pianura, illumina
+la morta calma d'un cuore che si disprezza.
+
+La sua condizione è palese; ha giocato, ha perduto; ha perduto
+Costanza, la stima d'altrui e di sè stesso, il diritto di lasciarsi
+amare dal vecchio babbo e dalla sorellina, la fede nell'avvenire; era
+questa la posta, egli lo sapeva ed ha giocato--ed ha perduto. Non gli
+rimane nemmeno più il diritto di morire; uccidersi ora sarebbe «un
+troppo facile modo di pagare i proprii debiti»--il signor Asdrubale lo
+ha detto.
+
+La mattina è splendida di luce, puro il cielo, l'aria fresca e
+carezzevole. La morta calma del cuore di Donato gli si riflette
+nell'occhio intorpidito che si arresta in una inconsapevole
+contemplazione. I pali del telegrafo gli passano dinanzi
+vertiginosamente in prima linea, le acacie delle siepi procedono più
+lente, e i gelsi più lenti; tutta la pianura scintillante se ne va;
+solo gli orizzonti rimangono immobili, anzi le vette delle montagne,
+con movimento opposto, par che lo seguano nel viaggio.
+
+Così fugge il presente, così non possiamo staccarci dal nostro tempo
+lontano--dal passato che ci accompagna, dall'avvenire che ci aspetta.
+
+Una volta, due, tre il convoglio si è arrestato; finalmente al noto
+fischio succede una monotona voce: «Seregno!»
+
+Donato si scuote, balza fuori dal carrozzone, e si arrende all'invito
+del primo monello che, schioccando la frusta, offre un calessino
+sconquassato. La rozza, educata alla identica scuola del Morello
+famoso, attraversa come un fulmine o poco meno le vie di Seregno, poi
+strascica gli zoccoli nella polvere della via maestra.
+
+Che fa lo sciagurato? Che propone?
+
+Non lo sa egli stesso; ha bisogno di rivedere la casa dove fu tanto
+lieto, di sentirsi vicino, per l'ultima volta forse, a coloro che ama,
+di respirar l'aria della felicità di cui ora è immeritevole, poi...
+Poi fuggirà, e se non gli è lecito togliersi la vita, andrà in cerca
+di morte, domandandola agli uomini ed alla natura.
+
+Attraversa i paeselli, osserva le case meschine, i villini eleganti,
+le fontane pubbliche, guarda a tutte quelle note fisonomie, che, alla
+tetra luce della nuova sventura, gli paion nuove e non più care come
+prima. Per tutta la via s'incontra in contadinelle che, canticchiando
+sommessamente, levano la bruna testa di mezzo all'immenso biondeggiare
+delle spighe mature... ecco l'ultima salita, ecco il colle, ecco
+Inverigo coi suoi viali di cipressi, colle sue casette bianche, col
+suo campanile scintillante al sole, ecco il tranquillo sentieruolo
+ombreggiato d'acacie, l'ultimo...
+
+Donato fa arrestare il calesse, scende, rimane un istante immobile,
+poi si avvia a passo lento... e si trattiene innanzi al muricciolo di
+cinta del giardino, del babbo; gli batte il cuore, sente rumore di
+passi, si nasconde, ha paura di esser visto; poi si appressa, si
+arrampica d'un balzo allo sporto del muro, getta, spenzolandosi,
+un'occhiata di baleno nel giardino e si lascia ricadere a terra
+palpitante. Quante cose ha visto! la casetta bianca, le finestre
+dischiuse, non ancora baciate dal sole, il viale, il padiglione di
+glicinie, la quercia superba... Ascolta, gli par di udire una voce, è
+lei... no, sì, sono due voci note, la sorellina e Costanza. Le care
+creature hanno l'anima lieta come il limpido mattino che le ha
+destate, ridono... se salissero sulla _montagnuola_ e si affacciassero
+al muricciuolo!... ecco si accostano, si allontanano, ridono ancora...
+se sapessero!...
+
+Ah! questa volta Donato non regge più, una lagrima gli riga le guancie
+e, dietro a quell'una, mille.
+
+Un rumore di passi nel sentiero lo toglie al sua affanno; vuol
+fuggire, vuol nascondere il proprio dolore alla stupida curiosità d'un
+contadino indifferente... troppo tardi, appena ha il tempo di celare
+la faccia lagrimosa fra le mani. Ma il passante si è fermato, non se
+ne va, e Donato ne sente lo sguardo curioso ed indagatore.
+
+Allora si leva in piedi, guarda innanzi a sè e rimane come istupidito.
+È lui, ancora e sempre lui--il fante di picche!
+
+
+XI.
+
+Il signor Asdrubale, col pugno sull'anca, colla faccetta petulante, se
+non ha un aspetto odioso, come pare a Donato, ha certo una gran voglia
+di ridere. A momenti spalanca la bocca sorridente e se la lascia
+scappare la sonora risata di soddisfazione che gli spira da tutti i
+pori.
+
+«Come ho fatto? Mi domandi come ho fatto, e si dia per vinto. Vede
+bene che io sono nato prima. «Uno secondi posti per Seregno;» ho
+l'orecchio fino io ed ho fatto il papagallo... «uno secondi posti per
+Seregno» ed ho viaggiato con lei, separato solo da un tramezzo, ed ho
+inghiottito la polvere del suo calesse, ed eccomi... Così ho fatto.
+
+Questa volta non resiste più e dà in una risata che fa ammutolire i
+grilli mattinieri.
+
+Donato si ricompone, fa un passo innanzi, si ferma e dice:
+
+«Ignoro le sue intenzioni; le mie sono da galantuomo, non ho avuto in
+mente di sottrarmi alla mia sciagura, ma alla sua presenza odiosa che
+me la fa parere cento volte più amara.
+
+Che ci è da ridere in queste parole, pronunziate con una solennità
+dignitosa?
+
+Pure il signor Asdrubale minaccia di far saltare i quattro bottoni
+della giubba e si stringe i fianchi con tutte e due le mani.
+Finalmente si rifà serio, e risponde in falsetto:
+
+«Non dirà sempre così, non dirà sempre così.
+
+Certo l'eco della risata ha passato il muricciuolo ed è entrato in
+giardino, perchè lassù, sulla montagnuola, di mezzo alle foglie della
+vite ed ai grappoli immaturi, si affaccia una figurina gentile, e poi
+un'altra. Due esclamazioni di gioia, ed un replicato batter di palme e
+due voci amorose che gridano:
+
+«Donato!
+
+«Lo zio!
+
+L'ometto dal farsettone nero leva il capo in alto e dice senza
+turbarsi:
+
+«Sì, piccina mia! siamo noi; arrivati a piedi come due studenti; buon
+giorno, signorina Mariuccia.
+
+Mariuccia non risponde nemmeno, è la prima a sparire, Costanza
+l'accompagna; si odono le loro voci fresche e festose che si
+allontanano gridando la buona novella; Donato non ha parole, si crede
+beffato da un'illusione, guarda l'ometto a bocca aperta, e l'ometto
+guarda lui con un sorriso incoraggiante.
+
+«Il signor Martino Bruscoli? balbetta il giovane.
+
+--Sono io per fortuna... perchè potrei anche essere il signor
+Asdrubale.
+
+Lo studente non ha tempo di domandare spiegazioni delle parole
+incomprensibili, che dall'estremo punto del sentieruolo appariscono
+Costanza e Mariuccia, tenendosi per mano, ansimando e ridendo.
+
+Eccoli stretti in un amplesso; fratello e sorella, zio e nipote. Poco
+stante apparisce il signor Norberto, col volto pieno di rughe e
+d'amore, coi capelli canuti accarezzati dalla brezza del mattino.
+Donato si stacca dalla sorella e corre a buttarsi nelle braccia del
+padre, lagrimando.
+
+Ma Martino Bruscoli accorre, stringe la mano al vecchio e spiega
+l'improvviso arrivo e le lagrime così:
+
+«Fra quattro giorni Donato incomincia gli esami; tutta la settimana ha
+studiato, ha studiato, ha studiato, ci ha voluto rimetter gli occhi
+questo bravo figliuolo; sono stato a Milano per certe mie faccenduole,
+ho visto una nuova macchina per la Filanda, ed ho parlato coi
+professori della Scuola d'applicazione... Fra un mese suo figlio è
+ingegnere. Ha voluto venire a salutarla un'ultima volta prima degli
+esami, ma questa sera stessa partirà, perchè non ha tempo da perdere,
+e, come vede, è soverchiamente impressionabile; ha torto, gliel'ho
+detto, ha torto!
+
+Il tempo passa veloce; non anco sì è arrivati, che già è l'ora della
+colazione. Donato ha sempre Camillo Bruscoli alle costole; non se lo
+può levare d'attorno. Pure, non sa bene perchè, nella sua miseria gli
+par d'essere tanto felice, tanto felice!...
+
+«Signor Martino, egli dice quando per la prima volta si trova con lui,
+se le ho mancato di rispetto, mi perdoni; io non sapeva che ella fosse
+lo zio della signora Costanza.
+
+--Non mi basta, risponde l'ometto, tu devi (ti do del tu perchè mi
+piaci e ti voglio bene, e se vuoi fare altrettanto accomodati) tu devi
+prima fare ammenda di tutte le ingiurie che mi hai detto o che hai
+pensato.
+
+--Io?
+
+--Sta zitto... cioè che ho una figura odiosa; questo l'hai detto;
+guardami bene, ti pare proprio che io abbia una figura odiosa?
+
+Donato ride.
+
+«Hai sospettato che io fossi un usuraio; non è forse vero?
+
+--È vero.
+
+--E che ti rubassi al gioco?
+
+--Questo poi...
+
+--È vero o no?
+
+--Ma perchè non darsi a conoscere?
+
+--Oh! bella, perchè volevo conoscere te, e ti ho conosciuto.
+
+Donato china gli occhi, e si perde in un labirinto di congetture...
+finalmente trova il bandolo e ne esce con un sospiro.
+
+«Quando vuol che le faccia l'obbligazione... dice poi, cambiando tono
+di voce.
+
+L'ometto leva le braccia in alto invocando la misericordia del cielo
+su quell'ingenuo, e risponde:
+
+«Che obbligazione d'Egitto! Oh! non capisci dunque che ho fatto per
+ridere?
+
+Donato sbarra tanto d'occhi e non trova parole; alla fine balbetta:
+
+«Ma io ho fatto sul serio, ho perduto e devo pagare... il denaro del
+gioco è sacrosanto.
+
+Martino Bruscoli scatta come una molla e tappa la bocca allo studente.
+
+«Non mi ripetere queste corbellerie; non pretendere d'impormene con
+queste sentenze virtuosissime che escono dal tribunale della bisca,
+con questi postulati che non hanno altro valore se non di dare
+prestigio al vizio; le son ciancie che stanno bene in bocca al signor
+Asdrubale; ma io mi chiamo Martino Bruscoli, per grazia di Dio, e
+Martino Bruscoli non conosce altro denaro sacrosanto fuor quello che
+si è guadagnato col proprio lavoro. Tu non mi devi nulla, ti ripeto,
+ho fatto per guarirti in tempo da un brutto male; tocca il polso alla
+tua coscienza e se ti senti proprio sano, non ho perduto la notte. E
+fammi il famoso piacere di non fiatare nemmeno.
+
+--Ma se avesse perduto lei?
+
+--Se avessi perduto io, ti avrei fermato sulle sei mila lire, e ti
+avrei detto: «Figliuolo mio, hai riguadagnato il tuo denaro; il signor
+Asdrubale pagherà a Martino Bruscoli la somma che la signorina
+Costanza ti ha dato in prestito, eccoti l'obbligazione; non devi più
+nulla, bada che hai talento, hai cuore, ed eri sulla via di diventare
+un cattivo soggetto. Piglia la laurea d'ingegnere, fa felice il
+vecchio babbo, lavora, poi innamorati sul serio di una qualche bella
+ragazza e valla a domandare allo zio...»
+
+L'ometto si tappa la bocca, ma oramai è scappata... conchiude: «Verrai
+a vedere la mia filanda; imparerai qualche cosa, perchè già la vita è
+una scuola d'applicazione, e ci è da imparare da per tutto; i bachi da
+seta, per esempio, t'insegneranno che prima di farsi il bozzolo
+prezioso bisogna intorpidirsi; tu ti sei intorpidito due volte; non
+pigliare alla lettera il sistema dei bachi, va e fatti il bozzolo.»
+
+
+XII.
+
+Che ore veloci! Donato ha appena avuto il tempo di gettare un'occhiata
+fuggitiva nella sua immensa felicità, ha appena specchiato il suo
+sorriso negli occhi di Costanza, le ha detto solo che le vuole tanto
+bene, ed ha paura di non essersi spiegato abbastanza chiaro--e già il
+focoso Morello scalpita impaziente sul lastrico, e l'oste afferra le
+redini e la frusta. Bisogna partire; replicati baci a tutti, perfino
+sulla faccetta petulante di Martino Bruscoli, ma non sulle guancie
+brune e vellutate di Costanza. Si parte.
+
+Per via Donato fa come gli ha detto l'amico Martino, tocca il polso
+alla propria coscienza... è sano; or che ha visto la rovina da vicino,
+è sicuro di non giocar più, e lo dice a sè stesso senza l'inquietudine
+dei propositi malfermi.
+
+I giorni passano, anche quelli terribili della meccanica e delle
+costruzioni; vengono e passano allegramente; e giunge il giorno
+famoso--Donato si copre di gloria; nulla più lo separa da una nuova
+rete di ferrovie o da una miniera... è ingegnere!
+
+Uscendo dall'aula scolastica per lanciarsi nel mondo, chi lo accoglie
+a braccia aperte?... Martino Bruscoli, col farsettone nero
+abbottonato, colla cravatta a sghimbescio. Avesse anche in testa,
+invece del cappello a tubo, un casco metallico, la sua faccetta
+asciutta, la sua voce fessa, i suoi sguardi d'economia, fatti con un
+occhio solo, non avrebbero nulla di pauroso. Oggi Martino Bruscoli
+raffigura la bonarietà, la cordialità, tutti gli astratti onesti del
+vocabolario.
+
+«Te lo leggo in faccia, tu sei ingegnere! Tutti gl'ingegneri appena
+sgusciati hanno la faccia che hai tu....
+
+--Sono ingegnere! sì, sono ingegnere! risponde Donato... e il babbo, e
+Mariuccia... e Costanza?
+
+La famigliarità con cui egli domanda della nipote non offende lo zio,
+il quale piglia il giovane a braccetto, lo sottrae con lieve violenza
+ai baci ed alle strette di mano dei compagni, esce dalla Scuola.
+d'Applicazione, volta a dritta, ed infila a passo di carica il portone
+del vicino Albergo Cavour.
+
+In un salone deserto, Donato trova il mondo che l'aspetta a braccia
+aperte, il suo mondo che si chiama, Norberto, Mariuccia e Costanza.
+Questa volta inaugura la carriera d'ingegnere con un atto d'audacia;
+dopo aver baciato i suoi parenti, bacia anche Costanza. E nissuno ci
+trova a ridire.
+
+In un cantuccio dell'ampia sala è preparata una mensa per cinque.
+
+Martino Bruscoli da il segnale; seggono: il vecchio babbo a capo di
+mensa, Donato accanto a Costanza ed in faccia al... fante di picche.
+Ah! chi gli avrebbe detto allora che la partita formidabile doveva
+andare a finire così!
+
+La sala si popola di forestieri, di comitive ciarliere o taciturne;
+bisogna essere felici a bassa voce, perchè della tranquilla gioia non
+esali nulla, non si perda un bricciolo.
+
+Il desinare è splendido; alle frutta, Martino Bruscoli fa un brindisi
+all'ingegnere, ma l'ingegnere è distratto; protetto dalla complicità
+della tovaglia, egli si è impadronito colla destra della manina manca
+di Costanza, e tutta l'anima sua è sotto la tavola.
+
+Alla sera si parte insieme; e giunti a Romanò, il signor Martino
+sbottona il farsettone, leva una busta chiusa e la dà a Donato,
+dicendogli:
+
+«È un regalo per la laurea.
+
+Donato rompe il suggello ed estrae dalla busta un omicciatolo magro e
+nervoso, con un giustacuore nero ed un casco metallico.
+
+«Lo serberò prezioso, dice egli arditamente, ma non mi basta: signor
+Martino Bruscoli, le domando la mano di sua nipote...
+
+E il signor Martino Bruscoli esce a ridere, chiude un occhio e
+risponde:
+
+«Mariuolo d'un ingegnere... non hai fatto i tuoi comodi, non te la sei
+presa?... O credi che non ti abbia visto perchè ci era di mezzo la
+tovaglia?
+
+
+
+
+UNA SEPARAZIONE DI LETTO E DI MENSA
+
+
+I.
+
+La camera che io abitava allora in via Bagutta era veramente in alto
+più del bisogno. Lo dicevo a me stesso quattro volte al giorno, sempre
+che salivo i cento e dodici gradini che mi separavano dalla folla, ma
+siccome quando si era su si godeva dalla finestra un magnifico
+panorama di tegole e di fumaioli, ci rimanevo. E poi in quattro mesi
+avevo fatto la conoscenza di tutti i vicini, e di solito fra i vicini
+d'uno scapolo ve n'è sempre qualcuno da cui dorrebbe esser lontani.
+
+Fu là ch'io conobbi la più bizzarra coppia coniugale che si possa
+immaginare. Dire che il signor Sulpicio e la signora Concetta erano la
+legittima metà l'uno dell'altro non sarebbe una metafora, che tra
+tutti e due non so bene se avessero il tanto di polpe e di muscoli
+necessario a formare una sola creatura umana mediocremente pasciuta.
+Ponendo però insieme i loro annetti passavano il secolo e mezzo un bel
+tratto, e se coll'immaginazione (il decoro non consentiva altrimenti)
+collocavo la signora Concetta ritta in piedi sul cranio del signor
+Sulpicio, mi conveniva rassegnarmi a veder la testa della veneranda
+moglie sfondare il soffitto e passare dall'altra parte. Ora il
+soffitto della mia camera distava dal pavimento tre metri e mezzo.
+
+Quando uno abbia sciolto tutti questi quesiti aritmetici si troverà,
+credo, innanzi il più preciso ritratto dei due coniugi, e li vedrà
+come io li vedo nel mio pensiero, lunghi, esili, allampanati, colle
+teste incanutite, coi volti tagliuzzati dalle rughe, cogli occhi
+sprofondati e lucenti.
+
+Vivevano insieme dividendo il letto e la mensa e le tribolazioni da
+cinquantacinque anni, e s'erano tanto guardati nel bianco dell'occhio,
+che a poco a poco i due volti avevano come fatto la smorfia l'uno
+all'altro, e se non erano i nasi, si avrebbe detto che Sulpicio e
+Concetta fossero fratello e sorella. Ma i nasi, non ci era verso,
+avevano voluto rimaner tal quali, ed io dico che di nasi più in
+antitesi non mi toccò mai di vederne in vita; quello del marito,
+incurvato a becco d'aquila, come un curioso che guarda a tutto ciò che
+entra in bocca, quello della signora Concetta, rivolto in su, come un
+prudente che si tira indietro quanto può per non dar soggezione ai
+buoni bocconi. Le due similitudini non le ho fatte io, ma avevano
+avuto origine alla mensa dei due sposi, cinquantaquattro anni e undici
+mesi innanzi, in un momento di collera reciproca prodotta da non so
+quale intingolo che sapeva di fumo.
+
+Fu la prima nuvola del loro azzurro, ma fu un nuvolone brutto, che
+come dall'intingolo si era passato ai nasi, così dai nasi si passò
+alle abitudini e dalle abitudini agli umori. Si finì a conchiudere che
+la catena del matrimonio non aveva mai appaiato due che la portassero
+insieme così di malavoglia; Concetta parlò di ritornare ai parenti e
+Sulpicio voleva che ci ritornasse subito, ma si considerò che, siccome
+viaggiavano per le nozze, i parenti di Concetta si trovavano a dugento
+miglia dal luogo della prima catastrofe matrimoniale, e si differì la
+cosa.
+
+La gran parola era stata pronunciata «separazione di letto e di
+mensa!»
+
+Al giorno dopo Sulpicio pensò che a lui era stato affidato il
+verginale tesoro della sua compagna, ricordò le parole d'un commovente
+discorsetto che gli aveva rivolto il suocero, ricordò d'aver giurato
+di _farla felice_, ricordò un mondo di oneste ricordanze, pensò un
+mondo di savii pensieri e conchiuse che gli bisognava indurre Concetta
+a rimanere nel tetto coniugale.
+
+Dal canto suo Concetta, donna giudiziosa se mai ve n'ebbe, s'era
+tirata in mente i consigli della mamma, il sì pronunziato all'altare,
+l'invidia delle amiche rimaste zitellone, aveva pensato al dolore dei
+suoi, alla segreta gioia ed alla falsa compassione delle compagne e
+conchiuso che forse dopo tutto Sulpicio non era cattivo, e che se non
+fosse stato quel disgraziato intingolo che sapeva di fumo... Quando
+Sulpicio venne col suo più bel sorriso, Concetta aveva anch'essa il
+suo più bello, si strinsero le mani, si abbracciarono stretti e fecero
+la pace.
+
+In fondo però rimaneva inteso che si davano l'uno all'altro in prova.
+
+Quella prova era, per mille burrasche della stessa natura, giunta fino
+al quarto piano di via Bagutta, e durava ancora.
+
+A volte il vicinato era messo improvvisamente sossopra da uno strillo
+acuto.
+
+«È Concetta!» si diceva.
+
+Era Concetta. La disgraziata vittima, dopo di aver lanciato al suo
+tiranno tutti gli epiteti graziosi ammucchiati in cinquantacinque anni
+di ricerche, senza riuscire a debellare il dizionario del marito, gli
+gettava finalmente uno strillo formidabile. Si accorreva e si trovava
+che il vecchio Sulpicio si era posto in salvo giù per le scale e che
+Concetta gli avventava un ultimo aggettivo qualificativo dal
+pianerottolo.
+
+I primi uffizi di buon vicinato venivano prodigati a Concetta, e si
+sapeva a memoria che dovevano consistere nel lasciarla dire fino a
+tanto le fosse sbollita la collera. Guai a compiangerla o a dirle che
+non meritava la sua sorte e che suo marito era un disgraziato: anche
+quando pareva spenta, ripigliava fuoco come un fiammifero a protestare
+che il suo Sulpicio se l'era voluto lei e se l'avrebbe tenuto, che
+quello che era il suo Sulpicio lo sapeva lei sola e non doveva saperlo
+altri, e nessuno venisse ad insegnarle a leggere nel cuore del suo
+Sulpicio, e che essa da un pezzo lo sapeva a memoria e che in fondo
+_lui_ valeva meglio di tanti.
+
+Cessato l'impeto, e quando il pianerottolo era ridiventato solitario,
+la vecchia usciva di soppiatto dalle proprie camere, si guardava
+intorno colla testa tremante entro la larga cuffia di seta nera,
+scendeva due scalinate ed andava a picchiare all'uscio, della signora
+Nina, una giovine vedova che viveva con uno zio pieno di acciacchi,
+amico di Sulpicio. Concetta sapeva che il suo _uomo_ voleva un gran
+bene a quella giovane donna e non solo non era gelosa, ma ne invocava
+l'intercessione per farle fare la pace.
+
+Press'a poco nello stesso tempo il fuggitivo marito ritornava
+furtivamente in casa, saliva le scale ansando e faceva irruzione nella
+mia camera.
+
+Sapeva che Concetta mi voleva bene come ad un figliuolo, che una mia
+parola poteva molto sull'animo di lei, e mi affidava il carico di
+ridargli la sua domestica tranquillità.
+
+
+II.
+
+A me la parte di conciliatore non costava gran fatto, e non credo che
+alla signora Nina contasse di più.
+
+Quando Concetta mi vedeva, non mi lasciava proferir verbo
+dell'imbasciata, stringeva fra i nodi di ambe le mani la mia destra, e
+con un muto tentennar del capo e un levar d'occhi al soffitto, mi
+dimostrava tutto il suo dolore dell'accaduto, l'intenzione di
+ritornare nel talamo, la gratitudine per la mia buona opera.
+
+In fondo era evidente che Concetta non poteva vivere separata dal suo
+Sulpicio, e che pensava nemmeno Sulpicio potesse stare senza la sua
+Concetta. Si amavano come si erano sempre amati, alla loro guisa
+battagliera, ma si amavano quanto è possibile che due si amino in
+terra.
+
+Quando il convertito Sulpicio, il quale non aspettava altro,
+riappariva nel vano dell'uscio, dandosi un contegno sbadato ed
+indifferente per non parere commosso alla mia presenza, Concetta si
+ricordava non so qual rammendatura che doveva fare, e frugava in fondo
+alle tascaccie per trovare il ditale e l'agoraio.
+
+Allora o infilavo l'uscio, o mettevo il capo ai vetri della finestra,
+o mi correvano gli occhi ad un libro o ad un quadro.
+
+Sulpicio si accostava a Concetta, e Concetta si volgeva un pochino
+verso Sulpicio, ed entrambi un altro poco; poi vedevo colla coda
+dell'occhio stringersi due mani tremanti, ed avvicinarsi due volti
+illuminati da un magnifico sorriso, e due lagrime scendere incanalate
+lungo i solchi delle rughe.... Finalmente si abbracciavano stretti. Ed
+io continuava a guardare altrove, o mi voltavo sbadato, o dicevo che
+faceva un magnifico sole quando non faceva una pioggia diluviana,
+pensando dentro di me che quelle lagrime erano giovani e quei sorrisi
+in tutto degni della primavera di due volti rosati.
+
+Una volta però la burrasca fu così tremenda, che prima che le due navi
+entrassero d'accordo nel porto matrimoniale ci vollero parecchie ore e
+molte ambascerie. La parola _separazione di letto e di mensa_ era
+stata pronunziata da tutti e due, e nissuno voleva essere il primo a
+disdirsi.
+
+A sgominare la vicendevole diplomazia, i due coniugi erano andati
+fuori di casa da due parti opposte. La domestica, una fanciullona
+mezzo scimunita che i due vecchi avevano raccolto, non capiva nulla di
+nulla, fuor che i suoi padroni erano usciti uno dopo l'altro. Mi
+sedetti innanzi al caminetto, attizzai il fuoco ed aspettai. Era una
+magnifica giornata d'inverno; il sole dardeggiava sui vetri, ed i
+tizzoni scoppiettavano allegri.
+
+I miei pensieri erano giocondi.
+
+Cercavo d'indovinare quale dei due dovesse ritornare primo al letto
+coniugale... Quale? Concetta senza dubbio. In quella appunto udii un
+fruscio di abiti, mi alzai, mi volsi... e mi trovai faccia a faccia
+colla signora Nina, la giovane vedova del terzo piano.
+
+La signora parve meravigliata di vedermi e si mostrava
+imbarazzatissima, tanto più che, essendo entrata colla dimestichezza
+consueta, voleva non aver l'aria, d'aver commesso una indiscrezione, e
+si guardava intorno per vedere se qualcuno giungesse ad apprendermi
+indirettamente che ella usava d'un vecchio diritto.
+
+Intanto io m'era inchinato a salutarla, ed aveva fatto per parlare.
+
+Ella mi prevenne.
+
+«La signora Concetta non è in casa? mi disse.
+
+--Nè il signor Sulpicio, aspetto l'una o l'altro.
+
+--Ed io cercava dell'uno o dell'altra, ritornerò...
+
+Ma l'apprendere che i due coniugi erano entrambi fuor di casa pareva
+inquietarla e non si muoveva.
+
+«Se desidera attendere qui, ritornerò io...
+
+--Grazie... ella viene probabilmente per...
+
+--Per lo stesso motivo...
+
+Così dicendo mi trassi in disparte come per invitarla ad inoltrarsi, e
+un minuto dopo ella era seduta al mio posto in faccia al camino, ed io
+non me ne andava.
+
+La signora Nina non mi conosceva, ma io conoscevo benissimo la signora
+Nina; molte volte, dalla mia finestra posta sopra la sua, avevo
+studiato a memoria il colore dei suoi capelli sperando invano che ella
+mi desse occasione di apprendere il colore delle sue pupille; una
+volta l'avevo posta in fuga tossendo, e d'allora in poi non avevo mai
+più tossito alla finestra. Ora quelle manine candide, che avevo visto
+battere la solfa sul davanzale, tenevano le molle innanzi al camino, e
+quel volto, che era quasi tuttavia un mistero per me, mi si mostrava
+aperto.
+
+Ah! la signora Nina era bella, o almeno mi piaceva tanto!
+
+Vedendo che mi stavo ritto, mi fe' un cenno cortese; sedetti;
+aspettammo alcuni momenti in silenzio; nessuno veniva.
+
+A poco a poco quel silenzio ci pesò, e per uscirne ella mi parlò di
+Sulpicio, ed io le parlai di Concetta.
+
+Quando seppe l'ufficio che io compiva dacchè avevo la fortuna d'essere
+il vicino dei due coniugi, la vedova sorrise lievemente. Che bel
+sorriso! Che magnifici denti!
+
+«Quale disgrazia! uscì a dire poco dopo; passare cinquantacinque anni
+insieme senza riuscire ad intendersi!
+
+--Debbe essere uno spasimo, osservai; ma in fondo si vogliono bene.
+
+La vedova fe' una smorfietta e non rispose.
+
+«Quei contrasti sono per essi come i venti che separano onda da onda e
+le avventano, per ritornarle, passata la burrasca, la superficie d'uno
+stesso mare. Non credo che due possano vivere insieme gran pezzo senza
+incollerire.
+
+Assolutamente la vedova non voleva rispondere; crollò il capo e si
+die' a frugare impaziente nelle ceneri.
+
+Tacqui.
+
+«Quante ore sono? mi chiese avvedendosi che il suo silenzio mi
+offendeva.
+
+--Le quattro.
+
+--È tardi; bisogna che me ne vada; ritornerò...
+
+--Mancano veramente tredici minuti alle quattro...
+
+La signora Nina sorrise e non se ne andò. Io non comprendeva perchè,
+ma il cuore scampanava a festa...
+
+Quand'ecco venire Sulpicio e Concetta, tutti due, tenendosi per mano.
+
+«La pace è fatta? interrogammo coll'occhio la signora Nina ed io.
+
+--Sissignori, ci risposero i due coniugi alla stessa maniera.
+
+--Ero venuto per salutarla, disse forte la vedova a Concetta; ora è
+tardi e me ne vado.
+
+Concetta era di buon umore; le sue rughe avevano la mobilità delle
+grandi gioie e gli occhietti mandavano lampi.
+
+«Meno male che il signor Carlo le ha tenuto compagnia.
+
+A quel riavvicinamento io sentii che il cuore picchiava più forte, e
+mi avvidi che la vedova arrossiva.
+
+Se ne andò; me ne andai subito dopo...
+
+E tutto il giorno pensai alla signora Nina, e la sognai tutta notte, e
+al giorno successivo stetti alla finestra l'intero mattino per
+vederla, e fui così fortunato che mi vide e si volse e la salutai, e
+per un mese non lasciai di andare alle stesse ore alla finestra,
+sempre colla stessa fortuna, e una volta ardii sorriderle, e un'altra
+volta ardì sorridermi... e cinque mesi e otto giorni dopo, io mi
+stringeva legittimamente al cuore la signora Nina... non più vedova.
+
+
+III.
+
+Eravamo felici. Abitavamo una casicciola molto lontana dal chiasso e
+dalla baraonda cittadina; le nostre finestre non guardavano in casa
+d'incomodi vicini; il sole ci veniva a trovare ogni giorno all'alba e
+ci lasciava dopo mezzodì, e la luce dava colori di festa ai nostri
+mobili nuovi.
+
+Il vecchio zio di Nina non aveva voluto assolutamente, come egli
+diceva, porre i suoi acciacchi in comune per fare una casa sola, e se
+n'era andato a stare con una sorella la quale viveva in villa.
+
+La compagnia dei nostri sogni, dei propositi nostri, bastava a tutto;
+qualunque altro sarebbe stato un importuno. Le nostre stanze color di
+rosa erano popolate di care fantasime dello stesso colore. L'avvenire
+ci appariva nei sogni, e ne facevano di così leggiadri! Bisogna dire
+che Nina aveva una rara squisitezza di maniere, un sorriso dolcissimo,
+uno sguardo sereno come un raggio di luna, una voce armoniosa come una
+parola di conforto, e una tal maniera vezzosa di appressarmisi, di
+pormi le mani sugli omeri e dirmi «ti voglio bene» senza dirmi nulla,
+che io avrei passato le ore intere a divorarmela cogli occhi.
+
+Aveva un solo difetto: nell'andare da una stanza all'altra si tirava
+dietro gli usci con violenza. Molte volte, strappato alle mie
+fantasticherie dallo sbattere d'una porta, avrei ceduto ad un
+movimento dispettoso se subito dopo non mi fosse apparso il suo viso
+rosato.
+
+Ciò nondimeno il cuore continuava a trotterellare allegro e non mi
+sarebbe riuscito di fargli prendere un'andatura più ragionevole.
+
+Bisogna anche dire che io era per Nina un marito poco men che
+perfetto. Non la lasciavo sola mai, o più raramente e più brevemente
+che poteva, non la contraddiceva in nulla, prevenivo i suoi desideri,
+non le dicevo che parole buone, facevo cento fanciullaggini per
+tenerla di buon umore. Avevo però anch'io un diffettaccio: mi
+distraeva orribilmente; a certi momenti, per tener dietro ad una
+sciocca fantasia, non mi accorgevo che ella, sorridendo, mi domandava
+un sorriso, o rispondevo con un cenno serio del capo ad una proposta
+burlesca.
+
+Certo la sorte non accoppia due colpe così nere per dare l'immagine
+della pace coniugale.
+
+Venne il giorno in cui io mi mostrai più distratto del solito, ed ella
+sbattè gli usci più forte. Mi sfuggì un _oh_! ed ella l'intese, ed io
+me ne pentii. Inutilmente. Un'altra volta Nina mi lasciò pensoso,
+camminando sulle punte dei piedi, e chiuse l'uscio con mille
+precauzioni per non far rumore... Il frastuono delle fucine d'averno
+non mi avrebbe fatto dare un balzo più ratto dalla seggiola. La
+raggiunsi, l'abbracciai, e ridemmo insieme di gran cuore.
+
+Ma il ghiaccio era rotto; ci avevamo detto in viso il pensiero nostro:
+non eravamo perfetti!
+
+Per quanti sforzi facesse, Nina non riusciva a correggersi; solo
+quando aveva peccato, pigliava una certa aria tra il dolente e lo
+scherzoso che la faceva più bella.
+
+Quanto a me avevo un gran scrollare il capo, o spalancar tanto d'occhi
+quando ero colto col cervello in processione--non ci guadagnavo nulla,
+assolutamente.
+
+La luna di miele durava da molte lune, senza che la più lieve ombra
+avesse mai oscurato i nostri volti innamorati.
+
+Fu un giorno, un brutto giorno di quel dispettoso mese di luglio, in
+cui il sole è così beffardo e il caldo così crudele... Ella giura
+d'essere stata la prima a dirmi: «vorrei un po' sapere a che pensi
+sempre col capo nelle nuvole, vorrei proprio saperlo...;» ma non le
+credete; la prima offesa uscì proprio dalle mie labbra in forma d'un
+piccolo sacramento che non mi riesci d'afferrare coi denti se non
+quand'era venuto fuori più di mezzo. Comunque sia, un di noi rispose
+con una lieve impertinenza, e l'altro con una meno lieve, e poi con
+un'ironia, e con un'altra ironia, e infine Nina colle lagrime agli
+occhi ed io col cuore gonfio.
+
+Un'altra volta lo stesso esordio ci portò alla stessa conclusione, ed
+un'altra più in là,
+
+--Questa vita non è più sopportabile, disse lei.
+
+--Davvero! dissi io per farle dispetto.
+
+--Davvero! Ah! davvero! Eh! lo sapeva io che sei già stanco di me: è
+quasi un anno che sei alla catena.
+
+--Dieci mesi, risposi.
+
+--Che ti sono parsi dieci anni; me ne sono accorta già da un pezzo; la
+nostra felicità ha già troppo durato; ah! come sono disgraziata!
+Finirai per odiarmi, se pure non mi odii fin d'ora; ma finirò anch'io
+per odiarti.
+
+Mi struggevo di voglia di pigliarmela fra le braccia e di portarla in
+giro per _le stanze_, lei e tutta la sua collera insieme, sino a tanto
+che dicesse: _basta_ ridendo; mi veniva voglia di buttarmele ai piedi
+ginocchioni e dire le mie orazioni maritali, di allacciarle il collo e
+rubarle tanti baci finchè lo sgomento me l'avesse rifatta docile--mi
+venivano in mente tutti i propositi buoni che possono venire alla
+miglior pasta di marito. La guardai sott'occhi, vide il mio sguardo e
+mi volse le spalle, mossi un passo verso di lei, ed ella via in
+un'altra camera... ed io dispettoso, via dalla parte opposta, e giù
+per le scale, pieno di rimorsi già prima di porre in atto la terribile
+vendetta,
+
+Gironzai un pezzo, non mi potendo staccare dal vicinato e volgendomi
+ogni tanto a guardare la casicciola dov'era la mia felicità.
+
+Mi tornavano al pensiero Concetta e Sulpicio, i buoni amici d'una
+volta, e dicevo a me stesso che io non aveva chi compiesse presso la
+mia Nina i buoni uffizii di paciere, e che dopo tutto non avrei patito
+di affidarli a chicchessia.
+
+Pensavo: «È la prima volta, ma chi sa se non faremo più! Bisogna
+ritornare a lei, toglierla quanto è possibile alla sua pena, e
+confortarla, e dirle che non avremo più a bisticciarci mai... Ma se,
+invece di ascoltarmi benignamente, fa la ritrosa?... Ah! che non darei
+perchè alla prima parola buona rispondesse con un bacio saporito! E
+non se ne parlasse più e si piangesse e si ridesse insieme!» Tutte
+queste riflessioni, mi portarono due o tre volte sulla soglia di casa,
+ed altrettante me ne ritrassero; finalmente mi riuscì di rompere il
+fascino, infilai il portone d'un balzo, salii gli scalini a quattro a
+quattro, ed in un attimo fui innanzi a lei che mi era venuta incontro
+lagrimosa sul pianerottolo.
+
+Nascondeva il viso fra le mani e non mi diceva nulla. Le cinsi il
+corpo con un braccio e la trassi nel salotto; me la feci sedere sulle
+ginocchia, le scostai con dolce violenza le mani dagli occhi, posi il
+mio volto sotto al suo, e le chiesi perdono. Ma invece di perdonarmi
+scoppiò in un altro singhiozzo, e mi buttò le braccia al collo, ed
+appoggiò la testina sul mio omero.
+
+Mi batteva il cuore forte; gli atti di Nina esprimevano una disgrazia.
+Che era dunque avvenuto nella mia assenza? Di nuovo carezze di baci e
+di parole, e cento interrogazioni paurose e finalmente un altro
+singhiozzo più forte:
+
+«È morta!
+
+--Chi?
+
+--Concetta, la povera Concetta!
+
+Ammutolii. Se devo dire il vero, non me ne doleva moltissimo; la buona
+donna trotterellava giù dalla settantina da un pezzo, e il Paradiso
+aveva aspettato molto per avere una pergamena di più; ma rispettavo la
+sensibilità di Nina. Quando ebbe cessato di lagrimare, tentennò il
+capo e mi disse con un filo di voce melanconica:
+
+«Eccoli separati di letto e di mensa!
+
+--E chi ti ha dato questa notizia?...
+
+--Un'amica che è venuta a trovarmi; la povera Concetta è mancata ieri
+l'altro quasi improvvisamente.
+
+--E Sulpicio?
+
+--È disperato; non dice parola, sembra sbigottito.
+
+--Bisognerà andare a trovarlo,
+
+--Amico mio, vacci subito.
+
+Vi andai.
+
+Oimè! Il povero cuore del vecchio non aveva potuto resistere agli
+affanni della solitudine, e nella notte, poche ore dopo che gli fu
+portata via la sua compagna, s'era posto nel vedovo letto colla
+sicurezza di non vedere un altro mattino.
+
+Il cadaverico volto pareva sorridermi tristamente e dirmi che neppure
+la morte li aveva voluti divisi.
+
+Ritornando a casa col cuore mesto, ma d'una mestizia dolce che mi
+faceva bene, non volli dire nulla alla mia compagna. La quale seppe la
+cosa da altri alla mia presenza, e come fummo soli mi si strinse
+paurosamente al petto...
+
+«Carlo!
+
+--Nina!
+
+Levò gli occhi come per leggermi nel pensiero, e mormorò lentamente
+queste parole:
+
+«Anche noi, non è vero?»
+
+
+
+
+UN UOMO FELICE
+
+
+I.
+
+
+--... Un uomo felice!
+
+--E contento del proprio stato?
+
+--Così contento che non lo cambierebbe con quello di un principe...
+
+--Secondo i principi...
+
+A forza di ruminarci sopra, non potemmo più reggere alla tentazione,
+ed una bella mattina del mese di giugno il mio amico Antonio ed io ci
+provammo ad arrampicarci sul monte Barro, voltando le spalle al
+territorio di Lecco, per andare a vedere da vicino il prodigio
+vivente.
+
+Il monte Barro è un monte rispettabile per ogni riguardo; ha due
+sagre, una delle quali, quella di S. Michele, è tenuta in molta
+considerazione in Paradiso; ha l'eco di Galbiate che ripete poco meno
+di due versi endecasillabi senza incespicare, e la sua vetta, in forma
+di gobba, apparisce a quando a quando involta fra le nuvole. Ci
+sarebbe da insuperbire per poco che un monte avesse le facoltà
+locomotrici del minimo insetto che campa la vita alle sue spalle e
+potesse andarsene dove meglio gli talenta; così inchiodato dove si
+trova, in faccia alla mascella enorme del Resegone ed alla vetta
+brulla del San Martino, ed a tutta quella famiglia di giganti che, più
+oltre, più oltre, sembrano rizzarsi sulle punte dei piedi per guardare
+dietro le spalle di chi li precede, il povero Barro ha la fisionomia
+burlesca d'un nano, e si direbbe che ci soffre. È tutt'uno. Ad
+arrampicarvisi non è punto comodo: è un monte niente affatto
+arrendevole, ed i sentieri che esso apre nelle sue coste non hanno
+l'aria di concessioni; si inerpicano diritti o quasi diritti, sassosi
+che non è una delizia. Ogni tanto siete costretti a fermarvi per
+respirare, e vi vien fuori senza avvedervene: «che monte!» Lo
+stratagemma gli è riuscito.
+
+Vi ha, è vero, una via carrozzabile, ma è un'altra arguzia di quel
+monte imbronciato, perchè, ad un certo punto, poco prima di Galbiate,
+la salita si fa così ripida, che il peso della carrozza trascina il
+cavallo, e carrozza e cavallo pigliano l'andatura di un gambero
+enorme; quanto ai viaggiatori pedestri nulla di peggio, si sa, d'una
+strada carrozzabile.
+
+L'amico Antonio, pratico dei luoghi, mi incoraggiava alla salita,
+assicurandomi che, giunto alla sagra di S. Michele, tutte le asperità
+avrebbero cessato come per intercessione del santo, e che avremmo
+camminato all'ombra delle acacie, e posto i piedi sopra un vero
+tappeto di velluto.
+
+Coraggio e innanzi, e innanzi, a salti, piegando a dritta ed a
+sinistra, ascoltando l'allegra musica dei ciottoli che rotolano dietro
+i nostri passi, e ridendo... Eccoci giunti. Ecco la sagra. È una
+chiesa, o piuttosto uno scheletro di chiesa; mostra il tetto, le
+pareti e le fondamenta, il tutto disegnato con gusto e impiantato
+solidamente; le mancano le polpe--pavimento, volte, sagristia, altari:
+ci sono aperture di finestre e di porte ma senza porte e finestre, e
+il vento deve farvi strane scale cromatiche quando gli accomoda.
+
+San Michele è benemerito per la sua sorgente di acqua leggiera come un
+soffio. Nulla di meglio d'una buona sorgente d'acqua per assicurare la
+devozione dei fedeli; a S. Michele non ci ha altro, ma basta perchè
+migliaia di devoti vi portino al 29 settembre l'occorrente per
+desinare sull'erba. Vi bevono l'acqua e si ubbriacano di vino, ed alla
+sera rotolano giù per la rapida china cantando e ridendo allegramente.
+Gran buona pasta di santo questo che si lascia adorare in tal maniera!
+
+Via, ancora una ciottola d'acqua leggiera come un soffio, e innanzi...
+L'amico Antonio non mi ha lusingato inutilmente; ora si sale senza
+fatica; il sentiero gira intorno al cocuzzolo del monte, all'ombra
+delle boscaglie; l'aria frizzante del mattino ci batte in viso, e
+sotto di noi si schiera un panorama incantevole d'acque e di monti. A
+un certo punto ci pare d'entrare in un giardino; il vento ci ha
+portato un profumo di gelsomini selvatici in fiore. Vien la tentazione
+di raccoglierli tutti, ma ce n'è troppi, non ne raccogliamo nemmeno
+uno... Innanzi... Alle falde del monte, tra le, acacie, s'incontrano
+altri tesori: ecco un ciclamino bianco e per uno bianco mille color di
+rosa, e poi una famiglia stravagante di fiorellini dalle forme più
+curiose; ecco una spiga d'un rosso cupo che non avevamo ancor visto;
+la fiuto per far più ampia conoscenza; quale profumo squisito di
+_vainiglia_! quella che noi coltiviamo nei giardini col nome di
+_elitropium peruvianum_ è molto lontana dall'aver un odore così
+squisito. Facciamola felice anche questa; diamole un battesimo dotto:
+_vainiglia montana_. La gran ventura!
+
+
+II
+
+Innanzi. La strada è sgombra, ma la salita si fa sempre più
+faticosa--bisogna rallentare il passo.
+
+--Arriveremo in tempo per l'ora del desinare, dice Antonio.
+
+--Supponendo che un uomo felice abbia un'ora per desinare.
+
+--Nè avrà due, questo dev'essere il primo benefizio della vera
+felicità.
+
+Ed il mio amico uscì in uno di quei scoppi sonori di risa che sa fare
+egli solo e che avevano già risvegliato parecchie volte gli echi delle
+vallate.
+
+--Che uomo è questo Cuor Contento?
+
+--Un ex baritono, che si era fatto un piccolo patrimonio stonando il
+Conte di Luna, e prestando i suoi quartali a Manrico; si vantava
+sempre che avrebbe tirato su l'edifizio della sua felicità, e pare che
+ci sia riuscito; un bel giorno rifiutò colle lagrime agli occhi una
+scrittura ed un quartale anticipato--era ricco.
+
+--Ed è venuto subito ad inselvarsi nel Monte Barro?
+
+--Oibò; pare che la felicità non sia così facile a ritrovare, perchè
+per un pezzo le corse dietro inutilmente; divenne prodigo, per sè solo
+si intende, offrì il cuore a varie prime donne _assolute_, la cena a
+parecchie seconde ballerine che aspettano ancora adesso l'assoluzione.
+Le cene trovavano subito la piazza, il cuore rimaneva disponibile.
+Allora si consacrò tutto al vino, che egli amava molto ed a cui doveva
+i più rumorosi trionfi della sua carriera baritonale; ebbe una cantina
+ben provveduta ed invitò alcune volte i compagni di chiave a desinare.
+Andava a tutte le rappresentazioni del Carcano e della Scala, e
+trovava che ai _suoi tempi_ si cantava meglio. Tutto ciò non lo aveva
+portato un pollice più vicino alla sua felicità, e quando lo lasciai,
+or son due anni, correva ancora dietro la sottana della fuggitiva. Due
+settimane fa ricevetti finalmente la lettera in cui mi giura che è
+felice!
+
+--Sia lodato il cielo!
+
+--E l'altro dì la seconda lettera in cui ripete, sacramentando, che è
+felice, e che io dovrei levarmi il gusto di vedere un uomo felice.
+
+--Peccato che la felicità stia tanto in alto!
+
+--Non importa, ci arriveremo. Ecco, si vede già la casetta color di
+rosa, emblema dei pensieri e dei sentimenti ex-baritonali del suo
+abitatore.
+
+Qui la via si biforcava, da un lato scendendo a precipizio e
+dall'altro girando intorno intorno verso Galbiate: noi ci mettemmo per
+un sentieruccio che si apriva nella siepe e moveva più diritto che
+poteva incontro alla vetta del monte.
+
+Dopo venti minuti di cammino, fatto colle mani sulle ginocchia e col
+corpo piegato in arco, all'uscire da una boscaglia ci vedemmo
+finalmente innanzi la casicciola rosea. Aveva un solo piano, una
+piccola spianata dinanzi alla porta e quattro o cinque finestre colle
+persiane verdi in tutto. Levai il capo in alto; il cucuzzolo del monte
+pareva molto vicino e si staccava nero nero dall'azzurro fondo del
+cielo. Quel bocciolo di rosa in quel luogo aveva proprio l'aria d'un
+nido di amorini. Gli amorini ci erano, ma scalzi e scamiciati, e
+corsero non appena ci videro a nascondersi nel nido; subito dopo
+apparve una donna che pareva vecchia ed era invece la giovane venere,
+madre di quegli amori, e ci chiese chi cercassimo,
+
+«Il signor Tallini.
+
+--Dorme
+
+--Sogni innocenti; beato lui!
+
+--Però ha raccomandato di svegliarlo se venisse qualcuno....
+
+--Viene spesso gente a trovarlo?...
+
+--Mai.
+
+--E come passa il tempo?
+
+--Mangia, dorme e va a spasso.
+
+--Ecco la vera felicità!
+
+--Devo dirgli chi sono lor signori?
+
+--Due disgraziati.
+
+E siccome la buona donna ci guardava sospettosa, Antonio ripetè,
+premettendo una delle sue allegre risate:
+
+«Sì, ditegli che due disgraziati lo aspettano.
+
+In quel mentre una persiana verde si socchiuse, la faccia felice e
+rubizza dell'ex-baritono Tallini apparve nel vano, e si udì un grido,
+un _do_ di petto della gioia più schietta e più stonata che io
+m'avessi mai udito.
+
+E pensai fra me e me: «Come rende buoni la felicità!»
+
+
+III.
+
+Il signor Tallini scese le scale a precipizio, e si gettò nelle nostre
+braccia prima ancora che avessimo avuto il tempo di varcare la soglia
+della casa color di rosa. Nelle nostre braccia non è un modo di dire
+iperbolico, perchè l'ex-baritono, buttando ciecamente la mano diritta
+sul costato sinistro di Antonio e la mano manca sul mio costato
+diritto e premendoci l'un contro l'altro e premendosi egli stesso
+contro di noi, trovò modo di abbracciarci tutti e due in un tempo. Era
+un quadro che avrebbe tentato un pittore fiammingo.
+
+«Bravissimo il mio Antonio, bravissimo anche il signore...
+bravissimi... bravissimi! Non potete credere il piacere che mi date;
+il primo quartale toccato per la mia prima scrittura non mi ha fatto
+così lieto!
+
+Il suo volto era veramente illuminato a giorno, ed i suoi occhi
+mandavano bagliori. Pensavo che egli cedeva con troppo abbandono alla
+febbre della gioia, la quale è la più acre nemica della vera felicità!
+
+Ci fe' entrare nel suo appartamento; due stanze in tutto, arredate con
+una scenica parsimonia di molto buon gusto; nel salotto si vedevano
+parecchie di quelle enormi sedie ad alto schienale, che frequentano il
+palcoscenico di tutti i teatri dell'orbe terraqueo; nel mezzo una
+tavola rettangolare con un gran tappeto che ne copriva le gambe, da un
+lato una _cônsole_ e dall'opposto lato un pianoforte; la sola
+differenza tra il salotto dell'ex-baritono, ed _una sala riccamente
+addobbata con due porte laterali_, era che _in fondo_ invece
+d'un'altra porta si vedeva un caminetto, un vero caminetto, ed uno
+specchio, un vero specchio, con cornice dorata sovr'esso. E però,
+quando l'ex-baritono volle mostrarci la sua camera da letto, io fui
+molto meravigliato che due comparse non venissero a toglierci le sedie
+di sotto per preparare il cambiamento di scena. Se non che nella
+camera contigua, oltre il letto nascosto dietro una cortina bianca,
+come nell'ultimo atto della _Traviata_, rividi le stesse sedie ad alto
+schienale e lo stesso tavolino coll'identico tappeto, ed allora
+compresi perchè le due brave comparse non avessero fatto la loro
+frettolosa apparizione.
+
+La felicità non tolse all'ex-baritono la memoria del suo appetito e la
+fede nel nostro.
+
+Erano le undici e die' ordine che si preparasse il desinare pel
+mezzodì. Antonio ed io udimmo alcuni momenti dopo, con un vero
+sentimento di gioia che non aveva invidia di quello del nostro ospite,
+correre dietro ad un branco di polli, i quali starnazzavano le ali
+fuggendo, e finalmente uno dei fuggitivi gridar più forte.... e poi il
+silenzio profondo.
+
+«Così è, disse allora l'amico Antonio all'ex-baritono che ci aveva
+fatto uscire dall'abitato per farci vedere il suo campicello, così è,
+non ho potuto resistere al piacere di vedere in faccia un uomo felice.
+
+--Ed un vecchio amico!
+
+--Ma sai, che non è carità la tua di scrivere tante volte ad un
+disgraziato pari mio, che tu sei felice! Almeno ora che mi hai fatto
+arrampicare fin qui, dovresti insegnarmi la ricetta.
+
+--È facile, rispose l'ex-baritono con visibile soddisfazione, e col
+miglior accento per far credere il contrario, è facile!
+
+--Basta aver denari!...
+
+Il nostro ospite lo interruppe prontamente, come per non lasciar più a
+lungo il suo tempio sotto la macchia di siffatta profanazione.
+
+«Oibò; il denaro non serve a nulla; io che ti parlo sono stato ricco,
+e non sono mai stato felice, ed ora che non sono più ricco, sono
+felice!
+
+--È una sciarada.
+
+--Bravo! una sciarada, ma io l'ho sciolta, e me ne trovo bene. Il
+_primo_ è la campagna, il _secondo_ la solitudine, il _terzo_
+l'indipendenza, il _quarto_ la serenità d'animo, e l'_intero_...
+
+--E l'_intero_ è il baritono Tallini, non può essere altri che lui,
+perchè io potrei ritirarmi in campagna, e starmene solo, ed essere
+indipendente, che nossignori, non sarei felice.
+
+--Perchè ti mancherebbe il _quarto_, la serenità d'animo...
+
+--E tu l'hai? chiese Antonio.
+
+--L'ho, rispose gravemente l'ex-baritono.
+
+--E come passi il tuo tempo nella solitudine?
+
+--Non lo so, non son io che passo il mio tempo, è il mio tempo che
+passa da sè.
+
+La risposta era così semplice che ci parve profondissima; Antonio si
+volse a me e tradusse il suo stupore in una risata, intanto che
+l'ex-baritono ci guardava in volto curiosamente, per spiare l'effetto
+delle sue parole.
+
+--Osservate, ci disse poco dopo il nostro ospite, che incantevole
+panorama! Lecco laggiù, più oltre Pescarenico, che si guardano
+nell'immenso specchio delle acque...
+
+--Stupendo! dissi io.
+
+--Stupendo, ripetè Antonio; ma non si cambia mai scena mi pare; è un
+vero idillio; atto unico, scena unica...
+
+--T'inganni; se ci arrampichiamo sulla vetta del Barro, vedrete
+l'altro versante, Valmadrera, Galbiate...
+
+--Ma sempre Valmadrera e Galbiate,
+
+--E il monte S. Martino e il Resegone...
+
+--E quanto tempo tu consacri ogni giorno a contemplare tutto ciò?
+
+--Nulla... ma io so di essere circondato da una bella natura, e questo
+mi fa bene... Ecco qua il mio campicello...
+
+--Lo coltivi tu?
+
+--Qualche volta sì... la botanica mi piace...
+
+--Hai seminato tu quei fagiuoli?
+
+--Sicuro... io stesso... è la mia passione. Antonio si rivolse a me ed
+uscì in uno scoppio di risa più sonoro dei precedenti.
+
+Bisogna sapere che i fagiuoli seminati dall'ex-baritono Tallini erano
+una specie di cicoria, di cui si fa un'ottima insalata.
+
+Ma il nostro ospite, nella serenità dell'animo suo, non si avvide
+dell'intenzione burlesca dell'amico e non prese in mala parte la sua
+ilarità. Antonio proseguì l'interrogatorio che cagionava
+all'ex-baritono un visibile piacere.
+
+«A che ora ti levi di letto al mattino?
+
+--All'alba; nulla di meglio d'una magnifica passeggiata sui monti,
+all'alba; si gode uno spettacolo incantevole, si respira un'aria
+frizzante e si acquista un appetito... un appetito... ritorno a casa e
+faccio colazione...
+
+--E poi?...
+
+--E poi fumo la pipa, e poi canto accompagnandomi sul pianoforte; e
+poi vado alla campagna a dare un'occhiata ai miei fondi... fino
+all'ora del desinare, che dura più d'un'ora... e poi leggo, o canto, o
+fumo la pipa... e appena annotta, mi caccio in letto...
+
+--E al domani ricominci?...
+
+--Ricomincio....
+
+--E non ti stanchi mai?
+
+--Mai.
+
+--E non ti vien mai voglia di parlare con chicchessia?
+
+--Se me ne venisse voglia, ci è il fattore, un uomo che si può far
+andare in estasi con una nota filata, che s'inginocchierebbe ad
+adorarmi se gli cantassi una romanza, e che dice le più innocenti
+schiocchezze che siano mai uscite da una bocca che non canta.
+
+--E non ti vengono mai in mente i tuoi trionfi, le belle cene, i tuoi
+_debutti_, i sospirati quartali ed i non sospirosi amori delle quinte?
+
+--Mi vengono, ma non li rimpiango, ne rido... insomma sono felice!
+
+--To', disse Antonio guardando l'orologio; è mezzogiorno, voglio
+essere felice anch'io!
+
+--Anch'io! dissi accontentandomi della parte secondaria che mi toccava
+in quella commediola.
+
+Il desinare era ghiottamente casalingo, e se è vero che l'appetito sia
+il miglior condimento delle vivande, io dico che non furono mai
+vivande meglio condite di quelle della mensa del baritono Tallini. Il
+quale però, checchè dicesse e facesse, mi sembrava meglio un uomo
+nervosamente di buon umore, che un mortale baciato in volto dalla
+felicità. Non aveva dell'uomo felice, come io lo immaginava, la
+robustezza serena, la tranquilla indolenza, la beata apatia; vero è
+che codesto è il tipo iperbolico degli uomini felici, e che tutti gli
+uomini meno scontenti del loro stato escono dalla schiera operosa di
+quelli che non han tempo da proporsi quesiti psicologici--ma è anche
+vero che l'ex-baritono Tallini non apparteneva a quest'ultima schiera,
+e che, stando ai calcoli fatti sui termini forniti da lui stesso, gli
+dovevano rimanere sei buone ore al giorno per maledire l'esistenza.
+
+Egli guardava ogni tanto alla sfuggita Antonio e me, e s'empiva la
+bocca, e ci rivelava fra un boccone e l'altro i mille artifizii con
+cui gli era riuscito finalmente di raggiungere la felicità in cima al
+monte Barro.
+
+«Tu non sei più ricco? gli chiese Antonio.
+
+--Non sono più ricco; dopo di essermi messo insieme un piccolo
+patrimonio colla mia voce, ho voluto speculare su quella degli altri;
+ho fatto l'impresario e ci ho rimesso tutti i miei quartali ed una
+porzione anche di quelli dei miei scritturati.
+
+L'ex-baritono nel dire queste parole ingrossava la voce, volendo, per
+una vecchia vanità d'artista, sfoggiarne il volume. E proseguiva:
+
+«Un giorno mi avvidi che mi avanzavano solo poche migliaia di lire,
+pensai che era tempo di voltare per sempre le spalle al palcoscenico,
+uscii dal teatro e presi la via dei monti. Avevo il cuore leggiero
+quando giunsi a Lecco; seppi che sul Barro ci era questa casicciola da
+vendere e la comperai. E ci venni, e qui finirò i miei giorni...
+
+Queste ultime parole tragiche furono dette a boccia piena, il che ne
+temperava singolarmente il sinistro significato e dava alla felicità
+dell'ex-baritono un carattere durevole.
+
+«Beato te! disse Antonio sospirando.
+
+Non vidi mai faccia più solenne di quella del nostro ospite, a quel
+sospiro; egli si arrestò perfino dal mangiare per chiedere con aria di
+superba commiserazione:
+
+«Non mi hai detto nulla di te... come vivi tu?
+
+--Male... male; per una inveterata abitudine tengo a vivere più che
+posso e meglio che posso, ma non mi riesce di essere contento. Passo
+l'estate a Lecco, amo anch'io la campagna, ricevo molte visite...
+
+--Ricevi molte visite?...
+
+--Molte... sono seccato a tutte le ore; bisogna chiacchierar sempre,
+parlar di cento sciocchezze, tagliar i panni al prossimo... e leggere
+nei giornali altre chiacchiere, altre sciocchezze, altra maldicenza!
+Sempre chiacchiere, sciocchezze e maldicenza, con questo solo divario
+che nelle parole si trova qualche volta un po' di spirito e nelle
+scritture si trova qualche volta un po' di grammatica... All'inverno
+vado a Milano, perchè a Lecco non si spazza bene la neve... passo il
+tempo al teatro o al caffè Martini, o in galleria...
+
+--Ah! tu all'inverno vai a Milano?
+
+--Sicuro.
+
+--Poveretto! ripetè l'ex-baritono vuotando d'un fiato un bicchiere
+ricolmo. E voi, signore, come vivete?
+
+--Male anch'io, male anch'io; anzi peggio di voi altri; perchè sto
+sempre a Milano, vado a tutte le prime rappresentazioni, costretto ad
+ascoltare tutti gli artisti che hanno o che avevano o che vogliono
+avere in gola un filo di voce, ed a leggere tutte le cronache
+cittadine, ed a mostrare di prendere sul serio cento cose che non
+m'interessano punto. Beato voi che ve ne state qui, con questi bei
+monti in faccia, con questo bel lago sotto i piedi, che non pensate se
+non ai fagiuoli del vostro orticello ed a tener provvista la cantina
+di questo nettare delizioso!
+
+--E chi viene a trovarti a Lecco? chiese l'ex-baritono, a cui il
+vinello snodava la lingua.
+
+--Molti che ti conoscono. Agenti teatrali, maestri di musica,
+cantanti...
+
+--E che dicono di me?
+
+Questa domanda fu pronunziata sbadatamente, col bicchiere alle labbra
+e gli occhi fissi nel bicchiere. È impossibile comportarsi meglio per
+parere supremamente sdegnoso delle cose degli umani.
+
+«Dicono, rispose Antonio, levando dal suo canto il bicchiere e
+ponendolo tra il raggio visuale e la luce della finestra, dicono...
+
+--Dicono?
+
+--Dicono... Non dicono nulla... Cioè!.... qualcuno dice che sei un
+pazzo... Niente di meglio per vivere felici che essere creduti pazzi
+dal prossimo...
+
+--Già... sicuramente...
+
+--E gli altri?
+
+--Gli altri non si ricordano nemmeno che abbia esistito al mondo un
+baritono Tallini... Nulla di meglio che essere dimenticati dal
+prossimo per vivere felici...
+
+--Già... sicuramente.
+
+
+IV.
+
+Il pranzo era al termine; una comitiva di bicchieri di vino s'era data
+ritrovo nel nostro ventricolo ed accendeva gli estri del buon umore.
+
+Ci fu però un momento in cui il nostro anfitrione chinò la testa fra
+le mani e guardò fissamente la tovaglia. In quel punto il piede
+d'Antonio urtò sotto la tavola contro lo stinco della mia gamba;
+guardai. L'ex-baritono uscì in breve dalla sua beata fantasticheria,
+si pose al cembalo senza dir parola, e dopo alcuni accordi di
+preludio, intonò con voce stentorea la romanza del _Trovatore_.
+
+«Che voce! esclamava ogni tratto Antonio, chinando il capo sul mento e
+guardandomi sott'occhi, che voce! benissimo! benissimo! Sai qual'è la
+disgrazia dei nostri teatri? aggiunse quando l'altro ebbe finito.
+
+--E qual'è?
+
+--Che siano al mondo tanti disgraziati, i quali implorano la
+misericordia del cielo in chiave di baritono, e che se ci è uno il
+quale abbia un _organo_ a dovere, sia un uomo felice e non ne voglia
+sapere del palcoscenico.
+
+Antonio temperò l'effetto della frase lusinghiera con una bella
+risata, ma l'ex-baritono non pose mente che alla prima parte e rispose
+modestamente all'elogio cantando il duetto e facendo in falsetto la
+parte della donna.
+
+--Credete che, se volessi ancora cantare, troverei una scrittura?
+disse all'improvviso.
+
+--Ma tu non vuoi! rispose Antonio.
+
+--È vero! oh! come sono felice! ripetè per la centesima volta
+l'ex-baritono; bisogna bere un'altra bottiglia!...
+
+Quel vinello generoso cresceva insolitamente la verbosità del nostro
+ospite e metteva noi pure alle porte della sua felicità. Io giurai che
+il monte S. Martino non mi era mai parso così bello, e che avrei
+passato la vita a contemplarle, sicuro di non poter spendere meglio
+l'esistenza. Antonio, che da prima pareva farsi beffe del singolar
+modo che l'ex-baritono aveva scelto per essere felice, assicurava che
+ora ne comprendeva la filosofia profonda, e l'anfitrione continuava ad
+assediarci di domande ed a farci ogni tanto quesiti ed ipotesi a cui
+non sapevamo troppo che rispondere.
+
+«Che si dirà di me adesso al caffè Martini? Che si direbbe se mi si
+vedesse riapparire un bel giorno a Milano, o se annunziassi un'altra
+volta il mio _debutto_?
+
+--Che lago! che magnifico lago! Che monti! Che panorama! ripeteva
+Antonio; mi par di amarli; ora comprendo come devono essere cari a te
+che li hai sempre dinanzi! Che buoni amici i monti! Che cara compagna
+la solitudine!
+
+Del vinello, che aveva la maggior parte nel nostro entusiasmo, non una
+parola; questa è la gratitudine degli uomini.
+
+Venne il momento di separarci dal nostro ospite, il quale aveva fatto
+di tutto per trattenerci, pregandoci, scongiurandoci, e dandoci
+perfino il tenero spettacolo delle lagrime d'un uomo felice,
+
+--Beato te! disse Antonio sospirando, beato te! io mi sento ammalato
+di nostalgia al solo pensiero di lasciar questi luoghi. Se rimanessi
+un giorno ancora, Lecco mi parrebbe una sepoltura. Non verrai tu
+qualche volta a Lecco? Ma già, il difficile è spezzare le abitudini!
+Oramai tu sei un vecchio inquilino del monte e... Ci penso; non ne hai
+detto da quanto tempo abiti questo paradiso!...
+
+L'ex-baritono stringeva le nostre mani nelle sue, e ci guardava come
+sbigottito della nostra sciagura e commosso dal nostro dolore... Egli
+uscì da quell'estasi con un sospirone lungo, e rispose:
+
+«Da un mese!...
+
+
+V.
+
+.... Quando, scendendo giù per la china del monte, ci voltammo e non
+vedemmo più la casicciola rosea, l'amico Antonio ed io ci guardammo in
+volto ed uscimmo all'unisono in una sonora risata.
+
+«L'hai visto bene quell'uomo felice?
+
+--E non mi escirà più di mente!
+
+Antonio ed io ci abbandonavamo così interi a quella ilarità, che giù
+per la rapida china non ci era più possibile fermarci, e fummo più
+volte a un pelo di provare, coll'esempio che l'eccessivo buon umore fa
+perdere la gravità. Non mai la nostra linea di direzione fu così in
+pericolo di uscire dalla base, nè il nostro naso più vicino ai
+ciottoli della via.
+
+«Io leggo nella felicità di quell'uomo come in un libro aperto, disse
+Antonio.
+
+--Ed io anche.
+
+--E dico che quello è un uomo disgraziato come noi.
+
+--E più di noi...
+
+--E che la sua maggior disgrazia è d'essersi spacciato per un uomo
+felice...
+
+--Amico dei monti e della solitudine, e che tanto ama egli i monti e
+la solitudine, quanto noi il digiuno.
+
+--E si è spacciato per tale solo per cavarsi il gusto di dare invidia
+agli amici, e mi ha scritto perchè mi arrampicassi fino da lui, colla
+speranza che io gli facessi un po' di _reclame_...
+
+--E per interrompere la sua noia profonda.
+
+--È un uomo che vive della sua piccola vanità d'uomo felice, come un
+altro vive della sua piccola vanità d'autore in voga, o della sua
+piccola riputazione d'uomo di spirito...
+
+--Vuoi dire che muore. Quella non è vita, è agonia. Immagina la sua
+giornata, e concedine pure larga parte al sonno, e al desinare, e alla
+cena, e alle due colazioni, e se vero è che il monte Barro eserciti
+sulle facoltà digestive un benefico influsso, aggiungi pure la
+merenda--tutto il resto non è che un lungo interminabile sbadiglio.
+
+--Oh! disgraziato Tallini!
+
+--Infelice baritono!
+
+--Ed anche un pochino scimunito!
+
+--Molto...
+
+--Badiamo a non dirne male; stiamo ancora digerendo il suo desinare!
+
+E qui _da capo_ la stretta del nostro duetto di risate, come in
+un'opera buffa. I mille echi del monte Barro erano in gran faccende e
+duravano fatica a tenerci dietro; il sole spariva dietro i monti,
+ammiccando ancora con un paio di raggi all'onde del lago lievemente
+increspate, rugose ganze di vaporosi amori.
+
+La china scoscesa era finita, e la via si stendeva ora con facilissimo
+pendìo.
+
+«È proprio così, ripresi a dire; quell'eccellente baritono mi ha tutta
+l'aria di essere oppresso sotto il cumulo della sua immensa
+felicità...
+
+--Una felicità che dura da un mese! È troppo! è troppo! Deve essere
+insopportabile!
+
+--E che, dopo d'aver vestito i panni di un semidio, specie di fauno
+d'altri tempi, non sappia più come rientrare nella sua pelle di
+baritono, e ridiscendere al piano.
+
+--Tanto più che coll'aver posto a base della sua felicità tutta
+l'altezza del monte Barro, egli crede in buona fede d'essere fatto
+visibile come una statua colossale, e che a Lecco ed a Milano non si
+faccia altro che guardare in alto per cercar di vederlo.
+
+--Questo è in parte il danno della celebrità, osservai, obbedendo ad
+un filosofico istinto suggerito dal vinello; un uomo celebre ha due
+svantaggi: primo, che il mondo si occupa dei fatti suoi e lo guarda,
+come una bestia feroce in gabbia; secondo, di non essere _sempre_ una
+bestia, tanto per non darsene pensiero.
+
+--_Qualche volta_... corresse Antonio...
+
+Fra i monti, la luce crepuscolare è più breve che in pianura; quando
+il sole fu scomparso, le ombre, come se si tenessero nascoste e pronte
+dietro i cespugli, uscirono in frotta ed invasero la scena, press'a
+poco colla rapidità dei fenomeni atmosferici melodrammatici. Anche la
+natura riportava a forza il pensiero ribelle al baritono Tallini.
+
+Intanto gl'insetti si svegliavano nei prunai, ed alcuni uccelli, desti
+nel primo sonno dalle nostre ciancie e dai nostri passi, si levavano
+qua e là a brevi voli, per mutar letto.
+
+«Quanto tempo credi tu che possa durare la _felicità del baritono
+Tallini_? mi chiese improvvisamente Antonio.
+
+--Un mese... a conti fatti... un mese; una settimana per venire alla
+determinazione di lasciare il monte; il rimanente è il tempo minimo
+che egli deve supporre necessario agli uomini, perchè, non fiatando e
+non facendo più fiatare verbo dei fatti suoi, si disavvezzino dal
+pensare a lui.
+
+--Io dico che non starà neppur tanto, e che il giorno che si sia
+determinato a lasciare il monte Barro, non ci potrà più rimanere un
+minuto, e salirà quel poco che lo separa dalla vetta per discendere
+non visto dalla parte di Valmadrera... rotolando a capo fitto, se
+occorre, per far più presto.
+
+--Questo è vero... ma...
+
+--Solo, invece di otto giorni, gliene concedo quindici; un baritono
+non è un tenore, voglio dire che non sempre è un eroe, e ad una
+determinazione eroica di questa fatta ci vorrà pensare lungamente.
+
+--E credi che se ne andrà dai monti alla chetichella, senza nemmeno
+venirti a trovare?
+
+--Ne sono convinto, e non più tardi di quindici giorni da oggi...
+
+--D'un mese...
+
+--Di quindici giorni, nemmeno uno di più; e se dobbiamo scommettere...
+fra due settimane ci inerpicheremo ancora sul monte e troveremo il
+nido color rosa, ma il baritono no, che avrà preso il volo...
+
+Non so perchè io mi ostinassi a credere fermamente che il baritono
+Tallini dovesse rimanersi sul Barro ancora un mese, non un giorno di
+meno; per ciò probabilmente che il mio amico Antonio si ostinava a
+dire due settimane, non un giorno di più. Quella fede sconfinata nella
+propria opinione, fede che fa gli apostoli ed i tribuni, ci proveniva
+forse dal vinello bevuto a desinare.
+
+--Quindici giorni, ripetè per la ventesima volta Antonio.
+
+--Un mese! ribattei.
+
+Questa volta la doppia risata che accompagnava inevitabilmente i
+termini della nostra scommessa, fu così sonora che gli insetti
+tacquero ad ascoltarla. Bisogna sapere che, dietro di noi, avevamo
+sentito un rumore di passi frettolosi, ed un _ohè_! gridato in
+cadenza, ma colla voce di un baritono _di buoni mezzi_ a cui manchi il
+fiato.
+
+Cinque minuti dopo ci stringevamo fra le braccia il baritono Tallini.
+
+
+VI.
+
+La corsa gli dava l'ansia e l'affanno e gli toglieva la parola; lo
+guardavamo sbigottiti senza interrogarlo.
+
+«Sapete, ci disse finalmente, ho pensato che potrei venire a passare
+la notte a Lecco con voi e stare allegri ancora un poco; non so perchè
+non potevo star solo questa sera... È la prima volta.
+
+Egli aspettava evidentemente d'essere interrotto, ed Antonio, che
+guardava ora lui ora me coll'intenzione di lasciarlo dire, si arrese
+impietosito.
+
+«Hai fatto benissimo, disse, troverai a Lecco qualcuno che ti vedrà
+volentieri,
+
+--Non voglio veder nessuno, ho bevuto troppo a desinare... domani
+all'alba risalirò in cima al mio nido d'aquila.
+
+--Fai bene, fai bene, disse Antonio.
+
+--Incominciò allora l'ultima china, la più rapida e la più sassosa,
+fatta formidabile dalla oscurità della notte e dalla eccessiva luce
+del nostro cervello.
+
+I sassi rotolavano innanzi a noi, e noi con essi, a precipizio,
+inciampando, senza poterci fermare.... Un quarto d'ora dopo eravamo
+sul piano di Lecco.
+
+Il baritono si guardava intorno sospettoso finchè non fummo rientrati
+in casa: quivi sprigionò il suo più bel sorriso, senza riuscire a
+cancellare dalla faccia una certa espressione bizzarra d'impaccio.
+
+«O m'inganno, gli disse Antonio, o l'aria di pianura comincia già a
+guastare la serenità del tuo animo.
+
+--No, non mi pare, non mi pare...
+
+Sulla tavola erano sparsi alcuni giornali teatrali, arrivati poco
+prima; il baritono ne ruppe le fascie con una indifferenza mal
+simulata e lesse a voce alta coli'aria di beffarsene le ultime
+scritture.
+
+«To', il C... che va a Londra, e il V... che va al Cairo, e il B. che
+canta al Carcano.
+
+--Se tu avessi voluto! osserva Antonio, ci saresti andato anche tu...
+
+--A Londra?... Non ci volli mai andare... e se volessi!...
+
+--E se volessi, troveresti ancora cento scritture!
+
+--Basterebbe una... ma buona... in un teatro di prim'ordine come
+baritono d'obbligo...
+
+--Dopo tutto, credi a me, meglio la tua solitudine del Barro, osservò
+Antonio dicendo e contraddicendo con infinita disinvoltura.
+
+--Cento volte meglio...
+
+Antonio, volendo alla sua volta far gli onori della ospitalità,
+sprigionò una veneranda bottiglia di barolo; ma il baritono ne
+assaggiò a pena, ed un quarto d'ora dopo, dicendo di non sentirsi
+bene, volle andare a letto.
+
+«Io posso accomodarti benissimo, gli disse Antonio.
+
+Ma l'altro non ne volle sapere, e tanto fece che lo accompagnammo fin
+sull'uscio dell'albergo della _Croce Bianca_.
+
+«Verremo a vederti domani.
+
+--Grazie; verrò io... all'alba...
+
+Rimasti soli, Antonio mi toccò il gomito e mi ripetè queste sole
+parole: «Quindici giorni...», «Un mese!» L'avevo sulle labbra, ma non
+lo dissi, incominciando a credere che avesse ragione.
+
+Al mattino successivo aspettammo invano; incominciando a temere che il
+contagio delle abitudini cittadinesche tenesse il baritono a letto
+fino al mezzodì, andammo a chiedere di lui all'albergo--era proprio
+uscito all'alba, aveva pagato il conto e non s'era più visto.
+
+«Avrà patito la nostalgia e sarà ritornato al suo nido d'aquila.
+
+--Senza nemmeno salutarci?
+
+--Gli uomini veramente felici non si ricordano dei disgraziati pari
+nostri.
+
+--Dunque?... dissi io... un mese...
+
+Questa volta fu l'amico a tacere.......
+
+Otto giorni dopo, alle frutta, ci fu recato il solito giornale
+teatrale die ci visitava periodicamente; Antonio lo aprì, lo scorse
+coll'occhio, e die un grido improvviso...
+
+«Che è stato?
+
+--Indovina chi fu scritturato?
+
+--Lo indovino! gridai, leggendogli nel volto la notizia... il baritono
+Tallini!
+
+--Proprio lui!
+
+--Per Londra?
+
+--No... _per teatri da destinarsi_!!
+
+Evidentemente, nella famosa alba, dopo aver pagato il conto dell'oste
+della _Croce Bianca_, l'ex-baritono, invece di risalire il monte,
+aveva preso la prima corsa: Lecco-Bergamo-Milano!
+
+
+FINE
+
+
+
+
+INDICE
+
+
+ Fante di Picche Pag. 7
+ Una separazione di letto e di mensa 103
+ Un uomo felice 123
+
+
+
+
+
+
+End of the Project Gutenberg EBook of Fante di picche, by Salvatore Farina
+
+*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK FANTE DI PICCHE ***
+
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+Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the
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+available by Biblioteca Nazionale Braidense - Milano)
+
+
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+(and you!) can copy and distribute it in the United States without
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+Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this agreement
+and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm electronic
+works. See paragraph 1.E below.
+
+1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the Foundation"
+or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection of Project
+Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual works in the
+collection are in the public domain in the United States. If an
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+To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
+and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
+and the Foundation web page at http://www.pglaf.org.
+
+
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+Foundation
+
+The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
+501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
+state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
+Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
+number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
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+Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
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