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| author | Roger Frank <rfrank@pglaf.org> | 2025-10-15 05:06:46 -0700 |
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You may copy it, give it away or +re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included +with this eBook or online at www.gutenberg.org + + +Title: Fiore di leggende + Cantari antichi I - cantari leggendari + +Author: Unknown + +Editor: Ezio Levi + +Release Date: November 21, 2006 [EBook #19886] + +Language: Italian + +Character set encoding: ISO-8859-1 + +*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK FIORE DI LEGGENDE *** + + + + +Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the +Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net +(Images generously made available by Editore Laterza and +the Biblioteca Italiana at +http://www.bibliotecaitaliana.it/ScrittoriItalia) + + + + + + + + + SCRITTORI D' ITALIA + + FIORE DI LEGGENDE + + I + + CANTARI LEGGENDARI + + + + + + FIORE DI LEGGENDE + + CANTARI ANTICHI + + EDITI E ORDINATI DA + + EZIO LEVI + + Io prego voi che ciaschedun m'intenda, + però che questo è il fior della leggenda. + + _Regina d'Oriente_, c. III, ott I. + + SERIE PRIMA + + CANTARI LEGGENDARI + + BARI + + GIUS. LATERZA & FIGLI + + TIPOGRAFI-EDITORI-LIBRAI + + 1914 + PROPRIETÀ LETTERARIA + +MAGGIO MCMXIV--38475 + + + + + +Io veggo storie, favole e novelle, +nuove ed antiche, tutte stare a schiera +dinanzi a me, con lor senbianze belle, +piú che non sono i fior di primavera, +e gli autori, or di queste, ora di quelle, +m'invitan con sí dolce lor matèra +ch'io non so quale in prima cominciare +o di qual piú vi piaccia udir cantare. + +_Il cantare dei cantári_, St. 4. + + + + + I + + IL BEL GHERARDINO + + + + CANTARE PRIMO + + + 1 + + O Gesò Cristo, figliuol di Maria, + che pegli peccator pendesti in croce, + non seguitare la mia gran follia, + sed io inver' di te mai fui feroce: + concedi grazia nella mente mia, + favoreggiando me colla tua voce, + ch'io dica cosa ch'a te non offenda, + e questa gente volentier la 'ntenda. + + 2 + + Con ciò sia cosa che questo cantare + sia dei primi ch'io mai mettessi in rima, + però vo' far perfetto incominciare, + e ritornare al buon detto di prima, + sicch'a costor, che mi stanno a ascoltare, + piaccia e diletti dal piede alla cima: + però averete ad ascoltar memoria + ch'io vi farò d'una romana storia. + + 3 + + Nella cittá di Roma anticamente + aveva una colonna in Campidoglio, + che v'era scritto ogni uom prode e valente, + saggio e cortese, come legger soglio; + sicché, tornando brieve a convenente, + d'un franco cavalier contar vi voglio, + che fu figliolo di messer Lione, + signor del Patrimonio per ragione. + + 4 + + Quando messer Lion venne alla morte, + chiamò i suo' tre figliuoli a capo chino, + e al maggior, che dovea regger la corte, + raccomandò quel ch'era piú fantino, + e questo fu che poi fu tanto forte, + che si chiamava "lo bel Gherardino": + dicendo:--Gherardin ti raccomando,-- + passò di questa vita lagrimando. + + 5 + + Dopo la morte di questo signore + rimason tre fratei co' molto avere, + e il piú cortese di lor fu il minore, + che sempre corte volle mantenere; + e gli fratelli n'avien gran dolore, + perché facealo contra al lor volere; + e' gli assegnaron parte del tesoro. + E' fu contento, e partissi da loro. + + 6 + + Se prima tenne corte co' fratelli, + poi la tenne maggior sette cotanti, + con bracchi e veltri e virtudosi uccelli, + palafreni e destrier co' molti fanti, + sempre vestendo di molti donzelli, + cavalier convitando e mercatanti; + sicché per Roma e per ciascun cammino + si ragionava del Bel Gherardino. + + 7 + + Oltra misura fu tanto cortese, + che poco tempo la poté durare, + e la sua povertá fu sí palese, + che gli sergienti incominciò a cacciare; + e, non avendo di che fa' le spese, + senza cavallo non sapeva stare. + E gli frategli né nissun parente + di lui non ne voleano udir niente. + + 8 + + Bel Gherardin, che suo vita procura, + di doglia e di vergogna si moria; + ma pensossi d'andare alla ventura + sol per escir di tal malinconia. + Ed un donzel, ch'amava oltra misura, + chiamò segretamente, e sí dicia: + --Or vuo' tu venir meco, Marco Bello, + ed io ti tratterò come fratello?-- + + 9 + + E Marco Bello neente gli disdisse + per la voglia ch'avíe di lui servire; + ed al presente gli rispuose e disse: + --Io vo' con teco vivere e morire.-- + E innanzi che di Roma e' si partisse + a creatura nol fece a sentire: + 'nsu n'un ronzino, ciascheduno armato, + di Roma si partiron di celato. + + 10 + + E, cavalcando tutti traspensati, + piú e piú giorni sanza dimorare, + fûr una notte in un luogo arrivati, + che non v'aveva casa ove albergare. + E senza cena, la notte, affannati, + non ristetton per ciò di cavalcare. + E quando apparve l'alba de lo giorno, + e Marco Bello si guardò d'intorno. + + 11 + + E, ragguardando per quella pianura, + di lunga vide un nobile castello, + ch'era cerchiato d'altissime mura. + Al mondo non aveva un par di quello; + non poria cantar lingua né scrittura + d'esso, quant'era fortissimo e bello. + E dentro sí vi aveva un bel palagio. + E cavalcaron lá per prender agio. + + 12 + + Ma, quando furon giunti in quella parte, + davanti a Gherardin venne un serpente; + e uno grande orso (ciò dicon le carte) + assalí Marco Bel subitamente: + tali eran fatti star solo per arte, + uomini solean esser primamente; + e cosí gli assaliron su la strada, + onde ciascun cacciò mano alla spada. + + 13 + + E lo serpente, per l'aria volando, + davanti a Gherardin trasse a ferire; + e Gherardin si difendea col brando, + però che sapea ben dello schermire; + dicendo:--Iddio, a te mi raccomando: + non mi lasciar cosí impedimentire!-- + però che unque 'l serpente lo toccava + coll'ale, tutte l'arme gli tagliava. + + 14 + + A Gherardin ne paria molto male + che lo serpente gli facia tal guerra: + ficcò la spada nel mezzo dell'ale, + davagli un colpo, se 'l cantar non erra, + che fu per lui sí pessimo e mortale, + che di presente cadde morto in terra; + e, nel cader che fe', misse gran guai, + e disparí che non si vidde mai. + + 15 + + Morto il serpente, e Gherardin provide + a Marco Bel, che combattea coll'orso, + gridando a voce:--L'orso mi conquide, + se da te, Gherardin, non hoe soccorso.-- + E Gherardin, che suo fatto ben vide, + sprona il ronzino e inver' di lui fu corso; + e, come l'orso lo vidde venire, + Marco lascioe, e lui trasse a ferire. + + 16 + + Uno animal cosí feroce e visto, + che non si vidde mai tra l'altre fiere, + che colla branca quel ronzin fe' tristo, + che morto cadde sotto al cavaliere. + Gherardin chiama forte:--Iesú Cristo, + ora m'aiuta, che mi fae mestiere!-- + E da Marco non potea avere aiuto, + però che avea ogni valor perduto. + + 17 + + E Gherardin si levò prestamente: + colla sua spada giá non fece resta, + e ferí l'orso nequitosamente: + davali un colpo di sopra la testa, + che lo fendeva infino al bianco dente; + e Marco Bel di ciò facea gran festa! + E, nel cader, disse l'orso:--Donzello, + tu hai morto il signor d'esto castello!-- + + 18 + + E Gherardin, ch'avea la bestia morta, + maravigliossi che l'udí parlare: + nella sua mente tutto si conforta. + A quel palagio presono ad andare; + e, quando fûrno giunti a quella porta, + e Marco Bello incominciò a picchiare, + la porta fue aperta immantanente: + ma chi l'aperse non videro neente. + + 19 + + Dismontarono e fûr sopra alla scala + que' che l'un l'altro ma' non abandona. + E, quando fûrno giunti in su la sala, + non vi trovâr né bestia né persona. + In quello tempo lo freddo non cala. + Uno con l'altro insieme si ragiona. + Per tal maniera dimorando un poco, + ad un cammin vidon racceso un fuoco. + + 20 + + Sicché ciascun si facea maraviglia; + ché chi 'l facesse non potien vedere. + Guardandosi d'intorno a basse ciglia, + per iscaldarsi andarono a sedere. + Fra loro insieme ciaschedun pispiglia: + --Se da mangiare avessimo e da bere, + avventurati sarem sette tanti + piú che non fûrno i cavalieri erranti!-- + + 21 + + Benché persona non vi si vedesse, + ciò che dicien fra lor erano intesi; + e tavole imbastite furon messe, + fornite ben di molti belli arnesi: + ceri e lumiere v'eran molte e spesse; + e que' baroni per le man fûr presi. + Quando a tavola furono i baroni, + recate fûr di molte imbandigioni. + + 22 + + Molto fûr ben serviti a quella cena, + ma non vedien sergenti né scudieri; + e poi, istando in cosí fatta mena, + avevan sopra ciò molti pensieri; + onde ciascun di lor ne stava in pena, + e quasi non mangiavan volentieri. + E, quando ebben cenato, e' ritornarono + al fuoco, donde prima si levarono. + + 23 + + Quando fu tempo d'andare a dormire, + in bella zambra ciascun fu menato, + e a uno bel letto, ch'io nol potrei dire. + Bel Gherardin vi si fu coricato, + ed una damigella, a lo ver dire, + si fue spogliata di presente a lato, + dicendo:--Non aver di me spavento, + ch'io son colei che ti farò contento.-- + + 24 + + E Gherardin, che le parole intese, + rassicurato fu co' lei nel letto; + e la donzella fra le braccia prese, + che di bellezze non avea difetto; + e sopra il bianco petto si distese, + baciando l'un l'altro con gran diletto. + E, s'egli è vero quel che il cantar mostra, + piú e piú volte d'amor feciono giostra. + + 25 + + Signor', sacciate che questa donzella + si faceva chiamar la "Fata bianca", + e mantenea cittadi e castella + con molta quantitá, se il dir non manca. + Del serpente e dell'orso era sorella: + delle sette arti vertudiosa e franca, + contrafatti per arte gli fea stare, + per poter meglio il suo signoreggiare. + + 26 + + Quando ebbono assaggiato il dolce pome, + avendo l'uno l'altro al suo dimino, + la Fata bianca il domandò del nome, + e egli rispuose:--Lo Bel Gherardino.-- + E po' sí le contò il perché e il come + della cittá di Roma e' si partîno, + e come ciò che in questo mondo avía, + tutto l'avea dispeso in cortesia. + + 27 + + E, quando quella damigella intese + come cortese e largo egli era istato, + d'una amorosa fiamma il cor l'accese, + che non trovava posa in nessun lato; + e Gherardino fra le braccia prese, + e con bramosa voglia l'ha baciato. + Ed e', veggendo la sua innamoranza, + come da prima incominciò la danza. + + 28 + + Come del giorno apparve alcuno albore, + la Fata bianca in piè si fu levata, + ed una roba d'un ricco colore + a lo Bel Gherardin ebbe recata. + E poi a Marco Bel, suo servidore, + un'altra bella n'ebbe rapportata. + E quando tempo fu, sí si levarono; + vestirsi quegli, e li lor non trovarono. + + 29 + + Se Gherardin parea prima giocondo + ch'avesse roba di si gran valenza, + ben parea poi signor di questo mondo, + tanto era bella la sua appariscenza! + Di zambra uscí, e Marco Bello secondo, + che non v'era persona di presenza, + se non quella donzella che gli guata, + che nolla veggon, perché sta celata. + + 30 + + Disse Bel Gherardino allo scudiere: + --Andiamo un poco di fuori a sollazzo,-- + e uno bel palafreno ed un destriere + trovâr sellati, e non v'avea ragazzo! + montârvi suso, e non v'avien ostiere! + Gherardin corre il destriere a sollazzo, + e be' lo mena a sinistra ed a destra, + e la donzella stava alla finestra. + + 31 + + Quando a lor parve tanto essere stati, + e' tornâro al palagio a disinare: + ed ogni giorno s'erano avezzati + d'uscir di fuori un poco a sollazzare; + e ogni volta, quand'erano tornati, + trovavan cotto per poter mangiare. + Ed ogni notte, per diletto, avea + Gherardin quella che il dí non vedea. + + 32 + + Tre mesi e piú cotal maniera tenne + Bel Gherardin con allegrezza e strada; + ed una notte sí gli risovenne + della sua gente e della sua contrada. + E quando quella pena sí sostenne, + piú non vedea quella che sí l'agrada; + e' con temenza alla donzella disse + che le piacesse che si dipartisse. + + 33 + + E disse:--Dama, non vi sia pesanza, + se contro a la tua voglia io ti parlassi; + io t'adimando e cheggio perdonanza, + s'alcuna cosa nel mio dir fallassi: + d'andare a Roma i' ho grande disianza: + di subito morrei, s'io non v'andassi. + Però ti priego che tu mi contenti, + ch'io veder possa gli amici e' parenti. + + 34 + + E la donzella al cor n'ebbe gran doglia, + ch'a gran fatica gli fece risposta. + Per Gherardin tremava come foglia, + considerando che da lei si scosta. + Ma pur, veggendo sua bramosa voglia, + sí gli rispuose, quando ella ebbe sosta: + --Ben ch'il mio cor del tuo partir tormenta, + po' ch'a te piace, ed io ne son contenta.-- + + 35 + + A la partita gli donava un guanto, + e disse:--Ciò che vuogli, tu comanda; + e tu l'avrai; non chiederesti tanto, + cavalieri o danari over vivanda.-- + Queste parole gli disse con pianto; + ma finalmente cosí gli comanda: + --Non sia persona a cui lo manifesti, + ché ciò che tu averai, sí perderesti. + + 36 + + E quella gente, che tu troverai, + con teco mena, ch'e' ti ubidiranno. + Di me sovente ti ricorderai; + ma fa' che tu ci sia in capo all'anno: + in tua presenza allor mi vederai + con molte dame che mi serviranno; + e sposera' mi a grandissimo onore: + sarò tua donna e tu siei il mio signore.-- + + 37 + + Perché a Roma torna volentieri, + Bel Gherardin da lei prese commiato. + E covertati trovò due destrieri, + sí che ciascuno a cavallo è montato: + e mille cinquecento cavalieri + trovò fuor del castello insú in un prato; + e sessanta vestiti ad una taglia, + e molta salmeria, se Iddio mi vaglia. + + 38 + + Siccome valoroso capitano. + Bel Gherardin disse lor:--Cavalcate.-- + Eglin gridâr:--Viva il baron sovrano!-- + con molte trombe innanzi apparecchiate; + ed ogni gente fuggía per lo piano. + E cosí cavalcâro piú giornate, + tanto che fûr nel contado di Roma, + e la novella a la cittá si noma. + + 39 + + Quando fûr pressi a Roma, a cinque miglia, + tender vi fe' trabacche e padiglioni: + e il padre santo se ne maraviglia, + che non sapea di lor condizioni: + montò a cavallo con la sua famiglia, + con compagnia di molti altri baroni, + ed altra gente molta e' suoi fratelli + contra a costoro andâro per vedelli. + + 40 + + E il padre santo ben lo cognoscea, + siccome egli era di grande legnaggio. + e, co' fratelli insieme, gli dicea: + --Donde avestú cotanto baronaggio?-- + Ed egli a tutti quanti rispondea: + --Come Iddio volle, io ho tal signoraggio.-- + E tanto non poteron domandare, + che volesse altro lor manifestare. + + 41 + + Ne la cittá con grande onore entrava + Bel Gherardin e sua gente pregiata, + ed ogni gente si maravigliava + della gran baronia ch'avíe menata: + e tutta gente di lor ragionava, + facîendo festa della sua tornata. + E co' fratelli in casa si ridusse + con quella gente ch'a Roma condusse + + 42 + + Sí bella corte tenne quel barone, + che dir non si potrebbe né contare. + Se v'arrivava giullare o buffone, + era vestito sanza addomandare; + e non sapea neun suo condizione, + come potesse sí corteseggiare. + E ben tre mesi fe' corte bandita, + che per vertú del guanto era fornita. + + 43 + + E una sera, quand'ebbono cenato, + e la madre il chiamò segretamente, + e disse:--Figliuol mio, dove se' stato, + po' che del tuo partir fui sí dolente?-- + E poi appresso l'ebbe dimandato + come potea tener cotanta gente; + e finalmente tanto il dimandoe, + che ciò ch'egli avíe fatto le contoe. + + 44 + + E disse siccome egli aveva avuta + la Fata bianca, che l'era suo sposa. + E, come la parola fu compiuta, + dipartissi la gente ed ogni cosa, + e la vertú del guanto fu perduta; + onde suo madre fu molto crucciosa. + E Gherardino e Marco, lagrimando, + partirsi, e lei lasciaron sospirando. + + + 45 + + Sol ha un ronzin ciaschedun, sbigottito. + Gherardin mosse lo ronzin predetto, + e cavalcando partesi smarrito, + e ragionando andava il suo difetto. + Siccome della fata fu marito, + nel secondo cantar vi sará detto, + e come del paese fu signore. + Questo cantare è detto al vostro onore. + + + + + CANTARE SECONDO + + + 1 + + O Padre, e Figlio, e Spirito Santo, + che venir ci facesti in questo mondo, + al vostro onor comincio questo canto. + Benché 'n semplicitade ognora abondo, + concedi grazia ne lo mio cor tanto, + ch'assai piú bello sia, ch'è lo secondo; + e, se a lo primo avessi a voi fallato, + per lo secondo fie ben ristorato. + + 2 + + Signori e buona gente, voi sapete + che in prima è l'uom discepol che maestro; + e le vertú, ch'agli uomini vedete, + procedon dal Signor, Padre cilestro. + Però s'i' fallo, non mi riprendete, + che di tal arte non son ben maestro: + che vi vo' dire, col piacer divino, + ciò che intervenne a Marco e a Gherardino. + + 3 + + Nell'altro cantar sapete ch'io dissi + come a la madre manifestò il guanto, + e come la suo gente dipartissi, + e rimasono in tormento ed in pianto; + or vi dirò che, seguitando, addissi. + Pognendo ogni pensiero da l'un canto, + ascoltate, signori, in cortesia, + ch'io intendo trarvi di malinconia. + + 4 + + Bel Gherardino e Marco si partiéno, + addolorati nel core amendue, + e come fuori della cittá usciéno, + Gherardin disse il fatto come fue, + dicendo:--Marco mio, come faremo, + che danar né derrate non ci ha piue?-- + E Marco disse:--Non ci sgomentiamo: + a quella dama ancor ci ritorniamo.-- + + 5 + + E, cavalcando insieme per costume, + arrivarno una sera lungo il mare + ad una fonte dove mette un fiume, + che 'l conveniva loro pur passare; + ed era notte e non si vedea lume, + ma pure incominciarono a passare. + E come furon nel mezzo del varco, + dentro vi cadde Gherardino e Marco. + + 6 + + Ciascun ronzino pel fiume fuggiva, + e' cavalier' l'un l'altro non vedea. + Cosí ciascun tornando inver' la riva, + la sua disaventura ognun piangea. + Ed in quel tanto una donna appariva + in una navicella, e si dicea: + --Deh, come ti sta bene ogni mal c'hai, + Bel Gherardin, po' che voluto l'hai!-- + + 7 + + E nella nave Bel Gherardin chiama, + e medicollo, ch'avea sconcio il braccio, + e disse:--Io son scrocchia della dama; + per lo suo amor ti fo quel ch'io ti faccio: + però che soe ch'ella cotanto t'ama, + sí ti volli cavar di questo laccio.-- + Ad una ròcca, che era in mar, menolli; + dentro v'entrâr cosí fangosi e molli. + + 8 + + La dama si partie; e quel valletto + riman con Marco Bel malinconoso; + e riguardandosi l'un l'altro il petto, + e Gherardin veggendosi fangoso, + uscí fuori ed entrò in uno barchetto + sol per lavarsi dov'era terroso. + E come la nave fue di lui carca, + una fortuna menò via la barca. + + 9 + + E la donzella fu tanto maestra, + che gli fe' pace far colla scrocchia; + poi si partine valorosa e destra, + ed entrò in mare e fu presso alla ròcca + e chiamò Marco, ch'era alla finestra, + a maggior boce che l'uscíe di bocca: + perché Bel Gherardin non v'avea scorto, + fra suo cuor disse:--Questi fia morto!-- + + 10 + + Quando ella ne la ròcca fue entrata, + trovoe Marco far sí gran lamento. + Ella diceva:--Oh lassa isventurata! + ov'è lo mio signor, che io nollo sento? + Or ben si crederá la Bianca Fata, + ch'io l'abbia fatto questo a tradimento! + Dimmi che n'è, o io m'uccideraggio.-- + Ed e' rispuose:--Ed io vel conteraggio. + + 11 + + Vedendosi fangoso, come adviso + --disse il donzel, battendosi la gota,-- + e' si volea lavar suo' mani e viso, + che si n'era cotanto pien di mota. + Guardandol io da la finestra a fiso, + entrar lo vidi in una barca vota; + e come vi fu dentro, in fede mia, + una fortuna venne, e menòl via.-- + + 12 + + Disse la dama:--Non ci diam piú ira, + e mise Marco Bello entro la nave; + e, navicando, tanto fiso il mira, + ch'Amor nel cor ne le mise una chiave; + sicché, parlando, per amor sospira. + E, ragionando, per lo mar soave, + la barchetta in una isola percosse, + sicché la dama tutta si riscosse. + + 13 + + E Marco Bello, che di ciò s'avvide, + che la donzella avíe avuta paura, + co' lei insieme forte se ne ride, + e dice:--Or, donna mia, te rassicura, + ch'io t'imprometto, ch'amor mi conquide, + se io non godo tuo gentil figura.-- + E poi discese in terra quel donzello, + ed appiccò la nave a un albuscello. + + 14 + + E la donzella del legno discese, + che forse voglia di lui n'hae maggiore, + e contra a lui niente si contese: + in su l'erbette sopra al bianco fiore + Marco Bello di lei diletto prese + molte volte, baciandola d'amore. + E poi andaron nella navicella + per ritornare alla Bianca donzella. + + 15 + + La fata, che gli aspetta con letizia, + e lo Bel Gherardin co' lor non vede, + nello suo cuor sí n'ebbe gran tristizia, + e che fie morto veramente crede: + ma, pur udendo che sanza malizia + l'aqua sí 'l n'ha menato, si die' fede + che fosse vivo, cosí fatto stando; + e stette insin che fu compiuto l'anno. + + 16 + + E lo Bel Gherardin, per la fortuna, + al porto d'Allessandria fu arrivato, + lá dove molta gente si raguna. + In quella notte il mare fue crucciato: + non si vedea, tanto era l'aria bruna. + In quella terra cosí era usato, + che, se v'arriva niuno cristiano, + si egl'era imprigionato dal Soldano. + + 17 + + In quella notte fûr presi e legati, + e fûr menati davanti al signore, + e comandò che sieno imprigionati + tutti i cristian per maggior disinore. + Cosí ne fur nella prigion serrati + tutti i cristian ciaschedun a furore. + Gherardino dall'un canto si stava, + e mai nel viso non si rallegrava. + + 18 + + E quando venne terza, la mattina, + una che dava mangiare a' prigioni, + che per usanza mandava la Reina + di quel che mangiava ella e i suoi baroni, + e lo Bel Gherardin per cenno inchina: + --Dimmi chi se', e vo' che mi perdoni.-- + Et e' rispuose molto volentieri: + --Io sono un damicel che fu pres'ieri.-- + + 19 + + E la donzella a casa fu redita, + e disse a la reina di costui: + --Madonna mia, in tempo di mie vita + non viddi un bel donzel come colui!-- + E come ella ebbe la parola udita, + subitamente innamoròe di lui, + e fecelo venire a sé davanti, + ed e' s'inginocchiò con be' sembianti. + + 20 + + Ed ella, raguardandol nel visaggio, + sí 'l domandò:--Sapresti tu servire?-- + et e' rispuose:--Molto di vantaggio, + di coppa e di coltel me' ch'altro sire.-- + Ed ella, lo veggendo tanto saggio, + si 'l dimandòe, se vuole ubbidire. + Ed e' rispuose:--Molto volontiere + farò, madonna, ciò che v'è in piacere.-- + + 21 + + Cosí fu Gherardin suo servidore, + che di tale arte era molto sottile: + e quel signor gli puose molto amore, + che quasi tutti gli altri tenne a vile. + E la reina ne 'nfiammò nel core, + perché ella il vedea tanto gentile. + Ella li disse:--Il tuo amor mi bisogna!-- + Egli rispuose con molta vergogna: + + 22 + + --Io v'addomando e cheggio perdonanza, + ch'i' non farei tal fallo al signor mio.-- + Ed ella il prese con molta baldanza, + dicendo:--Se non fai quel ch'io disio, + io griderò, che non è mia usanza, + e farotti morire, in fé di Dio.-- + E in quel punto gli gittò il braccio in collo; + e cosí il prese per forza e baciollo. + + 23 + + Ed e', veggendo che non può stornare + che egli non faccia il suo comandamento, + fra suo cuor disse:--E' mi convien pur fare, + ed io ne vo' fornire il suo talento.-- + E sí la prese sanza piú indugiare; + del gran disio, ch'è pieno d'alimento, + al suo voler di quelle rose colse, + e poscia per piú volte se ne tolse. + + 24 + + Istando Gherardino in tale stato, + la Fata bianca fa di lui cercare. + Quando ella vede che non l'ha trovato, + disse:--Al postutto io mi vo' maritare, + perch'ella vede che l'anno è passato, + che per sua donna la dovíe sposare. + Allor per tutto il mondo il bando manda; + gli amici priega ed i servi comanda, + + 25 + + da parte de la Fata, che si mostra, + ch'ogni prode uomo e di grande ardimento + de l'arme s'apparecchie e facci giostra, + e per combatter vada al torniamento. + E chi avrae l'onor di quella giostra, + la sposerae con grande adornamento; + siccome "re signore" fia chiamato, + a la donzella insieme incoronato. + + 26 + + Quando il soldano udí quel bando andare + per Alessandria, mosse con sua gente, + e lo Bel Gherardin volle menare. + E' non volea, per essere ubidente. + Quando fu ito, incominciò a parlare + a la reina molto umilemente: + --Datemi la parola, alta reina, + ch'io vada a quello stormo domattina.-- + + 27 + + Disse la dama:--Avresti tanto ardire + che tu ti dipartissi e me lasciassi? + Ma volentier vi ti lascerei ire, + se io ne credessi che tu a me tornassi.-- + Ed e' rispuose:--Dama, a lo ver dire, + non potrebbe stornar ch'io non v'andassi, + che io credo sposar quella fanciulla: + di ritornar non v'imprometto nulla.-- + + 28 + + Quando ella vide ch'elli n'era acconcio + d'andare a quello stormo sanza fallo, + sí gli rispuose, portandoli broncio: + --Sanza te, mai non avrò buono stallo. + Ma ben che la tua andata mi sia sconcio, + io pur ti donerò arme e cavallo; + ma tu mi giurerai, se Dio ti vaglia, + d'uccidere il soldan nella battaglia. + + 29 + + Però che mi pare tanto invecchiato, + che non val nulla a la mia giovanezza; + non posso sofferir di stargli a lato, + pensando che ha a goder la mia bellezza! + Prenditi cura a provveder mio stato: + se ti vien fatto per me tal prodezza, + a lo tuo senno mi mariterai; + saroe contenta piú che fossi mai.-- + + 30 + + Poi gli donòe tre veste di zendado, + una verde, una bianca, una vermiglia, + e tre destrier, che si veggon di rado + piú begli intorno a cinquecento miglia. + De l'aver tolse quanto li fu a grado, + donzelli e fanti con molta famiglia, + trabacche e padiglion: poi si partío + da la donzella e accomandossi a Dio. + + 31 + + E tanto cavalcò per piú giornate, + che giunse presso a lo stormo predetto, + ed allungossi ben due balestrate + per istar piú celato in un boschetto. + E disse a la sua gente;--Or m'aspettate, + ch'io vo' veder come il campo è corretto.-- + E vidde il soldano ch'era campione, + e ritornòe inverso il padiglione. + + 32 + + E la mattina, come apparve il giorno, + la Fata bianca vae agli balconi + con molte dame e damigelle intorno, + per veder que' che votasse gli arcioni. + Come la gente udí sonare il corno + per la battaglia, parevan leoni. + Quale era proe e quale era codardo; + il soldan sopra tutti era gagliardo. + + 33 + + E lo Bel Gherardin, veggendo questo, + che quel soldan sí malamente lancia, + in sul destriere cosí armato e destro, + pigliò lo scudo ed imbracciò la lancia. + Veggendo che 'l soldan fa tal molesto + di questa gente, non gli paríe ciancia. + Veggendo che ciascun contro a lui perde, + andògli incontro colla vesta verde. + + 34 + + E tal colpo gli diè sopra lo scudo, + che 'l fece a terra del destrier cascare. + Agli altri si volgea col brando ignudo; + beato chi meglio lo può levare! + Però ch'ogni suo colpo è tanto crudo, + chi ne pruova uno, non ne può scampare; + sicché il campo fu suo per questa volta, + poi ritornava nella selva folta. + + 35 + + Disse la dama, ch'è stata a vedere: + --Dove andò il cavalier di verde tinto?-- + E da la gente nol poté sapere + chi fosse que' ch'avie lo stormo vinto. + Altri dicea:--Egli è uno cavaliere, + egli e il cavallo di verde dipinto!-- + E di lui non è altri che risponda; + sicché vedremlo alla volta seconda. + + 36 + + Al secondo sonar l'altro mattino, + el soldan d'Alessandria die' per costa; + e quale iscontra al dubbioso cammino, + la suo venuta molto cara costa: + e, combattendo come paladino, + rimase il campo a lui in poca sosta, + gli altri fuggendo, il soldan seguitando, + mettendogli per terra, scavalcando. + + 37 + + E lo Bel Gherardin molto sdegnosse, + veggendo che 'l soldano era vincente. + Dal padiglion di subito si mosse, + inver' di lui cavalca arditamente, + e per sí gran possanza lo percosse, + che morir crede quando il colpo sente, + e sbalordito fugge e non soggiorna: + e Gherardino al padiglion ritorna. + + 38 + + Tutta la gente, che d'intorno stava, + cridavan:--Viva il cavalier vermiglio!--e + la donzella si maravigliava, + e colle dame faceva consiglio: + ed in quel punto nel suo cuor pensava: + --Sed e' ci torna, io gli darò di piglio!-- + E dice a l'altre:--Deh! guatate donde + dello stormo esce e dove si nasconde.-- + + 39 + + La Fata bianca, al cavalier pensando, + addormentar non si puote la notte, + e nel suo cuore giva immaginando: + --Chi sare' que' che vien pure a sodotte? + Quando lo stormo ha vinto, tal domando, + par che nascoso sia sotto le grotte! + Il cuore in corpo tutto mi si strugge + di voglia di saper perché si fugge. + + 40 + + E uno pensier nel core levo adesso: + sarebbe questi il mio antico sposo? + Io lo 'nprometto a Dio, che, se fosse esso, + altro marito che lui i' tôr non oso, + conciosacosa ch'io gliel'ho inpromesso: + senza lui ma' non credo aver riposo.-- + E disse:--Signor mio, datemi grazia, + ch'io abbia del suo amor la mente sazia!-- + + 41 + + E, quando il giorno chiaro fu apparito, + fece sonar le trombe e li stormenti. + I cavalieri furno al cerchiovito, + e molti fan pensier d'esser vincenti. + A tanto giunge il cavaliere ardito, + ciò fu il soldan, con altri sofficienti, + che per un suo nipote combattea, + che per marito a lei darlo credea. + + 42 + + Quando le schiere furon tutte fatte, + presente quella ch'è cotanta chiara, + il soldan, che in sul campo combatte, + fa tristo quel che innanzi gli si para, + però che del destrier morto l'abatte, + e tal ventura a molti costa cara. + E molta gente gli fuggiva innanzi, + sicché è mestier che tutti gli altri avanzi. + + 43 + + Veggendo la donzella che il soldano + gli altri baron di prodezza avanzava, + pensando aver per marito un pagano, + nella sua mente forte dubitava, + e spesse volte a l'alto Iddio sovrano + nella suo mente si raccomandava, + e dicea:--Signor mio, se t'è in piacere, + fa' ritornare il franco cavaliere!-- + + 44 + + E lo Bel Gherardino niente tarda; + coll'arme bianca uscíe della trabacca. + E la donzella, che da lunge il guarda, + che correndo il cavallo venne in stracca, + fra l'altre dice, di color gagliarda: + --Questo soldano ci è omai per acca, + ch'io veggio il cavalier, ch'è cosí franco, + a lo stormo tornar vestito a bianco.-- + + 45 + + Come a lo stormo il Bel Gherardin giunse, + riconobbe il soldano a l'armadura, + e 'l buon destriero degli sproni punse: + abbassa l'asta e inver' di lui procura, + e co' la lancia in tal modo l'aggiunse, + che il fe' cadere in su la terra dura. + E, qui ismontando, di franchezza giusto, + e' tagliolli la testa da lo 'nbusto. + + 46 + + E rimontò a cavallo arditamente; + piú presto che non fu giammai levriere, + innanzi li fuggia tutta la gente, + gridando:--Viva il franco cavaliere!-- + Cosí del campo rimase vincente, + come il lion, signor de l'altre fiere. + Incoronato insieme fue co' lei, + con tal onor che contar nol potrei. + + 47 + + Po' ch'a la Fata ebbe dato l'anello, + gran festa fae che l'hae ricognosciuto. + E la serocchia diede a Marco Bello, + ed hallo sempre con seco tenuto. + E quella del soldan diede a un donzello + di gran legnaggio, cortese e saputo; + e novanta anni vivette signore. + Questo canto è compiuto al vostro onore. + + + + + II + + PULZELLA GAIA + + + CANTARE PRIMO + + + 1 + + Intendete me ora tutti quanti + in cortesia ed in buona ventura: + dire vi vo' de' cavalieri erranti, + ch'al tempo antico andava all'avventura. + In corte allo re Artú sedean davanti, + secondo come parla la scrittura, + incominciando di messer Troiano, + che fece un vanto con messer Galvano. + + 2 + + Messer Troiano disse:--O compagnone + con teco i' voglio impegnare la testa, + chi addurrá piú bella cacciagione + di nullo cavalier di nostra gesta.-- + Quando elli fecion la impromissione, + al re e alla reina fe' richiesta; + e ciaschedun la lesta sí impegnava, + chi cacciagion piú bella appresentava. + + 3 + + Entrati i cavalieri a quelle imprese, + inverso 'l bosco preson lor cammino. + Messer Troiano una cerva sí prese, + ch'era piú bianca di un armellino. + E tuttavia la menava palese: + veder la potea grande e piccolino. + Davanti lo re Artú saluta e inchina; + poi presentolla a Ginevra regina. + + 4 + + Messer Galvan cavalca alla boscaglia: + allo levar del sole ebbe trovato + una serpe, che 'l chiese di battaglia; + sopra lo scudo ella li s'ha gittato. + Messe mano alla spada, che ben taglia, + credélla aver ferita nel costato: + la serpe, che sapeva ben scremire, + messer Galvan non la puote ferire. + + 5 + + Infin a mezzogiorno ha contrastato + messer Galvan con quella sozza cosa; + un solo colpo non li può aver dato, + tant'era quella serpe poderosa. + L'elmo e lo scudo aveva infiammato; + messer Galvano non trovava posa. + Messer Galvano disse:--Aimè lasso! + che sozza cosa m'ha condotto al basso!-- + + 6 + + Messer Galvano a terra si smontava, + e disse:--Lasso! ch'io mi rendo morto. + La serpe andava a lui e sí parlava, + e disse:--O cavalier, prendi conforto.-- + E dolcemente lei lo addimandava: + --Dimmi la veritade, o giglio d'orto, + per cortesia e per amor di donna: + saresti della Tavola ritonda?-- + + 7 + + Messer Galvano allor li rispondía, + e nello cuore avea fuoco ed ardura; + delle man per lo viso e' si fería, + vedendo quella sí sozza figura: + --Della Tavola esser mi credía; + or non son piú, per la disavventura, + a dir ch'io sia, e non avere ardire + sí sozza cosa conduca al morire!-- + + 8 + + La serpe disse:--Deh! non ti sdegnare, + o cavaliero, se tu non m'hai morta. + Quanti n'è qui e n'è di lá dal mare + de' piú pro' cavalieri che arme porta, + un solo colpo non mi potria dare, + tanto io sono poderosa e accorta. + Giá piú di mille aggio discavalcati: + tu se' lo fior di quanti n'ho trovati.-- + + 9 + + Disse messer Galvano:--Io non mi sdegno + se non per tanto ch'io non ho la morte, + da poi che piace all'alto Dio del regno + che la sventura mia sia tanto forte, + che cosí sozza cosa con suo ingegno + m'abbia condotto a cosí mala sorte. + Dammi la morte e piú non indugiare, + ch'io non ti vo' veder piú, né parlare.-- + + 10 + + La serpe disse:--O sire, in cortesia, + dimmi 'l tuo nome e non me lo celare; + ch'è un gentil cavaliere in fede mia, + che lungo tempo l'ho avuto a amare. + Se tu se' desso, o dolce anima mia, + di ricche gioglie t'averò a donare; + che mai piú ricca gioglia né piú bella + non ebbe cavalier che monti in sella.-- + + 11 + + Messer Galvan rispose:--Altri che Dio + di te non poría fare cosa bella; + ma, poi che vuoi saver lo nome mio, + lo sire Lancilotto ogn'uom m'appella.-- + La serpe li pon mente con disio, + e disse:--Tu m'inganni alla favella. + Di arme ho avuto a far con Lancilotto: + tu se' di lui molto piú saggio e dotto.-- + + 12 + + Messer Galvano sí prese a parlare, + e sí li disse molto umile e piano: + --Ora m'intendi, pessima mortale-- + e l'elmo si cavòne con la mano, + --vegno appellato da tutti 'l liale + e avventuroso cavalier Galvano. + Se da te scampo ch'io non sia morto, + i' prenderò allegrezza e gran conforto.-- + + 13 + + La serpe l'udía molto volentieri; + di quella forma s'ha strafigurata: + piú bella che una rosa di verzieri + si fece una donzella dilicata; + e disse:--Ora m'abbraccia, o cavalieri, + ch'io sono la tu' amanza a sta fiata.-- + Puoseli 'l braccio al collo e l'ha abbracciato, + dicendo:--Tu se' quel c'ho disiato.-- + + 14 + + Messer Galvano allor ne fu gioioso, + e di buon cuore abbracciò la donzella. + Ed ella:--O cavaliero avventuroso + piú che nullo che mai montasse in sella!-- + E lui li disse:--O bel viso amoroso, + voi che parete in tutto un'angiolella, + dite chi sète e di cui sète nata, + voi che parete un'angiola informata.-- + + 15 + + La donzella rispose umile e piana: + --Io tel dirò, da poi che 'l vuoi sapere. + Figliuola i' son della fata Morgana, + di quella donna che guarda l'avere. + Molto gran tempo i' son stata lontana, + e sí t'ho disiato pur vedere. + Pulzella Gaia m'appella la gente: + or di me prendi gioia allegramente.-- + + 16 + + Messer Galvan non fece piú dimore, + abbracciò la donzella, a quel ch'io sento, + e della rama ben ricolse il fiore + della donzella piena d'olimento. + E disse:--Ogni bellezza, o dio d'amore, + m'avete data qui a compimento!-- + E cosí stetton fin nona passata + Galvano con la rosa imbalconata. + + 17 + + Messer Galvano allor s'arricordava + della testa ch'avea messa al paraggio; + forte cominciò a pianger, lagrimava, + perduto ebbe 'l colore del visaggio. + La damigella allora li parlava, + dicendo:--Cavaliero pro' e saggio, + la veritá mi di' senza tardanza: + forse non t'è 'n piacer ch'io sia tu' amanza?-- + + 18 + + Messer Galvano disse:--Anima mia, + di te mi tegno ricco e piú pagato + che se lo mondo avessi in mia balía + e 'l paradiso poi mi fosse dato. + Ma da te mi part'or con gran dolía, + mai non credo vederti in nessun lato. + A corte e' mi conviene andar morire, + c'ho fatto un vanto, e nol posso fornire.-- + + 19 + + E la Pulzella disse:--O amor mio, + to' questo anello e teco il porterai. + Quante cose che son di sotto a Dio, + se tu gliele addimandi, tu le avrai. + E, quando mi vorrai al tuo desio, + a questo anello m'addomanderai. + Ma non manifestar la gioia avuta, + ché l'anel la vertú avria perduta.-- + + 20 + + Messer Galvano alla Pulzella giura + di quella gioi' mai non manifestare, + e infin la sera, appresso a notte scura, + di lei e' non potevasi saziare. + La serpe ritornò in sua figura; + messer Galvano prese a cavalcare; + e 'l primo don, che dimandò all'anello, + si fu un destriero poderoso e bello. + + 21 + + E lo destrier li si fu appresentato; + davanti gliel menava uno scudieri. + Messer Galvano suso fu montato, + e gioioso cavalca pel sentieri. + Poi dimandò che presto li sia allato + immantinente cento cavalieri, + e dodici baron feriti a morte, + che per prigioni andassono alla corte. + + 22 + + Poi dimandò una nuova cacciagione, + che piedi di caval di drieto avesse, + e quei davanti piedi di grifone, + la coda d'uno pesce fatta avesse, + e le ali con le penne di pavone, + lo viso d'una femmina paresse, + e un occhio avesse negro e l'altro bianco: + sí nuova fiera non fu vista unquanco. + + 23 + + Li baroni sí giunsono alla corte + e di messer Galvan fecion richiamo, + che lui li avea feriti tutti a morte, + --E noi per suo' prigioni ci rendiamo.-- + Poi con letizia giunse il baron forte, + e i cavalier tutti incontra li andârno. + Per vedere la caccia ch'ei menava + molti baroni incontra si li andava. + + 24 + + Messer Galvan con cento cavalieri + molto gioioso venía cavalcando; + ciascuno aveva accanto 'l suo scudieri, + con due poi drieto, in mezzo lor menando + la nuova fiera sopra d'un destrieri: + intorno tutti l'andavan guardando; + giá non aspetta la madre la figlia + per andar a veder tal meraviglia. + + 25 + + Piccoli e grandi, ognun sí l'inchinava; + tutti dicevan:--Ben vegna 'l barone!-- + e quella nuova fiera, ch'ei menava, + alla reina sí l'appresentòne. + E la reina quella sí accettava, + e in una zambra la messe al balcone; + e tutti quei che quella sí vedeva + molta gran meraviglia sen faceva. + + 26 + + Troiano avea paura di morire, + e della corte tosto si partía. + Messer Galvano si puose a dormire, + e fu svegliato all'alba della dia. + Ed all'anello tosto prese a dire: + --Ora ti priego, non fare indugía! + e tosto e di presente fa' che appaia + nelle mie braccia la Pulzella Gaia.-- + + 27 + + Dappoi li fu in piacer ch'ella venisse, + e la Pulzella fu nelle suo bracce; + entrambi duo pareva che morisse; + piú si distendon che non fanno l'acce. + E la Pulzella a lui quivi sí disse: + --Fa' che lo nostro amor non si discacce! + non lo manifestare e non lo dire, + se questa gioglia tu non vuoi fornire.-- + + 28 + + Messer Galvan rispose:--Non dottare! + Or per la terra ogni dí egli armeggiava; + tutta la gente fea meravigliare + per la grande allegrezza ch'ei menava. + E la reina lo fece chiamare, + e in una zambra lei sí lo guidava. + Di ricche gioglie li mostrò per certo: + di sua persona li parlò scoverto. + + 29 + + Messer Galvan non ne vòlse far niente + della regina suo vil piacimento. + E la regina fe' venir presente + donne e donzelle, e fece un torniamento. + Li cavalieri, armati immantinente, + fûr sul palazzo senza restamento. + --Ciascun si vanti--disse la reina, + --ch'io vo' sapere chi ha gioia piú fina. + + 30 + + Tutte le donne e tutte le donzelle + e i cavalier si presono a vantare + ciascuno delle gioie le piú belle, + e quelle poi li convenía provare. + Messer Galvano stava in mezzo d'elle, + e poi e' cominciò cosí a parlare: + --Dappoi che ciascheduno s'è vantato, + io sopra ciò non voglio aver parlato.-- + + 31 + + La regina chiamò messer Galvano, + e li disse:--O malvagio iscognoscente, + di questa corte tu se' 'l piú villano: + tu non ti vanti di nulla al presente, + ora ti dái un vanto piú sovrano + di nullo cavaliero immantinente. + Se tu se' cotal uom come ti fai, + sovr'ogni cavalier ti vanterai.-- + + 32 + + Allor messer Galvan disse:--Io mi vanto, + e d'està cosa i' mostrerò certanza: + io son avventuroso di cotanto + piú d'ogni cavalier che porti lanza; + e chi cercasse il mondo tutto quanto, + non troveria una sí bella amanza + come è la mia gentile damigella; + e quella è il fiore d'ogni donna bella.-- + + 33 + + E la reina disse a tutti quanti: + --Lo bando della corte ora intendete, + conti e baroni e cavalieri erranti, + piccoli e grandi, quanti voi qui sète. + Ciascheduno che s'hanno dato vanti, + il terzo giorno a me ritornerete. + Chi s'è vantato, e nol possa provare, + tosto la testa li farò tagliare.-- + + 34 + + La baronia di corte fu partuta; + messer Galvano in suo zambra fu ito, + ed all'anello disse:--Ora m'aiuta! + tosto ti muovi, o messaggiero ardito, + e la Pulzella Gaia mi saluta: + di' ch'ella vegna col viso chiarito.-- + La vertú dell'anello era mancata, + per quella gioia c'ha manifestata. + + 35 + + Messer Galvano forte lagrimava, + e disse:--Lasso! ch'io mi rendo morto.-- + E a quell'anello pur si richiamava: + --Di quel ch'io dissi i' non mi fui accorto!-- + e fortemente lui lo scongiurava: + --Or mi soccorri, ch'io son a mal porto!-- + All'anel non valea lo scongiurare, + ché piú vertude e' non poteva fare. + + 36 + + E 'l terzo giorno disse la regina: + --Ciascuno del suo vanto sia fornito.-- + Messer Galvan di pianger non rifina, + e nello viso tutto era smarrito. + E sí chiamava:--O giovane fantina, + Pulzella Gaia dal viso chiarito: + se a te pur piace ch'io non sia morto, + ora mi scampa, ch'io son a mal porto!-- + + 37 + + Del terzo giorno fu il termin passato, + all'anel non valea lo scongiurare; + e per Galvano allora fu mandato, + che tosto ei si dovesse apparecchiare + venire a corte, dove è giudicato + che a lui bisogna la testa tagliare. + Drappi di seta nera ei s'è vestito: + messer Galvano alla corte fu ito. + + 38 + + Disse lo re Artú:--Vegnami avanti + lo ciocco, e la mannaia, e la mazza, + con i baroni e cavalieri erranti, + e tosto tutti vadan ver' la piazza.-- + Piangendo se ne andavan tutti quanti; + messer Galvano ciascuno sí abbraccia. + Donne e donzelle, tutte allor piangea + d'un sí pro' cavalier ch'elli perdea. + + 39 + + Messer Galvan, lo nobile barone, + lo ciocco e la mannaia lui portava; + e questo fea perch'elli era ragione; + ed aveal tolto a colui che 'l guidava, + dicendo:--Poi ch'i'ho fatto tradigione + alla Pulzella, che tanto mi amava, + dappoi ch'i'ho fallato allo mio amore, + ben è ragion ch'io muora con dolore.-- + + 40 + + Messer Galvano alla piazza ne andava: + di seta un drappo li fu appresentato. + Messer Galvano suso si montava, + lo ciocco e la mannaia have posato. + Tutti li cavalier gran duol menava + del buon Galvano, cavalier pregiato; + e poi ciascuno indrieto torna presto: + sua cruda morte non vuol aver visto. + + 41 + + Messer Galvano sí prese a parlare, + e disse allo re Artú:--Or m'intendete: + la baronia fate presto tornare; + questa grazia, per Dio, mi concedete! + Da tutti quanti mi vo' accombiatare; + sarò contento, se 'l don mi farete. + Tutti i baroni che son scritti in corte + sí vegnano a vedere la mia morte.-- + + 42 + + Lo re Artú sí li fece tornare; + tutti a messer Galvan furono intorno; + e tutti quanti aveano a lagrimare, + e da messer Galvan s'accombiatôrno. + Messer Galvano si prese a parlare: + --Della mia morte non sono musorno. + L'anima mia ne raccomando a Dio: + morir vo', giacché piace all'amor mio.-- + + 43 + + Galvano al ciocco allor s'inginocchiava, + e sí chiamava:--O rosa imbalconata, + poi che t'è a grado, morir non mi grava, + la mia morte si fu ben meritata. + Merta morire mia persona prava. + Dove sei tu, o donna delicata? + Pure una volta veder ti vorria; + poi di morir non mi rincresceria. + + 44 + + Allora la Pulzella con pietade, + per camparlo da morte e darli vita, + tosto sí corse inver' quelle contrade; + drappi di seta nera fu vestita. + Molto gioiosa per quei sentier vade; + mai non fu vista donzella sí ardita. + E, per camparlo, lei si messe in via + con molta gente e gran cavalleria. + + 45 + + E la Pulzella fece suo' richieste, + ben trentamila giovani donzelle; + tutte di seta nera fûr suo' veste, + e quelle eran lucenti piú che stelle; + e via cavalcan per ogni foreste. + Ben eran venti schiere tutte belle; + ciascuna aveva mille cavalieri, + e buone arme e correnti destrieri. + + 46 + + Allora la Pulzella molto presta + tostamente cavalca in quella parte, + appresso a Camellotto senza resta, + secondo come dicono le carte; + tamburi e trombe, che parea tempesta; + e queste gente fea venir per arte. + Lo re Artú, quando questo ascoltava, + al buon Galvano la morte indugiava. + + 47 + + Tutti li cavalier della ventura + vedere andavan quella turba magna. + Tosto elli corson, preson l'armadura, + e cavalcâro verso la campagna. + Di quella gente avevan gran paura, + che coverto era 'l piano e la montagna. + Messer Galvan davanti dalle schiere + feridor lui vuoi esser lo primiere. + + 48 + + Pulzella Gaia sua magna bandiera + in questa ora lá fece fermare. + Quando lá apparve la chiarita spera, + tutta la gente fe' meravigliare. + E lei si trasse fuori d'ogni schiera, + e fortemente prese a biastemare: + --O cavalier, cattivo e disliale, + che l'alto Iddio si ti metta in male! + + 49 + + O dislial, perché m'hai palesata? + Mala ventura a chi ti cinse spada! + La piú gentil donzella hai ingannata + che si trovasse per ogni contrada; + onde per te io sono imprigionata; + ben vo' morir, dappoi ch'ella t'aggrada. + Mia madre mi dará prigion sí forte, + che meglio mi saría aver la morte.-- + + 50 + + E l'uno e l'altro sí forte piangía, + e intrambi duo sí si abbracciava. + Lo re, tutta la corte li vedia, + di suo' bellezze si meravigliava. + E la Pulzella Gaia in quella dia + dal buon Galvano sí s'accombiatava. + E disse:--Amanza ti convien trovare: + piú non potra'mi veder né parlare.-- + + 51 + + Pulzella Gaia di qui fu partuta, + e ritornò alla savia Morgana. + Quando la madre allora l'ha veduta, + sí li disse:--Or donde vieni, puttana?-- + E po' in prigione lei l'ebbe mettuta + in una torre, ch'è tanto sottana; + non vedea luce, sol, luna né stelle, + e stava in acqua fino alle mammelle. + + + + + CANTARE SECONDO + + + 52 + + Lo re Artú al cavalier parloe, + e disse:--Ahi, messer Galvan giocondo! + piú bella amanza tu ingannasti mòe, + ch'avesse cavalier di questo mondo. + Piú lucente che stella questa foe, + le suo' bellezze non trovavan fondo. + Tapino te! come fallato hai, + ch'alla tua vita piú non la vedrai! + + 53 + + Messer Galvano allor prese a parlare. + Disse:--Signor, se Cristo mi perdona, + non so in che parte me ne deggia andare + per ritrovar quella gentil persona. + Mai barba né capelli vo' tagliare, + né su tovaglia non mangerò adorna, + se non racquisto la speranza mia; + né tornerá qui la persona mia.-- + + 54 + + E, detto questo, elli s'accombiatava. + Di presente partí da Camellotto, + ed in lontane parte cavalcava; + dove andare, non sa lo baron dotto; + a molti di Morgana addomandava, + dov'ella stava a niuno era noto; + e chi in qua, e chi in lá dicia: + niuno sapeva qual'era la via. + + 55 + + Un giorno, cavalcando alla boscaglia, + messer Galvan fu arrivato a una fonte, + lá dove un cavaliero armato a maglia + stava appoggiato, la mano alla fronte; + quale a Galvano domandò bersaglia: + combatter vuol con lui e darli onte. + Messer Galvan lo addimandò del nome. + --Breus mi chiamo. Or hai saputo il come. + + 56 + + Io vo cercando Tristan, Lancilotto, + messer Galvano e 'l buon Astor di Mare, + Palamidès, Galasso tanto dotto, + Troiano e Lionel vorria trovare; + messer Ivano e Artú di Camellotto, + e Lionbordo ancor per tale affare; + e tutti li altri cavalieri erranti, + ché impiccar li vorria tutti quanti. + + 57 + + Per forza o inganno li vorria tradire.-- + Messer Galvan li disse:--I' ti disfido!-- + Al primo colpo lo fece giú ire, + questo Breusse, nato di mal nido. + E poi li disse:--Ora t'abbi a pentire; + del mal volere i' per ora t'affido.-- + E in quel luogo abbattuto lo lasciava; + poi 'l buon Galvano al suo cammino andava. + + 58 + + Sei mesi e piú elli ebbe cavalcato, + e di cercare non fa restagione; + e ad un castello lui fúne arrivato; + giú da cavallo dismontò il barone. + Su per la scala lui fúne montato, + e in quello luogo non vedea persone. + La tavola imbandita di vivanda + v'era, e di tutto che ragion comanda. + + 59 + + Galvano a quella tavola s'ha posto: + quattro donzelle venner di presente, + e avanti a lui apparir molto tosto, + e sí 'l servir molto onoratamente. + Cento donzelle stavano in un chiostro; + piangevan tutte molto duramente. + Messer Galvan cominciò a dimandare + perché facevan sí gran lamentare. + + 60 + + Onde le donne disson la cagione; + non si potean tener di lagrimare: + --Per la Pulzella Gaia ch'è in prigione, + e noi non la potemo giá aiutare. + Uno malvagio cavalier fellone + della sua gioi' l'have a manifestare. + Quei si noma Galvan, lo desliale; + che l'alto Dio lo metta sempre in male!-- + + 61 + + Messer Galvan li disse:--O damigella, + per quella cortesia fatto m'avete, + sapessi ov'è la sua persona bella, + e chi è quei che in prigion la vi tiene, + per vostro amore, o gentil donna snella, + io andria in qual parte mi direte.-- + Rispose la donzella:--Or te ne andrai + per tal cammino, e sí la troverai.-- + + 62 + + Allor messer Galvan montò a destriero, + e infin a mezzogiorno ha cavalcato; + ad una ròcca c'ha intorno un verziero, + e dove è una fontana, fu arrivato. + Una dama cavalca pel sentiero, + cento donzelle li andavano a lato. + Messer Galvano, quando l'ha veduta, + la dama e le donzelle sí saluta. + + 63 + + E quella dama, ch'era molto irata, + rispose a lui:--Deh, mal pos' tu stare! + per la Pulzella, ch'è stata ingannata, + a' cavalier vo' mal, a non fallare; + onde per voi ella è imprigionata. + Mai cavalier non voglio salutare, + per amor di Galvan, lo misliale, + che l'alto Dio li dia prigion mortale.-- + + 64 + + Disse messer Galvan:--Che colpa aggio io, + se altri cavalier villania fanno?-- + Rispose:--Ciascun è malvagio e rio; + per lo suo amore, quanti ne troviamo, + io giuro lialmente all'alto Iddio + che a tutti i cavalier farò gran danno. + Per lo gran fallo di quel miscredente + ciascun di loro i' mangeria col dente.-- + + 65 + + Messer Galvan rispose:--Che diraggio + a quello cavalier, s'io lo trovasse? + Alcuno male io non li mostreraggio: + vorria che la su' amanza racquistasse. + I' l'ho amato e amo ancor di buon coraggio; + gran villania saria se non l'aitasse. + Per poterli acquistare la su' amanza + combatterria con tutta mia possanza.-- + + 66 + + E quella donna disse:--O traditore, + dunqu'è messer Galvan tuo conoscente? + In questo giorno per lo suo amore + io ti farò dar morte di presente. + E cento cavalier di gran valore + tosto li farò armare immantinente.-- + E questa dama sí ha comandato + che tosto sia messer Galvan pigliato. + + 67 + + Que' cavalier non fêr dimoragione; + al buon Galvano egli funno dintorno, + e sí li dissono:--Andate in prigione; + se no, che voi morrete in questo giorno.-- + Messer Galvano a Dio s'accomandòne, + e poi si mosse il cavaliero adorno. + La lancia in mano e lo scudo imbracciava; + di cento cavalieri e' non curava. + + 68 + + Tre cavalier di schiera si partía, + messer Galvano trassono a ferire; + primo, secondo, terzo lo fería; + con mortal pena lui li fe' morire. + A chi un colpo di buon cuor ei dia + non bisognava medico al guarire. + Messer Galvan molti n'have abbattuti; + li altri fuggían, gridando:--Dio ci aiuti!-- + + 69 + + Messer Galvano, uomo di gran vaglia, + drieto seguía, e giá non ha paura. + Li cavalier fugginno alla boscaglia; + alla sua spada non vale armadura; + a chi un colpo di buon cuor e' baglia, + veracemente di morte il secura. + Avanti sera, allo calar del sole, + tutti li cavalier messe a furore. + + 70 + + E quella donna, ch'era tanto bella, + avanti di messer Galvan fu gita; + e dolcemente lei sí li favella: + --O cavalier, Dio ti dia buona vita! + tu se' lo piú prod'uom che monti in sella; + ed al suo albergo lei sí lo convita. + Messer Galvano ben tenne lo invito, + e al castel colla donna lui fu ito. + + 71 + + In una zambra sí 'l menava ratto, + e prestamente lo fe' disarmare. + E in piú parte ch'elli è innaverato + dolcemente lo fece medicare. + E poi li disse:--O cavalier pregiato, + dimmi 'l tuo nome, e non me lo celare.-- + Messer Galvan rispose:--Volentieri. + Sono appellato il Pover Cavalieri.-- + + 72 + + E quella dama disse in quella fiata: + --Se tu se' pover, non aver dottanza; + ed io son una dama ricca e agiata: + darotti questa ròcca per certanza, + e ogni altra cosa che ben ti sia grata; + ed ho moneta assai, che me n'avanza. + Ma priego, cavalier, che di tuo' voglia, + avanti i' mora, di me prenda gioglia.-- + + 73 + + Disse messer Galvan:--Ora mi udite. + Di voi gioglia mai non prenderia, + ch'io peggiorrei le mie crude ferite. + Ma una cosa ben prometteria + in buona lianza, se voi consentite; + e questo giuro per santa Maria. + Se la Pulzella m'arete insegnare, + per cara donna i' v'averò a pigliare.-- + + 74 + + Ella rispose:--I' te la insegneraggio. + Ell'è in una cittade molto forte; + e giorno e notte, per ogni rivaggio, + fortemente si guardan quelle porte. + E quella donna dal chiaro visaggio + ben credo sia con pene di morte. + Ed è in una prigione forte oscura, + e sta in acqua fino alla cintura. + + 75 + + Dentro a quella cittá si è un castello, + ch'è di marmore, bello e rilucente, + con duo mila finestre di cristallo, + li muri di diamante veramente; + de' quai non può levar picchio o martello: + per arte è fabbricato certamente. + Quella cittade ha nome Pela Orso: + tu non potresti darli alcun soccorso.-- + + 76 + + Messer Galvan rispose:--I' voglio andare. + Se posso atare la dama lucente, + certo grande servigio avrò a fare + al buon Galvano, ch'è tanto valente. + E a voi, madonna, avrò a ritornare + per prender di voi gioia allegramente.-- + E quattro giorni e piú si riposava; + poi contra Pela Orso cavalcava. + + 77 + + Messer Galvano gia non dimoròe, + cavalcò a Pela Orso, la cittate; + e tardi a quelle porte elli arrivòe, + che tutte quante le trovò serrate. + E in quella notte di fuora abitòe, + infino alla mattina, in su le strate. + Poi lo mattina cavalcò alla porta: + la guardia immantinente sen fu accorta. + + 78 + + Le porte fûr serrate tutte quante + quando vider venir quel cavaliero. + La guardia disse:--Non venire avante, + se lo tuo nome non mi di' in primiero.-- + Messer Galvano disse:--Io son mercante, + ch'io voglio guadagnar del mio mestiero.-- + La guardia disse:--Tu non entrerai: + vista di mercadante tu non hai.-- + + 79 + + Messer Galvan molto si corrucciava, + intorno alla cittade ha cavalcato; + piccoli e grandi, quanti ne trovava, + a tutti quanti la morte ha donato. + E' con la spada tutti li tagliava, + e non lasciava campar uomo nato. + Alla cittade facea guerra forte; + dí e notte stavan serrate le porte. + + 80 + + Messer Galvano per quelle contrade + castelli e torri, tutte a lui s'han dare; + e poi fece grand'oste alla cittade; + quattr'anni e piú li fece dimorare. + Quelli di fuora e quei della cittade + gran falsitade s'ebbono a impensare, + dicendo:--Usciamo. Le porte apriremo, + e immantinente lui sí uccideremo.-- + + 81 + + E la fata Morgana have ordinato + con que' di fuora lo gran tradimento; + ed una delle porte ha disserrato, + e dentro aveva grande afforzamento. + E gran battaglia tosto li have dato; + venneli sopra senza restamento. + Chi lo fería di dietro e chi davanti: + ora l'aiuti Cristo e li suo' santi! + + 82 + + Lo Pover Cavalier venía chiamato + messer Galvano; a Dio s'accomandava. + Chi li ha di spada e chi di lancia dato; + Galvan de' sproni lo destrier toccava, + tra sé dicendo:--Questo è mal mercato! + e nella prima schiera lui sí entrava; + e con suo brando cominciò a menare, + e tutti quanti li facea scampare. + + 83 + + E per tal modo prese a cavalcare + dentro da quella gente molto forte. + Con quelli alla cittade ebbe arrivare: + gran battaglia faceva a cotal sorte. + A chi un colpo lui aveva a dare, + veracemente il conduceva a morte. + Quei della terra allora si rendea; + messer Galvano ben la ricevea. + + 84 + + E poi alfin quella gente chiamava + questo barone, ch'è molto pregiato. + Allor tutta la gente che scampava + a Galvano ciascun fu ritornato. + E tutti quanti a lui s'inginocchiava, + e dolcemente l'ebbon salutato: + --Povero Cavalier, nobil, verace, + a noi comanda quello che ti piace.-- + + 85 + + Disse messer Galvano:--Io vel diraggio, + e fatto sia senza dimoragione: + fate la dama dal chiaro visaggio + che tosto sia cavata di prigione; + se no, che la testa io vi taglieraggio, + e tutti perderete le persone. + Per trarla di prigione state accorti; + se no, che tutti quanti siete morti.-- + + 86 + + E quella gente allor di gran bontade + della Pulzella arricordò il tormento; + e di lei loro aveano gran pietade. + --Nol sapevamo nel cominciamento, + che certo data vi avriam la cittade, + e fatto avriam tutto il vostro talento.-- + Con gran romore i cavalieri andava + alla cittá real dov'ella stava. + + 87 + + Ma quel castel sí era ben armato, + e dentro v'era molta buona gente. + Non li valea 'l combatter d'alcun lato; + quella battaglia non curava niente. + Lo romore era sí grande levato, + che la Pulzella Gaia ben lo sente. + Nella prigione tutta si smarría + di tal romore com'ella sí udía. + + 88 + + Una donzella della savia fata, + che tuttavia li porta la minestra, + andò alla prigione in quella fiata. + Disse:--Pulzella Gaia, ora stai destra. + Io sí ti dico, e faccioti avvisata + che l'angiolo di Dio di te fa inchiesta. + Or stai allegra, e non temer ad ora, + ché di prigione tosto uscirai fuora.-- + + 89 + + E la Pulzella sí prese a parlare, + e sí li disse:--O compagna mia cara, + io ti priego per Dio, non mi gabbare. + Era Gaia: mò son di gioia avara. + Cosí non va; di ciò falla mia madre, + che mi fa star in pena tanto amara. + Non mi gabbare piú, ch'e' mi rincresce: + io prima era Pulzella, e mò son pesce.-- + + 90 + + Quella rispose:--Io non ti gabberaggio; + di te ne porto doglia dolorosa, + e sempre sarò grama nel visaggio, + s'io non ti vedo, dolce amor, gioiosa, + come solea veder lo tuo visaggio. + Ma t'imprometto, donna dilettosa, + ch'i' ho veduto di fuor del castello + quel cavaliero poderoso e bello.-- + + 91 + + E la Pulzella Gaia prese a dire: + --Compagna mia, s'elli t'è in piacimento, + e se tu vo' mi del tutto servire, + da scriver mi dái tutto 'l fornimento-- + Ella disse:--Di ciò ti vo' fornire:-- + ed halli addotto tutto 'l guarnimento. + E dièlli un lume, poi ch'ella vedesse + a scriver quanto che a lei piacesse. + + 92 + + E la Pulzella una lettra ebbe fatta; + e, quella scritta e poi ben suggellata, + disse:--Compagna mia cara ed adatta, + compi di farmi ad or questa imbasciata; + e, se di qua dentro io ne sarò tratta, + tu ne sarai da me la ben mertata. + Dentro dall'oste al mio signor fa' dare + questa lettra, se tu mi vuoi scampare.-- + + 93 + + Quella rispose a lei:--Signora mia, + comanda pure, ch'io ti serviraggio + infin che durerá la vita mia; + e, se tu scampi, allegra ne saraggio.-- + Immantinente sul muro venía; + la lettra buttò fuora col messaggio. + Un cavalier la prese con sua mano, + e poi l'appresentò a messer Galvano. + + 94 + + Galvan la lettra ebbe dissuggellata, + la qual dicea:--Salute con amore. + Se scampar vo' mi, parti alla celata, + e stai quindici giorni ascoso fuore. + E poi tu troverai di tua masnata + cento a cavallo, e non aver timore. + Vestili a verde a modo di donzelle, + e tu a vermiglio fa' che sii con elle. + + 95 + + Sappi ti faccio a tal modo vestire + perché la Dama del Lago è mia zia. + Alla mia madre ella sí suol venire, + né piú né men, con tanta compagnia. + Allor si ti fará la porta aprire, + ché ben la crederá che dessa sia. + E, se passi pur l'una delle porte, + l'altra tu spezzerai, non cosí forte.-- + + 96 (100) + + Messer Galvano presto ha cavalcato + immantinente con que' cavalieri; + quindici giorni lui stette celato; + come donzelle vestí quei guerrieri, + ed al castel con lor si fu inviato. + La guarda lungi 'l conobbe manieri. + Tosto alla fata Morgana favella; + disse:--Madonna, e' vien vostra sorella.-- + + 97 (101) + + Allor Morgana tosto comandava + che le porte s'aprisson di presente; + e molto presto ciaschedun ne andava, + perché tutti vedeanla allegramente. + La guardia aperse, e a Morgana parlava + la cameriera, che sa il convenente. + Disse:--Madonna, voi sète ingannata: + questa è altra gente: siatene avvisata.-- + + 98 (102) + + Allor Morgana molto fu adirata, + e tosto corse e si prese a gridare + che la porta in presente sia serrata; + suoi gridi poco li have a giovare. + Messer Galvano dentro fa l'entrata, + e sua bandiera qui fece fermare; + ma, avanti che spezzasson l'altra porta, + tutta suo' gente quivi si fu morta. + + 99 (103) + + Ma pur alfine la porta spezzava; + messer Galvano dentro ne fu entrato; + piccoli e grandi, quanti ne trovava, + a tutti quanti lui la morte ha dato. + E la fata Morgana poi trovava, + quale di morte l'have minacciato. + Galvan li disse:--O tu, malvagia e ria, + menami alla prigion della tua fia.-- + + 100 (104) + + Morgana per paura lo menava + alla prigion dov'era incarcerata. + Messer Galvano fuor sí la cavava, + ch'ella era come pesce diventata. + Messer Galvano allor sí l'abbracciava, + e d'allegrezza in terra è strangosciata. + Quando rinvenne, prese a sospirare, + e d'allegrezza aveva a lagrimare. + + 101 (105) + + Messer Galvan li disse:--Anima mia, + che morte alla tua madre vuoi far fare?-- + Ed ella disse:--O dolce speme mia, + questa prigion fatela mò provare. + I' voglio che in prigione lei si stia, + che la figliuola sua fatto ha stentare.-- + Galvano di presente l'ha menata + alla prigione ed ebbela serrata. + + 102 (106) + + Messer Galvan con lei senza fallanza + similemente in prigione ha serrata + la cameriera ch'io dissi in certanza + che al castello la guardia aveva fatta, + onde cavato avia la sua amanza. + Con lei a Camellotto fe' tornata; + ma 'l primo luogo che lui dismontòe + si fu il castello che prima arrivòe. + + 103 (107) + + Della Pulzella Gaia era 'l castello, + e la dama sua cara cameriera. + E quel castello era cotanto bello, + dove Galvan cavalcò alla primiera. + Grande allegrezza fu fatta per ello + e la Pulzella, la qual scampata era. + Sí grande fue l'allegrezza e lo canto, + che mai non si potria dire cotanto. + + 104 (108) + + Messer Galvan si ritornò alla corte, + con seco lui menando la Pulzella. + Gran allegrezza fêr le genti accorte, + quando sí inteson cotale novella. + Tutti li cavalier sí preson forte + ad armeggiar per la cittade in quella. + Piú dí duròne ivi la gran festa: + al vostro onor compiuta ho questa inchiesta. + + + + + III + + LIOMBRUNO + + + + + CANTARE PRIMO + + + 1 + + Onnipotente Dio che nel ciel stai, + Padre celeste, Salvator beato, + che tutt'il mondo con tua man fatt'hai, + e regge il tuo saper in ogni lato, + e re di ciascun re chiamar ti fai, + tanto favor da te mi sia donato + che possa dire un bel cantar per rima + ch'a ciascun piaccia, dal piede alla cima. + + 2 + + Signori, intendo che per povertade + molti nel mondo son mal arrivati, + hanno perduto la lor libertade, + la povertá sí forte gli ha cacciati; + ed io vi conterò con veritade + d'un pover'uomo gli anni mal menati, + come per povertá venne in periglio, + convenne dar al diavolo un suo figlio. + + 3 + + Il pover'uom si era pescatore, + ed ogni giorno n'andava a pescare, + per sua disavventura a tutte l'ore, + che poco pesce gli venía pigliare. + Terra né vigna non avea di fuore; + ben tre figliuoli aveva a nutricare. + La donna sua, fresca come rosa, + viveva del pescar, non d'altra cosa. + + 4 + + Una mattina il buon uom si levòe, + con la barchetta a pescar ne fu andato, + niente di pesce il giorno non pigliòe, + onde l'uom si fu forte corrucciato. + A un'isoletta del mare arrivòe + e quivi un grande diavolo ha trovato. + E' sí gli disse:--Che mi vuo' tu dare, + se ti dono del pesce da mangiare?-- + + 5 + + Ed ei rispose:--Da poi che tu puoi, + a me comanda ciò che posso fare.-- + Parlò il demonio co' sembianti suoi + e sí gli disse:--Se mi vuoi menare + su l'isoletta un de' figliuoli tuoi, + e mi prometti di non m'ingannare, + io ti darò del pesce per ristoro, + moneta assai e con argento ed oro.-- + + 6 + + E quel buon uomo n'ebbe gran dolore; + per povertá convien che lo prometta. + Cosí gli disse:--Io ti darò il minore + e menerollo su questa isoletta.-- + E 'l mal diavol non fece altro romore; + pigliò del pesce ed empiè la barchetta, + moneta gli die' assai, se lo portasse, + e disse:--Io t'annegherei, se m'ingannasse! + + 7 + + E quel buon uomo gli rispose ardito: + --E' certamente non t'inganneròe-- + e poi inverso casa ne fu gito; + con tutto il pesce assai dinar portòe + e di buon vestimenti fu vestito. + La madre ed i figliuo' ben addobòe, + di vettovaglia la casa ha fornita; + ma del figliuol aveva gran ferita. + + 8 + + E poi chiamò il suo figliuol minore + nella barchetta e con seco il menòe; + dentro del cuor n'aveva gran dolore, + e, navigando, a l'isola arrivòe, + della barchetta si lo trasse fuore, + dicendo:--Aspetta sin ch'io torneròe.-- + Cosí lasciò il figliuol con tale inganno, + che non avea passato l'ottavo anno. + + 9 + + Quel buon uomo di quivi fu partito, + ché del figliuol non vuol veder la morte. + Il grande diavol quivi parse, ardito, + e via lo vuol portar per cotal sorte. + E quel fanciullo forte fu smarrito, + ché non avea nessuno che 'l conforte; + ma per virtú di Cristo si facia + il segno della croce, e quel fuggia. + + 10 + + Rimase quel fanciul con gran paura, + solo soletto su quella isoletta. + Guarda e vi vide sopra nell'altura + una donna, ch'è in forma di donzella, + e un'aquila pareva in sua figura. + Ed al fanciullo se ne venne quella + e sí gli disse:--Non ti dubitare, + ché di questa isoletta ti vo' trare.-- + + 11 + + Disse il fanciullo:--Non mi vo' partire, + perché mio padre qui debbo aspettare.-- + L'aquila allora sí gli prese a dire: + --Dov'è tuo padre, ti vuo' ben portare.-- + E prese quel fanciul, senza mentire, + sopra nell'aria cominciò a volare, + e tanto in alto l'aquila il portòe, + sí che e' capegli al fanciullo abbruciòe. + + 12 + + Poi gli mostrò il paese soprano + e 'l suo castello, ch'era in lunghe parte: + quattrocento giornate era lontano + e piú ancor, fanno menzion le carte. + Quell'aquila con quel fanciullo altano + in una notte sí v'andò per arte, + che la sera dall'isola il traeva, + e la mattina al suo castel giungeva. + + 13 + + E poscia in una sala molto bella: + --Ora m'aspetta fin ch'io torno--disse; + entròe in zambra e diventò donzella, + pareva che del paradiso uscisse, + che riluceva piú che non fa stella; + assimigliava il sol che in ciel venisse! + Era vestita di molti bei panni + e non avea passato ancor diec'anni. + + 14 + + Questa fanciulla, la quale io vi dico, + sí si chiamava madonna Aquilina, + che scampò quel fanciullo del nimico, + quando lá il trasse, fuor dalla marina. + Andò da lui e disse:--Bello amico, + Iddio ti doni la bella mattina! + Io son colei che sí alto ti portai, + quando da quel diavolo ti scampai.-- + + 15 + + E quel fanciullo con buon argomento + cortesemente assai la ringraziòe, + e dissegli:--Madonna, io son contento, + e vostro servitor sempre saròe.-- + Ella rispose:--Non ti dar spavento, + ché ancora piú contento ti faròe.-- + Ella aveva dieci anni ed egli sette + e vergin piú d'otto anni ancora stette. + + 16 + + Infra quel tempo lo misse a studiare + con un maestro, e da lui bene imprese, + ed imparò a scrivere ed a giostrare, + e venne in arme prodo uom palese. + Ai suoi colpi niun potea durare, + e ben dicea ciascun di quel paese: + --Quest'è figliuol di conte e di barone!-- + tanto era adatto e di bella fazzione. + + 17 + + Quando cresciuti furono in etade, + egli pareva un giglio, ella una rosa, + e quella donna piena di beltade + disse:--Il mio cuore non ará mai posa, + se non adempio la mia voluntade: + piacciati al tutto che io sia tua sposa: + poiché allevato t'ho, donzel gradito, + ora ti piaccia d'esser mio marito.-- + + 18 + + E quel fanciullo con buona dottrina + cosí cortesemente ebbe parlato, + e sí gli disse:--Madonna Aquilina, + con gran fatica m'avete allevato. + Voi mi campaste fuor della marina; + ciò che a voi piace sono apparecchiato.-- + Ed il suo nome disse a ciascheduno; + la gente sí lo chiama Leombruno. + + 19 + + Egli sposò la donna in cotal sorte, + ella sua sposa ed ei per suo marito. + Il suo castello gli era tanto forte, + di ciò che bisognava era fornito, + fino nell'aria aveva ben due porte + fatte per arte, e molto ben guernito. + Persona alcuna entrar non vi potea, + se madonna Aquilina non volea. + + 20 + + Liombruno sapea l'incantamento, + a suo diletto n'usciva ed entrava + e spesso vi facea torniamento + di belle giostre al tutto s'approvava. + E quella donna, piena di contento, + di giorno in giorno sempre piú l'amava, + perch'era bello e pien di leggiadria, + sí che la donna gran ben gli volia. + + 21 + + Standosi un giorno tutto nequitoso, + la bella donna sí gli ebbe parlato, + e sí gli disse:--Viso mio amoroso, + perché mi sta' tu tanto corrucciato?-- + A lei rispose Liombruno sposo: + --Madonna, un gran pensier si m'è levato: + i miei fratelli vedere io vorria + ed il mio padre e madre in compagnia.-- + + 22 + + Disse la donna:--Se tu vuoi andare, + io vo' che m'imprometta, senza inganno, + al termin ti darò, di ritornare. + Voglio che torni avanti che sia l'anno.-- + E Liombruno sí prese a parlare: + --Madonna, e' sará fatto senza affanno.-- + Ed ella allora gli donò un anello, + che da disagio scampasse il donzello. + + 23 + + --Ciò ch'arai--disse--a l'anel domandare + tu l'averai tutto al tuo piacere; + danari e robba, senza dimorare, + ti sará dato a tutto tuo volere: + ma guarda di non mi manifestare, + ché mai piú grazia non potresti avere; + e fa' che fino a un anno tu ritorni + e, se piú stai, non varchi quattro giorni.-- + + 24 + + E Liombruno disse:--Volentieri!-- + E quella donna, sí bella e gradita, + innanzi ch'ei partisse a tal mestieri, + ben quattro dí fe' far corte bandita, + e 'l fece fare ancora cavalieri: + fecegli cinger la spada forbita. + E, fatto questo, si prese commiato; + e "messer" Liombruno era chiamato. + + 25 + + Avea d'andar giornate quattrocento + innanzi che in suo paese arrivasse; + ma quella donna per incantamento + sí ordinò ch'egli s'addormentasse; + a l'arte fe' da poi comandamento + che in suo paese tosto lo portasse. + La sera Liombrun s'addormentòe, + la mattina al paese suo arrivòe. + + 26 + + E, quando venne su l'alba del giorno, + si fu allor Liombruno risvegliato, + rizzossi in piedi e guardossi da torno + e 'l bel paese ha ben raffigurato. + E Liombrun, quel cavalier adorno, + umilemente Dio n'ha ringraziato + ed a l'anello grazia egli chiedía: + ciò che 'l comanda, tutto gli venía. + + 27 + + Per la virtú ch'aveva quel anello, + in prima sí ei richiese un buon destrieri; + di vestimenta poi 'dobbato e bello, + come bisogna a ciascun cavalieri; + una valigia poi appresso a quello, + fornita di fiorini a tal mestieri; + e gente gli chiedeva senza fallo: + assai ci venne a piedi ed a cavallo. + + 28 + + Con questa gente e con quei suo' danari + andò a la casa e ritrovò suo padre + e' suoi fratelli e' suoi parenti cari, + e quella robba presentò alla madre. + Non si mostrorno i suoi parenti avari + verso di lui e tutte le sue squadre, + ma, visitandol, diceva ciascuno: + --Ben sia venuto messer Liombruno!-- + + 29 + + I suoi parenti dicean tutti quanti: + --O Liombruno, dove sei tu stato?-- + E Liombruno a lor rispose avanti: + --In veritade io ho ben guadagnato + e sono stato con ricchi mercanti, + che m'han cosí vestito ed addobbato, + pel ben servire ched io ho fatto loro + m'han fatto cavalier a speron d'oro.-- + + 30 + + Ben nove mesi stette con presenti, + che li facevan ciascuno d'onore. + Li si provava amici con parenti; + in quelle giostre, pien di gran valore, + spesso facea di ricchi torniamenti. + E Liombrun di tutti avea l'onore. + Passati nove mesi, e' prese a dire + a' suo' parenti:--E' mi convien partire, + + 31 + + ché a quelli mercatanti io n'ho promesso + innanzi passi un anno di tornare.-- + Que' suoi parenti sí dissono:--Adesso, + o Liombruno, dove vuoi tu andare? + Sappi, il re di Granata sta qui appresso, + una sua figlia si vuol maritare; + e 'l torniamento ha giá fatto bandire + che chi la vince, seco de' venire.-- + + 32 + + E Liombruno questo dire udía, + li venne in cuor di provar sua ventura, + ed a l'anello subito chiedía + un bel destriero con buona armadura. + E ciò ch'ei domandò, tutto venía. + Liombruno d'armarsi allor procura; + da suoi parenti comiato pigliava, + e ciaschedun di loro lagrimava. + + 33 + + E Liombruno si prese comiato, + tanto cavalca che giunse in Granata, + lá dove torniamento era ordinato + e la gran giostra era cominciata. + E l'altro giorno se n'andò sul prato, + dove la gente era giá ragunata. + Ivi era un saracin tanto possente, + che della giostra quasi era vincente. + + 34 + + Quel saracin avea tanta fortezza, + che niun a lui si gli volea accostare + però ch'egli era prode e pien d'asprezza; + a suoi colpi nessun potea durare. + E Liombruno, pien di gentilezza, + a lui davanti s'andò a presentare. + E disse il saracin:--O a me ti rendi, + o, se tu vuoi giostrar, del campo prendi.-- + + 35 + + E Liombruno disse:--Volentieri!-- + Arditamente del campo pigliava. + E 'l saracin, che si tenea de' fieri + sul buon destrier allora s'affermava; + e rivoltossi il nobil cavalieri: + l'un verso l'altro forte speronava. + I cavalieri furon riscontrati: + or udirete i colpi smisurati! + + 36 + + Il saracino e messer Liombruno + si vennero a ferir arditamente; + due gravi colpi si dette ciascuno; + ma pur il saracin si fu perdente; + arme ch'avesse non gli valse un pruno + ché Liombruno, nobile e possente, + il ferro e l'asta nel cuor gli cacciòe, + giú del destriero morto lo gittòe. + + 37 + + Caduto in terra morto il saracino, + Liombruno nel campo si feria, + quanti ne giugne mette a capo chino + e ciaschedun gli donava la via, + e ben pareva un franco paladino. + Con alta voce ciaschedun dicía: + --Non combattete piú, franco signore, + del torniamento è giá vostro l'onore!-- + + 38 + + Il re si fe' venire il cavaliere + e sí gli disse:--Baron valoroso, + la mia figliuola sará tua mogliere, + e tu sarai mio genero e suo sposo.-- + E Liombruno disse:--Volentiere, + se ciò vi piace, alto re valoroso.-- + Ma, innanzi che quel re gliel'abbia a dare, + co' suoi baroni si vuol consigliare. + + 39 + + Il re i suoi baroni ha domandato, + disse:--Che ve ne par del cavaliere? + Voi 'l dovete saper--ebbe parlato-- + forse che in suo paese egli ha mogliere, + e non mi par di cosí gentil stato, + ched a noi si confaccia tal mestiere, + benché sia prode e pien di gagliardia, + a noi non par che convenente sia. + + 40 + + Ma, se per nostro senno si dee fare, + ordinarete che ciascun si vanti, + e dopo il vanto, senza dimorare, + ognun il suo ne provi a noi davanti.-- + E l'altro dí si fece ritornare + in su la sala i baron tutti quanti, + ed ordinò che ciascun si vantasse, + e poscia il vanto innanzi lui provasse. + + 41 + + Chi si vantava di bella mogliere, + chi si vantava di bella magione, + chi di caval corrente e buon destriere, + chi di gentil sparviero o di falcone, + chi di palazzi o di gran torri altiere, + chi si vantava di tal condizione; + e, quando ciaschedun si fu vantato, + messere Liombrun fu domandato. + + 42 + + Dissegli il re:--Perché non vi vantate?-- + E Liombruno sí gli respondia: + --Sacra corona, ora mi perdonate.-- + Ed ei rispose:--Perdonato sia.-- + E Liombruno disse, in veritade: + --Ed io mi vanto della donna mia; + piú bella donna non si può trovare, + ed infra venti giorni il vo' provare!-- + + 43 + + --Termine mi domandi venti die-- + rispose il re--ed io te ne vo' dar trenta.-- + Liombruno all'anello disse lie: + --Donna Aquilina presto m'appresenta!-- + E quella donna, perché a lei fallie, + non vuol venire, acciò ch'egli si penta. + E passò trenta giorni senza resta, + alli trentun dovea perder la testa. + + 44 + + A trentun dí la donna fu venuta, + e fuor della cittá si ritenía: + una donzella suo vestir aiuta, + mandolla al re e a la sua baronia. + E, quando il Re costei ebbe veduta, + ch'era piena di tanta leggiadria, + disse a Liombruno:--È questa tua mogliere?-- + Ei rispondea:--No, dolce messere.-- + + 45 + + Poi una cameriera gli arrivava + davanti al re e gli altri suoi baroni; + e, quando il re costei si riguardava, + che l'era tanto bella di fazzione, + inverso Liombruno egli parlava: + --È questa moglie tua, gentil campione?-- + Liombrun disse con dolce favelle: + --Signor mio no, ma ambedue son donzelle.-- + + 46 + + E madonna Aquilina fu arrivata + col suo bel viso, che rendea splendore: + davanti al re si fu appresentata, + poi di lí si partí senza tenore. + E, quando il re costei ebbe guardata + --Liombrun--disse,--nobile signore, + or mi perdona per tua cortesia! + --Perdonate a me voi!--Liombrun dicea. + + 47 + + E Liombrun da lui prese commiato, + e dietro la sua donna se ne gia. + Ella l'aspettò suso in un bel prato; + Liombrun perdonanza gli chiedia. + Ed ella disse:--Falso rinnegato, + della tua morte non m'incresceria!-- + Per altra via la donna se n'andava, + né arme né caval non gli lasciava. + + 48 + + Né arme né caval non gli lasciòe. + Liombruno in un bosco ne fu entrato: + tre malandrini dentro vi trovòe, + che ciaschedun pareva disperato. + Nel secondo cantare i' vel diròe, + ciò che al cavalier gli fu incontrato. + Di Liombruno è giá detto un cantare. + Darem principio l'altro, a cominciare. + + + + + CANTARE SECONDO + + + 1 + + Imperador de' regni sempiterni, + luce del mondo e bontade infinita, + che tutto il mondo mantieni e governi + ed incarnasti in la Madre gradita, + donami grazia, Dio, tal ch' i' discerni + la bella istoria con rima fiorita. + Al nome di Dio voglio cominciare + di Liombruno il secondo cantare. + + 2 + + Signori, io dissi giá nell'altra rima + come Liombrun del demonio scampòe; + di punto in punto vi contai da prima, + con grande onore al padre ritornòe; + e sí vi dissi, come il libro stima, + come madonna Aquilina il lasciòe, + e non gli lasciò arme né cavallo, + e come si scontrò in un gran fallo. + + 3 + + Tre malandrini avevano rubato + due mercatanti e morti a gran furore, + e' lor denari avevano in un prato + sopra una pietra, a partirli in quell'ore; + e ciascuno pareva disperato, + insieme si facevan gran rumore; + per darsi morte avean tratti i pugnali, + per un mantello ed un par di stivali. + + 4 + + Perché il mantello lo voleva l'uno, + l'altro gli usatti non potea accordare, + il terzo, disse, rimaneva al bruno; + e tutti se n'avevano a crucciare. + Intanto li passava Liombruno. + Quando lo vidder, tutti hanno a gridare, + e il piú antico di loro lo chiamòe, + e Liombruno prestamente andòe. + + 5 + + E sí gli disse:--Amico valoroso, + in queste cose ponci providenza. + Questo mantello è tanto grazioso; + di questi usatti sappi la credenza.-- + E Liombruno a lor ebbe risposto: + --Acciò che possa dar giusta sentenza, + la virtú del mantel voi mi direte + e degli usatti, poi che lo sapete.-- + + 6 + + Un di lor due, ch'era il piú saputo, + a Liombruno sí prese a parlare, + e sí gli disse:--Tu sei proveduto: + chi lo mantello adosso avrá a portare + da uom del mondo non sará veduto; + di questi usatti ti voglio contare: + e chi gli ha in piè, cammina come il vento, + perché son fatti per incantamento. + + 7 + + Liombrun disse:--Giá nol crederia, + se primamente non gli ho a provare.-- + Il piú antico sí gli rispondia: + --Or te gli metti, e sí comincia andare, + alquanti passi fa' per questa via.-- + Ei se gli messe senza dimorare. + Da poi che fu calzato Liombruno, + ei del mantello domandava ad uno. + + 8 + + --Sed egli è ver quel che voi detto avete, + un gran tesoro vale, in fede mia.-- + Ed il piú antico disse:--Or vel mettete, + voi vederete s'ella cosí sia.-- + Ed ei sel misse e disse:--Or mi vedete?-- + --Non ti vediamo--il malandrin dicía. + Prese di quei fiorini a suo piacere, + di niuna parte lo potean vedere. + + 9 + + E Liombruno non tardò niente, + el mantello e gli usatti n'ha portati. + Ciascun de' malandrin restò dolente: + sopra el piú antico si fûrno crucciati, + dicendo:--Gli è tuo amico o tuo parente, + che per tal modo via ne l'hai cacciato.-- + Il piú antico disse:--Nol conosco, + nol viddi mai, se non in questo bosco.-- + + 10 + + E non gli valse scusa ch'e' facía, + che pur al tutto non volson udire, + dicendo:--Pur tu l'hai mandato via, + per ritrovarlo poi al tuo desire!-- + Forte infiammato, ciascuno venía, + con le spade il cominciono a ferire, + in cotal modo che costui moríe + suso quel prato e sua vita finíe. + + 11 + + E, fatto questo, si furon voltati + suso la pietra, ov'erano i danari, + e, vedendo com'erano scemati, + tutti a due se n'ebbono a crucciare, + dicendo l'uno a l'altro:--Gli hai rubati!-- + e con le spade comincionsi a dare. + Li colpi furon valorosi e forti + ché in quel prato ambidue restaron morti. + + 12 + + E Liombruno udiva il gran rumore, + voltossi indietro e stavasi a vedere, + e vidde i crudi colpi di valore + che ciaschedun si dá di mal volere; + indietro ritornò, senza timore, + e prese quei fiorini a suo piacere, + ch'eran piú di tremila settecento, + poi camminava piú che non fa il vento. + + 13 + + E Liombruno tanto camminòe, + che presso a un'osteria ne fu arrivato + e dentro quella prestamente entròe; + tre mercatanti v'ebbe ritrovato, + e messer Liombrun gli salutòe. + Ed il saluto a quello han raddoppiato; + per lo saluto fece Liombruno, + in piedi fu levato ciascheduno. + + 14 + + Vedendo Liombruno i mercatanti + che ciaschedun gli facea grand'onore, + a lor parlava con dolci sembianti: + --Sedete giuso, o caro mio signore!-- + E Liombruno disse a l'oste:--Avanti, + reca del vino e togli del migliore, + a questi mercatanti date bere, + chè voglio star con lor di buon volere.-- + + 15 + + E, cosí stando, il vino fu recato. + Poiché ebbono bevuto lí davanti, + Liombruno allora si ebbe parlato, + ed a lor disse:--O degni mercatanti, + voi che cercate il mondo in ogni lato, + li regni e li paesi tutti quanti, + deh, ditemi la terra oltramarina, + ov'è signora madonna Aquilina!-- + + 16 + + Niun di lor non gliel seppe insegnare + e ciascun gli rispose assai cortese: + --Mai a mia vita l'udi' menzionare, + in veritade, mai cotal paese.-- + Disse il piú antico:--Tu potresti andare, + molt'anni e molti, piú che qualche mese, + non troveresti sí fatto argomento, + non tel potria insegnar se non il vento.-- + + 17 + + Liombrun disse:--V'è nissun che sapesse + come il vento io potesse ritrovare?-- + Ed il piú antico par che rispondesse: + --Se su quel monte tu potessi andare + ed aspettassi vento che traesse, + che da un romito vengono albergare + piú di sessanta venti di certano; + quando vi sono, ognun par corpo umano. + + 18 + + Ma dell'andar non ti metter in prova, + che non fu giamai uomo alcuno nato; + sol un romito, e questo si ritrova, + perché da' venti si vi vien portato, + ed ogni capo d'anno si rinnova, + siccome l'alto Dio ne gli ha ordinato; + e cosí viene portato dal vento, + siccome a Dio Signor è in piacimento. + + 19 + + Questa montagna è di sí grande altura, + cosí pendente da montar là suso, + ma, se nessun vi monta per sciagura, + mezzo miglia non va, che cade in giuso, + morto si trova giú, in quella pianura. + Però d'andarvi nessun mai fu uso. + Deh, non andar, se tu non vuoi morire!--Disse + Liombruno:--E' mi convien pur gire.-- + + 20 + + Ancor non era il sole tramontato, + e da costor Liombruno si partía. + Il mercatante sí gli ebbe insegnato + della montagna il cammino e la via, + e Liombruno l'ebbe ringraziato. + Di lí si parte, il mantel si mettía + e que' stivali pigliò a tal partito, + che innanzi sera giunse dal romito. + + 21 + + Per la virtú che avean quegli usatti, + allegramente Liombrun camminava, + alla montagna giunse a tali patti, + senza paura suso alto mirava. + Arrivato alla cella, batti, batti! + e quel romito si maravigliava, + e 'l segno della croce si facea, + lo sportell'apre e nessun si vedea. + + 22 + + E quel romito gran paura avía, + credendosi che fusse il diavol fello. + E Liombruno indietro si traía, + tosto di dosso si cavò il mantello, + chiamando Cristo con Santa Maria, + e si fece davanti allo sportello. + E quel romito forte si assicura, + chiamar sentendo la Vergine pura. + + 23 + + Ancor non era il sol bene al tramonto, + che Liombruno è al romito arrivato, + secondo che l'istoria ne fa conto. + Quel romito sí l'ebbe domandato, + e disse:--Amico, a che se' tu qua gionto? + Or da qual parte se' quassú montato? + Uomo non fu giamai che ci arrivasse + salvo se 'l vento non ce lo portasse.-- + + 24 + + E Liombruno sí gli respondía, + e disse a quel romito con desio: + --Mi ha portato la ventura mia, + e gli stivali che portato ho io, + sol per amore della donna mia, + la quale tien legato lo cuor mio. + Donna Aquilina si chiama palese, + che signoreggia questo stran paese.-- + + 25 + + E quel romito, ch'è da Dio ispirato, + a Liombruno sí prese a parlare: + --A la mia vita mai, a nessun lato, + cotal paese non odii nomare.-- + Disse Liombruno:--E' m'è stato insegnato + che quassú i venti vengono albergare. + Per lo mio amor, quando saran tornati, + per vostra cortesia, gli domandati. + + 26 + + --Or entra dentro--quel romito disse-- + infin ch'e' venti tornan uno ad uno, + e intenderò s'alcun ve ne venisse.-- + E nella cella entrava Liombruno + nel luogo del romito, e lí s'affisse, + perfin che i venti tornasse ciascuno. + E quel romito sí gli scongiurava, + e di monna Aquilina domandava. + + 27 + + In prima venne il vento di Ponente, + e dopo lui il gagliardo Garbino, + vento Levante poi subitamente, + e 'l vento Greco e 'l buon vento Marino, + vento Maestro venne similmente, + che face 'l mondo al suo furor tapino, + vent'Ostro, Borea e vento Tramontana, + molti venti del mare e della Tana. + + 28 + + E quel romito, ch'è da Dio ispirato, + tutti gli scongiurava arditamente + che quel paese gli fusse insegnato, + dalla parte di Cristo onnipotente. + Ciascun diceva:--Io non vi son mai stato.-- + Ed un di loro parlò immantinente, + disse:--Sirocco ancor ha da tornare, + forse ch'ei lo saprá tosto insegnare.-- + + 29 + + E, cosí stando, Sirocco è arrivato + e quel romito per virtú divina + di quel paese l'ebbe domandato + che signoreggia madonna Aquilina. + E Sirocco rispose:--Io vi son stato, + e tornare io vi voglio domattina.-- + E Liombruno sí gli prese a dire: + --Se ti piace, con teco vo' venire.-- + + 30 + + E 'l vento disse:--Vuoi venir con mene + a quel paese, ch'è cosí lontano? + Ed aspettare io non potre' giá tene, + amico; sicché tu ragioni invano!-- + Disse Liombruno:--Io vo molto bene + e seguirotti per monte e per piano; + se domattina tu mi vuoi chiamare, + quando vorrai 'l cammin incominciare. + + 31 + + Disse Sirocco:--Ed io ti chiameròe, + poiché con meco tu vuoi pur venire. + In niuno patto non ti aspetteròe, + questo ti dico e faccioti a sentire. + La strada col cammin ti mostreròe + e vederò se mi potrai seguire. + --Io son contento--Liombrun rispondía-- + purché mi mostri 'l cammino e la via.-- + + 32 + + E quel romito da cena gli dava + di quelle cose che per lui avía. + L'angiol del cielo sí lo visitava. + E Liombrun col romito partía, + ed a dormir poi subito n'andava: + gli usatti di piè trar non si volía, + per star in punto, se 'l vento 'l chiamasse, + e seguitarlo dov'egli ne andasse. + + 33 + + E, quando il giorno si venne a schiarare, + Sirocco Liombruno ebbe chiamato, + e disse:--Amico, vuo' tu camminare?-- + Ed ei rispose:--Io sono apparecchiato.-- + Uscí di fuora senza dimorare; + la strada ed il cammin gli ebbe mostrato, + dicendo:--Ve' quella montagna, lungi? + Lassú mi troverai, se tu mi aggiungi.-- + + 34 + + Poi si partiva Sirocco fuggendo, + e Liombruno da quel fraticello + prese commiato, e vassen via correndo + dietro del vento, e méssesi il mantello. + Sirocco indietro s'andava volgendo, + e Liombruno andava innanzi ad ello. + E cosí alla montagna egli arrivò + prima del vento, e qui lui aspettò. + + 35 + + --Or--disse il vento--che uomo sei tu, + che non ti posso veder né sentire + e quanto me cammini, ed ancor piú? + Io non credea che potessi venire. + Quella montagna, lungi, vedi tu? + Lassú con meco ti conviene gire + e sí ti mostrerò, amico bello, + di madonna Aquilina il suo castello.-- + + 36 + + Allor Sirocco innanzi si avviava, + Liombruno il mantello si mettía, + e innanzi al vento d'un gran pezzo entrava, + Sirocco pur indietro si volgía, + e spesse volte Liombrun chiamava; + e Liombruno innanzi rispondeva. + E cosí alla montagna fu arrivato + innanzi al vento, e 'l mantel s'ha cavato. + + 37 + + Cosí cavato che s'ebbe 'l mantello, + il vento giunse e tal parole disse: + --Io ti prometto, caro amico bello, + che sei 'l miglior corrier che mai sentisse! + Or leva suso e lá vedi il castello.-- + E poscia il vento da lui dipartisse, + e per un'altra strada se n'andava, + e Liombruno al castel camminava. + + 38 + + E Liombruno niente ha dimorato + per infin ch'al castel ebbe arrivare; + con allegrezza subito fu entrato + e nel palazzo entrò senza tardare. + E nella sala trovò apparecchiato, + che madonna Aquilina è a desinare. + Egli si affetta e mangiava al tagliero; + la donna non vedeva il cavaliero! + + 39 + + Una donzella di cortel tagliava, + l'altra donzella di coppa servía, + e Liombruno di buon cuor mangiava, + ciò gli bisogna, e nessun non vedía. + Ma quella dama si meravigliava + che quella robba, che innanzi venía, + la quarta parte non gli par mangiare + di quel che innanzi si facea recare! + + 40 + + E quella donna nobile e reale + subitamente si s'ebbe pensato, + infra 'l suo cuore disse:--Gli è segnale + che Liombruno si è mal arrivato: + o ch'egli è morto, o ver ch'egli ha gran male! + Tapina me, ch'io feci gran peccato! + Io non dovevo guardar al suo fallo, + che non gli lasciai arme né cavallo!-- + + 41 + + Per la virtú che aveva quel mantello, + le donne non vedevano l'ardito; + e Liombruno aveva ancor l'anello + ch'ella gli die', quando si fu partito. + Ed egli allor si ricordò di quello, + e Liombruno, quel signor gradito, + sopra il taglier se lo lasciò cascare. + La donna il vide, e presto ebbe a parlare: + + 42 + + --Questo è l'anello cosí grazioso, + ch'a Liombruno diedi quella volta + ch'egli da me partí tanto gioioso, + e verso la sua patria diede vòlta. + Sempre il mio cuor ne resterá doglioso, + e l'alma mia sará fra pene involta + fin che 'l mio cor non veggio e la mia vita!-- + E cadde in su la panca, tramortita. + + 43 + + Le donne la portorno suso a letto, + fregandole le mani e 'l chiar visaggio. + Ella rivenne e disse con affetto: + --Lassa! tapina me! come faraggio? + Di Liombruno, il mio sposo diletto, + in questa notte saper io vorraggio, + lá dove gli è andato ed in qual parte! + In questa notte lo saprò per arte.-- + + 44 + + Allor le donne di camera uscía, + come la donna gli aveva ordinato + presto Liombrun dentro se ne gía, + alla sua sposa egli si fu accostato; + e quella donna di dolor dormía; + presso di lei egli si fu appoggiato, + il chiaro viso e la bocca ha baciata + di quella donna, che si fu svegliata. + + 45 + + E Liombruno il mantel si mettía + e la sua donna nol vedea per niente. + Subitamente questa si dicía + infra 'l suo cuor:--Lassa, o me dolente! + che Liombruno fussi mi credía, + io bene l'ho sognato certamente. + Tapina me, ch'io non ho piú conforto! + Questo segno è che Liombruno è morto! + + 46 + + Cosí la donna, non vedendo niente, + un'altra volta si mise a dormire. + E Liombrun si fece similmente. + Piú che di prima la fece smarrire; + ma ella si voltò sí prestamente, + che del mantel non si puoté coprire, + che pur alquanto lo vidde per certo + prima che del mantel fusse coperto. + + 47 + + Ed Aquilina di dormir si finse. + Liombruno il mantello si ha cavato; + ella fu presta e con la mano il cinse, + 'nanzi che del mantel sia covertato, + sí fortemente allora ella lo strinse, + dicendo:--Liombrun, chi t'ha insegnato + lo incantamento adoperi per arte? + Chi t'insegnò venire in questa parte?-- + + 48 + + E Liombrun gli disse tutti i fatti, + de' malandrini che trovato avía + e del mantello ancora e degli usatti, + e di quel vento gli insegnò la via. + Infra lor due non bisognò altri patti; + le braccia al collo ciascun si ponía, + e poi intramendue si fêr la pace, + annullando ciascun ciò che dispiace. + + 49 + + E cosí stêrno insieme allegramente, + infin che visson, con perfetto amore. + I' priego Gesú Cristo onnipotente + e la sua Madre, piena di valore + che salvi e guardi tutta buona gente, + che si mantenga in pace e buon amore. + Al nostro fine Dio ci dia la gloria. + Al vostro onor, finita è questa storia! + + + + + IV + + ISTORIA DI TRE GIOVANI DISPERATI + E DI TRE FATE + + + + + CANTARE PRIMO + + + 1 + + Colui che da Giovanni ebbe il battesmo + in nel fiume Giordano, ignudo nato, + il qual principio fu del cristianesmo, + che dei nostri peccati ci ha lavato, + prestimi aiuto lui, ché io medesmo + so ch'io non sono a tal mestier usato; + pertanto presti grazia a mia memoria + ch'i' possa raccontar la bella istoria. + + 2 + + Dapoi che siete venuti a ascoltare, + io vi vo' dire una bella novella; + istate tutti attenti al mio parlare, + ché so ch'a tutti la vi parrá bella. + In ogni luogo sí vorre' cercare, + pel mondo tutto, per cittá e castella: + "perché gli è dato ad ogni creatura, + come gli è nato, a ciascun sua ventura"; + + 3 + + ma vuolsi se non è nella sua terra + cercarne un'altra, tanto che la trovi, + e non temer fatica, affanno o guerra. + Rado s'ha il ben, se prima il mal non provi, + e vuolsi passar monti ed ogni terra, + ché, se se' pigro e sempre un luogo covi, + tu non la troverai, questo ti provo, + se tu stai saldo e mai esci dal covo. + + 4 + + Perché talvolta si truova in un prato, + e' si vuol sempre ogni cosa cercare. + E' furon tre che ciascun disperato + erano, e non sapean come si fare, + tanto ch'ognun di lor si fu accordato, + ciascuno insieme cominciò a parlare: + --Dove vai tu?--E tu che vai cercando?-- + --E' tel dirò, stu mi verrai 'scoltando. + + 5 + + I' ho cercato di molto cammino, + e son disposto tanto camminare, + e tanto andrò portando il capo chino, + ch'i' porrò fine a tanto sospirare.-- + Rispose l'altro:--Ed io son sí meschino, + sí, mi dovessi un dí gettar nel mare, + ch'io son disposto con pene o con danni + veder s'i' posso uscir di tanti affanni. + + 6 + + --Veggio ch'ognun di noi è disperato; + se ci vogliamo insieme accompagnare, + arèn pel mondo poi tanto cercato, + qualche ventura ci potrebbe aitare.-- + E fussi insieme ciascuno accordato; + cosí presono insieme a camminare + e stettono una sera all'osteria, + e la mattina poi ritornò via. + + 7 + + Eran tutti vestiti alla leggiera; + ma, perché n'era lontano il cammino, + tolsen del pan dall'oste quella sera, + e ciascheduno aveva un fiaschettino, + e perché l'oste disse che lungi era, + ciascun la sera se l'empiè di vino. + E camminorno insino al sol passato, + tal che la sera alloggiorno in un prato. + + 8 + + Diceva l'uno:--E' sará me' cenare, + e poi cenato porrènci a dormire.-- + Mentre che stanno cosí a ragionare, + ecco tre belle giovane apparire, + tal che fanno costor maravigliare; + e, giunte quivi, cominciorno a dire: + --Voi siate tutti quanti e' ben trovati, + da poi che siete nel prato alloggiati.-- + + 9 + + Disse un di lor:--Le ben venute siate! + Dove n'andate adesso, ch'è giá notte? + Se volete, con noi quivi posate, + e non andate errando per le grotte; + da poi che noi tre siamo e voi tre siate, + ognun ne torrá una questa notte, + e ciascuna di voi piacer arete; + dove vi piace, domattina andrete.-- + + 10 + + Una rispose:--Non ne fare istima, + ch'a nessun modo non mi toccherai, + se giá per donna non mi pigli prima; + per altro modo me tu non arai; + ma, se mi vuoi sposar, odi mia rima: + farò tal cosa che tu riderai, + e darotti per dota tanto avere + ch'alla tua vita tu potrai godere. + + 11 + + --Sappi--rispose alla donna colui-- + ch'i' non son ora per donna pigliare, + se giá non fosse, come dite voi, + che quella, a chi m'avesse a maritare, + mi desse tanto aver, ch'avesse poi + per la mia vita sempre a trionfare. + A questo modo forse lo farei; + per altro modo mai non ne torrei!-- + + 12 + + Disse la donna:--Sappi domandare + e chiedi quel che vuoi, ché l'averai.-- + Colui rispose:--Se tu mi puoi dare + questo che chieggo, tu sempre m'arai: + una borsa che sia di tal affare, + che fusse piena di denari assai, + e s'io aprissi quella borsa ogn'ora + cento ducati ne balzasser fuora. + + 13 + + --Ecco la borsa la qual tu mi chiedi.-- + Disse colui:--I' vo veder la prova. + --Guarda qui ben, se cosa alcuna vedi.-- + Colei la borsa dalla bocca snoda + e fe' balzar cento ducati a' piedi. + Colui, che di tal cosa ben gli proda, + tolse costei, ch'aveva il viso bello, + come sua donna e dettegli l'anello. + + 14 + + Disse quell'altra al secondo di loro: + --E tu che cosa pensi nel tuo cuore? + Disse colui:--Non chieggio argento od oro, + ma sí un tappeto di fino colore, + che mi portasse senza far dimoro, + senza esser visto, in ogni concistore.-- + Detto tappeto la donna lo trova, + e poi gli disse:--Faranne la prova.-- + + 15 + + Colui sel mise addosso ed ha parlato + con quel tappeto ravvolto alle rene, + e fecesi portare in capo al prato, + e prestamente indrieto se ne viene; + ed ha la donna subito sposato, + ché gli pare la cosa andasse bene. + E poi quell'altra disse senza lagno: + --C'hai tu pensato? Dimmelo, compagno! + + 16 + + --Se tu sapessi quello c'ho pensato + e potessimel dare, o viso adorno, + i' t'arei come gli altri anch'io sposato + e servireiti sempre senza scorno. + --Abbi pur quel che tu m'hai domandato!-- + E colui disse che voleva un corno, + ched ogni volta che l'abbi sonato + sian dieci squadre quivi, ognun armato. + + 17 + + --Perché, quando io volessi assai denari, + io metterei l'assedio ad una terra, + che per paura, senza alcun divari, + mi dien l'argento per levar la guerra, + che contra me non arén poi ripari, + tanta metterei gente in quella terra.-- + Disse la donna, che con lui ragiona: + --Ecco lo corno. Fa' la prova e suona.-- + + 18 + + E' si pigliò quel corno e l'ha sonato: + ecco la gente d'arme comparire; + son dieci squadre, ciaschedun armato, + dimostran d'aver forza e grand'ardire. + Un'altra volta e' l'ebbe risonato; + eccotene altrettanti li venire. + Dieci volte il sonò di valimento, + tanto che venner delle squadre cento. + + 19 + + Fecer la prova e furon consolati, + e ciaschedun quel ch'avien chiesto l'ebbe, + e tutt'e tre si furon maritati + a quelle tre, che a nissun non l'increbbe. + E tutt'e tre si fûrno addormentati + infin che l'altro giorno arriverebbe; + ma la mattina, quando si destorno, + ignuna delle donne e' non trovorno. + + 20 + + E disse:--Ove son io stanotte stato?-- + e viene il sogno suo imaginando; + e diceva a' compagni:--I' ho sognato + un sogno ch'io verrò poi ragionando: + e' mi pareva moglie aver pigliato, + e stavomi con essa sollazzando. + Arebbela nessun di voi veduta, + che non so giá quel che se ne sie suta?-- + + 21 + + L'altro rispose:--A me parve iersera, + quando eravamo a cenare nel prato, + venner tre donne con bella maniera + e dolcemente ci ebbon salutato.-- + Quell'altro lor compagno si dispera, + e non sa come il fatto sia passato, + dicendo:--Una ne presi per mia sposa: + or non so come vada questa cosa.-- + + 22 + + Quell'altro disse:--Anch'io ne presi una + e donommi un tappeto molto bello + e, perché fusse ben di notte bruna, + mi portava, dov'io voleva, quello.-- + E 'l primo disse che di seta bruna + la sua una borsa gli donò per ello, + che, come quella borsa ella s'apriva, + cento ducati fuor di quella usciva. + + 23 + + Il minor disse:--A me donò la mia + un corno lavorato gentilmente, + ch'a sonarlo, ogni volta quel facía + ben dieci squadre di pulita gente.-- + Guardando intorno, ciaschedun vedía + quelle cose ciascuna di presente; + viden la borsa e quel tappeto adorno, + e similmente il lavorato corno. + + 24 + + --Questo sarà un sogno da dovero? + --Facciàn la prova?--E poi qual cosa fia?-- + Fecion la prova e viddon ch'era vero; + e inverso Roma pigliaron la via. + Quel della borsa pagava l'ostiero, + quando avevan mangiato all'osteria. + Stettono a Roma circa quattro mesi, + poi terminoron di mutar paesi. + + 25 + + Partissi prima quel ch'avea la borsa, + e prese il suo cammin verso la Spagna, + e molto bene all'oste il becco intorsa, + e facea scotti, che non ne sparagna; + ed avea giá di molta via trascorsa, + e molto spende perc'ha chi guadagna, + ed are' fatto di denar duo sacchi, + giocar sapendo a' tavolier e a scacchi. + + 26 + + Giocava a tavole e era buon maestro, + tal che venne agli orecchi alla regina; + e fu mandato per lui molto presto + che venga in corte; e lui tosto cammina + avanti alla regina molto destro; + con riverenza la saluta e inchina + e diceva:--Madama, in cortesia, + che mi comanda Vostra Signoria? + + 27 + + --Detto m'è stato di tua gentilezza, + e come a scacchi giuochi cosí bene, + ed a tavole--disse--con destrezza + ne sanno giocar pochi come tene. + I' ho di giocar teco gran vaghezza + poi che cosí gentil maestro sene.-- + Ed ei rispose che gli era contento + di far ciò che gli fosse in piacimento. + + 28 + + E cominciorno il giuoco al tavolieri, + e piaceva alla donna il suo giocare, + ed anche lui la vedea volentieri, + tal che se n'ebbe mezzo a innamorare. + Lassôr le tole e preson lo schacchieri, + e lei, ch'era maestra di giocare + all'uno e all'altro giuoco gli ha tirati, + se non son piú, cinquecento ducati. + + 29 + + Finito il giuoco, quel giorno presente, + diss'ella:--Poi ch'abbiam tanto giocato, + i' vo' che mi prometta veramente + che con meco stasera abbi cenato.-- + E lui, che giá sentía le fiamme ardente, + ebbe l'invito suo tosto accettato; + e disse:--Poi che vi faccia piacere, + io son contento far vostro volere.-- + + 30 + + Cenato c'hanno, senza uscir da mensa, + sul tavolieri incominciorno il giuoco, + perché colei nell'animo suo pensa + come potesse far ardere il fuoco; + e talvolta sospira, e poi ripensa + com'ella possa fare a poco a poco; + e la sua fantasia avea trascorsa + com'ella possa tôrgli quella borsa. + + 31 + + E finge, e dice:--O traditor d'amore!-- + E con queste parole poi sospira. + Costui, ch'aveva giá ferito il cuore, + alle parole sue pose la mira: + --Costei non ha marito né signore,-- + tanto che questo alle sue voglie tira; + e diceva a costui nel sospirare + che gli voleva in secreto parlare. + + 32 + + Tanto che disse:--Poi ch'amor m'ha giunto + e forzami a seguir tutte tue voglie, + io son regina, com'io t'ho riconto; + se ti piacessi di tôrmi per moglie, + di te come di me sia fatto conto. + Cosí fortuna adempie le sue voglie. + Ma non fare' cotal cosa altrimente, + se non mi fai della borsa un presente. + + 33 + + E vo' che, come sai, anche a me insegni. + Veggo che fai de' fiorini a tua posta; + e di tal cosa non vo' che ti sdegni; + non so come tal cosa sia composta.-- + Costui gli disse:--Guarda questi segni, + che, se pigli la borsa senza sosta + e che la scuota per li pellicini, + n'uscirá sempre fuor cento fiorini. + + 34 + + --Questo è per certo una mirabil cosa! + I' ti farò signor di questo regno, + e sarò, com'io dissi, poi tua sposa, + se di tal grazia fai l'animo degno!-- + Costui, che 'l cuor in corpo non gli posa + e vede riuscir il suo disegno, + gli disse:--Io son contento: io te la dono, + se farai prima quel ch'io ti ragiono. + + 35 + + --Ista' cosí un poco e lá verrai, + ed io m'avvierò, ma vien' lá solo. + Quivi soletta tu mi troverai.-- + E cosí seppe ben tirar l'aiuolo, + diègli la borsa, e non credette mai + esser piantato cosí a piuolo. + Costei n'andò ed in zambra si misse. + Prima avea detto che Biagio venisse, + + 36 + + ed avvisato i servi di tal fatto: + --State qui fermi, che non vi partiate; + se Biagio d'entrar qui fa alcun atto, + fate che dentro entrar non lo lasciate + e fategli, oltre a questo, miglior patto: + dategli a conto dieci bastonate. + Dite che non sappiate chi si sia + e, scossogli il mantel, cacciatel via!-- + + 37 + + Ecco che Biagio s'accostava a l'uscio, + onde un gli disse:--Che vai tu cercando? + Biagio, ch'aveva il cervello nel guscio, + disse a colui:--Io ti farò dar bando! + Benché tu porti il piede nel camoscio, + ascolta quel che ti vo ragionando: + io non istimo nulla il tuo parlare, + e voglio alla regina dentro entrare.-- + + 38 + + Eccoti giunti quattro mascalzoni + e cominciôrgli a scardassar la lana. + Trovossi in mezzo di quattro bastoni, + ch'ogni volta cascava in terra piana; + ed ebbe frutti di molte ragioni, + che rimbombava come buca e tana. + E fêrno uscire il mostro fuor del guscio, + ed a quel suon si trovò fuor dell'uscio. + + 39 + + Non sa costui che fare, il meschinello; + ma dipartissi, solitario e cheto, + tornando inverso Roma, il poverello; + e ritrovò i compagni, ciascun lieto; + e disse ad un di lor:--O car fratello, + bisogna che mi presti il tuo tappeto, + perch'una donna m'ha gabbato a forza + e con inganni m'ha tolta la borza. + + 40 + + --Il mio tappeto non ti vo' prestare, + che ho paura che lo perderesti. + --Io voglio nella zambra sua entrare, + sí che bisogna che tu me lo presti; + io voglio la mia borsa ripigliare.-- + Tanto che pur sono d'accordo questi; + e misseselo addosso e tirò via + ed al palazzo di costei giugnía. + + 41 + + Giunto che fu di costei al palagio, + subito in zambra entrò per la finestra, + e vide la regina star ad agio; + ma ella se ne accorse molto destra. + però che giá invisibil non va Biagio. + Lei, che di simulare era maestra, + e disse:--Molto m'hai fatta stupire, + perché tardato hai tanto il tuo venire. + + 42 + + Io non so la cagion del tuo tardare. + Hammi tu forse al tutto rifiutata? + --Adesso, che m'hai fatto bastonare, + tu vuoi mostrare di non esser stata? + --Biagio, tu mi fai ben maravigliare + di questa cosa che tu m'hai parlata.-- + E lui sí li contava la cagione, + e lei fingeva d'averne passione. + + 43 + + --Vo' che mi cavi un dubbio della testa, + ch'i' son del caso impallidita e smorta: + perché io ti vidi entrar per la finestra? + perché non sei venuto per la porta? + --Sí ho questo tappeto in mia podésta, + mi porta dove voglio senza scorta. + --Cotesto mai non crederei giá io, + se non provassi cotal cosa anch'io, + + 44 + + ché questa pare pur cosa incredibile; + io mi stupisco e non lo posso credere!-- + Rispose Biagio:--Io so che gli è possibile-- + e che provasse cominciò a credere. + --Dimmi--diss'ella--se si va invisibile + con quest'addosso, se mel vuoi concedere. + --Invisibile vassi--disse Biagio:-- + tu lo puoi qui provar per lo palagio. + + 45 + + Tu gli puoi comandar quel che tu vuoi, + che in ogni lato ti fará la scorta. + Non puoi esser veduta, stu non vuoi, + e contra lui non val finestra o porta.-- + Costei sel mise addosso, e disse poi: + --Vedimi tu? Son io diritta o torta?-- + Biagio rispose:--Io non veggio niente.-- + E lei trovava l'uscio prestamente. + + 46 + + Biagio restossi in camera soletto. + Costei si fece a' suoi servi vedere, + e contò lor del tappeto l'effetto, + e poi diceva alle sue cameriere + ch'andassen due di loro a fare il letto, + s'alcun vi trovan ritto od a sedere: + --Fate che presto leviate il rumore, + e i servi correran lá con furore.-- + + 47 + + E come giunti son, ebbon veduto + costui che sta la regina a aspettare, + e, senza dargli le donne saluto, + incominciorno subito a gridare. + E' servi, come questo hanno sentuto, + addosso a Biagio s'ebbono a cacciare, + e diceva ciascun:--Se ben ti squadro, + tu debbi esser per certo qualche ladro!-- + + 48 + + E cominciorno a scuotergli il mantello. + Biagio diceva:--Io non son rubatore! + Costor pur gli imbottíano il giubberello, + tal che di zambra si fuggiva fuore, + e fuggí per paura, il meschinello, + che per istizza gli crepava il core; + e disse:--Lasso! che debbo piú fare?-- + E prese verso Roma a camminare, + + 49 + + tanto che giunse a' suoi compagni un giorno; + e disse, malcontento e corrucciato, + com'avea ricevuto grande scorno, + come il tappeto gli è stato rubato. + --Prestami--disse a quell'altro--il tuo corno, + e voglio esser in Spagna ritornato, + e voglio a quella mover tanta guerra, + piglierò lei e abbrucierò la terra!-- + + 50 + + Disse il compagno:--Non ne ragionare, + perché so certo che lo perderesti, + e mai non si potrebbe racquistare. + Faresti a me come all'altro facesti.-- + Biagio lo seppe tanto predicare + ch'al tutto bisognò che glielo presti; + ed halli dato il corno in sua balía. + Biagio lo prese e poi tirava via. + + 51 + + E come giunse nel pian, s'accamporno + presso alla terra dove egli ha pensato; + e cominciava a sonar questo corno, + ed ha di molta gente ragunato. + Intanto le novelle via n'andorno + alla regina, come il fatto è andato, + e con questo facea gran minacciare, + tanto che alfin gli dava che pensare. + + 52 + + Costei mandava spioni per intendere + chi sia costui; e, quando l'ha saputo, + diceva:--Il placherò senza contendere, + s'io ho tant'agio ch'io gli abbi parlato.-- + E fe' pensier fin giú nel prato scendere, + ed aveva ogni cosa pur pensato. + Montò a cavallo con sua compagnia + e 'nverso il campo pigliava la via. + + 53 + + E, giunta al campo, ne va al padiglione, + e domandava chi era il signore; + e scese prestamente da l'arcione, + e fece a questo singolare onore. + E disse:--Io vorrei intender la cagione + perché sei mosso in cosí gran furore.-- + Biagio gli disse:--Tu l'intenderai, + ed ogni frode adesso pagherai! + + 54 + + --Se mai t'è stato fatto alcun oltraggio, + io non lo so, che non ci ho colpa niuna + e n'è stato cagion mio baronaggio, + se ti fu fatta villania nessuna. + Ma so che sei sí savio e tanto saggio, + ed hai da ringraziar ben la fortuna, + che t'ha donato tanta forza e ingegno, + che t'ha fatto signor di questo regno. + + 55 + + E dotti la mia fé che 'l tuo venire + io l'ho sí caro, che contar nol posso, + e molto mi fu duolo il tuo partire, + ch'ancor pensarlo trema tutto il dosso. + Disposta son di sempre te ubbidire + in ogni caso ched io so e ch'io posso. + S'io t'ho per il passato nulla offeso, + me ne sa male, ed honne al cor gran peso! + + 56 + + Liberamente ti vo' dar la terra + e ciò, ch'io ho, in balía t'offro e dono, + purché si ponga fine a tanta guerra. + E nella mente stupita mi sono, + ché certo nel mio regno, in ogni terra, + e tutti i gran signori che ci sono, + e' non han tanta forza veramente + che faccin la metá di questa gente. + + 57 + + Tu mi trarresti di gran fantasia, + raccontarmi tal cosa veramente, + se fai per arte di negromanzia, + ched e' ti venga drieto tanta gente.-- + Rispose Biagio:--La possanza mia + non te la voglio raccontar per niente, + acciò che non m'inganni, come fai; + ma d'ogni cosa te ne pentirai. + + 58 + + --Adunque sarai tu cotanto strano, + che tu mi voglia far tal villania? + Da poi che inver' di me sei sí villano, + io son condotta in tutta tua balía, + prendi questo coltel nella tua mano, + dammi nel petto e passa l'alma mia, + e dirassi di te che sei crudele + dapo' ch'uccidi chi t'è sí fedele!-- + + 59 + + Udito ch'ebbe di lei le parole, + sagline male, e volse il suo pensiero, + e nell'animo suo seco si duole; + e diceva fra sé:--Egli è pur vero + ched una donna possa quel che vuole + e faccia altrui parer bianco per nero!-- + Ed è sí rimutato nella mente, + e sí diceva alla donna in presente: + + 60 + + --Io ti dono la vita e la tua terra; + rendimi la mia borsa e 'l mio tappeto + ed io ti leverò cotanta guerra + e poi ti conterò questo secreto.-- + Costei che gli lo dica pur lo serra; + ma Biagio alle parole stava cheto. + Lei disse:--Fammi questo manifesto, + e donarotti assai, oltra di questo.-- + + 61 + + E disse:--Se tu m'ami, o sire adorno, + trammi del capo, deh, questa oppinione!-- + Biagio gli disse:--Vedi questo corno? + Vo' che tu sappi questa condizione: + ogni volta che 'l suono, notte o giorno, + vien dieci squadre armate a tua intenzione.-- + Disse la donna:--È cotesto possibile? + --Sí--disse Biagio--lo vedrai visibile.-- + + 62 + + Disse la donna:--Fammi di ciò sazia: + io mi voglio recar quivi da parte; + e se mi dái, barone, tanta grazia, + io ti darò del mio reame parte.-- + Seppe costei sí ben far con sua audacia, + come colei che di ciò sapea l'arte, + Biagio gli ha il corno nelle sue man dato; + costei con gran vaghezza l'ha accettato. + + 63 + + Montò sul suo cavallo per ragione + e, come s'ebbe alquanto a discostare, + conobbe come quella è fatagione; + comincia el suo cavallo speronare. + --Mio danno!--disse Biagio--Io n'ho cagione, + ch'i' m'ho lassato di nuovo gabbare!-- + Come non ebbe il corno in sua balía, + tutta la gente fu sparita via. + + 64 + + Costei se ne tornava inverso casa + e lasciò Biagio, che s'ha a disperare, + e diceva di lui:--Bestia di vasa! + Cosí intervien, chi non si sa guidare!-- + Vide che gente non gli era rimasa, + e diceva tra sé:--Lasciamlo andare!-- + Lassollo andare, il povero meschino; + ché cosí n'ha voluto il suo destino. + + + + + CANTARE SECONDO + + + 1 + + Biagio diceva:--Che debbo piú fare? + lasso me, che fatt'ho tristi guadagni! + In che modo poss'io piú ritornare + a rivedere i lassati compagni?-- + E si voleva al tutto disperare; + nulla gli val, invan par che si lagni; + e dicea come fa chi mal si guida: + --Cosí ne avvien a chi troppo si fida.-- + + 2 + + Biagio si trova in maggior laberinto + che fusse mai e non ne puote uscire, + perché la fede sua sí l'ha sospinto + a questi casi che gli hanno avvenire, + e si ritrova come un corpo estinto, + e piú non sa dove si debba gire. + E, trovandosi in tanto duro assedio, + e' sempre prega il ciel trovar rimedio. + + 3 + + Ma quella fata, che die' loro il corno, + non lo vòlse però abbandonare, + e fece che trovasse in quel contorno + un piè di fico, che possa mangiare, + e fece che quei fichi in tal soggiorno + avean tal virtú ch'i' vo' contare: + si facean certi fichi a cotal guisa, + che tutti ne farete grasse risa. + + 4 + + Ogni volta che Biagio ne mangiava, + e gli venía come a l'asin la coda; + per ogni fico che lui masticava, + un palmo gli crescea la detta coda. + Egli aveva gran fame e pur mangiava, + tanto ch'attorno molto se n'annoda, + e diceva:--Io non so piú che mi fare; + i' ho gran fame e non vo' piú mangiare.-- + + 5 + + Ed ha lassato quel fico, e cammina + e la coda gli dava ben sei volte. + Egli era di gennaio in su la china, + ch'eran riposte tutte le ricolte; + come egli ebbe passato una collina, + gli venne le sue luci intorno vòlte + e vide un altro fico in quella costa + carco di fichi, ed a quel piè s'accosta. + + 6 + + Egli eran belli e fuor d'ogni misura. + A Biagio alla memoria gli ritorna + dell'altro fico e della sua sciagura, + fermossi alquanto ed un poco soggiorna. + Poi disse:--Io vo' mangiare alla ventura, + se mi dovesse ben nascer le corna!--Un + di quei fichi in bocca si mettía, + tal che un palmo di coda gli andò via. + + 7 + + Biagio si cominciava a rallegrare: + --E' sará forse la ventura mia:-- + E cominciò di quei fichi a mangiare, + tal che tutta la coda gli andò via. + Biagio fra sé cominciava a pensare, + e fra sé stesso pensando dicía; + diceva:--Io son disposto di vedere + s'io posso le mie cose riavere.-- + + 8 + + Tanto che trovò questo un canestrello, + ed andava a quel fico che fu il primo; + otto ne colse e sí li messe in quello. + Disse:--Sí mi riesce com'io stimo!-- + E tolsen otto da quel ficarello, + perché di que' faceva grande stimo. + Andonne alla cittá, una mattina, + sol per vender quei fichi alla regina, + + 9 + + e posesi a seder sotto il palagio. + Erasi de' suoi panni travestito; + egli era freddo e stava con disagio. + Ed uno alla regina ne fu ito, + la quale stava a iscaldarsi con agio; + disse:--Madonna, giú, nel vostro sito, + sotto la loggia io ho veduta cosa, + che a vederla mi par maravigliosa! + + 10 + + Un villano c'ha un bel panier di fichi, + che di settembre non sarian sí belli: + e' vuol quattro ducati d'otto fichi.-- + --Va' via!--disse colei--va' via per elli, + e che lui me gli dia fa' che gli dichi, + e prestamente porterammi quelli.-- + Colui n'andò per essi, e sí gli porta + quattro ducati; e lui trovò la porta. + + 11 + + L'ora ne venne poi del desinare; + aveva la regina due donzelle, + che le faceva seco a mensa stare, + e tutte due eran pulite e belle. + Quando si furon poi poste a mangiare, + fu l'acqua alle man data a tutte quelle; + e, postasi a seder, senza ch'il dichi, + fe' la regina portarsi que' fichi. + + 12 + + Tolse que' fichi, e sí n'ha dati dua + ad una di color ch'eran con seco, + e disse:--Mangia questi, che son tua, + e dua ne do a quest'altra ch'è teco.-- + Quegli altri quattro volle che sien sua. + --E' per gran dono--disser--me lo reco.-- + Tal che per gran vaghezza gli mangiorno, + e che sien vaga cosa ragionorno. + + 13 + + Ell'avien quasi mezzo desinato, + e ancor tra lor questi fichi si loda; + una delle donzelle avea parlato + e tal parlare alla regina isnoda, + e disse:--Un tristo caso mi è incontrato! + Oh trista a me! Che mi è nato la coda!-- + Cosí disse quell'altra:--Anche a me pare.-- + Tanto ch'elle restâr di desinare. + + 14 + + E la regina in zambra se n'andò, + e chiama poi con seco le donzelle. + Alzonsi i panni, e la coda guardò, + e tutt'e tre l'avean, le meschinelle, + quelle n'avean due palmi, misurò, + e la regina n'ebbe quattro anch'elle; + e, ragguagliando che dua e dua fa quattro, + le non sapean comprender questo fatto, + + 15 + + E venne quella cosa immaginando, + siccome aveva lor dato due fichi, + se ne venivan due palmi trovando, + e lei, che n'ebbe quattro, si replichi; + e tanto sopra questo vien pensando, + che infine disse:--E' sono stati i fichi.-- + E fe' per molti medici mandare + che di tal mal la venghin medicare. + + 16 + + E fur di molti medici trovati, + ed a ciascun gran cosa gli pareva; + e infine tutti s'erano accordati: + rimedio a questa cosa non s'aveva; + tanto che molti n'è mal capitati, + perché cosí la regina volea; + e comandò che cosí si facesse, + perché tal cosa non si risapesse. + + 17 + + Nientedimeno tal cosa si sa. + Biagio, che nella terra è ritornato, + ad un medico a casa se ne va + e a questo modo a lui n'ebbe parlato: + --Maestro, Dio ti doni sanitá!-- + Disse il maestro:--Denar ci abbi dato!-- + Biagio gli disse:--Danari anco arai, + sed a mio modo, maestro, tu farai.-- + + 18 + + Biagio era stato piú volte in Turchia + e sapeva il linguaggio molto bene. + Disse al maestro:--La disgrazia mia + m'ha fatto sopportare affanni e pene: + io vengo dalle parti di Rossía; + Fortuna mi rivolse le sue rene. + Tutta la robba mia rimase in mare + ed ho avuto fatica di campare. + + 19 + + L'arte mia era della medicina, + e son venuto a caso in questa terra; + e' parmi intender come la regina + cattiva infermitá suo corpo serra. + Se mi presti una vesta purpurina + con un cavallo usato nella guerra + e due famigli, molto car l'arei + e del guadagno mio te ne darei. + + 20 + + Ma piglia duo famigli forestieri, + e tu te n'anderai alla signora, + e dirai alla regina come ieri + io capitai qui, circa ventun'ora, + e di trovarmi a Roma avea pensieri, + e come, sendo tu all'uscio di fuora, + ti salutai e che, parlando meco, + volesti che la sera stessi teco. + + 21 + + E, perché ero maestro di tua arte, + tu m'alloggiasti e che poi, ragionando + "del medicar n'ho avuto buona parte", + ogni cosa venisti domandando, + ogni cosa ti dissi, a parte a parte, + com'ogni infermitá vengo sanando. + Se queste cose, ch'io dico, farai, + cinquecento ducati da me avrai.-- + + 22 + + Come il medico intese del denaio, + trovolli un bel cavallo e dua garzoni, + una vesta con fodera di vaio. + Lasciollo in casa, senza piú sermoni; + andonne alla regina col cuor gaio + e, ragionando di lor salvazioni, + come egli ha in casa un medico saputo, + che per andare a Roma era venuto, + + 23 + + che va l'imperadore a medicare; + ad ogni malattia egli ha rimedio. + --Incominciai di voi a ragionare, + ché, per non tenerti troppo a tedio, + cotal infermitá sa ben sanare, + e leveratti infin da questo assedio.-- + Disse colei:--S'egli è quel che tu spandi, + subitamente fa' per lui si mandi.-- + + 24 + + Venne maestro Biagio prestamente, + e diede alla regina un bel saluto: + --Colui che fe' la luna e 'l dí lucente + ti salvi e guardi e sia sempre in aiuto!-- + E la regina a lui similemente + disse:--Maestro, siate il benvenuto! + Se per guarirmi venuto sarete, + da me denar, quanti volete, arete.-- + + 25 + + Disse maestro Biagio:--Alla buon'ora! + io credo in ogni modo voi guarire.-- + E cominciò la sua disgrazia allora + a raccontare e donde egli ha a venire, + e come fu del suo paese fuora, + e quel che in mare gli ebbe a intervenire + che perse ciò ch'aveva dentro in mare, + --come il maestro giá v'ebbe a raccontare. + + 26 + + --Orsú, poi che tu sei sí buon maestro, + come m'ha detto dianzi qui costui...-- + E lui col suo parlar rispose destro: + --Sempre mai, in ogni lato dov'i' fui, + ho voluto veder senza sinestro + e la mattina; cosí dico a vui. + Ma mi bisogna, a volervi sanare, + veder con l'occhio e con la man toccare.-- + + 27 + + Fu data in cura a Biagio ogni donzella. + e 'n camera n'andò, dov'eran quelle. + A Biagio gli parea ciascuna bella, + che rilucevan come fan le stelle. + Biagio a ciascuna di quelle favella: + --Cavatevi ciascuna le gonnelle, + ché mi bisogna, per la fede mia, + vedere a tutte vostra malattia.-- + + 28 + + Tal che le fece tutta dua spogliare, + e vide tutto e toccò con la mano, + tanto che lo facevan sospirare + e feciongli arricciar tutta la lana; + ed aveva ciascuna a confortare: + --La vostra malattia fie tosto sana, + e prestamente senza alcun divaro.-- + Fa vista di pigliare un lattovaro. + + 29 + + E tolse un di quei fichi prestamente, + lo mise in bocca ad una di coloro; + e poi a l'altra fece similmente, + e destramente nettò com'un oro: + ne dette dua per una lí presente; + e, stando un poco, ciascuna di loro + cominciarono a dir:--Maestro tale, + noi siam guarite d'ogni nostro male!-- + + 30 + + Andò la nuova tosto alla regina + come è guarita ciascuna donzella, + e prestamente alla zambra cammina, + e trovò come è vera la novella; + e disse a Biagio:--La tua medicina + rider faratti ben la tua scarsella.-- + Rispose Biagio:--I' vo' mezzi e' danari, + ché cosí fanno sempre e' nostri pari.-- + + 31 + + E félli dare seicento ducati: + --E 'l resto arai, come m'arai guarita, + e tutti ti saranno annoverati + innanzi che da me facci partita. + --Per questo giorno ci sarem posati; + domani arém la cosa me' chiarita, + sí che per ora datemi licenza, + e domani farem l'altra esperienza.-- + + 32 + + Quattrocento ducati dette al medico + che gli prestò la veste col cavallo; + costui gli prese, che non ha il parletico. + Biagio gli disse:--Ascolta, senza fallo; + perch'io non paia questa volta eretico + tòi questo pizzicotto e dipoi dállo + a quel che mi prestò cotesta vesta, + e doman poi ti sará resa questa; + + 33 + + ch'i' vo che me la lasci tanto ch'io + guarisca la regina del suo male, + e poi verrò a casa tua anch'io, + e vedrai poi ch'io ti sarò leale.-- + Disse colui fra sé:--Vatti con Dio, + ché con questi farem buon carnevale. + --Questi cinquanta ancor vo' che ti pigli + e che con essi tu paghi i famigli.-- + + 34 + + Biagio fe' buono scotto per la sera, + e, venuta che fu poi la mattina, + come del letto Biagio levato era, + e' se n'andò dinanzi alla regina, + e vidde ancora a lei la sua matèra, + dove fece a quell'altre medicina, + e dègli in lattovar duo di que' fichi, + e che sia dolce cosa par che dichi. + + 35 + + Alla regina parve dolce cosa + e disse:--Questo è un buono lattovaro.-- + Rispose Biagio:--Sopra d'ogni cosa + è questo molto da tenerlo caro.-- + Mentre che la regina si riposa, + dall'uno all'altro fu poco divaro; + e, detto questa cosa ch'ognun loda, + che gli cascò duo palmi della coda. + + 36 + + Fu la regina assai di ciò contenta + e voleva che Biagio seguitasse. + Biagio non ebbe la parola lenta, + e gli diceva che non s'affrettasse, + e risposegli:--Mai non mi rammenta + che fusse alcuno che mi ragionasse + di fare in fretta questa medicina. + ch'ell'è di troppo noia e troppo fina. + + 37 + + E basta ben che domane a buon'ora + i' farò sí che sarete contenta; + ma io voglio una grazia da voi ora + e voglio che di ciò siate contenta. + --Io son contenta di piacerti ognora, + né a ciò io non sarò pigra né lenta; + e pensa s'io ti possa far servizio + che ti ristori d'un tal benefizio. + + 38 + + --Io ho sentito di voi ragionare + ch'avete assai tesoro e cosí bello, + e tante belle cose a tal affare, + sí che, se v'è in piacer, vorria vedello.-- + Disse la donna:--Dopo desinare + tel mostrerò, se t'è in piacere quello; + vorrei sognar volentier di sapere + far cosa ched io possa a te piacere.-- + + 39 + + Biagio sí se n'andò a desinare, + e disse:--Forse anche potrei godere.-- + E pensa nel suo cor quel ch'abbi a fare, + che possa le sue cose riavere. + Com'ebbe desinato, a tal affare, + e la regina, per farli piacere, + mandò per lui e 'n zambra si lo mena, + la quale è tutta di tesoro piena. + + 40 + + La prima cosa, distese il tappeto, + che tolse a Biagio, in mezzo del solaio. + Biagio stava a veder e stava cheto. + Prima n'avea sottomesso un vaio + e molte gioie, auditor mio discreto, + che valean quelle cose un gran denaio;-- + e poi vi misse, senza far soggiorno, + quella borsa di Biagio ed anco il corno. + + 41 + + Molt'altre belle gioie e belle cose, + che sarebbe a contare un lungo dire, + che le molte parole son tediose. + E cominciò la donna a Biagio a dire: + --Non son queste mie gioie graziose? + --Sí--disse Biagio--invero, a non mentire.-- + Disse la donna:--Stu mi guarirai, + quanto tu vuoi di questo piglierai. + + 42 + + Disse Biagio:--S'i' torno in mie contrade, + non mi manca né gioie né danari; + non istimo castella né cittade, + che non si trova al mondo uno a me pari. + I' fo per poter dir la veritade + di questa cosa, e di far tutti chiari + chi mi domanderá del tuo tesoro; + com'ho veduto cosí dirò loro.-- + + 43 + + --Perché tu possa meglio raccontare, + io ti vo' dir di tre cose, in segreto: + codesta borsa per cotal affare, + e questo corno con questo tappeto, + il lor valor non si potria contare. + E, perché tu ti parta da me lieto, + i' ti vo' la virtú di tutte dire, + acciò che 'n tuo paese il possi dire. + + 44 + + La borsa (nota, perché dir lo possa + a chi tal fatti avesse domandati), + per ogni volta che gli do una scossa, + e' casca quivi ben cento ducati. + Ogni volta che 'l corno sonar possa, + vien dieci squadre qui d'uomini armati. + --Questo è gran caso--Biagio allor rispose. + Disse la donna:--E c'è piú belle cose. + + 45 + + Questo tappeto, chi l'ha sulle spalle, + se colui che l'ha addosso vuol che porti, + lo porterá persino in Roncisvalle, + e contra lui non val mura né porti, + e passa monti e ciascheduna valle; + e' venti come lui non van sí forti. + Non è questa gran cosa? Dimmi tue + di queste cose ch'abbia tal virtue.-- + + 46 + + Biagio prese la borsa con la mano + e 'l corno ancora, e disse alla regina: + --Se fusse quel che dici, intendi sano, + al mondo non fu mai cosa sí fina.-- + E poi prese il tappeto di tostano, + misse alle spalle e poi disse:--Cammina!-- + E lassò quivi le gioie cascare, + E la regina incominciò a gridare. + + 47 + + Corsero i servi sua a quelle grida, + e dissen tutti quelli:--Che vuol dire? + Rispose la regina:--A chi si fida, + come a me, suole sempre intervenire; + ora e' convien che di me ben si rida, + tal che per questo credo di morire.-- + E disse a' servi sua questa ragione, + e quel maestro n'è tutta cagione. + + 48 + + Biagio fu in poco spazio a' suoi compagni, + e contò di ogni cosa il fatto appieno, + e com'egli avea fatto buon guadagni, + che un'altra volta sia di senno pieno; + e, perché di color nessun si lagni, + e' si cavò la sua borsa di seno + e, perché ben da lui sien ristorati, + donò per un cinquecento ducati. + + 49 + + Però non si vorrebbe alcun gabbare. + Costei ingannò Biagio, com'è detto; + ma Biagio seppe ivi sí ben fare, + che gabbò lei, come fosse un valletto. + E' però non si vuol d'alcun fidare, + come si vede di molti l'effetto, + che si son molti di qualcun fidati, + sí che dipoi son rimasti ingannati. + + 50 + + Se costei tolse a Biagio quel suo corno, + prima gli tolse la borsa e 'l tappeto, + e fecel disperato andare a torno. + Ma quella fata gli die' quel segreto, + gli fe' trovar que' fichi a tal soggiorno; + intese il fatto ben, come discreto. + A dir la veritá qui, ch'ognun loda, + a lei rimase duo palmi di coda! + + + + + V + + LA DONNA DEL VERGIÚ + + + 1 + + O gloriosa, o vergine pulzella, + i' vo' la grazia tua adimandare + e dir per rima una storia novella, + per dare essemplo a chi intende d'amare, + d'un cavaliere e d'una damigella + d'un nobile legnaggio e d'alto affare, + sí come per amore ognun moríe, + e 'l gran dannaggio che poi ne seguíe. + + 2 + + E' non è ancora gran tempo passato + che di Borgogna avea la signoria + un duca, che Guernieri era chiamato, + uom valoroso e pien di cortesia, + del corpo bello e di costumi ornato + e di virtú, quanto piú si potía, + e molto amava gli uomin virtudiosi, + massimamente d'arme valorosi. + + 3 + + Tra gli altri ch'egli amava del paese, + si era un molto nobil cavaliere, + giovane, gentilissimo e cortese, + ben costumato di tutte maniere, + ricco d'argento e di terre e d'arnese, + dell'arme forte e franco cavaliere + piú ch'altri allora si mettesse l'elmo, + e faceasi chiamar messer Guglielmo. + + 4 + + Dico che quel baron sí valoroso + amava per amore un'alta dama + del legnaggio del duca poderoso, + ch'era piú bella ch'alcun fior di rama. + E 'l loro amore era tanto nascoso, + che fra la gente non ne corre' fama: + per non dirlo a sergente o a camariera, + una cúcciola facíen messaggera. + + 5 + + Nulla sí bella zita era, né piú, + allora né cristiana o saracina, + e nome avea la Donna del vergiú, + che piú splendea che stella mattutina. + El padre suo nobil barone fu, + sua madre era figliuola di regina, + e, quando essi del secol trapassôro, + sí gli lasciâro un ricco tenitòro. + + 6 + + Ella l'amava con sí grande affetto, + messer Guglielmo, che d'altro marito + non si curava né volea diletto, + e sí co' lui si stava a tal partito, + a ciascuno ponea qualche difetto, + tosto che ragionar n'aveva udito; + e piú baron di Francia e della Magna + avea schifati e posto lor magagna. + + 7 + + E cosí stavan que' perfetti amanti + col lor secreto amor chiuso e celato + cotanto, che né in vista né in sembianti + accorto non se ne sarebbe uom nato; + e renegato arebbe Iddio co' santi + ciascun, pria che l'avessi appalesato; + e, quando per amor si congiungevano, + udite e' sottil modi che tenevano. + + 8 + + Il palazzo dove ella dimorava + avea dintorno un nobile vergiero + ed una cucciolina che 'l guardava + per me' la porta stava in sul sentiero; + quando messer Guglielmo v'arrivava, + ed ella conosceva il cavaliero, + sed esso ave' compagno, ella lativa + tanto che del giardin e' si partiva. + + 9 + + Se sanza compagnia era venuto, + e la cagnuola gli facea carezza, + e poi di botto cercava col fiuto + tutto il giardino per ogni larghezza; + e se alcun trova nel giardin fronzuto + nascoso, o che 'l mirasse per vaghezza, + ella latrava, veggendo il barone, + tanto ch'e' si tornava a sua magione. + + 10 + + E, se alcun non trovava (e' si ragiona), + alla donna ne gía la catellina, + come spirito avessi di persona; + cosí, per cenni mostrando, s'inchina. + La donna, com' sovente Amore sprona, + pell'uso suo intende' la cucciolina + e levasi di subito e in istante + al verzúe giva e la cúcciola avante. + + 11 + + E quivi gli amador, pien di letizia, + si congiungean con tutto el lor disio; + la disiosa e celata amicizia + facíe chiamar l'un l'altro:--Amore mio!-- + di baci e d'abbracciar facean dovizia; + ciascun dicendo:--Ben, preghiamo Iddio + che questo dilettoso tempo basti + che caso non avenga che ce 'l guasti.-- + + 12 + + Quando s'eran gran pezzo sollazzati, + la donna se ne gía e sí 'l barone, + per temenza di non esser trovati, + ciascuno si tornava a sua magione; + ma la mattina, po' ch'eran levati, + veníano in corte, coll'altre persone, + non faccendo né segno né sguardare + ch'altrui non sen potesse mal pensare. + + 13 + + E 'l disio dolce che nel cor spirava + facea quei due amador pien d'allegrezza; + e quella dama tanto allegra stava, + che nel viso fioriva sua bellezza. + Messer Guglielmo ogni giorno armeggiava + e facea gra' conviti e gran larghezza; + mostrava ben com'era innamorato, + ma di chi fusse nol sapeva uom nato. + + 14 + + Or segue qui la leggenda e la storia + della donna del gran duca Guernieri. + L'alta duchessa credea in sua memoria + che 'l buon Guglielmo, nobil cavalieri, + per lei facessi cotal festa e gloria, + ed armeggiando montasse a destrieri, + e ch'egli fusse al suo bello piacere + preso d'amore tutto al suo potere. + + 15 + + Ella, che ha messo in lui ogni sua speme + e celato l'amore oltra misura, + sí che il disio d'amor nel core prieme, + in gelosia ne vive ed in paura; + e lagrime degli occhi il viso geme. + Presente quella nobil creatura, + diceva:--Amor, perché m'hai cosí arso + di costui, che d'amor m'è cosí scarso?-- + + 16 + + E volgeva sí spesso gli occhi sui + come fa chi d'amor forte si duole, + e, quando si trovava a sol con lui, + sí gli diceva amorose parole. + Messer Guglielmo, ch'era dato altrui, + vedendo ciò che la duchessa vuole, + no gliel negava e no l'acconsentía + per celar quella che l'avea in balía. + + 17 + + Un giorno er'ito el duca a suo diletto + fuor della terra a un suo ricco palazzo, + e la duchessa sanza ignun sospetto + prese messer Guglielmo per lo brazzo + e menosselo in zambra a lato al letto, + ragionandosi insieme con sollazzo; + e, per giuocar, la donna e 'l cavaliere + fece venir gli scacchi e lo scacchiere. + + 18 + + Da poi ch'egli ebbon tre giuochi giuocato, + la duchessa, ch'Amor sovente sprona, + disse:--Messere, avete disiato + giá gran tempo d'avere mia persona; + or prendete di me ciò che v'è a grato.-- + Ed abbracciandol gli baciò la gola, + poi gli baciò ben cento volte il viso, + prima che 'l suo dal suo fosse diviso. + + 19 + + Ed abbracciandol gli dicea:--Amor mio, + perché mi fate d'amor tanta noia? + Deh, contentate 'l vostro e mio disio! + prendiamo insieme dilettosa gioia, + io ve ne prego pell'amor di Dio, + o dolce amico, prima ch'io mi muoia! + Se mi lasciate cosí innamorata, + oimè, lassa, in mal punto fui nata! + + 20 + + Messer Guglielmo disse con rampogna + vedendo alla duchessa tanto ardire: + --Chi mi donasse tutta la Borgogna, + tal fallo io non farei a lo mio sire. + Prima che gli facessi tal vergogna, + certo mi lascere' prima morire. + E voi, madonna, prego in cortesia + che giammai non pensiate tal follia.-- + + 21 + + E la duchessa si tenne schernita, + e disse a lui:--Malvagio traditore, + dunque m'avete voi d'amor tradita + e fattomi cosí gran disonore? + Per certo io vi farò tôrre la vita + e farovvi morir con gran dolore! + E a destrieri persona mai non monta, + se vendetta non fo di cotal onta!-- + + 22 + + Partissi il cavalier doglioso e gramo, + veggendo la duchessa piena d'ira, + e quasi di pazzia menava ramo, + sí dolorosamente ne sospira; + e di partirsi quindi egli era bramo. + E la duchessa ta' parole spira + che giammai non l'amò per tal follia; + uscí di zambra ed andossene via. + + 23 + + Come 'l barone uscí dalla duchessa + andossene alla Dama del verzúe, + in cui avea la sua speranza messa, + e raccontògli 'l fatto come fue, + e tutto ciò che 'nteso avea da essa, + e come pose ogni vergogna giúe, + e siccome nolla volle servire, + e come disse di farlo morire. + + 24 + + Di ciò la donna si facea gran riso, + e disse:--La duchessa è forte errata, + che pensa nostra fede aver divisa; + e voi, messer, se m'avessi ingannata, + sí retrovata m'aresti conquisa + di mala morte, in terra trangosciata. + Ma 'l nostro amor celato ha tanto effetto, + che dura e durerà sempre perfetto.-- + + 25 + + Parlando el cavaliere alla donzella, + tornò in quel punto il duca dalla caccia + con la sua compagnia chiarita e bella, + e smontò dal cavallo con bonaccia. + In quello venne la duchessa fella, + piangendo fece croce delle braccia; + graffiata el volto con molta malizia, + gli disse:--Signor mio, fammi giustizia!-- + + 26 + + Turbossi el duca con maninconia, + udendo la duchessa sí parlare, + e sí le disse:--Dolce vita mia, + perché vi fate sí gran lamentare? + Fecevi oltraggio niun uomo che sia? + Dimmelo, ché non è di qua dal mare + re né baron, che se v'ha fatto oltraggio, + ch'io non faccia mia 'l onta e mio 'l dannaggio. + + 27 + + Allora la duchessa fraudolente, + per dare alla malizia piú colore, + trasse el duca da parte della gente, + e cominciògli a dir questo tinore: + --Messer Guglielmo, falso e sconoscente, + mi richiese oggi del villano amore; + ond'io ti priego, Maestá gradita, + che a tale offesa non campi la vita. + + 28 + + Ancor m'ha fatto piú oltraggio assai: + contra mia voglia mi volle sforzare; + egli straciommi e' drappi e' fregi e i vai, + e poco mi valea merzé chiamare: + ond'io per questo non sarò giammai + allegra, sed io nol veggio squartare, + farne far quattro parti a' palafreni + dall'inforcatura insino alle reni.-- + + 29 + + Ma 'l duca savio chiaramente vede, + come si vede chiaro el bianco e 'l nero, + che la duchessa mente, e non le crede + e ben conosce che non dice il vero; + ma pur le disse:--Donna, in buona fede + a voi prometto, come sire intero, + che d'esta offesa fia alta vendetta; + ma non v'incresca s'io non la fo in fretta.-- + + 30 + + La duchessa rispuose con superbia, + e disse:--Fate ciò che vi diletta; + l'offesa è mia, e pure a voi si serba + di chi m'oltraggia di farne vendetta. + Lo 'ndugiar sí mi induce pena acerba; + ma giurovi alla croce benedetta + di giammai non parlarvi di buon cuore, + se primamente el traditor non muore.-- + + 31 + + Partissi el duca da quel parlamento, + secondo che raccontan le leggende, + col cor gravato con tanto tormento, + che 'n veritá di Dio molto l'offende; + e nella mente e nel proponimento + el credere e 'l discredere contende, + cioè che la duchessa gli mentisse + o che messer Guglielmo lo tradisse. + + 32 + + Tórcessi el duca con sí caldo sangue, + per ira avea rosso la faccia e gli occhi. + Per temenza la sua famiglia langue. + e que' che non languivano eran sciocchi; + e di lui non sarebbe uscito sangue + chi l'avessi tagliato tutto a rocchi; + e sospirava come ferito orso + dello dubievol caso ch'era occorso. + + 33 + + Allora disse el duca a un car sergente: + --Va' per messer Guglielmo e di' ch'io il voglio.-- + E, come e' giunse a lui immantanente, + disse:--Messer, di voi forte mi doglio;-- + e sí gli raccontò el convenente + della duchessa e ancora el cordoglio, + e siccome l'avea d'amor richiesta, + e la persona oltregiata e molesta. + + 34 + + Messer Guglielmo disse al duca:--Sire, + vostra duchessa parla gran follia, + ched io mi lasceria prima morire + ch'io vi facessi tanta villania; + e non v'è cavalier con tanto ardire, + che volessi dir mai che cosí sia, + ch'io nol facci in sul campo mentitore + e discredente come traditore. + + 35 + + E, quando non bastasse questa scusa, + io vi farò chiaramente vedere + che in altra donna el mio amore usa, + gradita, nobile e di gran potere, + che solo sua bellezza guarda e musa. + L'anima mia e 'l corpo ha 'n suo potere + quell'alta donna della mia persona, + e è figlia di regina di corona.-- + + 36 + + El duca disse allora:--E io vi comando, + messer Guglielmo, che fra questo mese, + a pena della vita esser in bando, + che voi sgombriate tutto el mio paese; + ma questo vo' che non s'intenda, quando + voi mi facciate sí chiaro e palese + di quella in cui avete speme messa, + ch'io creda a voi e non alla duchessa.-- + + 37 + + Partissi el duca allor di quel consiglio, + ed era alquanto men maninconoso. + Messer Guglielmo con crucciato ciglio + sen gí col cuore afflitto e pensieroso; + e nel suo cuor diceva:---Fresco giglio, + dama, lo nostro amor chiuso e nascoso + convien ch'al duca tutto si riveli + o ch'io dal tuo piacer mi fugga o celi. + + 38 + + Di star lontano da te non è aviso + né di menar mia vita en tal costume; + ché, s'io fussi co' santi in paradiso, + al luogo ove di gloria ha largo fiume, + non sofferria di star da te diviso. + Dama, fontana d'ogni bel costume, + or mi conviene, oh doloroso lasso! + farti palese o girmene a gran passo. + + 39 + + E, s'io piglio el partito di fuggirmi + e lasciare el paese en tal maniera, + ben dirá el duca:--E' voleva tradirmi-- + e fare' la duchessa veritiera + e l'altre genti, che potranno dirmi + sí cogli traditori ch'io sia a schiera; + s'io mi diparto e 'l vostro amor no' scopro, + come di questo falso mi ricuopro?-- + + 40 + + E, stando in tal maniera el cavaliere + che giá pareva di dolor musorno + per questo afflitto e doglioso pensiero, + e giá era passato il nono giorno; + e subito gli venne un messaggiero + che immantinente, sanza ignun soggiorno, + che di presente comparissi al duca + nella gran sala ove el signor manduca. + + 41 + + El cavalier di subito fu mosso, + con sei valletti gí su pella scala + con un mantel di drappo bruno addosso, + e lagrime degli occhi in viso cala, + la pelle gli parea cucita addosso; + e giunse al duca, ch'era suso in sala. + Di questo el duca co' la sua famiglia, + vedendolo, ciascun si maraviglia. + + 42 + + Ed in segreto dall'altrui presenza + cosí gli disse:--Ora ti riconforta + ched e' non ti bisogna aver temenza, + se ben tu avessi la duchessa morta. + Ma dimmi il vero, io ten terrò credenza + per quella fede che l'anima porta: + qual dama avete, che sí vi talenta, + ch'io possa dir che la duchessa menta?-- + + 43 + + Vedendo il cavalier che a tal partito + el duca voleva esser fuor di dubbio, + diventò dismagato e sbigottito, + e 'l fresco viso suo divenne bubbio + e poi si stava qual morto transíto, + vòlto in trestizia, come panno in subbio. + Quando ebbe e' denti della lingua sciolti: + --Sire--disse,--vien' meco, e mostrerolti.-- + + 44 + + Giá era sera e l'aria fatta bruna, + quando si mosse el duca e 'l cavaliero: + vero è che lucea el lume della luna. + Ed amendue andarono al verzero, + ove celato spesso si raguna + la bella dama col baron sincero; + ma di fuor del giardin rimase el duca + dopo un gran cesto d'una marmeruca. + + 45 + + Messer Guglielmo entrava nel giardino, + e 'ncontra sí gli venne la cagnuola, + che si giacea tra' fior del gelsomino. + El cavalier la chiamava:--Figliuola!-- + ella scherzava col cavalier fino, + poi cercava el giardin per ogni scuola + intorno intorno al verziero prezioso, + se niun uomo si trovava nascoso. + + 46 + + Quando ebbe cerco ben, la catellina + andonne nella zambra delettosa, + ove dormía la stella mattutina, + ch'era del cavalier desiderosa. + Messer Guglielmo a quel punto non fina + e misse dentro el duca alla nascosa; + poselo dopo un cesto d'un rosaio, + dopo la sponda d'un chiaro vivaio. + + 47 + + E, poi ch'ebbe la cúcciola sentuta, + si fe' la damigella rivestire, + e poco stante a lui ne fu venuta, + a que' ch'a forza la dovea tradire. + Ma non si pensava ella esser traduta + da quegli in cui avea messo il suo disire, + e non pensando del tradir l'effetto, + e prese col suo drudo ogni diletto. + + 48 + + Ma il barone, ch'avea la mente trista, + al tutto non potía tener celato, + e quella, che lucíe piú ch'oro in lista, + disse:--Ch'avete, cavalier pregiato? + Mi parete turbato nella vista; + poss'io far cosa che vi sia a grato? + Egli vi mancherebbe oro od argento, + od altra cosa aresti in piacimento?-- + + 49 + + Disse il barone:--Io mi sento una doglia + che mi tien conturbato il cuore mio, + e sí mi fa tremar come una foglia, + quando è percossa dallo vento rio; + ond'io vi priego, s'è la vostra voglia, + anima mia, che n'andiate con Dio!-- + E lagrimando allor s'accomiatarono, + ma prima cento baci si donarono. + + 50 + + Cosí sen va la bella donna tosto, + e la cúcciola sua sempre davanti. + El duca, ch'era nel rosai' nascosto, + tornò al cavalier con be' sembianti, + e disse:--Il vostro amore è in dama posto, + che io l'ho caro seimila bisanti.-- + Cosí parlando lo barone e 'l sire, + tornò ciascuno in suo zambra a dormire. + + 51 + + Or vòlse il duca quella notte istesso + colla duchessa, sua donna, dormire. + Quand'ella el vidde, ella fuggí da esso, + levossi suso e vollesi vestire; + giurò di non dormir giammai con esso, + e disse a lui:--Perché non fa' morire + messer Guglielmo, che m'ha fatto oltraggio + ed a voi vòlse far sí gran dannaggio?-- + + 52 + + Disse 'l duca adirato:--Tu ne menti + del cavalier, e sí fai gran peccato, + e 'ncontro a lui falsamente argomenti + ch'egli ha a tal donna el suo amor donato, + ch'è piú bella di te per ognun venti; + e io l'ho veduto, egli me l'ha mostrato, + e come il modo tiene a gire a quella + dama, che luce piú che sole o stella.-- + + 53 + + Or, quando la duchessa lo duca ode + dir che messer Guglielmo ha un'amica, + iratamente gli parlò con frode, + e disse:--Sir, se Dio vi benedica, + chi è la donna che 'l cavalier gode, + in cui bellezza non falla una mica?-- + El duca le rispuose:--Amore bello, + certo non tel direi per un castello!-- + + 54 + + Ma tanto la duchessa lo scongiura, + che, innanzi ched e' fusse la mattina, + disse el duca per lor mala ventura: + --La Donna del verzú, che è mia cugina; + e raccontolle el fatto per misura + come messaggio era una catellina, + e come e' vidde uscirgli del palazzo, + e nel giardin tener l'un l'altro in brazzo. + + 55 + + A tanto si tacíe questa novella, + e la duchessa campò dolorosa. + Il giorno avía giá fatta l'aria bella, + ch'ella uscí fuor della zambra amorosa + vestita d'una porpora novella, + ma non mostrava in sembiante dogliosa, + e ginne in sala dove avea i baroni + e donne e cavalier di piú ragioni. + + 56 + + E fece allor la duchessa appellare, + giovani e donne e vaghi cavalieri, + e disse a loro che volea danzare + a guida della Donna del verzieri. + Ed ella disse:--Dama d'alto affare, + io nol so far, ch'io 'l farei volentieri.-- + E la duchessa gli rispuose presta: + --Vo' sète di maggior fatto maestra. + + 57 + + Maggior fatt'è che menare una danza + aver sí ben vostra cúcciola avezza, + ch'al vostro drudo novelle e certanza + porta, quando volete sua bellezza. + El duca ne può far testimonianza, + che co' suoi occhi el vide per certezza.-- + Udendo la donzella queste cose, + partissi quindi e nulla le rispuose. + + 58 + + E ginne nella camera, tremando, + siccome quella che di duol moriva, + e di messer Guglielmo lamentando, + pregandone la Vergine Maria, + siccom'egli l'er'ita abbominando, + che lo conduca a far la morte ria. + --Come conduce me, che con mia mano + morrò, come Bellicies per Tristano!-- + + 59 + + Nella man destra ignuda avea la spada + e la cúcciola nel sinistro braccio + dicendo:--Traditor, poi che t'aggrada + che io m'uccida, ecco ch'io men spaccio.-- + Poi dice:--Catellina mia leggiadra, + oggi sarò in inferno, be' lo saccio, + e tu sia di mia morte testimoni + dinanzi al duca ed agli altri baroni.-- + + 60 + + El pome della spada appoggiò al muro + e per me' il cuore s'acconciò la punta + dicendo:--Omè lassa! Com'è duro + el partito dove io oggi sono giunta! + Per te, Guglielmo, traditore scuro, + con Dido di Cartagine congiunta + oggi sarò in inferno, con dolore!-- + Poggiò la spada e misela nel cuore. + + 61 + + Ed una nana, ch'udí il gran lamento + dentro alla zambra e 'l piatoso languire, + volentieri sarebbe entrata drento, + ma per temenza non ardiva gire. + Udí el mortal sospiro col lamento + ch'ella gittò, quando venne al finire. + Corse lá drento e trovolla transíta, + onde stridendo si tolse la vita. + + 62 + + Corse messer Guglielmo e molta gente + al pianto della nana dolorosa, + e vidde morta in terra la innocente, + pallida e fredda di morte angosciosa; + onde trasse la spada inmantinente + del tristo petto, tutta sanguinosa, + e disse:--Spada, anzi che sia forbita, + a me, lasso! a me torrai la vita!-- + + 63 + + E col viso in sul suo facea gran pianto + dicendo:--Traditor mi ti confesso, + e chiamo al mondo testimoni intanto + ch'io con teco morrò per tale eccesso, + e chi è in questa zambra da ogni canto + vedrá la morte mia simil dapresso.-- + E misesi la spada con quel sangue + per mezzo el cuore, onde di morte langue. + + 64 + + Quivi chi v'era grande strida mise, + vedendo morti damendue costoro, + salvo che la duchessa, che sen rise. + El duca sí mugghiava com'un toro, + e raccontava sí come s'uccise + Piramo e Tisbe alla fonte del moro; + e dicen tutti:--Per simile crimine + ne morí giá pur Francesca da Rimine.-- + + 65 + + E, stando el duca in dolore e in tempesta, + e nella pena ch'io ho di sopra detta, + prese la dolorosa spada presta + e ferí la duchessa maledetta + e dallo 'mbusto gli tagliò la testa, + per far dei corpi nobile vendetta, + che s'eran morti per la sua malizia; + ben fece il duca diritta giustizia. + + 66 + + Ma, quando el duca die' quella ferita + alla duchessa, che di gioi' gallava, + ell'era giá della camera uscita + con altre donne, ed in sala danzava. + Cosí danzando, le tolse la vita + purgando el vizio in che ella fallava; + e partille la testa dallo 'mbusto + el magnanimo duca, dritto e giusto. + + 67 + + Morta quella duchessa fraudolente, + soppellir fece e' corpi a grande onore. + Dir non si può el lamento, che la gente + faceva tutta, e il gravoso dolore. + E poi il duca non dimorò niente, + per voler ramendare el suo errore: + chiamò un suo nipote over cugino, + e dettegli il ducato a suo domino. + + 68 + + Fatto che l'ebbe sir del suo paese + e da sua gente avuto il sacramento, + cavalier tolse, tesoro ed arnese, + e cavalcò senza dimoramento + inver' di Rodi, a stare alle difese + de' saracini, ed ivi con tormento + finí la vita sua con gran travaglia, + restando sempre in zuffa ed in battaglia. + + 69 + + Signori, avete udito il gran dannaggio, + ch'avvenne a' due amanti per malizia + della duchessa, ben che 'l duca saggio, + com'io v'ho detto, ne fe' gran giustizia, + onde poi si dispuose a far passaggio + sopra de' saracin, per gran niquizia; + lá ne morí poi in servizio di Dio. + Al vostro onor compiuto è 'l cantar mio! + + + + + VI + + GIBELLO + + + + + CANTARE PRIMO + + + 1 + + O gloriosa Vergine pulcella, + umile e santa, pura e salva nave, + del paradiso relucente stella, + gloria de' santi e delle sante chiave, + concedi grazia a me e a mia favella + che co' memoria ti possa dire:--_Ave + Maria, gratia piena, Deminus teco,_-- + e del tuo frutto non mi metti nego. + + 2 + + Dirò un cantare antico con 'legrezza + dello re Tarsiano di Bravisse, + com'alle donne facea gran gravezza, + e guerra a torto mantenea con esse, + e non voleva, in nessuna grandezza, + veruna due figliuoli partorisse. + Quale gli partoría fa giudicare + e per sentenza ad ardere menare. + + 3 + + E nel suo tempo giustiziar ne fece + e disformare al fuoco, sanza conto; + egli apponea lor ch'era meretrice + qual duo figliuo' partoriva in un corpo, + secondo che la storia parla e dice. + E la reina in su quel punto gionse, + che due figli una notte ingeneròe, + dall'un de' quali il re sconfitto fòe. + + 4 + + Essendo la reina ingravidata, + venne lo tempo dello partorire; + ella si stava in camera celata, + perché due figli le parea sentire, + con una balia secreta e giurata, + facendosi onorare e ben servire. + Con questa balia sola partoríe, + ch'altra donna né balia non sentíe. + + 5 + + Abbiendo la reina partorito, + presi i fantini fûr senza dimoro; + da quella balia ciascuno è nudrito + ed amantati in un bel drappo ad oro. + Perché non fosse dallo re sentito, + coll'un la balia si partí da loro, + e l'altro lasciò star colla reina, + e quel portò a gittar alla marina. + + 6 + + Rimase la reina dolorosa + con altre donne e balie accompagnata, + e questa balia, secreta e nascosa, + della cittá usciva sconsolata + con quel fantino, ch'è sí bella cosa. + Cosí andando, ella si fu inviata + e al mare per gittarnelo portollo. + Lá trovò mercatanti, e a lor donollo. + + 7 + + Tornossi indietro e disse ch'era morto; + e la reina se ne fu credente. + Gli mercatanti furon tosto a un porto, + trovarongli una balia imantenente, + facevanlo nudrire e dar conforto, + che ciascun lo vedeva allegramente; + cavârlo del reame di Bravisse, + portârlo alla città di Gienudrisse. + + 8 + + Giugnendo a Gienudrisse la cittade + la balia col fantino e' mercatanti, + le donne e gli signor di gran biltade + per vederlo si fûro lor davanti, + ch'a' piú parea che l'alta Maestade + vi fosse stato a farlo e gli altri santi. + Parea che fosse nato in paradiso, + tant'era di bellezze nuove affiso. + + 9 + + Questa cittade vi si mantenea, + cioè Gienudris', per una pulcella, + che Argogliosa appellare si facea + ed era di nov'anni, molto bella. + Vide la gente ch'al fantin traea: + dimandò ch'era e seppe la novella. + Disse a' suoi bali':--Or mel fate venire + che per mio servo il vo' fare a nudrire.-- + + 10 + + I mercatanti fûr sanza soggiorno + davanti alla pulcella col fantino. + La pulcelletta collo viso adorno, + veggendolo sí bel da piccolino + e che la gente andava lor dintorno, + ché rassembrava un angelo divino, + chiesel a' mercatanti in dono caro, + ed e' con allegrezza gliel donâro. + + 11 + + Molte balie fûr tolte a governarlo, + che inamorata ciascuna parea, + e di quel drappo ad oro dismantarlo, + e la pulcella sí lo riponea, + come persona ch'è di gran legnaggio. + Gibel la dama nome gli ponea, + tosto lo fece crescere e allevare + con piú maestri a legger e a studiare. + + 12 + + Egli era veramente tanto destro, + il gaio giovinetto, ad ogni cosa, + che da ciascuno era tenuto maestro, + e la sua fama cresce valorosa. + Ed alle cose era maniero e presto + vie me' che gli altri; e quella gentil cosa + della pulcella n'avea tal piacere, + ch'altro disio non ha che lui vedere. + + 13 + + Crescendo il giovinetto valoroso, + alla schermaglia comincia ad usare, + della qual vene tanto copioso, + che a quel paese non trovava pare. + Di costumi e di danze piú gioioso, + piú che null'altro me' le sapea fare, + di salti e di lanciare e di destrezza, + e in belle cacce tuttora s'avvezza. + + 14 + + Usava molto Gibel il giostrare + e di ciò ne prendea molto diletto, + ancor cosí faceva il bigordare + l'ardito, franco, gaio giovinetto. + Fa a molti cavalier selle votare, + che della piazza lor facea far letto. + Cosí si mise un dí ad una giostra + (per quel che 'l libro qui chiaro mi mostra), + + 15 + + ov'era molta gente di valore, + conti, baroni e molti cavalieri. + Ciascun procaccia di avere l'onore, + e similmente fanno gli scudieri: + quivi si mostra chi ha valenza o core, + vitando forte ognuno i buon destrieri; + qual va per terra e qual rompe la lancia, + chi fier nell'elmo, non fier nella pancia. + + 16 + + Gibel giunse alla giostra ardito e franco, + colla grossa asta in man, punge 'l destriere, + in un scontrossi, che 'l ferí nel fianco + per farli a terra votar le groppiere. + Ma 'l buon Gibello non parve giá stanco, + e fiere lui in tostane maniere: + a terra il traboccò isconciamente, + e videl ciaschedun ch'era presente. + + 17 + + Poi ferí un cavalier, ch'avea giá vinto + la maggior parte del torniamento, + e del ben far e' non s'era giá infinto, + per quel che da ciascun per vero i' sento; + diègli nel petto, ebbelo in terra pinto + con grande sconcio, di ciò non vi mento. + Pur si rizzò quel cavaliere, e disse + queste parole pronte, aperte e fisse: + + 18 + + --Noi non sappiam di cui se' imparentato + --diceva 'l cavalier falso ed astioso:-- + da' mercatanti qui fosti portato, + però non esser contro a noi argoglioso.-- + Udendolo, Gibel sí fu cambiato, + e 'l cor suo allegro divenne pensoso: + féssi contar per punto e per ragione + come non era della lor nazione. + + 19 + + Udendo la novella il donzelletto, + dalla giostra si fu tosto partito, + alla donzella se n'andò soletto, + fulle davanti e dielle un bel saluto, + contòlle come stato gli era detto + che d'altri parti quivi era venuto + co' mercatanti lontani e stranieri, + sí come gli avea detto il cavalieri. + + 20 + + E la pulzella gran dolore avía, + udendo le novelle di Gibello. + Il braccio in collo quella gli ponía, + piangendo dice:--Giglio mio novello, + i' t'aggio amato alla mia signoria. + Donde venissi, deh, lascia andar quello! + Dolce 'l mio amor, no' languir né aver doglia, + sia mio marito ed io sarò tua moglie.-- + + 21 + + Allor Gibello, lo gentil garzone, + disse:--Pulzella, moglie non torrei, + se mio legnaggio in prima non soe; + amor di donna mai non prenderei. + Cercar vo' di mia gesta, s'io potròe.-- + E dove andasse, domandòne lei; + ella gli disse come l'avea tolto + e diègli il drappo d'oro, in che fu involto. + + 22 + + La pulzelletta, senza dimorare, + innanzi che Gibello cavalcasse, + chi 'l proverbiò, ella il fece pigliare, + e la testa volea gli si tagliasse. + Allor Gibello no' la lasciò fare, + anzi pregolla che gli perdonasse. + Ella gli perdonò, poi ch'a lui piacque; + ma a tutta l'altra gente ne dispiacque. + + 23 + + Argogliosa pulcella di dolore + en el suo cuore era tutta smarrita, + e sí dicea:--Lassa! Dolce el mio amore, + poi che ti parti, i' non vorre' piú vita. + Ad altra donna donera' 'l tuo cuore, + poi che da me cosí fai dipartita. + Dogliosa a me, ch'io ho fatto nutricarti! + Or quando ti vedrò? Perché ti parti?-- + + 24 + + Disse Gibello:--Pulzella, amor mio, + s'io truovo dond'io nacqui e di che gesta, + i' giuro ed imprometto all'alto Iddio + di tornar, se me n'andasse la testa. + Ad altra donna non mi darò io, + ch'io son donato alla vostra podèsta.-- + E la pulcella a Dio lo raccomanda; + Gibel del drappo ad oro fece banda. + + 25 + + Nel torno avea Gibel di sedici anni, + quando si mosse a cercar sua ventura. + Entrò 'n cammin con angosciosi affanni, + su 'n un destriere armato di misura, + e Iddio pregando andava senza inganni + che gli desse a trovar di sua natura. + Arrivò, come dice il libro el vero, + nella Val Bruna del cavalier Nero. + + 26 + + Nella Val Bruna Gibel fu arrivato, + infino a mezzo giorno e' cavalcava, + nel cavalier Nero si fu scontrato, + che quello passo tuttavia guardava. + Cavalier né baron da nessun lato, + per lo fermo, passar non vi lasciava, + e' sia chi vuol, vegna donde volesse, + che vassallaggio giurar nol facesse. + + 27 + + Per forza d'arme acquistati n'avea + dugento, che 'n sua corte gli fa stare, + senza quegli altri che morti egli avea, + qual vassallaggio non volea giurare. + Quando Gibello da lunga vedea, + fugli davanti e disse:--Non passare: + tosto dismonta, se non vuoi la morte, + e sta' cogli altri a servir la mia Corte.-- + + 28 + + Allor Gibello, tutto pien di gioia, + arditamente rispuose al barone: + --Oggi è quel dí, che convien che tu muoia, + over che tu qui sarai mio prigione. + Veracemente che troppo m'è a noia + star qui ad isforzar contra ragione!-- + Di mal talento a morte disfidârsi, + presor del campo, ed a fedire andârsi. + + 29 + + Le lancia i' mano ed in braccia gli scudi + vans'a fedir come dragon mortali, + misero i ferri ai loro isberghi ignudi + amendue gli baroni imperiali. + Per gli gran colpi dispietati e crudi, + e' destrier ruppon cinghie e pettorali. + Ma lo garzon di tal voler l'afferra, + che sconciamente l'abbatteva in terra. + + 30 + + Allor Gibello disse:--Cavalieri, + or per prigion vo' che t'arrenda a me. + Giurami fedeltá, e volentieri, + come volevi ch'io facessi a te!-- + E 'l cavalier Nero non fu laniere, + colla sua gente suo servo si fe'. + E tutti quanti fedeltá giurârli. + Egli stette tre dí a signoreggiarli. + + 31 + + Passati gli tre giorni, cavalcava. + E 'l cavalier Nero, suo servidore, + com'era in prima signor, l'ambasciava. + Cosí Gibello il lasciò reggitore. + Da lui si parte, ed oltre cavalcava + e fu arrivato ad un altro signore, + che si chiamava lo Vermiglio conte, + che guardava una ròcca sotto u' monte. + + 32 + + Trecento cavalier di grande ardire + ha sotto sé quello conte Vermiglio, + tutti aquistati per forza, al ver dire, + ciascun possente, gaio come giglio; + e mille o piú n'avea fatti morire + per forza d'arme, sanza alcun consiglio. + La guardia in sul camin tenea per mostra, + a chi passava facía chieder giostra. + + 33 + + La guardia vide il donzelletto gaio, + gridò al conte; ed egli, udendo, armossi + e della ròcca uscí su un destrier baio; + in sul camin con Gibello scontrossi. + Vedendo il conte Gibel tanto gaio, + subitamente di lui innamorossi: + cortesemente disse che ascendesse + e vassallaggio cogli altri facesse. + + 34 + + Allor Gibello, pieno di valenza, + arditamente al conte rispondía: + --Fede non giurerei, se tua potenza + imprima non si pruova colla mia. + Veramente tu hai vana credenza + a domandare ch'io tuo servo stia. + Ma per prigion vo' che tu a me t'arrenda. + S'altro vuo' dir, la spada mi difenda!-- + + 35 + + Se prima il conte n'era innamorato, + udendol, doppiamente innamoronne + e disse:--Giovinetto ingraziato, + di tua possanza un colpo aspetteronne, + e, s'io da te saraggio iscavallato + giurerò fedeltá, teco verronne. + Ma, se tu non mi abbatti del cavallo, + giurami fé che starai mio vassallo.-- + + 36 + + Allor Gibello prendeva il partito, + siccome lioncel pien d'arditanza, + e nel suo core era tutto fiorito: + bracciò lo scudo ed impugnò la lanza, + e ritorna a fedire il conte, ardito, + d'amor pensando alla sua dolce 'manza. + Lui e 'l cavallo al campo fe' cadere + 'nanzi alla gente, che stava a vedere. + + 37 + + Disse Gibel:--Baron, tu se' mio servo, + sanza dimoro a me t'arrenderai!-- + E 'l conte rispondea co' latin verbo: + --Or ben se' il fior di quanti mai trovai, + e fedeltá volentieri t'osservo. + Entra 'n tenuta e per signor sarai.-- + E tutti quanti l'ubbidiro a fiotta + e miserlo in tenuta nella ròcca. + + 38 + + Quando e' si fu posato al suo volere, + di questa ròcca a partir ch'e' si prese, + il conte in signoria fe' rimanere, + sí come egli era, quando quivi scese. + Cercando di sua gesta a suo podere, + funne arrivato in un altro paese, + a una cittá d'un duca crudo e strano, + il qual è sotto lo re Tarsiano. + + 39 + + Serpentina avea nome la cittade, + drento Gibello sí vi fu entrato. + Le donne e li signori, in veritade, + di lui parea ciascuno innamorato. + Vedendo il duca ben la sua biltade + della duchessa si n'è impaurato; + disse:--Egli è bello, e bella è la duchessa. + Veramente venuto egli è per essa.-- + + 40 + + Pensando, il duca no' gli parea giuoco. + La notte 'l fe' pigliare in nel suo letto, + e nel palagio suo, in uno loco + imprigionar lo fe', senza difetto. + E la duchessa d'amor prese fuoco, + com'ella in prigion vide il donzelletto. + E 'l duca, che sua morte avrá da esso, + per gelosia lá si recò, da presso. + + + + + CANTARE SECONDO + + + 41 + + Noi lascerem Gibello in Serpentina + imprigionato, secondo la storia, + e direm della madre sua reina + e del re Tarsian, c'ha gran vettoria, + ch'ebbor consiglio tale una mattina, + dar moglie all'altro figlio con gran gloria. + E per consiglio eletta fu in isposa, + se 'n piacer gli è, la pulzella Argogliosa. + + 42 + + Il re fe' imbasciadori, e cavalcâro; + sanza soggiorno a Gienudrisse fûro, + la pulzella Argogliosa ivi trovâro, + e l'ambasciata contâr di sicuro. + Ed Argogliosa col suo viso chiaro, + che per Gibello avea lo cor sí duro, + non ne volle ascoltar l'ambasciaria, + rispuose che marito non volía. + + 43 + + Da lei si dipartir gl'imbasciadori + ed al re Tarsiano ritornârsi + e disson ch'ella aveva gran dolori + e non volea quel tempo maritarsi. + E 'l re coi suoi baroni, ne' lor cuori, + di tal risposta forte infiammârsi; + gridâro a boce:--Oste le mandiamo + sí che per forza, all'onta sua, l'abbiamo!-- + + 44 + + Per tutto il suo reame immantanente + re Tarsiano grand'oste bandíe; + cavalieri e di popolo gran gente + collo re Tarsiano al campo uscíe. + Di Serpentina il duca, sorridente, + andò in quell'oste, ma non piú redíe. + Re Tarsiano sue insegne ebbe poste + intorno a Gienutrisse co' grand'oste. + + 45 + + Il valoroso Gibel, ch'è in prigione, + per nulla guisa sí si rallegrava, + sentendo che lo re contra a ragione + la pulzelletta sua 'manza assediava. + La duchessa dicea:--Gentil garzone + --davanti alla prigion sí gli parlava,-- + o donzel, c'hai d'ogni biltá corona, + gioi' vo' che prendi della mia persona!-- + + 46 + + Gibello a sue parole no' attendea, + ché nel suo cuore giá era conquiso; + e la duchessa parlava e dicea: + --Or che ha' tu, angel di paradiso?-- + Allor Gibello sí le rispondea: + --I' sento che la morte sí m'ha priso, + perch'io a Gienutrisse andar non posso + contro al re Tarsian, che a torto è mosso.-- + + 47 + + E la duchessa, veggendo Gibello + che a Gienutrisse avea voglia d'andare, + disse:--Io ti lascerò, giglio novello, + se mi prometti di qui ritornare.-- + Ed egli rispondea, chiarito e bello: + --S'i' non son morto, i' giuro di tornare. + Se mi lasciate andar, fate merzé, + che la pulcella difenda dal re.-- + + 48 + + E la duchessa pensò nel suo cuore: + --Sed io a Gienutrisse andar lo lasso, + forse al tornar mi donerá il suo amore, + se 'l qual non ho, di questa vita passo. + E s'io 'l potessi, 'l fare' imperadore, + pur ch'allegrasse un poco il mio cor lasso! + Doglioso a me, ch'io arei tutto bene, + se mi traesse una volta di pene!-- + + 49 + + Poi gli diceva:--Amor, po' che tu vuoi + a Gienutrisse andar, cheggioti un dono: + che 'l duca mio uccidi, se tu puoi, + ed ogn'altra fallenza ti perdono.-- + Ed e' rispuose:--Lui e' baron suoi + vorre' uccider, quanti ve ne sono, + e quanti ve n'ha ancor d'altri paesi, + vorrei che fosser tutti morti e presi.-- + + 50 + + Allor Gibello di prigion fu tratto, + l'arme e 'l destrier avanti sí gli gío; + sanza dimoro in fretta s'armò ratto: + non prese staffa, ch'a caval salío! + Della cittá uscí e con quel patto + ver' del conte Vermiglio se ne gío. + Tosto 'l fe' adobbar co' sua compagna, + e l'altro dí entrò per la campagna. + + 51 + + E nella Valle Bruna egli è arrivato, + ov'era il cavalier Ner di gran vaglia. + E 'l fatto e la maniera gli ha contato + com'egli andavan per voler battaglia. + I suo' dugento cavalier s'armâro + tutti per punto e no' mancò lor maglia. + I tre baroni a Gienutrisse gièno + con cinquecento cavalier ch'avièno. + + 52 + + Fûro arrivati a Gienutrisse presso; + d'in su la torre la guardia vede'li. + Allor Gibello ne mandò il suo messo + come colla sua gente soccorre'li. + Le porte aperte gli furono adesso: + egli entrò dentro con que' suo fedeli. + Tutta la gente mena gioia a scorso, + venir veggendo tanto bel soccorso. + + 53 + + Tant'allegrezza avea la giovinetta, + che uom, che sia, contare nol potrebbe. + Con sue compagne fu l'amorosetta; + corse a Gibello ed abbracciato l'ebbe. + Or si posò la gente, giulivetta, + allegra piú che lingua nol direbbe. + Gibello fece andar per l'oste il bando, + e lo re Tarsian mandò sfidando. + + 54 + + Subitamente tutti i buon baroni, + conti e marchesi della damigella + trovar lor armi e correnti roncioni; + ciascun s'armava e poi ne monta in sella. + Similemente fanno i compagnoni; + e' mercatanti sono a tal novella, + per esser fuori alla battaglia, presti, + ché del combatter sono arditi e destri. + + 55 + + Usciti fuori alla bella campagna, + quivi si cominciâro a far le schiere + de' buon baron sanza avere magagna. + Riguardan selle e ferri al buon destriere, + d'aver la zuffa verun se ne lagna. + Ciascun vorrebbe pur esser primiere + a cominciar lo stormo crudo ed aspro; + ciascun di ciò se ne crede esser mastro. + + 56 + + Cosí re Tarsian fece guernire + ciò che bisogna a tutta la sua gente, + armati, presti a battaglia venire. + Credendo della guerra piú possente + essere degli altri, e per non fuggire, + si fu piú innanzi e sí come valente, + cominciaron lo stormo sanza fallo. + Piacciavi, gente, udir come andò il ballo. + + 57 + + Or chi vedesse istormo cominciare, + fedir di spade e di spunton tagliente, + balestra grosse aprire e diserrare, + lanciarsi come fa dragon mordente; + ciascun si briga alle spade menare, + quivi si vede qual è il piú possente. + Qual taglia teste e quale gambe e braccia, + ciascun del ben combatter vi si avaccia. + + 58 + + Un cavaliere de lo re Tarsiano + si fece inanzi co' molto valore; + una gross'asta e' si recò per mano, + e ferí nello stormo con furore + ed abatténe cinque giú nel piano. + Allor si cominciò si gran romore, + che parea che giú il secolo venisse + e che lo 'nferno del tutto s'aprisse. + + 59 + + Subitamente uno gli viene manco: + un baccellier di quel conte Vermiglio + con una lancia grossa, il guerrier franco, + scontrò quel cavalier con gran periglio. + Tal colpo gli donò nel lato manco, + che lo passò per tutto lo 'nteriglio. + E morto cade nel crudele stormo, + per quel ch'io sento e nel libro m'informo. + + 60 + + Ed il figliuol del re con gran barnaggio + combatté con Gibel pien d'ardimento + dando e togliendo colpi di vantaggio; + ciascun mostrava suo gran valimento. + Colla sua gente Gibel prode e saggio + avea il fratello giá sconfitto e vinto; + ma lo re Tarsian lo soccorría, + e con due schiere allo stormo fería. + + 61 + + Il cavalier Nero di gran valore + allo figliuol del re fería per costa, + donando colpi di tanto vigore, + che nessun può durare alla sua posta; + sicché il figliuol del re è perditore, + non poté piú durare alla proposta; + e 'l buon conte Vermiglio di gran vaglia + dall'altra parte die' al re la battaglia. + + 62 + + Gibel col popol suo di Gienutrisse + viene le schiere tagliando e fedendo, + e de' campion del regno di Bramisse, + quanti ne scontra, egli ne va uccidendo; + il cavalier Nero fería tra esse, + cosí gran colpi dando e ricevendo, + ov'egli andava, isgomberar facea + coi suoi dugento cavalier, ch'avea. + + 63 + + Duca di Serpentina si scontròe + col buon Gibello, combattendo a schiera, + e l'uno e l'altro a fedire s'andòe + infra la gente infiammata e fiera, + e sí gran colpo Gibel gli donòe, + morto l'abbatte sotto sua bandiera. + Gli scudi e gli elmi vi facien ta' suoni, + parea che fosse balenar e tuoni. + + 64 + + La battaglia era sí gravosa e dura, + l'aria e la terra n'era intenebrata, + ferro non vi valea né armadura + contro a Gibel, ch'avea gente pregiata. + Chi pruova un colpo suo, per sua sventura, + vorre' tornarne a dirne l'ambasciata! + Re Tarsian colla sua gente stolta, + non potendo durar, misesi in volta. + + 65 + + Allor Gibel con suoi baron vedea + che contra a lui non era chi durasse. + Lo re e 'l figlio del campo si partéa + Gibello fe' bandir che non cacciasse + l'un contro all'altro, parlava e dicea: + --Viltá saria a fedire chi n'andasse.-- + E fe' sonar le trombe a ringioiarsi + e dentro la cittá a ritornarsi. + + 66 + + Le donne e li signor della cittade + ciascun menava riso, gioia e canto; + e la pulzella piena di biltade + tant'era allegra, non si pò dir tanto. + Allor Gibello, pien di lealtade, + s'accommiatò, quando fu stato alquanto. + E la pulcella, di lui innamorata, + piú che prima rimase sconsolata. + + 67 + + Della pulcella egli si dipartía, + Gibel da' suo' baron commiato prese, + e in Serpentina prigion se reddía. + Gli altri, ciascun tornârsi in lor paese. + E la duchessa, quando lo vedía, + pensossi di venir co' lui alle mani; + d'amor cantava e davasi conforto, + com'ella seppe che 'l duca era morto. + + 68 + + La duchessa d'amor chiede mercede, + e sí dicea:--Giovane ingraziato, + gentil valletto, gioi' prendi di mene, + dammi il tuo amor, no' stare imprigionato. + Migliore dama non puo' aver per tene. + Sarai signor di tutto il mio ducato!-- + Ed e', ch'avea dato il suo amore altrui, + stava com'ella non dicesse a lui. + + 69 + + Questa duchessa ogni dí il predicava + che per amor gioia di lei pigliasse; + ma lusingare niente le giovava, + ché non parea che di lei si curasse. + E 'n questo tempo il re Tarsian mandava + alla duchessa che alla corte andasse, + ch'ogni anno il duca andare vi solea + per una festa, che lo re facea. + + 70 + + E, quando la duchessa fu richiesta, + non avea con cui gire accompagnata; + dicea:--Lassa! Come n'andrò io a festa, + che la mia gente è tutta isbarrata?-- + E scapigliossi la sua bionda testa + e piange come donna isconsolata. + Allor face lamento del marito, + che di sei mesi o piú era transíto. + + 71 + + Piangendo la duchessa a capo chino, + Gibel piacevolmente le parlòe: + --Gentil duchessa, rosa di giardino, + se v'è in piacere, i' vi acompagneròe. + Fate ch'andare possa a mio dimino + e ch'io non torni piú vostro prigione-- + Ed ella si pensò:--S'io il merrò láe + forse el re per marito mel daráe.-- + + 72 + + Ella dicea:--Molto volentieri!-- + Trassel fuor di prigion sanza tornare, + ed e' mandò per gli suoi cavalieri + e in Serpentina egli i fe' apresentare. + Quivi fûr giunti i nobili guerrieri, + sanza dimoro brigan cavalcare, + sotto la 'nsegna di Gibel sovrano + fûr alla corte dello re Tarsiano. + + 73 + + Tutta la gente tra' per maraviglia, + quando vidon sí bella baronia; + ed, isguardando la gente vermiglia, + ch'eran trecento in sua compagnia, + e i neri dugento erano in famiglia, + piú bella gente non si troveria. + Colla duchessa nella cittá entrâro + presso alla corte del re Tarsiano. + + 74 + + Sotto sua insegna il nobile Gibello + per la cittá ognindí cavalcava; + chi lo vede', l'assomiglia al fratello + e alle fattezze, ch'egli in sé portava. + E la reina un di mandò per ello, + e dond'egli era sí lo dimandava. + Ed e' rispuose e disse la novella + ch'e' mercantanti il diêro alla pulzella. + + 75 + + E tutto il fatto a punto e' le contòe, + di ritrovare sua gesta s'ingegna, + e come a Gienitrisse egli arrivòe + amantato di quella sua insegna, + e come la pulzella lo allevòe, + e come ell'era del suo amore degna, + e come l'have cresciuto e allevato, + come dal cavalier fu proverbiato. + + 76 + + La reina, che 'ntende il convenente, + disse fra sé:--Questo è de' miei figliuoli.-- + La balia fe' venire imantanente; + disse:--Di' 'l vero, se morir non voli, + questi è mio figlio ben certanamente. + No' lo uccidesti, come dir mi suoli!-- + La balia tutto il fatto le contòe, + com'ella a' mercantanti lo donòe. + + 77 + + E la reina allor s'inginocchiava, + piangendo disse:--Dolce figliuol mio!-- + davanti a lui umilmente parlava, + merzé gli chiede per l'amor di Dio, + e perché 'l face morir gli contava, + dicendo:--Per te arsa or sarò io, + ma allegra, figliuol mio, io sí morraggio + poiché ricognosciuto hai 'l tuo lignaggio.-- + + 78 + + Disse Gibello, lo garzo' reale: + --Dolce mia madre, non aver paura + ch'i'ho con meco gente imperiale, + che da tre re vi terrebon sicura. + Questa giustizia non è ragionale, + e proverollo colla mia armatura. + A Genitrisse lo re sconfiggemmo, + si che voi ben, madonna, francheremmo.-- + + 79 + + La novella si spande per la corte + come Gibello era figliuol del rene. + Tutta la gente se n'allegra forte, + e 'l suo fratel gran feste sí ne féne. + Lo re condanna la regina a morte, + ched ella ne fosse arsa in fuoco e in pene. + Armato fu Gibel, quando lo 'ntese, + colla sua gente lo palazio prese. + + 80 + + E lo fratello ne fe' gran sollazzo, + disse:--Io non vo' che la reina s'arda!-- + Imantanente montò in sul palazzo + con quella gente ch'egli ha in sua guarda. + E ciascun de' baron, se non fu pazzo, + e' giovani ubidir niente tarda; + e lo re Tarsian mena gran duolo, + ch'a tal bisogno si ritruova solo. + + 81 + + Veggendosi cosí 'l re abbandonato + da' suoi baroni, gran dolor n'avía. + Allor Gibello, savio ed insegnato, + co' molta gente al padre se ne gía. + Davanti a lui e' si fu inginocchiato, + umilemente parlava e dicía: + --Padre mio, a ragion or m'intendete + come dritta giustizia mi facete.-- + + 82 + + E 'l padre rispondea con gran dolore: + --Di' ciò che vuoi, ched io l'ascolteròe.-- + Allor Gibello rispuose e parlòne: + --A onor di Dio i' si vel conteròe: + come non fu 'mpossibile al Signore + di fare Adamo, primo uom che formòe, + cosí non gli è 'mpossibile di fare + duo figliuol' in un'ora in generare.-- + + 83 + + E 'l padre disse:--Dolce figliuol caro, + tu m'hai mostrato il ver sí apertamente, + ond'io cognosco e veggio puro e chiaro + che uno e duo sono in Dio possente.-- + E gli baroni Iddio ringraziáro, + veggendo il re del vero conoscente. + Allora il re Gibel per man pigliòe, + allato a sé a sedere l'assettòe. + + 84 + + Veggendo il re che non facea giustizia, + in tutto fece van quello statuto. + Franca fu la reina da malizia, + perché Gibello le donava aiuto. + Allor Gibello, pieno di letizia, + per messo alla pulzella 'l fe' saputo. + Come Argogliosa intese la novella, + con sue compagne tosto montò in sella. + + 85 + + La pulzella Argogliosa ingraziata + con cinquanta pulzelle in compagnia, + da cento cavalieri accompagnata, + sanza dimoro si fu messa in via. + Alla corte del re fu dismontata, + dov'era Gibel pien di cortesia. + Tutta la gente trae per vedella, + che 'n fra l'altre lucea com'una stella. + + 86 + + Il buon Gibello con allegro cuore + isposò la pulzella innanzi al padre. + Tutta la gente cantava d'amore, + ma sopra tutte era allegra la madre. + Le donne e le donzelle di valore + gran festa ne facean in veritade; + tutta la gente danzava per essa; + morta d'amore cade la duchessa. + + 87 + + Sí grande è l'allegrezza e 'l giuoco e 'l riso, + un anno e piú bastò corte bandita. + Il buon Gibel con amoroso viso + della pulzella prese gioi' fiorita; + chiamato fu signor di tutto, assiso, + poi che 'l padre passò di questa vita, + e 'l fratel per signor d'altre contrade. + E noi si salvi l'alta Maestade. + + + + + VII + + GISMIRANTE + + + + + PRIMO CANTARE + + + 1 + + I' prego Cristo, Padre onnipotente, + che per gli peccator volle morire, + che mi conceda grazia nella mente, + ch'i' possa chiara mia voluntá dire; + e prego voi, signori e buona gente, + che con affetto mi dobiate udire. + I' vi dirò d'una storia novella, + forse che mai noll'udiste sí bella. + + 2 + + Ben voglio che saciate, buona gente, + ch'un, ch'ebe nome il cavalier Cortese, + si dipartí per alcuno accidente + dal re Artúe e di tutto il paese, + e tanto cavalcò continuamente, + che giunse a Roma nel nobil paese, + e quie ebe un figliuol, che nutricare + lo fece e di vantaggio amaestrare. + + 3 + + Quando di quindici anni e' fue in etade, + piú ch'altro in trenta era gagliardo e forte. + Venendo il padre in grande infermitade, + disse:--Figliuolo, i' dubito di morte: + però, s'io muoio in questa contrada, + none istar quie, e vattene alla corte, + e racomándati a messer Tristano, + a Lancelotto ed a messer Calliano.-- + + 4 + + E poco istante che morí, avante + al suo figliuol nulla non può piú dire. + El damigel, c'ha nome Gismirante, + a grande onore il fece sopellire, + e po' si dipartí a poco istante: + andonne in corte sanza ritenire, + e come il padre gli aveva contato, + a que' baron si fue raccomandato. + + 5 + + E per amor del suo padre ordinâro + tanto che stette in corte per donzello; + e serviva sí ben, che l'avíe caro + il re Artúe sopr'ogni damigello, + e tutti i cavalieri inamorâro, + tanto egli era apariscente e bello; + ed insegnârgli giostrare e schermire, + sí che fu sopra ogn'altro pien d'ardire. + + 6 + + Cosí sett'anni fece dimoranza + e fe' in tal tempo molte cose belle, + avendo in quella corte per usanza + che non vi si mangiava mai cavelle, + né sera né mattina per certanza, + se di fuor non venía fresche novelle; + avvenne un dí che per cotal cagione + non mangiò il re, né niuno suo barone. + + 7 + + E, quando fu venuto l'altro giorno, + novelle fresche ancora non venía; + e Gismirante, il damigello adorno, + andonne a re Artúe, e sí dicía: + --Fatemi cavalier sanza soggiorno.-- + E, po' che fatto fue ciò che volía, + disse partendo:--Non ci torno mai + che caverò la corte di ta' guai.-- + + 8 + + E cavalcando gia pregando Iddio + che gli mandasse ventura alle mani, + per la qual cosa che di tanto rio + possa cavare i cavalier sovrani. + Tutto quel giorno cavalcò con disio, + e po' la notte non trovò ch'il sani. + Po' la mattina si ebe trovata, + come Iddio volle, una saputa fata. + + 9 + + La qual lui salutava, e poi gli disse: + --Di stran paese qua venuta sono, + però ch'io non voleva che perisse + cotanta buona gente in abandono: + in prima che di lá mi dipartisse, + i' procacciai di recarti un bel dono, + che, se tu 'l porti in corte al re davanti, + mangiar potrai co' cavalieri erranti. + + 10 + + Sapi che del reame, dond'i' vegno, + è la piú bella pulzella del mondo, + figliuola di uno re, che tiene a sdegno + ogni prod'uomo, e sie qual vuol giocondo, + e non si può veder che per ingegno + se none un dí dell'anno sanza pondo, + cioè la vilia di Santo Martino. + Allor va il bando per questo latino: + + 11 + + che a quella vilia, ch'io t'ho manifesta, + non si lasci veder persona, quando + la figliuola del re ne va alla festa + per suo diletto un poco solazzando. + Chi sará fuor, gli fie mozza la testa + a chi cadesse in cosí fatto bando, + sí che in casa per téma ognun si serra, + o se ne fuggon di fuor della terra. + + 12 + + Per questo San Martino, ch'è ora andato, + la vidi, e 'l viso mio non fue veduto. + Come il sogliar del Santo ebbe passato, + del capo un suo capello fu caduto, + ed io il ricolsi, ed hotelo recato: + in questo bossoletto l'ho tenuto: + pórtal davanti al re dalla mie parte.-- + Ed ella il ringraziò, e po' si parte. + + 13 + + E, cavalcando sanza prender lena, + que' che portava novella sí buona + si giunse in corte, dove sanza cena + andato s'era a letto ogni persona. + E, come que' ched allegrezza mena, + gridò:--Suso a mangiar, santa corona!-- + E que', che avean tre giorni digiunato, + con allegrezza ognun si fue levato. + + 14 + + Po' ch'ebono mangiato in questo tratto, + e Gismirante il bossol fe' presente, + il re lo prese, ed il capei n'ha tratto + per contentarne sé e la suo gente; + e Gismirante contò tutto il fatto, + come avie detto la fata presente; + e, riguardando il capello indovino, + ch'era duo braccia e parea d'oro fino, + + 15 + + e' si dicieva alla gente l'han vista: + --Questa dé' esser sopr'ogn'altra bella: + e veramente qual uomo l'acquista, + l'amor di cosí fatta damigella + deb'avere di pregio al mondo lista, + piú che altro cavalier che monti in sella; + però che, imaginando suo bellezze, + deb'avanzar tutte le gentilezze.-- + + 16 + + E Gismirante, po' che fue passato + alquanti giorni di cota' parole, + in grazia al re Artúe chiese comiato, + de la qual cosa il re forte si duqle. + Infine molti arnesi gli ha donato, + quando pur vede che partir si vuole, + e po' gli disse:--Or va', e quie ritorna,-- + ed e' va per veder la dama adorna. + + 17 + + Ben otto mesi e piue ha cavalcato, + sanza trovar ventura questa volta; + ma pure una mattina fue arrivato + in una selva ch'era molto folta; + cosí guardando vide da l'un lato + un drago ed un grifon con forza molta + che s'azzufâro; ed e' si fé' campione, + e liberollo, e uccise il dragone. + + 17 + + Po' cavalcava il damigel selvaggio, + fuglisi innanzi un'aguiglia parata, + incominciògli a fare grande oltraggio, + però che fortemente era affamata. + El damigel, come discreto e saggio, + di groppa al suo cavallo ebbe levata + un gran pezzo di carne, e si gliel diede. + Ella si parte, e mai nolla rivede. + + 18 + + Po', cavalcando il damigel pregiato + per quella selva dove dovea andare, + trovò uno isparvier, ch'era allacciato + ad una siepe, e non potie volare. + Ed e', come gentile, fu smontato, + e sviluppollo, e po' il lasciò andare. + E l'aguiglia, e 'l grifone, e lo sparviere + eran per arte posti in tal maniere. + + 20 + + Nel capo della strada per uscire + fuor della selva, dove cavalcava, + ed eccoti una fata a lui venire, + e domandollo quel perch'egli andava. + Egli le disse:--Dama, a non fallire + i' vo' colá dove l'amor mi grava.-- + E raccontolle dal piede alla cima + ciò ch'avíe detto la fata di prima. + + 21 + + Ed ella disse:--Quel per che tu vai + ti fia molto impossibile acquistare, + ma, se mi crederai, tu non andrai, + ed istara'ti meco a sollazzare: + i' ti prometto, se tue non vi vai, + ch'i ti farò contento sanza pare.-- + Ed e' rispuose:--E' convien pur ch'i' veggia + quella che fa murir chi la vagheggia. + + 22 + + Ma s'io nolla acquisto al mio volere, + i' non ti lascerò per alta dama, + e priegoti che col tuo gran sapere + consigliami di quel che 'l mio cor brama.-- + Ed ella gli donò un gran destriere, + dicendo:--Questo è di sí fatta fama, + porteratti in tre giorni sanza inganni + lá dove il tuo non andrebbe in dieci anni. + + 23 + + I' vo' che mi prometti di tornare, + e le parole tue sien piú che carte.-- + Subito le rispose d'osservare + i suo' comandamenti, e po' si parte: + e tanto forte prese a cavalcare + con quel caval ch'era fatto per arte, + che in capo di tre giorni fue arrivato + alla cittá del viso angelicato. + + 24 + + E tanto ad uno albergo prese stare, + ch'alquanti giorni a San Martin fu presso; + e, come i cittadin vide armeggiare, + montò a cavallo, e fue con loro adesso, + e tutta gente fa maravigliare, + sí ben port'asta e tanto rompe ispesso. + La damigella da' baron procura, + ma veder lei non puote criatura. + + 25 + + Quando il dí della vilia fue venuto, + e lo re fe' da sua parte bandire + che qual dalla donzella fie veduto + subitamente lo farà morire, + e chi si stia in casa come muto, + e chi di fuori si deba fugire. + L'albergatore all'albergo n'andoe, + e Gismirante con lui si posoe. + + 26 + + E, come damigello ardito e saggio, + quando per la cittá non è cristiano, + subitamente armato di vantaggio, + uscí di casa con la spada in mano. + Signor, pensate nel vostro coraggio + che si dicea del cavalier sovrano, + cosí armato in sul destrier corrente! + E' nella chiesa entrò subitamente. + + 27 + + E, non trovando criatura in Santo, + di testa s'ebe tratta la barbuta, + perché di quella cui amava tanto + la faccia sua potesse aver veduta, + ed e' poi si nascose da l'un canto + dietro a l'altare, e punto non si muta, + dicendo:--Di mie morte fie memoria, + o io acquisterò quie gran vittoria!-- + + 28 + + Or eccoti venir quella donzella + in compagnia ad un leone e un drago, + ed adorando al crocifisso; ed ella + vide colui ch'era cotanto vago, + il qual parlò con ardita favella, + che di suo morte non curava un dado. + --Dama, merzé, bench'io serva la Morte, + che per vederti vengo infin da corte!-- + + 29 + + Ed ella, riguardando Gismirante, + ch'era sí bel che contar nol potrei, + e imaginando poi in sé davante + le cose ch'egli avíe fatte per lei, + ridendo disse:--I' ti vo' per amante, + ma fuor di questa terra uscir vorrei: + però, se mi vorrai al tuo dimíno, + verrai per me istanotte a matutino.-- + + 30 + + Quand'ella gli ebe ben tutto insegnato + ciò ch'egli avesse a far nel suo venire, + la donna del baron prese comiato + dicendo:--Addio, addio!--nel suo partire. + Quando fue tempo, il cavalier pregiato + all'albergo tornò sanza fallire. + L'albergator domandò onde venía. + --Taci--diss'egli, e non gli rispondía. + + 31 + + Po' cavalcò a piè d'una finestra, + ch'ella avíe detto che dovesse andare, + e la donzella, sí come maestra, + tutte le guardie fe' adormentare. + Com'ella il vide, disse ardita e presta: + --O cavalier, come voglián portare + certe mie gioie?--Ed e' parlò giocondo: + --Vienne pur tu, ch'i' non curo altro al mondo.-- + + 32 + + Ed ella gli gittò di molte cose + di gran valuta, e di piccol vilume, + come fûr gemme e pietre preziose, + che le teneva per cotal costume; + ed una verga sotto si ripuose + che faceva seccare ogni gran fiume: + toccato da l'un lato, il fa seccare; + po', ritoccando, lo fa ritornare. + + 33 + + E po' s'armava a guisa d'un scudiere, + e per le scale iscende nella stalla, + e si montava sopra un buon destriere + sí di legier, che pare una farfalla, + e giunse fuor dov'era il cavaliere. + Veggendola, egli d'allegrezza galla; + pugnendo degli isproni il destrier forte, + giunsono ad una delle mastre porte. + + 34 + + Quando le guardie si fûr risentite, + cominciaro a gridar con gran romore: + --Che gente siete voi, ch'atorno gite + la notte, prima che venga l'albore?-- + Rispose il cavalier:--Se non ci aprite, + per Dio superno, fia il vostro pigiore: + novelle noi abiam che i saracini + hanno istanotte passato i confini. + + 35 + + --Veracemente che per questa istrada-- + disser le guardie--vo' non passerete.-- + Mise mano Gismirante alla spada, + dicendo:--O vo' ci aprite, o vo' morrete!-- + Disson le guardie:--Messer, ciò che v'agrada + fornito sia, s'un poco attenderete.-- + Trovâr le chiavi, e apersono la porta, + ed oltre passâr via sanz'altra iscorta. + + 36 + + E 'nanzi giorno piú che dieci miglia + fu dilungato la dama e 'l donzello; + e, quando il re non ritrovò la figlia, + fece suonar la campana a martello, + e fece armar tutta la suo' famiglia, + e molta gente sotto il suo penello: + sí che con piú di mille cavalieri + gli seguitò, spronando i buon destrieri. + + 37 + + E cavalcando sanza prender soste, + di lungi ben tre miglia ebon veduti + duo cavalier che salieno le coste, + benché da lor non furon conosciuti, + e lo re sopra ciò fecie proposte, + sien seguitati quegli a spron battuti. + Allor la giente sua non aspettava + l'un altro, e forte ciascun cavalcava. + + 38 + + E volgendosi indietro la piacente, + vide e conobbe que' che gli seguiéno, + e disse a Gismirante:--Omè dolente, + se siáno giunti quie, come fareno? + Ma qua nel piano ha un'acqua corente, + con questa bacchetta la paserano: + se giugneranno, non potran passare: + per altro modo non possián scampare.-- + + 39 + + E, quando furo a quel fiume ch'io dico, + toccò colla bacchetta, e disse:--Passa.-- + Quand'ella fue passato, al modo antico + fece alzar l'acqua, dov'era piú bassa. + Ella, piangendo, si diceva:--Amico, + non gli aspettar, ché son troppo gran massa.-- + Ed e' rispose:--Amor, non te ne caglia, + ché io non lascerò questa battaglia.-- + + 40 + + E la donzella istava inginocchiata, + pregava quel baron, forte piangendo; + e que' percosse alla prima brigata, + ch'eran dinanzi, che venian correndo, + e, col destrier che gli donò la fata, + quanti ne giugne tutti va abattendo, + ond'e' in volta si gli mise tutti + e dopo questi vennon di piú dotti. + + 41 + + E Gismirante, vedendo lor mossa, + arditamente tra lor si mettea, + e'l suo cavallo era di sí gran possa, + che pur col petto tutti gli abattea; + po' giunse il re colla sua gente grossa, + e Gismirante, isgridandol, dicea: + --Renditi per pregione, o cavaliere!-- + ed e' rispuose:--E' ti falla il pensiere.-- + + 42 + + E 'nverso il re col buon destrier si serra, + diègli un colpo, che cade istordito: + e la sua gente, vedendolo in terra, + misonsi in fuga per miglior partito. + El franco cavalier, vinto la guerra, + e' disse al re, po' che fu risentito: + --Per me convien che sia la tua finita.-- + Ed e' rispuose:--La morte m'è vita.-- + + 43 + + E Gismirante disse:--Per amore + della tua figlia, i' ti vo' perdonare, + e per suo amor i' ti farò onore; + in corte del re Artúe la vo' menare.-- + Cosí rimase il re con gran dolore. + E quel baron, volendo ritornare + a quella giovinetta che l'aspetta, + il fiume fe' seccar colla bacchetta. + + 44 + + E questo fiume non aveva ponte: + oltre passò sanza niuno difetto, + andando per un piano a piè d'un monte + allegramente, fuor d'ogni sospetto. + Cosí andando, videro una fonte, + e dismontâro per pigliar diletto; + ed e', perch'era istanco, a lei appoggiossi, + col capo in grembo a lei adormentossi. + + 45 + + E, mentre che dormiva, un uom selvaggio, + vedendol sí ansar, per ch'era lasso, + la dama ne portò dal bel visaggio, + e sotto il capo gli ebe messo un sasso. + Nel secondo cantar vi conteraggio + come si trovò solo in su quel passo, + e po' come per forza e per amore + racquistò la donzella, al vostro onore. + + + + + SECONDO CANTARE + + + 1 + + Divina Maestá, superna Altezza, + da cui le grazie vengon tutte quante, + prestami grazia con tanta fortezza, + ch'i' possa seguitar di Gismirante + e della dama adorna di bellezza, + che gli fue tolta per dormire avante + da l'uom selvagio, che la porta via, + com'io vi dissi nel cantar di pria. + + 2 + + Vo' sapete, signori e buona gente, + che molte cose si facien per arte, + ed io v'intendo nel cantar presente + di raccontare quie alcuna parte, + che per darvi diletto chiaramente + di novitá, cercando vo le carte, + e quel, che piace a me, vi manifesto; + e torno a Gismirante, che s'è desto. + + 3 + + E, non trovandosi al capo colei + per cui e' s'era afaticato molto, + con gran sospiri piange e dice omei, + dandosi spesso delle man nel volto; + e dicea:--Iddio, ben saper vorrei, + almen saper chi tanto ben m'ha tolto.-- + Afogato si saria veramente + se non che la fata gli tornò a mente. + + 4 + + E, cavalcando verso quella fata, + dove promesso avie di ritornare; + ed e' trovò un'acqua ismisurata, + che niuno uomo nolla può passare; + ed e', come persona disperata, + si voleva in quel fiume afogare. + Ed eccoti venuto a lui il grifone, + ch'egli avie liberato dal dragone. + + 5 + + E come que' che per arte parlava, + diceva:--Cavalier, montami adosso;-- + ed egli, udendo ched e' favellava, + meravigliossi, e tutto fu riscosso; + per disperato adosso gli montava, + pensando ch'egli il gittasse nel fosso; + e 'l grifone il passò dall'altro lato, + e puosel giú, e fussi dilungato. + + 6 + + Ed egli andò tanto cosí a piede, + ch'a quella fata fu giunto presente; + e quella fata volentier lo vede; + po' lo domanda di quel convenente; + ed e' rispuose:--Dama, in buona fede, + che fo di ciò ch'io acquistai presente?-- + Ed ella, che sapea, disse:--Tu l'hai + perduta sí che mai non la riavrai. + + 7 + + Ma, stu vuoi istar meco, amico mio, + piú ch'altro al mondo ti farò contento.-- + Ed e' le disse:--Per l'amor di Dio, + a racquistar la donna i' ho lo 'ntelletto.-- + Ella, vedendo il suo fermo disio, + puose da lato ogni suo intendimento, + e disse:--Sapi ch'ell'è in cotal parte + con un selvagio, ch'è fatto per arte, + + 8 + + e'n un castello di metal dimora, + ch'è sanza porta, entrata molto ha presta, + con quarantatré dame, che di fuora + ha conquistate per arte si destra; + or te ne andrai in su la cotal ora, + e' sará fuori, ed ella alla finestra, + e di' che facci tanto per ingegni + che l'uom selvagio dov'ha 'l cor le 'nsegni.-- + + 9 + + E Gismirante con un buon cavallo + entrò in cammino, e prese a cavalcare, + tanto che giunse al castel del metallo. + E l'uom selvagio er'ito a procacciare. + A poco istante vide sanza fallo + la damigella alla finestra istare, + la qual parlava con parole iscorte: + --Fúggiti tosto, se non vuo' la morte.-- + + 10 + + E Gismirante con molto valore, + come insegnato gli aveva la fata: + --Fa' che tue sapi dove tiene il cuore + questo malvagio, che mi t'ha furata.-- + Ed ella gli rispuose:--Tanto amore + mi mostra piú ch'a l'altre ogni fiata, + saperò bene il vero manifesto.-- + Ed imboscato esso si fue presto. + + 11 + + Tornando l'uom selvagio, e la donzella + gli cominciò a mostrar grand'allegrezza, + ed e', che la vedea cotanto bella, + si dilettava della suo bellezza. + E, cosí istando insieme in braccio d'ella, + disse:--Amor mio, venuto m'è vaghezza + di saper dove il tuo cuore si posa, + per adorarlo sopr'ogn'altra cosa.-- + + 12 + + Rispuose l'uom selvagio:--I' t'amo tanto, + e lo mio amore a te ho dato intero, + al tuo piacer son dato tutto quanto; + e del mio cuor ti conterò lo vero.-- + Sí come un uom che di malizia ha vanto, + le fe' vedere il bianco per lo nero, + dicendo, e mostrando una colonna: + --Qui dentro è il cuor di chi t'ha fatto donna.-- + + 13 + + E la donzella savia ed insegnata + alla risposta sua niente crede; + ma tutta notte istette inginocchiata, + mostrando d'adorarlo in buona fede, + e l'uom selvagio ridendo la guata, + e che l'adori veramente crede. + Ma, quando assai durato ebe, dicía: + --Deh! tue adori invano, anima mia.-- + + 14 + + Ma, poi ch'io vegio il tuo animo puro, + dov'e' il mio cuor saprai a questo tratto: + --Sapi ch'egli è in luogo sí sicuro, + ch'offender non si può in niuno atto, + che 'l guarda un animale fiero e duro, + per arte e per incantamenti è fatto, + e quel si chiama il porco troncascino, + ch'a Roma signoreggia ogni camino. + + 15 + + E, benché morto fusse l'animale, + chi l'uccidesse arebbe fatto invano, + perch'una lepre sopranaturale + gli uscirebbe di corpo a mano a mano; + e, benché morta fusse, ancor non vale, + ch'un paserotto ha 'n corpo vivo e sano. + il qual tiene il mio cuore alla sicura: + or vedi ben s'i' debo aver paura.-- + + 16 + + E, cosí ragionando, apparve il giorno, + e l'uom selvaggio uscí fuori a cacciare, + e Gismirante al castel fe' ritorno, + in su quell'ora ch'egli il vide andare. + La damigella col bel viso adorno + dalla finestra li prese a parlare: + --I' ho saputo ciò che vuo' sapere, + ma tutto il mondo nol potrebbe avere.-- + + 17 + + Ed ebegli contato a motto a motto + de l'uom selvaggio come detto avea, + e poi gli disse:--Pártiti di botto, + e non ti dar di me malinconia.-- + E Gismirante face gran corrotto, + non sapiendo pigliare alcuna via, + sí ch'ella tornò dentro isconsolata + e Gismirante ne tornò alla fata. + + 18 + + E disse, sí com'egli avíe sentito, + del porco troncascin, dalla donzella. + Disse la fata, quando l'ebe udito: + --Non ragionar mai piú di tal novella, + ché non potre' con lui, tant'è ardito, + se' milia cavalieri armati in sella, + che de' roman gran tempo s'è pasciuto, + perché a forza gli dánno tal trebuto.-- + + 19 + + Ed egli, udendo quel ch'ella dicea, + piú volte sospirando disse:--Omei!-- + ma pel gran ben ch'a la donna volea, + disse:--Io intendo di morir per lei.-- + E con sospiri molti le dicea: + --Sievi raccomandato i fatti miei, + perch'io credo ben provar co' l'armi: + s'e' mi bisogna, piaciavi d'atarmi.-- + + 20 + + Quella, vedendo suo perfetto amare, + gli disse allora:--Va' sicuramente.-- + Ed e' si mosse sanza dimorare, + sí come pellegrin subitamente, + e tanto forte prese a caminare, + che giunse a Roma il cavalier possente, + e giunse in corte dello imperadore, + per le iscale va verso il senatore. + + 21 + + Trovò a mezza iscala un cavaliere, + e 'n carità, per Dio, gli fe' domando; + ed e'gli disse:--Sozzo poltroniere! + come va' tu in tal modo gaglioffando? + Ma vuo' tu meco istar per iscudiere?-- + Ed e' gli disse:--Sie al tuo comando. + Ed e' gli disse:--I' ti farò insegnare + a servire innanzi e a cavalcare.-- + + 22 + + E Gismirante disse:--In veritade, + ch'i' so ben cavalcare e ben servire.-- + Ed e', vedendo ch'egli avie bontade, + fégli trar la schiavina e fél vestire. + Ed e' pareva pien di nobiltade + e appariscente sopr'ogn'altro sire; + e, po' che in ben far fu conosciuto, + piú ch'altro in corte era caro tenuto. + + 23 + + E cosí istette dimorando alquanto. + Un giorno ch'e' si stava per la corte, + ed e' sentí levare uno gran pianto; + onde dimanda di sí fatte sorte. + Ed un gli disse:--Egli si piagne tanto, + perché lo 'mperador manda alla morte + al porco troncascino un suo figliuolo, + di che tutta la corte n'ha gran duolo.-- + + 24 + + Parlava Gismirante immantanente + a quel barone, sí parlava iscorto: + --Or ben vi dico che la piú vil gente + che sia nel mondo hano averlo morto.-- + Disse il baron:--Tu erri fortemente, + e dico io che tu ragioni il torto, + ch'egli è per arte fatto in tal maniera, + che come il diavol percuote la sera.-- + + 25 + + Rispuose Gismirante:--S'i' avessi + buon'arme e buon cavallo in mie podésta, + vômi obrigare, s'io no l'ucidessi + sanz'altro aiuto, di perder la testa.-- + Mostra che quel baron sí lo intendessi; + andò all'imperadore, e non fe' resta, + e disse come si era vantato. + Lo 'mperadore ebe per lui mandato, + + 26 + + e sí gli disse:--Vedi che m'è detto + che tue ti vanti della cotal cosa, + se 'l vanto tuo vuo' mettere in effetto, + i' ti darò mie figlia per isposa.-- + Allor rispuose il nobil giovinetto: + --I' non vogli'altro ch'arme poderosa.-- + Disse lo 'mperador:--Arme e destriere + ara' miglior che avesse cavaliere.-- + + 27 + + E fe' venir quant'arme in corte avea, + dicendo:--Prendi la qual piú ti piace;-- + ed e', provando, tutte le rompea + dicendo:--I' vogli'arme piú verace.-- + Lo 'mperador vede quel che facea: + disse:--In costui ha forza molto aldace.-- + E fe' venire un'arma molto antica, + che quattro la portavan con fatica. + + 28 + + E Gismirante, dell'arme contento, + disse:--Dov'è il caval ch'io debo avere?-- + In suo presenza venner piú di cento; + ei li provava col suo gran potere, + che montandovi su con valimento, + pur colle cosce gli facie cadere; + e disse:--Imperador, fate che venga, + se ci ha miglior caval che mi sostenga.-- + + 29 + + Disse lo 'mperadore:--I' n'ho ben uno, + che mangia per condotto e sta in catene, + che sopra gli altri è forte e di pel bruno. + Fusse chi lo sellasse, arestil bene; + ma ne la istalla none andrebbe niuno, + perché gli ucide ch'inanzi gli viene.-- + E Gismirante vi si fe' menare, + e giunse a lui, e cominciò a gridare. + + 30 + + Il cavallo diede una tale iscossa, + perché non era usato a quelle istrida, + che tutta ruppe la catena grossa; + e Gismirante verso lui si fida, + e diedegli col pugno tal percossa, + che 'nginochione in terra si rannida, + e lasciossi imbrigliare e por la sella, + e menar fuor com'una pecorella. + + 31 + + Quando lo 'mperador l'ebe veduto + in su quel fier cavallo, e tutto armato, + disse:--Costui debe esser pro' e saputo, + e 'l piú prod'uomo ch'al mondo sie nato.-- + Mandò per lui e disse:--I' son pentuto: + i' non vo' che tue vadi a tal mercato; + il mio figliuol vo' mandare a morire, + anzi che perder te, c'ha' tanto ardire.-- + + 32 + + E Gismirante gli disse:--Messere, + questa battaglia non si può stornare.-- + Ed e', vedendo pure il suo volere, + subito fe' tutta suo gente armare. + Ed e' parlò:--Egli è contra 'l volere;-- + disse:--Signor, per Dio, lasciami fare: + ché, se bisogna, fa' che sien con teco, + socoreranti; ma non vo' sien meco.-- + + 33 + + Lo 'mperador col populo romano + con Gismirante uscir fuor della terra, + e tanto caminâr che, di lontano + vidon la fiera che facíe tal guerra, + e Gismirante rimase nel piano + tutto soletto, se 'l libro non erra, + e gli altri tutti andâr su le montagne, + e molta gente Gismirante piagne. + + 34 + + Mostra che 'l giorno era nivicato + il cavallo e 'l baron coperto a bianco, + ed il porco a guatare era abagliato, + e giace in terra come fusse istanco; + e Gismirante, il damigel pregiato, + e come cavaliere ardito e franco, + accomandossi a Dio, e colla lancia + percosse il porco; e ferí 'l nella pancia. + + 35 + + E, quando il porco si sentí fedito, + ruppe la lancia, e rizossi sú destro: + inverso Gismirante ne fu ito, + come demonio feroce ed alpestre; + e Gismirante col brando forbito + si difendea da lui, come maestro, + e in sulla schena un tal colpo gli dava + colla sua spada, ma nollo accarnava. + + 36 + + Onde pensò fargli fare una corsa, + per sangue che gli uscía della fedita, + dicendo:--In prima che da lui sie morso, + il porco, credo, lascerá la vita.-- + Ma, come un cane ch'assalisce l'orso, + correva il porco colla testa ardita; + e quella gente, vedendol venire, + per téma incominciâr tutti a fuggire. + + 37 + + Il porco giunse, e subito gli tolse + a pezzi a pezzi tutta l'armadura: + levando, quel cavallo i calci porse, + tale che cade in su la terra dura. + E Gismirante col caval si volse; + il porco al petto del caval si tura + e quantunque e' ne prese colla branca, + menollo a terra della spalla manca. + + 38 + + E Gismirante incominciò a chiamare + l'aiuto della fata a mano a mano, + ed e' sentí una boce gridare: + --Saltagli adosso col coltello in mano, + conciosiacosaché non può scampare, + dágli nel fianco lá dov'è piú sano.-- + Ed e' si rincorò, e molto isnello + gli saltò adosso, e diègli del coltello. + + 39 + + E, come piacque alla fata gentile, + che gli avíe tolto la forza e la lena, + il porco cominciò a diventar vile, + perché del sangue avíe vòto la vena, + e Gismirante giá non gli era umíle, + dandogli per lo fianco e per la schena, + tanto che 'l porco cade in terra morto, + onde a sparallo fue presto ed accorto. + + 40 + + E' non poté isparar sí pianamente, + che non uscisse la lepre gioiosa, + e none istette di correre niente + insin ch'andò nella selva nascosa. + Dicea Gismirante:--Omè dolente, + or ho io fatto nulla d'ogni cosa! + O gentil donna, che mi suo' atare, + a questo punto non mi abandonare.-- + + 41 + + E l'aguiglia ch'egli avíe pasciuta, + com'io vi dissi nell'altro cantare, + subitamente a lui fu venuta + onde la lepre non poté campare; + e, come negli artigli l'ha prenduta, + a Gismirante l'ebe a presentare. + Disse:--Il servigio non si perde mai + tu mi pascesti, e or merito n'arai.-- + + 42 + + Po' si partí, e Gismirante spara + la lepre come savio, pro', e dotto, + dicendo:--Tu mi gosti tanto cara, + ch'i' non vo' che mi sfughi il passerotto, + e parte che face la ragion chiara, + per la bocca gli uscí l'uccel di botto. + --Oimè lasso!--disse Gismirante-- + che 'l mio sapere non vale un bisante.-- + + 43 + + La lepre gittò via il cavaliere, + vedendo il passerotto volar via, + e sí dicea:--Omè no' m'è mestiere + pensar di riaverlo in vita mia.-- + Ed eccoti venir quello sparviere, + che quel baron da' pruni isciolto avea, + e prese il passerotto vivo e sano, + a Gismirante sí lo mise in mano, + + 44 + + dicendo:--Cavalier, ben t'ho renduto + buon guidardon di quel che mi facesti, + quando tra' prun mi trovasti caduto, + che come gentiluom tu mi sciogliesti: + però il servigio e' non è perduto, + che a me, cavalier, far mi volesti; + e magiormente sarai meritato + da piú possenti;--e fussi dileguato. + + 45 + + E Gismirante, i piè legato e l'ale + al passerotto, e' miseselo allato, + e tornò al suo caval, bench'avie male, + e destramente su vi fu montato: + e lo signor di Roma imperiale + colla suo gente a Roma è ritornato, + e 'l porco troncascin lasciò isparato, + onde il barone a Roma fu tornato. + + 46 + + Lo imperadore e la suo gente, quando + sentiron la cittá lor liberata, + e po' tornando que' ch'avíe col brando + la libertá di Roma racquistata, + incontro gli si fêr tutti armeggiando, + facendo festa della suo tornata, + e racettârlo co' magiore onore, + che si facesse mai a niun signore. + + 47 + + E Gismirante avía tanta allegrezza, + perch'egli avea quel ch'er'ito caendo, + e solo di partirsi avíe vaghezza, + onde allo imperador parlò, dicendo: + --Santa corona, non vi sia gravezza + che al presente di partir m'intendo.-- + Della qual cosa assai si maraviglia, + perché intendeva di dargli la figlia. + + 48 + + Ma pur, vedendo la suo volontade, + di molte ricche gioie gli fe' dono, + dicendo:--Quanti n'ha in queste contrade + con esso meco al tuo servigio sono.-- + E sí gli vuole dar gran quantitade + di cavalieri, ma e' chiese perdono, + e po' si diparti, che mai non resta, + e giunse a quella fata ardita e presta. + + 49 + + Come la vide, disse:--Il passerotto + i' l'agio vivo, ed hollo quie al lato.-- + Ella rispuose:--Se' tu istato dotto, + e' ti fie pro che l'uomo è infermato: + se tu lo avessi morto, baron dotto, + non potresti a tuo donna essere andato; + perché conviene che alla suo vita + del castel mostri l'entrata e l'uscita. + + 50 + + Ma, se a colei, cui hai dato il coraggio, + potrai parlar da sera o da mattina, + dirai che dica ch'un medico saggio + gli vuol portar perfetta medicina, + e fie nicissitá che l'uom selvaggio + gli mostri dell'entrare la dotrina: + come se' dentro, istrigni il passerotto, + e l'uom selvagio si morrá di botto.-- + + 51 + + E Gismirante andò né piú né meno, + sí come detto gli avea la fata: + trovò la donna col viso sereno + alla finestra, e fégli l'ambasciata, + ed ella andò, e disse tutto a pieno + ch'egli l'ensegni l'uscita e l'entrata: + --Perch'un medico, ch'è di grande affare. + egli vi vuol venire a medicare.-- + + 52 + + Ed e' le disse:--Dolce amor mio bello,-- + te' questo anello ch'io porto in dito, + che per virtú di questo ricco anello + vedrai l'entrata del castel gradito.-- + La damigella subito prendéllo, + gittollo a Gismirante pro' e ardito: + e Gismirante l'anello prendea: + allor l'entrata del castel vedea. + + 53 + + E, come dentro e' fue Gismirante, + uccise il passerotto; e quel fellone + mise uno strido, e po' morí davante. + E quelle dame, ch'egli avie prigione, + ch'eran quarantatré, e tutte quante + eran di gran legnaggio lor persone, + come lo vider, tutte inginocchiâro; + Iddio e lui molto ringraziâro. + + 54 + + E Gismirante molto bestiame + caricò d'oro e di ciò c'ha voluto. + Po' fêr partenza, e gir con quelle dame + a quella fata che gli ha dato aiuto. + Ed ella disse:--Tutte le tuo' brame + potuto ha' sodisfar, se t'è piaciuto.-- + Ed e' si volse a lei:--La veritad'è + ciò che dite; ma non per mie bontade, + + 55 + + ma per vostra virtú, non colla spada, + ho acquistata la persona e l'avere. + E pognamo ched io a corte vada, + dama, per voi ho ciò ch'i'ho a tenere. + Deh! datemi comiato, se v'agrada, + conciosiacosach'i'ho gran volere + di conducer davanti a re Artúe, + questa mie donna con quarantadue.-- + + 56 + + Ed ella disse:--Po' che in tuo paese + vo' ritornare, una cosa t'impongo, + che contro a ogni gente sie cortese, + e spezialmente a que' c'hanno bisogno. + Ch'io sono istato a tutte tuo' difese, + benché di dirlo alquanto mi vergogno, + per quel che tue facesti a' tre uccelli, + conciosiecosaché son mie' fratelli.-- + + 57 + + Ed e' con allegrezza fe' partita, + considerando a cui l'avíe fatto, + dicendo:--Mentre ch'io avrò vita, + la ragione aterò ad ogni patto. + Quando si sente in corte la redita, + il re Artúe con tutti i baron ratto + incontro gli si fêr piú di se' miglia, + facendosi di lui gran maraviglia. + + 58 + + Po' che le donne si furon posate + alquanti giorni dopo un gran mangiare, + e Gismirante l'ebe dimandate + s'elle volíeno a casa lor tornare; + ed elle che n'avien gran voluntate, + dicieno:--Messer sí, in quanto a voi pare.-- + Ed e' con gente assai in quantitade + tutte mandolle nelle lor contrade. + + 59 + + E que' signor, di cui le dame sono, + sentendo questo fatto com'è suto, + tanto contenti e tanto allegri sono, + ongnun fan festa, quando l'han saputo, + e ciascheduno gli mandò gran dono + per merito di quello gran trebuto. + Il re Artú, c'ha Gismirante in casa, + domandò della dama ch'è rimasa. + + 60 + + E Gismirante disse:--Quest'è quella, + di cui vidi il capello tanto biondo, + signore mio--contando la novella + rispuose il cavalier tanto giocondo. + Ed e' rispuose:--Mai non montò in sella + contento cavaliere in questo mondo, + come deb'esser tu di cotal dama.-- + E la reina e tutte genti chiama. + + 61 + + E fecela isposare in suo presenza, + e puose lui in ricca e magna altura, + facendo festa con magnificenza, + come conviene a sí fatta misura. + E sí regnaron con benevoglienza, + quanto piacque a Dio di somma altura, + moglie e marito sanza aver ma' crucci. + Al vostro onor questo fe' Antonio Pucci. + + + + + VIII + + BRUTO DI BRETTAGNA + + + 1 + + I' priego Cristo padre onnipotente, + che per li pecator volé morire, + che mi conceda grazia ne la mente + ch'i' possa chiara mia volontá dire. + E' priego voi, signori e bona gente, + che con efetto mi deggiate udire, + ch'io vi dirò d'una canzon novella, + che forse mai non l'odiste sí bella. + + 2 + + Leggendo un giorno del tempo passato + un libro che mi par degli altri il fiore, + trovai ch'un cavalier inamorato + fe' molte belle cose per amore, + ond'io, a ciò che sia amaestrato + de la prodezza sua ogni amadore, + dirò di quel baron senza magagna, + che fu chiamato Bruto di Brettagna. + + 3 + + Questo barone essendo d'amor preso + piú ch'altro mai d'una donna valente, + ardeali il core come fuoco acceso, + perché celava a lei tal convenente, + e, non possendo piú sofrir tal peso, + rechiesela d'amor celatamente, + dicendo:--I' son per far vostro disio + in ogni caso, se voi fate 'l mio.-- + + 4 + + Ed ella li rispose:--Po' ch'io sento + il tuo volere, or vo' che 'l mio tu saccia. + Se tu vòi del mio amore esser contento, + d'una cosa ch'i' ho voglia mi procaccia.-- + Disse 'l donzel:--Dite 'l vostro talento, + ché 'l non fia cosa, ch'io per voi non faccia, + e' sia ad acquistar, quanto vuol, forte, + ch'i' no' mi metta per aver la morte.-- + + 5 + + Disse la donna:--Or vedi, cavaliere, + lá dove fa lo re Artú dimoro, + ha nella sala un nobile sparviere + che sta legato ad una stanga d'oro. + Appresso quell'uccel, ch'è sí maniere, + due bracchi stan che vaglion un tesoro, + la carta de le regole d'amore, + dove son scritte 'n dorato colore. + + 6 + + E, stu puoi far ch'i'abia quel c'ho detto, + pognam che te sia greve ad acquistare, + infino ad ora ti giuro e prometto + ch'altri che te giammai non voglio amare. + Ed el rispose:--Questo m'è diletto. + Addio, madonna, ch'i' 'l vo a procacciare!-- + E tanto cavalcò dopo 'l comiato, + che 'n la selva real si fu trovato. + + 7 + + E, cavalcando per la selva scura, + pervenne a luoghi molt'aspri e crudeli + e poi, pensando sopra sua ventura, + ed una damigella senza veli + l'apparve e disse:--Non aver paura, + ch'i'so dove tu vai, benché tu 'l celi; + ma tu seristi a troppo gran periglio, + se tu da me non avessi consiglio.-- + + 8 + + Ed egli, udendo ciò, guardava fiso + la biondissima e vaga damigella: + a li capelli ch'avea dietro al viso + portava d'òr legata una cordella, + dicendo:--Dama, angel di paradiso, + che luci piú che la Diana stella, + deh, dimmi perch'io vo, se tu lo sai, + e poi ti crederò ciò che dirai!-- + + 9 + + Ed ella, rispondendo al suo dimando, + a motto a motto tutto gli contòne + com'e perché n'andava, e come e quando + e' s'era mosso per cotal cagione. + E Bruto disse:--I' mi ti raccomando + che m'aiuti fornire mia 'ntenzione. + Oh, dimmi il modo che ti par ch'io pigli, + ch'io no' mi partirò di tuo' consigli!-- + + 10 + + Ed ella disse:--Ben t'aterò alquanto, + se per mio senno portar ti vorrai. + Sappi che quel che tu brami cotanto + in nulla guisa acquistar non potrai, + se primamente tu non ti dá' vanto + d'avere amor di bella donna, s'hai, + piú ch'alcun altro cavalier che truovi, + e per battaglia poi convien che 'l pruovi. + + 11 + + Ma nel palazzo non potra' entrare, + se 'l guanto de l'uccel non hai primieri, + e tu quel guanto non potra' 'cquistare, + se non combatti con duo cavalieri, + i quali son posti 'l guanto guardare, + e son gioganti molti arditi e fieri + Se tu gli vinci, non toccar da loro, + ma spicca tu da la colonna d'oro.-- + + 12 + + E Bruto disse:--Dama, i' non potrei + donna nomar di tanta appariscenza. + Se non ti fosse grave, ben vorrei + che tu di te mi dessi la licenza.-- + Ed ella disse:--Fa' ciò che tu déi, + ch'i' son contenta per tal convenenza.-- + E con fermezza d'amore il baciòe, + e un destriero fornito gli donòe. + + 13 + + E disse:--E' ti convien sanza pavento + cavalcare e combatter con ardire; + tu ha' caval che corre come vento + e meneratti dove tu vogl're.-- + Ed e' vi montò su con ardimento, + e ringraziolla molto in suo partire, + e tanto degli sproni el destrier punse, + ch'a la riva d'un gran fiume giunse. + + 14 + + E, non possendo quel fiume passare + perch'era cupo e d'ogni lato monte, + lungo la riva prese a cavalcare, + tanto che d'oro ebbe trovato un ponte, + ch'era sí basso, che per l'ondeggiare + l'acqua sopr'esso ispesso facía fonte. + Dal primo capo un cavalier avea, + armato e fier quantunque si potea. + + 15 + + E Bruto, poscia che l'ebbe veduto, + il salutò co' molta cortesia + e quello gli rispuose a suo saluto, + ma domandollo poi perché venía. + E Bruto gli rispuose:--I' son venuto + per passar qui, se tolto no' mi fia. + --Per passar no--rispuose quel guardiano,-- + ma per aver la morte di mia mano! + + 16 + + Ma, perché se' di giovanezza tale, + i' ti vo' perdonar--gli disse accorto,-- + che ma' non arrivò in queste contrade + picciol né grande, che non fosse morto; + ma, perch'io veggio per sempricitade + t'ha fatto pervenire a questo porto, + o lassa l'arme e tutti arnesi tuoi, + e vattene al piú presto che tu puoi.-- + + 17 + + Rispose Bruto:--Ha' tu tanta mattezza, + che credi per tuo dire i' lasci l'arme? + Intendo di provar mia giovinezza + contro chi 'l passo vorrà constrastarme!-- + Ed e' sí fo adirato e con fierezza + disse:--Se tu se' stolto, come parme, + da po' ch'io veggio che vò' pur morire, + e tu morrai!--E corselo a fedire. + + 18 + + E di molt'arme gli tagliava adosso, + ed in piú parte la carne gli afferra. + E Bruto allor, sentendosi percosso, + e 'l sangue suo cadere in su la terra, + e la sua donna gli tornò nel cosso, + ond'egli isprona il buon destrier di guerra, + e ferí quel guardian sí aspramente, + che per morto l'abatte di presente. + + 19 + + E quel giogante gli chiese mercede, + ed egli perdonò per cortesia, + e 'l suo cavallo degli sproni fiede + e per lo ponte subito si 'nvia. + Quando il guardian da l'altra parte vide + ch'al suo compagno pur morte giungía, + di forte il ponte cominciò a corlare + che spesso sotto l'acqua il facía andare. + + 20 + + E Bruto, per bontá del buon cavallo, + pur passò oltre per lo ponte ratto, + e giunse a quel fellone quale strale, + dove crollava il ponte al primo tratto, + che su la testa ferí senza fallo + e, per vendetta di quel ch'avea fatto, + per forza il prese e nel fiume il gittòe, + onde il guardian di subito affogòe. + + 21 + + E, quando egli ebbe valicato il passo + ed amendue le guardie abattute, + ed e' si risposò, perch'era lasso + delle percosse, c'have ricevute; + e 'l meglio che poté, seggendo a basso, + venne curando tutte suo' ferite. + Po' valorosamente, come saggio, + montò a cavallo ed uscí di suo viaggio. + + 22 + + E, cavalcando il franco damigello + per un bel prato tutto pien di fiori, + vide un palazzo fortissimo e bello, + ma no' parea ch'avesse abitatore, + però che porta, finestra o sportello + no' si vedea da lato né di fuori. + Nel prato sí v'avea mensa d'ariento, + piena di cibi e d'ogni guarnimento. + + 23 + + E poi appresso vide sotto un pino + un gran vaso d'argento pien di biada, + ond'egli ismonta, di coraggio fino, + perché per suo destrier molto gli agrada. + Trassegli il freno e puosegli all'orino, + perché rodesse, poi d'intorno vada. + No' veggendo persona, fra sé pensa: + --Sia ciò che puote!--e fussi posto a mensa. + + 24 + + Mangiando francamente, come quello + ch'avea grande bisogno di mangiare, + una porta s'aperse del castello, + che facea sí grandissimo sonare, + che maravigliar face quel donzello; + sicché ristette e volsisi a guardare, + ed e' vide venire un gra' giogante + verso di sé con un baston pesante. + + 25 + + E da seder non si mosse costui, + ma piú che mai mangiava alla sicura. + Disse il giogante, quando giunse a lui: + --Che ne fa' tu costá senza paura? + Queste mense son messe per altrui, + cioè per gente di miglior natura. + E Bruto mangia prima quanto volle + poi gli rispuose:--Deh, quanto se' folle!-- + + 26 + + Se queste mense son per gentil gente, + ed io mi tengo ben d'esser gentile, + ché 'l padre mio fu molto soficiente, + e suo paese molto signorile. + A la corte del re, ch'è si possente, + per ch'io vi mangi, no' manca' su' stile. + E son venuto per portarne meco + uno isparviere che 'l re Artú ha seco.-- + + 27 + + Disse il giogante:--Oh! t'inganna il pensiero, + ché gran semplicitá nel cor t'abonda; + che sarebbe impossibile ad avere + al piú prod'uom, che è 'n Tavola rotonda; + ch'è per guardia del guanto piú vedere + che quel palazzo intorno non cerconda, + e, se compagni avessi un centinaio, + ti veterebbe il passo il portinaio. + + 28 + + Però, deh, parti, e torna in tuo paese + po' che ancora non t'è la vita tolta; + lassa l'arme e 'l caval, ch'a le tue spese + vo' ch'abbi manicato a questa volta.-- + Rispuose allora quel donzel cortese: + --Per cosa molto grande ora m'ascolta, + ch'io, prima che per te i' torni adrieto, + teco saprò se l'arme mia han divieto!-- + + 29 + + Disse il giogante:--Con questo bastone + io n'ho giá morti piú di cinquecento; + ma, perché tu mi par troppo garzone, + sí perdonava al tuo gran falimento. + Ora ti dico ch'i' ho intenzione + di raddoppiarti la pena e 'l tormento. + Ora va', monta a caval, che 'l ti bisogna, + ch'io non ti voglio a piè, per piú vergogna. + + 30 + + Rispuos'allora il valoroso Bruto: + --Non piacci a Dio che io monti in arcione, + ched e' sarebbe troppo gran partito + combattere a caval con un pedone! + Or come cavalier prod' ed ardito + --disse al giogante--fa' tua difensione!-- + E colla ispada fiede arditamente, + ma no' che sangue gli uscisse niente. + + 31 + + Disse il giogante, di niquizia pregno: + --Io te ne pagherò, se Dio mi vaglia!-- + col baston del metallo e non di legno, + che lo menava come fil di paglia, + e fedía Bruto con un tal disdegno, + che di molt'arme addosso sí gli taglia, + e feciolo per forza inginocchiare, + sicché di morte e' cominciò a dottare. + + 32 + + E poi gli disse:--Po' che tanta noia + t'ha fatto il primo, che fará il secondo? + Tu ci venisti per acquistar gioia, + i' ti farò portar di morte pondo, + ché veramente convien che tu muoia, + sicché mal ci venisti a questo mondo.-- + E la mazza levò co' gra' tempesta, + volendo dare a Bruto in su la testa. + + 33 + + E, quando Bruto vidde la colonna, + cioè 'l baston che 'l giogante have 'n alto, + ed e' si ricordò della sua donna, + e' ferí lui sopra 'l lucente smalto, + sicché, per che di ferro avesse gonna, + poco gli valse allo secondo assalto: + e' diedegli tal colpo in su la spalla + che col bastone il braccio a terra 'valla. + + 34 + + --Deh! no' mi uccider, per lo tuo migliore + --disse il giogante, sentendo tal pena,-- + ch'io ti recherò il guanto del signore, + e tu potrai intanto prender lena. + --Tu mi vogli ingannare, o traditore!-- + rispose Bruto, e dèttegli una mena. + Ed e' per téma della morte volse, + e menol seco dov'il guanto tolse. + + 35 + + E, come Bruto il guanto ell'ha spiccato, + e grande istrida dentro si levâro, + e non vi si vedeva in nessun lato + chi si facesse il pianto cosí amaro. + Ed egli vettorioso torna al prato, + e montò al destriero allegro e gaio, + e cosí cavalcò parecchi giorni + pur per pratelli di bei fiori adorni. + + 36 + + E, riguardando, vede dalla lunge + il palazzo real dello re Artú, + e forte degli sproni il destrier punge, + tanto ch'a quella porta giunto fu; + e, siccome alla porta mastra giunge, + mostrò il guanto e fu lasciato ire su + da dodici guardian, che disson:--Passa, + ché la tua vita sará molto bassa!-- + + 37 + + Signor, sappiate che secento braccia + aveva di lunghezza quel palazzo, + e d'ariento avea 'l tetto e la faccia + e dentro d'oro le mura e lo spazzo, + iscala e panca v'ha, che ciascun saccia, + ch'eran d'avorio, intagliate a sollazzo + e sonvi d'oro altri sette iscaglioni. + Sedevi re Artú con suo' baroni. + + 38 + + E Bruto arditamente per la scala + montò, pensando di tal novitade; + e, quando giunse in su la mastra sala + e vide il re con tanta nobiltade, + con riverenza inginocchiando cala + e salutollo con benignitade. + E re Artú gli rendé suo saluto, + benché ma' piú no' lo avesse veduto. + + 39 + + --Perché venisti a meco, in questa corte?-- + disse un di que' baroni in corte. Piano + rispuose Bruto con parole accorte: + --Venuto son per lo sparvier sovrano.-- + Disse 'l baron:--Per cosí fatta sorte, + credo che tu sara' venuto invano! + Onde ti move ardir di cheder dono, + che piú di mille giá morti ne sono?-- + + 40 + + Bruto, pensando di quella ch'egli ama, + rispuose lietamente a quel barone, + dicendo:--Lo sparvier di sí gran fama + i' non dimando senza gran cagione, + ch'i'ho l'amor della piú bella dama + che niun altro di questa magione. + E, se alcun ci è che voglia contastare, + per forza d'arme gliel tolgo a provare!-- + + 41 + + Rispose quel baron:--Siene a la pruova! + Però ch'io vo' difendere la mia 'manza, + ch'a petto a lei la tua non val tre uova, + però che di beltade ogn'altra avanza. + E veramente, anzi che tu ti muova, + confessar ti farò co' mia possanza.-- + E 'n un pratello si furono armati + dentro al palazzo, e furonsi isfidati. + + 42 + + E ferirse l'un l'altro co' la lancia + sí forte, che le rupper negli scudi, + e, poi che dato s'ebben cotal mancia, + miser mano a le spade i baron drudi; + e l'uno e l'altro non pareva ciancia, + quando si riscontrâr co' ferri ignudi; + e 'l baron per tal forza Bruto offese, + che de l'elmo tagliò quanto ne prese. + + 43 + + E Bruto si ricorda su quell'ora + di quella donna per cui amor fa questo, + di che el rinvigorisse e risan'ora; + e con la spada in mano, ardito e presto, + ferie 'l baron, sí che senza dimora + in su la terra cadde manifesto. + Volendosi levare a questo tratto, + e Bruto smonta ed uciselo affatto. + + 44 + + E poscia se n'andò ritto a la stanga + e tolse lo sparvier, la carta e' cani + e partendosi disse:--A Dio rimanga + lo re Artú con i suoi baron sovrani!-- + E tutta quella corte par che pianga + ch'un uom cosí gaiardo s'allontani. + Lecenziato dal re, che se ne vada, + vettorioso tornò a sua contrada. + + 45 + + E giorno e notte tanto ha cavalcato, + ched egli giunse a la donna selvaggia, + quella che prima gli aveva insignato + come salir si voleva tal piaggia, + e, poi che 'l suo saluto gli ha donato, + ed ella gli responde come saggia: + --Ben sia venuto, per le mille volte, + sí fatto amante, che no' l'hanno molte! + + 46 + + E poi con baci e con abbracciamenti + gran pezza il tenne, senz'altro fallace, + e poi li disse:--Mò che t'argomenti + di ritornare a tua donna verace?-- + Ed e' le disse:--Se tu te contenti, + i' farò volentier ciò che ti piace.-- + E ringraziolla di coraggio fino, + poi si partí e tornò a suo cammino. + + + + + IX + + MADONNA LIONESSA + + + 1 + + Io truovo d'una donna da Milano, + ch'ebbe nome madonna Leonessa, + che madre fue d'Azolino Romano, + che fue tanto ardito in ogni pressa. + Il suo marito ha nome Capitano: + di Lombardia ell'era principessa; + tutta la Lombardia signoreggiava, + e Toscana di lei forte tremava. + + 2 + + Ell'era sopr'ogn'altra savia e bella, + e sempre avea semilia cavalieri, + con i quali prendea cittá e castella + o per battaglia o per falsi mestieri; + e non montava cavaliere in sella, + che non temesse de' suo' colpi fieri: + e, se d'amor d'alcuno era richiesta, + di botto gli facea tagliar la testa. + + 3 + + Cosí reggendo, venne che 'l marito, + ch'era d'Italia la piú franca lancia, + vennegli in cuore e grande apitito + di voler visitare il re di Francia; + onde si mosse, molto ben fornito, + con semilia tedeschi, a non dir ciancia. + Tanto cavalca, che giunge a Parigi; + laonde fe' di grandi e be' servigi. + + 4 + + Il re di Francia era fuori ad oste; + mandò a sua donna ch'ella 'l soccorresse. + Il Capitano, udendo le proposte, + le si proferse, in quanto le piacesse, + con semilia tedeschi alle sue coste. + La reina gli disse:--Dio 'l volesse!-- + Onde da la reina si partíe: + dov'era il re di Francia se ne gíe. + + 5 + + E grande festa gli fe' il re di Francia, + chéd amendue eran perfetti amici. + De' saracin v'era la gran possanza, + e tutte piene n'eran le pendici; + molti cristiani v'eran per certanza, + e molti cavalier v'ha da Parigi: + da l'una parte e l'altra acampati, + cristiani e saracin sono ischierati. + + 6 + + Vedendo il Capitan tanta puntaglia + di cavalieri da ciascuna parte, + di grazia chiese la prima battaglia: + il re gliel concedette, onde si parte. + Disse a sua gente:--Se Cristo vi vaglia, + siate ben franchi, ché sapete l'arte!-- + Onde tosto percossono a' nimici: + la prima ischiera mise alle pendici. + + 7 + + Non era in 'Tália uom tanto possente, + com'era questo gentil Capitano: + e' con sua forza e con sua buona gente + diede isconfitta al populo pagano; + e il re di Francia ancor similemente, + colla suo gente del popul cristiano, + a' saracini dieron tal trafitta, + che per forza gli mise in isconfitta. + + 8 + + Color fuggendo e costoro incalciando, + durò la caccia piú di dieci miglia. + E lo re poi, a Parigi tornando, + menò molti pregion con suo famiglia: + e la reina ch'aspettava, quando + rivide il Capitan, per mano il piglia. + E', vedendosi far tante carezze, + subito inamorò di sue bellezze. + + 9 + + Cavalcando con lei a coscia a coscia, + non si iscopria né in fatto né in detto. + Giunti in Parigi, la reina poscia + il convitava co' molto diletto, + ed e' sentiva l'amorosa angoscia; + e, trovandosi un dí con lei soletto, + richiesela d'amore: a tal cagione + il fe' pigliare e mettere in prigione. + + 10 + + E po' col re tutto il fatto ragiona, + laonde il re ne fue molto dolente; + ma, guardando l'onor della corona, + co' savi suoi si consigliò al presente. + Ciascun dice di perder la persona: + rispuose il re:--Non ne farò niente; + ma io condanno quel vembro in due once, + che le parole disse tanto isconce. + + 11 + + Po' fece il Capitano a sé venire, + ed e' si venne tutto isbigottito. + Il re gli disse:--Come avesti ardire + di farmi oltraggio, avendomi servito? + Ma tu se' degno in tutto di morire, + bench'io non aggi' tuo fallo seguito; + a ciò che la tua vita non s'istingua, + sieti tagliato due once di lingua.-- + + 12 + + El Capitano disse:--I' vi ringrazio, + ch'io veggio ben ch'io son degno di morte: + ma cento giorni i' v'adimando ispazio + prima ch'io venga a sí malvagia sorte.-- + Il re lo fece di quel voler sazio; + fecel rimetter nella pregion forte. + Egli poi iscrisse a la sua donna ardita, + com'egli era a pericol della vita. + + 13 + + Quando la donna intese le novelle + del Capitan, che piú che sé l'amava, + delle mani si die' nelle mascelle; + subitamente in zambra se n'andava, + e, non potendo immaginar cavelle + dello suo iscampo, ella s'inginocchiava + divotamente innanzi al Creatore, + e piangendo dicea con gran dolore: + + 14 + + --O Signor mio, ch'a Maria Madalena + tu perdonasti, non mi abandonare, + ch'i' veggio ben che la fortuna mena + il mio marito a mala morte fare: + ma, se mi doni grazia e tanta lena, + ch'io di pericolo il possa iscampare, + i' ti prometto, ch'i'ho fatte assai + disconce cose, ch'i' non farò mai.-- + + 15 + + Cosí adorando, si fue addormentata, + e dal cielo le venne in visione + un angiol, che le die' questa ambasciata: + --Se vuoi cavar tuo sposo di prigione, + com'uom ti vesti, bene accompagnata, + va' dimostrando d'esser Salamone + venuto al mondo a rinovar le leggi: + contrasto non truovi; i tristi correggi.-- + + 16 + + Quando la donna si fue risentita, + volendo il sogno mettere in effetto, + di porpore real si fue vestita, + e dice ch'era Salamon perfetto; + e la voce d'intorno ne fu ita + per Lombardia e per tutto il distretto, + sí come Salamone era venuto: + e per piacer di Dio era creduto. + + 17 + + Apresso, tolse di tutte le chiese + di libri raunò some trecento, + e mille preti vecchi del paese + vestí a nero a suo comandamento, + e cento savi colle menti accese + pieni d'ogni iscienza e 'ntendimento, + e mille cavalier, sergenti e fanti, + che gramatica sapien tutti quanti. + + 18 + + A' preti comandò che per camino + cantasson sempre l'uficio de' morti + per rimembranza del regno divino; + al qual uficio istanno molti accorti, + mostrando avere il mondo a suo dimíno + E perché in creder ciascun si conforti, + una gran palla d'or portava in mano + in sur un bianco palafren sovrano. + + 19 + + Le croci inanzi a sé mandava ritte + con istendardi di zendado nero, + con lettere e parole d'oro iscritte, + sí com'egli era Salamon di vero, + figliuol del santo padre re Davitte, + da Dio mandato per cotal mestiero, + per rinovar la legge al mondo guasta. + E questo a credere alla gente basta. + + 20 + + Come la gente si maravigliava, + non è mestieri ch'io vel dichi quici; + ché tutto l'universo ne parlava, + come tra loro iscriveano gli amici; + e tutto il chericato ne tremava + pensando perder tutti i benefici. + Giunto presso a Parigi una mattina, + gli si fa incontro il re e la reina; + + 21 + + e 'l vescovo con tutto il chericato + si cavalcava col re sanza fallo. + Quando si furon a lui appresentato, + tutta la gente ismontò da cavallo; + piangendo di letizia, inginocchiato, + cominciâro il re e gli altri a salutallo: + --Ben possiate venir, Santa Corona!-- + Ed e' saluto non rende a persona. + + 22 + + Cui Salamon mirava punto fiso, + accetto sel tenea piú ch'uom vivente, + e di letizia si segnava il viso + e sí diceva umile e riverente: + --Egli è venuto ben dal paradiso, + tanto ha l'aspetto angelico e piacente!-- + Giunto in Parigi, come gli fue a grado, + col vescovo ismontò al vescovado. + + 23 + + E 'n sulla mastra sala fece fare + una gran sedia con sette iscaglioni: + su vi sedea, e a' piè fece istare + i gran maestri, i preti ed i baroni; + e fece intorno a sé ingraticolare, + empier la sala di libri e' veroni. + Po' venne un prenze: com'egli ha ordinato, + venne dinanzi a lui inginocchiato. + + 24 + + --Mercé, per Dio! Il re tiene in pregione, + benché questo dovete voi sapello, + nostro signor ch'elli ha 'n condennagione: + a tal condennagion facciamo apello.-- + Vedendo ciò, comandò Salamone + che comparisse il re di Francia ed ello. + Temendo, il re comparí a mano a mano: + apresso menò seco il Capitano. + + 25 + + Vedendo Salamone in suo presenza + il Capitan con la catena in gola, + dinanzi a sé fe' legger la sentenza: + "Due once--dice--sia tagliata sola". + Salamon parla e disse:--In mia presenza + faglici tagliare, parl'io tal parola, + due once, come tu condennato hai; + ma, se fie piú o men, la romperai.-- + + 26 + + Ed e' rispuose:--Corona beata, + vo' conoscete piú che non fo io; + o vaglia o no la sentenzia ch'è data, + vo' ch'ella si cancelli, o signor mio.-- + Salamon la parola ha incorporata; + fégli trar carta e assolver ogni rio, + e poi apresso gli comandò, e disse + che inanzi a lui ogni dí comparisse. + + 27 + + E vo' che voi sappiate, o buona gente, + ched egli il fece suo procuratore; + ed egli e gli altri credean certamente + ched e' fusse mandato dal Signore + qua giú in terra da Dio 'nipotente, + per liberar del mondo alcun errore. + E, poi che alquanto e' si fue riposato, + Salamone dal re prese comiato, + + 28 + + dicendo:--E' mi conviene andare a Roma + a correggere il papa e' cardinali, + ch'a' cherici porrò sí fatta soma, + che in loro vita e' no l'ebber mai tali + sí ch'ogni chericato sí si noma, + per me' fuggir, vorrebbon mettere ali.-- + Onde si parte: il re l'accompagnava + quel che gli parve, e poi indreto tornava. + + 29 + + Come partissi, i preti parigini, + a l'uscir fuori, sí com'io intendo, + gli presentâr trentamilia fiorini + e trenta palafren, s'i' ben comprendo. + Gli ambasciador parlârgli in ta' latini, + e 'nginocchiârsi e', cosí dicendo: + --Vi manda di Parigi il chericato, + perché voi non guardiate in lor peccato.-- + + 30 + + E Salamon, sorridendo, gli tolse + e disse:--I' non avea mestier di questi!-- + E 'nverso lor Salamone si volse + e disse:--Fate che viviate onesti;-- + e per quella fiata gli prosciolse. + E' tostamente se n'andaron presti + con allegreza e festa a casa loro: + e Salamon ne va sanza dimoro. + + 31 + + Quando arrivava a castello o a cittade, + i preti contro a lor non sono iscarsi: + de' preti erano pien tutte le strade + a presentarlo ed a raccomandarsi. + E 'l Capitan con molta umilitade + ogni dí andava a lui a rappresentarsi, + e a sua donna iscriveva molto ispesso, + ma' non pensando come l'avie presso. + + 32 + + Giugnendo Salamone in un gran piano, + el Capitan correa un suo destriere, + e Salamon domandò a mano a mano, + benched e' conoscesse il cavaliere. + Fugli risposto ch'era il Capitano. + Chiamollo a sé e gli disse:--Fa mestiere, + perché cavalchi tu, ch'i' non cavalco, + da oggi inanzi sie mio maliscalco.-- + + 33 + + E, cavalcando a lato a Salamone, + il Capitan, siniscalco novello, + egli il dimanda di sua condizione, + s'egli ha donna o sposa per anello. + --Monsignor sí--risposegli il barone-- + cosí potess'io diventare uccello! + Che'nanzi ch'io mangiassi, i' la vedrei + con i tre bei figliuoli ch'i'ho di lei; + + 34 + + però ch'io l'amo piú che criatura, + ed ella cosí me, se Dio mi vaglia.-- + Salamon disse:--Com'è tanto dura, + ch'a te non viene, essendo in tal travaglia? + Ma questo è segno ch'ella non si cura + della tua morte o vita un fil di paglia!-- + Ed e' rispose:--Caro signor fino, + la testa metterei ch'ell'è in camino!-- + + 35 + + Salamon disse:--Po' t'ha abandonato + e te non cura di tue grave doglie, + tal matrimonio rompere ho pensato, + ché posso far di ciò tutte mie voglie; + ed una ricca donna d'alto istato, + savia e gentile, i' ti darò per moglie. + Ed e' rispuose:--I' non credo che sia + piú sufficiente donna che la mia.-- + + 36 + + E cosí cavalcavan ragionando + che presso a Roma a tre miglia arrivâro: + e 'l papa e' cardinali e gli altri, quando + l'ebbon sentito, incontro sí gli andâro; + e 'n sulla strada insieme riscontrando, + il papa e Salamon si salutaro. + Dicea il papa:--Ben venga il signor mio!-- + Ed e':--Ben venga il vicario di Dio!-- + + 37 + + E, poi ch'alquanto in Roma fue posato, + il papa fece con lor concestoro, + e fe' che'l chericato ivi adunato + gli diede centomillia fiorin d'oro. + Parlamentando il papa gli ha parlato: + --I' non so quanto farete dimoro; + ma io intendo che per ogni verso + legge mutiate in tutto l'universo; + + 38 + + e tôrre al chericato e' benefici, + e darci poi asprissima sentenza. + Se riparare si può ta' giudici, + provveggia in ciò la vostra sapienza.-- + Salamon disse:--In Dio e veri ufici + vivete casti e fate penitenza, + e lussuria lasciate e' buon bocconi: + i' pregherò Iddio che vi perdoni.-- + + 39 + + Da Roma si partí colla secura, + e tanto cavalcò che giunse in Siena; + lá onde il chericato per paura + partire il fece colla borsa piena. + E 'l chericato fiorentin procura, + di sua venuta, gran gioia ne mena; + incontro gli si fe' con grandi onori. + In Firenze smontò a' Frati minori. + + 40 + + E riposati alquanti giorni poi, + i cherci fiorentini il dimandâro: + --Dicci se lo giudicio tocca a noi, + o se per nostro inciampo ci è riparo.-- + Salamon disse allor:--Sí come voi + siete principio al dolore e all'amaro, + sarete i primi che il Signor superno + vi manderá nello prefondo eterno.-- + + 41 + + A' prior disse:--Questa vostra terra, + chiamata "fior", farò che fará frutto; + ma, prima che sia, se'l mio dir non erra, + dovizia avrete di pianto e di lutto.-- + Ed il consiglio co' prior si serra: + alcun dicea che volea ch'al postutto + e' fusse presentato riccamente: + chi n'era lieto, e chi n'era dolente. + + 42 + + In ringhiera levossi un calzolaio + e disse:--Io dico ch'al signor reale + non si die tanto che vagli un danaio, + po' ch'egli il manda il re celestiale; + ma, se ognun vuole istare allegro e gaio, + pigliamo il bene e lasciamo ogni male, + e'l Signor ci dará stato perfetto.-- + Ciascun rispose e disse:--Egli ha ben detto.-- + + 43 + + Partissi Salamone e andò a Gagliano, + la sera se n'andò sanza menzogna: + e riguardando intorno il Capitano + conobbe ch'era il camin di Bologna. + E parlò e disse:--Signor mio sovrano, + licenzia v'adimando con vergogna, + ch'io possa ritornar in mio paese, + ché mio nimico è il popul bolognese.-- + + 44 + + E Salamon allora prese a dire: + --Di questo fatto il miglior prenderemo: + quando tutta la gente fie a dormire + verrai a me, e ciò consiglieremo.-- + Quand'e' fu tempo, ed e' per ubbidire + andò a lui nella cambera; allo stremo + d'andare a letto, trovò Salamone + ignuda, e disse:--Ben vegna il barone.-- + + 45 + + E poi la man sulla spalla gli ha messa, + e disse:--Come ha nome la tua sposa?-- + Ed e' rispose:--Ha nome Lionessa, + ch'i' bramo di veder sopr'ogni cosa.-- + E' disse:--Guarda s'io somiglio ad essa;-- + ed e' guardò con faccia vergognosa, + po' disse:--Signor mio, santa Corona, + veder mi par la mia donna in persona.-- + + 46 + + Disse 'l barone:--A mente non mi reco + se non che siete della santa fede, + ché corpo uman non potrebb'aver seco + tanta biltá quanto Iddio vi concede.-- + Diceva Salamon:--Or, com'è cieco + chi non conosce il suo, quand'egli 'l vede; + ch'i' son tua donna e tu se' mio marito.-- + Ed e' per gioia cadde tramortito. + + 47 + + Come fu risentito di presente, + subitamente s'andâro nel letto, + ed abbracciâr l'un l'altro istrettamente + e tutta notte stettero in diletto. + Al mattin Salamon tutta sua gente + accomiatò, dicendo:--I' son costretto + d'andare al paradiso luziano, + dove non può venir niun corp'umano. + + 48 + + Contento di bon' ar' ciascun si parte, + e Salamon, ch'avíe mutata gonna, + secondamente che dicon le carte, + tornò a Melan vestito come donna. + Come fu giunto, scrisse in ogni parte, + insino al papa, del mondo colonna: + "Nel paradiso luzian mi ritruovo, + sí come piace a Dio, per cui mi muovo". + + 49 + + Ad ogni chiesa suo' libri rendette, + e conobbe da Dio grazia infinita. + Enfin ch'al mondo col marito stette, + si fêro insieme santa e buona vita, + e chiese e monester fêr diciasette; + ed ebbon paradiso alla partita, + alla qual ci conduca il Salvatore.-- + Antonio Pucci il feci, al vostro onore. + + + + + X + + LA REINA D'ORIENTE + + + + + PRIMO CANTARE + + + 1 + + Superna Maiestá, da cui procede + ciò che nel mondo dá ogni sustanza, + e sei cortese a chiunque ti chiede + divotamente con fede e speranza; + umilemente ti chieggio mercede + che doni grazia a me, pien d'ignoranza, + ch'io rimi sí la presente leggenda, + che tutta gente diletto ne prenda. + + 2 + + Avendomi io, signor, posto nel core + di non perder piú tempo a far cantare, + un libro, che mi par degli altri il fiore, + cosí leggendo mi fe' innamorare. + Poi che rimato l'ho per vostro onore, + pregovi che vi piaccia d'ascoltare, + però ch'io credo che a la vostra vita + sí bella istoria non avete udita. + + 3 + + Trovo che la reina d'Oriente + fu senza pari al mondo di sapere, + e non fu mai da Levante al Ponente + donna che fusse di sí gran podere. + El suo marito era vecchio e da niente, + ond'ella si facea molto temere: + era giovane e bella oltra misura, + piú ch'a quel tempo fosse creatura. + + 4 + + Questa reina di grande eccellenzia + era devota ed amica di Dio, + vivea casta e facea penitenzia + secretamente e senza nessun rio, + e digiunava con gran riverenzia, + perché del paradiso avíe disio. + Ma, se al mondo avea alcun diletto, + costei li volea tutti al suo cospetto, + + 5 + + siccome s'eran canti di vantaggio + ed istormenti d'ogni condizione, + con cento damigelle d'un paraggio, + cantavan e suonavan per ragione. + Ell'eran tanto belle nel visaggio, + che agnoli parean piú che persone. + Questo facevan quand'ella mangiava, + quando dormía e quando si levava. + + 6 + + Per guardia avea l'altissima reina + mille buon cavalier pien d'ardimento, + e mille turchi, gente palladina, + ch'eran piú neri che carbone spento. + Con questa forza e con la sua dottrina, + facea sí grande e giusto reggimento, + che simil nol fe' mai signor né dama, + sí che per tutto'l mondo avea gran fama. + + 7 + + Quando lo'mperador di Roma intese + le sue bellezze e 'l senno, ch'avea tanto, + subitamente del suo amor s'accese, + e pensò d'accusarla al Padre santo, + acciò che a Roma andasse a far difese + per ubbidienza del papale ammanto, + dicendo:--S'ella viene in mia balía, + quel ch'io vorró pur converrá che sia.-- + + 8 + + E disse al papa:--In cotal parte regna + una che fa del mondo paradiso; + e, fòr di questa, ogni altra vita sdegna, + mondan diletti vuol per non diviso. + Se questo è vero, ella è di morte degna, + e tutto 'l suo reame esser conquiso: + però richieder la fate in persona + che vegna inanzi a voi, Santa Corona.-- + + 9 + + E 'l papa fu con tutti i cardinali, + e comandò che ella fusse richesta: + che comparisse in cento dí, fra' quali + fatta avesse sua scusa manifesta, + gravandola con scritte e con segnali, + acciò che del venir fusse piú presta: + che, a pena del fuoco, si movesse, + come 'l suggel papal veduto avesse. + + 10 + + E 'l messo cavalcò tanto che puose + a la reina in man quella ambasciata. + Ella la lesse, e poi sí gli rispuose: + --La tua richesta fia ben osservata, + però che sopra tutte l'altre cose + ho disiato di far questa andata, + per veder Roma e le reliquie sante, + e baciar dove il papa pon le piante.-- + + 11 + + Quando si partí 'l messo, un palafreno + donar gli fece con cento once d'oro; + ed ei, contento piú ch'altr'uom terreno, + al papa ritornò senza dimoro, + e raccontò dello stato sereno + de la reina e del suo gran tesoro, + e la risposta ched ella avea fatta. + E 'l papa disse:--Questa non è matta.-- + + 12 + + Lo 'mperadore, ch'avea gran vaghezza + d'udir parlar di lei, mandò pel messo, + e domandolli della sua bellezza. + Rispuose il saggio messaggiere ad esso: + --Non domandate della sua adornezza, + ché non è lingua che 'l dicesse a presso: + di nobil baronaggio e dell'avere + non ha nel mondo pari, al mio parere.-- + + 13 + + Quando egli udiva sua biltá contare, + gli crescea voglia di vederla al core, + e spesso andava al papa a ricordare + che li facesse il termine minore. + --E s'ella vien, faretela scusare; + se non ha colpa, faccialesi onore; + che molti giá son stati accagionati, + che sanza colpa si son poi trovati.-- + + 14 + + Il papa, udendo li suoi prieghi adorni, + félli un comandamento via piú forte + che comparisse: infra cinquanta giorni, + a pena della vita, fosse a corte; + e, se piú tempo vien ch'ella soggiorni, + fará bandir lo stuol per darli morte. + Ond'ella, udendo ciò, per ubbidire, + molta sua gente a sé fece venire, + + 15 + + fra' quali aveva principi e marchesi, + duchi, conti, baroni e castellani, + cavalieri, mercatanti e borghesi, + ed altri gentiluomini cattani; + donne e donzelle, che di lor paesi + il signoraggio avean tralle lor mani, + vedove donne, rimase contesse, + ed altre marchisiane e principesse. + + 16 + + E, ragunato ch'ebbe il parlamento, + l'alta reina in piè fússi levata, + e lesse, dopo il bel proponimento, + la lettera che 'l papa avea mandata. + Poi lesse l'altro gran comandamento + che in breve tempo fosse apparecchiata + dicendo:--Consigliate che vi pare.-- + E dopo lei un conte andò a parlare, + + 17 + + e disse:--Alta reina, perch'io sono + un de' minor del vostro baronaggio, + duomila cavalier profero e dono + per la difesa di cotanto oltraggio. + Ma, s'io fallasse, chieggiovi perdono: + lasciate fare a noi questo viaggio, + e voi vi state con diletto e gioia. + Chi contro a ciò vuol dir, dico che muoia.-- + + 18 + + Disse un marchese, che si levò poi: + --Per Dio non si sostenga tal vergogna! + Io vi vo' dar, per difesa di voi, + tremila cavalier senza menzogna. + Dama, lasciate far la scusa a noi: + le spade acconceran ciò che bisogna.-- + Quand'ebbe detto, scese il parlatore. + E montò suso un grande barbasore, + + 19 + + il quale stava al fine d'Oriente, + campion de' ner gioganti, s'io non erro; + e disse:--Io vi darò della mia gente + duomila turchi con baston di ferro, + e vo' morir con tutti lor presente, + se dieci tanti di lor non disserro.-- + E dopo costui molti altri baroni + li proferian cavalieri e pedoni. + + 20 + + Ed ella ringraziò in lor presenza, + baroni e donne col viso giocondo, + dicendo:--Poi ch'io so la vostra intenza + lo 'ntendimento mio non vi nascondo. + Io son pur ferma di far l'ubbidienza + del papa, che è vicario di Dio al mondo: + però mi date quella compagnia, + che a voi par ch'onorevole mi sia.-- + + 21 + + La gente sua, vedendola sí magna, + l'un piú che l'altro andava volentieri, + ma della sua partenza ognun si lagna. + Piangon le donne, baroni e scudieri. + E ordinaron che avesse in sua compagna + ad elmo diecimilia cavalieri, + che la metá di lor fosson gioganti + dell'Oriente, neri tutti quanti. + + 22 + + L'alta reina si levò e disse: + --Grazia ne rendo alla vostra bontade:-- + poi comandò che, infin ch'ella redisse, + stessono in pace ed in tranquillitade. + Appresso comandò che si partisse + ciascuno e ritornasse in sue contrade; + sí che si dipartiron lagrimando, + e la reina si venne acconciando. + + 23 + + Io vo', signor, che voi siate avvisati + che quella donna di sua terra mosse + con diecemila cavalieri armati, + che per tre tanti non temean percosse, + di pedon sanza numero pregiati + menò con seco molte schiere grosse, + mille dottor con batoli di vaio, + vestiti d'un color allegro e gaio. + + 24 + + Appresso si menò mille donzelle, + di seta d'un color tutte vestite, + di musica maestre e tanto belle, + ch'allor parean del paradiso uscite; + e mille donne per guardia di quelle, + da cui la notte e 'l dí eran servite; + e mille carra coverte a scarlatto, + ch'andavano, a lor modo, piano e ratto. + + 25 + + Li carri, ch'io vi dico, eran tirati + ciascun da due destrieri ambianti e forti; + per due maestri turchi eran guidati, + attenti a' loro uffici e bene accorti; + presso alla donna andavano ordinati + con canti e suon perch'ella si conforti; + sopra ogni carro aveva la bandiera, + lá dove l'arme di quella donna era. + + 26 + + Appresso un carro v'era d'oro fino, + tratto da dieci grossi palafreni, + lattati e bianchi quanto l'ermelino, + e d'oro aveano tutti quanti i freni; + sopra ciascuno avea un saracino, + perché soavemente il carro meni, + il qual di perle e gemme avea cortina, + e dentro si posava la reina. + + 27 + + Or chi potrebbe raccontar le some + de' muli a campanelle d'ariento, + che ben valeano piú di sette Rome? + Del trionfante e magno fornimento + se avete voglia di sapere il come, + io vel dirò, per far ognun contento, + com'ella potea far piú ch'io non dico, + se vero è ciò che conta il libro antico. + + 28 + + Per lo reame suo correva un fiume + ch'uscía del paradiso deliziano, + e pietre preziose per costume + menava, ed oro ed ariento sovrano. + Non era fiumicel, ma di vilume, + per la larghezza un miglio intero e sano, + e per lunghezza tenea trenta miglia: + se questo è ver, quel non è maraviglia. + + 29 + + E, quando a Roma giunse quella donna, + che mille turchi menava d'intorno, + e sopra al capo, in sur una colonna, + aveva uno istendardo molto adorno, + veracemente ben parea madonna + di ciò che 'n questa vita fa soggiorno; + e tutta Roma correva a furore + dicendo:--Chi sará questo signore?-- + + 30 + + Quando la gente la donna vedía + piú rilucente che non è il cristallo, + e riguardò la sua gran baronía, + ch'eran con lei a piede ed a cavallo, + e le donzelle, che venian per via, + agnoli le credeano sanza fallo; + diceva l'uno a l'altro de' romani: + --Di vero quelli non son corpi umani!-- + + 31 + + E, dismontata al palagio papale, + l'alta reina, siccome saputa, + mille turchi menò su per le scale, + ché a torto non volía esser tenuta: + e, quando vide il papa naturale, + con riverenzia lo inchina e saluta; + poi disse in ginocchion con umiltade: + --Che mi comanda Vostra Santitade?-- + + 32 + + Il papa disse:--Tu mi se'accusata + di questo mondo paradiso fai, + e l'altra vita in tutto hai disprezzata + e ne' mondan diletti sempre stai.-- + Ed ella disse:--Io sono accagionata, + Padre, di cosa che ma' non pensai, + ch'io credo in Dio e vita eterna spero: + chi altro dice non vi porge il vero. + + 33 + + Diletto prendo per considerare + l'eternal vita che mai non ha fine, + e penso, udendo mie dame cantare, + che debbian esser le voci divine! + E, disiando udirle, star mi pare + in questo mondo tra pungenti spine. + Di questa vita non curo una fronda; + ma, sperando aver l'altra, sto gioconda.-- + + 34 + + Appresso disse:--Acciò ch'io non v'inganni, + fate cessar tutta la gente vostra.-- + Quando con lui fu sola, alza li panni, + una camicia di setole mostra, + e dice:--Padre santo, quindici anni + fatto ho con questa col Nimico giostra.-- + Poi mostrò un ferro in sulle carni cinto; + laonde il papa disse:--Tu m'hai vinto.-- + + 35 + + Levossi ritto e presela per mano, + dicendo:--Donna santa, grazia chiedi;-- + ed ella, lacrimando umile e piano, + disse:--Per quello Iddio a cui mi diedi, + vi priego, Padre mio, Pastor sovrano, + che m'assolviate innanzi a' vostri piedi.-- + E poi che l'ebbe di tal voglia sazia, + ed ella disse:--Io voglio un'altra grazia. + + 36 + + Voglio, Santa Corona, che vi piaccia + di pregare il Signor che mi conceda, + ch'un figliuolo col mio marito faccia, + che del tesoro mio rimagna reda.-- + Il Padre santo disse:--Va', procaccia, + ché 'l ventre tuo avrá di corto preda.-- + Ed ella se ne andò con gran letizia + ad albergo, al Castel della milizia. + + 37 + + Quando l'imperadore ebbe spiato + ch'ell'era sciolta sanza suo pregare, + subitamente a caval fu montato + ed all'albergo l'andò a visitare. + E la reina l'ebbe ringraziato, + ed e' si parte sanza dimorare, + e manda alle milizie pel maestro + de' cavalier, sempre alla guardia presto. + + 38 + + E disseli:--Tu hai molto fallito, + che la reina ha' messa in tal fortezza; + ma guarda pur che tu non sie tradito, + ch'ella vuol prender la romana altezza; + ché seco ha gente per cotal partito + la piú fiorita che sia di prodezza, + e Roma vuol, per aver lo papato + e per signoreggiare lo 'mperiato.-- + + 39 + + Disse il maestro:--Tal cosa m'è nuova. + Ma non temete per cotal cagione; + ché, se di ciò si metterá alla prova, + farò sonare ad arme lo squillone. + Quando suona al bisogno, si ritrova + trenta milizie d'uomini in arcione, + e cento legion di popol franco, + che a sua difesa non si vede stanco. + + 40 + + Le milizie sapete sono tante, + centosessanta con mille ducento, + e le legion di populi altrettanto, + sí che saría sí grande assembramento, + che, se costei n'avesse sei cotanto, + di sua venuta arebbe pentimento. + Ma priego voi che, a sí fatto periglio, + mi diate il vostro discreto consiglio.-- + + 41 + + Ed e' rispose:--Fa' che a' suoi cavagli + sien tolti tutti e' freni e' loro arnesi. + Appresso, lo squillon fa' che battagli, + e' traditori saran morti e presi.-- + Disse il maestro:--Io temo non v'abbagli + altro pensier che sopra a ciò vi pesi: + che vogli alquanto procurar sua vista, + che mal per voi, se tal briga s'acquista!-- + + 42 + + Mentre che 'l maestro tai parole dice, + a quello 'mperador venne un presente, + un altro alla sua madre imperadrice + da parte della donna d'Oriente. + Quel de lo 'mperador fu sí felice, + ch'una cittá valeva certamente; + onde e' disse:--Piú son che 'n prima preso.-- + Quel maestro di botto l'ebbe inteso, + + 43 + + e disse:--Se di donna sí gentile + amor v'ha preso, non so ch'io mi dica, + ch'io non ne vidi mai una simile, + con tanti buon costumi si nutrica. + Se di lei volete esser signorile, + la 'mperadrice vi fia buona amica: + manifestate a lei vostro talento, + ed ella vi fará di lei contento.-- + + 44 + + Lo 'mperador, per seguitar sua voglia, + a la sua madre il fatto ebbe contato, + dicendo:--Madre, io mi moro di doglia + per la reina, che m'ha inamorato. + Se le potessi far passar la soglia + d'esto palagio, ben saría sanato.-- + Ed ella, udendo allora il suo volere, + disse:--Io anderò per lei, e non temere.-- + + 45 + + E l'altro dí in persona andò per lei: + e settanta reine menò seco, + e ringraziolla. Poi disse:--Io vorrei + nel mio palagio alquanto esser con teco: + non mel disdir, ch'io non mi partirei + se 'n prima mossa non fussi con meco.-- + E la reina sospettò nel core; + ma pur disse:--Io verrò per vostro amore. + + 46 + + Poi ordinò che mille turchi armati + la seguissen vestiti come donne; + alli altri disse:--State apparecchiati + a seguitarmi, se bisogno avronne;-- + e molto ammaestròe turchi velati, + e poi con quella 'mperadrice andonne, + e portò sotto una spada forbita, + che a qualunque fería, toglie la vita. + + 47 + + E, giungendo al palagio imperiale, + lo 'mperador incontro se li fece, + e per man prese la donna reale, + che di color nel viso si disfece. + La 'mperadrice, ch'era accorta al male, + menolla dentro, dove piú le lece; + e poi disse al figliol:--Fa' ciò che déi;-- + e volle serrar dentro lui e lei. + + 48 + + E quelle donne turchie non lasciâro + serrar la porta, ch'èrno ammaestrate: + apresso loro stavano a riparo, + e preso avean prima tutte l'entrate. + I baron del signor allora andâro, + e ispinsono le donne piú fiate, + ma no' che le smagliassin d'in sull'uscio, + ch'a petto loro non valeano un guscio. + + 49 + + Disse lo imperador:--Tre donne quinci + non potrete cacciar, tristi baroni! + Non fia nessun di voi che incominci + a dar lor delle pugna e de' bastoni?-- + Allor vi trasser gli scudieri e i princi, + dando e togliendo su per li gropponi: + correndo la reina a tale offesa, + e quella 'mperadrice l'ebba presa. + + 50 + + E la reina in su quella fu presta, + e mise mano a la spada attoscata, + e die' alla 'mperadrice in sulla testa + tal colpo, ch'ella cadde stramazzata. + Nel secondo cantar si manifesta + come vi fu battaglia ismisurata, + e chi ne scampò allora in su quel tratto. + Antonio Pucci al vostro onor l'ha fatto. + + + + + SECONDO CANTARE + + + 1 + + Celestiale, eterna Maiestade, + che senza la tua luce mai non veggio, + s'io sperdo il tempo in queste vanitade, + perdona a me, ch'io 'l fo per non far peggio. + Ma perch'i'ho da me poca bontade, + della tua fonte tanta grazia chieggio + ch'io possa seguitar il convenente + di quella alta reina d'Oriente. + + 2 + + Io vi contai come lo 'mperadore + in camera era con quella reina; + e come a la sua gente con dolore + le donne turchie davan disciplina; + e come quella donna di valore + la 'mperadrice uccise la mattina: + or seguirá che diece cameriere + uccise poi per sí fatto mestiere. + + 3 + + Quando lo 'mperadore i suoi soccorse, + di sei baroni l'un non trova sano: + e la reina fuor la zambra corse, + dicendo alla sua gente:--Ora partiáno! + E, quando la brigata sua s'accorse + ch'avea la spada sanguinosa in mano, + mison mano alle lor, ché colle pugna + infino allor battuta avean la sugna. + + 4 + + E quella donna co' turchi velati + tornò al suo albergo sanza dimorare; + e trovò tutti gli altri apparecchiati + di ogni arnesi acconci a camminare; + e disse:--Poi che siete tutti armati, + partianci quindi, se voglián campare; + ché, se ci suona adosso lo squillone, + a rischio tutti sián de le persone.-- + + 5 + + E come fu partita dal Castello, + l'alta reina al papa mandò a dire + che li piacesse rimediare a quello + che non potesserla impedimentire. + Allor suonò lo squillone a martello, + e 'l papa disse:--Ah! le convien morire, + però che questa gente son sí cani, + che duro fia campar dalle lor mani.-- + + 6 + + E poi le scrisse: "Reina, di saldo + a rischio se' con quanta gente hai teco, + perché lo 'mperador si è molto caldo, + e gente senza numero ha con seco. + Ma prendi vestimento di ribaldo + e torna indietro, e saraiti con meco, + tanto che sfoghi alquanto l'ira sua: + poi ti potrai tornare a casa tua". + + 7 + + E la reina discreta ed accorta + immantanente disse:--A Dio non piaccia + che questa gente, che m'ha fatto scorta, + abbandonata sia dalle mie braccia: + 'nanzi voglio esser io la prima morta, + poi che di loro ho guidato la traccia.-- + E la sua gente gridava:--Campate-- + alla reina,--e di noi non curate!-- + + 8 + + Disse un de' savi suoi:--Di questa offesa, + de' due partiti l'un convien pigliare: + o noi ci apparecchiam per la difesa + in ogni modo e 'l me' che possián fare; + o disarmati, senza far contesa, + incominciamo mercé a domandare; + ché io son certo ch'e' roman saranno + pietosi sí che ci perdoneranno.-- + + 9 + + E la reina disse:--Al mio parere, + meglio è a fare una morte che cento; + ché, se noi ci arrendiamo al lor volere, + ne le prigioni ci faran far stento.-- + E confortò la gente e fe' le schiere, + dicendo:--Cavalier pien d'ardimento, + vogliate innanzi morire ad onore + che viver con vergogna e disinore.-- + + 10 + + Lo 'mperador correndo uscí di Roma, + dicendo a la sua gente:--Siate accorti + di prender la reina per la chioma, + la strascinate insin dentro le porti; + e ciaschedun che sua gente si noma, + pedoni e cavalier sien tutti morti; + le dame ignude tutte le ispogliate, + e incontanente a Roma le menate.-- + + 11 + + Quando la donna piena di bontade + vide venir lo 'mperador possente, + guardando intorno, da tutte contrade + premer si vide addosso molta gente; + ond'ella, sospirando con pietade, + iscese da caval subitamente, + e cogli occhi levati, inginocchiata, + si fu di cuore a Dio raccomandata, + + 12 + + dicendo:--O Dio, pietá di me ti prenda, + ché ciò m'avvien per voler viver casta; + ond'io ti priego che tu mi diffenda + da quello 'mperador, che mi contrasta, + sí che di mille dame non si offenda, + la lor virginitade e non sia guasta. + Soccorrimi, Signor celestiale, + che per ben fare io non riceva male.-- + + 13 + + E l'agnol, poi che l'orazione ha detta, + li apparve e disse:--Non ti sgomentare: + perché istata se' da Dio diletta, + mandato m'ha per non ti abbandonare.-- + E poi li disse:--To' questa bacchetta; + fra tuoi nemici sí la va a gittare, + dicendo:--Gite come fumo al vento;-- + e lo tuo cor di lor sará contento.-- + + 14 + + E dipartita quella santa boce, + l'alta reina a caval fu montata, + fecesi il segno de la santa croce, + e contra e' suoi nemici ne fu andata. + Quando fu presso a lor, molto feroce + la bacchetta tra loro ebbe gittata, + dicendo come l'agnol detto avía, + e tutta quella gente si fuggia. + + 15 + + E in isconfitta a Roma se n'andâro, + non aspettando lo padre il figliuolo, + e settemilia e piú ne trafelâro + a piede ed a caval di quello istuolo, + e de' maggior baron pochi campâro. + Di che lo 'mperador n'have gran duolo; + e que' de la reina molto arnese + de li roman portarno in lor paese. + + 16 + + Sentendo la sconfitta, il Padre santo + andò al palazzo dello 'mperadore, + e in camera il trovò far sí gran pianto, + che somigliante mai nol fe' signore. + E disse:--Dimmi il fatto tutto quanto.-- + Ed e' rispuose con molto dolore: + --Il fatto è gito come voi voleste, + quando la falsa reina assolveste. + + 17 + + I' vo' che voi sappiate, santo Padre, + ch'ella è maestra di diabolica arte, + e le ricchezze sue tanto leggiadre + tutte le vengon da sí fatta parte; + e per tal modo uccise la mia madre + con dieci cameriere po' in disparte; + e ora senza combatter mi sconfisse + con parole e mal cose ch'ella disse.-- + + 18 + + E 'l papa, che la cosa tutta quanta + sapeva, disse:--Non mi ti scusare. + Tu m'accusasti quella donna santa, + poi la volesti qui vituperare; + perch'ella si difese, tu sai quanta + crudeltá inverso lei volesti fare. + Dio ne fe' uno miracol manifesto, + e la reina non ha colpa in questo.-- + + 19 + + E poi che l'ebbe molto predicato, + lo 'mperadore tornò a coscienza, + ed a' suoi piè, di lagrime bagnato, + s'inginocchiò con molta riverenza, + dicendo:--Padre, i'ho molto fallato, + ond'io mi pento e cheggio penitenza.-- + E 'l papa l'assolvette d'ogni rio, + e benedisselo e poi si partío. + + 20 + + Appresso scrisse alla donna reale + in Oriente come il fatto istava. + Quando ella lesse la scritta papale, + fu molto lieta di ciò che contava, + perché aspettava l'oste imperiale, + de la qual cosa molto dubitava. + Quando sua gente la novella intese, + facean gran festa per tutto il paese. + + 21 + + La sera la reina di biltade + suo debito richiese al suo marito. + Rispuose il re:--Perché tal novitate? + Non mostri sanza quel tale appetito; + ché sián tant'anni stati in castitade + e or mi richiedi a sí fatto partito.-- + Ed ella disse:--Io 'l fo, perché di noi + nasca un figliuol che signoreggi poi.-- + + 22 + + Udendo il re cosí buona ragione, + rispuose:--Tu di' bene, al parer mio.-- + Giacque collei, si ch'ella ingravidòne + in quella notte, come piacque a Dio. + E la reina poi il fatto contòne + a' suoi baron, che n'aveano disio: + --D'un figliuol maschio io sono ingravidata;-- + onde di ciò si fe' grande armeggiata. + + 23 + + E poco istante il re si fu ammalato + e in brieve si partí di questa vita. + Di ciò si fe' lamento smisurato, + e gran gente di brun si fu vestita; + e non si vide mai corpo onorato + come fu quel d'adornezza infinita. + Po' che fu soppellito, di presente, + l'alta reina amaestrò sua gente, + + 24 + + dicendo:--Ciascun sia come fratello, + e niuno faccia ad alcun altro torto; + ché a doppio punirò qual sará quello + che faccia peggio perché 'l re sia morto. + Non dubitate, ché signor novello + so veramente ch'avrete di corto, + il qual sará bilancia di giustizia.-- + E tutta gente n'andò con letizia. + + 25 + + Ed una ch'avea nome donna Berta, + sua segretiera istata sempre mai, + disse:--Reina, come se' tu certa + di figliuol maschio aver, che ancor no' l'hai? + Iscandal nascerá di tal proferta + fra la tua gente, se femina fai!-- + E la reina disse:--Tu di' vero: + ripara tu, che ha' 'l senno tutto intero.-- + + 26 + + Appresso di dolore fu gravata + l'alta reina sopra a partorire; + e donna Berta savia ed insegnata + celato un fanciul maschio fe' venire, + e in camera con quel si fu serrata, + ch'altra persona non vi pote' gire. + Ed ella partorí quando gli lece: + or vi dirò che donna Berta fece. + + 27 + + La donna partorí una fanciulla, + che di bellezza fu maravigliosa; + e donna Berta no' ne disse nulla, + ma fuor l'ebbe mandata alla nascosa, + e con quel maschio in collo si trastulla. + Gridando, aprí la camera gioiosa: + --Venite dentro, ché 'l signore è nato, + piú bel figliuol che mai fosse portato.-- + + 28 + + E delle donne fu la calca grande + a visitar la donna lor maggiore. + Quando la boce tra' baron si spande + che gli era nato il lor novel signore, + tutti armeggiâr con sopraveste e bande, + piú volte il giorno mutando colore: + e ciaschedun crede che maschio sia + quel che regger dovea la signoria. + + 29 + + Levandosi del parto la reina, + fece lattar quel maschio nel palagio. + E donna Berta facie la fantina + celatamente star senza disagio; + e po', crescendo, a foggia mascolina + la faceva vestire e stare ad agio; + sí che maschio pareva veramente + piú bel ch'altro bellissimo e piacente. + + 30 + + E quando di sett'anni fu in etade, + e la reina a donna Berta disse + che rimandasse il maschio in sue contrade, + siccome ella ordinò che vi venisse. + E poi che fatta fu suo volontade, + sí che non fu persona che 'l sentisse, + ed ella fe' tornare la figliuola + siccome maschio, per mandarlo a scuola. + + 31 + + E disse a donna Berta:--E' ti conviene + andar con questa fanciulla a Bologna, + però ch'io temo ch'essa sanza tene + non ricevesse biasimo o vergogna: + teco non potre' stare se non bene. + Prendi tesoro quanto ti bisogna, + e la non dir chi sia: fálla studiare: + s'io non mando per te, giá non tornare.-- + + 32 + + Ed ella si partí con molto avere + e vassene a Bologna quando puote. + Quando fu giunta, ella volle sapere + chi di scienza sape' me' le note. + Fu col maestro, e disseli:--Messere, + con voi vo' porre questo mio nipote, + che l'amo piú che mio figliuolo assai, + e qui da lui non mi partirò mai. + + 33 + + E se farete sí ched egli appari + tanto che basti come voi sapete, + non ne pensate d'avere denari, + ch'io ve ne darò quanti vorrete; + si che, se non aveste piú scolari, + co' sol costui ad agio ne starete.-- + Disse il maestro, udendo tal sermone: + --Io 'l faro savio piú che Salamone.-- + + 34 + + E poi che la fanciulla fu avviata, + ella imprende' ciò che vedea d'inchiostro. + Se la reina n'era domandata + da' suoi baroni:--Ch'è del signor nostro?-- + ella dicea:--Ène bene--ogni fiata, + --però che studia nel servigio vostro; + e spero in Dio che tornerà sí saggio, + che di scienza non ará paraggio.-- + + 35 + + E quando la fanciulla fu cresciuta + tanto, era in etá di quindici anni, + e in quel tempo suo par non fu veduta + maestra di scienza sanza inganni: + da tutta gente maschio era tenuta + per atti, per sembianti e per li panni; + e di bellezze tante in sé avea, + che molte donne innamorar facea. + + 36 + + Ed in quel tempo la reina scrisse + a donna Berta che s'apparecchiasse, + che di Bologna in breve si partisse + e come re la figliuola menasse; + e d'un color cento donzei vestisse, + e gente a piè ed a caval soldasse, + sí che paresse bene accompagnato + il re novello d'oro incoronato. + + 37 + + E donna Berta fece incontanente + ciò che da quella lettera comprese: + vesti donzelli e soldò molta gente, + e some fe' di molto bello arnese; + e da' signor de la cittá presente + prese comiato, e fece allor palese + che figliuol era: donde i cittadini + l'accompagnâro piú che a lor confini. + + 38 + + E, cavalcando poi, ogni cittade + gli fece onor quanto li convenía. + La madre, che sapea per veritade + la sua tornata, fece ambasceria + a tutti i suoi baron di nobiltade + ch'ognuno andasse a farle compagnia; + onde marchesi, barvasori e conti + con altra gente a caval furon pronti. + + 39 + + Poi la reina fe' per suo contado + tutta la strada, dove de' passare, + quaranta miglia coprir di zendado, + e poi la piazza, ove dovía smontare, + di drappo d'oro coprir, che di rado + sí bel si vede mai adoperare. + Giunto ch'è il re, la festa e l'allegrezza + fu tal, che a dire mi sare' gravezza. + + 40 + + Ma, poi che 'l fu ne la sedia reale, + parlamentò sí ben, che ognun da canto + diceva:--Il nostro signor naturale + parla per bocca di Spirito santo. + E certi sián che 'l Re celestiale + colla sua man l'ha fatto tutto quanto, + però ch'uscito par del paradiso.-- + E ciascun si partí con giuoco e riso. + + 41 + + E lo re poi, per piú chiaro mostrare + che 'l fosse maschio com'era tenuto, + apparò di schermire e di giostrare, + ed in ciascuno fu ardito e saputo. + Cantar sapeva e stormenti suonare, + di gran vantaggio l'arpa ed il liuto: + sí che di sua virtú per ogni verso + fama n'andò per tutto l'universo. + + 42 + + Ed in quel tempo avía lo 'mperadore + una figliuola grande da marito; + e disse al papa un dí:--Santo pastore, + mia figliuola vorrebbe anello in dito; + ond'io ne sto in pensiero a tutte l'ore, + poi che non so chi sia di tal partito: + se ne sapete alcun, che a lei si faccia, + di maritarla priego che 'l vi piaccia.-- + + 43 + + Sapendo il papa la magnificenza + de lo re d'Oriente e sua vertute, + disse a lo 'mperador la convenenza. + --Questi sará di tua figlia salute: + però che, s'ella ha bella appariscenza, + odo ch'egli ha tutte virtú compiute: + da lui 'n fuor, non so in cristianitade + chi degno sia di tanta nobiltade.-- + + 44 + + Lo 'mperador ne fu molto contento, + e lettere fûr fatte e suggellate, + e per ambasciador di valimento + a lo re d'Oriente fûr mandate. + E lo re l'accettò di fin talento; + poi disse a que' messaggi:--Or m'aspettate;-- + e poi le lesse in zambra saviamente, + con donna Berta e la madre presente. + + 45 + + Quando leggendo intende la scrittura, + come lo 'mperador gli vuol dar moglie, + non sentendosi maschio di natura, + egli e la madre parean pien di doglie. + E donna Berta s'impromette e giura + di riparare a ciò, sed e' la toglie; + dicendo:--Scusa parrebbe disdegno, + onde distrutto saria questo regno.-- + + 46 + + E lo re fe' chiamar l'ambasceria, + e disse lor:--Signori, in veritade, + che tutto 'l tempo della vita mia + promesso aveva a Dio verginitade; + sí che per tal cagion grave mi fia + offender la divina Maestade: + ma, per aver con lui perfetta pace, + son per far ciò ch'allo 'mperador piace.-- + + 47 + + E fece ragunar sua gente apresso, + e in parlemento fe' dir l'ambasciata, + e tutta la sua gente gridò ad esso: + --Facciasi ciò che dice la mandata.-- + E, fatto nel Consiglio il compromesso, + per cavalcar si fe' l'apparecchiata. + Quando il re fu per mover la mattina, + s'inginocchiòe e disse alla reina: + + 48 + + --Forse che piú non mi rivedi mai; + ond'io ti cheggio la tua benezione.-- + E la reina allor mise gran guai, + e cadde in terra per quella cagione. + E donna Berta le disse:--Dove hai, + reina, il senno e il core di lione?-- + E la reina disse:--Omè! non dire, + ch'io veggio andar la mia figlia a morire. + + 49 + + Perch'io uccisi, donde son corrucciosa, + la madre di colui che 'l mondo regge. + Se il nostro re si spoglia con la sposa, + e' non fia quel che 'l matrimonio legge, + e se torna in palese questa cosa, + ad aspra morte il condanna la legge!-- + Rispose donna Berta:--Non dottare, + ché il re con lei qui san credo menare.-- + + 50 + + E la reina allor l'ha benedetto, + ed el con donna Berta fu partito, + e cogli ambasciator di tale effetto, + e con altri baron, che l'han seguíto. + Nel terzo vi dirò come nel letto + la moglie molto lusingò il marito, + pognam che poco valse il lusingare. + Al vostro onore Antonio fe' 'l cantare. + + + + + TERZO CANTARE + + + 1 + + Io prego Iddio, che 'nfino a qui m'ha dato + lo 'ngegno di rimar sí bella storia, + che non guardi secondo il mio peccato, + e doni grazia nella mia memoria, + sí ch'io possala, come ho incominciato, + a tutta buona gente far notoria; + e priego voi che ciaschedun m'intenda, + però che questo è 'l fior de la leggenda. + + 2 + + Signori, i' dissi nel cantar secondo + come lo re si mosse d'Oriente: + or mi convien seguir come giocondo + a Roma giunse con tutta sua gente, + che 'l non fu mai signore in questo mondo, + che comparisse tanto adornamente; + che tutta Roma, prima che 'l vi entrasse, + dalli stormenti parea che 'ntronasse. + + 3 + + Il papa, e' cardinali, e' gran prelati + e tutta baronia imperiale + incontr' a quel signor ne fûro andati + con allegrezze e festa generale. + E, quando insieme furon iscontrati, + ismontar vuole quel signor reale + a piè del padre santo; ond'egli disse: + --Sta' su, figliuolo!--e poscia il benedisse. + + 4 + + Entrato in Roma, tutte le persone + si maraviglian della sua bellezza, + dicendo:--Questi è piú bel che Assalone, + ed angiol par de la divina Altezza.-- + E 'l santo papa seco nel menòne + al suo palagio, che ne avea vaghezza; + e, dismontato, sempre donna Berta + vuol presso a lui, perché di senno sperta. + + 5 + + E, poi che il re si fu posato alquanto + e ragionato col sommo pastore, + quando fu tempo, disse al padre santo: + --Andiamo a corte dello 'mperadore.-- + E fûrsi mossi e cavalcaron tanto, + che giunti fûro al palazzo maggiore; + isceson da caval, salîr la scala, + lo 'mperador trovâro in su la sala. + + 6 + + E lo re corse e gitòlisi a' piede, + e salutollo da parte di Dio. + Lo 'mperadore, che sí bello il vede, + disse:--Ben sia venuto 'l figliuol mio! + Poi ch'è piaciuto al papa, sua mercede, + se se' contento tu, son content'io.-- + Rispose il re:--Santissima Corona, + io sono vostro in avere e in persona.-- + + 7 + + Lo 'mperadore allor chiamò la figlia, + e dimandolla se per sposo il vuole. + Ella, che inver' di lui alzò le ciglia, + e rilucente il vide piú che 'l sole, + rispose, tutta di color vermiglia: + --O padre mio, perché tante parole? + poiché a voi piace, ed io ne son contenta. + Ma lo 'ndugiare è quel che mi tormenta.-- + + 8 + + Il padre tenne il dito a la donzella, + presente molti re, conti e marchesi; + e lo re la sposò con cinque anella + piú rilucenti che carboni accesi, + e valean piú di quindici castella, + de le miglior di tutti que' paesi; + e se ne fece festa in tutta Roma, + tal che per tutto il mondo ancor si noma. + + 9 + + El papa fu partito di presente, + da poi che vide la donna sposata. + Il nuovo sposo poi celatamente + madonna Berta a sé ebbe chiamata; + e' ragionò della sera vegnente, + dicendo:--Poi che qui sono arrivata, + come farò con quella, che nel letto + stasera aspetta aver di me diletto?-- + + 10 + + Ed ella disse:--Quando se' alle prese, + lussuria spregia, loda virgin'tade; + il matrimonio, di', fatt'hai palese + per non aver col padre nimistade; + forma di maschio mostri in tuo paese, + per me' signoreggiar le tue contrade. + E sappi tanto dir, che la converta + teco a tener virginità coperta.-- + + 11 + + La sera, poi che 'l re ebbe cenato, + le donne sí 'l pigliâro senza posa; + l'ebber di peso in camera portato, + dove aspettava con desio la sposa. + E poi che dentro fu con lei serrato, + ed ella disse alquanto vergognosa: + --Spogliatevi, messer, ché vi posiate + prima che a noi le donne sian tornate.-- + + 12 + + E lo re disse:--Va' inanzi a dormire, + però ch'a Dio vo' fare orazione.-- + E poi s'inginocchiò e prese a dire: + --O Signor mio,--con gran divozione,-- + poi che per questo mi convien morire, + alla mia gente campa le persone: + poi ch'io virginitade t'ho servata, + l'anima mia ti sia raccomandata.-- + + 13 + + E poi, tremando tutto di paura, + da l'altra parte si fu coricato. + E quand'ella fu assai stata alla dura, + disse:--Messer, molto avete fallato. + Per tener questi modi non si giura + il matrimonio, da Dio comandato + anzi per generare e far figliuoli.-- + E 'l re piangendo disse con gran duoli: + + 14 + + --Tu se' figliuola peggio maritata + che niun'altra che nel mondo sia; + ed io sono colei che t'ho ingannata, + come udirai contra la voglia mia.-- + E tutta la novella ebbe contata, + piangendo fortemente tuttavia, + e disse:--Come tu, femina sono; + di morte degna son, cheggio perdono.-- + + 15 + + Appresso disse come donna Berta + gli avea insegnato con la mente greve; + e la fanciulla, per esserne certa + (ché non credeva al suo detto di leve), + tutta dal capo al pié l'ebbe scoperta, + che parea pure una massa di neve; + e poi li disse, quando ben l'addocchia: + --Non pianger piú, ch'io ti sarò sirocchia.-- + + 16 + + E insieme si promison d'osservare + virginità, mostrandosi contente, + e cotal cosa non manifestare + in tutta la lor vita ad uom vivente: + poi s'abbracciáro in poco dimorare. + E ne la zambra ritornò la gente, + la qual danzando era gita intorno; + sí che levârsi, ch'era presso 'l giorno. + + 17 + + Lo 'mperador la figlia ebbe chiamata, + perché la vide cosí lieta in viso, + e disse:--Figlia, come se' tu stata?-- + Ed ella disse:--Me' che 'n paradiso.-- + E similmente a chi l'ha domandata, + a tutti dicea:--Bene, per mio avviso.--E + cosí dicíe 'l re, c'ha senno assai: + --I' son contento piú ch'i' fossi mai.-- + + 18 + + E, poi che donna Berta ebbe sentito + la mattina dal re la veritade, + disse:--Pognam che l'abbi convertita, + in femina non è stabilitade; + sí che facián di qui tosto partita.-- + Ed e' rispose:--Apparrebbe viltade!-- + Ed ella disse:--Io farò la bisogna + per modo tal, che non ci sia vergogna.-- + + 19 + + E fe' fare una lettera, mostrando + che la mandassi la vecchia reina, + ne la qual contenea, breve parlando: + "Sappi, figliuol, che la mia vita fina. + Da poi che mi lassasti sospirando, + non posai mai né sera né mattina: + però, se metti di mia vita cura, + fa' che ti mova, letta la scrittura". + + 20 + + E, quando il re fu posto a desinare, + la lettera gli fu appresentata. + Leggendo, incominciò a lagrimare; + onde tutta la corte fu turbata, + e presto fu levato da mangiare. + Ed allo 'mperador l'ebbe portata, + dicendo:--E' mi convien partir da voi.-- + Egli la lesse, e risposeli poi: + + 21 + + --Tu hai cagion, ch'io non sarei colui + che ti volessi tenere qui a bada; + va' tosto, muovi, e la cagione altrui + non dir perché, né dove tu ti vada.-- + Disse la sposa:--Io voglio ire collui.-- + Ed el rispose:--Fa' ciò che t'aggrada.-- + E féllo accompagnar da molta gente. + E 'l re la ne menò in Oriente. + + 22 + + E, trovando la madre fresca e sana, + fe' dimostrar come fosse guerita. + Per lo tornar del re, l'alta sovrana + un anno tenne o piú corte bandita. + Quando n'andò la baronia romana + fe' lor ta' doni, sí ch'alla reddíta + a lo 'mperador disser:--Signor nostro, + signor del mondo pare il gener vostro.-- + + 23 + + E, quando donna Berta ebbe ridetto + a la reina come 'l fatto era ito, + molto si contentò, poiché 'l diffetto + del re non era per altrui sentito. + La sposa avea col re maggior diletto + ch'al mondo avesse mai moglie e marito; + e 'l padre suo n'avea lettere assai, + ch'ella si contentava piú che mai. + + 24 + + Poi che due anni inseme fûro state, + amandosi l'un l'altro d'amor fino, + per lo gran caldo avvenne un dí di state, + ch'ell'erano spogliate in un giardino. + E donna Berta le trovò abbracciate, + e riprendéle per aspro latino; + ed elle disser:--Vanne, vecchiarella, + ché non cape tra noi piú tua novella.-- + + 25 + + E donna Berta allor, molto adirata, + fra suo cor disse:--Io ne farò vendetta.-- + Subitamente a caval fu montata, + ed a Roma n'andò con molta fretta, + ed allo 'mperador fu appresentata, + e tutta la novella gli ebbe detta, + dicendo:--La tua figlia è ancor pulcella, + e femina è lo sposo sí com'ella.-- + + 26 + + Ed el rispose:--Io mi maraviglio + ch'ella abbia avuta in sé tanta malizia!-- + Di ciò prese co' savi suoi consiglio, + i quali, accesi tutti di nequizia, + dissero ognuno:--Gli si dia di piglio, + poi se ne faccia un'aspra giustizia.-- + Disse il signor:--Se questo fia palese, + condanno al fuoco lui e 'l suo paese.-- + + 27 + + Appresso scrisse, come savio e dotto, + a la figliuola ed allo re d'Oriente, + che, veduta la lettera, di botto + il visitasser, ché sta gravemente. + A la figliuola e al re non parve motto, + e montâro a caval subitamente + con molta gente, e tanto cavalcâro, + ch'a la cittá di Roma si trovâro. + + 28 + + Lo 'mperadore fe' di lor venuta + festa e gioia, mostrandosi guarito: + poi domandò la figliuola saputa + s'egli era maschio o femina il marito. + Ed ella sí fu allor molt'aveduta, + e disse:--Padre mio, egli è fornito + di ciò che a vero sposo si richiede.-- + Ed el per tutto questo nolle crede. + + 29 + + Ed ordinò d'andar fuori a cacciare + e di menar la figlia e 'l suo compagno, + e disse a' servi:--Fate ch'al tornare + per loro in sala fatto truovi un bagno.-- + E questo fe' per vederlo ispogliare, + mostrando a lui di farli onore magno. + Poi cavalcò, e il re siguí la traccia, + non sapendo perché facea la caccia. + + 30 + + Disse un, ch'andando li si accostò allato: + --Lo 'mperador vuol far la cotal prova, + ed havvi ad aspra morte condannato, + se natura di femina vi trova. + --S'io fussi a piè, il t'averei mostrato!-- + rispose il re,--ma di questo mi giova.-- + E con letizia aspettò il convenente: + poi si partí da lui cortesemente. + + 31 + + Cacciando poi per una selva scura, + el re andava pur acqua cercando + per affogarsi, per la gran paura + ch'avea d'essere giunto in cotal bando. + Non trovand'acqua in quella valle dura, + iscese, non potendo ir cavalcando; + e, poi da sé 'l cavallo ebbe cacciato, + fussi nascoso in quel chiuso burrato. + + 32 + + Piangendo poi ficcò in terra la spada, + e diceva, adorando a quella croce: + --Poi che di tôrmi la vita t'aggrada, + pregoti Cristo con pietosa voce + che la mi togli qui, sí ch'io non vada + a morte sofferir tanto feroce.-- + In quella venne un cervio per la valle, + bussando colle corna e colle spalle. + + 33 + + Giugnendo il cerbio inanzi a lui, soggiorna. + Il re teme che fosser cavalieri; + ed apparigli un angiol fra le corna, + dicendo:--O re, non ti dar piú pensieri: + arditamente alla cittá ritorna, + e colla sposa fa' ciò ch'è mestieri, + ché tu se' maschio per grazia di Dio, + ed hai ciò che bisogna;--e poi sparío. + + 34 + + E 'l re pose la mano a sua natura, + com'ebbe inteso l'angiol prestamente, + e ritrovossi sí fatta misura, + che comparir poteva arditamente. + Di che molto nel cor si rassicura, + e cominciò a cantar divotamente: + --_Te Deum laudamus_;--e, poi si fu armato, + partissi da quel luogo ov'era stato. + + 35 + + Lo 'mperador, che noi trova la sera, + a Roma fe' bandir senza dimoro + che 'l si cercasse con gran luminera + per quella selva, la notte, ogni foro; + e chi 'l trovasse in alcuna maniera, + da corte arebbe poi mille once d'oro; + sí che gran gente la selva cercava, + e la sua sposa, che piangendo andava. + + 36 + + E quando venne sú l'alba del giorno, + cercando per la selva, ebber udito + cantar quel salmo, ch'è cotanto adorno, + in quel vallon, che ancor non era uscito. + Per quella voce andâr tanto dintorno, + che ritrovâro il re, ch'era smarrito. + Se la moglie fu lieta in su quel tratto, + ben sarà piú com'ella saprà il fatto. + + 37 + + E come il re fu montato a cavallo, + e la novella a Roma inanzi gía, + com'el tornava piú chiar che cristallo + con la sua sposa e con la baronia, + lo 'mperadore spera senza fallo + farlo morir, se quel che crede sia, + e come giunse quel signor sovrano, + lo 'mperador li disse a mano a mano: + + 38 + + --Perché ti déi sentir alcuna doglia, + non ti vo' dimandar, se non ti posi; + ma di presente in quel bagno ti spoglia, + che v'è unguenti molto preziosi. + Spogliossi il re, che n'aveva gran voglia, + per far le donne e quei baron gioiosi, + e mostrò lor sí bella masserizia, + che tutta gente si ne fe' letizia. + + 39 + + Lo imperador, di voluntate acceso, + la gente caccia e poi al re dicía: + --Dove andastú?--Ed ei disse:--I' fu preso + nella foresta d'Enoc ed Elia, + che con certi altri mi portâr di peso + dove si sta con gioia tuttavia: + ciò fu nel paradiso luziano, + dov'era Salamone allegro e sano, + + 40 + + el qual mi disse ch'a voi era detto + ch'io femina era, e non disse da cui. + Sí ch'io lassai quel loco benedetto, + per trar d'errore voi ed anche altrui; + e quei, che mi portâro, con effetto + mi puoser là dov'i' trovato fui.-- + Disse lo 'mperador:--Lasciamo andare: + tu m'hai contento; vatti a riposare.-- + + 41 + + E la mogliere soffería gran pena + del gran disio di trovarlosi in braccio, + perché di prima sapeva la mena, + e non sapeva poi il suo procaccio, + presel per mano e in camera si 'l mena, + dicendo:--Amore, andiamci a letto avaccio!-- + Poi fêr nel letto l'amorosa danza, + come tra moglie e marito è l'usanza. + + 42 + + Poi ch'ell'ebbe assaggiato quell'uccello, + disse:--Amor mio, onde avestú questo?-- + Ed e' rispuose:--L'angiol Gabriello, + come Dio volle, me 'l fe' manifesto. + Non maraviglia s'egli è buono e bello-- + dissele,--se dal ciel venne sí presto. + E lo re disse:--Vorrei ch'al presente + tornassimo a mia madre in Oriente.-- + + 43 + + Ed ella fu contenta, e 'l giorno poi + disse allo 'mperadore il suo disio: + --Concedi, padre, in quanto non ti nòi, + ch'i mi diparta col marito mio.-- + Ed ei rispose:--Quando piaccia a voi, + andate con la benezion di Dio.-- + Ond'ei s'apparecchiâro di vantaggio + e dipartirsi con gran baronaggio. + + 44 + + Ed una, ch'era la maggior reina + che in que' paesi allor fussi trovata, + chiamata era la Donna della Spina, + s'era al bagnar del re innamorata, + e pensò di pigliarlo se 'l camina; + ond'ella molta gente ha ragunata + alla sua ròcca donde dovea gire. + Quando fu giunto ed ella gli fe' dire: + + 45 + + --Il signor d'esta ròcca m'ha mandato, + che parlar vi vorrebbe, se 'l vi lece.-- + Ed e' rispuose:--Sono apparecchiato.-- + Uscí di schiera e contro le si fece. + Ed ella, come cavalieri armato, + andò ver' lui ben con piú di diece: + ché n'avea seco ben dieci migliaia; + il re se' mila e cinque centinaia. + + 46 + + Com'ella giunse ed ella a lui, il prese + per man, dicendo:--Venite a posare. + --Perdonami, messer, che in mio paese-- + rispose il re--ho fretta di tornare.-- + Ed ella, ragionando alla cortese, + ad arte il fe' alla ròcca appressare. + Quando si vidde da sua gente forte, + si 'l mise dentro e poi serrò le porte. + + 47 + + Poi disarmata, disse:--Quando ignudo + bagnar vi vidi, fu' presa d'amore; + onde vo' che vi piaccia, caro drudo, + ch'io sia la donna e voi siate il signore.-- + Ed e' rispose con aspetto crudo: + --Ogni pensier te ne leva del core; + ch'i'sofferrei innanzi d'esser morto + che fare alla mia donna sí gran torto.-- + + 48 + + E la falsa reina gli die' bere + un beveraggio, ond'el fu addormentato. + Poi comandò alle sue camerere + che ignudo fusse subito spogliato. + E messo in letto e fatto il suo volere, + ed ella allor vi si coricò a lato: + poi l'abbracciò e con suo argomento + el fe' destar d'amoroso talento. + + 49 + + E lo re, desto, le baciò la bocca + e fe' piú volte la danza amorosa, + conciosiacosaché ognor che la tocca, + esser si crede con la vera sposa. + Poi che in prigion si vede nella ròcca, + forte piangendo, non trova mai posa, + né parole el confortan né vivande, + e fuor della ròcca era il pianto grande. + + 50 + + La ròcca era sí forte, che battaglia + da niuna parte vi si potea dare. + Signor, pensate se briga e travaglia + quella donn'ebbe al marito ad acquistare. + Intendo dirvi nell'altro cantare + come vi pose l'oste di gran vaglia + e come vendicò sí fatto scherzo. + Antonio al vostro onor finito ha il terzo. + + + + + QUARTO CANTARE + + + 1 + + Benché pe' templi i' t'abbia, Signor mio, + tanto pregato, ch'io me ne vergogno, + ancor ti prego, onnipotente Dio, + che mi soccorra, ch'i' n'ho gran bisogno; + si ch'io possa fornire el mio disio + della presente storia, ove 'l cor pogno, + e dammi grazia ch'io dica sí bene, + che piaccia a chi per ascoltarmi vene. + + 2 + + Io vi contai, signori e buona gente, + siccome nella ròcca della Spina + menato preso fu 'l re d'Oriente + da quella potentissima reina. + Or vi dirò siccome fu valente + la moglie, che di fuor campò tapina, + ch'a la madre del re scrisse il tenore, + e per gente mandò allo 'mperadore. + + 3 + + Quando lo 'mperador vide l'oltraggio + che la figliuola aveva ricevuto, + tre legioni di franco baronaggio + mandò subitamente in suo aiuto, + diecimilia pedoni di vantaggio + con un buon capitan molto saputo, + il qual cerchiò la ròcca atorno atorno + e non se ne partía notte né giorno. + + 4 + + Quando la donna d'Oriente intese + che a quella ròcca preso era 'l figliuolo, + a tutta gente debb'esser palese + se la sentí nel cor letizia o duolo. + Poi che fornita fu di quello arnese + che bisognava, menò grande stuolo + di gente seco, e tanto cavalcòne, + che giunse ove el figliuolo era in prigione. + + 5 + + E domandò come gli era fornita + la ròcca, ch'esser forte dimostrava. + Fulle risposto:--Ell'è sí ben guernita, + che tutto 'l mondo non cura una fava.-- + E la reina saputa ed ardita + da piú parte d'intorno ordinò cava; + e fu la prima che mai si facesse + a terra, che per cave s'arrendesse. + + 6 + + Tre mesi e piú fatt'era giá l'assedio, + quando le cave giungono alle mura; + poi che tagliato fu 'l forte risedio, + fe' dare una battaglia forte dura; + e per la cava intrâr, sicché rimedio + non ebbon contro alla gente sicura: + sí che la ròcca co' lo re acquistorno, + e molti prigionieri ne menorno. + + 7 + + Tornossi a Roma la gente romana, + di che a lo 'mperador fu gran dolcezza: + la figlia, il re con sua madre sovrana, + in Oriente andar con allegrezza. + E quella donna, che fu si villana, + si fêro incarcerar con molta asprezza, + e incatenar con molti suo' baroni, + che della ròcca menarno prigioni. + + 8 + + Poi la reina vecchia ebbe chiamato + il suo figliuolo, e poi si fe' mostrare + s'egli era vero quel gli era contato + che avessi quell'uccel da pizzicare. + E, poi che l'ebbe il suo cuore appagato, + una gran festa si fe' apparecchiare + di giostra e d'armeggiare e di schermire, + e molti gran signor vi fe' venire. + + 9 + + Perché tal festa era cotanta magna, + de' carcerati non era menzione. + La donna un dí col suo guardian si lagna, + e d'un servigio umilmente il pregòne. + --Ciò che vi piace ed a vostra compagna-- + rispose,--fuor che trarvi di prigione.-- + Diss'ella:--Un guanto in piazza alto m'appicca, + e poi mi sappi dir chi lo ne spicca.-- + + 10 + + La guardia poi la mattina per mancia + fe' suo volere, e poi guardò da canto. + Giungendo in piazza, disse il re di Francia: + --Battaglia dimandar si de' quel guanto.-- + Appresso corse e spiccòl dalla lancia, + poselsi in capo dicendo:--Io mi vanto + di questo guanto osservar la proposta.-- + La guardia tornò e disse la risposta. + + 11 + + Ed ella tosto scrisse a quel signore, + dicendo: "La reina Galatea + è 'ncarcerata per colpa d'amore, + come se fossi pessima giudea. + Onde ti priego col tuo gran valore + di trarmi di prigion cotanto rea; + che tu 'l de' far, però che 'l promettesti, + quando di piazza il mio guanto prendesti". + + 12 + + E, ricevuta la lettera e letta, + la pose in mano a lo re d'Oriente. + Ed el si scusa e po' co' molta fretta + liberò lei con tutta la sua gente: + perché, sappiate, s'ella era soletta, + secento cavalieri avea presente, + e' quali ebbon ogni loro arnese, + e gli altri suoi morìro alle difese. + + 13 + + E, quando ella si vide liberata, + rendéne grazie a cui si convenia, + e di presente sí si fu avviata + al torniamento de la baronia. + Poi corse ad uno albergo e fussi armata + con arme travisate, ch'ell'avía, + ed a ferir nel torniamento andava, + iscavalcando quanti ne trovava. + + 14 + + Dando e togliendo, quel dí fu mestieri + che rimanesse a lei quel campo adorno; + ciascun dicía:--Chi è quel cavalieri + c'ha fatto sí ben d'arme in questo giorno?-- + E molti, per uscirne di pensieri, + quando si disarmò, furonle intorno, + e quattro re di lei innamorâro, + i qual per astio a morte si sfidâro. + + 15 + + E, quando questo pervenne a l'orecchia + de lo re d'Oriente, la mattina + disse alla madre:--D'arme s'apparecchia + tutta la gente per questa reina.-- + Rispose allora la reina vecchia: + --Che s'accomiati questa paterina; + e questi signor poi si partiranno: + s'ella qui sta, ci potrebb'esser danno.-- + + 16 + + Poi li mandò a dir ch'ella venisse + al palagio del re sanza fallire. + Andò 'l messaggio, ritornò e disse: + --La donna dice che non vuol venire.-- + E la reina allora maladisse + chi l'avea fatta di prigione uscire; + e poi co' re si mosse in su la sera, + ed andò fino a lei, dove la era. + + 17 + + E disse:--Donna, per lo tuo migliore, + pártiti quinci e vanne alla tua via: + io non potre' raffrenar il furore + che ti vien contro della gente mia.-- + Rispose quella donna traditore: + --Di grazia v'addimando in cortesia + che mi scorgiate fin fuor della porta, + sí ch'io non sia da vostra gente morta.-- + + 18 + + E lo re disse:--Molto volentieri, + quanto bisogna, ne verrem con teco.-- + Disse la madre:--Io vo' piú cavalieri, + ché 'l re n'ha qui forse dugento seco.-- + Rispose quella:--Non mi fa mestieri, + che n'ho secento ben armati meco.-- + E la reina e 'l re sanza paura + l'accompagnaron fuori delle mura. + + 19 + + E quando dilungati für due miglia, + e la reina allor prese comiato; + e quella donna in persona la piglia, + com'ella avea con sua gente ordinato. + E 'l re con la reina e lor famiglia + fûr presi e tolto lor l'arme da lato. + E tanto va, che nel suo paese entra, + in una terra chiamata Valentra. + + 20 + + E tutta quella gente incatenata + subitamente sí fa incarcerare, + e disse al re:--Quando fu' innamorata, + ti presi per tenerti a solazzare, + e nella ròcca mia fui assediata, + e poi sa' quel che mi facesti fare. + Sí ch'io farò di te aspra vendetta, + or ch'io non son dell'amor tuo costretta.-- + + 21 + + E la sposa del re, non ritrovando + il re né la reina per le strade, + a' forestier mandò di botto il bando + che subito sgombrassin la cittade. + Onde, per ubbidir il suo comando, + ciascun si ritornò in sue contrade: + sentendo poi che il re non si sapea, + per tutto l'Oriente si piangeva. + + 22 + + E lo re, ch'è in pregion sanza conforto, + volendo scrivere allo 'mperadore, + disse la guardia:--Messere, egli è morto, + e tutta Roma è ad arme in grand'errore.-- + E lo re, come savio e molt'accorto, + scrisse alla donna sua tutto il tenore, + sí come e dov'egli era imprigionato, + ed un corrier segreto ebbe mandato. + + 23 + + Come la donna sua sentí l'effetto, + non potre' dir com'ella fu dolente, + e fe' venir di tutto il suo distretto + a piè ed a caval di molta gente, + e con molti baron sanza difetto, + mastri di guerra, mosse incontanente; + e tanto cavalcò per tal partito, + che giunse ov'era 'n prigione il marito. + + 24 + + E la cittá con la sua gente serra, + sí che non vi può né entrare né uscire; + e sei mesi vi fece sí gran guerra, + che i cittadin, che non potêr soffrire, + aprir le porte e diedero la terra; + e la sposa del re, piena d'ardire, + liberò la sua gente, e poi ne mena + presa colei che gli ha tenuti in pena. + + 25 + + E, passando una selva molt'alpestra, + e quella donna falsa e frodolente, + sí come d'arte magica maestra, + un fuoco fe' venir subitamente, + ch'ardea la selva a sinistra ed a destra; + onde color temeano fortemente, + e disser:--Poi che non possiam passare, + torniamo a dietro e passerén per mare.-- + + 26 + + E, quando giunti furono alla riva, + e quella donna, che campar s'ingegna, + fe' che per mar l'esercito veniva, + ed ogni legno avea di Roma insegna. + Un messaggier, che dinanzi appariva, + a lo re d'Oriente si rassegna, + dicendo:--I roman vegnon per difesa + di questa donna che menate presa.-- + + 27 + + E lo re sopra a ciò prese consiglio, + e la reina cominciò a parlare: + --Da poi che Dio n'ha tratti di periglio, + a me parrebbe di lasciarla andare.-- + Mandarla via, e poi non giro un miglio, + che quel navilio tutto quanto spare: + allor s'avvidde il re del convenente, + e tornòne co' suoi in Oriente. + + 28 + + E, giunto a casa, il re fece bandire + per tutto 'l suo con gran comandamento, + che ciascun gisse alla corte ad udire + il re, che far voleva parlamento. + E, quando fûr venuti, prese a dire, + tutto dal fine allo 'ncominciamento, + gl'inganni e 'l tradimento che gli avea + fatti quella regina Galatea. + + 29 + + Quando la gente suo detto riguarda, + gridaron tutti ad una voce, forte: + --Mandisi l'oste di gente gagliarda, + che con vittoria tornino alla corte! + Tutta sua terra si disfaccia ed arda, + e diasi a lei co' suo' seguaci morte!-- + Il re gli ringraziò delle proposte, + e di presente fégli bandir l'oste. + + 30 + + E quando fue tale novella nota + a quella, come l'oste era bandita, + perché di Macometto era divota, + subitamente a Roma ne fu ita, + e inginocchiossi a piè della sua rota, + dicendo:--Se tua forza non m'aita, + dallo re d'Oriente, che mi sprona, + ch'i' son per perdere avere e persona, + + 31 + + dappoi che'l m'ha bandita l'oste addosso: + ond'io ti priego che in mia difensione, + poi ch'io da lui difender non mi posso, + mandi un de' tuo' baron per mio campione.-- + Rispose Macometto:--Gli è giá mosso + quel de la sinagoga, Ronciglione, + di cui temerá tanto il re co' suoi, + che 'l non s'impaccerá de' fatti tuoi. + + 32 + + Ed ella si partío lietamente, + poi ebbe Macometto ringraziato; + e quel dimonio giunse in Oriente, + ch'agevol cosa gli era esserv'andato. + Perché sappiate di suo convenente, + i' vi dirò com'egli era adobbato: + forma avea di giogante, sua grandezza + quindici braccia e quattro di grossezza, + + 33 + + ed era tutto ner come carbone, + gli occhi avea rossi come foco ardenti. + E cavalcava un orribil roncione, + sei braccia grosso e lungo piú di venti. + Quattro leon legati avie a l'arcione, + e un'anca, di dolor, mordea co' denti + semila porci all'intorno, con zanne + fuor della bocca piú di quattro spanne. + + 34 + + E come fu nella cittá reale, + e que' porci si sparser per la terra, + la gente fuggía su per le scale, + e per paura in zambra ognun si serra; + e' porci divoravan per le sale + ciò che trovavan, se 'l libro non erra. + Uomini e donne erano sbigottiti, + e molti per temenza son fuggiti. + + 35 + + Giugnendo in piazza l'orribil giogante, + lá dove molta gente armata avea, + perché egli avea sí feroce sembiante, + sbigottiva chiunque lo vedea. + Giudicandosi morto, il re davante + gli venne e dimandòl quel che volea; + ed e' rispose:--Io sono un de' Balbani + di Macometto, iddio degli romani, + + 36 + + el qual dalla sua parte ti comando, + e del popol di Roma che m'aspetta, + che d'una, contro a cui mandato hai bando, + piú non t'impacci, ch'è nostra diletta; + conciosiacosach'io ne fare', quando + facessi contra a ciò, aspra vendetta; + e s' tu andassi ad oste a sua cittade, + non torneresti mai in tuo' contrade.-- + + 37 + + El re, che vede sua gente smarrita, + perché si parta subito, rispuose, + dicendo:--Va', che 'n tempo di mia vita + non m'impaccerò piú di queste cose. + Ma fa' che tosto sia la tua partita, + ché molte gente fai star paurose.-- + Egli rispose:--Innanzi ch'io mi parta, + io ne vorrò miglior pegno che carta.-- + + 38 + + Veggendo la reina dal balcone + quel dimonio parlar sí aspramente, + di botto fu gittata in orazione, + dicendo:--Iddio, come veracemente + liberasti da man di Faraone + quel Moisé col popol tuo servente, + ben ch'io no' ne sia degna come lui, + libera noi dalle man di costui.-- + + 39 + + E, detta l'orazion, l'agnol di Dio + gli apparve e disse:--Non aver temenza, + ché 'l venir di costui, ch'è tanto rio, + permesso fue per molta altrui fallenza. + Ma, se tu vuoi vedere il tuo disio, + va' francamente nella sua presenza, + dicendo: "_Verbum caro factum este_", + e vederai sue forze manifeste.-- + + 40 + + Poiché partito fu l'agnol veloce, + e la reina, come gli avea detto, + si fece in fronte il segno della croce, + ed andonne al vicar di Macometto. + E, come giunse a lui, ad alta boce: + --_Verbum caro_--gridò; e 'l maladetto + con sua gente sparí immantenente, + lasciando un corpo molto puzzolente. + + 41 + + Come fu dileguato Ronciglione + co' porci, che l'andavan seguitando, + cominciâro a uscir fuora le persone, + ch'eran fuggite prima spaventando. + E' sacerdoti con gran divozione + andavan per la terra predicando, + dicendo:--Immaginate che governo + den' far costor dell'anime d'inferno. + + 42 + + E immaginate che mille cotanti + son piú feroci gli altri che vi stanno! + E sempre stride e dolorosi pianti + fanno color che a quelle pene vanno. + Desiderate udire e' dolci canti + che 'n paradiso e' santi angioli fanno: + ma chi qui de' peccati non si pente, + non puote andar fra sí beata gente.-- + + 43 + + E lo re d'ogni ingiuria rendé pace, + e per pietá la volle aver sofferta, + e ribandí colei che fu fallace + contro lui molto, ciò fu donna Berta, + ch'era gran tempo stata contumace, + dovendo della vita esser diserta; + la qual, pentuta de li suo' peccata, + fe' poi tal vita ch'ella fue beata. + + 44 + + Tutta la gente s'era convertita, + battendosi con molta reverenza; + e la reina e 'l re tutta lor vita + al mondo fêr sí aspra penitenza, + che poi, al tempo della lor finita, + in vita eterna andâr con pazienza. + Alla qual ci conduca il Salvatore. + Antonio Pucci il fece al vostro onore + + + + + XI + + MADONNA ELENA + + + 1 + + Cavalieri e donzelli e mercatanti, + per cortesia venitemi ascoltare: + ch'io credo ben che Dio con tutti i santi + m'ha dato grazia di saper trovare; + e voi, signor, traetevi davanti, + ed io vi canterò un bel cantare, + e si dirò d'Eléna imperadrice + che fu piú bella che 'l cantar non dice. + + 2 + + Elena fu di molto gran barnaggio + e di Nerbona, la nobil cittade: + e d'Amerigo fu lo suo legnaggio + che mantenea gran nobilitade; + Arnaldo di Gironda, prode e saggio, + figliuol fu d'Amerigo, in veritade, + e questo Arnaldo prese per mogliere + una figliuola d'un pro' cavaliere. + + 3 + + Co' questa donna Arnaldo mantenea + dentro in Gironda la nobil cittade: + e l'un de l'altro figliuol non avea, + e non potea la donna ingravidare. + Come a Dio piacque ed a santa Maria, + la donna un giorno si prende a parlare, + disse:--Arnaldo, son grossa per ragione; + avrem figliuoi, se piaccia al Creatore.-- + + 4 + + Donne e donzelle ed ogni cavaliere, + tutta la corte di quel si ragiona: + Arnaldo di Gironda, il pro' guerriere, + cogli altri cavalier ne fa gran gioia: + poi venne il tempo che la sua mogliere + li parturí, senza nessuna noia, + ed in nel parto fece una fantina, + che fu piú bella che rosa di spina. + + 5 + + Le balie immantenenti le fûr pòrte + che la fantina dovesson servire. + Arnaldo di Gironda e la sua corte + cogli altri cavalier sí prende a dire: + --Come avrá nome la fantina forte?-- + e ciascun dice:--Fatela venire.-- + La fantina davanti fu arecata, + e ciascun dice:--Eléna sia chiamata.-- + + 6 + + Arnaldo di Gironda, il pro' guerriere, + poi che la figlia fu da maritare, + la mandò a Carlomagno, lo 'mperiere, + che ne facesse la sua volontade: + Carlo la die' a un prode cavaliere + che di Parigi era podestade: + da Mompolier fu il cavalier pregiato, + messer Ruggieri per nome chiamato. + + 7 + + La roba, ch'ebe in dote la fantina, + si fu Gironda, la nobil cittade; + Arnaldo andò a star presso a la marina + ad una terra piena di bontade. + Rugier duo figli ha de la bella Eléna, + che riluceano molto in veritade; + l'uno ebe nome Arnaldo del cor fino, + e, per Gironda, l'altro, Girondino. + + 8 + + Elena fu sí bella creatura, + sigondo che racconta la leggenda, + di lei s'innamorava ogni persona, + quando vedean la sua figura bella. + Un cavalier, malvagio oltra misura, + si inamorò de la gentil pulzella: + ma non ne potea avere alcuno amore; + ond'e' pensò una gran tradizione. + + 9 + + Alla stagione del mese di maggio, + che aparono le rose a ogni verziere, + e gli uccelletti cantan di coraggio + e fanno i dolci versi per amore, + donzelli e cavalier di gran barnaggio + stavan dinanzi a Carlo imperadore, + e a ciascun fu mestier che si vantasse, + poi conveniva che 'l vanto provasse. + + 10 + + Chi si vantava di bella moglieri, + qual si vantava di bella sorella, + d'aver bell'arme e correnti destrieri, + o ricco di cittade e di castella, + d'astòr o bracchi o correnti levrieri, + o per amica aver bella donzella; + e chi si vanta d'oro e d'ariento, + e chi d'esser prod'uomo in torniamento. + + 11 + + Messer Ruggieri, ch'era prode e saggio, + dinanzi a Carlo si fu in piè levato: + --Santa Corona, intendi il mio coraggio, + sí ch'io mi vanti, ch'io non son vantato: + da poi che tutto lo tuo baronaggio + davanti al tuo conspetto ha favellato, + ed io mi vanto, avanti a voi, messere, + e sí diragio tutto il mio volere.-- + + 12 + + Messer Ruggieri sí si fu voltato + avanti a tutta l'altra baronia: + --Da poi che ciascheduno si è vantato, + ed io mi vanto della donna mia; + e chi cercasse il mondo in ogni lato, + piú bella donna non si troveria: + e questo dico, ch'io il posso provare, + se ci ha nessun che il voglia contrastare. + + 13 + + Da poi che ciaschedun si fu vantato, + ed ognuno ebe detto il suo volere, + tostamente Carlo ebbe comandato + che 'nmantenente venisse da bere: + e 'l suo comandamento fu osservato. + Molti donzei si levan da sedere: + nappi d'argento e coppe d'oro fino: + se non mente il cantar, fu vernaccino. + + 14 + + Quivi avea gente di molti paesi, + di strane parte e da lunge cittade, + e degli avari e ancora de' cortesi; + con una coppa di gran degnitade, + ha mercatanti, ha signori e ha borghesi. + E Carlo bebbe a la sua volontade, + e poi la diede a messer Ruggieri; + di mano in mano, a' maggior cavalieri. + + 15 + + Messer Ruggier la prende volentieri, + e sí ne beve a tutto il suo piacere; + e Carlo disse:--Gentil cavalieri, + che di tua donna se' aúto a vantare, + tu se' sí bello, che, se tua moglieri + è come te, tu ti puo' contentare!-- + Messer Ruggier disse:--Santa Corona, + egli è vostro l'avere e la persona.-- + + 16 + + Un cavalier ch'avea nome Guernieri, + che d'oltralmare fu nato e creato, + come malvagio e falso cavalieri, + davanti a Carlo in piè si fu levato, + e sí parlò, e disse e' suoi pensieri + del tradimento ch'egli ha ordinato: + --Santa Corona, un prego ti vo' fare: + che mi deggiate mie' dire ascoltare.-- + + 17 + + Imantenente sí disse Guernieri: + --Messer, questo mi par gran falimento; + la Tua Corona noi dovria sofrire + di quel c'ha fatto Ruggier parlamento: + ché la sua donna io aggio a' mio voleri, + e si n' ho aúto tutto il mio talento: + omo, che da sua donna è scocozzato, + ha a ber con coppa di re incoronato?-- + + 18 + + Ed a messer Ruggier non parve giuoco, + e disseli:--Guernier d'oltre lo mare, + dicilo tu per ira over per giuoco, + od è il vin che sí ti fa parlare? + ché non è cavalieri in questo loco, + che tai parole facessi stornare. + De la battaglia te ne darò il guanto: + perde la testa chi non prova il vanto.-- + + 19 + + Messer Guarnier malvagio e sconoscente, + ched era usato sempre di mal dire, + disse a Ruggieri:--Io saccio certamente + piú bella donna non si può vedere: + però mi vanto e dico infra la gente, + ch'io vi aggio aúto tutto il mio volere, + e sí la posso avere a mia richiesta: + se non è vero, io vo' perder la testa.-- + + 20 + + E Carlo disse allor sanza timore: + --Questa battaglia si vuole acconciare, + e chi non prova il vanto per ragione, + inmantenente io lo farò pigliare + e, senza metterlo in altra prigione, + subitamente il farò dicapare: + domenica sarete a la battaglia, + e chi la perde ará briga e travaglia.-- + + 21 + + Guarnier li disse:--Corona di Franza, + sanza battaglia lo credo provare, + e senza colpo di spada o di lanza + a lui medesmo il farò confessare. + Donami tempo ch'io vada a mia 'manza: + con esso lei mi credo sollazzare; + e recherò sua gioia e lo veletto + per mantener in piè ciò ch'io t'ho detto.-- + + 22 + + E Carlo disse:--Dammi pagatore + di ritornar, da poi che se' vantato.-- + Messer Guernier non trova malvadore; + tre suoi figliuoli stadichi ha lassato. + E Carlo disse:--Va' sanza timore: + di qui a un mese sia qui ritornato: + va' e ritorna senza dimorare; + se no e' fantini farò dicollare.-- + + 23 + + Messer Guarnier cavalca per la via, + e 'n fra se stesso dice:--I' ho mal fatto!-- + Piangendo disse a la sua compagnia: + --Di questa guerra io rimaragio matto: + volesse Iddio con santa Maria + ch'io ne potessi avere triegua o patto!-- + E, lagrimando, cavalcò in Gironda + con piú sospiri ch'el mar non ha onda. + + 24 + + Messer Guarnier disse a sua compagnia: + --Gentil signori, che vi par di fare? + Ciascun sí s'armi, e venga a guisa mia + dentro a la terra, ch'io voglio armeggiare.-- + E ciascun dice:--Sire, in fede mia, + tutti faremo la tua volontade.-- + Tre giorni hanno armeggiato entro la terra + 'ntorno al palazzo di Elena bella. + + 25 + + Tre giorni stanno intorno a quel palazzo + ove dimora Elena imperiale, + e sí vi fanno gran gioia e solazzo + de l'armeggiar, ch'e' n'è condutto a tale, + che n'era divenuto quasi pazzo: + per nessun modo non le può parlare. + Si fece un giorno ad una fenestrella + una cameriera d'Elena bella. + + 26 + + La donna disse:--O bel cavaliere, + per cui amore andate voi armeggiando?-- + Messer Guarnier ritenne il suo destriere; + piangendo le rispuose e lagrimando: + --Gentil madonna, tu mi fai mestiere + anzi ch'io mora o ch'io caggi nel bando + di Carlo magno, che m'ha diffidato, + per un gran vanto ch'io mi son vantato.-- + + 27 + + La donna disse:--Dimmi, per tuo onore, + per che cagion, messer, ti se' vantato? + --Madonna, io vel dirò senza temore, + dapoi che me ne avete adomandato: + davanti a Carlo, ch'è nostro signore, + or odite di che mi son vantato: + sí mi vantai d'avere Elena bella, + ch'è piú lucente che non è la stella.-- + + 28 + + Ed ella disse:--Cavalier, va' via; + ben lo sa Dio ch'io non ti posso atare, + ché ben facesti mattezza e follia + quando d'Eléna t'avesti a vantare; + che chi cercasse Francia e Lombardia, + piú onesta donna non poríe trovare; + ben credo che la morte ti ci mena, + quando t'avesti a vantare d'Eléna.-- + + 29 + + Guarnier le disse:--Non mi abandonare,. + aggi pietá di questo cavaliere, + ch'io t'imprometto, se mi vòi atare, + ched io ti sposerò per mia mogliere; + e venga il Libro, ch'io tel vo' giurare: + ciò ch'io prometto ti voglio atenere. + Se d'Elena mi dái alcuna gioia, + tu mi puoi dar la vita e tôr di noia.-- + + 30 + + La donna disse:--Per le tue bellezze + di te m'incresce e piglia gran peccato: + però ti conteraggio le fattezze + d'esto palazzo, com'è ordinato; + e poi ti conteraggio le bellezze + di quella c'hae il viso angelicato: + delle sue gio' assai ti posso dare, + se tu per questo ti credi scampare. + + 31 + + A l'entrar de la porta ha du' leoni, + che sempre vanno disciolti e slegati: + e in capo de la scala è du' dragoni, + che son per arte quine edificati: + madonna Elena ha du' si bei figliuoli, + che 'n paradiso par che fosser nati: + l'un nome ha Arnaldo, e l'altro Girondino, + ciascuno assembra un franco paladino. + + 32 + + E nella sala sta una catella, + la miglior guardia che sia mai trovata + (non la darebe per mille castella + messer Ruggieri, che l'ha amaestrata), + che non si parte mai da Eléna bella + ch'ella non sia con lei ogni fiata. + Se la catella si desse a baiare, + tutta Gironda si corre ad armare. + + 33 + + La zambra dove sta Elena bella + dire ti voglio com'è ordinata: + di mezzanotte luce piú che stella, + di pietre preziose ell'è murata. + È molte donne in compagnia d'ella, + da molti cavalieri ell'è guardata: + èvi una pietra c'ha nome "carbone", + di mezzanotte luce e dá splendore. + + 34 + + E non si vide mai donna nessuna + che in sé avesse tante gentilezze: + e non si trovò mai bianca né bruna + che 'n testa porti cosí bionde trezze, + e non fu mai persona nessuna + che tante avesse in sé piacevolezze; + tant'adornezza porta nel suo viso, + ben par che fosse nata in paradiso. + + 35 + + Madonna Eléna è tanto bianca e netta, + ed ha il viso bianco e colorito: + tre vel d'argento ha 'n una cassetta, + de' quai ciascuno si è molto pulito: + uno te ne darò co' una verghetta, + la qual sempre ella suol portare in dito.-- + Messer Guarnier si parte e non dimora: + la cameriera sí lo chiama ancora, + + 36 + + e disse:--Io t'ho contato le fattezze. + O cavalier, se ti vuoi dipartire, + deh! usa lealtà e gentilezze, + e cui te serve, nollo disservire; + ché lo vantare giá non è prodezze + e non è lealtá, a non mentire + Avisati scampare a questo tratto; + un'altra volta non esser sí matto. + + 37 + + Ed io ti donerò uno scaggiale + e un ricco anello ch'ella porta in dito: + guardalo ben, che gran tesoro vale, + con altre gioie che ci han del marito.-- + Guarnier gli disse:--Questo dono è tale, + che riccamente m'avete servito: + la mia persona è vostra, a lo ver dire; + adio, madama, ch'io me ne vo' gire.-- + + 38 + + Messer Guarnieri indietro si tornava, + e da' compagni fu adomandato: + --E quella Eléna, che ti favellava?-- + Messer Guarnier rispuose in ciascun lato: + --Signor--diss'elli,--il mio partir li grava, + e quest'èn gioie ch'ella m'ha donato. + Torniamo a Carlo tutti con gran festa: + messer Ruggieri perderá la testa.-- + + 39 + + Messer Guarnieri a corte fu tornato: + dinanzi a Carlo andò messer Guarnieri, + e tutte queste gioie egli ha mostrato + a donne ed a donzelli e a cavaglieri. + Messer Ruggieri cadde istrangosciato + per la gran doglia e per li gran pensieri, + vedendo lo scaggial ch'e' porta cinto, + e disse:--Cavalier, tu m'hai ben vinto!-- + + 40 + + E Carlo disse a messer Ruggieri: + --Ruggier, se Dio m'allegri e doni gioia, + de la tua morte mi do gran pensieri, + e sí mi grava e da'mi molta noia. + Acònciati con Dio a tuo mestieri, + e ti confessa inanzi che tu moia, + ché domattina a l'alba apariscente + tu perderai la testa veramente.-- + + 41 + + Messer Ruggier li disse:--Imperadore, + fino a Gironda mi lassate andare, + ed io vi lascerò buon pagatore, + se non son morto, tosto ritornare.-- + Egli ebe la licenzia del signore, + veggendo ben che 'l non potea campare. + E Ruggier dice:--I'ho perduto il capo, + da poi ch'Elena mi ha cosí ingannato.-- + + 42 + + Messer Ruggieri cavalcò in Gironda, + e, quando entrava dentro a la cittade, + de li sospiri e del dolor, ch'abonda, + or udirete gran crudelitade; + ché non trovava cavalier né donna, + che non mettesse al taglio de le spade: + andò al palazzo, e uccise i due lioni, + tagliò la testa a' figliuoli e a' dragoni. + + 43 + + Sí come cavalieri iniquitoso + ad Elena volea tagliare la testa: + poi si pentí quel cavalier furioso, + fela menar davanti in sua presenzia; + fuor del palazzo, ch'è fresco e gioioso, + la gittò tosto per una finestra + entro 'n un fiume ch'è forte e corrente, + credendo ch'annegasse veramente. + + 44 + + Ma Gesú Cristo, Padre onnipotente, + sí la sostenne e vòlsela aiutare, + perch'elli sapea bene certamente + ch'Elena non avea fatto quel male: + dentro in Gironda, avanti a la sua gente, + su nel palazzo la fece tornare. + Scampata Elena or è di quel partito: + messer Ruggieri giá sí se n'era ito. + + 45 + + Elena, come savia e conoscente, + un suo messaggio tosto mandò al padre, + ch'eli s'armasse con tutta sua gente + e cavalcasse in Francia le contrade, + ched e' cavalchi molto prestamente + entro in Parigi la nobil cittade, + c'ha morto i suoi figliuol contra ragione, + e di niente non sa la cagione. + + 46 + + Elena tosto a caval fu montata + e seco mena grande imbasciaria, + da conti e da baroni accompagnata + e molte donne per sua compagnia; + e giá il padre co' la sua brigata + giva in Francia con gran cavalleria. + Ciascun cavalca sol co' la sua gente + verso Parigi molto fortemente. + + 47 + + Messer Ruggieri a corte è ritornato; + non fa bisogno di farli richiesta: + davanti a Carlo si fu inginocchiato, + e a tutta quanta l'altra buona gesta. + --Ecco, Signore, che son ritornato, + e son ben degno di perder la testa!-- + Le donne, le donzelle e i cavalieri + piangon la morte di messer Ruggieri. + + 48 + + Messer Ruggieri quando gia a la morte, + Elena bella nella terra è entrata: + giunse al palagio e sospignea le porte, + davanti a Carlo si fu inginocchiata: + --Santa Corona, non mi dar la morte, + ché d'esto fallo non sono incolpata: + messer Ruggieri è condannato a torto, + e proverollo innanzi che sia morto. + + 49 + + Messer, che Dio vi dia vita ed onore, + tenetemi ragion, Santa Corona: + fate venir davanti il traditore, + segundo che si dice e si ragiona, + che ditto ha mal di me e misso errore, + ch'io v'imprometto e giuro in fede buona + ch'io lo faraggio morir ricredente + davanti a voi e tutta vostra gente.-- + + 50 + + E per messer Guarnieri e' fu mandato, + ch'eli venisse a far sua difensione, + che Elena bella si ha rapellato, + e prova e dice ch'ell'ha la ragione, + e tal si crede aver vinto quel piato, + che perderá la vita e la quistione: + chi si vanta di quel che non ha fatto, + il senno perde ed è tenuto matto. + + 51 + + Messer Guarnieri a corte fu venuto: + e da li savi ciò fu adomandato: + --Quella donna, cavalieri arguto, + vedestila tu mai in nessun lato? + --Io ho aúto di lei ciò ch'i'ho voluto: + ecco le gioie ch'ella m'ha donato.-- + E per messer Ruggieri e' fu mandato, + e comandò non fusse dicapato. + + 52 + + Rispuose Elena:--Se Cristo mi vaglia, + tu menti per la gola, o traditore! + Tu sí m'hai data assai briga e travaglia, + e' miei figliuol son morti a tua cagione; + ma io ti proveraggio per battaglia, + davanti a Carlo ed ogni suo barone, + che queste gioie, che tu m'hai mostrate, + veracemente tu me l'hai furate.-- + + 53 + + Messer Guarnier parlò con fellonia: + disse:--Madama, giá siete voltata, + e sí m'avete ditto villania, + ché di tal cosa n'eravate usata: + quelle gioie mi deste in druderia, + quando stavamo insieme a la celata: + or vi ricordi del tempo passato, + quando era insiem con voi abracciato.-- + + 54 + + Elena disse:--Falso traditore! + come puoi dir cosí gran falimento? + Che non m'aiuti Iddio, nostro Signore, + sed io ti vidi mai per nessun tempo + se non a questo punto, o traditore, + che tu m'ha'aposto sí gran tradimento: + però ti dico che non puo' campare, + ch'io son pur ferma di teco giostrare.-- + + 55 + + E Carlo comandò come signore, + e disse:--Guarnier, córriti ad armare, + e piglia l'arme e 'l destrier corridore: + va' in su la piazza sanza dimorare. + E voi, madonna, per lo vostro onore + pigliate scambio e fatelo giostrare.-- + Elena disse:--Io voglio esser campione, + ch'io credo vincer, ch'i' ho la ragione.-- + + 56 + + Conti, baroni ed altri cavalieri, + molti donzelli si corsero a armare: + --Per vostro amore e di messer Ruggieri + questa battaglia ci lassate fare!-- + Elena disse:--E' v'inganna il pensieri: + colle mie man mi credo vendicare, + ad onta di Ruggier, cor saracino, + che mi ha morto Arnaldo e Girondino.-- + + 57 + + Elena prende l'arme e 'l gonfalone, + in su la piazza ne va arditamente, + e ben cavalca a guisa di barone + su 'n un destrier fortissimo e corrente. + Trovò Guarnieri, e disseli:--Fellone! + Or ti difendi, ladro frodolente!-- + Guarnier li disse:--Eléna, se vi piace, + di questa guerra piglián triegua o pace.-- + + 58 + + Elena li rispuose imantenente, + e disseli:--Malvagio traditore! + Non piaccia a Dio, Padre onipotente, + che faccia teco pace né amore, + ché sare' male a Dio ed a le gente + ch'eli scampasse sí gran traditore: + or ti difende, ch'io ti vo' ferire: + di questa guerra ti convien morire!-- + + 59 + + Messer Guarnier, in su la piazza armato, + schifava molto dello incominciare. + Madonna Elena sí l'ha disfidato, + e disse:--Traditor, non puoi scampare!-- + Abassò l'asta, e tal colpo gli ha dato, + che tutto lo fe' torcere e piegare, + e pel gran colpo, ch'egli ha ricevuto, + lui e 'l cavallo fu in terra abattuto. + + 60 + + Messer Guarnieri disse:--O malenato, + questo colpo non è da soferére.-- + E misse mano al brando ch'avea a lato, + in sulla testa die' al buon destriere. + Elena disse:--Falso rinegato! + non è usanza di buon cavaliere: + gran codardia faceste e grande fallo + avermi morto sotto il mio cavallo.-- + + 61 + + Elena fu da caval dismontata + e misse mano a la spada forbita: + lo scudo avanti, e adosso li fu andata; + sopra Guarnieri diede tal ferita, + tagliò lo scudo e la maglia ferrata, + mandonne il braccio in su l'erba fiorita; + un altro colpo ch'ella avesse dato, + ben l'averebbe morto e consumato. + + 62 + + Madonna Elena il vòlse anco ferire: + la testa presto li volea tagliare. + Messer Guarnier disse:--Non mi finire, + ch'io vegio ben ch'io non posso scampare. + Venga il Libro, e sí vi fate a udire + di ciò ch'io dir voglio e manifestare: + come quelle gioie ch'io ho mostrate + la vostra cameriera me l'ha date.-- + + 63 + + E' giudici e' notai furon presente, + ed hanno scritto la sua confessione: + la testa gli fu mozza immantenente, + senza menare in corte od a prigione. + Contenta n'era tutta quella gente, + vedendo ch'era stata tradigione. + La cameriera fu presa e legata, + e ad un palo fu arsa e dibrugiata. + + 64 + + Messer Ruggieri, ch'era qui presente, + vedendo il tradimento ch'era stato, + di ciò che fatto avea fu ben dolente: + fuggí da corte e non chiese cumiato: + e' va dicendo:--Omè lasso dolente! + in che mal punto ci fu' io mai nato, + che ho morti amendu' i miei figliuoli, + onde non vo' ch'Elena qui mi trovi.-- + + 65 + + Arnaldo di Gironda, il buon guerrieri, + vedendo acceso il fuoco e la calura, + piangendo disse co' suoi cavalieri: + --De la mia figlia io aggio gran paura.-- + Con mille cinquecento cavalieri + va cavalcando per una pianura, + dicendo:--Elena, se tu muori a torto, + oggi è quel giorno che Carlo sia morto.-- + + 66 + + Elena bella lo vide venire, + salí a cavallo e 'ncontro li fu andato; + e dice:--Padre, non ti fa mestiere + che tu venghi sí forte ed adirato, + ché io ti dico e faccioti asapere + ché 'l traditore è morto e dicollato: + se a corte vien' di Carlo imperadore, + colla tua gente falli grande onore.-- + + 67 + + E 'l padre disse:--Eléna, il tuo marito, + c'ha morti i miei nipoti a sí gran torto, + io t'imprometto, se non s'è partito, + oggi è quel giorno che sia preso e morto. + Elena disse:--E' se n'è fugito, + per gran paura se n'è ito al porto, + e sollenato va per lo camino, + e va piangendo Arnaldo e Girondino.-- + + 68 + + Elena disse:--Padre e vita mia, + un gran dono ti voglio adimandare, + e pregoti per la tua cortesia, + ciò ch'io dimando non me lo negare. + Ruggieri è lasso piú che mai ne sia; + quel ch'egli ha fatto non si può stornare; + s'egli lo fece, e' si è ben pentito: + or li perdona, ch'egli è mio marito.-- + + 69 + + E 'l padre disse:--Da poi che ti piace, + manda per lui e fallo ritornare, + ed io li renderò triegua e pace, + e per tuo amor io li vo' perdonare: + davanti a Carlo, ch'è signor verace, + come da prima, ti farò sposare: + piú bella coppia non si vide mai, + ancor potrete aver figliuoli assai.-- + + 70 + + E per messer Ruggieri e' fu mandato, + ed a la corte fu fatto venire: + davanti a Carlo si fu inginocchiato, + e disse:--Io son ben degno di morire.-- + Elena e 'l padre sí gli ha perdonato, + ciaschedun di buon core, a lo ver dire: + come da prima, l'ha fatta sposare: + grande furon le nozze e 'l desinare. + + 71 + + Fatta la pace di messer Ruggieri, + Elena e 'l padre sí gli ha perdonato: + tornò in Gironda col suo cavalieri, + da molta gente e' fu acompagnato. + A mala guisa sí vi andò Guarnieri; + di quel che disse, mal glien'è incontrato. + Cosí avvenga a ciascun traditore! + Questo cantare è detto al vostro onore. + + + + + XII + + CERBINO + + + 1 + + O sacre, o sante, o gloriose muse, + che dimorate in su quell'alto monte, + priego in me sien vostre grazie infuse, + ch'i' non son suto ad Elicona al fonte: + e quella, per la qual le labbra chiuse + un tempo tenni, afflitta e mesta fronte, + mi porga lume, suo volto e sua chioma, + suo' costumi, suo' accenti e suo 'dioma. + + 2 + + Tu, mio sostegno sol, che a tale impresa + condotto m'hai, non mi lassar nel parco; + non mi lasciare in mezzo la contesa; + prendi le frecce tua, prendi el tuo arco, + perché la fiamma, assai piú forte accesa, + arde sovente, e 'l cor sente lo 'ncarco + de' tuoi dolci pensier, soavi lacci, + pensando far sol cosa che a te piacci. + + 3 + + Cantando adunque, tu serai, Apollo, + con la sonante lira e' be' crin d'auro + soavemente sparsi intorno al collo, + solo mio lume e mio solo tesauro. + La penna prendo, e sol per te la immollo, + seguendo el bello stil del verde lauro: + canterò, col tuo aiuto, col mio ingegno, + d'un giovanetto marziale e degno. + + 4 + + Or, cominciando la pietosa istoria, + Guglielmo re di Sicilia secondo + fu uomo savio, degno e d'alta gloria: + ebbe sol dua figliuol felici al mondo: + el primo mastio fu, e gran vittoria + molte volte ebbe, Ruggieri el giocondo + chiamato; e l'altra femina, che, nata + seconda a lui, Costanza fu chiamata. + + 5 + + Questo Ruggier, morendo innanzi al padre, + lasciò un figlio chiamato Cerbino; + el qual, crescendo e mostrando leggiadre + tutte sue opre, ancor sendo piccino, + usando assai colle armigere squadre, + venne magnalmo, grato e peregrino, + non solamente in Sicilia mostrando + la fama sua, ma per tutto volando. + + 6 + + La quale andò per tutta Barberia + e in altre parti assai, ch'io ho a contare, + della sua gentilezza e valentia, + che in ogni loco, e per terra e per mare, + si parla di sua possa e gagliardia; + e, come vòlse la fortuna fare, + andò la fama sua alla figliuola + del re, piú bella che rosa o viola. + + 7 + + Questa del re di Tunizi era figlia, + di vertú piena, ma piú di bellezze, + tanto ch'al suo Cerbin la s'assomiglia; + la qual sentendo sue dive fortezze, + Amor, che 'l cor gentil libero piglia, + accozza insieme le dua gentilezze; + qual fu l'una Cerbino e la su' amanza, + che di beltade ogni altra donna avanza. + + 8 + + Udiva spesso di lui ragionare + ella, che generoso core avea; + e, come Amore e Vener seppen fare, + la freccia avvelenata al cor giugnea + alla giovane dama, che chiamare + volle merzé per Dio, ma non valea; + e però innamorata e assai penosa + rimase, e non pensando ad altra cosa, + + 9 + + se none al suo gentile e bel Cerbino. + Ma la fortuna talvolta pietosa + favorevole fu al pellegrino + amor di quella, qual non ha mai posa; + ché, sendo sparsa per ogni camino + sua fama, sua bellezza gloriosa, + spesso laudare udiva il giovanetto, + che giá l'aveva scolpita nel petto. + + 10 + + L'un giorno piú che l'altro ragionare + sente del suo leggiadro e terso volto: + aimè Cerbin! tu non puoi riparare, + e legato ti se', dove eri sciolto! + Che farai dunque, se non sospirare? + E 'l libero piacer t'è suto tolto! + Non val tua forza contro alle catene + di Amor, ma sempre accrescerà le pene. + + 11 + + Ma, come e' fa che assottiglia lo 'ngegno + a l'anime che a lui son sottoposte, + faccendol sempre piú alto e piú degno + ed esser presto e pronto alle risposte, + cosí mandò Cerbino un certo segno + per un fidato servo, el qual per coste + e piagge e piani e monti andò a Tuníssi, + dov'è la figlia del re, come i' dissi. + + 12 + + El qual le fece la grata imbasciata. + Pensi ciascun se questo l'ebbe caro! + E piú che mai di lui si fu infiammata, + veggendo e conoscendo a punto chiaro + ch'egli era, com'è lei, innamorata. + Partissi alquanto il suo tormento amaro, + ed al servo donò piú roba e veste, + perché portassi le 'mbasciate preste. + + 13 + + E cosí si partí lo 'mbasciadore, + e tornossi a Cerbino, e sí gli disse + come la donna gli avea posto amore, + e quel ch'avea recato da Tunisse, + dicendo stessi con allegro core. + Or da Palermo par che si partisse, + perché Cerbin d'aver sua grazia brama, + sí che rimanda el valletto a la dama. + + 14 + + E mandògli una prieta preziosa + tanto leggiadra e bella, che stimare + non si può sua bellezza valorosa. + Partissi el servo, e senza piú penare + all'alta donna ne portò ogni cosa; + e poi piú volte v'ebbe a ritornare, + lettere e gioie e 'mbasciate portando, + andando quella spesso visitando. + + 15 + + Cosí le cose in questo modo andando, + e forse piú ad agio ancora assai + che bisognato non sarebbe, e stando + affritto l'uno amante e l'altro in guai, + tempo aspettando che venissi, quando + el padre suo, quale era vecchio omai, + la figlia maritò al re di Granata: + ond'ella fu di questo isconsolata, + + 16 + + pensando quella che non solamente + el suo amante a lei s'allontanava, + ma quasi tolto gli era; onde, dolente + piú che altra donna, assai si lamentava: + piangendo spesso dolorosamente + e sospirando, el suo Cerbin chiamava, + dicendo:--Ormai non ho speranza alcuna, + po' che 'l destin m'è contro e la fortuna!-- + + 17 + + Piange el pudico petto e non raffrena + di sospirare, e dice:--Oh fère istelle! + oh destino aspro! oh sventurata Eléna! + oh membre nate al mondo meschinelle! + oh lassa a me, che 'ntollerabil pena + porterò sempre! ahi sventurate quelle + che maritate contro al lor volere + son, senza in gioventú prender piacere!-- + + 18 + + Dall'altra parte, inteso avea Cerbino + di questo maritaggio, onde dolente + n'era, maladicendo el suo destino, + che tolto gli ha la sua dama piacente; + e tanto s'allungava al suo confino; + e pur pensava che se per niente + avvenisse ch'ella andasse per mare, + quella per forza rapire e rubare. + + 19 + + Ma 'l savio re di Tunizi sentito + avea di questo amore alcuna cosa: + teme el passaggio non fussi impedito + e tolta quella che mandava sposa; + perch'e' conosce ben Cerbino ardito + e sapea sua fortezza valorosa, + e come non avea paura alcuna, + né uom teme che sia sotto la luna. + + 20 + + In questo, 'l tempo giá era venuto + ch'ella a marito ne doveva andare: + el padre suo, quale era vecchio e astuto, + al re Guglielmo mandò domandare + che 'l passaggio gli fussi conceduto, + dicendo a punto quel ch'aveva a fare: + come non fussi da lui impedito + né da Cerbin, quale era tanto ardito: + + 21 + + che gli dovessi dar la sicurtá + che niun per lui nol potessi impedire, + quando la figlia a marito n'andrà. + El re Guglielmo, che era vecchio sire + ed era savio e di somma bontá, + e non aveva mai udito dire + del bel Cerbino e suo innamoramento, + però di tal sicurtá fu contento. + + 22 + + Ed in segno di ciò mandò un guanto + al gran re di Tunizi, el quale, avuta + la sicurtá, fece fornire intanto + una gran nave e bella, e fu empiuta + di quel che bisognava d'ogni canto, + per su mandarvi la figlia saputa: + al porto di Cartagin fu fornita, + piena di gente valente ed ardita. + + 23 + + Cosí fornita, altro non aspettava + se non el tempo per mandar la figlia + in Granata, ove dolorosa andava. + Ma pur, come fa Amor che la consiglia, + sapeva a punto quel che s'ordinava; + vedeva apparecchiar la sua famiglia: + onde un suo servidore occultamente + mandò a Palermo al suo Cerbin piacente, + + 24 + + dicendo da sua parte el salutasse, + e che dicessi che infra pochi giorni + e' bisognava che in Granata andasse, + e che mai piú convien ch'ella ritorni; + e che 'l pregava che s'apparecchiasse + di mostrar suo' costumi e modi adorni; + e se era, come si diceva, forte + lo dimostrassi innanzi la sua morte. + + 25 + + Cerbino, inteso el mandato valletto, + fu di vari pensieri inviluppato, + sapiendo a punto che, per piú dispetto, + Guglielmo, l'avol suo, aveva dato + la sicurtà al re.--Oh maladetto + fato--dicea,--che sempre mi se' stato + contro ogni mio piacer, ogni mio bene, + crescendo sempre a me piú doglie e pene! + + 26 + + Se la mia vaga luce e dolce speme + ch'io conquisti el suo volto m'ha pregato, + ah lasso! che farò? Chi ama teme. + Sarò io mai di tanto amore ingrato? + Sospira el core e l'occhio plora e geme, + e l'un pensier mi combatte dallato, + e dice:--Segui quel che vuole Amore;-- + l'altro:--Tu farà' contro al tuo signore!-- + + 27 + + Pur, dopo lungo spazio, el suo pensiero + fermò di seguitar l'ardente amore. + Onde e' si mosse; e per ogni sentiero + cavalcò a Messina, e con furore + fe' ragunare ogni buon cavaliero, + come chi segue amor, vittoria, onore. + Tutti suo' amici ed uomini valenti, + usi in battaglia e forti combattenti, + + 28 + + per terra ed acqua, forti ed animosi, + volse Cerbino, e' miglior che trovava, + valenti in tutti e' fatti bellicosí, + sí come a far tal cosa bisognava. + Cosí, forniti questi uomin famosi, + duo sottili galee subito armava; + e su vi misse tutta questa gente, + e lui armato ancor com'uom valente. + + 29 + + E sopra la Sardigna fu andato, + quivi avvisando ch'e' dovea passare + la nave grande; onde si fu fermato, + ché vuole Elena sua bella aspettare. + E, non essendo però molto istato, + avendo gli occhi un dí sospinti al mare, + vide la bella nave comparire, + dove è la dama, e inverso sé venire. + + 30 + + Con poco vento quivi sopravenne + appresso a punto dove e' l'aspettava; + onde Cerbin felice allor si tenne, + e inverso la sua gente si voltava, + cominciando a parlar con dir solenne, + però che Amore è quel che gl'insegnava: + del suo 'nnamoramento prese a dire + alto sí, che ciascun lo può sentire: + + 31 + + --O voi, signori ed uomini valenti, + e' qua' siete in battaglia prodi e forti, + animosi, feroci, alti e potenti, + credo ciascun di voi sappia in che sorti + sia chi è innamorato e in che accidenti, + ché sente el giorno mille e mille morti: + e però piaccia a voi di me udire, + e la volontá mia di poi seguire. + + 32 + + Non credo al mondo sia uomo mortale, + che possa avere in sé virtú nessuna, + se in lui non regna l'amor naturale: + onde io non mi dorrei della fortuna + né d'amor, ch'è'l mio signor principale, + perch'io non ho inver' lui ragione alcuna, + avendo quel, come signor giocondo, + donato a me la bellezza del mondo. + + 33 + + Onde nessun di voi maravigliare + non si dee s'io sono innamorato, + perché da questo iniun si può guardare. + Uomini saggi e valenti ha legato, + che giá fecion tremar la terra e 'l mare: + poi, da quel cieco fanciul faretrato + restati presi, sono ognun prigione, + Èrcole giá e 'l saggio Scipione. + + 34 + + Cosí legò Teseo ed Adriana; + Piramo e Tisbe die' feroce a morte, + andando quegli alla bella fontana; + cosí fu preso quello Achille forte, + Lancilotto, Tristano, Isotta umana, + Medea e gli altri, che per crudel sorte + furon presi da lui senza guardarsi, + perché da questo ignun non può aiutarsi. + + 35 + + Amor traea da lo 'nferno Plutone + per Proserpina, e Leandro per mare + andò notando, e lo ingiusto Nerone + non si curò la crudeltá usare, + Alemena bella con Anfitrione, + ed altri assai, ch'io vi potrei narrare, + de' quali Amore ha fatti giá dolenti, + uomini degni, famosi e valenti.-- + + 36 + + Non bisognava far questo sermone + al bel Cerbin, però che i messinesi + avevon fatto deliberazione, + della rapina vaghi e bene accesi, + di non fare a Cerbin contradizione. + Risposon tutti che n'eran cortesi; + e, fatto nella fine un gran romore, + sonan le trombe con molto furore. + + 37 + + E, preso l'arme lor, vogando forte, + detter de' remi in acqua, ed alla nave + giunson, dove eron l'altre genti accorte, + dove fia la battaglia iniqua e grave. + Cerbino allor, per far parole corte, + parlò, dicendo a quelle genti brave: + --O voi mi date 'l padron prestamente, + od io farò ciascun di voi dolente!-- + + 38 + + Eran certificati e' saracini + chi fussin questi e perché tale impresa + avessi fatto Cerbin co' messini: + onde son tutti armati alla difesa, + e cominciaron con aspri latini + a voler dichiarar questa contesa. + Tutti, pien d'ira e di sdegno e dolore, + chiamon Cerbin villano e traditore, + + 39 + + dicendo:--Ah, vil poltrone e disleale, + che fai contro alla fede del tuo re + e l'avo tuo, Guglielmo, naturale, + el qual la sicurtà buona ci die'! + Or tu ci assalti; ma forse tal male + potrebbe ancor ritornar sopra a te: + ché ben sappiamo a punto il tuo pensiero; + ma verrá invano ogni tuo disidèro.-- + + 40 + + E, per chiarezza piú, mostrarno el guanto + del re Guglielmo, el qual per sicurtá + mandò al re di Tunizi; e pertanto + negando che Cerbin mai nulla ará + che in sulla nave fussi, ma che tanto + potrebbe far, se la conquisterá; + che, per battaglia vinti, allor potrebbe + pigliar la donna e quel che gli parrebbe. + + 41 + + Ma Cerbin, che la dama avea veduta + sopra la nave piangendo sedere, + assai piú bella sendogli paruta + che non pensava, onde n'ha gran piacere, + e cogli occhi guardando la saluta, + e pargli el ciel, non che la terra, avere; + poi che si vede presso el suo disire, + intra se stesso incominciò a dire: + + 42 + + --Amor, tu m'hai per sempre oramai preso; + Amor, da te io non mi posso atare; + Amor, tu m'hai colle tue fiamme acceso; + Amor, tu mi vuoi sempre consumare; + Amor, per quel ch'io ho da te compreso, + Amor, tu vuoi di me gran pruova fare: + i' son contento, e sempre sarò forte + ad ubbidirti infino a la mia morte. + + 43 + + E, se ciò non facessi, el piú ingrato + uomo, ch'al mondo sia o fussi mai, + esser potrei da ciaschedun chiamato + a non amar colei, che me ama assai: + ella non m'ama, ch'ella m'ha legato + con forti lacci, ond'io, misero! in guai + i' mi starò in fuoco ardente e in fiamma + fin ch'io arò di mia vita una dramma!-- + + 44 + + E dubitava assai che qualche iddea + non fussi questa, e venuta soave + appresso a sé ed a la sua galea, + e postasi alla poppa della nave: + onde che Amor sí forte l'accendea, + che non curava le parole grave; + anzi non ode le grida e 'l romore, + ma sempre piú che mai gli cresce el core. + + 45 + + E, quasi vòlto alla nave con ira, + disse alla gente con aspre parole: + --I' vo secondo che la ruota gira, + la qual m'ha posto a punto innanzi al sole, + e qui ha messo lo sguardo e la mira, + e parmi che partir mai non si vuole, + fin ch'io non ho colei, che sola bramo + e sopra ogni altra cosa al mondo l'amo. + + 46 + + E, perché el guanto testé mi mostrate, + io non ho al presente qui falconi: + dunque contento i' son che vel pigliate, + ch'io farei per costei mille quistioni: + questo è amore, e lui di ciò incolpate. + E perch'io non vi faccia altri sermoni, + ognun di voi da me si scosti e guardi, + che si fará per voi l'esser gagliardi!-- + + 47 + + E, senz'altro parlare, alla sua gente + si volse e disse:--El vostro grande ardire + mostrate, l'alma e la forza potente.-- + Non altro bisognò che questo dire, + ch'essendo in punto ciascun uom valente, + incominciar l'avversario a ferire, + a gittar dardi, frecce e lance e sassi, + che par che 'l cielo e la terra fracassi. + + 49 + + Battaglia non fu mai tanto durissima, + che chi vedessi gli parre' impossibile! + L'aria di priete e di dardi pienissima, + che pure a dirlo par quasi incredibile! + La gentil donna, piú ch'altra bellissima, + Cerbin la guarda, e pargli che invisibile + la vegga, e pensa s'egli è desto o sogna; + ma altro che pensar pur gli bisogna! + + 49 + + Però ch'e'saracin mai di gittare, + vinti da ira e da sdegno commossi, + non restan dardi e gran sassi lanciare. + Eron giá fatti assai di sangue rossi; + balzano corpi d'ogni parte in mare; + non bisognava mettergli ne' fossi; + e la battaglia sempre rinforzava, + e l'aria tutta quanta s'infuscava. + + 50 + + L'aere tutta par si rabbaruffi; + molti corpi di fuor gittavon sangue; + e l'arme in mano a 'gnun non par che muffi, + ma schizza fuor della gran nave el sangue: + e chi è ferito, in mar convien si tuffi, + facendo l'acqua rossa del lor sangue, + chi forato ha le tempie e chi le guance, + e chi ha 'l cor passato da piú lance. + + 51 + + Vide Cerbino un saracin villano, + che stava quasi inanzi agli altri tutti, + onde si fece a lui piú prossimano + per dargli de suo' pomi ed aspri frutti, + e, lanciògli una lancia ch'avea in mano, + e posel dove gli altri eron rudutti, + cioè rovescio e morto con dolore, + perché la lancia gli entrò in mezo el core. + + 52 + + Ancora un altro, ch'era in su la nave, + ne cadde morto senza batter sensi + per un feroce colpo crudo e grave, + ch'ebbe pur da Cerbin. Ma non si pensi, + per questo, ignun che l'altre gente brave + paura avessin; ma piú inanzi fensi, + gridando:--O traditor, la cruda morte + purgherá tutte le tue opre torte!-- + + 53 + + Infino al ciel le grida e l'urla andavano; + questa era doppia tempesta di mare! + Ad alta voce e' saracin gridavano: + --Sangue, carne, vendetta vogliam fare!-- + Arme, scoppietti e priete rintonavano, + che fanno e' legni in su l'acqua tremare; + e non avanza l'una l'altra parte: + ognuno armato par un nuovo Marte. + + 54 + + Durò gran pezzo la battaglia orribile, + né l'un né l'altro non si può abbattere. + Cerbin, valente, famoso e terribile, + veggendo pur durar questo combattere, + diliberossi al tutto esser vincibile; + e, non volendo piú l'arme dibattere, + la nave in altro modo fe' percuotere + tanto, che fece ogni barbero scuotere. + + 55 + + Perché Cerbin menato un suo legnetto + aveva, e quivi fece el fuoco accendere, + ed accostossi alla gran nave a petto + tanto, che niun non si può piú difendere, + e, non avendo piú nessun ricetto, + qui sol bisogna o morire od arrendere. + E', conoscendo il loro ultimo giorno, + fecion venire Elena, el viso adorno, + + 56 + + qual prima sotto coverta piangeva, + e della nave alla proda menata, + dove Cerbin veder ben la poteva. + Chiamollo Elena, tutta sconsolata, + e, piangendo, merzé per Dio chiedeva, + dicendo:--Questa morte ho guadagnata + per amar te, ben che senza dolore + debbo morire innanzi al mio signore.-- + + 57 + + Cerbino, udendo le dolci parole, + el cor sentissi in piú parte stiantarsi, + ed alla donna risponder pur vuole, + ma ancor non può pel dolore aiutarsi: + ma alfin rispose, e fe' come chi suole, + con un cangiare di color, scusarsi; + e disse:--O donna, el tuo ultimo punto + una morte in dua alme ará congiunto!-- + + 58 + + Ma, in questa, e' saracin senza pietá, + non curando el suo dolce lamentare, + anzi tutti pien d'ira e crudeltá, + incominciorno la donna a svenare. + Cerbin, vedendo tanta iniquitá, + grida e combatte e non sa che si fare; + ma innanzi a sé svenar, per piú dolore, + vede sua alma, sua vita e suo core. + + 59 + + Ma, poi che in molte parte era tagliata + la bella donna e sentiva mancarsi, + inverso di Cerbin si fu voltata, + e cominciò in tal modo a lamentarsi, + con bassa voce, rotta e sconsolata + dicendo:--E, poi che Morte può vantarsi + d'avermi giunta in su' legni e 'n su l'acque, + non piaccia almeno a te, poi che a lei piacque. + + 60 + + L'alma si parte e 'l miser corpo sgombra, + e tu rimani al mondo, o signor mio; + i' mi starò lá giú nella scura ombra; + forse arò altro amore, altro disio, + che d'altra cosa l'anima s'ingombra. + Or i' mi parto, e tu riman' con Dio!-- + A pena la parola ebbe finita, + ch'ella passò della presente vita. + + 61 + + Poiché fu morta, da un saracino + fu el gentil corpo suo gittato in mare; + e tutti, vòlti poi verso Cerbino, + disson:--Farai quel corpo sotterrare. + Come crudo corsale ed assassino, + t'abbiam voluto al tutto contentare, + che in altro modo non l'hai meritata: + piglia la preda che t'hai guadagnata.-- + + 62 + + Ma torniamo a Cerbino, el quale, udendo + el dolce dir di quell'alma passata, + brama la morte, e piú si vien dolendo + che non l'ha almen solo un tratto baciata; + onde, per questo piú dolore avendo, + fece alla nave raccostar l'armata, + e per lo scoppio grande e per lo sdegno, + un salto prese e gittossi in sul legno. + + 63 + + Or qui comincia la battaglia cruda! + Cerbin dava gran colpi a' saracini; + teneva in man la forte spada ignuda, + tagliando braccia, e fa de' moncherini: + istraccia, squarcia, fende, taglia e suda; + molti feriti in mar caggion, meschini. + E chi non vuole e' sua colpi aspettare, + gettonsi in acqua a 'mparare a notare. + + 64 + + Grida Cerbino:--O gente iniqua e fella, + la vostra crudeltà tornerà folle: + picchia e percuote, combatte e martella, + né mai por fine al suo brando non volle, + tagliando braccia, man, teste e cervella. + Era la nave giá di sangue molle, + e non è ignun che possa contastallo; + de' sua gran colpi niun non giugne in fallo. + + 65 + + Pare un leon famelico e arrabbiato, + che, quando giugne nella selva folta, + sendo da fame superchia assediato, + prima co' rami sfoga l'ira molta, + ritorte e schegge e traverse ha spezzato; + cosí Cerbin con quella gente stolta + non può sí presto sua ira sfogare, + ma taglia e fende e straccia e getta in mare. + + 66 + + Erano e' saracin rimasi pochi + tanto, che piú non posson contrastare; + vedevasi sol sangue ed arme e fuochi; + l'aere è brutta e cosa oscura pare. + Cerbino e gli altri son venuti fiochi + pel combatter, pell'arme e pel gridare: + non si sazia Cerbin, nulla el conforta + ma taglia quella gente cosí morta. + + 67 + + E' si vedeva gli uomini a traverso + l'un sopra l'altro nella nave stare, + e qualcun altro dal sangue sommerso; + non bisognava e' corpi sotterrare: + questo fu vento contrario e diverso, + tempesta fu di brando e non di mare: + tanti capi tagliati da le spalle, + pare la nave un'altra Roncisvalle. + + 68 + + Ora Cerbin ha avuta la vittoria + (dolente e trista per ciascuno amante) + con gran maninconia e poca gloria: + onde egli scese, el giovane aiutante, + perché la fiamma è grande e la baldoria + (ardeva forte quel legno prestante). + Ma, prima che della nave scendessi, + volle ch'ogni ricchezza si togliessi. + + 69 + + Poi la divise e donolla a coloro + ch'erano stati armati sopra all'onde, + per non parere ingrato e per ristoro + delle lor gagliardie alte e gioconde. + E lui niente vòlse; ma il martoro + e la maninconia tanto el confonde, + che brama morte e piú non sa che farsi, + perché gli aiuti sarien vani e scarsi. + + 70 + + Ma pure alfin dell'acqua fe' cavare + el corpo morto della giovinetta; + con lungo pianto e con molto baciare + quivi, piangendo, in braccio se l'assetta; + non può saziarsi quel corpo toccare, + ma lagrimando diceva:--O vendetta, + tu non se' stata nulla, al parer mio, + a vendicar questo volto giulío!-- + + 71 + + Troppo sarebbe lungo a voler dire + le pietose parole di Cerbino + e l'angoscioso pianto e 'l gran martire: + egli è in sul corpo morto a capo chino, + e non resta di piangere e languire; + vorre' morire el giovan peregrino. + Ma, per venire ormai al nostro effetto, + in Sicilia tornossi el giovinetto. + + 73 + + Ed in un'isoletta, qual si chiama + Ustica, che a Trapani è al dirimpetto, + quivi fermossi con dolore e brama + che morte venga per piú suo diletto: + non vuole onor o gloria o pompa o fama, + cerca sol noia, tristizia e difetto; + e seppellir fe' il corpo a grande onore + con lungo pianto e lagrime e dolore. + + 73 + + Dipoi, un dí, soletto, el bel Cerbino, + per una valle con dolore andando, + dolendosi del suo crudo destino + e di fortuna, che 'l vien seguitando + e sempre il fa piú dolente e meschino, + e' con amor parlava lamentando: + --Resister non può gnuno alle tue posse; + ma fie pietosa in me, dolce Atroposse.-- + + 74 + + Mentre che andava cosí lacrimando, + arrivò per ventura ad una fonte; + quivi a seder si pose, rinnovando + d'amor le 'ngiurie e' lacci e 'nsidie ed onte; + e con quell'acqua chiara rinfrescando, + ch'era affannato, si lavò la fronte, + po' 'l bel paese d'intorno guardava, + di Fortuna e d'Amor si lamentava. + + 75 + + Prima guardava intorno la fontana, + qual tutta di begli alberi è intorniata, + dicendo:--O lassa vita mia villana, + perché se' tu di tal caso occupata? + Oh donna degna, oh alma umile umana, + oh gente maladetta e disperata, + che non guardasti a tanta gentilezza, + né alla sola ed ultima bellezza!-- + + 76 + + Poi riguardava intorno gli arbucegli + e i lauri e le frondi, e 'l bel cantare + che vi facevan sú diversi uccegli: + questo il facea piú forte lacrimare; + vedeva e' prati rilucenti e begli, + e' fiori in qualche luogo rosseggiare: + qual era azzurro o verde o giallo o bianco, + onde e' sospira e per dolor vien manco, + + 77 + + e dice:--Lasso! qual fia 'l mio ricovero + e 'l bel palazzo? Fia l'ombra d'un acero + o d'un albero, un faggio, un mirto o un rovero? + Domo d'amore e stracco e vinto e macero, + di ben privato, e d'ogni speme povero: + e 'l corpo, stanco omai, fragile e lacero, + el suo riposo nell'urna disidera, + e vola, giace, triema, arde ed assidera. + + 78 + + Per grotte, selve, boschi, monti e piani + e fiumi ed acqua e terra e rena e sassi, + poggi, piagge, padul, burron, pantani, + balze, campi, caverne, scogli e massi, + luoghi diserti, ombrosi, alpestri e strani, + sugher, castagni, querce, aceri, e a passi + strani e scuri, n'andrò pensoso e vinto, + come in esilio cacciato e sospinto. + + 79 + + Oh lasso! che farai? che pensi o guardi? + Oh lasso! el tempo ove è tanto felice? + Oh lasso piú ch'altrui, che triemi ed ardi! + Oh lasso! oh infortunato! oh infelice! + Oh lasso! ch'ogni ben verrebbe tardi. + Oh lasso! presto andrò nell'ombre e 'n Stice. + Oh lasso! ove vedrò la bella fronte? + Oh lasso! forse al fiume d'Acheronte. + + 80 + + Oh lasso, ch'io andrò sempre cercando + ogni asprezza crudel, iniqua e acerba; + e 'l miser corpo, affritto tapinando, + tra pruni, scogli, schegge, bronchi ed erba; + e la mia rotta voce, lamentando + d'Amor le reti, a dolersi si serba: + andrò, trafitto da piú d'uno stecco, + chiamando Eléna; e risponderá Eco. + + 81 + + Io credo ormai che infino all'ultim'ora, + quando verrá a serrare i miei tristi occhi, + gemerá l'alma come or geme e plora: + ahi miser pensier vano degli sciocchi! + O alma, perché se' del mondo fòra? + Pártiti, corpo mio, prima che tocchi + la morte di coltello e getti sangue: + piacciati l'alma contentar, che langue. + + 82 + + Ciò son ben certo, che, se non vorrai, + o Morte, contentarmi di tal cosa, + non curerò tua dolorosi guai: + e se non vieni a me volonterosa, + contro mi ti farò, come vedrai, + e la mia vita, che sempre è penosa, + torrò dal corpo, poi che 'l mio destino + qui m'ha condotto, misero Cerbino! + + 83 + + O misero Cerbin! miser, se bene + tu pur sapessi come la fortuna + t'ha forte preso e legato ti tiene, + senza aver mai di te pietá nessuna! + Tu chiami Morte, e la Morte ne viene, + senza che tu la 'nviti in guisa alcuna: + el sangue tuo si dee versare in tutto, + e di coltel sarai morto e distrutto.-- + + 84 + + Or lascerem Cerbino alla fontana, + e torneremo al vecchio re canuto, + el qual la nuova dolorosa e strana + aveva giá, secondo 'l ver, saputo + della gran rotta e di sua figlia umana: + or s'egli ebbe dolore, el vecchio astuto, + nol può narrar né scriver la mia penna, + che Amor ch'i' lasci el suo pianto m'accenna + + 85 + + e ch'io debba la storia seguitare, + per dare esempio a chi seguita Amore, + che viene i mia dolci versi ascoltare. + Egli è giá presso all'ultimo dolore, + ch'a Cerbin debbe sua vita mancare: + or mandò 'l re un suo ambasciadore + al re Guglielmo, a dir che la fé, data + da lui, come non gli è suta osservata. + + 86 + + Lo 'mbasciador di nero era vestito, + e l'ambasciata al re Guglielmo fe', + come Cerbin, valoroso ed ardito, + prese la nave e, senza aver merzé, + aveva ogni baron morto e ischernito; + e piú contò della figlia del re + come fu morta e svenata con doglia, + per non saziar di Cerbin la sua voglia. + + 87 + + Sentendo el re la dolorosa nuova, + fu piú ch'altr'uomo dal dolor sommerso + e per maninconia luogo non truova; + --e diceva:--O Cerbin crudo e diverso, + presto spenta sará ogni tua pruova! + Tu se' caduto in caso sí perverso, + che dee mancarti l'onore e la fama; + per che giustizia e morte ognun ti chiama.-- + + 88 + + Poi fece presto prendere el Cerbino. + e fu menato inanzi a sua Corona + dolente, lasso, povero e meschino, + piú che mai fussi forse altra persona. + El re Guglielmo, come un bambolino, + d'urla, di pianto el suo palazzo introna, + e lacrimando disse al suo nipote: + --La Mia Corona campar non ti puote. + + 89 + + Tu sai che sempre tua virtude ho amata, + piú che se stato mi fussi figliuolo. + Or la fortuna, qual sempre parata + sta per guastare ogni diletto, solo + volle per te la mia fede mancata: + e cosí questo fia l'ultimo duolo + al fragile mio corpo, a mia vecchiezza: + dunque tua morte fia d'onor salvezza.-- + + 90 + + Cerbin rispose e disse:--O signor mio, + la morte mi sarà sommo diletto. + Non piangere di quel che non piango io; + ché la fortuna per rimedio eletto + ha questa morte, ch'è nel mio disio, + poi che si spense quel leggiadro aspetto. + e non potresti d'altro contentarmi + che mi piacessi, se non morte darmi!-- + + 91 + + Queste parole el cor passorno al re, + la piatosa risposta e l'atto umano, + che lacrimando el suo Cerbin gli fe'. + Ogni baron di questo caso strano + gì'incresce e piange, e chieggono merzé + pel bel Cerbino, il giovane sovrano; + ma el re non può, che giustizia 'l molesta; + e condannò el nipote nella testa. + + 92 + + Qual non fu mai di vita al mondo privo + tanto infelice e tanto sventurato? + Pianga per lui chi resta al mondo vivo, + pianga chi ha questi carmi ascoltato; + da poi ch'i'piango in mentre ch'i'gli scrivo, + e sempre piangerò quest'almo, ornato, + che si lamenta e plora e geme e langue, + che s'apparecchia versare el suo sangue. + + 93 + + Poi ch'ebbe data la cruda sentenzia + el re contro a sua voglia e con tristizia, + volle che in su la sala e in sua presenzia + far sí dovessi la trista giustizia: + Cerbino allor, sanza far resistenzia, + a pianger cominciò, ed a dovizia + le lacrime gli caggion giú pel petto: + cosí, piangendo, mosse questo detto: + + 94 + + --O voi, amanti, che Amor seguitate, + venite ora a veder mia cruda morte: + essempro di me misero pigliate, + di mia fortuna e di mia aspra sorte; + e voi, o giovinetti, vi guardate + di non pigliar le vie inique e torte + d'Amor, perché, spietato e sanza fede, + non ha pietà di 'gnun mai né merzede. + + 95 + + Amore amaro, oh lasso! i' moro: i' m'ero + el piú felice che mai fussi in terra; + il piú allegro, il piú degno, il piú altèro, + vincente in ogni bellicosa guerra, + eccetto questa d'Amor crudo e fèro: + ogni alma, che la fa seco, dunque erra, + come ho fatto io: ma, se io ho errato, + la morte purgherá tanto peccato!-- + + 96 + + Poi pose fine all'ultima parola. + El giustiziere un colpo con tempesta + menò inverso Cerbino: el brando vola + e da lo 'mbusto gli levò la testa: + el sangue tutto per la sala cola, + perché d'uscir di quel corpo non resta. + Cosí morí Cerbino, el gentil core, + per seguitar lo iniquo e falso Amore. + + 97 + + Elena bella sua superò il mondo + di bellezza, or di vita è trapassata; + termin ha avuto el suo viver giocondo: + cosí ogni cosa è diterminata. + Questi, felici giá, Fortuna al fondo + gli ha messi, come quella che parata + sta e conturba, anzi guasta ogni cosa, + come malvagia sempre ed invidiosa. + + 98 + + El re Guglielmo è vecchio e d'anni pieno: + Fortuna inverso lui vòlto ha le ruote. + Benché questo gli sia mortal veleno, + vuole prima restar senza nipote + e seguir la giustizia a punto a pieno, + perché un re, senza fé, regnar non puote. + Basta che piange el suo fiero destino, + e seppellir fe' il corpo di Cerbino. + + 99 + + Or te, mio sol conforto all'affritt'alma, + vero sostegno al temerario core, + i' priego ben per la grillanda e palma, + qual si conviene al fedel servidore, + tanta tempesta tu converti in calma. + Come volesti, ho trattato d'amore: + dunque i' ringrazio te, le tue virtute, + che m'han condotto al porto di salute. + + + + +NOTA + + +AVVERTENZA + +Siamo dolenti che l'indole della presente raccolta ci abbia costretti +a pubblicare soltanto una parte della lunga e dottissima nota, che ci +aveva inviato l'amico Levi. E purtroppo abbiamo dovuto invitare il +nostro valente collaboratore a dare in altra sede proprio ciò che del +suo studio offriva maggiore interesse, vale a dire una paziente e +acuta indagine circa le fonti, gli autori e le date dei singoli +cantári da lui pubblicati. Il risultato della quale è che _Bel +Gherardino_ fu scritto circa il 1340-50 (è citato nel _Corbaccio_); +_Pulzella gaia_ è di poco posteriore, perché è citata nella _Sala di +Malagigi_; _Liombruno_ fu scritto alla fine del sec. XIV; la _Storia +dei tre giovani_ nel Quattrocento; _La Donna del Vergiú_ nella prima +metá del Trecento, perché è citata nel _Decamerone_ ed è la fonte +indubbia degli affreschi del palazzo Davanzati; _Gibello_ è anteriore +al 1390, probabile data dai _Reali_; i cantári di _Bruto di +Brettagna_, del _Gismirante_, di _Madonna Leonessa_ e della _Regina +d'Oriente_ sono di Antonio Pucci (m. il 1388); il cantare di _Madonna +Elena_ è contemporaneo a quello di _Liombruno_; quello di _Cerbino_ fu +composto probabilmente dall'Altissimo alla fine del secolo XV o ai +primi anni del secolo XVI. + +LA DIREZIONE + + + + +Si chiamavano "cantári" i poemetti in ottava rima, che nei secoli +XIV-XVI i cantampanca intonavano, alla sera o nel pomeriggio dei +giorni festivi, nelle piazze di Firenze, e specialmente nella +piazzetta di San Martino del Vescovo, presso alle case degli +Alighieri. Moltissimi documenti ci recano notizie di questa pubblica +recitazione: appartiene alla fine del secolo XIV un repertorio +giullaresco, il _Cantare dei cantári_, nel quale sono passati in +rassegna tutti i temi favoriti dai cantori e dal pubblico, e molti +altri accenni alla recitazione popolare in San Martino sono sparsi +nelle opere del Quattrocento, e specialmente nei poemetti +dell'Altissimo, che fu uno di quei dicitori popolari. + +Nel riprodurre negli _Scrittori d'Italia_ i numerosissimi cantári che +ci sono restati, credo opportuno, per la grande varietá della loro +materia, di distinguerli in alcune grandi classi: + +a) cantári ciclici, cioè quelli che si riallacciano ai cicli di Artú e +di Carlomagno; + +b) cantári di argomento classico: _Orfeo, La bellissima storia di +Perseo quando ammazzò Medusa, Giasone e Medea, Piramo e Tisbe_, ecc. + +e) cantári di argomento religioso: _La istoria di Susanna, Madonna +Elena imperatrice, La leggenda delle sette dormienti_, ecc. + +d) cantári leggendari. + +Alcuni dei cantári ciclici furono recentemente raccolti in volume; ma +moltissimi ancora rimangono dispersi nei codici e nelle stampe +popolari, e attendono le cure di un editore coscienzioso. Da parte +mia, ho creduto opportuno cominciare dai cantári di argomento +leggendario, i quali non erano mai stati studiati nel loro insieme, né +pubblicati con un ordine o un criterio qualsiasi. Le edizioni +spicciolate, che di essi vennero in luce dal 1860 al 1880, non avevano +altra pretesa fuor che quella di fornire dei testi di lingua, cioè +semenzai di parole e di frasi del Trecento, ai cruscanti e ai +linguaiuoli: nessuno dei vecchi editori pensava che l'importanza dei +cantári consiste anzitutto nella materia e che, frantumandoli in +infinite edizioni spicciolate, se ne distruggeva tutto il +valore. Raccogliendoli invece insieme, come mi accingo ora a fare, si +rende loro l'originaria coerenza e unitá, e si illuminano di luce +nuovissima, perché essi rappresentano tutto il tesoro di leggende che +il nostro popolo ci ha tramandato. + +Se non che una "raccolta" non può essere un fascio disordinato di +opere diverse. Un libro organico richiede un ordine preciso e sicuro; +e quest'ordine i cantári non avevano di certo, racimolati com'erano +dalle miscellanee mss. del Tre e Quattrocento e dalle stampe popolari +del Quattro e Cinquecento. Come ordinare e disciplinare in un libro +quella disordinatissima e indisciplinatissima materia? Poiché l'Italia +non ebbe nel medio evo un libro organico di materia leggendaria, ho +vòlto gli occhi alla Francia, e ho preso come modello l'opera compiuta +alla fine del sec. XII da una affascinante poetessa anglo-normanna, +Maria di Francia. Ai dodici _lais_ di Maria metto di fronte i dodici +cantári di questo volume: al _lais_ di _Lanval_ corrispondono i +cantári del _Bel Gherardino_, della _Pulzella gaia_ e di _Liombruno_; +al _lais_ di _Fraisne_ il cantare di _Gibello_, ecc. + +Non tutti i dodici cantári appartengono al medesimo tempo: il primo è +della prima metá del Trecento, l'ultimo forse dei primi decenni del +Cinquecento. Ma, come tutta l'arte primitiva, la poesia dei cantári è +impersonale, sicché tutti ci appaiono quasi della medesima mano e del +medesimo tempo. Forse per questo i critici di qualche tempo fa li +attribuivano tutti quanti ad Antonio Pucci. + +I cantári non erano destinati alla lettura individuale, ma alla +recitazione al pubblico. Della recitazione serbano traccia nelle +formole con le quali essi si aprono e si chiudono, che sono sempre +uguali, come uguali sono tanti elementi tradizionali del teatro. Ogni +cantare ha un'ottava al principio e una in fine, nelle quali è +contenuta l'invocazione a Dio e ai santi. Queste invocazioni potevano +mutare, mutando le circostanze della recitazione, sicché è frequente +il caso di cantári con duplice o triplice inizio, oppure di cantári +senza inizio o senza fine. Questo spieghi il fatto che i cantári di +_Bruto_ e di _Gismirante_ hanno la prima ottava comune. + +Il titolo del libro mi fu suggerito dall'espressione, con la quale +costantemente i canterini esaltano la bellezza della loro fonte: "un +libro che mi par degli altri il fiore", e da due versi della _Reina +d'Oriente_: + + e priego voi che ciaschedun m'intenda, + però che questo è 'l fior della leggenda. + +Se non che "fiore" non ha, nel frontespizio del presente volume, il +medesimo significato che nell'ottava, ma quello di "fiorita", di +"scelta", che gli è comune nella letteratura antica, la quale ci ha +dato, ad esempio, il _Fiore dei filosofi_ e i _Fioretti_ di san +Francesco. + +Quanto alla metrica, ho tolto le ipermetrie dovute alla scrittura +antica, che rispettava le vocali finali soppresse nel verso, e alle +rappezzature dei copisti; ma ho serbato in molti luoghi la dialefe, +specialmente dopo le parole tronche, perché essa è un vezzo costante +della poesia popolare e, d'altra parte, si trova qualche volta anche +nella poesia d'arte e nelle scritture solenni dei primi secoli. Per +la grafia, mi sono attenuto ai criteri di questa raccolta: ho quindi +tolti i raddoppiamenti iniziali toscani ("cheppiú", "affare", +"addire", ecc), scritto "e" o "ed" e "a" o "ad" (i mss. hanno +costantemente "et", "ad") a seconda delle esigenze del verso, e via +discorrendo. Qua e lá ho soppresso o aggiunto qualche parola o +sillaba, come specificherò nelle note che seguono. Nelle quali renderò +conto anche delle varianti non meramente formali¹. Purtroppo esse sono +moltissime; ma di ciò non stupirá chi pensi che questi cantári, in +luogo di avere una tradizione tranquilla di famiglie di mss., erano +affidati al capriccio e alla memoria dei cantastorie. Si aggiunga che +essi non lasciavano inerte (come un libro dottrinale) la fantasia dei +copisti. Ogni copista, poiché scriveva per sé e non per gli altri, si +tramutava volentieri da trascrittore in rifacitore. E spesso le +varianti, che siamo costretti a respingere perché appartenenti a +codd. piú incerti e malfidi, sono belle e ingegnose al pari e piú +delle legittime. + + ¹ Racchiudo tra parentesi quadre le sillabe e le parole aggiunte + da me, tra parentesi tonde quelle soppresse. + + + + +I + +Il _Bel Gherardino_ si legge in due mss.: + +[_A_]. Cod. Magliabechiano, VIII, 1272. Dopo una storia in prosa di +Apollonio di Tiro, scritta in grossi e pesanti caratteri da un certo +Poccio di Benino, segue questa nota: "Questo cantare d'Apolonio è +finito allo vostro onore, e 'l secondo è al cominciante, dello +_Gherardino_; e questo libro è di Davançino di Giovanni". Piú sotto, +un altro scrittore postillò: "Questo libro è di Davanzino, lo piú +tristo garzone, e fassi ispacciare molto volentieri". Nella pagina +seguente incomincia il cantare, il quale occupa cinque carte scritte a +due colonne (cc. 33-37). Il copista trascrive le ottave senza +interruzione o distinzione di versi, come se esse fossero prosa: +soltanto ha cura di andare a capo alla fine d'ogni ottava. I nomi +propri sono resi con semplici sigle (G.=Gherardino; M.=Marco), i +numeri con cifre romane, le parole sono abbreviate bizzarramente e +smozzicate; sicché, diceva un critico, il codice appare "dei piú +difficultosi del mondo, scritto che par raspatura di gallina, e +diluviano i malintesi". + +[_B_]. Bibl. Naz. di Firenze, cod. II. IV. 163, miscell, del sec. +XIV. Le ultime tre carte (95-97) contengono il _Bel Gher_. su due +colonne; ma disgraziatamente il testo rimane interrotto all'ott. +XXVIII del primo cantare. + +_B_ rimase finora sconosciuto; _A_ fu pubblicato da F. Zambrini nel +1867: _Cantare del bel Gherardino, Novella cavalleresca, in ottava +rima, del sec. XIV, non mai fin qui stampata_, Bologna, 1867 (16°, di +pp. 56). È un'edizioncina di 120 copie, formicolante di spropositi +d'ogni maniera. La critica le fece un'accoglienza cosí ostile e +severa, che lo Zambrini fu obbligato, poco dopo, a rinnovarla e a +correggerla nell'opera: _Cantare del Bel Gherardino, Novella +cavalleresca, in ottava rima, del sec. XIV, non mai fin qui stampata_, +Bologna, 1867 [la data è falsa: si legga 1871], che costituisce la +disp. LXXIX della _Scelta di curiosità letterarie_. Questa seconda +ediz. del 1871 fu di soli 82 esemplari, i quali furono numerati +progressivamente in continuazione dei precedenti 120 del 1867, e +formarono con essi come una sola ediz. di 202 copie, recando tutti nel +frontespizio la medesima data del 1867. Ai sottoscrittori della +_Scelta di curiositá letter._ furono distribuiti indifferentemente +esemplari della prima e della seconda edizione, sicché essi ben presto +si confusero e si scambiarono facilmente. Anche cosí rabberciata, +l'edizione dello Zambrini è una delle piú sciagurate, sia per la +superficiale coltura filologica dell'editore, sia per le difficoltá +presentate dall'unico codice allora conosciuto [_A_], scritto, come +diceva il Piccini, "da un solenne ignorante", anzi "da uno dei piú +grossi idioti, che, come suol dirsi, sien andati mai sui picciuoli". +Basti dire che quattro ott. (I, II, XII, XIV) sono di sei versi; dal +che lo Zambrini deduceva che il cantare deve essere dei piú antichi, +perché l'ottava non è "ancora ridotta alla sua perfezione"! +Naturalmente quelle lacune si devono a un'omissione di _A_, che io ho +potuto colmare col sussidio di _B_. Sebbene piú compiuta in quelle +famose ottave mutile, la lezione di _B_ non reca grande utilitá nella +ricostruzione del testo del _Bel Gherardino_. La differenza piú +notevole, che presenti rispetto ad _A_, è il costante scioglimento dei +nessi sintattici, con l'abolizione di ogni particella relativa e +consecutiva. È chiaro che, mentre il copista di _A_ amava raccostare +il poemetto alla coerenza e al legamento proprio delle opere destinate +alla lettura, quello di _B_ aveva invece l'animo rivolto al fare +sciolto e disordinato dei cantori all'improvviso. Se ne dovrebbe +desumere che _B_ è piú vicino all'originale; ma questa conclusione, +data la scarsitá delle notizie e l'incompiutezza del cod., è +pericolosa. Per questo, piuttosto che dare nelle prime 28 ottave +(riferite da tutti due i mss.) un testo diverso dalle altre, e +conferire al cantare una veste arlecchinesca e bizzarramente +rappezzata, ho preferito di partire sempre da _A_, modificandolo solo +nei tratti dove appariva evidentemente guasto, come qui sotto si +vedrá: + + +CANTARE PRIMO: + +I, 3-4 mancano in A e nell'ed. Z. + 4 B se[d]... fusse f. + 8 B per cortesia ciaschehuom la 'ntenda + +II, 1 A parlare + 2 A primai, missi + 3 B farò + 5 B O buona gente che state a 'scoltare + 7 B Se d'ascoltare avarete memoria + 8 B io vi dirò d'una + +III, 4 B come diciasonglio + 5 B voglio tornare et dirvi el convenente + +IV, 1 B questo signor venne + 3 B reggiar + 4 B sillacomando + 5 A e que fu quegli + 6 A fu chiamato + +V, 3 B e lo piú forte di lor + 7 B poi gli + +VI, 1 B se manteneva + 3 B collui son bracchi et virtuosi + 4 A e caval + 5 B con molti + 6 B convita cav. + 8 B si si ragiona + +VII, 1 A tantonto + 2 B potia + 3 B venie + 4 B li suoi serventi + 7 B si che fr.; + A cogli suo + +VIII, 1 A E un donzel + 2 A Di tristizia e di dolor; + B ch'egli avia + 4 A Per esser fuor di + 5 A E quel donzel + A e tratterotti + +IX, 1 A E quel donzel + 2 B sol per la v. che a lui servire + 3 A e di pres. + 4 B con teco voglio + 8 B De la citá esciron + +X, 3 B et in tal loco furon + 4 B che casa non ci avia dove + 6 B restavan + 7 A venne in su l'albor del giorno + 8 B pose mente + +XI, 1 B Ebbe sguardata una lunga p. + 2 A Ebbe veduto un + 4 B in questo modo non è + i vv. 5-6 mancano in A + 6 B e[sso] + 7 A e entro; + B un nobil + 8 A Ciascun cavalca la + +XII, 1 A E cavalcando per quella + i vv. 5-6 mancano in A + 8 B mise + +XIII, 7 A Inpero che colá dove il serpen' toccava + 8 A alie + +XIV, 2 B perché lo s. li mova + 3 A uno colpo li die' nel + i vv. 5-6 mancano in A + 7 B elli mise + +XV, 3 B a Marco + 5 A Gherardin che in prima lo previde + 6 A in ver li + 7 B quando + +XVI, 2 A giamai + 4 B fal cadere + 6 A E egli chiamando forte + 7 B Non mi lassar cosí impedimentire + +XVII, 1 B non tardò neente + 2 A colla spada tagliente senza far + 3 A in ver' dell'orso; + B feriva l'orso si neq. + 4 A uno colpo ch'egli de' + 5 A che l'ebbe fesso + 6 A Bello ne + 7 A cader che fece; + B in nel ferir dixe l'orso: O damigello + 8 B di quel + +XVIII, 1 A morto le bestie; + B la fiera + 2 B si meraviglia + 3 B e nella mente + 4 B ver' del castello prese a cavalcare + 5 B ma quando fûr davanti + 6 B bussare + 8 A chi se l'aprisson non viddon neente + 1 A E scavalcar e montano suppe' le scale + 2 B pur che l'un + 5 B lo freddo era grande che 'l tempo non cala + 6 A e in fralloro insieme + 7 B E cosí ragionando in per poco + +XX, 1-2 B Ben chi 'l facesse non potian vedere. E guardaron dintorno + a basse ciglia + 6 A avessomo + 7 A Questa sarebbe maggior meraviglia! + +XXI, 3 B eran + 4 B fûr di molti + 5 A e le lumiere v'eran + 6 B E' cavalieri furono + 7 A e po' cc'a tavola fûr gli b. + 8 A furono recate + +XXII, 1 B assai fûr + 2 B non ci vedian ragazzo né + 3 B et dimorando in sí facta + 4 B sopra di lor avien + 5-6 B E l'un co l'altro insieme si dolea: Ma i' non fu uso in cosí + facto ostieri + 7 B Ma poi ch'ebon + +XXIII, 1 B Ma poi che venne l'otta del d. + 2 B in una z.; + A ne furor menati + 3 B con un doppier dinanzi, a lo ver dire + 4 B in una zambra fu Gherardin menato + 5 B a lui con gran disire + 6 B davanti a Gherardin si fu spogliata + 7 A pavento + +XXIV, 7 B Bel Gher. intende + 3 B et quella donna fra le braccia el prende + 5 B si 'l sostenne + 7 A come il libro dimostra + 8 B fecion d'amor + +XXV, 4 B d'una gran quantità + +XXVI, 1 B Ma poi ch'ebbe asaggiato + 2 B e l'un dell'altro prese a lor dimino + 3 A E la donzella + 4 B le rispose: El nome è G. + 5 B si le dicia a lei perché + 7 A tutto ciò ched egli aveva + 8 A egli aveva speso in cortesia + +XXVII, 1 B quella donpna + 2 A [egli] + 3 B accende + 4 B trovava loco + 5 B Bel Gher. + +XXVIII, 1 B Quando... comincia l'albore + 2 A e la donzella si si fu + 3 B di fino colore + 4 B davanti a G. + 5 E a Marco Bel ch'era suo + 6 B l'á donata + +XXIX, 6 A presente + +XXX, 3 e[d] + 4 trovarono + 7 a destra e a sinistra + +XXXII, 2 A allegrezza ettade + 5 A e que' che quella pena sostene + 6 e non vedea + +XXXIV, 4 A lei si parte + +XXXV, 2 [tu] comanda + 5 o[ver] + +XXXVII, 4 A cavallo si montarono + +XL, 1 A l[o] + 5 e[d] + +XLI, 1 A Con grande onore ne la cittá entrava + +XLV, 1 A In un ronzino ciaschedun sbigottito. + + + +CANTARE SECONDO: + +I, 6 A bello sia esto secondo + +III, 8 A v'intendo trarre malinconia + +VII, 5 A che[lla] + +VIII, 5 A uscí [fuori] ed entrò + +X, 2 A gran(de) + +XI, 2 A donzel(lo) + 7 [d]entro + +XIII, 4 A e dice: Or [donna mia] ti + 8 a(d) + +XIV, 6 A Parecchie volte + +XVI, 3 A la [d]ove + 5 A e non vedea + 8 A si [egli] era + +XX, 5 A ella [lo] veggendo(lo) (co)tanto + +XXII, 2 A (co)tal + 4 se (tu) non + +XXVI, 7 A datemi [la] parola + +XXVII, 4 A S'io [ne] + +XXIX, 6 Questo verso manca nel ms.; è aggiunto dallo Z. + +XXXIII, 2 A che quel soldan facea sí malamente + +XXXIV, 2 A fe[ce]... cadere + 4 me[glio] + +XXXV, 5 A dicea(no) + +XXXVII, 1 A E lo Bel Gherardino molto sdegnosse + 2 A veggendo che 'l soldan + +XXXVIII, 5 A cuor(e) + +XXXIX, 4 A assodotte + 5 A [ha] vinto + +XLI, 3 A a il cerchiovito + +XLIII, 2 A avanza[va] + 3 A altro + +XLIV, 6 A omai per niente + +XLV, 5 A ismon[tando]. + + + + +II + + +I due cantári di Pulzella gaia si leggono in un cod. del sec. XV, +appartenuto giá alla biblioteca Saibante di Verona, e poi posseduto +dal marchese Girolamo d'Adda di Milano [_C_]. I cantári sono dati dal +ms. in una forma assai diversa da quella che qui si riproduce, e cioè +"vestiti per metá alla veneta". Il Rajna, che li scoprí, sostiene che +la forma originaria fosse toscana, e a questa li ricondusse +nell'edizione che ne diede nel 1893: _Pulzella gaia, cantare +cavalleresco_, Per nozze Cassin-D'Ancona, 21- 22 gennaio 1893, in-8, +pp. 44 (Firenze, tip. Bencini). + +Per dare un saggio della lezione del codice, riproduco di sulla copia, +che mi ha comunicato il Rajna, le prime quattro ottave del primo +cantare: + + 1 + + Ora me intendeti, bona zente, tuti quanti + in chortexia et in bona ventura: + dire ve volio de li chavalieri aranti, + ch'al tenpo antigo andava a la ventura. + In chorte de lo re Artus li sedeva davanti, + segondo come parla la scritura, + in schomenziamento de miser Troiano, + che feze avanto con miser Galvano. + + 2 + + Miser Troiano sí disse:--Ho chompagnone + con tieco e' volio inpignar la testa, + chi dirano piú bela chazaxone + de nulo chavalier di nostra jesta.-- + Quando eli fezeno la inpromisione, + alo re e ala rajna feze richiesta; + e zaschaduno la testa si inpignava + chi piú bela chazaxone si aprexentava. + + 3 + + Intradi sono j chavalierj a quele jnprexe, + inverso lo bosco prexeno lor chamino. + Miser Troiano una zerva si prexe + che jerano piú bianca de un armeljno; + e tuta vja lo la menava palexe, + che veder la podea grandi e picholino. + Davanti lo re Artus saluta e inchina, + poi l'aprexentò a Zenevre la rezjna. + + 4 + + Miser Galvano chavalchano ala boscaja; + alo levar del sole l'ebeno trovato. + Una serpe, che lo rechiexe de bataja; + sopra lo schudo quela j s'ave zitato. + Lui mese mano ala spada che ben taja, + cretela avere ferjta nel costato. + La serpa, che sapeva ben scremjre, + Miser Galvano non la pote ferire. + +Come si vede, dalla revisione del Rajna il poema è uscito +compiutamente trasfigurato. Nel testo originario, avverte il R., i +versi "in gran parte non tornano"; e la malattia era cosí profonda, +che non è interamente guarita neppure dopo le cure d'un medico cosí +delicato e sapiente. Dovunque smozzicature o enfiagioni; e parecchi +tratti in tal modo zoppicanti, che anch' io ho dovuto offrir loro, di +mio, le stampelle, perché si reggessero in piedi. Ecco, ad es., +qualche correzione: + +XXI, 1, corr. "si li si fu" in "si li fu"; + +XX, 2 "con penne": "con [le] penne"; + +XXXII, 6 "gentil": "gentil[e]; + +XLII, 7 [ne] raccomando;--liv, 8 "niun[o]"; + +LXXII, 5 "altra cosa che a te sia grata": "che [ben] ti sia grata"; + ecc. ecc. + +Nel testo del Rajna sono omesse quattro ottave (XCVI-XCIX), che paiono +spurie. Le riproduco qui dalla copia del codice D'Adda, che il R. mi +ha comunicato: + + [96] + + Leta la letera, lo bon miser Galvano + el fato li consonò e molto li piaze. + A vui dico, signori, a chi altro leto non ano, + di questo parentado ve dirò veraze, + di queste do sorele che mentoano + lo autore nostro, che fo tanto audace; + fiole bastarde de lo re Apandragone, + di queste do sorele fo la condizione. + + [97] + + Pandragone de lo alto re Artus fo pare, + come dize l'instoria e 'l vero chanto; + queste duo fie naque d'un'altra mare + in modo de avolterio in quelo canto, + sorele de re Artus fo, zò mi pare, + per padre ve dicho solamente tanto; + la Dama di lo lago fo chiamata, + Lanziloto costei ebeno nodrigata. + + [98] + + El savio Merlino costei feze morire, + la qual lei chiuxe dentro al molimento + esendo vivo, la sua instoria áno a dire, + de la sua fine non sepe veder lo partimento. + Innamorato di 'sta dama era quel sire, + ma a lei lo suo amore non li fo in talento. + Costei era savia e gran incantatrice; + vivo nel molimento serò Merlin, zò se dize. + + [99] + + De la fada Mongana costei fo serore + d'un padre e madre nate veramente; + lo suo parentado vi ò dito in 'st'ore; + ritorno a l'instoria di presente. + Miser Galvano stava di buon cuore, + leta la letera, che fo tanto sazente; + amaistrato da la Ponzela gaia, + hobedire la vuole e piú non abaia. + + + + +III + + +Del cantare di _Liombruno_ non si conoscono manoscritti, ma +moltissime stampe antiche e preziose: + + +1. HISTORIA DI LEON BRUNO--6 cc. a caratteri gotici, s. n.; reg.: +Ai--Aiii.--Incom.: + + Omnipotente dio che nel cielo sei + padre celeste salvator beato + che cu_m_ tua mano tuto el mondo fei + el tuo saper rege i_n_ ogni lato. + +Finisce (c. 6 b): + + al nostro fin dio ce dia gloria + al vostro ho_n_ore he dita questa istoria. + LAUS DEO + +S. a., ma del sec. XV; appartiene alla Biblioteca Melziana di Milano. + + +2. LA HISTORIA DELLIOMBRUNO--In-4°, caratteri rotondi, sei carte a due +colonne di 40 ll., della fine del sec. XV. È cosí descritta nel +catalogo Libri del 1847 [n. IIII], e dal Brunet (_Manuel_, II 590): ha +due figure in legno. + +3. HISTORIA DI LIONBRUNO--s. l. n. a. (ma ed. a Roma, Eucharius +Silber, c. 1485). In-4°, 4 ff.; reg. A--Aii, a due colonne di 52 l., +caratteri semigotici. Dopo il titolo (c. 1 A) in caratteri maiuscoli: +"Historia di Liombruno", segue una xilografia e poi la prima ott.: + + [o]nnipotente Dio che nel ciel stai + padre celeste salvator beato. + +Fin. a c. 4 B, col. 2^a: "FINIS".--È posseduta dalla Biblioteca +Trivulziana di Milano, Miscell. vol. V, n. 6; +cfr. D. REICHLING, _Appendices_, n. 1754. + +4. HISTORIA DI LIONBRUNO--s. l. n. a. (ed. a Roma, Joanne Besicken et +Sigism. Mayer, c. 1495). In-4°, caratteri semigotici, di sei ff. non +num.; reg. aii-aiii. 2 coll. di quattro ottave e mezza. Inc. (I A) "La +historia de Lionbruno" e, dopo una xilogr., l'ott.: + + [o]Mnipotente dio che nel cielo sei + padre celeste e salvator beato + che con tua mano tutto el mondo fei + el tuo saper regi in ogni lato + o tu che sei chiamato Re di rei + concedi gratia a me padre onorato + che possa dir un bel cantar in rima + che a ciascun piacza dal piede alla cima. + +Fin. (c. 6 B col. 2^a), dopo tre ott.: "FINIS". È posseduta dalla +Biblioteca Casanatense di Roma; cfr. REICHLING, _Appendices_, n. 940. + +5. LA HISTORIA DI LIONBRUNO--s. a. Cosí descritta dallo Hain +[_Repertorium_, 10114] "_Praeced. fig. xilogr.; est poëmation 98 +octavis constans; 6 ff.; sequitur_ La Sala di Malagigi". + +6. LA HISTORIA DI LIOMBRUNO ET UN | CAPITOLO DI PAMPHI- | LO SAXO.--In +fine: In Siena, Per Francescho di Simeone adistantia di Giovanni +d'Ali- | sandro Libraro, 1550 A di | 10 giugno.--È posseduta dalla +Bibl. Marciana (miscell. 1945-43 a), ed è cosí descritta dal +Segarizzi: "Il tit. è a c. 1 a. A c. 3 b una xilogr. rappr. il re in +trono circondato da due soldati. Inc. c. 1 A, col. 1^a: 'Omnipotente +Dio che nel ciel stai' Fin. (ott. 97) col. 2, v. 32: 'al vostro onore +ditta è questa storia'. EL FINE. Segue (c. 6 B col. 1): | Uno de +capitoli di Pamphilo | SAXO, d'uno che si lamen- | ta del suo +amante. 'Fera la stella sotto la qual nacque'. Fin. (terz. 23 -|- +v. 1) c. 6 B, col. 2, v. 31: 'Non messer della morte almen +villano'. Mis. mm. 186x125, cc. [6] col. 2 p. p., vv. 40 per col., +segn. A--Aiii. s. rich.". + +7. [L]A STORIA DI | LIOMBRUNO | IL QUALE FU LASCIATO DAL PADRE PER +|. Povertá in preda del Diavolo, e scampando fu portato da una donna +in | forma d'Aquila in una Cittá, e facendo egli dipoi varii viaggi, +ru- | bò à certi malandrini un Mantello, e un paio di Stivali, | con i +quali andò invisibile, e vinse il vento, | Con un capitolo di Panfilo +| _Sasso Nuovamente Ristampata. In fine: In Firenze, Alle Scalee di +Badia_.--S. a. (ma del sec. XVI ex.) di cc. [6]. Reg. A--Aiii a 2 +coll. di 5 ott. ciascuna, carattere rotondo con due xilogr. Fin. (c. 6 +a): "al vostro honore finita è questa storia. Il fine della historia +di Liombruno. Seguita un bellissimo Capitolo di Panfilo Sasso".--C. 6 +B: Uno de' capitoli di Panfilo Sasso | d'una che si lamenta del | suo +amante: "Era la stella sotto la qual nacque". Fin.: "Non m'esser della +morte almen villano. IL FINE".--È posseduta dalla Biblioteca +Magliabechiana, n. 981-15. Conta 97 ottave. + +8. LA HISTORIA DI LIOMBRUNO (got.) | Il quale fu lasciato dal padre +per povertá in preda del Diavolo, et | come fu portato da una donna in +forma d'Aquila in una | Citta; et facendo egli dapoi varii viaggi, +rubò a certi | malandrini un Mantello, et un par di stivali, con li +quali andava invisibile, e corre | -va piú che non il vento.--"Poscia +un intaglio in legno: nel fondo montagne con una cittá; dinanzi +dell'acqua con due battelli pescherecci e un pescatore, al quale il +diavolo presenta un pesce". Indi le tre prime strofe. Inc.: +"omnipotente Dio che nel ciel stai". Fin., c. 6 A, l. 32: "al vostro +honor finita è questa historia". IL FINE DELL HISTORIA DI LIOMBRUNO | +Seguita un capitolo di | Pamphilo Sasso. Fol. 6 B a.: Uno de capitoli +di Pamphilo | Sasso d'una che si lamen- | ta del suo amante || FEra la +stella sotto la qual nacque. Fin. c. 6 B b 1. 37: Non m'esser della +morte almen villano || IL FINE. Stampata in Firenze l'anno MDLXX.--La +storia ha 98 ottave, il capitolo 23 terzine. In-4, car. rom. con +segn. e cust. senza num., 6 fogli con fig. xil.--È compreso nel +celebre volume miscellaneo della Bibl. di Wolfenbüttel, descritto da +G. Milchsack ed A. D'Ancona nel 1882, n. XXIV. + +9. LA HISTORIA DI LIOMBRUNO. Con un capitolo di Panfilo Sasso, +nuovamente ristampata. In Firenze, per Stefano Fantucci Tosi alle +Scalee di Badia, s. a. (sec. XVI ex.?), in-40, cc. [6] con incisione +in legno.--Un esemplare era nella Biblioteca dei marchesi D'Adda di +Milano, un altro è nella Melziana pure di Milano. + +10. LA STORIA DI LIOMBRUNO con un capitolo di Panfilo Sasso. Firenze, +Girolamo Cavaiè, s. a. (ma della fine del sec. XVI), in 4°, fig. +cc. [6] a 2 coll.--È citata nel catalogo Libri del 1847 [n. 1112] + +11. LA HISTORIA DI LIOMBRUNO. Bologna, per il Sarti sotto alle Scuole +alla Rosa, con licenza de' Superiori, s. a. (ma del sec. XVII), in-4°, +cc. [4] a due coll.--Un esemplare è nella Biblioteca D'Adda, un altro +nella Melziana. + +12. LA HISTORIA DI LIOMBRUNO. In Bologna et in Pistoja presso il +Fortunati, s. a. (sec. XVII). Il titolo è a c. 1 A, segue la solita +xilogr., poi C. 1 A col. 1^a: "Omnipotente Dio che nel ciel +stai". Fin. (ottava 96) c. 4 B col. 2, v. 52: "Al vostro honor è detta +questa historia". Mis. mm. 175x125, cc. [4], col. 2 p. p., v. 52 +p. col., segn. A-A 2 s. rich.--È compresa nel catalogo Libri del 1847 +[n. 1113]. Un esemplare è alla Marciana, Misc. 1016-20 (Segarizzi, +_Bibl. delle stampe pop. della B. Marciana_, n. 103). + +13. LA HISTORIA DI LIOMBRUNO. Bologna, 1647, in-4°. + +14. LA HISTORIA DI LEOMBRUNO. Palermo, Per il Coppola, 1650, con +licenza de' superiori, in-4° gr., a 2 coll, di pp. 8.--È cit. dal +Pitré, _Fiabe, novelle e racconti popolari siciliani_, Palermo, 1875, +1, 280. + +15. LA HISTORIA DI LEOMBRUNO. In Napoli, per il Pittante, 1701, in-4°, +a 2 coll., con una tavola. Citata dal PITRÉ, l. c. + +16. _Bellissima Istoria di Liombruno_. Dove s'intende che fu venduto +da un (= suo?) padre ecc. In Bologna, Alla Colomba, 1808, in-18°. +Cit. dal PITRÉ, op. e loc. cit. Credo che le indicazioni date dal +P. siano inesatte e che l'opuscolo sia quello stesso in-12°, giá +posseduto da Emilio Teza e da lui inviato a R. Köhler [n. 17]. + +17. _Bellissima Istoria di Liombruno_. Dove s'intende che fu +venduto da suo Padre. E come fu liberato: ed altre cose bellissime, +come leggendo intenderete. In Bologna, 1808, Alla Colomba, +con Approv., in-12°. + +18. _Bellissima | istoria | di | Liombruno_ | dove s'intende, che fu +venduto | da suo Padre al Demonio, | E come fu liberato, | E altre +cose bellissime, come | leggendo intenderete.--Firenze | Presso +Francesco Spiombi | Con Approvazione, s. a. (sec. XIX), di +pp. 24.--Sono ott. 91. + +19. _Bellissima Storia | di | Liombruno_ | Lucca | con permesso. +Di pp. 24. "Benché porti la data di Lucca, mi pare piuttosto +stampata a Todi. Sul frontespizio una rozza stampa che rappresenta +uno portato via da un'aquila e una donna in atto di maraviglia. +È diviso in 2 cantári; e in tutto sono ott. 95" (D'ANCONA). +In una miscell., di _Storie e canti popolari d'Italia_, posseduta dal +Libri, era compreso un libretto in-12°, ed. a Todi, int.: _Bellissima +istoria di Liombruno_. Credo che il D'Ancona voglia accennare a +questo. + +Molte altre stampe moderne (perché il cantare si ristampa o si +ristampava fino a pochi anni fa) vanno sui muricciuoli: l'Imbriani +cita, senza indicarne la provenienza e l'anno, una: + +20. _Bellissima Istoria di Liombruno, dove s'intende che fu venduto +da suo padre e come fu liberato, ed altre cose bellissime, come +leggendo intenderete_, che potrebbe essere una di quelle indicate +ai num. 16-17-18-19 o qualche riproduzione fedele di esse. + +_La storia di Liombruno_ doveva pubblicarsi nel 1866 in edizione +critica per cura del D'Ancona, in un volume della _Collezione di +antiche scritture italiane_ inedite o rare, dall'editore Nistri di +Pisa; ma purtroppo quel disegno non fu piú eseguito. Pochi anni +dopo,l'Imbriani, senza intento né apparato erudito, dava alla buona un +testo di _Liombruno_, riproducendo in appendice alla novella +fiorentina in prosa di _Liombruno_, i due cantári, quali erano nelle +stampe 14-20, cioè nei libriccini popolari moderni: _La novellaja +fiorentina_, Livorno, 1877, p. 454 sgg. + +Evidentemente noi ci troviamo di fronte a due diverse versioni, l'una +piú antica e piú compiuta, e l'altra raffazzonata e rabberciata; e le +stampe si devono dividere in due famiglie distinte. La prima ha 97 +ottave e questo inizio: "Onnipotente Dio che nel ciel stai". La +seconda ha 91 ott. e l'inizio: "Dammi aiuto, ché puoi, musa +divina". Alla prima famiglia appartengono le stampe indicate ai numeri +1-2-3-4-5-6-7-8-9-12; alla seconda i nn. 18-20 e forse i nn. 16-17-19. + +Tener presenti tutte le edizioni sarebbe stato un lavoro immane ed +inutile, perché le stampe popolari si riproducono meccanicamente le +une dalle altre; perciò ne ho trascelto dal primo gruppo una sola, +l'Ediz. magliab. descritta al n. 7 [M.], col sussidio della quale ho +ricostituito il testo che ora do in luce. Ed ecco l'elenco delle +correzioni da me apportate allo scorrettissimo testo: + +CANTARE I: + +II, 6 M uom + +III, 2 M d'andava + 6 M havea + +IV, 6 M gran[de] + +VI, 7 [se] + +VII, 6 M figliuoli + +IX, 3 M gran-[de] + 6 M nessun[o] + +X, 3 [vi] + 8 trarre + +XIII, 1 [E] poscia + 5 M che riceveva + +XIV, 7 son [colei] che si [in] alto + 8 M diavol + +XVI, 3 e[d] a giostrare + 5 M nessun + +XVII, 6 M al tutto piacciati + +XVIII, 2 [Cosí] cortesemente (si) + 7 M El nome; il v. 8, che manca in M, è tratto dalla stampa n. 20 + +XIX, 2 M fe ei per suo + 3 [gl'] era + +XX, 1 (E) Liombruno + +XXII, 3 M Che al termin. L'editore ha frainteso il passo, fuorviato + dall'inversione: "prometti di ritornare al termine ti darò". Il + pronome relativo si omette frequentemente nei testi antichi + (cfr. il secondo cantare, XLVII, 7) + +XXIV, 3 [ch'ei] + 5 [l'] + +XXV, 7 La sera (che) Liombrun + +XXVI, 2 Liombr. all'hora si fu + 6 [n']ha + +XXVII, 2 si [ei ri-]chiese il buon. Senza la correzione, il verso + sarebbe manchevole + +XXIX, 7 che[d io] ho fatto + +XXX, 2 M facean ciaschedun + +XXXI, 1 [n']ho + 5 [Sappi] + 8 M si de seco venire + +XXXII, 1 M Quando L. questo udire udia + 6 (E) Liombr. + +XXXIII, 4 era (giá) + +XXXIV, 2 si [gli] + 6 M Davanti a lui + 7 M e disse al Saracin. Ma questo è il discorso del saracino a + Liombruno, tant'è vero che subito segue la risposta di Liombruno + (XXXV 1): "E Liombrun disse:--Volentieri" + +XXXV, 8 M a colpi. + +XXXVI, 3 M dette ciascheduno (12 sillabe) + 8 M (E) giú + +XXXVII, 7 combattere + +XXXVIII, 6 Ciò (che) vi piace. Per la soppressione del relativo, + cfr. piú sopra l'ott. XXII, 3 + +XXXIX, 6 che[d] a noi + +XL, 4 [ne] provi + +XLI, 4 M chi genta il sparviero + 8 Liombruno poi fu (13 sillabe) + +XLII, 1 [vi] + +XLIII, 2 Re [ed] io + 4 M presta + +XLIV, 6 M (ri-) piena + 8 M (Ed) ei + +XLV, 3 quando lo re + 7 Et disse Liombruno + +XLVII, 1 M da lei. Ma non giá da Aquilina prende commiato Liombruno, + sí bene dal re di Granata + 6 M ben mincr.; ma Aquilina sdegnata deve dire il contrario, cioè + di essere indifferente alla morte dell'amante + +XLVIII, 2 [ne] fu. + + + + +CANTARE II: + +III, 8 M edua par di stivali. Quattro stivali per due piedi son troppi! + +IV, 4 M si hebbono a crucciare + 7 il chiamoe + +V, 2 habbi + +VII, 1 Disse Liombr.: Io nol crederia + 8 a[d] uno + +VIII, 1 Se[d] + 3 el piú + 8 ninna + +X, 1 (la) scusa + +XI, 1 questi + 4 si [n'] ebbono + 8 restar + +XII, 3 di vedere, ripetizione del v. precedente + +XIII, 2 Che [presso] a un'osteria [ne] fu + 7 (che) fece L. + +XV, 4 M all'hor, inutile ripetizione dell'"allora si ebbe parlato" del v. 3 + 5 voi [che] cercate + 7 dimmi + +XVI, 3 menzonare + 6 (di) piú [che] qualche mese + +XVII, 1 M E Liombr. disse e nissun + 3 [Ed] il piú antico + +XVIII, 3 M se non un romito + 4 M el qual da venti + 6 Dio [ne] gli ha ordinato + +XIX, 6 "uso" per "oso": ardito + +XX, 2 E (quando) Liombr. da costor si + +XXI, 1 quegli stivali + 3 giunse in parti tali + 5 doppo alla cella del romito soli. L'ottava è guasta, come mostra + la falsa rima del v. 5, e deve essere stata cosí raffazzonata in + un tempo in cui il popolo non sapeva piú che cosa fossero gli + "usatti", che formano la rima del v. 1, e conseguentemente dei + vv. 3 e 5. Nel ricondurre il testo alla lezione primitiva mi valgo + della stampa descritta al n. 20 + +XXII, 8 M sentendo chiamare + +XXV, 4 M non ò da narrare. La stampa 20 riprodotta dall'Imbriani: "non + udí nominare". Il testo in origine doveva recare "non odi", donde + è uscito lo spropositato "non ò da" di M, e "nomare", dal quale + venne da un lato il "narrare" di M e dall'altro il "nominare" + della stampa 20, che rende ipermetro il verso + +XXVI, 2 tornan (a) uno + 8 M e da parte di Cristo domandava. Ma non si sa di che cosa + domandasse; l'interrogazione rimane vuota + +XXVII, 3-6 vento Levante poi subitamente | che fece al mondo al furor + tapino | vento maestro venne similmente | e vento Greco e 'l buon + vento Marino. Ho invertito i vv., perché Levante non è un vento + maligno, ma è "furente" invece il Maestrale: perciò ho disposto i + vv. in questo ordine: 2, 3, 6, 5, 4. Ho mutato "fece" (v. 4) in + "face", perché gli effetti del Maestrale si fanno sentire tuttora, + e "al furor" in "al suo furor" per la misura del verso. "Al suo + furor" significa "col suo furore" perché nei testi antichi "a" + spesso ha il significato di "con" + +XXVIII, 1 [ch'è] + +XXX, 8 quando sarai per voler camminare. Il verso deve essere stato + mutato, quando dal primitivo "cominciare" si trasse un arbitrario + "camminare" e si ebbe la ripetizione di "cammino" e "camminare" + +XXXI, 2 per venire + +XXXII, 4 M Con Liombruno il romito partia. Ma quello che segue mostra + che il verso è stato rovesciato, perché colui che non si vuol + trarre gli usatti è Liombruno e non l'eremita 7 'l vento ['l] + chiamasse + +XXXIII, 7 Ve' (di) + +XXXIV, 1 trahendo + 4 vento [e] messesi + + La rima dei vv. 7-8 è fiorentinescamente "arriv_oe_-aspett_oe_", + ma il tronco "arrivò-aspettò" mi pare renda assai meglio la + prodigiosa rapiditá del volo + +XXXV, 5 lunga vedi tu. Ma è facile correggere, ricorrendo all'analogia + di XXXIII, 7: Ve' quella montagna lungi? + 6 M te ne convien gire + +XXXVII, 4 sei ['l] miglior + 7 via se n'andava + +XXXVIII, 1 dimostrato + 6 Aq. vuol mangiare + +XXXIX, 4 che gli bisogna + +XL, 3 cuor[e] disse (questo) è segnale + +XLI, 2 nol vedieno l'ardito + 5 [Ed] egli + +XLIII, 3 con effetto + 8 il soperrò + +XLIV, 3 Liombruno + +XLV, 2 vidde + 3 questo + 6 Io sì l'ho sognato + +XLVII, 1 E quella donna. Ristabilisco costantemente i nomi propri in + luogo dei generici + 3 strinse. Ma avremmo la medesima parola in rima ai vv. 3 e 5 + 7 Si adopra. Anche qui è sottinteso il relativo "che adoperi" come + in XXII, 3 del primo cantare + +XLVIII, 4 Anche qui è sottinteso il relativo "che": cfr. XLVII, 7 + +XLIX, 8 M onore. + + + + +IV + + +Dell'_Istoria di tre giovani_, della quale non si conoscono manoscritti, +queste sono le edizioni a me note: + +1. _Historia di tre giovani disperati e di tre fate_, s. n. t. n. +a. (circa il 1530), in-4° fig. È posseduta dalla Bibl. di Lucca. + +2. Historia di tre Giovani disperati | e di tre fate (gotico). Poi un +intaglio in legno: a sinistra i tre giovani che dormono all'ombra +degli alberi, a destra le tre fate. Quindi le prime 4 stanze; inc.: +"Colui ch'da Giovañi hebe 'l batesmo"; fin.: "a lei rimase duo palmi +di coda". Stampato in Firenze nel MDLXVII. In-4°, caratt. rom. con +segn. e cust. senza num., 6 ff., 114 ott.--È nella Biblioteca di +Wolfenbüttel, n. XXVIII della miscell. citata. + +3. Historia di tre giovani disperati | & di tre fate (gotico). La +solita xilografia, poi 4 ott.; inc.: "Colui che da Giovanni ebe 'l +battesmo" fin.: "a lei rimase duo palmi di coda". Stampato in Fiorenza +nel MDLXX.--In-4°, caratt. rom., con segn. e cust. senza num., 144 +ott., 6 ff.--Se ne conoscono due esemplari, uno a Wolfenbüttel +(n. LXXXVII) e uno nella Melziana di Milano. + +4. Historia di tre giovani | disperati et di tre fate. | S. d., ma +della fine del sec. XVI o del principio del XVII; in-4°, di cc. 6 +n. n. reg. A-Aiij, a 2 coll. di carattere tondo con lettere maiuscole +ai capoversi. Fra il titolo e l'inizio del poemetto una xilografia (a +destra le tre fate e a sinistra i tre disperati); inc.: "Colui che da +Giovanni ebbe il battesmo" fin.: "A lei rimase tre palmi di coda". È +nella Bibl. Palatina (Naz.) di Firenze [E. 6- 7- 55, cart. 2^a, +n. XXVI]. + +5. Historia di tre Giovani | disperati et di tre fate.--Una +xilogr. rappr. un bosco: a destra tre giovani addormentati, a sinistra +tre donne: la prima regge un tappeto, la seconda suona un corno, la +terza ha la borsa incantata. A due coll., 10 ottave per pag., 5 +cc. n. n., s. l. n. a. (Firenze, sec. XVI ex.). È nella Nazion. di +Firenze, Magliabech. M. 981, n. 12. + +6. Historia di tre giovani | disperati e di tre fate. La stessa +xilografia rovesciata. A due coll., 10 ott. per pagina, 6 cc. n. n., +s. 1. n. a. (Firenze, sec. XVI ex.). Bibl. Naz. di Firenze, Palatina +[E. 6. 7. 42]. + +7. _Historia di tre giovani disperati e di tre fate_. In Pistoja, +appresso il Fortunati, in-8°, s. a., ma dei primi del sec. XVII; c., +20 n. n., reg. A--A10, car. tondo. Al principio la solita incisione. + +8. Li tre | compagni | li quali si diedero la fede di andare per il | +mondo cercando la lor ventura, e come | la trovorno.--Cosa | bella | e +| da | ridere. In Lucca, 1823, presso Francesco Bertini, con +approvazione.--Di pp. 32 e 111 ott. Inc.: "O musa se io d'Ascrea +adesso al fonte" fin.: "Sol le rimaser due palmi di coda". + +Ho tenuto sottocchio, durante l'edizione dell'_Istoria_, le tre stampe +fiorentine 4-5-6, le quali non presentano notevoli varietá se non +nella prima ottava, che in 4 e 5 è cosí: + + Giove, sia quel che sia, in me medemo + e' mi conceda grazia in ogni lato + ch'i' possa raccontar quanto vedemo + e d'udito c'è stato ragguagliato, ecc. + +Il testo di queste stampe è assai guasto ed ha richiesto molti e +pazienti restauri. Citerò un solo caso. Dopo la guarigione delle +damigelle, la principessa, dicono le stampe, fece dare a Biagio "anche +cento ducati". Con questi cento Biagio ne rende quattrocento dei +cinquecento promessi al medico, che gli aveva data la zimarra +(cant. II, ott. XXXII, i) e poi 50 per i servi (XXXIII, 6)! Dunque è +evidente che non "anche cento" si debba leggere, ma "seicento": +basterebbero per il computo nostro anche cinquecento, ma questa cifra +ha una sillaba di piú, per la misura del verso. + +Il libercoletto n. 6 è molto piú scorretto del n. 5 e deriva da esso, +come dimostra il fatto che la xilografia, che è al principio, +riproduce quella del n. 5 rovesciata. + +È inutile ch'io riferisca le numerosissime varianti della mia edizione +rispetto a quelle popolari. Quasi in ogni verso ho dovuto restituire +le sillabe mancanti o potare senza misericordia zeppe ed esuberanze +infinite. Ho creduto opportuno di dividere il poema in due cantári, +perché non è possibile che la recitazione potesse durare cosí a lungo +e l'attenzione del pubblico sostenersi per piú di cento ottave. Nel +dividere i cantári, ho seguito la partizione stessa della materia, +sicché la spezzatura non è arbitraria, ma logica e quasi organica +nello svolgimento dell'azione. Il primo cantare comprende la perdita +della borsa, del corno e del tappeto; il secondo il riacquisto dei tre +oggetti miracolosi mediante i fichi buoni e i fichi malvagi recati +alla corte della principessa scaltra. + + + + +V + +_La donna del Vergiú_ fu pubblicata da Salvatore Bongi nell'opuscolo: +_La Storia | della | donna del Verziere | e di messer Guglielmo_ | +Tratta da un codice riccardiano del secolo XV | Lucca, Per +B. Canovetti, 1861 (in-8°, pp. 32). Ediz. di cento esemplari. Il +codice riccardiano, annunciato nel titolo, è il 2733 "scritto, da un +cosí bestiale copista, che, non contento di vituperarla [la Storia] +con ogni sorta di errori ortografici, l'avea a tal ridotta, che spesso +mancava il numero del verso, il senso e la rima. Onde in varie ottave +ha bisognato usare qualche arbitrio e correggere assai, perché il +discorso e il metro corressero". Il Bongi era uomo di gusto assai +fine, e perciò le sue correzioni hanno sempre qualcosa di seducente e +di aggraziato; ma sono cosí numerose e cosí profonde, che si può dire +che il testo del cantare pubblicato non ha piú nulla a che fare con +quello originario. Sopra settanta ottave, quindici sono interamente +rifatte a capriccio dell'editore: la povera _Donna del Vergiú_, tra le +"bestialitá" dell'antico copista e gli accorgimenti del moderno +editore, ne uscí tutta impiastricciata e camuffata come di +carnevale. Per conseguenza tutte le citazioni, che sono state fatte da +questo testo, sono sbagliate e tutte le illazioni storiche e +filologiche, che se ne sono tratte, non hanno nessun valore e poggiano +sul vuoto. + +I manoscritti del cantare della _Donna del Vergiú_ sono tre: quello +conosciuto dal Bongi e altri due. + +_D_.--Codice Riccard. 2733. È un grosso volume cartaceo (di 176 +carte), scritto sul principio a due colonne, poi a pagina intera, con +iniziali rosse e azzurre, sempre dalla stessa mane Lo scrittore cosí +si rivela al principio del libro: "Xpo (Cristo) M. cccc.° +lxxxj.°. Questo libro si è di Fruosino di Lodovicho di Cecie da +Verazzano, el quale è ttitolato _La Storia d'Arcita e Palamone_ +chomposta in versy pello famosissimo poeta messere Giovanni Boccacci +fiorentino; e di poi ci è scritto altre dilettevole storie e chantary +in versi, chomposti da ppiú persone valentissimi; el quale libro si +scrisse per me Fruosino detto, l'anno 1481, del mese di luglio e +d'aghosto, sendo chastellano del Palazotto di Pisa, per piacere. Addio +sia gratia".--Alla fine (c. 176 B) abbiamo un'altra nota di Fruosino: +"Chompiessi di scrivere questo testo di questo libro per me Fruosino +di Lodovicho di Cece da Verazano, questo di XXVIIII° di agosto 1481, +nel Palazotto di Pisa, sendo castellano". + +Il cantare comincia a c. 112, con questo titolo: _Chomincia la storia +della Donna del Vergú et di messer Guglielmo, piacevolissima choxa_, e +finisce dopo dieci carte (c. 122) coll'"_explicit_": "Finita è la +storia della donna del vergú". Il Bongi ha chiamato "bestiale" la +copia di Fruosino da Verazzano, e non a torto. È una ridda di +sfarfalloni comicissimi: "dir loro" per "dirlo" (IV, 7), "latrova" per +"latrava" (IX, 7), "tita" per "cita" (V. 1), "mostrerotoli" per +"mostrerolti" (XLIII, 8), "nemica" per "una mica" (LIII, 6), "Didio" +per "Dido" (LX, 6), "si vera" per "chi vi era" (LXIV), "chuore" per +"errore" (LXVII, 6;, ecc. Moltissime volte i versi sono disposti in +ordine inverso e tutti frammescolati per entro le ottave, come scossi +da un terremoto. Né si contano i versi manchevoli di una, due o tre +sillabe, o gli endecasillabi di 12, 13, 14, 15, persino 16 sillabe! Un +esempio per tutti (XI, 6-7): + + diciendo se altro non a interviene preghiamo iddio + che questo dilettoso tempo basti. + +_E_.--Codice Bigazzi 213 della Biblioteca Moreniana (proprietá della +prov. di Firenze)--È un ms. cartaceo della fine del sec. XV o dei +primi anni del sec. XVI, legato tra due assicelle di legno, di cc. 150 +nuovamente numerate, piú VII in fine. Non v'è dubbio che fu scritto +nel territorio pisano-lucchese, come dimostra lo scambio costante +dello "z" e dell'"s", in "sita" (zita), "sambra" (zambra), "caressa" +(carezza), "letisia" (letizia), ecc, e per contro "mizura" (misura), +"tezoro" (tesoro), "chazo" (caso), "uziate" (usiate), "Luzingnacha" +(Lusignacca). A Pisa ci richiama anche il poemetto del _Giuoco del +Mazza scudo_ (cc. 82-89), e la nota che vi si riferisce alla fine +della c. 82 B: "Inchomincia il giocho del massa schudo lo quale si +solea fare im-Pisa, restossi di giochare in del m. cccc°. vij". Il +cantare della _Donna del Vergiú_ comincia a c. 20 e segue fino a +c. 31, a tre ottave per pagina, ed è cosí intitolato: "qui inchomincia +la donna del verzú". Il cantare conta 68 ottave: mancano le ott. 67 e +68 della mia edizione e vi è in piú un'ottava [64 bis], di cui parlerò +piú innanzi. Il testo è molto piú corretto di quello riccardiano, ma è +pur sempre ben lontano dall'originale. Non vi si contano i versi +ipermetri, non giá per errore del poeta, ma per sciatteria del +copista. Nell'ottava 19 i vv. 4 e 6 sono fuori di posto; nell'ott. 35 +un verso è interamente rifatto, e ne vien meno la rima ("usa": +"mizura"); nell'ott. 38 in luogo del "fiume" di luce del paradiso, +abbiamo un "lume" di luce rilucente, e poi "chostui" (XXXVIII, 6) per +"chostume" in rima; "duchera" (XLI, 6) per il "duca ch'era a tavola", +ecc. + +È curioso il fatto che di un cantare, che ebbe una cosí larga +celebritá nel Trecento, non possediamo se non due soli manoscritti; e +questi sono tutti due pisani. Fruosino da Verazzano è veramente +fiorentino; ma la _Donna del Vergiú_ la trascriveva a Pisa nel luglio +del 1481, essendo castellano del Palazzotto, come abbiamo udito da lui +medesimo. Perché poi la mia pellegrina rondinella leggendaria si sia +annidata a Pisa, non saprei dire davvero. + +_F_.--Questo è un codice che io non ho visto e non so dove sia. Ne +parla il Passano: "Il r. p. Sante Mattei carmelitano conserva un +frammento di manoscritto contenente questa novella, col quale in piú +luoghi si potrebbe emendare la stampa. V'ha pure un'ottava di piú [che +non ho riprodotta nella mia ediz., perché la giudico un'inutile +aggiunta, sebbene sia riferita anche da _E_] ed è la seguente: + + [64] + + dicendo tutti sien per simil crimine + colla francesca di paol darimine. + + [64 bis] + + El duca avea di quella morte colpa + del barone et della Dama felice + ondegli per tristitia si discolpa + come q_ue_sta leggienda conta et dice. + Ella duchessa fortemente _in_colpa + chiamandola malvagia moritrice. + Et pentesi che gliele avea contato + et lui che gliele avea rimproverato. + +Della mia ricostruzione critica ecco le varianti principali dei mss. D +(riccard.) ed E (moreniano): + +I, 1 E e verg. domzella + 2 E vostra gr. adom. + 3 D prima; + E per versi + 5 E di nobile + 7-8 D morine: seguine + +II, 1 E un gran + 3 D appellato + 4 D molto prodo e di gran baronia + 5 E di verita quant'omo dir porria. + 8 E poderosi + +III, 1 E chui amava + 3 E prode e gient. + 5 D di giente et di tenere; + E argiente posissione + 6 E del chorpo franco nobil bacciellieri + 7 D piú che allora; E quanto a quel tempo + 8 D feciesi + +IV, 1 E poderoso + 2 D altra + 3 E valoroso + 4 E nessun fior + 6 D correva + 7 D dir loro; + E o a schudiera + 8 E duna c. faciea. + +V, 1 D tita nonché piú bella; E sita nonche + 2 E non si trovava cristiana + D allor si era + 3 D verzella; + E verzú + 4 E ch'era piú bella che stella + 5 D el padre suo nobile barone fue e ella + 6 D ella sua madre figliuol di reina; + E e la m. f. di redina + 7 D sechulo trapassarono; + E di questo secol + 8 D lasciarono; + E lassorli un grande e un ricco tezoro + +VI, 1 E Ma ella l'amava cho maggiore + 3 E e non avea + 4 D essi chollui stava; + E e si cielata stava + 5 E ciaschedun + +VII, 2 D tanto che in vista; + E che per cenni e per sem. + 4 E non se ne pote achorgiere homo + 5 E avrieno + 6 E prima ciascun ch'averlo + 8 D savi... tenieno + +VIII, 1 D la donna; + E la bella + 5 D messere G. si n'andava + 6 D [ed] + 7 D se esso avea compagnia; + E segl'era achompagnato ella latria + 8 E si dipartia + +IX, 2 E cucciola + 3 E imantenente + 5 D esse alcuno... giardino; + E sol per verder se nel g. + 6 D o che lui; + E fusse nessuno o che mirasse + 7 D ella la trova + 8 D ella chucciolina tornava + +X, 1 E se non trovava niuno + 2 D giva; + E challa + 3 E spirito avea sicome + 4 E cenno... l'anchina + 5 E dama in chui amor sovente (si intenda: la donna--come sovente + Amore suggerisce--trova l'accorgimento della cagnolina) + 6 E catellina + 8 E giva al verzieri chola cucciola + +XI, 1 D quegli a. pieni di + 2 D chongiungniono chon tutto elloro + 5 E v'avea dovizia + 6 E ciascun dicendo: Io non chiegio altro a Dio; + D dicendo se altro non interviene + 7 E se non chel + 8 E si guasti + +XII, 1 D erano; E tempo + 2 E e si partia la dama el barone + 3 E paura + 5 E e la m. quando eran + 6 E a c.; + D incontro + 7 E altri segni + 8 E che verun non ne + +XIII, 1 D [che] ello core spronava; + E chel core spirava + 2 D e facea l'amadori pien + 3 D ma quella; + E la damigella + 4 E viso li fioria la bellezza + 6 E chom larghezza + 7 E chegli era + 8 E chui + +XIV, 2 E che la donna + 3 D altra + 5 E faccia per lo suo amore tal festa e gioia + 6 D mostrasse + 7 E e ched e' fusse del suo bel piacere + 8 E a tutto il suo p. + +XV, 1 E ela avea + 3 D sicché el disio che dolore amore prieme; + E el dizio dolce nel chor li prieme + 6 E sovente + 7 E dicendo + +XVI, 1 D suoi + 3 D solo chollui + 6 D ridendo + 7 E ne l'assentia; + D enogliele neghava enogliele acchonsentiva + +XVII, 2 D e cavalcato aveva auno nobile palazzo; + E [suo] + 3 E alcun difetto; + D ignuno s. + 5 D chamera + +XVIII, 1 D ebbono + 2 E che si strugie e cola; + D ella d. comamore sovente + 3 E avete voi + 4 E giá lungo tempo di trovarmi sola + 7 E egli + +XIX, 1 E Ela stringendolo dice + 4 E Bel dolce amico mio pri[ma] muoia + 6 E che voi prendiate medio diletto e gioia + +XX, 1 E Disse M. G. + 4 D al mio + 5 D questa vergogna + 6 E imprima + 7 D vi prego + 8 E uziate + +XXI, 1 E tennesi la d. ivi schernita; + D scornata + 4 D [e] + D morire; E a gran + 7 E la mia persona a destrieri mai non monta + 8 E di sifatta + +XXII, 1 E Era quel cavalier + 5 D quindi era gramo + 6 D tale + 7-8 E che 'n tal maniera mai non l'amerà + ella rimase ed egli uscí di camera + +XXIII, 2 manca in D + 4 E raccontolle + 6 E ella pose + 7 E com'elli + 8 E ed ella disse + +XXIV, 1 E La donzella di ciò fecie gram risa + 4 D vuoi + 5 E qui + 6 E morte innaverata; + D i fia anghonsciata + +XXV, 2 E mezo; + D ritorna... punto dalla + 3 D el duca con la s. compagna + 4 D egli smontò; + E dismonto al palagio + 5 E questo giunse + 6 E ci fe' + 7 E viso + 8 D signore. + +XXVI, 1 D turbato + 2 D cosí + 3 E diciegli dolce anima + 4 E di che fai tu si gram + 5 E Ati oltraggiato verun + 7 E t'abbi + 8 E a lui onte e dannaggio; + DE [l']onta... ['l] dannaggio + +XXVII, 4 D [e] + +XXVIII, 1 E mi fecie + 3 DE [egli] + 6 DE s'io + 7 D e farne fare; + E farne quarti a quattro + 8 E per infino + +XXIX, 1 E el + 2 D dal nero + 3 E gliel crede + 7 E che del baron ne fi' + +XXX, 1 E Alora la d. + 5 E (e) l'ond. si mi da + 6 E fede ben + 7 E di non p. mai. + +XXXI, 1 E duca alor dal parlamento + 2 D la leggienda + 4 ED assai + D loffenda + 6 D (dasse) contende; + E lo contende + 7 E over che la D.; + E cio[è] che la D. + +XXXII, 1 E Volsesi com el c. langue; + D et chon molto caldo langue + 2 E rosso avea + 3 E La s. f. p. t. l. + 5 manca in D + 8 E pensando nel gran chazo ch'era + +XXXIII, 1 E Disse el d. a un suo caro s. + 3 E quando + 4 E disse 'l duca: Baron + 5 E racchontolle + 5 E e la d. fecie il gran c. + 7 E d'amor l'avea + +XXXIV, 1 E Disse messer Guiglielmo: Duca e Sire + 2 E chom f. + 3 E certo; + D che[d] + 5 D e non sono chavaliere + 6 E pur dir + 7 D in sul chapo; + E essi al campo + 8 E ricred. + +XXXV, 1 E se non vi b. + 3 E 'm altra bella donna il mio chor uza + 4 E nobile e bella e d'ogni buom + 5 E le sue belle sono oltra mizura + 6 D e a lanima mia el corpo; + E è 'n suo + 8 E Figliuola di reina + +XXXVI, 1 D [allora]; + E Disse el duca al barone + 3 E testa + 4 E voi mi sgomberiate + 5 D intende + 6 E se prima non mi fate chiaro + 7 E in cui avete ogni speranza + +XXXVII, 1 D allora; + E dal + 2 D meno + 3 D maninconoso (ripetiz. del v. 1); E doglioso + 5 D cuore; E entro se stesso dicieva: Ho fresco + 6 E Donzella 'l nostro; + ED amore + +XXXVIII, 1 D Lo stare + 2 D potere menare; + E rechar... a tal + D e tal + 3 D [s]io + 4 E dove di gloria rilucente ha lume + 6 E ogni buon chostui + +XXXIX, 2 E ben lascerò il + 6 E traditori som messo + 7 E no mi parto... iscopra + D amore noischo + 8 E e giamai chotal fallo non ricuopro + +XL, 2 E bem pareva D dolore + 4 E ed era giá + 5 E in questo si gli + 6 E prestamente senza far + 7 E personalmente + 8 E dove il sir + +XLI, 1 E e quel baron + 2 E gia + D pelle scale + 4 E et il viso; + D in sul viso + 5 D crucciata + 6 E duchera + 7 E chol'altra + D ella sua + +XLII, 2 E Dise 'l duca: Barone, or ti c.; + D [co]sí (ri]conf. + 4 E se tu m'avessi; + D se[ben] ttu + 5 E Or... io ti + 6 E anima mia + 7 E è la d. che si ti t. + +XLIII, 1 E cavalieri... partiti; + D cha due partiti + 3 D diventogli le sensa sbigottiti; + E diventoli i sensi + 4 E el suo fresco cholor divenne burbo; + D dubio + 5 E chon suo membri uniti; + D come e' morti ignudi + 7 E da lingua i denti + 8 E disse sire; + D [disse] mostrerotoli + +XLIV, 2 E pare el sire el + 5 E segreto; + D baron(e); + E donna per amor col cavalieri + 7 D fuora giardino; + E e di + 8 E sotto un ciesto doppo una + +XLV, 1 E Essendo il baron solo nel + 2 E fene la cucciola + 3 D fiori + 4 E chiamò + 6 E cercò + 7 E tutto d'intorno + 8 E se veruno + +XLVI, 1 E ben cerco; D ben cercato + 2 E ella n'andò nella z. amorosa + 6 E'l duca dentro + 7 E misel sotto + 8 E una sponda + +XLVII, 1 E E in quel mezzo avea fatta la chuma + D In questo mezzo avia fatto laghuzza + 2 E la gientil damigella; D gia quella + 3 D e perciò stante allei fa venuta; E al giardin + 4 DE volea + + 5 E ella non pensava esser tradita + 7 D del traditore + 8 E col drudo suo prese + +XLVIII, 1 E E quel barom + 2 E tener nol puote al tutto + 3 E di lista + 5 D Voi mi mostrate + 7 D Mancherebevegli; + E Mancherebevi eli + 8 E che vi sia in talento + +XLIX, 2 E contaminato lo chor + 3 E la qual mi fa + 5 E segli è + 7 E saccumiataro + 8 E mille volle si baciaro + +L, 1 E Poi se ne; + D dama + 2 E chola + 3 E verzieri + 4 E se ne gì + 5 E diciendo + 6 D et in d. + 6 D sembianti + +LI, 1 D istesa + 3 E Quando fu a letto + 4 E Levossi e voleasi rivestire + 5 E giurando di non mai + 6 E se prima non volesse far + 7 E che li fece + 8 E e allui volle far onta ed. + +LII, 1 D El d. irato disse + 2 E (si) un gram + 4 E ha il suo amore a tal donna donato + 5 E piú bell'è di te + 7 D a quella e come el modo tiene a gire a ella; + E e il modo che tiene quando uza con quella + 8 E sole hovero stella + +LIII, 1 E E q. il duca + 3 E artatamente + 4 E che; + D Iddio + 5 E qual è + 6 DE nimica + 7 E Amor mio b. + 8 E io non + +LIV, 5 E e contolle l'affare oltra misura + 6 D chome per messaggio avieno; + E la c. + 7 E li vide sciender + 8 D tennono + +LV, 1 E Ma + 2 E che la + 3 E avea giá il giorno + 4 D [fuor]; + E quand'ella uscí + 6 E sembiansa + +LVI, 1 E in quel punto + 2 E ghai + 4 E guiza d. dama + 5 E Ella rispuose + 7 D rispuose alpresera + 8 D mestiera + +LVII, 2 E e aver + 4 E allegrezza + 6 D [che] chon + 7 E e la donzella udendo; + D la fantina + 8 E non risp. + +LVIII, 1 E gissene nella sua sambra + 2 E come colei che per dolor + 4 E e preg. + 5 E siccom'edelerita + 8 D Bellitie; + E Bellisse + +LIX, 1 D spada igniuda + 4 E (che) + 7 E de la mia morte sará testimoni; + D e di mia morte tussia + 8 E davanti al duca e a tutte persone + +LX, 1 E poggiò + 2 E il suo cuor poggio; + D e achonciossi il chore per me' la punta + 4 D sono io oggi + 8 E spinse giuso la spada e misesela al cuore + +LXI, 1 E ch'udito avea + 2 E quivi dall'uscio il pianto e 'l lagrimare + 4 D aggire; + E entrare + 5 E quando sentí il sospiro del gran tormento + 6 D quand'(ella); + E ella venne al passare + 7 E dentro entro... finita + 8 E a sé toglie + +LXII, 1 E tutte + 2 E truvorom finita la luciente + 4 D da + 7 D prima + 8 E oimè + +LXIII, 1 DE [E] + 3 E Il duca chiamò; + D e chiamando + 4 E ch'io merito morir + 5 E in ogni + 6 E l'apresso + 8 D del cuore; + E per morte + +LXIV, 3 E amendue + 4 E ne + 5 E ne + 7 EF fim di simile crimine + 8 EF colla Francesca di Pagolo da Rimine + +LXV, 2 E im p. come ho + 3 E alpestra + 7 D pella sua difetta + 8 D e di quello fecie el duca giustitia dritta + +LXVI, 2 D ballava + 3 E sambra + 4 D ballava + 6 E e fu punita allor della ria fama + 7 E tagliolle + +LXVII, 2 D fecie soppellire e chorpi + 4 D facieba [tutta] + 6 D chuore + +LXVIII, 3 D e[d] + 8 D [re]stando + +LXIX, t D (che) avete + 2 E che fu quel di costor per la malisia. + In E i vv. 5-8 sono cosí: + + E doppo questo andò in pellegrinaggio + per merito di chotanta nequisia + e poi andò a far ghuerra ai saracini. + Dio ci conduca tutti a buon confini. + + + + +VI + + +_Gibello_ è contenuto in un solo ms.: P.--Bibl. Laurenz., cod. +Palatino CXIX, scritto da piú mani del sec. XV e XVI. La coperta di +pergamena reca la data "Mccccviiii° a di X di febraro". Il cantare di +_Gibello_ comincia nella seconda colonna della c. 152, col titolo +rimasto a mezzo: "_Comincia_...". e finisce a c. 157 A: "_Amen_". + +Il testo di _P_ fu pubblicato nel 1868 da F. Selmi: _Gibello, novella +inedita in ottava rima del buon secolo della lingua_, Bologna, +dispensa XXXV della _Scelta di curiositá letterarie_. + +L'edizione del Selmi [S] è ben differente delle solite ammannite in +quegli anni; nonostante la prolissitá e l'inutilitá di molte, troppe +note linguistiche e qualche svista, può giudicarsi buona e corretta. + +Delle correzioni che ho introdotte nelle lezioni del codice darò qui +l'elenco, riproducendo le varianti del cod. P: + +I, 3 se' lucente + 4 sovente chiave + 5 graçia a mia [segno di lacuna] favella + +II, 1 Cantare anticho vivo chon alegr. + 4 e guera mantenea a torto + 7 qual gli partoriva la fa + +III, 6 chella... gunto + 7 in una: S in 'na "con aferesi, a fine di ricondurre il verso a + giusta misura" (p. 41) + 8 perlqualore dallun sconfitto foe + +VI, 3 sacreta + 7 e per gittarlo al mare portollo (verso di 10 sillabe) + 8 [e] + +VII, 3 adun + 5 facevallo + 7 chavarollo dereame + 8 portarollo + +VIII, 5 chede piú + 6 fallo + 8 belleça nuone + +IX, 2 Gienudrisse (ma il verso ha 12 sill.) + +X, 4 bello + 7 don[o] + +XI, 1 [fur tolte] + 2, inamora... ne + 4 silo(si) + 5 [ch]e + +XII, 3 P [che] + +XIV, 5 in P. il v. è lacunoso: "a molti fa... selle votare" + +XV, 5 valentìa. La mia correzione è resa certa del paragone con + XXXIV, 1 + +XVI, 3 P iscontrossi in un + 6 il v. è lacunoso: fier lui... tostane + +XVIII, 1 sapiamo + 4 essere + 5 udendol + +XX, 3 chella + +XXII, 4 volea la testa che gli si tagliasse + 8 ma [a] + +XXIII, 5 donerallo amore: sostituisco "cuore" per evitare la + ripetizione della rima del v. 3 + +XXV, 1 Gibello di XVJ + +XXVI, 1 valle + 3 (e) nel + 4 P quel... lo guardava + 6 lasciar non vi passava + +XXVII, 4 quale + 7 ne + +XXVIII, 5 [che], sott.: "dico" + 6 a forzar + +XXIX, 6 rupo + +XXX, 5 fu lamere + +XXXII, 2 quel[lo] + +XXXIII, 3 insunun + +XXXIV, 1 pien[o] + 3 fedelta non giurerei + 6 domandar[e] + +XXXV, 6 giurerotti; + 8 fede + +XXXVI, 2 lioncel(lo) + 8 inançalla + +XXXVII, 5 volentier + +XXXVIII, 6 fu[nne]; + 8 [il] + +XXXIX, 8 [egli è] + +XL, 2 lo fé; + 3 dallun + intorno ai vv. 7-8, si veda la fine di questa nota al cant. VI + +XLI, 7 [E] per... [in] + 8 Argholosa + +XLII, 5 [Ed]... [suo] + 7 [ne] volle ascoltar(e); e cosí il verso non corre perché ha + l'accento sulla quinta + +XLIII, 2 eare + 3 avea gravi + 7 gridaron + +XLIV, 3 (suo) popolo + 5 ducha di_ser_pentina mi_ser_oridente + 6 [piú] + +XLV, 2 P [si] + 8 gioia + +XLVI, 2 [ch]é; + 3 diceva + 8 are + +XLVII, 3 disio io + 4 P [di] + +XLVIII, 1 in suo + 5 potessi fare; + 6 puru + +XLIX, 2 don + 4 e(d) + +L, 1 Gibel + +LI, 3 gli contaro + 8 aveano + +LII, 1 furon + 3 [ne]... [suo] + 5 porti aperti... ad esso + 8 P vegiendo venire + +LIII + 4 [ed] + 7 P Gibel + 8 S fidando: "lascio la lezione del codice non tocca, perché non è + infrequente presso gli antichi che si applichi a prefisso + l'avversativa 's' ai vocaboli senza che mantenga la forza di + communicare il significato opposto ai medesimi, ecc.". Ma il + cod. ha "sfidando" + +LIV, 4 [e poi ne] monto + 7 essere + +LV, 2 P cominciarono + 6 P essere + 7 e[d] + +LVII, 1 P comincare + 2 P talgiente, S tal giente + +LVIII, 7 P sechol + +LIX, 1 P eno gli S ecco gli vene manco + 8 [e] + +LX, 1 P El... baronaggio: ma il verso avrebbe gli accenti spostati + +LXI, 7 P del buon + +LXII, 4 [egli] + +LXIII, 3 P fedir[e] + 6 P moltto + +LXIV, 5 S E chi + 6 PS vo' rit. Interpreto: "invano desidera di ritornare indietro ad +annunciarlo" + +LXV, 1 suo + 4 P Gibel fé bandire + 6 fedir + 8 S a rit. + +LXVII, 1 PS invece di "egli": "che", P dipartiva + + 3 PS chereddia. I due "che" del v. 1 e del v. 3 rendono + incomprensibile il passo qual è nell'ediz. Selmi. L'edit. sente + il bisogno di "ordinarne il costrutto" e spiega: "Gibello, che + si dipartia dalla donzella, prese commiato da' piú (?) baroni e + reddia prigione in Serpentina". Il testo della mia ediz. è cosí + limpido, che non ha bisogno d'altro "ordinamento di costrutto" 6 + P venire + +LXVIII, 3 P gioia. + +LXIX, 7 congnano il d. andare + +LXX, 3 [n'] + +LXXI, 5 chandar + 6 in vostra prigione + 7 menero + 8 cherre + +LXXII, 2 prigione + 6 qui + 8 dere + +LXXIV, 8 dieron + +LXXV, 4 PS eam. + +LXXVII, 3 umilemente + +LXXVIII, 8 madonna ben + +LXXIX, 5 fegiudicarelareina: ma il verso cresce. + 6 che[d]...[ne] + +LXXX, 2 voglio + 6 de giovani + +LXXXI, 1 [1] + 3 e[d] + 8 diritta + +LXXXII, 2 che[d] + 5 possibile. Ma il senso richiede il contrario + 8 filgluo + +LXXXIV, 5 pien + 6 messo [l] fe + +LXXXV, 6 [d]ismontata + 7 vederla + +LXXXVI, 8 amor chadallor: ma i due tronchi assonanti sono impossibili + a pronunciarsi + +LXXXVII, 1 e[l] riso + 3 ch chon + 4 gioia. + +Una novitá di questa ediz. rispetto all'antica è la divisione in +due cantári, la quale mi è parsa necessaria, perché in nessun caso +la recitazione in San Martino poteva molto protrarsi oltre la cinquantesima +ottava; e _Gibello_ ne ha 89. Perciò mi son messo alla +ricerca del luogo dove i due cantári dovevano avere rispettivamente +fine e principio, e l'ho trovato nell'ott. XL, i cui ultimi due +versi espongono e propongono, a modo di chiusa del cantare, l'argomento +del racconto che seguirá poi. + + + + +VII + + +Il cantare di _Gismirante_, col quale s'inizia in questo vol. la serie +[VII, VIII, IX, X] dei cantári di Antonio Pucci († 1388), si legge +in un solo ms. [R], che conserva molta altra materia leggendaria e, +tra l'altro, anche il cantare di _Mad. Lionessa_: +R.--Cod. Riccard. 2873, c, 44 [_chantare di Gismirante_]; fin. a +c. 57. Di su questo ms. fu edito col titolo: _Il Gismirante_, poemetto +cavalleresco di Antonio Pucci, nella _Miscellanea di cose inedite o +rare_, pubbl. per cura di <sc>F. Corazzini</sc>. Firenze, 1852, PP +275-306 [C]. + +Ecco le principali varianti di _R_ e _C_: + + +PRIMO CANTARE: + +I, 8 [che] + +II, 3 per (che) alcuno + +III, 4 dubio + +V, 7 [ed] + +VII, 2 ancor[a] + +X, 3 il quale tiene + 5 se per + +XI, 3[ne] + 7 [ognun si] + 8 e cosí fugon. + +XII, 3 che passati + 7 dare dalla mie + +XIV, 2 bossolo + 3 e[d] + +XV, 1 e si diciendo vegiendo la vista. Il testo è guasto, perché + abbiamo tre gerundi ("riguardando", "diciendo", "vegiendo") + senza reggimento. Suppongo che "dicendo" sia un errore per + "dice", e "vegiendo", celi un "alla gente", camuffato cosí per + attrazione del "dicendo" che precede. Si sottindenda "che": la + gente che aveva visto il bóssolo... + +XVII, 6 un dragone e uno grifone + 7 azufarono ed e + +XIX 4 a[d] + 8 era[n] + +XIX, 1 tu(e) + 8 mur + +XXIV, 1 abergo + 8 puo[te] + +XXV, 7 aberg. abergo + +XXVI, 1 (il) dam. + +XXVII, 5 e[d e'] poi + +XXVIII, 2 a[d] un + 3 e[d] + +XXIX, 1 righuardo + +XXX, 6 abergo + 7 abergatore + +XXXII, 2 picholo + 6 face[va] + 7 dalulato + +XXXIII, 1 uno ischudiere + 6 Egli vegiendola. Il verso cresce, ma la correzione di + C. ("vegendol") non può accettarsi. La trasposizione, ch'io + propongo, non tocca il testo e riduce il v. alla giusta misura + +XXXIV, 7 [noi] abiamo + +XXXV, 2 disse[r] + 3 Gismir. mise mano + 8 e[d] + +XXXVI 5, amare + +XXXVII, 3 chavalieri + +XLI, 6 isgridandolo + +XLII, 3 vedendolo. + +CANTARE SECONDO: + +VI, 6 chi son dicio. Il passo è incomprensibile. Suppongo che il "chi + son" del cod. celi un originario "che fo" e interpreto: "In + buona fede, che è avvenuto (che fu, "fo") di ciò che ora ho + acquistato?" + +VIII, 2 che sanza porta entrata molta apresta (?) + 6 Intendi: "a tale ora che l'uomo selvaggio sia fuori del castello, ed + ella sia affacciata alla finestra" + +XII, 8 Cioè: di chi ti ha fatto signore di sé + +XV, 7 il qual stane + +XVI, 6 finestra il + +XVII, 8 [ne] + +XVIII, 2 tronchascino + +XIX, 5 molto + 8 sedemi + +XXIII, 4 dimando + 5 E uno gli disse: E si + +XXIV, 4 ano averllo morto; cioè: lo hanno da uccidere + 8 diavolo + +XXV, 5 Sott.: Dice "mostra" [la storia]; cfr. XXXIV, 1 + +XXVI, 8 mai avesse niun cavaliere + +XXVIII, 4 che provandosi col + +XXIX, 4 l'avresti + +XXX, 5 ediegli + 7 C per + +XXXVI, 1 (di) fargli + +XXXVII, 1 E porcho + +XLIV, 4 gentile uuomo + +XLIX, 8 o l'uscita; cosí anche in LI, 6 + +LI, 5 e[d] + 6 o l'entrata. + +LIII, 7 chome lo videro tutti singinocchiaro + +LV, 4 pevoi odo chio atenere. Il C. non ha inteso questo passo e + colloca dei puntini, indice di lacuna, al posto di "ocio"; ma il + senso non è difficile: "Poniamo che io vada a corte; in ogni + modo io riconosco da voi ciò che io debbo ottenere, avendo + salvata la cittá del porco troncascino". La difficoltá della + forma perifrastica "ho a tenere", terrò, si risolve col + confronto del passo analogo: "hanno averlo morto", uccideranno + (XXIV, 4) + +LVIII, 6 diciendo + +LXI, 3 (gran) magnificienza. + + + + +VIII + +Il cantare di _Bruto_, che si pubblica qui per la prima volta, si +trova a cc. 25 A--27 A del celebre codice Kirkup (_K_), donato recentemente +dal Collegio di Wellesley al nostro governo, e da questo +depositato nella B. N. di Firenze. Nel riprodurlo ho eseguiti alcuni +ritocchi; ecco le varianti di _K_: + +II, 5 chi sia + +V, 5 apreso; + 8 so scrisse ['n] + +VI, 1 io dico + 8 che ['n] + +VII, 2 a[spri] + 7 sieristte + +VIII, 7 dedime + 8 te + +IX, 2 contoe + 3 [n']andava + 4 chotale + 7 odimi + +X, 3 quello + 6 sai + 8 chonvie + +XI, 2 selghuanto delucciello nona + 3 qualguanto + +XII, 2 nom(in)ar + 6 chovenenza + +XIII, 6 i suo + +XV, 4 [poi] + +XVI, 1 giovane + 7 (gli) arnesi + +XVII, 2 [che] credi + 5 [a]dirato + +XVIII, 4 i[n]su + 6 gu[e]rra + 8 abbatte(va) + +XIX, 1 glochante + 6 giogieva + +XXI, 2 agmendue + 8 pontò + +XXII, 7 [si v']avea messa + 8 piene + +XXIII, 8 et fu si puoto + +XXV, 4 chevu + 7 Eprutto... valle + 8 (e) poi + +XXVI, 8 stecho + +XXVI, 6 che perchio mangi no mancha su stile + +XXVII, 2 chore tanbonda + 3 iposibole + 4 che tavola + 5 chaper... puo + 6 non cierchonda + +XXVIII, 2 [ancora] + +XXXII, 5 muia + 7 te[m]pesta; + 8 i[n]su + +XXXIII, 2 velato (ave'n alto) + +XXXIV, 6 doveglie mamena + 8 dovegli il tolse il tolse (_sic_) + +XXXV, 2 levaro(no) + 3 [in] nessu[n] + 5 ed [egli] + 8 [a] dorni + +XXXVI, 3 pu[n]gie + 6 'l guanto e fu lasciato ire + 7 dadici + +XXXVII, 7 so[n] vi...alte + +XXXVIII, 4 i[l] re con tanta novitade + 6 bingitade + +XXXIX, 8 ciá + +XL, 7 contastare + +XLI, 4 chogli altra avanza + 7 [si] furono amendue + +XLIII, 1 ricordo + 3 dichelrinvichorisse erinsanora + 8 enciselo + +XLV, 3 [in]signato. + + + + +IX + + +Il cant. di _Mad. Lionessa_ è contenuto nei due codici: + +_R_.--Riccard. 2873, e. 103-117 B. Il testo di questo manoscritto è +molte volte guasto e scorretto; ma si dovrá ritoccarlo con grande +cautela, data l'autoritá di questa cospicua raccolta di cantári. + +_K_.--cod. Kirkup, c. 49 A. Prima di questa carta, ne mancano 15 +(34-48), che dovevano contenere i cantári di _Apollonio di Tiro_, III +(ott. 5-58), IV, V e VI, e le ott. 1-45 di _Mad. Lionessa_. Non +rimangono sulla c. 49 a che le ultime 4 ottave, che furono edite +secondo questa lezione da M. H. Jackson nella _Romania_, XXXIX, 322. + +Il testo _R_ fu pubblicato nella seg. ediz.: _Madonna Lionessa, +cantare inedito del sec. XIV, aggiuntavi una novella, del "Pecorone"_ +[per cura di Carlo Gargiolli], Bologna, 1866; nella _Scelta di +curiositá letterarie_, disp. LXXXIX. Accurata edizione, ma imperfetta +perché anteriore alla scoperta del cod. K e deturpata da spiacevoli +errori di lettura e di interpetrazione. + +Naturalmente, preparando questo libro, io ho tenuto sott'occhio non +solo l'ediz. del Gargiolli (G), ma anche i due ms. _R_ e _K_, dei +quali indicherò le varianti piú notevoli: + +II, 3 R con qua + 4 mestrieri + +IV, 2 R alla reina chella il sachorese + 6 di[ss]e + 8 i[l] re + +V, 2 che[d] + 7 RG a l'altra + +VI, 7 RG percossono tosto + +VII, 1 RG un tanto + 7 G diede + 8 RG misogli + +VIII, 3 R (ri)tornando + 7 R (ed) e' + +IX, 8 (ella) il fe' + +XI, 7 R ella si stingua + +XII, 7 R e[gli] + +XIII, 7 RG dinanzi + +XIV, 7 R fatti + +XV, 7 R [le] leggi + 8 istriti + +XVI, 2 R affetto + 6 il (suo) distretto + +XVII, 2 RG rauno libri some ben dariento [Muto "d'ariento" in + "trecento", perché nell'ott. XLIX si parla della restituzione + dei libri, ma non delle some d'ariento.] + +XVIII, 8 R su[r] + +XX, 8 R i[l] re + +XXI, 2 R co[l] re + 4 (s)i smontò + 6 cominciarono a salutarllo + +XXII, 6 R tanto [ha l']aspetto + +XXIII, 4 RG e[d] i + +XXIV, 2 R sapere + 3 chell[i ha 'n] + 8 (si) menò + +XXV, 6 R ta[l] + 8 G comperai + +XXVI, 6 R [assolver] + +XXVII, 3 R cierta(na)mente + 8 (e) Salam. + +XXVIII, 4 R [mai] + +XXIX, 1 R partito fue + 2 onteso + 7 (questi) vi manda + +XXXI, 4 R e[d] a + 6 [a lui] + +XXXII, 6 R [gli] + +XXXIII, 4 R rispose[gli] + +XXXIV, 3 GR come + +XXXV, 1 RG cha + 5 RG e[d] una + +XXXVI, 1 R chavalcando + +XXXVII, 4 R undalulato + +XXXVIII, 4 R i[n] Dio + +XXXIX, 5 G per cura + +XL, 8 RG nel[lo] + +XLV, 1 R (in) sulla + +XLVI-XLIX: di queste quattro ott. abbiamo il testo apografo K + +XLVI, 1 RG e poi dicea:--a + 3 R avere + 5 R edel disse: deh + +XLVII, 1 RG. Quando fue + 2 con alleggrezza n'andarono a + 3 et a braccio + 4 tutta la notte istettero + 5 K il giorno + 6 RG accomiatava che a loro ebbe detto + 7 i' vado + +XLVIII, 1 RG contento di partir + 2 si rimuta sua g. + 3 e secondo ch'io trovo nelle carte + 5 lettere scrisse poi in ciascuna parte + 7 ne vo io + 8 al nipotente + +XLIX, 3 RG Infino che col marito suo vivette + 4 feciono insieme lunga e santa + 6 poi ebbon + 8 K fieci + I vv. 7-8 sono in RG: il qual conciede a noi il Creatore | + Questo cantare è detto al vostro onore. + + + + +X + + +La _Regina d'Oriente_ si legge in un numero notevole di manoscritti. + +_K_.--Codice Kirkup. Manca il primo fascicolo del codice, sicché il +cantare si inizia al quinto verso della IX ott. del secondo +cantare. La perdita di quelle 16 cc. deve essere assai antica, poiché +due diverse mani del Quattrocento notarono in alto alla c. 17 A: +"Chomincia i chantari della reina d'oriente". Il resto segue fino a +c. 24 B: sono omesse due ottave, la IX e la X del terzo cantare. Per +la sua compiutezza, questo codice del Trecento che, unico, raccoglie +insieme le sparse opere pucciane, e per altre ragioni, che sono state +messe in evidenza dal Morpurgo, deve ritenersi assai prossimo +all'autografo. Naturalmente l'ho tenuto a fondamento di questa +edizione, senza per ciò obbligarmi ad una fedeltá pedissequa e cieca, +perché in molti luoghi la sua lezione è meno limpida di quella di +altri manoscritti, o si rivela addirittura errata. + +_E_.--Cod. Moreniano-Bigazzi CCXIII, c. 91 B: "Qui incomincia la reina +d'oriente". Le pagine 100-104, mutile, sono state restaurate dal +moderno legatore e poi completate col testo dell'edizione Bonucci. + +_M_.--Biblioteca Marucelliana di Firenze, cod. C. 265. Grosso volume +cartaceo, di cc. 182, racchiuso in una dozzinale, ma antica legatura +di cuoio e di assicelle di legno. Fu messo insieme o almeno acquistato +nel Quattrocento da un amatore, nonché della letteratura leggendaria, +anche del vino: da Baldese di Matteo "vinattiere alla _Nave_" in +Firenze. _La Regina d'Oriente_ comincia, senza titolo alcuno, a c. 49, +e, a tre ottave per pagina, occupa le cc. 49-80 b; dopo di che è +l'_explicit_: "Finissi questo libro". Pel tipo della composizione, +questo volume si avvicina e si rassomiglia a quello Moreniano-Bigazzi, +che pur contiene l'_Apollonio_ e poi la _Reina d'Oriente_. E anche per +la lezione gli si affratella; cfr., per esempio, IV, 1; V, 2; VI, 5-7; +VIII, 3; IX, 2-3-6-7; x, 1, 5-6-7, ecc. Sono omesse le ottave XXII e +XXV del IV cantare e vi sono parecchi errori di scrittura e di +interpretazione. + +_U_.--Cod. 158 della Bibl. Univ. di Bologna. Bel vol. di pergamena del +sec. XIV, scritto a due colonne, con rubriche, illustrato da +F. Zambrini nella Prefazione al _Libro della cucina del sec. XIV_ +Bologna, 1863, _Scelta di curiositá letter_., disp. XL), e piú +sommariamente dal Mazzatinti (_Inv. dei mss. delle biblioteche +d'Italia_, xv, 156). Appartenne al pontefice Benedetto XIV. La _Regina +d'Oriente_ vi occupa 9 cc. e una col. della 10^a (c. 86-95 a) con +circa cinque ottave per colonna: manca la fine del terzo cantare +(XXXVIII-L) e il principio del quarto (I-XXIII, v. 5), in tutto 35 +ottave, le quali dovevano occupare per intero due carte, tra l'attuale +c. 93 e la 94. Oltre questa grande lacuna, dovuta alla perdita delle +due cc., il testo è mancante dell'ott. XIX del terzo cantare. Questo +ms. è indicato dal Bonucci col nome di "Veggettiano XV", nome che non +gli appartenne mai, se non per questo che esso ebbe dal bibliotecario +Liborio Veggetti la nuova segnatura 158 (e non 15) in luogo d'un'altra +piú antica. + +_Panc_.--Cod. Panciatichiano XX, del sec. XV, c. 82. Contiene, +anepigrafe, solo le prime 4 ottave. + +_T_.--Cod. Tosi, del quale non conosco il destino. Questo ms., che +conteneva la _Sala di Malagigi_ e la _Regina d'Oriente_, dopo esser +passato per le mani del bibliografo Tosi "attraverso le Alpi e la +Manica, andò a cascare Dio sa dove", scrive il Rajna. + +_L_.--Ms. posseduto dal cav. Fortunato Lanci di Roma e da lui +trasmesso al Bonucci, il quale se ne serví specialmente nelle 35 +ottave mancanti in U. Non so se questo testo fosse copia di un codice +antico o un codice antico esso stesso, e di quale secolo, nulla +dicendo il Bonucci. + +Le stampe popolari della _Regina d'Oriente_ sono cosí numerose che non +spero che l'enumerazione, che ora segue, possa essere compiuta: + +I (1483).--LA REYNA D'ORIENTE.--In fine: "Finita la reyna doriente adi +2 guiugno (_sic_) Mcccc. lxxxiii, In-firenze".--In-4° 3 +quad. (reg. _a-b-c_) caratt. tondo, 4 ottave per pagina: cfr. Molini, +_Operette bibliografiche_, p. 114. + +II (1485).--Ediz. s. a. n. l., in 4° "carattere rotondo, che ha del +nostro corsivo", mancante di virgole, numeri e richiami. Un esemplare +fu rinvenuto alla metá del Settecento, a Napoli, da S. M. di Blasi +(_Continuazione della lettera del padre d. Salvatore Maria di Blasi +intorno ad alcuni libri di prima stampa, _negli_ Opuscoli di autori +siciliani_, t. XX, Palermo, 1778) in un ricco volume miscellaneo di +stampe popolari del Quattrocento. + +III (sec. XVI).--_La Regina d'oriente_ (gotico).--Segue un intaglio in +legno, che rappresenta una regina in orazione; indi le tre prime +strofe. Inc.: "Superna maestá da cui procede" Fin. alla c. 10 B, +seconda col., l. 44: "la historia è finita al vostro onore". </sc>Il +Fine<sc>.--s. l. n. a. n. t., in-4° car. romani con seg. e cust., +senza num. di pagine. Le ottave sono 194, le figure 10. È posseduta +dalla Bibl. di Wolfenbüttel, _Miscell_. n. XIV. + +IV (sec. xvi).--Edizione identica alla precedente, ma posteriore; è +posseduta dalla Bibl. Magliabechiana. + +V (1587)---LA REGINA D'ORIENTE--In fine: _In Firenze, appresso +Francesco Tosi, alle Scale di Badia 1587._, In 4°di 12 cc. non +numerate (Reg.: A, Aij, Aiij, B 2, A 5, A 6) a due coll., car. +tondi.--Reca cinque stampe: la prima, nel frontespizio, rappresenta la +regina che prega; la seconda (c. B 2 _recto_) la celebrazione del +matrimonio; la terza (c. 6 _recto_) un giardino, dove il Re e la +principessa si tengono per mano; la quarta (c. 9 _r_) e la quinta +(c. 10 r) rappresentano una battaglia di cavalleria. Le ottave sono +194: fin.: "Al vostro honor Anton Pulci l'ha fatto".--È nella +Bibl. Palatina di Firenze. + +VI (1628).--LA REGINA D'ORIENTE--In fine: _In Firenze, Rincontro a +Sant'Apolinari_, 1628. _Con Licenza di Superiori_. In-4° di 10 carte +non num. (Reg.: A-A5), a due colonne, caratt. tondo. Dopo il titolo, +la medesima stampa che è nell'ediz. V, ma con diverso contorno. Un +esemplare è nella Palatina. + +VII (sec. XVII ex.).--_Historia della Regina d'oriente, dove si +tratta di molti apparecchi, trionfi, e feste tra valorosi cavalieri_, +Bologna, Pisarri, s. a., in-12° Questa edizione fu riprodotta piú +volte, nel sec. XVII e XVIII, s. a.: cfr. G. <sc>Libri</sc>, _Catalogo del +1847_, n. 1106; Brunet, _Manuel_, IV, 957. + +Moltissime sono le edizioni popolari del sec. XVIII e XIX. "Di questo +poemetto cavalleresco popolare--scrive lo Zambrini, _Opere +volgari_[4], col. 848--si sono fatte in ogni tempo, e quasi direi, in +ogni cittá d'Italia edizioni per uso del popolo, ma grandemente +sfigurate e ridotte in tutto alla moderna dicitura". + +Oltre le numerose edizioni popolari, ne abbiamo due, che vorrebbero +essere critiche e filologiche: + +VIII (1862).--_Historia | della | Reina d'Oriente_ | di | ANTON +(_sic_) PUCCI | Fiorentino | Poema cavalleresco | del XIII° secolo | +pubblicato e restituito | alla sua buona primitiva lezione | su testi +a penna | dal dottore <sc>Anicio Bonucci</sc>. Bologna, 1862 +(disp. XLI della _Scelta di curiositá letterarie_).--Il titolo è lungo +e contiene moltissime promesse, delle quali, con mirabile +sfrontatezza, nel libro. Il testo non è per nulla rivisto sui "testi a +penna", ma è condotto sul cod. U fino al cant. III. ott. 37. Per le +35 ottave mancanti in U e per il cant. IV, ott. 23-24, l'edizione è +dedotta dal testo del cav. Fortunato Lanci. Con questo pasticcio, il +Bonucci si illudeva di aver scoperte le "auguste virginali bellezze" +della poesia antica; ma gli spropositi, che gli piovvero tra le carte +da ogni canto, sono cosí numerosi e piramidali, che quella edizione +resterá per un pezzo un monumento di cieca ridicolaggine. Del resto, +tutti riconobbero subito di qual pregio fosse il libro del Bonucci e +non gli risparmiarono rimproveri; ma egli soleva giustificarsi, +dicendo che si era fatto correggere le bozze dalla serva. E qualche +anno piú tardi mise fuori una nuova _Regina d'Oriente_. + +IX (_1867_).--_Historia della Bella_ (_sic_) _Reina d'Oriente, poema +romanzesco di_ ANTONIO PUCCI _fiorentino, poeta del secolo di Dante, +novellamente ristampato ed a miglior lezione ridotto sopra un testo a +penna Marucelliano_, in Bologna, 1867, in-8° di pp. xvi-64. In fine: +"In Bologna, fatta stampare dal bibliofilo Anicio Bonucci, nelle case +di Costantino Cacciamani".--Ma questa edizione "riveduta" non riuscí +meglio della prima e, se quella fu corretta dalla serva, "v'è da +dubitare--diceva argutamente lo Zambrini--non le bozze stavolta +fossero rivedute dal guattero"! + +Preparando questa mia edizione, le due bonucciane non potevano in +alcuna maniera servirmi, se non per rappresentare, chi sa come +trasfigurate, le varianti del testo Lanci, del quale ignoro la sorte; +e perciò mi sono valso senz'altro dei quattro manoscritti: K, M, E, U. + +Subito la concordia nelle lezioni e negli errori tra U ed E mi avvertí +che essi formano una famiglia distinta. Dove gli altri mss. hanno "ed +ella fa'" (I, 30, 7), U ed E recano insieme "appresso fa";--dove: "non +ne pensate d'aver" (II, 33, 3) E "non v'è mestier", ed U "non vi fará +mestier";--KM "paresse" = EU "tornasse" (II, 36, 7);--KM "che figliuol +era" = EU "chi 'l signor era" (II, 37, 7);--KM "l'ha fatto" = EU "lo +fece" (II, 40, 6);--KM "prima che 'l v'entrasse" = EU "parea che +tremasse" (III, 2. 7).--E l'enumerazione potrebbe continuare +all'infinito. + +M aderisce per alcuni tratti ad E e per altri si mostra tributario +di K. Nel cant. IV 16, 7, E reca "e poi col re si mosse"; +K sopprime l'"l", come sempre, per un vezzo di pronuncia, "e +-----File: 374.png---\\\\------------------------------------ +poi core si mosse"; M, malamente interpretando l'inesatta grafia +di K, storpia cosí il v.: "e poi a correre si mosse". + +K naturalmente ha un testo buono, ma non impeccabile. Molte volte la +lezione si rivela una corruzione di quella data da E e M, che il senso +e la rima accertano esatta: E "crescendo" = K "che sendo" (II, 29, +5);--E "s'ella" = K "sole" (II, 43, 3);--EM "la possa" = K "la poscia" +(III, 1, 5);--EM "nolle" = K "nulla" (III, 28, 8);--EM "avere isposo" += K. "vero sposo" (III, 28, 7);--EM "ove il cor pogno" = K "ove il +compagno" (IV, 1, 6), ecc. + +Abbiamo dunque tre tradizioni, quella di K, quella della famiglia EU e +quella di M, il quale è nei passi prima arrecati tributario di K e in +questi ultimi è invece da lui indipendente. Insomma i rapporti tra i +vari mss. potrebbero cosí rappresentarsi graficamente: + + _autografo_ + | + ___________|________ + | | | + x K y + | | / + _____|_____ | / + | | | / + E U | / + \ | / + \ | / + \ | / + M + +Ecco ora le principali varianti: + +I, 2 E dalchuna sostanza; + M d'altrui bene si stanza + 3 U a chi ti richiede; M essere chortese achum che ti + +II, 4 E di se inn.; + U fa inam. + 5 M che poi rimato + 7 U chio vi prometto + 8 U piú bella. + +III, 2 UM nel + +IV, 1 U Giusta reina e di + 6 U avea + 8 U lavea a tutto suo; + M Questa gli; + E in suo piaciere lavea nel suo + +V, 1 U Sicome dice li erano; + M sera; + E sichome som + 4 EM ed eran + 6 U [che] angeli parean non che + +VI, 1 E Em guardia; + M questa gentil reg. + 5 U quella + 7 U che mai nol fe' simile signore + +VII, 4 E papa; + M pare + 5 E per difese + 7 U, seguito dal Bonucci: Per ubbidire de lo papa il manto; + M. Per riverentia. + La lez. di E che accolgo, è pur quella delle ediz. quattrocentine. + +VIII, 3 U questa vita ogni altra + 4 U mondane cose vole al suo diviso. Il BON. segue questa lezione, + che non dá senso alcuno; EM e l'ed. del 1475: "mondan diletti + vuole". L'ed. 1475: "tien" per non diviso (M divini). "Tenere + per non diviso > = "considerare indivisa una proprietá" + (_Crusca_, IV, 781), sicché intendasi: "La regina d'Or, + considerava le gioie della vita quali una proprietá indivisibile + per tutti gli uomini" + 5 U di morir + 7 M per acertar la fate che in pers. + 8 UM dinanti + +IX, 1 M fé + 2 EM a chonsigliare + 3 U tra ciento + 6 EM quanto poteron perché la + 7 E sotto la pena del fuoco la si muovesse + 8 M segnale pap. + +X, 1 U caminò + 2 M questa + 5 U che disiato ò sopra l'altre + 6 U ho sempre mai di fare + 7 EM e quelle + 8 E tene; + M po' le + +XI, 3 M c'ogn'uom + 5 E raccontolli + 7 EM che ella + +XII, 1 E ave + 3 E addomandandol della sua adornezza; + M domandollo + 4 M ond'e' rispuose, el mess.; + U savio messaggieri + 5 U sua savezza + 7 BONUCCI: "lo nobil baronaggio e lo suo avere", smentito da EMU + +XIII, 1 U ludiva subito contare + 2 U e BON.: crescea la voglia + 3 E al p. and. a rachord.; + U rammentare + 4 U e BON. un termine + 5 U e BON. Sed ella viene fatela; + M ispogliare + 6 E Se non v'è colpa faccilisi + 7 U e BON. (giá) + 8 U e BON. (si)son poscia + +XIV, 1 U e BON. Veggiendo (_sic_) il papa + 4 U e BON. soppena + 6 UE farò; + BON. fece + +XV, 1 E vaveva + 2 U e baroni + 6 U in sign. + 7 U ed altre donne rimase; + M vedove e figlie; + E vedove donne rimase + 8 E marchigiane + +XVI, 1 U e BON. li ebbe in p.; + M raunato a suo modo il p. + 2 BON. si fu + U lalta reina sicome saputa; ma questo verso appartiene all'ott. + XXXI, 2 + 4 M gl'avia data; + U che dal papa avia avuta + 5 M proponimento + 7 U a voi p.; 8 M uno gran chonte + +XVII, 1 U dissele: reina + 3 U duomiglia + 5 EM sedio fallassi + 6 E a me + 8 E chi contradicie acciò + +XVIII, 3 EM e io + 7 E di parlatoro; + U del perlatoro + 8 EU barbassoro + +XIX, 1 U e BON. lo quale + 2 E di vero; + M. neneri + 5 E morir se io con loro presente + 6 E diece milia + 8 M la pr.; + U caval. e chi pedoni. + +XX, 1 E Ella li ringr. + 3 U e disse + 6 EMU nel mondo + 7 E ora mi; + M ormai mi + 8 M che pare a voi + +XXI, 2 U andava piú l'uno che l'altro volentieri + 3 U e della + 4 U piangeano donne + 5 E le ordin. + 6 M armati dieci + 7 E e la metá + +XXII, 1 EM E la reina. Mi attengo ad U, nonostante la concordia di EM, + perché l'espressione: "l'alta reina" è costante nel cantare + (cfr. XVII, 1; XXXI, 2; cant. sec, XIV, 2; XXIII, 8; XXVI, 2) + 6 M contrada + 7 U onde ciascun si parti; + M e tutti si partiron + 8 E ella duchessa + +XXIII, 1 E E voi singnori perche siate; + M che vo siete + 3 U con trentamila. Dall'ott. XXI, 6 sappiamo con certezza che i + cavalieri della scorta erano in numero di 10000 + 4 E gagliardi tutti quanti e pien di posse; + M che di sea tanti non teme niente + 5 U e di pedoni assai annominati + 7 M mantello + +XXIV, 3 M musiche + 4 U [ch']allor + 6 E giorno + 7 M chiuse di scarlatto + +XXV, 3 ME neri turchi + 6 U con molti suoni + 7 M in su ogni + 8 E dove che l'arme + +XXVI, 1 U Nel mezzo avea; + M Appresso a questo un charro + 2 U tirato; + E il qual tirava; + M tiravan + 3 E come; + M piú che + 7 U di pietre e gemme aveva la cort. + 8 E vi + +XXVII, 2 UM e camp. + 3 E per dodici R. + 4 E El; + M Chol + +XXVIII, 1 E chorrava + 2 E luciano; + M lutiano + 4 U menava oro e argento + 5 U fiume anzi era di + 7 M e correva pel suo; + E e per lo suo correva + 8 M e' non è mer. + +XXIX, 2 M turchi neri a piè; + E turchi a piè e piú dintorno + 3 M capo sopra una; + E sunn una; + U avea una + 4 U con istendardo ch'era + 5 U e ver.; E che veram. + 6 E fa bisogno + 8 U che sará + +XXX: in U e BON. i vv. sono cosí disposti: 1-2-5-6-3-4 + 3 U e riguardando la sua + 5 E delle; + EM ch'ognuna parea + 6 EM angeli di paradiso senza + 7 EM l'un coll'altro + +XXXI, 1 U dismotò; + E dismontava + 3 EM con mille turchi montò + 4 U però ch' a torto + 7 U gittandolisi a piedi chon umiltade 8 UE che com. + +XXXII, 3 V e tutto laltra + 6 M ch'io non commisi + 7 EM e 'm vita + +XXXIII, 1 M i' prendo + 2 E etterna + 4 U uscire; + E debbin; + M debon + 5 U disiando ciò mi pare stare + 7 U chero + 8 E ma spero aver l'altra vita gioconda + +XXXIV, 1 M ora ch'io + 3 M quella fu sola alza i panni + 4 U li mostra + 5 M dicendo + 6 E con questo ho fatto + 7 U sulle carni un ferro + +XXXV, 1 U Levossi su + 2 E che gratia; M santa donna; + U chieri + 4 M dicendo a quello: Iddio; + E per cui mi; + U a cui mercé + 5 U dicendo padre + 6 E a piè de'; + M presso a' + 7 M di tal chiesta; + U Quand'ebbe ella di ciò la voglia + +XXXVI, 1 U io voglio; + E i vo'; + M santo padre + 2 U mel + 3 U con + 5 U il papa disse: Donna or ti procaccia; + E papa + 6 M arai di corto; + U del ventre tuo tosto avrá la preda + 8 U [ad] + +XXXVII, 6 U e' tornò arrieto + 8 U di c; + E sopra la guardia destro + +XXXVIII, 4 U ella non prenda + 7 M e c[i]ò vuol fare per + 3 M el periato + +XXXIX, 5 M che quando + 7 M del + +XL, 1 U come voi sapete; + EM come sapete davante. Ma "davante" non ci si è detto nulla + 2 U sett. con tremila secento; + E cento sessanta con mille dugento; + M sessanta sei con semilia davanti + 3 U ellegion + 4 U sarebbe + 6 E n'avrie + +XLI, 1 U egli disse + + 2 U loro a tutti quanti i freni; + E e gli altri arnesi; + M e sua arnesi + 3 E fa che lo sq. + 5 U che t'inganni + 6 U ciò non pesi + 7 E alquanti di voi procuri sua + 8 M se questa guerra + +XLII, 1 U il + 8 U tosto l'ebbe + +XLIII, 1 U disseli: se dama + 2 U damor + 4 BON. che'n tanti; tutti i mss.: "con" + 5 M vorete + +XLIV, 1 E seguir la sua + 3 U madre mia io muoio + 4 U reina io sono; + E reina si m'à + 6 U in questo palagio; + EM sare' sanicato + +XLV, 2 U settantadue + 3 BON. salutolla + 6 U non facessi meco; + E facessi teco + 7 MU sospirò + 8 V e disse: Io vi verrò + +XLVI, 1 EM e ord. + 3 U siate + 4 E a seguir me se bisogno n'avronne + 8 EM [a]; + U qual. feria si gli. + +XLV1I, 2 M lesi + 4 [che]; + U di ciò nel viso tutta + 6 E in zambra; + M lerece + 8 U vuole + +XLVIII, 2 U la camera; EM che n'eran prima + 3 M ma sempre stavano + 5 M tutti andaro; U allor si ficcaro + 6 M sospinso[n] + 7 U levassin + +XLIX, 2 M non sapete levar + 3 E è tra voi n.; M uno si buono che + 5 U correvano sc; E baroni; EM quei balconi + +L, 1 E in su quel punto fu + 3 M e allo imp. sulla + 4 M le die' un colpo che cade istram.; + E die' tal che morta cade istrangosciata; + U cadde morta + 5 E e secondo chel cantar manifesta + 7 EM scapitò. + + +SECONDO CANTARE + +I, 3 E e perdi: + M si sperdo. Si costruisca: "Perdona a me s'io perdo il tempo" + 4 EM perdonami + 6 U tanto de la tua gratia chio te chieggio + +II, 3 U di valore + 7 U or seguitiam; + M chon (= come) + +III, 1 U si socc. + 2 U de' suoi baron nessun trova; + EM de sei cavalier l'uno + 4 M ora ci p. + 8 U avea[n]; + EM avevan fatto (M vinto) la pugna + +IV, 1 E Quando la donna co' + 2 E fu ritornata senza + 5 E si disse + 6 M quinci + +V, 3 EM medicar si + 4 E che nolla potessono + 5 EM e' le con. + +VI, 2 U quanta gente ed arnese ha' tu conteco + 4 E avrá + 6 U tórnati; starati + 7 E che fugga + +VII, 1 U segreta + 2 M rispose amant.; + E disse incontanente + 6 M perché di loro ò ogniun data la traccia + 7 diceva + +VIII, 1 M impresa + 2 UM ci; + U fare + 5 M difesa + 7 EM [ché] + +IX, 2 M egli è meglio + 3 U per lor volere; + M al suo + 7 E prima + +X, 2 E Or siate: + K e disse + 4 U e trascinarla; + M. e trasc. sia; + K porta + 5 UM ciaschedun che sua + +U 1 e tutti i suoi baroni dicon che muoia + 7 U sian tutte sp. + 8 M e in pregione a Roma le menate; + EU e tutte quante sieno imprigionate + +XI, 1 M biltade + 3 U inanzi e da molte; + K inanzi per + 4 U venir + 5 U sospirò con gran; + K apresso sosp. + 6 U dismontò + 7 U gli occhi levati si fu + 8 U e di buon cuore + +XII, 1 U e disse: Di me pietá; + E noi + 4 U questo + 5 U che de le mie dame non si perda + 6 K dallor + K [io] + +XIII, 1 U fu + 3 U perche a Dio se' stata diritta + 6 U labbia; + E l'arai + 7 U gente come fa 'l mare al vento + +XIV, 1 UE Poich'è + 2 KM e la reina; ma cfr. la nota al cant. I°, XXII, 1 + 4 U inverso + 5 EU e come giunse allor, tutta + 8 KEM fugiva + +XV, 1 EM i roman se n'and. + 3 U ventim.; + E diecem. + 6 E avea; + U ebbe + 8 K di que' + +XVI, 1 U Essendo in isconfitta + 2 U a casa + 4 U che mai simile nol fece s. + 6 U elli rispuose + 7 U Lo fatto è ito + +XVII, 3 U ricchezze ch'ha tanto + 4 U tutto gli avvien per + 6 U cavalieri poi + 8 U parole maliziose; + EM p. malivagie + +XVIII, 7 U n'ha fatto + 8 U di q. + +XIX, 1 U e quando + 3 U e li suoi... ha bagnato + 4 U in gin. + 5 U e disse + 6 E i' mi confesso + 7 M pipento; + U perdonanza + 8 UE benedillo; dipartio + +XX, 1 K dama + 3 U e quando lesse la lettera + 4 EU di quel + 7 U e quando la nov. sua gente + 8 M fece + +XXI, 1 E nobiltade + 2 U di subito richiese + 3 U Ed elli disse; + E il re risp. per tal + 4 M sanza chagione; + U senza nome tal partito + 5 EMU trent'anni + +XXII, 1 U Veggendo il re ch'è si bella + 2 U si disse: Tu di' vero + 4 U in figliuol maschio + 5 UE la mattina lo fatto si + 7 K [d']; E in un + +XXIII, 1 U Ed in quel tempo lo re; + K [si] + 2 U e 'n pochi di passò + 3 EM di che + 4 U molta gente + 5 M dorato + 6 KEM quel(lo) + 8 E ella + +XXIV, 1 U disse + 2 U faccia l'uno a l'altro + 3 U dopo il proponimento sarà quello + 4 E faccia male + 5 K (e) non + 6 U sopra di voi vederete di corto + 8 K di ciò la gente ne fe' gran + +XXV, 1 U una ch'aveva + 2 U segreta; + ME segretaria + 4 E chome detto ái; + M d'avere ch'ancora; + U d'un f. [aver] + 5 U scandalo sará + 8 EM che 'l senno; + U che hai lo senno intero + +XXVI, 1 U del; + E Quando fu il tempo, di che fu agravata + 4 U segretamente un figliuol ch'ella fe'; + E cielatamente un fanciul fe' + 6 UE con esso in camera si fu + 7 UE le + +XXVII, 4 M fuora la ne mandò; + U fuor la mandò + 5 M che collo trastulla + 6 U ridendo; + E guardando + +XXVIII, 1 K dame; + U ella legreça delle donne fu + 3 U la novella tra + 5 U armeggiando in s. a; + E armeggiaron + 7 U e ciasch. crede che maschio + 8 K de' + +XXIX, 1 U di + 3 U facea; + EM fecie + 4 U stare bene ad agio + 5 K e pò che sendo a modo mascolino + 6 M la fe' vestire di fine adoagio + 7 K pare[va]; + U (chede) pareva + 8 KME altro (mai) + +XXX, 4 U e pui si ordino ched ei v. + 5 U Da poi + 7 E apresso fe' t. l. sua f.; + U apresso fa + +XXXI, 3 K chi' temerò + 4 U danno né v. + 5 E potrá fare; + U e t. non può + 8 KEM (e) s'io + +XXXII, 3 U Come fu giunta si v. + 6 U poner + 7 manca in U. + Dopo il v. 8 U ha il seg.: infine che insegnato no' gli avrai + +XXXIII, 1 U ma se voi fate sí + 3 U non vi fará mestier; + E non v'è mestier + 4 K quanto voi; + E quantunque + 6 U che sol + 8 U farollo + +XXXIV, 1 UE quando; + E Ella fanc. poi che + 2 U d'apprendere ciò ch'ella v. + 3 EU quando la madre + 5 UME rispondea; + E ema + +XXXV, 2 M sí che l'era + 3 EMUK pari + 4 K in isc. + 7 M (n') avea; + E che in sé + +XXXVI, 3 M presto + 4 U il suo figliuol; + M ne men.; + E adobbasse + 5 U c. d. d' un color + 6 U e a cavallo + 7 EU tornasse + 8 K e d'oro + +XXXVII, 2 U ciò che comprese da quella scrittura + 4 K molti begli; + M ricco + 7 K chi figliorera; + U che signor è onde li + 8 U piú che lle + +XXXVIII, 1 U cavalcaro per + 2 UEM si + 5 U che tutti + 6 U si gli andassono a fare + 8 M a altra gente a cavalcare fur + +XXXIX, 1 EMU e la; M comando + 2 EU dovia + 4 U posare + 5 U [di] + 6 U si fu veduto si bel cioperare + 7 U e giunto il re + 8 EU sarebbe; + M non si potre' per me fare manifesta + +XL, 1 EU e poi + 3 U diceano + 5 U che 'l padre naturale; + KME certo; + M sono + 6 M colle sue; + EU lo fece + 7 [ch'] + +XLI, 1 U dimostrare + 3 U imparò a... ed a + 4 U era prò' + 6 K bene arpe e l. + 7 M per l'universo + 8 M per tutto e ogni verso + +XLII, 4 M la mia figlia vuole + 5 M Perch'io; U e' no so + 7 manca in U; + M voi s.; + E confaccia + 8 In U l'ultimo v. è: "prima che morte di vita mi sfaccia" + +XLIII, 2 E elle vert. + 3 E suo conv. + 5 U e bella d'adornenza; + U sole dela pariscenza + 6 U lui ha in se ogni biltá + 7 U fuora non ha + +XLIV, 5 U ond'elli l'accetta di buon + 6 M e disse + 7 K ciambra + +XLV, 5 M alor prom. + 7 U dicea: Non ciò facendo, parria sdegno + 8 M diserto ne sará 'l tuo + +XLVI, 1 U lore fece + 6 U d'offendere al padre celestiale + 8 M vuo' far + +XLVII, 1 K preso + 2 E ap. e fe' + 3 M onde tutta la g. + 4 U ambasciata + 5 U lo con. e 'l + 6 U caminare fe' + + 8 KEM diciendo ingenochiossi + +XLVIII, 1 M Reina tu non mi vedi + 2 M onde mi dá la tua benedizione + 3 U si trasse gran + 4 U cotal + 5 U ov'ai + 6 M e la discrezione + 7 EM rispuose la reina + +XLIX, 1 U la donna uccisi e ne son + 2 U del signor + 4 U né faccia ciò che 'l; + E non sará quello; + M fará quello che 'l patrimonio + 5 U se ciò torna + 6 M asperamente lo + 7 UE d. B. disse + 8 U collei i' credo qui menare + +L, 1 U si l'á + 2 U si partio + 3 U e coll'ambasceria; + M tanto effetto + 4 U che lui seguio + 5 U Nel t. canto + 8 E onor dett'è questo c.; + U Antonio Pucci rimò questo cantare + In M. vv. 7-8 sono: + e come alfine per gratia di Dio + a ogni suo voler la convertío. + + +TERZO CANTARE + +I, 1 U quì guidato + 5 U chio possa dire come; + M si come è cominc. + 6 U gente questa storia; + E dar vettoria + +II, 4 U da + 5 E oramai + 6 U orribilmente; + K comparisce + 7 UE Roma parea che tremasse + 8 K choli... ntonasse; + E tonasse + +III, 2 E con tutta; + M chompagnia + 3 M furono davante + 4 E allegrezza che fan + 5 U si furo + +IV, 3 U Costui; + K Ansalone; + M un Ans. + 4 U agnolo par + 7 U e dismontó sempre con donna + 8 U appresso; + E va appresso + +V, 1 U quando il re + 5 U montôro a cavallo e andaro tanto; + M e furon mossi a cavalcare tanto + 6 U furon + 7 E iscesi; + U montar la + 8 E trovarom + +VI, 1 UE 'nginocchiato gli si fu al piede + 3 E quando sí bello + 4 K sei; + M signor mio + 6 U se piace a te, contento ne son io; + EK se tu t'appaghi tu son content'io + 7 U ed e' risp. + 8 E vostro son io; + M piú lieto sono che fussi mai persona + +VII, 1 U assé chiamò + 2 EU isposo + 3 UM [che] + 4 U bianco lo vede chome la spera e sole + 7 K son piú; + E son piú che cont. + +VIII, 1 E tenendo + 2 M duchi e re + 4 M che rilucevan piú + 5 U e ben valean piú di cinque + 6 U che fosse 'n que' + 7 U e tanta festa se ne fece 'n R. + 8 U di che... se ne noma; + KE sona. + +In K mancano le ott. IX e X + +XI, 3 U novel + 7 E come fa + +X, 2 EUM verginitade, ma il verso cresce + 3 U il m. di fatto è; + EM e di che matr. + 6 U mei + 8 U e seco tien + +XI, 1 U quando + 3 U il piglia sanza; + M il pigliaron e; + 3 E di p. in zambra si l'ebber; + U e colla sposa in cam. è serrato + 4 U ell'andò a letto dov'ha disiato + 5 U poi che dentro con lei fu riserrato; + M che fu con lei dentro; + K lui + 7 U voi; + M signor + +XII, 1 U Quando il + 2 EM io vo fare a Dio; + U perch'io vuo fare + 5 M poi che con questo mi convene; + E poi che mi convene in tal modo + 7 M perché insino a ora son vergine istata; + U poi che lla v. t'ho observ. + +XIII, 1 U tutta + 2 EM dall'altra proda + 3 K fatto a la dura + 4 M troppo hai; + U assai tu m'hai; ma qui il "voi", altezzoso e corrucciato, + sta assai meglio del "tu" + 5 M ti + 7 U anco per ingenerare e ffar + +XIV, 2 M ingniuna; + U nessuna + 3 U son quello che t'aggio; + E quella + 4 U contare + 6 U Fattura fu di donna Berta mia + 7 U dicendo; E Sorella mia, uomo io non sono + 8 EM ma degna di morir cheggio + +XV, 1 U disse acciò che; + EM ciò che + 4 M credette; + E fatto in breve. + 7-8 E e poi le disse quella donna bella: + Non pianger piú che sarò tua sorella + +XVI, 3 U e questo fatto + 4 U a tutta la lor vita allor + 5 U con poco; + M e un poco dim. + 6 K a quella; + U e 'n c. tornaro dov'era la gente + 7 E la qual era ita tutta notte dintorno; + U li quali erano iti tutta notte din. + 8 U poi si levaron + +XVII, 1 U asse la f. + 2 U si allegra; + E vedendola si + 3 KEM [figlia]; + U (mia) + 4 M meglio; + U rispuose + 5 M adimandava; + U e cosí disse a chi + 6 EM per non diviso; + K per non aviso; ma cfr. la chiosa al cant. 1 VIII, 4 + 8 E che e' fussem + +XVIII, 1 U quando + 4 U [mai] in + 6 U rispuose il re: E' parrebbe; + E E' parrebbe + 7 U Lo ben fare abbisogna + +XIX, 3 E il re parlando; + M breve parole + 8 E muovi + +XX, 3 E leggendo il re + 4 U di ciò + 5 UE appresso s'è levato + 6 K contata + 8 K Ed e' la; + U e sí gli disse + +XXI, 2 M ch'io + 3 U muoviti e non dire ad altrui + 4 U non dire a nullo per qual via tu + 5 E ne vo gir com lui + 6 U ed elli disse; E Va sed e' t'a.; M e tu va se t'a.; U Vanne se t'a. + 8 U lo re menò la moglie + +XXII, 3 K. Del suo tornar; + M si fe'festa sovrana + 5 U partí l'ambasceria; + M altana + 6 E fa; + M gran doni + 7 U disse a lo 'mp.: O signor + +XXIII, 5 M di lei maggior + 6 U tra moglie; + M né moglie + +XXIV, 2 M l'una l'altra + 3 U era; + K vene + 4 U e' stavano + 6 U biastemogli in molto aspro; + E ripresele con diverso + 7 U ed ella disse: Va via + 8 M tal favella + +XXV, 1 M tutta crucciata + 2 U fra lo suo cor + 5 U si fu avviata; + E inviata + 8 M che femin'è 'l marito + +XXVI, 1 U Lo 'mperador disse + 2 E ch'egli abbi + 3 M allor prese + 5 U disse al signor: Quest'è di gran periglio + 6 E poscia; + M poi ne facciamo aprirsi; + U e faciasi di lui + 7 EM lo 'mperador; + UEM se ciò torna in palese + +XXVII, 2 K ed a' re; + U ello re + 4 U visitassono + 5 KU el re + 7-8 M cavalcarom... trovarom + +XXVIII, 1 KEM de la lor + 2 EU gran festa + 5 UM ed ella fu accorta ed + 7 EU ch'avere sposo + 8 U lo imperador per questo; + K nulla + +XXIX, 1 U Poi ordina d'andar fuori alla caccia + 2 E figliuola e 'l c.; + U la sposa e 'l + 3 U che si faccia + 4 U dentro alla sala per lo re un bagno + 5 EM e ciò facien; + U e tutto fa per vederlo a faccia + 7 U cavalcando + 8 U si faccia + +XXX, 1 U (ch') + 2 E la tal + 3 M alvi + 5 M il te l'arei; + U io te l'arei + +XXXI, 1 U per quella valle scura; + M dura + 2 K si va pur; + U va cerc. + 3 U perché affogar si volla per paura + 4 U di non essere giunto a + 5 KME dura; + E in una v. + 6 U dicendo: Cristo a te mi raccomando + 7 U poi scavalcò e da sé ebbe caciato + 8 K e fu; + U oscuro lato; + E bosco scurato + +XXXII, 1 U poi inginochiossi e ficcò + 2 U dicendo e + 5 U che me la. + +XXXIII, 1 K li s.; manca in U.; + E e 'l cervo giunse e inanzi + 2 U temette il re non fosse un; + M il re che tenne che non fusino c. + 4 UM e disse + 5 U subitamente + +XXXIV, 1 U si pose m. alla + 2 U poi che partito fu l'agnol presente + 3 U di sí + 4 E potrá + 5 MU Onde molto; + U s'assicura + 7 K _lodamus_; + E _lardamus_; + M _laldamus_; + K a[r]mato + + [Come ho avvertito piú volte (cfr. Regina d'Oriente, 2° cant., + L; 3° cant., XV e L; 4° cant., XLI) il distico finale + dell'ottava veniva mutato assai facilmente dai cantampanca e + dai trascrittori. Tra i vari casi, quello della presente + ottava è il piú caratteristico. Il testo di U (= Bonucci) + reca: + + _Te Deum laudiamo_ che ci a' dato + e uscí del luogo dov'era inborato. + + M: _Te Deum laldamus_ sempre sia lodato + e uscí fuora dello iscuro burato. + + E: _Te Deum lardamus_ a dir cominciòe + e uscí del bosco ov'elli albergöe. + + La lezione che io riproduco è quella di K.] + +XXXV, 1 E trovò + 2 E in R.-3 + U grande lumera + 4 U tutta la selva la notte ognuom di foro + 6 U mill'oncie d'oro da corte egli avrebbe; + E piú di mill'once + +XXXVI, 1 U quando furo su + 2 U cercar per la selva ebbe; + E ebbeno + 5 BON. Drieto la voce andorno tanto intorno + 8 Box. piú lieta fia quand'ella + +XXXVII, 1 U quando + 2 U inanzi a Roma giunse + 3 U che 'l re torna piú chiaro + 4 K e la sua: + U e coll'ambasceria + 6 K [che] crede; + U quello crede + 7 U come fu giunto quel baron; + E quando fu giunto + 8 K le + +XXXVIII, 4 M ca v'á d'ung. + 5 E E lo re si spogliò, ch'avea + 6 K co' barun + 8 M ne feron; + BON. facea gran + +XXXIX, 5 M portaron + +XL, 3 M in quello + 6 K puoson; + E recaron + [Nell'ediz. Bonucci (=L?) i vv. 7-8 sono cosí: + Disse lo 'mperador senz'altri guai: + Tu m'hai contento piú ch'io fussi mai.] + +XLI, 1 M sua isposa; + BON. che tutta era piena + 2 M considerando trovarlosi; + E trovarselo + 4 K dappoi; + BON.: e poi saputo aveva il; + M e non fu apena + 6 M al re + 7 BON. facendo inseme + +XLII, 1 E Da poi + 3 BON. come piacque a Quello + 4 BON. che guida 'l tutto, e' m'ha concesso questo + 5 BON. e se dal cielo discese + 7 BON. il re gli... prestamente + +XLIII, 3 M Padre concedi alquanto non ti noi; + BON. padre benegno che 'l puoi + 6 E benedizioni + BON. and. allegri col nome di + 7 E Ed e' + +XLIV, 1 K E[d] + 3 M madonna + 4 M e al b. d. r. fu inn. + 5 BON. e pensava; + K chiamarlo + 6 BON. onde che + 7 E rocca andò + 8 M |ed] + +XLV, 1 BON. La donna d'está + 4 E e 'ncontro si le fece + 6 E con anche piú (=BON. con ancor piú); + M con tre piú; si intenda: "con tre piú di dieci" ="con tredici" + 7 BON. dodici + 8 E simile ciento centinaia + +XLVI, 1 E quand'ella; BON. (a lui) et ella allora + 3 BON. madonna + 6 BON. andar lo fe' alla rocca a riposare + 8 E misselo; + M fé 'l metter d. e poi serrare + +XLVII, 5 E effetto crudo + 6 BON. lievati + 7 Bon (ch')io s. + +XLVIII, 2 BON. e si fu a. + 4 BON. che di presente e' fussi disp. + 6 E si gli; + BON. ella tosto si giacque a lui da lato + 7 BON. un suo + +XLIX, 1 BON. Il re destato + 3 BON. ogni cosa tocca + 4 BON. che far si crede con sua dolce sp. + 6 BON. trovava + 7 E parole noi conforta né + 8 BON. di quella rocca il pianto spande + +L, 3 E sapiate + 4 E ebbe la d.; + BON. la moglie al suo mar. ad aq. + 5 BON. E com'ella + 6 E e BON. quarto cant. + 7 BON. El re si fu condotto a tristo sch. + 8 M compiuto; + E Al v. onore finito è il canto trezo + +Nell'ed. BON. i versi di questa ottava sono cosí disposti: 1-2-3-5-6-4-7-8. + + +CANTARE QUARTO: + +I, 1 BON. piú tempo; + K pettenpi + 6 K ovel compogno; + M cuore; + BON. ch'io comp. + +II, 3 M fu el gran re + 6 BON. la donna sua, che di fuori t. + 7 M e alla suocera sua; + BON. E la moglie del re + +III, 1 M udí + 2 K avea; + E la sua f. + 4 K nel suo M prode e s.; + E prò e; + BON. molto s. + 7 M BON. int., int. + +IV, 1 BON. La reina d'o. quando int. + 2 BON. in quella rocca era el suo f. + 3 BON. a tutti e' suoi baroni fe' p. + 8 BON. dove el figlio + +V, 1 M guernita + 2 M che sí forte + 3 KM fornita + 6 BON. fa una c. + 8 E si vincesse; + BON. si prendesse + +VI, 1 M isteteno in ass.; + BON. che giá fatto è + 2 BON. colla cava giungevano alle m. + 3 BON. e poi che forte ha tagliato l'assedio + 4 M aspra e d.; E fuora b. dura; + BON. dar di fuori la b. d. + 5 BON. entrorno ché + 7 M per lo re; + BON. e lo + 8 BON. e quella donna prigione m. + +VII, 4 KEM andar in oriente con molta all. + 6 E. fecieno: + M. fe' mettere in prigione co' + 8 BON. ne menar + +VIII, 2 BON. fecesi + 3 BON. incontrato + 4 BON. e av..... bezzicare; + E ch'egli abbi + 5 BON. l'ebbe veduto e toccato + 6 M cominciare; + BON. a molta gente fece app. + 7 BON. a giostr. arm. et isch. + 8 BON. fece + +IX, 1 K (co)tanto + 2 K d'incarcieratti; + BON. de' prigioni + 3 BON. colla guardia + 4 M umile molto + 7 E Ella li disse + 8 E nelo + +X, 2 BON. da ogni c. + 3 BON. e giunto in + 4 E dovria; + BON. Batt. di donna addomanda + 6 E puosesi in campo; + BON. poselo in campo e disse + 8 E fecie; + M ella g. alla donna fe' risp. + +XI, 3 BON. forza + 4 M s'i'; + E una malvagia rea + 5 E che 'l tuo + 6 E alquanto di prigione a trarmi dea; + M a trarmi; + K alquanto rea + +XII, 3 BON. Ella rimase allora pura e netta + 4 BON. e liberolla; + E si lib. + 5 BON. or vo' sappiate + 6 M avea con seco + 7 BON. e M riebbon; + BON. tutto 'l loro + 8 E fur + BON. furno morti + +XIII, 2 BON. ne rese; + E si rende... come + 3 BON. subitamente a cavallo è montata + 4 BON. e andò al torneo della + 5 BON. poi allo albergo corse e quivi + 7 BON. a ferire al torneo ella n'and. + 8 E ne scontrava + +XIV, 3 BON. ognun + 5 BON. uscir di que' + 6 BON. disarmar fûrrogli; + M li furo dint.; + E fulle + 8 BON. e per amore a m.; + M i q. per aschio a morte; + E i qual per asthio; + K per lei + +XV, 1 K prevene + 2 BON. del gran re + 3 K edarme + 7 E quei + 8 K ella ci sta, el potrebb'esser + +XVI, 2 M senza piú dire + 3 K onde 1; + M onde 'l re + 5 M e la reina vecchia + 6 E chi di pregion l'avea f. + 7 M a correre + 8 E andò a lei infino lá dov'era; + BON. fecesi incontro lá dov'ella + +XVII, 2 M e torna alla + 3 M (ch')io; + BON. affr. + 4 BON. dietro + 5 BON. donna, o car signore + 6 E chieggio a vostra + +XVIII, 1 BON. el re li + 2 BON. quando; + BON. E verrò + 3 BON. alla madre + 4 E ch'io non ho qui piú che dugiento meco; + BON. che 'l re n'aveva da d. + 5 BON. Disse la donna: Non ci fa; + E e non vi fa + 6 E n'ha + S E imfim fuor + +XIX, 1 BON. e come d. f. tre; + M beu due + 2 E domandò c. + 3 BON. lo + 4 M e como neglion sua + 5 E il re con tutta sua f.; + BON. el re fu preso con la sua mogliera; manca persino la rima! + 6 BON. e tutte l'arme tolse lor d'ali. + 7 BON. tanto cavalca che 'n suo; + M e tanto va quella donna ch'ell'entra + +XX, 2 BON. fecie + 3 BON. Poi che + 5 BON. ben sa' tu poi che mi v. f. + 7 E ond' io farò + 8 BON. per tuo amore costr.; + M di tuo + +XXI, 1 E ritrovava; + M di' re + 3 KME de' ferestieri + 4 E che ciascuno sgonbrasse + 6 BON. ritornò ciascheduno in + 7 BON. sapendosi che il re + +XXII l'ott. è omessa in M + 4 BON. in arme et in rumore + 5 BON. che savio era e bene; + E sicome s. e a. + 6 BON. alla sua donna ebbe scritto il + 7 BON. incarcerato + 8 K sagreto + +XXIII, 1 BON. Quando + 2 BON. quant' + 3 BON. fece venire presto in suo; + M per tutto + 7 U e cavalcaro assai per tal + 8 BON. ove prig. era il + +XXIV, 1 BON. E la sua gente quella cittá s.; + U ell'assedie la cittá, che non era + 2 BON. che niuno ent. non vi può ne use.; + U potea + 3 BON. mesi e piú vi fece star la + 4 M potien; + U posson; + BON. potean + 5 BON. apriron... dier; + KE diede + U di che aperser la porta della + 8 M ch'era tenuta; + BON. ed E: l'ha tenuta + +XXV: l'ott. è omessa in M + 1 U passando poi per una s.; + BON. cavalcando per la s. + 2 BON. donna sí + 4 E il f. + 6 K temendo + 7 U e pur veggendo che non potean p.; + E dissem + 8 U tornare ad. per p.; + E indietro + +XXVI, 1 UE alla marina; + BON. quando fur giunti del mare alla riva + 2 UE che mal far s'ing. + 3 U un es.; + BON. fece p. m. che es. + 5 U ed uno messaggio; + BON. de' romani appariva; + E venia + 6 BON. et al re + 7 M e disson i romani + 8 E che tu meni; + BON. ch'è menata + +XXVII, 1 UM il re sopra di ciò + 3 BON. Disse: Poi Dio + 5 U Poi fur partiti che non giron un; + E e poi gir forse un; + M ne giro + 6 E quell'armata + 8 U e con suo gente si tornò in oriente + +XXVIII, 1 M giunse; + U Tornato... lo re + 2 U per t. lo suo g.; + E 'l regno e gran; + BON. ch'è suo gran + 4 U il + 5 M giunti; + U e poi incominciò e prese a + 6 BON. dal piè fine al + 7 BON. tutti gli ing. che f. gli a + 8 BON. Quella falsa: + U f. gl'avea ['l] Signor della Spina + +XXIX, 1 U tal + 2 UE gridando tutti + 3 KEM mandi(vi)si oste; + U gente che quella città arda + 5 U e quella; + E la terra tutta + 6 U e diesi a lei sí gravosa + 7 E risposte + 8 EU vi fe' + +XXX, 1 E cotal; + BON. U quando la donna tal n. nota + 2 K dove l'oste; + M quella donna l'oste ebbe; + E a quella donna che l'oste; + U BON. che quello re l'oste gli ha b. + 3 M malcometto; + E malcometter + 4 E subito a macometto + 5 U davanti a la sua + 6 U e BON. S'tu hai forza, ora + +XXXI, 1 K Po'; + E Però + 4 K barun + 4 U manda + 5 E disseli; + M malc. + 6 BON. ch'ha la sin.; + U ella ragione; + E della mia s. + +XXXII, 1 BON. parti allegramente + 2 U poi Mac. + 3 U e BON. perché a simil cosa s'era dato; + K n'era; + EM egli era + 4 U acciò s. + 7 U giogante e di grandezza + +XXXIII, 1 E un calabrone + 2 E avea acciesi + 5 M quatt'uomini avia; + E omini legati + 6 E una n'avea innanzi che lo mordea; + BON. e U mordea ad arte lor l'anca + 7 KUE sanne; + E seco avea; + M avie dirieto + 8 U sette; + M venti ispane + +XXXIV, 1 U quando fu giunto nella + 2 U li porci si sparsono + 3 BON. si fuggien + 4 UE e volentieri in + 5 U divorando + 8 UE per paura; + EM tramortiti + +XXXV, 1 U terribil + 2 U (ella) raunata; + K v'era + 3 U perché facia + 4 U ciascuno che 'l; + M qualunque + 5 U El re allora si andò davante + 6 U e dimandollo quel ched e' volea + 7 U uno: so; + M Baroni; + E Burbani + 8 U di M. ed anco de' rum. + +XXXVI, 1 BON. e dalla parte sua ti fo c. + 3 U che una donna a cui; + M contro a lui + 4 U nostra diritta + 5 U cosa che far seguitando; + BON. cosa che tu seguitando; + E ne farem quando + 6 BON. farebbe contro a te + 7 K in suo contrade + 8 K ma' la tua cittade + +XXXVII, 1 M vide: ism. + 3 M e disse + 4 U io non (piú) + 5 E che 'n breve + 7 E Ed e' + 8 BON. pegno vorròe miglior che di carta + +XXXVIII, 1 U Udendo + 3 BON. s'è gittato ginocchione; + U fu gitt. + 6 U quel non essere al populo obbediente; + K presente + 8 U e BON. me + +XXXIX, 1 U dicendo; + BON. finita; + E e detto questo + 3 K colui; + U che lla venuta di costui è tanto ria; + E cotanto rio + 4 UEM promesso; + U (altrui) + 5 M al suo + 7 K _faton meste_; + M _fatto este_; + E _fattum este_ + 8 U tuo + +XL, 1 K angiol di Piero + 3 UM e si si fece (infronte) + 4 U e BON. e al vicario andò + 5 U e BON. giunse alloro molto feroce + 6 K _Verbon_ + 7 U gente gridò; + KM sua compagna; + E c-i + 8 K puciol. + +XLI, 1 UM BON. E dilungato il terribil roncione + 2 E e' p. + 4 E sospirando; U fuora sospirando + 5 K con (gran); + BON. pricissione + 7-8 E Considerate quanto maggiormente + De' far lagiú 'n inferno tal gente + (cfr. la nota all'ott. XXXIV del terzo cantare) + +XLII, 1 U Or mag. + 2 U quelli che vi + 3 U che scure grida; + M dolorosi guai + 4 U ch'a tal; + BON. che'n quelle parte + 5 BON. disiosi d'udire; + U e disiate; + E Considerate + 6 U che gli angnoli di paradiso fanno + 8 U e BON. può' + +XLIII, 2 BON. volse averla; + K avere oferta + 3 M colei che fu isbandita + 4 U contro di lui, ciò fu; + M fu c[i]ò dama bella + 5 U stata era in contumace; + M in cont. + 8 BON. vita ch'andò fra beati + +XLIV, 1 M batezata + 3 BON. a la lor; + M tutta sua + 4 U feno + 6 U andorno in pazienza; + BON. con clemenza + 7 E dove conduca noi il S.; + U al qual ci cond. + 8 K feci; + U questo cantare è detto al vostro onore: + BON. e l'istoria è finita al vostro onore. + + + + + +XI + + +Il cantare di Madonna Elena si trova in due codici: + +_E_.--Cod. Morenianu-Bigazzi CCXIII, c. 136 a [_Di Madona Elena +imperadrice_], fin. e. 148 _a_ [_Finis_]. Il titolo non è esatto, +perché appartiene ad un altro celebre cantare di argomento religioso. + +_F_.--Cod. CLX della Bibliot. comunale di Perugia (giá C. 43): _Novela +di Lena imperadrice_--"Questo cod. ha parecchie lacune ed è +scorrettissimo". Col sussidio dell'uno e dell'altro dei codd., il +cantare fu pubblicato da Ottaviano Targioni-Tozzetti nel libretto +_Cantare | di | Madonna Elena | Imperatrice_ [per nozze Soria-Vitali], +Livorno, 1880 (16°, di pp. 57) [T]. + +Il Targioni ebbe dal D'Ancona le copie del codice Perugino e del +codice Moreniano, ch'egli definisce Pisano, perché allora era in +proprietá di un prete del contado di Pisa. Il cod. _E_, scritto a +Pisa, reca molte grafie pisane, "pulsella", "fattesse" ecc, le quali +non furono eliminate tutte dal Targioni; io ho tolte anche le poche +che vi erano restate. Ometto l'apparato alle varianti, perché esso è +stato dato nell'edizione del Targioni e la lezione scelta da lui nei +casi dubbi è sempre la piú giudiziosa e aggraziata. + +In qualche luogo mi sono scostato dall'edizione T, sia per rendere al +verso la giusta misura, sia per schiarire il senso, che era +evidentemente oscurato e arruffato dai copisti: + +III, 7 EF e disse: Arnaldo grossa son. T corregge: "Arnal". "Questi + scorciamenti non sono insoliti ai cantori popolari". Mi pare che + d'un cosí strano scorciamento non vi sia bisogno, perché per dare + la misura al v. basta togliere l'"e" iniziale + +VII, 4 a[d] + +XIV I codd. sono molto discordi: + + F + + Quivi avea giente di molti coluri + di strane parti e de lontan paesi + e de liali e de li tradituri + e de li avari e anche de li cortisi. + Appresentò lo vin li servituri + e si fu dato bere al re Alvisi + e lo ne bevé a tutta sua volontade, + poi porse la coppa a Urgier lo podestade. + + + E (=T) + + Quivi aveva giente de molti paesi + di strane parti e da lungie cittade + e degli avari e ancor de' cortesi, + con una coppa di gram dengnitade, + a mercatanti, a signori e a borghesi + e Carlo n'ebe a la sua volontade, + e poi la diede a messer Rugieri; + di mano in mano, a' maggior cavalieri. + + Il testo F dovrebbe essere accolto senz'altro, se fosse possibile + ridurre a forma toscana le rime: "cortisi", "Alvisi". Per + schiarire il testo E, evidentemente bisogna mutare "a" (v. 5) in + "ha" =vi sono mercanti, signori e borghesi, e mutare "n'ebbe" + (v. 6) in "bebbe" (=bevé di F), iniziando col nuovo verso (6) un + nuovo periodo logico. + +XVIII, 1 e[d] + 4 o[d] è il vin... vi + 6 parole ('n) + +XIX, 2 che[d] + +XXIV, 4 T destro a la terra + +XXV, 7 a[d] + +XXVII, 2 tu se' vantato? Muto in "ti sei vantato", per coerenza col + v. 6 "mi son vantato" + +XXIX, 4 che[d] + +XLIII, 2 a[d] + +LI, 2 EF che fu adimandato; T: "ch'e'fu", ma neppure la correzione dá + senso. Suppongo che il "che" dei mss. fosse in origine un "cho", + vale a dire "ciò". E allora tutto si rischiara. + +LVI, 7 a[d] + +LX, 2 EFT questo non è piú da sofferire; mancano la rima e la misura + del verso, perciò modifico: "questo colpo non è da sofferere" + 7 gran[de] + +LXII. Nei codd. e in T mancano tutte le rime: "Madonna Elena il volse + anco ferire: | la testa presto gli volea tagliare | Messer + Guarnieri disse: Non mi uccidere | ch'io veggio ben ch'io non + posso scampare. | Venga il libro e sí lo fate scrivere... Muto + "uccidere" (v. 3) in "finire" e "lo fate scrivere" in "vi fate a + udire". "Scrivere" fu attratto dall'"hanno scritto" di LXIII, 2 + +LXII, 7 EFT che quelle gioie ch'io v'ò mostrate. Il verso manca: + correggo: "Come quelle gioie ch'io ho mostrate" + +LXIV, 8 EFT non vo' ch'Elena non mi trovi. Tolgo la ripetizione del + "non" e sostituisco: "ch'Eléna qui mi trovi" + +LVII, 7 EF solonato. Il T. stampa "solo nato", che non dá senso + alcuno; si legga "sollenato", cioè istupidito per il dolore, + svanito di mente (v. Gloss.) + +LXIX, S EFT potremo. Ma il povero vecchio non c'entrava per nulla! + Leggasi: "potrete". + + + + + +XII + + +Anche del cantare di _Cerbino_ non s'hanno manoscritti, ma +solo stampe popolari: + +1.--LA NOVELLA DI CERBINO.--Segue una stampa in legno, rappresentante +un combattimento navale, poi due ottave. Inc.: "O sacre sante gloriose +muse"--In-4°, cc. 6. non numerate (reg: a-aiij) a due colonne con 4-5 +ott. per col.--Fin. dopo 4 ott.: Finis. Il Molini, _Operette +bibliografiche_ cit., p. 184 la definisce "del principio del '500 e +forse di Firenze, 1502"; cfr. R. Renier, _Sonetti e strambotti +dell'Altissimo_, XLIV _n_.--Un esemplare è nella Magliabechiana +(981-7) ed è quello ch'io segno [M]. + +2.--LA NOVELLA DI CERBINO--s. n., in-4°, 6 cc. non numerate; in fronte +un intaglio in legno "che rappresenta la battaglia navale descritta +per entro la novella, sopra la quale leggesi il titolo suddetto, e +sotto le 2 prime ottave. Il "_verso_" dell'ultima carta contiene 8 +st. e la parola: <sc>Finis</sc>. L'edizione sembra fatta in Firenze, +sul cadere del sec. XV". Cosí G. B. <sc>Passano</sc>, _I novellieri +ital. in verso_, p. 93. + +3.--NOVELLA DEL CERBINO | in ottava rima | di un anonimo | +antico--Bologna, 1862. In-16°, pp. 38. [Disp. XXV.^2 della _Scelta di +curiositá letterarie_]. Questa edizione è condotta su M ed è anonima. + +Preparando ii testo di questo vol., ho tenuto sott'occhio questo +libretto moderno [S] e l'edizione del Cinquecento [M]. Eccone le +varianti piú cospicue: + +I, 5 M perle culle labbra; + S perre cui le. + Per ristabilire la misura del verso, sostituisco "per la quale" + +IV, 8 M secondo + +VI, 3-4 S sua; M. sua gentileza e genolosia | non acchador ma per + terra & per mare + +VII, 8 M beltá + +VIII, 2 MS si che ella + 3 M seppe + +IX, 4 MS al suo + 6 MS sua beltá, sua belleza gloriosa + +X, 3 M ai + 6 MS suto t'è. + +XI, 2 M posti + 4 M risposti + 5 M che pur Cerbin oncerto + 6 M costi + +XIV, 2 M legadra + 5 [ne] + +XVIII, 7 S venisse ch'ella n'andasse + 8 S voler per forza rapirla + +XXI, 2 M ognun + +XXIV, 3 M in Granata bisognava che andassi + 5 M che 'l sapporasse + +XXVIII, 6 M due galee soctile + +XXX, 7 MS prima a dire + +XXXI, 1 M a voi + +XXXIV, 2 [a] + +XLVIII 2 M parebe + +L, 5 [è] ferito + +LXXIII, 8 M antroposse + +LXXIV, 2 a[d] + +LXXIX, 6 M estice S estinte (_sic_) + +LXXX, 8 M respondeam'ecco + +LXXXI, 1 M Non + 3 M Non resterano che sempre geme e prora + +LXXXII, 5 M incontro + S incontro ti sarò + +LXXXIX, 1 MS virtú + 7 M corpo mio la mia + 8 M che spento sia la tua famosa fortezza + +XCII, 4 M dolci carmi. + + + + +GLOSSARIO + +_A_, con--_Liombr_., II, 25.6. + +_accarnare_, affondare nella carne la spada--_Gismir_., II, 35.8 + +_aguiglia_, aquila--_Gismir_., 1, 18.2; 19.7; II, 41.1 + +_aiuolo, tirar l'aiuolo_, tendere la rete, preparare un imbroglio + (cfr. _Crusca_^5, 1, 331)--_Storia di tre giov. disperati_, I, + 35.4 + +_aiutante_, forte, agile--_Cerbino_, 68.4 + +_aldace_, audace--_Gismir_., II, 27.6 + +_ambasciare_, fare un'ambasciata--_Gibello_, 31.3 + +_are_, aria--_Lionessa_, 48.1 + +_aritornare_, ritornare--_Gibello_ 67.8 + +_assiso_, messo in possesso--_Gibello_, 89.5 + +_atropòsse_, morte--_Cerbino_, 73.8 + +_Balio_, governatore--_Gibello_, 9.7 + +_banda_, bandiera--_Gibello_, 24.8 + +_barbuta_, elmo--_Gismir_., I, 27.2 + +_barnaggio_, baronaggio--_Gibello_, 62.1 + +_batolo_ (di vaio), falda del cappuccio che scendeva sulle spalle e + talvolta pendeva sul petto per la sua lunghezza (_Crusca_^5, II, + 95)-- _Reg. d'Or_., I, 23.7 + +_benezione_, benedizione--_Reg. d'Or_., II, 48.2; III, 43.6 + +_bigordare_, armeggiare--_Gibello_, 14.3 + +_bisante_, moneta d'oro dell'impero d'Oriente--_Gismir_., II, 43.8 + +_bossoletto_, scatoletta--_Gismir_., 12.6 + +_bramo_, bramoso--_D. del Vergiú_, 22 + +_brigare_, procurare--_Gibello_, 74.6 + +_bubio_, viso b., rannuvolato e brusco--_D. del Vergiú_, 43.4. Cfr. + il _Centil_. del Pucci, c. LI, terz. 54: "il qual fu sí crudel con + viso bubbio". + +_burraio_, burrone--_Reina d'Or_., III, 31.8 + +_bussare_, scuotere le frondi e le frasche nelle siepi e nelle + macchie--_Reina d'Or_., III, 32.8 [Questo significato non è + registrato dalla Crusca^6, II, 332.] . + +_Camoscio (portare il piede nel c.)--Storia di tre giov._, I, 37.5 + +_cavelle_, cose--_Lion_., 13.5 + +_cerchiovito_, circuito, circo, arena--B. Gherardino, II, 41.3 + +_cerco_, cercato--_Donna del Vergiú_, 6.1 + +_ciambra_, camera--_Reina d'Or_., IV, 34-4 + +_compagna_, compagnia--_Gibello_, 52.8; _Reina d'Or_., IV, 9.5 + +_con_, come--_Vergiú_, 10.5 + +_coraggio_, cuore (pensate nel vostro coraggio)--_Gismir_., I, 26.5; + II, 50-1 + +_corlare_, scrollare--_Bruto_, 19.7; 20.4 + +_cosso_, la sua donna gli tornò nel cosso,?,--_Bruto_, 18.5 + +_credere_, offrire--_Storia di tre giov_., 44.4 + +_Dannaggio_, danno--_Vergiú_, 51.8 + +_dicapare_, decapitare--_M. Elena_, 20.6; 51.8 + +_divario_, mutazione--_Storia di tre giov_., I, 17.3; III 28.7 + +_diviso_, (per non diviso), termine giuridico: in comune (_Crusca_^5, + IV, 781)--_Reina d'Or_., I, 8.4 + +_dotta_, ora: _a so dotte_, alle ore sue, alle ore + debite--_B. Gherard_., II, 39-4 [v. _so dotte_] + +_Fantina_, fanciulla--_Vergiú_, 57.7 + +_fazzione_, fattezza del volto, fattura d'una cosa--_Liombr_., I, + 16.8; 45.4 + +_fiancare_, sorreggere, dare aiuto--Gibello, 80.8 + +_finare_, finire--_Reina d'Or_., III, 19.4 + +_fiotta_, frotta--_Gibello_, 37.8 + +_franco_, libero--_Gibello_, 86.3 + +_Gaiardo_, gagliardo--_Bruto_, 44.6 + +_gallare_, esultare--_Gismir_, I, 33.6; _Vergiú_, 66.2 + +_Gesò_, Gesú--B. _Gher_., I, 1--Anche la leggenda di Vergogna + ed. D'Ancona, I, 1: "O Gesò Cristo sommo redentore" + +_gesta_, famiglia, schiatta e anche corte--_Gibello_, 21.5; 24.2; + 77.2; M. Elena, 74.4 + +_giovane_, gioventú--_Bruto_, 6.1 + +_gostare_, costare--_Gismir_., II, 42-3 + +_groppiera_, sella--_Gibello_, 16.4 + +_Imboscare_, celarsi in un bosco--_Gismir_., n, 70.8 + +_impossibole_, impossibile--_Bruto_, 27.3 + +_incorporare_ (le parole), formare le parole--_Lion_., 26.5 + +_indovino_ (capello indov.)--_Gismir_., I, 14.7 + +_insegnato_, saggio--_Gibello_, 83.3; _Gismirante_, II,13.1; _Reina +d'Or_., II, 26.3 + +_interiglio_, interiora--_Gibello_, 61.6 + +_intorsare_ (e molto bene all'oste il becco intorsa)--_Storia di tre + giov_., 25.3 + +_Laniere_, pigro--_Gibello_, 30.5. Il Selmi ravvicina assai + opportunamente (p. 52) il v. dell'_Intelligenza_: "E disse ai + suoi:--Or non siate lanieri" + +_latire_, latrare (ella lativa)--_Vergiú_, 8.7 + +_lattovaro_, medicamento, pozione mescolata--_Storia di tre giov_., + II, 28.8 + +_lista_ (luceva piú che oro in _lista_)--_Vergiú_, 48.3 + +_luminèra_, luminaria--_Reina d'Or_., III, 35.3 + +_Magnalmo_, magnanimo--_Cerbino_, 5.6 + +_maniero_, familiare, affabile--_Gibello_, 12.5 + +_marmerúca_, marrúca--_Vergiú_, 44.8 + +_mastra_, principale (maestra): mastra porta--_Gismir_., I, 33.8; + _Bruto_, 38.3; mastra sala--_Lionessa_, 23.1 + +_mattutino_, ora notturna--_Gismir_., I, 29.8 + +_memoria_, mente--_Vergiú_, 14.3 + +_mena_, cosa--_Reina d'Or_., III, 41.3 + +_mestiero_, pratico--_Vergiú_, 56.8 + +_mica_, briciola; usato come particella negativa, come + "punto"--_Vergiú_, 53.6 + +_moro_, gelso--_Vergiú_, 64.6 + +_mostrare_, parere (non mostrava dogliosa: non pareva + dogliosa--_Vergiú_, 55.7; non mostri: non sembri--_Reina d'Or_., + II, 21.4). Usato assol. _mostra_, sott. il "raconto", dice la + leggenda--_Gismir_., II, 25.6; 34.1 + +_musare_, accostare il volto in atto di fiutare, di ricercare e di + desiderare--_Vergiú_, 35.5 (l'Amore... solo sua bellezza guarda e + musa) + +_musorno_, istupidito--_Vergiú_, 40.2 + +_Natura_, nascita--_Gibello_, 25.6 + +_Orino_ (all'orino), ombra--_Bruto_, 23.5 + +_Parletico_, paralitico--_Storia di tre giov_., II, 32.3 + +_parte_, mentre (parte che facía: mentre faceva)--_Gismir_., II, 42-5 + +_pellicini_ (d'una borsa), le estremitá dei lembi per i quali la borsa + si può afferrare e scuotere per vuotarla--_Storia di tre giov_., 33.7 + +_pennello_, stendardo--_Gismir_., 36.6 + +_piaggia_, erta--_Bruto_, 45.4 + +_piuolo_ (piantare a piuolo), piantare in asso--_Storia di tre giov_., + 35.6 + +_podesta_, podestá--_Gibello_, 24.6 + +_possente_, possibile--_Gibello_, 85.4 + +_predicare_, persuadere--_Gibello_, 70.1--Il Selmi (p. 58) ravvicina + il passo dell'_Apollonio di Tiro_ in prosa: "e con umile parole lo + cominciò a predicare che gli piacesse di non mandarla in siffatto + luogo" + +_prieta_, pietra--_Cerbino_, 14.1; 49.3 + +_promettere_, assicurare--_Liombruno_, II, 37.3 + +_procurare_, chiedere notizie--_Gismir_., I, 24.7 + +_puntaglia_, moltitudine di lance--_M. Lionessa_, 6.1 + +_rabbaruffare_, confondere--_Cerbino_, 50.1 + +_ragione_, qualitá--_Vergiú_, 55.8 + +_ragionale_, ragionevole--_Gibello_, 80.5 + +_ramo_ (che di pazzia menava ramo)--_Vergiú_, 22. + +_Rène_, re--_Gibello_, 81.2 + +_replicare_, raddoppiare--_Storia di tre giov_., II, 15.4 + +_ringioiarsi_, riempirsi di gioia--_Gibello_, 67.7 + +_risedio_, edificio, accampamento--_Reina d'Or_., IV, 6.3; cfr. PUCCI, + _Centil_., 1.46 "Dieder la terra e quella disfèr tutta, infino a' + fondamenti ogni risedio". + +_roncione_, cavallo da sella--_Gibello_, 56.3 + +_ròta_, tribunale (Ròta di Maometto, che risiedeva a Roma)--_Reina + d'Or_., IV, 30.5 + +_Santo_, chiesa--_Gismir_, I, 12.3; 27.1 + +_scapigliare_, scarmigliare--_Gibello_, 72.5 + +_schiavina_, veste da gaglioffo--_Gismir_., II, 22.4 + +_scocozzato_, cornuto--_M. Elena_, 17.7 + +_scorgere_, mostrare il cammino e fare scorta--_Reina d'Or_., IV, 17.8 + [Qualche esempio analogo reca il _Diz_. del Tommasèo e Bellini]. + +_scuola_ (d'un giardino)--_Vergiú_, 45.6 + +_sempricitade_, semplicioneria--_Bruto_, 16.5 + +_smagliare_, togliere--_Reina_, I, 48.7 + +_sodotte_--a sodotte--B. Gherard., II, 39.4, v. "dotta" _a' so dotte_: + alle sue ore. _Dotta_ per _otta_, ora è comune nella lingua antica + ed è registrata dai dizionari. + +_sogliáre_, soglia--_Gismir_., 12.3 + +_sollenato_, svanito di mente--_M. Elena_, 67.7 + +_subbio_ (come panno in subbio), rullo compressore--_Vergiú_, + 43.7[Questo significato manca nei dizionari; comunemente _subbio_ + vale "rocchetto da telaio".] + +_Tenuta_, signoria--_Gibello_, 37.6 e 8 + +_tornare_, tardare--_Gibello_, 74.2. Il Selmi annota: "con tale uso + il verbo 'tornare' manca nei vocabolari". + +_tradizione_, tradimento--_M. Elena_, 8.8. + +_transito_, morto--_Vergiú_, 43.5; 61.7; _Gibello_, 72.8 + +_troncascino_ (il porco troncascino)--_Gismir_., II, 14.7; II 23.7 + +_uso_, òso, ardito--_Liombr_., II, 19.6 + +_vallare_, cadere in basso (_a valle_)--_Bruto_, 33.8 + +_vasa_ ("bestia di vasa")--_Storia di tre giov_., 64.3 + +_vembro_, membro--_M. Lionessa_, 10.7 + +_verghetta_, anello--_M. Elena_, 35.6 + +_verzúe, vergiú--Donna del Vergiú_, 5.3; 10.8 + +_vilia_, vigilia--_Gismir_., I, 10.7; 11.1; 25.1 + +_vilume_, volume--_Gismir_., I, 32.2 + +_vitare_, eccitare--_Gibello_, 15.6 cfr. la nota 34 del Selmi (p. 50) + +_Zambra_, camera--_Vergiú_, 17.5; 46.2; 50.8; 61.2; 63.5; _Mad. + Lionessa_, 13.4; _Storia di tre giov_., I, 35.7; 40.3; 41.2; 48.4; + II, 14.1; II. 30.3; II. 39.7; _Liombruno_, I, 13.3; _Reina d'Or_., + II, 44.7; _M. Elena_, 33.1 + +_zita_, zitella, fanciulla--_Vergiú_, 5.1 + + + + +INDICE DEI NOMI + +Alessandria--vi sbarca Gherardino; _B. Gherard_. II, 16.1; II, 26.1 + +Amerigo di Nerbona--_M. Elena_, 2.3 + +Aquilina, fata amica di Liombruno --_Liombr_., I, 14.2; 18.3; 19.8; + 43.4; 46.1; II, 2.6; 15.8; 24.7; 26.8; 29.4; 35-8; 38.6; 47.1 + +Arnaldo di Gironda--_M. Elena_, 2.5-7; 3.7; 5.3; 6.1; 7.3; 65.1 + +Arnaldo, figlio di m. Elena--_M. Elena_, 7.7; 31.7; 56.8; 67.8 + +Argogliosa. principessa di Genudrisse--_Gibello_, I, 9.3; 23.1; 41.8; + 42.3-5; 84.7; 85.1 + +Artú--_Pulzella gaia_, 1.5; 3.7; 38.1; 41.2; 42.1; 46.7; 52.1; + 56.5--_Gismir_., cant. I 2.4; 5.4; 7.4; 43.4 + --Ospita il padre di Gismir., I, 2.4; ha caro Gismir., I, 5.4; + _Gismir_. gli chiede commiato, I, 16.3; _Gismir_. gli conduce la + Principessa, I, 43-4 + --Lo sparviero di A.--_Bruto_, 26.8 + --Curiositá della corte di A.--_Bruto_, 5.2 + --Usanze della sua corte--_Gismirante_, I.6-7 + +Astor di Mare--_P. gaia_, 56.2 + +Azzolino Romano--_M. Lionessa_,1.3 + +Balbani, baroni di Maometto--_Reg. d'Oriente_, IV, 35.7 + +Bellicies, amante di Tristano (Cfr. _Il Tristano Riccardiano_ ed. E. + G. Parodi, Bologna, 1891, p. 27 e sg.)--_Donna del Vergiú_, 58.8 + +Berta, segretaria della regina d'Oriente--_Reg. d'O_., II, 25.1; + 26.8; 27.3; 29.3; 30.2; 31.1; 36.2; 37.1; 44.8; 45.5; 48.5; + 49.7; III, 9.4; 15.1; 18.1; 23.1; 24.5; 25.1 + +Biagio, il piú sciocco dei tre giovani disperati--_Storia di tre + giovani disperati, passim_. + +Bianca, fata innamorata di Gherardino--_B. Gher_., I, 25.2 + +Bologna--nemica della famiglia dei da Romano--_M. Lionessa_, 43.8; + --vi viene a studiare il re d'Or., _Regina d'Or_., II,31.2; 32.2 + --via che da Firenze conduce a Bol.--_M. Lion_., 43 + +Borgogna--Guernieri duca di B.--_Donna del Vergiú_, 2.3; 14.2 + +Bravisse o Bramisse, capitale di re Tarsiano--_Gibello_, I, 2.2; 7.7; + 62.3 + +Breus o Breusse--_Pulzella gaia_, 55.8; 57.4. + +Calliano--gli è raccomandato Gismirante--_Gism_. I.3.8. + +Camellotto, capitale del regno di Longres, patria di Artú--_Pulz. + gaia_, 46.3; 54.2; 56.2 + +Capitano, marito di Leonessa--_M. Leon_., 1.5; 4.3; 6.1; 7.2; 8.6; + 11.1; 12.1; 13.2; 24.8; 25.2; 31.5; 32.2; 43.3 + +Carlo magno--_M. Elena_, 6.3; 9.6; 11.2; 13.3; 14.1-6; 15.3; 16.1; + 20.1; 22.1-5; 26.8; 27.5; 38.7; 39.2; 47.2; 48.4; 52.6; 55.1; + 65.8; 66.7; 69.5; 70.3 + +Cavaliere (il) Cortese, padre di Gismirante--_Gism_., I.2.2. + --(il) Nero--_Gibello_, 25.8; 26.3; 30.5; 31.2; 51.2; 61.1 + --(il) Vermiglio--_Bel Gher_., II, 38.2 + +Conte (il) Vermiglio--_Gibello_, 32.2; 34.2; 61.2 + +Cortese--v. Cavaliere cortese. + +Costanza d'Altavilla--_Cerbino_, 4.8 + +Elena, figlia del re di Tunisi--_Cerbino_, 17.3; 29.4; 55.8; 56.4; + 80.8; 97.1. + +Elia--_Reg. d'Or_., III, 39.4 + +Enoc--porta nel paradiso la regina d'Oriente--_Reg. d'Or_., III, 39.4 + +Estor--v. Astor. + +Fata Bianca, amica di Gherardino;--_B. Gher_., I, 25.2; II, 10.5; + 14.8; 24.2; 25.1; 39.1 + --Innominata, amica di Gismirante; _Gism_., I, 8.8; 20.3 + --Morgana, madre di Pulzella gaia--_P. gaia_, I, 15.3; 51.2 [v. Morgana]. + +Firenze, visitata da Salomone--_M. Lion_., 39.7 + +Francesca da Rimini--_Donna del Vergiú_, 64.8 + +Francia, il re di F.--_Lion_., 3.4; 4.1 + +Gabriello, l'angelo--_Reg. d'Oriente_, III, 42.3 + +Galasso--_Pulz. gaia_, 56.3 + +Galatea, regina della Spina--_Reg. d'Oriente_, IV, 2.2; 11.2; + 28.8; 44.3 + +Galliano--_Gismir_., I.3.8 + +Galliano, borgata in val di Sieve, sull'antica via della Futa, + _Lionessa_, 43.1 + +Galvano--_Pulzella Gaia_, passim + +Genudrisse o Gienidrisse: cittá e reame di G.--_Gibello_, I.7.8; 8.1; + 44.8; 46.7; 47.2; 48.2; 49.2; 51.7; 52.1; 62.1; 75.3; 78.7 + +Ginevra--P. gaia, 3.8 + +Gioganti neri--_Regina d'Or_., I, 19.2; 21.7 + +Gironda--_M. Elena_, 23.7; 32.8; 41.2; 44.5 + --dote di M. Elena, 7.2; signoreggiata da Arnaldo di Narbona, 3.2; + 4.3; 71.3 + +Girondino di Gironda--_M. Elena_, 7.8; 31.7; 56.8, 67.8 + +Granata--_Cerbino_, 23.3; 24.3; _Liombr_., I, 33.2 + --il re di Granata; _Cerb_., 15.7; 19.1; _Liombr_., I,31-5; 38.1; 40 + +Guarnieri d'Oltremare--_M. Elena_, passim + +Guglielmo (messer), amante della donna del Vergiú--_Vergiú, passim_ + +Guglielmo II, re di Sicilia--_Cerb_., 4.2; 20.4; 2I.4; 25.4; 39.3; + 40.2; 85.7; 86.2; 88.5; 98.1 + +Isotta--_Cerbino_, 34.5 + +Ivano--_P. gaia_, 56.5 + +Lancillotto--_Cerbino_, 34.5; _Gismirante_, I, 3.8; _Pulz.gaia_, + II.4-7 56.1 + +Liombordo--_Pulz. gaia_, 56.6 + +Lione (messer), padre di Gherardino--_B. Gher_., I, 3.7; 4.1 + +Lionello--_Pulz. gaia_, 56.4 + +Lombardia; Lionessa, principessa di L.--_Lion_., I.6-7 + +Macometto (Maometto), ha in Roma la sua sede--_Reina d'Or_., IV 30.3 + +Marco Bello, scudiero di Gherardino--_B. Gher_., I, 8.7; 9.1; 10.8; + 12.4; 15.2-8 + +Mare--v. Astor (di) Mare + +Messina--_Cerbino_, 27.4; Messinesi--_Cerb_., 36.2; 38.3 + +Mompolier (di) Ruggieri--_M. Elena_, 6.8 + +Morgana--_P. gaia_, 15.3; 51.2; 54.5 + +Nerbona (di), Amerigo, padre di Arnaldo v. Amerigo; Arnaldo + +Neri--giganti d'Oriente--_Reina d'Or_., I, 19.2; 21.8 + +Palamides--_P. gaia_, 56.3 + +Palermo--_Cerbino_, 13.6; 23.8 + +Paradiso Deliziano o Luziano--_Reina d'Oriente_, I 28.2; III, 39.7; + Lion., 47.7 + +Parigi--vi dimora Capitano, _Lion_., 3.7; 9-3 + --vi giunge Salomone, _Lion_., 20.7; + il clero fa omaggio a Salom., _Lion_., 29.7 + +Patrimonio, la prov. di Roma--_B. Gher_., I, 3.8 + +Piramo e Tisbe--_Cerbino_, 34.2; _Donna del Vergiú_, 64.6 + +Porco (il) Troncascino, che custodisce il cuore dell'Uomo + Selvaggio--_Gismir_., II, 14.7; + l'imperatore gli dá in pasto un suo figliuolo, _Gism_., II, 23 + +Rodi, vi combatte il duca di Borgogna--_Donna del Vergiú_, 68.5 + +Roma--colonna che sorge sul Campidoglio, _Bel Gher_., I, 3.1 + --Castello delle Milizie, _Reg. d'Oriente_, I.36.8 + --Sede della "rota" di Maometto, _Reina d'Or_., IV, 30.5 + --È signoreggiata dal Porco Troncascino, _Gismir_., II, 14.8 + --e ne è liberata da Gismirante, _Gismir_., II, 45; 46.4; 48, 5-6-8 + --Patria di Gismirante, _Gismir_., I, 2.9--Gismir. vi arriva, + _Gism_., II, 20.6 + --Vi giungono la regina d'Oriente, _Reina d'Or_., I, 29.1 + --e il cavaliere Cortese, _Gismir_., I, 2.6--Vi abitano i tre giovani + disperati, _Storia di tre giov_., I, 24.7 + +Ronciglione, ufficiale della corte di Maometto--_Reina d'Or_., + IV, 31.6 + +Roncisvalle--_Cerbino_, 67.8 + +Rota di Maometto in Roma--Reina d'Or., IV, 30.5 + +Ruggiero di Mompellier--_M. Elena, passim_ + +Ruggiero Normanno di Sicilia--_Cerb_., 4.6; 5.1 + +Salomone ritrovato nel Paradiso deliziano dalla regina d'Or.--_Reina + d'Or_., III, 39.8 + +Sardigna--_Cerbino_, 29.1 + +Selvaggio--v. Uomo selvaggio. + +Serpentina: ròcca, dov'è imprigionato Gibello--_Gibello_, 41.1; 67.3; + il duca di Serp.--_Gibello_, 44.5; 63.1; 72.4. + La duchessa di Serpentina--_Gibello_, 61.1; 69.1; 70.1; 71.1; 73.7 + +Siena, vi giunge Salomone--_M. Lionessa_, 39.2 + +Spagna, vi giunge uno dei giovani disperati--_Tre giov. e tre fate_, + I, 25.2. + --La regina di S. truffa a Biagio il corno, il tappeto e la borsa: + _Tre giov. e tre fate_, I, 26. + +Spina, la reina delle S.: v. Galatea. + Ròcca della S.--_Reina d'Or_., IV, 2.2. + +Tarsiano, re di Bravisse: _Gibello_, I, 2.2; 38.8; 41.4; 43.2; 46.8; + 56.1; 58.1; 58.8; 60.7; 64.7; 69.5; 73.8; 80.7 + +Tavola Ritonda--_Pulz. gaia_, 6.8; 7.5 + +Tisbe--v. Piramo e T. + +Trapani--_Cerbino_, 72.2 + +Tristano--_Gismir_., I.3.7; _Pulzella gaia_, 56.1; _Cerbino_, 34.5 + --Il caval. Cortese gli raccomanda Gismirante, _Gismir_., I.3.7 + --Bellicies muore per amor suo, _Donna del Vergiú_, 58.8 + +Troiano (messer)--_Pulzella gaia_, 1.7; 2.1; 3.3; 26.1; 56.4 + +Tunisi--_Cerbino_, 7.1; 11.7 13.6; 22.2; 40.3 + +Turchia--Viaggio di Biagio in T., _Tre giovani e tre fate_, II, 18.1 + +Uomo Selvaggio--_Gismir_., 1,45; 11.1; II.7.8 + --Abita in un castello con quarantatré donne--_Gismir_., II, 8 + +Ustica--_Cerbino_, 72.2 + +Valentra, cittá della donna della Spina--_Reina d'Or_., IV, 19.8 + +Valle Bruna--_Gibello_, 25.8; 26.1; 51.1; 53.1 + +Vergiú--la donna del V.: _La donna del Vergiú_, 5.3; 23.2; 54.4: la + donna del Verzieri, ib., 56.4 + +Vermiglio: il cavalier Verm.--_Bel Gher_., II, 38.2 + --il conte V.--_Gibello_, 50.6; 59.2; 61.7: 62.5; 63.7 + + + + + INDICE + + + I --IL BEL GHERARDINO. + Cantare primo.............................. pag. 5 + » secondo............................. » 17 + + II --PULZELLA GAIA. + Cantare primo............................... » 31 + » secondo............................. » 45 + + III --LIOMBRUNO. + Cantare primo............................... » 61 + » secondo............................. » 75 + + IV --ISTORIA DI TRE GIOVANI DISPERATI E DI TRE FATE. + Cantare primo............................... » 91 + » secondo............................. » 109 + + V --LA DONNA DEL VERGIÚ............................ » 123 + + VI --GIBELLO. + Cantare primo............................... » 145 + » secondo............................. » 157 + + VII --GISMIRANTE. + Primo cantare............................... » 171 + Secondo ».................................. » 183 + + VIII --BRUTO DI BRETAGNA.............................. » 199 + + IX--MADONNA LIONESSA.................................. » 213 + + X--REINA D'ORIENTE. + Primo cantare............................... » 231 + Secondo » ................................. » 245 + Terzo » ................................. » 259 + Quarto » ................................. » 273 + + XI--MADONNA ELENA..................................... » 285 + + XII--CERBINO.......................................... » 305 + + NOTA.................................................. » 333 + + GLOSSARIO............................................. » 383 + + + + + + + +End of the Project Gutenberg EBook of Fiore di leggende, by Unknown + +*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK FIORE DI LEGGENDE *** + +***** This file should be named 19886-8.txt or 19886-8.zip ***** +This and all associated files of various formats will be found in: + http://www.gutenberg.org/1/9/8/8/19886/ + +Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the +Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net +(Images generously made available by Editore Laterza and +the Biblioteca Italiana at +http://www.bibliotecaitaliana.it/ScrittoriItalia) + + +Updated editions will replace the previous one--the old editions +will be renamed. + +Creating the works from public domain print editions means that no +one owns a United States copyright in these works, so the Foundation +(and you!) can copy and distribute it in the United States without +permission and without paying copyright royalties. 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It exists +because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from +people in all walks of life. + +Volunteers and financial support to provide volunteers with the +assistance they need, is critical to reaching Project Gutenberg-tm's +goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will +remain freely available for generations to come. In 2001, the Project +Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure +and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations. +To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation +and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 +and the Foundation web page at http://www.pglaf.org. + + +Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive +Foundation + +The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit +501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the +state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal +Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification +number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at +http://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg +Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent +permitted by U.S. federal laws and your state's laws. + +The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S. +Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered +throughout numerous locations. Its business office is located at +809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email +business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact +information can be found at the Foundation's web site and official +page at http://pglaf.org + +For additional contact information: + Dr. Gregory B. Newby + Chief Executive and Director + gbnewby@pglaf.org + + +Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg +Literary Archive Foundation + +Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide +spread public support and donations to carry out its mission of +increasing the number of public domain and licensed works that can be +freely distributed in machine readable form accessible by the widest +array of equipment including outdated equipment. Many small donations +($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt +status with the IRS. + +The Foundation is committed to complying with the laws regulating +charities and charitable donations in all 50 states of the United +States. 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Donations are accepted in a number of other +ways including checks, online payments and credit card donations. +To donate, please visit: http://pglaf.org/donate + + +Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic +works. + +Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg-tm +concept of a library of electronic works that could be freely shared +with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project +Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support. + + +Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed +editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S. +unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily +keep eBooks in compliance with any particular paper edition. + + +Most people start at our Web site which has the main PG search facility: + + http://www.gutenberg.org + +This Web site includes information about Project Gutenberg-tm, +including how to make donations to the Project Gutenberg Literary +Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to +subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. diff --git a/19886-8.zip b/19886-8.zip Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..195cdb9 --- /dev/null +++ b/19886-8.zip diff --git a/LICENSE.txt b/LICENSE.txt new file mode 100644 index 0000000..6312041 --- /dev/null +++ b/LICENSE.txt @@ -0,0 +1,11 @@ +This eBook, including all associated images, markup, improvements, +metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be +in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES. + +Procedures for determining public domain status are described in +the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org. + +No investigation has been made concerning possible copyrights in +jurisdictions other than the United States. 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