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| author | Roger Frank <rfrank@pglaf.org> | 2025-10-15 05:06:45 -0700 |
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You may copy it, give it away or +re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included +with this eBook or online at www.gutenberg.org + + +Title: Fante di picche + +Author: Salvatore Farina + +Release Date: November 21, 2006 [EBook #19884] + +Language: Italian + +Character set encoding: ISO-8859-1 + +*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK FANTE DI PICCHE *** + + + + +Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the +Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by Biblioteca Nazionale Braidense - Milano) + + + + + + + + + + FANTE DI PICCHE + + + + + Dello stesso Autore: + + IL TESORO DI DONNINA.--Un volume elegantissimo di pagine 416 L. 3 -- + DUE AMORI.--Volumi due » 1 -- + UN SEGRETO.--Volumi due » 1 -- + IL ROMANZO DI UN VEDOVO.--Tre volumi » 1 50 + FIAMMA VAGABONDA.--Due volumi » 1 -- + + + Dirigere le domande alla TIPOGRAFIA EDITRICE LOMBARDA + Via Larga 19, Milano. + + + + + SALVATORE FARINA + + FANTE DI PICCHE + + Una Separazione di Letto e di Mensa. + + Un uomo felice. + + + + MILANO + + TIPOGRAFIA EDITRICE LOMBARDA + Via Larga, 19 + 1874. + + + Proprietà Letteraria. + + + + + +A MIO PADRE + + +Mi è caduta l'altro di sottocchio una pagina di un critico bizzarro e +profondo; leggendola, mi è tornata in mente come cosa che avevo già +letto, e insieme ne rammentai l'occasione e il modo della prima +lettura, e l'approvazione che tu davi alle idee espressevi, ed i dubbi +che a me rimanevano, e che, pensandoci, ho poi risoluti d'accordo col +nostro autore. Il quale non è altri che Carlo Baudelaire e nella +prefazione ai _Racconti Straordinarii_ di Poe espone i vantaggi che ha +la novella sul romanzo, senza dire quelli che il romanzo ha sulla +novella. + +Non so se ricorderai questo brevissimo momento della vita. Io +trascrivo qui quella pagina per vedere di ravvivartene l'immagine. + +«_La novella ha sul romanzo di vaste proporzioni l'immenso vantaggio +che la sua brevità cresce l'intensità dell'effetto. La lettura che può +farsi d'un fiato, lascia nello spirito una memoria assai più tenace +d'una lettura sbocconcellata, interrotta spesso dalle faccende +mondane. L'artista, se sarà abile, non adatterà, no, i propri pensieri +agli incidenti, ma, avendo concepito di proposito, a suo genio, un +effetto da produrre, inventerà e combinerà gli avvenimenti più adatti +a produrre l'effetto voluto. Se la prima frase non è scritta +coll'intento di preparare la finale impressione, l'opera è sbagliata +dal principio. In tutta la composizione non deve entrar parola che non +sia un'intenzione, e non tenda, direttamente od indirettamente, al +disegno prestabilito.»_ + + . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + +A tutte queste idee e specialmente alle ultime che, mostrando la +difficoltà della novella, le aggiungono valore e nobiltà, tu dicevi: +«benissimo.» + +Ed ecco perchè, invece d'un lavoro di maggior mole, dedico a te questi +racconti. + +SALVATORE. + + + + +FANTE DI PICCHE + + +I. + +A ventidue anni Donato è un bel giovane bruno; sa tirar di sciabola e +di pistola, caracollare con grazia sopra un cavallo, infilar come +saetta le vie di Milano sul velocipede, e sa all'occorrenza camminare +a piedi senza dinoccolar le gambe per far pompa d'una disadattagine +che è l'ultima parola dell'arte del perfetto cavallerizzo. A ventidue +anni Donato, non ostante il contagio della città dove vive da un +pezzo, si è serbato figlio e fratello tenerissimo, adora la canizie +del suo vecchio padre e non immagina al mondo cosa più soave della +testolina bionda della sorella. Or ecco perchè il vecchio Norberto e +Mariuccia in quella calda sera di luglio si lasciano rubare i sospiri +dalla brezza senza quasi avvedersene: Donato deve abbandonare ancora +una volta la paterna villetta di Romanò in Brianza, per tornarsene +alle severe assiduità della Scuola d'Applicazione ed alle innocenti +delizie del Veloce-Club di Milano. + +Nè ciò soltanto affligge le due anime buone; all'occhio della loro +tenerezza non è sfuggito che Donato, nei tre giorni passati in villa, +fu inquieto più del solito. + +Certo egli ebbe ancora sorrisi, ma brevi e fuggitivi, di quelli che +appaiono a fior di labbro e di repente si cancellano senza lasciare +alcuna traccia. Talvolta pure infilò le ciancie, gli si accesero le +gote impallidite, gli brillò lo sguardo, ma d'un tratto ammutolì, si +oscurò in volto, si ritrasse nella sua cameretta od uscì all'aperto, e +quando si credette non visto si lasciò cadere sopra un sedile, e +stette lungo tratto d'ora immobile, coll'occhio fisso a terra. +Mariuccia ed il babbo lo spiarono senza saper l'un dell'altra; venti +volte vennero entrambi da opposte vie ad incontrarsi per caso in +faccia a Donato meditabondo; e allora il babbo si arrestò estatico a +guardare un alberello, Mariuccia si chinò a cogliere una miosotide, +per dar tempo al giovine di comporre il volto alla pietà d'un +ingannevole sorriso. La sorellina, che potè tener dietro a Donato con +assai maggior naturalezza e punto scrupoli, vide poc'anzi il fratello +colla testa fra le mani... un pezzo... un pezzo, trattenne il respiro +e sentì gonfiarsi il cuore dall'affanno, e finalmente non potendone +più, diede in uno scoppio di pianto che costrinse Donato a scoprire la +faccia lagrimosa. Egli corse a lei, si abbracciarono stretti, +confusero le loro lagrime, finchè la giovinetta levò il bel viso, e +pose negli occhi una domanda. + +Donato si schermì, si chinò a raddrizzare una dalia curvata dal vento, +poi appiccò discorso, costrinse la sorellina ad ammirare il ceruleo +anfiteatro delle montagne lontane, si provò anche a cercar argomento +scherzevole, e trovatone uno vi spese più barzellette che non +meritasse, e delle barzellette rise più forte del solito, e fe' pure +ridere la fanciulla; ma quando, esaurita quella forza fittizia, guardò +negli occhi di Mariuccia, vi lesse chiaro la stessa dimanda di prima: +«e perchè piangevi?» + +«Sono uno sciocco, disse allora, mi vergogno di me stesso; piangevo +perchè ho paura di presentarmi agli esami; un superbiaccio pari mio +meritava questa umiliazione; a te lo posso dire: il Veloce-Club, e le +cavalcate, ed altro mi hanno fatto trascurar la scuola di meccanica e +di costruzioni, gioco una brutta carta... + +E come se gli si ripresentasse alla mente l'immagine della propria +sciagura, s'interruppe e non aggiunse parola. + +Anche Mariuccia tacque, perchè vide venire il babbo da lontano. +Altrimenti ella avrebbe pur detto al fratello che le sue paure erano +fantasime vane, che d'esami ne aveva già superati un esercito senza +averne mai trovato uno che gli facesse proprio paura, che per dieci o +venti lezioni di meccanica perdute uno studente di matematica non è +già in rovina, e può diventare ingegnere e dei buoni ugualmente. Ella +avrebbe pur detto tutte queste cose ed altre, o piuttosto non avrebbe +detto nulla, perchè s'era accorta che, per la prima volta in vita, +Donato, il suo buon Donato... _mentiva_, e si teneva certa non altro +essere tutta la storiella degli esami se non un nero tessuto di bugie +per carpire la fede della sorellina ingenua. + +Donato alla vista del babbo tornò ilare, passò il rovescio d'una mano +sugli occhi per cancellare ogni traccia delle lagrime versate, si +dimenò come una girandola che non piglia fuoco, facendo cento cose +inutili, gettò qualche scintilla di buon umore... e finalmente si +spense. E per non trovarsi innanzi alla tenera sollecitudine di quella +faccia serena di vecchio, tutta rughe ed amore, girò sui tacchi come +sopra un cardine, e se n'andò a testa bassa, curvandosi a raccogliere +un fiore che non guardava nemmeno od un sassolino che lanciava +distratto a saltellare sul viale... + +Ed ecco perchè il vecchio babbo e Mariuccia, rimasti soli, guardano +alle giogaie alpine baciate ancora dal sole, alla vallata del Lambro +dai larghi piani d'un verde cupo, sentono in quell'ora melanconica +come un'ansia paurosa, e non si avvedono che la brezza invola alle +loro labbra un sospiro. + +«Bella sera! dice Norberto. + +--Bella! risponde Mariuccia. + +E il babbo pensa che la fanciulla abbia ricevuto le confidenze di +Donato, e la fanciulla dice a sè stessa che certo il babbo dev'essere +informato della vita che Donato fa a Milano e di quanto può essergli +accaduto. + +Tacciono. + +I raggi del sole valicano le ultime creste del Resegone e si perdono +nello spazio azzurro, le ombre si addensano tutt'intorno, le campane +dei paeselli si rispondono da lontano, e l'ala greve del pipistrello +passa come un'ombra nera nella luce impallidita del crepuscolo. + +«Partirà domani Donato? domanda la fanciulla. + +--Domani... + +--Povero Donato! È in pensiero pegli esami. + +--Te l'ha detto lui? + +--Sicuro. + +--Ho notizie dai suoi stessi professori, non deve temer di nulla, è +studioso, diligente ed assiduo. + +--Anche alla meccanica? + +--Anche a quella. + +Mariuccia l'ha immaginato, non domanda altro; e il babbo che vorrebbe +sapere dalla fanciulla... senza metterla inutilmente in malizia... non +sa proprio come fare. + +--Non ti ha confidato nulla Donato? chiede finalmente, tirandosi sotto +il braccio la figliola ed avviandosi verso la palazzina. + +--Null'altro. + +Mariuccia, la scienza dei suoi sedici anni compiti, se anco non l'ha +appresa da altri, l'ha indovinata benissimo, e però soggiunge dentro +di sè: + +«A questo avevo pensato anch'io! Ma se fosse innamorato, a me lo +avrebbe detto!» + +Due ore dopo la piccola Maria ed il vecchio Norberto si augurano la +buona notte con un bacio. Ciascuno d'essi deve passare innanzi +ali'uscio socchiuso della camera di Donato. + +«Buona notte! + +«Buona notte! + +E alla voce argentina della fanciulla ed alla tremula voce del +vecchio, Donato risponde facendosi sull'uscio a baciare in volto i +suoi cari, poi rientra, si ferma nel mezzo della stanzetta ad +ascoltare i passi della sorella e del padre, e quando non ode più +nulla, altro che il rauco coro delle rane e il zirlo degli insetti +nella campagna, si appoggia alla finestra, e sprofonda lo sguardo +lontanamente nel buio. + + +II. + +La notte è tenebrosa; terra e cielo si confondono nel buio infinito da +cui si staccano, più neri, alcuni nugoli che viaggiano solitarii, ed i +gelsi e le quercie in sembianza di giganteschi fantasmi. La brezza +bisbiglia sottovoce e dondola i letti pensili degli uccelli e degli +insetti. + +Che pensa Donato colla fronte ardente nascosta fra le mani? + +Non pensa, vaneggia.--È ritornato fanciullo, ha sei anni, ama giuocare +alla palla, al cerchio, ha appreso a memoria dei versi che recita fra +le ginocchia del babbo, si rizza sulla punta dei piedi per veder la +sorellina in culla, non sa ancora che sia il mondo, non impaurisce per +le incognite che gli prepara l'algebra della vita. + +Pur l'avvenire, affretta col desiderio, s'impazienta degli indugi che +lo trattengono per via, ha un ideale innanzi agli occhi--vent'anni! +Ah! il superbo fascino di questa parola! + +Eccolo cresciuto, eccolo alla scuola, ai cari studi, ai baldi +propositi; ha inteso dire che il babbo non è ricco, che lavora per +vivere, che affatica giocondamente in età quasi senile, per dare a lui +un'educazione e preparare una dote a Mariuccia. Oh! sì, bisogna +pensare a Mariuccia. Ora Donato sa l'algebra, la geometria... +Mariuccia avrà la dote! + +E viene un giorno lieto. Donato apprende che non si è così poveri come +si diceva, poichè si possiede una villetta, dove il babbo, ora che ha +i capelli bianchi, se ne andrà a riposare colla piccina. Donato solo +rimarrà in città... e all'avvenire. + +Ha promesso ai suoi cari, e più a sè medesimo, di darsi tutto allo +studio. I compagni hanno le tazze e le belle, egli non ha vini nè +amori di lusso. Una cosa lo tenta, Non gli occhi affumicati di +donnette smorfiose, non i rubini delle bottiglie, ben altro: passar +come saetta sul velocipede nelle vie di Milano, spingere a sfrenato +galoppo un bel baio nei viali di circonvallazione; questo sì, lo +tenta. Infine a venti anni si ha forse ragione di dire che la +meccanica non basta. + +Ma non per nulla Donato fu testimonio della dotta parsimonia del +babbo; levandosi di bocca uno zigaro che appesta e che costa un occhio +del capo, anch'egli cavalcherà il velocipede ed il baio. Certo si +potrebbe mettere in disparte quel danaro per la dote di Mariuccia, ma +infine a vent'anni, ditelo voi, può bastare la meccanica? E poi ora è +studente, ma quando sarà ingegnere! + +Ed oh! le belle miniere scavate col desiderio, i bei castelli a cui +non manca il castellano canuto, nè la bionda castellana gentile! Ma un +demone soffia in quelle sante visioni, il castello crolla, ed i +castellani rimangono nella via più poveri di prima! Un istante ha +cancellato tanti sogni affettuosi, un'ora di abbandono ha potuto più +di ventidue anni di affetto... perchè vano è ora distogliere lo +sguardo, una rovina si compie per opera sua; ecco il tavoliere, i +mucchi d'oro che danno le vertigini, e la prima posta bramosa, e +l'ultima posta tremante, e una folla di bassi sentimenti in cuore, e +mille colpevoli idee nel capo, e, in un impeto di collera contro il +vincitore, contro sè stesso, contro la sorte, contro Dio... ancora una +posta disperata di denaro non suo! + +«Hai perduto! Ancora e sempre hai perduto!» + +Donato leva il capo dalle palme e sprofonda l'occhio nel buio, solcato +a quando a quando dalle parabole delle lucciole e delle stelle +cadenti. Non ode più la brezza che va mormorando di lui via via, dai +gelsi più vicini alle acacie delle siepi ed agli olmi della vallata; +mille immagini gli turbinano innanzi agli occhi, prima distinte e man +mano più confuse; poi gli pare che l'aria della notte gli lambisca, la +fronte come una fredda carezza, gli par di dormire, gli par di +sognare. + +Ora è l'alba, l'alba apportatrice dei propositi onesti, e uno solo ne +rimane a Donato; si leva, corre alla camera del babbo, picchia +tremante all'uscio, entra, si butta fra le braccia del vecchio e ne +bagna la canizie veneranda di lagrime amare. + +«Sai, babbo, io sono indegno di te, ho giocato, ho perduto, ho pregato +il cielo che mi facesse morire.» + +E nel cuore del padre queste ultime parole cancellano l'impressione +delle prime. Il povero vecchio risponde con un bacio, e non trova +parola di rimprovero. E concesso un istante ai muti singhiozzi, si +stringe la testa del figlio al petto e dice, ponendo nella parola una +dolcezza che arriva al cuore del colpevole più efficace d'ogni +rimprovero: + +«Quanto? + +--Sei mila lire. + +Un istante di silenzio, il vecchio tace, Donato nasconde la testa fra +le mani disperatamente. + +«Sei mila lire, dice Norberto; è molto, per noi che non siamo ricchi; +ma non piangere così, le lagrime non rimediano a nulla; venderemo +un'ala della nostra casetta e l'orticello; il mio vicino me ne ha +pregato, gli farò servigio... Mariuccia aspetterà a prendere marito +qualche anno di più, finchè tu abbia guadagnato il tanto da +rattopparle la dote, e se sarà necessario io tornerò in città, +cercherò di riavere il mio impiego, sono sano, mi sento forte... + +Ah! Donato non può resistere a quelle parole benigne, a quella carezza +tremante, a quell'accento commosso e melanconico di un vecchio adorato +che considera la colpa del figlio come una disgrazia della sorte. È in +piedi d'un balzo, riasciuga la faccia lagrimosa, si guarda intorno... +Meglio così... non era che un sogno. È solo nella sua cameretta, +appoggiato alla finestrella che guarda alla buia campagna; i neri +fantasmi della vallata tentennano il capo, e le rane proseguono il +loro rauco concerto, arrestandosi ogni tanto per ascoltare un altro +coro che risponde da lontano. + +Ci ha tanto pensato, sono molti giorni che ci pensa di continuo; che +vale arrestarsi ancora in quell'immagine? No, egli non avrà mai il +coraggio di dare a quel povero cuore di padre una simile angoscia, di +vedere la serenità di quelle sembianze adorate sparire ad una parola. +Meglio morire! + +Meglio morire! E sprofonda l'occhio nel buio, e vi si avventa col +desiderio. Potesse tuffarsi nell'infinito che gli sta dinanzi, +distruggersi o dimenticarsi nella vertigine degli atomi che corrono +nello spazio! Si ferma un istante a questo pensiero gigantesco e vi +confronta la piccola causa del suo immenso affanno, ma non ne ritrae +forza; tutto in quell'arcano gli par grande ad un modo, la parabola +della lucciola, stella delle zolle, la parabola della stella cadente, +lucciola dell'infinito. Ogni grandezza è vana, tranne quella del +proprio affanno. Meglio morire! + +Donato esce dalla sua camera, porge l'orecchio nel corridoio, non ode +alcun rumore, rientra, afferra una rivoltella, la guarda, poi lascia +cadere il braccio lungo il fianco, ascolta ancora... Nessuna voce lo +trattiene; ha paura di sè stesso, fugge, scende le scale, esce +all'aperto coll'arma in pugno, e si caccia in un viale che mena al +boschetto. Tacciono le rane per lasciarlo passare, poi gli gridano +dietro la loro rauca beffa. Ed egli fugge sempre brandendo l'arme +funesta; finalmente si ferma, si butta al suolo, ritrova un +singhiozzo. + +Un uccello che ha avuto paura si è levato a volo per mutar letto, poi +tutto tace, anche le voci beffarde della notte; poi sulle creste dei +monti si disegna una striscia di oro pallido--è l'alba. + +Una rondine mattiniera passa come una freccia e garrisce per svegliare +il vicinato; un'altra rondine le risponde, poi un'altra, fin che +l'aria si empie di garriti e di voli. Donato guarda a quelle creature +agili e festose che volteggiano sul suo capo; da ogni cespuglio, da +ogni zolla si avventano al cielo cento gaie personcine; sulla cima +d'ogni albero è una conversazione animata, ed ogni ramoscello dondola +al picciolo peso di quella turba saltellante e ciarliera, mentre da +lontano i galli del paesello si rimandano la loro strofetta +baldanzosa. + +Donato segue sbadatamente coll'occhio quei voli, ascolta quelle +ciancie, e si dimentica. La luce ha messo in rotta tutti i fantasmi +paurosi, e sveglia la vita da per tutto; i monti par che si sollevino +or ora dal piano, le querele e le acacie e gli alberelli e i fili +d'erba si parano delle loro goccioline di rugiada per far festa al +sole. A poco a poco la luce si fa più viva, penetra più addentro nelle +boscaglie, nei cespi, nei pruneti, poi il sole si affaccia con quattro +raggi alle giogaie lontane, e finalmente si leva maestoso, fruga in +ogni cantuccio più riposto, costringe ogni più tetra creatura a +rimandargli con un riflesso il suo sorriso amoroso. + +Donato si guarda intorno; è in un breve spazzo scoperto, accanto alla +silenziosa sorgente dove in altri tempi venne tante volte assetato; +tutt'in giro gli alberi gli fanno siepe, presso al sentierolo è un +formicaio che un raggio di sole ha svegliato or ora alle grandi +faccende d'ogni giorno; una talpa, rimasta fuor di casa più tardi +dell'usato, attraversa il sentiero come una palla nera e rientra nel +suo piccolo labirinto; dormono i grilli e si destano le cicale +stridule; nelle zolle, fra filo e filo d'ogni erba, è un brulichio di +creature che ripigliano la vita festose; le portulache silvestri +schiudono alla loro esistenza d'un giorno la pompa dei vivaci colori; +lontanamente si ode il muggito dei buoi e il grido di un contadino che +passa nella via maestra dove finisce il boschetto, e lo strider di +ruote d'un carro sulla ghiaia. + +Donato si sente ancora tornar come fanciullo quando amava la vita, +quando lo impauriva la morte, quando ogni pensiero era avvenire, festa +ogni sentimento. Ed ora! + +Che farà ora il babbo? Che farà la sorellina? Dormono; i loro volti +soavi sono composti alla serenità; non anco li ha turbati l'annunzio +di una sciagura! E quale sciagura! + +Guarda all'arme che gli sta accanto. Uccidersi! A ventidue anni, +quando del mondo non si ha ancora visto nulla, quando di cento affetti +non si ha ancora palpitato, e si ha il sangue ribollente, e i muscoli +ferrei, e il pensiero gagliardo, e più gagliarda la fede negli uomini +e nell'avvenire! + +Pure sente che non avrà mai forza di confessare al babbo la propria +colpa e di rimanere al mondo testimonio d'una infelicità uscita dalle +sue mani; certo vi ha dell'egoismo in questa debolezza, ma vi ha pure +un sentimento di giustizia e di orgoglio; sappia il babbo, sappia la +sorellina che Donato aveva cuore d'uomo, che si pentì sinceramente, +che volle espiare. Ah! sì, bisogna morire!... Afferra l'arme con mano +tremante, e un colpo parte, e un grido vi risponde. Donato ha +scaricato involontariamente la rivoltella che tiene ora lontano da sè +inorridito; gli è sembrato un istante la sorte s'incaricasse della +giustizia che egli tremava di compiere, si è sentito un brivido per +tutto il corpo, poi si è guardato intorno, ed ora, lo dirà egli a sè +stesso?... ora ha paura di morire! Pensa che se avesse posto in atto +il fatale disegno, già tutto sarebbe finito, e riama la vita, e corre +giù per la china del bosco coi capelli arruffati, coll'arme in +pugno... + +«Signor Donato! signor Donato! + + +III. + +«Signor Donato! signor Donato!» + +Così chiama alle spalle del fuggitivo una vocina fresca, d'un timbro +giocondo. Donato si arresta, si volge; sul sentierolo si tien ritta +una svelta personcina, con un viso da Madonna meridionale, piccolo, +rotondo, bruno, irradiato dalla gaia luce di due grandi occhi neri. La +giovinetta non sa come comporre il bel volto, ha sulle labbra un +sorriso e nello sguardo intento un affanno; ha udito lo sparo, e +subito dopo ha visto il giovine attraversare il sentieruolo, per cui +ella saliva, coll'arme in pugno e coi capelli arruffati. Nè sa che +pensare. + +Donato anch'esso ha riconosciuto la giovinetta: Costanza! Ma +parendogli già i due occhi lucenti gli abbiano letto in cuore, e +sentendo l'impaccio della rivoltella che tiene tuttavia stretta in +pugno, non sa risolversi a muoverle incontro, e lascia cadere le +braccia lungo i fianchi. Allora Costanza non esita più, si volge come +a cercare dell'occhio il suo compagno di viaggio, che apparisce tutto +trafelato nella persona scamiciata d'un monelluzzo da campagna, si +avanza fra le piante e vien diritta incontro a Donato. + +«Se non mi fa male con quell'arnesaccio lì, vengo...» dice con voce +scherzosa, e già gli è presso, e già ricerca pietosamente sulla faccia +stravolta, negli occhi gonfi dalla veglia e dalle lagrime, nello +sconforto dell'atto, la sciagura che si nasconde. Donato volge appena +il capo, tenta un sorriso e dice, facendo un gran sforzo sopra sè +stesso, con una compitezza che fa male al cuore: «Buon giorno, +signorina, come sta?» + +Costanza piglia nelle sue la mano che le viene offerta, e la +trattiene, e di nuovo interroga cogli occhi e coll'ansia. + +Donato è titubante; sente il bisogno di versare l'anima sua con una +confidenza intera; un istinto lo spinge a confessare, ma un altro più +forte lo trattiene; la lotta è breve, gli occhi pietosi della +fanciulla squarciano il velo; il giovine rivela la sua sciagura, il +suo proposito, tutto l'immenso affanno. + +«È il cielo che la manda, aggiunge tremante; non so perchè ho subito +sentito il bisogno di confessarle quanto mi passa in cuore, so che a +nissun altro avrei fatto simile confidenza. + +--Sì, è il cielo che mi manda, risponde Costanza con accento +melanconico, ma dolce; è il cielo che ha fatto spezzare il timone +della nostra carrozza sulla via maestra, ed ha costretto lo zio a +tornarsene indietro fino al vicino paesello per farlo accomodare; è il +cielo che mi ha messo in capo l'idea di attraversare il boschetto per +risparmiare due buoni terzi di strada; è il cielo che mi ha fatto +arrivare proprio oggi ed a quest'ora, mentre Mariuccia ed il signor +Norberto non ci aspettano che domani... sì, tutto questo lo ha fatto +il cielo per impedire una sciagura cento volte maggiore. + +Donato porge orecchio alle parole della fanciulla come ad una musica, +ne guarda il bel viso compassionevole come una cara visione, e +istintivamente nasconde dietro le spalle l'arme che ha nella destra. +Ora che ha tutto detto, gli par di sentirsi alleggerito; si dimentica +quasi, ripiglia le mille fantasie della notte, rallegrate dai trilli +delle rondini inquiete e dalla splendida luce del mattino; gli par di +non essere mai stato colpevole di nulla, e sia la propria angoscia un +brutto sogno della notte, ed egli si trovi in faccia a quella natura +sorridente, a quel leggiadro volto amoroso, a quegli occhi +fascinatori, attratto da un sentimento nuovo che è una festa, una +luce; tutte le potenze dell'anima dimentica bisbigliano una parola, la +stessa che gli ripetono i passeri ciarlieri e i tremoli riflessi delle +rugiade ed i soffi tiepidi della brezza: «Amala!» + +Amala! tu hai bisogno di un dolce nodo che ti trattenga nella vita, +poichè gli affetti santi dei tuoi cari, per tua sciagura, ti fanno +desiderare la morte, hai bisogno di un sentimento nuovo e tirannico +che t'invada il petto da padrone e vi soffochi le angoscie vane, d'un +pensiero che cancelli ogni altro pensiero, d'un caro fantasma rosato +che disperda un'orda di fantasime nere; colma in un istante il vuoto +di ventidue anni, apprendi qual sia la gran festa del cuore: «Amala!» + +Vi sono palpiti che compendiano tutta l'esistenza; udite la vecchiaia +volgersi indietro e ripetere: «Io vissi in quel giorno, in quell'ora, +quel dolore e quella gioia sono cosa mia, il resto appartiene al +tempo.» + +Se non appar nulla in volto a Donato, perchè Costanza abbandona la +mano del giovine, e, quando egli tenta di riafferrarla, sorride? + +«Senta, dice la giovinetta con un accento determinato che le da un +vezzo di più, senta, io le voglio bene, perchè siamo cresciuti, si può +dire, insieme; crede ella che io abbia il diritto di interessarmi al +suo dolore? + +Cogli occhi, coll'atto, col fremito delle labbra, Donato risponde di +sì, di sì, di sì--a parole non può; + +--Ebbene, prosegue la fanciulla, se ho questo diritto, ho anche quello +di pensare al rimedio. + +--Non vi è rimedio, balbetta il giovine, tranne uno... + +Costanza si arresta. + +--Dica... + +Ma Donato si turba, si fa rosso in viso, poi impallidisce e fissa +l'occhio a terra ripetendo fra sè e sè: «Non vi ha rimedio.» + +--Quando è così, la lasci dire a me che ve n'ha uno. + +--Quale? + +--Il più semplice; pagare le cinquemila lire quando sia il momento, +senza dir nulla al babbo, lavorar poi assiduamente e riguadagnare il +denaro perduto... è dell'altro insieme. + +--E il denaro? + +--Bisogna trovarlo in prestito... + +Il giovine tentenna il capo. + +--La cambiale scade fra otto giorni. + +--E fra otto giorni bisogna avere le cinquemila lire, e le avremo. Io +sono ricca, così dicono tutti nel paese, non ho il babbo da un pezzo, +e l'anno passato mi è morta anche la mamma, non mi rimane che lo zio, +il tutore; domani egli sarà a Romanò, gli dirò tutto, gli farò giurare +che terrà il segreto col signor Norberto... + +A Donato balenano negli occhi la gratitudine e l'amore, ma lo +sconforto lo vince di nuovo. + +--È impossibile, non posso accettare... + +--Perchè è superbo. + +--Simile sagrifizio... + +--Nessun sagrifizio!... Mio zio è di quella razza di zii che fa +miracoli per accontentare le nipotine, non dirà di no; giurerà tutto +quello che vorrò io, e piglierà le sue precauzioni per assicurare il +mio denaro, andrà da un notaio se occorre, insomma farà le cose in +regola. Ella non conosce mio zio, perchè da soli sei mesi ha comperato +da queste parti la filanda; se lo conoscesse direbbe che è cosa fatta. + +La mente di Donato assediano mille idee, mille fantasie; non sa che +rispondere, e intanto fissa gli occhi attoniti negli occhi lucenti +della fanciulla, la quale, non sospettosa, gli sorride. + +--Non se ne parli altro, dice finalmente la giovinetta, è cosa +fatta--e porge la mano al giovane che la piglia melanconicamente e la +porta alle labbra sospirose. + +Costanza lascia fare crollando il capo. + +--Ed ora la mi dia quell'arme, soggiunge con accento di soave imperio. + +Gli va dietro le spalle, gli toglie di mano la rivoltella con mille +cautele, poi la impugna e domanda al giovine, che si è voltato e la +guarda tuttavia sbigottito: «Così bisogna premere?» + +Donato fa per pigliarle l'arme, ma la fanciulla lo allontana colla +mano manca, protende la destra, tira indietro quanto può il corpo, +chiude gli occhi e preme coraggiosamente il grilletto. Un colpo parte, +poi un altro, ed un altro, e ad ognuno Costanza si tira indietro, +serra le labbra, socchiude gli occhi e ride. Quando l'arma è del tutto +scaricata, la restituisce, al giovane, e gli si attacca a braccetto. + +Si avviano senza dir nulla; all'atto di uscir dal bosco, la fanciulla +si ferma e dice a Donato: «Non ha detto che accetta la mia offerta, lo +dica ora, perchè non se ne parlerà più.» + +Allo studente di matematica par finalmente che torni proprio la +rettorica; incomincia una frase, va fino a metà, si ferma... + +--Ella ha fatto molto per me, dice finalmente balbettando, mi ha +tratto da morte a vita, faccia di più... + +--Che cosa? domanda Costanza sorridendo. + +--Permetta che io la baci in fronte. + +E perchè Costanza si fa rossa, egli soggiunge: + +--Non può rifiutarsi al capriccio d'uno che ha risuscitato... + +Ma il piccolo monello che accompagna la giovinetta si è fermato +anch'esso, e guarda curiosamente. + +«Vieni qua, gli dice Donato, obbedendo ad un'ispirazione. + +Il fanciullo si accosta titubante. + +«Chiudi gli occhi, ed indovina che moneta è questa.» + +Il fanciullo è sicuro d'indovinare e vuoi guadagnare il suo denaro +onestamente. E allora Costanza, sorridendo, porge la fronte a Donato +che vi imprime un bacio ardente e lungo. + +--Un soldo!» dice il monello. + +E non venendogli subito risposto, corregge: «Due soldi!» + +Questa volta indovina e in premio ne ottiene altri sei. Che gioia +pura, profonda e muta! Il fanciullo afferra il suo tesoro senza dir +parola e corre a gambe levate giù pel bosco, mentre Costanza e Donato +attraversano, a braccetto e pensosi, il viale che dalla chiesa mena a +Romanò. + + +IV. + +Sono passati sei giorni e sta per passare il settimo. + +Donato non fu mai così assiduo alla scuola, nè così attento alle +lezioni; se la storiella delle seimila lire non avesse fatto il giro +della scolaresca nelle prime ventiquattr'ore, i velocipedisti della +classe non avrebbero tralasciato di far segno alla comune riprovazione +quell'ipocrita diligenza alla vigilia degli esami. Ma non si può +credere quanto le seimila lire perdute a bassetta avessero arricchito +Donato nell'estimazione dei colleghi; egli poteva ora comportarsi a +modo suo, intervenire ogni santo giorno alla scuola, fare il sordomuto +durante tutta la lezione, sporcar quinterni colla matita, mangiarsi +cogli occhi il professore, e rimanere a lezione finita come inchiodato +sulla panca per porre in ordine le proprie note; egli poteva anche non +farsi più vedere al circolo o al caffè, come appunto faceva, che tanto +nissuno pensava a fargliene un carico. A togliergli di dosso il +ridicolo della nuova parte, ad ingrandirlo dieci buoni cubiti sul +livello del volgo bastava quest'unico fatto, memorando negli annali +della Scuola d'Applicazione, che egli aveva perduto sei mila lire e in +grandissima parte non le aveva ancora pagate. + +Tanta freddezza d'animo pareva indizio di natura eccezionale; la +condotta scolasticamente esemplare al domani del giorno nefasto della +bassetta, alla vigilia del giorno nefasto della scadenza della +cambiale, pigliava aspetto di eroismo. + +Il fatto è che Donato aveva il cervello in processione e il borsello +vuoto. Nel lasciare la paterna villetta, egli si era pure reso conto, +con un rapido esame di coscienza, di questo vero sacrosanto, che non +gli rimaneva più un quattrinello in tasca, ma il signor padre non +chiese informazioni e il signor figlio non osò darne; e Donato partì, +e venne a Milano, e ci visse sei lunghi giorni e quasi il settimo, con +mille idee nel capo e con un nuovissimo tesoro in cuore--ma senza uno +spicciolo. Per fortuna lo scetticismo degli osti non regge quasi mai +allo spettacolo dell'ingenuo entusiasmo con cui gli studiosi sogliono +divorare le pagnotte e il resto; nell'età in cui si è buoni solo a +consumare, e si consuma con tanta convinzione, è facile desinare a +credenza; quando non si è più scolari l'accostarsi alla cattedra d'un +oste per chiedergli da pranzo, in nome d'un vaglia che non si è potuto +riscuotere perchè era chiuso lo sportello, o d'una somma che deve +arrivare proprio al domani, può parere un atto pieno di difficoltà e +di incertezze; a vent'anni è naturale e sicuro. + +Donato adunque, vinte alcune lievissime velleità espiatorie che gli +consigliavano il digiuno, si sfamò. + +Quanto alle lezioni di meccanica applicata, non è da credere che egli +le applicasse proprio come doveva. Certo lo scolaro era lì, immobile, +cogli occhi negli occhi del professore; ma quante volte Donato piantò +scolaro e maestro nella classe, per andarsene a Romanò a contemplare +le linee d'un bel visino, a scomporre ed a ricomporre i mille congegni +del proprio cuore? Tutto l'esser suo è ora fatto obbediente ad una +leva, non sa se interresistente o interpotente od altro, ma prepotente +certo: l'amore di Costanza; il dolce delirio si aggira sopra un perno +solo: l'indimenticabile bacio. + +Ah! se avesse dato retta al proprio desiderio, e se la fanciulla +avesse dato retta a lui, egli avrebbe chiesto ed ella avrebbe dovuto +concedere molti compagni a quell'unico bacio saporito! + +Le tornava al fianco come un'ombra, intento, combattuto fra la +trepidanza d'essere importuno ed il desiderio d'essere un eroe; +rispondeva con un sorriso alla tenera sollecitudine di Mariuccia, la +quale aveva visto il letto del fratello intatto e non sapeva che +pensare, tappava la bocca al rimorso perchè stesse zitto, sentiva in +cuore una gioconda danza di baldi propositi, si prometteva mille +ricchezze, e smaniava perchè mancavano due ore sole alla partenza ed +egli così perdeva il tempo senza far nulla. E che male ci sarebbe +stato se egli avesse detto a Costanza: «ancora uno» e poi «ancora uno, +ancora uno?» Un bacio di più non impoverisce chi lo dà e fa ricco chi +lo riceve; così pareva a Donato. E siccome Mariuccia non se n'andava +mai, gli veniva voglia di tirarsela fra le braccia, di farle chiudere +gli occhi, di ripetere il gioco riuscito già così bene. E Costanza? +Leggeva in cuore del giovane? Ci vedeva almeno l'amore nato poc'anzi +ed ora già fatto gigante? Ci vedeva la gratitudine, il pentimento, la +felicità nuova, e il timore di non essere inteso, e il desiderio di +farsi intendere con musica di parole e di baci? I labbri rosei +sorridevano, i nerissimi occhi saettavano sguardi brevi e sereni, +troppo brevi e sereni. Ahi! Nemmeno l'ombra del turbamento amoroso in +quel soave visino! E quando finalmente veniva l'oste di Romanò, col +suo morello e col suo calesse, tre bei vecchi arzilli e puliti, e +bisognava dire addio e partire, allora si stringeva forte al petto +Mariuccia ed il babbo, i quali pigliavano in buona fede quell'amplesso +per roba loro, stringeva la mano a Costanza, le diceva: «si conservi, +signorina» e via di galoppo, trabalzando sul selciato e schioccando la +frusta in aria innanzi ai curiosi ammirati per quelle prodezze senili. +Allo svoltar dell'unica strada nei campi, Donato perdeva di vista due +fazzoletti che sventolavano per aria; e l'oste, il calesse e Morello +di comune accordo rimettevano il pazzo entusiasmo giovanile ad +un'altra volta; si pigliava un'andatura ragionevolissima.... + +E Donato li piantava tutti e tre sulla via maestra e tornava in classe +a far di sì col capo per dar a credere al professore che la sua +meccanica gli era entrata tutta; e un istante dopo, con una devozione +che metteva in sacco i colleghi, ficcava il naso nel cartolaro e +pigliava le sue annotazioni così: «Cara Costanza!» o così: «Angelo +mio! mia vita!...» e proseguiva dando del tu alla fanciulla e +prodigandole tutto quel tesoro di rettorica che anche gli studenti di +matematica hanno in disparte per le grandi occasioni. + +A questo modo sono passati sei giorni e sta per passare il settimo. + + +V. + +Dieci volte si è incontrato distrattamente con un'idea buia che gli +passa ogni tanto dinanzi, ma ancora non sa bene che sia; ha l'occhio, +il pensiero ed il cuore al solito fantasma dai labbruzzi rosati; ma +l'ombra nera, instancabile, ripassarsi fa una luce di baleno nello +spirito di Donato... è dessa, la cambiale che scade al domani! + +Il fantasma dai labbruzzi rosati scompare, tutto un esercito di +immagini paurose invade il campo dei suoi sogni ad occhi aperti; è un +istante solo, ma quante amare ricordanze in un istante! Ah! che ha +fatto! che ha fatto! Come sarebbe felice ora se... + +Bizzarra beffa della sorte, che egli debba la felicità alla propria +sciagura! Pure è così: senza quel denaro perduto, or non si sentirebbe +tanto ricco! Gli viene un estro di filosofo. «Ecco, dice Donato a +Donato, quando tu perdi di tasca uno scudo, ti si fa pagare con questa +moneta quel tanto d'esperienza necessario a non mettere gli scudi +nelle tasche sfondate.» Potrebbe moltiplicare gli esempi all'infinito, +ma si pente, si arresta, e per non conchiudere che a lui l'esperienza +fu fatta pagare troppo cara, avvia il pensiero da un'altra parte. E da +qual parte? La cambiale che scade al domani anticipa, gli si presenta +allo sconto, ed egli, non pratico di codeste operazioni bancarie, ci +si confonde, ci perde il capo. + +Viene la notte, una eterna notte di fantasie nere, viene il mattino. + +Ora si inquieta: le cinque mila lire non ci sono ancora, se +mancassero!... Costanza non ha scritto, lo zio non si è fatto vivo. +Tutto ieri pareva una cosa naturale e logica che il denaro dovesse +venire al domani; appena è l'alba del domani pare invece una cosa +naturale e logica che il denaro doveva venire alla vigilia. Donato, +frugando nel codice di commercio, ci ha trovato molte dozzine di +articoli che lo riguardano, ha nel cervello una processione d'immagini +disparatissime, scadenze, protesti, baci, tavolieri colmi d'oro, la +canizie del padre, il coro delle rane di Romanò, e in coda a tutto... +l'arresto personale. + +Sono le dieci del mattino; qualcuno picchia all'uscio del suo +domicilio legale; a Donato tremano le gambe nell'andare ad aprire. Se +si sapesse già che egli non ha il denaro, che non può pagare, e si +venisse ad arrestarlo!... Non ci è senso comune, lo sa, ma tanto tanto +trema; e giunto sul limitare, si ferma e non osa tirare il catenaccio, +che gli par già di vedere dietro l'uscio un volto freddo, marmoreo, un +uomo dall'aspetto rigido, a cui dovrà dire.... che cosa?... + +Egli non sa risolversi ad aprire e l'altro pare determinato ad +entrare, perchè borbotta fra i denti contro la mancanza d'un +campanello e tira calci all'uscio. + +Qualcuno si affaccia al pianerottolo e dice all'impaziente: «dormirà!» +E l'impaziente risponde: «quando si hanno da pagare cinque mila lire, +non si dorme fino alle dieci e un quarto.» + +E l'altro, un ottimo vicino: «E quando non si hanno....» Senza dubbio +lo scherzo gli pare amenissimo perchè sghignazza forte. + +Un istante di silenzio; Donato, ora che vorrebbe aprire, ha paura di +lasciar entrare gli sguardi curiosi di quel vicino che ride. Ma il +buco della toppa si oscura; forse qualcuno guarda... Donato si tira +indietro quanto può, senza far rumore, per non esser visto; ma ode +nuove ciancie, rumore di passi sul pianerottolo, giù per le scale, poi +più nulla. Il buco della toppa è sempre oscurato; Donato ci va presso, +guarda e vede una cartolina piegata; l'afferra, torna nella sua camera +da letto e si lascia cadere fra le braccia d'una poltroncina. Ha la +fronte coperta di sudore. + +Quella cartolina dice press'a poco così: «Il signor Donato X è +invitato a pagare alla Banca (qui una delle cento) Lire 5000 per un +effetto scaduto oggi.» + +Ci pensa, rilegge, non capisce, rilegge ancora: + +«Il signor Donato X è invitato a pagare alla Banca.... lire 5000 per +un effetto scaduto oggi.» + +Ma si tirano nuovi calci all'uscio. Una speranza entra baldanzosa nel +cuore del giovine, e gli dice: «va ad aprire.» Non ci va, ci corre. + +Un ometto sottile e nervoso, con una faccia mobilissima e sorridente, +si affaccia nel vano: + +«Il signor Donato X? + +--Sono io, per servirla. + +--Vengo da parte del signor Martino Bruscoli. + +Donato non ha mai inteso questo nome, e tira ad indovinare: + +«Lo zio di Costanza? + +--Precisamente lo zio della signorina Costanza. + +E l'ometto in così dire è guizzato in camera, sorridendo e guardandosi +intorno coll'aria d'uomo soddisfatto di sè medesimo. + +Anche il giovine studente ne è soddisfatto; il volto, i modi, tutto +gli piace nell'incognito, sente che se lo stringerebbe volentieri al +petto, ma un naturale sussiego lo trattiene. + +In quella vece accosta un seggiolone, invita il nuovo venuto a sedere, +e gli domanda col miglior garbo possibile: + +--Ella è il signor?... + +--Come le ho detto, vengo da parte del signor Martino Bruscoli, ripete +l'ometto, chiudendo un occhio e cacciando una mano nella tasca del +farsettone. + +Che modi, che sorriso, che uomo adorabile! + + +VI. + +«Martino Bruscoli mi ha detto:--Compare, tu vai a Milano?--Sicuro, ho +detto, ci vado e mi ci fermerò qualche giorno.--Ebbene hai da farmi un +piacere.--Dieci.--È per un collocamento di denaro di mia nipote colà, +cinque mila lire a mutuo, tu porterai la somma, mi ha detto.--La +porterò.--Sono cinque mila lire, le consegnerai al signor Donato X +studente di matematica, abitante in Via Moscova numero 11, entro il +giorno di domani infallibilmente.--Con tua pace, ho detto, come fai a +dare a mutuo i capitali di tua nipote ad uno studente di matematica? È +almeno maggiore d'età il signor Donato X?--È maggiore d'età; ha +talento e sarà presto ingegnere; gl'ingegneri di talento guadagnano +molto denaro; faccio un ottimo negozio; il sei per cento netto; +impiego sicuro; e poi il signor Donato ha anche l'eredità del vecchio +padre in prospettiva; gli uomini non sono immortali, ed è nell'ordine +naturale delle cose che.... + +Donato interrompe il dire dell'incognito, cacciando le mani nei +capelli con un atto di dolore. + +L'altro, da uomo che non vuol sprecar tempo nè fiato, ammutolisce, +squaderna un pacco di carte che ha tolto dal portafogli, depone una +busta chiusa sul tavolino, nasconde le altre carte nel portafogli e il +portafogli in tasca, e quando Donato risolleva il capo, gli batte +famigliarmente sull'omero, e prosegue: + +«Bravo giovinotto! bravo giovinotto! Martino Bruscoli è un uomo +d'affari nudo e crudo, va diritto alla quistione, non le gira intorno, +come fa il cuore, come fa il sentimento--cattivi negozianti tutti e +due--ed io sono un po' come Martino Bruscoli; scusi sa, si capisce che +calcolare sulla morte di un padre per.... + +--Io ne sono la causa.... + +--È vero anche questo; se Martino Bruscoli pensa all'età del suo +signor padre è perchè le dà il denaro della nipote, e le dà il denaro +perchè oggi scade la cambiale, e la cambiale scade perchè ella l'ha +fatta... ed ella l'ha fatta perchè si è data un po' di spasso... +giuoco, baldorie, donnette, si sa, ventidue anni! li ho avuti +anch'io--ventidue anni sono, ed ora che li ho due volte, le assicuro +che non valgono la metà.... + +L'uomo d'affari ride del proprio scherzo, ma vedendo che Donato non +gli bada, si batte sul ginocchio coll'aria di dire: «bravo, ci si badi +o no, la tua arguzia è saporita!» + +«Il signor Martino le ha detto tutto questo? domanda il giovane +sollevando il capo fieramente. + +--Nobile fierezza, giovinetto; non me l'ha detto lui, ma l'ho +indovinato io; egli attribuisce tutto ad un momento di pazzia nel +giuoco; è un buon figliolo il mio amico Martino; ha vissuto poco alla +città, è un Sant'Antonio che non conosce le tentazioni nemmeno di +vista.... + +--Il signor Martino ha avuto fede nelle mie parole e lo ringrazio; io +non bazzico con donne, bevo il vino annacquato, non fumo quasi mai.... + +--Ella è un uomo perfetto, interrompe l'incognito chiudendo un occhio, +dicevamo che sono cinque mila lire che scadono oggi; eccole.... + +E così dicendo rompe la busta e ne leva cinque biglietti della Banca +Nazionale, che sventola ad uno ad uno e guarda attraverso la luce +della finestra. + +A quella vista, a quel fruscio, Donato sbarra tanto d'occhi e si sente +come mozzare il fiato. Egli non ha visto mai tanto denaro in una +volta, nemmeno sul tavoliere, dove pure ciascuno aveva sulle labbra +parole infinitamente più grosse di quel capitale. Anch'egli ha giocato +una parola, una parola piccina al paragone, ed ora deve pagare a +contanti. Cinque mila lire! Quanto è facile perderle, e come +dev'essere faticoso il guadagnarle! + +E' par quasi che solo per suggerire queste fantasie al giovine +studente l'amico del signor Bruscoli gli abbia squadernato quei pochi +cenci innanzi agli occhi, perchè ora ripiglia il denaro, lo ripone +nella busta, e poi nel tacquino che estrae ed inabissa un'altra volta +nella tascaccia della giubba. + +Donato lo guarda come istupidito. L'altro sorride, si rizza in piedi, +e dice: + +«Scusi, sa, non posso stare molto tempo seduto, ho bisogno di +muovermi; e dica... si è già presentato qualcuno per il pagamento? + +Il giovine addita senza dir parola l'avviso ricevuto poc'anzi. + +«Alla Banca..., dice il bizzarro ometto, leggendo con un solo occhio +aperto; sta bene, bisogna andarci subito, si avrebbe tempo fino a +domani, ma è meglio sbrigarsi; mi vuole accompagnare? Ho l'ordine di +riscuotere la cambiale colla ricevuta in regola; finiremo poi il +negozio con una semplice scrittura privata. Per via mi faccia memoria +di comperar la carta bollata... + +Così dicendo abbottona il farsettone nero da cima a fondo, si pone +innanzi allo specchio per tirare in positura perfettamente orizzontale +il nodo della cravatta che pel tramenio della persona va ogni tanto a +sghimbescio, infila un paio di guanti neri e larghissimi, in due +tempi, brandisce il bastoncello di giunco e si avvia a passo di corsa. + +A Donato rimane appena il tempo di ghermire il cappello, di guardarsi +alla sfuggita nello specchio e di porsi alle calcagna del bizzarro +visitatore, il quale scende le scale a due gradini alla volta. + +«Signore, signore! + +Il signore si ferma per fortuna, e in due salti Donato gli è presso. + +«Non le ho detto il mio nome; mi chiami signor Asdrubale; a Milano non +mi si conosce altrimenti. + +Ora che Donato sa di aver a fare col signor Asdrubale, per occupare in +qualche modo il silenzioso trotterello con cui gli cammina al fianco, +piglia ad esaminarlo. + +Il signor Asdrubale veste interamente di nero, secondo l'ultimo +figurino domenicale della campagna; ha un volto asciutto, espressivo, +con due occhi piccini, ma penetranti e sempre in agguato dietro folte +ed ispide sopracciglia; ha le labbra sottili, ma socchiuse, perchè ci +sta di mezzo un sorriso bonario; per altro ammicca di continuo cogli +occhi, come per un ticchio nervoso, e ciò guasta un pochino +l'impressione piacevole della bizzarra fisionomia. + +Quanto all'andatura è quella d'un che abbia fretta, il contegno, non +punto impacciato, ma dimesso, è d'uomo che conosce benissimo gli usi +della città, ma si attiene alle lezioni dei campi. + +Si giunge alla Banca. + +L'_operazione_, come dice il signor Asdrubale, non richiede gran +tempo; ecco Donato rimminchionito dinanzi ad un pezzo di carta, +guardare la propria firma che gli è costata tanto cara. Non ci si fida +quasi; quel nome e quel cognome gli paiono capaci di qualche tiro, +vorrebbe lacerare la cambiale. Il signor Asdrubale lo trattiene; e +giunto a casa tira fuori un foglio di carta bollata, mette la penna +nelle mani del giovine e detta senza preamboli una breve ma succosa +dichiarazione come qualmente Donato è debitore di lire cinquemila +verso Costanza. + +Questa volta lo studente di matematica firma senza titubare e suggella +il tutto con una lagrima che gli sgocciola di nascosto, + +«Buona Costanza! + +--Cuor tenero; benissimo, dice il signor Asdrubale chiudendo +maliziosamente un occhio; la signorina Costanza è molto ricca... +non fa nissun sagrifizio; come vede, colloca i suoi capitali +coll'interesse del sei per cento, impiego sicuro, perchè già ella è +sulla via di diventar ricco ed alla prima tappa della fortuna non +proseguirà certo il viaggio senza pagare i debiti. Quando si è +ingegneri si può camminare spediti, e camminando spediti si può +arrivare in tempo... la signorina Costanza è tanto giovane... + +Finalmente apre l'occhio, e sghignazza forte; Donato, che si è fatto +rosso fino alle orecchie, ora ripiglia animo e trova gusto in quelle +allusioni. + +«Ecco fatto, dice il signor Asdrubale, piegando l'obbligazione e +mettendola in fascio con un mucchio di carte, non era più difficile di +così. + +Donato accompagna melanconicamente la scritta che ora sprofonda +nell'ampia tasca, e le manda dietro un sospirone lungo. + +Ci è qualcos'altro; è facile vederlo anche tenendo un occhio solo +aperto, come il signor Asdrubale, il quale entra difilato nel cuore +dell'argomento. + +--La me lo dice, o l'ho da indovinare? Ella, con rispetto parlando, è +al verde; si capisce, quando si è studenti non si possono pagare +cinquemila lire da un momento all'altro senza trovarsi un po' +dissestati... Non è così? + +È così, è assolutamente così; e come dir di no, quando quell'adorabile +signor Asdrubale mette un garbo tanto persuasivo ed una bonarietà +tanto impertinente nelle sue interrogazioni? + +--Ecco, dice Donato, facendosi di bragia; prima delle cinquemila lire +io ne aveva perduto altre mille, e di queste ne avevo cinquecento +sole... + +--Dimodochè, interrompe l'altro, geloso di far prova di penetrazione, +dimodochè ella ha un debituzzo di cinquecento lire e non ha un soldo +in tasca. + +--All'incirca, tranne che il debituzzo è di seicento lire... per +gl'interessi. + +--E scade? + +--Fra due mesi. + +--Il suo creditore si chiama? + +--Cherubino Dolci, via Poslaghetto, N. 12. + +--Un cherubino vero, della stoffa su cui si tagliano gli angioli +custodi dei figli di famiglia. + +--Un usuraio, un briccone. + +--Ingrato! un uomo di cuore, un uomo onesto, che non la vedrebbe +perdere di tasca un centesimo senza correrle dietro per +restituirglielo; ella non sa come funziona il meccanismo del credito; +e può dire lei dove incomincia l'inonesto nell'interesse? Ci ha un +interesse legale, inferiore all'interesse commerciale, il quale poi +sta sotto all'interesse bancario; il commercio fa un passo più della +legge, la banca fa un passo più del commercio; e non sarà lecito ad un +uomo di buona volontà fare un passo più della banca? Il signor +Cherubino Dolci ne fa forse due o forse tre, ma in fondo è un +galantuomo... Dicevamo dunque, via Poslaghetto, N. 12; sta bene; farò +io questo piccolo negozio, riscatterò la sua obbligazione per mio +conto. + +E senza dar tempo al giovane di rispondere, ripiglia il cappello, se +lo incassa sulla testa perpendicolarmente, abbottona l'abito ed infila +l'uscio. + +Un'ora dopo è di ritorno; Donato ha avuto le sue buone ragioni per non +muoversi di casa e starlo ad aspettare. + +«È andata a meraviglia, dice il signor Asdrubale sbottonandosi e +buttando il cappello sopra una seggiola; il signor Cherubino Dolci è +una pasta di zucchero; ha capito ciò che aveva da guadagnare se +accettava subito il pagamento e non è stato a lesinare sullo sconto; +ecco anche questa obbligazione; non ce n'è altre per caso? + +--No, dice Donato con un accento di fierezza che mette l'altro di buon +umore. + +--Quand'è così ricapitoliamo: seicento lire per l'obbigazione, +trecentocinquanta che le do in contanti, fanno mille lire tonde tonde +che ella mi pagherà fra un anno cogli interessi commerciali. + +Non per nulla Donato studia la matematica; facendo mentalmente il suo +conto, egli trova che un po' di Cherubino Dolci ce l'ha anche il +signor Asdrubale; ma nella gioia di vedersi liberato dai fastidii per +un pezzo, nell'ebbrezza di sentirsi padrone ancora d'una sommetta, si +dimentica volentieri di tutta la sua scienza numerica e ripete che va +benissimo, che va benissimo, che va benissimo, e per poco non si +stringe al petto quel caro, quel simpatico, quell'adorabile signor +Asdrubale. + + +VII. + +Non vorrei dare una cattiva notizia al lettore, ma è provato che egli +ed io, e gli amici suoi ed i miei, abbiamo tutti un demonio alle +calcagna. Donato, nostro amico comune, ora appunto è alle prese col +suo, che è un demonietto sopraffino. + +Poc'anzi costui gli ha detto: «Ora che tu hai trecentocinquanta lire +in tasca, non andrai già al caffè ed al Circolo per far pompa innanzi +agli amici d'una suprema indifferenza ai colpi della sorte, non ti +darai il gusto di fumar loro sulla faccia un grosso avana, come nelle +grandi occasioni, non ti uscirà di bocca, insieme coi nugoli di fumo, +questa grossa spampanata che hai la meccanica, le costruzioni ed il +resto in quel paese, no, Donato mio, tu non lo farai.» + +Se avesse detto «tu lo farai,» Donato forse si sarebbe impuntato a non +farlo; invece lo fa, e venuta la sera, col cuore leggiero, col +cervello a spasso e con un sigaro d'avana in bocca, egli trotta +allegramente al Circolo,--e il suo demonio dietro. + +Atti di meraviglia, oh! ed ah! che gli si avventano da ogni parte, +sorrisi, strette di mani robuste, interrogazioni parlate e mute--un +trionfo. + +Donato fa il suo ingresso con modesta dignità, compone il volto ad +un'allegria che gli dà un sopravvento irresistibile sui colleghi, +snoda la lingua a mille ciancie, dice un mondo di corbellerie che non +pensa, è d'una fatuità sublime. + +«Sai, dice Cosimo, il piccolo Bonaventura ha rubato l'innamorata a +Faustino. + +--E Faustino, per la disperazione, si farà la chierica, e si farà +chiamare frate Bonaventura, dice un altro ridendo. + +--Sai... Valente ha comperato un bel baio. + +--E il virtuoso Felice ha giuocato ed ha perduto... cinquanta +centesimi. + +--Ieri abbiamo fatto una cena al Gnocchi, + +--Giusto... che n'è del giornalista? chi ha visto Ilario? + +--Io! È indisposto; la cena gli ha fatto male... + +--Sempre la stessa mala lingua; non potendo fare un articolo critico, +ha fatto un'indigestione. + +Donato in mezzo ai razzi di buon umore e di spirito, si accontenta di +star zitto e di dondolarsi sulla poltroncina fumando, e quando +finalmente dice una parola, tutti ridono in coro, pronti a giurare che +non hanno mai inteso nulla di così spiritoso. Così accade spesso nei +circoli e fuori. + +Ma al nostro eroe è entrata in capo un'idea, e checchè egli faccia, +non vuole più uscirne... «Valente ha comperato un bel baio...» lui, +Valente, quegli appunto che gli ha guadagnato le sei mila lire! + +Certo il demonio gli ha detto: «Tu non penserai a questo, a te non +importa dell'uso che Valente ha fatto del denaro guadagnato al gioco.» + +«Valente è in gran vena, dice Cosimo, vince ogni sera... + +--Chi viene? dice un altro. + +--Io! + +--Io! + +--Io! + +Escono. Donato sa dove vanno, non si muove. Il demonio gli dice: «Bada +bene, tu non devi più mettere il piede nella casa da gioco, non +lasciarti sedurre dalla curiosità di assistere a quello spettacolo, +non dire a te stesso che non vi è male alcuno...» + +E Donato si leva, esce, e quando è sulla via pensa che tanto vale +passeggiare da una parte o dall'altra, e quando arriva dinanzi alla +nota casa, conchiude che sarebbe proprio una debolezza il non salire +le scale e che egli si sente forte, e che non giocherà... + +Eccolo nella sala da gioco, sdraiato sopra un divano in aria di +suprema indifferenza. + +Il fortunato Valente gioca e vince. + +«Osserva, dice qualcuno vicino a Donato, anche stasera Valente ha +cambiato posto; egli afferma che la fortuna è una pazzerella e fa il +giro del tavoliere, e che tutta l'arte di vincere consiste nel saperla +precedere d'un passo. + +«Oibò, risponde l'altro; la vera arte di vincere io la so, e non è +quella. + +--E qual'è? + +--È un'arte che non s'insegna: saper aspettare il momento buono.... + +--E chi te ne avverte del momento buono? + +--Non so chi, ma qualcuno certo; pigliando in mano i dadi o le carte, +vi sono delle volte che io sono sicuro di fare un grosso punto e di +vincere la partita; è come un buon vento che dura un quarticino d'ora, +raramente mezz'ora; bisognerebbe saper cogliere il destro una volta, +puntar grosso e poi non giocar più. + +--E allora perchè non ti sei fatto milionario? Avessi io un vento +simile!... Oibò, il vero sistema l'ho già esperimentato; è la teorica +delle probabilità. Valente per esempio fa banco; io mi schiero fra i +puntatori ed aspetto che egli abbia vinto tre o quattro volte; alla +quinta punto ed ho quattro probabilità di vincere. + +--E perdi, perchè ti manca la quinta. + +--È possibile, ma è più facile ch'io vinca, e se perdo raddoppio. + +--E se ti trovi per caso a camminare contro vento vai alla malora.... + +--Vuoi proprio saperlo, dice il demonio di Donato, qual'è il vero modo +di vincere? Il vero modo di vincere è di non giocare; guardati bene +dal pensare che in un quarticino d'ora, di buon vento potresti +ricuperare il denaro perduto, arrischiando solo una piccola moneta.... + +Valente ha vinto ancora, sono quattro volte che vince, perderà alla +quinta... e Donato non sa che sia, ma crede proprio di sentire come un +estro, come un'onda che lo invada, il buon vento famoso forse. +Davvero, se ci è una giustizia, non può Valente conservare il baio che +ha comperato con denaro non suo... Potrebbe rischiare poco, cinquanta +lire sole... perdendo glie ne rimarrebbero trecento, e fuggirebbe... e +se vincesse, oh! se vincesse!... + +Eccolo innanzi al tavoliere.... gli tremano le gambe, gli batte il +cuore. + +Qual mano gli si posa sulla spalla a trattenerlo? Volta la faccia +impallidita.... è il signor Asdrubale, col farsettone nero abbottonato +da cima a fondo, col nodo della cravatta a sghimbescio, col sorriso +bonario sulle labbra. + +A Donato vengono in mente mille idee in un punto solo. Come mai il +signor Asdrubale si trova nella casa da giuoco? E che gli vuole? E +perchè lo trattiene? Lo ha dunque spiato? Ha forse avuto incarico di +stargli alle costole per impedire una ricaduta? Oppure--la cosa è men +bella, ma più verisimile--oppure il signor Asdrubale bazzica nelle +case da gioco per ragioni di mestiere? Or gli torna in mente più vivo +il negozio stretto poche ore prima; rifà i calcoli fatti e conchiude +che le due anime di Cherubino Dolci e dell'ometto dal farsettone nero +abbottonato non solamente si assomigliano alla lontana, ma fanno un +paio magnifico.... Tutto ciò in un istante, tra due sorrisi ed una +stretta di mano. + +Il signor Asdrubale non lascia il suo giovine amico, lo tira con lieve +violenza in disparte, sorridendogli sempre e guardandolo con sguardo +d'amore, e finalmente gli dice: + +«Ella voleva giocare, dica il vero; tanto io son pratico di queste +faccende, ne avevo quasi un sospetto--e per questo sono venuto, glielo +dico schietto, perchè, via, se ella ha da giocare ancora, non vedo +perchè abbia da farmi torto. + +Donato spalanca tutti e due gli occhi e non gli basta; quello che il +signor Asdrubale tiene chiuso non sarebbe di troppo per vederci +chiaro, + +E l'altro prosegue a dire: + +«Ho giocato anch'io, e gioco ancora qualche volta; se crede, può far +prima la pace del suo debito; io non desidero di meglio. Le carte sono +traditrici, ella potrebbe perdere con altri, e mi dorrebbe molto, +molto. + +Il giovine capisce l'allusione, e vorrebbe offendersene; e sebbene un +sentimento di giustizia gli dica che il signor Asdrubale ha ragione, +si prova a fare il viso arcigno; ma l'ometto non gli bada, gli +sorride, lo trae con lieve violenza ad un tavolino, lo costringe a +sedersi e gli siede dirimpetto, e finalmente domanda un mazzo di +carte; tutto ciò con una bonarietà schietta, con maniere tra serie e +burlesche che finiscono a far ridere il giovane. + +Ride e trema insieme, e si sente come oppresso dalla vergogna e dal +rimorso, e ricerca di soppiatto un'accusa sul volto del signor +Asdrubale, il quale ora è entrato nel guscio del giocatore vero e +mesce le carte con sicurezza e depone il mazzo sul tavolino. + +«Che gioco preferisce il signor Donato? + +Il signor Donato non sa nemmanco lui, ha appena la forza di fare un +gesto coll'animo di dichiarare che si rimette all'avversario, e +intanto sbadatamente taglia il mazzo. + +«Sta bene; risponde il signor Asdrubale errando sul significato di +quel gesto; un gioco semplice, il gioco delle ultime ore, quando non +si ha più tempo da perdere e si vuol tentare la sorte con colpi +replicati e frettolosi, il solo gioco a due che non sia nè lungo, nè +difficile; bravissimo, vedo in lei la stoffa del giocatore; la carta +più alta vince.... benissimo; avrei però preferito qualche cosa di +meno spiccio e di più interessante; questo suo gioco eroico non dà +tempo alla commozione. + +A Donato riesce finalmente di far capire con un mugolio che egli è +indifferente a qualsiasi maniera di gioco; aggiungerò per debito di +giustizia che in così dire egli si guarda intorno e che, se avesse in +faccia l'uscio, forse pianterebbe in asso il signor Asdrubale. Intanto +due o tre curiosi gli si sono stretti intorno per assistere alla +partita. + +--A meraviglia, prosegue a dire l'ometto abbottonando l'ultimo bottone +della giubba fin sotto al mento; quand'è così le propongo un gioco +pieno d'interesse e di commozioni, che permette di _tirar l'orecchio_ +alla carta, come si dice; ecco; spartiamo il mazzo per metà, +stabiliamo prima una carta, e chi si trova d'averla vince. Le garba? + +--Mi garba. + +--La posta? + +Donato fa un gran sforzo per non balbettare e balbetta: + +«Cinquanta lire.» + +Qui i tre curiosi, non vedendo denaro sul tavoliere e delusi +nell'aspettazione d'un giuoco più forte, se ne vanno ad assistere alla +fortuna di Valente. + +Il signor Asdrubale non dice più parola, piglia il mazzo, lo mesce +ancora e sembra concentrarsi tutto in quest'operazione; quando ha +finito presenta le carte all'avversario perchè tagli, poi ne estrae +una che deve decidere del gioco: + +«Fante di picche! + + +VIII. + +Incoraggiato da un cenno gentile e da un sorriso amoroso, Donato +addenta il sigaro d'avana, raccoglie il fante di picche, lo caccia nel +mazzo, e mescola copiando assai male la disinvoltura che gli è tanto +piaciuta nell'avversario. Ed è squisita misericordia del cielo se il +signor Asdrubale, tutto intento a tirare di qua e di là il farsettone +abbottonato perchè non faccia grinze sul petto, taglia senza levar gli +occhi; altrimenti si accorgerebbe che allo studente di matematica +tremano le mani e si contraggono le labbra e si scolorisce il volto, + +Il giovane rovescia le sue carte, le squaderna, fruga e rifruga, poi +guarda titubante l'avversario, il quale, coi gomiti appuntati al +tavolino e col mazzo sollevato all'altezza del naso, _tira l'orecchio_ +ad una carta ribelle. + +A Donato non par vero di aver perduto, scompagina un'altra volta le +carte che gli stanno dinanzi... poi risolleva il capo, impaziente +della rivincita; il signor Asdrubale non gli bada, ha visto finalmente +l'estremità d'una figura nera, ed affatica a farla uscire dal mazzo... + +«Ho perduto, dice Donato. + +L'altro gli fa cenno di aspettare, poi con uno sforzo scopre tutta +intera la carta. + +«Sissignore, ha perduto,» dice mostrando il fante di picche; e +soggiunge modulando la voce con dolcezza melanconica: «mi lasci dire +che se lo merita; non è così che si gioca; per vincere la sorte +bisogna prima vincere la propria impazienza; scompaginare le carte, +come ha fatto lei, è una profanazione.» + +A Donato riesce di ridere, e l'altro «non rida, è un canone +dell'arte.» + +Intanto il signor Asdrubale ha sbottonato il farsettone, ha cavato di +tasca il taccuino, e si è riabbottonato da cima a fondo. Il giovane +leva anch'esso il taccuino ed estrae un biglietto di cinquanta lire +che porge all'avversario. + +Ricomincia la partita. Questa volta è il signor Asdrubale che mesce, +ma è ancora Donato che perde. + +Fa caldo--Donato suda; l'altro, impassibile, offre la rivincita... +guadagna ancora. Fa un caldo orribile. + +Non rimangono più che centoquarantanove lire nel taccuino dello +studente, il resto si è sprofondato nella voragine di pelle di bulgaro +del signor Asdrubale. Poco stante la voragine si apre un'ultima volta +e le centoquarantanove vanno a raggiungere le compagne. + +A Donato casca di bocca il mozzicone d'avana che gli è costato +trecentocinquanta lire; le forze lo abbandonano, goccioloni di sudore +gl'imperlano la fronte e gli rigano le guancie. La sciagura dovrebbe +venir raffigurata in quell'atto. + +Che fare ora, poichè non gli rimane nemmeno il tanto da ritentare la +sorte? + +Il signor Asdrubale finisce appunto di raccogliere il suo denaro, leva +la faccia sorridente e porge le carte al giovine, dicendogli con una +monotonia d'accento che parrebbe feroce: «La rivincita?» + +Quale fortuna! Quell'ottimo signore si fida; è disposto a giocare a +credito, si adatta a riperdere il denaro vinto ed a lasciarsene +guadagnare dell'altro!... + +Donato non ha forza di rispondere, ma l'avversario ne indovina gli +scrupoli e lo previene: + +«So quel che mi faccio, dice socchiudendo un occhio furbescamente, so +quanto vale il signor Donato, so fin dove posso arrivare senza +rischio. + +E ripete colla stessa dolcissima monotonia: + +«La rivincita?... + +Donato ci pensa, ha paura. + +«Cento lire!... + +Questa volta vince, e si arrabbia di non aver arrischiato di più. + +«Dugento cinquanta.» + +«Dugento cinquanta,» ripete il signor Asdrubale come un eco, intanto +che distribuisce le carte; e non faccia complimenti, caso mai il fante +di picche non le accomodasse... scelga lei... + +Ma Donato crede di udire una voce che gli grida di no, e risponde che +il fante di picche gli accomoda, e lo cerca baldanzoso fra le proprie +carte, sicuro come è di trovarlo. Quella voce ha mentito, Donato +perde; il signor Asdrubale apre il taccuino e segna colla matita +centocinquana lire a suo credito. + +Un mutamento avviene nello spirito di Donato. + +Quanto poc'anzi era pauroso, altrettanto ora è arrischiato; +l'intrepidezza della prima audacia è sempre poca cosa appetto +dell'intrepidezza che succede allo sgomento; il signor Asdrubale dice +di sapere dove e quando si fermerà, Donato invece non sa nulla, è +sulla via della rovina (questo lo sospetta), ma è disposto a correre +ad occhi chiusi. Il terribile gioco incomincia ora; finchè il magro +taccuino dello studente di matematica stava di fronte a quello ben +pasciuto dell'uomo di affari, il pericolo della scaramuccia era +determinato e palese come la posta; or si acciuffano le cifre, si fa +posta di parole, si fa battaglia campale di numeri. + +Le carte passano da una mano all'altra, una volta, due, tre; ma il +fante di picche è sempre fedele al signor Asdrubale. Ah! il brutto +pensiero che attraversa la mente di Donato! si prova a respingerlo, +scrolla il capo e getta indietro i capelli, ma quel pensiero buio non +se ne va. + +«Badi, dice l'avversario guardandolo fisso, il fante di picche +quest'oggi mi vuol bene, scelga un'altra carta. + +Donato si sente smascherato e si fa di porpora... ma che colpa ne ha +egli se ha pensato male? Ne ha inteso dir tante! Vi è della gente così +destra, dicono!... Il meno che possa fare per rattoppare il sospetto è +di dichiarare, come dichiara: + +«Nossignore, nel gioco bisogna essere ostinati... + +Vince, si rianima, raddoppia, perde un'altra volta. Assolutamente il +signor Asdrubale tiene la fortuna per le briglie e la mena come vuole. + +«Accetto il suo consiglio, balbetta lo studente, scelgo l'asso di +denari e raddoppio la posta. + +L'ometto fa un cenno affermativo, e si curva a notare sul taccuino la +nuova vincita. Si ridanno le carte... Amara beffa della sorte! Ecco +Donato in contemplazione innanzi al fante di picche. + +Pare al giovane che la carta fatale obbedisca ad un occulto nemico, +che prima gli ha conteso la fortuna ed ora gli reca la beffa. La +guarda intento, si sente voglia di stropicciarla, di morderla. Gli +passano strane idee nella mente sbalordita, ha una visione; fissando +l'occhio nel corpicciatolo meschino di quel fanticello, ci vede come +una somiglianza di famiglia col suo avversario fortunato; se prova a +levare il casco metallico all'uno, od a mettere un casco metallico +all'altro, i due si confondono in un solo; hanno entrambi una faccetta +asciutta e petulantella, ammiccano entrambi dell'occhio, ed il +farsettone abbottonato dell'uno par tagliato dalla stessa mano che ha +fatto il giustacuore nero dell'altro. + +La visione, che va a poco a poco acquistando caratteri d'evidenza, è +interrotta sul meglio da un'esclamazione del signor Asdrubale, il +quale si ricorda d'aver viscere di misericordia, come tutti i +giocatori fortunati, e compone il volto, i modi e l'accento ad una +tenerezza compassionevole. + +«È una vena sciagurata la sua, egli dice, mostrando l'asso di denari, +non ho mai visto scirocco più ostinato, parola d'onore non ne ho mai +visto. + +Non so per quale fascino occulto le parole che celebrano la disgrazia +d'un giocatore faccian l'effetto d'un balsamo sulle ferite della +borsa, pur nissuno a mente fredda vorrebbe dare un quattrino della +compassione nuda e cruda d'un che gli avesse levato di tasca gli +scudi. + +In tutti i modi Donato è riconoscente all'avversario, e nella sua +miseria trova ancora un sorriso da spendere; l'altro prosegue: + +«Ecco, se mai volesse aspettare un altro giorno fortuna migliore, ed +intanto desistere, perchè non è forse prudente quanto immagina +l'ostinarsi, anzi nossignore, non è prudente niente affatto... io +s'intende, sarò a sua disposizione domani, doman l'altro, quando +crede.... + +Donato si scolora in volto, trema, ha paura che l'avversario cerchi +una scappatoia, ed interrompe la melliflua proposta ripigliando il +mazzo e dicendo: + +«Ancora una prova; torniamo al fante di picche. + +L'ometto ammutolisce, riaccomoda le pieghe della giubba ed il nodo +della cravatta, si rimette in positura perpendicolare e dà un'occhiata +di sbieco alle annotazioni dell'enorme taccuino. + +Quell'occhiata ha un significato, ed il giovine lo comprende. Ma che +importa? Non è più ora di calcoli, di ritegni, di titubanze; ha +perduto molto, troppo, perderà ancora; uscito dai confini delle sue +proprie forze, una sola è la rovina, si chiami dieci mila o cento +mila. Perde, raddoppia, riperde, raddoppia ancora, senza tremito, +senza ansia, quasi indifferente. Una cosa sola lo inquieta, il timore +che l'avversario, ad un dato momento, si levi dal tavoliere e dica col +suo sorriso mefistofelico: «Mi basta.» La speranza, se ne rimane una +palese a Donato, conta sull'ostinazione; un soffio favorevole può +cancellare in dieci minuti tutte le paurose cifre messe in fila sul +taccuino e rendere l'infausta partita un trastullo da bimbi, feroce +trastullo, ma vano. + +Per la prima volta, dacchè si è seduto in faccia al signor Asdrubale, +Donato gira l'occhio intorno; l'ampia sala brulica di gente affannosa; +dal tavoliere di Valente si stacca ogni tanto uno che si rasciuga la +fronte e stropiccia la pezzuola, e stringe le labbra nascondendo male +il dispetto. Nè Donato scampa a quella miserabile vanità di giocatore; +se qualcuno si accosta a lui, e lo interroga sulla sua fortuna, rizza +il capo, sorride nel rispondere: «Perdo.» + +E perde; la sorte implacabile non si stanca. + +Gli passano innanzi, come fantasmi benigni che invano cerca di +trattenere nell'afa della sala da gioco, il babbo canuto, la sorellina +gentile, Costanza innamorata. Col pensiero abbandona un istante quelle +pareti fatali, torna a vagar pei campi inaffiati dal Lambro, risale +l'erta faticosa del boschetto e ricompone innanzi agli occhi tutte le +note sembianze di quel notturno paesaggio. Ecco i bruni alberi +dondolanti, ecco le lunghe schiere d'acacie e la via maestra che si +allunga come un nastro bigio nelle tenebre, le stelle che ammiccano in +un cielo nero, i nugoli che viaggiano lentamente e l'anfiteatro di +montagne appena disegnato nell'oscurità. A quel quadro vivo nulla +manca, nemmeno il coro intermittente delle rane beffarde. + +E perde; la sorte non si placa; gli sorride un istante, gli fa +balenare una speranza che lo rende più audace, poi s'invola +beffandolo. + +Il signor Asdrubale, finora impettito ed abbottonato, comincia a +muoversi sulla seggiola, a guardarsi intorno, a mostrarsi inquieto; ha +l'aria di voler dire qualche cosa e di non sapervisi indurre, +finalmente si sbottona, trae dall'ampia tasca, tirandola per un capo, +una pezzuola di seta non mai finita e si asciuga il sudore ipotetico +della fronte. A vederlo in quell'atto pare un uomo che abbia fatto +un'improba fatica; è invece semplicemente un uomo in imbarazzo. + +«Oh! senta, dice finalmente, stringendo fra le due mani la pezzuola +per farsi forza; devo proprio dirglielo; non posso andare innanzi; +ella ha perduto tutto quanto poteva perdere; non dico già che la non +abbia ad essere _solvibile_ anche per il doppio, anche per il triplo, +non dico questo, ella è giovane, è quasi ingegnere, e gl'ingegneri di +talento... come dice Martino Bruscoli... tutto questo è probabile, è +probabilissimo, ma è l'avvenire nudo nudo... senza altro fondamento. + +S'interrompe perchè Donato dica qualche cosa, ma Donato guarda +istupidito e non dice nulla; ed allora riattacca il filo a bassa voce +come facendogli una confidenza: + +«Ho voluto porgerle modo di rifarsi, ho giocato la sua eredità futura, +e mi sono messo a rischio, perchè ella potrebbe, Dio la conservi, +invertire l'ordine naturale delle cose, buscarsi un malanno, mi +capisce; ma se non altro ci è un... fondamento; ora siamo arrivati al +limite massimo, e se persistessimo a giocare sarebbe far le cose in +aria... senza fondamento. + +Ancora s'interrompe, ed ancora ripiglia con accento misericordioso: + +«Ah! creda che mi duole vederla perdere così, è una disgrazia senza +esempio, senza esempio... Ebbene senta, per mostrarle che non voglio +abusare della sua situazione, accetterò ancora una posta, una sola; se +la fortuna vuoi favorirlo e rifare la strada fatta, la non dirà almeno +che io le ho sbarrato il passo. + +Ah! Si allarga il cuore a Donato. + +«Accetto, dice egli, e soggiunge come obbedendo ad un'ispirazione: ma +questa volta chi ha il fante di picche perde. + +È l'ultima posta, ansiosa come la prima; è la minaccia d'un male senza +rimedio, è l'estrema parola della sciagura. + +Il giovine mesce, taglia, fa tutto da sè; l'avversario lascia fare. + +«Povero signore! dice poco dopo il signor Asdrubale, non ne imbrocca +uno, non ne imbrocca; io non ce l'ho proprio il fante di picche, lo +cerco... ma non ce l'ho proprio; povero signore! + +E dette queste parole, nota nel taccuino il nuovo guadagno, raduna le +proprie carte, nasconde il tutto nella giubba e si abbottona da cima a +fondo per l'ultima volta. + +Donato non lo intende, non lo vede neppure; rimane immobile, +istupidito, cogli occhi negli occhi di quel fanticello di picche dalla +faccetta petulante, dal giustacuore nero e dal casco metallico. + + +IX. + +Il pendolo della sala da gioco segna le undici da tempo immemorabile; +ma porgendo l'orecchio, in un intervallo di profondo silenzio, si +odono le voci variamente fioche degli orologi lontani. Sono le due +dopo mezzanotte. + +La fortuna di Valente ha stancato gli avversarii che ad uno ad uno +sono scomparsi; rimangono un paio di testerecci, ed una mezza dozzina +di scioperati, i quali, non avendo un quattrino per pagarsi vizii +proprii, campano sulle bricciole dei vizii degli altri. Costoro non se +ne andranno che dopo l'ultima partita. + +Donato, col capo curvo sul petto, sembra estraneo a quanto succede +tutt'intorno, ed il signor Asdrubale, dopo essere stato un pezzo in +silenzio, si decide a rammentare la sua presenza con un sospirone +lungo lungo. Lo studente si scuote, si leva in piedi, e come colto da +un improvviso pensiero, ricade sulla seggiola balbettando: + +«Sono agli ordini suoi. + +--Agli ordini miei, dice l'ometto con accento di evangelica pietà; +agli ordini miei! ma io non ho ordini da darle, caro signore; il suo +debito, ella sa benissimo che ascende a... ecco... lo dicevo, ella lo +sa benissimo; dunque non ne parliamo altro; quanto al termine ed al +modo di pagamento, io... (ah! le giuro che mi duole di aver +guadagnato, non dico che preferirei aver perduto perchè non mi +crederebbe e non sarebbe vero, ma in coscienza mi duole,)... quanto al +termine nè io nè lei non ne sappiamo nulla, dipende dal cielo, il meno +che posso fare per dimostrarle il mio... la mia... i miei, insomma il +meno che posso fare è di augurare a quell'ottimo signor Norberto gli +anni di Matusalemme. + +Donato si fa forza per chiudere l'uscita ad un'onda amara di lagrime, +ed arriva appena in tempo a trattener coi denti un singhiozzo che si +perde in un mugolio lamentevole. + +Il signor Asdrubale sembra proprio alla tortura + +«Non ne parliamo più, egli dice; e se può, se ne dimentichi ella +stessa, veda, io me ne sono bell'e scordato; la cosa è semplicissima, +e deve passare fra noi due soltanto; anima viva non l'ha a sapere; di +questo fatto doloroso nissuno avrà dolore, eccettuato lei ed... io. A +suo tempo, fra venti anni, fra trenta, salderemo i nostri conti senza +amarezze soverchie. + +Bisogna dire che l'ometto trovi proprio irresistibile la sua +eloquenza, perchè, interrompendosi un istante, ripiglia fiato così: + +«Allora ella sarà in grado di non avvedersi nemmeno di questa piccola +sventura... perchè è giovane, ha talento, buona volontà, ed i giovani +ingegneri di talento, se lo lasci dire ancora una volta, hanno sempre +una miniera sotto i piedi; un bel giorno battono il tacco e trovano il +filone buono, afferrano la fortuna per i capelli d'oro e non la +lasciano più scappare. Così farà lei; è il solo rimedio al suo male, è +la sola via onesta... + +Alla parola _onesta_, Donato rialza vivamente il capo; senza +rendersene conto, ha una voglia pazza di regalare un paio +d'impertinenze al suo avversario. Il quale interpreta quell'atto a +modo suo e tira innanzi senza fermarsi: + +«Bravissimo; così mi piace. Un uomo volgare, dopo una brutta notte +come questa, penserebbe a mille corbellerie, a disperarsi, ad +impazzire, a pigliare un semicupo nel naviglio, od a cacciarsi in +corpo una palla, che spesso va di sghimbescio e ti inchioda a letto un +paio di mesi... che so io; un giovane volenteroso e savio, come lei, +medita invece una partita coraggiosa colla fortuna, combatte col +lavoro e coll'ingegno, si piglia una rivincita solenne e fa onore ai +propri impegni e paga i proprii debiti... Le ho detto che mi sono +scordato del mio credito... sarò sincero, ci penso invece, e sono +sicuro che ella non mi farà aspettare un pezzo. + +Donato si rizza in piedi, finge di ravviarsi i capelli innanzi allo +specchio, abbozza un sorriso a due o tre camerati, esce a passo fermo +colla desolazione nel cuore--ed il signor Asdrubale dietro. + +Uno degli orologi più frettolosi di Milano batte la mezz'ora, un altro +gli risponde e dieci altri. + +Donato cammina un breve tratto a gran passi, poi rallenta l'andatura. + +E la voce fessa dell'ometto dal farsettone nero ripiglia a dire, +mutando accento: + +«Un istante di torpore è necessario a preparare le nobili cose; il +filugello s'intorpidisce quattro volte prima di farsi il bozzolo; +anche lei si farà il bozzolo, sissignore, se lo farà anche lei, se Dio +le conserva questo tesoro di salute. Ed io spero di sì, perchè se ella +morisse prima del tempo sarebbe una sciagura per tutti... + +Donato si ferma nel mezzo della via, ed alla luce d'un lampione guarda +la faccia contrita del suo compagno. + +«Sissignore, per tutti, soggiunge costui, e prima di tutti per lei... +poi per Martino Bruscoli, _idest_ per la signorina Costanza, e in fine +per il signor Asdrubale suo umilissimo servitore. Badi un po' quanto +la sua vita è preziosa: morendo lei, l'eredità del signor Norberto +toccherebbe tutta alla sorellina, ed addio crediti; la signorina +Costanza non potrebbe nemmeno farsi i ricciolini colla sua +obbigazione, perchè non porta ricciolini, mi pare, ed il signor +Asdrubale non potrebbe nemmeno accendere la pipa colla obbligazione +che ella gli farà... perchè non fuma; veda un po' se la sua vita è +preziosa! E veda quanto è facile pagare i debiti quando non si ha +coscienza, e veda che rischio si corre di appaiare in un istante di +debolezza una corbelleria irrimediabile ed una cattiva azione... + +Qui le intenzioni del vincitore cominciano a farsi palesi anche a +Donato, il quale si arresta di botto e dice: + +«La ringrazio del consiglio; so i miei doveri; domani venga da me, le +scriverò l'obbligazione. + +Lo studente di matematica, ciò detto, volta a mancina, ma il signor +Asdrubale non lo lascia. + +«Come mai da quella parte? non va dunque a casa? + +--Non ho sonno, non dormirei stanotte... + +--To'! anch'io non ho sonno.... e non dormirei; non le duole già che +l'accompagni?... quanto all'obbligazione non ci è tutta la premura che +ella immagina... ed è una cosa subito fatta, quattro parole sopra un +foglio di carta bollata... vorrei che fosse già aperto uno spaccio di +tabacchi che si leverebbe la seccatura subito... abbia pazienza fino a +domattina. E dica... non vuole che andiamo al caffè a prendere una +chicchera di latte caldo? Fa bene il latte caldo dopo una notte +vegliata... pago io, s'intende, poichè, salvo errore... + +L'oscurità non permette a Donato di vedere l'occhiata che il suo +compagno gli lancia dal basso in alto con un occhio solo; ma nondimeno +l'indovina, come l'altro indovina che lo studente si fa rosso in viso. + +«Non ci è da arrossire; ella ha perduto tutto quanto aveva, e non ha +più un soldo; ma sono qua io per lei; dica che cosa le occorre per i +bisogni più urgenti e faremo un conto solo... + +Suonano le tre, quando il signor Asdrubale spinge con lieve violenza +il giovane nel caffè della stazione. + +Non vi è anima viva, tranne due camerieri ed un grosso micio che +sonnecchiano. + +Vedendosi ancora faccia a faccia col suo avversario, col suo nemico, +Donato sente come un impeto d'odio, come un'amarezza nuova, come uno +spasimo indefinibile. Quella faccetta asciutta, quell'occhio che +ammicca, quel labbro che sorride e par che ghigni, quel farsettone +chiuso come una cassa forte dopo di aver inghiottito ogni sua +ricchezza, quella voce monotona, uguale, stridula, quella disinvoltura +provinciale, non vi è dubbio tutto ciò è lui--il fante di picche! + +Non pensa, solo gli sta innanzi la fatale visione; non ragiona, ma +sente un bisogno irresistibile: allontanarsi da quell'uomo. + +Si alza bruscamente, e dice con voce rotta dallo sforzo che fa per +contenersi: + +«Ho bisogno d'esser solo, venga domani; come le ho detto, le farò la +sua obbligazione. + +Ma il signor Asdrubale non sembra avvedersi di quei modi nè di +quell'accento, afferra il giovine per la falda dell'abito e lo +costringe a sedersi, picchiando sul tavolino coll'altra mano per +chiamare un cameriere. + +«Due chicchere di latte caldo, ben caldo... Veda, caro signor Donato, +come le dicevo, io non ho premura; fra un'ora albeggia, e se ha tanta +fretta faremo subito l'atto; intanto eccole qui trecentocinquanta +lire... le bastano?... non faccio che pigliarne nota e sono sue... + +Tanta sicurezza dà l'ultimo crollo al giovine studente, il quale per +la prima volta fissa gli occhi in faccia del compagno importuno; ma +costui non batte palpebra, sorride bonariamente ed insiste per fargli +accettare il denaro. + +Sotto quelle sembianze di cortesia e di buona fede è un'ansia paurosa +che non inganna nemmeno Donato. + +«Ha paura che gli scappi!» pensa il giovane, «diffida di me.» + +E ne ha ragione, figliuol mio; e che farnetica la tua mente scombuiata +se non il modo di fuggirgli di mano? Non sai perchè, non immagini che +farai, non vedi nulla oltre il bisogno del momento, perchè le tenebre +ti si stringono intorno al cervello; ma questo tuo bisogno prepotente, +l'hai pur detto, è sempre lo stesso--rimaner solo. E che farai quando +sarai solo? + +Così sembrano parlargli il sorriso bonario e la dolce insistenza del +signor Asdrubale per fargli accettare il denaro. + +E Donato accetta, beve il latte caldo, risponde a monosillabi alle +chiacchiere del compagno, spinge l'occhio nel buio della sua mente +quanto più gli riesce, cerca un'idea. Non trova; in quella ridda di +fantasie strambe--carte, tavolieri, debiti, sorrisi di Costanza, +lagrime del vecchio padre, carezze melanconiche di Mariuccia e quesiti +di meccanica applicata--non vi è nulla che abbia l'aria d'un pensiero +proprio. + +Pure il bisogno di togliersi la seccatura del suo compagno ha preso a +poco a poco il carattere di mania; cominciano a venirgli alcune idee +di evasioni impossibili; pensa al conte di Montecristo, una delle +poche reminiscenze romantiche della sua vita numerica; si guarda +intorno cercando uno scampo; fa disegni insensati; fugge in cento mila +modi, e invano, chè il signor Asdrubale gli è sempre alle calcagna +come un'ombra. + +E il tempo passa. + +«Chi parte per Sesto, Monza, Seregno, Camerlata?» grida all'improvviso +una voce stentorea nella sala. + +Ah! ecco finalmente un'idea! + +«Pagherò io, dice Donato levandosi di botto ed accostandosi al banco. + +--Oibò, ribatte l'altro, è già pagato, e chiama a sè col gesto un +cameriere. + +Ma il giovine non gli bada e tira dritto, piglia l'altro cameriere in +disparte e gli dice sommessamente mettendogli in mano cinque lire: «Un +biglietto _secondi posti_ per Seregno; spicciati, il resto è per te.» + +Cinque minuti dopo la voce stentorea ripete: «Chi parte per Sesto, +Monza, Seregno, Camerlata?» + +E la campana annunzia la partenza. + +Donato guarda attorno ansiosamente, non badando al signor Asdrubale, +il quale per la ventesima volta ripete: «Ah! triste cosa il giuoco, +non è contento chi perde, e non è nemmeno contento chi vince... +Creda... + +Il cameriere arriva, Donato scatta in piedi senza dir parola, afferra +il biglietto ed infila l'uscio che gli sta in faccia. + +Due minuti dopo il convoglio si muove, parte... lo studente di +matematica respira. + + +X. + +È solo. Può ora sprofondare l'occhio nell'abisso in cui è caduto, +misurare l'immensità della sua sciagura. Ma che vale? Tutto quanto può +dire il pentimento egli l'ha inteso altra volta--e nulla valse. Allora +come oggi si trovava solo, faccia a faccia con un pauroso fantasma; +allora come oggi lamentava nella sua colpa non la rovina propria, ma +il dolore affannoso del vecchio padre--e nulla valse. + +Or si aggiunge allo stesso strazio la morte della sua più cara +speranza, un amore non pur confessato e già gigante, e già perduto per +sempre; e su quel cumulo di sciagure--sciagura maggiore di ogni altra, +perchè gli toglie anco il conforto delle lagrime--una sfiducia +profonda di sè medesimo. + +Ricercherà egli nelle voci della natura, nelle immagini de' suoi cari, +nei mille vaneggiamenti febbrili, un alimento al rimorso, se già ebbe +tutto questo e invano? Si farà zimbello di un giuoco bambinesco, e pur +d'incrudelire contro sè medesimo, ripeterà ancora una volta il vacuo +frasario della coscienza di che ha fatto inutile esperimento? + +No, anche la coscienza tace; uno squallido silenzio è intorno +all'anima sua; quel raggio di sole che percuote la pianura, illumina +la morta calma d'un cuore che si disprezza. + +La sua condizione è palese; ha giocato, ha perduto; ha perduto +Costanza, la stima d'altrui e di sè stesso, il diritto di lasciarsi +amare dal vecchio babbo e dalla sorellina, la fede nell'avvenire; era +questa la posta, egli lo sapeva ed ha giocato--ed ha perduto. Non gli +rimane nemmeno più il diritto di morire; uccidersi ora sarebbe «un +troppo facile modo di pagare i proprii debiti»--il signor Asdrubale lo +ha detto. + +La mattina è splendida di luce, puro il cielo, l'aria fresca e +carezzevole. La morta calma del cuore di Donato gli si riflette +nell'occhio intorpidito che si arresta in una inconsapevole +contemplazione. I pali del telegrafo gli passano dinanzi +vertiginosamente in prima linea, le acacie delle siepi procedono più +lente, e i gelsi più lenti; tutta la pianura scintillante se ne va; +solo gli orizzonti rimangono immobili, anzi le vette delle montagne, +con movimento opposto, par che lo seguano nel viaggio. + +Così fugge il presente, così non possiamo staccarci dal nostro tempo +lontano--dal passato che ci accompagna, dall'avvenire che ci aspetta. + +Una volta, due, tre il convoglio si è arrestato; finalmente al noto +fischio succede una monotona voce: «Seregno!» + +Donato si scuote, balza fuori dal carrozzone, e si arrende all'invito +del primo monello che, schioccando la frusta, offre un calessino +sconquassato. La rozza, educata alla identica scuola del Morello +famoso, attraversa come un fulmine o poco meno le vie di Seregno, poi +strascica gli zoccoli nella polvere della via maestra. + +Che fa lo sciagurato? Che propone? + +Non lo sa egli stesso; ha bisogno di rivedere la casa dove fu tanto +lieto, di sentirsi vicino, per l'ultima volta forse, a coloro che ama, +di respirar l'aria della felicità di cui ora è immeritevole, poi... +Poi fuggirà, e se non gli è lecito togliersi la vita, andrà in cerca +di morte, domandandola agli uomini ed alla natura. + +Attraversa i paeselli, osserva le case meschine, i villini eleganti, +le fontane pubbliche, guarda a tutte quelle note fisonomie, che, alla +tetra luce della nuova sventura, gli paion nuove e non più care come +prima. Per tutta la via s'incontra in contadinelle che, canticchiando +sommessamente, levano la bruna testa di mezzo all'immenso biondeggiare +delle spighe mature... ecco l'ultima salita, ecco il colle, ecco +Inverigo coi suoi viali di cipressi, colle sue casette bianche, col +suo campanile scintillante al sole, ecco il tranquillo sentieruolo +ombreggiato d'acacie, l'ultimo... + +Donato fa arrestare il calesse, scende, rimane un istante immobile, +poi si avvia a passo lento... e si trattiene innanzi al muricciolo di +cinta del giardino, del babbo; gli batte il cuore, sente rumore di +passi, si nasconde, ha paura di esser visto; poi si appressa, si +arrampica d'un balzo allo sporto del muro, getta, spenzolandosi, +un'occhiata di baleno nel giardino e si lascia ricadere a terra +palpitante. Quante cose ha visto! la casetta bianca, le finestre +dischiuse, non ancora baciate dal sole, il viale, il padiglione di +glicinie, la quercia superba... Ascolta, gli par di udire una voce, è +lei... no, sì, sono due voci note, la sorellina e Costanza. Le care +creature hanno l'anima lieta come il limpido mattino che le ha +destate, ridono... se salissero sulla _montagnuola_ e si affacciassero +al muricciuolo!... ecco si accostano, si allontanano, ridono ancora... +se sapessero!... + +Ah! questa volta Donato non regge più, una lagrima gli riga le guancie +e, dietro a quell'una, mille. + +Un rumore di passi nel sentiero lo toglie al sua affanno; vuol +fuggire, vuol nascondere il proprio dolore alla stupida curiosità d'un +contadino indifferente... troppo tardi, appena ha il tempo di celare +la faccia lagrimosa fra le mani. Ma il passante si è fermato, non se +ne va, e Donato ne sente lo sguardo curioso ed indagatore. + +Allora si leva in piedi, guarda innanzi a sè e rimane come istupidito. +È lui, ancora e sempre lui--il fante di picche! + + +XI. + +Il signor Asdrubale, col pugno sull'anca, colla faccetta petulante, se +non ha un aspetto odioso, come pare a Donato, ha certo una gran voglia +di ridere. A momenti spalanca la bocca sorridente e se la lascia +scappare la sonora risata di soddisfazione che gli spira da tutti i +pori. + +«Come ho fatto? Mi domandi come ho fatto, e si dia per vinto. Vede +bene che io sono nato prima. «Uno secondi posti per Seregno;» ho +l'orecchio fino io ed ho fatto il papagallo... «uno secondi posti per +Seregno» ed ho viaggiato con lei, separato solo da un tramezzo, ed ho +inghiottito la polvere del suo calesse, ed eccomi... Così ho fatto. + +Questa volta non resiste più e dà in una risata che fa ammutolire i +grilli mattinieri. + +Donato si ricompone, fa un passo innanzi, si ferma e dice: + +«Ignoro le sue intenzioni; le mie sono da galantuomo, non ho avuto in +mente di sottrarmi alla mia sciagura, ma alla sua presenza odiosa che +me la fa parere cento volte più amara. + +Che ci è da ridere in queste parole, pronunziate con una solennità +dignitosa? + +Pure il signor Asdrubale minaccia di far saltare i quattro bottoni +della giubba e si stringe i fianchi con tutte e due le mani. +Finalmente si rifà serio, e risponde in falsetto: + +«Non dirà sempre così, non dirà sempre così. + +Certo l'eco della risata ha passato il muricciuolo ed è entrato in +giardino, perchè lassù, sulla montagnuola, di mezzo alle foglie della +vite ed ai grappoli immaturi, si affaccia una figurina gentile, e poi +un'altra. Due esclamazioni di gioia, ed un replicato batter di palme e +due voci amorose che gridano: + +«Donato! + +«Lo zio! + +L'ometto dal farsettone nero leva il capo in alto e dice senza +turbarsi: + +«Sì, piccina mia! siamo noi; arrivati a piedi come due studenti; buon +giorno, signorina Mariuccia. + +Mariuccia non risponde nemmeno, è la prima a sparire, Costanza +l'accompagna; si odono le loro voci fresche e festose che si +allontanano gridando la buona novella; Donato non ha parole, si crede +beffato da un'illusione, guarda l'ometto a bocca aperta, e l'ometto +guarda lui con un sorriso incoraggiante. + +«Il signor Martino Bruscoli? balbetta il giovane. + +--Sono io per fortuna... perchè potrei anche essere il signor +Asdrubale. + +Lo studente non ha tempo di domandare spiegazioni delle parole +incomprensibili, che dall'estremo punto del sentieruolo appariscono +Costanza e Mariuccia, tenendosi per mano, ansimando e ridendo. + +Eccoli stretti in un amplesso; fratello e sorella, zio e nipote. Poco +stante apparisce il signor Norberto, col volto pieno di rughe e +d'amore, coi capelli canuti accarezzati dalla brezza del mattino. +Donato si stacca dalla sorella e corre a buttarsi nelle braccia del +padre, lagrimando. + +Ma Martino Bruscoli accorre, stringe la mano al vecchio e spiega +l'improvviso arrivo e le lagrime così: + +«Fra quattro giorni Donato incomincia gli esami; tutta la settimana ha +studiato, ha studiato, ha studiato, ci ha voluto rimetter gli occhi +questo bravo figliuolo; sono stato a Milano per certe mie faccenduole, +ho visto una nuova macchina per la Filanda, ed ho parlato coi +professori della Scuola d'applicazione... Fra un mese suo figlio è +ingegnere. Ha voluto venire a salutarla un'ultima volta prima degli +esami, ma questa sera stessa partirà, perchè non ha tempo da perdere, +e, come vede, è soverchiamente impressionabile; ha torto, gliel'ho +detto, ha torto! + +Il tempo passa veloce; non anco sì è arrivati, che già è l'ora della +colazione. Donato ha sempre Camillo Bruscoli alle costole; non se lo +può levare d'attorno. Pure, non sa bene perchè, nella sua miseria gli +par d'essere tanto felice, tanto felice!... + +«Signor Martino, egli dice quando per la prima volta si trova con lui, +se le ho mancato di rispetto, mi perdoni; io non sapeva che ella fosse +lo zio della signora Costanza. + +--Non mi basta, risponde l'ometto, tu devi (ti do del tu perchè mi +piaci e ti voglio bene, e se vuoi fare altrettanto accomodati) tu devi +prima fare ammenda di tutte le ingiurie che mi hai detto o che hai +pensato. + +--Io? + +--Sta zitto... cioè che ho una figura odiosa; questo l'hai detto; +guardami bene, ti pare proprio che io abbia una figura odiosa? + +Donato ride. + +«Hai sospettato che io fossi un usuraio; non è forse vero? + +--È vero. + +--E che ti rubassi al gioco? + +--Questo poi... + +--È vero o no? + +--Ma perchè non darsi a conoscere? + +--Oh! bella, perchè volevo conoscere te, e ti ho conosciuto. + +Donato china gli occhi, e si perde in un labirinto di congetture... +finalmente trova il bandolo e ne esce con un sospiro. + +«Quando vuol che le faccia l'obbligazione... dice poi, cambiando tono +di voce. + +L'ometto leva le braccia in alto invocando la misericordia del cielo +su quell'ingenuo, e risponde: + +«Che obbligazione d'Egitto! Oh! non capisci dunque che ho fatto per +ridere? + +Donato sbarra tanto d'occhi e non trova parole; alla fine balbetta: + +«Ma io ho fatto sul serio, ho perduto e devo pagare... il denaro del +gioco è sacrosanto. + +Martino Bruscoli scatta come una molla e tappa la bocca allo studente. + +«Non mi ripetere queste corbellerie; non pretendere d'impormene con +queste sentenze virtuosissime che escono dal tribunale della bisca, +con questi postulati che non hanno altro valore se non di dare +prestigio al vizio; le son ciancie che stanno bene in bocca al signor +Asdrubale; ma io mi chiamo Martino Bruscoli, per grazia di Dio, e +Martino Bruscoli non conosce altro denaro sacrosanto fuor quello che +si è guadagnato col proprio lavoro. Tu non mi devi nulla, ti ripeto, +ho fatto per guarirti in tempo da un brutto male; tocca il polso alla +tua coscienza e se ti senti proprio sano, non ho perduto la notte. E +fammi il famoso piacere di non fiatare nemmeno. + +--Ma se avesse perduto lei? + +--Se avessi perduto io, ti avrei fermato sulle sei mila lire, e ti +avrei detto: «Figliuolo mio, hai riguadagnato il tuo denaro; il signor +Asdrubale pagherà a Martino Bruscoli la somma che la signorina +Costanza ti ha dato in prestito, eccoti l'obbligazione; non devi più +nulla, bada che hai talento, hai cuore, ed eri sulla via di diventare +un cattivo soggetto. Piglia la laurea d'ingegnere, fa felice il +vecchio babbo, lavora, poi innamorati sul serio di una qualche bella +ragazza e valla a domandare allo zio...» + +L'ometto si tappa la bocca, ma oramai è scappata... conchiude: «Verrai +a vedere la mia filanda; imparerai qualche cosa, perchè già la vita è +una scuola d'applicazione, e ci è da imparare da per tutto; i bachi da +seta, per esempio, t'insegneranno che prima di farsi il bozzolo +prezioso bisogna intorpidirsi; tu ti sei intorpidito due volte; non +pigliare alla lettera il sistema dei bachi, va e fatti il bozzolo.» + + +XII. + +Che ore veloci! Donato ha appena avuto il tempo di gettare un'occhiata +fuggitiva nella sua immensa felicità, ha appena specchiato il suo +sorriso negli occhi di Costanza, le ha detto solo che le vuole tanto +bene, ed ha paura di non essersi spiegato abbastanza chiaro--e già il +focoso Morello scalpita impaziente sul lastrico, e l'oste afferra le +redini e la frusta. Bisogna partire; replicati baci a tutti, perfino +sulla faccetta petulante di Martino Bruscoli, ma non sulle guancie +brune e vellutate di Costanza. Si parte. + +Per via Donato fa come gli ha detto l'amico Martino, tocca il polso +alla propria coscienza... è sano; or che ha visto la rovina da vicino, +è sicuro di non giocar più, e lo dice a sè stesso senza l'inquietudine +dei propositi malfermi. + +I giorni passano, anche quelli terribili della meccanica e delle +costruzioni; vengono e passano allegramente; e giunge il giorno +famoso--Donato si copre di gloria; nulla più lo separa da una nuova +rete di ferrovie o da una miniera... è ingegnere! + +Uscendo dall'aula scolastica per lanciarsi nel mondo, chi lo accoglie +a braccia aperte?... Martino Bruscoli, col farsettone nero +abbottonato, colla cravatta a sghimbescio. Avesse anche in testa, +invece del cappello a tubo, un casco metallico, la sua faccetta +asciutta, la sua voce fessa, i suoi sguardi d'economia, fatti con un +occhio solo, non avrebbero nulla di pauroso. Oggi Martino Bruscoli +raffigura la bonarietà, la cordialità, tutti gli astratti onesti del +vocabolario. + +«Te lo leggo in faccia, tu sei ingegnere! Tutti gl'ingegneri appena +sgusciati hanno la faccia che hai tu.... + +--Sono ingegnere! sì, sono ingegnere! risponde Donato... e il babbo, e +Mariuccia... e Costanza? + +La famigliarità con cui egli domanda della nipote non offende lo zio, +il quale piglia il giovane a braccetto, lo sottrae con lieve violenza +ai baci ed alle strette di mano dei compagni, esce dalla Scuola. +d'Applicazione, volta a dritta, ed infila a passo di carica il portone +del vicino Albergo Cavour. + +In un salone deserto, Donato trova il mondo che l'aspetta a braccia +aperte, il suo mondo che si chiama, Norberto, Mariuccia e Costanza. +Questa volta inaugura la carriera d'ingegnere con un atto d'audacia; +dopo aver baciato i suoi parenti, bacia anche Costanza. E nissuno ci +trova a ridire. + +In un cantuccio dell'ampia sala è preparata una mensa per cinque. + +Martino Bruscoli da il segnale; seggono: il vecchio babbo a capo di +mensa, Donato accanto a Costanza ed in faccia al... fante di picche. +Ah! chi gli avrebbe detto allora che la partita formidabile doveva +andare a finire così! + +La sala si popola di forestieri, di comitive ciarliere o taciturne; +bisogna essere felici a bassa voce, perchè della tranquilla gioia non +esali nulla, non si perda un bricciolo. + +Il desinare è splendido; alle frutta, Martino Bruscoli fa un brindisi +all'ingegnere, ma l'ingegnere è distratto; protetto dalla complicità +della tovaglia, egli si è impadronito colla destra della manina manca +di Costanza, e tutta l'anima sua è sotto la tavola. + +Alla sera si parte insieme; e giunti a Romanò, il signor Martino +sbottona il farsettone, leva una busta chiusa e la dà a Donato, +dicendogli: + +«È un regalo per la laurea. + +Donato rompe il suggello ed estrae dalla busta un omicciatolo magro e +nervoso, con un giustacuore nero ed un casco metallico. + +«Lo serberò prezioso, dice egli arditamente, ma non mi basta: signor +Martino Bruscoli, le domando la mano di sua nipote... + +E il signor Martino Bruscoli esce a ridere, chiude un occhio e +risponde: + +«Mariuolo d'un ingegnere... non hai fatto i tuoi comodi, non te la sei +presa?... O credi che non ti abbia visto perchè ci era di mezzo la +tovaglia? + + + + +UNA SEPARAZIONE DI LETTO E DI MENSA + + +I. + +La camera che io abitava allora in via Bagutta era veramente in alto +più del bisogno. Lo dicevo a me stesso quattro volte al giorno, sempre +che salivo i cento e dodici gradini che mi separavano dalla folla, ma +siccome quando si era su si godeva dalla finestra un magnifico +panorama di tegole e di fumaioli, ci rimanevo. E poi in quattro mesi +avevo fatto la conoscenza di tutti i vicini, e di solito fra i vicini +d'uno scapolo ve n'è sempre qualcuno da cui dorrebbe esser lontani. + +Fu là ch'io conobbi la più bizzarra coppia coniugale che si possa +immaginare. Dire che il signor Sulpicio e la signora Concetta erano la +legittima metà l'uno dell'altro non sarebbe una metafora, che tra +tutti e due non so bene se avessero il tanto di polpe e di muscoli +necessario a formare una sola creatura umana mediocremente pasciuta. +Ponendo però insieme i loro annetti passavano il secolo e mezzo un bel +tratto, e se coll'immaginazione (il decoro non consentiva altrimenti) +collocavo la signora Concetta ritta in piedi sul cranio del signor +Sulpicio, mi conveniva rassegnarmi a veder la testa della veneranda +moglie sfondare il soffitto e passare dall'altra parte. Ora il +soffitto della mia camera distava dal pavimento tre metri e mezzo. + +Quando uno abbia sciolto tutti questi quesiti aritmetici si troverà, +credo, innanzi il più preciso ritratto dei due coniugi, e li vedrà +come io li vedo nel mio pensiero, lunghi, esili, allampanati, colle +teste incanutite, coi volti tagliuzzati dalle rughe, cogli occhi +sprofondati e lucenti. + +Vivevano insieme dividendo il letto e la mensa e le tribolazioni da +cinquantacinque anni, e s'erano tanto guardati nel bianco dell'occhio, +che a poco a poco i due volti avevano come fatto la smorfia l'uno +all'altro, e se non erano i nasi, si avrebbe detto che Sulpicio e +Concetta fossero fratello e sorella. Ma i nasi, non ci era verso, +avevano voluto rimaner tal quali, ed io dico che di nasi più in +antitesi non mi toccò mai di vederne in vita; quello del marito, +incurvato a becco d'aquila, come un curioso che guarda a tutto ciò che +entra in bocca, quello della signora Concetta, rivolto in su, come un +prudente che si tira indietro quanto può per non dar soggezione ai +buoni bocconi. Le due similitudini non le ho fatte io, ma avevano +avuto origine alla mensa dei due sposi, cinquantaquattro anni e undici +mesi innanzi, in un momento di collera reciproca prodotta da non so +quale intingolo che sapeva di fumo. + +Fu la prima nuvola del loro azzurro, ma fu un nuvolone brutto, che +come dall'intingolo si era passato ai nasi, così dai nasi si passò +alle abitudini e dalle abitudini agli umori. Si finì a conchiudere che +la catena del matrimonio non aveva mai appaiato due che la portassero +insieme così di malavoglia; Concetta parlò di ritornare ai parenti e +Sulpicio voleva che ci ritornasse subito, ma si considerò che, siccome +viaggiavano per le nozze, i parenti di Concetta si trovavano a dugento +miglia dal luogo della prima catastrofe matrimoniale, e si differì la +cosa. + +La gran parola era stata pronunciata «separazione di letto e di +mensa!» + +Al giorno dopo Sulpicio pensò che a lui era stato affidato il +verginale tesoro della sua compagna, ricordò le parole d'un commovente +discorsetto che gli aveva rivolto il suocero, ricordò d'aver giurato +di _farla felice_, ricordò un mondo di oneste ricordanze, pensò un +mondo di savii pensieri e conchiuse che gli bisognava indurre Concetta +a rimanere nel tetto coniugale. + +Dal canto suo Concetta, donna giudiziosa se mai ve n'ebbe, s'era +tirata in mente i consigli della mamma, il sì pronunziato all'altare, +l'invidia delle amiche rimaste zitellone, aveva pensato al dolore dei +suoi, alla segreta gioia ed alla falsa compassione delle compagne e +conchiuso che forse dopo tutto Sulpicio non era cattivo, e che se non +fosse stato quel disgraziato intingolo che sapeva di fumo... Quando +Sulpicio venne col suo più bel sorriso, Concetta aveva anch'essa il +suo più bello, si strinsero le mani, si abbracciarono stretti e fecero +la pace. + +In fondo però rimaneva inteso che si davano l'uno all'altro in prova. + +Quella prova era, per mille burrasche della stessa natura, giunta fino +al quarto piano di via Bagutta, e durava ancora. + +A volte il vicinato era messo improvvisamente sossopra da uno strillo +acuto. + +«È Concetta!» si diceva. + +Era Concetta. La disgraziata vittima, dopo di aver lanciato al suo +tiranno tutti gli epiteti graziosi ammucchiati in cinquantacinque anni +di ricerche, senza riuscire a debellare il dizionario del marito, gli +gettava finalmente uno strillo formidabile. Si accorreva e si trovava +che il vecchio Sulpicio si era posto in salvo giù per le scale e che +Concetta gli avventava un ultimo aggettivo qualificativo dal +pianerottolo. + +I primi uffizi di buon vicinato venivano prodigati a Concetta, e si +sapeva a memoria che dovevano consistere nel lasciarla dire fino a +tanto le fosse sbollita la collera. Guai a compiangerla o a dirle che +non meritava la sua sorte e che suo marito era un disgraziato: anche +quando pareva spenta, ripigliava fuoco come un fiammifero a protestare +che il suo Sulpicio se l'era voluto lei e se l'avrebbe tenuto, che +quello che era il suo Sulpicio lo sapeva lei sola e non doveva saperlo +altri, e nessuno venisse ad insegnarle a leggere nel cuore del suo +Sulpicio, e che essa da un pezzo lo sapeva a memoria e che in fondo +_lui_ valeva meglio di tanti. + +Cessato l'impeto, e quando il pianerottolo era ridiventato solitario, +la vecchia usciva di soppiatto dalle proprie camere, si guardava +intorno colla testa tremante entro la larga cuffia di seta nera, +scendeva due scalinate ed andava a picchiare all'uscio, della signora +Nina, una giovine vedova che viveva con uno zio pieno di acciacchi, +amico di Sulpicio. Concetta sapeva che il suo _uomo_ voleva un gran +bene a quella giovane donna e non solo non era gelosa, ma ne invocava +l'intercessione per farle fare la pace. + +Press'a poco nello stesso tempo il fuggitivo marito ritornava +furtivamente in casa, saliva le scale ansando e faceva irruzione nella +mia camera. + +Sapeva che Concetta mi voleva bene come ad un figliuolo, che una mia +parola poteva molto sull'animo di lei, e mi affidava il carico di +ridargli la sua domestica tranquillità. + + +II. + +A me la parte di conciliatore non costava gran fatto, e non credo che +alla signora Nina contasse di più. + +Quando Concetta mi vedeva, non mi lasciava proferir verbo +dell'imbasciata, stringeva fra i nodi di ambe le mani la mia destra, e +con un muto tentennar del capo e un levar d'occhi al soffitto, mi +dimostrava tutto il suo dolore dell'accaduto, l'intenzione di +ritornare nel talamo, la gratitudine per la mia buona opera. + +In fondo era evidente che Concetta non poteva vivere separata dal suo +Sulpicio, e che pensava nemmeno Sulpicio potesse stare senza la sua +Concetta. Si amavano come si erano sempre amati, alla loro guisa +battagliera, ma si amavano quanto è possibile che due si amino in +terra. + +Quando il convertito Sulpicio, il quale non aspettava altro, +riappariva nel vano dell'uscio, dandosi un contegno sbadato ed +indifferente per non parere commosso alla mia presenza, Concetta si +ricordava non so qual rammendatura che doveva fare, e frugava in fondo +alle tascaccie per trovare il ditale e l'agoraio. + +Allora o infilavo l'uscio, o mettevo il capo ai vetri della finestra, +o mi correvano gli occhi ad un libro o ad un quadro. + +Sulpicio si accostava a Concetta, e Concetta si volgeva un pochino +verso Sulpicio, ed entrambi un altro poco; poi vedevo colla coda +dell'occhio stringersi due mani tremanti, ed avvicinarsi due volti +illuminati da un magnifico sorriso, e due lagrime scendere incanalate +lungo i solchi delle rughe.... Finalmente si abbracciavano stretti. Ed +io continuava a guardare altrove, o mi voltavo sbadato, o dicevo che +faceva un magnifico sole quando non faceva una pioggia diluviana, +pensando dentro di me che quelle lagrime erano giovani e quei sorrisi +in tutto degni della primavera di due volti rosati. + +Una volta però la burrasca fu così tremenda, che prima che le due navi +entrassero d'accordo nel porto matrimoniale ci vollero parecchie ore e +molte ambascerie. La parola _separazione di letto e di mensa_ era +stata pronunziata da tutti e due, e nissuno voleva essere il primo a +disdirsi. + +A sgominare la vicendevole diplomazia, i due coniugi erano andati +fuori di casa da due parti opposte. La domestica, una fanciullona +mezzo scimunita che i due vecchi avevano raccolto, non capiva nulla di +nulla, fuor che i suoi padroni erano usciti uno dopo l'altro. Mi +sedetti innanzi al caminetto, attizzai il fuoco ed aspettai. Era una +magnifica giornata d'inverno; il sole dardeggiava sui vetri, ed i +tizzoni scoppiettavano allegri. + +I miei pensieri erano giocondi. + +Cercavo d'indovinare quale dei due dovesse ritornare primo al letto +coniugale... Quale? Concetta senza dubbio. In quella appunto udii un +fruscio di abiti, mi alzai, mi volsi... e mi trovai faccia a faccia +colla signora Nina, la giovane vedova del terzo piano. + +La signora parve meravigliata di vedermi e si mostrava +imbarazzatissima, tanto più che, essendo entrata colla dimestichezza +consueta, voleva non aver l'aria, d'aver commesso una indiscrezione, e +si guardava intorno per vedere se qualcuno giungesse ad apprendermi +indirettamente che ella usava d'un vecchio diritto. + +Intanto io m'era inchinato a salutarla, ed aveva fatto per parlare. + +Ella mi prevenne. + +«La signora Concetta non è in casa? mi disse. + +--Nè il signor Sulpicio, aspetto l'una o l'altro. + +--Ed io cercava dell'uno o dell'altra, ritornerò... + +Ma l'apprendere che i due coniugi erano entrambi fuor di casa pareva +inquietarla e non si muoveva. + +«Se desidera attendere qui, ritornerò io... + +--Grazie... ella viene probabilmente per... + +--Per lo stesso motivo... + +Così dicendo mi trassi in disparte come per invitarla ad inoltrarsi, e +un minuto dopo ella era seduta al mio posto in faccia al camino, ed io +non me ne andava. + +La signora Nina non mi conosceva, ma io conoscevo benissimo la signora +Nina; molte volte, dalla mia finestra posta sopra la sua, avevo +studiato a memoria il colore dei suoi capelli sperando invano che ella +mi desse occasione di apprendere il colore delle sue pupille; una +volta l'avevo posta in fuga tossendo, e d'allora in poi non avevo mai +più tossito alla finestra. Ora quelle manine candide, che avevo visto +battere la solfa sul davanzale, tenevano le molle innanzi al camino, e +quel volto, che era quasi tuttavia un mistero per me, mi si mostrava +aperto. + +Ah! la signora Nina era bella, o almeno mi piaceva tanto! + +Vedendo che mi stavo ritto, mi fe' un cenno cortese; sedetti; +aspettammo alcuni momenti in silenzio; nessuno veniva. + +A poco a poco quel silenzio ci pesò, e per uscirne ella mi parlò di +Sulpicio, ed io le parlai di Concetta. + +Quando seppe l'ufficio che io compiva dacchè avevo la fortuna d'essere +il vicino dei due coniugi, la vedova sorrise lievemente. Che bel +sorriso! Che magnifici denti! + +«Quale disgrazia! uscì a dire poco dopo; passare cinquantacinque anni +insieme senza riuscire ad intendersi! + +--Debbe essere uno spasimo, osservai; ma in fondo si vogliono bene. + +La vedova fe' una smorfietta e non rispose. + +«Quei contrasti sono per essi come i venti che separano onda da onda e +le avventano, per ritornarle, passata la burrasca, la superficie d'uno +stesso mare. Non credo che due possano vivere insieme gran pezzo senza +incollerire. + +Assolutamente la vedova non voleva rispondere; crollò il capo e si +die' a frugare impaziente nelle ceneri. + +Tacqui. + +«Quante ore sono? mi chiese avvedendosi che il suo silenzio mi +offendeva. + +--Le quattro. + +--È tardi; bisogna che me ne vada; ritornerò... + +--Mancano veramente tredici minuti alle quattro... + +La signora Nina sorrise e non se ne andò. Io non comprendeva perchè, +ma il cuore scampanava a festa... + +Quand'ecco venire Sulpicio e Concetta, tutti due, tenendosi per mano. + +«La pace è fatta? interrogammo coll'occhio la signora Nina ed io. + +--Sissignori, ci risposero i due coniugi alla stessa maniera. + +--Ero venuto per salutarla, disse forte la vedova a Concetta; ora è +tardi e me ne vado. + +Concetta era di buon umore; le sue rughe avevano la mobilità delle +grandi gioie e gli occhietti mandavano lampi. + +«Meno male che il signor Carlo le ha tenuto compagnia. + +A quel riavvicinamento io sentii che il cuore picchiava più forte, e +mi avvidi che la vedova arrossiva. + +Se ne andò; me ne andai subito dopo... + +E tutto il giorno pensai alla signora Nina, e la sognai tutta notte, e +al giorno successivo stetti alla finestra l'intero mattino per +vederla, e fui così fortunato che mi vide e si volse e la salutai, e +per un mese non lasciai di andare alle stesse ore alla finestra, +sempre colla stessa fortuna, e una volta ardii sorriderle, e un'altra +volta ardì sorridermi... e cinque mesi e otto giorni dopo, io mi +stringeva legittimamente al cuore la signora Nina... non più vedova. + + +III. + +Eravamo felici. Abitavamo una casicciola molto lontana dal chiasso e +dalla baraonda cittadina; le nostre finestre non guardavano in casa +d'incomodi vicini; il sole ci veniva a trovare ogni giorno all'alba e +ci lasciava dopo mezzodì, e la luce dava colori di festa ai nostri +mobili nuovi. + +Il vecchio zio di Nina non aveva voluto assolutamente, come egli +diceva, porre i suoi acciacchi in comune per fare una casa sola, e se +n'era andato a stare con una sorella la quale viveva in villa. + +La compagnia dei nostri sogni, dei propositi nostri, bastava a tutto; +qualunque altro sarebbe stato un importuno. Le nostre stanze color di +rosa erano popolate di care fantasime dello stesso colore. L'avvenire +ci appariva nei sogni, e ne facevano di così leggiadri! Bisogna dire +che Nina aveva una rara squisitezza di maniere, un sorriso dolcissimo, +uno sguardo sereno come un raggio di luna, una voce armoniosa come una +parola di conforto, e una tal maniera vezzosa di appressarmisi, di +pormi le mani sugli omeri e dirmi «ti voglio bene» senza dirmi nulla, +che io avrei passato le ore intere a divorarmela cogli occhi. + +Aveva un solo difetto: nell'andare da una stanza all'altra si tirava +dietro gli usci con violenza. Molte volte, strappato alle mie +fantasticherie dallo sbattere d'una porta, avrei ceduto ad un +movimento dispettoso se subito dopo non mi fosse apparso il suo viso +rosato. + +Ciò nondimeno il cuore continuava a trotterellare allegro e non mi +sarebbe riuscito di fargli prendere un'andatura più ragionevole. + +Bisogna anche dire che io era per Nina un marito poco men che +perfetto. Non la lasciavo sola mai, o più raramente e più brevemente +che poteva, non la contraddiceva in nulla, prevenivo i suoi desideri, +non le dicevo che parole buone, facevo cento fanciullaggini per +tenerla di buon umore. Avevo però anch'io un diffettaccio: mi +distraeva orribilmente; a certi momenti, per tener dietro ad una +sciocca fantasia, non mi accorgevo che ella, sorridendo, mi domandava +un sorriso, o rispondevo con un cenno serio del capo ad una proposta +burlesca. + +Certo la sorte non accoppia due colpe così nere per dare l'immagine +della pace coniugale. + +Venne il giorno in cui io mi mostrai più distratto del solito, ed ella +sbattè gli usci più forte. Mi sfuggì un _oh_! ed ella l'intese, ed io +me ne pentii. Inutilmente. Un'altra volta Nina mi lasciò pensoso, +camminando sulle punte dei piedi, e chiuse l'uscio con mille +precauzioni per non far rumore... Il frastuono delle fucine d'averno +non mi avrebbe fatto dare un balzo più ratto dalla seggiola. La +raggiunsi, l'abbracciai, e ridemmo insieme di gran cuore. + +Ma il ghiaccio era rotto; ci avevamo detto in viso il pensiero nostro: +non eravamo perfetti! + +Per quanti sforzi facesse, Nina non riusciva a correggersi; solo +quando aveva peccato, pigliava una certa aria tra il dolente e lo +scherzoso che la faceva più bella. + +Quanto a me avevo un gran scrollare il capo, o spalancar tanto d'occhi +quando ero colto col cervello in processione--non ci guadagnavo nulla, +assolutamente. + +La luna di miele durava da molte lune, senza che la più lieve ombra +avesse mai oscurato i nostri volti innamorati. + +Fu un giorno, un brutto giorno di quel dispettoso mese di luglio, in +cui il sole è così beffardo e il caldo così crudele... Ella giura +d'essere stata la prima a dirmi: «vorrei un po' sapere a che pensi +sempre col capo nelle nuvole, vorrei proprio saperlo...;» ma non le +credete; la prima offesa uscì proprio dalle mie labbra in forma d'un +piccolo sacramento che non mi riesci d'afferrare coi denti se non +quand'era venuto fuori più di mezzo. Comunque sia, un di noi rispose +con una lieve impertinenza, e l'altro con una meno lieve, e poi con +un'ironia, e con un'altra ironia, e infine Nina colle lagrime agli +occhi ed io col cuore gonfio. + +Un'altra volta lo stesso esordio ci portò alla stessa conclusione, ed +un'altra più in là, + +--Questa vita non è più sopportabile, disse lei. + +--Davvero! dissi io per farle dispetto. + +--Davvero! Ah! davvero! Eh! lo sapeva io che sei già stanco di me: è +quasi un anno che sei alla catena. + +--Dieci mesi, risposi. + +--Che ti sono parsi dieci anni; me ne sono accorta già da un pezzo; la +nostra felicità ha già troppo durato; ah! come sono disgraziata! +Finirai per odiarmi, se pure non mi odii fin d'ora; ma finirò anch'io +per odiarti. + +Mi struggevo di voglia di pigliarmela fra le braccia e di portarla in +giro per _le stanze_, lei e tutta la sua collera insieme, sino a tanto +che dicesse: _basta_ ridendo; mi veniva voglia di buttarmele ai piedi +ginocchioni e dire le mie orazioni maritali, di allacciarle il collo e +rubarle tanti baci finchè lo sgomento me l'avesse rifatta docile--mi +venivano in mente tutti i propositi buoni che possono venire alla +miglior pasta di marito. La guardai sott'occhi, vide il mio sguardo e +mi volse le spalle, mossi un passo verso di lei, ed ella via in +un'altra camera... ed io dispettoso, via dalla parte opposta, e giù +per le scale, pieno di rimorsi già prima di porre in atto la terribile +vendetta, + +Gironzai un pezzo, non mi potendo staccare dal vicinato e volgendomi +ogni tanto a guardare la casicciola dov'era la mia felicità. + +Mi tornavano al pensiero Concetta e Sulpicio, i buoni amici d'una +volta, e dicevo a me stesso che io non aveva chi compiesse presso la +mia Nina i buoni uffizii di paciere, e che dopo tutto non avrei patito +di affidarli a chicchessia. + +Pensavo: «È la prima volta, ma chi sa se non faremo più! Bisogna +ritornare a lei, toglierla quanto è possibile alla sua pena, e +confortarla, e dirle che non avremo più a bisticciarci mai... Ma se, +invece di ascoltarmi benignamente, fa la ritrosa?... Ah! che non darei +perchè alla prima parola buona rispondesse con un bacio saporito! E +non se ne parlasse più e si piangesse e si ridesse insieme!» Tutte +queste riflessioni, mi portarono due o tre volte sulla soglia di casa, +ed altrettante me ne ritrassero; finalmente mi riuscì di rompere il +fascino, infilai il portone d'un balzo, salii gli scalini a quattro a +quattro, ed in un attimo fui innanzi a lei che mi era venuta incontro +lagrimosa sul pianerottolo. + +Nascondeva il viso fra le mani e non mi diceva nulla. Le cinsi il +corpo con un braccio e la trassi nel salotto; me la feci sedere sulle +ginocchia, le scostai con dolce violenza le mani dagli occhi, posi il +mio volto sotto al suo, e le chiesi perdono. Ma invece di perdonarmi +scoppiò in un altro singhiozzo, e mi buttò le braccia al collo, ed +appoggiò la testina sul mio omero. + +Mi batteva il cuore forte; gli atti di Nina esprimevano una disgrazia. +Che era dunque avvenuto nella mia assenza? Di nuovo carezze di baci e +di parole, e cento interrogazioni paurose e finalmente un altro +singhiozzo più forte: + +«È morta! + +--Chi? + +--Concetta, la povera Concetta! + +Ammutolii. Se devo dire il vero, non me ne doleva moltissimo; la buona +donna trotterellava giù dalla settantina da un pezzo, e il Paradiso +aveva aspettato molto per avere una pergamena di più; ma rispettavo la +sensibilità di Nina. Quando ebbe cessato di lagrimare, tentennò il +capo e mi disse con un filo di voce melanconica: + +«Eccoli separati di letto e di mensa! + +--E chi ti ha dato questa notizia?... + +--Un'amica che è venuta a trovarmi; la povera Concetta è mancata ieri +l'altro quasi improvvisamente. + +--E Sulpicio? + +--È disperato; non dice parola, sembra sbigottito. + +--Bisognerà andare a trovarlo, + +--Amico mio, vacci subito. + +Vi andai. + +Oimè! Il povero cuore del vecchio non aveva potuto resistere agli +affanni della solitudine, e nella notte, poche ore dopo che gli fu +portata via la sua compagna, s'era posto nel vedovo letto colla +sicurezza di non vedere un altro mattino. + +Il cadaverico volto pareva sorridermi tristamente e dirmi che neppure +la morte li aveva voluti divisi. + +Ritornando a casa col cuore mesto, ma d'una mestizia dolce che mi +faceva bene, non volli dire nulla alla mia compagna. La quale seppe la +cosa da altri alla mia presenza, e come fummo soli mi si strinse +paurosamente al petto... + +«Carlo! + +--Nina! + +Levò gli occhi come per leggermi nel pensiero, e mormorò lentamente +queste parole: + +«Anche noi, non è vero?» + + + + +UN UOMO FELICE + + +I. + + +--... Un uomo felice! + +--E contento del proprio stato? + +--Così contento che non lo cambierebbe con quello di un principe... + +--Secondo i principi... + +A forza di ruminarci sopra, non potemmo più reggere alla tentazione, +ed una bella mattina del mese di giugno il mio amico Antonio ed io ci +provammo ad arrampicarci sul monte Barro, voltando le spalle al +territorio di Lecco, per andare a vedere da vicino il prodigio +vivente. + +Il monte Barro è un monte rispettabile per ogni riguardo; ha due +sagre, una delle quali, quella di S. Michele, è tenuta in molta +considerazione in Paradiso; ha l'eco di Galbiate che ripete poco meno +di due versi endecasillabi senza incespicare, e la sua vetta, in forma +di gobba, apparisce a quando a quando involta fra le nuvole. Ci +sarebbe da insuperbire per poco che un monte avesse le facoltà +locomotrici del minimo insetto che campa la vita alle sue spalle e +potesse andarsene dove meglio gli talenta; così inchiodato dove si +trova, in faccia alla mascella enorme del Resegone ed alla vetta +brulla del San Martino, ed a tutta quella famiglia di giganti che, più +oltre, più oltre, sembrano rizzarsi sulle punte dei piedi per guardare +dietro le spalle di chi li precede, il povero Barro ha la fisionomia +burlesca d'un nano, e si direbbe che ci soffre. È tutt'uno. Ad +arrampicarvisi non è punto comodo: è un monte niente affatto +arrendevole, ed i sentieri che esso apre nelle sue coste non hanno +l'aria di concessioni; si inerpicano diritti o quasi diritti, sassosi +che non è una delizia. Ogni tanto siete costretti a fermarvi per +respirare, e vi vien fuori senza avvedervene: «che monte!» Lo +stratagemma gli è riuscito. + +Vi ha, è vero, una via carrozzabile, ma è un'altra arguzia di quel +monte imbronciato, perchè, ad un certo punto, poco prima di Galbiate, +la salita si fa così ripida, che il peso della carrozza trascina il +cavallo, e carrozza e cavallo pigliano l'andatura di un gambero +enorme; quanto ai viaggiatori pedestri nulla di peggio, si sa, d'una +strada carrozzabile. + +L'amico Antonio, pratico dei luoghi, mi incoraggiava alla salita, +assicurandomi che, giunto alla sagra di S. Michele, tutte le asperità +avrebbero cessato come per intercessione del santo, e che avremmo +camminato all'ombra delle acacie, e posto i piedi sopra un vero +tappeto di velluto. + +Coraggio e innanzi, e innanzi, a salti, piegando a dritta ed a +sinistra, ascoltando l'allegra musica dei ciottoli che rotolano dietro +i nostri passi, e ridendo... Eccoci giunti. Ecco la sagra. È una +chiesa, o piuttosto uno scheletro di chiesa; mostra il tetto, le +pareti e le fondamenta, il tutto disegnato con gusto e impiantato +solidamente; le mancano le polpe--pavimento, volte, sagristia, altari: +ci sono aperture di finestre e di porte ma senza porte e finestre, e +il vento deve farvi strane scale cromatiche quando gli accomoda. + +San Michele è benemerito per la sua sorgente di acqua leggiera come un +soffio. Nulla di meglio d'una buona sorgente d'acqua per assicurare la +devozione dei fedeli; a S. Michele non ci ha altro, ma basta perchè +migliaia di devoti vi portino al 29 settembre l'occorrente per +desinare sull'erba. Vi bevono l'acqua e si ubbriacano di vino, ed alla +sera rotolano giù per la rapida china cantando e ridendo allegramente. +Gran buona pasta di santo questo che si lascia adorare in tal maniera! + +Via, ancora una ciottola d'acqua leggiera come un soffio, e innanzi... +L'amico Antonio non mi ha lusingato inutilmente; ora si sale senza +fatica; il sentiero gira intorno al cocuzzolo del monte, all'ombra +delle boscaglie; l'aria frizzante del mattino ci batte in viso, e +sotto di noi si schiera un panorama incantevole d'acque e di monti. A +un certo punto ci pare d'entrare in un giardino; il vento ci ha +portato un profumo di gelsomini selvatici in fiore. Vien la tentazione +di raccoglierli tutti, ma ce n'è troppi, non ne raccogliamo nemmeno +uno... Innanzi... Alle falde del monte, tra le, acacie, s'incontrano +altri tesori: ecco un ciclamino bianco e per uno bianco mille color di +rosa, e poi una famiglia stravagante di fiorellini dalle forme più +curiose; ecco una spiga d'un rosso cupo che non avevamo ancor visto; +la fiuto per far più ampia conoscenza; quale profumo squisito di +_vainiglia_! quella che noi coltiviamo nei giardini col nome di +_elitropium peruvianum_ è molto lontana dall'aver un odore così +squisito. Facciamola felice anche questa; diamole un battesimo dotto: +_vainiglia montana_. La gran ventura! + + +II + +Innanzi. La strada è sgombra, ma la salita si fa sempre più +faticosa--bisogna rallentare il passo. + +--Arriveremo in tempo per l'ora del desinare, dice Antonio. + +--Supponendo che un uomo felice abbia un'ora per desinare. + +--Nè avrà due, questo dev'essere il primo benefizio della vera +felicità. + +Ed il mio amico uscì in uno di quei scoppi sonori di risa che sa fare +egli solo e che avevano già risvegliato parecchie volte gli echi delle +vallate. + +--Che uomo è questo Cuor Contento? + +--Un ex baritono, che si era fatto un piccolo patrimonio stonando il +Conte di Luna, e prestando i suoi quartali a Manrico; si vantava +sempre che avrebbe tirato su l'edifizio della sua felicità, e pare che +ci sia riuscito; un bel giorno rifiutò colle lagrime agli occhi una +scrittura ed un quartale anticipato--era ricco. + +--Ed è venuto subito ad inselvarsi nel Monte Barro? + +--Oibò; pare che la felicità non sia così facile a ritrovare, perchè +per un pezzo le corse dietro inutilmente; divenne prodigo, per sè solo +si intende, offrì il cuore a varie prime donne _assolute_, la cena a +parecchie seconde ballerine che aspettano ancora adesso l'assoluzione. +Le cene trovavano subito la piazza, il cuore rimaneva disponibile. +Allora si consacrò tutto al vino, che egli amava molto ed a cui doveva +i più rumorosi trionfi della sua carriera baritonale; ebbe una cantina +ben provveduta ed invitò alcune volte i compagni di chiave a desinare. +Andava a tutte le rappresentazioni del Carcano e della Scala, e +trovava che ai _suoi tempi_ si cantava meglio. Tutto ciò non lo aveva +portato un pollice più vicino alla sua felicità, e quando lo lasciai, +or son due anni, correva ancora dietro la sottana della fuggitiva. Due +settimane fa ricevetti finalmente la lettera in cui mi giura che è +felice! + +--Sia lodato il cielo! + +--E l'altro dì la seconda lettera in cui ripete, sacramentando, che è +felice, e che io dovrei levarmi il gusto di vedere un uomo felice. + +--Peccato che la felicità stia tanto in alto! + +--Non importa, ci arriveremo. Ecco, si vede già la casetta color di +rosa, emblema dei pensieri e dei sentimenti ex-baritonali del suo +abitatore. + +Qui la via si biforcava, da un lato scendendo a precipizio e +dall'altro girando intorno intorno verso Galbiate: noi ci mettemmo per +un sentieruccio che si apriva nella siepe e moveva più diritto che +poteva incontro alla vetta del monte. + +Dopo venti minuti di cammino, fatto colle mani sulle ginocchia e col +corpo piegato in arco, all'uscire da una boscaglia ci vedemmo +finalmente innanzi la casicciola rosea. Aveva un solo piano, una +piccola spianata dinanzi alla porta e quattro o cinque finestre colle +persiane verdi in tutto. Levai il capo in alto; il cucuzzolo del monte +pareva molto vicino e si staccava nero nero dall'azzurro fondo del +cielo. Quel bocciolo di rosa in quel luogo aveva proprio l'aria d'un +nido di amorini. Gli amorini ci erano, ma scalzi e scamiciati, e +corsero non appena ci videro a nascondersi nel nido; subito dopo +apparve una donna che pareva vecchia ed era invece la giovane venere, +madre di quegli amori, e ci chiese chi cercassimo, + +«Il signor Tallini. + +--Dorme + +--Sogni innocenti; beato lui! + +--Però ha raccomandato di svegliarlo se venisse qualcuno.... + +--Viene spesso gente a trovarlo?... + +--Mai. + +--E come passa il tempo? + +--Mangia, dorme e va a spasso. + +--Ecco la vera felicità! + +--Devo dirgli chi sono lor signori? + +--Due disgraziati. + +E siccome la buona donna ci guardava sospettosa, Antonio ripetè, +premettendo una delle sue allegre risate: + +«Sì, ditegli che due disgraziati lo aspettano. + +In quel mentre una persiana verde si socchiuse, la faccia felice e +rubizza dell'ex-baritono Tallini apparve nel vano, e si udì un grido, +un _do_ di petto della gioia più schietta e più stonata che io +m'avessi mai udito. + +E pensai fra me e me: «Come rende buoni la felicità!» + + +III. + +Il signor Tallini scese le scale a precipizio, e si gettò nelle nostre +braccia prima ancora che avessimo avuto il tempo di varcare la soglia +della casa color di rosa. Nelle nostre braccia non è un modo di dire +iperbolico, perchè l'ex-baritono, buttando ciecamente la mano diritta +sul costato sinistro di Antonio e la mano manca sul mio costato +diritto e premendoci l'un contro l'altro e premendosi egli stesso +contro di noi, trovò modo di abbracciarci tutti e due in un tempo. Era +un quadro che avrebbe tentato un pittore fiammingo. + +«Bravissimo il mio Antonio, bravissimo anche il signore... +bravissimi... bravissimi! Non potete credere il piacere che mi date; +il primo quartale toccato per la mia prima scrittura non mi ha fatto +così lieto! + +Il suo volto era veramente illuminato a giorno, ed i suoi occhi +mandavano bagliori. Pensavo che egli cedeva con troppo abbandono alla +febbre della gioia, la quale è la più acre nemica della vera felicità! + +Ci fe' entrare nel suo appartamento; due stanze in tutto, arredate con +una scenica parsimonia di molto buon gusto; nel salotto si vedevano +parecchie di quelle enormi sedie ad alto schienale, che frequentano il +palcoscenico di tutti i teatri dell'orbe terraqueo; nel mezzo una +tavola rettangolare con un gran tappeto che ne copriva le gambe, da un +lato una _cônsole_ e dall'opposto lato un pianoforte; la sola +differenza tra il salotto dell'ex-baritono, ed _una sala riccamente +addobbata con due porte laterali_, era che _in fondo_ invece +d'un'altra porta si vedeva un caminetto, un vero caminetto, ed uno +specchio, un vero specchio, con cornice dorata sovr'esso. E però, +quando l'ex-baritono volle mostrarci la sua camera da letto, io fui +molto meravigliato che due comparse non venissero a toglierci le sedie +di sotto per preparare il cambiamento di scena. Se non che nella +camera contigua, oltre il letto nascosto dietro una cortina bianca, +come nell'ultimo atto della _Traviata_, rividi le stesse sedie ad alto +schienale e lo stesso tavolino coll'identico tappeto, ed allora +compresi perchè le due brave comparse non avessero fatto la loro +frettolosa apparizione. + +La felicità non tolse all'ex-baritono la memoria del suo appetito e la +fede nel nostro. + +Erano le undici e die' ordine che si preparasse il desinare pel +mezzodì. Antonio ed io udimmo alcuni momenti dopo, con un vero +sentimento di gioia che non aveva invidia di quello del nostro ospite, +correre dietro ad un branco di polli, i quali starnazzavano le ali +fuggendo, e finalmente uno dei fuggitivi gridar più forte.... e poi il +silenzio profondo. + +«Così è, disse allora l'amico Antonio all'ex-baritono che ci aveva +fatto uscire dall'abitato per farci vedere il suo campicello, così è, +non ho potuto resistere al piacere di vedere in faccia un uomo felice. + +--Ed un vecchio amico! + +--Ma sai, che non è carità la tua di scrivere tante volte ad un +disgraziato pari mio, che tu sei felice! Almeno ora che mi hai fatto +arrampicare fin qui, dovresti insegnarmi la ricetta. + +--È facile, rispose l'ex-baritono con visibile soddisfazione, e col +miglior accento per far credere il contrario, è facile! + +--Basta aver denari!... + +Il nostro ospite lo interruppe prontamente, come per non lasciar più a +lungo il suo tempio sotto la macchia di siffatta profanazione. + +«Oibò; il denaro non serve a nulla; io che ti parlo sono stato ricco, +e non sono mai stato felice, ed ora che non sono più ricco, sono +felice! + +--È una sciarada. + +--Bravo! una sciarada, ma io l'ho sciolta, e me ne trovo bene. Il +_primo_ è la campagna, il _secondo_ la solitudine, il _terzo_ +l'indipendenza, il _quarto_ la serenità d'animo, e l'_intero_... + +--E l'_intero_ è il baritono Tallini, non può essere altri che lui, +perchè io potrei ritirarmi in campagna, e starmene solo, ed essere +indipendente, che nossignori, non sarei felice. + +--Perchè ti mancherebbe il _quarto_, la serenità d'animo... + +--E tu l'hai? chiese Antonio. + +--L'ho, rispose gravemente l'ex-baritono. + +--E come passi il tuo tempo nella solitudine? + +--Non lo so, non son io che passo il mio tempo, è il mio tempo che +passa da sè. + +La risposta era così semplice che ci parve profondissima; Antonio si +volse a me e tradusse il suo stupore in una risata, intanto che +l'ex-baritono ci guardava in volto curiosamente, per spiare l'effetto +delle sue parole. + +--Osservate, ci disse poco dopo il nostro ospite, che incantevole +panorama! Lecco laggiù, più oltre Pescarenico, che si guardano +nell'immenso specchio delle acque... + +--Stupendo! dissi io. + +--Stupendo, ripetè Antonio; ma non si cambia mai scena mi pare; è un +vero idillio; atto unico, scena unica... + +--T'inganni; se ci arrampichiamo sulla vetta del Barro, vedrete +l'altro versante, Valmadrera, Galbiate... + +--Ma sempre Valmadrera e Galbiate, + +--E il monte S. Martino e il Resegone... + +--E quanto tempo tu consacri ogni giorno a contemplare tutto ciò? + +--Nulla... ma io so di essere circondato da una bella natura, e questo +mi fa bene... Ecco qua il mio campicello... + +--Lo coltivi tu? + +--Qualche volta sì... la botanica mi piace... + +--Hai seminato tu quei fagiuoli? + +--Sicuro... io stesso... è la mia passione. Antonio si rivolse a me ed +uscì in uno scoppio di risa più sonoro dei precedenti. + +Bisogna sapere che i fagiuoli seminati dall'ex-baritono Tallini erano +una specie di cicoria, di cui si fa un'ottima insalata. + +Ma il nostro ospite, nella serenità dell'animo suo, non si avvide +dell'intenzione burlesca dell'amico e non prese in mala parte la sua +ilarità. Antonio proseguì l'interrogatorio che cagionava +all'ex-baritono un visibile piacere. + +«A che ora ti levi di letto al mattino? + +--All'alba; nulla di meglio d'una magnifica passeggiata sui monti, +all'alba; si gode uno spettacolo incantevole, si respira un'aria +frizzante e si acquista un appetito... un appetito... ritorno a casa e +faccio colazione... + +--E poi?... + +--E poi fumo la pipa, e poi canto accompagnandomi sul pianoforte; e +poi vado alla campagna a dare un'occhiata ai miei fondi... fino +all'ora del desinare, che dura più d'un'ora... e poi leggo, o canto, o +fumo la pipa... e appena annotta, mi caccio in letto... + +--E al domani ricominci?... + +--Ricomincio.... + +--E non ti stanchi mai? + +--Mai. + +--E non ti vien mai voglia di parlare con chicchessia? + +--Se me ne venisse voglia, ci è il fattore, un uomo che si può far +andare in estasi con una nota filata, che s'inginocchierebbe ad +adorarmi se gli cantassi una romanza, e che dice le più innocenti +schiocchezze che siano mai uscite da una bocca che non canta. + +--E non ti vengono mai in mente i tuoi trionfi, le belle cene, i tuoi +_debutti_, i sospirati quartali ed i non sospirosi amori delle quinte? + +--Mi vengono, ma non li rimpiango, ne rido... insomma sono felice! + +--To', disse Antonio guardando l'orologio; è mezzogiorno, voglio +essere felice anch'io! + +--Anch'io! dissi accontentandomi della parte secondaria che mi toccava +in quella commediola. + +Il desinare era ghiottamente casalingo, e se è vero che l'appetito sia +il miglior condimento delle vivande, io dico che non furono mai +vivande meglio condite di quelle della mensa del baritono Tallini. Il +quale però, checchè dicesse e facesse, mi sembrava meglio un uomo +nervosamente di buon umore, che un mortale baciato in volto dalla +felicità. Non aveva dell'uomo felice, come io lo immaginava, la +robustezza serena, la tranquilla indolenza, la beata apatia; vero è +che codesto è il tipo iperbolico degli uomini felici, e che tutti gli +uomini meno scontenti del loro stato escono dalla schiera operosa di +quelli che non han tempo da proporsi quesiti psicologici--ma è anche +vero che l'ex-baritono Tallini non apparteneva a quest'ultima schiera, +e che, stando ai calcoli fatti sui termini forniti da lui stesso, gli +dovevano rimanere sei buone ore al giorno per maledire l'esistenza. + +Egli guardava ogni tanto alla sfuggita Antonio e me, e s'empiva la +bocca, e ci rivelava fra un boccone e l'altro i mille artifizii con +cui gli era riuscito finalmente di raggiungere la felicità in cima al +monte Barro. + +«Tu non sei più ricco? gli chiese Antonio. + +--Non sono più ricco; dopo di essermi messo insieme un piccolo +patrimonio colla mia voce, ho voluto speculare su quella degli altri; +ho fatto l'impresario e ci ho rimesso tutti i miei quartali ed una +porzione anche di quelli dei miei scritturati. + +L'ex-baritono nel dire queste parole ingrossava la voce, volendo, per +una vecchia vanità d'artista, sfoggiarne il volume. E proseguiva: + +«Un giorno mi avvidi che mi avanzavano solo poche migliaia di lire, +pensai che era tempo di voltare per sempre le spalle al palcoscenico, +uscii dal teatro e presi la via dei monti. Avevo il cuore leggiero +quando giunsi a Lecco; seppi che sul Barro ci era questa casicciola da +vendere e la comperai. E ci venni, e qui finirò i miei giorni... + +Queste ultime parole tragiche furono dette a boccia piena, il che ne +temperava singolarmente il sinistro significato e dava alla felicità +dell'ex-baritono un carattere durevole. + +«Beato te! disse Antonio sospirando. + +Non vidi mai faccia più solenne di quella del nostro ospite, a quel +sospiro; egli si arrestò perfino dal mangiare per chiedere con aria di +superba commiserazione: + +«Non mi hai detto nulla di te... come vivi tu? + +--Male... male; per una inveterata abitudine tengo a vivere più che +posso e meglio che posso, ma non mi riesce di essere contento. Passo +l'estate a Lecco, amo anch'io la campagna, ricevo molte visite... + +--Ricevi molte visite?... + +--Molte... sono seccato a tutte le ore; bisogna chiacchierar sempre, +parlar di cento sciocchezze, tagliar i panni al prossimo... e leggere +nei giornali altre chiacchiere, altre sciocchezze, altra maldicenza! +Sempre chiacchiere, sciocchezze e maldicenza, con questo solo divario +che nelle parole si trova qualche volta un po' di spirito e nelle +scritture si trova qualche volta un po' di grammatica... All'inverno +vado a Milano, perchè a Lecco non si spazza bene la neve... passo il +tempo al teatro o al caffè Martini, o in galleria... + +--Ah! tu all'inverno vai a Milano? + +--Sicuro. + +--Poveretto! ripetè l'ex-baritono vuotando d'un fiato un bicchiere +ricolmo. E voi, signore, come vivete? + +--Male anch'io, male anch'io; anzi peggio di voi altri; perchè sto +sempre a Milano, vado a tutte le prime rappresentazioni, costretto ad +ascoltare tutti gli artisti che hanno o che avevano o che vogliono +avere in gola un filo di voce, ed a leggere tutte le cronache +cittadine, ed a mostrare di prendere sul serio cento cose che non +m'interessano punto. Beato voi che ve ne state qui, con questi bei +monti in faccia, con questo bel lago sotto i piedi, che non pensate se +non ai fagiuoli del vostro orticello ed a tener provvista la cantina +di questo nettare delizioso! + +--E chi viene a trovarti a Lecco? chiese l'ex-baritono, a cui il +vinello snodava la lingua. + +--Molti che ti conoscono. Agenti teatrali, maestri di musica, +cantanti... + +--E che dicono di me? + +Questa domanda fu pronunziata sbadatamente, col bicchiere alle labbra +e gli occhi fissi nel bicchiere. È impossibile comportarsi meglio per +parere supremamente sdegnoso delle cose degli umani. + +«Dicono, rispose Antonio, levando dal suo canto il bicchiere e +ponendolo tra il raggio visuale e la luce della finestra, dicono... + +--Dicono? + +--Dicono... Non dicono nulla... Cioè!.... qualcuno dice che sei un +pazzo... Niente di meglio per vivere felici che essere creduti pazzi +dal prossimo... + +--Già... sicuramente... + +--E gli altri? + +--Gli altri non si ricordano nemmeno che abbia esistito al mondo un +baritono Tallini... Nulla di meglio che essere dimenticati dal +prossimo per vivere felici... + +--Già... sicuramente. + + +IV. + +Il pranzo era al termine; una comitiva di bicchieri di vino s'era data +ritrovo nel nostro ventricolo ed accendeva gli estri del buon umore. + +Ci fu però un momento in cui il nostro anfitrione chinò la testa fra +le mani e guardò fissamente la tovaglia. In quel punto il piede +d'Antonio urtò sotto la tavola contro lo stinco della mia gamba; +guardai. L'ex-baritono uscì in breve dalla sua beata fantasticheria, +si pose al cembalo senza dir parola, e dopo alcuni accordi di +preludio, intonò con voce stentorea la romanza del _Trovatore_. + +«Che voce! esclamava ogni tratto Antonio, chinando il capo sul mento e +guardandomi sott'occhi, che voce! benissimo! benissimo! Sai qual'è la +disgrazia dei nostri teatri? aggiunse quando l'altro ebbe finito. + +--E qual'è? + +--Che siano al mondo tanti disgraziati, i quali implorano la +misericordia del cielo in chiave di baritono, e che se ci è uno il +quale abbia un _organo_ a dovere, sia un uomo felice e non ne voglia +sapere del palcoscenico. + +Antonio temperò l'effetto della frase lusinghiera con una bella +risata, ma l'ex-baritono non pose mente che alla prima parte e rispose +modestamente all'elogio cantando il duetto e facendo in falsetto la +parte della donna. + +--Credete che, se volessi ancora cantare, troverei una scrittura? +disse all'improvviso. + +--Ma tu non vuoi! rispose Antonio. + +--È vero! oh! come sono felice! ripetè per la centesima volta +l'ex-baritono; bisogna bere un'altra bottiglia!... + +Quel vinello generoso cresceva insolitamente la verbosità del nostro +ospite e metteva noi pure alle porte della sua felicità. Io giurai che +il monte S. Martino non mi era mai parso così bello, e che avrei +passato la vita a contemplarle, sicuro di non poter spendere meglio +l'esistenza. Antonio, che da prima pareva farsi beffe del singolar +modo che l'ex-baritono aveva scelto per essere felice, assicurava che +ora ne comprendeva la filosofia profonda, e l'anfitrione continuava ad +assediarci di domande ed a farci ogni tanto quesiti ed ipotesi a cui +non sapevamo troppo che rispondere. + +«Che si dirà di me adesso al caffè Martini? Che si direbbe se mi si +vedesse riapparire un bel giorno a Milano, o se annunziassi un'altra +volta il mio _debutto_? + +--Che lago! che magnifico lago! Che monti! Che panorama! ripeteva +Antonio; mi par di amarli; ora comprendo come devono essere cari a te +che li hai sempre dinanzi! Che buoni amici i monti! Che cara compagna +la solitudine! + +Del vinello, che aveva la maggior parte nel nostro entusiasmo, non una +parola; questa è la gratitudine degli uomini. + +Venne il momento di separarci dal nostro ospite, il quale aveva fatto +di tutto per trattenerci, pregandoci, scongiurandoci, e dandoci +perfino il tenero spettacolo delle lagrime d'un uomo felice, + +--Beato te! disse Antonio sospirando, beato te! io mi sento ammalato +di nostalgia al solo pensiero di lasciar questi luoghi. Se rimanessi +un giorno ancora, Lecco mi parrebbe una sepoltura. Non verrai tu +qualche volta a Lecco? Ma già, il difficile è spezzare le abitudini! +Oramai tu sei un vecchio inquilino del monte e... Ci penso; non ne hai +detto da quanto tempo abiti questo paradiso!... + +L'ex-baritono stringeva le nostre mani nelle sue, e ci guardava come +sbigottito della nostra sciagura e commosso dal nostro dolore... Egli +uscì da quell'estasi con un sospirone lungo, e rispose: + +«Da un mese!... + + +V. + +.... Quando, scendendo giù per la china del monte, ci voltammo e non +vedemmo più la casicciola rosea, l'amico Antonio ed io ci guardammo in +volto ed uscimmo all'unisono in una sonora risata. + +«L'hai visto bene quell'uomo felice? + +--E non mi escirà più di mente! + +Antonio ed io ci abbandonavamo così interi a quella ilarità, che giù +per la rapida china non ci era più possibile fermarci, e fummo più +volte a un pelo di provare, coll'esempio che l'eccessivo buon umore fa +perdere la gravità. Non mai la nostra linea di direzione fu così in +pericolo di uscire dalla base, nè il nostro naso più vicino ai +ciottoli della via. + +«Io leggo nella felicità di quell'uomo come in un libro aperto, disse +Antonio. + +--Ed io anche. + +--E dico che quello è un uomo disgraziato come noi. + +--E più di noi... + +--E che la sua maggior disgrazia è d'essersi spacciato per un uomo +felice... + +--Amico dei monti e della solitudine, e che tanto ama egli i monti e +la solitudine, quanto noi il digiuno. + +--E si è spacciato per tale solo per cavarsi il gusto di dare invidia +agli amici, e mi ha scritto perchè mi arrampicassi fino da lui, colla +speranza che io gli facessi un po' di _reclame_... + +--E per interrompere la sua noia profonda. + +--È un uomo che vive della sua piccola vanità d'uomo felice, come un +altro vive della sua piccola vanità d'autore in voga, o della sua +piccola riputazione d'uomo di spirito... + +--Vuoi dire che muore. Quella non è vita, è agonia. Immagina la sua +giornata, e concedine pure larga parte al sonno, e al desinare, e alla +cena, e alle due colazioni, e se vero è che il monte Barro eserciti +sulle facoltà digestive un benefico influsso, aggiungi pure la +merenda--tutto il resto non è che un lungo interminabile sbadiglio. + +--Oh! disgraziato Tallini! + +--Infelice baritono! + +--Ed anche un pochino scimunito! + +--Molto... + +--Badiamo a non dirne male; stiamo ancora digerendo il suo desinare! + +E qui _da capo_ la stretta del nostro duetto di risate, come in +un'opera buffa. I mille echi del monte Barro erano in gran faccende e +duravano fatica a tenerci dietro; il sole spariva dietro i monti, +ammiccando ancora con un paio di raggi all'onde del lago lievemente +increspate, rugose ganze di vaporosi amori. + +La china scoscesa era finita, e la via si stendeva ora con facilissimo +pendìo. + +«È proprio così, ripresi a dire; quell'eccellente baritono mi ha tutta +l'aria di essere oppresso sotto il cumulo della sua immensa +felicità... + +--Una felicità che dura da un mese! È troppo! è troppo! Deve essere +insopportabile! + +--E che, dopo d'aver vestito i panni di un semidio, specie di fauno +d'altri tempi, non sappia più come rientrare nella sua pelle di +baritono, e ridiscendere al piano. + +--Tanto più che coll'aver posto a base della sua felicità tutta +l'altezza del monte Barro, egli crede in buona fede d'essere fatto +visibile come una statua colossale, e che a Lecco ed a Milano non si +faccia altro che guardare in alto per cercar di vederlo. + +--Questo è in parte il danno della celebrità, osservai, obbedendo ad +un filosofico istinto suggerito dal vinello; un uomo celebre ha due +svantaggi: primo, che il mondo si occupa dei fatti suoi e lo guarda, +come una bestia feroce in gabbia; secondo, di non essere _sempre_ una +bestia, tanto per non darsene pensiero. + +--_Qualche volta_... corresse Antonio... + +Fra i monti, la luce crepuscolare è più breve che in pianura; quando +il sole fu scomparso, le ombre, come se si tenessero nascoste e pronte +dietro i cespugli, uscirono in frotta ed invasero la scena, press'a +poco colla rapidità dei fenomeni atmosferici melodrammatici. Anche la +natura riportava a forza il pensiero ribelle al baritono Tallini. + +Intanto gl'insetti si svegliavano nei prunai, ed alcuni uccelli, desti +nel primo sonno dalle nostre ciancie e dai nostri passi, si levavano +qua e là a brevi voli, per mutar letto. + +«Quanto tempo credi tu che possa durare la _felicità del baritono +Tallini_? mi chiese improvvisamente Antonio. + +--Un mese... a conti fatti... un mese; una settimana per venire alla +determinazione di lasciare il monte; il rimanente è il tempo minimo +che egli deve supporre necessario agli uomini, perchè, non fiatando e +non facendo più fiatare verbo dei fatti suoi, si disavvezzino dal +pensare a lui. + +--Io dico che non starà neppur tanto, e che il giorno che si sia +determinato a lasciare il monte Barro, non ci potrà più rimanere un +minuto, e salirà quel poco che lo separa dalla vetta per discendere +non visto dalla parte di Valmadrera... rotolando a capo fitto, se +occorre, per far più presto. + +--Questo è vero... ma... + +--Solo, invece di otto giorni, gliene concedo quindici; un baritono +non è un tenore, voglio dire che non sempre è un eroe, e ad una +determinazione eroica di questa fatta ci vorrà pensare lungamente. + +--E credi che se ne andrà dai monti alla chetichella, senza nemmeno +venirti a trovare? + +--Ne sono convinto, e non più tardi di quindici giorni da oggi... + +--D'un mese... + +--Di quindici giorni, nemmeno uno di più; e se dobbiamo scommettere... +fra due settimane ci inerpicheremo ancora sul monte e troveremo il +nido color rosa, ma il baritono no, che avrà preso il volo... + +Non so perchè io mi ostinassi a credere fermamente che il baritono +Tallini dovesse rimanersi sul Barro ancora un mese, non un giorno di +meno; per ciò probabilmente che il mio amico Antonio si ostinava a +dire due settimane, non un giorno di più. Quella fede sconfinata nella +propria opinione, fede che fa gli apostoli ed i tribuni, ci proveniva +forse dal vinello bevuto a desinare. + +--Quindici giorni, ripetè per la ventesima volta Antonio. + +--Un mese! ribattei. + +Questa volta la doppia risata che accompagnava inevitabilmente i +termini della nostra scommessa, fu così sonora che gli insetti +tacquero ad ascoltarla. Bisogna sapere che, dietro di noi, avevamo +sentito un rumore di passi frettolosi, ed un _ohè_! gridato in +cadenza, ma colla voce di un baritono _di buoni mezzi_ a cui manchi il +fiato. + +Cinque minuti dopo ci stringevamo fra le braccia il baritono Tallini. + + +VI. + +La corsa gli dava l'ansia e l'affanno e gli toglieva la parola; lo +guardavamo sbigottiti senza interrogarlo. + +«Sapete, ci disse finalmente, ho pensato che potrei venire a passare +la notte a Lecco con voi e stare allegri ancora un poco; non so perchè +non potevo star solo questa sera... È la prima volta. + +Egli aspettava evidentemente d'essere interrotto, ed Antonio, che +guardava ora lui ora me coll'intenzione di lasciarlo dire, si arrese +impietosito. + +«Hai fatto benissimo, disse, troverai a Lecco qualcuno che ti vedrà +volentieri, + +--Non voglio veder nessuno, ho bevuto troppo a desinare... domani +all'alba risalirò in cima al mio nido d'aquila. + +--Fai bene, fai bene, disse Antonio. + +--Incominciò allora l'ultima china, la più rapida e la più sassosa, +fatta formidabile dalla oscurità della notte e dalla eccessiva luce +del nostro cervello. + +I sassi rotolavano innanzi a noi, e noi con essi, a precipizio, +inciampando, senza poterci fermare.... Un quarto d'ora dopo eravamo +sul piano di Lecco. + +Il baritono si guardava intorno sospettoso finchè non fummo rientrati +in casa: quivi sprigionò il suo più bel sorriso, senza riuscire a +cancellare dalla faccia una certa espressione bizzarra d'impaccio. + +«O m'inganno, gli disse Antonio, o l'aria di pianura comincia già a +guastare la serenità del tuo animo. + +--No, non mi pare, non mi pare... + +Sulla tavola erano sparsi alcuni giornali teatrali, arrivati poco +prima; il baritono ne ruppe le fascie con una indifferenza mal +simulata e lesse a voce alta coli'aria di beffarsene le ultime +scritture. + +«To', il C... che va a Londra, e il V... che va al Cairo, e il B. che +canta al Carcano. + +--Se tu avessi voluto! osserva Antonio, ci saresti andato anche tu... + +--A Londra?... Non ci volli mai andare... e se volessi!... + +--E se volessi, troveresti ancora cento scritture! + +--Basterebbe una... ma buona... in un teatro di prim'ordine come +baritono d'obbligo... + +--Dopo tutto, credi a me, meglio la tua solitudine del Barro, osservò +Antonio dicendo e contraddicendo con infinita disinvoltura. + +--Cento volte meglio... + +Antonio, volendo alla sua volta far gli onori della ospitalità, +sprigionò una veneranda bottiglia di barolo; ma il baritono ne +assaggiò a pena, ed un quarto d'ora dopo, dicendo di non sentirsi +bene, volle andare a letto. + +«Io posso accomodarti benissimo, gli disse Antonio. + +Ma l'altro non ne volle sapere, e tanto fece che lo accompagnammo fin +sull'uscio dell'albergo della _Croce Bianca_. + +«Verremo a vederti domani. + +--Grazie; verrò io... all'alba... + +Rimasti soli, Antonio mi toccò il gomito e mi ripetè queste sole +parole: «Quindici giorni...», «Un mese!» L'avevo sulle labbra, ma non +lo dissi, incominciando a credere che avesse ragione. + +Al mattino successivo aspettammo invano; incominciando a temere che il +contagio delle abitudini cittadinesche tenesse il baritono a letto +fino al mezzodì, andammo a chiedere di lui all'albergo--era proprio +uscito all'alba, aveva pagato il conto e non s'era più visto. + +«Avrà patito la nostalgia e sarà ritornato al suo nido d'aquila. + +--Senza nemmeno salutarci? + +--Gli uomini veramente felici non si ricordano dei disgraziati pari +nostri. + +--Dunque?... dissi io... un mese... + +Questa volta fu l'amico a tacere....... + +Otto giorni dopo, alle frutta, ci fu recato il solito giornale +teatrale die ci visitava periodicamente; Antonio lo aprì, lo scorse +coll'occhio, e die un grido improvviso... + +«Che è stato? + +--Indovina chi fu scritturato? + +--Lo indovino! gridai, leggendogli nel volto la notizia... il baritono +Tallini! + +--Proprio lui! + +--Per Londra? + +--No... _per teatri da destinarsi_!! + +Evidentemente, nella famosa alba, dopo aver pagato il conto dell'oste +della _Croce Bianca_, l'ex-baritono, invece di risalire il monte, +aveva preso la prima corsa: Lecco-Bergamo-Milano! + + +FINE + + + + +INDICE + + + Fante di Picche Pag. 7 + Una separazione di letto e di mensa 103 + Un uomo felice 123 + + + + + + +End of the Project Gutenberg EBook of Fante di picche, by Salvatore Farina + +*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK FANTE DI PICCHE *** + +***** This file should be named 19884-8.txt or 19884-8.zip ***** +This and all associated files of various formats will be found in: + http://www.gutenberg.org/1/9/8/8/19884/ + +Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the +Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by Biblioteca Nazionale Braidense - Milano) + + +Updated editions will replace the previous one--the old editions +will be renamed. + +Creating the works from public domain print editions means that no +one owns a United States copyright in these works, so the Foundation +(and you!) can copy and distribute it in the United States without +permission and without paying copyright royalties. Special rules, +set forth in the General Terms of Use part of this license, apply to +copying and distributing Project Gutenberg-tm electronic works to +protect the PROJECT GUTENBERG-tm concept and trademark. Project +Gutenberg is a registered trademark, and may not be used if you +charge for the eBooks, unless you receive specific permission. If you +do not charge anything for copies of this eBook, complying with the +rules is very easy. You may use this eBook for nearly any purpose +such as creation of derivative works, reports, performances and +research. They may be modified and printed and given away--you may do +practically ANYTHING with public domain eBooks. Redistribution is +subject to the trademark license, especially commercial +redistribution. + + + +*** START: FULL LICENSE *** + +THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE +PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK + +To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free +distribution of electronic works, by using or distributing this work +(or any other work associated in any way with the phrase "Project +Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full Project +Gutenberg-tm License (available with this file or online at +http://gutenberg.org/license). + + +Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg-tm +electronic works + +1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm +electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to +and accept all the terms of this license and intellectual property +(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all +the terms of this agreement, you must cease using and return or destroy +all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your possession. +If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a Project +Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound by the +terms of this agreement, you may obtain a refund from the person or +entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph 1.E.8. + +1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be +used on or associated in any way with an electronic work by people who +agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few +things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works +even without complying with the full terms of this agreement. See +paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project +Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this agreement +and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm electronic +works. See paragraph 1.E below. + +1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the Foundation" +or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection of Project +Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual works in the +collection are in the public domain in the United States. If an +individual work is in the public domain in the United States and you are +located in the United States, we do not claim a right to prevent you from +copying, distributing, performing, displaying or creating derivative +works based on the work as long as all references to Project Gutenberg +are removed. 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It exists +because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from +people in all walks of life. + +Volunteers and financial support to provide volunteers with the +assistance they need, is critical to reaching Project Gutenberg-tm's +goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will +remain freely available for generations to come. In 2001, the Project +Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure +and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations. +To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation +and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 +and the Foundation web page at http://www.pglaf.org. + + +Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive +Foundation + +The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit +501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the +state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal +Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification +number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at +http://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg +Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent +permitted by U.S. federal laws and your state's laws. + +The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S. +Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered +throughout numerous locations. Its business office is located at +809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email +business@pglaf.org. 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Thus, we do not necessarily +keep eBooks in compliance with any particular paper edition. + + +Most people start at our Web site which has the main PG search facility: + + http://www.gutenberg.org + +This Web site includes information about Project Gutenberg-tm, +including how to make donations to the Project Gutenberg Literary +Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to +subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. diff --git a/19884-8.zip b/19884-8.zip Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..09113d2 --- /dev/null +++ b/19884-8.zip diff --git a/LICENSE.txt b/LICENSE.txt new file mode 100644 index 0000000..6312041 --- /dev/null +++ b/LICENSE.txt @@ -0,0 +1,11 @@ +This eBook, including all associated images, markup, improvements, +metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be +in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES. + +Procedures for determining public domain status are described in +the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org. + +No investigation has been made concerning possible copyrights in +jurisdictions other than the United States. Anyone seeking to utilize +this eBook outside of the United States should confirm copyright +status under the laws that apply to them. diff --git a/README.md b/README.md new file mode 100644 index 0000000..b783d1e --- /dev/null +++ b/README.md @@ -0,0 +1,2 @@ +Project Gutenberg (https://www.gutenberg.org) public repository for +eBook #19884 (https://www.gutenberg.org/ebooks/19884) |
