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+The Project Gutenberg EBook of Sofonisba, by Vittorio Alfieri
+
+This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
+almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
+re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
+with this eBook or online at www.gutenberg.org
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+
+Title: Sofonisba
+
+Author: Vittorio Alfieri
+
+Release Date: January 25, 2010 [EBook #31080]
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: ISO-8859-1
+
+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK SOFONISBA ***
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+
+Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the
+Online Distributed Proofreading Team Europe at
+http://dp.rastko.net (Images generously made available by
+Editore Laterza and the Biblioteca Italiana at
+http://www.bibliotecaitaliana.it/ScrittoriItalia)
+
+
+
+
+
+ SCRITTORI D'ITALIA
+
+
+ VITTORIO ALFIERI
+ TRAGEDIE
+
+ A CURA
+ DI
+ NICOLA BRUSCOLI
+
+ VOLUME TERZO
+
+
+ BARI
+ GIUS. LATERZA & FIGLI
+ TIPOGRAFI-EDITORI-LIBRAI
+ 1947
+
+
+
+
+ SOFONISBA
+
+ Cosí _quest'alta donna_ a morte venne;
+ che vedendosi giunta in forza altrui,
+ morire innanzi, che servir, sostenne.
+
+ PETRARCA, _Trionfo d'Amore_, cap. II.
+
+
+
+
+ PERSONAGGI
+
+
+ SOFONISBA.
+ SIFACE.
+ MASSINISSA.
+ SCIPIONE.
+ Soldati Romani.
+ Soldati Numidi.
+
+ _Scena, il campo di Scipione in Affrica._
+
+
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+
+ ATTO PRIMO
+
+
+ SCENA PRIMA
+
+
+ SIFACE FRA CENTURIONI ROMANI.
+
+
+ Finché rieda Scipione, almen lasciarmi
+ con me stesso potreste.--Il piè, la destra,
+ gravi ha di ferro; al roman campo in mezzo
+ Siface stassi; ogni fuggir gli è tolto:
+ gli sia concesso il non vedervi, almeno.
+
+
+ SCENA SECONDA
+
+ SIFACE.
+
+
+ Duro a soffrirsi il soldatesco orgoglio!
+ Se il lor duce in superbia anco gli avanza,
+ come in vero valor... Ma no; mi è noto
+ Scipione: in Cirta, entro mia reggia, io l'ebbi
+ ospite giá: molto era umano, e mite...
+ Stolto Siface! or, che favelli? Allora
+ Scipione a te, per mendicare ajuti,
+ venía; né allor, tuo vincitore egli era.--
+ Ahi, vinto re! preso in battaglia, e tratto
+ ferito in ceppi entro al nemico campo,
+ ancor tu vivi?... Oh Sofonisba! a quali
+ strette mi traggi? Or, che piú omai non debbo,
+ né viver voglio, a tal son io, che morte
+ dar non mi possa?... Ma il fragor di trombe
+ giá mi annunzia Scipione. Eccolo. Oh vista!
+
+
+ SCENA TERZA
+
+ SCIPIONE, SIFACE.
+
+
+ SCIP. Resti ogni uomo in disparte. All'infelice
+ re fora insulto ogni corteggio mio.--
+ Siface, ove pur mai duol si potesse
+ allevíar di vinto re, mi udresti
+ parole or muover di pietá: ma nota
+ m'è del tuo cor l'altezza, a cui novella
+ piaga sarebbe ogni pietoso detto.
+ Quind'io non altro omai farò, che trarti
+ con la mia mano stessa i mal portati
+ ferri: sgravar questa tua destra, io 'l deggio.
+ Memore ancor son io, che questa destra,
+ e d'amistade e d'alleanza in pegno,
+ tu mi porgevi in Cirta.--Ma, che veggo?
+ Sdegni il mio ufficio? e torvo immoto il ciglio
+ nel suolo affiggi? Ah! se in battaglia preso
+ Scipion ti avesse, ei d'altri lacci avvinto
+ non ti avria, che de' tuoi, col rimembrarti
+ la tua giurata fede. Or dunque, cedi
+ (ten priego) il ferreo pondo di te indegno;
+ cedilo a me; lo sconsolato viso
+ innalza; e in un, mira Scipione in volto.
+
+ SIFACE Scipione in volto? io 'l rimirai da presso,
+ con fermo viso, piú volte in battaglia:
+ arbitra d'ogni cosa or vuol fortuna,
+ ch'io piú mirar non l'osi. In questo campo
+ sol di Siface il morto corpo addursi
+ dai Romani dovea: ma, non è sempre
+ dato ai forti il morire; ed io quí prova
+ trista ne sono; ahi misero!--Dovute
+ quindi a me son queste catene; e quindi
+ son nel limo dannati ora i miei sguardi;
+ ch'io agli occhi mai del vincitor nemico
+ ergerli non potrei.
+
+ SCIP. Non è dei vinti
+ Scipion nemico; e benché a lui fortuna
+ solo finor l'aspetto lieto aprisse,
+ non per prosperi eventi ei va superbo,
+ come non mai vil per gli avversi ei fora.--
+ Cortese forza io far ti vo'. Disciolti
+ ecco i tuoi ceppi indegni: a solo a solo,
+ pari con pari, or con Scipion favella.
+
+ SIFACE Umano parli, e il sei. Se l'esser vinto
+ soffribil fosse a un re, dall'armi tue
+ esserlo, il fora. Ma, che posso io dirti,
+ che della prisca mia grandezza, e a un tempo
+ della presente mia miseria, degno
+ parer ti possa? E a te, che resta a dirmi,
+ ch'io giá nol sappia?
+
+ SCIP. Io? ti dirò, che grande,
+ che magnanimo tanto ancor ti estimo,
+ ch'io non dubito chiedere a te stesso
+ del tuo cangiarti la cagion verace.
+
+ SIFACE Fuor che a fedele esperto amico, il cuore
+ non suolsi aprir; ma o radi molto, o nulli,
+ dei tali ai re ne tocca. Indegno io forse
+ di amici veri, abbenché re, non era:
+ e, in prova, aprirti ora il mio core io voglio.
+ A te, nemico generoso, io 'l posso,
+ meglio che a finto amico. Odimi dunque.--
+ Roma è tua culla, ed Affricano io nasco:
+ tu cittadin d'alta cittade sei;
+ di numerosa nazíon possente
+ io giá fui re. Frapposto mare il tuo
+ dal mio terren partiva: io mai non posi
+ in vostra Italia il piede; a mano armata
+ stai nell'Affrica tu. Cartagin pria,
+ poscia l'Affrica intera, è in voi lusinga
+ di soggiogare. A me vicina, e quindi
+ ora a vicenda amica, ora nemica,
+ Cartagin era: e benché abborra anch'ella,
+ al par che Roma, i re; di orgoglio e possa
+ men soverchiante il popol suo, che il vostro,
+ men da me pure era abborrito. Offeso
+ è il cuor d'un re tacitamente sempre
+ da ogni libero popolo; qual ira
+ destar gli de' quel ch'è con lui superbo?--
+ Eccoti piano il tutto: odiarvi a morte,
+ come insolenti predator stranieri,
+ era il mio cor: fede, amistá giurarvi,
+ dopo le ispane alte vittorie vostre,
+ era il mio senno.
+
+ SCIP. Ma il valor dell'armi
+ Romane a prova conosciuto avevi;
+ perché tua fede non serbar tu a Roma?
+
+ SIFACE --E che dirá Scipion, se il ver gli narro?
+ Scipion, quel grande, il di cui core, albergo
+ d'amistá, di pietá, d'ogni sublime
+ umano affetto, al solo amore ognora
+ impenetrabil fu.--Lusinghe, amore,
+ irresistibil possa di beltade,
+ quí m'han condotto; a te il confesso; e in dirlo,
+ non io nel volto di rossor sfavillo.
+ Te cittadino, amor di gloria sprona
+ a superare i cittadin tuoi pari;
+ quindi all'altro sei sordo: a un re, che in trono
+ eguali a se non ha, tal sprone manca;
+ quindi alla gloria sordo il rende ogni altra
+ sua passíone. A un re infelice il credi;
+ ch'ei verace esser può. Tu, da quel grande
+ che sei, piú ch'odio o spregio, pietá tranne;
+ ch'io da Scipion soltanto non la sdegno.
+
+ SCIP. D'amor le fiamme io non provai, ma immensa
+ la sua possa rispetto, e temo anch'io.
+ Spesso il fuggii; che antiveder suoi strali
+ si den, cui tardo ogni rimedio è poscia.
+ Di Sofonisba diffidar dovevi,
+ pria di vederla, tu: di Asdrubal figlia
+ ell'era in somma, entro a Cartagin nata,
+ d'odio imbevuta in un col latte, e d'ira,
+ contro a Roma: e se a noi dall'util tuo
+ eri allacciato allor, ben chiaro il danno,
+ che tornar ten dovea nel darne il tergo,
+ tu preveder potevi.
+
+ SIFACE E nulla conti
+ quella, che l'uom sí spesso inganna e regge;
+ la speme? Io l'ebbi, che ad Asdrubal stretto
+ di tai legami, entro a Cartagin nullo
+ piú di me vi potria: veduta poscia
+ di Sofonisba la bellezza, io vinto,
+ io preso, io servo allor, piú che nol sono
+ or nel tuo campo, d'uno errar nell'altro
+ cadendo andai. Per Sofonisba il regno
+ or perdo io, sí; la fama, e di me stesso
+ la stima io perdo: e, il crederesti? in vita
+ pur non mi duol di rimaner brev'ora,
+ fin ch'io lei sappia in securtá. Non temo
+ per lei l'infamia; è d'alto core anch'ella;
+ né viva mai dietro al tuo carro avvinta,
+ piú che Siface, irne potrebbe: or odi,
+ non i sensi di un re, di stolto amante
+ odi or le smanie. Una gelosa rabbia
+ m'arde e consuma, e la mia morte allunga.
+ Nella mia reggia, in Cirta, omai giá forse
+ dalle armi vostre vinta Sofonisba,
+ in preda ell'è del mio mortal nemico,
+ di Massinissa. A lui promessa pria
+ sposa, che a me; forse pur ei ne ardea...
+ A un tal pensiero, inesplicabil sento
+ disperato furor, che in me s'indonna.
+ Morire io brama, e morir deggio; e mille
+ vie del morire, ancor che inerme, io tengo:
+ ma, lasso me! morir non so, né posso,
+ fin ch'io non odo il suo destino. In preda
+ a Massinissa, deh! (se a te pur cale
+ il mio pregar) deh! non conceder mai,
+ ch'ella in preda a lui cada... Oh cielo!... Avvampo
+ d'ira...--Ma fuor del mio regal decoro,
+ dove mi tragge il furor mio?--Null'altro
+ mi resta a dirti. Alla mia tenda intanto
+ soffri ch'io mi ritragga: il duolo indegno
+ nasconder vo'. Fuorché Scipion, non debbe
+ null'uom vedermi entro il romano campo
+ in men che regio conturbato aspetto.
+
+
+ SCENA QUARTA
+
+ SCIPIONE.
+
+
+ Misero re! Pari a pietá mi desta
+ maraviglia il suo dir.--Ma, forte duolmi
+ ciò, ch'ei mi accenna. A Massinissa in Cirta,
+ espugnata oramai, per certo occorsa
+ Sofonisba sará: s'ei pur ne' lacci
+ d'amor cadesse? e se in sua fe per Roma
+ ei vacillasse?... O guerrier prode, e caro
+ a me, non men che necessario a Roma,
+ io per te tremo.--Oh quali cure acerbe
+ ti sovrastan, Scipione! Oh! quanto costa
+ a umano cor l'usar la forza ai vinti
+ nemici stessi! E s'io mai deggio un giorno
+ contro l'amico usarla?... Ah! questo, in vero,
+ è il sol dover di capitan, ch'io abborra.
+
+
+
+
+ ATTO SECONDO
+
+
+ SCENA PRIMA
+
+ SOFONISBA, MASSINISSA, SOLDATI NUMIDI.
+
+
+ MASSIN. Donna, deh! quí t'arresta: ecco del duce
+ il padiglione: udito, o visto appena
+ Scipione avrai, che dal tuo cor disgombro
+ ogni sospetto fia.
+
+ SOFON. Né ancor sei pago,
+ o Massinissa? alta, terribil prova
+ d'amor ti do, figlia d'Asdrubal io,
+ nel venir teco entro al romano campo:
+ ma, ch'io sostenga l'abborrito aspetto
+ del roman duce?... ah! troppo vuoi...
+
+ MASSIN. Ma questo
+ campo ove stiamo, il puoi Numida al pari
+ che Romano appellare. Un forte stuolo
+ de' miei v'ha stanza, ed io di guerra stovvi
+ non inutile arnese. Omai tu figlia
+ piú d'Asdrubal non sei, né di Siface
+ vedova piú, da che promessa sposa
+ di Massinissa sei.
+
+ SOFON. Deh! non ti acciechi
+ l'amistá troppa, che a Scipion ti stringe.
+ Qual ch'egli sia costui, Romano è sempre;
+ quindi ei pospone a Roma tutto; e a nullo
+ dei nemici di Roma esser può mite.
+ Non la sua rabbia contro a me fia paga
+ di aver vinto ed ucciso e vilipeso
+ Siface, no: Cirta predata ed arsa,
+ e i Masséssuli tutti al duro giogo
+ tratti, no, sazia in lui non han la sete
+ ambizíosa e cruda. Or, nel vedersi
+ quasi in sue mani Sofonisba, a dritto
+ da lui tenuta, qual io son, nemica
+ implacabil di Roma; or, nel superbo
+ suo cuor, non vuoi che l'oltraggiosa speme
+ nutra ei di trarmi al carro avvinta in Roma?
+ Pur, ciò non temo; ancor che donna...
+
+ MASSIN. Oh cielo!
+ Che pensi tu? fin che di sangue stilla
+ mi riman nelle vene, esser ciò puote?
+ Ah! no; nol credo; or l'odio tuo t'inganna;
+ tu Scipion non conosci.
+
+ SOFON. Odio, ed amore,
+ or mi acciecan del pari. Io quí venirne
+ mai non dovea: ma pur, securo loco
+ nel mondo omai non rimaneami nullo.
+ Piacque al mio cor di seguitarti, e al solo
+ mio cor credei; ma il mio dover, mio senno,
+ mia fama, in Cirta mi volean sepolta
+ fra le rovine sue.
+
+ MASSIN. Ti duol d'avermi
+ seguito? Oimè! dunque il mio viver duolti.
+
+ SOFON. Sol mi dorrebbe ora il morir non tua:
+ e a ciò mi esponi. O Massinissa, il sai,
+ ch'io fra le fiamme di mia reggia in Cirta,
+ infra le stragi del mio popol vinto,
+ udir da te parole osai d'amore...
+ Ahi lassa me!... giá da gran tempo, al grido
+ di tua virtú ch'Affrica tutta empiva,
+ io di te presa; io, dai piú teneri anni
+ a te dal padre destinata; a un tempo
+ sposa ed amante a te crescea. Nemico
+ aspro di Roma eri tu allor, com'io:
+ piacque poscia a Cartagine, ed al padre,
+ ch'io di Siface fossi; e a te pur piacque
+ farti ai Romani amico: allor disgiunti
+ c'ebbe il destino...
+
+ MASSIN. Ah! riuniti, il giuro,
+ siamo or per sempre. O avrai tu meco regno,
+ o morte io teco.--L'aver io dappresso
+ vista e provata la virtú sovrana
+ del gran Scipione, e il non aver mai vista
+ la tua beltá, fur le cagioni allora,
+ ch'io per Roma pugnassi. Ognor nemico
+ stato m'era Siface; ei del mio trono
+ m'avea spogliato: io di fortuna avversa
+ agli estremi ridotto, amico niuno,
+ fuor che Scipione, al mondo non trovava;
+ e a lui mi strinse indissolubil nodo
+ di gratitudin sacra. Io largamente
+ compri ho di Roma i beneficj poscia,
+ col mio sangue, pugnando in sua difesa:
+ ma i beneficj di Scipion, sua pura
+ alta amistá, coll'amistá soltanto,
+ e coll'omaggio a sue virtú, si ponno
+ pagar da me. Piú di Scipion, te sola
+ amo; te sola or piú di lui; ch'io t'amo
+ piú di me stesso assai.
+
+ SOFON. Giurami dunque,
+ per darmen prova che di noi sia degna,
+ giurami or tu, che mai d'Affrica trarre
+ non lascerai me viva.
+
+ MASSIN. Inutil fia.
+ Pur, poiché il vuoi, per questo brando io il giuro.
+ T'avrei condotta io quí, se quí in periglio
+ io ti credessi? Infra i Numídi miei
+ potea secura entro il mio regno trarti:
+ ma quí mi chiaman l'armi; io dal tuo fianco
+ me disveller non posso: Affrica e Roma
+ saper pur denno, che tu sei mia sposa:
+ quind'io, nemico d'ogni velo ed arte,
+ tale or mostrarti voglio.
+
+ SOFON. Omai secura
+ nel tuo giurare, e nel proposto mio,
+ mi acqueto... Ma, vien gente: infra i Numídi,
+ alle tue tende io mi ritraggo intanto.
+
+ MASSIN. Poiché a te piace, il fa. Scipion si avanza;
+ parlargli io vo'. Raggiungerotti in breve.
+
+
+ SCENA SECONDA
+
+ SCIPIONE, MASSINISSA.
+
+
+ MASSIN. Scipione, io mai piú lieto non ti abbraccio,
+ che quando io riedo vincitor: piú degno
+ mi pare allor d'esser di te.
+
+ SCIP. Gran parte
+ dell'armi nostre, o Massinissa, omai
+ fatto sei tu; di gloria fabro a un tempo
+ a me tu sei: quindi sa il ciel, s'io t'amo;
+ e tu lo sai.--Ma, dimmi: (al roman duce
+ or non favelli; al tuo Scipion favelli)
+ riedi tu, dimmi, vincitor davvero?
+
+ MASSIN. Cirta espugnata, e per mia man distrutta;
+ rotto e disperso ogni guerriero avanzo
+ del morto re...
+
+ SCIP. Che parli? e ignori ancora,
+ che respira Siface?...
+
+ MASSIN. Oh ciel! che ascolto?..
+
+ SCIP. Spento in battaglia, è ver, la fama il volle.
+ Ei nella pugna ferito cadea,
+ ma non grave era il colpo; e preso quindi
+ da Lelio, entro al mio campo ei prigioniero...
+
+ MASSIN. Vivo è Siface? in questo campo?...
+
+ SCIP. Il frutto
+ migliore egli è della vittoria nostra.--
+ Ma, che fia? Tu ten duoli?...
+
+ MASSIN. Oh!... che mai... sento!...
+ Dal mio stupor... Ma... tu, perché mi accogli
+ in sí freddo contegno?... Entro il tuo petto
+ che mai rinserri?
+
+ SCIP. Ah Massinissa! in petto
+ tu bensí chiudi, e al tuo fedele amico
+ tu, sí, nascondi un grande arcano. In volto,
+ piú che stupor, duolo e furore a prova
+ ti si pingono: or, donde in te potrebbe
+ ciò nascer mai, se ostacolo a tue mire
+ il risorto Siface omai non fosse?
+ Ah Massinissa!--Io tutto so; mel dice
+ il tacer tuo: per te null'altro al mondo
+ io temea. La tua gloria, e in un la mia,
+ oscurata esser può da colei sola,
+ ch'ora in campo traesti. In Cirta al fianco
+ io non ti stava: all'amistá lontana
+ quindi anteposto hai tu d'amar le fiamme.
+ Ma pur, di te non io mi dolgo; ah! prova
+ larga ben or mi dai d'amistá vera,
+ trar non volendo la tua preda altrove,
+ che nel mio campo; e nel voler deporre
+ in cor soltanto al tuo Scipion le fere
+ tempeste del tuo core.
+
+ MASSIN. --Inaspettato
+ mi giunge il viver di Siface.--Io sposa
+ Sofonisba sperai: promessa fummi,
+ pria che data a Siface: ei mal la seppe
+ difender contro all'armi nostre; e nulla
+ a un vinto re, preso in battaglia, resta.
+ Pur, benché vinto, è d'alto cor Siface;
+ a lungo omai, son certo, all'onta sua
+ ei non vuol sopravvivere.--Ma, sia
+ di lui che vuole, odi, o Scipion, miei sensi.--
+ Caldo e verace amico a lunga prova
+ tu conosciuto hai Massinissa: or sappi,
+ che al par verace e ancor piú ardente amante,
+ nullo ostacolo ei cura. In cor numida
+ non entra mai tiepida fiamma: o sposo
+ io sarò dell'amata Sofonisba,
+ o con lei spento. Entro al tuo campo io stesso
+ mi affrettai di condurla: era quí solo
+ pago appieno il mio cor; quí ad alta voce
+ gloria, onore, amistá, virtú mi appella;
+ senza tradire l'amor mio, quí spero
+ tutti adempir gl'incarchi miei. Dal duce,
+ e in un dal fido amico, udir vogl'io,
+ come Cartagin debellare affatto
+ si debba omai; come possanza e lustro
+ debba accrescersi a Roma, e gloria a noi;
+ e come, in fin, me far felice io possa.
+
+ SCIP. Piú che d'unico figlio, a me (tel giuro)
+ duol del tuo cieco giovenile errore,
+ che travíar ti fa. La gloria nostra,
+ la possanza di Roma, la imminente
+ total rovina di Cartago, e l'alta
+ felicitá tua vera, in noi ciò tutto
+ stava finora; anzi che vinto in Cirta
+ tu soggiacessi a femminile assalto:
+ ma, tutto a te tolto hai tu stesso, e a noi,
+ coll'amar tuo fatale.--Ma no; sordo
+ esser non puoi di tua virtude al grido;
+ esser non puoi contra Siface istesso,
+ ingiusto tu; né mai crudel né ingrato
+ al sol tuo amico esser tu puoi. La vita
+ di Siface or condanna, e rompe, e annulla
+ questo amar tuo: né mai...
+
+ MASSIN. Né mai?... Quest'oggi
+ sará mia sposa Sofonisba; io 'l giuro.
+ E se protrar col viver suo Siface
+ vuol la sua infamia, e il dolor mio, me debbe
+ ei stesso quí, di propria man, col suo
+ brando svenarmi; o per mia man svenato
+ ei cader oggi.
+
+ SCIP. È prigioniero, è inerme
+ fra noi Siface; e a Massinissa in core
+ vil pensiero non cape.--Or, tu vaneggi;
+ ma certo io son, che se al tuo sguardo occorre
+ quell'infelice re, tu, generoso,
+ dall'insultarlo lungi, ah! sí, tu primo
+ ne sentirai pietá.--Ma, posto ancora
+ che in modo alcun, sia qual si voglia, spento
+ Siface cada, e possessor tranquillo
+ quindi sii tu di Sofonisba; a quale
+ partito allor pensi appigliarti?
+
+ MASSIN. --A Roma,
+ e al mio Scipione eternamente avvinto,
+ nulla mi può...
+
+ SCIP. Ma, piú di Roma, or dimmi,
+ Sofonisba non ami?
+
+ MASSIN. --Io?... Ciò non voglio
+ saper, per ora.
+
+ SCIP. Oh sfortunato amico!
+ Io giá 'l so, pria di te. So, che posposto
+ l'util tuo vero, e la ragione, e i sacri
+ di gratitudin, d'amistá, di fede
+ severi nomi, a rio destino in preda
+ precipitar ti vuoi. Non puossi a lungo
+ al fianco aver d'Asdrubale la figlia,
+ e rimaner di Roma amico, e farsi
+ distruttor di Cartagine. Compiango
+ caldamente tua sorte. Ai re nemici
+ di Roma, il sai, qual fera sorte avvenga,
+ o tosto, o tardi. I detti miei non sono
+ minacce, no; deh! tu nol creder: tolga,
+ tolga il cielo, che mai del giusto sdegno
+ di Roma in te, ministro farmi io voglia!
+ Questo mio brando, che a riporti in seggio
+ valse, ah! no mai, col non minor tuo brando,
+ ch'or tante aggiunge alte vittorie a Roma,
+ al paragon, no, non verrá: la punta
+ pria volgeronne al petto mio: ma, dimmi:
+ son Roma io forse? un cittadin privato
+ io son di Roma, il sai; né manca ad essa
+ consiglio, ed armi, e capitani. A queste
+ spiagge altro duce, con ugual fortuna,
+ con maggior senno, e con minor pietade,
+ verrá in mia vece; e rammentar faratti
+ la mal serbata tua fede giurata.
+
+ MASSIN. Or, vuoi tu ch'uom, ch'è di Scipion l'amico,
+ al terror di futuro e incerto danno
+ doni ciò, ch'egli all'amistá pur niega?
+ Mal mi conosci.--Io ti domando, in somma,
+ se di Cirta espugnata col mio ferro,
+ co' miei Numidi, e col lor sangue e il mio;
+ se di Cirta appartiene oggi la preda
+ a Roma, o a me: se sposa mia promessa,
+ da me sol Sofonisba or quí, condotta,
+ s'ella è regina quí, s'ella m'è sposa,
+ o s'ella è pur schiava di Roma.
+
+ SCIP. --Ell'era,
+ e ancor (pur troppo!) di Siface è moglie.
+
+ MASSIN. T'intendo. Oh rabbia!... E speri tu?...
+
+ SCIP. La scelta,
+ Massinissa, a te lascio: inerme io sempre
+ mi aggiro quí; da' tuoi Numídi farmi
+ svenar tu puoi; piantarmi in cor tuo brando,
+ tu stesso il puoi; ma, se tu me non sveni,
+ ir non ti lascio a tua rovina. Ov'abbi
+ cor di voler tu la rovina mia,
+ io vi corro per te. Serba tua preda:
+ Roma, il senato, accusator mi udranno
+ di me stesso; dirò, che alla privata
+ amistá nostra e il ben di Roma, e il tuo,
+ sagrificar mi piacque: e in premio avronne
+ dell'amistá ch'ebbi per te non vera,
+ la vera infamia mia.
+
+ MASSIN. Scipion; m'è cruda
+ piú mille volte or l'amistá tua troppa,
+ che non lo foran le minacce, e l'armi...
+ Misero me!... mi squarci il cuor.--Ma, trarne
+ nulla può il dardo radicato e saldo,
+ che amor v'infisse. Alla insanabil piaga
+ dittamo e tosco il tuo parlare a un tempo
+ mi porge: ahi! questo è martír nuovo...--O ingrato
+ fammi del tutto, e qual nemico intero
+ trattami; o meco, qual pietoso amico,
+ servi al mio mal... Pianger mi vedi; e il pianto
+ rattener puoi?--Che dico? ahi vil! che ardisco
+ dire al cospetto io di Scipione?--Insano
+ finor mi hai visto, or non piú, no.--Fra breve
+ saprá Scipion, di Roma il duce, a quale
+ immutabil partito al fin si appiglia
+ il re numida Massinissa.
+
+ SCIP. Ah! m'odi...
+
+
+ SCENA TERZA
+
+ SCIPIONE.
+
+
+ Ei mi s'invola! Il seguirò: lasciarlo
+ a se stesso non vuolsi; a mal suo grado
+ salvar si debbe: è d'alto core; il merta.
+
+
+
+
+ ATTO TERZO
+
+
+ SCENA PRIMA
+
+ SOFONISBA.
+
+
+ Misera me! che mai sará? qual chiude
+ feroce arcano or Massinissa in petto?
+ Che mai gli disse il reo Scipione? Ah! sempre,
+ sempre il previdi, che fatale a entrambi
+ questo campo sarebbe.--Oh Massinissa!...
+ Or, di pianto pietoso pregni gli occhi,
+ me stai mirando, e favellar non m'osi...
+ Or, con tremanti ed interrotti accenti,
+ tua pur mi chiami: or, disperati e biechi
+ ferocemente asciutti gli occhi torci
+ da me sdegnoso; e su la ignuda terra
+ ti prostendi anelante; e sole invochi
+ con grida orrende le furie infernali...
+ Ah! nel mio petto le tue furie istesse
+ trasfuse hai giá.--Presagio in cor di quanto
+ minaccia a noi questo Scipione, io l'ebbi:
+ tutto antivedo; e in un, di nulla io temo.
+ Or ch'ei, qual debbe, aperto emmi nemico,
+ or io Scipion vo' udire, e far ch'egli oda
+ di Sofonisba i sensi... Ma, chi veggo
+ venir ver me? Fors'io vaneggio?... Oh cielo!
+ Vivo Siface?... in questo campo?... Oh vista!
+
+
+ SCENA SECONDA
+
+ SIFACE, SOFONISBA.
+
+
+ SIFACE Alto stupor pinto hai nel volto, o donna,
+ nel rivedermi?--Esser doveva io spento:
+ benigna in ciò la fama ebbi, ma avversa
+ la fortuna, pur troppo!
+
+ SOFON. Oh inaspettata
+ terribil vista! Or mi è palese appieno
+ l'orrendo arcano...
+
+ SIFACE Infra te stessa parli?
+ A me favella. Or, mirami; son quello,
+ quel tuo consorte io son, che, a te posposto
+ e regno e onor, privo d'entrambi, avvinto
+ infra romani lacci, ancor su l'orlo
+ della bramata tomba il piè rattengo,
+ per saper di tua sorte.
+
+ SOFON. Oh detti!... Ahi! dove,
+ dove mi ascondo?...
+
+ SIFACE Ah! di vergogna, e a un tratto
+ di morte l'orme (oh cielo) impresse io veggio
+ sul tuo smarrito volto? Assai mi parla
+ il tuo silenzio atro profondo: io leggo
+ dentro al tuo cor la orribile battaglia
+ di affetti mille. Ma, da me rampogna
+ niuna udrai tu: benché oltraggiato, e in ceppi,
+ e da tutti deserto, ancor pur sento
+ di te piú assai, che non di me, pietade.
+ Conosci or, donna, s'io t'amai.--Mi è noto,
+ che il comando del padre, e l'odio acerbo
+ che per Roma hai nel petto, eran tue scorte
+ al mio talamo sole; amor, no mai,
+ tu per me non avevi. Io stesso adduco
+ le tue discolpe, il vedi. Io so, che d'altra
+ non bassa fiamma ardevi tu, giá pria
+ d'essermi sposa. Amor per prova intendo:
+ sua irresistibil forza, il furor suo,
+ tutto conosco: e, mal mio grado, io quindi
+ amai te sempre. A riamarmi astretta
+ tu dalle umane e sacre leggi, amarmi
+ non ti fu pur possibil mai.--Gelosa
+ rabbia mi squarcia a brani a brani il core:
+ vorrei vendetta; e, abbenché vinto e inerme,
+ dell'abborrito mio rival pur farla
+ quí ancor potrei... Ma, tu trionfi, o donna:
+ piú che geloso ancora, amante io vero,
+ col mio morir salva lasciarti or voglio.--
+ Perdonarti, fremendo; a orribil vita
+ esser rimasto, odiandola, e soltanto
+ per rivederti; ardentemente a un tempo
+ lieta con altri desiarti, e spenta;
+ or, come sola de' miei mali infausta
+ fonte, esecrarti; or, come il ben ch'io avessi
+ unico al mondo, piangendo adorarti...
+ Ecco, fra quali agitatrici Erinni,
+ per te strascino gli ultimi momenti
+ del viver lungo e obbrobríoso mio.
+
+ SOFON. ...Ardirò pur, ma con tremante voce,
+ l'alma mia disvelarti.--A dir, non molto
+ mi avanza: in mio favor, troppo dicesti
+ tu, generoso: a morir sol mi avanza,
+ degnamente, qual moglie di Siface,
+ qual d'Asdrubale figlia.--Al suon, che sparse
+ del tuo morir la fama, è ver, ch'io ardiva
+ la mia destra promettere; ma data
+ non l'ho: tu vivi, e di Siface io sono.
+ Le tue vendette, e in un le mie, null'uomo
+ contra Roma eseguir meglio potea,
+ che Massinissa. Di tal speme io cieca,
+ e presa in un (nol niegherò) del suo
+ chiaro valor, toglierlo a Roma, e farlo
+ di Cartagine scudo ebb'io disegno.
+ Ma, Siface respira? al suo destino,
+ qual ch'ei lo elegga, inseparabil io
+ compagna riedo, e non del tutto indegna.
+
+ SIFACE L'alto proposto tuo, grande è sollievo
+ a re infelice, e a non amato sposo;
+ ma ad un amante oltre ogni dire ardente,
+ qual io ti sono, ei fia supplizio estremo.
+ Giá da gran tempo entro al mio core ho fermo
+ il mio destin, cui mai divider meco,
+ no, mai non dei. Preghi e comandi ascolta,
+ donna, or dunque da me... Ma Scipio a noi
+ veggio venirne: a lui soltanto al mondo
+ bramo indrizzar gli ultimi accenti miei.
+
+
+ SCENA TERZA
+
+ SCIPIONE, SOFONISBA, SIFACE.
+
+
+ SIFACE Odimi, o Scipio.--Innanzi a te, sparisce
+ il simulare; innanzi a te, di niuna
+ mia debolezza il vergognarmi è dato:
+ tu, benché niuna in tuo gran cor ne alberghi,
+ grande qual sei, tutte in altrui le intendi,
+ e umanamente le compiangi.--È questa,
+ (mirala or ben) la cagion prima è questa
+ d'ogni mio danno; e in lei pur sola io posi
+ ogni mio affetto. Non mi hai visto ancora
+ tremar per me; per altri or scendo ai preghi;
+ a forza io 'l fo...
+
+ SOFON. Non per la figlia al certo
+ di Asdrúbal preghi. Al par di te, secura
+ fors'io non sto?--Che puoi Scipion, tu farmi?
+ Nata in Cartagin io, nemica a Roma,
+ e prigioniera entro il romano campo,
+ io pur secura sto...
+
+ SCIP. Noi tutti, o donna,
+ pone in duri frangenti or la fatale
+ bizzarra possa della sorte. Io lieto
+ certo non son dei danni vostri: e indarno
+ meco fai pompa tu dell'odio innato
+ tuo contra Roma. Ancor che Annibal crudo
+ da tutta Italia ogni pietá sbandisca,
+ non io perciò contro ai nemici atroce
+ odio racchiudo. Ove con lor mi è forza
+ a battaglia venirne, io, vincitori,
+ gl'invidio e ammiro ognor; vinti, gli ajuto,
+ e li compiango.
+
+ SIFACE Ed a te solo io quindi,
+ ciò che a null'uom non avrei detto io mai,
+ dir mi affido...
+
+ SOFON. Che dir? Tu, per te nulla
+ certo non chiedi al vincitore; io niego
+ nulla da lui ricever mai; né pure
+ la sua pietá: ch'altro havvi a dire? Innanzi
+ al gran Scipion, chi vile osa mostrarsi?
+ Ma, s'anca vile io fossi, il sol vedermi
+ davanti agli occhi il distruttor de' miei,
+ l'apportator d'ultimi danni all'alta
+ patria mia, ciò sol farmi arder potrebbe
+ or di magnanim'ira. Al par nemica
+ e di Scipione, ancor che umano ei sia,
+ mi professo, e di Roma: a farmen degna,
+ deggio in Scipion piú maraviglia or dunque,
+ che non pietá, destare.
+
+ SCIP. Ogni alma eccelsa,
+ ch'abbia avversa la sorte, a me fa quasi
+ abborrir la mia prospera.
+
+ SOFON. Funesta
+ gioja, ma gioja pure, in sen mi brilla,
+ or che mi è dato al fine aprir miei sensi
+ al primier dei Romani. Intender tutti
+ i misti affetti, a cui mio core è in preda,
+ tu solo il puoi, che cittadino ed uomo
+ del par sei sommo.--A chi in Cartagin culla
+ ebbe, non men che a chi sul Tebro nacque,
+ la patria sta, sovra ogni cosa al mondo,
+ fitta nell'alma. In me, bench'io pur donna,
+ femminili pensier non ebber loco,
+ se non secondo. Amai chi meglio odiava
+ voi, superbi Romani. Un dí nemico
+ era a voi Massinissa; e al suono allora
+ di sue guerriere giovanili imprese
+ io m'accendea. Siface, allor di Roma
+ era, non so se ligio, o amico.--Or questi
+ son gli ultimi miei detti: a Scipio parlo,
+ e a te Siface: il simular non giova;
+ che il cor dell'uom voi conoscete entrambi.--
+ Dei primi nostri affetti assai profonde
+ in noi rimangon l'orme: udendo io quindi,
+ che l'ucciso Siface intera palma
+ dava ai Romani; e Massinissa a un tempo
+ occorrendomi agli occhi; in mio pensiero
+ disegno io fei (forse il dettava il core)
+ di distorlo da Roma, e di lui scudo
+ a Cartagine fare, e a me. Nemica
+ quí fra l'aquile vostre io dunque or venni:
+ e l'alta speme, che in mio cor s'è fitta
+ di ribellarvi Massinissa, in bando
+ fatto m'ha porre assai riguardi; io 'l sento;
+ e colpevol men taccio; e ad alta ammenda
+ son presta io giá. Forse, con possa ignota,
+ mi strascinava ver voi la mia sorte
+ a dar di me non basso un saggio: ed ecco,
+ campo or mi s'apre a dimostrare a Roma,
+ qual alma ha in sen donna in Cartagin nata.
+
+ SIFACE L'inaspettato viver mio, ben veggo,
+ ad ogni mira tua solo e fatale
+ inciampo egli è: ma un'ombra vana, e breve,
+ fia il viver mio. Cessò mia vera vita,
+ dal punto in cui mia libertá cessava:
+ a che restassi, il sai. Sublimi sforzi,
+ da te gli apprendo. Ancor che orrenda piaga
+ sien tuoi detti al mio core, a me soltanto
+ dovevi aprirti; a vendicarmi degna
+ io ti lasciava; e lascio...
+
+ SOFON. A vendicarci,
+ non dubitarne, altri rimane. Ogni uomo
+ il suo dover quí compia; il mio si cangia,
+ al rivivere tuo.--Svelato appieno
+ t'ho del mio core i piú nascosi affetti:
+ mi udia Scipion; cui vil nemica io fora,
+ se in altra guisa io favellato avessi.
+
+ SCIP. Franco e sublime il tuo parlar, mi è prova,
+ che me nemico non volgare estimi.
+ Deh, pur potessi!...
+
+ SOFON. Assai diss'io.--Siface,
+ or ritrarci dobbiamo...
+
+ SIFACE In breve, io seguo
+ i passi tuoi...
+
+ SOFON. No: dal tuo fianco omai
+ non mi scompagno.
+
+ SIFACE E abbandonarmi pure
+ dovrai...
+
+ SOFON. Nol voglio; e alla presenza io 'l giuro
+ del gran Scipione.--Or via; deh! meco vieni:
+ alle orribili tante atre tempeste
+ che ci squarciano il core, un breve sfogo
+ vuolsi conceder pure. Il pianto a forza
+ finor rattenni, io donna: al tuo cospetto
+ no, non si piange, o Scipio: ma natura
+ vuol suo tributo al fine. Egli è da forte
+ il sopportar le avversitá; ma fora
+ vil stupidezza il non sentirne il carco.
+
+ SIFACE Misero me! deh! perché vissi io tanto?..
+
+
+ SCENA QUARTA
+
+
+ SCIPIONE.
+
+ Sublime donna ella è costei: Romana
+ degna sarebbe.--Io 'l pianto a stento affreno.
+
+
+
+
+ ATTO QUARTO
+
+
+ SCENA PRIMA
+
+ MASSINISSA, SOLDATI NUMIDI.
+
+
+ MASSIN. Tutti a' miei cenni, all'annottar, sien presti,
+ co' lor destrieri; e taciti si appiattino
+ dov'io ti dissi, o Bocar.--Tu, mio fido
+ Guludda, intanto ad ogni evento in pronto
+ tieni il fatal mio nappo. È il solo usbergo
+ d'ogni re, che nemico o amico fassi
+ della esecrabil Roma.--Itene; e nulla
+ di ciò traspiri.
+
+
+ SCENA SECONDA
+
+ MASSINISSA.
+
+
+ O Massinissa, all'arte
+ scender tu dei, per sostener tuo dritto?...
+ Mai per me nol farei; ma in salvo porre
+ io deggio pur chi nel periglio ho posto,
+ o perir seco.--In questo luogo, e a stento,
+ breve udíenza ottengo?... Oh ciel! cangiata
+ ella è dunque del tutto?... Eccola... Io tremo.
+
+
+ SCENA TERZA
+
+ SOFONISBA, MASSINISSA.
+
+
+ SOFON. Io non credei piú rivederti; e in vero
+ piú nol dovea: ma il volle (il crederesti?)
+ Siface istesso...
+
+ MASSIN. E fu pietade, o scherno?
+
+ SOFON. Grandezza ell'era; e, a ridestare in noi
+ ogni alto senso, è troppa. Ei stesso teco
+ vuolsi abboccar: ma ch'io il preceda impone;
+ e che...
+
+ MASSIN. Tal vista io sostener?...
+
+ SOFON. Men grande
+ sei tu di lui? Teme ei la tua?
+
+ MASSIN. Né posso
+ dirti pria...?
+
+ SOFON. Che dirai, che udire io 'l possa?
+
+ MASSIN. Nuovo martire invan mi dai: va' dirti,
+ ch'io quí ti trassi, e che sottrarten voglio,
+ ad ogni costo, io stesso.
+
+ SOFON. A te mi diedi
+ io stessa, il sai; da te mi tolgo io stessa.
+ Funesto a me il comanda alto dovere:
+ ma, da ogni mal sottrarmi, in me son certa,
+ seguitando Siface. Ad esser forte,
+ dunque apprendi or da me. Di Roma è il campo
+ questo: Scipion vi sta; tu, re, vi stai:
+ ed io vi sto, d'Asdrúbal figlia: or dimmi;
+ vuoi forse tu che amar volgar sia il nostro?
+
+ MASSIN. Ah! di ben altra fiamma arde il mio core,
+ che non il tuo... Grandezza e gloria e fama,
+ tutto in te sola io pongo... Esser dei mia;
+ pera il mio regno; intero pera il mondo;...
+ tu mia sarai. Perigli omai, né danni,
+ non conosco, né temo. A tutto io presto,
+ fuor che a perderti, sono; e pria...
+
+ SOFON. Ti basti
+ d'aver tu sol tutto il mio core... Indegno
+ non ten mostrar... Ma, che dich'io? la vista,
+ la sola vista di Siface inerme,
+ vinto, e cattivo, eppur sereno e forte,
+ fia bastante a tornarti ora in te stesso.
+
+ MASSIN. Misero me!... Se almen potessi io solo!...
+ Ma, di voi non son io men generoso;
+ ben altro amante io sono: e nobil prova
+ darne mi appresto...
+
+ SOFON. Ecco Siface.
+
+ MASSIN. --Udirmi
+ anch'ei potrá; né di spregiarmi ardire
+ avrete voi.
+
+
+ SCENA QUARTA
+
+ SIFACE, SOFONISBA, MASSINISSA.
+
+
+ MASSIN. Siface, al tuo cospetto
+ or si appresenta il tuo mortal nemico;
+ ma in tale stato il vedi, ch'ei non merta
+ nullo tuo sdegno omai.
+
+ SIFACE D'un re fra ceppi
+ stolto fora ogni sdegno. A me davanti
+ se appresentato il mio rival si fosse
+ mentr'io brando cingeva, allor mostrargli
+ potuto avrei furor non vano: or altro
+ a me non lascia la crudel mia sorte,
+ che fermo volto e imperturbabil core.
+ Quindi or pacato mi udrai favellarti.
+
+ MASSIN. Il disperato mio dolore immenso
+ a te ristoro esser pur dee non lieve:
+ odi or dunque, qual sia.--Mirami: in ceppi,
+ piú inerme assai di te, piú vinto e ignudo
+ di senno io sono, e assai men re. Giá tolto
+ mi avevi il regno tu, ma allor per tanto
+ tu vincitor di me non eri: ardente,
+ instancabil nemico io risorgeva
+ piú fero ognor dalle sconfitte mie;
+ fin che a vicenda io vincitor tornato,
+ il mio riebbi, e a te il tuo regno io tolsi.
+ Ma godi tu, trionfa; intera palma
+ di me ti dá questa sublime donna,
+ ch'or ben due volte a Massinissa hai tolta.
+
+ SOFON. E vuoi, ch'io pur del debil tuo coraggio
+ arrossisca...?
+
+ MASSIN. Non diedi a voi per anco
+ del mio coraggio prova: ei pur fia pari
+ al dolor mio.--Voi state (io ben lo veggo)
+ securi in voi, per la prefissa morte.
+ Degno è d'ambo il proposto; ed io l'intendo
+ quant'altri; e a voi, ciascun per se, conviensi.
+ Tu, prigioniero re, non vuoi, né il dei,
+ viver piú omai: tu, di Siface moglie,
+ e di Asdrubale figlia, in faccia a Roma
+ pompa vuoi far d'intrepid'alma ed alta;
+ né affetto ascolti, altro che l'odio e l'ira.
+ Ma Siface, che t'ama; ei, che all'intera
+ rovina sua per te, per te soltanto,
+ s'è tratto; ei ch'alto e nobil cor, non meno
+ che infiammato, rinserra; oh ciel! deh!... come,
+ come può udir, che l'amata sua donna
+ abbia a perire?...
+
+ SOFON. E potrebb'egli or tormi
+ dal mio dover, s'anco il volesse?
+
+ SIFACE E donde
+ noto esser puovvi il pensier mio?
+
+ MASSIN. Guidato
+ io da furie ben altre, omai tacerti
+ il mio non posso; né cangiare io 'l voglio,
+ se pria spento non cado. Ad ogni costo
+ salvare io voglio or Sofonisba; e salva
+ ella (il comprendo) esser non vuol, né il puote,
+ se non è salvo anco Siface.--In sella
+ giá i miei Numidi stanno: al sorger primo
+ della vicina notte, ove tu vogli,
+ Siface, un d'essi fingerti, a te giuro
+ d'esserti scorta io stesso, e illeso trarti
+ con Sofonisba tua, fino alle porte
+ di Cartagine vostra. Ivi tu gente,
+ armi, e cavalli adunerai: né vinto
+ egli è un re mai, cui libertá pur resta.
+ Abbandonar queste abborrite insegne
+ di Roma io voglio; e per Cartagin io,
+ e per l'Affrica nostra, e per te forse,
+ d'ora in poi pugnerò. Qualor tu poscia
+ regno e possanza ricovrato avrai,
+ sí che venirne al paragon del brando
+ re potrem noi con re, col brando allora
+ ti chiederò questa adorata donna;
+ ch'or non per altro a te pur rendo io stesso,
+ che per sottrarla a misera immatura
+ orribil morte.
+
+ SOFON. Ineseguibil cosa
+ proponi, e invano...
+
+ SIFACE Ei d'alto cor fa fede;
+ me non offende: anzi, a propor mi sprona
+ ben altro un mezzo, assai piú certo; e fia
+ piú lieve a lui, men di Siface indegno;
+ e in un...
+
+ MASSIN. Voi, domi dalla sorte avversa,
+ ineseguibil ciò che a me fia lieve,
+ stimate or forse; ma, se onor vi sprona,
+ meco ardite e tentate. Ultimo, e sempre
+ certo partito egli è il morir; né tolto
+ ai forti è mai: ma a tutti noi, per ora,
+ necessario ei non è. Scipion deluso,
+ sol coll'alba sorgente il fuggir nostro
+ saprá; fors'egli umano e giusto in core,
+ rispetterá miei dritti: ad ogni guisa,
+ mercé i ratti corsier, sarem coll'alba
+ lontani assai. Ma, se inseguirci pure
+ si attenta alcun, giuro che il brando io pria
+ a Scipio istesso immergerò nel petto,
+ che a lui rendervi mai. Questa mia spada,
+ che me salvò gia tante volte; questa,
+ onde il mio regno e in un l'altrui riebbi,
+ non fia bastante a porvi entro a Cartago
+ in salvo entrambi? Or, deh! per poco cedi;
+ cedi, o Siface, alla fortuna: in sommo
+ puoi ritornare ancor; né cosa al mondo
+ tu mi dovrai. Nemici fummo; e in breve,
+ di bel nuovo il saremo; il sol periglio
+ di cosa amata al par da noi, fa muto
+ l'odio e lo sdegno in noi. Supplice m'odi
+ parlarti; in te la tua salvezza è posta.
+ Ma se pur crudo il tuo nemico abborri
+ piú che non ami la tua donna, intera
+ abbine almen pria di morir vendetta.
+ Ecco ignudo il mio brando; in me il ritorci.--
+ O me uccidi, o me segui.
+
+ SIFACE Oh Massinissa!...
+ Infra il bollor della feroce immensa
+ tua passíon, raggio di speme ancora
+ traluce a te; vinto non sei, né inerme,
+ né prigioniero: or tu d'altr'occhio quindi
+ le umane cose miri. Ma, si asconde
+ sotto serena imperturbatil fronte,
+ entro il mio cor, piú strazíato assai
+ del tuo, si asconde tal funesta fiamma,
+ tal dolor, tal furor, cui vengon manco
+ i detti appieno... A riamato amante
+ ignoti sono i miei martirj... Ah! crude
+ tanto or son piú le mie gelose serpi,
+ quanto piú veggio Sofonisba intenta
+ a smentire magnanima gli affetti
+ del piagato suo core. A duro sforzo
+ il suo coraggio indomito mi tragge;
+ ma degno sforzo.--Ambizíon, vendetta,
+ gelosa rabbia, ogni furor mio ceda
+ al solo amore.--Or, piú che a mezzo il nodo
+ è sciolto giá. Donna, mi ascolta. Io t'amo,
+ per te soltanto, e non per me: ti voglio
+ quindi pria sposa ad altri dare io stesso,
+ pria che per me vederti estinta invano.
+
+ SOFON. Che ascolto? Oimè!... Ch'osi tu dirmi?...
+
+ SIFACE I preghi,
+ spero, udrai tu del tuo consorte: e dove
+ non bastin preghi, gli ultimi comandi
+ n'eseguirai.--Di Massinissa sposa
+ tu quí venisti:... a Massinissa sposa
+ io quí ti rendo.
+
+ SOFON. Ah! no...
+
+ SIFACE Tu, che salvarla
+ non tua potevi, or che l'ho fatta io tua,
+ meglio il potrai.--Per sempre, addio. Seguirmi
+ nullo ardisca di voi.
+
+
+ SCENA QUINTA
+
+ MASSINISSA, SOFONISBA.
+
+
+ SOFON. No, non v'ha forza,
+ che me rattenga or dal seguirti.--Addio,...
+ Massinissa...
+
+
+ SCENA SESTA
+
+ MASSINISSA.
+
+
+ Oh dolor!... Ma, breve è il tempo;
+ antivenir voglionsi entrambi... Oh cielo!
+ Io temo sol d'esser di lor men ratto.
+
+
+
+
+ ATTO QUINTO
+
+
+ SCENA PRIMA
+
+ SCIPIONE, CENTURIONI.
+
+
+ SCIP. Giá tutto io so. Nella imminente notte,
+ ciascun di voi delle romane tende
+ a guardia vegli: ma comando espresso
+ vi do, che ostacol nullo, insulto nullo
+ non si faccia ai Numídi. Itene; e queta
+ passi ogni cosa.
+
+
+ SCENA SECONDA
+
+ SCIPIONE.
+
+
+ O Massinissa ingrato,
+ il tuo furor contro al mio solo petto
+ sfogar dovrassi; o in me, qual onda a scoglio,
+ infranger si dovrá.--Ma il passo incerto,
+ ecco, ei ver me turbato porta: ei forse
+ sa il destin di Siface... Oh qual mi prende
+ pietá di lui!--Deh! vieni a me; deh! vieni.....
+
+
+ SCENA TERZA
+
+ SCIPIONE, MASSINISSA, SOLDATO NUMIDA IN DISPARTE.
+
+
+ MASSIN. Quí mi attendi, o Guludda.--A questo incontro
+ non era io presto.
+
+ SCIP. E che? sfuggir mi vuoi?
+ Io son pur sempre il tuo Scipione: indarno
+ cerchi or te stesso altrove; io sol ti posso
+ rendere a te.
+
+ MASSIN. Fuor di me stesso io m'era,
+ certo, in quel dí, che di mia vita e onore
+ traffico infame, onde acquistar catene,
+ io fea con voi. Ma, la dovuta ammenda
+ faronne io forse; e fia sublime. Allora
+ vedrai, che appien tornato in me son io.
+
+ SCIP. Giá tel dissi; svenarmi, o Massinissa,
+ anco tu puoi: ma, fin ch'io spiro, è forza
+ che tu mi ascolti.
+
+ MASSIN. A ciò mi manca or tempo...
+
+ SCIP. Breve or tempo hai da ciò.--Ma omai, che speri?
+ Ogni tua trama è a me palese: stanno
+ furtivamente in armi entro lor tende
+ i tuoi Numídi; impreso hai di sottrarre
+ Siface, e in un...
+
+ MASSIN. Se tanto sai; se l'arti
+ d'indagator tiranno a tanto hai spinte,
+ ch'anco fra' miei chi mi tradisca hai compro;
+ a compier l'opra anche la forza aggiungi,
+ poiché piú armati hai tu. Presto me vedi
+ a morir, sempre; a mi cangiar, non mai.
+
+ SCIP. Scipion tu oltraggi; ei tel perdona. Ah! teco
+ spada adoprar null'altra io vo', che il vero;
+ e col ver vincerotti. La tua stessa
+ Sofonisba, che t'ama, (il crederesti?)
+ ella stessa svelare a me tue trame
+ appieno or dianzi fea...
+
+ MASSIN. Che ascolto? oh cielo!...
+
+ SCIP. Sí, Massinissa; io te lo giuro. Or dianzi,
+ per espresso comando di Siface,
+ fu dal suo padiglione ella respinta;
+ quindi e rabbia e dolore a tal l'han tratta,
+ ch'ogni disegno tuo scoprir mi fea.--
+ Ma invano io 'l seppi: in tuo poter tuttora
+ sta, se il vuoi, di rapirla. Abbiati pure
+ suo difensor Cartagine; nol vieto:
+ avronne io 'l danno; io, che l'amico e insieme
+ la fama perderò. Ma, il ciel, deh! voglia,
+ che a te maggior poscia non tocchi il danno!
+
+ MASSIN. E Sofonisba istessa,... a favor tuo...
+ vuol contra me?.. Creder nol posso. Or donde?..
+
+ SCIP. Ella, maggior del suo destino assai,
+ prova d'amor darti or ben altra intende.
+ Necessitá fa forza anco ai piú prodi:
+ al suo gran cor sprone si aggiunge il forte
+ ultimo esempio di Siface.
+
+ MASSIN. Or quali
+ ambigui detti?.. Di qual prova parli?
+ Qual di Siface esemplo?...
+
+ SCIP. E che? nol sai?
+ Giunto è Siface entro sua tenda appena,
+ qual folgor ratto ecco ei si avventa al brando
+ del centurion, che a guardia stavvi; in terra
+ l'elsa ei ne pianta, ed a furor sovr'esso
+ si precipita tutto...
+
+ MASSIN. Oh, mille volte
+ felice lui! dalla esecrabil Roma
+ cosí sottratto...
+
+ SCIP. Spirando, egli impone,
+ ch'ivi l'ingresso a Sofonisba a forza
+ vietato venga.
+
+ MASSIN. Ed ella?... Ahi! ch'io ben veggo
+ del di lei stato appien l'orror... Ma troppo
+ dal destin di Siface è lunge il mio.
+ Vinto ei da te, di propria man si svena:
+ io, non vinto per anco, esser vo' spento
+ da un roman brando, ma col brando in pugno.
+
+ SCIP. Ah! no; perir tu al par di lor non dei.
+ Piú che il morire, assai di te piú degno,
+ sublime sforzo ora il tuo viver fia.
+
+ MASSIN. Viver senz'essa?... Ah! non son io da tanto...
+ Ma, ch'io salvarla in nessun modo?... Io voglio
+ vederla ancor, sola una volta.
+
+ SCIP. Ah! certo,
+ gli alti tuoi sensi a ridestarti in petto,
+ piú ch'io non vaglio, il suo parlar varratti.--
+ Eccola; starsi alla mia tenda appresso
+ vuol ella omai; d'Affrica intera agli occhi,
+ di Roma agli occhi, ogni dover suo crudo
+ ella compier disegna. Odila; seco
+ Scipion ti lascia: in ambo voi si affida
+ il tuo Scipion; ch'esser di lei men grande,
+ tu nol potresti.
+
+
+ SCENA QUARTA
+
+ SOFONISBA, SCIPIONE, MASSINISSA.
+
+
+ SOFON. Ah! ferma il piede. Io vengo
+ a te, Scipione; e tu da me ti togli?
+
+ SCIP. Sacro dover vuol che pomposo rogo
+ al morto re si appresti...
+
+ SOFON. Almen, quí tosto
+ riedi; ten prego. Mia perpetua stanza
+ fia questa omai: quí d'aspettarti io giuro.
+
+
+ SCENA QUINTA
+
+ SOFONISBA, MASSINISSA.
+
+
+ MASSIN. Perfida! ed anco all'inumano orgoglio
+ il tradimento aggiungi?
+
+ SOFON. Il tradimento?
+
+ MASSIN. Il tradimento, sí: mentr'io mi appresto
+ a voi salvare, a morir io per voi,
+ a Scipio sveli il mio pensier tu stessa?
+
+ SOFON. --Siface seco non mi volle estinta.
+
+ MASSIN. Meco salva ei ti volle.
+
+ SOFON. Ei giá riebbe
+ sua libertá; quella ch'io cerco, e avrommi.--
+ Teco sottrarmi dal romano campo,
+ nol poss'io, se non perdo appien mia fama.
+ Di vero amor troppo mi amasti e m'ami,
+ per salvarmi a tal costo: io, degna troppo.
+ son del tuo amor, per consentirtel mai.
+ Null'altro io dunque, in rivelar tue mire,
+ ho tolto a te, che la funesta possa
+ di tradir la mia fama e l'onor tuo.
+
+ MASSIN. Nulla mi hai tolto; assai t'inganni: ancora
+ tutto imprender poss'io: rivi di sangue
+ scorrer farò: versare il mio vo' tutto,
+ pria che schiava lasciarti...
+
+ SOFON. E son io schiava?
+ Tal mi reputi or tu?
+
+ MASSIN. Di Roma in mano
+ ti stai...
+
+ SOFON. Di Roma? Io di me stessa in mano
+ per anco stommi: o in mano tua, se in core
+ regal pietá per me tu ancor rinserri.
+
+ MASSIN. Inorridir mi fai... Sovra il tuo aspetto,
+ di risoluta morte alta foriera
+ veggo, una orribil securtá... Ma, trarti...
+
+ SOFON. Tutto fia vano: al mio voler, che figlio
+ è del dovere in me, forza non havvi
+ che a resistere vaglia. È la mia morte
+ necessaria, immutabile, vicina;
+ e fia libera, spero; ancor che inerme
+ io sia del tutto; ancor ch'io, stolta, in Cirta
+ l'amico sol dei vinti re lasciassi,
+ il mio fido veleno; ancor che un sacro
+ solenne giuro di sottrarmi a Roma
+ dal labro udissi del mio stesso amante;...
+ giuro, cui sparso ha tosto all'aure il vento.
+ Fra quest'aquile altere ancor regina,
+ figlia ancora d'Asdrubale, secura
+ in me medesma io quí non meno stommi,
+ che se in Cartago, o se in mia reggia io stessi.--
+ Ma, tu non parli?... disperati sguardi
+ pregni di pianto affiggi al suolo?... Ah! credi,
+ che il mio dolor si agguaglia al tuo...
+
+ MASSIN. Diverso
+ n'è assai l'effetto: io, di coraggio privo,
+ men che donna rimango; e tu...
+
+ SOFON. Diverso
+ lo stato nostro è assai: ma, non l'è il core...
+ Credilo a me: bench'io non pianga, io sento
+ strapparmi il cor: donna son io; né pompa
+ d'alma viril fo teco: ma non resta
+ partito a me nessuno, altro che morte.
+ S'io men ti amassi, entro a Cartagin forse
+ ti avria seguíto, e di mia fama a costo
+ avrei coll'armi tue vendetta breve
+ di Roma avuta: ma per me non volli
+ porti a inutile rischio. È omai maturo
+ il cader di Cartagine: discorde
+ citta corrotta, ah! mal resister puote
+ a Roma intera ed una. Avrei pur troppi
+ giorni vissuto, se la patria mia
+ strugger vedessi; e te con essa andarne,
+ per mia cagione, in precipizio. A Roma
+ fido serbarti, e al gran Scipion (qual dei)
+ amico grato; in gran possanza alzarti;
+ a tua vera virtú dar largo il campo;
+ ciò tutto or puote, e sol mia morte il puote.
+ Piú che il mio ben, mi sforza il tuo...
+
+ MASSIN. Mi credi
+ dunque sí vil, ch'io a te sorviver osi?
+
+ SOFON. Maggior di me ti voglio: esserlo quindi
+ tu dei, col sopravvivermi: ed in nome
+ della tua fama, a te il comando io prima.
+ Vergogna or fora a te il morir; che solo
+ vi ti trarrebbe amore: a me vergogna
+ il viver fora, a cui potria sforzarme
+ il solo amore. È necessario, il sai,
+ il mio morire: a me il giurasti; e ancora
+ sariami grato di tua man tal dono:
+ ma non puoi tormel tu, per quanto il nieghi.
+ In questo luogo, al campo in faccia, in muto
+ immobil atto, ancor tre giorni interi
+ ch'io aggiunga a questo, in cui né d'acqua un sorso
+ libai, vittoria a me daran di Roma.
+ Vedi s'è in te pietá, cosí lasciarmi
+ a morte lunga, allor che breve e degna
+ giurasti procacciarmela... Ahi me stolta!
+ che in te solo affidandomi, quí venni...
+
+ MASSIN. Tu dunque hai fermo il morir nostro...
+
+ SOFON. Il mio.
+ Se insano tu, contro a mia voglia espressa,
+ l'arme in te volgi; odi or minaccia fera,
+ e l'affronta, se ardisci; io viva in Roma
+ trarre mi lascio, e di mia infamia a parte
+ il tuo nome porrò... Deh! pria che rieda
+ a noi Scipione, in libertade appieno
+ tornami or tu; se non sei tu spergiuro.
+
+ MASSIN. Che chiedi?... oh ciel!... Del brando mio non posso
+ armar tua mano... Incerto il colpo...
+
+ SOFON. Il brando
+ vuol mano, è ver, usa a trattarlo. Un nappo
+ di velen ratto al femminil mio ardire
+ meglio confassi. Il tuo fedel Guludda
+ vegg'io non lungi; ei per te stesso il reca
+ sempre con se: chiamalo; il voglio.
+
+ MASSIN. --Oh giorno!--
+ Guludda, a me quel nappo.--Or va, mi aspetta
+ alle mie tende.--È questo dunque, è questo
+ il don primier, l'ultimo pegno a un tempo
+ dell'immenso mio amor, che a viva forza
+ tu vuoi da me?.. Pur troppo (io 'l veggo) in vita
+ tu non rimani, a nessun patto; e a lunga
+ morte stentata lasciarti non posso.--
+ Non piangerò,... poiché non piangi: a ciglio
+ asciutto, a te la feral tazza io stesso,
+ ecco, appresento... A patto sol, che in fondo
+ mia parte io n'abbia...
+
+ SOFON. E tu l'avrai, qual merti.
+ Or dell'alto amor mio sei degno al fine.
+ Donami dunque il nappo.
+
+ MASSIN. Oh ciel! mi trema
+ la mano, il core...
+
+ SOFON. A che indugiare? è forza,
+ pria che giunga Scipione...
+
+ MASSIN. Eccoti il nappo.
+ Ahi! che feci? me misero!...
+
+ SOFON. Consunto
+ ho il licor tutto: e giá Scipion quí riede.
+
+ MASSIN. Cosí m'inganni? Un brando ancor mi avanza;
+ e seguirotti.
+
+ (Sta per trafiggersi; Scipione robustamente
+ afferrandogli il braccio, lo tien costretto.)
+
+
+ SCENA SESTA
+
+ SCIPIONE, MASSINISSA, SOFONISBA.
+
+
+ SCIP. Ah! no; fin ch'io respiro...
+
+ MASSIN. Ahi traditor! dentro al tuo petto io dunque
+ della uccisa mia donna avrò vendetta.
+
+ SCIP. Eccoti inerme il petto mio: la destra
+ sprigionerotti, affin che me tu sveni;
+ ad altro, invan lo speri.
+
+ SOFON. O Massinissa,
+ ti abborrisco se omai...
+
+ SCIP. Me sol, me solo
+ uccider puoi; ma fin ch'io vivo, il ferro
+ non torcerai nel petto tuo.
+
+ MASSIN. --Rientro
+ al fine in me.--Scipion, tutto mi hai tolto;
+ perfin l'altezza de' miei sensi.
+
+ SOFON. Ingrato!...
+ Puoi tu offender Scipione? Ei mi concede,
+ come a Siface giá, libera morte;
+ mentre forse ei vietarcela potea:
+ a viva forza ei ti sottragge all'onta
+ di morte imbelle obbrobriosa: e ardisci,
+ ingrato ahi! tu, Scipio insultar? Deh! cedi,
+ cedi a Scipion; fratello, amico, padre
+ egli è per te.
+
+ MASSIN. Lasciami omai: tu invano
+ il furor mio rattieni. Morte,... morte...
+ io pur...
+
+ SOFON. Deh! Scipio... ah! nol lasciare: altrove
+ fuor della vista mia traggilo a forza.
+ Ei nato è grande, e il tuo sublime esemplo
+ il tornerá pur grande: a Roma, al mondo
+ sua debolezza ascondi... Io... giá... mi sento
+ gelar le vene, intorpidir la lingua.--
+ A lui non do,... per non strappargli il core,...
+ l'estremo addio.--Deh! va: fuor lo strascina...
+ ten prego;... e me... lascia or morir,... qual debbe
+ d'Asdrubal figlia, entro al... romano campo.
+
+ MASSIN. Ah!... Dalla rabbia, dal dolor... mi è tolta...
+ ogni mia possa... Io... respirare... appena,...
+ non che... ferir...
+
+ SCIP. Vieni: amichevol forza
+ usarti vo':
+
+ (Strascinandolo a forza verso le tende.)
+
+ non vo' lasciarti io mai...
+ né mai di vita il tuo dolor trarratti,
+ se il tuo Scipione teco ei non uccide.
+
+
+
+
+
+
+
+
+End of the Project Gutenberg EBook of Sofonisba, by Vittorio Alfieri
+
+*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK SOFONISBA ***
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+Foundation
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+
+
+Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic
+works.
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+Professor Michael S. Hart was the originator of the Project Gutenberg-tm
+concept of a library of electronic works that could be freely shared
+with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
+Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.
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+Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
+editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
+unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily
+keep eBooks in compliance with any particular paper edition.
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+Most people start at our Web site which has the main PG search facility:
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+ https://www.gutenberg.org
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+This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
+including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
+Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
+subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
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+This eBook, including all associated images, markup, improvements,
+metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be
+in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES.
+
+Procedures for determining public domain status are described in
+the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org.
+
+No investigation has been made concerning possible copyrights in
+jurisdictions other than the United States. Anyone seeking to utilize
+this eBook outside of the United States should confirm copyright
+status under the laws that apply to them.
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+Project Gutenberg (https://www.gutenberg.org) public repository for
+eBook #31080 (https://www.gutenberg.org/ebooks/31080)