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+The Project Gutenberg EBook of Fiore di leggende, by Unknown
+
+This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
+almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
+re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
+with this eBook or online at www.gutenberg.org
+
+
+Title: Fiore di leggende
+ Cantari antichi I - cantari leggendari
+
+Author: Unknown
+
+Editor: Ezio Levi
+
+Release Date: November 21, 2006 [EBook #19886]
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: ISO-8859-1
+
+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK FIORE DI LEGGENDE ***
+
+
+
+
+Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the
+Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net
+(Images generously made available by Editore Laterza and
+the Biblioteca Italiana at
+http://www.bibliotecaitaliana.it/ScrittoriItalia)
+
+
+
+
+
+
+
+
+ SCRITTORI D' ITALIA
+
+ FIORE DI LEGGENDE
+
+ I
+
+ CANTARI LEGGENDARI
+
+
+
+
+
+ FIORE DI LEGGENDE
+
+ CANTARI ANTICHI
+
+ EDITI E ORDINATI DA
+
+ EZIO LEVI
+
+ Io prego voi che ciaschedun m'intenda,
+ però che questo è il fior della leggenda.
+
+ _Regina d'Oriente_, c. III, ott I.
+
+ SERIE PRIMA
+
+ CANTARI LEGGENDARI
+
+ BARI
+
+ GIUS. LATERZA & FIGLI
+
+ TIPOGRAFI-EDITORI-LIBRAI
+
+ 1914
+ PROPRIETÀ LETTERARIA
+
+MAGGIO MCMXIV--38475
+
+
+
+
+
+Io veggo storie, favole e novelle,
+nuove ed antiche, tutte stare a schiera
+dinanzi a me, con lor senbianze belle,
+piú che non sono i fior di primavera,
+e gli autori, or di queste, ora di quelle,
+m'invitan con sí dolce lor matèra
+ch'io non so quale in prima cominciare
+o di qual piú vi piaccia udir cantare.
+
+_Il cantare dei cantári_, St. 4.
+
+
+
+
+ I
+
+ IL BEL GHERARDINO
+
+
+
+ CANTARE PRIMO
+
+
+ 1
+
+ O Gesò Cristo, figliuol di Maria,
+ che pegli peccator pendesti in croce,
+ non seguitare la mia gran follia,
+ sed io inver' di te mai fui feroce:
+ concedi grazia nella mente mia,
+ favoreggiando me colla tua voce,
+ ch'io dica cosa ch'a te non offenda,
+ e questa gente volentier la 'ntenda.
+
+ 2
+
+ Con ciò sia cosa che questo cantare
+ sia dei primi ch'io mai mettessi in rima,
+ però vo' far perfetto incominciare,
+ e ritornare al buon detto di prima,
+ sicch'a costor, che mi stanno a ascoltare,
+ piaccia e diletti dal piede alla cima:
+ però averete ad ascoltar memoria
+ ch'io vi farò d'una romana storia.
+
+ 3
+
+ Nella cittá di Roma anticamente
+ aveva una colonna in Campidoglio,
+ che v'era scritto ogni uom prode e valente,
+ saggio e cortese, come legger soglio;
+ sicché, tornando brieve a convenente,
+ d'un franco cavalier contar vi voglio,
+ che fu figliolo di messer Lione,
+ signor del Patrimonio per ragione.
+
+ 4
+
+ Quando messer Lion venne alla morte,
+ chiamò i suo' tre figliuoli a capo chino,
+ e al maggior, che dovea regger la corte,
+ raccomandò quel ch'era piú fantino,
+ e questo fu che poi fu tanto forte,
+ che si chiamava "lo bel Gherardino":
+ dicendo:--Gherardin ti raccomando,--
+ passò di questa vita lagrimando.
+
+ 5
+
+ Dopo la morte di questo signore
+ rimason tre fratei co' molto avere,
+ e il piú cortese di lor fu il minore,
+ che sempre corte volle mantenere;
+ e gli fratelli n'avien gran dolore,
+ perché facealo contra al lor volere;
+ e' gli assegnaron parte del tesoro.
+ E' fu contento, e partissi da loro.
+
+ 6
+
+ Se prima tenne corte co' fratelli,
+ poi la tenne maggior sette cotanti,
+ con bracchi e veltri e virtudosi uccelli,
+ palafreni e destrier co' molti fanti,
+ sempre vestendo di molti donzelli,
+ cavalier convitando e mercatanti;
+ sicché per Roma e per ciascun cammino
+ si ragionava del Bel Gherardino.
+
+ 7
+
+ Oltra misura fu tanto cortese,
+ che poco tempo la poté durare,
+ e la sua povertá fu sí palese,
+ che gli sergienti incominciò a cacciare;
+ e, non avendo di che fa' le spese,
+ senza cavallo non sapeva stare.
+ E gli frategli né nissun parente
+ di lui non ne voleano udir niente.
+
+ 8
+
+ Bel Gherardin, che suo vita procura,
+ di doglia e di vergogna si moria;
+ ma pensossi d'andare alla ventura
+ sol per escir di tal malinconia.
+ Ed un donzel, ch'amava oltra misura,
+ chiamò segretamente, e sí dicia:
+ --Or vuo' tu venir meco, Marco Bello,
+ ed io ti tratterò come fratello?--
+
+ 9
+
+ E Marco Bello neente gli disdisse
+ per la voglia ch'avíe di lui servire;
+ ed al presente gli rispuose e disse:
+ --Io vo' con teco vivere e morire.--
+ E innanzi che di Roma e' si partisse
+ a creatura nol fece a sentire:
+ 'nsu n'un ronzino, ciascheduno armato,
+ di Roma si partiron di celato.
+
+ 10
+
+ E, cavalcando tutti traspensati,
+ piú e piú giorni sanza dimorare,
+ fûr una notte in un luogo arrivati,
+ che non v'aveva casa ove albergare.
+ E senza cena, la notte, affannati,
+ non ristetton per ciò di cavalcare.
+ E quando apparve l'alba de lo giorno,
+ e Marco Bello si guardò d'intorno.
+
+ 11
+
+ E, ragguardando per quella pianura,
+ di lunga vide un nobile castello,
+ ch'era cerchiato d'altissime mura.
+ Al mondo non aveva un par di quello;
+ non poria cantar lingua né scrittura
+ d'esso, quant'era fortissimo e bello.
+ E dentro sí vi aveva un bel palagio.
+ E cavalcaron lá per prender agio.
+
+ 12
+
+ Ma, quando furon giunti in quella parte,
+ davanti a Gherardin venne un serpente;
+ e uno grande orso (ciò dicon le carte)
+ assalí Marco Bel subitamente:
+ tali eran fatti star solo per arte,
+ uomini solean esser primamente;
+ e cosí gli assaliron su la strada,
+ onde ciascun cacciò mano alla spada.
+
+ 13
+
+ E lo serpente, per l'aria volando,
+ davanti a Gherardin trasse a ferire;
+ e Gherardin si difendea col brando,
+ però che sapea ben dello schermire;
+ dicendo:--Iddio, a te mi raccomando:
+ non mi lasciar cosí impedimentire!--
+ però che unque 'l serpente lo toccava
+ coll'ale, tutte l'arme gli tagliava.
+
+ 14
+
+ A Gherardin ne paria molto male
+ che lo serpente gli facia tal guerra:
+ ficcò la spada nel mezzo dell'ale,
+ davagli un colpo, se 'l cantar non erra,
+ che fu per lui sí pessimo e mortale,
+ che di presente cadde morto in terra;
+ e, nel cader che fe', misse gran guai,
+ e disparí che non si vidde mai.
+
+ 15
+
+ Morto il serpente, e Gherardin provide
+ a Marco Bel, che combattea coll'orso,
+ gridando a voce:--L'orso mi conquide,
+ se da te, Gherardin, non hoe soccorso.--
+ E Gherardin, che suo fatto ben vide,
+ sprona il ronzino e inver' di lui fu corso;
+ e, come l'orso lo vidde venire,
+ Marco lascioe, e lui trasse a ferire.
+
+ 16
+
+ Uno animal cosí feroce e visto,
+ che non si vidde mai tra l'altre fiere,
+ che colla branca quel ronzin fe' tristo,
+ che morto cadde sotto al cavaliere.
+ Gherardin chiama forte:--Iesú Cristo,
+ ora m'aiuta, che mi fae mestiere!--
+ E da Marco non potea avere aiuto,
+ però che avea ogni valor perduto.
+
+ 17
+
+ E Gherardin si levò prestamente:
+ colla sua spada giá non fece resta,
+ e ferí l'orso nequitosamente:
+ davali un colpo di sopra la testa,
+ che lo fendeva infino al bianco dente;
+ e Marco Bel di ciò facea gran festa!
+ E, nel cader, disse l'orso:--Donzello,
+ tu hai morto il signor d'esto castello!--
+
+ 18
+
+ E Gherardin, ch'avea la bestia morta,
+ maravigliossi che l'udí parlare:
+ nella sua mente tutto si conforta.
+ A quel palagio presono ad andare;
+ e, quando fûrno giunti a quella porta,
+ e Marco Bello incominciò a picchiare,
+ la porta fue aperta immantanente:
+ ma chi l'aperse non videro neente.
+
+ 19
+
+ Dismontarono e fûr sopra alla scala
+ que' che l'un l'altro ma' non abandona.
+ E, quando fûrno giunti in su la sala,
+ non vi trovâr né bestia né persona.
+ In quello tempo lo freddo non cala.
+ Uno con l'altro insieme si ragiona.
+ Per tal maniera dimorando un poco,
+ ad un cammin vidon racceso un fuoco.
+
+ 20
+
+ Sicché ciascun si facea maraviglia;
+ ché chi 'l facesse non potien vedere.
+ Guardandosi d'intorno a basse ciglia,
+ per iscaldarsi andarono a sedere.
+ Fra loro insieme ciaschedun pispiglia:
+ --Se da mangiare avessimo e da bere,
+ avventurati sarem sette tanti
+ piú che non fûrno i cavalieri erranti!--
+
+ 21
+
+ Benché persona non vi si vedesse,
+ ciò che dicien fra lor erano intesi;
+ e tavole imbastite furon messe,
+ fornite ben di molti belli arnesi:
+ ceri e lumiere v'eran molte e spesse;
+ e que' baroni per le man fûr presi.
+ Quando a tavola furono i baroni,
+ recate fûr di molte imbandigioni.
+
+ 22
+
+ Molto fûr ben serviti a quella cena,
+ ma non vedien sergenti né scudieri;
+ e poi, istando in cosí fatta mena,
+ avevan sopra ciò molti pensieri;
+ onde ciascun di lor ne stava in pena,
+ e quasi non mangiavan volentieri.
+ E, quando ebben cenato, e' ritornarono
+ al fuoco, donde prima si levarono.
+
+ 23
+
+ Quando fu tempo d'andare a dormire,
+ in bella zambra ciascun fu menato,
+ e a uno bel letto, ch'io nol potrei dire.
+ Bel Gherardin vi si fu coricato,
+ ed una damigella, a lo ver dire,
+ si fue spogliata di presente a lato,
+ dicendo:--Non aver di me spavento,
+ ch'io son colei che ti farò contento.--
+
+ 24
+
+ E Gherardin, che le parole intese,
+ rassicurato fu co' lei nel letto;
+ e la donzella fra le braccia prese,
+ che di bellezze non avea difetto;
+ e sopra il bianco petto si distese,
+ baciando l'un l'altro con gran diletto.
+ E, s'egli è vero quel che il cantar mostra,
+ piú e piú volte d'amor feciono giostra.
+
+ 25
+
+ Signor', sacciate che questa donzella
+ si faceva chiamar la "Fata bianca",
+ e mantenea cittadi e castella
+ con molta quantitá, se il dir non manca.
+ Del serpente e dell'orso era sorella:
+ delle sette arti vertudiosa e franca,
+ contrafatti per arte gli fea stare,
+ per poter meglio il suo signoreggiare.
+
+ 26
+
+ Quando ebbono assaggiato il dolce pome,
+ avendo l'uno l'altro al suo dimino,
+ la Fata bianca il domandò del nome,
+ e egli rispuose:--Lo Bel Gherardino.--
+ E po' sí le contò il perché e il come
+ della cittá di Roma e' si partîno,
+ e come ciò che in questo mondo avía,
+ tutto l'avea dispeso in cortesia.
+
+ 27
+
+ E, quando quella damigella intese
+ come cortese e largo egli era istato,
+ d'una amorosa fiamma il cor l'accese,
+ che non trovava posa in nessun lato;
+ e Gherardino fra le braccia prese,
+ e con bramosa voglia l'ha baciato.
+ Ed e', veggendo la sua innamoranza,
+ come da prima incominciò la danza.
+
+ 28
+
+ Come del giorno apparve alcuno albore,
+ la Fata bianca in piè si fu levata,
+ ed una roba d'un ricco colore
+ a lo Bel Gherardin ebbe recata.
+ E poi a Marco Bel, suo servidore,
+ un'altra bella n'ebbe rapportata.
+ E quando tempo fu, sí si levarono;
+ vestirsi quegli, e li lor non trovarono.
+
+ 29
+
+ Se Gherardin parea prima giocondo
+ ch'avesse roba di si gran valenza,
+ ben parea poi signor di questo mondo,
+ tanto era bella la sua appariscenza!
+ Di zambra uscí, e Marco Bello secondo,
+ che non v'era persona di presenza,
+ se non quella donzella che gli guata,
+ che nolla veggon, perché sta celata.
+
+ 30
+
+ Disse Bel Gherardino allo scudiere:
+ --Andiamo un poco di fuori a sollazzo,--
+ e uno bel palafreno ed un destriere
+ trovâr sellati, e non v'avea ragazzo!
+ montârvi suso, e non v'avien ostiere!
+ Gherardin corre il destriere a sollazzo,
+ e be' lo mena a sinistra ed a destra,
+ e la donzella stava alla finestra.
+
+ 31
+
+ Quando a lor parve tanto essere stati,
+ e' tornâro al palagio a disinare:
+ ed ogni giorno s'erano avezzati
+ d'uscir di fuori un poco a sollazzare;
+ e ogni volta, quand'erano tornati,
+ trovavan cotto per poter mangiare.
+ Ed ogni notte, per diletto, avea
+ Gherardin quella che il dí non vedea.
+
+ 32
+
+ Tre mesi e piú cotal maniera tenne
+ Bel Gherardin con allegrezza e strada;
+ ed una notte sí gli risovenne
+ della sua gente e della sua contrada.
+ E quando quella pena sí sostenne,
+ piú non vedea quella che sí l'agrada;
+ e' con temenza alla donzella disse
+ che le piacesse che si dipartisse.
+
+ 33
+
+ E disse:--Dama, non vi sia pesanza,
+ se contro a la tua voglia io ti parlassi;
+ io t'adimando e cheggio perdonanza,
+ s'alcuna cosa nel mio dir fallassi:
+ d'andare a Roma i' ho grande disianza:
+ di subito morrei, s'io non v'andassi.
+ Però ti priego che tu mi contenti,
+ ch'io veder possa gli amici e' parenti.
+
+ 34
+
+ E la donzella al cor n'ebbe gran doglia,
+ ch'a gran fatica gli fece risposta.
+ Per Gherardin tremava come foglia,
+ considerando che da lei si scosta.
+ Ma pur, veggendo sua bramosa voglia,
+ sí gli rispuose, quando ella ebbe sosta:
+ --Ben ch'il mio cor del tuo partir tormenta,
+ po' ch'a te piace, ed io ne son contenta.--
+
+ 35
+
+ A la partita gli donava un guanto,
+ e disse:--Ciò che vuogli, tu comanda;
+ e tu l'avrai; non chiederesti tanto,
+ cavalieri o danari over vivanda.--
+ Queste parole gli disse con pianto;
+ ma finalmente cosí gli comanda:
+ --Non sia persona a cui lo manifesti,
+ ché ciò che tu averai, sí perderesti.
+
+ 36
+
+ E quella gente, che tu troverai,
+ con teco mena, ch'e' ti ubidiranno.
+ Di me sovente ti ricorderai;
+ ma fa' che tu ci sia in capo all'anno:
+ in tua presenza allor mi vederai
+ con molte dame che mi serviranno;
+ e sposera' mi a grandissimo onore:
+ sarò tua donna e tu siei il mio signore.--
+
+ 37
+
+ Perché a Roma torna volentieri,
+ Bel Gherardin da lei prese commiato.
+ E covertati trovò due destrieri,
+ sí che ciascuno a cavallo è montato:
+ e mille cinquecento cavalieri
+ trovò fuor del castello insú in un prato;
+ e sessanta vestiti ad una taglia,
+ e molta salmeria, se Iddio mi vaglia.
+
+ 38
+
+ Siccome valoroso capitano.
+ Bel Gherardin disse lor:--Cavalcate.--
+ Eglin gridâr:--Viva il baron sovrano!--
+ con molte trombe innanzi apparecchiate;
+ ed ogni gente fuggía per lo piano.
+ E cosí cavalcâro piú giornate,
+ tanto che fûr nel contado di Roma,
+ e la novella a la cittá si noma.
+
+ 39
+
+ Quando fûr pressi a Roma, a cinque miglia,
+ tender vi fe' trabacche e padiglioni:
+ e il padre santo se ne maraviglia,
+ che non sapea di lor condizioni:
+ montò a cavallo con la sua famiglia,
+ con compagnia di molti altri baroni,
+ ed altra gente molta e' suoi fratelli
+ contra a costoro andâro per vedelli.
+
+ 40
+
+ E il padre santo ben lo cognoscea,
+ siccome egli era di grande legnaggio.
+ e, co' fratelli insieme, gli dicea:
+ --Donde avestú cotanto baronaggio?--
+ Ed egli a tutti quanti rispondea:
+ --Come Iddio volle, io ho tal signoraggio.--
+ E tanto non poteron domandare,
+ che volesse altro lor manifestare.
+
+ 41
+
+ Ne la cittá con grande onore entrava
+ Bel Gherardin e sua gente pregiata,
+ ed ogni gente si maravigliava
+ della gran baronia ch'avíe menata:
+ e tutta gente di lor ragionava,
+ facîendo festa della sua tornata.
+ E co' fratelli in casa si ridusse
+ con quella gente ch'a Roma condusse
+
+ 42
+
+ Sí bella corte tenne quel barone,
+ che dir non si potrebbe né contare.
+ Se v'arrivava giullare o buffone,
+ era vestito sanza addomandare;
+ e non sapea neun suo condizione,
+ come potesse sí corteseggiare.
+ E ben tre mesi fe' corte bandita,
+ che per vertú del guanto era fornita.
+
+ 43
+
+ E una sera, quand'ebbono cenato,
+ e la madre il chiamò segretamente,
+ e disse:--Figliuol mio, dove se' stato,
+ po' che del tuo partir fui sí dolente?--
+ E poi appresso l'ebbe dimandato
+ come potea tener cotanta gente;
+ e finalmente tanto il dimandoe,
+ che ciò ch'egli avíe fatto le contoe.
+
+ 44
+
+ E disse siccome egli aveva avuta
+ la Fata bianca, che l'era suo sposa.
+ E, come la parola fu compiuta,
+ dipartissi la gente ed ogni cosa,
+ e la vertú del guanto fu perduta;
+ onde suo madre fu molto crucciosa.
+ E Gherardino e Marco, lagrimando,
+ partirsi, e lei lasciaron sospirando.
+
+
+ 45
+
+ Sol ha un ronzin ciaschedun, sbigottito.
+ Gherardin mosse lo ronzin predetto,
+ e cavalcando partesi smarrito,
+ e ragionando andava il suo difetto.
+ Siccome della fata fu marito,
+ nel secondo cantar vi sará detto,
+ e come del paese fu signore.
+ Questo cantare è detto al vostro onore.
+
+
+
+
+ CANTARE SECONDO
+
+
+ 1
+
+ O Padre, e Figlio, e Spirito Santo,
+ che venir ci facesti in questo mondo,
+ al vostro onor comincio questo canto.
+ Benché 'n semplicitade ognora abondo,
+ concedi grazia ne lo mio cor tanto,
+ ch'assai piú bello sia, ch'è lo secondo;
+ e, se a lo primo avessi a voi fallato,
+ per lo secondo fie ben ristorato.
+
+ 2
+
+ Signori e buona gente, voi sapete
+ che in prima è l'uom discepol che maestro;
+ e le vertú, ch'agli uomini vedete,
+ procedon dal Signor, Padre cilestro.
+ Però s'i' fallo, non mi riprendete,
+ che di tal arte non son ben maestro:
+ che vi vo' dire, col piacer divino,
+ ciò che intervenne a Marco e a Gherardino.
+
+ 3
+
+ Nell'altro cantar sapete ch'io dissi
+ come a la madre manifestò il guanto,
+ e come la suo gente dipartissi,
+ e rimasono in tormento ed in pianto;
+ or vi dirò che, seguitando, addissi.
+ Pognendo ogni pensiero da l'un canto,
+ ascoltate, signori, in cortesia,
+ ch'io intendo trarvi di malinconia.
+
+ 4
+
+ Bel Gherardino e Marco si partiéno,
+ addolorati nel core amendue,
+ e come fuori della cittá usciéno,
+ Gherardin disse il fatto come fue,
+ dicendo:--Marco mio, come faremo,
+ che danar né derrate non ci ha piue?--
+ E Marco disse:--Non ci sgomentiamo:
+ a quella dama ancor ci ritorniamo.--
+
+ 5
+
+ E, cavalcando insieme per costume,
+ arrivarno una sera lungo il mare
+ ad una fonte dove mette un fiume,
+ che 'l conveniva loro pur passare;
+ ed era notte e non si vedea lume,
+ ma pure incominciarono a passare.
+ E come furon nel mezzo del varco,
+ dentro vi cadde Gherardino e Marco.
+
+ 6
+
+ Ciascun ronzino pel fiume fuggiva,
+ e' cavalier' l'un l'altro non vedea.
+ Cosí ciascun tornando inver' la riva,
+ la sua disaventura ognun piangea.
+ Ed in quel tanto una donna appariva
+ in una navicella, e si dicea:
+ --Deh, come ti sta bene ogni mal c'hai,
+ Bel Gherardin, po' che voluto l'hai!--
+
+ 7
+
+ E nella nave Bel Gherardin chiama,
+ e medicollo, ch'avea sconcio il braccio,
+ e disse:--Io son scrocchia della dama;
+ per lo suo amor ti fo quel ch'io ti faccio:
+ però che soe ch'ella cotanto t'ama,
+ sí ti volli cavar di questo laccio.--
+ Ad una ròcca, che era in mar, menolli;
+ dentro v'entrâr cosí fangosi e molli.
+
+ 8
+
+ La dama si partie; e quel valletto
+ riman con Marco Bel malinconoso;
+ e riguardandosi l'un l'altro il petto,
+ e Gherardin veggendosi fangoso,
+ uscí fuori ed entrò in uno barchetto
+ sol per lavarsi dov'era terroso.
+ E come la nave fue di lui carca,
+ una fortuna menò via la barca.
+
+ 9
+
+ E la donzella fu tanto maestra,
+ che gli fe' pace far colla scrocchia;
+ poi si partine valorosa e destra,
+ ed entrò in mare e fu presso alla ròcca
+ e chiamò Marco, ch'era alla finestra,
+ a maggior boce che l'uscíe di bocca:
+ perché Bel Gherardin non v'avea scorto,
+ fra suo cuor disse:--Questi fia morto!--
+
+ 10
+
+ Quando ella ne la ròcca fue entrata,
+ trovoe Marco far sí gran lamento.
+ Ella diceva:--Oh lassa isventurata!
+ ov'è lo mio signor, che io nollo sento?
+ Or ben si crederá la Bianca Fata,
+ ch'io l'abbia fatto questo a tradimento!
+ Dimmi che n'è, o io m'uccideraggio.--
+ Ed e' rispuose:--Ed io vel conteraggio.
+
+ 11
+
+ Vedendosi fangoso, come adviso
+ --disse il donzel, battendosi la gota,--
+ e' si volea lavar suo' mani e viso,
+ che si n'era cotanto pien di mota.
+ Guardandol io da la finestra a fiso,
+ entrar lo vidi in una barca vota;
+ e come vi fu dentro, in fede mia,
+ una fortuna venne, e menòl via.--
+
+ 12
+
+ Disse la dama:--Non ci diam piú ira,
+ e mise Marco Bello entro la nave;
+ e, navicando, tanto fiso il mira,
+ ch'Amor nel cor ne le mise una chiave;
+ sicché, parlando, per amor sospira.
+ E, ragionando, per lo mar soave,
+ la barchetta in una isola percosse,
+ sicché la dama tutta si riscosse.
+
+ 13
+
+ E Marco Bello, che di ciò s'avvide,
+ che la donzella avíe avuta paura,
+ co' lei insieme forte se ne ride,
+ e dice:--Or, donna mia, te rassicura,
+ ch'io t'imprometto, ch'amor mi conquide,
+ se io non godo tuo gentil figura.--
+ E poi discese in terra quel donzello,
+ ed appiccò la nave a un albuscello.
+
+ 14
+
+ E la donzella del legno discese,
+ che forse voglia di lui n'hae maggiore,
+ e contra a lui niente si contese:
+ in su l'erbette sopra al bianco fiore
+ Marco Bello di lei diletto prese
+ molte volte, baciandola d'amore.
+ E poi andaron nella navicella
+ per ritornare alla Bianca donzella.
+
+ 15
+
+ La fata, che gli aspetta con letizia,
+ e lo Bel Gherardin co' lor non vede,
+ nello suo cuor sí n'ebbe gran tristizia,
+ e che fie morto veramente crede:
+ ma, pur udendo che sanza malizia
+ l'aqua sí 'l n'ha menato, si die' fede
+ che fosse vivo, cosí fatto stando;
+ e stette insin che fu compiuto l'anno.
+
+ 16
+
+ E lo Bel Gherardin, per la fortuna,
+ al porto d'Allessandria fu arrivato,
+ lá dove molta gente si raguna.
+ In quella notte il mare fue crucciato:
+ non si vedea, tanto era l'aria bruna.
+ In quella terra cosí era usato,
+ che, se v'arriva niuno cristiano,
+ si egl'era imprigionato dal Soldano.
+
+ 17
+
+ In quella notte fûr presi e legati,
+ e fûr menati davanti al signore,
+ e comandò che sieno imprigionati
+ tutti i cristian per maggior disinore.
+ Cosí ne fur nella prigion serrati
+ tutti i cristian ciaschedun a furore.
+ Gherardino dall'un canto si stava,
+ e mai nel viso non si rallegrava.
+
+ 18
+
+ E quando venne terza, la mattina,
+ una che dava mangiare a' prigioni,
+ che per usanza mandava la Reina
+ di quel che mangiava ella e i suoi baroni,
+ e lo Bel Gherardin per cenno inchina:
+ --Dimmi chi se', e vo' che mi perdoni.--
+ Et e' rispuose molto volentieri:
+ --Io sono un damicel che fu pres'ieri.--
+
+ 19
+
+ E la donzella a casa fu redita,
+ e disse a la reina di costui:
+ --Madonna mia, in tempo di mie vita
+ non viddi un bel donzel come colui!--
+ E come ella ebbe la parola udita,
+ subitamente innamoròe di lui,
+ e fecelo venire a sé davanti,
+ ed e' s'inginocchiò con be' sembianti.
+
+ 20
+
+ Ed ella, raguardandol nel visaggio,
+ sí 'l domandò:--Sapresti tu servire?--
+ et e' rispuose:--Molto di vantaggio,
+ di coppa e di coltel me' ch'altro sire.--
+ Ed ella, lo veggendo tanto saggio,
+ si 'l dimandòe, se vuole ubbidire.
+ Ed e' rispuose:--Molto volontiere
+ farò, madonna, ciò che v'è in piacere.--
+
+ 21
+
+ Cosí fu Gherardin suo servidore,
+ che di tale arte era molto sottile:
+ e quel signor gli puose molto amore,
+ che quasi tutti gli altri tenne a vile.
+ E la reina ne 'nfiammò nel core,
+ perché ella il vedea tanto gentile.
+ Ella li disse:--Il tuo amor mi bisogna!--
+ Egli rispuose con molta vergogna:
+
+ 22
+
+ --Io v'addomando e cheggio perdonanza,
+ ch'i' non farei tal fallo al signor mio.--
+ Ed ella il prese con molta baldanza,
+ dicendo:--Se non fai quel ch'io disio,
+ io griderò, che non è mia usanza,
+ e farotti morire, in fé di Dio.--
+ E in quel punto gli gittò il braccio in collo;
+ e cosí il prese per forza e baciollo.
+
+ 23
+
+ Ed e', veggendo che non può stornare
+ che egli non faccia il suo comandamento,
+ fra suo cuor disse:--E' mi convien pur fare,
+ ed io ne vo' fornire il suo talento.--
+ E sí la prese sanza piú indugiare;
+ del gran disio, ch'è pieno d'alimento,
+ al suo voler di quelle rose colse,
+ e poscia per piú volte se ne tolse.
+
+ 24
+
+ Istando Gherardino in tale stato,
+ la Fata bianca fa di lui cercare.
+ Quando ella vede che non l'ha trovato,
+ disse:--Al postutto io mi vo' maritare,
+ perch'ella vede che l'anno è passato,
+ che per sua donna la dovíe sposare.
+ Allor per tutto il mondo il bando manda;
+ gli amici priega ed i servi comanda,
+
+ 25
+
+ da parte de la Fata, che si mostra,
+ ch'ogni prode uomo e di grande ardimento
+ de l'arme s'apparecchie e facci giostra,
+ e per combatter vada al torniamento.
+ E chi avrae l'onor di quella giostra,
+ la sposerae con grande adornamento;
+ siccome "re signore" fia chiamato,
+ a la donzella insieme incoronato.
+
+ 26
+
+ Quando il soldano udí quel bando andare
+ per Alessandria, mosse con sua gente,
+ e lo Bel Gherardin volle menare.
+ E' non volea, per essere ubidente.
+ Quando fu ito, incominciò a parlare
+ a la reina molto umilemente:
+ --Datemi la parola, alta reina,
+ ch'io vada a quello stormo domattina.--
+
+ 27
+
+ Disse la dama:--Avresti tanto ardire
+ che tu ti dipartissi e me lasciassi?
+ Ma volentier vi ti lascerei ire,
+ se io ne credessi che tu a me tornassi.--
+ Ed e' rispuose:--Dama, a lo ver dire,
+ non potrebbe stornar ch'io non v'andassi,
+ che io credo sposar quella fanciulla:
+ di ritornar non v'imprometto nulla.--
+
+ 28
+
+ Quando ella vide ch'elli n'era acconcio
+ d'andare a quello stormo sanza fallo,
+ sí gli rispuose, portandoli broncio:
+ --Sanza te, mai non avrò buono stallo.
+ Ma ben che la tua andata mi sia sconcio,
+ io pur ti donerò arme e cavallo;
+ ma tu mi giurerai, se Dio ti vaglia,
+ d'uccidere il soldan nella battaglia.
+
+ 29
+
+ Però che mi pare tanto invecchiato,
+ che non val nulla a la mia giovanezza;
+ non posso sofferir di stargli a lato,
+ pensando che ha a goder la mia bellezza!
+ Prenditi cura a provveder mio stato:
+ se ti vien fatto per me tal prodezza,
+ a lo tuo senno mi mariterai;
+ saroe contenta piú che fossi mai.--
+
+ 30
+
+ Poi gli donòe tre veste di zendado,
+ una verde, una bianca, una vermiglia,
+ e tre destrier, che si veggon di rado
+ piú begli intorno a cinquecento miglia.
+ De l'aver tolse quanto li fu a grado,
+ donzelli e fanti con molta famiglia,
+ trabacche e padiglion: poi si partío
+ da la donzella e accomandossi a Dio.
+
+ 31
+
+ E tanto cavalcò per piú giornate,
+ che giunse presso a lo stormo predetto,
+ ed allungossi ben due balestrate
+ per istar piú celato in un boschetto.
+ E disse a la sua gente;--Or m'aspettate,
+ ch'io vo' veder come il campo è corretto.--
+ E vidde il soldano ch'era campione,
+ e ritornòe inverso il padiglione.
+
+ 32
+
+ E la mattina, come apparve il giorno,
+ la Fata bianca vae agli balconi
+ con molte dame e damigelle intorno,
+ per veder que' che votasse gli arcioni.
+ Come la gente udí sonare il corno
+ per la battaglia, parevan leoni.
+ Quale era proe e quale era codardo;
+ il soldan sopra tutti era gagliardo.
+
+ 33
+
+ E lo Bel Gherardin, veggendo questo,
+ che quel soldan sí malamente lancia,
+ in sul destriere cosí armato e destro,
+ pigliò lo scudo ed imbracciò la lancia.
+ Veggendo che 'l soldan fa tal molesto
+ di questa gente, non gli paríe ciancia.
+ Veggendo che ciascun contro a lui perde,
+ andògli incontro colla vesta verde.
+
+ 34
+
+ E tal colpo gli diè sopra lo scudo,
+ che 'l fece a terra del destrier cascare.
+ Agli altri si volgea col brando ignudo;
+ beato chi meglio lo può levare!
+ Però ch'ogni suo colpo è tanto crudo,
+ chi ne pruova uno, non ne può scampare;
+ sicché il campo fu suo per questa volta,
+ poi ritornava nella selva folta.
+
+ 35
+
+ Disse la dama, ch'è stata a vedere:
+ --Dove andò il cavalier di verde tinto?--
+ E da la gente nol poté sapere
+ chi fosse que' ch'avie lo stormo vinto.
+ Altri dicea:--Egli è uno cavaliere,
+ egli e il cavallo di verde dipinto!--
+ E di lui non è altri che risponda;
+ sicché vedremlo alla volta seconda.
+
+ 36
+
+ Al secondo sonar l'altro mattino,
+ el soldan d'Alessandria die' per costa;
+ e quale iscontra al dubbioso cammino,
+ la suo venuta molto cara costa:
+ e, combattendo come paladino,
+ rimase il campo a lui in poca sosta,
+ gli altri fuggendo, il soldan seguitando,
+ mettendogli per terra, scavalcando.
+
+ 37
+
+ E lo Bel Gherardin molto sdegnosse,
+ veggendo che 'l soldano era vincente.
+ Dal padiglion di subito si mosse,
+ inver' di lui cavalca arditamente,
+ e per sí gran possanza lo percosse,
+ che morir crede quando il colpo sente,
+ e sbalordito fugge e non soggiorna:
+ e Gherardino al padiglion ritorna.
+
+ 38
+
+ Tutta la gente, che d'intorno stava,
+ cridavan:--Viva il cavalier vermiglio!--e
+ la donzella si maravigliava,
+ e colle dame faceva consiglio:
+ ed in quel punto nel suo cuor pensava:
+ --Sed e' ci torna, io gli darò di piglio!--
+ E dice a l'altre:--Deh! guatate donde
+ dello stormo esce e dove si nasconde.--
+
+ 39
+
+ La Fata bianca, al cavalier pensando,
+ addormentar non si puote la notte,
+ e nel suo cuore giva immaginando:
+ --Chi sare' que' che vien pure a sodotte?
+ Quando lo stormo ha vinto, tal domando,
+ par che nascoso sia sotto le grotte!
+ Il cuore in corpo tutto mi si strugge
+ di voglia di saper perché si fugge.
+
+ 40
+
+ E uno pensier nel core levo adesso:
+ sarebbe questi il mio antico sposo?
+ Io lo 'nprometto a Dio, che, se fosse esso,
+ altro marito che lui i' tôr non oso,
+ conciosacosa ch'io gliel'ho inpromesso:
+ senza lui ma' non credo aver riposo.--
+ E disse:--Signor mio, datemi grazia,
+ ch'io abbia del suo amor la mente sazia!--
+
+ 41
+
+ E, quando il giorno chiaro fu apparito,
+ fece sonar le trombe e li stormenti.
+ I cavalieri furno al cerchiovito,
+ e molti fan pensier d'esser vincenti.
+ A tanto giunge il cavaliere ardito,
+ ciò fu il soldan, con altri sofficienti,
+ che per un suo nipote combattea,
+ che per marito a lei darlo credea.
+
+ 42
+
+ Quando le schiere furon tutte fatte,
+ presente quella ch'è cotanta chiara,
+ il soldan, che in sul campo combatte,
+ fa tristo quel che innanzi gli si para,
+ però che del destrier morto l'abatte,
+ e tal ventura a molti costa cara.
+ E molta gente gli fuggiva innanzi,
+ sicché è mestier che tutti gli altri avanzi.
+
+ 43
+
+ Veggendo la donzella che il soldano
+ gli altri baron di prodezza avanzava,
+ pensando aver per marito un pagano,
+ nella sua mente forte dubitava,
+ e spesse volte a l'alto Iddio sovrano
+ nella suo mente si raccomandava,
+ e dicea:--Signor mio, se t'è in piacere,
+ fa' ritornare il franco cavaliere!--
+
+ 44
+
+ E lo Bel Gherardino niente tarda;
+ coll'arme bianca uscíe della trabacca.
+ E la donzella, che da lunge il guarda,
+ che correndo il cavallo venne in stracca,
+ fra l'altre dice, di color gagliarda:
+ --Questo soldano ci è omai per acca,
+ ch'io veggio il cavalier, ch'è cosí franco,
+ a lo stormo tornar vestito a bianco.--
+
+ 45
+
+ Come a lo stormo il Bel Gherardin giunse,
+ riconobbe il soldano a l'armadura,
+ e 'l buon destriero degli sproni punse:
+ abbassa l'asta e inver' di lui procura,
+ e co' la lancia in tal modo l'aggiunse,
+ che il fe' cadere in su la terra dura.
+ E, qui ismontando, di franchezza giusto,
+ e' tagliolli la testa da lo 'nbusto.
+
+ 46
+
+ E rimontò a cavallo arditamente;
+ piú presto che non fu giammai levriere,
+ innanzi li fuggia tutta la gente,
+ gridando:--Viva il franco cavaliere!--
+ Cosí del campo rimase vincente,
+ come il lion, signor de l'altre fiere.
+ Incoronato insieme fue co' lei,
+ con tal onor che contar nol potrei.
+
+ 47
+
+ Po' ch'a la Fata ebbe dato l'anello,
+ gran festa fae che l'hae ricognosciuto.
+ E la serocchia diede a Marco Bello,
+ ed hallo sempre con seco tenuto.
+ E quella del soldan diede a un donzello
+ di gran legnaggio, cortese e saputo;
+ e novanta anni vivette signore.
+ Questo canto è compiuto al vostro onore.
+
+
+
+
+ II
+
+ PULZELLA GAIA
+
+
+ CANTARE PRIMO
+
+
+ 1
+
+ Intendete me ora tutti quanti
+ in cortesia ed in buona ventura:
+ dire vi vo' de' cavalieri erranti,
+ ch'al tempo antico andava all'avventura.
+ In corte allo re Artú sedean davanti,
+ secondo come parla la scrittura,
+ incominciando di messer Troiano,
+ che fece un vanto con messer Galvano.
+
+ 2
+
+ Messer Troiano disse:--O compagnone
+ con teco i' voglio impegnare la testa,
+ chi addurrá piú bella cacciagione
+ di nullo cavalier di nostra gesta.--
+ Quando elli fecion la impromissione,
+ al re e alla reina fe' richiesta;
+ e ciaschedun la lesta sí impegnava,
+ chi cacciagion piú bella appresentava.
+
+ 3
+
+ Entrati i cavalieri a quelle imprese,
+ inverso 'l bosco preson lor cammino.
+ Messer Troiano una cerva sí prese,
+ ch'era piú bianca di un armellino.
+ E tuttavia la menava palese:
+ veder la potea grande e piccolino.
+ Davanti lo re Artú saluta e inchina;
+ poi presentolla a Ginevra regina.
+
+ 4
+
+ Messer Galvan cavalca alla boscaglia:
+ allo levar del sole ebbe trovato
+ una serpe, che 'l chiese di battaglia;
+ sopra lo scudo ella li s'ha gittato.
+ Messe mano alla spada, che ben taglia,
+ credélla aver ferita nel costato:
+ la serpe, che sapeva ben scremire,
+ messer Galvan non la puote ferire.
+
+ 5
+
+ Infin a mezzogiorno ha contrastato
+ messer Galvan con quella sozza cosa;
+ un solo colpo non li può aver dato,
+ tant'era quella serpe poderosa.
+ L'elmo e lo scudo aveva infiammato;
+ messer Galvano non trovava posa.
+ Messer Galvano disse:--Aimè lasso!
+ che sozza cosa m'ha condotto al basso!--
+
+ 6
+
+ Messer Galvano a terra si smontava,
+ e disse:--Lasso! ch'io mi rendo morto.
+ La serpe andava a lui e sí parlava,
+ e disse:--O cavalier, prendi conforto.--
+ E dolcemente lei lo addimandava:
+ --Dimmi la veritade, o giglio d'orto,
+ per cortesia e per amor di donna:
+ saresti della Tavola ritonda?--
+
+ 7
+
+ Messer Galvano allor li rispondía,
+ e nello cuore avea fuoco ed ardura;
+ delle man per lo viso e' si fería,
+ vedendo quella sí sozza figura:
+ --Della Tavola esser mi credía;
+ or non son piú, per la disavventura,
+ a dir ch'io sia, e non avere ardire
+ sí sozza cosa conduca al morire!--
+
+ 8
+
+ La serpe disse:--Deh! non ti sdegnare,
+ o cavaliero, se tu non m'hai morta.
+ Quanti n'è qui e n'è di lá dal mare
+ de' piú pro' cavalieri che arme porta,
+ un solo colpo non mi potria dare,
+ tanto io sono poderosa e accorta.
+ Giá piú di mille aggio discavalcati:
+ tu se' lo fior di quanti n'ho trovati.--
+
+ 9
+
+ Disse messer Galvano:--Io non mi sdegno
+ se non per tanto ch'io non ho la morte,
+ da poi che piace all'alto Dio del regno
+ che la sventura mia sia tanto forte,
+ che cosí sozza cosa con suo ingegno
+ m'abbia condotto a cosí mala sorte.
+ Dammi la morte e piú non indugiare,
+ ch'io non ti vo' veder piú, né parlare.--
+
+ 10
+
+ La serpe disse:--O sire, in cortesia,
+ dimmi 'l tuo nome e non me lo celare;
+ ch'è un gentil cavaliere in fede mia,
+ che lungo tempo l'ho avuto a amare.
+ Se tu se' desso, o dolce anima mia,
+ di ricche gioglie t'averò a donare;
+ che mai piú ricca gioglia né piú bella
+ non ebbe cavalier che monti in sella.--
+
+ 11
+
+ Messer Galvan rispose:--Altri che Dio
+ di te non poría fare cosa bella;
+ ma, poi che vuoi saver lo nome mio,
+ lo sire Lancilotto ogn'uom m'appella.--
+ La serpe li pon mente con disio,
+ e disse:--Tu m'inganni alla favella.
+ Di arme ho avuto a far con Lancilotto:
+ tu se' di lui molto piú saggio e dotto.--
+
+ 12
+
+ Messer Galvano sí prese a parlare,
+ e sí li disse molto umile e piano:
+ --Ora m'intendi, pessima mortale--
+ e l'elmo si cavòne con la mano,
+ --vegno appellato da tutti 'l liale
+ e avventuroso cavalier Galvano.
+ Se da te scampo ch'io non sia morto,
+ i' prenderò allegrezza e gran conforto.--
+
+ 13
+
+ La serpe l'udía molto volentieri;
+ di quella forma s'ha strafigurata:
+ piú bella che una rosa di verzieri
+ si fece una donzella dilicata;
+ e disse:--Ora m'abbraccia, o cavalieri,
+ ch'io sono la tu' amanza a sta fiata.--
+ Puoseli 'l braccio al collo e l'ha abbracciato,
+ dicendo:--Tu se' quel c'ho disiato.--
+
+ 14
+
+ Messer Galvano allor ne fu gioioso,
+ e di buon cuore abbracciò la donzella.
+ Ed ella:--O cavaliero avventuroso
+ piú che nullo che mai montasse in sella!--
+ E lui li disse:--O bel viso amoroso,
+ voi che parete in tutto un'angiolella,
+ dite chi sète e di cui sète nata,
+ voi che parete un'angiola informata.--
+
+ 15
+
+ La donzella rispose umile e piana:
+ --Io tel dirò, da poi che 'l vuoi sapere.
+ Figliuola i' son della fata Morgana,
+ di quella donna che guarda l'avere.
+ Molto gran tempo i' son stata lontana,
+ e sí t'ho disiato pur vedere.
+ Pulzella Gaia m'appella la gente:
+ or di me prendi gioia allegramente.--
+
+ 16
+
+ Messer Galvan non fece piú dimore,
+ abbracciò la donzella, a quel ch'io sento,
+ e della rama ben ricolse il fiore
+ della donzella piena d'olimento.
+ E disse:--Ogni bellezza, o dio d'amore,
+ m'avete data qui a compimento!--
+ E cosí stetton fin nona passata
+ Galvano con la rosa imbalconata.
+
+ 17
+
+ Messer Galvano allor s'arricordava
+ della testa ch'avea messa al paraggio;
+ forte cominciò a pianger, lagrimava,
+ perduto ebbe 'l colore del visaggio.
+ La damigella allora li parlava,
+ dicendo:--Cavaliero pro' e saggio,
+ la veritá mi di' senza tardanza:
+ forse non t'è 'n piacer ch'io sia tu' amanza?--
+
+ 18
+
+ Messer Galvano disse:--Anima mia,
+ di te mi tegno ricco e piú pagato
+ che se lo mondo avessi in mia balía
+ e 'l paradiso poi mi fosse dato.
+ Ma da te mi part'or con gran dolía,
+ mai non credo vederti in nessun lato.
+ A corte e' mi conviene andar morire,
+ c'ho fatto un vanto, e nol posso fornire.--
+
+ 19
+
+ E la Pulzella disse:--O amor mio,
+ to' questo anello e teco il porterai.
+ Quante cose che son di sotto a Dio,
+ se tu gliele addimandi, tu le avrai.
+ E, quando mi vorrai al tuo desio,
+ a questo anello m'addomanderai.
+ Ma non manifestar la gioia avuta,
+ ché l'anel la vertú avria perduta.--
+
+ 20
+
+ Messer Galvano alla Pulzella giura
+ di quella gioi' mai non manifestare,
+ e infin la sera, appresso a notte scura,
+ di lei e' non potevasi saziare.
+ La serpe ritornò in sua figura;
+ messer Galvano prese a cavalcare;
+ e 'l primo don, che dimandò all'anello,
+ si fu un destriero poderoso e bello.
+
+ 21
+
+ E lo destrier li si fu appresentato;
+ davanti gliel menava uno scudieri.
+ Messer Galvano suso fu montato,
+ e gioioso cavalca pel sentieri.
+ Poi dimandò che presto li sia allato
+ immantinente cento cavalieri,
+ e dodici baron feriti a morte,
+ che per prigioni andassono alla corte.
+
+ 22
+
+ Poi dimandò una nuova cacciagione,
+ che piedi di caval di drieto avesse,
+ e quei davanti piedi di grifone,
+ la coda d'uno pesce fatta avesse,
+ e le ali con le penne di pavone,
+ lo viso d'una femmina paresse,
+ e un occhio avesse negro e l'altro bianco:
+ sí nuova fiera non fu vista unquanco.
+
+ 23
+
+ Li baroni sí giunsono alla corte
+ e di messer Galvan fecion richiamo,
+ che lui li avea feriti tutti a morte,
+ --E noi per suo' prigioni ci rendiamo.--
+ Poi con letizia giunse il baron forte,
+ e i cavalier tutti incontra li andârno.
+ Per vedere la caccia ch'ei menava
+ molti baroni incontra si li andava.
+
+ 24
+
+ Messer Galvan con cento cavalieri
+ molto gioioso venía cavalcando;
+ ciascuno aveva accanto 'l suo scudieri,
+ con due poi drieto, in mezzo lor menando
+ la nuova fiera sopra d'un destrieri:
+ intorno tutti l'andavan guardando;
+ giá non aspetta la madre la figlia
+ per andar a veder tal meraviglia.
+
+ 25
+
+ Piccoli e grandi, ognun sí l'inchinava;
+ tutti dicevan:--Ben vegna 'l barone!--
+ e quella nuova fiera, ch'ei menava,
+ alla reina sí l'appresentòne.
+ E la reina quella sí accettava,
+ e in una zambra la messe al balcone;
+ e tutti quei che quella sí vedeva
+ molta gran meraviglia sen faceva.
+
+ 26
+
+ Troiano avea paura di morire,
+ e della corte tosto si partía.
+ Messer Galvano si puose a dormire,
+ e fu svegliato all'alba della dia.
+ Ed all'anello tosto prese a dire:
+ --Ora ti priego, non fare indugía!
+ e tosto e di presente fa' che appaia
+ nelle mie braccia la Pulzella Gaia.--
+
+ 27
+
+ Dappoi li fu in piacer ch'ella venisse,
+ e la Pulzella fu nelle suo bracce;
+ entrambi duo pareva che morisse;
+ piú si distendon che non fanno l'acce.
+ E la Pulzella a lui quivi sí disse:
+ --Fa' che lo nostro amor non si discacce!
+ non lo manifestare e non lo dire,
+ se questa gioglia tu non vuoi fornire.--
+
+ 28
+
+ Messer Galvan rispose:--Non dottare!
+ Or per la terra ogni dí egli armeggiava;
+ tutta la gente fea meravigliare
+ per la grande allegrezza ch'ei menava.
+ E la reina lo fece chiamare,
+ e in una zambra lei sí lo guidava.
+ Di ricche gioglie li mostrò per certo:
+ di sua persona li parlò scoverto.
+
+ 29
+
+ Messer Galvan non ne vòlse far niente
+ della regina suo vil piacimento.
+ E la regina fe' venir presente
+ donne e donzelle, e fece un torniamento.
+ Li cavalieri, armati immantinente,
+ fûr sul palazzo senza restamento.
+ --Ciascun si vanti--disse la reina,
+ --ch'io vo' sapere chi ha gioia piú fina.
+
+ 30
+
+ Tutte le donne e tutte le donzelle
+ e i cavalier si presono a vantare
+ ciascuno delle gioie le piú belle,
+ e quelle poi li convenía provare.
+ Messer Galvano stava in mezzo d'elle,
+ e poi e' cominciò cosí a parlare:
+ --Dappoi che ciascheduno s'è vantato,
+ io sopra ciò non voglio aver parlato.--
+
+ 31
+
+ La regina chiamò messer Galvano,
+ e li disse:--O malvagio iscognoscente,
+ di questa corte tu se' 'l piú villano:
+ tu non ti vanti di nulla al presente,
+ ora ti dái un vanto piú sovrano
+ di nullo cavaliero immantinente.
+ Se tu se' cotal uom come ti fai,
+ sovr'ogni cavalier ti vanterai.--
+
+ 32
+
+ Allor messer Galvan disse:--Io mi vanto,
+ e d'està cosa i' mostrerò certanza:
+ io son avventuroso di cotanto
+ piú d'ogni cavalier che porti lanza;
+ e chi cercasse il mondo tutto quanto,
+ non troveria una sí bella amanza
+ come è la mia gentile damigella;
+ e quella è il fiore d'ogni donna bella.--
+
+ 33
+
+ E la reina disse a tutti quanti:
+ --Lo bando della corte ora intendete,
+ conti e baroni e cavalieri erranti,
+ piccoli e grandi, quanti voi qui sète.
+ Ciascheduno che s'hanno dato vanti,
+ il terzo giorno a me ritornerete.
+ Chi s'è vantato, e nol possa provare,
+ tosto la testa li farò tagliare.--
+
+ 34
+
+ La baronia di corte fu partuta;
+ messer Galvano in suo zambra fu ito,
+ ed all'anello disse:--Ora m'aiuta!
+ tosto ti muovi, o messaggiero ardito,
+ e la Pulzella Gaia mi saluta:
+ di' ch'ella vegna col viso chiarito.--
+ La vertú dell'anello era mancata,
+ per quella gioia c'ha manifestata.
+
+ 35
+
+ Messer Galvano forte lagrimava,
+ e disse:--Lasso! ch'io mi rendo morto.--
+ E a quell'anello pur si richiamava:
+ --Di quel ch'io dissi i' non mi fui accorto!--
+ e fortemente lui lo scongiurava:
+ --Or mi soccorri, ch'io son a mal porto!--
+ All'anel non valea lo scongiurare,
+ ché piú vertude e' non poteva fare.
+
+ 36
+
+ E 'l terzo giorno disse la regina:
+ --Ciascuno del suo vanto sia fornito.--
+ Messer Galvan di pianger non rifina,
+ e nello viso tutto era smarrito.
+ E sí chiamava:--O giovane fantina,
+ Pulzella Gaia dal viso chiarito:
+ se a te pur piace ch'io non sia morto,
+ ora mi scampa, ch'io son a mal porto!--
+
+ 37
+
+ Del terzo giorno fu il termin passato,
+ all'anel non valea lo scongiurare;
+ e per Galvano allora fu mandato,
+ che tosto ei si dovesse apparecchiare
+ venire a corte, dove è giudicato
+ che a lui bisogna la testa tagliare.
+ Drappi di seta nera ei s'è vestito:
+ messer Galvano alla corte fu ito.
+
+ 38
+
+ Disse lo re Artú:--Vegnami avanti
+ lo ciocco, e la mannaia, e la mazza,
+ con i baroni e cavalieri erranti,
+ e tosto tutti vadan ver' la piazza.--
+ Piangendo se ne andavan tutti quanti;
+ messer Galvano ciascuno sí abbraccia.
+ Donne e donzelle, tutte allor piangea
+ d'un sí pro' cavalier ch'elli perdea.
+
+ 39
+
+ Messer Galvan, lo nobile barone,
+ lo ciocco e la mannaia lui portava;
+ e questo fea perch'elli era ragione;
+ ed aveal tolto a colui che 'l guidava,
+ dicendo:--Poi ch'i'ho fatto tradigione
+ alla Pulzella, che tanto mi amava,
+ dappoi ch'i'ho fallato allo mio amore,
+ ben è ragion ch'io muora con dolore.--
+
+ 40
+
+ Messer Galvano alla piazza ne andava:
+ di seta un drappo li fu appresentato.
+ Messer Galvano suso si montava,
+ lo ciocco e la mannaia have posato.
+ Tutti li cavalier gran duol menava
+ del buon Galvano, cavalier pregiato;
+ e poi ciascuno indrieto torna presto:
+ sua cruda morte non vuol aver visto.
+
+ 41
+
+ Messer Galvano sí prese a parlare,
+ e disse allo re Artú:--Or m'intendete:
+ la baronia fate presto tornare;
+ questa grazia, per Dio, mi concedete!
+ Da tutti quanti mi vo' accombiatare;
+ sarò contento, se 'l don mi farete.
+ Tutti i baroni che son scritti in corte
+ sí vegnano a vedere la mia morte.--
+
+ 42
+
+ Lo re Artú sí li fece tornare;
+ tutti a messer Galvan furono intorno;
+ e tutti quanti aveano a lagrimare,
+ e da messer Galvan s'accombiatôrno.
+ Messer Galvano si prese a parlare:
+ --Della mia morte non sono musorno.
+ L'anima mia ne raccomando a Dio:
+ morir vo', giacché piace all'amor mio.--
+
+ 43
+
+ Galvano al ciocco allor s'inginocchiava,
+ e sí chiamava:--O rosa imbalconata,
+ poi che t'è a grado, morir non mi grava,
+ la mia morte si fu ben meritata.
+ Merta morire mia persona prava.
+ Dove sei tu, o donna delicata?
+ Pure una volta veder ti vorria;
+ poi di morir non mi rincresceria.
+
+ 44
+
+ Allora la Pulzella con pietade,
+ per camparlo da morte e darli vita,
+ tosto sí corse inver' quelle contrade;
+ drappi di seta nera fu vestita.
+ Molto gioiosa per quei sentier vade;
+ mai non fu vista donzella sí ardita.
+ E, per camparlo, lei si messe in via
+ con molta gente e gran cavalleria.
+
+ 45
+
+ E la Pulzella fece suo' richieste,
+ ben trentamila giovani donzelle;
+ tutte di seta nera fûr suo' veste,
+ e quelle eran lucenti piú che stelle;
+ e via cavalcan per ogni foreste.
+ Ben eran venti schiere tutte belle;
+ ciascuna aveva mille cavalieri,
+ e buone arme e correnti destrieri.
+
+ 46
+
+ Allora la Pulzella molto presta
+ tostamente cavalca in quella parte,
+ appresso a Camellotto senza resta,
+ secondo come dicono le carte;
+ tamburi e trombe, che parea tempesta;
+ e queste gente fea venir per arte.
+ Lo re Artú, quando questo ascoltava,
+ al buon Galvano la morte indugiava.
+
+ 47
+
+ Tutti li cavalier della ventura
+ vedere andavan quella turba magna.
+ Tosto elli corson, preson l'armadura,
+ e cavalcâro verso la campagna.
+ Di quella gente avevan gran paura,
+ che coverto era 'l piano e la montagna.
+ Messer Galvan davanti dalle schiere
+ feridor lui vuoi esser lo primiere.
+
+ 48
+
+ Pulzella Gaia sua magna bandiera
+ in questa ora lá fece fermare.
+ Quando lá apparve la chiarita spera,
+ tutta la gente fe' meravigliare.
+ E lei si trasse fuori d'ogni schiera,
+ e fortemente prese a biastemare:
+ --O cavalier, cattivo e disliale,
+ che l'alto Iddio si ti metta in male!
+
+ 49
+
+ O dislial, perché m'hai palesata?
+ Mala ventura a chi ti cinse spada!
+ La piú gentil donzella hai ingannata
+ che si trovasse per ogni contrada;
+ onde per te io sono imprigionata;
+ ben vo' morir, dappoi ch'ella t'aggrada.
+ Mia madre mi dará prigion sí forte,
+ che meglio mi saría aver la morte.--
+
+ 50
+
+ E l'uno e l'altro sí forte piangía,
+ e intrambi duo sí si abbracciava.
+ Lo re, tutta la corte li vedia,
+ di suo' bellezze si meravigliava.
+ E la Pulzella Gaia in quella dia
+ dal buon Galvano sí s'accombiatava.
+ E disse:--Amanza ti convien trovare:
+ piú non potra'mi veder né parlare.--
+
+ 51
+
+ Pulzella Gaia di qui fu partuta,
+ e ritornò alla savia Morgana.
+ Quando la madre allora l'ha veduta,
+ sí li disse:--Or donde vieni, puttana?--
+ E po' in prigione lei l'ebbe mettuta
+ in una torre, ch'è tanto sottana;
+ non vedea luce, sol, luna né stelle,
+ e stava in acqua fino alle mammelle.
+
+
+
+
+ CANTARE SECONDO
+
+
+ 52
+
+ Lo re Artú al cavalier parloe,
+ e disse:--Ahi, messer Galvan giocondo!
+ piú bella amanza tu ingannasti mòe,
+ ch'avesse cavalier di questo mondo.
+ Piú lucente che stella questa foe,
+ le suo' bellezze non trovavan fondo.
+ Tapino te! come fallato hai,
+ ch'alla tua vita piú non la vedrai!
+
+ 53
+
+ Messer Galvano allor prese a parlare.
+ Disse:--Signor, se Cristo mi perdona,
+ non so in che parte me ne deggia andare
+ per ritrovar quella gentil persona.
+ Mai barba né capelli vo' tagliare,
+ né su tovaglia non mangerò adorna,
+ se non racquisto la speranza mia;
+ né tornerá qui la persona mia.--
+
+ 54
+
+ E, detto questo, elli s'accombiatava.
+ Di presente partí da Camellotto,
+ ed in lontane parte cavalcava;
+ dove andare, non sa lo baron dotto;
+ a molti di Morgana addomandava,
+ dov'ella stava a niuno era noto;
+ e chi in qua, e chi in lá dicia:
+ niuno sapeva qual'era la via.
+
+ 55
+
+ Un giorno, cavalcando alla boscaglia,
+ messer Galvan fu arrivato a una fonte,
+ lá dove un cavaliero armato a maglia
+ stava appoggiato, la mano alla fronte;
+ quale a Galvano domandò bersaglia:
+ combatter vuol con lui e darli onte.
+ Messer Galvan lo addimandò del nome.
+ --Breus mi chiamo. Or hai saputo il come.
+
+ 56
+
+ Io vo cercando Tristan, Lancilotto,
+ messer Galvano e 'l buon Astor di Mare,
+ Palamidès, Galasso tanto dotto,
+ Troiano e Lionel vorria trovare;
+ messer Ivano e Artú di Camellotto,
+ e Lionbordo ancor per tale affare;
+ e tutti li altri cavalieri erranti,
+ ché impiccar li vorria tutti quanti.
+
+ 57
+
+ Per forza o inganno li vorria tradire.--
+ Messer Galvan li disse:--I' ti disfido!--
+ Al primo colpo lo fece giú ire,
+ questo Breusse, nato di mal nido.
+ E poi li disse:--Ora t'abbi a pentire;
+ del mal volere i' per ora t'affido.--
+ E in quel luogo abbattuto lo lasciava;
+ poi 'l buon Galvano al suo cammino andava.
+
+ 58
+
+ Sei mesi e piú elli ebbe cavalcato,
+ e di cercare non fa restagione;
+ e ad un castello lui fúne arrivato;
+ giú da cavallo dismontò il barone.
+ Su per la scala lui fúne montato,
+ e in quello luogo non vedea persone.
+ La tavola imbandita di vivanda
+ v'era, e di tutto che ragion comanda.
+
+ 59
+
+ Galvano a quella tavola s'ha posto:
+ quattro donzelle venner di presente,
+ e avanti a lui apparir molto tosto,
+ e sí 'l servir molto onoratamente.
+ Cento donzelle stavano in un chiostro;
+ piangevan tutte molto duramente.
+ Messer Galvan cominciò a dimandare
+ perché facevan sí gran lamentare.
+
+ 60
+
+ Onde le donne disson la cagione;
+ non si potean tener di lagrimare:
+ --Per la Pulzella Gaia ch'è in prigione,
+ e noi non la potemo giá aiutare.
+ Uno malvagio cavalier fellone
+ della sua gioi' l'have a manifestare.
+ Quei si noma Galvan, lo desliale;
+ che l'alto Dio lo metta sempre in male!--
+
+ 61
+
+ Messer Galvan li disse:--O damigella,
+ per quella cortesia fatto m'avete,
+ sapessi ov'è la sua persona bella,
+ e chi è quei che in prigion la vi tiene,
+ per vostro amore, o gentil donna snella,
+ io andria in qual parte mi direte.--
+ Rispose la donzella:--Or te ne andrai
+ per tal cammino, e sí la troverai.--
+
+ 62
+
+ Allor messer Galvan montò a destriero,
+ e infin a mezzogiorno ha cavalcato;
+ ad una ròcca c'ha intorno un verziero,
+ e dove è una fontana, fu arrivato.
+ Una dama cavalca pel sentiero,
+ cento donzelle li andavano a lato.
+ Messer Galvano, quando l'ha veduta,
+ la dama e le donzelle sí saluta.
+
+ 63
+
+ E quella dama, ch'era molto irata,
+ rispose a lui:--Deh, mal pos' tu stare!
+ per la Pulzella, ch'è stata ingannata,
+ a' cavalier vo' mal, a non fallare;
+ onde per voi ella è imprigionata.
+ Mai cavalier non voglio salutare,
+ per amor di Galvan, lo misliale,
+ che l'alto Dio li dia prigion mortale.--
+
+ 64
+
+ Disse messer Galvan:--Che colpa aggio io,
+ se altri cavalier villania fanno?--
+ Rispose:--Ciascun è malvagio e rio;
+ per lo suo amore, quanti ne troviamo,
+ io giuro lialmente all'alto Iddio
+ che a tutti i cavalier farò gran danno.
+ Per lo gran fallo di quel miscredente
+ ciascun di loro i' mangeria col dente.--
+
+ 65
+
+ Messer Galvan rispose:--Che diraggio
+ a quello cavalier, s'io lo trovasse?
+ Alcuno male io non li mostreraggio:
+ vorria che la su' amanza racquistasse.
+ I' l'ho amato e amo ancor di buon coraggio;
+ gran villania saria se non l'aitasse.
+ Per poterli acquistare la su' amanza
+ combatterria con tutta mia possanza.--
+
+ 66
+
+ E quella donna disse:--O traditore,
+ dunqu'è messer Galvan tuo conoscente?
+ In questo giorno per lo suo amore
+ io ti farò dar morte di presente.
+ E cento cavalier di gran valore
+ tosto li farò armare immantinente.--
+ E questa dama sí ha comandato
+ che tosto sia messer Galvan pigliato.
+
+ 67
+
+ Que' cavalier non fêr dimoragione;
+ al buon Galvano egli funno dintorno,
+ e sí li dissono:--Andate in prigione;
+ se no, che voi morrete in questo giorno.--
+ Messer Galvano a Dio s'accomandòne,
+ e poi si mosse il cavaliero adorno.
+ La lancia in mano e lo scudo imbracciava;
+ di cento cavalieri e' non curava.
+
+ 68
+
+ Tre cavalier di schiera si partía,
+ messer Galvano trassono a ferire;
+ primo, secondo, terzo lo fería;
+ con mortal pena lui li fe' morire.
+ A chi un colpo di buon cuor ei dia
+ non bisognava medico al guarire.
+ Messer Galvan molti n'have abbattuti;
+ li altri fuggían, gridando:--Dio ci aiuti!--
+
+ 69
+
+ Messer Galvano, uomo di gran vaglia,
+ drieto seguía, e giá non ha paura.
+ Li cavalier fugginno alla boscaglia;
+ alla sua spada non vale armadura;
+ a chi un colpo di buon cuor e' baglia,
+ veracemente di morte il secura.
+ Avanti sera, allo calar del sole,
+ tutti li cavalier messe a furore.
+
+ 70
+
+ E quella donna, ch'era tanto bella,
+ avanti di messer Galvan fu gita;
+ e dolcemente lei sí li favella:
+ --O cavalier, Dio ti dia buona vita!
+ tu se' lo piú prod'uom che monti in sella;
+ ed al suo albergo lei sí lo convita.
+ Messer Galvano ben tenne lo invito,
+ e al castel colla donna lui fu ito.
+
+ 71
+
+ In una zambra sí 'l menava ratto,
+ e prestamente lo fe' disarmare.
+ E in piú parte ch'elli è innaverato
+ dolcemente lo fece medicare.
+ E poi li disse:--O cavalier pregiato,
+ dimmi 'l tuo nome, e non me lo celare.--
+ Messer Galvan rispose:--Volentieri.
+ Sono appellato il Pover Cavalieri.--
+
+ 72
+
+ E quella dama disse in quella fiata:
+ --Se tu se' pover, non aver dottanza;
+ ed io son una dama ricca e agiata:
+ darotti questa ròcca per certanza,
+ e ogni altra cosa che ben ti sia grata;
+ ed ho moneta assai, che me n'avanza.
+ Ma priego, cavalier, che di tuo' voglia,
+ avanti i' mora, di me prenda gioglia.--
+
+ 73
+
+ Disse messer Galvan:--Ora mi udite.
+ Di voi gioglia mai non prenderia,
+ ch'io peggiorrei le mie crude ferite.
+ Ma una cosa ben prometteria
+ in buona lianza, se voi consentite;
+ e questo giuro per santa Maria.
+ Se la Pulzella m'arete insegnare,
+ per cara donna i' v'averò a pigliare.--
+
+ 74
+
+ Ella rispose:--I' te la insegneraggio.
+ Ell'è in una cittade molto forte;
+ e giorno e notte, per ogni rivaggio,
+ fortemente si guardan quelle porte.
+ E quella donna dal chiaro visaggio
+ ben credo sia con pene di morte.
+ Ed è in una prigione forte oscura,
+ e sta in acqua fino alla cintura.
+
+ 75
+
+ Dentro a quella cittá si è un castello,
+ ch'è di marmore, bello e rilucente,
+ con duo mila finestre di cristallo,
+ li muri di diamante veramente;
+ de' quai non può levar picchio o martello:
+ per arte è fabbricato certamente.
+ Quella cittade ha nome Pela Orso:
+ tu non potresti darli alcun soccorso.--
+
+ 76
+
+ Messer Galvan rispose:--I' voglio andare.
+ Se posso atare la dama lucente,
+ certo grande servigio avrò a fare
+ al buon Galvano, ch'è tanto valente.
+ E a voi, madonna, avrò a ritornare
+ per prender di voi gioia allegramente.--
+ E quattro giorni e piú si riposava;
+ poi contra Pela Orso cavalcava.
+
+ 77
+
+ Messer Galvano gia non dimoròe,
+ cavalcò a Pela Orso, la cittate;
+ e tardi a quelle porte elli arrivòe,
+ che tutte quante le trovò serrate.
+ E in quella notte di fuora abitòe,
+ infino alla mattina, in su le strate.
+ Poi lo mattina cavalcò alla porta:
+ la guardia immantinente sen fu accorta.
+
+ 78
+
+ Le porte fûr serrate tutte quante
+ quando vider venir quel cavaliero.
+ La guardia disse:--Non venire avante,
+ se lo tuo nome non mi di' in primiero.--
+ Messer Galvano disse:--Io son mercante,
+ ch'io voglio guadagnar del mio mestiero.--
+ La guardia disse:--Tu non entrerai:
+ vista di mercadante tu non hai.--
+
+ 79
+
+ Messer Galvan molto si corrucciava,
+ intorno alla cittade ha cavalcato;
+ piccoli e grandi, quanti ne trovava,
+ a tutti quanti la morte ha donato.
+ E' con la spada tutti li tagliava,
+ e non lasciava campar uomo nato.
+ Alla cittade facea guerra forte;
+ dí e notte stavan serrate le porte.
+
+ 80
+
+ Messer Galvano per quelle contrade
+ castelli e torri, tutte a lui s'han dare;
+ e poi fece grand'oste alla cittade;
+ quattr'anni e piú li fece dimorare.
+ Quelli di fuora e quei della cittade
+ gran falsitade s'ebbono a impensare,
+ dicendo:--Usciamo. Le porte apriremo,
+ e immantinente lui sí uccideremo.--
+
+ 81
+
+ E la fata Morgana have ordinato
+ con que' di fuora lo gran tradimento;
+ ed una delle porte ha disserrato,
+ e dentro aveva grande afforzamento.
+ E gran battaglia tosto li have dato;
+ venneli sopra senza restamento.
+ Chi lo fería di dietro e chi davanti:
+ ora l'aiuti Cristo e li suo' santi!
+
+ 82
+
+ Lo Pover Cavalier venía chiamato
+ messer Galvano; a Dio s'accomandava.
+ Chi li ha di spada e chi di lancia dato;
+ Galvan de' sproni lo destrier toccava,
+ tra sé dicendo:--Questo è mal mercato!
+ e nella prima schiera lui sí entrava;
+ e con suo brando cominciò a menare,
+ e tutti quanti li facea scampare.
+
+ 83
+
+ E per tal modo prese a cavalcare
+ dentro da quella gente molto forte.
+ Con quelli alla cittade ebbe arrivare:
+ gran battaglia faceva a cotal sorte.
+ A chi un colpo lui aveva a dare,
+ veracemente il conduceva a morte.
+ Quei della terra allora si rendea;
+ messer Galvano ben la ricevea.
+
+ 84
+
+ E poi alfin quella gente chiamava
+ questo barone, ch'è molto pregiato.
+ Allor tutta la gente che scampava
+ a Galvano ciascun fu ritornato.
+ E tutti quanti a lui s'inginocchiava,
+ e dolcemente l'ebbon salutato:
+ --Povero Cavalier, nobil, verace,
+ a noi comanda quello che ti piace.--
+
+ 85
+
+ Disse messer Galvano:--Io vel diraggio,
+ e fatto sia senza dimoragione:
+ fate la dama dal chiaro visaggio
+ che tosto sia cavata di prigione;
+ se no, che la testa io vi taglieraggio,
+ e tutti perderete le persone.
+ Per trarla di prigione state accorti;
+ se no, che tutti quanti siete morti.--
+
+ 86
+
+ E quella gente allor di gran bontade
+ della Pulzella arricordò il tormento;
+ e di lei loro aveano gran pietade.
+ --Nol sapevamo nel cominciamento,
+ che certo data vi avriam la cittade,
+ e fatto avriam tutto il vostro talento.--
+ Con gran romore i cavalieri andava
+ alla cittá real dov'ella stava.
+
+ 87
+
+ Ma quel castel sí era ben armato,
+ e dentro v'era molta buona gente.
+ Non li valea 'l combatter d'alcun lato;
+ quella battaglia non curava niente.
+ Lo romore era sí grande levato,
+ che la Pulzella Gaia ben lo sente.
+ Nella prigione tutta si smarría
+ di tal romore com'ella sí udía.
+
+ 88
+
+ Una donzella della savia fata,
+ che tuttavia li porta la minestra,
+ andò alla prigione in quella fiata.
+ Disse:--Pulzella Gaia, ora stai destra.
+ Io sí ti dico, e faccioti avvisata
+ che l'angiolo di Dio di te fa inchiesta.
+ Or stai allegra, e non temer ad ora,
+ ché di prigione tosto uscirai fuora.--
+
+ 89
+
+ E la Pulzella sí prese a parlare,
+ e sí li disse:--O compagna mia cara,
+ io ti priego per Dio, non mi gabbare.
+ Era Gaia: mò son di gioia avara.
+ Cosí non va; di ciò falla mia madre,
+ che mi fa star in pena tanto amara.
+ Non mi gabbare piú, ch'e' mi rincresce:
+ io prima era Pulzella, e mò son pesce.--
+
+ 90
+
+ Quella rispose:--Io non ti gabberaggio;
+ di te ne porto doglia dolorosa,
+ e sempre sarò grama nel visaggio,
+ s'io non ti vedo, dolce amor, gioiosa,
+ come solea veder lo tuo visaggio.
+ Ma t'imprometto, donna dilettosa,
+ ch'i' ho veduto di fuor del castello
+ quel cavaliero poderoso e bello.--
+
+ 91
+
+ E la Pulzella Gaia prese a dire:
+ --Compagna mia, s'elli t'è in piacimento,
+ e se tu vo' mi del tutto servire,
+ da scriver mi dái tutto 'l fornimento--
+ Ella disse:--Di ciò ti vo' fornire:--
+ ed halli addotto tutto 'l guarnimento.
+ E dièlli un lume, poi ch'ella vedesse
+ a scriver quanto che a lei piacesse.
+
+ 92
+
+ E la Pulzella una lettra ebbe fatta;
+ e, quella scritta e poi ben suggellata,
+ disse:--Compagna mia cara ed adatta,
+ compi di farmi ad or questa imbasciata;
+ e, se di qua dentro io ne sarò tratta,
+ tu ne sarai da me la ben mertata.
+ Dentro dall'oste al mio signor fa' dare
+ questa lettra, se tu mi vuoi scampare.--
+
+ 93
+
+ Quella rispose a lei:--Signora mia,
+ comanda pure, ch'io ti serviraggio
+ infin che durerá la vita mia;
+ e, se tu scampi, allegra ne saraggio.--
+ Immantinente sul muro venía;
+ la lettra buttò fuora col messaggio.
+ Un cavalier la prese con sua mano,
+ e poi l'appresentò a messer Galvano.
+
+ 94
+
+ Galvan la lettra ebbe dissuggellata,
+ la qual dicea:--Salute con amore.
+ Se scampar vo' mi, parti alla celata,
+ e stai quindici giorni ascoso fuore.
+ E poi tu troverai di tua masnata
+ cento a cavallo, e non aver timore.
+ Vestili a verde a modo di donzelle,
+ e tu a vermiglio fa' che sii con elle.
+
+ 95
+
+ Sappi ti faccio a tal modo vestire
+ perché la Dama del Lago è mia zia.
+ Alla mia madre ella sí suol venire,
+ né piú né men, con tanta compagnia.
+ Allor si ti fará la porta aprire,
+ ché ben la crederá che dessa sia.
+ E, se passi pur l'una delle porte,
+ l'altra tu spezzerai, non cosí forte.--
+
+ 96 (100)
+
+ Messer Galvano presto ha cavalcato
+ immantinente con que' cavalieri;
+ quindici giorni lui stette celato;
+ come donzelle vestí quei guerrieri,
+ ed al castel con lor si fu inviato.
+ La guarda lungi 'l conobbe manieri.
+ Tosto alla fata Morgana favella;
+ disse:--Madonna, e' vien vostra sorella.--
+
+ 97 (101)
+
+ Allor Morgana tosto comandava
+ che le porte s'aprisson di presente;
+ e molto presto ciaschedun ne andava,
+ perché tutti vedeanla allegramente.
+ La guardia aperse, e a Morgana parlava
+ la cameriera, che sa il convenente.
+ Disse:--Madonna, voi sète ingannata:
+ questa è altra gente: siatene avvisata.--
+
+ 98 (102)
+
+ Allor Morgana molto fu adirata,
+ e tosto corse e si prese a gridare
+ che la porta in presente sia serrata;
+ suoi gridi poco li have a giovare.
+ Messer Galvano dentro fa l'entrata,
+ e sua bandiera qui fece fermare;
+ ma, avanti che spezzasson l'altra porta,
+ tutta suo' gente quivi si fu morta.
+
+ 99 (103)
+
+ Ma pur alfine la porta spezzava;
+ messer Galvano dentro ne fu entrato;
+ piccoli e grandi, quanti ne trovava,
+ a tutti quanti lui la morte ha dato.
+ E la fata Morgana poi trovava,
+ quale di morte l'have minacciato.
+ Galvan li disse:--O tu, malvagia e ria,
+ menami alla prigion della tua fia.--
+
+ 100 (104)
+
+ Morgana per paura lo menava
+ alla prigion dov'era incarcerata.
+ Messer Galvano fuor sí la cavava,
+ ch'ella era come pesce diventata.
+ Messer Galvano allor sí l'abbracciava,
+ e d'allegrezza in terra è strangosciata.
+ Quando rinvenne, prese a sospirare,
+ e d'allegrezza aveva a lagrimare.
+
+ 101 (105)
+
+ Messer Galvan li disse:--Anima mia,
+ che morte alla tua madre vuoi far fare?--
+ Ed ella disse:--O dolce speme mia,
+ questa prigion fatela mò provare.
+ I' voglio che in prigione lei si stia,
+ che la figliuola sua fatto ha stentare.--
+ Galvano di presente l'ha menata
+ alla prigione ed ebbela serrata.
+
+ 102 (106)
+
+ Messer Galvan con lei senza fallanza
+ similemente in prigione ha serrata
+ la cameriera ch'io dissi in certanza
+ che al castello la guardia aveva fatta,
+ onde cavato avia la sua amanza.
+ Con lei a Camellotto fe' tornata;
+ ma 'l primo luogo che lui dismontòe
+ si fu il castello che prima arrivòe.
+
+ 103 (107)
+
+ Della Pulzella Gaia era 'l castello,
+ e la dama sua cara cameriera.
+ E quel castello era cotanto bello,
+ dove Galvan cavalcò alla primiera.
+ Grande allegrezza fu fatta per ello
+ e la Pulzella, la qual scampata era.
+ Sí grande fue l'allegrezza e lo canto,
+ che mai non si potria dire cotanto.
+
+ 104 (108)
+
+ Messer Galvan si ritornò alla corte,
+ con seco lui menando la Pulzella.
+ Gran allegrezza fêr le genti accorte,
+ quando sí inteson cotale novella.
+ Tutti li cavalier sí preson forte
+ ad armeggiar per la cittade in quella.
+ Piú dí duròne ivi la gran festa:
+ al vostro onor compiuta ho questa inchiesta.
+
+
+
+
+ III
+
+ LIOMBRUNO
+
+
+
+
+ CANTARE PRIMO
+
+
+ 1
+
+ Onnipotente Dio che nel ciel stai,
+ Padre celeste, Salvator beato,
+ che tutt'il mondo con tua man fatt'hai,
+ e regge il tuo saper in ogni lato,
+ e re di ciascun re chiamar ti fai,
+ tanto favor da te mi sia donato
+ che possa dire un bel cantar per rima
+ ch'a ciascun piaccia, dal piede alla cima.
+
+ 2
+
+ Signori, intendo che per povertade
+ molti nel mondo son mal arrivati,
+ hanno perduto la lor libertade,
+ la povertá sí forte gli ha cacciati;
+ ed io vi conterò con veritade
+ d'un pover'uomo gli anni mal menati,
+ come per povertá venne in periglio,
+ convenne dar al diavolo un suo figlio.
+
+ 3
+
+ Il pover'uom si era pescatore,
+ ed ogni giorno n'andava a pescare,
+ per sua disavventura a tutte l'ore,
+ che poco pesce gli venía pigliare.
+ Terra né vigna non avea di fuore;
+ ben tre figliuoli aveva a nutricare.
+ La donna sua, fresca come rosa,
+ viveva del pescar, non d'altra cosa.
+
+ 4
+
+ Una mattina il buon uom si levòe,
+ con la barchetta a pescar ne fu andato,
+ niente di pesce il giorno non pigliòe,
+ onde l'uom si fu forte corrucciato.
+ A un'isoletta del mare arrivòe
+ e quivi un grande diavolo ha trovato.
+ E' sí gli disse:--Che mi vuo' tu dare,
+ se ti dono del pesce da mangiare?--
+
+ 5
+
+ Ed ei rispose:--Da poi che tu puoi,
+ a me comanda ciò che posso fare.--
+ Parlò il demonio co' sembianti suoi
+ e sí gli disse:--Se mi vuoi menare
+ su l'isoletta un de' figliuoli tuoi,
+ e mi prometti di non m'ingannare,
+ io ti darò del pesce per ristoro,
+ moneta assai e con argento ed oro.--
+
+ 6
+
+ E quel buon uomo n'ebbe gran dolore;
+ per povertá convien che lo prometta.
+ Cosí gli disse:--Io ti darò il minore
+ e menerollo su questa isoletta.--
+ E 'l mal diavol non fece altro romore;
+ pigliò del pesce ed empiè la barchetta,
+ moneta gli die' assai, se lo portasse,
+ e disse:--Io t'annegherei, se m'ingannasse!
+
+ 7
+
+ E quel buon uomo gli rispose ardito:
+ --E' certamente non t'inganneròe--
+ e poi inverso casa ne fu gito;
+ con tutto il pesce assai dinar portòe
+ e di buon vestimenti fu vestito.
+ La madre ed i figliuo' ben addobòe,
+ di vettovaglia la casa ha fornita;
+ ma del figliuol aveva gran ferita.
+
+ 8
+
+ E poi chiamò il suo figliuol minore
+ nella barchetta e con seco il menòe;
+ dentro del cuor n'aveva gran dolore,
+ e, navigando, a l'isola arrivòe,
+ della barchetta si lo trasse fuore,
+ dicendo:--Aspetta sin ch'io torneròe.--
+ Cosí lasciò il figliuol con tale inganno,
+ che non avea passato l'ottavo anno.
+
+ 9
+
+ Quel buon uomo di quivi fu partito,
+ ché del figliuol non vuol veder la morte.
+ Il grande diavol quivi parse, ardito,
+ e via lo vuol portar per cotal sorte.
+ E quel fanciullo forte fu smarrito,
+ ché non avea nessuno che 'l conforte;
+ ma per virtú di Cristo si facia
+ il segno della croce, e quel fuggia.
+
+ 10
+
+ Rimase quel fanciul con gran paura,
+ solo soletto su quella isoletta.
+ Guarda e vi vide sopra nell'altura
+ una donna, ch'è in forma di donzella,
+ e un'aquila pareva in sua figura.
+ Ed al fanciullo se ne venne quella
+ e sí gli disse:--Non ti dubitare,
+ ché di questa isoletta ti vo' trare.--
+
+ 11
+
+ Disse il fanciullo:--Non mi vo' partire,
+ perché mio padre qui debbo aspettare.--
+ L'aquila allora sí gli prese a dire:
+ --Dov'è tuo padre, ti vuo' ben portare.--
+ E prese quel fanciul, senza mentire,
+ sopra nell'aria cominciò a volare,
+ e tanto in alto l'aquila il portòe,
+ sí che e' capegli al fanciullo abbruciòe.
+
+ 12
+
+ Poi gli mostrò il paese soprano
+ e 'l suo castello, ch'era in lunghe parte:
+ quattrocento giornate era lontano
+ e piú ancor, fanno menzion le carte.
+ Quell'aquila con quel fanciullo altano
+ in una notte sí v'andò per arte,
+ che la sera dall'isola il traeva,
+ e la mattina al suo castel giungeva.
+
+ 13
+
+ E poscia in una sala molto bella:
+ --Ora m'aspetta fin ch'io torno--disse;
+ entròe in zambra e diventò donzella,
+ pareva che del paradiso uscisse,
+ che riluceva piú che non fa stella;
+ assimigliava il sol che in ciel venisse!
+ Era vestita di molti bei panni
+ e non avea passato ancor diec'anni.
+
+ 14
+
+ Questa fanciulla, la quale io vi dico,
+ sí si chiamava madonna Aquilina,
+ che scampò quel fanciullo del nimico,
+ quando lá il trasse, fuor dalla marina.
+ Andò da lui e disse:--Bello amico,
+ Iddio ti doni la bella mattina!
+ Io son colei che sí alto ti portai,
+ quando da quel diavolo ti scampai.--
+
+ 15
+
+ E quel fanciullo con buon argomento
+ cortesemente assai la ringraziòe,
+ e dissegli:--Madonna, io son contento,
+ e vostro servitor sempre saròe.--
+ Ella rispose:--Non ti dar spavento,
+ ché ancora piú contento ti faròe.--
+ Ella aveva dieci anni ed egli sette
+ e vergin piú d'otto anni ancora stette.
+
+ 16
+
+ Infra quel tempo lo misse a studiare
+ con un maestro, e da lui bene imprese,
+ ed imparò a scrivere ed a giostrare,
+ e venne in arme prodo uom palese.
+ Ai suoi colpi niun potea durare,
+ e ben dicea ciascun di quel paese:
+ --Quest'è figliuol di conte e di barone!--
+ tanto era adatto e di bella fazzione.
+
+ 17
+
+ Quando cresciuti furono in etade,
+ egli pareva un giglio, ella una rosa,
+ e quella donna piena di beltade
+ disse:--Il mio cuore non ará mai posa,
+ se non adempio la mia voluntade:
+ piacciati al tutto che io sia tua sposa:
+ poiché allevato t'ho, donzel gradito,
+ ora ti piaccia d'esser mio marito.--
+
+ 18
+
+ E quel fanciullo con buona dottrina
+ cosí cortesemente ebbe parlato,
+ e sí gli disse:--Madonna Aquilina,
+ con gran fatica m'avete allevato.
+ Voi mi campaste fuor della marina;
+ ciò che a voi piace sono apparecchiato.--
+ Ed il suo nome disse a ciascheduno;
+ la gente sí lo chiama Leombruno.
+
+ 19
+
+ Egli sposò la donna in cotal sorte,
+ ella sua sposa ed ei per suo marito.
+ Il suo castello gli era tanto forte,
+ di ciò che bisognava era fornito,
+ fino nell'aria aveva ben due porte
+ fatte per arte, e molto ben guernito.
+ Persona alcuna entrar non vi potea,
+ se madonna Aquilina non volea.
+
+ 20
+
+ Liombruno sapea l'incantamento,
+ a suo diletto n'usciva ed entrava
+ e spesso vi facea torniamento
+ di belle giostre al tutto s'approvava.
+ E quella donna, piena di contento,
+ di giorno in giorno sempre piú l'amava,
+ perch'era bello e pien di leggiadria,
+ sí che la donna gran ben gli volia.
+
+ 21
+
+ Standosi un giorno tutto nequitoso,
+ la bella donna sí gli ebbe parlato,
+ e sí gli disse:--Viso mio amoroso,
+ perché mi sta' tu tanto corrucciato?--
+ A lei rispose Liombruno sposo:
+ --Madonna, un gran pensier si m'è levato:
+ i miei fratelli vedere io vorria
+ ed il mio padre e madre in compagnia.--
+
+ 22
+
+ Disse la donna:--Se tu vuoi andare,
+ io vo' che m'imprometta, senza inganno,
+ al termin ti darò, di ritornare.
+ Voglio che torni avanti che sia l'anno.--
+ E Liombruno sí prese a parlare:
+ --Madonna, e' sará fatto senza affanno.--
+ Ed ella allora gli donò un anello,
+ che da disagio scampasse il donzello.
+
+ 23
+
+ --Ciò ch'arai--disse--a l'anel domandare
+ tu l'averai tutto al tuo piacere;
+ danari e robba, senza dimorare,
+ ti sará dato a tutto tuo volere:
+ ma guarda di non mi manifestare,
+ ché mai piú grazia non potresti avere;
+ e fa' che fino a un anno tu ritorni
+ e, se piú stai, non varchi quattro giorni.--
+
+ 24
+
+ E Liombruno disse:--Volentieri!--
+ E quella donna, sí bella e gradita,
+ innanzi ch'ei partisse a tal mestieri,
+ ben quattro dí fe' far corte bandita,
+ e 'l fece fare ancora cavalieri:
+ fecegli cinger la spada forbita.
+ E, fatto questo, si prese commiato;
+ e "messer" Liombruno era chiamato.
+
+ 25
+
+ Avea d'andar giornate quattrocento
+ innanzi che in suo paese arrivasse;
+ ma quella donna per incantamento
+ sí ordinò ch'egli s'addormentasse;
+ a l'arte fe' da poi comandamento
+ che in suo paese tosto lo portasse.
+ La sera Liombrun s'addormentòe,
+ la mattina al paese suo arrivòe.
+
+ 26
+
+ E, quando venne su l'alba del giorno,
+ si fu allor Liombruno risvegliato,
+ rizzossi in piedi e guardossi da torno
+ e 'l bel paese ha ben raffigurato.
+ E Liombrun, quel cavalier adorno,
+ umilemente Dio n'ha ringraziato
+ ed a l'anello grazia egli chiedía:
+ ciò che 'l comanda, tutto gli venía.
+
+ 27
+
+ Per la virtú ch'aveva quel anello,
+ in prima sí ei richiese un buon destrieri;
+ di vestimenta poi 'dobbato e bello,
+ come bisogna a ciascun cavalieri;
+ una valigia poi appresso a quello,
+ fornita di fiorini a tal mestieri;
+ e gente gli chiedeva senza fallo:
+ assai ci venne a piedi ed a cavallo.
+
+ 28
+
+ Con questa gente e con quei suo' danari
+ andò a la casa e ritrovò suo padre
+ e' suoi fratelli e' suoi parenti cari,
+ e quella robba presentò alla madre.
+ Non si mostrorno i suoi parenti avari
+ verso di lui e tutte le sue squadre,
+ ma, visitandol, diceva ciascuno:
+ --Ben sia venuto messer Liombruno!--
+
+ 29
+
+ I suoi parenti dicean tutti quanti:
+ --O Liombruno, dove sei tu stato?--
+ E Liombruno a lor rispose avanti:
+ --In veritade io ho ben guadagnato
+ e sono stato con ricchi mercanti,
+ che m'han cosí vestito ed addobbato,
+ pel ben servire ched io ho fatto loro
+ m'han fatto cavalier a speron d'oro.--
+
+ 30
+
+ Ben nove mesi stette con presenti,
+ che li facevan ciascuno d'onore.
+ Li si provava amici con parenti;
+ in quelle giostre, pien di gran valore,
+ spesso facea di ricchi torniamenti.
+ E Liombrun di tutti avea l'onore.
+ Passati nove mesi, e' prese a dire
+ a' suo' parenti:--E' mi convien partire,
+
+ 31
+
+ ché a quelli mercatanti io n'ho promesso
+ innanzi passi un anno di tornare.--
+ Que' suoi parenti sí dissono:--Adesso,
+ o Liombruno, dove vuoi tu andare?
+ Sappi, il re di Granata sta qui appresso,
+ una sua figlia si vuol maritare;
+ e 'l torniamento ha giá fatto bandire
+ che chi la vince, seco de' venire.--
+
+ 32
+
+ E Liombruno questo dire udía,
+ li venne in cuor di provar sua ventura,
+ ed a l'anello subito chiedía
+ un bel destriero con buona armadura.
+ E ciò ch'ei domandò, tutto venía.
+ Liombruno d'armarsi allor procura;
+ da suoi parenti comiato pigliava,
+ e ciaschedun di loro lagrimava.
+
+ 33
+
+ E Liombruno si prese comiato,
+ tanto cavalca che giunse in Granata,
+ lá dove torniamento era ordinato
+ e la gran giostra era cominciata.
+ E l'altro giorno se n'andò sul prato,
+ dove la gente era giá ragunata.
+ Ivi era un saracin tanto possente,
+ che della giostra quasi era vincente.
+
+ 34
+
+ Quel saracin avea tanta fortezza,
+ che niun a lui si gli volea accostare
+ però ch'egli era prode e pien d'asprezza;
+ a suoi colpi nessun potea durare.
+ E Liombruno, pien di gentilezza,
+ a lui davanti s'andò a presentare.
+ E disse il saracin:--O a me ti rendi,
+ o, se tu vuoi giostrar, del campo prendi.--
+
+ 35
+
+ E Liombruno disse:--Volentieri!--
+ Arditamente del campo pigliava.
+ E 'l saracin, che si tenea de' fieri
+ sul buon destrier allora s'affermava;
+ e rivoltossi il nobil cavalieri:
+ l'un verso l'altro forte speronava.
+ I cavalieri furon riscontrati:
+ or udirete i colpi smisurati!
+
+ 36
+
+ Il saracino e messer Liombruno
+ si vennero a ferir arditamente;
+ due gravi colpi si dette ciascuno;
+ ma pur il saracin si fu perdente;
+ arme ch'avesse non gli valse un pruno
+ ché Liombruno, nobile e possente,
+ il ferro e l'asta nel cuor gli cacciòe,
+ giú del destriero morto lo gittòe.
+
+ 37
+
+ Caduto in terra morto il saracino,
+ Liombruno nel campo si feria,
+ quanti ne giugne mette a capo chino
+ e ciaschedun gli donava la via,
+ e ben pareva un franco paladino.
+ Con alta voce ciaschedun dicía:
+ --Non combattete piú, franco signore,
+ del torniamento è giá vostro l'onore!--
+
+ 38
+
+ Il re si fe' venire il cavaliere
+ e sí gli disse:--Baron valoroso,
+ la mia figliuola sará tua mogliere,
+ e tu sarai mio genero e suo sposo.--
+ E Liombruno disse:--Volentiere,
+ se ciò vi piace, alto re valoroso.--
+ Ma, innanzi che quel re gliel'abbia a dare,
+ co' suoi baroni si vuol consigliare.
+
+ 39
+
+ Il re i suoi baroni ha domandato,
+ disse:--Che ve ne par del cavaliere?
+ Voi 'l dovete saper--ebbe parlato--
+ forse che in suo paese egli ha mogliere,
+ e non mi par di cosí gentil stato,
+ ched a noi si confaccia tal mestiere,
+ benché sia prode e pien di gagliardia,
+ a noi non par che convenente sia.
+
+ 40
+
+ Ma, se per nostro senno si dee fare,
+ ordinarete che ciascun si vanti,
+ e dopo il vanto, senza dimorare,
+ ognun il suo ne provi a noi davanti.--
+ E l'altro dí si fece ritornare
+ in su la sala i baron tutti quanti,
+ ed ordinò che ciascun si vantasse,
+ e poscia il vanto innanzi lui provasse.
+
+ 41
+
+ Chi si vantava di bella mogliere,
+ chi si vantava di bella magione,
+ chi di caval corrente e buon destriere,
+ chi di gentil sparviero o di falcone,
+ chi di palazzi o di gran torri altiere,
+ chi si vantava di tal condizione;
+ e, quando ciaschedun si fu vantato,
+ messere Liombrun fu domandato.
+
+ 42
+
+ Dissegli il re:--Perché non vi vantate?--
+ E Liombruno sí gli respondia:
+ --Sacra corona, ora mi perdonate.--
+ Ed ei rispose:--Perdonato sia.--
+ E Liombruno disse, in veritade:
+ --Ed io mi vanto della donna mia;
+ piú bella donna non si può trovare,
+ ed infra venti giorni il vo' provare!--
+
+ 43
+
+ --Termine mi domandi venti die--
+ rispose il re--ed io te ne vo' dar trenta.--
+ Liombruno all'anello disse lie:
+ --Donna Aquilina presto m'appresenta!--
+ E quella donna, perché a lei fallie,
+ non vuol venire, acciò ch'egli si penta.
+ E passò trenta giorni senza resta,
+ alli trentun dovea perder la testa.
+
+ 44
+
+ A trentun dí la donna fu venuta,
+ e fuor della cittá si ritenía:
+ una donzella suo vestir aiuta,
+ mandolla al re e a la sua baronia.
+ E, quando il Re costei ebbe veduta,
+ ch'era piena di tanta leggiadria,
+ disse a Liombruno:--È questa tua mogliere?--
+ Ei rispondea:--No, dolce messere.--
+
+ 45
+
+ Poi una cameriera gli arrivava
+ davanti al re e gli altri suoi baroni;
+ e, quando il re costei si riguardava,
+ che l'era tanto bella di fazzione,
+ inverso Liombruno egli parlava:
+ --È questa moglie tua, gentil campione?--
+ Liombrun disse con dolce favelle:
+ --Signor mio no, ma ambedue son donzelle.--
+
+ 46
+
+ E madonna Aquilina fu arrivata
+ col suo bel viso, che rendea splendore:
+ davanti al re si fu appresentata,
+ poi di lí si partí senza tenore.
+ E, quando il re costei ebbe guardata
+ --Liombrun--disse,--nobile signore,
+ or mi perdona per tua cortesia!
+ --Perdonate a me voi!--Liombrun dicea.
+
+ 47
+
+ E Liombrun da lui prese commiato,
+ e dietro la sua donna se ne gia.
+ Ella l'aspettò suso in un bel prato;
+ Liombrun perdonanza gli chiedia.
+ Ed ella disse:--Falso rinnegato,
+ della tua morte non m'incresceria!--
+ Per altra via la donna se n'andava,
+ né arme né caval non gli lasciava.
+
+ 48
+
+ Né arme né caval non gli lasciòe.
+ Liombruno in un bosco ne fu entrato:
+ tre malandrini dentro vi trovòe,
+ che ciaschedun pareva disperato.
+ Nel secondo cantare i' vel diròe,
+ ciò che al cavalier gli fu incontrato.
+ Di Liombruno è giá detto un cantare.
+ Darem principio l'altro, a cominciare.
+
+
+
+
+ CANTARE SECONDO
+
+
+ 1
+
+ Imperador de' regni sempiterni,
+ luce del mondo e bontade infinita,
+ che tutto il mondo mantieni e governi
+ ed incarnasti in la Madre gradita,
+ donami grazia, Dio, tal ch' i' discerni
+ la bella istoria con rima fiorita.
+ Al nome di Dio voglio cominciare
+ di Liombruno il secondo cantare.
+
+ 2
+
+ Signori, io dissi giá nell'altra rima
+ come Liombrun del demonio scampòe;
+ di punto in punto vi contai da prima,
+ con grande onore al padre ritornòe;
+ e sí vi dissi, come il libro stima,
+ come madonna Aquilina il lasciòe,
+ e non gli lasciò arme né cavallo,
+ e come si scontrò in un gran fallo.
+
+ 3
+
+ Tre malandrini avevano rubato
+ due mercatanti e morti a gran furore,
+ e' lor denari avevano in un prato
+ sopra una pietra, a partirli in quell'ore;
+ e ciascuno pareva disperato,
+ insieme si facevan gran rumore;
+ per darsi morte avean tratti i pugnali,
+ per un mantello ed un par di stivali.
+
+ 4
+
+ Perché il mantello lo voleva l'uno,
+ l'altro gli usatti non potea accordare,
+ il terzo, disse, rimaneva al bruno;
+ e tutti se n'avevano a crucciare.
+ Intanto li passava Liombruno.
+ Quando lo vidder, tutti hanno a gridare,
+ e il piú antico di loro lo chiamòe,
+ e Liombruno prestamente andòe.
+
+ 5
+
+ E sí gli disse:--Amico valoroso,
+ in queste cose ponci providenza.
+ Questo mantello è tanto grazioso;
+ di questi usatti sappi la credenza.--
+ E Liombruno a lor ebbe risposto:
+ --Acciò che possa dar giusta sentenza,
+ la virtú del mantel voi mi direte
+ e degli usatti, poi che lo sapete.--
+
+ 6
+
+ Un di lor due, ch'era il piú saputo,
+ a Liombruno sí prese a parlare,
+ e sí gli disse:--Tu sei proveduto:
+ chi lo mantello adosso avrá a portare
+ da uom del mondo non sará veduto;
+ di questi usatti ti voglio contare:
+ e chi gli ha in piè, cammina come il vento,
+ perché son fatti per incantamento.
+
+ 7
+
+ Liombrun disse:--Giá nol crederia,
+ se primamente non gli ho a provare.--
+ Il piú antico sí gli rispondia:
+ --Or te gli metti, e sí comincia andare,
+ alquanti passi fa' per questa via.--
+ Ei se gli messe senza dimorare.
+ Da poi che fu calzato Liombruno,
+ ei del mantello domandava ad uno.
+
+ 8
+
+ --Sed egli è ver quel che voi detto avete,
+ un gran tesoro vale, in fede mia.--
+ Ed il piú antico disse:--Or vel mettete,
+ voi vederete s'ella cosí sia.--
+ Ed ei sel misse e disse:--Or mi vedete?--
+ --Non ti vediamo--il malandrin dicía.
+ Prese di quei fiorini a suo piacere,
+ di niuna parte lo potean vedere.
+
+ 9
+
+ E Liombruno non tardò niente,
+ el mantello e gli usatti n'ha portati.
+ Ciascun de' malandrin restò dolente:
+ sopra el piú antico si fûrno crucciati,
+ dicendo:--Gli è tuo amico o tuo parente,
+ che per tal modo via ne l'hai cacciato.--
+ Il piú antico disse:--Nol conosco,
+ nol viddi mai, se non in questo bosco.--
+
+ 10
+
+ E non gli valse scusa ch'e' facía,
+ che pur al tutto non volson udire,
+ dicendo:--Pur tu l'hai mandato via,
+ per ritrovarlo poi al tuo desire!--
+ Forte infiammato, ciascuno venía,
+ con le spade il cominciono a ferire,
+ in cotal modo che costui moríe
+ suso quel prato e sua vita finíe.
+
+ 11
+
+ E, fatto questo, si furon voltati
+ suso la pietra, ov'erano i danari,
+ e, vedendo com'erano scemati,
+ tutti a due se n'ebbono a crucciare,
+ dicendo l'uno a l'altro:--Gli hai rubati!--
+ e con le spade comincionsi a dare.
+ Li colpi furon valorosi e forti
+ ché in quel prato ambidue restaron morti.
+
+ 12
+
+ E Liombruno udiva il gran rumore,
+ voltossi indietro e stavasi a vedere,
+ e vidde i crudi colpi di valore
+ che ciaschedun si dá di mal volere;
+ indietro ritornò, senza timore,
+ e prese quei fiorini a suo piacere,
+ ch'eran piú di tremila settecento,
+ poi camminava piú che non fa il vento.
+
+ 13
+
+ E Liombruno tanto camminòe,
+ che presso a un'osteria ne fu arrivato
+ e dentro quella prestamente entròe;
+ tre mercatanti v'ebbe ritrovato,
+ e messer Liombrun gli salutòe.
+ Ed il saluto a quello han raddoppiato;
+ per lo saluto fece Liombruno,
+ in piedi fu levato ciascheduno.
+
+ 14
+
+ Vedendo Liombruno i mercatanti
+ che ciaschedun gli facea grand'onore,
+ a lor parlava con dolci sembianti:
+ --Sedete giuso, o caro mio signore!--
+ E Liombruno disse a l'oste:--Avanti,
+ reca del vino e togli del migliore,
+ a questi mercatanti date bere,
+ chè voglio star con lor di buon volere.--
+
+ 15
+
+ E, cosí stando, il vino fu recato.
+ Poiché ebbono bevuto lí davanti,
+ Liombruno allora si ebbe parlato,
+ ed a lor disse:--O degni mercatanti,
+ voi che cercate il mondo in ogni lato,
+ li regni e li paesi tutti quanti,
+ deh, ditemi la terra oltramarina,
+ ov'è signora madonna Aquilina!--
+
+ 16
+
+ Niun di lor non gliel seppe insegnare
+ e ciascun gli rispose assai cortese:
+ --Mai a mia vita l'udi' menzionare,
+ in veritade, mai cotal paese.--
+ Disse il piú antico:--Tu potresti andare,
+ molt'anni e molti, piú che qualche mese,
+ non troveresti sí fatto argomento,
+ non tel potria insegnar se non il vento.--
+
+ 17
+
+ Liombrun disse:--V'è nissun che sapesse
+ come il vento io potesse ritrovare?--
+ Ed il piú antico par che rispondesse:
+ --Se su quel monte tu potessi andare
+ ed aspettassi vento che traesse,
+ che da un romito vengono albergare
+ piú di sessanta venti di certano;
+ quando vi sono, ognun par corpo umano.
+
+ 18
+
+ Ma dell'andar non ti metter in prova,
+ che non fu giamai uomo alcuno nato;
+ sol un romito, e questo si ritrova,
+ perché da' venti si vi vien portato,
+ ed ogni capo d'anno si rinnova,
+ siccome l'alto Dio ne gli ha ordinato;
+ e cosí viene portato dal vento,
+ siccome a Dio Signor è in piacimento.
+
+ 19
+
+ Questa montagna è di sí grande altura,
+ cosí pendente da montar là suso,
+ ma, se nessun vi monta per sciagura,
+ mezzo miglia non va, che cade in giuso,
+ morto si trova giú, in quella pianura.
+ Però d'andarvi nessun mai fu uso.
+ Deh, non andar, se tu non vuoi morire!--Disse
+ Liombruno:--E' mi convien pur gire.--
+
+ 20
+
+ Ancor non era il sole tramontato,
+ e da costor Liombruno si partía.
+ Il mercatante sí gli ebbe insegnato
+ della montagna il cammino e la via,
+ e Liombruno l'ebbe ringraziato.
+ Di lí si parte, il mantel si mettía
+ e que' stivali pigliò a tal partito,
+ che innanzi sera giunse dal romito.
+
+ 21
+
+ Per la virtú che avean quegli usatti,
+ allegramente Liombrun camminava,
+ alla montagna giunse a tali patti,
+ senza paura suso alto mirava.
+ Arrivato alla cella, batti, batti!
+ e quel romito si maravigliava,
+ e 'l segno della croce si facea,
+ lo sportell'apre e nessun si vedea.
+
+ 22
+
+ E quel romito gran paura avía,
+ credendosi che fusse il diavol fello.
+ E Liombruno indietro si traía,
+ tosto di dosso si cavò il mantello,
+ chiamando Cristo con Santa Maria,
+ e si fece davanti allo sportello.
+ E quel romito forte si assicura,
+ chiamar sentendo la Vergine pura.
+
+ 23
+
+ Ancor non era il sol bene al tramonto,
+ che Liombruno è al romito arrivato,
+ secondo che l'istoria ne fa conto.
+ Quel romito sí l'ebbe domandato,
+ e disse:--Amico, a che se' tu qua gionto?
+ Or da qual parte se' quassú montato?
+ Uomo non fu giamai che ci arrivasse
+ salvo se 'l vento non ce lo portasse.--
+
+ 24
+
+ E Liombruno sí gli respondía,
+ e disse a quel romito con desio:
+ --Mi ha portato la ventura mia,
+ e gli stivali che portato ho io,
+ sol per amore della donna mia,
+ la quale tien legato lo cuor mio.
+ Donna Aquilina si chiama palese,
+ che signoreggia questo stran paese.--
+
+ 25
+
+ E quel romito, ch'è da Dio ispirato,
+ a Liombruno sí prese a parlare:
+ --A la mia vita mai, a nessun lato,
+ cotal paese non odii nomare.--
+ Disse Liombruno:--E' m'è stato insegnato
+ che quassú i venti vengono albergare.
+ Per lo mio amor, quando saran tornati,
+ per vostra cortesia, gli domandati.
+
+ 26
+
+ --Or entra dentro--quel romito disse--
+ infin ch'e' venti tornan uno ad uno,
+ e intenderò s'alcun ve ne venisse.--
+ E nella cella entrava Liombruno
+ nel luogo del romito, e lí s'affisse,
+ perfin che i venti tornasse ciascuno.
+ E quel romito sí gli scongiurava,
+ e di monna Aquilina domandava.
+
+ 27
+
+ In prima venne il vento di Ponente,
+ e dopo lui il gagliardo Garbino,
+ vento Levante poi subitamente,
+ e 'l vento Greco e 'l buon vento Marino,
+ vento Maestro venne similmente,
+ che face 'l mondo al suo furor tapino,
+ vent'Ostro, Borea e vento Tramontana,
+ molti venti del mare e della Tana.
+
+ 28
+
+ E quel romito, ch'è da Dio ispirato,
+ tutti gli scongiurava arditamente
+ che quel paese gli fusse insegnato,
+ dalla parte di Cristo onnipotente.
+ Ciascun diceva:--Io non vi son mai stato.--
+ Ed un di loro parlò immantinente,
+ disse:--Sirocco ancor ha da tornare,
+ forse ch'ei lo saprá tosto insegnare.--
+
+ 29
+
+ E, cosí stando, Sirocco è arrivato
+ e quel romito per virtú divina
+ di quel paese l'ebbe domandato
+ che signoreggia madonna Aquilina.
+ E Sirocco rispose:--Io vi son stato,
+ e tornare io vi voglio domattina.--
+ E Liombruno sí gli prese a dire:
+ --Se ti piace, con teco vo' venire.--
+
+ 30
+
+ E 'l vento disse:--Vuoi venir con mene
+ a quel paese, ch'è cosí lontano?
+ Ed aspettare io non potre' giá tene,
+ amico; sicché tu ragioni invano!--
+ Disse Liombruno:--Io vo molto bene
+ e seguirotti per monte e per piano;
+ se domattina tu mi vuoi chiamare,
+ quando vorrai 'l cammin incominciare.
+
+ 31
+
+ Disse Sirocco:--Ed io ti chiameròe,
+ poiché con meco tu vuoi pur venire.
+ In niuno patto non ti aspetteròe,
+ questo ti dico e faccioti a sentire.
+ La strada col cammin ti mostreròe
+ e vederò se mi potrai seguire.
+ --Io son contento--Liombrun rispondía--
+ purché mi mostri 'l cammino e la via.--
+
+ 32
+
+ E quel romito da cena gli dava
+ di quelle cose che per lui avía.
+ L'angiol del cielo sí lo visitava.
+ E Liombrun col romito partía,
+ ed a dormir poi subito n'andava:
+ gli usatti di piè trar non si volía,
+ per star in punto, se 'l vento 'l chiamasse,
+ e seguitarlo dov'egli ne andasse.
+
+ 33
+
+ E, quando il giorno si venne a schiarare,
+ Sirocco Liombruno ebbe chiamato,
+ e disse:--Amico, vuo' tu camminare?--
+ Ed ei rispose:--Io sono apparecchiato.--
+ Uscí di fuora senza dimorare;
+ la strada ed il cammin gli ebbe mostrato,
+ dicendo:--Ve' quella montagna, lungi?
+ Lassú mi troverai, se tu mi aggiungi.--
+
+ 34
+
+ Poi si partiva Sirocco fuggendo,
+ e Liombruno da quel fraticello
+ prese commiato, e vassen via correndo
+ dietro del vento, e méssesi il mantello.
+ Sirocco indietro s'andava volgendo,
+ e Liombruno andava innanzi ad ello.
+ E cosí alla montagna egli arrivò
+ prima del vento, e qui lui aspettò.
+
+ 35
+
+ --Or--disse il vento--che uomo sei tu,
+ che non ti posso veder né sentire
+ e quanto me cammini, ed ancor piú?
+ Io non credea che potessi venire.
+ Quella montagna, lungi, vedi tu?
+ Lassú con meco ti conviene gire
+ e sí ti mostrerò, amico bello,
+ di madonna Aquilina il suo castello.--
+
+ 36
+
+ Allor Sirocco innanzi si avviava,
+ Liombruno il mantello si mettía,
+ e innanzi al vento d'un gran pezzo entrava,
+ Sirocco pur indietro si volgía,
+ e spesse volte Liombrun chiamava;
+ e Liombruno innanzi rispondeva.
+ E cosí alla montagna fu arrivato
+ innanzi al vento, e 'l mantel s'ha cavato.
+
+ 37
+
+ Cosí cavato che s'ebbe 'l mantello,
+ il vento giunse e tal parole disse:
+ --Io ti prometto, caro amico bello,
+ che sei 'l miglior corrier che mai sentisse!
+ Or leva suso e lá vedi il castello.--
+ E poscia il vento da lui dipartisse,
+ e per un'altra strada se n'andava,
+ e Liombruno al castel camminava.
+
+ 38
+
+ E Liombruno niente ha dimorato
+ per infin ch'al castel ebbe arrivare;
+ con allegrezza subito fu entrato
+ e nel palazzo entrò senza tardare.
+ E nella sala trovò apparecchiato,
+ che madonna Aquilina è a desinare.
+ Egli si affetta e mangiava al tagliero;
+ la donna non vedeva il cavaliero!
+
+ 39
+
+ Una donzella di cortel tagliava,
+ l'altra donzella di coppa servía,
+ e Liombruno di buon cuor mangiava,
+ ciò gli bisogna, e nessun non vedía.
+ Ma quella dama si meravigliava
+ che quella robba, che innanzi venía,
+ la quarta parte non gli par mangiare
+ di quel che innanzi si facea recare!
+
+ 40
+
+ E quella donna nobile e reale
+ subitamente si s'ebbe pensato,
+ infra 'l suo cuore disse:--Gli è segnale
+ che Liombruno si è mal arrivato:
+ o ch'egli è morto, o ver ch'egli ha gran male!
+ Tapina me, ch'io feci gran peccato!
+ Io non dovevo guardar al suo fallo,
+ che non gli lasciai arme né cavallo!--
+
+ 41
+
+ Per la virtú che aveva quel mantello,
+ le donne non vedevano l'ardito;
+ e Liombruno aveva ancor l'anello
+ ch'ella gli die', quando si fu partito.
+ Ed egli allor si ricordò di quello,
+ e Liombruno, quel signor gradito,
+ sopra il taglier se lo lasciò cascare.
+ La donna il vide, e presto ebbe a parlare:
+
+ 42
+
+ --Questo è l'anello cosí grazioso,
+ ch'a Liombruno diedi quella volta
+ ch'egli da me partí tanto gioioso,
+ e verso la sua patria diede vòlta.
+ Sempre il mio cuor ne resterá doglioso,
+ e l'alma mia sará fra pene involta
+ fin che 'l mio cor non veggio e la mia vita!--
+ E cadde in su la panca, tramortita.
+
+ 43
+
+ Le donne la portorno suso a letto,
+ fregandole le mani e 'l chiar visaggio.
+ Ella rivenne e disse con affetto:
+ --Lassa! tapina me! come faraggio?
+ Di Liombruno, il mio sposo diletto,
+ in questa notte saper io vorraggio,
+ lá dove gli è andato ed in qual parte!
+ In questa notte lo saprò per arte.--
+
+ 44
+
+ Allor le donne di camera uscía,
+ come la donna gli aveva ordinato
+ presto Liombrun dentro se ne gía,
+ alla sua sposa egli si fu accostato;
+ e quella donna di dolor dormía;
+ presso di lei egli si fu appoggiato,
+ il chiaro viso e la bocca ha baciata
+ di quella donna, che si fu svegliata.
+
+ 45
+
+ E Liombruno il mantel si mettía
+ e la sua donna nol vedea per niente.
+ Subitamente questa si dicía
+ infra 'l suo cuor:--Lassa, o me dolente!
+ che Liombruno fussi mi credía,
+ io bene l'ho sognato certamente.
+ Tapina me, ch'io non ho piú conforto!
+ Questo segno è che Liombruno è morto!
+
+ 46
+
+ Cosí la donna, non vedendo niente,
+ un'altra volta si mise a dormire.
+ E Liombrun si fece similmente.
+ Piú che di prima la fece smarrire;
+ ma ella si voltò sí prestamente,
+ che del mantel non si puoté coprire,
+ che pur alquanto lo vidde per certo
+ prima che del mantel fusse coperto.
+
+ 47
+
+ Ed Aquilina di dormir si finse.
+ Liombruno il mantello si ha cavato;
+ ella fu presta e con la mano il cinse,
+ 'nanzi che del mantel sia covertato,
+ sí fortemente allora ella lo strinse,
+ dicendo:--Liombrun, chi t'ha insegnato
+ lo incantamento adoperi per arte?
+ Chi t'insegnò venire in questa parte?--
+
+ 48
+
+ E Liombrun gli disse tutti i fatti,
+ de' malandrini che trovato avía
+ e del mantello ancora e degli usatti,
+ e di quel vento gli insegnò la via.
+ Infra lor due non bisognò altri patti;
+ le braccia al collo ciascun si ponía,
+ e poi intramendue si fêr la pace,
+ annullando ciascun ciò che dispiace.
+
+ 49
+
+ E cosí stêrno insieme allegramente,
+ infin che visson, con perfetto amore.
+ I' priego Gesú Cristo onnipotente
+ e la sua Madre, piena di valore
+ che salvi e guardi tutta buona gente,
+ che si mantenga in pace e buon amore.
+ Al nostro fine Dio ci dia la gloria.
+ Al vostro onor, finita è questa storia!
+
+
+
+
+ IV
+
+ ISTORIA DI TRE GIOVANI DISPERATI
+ E DI TRE FATE
+
+
+
+
+ CANTARE PRIMO
+
+
+ 1
+
+ Colui che da Giovanni ebbe il battesmo
+ in nel fiume Giordano, ignudo nato,
+ il qual principio fu del cristianesmo,
+ che dei nostri peccati ci ha lavato,
+ prestimi aiuto lui, ché io medesmo
+ so ch'io non sono a tal mestier usato;
+ pertanto presti grazia a mia memoria
+ ch'i' possa raccontar la bella istoria.
+
+ 2
+
+ Dapoi che siete venuti a ascoltare,
+ io vi vo' dire una bella novella;
+ istate tutti attenti al mio parlare,
+ ché so ch'a tutti la vi parrá bella.
+ In ogni luogo sí vorre' cercare,
+ pel mondo tutto, per cittá e castella:
+ "perché gli è dato ad ogni creatura,
+ come gli è nato, a ciascun sua ventura";
+
+ 3
+
+ ma vuolsi se non è nella sua terra
+ cercarne un'altra, tanto che la trovi,
+ e non temer fatica, affanno o guerra.
+ Rado s'ha il ben, se prima il mal non provi,
+ e vuolsi passar monti ed ogni terra,
+ ché, se se' pigro e sempre un luogo covi,
+ tu non la troverai, questo ti provo,
+ se tu stai saldo e mai esci dal covo.
+
+ 4
+
+ Perché talvolta si truova in un prato,
+ e' si vuol sempre ogni cosa cercare.
+ E' furon tre che ciascun disperato
+ erano, e non sapean come si fare,
+ tanto ch'ognun di lor si fu accordato,
+ ciascuno insieme cominciò a parlare:
+ --Dove vai tu?--E tu che vai cercando?--
+ --E' tel dirò, stu mi verrai 'scoltando.
+
+ 5
+
+ I' ho cercato di molto cammino,
+ e son disposto tanto camminare,
+ e tanto andrò portando il capo chino,
+ ch'i' porrò fine a tanto sospirare.--
+ Rispose l'altro:--Ed io son sí meschino,
+ sí, mi dovessi un dí gettar nel mare,
+ ch'io son disposto con pene o con danni
+ veder s'i' posso uscir di tanti affanni.
+
+ 6
+
+ --Veggio ch'ognun di noi è disperato;
+ se ci vogliamo insieme accompagnare,
+ arèn pel mondo poi tanto cercato,
+ qualche ventura ci potrebbe aitare.--
+ E fussi insieme ciascuno accordato;
+ cosí presono insieme a camminare
+ e stettono una sera all'osteria,
+ e la mattina poi ritornò via.
+
+ 7
+
+ Eran tutti vestiti alla leggiera;
+ ma, perché n'era lontano il cammino,
+ tolsen del pan dall'oste quella sera,
+ e ciascheduno aveva un fiaschettino,
+ e perché l'oste disse che lungi era,
+ ciascun la sera se l'empiè di vino.
+ E camminorno insino al sol passato,
+ tal che la sera alloggiorno in un prato.
+
+ 8
+
+ Diceva l'uno:--E' sará me' cenare,
+ e poi cenato porrènci a dormire.--
+ Mentre che stanno cosí a ragionare,
+ ecco tre belle giovane apparire,
+ tal che fanno costor maravigliare;
+ e, giunte quivi, cominciorno a dire:
+ --Voi siate tutti quanti e' ben trovati,
+ da poi che siete nel prato alloggiati.--
+
+ 9
+
+ Disse un di lor:--Le ben venute siate!
+ Dove n'andate adesso, ch'è giá notte?
+ Se volete, con noi quivi posate,
+ e non andate errando per le grotte;
+ da poi che noi tre siamo e voi tre siate,
+ ognun ne torrá una questa notte,
+ e ciascuna di voi piacer arete;
+ dove vi piace, domattina andrete.--
+
+ 10
+
+ Una rispose:--Non ne fare istima,
+ ch'a nessun modo non mi toccherai,
+ se giá per donna non mi pigli prima;
+ per altro modo me tu non arai;
+ ma, se mi vuoi sposar, odi mia rima:
+ farò tal cosa che tu riderai,
+ e darotti per dota tanto avere
+ ch'alla tua vita tu potrai godere.
+
+ 11
+
+ --Sappi--rispose alla donna colui--
+ ch'i' non son ora per donna pigliare,
+ se giá non fosse, come dite voi,
+ che quella, a chi m'avesse a maritare,
+ mi desse tanto aver, ch'avesse poi
+ per la mia vita sempre a trionfare.
+ A questo modo forse lo farei;
+ per altro modo mai non ne torrei!--
+
+ 12
+
+ Disse la donna:--Sappi domandare
+ e chiedi quel che vuoi, ché l'averai.--
+ Colui rispose:--Se tu mi puoi dare
+ questo che chieggo, tu sempre m'arai:
+ una borsa che sia di tal affare,
+ che fusse piena di denari assai,
+ e s'io aprissi quella borsa ogn'ora
+ cento ducati ne balzasser fuora.
+
+ 13
+
+ --Ecco la borsa la qual tu mi chiedi.--
+ Disse colui:--I' vo veder la prova.
+ --Guarda qui ben, se cosa alcuna vedi.--
+ Colei la borsa dalla bocca snoda
+ e fe' balzar cento ducati a' piedi.
+ Colui, che di tal cosa ben gli proda,
+ tolse costei, ch'aveva il viso bello,
+ come sua donna e dettegli l'anello.
+
+ 14
+
+ Disse quell'altra al secondo di loro:
+ --E tu che cosa pensi nel tuo cuore?
+ Disse colui:--Non chieggio argento od oro,
+ ma sí un tappeto di fino colore,
+ che mi portasse senza far dimoro,
+ senza esser visto, in ogni concistore.--
+ Detto tappeto la donna lo trova,
+ e poi gli disse:--Faranne la prova.--
+
+ 15
+
+ Colui sel mise addosso ed ha parlato
+ con quel tappeto ravvolto alle rene,
+ e fecesi portare in capo al prato,
+ e prestamente indrieto se ne viene;
+ ed ha la donna subito sposato,
+ ché gli pare la cosa andasse bene.
+ E poi quell'altra disse senza lagno:
+ --C'hai tu pensato? Dimmelo, compagno!
+
+ 16
+
+ --Se tu sapessi quello c'ho pensato
+ e potessimel dare, o viso adorno,
+ i' t'arei come gli altri anch'io sposato
+ e servireiti sempre senza scorno.
+ --Abbi pur quel che tu m'hai domandato!--
+ E colui disse che voleva un corno,
+ ched ogni volta che l'abbi sonato
+ sian dieci squadre quivi, ognun armato.
+
+ 17
+
+ --Perché, quando io volessi assai denari,
+ io metterei l'assedio ad una terra,
+ che per paura, senza alcun divari,
+ mi dien l'argento per levar la guerra,
+ che contra me non arén poi ripari,
+ tanta metterei gente in quella terra.--
+ Disse la donna, che con lui ragiona:
+ --Ecco lo corno. Fa' la prova e suona.--
+
+ 18
+
+ E' si pigliò quel corno e l'ha sonato:
+ ecco la gente d'arme comparire;
+ son dieci squadre, ciaschedun armato,
+ dimostran d'aver forza e grand'ardire.
+ Un'altra volta e' l'ebbe risonato;
+ eccotene altrettanti li venire.
+ Dieci volte il sonò di valimento,
+ tanto che venner delle squadre cento.
+
+ 19
+
+ Fecer la prova e furon consolati,
+ e ciaschedun quel ch'avien chiesto l'ebbe,
+ e tutt'e tre si furon maritati
+ a quelle tre, che a nissun non l'increbbe.
+ E tutt'e tre si fûrno addormentati
+ infin che l'altro giorno arriverebbe;
+ ma la mattina, quando si destorno,
+ ignuna delle donne e' non trovorno.
+
+ 20
+
+ E disse:--Ove son io stanotte stato?--
+ e viene il sogno suo imaginando;
+ e diceva a' compagni:--I' ho sognato
+ un sogno ch'io verrò poi ragionando:
+ e' mi pareva moglie aver pigliato,
+ e stavomi con essa sollazzando.
+ Arebbela nessun di voi veduta,
+ che non so giá quel che se ne sie suta?--
+
+ 21
+
+ L'altro rispose:--A me parve iersera,
+ quando eravamo a cenare nel prato,
+ venner tre donne con bella maniera
+ e dolcemente ci ebbon salutato.--
+ Quell'altro lor compagno si dispera,
+ e non sa come il fatto sia passato,
+ dicendo:--Una ne presi per mia sposa:
+ or non so come vada questa cosa.--
+
+ 22
+
+ Quell'altro disse:--Anch'io ne presi una
+ e donommi un tappeto molto bello
+ e, perché fusse ben di notte bruna,
+ mi portava, dov'io voleva, quello.--
+ E 'l primo disse che di seta bruna
+ la sua una borsa gli donò per ello,
+ che, come quella borsa ella s'apriva,
+ cento ducati fuor di quella usciva.
+
+ 23
+
+ Il minor disse:--A me donò la mia
+ un corno lavorato gentilmente,
+ ch'a sonarlo, ogni volta quel facía
+ ben dieci squadre di pulita gente.--
+ Guardando intorno, ciaschedun vedía
+ quelle cose ciascuna di presente;
+ viden la borsa e quel tappeto adorno,
+ e similmente il lavorato corno.
+
+ 24
+
+ --Questo sarà un sogno da dovero?
+ --Facciàn la prova?--E poi qual cosa fia?--
+ Fecion la prova e viddon ch'era vero;
+ e inverso Roma pigliaron la via.
+ Quel della borsa pagava l'ostiero,
+ quando avevan mangiato all'osteria.
+ Stettono a Roma circa quattro mesi,
+ poi terminoron di mutar paesi.
+
+ 25
+
+ Partissi prima quel ch'avea la borsa,
+ e prese il suo cammin verso la Spagna,
+ e molto bene all'oste il becco intorsa,
+ e facea scotti, che non ne sparagna;
+ ed avea giá di molta via trascorsa,
+ e molto spende perc'ha chi guadagna,
+ ed are' fatto di denar duo sacchi,
+ giocar sapendo a' tavolier e a scacchi.
+
+ 26
+
+ Giocava a tavole e era buon maestro,
+ tal che venne agli orecchi alla regina;
+ e fu mandato per lui molto presto
+ che venga in corte; e lui tosto cammina
+ avanti alla regina molto destro;
+ con riverenza la saluta e inchina
+ e diceva:--Madama, in cortesia,
+ che mi comanda Vostra Signoria?
+
+ 27
+
+ --Detto m'è stato di tua gentilezza,
+ e come a scacchi giuochi cosí bene,
+ ed a tavole--disse--con destrezza
+ ne sanno giocar pochi come tene.
+ I' ho di giocar teco gran vaghezza
+ poi che cosí gentil maestro sene.--
+ Ed ei rispose che gli era contento
+ di far ciò che gli fosse in piacimento.
+
+ 28
+
+ E cominciorno il giuoco al tavolieri,
+ e piaceva alla donna il suo giocare,
+ ed anche lui la vedea volentieri,
+ tal che se n'ebbe mezzo a innamorare.
+ Lassôr le tole e preson lo schacchieri,
+ e lei, ch'era maestra di giocare
+ all'uno e all'altro giuoco gli ha tirati,
+ se non son piú, cinquecento ducati.
+
+ 29
+
+ Finito il giuoco, quel giorno presente,
+ diss'ella:--Poi ch'abbiam tanto giocato,
+ i' vo' che mi prometta veramente
+ che con meco stasera abbi cenato.--
+ E lui, che giá sentía le fiamme ardente,
+ ebbe l'invito suo tosto accettato;
+ e disse:--Poi che vi faccia piacere,
+ io son contento far vostro volere.--
+
+ 30
+
+ Cenato c'hanno, senza uscir da mensa,
+ sul tavolieri incominciorno il giuoco,
+ perché colei nell'animo suo pensa
+ come potesse far ardere il fuoco;
+ e talvolta sospira, e poi ripensa
+ com'ella possa fare a poco a poco;
+ e la sua fantasia avea trascorsa
+ com'ella possa tôrgli quella borsa.
+
+ 31
+
+ E finge, e dice:--O traditor d'amore!--
+ E con queste parole poi sospira.
+ Costui, ch'aveva giá ferito il cuore,
+ alle parole sue pose la mira:
+ --Costei non ha marito né signore,--
+ tanto che questo alle sue voglie tira;
+ e diceva a costui nel sospirare
+ che gli voleva in secreto parlare.
+
+ 32
+
+ Tanto che disse:--Poi ch'amor m'ha giunto
+ e forzami a seguir tutte tue voglie,
+ io son regina, com'io t'ho riconto;
+ se ti piacessi di tôrmi per moglie,
+ di te come di me sia fatto conto.
+ Cosí fortuna adempie le sue voglie.
+ Ma non fare' cotal cosa altrimente,
+ se non mi fai della borsa un presente.
+
+ 33
+
+ E vo' che, come sai, anche a me insegni.
+ Veggo che fai de' fiorini a tua posta;
+ e di tal cosa non vo' che ti sdegni;
+ non so come tal cosa sia composta.--
+ Costui gli disse:--Guarda questi segni,
+ che, se pigli la borsa senza sosta
+ e che la scuota per li pellicini,
+ n'uscirá sempre fuor cento fiorini.
+
+ 34
+
+ --Questo è per certo una mirabil cosa!
+ I' ti farò signor di questo regno,
+ e sarò, com'io dissi, poi tua sposa,
+ se di tal grazia fai l'animo degno!--
+ Costui, che 'l cuor in corpo non gli posa
+ e vede riuscir il suo disegno,
+ gli disse:--Io son contento: io te la dono,
+ se farai prima quel ch'io ti ragiono.
+
+ 35
+
+ --Ista' cosí un poco e lá verrai,
+ ed io m'avvierò, ma vien' lá solo.
+ Quivi soletta tu mi troverai.--
+ E cosí seppe ben tirar l'aiuolo,
+ diègli la borsa, e non credette mai
+ esser piantato cosí a piuolo.
+ Costei n'andò ed in zambra si misse.
+ Prima avea detto che Biagio venisse,
+
+ 36
+
+ ed avvisato i servi di tal fatto:
+ --State qui fermi, che non vi partiate;
+ se Biagio d'entrar qui fa alcun atto,
+ fate che dentro entrar non lo lasciate
+ e fategli, oltre a questo, miglior patto:
+ dategli a conto dieci bastonate.
+ Dite che non sappiate chi si sia
+ e, scossogli il mantel, cacciatel via!--
+
+ 37
+
+ Ecco che Biagio s'accostava a l'uscio,
+ onde un gli disse:--Che vai tu cercando?
+ Biagio, ch'aveva il cervello nel guscio,
+ disse a colui:--Io ti farò dar bando!
+ Benché tu porti il piede nel camoscio,
+ ascolta quel che ti vo ragionando:
+ io non istimo nulla il tuo parlare,
+ e voglio alla regina dentro entrare.--
+
+ 38
+
+ Eccoti giunti quattro mascalzoni
+ e cominciôrgli a scardassar la lana.
+ Trovossi in mezzo di quattro bastoni,
+ ch'ogni volta cascava in terra piana;
+ ed ebbe frutti di molte ragioni,
+ che rimbombava come buca e tana.
+ E fêrno uscire il mostro fuor del guscio,
+ ed a quel suon si trovò fuor dell'uscio.
+
+ 39
+
+ Non sa costui che fare, il meschinello;
+ ma dipartissi, solitario e cheto,
+ tornando inverso Roma, il poverello;
+ e ritrovò i compagni, ciascun lieto;
+ e disse ad un di lor:--O car fratello,
+ bisogna che mi presti il tuo tappeto,
+ perch'una donna m'ha gabbato a forza
+ e con inganni m'ha tolta la borza.
+
+ 40
+
+ --Il mio tappeto non ti vo' prestare,
+ che ho paura che lo perderesti.
+ --Io voglio nella zambra sua entrare,
+ sí che bisogna che tu me lo presti;
+ io voglio la mia borsa ripigliare.--
+ Tanto che pur sono d'accordo questi;
+ e misseselo addosso e tirò via
+ ed al palazzo di costei giugnía.
+
+ 41
+
+ Giunto che fu di costei al palagio,
+ subito in zambra entrò per la finestra,
+ e vide la regina star ad agio;
+ ma ella se ne accorse molto destra.
+ però che giá invisibil non va Biagio.
+ Lei, che di simulare era maestra,
+ e disse:--Molto m'hai fatta stupire,
+ perché tardato hai tanto il tuo venire.
+
+ 42
+
+ Io non so la cagion del tuo tardare.
+ Hammi tu forse al tutto rifiutata?
+ --Adesso, che m'hai fatto bastonare,
+ tu vuoi mostrare di non esser stata?
+ --Biagio, tu mi fai ben maravigliare
+ di questa cosa che tu m'hai parlata.--
+ E lui sí li contava la cagione,
+ e lei fingeva d'averne passione.
+
+ 43
+
+ --Vo' che mi cavi un dubbio della testa,
+ ch'i' son del caso impallidita e smorta:
+ perché io ti vidi entrar per la finestra?
+ perché non sei venuto per la porta?
+ --Sí ho questo tappeto in mia podésta,
+ mi porta dove voglio senza scorta.
+ --Cotesto mai non crederei giá io,
+ se non provassi cotal cosa anch'io,
+
+ 44
+
+ ché questa pare pur cosa incredibile;
+ io mi stupisco e non lo posso credere!--
+ Rispose Biagio:--Io so che gli è possibile--
+ e che provasse cominciò a credere.
+ --Dimmi--diss'ella--se si va invisibile
+ con quest'addosso, se mel vuoi concedere.
+ --Invisibile vassi--disse Biagio:--
+ tu lo puoi qui provar per lo palagio.
+
+ 45
+
+ Tu gli puoi comandar quel che tu vuoi,
+ che in ogni lato ti fará la scorta.
+ Non puoi esser veduta, stu non vuoi,
+ e contra lui non val finestra o porta.--
+ Costei sel mise addosso, e disse poi:
+ --Vedimi tu? Son io diritta o torta?--
+ Biagio rispose:--Io non veggio niente.--
+ E lei trovava l'uscio prestamente.
+
+ 46
+
+ Biagio restossi in camera soletto.
+ Costei si fece a' suoi servi vedere,
+ e contò lor del tappeto l'effetto,
+ e poi diceva alle sue cameriere
+ ch'andassen due di loro a fare il letto,
+ s'alcun vi trovan ritto od a sedere:
+ --Fate che presto leviate il rumore,
+ e i servi correran lá con furore.--
+
+ 47
+
+ E come giunti son, ebbon veduto
+ costui che sta la regina a aspettare,
+ e, senza dargli le donne saluto,
+ incominciorno subito a gridare.
+ E' servi, come questo hanno sentuto,
+ addosso a Biagio s'ebbono a cacciare,
+ e diceva ciascun:--Se ben ti squadro,
+ tu debbi esser per certo qualche ladro!--
+
+ 48
+
+ E cominciorno a scuotergli il mantello.
+ Biagio diceva:--Io non son rubatore!
+ Costor pur gli imbottíano il giubberello,
+ tal che di zambra si fuggiva fuore,
+ e fuggí per paura, il meschinello,
+ che per istizza gli crepava il core;
+ e disse:--Lasso! che debbo piú fare?--
+ E prese verso Roma a camminare,
+
+ 49
+
+ tanto che giunse a' suoi compagni un giorno;
+ e disse, malcontento e corrucciato,
+ com'avea ricevuto grande scorno,
+ come il tappeto gli è stato rubato.
+ --Prestami--disse a quell'altro--il tuo corno,
+ e voglio esser in Spagna ritornato,
+ e voglio a quella mover tanta guerra,
+ piglierò lei e abbrucierò la terra!--
+
+ 50
+
+ Disse il compagno:--Non ne ragionare,
+ perché so certo che lo perderesti,
+ e mai non si potrebbe racquistare.
+ Faresti a me come all'altro facesti.--
+ Biagio lo seppe tanto predicare
+ ch'al tutto bisognò che glielo presti;
+ ed halli dato il corno in sua balía.
+ Biagio lo prese e poi tirava via.
+
+ 51
+
+ E come giunse nel pian, s'accamporno
+ presso alla terra dove egli ha pensato;
+ e cominciava a sonar questo corno,
+ ed ha di molta gente ragunato.
+ Intanto le novelle via n'andorno
+ alla regina, come il fatto è andato,
+ e con questo facea gran minacciare,
+ tanto che alfin gli dava che pensare.
+
+ 52
+
+ Costei mandava spioni per intendere
+ chi sia costui; e, quando l'ha saputo,
+ diceva:--Il placherò senza contendere,
+ s'io ho tant'agio ch'io gli abbi parlato.--
+ E fe' pensier fin giú nel prato scendere,
+ ed aveva ogni cosa pur pensato.
+ Montò a cavallo con sua compagnia
+ e 'nverso il campo pigliava la via.
+
+ 53
+
+ E, giunta al campo, ne va al padiglione,
+ e domandava chi era il signore;
+ e scese prestamente da l'arcione,
+ e fece a questo singolare onore.
+ E disse:--Io vorrei intender la cagione
+ perché sei mosso in cosí gran furore.--
+ Biagio gli disse:--Tu l'intenderai,
+ ed ogni frode adesso pagherai!
+
+ 54
+
+ --Se mai t'è stato fatto alcun oltraggio,
+ io non lo so, che non ci ho colpa niuna
+ e n'è stato cagion mio baronaggio,
+ se ti fu fatta villania nessuna.
+ Ma so che sei sí savio e tanto saggio,
+ ed hai da ringraziar ben la fortuna,
+ che t'ha donato tanta forza e ingegno,
+ che t'ha fatto signor di questo regno.
+
+ 55
+
+ E dotti la mia fé che 'l tuo venire
+ io l'ho sí caro, che contar nol posso,
+ e molto mi fu duolo il tuo partire,
+ ch'ancor pensarlo trema tutto il dosso.
+ Disposta son di sempre te ubbidire
+ in ogni caso ched io so e ch'io posso.
+ S'io t'ho per il passato nulla offeso,
+ me ne sa male, ed honne al cor gran peso!
+
+ 56
+
+ Liberamente ti vo' dar la terra
+ e ciò, ch'io ho, in balía t'offro e dono,
+ purché si ponga fine a tanta guerra.
+ E nella mente stupita mi sono,
+ ché certo nel mio regno, in ogni terra,
+ e tutti i gran signori che ci sono,
+ e' non han tanta forza veramente
+ che faccin la metá di questa gente.
+
+ 57
+
+ Tu mi trarresti di gran fantasia,
+ raccontarmi tal cosa veramente,
+ se fai per arte di negromanzia,
+ ched e' ti venga drieto tanta gente.--
+ Rispose Biagio:--La possanza mia
+ non te la voglio raccontar per niente,
+ acciò che non m'inganni, come fai;
+ ma d'ogni cosa te ne pentirai.
+
+ 58
+
+ --Adunque sarai tu cotanto strano,
+ che tu mi voglia far tal villania?
+ Da poi che inver' di me sei sí villano,
+ io son condotta in tutta tua balía,
+ prendi questo coltel nella tua mano,
+ dammi nel petto e passa l'alma mia,
+ e dirassi di te che sei crudele
+ dapo' ch'uccidi chi t'è sí fedele!--
+
+ 59
+
+ Udito ch'ebbe di lei le parole,
+ sagline male, e volse il suo pensiero,
+ e nell'animo suo seco si duole;
+ e diceva fra sé:--Egli è pur vero
+ ched una donna possa quel che vuole
+ e faccia altrui parer bianco per nero!--
+ Ed è sí rimutato nella mente,
+ e sí diceva alla donna in presente:
+
+ 60
+
+ --Io ti dono la vita e la tua terra;
+ rendimi la mia borsa e 'l mio tappeto
+ ed io ti leverò cotanta guerra
+ e poi ti conterò questo secreto.--
+ Costei che gli lo dica pur lo serra;
+ ma Biagio alle parole stava cheto.
+ Lei disse:--Fammi questo manifesto,
+ e donarotti assai, oltra di questo.--
+
+ 61
+
+ E disse:--Se tu m'ami, o sire adorno,
+ trammi del capo, deh, questa oppinione!--
+ Biagio gli disse:--Vedi questo corno?
+ Vo' che tu sappi questa condizione:
+ ogni volta che 'l suono, notte o giorno,
+ vien dieci squadre armate a tua intenzione.--
+ Disse la donna:--È cotesto possibile?
+ --Sí--disse Biagio--lo vedrai visibile.--
+
+ 62
+
+ Disse la donna:--Fammi di ciò sazia:
+ io mi voglio recar quivi da parte;
+ e se mi dái, barone, tanta grazia,
+ io ti darò del mio reame parte.--
+ Seppe costei sí ben far con sua audacia,
+ come colei che di ciò sapea l'arte,
+ Biagio gli ha il corno nelle sue man dato;
+ costei con gran vaghezza l'ha accettato.
+
+ 63
+
+ Montò sul suo cavallo per ragione
+ e, come s'ebbe alquanto a discostare,
+ conobbe come quella è fatagione;
+ comincia el suo cavallo speronare.
+ --Mio danno!--disse Biagio--Io n'ho cagione,
+ ch'i' m'ho lassato di nuovo gabbare!--
+ Come non ebbe il corno in sua balía,
+ tutta la gente fu sparita via.
+
+ 64
+
+ Costei se ne tornava inverso casa
+ e lasciò Biagio, che s'ha a disperare,
+ e diceva di lui:--Bestia di vasa!
+ Cosí intervien, chi non si sa guidare!--
+ Vide che gente non gli era rimasa,
+ e diceva tra sé:--Lasciamlo andare!--
+ Lassollo andare, il povero meschino;
+ ché cosí n'ha voluto il suo destino.
+
+
+
+
+ CANTARE SECONDO
+
+
+ 1
+
+ Biagio diceva:--Che debbo piú fare?
+ lasso me, che fatt'ho tristi guadagni!
+ In che modo poss'io piú ritornare
+ a rivedere i lassati compagni?--
+ E si voleva al tutto disperare;
+ nulla gli val, invan par che si lagni;
+ e dicea come fa chi mal si guida:
+ --Cosí ne avvien a chi troppo si fida.--
+
+ 2
+
+ Biagio si trova in maggior laberinto
+ che fusse mai e non ne puote uscire,
+ perché la fede sua sí l'ha sospinto
+ a questi casi che gli hanno avvenire,
+ e si ritrova come un corpo estinto,
+ e piú non sa dove si debba gire.
+ E, trovandosi in tanto duro assedio,
+ e' sempre prega il ciel trovar rimedio.
+
+ 3
+
+ Ma quella fata, che die' loro il corno,
+ non lo vòlse però abbandonare,
+ e fece che trovasse in quel contorno
+ un piè di fico, che possa mangiare,
+ e fece che quei fichi in tal soggiorno
+ avean tal virtú ch'i' vo' contare:
+ si facean certi fichi a cotal guisa,
+ che tutti ne farete grasse risa.
+
+ 4
+
+ Ogni volta che Biagio ne mangiava,
+ e gli venía come a l'asin la coda;
+ per ogni fico che lui masticava,
+ un palmo gli crescea la detta coda.
+ Egli aveva gran fame e pur mangiava,
+ tanto ch'attorno molto se n'annoda,
+ e diceva:--Io non so piú che mi fare;
+ i' ho gran fame e non vo' piú mangiare.--
+
+ 5
+
+ Ed ha lassato quel fico, e cammina
+ e la coda gli dava ben sei volte.
+ Egli era di gennaio in su la china,
+ ch'eran riposte tutte le ricolte;
+ come egli ebbe passato una collina,
+ gli venne le sue luci intorno vòlte
+ e vide un altro fico in quella costa
+ carco di fichi, ed a quel piè s'accosta.
+
+ 6
+
+ Egli eran belli e fuor d'ogni misura.
+ A Biagio alla memoria gli ritorna
+ dell'altro fico e della sua sciagura,
+ fermossi alquanto ed un poco soggiorna.
+ Poi disse:--Io vo' mangiare alla ventura,
+ se mi dovesse ben nascer le corna!--Un
+ di quei fichi in bocca si mettía,
+ tal che un palmo di coda gli andò via.
+
+ 7
+
+ Biagio si cominciava a rallegrare:
+ --E' sará forse la ventura mia:--
+ E cominciò di quei fichi a mangiare,
+ tal che tutta la coda gli andò via.
+ Biagio fra sé cominciava a pensare,
+ e fra sé stesso pensando dicía;
+ diceva:--Io son disposto di vedere
+ s'io posso le mie cose riavere.--
+
+ 8
+
+ Tanto che trovò questo un canestrello,
+ ed andava a quel fico che fu il primo;
+ otto ne colse e sí li messe in quello.
+ Disse:--Sí mi riesce com'io stimo!--
+ E tolsen otto da quel ficarello,
+ perché di que' faceva grande stimo.
+ Andonne alla cittá, una mattina,
+ sol per vender quei fichi alla regina,
+
+ 9
+
+ e posesi a seder sotto il palagio.
+ Erasi de' suoi panni travestito;
+ egli era freddo e stava con disagio.
+ Ed uno alla regina ne fu ito,
+ la quale stava a iscaldarsi con agio;
+ disse:--Madonna, giú, nel vostro sito,
+ sotto la loggia io ho veduta cosa,
+ che a vederla mi par maravigliosa!
+
+ 10
+
+ Un villano c'ha un bel panier di fichi,
+ che di settembre non sarian sí belli:
+ e' vuol quattro ducati d'otto fichi.--
+ --Va' via!--disse colei--va' via per elli,
+ e che lui me gli dia fa' che gli dichi,
+ e prestamente porterammi quelli.--
+ Colui n'andò per essi, e sí gli porta
+ quattro ducati; e lui trovò la porta.
+
+ 11
+
+ L'ora ne venne poi del desinare;
+ aveva la regina due donzelle,
+ che le faceva seco a mensa stare,
+ e tutte due eran pulite e belle.
+ Quando si furon poi poste a mangiare,
+ fu l'acqua alle man data a tutte quelle;
+ e, postasi a seder, senza ch'il dichi,
+ fe' la regina portarsi que' fichi.
+
+ 12
+
+ Tolse que' fichi, e sí n'ha dati dua
+ ad una di color ch'eran con seco,
+ e disse:--Mangia questi, che son tua,
+ e dua ne do a quest'altra ch'è teco.--
+ Quegli altri quattro volle che sien sua.
+ --E' per gran dono--disser--me lo reco.--
+ Tal che per gran vaghezza gli mangiorno,
+ e che sien vaga cosa ragionorno.
+
+ 13
+
+ Ell'avien quasi mezzo desinato,
+ e ancor tra lor questi fichi si loda;
+ una delle donzelle avea parlato
+ e tal parlare alla regina isnoda,
+ e disse:--Un tristo caso mi è incontrato!
+ Oh trista a me! Che mi è nato la coda!--
+ Cosí disse quell'altra:--Anche a me pare.--
+ Tanto ch'elle restâr di desinare.
+
+ 14
+
+ E la regina in zambra se n'andò,
+ e chiama poi con seco le donzelle.
+ Alzonsi i panni, e la coda guardò,
+ e tutt'e tre l'avean, le meschinelle,
+ quelle n'avean due palmi, misurò,
+ e la regina n'ebbe quattro anch'elle;
+ e, ragguagliando che dua e dua fa quattro,
+ le non sapean comprender questo fatto,
+
+ 15
+
+ E venne quella cosa immaginando,
+ siccome aveva lor dato due fichi,
+ se ne venivan due palmi trovando,
+ e lei, che n'ebbe quattro, si replichi;
+ e tanto sopra questo vien pensando,
+ che infine disse:--E' sono stati i fichi.--
+ E fe' per molti medici mandare
+ che di tal mal la venghin medicare.
+
+ 16
+
+ E fur di molti medici trovati,
+ ed a ciascun gran cosa gli pareva;
+ e infine tutti s'erano accordati:
+ rimedio a questa cosa non s'aveva;
+ tanto che molti n'è mal capitati,
+ perché cosí la regina volea;
+ e comandò che cosí si facesse,
+ perché tal cosa non si risapesse.
+
+ 17
+
+ Nientedimeno tal cosa si sa.
+ Biagio, che nella terra è ritornato,
+ ad un medico a casa se ne va
+ e a questo modo a lui n'ebbe parlato:
+ --Maestro, Dio ti doni sanitá!--
+ Disse il maestro:--Denar ci abbi dato!--
+ Biagio gli disse:--Danari anco arai,
+ sed a mio modo, maestro, tu farai.--
+
+ 18
+
+ Biagio era stato piú volte in Turchia
+ e sapeva il linguaggio molto bene.
+ Disse al maestro:--La disgrazia mia
+ m'ha fatto sopportare affanni e pene:
+ io vengo dalle parti di Rossía;
+ Fortuna mi rivolse le sue rene.
+ Tutta la robba mia rimase in mare
+ ed ho avuto fatica di campare.
+
+ 19
+
+ L'arte mia era della medicina,
+ e son venuto a caso in questa terra;
+ e' parmi intender come la regina
+ cattiva infermitá suo corpo serra.
+ Se mi presti una vesta purpurina
+ con un cavallo usato nella guerra
+ e due famigli, molto car l'arei
+ e del guadagno mio te ne darei.
+
+ 20
+
+ Ma piglia duo famigli forestieri,
+ e tu te n'anderai alla signora,
+ e dirai alla regina come ieri
+ io capitai qui, circa ventun'ora,
+ e di trovarmi a Roma avea pensieri,
+ e come, sendo tu all'uscio di fuora,
+ ti salutai e che, parlando meco,
+ volesti che la sera stessi teco.
+
+ 21
+
+ E, perché ero maestro di tua arte,
+ tu m'alloggiasti e che poi, ragionando
+ "del medicar n'ho avuto buona parte",
+ ogni cosa venisti domandando,
+ ogni cosa ti dissi, a parte a parte,
+ com'ogni infermitá vengo sanando.
+ Se queste cose, ch'io dico, farai,
+ cinquecento ducati da me avrai.--
+
+ 22
+
+ Come il medico intese del denaio,
+ trovolli un bel cavallo e dua garzoni,
+ una vesta con fodera di vaio.
+ Lasciollo in casa, senza piú sermoni;
+ andonne alla regina col cuor gaio
+ e, ragionando di lor salvazioni,
+ come egli ha in casa un medico saputo,
+ che per andare a Roma era venuto,
+
+ 23
+
+ che va l'imperadore a medicare;
+ ad ogni malattia egli ha rimedio.
+ --Incominciai di voi a ragionare,
+ ché, per non tenerti troppo a tedio,
+ cotal infermitá sa ben sanare,
+ e leveratti infin da questo assedio.--
+ Disse colei:--S'egli è quel che tu spandi,
+ subitamente fa' per lui si mandi.--
+
+ 24
+
+ Venne maestro Biagio prestamente,
+ e diede alla regina un bel saluto:
+ --Colui che fe' la luna e 'l dí lucente
+ ti salvi e guardi e sia sempre in aiuto!--
+ E la regina a lui similemente
+ disse:--Maestro, siate il benvenuto!
+ Se per guarirmi venuto sarete,
+ da me denar, quanti volete, arete.--
+
+ 25
+
+ Disse maestro Biagio:--Alla buon'ora!
+ io credo in ogni modo voi guarire.--
+ E cominciò la sua disgrazia allora
+ a raccontare e donde egli ha a venire,
+ e come fu del suo paese fuora,
+ e quel che in mare gli ebbe a intervenire
+ che perse ciò ch'aveva dentro in mare,
+ --come il maestro giá v'ebbe a raccontare.
+
+ 26
+
+ --Orsú, poi che tu sei sí buon maestro,
+ come m'ha detto dianzi qui costui...--
+ E lui col suo parlar rispose destro:
+ --Sempre mai, in ogni lato dov'i' fui,
+ ho voluto veder senza sinestro
+ e la mattina; cosí dico a vui.
+ Ma mi bisogna, a volervi sanare,
+ veder con l'occhio e con la man toccare.--
+
+ 27
+
+ Fu data in cura a Biagio ogni donzella.
+ e 'n camera n'andò, dov'eran quelle.
+ A Biagio gli parea ciascuna bella,
+ che rilucevan come fan le stelle.
+ Biagio a ciascuna di quelle favella:
+ --Cavatevi ciascuna le gonnelle,
+ ché mi bisogna, per la fede mia,
+ vedere a tutte vostra malattia.--
+
+ 28
+
+ Tal che le fece tutta dua spogliare,
+ e vide tutto e toccò con la mano,
+ tanto che lo facevan sospirare
+ e feciongli arricciar tutta la lana;
+ ed aveva ciascuna a confortare:
+ --La vostra malattia fie tosto sana,
+ e prestamente senza alcun divaro.--
+ Fa vista di pigliare un lattovaro.
+
+ 29
+
+ E tolse un di quei fichi prestamente,
+ lo mise in bocca ad una di coloro;
+ e poi a l'altra fece similmente,
+ e destramente nettò com'un oro:
+ ne dette dua per una lí presente;
+ e, stando un poco, ciascuna di loro
+ cominciarono a dir:--Maestro tale,
+ noi siam guarite d'ogni nostro male!--
+
+ 30
+
+ Andò la nuova tosto alla regina
+ come è guarita ciascuna donzella,
+ e prestamente alla zambra cammina,
+ e trovò come è vera la novella;
+ e disse a Biagio:--La tua medicina
+ rider faratti ben la tua scarsella.--
+ Rispose Biagio:--I' vo' mezzi e' danari,
+ ché cosí fanno sempre e' nostri pari.--
+
+ 31
+
+ E félli dare seicento ducati:
+ --E 'l resto arai, come m'arai guarita,
+ e tutti ti saranno annoverati
+ innanzi che da me facci partita.
+ --Per questo giorno ci sarem posati;
+ domani arém la cosa me' chiarita,
+ sí che per ora datemi licenza,
+ e domani farem l'altra esperienza.--
+
+ 32
+
+ Quattrocento ducati dette al medico
+ che gli prestò la veste col cavallo;
+ costui gli prese, che non ha il parletico.
+ Biagio gli disse:--Ascolta, senza fallo;
+ perch'io non paia questa volta eretico
+ tòi questo pizzicotto e dipoi dállo
+ a quel che mi prestò cotesta vesta,
+ e doman poi ti sará resa questa;
+
+ 33
+
+ ch'i' vo che me la lasci tanto ch'io
+ guarisca la regina del suo male,
+ e poi verrò a casa tua anch'io,
+ e vedrai poi ch'io ti sarò leale.--
+ Disse colui fra sé:--Vatti con Dio,
+ ché con questi farem buon carnevale.
+ --Questi cinquanta ancor vo' che ti pigli
+ e che con essi tu paghi i famigli.--
+
+ 34
+
+ Biagio fe' buono scotto per la sera,
+ e, venuta che fu poi la mattina,
+ come del letto Biagio levato era,
+ e' se n'andò dinanzi alla regina,
+ e vidde ancora a lei la sua matèra,
+ dove fece a quell'altre medicina,
+ e dègli in lattovar duo di que' fichi,
+ e che sia dolce cosa par che dichi.
+
+ 35
+
+ Alla regina parve dolce cosa
+ e disse:--Questo è un buono lattovaro.--
+ Rispose Biagio:--Sopra d'ogni cosa
+ è questo molto da tenerlo caro.--
+ Mentre che la regina si riposa,
+ dall'uno all'altro fu poco divaro;
+ e, detto questa cosa ch'ognun loda,
+ che gli cascò duo palmi della coda.
+
+ 36
+
+ Fu la regina assai di ciò contenta
+ e voleva che Biagio seguitasse.
+ Biagio non ebbe la parola lenta,
+ e gli diceva che non s'affrettasse,
+ e risposegli:--Mai non mi rammenta
+ che fusse alcuno che mi ragionasse
+ di fare in fretta questa medicina.
+ ch'ell'è di troppo noia e troppo fina.
+
+ 37
+
+ E basta ben che domane a buon'ora
+ i' farò sí che sarete contenta;
+ ma io voglio una grazia da voi ora
+ e voglio che di ciò siate contenta.
+ --Io son contenta di piacerti ognora,
+ né a ciò io non sarò pigra né lenta;
+ e pensa s'io ti possa far servizio
+ che ti ristori d'un tal benefizio.
+
+ 38
+
+ --Io ho sentito di voi ragionare
+ ch'avete assai tesoro e cosí bello,
+ e tante belle cose a tal affare,
+ sí che, se v'è in piacer, vorria vedello.--
+ Disse la donna:--Dopo desinare
+ tel mostrerò, se t'è in piacere quello;
+ vorrei sognar volentier di sapere
+ far cosa ched io possa a te piacere.--
+
+ 39
+
+ Biagio sí se n'andò a desinare,
+ e disse:--Forse anche potrei godere.--
+ E pensa nel suo cor quel ch'abbi a fare,
+ che possa le sue cose riavere.
+ Com'ebbe desinato, a tal affare,
+ e la regina, per farli piacere,
+ mandò per lui e 'n zambra si lo mena,
+ la quale è tutta di tesoro piena.
+
+ 40
+
+ La prima cosa, distese il tappeto,
+ che tolse a Biagio, in mezzo del solaio.
+ Biagio stava a veder e stava cheto.
+ Prima n'avea sottomesso un vaio
+ e molte gioie, auditor mio discreto,
+ che valean quelle cose un gran denaio;--
+ e poi vi misse, senza far soggiorno,
+ quella borsa di Biagio ed anco il corno.
+
+ 41
+
+ Molt'altre belle gioie e belle cose,
+ che sarebbe a contare un lungo dire,
+ che le molte parole son tediose.
+ E cominciò la donna a Biagio a dire:
+ --Non son queste mie gioie graziose?
+ --Sí--disse Biagio--invero, a non mentire.--
+ Disse la donna:--Stu mi guarirai,
+ quanto tu vuoi di questo piglierai.
+
+ 42
+
+ Disse Biagio:--S'i' torno in mie contrade,
+ non mi manca né gioie né danari;
+ non istimo castella né cittade,
+ che non si trova al mondo uno a me pari.
+ I' fo per poter dir la veritade
+ di questa cosa, e di far tutti chiari
+ chi mi domanderá del tuo tesoro;
+ com'ho veduto cosí dirò loro.--
+
+ 43
+
+ --Perché tu possa meglio raccontare,
+ io ti vo' dir di tre cose, in segreto:
+ codesta borsa per cotal affare,
+ e questo corno con questo tappeto,
+ il lor valor non si potria contare.
+ E, perché tu ti parta da me lieto,
+ i' ti vo' la virtú di tutte dire,
+ acciò che 'n tuo paese il possi dire.
+
+ 44
+
+ La borsa (nota, perché dir lo possa
+ a chi tal fatti avesse domandati),
+ per ogni volta che gli do una scossa,
+ e' casca quivi ben cento ducati.
+ Ogni volta che 'l corno sonar possa,
+ vien dieci squadre qui d'uomini armati.
+ --Questo è gran caso--Biagio allor rispose.
+ Disse la donna:--E c'è piú belle cose.
+
+ 45
+
+ Questo tappeto, chi l'ha sulle spalle,
+ se colui che l'ha addosso vuol che porti,
+ lo porterá persino in Roncisvalle,
+ e contra lui non val mura né porti,
+ e passa monti e ciascheduna valle;
+ e' venti come lui non van sí forti.
+ Non è questa gran cosa? Dimmi tue
+ di queste cose ch'abbia tal virtue.--
+
+ 46
+
+ Biagio prese la borsa con la mano
+ e 'l corno ancora, e disse alla regina:
+ --Se fusse quel che dici, intendi sano,
+ al mondo non fu mai cosa sí fina.--
+ E poi prese il tappeto di tostano,
+ misse alle spalle e poi disse:--Cammina!--
+ E lassò quivi le gioie cascare,
+ E la regina incominciò a gridare.
+
+ 47
+
+ Corsero i servi sua a quelle grida,
+ e dissen tutti quelli:--Che vuol dire?
+ Rispose la regina:--A chi si fida,
+ come a me, suole sempre intervenire;
+ ora e' convien che di me ben si rida,
+ tal che per questo credo di morire.--
+ E disse a' servi sua questa ragione,
+ e quel maestro n'è tutta cagione.
+
+ 48
+
+ Biagio fu in poco spazio a' suoi compagni,
+ e contò di ogni cosa il fatto appieno,
+ e com'egli avea fatto buon guadagni,
+ che un'altra volta sia di senno pieno;
+ e, perché di color nessun si lagni,
+ e' si cavò la sua borsa di seno
+ e, perché ben da lui sien ristorati,
+ donò per un cinquecento ducati.
+
+ 49
+
+ Però non si vorrebbe alcun gabbare.
+ Costei ingannò Biagio, com'è detto;
+ ma Biagio seppe ivi sí ben fare,
+ che gabbò lei, come fosse un valletto.
+ E' però non si vuol d'alcun fidare,
+ come si vede di molti l'effetto,
+ che si son molti di qualcun fidati,
+ sí che dipoi son rimasti ingannati.
+
+ 50
+
+ Se costei tolse a Biagio quel suo corno,
+ prima gli tolse la borsa e 'l tappeto,
+ e fecel disperato andare a torno.
+ Ma quella fata gli die' quel segreto,
+ gli fe' trovar que' fichi a tal soggiorno;
+ intese il fatto ben, come discreto.
+ A dir la veritá qui, ch'ognun loda,
+ a lei rimase duo palmi di coda!
+
+
+
+
+ V
+
+ LA DONNA DEL VERGIÚ
+
+
+ 1
+
+ O gloriosa, o vergine pulzella,
+ i' vo' la grazia tua adimandare
+ e dir per rima una storia novella,
+ per dare essemplo a chi intende d'amare,
+ d'un cavaliere e d'una damigella
+ d'un nobile legnaggio e d'alto affare,
+ sí come per amore ognun moríe,
+ e 'l gran dannaggio che poi ne seguíe.
+
+ 2
+
+ E' non è ancora gran tempo passato
+ che di Borgogna avea la signoria
+ un duca, che Guernieri era chiamato,
+ uom valoroso e pien di cortesia,
+ del corpo bello e di costumi ornato
+ e di virtú, quanto piú si potía,
+ e molto amava gli uomin virtudiosi,
+ massimamente d'arme valorosi.
+
+ 3
+
+ Tra gli altri ch'egli amava del paese,
+ si era un molto nobil cavaliere,
+ giovane, gentilissimo e cortese,
+ ben costumato di tutte maniere,
+ ricco d'argento e di terre e d'arnese,
+ dell'arme forte e franco cavaliere
+ piú ch'altri allora si mettesse l'elmo,
+ e faceasi chiamar messer Guglielmo.
+
+ 4
+
+ Dico che quel baron sí valoroso
+ amava per amore un'alta dama
+ del legnaggio del duca poderoso,
+ ch'era piú bella ch'alcun fior di rama.
+ E 'l loro amore era tanto nascoso,
+ che fra la gente non ne corre' fama:
+ per non dirlo a sergente o a camariera,
+ una cúcciola facíen messaggera.
+
+ 5
+
+ Nulla sí bella zita era, né piú,
+ allora né cristiana o saracina,
+ e nome avea la Donna del vergiú,
+ che piú splendea che stella mattutina.
+ El padre suo nobil barone fu,
+ sua madre era figliuola di regina,
+ e, quando essi del secol trapassôro,
+ sí gli lasciâro un ricco tenitòro.
+
+ 6
+
+ Ella l'amava con sí grande affetto,
+ messer Guglielmo, che d'altro marito
+ non si curava né volea diletto,
+ e sí co' lui si stava a tal partito,
+ a ciascuno ponea qualche difetto,
+ tosto che ragionar n'aveva udito;
+ e piú baron di Francia e della Magna
+ avea schifati e posto lor magagna.
+
+ 7
+
+ E cosí stavan que' perfetti amanti
+ col lor secreto amor chiuso e celato
+ cotanto, che né in vista né in sembianti
+ accorto non se ne sarebbe uom nato;
+ e renegato arebbe Iddio co' santi
+ ciascun, pria che l'avessi appalesato;
+ e, quando per amor si congiungevano,
+ udite e' sottil modi che tenevano.
+
+ 8
+
+ Il palazzo dove ella dimorava
+ avea dintorno un nobile vergiero
+ ed una cucciolina che 'l guardava
+ per me' la porta stava in sul sentiero;
+ quando messer Guglielmo v'arrivava,
+ ed ella conosceva il cavaliero,
+ sed esso ave' compagno, ella lativa
+ tanto che del giardin e' si partiva.
+
+ 9
+
+ Se sanza compagnia era venuto,
+ e la cagnuola gli facea carezza,
+ e poi di botto cercava col fiuto
+ tutto il giardino per ogni larghezza;
+ e se alcun trova nel giardin fronzuto
+ nascoso, o che 'l mirasse per vaghezza,
+ ella latrava, veggendo il barone,
+ tanto ch'e' si tornava a sua magione.
+
+ 10
+
+ E, se alcun non trovava (e' si ragiona),
+ alla donna ne gía la catellina,
+ come spirito avessi di persona;
+ cosí, per cenni mostrando, s'inchina.
+ La donna, com' sovente Amore sprona,
+ pell'uso suo intende' la cucciolina
+ e levasi di subito e in istante
+ al verzúe giva e la cúcciola avante.
+
+ 11
+
+ E quivi gli amador, pien di letizia,
+ si congiungean con tutto el lor disio;
+ la disiosa e celata amicizia
+ facíe chiamar l'un l'altro:--Amore mio!--
+ di baci e d'abbracciar facean dovizia;
+ ciascun dicendo:--Ben, preghiamo Iddio
+ che questo dilettoso tempo basti
+ che caso non avenga che ce 'l guasti.--
+
+ 12
+
+ Quando s'eran gran pezzo sollazzati,
+ la donna se ne gía e sí 'l barone,
+ per temenza di non esser trovati,
+ ciascuno si tornava a sua magione;
+ ma la mattina, po' ch'eran levati,
+ veníano in corte, coll'altre persone,
+ non faccendo né segno né sguardare
+ ch'altrui non sen potesse mal pensare.
+
+ 13
+
+ E 'l disio dolce che nel cor spirava
+ facea quei due amador pien d'allegrezza;
+ e quella dama tanto allegra stava,
+ che nel viso fioriva sua bellezza.
+ Messer Guglielmo ogni giorno armeggiava
+ e facea gra' conviti e gran larghezza;
+ mostrava ben com'era innamorato,
+ ma di chi fusse nol sapeva uom nato.
+
+ 14
+
+ Or segue qui la leggenda e la storia
+ della donna del gran duca Guernieri.
+ L'alta duchessa credea in sua memoria
+ che 'l buon Guglielmo, nobil cavalieri,
+ per lei facessi cotal festa e gloria,
+ ed armeggiando montasse a destrieri,
+ e ch'egli fusse al suo bello piacere
+ preso d'amore tutto al suo potere.
+
+ 15
+
+ Ella, che ha messo in lui ogni sua speme
+ e celato l'amore oltra misura,
+ sí che il disio d'amor nel core prieme,
+ in gelosia ne vive ed in paura;
+ e lagrime degli occhi il viso geme.
+ Presente quella nobil creatura,
+ diceva:--Amor, perché m'hai cosí arso
+ di costui, che d'amor m'è cosí scarso?--
+
+ 16
+
+ E volgeva sí spesso gli occhi sui
+ come fa chi d'amor forte si duole,
+ e, quando si trovava a sol con lui,
+ sí gli diceva amorose parole.
+ Messer Guglielmo, ch'era dato altrui,
+ vedendo ciò che la duchessa vuole,
+ no gliel negava e no l'acconsentía
+ per celar quella che l'avea in balía.
+
+ 17
+
+ Un giorno er'ito el duca a suo diletto
+ fuor della terra a un suo ricco palazzo,
+ e la duchessa sanza ignun sospetto
+ prese messer Guglielmo per lo brazzo
+ e menosselo in zambra a lato al letto,
+ ragionandosi insieme con sollazzo;
+ e, per giuocar, la donna e 'l cavaliere
+ fece venir gli scacchi e lo scacchiere.
+
+ 18
+
+ Da poi ch'egli ebbon tre giuochi giuocato,
+ la duchessa, ch'Amor sovente sprona,
+ disse:--Messere, avete disiato
+ giá gran tempo d'avere mia persona;
+ or prendete di me ciò che v'è a grato.--
+ Ed abbracciandol gli baciò la gola,
+ poi gli baciò ben cento volte il viso,
+ prima che 'l suo dal suo fosse diviso.
+
+ 19
+
+ Ed abbracciandol gli dicea:--Amor mio,
+ perché mi fate d'amor tanta noia?
+ Deh, contentate 'l vostro e mio disio!
+ prendiamo insieme dilettosa gioia,
+ io ve ne prego pell'amor di Dio,
+ o dolce amico, prima ch'io mi muoia!
+ Se mi lasciate cosí innamorata,
+ oimè, lassa, in mal punto fui nata!
+
+ 20
+
+ Messer Guglielmo disse con rampogna
+ vedendo alla duchessa tanto ardire:
+ --Chi mi donasse tutta la Borgogna,
+ tal fallo io non farei a lo mio sire.
+ Prima che gli facessi tal vergogna,
+ certo mi lascere' prima morire.
+ E voi, madonna, prego in cortesia
+ che giammai non pensiate tal follia.--
+
+ 21
+
+ E la duchessa si tenne schernita,
+ e disse a lui:--Malvagio traditore,
+ dunque m'avete voi d'amor tradita
+ e fattomi cosí gran disonore?
+ Per certo io vi farò tôrre la vita
+ e farovvi morir con gran dolore!
+ E a destrieri persona mai non monta,
+ se vendetta non fo di cotal onta!--
+
+ 22
+
+ Partissi il cavalier doglioso e gramo,
+ veggendo la duchessa piena d'ira,
+ e quasi di pazzia menava ramo,
+ sí dolorosamente ne sospira;
+ e di partirsi quindi egli era bramo.
+ E la duchessa ta' parole spira
+ che giammai non l'amò per tal follia;
+ uscí di zambra ed andossene via.
+
+ 23
+
+ Come 'l barone uscí dalla duchessa
+ andossene alla Dama del verzúe,
+ in cui avea la sua speranza messa,
+ e raccontògli 'l fatto come fue,
+ e tutto ciò che 'nteso avea da essa,
+ e come pose ogni vergogna giúe,
+ e siccome nolla volle servire,
+ e come disse di farlo morire.
+
+ 24
+
+ Di ciò la donna si facea gran riso,
+ e disse:--La duchessa è forte errata,
+ che pensa nostra fede aver divisa;
+ e voi, messer, se m'avessi ingannata,
+ sí retrovata m'aresti conquisa
+ di mala morte, in terra trangosciata.
+ Ma 'l nostro amor celato ha tanto effetto,
+ che dura e durerà sempre perfetto.--
+
+ 25
+
+ Parlando el cavaliere alla donzella,
+ tornò in quel punto il duca dalla caccia
+ con la sua compagnia chiarita e bella,
+ e smontò dal cavallo con bonaccia.
+ In quello venne la duchessa fella,
+ piangendo fece croce delle braccia;
+ graffiata el volto con molta malizia,
+ gli disse:--Signor mio, fammi giustizia!--
+
+ 26
+
+ Turbossi el duca con maninconia,
+ udendo la duchessa sí parlare,
+ e sí le disse:--Dolce vita mia,
+ perché vi fate sí gran lamentare?
+ Fecevi oltraggio niun uomo che sia?
+ Dimmelo, ché non è di qua dal mare
+ re né baron, che se v'ha fatto oltraggio,
+ ch'io non faccia mia 'l onta e mio 'l dannaggio.
+
+ 27
+
+ Allora la duchessa fraudolente,
+ per dare alla malizia piú colore,
+ trasse el duca da parte della gente,
+ e cominciògli a dir questo tinore:
+ --Messer Guglielmo, falso e sconoscente,
+ mi richiese oggi del villano amore;
+ ond'io ti priego, Maestá gradita,
+ che a tale offesa non campi la vita.
+
+ 28
+
+ Ancor m'ha fatto piú oltraggio assai:
+ contra mia voglia mi volle sforzare;
+ egli straciommi e' drappi e' fregi e i vai,
+ e poco mi valea merzé chiamare:
+ ond'io per questo non sarò giammai
+ allegra, sed io nol veggio squartare,
+ farne far quattro parti a' palafreni
+ dall'inforcatura insino alle reni.--
+
+ 29
+
+ Ma 'l duca savio chiaramente vede,
+ come si vede chiaro el bianco e 'l nero,
+ che la duchessa mente, e non le crede
+ e ben conosce che non dice il vero;
+ ma pur le disse:--Donna, in buona fede
+ a voi prometto, come sire intero,
+ che d'esta offesa fia alta vendetta;
+ ma non v'incresca s'io non la fo in fretta.--
+
+ 30
+
+ La duchessa rispuose con superbia,
+ e disse:--Fate ciò che vi diletta;
+ l'offesa è mia, e pure a voi si serba
+ di chi m'oltraggia di farne vendetta.
+ Lo 'ndugiar sí mi induce pena acerba;
+ ma giurovi alla croce benedetta
+ di giammai non parlarvi di buon cuore,
+ se primamente el traditor non muore.--
+
+ 31
+
+ Partissi el duca da quel parlamento,
+ secondo che raccontan le leggende,
+ col cor gravato con tanto tormento,
+ che 'n veritá di Dio molto l'offende;
+ e nella mente e nel proponimento
+ el credere e 'l discredere contende,
+ cioè che la duchessa gli mentisse
+ o che messer Guglielmo lo tradisse.
+
+ 32
+
+ Tórcessi el duca con sí caldo sangue,
+ per ira avea rosso la faccia e gli occhi.
+ Per temenza la sua famiglia langue.
+ e que' che non languivano eran sciocchi;
+ e di lui non sarebbe uscito sangue
+ chi l'avessi tagliato tutto a rocchi;
+ e sospirava come ferito orso
+ dello dubievol caso ch'era occorso.
+
+ 33
+
+ Allora disse el duca a un car sergente:
+ --Va' per messer Guglielmo e di' ch'io il voglio.--
+ E, come e' giunse a lui immantanente,
+ disse:--Messer, di voi forte mi doglio;--
+ e sí gli raccontò el convenente
+ della duchessa e ancora el cordoglio,
+ e siccome l'avea d'amor richiesta,
+ e la persona oltregiata e molesta.
+
+ 34
+
+ Messer Guglielmo disse al duca:--Sire,
+ vostra duchessa parla gran follia,
+ ched io mi lasceria prima morire
+ ch'io vi facessi tanta villania;
+ e non v'è cavalier con tanto ardire,
+ che volessi dir mai che cosí sia,
+ ch'io nol facci in sul campo mentitore
+ e discredente come traditore.
+
+ 35
+
+ E, quando non bastasse questa scusa,
+ io vi farò chiaramente vedere
+ che in altra donna el mio amore usa,
+ gradita, nobile e di gran potere,
+ che solo sua bellezza guarda e musa.
+ L'anima mia e 'l corpo ha 'n suo potere
+ quell'alta donna della mia persona,
+ e è figlia di regina di corona.--
+
+ 36
+
+ El duca disse allora:--E io vi comando,
+ messer Guglielmo, che fra questo mese,
+ a pena della vita esser in bando,
+ che voi sgombriate tutto el mio paese;
+ ma questo vo' che non s'intenda, quando
+ voi mi facciate sí chiaro e palese
+ di quella in cui avete speme messa,
+ ch'io creda a voi e non alla duchessa.--
+
+ 37
+
+ Partissi el duca allor di quel consiglio,
+ ed era alquanto men maninconoso.
+ Messer Guglielmo con crucciato ciglio
+ sen gí col cuore afflitto e pensieroso;
+ e nel suo cuor diceva:---Fresco giglio,
+ dama, lo nostro amor chiuso e nascoso
+ convien ch'al duca tutto si riveli
+ o ch'io dal tuo piacer mi fugga o celi.
+
+ 38
+
+ Di star lontano da te non è aviso
+ né di menar mia vita en tal costume;
+ ché, s'io fussi co' santi in paradiso,
+ al luogo ove di gloria ha largo fiume,
+ non sofferria di star da te diviso.
+ Dama, fontana d'ogni bel costume,
+ or mi conviene, oh doloroso lasso!
+ farti palese o girmene a gran passo.
+
+ 39
+
+ E, s'io piglio el partito di fuggirmi
+ e lasciare el paese en tal maniera,
+ ben dirá el duca:--E' voleva tradirmi--
+ e fare' la duchessa veritiera
+ e l'altre genti, che potranno dirmi
+ sí cogli traditori ch'io sia a schiera;
+ s'io mi diparto e 'l vostro amor no' scopro,
+ come di questo falso mi ricuopro?--
+
+ 40
+
+ E, stando in tal maniera el cavaliere
+ che giá pareva di dolor musorno
+ per questo afflitto e doglioso pensiero,
+ e giá era passato il nono giorno;
+ e subito gli venne un messaggiero
+ che immantinente, sanza ignun soggiorno,
+ che di presente comparissi al duca
+ nella gran sala ove el signor manduca.
+
+ 41
+
+ El cavalier di subito fu mosso,
+ con sei valletti gí su pella scala
+ con un mantel di drappo bruno addosso,
+ e lagrime degli occhi in viso cala,
+ la pelle gli parea cucita addosso;
+ e giunse al duca, ch'era suso in sala.
+ Di questo el duca co' la sua famiglia,
+ vedendolo, ciascun si maraviglia.
+
+ 42
+
+ Ed in segreto dall'altrui presenza
+ cosí gli disse:--Ora ti riconforta
+ ched e' non ti bisogna aver temenza,
+ se ben tu avessi la duchessa morta.
+ Ma dimmi il vero, io ten terrò credenza
+ per quella fede che l'anima porta:
+ qual dama avete, che sí vi talenta,
+ ch'io possa dir che la duchessa menta?--
+
+ 43
+
+ Vedendo il cavalier che a tal partito
+ el duca voleva esser fuor di dubbio,
+ diventò dismagato e sbigottito,
+ e 'l fresco viso suo divenne bubbio
+ e poi si stava qual morto transíto,
+ vòlto in trestizia, come panno in subbio.
+ Quando ebbe e' denti della lingua sciolti:
+ --Sire--disse,--vien' meco, e mostrerolti.--
+
+ 44
+
+ Giá era sera e l'aria fatta bruna,
+ quando si mosse el duca e 'l cavaliero:
+ vero è che lucea el lume della luna.
+ Ed amendue andarono al verzero,
+ ove celato spesso si raguna
+ la bella dama col baron sincero;
+ ma di fuor del giardin rimase el duca
+ dopo un gran cesto d'una marmeruca.
+
+ 45
+
+ Messer Guglielmo entrava nel giardino,
+ e 'ncontra sí gli venne la cagnuola,
+ che si giacea tra' fior del gelsomino.
+ El cavalier la chiamava:--Figliuola!--
+ ella scherzava col cavalier fino,
+ poi cercava el giardin per ogni scuola
+ intorno intorno al verziero prezioso,
+ se niun uomo si trovava nascoso.
+
+ 46
+
+ Quando ebbe cerco ben, la catellina
+ andonne nella zambra delettosa,
+ ove dormía la stella mattutina,
+ ch'era del cavalier desiderosa.
+ Messer Guglielmo a quel punto non fina
+ e misse dentro el duca alla nascosa;
+ poselo dopo un cesto d'un rosaio,
+ dopo la sponda d'un chiaro vivaio.
+
+ 47
+
+ E, poi ch'ebbe la cúcciola sentuta,
+ si fe' la damigella rivestire,
+ e poco stante a lui ne fu venuta,
+ a que' ch'a forza la dovea tradire.
+ Ma non si pensava ella esser traduta
+ da quegli in cui avea messo il suo disire,
+ e non pensando del tradir l'effetto,
+ e prese col suo drudo ogni diletto.
+
+ 48
+
+ Ma il barone, ch'avea la mente trista,
+ al tutto non potía tener celato,
+ e quella, che lucíe piú ch'oro in lista,
+ disse:--Ch'avete, cavalier pregiato?
+ Mi parete turbato nella vista;
+ poss'io far cosa che vi sia a grato?
+ Egli vi mancherebbe oro od argento,
+ od altra cosa aresti in piacimento?--
+
+ 49
+
+ Disse il barone:--Io mi sento una doglia
+ che mi tien conturbato il cuore mio,
+ e sí mi fa tremar come una foglia,
+ quando è percossa dallo vento rio;
+ ond'io vi priego, s'è la vostra voglia,
+ anima mia, che n'andiate con Dio!--
+ E lagrimando allor s'accomiatarono,
+ ma prima cento baci si donarono.
+
+ 50
+
+ Cosí sen va la bella donna tosto,
+ e la cúcciola sua sempre davanti.
+ El duca, ch'era nel rosai' nascosto,
+ tornò al cavalier con be' sembianti,
+ e disse:--Il vostro amore è in dama posto,
+ che io l'ho caro seimila bisanti.--
+ Cosí parlando lo barone e 'l sire,
+ tornò ciascuno in suo zambra a dormire.
+
+ 51
+
+ Or vòlse il duca quella notte istesso
+ colla duchessa, sua donna, dormire.
+ Quand'ella el vidde, ella fuggí da esso,
+ levossi suso e vollesi vestire;
+ giurò di non dormir giammai con esso,
+ e disse a lui:--Perché non fa' morire
+ messer Guglielmo, che m'ha fatto oltraggio
+ ed a voi vòlse far sí gran dannaggio?--
+
+ 52
+
+ Disse 'l duca adirato:--Tu ne menti
+ del cavalier, e sí fai gran peccato,
+ e 'ncontro a lui falsamente argomenti
+ ch'egli ha a tal donna el suo amor donato,
+ ch'è piú bella di te per ognun venti;
+ e io l'ho veduto, egli me l'ha mostrato,
+ e come il modo tiene a gire a quella
+ dama, che luce piú che sole o stella.--
+
+ 53
+
+ Or, quando la duchessa lo duca ode
+ dir che messer Guglielmo ha un'amica,
+ iratamente gli parlò con frode,
+ e disse:--Sir, se Dio vi benedica,
+ chi è la donna che 'l cavalier gode,
+ in cui bellezza non falla una mica?--
+ El duca le rispuose:--Amore bello,
+ certo non tel direi per un castello!--
+
+ 54
+
+ Ma tanto la duchessa lo scongiura,
+ che, innanzi ched e' fusse la mattina,
+ disse el duca per lor mala ventura:
+ --La Donna del verzú, che è mia cugina;
+ e raccontolle el fatto per misura
+ come messaggio era una catellina,
+ e come e' vidde uscirgli del palazzo,
+ e nel giardin tener l'un l'altro in brazzo.
+
+ 55
+
+ A tanto si tacíe questa novella,
+ e la duchessa campò dolorosa.
+ Il giorno avía giá fatta l'aria bella,
+ ch'ella uscí fuor della zambra amorosa
+ vestita d'una porpora novella,
+ ma non mostrava in sembiante dogliosa,
+ e ginne in sala dove avea i baroni
+ e donne e cavalier di piú ragioni.
+
+ 56
+
+ E fece allor la duchessa appellare,
+ giovani e donne e vaghi cavalieri,
+ e disse a loro che volea danzare
+ a guida della Donna del verzieri.
+ Ed ella disse:--Dama d'alto affare,
+ io nol so far, ch'io 'l farei volentieri.--
+ E la duchessa gli rispuose presta:
+ --Vo' sète di maggior fatto maestra.
+
+ 57
+
+ Maggior fatt'è che menare una danza
+ aver sí ben vostra cúcciola avezza,
+ ch'al vostro drudo novelle e certanza
+ porta, quando volete sua bellezza.
+ El duca ne può far testimonianza,
+ che co' suoi occhi el vide per certezza.--
+ Udendo la donzella queste cose,
+ partissi quindi e nulla le rispuose.
+
+ 58
+
+ E ginne nella camera, tremando,
+ siccome quella che di duol moriva,
+ e di messer Guglielmo lamentando,
+ pregandone la Vergine Maria,
+ siccom'egli l'er'ita abbominando,
+ che lo conduca a far la morte ria.
+ --Come conduce me, che con mia mano
+ morrò, come Bellicies per Tristano!--
+
+ 59
+
+ Nella man destra ignuda avea la spada
+ e la cúcciola nel sinistro braccio
+ dicendo:--Traditor, poi che t'aggrada
+ che io m'uccida, ecco ch'io men spaccio.--
+ Poi dice:--Catellina mia leggiadra,
+ oggi sarò in inferno, be' lo saccio,
+ e tu sia di mia morte testimoni
+ dinanzi al duca ed agli altri baroni.--
+
+ 60
+
+ El pome della spada appoggiò al muro
+ e per me' il cuore s'acconciò la punta
+ dicendo:--Omè lassa! Com'è duro
+ el partito dove io oggi sono giunta!
+ Per te, Guglielmo, traditore scuro,
+ con Dido di Cartagine congiunta
+ oggi sarò in inferno, con dolore!--
+ Poggiò la spada e misela nel cuore.
+
+ 61
+
+ Ed una nana, ch'udí il gran lamento
+ dentro alla zambra e 'l piatoso languire,
+ volentieri sarebbe entrata drento,
+ ma per temenza non ardiva gire.
+ Udí el mortal sospiro col lamento
+ ch'ella gittò, quando venne al finire.
+ Corse lá drento e trovolla transíta,
+ onde stridendo si tolse la vita.
+
+ 62
+
+ Corse messer Guglielmo e molta gente
+ al pianto della nana dolorosa,
+ e vidde morta in terra la innocente,
+ pallida e fredda di morte angosciosa;
+ onde trasse la spada inmantinente
+ del tristo petto, tutta sanguinosa,
+ e disse:--Spada, anzi che sia forbita,
+ a me, lasso! a me torrai la vita!--
+
+ 63
+
+ E col viso in sul suo facea gran pianto
+ dicendo:--Traditor mi ti confesso,
+ e chiamo al mondo testimoni intanto
+ ch'io con teco morrò per tale eccesso,
+ e chi è in questa zambra da ogni canto
+ vedrá la morte mia simil dapresso.--
+ E misesi la spada con quel sangue
+ per mezzo el cuore, onde di morte langue.
+
+ 64
+
+ Quivi chi v'era grande strida mise,
+ vedendo morti damendue costoro,
+ salvo che la duchessa, che sen rise.
+ El duca sí mugghiava com'un toro,
+ e raccontava sí come s'uccise
+ Piramo e Tisbe alla fonte del moro;
+ e dicen tutti:--Per simile crimine
+ ne morí giá pur Francesca da Rimine.--
+
+ 65
+
+ E, stando el duca in dolore e in tempesta,
+ e nella pena ch'io ho di sopra detta,
+ prese la dolorosa spada presta
+ e ferí la duchessa maledetta
+ e dallo 'mbusto gli tagliò la testa,
+ per far dei corpi nobile vendetta,
+ che s'eran morti per la sua malizia;
+ ben fece il duca diritta giustizia.
+
+ 66
+
+ Ma, quando el duca die' quella ferita
+ alla duchessa, che di gioi' gallava,
+ ell'era giá della camera uscita
+ con altre donne, ed in sala danzava.
+ Cosí danzando, le tolse la vita
+ purgando el vizio in che ella fallava;
+ e partille la testa dallo 'mbusto
+ el magnanimo duca, dritto e giusto.
+
+ 67
+
+ Morta quella duchessa fraudolente,
+ soppellir fece e' corpi a grande onore.
+ Dir non si può el lamento, che la gente
+ faceva tutta, e il gravoso dolore.
+ E poi il duca non dimorò niente,
+ per voler ramendare el suo errore:
+ chiamò un suo nipote over cugino,
+ e dettegli il ducato a suo domino.
+
+ 68
+
+ Fatto che l'ebbe sir del suo paese
+ e da sua gente avuto il sacramento,
+ cavalier tolse, tesoro ed arnese,
+ e cavalcò senza dimoramento
+ inver' di Rodi, a stare alle difese
+ de' saracini, ed ivi con tormento
+ finí la vita sua con gran travaglia,
+ restando sempre in zuffa ed in battaglia.
+
+ 69
+
+ Signori, avete udito il gran dannaggio,
+ ch'avvenne a' due amanti per malizia
+ della duchessa, ben che 'l duca saggio,
+ com'io v'ho detto, ne fe' gran giustizia,
+ onde poi si dispuose a far passaggio
+ sopra de' saracin, per gran niquizia;
+ lá ne morí poi in servizio di Dio.
+ Al vostro onor compiuto è 'l cantar mio!
+
+
+
+
+ VI
+
+ GIBELLO
+
+
+
+
+ CANTARE PRIMO
+
+
+ 1
+
+ O gloriosa Vergine pulcella,
+ umile e santa, pura e salva nave,
+ del paradiso relucente stella,
+ gloria de' santi e delle sante chiave,
+ concedi grazia a me e a mia favella
+ che co' memoria ti possa dire:--_Ave
+ Maria, gratia piena, Deminus teco,_--
+ e del tuo frutto non mi metti nego.
+
+ 2
+
+ Dirò un cantare antico con 'legrezza
+ dello re Tarsiano di Bravisse,
+ com'alle donne facea gran gravezza,
+ e guerra a torto mantenea con esse,
+ e non voleva, in nessuna grandezza,
+ veruna due figliuoli partorisse.
+ Quale gli partoría fa giudicare
+ e per sentenza ad ardere menare.
+
+ 3
+
+ E nel suo tempo giustiziar ne fece
+ e disformare al fuoco, sanza conto;
+ egli apponea lor ch'era meretrice
+ qual duo figliuo' partoriva in un corpo,
+ secondo che la storia parla e dice.
+ E la reina in su quel punto gionse,
+ che due figli una notte ingeneròe,
+ dall'un de' quali il re sconfitto fòe.
+
+ 4
+
+ Essendo la reina ingravidata,
+ venne lo tempo dello partorire;
+ ella si stava in camera celata,
+ perché due figli le parea sentire,
+ con una balia secreta e giurata,
+ facendosi onorare e ben servire.
+ Con questa balia sola partoríe,
+ ch'altra donna né balia non sentíe.
+
+ 5
+
+ Abbiendo la reina partorito,
+ presi i fantini fûr senza dimoro;
+ da quella balia ciascuno è nudrito
+ ed amantati in un bel drappo ad oro.
+ Perché non fosse dallo re sentito,
+ coll'un la balia si partí da loro,
+ e l'altro lasciò star colla reina,
+ e quel portò a gittar alla marina.
+
+ 6
+
+ Rimase la reina dolorosa
+ con altre donne e balie accompagnata,
+ e questa balia, secreta e nascosa,
+ della cittá usciva sconsolata
+ con quel fantino, ch'è sí bella cosa.
+ Cosí andando, ella si fu inviata
+ e al mare per gittarnelo portollo.
+ Lá trovò mercatanti, e a lor donollo.
+
+ 7
+
+ Tornossi indietro e disse ch'era morto;
+ e la reina se ne fu credente.
+ Gli mercatanti furon tosto a un porto,
+ trovarongli una balia imantenente,
+ facevanlo nudrire e dar conforto,
+ che ciascun lo vedeva allegramente;
+ cavârlo del reame di Bravisse,
+ portârlo alla città di Gienudrisse.
+
+ 8
+
+ Giugnendo a Gienudrisse la cittade
+ la balia col fantino e' mercatanti,
+ le donne e gli signor di gran biltade
+ per vederlo si fûro lor davanti,
+ ch'a' piú parea che l'alta Maestade
+ vi fosse stato a farlo e gli altri santi.
+ Parea che fosse nato in paradiso,
+ tant'era di bellezze nuove affiso.
+
+ 9
+
+ Questa cittade vi si mantenea,
+ cioè Gienudris', per una pulcella,
+ che Argogliosa appellare si facea
+ ed era di nov'anni, molto bella.
+ Vide la gente ch'al fantin traea:
+ dimandò ch'era e seppe la novella.
+ Disse a' suoi bali':--Or mel fate venire
+ che per mio servo il vo' fare a nudrire.--
+
+ 10
+
+ I mercatanti fûr sanza soggiorno
+ davanti alla pulcella col fantino.
+ La pulcelletta collo viso adorno,
+ veggendolo sí bel da piccolino
+ e che la gente andava lor dintorno,
+ ché rassembrava un angelo divino,
+ chiesel a' mercatanti in dono caro,
+ ed e' con allegrezza gliel donâro.
+
+ 11
+
+ Molte balie fûr tolte a governarlo,
+ che inamorata ciascuna parea,
+ e di quel drappo ad oro dismantarlo,
+ e la pulcella sí lo riponea,
+ come persona ch'è di gran legnaggio.
+ Gibel la dama nome gli ponea,
+ tosto lo fece crescere e allevare
+ con piú maestri a legger e a studiare.
+
+ 12
+
+ Egli era veramente tanto destro,
+ il gaio giovinetto, ad ogni cosa,
+ che da ciascuno era tenuto maestro,
+ e la sua fama cresce valorosa.
+ Ed alle cose era maniero e presto
+ vie me' che gli altri; e quella gentil cosa
+ della pulcella n'avea tal piacere,
+ ch'altro disio non ha che lui vedere.
+
+ 13
+
+ Crescendo il giovinetto valoroso,
+ alla schermaglia comincia ad usare,
+ della qual vene tanto copioso,
+ che a quel paese non trovava pare.
+ Di costumi e di danze piú gioioso,
+ piú che null'altro me' le sapea fare,
+ di salti e di lanciare e di destrezza,
+ e in belle cacce tuttora s'avvezza.
+
+ 14
+
+ Usava molto Gibel il giostrare
+ e di ciò ne prendea molto diletto,
+ ancor cosí faceva il bigordare
+ l'ardito, franco, gaio giovinetto.
+ Fa a molti cavalier selle votare,
+ che della piazza lor facea far letto.
+ Cosí si mise un dí ad una giostra
+ (per quel che 'l libro qui chiaro mi mostra),
+
+ 15
+
+ ov'era molta gente di valore,
+ conti, baroni e molti cavalieri.
+ Ciascun procaccia di avere l'onore,
+ e similmente fanno gli scudieri:
+ quivi si mostra chi ha valenza o core,
+ vitando forte ognuno i buon destrieri;
+ qual va per terra e qual rompe la lancia,
+ chi fier nell'elmo, non fier nella pancia.
+
+ 16
+
+ Gibel giunse alla giostra ardito e franco,
+ colla grossa asta in man, punge 'l destriere,
+ in un scontrossi, che 'l ferí nel fianco
+ per farli a terra votar le groppiere.
+ Ma 'l buon Gibello non parve giá stanco,
+ e fiere lui in tostane maniere:
+ a terra il traboccò isconciamente,
+ e videl ciaschedun ch'era presente.
+
+ 17
+
+ Poi ferí un cavalier, ch'avea giá vinto
+ la maggior parte del torniamento,
+ e del ben far e' non s'era giá infinto,
+ per quel che da ciascun per vero i' sento;
+ diègli nel petto, ebbelo in terra pinto
+ con grande sconcio, di ciò non vi mento.
+ Pur si rizzò quel cavaliere, e disse
+ queste parole pronte, aperte e fisse:
+
+ 18
+
+ --Noi non sappiam di cui se' imparentato
+ --diceva 'l cavalier falso ed astioso:--
+ da' mercatanti qui fosti portato,
+ però non esser contro a noi argoglioso.--
+ Udendolo, Gibel sí fu cambiato,
+ e 'l cor suo allegro divenne pensoso:
+ féssi contar per punto e per ragione
+ come non era della lor nazione.
+
+ 19
+
+ Udendo la novella il donzelletto,
+ dalla giostra si fu tosto partito,
+ alla donzella se n'andò soletto,
+ fulle davanti e dielle un bel saluto,
+ contòlle come stato gli era detto
+ che d'altri parti quivi era venuto
+ co' mercatanti lontani e stranieri,
+ sí come gli avea detto il cavalieri.
+
+ 20
+
+ E la pulzella gran dolore avía,
+ udendo le novelle di Gibello.
+ Il braccio in collo quella gli ponía,
+ piangendo dice:--Giglio mio novello,
+ i' t'aggio amato alla mia signoria.
+ Donde venissi, deh, lascia andar quello!
+ Dolce 'l mio amor, no' languir né aver doglia,
+ sia mio marito ed io sarò tua moglie.--
+
+ 21
+
+ Allor Gibello, lo gentil garzone,
+ disse:--Pulzella, moglie non torrei,
+ se mio legnaggio in prima non soe;
+ amor di donna mai non prenderei.
+ Cercar vo' di mia gesta, s'io potròe.--
+ E dove andasse, domandòne lei;
+ ella gli disse come l'avea tolto
+ e diègli il drappo d'oro, in che fu involto.
+
+ 22
+
+ La pulzelletta, senza dimorare,
+ innanzi che Gibello cavalcasse,
+ chi 'l proverbiò, ella il fece pigliare,
+ e la testa volea gli si tagliasse.
+ Allor Gibello no' la lasciò fare,
+ anzi pregolla che gli perdonasse.
+ Ella gli perdonò, poi ch'a lui piacque;
+ ma a tutta l'altra gente ne dispiacque.
+
+ 23
+
+ Argogliosa pulcella di dolore
+ en el suo cuore era tutta smarrita,
+ e sí dicea:--Lassa! Dolce el mio amore,
+ poi che ti parti, i' non vorre' piú vita.
+ Ad altra donna donera' 'l tuo cuore,
+ poi che da me cosí fai dipartita.
+ Dogliosa a me, ch'io ho fatto nutricarti!
+ Or quando ti vedrò? Perché ti parti?--
+
+ 24
+
+ Disse Gibello:--Pulzella, amor mio,
+ s'io truovo dond'io nacqui e di che gesta,
+ i' giuro ed imprometto all'alto Iddio
+ di tornar, se me n'andasse la testa.
+ Ad altra donna non mi darò io,
+ ch'io son donato alla vostra podèsta.--
+ E la pulcella a Dio lo raccomanda;
+ Gibel del drappo ad oro fece banda.
+
+ 25
+
+ Nel torno avea Gibel di sedici anni,
+ quando si mosse a cercar sua ventura.
+ Entrò 'n cammin con angosciosi affanni,
+ su 'n un destriere armato di misura,
+ e Iddio pregando andava senza inganni
+ che gli desse a trovar di sua natura.
+ Arrivò, come dice il libro el vero,
+ nella Val Bruna del cavalier Nero.
+
+ 26
+
+ Nella Val Bruna Gibel fu arrivato,
+ infino a mezzo giorno e' cavalcava,
+ nel cavalier Nero si fu scontrato,
+ che quello passo tuttavia guardava.
+ Cavalier né baron da nessun lato,
+ per lo fermo, passar non vi lasciava,
+ e' sia chi vuol, vegna donde volesse,
+ che vassallaggio giurar nol facesse.
+
+ 27
+
+ Per forza d'arme acquistati n'avea
+ dugento, che 'n sua corte gli fa stare,
+ senza quegli altri che morti egli avea,
+ qual vassallaggio non volea giurare.
+ Quando Gibello da lunga vedea,
+ fugli davanti e disse:--Non passare:
+ tosto dismonta, se non vuoi la morte,
+ e sta' cogli altri a servir la mia Corte.--
+
+ 28
+
+ Allor Gibello, tutto pien di gioia,
+ arditamente rispuose al barone:
+ --Oggi è quel dí, che convien che tu muoia,
+ over che tu qui sarai mio prigione.
+ Veracemente che troppo m'è a noia
+ star qui ad isforzar contra ragione!--
+ Di mal talento a morte disfidârsi,
+ presor del campo, ed a fedire andârsi.
+
+ 29
+
+ Le lancia i' mano ed in braccia gli scudi
+ vans'a fedir come dragon mortali,
+ misero i ferri ai loro isberghi ignudi
+ amendue gli baroni imperiali.
+ Per gli gran colpi dispietati e crudi,
+ e' destrier ruppon cinghie e pettorali.
+ Ma lo garzon di tal voler l'afferra,
+ che sconciamente l'abbatteva in terra.
+
+ 30
+
+ Allor Gibello disse:--Cavalieri,
+ or per prigion vo' che t'arrenda a me.
+ Giurami fedeltá, e volentieri,
+ come volevi ch'io facessi a te!--
+ E 'l cavalier Nero non fu laniere,
+ colla sua gente suo servo si fe'.
+ E tutti quanti fedeltá giurârli.
+ Egli stette tre dí a signoreggiarli.
+
+ 31
+
+ Passati gli tre giorni, cavalcava.
+ E 'l cavalier Nero, suo servidore,
+ com'era in prima signor, l'ambasciava.
+ Cosí Gibello il lasciò reggitore.
+ Da lui si parte, ed oltre cavalcava
+ e fu arrivato ad un altro signore,
+ che si chiamava lo Vermiglio conte,
+ che guardava una ròcca sotto u' monte.
+
+ 32
+
+ Trecento cavalier di grande ardire
+ ha sotto sé quello conte Vermiglio,
+ tutti aquistati per forza, al ver dire,
+ ciascun possente, gaio come giglio;
+ e mille o piú n'avea fatti morire
+ per forza d'arme, sanza alcun consiglio.
+ La guardia in sul camin tenea per mostra,
+ a chi passava facía chieder giostra.
+
+ 33
+
+ La guardia vide il donzelletto gaio,
+ gridò al conte; ed egli, udendo, armossi
+ e della ròcca uscí su un destrier baio;
+ in sul camin con Gibello scontrossi.
+ Vedendo il conte Gibel tanto gaio,
+ subitamente di lui innamorossi:
+ cortesemente disse che ascendesse
+ e vassallaggio cogli altri facesse.
+
+ 34
+
+ Allor Gibello, pieno di valenza,
+ arditamente al conte rispondía:
+ --Fede non giurerei, se tua potenza
+ imprima non si pruova colla mia.
+ Veramente tu hai vana credenza
+ a domandare ch'io tuo servo stia.
+ Ma per prigion vo' che tu a me t'arrenda.
+ S'altro vuo' dir, la spada mi difenda!--
+
+ 35
+
+ Se prima il conte n'era innamorato,
+ udendol, doppiamente innamoronne
+ e disse:--Giovinetto ingraziato,
+ di tua possanza un colpo aspetteronne,
+ e, s'io da te saraggio iscavallato
+ giurerò fedeltá, teco verronne.
+ Ma, se tu non mi abbatti del cavallo,
+ giurami fé che starai mio vassallo.--
+
+ 36
+
+ Allor Gibello prendeva il partito,
+ siccome lioncel pien d'arditanza,
+ e nel suo core era tutto fiorito:
+ bracciò lo scudo ed impugnò la lanza,
+ e ritorna a fedire il conte, ardito,
+ d'amor pensando alla sua dolce 'manza.
+ Lui e 'l cavallo al campo fe' cadere
+ 'nanzi alla gente, che stava a vedere.
+
+ 37
+
+ Disse Gibel:--Baron, tu se' mio servo,
+ sanza dimoro a me t'arrenderai!--
+ E 'l conte rispondea co' latin verbo:
+ --Or ben se' il fior di quanti mai trovai,
+ e fedeltá volentieri t'osservo.
+ Entra 'n tenuta e per signor sarai.--
+ E tutti quanti l'ubbidiro a fiotta
+ e miserlo in tenuta nella ròcca.
+
+ 38
+
+ Quando e' si fu posato al suo volere,
+ di questa ròcca a partir ch'e' si prese,
+ il conte in signoria fe' rimanere,
+ sí come egli era, quando quivi scese.
+ Cercando di sua gesta a suo podere,
+ funne arrivato in un altro paese,
+ a una cittá d'un duca crudo e strano,
+ il qual è sotto lo re Tarsiano.
+
+ 39
+
+ Serpentina avea nome la cittade,
+ drento Gibello sí vi fu entrato.
+ Le donne e li signori, in veritade,
+ di lui parea ciascuno innamorato.
+ Vedendo il duca ben la sua biltade
+ della duchessa si n'è impaurato;
+ disse:--Egli è bello, e bella è la duchessa.
+ Veramente venuto egli è per essa.--
+
+ 40
+
+ Pensando, il duca no' gli parea giuoco.
+ La notte 'l fe' pigliare in nel suo letto,
+ e nel palagio suo, in uno loco
+ imprigionar lo fe', senza difetto.
+ E la duchessa d'amor prese fuoco,
+ com'ella in prigion vide il donzelletto.
+ E 'l duca, che sua morte avrá da esso,
+ per gelosia lá si recò, da presso.
+
+
+
+
+ CANTARE SECONDO
+
+
+ 41
+
+ Noi lascerem Gibello in Serpentina
+ imprigionato, secondo la storia,
+ e direm della madre sua reina
+ e del re Tarsian, c'ha gran vettoria,
+ ch'ebbor consiglio tale una mattina,
+ dar moglie all'altro figlio con gran gloria.
+ E per consiglio eletta fu in isposa,
+ se 'n piacer gli è, la pulzella Argogliosa.
+
+ 42
+
+ Il re fe' imbasciadori, e cavalcâro;
+ sanza soggiorno a Gienudrisse fûro,
+ la pulzella Argogliosa ivi trovâro,
+ e l'ambasciata contâr di sicuro.
+ Ed Argogliosa col suo viso chiaro,
+ che per Gibello avea lo cor sí duro,
+ non ne volle ascoltar l'ambasciaria,
+ rispuose che marito non volía.
+
+ 43
+
+ Da lei si dipartir gl'imbasciadori
+ ed al re Tarsiano ritornârsi
+ e disson ch'ella aveva gran dolori
+ e non volea quel tempo maritarsi.
+ E 'l re coi suoi baroni, ne' lor cuori,
+ di tal risposta forte infiammârsi;
+ gridâro a boce:--Oste le mandiamo
+ sí che per forza, all'onta sua, l'abbiamo!--
+
+ 44
+
+ Per tutto il suo reame immantanente
+ re Tarsiano grand'oste bandíe;
+ cavalieri e di popolo gran gente
+ collo re Tarsiano al campo uscíe.
+ Di Serpentina il duca, sorridente,
+ andò in quell'oste, ma non piú redíe.
+ Re Tarsiano sue insegne ebbe poste
+ intorno a Gienutrisse co' grand'oste.
+
+ 45
+
+ Il valoroso Gibel, ch'è in prigione,
+ per nulla guisa sí si rallegrava,
+ sentendo che lo re contra a ragione
+ la pulzelletta sua 'manza assediava.
+ La duchessa dicea:--Gentil garzone
+ --davanti alla prigion sí gli parlava,--
+ o donzel, c'hai d'ogni biltá corona,
+ gioi' vo' che prendi della mia persona!--
+
+ 46
+
+ Gibello a sue parole no' attendea,
+ ché nel suo cuore giá era conquiso;
+ e la duchessa parlava e dicea:
+ --Or che ha' tu, angel di paradiso?--
+ Allor Gibello sí le rispondea:
+ --I' sento che la morte sí m'ha priso,
+ perch'io a Gienutrisse andar non posso
+ contro al re Tarsian, che a torto è mosso.--
+
+ 47
+
+ E la duchessa, veggendo Gibello
+ che a Gienutrisse avea voglia d'andare,
+ disse:--Io ti lascerò, giglio novello,
+ se mi prometti di qui ritornare.--
+ Ed egli rispondea, chiarito e bello:
+ --S'i' non son morto, i' giuro di tornare.
+ Se mi lasciate andar, fate merzé,
+ che la pulcella difenda dal re.--
+
+ 48
+
+ E la duchessa pensò nel suo cuore:
+ --Sed io a Gienutrisse andar lo lasso,
+ forse al tornar mi donerá il suo amore,
+ se 'l qual non ho, di questa vita passo.
+ E s'io 'l potessi, 'l fare' imperadore,
+ pur ch'allegrasse un poco il mio cor lasso!
+ Doglioso a me, ch'io arei tutto bene,
+ se mi traesse una volta di pene!--
+
+ 49
+
+ Poi gli diceva:--Amor, po' che tu vuoi
+ a Gienutrisse andar, cheggioti un dono:
+ che 'l duca mio uccidi, se tu puoi,
+ ed ogn'altra fallenza ti perdono.--
+ Ed e' rispuose:--Lui e' baron suoi
+ vorre' uccider, quanti ve ne sono,
+ e quanti ve n'ha ancor d'altri paesi,
+ vorrei che fosser tutti morti e presi.--
+
+ 50
+
+ Allor Gibello di prigion fu tratto,
+ l'arme e 'l destrier avanti sí gli gío;
+ sanza dimoro in fretta s'armò ratto:
+ non prese staffa, ch'a caval salío!
+ Della cittá uscí e con quel patto
+ ver' del conte Vermiglio se ne gío.
+ Tosto 'l fe' adobbar co' sua compagna,
+ e l'altro dí entrò per la campagna.
+
+ 51
+
+ E nella Valle Bruna egli è arrivato,
+ ov'era il cavalier Ner di gran vaglia.
+ E 'l fatto e la maniera gli ha contato
+ com'egli andavan per voler battaglia.
+ I suo' dugento cavalier s'armâro
+ tutti per punto e no' mancò lor maglia.
+ I tre baroni a Gienutrisse gièno
+ con cinquecento cavalier ch'avièno.
+
+ 52
+
+ Fûro arrivati a Gienutrisse presso;
+ d'in su la torre la guardia vede'li.
+ Allor Gibello ne mandò il suo messo
+ come colla sua gente soccorre'li.
+ Le porte aperte gli furono adesso:
+ egli entrò dentro con que' suo fedeli.
+ Tutta la gente mena gioia a scorso,
+ venir veggendo tanto bel soccorso.
+
+ 53
+
+ Tant'allegrezza avea la giovinetta,
+ che uom, che sia, contare nol potrebbe.
+ Con sue compagne fu l'amorosetta;
+ corse a Gibello ed abbracciato l'ebbe.
+ Or si posò la gente, giulivetta,
+ allegra piú che lingua nol direbbe.
+ Gibello fece andar per l'oste il bando,
+ e lo re Tarsian mandò sfidando.
+
+ 54
+
+ Subitamente tutti i buon baroni,
+ conti e marchesi della damigella
+ trovar lor armi e correnti roncioni;
+ ciascun s'armava e poi ne monta in sella.
+ Similemente fanno i compagnoni;
+ e' mercatanti sono a tal novella,
+ per esser fuori alla battaglia, presti,
+ ché del combatter sono arditi e destri.
+
+ 55
+
+ Usciti fuori alla bella campagna,
+ quivi si cominciâro a far le schiere
+ de' buon baron sanza avere magagna.
+ Riguardan selle e ferri al buon destriere,
+ d'aver la zuffa verun se ne lagna.
+ Ciascun vorrebbe pur esser primiere
+ a cominciar lo stormo crudo ed aspro;
+ ciascun di ciò se ne crede esser mastro.
+
+ 56
+
+ Cosí re Tarsian fece guernire
+ ciò che bisogna a tutta la sua gente,
+ armati, presti a battaglia venire.
+ Credendo della guerra piú possente
+ essere degli altri, e per non fuggire,
+ si fu piú innanzi e sí come valente,
+ cominciaron lo stormo sanza fallo.
+ Piacciavi, gente, udir come andò il ballo.
+
+ 57
+
+ Or chi vedesse istormo cominciare,
+ fedir di spade e di spunton tagliente,
+ balestra grosse aprire e diserrare,
+ lanciarsi come fa dragon mordente;
+ ciascun si briga alle spade menare,
+ quivi si vede qual è il piú possente.
+ Qual taglia teste e quale gambe e braccia,
+ ciascun del ben combatter vi si avaccia.
+
+ 58
+
+ Un cavaliere de lo re Tarsiano
+ si fece inanzi co' molto valore;
+ una gross'asta e' si recò per mano,
+ e ferí nello stormo con furore
+ ed abatténe cinque giú nel piano.
+ Allor si cominciò si gran romore,
+ che parea che giú il secolo venisse
+ e che lo 'nferno del tutto s'aprisse.
+
+ 59
+
+ Subitamente uno gli viene manco:
+ un baccellier di quel conte Vermiglio
+ con una lancia grossa, il guerrier franco,
+ scontrò quel cavalier con gran periglio.
+ Tal colpo gli donò nel lato manco,
+ che lo passò per tutto lo 'nteriglio.
+ E morto cade nel crudele stormo,
+ per quel ch'io sento e nel libro m'informo.
+
+ 60
+
+ Ed il figliuol del re con gran barnaggio
+ combatté con Gibel pien d'ardimento
+ dando e togliendo colpi di vantaggio;
+ ciascun mostrava suo gran valimento.
+ Colla sua gente Gibel prode e saggio
+ avea il fratello giá sconfitto e vinto;
+ ma lo re Tarsian lo soccorría,
+ e con due schiere allo stormo fería.
+
+ 61
+
+ Il cavalier Nero di gran valore
+ allo figliuol del re fería per costa,
+ donando colpi di tanto vigore,
+ che nessun può durare alla sua posta;
+ sicché il figliuol del re è perditore,
+ non poté piú durare alla proposta;
+ e 'l buon conte Vermiglio di gran vaglia
+ dall'altra parte die' al re la battaglia.
+
+ 62
+
+ Gibel col popol suo di Gienutrisse
+ viene le schiere tagliando e fedendo,
+ e de' campion del regno di Bramisse,
+ quanti ne scontra, egli ne va uccidendo;
+ il cavalier Nero fería tra esse,
+ cosí gran colpi dando e ricevendo,
+ ov'egli andava, isgomberar facea
+ coi suoi dugento cavalier, ch'avea.
+
+ 63
+
+ Duca di Serpentina si scontròe
+ col buon Gibello, combattendo a schiera,
+ e l'uno e l'altro a fedire s'andòe
+ infra la gente infiammata e fiera,
+ e sí gran colpo Gibel gli donòe,
+ morto l'abbatte sotto sua bandiera.
+ Gli scudi e gli elmi vi facien ta' suoni,
+ parea che fosse balenar e tuoni.
+
+ 64
+
+ La battaglia era sí gravosa e dura,
+ l'aria e la terra n'era intenebrata,
+ ferro non vi valea né armadura
+ contro a Gibel, ch'avea gente pregiata.
+ Chi pruova un colpo suo, per sua sventura,
+ vorre' tornarne a dirne l'ambasciata!
+ Re Tarsian colla sua gente stolta,
+ non potendo durar, misesi in volta.
+
+ 65
+
+ Allor Gibel con suoi baron vedea
+ che contra a lui non era chi durasse.
+ Lo re e 'l figlio del campo si partéa
+ Gibello fe' bandir che non cacciasse
+ l'un contro all'altro, parlava e dicea:
+ --Viltá saria a fedire chi n'andasse.--
+ E fe' sonar le trombe a ringioiarsi
+ e dentro la cittá a ritornarsi.
+
+ 66
+
+ Le donne e li signor della cittade
+ ciascun menava riso, gioia e canto;
+ e la pulzella piena di biltade
+ tant'era allegra, non si pò dir tanto.
+ Allor Gibello, pien di lealtade,
+ s'accommiatò, quando fu stato alquanto.
+ E la pulcella, di lui innamorata,
+ piú che prima rimase sconsolata.
+
+ 67
+
+ Della pulcella egli si dipartía,
+ Gibel da' suo' baron commiato prese,
+ e in Serpentina prigion se reddía.
+ Gli altri, ciascun tornârsi in lor paese.
+ E la duchessa, quando lo vedía,
+ pensossi di venir co' lui alle mani;
+ d'amor cantava e davasi conforto,
+ com'ella seppe che 'l duca era morto.
+
+ 68
+
+ La duchessa d'amor chiede mercede,
+ e sí dicea:--Giovane ingraziato,
+ gentil valletto, gioi' prendi di mene,
+ dammi il tuo amor, no' stare imprigionato.
+ Migliore dama non puo' aver per tene.
+ Sarai signor di tutto il mio ducato!--
+ Ed e', ch'avea dato il suo amore altrui,
+ stava com'ella non dicesse a lui.
+
+ 69
+
+ Questa duchessa ogni dí il predicava
+ che per amor gioia di lei pigliasse;
+ ma lusingare niente le giovava,
+ ché non parea che di lei si curasse.
+ E 'n questo tempo il re Tarsian mandava
+ alla duchessa che alla corte andasse,
+ ch'ogni anno il duca andare vi solea
+ per una festa, che lo re facea.
+
+ 70
+
+ E, quando la duchessa fu richiesta,
+ non avea con cui gire accompagnata;
+ dicea:--Lassa! Come n'andrò io a festa,
+ che la mia gente è tutta isbarrata?--
+ E scapigliossi la sua bionda testa
+ e piange come donna isconsolata.
+ Allor face lamento del marito,
+ che di sei mesi o piú era transíto.
+
+ 71
+
+ Piangendo la duchessa a capo chino,
+ Gibel piacevolmente le parlòe:
+ --Gentil duchessa, rosa di giardino,
+ se v'è in piacere, i' vi acompagneròe.
+ Fate ch'andare possa a mio dimino
+ e ch'io non torni piú vostro prigione--
+ Ed ella si pensò:--S'io il merrò láe
+ forse el re per marito mel daráe.--
+
+ 72
+
+ Ella dicea:--Molto volentieri!--
+ Trassel fuor di prigion sanza tornare,
+ ed e' mandò per gli suoi cavalieri
+ e in Serpentina egli i fe' apresentare.
+ Quivi fûr giunti i nobili guerrieri,
+ sanza dimoro brigan cavalcare,
+ sotto la 'nsegna di Gibel sovrano
+ fûr alla corte dello re Tarsiano.
+
+ 73
+
+ Tutta la gente tra' per maraviglia,
+ quando vidon sí bella baronia;
+ ed, isguardando la gente vermiglia,
+ ch'eran trecento in sua compagnia,
+ e i neri dugento erano in famiglia,
+ piú bella gente non si troveria.
+ Colla duchessa nella cittá entrâro
+ presso alla corte del re Tarsiano.
+
+ 74
+
+ Sotto sua insegna il nobile Gibello
+ per la cittá ognindí cavalcava;
+ chi lo vede', l'assomiglia al fratello
+ e alle fattezze, ch'egli in sé portava.
+ E la reina un di mandò per ello,
+ e dond'egli era sí lo dimandava.
+ Ed e' rispuose e disse la novella
+ ch'e' mercantanti il diêro alla pulzella.
+
+ 75
+
+ E tutto il fatto a punto e' le contòe,
+ di ritrovare sua gesta s'ingegna,
+ e come a Gienitrisse egli arrivòe
+ amantato di quella sua insegna,
+ e come la pulzella lo allevòe,
+ e come ell'era del suo amore degna,
+ e come l'have cresciuto e allevato,
+ come dal cavalier fu proverbiato.
+
+ 76
+
+ La reina, che 'ntende il convenente,
+ disse fra sé:--Questo è de' miei figliuoli.--
+ La balia fe' venire imantanente;
+ disse:--Di' 'l vero, se morir non voli,
+ questi è mio figlio ben certanamente.
+ No' lo uccidesti, come dir mi suoli!--
+ La balia tutto il fatto le contòe,
+ com'ella a' mercantanti lo donòe.
+
+ 77
+
+ E la reina allor s'inginocchiava,
+ piangendo disse:--Dolce figliuol mio!--
+ davanti a lui umilmente parlava,
+ merzé gli chiede per l'amor di Dio,
+ e perché 'l face morir gli contava,
+ dicendo:--Per te arsa or sarò io,
+ ma allegra, figliuol mio, io sí morraggio
+ poiché ricognosciuto hai 'l tuo lignaggio.--
+
+ 78
+
+ Disse Gibello, lo garzo' reale:
+ --Dolce mia madre, non aver paura
+ ch'i'ho con meco gente imperiale,
+ che da tre re vi terrebon sicura.
+ Questa giustizia non è ragionale,
+ e proverollo colla mia armatura.
+ A Genitrisse lo re sconfiggemmo,
+ si che voi ben, madonna, francheremmo.--
+
+ 79
+
+ La novella si spande per la corte
+ come Gibello era figliuol del rene.
+ Tutta la gente se n'allegra forte,
+ e 'l suo fratel gran feste sí ne féne.
+ Lo re condanna la regina a morte,
+ ched ella ne fosse arsa in fuoco e in pene.
+ Armato fu Gibel, quando lo 'ntese,
+ colla sua gente lo palazio prese.
+
+ 80
+
+ E lo fratello ne fe' gran sollazzo,
+ disse:--Io non vo' che la reina s'arda!--
+ Imantanente montò in sul palazzo
+ con quella gente ch'egli ha in sua guarda.
+ E ciascun de' baron, se non fu pazzo,
+ e' giovani ubidir niente tarda;
+ e lo re Tarsian mena gran duolo,
+ ch'a tal bisogno si ritruova solo.
+
+ 81
+
+ Veggendosi cosí 'l re abbandonato
+ da' suoi baroni, gran dolor n'avía.
+ Allor Gibello, savio ed insegnato,
+ co' molta gente al padre se ne gía.
+ Davanti a lui e' si fu inginocchiato,
+ umilemente parlava e dicía:
+ --Padre mio, a ragion or m'intendete
+ come dritta giustizia mi facete.--
+
+ 82
+
+ E 'l padre rispondea con gran dolore:
+ --Di' ciò che vuoi, ched io l'ascolteròe.--
+ Allor Gibello rispuose e parlòne:
+ --A onor di Dio i' si vel conteròe:
+ come non fu 'mpossibile al Signore
+ di fare Adamo, primo uom che formòe,
+ cosí non gli è 'mpossibile di fare
+ duo figliuol' in un'ora in generare.--
+
+ 83
+
+ E 'l padre disse:--Dolce figliuol caro,
+ tu m'hai mostrato il ver sí apertamente,
+ ond'io cognosco e veggio puro e chiaro
+ che uno e duo sono in Dio possente.--
+ E gli baroni Iddio ringraziáro,
+ veggendo il re del vero conoscente.
+ Allora il re Gibel per man pigliòe,
+ allato a sé a sedere l'assettòe.
+
+ 84
+
+ Veggendo il re che non facea giustizia,
+ in tutto fece van quello statuto.
+ Franca fu la reina da malizia,
+ perché Gibello le donava aiuto.
+ Allor Gibello, pieno di letizia,
+ per messo alla pulzella 'l fe' saputo.
+ Come Argogliosa intese la novella,
+ con sue compagne tosto montò in sella.
+
+ 85
+
+ La pulzella Argogliosa ingraziata
+ con cinquanta pulzelle in compagnia,
+ da cento cavalieri accompagnata,
+ sanza dimoro si fu messa in via.
+ Alla corte del re fu dismontata,
+ dov'era Gibel pien di cortesia.
+ Tutta la gente trae per vedella,
+ che 'n fra l'altre lucea com'una stella.
+
+ 86
+
+ Il buon Gibello con allegro cuore
+ isposò la pulzella innanzi al padre.
+ Tutta la gente cantava d'amore,
+ ma sopra tutte era allegra la madre.
+ Le donne e le donzelle di valore
+ gran festa ne facean in veritade;
+ tutta la gente danzava per essa;
+ morta d'amore cade la duchessa.
+
+ 87
+
+ Sí grande è l'allegrezza e 'l giuoco e 'l riso,
+ un anno e piú bastò corte bandita.
+ Il buon Gibel con amoroso viso
+ della pulzella prese gioi' fiorita;
+ chiamato fu signor di tutto, assiso,
+ poi che 'l padre passò di questa vita,
+ e 'l fratel per signor d'altre contrade.
+ E noi si salvi l'alta Maestade.
+
+
+
+
+ VII
+
+ GISMIRANTE
+
+
+
+
+ PRIMO CANTARE
+
+
+ 1
+
+ I' prego Cristo, Padre onnipotente,
+ che per gli peccator volle morire,
+ che mi conceda grazia nella mente,
+ ch'i' possa chiara mia voluntá dire;
+ e prego voi, signori e buona gente,
+ che con affetto mi dobiate udire.
+ I' vi dirò d'una storia novella,
+ forse che mai noll'udiste sí bella.
+
+ 2
+
+ Ben voglio che saciate, buona gente,
+ ch'un, ch'ebe nome il cavalier Cortese,
+ si dipartí per alcuno accidente
+ dal re Artúe e di tutto il paese,
+ e tanto cavalcò continuamente,
+ che giunse a Roma nel nobil paese,
+ e quie ebe un figliuol, che nutricare
+ lo fece e di vantaggio amaestrare.
+
+ 3
+
+ Quando di quindici anni e' fue in etade,
+ piú ch'altro in trenta era gagliardo e forte.
+ Venendo il padre in grande infermitade,
+ disse:--Figliuolo, i' dubito di morte:
+ però, s'io muoio in questa contrada,
+ none istar quie, e vattene alla corte,
+ e racomándati a messer Tristano,
+ a Lancelotto ed a messer Calliano.--
+
+ 4
+
+ E poco istante che morí, avante
+ al suo figliuol nulla non può piú dire.
+ El damigel, c'ha nome Gismirante,
+ a grande onore il fece sopellire,
+ e po' si dipartí a poco istante:
+ andonne in corte sanza ritenire,
+ e come il padre gli aveva contato,
+ a que' baron si fue raccomandato.
+
+ 5
+
+ E per amor del suo padre ordinâro
+ tanto che stette in corte per donzello;
+ e serviva sí ben, che l'avíe caro
+ il re Artúe sopr'ogni damigello,
+ e tutti i cavalieri inamorâro,
+ tanto egli era apariscente e bello;
+ ed insegnârgli giostrare e schermire,
+ sí che fu sopra ogn'altro pien d'ardire.
+
+ 6
+
+ Cosí sett'anni fece dimoranza
+ e fe' in tal tempo molte cose belle,
+ avendo in quella corte per usanza
+ che non vi si mangiava mai cavelle,
+ né sera né mattina per certanza,
+ se di fuor non venía fresche novelle;
+ avvenne un dí che per cotal cagione
+ non mangiò il re, né niuno suo barone.
+
+ 7
+
+ E, quando fu venuto l'altro giorno,
+ novelle fresche ancora non venía;
+ e Gismirante, il damigello adorno,
+ andonne a re Artúe, e sí dicía:
+ --Fatemi cavalier sanza soggiorno.--
+ E, po' che fatto fue ciò che volía,
+ disse partendo:--Non ci torno mai
+ che caverò la corte di ta' guai.--
+
+ 8
+
+ E cavalcando gia pregando Iddio
+ che gli mandasse ventura alle mani,
+ per la qual cosa che di tanto rio
+ possa cavare i cavalier sovrani.
+ Tutto quel giorno cavalcò con disio,
+ e po' la notte non trovò ch'il sani.
+ Po' la mattina si ebe trovata,
+ come Iddio volle, una saputa fata.
+
+ 9
+
+ La qual lui salutava, e poi gli disse:
+ --Di stran paese qua venuta sono,
+ però ch'io non voleva che perisse
+ cotanta buona gente in abandono:
+ in prima che di lá mi dipartisse,
+ i' procacciai di recarti un bel dono,
+ che, se tu 'l porti in corte al re davanti,
+ mangiar potrai co' cavalieri erranti.
+
+ 10
+
+ Sapi che del reame, dond'i' vegno,
+ è la piú bella pulzella del mondo,
+ figliuola di uno re, che tiene a sdegno
+ ogni prod'uomo, e sie qual vuol giocondo,
+ e non si può veder che per ingegno
+ se none un dí dell'anno sanza pondo,
+ cioè la vilia di Santo Martino.
+ Allor va il bando per questo latino:
+
+ 11
+
+ che a quella vilia, ch'io t'ho manifesta,
+ non si lasci veder persona, quando
+ la figliuola del re ne va alla festa
+ per suo diletto un poco solazzando.
+ Chi sará fuor, gli fie mozza la testa
+ a chi cadesse in cosí fatto bando,
+ sí che in casa per téma ognun si serra,
+ o se ne fuggon di fuor della terra.
+
+ 12
+
+ Per questo San Martino, ch'è ora andato,
+ la vidi, e 'l viso mio non fue veduto.
+ Come il sogliar del Santo ebbe passato,
+ del capo un suo capello fu caduto,
+ ed io il ricolsi, ed hotelo recato:
+ in questo bossoletto l'ho tenuto:
+ pórtal davanti al re dalla mie parte.--
+ Ed ella il ringraziò, e po' si parte.
+
+ 13
+
+ E, cavalcando sanza prender lena,
+ que' che portava novella sí buona
+ si giunse in corte, dove sanza cena
+ andato s'era a letto ogni persona.
+ E, come que' ched allegrezza mena,
+ gridò:--Suso a mangiar, santa corona!--
+ E que', che avean tre giorni digiunato,
+ con allegrezza ognun si fue levato.
+
+ 14
+
+ Po' ch'ebono mangiato in questo tratto,
+ e Gismirante il bossol fe' presente,
+ il re lo prese, ed il capei n'ha tratto
+ per contentarne sé e la suo gente;
+ e Gismirante contò tutto il fatto,
+ come avie detto la fata presente;
+ e, riguardando il capello indovino,
+ ch'era duo braccia e parea d'oro fino,
+
+ 15
+
+ e' si dicieva alla gente l'han vista:
+ --Questa dé' esser sopr'ogn'altra bella:
+ e veramente qual uomo l'acquista,
+ l'amor di cosí fatta damigella
+ deb'avere di pregio al mondo lista,
+ piú che altro cavalier che monti in sella;
+ però che, imaginando suo bellezze,
+ deb'avanzar tutte le gentilezze.--
+
+ 16
+
+ E Gismirante, po' che fue passato
+ alquanti giorni di cota' parole,
+ in grazia al re Artúe chiese comiato,
+ de la qual cosa il re forte si duqle.
+ Infine molti arnesi gli ha donato,
+ quando pur vede che partir si vuole,
+ e po' gli disse:--Or va', e quie ritorna,--
+ ed e' va per veder la dama adorna.
+
+ 17
+
+ Ben otto mesi e piue ha cavalcato,
+ sanza trovar ventura questa volta;
+ ma pure una mattina fue arrivato
+ in una selva ch'era molto folta;
+ cosí guardando vide da l'un lato
+ un drago ed un grifon con forza molta
+ che s'azzufâro; ed e' si fé' campione,
+ e liberollo, e uccise il dragone.
+
+ 17
+
+ Po' cavalcava il damigel selvaggio,
+ fuglisi innanzi un'aguiglia parata,
+ incominciògli a fare grande oltraggio,
+ però che fortemente era affamata.
+ El damigel, come discreto e saggio,
+ di groppa al suo cavallo ebbe levata
+ un gran pezzo di carne, e si gliel diede.
+ Ella si parte, e mai nolla rivede.
+
+ 18
+
+ Po', cavalcando il damigel pregiato
+ per quella selva dove dovea andare,
+ trovò uno isparvier, ch'era allacciato
+ ad una siepe, e non potie volare.
+ Ed e', come gentile, fu smontato,
+ e sviluppollo, e po' il lasciò andare.
+ E l'aguiglia, e 'l grifone, e lo sparviere
+ eran per arte posti in tal maniere.
+
+ 20
+
+ Nel capo della strada per uscire
+ fuor della selva, dove cavalcava,
+ ed eccoti una fata a lui venire,
+ e domandollo quel perch'egli andava.
+ Egli le disse:--Dama, a non fallire
+ i' vo' colá dove l'amor mi grava.--
+ E raccontolle dal piede alla cima
+ ciò ch'avíe detto la fata di prima.
+
+ 21
+
+ Ed ella disse:--Quel per che tu vai
+ ti fia molto impossibile acquistare,
+ ma, se mi crederai, tu non andrai,
+ ed istara'ti meco a sollazzare:
+ i' ti prometto, se tue non vi vai,
+ ch'i ti farò contento sanza pare.--
+ Ed e' rispuose:--E' convien pur ch'i' veggia
+ quella che fa murir chi la vagheggia.
+
+ 22
+
+ Ma s'io nolla acquisto al mio volere,
+ i' non ti lascerò per alta dama,
+ e priegoti che col tuo gran sapere
+ consigliami di quel che 'l mio cor brama.--
+ Ed ella gli donò un gran destriere,
+ dicendo:--Questo è di sí fatta fama,
+ porteratti in tre giorni sanza inganni
+ lá dove il tuo non andrebbe in dieci anni.
+
+ 23
+
+ I' vo' che mi prometti di tornare,
+ e le parole tue sien piú che carte.--
+ Subito le rispose d'osservare
+ i suo' comandamenti, e po' si parte:
+ e tanto forte prese a cavalcare
+ con quel caval ch'era fatto per arte,
+ che in capo di tre giorni fue arrivato
+ alla cittá del viso angelicato.
+
+ 24
+
+ E tanto ad uno albergo prese stare,
+ ch'alquanti giorni a San Martin fu presso;
+ e, come i cittadin vide armeggiare,
+ montò a cavallo, e fue con loro adesso,
+ e tutta gente fa maravigliare,
+ sí ben port'asta e tanto rompe ispesso.
+ La damigella da' baron procura,
+ ma veder lei non puote criatura.
+
+ 25
+
+ Quando il dí della vilia fue venuto,
+ e lo re fe' da sua parte bandire
+ che qual dalla donzella fie veduto
+ subitamente lo farà morire,
+ e chi si stia in casa come muto,
+ e chi di fuori si deba fugire.
+ L'albergatore all'albergo n'andoe,
+ e Gismirante con lui si posoe.
+
+ 26
+
+ E, come damigello ardito e saggio,
+ quando per la cittá non è cristiano,
+ subitamente armato di vantaggio,
+ uscí di casa con la spada in mano.
+ Signor, pensate nel vostro coraggio
+ che si dicea del cavalier sovrano,
+ cosí armato in sul destrier corrente!
+ E' nella chiesa entrò subitamente.
+
+ 27
+
+ E, non trovando criatura in Santo,
+ di testa s'ebe tratta la barbuta,
+ perché di quella cui amava tanto
+ la faccia sua potesse aver veduta,
+ ed e' poi si nascose da l'un canto
+ dietro a l'altare, e punto non si muta,
+ dicendo:--Di mie morte fie memoria,
+ o io acquisterò quie gran vittoria!--
+
+ 28
+
+ Or eccoti venir quella donzella
+ in compagnia ad un leone e un drago,
+ ed adorando al crocifisso; ed ella
+ vide colui ch'era cotanto vago,
+ il qual parlò con ardita favella,
+ che di suo morte non curava un dado.
+ --Dama, merzé, bench'io serva la Morte,
+ che per vederti vengo infin da corte!--
+
+ 29
+
+ Ed ella, riguardando Gismirante,
+ ch'era sí bel che contar nol potrei,
+ e imaginando poi in sé davante
+ le cose ch'egli avíe fatte per lei,
+ ridendo disse:--I' ti vo' per amante,
+ ma fuor di questa terra uscir vorrei:
+ però, se mi vorrai al tuo dimíno,
+ verrai per me istanotte a matutino.--
+
+ 30
+
+ Quand'ella gli ebe ben tutto insegnato
+ ciò ch'egli avesse a far nel suo venire,
+ la donna del baron prese comiato
+ dicendo:--Addio, addio!--nel suo partire.
+ Quando fue tempo, il cavalier pregiato
+ all'albergo tornò sanza fallire.
+ L'albergator domandò onde venía.
+ --Taci--diss'egli, e non gli rispondía.
+
+ 31
+
+ Po' cavalcò a piè d'una finestra,
+ ch'ella avíe detto che dovesse andare,
+ e la donzella, sí come maestra,
+ tutte le guardie fe' adormentare.
+ Com'ella il vide, disse ardita e presta:
+ --O cavalier, come voglián portare
+ certe mie gioie?--Ed e' parlò giocondo:
+ --Vienne pur tu, ch'i' non curo altro al mondo.--
+
+ 32
+
+ Ed ella gli gittò di molte cose
+ di gran valuta, e di piccol vilume,
+ come fûr gemme e pietre preziose,
+ che le teneva per cotal costume;
+ ed una verga sotto si ripuose
+ che faceva seccare ogni gran fiume:
+ toccato da l'un lato, il fa seccare;
+ po', ritoccando, lo fa ritornare.
+
+ 33
+
+ E po' s'armava a guisa d'un scudiere,
+ e per le scale iscende nella stalla,
+ e si montava sopra un buon destriere
+ sí di legier, che pare una farfalla,
+ e giunse fuor dov'era il cavaliere.
+ Veggendola, egli d'allegrezza galla;
+ pugnendo degli isproni il destrier forte,
+ giunsono ad una delle mastre porte.
+
+ 34
+
+ Quando le guardie si fûr risentite,
+ cominciaro a gridar con gran romore:
+ --Che gente siete voi, ch'atorno gite
+ la notte, prima che venga l'albore?--
+ Rispose il cavalier:--Se non ci aprite,
+ per Dio superno, fia il vostro pigiore:
+ novelle noi abiam che i saracini
+ hanno istanotte passato i confini.
+
+ 35
+
+ --Veracemente che per questa istrada--
+ disser le guardie--vo' non passerete.--
+ Mise mano Gismirante alla spada,
+ dicendo:--O vo' ci aprite, o vo' morrete!--
+ Disson le guardie:--Messer, ciò che v'agrada
+ fornito sia, s'un poco attenderete.--
+ Trovâr le chiavi, e apersono la porta,
+ ed oltre passâr via sanz'altra iscorta.
+
+ 36
+
+ E 'nanzi giorno piú che dieci miglia
+ fu dilungato la dama e 'l donzello;
+ e, quando il re non ritrovò la figlia,
+ fece suonar la campana a martello,
+ e fece armar tutta la suo' famiglia,
+ e molta gente sotto il suo penello:
+ sí che con piú di mille cavalieri
+ gli seguitò, spronando i buon destrieri.
+
+ 37
+
+ E cavalcando sanza prender soste,
+ di lungi ben tre miglia ebon veduti
+ duo cavalier che salieno le coste,
+ benché da lor non furon conosciuti,
+ e lo re sopra ciò fecie proposte,
+ sien seguitati quegli a spron battuti.
+ Allor la giente sua non aspettava
+ l'un altro, e forte ciascun cavalcava.
+
+ 38
+
+ E volgendosi indietro la piacente,
+ vide e conobbe que' che gli seguiéno,
+ e disse a Gismirante:--Omè dolente,
+ se siáno giunti quie, come fareno?
+ Ma qua nel piano ha un'acqua corente,
+ con questa bacchetta la paserano:
+ se giugneranno, non potran passare:
+ per altro modo non possián scampare.--
+
+ 39
+
+ E, quando furo a quel fiume ch'io dico,
+ toccò colla bacchetta, e disse:--Passa.--
+ Quand'ella fue passato, al modo antico
+ fece alzar l'acqua, dov'era piú bassa.
+ Ella, piangendo, si diceva:--Amico,
+ non gli aspettar, ché son troppo gran massa.--
+ Ed e' rispose:--Amor, non te ne caglia,
+ ché io non lascerò questa battaglia.--
+
+ 40
+
+ E la donzella istava inginocchiata,
+ pregava quel baron, forte piangendo;
+ e que' percosse alla prima brigata,
+ ch'eran dinanzi, che venian correndo,
+ e, col destrier che gli donò la fata,
+ quanti ne giugne tutti va abattendo,
+ ond'e' in volta si gli mise tutti
+ e dopo questi vennon di piú dotti.
+
+ 41
+
+ E Gismirante, vedendo lor mossa,
+ arditamente tra lor si mettea,
+ e'l suo cavallo era di sí gran possa,
+ che pur col petto tutti gli abattea;
+ po' giunse il re colla sua gente grossa,
+ e Gismirante, isgridandol, dicea:
+ --Renditi per pregione, o cavaliere!--
+ ed e' rispuose:--E' ti falla il pensiere.--
+
+ 42
+
+ E 'nverso il re col buon destrier si serra,
+ diègli un colpo, che cade istordito:
+ e la sua gente, vedendolo in terra,
+ misonsi in fuga per miglior partito.
+ El franco cavalier, vinto la guerra,
+ e' disse al re, po' che fu risentito:
+ --Per me convien che sia la tua finita.--
+ Ed e' rispuose:--La morte m'è vita.--
+
+ 43
+
+ E Gismirante disse:--Per amore
+ della tua figlia, i' ti vo' perdonare,
+ e per suo amor i' ti farò onore;
+ in corte del re Artúe la vo' menare.--
+ Cosí rimase il re con gran dolore.
+ E quel baron, volendo ritornare
+ a quella giovinetta che l'aspetta,
+ il fiume fe' seccar colla bacchetta.
+
+ 44
+
+ E questo fiume non aveva ponte:
+ oltre passò sanza niuno difetto,
+ andando per un piano a piè d'un monte
+ allegramente, fuor d'ogni sospetto.
+ Cosí andando, videro una fonte,
+ e dismontâro per pigliar diletto;
+ ed e', perch'era istanco, a lei appoggiossi,
+ col capo in grembo a lei adormentossi.
+
+ 45
+
+ E, mentre che dormiva, un uom selvaggio,
+ vedendol sí ansar, per ch'era lasso,
+ la dama ne portò dal bel visaggio,
+ e sotto il capo gli ebe messo un sasso.
+ Nel secondo cantar vi conteraggio
+ come si trovò solo in su quel passo,
+ e po' come per forza e per amore
+ racquistò la donzella, al vostro onore.
+
+
+
+
+ SECONDO CANTARE
+
+
+ 1
+
+ Divina Maestá, superna Altezza,
+ da cui le grazie vengon tutte quante,
+ prestami grazia con tanta fortezza,
+ ch'i' possa seguitar di Gismirante
+ e della dama adorna di bellezza,
+ che gli fue tolta per dormire avante
+ da l'uom selvagio, che la porta via,
+ com'io vi dissi nel cantar di pria.
+
+ 2
+
+ Vo' sapete, signori e buona gente,
+ che molte cose si facien per arte,
+ ed io v'intendo nel cantar presente
+ di raccontare quie alcuna parte,
+ che per darvi diletto chiaramente
+ di novitá, cercando vo le carte,
+ e quel, che piace a me, vi manifesto;
+ e torno a Gismirante, che s'è desto.
+
+ 3
+
+ E, non trovandosi al capo colei
+ per cui e' s'era afaticato molto,
+ con gran sospiri piange e dice omei,
+ dandosi spesso delle man nel volto;
+ e dicea:--Iddio, ben saper vorrei,
+ almen saper chi tanto ben m'ha tolto.--
+ Afogato si saria veramente
+ se non che la fata gli tornò a mente.
+
+ 4
+
+ E, cavalcando verso quella fata,
+ dove promesso avie di ritornare;
+ ed e' trovò un'acqua ismisurata,
+ che niuno uomo nolla può passare;
+ ed e', come persona disperata,
+ si voleva in quel fiume afogare.
+ Ed eccoti venuto a lui il grifone,
+ ch'egli avie liberato dal dragone.
+
+ 5
+
+ E come que' che per arte parlava,
+ diceva:--Cavalier, montami adosso;--
+ ed egli, udendo ched e' favellava,
+ meravigliossi, e tutto fu riscosso;
+ per disperato adosso gli montava,
+ pensando ch'egli il gittasse nel fosso;
+ e 'l grifone il passò dall'altro lato,
+ e puosel giú, e fussi dilungato.
+
+ 6
+
+ Ed egli andò tanto cosí a piede,
+ ch'a quella fata fu giunto presente;
+ e quella fata volentier lo vede;
+ po' lo domanda di quel convenente;
+ ed e' rispuose:--Dama, in buona fede,
+ che fo di ciò ch'io acquistai presente?--
+ Ed ella, che sapea, disse:--Tu l'hai
+ perduta sí che mai non la riavrai.
+
+ 7
+
+ Ma, stu vuoi istar meco, amico mio,
+ piú ch'altro al mondo ti farò contento.--
+ Ed e' le disse:--Per l'amor di Dio,
+ a racquistar la donna i' ho lo 'ntelletto.--
+ Ella, vedendo il suo fermo disio,
+ puose da lato ogni suo intendimento,
+ e disse:--Sapi ch'ell'è in cotal parte
+ con un selvagio, ch'è fatto per arte,
+
+ 8
+
+ e'n un castello di metal dimora,
+ ch'è sanza porta, entrata molto ha presta,
+ con quarantatré dame, che di fuora
+ ha conquistate per arte si destra;
+ or te ne andrai in su la cotal ora,
+ e' sará fuori, ed ella alla finestra,
+ e di' che facci tanto per ingegni
+ che l'uom selvagio dov'ha 'l cor le 'nsegni.--
+
+ 9
+
+ E Gismirante con un buon cavallo
+ entrò in cammino, e prese a cavalcare,
+ tanto che giunse al castel del metallo.
+ E l'uom selvagio er'ito a procacciare.
+ A poco istante vide sanza fallo
+ la damigella alla finestra istare,
+ la qual parlava con parole iscorte:
+ --Fúggiti tosto, se non vuo' la morte.--
+
+ 10
+
+ E Gismirante con molto valore,
+ come insegnato gli aveva la fata:
+ --Fa' che tue sapi dove tiene il cuore
+ questo malvagio, che mi t'ha furata.--
+ Ed ella gli rispuose:--Tanto amore
+ mi mostra piú ch'a l'altre ogni fiata,
+ saperò bene il vero manifesto.--
+ Ed imboscato esso si fue presto.
+
+ 11
+
+ Tornando l'uom selvagio, e la donzella
+ gli cominciò a mostrar grand'allegrezza,
+ ed e', che la vedea cotanto bella,
+ si dilettava della suo bellezza.
+ E, cosí istando insieme in braccio d'ella,
+ disse:--Amor mio, venuto m'è vaghezza
+ di saper dove il tuo cuore si posa,
+ per adorarlo sopr'ogn'altra cosa.--
+
+ 12
+
+ Rispuose l'uom selvagio:--I' t'amo tanto,
+ e lo mio amore a te ho dato intero,
+ al tuo piacer son dato tutto quanto;
+ e del mio cuor ti conterò lo vero.--
+ Sí come un uom che di malizia ha vanto,
+ le fe' vedere il bianco per lo nero,
+ dicendo, e mostrando una colonna:
+ --Qui dentro è il cuor di chi t'ha fatto donna.--
+
+ 13
+
+ E la donzella savia ed insegnata
+ alla risposta sua niente crede;
+ ma tutta notte istette inginocchiata,
+ mostrando d'adorarlo in buona fede,
+ e l'uom selvagio ridendo la guata,
+ e che l'adori veramente crede.
+ Ma, quando assai durato ebe, dicía:
+ --Deh! tue adori invano, anima mia.--
+
+ 14
+
+ Ma, poi ch'io vegio il tuo animo puro,
+ dov'e' il mio cuor saprai a questo tratto:
+ --Sapi ch'egli è in luogo sí sicuro,
+ ch'offender non si può in niuno atto,
+ che 'l guarda un animale fiero e duro,
+ per arte e per incantamenti è fatto,
+ e quel si chiama il porco troncascino,
+ ch'a Roma signoreggia ogni camino.
+
+ 15
+
+ E, benché morto fusse l'animale,
+ chi l'uccidesse arebbe fatto invano,
+ perch'una lepre sopranaturale
+ gli uscirebbe di corpo a mano a mano;
+ e, benché morta fusse, ancor non vale,
+ ch'un paserotto ha 'n corpo vivo e sano.
+ il qual tiene il mio cuore alla sicura:
+ or vedi ben s'i' debo aver paura.--
+
+ 16
+
+ E, cosí ragionando, apparve il giorno,
+ e l'uom selvaggio uscí fuori a cacciare,
+ e Gismirante al castel fe' ritorno,
+ in su quell'ora ch'egli il vide andare.
+ La damigella col bel viso adorno
+ dalla finestra li prese a parlare:
+ --I' ho saputo ciò che vuo' sapere,
+ ma tutto il mondo nol potrebbe avere.--
+
+ 17
+
+ Ed ebegli contato a motto a motto
+ de l'uom selvaggio come detto avea,
+ e poi gli disse:--Pártiti di botto,
+ e non ti dar di me malinconia.--
+ E Gismirante face gran corrotto,
+ non sapiendo pigliare alcuna via,
+ sí ch'ella tornò dentro isconsolata
+ e Gismirante ne tornò alla fata.
+
+ 18
+
+ E disse, sí com'egli avíe sentito,
+ del porco troncascin, dalla donzella.
+ Disse la fata, quando l'ebe udito:
+ --Non ragionar mai piú di tal novella,
+ ché non potre' con lui, tant'è ardito,
+ se' milia cavalieri armati in sella,
+ che de' roman gran tempo s'è pasciuto,
+ perché a forza gli dánno tal trebuto.--
+
+ 19
+
+ Ed egli, udendo quel ch'ella dicea,
+ piú volte sospirando disse:--Omei!--
+ ma pel gran ben ch'a la donna volea,
+ disse:--Io intendo di morir per lei.--
+ E con sospiri molti le dicea:
+ --Sievi raccomandato i fatti miei,
+ perch'io credo ben provar co' l'armi:
+ s'e' mi bisogna, piaciavi d'atarmi.--
+
+ 20
+
+ Quella, vedendo suo perfetto amare,
+ gli disse allora:--Va' sicuramente.--
+ Ed e' si mosse sanza dimorare,
+ sí come pellegrin subitamente,
+ e tanto forte prese a caminare,
+ che giunse a Roma il cavalier possente,
+ e giunse in corte dello imperadore,
+ per le iscale va verso il senatore.
+
+ 21
+
+ Trovò a mezza iscala un cavaliere,
+ e 'n carità, per Dio, gli fe' domando;
+ ed e'gli disse:--Sozzo poltroniere!
+ come va' tu in tal modo gaglioffando?
+ Ma vuo' tu meco istar per iscudiere?--
+ Ed e' gli disse:--Sie al tuo comando.
+ Ed e' gli disse:--I' ti farò insegnare
+ a servire innanzi e a cavalcare.--
+
+ 22
+
+ E Gismirante disse:--In veritade,
+ ch'i' so ben cavalcare e ben servire.--
+ Ed e', vedendo ch'egli avie bontade,
+ fégli trar la schiavina e fél vestire.
+ Ed e' pareva pien di nobiltade
+ e appariscente sopr'ogn'altro sire;
+ e, po' che in ben far fu conosciuto,
+ piú ch'altro in corte era caro tenuto.
+
+ 23
+
+ E cosí istette dimorando alquanto.
+ Un giorno ch'e' si stava per la corte,
+ ed e' sentí levare uno gran pianto;
+ onde dimanda di sí fatte sorte.
+ Ed un gli disse:--Egli si piagne tanto,
+ perché lo 'mperador manda alla morte
+ al porco troncascino un suo figliuolo,
+ di che tutta la corte n'ha gran duolo.--
+
+ 24
+
+ Parlava Gismirante immantanente
+ a quel barone, sí parlava iscorto:
+ --Or ben vi dico che la piú vil gente
+ che sia nel mondo hano averlo morto.--
+ Disse il baron:--Tu erri fortemente,
+ e dico io che tu ragioni il torto,
+ ch'egli è per arte fatto in tal maniera,
+ che come il diavol percuote la sera.--
+
+ 25
+
+ Rispuose Gismirante:--S'i' avessi
+ buon'arme e buon cavallo in mie podésta,
+ vômi obrigare, s'io no l'ucidessi
+ sanz'altro aiuto, di perder la testa.--
+ Mostra che quel baron sí lo intendessi;
+ andò all'imperadore, e non fe' resta,
+ e disse come si era vantato.
+ Lo 'mperadore ebe per lui mandato,
+
+ 26
+
+ e sí gli disse:--Vedi che m'è detto
+ che tue ti vanti della cotal cosa,
+ se 'l vanto tuo vuo' mettere in effetto,
+ i' ti darò mie figlia per isposa.--
+ Allor rispuose il nobil giovinetto:
+ --I' non vogli'altro ch'arme poderosa.--
+ Disse lo 'mperador:--Arme e destriere
+ ara' miglior che avesse cavaliere.--
+
+ 27
+
+ E fe' venir quant'arme in corte avea,
+ dicendo:--Prendi la qual piú ti piace;--
+ ed e', provando, tutte le rompea
+ dicendo:--I' vogli'arme piú verace.--
+ Lo 'mperador vede quel che facea:
+ disse:--In costui ha forza molto aldace.--
+ E fe' venire un'arma molto antica,
+ che quattro la portavan con fatica.
+
+ 28
+
+ E Gismirante, dell'arme contento,
+ disse:--Dov'è il caval ch'io debo avere?--
+ In suo presenza venner piú di cento;
+ ei li provava col suo gran potere,
+ che montandovi su con valimento,
+ pur colle cosce gli facie cadere;
+ e disse:--Imperador, fate che venga,
+ se ci ha miglior caval che mi sostenga.--
+
+ 29
+
+ Disse lo 'mperadore:--I' n'ho ben uno,
+ che mangia per condotto e sta in catene,
+ che sopra gli altri è forte e di pel bruno.
+ Fusse chi lo sellasse, arestil bene;
+ ma ne la istalla none andrebbe niuno,
+ perché gli ucide ch'inanzi gli viene.--
+ E Gismirante vi si fe' menare,
+ e giunse a lui, e cominciò a gridare.
+
+ 30
+
+ Il cavallo diede una tale iscossa,
+ perché non era usato a quelle istrida,
+ che tutta ruppe la catena grossa;
+ e Gismirante verso lui si fida,
+ e diedegli col pugno tal percossa,
+ che 'nginochione in terra si rannida,
+ e lasciossi imbrigliare e por la sella,
+ e menar fuor com'una pecorella.
+
+ 31
+
+ Quando lo 'mperador l'ebe veduto
+ in su quel fier cavallo, e tutto armato,
+ disse:--Costui debe esser pro' e saputo,
+ e 'l piú prod'uomo ch'al mondo sie nato.--
+ Mandò per lui e disse:--I' son pentuto:
+ i' non vo' che tue vadi a tal mercato;
+ il mio figliuol vo' mandare a morire,
+ anzi che perder te, c'ha' tanto ardire.--
+
+ 32
+
+ E Gismirante gli disse:--Messere,
+ questa battaglia non si può stornare.--
+ Ed e', vedendo pure il suo volere,
+ subito fe' tutta suo gente armare.
+ Ed e' parlò:--Egli è contra 'l volere;--
+ disse:--Signor, per Dio, lasciami fare:
+ ché, se bisogna, fa' che sien con teco,
+ socoreranti; ma non vo' sien meco.--
+
+ 33
+
+ Lo 'mperador col populo romano
+ con Gismirante uscir fuor della terra,
+ e tanto caminâr che, di lontano
+ vidon la fiera che facíe tal guerra,
+ e Gismirante rimase nel piano
+ tutto soletto, se 'l libro non erra,
+ e gli altri tutti andâr su le montagne,
+ e molta gente Gismirante piagne.
+
+ 34
+
+ Mostra che 'l giorno era nivicato
+ il cavallo e 'l baron coperto a bianco,
+ ed il porco a guatare era abagliato,
+ e giace in terra come fusse istanco;
+ e Gismirante, il damigel pregiato,
+ e come cavaliere ardito e franco,
+ accomandossi a Dio, e colla lancia
+ percosse il porco; e ferí 'l nella pancia.
+
+ 35
+
+ E, quando il porco si sentí fedito,
+ ruppe la lancia, e rizossi sú destro:
+ inverso Gismirante ne fu ito,
+ come demonio feroce ed alpestre;
+ e Gismirante col brando forbito
+ si difendea da lui, come maestro,
+ e in sulla schena un tal colpo gli dava
+ colla sua spada, ma nollo accarnava.
+
+ 36
+
+ Onde pensò fargli fare una corsa,
+ per sangue che gli uscía della fedita,
+ dicendo:--In prima che da lui sie morso,
+ il porco, credo, lascerá la vita.--
+ Ma, come un cane ch'assalisce l'orso,
+ correva il porco colla testa ardita;
+ e quella gente, vedendol venire,
+ per téma incominciâr tutti a fuggire.
+
+ 37
+
+ Il porco giunse, e subito gli tolse
+ a pezzi a pezzi tutta l'armadura:
+ levando, quel cavallo i calci porse,
+ tale che cade in su la terra dura.
+ E Gismirante col caval si volse;
+ il porco al petto del caval si tura
+ e quantunque e' ne prese colla branca,
+ menollo a terra della spalla manca.
+
+ 38
+
+ E Gismirante incominciò a chiamare
+ l'aiuto della fata a mano a mano,
+ ed e' sentí una boce gridare:
+ --Saltagli adosso col coltello in mano,
+ conciosiacosaché non può scampare,
+ dágli nel fianco lá dov'è piú sano.--
+ Ed e' si rincorò, e molto isnello
+ gli saltò adosso, e diègli del coltello.
+
+ 39
+
+ E, come piacque alla fata gentile,
+ che gli avíe tolto la forza e la lena,
+ il porco cominciò a diventar vile,
+ perché del sangue avíe vòto la vena,
+ e Gismirante giá non gli era umíle,
+ dandogli per lo fianco e per la schena,
+ tanto che 'l porco cade in terra morto,
+ onde a sparallo fue presto ed accorto.
+
+ 40
+
+ E' non poté isparar sí pianamente,
+ che non uscisse la lepre gioiosa,
+ e none istette di correre niente
+ insin ch'andò nella selva nascosa.
+ Dicea Gismirante:--Omè dolente,
+ or ho io fatto nulla d'ogni cosa!
+ O gentil donna, che mi suo' atare,
+ a questo punto non mi abandonare.--
+
+ 41
+
+ E l'aguiglia ch'egli avíe pasciuta,
+ com'io vi dissi nell'altro cantare,
+ subitamente a lui fu venuta
+ onde la lepre non poté campare;
+ e, come negli artigli l'ha prenduta,
+ a Gismirante l'ebe a presentare.
+ Disse:--Il servigio non si perde mai
+ tu mi pascesti, e or merito n'arai.--
+
+ 42
+
+ Po' si partí, e Gismirante spara
+ la lepre come savio, pro', e dotto,
+ dicendo:--Tu mi gosti tanto cara,
+ ch'i' non vo' che mi sfughi il passerotto,
+ e parte che face la ragion chiara,
+ per la bocca gli uscí l'uccel di botto.
+ --Oimè lasso!--disse Gismirante--
+ che 'l mio sapere non vale un bisante.--
+
+ 43
+
+ La lepre gittò via il cavaliere,
+ vedendo il passerotto volar via,
+ e sí dicea:--Omè no' m'è mestiere
+ pensar di riaverlo in vita mia.--
+ Ed eccoti venir quello sparviere,
+ che quel baron da' pruni isciolto avea,
+ e prese il passerotto vivo e sano,
+ a Gismirante sí lo mise in mano,
+
+ 44
+
+ dicendo:--Cavalier, ben t'ho renduto
+ buon guidardon di quel che mi facesti,
+ quando tra' prun mi trovasti caduto,
+ che come gentiluom tu mi sciogliesti:
+ però il servigio e' non è perduto,
+ che a me, cavalier, far mi volesti;
+ e magiormente sarai meritato
+ da piú possenti;--e fussi dileguato.
+
+ 45
+
+ E Gismirante, i piè legato e l'ale
+ al passerotto, e' miseselo allato,
+ e tornò al suo caval, bench'avie male,
+ e destramente su vi fu montato:
+ e lo signor di Roma imperiale
+ colla suo gente a Roma è ritornato,
+ e 'l porco troncascin lasciò isparato,
+ onde il barone a Roma fu tornato.
+
+ 46
+
+ Lo imperadore e la suo gente, quando
+ sentiron la cittá lor liberata,
+ e po' tornando que' ch'avíe col brando
+ la libertá di Roma racquistata,
+ incontro gli si fêr tutti armeggiando,
+ facendo festa della suo tornata,
+ e racettârlo co' magiore onore,
+ che si facesse mai a niun signore.
+
+ 47
+
+ E Gismirante avía tanta allegrezza,
+ perch'egli avea quel ch'er'ito caendo,
+ e solo di partirsi avíe vaghezza,
+ onde allo imperador parlò, dicendo:
+ --Santa corona, non vi sia gravezza
+ che al presente di partir m'intendo.--
+ Della qual cosa assai si maraviglia,
+ perché intendeva di dargli la figlia.
+
+ 48
+
+ Ma pur, vedendo la suo volontade,
+ di molte ricche gioie gli fe' dono,
+ dicendo:--Quanti n'ha in queste contrade
+ con esso meco al tuo servigio sono.--
+ E sí gli vuole dar gran quantitade
+ di cavalieri, ma e' chiese perdono,
+ e po' si diparti, che mai non resta,
+ e giunse a quella fata ardita e presta.
+
+ 49
+
+ Come la vide, disse:--Il passerotto
+ i' l'agio vivo, ed hollo quie al lato.--
+ Ella rispuose:--Se' tu istato dotto,
+ e' ti fie pro che l'uomo è infermato:
+ se tu lo avessi morto, baron dotto,
+ non potresti a tuo donna essere andato;
+ perché conviene che alla suo vita
+ del castel mostri l'entrata e l'uscita.
+
+ 50
+
+ Ma, se a colei, cui hai dato il coraggio,
+ potrai parlar da sera o da mattina,
+ dirai che dica ch'un medico saggio
+ gli vuol portar perfetta medicina,
+ e fie nicissitá che l'uom selvaggio
+ gli mostri dell'entrare la dotrina:
+ come se' dentro, istrigni il passerotto,
+ e l'uom selvagio si morrá di botto.--
+
+ 51
+
+ E Gismirante andò né piú né meno,
+ sí come detto gli avea la fata:
+ trovò la donna col viso sereno
+ alla finestra, e fégli l'ambasciata,
+ ed ella andò, e disse tutto a pieno
+ ch'egli l'ensegni l'uscita e l'entrata:
+ --Perch'un medico, ch'è di grande affare.
+ egli vi vuol venire a medicare.--
+
+ 52
+
+ Ed e' le disse:--Dolce amor mio bello,--
+ te' questo anello ch'io porto in dito,
+ che per virtú di questo ricco anello
+ vedrai l'entrata del castel gradito.--
+ La damigella subito prendéllo,
+ gittollo a Gismirante pro' e ardito:
+ e Gismirante l'anello prendea:
+ allor l'entrata del castel vedea.
+
+ 53
+
+ E, come dentro e' fue Gismirante,
+ uccise il passerotto; e quel fellone
+ mise uno strido, e po' morí davante.
+ E quelle dame, ch'egli avie prigione,
+ ch'eran quarantatré, e tutte quante
+ eran di gran legnaggio lor persone,
+ come lo vider, tutte inginocchiâro;
+ Iddio e lui molto ringraziâro.
+
+ 54
+
+ E Gismirante molto bestiame
+ caricò d'oro e di ciò c'ha voluto.
+ Po' fêr partenza, e gir con quelle dame
+ a quella fata che gli ha dato aiuto.
+ Ed ella disse:--Tutte le tuo' brame
+ potuto ha' sodisfar, se t'è piaciuto.--
+ Ed e' si volse a lei:--La veritad'è
+ ciò che dite; ma non per mie bontade,
+
+ 55
+
+ ma per vostra virtú, non colla spada,
+ ho acquistata la persona e l'avere.
+ E pognamo ched io a corte vada,
+ dama, per voi ho ciò ch'i'ho a tenere.
+ Deh! datemi comiato, se v'agrada,
+ conciosiacosach'i'ho gran volere
+ di conducer davanti a re Artúe,
+ questa mie donna con quarantadue.--
+
+ 56
+
+ Ed ella disse:--Po' che in tuo paese
+ vo' ritornare, una cosa t'impongo,
+ che contro a ogni gente sie cortese,
+ e spezialmente a que' c'hanno bisogno.
+ Ch'io sono istato a tutte tuo' difese,
+ benché di dirlo alquanto mi vergogno,
+ per quel che tue facesti a' tre uccelli,
+ conciosiecosaché son mie' fratelli.--
+
+ 57
+
+ Ed e' con allegrezza fe' partita,
+ considerando a cui l'avíe fatto,
+ dicendo:--Mentre ch'io avrò vita,
+ la ragione aterò ad ogni patto.
+ Quando si sente in corte la redita,
+ il re Artúe con tutti i baron ratto
+ incontro gli si fêr piú di se' miglia,
+ facendosi di lui gran maraviglia.
+
+ 58
+
+ Po' che le donne si furon posate
+ alquanti giorni dopo un gran mangiare,
+ e Gismirante l'ebe dimandate
+ s'elle volíeno a casa lor tornare;
+ ed elle che n'avien gran voluntate,
+ dicieno:--Messer sí, in quanto a voi pare.--
+ Ed e' con gente assai in quantitade
+ tutte mandolle nelle lor contrade.
+
+ 59
+
+ E que' signor, di cui le dame sono,
+ sentendo questo fatto com'è suto,
+ tanto contenti e tanto allegri sono,
+ ongnun fan festa, quando l'han saputo,
+ e ciascheduno gli mandò gran dono
+ per merito di quello gran trebuto.
+ Il re Artú, c'ha Gismirante in casa,
+ domandò della dama ch'è rimasa.
+
+ 60
+
+ E Gismirante disse:--Quest'è quella,
+ di cui vidi il capello tanto biondo,
+ signore mio--contando la novella
+ rispuose il cavalier tanto giocondo.
+ Ed e' rispuose:--Mai non montò in sella
+ contento cavaliere in questo mondo,
+ come deb'esser tu di cotal dama.--
+ E la reina e tutte genti chiama.
+
+ 61
+
+ E fecela isposare in suo presenza,
+ e puose lui in ricca e magna altura,
+ facendo festa con magnificenza,
+ come conviene a sí fatta misura.
+ E sí regnaron con benevoglienza,
+ quanto piacque a Dio di somma altura,
+ moglie e marito sanza aver ma' crucci.
+ Al vostro onor questo fe' Antonio Pucci.
+
+
+
+
+ VIII
+
+ BRUTO DI BRETTAGNA
+
+
+ 1
+
+ I' priego Cristo padre onnipotente,
+ che per li pecator volé morire,
+ che mi conceda grazia ne la mente
+ ch'i' possa chiara mia volontá dire.
+ E' priego voi, signori e bona gente,
+ che con efetto mi deggiate udire,
+ ch'io vi dirò d'una canzon novella,
+ che forse mai non l'odiste sí bella.
+
+ 2
+
+ Leggendo un giorno del tempo passato
+ un libro che mi par degli altri il fiore,
+ trovai ch'un cavalier inamorato
+ fe' molte belle cose per amore,
+ ond'io, a ciò che sia amaestrato
+ de la prodezza sua ogni amadore,
+ dirò di quel baron senza magagna,
+ che fu chiamato Bruto di Brettagna.
+
+ 3
+
+ Questo barone essendo d'amor preso
+ piú ch'altro mai d'una donna valente,
+ ardeali il core come fuoco acceso,
+ perché celava a lei tal convenente,
+ e, non possendo piú sofrir tal peso,
+ rechiesela d'amor celatamente,
+ dicendo:--I' son per far vostro disio
+ in ogni caso, se voi fate 'l mio.--
+
+ 4
+
+ Ed ella li rispose:--Po' ch'io sento
+ il tuo volere, or vo' che 'l mio tu saccia.
+ Se tu vòi del mio amore esser contento,
+ d'una cosa ch'i' ho voglia mi procaccia.--
+ Disse 'l donzel:--Dite 'l vostro talento,
+ ché 'l non fia cosa, ch'io per voi non faccia,
+ e' sia ad acquistar, quanto vuol, forte,
+ ch'i' no' mi metta per aver la morte.--
+
+ 5
+
+ Disse la donna:--Or vedi, cavaliere,
+ lá dove fa lo re Artú dimoro,
+ ha nella sala un nobile sparviere
+ che sta legato ad una stanga d'oro.
+ Appresso quell'uccel, ch'è sí maniere,
+ due bracchi stan che vaglion un tesoro,
+ la carta de le regole d'amore,
+ dove son scritte 'n dorato colore.
+
+ 6
+
+ E, stu puoi far ch'i'abia quel c'ho detto,
+ pognam che te sia greve ad acquistare,
+ infino ad ora ti giuro e prometto
+ ch'altri che te giammai non voglio amare.
+ Ed el rispose:--Questo m'è diletto.
+ Addio, madonna, ch'i' 'l vo a procacciare!--
+ E tanto cavalcò dopo 'l comiato,
+ che 'n la selva real si fu trovato.
+
+ 7
+
+ E, cavalcando per la selva scura,
+ pervenne a luoghi molt'aspri e crudeli
+ e poi, pensando sopra sua ventura,
+ ed una damigella senza veli
+ l'apparve e disse:--Non aver paura,
+ ch'i'so dove tu vai, benché tu 'l celi;
+ ma tu seristi a troppo gran periglio,
+ se tu da me non avessi consiglio.--
+
+ 8
+
+ Ed egli, udendo ciò, guardava fiso
+ la biondissima e vaga damigella:
+ a li capelli ch'avea dietro al viso
+ portava d'òr legata una cordella,
+ dicendo:--Dama, angel di paradiso,
+ che luci piú che la Diana stella,
+ deh, dimmi perch'io vo, se tu lo sai,
+ e poi ti crederò ciò che dirai!--
+
+ 9
+
+ Ed ella, rispondendo al suo dimando,
+ a motto a motto tutto gli contòne
+ com'e perché n'andava, e come e quando
+ e' s'era mosso per cotal cagione.
+ E Bruto disse:--I' mi ti raccomando
+ che m'aiuti fornire mia 'ntenzione.
+ Oh, dimmi il modo che ti par ch'io pigli,
+ ch'io no' mi partirò di tuo' consigli!--
+
+ 10
+
+ Ed ella disse:--Ben t'aterò alquanto,
+ se per mio senno portar ti vorrai.
+ Sappi che quel che tu brami cotanto
+ in nulla guisa acquistar non potrai,
+ se primamente tu non ti dá' vanto
+ d'avere amor di bella donna, s'hai,
+ piú ch'alcun altro cavalier che truovi,
+ e per battaglia poi convien che 'l pruovi.
+
+ 11
+
+ Ma nel palazzo non potra' entrare,
+ se 'l guanto de l'uccel non hai primieri,
+ e tu quel guanto non potra' 'cquistare,
+ se non combatti con duo cavalieri,
+ i quali son posti 'l guanto guardare,
+ e son gioganti molti arditi e fieri
+ Se tu gli vinci, non toccar da loro,
+ ma spicca tu da la colonna d'oro.--
+
+ 12
+
+ E Bruto disse:--Dama, i' non potrei
+ donna nomar di tanta appariscenza.
+ Se non ti fosse grave, ben vorrei
+ che tu di te mi dessi la licenza.--
+ Ed ella disse:--Fa' ciò che tu déi,
+ ch'i' son contenta per tal convenenza.--
+ E con fermezza d'amore il baciòe,
+ e un destriero fornito gli donòe.
+
+ 13
+
+ E disse:--E' ti convien sanza pavento
+ cavalcare e combatter con ardire;
+ tu ha' caval che corre come vento
+ e meneratti dove tu vogl're.--
+ Ed e' vi montò su con ardimento,
+ e ringraziolla molto in suo partire,
+ e tanto degli sproni el destrier punse,
+ ch'a la riva d'un gran fiume giunse.
+
+ 14
+
+ E, non possendo quel fiume passare
+ perch'era cupo e d'ogni lato monte,
+ lungo la riva prese a cavalcare,
+ tanto che d'oro ebbe trovato un ponte,
+ ch'era sí basso, che per l'ondeggiare
+ l'acqua sopr'esso ispesso facía fonte.
+ Dal primo capo un cavalier avea,
+ armato e fier quantunque si potea.
+
+ 15
+
+ E Bruto, poscia che l'ebbe veduto,
+ il salutò co' molta cortesia
+ e quello gli rispuose a suo saluto,
+ ma domandollo poi perché venía.
+ E Bruto gli rispuose:--I' son venuto
+ per passar qui, se tolto no' mi fia.
+ --Per passar no--rispuose quel guardiano,--
+ ma per aver la morte di mia mano!
+
+ 16
+
+ Ma, perché se' di giovanezza tale,
+ i' ti vo' perdonar--gli disse accorto,--
+ che ma' non arrivò in queste contrade
+ picciol né grande, che non fosse morto;
+ ma, perch'io veggio per sempricitade
+ t'ha fatto pervenire a questo porto,
+ o lassa l'arme e tutti arnesi tuoi,
+ e vattene al piú presto che tu puoi.--
+
+ 17
+
+ Rispose Bruto:--Ha' tu tanta mattezza,
+ che credi per tuo dire i' lasci l'arme?
+ Intendo di provar mia giovinezza
+ contro chi 'l passo vorrà constrastarme!--
+ Ed e' sí fo adirato e con fierezza
+ disse:--Se tu se' stolto, come parme,
+ da po' ch'io veggio che vò' pur morire,
+ e tu morrai!--E corselo a fedire.
+
+ 18
+
+ E di molt'arme gli tagliava adosso,
+ ed in piú parte la carne gli afferra.
+ E Bruto allor, sentendosi percosso,
+ e 'l sangue suo cadere in su la terra,
+ e la sua donna gli tornò nel cosso,
+ ond'egli isprona il buon destrier di guerra,
+ e ferí quel guardian sí aspramente,
+ che per morto l'abatte di presente.
+
+ 19
+
+ E quel giogante gli chiese mercede,
+ ed egli perdonò per cortesia,
+ e 'l suo cavallo degli sproni fiede
+ e per lo ponte subito si 'nvia.
+ Quando il guardian da l'altra parte vide
+ ch'al suo compagno pur morte giungía,
+ di forte il ponte cominciò a corlare
+ che spesso sotto l'acqua il facía andare.
+
+ 20
+
+ E Bruto, per bontá del buon cavallo,
+ pur passò oltre per lo ponte ratto,
+ e giunse a quel fellone quale strale,
+ dove crollava il ponte al primo tratto,
+ che su la testa ferí senza fallo
+ e, per vendetta di quel ch'avea fatto,
+ per forza il prese e nel fiume il gittòe,
+ onde il guardian di subito affogòe.
+
+ 21
+
+ E, quando egli ebbe valicato il passo
+ ed amendue le guardie abattute,
+ ed e' si risposò, perch'era lasso
+ delle percosse, c'have ricevute;
+ e 'l meglio che poté, seggendo a basso,
+ venne curando tutte suo' ferite.
+ Po' valorosamente, come saggio,
+ montò a cavallo ed uscí di suo viaggio.
+
+ 22
+
+ E, cavalcando il franco damigello
+ per un bel prato tutto pien di fiori,
+ vide un palazzo fortissimo e bello,
+ ma no' parea ch'avesse abitatore,
+ però che porta, finestra o sportello
+ no' si vedea da lato né di fuori.
+ Nel prato sí v'avea mensa d'ariento,
+ piena di cibi e d'ogni guarnimento.
+
+ 23
+
+ E poi appresso vide sotto un pino
+ un gran vaso d'argento pien di biada,
+ ond'egli ismonta, di coraggio fino,
+ perché per suo destrier molto gli agrada.
+ Trassegli il freno e puosegli all'orino,
+ perché rodesse, poi d'intorno vada.
+ No' veggendo persona, fra sé pensa:
+ --Sia ciò che puote!--e fussi posto a mensa.
+
+ 24
+
+ Mangiando francamente, come quello
+ ch'avea grande bisogno di mangiare,
+ una porta s'aperse del castello,
+ che facea sí grandissimo sonare,
+ che maravigliar face quel donzello;
+ sicché ristette e volsisi a guardare,
+ ed e' vide venire un gra' giogante
+ verso di sé con un baston pesante.
+
+ 25
+
+ E da seder non si mosse costui,
+ ma piú che mai mangiava alla sicura.
+ Disse il giogante, quando giunse a lui:
+ --Che ne fa' tu costá senza paura?
+ Queste mense son messe per altrui,
+ cioè per gente di miglior natura.
+ E Bruto mangia prima quanto volle
+ poi gli rispuose:--Deh, quanto se' folle!--
+
+ 26
+
+ Se queste mense son per gentil gente,
+ ed io mi tengo ben d'esser gentile,
+ ché 'l padre mio fu molto soficiente,
+ e suo paese molto signorile.
+ A la corte del re, ch'è si possente,
+ per ch'io vi mangi, no' manca' su' stile.
+ E son venuto per portarne meco
+ uno isparviere che 'l re Artú ha seco.--
+
+ 27
+
+ Disse il giogante:--Oh! t'inganna il pensiero,
+ ché gran semplicitá nel cor t'abonda;
+ che sarebbe impossibile ad avere
+ al piú prod'uom, che è 'n Tavola rotonda;
+ ch'è per guardia del guanto piú vedere
+ che quel palazzo intorno non cerconda,
+ e, se compagni avessi un centinaio,
+ ti veterebbe il passo il portinaio.
+
+ 28
+
+ Però, deh, parti, e torna in tuo paese
+ po' che ancora non t'è la vita tolta;
+ lassa l'arme e 'l caval, ch'a le tue spese
+ vo' ch'abbi manicato a questa volta.--
+ Rispuose allora quel donzel cortese:
+ --Per cosa molto grande ora m'ascolta,
+ ch'io, prima che per te i' torni adrieto,
+ teco saprò se l'arme mia han divieto!--
+
+ 29
+
+ Disse il giogante:--Con questo bastone
+ io n'ho giá morti piú di cinquecento;
+ ma, perché tu mi par troppo garzone,
+ sí perdonava al tuo gran falimento.
+ Ora ti dico ch'i' ho intenzione
+ di raddoppiarti la pena e 'l tormento.
+ Ora va', monta a caval, che 'l ti bisogna,
+ ch'io non ti voglio a piè, per piú vergogna.
+
+ 30
+
+ Rispuos'allora il valoroso Bruto:
+ --Non piacci a Dio che io monti in arcione,
+ ched e' sarebbe troppo gran partito
+ combattere a caval con un pedone!
+ Or come cavalier prod' ed ardito
+ --disse al giogante--fa' tua difensione!--
+ E colla ispada fiede arditamente,
+ ma no' che sangue gli uscisse niente.
+
+ 31
+
+ Disse il giogante, di niquizia pregno:
+ --Io te ne pagherò, se Dio mi vaglia!--
+ col baston del metallo e non di legno,
+ che lo menava come fil di paglia,
+ e fedía Bruto con un tal disdegno,
+ che di molt'arme addosso sí gli taglia,
+ e feciolo per forza inginocchiare,
+ sicché di morte e' cominciò a dottare.
+
+ 32
+
+ E poi gli disse:--Po' che tanta noia
+ t'ha fatto il primo, che fará il secondo?
+ Tu ci venisti per acquistar gioia,
+ i' ti farò portar di morte pondo,
+ ché veramente convien che tu muoia,
+ sicché mal ci venisti a questo mondo.--
+ E la mazza levò co' gra' tempesta,
+ volendo dare a Bruto in su la testa.
+
+ 33
+
+ E, quando Bruto vidde la colonna,
+ cioè 'l baston che 'l giogante have 'n alto,
+ ed e' si ricordò della sua donna,
+ e' ferí lui sopra 'l lucente smalto,
+ sicché, per che di ferro avesse gonna,
+ poco gli valse allo secondo assalto:
+ e' diedegli tal colpo in su la spalla
+ che col bastone il braccio a terra 'valla.
+
+ 34
+
+ --Deh! no' mi uccider, per lo tuo migliore
+ --disse il giogante, sentendo tal pena,--
+ ch'io ti recherò il guanto del signore,
+ e tu potrai intanto prender lena.
+ --Tu mi vogli ingannare, o traditore!--
+ rispose Bruto, e dèttegli una mena.
+ Ed e' per téma della morte volse,
+ e menol seco dov'il guanto tolse.
+
+ 35
+
+ E, come Bruto il guanto ell'ha spiccato,
+ e grande istrida dentro si levâro,
+ e non vi si vedeva in nessun lato
+ chi si facesse il pianto cosí amaro.
+ Ed egli vettorioso torna al prato,
+ e montò al destriero allegro e gaio,
+ e cosí cavalcò parecchi giorni
+ pur per pratelli di bei fiori adorni.
+
+ 36
+
+ E, riguardando, vede dalla lunge
+ il palazzo real dello re Artú,
+ e forte degli sproni il destrier punge,
+ tanto ch'a quella porta giunto fu;
+ e, siccome alla porta mastra giunge,
+ mostrò il guanto e fu lasciato ire su
+ da dodici guardian, che disson:--Passa,
+ ché la tua vita sará molto bassa!--
+
+ 37
+
+ Signor, sappiate che secento braccia
+ aveva di lunghezza quel palazzo,
+ e d'ariento avea 'l tetto e la faccia
+ e dentro d'oro le mura e lo spazzo,
+ iscala e panca v'ha, che ciascun saccia,
+ ch'eran d'avorio, intagliate a sollazzo
+ e sonvi d'oro altri sette iscaglioni.
+ Sedevi re Artú con suo' baroni.
+
+ 38
+
+ E Bruto arditamente per la scala
+ montò, pensando di tal novitade;
+ e, quando giunse in su la mastra sala
+ e vide il re con tanta nobiltade,
+ con riverenza inginocchiando cala
+ e salutollo con benignitade.
+ E re Artú gli rendé suo saluto,
+ benché ma' piú no' lo avesse veduto.
+
+ 39
+
+ --Perché venisti a meco, in questa corte?--
+ disse un di que' baroni in corte. Piano
+ rispuose Bruto con parole accorte:
+ --Venuto son per lo sparvier sovrano.--
+ Disse 'l baron:--Per cosí fatta sorte,
+ credo che tu sara' venuto invano!
+ Onde ti move ardir di cheder dono,
+ che piú di mille giá morti ne sono?--
+
+ 40
+
+ Bruto, pensando di quella ch'egli ama,
+ rispuose lietamente a quel barone,
+ dicendo:--Lo sparvier di sí gran fama
+ i' non dimando senza gran cagione,
+ ch'i'ho l'amor della piú bella dama
+ che niun altro di questa magione.
+ E, se alcun ci è che voglia contastare,
+ per forza d'arme gliel tolgo a provare!--
+
+ 41
+
+ Rispose quel baron:--Siene a la pruova!
+ Però ch'io vo' difendere la mia 'manza,
+ ch'a petto a lei la tua non val tre uova,
+ però che di beltade ogn'altra avanza.
+ E veramente, anzi che tu ti muova,
+ confessar ti farò co' mia possanza.--
+ E 'n un pratello si furono armati
+ dentro al palazzo, e furonsi isfidati.
+
+ 42
+
+ E ferirse l'un l'altro co' la lancia
+ sí forte, che le rupper negli scudi,
+ e, poi che dato s'ebben cotal mancia,
+ miser mano a le spade i baron drudi;
+ e l'uno e l'altro non pareva ciancia,
+ quando si riscontrâr co' ferri ignudi;
+ e 'l baron per tal forza Bruto offese,
+ che de l'elmo tagliò quanto ne prese.
+
+ 43
+
+ E Bruto si ricorda su quell'ora
+ di quella donna per cui amor fa questo,
+ di che el rinvigorisse e risan'ora;
+ e con la spada in mano, ardito e presto,
+ ferie 'l baron, sí che senza dimora
+ in su la terra cadde manifesto.
+ Volendosi levare a questo tratto,
+ e Bruto smonta ed uciselo affatto.
+
+ 44
+
+ E poscia se n'andò ritto a la stanga
+ e tolse lo sparvier, la carta e' cani
+ e partendosi disse:--A Dio rimanga
+ lo re Artú con i suoi baron sovrani!--
+ E tutta quella corte par che pianga
+ ch'un uom cosí gaiardo s'allontani.
+ Lecenziato dal re, che se ne vada,
+ vettorioso tornò a sua contrada.
+
+ 45
+
+ E giorno e notte tanto ha cavalcato,
+ ched egli giunse a la donna selvaggia,
+ quella che prima gli aveva insignato
+ come salir si voleva tal piaggia,
+ e, poi che 'l suo saluto gli ha donato,
+ ed ella gli responde come saggia:
+ --Ben sia venuto, per le mille volte,
+ sí fatto amante, che no' l'hanno molte!
+
+ 46
+
+ E poi con baci e con abbracciamenti
+ gran pezza il tenne, senz'altro fallace,
+ e poi li disse:--Mò che t'argomenti
+ di ritornare a tua donna verace?--
+ Ed e' le disse:--Se tu te contenti,
+ i' farò volentier ciò che ti piace.--
+ E ringraziolla di coraggio fino,
+ poi si partí e tornò a suo cammino.
+
+
+
+
+ IX
+
+ MADONNA LIONESSA
+
+
+ 1
+
+ Io truovo d'una donna da Milano,
+ ch'ebbe nome madonna Leonessa,
+ che madre fue d'Azolino Romano,
+ che fue tanto ardito in ogni pressa.
+ Il suo marito ha nome Capitano:
+ di Lombardia ell'era principessa;
+ tutta la Lombardia signoreggiava,
+ e Toscana di lei forte tremava.
+
+ 2
+
+ Ell'era sopr'ogn'altra savia e bella,
+ e sempre avea semilia cavalieri,
+ con i quali prendea cittá e castella
+ o per battaglia o per falsi mestieri;
+ e non montava cavaliere in sella,
+ che non temesse de' suo' colpi fieri:
+ e, se d'amor d'alcuno era richiesta,
+ di botto gli facea tagliar la testa.
+
+ 3
+
+ Cosí reggendo, venne che 'l marito,
+ ch'era d'Italia la piú franca lancia,
+ vennegli in cuore e grande apitito
+ di voler visitare il re di Francia;
+ onde si mosse, molto ben fornito,
+ con semilia tedeschi, a non dir ciancia.
+ Tanto cavalca, che giunge a Parigi;
+ laonde fe' di grandi e be' servigi.
+
+ 4
+
+ Il re di Francia era fuori ad oste;
+ mandò a sua donna ch'ella 'l soccorresse.
+ Il Capitano, udendo le proposte,
+ le si proferse, in quanto le piacesse,
+ con semilia tedeschi alle sue coste.
+ La reina gli disse:--Dio 'l volesse!--
+ Onde da la reina si partíe:
+ dov'era il re di Francia se ne gíe.
+
+ 5
+
+ E grande festa gli fe' il re di Francia,
+ chéd amendue eran perfetti amici.
+ De' saracin v'era la gran possanza,
+ e tutte piene n'eran le pendici;
+ molti cristiani v'eran per certanza,
+ e molti cavalier v'ha da Parigi:
+ da l'una parte e l'altra acampati,
+ cristiani e saracin sono ischierati.
+
+ 6
+
+ Vedendo il Capitan tanta puntaglia
+ di cavalieri da ciascuna parte,
+ di grazia chiese la prima battaglia:
+ il re gliel concedette, onde si parte.
+ Disse a sua gente:--Se Cristo vi vaglia,
+ siate ben franchi, ché sapete l'arte!--
+ Onde tosto percossono a' nimici:
+ la prima ischiera mise alle pendici.
+
+ 7
+
+ Non era in 'Tália uom tanto possente,
+ com'era questo gentil Capitano:
+ e' con sua forza e con sua buona gente
+ diede isconfitta al populo pagano;
+ e il re di Francia ancor similemente,
+ colla suo gente del popul cristiano,
+ a' saracini dieron tal trafitta,
+ che per forza gli mise in isconfitta.
+
+ 8
+
+ Color fuggendo e costoro incalciando,
+ durò la caccia piú di dieci miglia.
+ E lo re poi, a Parigi tornando,
+ menò molti pregion con suo famiglia:
+ e la reina ch'aspettava, quando
+ rivide il Capitan, per mano il piglia.
+ E', vedendosi far tante carezze,
+ subito inamorò di sue bellezze.
+
+ 9
+
+ Cavalcando con lei a coscia a coscia,
+ non si iscopria né in fatto né in detto.
+ Giunti in Parigi, la reina poscia
+ il convitava co' molto diletto,
+ ed e' sentiva l'amorosa angoscia;
+ e, trovandosi un dí con lei soletto,
+ richiesela d'amore: a tal cagione
+ il fe' pigliare e mettere in prigione.
+
+ 10
+
+ E po' col re tutto il fatto ragiona,
+ laonde il re ne fue molto dolente;
+ ma, guardando l'onor della corona,
+ co' savi suoi si consigliò al presente.
+ Ciascun dice di perder la persona:
+ rispuose il re:--Non ne farò niente;
+ ma io condanno quel vembro in due once,
+ che le parole disse tanto isconce.
+
+ 11
+
+ Po' fece il Capitano a sé venire,
+ ed e' si venne tutto isbigottito.
+ Il re gli disse:--Come avesti ardire
+ di farmi oltraggio, avendomi servito?
+ Ma tu se' degno in tutto di morire,
+ bench'io non aggi' tuo fallo seguito;
+ a ciò che la tua vita non s'istingua,
+ sieti tagliato due once di lingua.--
+
+ 12
+
+ El Capitano disse:--I' vi ringrazio,
+ ch'io veggio ben ch'io son degno di morte:
+ ma cento giorni i' v'adimando ispazio
+ prima ch'io venga a sí malvagia sorte.--
+ Il re lo fece di quel voler sazio;
+ fecel rimetter nella pregion forte.
+ Egli poi iscrisse a la sua donna ardita,
+ com'egli era a pericol della vita.
+
+ 13
+
+ Quando la donna intese le novelle
+ del Capitan, che piú che sé l'amava,
+ delle mani si die' nelle mascelle;
+ subitamente in zambra se n'andava,
+ e, non potendo immaginar cavelle
+ dello suo iscampo, ella s'inginocchiava
+ divotamente innanzi al Creatore,
+ e piangendo dicea con gran dolore:
+
+ 14
+
+ --O Signor mio, ch'a Maria Madalena
+ tu perdonasti, non mi abandonare,
+ ch'i' veggio ben che la fortuna mena
+ il mio marito a mala morte fare:
+ ma, se mi doni grazia e tanta lena,
+ ch'io di pericolo il possa iscampare,
+ i' ti prometto, ch'i'ho fatte assai
+ disconce cose, ch'i' non farò mai.--
+
+ 15
+
+ Cosí adorando, si fue addormentata,
+ e dal cielo le venne in visione
+ un angiol, che le die' questa ambasciata:
+ --Se vuoi cavar tuo sposo di prigione,
+ com'uom ti vesti, bene accompagnata,
+ va' dimostrando d'esser Salamone
+ venuto al mondo a rinovar le leggi:
+ contrasto non truovi; i tristi correggi.--
+
+ 16
+
+ Quando la donna si fue risentita,
+ volendo il sogno mettere in effetto,
+ di porpore real si fue vestita,
+ e dice ch'era Salamon perfetto;
+ e la voce d'intorno ne fu ita
+ per Lombardia e per tutto il distretto,
+ sí come Salamone era venuto:
+ e per piacer di Dio era creduto.
+
+ 17
+
+ Apresso, tolse di tutte le chiese
+ di libri raunò some trecento,
+ e mille preti vecchi del paese
+ vestí a nero a suo comandamento,
+ e cento savi colle menti accese
+ pieni d'ogni iscienza e 'ntendimento,
+ e mille cavalier, sergenti e fanti,
+ che gramatica sapien tutti quanti.
+
+ 18
+
+ A' preti comandò che per camino
+ cantasson sempre l'uficio de' morti
+ per rimembranza del regno divino;
+ al qual uficio istanno molti accorti,
+ mostrando avere il mondo a suo dimíno
+ E perché in creder ciascun si conforti,
+ una gran palla d'or portava in mano
+ in sur un bianco palafren sovrano.
+
+ 19
+
+ Le croci inanzi a sé mandava ritte
+ con istendardi di zendado nero,
+ con lettere e parole d'oro iscritte,
+ sí com'egli era Salamon di vero,
+ figliuol del santo padre re Davitte,
+ da Dio mandato per cotal mestiero,
+ per rinovar la legge al mondo guasta.
+ E questo a credere alla gente basta.
+
+ 20
+
+ Come la gente si maravigliava,
+ non è mestieri ch'io vel dichi quici;
+ ché tutto l'universo ne parlava,
+ come tra loro iscriveano gli amici;
+ e tutto il chericato ne tremava
+ pensando perder tutti i benefici.
+ Giunto presso a Parigi una mattina,
+ gli si fa incontro il re e la reina;
+
+ 21
+
+ e 'l vescovo con tutto il chericato
+ si cavalcava col re sanza fallo.
+ Quando si furon a lui appresentato,
+ tutta la gente ismontò da cavallo;
+ piangendo di letizia, inginocchiato,
+ cominciâro il re e gli altri a salutallo:
+ --Ben possiate venir, Santa Corona!--
+ Ed e' saluto non rende a persona.
+
+ 22
+
+ Cui Salamon mirava punto fiso,
+ accetto sel tenea piú ch'uom vivente,
+ e di letizia si segnava il viso
+ e sí diceva umile e riverente:
+ --Egli è venuto ben dal paradiso,
+ tanto ha l'aspetto angelico e piacente!--
+ Giunto in Parigi, come gli fue a grado,
+ col vescovo ismontò al vescovado.
+
+ 23
+
+ E 'n sulla mastra sala fece fare
+ una gran sedia con sette iscaglioni:
+ su vi sedea, e a' piè fece istare
+ i gran maestri, i preti ed i baroni;
+ e fece intorno a sé ingraticolare,
+ empier la sala di libri e' veroni.
+ Po' venne un prenze: com'egli ha ordinato,
+ venne dinanzi a lui inginocchiato.
+
+ 24
+
+ --Mercé, per Dio! Il re tiene in pregione,
+ benché questo dovete voi sapello,
+ nostro signor ch'elli ha 'n condennagione:
+ a tal condennagion facciamo apello.--
+ Vedendo ciò, comandò Salamone
+ che comparisse il re di Francia ed ello.
+ Temendo, il re comparí a mano a mano:
+ apresso menò seco il Capitano.
+
+ 25
+
+ Vedendo Salamone in suo presenza
+ il Capitan con la catena in gola,
+ dinanzi a sé fe' legger la sentenza:
+ "Due once--dice--sia tagliata sola".
+ Salamon parla e disse:--In mia presenza
+ faglici tagliare, parl'io tal parola,
+ due once, come tu condennato hai;
+ ma, se fie piú o men, la romperai.--
+
+ 26
+
+ Ed e' rispuose:--Corona beata,
+ vo' conoscete piú che non fo io;
+ o vaglia o no la sentenzia ch'è data,
+ vo' ch'ella si cancelli, o signor mio.--
+ Salamon la parola ha incorporata;
+ fégli trar carta e assolver ogni rio,
+ e poi apresso gli comandò, e disse
+ che inanzi a lui ogni dí comparisse.
+
+ 27
+
+ E vo' che voi sappiate, o buona gente,
+ ched egli il fece suo procuratore;
+ ed egli e gli altri credean certamente
+ ched e' fusse mandato dal Signore
+ qua giú in terra da Dio 'nipotente,
+ per liberar del mondo alcun errore.
+ E, poi che alquanto e' si fue riposato,
+ Salamone dal re prese comiato,
+
+ 28
+
+ dicendo:--E' mi conviene andare a Roma
+ a correggere il papa e' cardinali,
+ ch'a' cherici porrò sí fatta soma,
+ che in loro vita e' no l'ebber mai tali
+ sí ch'ogni chericato sí si noma,
+ per me' fuggir, vorrebbon mettere ali.--
+ Onde si parte: il re l'accompagnava
+ quel che gli parve, e poi indreto tornava.
+
+ 29
+
+ Come partissi, i preti parigini,
+ a l'uscir fuori, sí com'io intendo,
+ gli presentâr trentamilia fiorini
+ e trenta palafren, s'i' ben comprendo.
+ Gli ambasciador parlârgli in ta' latini,
+ e 'nginocchiârsi e', cosí dicendo:
+ --Vi manda di Parigi il chericato,
+ perché voi non guardiate in lor peccato.--
+
+ 30
+
+ E Salamon, sorridendo, gli tolse
+ e disse:--I' non avea mestier di questi!--
+ E 'nverso lor Salamone si volse
+ e disse:--Fate che viviate onesti;--
+ e per quella fiata gli prosciolse.
+ E' tostamente se n'andaron presti
+ con allegreza e festa a casa loro:
+ e Salamon ne va sanza dimoro.
+
+ 31
+
+ Quando arrivava a castello o a cittade,
+ i preti contro a lor non sono iscarsi:
+ de' preti erano pien tutte le strade
+ a presentarlo ed a raccomandarsi.
+ E 'l Capitan con molta umilitade
+ ogni dí andava a lui a rappresentarsi,
+ e a sua donna iscriveva molto ispesso,
+ ma' non pensando come l'avie presso.
+
+ 32
+
+ Giugnendo Salamone in un gran piano,
+ el Capitan correa un suo destriere,
+ e Salamon domandò a mano a mano,
+ benched e' conoscesse il cavaliere.
+ Fugli risposto ch'era il Capitano.
+ Chiamollo a sé e gli disse:--Fa mestiere,
+ perché cavalchi tu, ch'i' non cavalco,
+ da oggi inanzi sie mio maliscalco.--
+
+ 33
+
+ E, cavalcando a lato a Salamone,
+ il Capitan, siniscalco novello,
+ egli il dimanda di sua condizione,
+ s'egli ha donna o sposa per anello.
+ --Monsignor sí--risposegli il barone--
+ cosí potess'io diventare uccello!
+ Che'nanzi ch'io mangiassi, i' la vedrei
+ con i tre bei figliuoli ch'i'ho di lei;
+
+ 34
+
+ però ch'io l'amo piú che criatura,
+ ed ella cosí me, se Dio mi vaglia.--
+ Salamon disse:--Com'è tanto dura,
+ ch'a te non viene, essendo in tal travaglia?
+ Ma questo è segno ch'ella non si cura
+ della tua morte o vita un fil di paglia!--
+ Ed e' rispose:--Caro signor fino,
+ la testa metterei ch'ell'è in camino!--
+
+ 35
+
+ Salamon disse:--Po' t'ha abandonato
+ e te non cura di tue grave doglie,
+ tal matrimonio rompere ho pensato,
+ ché posso far di ciò tutte mie voglie;
+ ed una ricca donna d'alto istato,
+ savia e gentile, i' ti darò per moglie.
+ Ed e' rispuose:--I' non credo che sia
+ piú sufficiente donna che la mia.--
+
+ 36
+
+ E cosí cavalcavan ragionando
+ che presso a Roma a tre miglia arrivâro:
+ e 'l papa e' cardinali e gli altri, quando
+ l'ebbon sentito, incontro sí gli andâro;
+ e 'n sulla strada insieme riscontrando,
+ il papa e Salamon si salutaro.
+ Dicea il papa:--Ben venga il signor mio!--
+ Ed e':--Ben venga il vicario di Dio!--
+
+ 37
+
+ E, poi ch'alquanto in Roma fue posato,
+ il papa fece con lor concestoro,
+ e fe' che'l chericato ivi adunato
+ gli diede centomillia fiorin d'oro.
+ Parlamentando il papa gli ha parlato:
+ --I' non so quanto farete dimoro;
+ ma io intendo che per ogni verso
+ legge mutiate in tutto l'universo;
+
+ 38
+
+ e tôrre al chericato e' benefici,
+ e darci poi asprissima sentenza.
+ Se riparare si può ta' giudici,
+ provveggia in ciò la vostra sapienza.--
+ Salamon disse:--In Dio e veri ufici
+ vivete casti e fate penitenza,
+ e lussuria lasciate e' buon bocconi:
+ i' pregherò Iddio che vi perdoni.--
+
+ 39
+
+ Da Roma si partí colla secura,
+ e tanto cavalcò che giunse in Siena;
+ lá onde il chericato per paura
+ partire il fece colla borsa piena.
+ E 'l chericato fiorentin procura,
+ di sua venuta, gran gioia ne mena;
+ incontro gli si fe' con grandi onori.
+ In Firenze smontò a' Frati minori.
+
+ 40
+
+ E riposati alquanti giorni poi,
+ i cherci fiorentini il dimandâro:
+ --Dicci se lo giudicio tocca a noi,
+ o se per nostro inciampo ci è riparo.--
+ Salamon disse allor:--Sí come voi
+ siete principio al dolore e all'amaro,
+ sarete i primi che il Signor superno
+ vi manderá nello prefondo eterno.--
+
+ 41
+
+ A' prior disse:--Questa vostra terra,
+ chiamata "fior", farò che fará frutto;
+ ma, prima che sia, se'l mio dir non erra,
+ dovizia avrete di pianto e di lutto.--
+ Ed il consiglio co' prior si serra:
+ alcun dicea che volea ch'al postutto
+ e' fusse presentato riccamente:
+ chi n'era lieto, e chi n'era dolente.
+
+ 42
+
+ In ringhiera levossi un calzolaio
+ e disse:--Io dico ch'al signor reale
+ non si die tanto che vagli un danaio,
+ po' ch'egli il manda il re celestiale;
+ ma, se ognun vuole istare allegro e gaio,
+ pigliamo il bene e lasciamo ogni male,
+ e'l Signor ci dará stato perfetto.--
+ Ciascun rispose e disse:--Egli ha ben detto.--
+
+ 43
+
+ Partissi Salamone e andò a Gagliano,
+ la sera se n'andò sanza menzogna:
+ e riguardando intorno il Capitano
+ conobbe ch'era il camin di Bologna.
+ E parlò e disse:--Signor mio sovrano,
+ licenzia v'adimando con vergogna,
+ ch'io possa ritornar in mio paese,
+ ché mio nimico è il popul bolognese.--
+
+ 44
+
+ E Salamon allora prese a dire:
+ --Di questo fatto il miglior prenderemo:
+ quando tutta la gente fie a dormire
+ verrai a me, e ciò consiglieremo.--
+ Quand'e' fu tempo, ed e' per ubbidire
+ andò a lui nella cambera; allo stremo
+ d'andare a letto, trovò Salamone
+ ignuda, e disse:--Ben vegna il barone.--
+
+ 45
+
+ E poi la man sulla spalla gli ha messa,
+ e disse:--Come ha nome la tua sposa?--
+ Ed e' rispose:--Ha nome Lionessa,
+ ch'i' bramo di veder sopr'ogni cosa.--
+ E' disse:--Guarda s'io somiglio ad essa;--
+ ed e' guardò con faccia vergognosa,
+ po' disse:--Signor mio, santa Corona,
+ veder mi par la mia donna in persona.--
+
+ 46
+
+ Disse 'l barone:--A mente non mi reco
+ se non che siete della santa fede,
+ ché corpo uman non potrebb'aver seco
+ tanta biltá quanto Iddio vi concede.--
+ Diceva Salamon:--Or, com'è cieco
+ chi non conosce il suo, quand'egli 'l vede;
+ ch'i' son tua donna e tu se' mio marito.--
+ Ed e' per gioia cadde tramortito.
+
+ 47
+
+ Come fu risentito di presente,
+ subitamente s'andâro nel letto,
+ ed abbracciâr l'un l'altro istrettamente
+ e tutta notte stettero in diletto.
+ Al mattin Salamon tutta sua gente
+ accomiatò, dicendo:--I' son costretto
+ d'andare al paradiso luziano,
+ dove non può venir niun corp'umano.
+
+ 48
+
+ Contento di bon' ar' ciascun si parte,
+ e Salamon, ch'avíe mutata gonna,
+ secondamente che dicon le carte,
+ tornò a Melan vestito come donna.
+ Come fu giunto, scrisse in ogni parte,
+ insino al papa, del mondo colonna:
+ "Nel paradiso luzian mi ritruovo,
+ sí come piace a Dio, per cui mi muovo".
+
+ 49
+
+ Ad ogni chiesa suo' libri rendette,
+ e conobbe da Dio grazia infinita.
+ Enfin ch'al mondo col marito stette,
+ si fêro insieme santa e buona vita,
+ e chiese e monester fêr diciasette;
+ ed ebbon paradiso alla partita,
+ alla qual ci conduca il Salvatore.--
+ Antonio Pucci il feci, al vostro onore.
+
+
+
+
+ X
+
+ LA REINA D'ORIENTE
+
+
+
+
+ PRIMO CANTARE
+
+
+ 1
+
+ Superna Maiestá, da cui procede
+ ciò che nel mondo dá ogni sustanza,
+ e sei cortese a chiunque ti chiede
+ divotamente con fede e speranza;
+ umilemente ti chieggio mercede
+ che doni grazia a me, pien d'ignoranza,
+ ch'io rimi sí la presente leggenda,
+ che tutta gente diletto ne prenda.
+
+ 2
+
+ Avendomi io, signor, posto nel core
+ di non perder piú tempo a far cantare,
+ un libro, che mi par degli altri il fiore,
+ cosí leggendo mi fe' innamorare.
+ Poi che rimato l'ho per vostro onore,
+ pregovi che vi piaccia d'ascoltare,
+ però ch'io credo che a la vostra vita
+ sí bella istoria non avete udita.
+
+ 3
+
+ Trovo che la reina d'Oriente
+ fu senza pari al mondo di sapere,
+ e non fu mai da Levante al Ponente
+ donna che fusse di sí gran podere.
+ El suo marito era vecchio e da niente,
+ ond'ella si facea molto temere:
+ era giovane e bella oltra misura,
+ piú ch'a quel tempo fosse creatura.
+
+ 4
+
+ Questa reina di grande eccellenzia
+ era devota ed amica di Dio,
+ vivea casta e facea penitenzia
+ secretamente e senza nessun rio,
+ e digiunava con gran riverenzia,
+ perché del paradiso avíe disio.
+ Ma, se al mondo avea alcun diletto,
+ costei li volea tutti al suo cospetto,
+
+ 5
+
+ siccome s'eran canti di vantaggio
+ ed istormenti d'ogni condizione,
+ con cento damigelle d'un paraggio,
+ cantavan e suonavan per ragione.
+ Ell'eran tanto belle nel visaggio,
+ che agnoli parean piú che persone.
+ Questo facevan quand'ella mangiava,
+ quando dormía e quando si levava.
+
+ 6
+
+ Per guardia avea l'altissima reina
+ mille buon cavalier pien d'ardimento,
+ e mille turchi, gente palladina,
+ ch'eran piú neri che carbone spento.
+ Con questa forza e con la sua dottrina,
+ facea sí grande e giusto reggimento,
+ che simil nol fe' mai signor né dama,
+ sí che per tutto'l mondo avea gran fama.
+
+ 7
+
+ Quando lo'mperador di Roma intese
+ le sue bellezze e 'l senno, ch'avea tanto,
+ subitamente del suo amor s'accese,
+ e pensò d'accusarla al Padre santo,
+ acciò che a Roma andasse a far difese
+ per ubbidienza del papale ammanto,
+ dicendo:--S'ella viene in mia balía,
+ quel ch'io vorró pur converrá che sia.--
+
+ 8
+
+ E disse al papa:--In cotal parte regna
+ una che fa del mondo paradiso;
+ e, fòr di questa, ogni altra vita sdegna,
+ mondan diletti vuol per non diviso.
+ Se questo è vero, ella è di morte degna,
+ e tutto 'l suo reame esser conquiso:
+ però richieder la fate in persona
+ che vegna inanzi a voi, Santa Corona.--
+
+ 9
+
+ E 'l papa fu con tutti i cardinali,
+ e comandò che ella fusse richesta:
+ che comparisse in cento dí, fra' quali
+ fatta avesse sua scusa manifesta,
+ gravandola con scritte e con segnali,
+ acciò che del venir fusse piú presta:
+ che, a pena del fuoco, si movesse,
+ come 'l suggel papal veduto avesse.
+
+ 10
+
+ E 'l messo cavalcò tanto che puose
+ a la reina in man quella ambasciata.
+ Ella la lesse, e poi sí gli rispuose:
+ --La tua richesta fia ben osservata,
+ però che sopra tutte l'altre cose
+ ho disiato di far questa andata,
+ per veder Roma e le reliquie sante,
+ e baciar dove il papa pon le piante.--
+
+ 11
+
+ Quando si partí 'l messo, un palafreno
+ donar gli fece con cento once d'oro;
+ ed ei, contento piú ch'altr'uom terreno,
+ al papa ritornò senza dimoro,
+ e raccontò dello stato sereno
+ de la reina e del suo gran tesoro,
+ e la risposta ched ella avea fatta.
+ E 'l papa disse:--Questa non è matta.--
+
+ 12
+
+ Lo 'mperadore, ch'avea gran vaghezza
+ d'udir parlar di lei, mandò pel messo,
+ e domandolli della sua bellezza.
+ Rispuose il saggio messaggiere ad esso:
+ --Non domandate della sua adornezza,
+ ché non è lingua che 'l dicesse a presso:
+ di nobil baronaggio e dell'avere
+ non ha nel mondo pari, al mio parere.--
+
+ 13
+
+ Quando egli udiva sua biltá contare,
+ gli crescea voglia di vederla al core,
+ e spesso andava al papa a ricordare
+ che li facesse il termine minore.
+ --E s'ella vien, faretela scusare;
+ se non ha colpa, faccialesi onore;
+ che molti giá son stati accagionati,
+ che sanza colpa si son poi trovati.--
+
+ 14
+
+ Il papa, udendo li suoi prieghi adorni,
+ félli un comandamento via piú forte
+ che comparisse: infra cinquanta giorni,
+ a pena della vita, fosse a corte;
+ e, se piú tempo vien ch'ella soggiorni,
+ fará bandir lo stuol per darli morte.
+ Ond'ella, udendo ciò, per ubbidire,
+ molta sua gente a sé fece venire,
+
+ 15
+
+ fra' quali aveva principi e marchesi,
+ duchi, conti, baroni e castellani,
+ cavalieri, mercatanti e borghesi,
+ ed altri gentiluomini cattani;
+ donne e donzelle, che di lor paesi
+ il signoraggio avean tralle lor mani,
+ vedove donne, rimase contesse,
+ ed altre marchisiane e principesse.
+
+ 16
+
+ E, ragunato ch'ebbe il parlamento,
+ l'alta reina in piè fússi levata,
+ e lesse, dopo il bel proponimento,
+ la lettera che 'l papa avea mandata.
+ Poi lesse l'altro gran comandamento
+ che in breve tempo fosse apparecchiata
+ dicendo:--Consigliate che vi pare.--
+ E dopo lei un conte andò a parlare,
+
+ 17
+
+ e disse:--Alta reina, perch'io sono
+ un de' minor del vostro baronaggio,
+ duomila cavalier profero e dono
+ per la difesa di cotanto oltraggio.
+ Ma, s'io fallasse, chieggiovi perdono:
+ lasciate fare a noi questo viaggio,
+ e voi vi state con diletto e gioia.
+ Chi contro a ciò vuol dir, dico che muoia.--
+
+ 18
+
+ Disse un marchese, che si levò poi:
+ --Per Dio non si sostenga tal vergogna!
+ Io vi vo' dar, per difesa di voi,
+ tremila cavalier senza menzogna.
+ Dama, lasciate far la scusa a noi:
+ le spade acconceran ciò che bisogna.--
+ Quand'ebbe detto, scese il parlatore.
+ E montò suso un grande barbasore,
+
+ 19
+
+ il quale stava al fine d'Oriente,
+ campion de' ner gioganti, s'io non erro;
+ e disse:--Io vi darò della mia gente
+ duomila turchi con baston di ferro,
+ e vo' morir con tutti lor presente,
+ se dieci tanti di lor non disserro.--
+ E dopo costui molti altri baroni
+ li proferian cavalieri e pedoni.
+
+ 20
+
+ Ed ella ringraziò in lor presenza,
+ baroni e donne col viso giocondo,
+ dicendo:--Poi ch'io so la vostra intenza
+ lo 'ntendimento mio non vi nascondo.
+ Io son pur ferma di far l'ubbidienza
+ del papa, che è vicario di Dio al mondo:
+ però mi date quella compagnia,
+ che a voi par ch'onorevole mi sia.--
+
+ 21
+
+ La gente sua, vedendola sí magna,
+ l'un piú che l'altro andava volentieri,
+ ma della sua partenza ognun si lagna.
+ Piangon le donne, baroni e scudieri.
+ E ordinaron che avesse in sua compagna
+ ad elmo diecimilia cavalieri,
+ che la metá di lor fosson gioganti
+ dell'Oriente, neri tutti quanti.
+
+ 22
+
+ L'alta reina si levò e disse:
+ --Grazia ne rendo alla vostra bontade:--
+ poi comandò che, infin ch'ella redisse,
+ stessono in pace ed in tranquillitade.
+ Appresso comandò che si partisse
+ ciascuno e ritornasse in sue contrade;
+ sí che si dipartiron lagrimando,
+ e la reina si venne acconciando.
+
+ 23
+
+ Io vo', signor, che voi siate avvisati
+ che quella donna di sua terra mosse
+ con diecemila cavalieri armati,
+ che per tre tanti non temean percosse,
+ di pedon sanza numero pregiati
+ menò con seco molte schiere grosse,
+ mille dottor con batoli di vaio,
+ vestiti d'un color allegro e gaio.
+
+ 24
+
+ Appresso si menò mille donzelle,
+ di seta d'un color tutte vestite,
+ di musica maestre e tanto belle,
+ ch'allor parean del paradiso uscite;
+ e mille donne per guardia di quelle,
+ da cui la notte e 'l dí eran servite;
+ e mille carra coverte a scarlatto,
+ ch'andavano, a lor modo, piano e ratto.
+
+ 25
+
+ Li carri, ch'io vi dico, eran tirati
+ ciascun da due destrieri ambianti e forti;
+ per due maestri turchi eran guidati,
+ attenti a' loro uffici e bene accorti;
+ presso alla donna andavano ordinati
+ con canti e suon perch'ella si conforti;
+ sopra ogni carro aveva la bandiera,
+ lá dove l'arme di quella donna era.
+
+ 26
+
+ Appresso un carro v'era d'oro fino,
+ tratto da dieci grossi palafreni,
+ lattati e bianchi quanto l'ermelino,
+ e d'oro aveano tutti quanti i freni;
+ sopra ciascuno avea un saracino,
+ perché soavemente il carro meni,
+ il qual di perle e gemme avea cortina,
+ e dentro si posava la reina.
+
+ 27
+
+ Or chi potrebbe raccontar le some
+ de' muli a campanelle d'ariento,
+ che ben valeano piú di sette Rome?
+ Del trionfante e magno fornimento
+ se avete voglia di sapere il come,
+ io vel dirò, per far ognun contento,
+ com'ella potea far piú ch'io non dico,
+ se vero è ciò che conta il libro antico.
+
+ 28
+
+ Per lo reame suo correva un fiume
+ ch'uscía del paradiso deliziano,
+ e pietre preziose per costume
+ menava, ed oro ed ariento sovrano.
+ Non era fiumicel, ma di vilume,
+ per la larghezza un miglio intero e sano,
+ e per lunghezza tenea trenta miglia:
+ se questo è ver, quel non è maraviglia.
+
+ 29
+
+ E, quando a Roma giunse quella donna,
+ che mille turchi menava d'intorno,
+ e sopra al capo, in sur una colonna,
+ aveva uno istendardo molto adorno,
+ veracemente ben parea madonna
+ di ciò che 'n questa vita fa soggiorno;
+ e tutta Roma correva a furore
+ dicendo:--Chi sará questo signore?--
+
+ 30
+
+ Quando la gente la donna vedía
+ piú rilucente che non è il cristallo,
+ e riguardò la sua gran baronía,
+ ch'eran con lei a piede ed a cavallo,
+ e le donzelle, che venian per via,
+ agnoli le credeano sanza fallo;
+ diceva l'uno a l'altro de' romani:
+ --Di vero quelli non son corpi umani!--
+
+ 31
+
+ E, dismontata al palagio papale,
+ l'alta reina, siccome saputa,
+ mille turchi menò su per le scale,
+ ché a torto non volía esser tenuta:
+ e, quando vide il papa naturale,
+ con riverenzia lo inchina e saluta;
+ poi disse in ginocchion con umiltade:
+ --Che mi comanda Vostra Santitade?--
+
+ 32
+
+ Il papa disse:--Tu mi se'accusata
+ di questo mondo paradiso fai,
+ e l'altra vita in tutto hai disprezzata
+ e ne' mondan diletti sempre stai.--
+ Ed ella disse:--Io sono accagionata,
+ Padre, di cosa che ma' non pensai,
+ ch'io credo in Dio e vita eterna spero:
+ chi altro dice non vi porge il vero.
+
+ 33
+
+ Diletto prendo per considerare
+ l'eternal vita che mai non ha fine,
+ e penso, udendo mie dame cantare,
+ che debbian esser le voci divine!
+ E, disiando udirle, star mi pare
+ in questo mondo tra pungenti spine.
+ Di questa vita non curo una fronda;
+ ma, sperando aver l'altra, sto gioconda.--
+
+ 34
+
+ Appresso disse:--Acciò ch'io non v'inganni,
+ fate cessar tutta la gente vostra.--
+ Quando con lui fu sola, alza li panni,
+ una camicia di setole mostra,
+ e dice:--Padre santo, quindici anni
+ fatto ho con questa col Nimico giostra.--
+ Poi mostrò un ferro in sulle carni cinto;
+ laonde il papa disse:--Tu m'hai vinto.--
+
+ 35
+
+ Levossi ritto e presela per mano,
+ dicendo:--Donna santa, grazia chiedi;--
+ ed ella, lacrimando umile e piano,
+ disse:--Per quello Iddio a cui mi diedi,
+ vi priego, Padre mio, Pastor sovrano,
+ che m'assolviate innanzi a' vostri piedi.--
+ E poi che l'ebbe di tal voglia sazia,
+ ed ella disse:--Io voglio un'altra grazia.
+
+ 36
+
+ Voglio, Santa Corona, che vi piaccia
+ di pregare il Signor che mi conceda,
+ ch'un figliuolo col mio marito faccia,
+ che del tesoro mio rimagna reda.--
+ Il Padre santo disse:--Va', procaccia,
+ ché 'l ventre tuo avrá di corto preda.--
+ Ed ella se ne andò con gran letizia
+ ad albergo, al Castel della milizia.
+
+ 37
+
+ Quando l'imperadore ebbe spiato
+ ch'ell'era sciolta sanza suo pregare,
+ subitamente a caval fu montato
+ ed all'albergo l'andò a visitare.
+ E la reina l'ebbe ringraziato,
+ ed e' si parte sanza dimorare,
+ e manda alle milizie pel maestro
+ de' cavalier, sempre alla guardia presto.
+
+ 38
+
+ E disseli:--Tu hai molto fallito,
+ che la reina ha' messa in tal fortezza;
+ ma guarda pur che tu non sie tradito,
+ ch'ella vuol prender la romana altezza;
+ ché seco ha gente per cotal partito
+ la piú fiorita che sia di prodezza,
+ e Roma vuol, per aver lo papato
+ e per signoreggiare lo 'mperiato.--
+
+ 39
+
+ Disse il maestro:--Tal cosa m'è nuova.
+ Ma non temete per cotal cagione;
+ ché, se di ciò si metterá alla prova,
+ farò sonare ad arme lo squillone.
+ Quando suona al bisogno, si ritrova
+ trenta milizie d'uomini in arcione,
+ e cento legion di popol franco,
+ che a sua difesa non si vede stanco.
+
+ 40
+
+ Le milizie sapete sono tante,
+ centosessanta con mille ducento,
+ e le legion di populi altrettanto,
+ sí che saría sí grande assembramento,
+ che, se costei n'avesse sei cotanto,
+ di sua venuta arebbe pentimento.
+ Ma priego voi che, a sí fatto periglio,
+ mi diate il vostro discreto consiglio.--
+
+ 41
+
+ Ed e' rispose:--Fa' che a' suoi cavagli
+ sien tolti tutti e' freni e' loro arnesi.
+ Appresso, lo squillon fa' che battagli,
+ e' traditori saran morti e presi.--
+ Disse il maestro:--Io temo non v'abbagli
+ altro pensier che sopra a ciò vi pesi:
+ che vogli alquanto procurar sua vista,
+ che mal per voi, se tal briga s'acquista!--
+
+ 42
+
+ Mentre che 'l maestro tai parole dice,
+ a quello 'mperador venne un presente,
+ un altro alla sua madre imperadrice
+ da parte della donna d'Oriente.
+ Quel de lo 'mperador fu sí felice,
+ ch'una cittá valeva certamente;
+ onde e' disse:--Piú son che 'n prima preso.--
+ Quel maestro di botto l'ebbe inteso,
+
+ 43
+
+ e disse:--Se di donna sí gentile
+ amor v'ha preso, non so ch'io mi dica,
+ ch'io non ne vidi mai una simile,
+ con tanti buon costumi si nutrica.
+ Se di lei volete esser signorile,
+ la 'mperadrice vi fia buona amica:
+ manifestate a lei vostro talento,
+ ed ella vi fará di lei contento.--
+
+ 44
+
+ Lo 'mperador, per seguitar sua voglia,
+ a la sua madre il fatto ebbe contato,
+ dicendo:--Madre, io mi moro di doglia
+ per la reina, che m'ha inamorato.
+ Se le potessi far passar la soglia
+ d'esto palagio, ben saría sanato.--
+ Ed ella, udendo allora il suo volere,
+ disse:--Io anderò per lei, e non temere.--
+
+ 45
+
+ E l'altro dí in persona andò per lei:
+ e settanta reine menò seco,
+ e ringraziolla. Poi disse:--Io vorrei
+ nel mio palagio alquanto esser con teco:
+ non mel disdir, ch'io non mi partirei
+ se 'n prima mossa non fussi con meco.--
+ E la reina sospettò nel core;
+ ma pur disse:--Io verrò per vostro amore.
+
+ 46
+
+ Poi ordinò che mille turchi armati
+ la seguissen vestiti come donne;
+ alli altri disse:--State apparecchiati
+ a seguitarmi, se bisogno avronne;--
+ e molto ammaestròe turchi velati,
+ e poi con quella 'mperadrice andonne,
+ e portò sotto una spada forbita,
+ che a qualunque fería, toglie la vita.
+
+ 47
+
+ E, giungendo al palagio imperiale,
+ lo 'mperador incontro se li fece,
+ e per man prese la donna reale,
+ che di color nel viso si disfece.
+ La 'mperadrice, ch'era accorta al male,
+ menolla dentro, dove piú le lece;
+ e poi disse al figliol:--Fa' ciò che déi;--
+ e volle serrar dentro lui e lei.
+
+ 48
+
+ E quelle donne turchie non lasciâro
+ serrar la porta, ch'èrno ammaestrate:
+ apresso loro stavano a riparo,
+ e preso avean prima tutte l'entrate.
+ I baron del signor allora andâro,
+ e ispinsono le donne piú fiate,
+ ma no' che le smagliassin d'in sull'uscio,
+ ch'a petto loro non valeano un guscio.
+
+ 49
+
+ Disse lo imperador:--Tre donne quinci
+ non potrete cacciar, tristi baroni!
+ Non fia nessun di voi che incominci
+ a dar lor delle pugna e de' bastoni?--
+ Allor vi trasser gli scudieri e i princi,
+ dando e togliendo su per li gropponi:
+ correndo la reina a tale offesa,
+ e quella 'mperadrice l'ebba presa.
+
+ 50
+
+ E la reina in su quella fu presta,
+ e mise mano a la spada attoscata,
+ e die' alla 'mperadrice in sulla testa
+ tal colpo, ch'ella cadde stramazzata.
+ Nel secondo cantar si manifesta
+ come vi fu battaglia ismisurata,
+ e chi ne scampò allora in su quel tratto.
+ Antonio Pucci al vostro onor l'ha fatto.
+
+
+
+
+ SECONDO CANTARE
+
+
+ 1
+
+ Celestiale, eterna Maiestade,
+ che senza la tua luce mai non veggio,
+ s'io sperdo il tempo in queste vanitade,
+ perdona a me, ch'io 'l fo per non far peggio.
+ Ma perch'i'ho da me poca bontade,
+ della tua fonte tanta grazia chieggio
+ ch'io possa seguitar il convenente
+ di quella alta reina d'Oriente.
+
+ 2
+
+ Io vi contai come lo 'mperadore
+ in camera era con quella reina;
+ e come a la sua gente con dolore
+ le donne turchie davan disciplina;
+ e come quella donna di valore
+ la 'mperadrice uccise la mattina:
+ or seguirá che diece cameriere
+ uccise poi per sí fatto mestiere.
+
+ 3
+
+ Quando lo 'mperadore i suoi soccorse,
+ di sei baroni l'un non trova sano:
+ e la reina fuor la zambra corse,
+ dicendo alla sua gente:--Ora partiáno!
+ E, quando la brigata sua s'accorse
+ ch'avea la spada sanguinosa in mano,
+ mison mano alle lor, ché colle pugna
+ infino allor battuta avean la sugna.
+
+ 4
+
+ E quella donna co' turchi velati
+ tornò al suo albergo sanza dimorare;
+ e trovò tutti gli altri apparecchiati
+ di ogni arnesi acconci a camminare;
+ e disse:--Poi che siete tutti armati,
+ partianci quindi, se voglián campare;
+ ché, se ci suona adosso lo squillone,
+ a rischio tutti sián de le persone.--
+
+ 5
+
+ E come fu partita dal Castello,
+ l'alta reina al papa mandò a dire
+ che li piacesse rimediare a quello
+ che non potesserla impedimentire.
+ Allor suonò lo squillone a martello,
+ e 'l papa disse:--Ah! le convien morire,
+ però che questa gente son sí cani,
+ che duro fia campar dalle lor mani.--
+
+ 6
+
+ E poi le scrisse: "Reina, di saldo
+ a rischio se' con quanta gente hai teco,
+ perché lo 'mperador si è molto caldo,
+ e gente senza numero ha con seco.
+ Ma prendi vestimento di ribaldo
+ e torna indietro, e saraiti con meco,
+ tanto che sfoghi alquanto l'ira sua:
+ poi ti potrai tornare a casa tua".
+
+ 7
+
+ E la reina discreta ed accorta
+ immantanente disse:--A Dio non piaccia
+ che questa gente, che m'ha fatto scorta,
+ abbandonata sia dalle mie braccia:
+ 'nanzi voglio esser io la prima morta,
+ poi che di loro ho guidato la traccia.--
+ E la sua gente gridava:--Campate--
+ alla reina,--e di noi non curate!--
+
+ 8
+
+ Disse un de' savi suoi:--Di questa offesa,
+ de' due partiti l'un convien pigliare:
+ o noi ci apparecchiam per la difesa
+ in ogni modo e 'l me' che possián fare;
+ o disarmati, senza far contesa,
+ incominciamo mercé a domandare;
+ ché io son certo ch'e' roman saranno
+ pietosi sí che ci perdoneranno.--
+
+ 9
+
+ E la reina disse:--Al mio parere,
+ meglio è a fare una morte che cento;
+ ché, se noi ci arrendiamo al lor volere,
+ ne le prigioni ci faran far stento.--
+ E confortò la gente e fe' le schiere,
+ dicendo:--Cavalier pien d'ardimento,
+ vogliate innanzi morire ad onore
+ che viver con vergogna e disinore.--
+
+ 10
+
+ Lo 'mperador correndo uscí di Roma,
+ dicendo a la sua gente:--Siate accorti
+ di prender la reina per la chioma,
+ la strascinate insin dentro le porti;
+ e ciaschedun che sua gente si noma,
+ pedoni e cavalier sien tutti morti;
+ le dame ignude tutte le ispogliate,
+ e incontanente a Roma le menate.--
+
+ 11
+
+ Quando la donna piena di bontade
+ vide venir lo 'mperador possente,
+ guardando intorno, da tutte contrade
+ premer si vide addosso molta gente;
+ ond'ella, sospirando con pietade,
+ iscese da caval subitamente,
+ e cogli occhi levati, inginocchiata,
+ si fu di cuore a Dio raccomandata,
+
+ 12
+
+ dicendo:--O Dio, pietá di me ti prenda,
+ ché ciò m'avvien per voler viver casta;
+ ond'io ti priego che tu mi diffenda
+ da quello 'mperador, che mi contrasta,
+ sí che di mille dame non si offenda,
+ la lor virginitade e non sia guasta.
+ Soccorrimi, Signor celestiale,
+ che per ben fare io non riceva male.--
+
+ 13
+
+ E l'agnol, poi che l'orazione ha detta,
+ li apparve e disse:--Non ti sgomentare:
+ perché istata se' da Dio diletta,
+ mandato m'ha per non ti abbandonare.--
+ E poi li disse:--To' questa bacchetta;
+ fra tuoi nemici sí la va a gittare,
+ dicendo:--Gite come fumo al vento;--
+ e lo tuo cor di lor sará contento.--
+
+ 14
+
+ E dipartita quella santa boce,
+ l'alta reina a caval fu montata,
+ fecesi il segno de la santa croce,
+ e contra e' suoi nemici ne fu andata.
+ Quando fu presso a lor, molto feroce
+ la bacchetta tra loro ebbe gittata,
+ dicendo come l'agnol detto avía,
+ e tutta quella gente si fuggia.
+
+ 15
+
+ E in isconfitta a Roma se n'andâro,
+ non aspettando lo padre il figliuolo,
+ e settemilia e piú ne trafelâro
+ a piede ed a caval di quello istuolo,
+ e de' maggior baron pochi campâro.
+ Di che lo 'mperador n'have gran duolo;
+ e que' de la reina molto arnese
+ de li roman portarno in lor paese.
+
+ 16
+
+ Sentendo la sconfitta, il Padre santo
+ andò al palazzo dello 'mperadore,
+ e in camera il trovò far sí gran pianto,
+ che somigliante mai nol fe' signore.
+ E disse:--Dimmi il fatto tutto quanto.--
+ Ed e' rispuose con molto dolore:
+ --Il fatto è gito come voi voleste,
+ quando la falsa reina assolveste.
+
+ 17
+
+ I' vo' che voi sappiate, santo Padre,
+ ch'ella è maestra di diabolica arte,
+ e le ricchezze sue tanto leggiadre
+ tutte le vengon da sí fatta parte;
+ e per tal modo uccise la mia madre
+ con dieci cameriere po' in disparte;
+ e ora senza combatter mi sconfisse
+ con parole e mal cose ch'ella disse.--
+
+ 18
+
+ E 'l papa, che la cosa tutta quanta
+ sapeva, disse:--Non mi ti scusare.
+ Tu m'accusasti quella donna santa,
+ poi la volesti qui vituperare;
+ perch'ella si difese, tu sai quanta
+ crudeltá inverso lei volesti fare.
+ Dio ne fe' uno miracol manifesto,
+ e la reina non ha colpa in questo.--
+
+ 19
+
+ E poi che l'ebbe molto predicato,
+ lo 'mperadore tornò a coscienza,
+ ed a' suoi piè, di lagrime bagnato,
+ s'inginocchiò con molta riverenza,
+ dicendo:--Padre, i'ho molto fallato,
+ ond'io mi pento e cheggio penitenza.--
+ E 'l papa l'assolvette d'ogni rio,
+ e benedisselo e poi si partío.
+
+ 20
+
+ Appresso scrisse alla donna reale
+ in Oriente come il fatto istava.
+ Quando ella lesse la scritta papale,
+ fu molto lieta di ciò che contava,
+ perché aspettava l'oste imperiale,
+ de la qual cosa molto dubitava.
+ Quando sua gente la novella intese,
+ facean gran festa per tutto il paese.
+
+ 21
+
+ La sera la reina di biltade
+ suo debito richiese al suo marito.
+ Rispuose il re:--Perché tal novitate?
+ Non mostri sanza quel tale appetito;
+ ché sián tant'anni stati in castitade
+ e or mi richiedi a sí fatto partito.--
+ Ed ella disse:--Io 'l fo, perché di noi
+ nasca un figliuol che signoreggi poi.--
+
+ 22
+
+ Udendo il re cosí buona ragione,
+ rispuose:--Tu di' bene, al parer mio.--
+ Giacque collei, si ch'ella ingravidòne
+ in quella notte, come piacque a Dio.
+ E la reina poi il fatto contòne
+ a' suoi baron, che n'aveano disio:
+ --D'un figliuol maschio io sono ingravidata;--
+ onde di ciò si fe' grande armeggiata.
+
+ 23
+
+ E poco istante il re si fu ammalato
+ e in brieve si partí di questa vita.
+ Di ciò si fe' lamento smisurato,
+ e gran gente di brun si fu vestita;
+ e non si vide mai corpo onorato
+ come fu quel d'adornezza infinita.
+ Po' che fu soppellito, di presente,
+ l'alta reina amaestrò sua gente,
+
+ 24
+
+ dicendo:--Ciascun sia come fratello,
+ e niuno faccia ad alcun altro torto;
+ ché a doppio punirò qual sará quello
+ che faccia peggio perché 'l re sia morto.
+ Non dubitate, ché signor novello
+ so veramente ch'avrete di corto,
+ il qual sará bilancia di giustizia.--
+ E tutta gente n'andò con letizia.
+
+ 25
+
+ Ed una ch'avea nome donna Berta,
+ sua segretiera istata sempre mai,
+ disse:--Reina, come se' tu certa
+ di figliuol maschio aver, che ancor no' l'hai?
+ Iscandal nascerá di tal proferta
+ fra la tua gente, se femina fai!--
+ E la reina disse:--Tu di' vero:
+ ripara tu, che ha' 'l senno tutto intero.--
+
+ 26
+
+ Appresso di dolore fu gravata
+ l'alta reina sopra a partorire;
+ e donna Berta savia ed insegnata
+ celato un fanciul maschio fe' venire,
+ e in camera con quel si fu serrata,
+ ch'altra persona non vi pote' gire.
+ Ed ella partorí quando gli lece:
+ or vi dirò che donna Berta fece.
+
+ 27
+
+ La donna partorí una fanciulla,
+ che di bellezza fu maravigliosa;
+ e donna Berta no' ne disse nulla,
+ ma fuor l'ebbe mandata alla nascosa,
+ e con quel maschio in collo si trastulla.
+ Gridando, aprí la camera gioiosa:
+ --Venite dentro, ché 'l signore è nato,
+ piú bel figliuol che mai fosse portato.--
+
+ 28
+
+ E delle donne fu la calca grande
+ a visitar la donna lor maggiore.
+ Quando la boce tra' baron si spande
+ che gli era nato il lor novel signore,
+ tutti armeggiâr con sopraveste e bande,
+ piú volte il giorno mutando colore:
+ e ciaschedun crede che maschio sia
+ quel che regger dovea la signoria.
+
+ 29
+
+ Levandosi del parto la reina,
+ fece lattar quel maschio nel palagio.
+ E donna Berta facie la fantina
+ celatamente star senza disagio;
+ e po', crescendo, a foggia mascolina
+ la faceva vestire e stare ad agio;
+ sí che maschio pareva veramente
+ piú bel ch'altro bellissimo e piacente.
+
+ 30
+
+ E quando di sett'anni fu in etade,
+ e la reina a donna Berta disse
+ che rimandasse il maschio in sue contrade,
+ siccome ella ordinò che vi venisse.
+ E poi che fatta fu suo volontade,
+ sí che non fu persona che 'l sentisse,
+ ed ella fe' tornare la figliuola
+ siccome maschio, per mandarlo a scuola.
+
+ 31
+
+ E disse a donna Berta:--E' ti conviene
+ andar con questa fanciulla a Bologna,
+ però ch'io temo ch'essa sanza tene
+ non ricevesse biasimo o vergogna:
+ teco non potre' stare se non bene.
+ Prendi tesoro quanto ti bisogna,
+ e la non dir chi sia: fálla studiare:
+ s'io non mando per te, giá non tornare.--
+
+ 32
+
+ Ed ella si partí con molto avere
+ e vassene a Bologna quando puote.
+ Quando fu giunta, ella volle sapere
+ chi di scienza sape' me' le note.
+ Fu col maestro, e disseli:--Messere,
+ con voi vo' porre questo mio nipote,
+ che l'amo piú che mio figliuolo assai,
+ e qui da lui non mi partirò mai.
+
+ 33
+
+ E se farete sí ched egli appari
+ tanto che basti come voi sapete,
+ non ne pensate d'avere denari,
+ ch'io ve ne darò quanti vorrete;
+ si che, se non aveste piú scolari,
+ co' sol costui ad agio ne starete.--
+ Disse il maestro, udendo tal sermone:
+ --Io 'l faro savio piú che Salamone.--
+
+ 34
+
+ E poi che la fanciulla fu avviata,
+ ella imprende' ciò che vedea d'inchiostro.
+ Se la reina n'era domandata
+ da' suoi baroni:--Ch'è del signor nostro?--
+ ella dicea:--Ène bene--ogni fiata,
+ --però che studia nel servigio vostro;
+ e spero in Dio che tornerà sí saggio,
+ che di scienza non ará paraggio.--
+
+ 35
+
+ E quando la fanciulla fu cresciuta
+ tanto, era in etá di quindici anni,
+ e in quel tempo suo par non fu veduta
+ maestra di scienza sanza inganni:
+ da tutta gente maschio era tenuta
+ per atti, per sembianti e per li panni;
+ e di bellezze tante in sé avea,
+ che molte donne innamorar facea.
+
+ 36
+
+ Ed in quel tempo la reina scrisse
+ a donna Berta che s'apparecchiasse,
+ che di Bologna in breve si partisse
+ e come re la figliuola menasse;
+ e d'un color cento donzei vestisse,
+ e gente a piè ed a caval soldasse,
+ sí che paresse bene accompagnato
+ il re novello d'oro incoronato.
+
+ 37
+
+ E donna Berta fece incontanente
+ ciò che da quella lettera comprese:
+ vesti donzelli e soldò molta gente,
+ e some fe' di molto bello arnese;
+ e da' signor de la cittá presente
+ prese comiato, e fece allor palese
+ che figliuol era: donde i cittadini
+ l'accompagnâro piú che a lor confini.
+
+ 38
+
+ E, cavalcando poi, ogni cittade
+ gli fece onor quanto li convenía.
+ La madre, che sapea per veritade
+ la sua tornata, fece ambasceria
+ a tutti i suoi baron di nobiltade
+ ch'ognuno andasse a farle compagnia;
+ onde marchesi, barvasori e conti
+ con altra gente a caval furon pronti.
+
+ 39
+
+ Poi la reina fe' per suo contado
+ tutta la strada, dove de' passare,
+ quaranta miglia coprir di zendado,
+ e poi la piazza, ove dovía smontare,
+ di drappo d'oro coprir, che di rado
+ sí bel si vede mai adoperare.
+ Giunto ch'è il re, la festa e l'allegrezza
+ fu tal, che a dire mi sare' gravezza.
+
+ 40
+
+ Ma, poi che 'l fu ne la sedia reale,
+ parlamentò sí ben, che ognun da canto
+ diceva:--Il nostro signor naturale
+ parla per bocca di Spirito santo.
+ E certi sián che 'l Re celestiale
+ colla sua man l'ha fatto tutto quanto,
+ però ch'uscito par del paradiso.--
+ E ciascun si partí con giuoco e riso.
+
+ 41
+
+ E lo re poi, per piú chiaro mostrare
+ che 'l fosse maschio com'era tenuto,
+ apparò di schermire e di giostrare,
+ ed in ciascuno fu ardito e saputo.
+ Cantar sapeva e stormenti suonare,
+ di gran vantaggio l'arpa ed il liuto:
+ sí che di sua virtú per ogni verso
+ fama n'andò per tutto l'universo.
+
+ 42
+
+ Ed in quel tempo avía lo 'mperadore
+ una figliuola grande da marito;
+ e disse al papa un dí:--Santo pastore,
+ mia figliuola vorrebbe anello in dito;
+ ond'io ne sto in pensiero a tutte l'ore,
+ poi che non so chi sia di tal partito:
+ se ne sapete alcun, che a lei si faccia,
+ di maritarla priego che 'l vi piaccia.--
+
+ 43
+
+ Sapendo il papa la magnificenza
+ de lo re d'Oriente e sua vertute,
+ disse a lo 'mperador la convenenza.
+ --Questi sará di tua figlia salute:
+ però che, s'ella ha bella appariscenza,
+ odo ch'egli ha tutte virtú compiute:
+ da lui 'n fuor, non so in cristianitade
+ chi degno sia di tanta nobiltade.--
+
+ 44
+
+ Lo 'mperador ne fu molto contento,
+ e lettere fûr fatte e suggellate,
+ e per ambasciador di valimento
+ a lo re d'Oriente fûr mandate.
+ E lo re l'accettò di fin talento;
+ poi disse a que' messaggi:--Or m'aspettate;--
+ e poi le lesse in zambra saviamente,
+ con donna Berta e la madre presente.
+
+ 45
+
+ Quando leggendo intende la scrittura,
+ come lo 'mperador gli vuol dar moglie,
+ non sentendosi maschio di natura,
+ egli e la madre parean pien di doglie.
+ E donna Berta s'impromette e giura
+ di riparare a ciò, sed e' la toglie;
+ dicendo:--Scusa parrebbe disdegno,
+ onde distrutto saria questo regno.--
+
+ 46
+
+ E lo re fe' chiamar l'ambasceria,
+ e disse lor:--Signori, in veritade,
+ che tutto 'l tempo della vita mia
+ promesso aveva a Dio verginitade;
+ sí che per tal cagion grave mi fia
+ offender la divina Maestade:
+ ma, per aver con lui perfetta pace,
+ son per far ciò ch'allo 'mperador piace.--
+
+ 47
+
+ E fece ragunar sua gente apresso,
+ e in parlemento fe' dir l'ambasciata,
+ e tutta la sua gente gridò ad esso:
+ --Facciasi ciò che dice la mandata.--
+ E, fatto nel Consiglio il compromesso,
+ per cavalcar si fe' l'apparecchiata.
+ Quando il re fu per mover la mattina,
+ s'inginocchiòe e disse alla reina:
+
+ 48
+
+ --Forse che piú non mi rivedi mai;
+ ond'io ti cheggio la tua benezione.--
+ E la reina allor mise gran guai,
+ e cadde in terra per quella cagione.
+ E donna Berta le disse:--Dove hai,
+ reina, il senno e il core di lione?--
+ E la reina disse:--Omè! non dire,
+ ch'io veggio andar la mia figlia a morire.
+
+ 49
+
+ Perch'io uccisi, donde son corrucciosa,
+ la madre di colui che 'l mondo regge.
+ Se il nostro re si spoglia con la sposa,
+ e' non fia quel che 'l matrimonio legge,
+ e se torna in palese questa cosa,
+ ad aspra morte il condanna la legge!--
+ Rispose donna Berta:--Non dottare,
+ ché il re con lei qui san credo menare.--
+
+ 50
+
+ E la reina allor l'ha benedetto,
+ ed el con donna Berta fu partito,
+ e cogli ambasciator di tale effetto,
+ e con altri baron, che l'han seguíto.
+ Nel terzo vi dirò come nel letto
+ la moglie molto lusingò il marito,
+ pognam che poco valse il lusingare.
+ Al vostro onore Antonio fe' 'l cantare.
+
+
+
+
+ TERZO CANTARE
+
+
+ 1
+
+ Io prego Iddio, che 'nfino a qui m'ha dato
+ lo 'ngegno di rimar sí bella storia,
+ che non guardi secondo il mio peccato,
+ e doni grazia nella mia memoria,
+ sí ch'io possala, come ho incominciato,
+ a tutta buona gente far notoria;
+ e priego voi che ciaschedun m'intenda,
+ però che questo è 'l fior de la leggenda.
+
+ 2
+
+ Signori, i' dissi nel cantar secondo
+ come lo re si mosse d'Oriente:
+ or mi convien seguir come giocondo
+ a Roma giunse con tutta sua gente,
+ che 'l non fu mai signore in questo mondo,
+ che comparisse tanto adornamente;
+ che tutta Roma, prima che 'l vi entrasse,
+ dalli stormenti parea che 'ntronasse.
+
+ 3
+
+ Il papa, e' cardinali, e' gran prelati
+ e tutta baronia imperiale
+ incontr' a quel signor ne fûro andati
+ con allegrezze e festa generale.
+ E, quando insieme furon iscontrati,
+ ismontar vuole quel signor reale
+ a piè del padre santo; ond'egli disse:
+ --Sta' su, figliuolo!--e poscia il benedisse.
+
+ 4
+
+ Entrato in Roma, tutte le persone
+ si maraviglian della sua bellezza,
+ dicendo:--Questi è piú bel che Assalone,
+ ed angiol par de la divina Altezza.--
+ E 'l santo papa seco nel menòne
+ al suo palagio, che ne avea vaghezza;
+ e, dismontato, sempre donna Berta
+ vuol presso a lui, perché di senno sperta.
+
+ 5
+
+ E, poi che il re si fu posato alquanto
+ e ragionato col sommo pastore,
+ quando fu tempo, disse al padre santo:
+ --Andiamo a corte dello 'mperadore.--
+ E fûrsi mossi e cavalcaron tanto,
+ che giunti fûro al palazzo maggiore;
+ isceson da caval, salîr la scala,
+ lo 'mperador trovâro in su la sala.
+
+ 6
+
+ E lo re corse e gitòlisi a' piede,
+ e salutollo da parte di Dio.
+ Lo 'mperadore, che sí bello il vede,
+ disse:--Ben sia venuto 'l figliuol mio!
+ Poi ch'è piaciuto al papa, sua mercede,
+ se se' contento tu, son content'io.--
+ Rispose il re:--Santissima Corona,
+ io sono vostro in avere e in persona.--
+
+ 7
+
+ Lo 'mperadore allor chiamò la figlia,
+ e dimandolla se per sposo il vuole.
+ Ella, che inver' di lui alzò le ciglia,
+ e rilucente il vide piú che 'l sole,
+ rispose, tutta di color vermiglia:
+ --O padre mio, perché tante parole?
+ poiché a voi piace, ed io ne son contenta.
+ Ma lo 'ndugiare è quel che mi tormenta.--
+
+ 8
+
+ Il padre tenne il dito a la donzella,
+ presente molti re, conti e marchesi;
+ e lo re la sposò con cinque anella
+ piú rilucenti che carboni accesi,
+ e valean piú di quindici castella,
+ de le miglior di tutti que' paesi;
+ e se ne fece festa in tutta Roma,
+ tal che per tutto il mondo ancor si noma.
+
+ 9
+
+ El papa fu partito di presente,
+ da poi che vide la donna sposata.
+ Il nuovo sposo poi celatamente
+ madonna Berta a sé ebbe chiamata;
+ e' ragionò della sera vegnente,
+ dicendo:--Poi che qui sono arrivata,
+ come farò con quella, che nel letto
+ stasera aspetta aver di me diletto?--
+
+ 10
+
+ Ed ella disse:--Quando se' alle prese,
+ lussuria spregia, loda virgin'tade;
+ il matrimonio, di', fatt'hai palese
+ per non aver col padre nimistade;
+ forma di maschio mostri in tuo paese,
+ per me' signoreggiar le tue contrade.
+ E sappi tanto dir, che la converta
+ teco a tener virginità coperta.--
+
+ 11
+
+ La sera, poi che 'l re ebbe cenato,
+ le donne sí 'l pigliâro senza posa;
+ l'ebber di peso in camera portato,
+ dove aspettava con desio la sposa.
+ E poi che dentro fu con lei serrato,
+ ed ella disse alquanto vergognosa:
+ --Spogliatevi, messer, ché vi posiate
+ prima che a noi le donne sian tornate.--
+
+ 12
+
+ E lo re disse:--Va' inanzi a dormire,
+ però ch'a Dio vo' fare orazione.--
+ E poi s'inginocchiò e prese a dire:
+ --O Signor mio,--con gran divozione,--
+ poi che per questo mi convien morire,
+ alla mia gente campa le persone:
+ poi ch'io virginitade t'ho servata,
+ l'anima mia ti sia raccomandata.--
+
+ 13
+
+ E poi, tremando tutto di paura,
+ da l'altra parte si fu coricato.
+ E quand'ella fu assai stata alla dura,
+ disse:--Messer, molto avete fallato.
+ Per tener questi modi non si giura
+ il matrimonio, da Dio comandato
+ anzi per generare e far figliuoli.--
+ E 'l re piangendo disse con gran duoli:
+
+ 14
+
+ --Tu se' figliuola peggio maritata
+ che niun'altra che nel mondo sia;
+ ed io sono colei che t'ho ingannata,
+ come udirai contra la voglia mia.--
+ E tutta la novella ebbe contata,
+ piangendo fortemente tuttavia,
+ e disse:--Come tu, femina sono;
+ di morte degna son, cheggio perdono.--
+
+ 15
+
+ Appresso disse come donna Berta
+ gli avea insegnato con la mente greve;
+ e la fanciulla, per esserne certa
+ (ché non credeva al suo detto di leve),
+ tutta dal capo al pié l'ebbe scoperta,
+ che parea pure una massa di neve;
+ e poi li disse, quando ben l'addocchia:
+ --Non pianger piú, ch'io ti sarò sirocchia.--
+
+ 16
+
+ E insieme si promison d'osservare
+ virginità, mostrandosi contente,
+ e cotal cosa non manifestare
+ in tutta la lor vita ad uom vivente:
+ poi s'abbracciáro in poco dimorare.
+ E ne la zambra ritornò la gente,
+ la qual danzando era gita intorno;
+ sí che levârsi, ch'era presso 'l giorno.
+
+ 17
+
+ Lo 'mperador la figlia ebbe chiamata,
+ perché la vide cosí lieta in viso,
+ e disse:--Figlia, come se' tu stata?--
+ Ed ella disse:--Me' che 'n paradiso.--
+ E similmente a chi l'ha domandata,
+ a tutti dicea:--Bene, per mio avviso.--E
+ cosí dicíe 'l re, c'ha senno assai:
+ --I' son contento piú ch'i' fossi mai.--
+
+ 18
+
+ E, poi che donna Berta ebbe sentito
+ la mattina dal re la veritade,
+ disse:--Pognam che l'abbi convertita,
+ in femina non è stabilitade;
+ sí che facián di qui tosto partita.--
+ Ed e' rispose:--Apparrebbe viltade!--
+ Ed ella disse:--Io farò la bisogna
+ per modo tal, che non ci sia vergogna.--
+
+ 19
+
+ E fe' fare una lettera, mostrando
+ che la mandassi la vecchia reina,
+ ne la qual contenea, breve parlando:
+ "Sappi, figliuol, che la mia vita fina.
+ Da poi che mi lassasti sospirando,
+ non posai mai né sera né mattina:
+ però, se metti di mia vita cura,
+ fa' che ti mova, letta la scrittura".
+
+ 20
+
+ E, quando il re fu posto a desinare,
+ la lettera gli fu appresentata.
+ Leggendo, incominciò a lagrimare;
+ onde tutta la corte fu turbata,
+ e presto fu levato da mangiare.
+ Ed allo 'mperador l'ebbe portata,
+ dicendo:--E' mi convien partir da voi.--
+ Egli la lesse, e risposeli poi:
+
+ 21
+
+ --Tu hai cagion, ch'io non sarei colui
+ che ti volessi tenere qui a bada;
+ va' tosto, muovi, e la cagione altrui
+ non dir perché, né dove tu ti vada.--
+ Disse la sposa:--Io voglio ire collui.--
+ Ed el rispose:--Fa' ciò che t'aggrada.--
+ E féllo accompagnar da molta gente.
+ E 'l re la ne menò in Oriente.
+
+ 22
+
+ E, trovando la madre fresca e sana,
+ fe' dimostrar come fosse guerita.
+ Per lo tornar del re, l'alta sovrana
+ un anno tenne o piú corte bandita.
+ Quando n'andò la baronia romana
+ fe' lor ta' doni, sí ch'alla reddíta
+ a lo 'mperador disser:--Signor nostro,
+ signor del mondo pare il gener vostro.--
+
+ 23
+
+ E, quando donna Berta ebbe ridetto
+ a la reina come 'l fatto era ito,
+ molto si contentò, poiché 'l diffetto
+ del re non era per altrui sentito.
+ La sposa avea col re maggior diletto
+ ch'al mondo avesse mai moglie e marito;
+ e 'l padre suo n'avea lettere assai,
+ ch'ella si contentava piú che mai.
+
+ 24
+
+ Poi che due anni inseme fûro state,
+ amandosi l'un l'altro d'amor fino,
+ per lo gran caldo avvenne un dí di state,
+ ch'ell'erano spogliate in un giardino.
+ E donna Berta le trovò abbracciate,
+ e riprendéle per aspro latino;
+ ed elle disser:--Vanne, vecchiarella,
+ ché non cape tra noi piú tua novella.--
+
+ 25
+
+ E donna Berta allor, molto adirata,
+ fra suo cor disse:--Io ne farò vendetta.--
+ Subitamente a caval fu montata,
+ ed a Roma n'andò con molta fretta,
+ ed allo 'mperador fu appresentata,
+ e tutta la novella gli ebbe detta,
+ dicendo:--La tua figlia è ancor pulcella,
+ e femina è lo sposo sí com'ella.--
+
+ 26
+
+ Ed el rispose:--Io mi maraviglio
+ ch'ella abbia avuta in sé tanta malizia!--
+ Di ciò prese co' savi suoi consiglio,
+ i quali, accesi tutti di nequizia,
+ dissero ognuno:--Gli si dia di piglio,
+ poi se ne faccia un'aspra giustizia.--
+ Disse il signor:--Se questo fia palese,
+ condanno al fuoco lui e 'l suo paese.--
+
+ 27
+
+ Appresso scrisse, come savio e dotto,
+ a la figliuola ed allo re d'Oriente,
+ che, veduta la lettera, di botto
+ il visitasser, ché sta gravemente.
+ A la figliuola e al re non parve motto,
+ e montâro a caval subitamente
+ con molta gente, e tanto cavalcâro,
+ ch'a la cittá di Roma si trovâro.
+
+ 28
+
+ Lo 'mperadore fe' di lor venuta
+ festa e gioia, mostrandosi guarito:
+ poi domandò la figliuola saputa
+ s'egli era maschio o femina il marito.
+ Ed ella sí fu allor molt'aveduta,
+ e disse:--Padre mio, egli è fornito
+ di ciò che a vero sposo si richiede.--
+ Ed el per tutto questo nolle crede.
+
+ 29
+
+ Ed ordinò d'andar fuori a cacciare
+ e di menar la figlia e 'l suo compagno,
+ e disse a' servi:--Fate ch'al tornare
+ per loro in sala fatto truovi un bagno.--
+ E questo fe' per vederlo ispogliare,
+ mostrando a lui di farli onore magno.
+ Poi cavalcò, e il re siguí la traccia,
+ non sapendo perché facea la caccia.
+
+ 30
+
+ Disse un, ch'andando li si accostò allato:
+ --Lo 'mperador vuol far la cotal prova,
+ ed havvi ad aspra morte condannato,
+ se natura di femina vi trova.
+ --S'io fussi a piè, il t'averei mostrato!--
+ rispose il re,--ma di questo mi giova.--
+ E con letizia aspettò il convenente:
+ poi si partí da lui cortesemente.
+
+ 31
+
+ Cacciando poi per una selva scura,
+ el re andava pur acqua cercando
+ per affogarsi, per la gran paura
+ ch'avea d'essere giunto in cotal bando.
+ Non trovand'acqua in quella valle dura,
+ iscese, non potendo ir cavalcando;
+ e, poi da sé 'l cavallo ebbe cacciato,
+ fussi nascoso in quel chiuso burrato.
+
+ 32
+
+ Piangendo poi ficcò in terra la spada,
+ e diceva, adorando a quella croce:
+ --Poi che di tôrmi la vita t'aggrada,
+ pregoti Cristo con pietosa voce
+ che la mi togli qui, sí ch'io non vada
+ a morte sofferir tanto feroce.--
+ In quella venne un cervio per la valle,
+ bussando colle corna e colle spalle.
+
+ 33
+
+ Giugnendo il cerbio inanzi a lui, soggiorna.
+ Il re teme che fosser cavalieri;
+ ed apparigli un angiol fra le corna,
+ dicendo:--O re, non ti dar piú pensieri:
+ arditamente alla cittá ritorna,
+ e colla sposa fa' ciò ch'è mestieri,
+ ché tu se' maschio per grazia di Dio,
+ ed hai ciò che bisogna;--e poi sparío.
+
+ 34
+
+ E 'l re pose la mano a sua natura,
+ com'ebbe inteso l'angiol prestamente,
+ e ritrovossi sí fatta misura,
+ che comparir poteva arditamente.
+ Di che molto nel cor si rassicura,
+ e cominciò a cantar divotamente:
+ --_Te Deum laudamus_;--e, poi si fu armato,
+ partissi da quel luogo ov'era stato.
+
+ 35
+
+ Lo 'mperador, che noi trova la sera,
+ a Roma fe' bandir senza dimoro
+ che 'l si cercasse con gran luminera
+ per quella selva, la notte, ogni foro;
+ e chi 'l trovasse in alcuna maniera,
+ da corte arebbe poi mille once d'oro;
+ sí che gran gente la selva cercava,
+ e la sua sposa, che piangendo andava.
+
+ 36
+
+ E quando venne sú l'alba del giorno,
+ cercando per la selva, ebber udito
+ cantar quel salmo, ch'è cotanto adorno,
+ in quel vallon, che ancor non era uscito.
+ Per quella voce andâr tanto dintorno,
+ che ritrovâro il re, ch'era smarrito.
+ Se la moglie fu lieta in su quel tratto,
+ ben sarà piú com'ella saprà il fatto.
+
+ 37
+
+ E come il re fu montato a cavallo,
+ e la novella a Roma inanzi gía,
+ com'el tornava piú chiar che cristallo
+ con la sua sposa e con la baronia,
+ lo 'mperadore spera senza fallo
+ farlo morir, se quel che crede sia,
+ e come giunse quel signor sovrano,
+ lo 'mperador li disse a mano a mano:
+
+ 38
+
+ --Perché ti déi sentir alcuna doglia,
+ non ti vo' dimandar, se non ti posi;
+ ma di presente in quel bagno ti spoglia,
+ che v'è unguenti molto preziosi.
+ Spogliossi il re, che n'aveva gran voglia,
+ per far le donne e quei baron gioiosi,
+ e mostrò lor sí bella masserizia,
+ che tutta gente si ne fe' letizia.
+
+ 39
+
+ Lo imperador, di voluntate acceso,
+ la gente caccia e poi al re dicía:
+ --Dove andastú?--Ed ei disse:--I' fu preso
+ nella foresta d'Enoc ed Elia,
+ che con certi altri mi portâr di peso
+ dove si sta con gioia tuttavia:
+ ciò fu nel paradiso luziano,
+ dov'era Salamone allegro e sano,
+
+ 40
+
+ el qual mi disse ch'a voi era detto
+ ch'io femina era, e non disse da cui.
+ Sí ch'io lassai quel loco benedetto,
+ per trar d'errore voi ed anche altrui;
+ e quei, che mi portâro, con effetto
+ mi puoser là dov'i' trovato fui.--
+ Disse lo 'mperador:--Lasciamo andare:
+ tu m'hai contento; vatti a riposare.--
+
+ 41
+
+ E la mogliere soffería gran pena
+ del gran disio di trovarlosi in braccio,
+ perché di prima sapeva la mena,
+ e non sapeva poi il suo procaccio,
+ presel per mano e in camera si 'l mena,
+ dicendo:--Amore, andiamci a letto avaccio!--
+ Poi fêr nel letto l'amorosa danza,
+ come tra moglie e marito è l'usanza.
+
+ 42
+
+ Poi ch'ell'ebbe assaggiato quell'uccello,
+ disse:--Amor mio, onde avestú questo?--
+ Ed e' rispuose:--L'angiol Gabriello,
+ come Dio volle, me 'l fe' manifesto.
+ Non maraviglia s'egli è buono e bello--
+ dissele,--se dal ciel venne sí presto.
+ E lo re disse:--Vorrei ch'al presente
+ tornassimo a mia madre in Oriente.--
+
+ 43
+
+ Ed ella fu contenta, e 'l giorno poi
+ disse allo 'mperadore il suo disio:
+ --Concedi, padre, in quanto non ti nòi,
+ ch'i mi diparta col marito mio.--
+ Ed ei rispose:--Quando piaccia a voi,
+ andate con la benezion di Dio.--
+ Ond'ei s'apparecchiâro di vantaggio
+ e dipartirsi con gran baronaggio.
+
+ 44
+
+ Ed una, ch'era la maggior reina
+ che in que' paesi allor fussi trovata,
+ chiamata era la Donna della Spina,
+ s'era al bagnar del re innamorata,
+ e pensò di pigliarlo se 'l camina;
+ ond'ella molta gente ha ragunata
+ alla sua ròcca donde dovea gire.
+ Quando fu giunto ed ella gli fe' dire:
+
+ 45
+
+ --Il signor d'esta ròcca m'ha mandato,
+ che parlar vi vorrebbe, se 'l vi lece.--
+ Ed e' rispuose:--Sono apparecchiato.--
+ Uscí di schiera e contro le si fece.
+ Ed ella, come cavalieri armato,
+ andò ver' lui ben con piú di diece:
+ ché n'avea seco ben dieci migliaia;
+ il re se' mila e cinque centinaia.
+
+ 46
+
+ Com'ella giunse ed ella a lui, il prese
+ per man, dicendo:--Venite a posare.
+ --Perdonami, messer, che in mio paese--
+ rispose il re--ho fretta di tornare.--
+ Ed ella, ragionando alla cortese,
+ ad arte il fe' alla ròcca appressare.
+ Quando si vidde da sua gente forte,
+ si 'l mise dentro e poi serrò le porte.
+
+ 47
+
+ Poi disarmata, disse:--Quando ignudo
+ bagnar vi vidi, fu' presa d'amore;
+ onde vo' che vi piaccia, caro drudo,
+ ch'io sia la donna e voi siate il signore.--
+ Ed e' rispose con aspetto crudo:
+ --Ogni pensier te ne leva del core;
+ ch'i'sofferrei innanzi d'esser morto
+ che fare alla mia donna sí gran torto.--
+
+ 48
+
+ E la falsa reina gli die' bere
+ un beveraggio, ond'el fu addormentato.
+ Poi comandò alle sue camerere
+ che ignudo fusse subito spogliato.
+ E messo in letto e fatto il suo volere,
+ ed ella allor vi si coricò a lato:
+ poi l'abbracciò e con suo argomento
+ el fe' destar d'amoroso talento.
+
+ 49
+
+ E lo re, desto, le baciò la bocca
+ e fe' piú volte la danza amorosa,
+ conciosiacosaché ognor che la tocca,
+ esser si crede con la vera sposa.
+ Poi che in prigion si vede nella ròcca,
+ forte piangendo, non trova mai posa,
+ né parole el confortan né vivande,
+ e fuor della ròcca era il pianto grande.
+
+ 50
+
+ La ròcca era sí forte, che battaglia
+ da niuna parte vi si potea dare.
+ Signor, pensate se briga e travaglia
+ quella donn'ebbe al marito ad acquistare.
+ Intendo dirvi nell'altro cantare
+ come vi pose l'oste di gran vaglia
+ e come vendicò sí fatto scherzo.
+ Antonio al vostro onor finito ha il terzo.
+
+
+
+
+ QUARTO CANTARE
+
+
+ 1
+
+ Benché pe' templi i' t'abbia, Signor mio,
+ tanto pregato, ch'io me ne vergogno,
+ ancor ti prego, onnipotente Dio,
+ che mi soccorra, ch'i' n'ho gran bisogno;
+ si ch'io possa fornire el mio disio
+ della presente storia, ove 'l cor pogno,
+ e dammi grazia ch'io dica sí bene,
+ che piaccia a chi per ascoltarmi vene.
+
+ 2
+
+ Io vi contai, signori e buona gente,
+ siccome nella ròcca della Spina
+ menato preso fu 'l re d'Oriente
+ da quella potentissima reina.
+ Or vi dirò siccome fu valente
+ la moglie, che di fuor campò tapina,
+ ch'a la madre del re scrisse il tenore,
+ e per gente mandò allo 'mperadore.
+
+ 3
+
+ Quando lo 'mperador vide l'oltraggio
+ che la figliuola aveva ricevuto,
+ tre legioni di franco baronaggio
+ mandò subitamente in suo aiuto,
+ diecimilia pedoni di vantaggio
+ con un buon capitan molto saputo,
+ il qual cerchiò la ròcca atorno atorno
+ e non se ne partía notte né giorno.
+
+ 4
+
+ Quando la donna d'Oriente intese
+ che a quella ròcca preso era 'l figliuolo,
+ a tutta gente debb'esser palese
+ se la sentí nel cor letizia o duolo.
+ Poi che fornita fu di quello arnese
+ che bisognava, menò grande stuolo
+ di gente seco, e tanto cavalcòne,
+ che giunse ove el figliuolo era in prigione.
+
+ 5
+
+ E domandò come gli era fornita
+ la ròcca, ch'esser forte dimostrava.
+ Fulle risposto:--Ell'è sí ben guernita,
+ che tutto 'l mondo non cura una fava.--
+ E la reina saputa ed ardita
+ da piú parte d'intorno ordinò cava;
+ e fu la prima che mai si facesse
+ a terra, che per cave s'arrendesse.
+
+ 6
+
+ Tre mesi e piú fatt'era giá l'assedio,
+ quando le cave giungono alle mura;
+ poi che tagliato fu 'l forte risedio,
+ fe' dare una battaglia forte dura;
+ e per la cava intrâr, sicché rimedio
+ non ebbon contro alla gente sicura:
+ sí che la ròcca co' lo re acquistorno,
+ e molti prigionieri ne menorno.
+
+ 7
+
+ Tornossi a Roma la gente romana,
+ di che a lo 'mperador fu gran dolcezza:
+ la figlia, il re con sua madre sovrana,
+ in Oriente andar con allegrezza.
+ E quella donna, che fu si villana,
+ si fêro incarcerar con molta asprezza,
+ e incatenar con molti suo' baroni,
+ che della ròcca menarno prigioni.
+
+ 8
+
+ Poi la reina vecchia ebbe chiamato
+ il suo figliuolo, e poi si fe' mostrare
+ s'egli era vero quel gli era contato
+ che avessi quell'uccel da pizzicare.
+ E, poi che l'ebbe il suo cuore appagato,
+ una gran festa si fe' apparecchiare
+ di giostra e d'armeggiare e di schermire,
+ e molti gran signor vi fe' venire.
+
+ 9
+
+ Perché tal festa era cotanta magna,
+ de' carcerati non era menzione.
+ La donna un dí col suo guardian si lagna,
+ e d'un servigio umilmente il pregòne.
+ --Ciò che vi piace ed a vostra compagna--
+ rispose,--fuor che trarvi di prigione.--
+ Diss'ella:--Un guanto in piazza alto m'appicca,
+ e poi mi sappi dir chi lo ne spicca.--
+
+ 10
+
+ La guardia poi la mattina per mancia
+ fe' suo volere, e poi guardò da canto.
+ Giungendo in piazza, disse il re di Francia:
+ --Battaglia dimandar si de' quel guanto.--
+ Appresso corse e spiccòl dalla lancia,
+ poselsi in capo dicendo:--Io mi vanto
+ di questo guanto osservar la proposta.--
+ La guardia tornò e disse la risposta.
+
+ 11
+
+ Ed ella tosto scrisse a quel signore,
+ dicendo: "La reina Galatea
+ è 'ncarcerata per colpa d'amore,
+ come se fossi pessima giudea.
+ Onde ti priego col tuo gran valore
+ di trarmi di prigion cotanto rea;
+ che tu 'l de' far, però che 'l promettesti,
+ quando di piazza il mio guanto prendesti".
+
+ 12
+
+ E, ricevuta la lettera e letta,
+ la pose in mano a lo re d'Oriente.
+ Ed el si scusa e po' co' molta fretta
+ liberò lei con tutta la sua gente:
+ perché, sappiate, s'ella era soletta,
+ secento cavalieri avea presente,
+ e' quali ebbon ogni loro arnese,
+ e gli altri suoi morìro alle difese.
+
+ 13
+
+ E, quando ella si vide liberata,
+ rendéne grazie a cui si convenia,
+ e di presente sí si fu avviata
+ al torniamento de la baronia.
+ Poi corse ad uno albergo e fussi armata
+ con arme travisate, ch'ell'avía,
+ ed a ferir nel torniamento andava,
+ iscavalcando quanti ne trovava.
+
+ 14
+
+ Dando e togliendo, quel dí fu mestieri
+ che rimanesse a lei quel campo adorno;
+ ciascun dicía:--Chi è quel cavalieri
+ c'ha fatto sí ben d'arme in questo giorno?--
+ E molti, per uscirne di pensieri,
+ quando si disarmò, furonle intorno,
+ e quattro re di lei innamorâro,
+ i qual per astio a morte si sfidâro.
+
+ 15
+
+ E, quando questo pervenne a l'orecchia
+ de lo re d'Oriente, la mattina
+ disse alla madre:--D'arme s'apparecchia
+ tutta la gente per questa reina.--
+ Rispose allora la reina vecchia:
+ --Che s'accomiati questa paterina;
+ e questi signor poi si partiranno:
+ s'ella qui sta, ci potrebb'esser danno.--
+
+ 16
+
+ Poi li mandò a dir ch'ella venisse
+ al palagio del re sanza fallire.
+ Andò 'l messaggio, ritornò e disse:
+ --La donna dice che non vuol venire.--
+ E la reina allora maladisse
+ chi l'avea fatta di prigione uscire;
+ e poi co' re si mosse in su la sera,
+ ed andò fino a lei, dove la era.
+
+ 17
+
+ E disse:--Donna, per lo tuo migliore,
+ pártiti quinci e vanne alla tua via:
+ io non potre' raffrenar il furore
+ che ti vien contro della gente mia.--
+ Rispose quella donna traditore:
+ --Di grazia v'addimando in cortesia
+ che mi scorgiate fin fuor della porta,
+ sí ch'io non sia da vostra gente morta.--
+
+ 18
+
+ E lo re disse:--Molto volentieri,
+ quanto bisogna, ne verrem con teco.--
+ Disse la madre:--Io vo' piú cavalieri,
+ ché 'l re n'ha qui forse dugento seco.--
+ Rispose quella:--Non mi fa mestieri,
+ che n'ho secento ben armati meco.--
+ E la reina e 'l re sanza paura
+ l'accompagnaron fuori delle mura.
+
+ 19
+
+ E quando dilungati für due miglia,
+ e la reina allor prese comiato;
+ e quella donna in persona la piglia,
+ com'ella avea con sua gente ordinato.
+ E 'l re con la reina e lor famiglia
+ fûr presi e tolto lor l'arme da lato.
+ E tanto va, che nel suo paese entra,
+ in una terra chiamata Valentra.
+
+ 20
+
+ E tutta quella gente incatenata
+ subitamente sí fa incarcerare,
+ e disse al re:--Quando fu' innamorata,
+ ti presi per tenerti a solazzare,
+ e nella ròcca mia fui assediata,
+ e poi sa' quel che mi facesti fare.
+ Sí ch'io farò di te aspra vendetta,
+ or ch'io non son dell'amor tuo costretta.--
+
+ 21
+
+ E la sposa del re, non ritrovando
+ il re né la reina per le strade,
+ a' forestier mandò di botto il bando
+ che subito sgombrassin la cittade.
+ Onde, per ubbidir il suo comando,
+ ciascun si ritornò in sue contrade:
+ sentendo poi che il re non si sapea,
+ per tutto l'Oriente si piangeva.
+
+ 22
+
+ E lo re, ch'è in pregion sanza conforto,
+ volendo scrivere allo 'mperadore,
+ disse la guardia:--Messere, egli è morto,
+ e tutta Roma è ad arme in grand'errore.--
+ E lo re, come savio e molt'accorto,
+ scrisse alla donna sua tutto il tenore,
+ sí come e dov'egli era imprigionato,
+ ed un corrier segreto ebbe mandato.
+
+ 23
+
+ Come la donna sua sentí l'effetto,
+ non potre' dir com'ella fu dolente,
+ e fe' venir di tutto il suo distretto
+ a piè ed a caval di molta gente,
+ e con molti baron sanza difetto,
+ mastri di guerra, mosse incontanente;
+ e tanto cavalcò per tal partito,
+ che giunse ov'era 'n prigione il marito.
+
+ 24
+
+ E la cittá con la sua gente serra,
+ sí che non vi può né entrare né uscire;
+ e sei mesi vi fece sí gran guerra,
+ che i cittadin, che non potêr soffrire,
+ aprir le porte e diedero la terra;
+ e la sposa del re, piena d'ardire,
+ liberò la sua gente, e poi ne mena
+ presa colei che gli ha tenuti in pena.
+
+ 25
+
+ E, passando una selva molt'alpestra,
+ e quella donna falsa e frodolente,
+ sí come d'arte magica maestra,
+ un fuoco fe' venir subitamente,
+ ch'ardea la selva a sinistra ed a destra;
+ onde color temeano fortemente,
+ e disser:--Poi che non possiam passare,
+ torniamo a dietro e passerén per mare.--
+
+ 26
+
+ E, quando giunti furono alla riva,
+ e quella donna, che campar s'ingegna,
+ fe' che per mar l'esercito veniva,
+ ed ogni legno avea di Roma insegna.
+ Un messaggier, che dinanzi appariva,
+ a lo re d'Oriente si rassegna,
+ dicendo:--I roman vegnon per difesa
+ di questa donna che menate presa.--
+
+ 27
+
+ E lo re sopra a ciò prese consiglio,
+ e la reina cominciò a parlare:
+ --Da poi che Dio n'ha tratti di periglio,
+ a me parrebbe di lasciarla andare.--
+ Mandarla via, e poi non giro un miglio,
+ che quel navilio tutto quanto spare:
+ allor s'avvidde il re del convenente,
+ e tornòne co' suoi in Oriente.
+
+ 28
+
+ E, giunto a casa, il re fece bandire
+ per tutto 'l suo con gran comandamento,
+ che ciascun gisse alla corte ad udire
+ il re, che far voleva parlamento.
+ E, quando fûr venuti, prese a dire,
+ tutto dal fine allo 'ncominciamento,
+ gl'inganni e 'l tradimento che gli avea
+ fatti quella regina Galatea.
+
+ 29
+
+ Quando la gente suo detto riguarda,
+ gridaron tutti ad una voce, forte:
+ --Mandisi l'oste di gente gagliarda,
+ che con vittoria tornino alla corte!
+ Tutta sua terra si disfaccia ed arda,
+ e diasi a lei co' suo' seguaci morte!--
+ Il re gli ringraziò delle proposte,
+ e di presente fégli bandir l'oste.
+
+ 30
+
+ E quando fue tale novella nota
+ a quella, come l'oste era bandita,
+ perché di Macometto era divota,
+ subitamente a Roma ne fu ita,
+ e inginocchiossi a piè della sua rota,
+ dicendo:--Se tua forza non m'aita,
+ dallo re d'Oriente, che mi sprona,
+ ch'i' son per perdere avere e persona,
+
+ 31
+
+ dappoi che'l m'ha bandita l'oste addosso:
+ ond'io ti priego che in mia difensione,
+ poi ch'io da lui difender non mi posso,
+ mandi un de' tuo' baron per mio campione.--
+ Rispose Macometto:--Gli è giá mosso
+ quel de la sinagoga, Ronciglione,
+ di cui temerá tanto il re co' suoi,
+ che 'l non s'impaccerá de' fatti tuoi.
+
+ 32
+
+ Ed ella si partío lietamente,
+ poi ebbe Macometto ringraziato;
+ e quel dimonio giunse in Oriente,
+ ch'agevol cosa gli era esserv'andato.
+ Perché sappiate di suo convenente,
+ i' vi dirò com'egli era adobbato:
+ forma avea di giogante, sua grandezza
+ quindici braccia e quattro di grossezza,
+
+ 33
+
+ ed era tutto ner come carbone,
+ gli occhi avea rossi come foco ardenti.
+ E cavalcava un orribil roncione,
+ sei braccia grosso e lungo piú di venti.
+ Quattro leon legati avie a l'arcione,
+ e un'anca, di dolor, mordea co' denti
+ semila porci all'intorno, con zanne
+ fuor della bocca piú di quattro spanne.
+
+ 34
+
+ E come fu nella cittá reale,
+ e que' porci si sparser per la terra,
+ la gente fuggía su per le scale,
+ e per paura in zambra ognun si serra;
+ e' porci divoravan per le sale
+ ciò che trovavan, se 'l libro non erra.
+ Uomini e donne erano sbigottiti,
+ e molti per temenza son fuggiti.
+
+ 35
+
+ Giugnendo in piazza l'orribil giogante,
+ lá dove molta gente armata avea,
+ perché egli avea sí feroce sembiante,
+ sbigottiva chiunque lo vedea.
+ Giudicandosi morto, il re davante
+ gli venne e dimandòl quel che volea;
+ ed e' rispose:--Io sono un de' Balbani
+ di Macometto, iddio degli romani,
+
+ 36
+
+ el qual dalla sua parte ti comando,
+ e del popol di Roma che m'aspetta,
+ che d'una, contro a cui mandato hai bando,
+ piú non t'impacci, ch'è nostra diletta;
+ conciosiacosach'io ne fare', quando
+ facessi contra a ciò, aspra vendetta;
+ e s' tu andassi ad oste a sua cittade,
+ non torneresti mai in tuo' contrade.--
+
+ 37
+
+ El re, che vede sua gente smarrita,
+ perché si parta subito, rispuose,
+ dicendo:--Va', che 'n tempo di mia vita
+ non m'impaccerò piú di queste cose.
+ Ma fa' che tosto sia la tua partita,
+ ché molte gente fai star paurose.--
+ Egli rispose:--Innanzi ch'io mi parta,
+ io ne vorrò miglior pegno che carta.--
+
+ 38
+
+ Veggendo la reina dal balcone
+ quel dimonio parlar sí aspramente,
+ di botto fu gittata in orazione,
+ dicendo:--Iddio, come veracemente
+ liberasti da man di Faraone
+ quel Moisé col popol tuo servente,
+ ben ch'io no' ne sia degna come lui,
+ libera noi dalle man di costui.--
+
+ 39
+
+ E, detta l'orazion, l'agnol di Dio
+ gli apparve e disse:--Non aver temenza,
+ ché 'l venir di costui, ch'è tanto rio,
+ permesso fue per molta altrui fallenza.
+ Ma, se tu vuoi vedere il tuo disio,
+ va' francamente nella sua presenza,
+ dicendo: "_Verbum caro factum este_",
+ e vederai sue forze manifeste.--
+
+ 40
+
+ Poiché partito fu l'agnol veloce,
+ e la reina, come gli avea detto,
+ si fece in fronte il segno della croce,
+ ed andonne al vicar di Macometto.
+ E, come giunse a lui, ad alta boce:
+ --_Verbum caro_--gridò; e 'l maladetto
+ con sua gente sparí immantenente,
+ lasciando un corpo molto puzzolente.
+
+ 41
+
+ Come fu dileguato Ronciglione
+ co' porci, che l'andavan seguitando,
+ cominciâro a uscir fuora le persone,
+ ch'eran fuggite prima spaventando.
+ E' sacerdoti con gran divozione
+ andavan per la terra predicando,
+ dicendo:--Immaginate che governo
+ den' far costor dell'anime d'inferno.
+
+ 42
+
+ E immaginate che mille cotanti
+ son piú feroci gli altri che vi stanno!
+ E sempre stride e dolorosi pianti
+ fanno color che a quelle pene vanno.
+ Desiderate udire e' dolci canti
+ che 'n paradiso e' santi angioli fanno:
+ ma chi qui de' peccati non si pente,
+ non puote andar fra sí beata gente.--
+
+ 43
+
+ E lo re d'ogni ingiuria rendé pace,
+ e per pietá la volle aver sofferta,
+ e ribandí colei che fu fallace
+ contro lui molto, ciò fu donna Berta,
+ ch'era gran tempo stata contumace,
+ dovendo della vita esser diserta;
+ la qual, pentuta de li suo' peccata,
+ fe' poi tal vita ch'ella fue beata.
+
+ 44
+
+ Tutta la gente s'era convertita,
+ battendosi con molta reverenza;
+ e la reina e 'l re tutta lor vita
+ al mondo fêr sí aspra penitenza,
+ che poi, al tempo della lor finita,
+ in vita eterna andâr con pazienza.
+ Alla qual ci conduca il Salvatore.
+ Antonio Pucci il fece al vostro onore
+
+
+
+
+ XI
+
+ MADONNA ELENA
+
+
+ 1
+
+ Cavalieri e donzelli e mercatanti,
+ per cortesia venitemi ascoltare:
+ ch'io credo ben che Dio con tutti i santi
+ m'ha dato grazia di saper trovare;
+ e voi, signor, traetevi davanti,
+ ed io vi canterò un bel cantare,
+ e si dirò d'Eléna imperadrice
+ che fu piú bella che 'l cantar non dice.
+
+ 2
+
+ Elena fu di molto gran barnaggio
+ e di Nerbona, la nobil cittade:
+ e d'Amerigo fu lo suo legnaggio
+ che mantenea gran nobilitade;
+ Arnaldo di Gironda, prode e saggio,
+ figliuol fu d'Amerigo, in veritade,
+ e questo Arnaldo prese per mogliere
+ una figliuola d'un pro' cavaliere.
+
+ 3
+
+ Co' questa donna Arnaldo mantenea
+ dentro in Gironda la nobil cittade:
+ e l'un de l'altro figliuol non avea,
+ e non potea la donna ingravidare.
+ Come a Dio piacque ed a santa Maria,
+ la donna un giorno si prende a parlare,
+ disse:--Arnaldo, son grossa per ragione;
+ avrem figliuoi, se piaccia al Creatore.--
+
+ 4
+
+ Donne e donzelle ed ogni cavaliere,
+ tutta la corte di quel si ragiona:
+ Arnaldo di Gironda, il pro' guerriere,
+ cogli altri cavalier ne fa gran gioia:
+ poi venne il tempo che la sua mogliere
+ li parturí, senza nessuna noia,
+ ed in nel parto fece una fantina,
+ che fu piú bella che rosa di spina.
+
+ 5
+
+ Le balie immantenenti le fûr pòrte
+ che la fantina dovesson servire.
+ Arnaldo di Gironda e la sua corte
+ cogli altri cavalier sí prende a dire:
+ --Come avrá nome la fantina forte?--
+ e ciascun dice:--Fatela venire.--
+ La fantina davanti fu arecata,
+ e ciascun dice:--Eléna sia chiamata.--
+
+ 6
+
+ Arnaldo di Gironda, il pro' guerriere,
+ poi che la figlia fu da maritare,
+ la mandò a Carlomagno, lo 'mperiere,
+ che ne facesse la sua volontade:
+ Carlo la die' a un prode cavaliere
+ che di Parigi era podestade:
+ da Mompolier fu il cavalier pregiato,
+ messer Ruggieri per nome chiamato.
+
+ 7
+
+ La roba, ch'ebe in dote la fantina,
+ si fu Gironda, la nobil cittade;
+ Arnaldo andò a star presso a la marina
+ ad una terra piena di bontade.
+ Rugier duo figli ha de la bella Eléna,
+ che riluceano molto in veritade;
+ l'uno ebe nome Arnaldo del cor fino,
+ e, per Gironda, l'altro, Girondino.
+
+ 8
+
+ Elena fu sí bella creatura,
+ sigondo che racconta la leggenda,
+ di lei s'innamorava ogni persona,
+ quando vedean la sua figura bella.
+ Un cavalier, malvagio oltra misura,
+ si inamorò de la gentil pulzella:
+ ma non ne potea avere alcuno amore;
+ ond'e' pensò una gran tradizione.
+
+ 9
+
+ Alla stagione del mese di maggio,
+ che aparono le rose a ogni verziere,
+ e gli uccelletti cantan di coraggio
+ e fanno i dolci versi per amore,
+ donzelli e cavalier di gran barnaggio
+ stavan dinanzi a Carlo imperadore,
+ e a ciascun fu mestier che si vantasse,
+ poi conveniva che 'l vanto provasse.
+
+ 10
+
+ Chi si vantava di bella moglieri,
+ qual si vantava di bella sorella,
+ d'aver bell'arme e correnti destrieri,
+ o ricco di cittade e di castella,
+ d'astòr o bracchi o correnti levrieri,
+ o per amica aver bella donzella;
+ e chi si vanta d'oro e d'ariento,
+ e chi d'esser prod'uomo in torniamento.
+
+ 11
+
+ Messer Ruggieri, ch'era prode e saggio,
+ dinanzi a Carlo si fu in piè levato:
+ --Santa Corona, intendi il mio coraggio,
+ sí ch'io mi vanti, ch'io non son vantato:
+ da poi che tutto lo tuo baronaggio
+ davanti al tuo conspetto ha favellato,
+ ed io mi vanto, avanti a voi, messere,
+ e sí diragio tutto il mio volere.--
+
+ 12
+
+ Messer Ruggieri sí si fu voltato
+ avanti a tutta l'altra baronia:
+ --Da poi che ciascheduno si è vantato,
+ ed io mi vanto della donna mia;
+ e chi cercasse il mondo in ogni lato,
+ piú bella donna non si troveria:
+ e questo dico, ch'io il posso provare,
+ se ci ha nessun che il voglia contrastare.
+
+ 13
+
+ Da poi che ciaschedun si fu vantato,
+ ed ognuno ebe detto il suo volere,
+ tostamente Carlo ebbe comandato
+ che 'nmantenente venisse da bere:
+ e 'l suo comandamento fu osservato.
+ Molti donzei si levan da sedere:
+ nappi d'argento e coppe d'oro fino:
+ se non mente il cantar, fu vernaccino.
+
+ 14
+
+ Quivi avea gente di molti paesi,
+ di strane parte e da lunge cittade,
+ e degli avari e ancora de' cortesi;
+ con una coppa di gran degnitade,
+ ha mercatanti, ha signori e ha borghesi.
+ E Carlo bebbe a la sua volontade,
+ e poi la diede a messer Ruggieri;
+ di mano in mano, a' maggior cavalieri.
+
+ 15
+
+ Messer Ruggier la prende volentieri,
+ e sí ne beve a tutto il suo piacere;
+ e Carlo disse:--Gentil cavalieri,
+ che di tua donna se' aúto a vantare,
+ tu se' sí bello, che, se tua moglieri
+ è come te, tu ti puo' contentare!--
+ Messer Ruggier disse:--Santa Corona,
+ egli è vostro l'avere e la persona.--
+
+ 16
+
+ Un cavalier ch'avea nome Guernieri,
+ che d'oltralmare fu nato e creato,
+ come malvagio e falso cavalieri,
+ davanti a Carlo in piè si fu levato,
+ e sí parlò, e disse e' suoi pensieri
+ del tradimento ch'egli ha ordinato:
+ --Santa Corona, un prego ti vo' fare:
+ che mi deggiate mie' dire ascoltare.--
+
+ 17
+
+ Imantenente sí disse Guernieri:
+ --Messer, questo mi par gran falimento;
+ la Tua Corona noi dovria sofrire
+ di quel c'ha fatto Ruggier parlamento:
+ ché la sua donna io aggio a' mio voleri,
+ e si n' ho aúto tutto il mio talento:
+ omo, che da sua donna è scocozzato,
+ ha a ber con coppa di re incoronato?--
+
+ 18
+
+ Ed a messer Ruggier non parve giuoco,
+ e disseli:--Guernier d'oltre lo mare,
+ dicilo tu per ira over per giuoco,
+ od è il vin che sí ti fa parlare?
+ ché non è cavalieri in questo loco,
+ che tai parole facessi stornare.
+ De la battaglia te ne darò il guanto:
+ perde la testa chi non prova il vanto.--
+
+ 19
+
+ Messer Guarnier malvagio e sconoscente,
+ ched era usato sempre di mal dire,
+ disse a Ruggieri:--Io saccio certamente
+ piú bella donna non si può vedere:
+ però mi vanto e dico infra la gente,
+ ch'io vi aggio aúto tutto il mio volere,
+ e sí la posso avere a mia richiesta:
+ se non è vero, io vo' perder la testa.--
+
+ 20
+
+ E Carlo disse allor sanza timore:
+ --Questa battaglia si vuole acconciare,
+ e chi non prova il vanto per ragione,
+ inmantenente io lo farò pigliare
+ e, senza metterlo in altra prigione,
+ subitamente il farò dicapare:
+ domenica sarete a la battaglia,
+ e chi la perde ará briga e travaglia.--
+
+ 21
+
+ Guarnier li disse:--Corona di Franza,
+ sanza battaglia lo credo provare,
+ e senza colpo di spada o di lanza
+ a lui medesmo il farò confessare.
+ Donami tempo ch'io vada a mia 'manza:
+ con esso lei mi credo sollazzare;
+ e recherò sua gioia e lo veletto
+ per mantener in piè ciò ch'io t'ho detto.--
+
+ 22
+
+ E Carlo disse:--Dammi pagatore
+ di ritornar, da poi che se' vantato.--
+ Messer Guernier non trova malvadore;
+ tre suoi figliuoli stadichi ha lassato.
+ E Carlo disse:--Va' sanza timore:
+ di qui a un mese sia qui ritornato:
+ va' e ritorna senza dimorare;
+ se no e' fantini farò dicollare.--
+
+ 23
+
+ Messer Guarnier cavalca per la via,
+ e 'n fra se stesso dice:--I' ho mal fatto!--
+ Piangendo disse a la sua compagnia:
+ --Di questa guerra io rimaragio matto:
+ volesse Iddio con santa Maria
+ ch'io ne potessi avere triegua o patto!--
+ E, lagrimando, cavalcò in Gironda
+ con piú sospiri ch'el mar non ha onda.
+
+ 24
+
+ Messer Guarnier disse a sua compagnia:
+ --Gentil signori, che vi par di fare?
+ Ciascun sí s'armi, e venga a guisa mia
+ dentro a la terra, ch'io voglio armeggiare.--
+ E ciascun dice:--Sire, in fede mia,
+ tutti faremo la tua volontade.--
+ Tre giorni hanno armeggiato entro la terra
+ 'ntorno al palazzo di Elena bella.
+
+ 25
+
+ Tre giorni stanno intorno a quel palazzo
+ ove dimora Elena imperiale,
+ e sí vi fanno gran gioia e solazzo
+ de l'armeggiar, ch'e' n'è condutto a tale,
+ che n'era divenuto quasi pazzo:
+ per nessun modo non le può parlare.
+ Si fece un giorno ad una fenestrella
+ una cameriera d'Elena bella.
+
+ 26
+
+ La donna disse:--O bel cavaliere,
+ per cui amore andate voi armeggiando?--
+ Messer Guarnier ritenne il suo destriere;
+ piangendo le rispuose e lagrimando:
+ --Gentil madonna, tu mi fai mestiere
+ anzi ch'io mora o ch'io caggi nel bando
+ di Carlo magno, che m'ha diffidato,
+ per un gran vanto ch'io mi son vantato.--
+
+ 27
+
+ La donna disse:--Dimmi, per tuo onore,
+ per che cagion, messer, ti se' vantato?
+ --Madonna, io vel dirò senza temore,
+ dapoi che me ne avete adomandato:
+ davanti a Carlo, ch'è nostro signore,
+ or odite di che mi son vantato:
+ sí mi vantai d'avere Elena bella,
+ ch'è piú lucente che non è la stella.--
+
+ 28
+
+ Ed ella disse:--Cavalier, va' via;
+ ben lo sa Dio ch'io non ti posso atare,
+ ché ben facesti mattezza e follia
+ quando d'Eléna t'avesti a vantare;
+ che chi cercasse Francia e Lombardia,
+ piú onesta donna non poríe trovare;
+ ben credo che la morte ti ci mena,
+ quando t'avesti a vantare d'Eléna.--
+
+ 29
+
+ Guarnier le disse:--Non mi abandonare,.
+ aggi pietá di questo cavaliere,
+ ch'io t'imprometto, se mi vòi atare,
+ ched io ti sposerò per mia mogliere;
+ e venga il Libro, ch'io tel vo' giurare:
+ ciò ch'io prometto ti voglio atenere.
+ Se d'Elena mi dái alcuna gioia,
+ tu mi puoi dar la vita e tôr di noia.--
+
+ 30
+
+ La donna disse:--Per le tue bellezze
+ di te m'incresce e piglia gran peccato:
+ però ti conteraggio le fattezze
+ d'esto palazzo, com'è ordinato;
+ e poi ti conteraggio le bellezze
+ di quella c'hae il viso angelicato:
+ delle sue gio' assai ti posso dare,
+ se tu per questo ti credi scampare.
+
+ 31
+
+ A l'entrar de la porta ha du' leoni,
+ che sempre vanno disciolti e slegati:
+ e in capo de la scala è du' dragoni,
+ che son per arte quine edificati:
+ madonna Elena ha du' si bei figliuoli,
+ che 'n paradiso par che fosser nati:
+ l'un nome ha Arnaldo, e l'altro Girondino,
+ ciascuno assembra un franco paladino.
+
+ 32
+
+ E nella sala sta una catella,
+ la miglior guardia che sia mai trovata
+ (non la darebe per mille castella
+ messer Ruggieri, che l'ha amaestrata),
+ che non si parte mai da Eléna bella
+ ch'ella non sia con lei ogni fiata.
+ Se la catella si desse a baiare,
+ tutta Gironda si corre ad armare.
+
+ 33
+
+ La zambra dove sta Elena bella
+ dire ti voglio com'è ordinata:
+ di mezzanotte luce piú che stella,
+ di pietre preziose ell'è murata.
+ È molte donne in compagnia d'ella,
+ da molti cavalieri ell'è guardata:
+ èvi una pietra c'ha nome "carbone",
+ di mezzanotte luce e dá splendore.
+
+ 34
+
+ E non si vide mai donna nessuna
+ che in sé avesse tante gentilezze:
+ e non si trovò mai bianca né bruna
+ che 'n testa porti cosí bionde trezze,
+ e non fu mai persona nessuna
+ che tante avesse in sé piacevolezze;
+ tant'adornezza porta nel suo viso,
+ ben par che fosse nata in paradiso.
+
+ 35
+
+ Madonna Eléna è tanto bianca e netta,
+ ed ha il viso bianco e colorito:
+ tre vel d'argento ha 'n una cassetta,
+ de' quai ciascuno si è molto pulito:
+ uno te ne darò co' una verghetta,
+ la qual sempre ella suol portare in dito.--
+ Messer Guarnier si parte e non dimora:
+ la cameriera sí lo chiama ancora,
+
+ 36
+
+ e disse:--Io t'ho contato le fattezze.
+ O cavalier, se ti vuoi dipartire,
+ deh! usa lealtà e gentilezze,
+ e cui te serve, nollo disservire;
+ ché lo vantare giá non è prodezze
+ e non è lealtá, a non mentire
+ Avisati scampare a questo tratto;
+ un'altra volta non esser sí matto.
+
+ 37
+
+ Ed io ti donerò uno scaggiale
+ e un ricco anello ch'ella porta in dito:
+ guardalo ben, che gran tesoro vale,
+ con altre gioie che ci han del marito.--
+ Guarnier gli disse:--Questo dono è tale,
+ che riccamente m'avete servito:
+ la mia persona è vostra, a lo ver dire;
+ adio, madama, ch'io me ne vo' gire.--
+
+ 38
+
+ Messer Guarnieri indietro si tornava,
+ e da' compagni fu adomandato:
+ --E quella Eléna, che ti favellava?--
+ Messer Guarnier rispuose in ciascun lato:
+ --Signor--diss'elli,--il mio partir li grava,
+ e quest'èn gioie ch'ella m'ha donato.
+ Torniamo a Carlo tutti con gran festa:
+ messer Ruggieri perderá la testa.--
+
+ 39
+
+ Messer Guarnieri a corte fu tornato:
+ dinanzi a Carlo andò messer Guarnieri,
+ e tutte queste gioie egli ha mostrato
+ a donne ed a donzelli e a cavaglieri.
+ Messer Ruggieri cadde istrangosciato
+ per la gran doglia e per li gran pensieri,
+ vedendo lo scaggial ch'e' porta cinto,
+ e disse:--Cavalier, tu m'hai ben vinto!--
+
+ 40
+
+ E Carlo disse a messer Ruggieri:
+ --Ruggier, se Dio m'allegri e doni gioia,
+ de la tua morte mi do gran pensieri,
+ e sí mi grava e da'mi molta noia.
+ Acònciati con Dio a tuo mestieri,
+ e ti confessa inanzi che tu moia,
+ ché domattina a l'alba apariscente
+ tu perderai la testa veramente.--
+
+ 41
+
+ Messer Ruggier li disse:--Imperadore,
+ fino a Gironda mi lassate andare,
+ ed io vi lascerò buon pagatore,
+ se non son morto, tosto ritornare.--
+ Egli ebe la licenzia del signore,
+ veggendo ben che 'l non potea campare.
+ E Ruggier dice:--I'ho perduto il capo,
+ da poi ch'Elena mi ha cosí ingannato.--
+
+ 42
+
+ Messer Ruggieri cavalcò in Gironda,
+ e, quando entrava dentro a la cittade,
+ de li sospiri e del dolor, ch'abonda,
+ or udirete gran crudelitade;
+ ché non trovava cavalier né donna,
+ che non mettesse al taglio de le spade:
+ andò al palazzo, e uccise i due lioni,
+ tagliò la testa a' figliuoli e a' dragoni.
+
+ 43
+
+ Sí come cavalieri iniquitoso
+ ad Elena volea tagliare la testa:
+ poi si pentí quel cavalier furioso,
+ fela menar davanti in sua presenzia;
+ fuor del palazzo, ch'è fresco e gioioso,
+ la gittò tosto per una finestra
+ entro 'n un fiume ch'è forte e corrente,
+ credendo ch'annegasse veramente.
+
+ 44
+
+ Ma Gesú Cristo, Padre onnipotente,
+ sí la sostenne e vòlsela aiutare,
+ perch'elli sapea bene certamente
+ ch'Elena non avea fatto quel male:
+ dentro in Gironda, avanti a la sua gente,
+ su nel palazzo la fece tornare.
+ Scampata Elena or è di quel partito:
+ messer Ruggieri giá sí se n'era ito.
+
+ 45
+
+ Elena, come savia e conoscente,
+ un suo messaggio tosto mandò al padre,
+ ch'eli s'armasse con tutta sua gente
+ e cavalcasse in Francia le contrade,
+ ched e' cavalchi molto prestamente
+ entro in Parigi la nobil cittade,
+ c'ha morto i suoi figliuol contra ragione,
+ e di niente non sa la cagione.
+
+ 46
+
+ Elena tosto a caval fu montata
+ e seco mena grande imbasciaria,
+ da conti e da baroni accompagnata
+ e molte donne per sua compagnia;
+ e giá il padre co' la sua brigata
+ giva in Francia con gran cavalleria.
+ Ciascun cavalca sol co' la sua gente
+ verso Parigi molto fortemente.
+
+ 47
+
+ Messer Ruggieri a corte è ritornato;
+ non fa bisogno di farli richiesta:
+ davanti a Carlo si fu inginocchiato,
+ e a tutta quanta l'altra buona gesta.
+ --Ecco, Signore, che son ritornato,
+ e son ben degno di perder la testa!--
+ Le donne, le donzelle e i cavalieri
+ piangon la morte di messer Ruggieri.
+
+ 48
+
+ Messer Ruggieri quando gia a la morte,
+ Elena bella nella terra è entrata:
+ giunse al palagio e sospignea le porte,
+ davanti a Carlo si fu inginocchiata:
+ --Santa Corona, non mi dar la morte,
+ ché d'esto fallo non sono incolpata:
+ messer Ruggieri è condannato a torto,
+ e proverollo innanzi che sia morto.
+
+ 49
+
+ Messer, che Dio vi dia vita ed onore,
+ tenetemi ragion, Santa Corona:
+ fate venir davanti il traditore,
+ segundo che si dice e si ragiona,
+ che ditto ha mal di me e misso errore,
+ ch'io v'imprometto e giuro in fede buona
+ ch'io lo faraggio morir ricredente
+ davanti a voi e tutta vostra gente.--
+
+ 50
+
+ E per messer Guarnieri e' fu mandato,
+ ch'eli venisse a far sua difensione,
+ che Elena bella si ha rapellato,
+ e prova e dice ch'ell'ha la ragione,
+ e tal si crede aver vinto quel piato,
+ che perderá la vita e la quistione:
+ chi si vanta di quel che non ha fatto,
+ il senno perde ed è tenuto matto.
+
+ 51
+
+ Messer Guarnieri a corte fu venuto:
+ e da li savi ciò fu adomandato:
+ --Quella donna, cavalieri arguto,
+ vedestila tu mai in nessun lato?
+ --Io ho aúto di lei ciò ch'i'ho voluto:
+ ecco le gioie ch'ella m'ha donato.--
+ E per messer Ruggieri e' fu mandato,
+ e comandò non fusse dicapato.
+
+ 52
+
+ Rispuose Elena:--Se Cristo mi vaglia,
+ tu menti per la gola, o traditore!
+ Tu sí m'hai data assai briga e travaglia,
+ e' miei figliuol son morti a tua cagione;
+ ma io ti proveraggio per battaglia,
+ davanti a Carlo ed ogni suo barone,
+ che queste gioie, che tu m'hai mostrate,
+ veracemente tu me l'hai furate.--
+
+ 53
+
+ Messer Guarnier parlò con fellonia:
+ disse:--Madama, giá siete voltata,
+ e sí m'avete ditto villania,
+ ché di tal cosa n'eravate usata:
+ quelle gioie mi deste in druderia,
+ quando stavamo insieme a la celata:
+ or vi ricordi del tempo passato,
+ quando era insiem con voi abracciato.--
+
+ 54
+
+ Elena disse:--Falso traditore!
+ come puoi dir cosí gran falimento?
+ Che non m'aiuti Iddio, nostro Signore,
+ sed io ti vidi mai per nessun tempo
+ se non a questo punto, o traditore,
+ che tu m'ha'aposto sí gran tradimento:
+ però ti dico che non puo' campare,
+ ch'io son pur ferma di teco giostrare.--
+
+ 55
+
+ E Carlo comandò come signore,
+ e disse:--Guarnier, córriti ad armare,
+ e piglia l'arme e 'l destrier corridore:
+ va' in su la piazza sanza dimorare.
+ E voi, madonna, per lo vostro onore
+ pigliate scambio e fatelo giostrare.--
+ Elena disse:--Io voglio esser campione,
+ ch'io credo vincer, ch'i' ho la ragione.--
+
+ 56
+
+ Conti, baroni ed altri cavalieri,
+ molti donzelli si corsero a armare:
+ --Per vostro amore e di messer Ruggieri
+ questa battaglia ci lassate fare!--
+ Elena disse:--E' v'inganna il pensieri:
+ colle mie man mi credo vendicare,
+ ad onta di Ruggier, cor saracino,
+ che mi ha morto Arnaldo e Girondino.--
+
+ 57
+
+ Elena prende l'arme e 'l gonfalone,
+ in su la piazza ne va arditamente,
+ e ben cavalca a guisa di barone
+ su 'n un destrier fortissimo e corrente.
+ Trovò Guarnieri, e disseli:--Fellone!
+ Or ti difendi, ladro frodolente!--
+ Guarnier li disse:--Eléna, se vi piace,
+ di questa guerra piglián triegua o pace.--
+
+ 58
+
+ Elena li rispuose imantenente,
+ e disseli:--Malvagio traditore!
+ Non piaccia a Dio, Padre onipotente,
+ che faccia teco pace né amore,
+ ché sare' male a Dio ed a le gente
+ ch'eli scampasse sí gran traditore:
+ or ti difende, ch'io ti vo' ferire:
+ di questa guerra ti convien morire!--
+
+ 59
+
+ Messer Guarnier, in su la piazza armato,
+ schifava molto dello incominciare.
+ Madonna Elena sí l'ha disfidato,
+ e disse:--Traditor, non puoi scampare!--
+ Abassò l'asta, e tal colpo gli ha dato,
+ che tutto lo fe' torcere e piegare,
+ e pel gran colpo, ch'egli ha ricevuto,
+ lui e 'l cavallo fu in terra abattuto.
+
+ 60
+
+ Messer Guarnieri disse:--O malenato,
+ questo colpo non è da soferére.--
+ E misse mano al brando ch'avea a lato,
+ in sulla testa die' al buon destriere.
+ Elena disse:--Falso rinegato!
+ non è usanza di buon cavaliere:
+ gran codardia faceste e grande fallo
+ avermi morto sotto il mio cavallo.--
+
+ 61
+
+ Elena fu da caval dismontata
+ e misse mano a la spada forbita:
+ lo scudo avanti, e adosso li fu andata;
+ sopra Guarnieri diede tal ferita,
+ tagliò lo scudo e la maglia ferrata,
+ mandonne il braccio in su l'erba fiorita;
+ un altro colpo ch'ella avesse dato,
+ ben l'averebbe morto e consumato.
+
+ 62
+
+ Madonna Elena il vòlse anco ferire:
+ la testa presto li volea tagliare.
+ Messer Guarnier disse:--Non mi finire,
+ ch'io vegio ben ch'io non posso scampare.
+ Venga il Libro, e sí vi fate a udire
+ di ciò ch'io dir voglio e manifestare:
+ come quelle gioie ch'io ho mostrate
+ la vostra cameriera me l'ha date.--
+
+ 63
+
+ E' giudici e' notai furon presente,
+ ed hanno scritto la sua confessione:
+ la testa gli fu mozza immantenente,
+ senza menare in corte od a prigione.
+ Contenta n'era tutta quella gente,
+ vedendo ch'era stata tradigione.
+ La cameriera fu presa e legata,
+ e ad un palo fu arsa e dibrugiata.
+
+ 64
+
+ Messer Ruggieri, ch'era qui presente,
+ vedendo il tradimento ch'era stato,
+ di ciò che fatto avea fu ben dolente:
+ fuggí da corte e non chiese cumiato:
+ e' va dicendo:--Omè lasso dolente!
+ in che mal punto ci fu' io mai nato,
+ che ho morti amendu' i miei figliuoli,
+ onde non vo' ch'Elena qui mi trovi.--
+
+ 65
+
+ Arnaldo di Gironda, il buon guerrieri,
+ vedendo acceso il fuoco e la calura,
+ piangendo disse co' suoi cavalieri:
+ --De la mia figlia io aggio gran paura.--
+ Con mille cinquecento cavalieri
+ va cavalcando per una pianura,
+ dicendo:--Elena, se tu muori a torto,
+ oggi è quel giorno che Carlo sia morto.--
+
+ 66
+
+ Elena bella lo vide venire,
+ salí a cavallo e 'ncontro li fu andato;
+ e dice:--Padre, non ti fa mestiere
+ che tu venghi sí forte ed adirato,
+ ché io ti dico e faccioti asapere
+ ché 'l traditore è morto e dicollato:
+ se a corte vien' di Carlo imperadore,
+ colla tua gente falli grande onore.--
+
+ 67
+
+ E 'l padre disse:--Eléna, il tuo marito,
+ c'ha morti i miei nipoti a sí gran torto,
+ io t'imprometto, se non s'è partito,
+ oggi è quel giorno che sia preso e morto.
+ Elena disse:--E' se n'è fugito,
+ per gran paura se n'è ito al porto,
+ e sollenato va per lo camino,
+ e va piangendo Arnaldo e Girondino.--
+
+ 68
+
+ Elena disse:--Padre e vita mia,
+ un gran dono ti voglio adimandare,
+ e pregoti per la tua cortesia,
+ ciò ch'io dimando non me lo negare.
+ Ruggieri è lasso piú che mai ne sia;
+ quel ch'egli ha fatto non si può stornare;
+ s'egli lo fece, e' si è ben pentito:
+ or li perdona, ch'egli è mio marito.--
+
+ 69
+
+ E 'l padre disse:--Da poi che ti piace,
+ manda per lui e fallo ritornare,
+ ed io li renderò triegua e pace,
+ e per tuo amor io li vo' perdonare:
+ davanti a Carlo, ch'è signor verace,
+ come da prima, ti farò sposare:
+ piú bella coppia non si vide mai,
+ ancor potrete aver figliuoli assai.--
+
+ 70
+
+ E per messer Ruggieri e' fu mandato,
+ ed a la corte fu fatto venire:
+ davanti a Carlo si fu inginocchiato,
+ e disse:--Io son ben degno di morire.--
+ Elena e 'l padre sí gli ha perdonato,
+ ciaschedun di buon core, a lo ver dire:
+ come da prima, l'ha fatta sposare:
+ grande furon le nozze e 'l desinare.
+
+ 71
+
+ Fatta la pace di messer Ruggieri,
+ Elena e 'l padre sí gli ha perdonato:
+ tornò in Gironda col suo cavalieri,
+ da molta gente e' fu acompagnato.
+ A mala guisa sí vi andò Guarnieri;
+ di quel che disse, mal glien'è incontrato.
+ Cosí avvenga a ciascun traditore!
+ Questo cantare è detto al vostro onore.
+
+
+
+
+ XII
+
+ CERBINO
+
+
+ 1
+
+ O sacre, o sante, o gloriose muse,
+ che dimorate in su quell'alto monte,
+ priego in me sien vostre grazie infuse,
+ ch'i' non son suto ad Elicona al fonte:
+ e quella, per la qual le labbra chiuse
+ un tempo tenni, afflitta e mesta fronte,
+ mi porga lume, suo volto e sua chioma,
+ suo' costumi, suo' accenti e suo 'dioma.
+
+ 2
+
+ Tu, mio sostegno sol, che a tale impresa
+ condotto m'hai, non mi lassar nel parco;
+ non mi lasciare in mezzo la contesa;
+ prendi le frecce tua, prendi el tuo arco,
+ perché la fiamma, assai piú forte accesa,
+ arde sovente, e 'l cor sente lo 'ncarco
+ de' tuoi dolci pensier, soavi lacci,
+ pensando far sol cosa che a te piacci.
+
+ 3
+
+ Cantando adunque, tu serai, Apollo,
+ con la sonante lira e' be' crin d'auro
+ soavemente sparsi intorno al collo,
+ solo mio lume e mio solo tesauro.
+ La penna prendo, e sol per te la immollo,
+ seguendo el bello stil del verde lauro:
+ canterò, col tuo aiuto, col mio ingegno,
+ d'un giovanetto marziale e degno.
+
+ 4
+
+ Or, cominciando la pietosa istoria,
+ Guglielmo re di Sicilia secondo
+ fu uomo savio, degno e d'alta gloria:
+ ebbe sol dua figliuol felici al mondo:
+ el primo mastio fu, e gran vittoria
+ molte volte ebbe, Ruggieri el giocondo
+ chiamato; e l'altra femina, che, nata
+ seconda a lui, Costanza fu chiamata.
+
+ 5
+
+ Questo Ruggier, morendo innanzi al padre,
+ lasciò un figlio chiamato Cerbino;
+ el qual, crescendo e mostrando leggiadre
+ tutte sue opre, ancor sendo piccino,
+ usando assai colle armigere squadre,
+ venne magnalmo, grato e peregrino,
+ non solamente in Sicilia mostrando
+ la fama sua, ma per tutto volando.
+
+ 6
+
+ La quale andò per tutta Barberia
+ e in altre parti assai, ch'io ho a contare,
+ della sua gentilezza e valentia,
+ che in ogni loco, e per terra e per mare,
+ si parla di sua possa e gagliardia;
+ e, come vòlse la fortuna fare,
+ andò la fama sua alla figliuola
+ del re, piú bella che rosa o viola.
+
+ 7
+
+ Questa del re di Tunizi era figlia,
+ di vertú piena, ma piú di bellezze,
+ tanto ch'al suo Cerbin la s'assomiglia;
+ la qual sentendo sue dive fortezze,
+ Amor, che 'l cor gentil libero piglia,
+ accozza insieme le dua gentilezze;
+ qual fu l'una Cerbino e la su' amanza,
+ che di beltade ogni altra donna avanza.
+
+ 8
+
+ Udiva spesso di lui ragionare
+ ella, che generoso core avea;
+ e, come Amore e Vener seppen fare,
+ la freccia avvelenata al cor giugnea
+ alla giovane dama, che chiamare
+ volle merzé per Dio, ma non valea;
+ e però innamorata e assai penosa
+ rimase, e non pensando ad altra cosa,
+
+ 9
+
+ se none al suo gentile e bel Cerbino.
+ Ma la fortuna talvolta pietosa
+ favorevole fu al pellegrino
+ amor di quella, qual non ha mai posa;
+ ché, sendo sparsa per ogni camino
+ sua fama, sua bellezza gloriosa,
+ spesso laudare udiva il giovanetto,
+ che giá l'aveva scolpita nel petto.
+
+ 10
+
+ L'un giorno piú che l'altro ragionare
+ sente del suo leggiadro e terso volto:
+ aimè Cerbin! tu non puoi riparare,
+ e legato ti se', dove eri sciolto!
+ Che farai dunque, se non sospirare?
+ E 'l libero piacer t'è suto tolto!
+ Non val tua forza contro alle catene
+ di Amor, ma sempre accrescerà le pene.
+
+ 11
+
+ Ma, come e' fa che assottiglia lo 'ngegno
+ a l'anime che a lui son sottoposte,
+ faccendol sempre piú alto e piú degno
+ ed esser presto e pronto alle risposte,
+ cosí mandò Cerbino un certo segno
+ per un fidato servo, el qual per coste
+ e piagge e piani e monti andò a Tuníssi,
+ dov'è la figlia del re, come i' dissi.
+
+ 12
+
+ El qual le fece la grata imbasciata.
+ Pensi ciascun se questo l'ebbe caro!
+ E piú che mai di lui si fu infiammata,
+ veggendo e conoscendo a punto chiaro
+ ch'egli era, com'è lei, innamorata.
+ Partissi alquanto il suo tormento amaro,
+ ed al servo donò piú roba e veste,
+ perché portassi le 'mbasciate preste.
+
+ 13
+
+ E cosí si partí lo 'mbasciadore,
+ e tornossi a Cerbino, e sí gli disse
+ come la donna gli avea posto amore,
+ e quel ch'avea recato da Tunisse,
+ dicendo stessi con allegro core.
+ Or da Palermo par che si partisse,
+ perché Cerbin d'aver sua grazia brama,
+ sí che rimanda el valletto a la dama.
+
+ 14
+
+ E mandògli una prieta preziosa
+ tanto leggiadra e bella, che stimare
+ non si può sua bellezza valorosa.
+ Partissi el servo, e senza piú penare
+ all'alta donna ne portò ogni cosa;
+ e poi piú volte v'ebbe a ritornare,
+ lettere e gioie e 'mbasciate portando,
+ andando quella spesso visitando.
+
+ 15
+
+ Cosí le cose in questo modo andando,
+ e forse piú ad agio ancora assai
+ che bisognato non sarebbe, e stando
+ affritto l'uno amante e l'altro in guai,
+ tempo aspettando che venissi, quando
+ el padre suo, quale era vecchio omai,
+ la figlia maritò al re di Granata:
+ ond'ella fu di questo isconsolata,
+
+ 16
+
+ pensando quella che non solamente
+ el suo amante a lei s'allontanava,
+ ma quasi tolto gli era; onde, dolente
+ piú che altra donna, assai si lamentava:
+ piangendo spesso dolorosamente
+ e sospirando, el suo Cerbin chiamava,
+ dicendo:--Ormai non ho speranza alcuna,
+ po' che 'l destin m'è contro e la fortuna!--
+
+ 17
+
+ Piange el pudico petto e non raffrena
+ di sospirare, e dice:--Oh fère istelle!
+ oh destino aspro! oh sventurata Eléna!
+ oh membre nate al mondo meschinelle!
+ oh lassa a me, che 'ntollerabil pena
+ porterò sempre! ahi sventurate quelle
+ che maritate contro al lor volere
+ son, senza in gioventú prender piacere!--
+
+ 18
+
+ Dall'altra parte, inteso avea Cerbino
+ di questo maritaggio, onde dolente
+ n'era, maladicendo el suo destino,
+ che tolto gli ha la sua dama piacente;
+ e tanto s'allungava al suo confino;
+ e pur pensava che se per niente
+ avvenisse ch'ella andasse per mare,
+ quella per forza rapire e rubare.
+
+ 19
+
+ Ma 'l savio re di Tunizi sentito
+ avea di questo amore alcuna cosa:
+ teme el passaggio non fussi impedito
+ e tolta quella che mandava sposa;
+ perch'e' conosce ben Cerbino ardito
+ e sapea sua fortezza valorosa,
+ e come non avea paura alcuna,
+ né uom teme che sia sotto la luna.
+
+ 20
+
+ In questo, 'l tempo giá era venuto
+ ch'ella a marito ne doveva andare:
+ el padre suo, quale era vecchio e astuto,
+ al re Guglielmo mandò domandare
+ che 'l passaggio gli fussi conceduto,
+ dicendo a punto quel ch'aveva a fare:
+ come non fussi da lui impedito
+ né da Cerbin, quale era tanto ardito:
+
+ 21
+
+ che gli dovessi dar la sicurtá
+ che niun per lui nol potessi impedire,
+ quando la figlia a marito n'andrà.
+ El re Guglielmo, che era vecchio sire
+ ed era savio e di somma bontá,
+ e non aveva mai udito dire
+ del bel Cerbino e suo innamoramento,
+ però di tal sicurtá fu contento.
+
+ 22
+
+ Ed in segno di ciò mandò un guanto
+ al gran re di Tunizi, el quale, avuta
+ la sicurtá, fece fornire intanto
+ una gran nave e bella, e fu empiuta
+ di quel che bisognava d'ogni canto,
+ per su mandarvi la figlia saputa:
+ al porto di Cartagin fu fornita,
+ piena di gente valente ed ardita.
+
+ 23
+
+ Cosí fornita, altro non aspettava
+ se non el tempo per mandar la figlia
+ in Granata, ove dolorosa andava.
+ Ma pur, come fa Amor che la consiglia,
+ sapeva a punto quel che s'ordinava;
+ vedeva apparecchiar la sua famiglia:
+ onde un suo servidore occultamente
+ mandò a Palermo al suo Cerbin piacente,
+
+ 24
+
+ dicendo da sua parte el salutasse,
+ e che dicessi che infra pochi giorni
+ e' bisognava che in Granata andasse,
+ e che mai piú convien ch'ella ritorni;
+ e che 'l pregava che s'apparecchiasse
+ di mostrar suo' costumi e modi adorni;
+ e se era, come si diceva, forte
+ lo dimostrassi innanzi la sua morte.
+
+ 25
+
+ Cerbino, inteso el mandato valletto,
+ fu di vari pensieri inviluppato,
+ sapiendo a punto che, per piú dispetto,
+ Guglielmo, l'avol suo, aveva dato
+ la sicurtà al re.--Oh maladetto
+ fato--dicea,--che sempre mi se' stato
+ contro ogni mio piacer, ogni mio bene,
+ crescendo sempre a me piú doglie e pene!
+
+ 26
+
+ Se la mia vaga luce e dolce speme
+ ch'io conquisti el suo volto m'ha pregato,
+ ah lasso! che farò? Chi ama teme.
+ Sarò io mai di tanto amore ingrato?
+ Sospira el core e l'occhio plora e geme,
+ e l'un pensier mi combatte dallato,
+ e dice:--Segui quel che vuole Amore;--
+ l'altro:--Tu farà' contro al tuo signore!--
+
+ 27
+
+ Pur, dopo lungo spazio, el suo pensiero
+ fermò di seguitar l'ardente amore.
+ Onde e' si mosse; e per ogni sentiero
+ cavalcò a Messina, e con furore
+ fe' ragunare ogni buon cavaliero,
+ come chi segue amor, vittoria, onore.
+ Tutti suo' amici ed uomini valenti,
+ usi in battaglia e forti combattenti,
+
+ 28
+
+ per terra ed acqua, forti ed animosi,
+ volse Cerbino, e' miglior che trovava,
+ valenti in tutti e' fatti bellicosí,
+ sí come a far tal cosa bisognava.
+ Cosí, forniti questi uomin famosi,
+ duo sottili galee subito armava;
+ e su vi misse tutta questa gente,
+ e lui armato ancor com'uom valente.
+
+ 29
+
+ E sopra la Sardigna fu andato,
+ quivi avvisando ch'e' dovea passare
+ la nave grande; onde si fu fermato,
+ ché vuole Elena sua bella aspettare.
+ E, non essendo però molto istato,
+ avendo gli occhi un dí sospinti al mare,
+ vide la bella nave comparire,
+ dove è la dama, e inverso sé venire.
+
+ 30
+
+ Con poco vento quivi sopravenne
+ appresso a punto dove e' l'aspettava;
+ onde Cerbin felice allor si tenne,
+ e inverso la sua gente si voltava,
+ cominciando a parlar con dir solenne,
+ però che Amore è quel che gl'insegnava:
+ del suo 'nnamoramento prese a dire
+ alto sí, che ciascun lo può sentire:
+
+ 31
+
+ --O voi, signori ed uomini valenti,
+ e' qua' siete in battaglia prodi e forti,
+ animosi, feroci, alti e potenti,
+ credo ciascun di voi sappia in che sorti
+ sia chi è innamorato e in che accidenti,
+ ché sente el giorno mille e mille morti:
+ e però piaccia a voi di me udire,
+ e la volontá mia di poi seguire.
+
+ 32
+
+ Non credo al mondo sia uomo mortale,
+ che possa avere in sé virtú nessuna,
+ se in lui non regna l'amor naturale:
+ onde io non mi dorrei della fortuna
+ né d'amor, ch'è'l mio signor principale,
+ perch'io non ho inver' lui ragione alcuna,
+ avendo quel, come signor giocondo,
+ donato a me la bellezza del mondo.
+
+ 33
+
+ Onde nessun di voi maravigliare
+ non si dee s'io sono innamorato,
+ perché da questo iniun si può guardare.
+ Uomini saggi e valenti ha legato,
+ che giá fecion tremar la terra e 'l mare:
+ poi, da quel cieco fanciul faretrato
+ restati presi, sono ognun prigione,
+ Èrcole giá e 'l saggio Scipione.
+
+ 34
+
+ Cosí legò Teseo ed Adriana;
+ Piramo e Tisbe die' feroce a morte,
+ andando quegli alla bella fontana;
+ cosí fu preso quello Achille forte,
+ Lancilotto, Tristano, Isotta umana,
+ Medea e gli altri, che per crudel sorte
+ furon presi da lui senza guardarsi,
+ perché da questo ignun non può aiutarsi.
+
+ 35
+
+ Amor traea da lo 'nferno Plutone
+ per Proserpina, e Leandro per mare
+ andò notando, e lo ingiusto Nerone
+ non si curò la crudeltá usare,
+ Alemena bella con Anfitrione,
+ ed altri assai, ch'io vi potrei narrare,
+ de' quali Amore ha fatti giá dolenti,
+ uomini degni, famosi e valenti.--
+
+ 36
+
+ Non bisognava far questo sermone
+ al bel Cerbin, però che i messinesi
+ avevon fatto deliberazione,
+ della rapina vaghi e bene accesi,
+ di non fare a Cerbin contradizione.
+ Risposon tutti che n'eran cortesi;
+ e, fatto nella fine un gran romore,
+ sonan le trombe con molto furore.
+
+ 37
+
+ E, preso l'arme lor, vogando forte,
+ detter de' remi in acqua, ed alla nave
+ giunson, dove eron l'altre genti accorte,
+ dove fia la battaglia iniqua e grave.
+ Cerbino allor, per far parole corte,
+ parlò, dicendo a quelle genti brave:
+ --O voi mi date 'l padron prestamente,
+ od io farò ciascun di voi dolente!--
+
+ 38
+
+ Eran certificati e' saracini
+ chi fussin questi e perché tale impresa
+ avessi fatto Cerbin co' messini:
+ onde son tutti armati alla difesa,
+ e cominciaron con aspri latini
+ a voler dichiarar questa contesa.
+ Tutti, pien d'ira e di sdegno e dolore,
+ chiamon Cerbin villano e traditore,
+
+ 39
+
+ dicendo:--Ah, vil poltrone e disleale,
+ che fai contro alla fede del tuo re
+ e l'avo tuo, Guglielmo, naturale,
+ el qual la sicurtà buona ci die'!
+ Or tu ci assalti; ma forse tal male
+ potrebbe ancor ritornar sopra a te:
+ ché ben sappiamo a punto il tuo pensiero;
+ ma verrá invano ogni tuo disidèro.--
+
+ 40
+
+ E, per chiarezza piú, mostrarno el guanto
+ del re Guglielmo, el qual per sicurtá
+ mandò al re di Tunizi; e pertanto
+ negando che Cerbin mai nulla ará
+ che in sulla nave fussi, ma che tanto
+ potrebbe far, se la conquisterá;
+ che, per battaglia vinti, allor potrebbe
+ pigliar la donna e quel che gli parrebbe.
+
+ 41
+
+ Ma Cerbin, che la dama avea veduta
+ sopra la nave piangendo sedere,
+ assai piú bella sendogli paruta
+ che non pensava, onde n'ha gran piacere,
+ e cogli occhi guardando la saluta,
+ e pargli el ciel, non che la terra, avere;
+ poi che si vede presso el suo disire,
+ intra se stesso incominciò a dire:
+
+ 42
+
+ --Amor, tu m'hai per sempre oramai preso;
+ Amor, da te io non mi posso atare;
+ Amor, tu m'hai colle tue fiamme acceso;
+ Amor, tu mi vuoi sempre consumare;
+ Amor, per quel ch'io ho da te compreso,
+ Amor, tu vuoi di me gran pruova fare:
+ i' son contento, e sempre sarò forte
+ ad ubbidirti infino a la mia morte.
+
+ 43
+
+ E, se ciò non facessi, el piú ingrato
+ uomo, ch'al mondo sia o fussi mai,
+ esser potrei da ciaschedun chiamato
+ a non amar colei, che me ama assai:
+ ella non m'ama, ch'ella m'ha legato
+ con forti lacci, ond'io, misero! in guai
+ i' mi starò in fuoco ardente e in fiamma
+ fin ch'io arò di mia vita una dramma!--
+
+ 44
+
+ E dubitava assai che qualche iddea
+ non fussi questa, e venuta soave
+ appresso a sé ed a la sua galea,
+ e postasi alla poppa della nave:
+ onde che Amor sí forte l'accendea,
+ che non curava le parole grave;
+ anzi non ode le grida e 'l romore,
+ ma sempre piú che mai gli cresce el core.
+
+ 45
+
+ E, quasi vòlto alla nave con ira,
+ disse alla gente con aspre parole:
+ --I' vo secondo che la ruota gira,
+ la qual m'ha posto a punto innanzi al sole,
+ e qui ha messo lo sguardo e la mira,
+ e parmi che partir mai non si vuole,
+ fin ch'io non ho colei, che sola bramo
+ e sopra ogni altra cosa al mondo l'amo.
+
+ 46
+
+ E, perché el guanto testé mi mostrate,
+ io non ho al presente qui falconi:
+ dunque contento i' son che vel pigliate,
+ ch'io farei per costei mille quistioni:
+ questo è amore, e lui di ciò incolpate.
+ E perch'io non vi faccia altri sermoni,
+ ognun di voi da me si scosti e guardi,
+ che si fará per voi l'esser gagliardi!--
+
+ 47
+
+ E, senz'altro parlare, alla sua gente
+ si volse e disse:--El vostro grande ardire
+ mostrate, l'alma e la forza potente.--
+ Non altro bisognò che questo dire,
+ ch'essendo in punto ciascun uom valente,
+ incominciar l'avversario a ferire,
+ a gittar dardi, frecce e lance e sassi,
+ che par che 'l cielo e la terra fracassi.
+
+ 49
+
+ Battaglia non fu mai tanto durissima,
+ che chi vedessi gli parre' impossibile!
+ L'aria di priete e di dardi pienissima,
+ che pure a dirlo par quasi incredibile!
+ La gentil donna, piú ch'altra bellissima,
+ Cerbin la guarda, e pargli che invisibile
+ la vegga, e pensa s'egli è desto o sogna;
+ ma altro che pensar pur gli bisogna!
+
+ 49
+
+ Però ch'e'saracin mai di gittare,
+ vinti da ira e da sdegno commossi,
+ non restan dardi e gran sassi lanciare.
+ Eron giá fatti assai di sangue rossi;
+ balzano corpi d'ogni parte in mare;
+ non bisognava mettergli ne' fossi;
+ e la battaglia sempre rinforzava,
+ e l'aria tutta quanta s'infuscava.
+
+ 50
+
+ L'aere tutta par si rabbaruffi;
+ molti corpi di fuor gittavon sangue;
+ e l'arme in mano a 'gnun non par che muffi,
+ ma schizza fuor della gran nave el sangue:
+ e chi è ferito, in mar convien si tuffi,
+ facendo l'acqua rossa del lor sangue,
+ chi forato ha le tempie e chi le guance,
+ e chi ha 'l cor passato da piú lance.
+
+ 51
+
+ Vide Cerbino un saracin villano,
+ che stava quasi inanzi agli altri tutti,
+ onde si fece a lui piú prossimano
+ per dargli de suo' pomi ed aspri frutti,
+ e, lanciògli una lancia ch'avea in mano,
+ e posel dove gli altri eron rudutti,
+ cioè rovescio e morto con dolore,
+ perché la lancia gli entrò in mezo el core.
+
+ 52
+
+ Ancora un altro, ch'era in su la nave,
+ ne cadde morto senza batter sensi
+ per un feroce colpo crudo e grave,
+ ch'ebbe pur da Cerbin. Ma non si pensi,
+ per questo, ignun che l'altre gente brave
+ paura avessin; ma piú inanzi fensi,
+ gridando:--O traditor, la cruda morte
+ purgherá tutte le tue opre torte!--
+
+ 53
+
+ Infino al ciel le grida e l'urla andavano;
+ questa era doppia tempesta di mare!
+ Ad alta voce e' saracin gridavano:
+ --Sangue, carne, vendetta vogliam fare!--
+ Arme, scoppietti e priete rintonavano,
+ che fanno e' legni in su l'acqua tremare;
+ e non avanza l'una l'altra parte:
+ ognuno armato par un nuovo Marte.
+
+ 54
+
+ Durò gran pezzo la battaglia orribile,
+ né l'un né l'altro non si può abbattere.
+ Cerbin, valente, famoso e terribile,
+ veggendo pur durar questo combattere,
+ diliberossi al tutto esser vincibile;
+ e, non volendo piú l'arme dibattere,
+ la nave in altro modo fe' percuotere
+ tanto, che fece ogni barbero scuotere.
+
+ 55
+
+ Perché Cerbin menato un suo legnetto
+ aveva, e quivi fece el fuoco accendere,
+ ed accostossi alla gran nave a petto
+ tanto, che niun non si può piú difendere,
+ e, non avendo piú nessun ricetto,
+ qui sol bisogna o morire od arrendere.
+ E', conoscendo il loro ultimo giorno,
+ fecion venire Elena, el viso adorno,
+
+ 56
+
+ qual prima sotto coverta piangeva,
+ e della nave alla proda menata,
+ dove Cerbin veder ben la poteva.
+ Chiamollo Elena, tutta sconsolata,
+ e, piangendo, merzé per Dio chiedeva,
+ dicendo:--Questa morte ho guadagnata
+ per amar te, ben che senza dolore
+ debbo morire innanzi al mio signore.--
+
+ 57
+
+ Cerbino, udendo le dolci parole,
+ el cor sentissi in piú parte stiantarsi,
+ ed alla donna risponder pur vuole,
+ ma ancor non può pel dolore aiutarsi:
+ ma alfin rispose, e fe' come chi suole,
+ con un cangiare di color, scusarsi;
+ e disse:--O donna, el tuo ultimo punto
+ una morte in dua alme ará congiunto!--
+
+ 58
+
+ Ma, in questa, e' saracin senza pietá,
+ non curando el suo dolce lamentare,
+ anzi tutti pien d'ira e crudeltá,
+ incominciorno la donna a svenare.
+ Cerbin, vedendo tanta iniquitá,
+ grida e combatte e non sa che si fare;
+ ma innanzi a sé svenar, per piú dolore,
+ vede sua alma, sua vita e suo core.
+
+ 59
+
+ Ma, poi che in molte parte era tagliata
+ la bella donna e sentiva mancarsi,
+ inverso di Cerbin si fu voltata,
+ e cominciò in tal modo a lamentarsi,
+ con bassa voce, rotta e sconsolata
+ dicendo:--E, poi che Morte può vantarsi
+ d'avermi giunta in su' legni e 'n su l'acque,
+ non piaccia almeno a te, poi che a lei piacque.
+
+ 60
+
+ L'alma si parte e 'l miser corpo sgombra,
+ e tu rimani al mondo, o signor mio;
+ i' mi starò lá giú nella scura ombra;
+ forse arò altro amore, altro disio,
+ che d'altra cosa l'anima s'ingombra.
+ Or i' mi parto, e tu riman' con Dio!--
+ A pena la parola ebbe finita,
+ ch'ella passò della presente vita.
+
+ 61
+
+ Poiché fu morta, da un saracino
+ fu el gentil corpo suo gittato in mare;
+ e tutti, vòlti poi verso Cerbino,
+ disson:--Farai quel corpo sotterrare.
+ Come crudo corsale ed assassino,
+ t'abbiam voluto al tutto contentare,
+ che in altro modo non l'hai meritata:
+ piglia la preda che t'hai guadagnata.--
+
+ 62
+
+ Ma torniamo a Cerbino, el quale, udendo
+ el dolce dir di quell'alma passata,
+ brama la morte, e piú si vien dolendo
+ che non l'ha almen solo un tratto baciata;
+ onde, per questo piú dolore avendo,
+ fece alla nave raccostar l'armata,
+ e per lo scoppio grande e per lo sdegno,
+ un salto prese e gittossi in sul legno.
+
+ 63
+
+ Or qui comincia la battaglia cruda!
+ Cerbin dava gran colpi a' saracini;
+ teneva in man la forte spada ignuda,
+ tagliando braccia, e fa de' moncherini:
+ istraccia, squarcia, fende, taglia e suda;
+ molti feriti in mar caggion, meschini.
+ E chi non vuole e' sua colpi aspettare,
+ gettonsi in acqua a 'mparare a notare.
+
+ 64
+
+ Grida Cerbino:--O gente iniqua e fella,
+ la vostra crudeltà tornerà folle:
+ picchia e percuote, combatte e martella,
+ né mai por fine al suo brando non volle,
+ tagliando braccia, man, teste e cervella.
+ Era la nave giá di sangue molle,
+ e non è ignun che possa contastallo;
+ de' sua gran colpi niun non giugne in fallo.
+
+ 65
+
+ Pare un leon famelico e arrabbiato,
+ che, quando giugne nella selva folta,
+ sendo da fame superchia assediato,
+ prima co' rami sfoga l'ira molta,
+ ritorte e schegge e traverse ha spezzato;
+ cosí Cerbin con quella gente stolta
+ non può sí presto sua ira sfogare,
+ ma taglia e fende e straccia e getta in mare.
+
+ 66
+
+ Erano e' saracin rimasi pochi
+ tanto, che piú non posson contrastare;
+ vedevasi sol sangue ed arme e fuochi;
+ l'aere è brutta e cosa oscura pare.
+ Cerbino e gli altri son venuti fiochi
+ pel combatter, pell'arme e pel gridare:
+ non si sazia Cerbin, nulla el conforta
+ ma taglia quella gente cosí morta.
+
+ 67
+
+ E' si vedeva gli uomini a traverso
+ l'un sopra l'altro nella nave stare,
+ e qualcun altro dal sangue sommerso;
+ non bisognava e' corpi sotterrare:
+ questo fu vento contrario e diverso,
+ tempesta fu di brando e non di mare:
+ tanti capi tagliati da le spalle,
+ pare la nave un'altra Roncisvalle.
+
+ 68
+
+ Ora Cerbin ha avuta la vittoria
+ (dolente e trista per ciascuno amante)
+ con gran maninconia e poca gloria:
+ onde egli scese, el giovane aiutante,
+ perché la fiamma è grande e la baldoria
+ (ardeva forte quel legno prestante).
+ Ma, prima che della nave scendessi,
+ volle ch'ogni ricchezza si togliessi.
+
+ 69
+
+ Poi la divise e donolla a coloro
+ ch'erano stati armati sopra all'onde,
+ per non parere ingrato e per ristoro
+ delle lor gagliardie alte e gioconde.
+ E lui niente vòlse; ma il martoro
+ e la maninconia tanto el confonde,
+ che brama morte e piú non sa che farsi,
+ perché gli aiuti sarien vani e scarsi.
+
+ 70
+
+ Ma pure alfin dell'acqua fe' cavare
+ el corpo morto della giovinetta;
+ con lungo pianto e con molto baciare
+ quivi, piangendo, in braccio se l'assetta;
+ non può saziarsi quel corpo toccare,
+ ma lagrimando diceva:--O vendetta,
+ tu non se' stata nulla, al parer mio,
+ a vendicar questo volto giulío!--
+
+ 71
+
+ Troppo sarebbe lungo a voler dire
+ le pietose parole di Cerbino
+ e l'angoscioso pianto e 'l gran martire:
+ egli è in sul corpo morto a capo chino,
+ e non resta di piangere e languire;
+ vorre' morire el giovan peregrino.
+ Ma, per venire ormai al nostro effetto,
+ in Sicilia tornossi el giovinetto.
+
+ 73
+
+ Ed in un'isoletta, qual si chiama
+ Ustica, che a Trapani è al dirimpetto,
+ quivi fermossi con dolore e brama
+ che morte venga per piú suo diletto:
+ non vuole onor o gloria o pompa o fama,
+ cerca sol noia, tristizia e difetto;
+ e seppellir fe' il corpo a grande onore
+ con lungo pianto e lagrime e dolore.
+
+ 73
+
+ Dipoi, un dí, soletto, el bel Cerbino,
+ per una valle con dolore andando,
+ dolendosi del suo crudo destino
+ e di fortuna, che 'l vien seguitando
+ e sempre il fa piú dolente e meschino,
+ e' con amor parlava lamentando:
+ --Resister non può gnuno alle tue posse;
+ ma fie pietosa in me, dolce Atroposse.--
+
+ 74
+
+ Mentre che andava cosí lacrimando,
+ arrivò per ventura ad una fonte;
+ quivi a seder si pose, rinnovando
+ d'amor le 'ngiurie e' lacci e 'nsidie ed onte;
+ e con quell'acqua chiara rinfrescando,
+ ch'era affannato, si lavò la fronte,
+ po' 'l bel paese d'intorno guardava,
+ di Fortuna e d'Amor si lamentava.
+
+ 75
+
+ Prima guardava intorno la fontana,
+ qual tutta di begli alberi è intorniata,
+ dicendo:--O lassa vita mia villana,
+ perché se' tu di tal caso occupata?
+ Oh donna degna, oh alma umile umana,
+ oh gente maladetta e disperata,
+ che non guardasti a tanta gentilezza,
+ né alla sola ed ultima bellezza!--
+
+ 76
+
+ Poi riguardava intorno gli arbucegli
+ e i lauri e le frondi, e 'l bel cantare
+ che vi facevan sú diversi uccegli:
+ questo il facea piú forte lacrimare;
+ vedeva e' prati rilucenti e begli,
+ e' fiori in qualche luogo rosseggiare:
+ qual era azzurro o verde o giallo o bianco,
+ onde e' sospira e per dolor vien manco,
+
+ 77
+
+ e dice:--Lasso! qual fia 'l mio ricovero
+ e 'l bel palazzo? Fia l'ombra d'un acero
+ o d'un albero, un faggio, un mirto o un rovero?
+ Domo d'amore e stracco e vinto e macero,
+ di ben privato, e d'ogni speme povero:
+ e 'l corpo, stanco omai, fragile e lacero,
+ el suo riposo nell'urna disidera,
+ e vola, giace, triema, arde ed assidera.
+
+ 78
+
+ Per grotte, selve, boschi, monti e piani
+ e fiumi ed acqua e terra e rena e sassi,
+ poggi, piagge, padul, burron, pantani,
+ balze, campi, caverne, scogli e massi,
+ luoghi diserti, ombrosi, alpestri e strani,
+ sugher, castagni, querce, aceri, e a passi
+ strani e scuri, n'andrò pensoso e vinto,
+ come in esilio cacciato e sospinto.
+
+ 79
+
+ Oh lasso! che farai? che pensi o guardi?
+ Oh lasso! el tempo ove è tanto felice?
+ Oh lasso piú ch'altrui, che triemi ed ardi!
+ Oh lasso! oh infortunato! oh infelice!
+ Oh lasso! ch'ogni ben verrebbe tardi.
+ Oh lasso! presto andrò nell'ombre e 'n Stice.
+ Oh lasso! ove vedrò la bella fronte?
+ Oh lasso! forse al fiume d'Acheronte.
+
+ 80
+
+ Oh lasso, ch'io andrò sempre cercando
+ ogni asprezza crudel, iniqua e acerba;
+ e 'l miser corpo, affritto tapinando,
+ tra pruni, scogli, schegge, bronchi ed erba;
+ e la mia rotta voce, lamentando
+ d'Amor le reti, a dolersi si serba:
+ andrò, trafitto da piú d'uno stecco,
+ chiamando Eléna; e risponderá Eco.
+
+ 81
+
+ Io credo ormai che infino all'ultim'ora,
+ quando verrá a serrare i miei tristi occhi,
+ gemerá l'alma come or geme e plora:
+ ahi miser pensier vano degli sciocchi!
+ O alma, perché se' del mondo fòra?
+ Pártiti, corpo mio, prima che tocchi
+ la morte di coltello e getti sangue:
+ piacciati l'alma contentar, che langue.
+
+ 82
+
+ Ciò son ben certo, che, se non vorrai,
+ o Morte, contentarmi di tal cosa,
+ non curerò tua dolorosi guai:
+ e se non vieni a me volonterosa,
+ contro mi ti farò, come vedrai,
+ e la mia vita, che sempre è penosa,
+ torrò dal corpo, poi che 'l mio destino
+ qui m'ha condotto, misero Cerbino!
+
+ 83
+
+ O misero Cerbin! miser, se bene
+ tu pur sapessi come la fortuna
+ t'ha forte preso e legato ti tiene,
+ senza aver mai di te pietá nessuna!
+ Tu chiami Morte, e la Morte ne viene,
+ senza che tu la 'nviti in guisa alcuna:
+ el sangue tuo si dee versare in tutto,
+ e di coltel sarai morto e distrutto.--
+
+ 84
+
+ Or lascerem Cerbino alla fontana,
+ e torneremo al vecchio re canuto,
+ el qual la nuova dolorosa e strana
+ aveva giá, secondo 'l ver, saputo
+ della gran rotta e di sua figlia umana:
+ or s'egli ebbe dolore, el vecchio astuto,
+ nol può narrar né scriver la mia penna,
+ che Amor ch'i' lasci el suo pianto m'accenna
+
+ 85
+
+ e ch'io debba la storia seguitare,
+ per dare esempio a chi seguita Amore,
+ che viene i mia dolci versi ascoltare.
+ Egli è giá presso all'ultimo dolore,
+ ch'a Cerbin debbe sua vita mancare:
+ or mandò 'l re un suo ambasciadore
+ al re Guglielmo, a dir che la fé, data
+ da lui, come non gli è suta osservata.
+
+ 86
+
+ Lo 'mbasciador di nero era vestito,
+ e l'ambasciata al re Guglielmo fe',
+ come Cerbin, valoroso ed ardito,
+ prese la nave e, senza aver merzé,
+ aveva ogni baron morto e ischernito;
+ e piú contò della figlia del re
+ come fu morta e svenata con doglia,
+ per non saziar di Cerbin la sua voglia.
+
+ 87
+
+ Sentendo el re la dolorosa nuova,
+ fu piú ch'altr'uomo dal dolor sommerso
+ e per maninconia luogo non truova;
+ --e diceva:--O Cerbin crudo e diverso,
+ presto spenta sará ogni tua pruova!
+ Tu se' caduto in caso sí perverso,
+ che dee mancarti l'onore e la fama;
+ per che giustizia e morte ognun ti chiama.--
+
+ 88
+
+ Poi fece presto prendere el Cerbino.
+ e fu menato inanzi a sua Corona
+ dolente, lasso, povero e meschino,
+ piú che mai fussi forse altra persona.
+ El re Guglielmo, come un bambolino,
+ d'urla, di pianto el suo palazzo introna,
+ e lacrimando disse al suo nipote:
+ --La Mia Corona campar non ti puote.
+
+ 89
+
+ Tu sai che sempre tua virtude ho amata,
+ piú che se stato mi fussi figliuolo.
+ Or la fortuna, qual sempre parata
+ sta per guastare ogni diletto, solo
+ volle per te la mia fede mancata:
+ e cosí questo fia l'ultimo duolo
+ al fragile mio corpo, a mia vecchiezza:
+ dunque tua morte fia d'onor salvezza.--
+
+ 90
+
+ Cerbin rispose e disse:--O signor mio,
+ la morte mi sarà sommo diletto.
+ Non piangere di quel che non piango io;
+ ché la fortuna per rimedio eletto
+ ha questa morte, ch'è nel mio disio,
+ poi che si spense quel leggiadro aspetto.
+ e non potresti d'altro contentarmi
+ che mi piacessi, se non morte darmi!--
+
+ 91
+
+ Queste parole el cor passorno al re,
+ la piatosa risposta e l'atto umano,
+ che lacrimando el suo Cerbin gli fe'.
+ Ogni baron di questo caso strano
+ gì'incresce e piange, e chieggono merzé
+ pel bel Cerbino, il giovane sovrano;
+ ma el re non può, che giustizia 'l molesta;
+ e condannò el nipote nella testa.
+
+ 92
+
+ Qual non fu mai di vita al mondo privo
+ tanto infelice e tanto sventurato?
+ Pianga per lui chi resta al mondo vivo,
+ pianga chi ha questi carmi ascoltato;
+ da poi ch'i'piango in mentre ch'i'gli scrivo,
+ e sempre piangerò quest'almo, ornato,
+ che si lamenta e plora e geme e langue,
+ che s'apparecchia versare el suo sangue.
+
+ 93
+
+ Poi ch'ebbe data la cruda sentenzia
+ el re contro a sua voglia e con tristizia,
+ volle che in su la sala e in sua presenzia
+ far sí dovessi la trista giustizia:
+ Cerbino allor, sanza far resistenzia,
+ a pianger cominciò, ed a dovizia
+ le lacrime gli caggion giú pel petto:
+ cosí, piangendo, mosse questo detto:
+
+ 94
+
+ --O voi, amanti, che Amor seguitate,
+ venite ora a veder mia cruda morte:
+ essempro di me misero pigliate,
+ di mia fortuna e di mia aspra sorte;
+ e voi, o giovinetti, vi guardate
+ di non pigliar le vie inique e torte
+ d'Amor, perché, spietato e sanza fede,
+ non ha pietà di 'gnun mai né merzede.
+
+ 95
+
+ Amore amaro, oh lasso! i' moro: i' m'ero
+ el piú felice che mai fussi in terra;
+ il piú allegro, il piú degno, il piú altèro,
+ vincente in ogni bellicosa guerra,
+ eccetto questa d'Amor crudo e fèro:
+ ogni alma, che la fa seco, dunque erra,
+ come ho fatto io: ma, se io ho errato,
+ la morte purgherá tanto peccato!--
+
+ 96
+
+ Poi pose fine all'ultima parola.
+ El giustiziere un colpo con tempesta
+ menò inverso Cerbino: el brando vola
+ e da lo 'mbusto gli levò la testa:
+ el sangue tutto per la sala cola,
+ perché d'uscir di quel corpo non resta.
+ Cosí morí Cerbino, el gentil core,
+ per seguitar lo iniquo e falso Amore.
+
+ 97
+
+ Elena bella sua superò il mondo
+ di bellezza, or di vita è trapassata;
+ termin ha avuto el suo viver giocondo:
+ cosí ogni cosa è diterminata.
+ Questi, felici giá, Fortuna al fondo
+ gli ha messi, come quella che parata
+ sta e conturba, anzi guasta ogni cosa,
+ come malvagia sempre ed invidiosa.
+
+ 98
+
+ El re Guglielmo è vecchio e d'anni pieno:
+ Fortuna inverso lui vòlto ha le ruote.
+ Benché questo gli sia mortal veleno,
+ vuole prima restar senza nipote
+ e seguir la giustizia a punto a pieno,
+ perché un re, senza fé, regnar non puote.
+ Basta che piange el suo fiero destino,
+ e seppellir fe' il corpo di Cerbino.
+
+ 99
+
+ Or te, mio sol conforto all'affritt'alma,
+ vero sostegno al temerario core,
+ i' priego ben per la grillanda e palma,
+ qual si conviene al fedel servidore,
+ tanta tempesta tu converti in calma.
+ Come volesti, ho trattato d'amore:
+ dunque i' ringrazio te, le tue virtute,
+ che m'han condotto al porto di salute.
+
+
+
+
+NOTA
+
+
+AVVERTENZA
+
+Siamo dolenti che l'indole della presente raccolta ci abbia costretti
+a pubblicare soltanto una parte della lunga e dottissima nota, che ci
+aveva inviato l'amico Levi. E purtroppo abbiamo dovuto invitare il
+nostro valente collaboratore a dare in altra sede proprio ciò che del
+suo studio offriva maggiore interesse, vale a dire una paziente e
+acuta indagine circa le fonti, gli autori e le date dei singoli
+cantári da lui pubblicati. Il risultato della quale è che _Bel
+Gherardino_ fu scritto circa il 1340-50 (è citato nel _Corbaccio_);
+_Pulzella gaia_ è di poco posteriore, perché è citata nella _Sala di
+Malagigi_; _Liombruno_ fu scritto alla fine del sec. XIV; la _Storia
+dei tre giovani_ nel Quattrocento; _La Donna del Vergiú_ nella prima
+metá del Trecento, perché è citata nel _Decamerone_ ed è la fonte
+indubbia degli affreschi del palazzo Davanzati; _Gibello_ è anteriore
+al 1390, probabile data dai _Reali_; i cantári di _Bruto di
+Brettagna_, del _Gismirante_, di _Madonna Leonessa_ e della _Regina
+d'Oriente_ sono di Antonio Pucci (m. il 1388); il cantare di _Madonna
+Elena_ è contemporaneo a quello di _Liombruno_; quello di _Cerbino_ fu
+composto probabilmente dall'Altissimo alla fine del secolo XV o ai
+primi anni del secolo XVI.
+
+LA DIREZIONE
+
+
+
+
+Si chiamavano "cantári" i poemetti in ottava rima, che nei secoli
+XIV-XVI i cantampanca intonavano, alla sera o nel pomeriggio dei
+giorni festivi, nelle piazze di Firenze, e specialmente nella
+piazzetta di San Martino del Vescovo, presso alle case degli
+Alighieri. Moltissimi documenti ci recano notizie di questa pubblica
+recitazione: appartiene alla fine del secolo XIV un repertorio
+giullaresco, il _Cantare dei cantári_, nel quale sono passati in
+rassegna tutti i temi favoriti dai cantori e dal pubblico, e molti
+altri accenni alla recitazione popolare in San Martino sono sparsi
+nelle opere del Quattrocento, e specialmente nei poemetti
+dell'Altissimo, che fu uno di quei dicitori popolari.
+
+Nel riprodurre negli _Scrittori d'Italia_ i numerosissimi cantári che
+ci sono restati, credo opportuno, per la grande varietá della loro
+materia, di distinguerli in alcune grandi classi:
+
+a) cantári ciclici, cioè quelli che si riallacciano ai cicli di Artú e
+di Carlomagno;
+
+b) cantári di argomento classico: _Orfeo, La bellissima storia di
+Perseo quando ammazzò Medusa, Giasone e Medea, Piramo e Tisbe_, ecc.
+
+e) cantári di argomento religioso: _La istoria di Susanna, Madonna
+Elena imperatrice, La leggenda delle sette dormienti_, ecc.
+
+d) cantári leggendari.
+
+Alcuni dei cantári ciclici furono recentemente raccolti in volume; ma
+moltissimi ancora rimangono dispersi nei codici e nelle stampe
+popolari, e attendono le cure di un editore coscienzioso. Da parte
+mia, ho creduto opportuno cominciare dai cantári di argomento
+leggendario, i quali non erano mai stati studiati nel loro insieme, né
+pubblicati con un ordine o un criterio qualsiasi. Le edizioni
+spicciolate, che di essi vennero in luce dal 1860 al 1880, non avevano
+altra pretesa fuor che quella di fornire dei testi di lingua, cioè
+semenzai di parole e di frasi del Trecento, ai cruscanti e ai
+linguaiuoli: nessuno dei vecchi editori pensava che l'importanza dei
+cantári consiste anzitutto nella materia e che, frantumandoli in
+infinite edizioni spicciolate, se ne distruggeva tutto il
+valore. Raccogliendoli invece insieme, come mi accingo ora a fare, si
+rende loro l'originaria coerenza e unitá, e si illuminano di luce
+nuovissima, perché essi rappresentano tutto il tesoro di leggende che
+il nostro popolo ci ha tramandato.
+
+Se non che una "raccolta" non può essere un fascio disordinato di
+opere diverse. Un libro organico richiede un ordine preciso e sicuro;
+e quest'ordine i cantári non avevano di certo, racimolati com'erano
+dalle miscellanee mss. del Tre e Quattrocento e dalle stampe popolari
+del Quattro e Cinquecento. Come ordinare e disciplinare in un libro
+quella disordinatissima e indisciplinatissima materia? Poiché l'Italia
+non ebbe nel medio evo un libro organico di materia leggendaria, ho
+vòlto gli occhi alla Francia, e ho preso come modello l'opera compiuta
+alla fine del sec. XII da una affascinante poetessa anglo-normanna,
+Maria di Francia. Ai dodici _lais_ di Maria metto di fronte i dodici
+cantári di questo volume: al _lais_ di _Lanval_ corrispondono i
+cantári del _Bel Gherardino_, della _Pulzella gaia_ e di _Liombruno_;
+al _lais_ di _Fraisne_ il cantare di _Gibello_, ecc.
+
+Non tutti i dodici cantári appartengono al medesimo tempo: il primo è
+della prima metá del Trecento, l'ultimo forse dei primi decenni del
+Cinquecento. Ma, come tutta l'arte primitiva, la poesia dei cantári è
+impersonale, sicché tutti ci appaiono quasi della medesima mano e del
+medesimo tempo. Forse per questo i critici di qualche tempo fa li
+attribuivano tutti quanti ad Antonio Pucci.
+
+I cantári non erano destinati alla lettura individuale, ma alla
+recitazione al pubblico. Della recitazione serbano traccia nelle
+formole con le quali essi si aprono e si chiudono, che sono sempre
+uguali, come uguali sono tanti elementi tradizionali del teatro. Ogni
+cantare ha un'ottava al principio e una in fine, nelle quali è
+contenuta l'invocazione a Dio e ai santi. Queste invocazioni potevano
+mutare, mutando le circostanze della recitazione, sicché è frequente
+il caso di cantári con duplice o triplice inizio, oppure di cantári
+senza inizio o senza fine. Questo spieghi il fatto che i cantári di
+_Bruto_ e di _Gismirante_ hanno la prima ottava comune.
+
+Il titolo del libro mi fu suggerito dall'espressione, con la quale
+costantemente i canterini esaltano la bellezza della loro fonte: "un
+libro che mi par degli altri il fiore", e da due versi della _Reina
+d'Oriente_:
+
+ e priego voi che ciaschedun m'intenda,
+ però che questo è 'l fior della leggenda.
+
+Se non che "fiore" non ha, nel frontespizio del presente volume, il
+medesimo significato che nell'ottava, ma quello di "fiorita", di
+"scelta", che gli è comune nella letteratura antica, la quale ci ha
+dato, ad esempio, il _Fiore dei filosofi_ e i _Fioretti_ di san
+Francesco.
+
+Quanto alla metrica, ho tolto le ipermetrie dovute alla scrittura
+antica, che rispettava le vocali finali soppresse nel verso, e alle
+rappezzature dei copisti; ma ho serbato in molti luoghi la dialefe,
+specialmente dopo le parole tronche, perché essa è un vezzo costante
+della poesia popolare e, d'altra parte, si trova qualche volta anche
+nella poesia d'arte e nelle scritture solenni dei primi secoli. Per
+la grafia, mi sono attenuto ai criteri di questa raccolta: ho quindi
+tolti i raddoppiamenti iniziali toscani ("cheppiú", "affare",
+"addire", ecc), scritto "e" o "ed" e "a" o "ad" (i mss. hanno
+costantemente "et", "ad") a seconda delle esigenze del verso, e via
+discorrendo. Qua e lá ho soppresso o aggiunto qualche parola o
+sillaba, come specificherò nelle note che seguono. Nelle quali renderò
+conto anche delle varianti non meramente formali¹. Purtroppo esse sono
+moltissime; ma di ciò non stupirá chi pensi che questi cantári, in
+luogo di avere una tradizione tranquilla di famiglie di mss., erano
+affidati al capriccio e alla memoria dei cantastorie. Si aggiunga che
+essi non lasciavano inerte (come un libro dottrinale) la fantasia dei
+copisti. Ogni copista, poiché scriveva per sé e non per gli altri, si
+tramutava volentieri da trascrittore in rifacitore. E spesso le
+varianti, che siamo costretti a respingere perché appartenenti a
+codd. piú incerti e malfidi, sono belle e ingegnose al pari e piú
+delle legittime.
+
+ ¹ Racchiudo tra parentesi quadre le sillabe e le parole aggiunte
+ da me, tra parentesi tonde quelle soppresse.
+
+
+
+
+I
+
+Il _Bel Gherardino_ si legge in due mss.:
+
+[_A_]. Cod. Magliabechiano, VIII, 1272. Dopo una storia in prosa di
+Apollonio di Tiro, scritta in grossi e pesanti caratteri da un certo
+Poccio di Benino, segue questa nota: "Questo cantare d'Apolonio è
+finito allo vostro onore, e 'l secondo è al cominciante, dello
+_Gherardino_; e questo libro è di Davançino di Giovanni". Piú sotto,
+un altro scrittore postillò: "Questo libro è di Davanzino, lo piú
+tristo garzone, e fassi ispacciare molto volentieri". Nella pagina
+seguente incomincia il cantare, il quale occupa cinque carte scritte a
+due colonne (cc. 33-37). Il copista trascrive le ottave senza
+interruzione o distinzione di versi, come se esse fossero prosa:
+soltanto ha cura di andare a capo alla fine d'ogni ottava. I nomi
+propri sono resi con semplici sigle (G.=Gherardino; M.=Marco), i
+numeri con cifre romane, le parole sono abbreviate bizzarramente e
+smozzicate; sicché, diceva un critico, il codice appare "dei piú
+difficultosi del mondo, scritto che par raspatura di gallina, e
+diluviano i malintesi".
+
+[_B_]. Bibl. Naz. di Firenze, cod. II. IV. 163, miscell, del sec.
+XIV. Le ultime tre carte (95-97) contengono il _Bel Gher_. su due
+colonne; ma disgraziatamente il testo rimane interrotto all'ott.
+XXVIII del primo cantare.
+
+_B_ rimase finora sconosciuto; _A_ fu pubblicato da F. Zambrini nel
+1867: _Cantare del bel Gherardino, Novella cavalleresca, in ottava
+rima, del sec. XIV, non mai fin qui stampata_, Bologna, 1867 (16°, di
+pp. 56). È un'edizioncina di 120 copie, formicolante di spropositi
+d'ogni maniera. La critica le fece un'accoglienza cosí ostile e
+severa, che lo Zambrini fu obbligato, poco dopo, a rinnovarla e a
+correggerla nell'opera: _Cantare del Bel Gherardino, Novella
+cavalleresca, in ottava rima, del sec. XIV, non mai fin qui stampata_,
+Bologna, 1867 [la data è falsa: si legga 1871], che costituisce la
+disp. LXXIX della _Scelta di curiosità letterarie_. Questa seconda
+ediz. del 1871 fu di soli 82 esemplari, i quali furono numerati
+progressivamente in continuazione dei precedenti 120 del 1867, e
+formarono con essi come una sola ediz. di 202 copie, recando tutti nel
+frontespizio la medesima data del 1867. Ai sottoscrittori della
+_Scelta di curiositá letter._ furono distribuiti indifferentemente
+esemplari della prima e della seconda edizione, sicché essi ben presto
+si confusero e si scambiarono facilmente. Anche cosí rabberciata,
+l'edizione dello Zambrini è una delle piú sciagurate, sia per la
+superficiale coltura filologica dell'editore, sia per le difficoltá
+presentate dall'unico codice allora conosciuto [_A_], scritto, come
+diceva il Piccini, "da un solenne ignorante", anzi "da uno dei piú
+grossi idioti, che, come suol dirsi, sien andati mai sui picciuoli".
+Basti dire che quattro ott. (I, II, XII, XIV) sono di sei versi; dal
+che lo Zambrini deduceva che il cantare deve essere dei piú antichi,
+perché l'ottava non è "ancora ridotta alla sua perfezione"!
+Naturalmente quelle lacune si devono a un'omissione di _A_, che io ho
+potuto colmare col sussidio di _B_. Sebbene piú compiuta in quelle
+famose ottave mutile, la lezione di _B_ non reca grande utilitá nella
+ricostruzione del testo del _Bel Gherardino_. La differenza piú
+notevole, che presenti rispetto ad _A_, è il costante scioglimento dei
+nessi sintattici, con l'abolizione di ogni particella relativa e
+consecutiva. È chiaro che, mentre il copista di _A_ amava raccostare
+il poemetto alla coerenza e al legamento proprio delle opere destinate
+alla lettura, quello di _B_ aveva invece l'animo rivolto al fare
+sciolto e disordinato dei cantori all'improvviso. Se ne dovrebbe
+desumere che _B_ è piú vicino all'originale; ma questa conclusione,
+data la scarsitá delle notizie e l'incompiutezza del cod., è
+pericolosa. Per questo, piuttosto che dare nelle prime 28 ottave
+(riferite da tutti due i mss.) un testo diverso dalle altre, e
+conferire al cantare una veste arlecchinesca e bizzarramente
+rappezzata, ho preferito di partire sempre da _A_, modificandolo solo
+nei tratti dove appariva evidentemente guasto, come qui sotto si
+vedrá:
+
+
+CANTARE PRIMO:
+
+I, 3-4 mancano in A e nell'ed. Z.
+ 4 B se[d]... fusse f.
+ 8 B per cortesia ciaschehuom la 'ntenda
+
+II, 1 A parlare
+ 2 A primai, missi
+ 3 B farò
+ 5 B O buona gente che state a 'scoltare
+ 7 B Se d'ascoltare avarete memoria
+ 8 B io vi dirò d'una
+
+III, 4 B come diciasonglio
+ 5 B voglio tornare et dirvi el convenente
+
+IV, 1 B questo signor venne
+ 3 B reggiar
+ 4 B sillacomando
+ 5 A e que fu quegli
+ 6 A fu chiamato
+
+V, 3 B e lo piú forte di lor
+ 7 B poi gli
+
+VI, 1 B se manteneva
+ 3 B collui son bracchi et virtuosi
+ 4 A e caval
+ 5 B con molti
+ 6 B convita cav.
+ 8 B si si ragiona
+
+VII, 1 A tantonto
+ 2 B potia
+ 3 B venie
+ 4 B li suoi serventi
+ 7 B si che fr.;
+ A cogli suo
+
+VIII, 1 A E un donzel
+ 2 A Di tristizia e di dolor;
+ B ch'egli avia
+ 4 A Per esser fuor di
+ 5 A E quel donzel
+ A e tratterotti
+
+IX, 1 A E quel donzel
+ 2 B sol per la v. che a lui servire
+ 3 A e di pres.
+ 4 B con teco voglio
+ 8 B De la citá esciron
+
+X, 3 B et in tal loco furon
+ 4 B che casa non ci avia dove
+ 6 B restavan
+ 7 A venne in su l'albor del giorno
+ 8 B pose mente
+
+XI, 1 B Ebbe sguardata una lunga p.
+ 2 A Ebbe veduto un
+ 4 B in questo modo non è
+ i vv. 5-6 mancano in A
+ 6 B e[sso]
+ 7 A e entro;
+ B un nobil
+ 8 A Ciascun cavalca la
+
+XII, 1 A E cavalcando per quella
+ i vv. 5-6 mancano in A
+ 8 B mise
+
+XIII, 7 A Inpero che colá dove il serpen' toccava
+ 8 A alie
+
+XIV, 2 B perché lo s. li mova
+ 3 A uno colpo li die' nel
+ i vv. 5-6 mancano in A
+ 7 B elli mise
+
+XV, 3 B a Marco
+ 5 A Gherardin che in prima lo previde
+ 6 A in ver li
+ 7 B quando
+
+XVI, 2 A giamai
+ 4 B fal cadere
+ 6 A E egli chiamando forte
+ 7 B Non mi lassar cosí impedimentire
+
+XVII, 1 B non tardò neente
+ 2 A colla spada tagliente senza far
+ 3 A in ver' dell'orso;
+ B feriva l'orso si neq.
+ 4 A uno colpo ch'egli de'
+ 5 A che l'ebbe fesso
+ 6 A Bello ne
+ 7 A cader che fece;
+ B in nel ferir dixe l'orso: O damigello
+ 8 B di quel
+
+XVIII, 1 A morto le bestie;
+ B la fiera
+ 2 B si meraviglia
+ 3 B e nella mente
+ 4 B ver' del castello prese a cavalcare
+ 5 B ma quando fûr davanti
+ 6 B bussare
+ 8 A chi se l'aprisson non viddon neente
+ 1 A E scavalcar e montano suppe' le scale
+ 2 B pur che l'un
+ 5 B lo freddo era grande che 'l tempo non cala
+ 6 A e in fralloro insieme
+ 7 B E cosí ragionando in per poco
+
+XX, 1-2 B Ben chi 'l facesse non potian vedere. E guardaron dintorno
+ a basse ciglia
+ 6 A avessomo
+ 7 A Questa sarebbe maggior meraviglia!
+
+XXI, 3 B eran
+ 4 B fûr di molti
+ 5 A e le lumiere v'eran
+ 6 B E' cavalieri furono
+ 7 A e po' cc'a tavola fûr gli b.
+ 8 A furono recate
+
+XXII, 1 B assai fûr
+ 2 B non ci vedian ragazzo né
+ 3 B et dimorando in sí facta
+ 4 B sopra di lor avien
+ 5-6 B E l'un co l'altro insieme si dolea: Ma i' non fu uso in cosí
+ facto ostieri
+ 7 B Ma poi ch'ebon
+
+XXIII, 1 B Ma poi che venne l'otta del d.
+ 2 B in una z.;
+ A ne furor menati
+ 3 B con un doppier dinanzi, a lo ver dire
+ 4 B in una zambra fu Gherardin menato
+ 5 B a lui con gran disire
+ 6 B davanti a Gherardin si fu spogliata
+ 7 A pavento
+
+XXIV, 7 B Bel Gher. intende
+ 3 B et quella donna fra le braccia el prende
+ 5 B si 'l sostenne
+ 7 A come il libro dimostra
+ 8 B fecion d'amor
+
+XXV, 4 B d'una gran quantità
+
+XXVI, 1 B Ma poi ch'ebbe asaggiato
+ 2 B e l'un dell'altro prese a lor dimino
+ 3 A E la donzella
+ 4 B le rispose: El nome è G.
+ 5 B si le dicia a lei perché
+ 7 A tutto ciò ched egli aveva
+ 8 A egli aveva speso in cortesia
+
+XXVII, 1 B quella donpna
+ 2 A [egli]
+ 3 B accende
+ 4 B trovava loco
+ 5 B Bel Gher.
+
+XXVIII, 1 B Quando... comincia l'albore
+ 2 A e la donzella si si fu
+ 3 B di fino colore
+ 4 B davanti a G.
+ 5 E a Marco Bel ch'era suo
+ 6 B l'á donata
+
+XXIX, 6 A presente
+
+XXX, 3 e[d]
+ 4 trovarono
+ 7 a destra e a sinistra
+
+XXXII, 2 A allegrezza ettade
+ 5 A e que' che quella pena sostene
+ 6 e non vedea
+
+XXXIV, 4 A lei si parte
+
+XXXV, 2 [tu] comanda
+ 5 o[ver]
+
+XXXVII, 4 A cavallo si montarono
+
+XL, 1 A l[o]
+ 5 e[d]
+
+XLI, 1 A Con grande onore ne la cittá entrava
+
+XLV, 1 A In un ronzino ciaschedun sbigottito.
+
+
+
+CANTARE SECONDO:
+
+I, 6 A bello sia esto secondo
+
+III, 8 A v'intendo trarre malinconia
+
+VII, 5 A che[lla]
+
+VIII, 5 A uscí [fuori] ed entrò
+
+X, 2 A gran(de)
+
+XI, 2 A donzel(lo)
+ 7 [d]entro
+
+XIII, 4 A e dice: Or [donna mia] ti
+ 8 a(d)
+
+XIV, 6 A Parecchie volte
+
+XVI, 3 A la [d]ove
+ 5 A e non vedea
+ 8 A si [egli] era
+
+XX, 5 A ella [lo] veggendo(lo) (co)tanto
+
+XXII, 2 A (co)tal
+ 4 se (tu) non
+
+XXVI, 7 A datemi [la] parola
+
+XXVII, 4 A S'io [ne]
+
+XXIX, 6 Questo verso manca nel ms.; è aggiunto dallo Z.
+
+XXXIII, 2 A che quel soldan facea sí malamente
+
+XXXIV, 2 A fe[ce]... cadere
+ 4 me[glio]
+
+XXXV, 5 A dicea(no)
+
+XXXVII, 1 A E lo Bel Gherardino molto sdegnosse
+ 2 A veggendo che 'l soldan
+
+XXXVIII, 5 A cuor(e)
+
+XXXIX, 4 A assodotte
+ 5 A [ha] vinto
+
+XLI, 3 A a il cerchiovito
+
+XLIII, 2 A avanza[va]
+ 3 A altro
+
+XLIV, 6 A omai per niente
+
+XLV, 5 A ismon[tando].
+
+
+
+
+II
+
+
+I due cantári di Pulzella gaia si leggono in un cod. del sec. XV,
+appartenuto giá alla biblioteca Saibante di Verona, e poi posseduto
+dal marchese Girolamo d'Adda di Milano [_C_]. I cantári sono dati dal
+ms. in una forma assai diversa da quella che qui si riproduce, e cioè
+"vestiti per metá alla veneta". Il Rajna, che li scoprí, sostiene che
+la forma originaria fosse toscana, e a questa li ricondusse
+nell'edizione che ne diede nel 1893: _Pulzella gaia, cantare
+cavalleresco_, Per nozze Cassin-D'Ancona, 21- 22 gennaio 1893, in-8,
+pp. 44 (Firenze, tip. Bencini).
+
+Per dare un saggio della lezione del codice, riproduco di sulla copia,
+che mi ha comunicato il Rajna, le prime quattro ottave del primo
+cantare:
+
+ 1
+
+ Ora me intendeti, bona zente, tuti quanti
+ in chortexia et in bona ventura:
+ dire ve volio de li chavalieri aranti,
+ ch'al tenpo antigo andava a la ventura.
+ In chorte de lo re Artus li sedeva davanti,
+ segondo come parla la scritura,
+ in schomenziamento de miser Troiano,
+ che feze avanto con miser Galvano.
+
+ 2
+
+ Miser Troiano sí disse:--Ho chompagnone
+ con tieco e' volio inpignar la testa,
+ chi dirano piú bela chazaxone
+ de nulo chavalier di nostra jesta.--
+ Quando eli fezeno la inpromisione,
+ alo re e ala rajna feze richiesta;
+ e zaschaduno la testa si inpignava
+ chi piú bela chazaxone si aprexentava.
+
+ 3
+
+ Intradi sono j chavalierj a quele jnprexe,
+ inverso lo bosco prexeno lor chamino.
+ Miser Troiano una zerva si prexe
+ che jerano piú bianca de un armeljno;
+ e tuta vja lo la menava palexe,
+ che veder la podea grandi e picholino.
+ Davanti lo re Artus saluta e inchina,
+ poi l'aprexentò a Zenevre la rezjna.
+
+ 4
+
+ Miser Galvano chavalchano ala boscaja;
+ alo levar del sole l'ebeno trovato.
+ Una serpe, che lo rechiexe de bataja;
+ sopra lo schudo quela j s'ave zitato.
+ Lui mese mano ala spada che ben taja,
+ cretela avere ferjta nel costato.
+ La serpa, che sapeva ben scremjre,
+ Miser Galvano non la pote ferire.
+
+Come si vede, dalla revisione del Rajna il poema è uscito
+compiutamente trasfigurato. Nel testo originario, avverte il R., i
+versi "in gran parte non tornano"; e la malattia era cosí profonda,
+che non è interamente guarita neppure dopo le cure d'un medico cosí
+delicato e sapiente. Dovunque smozzicature o enfiagioni; e parecchi
+tratti in tal modo zoppicanti, che anch' io ho dovuto offrir loro, di
+mio, le stampelle, perché si reggessero in piedi. Ecco, ad es.,
+qualche correzione:
+
+XXI, 1, corr. "si li si fu" in "si li fu";
+
+XX, 2 "con penne": "con [le] penne";
+
+XXXII, 6 "gentil": "gentil[e];
+
+XLII, 7 [ne] raccomando;--liv, 8 "niun[o]";
+
+LXXII, 5 "altra cosa che a te sia grata": "che [ben] ti sia grata";
+ ecc. ecc.
+
+Nel testo del Rajna sono omesse quattro ottave (XCVI-XCIX), che paiono
+spurie. Le riproduco qui dalla copia del codice D'Adda, che il R. mi
+ha comunicato:
+
+ [96]
+
+ Leta la letera, lo bon miser Galvano
+ el fato li consonò e molto li piaze.
+ A vui dico, signori, a chi altro leto non ano,
+ di questo parentado ve dirò veraze,
+ di queste do sorele che mentoano
+ lo autore nostro, che fo tanto audace;
+ fiole bastarde de lo re Apandragone,
+ di queste do sorele fo la condizione.
+
+ [97]
+
+ Pandragone de lo alto re Artus fo pare,
+ come dize l'instoria e 'l vero chanto;
+ queste duo fie naque d'un'altra mare
+ in modo de avolterio in quelo canto,
+ sorele de re Artus fo, zò mi pare,
+ per padre ve dicho solamente tanto;
+ la Dama di lo lago fo chiamata,
+ Lanziloto costei ebeno nodrigata.
+
+ [98]
+
+ El savio Merlino costei feze morire,
+ la qual lei chiuxe dentro al molimento
+ esendo vivo, la sua instoria áno a dire,
+ de la sua fine non sepe veder lo partimento.
+ Innamorato di 'sta dama era quel sire,
+ ma a lei lo suo amore non li fo in talento.
+ Costei era savia e gran incantatrice;
+ vivo nel molimento serò Merlin, zò se dize.
+
+ [99]
+
+ De la fada Mongana costei fo serore
+ d'un padre e madre nate veramente;
+ lo suo parentado vi ò dito in 'st'ore;
+ ritorno a l'instoria di presente.
+ Miser Galvano stava di buon cuore,
+ leta la letera, che fo tanto sazente;
+ amaistrato da la Ponzela gaia,
+ hobedire la vuole e piú non abaia.
+
+
+
+
+III
+
+
+Del cantare di _Liombruno_ non si conoscono manoscritti, ma
+moltissime stampe antiche e preziose:
+
+
+1. HISTORIA DI LEON BRUNO--6 cc. a caratteri gotici, s. n.; reg.:
+Ai--Aiii.--Incom.:
+
+ Omnipotente dio che nel cielo sei
+ padre celeste salvator beato
+ che cu_m_ tua mano tuto el mondo fei
+ el tuo saper rege i_n_ ogni lato.
+
+Finisce (c. 6 b):
+
+ al nostro fin dio ce dia gloria
+ al vostro ho_n_ore he dita questa istoria.
+ LAUS DEO
+
+S. a., ma del sec. XV; appartiene alla Biblioteca Melziana di Milano.
+
+
+2. LA HISTORIA DELLIOMBRUNO--In-4°, caratteri rotondi, sei carte a due
+colonne di 40 ll., della fine del sec. XV. È cosí descritta nel
+catalogo Libri del 1847 [n. IIII], e dal Brunet (_Manuel_, II 590): ha
+due figure in legno.
+
+3. HISTORIA DI LIONBRUNO--s. l. n. a. (ma ed. a Roma, Eucharius
+Silber, c. 1485). In-4°, 4 ff.; reg. A--Aii, a due colonne di 52 l.,
+caratteri semigotici. Dopo il titolo (c. 1 A) in caratteri maiuscoli:
+"Historia di Liombruno", segue una xilografia e poi la prima ott.:
+
+ [o]nnipotente Dio che nel ciel stai
+ padre celeste salvator beato.
+
+Fin. a c. 4 B, col. 2^a: "FINIS".--È posseduta dalla Biblioteca
+Trivulziana di Milano, Miscell. vol. V, n. 6;
+cfr. D. REICHLING, _Appendices_, n. 1754.
+
+4. HISTORIA DI LIONBRUNO--s. l. n. a. (ed. a Roma, Joanne Besicken et
+Sigism. Mayer, c. 1495). In-4°, caratteri semigotici, di sei ff. non
+num.; reg. aii-aiii. 2 coll. di quattro ottave e mezza. Inc. (I A) "La
+historia de Lionbruno" e, dopo una xilogr., l'ott.:
+
+ [o]Mnipotente dio che nel cielo sei
+ padre celeste e salvator beato
+ che con tua mano tutto el mondo fei
+ el tuo saper regi in ogni lato
+ o tu che sei chiamato Re di rei
+ concedi gratia a me padre onorato
+ che possa dir un bel cantar in rima
+ che a ciascun piacza dal piede alla cima.
+
+Fin. (c. 6 B col. 2^a), dopo tre ott.: "FINIS". È posseduta dalla
+Biblioteca Casanatense di Roma; cfr. REICHLING, _Appendices_, n. 940.
+
+5. LA HISTORIA DI LIONBRUNO--s. a. Cosí descritta dallo Hain
+[_Repertorium_, 10114] "_Praeced. fig. xilogr.; est poëmation 98
+octavis constans; 6 ff.; sequitur_ La Sala di Malagigi".
+
+6. LA HISTORIA DI LIOMBRUNO ET UN | CAPITOLO DI PAMPHI- | LO SAXO.--In
+fine: In Siena, Per Francescho di Simeone adistantia di Giovanni
+d'Ali- | sandro Libraro, 1550 A di | 10 giugno.--È posseduta dalla
+Bibl. Marciana (miscell. 1945-43 a), ed è cosí descritta dal
+Segarizzi: "Il tit. è a c. 1 a. A c. 3 b una xilogr. rappr. il re in
+trono circondato da due soldati. Inc. c. 1 A, col. 1^a: 'Omnipotente
+Dio che nel ciel stai' Fin. (ott. 97) col. 2, v. 32: 'al vostro onore
+ditta è questa storia'. EL FINE. Segue (c. 6 B col. 1): | Uno de
+capitoli di Pamphilo | SAXO, d'uno che si lamen- | ta del suo
+amante. 'Fera la stella sotto la qual nacque'. Fin. (terz. 23 -|-
+v. 1) c. 6 B, col. 2, v. 31: 'Non messer della morte almen
+villano'. Mis. mm. 186x125, cc. [6] col. 2 p. p., vv. 40 per col.,
+segn. A--Aiii. s. rich.".
+
+7. [L]A STORIA DI | LIOMBRUNO | IL QUALE FU LASCIATO DAL PADRE PER
+|. Povertá in preda del Diavolo, e scampando fu portato da una donna
+in | forma d'Aquila in una Cittá, e facendo egli dipoi varii viaggi,
+ru- | bò à certi malandrini un Mantello, e un paio di Stivali, | con i
+quali andò invisibile, e vinse il vento, | Con un capitolo di Panfilo
+| _Sasso Nuovamente Ristampata. In fine: In Firenze, Alle Scalee di
+Badia_.--S. a. (ma del sec. XVI ex.) di cc. [6]. Reg. A--Aiii a 2
+coll. di 5 ott. ciascuna, carattere rotondo con due xilogr. Fin. (c. 6
+a): "al vostro honore finita è questa storia. Il fine della historia
+di Liombruno. Seguita un bellissimo Capitolo di Panfilo Sasso".--C. 6
+B: Uno de' capitoli di Panfilo Sasso | d'una che si lamenta del | suo
+amante: "Era la stella sotto la qual nacque". Fin.: "Non m'esser della
+morte almen villano. IL FINE".--È posseduta dalla Biblioteca
+Magliabechiana, n. 981-15. Conta 97 ottave.
+
+8. LA HISTORIA DI LIOMBRUNO (got.) | Il quale fu lasciato dal padre
+per povertá in preda del Diavolo, et | come fu portato da una donna in
+forma d'Aquila in una | Citta; et facendo egli dapoi varii viaggi,
+rubò a certi | malandrini un Mantello, et un par di stivali, con li
+quali andava invisibile, e corre | -va piú che non il vento.--"Poscia
+un intaglio in legno: nel fondo montagne con una cittá; dinanzi
+dell'acqua con due battelli pescherecci e un pescatore, al quale il
+diavolo presenta un pesce". Indi le tre prime strofe. Inc.:
+"omnipotente Dio che nel ciel stai". Fin., c. 6 A, l. 32: "al vostro
+honor finita è questa historia". IL FINE DELL HISTORIA DI LIOMBRUNO |
+Seguita un capitolo di | Pamphilo Sasso. Fol. 6 B a.: Uno de capitoli
+di Pamphilo | Sasso d'una che si lamen- | ta del suo amante || FEra la
+stella sotto la qual nacque. Fin. c. 6 B b 1. 37: Non m'esser della
+morte almen villano || IL FINE. Stampata in Firenze l'anno MDLXX.--La
+storia ha 98 ottave, il capitolo 23 terzine. In-4, car. rom. con
+segn. e cust. senza num., 6 fogli con fig. xil.--È compreso nel
+celebre volume miscellaneo della Bibl. di Wolfenbüttel, descritto da
+G. Milchsack ed A. D'Ancona nel 1882, n. XXIV.
+
+9. LA HISTORIA DI LIOMBRUNO. Con un capitolo di Panfilo Sasso,
+nuovamente ristampata. In Firenze, per Stefano Fantucci Tosi alle
+Scalee di Badia, s. a. (sec. XVI ex.?), in-40, cc. [6] con incisione
+in legno.--Un esemplare era nella Biblioteca dei marchesi D'Adda di
+Milano, un altro è nella Melziana pure di Milano.
+
+10. LA STORIA DI LIOMBRUNO con un capitolo di Panfilo Sasso. Firenze,
+Girolamo Cavaiè, s. a. (ma della fine del sec. XVI), in 4°, fig.
+cc. [6] a 2 coll.--È citata nel catalogo Libri del 1847 [n. 1112]
+
+11. LA HISTORIA DI LIOMBRUNO. Bologna, per il Sarti sotto alle Scuole
+alla Rosa, con licenza de' Superiori, s. a. (ma del sec. XVII), in-4°,
+cc. [4] a due coll.--Un esemplare è nella Biblioteca D'Adda, un altro
+nella Melziana.
+
+12. LA HISTORIA DI LIOMBRUNO. In Bologna et in Pistoja presso il
+Fortunati, s. a. (sec. XVII). Il titolo è a c. 1 A, segue la solita
+xilogr., poi C. 1 A col. 1^a: "Omnipotente Dio che nel ciel
+stai". Fin. (ottava 96) c. 4 B col. 2, v. 52: "Al vostro honor è detta
+questa historia". Mis. mm. 175x125, cc. [4], col. 2 p. p., v. 52
+p. col., segn. A-A 2 s. rich.--È compresa nel catalogo Libri del 1847
+[n. 1113]. Un esemplare è alla Marciana, Misc. 1016-20 (Segarizzi,
+_Bibl. delle stampe pop. della B. Marciana_, n. 103).
+
+13. LA HISTORIA DI LIOMBRUNO. Bologna, 1647, in-4°.
+
+14. LA HISTORIA DI LEOMBRUNO. Palermo, Per il Coppola, 1650, con
+licenza de' superiori, in-4° gr., a 2 coll, di pp. 8.--È cit. dal
+Pitré, _Fiabe, novelle e racconti popolari siciliani_, Palermo, 1875,
+1, 280.
+
+15. LA HISTORIA DI LEOMBRUNO. In Napoli, per il Pittante, 1701, in-4°,
+a 2 coll., con una tavola. Citata dal PITRÉ, l. c.
+
+16. _Bellissima Istoria di Liombruno_. Dove s'intende che fu venduto
+da un (= suo?) padre ecc. In Bologna, Alla Colomba, 1808, in-18°.
+Cit. dal PITRÉ, op. e loc. cit. Credo che le indicazioni date dal
+P. siano inesatte e che l'opuscolo sia quello stesso in-12°, giá
+posseduto da Emilio Teza e da lui inviato a R. Köhler [n. 17].
+
+17. _Bellissima Istoria di Liombruno_. Dove s'intende che fu
+venduto da suo Padre. E come fu liberato: ed altre cose bellissime,
+come leggendo intenderete. In Bologna, 1808, Alla Colomba,
+con Approv., in-12°.
+
+18. _Bellissima | istoria | di | Liombruno_ | dove s'intende, che fu
+venduto | da suo Padre al Demonio, | E come fu liberato, | E altre
+cose bellissime, come | leggendo intenderete.--Firenze | Presso
+Francesco Spiombi | Con Approvazione, s. a. (sec. XIX), di
+pp. 24.--Sono ott. 91.
+
+19. _Bellissima Storia | di | Liombruno_ | Lucca | con permesso.
+Di pp. 24. "Benché porti la data di Lucca, mi pare piuttosto
+stampata a Todi. Sul frontespizio una rozza stampa che rappresenta
+uno portato via da un'aquila e una donna in atto di maraviglia.
+È diviso in 2 cantári; e in tutto sono ott. 95" (D'ANCONA).
+In una miscell., di _Storie e canti popolari d'Italia_, posseduta dal
+Libri, era compreso un libretto in-12°, ed. a Todi, int.: _Bellissima
+istoria di Liombruno_. Credo che il D'Ancona voglia accennare a
+questo.
+
+Molte altre stampe moderne (perché il cantare si ristampa o si
+ristampava fino a pochi anni fa) vanno sui muricciuoli: l'Imbriani
+cita, senza indicarne la provenienza e l'anno, una:
+
+20. _Bellissima Istoria di Liombruno, dove s'intende che fu venduto
+da suo padre e come fu liberato, ed altre cose bellissime, come
+leggendo intenderete_, che potrebbe essere una di quelle indicate
+ai num. 16-17-18-19 o qualche riproduzione fedele di esse.
+
+_La storia di Liombruno_ doveva pubblicarsi nel 1866 in edizione
+critica per cura del D'Ancona, in un volume della _Collezione di
+antiche scritture italiane_ inedite o rare, dall'editore Nistri di
+Pisa; ma purtroppo quel disegno non fu piú eseguito. Pochi anni
+dopo,l'Imbriani, senza intento né apparato erudito, dava alla buona un
+testo di _Liombruno_, riproducendo in appendice alla novella
+fiorentina in prosa di _Liombruno_, i due cantári, quali erano nelle
+stampe 14-20, cioè nei libriccini popolari moderni: _La novellaja
+fiorentina_, Livorno, 1877, p. 454 sgg.
+
+Evidentemente noi ci troviamo di fronte a due diverse versioni, l'una
+piú antica e piú compiuta, e l'altra raffazzonata e rabberciata; e le
+stampe si devono dividere in due famiglie distinte. La prima ha 97
+ottave e questo inizio: "Onnipotente Dio che nel ciel stai". La
+seconda ha 91 ott. e l'inizio: "Dammi aiuto, ché puoi, musa
+divina". Alla prima famiglia appartengono le stampe indicate ai numeri
+1-2-3-4-5-6-7-8-9-12; alla seconda i nn. 18-20 e forse i nn. 16-17-19.
+
+Tener presenti tutte le edizioni sarebbe stato un lavoro immane ed
+inutile, perché le stampe popolari si riproducono meccanicamente le
+une dalle altre; perciò ne ho trascelto dal primo gruppo una sola,
+l'Ediz. magliab. descritta al n. 7 [M.], col sussidio della quale ho
+ricostituito il testo che ora do in luce. Ed ecco l'elenco delle
+correzioni da me apportate allo scorrettissimo testo:
+
+CANTARE I:
+
+II, 6 M uom
+
+III, 2 M d'andava
+ 6 M havea
+
+IV, 6 M gran[de]
+
+VI, 7 [se]
+
+VII, 6 M figliuoli
+
+IX, 3 M gran-[de]
+ 6 M nessun[o]
+
+X, 3 [vi]
+ 8 trarre
+
+XIII, 1 [E] poscia
+ 5 M che riceveva
+
+XIV, 7 son [colei] che si [in] alto
+ 8 M diavol
+
+XVI, 3 e[d] a giostrare
+ 5 M nessun
+
+XVII, 6 M al tutto piacciati
+
+XVIII, 2 [Cosí] cortesemente (si)
+ 7 M El nome; il v. 8, che manca in M, è tratto dalla stampa n. 20
+
+XIX, 2 M fe ei per suo
+ 3 [gl'] era
+
+XX, 1 (E) Liombruno
+
+XXII, 3 M Che al termin. L'editore ha frainteso il passo, fuorviato
+ dall'inversione: "prometti di ritornare al termine ti darò". Il
+ pronome relativo si omette frequentemente nei testi antichi
+ (cfr. il secondo cantare, XLVII, 7)
+
+XXIV, 3 [ch'ei]
+ 5 [l']
+
+XXV, 7 La sera (che) Liombrun
+
+XXVI, 2 Liombr. all'hora si fu
+ 6 [n']ha
+
+XXVII, 2 si [ei ri-]chiese il buon. Senza la correzione, il verso
+ sarebbe manchevole
+
+XXIX, 7 che[d io] ho fatto
+
+XXX, 2 M facean ciaschedun
+
+XXXI, 1 [n']ho
+ 5 [Sappi]
+ 8 M si de seco venire
+
+XXXII, 1 M Quando L. questo udire udia
+ 6 (E) Liombr.
+
+XXXIII, 4 era (giá)
+
+XXXIV, 2 si [gli]
+ 6 M Davanti a lui
+ 7 M e disse al Saracin. Ma questo è il discorso del saracino a
+ Liombruno, tant'è vero che subito segue la risposta di Liombruno
+ (XXXV 1): "E Liombrun disse:--Volentieri"
+
+XXXV, 8 M a colpi.
+
+XXXVI, 3 M dette ciascheduno (12 sillabe)
+ 8 M (E) giú
+
+XXXVII, 7 combattere
+
+XXXVIII, 6 Ciò (che) vi piace. Per la soppressione del relativo,
+ cfr. piú sopra l'ott. XXII, 3
+
+XXXIX, 6 che[d] a noi
+
+XL, 4 [ne] provi
+
+XLI, 4 M chi genta il sparviero
+ 8 Liombruno poi fu (13 sillabe)
+
+XLII, 1 [vi]
+
+XLIII, 2 Re [ed] io
+ 4 M presta
+
+XLIV, 6 M (ri-) piena
+ 8 M (Ed) ei
+
+XLV, 3 quando lo re
+ 7 Et disse Liombruno
+
+XLVII, 1 M da lei. Ma non giá da Aquilina prende commiato Liombruno,
+ sí bene dal re di Granata
+ 6 M ben mincr.; ma Aquilina sdegnata deve dire il contrario, cioè
+ di essere indifferente alla morte dell'amante
+
+XLVIII, 2 [ne] fu.
+
+
+
+
+CANTARE II:
+
+III, 8 M edua par di stivali. Quattro stivali per due piedi son troppi!
+
+IV, 4 M si hebbono a crucciare
+ 7 il chiamoe
+
+V, 2 habbi
+
+VII, 1 Disse Liombr.: Io nol crederia
+ 8 a[d] uno
+
+VIII, 1 Se[d]
+ 3 el piú
+ 8 ninna
+
+X, 1 (la) scusa
+
+XI, 1 questi
+ 4 si [n'] ebbono
+ 8 restar
+
+XII, 3 di vedere, ripetizione del v. precedente
+
+XIII, 2 Che [presso] a un'osteria [ne] fu
+ 7 (che) fece L.
+
+XV, 4 M all'hor, inutile ripetizione dell'"allora si ebbe parlato" del v. 3
+ 5 voi [che] cercate
+ 7 dimmi
+
+XVI, 3 menzonare
+ 6 (di) piú [che] qualche mese
+
+XVII, 1 M E Liombr. disse e nissun
+ 3 [Ed] il piú antico
+
+XVIII, 3 M se non un romito
+ 4 M el qual da venti
+ 6 Dio [ne] gli ha ordinato
+
+XIX, 6 "uso" per "oso": ardito
+
+XX, 2 E (quando) Liombr. da costor si
+
+XXI, 1 quegli stivali
+ 3 giunse in parti tali
+ 5 doppo alla cella del romito soli. L'ottava è guasta, come mostra
+ la falsa rima del v. 5, e deve essere stata cosí raffazzonata in
+ un tempo in cui il popolo non sapeva piú che cosa fossero gli
+ "usatti", che formano la rima del v. 1, e conseguentemente dei
+ vv. 3 e 5. Nel ricondurre il testo alla lezione primitiva mi valgo
+ della stampa descritta al n. 20
+
+XXII, 8 M sentendo chiamare
+
+XXV, 4 M non ò da narrare. La stampa 20 riprodotta dall'Imbriani: "non
+ udí nominare". Il testo in origine doveva recare "non odi", donde
+ è uscito lo spropositato "non ò da" di M, e "nomare", dal quale
+ venne da un lato il "narrare" di M e dall'altro il "nominare"
+ della stampa 20, che rende ipermetro il verso
+
+XXVI, 2 tornan (a) uno
+ 8 M e da parte di Cristo domandava. Ma non si sa di che cosa
+ domandasse; l'interrogazione rimane vuota
+
+XXVII, 3-6 vento Levante poi subitamente | che fece al mondo al furor
+ tapino | vento maestro venne similmente | e vento Greco e 'l buon
+ vento Marino. Ho invertito i vv., perché Levante non è un vento
+ maligno, ma è "furente" invece il Maestrale: perciò ho disposto i
+ vv. in questo ordine: 2, 3, 6, 5, 4. Ho mutato "fece" (v. 4) in
+ "face", perché gli effetti del Maestrale si fanno sentire tuttora,
+ e "al furor" in "al suo furor" per la misura del verso. "Al suo
+ furor" significa "col suo furore" perché nei testi antichi "a"
+ spesso ha il significato di "con"
+
+XXVIII, 1 [ch'è]
+
+XXX, 8 quando sarai per voler camminare. Il verso deve essere stato
+ mutato, quando dal primitivo "cominciare" si trasse un arbitrario
+ "camminare" e si ebbe la ripetizione di "cammino" e "camminare"
+
+XXXI, 2 per venire
+
+XXXII, 4 M Con Liombruno il romito partia. Ma quello che segue mostra
+ che il verso è stato rovesciato, perché colui che non si vuol
+ trarre gli usatti è Liombruno e non l'eremita 7 'l vento ['l]
+ chiamasse
+
+XXXIII, 7 Ve' (di)
+
+XXXIV, 1 trahendo
+ 4 vento [e] messesi
+
+ La rima dei vv. 7-8 è fiorentinescamente "arriv_oe_-aspett_oe_",
+ ma il tronco "arrivò-aspettò" mi pare renda assai meglio la
+ prodigiosa rapiditá del volo
+
+XXXV, 5 lunga vedi tu. Ma è facile correggere, ricorrendo all'analogia
+ di XXXIII, 7: Ve' quella montagna lungi?
+ 6 M te ne convien gire
+
+XXXVII, 4 sei ['l] miglior
+ 7 via se n'andava
+
+XXXVIII, 1 dimostrato
+ 6 Aq. vuol mangiare
+
+XXXIX, 4 che gli bisogna
+
+XL, 3 cuor[e] disse (questo) è segnale
+
+XLI, 2 nol vedieno l'ardito
+ 5 [Ed] egli
+
+XLIII, 3 con effetto
+ 8 il soperrò
+
+XLIV, 3 Liombruno
+
+XLV, 2 vidde
+ 3 questo
+ 6 Io sì l'ho sognato
+
+XLVII, 1 E quella donna. Ristabilisco costantemente i nomi propri in
+ luogo dei generici
+ 3 strinse. Ma avremmo la medesima parola in rima ai vv. 3 e 5
+ 7 Si adopra. Anche qui è sottinteso il relativo "che adoperi" come
+ in XXII, 3 del primo cantare
+
+XLVIII, 4 Anche qui è sottinteso il relativo "che": cfr. XLVII, 7
+
+XLIX, 8 M onore.
+
+
+
+
+IV
+
+
+Dell'_Istoria di tre giovani_, della quale non si conoscono manoscritti,
+queste sono le edizioni a me note:
+
+1. _Historia di tre giovani disperati e di tre fate_, s. n. t. n.
+a. (circa il 1530), in-4° fig. È posseduta dalla Bibl. di Lucca.
+
+2. Historia di tre Giovani disperati | e di tre fate (gotico). Poi un
+intaglio in legno: a sinistra i tre giovani che dormono all'ombra
+degli alberi, a destra le tre fate. Quindi le prime 4 stanze; inc.:
+"Colui ch'da Giovañi hebe 'l batesmo"; fin.: "a lei rimase duo palmi
+di coda". Stampato in Firenze nel MDLXVII. In-4°, caratt. rom. con
+segn. e cust. senza num., 6 ff., 114 ott.--È nella Biblioteca di
+Wolfenbüttel, n. XXVIII della miscell. citata.
+
+3. Historia di tre giovani disperati | & di tre fate (gotico). La
+solita xilografia, poi 4 ott.; inc.: "Colui che da Giovanni ebe 'l
+battesmo" fin.: "a lei rimase duo palmi di coda". Stampato in Fiorenza
+nel MDLXX.--In-4°, caratt. rom., con segn. e cust. senza num., 144
+ott., 6 ff.--Se ne conoscono due esemplari, uno a Wolfenbüttel
+(n. LXXXVII) e uno nella Melziana di Milano.
+
+4. Historia di tre giovani | disperati et di tre fate. | S. d., ma
+della fine del sec. XVI o del principio del XVII; in-4°, di cc. 6
+n. n. reg. A-Aiij, a 2 coll. di carattere tondo con lettere maiuscole
+ai capoversi. Fra il titolo e l'inizio del poemetto una xilografia (a
+destra le tre fate e a sinistra i tre disperati); inc.: "Colui che da
+Giovanni ebbe il battesmo" fin.: "A lei rimase tre palmi di coda". È
+nella Bibl. Palatina (Naz.) di Firenze [E. 6- 7- 55, cart. 2^a,
+n. XXVI].
+
+5. Historia di tre Giovani | disperati et di tre fate.--Una
+xilogr. rappr. un bosco: a destra tre giovani addormentati, a sinistra
+tre donne: la prima regge un tappeto, la seconda suona un corno, la
+terza ha la borsa incantata. A due coll., 10 ottave per pag., 5
+cc. n. n., s. l. n. a. (Firenze, sec. XVI ex.). È nella Nazion. di
+Firenze, Magliabech. M. 981, n. 12.
+
+6. Historia di tre giovani | disperati e di tre fate. La stessa
+xilografia rovesciata. A due coll., 10 ott. per pagina, 6 cc. n. n.,
+s. 1. n. a. (Firenze, sec. XVI ex.). Bibl. Naz. di Firenze, Palatina
+[E. 6. 7. 42].
+
+7. _Historia di tre giovani disperati e di tre fate_. In Pistoja,
+appresso il Fortunati, in-8°, s. a., ma dei primi del sec. XVII; c.,
+20 n. n., reg. A--A10, car. tondo. Al principio la solita incisione.
+
+8. Li tre | compagni | li quali si diedero la fede di andare per il |
+mondo cercando la lor ventura, e come | la trovorno.--Cosa | bella | e
+| da | ridere. In Lucca, 1823, presso Francesco Bertini, con
+approvazione.--Di pp. 32 e 111 ott. Inc.: "O musa se io d'Ascrea
+adesso al fonte" fin.: "Sol le rimaser due palmi di coda".
+
+Ho tenuto sottocchio, durante l'edizione dell'_Istoria_, le tre stampe
+fiorentine 4-5-6, le quali non presentano notevoli varietá se non
+nella prima ottava, che in 4 e 5 è cosí:
+
+ Giove, sia quel che sia, in me medemo
+ e' mi conceda grazia in ogni lato
+ ch'i' possa raccontar quanto vedemo
+ e d'udito c'è stato ragguagliato, ecc.
+
+Il testo di queste stampe è assai guasto ed ha richiesto molti e
+pazienti restauri. Citerò un solo caso. Dopo la guarigione delle
+damigelle, la principessa, dicono le stampe, fece dare a Biagio "anche
+cento ducati". Con questi cento Biagio ne rende quattrocento dei
+cinquecento promessi al medico, che gli aveva data la zimarra
+(cant. II, ott. XXXII, i) e poi 50 per i servi (XXXIII, 6)! Dunque è
+evidente che non "anche cento" si debba leggere, ma "seicento":
+basterebbero per il computo nostro anche cinquecento, ma questa cifra
+ha una sillaba di piú, per la misura del verso.
+
+Il libercoletto n. 6 è molto piú scorretto del n. 5 e deriva da esso,
+come dimostra il fatto che la xilografia, che è al principio,
+riproduce quella del n. 5 rovesciata.
+
+È inutile ch'io riferisca le numerosissime varianti della mia edizione
+rispetto a quelle popolari. Quasi in ogni verso ho dovuto restituire
+le sillabe mancanti o potare senza misericordia zeppe ed esuberanze
+infinite. Ho creduto opportuno di dividere il poema in due cantári,
+perché non è possibile che la recitazione potesse durare cosí a lungo
+e l'attenzione del pubblico sostenersi per piú di cento ottave. Nel
+dividere i cantári, ho seguito la partizione stessa della materia,
+sicché la spezzatura non è arbitraria, ma logica e quasi organica
+nello svolgimento dell'azione. Il primo cantare comprende la perdita
+della borsa, del corno e del tappeto; il secondo il riacquisto dei tre
+oggetti miracolosi mediante i fichi buoni e i fichi malvagi recati
+alla corte della principessa scaltra.
+
+
+
+
+V
+
+_La donna del Vergiú_ fu pubblicata da Salvatore Bongi nell'opuscolo:
+_La Storia | della | donna del Verziere | e di messer Guglielmo_ |
+Tratta da un codice riccardiano del secolo XV | Lucca, Per
+B. Canovetti, 1861 (in-8°, pp. 32). Ediz. di cento esemplari. Il
+codice riccardiano, annunciato nel titolo, è il 2733 "scritto, da un
+cosí bestiale copista, che, non contento di vituperarla [la Storia]
+con ogni sorta di errori ortografici, l'avea a tal ridotta, che spesso
+mancava il numero del verso, il senso e la rima. Onde in varie ottave
+ha bisognato usare qualche arbitrio e correggere assai, perché il
+discorso e il metro corressero". Il Bongi era uomo di gusto assai
+fine, e perciò le sue correzioni hanno sempre qualcosa di seducente e
+di aggraziato; ma sono cosí numerose e cosí profonde, che si può dire
+che il testo del cantare pubblicato non ha piú nulla a che fare con
+quello originario. Sopra settanta ottave, quindici sono interamente
+rifatte a capriccio dell'editore: la povera _Donna del Vergiú_, tra le
+"bestialitá" dell'antico copista e gli accorgimenti del moderno
+editore, ne uscí tutta impiastricciata e camuffata come di
+carnevale. Per conseguenza tutte le citazioni, che sono state fatte da
+questo testo, sono sbagliate e tutte le illazioni storiche e
+filologiche, che se ne sono tratte, non hanno nessun valore e poggiano
+sul vuoto.
+
+I manoscritti del cantare della _Donna del Vergiú_ sono tre: quello
+conosciuto dal Bongi e altri due.
+
+_D_.--Codice Riccard. 2733. È un grosso volume cartaceo (di 176
+carte), scritto sul principio a due colonne, poi a pagina intera, con
+iniziali rosse e azzurre, sempre dalla stessa mane Lo scrittore cosí
+si rivela al principio del libro: "Xpo (Cristo) M. cccc.°
+lxxxj.°. Questo libro si è di Fruosino di Lodovicho di Cecie da
+Verazzano, el quale è ttitolato _La Storia d'Arcita e Palamone_
+chomposta in versy pello famosissimo poeta messere Giovanni Boccacci
+fiorentino; e di poi ci è scritto altre dilettevole storie e chantary
+in versi, chomposti da ppiú persone valentissimi; el quale libro si
+scrisse per me Fruosino detto, l'anno 1481, del mese di luglio e
+d'aghosto, sendo chastellano del Palazotto di Pisa, per piacere. Addio
+sia gratia".--Alla fine (c. 176 B) abbiamo un'altra nota di Fruosino:
+"Chompiessi di scrivere questo testo di questo libro per me Fruosino
+di Lodovicho di Cece da Verazano, questo di XXVIIII° di agosto 1481,
+nel Palazotto di Pisa, sendo castellano".
+
+Il cantare comincia a c. 112, con questo titolo: _Chomincia la storia
+della Donna del Vergú et di messer Guglielmo, piacevolissima choxa_, e
+finisce dopo dieci carte (c. 122) coll'"_explicit_": "Finita è la
+storia della donna del vergú". Il Bongi ha chiamato "bestiale" la
+copia di Fruosino da Verazzano, e non a torto. È una ridda di
+sfarfalloni comicissimi: "dir loro" per "dirlo" (IV, 7), "latrova" per
+"latrava" (IX, 7), "tita" per "cita" (V. 1), "mostrerotoli" per
+"mostrerolti" (XLIII, 8), "nemica" per "una mica" (LIII, 6), "Didio"
+per "Dido" (LX, 6), "si vera" per "chi vi era" (LXIV), "chuore" per
+"errore" (LXVII, 6;, ecc. Moltissime volte i versi sono disposti in
+ordine inverso e tutti frammescolati per entro le ottave, come scossi
+da un terremoto. Né si contano i versi manchevoli di una, due o tre
+sillabe, o gli endecasillabi di 12, 13, 14, 15, persino 16 sillabe! Un
+esempio per tutti (XI, 6-7):
+
+ diciendo se altro non a interviene preghiamo iddio
+ che questo dilettoso tempo basti.
+
+_E_.--Codice Bigazzi 213 della Biblioteca Moreniana (proprietá della
+prov. di Firenze)--È un ms. cartaceo della fine del sec. XV o dei
+primi anni del sec. XVI, legato tra due assicelle di legno, di cc. 150
+nuovamente numerate, piú VII in fine. Non v'è dubbio che fu scritto
+nel territorio pisano-lucchese, come dimostra lo scambio costante
+dello "z" e dell'"s", in "sita" (zita), "sambra" (zambra), "caressa"
+(carezza), "letisia" (letizia), ecc, e per contro "mizura" (misura),
+"tezoro" (tesoro), "chazo" (caso), "uziate" (usiate), "Luzingnacha"
+(Lusignacca). A Pisa ci richiama anche il poemetto del _Giuoco del
+Mazza scudo_ (cc. 82-89), e la nota che vi si riferisce alla fine
+della c. 82 B: "Inchomincia il giocho del massa schudo lo quale si
+solea fare im-Pisa, restossi di giochare in del m. cccc°. vij". Il
+cantare della _Donna del Vergiú_ comincia a c. 20 e segue fino a
+c. 31, a tre ottave per pagina, ed è cosí intitolato: "qui inchomincia
+la donna del verzú". Il cantare conta 68 ottave: mancano le ott. 67 e
+68 della mia edizione e vi è in piú un'ottava [64 bis], di cui parlerò
+piú innanzi. Il testo è molto piú corretto di quello riccardiano, ma è
+pur sempre ben lontano dall'originale. Non vi si contano i versi
+ipermetri, non giá per errore del poeta, ma per sciatteria del
+copista. Nell'ottava 19 i vv. 4 e 6 sono fuori di posto; nell'ott. 35
+un verso è interamente rifatto, e ne vien meno la rima ("usa":
+"mizura"); nell'ott. 38 in luogo del "fiume" di luce del paradiso,
+abbiamo un "lume" di luce rilucente, e poi "chostui" (XXXVIII, 6) per
+"chostume" in rima; "duchera" (XLI, 6) per il "duca ch'era a tavola",
+ecc.
+
+È curioso il fatto che di un cantare, che ebbe una cosí larga
+celebritá nel Trecento, non possediamo se non due soli manoscritti; e
+questi sono tutti due pisani. Fruosino da Verazzano è veramente
+fiorentino; ma la _Donna del Vergiú_ la trascriveva a Pisa nel luglio
+del 1481, essendo castellano del Palazzotto, come abbiamo udito da lui
+medesimo. Perché poi la mia pellegrina rondinella leggendaria si sia
+annidata a Pisa, non saprei dire davvero.
+
+_F_.--Questo è un codice che io non ho visto e non so dove sia. Ne
+parla il Passano: "Il r. p. Sante Mattei carmelitano conserva un
+frammento di manoscritto contenente questa novella, col quale in piú
+luoghi si potrebbe emendare la stampa. V'ha pure un'ottava di piú [che
+non ho riprodotta nella mia ediz., perché la giudico un'inutile
+aggiunta, sebbene sia riferita anche da _E_] ed è la seguente:
+
+ [64]
+
+ dicendo tutti sien per simil crimine
+ colla francesca di paol darimine.
+
+ [64 bis]
+
+ El duca avea di quella morte colpa
+ del barone et della Dama felice
+ ondegli per tristitia si discolpa
+ come q_ue_sta leggienda conta et dice.
+ Ella duchessa fortemente _in_colpa
+ chiamandola malvagia moritrice.
+ Et pentesi che gliele avea contato
+ et lui che gliele avea rimproverato.
+
+Della mia ricostruzione critica ecco le varianti principali dei mss. D
+(riccard.) ed E (moreniano):
+
+I, 1 E e verg. domzella
+ 2 E vostra gr. adom.
+ 3 D prima;
+ E per versi
+ 5 E di nobile
+ 7-8 D morine: seguine
+
+II, 1 E un gran
+ 3 D appellato
+ 4 D molto prodo e di gran baronia
+ 5 E di verita quant'omo dir porria.
+ 8 E poderosi
+
+III, 1 E chui amava
+ 3 E prode e gient.
+ 5 D di giente et di tenere;
+ E argiente posissione
+ 6 E del chorpo franco nobil bacciellieri
+ 7 D piú che allora; E quanto a quel tempo
+ 8 D feciesi
+
+IV, 1 E poderoso
+ 2 D altra
+ 3 E valoroso
+ 4 E nessun fior
+ 6 D correva
+ 7 D dir loro;
+ E o a schudiera
+ 8 E duna c. faciea.
+
+V, 1 D tita nonché piú bella; E sita nonche
+ 2 E non si trovava cristiana
+ D allor si era
+ 3 D verzella;
+ E verzú
+ 4 E ch'era piú bella che stella
+ 5 D el padre suo nobile barone fue e ella
+ 6 D ella sua madre figliuol di reina;
+ E e la m. f. di redina
+ 7 D sechulo trapassarono;
+ E di questo secol
+ 8 D lasciarono;
+ E lassorli un grande e un ricco tezoro
+
+VI, 1 E Ma ella l'amava cho maggiore
+ 3 E e non avea
+ 4 D essi chollui stava;
+ E e si cielata stava
+ 5 E ciaschedun
+
+VII, 2 D tanto che in vista;
+ E che per cenni e per sem.
+ 4 E non se ne pote achorgiere homo
+ 5 E avrieno
+ 6 E prima ciascun ch'averlo
+ 8 D savi... tenieno
+
+VIII, 1 D la donna;
+ E la bella
+ 5 D messere G. si n'andava
+ 6 D [ed]
+ 7 D se esso avea compagnia;
+ E segl'era achompagnato ella latria
+ 8 E si dipartia
+
+IX, 2 E cucciola
+ 3 E imantenente
+ 5 D esse alcuno... giardino;
+ E sol per verder se nel g.
+ 6 D o che lui;
+ E fusse nessuno o che mirasse
+ 7 D ella la trova
+ 8 D ella chucciolina tornava
+
+X, 1 E se non trovava niuno
+ 2 D giva;
+ E challa
+ 3 E spirito avea sicome
+ 4 E cenno... l'anchina
+ 5 E dama in chui amor sovente (si intenda: la donna--come sovente
+ Amore suggerisce--trova l'accorgimento della cagnolina)
+ 6 E catellina
+ 8 E giva al verzieri chola cucciola
+
+XI, 1 D quegli a. pieni di
+ 2 D chongiungniono chon tutto elloro
+ 5 E v'avea dovizia
+ 6 E ciascun dicendo: Io non chiegio altro a Dio;
+ D dicendo se altro non interviene
+ 7 E se non chel
+ 8 E si guasti
+
+XII, 1 D erano; E tempo
+ 2 E e si partia la dama el barone
+ 3 E paura
+ 5 E e la m. quando eran
+ 6 E a c.;
+ D incontro
+ 7 E altri segni
+ 8 E che verun non ne
+
+XIII, 1 D [che] ello core spronava;
+ E chel core spirava
+ 2 D e facea l'amadori pien
+ 3 D ma quella;
+ E la damigella
+ 4 E viso li fioria la bellezza
+ 6 E chom larghezza
+ 7 E chegli era
+ 8 E chui
+
+XIV, 2 E che la donna
+ 3 D altra
+ 5 E faccia per lo suo amore tal festa e gioia
+ 6 D mostrasse
+ 7 E e ched e' fusse del suo bel piacere
+ 8 E a tutto il suo p.
+
+XV, 1 E ela avea
+ 3 D sicché el disio che dolore amore prieme;
+ E el dizio dolce nel chor li prieme
+ 6 E sovente
+ 7 E dicendo
+
+XVI, 1 D suoi
+ 3 D solo chollui
+ 6 D ridendo
+ 7 E ne l'assentia;
+ D enogliele neghava enogliele acchonsentiva
+
+XVII, 2 D e cavalcato aveva auno nobile palazzo;
+ E [suo]
+ 3 E alcun difetto;
+ D ignuno s.
+ 5 D chamera
+
+XVIII, 1 D ebbono
+ 2 E che si strugie e cola;
+ D ella d. comamore sovente
+ 3 E avete voi
+ 4 E giá lungo tempo di trovarmi sola
+ 7 E egli
+
+XIX, 1 E Ela stringendolo dice
+ 4 E Bel dolce amico mio pri[ma] muoia
+ 6 E che voi prendiate medio diletto e gioia
+
+XX, 1 E Disse M. G.
+ 4 D al mio
+ 5 D questa vergogna
+ 6 E imprima
+ 7 D vi prego
+ 8 E uziate
+
+XXI, 1 E tennesi la d. ivi schernita;
+ D scornata
+ 4 D [e]
+ D morire; E a gran
+ 7 E la mia persona a destrieri mai non monta
+ 8 E di sifatta
+
+XXII, 1 E Era quel cavalier
+ 5 D quindi era gramo
+ 6 D tale
+ 7-8 E che 'n tal maniera mai non l'amerà
+ ella rimase ed egli uscí di camera
+
+XXIII, 2 manca in D
+ 4 E raccontolle
+ 6 E ella pose
+ 7 E com'elli
+ 8 E ed ella disse
+
+XXIV, 1 E La donzella di ciò fecie gram risa
+ 4 D vuoi
+ 5 E qui
+ 6 E morte innaverata;
+ D i fia anghonsciata
+
+XXV, 2 E mezo;
+ D ritorna... punto dalla
+ 3 D el duca con la s. compagna
+ 4 D egli smontò;
+ E dismonto al palagio
+ 5 E questo giunse
+ 6 E ci fe'
+ 7 E viso
+ 8 D signore.
+
+XXVI, 1 D turbato
+ 2 D cosí
+ 3 E diciegli dolce anima
+ 4 E di che fai tu si gram
+ 5 E Ati oltraggiato verun
+ 7 E t'abbi
+ 8 E a lui onte e dannaggio;
+ DE [l']onta... ['l] dannaggio
+
+XXVII, 4 D [e]
+
+XXVIII, 1 E mi fecie
+ 3 DE [egli]
+ 6 DE s'io
+ 7 D e farne fare;
+ E farne quarti a quattro
+ 8 E per infino
+
+XXIX, 1 E el
+ 2 D dal nero
+ 3 E gliel crede
+ 7 E che del baron ne fi'
+
+XXX, 1 E Alora la d.
+ 5 E (e) l'ond. si mi da
+ 6 E fede ben
+ 7 E di non p. mai.
+
+XXXI, 1 E duca alor dal parlamento
+ 2 D la leggienda
+ 4 ED assai
+ D loffenda
+ 6 D (dasse) contende;
+ E lo contende
+ 7 E over che la D.;
+ E cio[è] che la D.
+
+XXXII, 1 E Volsesi com el c. langue;
+ D et chon molto caldo langue
+ 2 E rosso avea
+ 3 E La s. f. p. t. l.
+ 5 manca in D
+ 8 E pensando nel gran chazo ch'era
+
+XXXIII, 1 E Disse el d. a un suo caro s.
+ 3 E quando
+ 4 E disse 'l duca: Baron
+ 5 E racchontolle
+ 5 E e la d. fecie il gran c.
+ 7 E d'amor l'avea
+
+XXXIV, 1 E Disse messer Guiglielmo: Duca e Sire
+ 2 E chom f.
+ 3 E certo;
+ D che[d]
+ 5 D e non sono chavaliere
+ 6 E pur dir
+ 7 D in sul chapo;
+ E essi al campo
+ 8 E ricred.
+
+XXXV, 1 E se non vi b.
+ 3 E 'm altra bella donna il mio chor uza
+ 4 E nobile e bella e d'ogni buom
+ 5 E le sue belle sono oltra mizura
+ 6 D e a lanima mia el corpo;
+ E è 'n suo
+ 8 E Figliuola di reina
+
+XXXVI, 1 D [allora];
+ E Disse el duca al barone
+ 3 E testa
+ 4 E voi mi sgomberiate
+ 5 D intende
+ 6 E se prima non mi fate chiaro
+ 7 E in cui avete ogni speranza
+
+XXXVII, 1 D allora;
+ E dal
+ 2 D meno
+ 3 D maninconoso (ripetiz. del v. 1); E doglioso
+ 5 D cuore; E entro se stesso dicieva: Ho fresco
+ 6 E Donzella 'l nostro;
+ ED amore
+
+XXXVIII, 1 D Lo stare
+ 2 D potere menare;
+ E rechar... a tal
+ D e tal
+ 3 D [s]io
+ 4 E dove di gloria rilucente ha lume
+ 6 E ogni buon chostui
+
+XXXIX, 2 E ben lascerò il
+ 6 E traditori som messo
+ 7 E no mi parto... iscopra
+ D amore noischo
+ 8 E e giamai chotal fallo non ricuopro
+
+XL, 2 E bem pareva D dolore
+ 4 E ed era giá
+ 5 E in questo si gli
+ 6 E prestamente senza far
+ 7 E personalmente
+ 8 E dove il sir
+
+XLI, 1 E e quel baron
+ 2 E gia
+ D pelle scale
+ 4 E et il viso;
+ D in sul viso
+ 5 D crucciata
+ 6 E duchera
+ 7 E chol'altra
+ D ella sua
+
+XLII, 2 E Dise 'l duca: Barone, or ti c.;
+ D [co]sí (ri]conf.
+ 4 E se tu m'avessi;
+ D se[ben] ttu
+ 5 E Or... io ti
+ 6 E anima mia
+ 7 E è la d. che si ti t.
+
+XLIII, 1 E cavalieri... partiti;
+ D cha due partiti
+ 3 D diventogli le sensa sbigottiti;
+ E diventoli i sensi
+ 4 E el suo fresco cholor divenne burbo;
+ D dubio
+ 5 E chon suo membri uniti;
+ D come e' morti ignudi
+ 7 E da lingua i denti
+ 8 E disse sire;
+ D [disse] mostrerotoli
+
+XLIV, 2 E pare el sire el
+ 5 E segreto;
+ D baron(e);
+ E donna per amor col cavalieri
+ 7 D fuora giardino;
+ E e di
+ 8 E sotto un ciesto doppo una
+
+XLV, 1 E Essendo il baron solo nel
+ 2 E fene la cucciola
+ 3 D fiori
+ 4 E chiamò
+ 6 E cercò
+ 7 E tutto d'intorno
+ 8 E se veruno
+
+XLVI, 1 E ben cerco; D ben cercato
+ 2 E ella n'andò nella z. amorosa
+ 6 E'l duca dentro
+ 7 E misel sotto
+ 8 E una sponda
+
+XLVII, 1 E E in quel mezzo avea fatta la chuma
+ D In questo mezzo avia fatto laghuzza
+ 2 E la gientil damigella; D gia quella
+ 3 D e perciò stante allei fa venuta; E al giardin
+ 4 DE volea
+
+ 5 E ella non pensava esser tradita
+ 7 D del traditore
+ 8 E col drudo suo prese
+
+XLVIII, 1 E E quel barom
+ 2 E tener nol puote al tutto
+ 3 E di lista
+ 5 D Voi mi mostrate
+ 7 D Mancherebevegli;
+ E Mancherebevi eli
+ 8 E che vi sia in talento
+
+XLIX, 2 E contaminato lo chor
+ 3 E la qual mi fa
+ 5 E segli è
+ 7 E saccumiataro
+ 8 E mille volle si baciaro
+
+L, 1 E Poi se ne;
+ D dama
+ 2 E chola
+ 3 E verzieri
+ 4 E se ne gì
+ 5 E diciendo
+ 6 D et in d.
+ 6 D sembianti
+
+LI, 1 D istesa
+ 3 E Quando fu a letto
+ 4 E Levossi e voleasi rivestire
+ 5 E giurando di non mai
+ 6 E se prima non volesse far
+ 7 E che li fece
+ 8 E e allui volle far onta ed.
+
+LII, 1 D El d. irato disse
+ 2 E (si) un gram
+ 4 E ha il suo amore a tal donna donato
+ 5 E piú bell'è di te
+ 7 D a quella e come el modo tiene a gire a ella;
+ E e il modo che tiene quando uza con quella
+ 8 E sole hovero stella
+
+LIII, 1 E E q. il duca
+ 3 E artatamente
+ 4 E che;
+ D Iddio
+ 5 E qual è
+ 6 DE nimica
+ 7 E Amor mio b.
+ 8 E io non
+
+LIV, 5 E e contolle l'affare oltra misura
+ 6 D chome per messaggio avieno;
+ E la c.
+ 7 E li vide sciender
+ 8 D tennono
+
+LV, 1 E Ma
+ 2 E che la
+ 3 E avea giá il giorno
+ 4 D [fuor];
+ E quand'ella uscí
+ 6 E sembiansa
+
+LVI, 1 E in quel punto
+ 2 E ghai
+ 4 E guiza d. dama
+ 5 E Ella rispuose
+ 7 D rispuose alpresera
+ 8 D mestiera
+
+LVII, 2 E e aver
+ 4 E allegrezza
+ 6 D [che] chon
+ 7 E e la donzella udendo;
+ D la fantina
+ 8 E non risp.
+
+LVIII, 1 E gissene nella sua sambra
+ 2 E come colei che per dolor
+ 4 E e preg.
+ 5 E siccom'edelerita
+ 8 D Bellitie;
+ E Bellisse
+
+LIX, 1 D spada igniuda
+ 4 E (che)
+ 7 E de la mia morte sará testimoni;
+ D e di mia morte tussia
+ 8 E davanti al duca e a tutte persone
+
+LX, 1 E poggiò
+ 2 E il suo cuor poggio;
+ D e achonciossi il chore per me' la punta
+ 4 D sono io oggi
+ 8 E spinse giuso la spada e misesela al cuore
+
+LXI, 1 E ch'udito avea
+ 2 E quivi dall'uscio il pianto e 'l lagrimare
+ 4 D aggire;
+ E entrare
+ 5 E quando sentí il sospiro del gran tormento
+ 6 D quand'(ella);
+ E ella venne al passare
+ 7 E dentro entro... finita
+ 8 E a sé toglie
+
+LXII, 1 E tutte
+ 2 E truvorom finita la luciente
+ 4 D da
+ 7 D prima
+ 8 E oimè
+
+LXIII, 1 DE [E]
+ 3 E Il duca chiamò;
+ D e chiamando
+ 4 E ch'io merito morir
+ 5 E in ogni
+ 6 E l'apresso
+ 8 D del cuore;
+ E per morte
+
+LXIV, 3 E amendue
+ 4 E ne
+ 5 E ne
+ 7 EF fim di simile crimine
+ 8 EF colla Francesca di Pagolo da Rimine
+
+LXV, 2 E im p. come ho
+ 3 E alpestra
+ 7 D pella sua difetta
+ 8 D e di quello fecie el duca giustitia dritta
+
+LXVI, 2 D ballava
+ 3 E sambra
+ 4 D ballava
+ 6 E e fu punita allor della ria fama
+ 7 E tagliolle
+
+LXVII, 2 D fecie soppellire e chorpi
+ 4 D facieba [tutta]
+ 6 D chuore
+
+LXVIII, 3 D e[d]
+ 8 D [re]stando
+
+LXIX, t D (che) avete
+ 2 E che fu quel di costor per la malisia.
+ In E i vv. 5-8 sono cosí:
+
+ E doppo questo andò in pellegrinaggio
+ per merito di chotanta nequisia
+ e poi andò a far ghuerra ai saracini.
+ Dio ci conduca tutti a buon confini.
+
+
+
+
+VI
+
+
+_Gibello_ è contenuto in un solo ms.: P.--Bibl. Laurenz., cod.
+Palatino CXIX, scritto da piú mani del sec. XV e XVI. La coperta di
+pergamena reca la data "Mccccviiii° a di X di febraro". Il cantare di
+_Gibello_ comincia nella seconda colonna della c. 152, col titolo
+rimasto a mezzo: "_Comincia_...". e finisce a c. 157 A: "_Amen_".
+
+Il testo di _P_ fu pubblicato nel 1868 da F. Selmi: _Gibello, novella
+inedita in ottava rima del buon secolo della lingua_, Bologna,
+dispensa XXXV della _Scelta di curiositá letterarie_.
+
+L'edizione del Selmi [S] è ben differente delle solite ammannite in
+quegli anni; nonostante la prolissitá e l'inutilitá di molte, troppe
+note linguistiche e qualche svista, può giudicarsi buona e corretta.
+
+Delle correzioni che ho introdotte nelle lezioni del codice darò qui
+l'elenco, riproducendo le varianti del cod. P:
+
+I, 3 se' lucente
+ 4 sovente chiave
+ 5 graçia a mia [segno di lacuna] favella
+
+II, 1 Cantare anticho vivo chon alegr.
+ 4 e guera mantenea a torto
+ 7 qual gli partoriva la fa
+
+III, 6 chella... gunto
+ 7 in una: S in 'na "con aferesi, a fine di ricondurre il verso a
+ giusta misura" (p. 41)
+ 8 perlqualore dallun sconfitto foe
+
+VI, 3 sacreta
+ 7 e per gittarlo al mare portollo (verso di 10 sillabe)
+ 8 [e]
+
+VII, 3 adun
+ 5 facevallo
+ 7 chavarollo dereame
+ 8 portarollo
+
+VIII, 5 chede piú
+ 6 fallo
+ 8 belleça nuone
+
+IX, 2 Gienudrisse (ma il verso ha 12 sill.)
+
+X, 4 bello
+ 7 don[o]
+
+XI, 1 [fur tolte]
+ 2, inamora... ne
+ 4 silo(si)
+ 5 [ch]e
+
+XII, 3 P [che]
+
+XIV, 5 in P. il v. è lacunoso: "a molti fa... selle votare"
+
+XV, 5 valentìa. La mia correzione è resa certa del paragone con
+ XXXIV, 1
+
+XVI, 3 P iscontrossi in un
+ 6 il v. è lacunoso: fier lui... tostane
+
+XVIII, 1 sapiamo
+ 4 essere
+ 5 udendol
+
+XX, 3 chella
+
+XXII, 4 volea la testa che gli si tagliasse
+ 8 ma [a]
+
+XXIII, 5 donerallo amore: sostituisco "cuore" per evitare la
+ ripetizione della rima del v. 3
+
+XXV, 1 Gibello di XVJ
+
+XXVI, 1 valle
+ 3 (e) nel
+ 4 P quel... lo guardava
+ 6 lasciar non vi passava
+
+XXVII, 4 quale
+ 7 ne
+
+XXVIII, 5 [che], sott.: "dico"
+ 6 a forzar
+
+XXIX, 6 rupo
+
+XXX, 5 fu lamere
+
+XXXII, 2 quel[lo]
+
+XXXIII, 3 insunun
+
+XXXIV, 1 pien[o]
+ 3 fedelta non giurerei
+ 6 domandar[e]
+
+XXXV, 6 giurerotti;
+ 8 fede
+
+XXXVI, 2 lioncel(lo)
+ 8 inançalla
+
+XXXVII, 5 volentier
+
+XXXVIII, 6 fu[nne];
+ 8 [il]
+
+XXXIX, 8 [egli è]
+
+XL, 2 lo fé;
+ 3 dallun
+ intorno ai vv. 7-8, si veda la fine di questa nota al cant. VI
+
+XLI, 7 [E] per... [in]
+ 8 Argholosa
+
+XLII, 5 [Ed]... [suo]
+ 7 [ne] volle ascoltar(e); e cosí il verso non corre perché ha
+ l'accento sulla quinta
+
+XLIII, 2 eare
+ 3 avea gravi
+ 7 gridaron
+
+XLIV, 3 (suo) popolo
+ 5 ducha di_ser_pentina mi_ser_oridente
+ 6 [piú]
+
+XLV, 2 P [si]
+ 8 gioia
+
+XLVI, 2 [ch]é;
+ 3 diceva
+ 8 are
+
+XLVII, 3 disio io
+ 4 P [di]
+
+XLVIII, 1 in suo
+ 5 potessi fare;
+ 6 puru
+
+XLIX, 2 don
+ 4 e(d)
+
+L, 1 Gibel
+
+LI, 3 gli contaro
+ 8 aveano
+
+LII, 1 furon
+ 3 [ne]... [suo]
+ 5 porti aperti... ad esso
+ 8 P vegiendo venire
+
+LIII
+ 4 [ed]
+ 7 P Gibel
+ 8 S fidando: "lascio la lezione del codice non tocca, perché non è
+ infrequente presso gli antichi che si applichi a prefisso
+ l'avversativa 's' ai vocaboli senza che mantenga la forza di
+ communicare il significato opposto ai medesimi, ecc.". Ma il
+ cod. ha "sfidando"
+
+LIV, 4 [e poi ne] monto
+ 7 essere
+
+LV, 2 P cominciarono
+ 6 P essere
+ 7 e[d]
+
+LVII, 1 P comincare
+ 2 P talgiente, S tal giente
+
+LVIII, 7 P sechol
+
+LIX, 1 P eno gli S ecco gli vene manco
+ 8 [e]
+
+LX, 1 P El... baronaggio: ma il verso avrebbe gli accenti spostati
+
+LXI, 7 P del buon
+
+LXII, 4 [egli]
+
+LXIII, 3 P fedir[e]
+ 6 P moltto
+
+LXIV, 5 S E chi
+ 6 PS vo' rit. Interpreto: "invano desidera di ritornare indietro ad
+annunciarlo"
+
+LXV, 1 suo
+ 4 P Gibel fé bandire
+ 6 fedir
+ 8 S a rit.
+
+LXVII, 1 PS invece di "egli": "che", P dipartiva
+
+ 3 PS chereddia. I due "che" del v. 1 e del v. 3 rendono
+ incomprensibile il passo qual è nell'ediz. Selmi. L'edit. sente
+ il bisogno di "ordinarne il costrutto" e spiega: "Gibello, che
+ si dipartia dalla donzella, prese commiato da' piú (?) baroni e
+ reddia prigione in Serpentina". Il testo della mia ediz. è cosí
+ limpido, che non ha bisogno d'altro "ordinamento di costrutto" 6
+ P venire
+
+LXVIII, 3 P gioia.
+
+LXIX, 7 congnano il d. andare
+
+LXX, 3 [n']
+
+LXXI, 5 chandar
+ 6 in vostra prigione
+ 7 menero
+ 8 cherre
+
+LXXII, 2 prigione
+ 6 qui
+ 8 dere
+
+LXXIV, 8 dieron
+
+LXXV, 4 PS eam.
+
+LXXVII, 3 umilemente
+
+LXXVIII, 8 madonna ben
+
+LXXIX, 5 fegiudicarelareina: ma il verso cresce.
+ 6 che[d]...[ne]
+
+LXXX, 2 voglio
+ 6 de giovani
+
+LXXXI, 1 [1]
+ 3 e[d]
+ 8 diritta
+
+LXXXII, 2 che[d]
+ 5 possibile. Ma il senso richiede il contrario
+ 8 filgluo
+
+LXXXIV, 5 pien
+ 6 messo [l] fe
+
+LXXXV, 6 [d]ismontata
+ 7 vederla
+
+LXXXVI, 8 amor chadallor: ma i due tronchi assonanti sono impossibili
+ a pronunciarsi
+
+LXXXVII, 1 e[l] riso
+ 3 ch chon
+ 4 gioia.
+
+Una novitá di questa ediz. rispetto all'antica è la divisione in
+due cantári, la quale mi è parsa necessaria, perché in nessun caso
+la recitazione in San Martino poteva molto protrarsi oltre la cinquantesima
+ottava; e _Gibello_ ne ha 89. Perciò mi son messo alla
+ricerca del luogo dove i due cantári dovevano avere rispettivamente
+fine e principio, e l'ho trovato nell'ott. XL, i cui ultimi due
+versi espongono e propongono, a modo di chiusa del cantare, l'argomento
+del racconto che seguirá poi.
+
+
+
+
+VII
+
+
+Il cantare di _Gismirante_, col quale s'inizia in questo vol. la serie
+[VII, VIII, IX, X] dei cantári di Antonio Pucci († 1388), si legge
+in un solo ms. [R], che conserva molta altra materia leggendaria e,
+tra l'altro, anche il cantare di _Mad. Lionessa_:
+R.--Cod. Riccard. 2873, c, 44 [_chantare di Gismirante_]; fin. a
+c. 57. Di su questo ms. fu edito col titolo: _Il Gismirante_, poemetto
+cavalleresco di Antonio Pucci, nella _Miscellanea di cose inedite o
+rare_, pubbl. per cura di <sc>F. Corazzini</sc>. Firenze, 1852, PP
+275-306 [C].
+
+Ecco le principali varianti di _R_ e _C_:
+
+
+PRIMO CANTARE:
+
+I, 8 [che]
+
+II, 3 per (che) alcuno
+
+III, 4 dubio
+
+V, 7 [ed]
+
+VII, 2 ancor[a]
+
+X, 3 il quale tiene
+ 5 se per
+
+XI, 3[ne]
+ 7 [ognun si]
+ 8 e cosí fugon.
+
+XII, 3 che passati
+ 7 dare dalla mie
+
+XIV, 2 bossolo
+ 3 e[d]
+
+XV, 1 e si diciendo vegiendo la vista. Il testo è guasto, perché
+ abbiamo tre gerundi ("riguardando", "diciendo", "vegiendo")
+ senza reggimento. Suppongo che "dicendo" sia un errore per
+ "dice", e "vegiendo", celi un "alla gente", camuffato cosí per
+ attrazione del "dicendo" che precede. Si sottindenda "che": la
+ gente che aveva visto il bóssolo...
+
+XVII, 6 un dragone e uno grifone
+ 7 azufarono ed e
+
+XIX 4 a[d]
+ 8 era[n]
+
+XIX, 1 tu(e)
+ 8 mur
+
+XXIV, 1 abergo
+ 8 puo[te]
+
+XXV, 7 aberg. abergo
+
+XXVI, 1 (il) dam.
+
+XXVII, 5 e[d e'] poi
+
+XXVIII, 2 a[d] un
+ 3 e[d]
+
+XXIX, 1 righuardo
+
+XXX, 6 abergo
+ 7 abergatore
+
+XXXII, 2 picholo
+ 6 face[va]
+ 7 dalulato
+
+XXXIII, 1 uno ischudiere
+ 6 Egli vegiendola. Il verso cresce, ma la correzione di
+ C. ("vegendol") non può accettarsi. La trasposizione, ch'io
+ propongo, non tocca il testo e riduce il v. alla giusta misura
+
+XXXIV, 7 [noi] abiamo
+
+XXXV, 2 disse[r]
+ 3 Gismir. mise mano
+ 8 e[d]
+
+XXXVI 5, amare
+
+XXXVII, 3 chavalieri
+
+XLI, 6 isgridandolo
+
+XLII, 3 vedendolo.
+
+CANTARE SECONDO:
+
+VI, 6 chi son dicio. Il passo è incomprensibile. Suppongo che il "chi
+ son" del cod. celi un originario "che fo" e interpreto: "In
+ buona fede, che è avvenuto (che fu, "fo") di ciò che ora ho
+ acquistato?"
+
+VIII, 2 che sanza porta entrata molta apresta (?)
+ 6 Intendi: "a tale ora che l'uomo selvaggio sia fuori del castello, ed
+ ella sia affacciata alla finestra"
+
+XII, 8 Cioè: di chi ti ha fatto signore di sé
+
+XV, 7 il qual stane
+
+XVI, 6 finestra il
+
+XVII, 8 [ne]
+
+XVIII, 2 tronchascino
+
+XIX, 5 molto
+ 8 sedemi
+
+XXIII, 4 dimando
+ 5 E uno gli disse: E si
+
+XXIV, 4 ano averllo morto; cioè: lo hanno da uccidere
+ 8 diavolo
+
+XXV, 5 Sott.: Dice "mostra" [la storia]; cfr. XXXIV, 1
+
+XXVI, 8 mai avesse niun cavaliere
+
+XXVIII, 4 che provandosi col
+
+XXIX, 4 l'avresti
+
+XXX, 5 ediegli
+ 7 C per
+
+XXXVI, 1 (di) fargli
+
+XXXVII, 1 E porcho
+
+XLIV, 4 gentile uuomo
+
+XLIX, 8 o l'uscita; cosí anche in LI, 6
+
+LI, 5 e[d]
+ 6 o l'entrata.
+
+LIII, 7 chome lo videro tutti singinocchiaro
+
+LV, 4 pevoi odo chio atenere. Il C. non ha inteso questo passo e
+ colloca dei puntini, indice di lacuna, al posto di "ocio"; ma il
+ senso non è difficile: "Poniamo che io vada a corte; in ogni
+ modo io riconosco da voi ciò che io debbo ottenere, avendo
+ salvata la cittá del porco troncascino". La difficoltá della
+ forma perifrastica "ho a tenere", terrò, si risolve col
+ confronto del passo analogo: "hanno averlo morto", uccideranno
+ (XXIV, 4)
+
+LVIII, 6 diciendo
+
+LXI, 3 (gran) magnificienza.
+
+
+
+
+VIII
+
+Il cantare di _Bruto_, che si pubblica qui per la prima volta, si
+trova a cc. 25 A--27 A del celebre codice Kirkup (_K_), donato recentemente
+dal Collegio di Wellesley al nostro governo, e da questo
+depositato nella B. N. di Firenze. Nel riprodurlo ho eseguiti alcuni
+ritocchi; ecco le varianti di _K_:
+
+II, 5 chi sia
+
+V, 5 apreso;
+ 8 so scrisse ['n]
+
+VI, 1 io dico
+ 8 che ['n]
+
+VII, 2 a[spri]
+ 7 sieristte
+
+VIII, 7 dedime
+ 8 te
+
+IX, 2 contoe
+ 3 [n']andava
+ 4 chotale
+ 7 odimi
+
+X, 3 quello
+ 6 sai
+ 8 chonvie
+
+XI, 2 selghuanto delucciello nona
+ 3 qualguanto
+
+XII, 2 nom(in)ar
+ 6 chovenenza
+
+XIII, 6 i suo
+
+XV, 4 [poi]
+
+XVI, 1 giovane
+ 7 (gli) arnesi
+
+XVII, 2 [che] credi
+ 5 [a]dirato
+
+XVIII, 4 i[n]su
+ 6 gu[e]rra
+ 8 abbatte(va)
+
+XIX, 1 glochante
+ 6 giogieva
+
+XXI, 2 agmendue
+ 8 pontò
+
+XXII, 7 [si v']avea messa
+ 8 piene
+
+XXIII, 8 et fu si puoto
+
+XXV, 4 chevu
+ 7 Eprutto... valle
+ 8 (e) poi
+
+XXVI, 8 stecho
+
+XXVI, 6 che perchio mangi no mancha su stile
+
+XXVII, 2 chore tanbonda
+ 3 iposibole
+ 4 che tavola
+ 5 chaper... puo
+ 6 non cierchonda
+
+XXVIII, 2 [ancora]
+
+XXXII, 5 muia
+ 7 te[m]pesta;
+ 8 i[n]su
+
+XXXIII, 2 velato (ave'n alto)
+
+XXXIV, 6 doveglie mamena
+ 8 dovegli il tolse il tolse (_sic_)
+
+XXXV, 2 levaro(no)
+ 3 [in] nessu[n]
+ 5 ed [egli]
+ 8 [a] dorni
+
+XXXVI, 3 pu[n]gie
+ 6 'l guanto e fu lasciato ire
+ 7 dadici
+
+XXXVII, 7 so[n] vi...alte
+
+XXXVIII, 4 i[l] re con tanta novitade
+ 6 bingitade
+
+XXXIX, 8 ciá
+
+XL, 7 contastare
+
+XLI, 4 chogli altra avanza
+ 7 [si] furono amendue
+
+XLIII, 1 ricordo
+ 3 dichelrinvichorisse erinsanora
+ 8 enciselo
+
+XLV, 3 [in]signato.
+
+
+
+
+IX
+
+
+Il cant. di _Mad. Lionessa_ è contenuto nei due codici:
+
+_R_.--Riccard. 2873, e. 103-117 B. Il testo di questo manoscritto è
+molte volte guasto e scorretto; ma si dovrá ritoccarlo con grande
+cautela, data l'autoritá di questa cospicua raccolta di cantári.
+
+_K_.--cod. Kirkup, c. 49 A. Prima di questa carta, ne mancano 15
+(34-48), che dovevano contenere i cantári di _Apollonio di Tiro_, III
+(ott. 5-58), IV, V e VI, e le ott. 1-45 di _Mad. Lionessa_. Non
+rimangono sulla c. 49 a che le ultime 4 ottave, che furono edite
+secondo questa lezione da M. H. Jackson nella _Romania_, XXXIX, 322.
+
+Il testo _R_ fu pubblicato nella seg. ediz.: _Madonna Lionessa,
+cantare inedito del sec. XIV, aggiuntavi una novella, del "Pecorone"_
+[per cura di Carlo Gargiolli], Bologna, 1866; nella _Scelta di
+curiositá letterarie_, disp. LXXXIX. Accurata edizione, ma imperfetta
+perché anteriore alla scoperta del cod. K e deturpata da spiacevoli
+errori di lettura e di interpetrazione.
+
+Naturalmente, preparando questo libro, io ho tenuto sott'occhio non
+solo l'ediz. del Gargiolli (G), ma anche i due ms. _R_ e _K_, dei
+quali indicherò le varianti piú notevoli:
+
+II, 3 R con qua
+ 4 mestrieri
+
+IV, 2 R alla reina chella il sachorese
+ 6 di[ss]e
+ 8 i[l] re
+
+V, 2 che[d]
+ 7 RG a l'altra
+
+VI, 7 RG percossono tosto
+
+VII, 1 RG un tanto
+ 7 G diede
+ 8 RG misogli
+
+VIII, 3 R (ri)tornando
+ 7 R (ed) e'
+
+IX, 8 (ella) il fe'
+
+XI, 7 R ella si stingua
+
+XII, 7 R e[gli]
+
+XIII, 7 RG dinanzi
+
+XIV, 7 R fatti
+
+XV, 7 R [le] leggi
+ 8 istriti
+
+XVI, 2 R affetto
+ 6 il (suo) distretto
+
+XVII, 2 RG rauno libri some ben dariento [Muto "d'ariento" in
+ "trecento", perché nell'ott. XLIX si parla della restituzione
+ dei libri, ma non delle some d'ariento.]
+
+XVIII, 8 R su[r]
+
+XX, 8 R i[l] re
+
+XXI, 2 R co[l] re
+ 4 (s)i smontò
+ 6 cominciarono a salutarllo
+
+XXII, 6 R tanto [ha l']aspetto
+
+XXIII, 4 RG e[d] i
+
+XXIV, 2 R sapere
+ 3 chell[i ha 'n]
+ 8 (si) menò
+
+XXV, 6 R ta[l]
+ 8 G comperai
+
+XXVI, 6 R [assolver]
+
+XXVII, 3 R cierta(na)mente
+ 8 (e) Salam.
+
+XXVIII, 4 R [mai]
+
+XXIX, 1 R partito fue
+ 2 onteso
+ 7 (questi) vi manda
+
+XXXI, 4 R e[d] a
+ 6 [a lui]
+
+XXXII, 6 R [gli]
+
+XXXIII, 4 R rispose[gli]
+
+XXXIV, 3 GR come
+
+XXXV, 1 RG cha
+ 5 RG e[d] una
+
+XXXVI, 1 R chavalcando
+
+XXXVII, 4 R undalulato
+
+XXXVIII, 4 R i[n] Dio
+
+XXXIX, 5 G per cura
+
+XL, 8 RG nel[lo]
+
+XLV, 1 R (in) sulla
+
+XLVI-XLIX: di queste quattro ott. abbiamo il testo apografo K
+
+XLVI, 1 RG e poi dicea:--a
+ 3 R avere
+ 5 R edel disse: deh
+
+XLVII, 1 RG. Quando fue
+ 2 con alleggrezza n'andarono a
+ 3 et a braccio
+ 4 tutta la notte istettero
+ 5 K il giorno
+ 6 RG accomiatava che a loro ebbe detto
+ 7 i' vado
+
+XLVIII, 1 RG contento di partir
+ 2 si rimuta sua g.
+ 3 e secondo ch'io trovo nelle carte
+ 5 lettere scrisse poi in ciascuna parte
+ 7 ne vo io
+ 8 al nipotente
+
+XLIX, 3 RG Infino che col marito suo vivette
+ 4 feciono insieme lunga e santa
+ 6 poi ebbon
+ 8 K fieci
+ I vv. 7-8 sono in RG: il qual conciede a noi il Creatore |
+ Questo cantare è detto al vostro onore.
+
+
+
+
+X
+
+
+La _Regina d'Oriente_ si legge in un numero notevole di manoscritti.
+
+_K_.--Codice Kirkup. Manca il primo fascicolo del codice, sicché il
+cantare si inizia al quinto verso della IX ott. del secondo
+cantare. La perdita di quelle 16 cc. deve essere assai antica, poiché
+due diverse mani del Quattrocento notarono in alto alla c. 17 A:
+"Chomincia i chantari della reina d'oriente". Il resto segue fino a
+c. 24 B: sono omesse due ottave, la IX e la X del terzo cantare. Per
+la sua compiutezza, questo codice del Trecento che, unico, raccoglie
+insieme le sparse opere pucciane, e per altre ragioni, che sono state
+messe in evidenza dal Morpurgo, deve ritenersi assai prossimo
+all'autografo. Naturalmente l'ho tenuto a fondamento di questa
+edizione, senza per ciò obbligarmi ad una fedeltá pedissequa e cieca,
+perché in molti luoghi la sua lezione è meno limpida di quella di
+altri manoscritti, o si rivela addirittura errata.
+
+_E_.--Cod. Moreniano-Bigazzi CCXIII, c. 91 B: "Qui incomincia la reina
+d'oriente". Le pagine 100-104, mutile, sono state restaurate dal
+moderno legatore e poi completate col testo dell'edizione Bonucci.
+
+_M_.--Biblioteca Marucelliana di Firenze, cod. C. 265. Grosso volume
+cartaceo, di cc. 182, racchiuso in una dozzinale, ma antica legatura
+di cuoio e di assicelle di legno. Fu messo insieme o almeno acquistato
+nel Quattrocento da un amatore, nonché della letteratura leggendaria,
+anche del vino: da Baldese di Matteo "vinattiere alla _Nave_" in
+Firenze. _La Regina d'Oriente_ comincia, senza titolo alcuno, a c. 49,
+e, a tre ottave per pagina, occupa le cc. 49-80 b; dopo di che è
+l'_explicit_: "Finissi questo libro". Pel tipo della composizione,
+questo volume si avvicina e si rassomiglia a quello Moreniano-Bigazzi,
+che pur contiene l'_Apollonio_ e poi la _Reina d'Oriente_. E anche per
+la lezione gli si affratella; cfr., per esempio, IV, 1; V, 2; VI, 5-7;
+VIII, 3; IX, 2-3-6-7; x, 1, 5-6-7, ecc. Sono omesse le ottave XXII e
+XXV del IV cantare e vi sono parecchi errori di scrittura e di
+interpretazione.
+
+_U_.--Cod. 158 della Bibl. Univ. di Bologna. Bel vol. di pergamena del
+sec. XIV, scritto a due colonne, con rubriche, illustrato da
+F. Zambrini nella Prefazione al _Libro della cucina del sec. XIV_
+Bologna, 1863, _Scelta di curiositá letter_., disp. XL), e piú
+sommariamente dal Mazzatinti (_Inv. dei mss. delle biblioteche
+d'Italia_, xv, 156). Appartenne al pontefice Benedetto XIV. La _Regina
+d'Oriente_ vi occupa 9 cc. e una col. della 10^a (c. 86-95 a) con
+circa cinque ottave per colonna: manca la fine del terzo cantare
+(XXXVIII-L) e il principio del quarto (I-XXIII, v. 5), in tutto 35
+ottave, le quali dovevano occupare per intero due carte, tra l'attuale
+c. 93 e la 94. Oltre questa grande lacuna, dovuta alla perdita delle
+due cc., il testo è mancante dell'ott. XIX del terzo cantare. Questo
+ms. è indicato dal Bonucci col nome di "Veggettiano XV", nome che non
+gli appartenne mai, se non per questo che esso ebbe dal bibliotecario
+Liborio Veggetti la nuova segnatura 158 (e non 15) in luogo d'un'altra
+piú antica.
+
+_Panc_.--Cod. Panciatichiano XX, del sec. XV, c. 82. Contiene,
+anepigrafe, solo le prime 4 ottave.
+
+_T_.--Cod. Tosi, del quale non conosco il destino. Questo ms., che
+conteneva la _Sala di Malagigi_ e la _Regina d'Oriente_, dopo esser
+passato per le mani del bibliografo Tosi "attraverso le Alpi e la
+Manica, andò a cascare Dio sa dove", scrive il Rajna.
+
+_L_.--Ms. posseduto dal cav. Fortunato Lanci di Roma e da lui
+trasmesso al Bonucci, il quale se ne serví specialmente nelle 35
+ottave mancanti in U. Non so se questo testo fosse copia di un codice
+antico o un codice antico esso stesso, e di quale secolo, nulla
+dicendo il Bonucci.
+
+Le stampe popolari della _Regina d'Oriente_ sono cosí numerose che non
+spero che l'enumerazione, che ora segue, possa essere compiuta:
+
+I (1483).--LA REYNA D'ORIENTE.--In fine: "Finita la reyna doriente adi
+2 guiugno (_sic_) Mcccc. lxxxiii, In-firenze".--In-4° 3
+quad. (reg. _a-b-c_) caratt. tondo, 4 ottave per pagina: cfr. Molini,
+_Operette bibliografiche_, p. 114.
+
+II (1485).--Ediz. s. a. n. l., in 4° "carattere rotondo, che ha del
+nostro corsivo", mancante di virgole, numeri e richiami. Un esemplare
+fu rinvenuto alla metá del Settecento, a Napoli, da S. M. di Blasi
+(_Continuazione della lettera del padre d. Salvatore Maria di Blasi
+intorno ad alcuni libri di prima stampa, _negli_ Opuscoli di autori
+siciliani_, t. XX, Palermo, 1778) in un ricco volume miscellaneo di
+stampe popolari del Quattrocento.
+
+III (sec. XVI).--_La Regina d'oriente_ (gotico).--Segue un intaglio in
+legno, che rappresenta una regina in orazione; indi le tre prime
+strofe. Inc.: "Superna maestá da cui procede" Fin. alla c. 10 B,
+seconda col., l. 44: "la historia è finita al vostro onore". </sc>Il
+Fine<sc>.--s. l. n. a. n. t., in-4° car. romani con seg. e cust.,
+senza num. di pagine. Le ottave sono 194, le figure 10. È posseduta
+dalla Bibl. di Wolfenbüttel, _Miscell_. n. XIV.
+
+IV (sec. xvi).--Edizione identica alla precedente, ma posteriore; è
+posseduta dalla Bibl. Magliabechiana.
+
+V (1587)---LA REGINA D'ORIENTE--In fine: _In Firenze, appresso
+Francesco Tosi, alle Scale di Badia 1587._, In 4°di 12 cc. non
+numerate (Reg.: A, Aij, Aiij, B 2, A 5, A 6) a due coll., car.
+tondi.--Reca cinque stampe: la prima, nel frontespizio, rappresenta la
+regina che prega; la seconda (c. B 2 _recto_) la celebrazione del
+matrimonio; la terza (c. 6 _recto_) un giardino, dove il Re e la
+principessa si tengono per mano; la quarta (c. 9 _r_) e la quinta
+(c. 10 r) rappresentano una battaglia di cavalleria. Le ottave sono
+194: fin.: "Al vostro honor Anton Pulci l'ha fatto".--È nella
+Bibl. Palatina di Firenze.
+
+VI (1628).--LA REGINA D'ORIENTE--In fine: _In Firenze, Rincontro a
+Sant'Apolinari_, 1628. _Con Licenza di Superiori_. In-4° di 10 carte
+non num. (Reg.: A-A5), a due colonne, caratt. tondo. Dopo il titolo,
+la medesima stampa che è nell'ediz. V, ma con diverso contorno. Un
+esemplare è nella Palatina.
+
+VII (sec. XVII ex.).--_Historia della Regina d'oriente, dove si
+tratta di molti apparecchi, trionfi, e feste tra valorosi cavalieri_,
+Bologna, Pisarri, s. a., in-12° Questa edizione fu riprodotta piú
+volte, nel sec. XVII e XVIII, s. a.: cfr. G. <sc>Libri</sc>, _Catalogo del
+1847_, n. 1106; Brunet, _Manuel_, IV, 957.
+
+Moltissime sono le edizioni popolari del sec. XVIII e XIX. "Di questo
+poemetto cavalleresco popolare--scrive lo Zambrini, _Opere
+volgari_[4], col. 848--si sono fatte in ogni tempo, e quasi direi, in
+ogni cittá d'Italia edizioni per uso del popolo, ma grandemente
+sfigurate e ridotte in tutto alla moderna dicitura".
+
+Oltre le numerose edizioni popolari, ne abbiamo due, che vorrebbero
+essere critiche e filologiche:
+
+VIII (1862).--_Historia | della | Reina d'Oriente_ | di | ANTON
+(_sic_) PUCCI | Fiorentino | Poema cavalleresco | del XIII° secolo |
+pubblicato e restituito | alla sua buona primitiva lezione | su testi
+a penna | dal dottore <sc>Anicio Bonucci</sc>. Bologna, 1862
+(disp. XLI della _Scelta di curiositá letterarie_).--Il titolo è lungo
+e contiene moltissime promesse, delle quali, con mirabile
+sfrontatezza, nel libro. Il testo non è per nulla rivisto sui "testi a
+penna", ma è condotto sul cod. U fino al cant. III. ott. 37. Per le
+35 ottave mancanti in U e per il cant. IV, ott. 23-24, l'edizione è
+dedotta dal testo del cav. Fortunato Lanci. Con questo pasticcio, il
+Bonucci si illudeva di aver scoperte le "auguste virginali bellezze"
+della poesia antica; ma gli spropositi, che gli piovvero tra le carte
+da ogni canto, sono cosí numerosi e piramidali, che quella edizione
+resterá per un pezzo un monumento di cieca ridicolaggine. Del resto,
+tutti riconobbero subito di qual pregio fosse il libro del Bonucci e
+non gli risparmiarono rimproveri; ma egli soleva giustificarsi,
+dicendo che si era fatto correggere le bozze dalla serva. E qualche
+anno piú tardi mise fuori una nuova _Regina d'Oriente_.
+
+IX (_1867_).--_Historia della Bella_ (_sic_) _Reina d'Oriente, poema
+romanzesco di_ ANTONIO PUCCI _fiorentino, poeta del secolo di Dante,
+novellamente ristampato ed a miglior lezione ridotto sopra un testo a
+penna Marucelliano_, in Bologna, 1867, in-8° di pp. xvi-64. In fine:
+"In Bologna, fatta stampare dal bibliofilo Anicio Bonucci, nelle case
+di Costantino Cacciamani".--Ma questa edizione "riveduta" non riuscí
+meglio della prima e, se quella fu corretta dalla serva, "v'è da
+dubitare--diceva argutamente lo Zambrini--non le bozze stavolta
+fossero rivedute dal guattero"!
+
+Preparando questa mia edizione, le due bonucciane non potevano in
+alcuna maniera servirmi, se non per rappresentare, chi sa come
+trasfigurate, le varianti del testo Lanci, del quale ignoro la sorte;
+e perciò mi sono valso senz'altro dei quattro manoscritti: K, M, E, U.
+
+Subito la concordia nelle lezioni e negli errori tra U ed E mi avvertí
+che essi formano una famiglia distinta. Dove gli altri mss. hanno "ed
+ella fa'" (I, 30, 7), U ed E recano insieme "appresso fa";--dove: "non
+ne pensate d'aver" (II, 33, 3) E "non v'è mestier", ed U "non vi fará
+mestier";--KM "paresse" = EU "tornasse" (II, 36, 7);--KM "che figliuol
+era" = EU "chi 'l signor era" (II, 37, 7);--KM "l'ha fatto" = EU "lo
+fece" (II, 40, 6);--KM "prima che 'l v'entrasse" = EU "parea che
+tremasse" (III, 2. 7).--E l'enumerazione potrebbe continuare
+all'infinito.
+
+M aderisce per alcuni tratti ad E e per altri si mostra tributario
+di K. Nel cant. IV 16, 7, E reca "e poi col re si mosse";
+K sopprime l'"l", come sempre, per un vezzo di pronuncia, "e
+-----File: 374.png---\\\\------------------------------------
+poi core si mosse"; M, malamente interpretando l'inesatta grafia
+di K, storpia cosí il v.: "e poi a correre si mosse".
+
+K naturalmente ha un testo buono, ma non impeccabile. Molte volte la
+lezione si rivela una corruzione di quella data da E e M, che il senso
+e la rima accertano esatta: E "crescendo" = K "che sendo" (II, 29,
+5);--E "s'ella" = K "sole" (II, 43, 3);--EM "la possa" = K "la poscia"
+(III, 1, 5);--EM "nolle" = K "nulla" (III, 28, 8);--EM "avere isposo"
+= K. "vero sposo" (III, 28, 7);--EM "ove il cor pogno" = K "ove il
+compagno" (IV, 1, 6), ecc.
+
+Abbiamo dunque tre tradizioni, quella di K, quella della famiglia EU e
+quella di M, il quale è nei passi prima arrecati tributario di K e in
+questi ultimi è invece da lui indipendente. Insomma i rapporti tra i
+vari mss. potrebbero cosí rappresentarsi graficamente:
+
+ _autografo_
+ |
+ ___________|________
+ | | |
+ x K y
+ | | /
+ _____|_____ | /
+ | | | /
+ E U | /
+ \ | /
+ \ | /
+ \ | /
+ M
+
+Ecco ora le principali varianti:
+
+I, 2 E dalchuna sostanza;
+ M d'altrui bene si stanza
+ 3 U a chi ti richiede; M essere chortese achum che ti
+
+II, 4 E di se inn.;
+ U fa inam.
+ 5 M che poi rimato
+ 7 U chio vi prometto
+ 8 U piú bella.
+
+III, 2 UM nel
+
+IV, 1 U Giusta reina e di
+ 6 U avea
+ 8 U lavea a tutto suo;
+ M Questa gli;
+ E in suo piaciere lavea nel suo
+
+V, 1 U Sicome dice li erano;
+ M sera;
+ E sichome som
+ 4 EM ed eran
+ 6 U [che] angeli parean non che
+
+VI, 1 E Em guardia;
+ M questa gentil reg.
+ 5 U quella
+ 7 U che mai nol fe' simile signore
+
+VII, 4 E papa;
+ M pare
+ 5 E per difese
+ 7 U, seguito dal Bonucci: Per ubbidire de lo papa il manto;
+ M. Per riverentia.
+ La lez. di E che accolgo, è pur quella delle ediz. quattrocentine.
+
+VIII, 3 U questa vita ogni altra
+ 4 U mondane cose vole al suo diviso. Il BON. segue questa lezione,
+ che non dá senso alcuno; EM e l'ed. del 1475: "mondan diletti
+ vuole". L'ed. 1475: "tien" per non diviso (M divini). "Tenere
+ per non diviso > = "considerare indivisa una proprietá"
+ (_Crusca_, IV, 781), sicché intendasi: "La regina d'Or,
+ considerava le gioie della vita quali una proprietá indivisibile
+ per tutti gli uomini"
+ 5 U di morir
+ 7 M per acertar la fate che in pers.
+ 8 UM dinanti
+
+IX, 1 M fé
+ 2 EM a chonsigliare
+ 3 U tra ciento
+ 6 EM quanto poteron perché la
+ 7 E sotto la pena del fuoco la si muovesse
+ 8 M segnale pap.
+
+X, 1 U caminò
+ 2 M questa
+ 5 U che disiato ò sopra l'altre
+ 6 U ho sempre mai di fare
+ 7 EM e quelle
+ 8 E tene;
+ M po' le
+
+XI, 3 M c'ogn'uom
+ 5 E raccontolli
+ 7 EM che ella
+
+XII, 1 E ave
+ 3 E addomandandol della sua adornezza;
+ M domandollo
+ 4 M ond'e' rispuose, el mess.;
+ U savio messaggieri
+ 5 U sua savezza
+ 7 BONUCCI: "lo nobil baronaggio e lo suo avere", smentito da EMU
+
+XIII, 1 U ludiva subito contare
+ 2 U e BON.: crescea la voglia
+ 3 E al p. and. a rachord.;
+ U rammentare
+ 4 U e BON. un termine
+ 5 U e BON. Sed ella viene fatela;
+ M ispogliare
+ 6 E Se non v'è colpa faccilisi
+ 7 U e BON. (giá)
+ 8 U e BON. (si)son poscia
+
+XIV, 1 U e BON. Veggiendo (_sic_) il papa
+ 4 U e BON. soppena
+ 6 UE farò;
+ BON. fece
+
+XV, 1 E vaveva
+ 2 U e baroni
+ 6 U in sign.
+ 7 U ed altre donne rimase;
+ M vedove e figlie;
+ E vedove donne rimase
+ 8 E marchigiane
+
+XVI, 1 U e BON. li ebbe in p.;
+ M raunato a suo modo il p.
+ 2 BON. si fu
+ U lalta reina sicome saputa; ma questo verso appartiene all'ott.
+ XXXI, 2
+ 4 M gl'avia data;
+ U che dal papa avia avuta
+ 5 M proponimento
+ 7 U a voi p.; 8 M uno gran chonte
+
+XVII, 1 U dissele: reina
+ 3 U duomiglia
+ 5 EM sedio fallassi
+ 6 E a me
+ 8 E chi contradicie acciò
+
+XVIII, 3 EM e io
+ 7 E di parlatoro;
+ U del perlatoro
+ 8 EU barbassoro
+
+XIX, 1 U e BON. lo quale
+ 2 E di vero;
+ M. neneri
+ 5 E morir se io con loro presente
+ 6 E diece milia
+ 8 M la pr.;
+ U caval. e chi pedoni.
+
+XX, 1 E Ella li ringr.
+ 3 U e disse
+ 6 EMU nel mondo
+ 7 E ora mi;
+ M ormai mi
+ 8 M che pare a voi
+
+XXI, 2 U andava piú l'uno che l'altro volentieri
+ 3 U e della
+ 4 U piangeano donne
+ 5 E le ordin.
+ 6 M armati dieci
+ 7 E e la metá
+
+XXII, 1 EM E la reina. Mi attengo ad U, nonostante la concordia di EM,
+ perché l'espressione: "l'alta reina" è costante nel cantare
+ (cfr. XVII, 1; XXXI, 2; cant. sec, XIV, 2; XXIII, 8; XXVI, 2)
+ 6 M contrada
+ 7 U onde ciascun si parti;
+ M e tutti si partiron
+ 8 E ella duchessa
+
+XXIII, 1 E E voi singnori perche siate;
+ M che vo siete
+ 3 U con trentamila. Dall'ott. XXI, 6 sappiamo con certezza che i
+ cavalieri della scorta erano in numero di 10000
+ 4 E gagliardi tutti quanti e pien di posse;
+ M che di sea tanti non teme niente
+ 5 U e di pedoni assai annominati
+ 7 M mantello
+
+XXIV, 3 M musiche
+ 4 U [ch']allor
+ 6 E giorno
+ 7 M chiuse di scarlatto
+
+XXV, 3 ME neri turchi
+ 6 U con molti suoni
+ 7 M in su ogni
+ 8 E dove che l'arme
+
+XXVI, 1 U Nel mezzo avea;
+ M Appresso a questo un charro
+ 2 U tirato;
+ E il qual tirava;
+ M tiravan
+ 3 E come;
+ M piú che
+ 7 U di pietre e gemme aveva la cort.
+ 8 E vi
+
+XXVII, 2 UM e camp.
+ 3 E per dodici R.
+ 4 E El;
+ M Chol
+
+XXVIII, 1 E chorrava
+ 2 E luciano;
+ M lutiano
+ 4 U menava oro e argento
+ 5 U fiume anzi era di
+ 7 M e correva pel suo;
+ E e per lo suo correva
+ 8 M e' non è mer.
+
+XXIX, 2 M turchi neri a piè;
+ E turchi a piè e piú dintorno
+ 3 M capo sopra una;
+ E sunn una;
+ U avea una
+ 4 U con istendardo ch'era
+ 5 U e ver.; E che veram.
+ 6 E fa bisogno
+ 8 U che sará
+
+XXX: in U e BON. i vv. sono cosí disposti: 1-2-5-6-3-4
+ 3 U e riguardando la sua
+ 5 E delle;
+ EM ch'ognuna parea
+ 6 EM angeli di paradiso senza
+ 7 EM l'un coll'altro
+
+XXXI, 1 U dismotò;
+ E dismontava
+ 3 EM con mille turchi montò
+ 4 U però ch' a torto
+ 7 U gittandolisi a piedi chon umiltade 8 UE che com.
+
+XXXII, 3 V e tutto laltra
+ 6 M ch'io non commisi
+ 7 EM e 'm vita
+
+XXXIII, 1 M i' prendo
+ 2 E etterna
+ 4 U uscire;
+ E debbin;
+ M debon
+ 5 U disiando ciò mi pare stare
+ 7 U chero
+ 8 E ma spero aver l'altra vita gioconda
+
+XXXIV, 1 M ora ch'io
+ 3 M quella fu sola alza i panni
+ 4 U li mostra
+ 5 M dicendo
+ 6 E con questo ho fatto
+ 7 U sulle carni un ferro
+
+XXXV, 1 U Levossi su
+ 2 E che gratia; M santa donna;
+ U chieri
+ 4 M dicendo a quello: Iddio;
+ E per cui mi;
+ U a cui mercé
+ 5 U dicendo padre
+ 6 E a piè de';
+ M presso a'
+ 7 M di tal chiesta;
+ U Quand'ebbe ella di ciò la voglia
+
+XXXVI, 1 U io voglio;
+ E i vo';
+ M santo padre
+ 2 U mel
+ 3 U con
+ 5 U il papa disse: Donna or ti procaccia;
+ E papa
+ 6 M arai di corto;
+ U del ventre tuo tosto avrá la preda
+ 8 U [ad]
+
+XXXVII, 6 U e' tornò arrieto
+ 8 U di c;
+ E sopra la guardia destro
+
+XXXVIII, 4 U ella non prenda
+ 7 M e c[i]ò vuol fare per
+ 3 M el periato
+
+XXXIX, 5 M che quando
+ 7 M del
+
+XL, 1 U come voi sapete;
+ EM come sapete davante. Ma "davante" non ci si è detto nulla
+ 2 U sett. con tremila secento;
+ E cento sessanta con mille dugento;
+ M sessanta sei con semilia davanti
+ 3 U ellegion
+ 4 U sarebbe
+ 6 E n'avrie
+
+XLI, 1 U egli disse
+
+ 2 U loro a tutti quanti i freni;
+ E e gli altri arnesi;
+ M e sua arnesi
+ 3 E fa che lo sq.
+ 5 U che t'inganni
+ 6 U ciò non pesi
+ 7 E alquanti di voi procuri sua
+ 8 M se questa guerra
+
+XLII, 1 U il
+ 8 U tosto l'ebbe
+
+XLIII, 1 U disseli: se dama
+ 2 U damor
+ 4 BON. che'n tanti; tutti i mss.: "con"
+ 5 M vorete
+
+XLIV, 1 E seguir la sua
+ 3 U madre mia io muoio
+ 4 U reina io sono;
+ E reina si m'à
+ 6 U in questo palagio;
+ EM sare' sanicato
+
+XLV, 2 U settantadue
+ 3 BON. salutolla
+ 6 U non facessi meco;
+ E facessi teco
+ 7 MU sospirò
+ 8 V e disse: Io vi verrò
+
+XLVI, 1 EM e ord.
+ 3 U siate
+ 4 E a seguir me se bisogno n'avronne
+ 8 EM [a];
+ U qual. feria si gli.
+
+XLV1I, 2 M lesi
+ 4 [che];
+ U di ciò nel viso tutta
+ 6 E in zambra;
+ M lerece
+ 8 U vuole
+
+XLVIII, 2 U la camera; EM che n'eran prima
+ 3 M ma sempre stavano
+ 5 M tutti andaro; U allor si ficcaro
+ 6 M sospinso[n]
+ 7 U levassin
+
+XLIX, 2 M non sapete levar
+ 3 E è tra voi n.; M uno si buono che
+ 5 U correvano sc; E baroni; EM quei balconi
+
+L, 1 E in su quel punto fu
+ 3 M e allo imp. sulla
+ 4 M le die' un colpo che cade istram.;
+ E die' tal che morta cade istrangosciata;
+ U cadde morta
+ 5 E e secondo chel cantar manifesta
+ 7 EM scapitò.
+
+
+SECONDO CANTARE
+
+I, 3 E e perdi:
+ M si sperdo. Si costruisca: "Perdona a me s'io perdo il tempo"
+ 4 EM perdonami
+ 6 U tanto de la tua gratia chio te chieggio
+
+II, 3 U di valore
+ 7 U or seguitiam;
+ M chon (= come)
+
+III, 1 U si socc.
+ 2 U de' suoi baron nessun trova;
+ EM de sei cavalier l'uno
+ 4 M ora ci p.
+ 8 U avea[n];
+ EM avevan fatto (M vinto) la pugna
+
+IV, 1 E Quando la donna co'
+ 2 E fu ritornata senza
+ 5 E si disse
+ 6 M quinci
+
+V, 3 EM medicar si
+ 4 E che nolla potessono
+ 5 EM e' le con.
+
+VI, 2 U quanta gente ed arnese ha' tu conteco
+ 4 E avrá
+ 6 U tórnati; starati
+ 7 E che fugga
+
+VII, 1 U segreta
+ 2 M rispose amant.;
+ E disse incontanente
+ 6 M perché di loro ò ogniun data la traccia
+ 7 diceva
+
+VIII, 1 M impresa
+ 2 UM ci;
+ U fare
+ 5 M difesa
+ 7 EM [ché]
+
+IX, 2 M egli è meglio
+ 3 U per lor volere;
+ M al suo
+ 7 E prima
+
+X, 2 E Or siate:
+ K e disse
+ 4 U e trascinarla;
+ M. e trasc. sia;
+ K porta
+ 5 UM ciaschedun che sua
+
+U 1 e tutti i suoi baroni dicon che muoia
+ 7 U sian tutte sp.
+ 8 M e in pregione a Roma le menate;
+ EU e tutte quante sieno imprigionate
+
+XI, 1 M biltade
+ 3 U inanzi e da molte;
+ K inanzi per
+ 4 U venir
+ 5 U sospirò con gran;
+ K apresso sosp.
+ 6 U dismontò
+ 7 U gli occhi levati si fu
+ 8 U e di buon cuore
+
+XII, 1 U e disse: Di me pietá;
+ E noi
+ 4 U questo
+ 5 U che de le mie dame non si perda
+ 6 K dallor
+ K [io]
+
+XIII, 1 U fu
+ 3 U perche a Dio se' stata diritta
+ 6 U labbia;
+ E l'arai
+ 7 U gente come fa 'l mare al vento
+
+XIV, 1 UE Poich'è
+ 2 KM e la reina; ma cfr. la nota al cant. I°, XXII, 1
+ 4 U inverso
+ 5 EU e come giunse allor, tutta
+ 8 KEM fugiva
+
+XV, 1 EM i roman se n'and.
+ 3 U ventim.;
+ E diecem.
+ 6 E avea;
+ U ebbe
+ 8 K di que'
+
+XVI, 1 U Essendo in isconfitta
+ 2 U a casa
+ 4 U che mai simile nol fece s.
+ 6 U elli rispuose
+ 7 U Lo fatto è ito
+
+XVII, 3 U ricchezze ch'ha tanto
+ 4 U tutto gli avvien per
+ 6 U cavalieri poi
+ 8 U parole maliziose;
+ EM p. malivagie
+
+XVIII, 7 U n'ha fatto
+ 8 U di q.
+
+XIX, 1 U e quando
+ 3 U e li suoi... ha bagnato
+ 4 U in gin.
+ 5 U e disse
+ 6 E i' mi confesso
+ 7 M pipento;
+ U perdonanza
+ 8 UE benedillo; dipartio
+
+XX, 1 K dama
+ 3 U e quando lesse la lettera
+ 4 EU di quel
+ 7 U e quando la nov. sua gente
+ 8 M fece
+
+XXI, 1 E nobiltade
+ 2 U di subito richiese
+ 3 U Ed elli disse;
+ E il re risp. per tal
+ 4 M sanza chagione;
+ U senza nome tal partito
+ 5 EMU trent'anni
+
+XXII, 1 U Veggendo il re ch'è si bella
+ 2 U si disse: Tu di' vero
+ 4 U in figliuol maschio
+ 5 UE la mattina lo fatto si
+ 7 K [d']; E in un
+
+XXIII, 1 U Ed in quel tempo lo re;
+ K [si]
+ 2 U e 'n pochi di passò
+ 3 EM di che
+ 4 U molta gente
+ 5 M dorato
+ 6 KEM quel(lo)
+ 8 E ella
+
+XXIV, 1 U disse
+ 2 U faccia l'uno a l'altro
+ 3 U dopo il proponimento sarà quello
+ 4 E faccia male
+ 5 K (e) non
+ 6 U sopra di voi vederete di corto
+ 8 K di ciò la gente ne fe' gran
+
+XXV, 1 U una ch'aveva
+ 2 U segreta;
+ ME segretaria
+ 4 E chome detto ái;
+ M d'avere ch'ancora;
+ U d'un f. [aver]
+ 5 U scandalo sará
+ 8 EM che 'l senno;
+ U che hai lo senno intero
+
+XXVI, 1 U del;
+ E Quando fu il tempo, di che fu agravata
+ 4 U segretamente un figliuol ch'ella fe';
+ E cielatamente un fanciul fe'
+ 6 UE con esso in camera si fu
+ 7 UE le
+
+XXVII, 4 M fuora la ne mandò;
+ U fuor la mandò
+ 5 M che collo trastulla
+ 6 U ridendo;
+ E guardando
+
+XXVIII, 1 K dame;
+ U ella legreça delle donne fu
+ 3 U la novella tra
+ 5 U armeggiando in s. a;
+ E armeggiaron
+ 7 U e ciasch. crede che maschio
+ 8 K de'
+
+XXIX, 1 U di
+ 3 U facea;
+ EM fecie
+ 4 U stare bene ad agio
+ 5 K e pò che sendo a modo mascolino
+ 6 M la fe' vestire di fine adoagio
+ 7 K pare[va];
+ U (chede) pareva
+ 8 KME altro (mai)
+
+XXX, 4 U e pui si ordino ched ei v.
+ 5 U Da poi
+ 7 E apresso fe' t. l. sua f.;
+ U apresso fa
+
+XXXI, 3 K chi' temerò
+ 4 U danno né v.
+ 5 E potrá fare;
+ U e t. non può
+ 8 KEM (e) s'io
+
+XXXII, 3 U Come fu giunta si v.
+ 6 U poner
+ 7 manca in U.
+ Dopo il v. 8 U ha il seg.: infine che insegnato no' gli avrai
+
+XXXIII, 1 U ma se voi fate sí
+ 3 U non vi fará mestier;
+ E non v'è mestier
+ 4 K quanto voi;
+ E quantunque
+ 6 U che sol
+ 8 U farollo
+
+XXXIV, 1 UE quando;
+ E Ella fanc. poi che
+ 2 U d'apprendere ciò ch'ella v.
+ 3 EU quando la madre
+ 5 UME rispondea;
+ E ema
+
+XXXV, 2 M sí che l'era
+ 3 EMUK pari
+ 4 K in isc.
+ 7 M (n') avea;
+ E che in sé
+
+XXXVI, 3 M presto
+ 4 U il suo figliuol;
+ M ne men.;
+ E adobbasse
+ 5 U c. d. d' un color
+ 6 U e a cavallo
+ 7 EU tornasse
+ 8 K e d'oro
+
+XXXVII, 2 U ciò che comprese da quella scrittura
+ 4 K molti begli;
+ M ricco
+ 7 K chi figliorera;
+ U che signor è onde li
+ 8 U piú che lle
+
+XXXVIII, 1 U cavalcaro per
+ 2 UEM si
+ 5 U che tutti
+ 6 U si gli andassono a fare
+ 8 M a altra gente a cavalcare fur
+
+XXXIX, 1 EMU e la; M comando
+ 2 EU dovia
+ 4 U posare
+ 5 U [di]
+ 6 U si fu veduto si bel cioperare
+ 7 U e giunto il re
+ 8 EU sarebbe;
+ M non si potre' per me fare manifesta
+
+XL, 1 EU e poi
+ 3 U diceano
+ 5 U che 'l padre naturale;
+ KME certo;
+ M sono
+ 6 M colle sue;
+ EU lo fece
+ 7 [ch']
+
+XLI, 1 U dimostrare
+ 3 U imparò a... ed a
+ 4 U era prò'
+ 6 K bene arpe e l.
+ 7 M per l'universo
+ 8 M per tutto e ogni verso
+
+XLII, 4 M la mia figlia vuole
+ 5 M Perch'io; U e' no so
+ 7 manca in U;
+ M voi s.;
+ E confaccia
+ 8 In U l'ultimo v. è: "prima che morte di vita mi sfaccia"
+
+XLIII, 2 E elle vert.
+ 3 E suo conv.
+ 5 U e bella d'adornenza;
+ U sole dela pariscenza
+ 6 U lui ha in se ogni biltá
+ 7 U fuora non ha
+
+XLIV, 5 U ond'elli l'accetta di buon
+ 6 M e disse
+ 7 K ciambra
+
+XLV, 5 M alor prom.
+ 7 U dicea: Non ciò facendo, parria sdegno
+ 8 M diserto ne sará 'l tuo
+
+XLVI, 1 U lore fece
+ 6 U d'offendere al padre celestiale
+ 8 M vuo' far
+
+XLVII, 1 K preso
+ 2 E ap. e fe'
+ 3 M onde tutta la g.
+ 4 U ambasciata
+ 5 U lo con. e 'l
+ 6 U caminare fe'
+
+ 8 KEM diciendo ingenochiossi
+
+XLVIII, 1 M Reina tu non mi vedi
+ 2 M onde mi dá la tua benedizione
+ 3 U si trasse gran
+ 4 U cotal
+ 5 U ov'ai
+ 6 M e la discrezione
+ 7 EM rispuose la reina
+
+XLIX, 1 U la donna uccisi e ne son
+ 2 U del signor
+ 4 U né faccia ciò che 'l;
+ E non sará quello;
+ M fará quello che 'l patrimonio
+ 5 U se ciò torna
+ 6 M asperamente lo
+ 7 UE d. B. disse
+ 8 U collei i' credo qui menare
+
+L, 1 U si l'á
+ 2 U si partio
+ 3 U e coll'ambasceria;
+ M tanto effetto
+ 4 U che lui seguio
+ 5 U Nel t. canto
+ 8 E onor dett'è questo c.;
+ U Antonio Pucci rimò questo cantare
+ In M. vv. 7-8 sono:
+ e come alfine per gratia di Dio
+ a ogni suo voler la convertío.
+
+
+TERZO CANTARE
+
+I, 1 U quì guidato
+ 5 U chio possa dire come;
+ M si come è cominc.
+ 6 U gente questa storia;
+ E dar vettoria
+
+II, 4 U da
+ 5 E oramai
+ 6 U orribilmente;
+ K comparisce
+ 7 UE Roma parea che tremasse
+ 8 K choli... ntonasse;
+ E tonasse
+
+III, 2 E con tutta;
+ M chompagnia
+ 3 M furono davante
+ 4 E allegrezza che fan
+ 5 U si furo
+
+IV, 3 U Costui;
+ K Ansalone;
+ M un Ans.
+ 4 U agnolo par
+ 7 U e dismontó sempre con donna
+ 8 U appresso;
+ E va appresso
+
+V, 1 U quando il re
+ 5 U montôro a cavallo e andaro tanto;
+ M e furon mossi a cavalcare tanto
+ 6 U furon
+ 7 E iscesi;
+ U montar la
+ 8 E trovarom
+
+VI, 1 UE 'nginocchiato gli si fu al piede
+ 3 E quando sí bello
+ 4 K sei;
+ M signor mio
+ 6 U se piace a te, contento ne son io;
+ EK se tu t'appaghi tu son content'io
+ 7 U ed e' risp.
+ 8 E vostro son io;
+ M piú lieto sono che fussi mai persona
+
+VII, 1 U assé chiamò
+ 2 EU isposo
+ 3 UM [che]
+ 4 U bianco lo vede chome la spera e sole
+ 7 K son piú;
+ E son piú che cont.
+
+VIII, 1 E tenendo
+ 2 M duchi e re
+ 4 M che rilucevan piú
+ 5 U e ben valean piú di cinque
+ 6 U che fosse 'n que'
+ 7 U e tanta festa se ne fece 'n R.
+ 8 U di che... se ne noma;
+ KE sona.
+
+In K mancano le ott. IX e X
+
+XI, 3 U novel
+ 7 E come fa
+
+X, 2 EUM verginitade, ma il verso cresce
+ 3 U il m. di fatto è;
+ EM e di che matr.
+ 6 U mei
+ 8 U e seco tien
+
+XI, 1 U quando
+ 3 U il piglia sanza;
+ M il pigliaron e;
+ 3 E di p. in zambra si l'ebber;
+ U e colla sposa in cam. è serrato
+ 4 U ell'andò a letto dov'ha disiato
+ 5 U poi che dentro con lei fu riserrato;
+ M che fu con lei dentro;
+ K lui
+ 7 U voi;
+ M signor
+
+XII, 1 U Quando il
+ 2 EM io vo fare a Dio;
+ U perch'io vuo fare
+ 5 M poi che con questo mi convene;
+ E poi che mi convene in tal modo
+ 7 M perché insino a ora son vergine istata;
+ U poi che lla v. t'ho observ.
+
+XIII, 1 U tutta
+ 2 EM dall'altra proda
+ 3 K fatto a la dura
+ 4 M troppo hai;
+ U assai tu m'hai; ma qui il "voi", altezzoso e corrucciato,
+ sta assai meglio del "tu"
+ 5 M ti
+ 7 U anco per ingenerare e ffar
+
+XIV, 2 M ingniuna;
+ U nessuna
+ 3 U son quello che t'aggio;
+ E quella
+ 4 U contare
+ 6 U Fattura fu di donna Berta mia
+ 7 U dicendo; E Sorella mia, uomo io non sono
+ 8 EM ma degna di morir cheggio
+
+XV, 1 U disse acciò che;
+ EM ciò che
+ 4 M credette;
+ E fatto in breve.
+ 7-8 E e poi le disse quella donna bella:
+ Non pianger piú che sarò tua sorella
+
+XVI, 3 U e questo fatto
+ 4 U a tutta la lor vita allor
+ 5 U con poco;
+ M e un poco dim.
+ 6 K a quella;
+ U e 'n c. tornaro dov'era la gente
+ 7 E la qual era ita tutta notte dintorno;
+ U li quali erano iti tutta notte din.
+ 8 U poi si levaron
+
+XVII, 1 U asse la f.
+ 2 U si allegra;
+ E vedendola si
+ 3 KEM [figlia];
+ U (mia)
+ 4 M meglio;
+ U rispuose
+ 5 M adimandava;
+ U e cosí disse a chi
+ 6 EM per non diviso;
+ K per non aviso; ma cfr. la chiosa al cant. 1 VIII, 4
+ 8 E che e' fussem
+
+XVIII, 1 U quando
+ 4 U [mai] in
+ 6 U rispuose il re: E' parrebbe;
+ E E' parrebbe
+ 7 U Lo ben fare abbisogna
+
+XIX, 3 E il re parlando;
+ M breve parole
+ 8 E muovi
+
+XX, 3 E leggendo il re
+ 4 U di ciò
+ 5 UE appresso s'è levato
+ 6 K contata
+ 8 K Ed e' la;
+ U e sí gli disse
+
+XXI, 2 M ch'io
+ 3 U muoviti e non dire ad altrui
+ 4 U non dire a nullo per qual via tu
+ 5 E ne vo gir com lui
+ 6 U ed elli disse; E Va sed e' t'a.; M e tu va se t'a.; U Vanne se t'a.
+ 8 U lo re menò la moglie
+
+XXII, 3 K. Del suo tornar;
+ M si fe'festa sovrana
+ 5 U partí l'ambasceria;
+ M altana
+ 6 E fa;
+ M gran doni
+ 7 U disse a lo 'mp.: O signor
+
+XXIII, 5 M di lei maggior
+ 6 U tra moglie;
+ M né moglie
+
+XXIV, 2 M l'una l'altra
+ 3 U era;
+ K vene
+ 4 U e' stavano
+ 6 U biastemogli in molto aspro;
+ E ripresele con diverso
+ 7 U ed ella disse: Va via
+ 8 M tal favella
+
+XXV, 1 M tutta crucciata
+ 2 U fra lo suo cor
+ 5 U si fu avviata;
+ E inviata
+ 8 M che femin'è 'l marito
+
+XXVI, 1 U Lo 'mperador disse
+ 2 E ch'egli abbi
+ 3 M allor prese
+ 5 U disse al signor: Quest'è di gran periglio
+ 6 E poscia;
+ M poi ne facciamo aprirsi;
+ U e faciasi di lui
+ 7 EM lo 'mperador;
+ UEM se ciò torna in palese
+
+XXVII, 2 K ed a' re;
+ U ello re
+ 4 U visitassono
+ 5 KU el re
+ 7-8 M cavalcarom... trovarom
+
+XXVIII, 1 KEM de la lor
+ 2 EU gran festa
+ 5 UM ed ella fu accorta ed
+ 7 EU ch'avere sposo
+ 8 U lo imperador per questo;
+ K nulla
+
+XXIX, 1 U Poi ordina d'andar fuori alla caccia
+ 2 E figliuola e 'l c.;
+ U la sposa e 'l
+ 3 U che si faccia
+ 4 U dentro alla sala per lo re un bagno
+ 5 EM e ciò facien;
+ U e tutto fa per vederlo a faccia
+ 7 U cavalcando
+ 8 U si faccia
+
+XXX, 1 U (ch')
+ 2 E la tal
+ 3 M alvi
+ 5 M il te l'arei;
+ U io te l'arei
+
+XXXI, 1 U per quella valle scura;
+ M dura
+ 2 K si va pur;
+ U va cerc.
+ 3 U perché affogar si volla per paura
+ 4 U di non essere giunto a
+ 5 KME dura;
+ E in una v.
+ 6 U dicendo: Cristo a te mi raccomando
+ 7 U poi scavalcò e da sé ebbe caciato
+ 8 K e fu;
+ U oscuro lato;
+ E bosco scurato
+
+XXXII, 1 U poi inginochiossi e ficcò
+ 2 U dicendo e
+ 5 U che me la.
+
+XXXIII, 1 K li s.; manca in U.;
+ E e 'l cervo giunse e inanzi
+ 2 U temette il re non fosse un;
+ M il re che tenne che non fusino c.
+ 4 UM e disse
+ 5 U subitamente
+
+XXXIV, 1 U si pose m. alla
+ 2 U poi che partito fu l'agnol presente
+ 3 U di sí
+ 4 E potrá
+ 5 MU Onde molto;
+ U s'assicura
+ 7 K _lodamus_;
+ E _lardamus_;
+ M _laldamus_;
+ K a[r]mato
+
+ [Come ho avvertito piú volte (cfr. Regina d'Oriente, 2° cant.,
+ L; 3° cant., XV e L; 4° cant., XLI) il distico finale
+ dell'ottava veniva mutato assai facilmente dai cantampanca e
+ dai trascrittori. Tra i vari casi, quello della presente
+ ottava è il piú caratteristico. Il testo di U (= Bonucci)
+ reca:
+
+ _Te Deum laudiamo_ che ci a' dato
+ e uscí del luogo dov'era inborato.
+
+ M: _Te Deum laldamus_ sempre sia lodato
+ e uscí fuora dello iscuro burato.
+
+ E: _Te Deum lardamus_ a dir cominciòe
+ e uscí del bosco ov'elli albergöe.
+
+ La lezione che io riproduco è quella di K.]
+
+XXXV, 1 E trovò
+ 2 E in R.-3
+ U grande lumera
+ 4 U tutta la selva la notte ognuom di foro
+ 6 U mill'oncie d'oro da corte egli avrebbe;
+ E piú di mill'once
+
+XXXVI, 1 U quando furo su
+ 2 U cercar per la selva ebbe;
+ E ebbeno
+ 5 BON. Drieto la voce andorno tanto intorno
+ 8 Box. piú lieta fia quand'ella
+
+XXXVII, 1 U quando
+ 2 U inanzi a Roma giunse
+ 3 U che 'l re torna piú chiaro
+ 4 K e la sua:
+ U e coll'ambasceria
+ 6 K [che] crede;
+ U quello crede
+ 7 U come fu giunto quel baron;
+ E quando fu giunto
+ 8 K le
+
+XXXVIII, 4 M ca v'á d'ung.
+ 5 E E lo re si spogliò, ch'avea
+ 6 K co' barun
+ 8 M ne feron;
+ BON. facea gran
+
+XXXIX, 5 M portaron
+
+XL, 3 M in quello
+ 6 K puoson;
+ E recaron
+ [Nell'ediz. Bonucci (=L?) i vv. 7-8 sono cosí:
+ Disse lo 'mperador senz'altri guai:
+ Tu m'hai contento piú ch'io fussi mai.]
+
+XLI, 1 M sua isposa;
+ BON. che tutta era piena
+ 2 M considerando trovarlosi;
+ E trovarselo
+ 4 K dappoi;
+ BON.: e poi saputo aveva il;
+ M e non fu apena
+ 6 M al re
+ 7 BON. facendo inseme
+
+XLII, 1 E Da poi
+ 3 BON. come piacque a Quello
+ 4 BON. che guida 'l tutto, e' m'ha concesso questo
+ 5 BON. e se dal cielo discese
+ 7 BON. il re gli... prestamente
+
+XLIII, 3 M Padre concedi alquanto non ti noi;
+ BON. padre benegno che 'l puoi
+ 6 E benedizioni
+ BON. and. allegri col nome di
+ 7 E Ed e'
+
+XLIV, 1 K E[d]
+ 3 M madonna
+ 4 M e al b. d. r. fu inn.
+ 5 BON. e pensava;
+ K chiamarlo
+ 6 BON. onde che
+ 7 E rocca andò
+ 8 M |ed]
+
+XLV, 1 BON. La donna d'está
+ 4 E e 'ncontro si le fece
+ 6 E con anche piú (=BON. con ancor piú);
+ M con tre piú; si intenda: "con tre piú di dieci" ="con tredici"
+ 7 BON. dodici
+ 8 E simile ciento centinaia
+
+XLVI, 1 E quand'ella; BON. (a lui) et ella allora
+ 3 BON. madonna
+ 6 BON. andar lo fe' alla rocca a riposare
+ 8 E misselo;
+ M fé 'l metter d. e poi serrare
+
+XLVII, 5 E effetto crudo
+ 6 BON. lievati
+ 7 Bon (ch')io s.
+
+XLVIII, 2 BON. e si fu a.
+ 4 BON. che di presente e' fussi disp.
+ 6 E si gli;
+ BON. ella tosto si giacque a lui da lato
+ 7 BON. un suo
+
+XLIX, 1 BON. Il re destato
+ 3 BON. ogni cosa tocca
+ 4 BON. che far si crede con sua dolce sp.
+ 6 BON. trovava
+ 7 E parole noi conforta né
+ 8 BON. di quella rocca il pianto spande
+
+L, 3 E sapiate
+ 4 E ebbe la d.;
+ BON. la moglie al suo mar. ad aq.
+ 5 BON. E com'ella
+ 6 E e BON. quarto cant.
+ 7 BON. El re si fu condotto a tristo sch.
+ 8 M compiuto;
+ E Al v. onore finito è il canto trezo
+
+Nell'ed. BON. i versi di questa ottava sono cosí disposti: 1-2-3-5-6-4-7-8.
+
+
+CANTARE QUARTO:
+
+I, 1 BON. piú tempo;
+ K pettenpi
+ 6 K ovel compogno;
+ M cuore;
+ BON. ch'io comp.
+
+II, 3 M fu el gran re
+ 6 BON. la donna sua, che di fuori t.
+ 7 M e alla suocera sua;
+ BON. E la moglie del re
+
+III, 1 M udí
+ 2 K avea;
+ E la sua f.
+ 4 K nel suo M prode e s.;
+ E prò e;
+ BON. molto s.
+ 7 M BON. int., int.
+
+IV, 1 BON. La reina d'o. quando int.
+ 2 BON. in quella rocca era el suo f.
+ 3 BON. a tutti e' suoi baroni fe' p.
+ 8 BON. dove el figlio
+
+V, 1 M guernita
+ 2 M che sí forte
+ 3 KM fornita
+ 6 BON. fa una c.
+ 8 E si vincesse;
+ BON. si prendesse
+
+VI, 1 M isteteno in ass.;
+ BON. che giá fatto è
+ 2 BON. colla cava giungevano alle m.
+ 3 BON. e poi che forte ha tagliato l'assedio
+ 4 M aspra e d.; E fuora b. dura;
+ BON. dar di fuori la b. d.
+ 5 BON. entrorno ché
+ 7 M per lo re;
+ BON. e lo
+ 8 BON. e quella donna prigione m.
+
+VII, 4 KEM andar in oriente con molta all.
+ 6 E. fecieno:
+ M. fe' mettere in prigione co'
+ 8 BON. ne menar
+
+VIII, 2 BON. fecesi
+ 3 BON. incontrato
+ 4 BON. e av..... bezzicare;
+ E ch'egli abbi
+ 5 BON. l'ebbe veduto e toccato
+ 6 M cominciare;
+ BON. a molta gente fece app.
+ 7 BON. a giostr. arm. et isch.
+ 8 BON. fece
+
+IX, 1 K (co)tanto
+ 2 K d'incarcieratti;
+ BON. de' prigioni
+ 3 BON. colla guardia
+ 4 M umile molto
+ 7 E Ella li disse
+ 8 E nelo
+
+X, 2 BON. da ogni c.
+ 3 BON. e giunto in
+ 4 E dovria;
+ BON. Batt. di donna addomanda
+ 6 E puosesi in campo;
+ BON. poselo in campo e disse
+ 8 E fecie;
+ M ella g. alla donna fe' risp.
+
+XI, 3 BON. forza
+ 4 M s'i';
+ E una malvagia rea
+ 5 E che 'l tuo
+ 6 E alquanto di prigione a trarmi dea;
+ M a trarmi;
+ K alquanto rea
+
+XII, 3 BON. Ella rimase allora pura e netta
+ 4 BON. e liberolla;
+ E si lib.
+ 5 BON. or vo' sappiate
+ 6 M avea con seco
+ 7 BON. e M riebbon;
+ BON. tutto 'l loro
+ 8 E fur
+ BON. furno morti
+
+XIII, 2 BON. ne rese;
+ E si rende... come
+ 3 BON. subitamente a cavallo è montata
+ 4 BON. e andò al torneo della
+ 5 BON. poi allo albergo corse e quivi
+ 7 BON. a ferire al torneo ella n'and.
+ 8 E ne scontrava
+
+XIV, 3 BON. ognun
+ 5 BON. uscir di que'
+ 6 BON. disarmar fûrrogli;
+ M li furo dint.;
+ E fulle
+ 8 BON. e per amore a m.;
+ M i q. per aschio a morte;
+ E i qual per asthio;
+ K per lei
+
+XV, 1 K prevene
+ 2 BON. del gran re
+ 3 K edarme
+ 7 E quei
+ 8 K ella ci sta, el potrebb'esser
+
+XVI, 2 M senza piú dire
+ 3 K onde 1;
+ M onde 'l re
+ 5 M e la reina vecchia
+ 6 E chi di pregion l'avea f.
+ 7 M a correre
+ 8 E andò a lei infino lá dov'era;
+ BON. fecesi incontro lá dov'ella
+
+XVII, 2 M e torna alla
+ 3 M (ch')io;
+ BON. affr.
+ 4 BON. dietro
+ 5 BON. donna, o car signore
+ 6 E chieggio a vostra
+
+XVIII, 1 BON. el re li
+ 2 BON. quando;
+ BON. E verrò
+ 3 BON. alla madre
+ 4 E ch'io non ho qui piú che dugiento meco;
+ BON. che 'l re n'aveva da d.
+ 5 BON. Disse la donna: Non ci fa;
+ E e non vi fa
+ 6 E n'ha
+ S E imfim fuor
+
+XIX, 1 BON. e come d. f. tre;
+ M beu due
+ 2 E domandò c.
+ 3 BON. lo
+ 4 M e como neglion sua
+ 5 E il re con tutta sua f.;
+ BON. el re fu preso con la sua mogliera; manca persino la rima!
+ 6 BON. e tutte l'arme tolse lor d'ali.
+ 7 BON. tanto cavalca che 'n suo;
+ M e tanto va quella donna ch'ell'entra
+
+XX, 2 BON. fecie
+ 3 BON. Poi che
+ 5 BON. ben sa' tu poi che mi v. f.
+ 7 E ond' io farò
+ 8 BON. per tuo amore costr.;
+ M di tuo
+
+XXI, 1 E ritrovava;
+ M di' re
+ 3 KME de' ferestieri
+ 4 E che ciascuno sgonbrasse
+ 6 BON. ritornò ciascheduno in
+ 7 BON. sapendosi che il re
+
+XXII l'ott. è omessa in M
+ 4 BON. in arme et in rumore
+ 5 BON. che savio era e bene;
+ E sicome s. e a.
+ 6 BON. alla sua donna ebbe scritto il
+ 7 BON. incarcerato
+ 8 K sagreto
+
+XXIII, 1 BON. Quando
+ 2 BON. quant'
+ 3 BON. fece venire presto in suo;
+ M per tutto
+ 7 U e cavalcaro assai per tal
+ 8 BON. ove prig. era il
+
+XXIV, 1 BON. E la sua gente quella cittá s.;
+ U ell'assedie la cittá, che non era
+ 2 BON. che niuno ent. non vi può ne use.;
+ U potea
+ 3 BON. mesi e piú vi fece star la
+ 4 M potien;
+ U posson;
+ BON. potean
+ 5 BON. apriron... dier;
+ KE diede
+ U di che aperser la porta della
+ 8 M ch'era tenuta;
+ BON. ed E: l'ha tenuta
+
+XXV: l'ott. è omessa in M
+ 1 U passando poi per una s.;
+ BON. cavalcando per la s.
+ 2 BON. donna sí
+ 4 E il f.
+ 6 K temendo
+ 7 U e pur veggendo che non potean p.;
+ E dissem
+ 8 U tornare ad. per p.;
+ E indietro
+
+XXVI, 1 UE alla marina;
+ BON. quando fur giunti del mare alla riva
+ 2 UE che mal far s'ing.
+ 3 U un es.;
+ BON. fece p. m. che es.
+ 5 U ed uno messaggio;
+ BON. de' romani appariva;
+ E venia
+ 6 BON. et al re
+ 7 M e disson i romani
+ 8 E che tu meni;
+ BON. ch'è menata
+
+XXVII, 1 UM il re sopra di ciò
+ 3 BON. Disse: Poi Dio
+ 5 U Poi fur partiti che non giron un;
+ E e poi gir forse un;
+ M ne giro
+ 6 E quell'armata
+ 8 U e con suo gente si tornò in oriente
+
+XXVIII, 1 M giunse;
+ U Tornato... lo re
+ 2 U per t. lo suo g.;
+ E 'l regno e gran;
+ BON. ch'è suo gran
+ 4 U il
+ 5 M giunti;
+ U e poi incominciò e prese a
+ 6 BON. dal piè fine al
+ 7 BON. tutti gli ing. che f. gli a
+ 8 BON. Quella falsa:
+ U f. gl'avea ['l] Signor della Spina
+
+XXIX, 1 U tal
+ 2 UE gridando tutti
+ 3 KEM mandi(vi)si oste;
+ U gente che quella città arda
+ 5 U e quella;
+ E la terra tutta
+ 6 U e diesi a lei sí gravosa
+ 7 E risposte
+ 8 EU vi fe'
+
+XXX, 1 E cotal;
+ BON. U quando la donna tal n. nota
+ 2 K dove l'oste;
+ M quella donna l'oste ebbe;
+ E a quella donna che l'oste;
+ U BON. che quello re l'oste gli ha b.
+ 3 M malcometto;
+ E malcometter
+ 4 E subito a macometto
+ 5 U davanti a la sua
+ 6 U e BON. S'tu hai forza, ora
+
+XXXI, 1 K Po';
+ E Però
+ 4 K barun
+ 4 U manda
+ 5 E disseli;
+ M malc.
+ 6 BON. ch'ha la sin.;
+ U ella ragione;
+ E della mia s.
+
+XXXII, 1 BON. parti allegramente
+ 2 U poi Mac.
+ 3 U e BON. perché a simil cosa s'era dato;
+ K n'era;
+ EM egli era
+ 4 U acciò s.
+ 7 U giogante e di grandezza
+
+XXXIII, 1 E un calabrone
+ 2 E avea acciesi
+ 5 M quatt'uomini avia;
+ E omini legati
+ 6 E una n'avea innanzi che lo mordea;
+ BON. e U mordea ad arte lor l'anca
+ 7 KUE sanne;
+ E seco avea;
+ M avie dirieto
+ 8 U sette;
+ M venti ispane
+
+XXXIV, 1 U quando fu giunto nella
+ 2 U li porci si sparsono
+ 3 BON. si fuggien
+ 4 UE e volentieri in
+ 5 U divorando
+ 8 UE per paura;
+ EM tramortiti
+
+XXXV, 1 U terribil
+ 2 U (ella) raunata;
+ K v'era
+ 3 U perché facia
+ 4 U ciascuno che 'l;
+ M qualunque
+ 5 U El re allora si andò davante
+ 6 U e dimandollo quel ched e' volea
+ 7 U uno: so;
+ M Baroni;
+ E Burbani
+ 8 U di M. ed anco de' rum.
+
+XXXVI, 1 BON. e dalla parte sua ti fo c.
+ 3 U che una donna a cui;
+ M contro a lui
+ 4 U nostra diritta
+ 5 U cosa che far seguitando;
+ BON. cosa che tu seguitando;
+ E ne farem quando
+ 6 BON. farebbe contro a te
+ 7 K in suo contrade
+ 8 K ma' la tua cittade
+
+XXXVII, 1 M vide: ism.
+ 3 M e disse
+ 4 U io non (piú)
+ 5 E che 'n breve
+ 7 E Ed e'
+ 8 BON. pegno vorròe miglior che di carta
+
+XXXVIII, 1 U Udendo
+ 3 BON. s'è gittato ginocchione;
+ U fu gitt.
+ 6 U quel non essere al populo obbediente;
+ K presente
+ 8 U e BON. me
+
+XXXIX, 1 U dicendo;
+ BON. finita;
+ E e detto questo
+ 3 K colui;
+ U che lla venuta di costui è tanto ria;
+ E cotanto rio
+ 4 UEM promesso;
+ U (altrui)
+ 5 M al suo
+ 7 K _faton meste_;
+ M _fatto este_;
+ E _fattum este_
+ 8 U tuo
+
+XL, 1 K angiol di Piero
+ 3 UM e si si fece (infronte)
+ 4 U e BON. e al vicario andò
+ 5 U e BON. giunse alloro molto feroce
+ 6 K _Verbon_
+ 7 U gente gridò;
+ KM sua compagna;
+ E c-i
+ 8 K puciol.
+
+XLI, 1 UM BON. E dilungato il terribil roncione
+ 2 E e' p.
+ 4 E sospirando; U fuora sospirando
+ 5 K con (gran);
+ BON. pricissione
+ 7-8 E Considerate quanto maggiormente
+ De' far lagiú 'n inferno tal gente
+ (cfr. la nota all'ott. XXXIV del terzo cantare)
+
+XLII, 1 U Or mag.
+ 2 U quelli che vi
+ 3 U che scure grida;
+ M dolorosi guai
+ 4 U ch'a tal;
+ BON. che'n quelle parte
+ 5 BON. disiosi d'udire;
+ U e disiate;
+ E Considerate
+ 6 U che gli angnoli di paradiso fanno
+ 8 U e BON. può'
+
+XLIII, 2 BON. volse averla;
+ K avere oferta
+ 3 M colei che fu isbandita
+ 4 U contro di lui, ciò fu;
+ M fu c[i]ò dama bella
+ 5 U stata era in contumace;
+ M in cont.
+ 8 BON. vita ch'andò fra beati
+
+XLIV, 1 M batezata
+ 3 BON. a la lor;
+ M tutta sua
+ 4 U feno
+ 6 U andorno in pazienza;
+ BON. con clemenza
+ 7 E dove conduca noi il S.;
+ U al qual ci cond.
+ 8 K feci;
+ U questo cantare è detto al vostro onore:
+ BON. e l'istoria è finita al vostro onore.
+
+
+
+
+
+XI
+
+
+Il cantare di Madonna Elena si trova in due codici:
+
+_E_.--Cod. Morenianu-Bigazzi CCXIII, c. 136 a [_Di Madona Elena
+imperadrice_], fin. e. 148 _a_ [_Finis_]. Il titolo non è esatto,
+perché appartiene ad un altro celebre cantare di argomento religioso.
+
+_F_.--Cod. CLX della Bibliot. comunale di Perugia (giá C. 43): _Novela
+di Lena imperadrice_--"Questo cod. ha parecchie lacune ed è
+scorrettissimo". Col sussidio dell'uno e dell'altro dei codd., il
+cantare fu pubblicato da Ottaviano Targioni-Tozzetti nel libretto
+_Cantare | di | Madonna Elena | Imperatrice_ [per nozze Soria-Vitali],
+Livorno, 1880 (16°, di pp. 57) [T].
+
+Il Targioni ebbe dal D'Ancona le copie del codice Perugino e del
+codice Moreniano, ch'egli definisce Pisano, perché allora era in
+proprietá di un prete del contado di Pisa. Il cod. _E_, scritto a
+Pisa, reca molte grafie pisane, "pulsella", "fattesse" ecc, le quali
+non furono eliminate tutte dal Targioni; io ho tolte anche le poche
+che vi erano restate. Ometto l'apparato alle varianti, perché esso è
+stato dato nell'edizione del Targioni e la lezione scelta da lui nei
+casi dubbi è sempre la piú giudiziosa e aggraziata.
+
+In qualche luogo mi sono scostato dall'edizione T, sia per rendere al
+verso la giusta misura, sia per schiarire il senso, che era
+evidentemente oscurato e arruffato dai copisti:
+
+III, 7 EF e disse: Arnaldo grossa son. T corregge: "Arnal". "Questi
+ scorciamenti non sono insoliti ai cantori popolari". Mi pare che
+ d'un cosí strano scorciamento non vi sia bisogno, perché per dare
+ la misura al v. basta togliere l'"e" iniziale
+
+VII, 4 a[d]
+
+XIV I codd. sono molto discordi:
+
+ F
+
+ Quivi avea giente di molti coluri
+ di strane parti e de lontan paesi
+ e de liali e de li tradituri
+ e de li avari e anche de li cortisi.
+ Appresentò lo vin li servituri
+ e si fu dato bere al re Alvisi
+ e lo ne bevé a tutta sua volontade,
+ poi porse la coppa a Urgier lo podestade.
+
+
+ E (=T)
+
+ Quivi aveva giente de molti paesi
+ di strane parti e da lungie cittade
+ e degli avari e ancor de' cortesi,
+ con una coppa di gram dengnitade,
+ a mercatanti, a signori e a borghesi
+ e Carlo n'ebe a la sua volontade,
+ e poi la diede a messer Rugieri;
+ di mano in mano, a' maggior cavalieri.
+
+ Il testo F dovrebbe essere accolto senz'altro, se fosse possibile
+ ridurre a forma toscana le rime: "cortisi", "Alvisi". Per
+ schiarire il testo E, evidentemente bisogna mutare "a" (v. 5) in
+ "ha" =vi sono mercanti, signori e borghesi, e mutare "n'ebbe"
+ (v. 6) in "bebbe" (=bevé di F), iniziando col nuovo verso (6) un
+ nuovo periodo logico.
+
+XVIII, 1 e[d]
+ 4 o[d] è il vin... vi
+ 6 parole ('n)
+
+XIX, 2 che[d]
+
+XXIV, 4 T destro a la terra
+
+XXV, 7 a[d]
+
+XXVII, 2 tu se' vantato? Muto in "ti sei vantato", per coerenza col
+ v. 6 "mi son vantato"
+
+XXIX, 4 che[d]
+
+XLIII, 2 a[d]
+
+LI, 2 EF che fu adimandato; T: "ch'e'fu", ma neppure la correzione dá
+ senso. Suppongo che il "che" dei mss. fosse in origine un "cho",
+ vale a dire "ciò". E allora tutto si rischiara.
+
+LVI, 7 a[d]
+
+LX, 2 EFT questo non è piú da sofferire; mancano la rima e la misura
+ del verso, perciò modifico: "questo colpo non è da sofferere"
+ 7 gran[de]
+
+LXII. Nei codd. e in T mancano tutte le rime: "Madonna Elena il volse
+ anco ferire: | la testa presto gli volea tagliare | Messer
+ Guarnieri disse: Non mi uccidere | ch'io veggio ben ch'io non
+ posso scampare. | Venga il libro e sí lo fate scrivere... Muto
+ "uccidere" (v. 3) in "finire" e "lo fate scrivere" in "vi fate a
+ udire". "Scrivere" fu attratto dall'"hanno scritto" di LXIII, 2
+
+LXII, 7 EFT che quelle gioie ch'io v'ò mostrate. Il verso manca:
+ correggo: "Come quelle gioie ch'io ho mostrate"
+
+LXIV, 8 EFT non vo' ch'Elena non mi trovi. Tolgo la ripetizione del
+ "non" e sostituisco: "ch'Eléna qui mi trovi"
+
+LVII, 7 EF solonato. Il T. stampa "solo nato", che non dá senso
+ alcuno; si legga "sollenato", cioè istupidito per il dolore,
+ svanito di mente (v. Gloss.)
+
+LXIX, S EFT potremo. Ma il povero vecchio non c'entrava per nulla!
+ Leggasi: "potrete".
+
+
+
+
+
+XII
+
+
+Anche del cantare di _Cerbino_ non s'hanno manoscritti, ma
+solo stampe popolari:
+
+1.--LA NOVELLA DI CERBINO.--Segue una stampa in legno, rappresentante
+un combattimento navale, poi due ottave. Inc.: "O sacre sante gloriose
+muse"--In-4°, cc. 6. non numerate (reg: a-aiij) a due colonne con 4-5
+ott. per col.--Fin. dopo 4 ott.: Finis. Il Molini, _Operette
+bibliografiche_ cit., p. 184 la definisce "del principio del '500 e
+forse di Firenze, 1502"; cfr. R. Renier, _Sonetti e strambotti
+dell'Altissimo_, XLIV _n_.--Un esemplare è nella Magliabechiana
+(981-7) ed è quello ch'io segno [M].
+
+2.--LA NOVELLA DI CERBINO--s. n., in-4°, 6 cc. non numerate; in fronte
+un intaglio in legno "che rappresenta la battaglia navale descritta
+per entro la novella, sopra la quale leggesi il titolo suddetto, e
+sotto le 2 prime ottave. Il "_verso_" dell'ultima carta contiene 8
+st. e la parola: <sc>Finis</sc>. L'edizione sembra fatta in Firenze,
+sul cadere del sec. XV". Cosí G. B. <sc>Passano</sc>, _I novellieri
+ital. in verso_, p. 93.
+
+3.--NOVELLA DEL CERBINO | in ottava rima | di un anonimo |
+antico--Bologna, 1862. In-16°, pp. 38. [Disp. XXV.^2 della _Scelta di
+curiositá letterarie_]. Questa edizione è condotta su M ed è anonima.
+
+Preparando ii testo di questo vol., ho tenuto sott'occhio questo
+libretto moderno [S] e l'edizione del Cinquecento [M]. Eccone le
+varianti piú cospicue:
+
+I, 5 M perle culle labbra;
+ S perre cui le.
+ Per ristabilire la misura del verso, sostituisco "per la quale"
+
+IV, 8 M secondo
+
+VI, 3-4 S sua; M. sua gentileza e genolosia | non acchador ma per
+ terra & per mare
+
+VII, 8 M beltá
+
+VIII, 2 MS si che ella
+ 3 M seppe
+
+IX, 4 MS al suo
+ 6 MS sua beltá, sua belleza gloriosa
+
+X, 3 M ai
+ 6 MS suto t'è.
+
+XI, 2 M posti
+ 4 M risposti
+ 5 M che pur Cerbin oncerto
+ 6 M costi
+
+XIV, 2 M legadra
+ 5 [ne]
+
+XVIII, 7 S venisse ch'ella n'andasse
+ 8 S voler per forza rapirla
+
+XXI, 2 M ognun
+
+XXIV, 3 M in Granata bisognava che andassi
+ 5 M che 'l sapporasse
+
+XXVIII, 6 M due galee soctile
+
+XXX, 7 MS prima a dire
+
+XXXI, 1 M a voi
+
+XXXIV, 2 [a]
+
+XLVIII 2 M parebe
+
+L, 5 [è] ferito
+
+LXXIII, 8 M antroposse
+
+LXXIV, 2 a[d]
+
+LXXIX, 6 M estice S estinte (_sic_)
+
+LXXX, 8 M respondeam'ecco
+
+LXXXI, 1 M Non
+ 3 M Non resterano che sempre geme e prora
+
+LXXXII, 5 M incontro
+ S incontro ti sarò
+
+LXXXIX, 1 MS virtú
+ 7 M corpo mio la mia
+ 8 M che spento sia la tua famosa fortezza
+
+XCII, 4 M dolci carmi.
+
+
+
+
+GLOSSARIO
+
+_A_, con--_Liombr_., II, 25.6.
+
+_accarnare_, affondare nella carne la spada--_Gismir_., II, 35.8
+
+_aguiglia_, aquila--_Gismir_., 1, 18.2; 19.7; II, 41.1
+
+_aiuolo, tirar l'aiuolo_, tendere la rete, preparare un imbroglio
+ (cfr. _Crusca_^5, 1, 331)--_Storia di tre giov. disperati_, I,
+ 35.4
+
+_aiutante_, forte, agile--_Cerbino_, 68.4
+
+_aldace_, audace--_Gismir_., II, 27.6
+
+_ambasciare_, fare un'ambasciata--_Gibello_, 31.3
+
+_are_, aria--_Lionessa_, 48.1
+
+_aritornare_, ritornare--_Gibello_ 67.8
+
+_assiso_, messo in possesso--_Gibello_, 89.5
+
+_atropòsse_, morte--_Cerbino_, 73.8
+
+_Balio_, governatore--_Gibello_, 9.7
+
+_banda_, bandiera--_Gibello_, 24.8
+
+_barbuta_, elmo--_Gismir_., I, 27.2
+
+_barnaggio_, baronaggio--_Gibello_, 62.1
+
+_batolo_ (di vaio), falda del cappuccio che scendeva sulle spalle e
+ talvolta pendeva sul petto per la sua lunghezza (_Crusca_^5, II,
+ 95)-- _Reg. d'Or_., I, 23.7
+
+_benezione_, benedizione--_Reg. d'Or_., II, 48.2; III, 43.6
+
+_bigordare_, armeggiare--_Gibello_, 14.3
+
+_bisante_, moneta d'oro dell'impero d'Oriente--_Gismir_., II, 43.8
+
+_bossoletto_, scatoletta--_Gismir_., 12.6
+
+_bramo_, bramoso--_D. del Vergiú_, 22
+
+_brigare_, procurare--_Gibello_, 74.6
+
+_bubio_, viso b., rannuvolato e brusco--_D. del Vergiú_, 43.4. Cfr.
+ il _Centil_. del Pucci, c. LI, terz. 54: "il qual fu sí crudel con
+ viso bubbio".
+
+_burraio_, burrone--_Reina d'Or_., III, 31.8
+
+_bussare_, scuotere le frondi e le frasche nelle siepi e nelle
+ macchie--_Reina d'Or_., III, 32.8 [Questo significato non è
+ registrato dalla Crusca^6, II, 332.] .
+
+_Camoscio (portare il piede nel c.)--Storia di tre giov._, I, 37.5
+
+_cavelle_, cose--_Lion_., 13.5
+
+_cerchiovito_, circuito, circo, arena--B. Gherardino, II, 41.3
+
+_cerco_, cercato--_Donna del Vergiú_, 6.1
+
+_ciambra_, camera--_Reina d'Or_., IV, 34-4
+
+_compagna_, compagnia--_Gibello_, 52.8; _Reina d'Or_., IV, 9.5
+
+_con_, come--_Vergiú_, 10.5
+
+_coraggio_, cuore (pensate nel vostro coraggio)--_Gismir_., I, 26.5;
+ II, 50-1
+
+_corlare_, scrollare--_Bruto_, 19.7; 20.4
+
+_cosso_, la sua donna gli tornò nel cosso,?,--_Bruto_, 18.5
+
+_credere_, offrire--_Storia di tre giov_., 44.4
+
+_Dannaggio_, danno--_Vergiú_, 51.8
+
+_dicapare_, decapitare--_M. Elena_, 20.6; 51.8
+
+_divario_, mutazione--_Storia di tre giov_., I, 17.3; III 28.7
+
+_diviso_, (per non diviso), termine giuridico: in comune (_Crusca_^5,
+ IV, 781)--_Reina d'Or_., I, 8.4
+
+_dotta_, ora: _a so dotte_, alle ore sue, alle ore
+ debite--_B. Gherard_., II, 39-4 [v. _so dotte_]
+
+_Fantina_, fanciulla--_Vergiú_, 57.7
+
+_fazzione_, fattezza del volto, fattura d'una cosa--_Liombr_., I,
+ 16.8; 45.4
+
+_fiancare_, sorreggere, dare aiuto--Gibello, 80.8
+
+_finare_, finire--_Reina d'Or_., III, 19.4
+
+_fiotta_, frotta--_Gibello_, 37.8
+
+_franco_, libero--_Gibello_, 86.3
+
+_Gaiardo_, gagliardo--_Bruto_, 44.6
+
+_gallare_, esultare--_Gismir_, I, 33.6; _Vergiú_, 66.2
+
+_Gesò_, Gesú--B. _Gher_., I, 1--Anche la leggenda di Vergogna
+ ed. D'Ancona, I, 1: "O Gesò Cristo sommo redentore"
+
+_gesta_, famiglia, schiatta e anche corte--_Gibello_, 21.5; 24.2;
+ 77.2; M. Elena, 74.4
+
+_giovane_, gioventú--_Bruto_, 6.1
+
+_gostare_, costare--_Gismir_., II, 42-3
+
+_groppiera_, sella--_Gibello_, 16.4
+
+_Imboscare_, celarsi in un bosco--_Gismir_., n, 70.8
+
+_impossibole_, impossibile--_Bruto_, 27.3
+
+_incorporare_ (le parole), formare le parole--_Lion_., 26.5
+
+_indovino_ (capello indov.)--_Gismir_., I, 14.7
+
+_insegnato_, saggio--_Gibello_, 83.3; _Gismirante_, II,13.1; _Reina
+d'Or_., II, 26.3
+
+_interiglio_, interiora--_Gibello_, 61.6
+
+_intorsare_ (e molto bene all'oste il becco intorsa)--_Storia di tre
+ giov_., 25.3
+
+_Laniere_, pigro--_Gibello_, 30.5. Il Selmi ravvicina assai
+ opportunamente (p. 52) il v. dell'_Intelligenza_: "E disse ai
+ suoi:--Or non siate lanieri"
+
+_latire_, latrare (ella lativa)--_Vergiú_, 8.7
+
+_lattovaro_, medicamento, pozione mescolata--_Storia di tre giov_.,
+ II, 28.8
+
+_lista_ (luceva piú che oro in _lista_)--_Vergiú_, 48.3
+
+_luminèra_, luminaria--_Reina d'Or_., III, 35.3
+
+_Magnalmo_, magnanimo--_Cerbino_, 5.6
+
+_maniero_, familiare, affabile--_Gibello_, 12.5
+
+_marmerúca_, marrúca--_Vergiú_, 44.8
+
+_mastra_, principale (maestra): mastra porta--_Gismir_., I, 33.8;
+ _Bruto_, 38.3; mastra sala--_Lionessa_, 23.1
+
+_mattutino_, ora notturna--_Gismir_., I, 29.8
+
+_memoria_, mente--_Vergiú_, 14.3
+
+_mena_, cosa--_Reina d'Or_., III, 41.3
+
+_mestiero_, pratico--_Vergiú_, 56.8
+
+_mica_, briciola; usato come particella negativa, come
+ "punto"--_Vergiú_, 53.6
+
+_moro_, gelso--_Vergiú_, 64.6
+
+_mostrare_, parere (non mostrava dogliosa: non pareva
+ dogliosa--_Vergiú_, 55.7; non mostri: non sembri--_Reina d'Or_.,
+ II, 21.4). Usato assol. _mostra_, sott. il "raconto", dice la
+ leggenda--_Gismir_., II, 25.6; 34.1
+
+_musare_, accostare il volto in atto di fiutare, di ricercare e di
+ desiderare--_Vergiú_, 35.5 (l'Amore... solo sua bellezza guarda e
+ musa)
+
+_musorno_, istupidito--_Vergiú_, 40.2
+
+_Natura_, nascita--_Gibello_, 25.6
+
+_Orino_ (all'orino), ombra--_Bruto_, 23.5
+
+_Parletico_, paralitico--_Storia di tre giov_., II, 32.3
+
+_parte_, mentre (parte che facía: mentre faceva)--_Gismir_., II, 42-5
+
+_pellicini_ (d'una borsa), le estremitá dei lembi per i quali la borsa
+ si può afferrare e scuotere per vuotarla--_Storia di tre giov_., 33.7
+
+_pennello_, stendardo--_Gismir_., 36.6
+
+_piaggia_, erta--_Bruto_, 45.4
+
+_piuolo_ (piantare a piuolo), piantare in asso--_Storia di tre giov_.,
+ 35.6
+
+_podesta_, podestá--_Gibello_, 24.6
+
+_possente_, possibile--_Gibello_, 85.4
+
+_predicare_, persuadere--_Gibello_, 70.1--Il Selmi (p. 58) ravvicina
+ il passo dell'_Apollonio di Tiro_ in prosa: "e con umile parole lo
+ cominciò a predicare che gli piacesse di non mandarla in siffatto
+ luogo"
+
+_prieta_, pietra--_Cerbino_, 14.1; 49.3
+
+_promettere_, assicurare--_Liombruno_, II, 37.3
+
+_procurare_, chiedere notizie--_Gismir_., I, 24.7
+
+_puntaglia_, moltitudine di lance--_M. Lionessa_, 6.1
+
+_rabbaruffare_, confondere--_Cerbino_, 50.1
+
+_ragione_, qualitá--_Vergiú_, 55.8
+
+_ragionale_, ragionevole--_Gibello_, 80.5
+
+_ramo_ (che di pazzia menava ramo)--_Vergiú_, 22.
+
+_Rène_, re--_Gibello_, 81.2
+
+_replicare_, raddoppiare--_Storia di tre giov_., II, 15.4
+
+_ringioiarsi_, riempirsi di gioia--_Gibello_, 67.7
+
+_risedio_, edificio, accampamento--_Reina d'Or_., IV, 6.3; cfr. PUCCI,
+ _Centil_., 1.46 "Dieder la terra e quella disfèr tutta, infino a'
+ fondamenti ogni risedio".
+
+_roncione_, cavallo da sella--_Gibello_, 56.3
+
+_ròta_, tribunale (Ròta di Maometto, che risiedeva a Roma)--_Reina
+ d'Or_., IV, 30.5
+
+_Santo_, chiesa--_Gismir_, I, 12.3; 27.1
+
+_scapigliare_, scarmigliare--_Gibello_, 72.5
+
+_schiavina_, veste da gaglioffo--_Gismir_., II, 22.4
+
+_scocozzato_, cornuto--_M. Elena_, 17.7
+
+_scorgere_, mostrare il cammino e fare scorta--_Reina d'Or_., IV, 17.8
+ [Qualche esempio analogo reca il _Diz_. del Tommasèo e Bellini].
+
+_scuola_ (d'un giardino)--_Vergiú_, 45.6
+
+_sempricitade_, semplicioneria--_Bruto_, 16.5
+
+_smagliare_, togliere--_Reina_, I, 48.7
+
+_sodotte_--a sodotte--B. Gherard., II, 39.4, v. "dotta" _a' so dotte_:
+ alle sue ore. _Dotta_ per _otta_, ora è comune nella lingua antica
+ ed è registrata dai dizionari.
+
+_sogliáre_, soglia--_Gismir_., 12.3
+
+_sollenato_, svanito di mente--_M. Elena_, 67.7
+
+_subbio_ (come panno in subbio), rullo compressore--_Vergiú_,
+ 43.7[Questo significato manca nei dizionari; comunemente _subbio_
+ vale "rocchetto da telaio".]
+
+_Tenuta_, signoria--_Gibello_, 37.6 e 8
+
+_tornare_, tardare--_Gibello_, 74.2. Il Selmi annota: "con tale uso
+ il verbo 'tornare' manca nei vocabolari".
+
+_tradizione_, tradimento--_M. Elena_, 8.8.
+
+_transito_, morto--_Vergiú_, 43.5; 61.7; _Gibello_, 72.8
+
+_troncascino_ (il porco troncascino)--_Gismir_., II, 14.7; II 23.7
+
+_uso_, òso, ardito--_Liombr_., II, 19.6
+
+_vallare_, cadere in basso (_a valle_)--_Bruto_, 33.8
+
+_vasa_ ("bestia di vasa")--_Storia di tre giov_., 64.3
+
+_vembro_, membro--_M. Lionessa_, 10.7
+
+_verghetta_, anello--_M. Elena_, 35.6
+
+_verzúe, vergiú--Donna del Vergiú_, 5.3; 10.8
+
+_vilia_, vigilia--_Gismir_., I, 10.7; 11.1; 25.1
+
+_vilume_, volume--_Gismir_., I, 32.2
+
+_vitare_, eccitare--_Gibello_, 15.6 cfr. la nota 34 del Selmi (p. 50)
+
+_Zambra_, camera--_Vergiú_, 17.5; 46.2; 50.8; 61.2; 63.5; _Mad.
+ Lionessa_, 13.4; _Storia di tre giov_., I, 35.7; 40.3; 41.2; 48.4;
+ II, 14.1; II. 30.3; II. 39.7; _Liombruno_, I, 13.3; _Reina d'Or_.,
+ II, 44.7; _M. Elena_, 33.1
+
+_zita_, zitella, fanciulla--_Vergiú_, 5.1
+
+
+
+
+INDICE DEI NOMI
+
+Alessandria--vi sbarca Gherardino; _B. Gherard_. II, 16.1; II, 26.1
+
+Amerigo di Nerbona--_M. Elena_, 2.3
+
+Aquilina, fata amica di Liombruno --_Liombr_., I, 14.2; 18.3; 19.8;
+ 43.4; 46.1; II, 2.6; 15.8; 24.7; 26.8; 29.4; 35-8; 38.6; 47.1
+
+Arnaldo di Gironda--_M. Elena_, 2.5-7; 3.7; 5.3; 6.1; 7.3; 65.1
+
+Arnaldo, figlio di m. Elena--_M. Elena_, 7.7; 31.7; 56.8; 67.8
+
+Argogliosa. principessa di Genudrisse--_Gibello_, I, 9.3; 23.1; 41.8;
+ 42.3-5; 84.7; 85.1
+
+Artú--_Pulzella gaia_, 1.5; 3.7; 38.1; 41.2; 42.1; 46.7; 52.1;
+ 56.5--_Gismir_., cant. I 2.4; 5.4; 7.4; 43.4
+ --Ospita il padre di Gismir., I, 2.4; ha caro Gismir., I, 5.4;
+ _Gismir_. gli chiede commiato, I, 16.3; _Gismir_. gli conduce la
+ Principessa, I, 43-4
+ --Lo sparviero di A.--_Bruto_, 26.8
+ --Curiositá della corte di A.--_Bruto_, 5.2
+ --Usanze della sua corte--_Gismirante_, I.6-7
+
+Astor di Mare--_P. gaia_, 56.2
+
+Azzolino Romano--_M. Lionessa_,1.3
+
+Balbani, baroni di Maometto--_Reg. d'Oriente_, IV, 35.7
+
+Bellicies, amante di Tristano (Cfr. _Il Tristano Riccardiano_ ed. E.
+ G. Parodi, Bologna, 1891, p. 27 e sg.)--_Donna del Vergiú_, 58.8
+
+Berta, segretaria della regina d'Oriente--_Reg. d'O_., II, 25.1;
+ 26.8; 27.3; 29.3; 30.2; 31.1; 36.2; 37.1; 44.8; 45.5; 48.5;
+ 49.7; III, 9.4; 15.1; 18.1; 23.1; 24.5; 25.1
+
+Biagio, il piú sciocco dei tre giovani disperati--_Storia di tre
+ giovani disperati, passim_.
+
+Bianca, fata innamorata di Gherardino--_B. Gher_., I, 25.2
+
+Bologna--nemica della famiglia dei da Romano--_M. Lionessa_, 43.8;
+ --vi viene a studiare il re d'Or., _Regina d'Or_., II,31.2; 32.2
+ --via che da Firenze conduce a Bol.--_M. Lion_., 43
+
+Borgogna--Guernieri duca di B.--_Donna del Vergiú_, 2.3; 14.2
+
+Bravisse o Bramisse, capitale di re Tarsiano--_Gibello_, I, 2.2; 7.7;
+ 62.3
+
+Breus o Breusse--_Pulzella gaia_, 55.8; 57.4.
+
+Calliano--gli è raccomandato Gismirante--_Gism_. I.3.8.
+
+Camellotto, capitale del regno di Longres, patria di Artú--_Pulz.
+ gaia_, 46.3; 54.2; 56.2
+
+Capitano, marito di Leonessa--_M. Leon_., 1.5; 4.3; 6.1; 7.2; 8.6;
+ 11.1; 12.1; 13.2; 24.8; 25.2; 31.5; 32.2; 43.3
+
+Carlo magno--_M. Elena_, 6.3; 9.6; 11.2; 13.3; 14.1-6; 15.3; 16.1;
+ 20.1; 22.1-5; 26.8; 27.5; 38.7; 39.2; 47.2; 48.4; 52.6; 55.1;
+ 65.8; 66.7; 69.5; 70.3
+
+Cavaliere (il) Cortese, padre di Gismirante--_Gism_., I.2.2.
+ --(il) Nero--_Gibello_, 25.8; 26.3; 30.5; 31.2; 51.2; 61.1
+ --(il) Vermiglio--_Bel Gher_., II, 38.2
+
+Conte (il) Vermiglio--_Gibello_, 32.2; 34.2; 61.2
+
+Cortese--v. Cavaliere cortese.
+
+Costanza d'Altavilla--_Cerbino_, 4.8
+
+Elena, figlia del re di Tunisi--_Cerbino_, 17.3; 29.4; 55.8; 56.4;
+ 80.8; 97.1.
+
+Elia--_Reg. d'Or_., III, 39.4
+
+Enoc--porta nel paradiso la regina d'Oriente--_Reg. d'Or_., III, 39.4
+
+Estor--v. Astor.
+
+Fata Bianca, amica di Gherardino;--_B. Gher_., I, 25.2; II, 10.5;
+ 14.8; 24.2; 25.1; 39.1
+ --Innominata, amica di Gismirante; _Gism_., I, 8.8; 20.3
+ --Morgana, madre di Pulzella gaia--_P. gaia_, I, 15.3; 51.2 [v. Morgana].
+
+Firenze, visitata da Salomone--_M. Lion_., 39.7
+
+Francesca da Rimini--_Donna del Vergiú_, 64.8
+
+Francia, il re di F.--_Lion_., 3.4; 4.1
+
+Gabriello, l'angelo--_Reg. d'Oriente_, III, 42.3
+
+Galasso--_Pulz. gaia_, 56.3
+
+Galatea, regina della Spina--_Reg. d'Oriente_, IV, 2.2; 11.2;
+ 28.8; 44.3
+
+Galliano--_Gismir_., I.3.8
+
+Galliano, borgata in val di Sieve, sull'antica via della Futa,
+ _Lionessa_, 43.1
+
+Galvano--_Pulzella Gaia_, passim
+
+Genudrisse o Gienidrisse: cittá e reame di G.--_Gibello_, I.7.8; 8.1;
+ 44.8; 46.7; 47.2; 48.2; 49.2; 51.7; 52.1; 62.1; 75.3; 78.7
+
+Ginevra--P. gaia, 3.8
+
+Gioganti neri--_Regina d'Or_., I, 19.2; 21.7
+
+Gironda--_M. Elena_, 23.7; 32.8; 41.2; 44.5
+ --dote di M. Elena, 7.2; signoreggiata da Arnaldo di Narbona, 3.2;
+ 4.3; 71.3
+
+Girondino di Gironda--_M. Elena_, 7.8; 31.7; 56.8, 67.8
+
+Granata--_Cerbino_, 23.3; 24.3; _Liombr_., I, 33.2
+ --il re di Granata; _Cerb_., 15.7; 19.1; _Liombr_., I,31-5; 38.1; 40
+
+Guarnieri d'Oltremare--_M. Elena_, passim
+
+Guglielmo (messer), amante della donna del Vergiú--_Vergiú, passim_
+
+Guglielmo II, re di Sicilia--_Cerb_., 4.2; 20.4; 2I.4; 25.4; 39.3;
+ 40.2; 85.7; 86.2; 88.5; 98.1
+
+Isotta--_Cerbino_, 34.5
+
+Ivano--_P. gaia_, 56.5
+
+Lancillotto--_Cerbino_, 34.5; _Gismirante_, I, 3.8; _Pulz.gaia_,
+ II.4-7 56.1
+
+Liombordo--_Pulz. gaia_, 56.6
+
+Lione (messer), padre di Gherardino--_B. Gher_., I, 3.7; 4.1
+
+Lionello--_Pulz. gaia_, 56.4
+
+Lombardia; Lionessa, principessa di L.--_Lion_., I.6-7
+
+Macometto (Maometto), ha in Roma la sua sede--_Reina d'Or_., IV 30.3
+
+Marco Bello, scudiero di Gherardino--_B. Gher_., I, 8.7; 9.1; 10.8;
+ 12.4; 15.2-8
+
+Mare--v. Astor (di) Mare
+
+Messina--_Cerbino_, 27.4; Messinesi--_Cerb_., 36.2; 38.3
+
+Mompolier (di) Ruggieri--_M. Elena_, 6.8
+
+Morgana--_P. gaia_, 15.3; 51.2; 54.5
+
+Nerbona (di), Amerigo, padre di Arnaldo v. Amerigo; Arnaldo
+
+Neri--giganti d'Oriente--_Reina d'Or_., I, 19.2; 21.8
+
+Palamides--_P. gaia_, 56.3
+
+Palermo--_Cerbino_, 13.6; 23.8
+
+Paradiso Deliziano o Luziano--_Reina d'Oriente_, I 28.2; III, 39.7;
+ Lion., 47.7
+
+Parigi--vi dimora Capitano, _Lion_., 3.7; 9-3
+ --vi giunge Salomone, _Lion_., 20.7;
+ il clero fa omaggio a Salom., _Lion_., 29.7
+
+Patrimonio, la prov. di Roma--_B. Gher_., I, 3.8
+
+Piramo e Tisbe--_Cerbino_, 34.2; _Donna del Vergiú_, 64.6
+
+Porco (il) Troncascino, che custodisce il cuore dell'Uomo
+ Selvaggio--_Gismir_., II, 14.7;
+ l'imperatore gli dá in pasto un suo figliuolo, _Gism_., II, 23
+
+Rodi, vi combatte il duca di Borgogna--_Donna del Vergiú_, 68.5
+
+Roma--colonna che sorge sul Campidoglio, _Bel Gher_., I, 3.1
+ --Castello delle Milizie, _Reg. d'Oriente_, I.36.8
+ --Sede della "rota" di Maometto, _Reina d'Or_., IV, 30.5
+ --È signoreggiata dal Porco Troncascino, _Gismir_., II, 14.8
+ --e ne è liberata da Gismirante, _Gismir_., II, 45; 46.4; 48, 5-6-8
+ --Patria di Gismirante, _Gismir_., I, 2.9--Gismir. vi arriva,
+ _Gism_., II, 20.6
+ --Vi giungono la regina d'Oriente, _Reina d'Or_., I, 29.1
+ --e il cavaliere Cortese, _Gismir_., I, 2.6--Vi abitano i tre giovani
+ disperati, _Storia di tre giov_., I, 24.7
+
+Ronciglione, ufficiale della corte di Maometto--_Reina d'Or_.,
+ IV, 31.6
+
+Roncisvalle--_Cerbino_, 67.8
+
+Rota di Maometto in Roma--Reina d'Or., IV, 30.5
+
+Ruggiero di Mompellier--_M. Elena, passim_
+
+Ruggiero Normanno di Sicilia--_Cerb_., 4.6; 5.1
+
+Salomone ritrovato nel Paradiso deliziano dalla regina d'Or.--_Reina
+ d'Or_., III, 39.8
+
+Sardigna--_Cerbino_, 29.1
+
+Selvaggio--v. Uomo selvaggio.
+
+Serpentina: ròcca, dov'è imprigionato Gibello--_Gibello_, 41.1; 67.3;
+ il duca di Serp.--_Gibello_, 44.5; 63.1; 72.4.
+ La duchessa di Serpentina--_Gibello_, 61.1; 69.1; 70.1; 71.1; 73.7
+
+Siena, vi giunge Salomone--_M. Lionessa_, 39.2
+
+Spagna, vi giunge uno dei giovani disperati--_Tre giov. e tre fate_,
+ I, 25.2.
+ --La regina di S. truffa a Biagio il corno, il tappeto e la borsa:
+ _Tre giov. e tre fate_, I, 26.
+
+Spina, la reina delle S.: v. Galatea.
+ Ròcca della S.--_Reina d'Or_., IV, 2.2.
+
+Tarsiano, re di Bravisse: _Gibello_, I, 2.2; 38.8; 41.4; 43.2; 46.8;
+ 56.1; 58.1; 58.8; 60.7; 64.7; 69.5; 73.8; 80.7
+
+Tavola Ritonda--_Pulz. gaia_, 6.8; 7.5
+
+Tisbe--v. Piramo e T.
+
+Trapani--_Cerbino_, 72.2
+
+Tristano--_Gismir_., I.3.7; _Pulzella gaia_, 56.1; _Cerbino_, 34.5
+ --Il caval. Cortese gli raccomanda Gismirante, _Gismir_., I.3.7
+ --Bellicies muore per amor suo, _Donna del Vergiú_, 58.8
+
+Troiano (messer)--_Pulzella gaia_, 1.7; 2.1; 3.3; 26.1; 56.4
+
+Tunisi--_Cerbino_, 7.1; 11.7 13.6; 22.2; 40.3
+
+Turchia--Viaggio di Biagio in T., _Tre giovani e tre fate_, II, 18.1
+
+Uomo Selvaggio--_Gismir_., 1,45; 11.1; II.7.8
+ --Abita in un castello con quarantatré donne--_Gismir_., II, 8
+
+Ustica--_Cerbino_, 72.2
+
+Valentra, cittá della donna della Spina--_Reina d'Or_., IV, 19.8
+
+Valle Bruna--_Gibello_, 25.8; 26.1; 51.1; 53.1
+
+Vergiú--la donna del V.: _La donna del Vergiú_, 5.3; 23.2; 54.4: la
+ donna del Verzieri, ib., 56.4
+
+Vermiglio: il cavalier Verm.--_Bel Gher_., II, 38.2
+ --il conte V.--_Gibello_, 50.6; 59.2; 61.7: 62.5; 63.7
+
+
+
+
+ INDICE
+
+
+ I --IL BEL GHERARDINO.
+ Cantare primo.............................. pag. 5
+ » secondo............................. » 17
+
+ II --PULZELLA GAIA.
+ Cantare primo............................... » 31
+ » secondo............................. » 45
+
+ III --LIOMBRUNO.
+ Cantare primo............................... » 61
+ » secondo............................. » 75
+
+ IV --ISTORIA DI TRE GIOVANI DISPERATI E DI TRE FATE.
+ Cantare primo............................... » 91
+ » secondo............................. » 109
+
+ V --LA DONNA DEL VERGIÚ............................ » 123
+
+ VI --GIBELLO.
+ Cantare primo............................... » 145
+ » secondo............................. » 157
+
+ VII --GISMIRANTE.
+ Primo cantare............................... » 171
+ Secondo ».................................. » 183
+
+ VIII --BRUTO DI BRETAGNA.............................. » 199
+
+ IX--MADONNA LIONESSA.................................. » 213
+
+ X--REINA D'ORIENTE.
+ Primo cantare............................... » 231
+ Secondo » ................................. » 245
+ Terzo » ................................. » 259
+ Quarto » ................................. » 273
+
+ XI--MADONNA ELENA..................................... » 285
+
+ XII--CERBINO.......................................... » 305
+
+ NOTA.................................................. » 333
+
+ GLOSSARIO............................................. » 383
+
+
+
+
+
+
+
+End of the Project Gutenberg EBook of Fiore di leggende, by Unknown
+
+*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK FIORE DI LEGGENDE ***
+
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+
+
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+
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+*** START: FULL LICENSE ***
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+and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm electronic
+works. See paragraph 1.E below.
+
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+
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+including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
+because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
+people in all walks of life.
+
+Volunteers and financial support to provide volunteers with the
+assistance they need, is critical to reaching Project Gutenberg-tm's
+goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
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+Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
+and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
+To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
+and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
+and the Foundation web page at http://www.pglaf.org.
+
+
+Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
+Foundation
+
+The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
+501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
+state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
+Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
+number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
+http://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
+permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
+
+The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
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+throughout numerous locations. Its business office is located at
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+Literary Archive Foundation
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+array of equipment including outdated equipment. Many small donations
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+The Foundation is committed to complying with the laws regulating
+charities and charitable donations in all 50 states of the United
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+have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
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+methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
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+works.
+
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