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+The Project Gutenberg EBook of Il dolore nell'arte, by Antonio Fogazzaro
+
+This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
+almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
+re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
+with this eBook or online at www.gutenberg.org
+
+
+Title: Il dolore nell'arte
+
+Author: Antonio Fogazzaro
+
+Release Date: May 30, 2010 [EBook #32599]
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: ISO-8859-1
+
+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL DOLORE NELL'ARTE ***
+
+
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+
+Produced by Carla, Carlo Traverso, Barbara Magni and the
+Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net
+(This file was produced from images generously made
+available by The Internet Archive)
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+ ANTONIO FOGAZZARO
+
+
+ Il Dolore nell'Arte
+
+ DISCORSO
+
+
+
+
+ MILANO
+
+ CASA EDITRICE BALDINI, CASTOLDI & C.º
+
+ _Galleria Vittorio Emanuele, 17 e 80_
+
+ 1901
+
+
+ PROPRIETÀ LETTERARIA
+
+ MILANO--TIP. PIROLA & CELLA DI P. CELLA
+
+
+
+
+I.
+
+ NOTA.--Il presente discorso, tenuto la prima volta in
+ Torino l'11 aprile 1900 per invito di quella Società di
+ Cultura, venne quindi pubblicato nella _Rassegna
+ Nazionale_.
+
+
+Sull'orlo di un lago bizzarro che io amo, verde ai due capi, sottile e
+torto per sinuose gole di colli selvaggi e di montagne tragiche,
+sereno a mezzo il corso nell'arco di un golfo idilliaco, si affaccia
+allo specchio maggiore delle acque una densa e signorile corona di
+ombra. Sovente per le vie solitarie di quell'ombra fui preso dal
+senso di una bellezza che più si prometta di quanto si sveli. Non la
+scoprivo intera nel tremolar lucente del lago tra i tronchi, nelle
+pensose montagne assise a levante del bosco, nelle alte scene lontane,
+dorate di sole, che mi apparivano tratto tratto a settentrione. Mi
+sorgeva invece nel cuore e me lo riempiva di sè l'idea di una
+possibile parola unica nella quale consuonassero tante diverse voci di
+cose; di una profonda parola di bellezza, tentante e inafferrabile
+come la parola di accordi musicali che annuncino, preparino una
+successiva rivelazione di suoni e invece si spengano senza seguito nel
+silenzio. Così penetrato dall'anima occulta delle cose che mi
+figuravo desiderosa e incapace di esprimersi a me com'ero io di
+comprender lei, movevo alla più recondita sede di quel regno di ombra
+dove i maggiori alberi, fronteggiandosi in giro, congiungendosi a
+grande altezza in un'ascensione unica, fanno di sè ghirlanda e tempio
+a un cupo fantasma.
+
+Una giovine donna, bellissima, dai capelli scomposti, dalle vesti
+cadenti, siede là sopra un alto seggio, piegato il busto gentile in
+avanti, puntati i gomiti alle ginocchia, strette le guance fra i pugni
+chiusi, fissi gli occhi tordidi nel vuoto. Il viso rivela una
+intelligenza forte che affonda nella follia. Nessuna cura stringe più
+costei nè del mondo nè di sè. Nessun vivente presuma, per esserle
+stato caro, poterle recar conforto. Ella non torcerebbe un momento
+gli occhi suoi avidi dalla visione di angoscia che la impietra; e
+tuttavia ci balena che possa repente balzar dal seggio con uno strido,
+avventarsi là dove guarda, tanto potente vita spirò nel marmo il
+grande artista che le pose nome «Desolazione». Si soffre davanti
+all'alta Dolorosa, e si gode intensamente di soffrire. Ci partiamo
+pensosi e la visione di lei ne persegue al sole, per le ombre che il
+vento scompiglia, lungo le rive sonore del lago scintillante. Non ci
+guasta l'incanto dei colori e dei suoni ma vi spira una malinconia
+segreta che lo rende più soave, infonde alle voci delle cose un
+accento nuovo e profondo. Pare che l'enigma di bellezza oscura onde
+avemmo dianzi turbato il cuore vi ritorni, lo prema più forte, quasi
+vi si disveli. I susurri del fogliame paiono prima dire dire
+incalzando e poi dolersi, nel venir meno, di non essere intesi.
+
+
+
+
+II.
+
+
+Ma non è nel vento, è sulle labbra silenziose della bella creatura di
+marmo che ci si disegna la prima parola del mistero. Perchè costei che
+se fosse viva ci agghiaccerebbe il sangue con la sua vista, ci
+distruggerebbe l'incanto del giardino, perchè si mesce, fatta visione
+e opera d'arte, con la bellezza delle cose in un'armonia che ci muove
+al desiderio e al sospiro, a un turbamento non simile alla pietà,
+simile piuttosto alle inquietudini dell'amore nascente? S'ella fosse
+raffigurata nell'atto del pregare o del piangere, di una emozione
+insomma tenera e calda, si direbbe che l'attitudine sua genera il
+sentimento nostro; ma non è così. Il dolore e l'amore di lei,
+compenetrandosi a vicenda, si sono indurati in un'angoscia torva,
+senza tenerezza, senza fiamma. È forse la leggiadria del volto e del
+corpo che può tanto sopra di noi? No, la sua bellezza è troppo cupa,
+troppo sinistro il disordine dei suoi capelli e delle sue vesti. La
+potenza sua fascinatrice è nella grandiosità del suo dolore
+impersonale, senza nome. Ella non è una madre, non è un'amante, è il
+dolore stesso, è l'idea pura, fatta marmo, dell'universale dolore, del
+dolore che oscura presto o tardi ogni vita umana. Ma se l'idea pura
+del dolore, sensibilmente rappresentata dall'Arte, ne accende l'anima
+di pensieri alti e soavi, conviene che in lei si asconda qualche
+occulta bellezza; e poichè solo ha potenza di commuovere l'opera
+d'arte che fu creata nella commozione, convien pensare che il creatore
+di quel marmo abbia concepito con entusiasmo, prima di noi, una
+occulta bellezza del soffrire. Pure, se io potessi evocare dai morti
+Vincenzo Vela, l'artefice sovrano, e interrogarlo, egli mi
+risponderebbe di non avere pensato mai a una bellezza del soffrire.
+
+
+
+
+III.
+
+
+Signori, le sorgenti della ispirazione artistica sfuggono alla
+coscienza stessa dell'artista. Esse si celano in una regione
+misteriosa dello spirito umano, nelle tenebre inferiori alla coscienza
+dove giacciono tesori di ricordanze oscurate e lampeggiano
+meravigliose facoltà del conoscere cui non sono ministri nè i sensi nè
+il ragionamento. Laggiù sono le inaccessibili fonti della ispirazione
+artistica insieme alle fonti degli oscuri presentimenti, della
+malinconia e della ilarità senza causa conosciuta, delle dolcezze
+mistiche. Di laggiù è balzata in un'ora di emozione creatrice questa
+mirabile forma cui l'artista, vagheggiandola e meditandola, condusse
+poi a perfezione squisita; e non è temerità di pensare che nelle ombre
+del subcosciente un'arcana bellezza del dolore fosse da lui appresa.
+Non è temerità di pensare che quando erravamo per i viali deserti
+ascoltando la voce del vento e delle onde colla mente piena della
+Desolata, una bellezza mistica del dolore fosse appresa da noi stessi,
+che pur non ne avevamo coscienza. Non esclamate, signori, ch'è
+temerario innalzare su questa sola pietra la strana dottrina di una
+bellezza recondita del dolore. No, io ho incominciato col parlarvi di
+quella pietra perchè il dolore vi si rivela nella sua forma più alta,
+la sofferenza morale, e perchè altro che dolore la sublime forma non
+dice; ma evochiamo insieme dalle reliquie dei secoli morti, dalle
+pagine degli antichi poeti le creature che l'Arte innamorata del
+dolore partorì nobili di bellezza immortale.
+
+
+
+
+IV.
+
+
+Esse ascendono in folla al richiamo, turbinano davanti a noi come le
+anime dolenti nel tenebroso vento che Dante ideò, e Voi tutte le
+riconoscete al viso, alle vesti, alle attitudini, perchè i loro nomi
+di gloria vi sono familiari. Io non so come si ardisca insegnare alle
+turbe in prosa e in rima che la visione artistica del dolore ha
+origini cristiane, che procede dalla glorificazione di un infame
+strumento di tortura e di morte, che l'arte antica fu solo una
+fioritura di bellezza serena e di gioia. Voi tutti sapete che non è
+vero. Altro che armoniose membra di Veneri caste e di efebi divini,
+altro che placide maestà di volti olimpici ha dato l'arte antica.
+Vedete Laocoonte che passa contorcendosi fra le spire dei draghi,
+levando al cielo _clamores horrendos_; vedete il bel guerriero ferito
+del Campidoglio che reclina tristemente il capo nelle ombre della
+morte, e se l'una opera e l'altra Vi paiono pensate e condotte dagli
+artefici a prova della loro scienza e della valente mano, se il dolore
+fisico Vi sembra predominar troppo in esse sul dolore morale, vedete
+Niobe che impietrata piange ancora secondo il tragico mito, piange
+spaventosamente per gli occhi di sasso, Niobe, il sempiterno dolore
+inflitto alla creatura umana dall'Invisibile, che innamorò di sè
+l'arte greca e la sua imitatrice latina. Ecco le creazioni dei grandi
+tragici. Prometeo, che soffre in fiero silenzio mentre i carnefici ne
+configgon le catene alla rupe e, appena è solo, caccia un urlo,
+chiama, come il profeta, le genti «HIdesthe me». «Attendite et
+videte». Ecco la frigia Cassandra, schiava nella reggia degli Atridi,
+ululante nel suo barbaro linguaggio quale una belva prigioniera. Ecco
+il dolore disceso fin nelle tombe a invader le ossa dei morti, il
+fantasma del vecchio re Dareios che piange con Atossa, la compagna sua
+tuttora vivente, sulle sventure del figlio Serse, e la dolce Elettra
+singhiozzante sopra una ciocca di capelli sconosciuti, Antigone e
+Ismene che a vicenda si eccitano al pianto. Ecco Edipo e l'ombra
+sinistra del Destino. E che è mai finalmente la tragedia greca se non
+la forma di bellezza onde si vestì un grandioso concetto del dolore e
+del suo ufficio nel mondo? Il dolore vi è rappresentato come un frutto
+inevitabile del disordine, come un castigo che persegue il sangue
+colpevole di generazione in generazione e punisce nell'infante in cuna
+il delitto degli avi. Lo spettacolo del soffrire fatale, immeritato
+dagli afflitti avvinse a sè la mente dei tragici di Atene e, per opera
+loro, il cuore del popolo. Certo quei grandi poeti non videro in esso
+che crudeli vendette divine e il volere del destino implacabile, non
+ebbero coscienza di un'azione provvidenziale e salutare del dolore; ma
+vi divinarono tuttavia la forma di un ordine onde non valevano a
+penetrare l'essenza. La stessa Iliade prende bellezza e grandezza
+sovrana dal suo elemento tragico, dal Fato che v'incombe agli uomini e
+agli Dei e il poeta di Achille non lo ha forse mai tanto amato come
+quando a lui, salito alle vendette sul suo carro di battaglia, fa
+profetare dal cavallo Xanto una sinistra profezia di sventura.
+
+Ed ecco tra i fantasmi omerici anche Ulisse pensoso in riva al mare
+colla cara lontana Itaca nel cuor pesante, e presso a lui Calipso, la
+triste impotenza dell'amore e della bellezza immortale contro un
+destino che mostra la felicità e la rifiuta. Ecco passar gemendo con i
+capelli al vento le creature ahimè troppo verbose della poesia
+elegiaca, nate dal fascino che il dolore ha esercitato, come soggetto
+d'arte, sull'anima pagana. Ecco la Musa malinconica e appassionata di
+Virgilio, una voluttuosa della tristezza, che sentì le lagrime delle
+cose, e si compiacque di ascoltar i lamenti dei boschi e dei laghi:
+
+ Te nemus Anguitiæ, vitrea te Fucinus unda
+ Te liquidi flevere lacus:
+
+che si arrestò sospirando a contemplar gl'insolubili enigmi
+dell'Universo, il mistero delle cause prime.
+
+
+
+
+V.
+
+
+Ed ecco, in ogni attitudine che ogni dolore compone, infiniti fantasmi
+cui l'Arte diè vita e nome dopo che un dramma di passione divina ebbe
+trasformato il mondo. Disponendomi ad additarvene alcuni tra i più
+famosi, penso di escluderne le creazioni dell'arte sacra, delle quali
+è difficile riconoscere fino a qual punto sieno state ispirate dalla
+fede e dalla bellezza ideale della religione piuttosto che dalla
+bellezza ideale del dolore. Mi sia solamente concesso di affermare
+che nessuna fede religiosa si richiede a godere di tante magnifiche
+rappresentazioni del soffrire; che davanti alla Pietà scolpita da
+Michelangelo e alla Pietà dipinta da Van Dyck anche uno scettico, se
+ha intelletto e cuore, sente, insieme all'ammirazione artistica, le
+inquietudini di una simpatia profonda. Egli si accuserà forse di
+debolezze atavistiche e la sua ragione insorgerà contro il suo
+sentimento, ma questa presunta debolezza sentimentale non è in fondo
+che la intuizione incosciente di una bellezza intellettuale e morale
+del dolore, segreta sì, ma, come dirò più tardi, non impossibile a
+scoprire meditando. E ora passate in silenzio, legioni afflitte!
+Passate, madonne del Beato Angelico, di Giambellino e di Sassoferrato,
+dolci creature sacre al dolore, che tanto soavemente piegate sotto il
+dono misterioso e terribile; passate, nobili immagini del _vir
+dolorum_, che il genio di Rubens e di Michelangelo evocò sulla tela e
+dal marmo, biondi adolescenti che Luino assise pensosi a piè della
+Croce, penitenti e martiri irradianti da mille famose tele la divina
+luce di un dolore che giunto dai sensi al più interno dell'anima vi è
+trasmutato in un'aurora di gioia eterna. Passate accompagnati da
+quelle melodie sovrumane che suonarono nella mente di Francesco
+Francia quando dipinse i suoi musicisti del cielo. Passate, cedete ad
+altri fantasmi!
+
+
+
+
+VI.
+
+
+Ecco le visioni dantesche del dolore. Considerate, signori, come fra
+tante ammirabili forme che vincono i secoli, quelle ci rapiscano a
+entusiasmi quasi tormentosi nella loro dolcezza, nella loro misura
+superiore alla parola, le quali ci rappresentano un dolore almeno in
+parte immeritato, almeno in parte inesplicabile. Quando Dante ci
+descrive una pena giustamente commisurata alla colpa, mai non si mesce
+all'ammirazione nostra il sentimento dolce e tormentoso di cui vi
+parlo. Solo fra i dannati ci commuove così Francesca. Il poeta
+rappresentò Francesca e la sua colpa per modo che la sua pena eterna
+non consuona, inconsci o no che ne siamo, con il nostro intimo
+sentimento della giustizia. La dolce Francesca, che dall'impeto
+colpevole del volere altrui, d'improvviso, in un momento di oblio, fu
+tratta al peccato, che neppur nell'Inferno ha smarrito il senso
+riverente del divino, il desiderio della preghiera, il gentile
+rispondere dell'animo alla pietà, ci commuove tanto perchè nella
+nostra mente, consci o no che siamo, la misura della sua pena eccede
+la misura del suo consenso al male. E Dante stesso mentre creava per
+l'Inferno l'amoroso fantasma pare avere in qualche oscuro modo
+sentito così perchè dannò alla profonda Caina il marito punitore e non
+mosse Virgilio a rimproverarlo, come in altra parte del poema, per una
+pietà contraddicente al giudicio divino. La stessa potenza per la
+stessa cagione ha il fantasma del conte Ugolino, la visione non del
+tormento infernale, ma del dolore che il vivo patì con gl'innocenti
+compagni suoi e che non sappiamo accordare con la nostra conoscenza
+della giustizia. E soave nell'aura di un dolore senza giusta causa
+sofferto tu passi davanti a me, ombra della Pia che Maremma disfece;
+più soave nella memoria per un solo cenno di quel dolore che qualsiasi
+beato spirito raggiante nel paradiso del tuo Poeta.
+
+
+
+
+VII.
+
+
+Ecco, tra le infinite ombre che seguono, venute da ogni tempo e da
+ogni paese, il _Pensieroso_ di Michelangelo, solitario sul suo seggio
+di principe, contemplante nel vuoto come in uno specchio invisibile
+qualche idea triste della sua mente. Ecco, un tragico sciame di anime
+che il soffio di Shakespeare ha suscitato dal niente e porta nei
+secoli; il buon vecchio Re pazzo, errante a caso nella notte e nella
+tempesta, il principe infelice, meditabondo in faccia al delitto, i
+dolci, pallidi visi di Cordelia la semplice e di Desdemona la fedele,
+strangolate. Ecco il giovine Werther che scrive l'ultimo addio a
+Carlotta e alla vita. Ecco, nelle gelide nebbie di una notte
+invernale, il padre straziato che cavalca fra i grigi ontani
+stringendosi in braccio il figliuoletto morente, delirante, chiedente
+aiuto invano contro un caudato e coronato spettro che lo chiama, che
+lo vuole, che lo afferra, che lo uccide. Ecco la sconsolata Margherita
+che geme ginocchioni davanti a una immagine della _Mater Dolorosa_ e
+Tecla invocante la stessa Pia che a sè la richiami da questo basso
+mondo ove per lei l'ora dell'amore e della intensa vita passò; e
+bella, florida di speranze come a primavera la spica, come il tralcio
+d'estate, nell'ombra d'un carcere, con l'orrore della ghigliottina
+negli occhi, la fanciulla che Andrea Chénier udì singhiozzare,
+avvinghiandosi disperatamente alla vita; «_je ne veux point mourir
+encore!_» Ecco il Bonnivard di Byron che nel nero Chillon apprende ad
+amare la disperazione. Ecco la Musa di Leopardi assorta nella
+contemplazione dell'universale soffrire che mette capo al nulla, vaga
+della morte, intenta continuamente a ornarsi di queste tristezze
+magnifiche, sia detto senza offesa del grande Poeta, come predilige i
+pizzi e i velluti neri una dama che li sa confacenti alla sua
+bellezza. Nella più squisita coppa che arte di poeta lavorasse mai
+per quest'uso, Leopardi ne porge la più pura essenza del dolore del
+mondo e noi ne leviamo le labbra sospirando per una mistica ebbrezza
+che ne invade, che ne innamora di sè, che nei cuori giovanetti torna
+in idolatria vana del dolore, in concepimenti di poesia sconsolata,
+falsa e debole perchè artificiale ma tuttavia documento dell'occulto
+fascino di bellezza cui possiede il concetto più puro e più vasto del
+dolore, l'idea di un dolore inesplicabile, infuso al mondo dalla
+ignota sua Causa per modo che la stessa natura inferiore ne ha senso e
+lamenti e ne ha strazio di dubbi angosciosi l'intelletto umano, che
+senza posa ne domanda inutilmente il perchè al silenzio formidabile
+dell'Infinito. E non è misterioso il soffrire della donna più cara
+nell'opera di Alessandro Manzoni?
+
+ Te dalla rea progenie
+ Degli oppressor discesa,
+ Cui fu prodezza il numero,
+ Cui fu ragion l'offesa,
+ E dritto il sangue e gloria
+ Il non aver pietà,
+
+ Te collocò la provvida
+ Sventura fra gli oppressi.
+
+Certo il poeta non pensò illuminar le leggi della sventura con quel
+_provvida_ che par sancire un immeritato dolore, annullare,
+compensandole fra loro, le sofferenze degl'innocenti. Crudele parola,
+indice di una legge storica che infligge dolore non giusto secondo il
+veder nostro, che ha dunque una intima ragione di mistero; crudele
+parola e in tutto il coro la pia potente, per questo appunto che ci
+suona tanto amara. Ecco la lunga tratta dei pellegrini polacchi che
+passano cantando le litanie di Mickiewicz: «Per tutte le ferite, le
+torture e le lagrime dei prigionieri, dei proscritti, dei pellegrini
+polacchi, liberaci, Signore!» Se la infelice Polonia ricuperasse un
+giorno l'indipendenza troverebbe l'arte polacca nella gioia le
+ispirazioni sublimi ond'ebbe gloria nel dolore? In Italia, signori, si
+può dubitarne. Quando l'anima italiana diede al dolore nazionale
+un'espressione artistica trovò accenti immortali; e che trovò invece
+quando la indipendenza e l'unità della patria furono raggiunte di
+slancio? Quale fu il grande artista di questa gioia se non Iddio solo
+che impresse agli eventi impeto e splendore di poema?
+
+
+
+
+VIII.
+
+
+E ora, signori, se volgendo le spalle alla folla spettrale che ci fluì
+davanti noi entriamo negli studii dei nostri artisti, dei nostri
+poeti, dei nostri romanzieri, ci appare intatta l'antica potenza
+fascinatrice del dolore. Siamo pure condotti a considerare che
+nell'arte moderna si manifesta più e più la inclinazione a un uso
+razionale del dolore per diversi scopi di cui è conscia. L'arte
+moderna volentieri filosofeggia e parteggia, volentieri rappresenta
+il dolore come prodotto di esistenti ordini morali e sociali cui
+l'artista vuole additare come opposti a un ideale della sua mente e
+possibili a riformarsi giusta questo ideale. Noi osserviamo in pari
+tempo che il dolore così manifestamente rappresentato in servizio di
+tesi morali o sociali non ci commuove nell'opera d'arte quanto il
+dolore che procede dall'ineluttabile, dalle fatali condizioni della
+vita sulla terra, dalla morte, dall'amore, dai problemi della sorte
+umana, dalle ombre dell'al di là. Noi possiamo abborrire la guerra e
+consentire con l'artista che per un intento civile ce ne rappresenta
+gli orrori, noi onoriamo l'arte sua, ma poi davanti al Napoleone
+morente di Vela un diverso, un più forte fascino ci arresta
+palpitanti, dimentichi di quell'arte civile, dimentichi del bene e del
+male, dimentichi di noi stessi. Quando i poeti socialisti ci
+descrivono miserie atroci di lavoratori, possono richiamarci da un
+colpevole oblio alla meditazione delle piaghe sociali e dei rimedi, ma
+la emozione artistica che suscitano in noi immediatamente si
+trasforma, si converte in desiderio di azione sociale, non è
+comparabile, nè per intensità nè per durata di piacere, alle emozioni
+che non trovano sfogo in alcun'azione possibile perchè loro materia,
+offerta dall'Arte, è un dolore che non ha nè rimedio nè riparo. Il
+soffrire dei minatori nelle viscere della terra, il soffrire della
+piccola cucitrice costretta a un lavoro assassino della giovinezza e
+della gioia, non hanno, come contenuto di forme artistiche, la potenza
+fascinatrice che ha il soffrire di Enoch Arden naufrago del mare e
+dell'amore, che ha il soffrire del piccolo venditore di zolfanelli
+morente sulla via, benchè l'ingegno di chi scrisse _Germinal_ e di chi
+scrisse il _Canto della camicia_ non ci paia inferiore all'ingegno di
+Tennyson e di Andersen.
+
+
+
+
+IX.
+
+
+E lo stesso che dell'arte socialista può dirsi di quell'arte che
+rappresenta il dolore a scopo espresso d'insegnamento morale. Leone
+Tolstoi, nel porsi a raccontare la storia di un adulterio quando le
+ragioni pure dell'Arte informavano ancora l'opera sua di scrittore,
+premeditando di condurre la sua eroina dalla colpa grado grado alla
+disperazione e al suicidio, parve temere che il dolore castigo, il
+dolore inflitto dalla giustizia offesa, non avesse sufficiente
+efficacia artistica, e seppe con una ispirazione geniale infondere
+all'opera sua il fascino eterno del dolore prescritto dal Destino,
+del dolore senza causa conosciuta. Considerate le infinite
+rappresentazioni artistiche moderne della morte tanto più potenti
+sull'animo nostro, tanto più attraenti quanto più questo fatto della
+morte, abborrito dalla natura umana, ci è mostrato nelle sue parvenze
+maggiormente odiose, maggiormente contrarie all'idea nostra del giusto
+e del ragionevole, quando colpisce l'innocenza, la grazia, la
+bellezza, l'amore, le giovanili speranze. Chiudo il libro dove Enrico
+Sienkiewicz ha dipinto un'epoca famosa dell'antica Roma con il largo
+pennello, con la violenza di luci e d'ombre che una distanza di tanti
+secoli richiedeva, e sento dolce nella memoria non tanto Licia la
+martire, l'amante cristiana scomparsa nelle ombre discrete di un
+idillio nuziale, quanto Evnica l'infedele, che per amore consente
+senza speranza di futuro premio alla morte il fiore degli anni suoi e
+della bellezza. Supremo dono, io penso, del poeta alla sua prediletta,
+la morte! Per l'apoteosi del patrizio e della schiava, perchè andasse
+ad essi il più intimo profondo sospiro di chi palpitò per la sorte di
+Licia e Vinicio, non altro poteva l'Arte dopo averli creati entrambi
+così belli e generosi, che donar la vita agli amanti cristiani e la
+morte ad essi, la morte sulla scena, la morte lenta, la morte nei
+vincoli del più fervido e splendido amore; e anche questo è a me
+argomento di rifiutare al libro il carattere di apologia cristiana.
+
+
+
+
+X.
+
+
+Signori, prima di esporvi il mio concetto circa la natura di questa
+intima bellezza del dolore che innamora gli artisti e le moltitudini
+raggiando nel loro inconscio, mi piace dire alto che nessuno mi vince
+nel sentire la grandezza e la bellezza della gioia, nell'Arte. Non mi
+rapiscono palpitante a sè le sublimi forme di poesia che Dante creò
+per la gioia quando immaginava esser tratto dagli occhi sfavillanti di
+Beatrice per entro un riso dell'Universo? Non ebbi io brividi di
+sacro entusiasmo davanti alla Vittoria di Samotracia, a quel divino
+corpo slanciato nel vento da una gioia che lo libera dall'impero della
+terra? Nel metro stesso dell'Inno di Schiller alla Gioia, nel flutto
+dei versi rapidi con maestà, delle alterne rime incalzanti, non sento
+io con un lieto tumulto dell'animo lo spirito di fuoco che ha
+posseduto il poeta? Nei più delicati cantori voluttuosi dell'Antologia
+greca, nelle più molli canzoni veneziane non assaporo l'incanto di
+un'arte che alle gioie dell'amore diviso e pago fa partecipare lo
+spirito senz'abbassarlo? Persino davanti al meraviglioso dipinto di
+Jordaens «Le roi boit» mi sono inebbriato di quella trionfale gioia
+del vino che vi spuma sull'obeso volto del mite monarca beone,
+sorridente in estasi alle fragranze dell'aureo liquore, del cortigiano
+acclamante alle sue spalle col calice in alto, dei cavalieri barbuti e
+delle donne floride trincanti a cerchio dell'anfitrione gioviale, del
+bimbo ignudo in grembo alla madre, nel quale si ostenta, ignuda del
+pari, la innocenza magnifica della natura.
+
+
+
+
+XI.
+
+
+Appunto perchè godo inesprimibilmente le armonie della gioia con
+l'Arte, mi riesce più mirabile che l'Arte renda dilettoso al cuore
+umano ciò ch'egli per natura più abborre. L'abitudine c'impedisce di
+apprezzar degnamente questo fatto che ci turba se lo consideriamo come
+nuovo, come appreso da noi quando nel dolore non ci appariva che il
+gran nemico e nell'Arte non ci appariva che la grande consolatrice.
+Diremo forse che un sottile egoismo ci rende piacevoli le
+rappresentazioni del dolore altrui? Non lo diremo, perchè se questo
+egoismo ha talvolta luogo riguardo a dolori reali, il piacere
+dell'egoista che Lucrezio descrive seduto sul lido del mare in
+cospetto del travaglio e del pericolo altrui è troppo diverso da quel
+dolcissimo sentimento, che, destato dall'opera d'arte, sovente si
+sfoga in lagrime. Non lo diremo perchè del proprio dolore stesso
+l'artista s'innamora. Diremo forse, invece, che il sentimento nostro è
+una forma di amore, è una essenza di pietà, e che la pietà è dolce a
+sentire? Sì, la dolcezza del sentir pietà è senza dubbio parte
+dell'emozione che il dolore espresso dall'Arte suscita in noi, ma non
+è, non può essere questa emozione intera. Se commossi amaramente da
+uno spettacolo di reale dolore, specie di quel dolore ingiusto,
+fatale, inesplicabile che più sarebbe atto ad accoppiarsi con l'Arte,
+noi sottoponiamo ad analisi la nostra emozione, essa ci si scinde
+subito in due elementi: la pietà per chi soffre e un trepido moto
+dell'anima verso la causa di quel soffrire. Espresso dall'Arte, il
+dolore c'ispira una emozione non più amara ma deliziosa nella quale
+l'elemento della pietà per un particolare soffrire si è attenuato, è
+anzi talora scomparso; e ne invoco a prova quell'arte che a me par
+sovrana.
+
+
+
+
+XII.
+
+
+Quando, posseduto ancora nel pensiero dal fantasma della Desolata,
+camminavo lentamente lungo il ritmico fragore delle onde cadenti sulla
+riva, pensai ai profondi accordi che aprono la _Mondscheinsonate_ di
+Beethoven. Se adesso, pieno il cuore delle ombre dolenti che ho
+evocate davanti a voi, mi figuro di ascoltare in una solitudine o
+nelle tenebre quel sublime adagio, vi sento l'anima unica, vi odo
+l'unica voce di tutti i dolori del mondo. Non è un lamento, è un
+canto solenne e grave che insiste in suoni profondi, echeggianti nelle
+viscere immote delle cose, sotto un ondeggiar vago di parvenze
+mutabili. Dolore, mistero, inesprimibile bellezza; questo mi dicono i
+sovrumani accordi e una voluttuosa pena simile alla pena dell'amore
+m'invade, un desiderio infinito di confondermi all'onda sonora del
+canto che ascende come la preghiera di tutto che soffre verso un
+Potere immenso e silenzioso. Suprema forma dell'arte, primizia quasi
+di parole e d'idee superiori allo stadio presente della intelligenza
+nostra, la musica sola vale a esprimere il dolore impersonale e puro,
+e allora nel suo linguaggio magnifico è sempre un elemento di
+preghiera, di aspirazione a qualche ignoto stato felice ch'è nelle
+possibilità del futuro, di speranza nell'ordine ideale di un mondo sul
+quale si apre la porta di uscita delle generazioni umane. Anche quando
+a commento di poesia la musica esprime ebbrezze amorose, le avviene
+talvolta d'infondere nelle parole più tenere e liete un'anima di
+tristezza. «Sommesso nella notte» dice il poeta «il canto mio a te
+sospira, vieni, rendimi beato». La musica di Schubert si slancia con
+un grido amoroso, cade, rinnova lo slancio, ricade in accorato pianto.
+Vede ella forse venir l'ora delle lagrime dopo l'ora della gioia o non
+dice piuttosto ch'è impossibile sulla terra di amare senza dolore
+perchè le condizioni della vita terrena non concedono la unione
+completa e perpetua che dell'amore è inestinguibile sete? Neppure
+Schubert saprebbe rispondere, ma certo il divino incanto della melodia
+è in quell'accento di tristezza che vi risponde all'amoroso richiamo.
+
+
+
+
+XIII.
+
+
+Quale sarà dunque la intima bellezza del dolore che si rivela
+nell'inconscio dell'artista e ci attrae inesplicabilmente nell'opera
+d'arte?
+
+Il dolore è per sè così ripugnante alla natura umana che se lo si
+considera non solamente all'infuori di ogni specificazione individuale
+ma puranche all'infuori dell'ordine delle cose esistenti, è
+impossibile a chi senta l'impero della ragione attribuirgli bellezza
+alcuna. Ove in un mondo ordinato alla gioia entrasse un giorno senza
+causa, nè apparente nè occulta, il dolore, non si concepisce come un
+essere intelligente potrebbe compiacersi di esprimerlo ad arte, come
+altri potrebbe compiacersi di contemplarne o leggerne o udirne la
+studiata espressione. Quindi la bellezza del dolore non può essere che
+nell'ordine suo con le cose esistenti, come la bellezza di una seconda
+minore, per sè il più spiacente connubio di suoni, non può essere che
+nell'ordine degli accordi cui è inserta. Ora non è difficile a chi
+mediti le cose umane scoprire normali funzioni benefiche del dolore
+nell'ordine delle cose esistenti. Io medesimo ebbi a rappresentarlo
+come un grande artefice di progresso, perchè fu veramente il dolore
+inflitto dagli elementi, dalle belve, dai morbi, che costrinse
+l'umanità primitiva a difese ond'ebbero crescente vigore
+l'intelligenza e crescente impulso la civiltà. Veramente dal terrore
+degli Dei, da temuti guai nacquero l'astronomia e le matematiche, come
+dalle zuffe che insanguinarono il suolo per la sua spartizione nacque
+la geometria. L'orrore della indigenza e della morte generò
+l'alchimia, madre della chimica. La dottrina della fraternità umana
+insegnata dal Cristianesimo generò, accomunando le sofferenze, quel
+mirabile lavoro scientifico che a gloria del nostro tempo combatte
+indefesso il dolore individuale e sociale e con le sue continue
+conquiste accumula potenza nello spirito. Il dolore purifica e
+ritempra, precede ogni nascita anche nell'ordine delle grandi idee
+sorgenti a illuminare e dirigere la evoluzione della razza. Il dolore
+finalmente, tanto nell'ordine morale quanto nell'ordine fisico, non
+altro è che il salutare indice del disordine. Tali visibili aspetti di
+bellezza morale ha dunque il dolore nell'ordine delle cose esistenti.
+Bastano a spiegare come l'Arte volentieri s'ispiri ad esso? Non lo
+credo. Comprendo come un'arte moralista si compiaccia di
+rappresentarci il dolore che procede da un disordine morale, il dolore
+che ammaestra; come un'arte socialista si compiaccia di rappresentarci
+il dolore che procede da un disordine sociale, il dolore che richiama
+a giustizia; come un'arte civile si compiaccia di rappresentarci il
+dolore che procede da un disordine nelle condizioni della patria, il
+dolore che infiamma all'adempimento del dovere civile; ma non posso
+dimenticare che il dolore nell'opera d'arte mi apparve testè tanto più
+attraente quanto più inesplicabile, quanto meno visibilmente
+rappresentato dall'artista per un suo fine straniero all'Arte. Mi dico
+inoltre che il dolore espresso dalla musica pura, disgiunta dalla
+parola, tanto potente sull'animo nostro, è impossibile a collegare con
+alcun disordine apparente. Vi ha dunque una suprema bellezza del
+dolore che ancora si nega alla mente indagatrice, che senza un
+conosciuto perchè ci solleva nel petto il più voluttuoso pianto, che
+non risiede in alcun visibile ordine delle cose esistenti e ha quindi
+la ragione propria o in un ordine ignoto e impenetrabile di esse o in
+un ordine più ampio del quale il mondo presente non sarebbe che un
+termine intermedio. Qui, o signori, noi tocchiamo i confini prescritti
+alla conoscenza umana, qui l'esploratore che avanza passo passo
+nell'ombra crescente, ode il fragore, sente l'alito di quel mare che
+non ha barca nè vela. Egli ristà.
+
+
+
+
+XIV.
+
+
+Si mette invece per le onde oscure, qualunque sorte lo attenda, il
+poeta. Se la suprema bellezza del dolore risiede forse in un ordine
+diverso da quello che soltanto collega fra di esse le cose del mondo
+presente e se deve per necessità esser simile alla bellezza di una
+dissonanza musicale genialmente preparata e risoluta, ne balenan lampi
+che da un passato più lontano della nebulosa originaria vanno a un
+avvenire più lontano del giorno in cui si compierà la evoluzione del
+sistema solare. «Niente avviene senza causa» dice Eliphaz nel libro di
+Job «e il dolore non nasce dal suolo.» No, il dolore inesplicabile che
+echeggia nelle viscere della musica non è senza causa e la sua causa
+non è nella Terra. Risalendo a ritroso con la fantasia il moto della
+evoluzione universale, mi è difficile arrestarmi alla materia prima,
+inorganica, informe, tenebrosa di questo mondo e non pensare che pur
+essa è uno stadio di quel moto, che altre forme dell'essere l'hanno
+preceduta. Mi risovvengono allora parole arcane del Libro Sacro
+accennanti a un mondo di gloria e di colpa scomparso ma non estinto,
+connesso e compenetrato copertamente con le cose presenti; e mi dico
+che in quel mondo hanno la prima radice gl'infiniti guai di cui tanto
+ci turba nel mondo presente lo spettacolo amaro, il soffrire
+degl'innocenti, le ingiustizie crudeli della fortuna. Le tristezze che
+ci ascendono talvolta nell'anima senza che ne sappiamo il perchè, le
+tristezze che allora rispondono a noi dalle cose quasi amorosamente,
+quasi a consenso di pena in una comune sorte, tutto procede da quel
+mondo prenebulare di cui la memoria è spenta nella coscienza umana ma
+vive sotto di essa. E comprendo come l'Arte, che attinge le proprie
+ispirazioni all'inconscio, crei, quando prende a soggetto il dolore
+che non ha visibile causa, forme di bellezza sovrumana perchè lo
+intuisce occultamente nell'ordine che collega la dissonanza
+intermedia del mondo presente a due mondi sovrumani appunto, a un
+mondo passato di splendore e di colpa dove si è dischiuso il seme del
+piangere, a un mondo futuro sulla cui soglia il dolore conduce le
+creature rifatte splendide per esso e spira. E se la Intelligenza
+ordinatrice dei mondi dispose l'Arte a elevare l'ideale del piacere
+sopra ogni tetra febbre per modo che i desideri umani aspirino a
+un'armoniosa gioia dello spirito e della sua veste, comprendo pure che
+abbia disposto l'Arte anche a render voluttuosa non la sofferenza ma
+l'idea del soffrire; così che gli uomini vi si soffermino liberamente
+e richiamino allora in sè le ombre di ogni dolore del mondo,
+afferrino, almeno per un momento, il più intero disegno di questa vita
+terrena e almeno per un momento sentano quel desiderio indistinto
+d'infinito, quell'amore che punge il pellegrino di Dante
+
+ .... se ode squilla di lontano
+ Che paia il giorno pianger che si muore.
+
+Indefinibile palpito, pieno di rimpianti e di aneliti, ricordo di un
+tempo felice trascorso, presentimento di un tempo felice venturo,
+anello sensibile di due mondi inaccessibili al senso.
+
+L'Arte che obbedisce a questo divino appello non esercita un
+insegnamento morale esplicito e diretto che la diminuirebbe, solamente
+imprime all'anima umana un moto che seconda il moto volgente tutte le
+cose a uno stato superiore. Più che mai si conviene all'Arte nel
+nostro tempo di glorificare la gioia vera e intera, mentre i desiderii
+degli uomini volgono a un ideale di soddisfazione comune che appaga sì
+lo spirito in quanto un principio di giustizia nel riparto dei beni
+economici lo attrae, ma che soverchio potere per la felicità umana
+conferisce a ciò che l'uomo tocca un momento e subito abbandona. E
+mentre la scienza, mentre tutte le forze operose del Bene combattono
+con gloria i dolori sanabili della terra, più che mai si conviene
+all'Arte, che pure a questo bene soccorre, di allettare gli uomini
+alla contemplazione del dolore insanabile, fatale e fermo, perchè
+soltanto dalla piena coscienza di tutto il dolore può emergere un
+perfetto sperato ideale di gioia; e un perfetto sperato ideale di
+gioia, un intero sperato possesso del bene è già così gran parte della
+possibile felicità umana, è del Bene stesso artefice così potente!
+
+
+
+
+XV.
+
+
+Signori, io non ho inteso con queste ultime mie parole rivolgere agli
+artisti, inutile retore, precetti o consigli. È una divina legge
+dell'Arte che addito e proclamo, una legge superiore alle volontà
+umane, la riconoscano o non la riconoscano, poichè coloro che Iddio
+chiama all'Arte non sono liberi di escludere il dolore dal campo del
+lavoro artistico nè il pubblico è libero di passar noncurante o
+sdegnoso davanti all'opera che gli rammenta con efficacia di forme
+ciò che di più acerbo ha la condizione umana. Io vedo la legge che ho
+glorificata operare infallibilmente nell'avvenire, vedo andar
+diminuendo per opera della scienza e della civiltà le sofferenze umane
+sanabili, vedo le insanabili disegnarsi appunto per questo sempre più
+nettamente nel loro carattere di limite fatale della potenza nostra,
+di manifestazione d'una potenza superiore; e vedo l'Arte richiamar
+sempre più forte ad esse il pensiero dell'uomo. Vedo in lei e per lei
+levarsi inquieti dai beni che avran raggiunto nello spazio e nel tempo
+e tendere all'infinito immensi desiderî umani cui la scienza non
+appagherà mai, cui la Fede non avrà raccolti ancora, li vedo chiedere
+dolorosi all'Arte il ristoro di una forma di bellezza, e nel
+moltiplicarsi di tale bellezza io credente vedo moltiplicarsi
+realmente i contatti del desiderio umano con l'infinito, vedo quello
+più e più nel contatto accendersi, questo più e più concedersi
+clemente, e così predisposta la ultima gioia del loro congiungimento,
+mi si rivela intera nel suo sublime disegno la elaborazione del dolore
+nell'Arte dalle oscure fonti di lei sino alla foce tutta riverberante
+gl'imminenti splendori del regno di Dio.
+
+
+
+
+
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+ Il Dolore nell'Arte, by Antonio Fogazzaro
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+The Project Gutenberg EBook of Il dolore nell'arte, by Antonio Fogazzaro
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+This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
+almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
+re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
+with this eBook or online at www.gutenberg.org
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+Title: Il dolore nell'arte
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+Author: Antonio Fogazzaro
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+Release Date: May 30, 2010 [EBook #32599]
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+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL DOLORE NELL'ARTE ***
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+Produced by Carla, Carlo Traverso, Barbara Magni and the
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+<p class="center g">ANTONIO FOGAZZARO</p>
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+<p class="center">DISCORSO</p>
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+ />
+</div>
+
+<p class="center">MILANO<br />
+
+<span class="smcap">Casa Editrice</span> BALDINI, CASTOLDI &amp; C.º<br />
+
+<i>Galleria Vittorio Emanuele, 17 e 80</i><br />
+
+1901</p>
+
+<p>&nbsp;<br />&nbsp;</p>
+
+<hr class="minor" />
+
+<p class="center">PROPRIETÀ LETTERARIA</p>
+
+<hr class="minor" />
+
+<p>&nbsp;<br />&nbsp;</p>
+
+<p class="center small">MILANO &mdash; TIP. PIROLA &amp; CELLA DI P. CELLA</p>
+
+<hr />
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_9" id="Page_9">[9]</a></span></p>
+
+<h2><a name="I" id="I"></a>I.</h2>
+
+<div class="blockquot"><p><span class="smcap">Nota.</span> &mdash; Il presente discorso, tenuto la prima
+volta in Torino l'11 aprile 1900 per invito di
+quella Società di Cultura, venne quindi pubblicato
+nella <i>Rassegna Nazionale</i>.</p></div>
+
+<p>&nbsp;<br />&nbsp;</p>
+
+<p>Sull'orlo di un lago bizzarro che io
+amo, verde ai due capi, sottile e torto
+per sinuose gole di colli selvaggi e di
+montagne tragiche, sereno a mezzo il
+corso nell'arco di un golfo idilliaco, si
+affaccia allo specchio maggiore delle acque
+<span class="pagenum"><a name="Page_10" id="Page_10">[10]</a></span>una densa e signorile corona di ombra.
+Sovente per le vie solitarie di quell'ombra
+fui preso dal senso di una bellezza
+che più si prometta di quanto si sveli.
+Non la scoprivo intera nel tremolar lucente
+del lago tra i tronchi, nelle pensose
+montagne assise a levante del bosco, nelle
+alte scene lontane, dorate di sole, che mi
+apparivano tratto tratto a settentrione.
+Mi sorgeva invece nel cuore e me lo
+riempiva di sè l'idea di una possibile
+parola unica nella quale consuonassero
+tante diverse voci di cose; di una profonda
+parola di bellezza, tentante e inafferrabile
+come la parola di accordi musicali
+che annuncino, preparino una successiva
+rivelazione di suoni e invece si
+spengano senza seguito nel silenzio. Così
+<span class="pagenum"><a name="Page_11" id="Page_11">[11]</a></span>penetrato dall'anima occulta delle cose
+che mi figuravo desiderosa e incapace
+di esprimersi a me com'ero io di comprender
+lei, movevo alla più recondita
+sede di quel regno di ombra dove i maggiori
+alberi, fronteggiandosi in giro,
+congiungendosi a grande altezza in un'ascensione
+unica, fanno di sè ghirlanda e
+tempio a un cupo fantasma.</p>
+
+<p>Una giovine donna, bellissima, dai capelli
+scomposti, dalle vesti cadenti, siede
+là sopra un alto seggio, piegato il busto
+gentile in avanti, puntati i gomiti alle
+ginocchia, strette le guance fra i pugni
+chiusi, fissi gli occhi tordidi nel vuoto.
+Il viso rivela una intelligenza forte che
+affonda nella follia. Nessuna cura stringe
+più costei nè del mondo nè di sè. Nessun
+<span class="pagenum"><a name="Page_12" id="Page_12">[12]</a></span>vivente presuma, per esserle stato
+caro, poterle recar conforto. Ella non
+torcerebbe un momento gli occhi suoi
+avidi dalla visione di angoscia che la
+impietra; e tuttavia ci balena che possa
+repente balzar dal seggio con uno strido,
+avventarsi là dove guarda, tanto potente
+vita spirò nel marmo il grande artista
+che le pose nome «Desolazione». Si
+soffre davanti all'alta Dolorosa, e si
+gode intensamente di soffrire. Ci partiamo
+pensosi e la visione di lei ne persegue
+al sole, per le ombre che il vento
+scompiglia, lungo le rive sonore del lago
+scintillante. Non ci guasta l'incanto dei
+colori e dei suoni ma vi spira una malinconia
+segreta che lo rende più soave,
+infonde alle voci delle cose un accento
+<span class="pagenum"><a name="Page_13" id="Page_13">[13]</a></span>nuovo e profondo. Pare che l'enigma
+di bellezza oscura onde avemmo dianzi
+turbato il cuore vi ritorni, lo prema più
+forte, quasi vi si disveli. I susurri del
+fogliame paiono prima dire dire incalzando
+e poi dolersi, nel venir meno, di
+non essere intesi.</p>
+
+<h2><a name="II" id="II"></a>II.</h2>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_15" id="Page_15">[15]</a></span>Ma non è nel vento, è sulle labbra silenziose
+della bella creatura di marmo
+che ci si disegna la prima parola del
+mistero. Perchè costei che se fosse viva
+ci agghiaccerebbe il sangue con la sua
+vista, ci distruggerebbe l'incanto del
+giardino, perchè si mesce, fatta visione
+e opera d'arte, con la bellezza delle cose
+in un'armonia che ci muove al desiderio
+e al sospiro, a un turbamento non simile
+alla pietà, simile piuttosto alle inquietudini<span class="pagenum"><a name="Page_16" id="Page_16">[16]</a></span>
+dell'amore nascente? S'ella fosse
+raffigurata nell'atto del pregare o del
+piangere, di una emozione insomma tenera
+e calda, si direbbe che l'attitudine
+sua genera il sentimento nostro; ma non
+è così. Il dolore e l'amore di lei, compenetrandosi
+a vicenda, si sono indurati in
+un'angoscia torva, senza tenerezza, senza
+fiamma. È forse la leggiadria del volto
+e del corpo che può tanto sopra di noi?
+No, la sua bellezza è troppo cupa, troppo
+sinistro il disordine dei suoi capelli e
+delle sue vesti. La potenza sua fascinatrice
+è nella grandiosità del suo dolore
+impersonale, senza nome. Ella non è una
+madre, non è un'amante, è il dolore
+stesso, è l'idea pura, fatta marmo, dell'universale
+dolore, del dolore che oscura<span class="pagenum"><a name="Page_17" id="Page_17">[17]</a></span>
+presto o tardi ogni vita umana. Ma se
+l'idea pura del dolore, sensibilmente rappresentata
+dall'Arte, ne accende l'anima
+di pensieri alti e soavi, conviene che in
+lei si asconda qualche occulta bellezza;
+e poichè solo ha potenza di commuovere
+l'opera d'arte che fu creata nella commozione,
+convien pensare che il creatore
+di quel marmo abbia concepito con entusiasmo,
+prima di noi, una occulta bellezza
+del soffrire. Pure, se io potessi evocare
+dai morti Vincenzo Vela, l'artefice
+sovrano, e interrogarlo, egli mi risponderebbe
+di non avere pensato mai a una
+bellezza del soffrire.</p>
+
+<h2><a name="III" id="III"></a>III.</h2>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_19" id="Page_19">[19]</a></span>Signori, le sorgenti della ispirazione
+artistica sfuggono alla coscienza stessa
+dell'artista. Esse si celano in una regione
+misteriosa dello spirito umano, nelle
+tenebre inferiori alla coscienza dove giacciono
+tesori di ricordanze oscurate e
+lampeggiano meravigliose facoltà del conoscere
+cui non sono ministri nè i sensi
+nè il ragionamento. Laggiù sono le inaccessibili
+fonti della ispirazione artistica
+insieme alle fonti degli oscuri presentimenti,<span class="pagenum"><a name="Page_20" id="Page_20">[20]</a></span>
+della malinconia e della ilarità
+senza causa conosciuta, delle dolcezze
+mistiche. Di laggiù è balzata in un'ora
+di emozione creatrice questa mirabile
+forma cui l'artista, vagheggiandola e meditandola,
+condusse poi a perfezione squisita;
+e non è temerità di pensare che
+nelle ombre del subcosciente un'arcana
+bellezza del dolore fosse da lui appresa.
+Non è temerità di pensare che quando
+erravamo per i viali deserti ascoltando
+la voce del vento e delle onde colla
+mente piena della Desolata, una bellezza
+mistica del dolore fosse appresa da noi
+stessi, che pur non ne avevamo coscienza.
+Non esclamate, signori, ch'è temerario
+innalzare su questa sola pietra la strana
+dottrina di una bellezza recondita del<span class="pagenum"><a name="Page_21" id="Page_21">[21]</a></span>
+dolore. No, io ho incominciato col parlarvi
+di quella pietra perchè il dolore
+vi si rivela nella sua forma più alta,
+la sofferenza morale, e perchè altro che
+dolore la sublime forma non dice; ma
+evochiamo insieme dalle reliquie dei secoli
+morti, dalle pagine degli antichi
+poeti le creature che l'Arte innamorata
+del dolore partorì nobili di bellezza immortale.</p>
+
+<h2><a name="IV" id="IV"></a>IV.</h2>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_23" id="Page_23">[23]</a></span>Esse ascendono in folla al richiamo,
+turbinano davanti a noi come le anime
+dolenti nel tenebroso vento che Dante ideò,
+e Voi tutte le riconoscete al viso, alle
+vesti, alle attitudini, perchè i loro nomi di
+gloria vi sono familiari. Io non so come
+si ardisca insegnare alle turbe in prosa
+e in rima che la visione artistica del
+dolore ha origini cristiane, che procede
+dalla glorificazione di un infame strumento
+di tortura e di morte, che l'arte<span class="pagenum"><a name="Page_24" id="Page_24">[24]</a></span>
+antica fu solo una fioritura di bellezza
+serena e di gioia. Voi tutti sapete che
+non è vero. Altro che armoniose membra
+di Veneri caste e di efebi divini,
+altro che placide maestà di volti olimpici
+ha dato l'arte antica. Vedete Laocoonte
+che passa contorcendosi fra le
+spire dei draghi, levando al cielo <i>clamores
+horrendos</i>; vedete il bel guerriero
+ferito del Campidoglio che reclina tristemente
+il capo nelle ombre della morte,
+e se l'una opera e l'altra Vi paiono pensate
+e condotte dagli artefici a prova
+della loro scienza e della valente mano,
+se il dolore fisico Vi sembra predominar
+troppo in esse sul dolore morale, vedete
+Niobe che impietrata piange ancora secondo
+il tragico mito, piange spaventosamente<span class="pagenum"><a name="Page_25" id="Page_25">[25]</a></span>
+per gli occhi di sasso, Niobe,
+il sempiterno dolore inflitto alla creatura
+umana dall'Invisibile, che innamorò di sè
+l'arte greca e la sua imitatrice latina.
+Ecco le creazioni dei grandi tragici. Prometeo,
+che soffre in fiero silenzio mentre
+i carnefici ne configgon le catene
+alla rupe e, appena è solo, caccia un
+urlo, chiama, come il profeta, le genti
+«HIdesthe me». «Attendite et videte». Ecco
+la frigia Cassandra, schiava nella reggia
+degli Atridi, ululante nel suo barbaro
+linguaggio quale una belva prigioniera.
+Ecco il dolore disceso fin nelle tombe a
+invader le ossa dei morti, il fantasma
+del vecchio re Dareios che piange con
+Atossa, la compagna sua tuttora vivente,
+sulle sventure del figlio Serse, e la dolce<span class="pagenum"><a name="Page_26" id="Page_26">[26]</a></span>
+Elettra singhiozzante sopra una ciocca di
+capelli sconosciuti, Antigone e Ismene
+che a vicenda si eccitano al pianto. Ecco
+Edipo e l'ombra sinistra del Destino. E
+che è mai finalmente la tragedia greca
+se non la forma di bellezza onde si vestì
+un grandioso concetto del dolore e del
+suo ufficio nel mondo? Il dolore vi è
+rappresentato come un frutto inevitabile
+del disordine, come un castigo che persegue
+il sangue colpevole di generazione
+in generazione e punisce nell'infante in
+cuna il delitto degli avi. Lo spettacolo
+del soffrire fatale, immeritato dagli afflitti
+avvinse a sè la mente dei tragici
+di Atene e, per opera loro, il cuore del
+popolo. Certo quei grandi poeti non videro
+in esso che crudeli vendette divine<span class="pagenum"><a name="Page_27" id="Page_27">[27]</a></span>
+e il volere del destino implacabile, non
+ebbero coscienza di un'azione provvidenziale
+e salutare del dolore; ma vi divinarono
+tuttavia la forma di un ordine
+onde non valevano a penetrare l'essenza.
+La stessa Iliade prende bellezza e grandezza
+sovrana dal suo elemento tragico,
+dal Fato che v'incombe agli uomini e
+agli Dei e il poeta di Achille non lo ha
+forse mai tanto amato come quando a
+lui, salito alle vendette sul suo carro di
+battaglia, fa profetare dal cavallo Xanto
+una sinistra profezia di sventura.</p>
+
+<p>Ed ecco tra i fantasmi omerici anche
+Ulisse pensoso in riva al mare colla
+cara lontana Itaca nel cuor pesante, e
+presso a lui Calipso, la triste impotenza
+dell'amore e della bellezza immortale<span class="pagenum"><a name="Page_28" id="Page_28">[28]</a></span>
+contro un destino che mostra la felicità
+e la rifiuta. Ecco passar gemendo con i
+capelli al vento le creature ahimè troppo
+verbose della poesia elegiaca, nate dal
+fascino che il dolore ha esercitato, come
+soggetto d'arte, sull'anima pagana. Ecco
+la Musa malinconica e appassionata di
+Virgilio, una voluttuosa della tristezza,
+che sentì le lagrime delle cose, e si compiacque
+di ascoltar i lamenti dei boschi
+e dei laghi:</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0">Te nemus Anguitiæ, vitrea te Fucinus unda<br /></span>
+<span class="i0">Te liquidi flevere lacus:<br /></span>
+</div></div>
+
+<p>che si arrestò sospirando a contemplar
+gl'insolubili enigmi dell'Universo, il
+mistero delle cause prime.</p>
+
+<h2><a name="V" id="V"></a>V.</h2>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_29" id="Page_29">[29]</a></span>Ed ecco, in ogni attitudine che ogni dolore
+compone, infiniti fantasmi cui l'Arte
+diè vita e nome dopo che un dramma
+di passione divina ebbe trasformato il
+mondo. Disponendomi ad additarvene alcuni
+tra i più famosi, penso di escluderne
+le creazioni dell'arte sacra, delle
+quali è difficile riconoscere fino a qual
+punto sieno state ispirate dalla fede
+e dalla bellezza ideale della religione
+piuttosto che dalla bellezza ideale del<span class="pagenum"><a name="Page_30" id="Page_30">[30]</a></span>
+dolore. Mi sia solamente concesso di
+affermare che nessuna fede religiosa
+si richiede a godere di tante magnifiche
+rappresentazioni del soffrire; che
+davanti alla Pietà scolpita da Michelangelo
+e alla Pietà dipinta da Van Dyck
+anche uno scettico, se ha intelletto e
+cuore, sente, insieme all'ammirazione
+artistica, le inquietudini di una simpatia
+profonda. Egli si accuserà forse di debolezze
+atavistiche e la sua ragione insorgerà
+contro il suo sentimento, ma
+questa presunta debolezza sentimentale
+non è in fondo che la intuizione incosciente
+di una bellezza intellettuale e
+morale del dolore, segreta sì, ma, come
+dirò più tardi, non impossibile a scoprire
+meditando. E ora passate in silenzio,<span class="pagenum"><a name="Page_31" id="Page_31">[31]</a></span>
+legioni afflitte! Passate, madonne
+del Beato Angelico, di Giambellino e di
+Sassoferrato, dolci creature sacre al dolore,
+che tanto soavemente piegate sotto
+il dono misterioso e terribile; passate,
+nobili immagini del <i>vir dolorum</i>, che
+il genio di Rubens e di Michelangelo
+evocò sulla tela e dal marmo, biondi
+adolescenti che Luino assise pensosi a
+piè della Croce, penitenti e martiri irradianti
+da mille famose tele la divina
+luce di un dolore che giunto dai sensi
+al più interno dell'anima vi è trasmutato
+in un'aurora di gioia eterna. Passate
+accompagnati da quelle melodie sovrumane
+che suonarono nella mente di Francesco
+Francia quando dipinse i suoi musicisti
+del cielo. Passate, cedete ad altri
+fantasmi!</p>
+
+<h2><a name="VI" id="VI"></a>VI.</h2>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_33" id="Page_33">[33]</a></span>Ecco le visioni dantesche del dolore.
+Considerate, signori, come fra tante ammirabili
+forme che vincono i secoli, quelle
+ci rapiscano a entusiasmi quasi tormentosi
+nella loro dolcezza, nella loro misura
+superiore alla parola, le quali ci rappresentano
+un dolore almeno in parte
+immeritato, almeno in parte inesplicabile.
+Quando Dante ci descrive una pena
+giustamente commisurata alla colpa, mai
+non si mesce all'ammirazione nostra il<span class="pagenum"><a name="Page_34" id="Page_34">[34]</a></span>
+sentimento dolce e tormentoso di cui vi
+parlo. Solo fra i dannati ci commuove
+così Francesca. Il poeta rappresentò Francesca
+e la sua colpa per modo che la
+sua pena eterna non consuona, inconsci
+o no che ne siamo, con il nostro intimo
+sentimento della giustizia. La dolce Francesca,
+che dall'impeto colpevole del volere
+altrui, d'improvviso, in un momento
+di oblio, fu tratta al peccato, che neppur
+nell'Inferno ha smarrito il senso riverente
+del divino, il desiderio della preghiera,
+il gentile rispondere dell'animo
+alla pietà, ci commuove tanto perchè
+nella nostra mente, consci o no che siamo,
+la misura della sua pena eccede la misura
+del suo consenso al male. E Dante
+stesso mentre creava per l'Inferno l'amoroso<span class="pagenum"><a name="Page_35" id="Page_35">[35]</a></span>
+fantasma pare avere in qualche
+oscuro modo sentito così perchè dannò
+alla profonda Caina il marito punitore
+e non mosse Virgilio a rimproverarlo,
+come in altra parte del poema, per
+una pietà contraddicente al giudicio divino.
+La stessa potenza per la stessa
+cagione ha il fantasma del conte Ugolino,
+la visione non del tormento infernale,
+ma del dolore che il vivo patì con
+gl'innocenti compagni suoi e che non
+sappiamo accordare con la nostra conoscenza
+della giustizia. E soave nell'aura
+di un dolore senza giusta causa sofferto
+tu passi davanti a me, ombra della Pia
+che Maremma disfece; più soave nella
+memoria per un solo cenno di quel dolore
+che qualsiasi beato spirito raggiante
+nel paradiso del tuo Poeta.</p>
+
+<h2><a name="VII" id="VII"></a>VII.</h2>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_37" id="Page_37">[37]</a></span>Ecco, tra le infinite ombre che seguono,
+venute da ogni tempo e da ogni paese,
+il <i>Pensieroso</i> di Michelangelo, solitario
+sul suo seggio di principe, contemplante
+nel vuoto come in uno specchio invisibile
+qualche idea triste della sua mente.
+Ecco, un tragico sciame di anime che il
+soffio di Shakespeare ha suscitato dal
+niente e porta nei secoli; il buon vecchio
+Re pazzo, errante a caso nella notte
+e nella tempesta, il principe infelice, meditabondo<span class="pagenum"><a name="Page_38" id="Page_38">[38]</a></span>
+in faccia al delitto, i dolci,
+pallidi visi di Cordelia la semplice e
+di Desdemona la fedele, strangolate.
+Ecco il giovine Werther che scrive l'ultimo
+addio a Carlotta e alla vita. Ecco,
+nelle gelide nebbie di una notte invernale,
+il padre straziato che cavalca fra
+i grigi ontani stringendosi in braccio il
+figliuoletto morente, delirante, chiedente
+aiuto invano contro un caudato e coronato
+spettro che lo chiama, che lo vuole,
+che lo afferra, che lo uccide. Ecco la
+sconsolata Margherita che geme ginocchioni
+davanti a una immagine della
+<i>Mater Dolorosa</i> e Tecla invocante la
+stessa Pia che a sè la richiami da questo
+basso mondo ove per lei l'ora dell'amore
+e della intensa vita passò; e<span class="pagenum"><a name="Page_39" id="Page_39">[39]</a></span>
+bella, florida di speranze come a primavera
+la spica, come il tralcio d'estate,
+nell'ombra d'un carcere, con l'orrore
+della ghigliottina negli occhi, la fanciulla
+che Andrea Chénier udì singhiozzare,
+avvinghiandosi disperatamente alla vita;
+«<i>je ne veux point mourir encore!</i>»
+Ecco il Bonnivard di Byron che nel nero
+Chillon apprende ad amare la disperazione.
+Ecco la Musa di Leopardi assorta
+nella contemplazione dell'universale soffrire
+che mette capo al nulla, vaga della
+morte, intenta continuamente a ornarsi
+di queste tristezze magnifiche, sia detto
+senza offesa del grande Poeta, come predilige
+i pizzi e i velluti neri una dama
+che li sa confacenti alla sua bellezza.
+Nella più squisita coppa che arte di<span class="pagenum"><a name="Page_40" id="Page_40">[40]</a></span>
+poeta lavorasse mai per quest'uso, Leopardi
+ne porge la più pura essenza del
+dolore del mondo e noi ne leviamo le
+labbra sospirando per una mistica ebbrezza
+che ne invade, che ne innamora
+di sè, che nei cuori giovanetti torna in
+idolatria vana del dolore, in concepimenti
+di poesia sconsolata, falsa e debole perchè
+artificiale ma tuttavia documento
+dell'occulto fascino di bellezza cui possiede
+il concetto più puro e più vasto
+del dolore, l'idea di un dolore inesplicabile,
+infuso al mondo dalla ignota sua
+Causa per modo che la stessa natura
+inferiore ne ha senso e lamenti e ne ha
+strazio di dubbi angosciosi l'intelletto
+umano, che senza posa ne domanda inutilmente
+il perchè al silenzio formidabile<span class="pagenum"><a name="Page_41" id="Page_41">[41]</a></span>
+dell'Infinito. E non è misterioso il soffrire
+della donna più cara nell'opera di
+Alessandro Manzoni?</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0">Te dalla rea progenie<br /></span>
+<span class="i0">Degli oppressor discesa,<br /></span>
+<span class="i0">Cui fu prodezza il numero,<br /></span>
+<span class="i0">Cui fu ragion l'offesa,<br /></span>
+<span class="i0">E dritto il sangue e gloria<br /></span>
+<span class="i0">Il non aver pietà,<br /></span>
+</div><div class="stanza">
+<span class="i0">Te collocò la provvida<br /></span>
+<span class="i0">Sventura fra gli oppressi.<br /></span>
+</div></div>
+
+<p>Certo il poeta non pensò illuminar le
+leggi della sventura con quel <i>provvida</i>
+che par sancire un immeritato dolore,
+annullare, compensandole fra loro, le sofferenze
+degl'innocenti. Crudele parola,
+indice di una legge storica che infligge
+dolore non giusto secondo il veder nostro,<span class="pagenum"><a name="Page_42" id="Page_42">[42]</a></span>
+che ha dunque una intima ragione di
+mistero; crudele parola e in tutto il
+coro la pia potente, per questo appunto
+che ci suona tanto amara. Ecco la lunga
+tratta dei pellegrini polacchi che passano
+cantando le litanie di Mickiewicz:
+«Per tutte le ferite, le torture e le lagrime
+dei prigionieri, dei proscritti, dei
+pellegrini polacchi, liberaci, Signore!»
+Se la infelice Polonia ricuperasse un
+giorno l'indipendenza troverebbe l'arte
+polacca nella gioia le ispirazioni sublimi
+ond'ebbe gloria nel dolore? In Italia, signori,
+si può dubitarne. Quando l'anima
+italiana diede al dolore nazionale un'espressione
+artistica trovò accenti immortali;
+e che trovò invece quando la indipendenza
+e l'unità della patria furono<span class="pagenum"><a name="Page_43" id="Page_43">[43]</a></span>
+raggiunte di slancio? Quale fu il grande
+artista di questa gioia se non Iddio solo
+che impresse agli eventi impeto e splendore
+di poema?</p>
+
+<h2><a name="VIII" id="VIII"></a>VIII.</h2>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_45" id="Page_45">[45]</a></span>E ora, signori, se volgendo le spalle
+alla folla spettrale che ci fluì davanti
+noi entriamo negli studii dei nostri artisti,
+dei nostri poeti, dei nostri romanzieri,
+ci appare intatta l'antica potenza
+fascinatrice del dolore. Siamo pure condotti
+a considerare che nell'arte moderna
+si manifesta più e più la inclinazione a
+un uso razionale del dolore per diversi
+scopi di cui è conscia. L'arte moderna
+volentieri filosofeggia e parteggia, volentieri<span class="pagenum"><a name="Page_46" id="Page_46">[46]</a></span>
+rappresenta il dolore come prodotto
+di esistenti ordini morali e sociali cui l'artista
+vuole additare come opposti a un
+ideale della sua mente e possibili a riformarsi
+giusta questo ideale. Noi osserviamo
+in pari tempo che il dolore così manifestamente
+rappresentato in servizio di tesi
+morali o sociali non ci commuove nell'opera
+d'arte quanto il dolore che procede
+dall'ineluttabile, dalle fatali condizioni
+della vita sulla terra, dalla morte, dall'amore,
+dai problemi della sorte umana,
+dalle ombre dell'al di là. Noi possiamo
+abborrire la guerra e consentire con l'artista
+che per un intento civile ce ne rappresenta
+gli orrori, noi onoriamo l'arte
+sua, ma poi davanti al Napoleone morente
+di Vela un diverso, un più forte fascino ci<span class="pagenum"><a name="Page_47" id="Page_47">[47]</a></span>
+arresta palpitanti, dimentichi di quell'arte
+civile, dimentichi del bene e del male,
+dimentichi di noi stessi. Quando i poeti
+socialisti ci descrivono miserie atroci di
+lavoratori, possono richiamarci da un
+colpevole oblio alla meditazione delle
+piaghe sociali e dei rimedi, ma la emozione
+artistica che suscitano in noi immediatamente
+si trasforma, si converte
+in desiderio di azione sociale, non è comparabile,
+nè per intensità nè per durata
+di piacere, alle emozioni che non trovano
+sfogo in alcun'azione possibile perchè
+loro materia, offerta dall'Arte, è un
+dolore che non ha nè rimedio nè riparo.
+Il soffrire dei minatori nelle viscere della
+terra, il soffrire della piccola cucitrice
+costretta a un lavoro assassino della giovinezza<span class="pagenum"><a name="Page_48" id="Page_48">[48]</a></span>
+e della gioia, non hanno, come
+contenuto di forme artistiche, la potenza
+fascinatrice che ha il soffrire di Enoch
+Arden naufrago del mare e dell'amore,
+che ha il soffrire del piccolo venditore
+di zolfanelli morente sulla via, benchè
+l'ingegno di chi scrisse <i>Germinal</i> e di
+chi scrisse il <i>Canto della camicia</i> non ci
+paia inferiore all'ingegno di Tennyson e
+di Andersen.</p>
+
+<h2><a name="IX" id="IX"></a>IX.</h2>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_49" id="Page_49">[49]</a></span>E lo stesso che dell'arte socialista può
+dirsi di quell'arte che rappresenta il dolore
+a scopo espresso d'insegnamento
+morale. Leone Tolstoi, nel porsi a raccontare
+la storia di un adulterio quando
+le ragioni pure dell'Arte informavano
+ancora l'opera sua di scrittore, premeditando
+di condurre la sua eroina dalla
+colpa grado grado alla disperazione e al
+suicidio, parve temere che il dolore castigo,
+il dolore inflitto dalla giustizia offesa,<span class="pagenum"><a name="Page_50" id="Page_50">[50]</a></span>
+non avesse sufficiente efficacia artistica,
+e seppe con una ispirazione geniale
+infondere all'opera sua il fascino
+eterno del dolore prescritto dal Destino,
+del dolore senza causa conosciuta. Considerate
+le infinite rappresentazioni artistiche
+moderne della morte tanto più
+potenti sull'animo nostro, tanto più attraenti
+quanto più questo fatto della
+morte, abborrito dalla natura umana, ci
+è mostrato nelle sue parvenze maggiormente
+odiose, maggiormente contrarie
+all'idea nostra del giusto e del ragionevole,
+quando colpisce l'innocenza, la
+grazia, la bellezza, l'amore, le giovanili
+speranze. Chiudo il libro dove Enrico
+Sienkiewicz ha dipinto un'epoca famosa
+dell'antica Roma con il largo pennello,<span class="pagenum"><a name="Page_51" id="Page_51">[51]</a></span>
+con la violenza di luci e d'ombre che
+una distanza di tanti secoli richiedeva,
+e sento dolce nella memoria non tanto
+Licia la martire, l'amante cristiana scomparsa
+nelle ombre discrete di un idillio
+nuziale, quanto Evnica l'infedele, che
+per amore consente senza speranza di
+futuro premio alla morte il fiore degli
+anni suoi e della bellezza. Supremo dono,
+io penso, del poeta alla sua prediletta,
+la morte! Per l'apoteosi del patrizio e
+della schiava, perchè andasse ad essi il
+più intimo profondo sospiro di chi palpitò
+per la sorte di Licia e Vinicio, non
+altro poteva l'Arte dopo averli creati
+entrambi così belli e generosi, che donar
+la vita agli amanti cristiani e la
+morte ad essi, la morte sulla scena, la<span class="pagenum"><a name="Page_52" id="Page_52">[52]</a></span>
+morte lenta, la morte nei vincoli del più
+fervido e splendido amore; e anche questo
+è a me argomento di rifiutare al libro
+il carattere di apologia cristiana.</p>
+
+<h2><a name="X" id="X"></a>X.</h2>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_53" id="Page_53">[53]</a></span>Signori, prima di esporvi il mio concetto
+circa la natura di questa intima
+bellezza del dolore che innamora gli artisti
+e le moltitudini raggiando nel loro
+inconscio, mi piace dire alto che nessuno
+mi vince nel sentire la grandezza e la
+bellezza della gioia, nell'Arte. Non mi
+rapiscono palpitante a sè le sublimi forme
+di poesia che Dante creò per la gioia
+quando immaginava esser tratto dagli
+occhi sfavillanti di Beatrice per entro<span class="pagenum"><a name="Page_54" id="Page_54">[54]</a></span>
+un riso dell'Universo? Non ebbi io brividi
+di sacro entusiasmo davanti alla
+Vittoria di Samotracia, a quel divino
+corpo slanciato nel vento da una gioia
+che lo libera dall'impero della terra?
+Nel metro stesso dell'Inno di Schiller alla
+Gioia, nel flutto dei versi rapidi con
+maestà, delle alterne rime incalzanti,
+non sento io con un lieto tumulto dell'animo
+lo spirito di fuoco che ha posseduto
+il poeta? Nei più delicati cantori
+voluttuosi dell'Antologia greca, nelle più
+molli canzoni veneziane non assaporo
+l'incanto di un'arte che alle gioie dell'amore
+diviso e pago fa partecipare lo
+spirito senz'abbassarlo? Persino davanti
+al meraviglioso dipinto di Jordaens «Le
+roi boit» mi sono inebbriato di quella<span class="pagenum"><a name="Page_55" id="Page_55">[55]</a></span>
+trionfale gioia del vino che vi spuma
+sull'obeso volto del mite monarca beone,
+sorridente in estasi alle fragranze dell'aureo
+liquore, del cortigiano acclamante
+alle sue spalle col calice in alto, dei
+cavalieri barbuti e delle donne floride
+trincanti a cerchio dell'anfitrione gioviale,
+del bimbo ignudo in grembo alla madre,
+nel quale si ostenta, ignuda del pari, la
+innocenza magnifica della natura.</p>
+
+<h2><a name="XI" id="XI"></a>XI.</h2>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_57" id="Page_57">[57]</a></span>Appunto perchè godo inesprimibilmente
+le armonie della gioia con l'Arte, mi
+riesce più mirabile che l'Arte renda dilettoso
+al cuore umano ciò ch'egli per
+natura più abborre. L'abitudine c'impedisce
+di apprezzar degnamente questo
+fatto che ci turba se lo consideriamo
+come nuovo, come appreso da noi quando
+nel dolore non ci appariva che il gran
+nemico e nell'Arte non ci appariva che
+la grande consolatrice. Diremo forse che<span class="pagenum"><a name="Page_58" id="Page_58">[58]</a></span>
+un sottile egoismo ci rende piacevoli le
+rappresentazioni del dolore altrui? Non
+lo diremo, perchè se questo egoismo ha
+talvolta luogo riguardo a dolori reali, il
+piacere dell'egoista che Lucrezio descrive
+seduto sul lido del mare in cospetto del
+travaglio e del pericolo altrui è troppo
+diverso da quel dolcissimo sentimento,
+che, destato dall'opera d'arte, sovente si
+sfoga in lagrime. Non lo diremo perchè
+del proprio dolore stesso l'artista s'innamora.
+Diremo forse, invece, che il sentimento
+nostro è una forma di amore, è
+una essenza di pietà, e che la pietà è
+dolce a sentire? Sì, la dolcezza del sentir
+pietà è senza dubbio parte dell'emozione
+che il dolore espresso dall'Arte suscita
+in noi, ma non è, non può essere questa<span class="pagenum"><a name="Page_59" id="Page_59">[59]</a></span>
+emozione intera. Se commossi amaramente
+da uno spettacolo di reale dolore,
+specie di quel dolore ingiusto, fatale,
+inesplicabile che più sarebbe atto ad accoppiarsi
+con l'Arte, noi sottoponiamo
+ad analisi la nostra emozione, essa ci si
+scinde subito in due elementi: la pietà
+per chi soffre e un trepido moto dell'anima
+verso la causa di quel soffrire.
+Espresso dall'Arte, il dolore c'ispira una
+emozione non più amara ma deliziosa
+nella quale l'elemento della pietà per un
+particolare soffrire si è attenuato, è anzi
+talora scomparso; e ne invoco a prova
+quell'arte che a me par sovrana.</p>
+
+<h2><a name="XII" id="XII"></a>XII.</h2>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_61" id="Page_61">[61]</a></span>Quando, posseduto ancora nel pensiero
+dal fantasma della Desolata, camminavo
+lentamente lungo il ritmico fragore delle
+onde cadenti sulla riva, pensai ai profondi
+accordi che aprono la <i>Mondscheinsonate</i>
+di Beethoven. Se adesso, pieno
+il cuore delle ombre dolenti che ho evocate
+davanti a voi, mi figuro di ascoltare
+in una solitudine o nelle tenebre
+quel sublime adagio, vi sento l'anima
+unica, vi odo l'unica voce di tutti i dolori<span class="pagenum"><a name="Page_62" id="Page_62">[62]</a></span>
+del mondo. Non è un lamento, è un
+canto solenne e grave che insiste in suoni
+profondi, echeggianti nelle viscere immote
+delle cose, sotto un ondeggiar vago
+di parvenze mutabili. Dolore, mistero,
+inesprimibile bellezza; questo mi dicono i
+sovrumani accordi e una voluttuosa pena
+simile alla pena dell'amore m'invade, un
+desiderio infinito di confondermi all'onda
+sonora del canto che ascende come la
+preghiera di tutto che soffre verso un
+Potere immenso e silenzioso. Suprema
+forma dell'arte, primizia quasi di parole
+e d'idee superiori allo stadio presente
+della intelligenza nostra, la musica sola
+vale a esprimere il dolore impersonale
+e puro, e allora nel suo linguaggio magnifico
+è sempre un elemento di preghiera,<span class="pagenum"><a name="Page_63" id="Page_63">[63]</a></span>
+di aspirazione a qualche ignoto
+stato felice ch'è nelle possibilità del futuro,
+di speranza nell'ordine ideale di un
+mondo sul quale si apre la porta di
+uscita delle generazioni umane. Anche
+quando a commento di poesia la musica
+esprime ebbrezze amorose, le avviene
+talvolta d'infondere nelle parole più tenere
+e liete un'anima di tristezza. «Sommesso
+nella notte» dice il poeta «il
+canto mio a te sospira, vieni, rendimi
+beato». La musica di Schubert si slancia
+con un grido amoroso, cade, rinnova lo
+slancio, ricade in accorato pianto. Vede
+ella forse venir l'ora delle lagrime dopo
+l'ora della gioia o non dice piuttosto
+ch'è impossibile sulla terra di amare
+senza dolore perchè le condizioni della<span class="pagenum"><a name="Page_64" id="Page_64">[64]</a></span>
+vita terrena non concedono la unione
+completa e perpetua che dell'amore è
+inestinguibile sete? Neppure Schubert
+saprebbe rispondere, ma certo il divino
+incanto della melodia è in quell'accento
+di tristezza che vi risponde all'amoroso
+richiamo.</p>
+
+<h2><a name="XIII" id="XIII"></a>XIII.</h2>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_65" id="Page_65">[65]</a></span>Quale sarà dunque la intima bellezza
+del dolore che si rivela nell'inconscio
+dell'artista e ci attrae inesplicabilmente
+nell'opera d'arte?</p>
+
+<p>Il dolore è per sè così ripugnante alla
+natura umana che se lo si considera
+non solamente all'infuori di ogni specificazione
+individuale ma puranche all'infuori
+dell'ordine delle cose esistenti, è
+impossibile a chi senta l'impero della ragione
+attribuirgli bellezza alcuna. Ove<span class="pagenum"><a name="Page_66" id="Page_66">[66]</a></span>
+in un mondo ordinato alla gioia entrasse
+un giorno senza causa, nè apparente nè
+occulta, il dolore, non si concepisce come
+un essere intelligente potrebbe compiacersi
+di esprimerlo ad arte, come altri
+potrebbe compiacersi di contemplarne o
+leggerne o udirne la studiata espressione.
+Quindi la bellezza del dolore non può essere
+che nell'ordine suo con le cose esistenti,
+come la bellezza di una seconda
+minore, per sè il più spiacente connubio
+di suoni, non può essere che nell'ordine
+degli accordi cui è inserta. Ora non è
+difficile a chi mediti le cose umane scoprire
+normali funzioni benefiche del dolore
+nell'ordine delle cose esistenti. Io
+medesimo ebbi a rappresentarlo come un
+grande artefice di progresso, perchè fu<span class="pagenum"><a name="Page_67" id="Page_67">[67]</a></span>
+veramente il dolore inflitto dagli elementi,
+dalle belve, dai morbi, che costrinse l'umanità
+primitiva a difese ond'ebbero crescente
+vigore l'intelligenza e crescente
+impulso la civiltà. Veramente dal terrore
+degli Dei, da temuti guai nacquero l'astronomia
+e le matematiche, come dalle
+zuffe che insanguinarono il suolo per la
+sua spartizione nacque la geometria. L'orrore
+della indigenza e della morte generò
+l'alchimia, madre della chimica. La dottrina
+della fraternità umana insegnata
+dal Cristianesimo generò, accomunando
+le sofferenze, quel mirabile lavoro scientifico
+che a gloria del nostro tempo combatte
+indefesso il dolore individuale e
+sociale e con le sue continue conquiste
+accumula potenza nello spirito. Il dolore<span class="pagenum"><a name="Page_68" id="Page_68">[68]</a></span>
+purifica e ritempra, precede ogni nascita
+anche nell'ordine delle grandi idee sorgenti
+a illuminare e dirigere la evoluzione
+della razza. Il dolore finalmente, tanto nell'ordine
+morale quanto nell'ordine fisico,
+non altro è che il salutare indice del disordine.
+Tali visibili aspetti di bellezza
+morale ha dunque il dolore nell'ordine
+delle cose esistenti. Bastano a spiegare
+come l'Arte volentieri s'ispiri ad esso?
+Non lo credo. Comprendo come un'arte
+moralista si compiaccia di rappresentarci
+il dolore che procede da un disordine
+morale, il dolore che ammaestra; come
+un'arte socialista si compiaccia di rappresentarci
+il dolore che procede da un
+disordine sociale, il dolore che richiama a
+giustizia; come un'arte civile si compiaccia<span class="pagenum"><a name="Page_69" id="Page_69">[69]</a></span>
+di rappresentarci il dolore che procede
+da un disordine nelle condizioni della
+patria, il dolore che infiamma all'adempimento
+del dovere civile; ma non posso
+dimenticare che il dolore nell'opera d'arte
+mi apparve testè tanto più attraente quanto
+più inesplicabile, quanto meno visibilmente
+rappresentato dall'artista per un
+suo fine straniero all'Arte. Mi dico inoltre
+che il dolore espresso dalla musica pura,
+disgiunta dalla parola, tanto potente sull'animo
+nostro, è impossibile a collegare
+con alcun disordine apparente. Vi ha
+dunque una suprema bellezza del dolore
+che ancora si nega alla mente indagatrice,
+che senza un conosciuto perchè ci
+solleva nel petto il più voluttuoso pianto,
+che non risiede in alcun visibile ordine<span class="pagenum"><a name="Page_70" id="Page_70">[70]</a></span>
+delle cose esistenti e ha quindi la ragione
+propria o in un ordine ignoto e
+impenetrabile di esse o in un ordine più
+ampio del quale il mondo presente non
+sarebbe che un termine intermedio. Qui,
+o signori, noi tocchiamo i confini prescritti
+alla conoscenza umana, qui l'esploratore
+che avanza passo passo nell'ombra
+crescente, ode il fragore, sente
+l'alito di quel mare che non ha barca
+nè vela. Egli ristà.</p>
+
+<h2><a name="XIV" id="XIV"></a>XIV.</h2>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_71" id="Page_71">[71]</a></span>Si mette invece per le onde oscure,
+qualunque sorte lo attenda, il poeta. Se
+la suprema bellezza del dolore risiede forse
+in un ordine diverso da quello che soltanto
+collega fra di esse le cose del
+mondo presente e se deve per necessità
+esser simile alla bellezza di una dissonanza
+musicale genialmente preparata e
+risoluta, ne balenan lampi che da un passato
+più lontano della nebulosa originaria
+vanno a un avvenire più lontano del giorno<span class="pagenum"><a name="Page_72" id="Page_72">[72]</a></span>
+in cui si compierà la evoluzione del sistema
+solare. «Niente avviene senza causa»
+dice Eliphaz nel libro di Job «e il dolore
+non nasce dal suolo.» No, il dolore
+inesplicabile che echeggia nelle viscere
+della musica non è senza causa e la sua
+causa non è nella Terra. Risalendo a ritroso
+con la fantasia il moto della evoluzione
+universale, mi è difficile arrestarmi
+alla materia prima, inorganica,
+informe, tenebrosa di questo mondo e
+non pensare che pur essa è uno stadio
+di quel moto, che altre forme dell'essere
+l'hanno preceduta. Mi risovvengono allora
+parole arcane del Libro Sacro accennanti
+a un mondo di gloria e di colpa
+scomparso ma non estinto, connesso e
+compenetrato copertamente con le cose<span class="pagenum"><a name="Page_73" id="Page_73">[73]</a></span>
+presenti; e mi dico che in quel mondo
+hanno la prima radice gl'infiniti guai di
+cui tanto ci turba nel mondo presente
+lo spettacolo amaro, il soffrire degl'innocenti,
+le ingiustizie crudeli della fortuna.
+Le tristezze che ci ascendono talvolta
+nell'anima senza che ne sappiamo
+il perchè, le tristezze che allora rispondono
+a noi dalle cose quasi amorosamente,
+quasi a consenso di pena in una
+comune sorte, tutto procede da quel
+mondo prenebulare di cui la memoria è
+spenta nella coscienza umana ma vive
+sotto di essa. E comprendo come l'Arte,
+che attinge le proprie ispirazioni all'inconscio,
+crei, quando prende a soggetto
+il dolore che non ha visibile causa, forme
+di bellezza sovrumana perchè lo intuisce<span class="pagenum"><a name="Page_74" id="Page_74">[74]</a></span>
+occultamente nell'ordine che collega la
+dissonanza intermedia del mondo presente
+a due mondi sovrumani appunto, a un
+mondo passato di splendore e di colpa
+dove si è dischiuso il seme del piangere,
+a un mondo futuro sulla cui soglia il dolore
+conduce le creature rifatte splendide
+per esso e spira. E se la Intelligenza
+ordinatrice dei mondi dispose l'Arte a
+elevare l'ideale del piacere sopra ogni
+tetra febbre per modo che i desideri
+umani aspirino a un'armoniosa gioia dello
+spirito e della sua veste, comprendo pure
+che abbia disposto l'Arte anche a render
+voluttuosa non la sofferenza ma l'idea
+del soffrire; così che gli uomini vi si soffermino
+liberamente e richiamino allora
+in sè le ombre di ogni dolore del mondo,<span class="pagenum"><a name="Page_75" id="Page_75">[75]</a></span>
+afferrino, almeno per un momento, il più
+intero disegno di questa vita terrena e
+almeno per un momento sentano quel
+desiderio indistinto d'infinito, quell'amore
+che punge il pellegrino di Dante</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0">.... se ode squilla di lontano<br /></span>
+<span class="i0">Che paia il giorno pianger che si muore.<br /></span>
+</div></div>
+
+<p>Indefinibile palpito, pieno di rimpianti e
+di aneliti, ricordo di un tempo felice
+trascorso, presentimento di un tempo
+felice venturo, anello sensibile di due
+mondi inaccessibili al senso.</p>
+
+<p>L'Arte che obbedisce a questo divino
+appello non esercita un insegnamento
+morale esplicito e diretto che la diminuirebbe,
+solamente imprime all'anima
+umana un moto che seconda il moto<span class="pagenum"><a name="Page_76" id="Page_76">[76]</a></span>
+volgente tutte le cose a uno stato superiore.
+Più che mai si conviene all'Arte
+nel nostro tempo di glorificare la gioia
+vera e intera, mentre i desiderii degli
+uomini volgono a un ideale di soddisfazione
+comune che appaga sì lo spirito in
+quanto un principio di giustizia nel riparto
+dei beni economici lo attrae, ma che soverchio
+potere per la felicità umana conferisce
+a ciò che l'uomo tocca un momento
+e subito abbandona. E mentre la
+scienza, mentre tutte le forze operose del
+Bene combattono con gloria i dolori sanabili
+della terra, più che mai si conviene
+all'Arte, che pure a questo bene
+soccorre, di allettare gli uomini alla
+contemplazione del dolore insanabile, fatale
+e fermo, perchè soltanto dalla piena<span class="pagenum"><a name="Page_77" id="Page_77">[77]</a></span>
+coscienza di tutto il dolore può emergere
+un perfetto sperato ideale di gioia; e un
+perfetto sperato ideale di gioia, un intero
+sperato possesso del bene è già così gran
+parte della possibile felicità umana, è
+del Bene stesso artefice così potente!</p>
+
+<h2><a name="XV" id="XV"></a>XV.</h2>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_78" id="Page_78">[78]</a></span>Signori, io non ho inteso con queste
+ultime mie parole rivolgere agli artisti,
+inutile retore, precetti o consigli. È una
+divina legge dell'Arte che addito e proclamo,
+una legge superiore alle volontà
+umane, la riconoscano o non la riconoscano,
+poichè coloro che Iddio chiama
+all'Arte non sono liberi di escludere il
+dolore dal campo del lavoro artistico nè
+il pubblico è libero di passar noncurante
+o sdegnoso davanti all'opera che gli rammenta<span class="pagenum"><a name="Page_79" id="Page_79">[79]</a></span>
+con efficacia di forme ciò che di
+più acerbo ha la condizione umana. Io
+vedo la legge che ho glorificata operare
+infallibilmente nell'avvenire, vedo andar
+diminuendo per opera della scienza e
+della civiltà le sofferenze umane sanabili,
+vedo le insanabili disegnarsi appunto per
+questo sempre più nettamente nel loro carattere
+di limite fatale della potenza nostra,
+di manifestazione d'una potenza superiore;
+e vedo l'Arte richiamar sempre
+più forte ad esse il pensiero dell'uomo.
+Vedo in lei e per lei levarsi inquieti dai
+beni che avran raggiunto nello spazio e
+nel tempo e tendere all'infinito immensi
+desiderî umani cui la scienza non appagherà
+mai, cui la Fede non avrà raccolti
+ancora, li vedo chiedere dolorosi all'Arte<span class="pagenum"><a name="Page_80" id="Page_80">[80]</a></span>
+il ristoro di una forma di bellezza, e nel
+moltiplicarsi di tale bellezza io credente
+vedo moltiplicarsi realmente i contatti
+del desiderio umano con l'infinito, vedo
+quello più e più nel contatto accendersi,
+questo più e più concedersi clemente,
+e così predisposta la ultima gioia
+del loro congiungimento, mi si rivela
+intera nel suo sublime disegno la elaborazione
+del dolore nell'Arte dalle oscure
+fonti di lei sino alla foce tutta riverberante
+gl'imminenti splendori del regno
+di Dio.</p>
+
+
+
+
+
+
+
+
+<pre>
+
+
+
+
+
+End of Project Gutenberg's Il dolore nell'arte, by Antonio Fogazzaro
+
+*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL DOLORE NELL'ARTE ***
+
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+Produced by Carla, Carlo Traverso, Barbara Magni and the
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+such as creation of derivative works, reports, performances and
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+even without complying with the full terms of this agreement. See
+paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project
+Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this agreement
+and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm electronic
+works. See paragraph 1.E below.
+
+1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the Foundation"
+or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection of Project
+Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual works in the
+collection are in the public domain in the United States. If an
+individual work is in the public domain in the United States and you are
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+1.F.
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+receive the work electronically in lieu of a refund. If the second copy
+is also defective, you may demand a refund in writing without further
+opportunities to fix the problem.
+
+1.F.4. Except for the limited right of replacement or refund set forth
+in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS' WITH NO OTHER
+WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT LIMITED TO
+WARRANTIES OF MERCHANTIBILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.
+
+1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied
+warranties or the exclusion or limitation of certain types of damages.
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+law of the state applicable to this agreement, the agreement shall be
+interpreted to make the maximum disclaimer or limitation permitted by
+the applicable state law. The invalidity or unenforceability of any
+provision of this agreement shall not void the remaining provisions.
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+that arise directly or indirectly from any of the following which you do
+or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg-tm
+work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any
+Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause.
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+
+Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
+
+Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
+electronic works in formats readable by the widest variety of computers
+including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
+because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
+people in all walks of life.
+
+Volunteers and financial support to provide volunteers with the
+assistance they need, are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
+goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
+remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
+Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
+and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
+To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
+and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
+and the Foundation web page at http://www.pglaf.org.
+
+
+Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
+Foundation
+
+The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
+501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
+state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
+Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
+number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
+http://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
+permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
+
+The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
+Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
+throughout numerous locations. Its business office is located at
+809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
+business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
+information can be found at the Foundation's web site and official
+page at http://pglaf.org
+
+For additional contact information:
+ Dr. Gregory B. Newby
+ Chief Executive and Director
+ gbnewby@pglaf.org
+
+
+Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation
+
+Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
+spread public support and donations to carry out its mission of
+increasing the number of public domain and licensed works that can be
+freely distributed in machine readable form accessible by the widest
+array of equipment including outdated equipment. Many small donations
+($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
+status with the IRS.
+
+The Foundation is committed to complying with the laws regulating
+charities and charitable donations in all 50 states of the United
+States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
+considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
+with these requirements. We do not solicit donations in locations
+where we have not received written confirmation of compliance. To
+SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
+particular state visit http://pglaf.org
+
+While we cannot and do not solicit contributions from states where we
+have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
+against accepting unsolicited donations from donors in such states who
+approach us with offers to donate.
+
+International donations are gratefully accepted, but we cannot make
+any statements concerning tax treatment of donations received from
+outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
+
+Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
+methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
+ways including checks, online payments and credit card donations.
+To donate, please visit: http://pglaf.org/donate
+
+
+Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic
+works.
+
+Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg-tm
+concept of a library of electronic works that could be freely shared
+with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
+Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.
+
+
+Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
+editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
+unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily
+keep eBooks in compliance with any particular paper edition.
+
+
+Most people start at our Web site which has the main PG search facility:
+
+ http://www.gutenberg.org
+
+This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
+including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
+Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
+subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
+
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+This eBook, including all associated images, markup, improvements,
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+Procedures for determining public domain status are described in
+the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org.
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+No investigation has been made concerning possible copyrights in
+jurisdictions other than the United States. Anyone seeking to utilize
+this eBook outside of the United States should confirm copyright
+status under the laws that apply to them.
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