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You may copy it, give it away or +re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included +with this eBook or online at www.gutenberg.org + + +Title: Il dolore nell'arte + +Author: Antonio Fogazzaro + +Release Date: May 30, 2010 [EBook #32599] + +Language: Italian + +Character set encoding: ISO-8859-1 + +*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL DOLORE NELL'ARTE *** + + + + +Produced by Carla, Carlo Traverso, Barbara Magni and the +Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by The Internet Archive) + + + + + + + + + + ANTONIO FOGAZZARO + + + Il Dolore nell'Arte + + DISCORSO + + + + + MILANO + + CASA EDITRICE BALDINI, CASTOLDI & C.º + + _Galleria Vittorio Emanuele, 17 e 80_ + + 1901 + + + PROPRIETÀ LETTERARIA + + MILANO--TIP. PIROLA & CELLA DI P. CELLA + + + + +I. + + NOTA.--Il presente discorso, tenuto la prima volta in + Torino l'11 aprile 1900 per invito di quella Società di + Cultura, venne quindi pubblicato nella _Rassegna + Nazionale_. + + +Sull'orlo di un lago bizzarro che io amo, verde ai due capi, sottile e +torto per sinuose gole di colli selvaggi e di montagne tragiche, +sereno a mezzo il corso nell'arco di un golfo idilliaco, si affaccia +allo specchio maggiore delle acque una densa e signorile corona di +ombra. Sovente per le vie solitarie di quell'ombra fui preso dal +senso di una bellezza che più si prometta di quanto si sveli. Non la +scoprivo intera nel tremolar lucente del lago tra i tronchi, nelle +pensose montagne assise a levante del bosco, nelle alte scene lontane, +dorate di sole, che mi apparivano tratto tratto a settentrione. Mi +sorgeva invece nel cuore e me lo riempiva di sè l'idea di una +possibile parola unica nella quale consuonassero tante diverse voci di +cose; di una profonda parola di bellezza, tentante e inafferrabile +come la parola di accordi musicali che annuncino, preparino una +successiva rivelazione di suoni e invece si spengano senza seguito nel +silenzio. Così penetrato dall'anima occulta delle cose che mi +figuravo desiderosa e incapace di esprimersi a me com'ero io di +comprender lei, movevo alla più recondita sede di quel regno di ombra +dove i maggiori alberi, fronteggiandosi in giro, congiungendosi a +grande altezza in un'ascensione unica, fanno di sè ghirlanda e tempio +a un cupo fantasma. + +Una giovine donna, bellissima, dai capelli scomposti, dalle vesti +cadenti, siede là sopra un alto seggio, piegato il busto gentile in +avanti, puntati i gomiti alle ginocchia, strette le guance fra i pugni +chiusi, fissi gli occhi tordidi nel vuoto. Il viso rivela una +intelligenza forte che affonda nella follia. Nessuna cura stringe più +costei nè del mondo nè di sè. Nessun vivente presuma, per esserle +stato caro, poterle recar conforto. Ella non torcerebbe un momento +gli occhi suoi avidi dalla visione di angoscia che la impietra; e +tuttavia ci balena che possa repente balzar dal seggio con uno strido, +avventarsi là dove guarda, tanto potente vita spirò nel marmo il +grande artista che le pose nome «Desolazione». Si soffre davanti +all'alta Dolorosa, e si gode intensamente di soffrire. Ci partiamo +pensosi e la visione di lei ne persegue al sole, per le ombre che il +vento scompiglia, lungo le rive sonore del lago scintillante. Non ci +guasta l'incanto dei colori e dei suoni ma vi spira una malinconia +segreta che lo rende più soave, infonde alle voci delle cose un +accento nuovo e profondo. Pare che l'enigma di bellezza oscura onde +avemmo dianzi turbato il cuore vi ritorni, lo prema più forte, quasi +vi si disveli. I susurri del fogliame paiono prima dire dire +incalzando e poi dolersi, nel venir meno, di non essere intesi. + + + + +II. + + +Ma non è nel vento, è sulle labbra silenziose della bella creatura di +marmo che ci si disegna la prima parola del mistero. Perchè costei che +se fosse viva ci agghiaccerebbe il sangue con la sua vista, ci +distruggerebbe l'incanto del giardino, perchè si mesce, fatta visione +e opera d'arte, con la bellezza delle cose in un'armonia che ci muove +al desiderio e al sospiro, a un turbamento non simile alla pietà, +simile piuttosto alle inquietudini dell'amore nascente? S'ella fosse +raffigurata nell'atto del pregare o del piangere, di una emozione +insomma tenera e calda, si direbbe che l'attitudine sua genera il +sentimento nostro; ma non è così. Il dolore e l'amore di lei, +compenetrandosi a vicenda, si sono indurati in un'angoscia torva, +senza tenerezza, senza fiamma. È forse la leggiadria del volto e del +corpo che può tanto sopra di noi? No, la sua bellezza è troppo cupa, +troppo sinistro il disordine dei suoi capelli e delle sue vesti. La +potenza sua fascinatrice è nella grandiosità del suo dolore +impersonale, senza nome. Ella non è una madre, non è un'amante, è il +dolore stesso, è l'idea pura, fatta marmo, dell'universale dolore, del +dolore che oscura presto o tardi ogni vita umana. Ma se l'idea pura +del dolore, sensibilmente rappresentata dall'Arte, ne accende l'anima +di pensieri alti e soavi, conviene che in lei si asconda qualche +occulta bellezza; e poichè solo ha potenza di commuovere l'opera +d'arte che fu creata nella commozione, convien pensare che il creatore +di quel marmo abbia concepito con entusiasmo, prima di noi, una +occulta bellezza del soffrire. Pure, se io potessi evocare dai morti +Vincenzo Vela, l'artefice sovrano, e interrogarlo, egli mi +risponderebbe di non avere pensato mai a una bellezza del soffrire. + + + + +III. + + +Signori, le sorgenti della ispirazione artistica sfuggono alla +coscienza stessa dell'artista. Esse si celano in una regione +misteriosa dello spirito umano, nelle tenebre inferiori alla coscienza +dove giacciono tesori di ricordanze oscurate e lampeggiano +meravigliose facoltà del conoscere cui non sono ministri nè i sensi nè +il ragionamento. Laggiù sono le inaccessibili fonti della ispirazione +artistica insieme alle fonti degli oscuri presentimenti, della +malinconia e della ilarità senza causa conosciuta, delle dolcezze +mistiche. Di laggiù è balzata in un'ora di emozione creatrice questa +mirabile forma cui l'artista, vagheggiandola e meditandola, condusse +poi a perfezione squisita; e non è temerità di pensare che nelle ombre +del subcosciente un'arcana bellezza del dolore fosse da lui appresa. +Non è temerità di pensare che quando erravamo per i viali deserti +ascoltando la voce del vento e delle onde colla mente piena della +Desolata, una bellezza mistica del dolore fosse appresa da noi stessi, +che pur non ne avevamo coscienza. Non esclamate, signori, ch'è +temerario innalzare su questa sola pietra la strana dottrina di una +bellezza recondita del dolore. No, io ho incominciato col parlarvi di +quella pietra perchè il dolore vi si rivela nella sua forma più alta, +la sofferenza morale, e perchè altro che dolore la sublime forma non +dice; ma evochiamo insieme dalle reliquie dei secoli morti, dalle +pagine degli antichi poeti le creature che l'Arte innamorata del +dolore partorì nobili di bellezza immortale. + + + + +IV. + + +Esse ascendono in folla al richiamo, turbinano davanti a noi come le +anime dolenti nel tenebroso vento che Dante ideò, e Voi tutte le +riconoscete al viso, alle vesti, alle attitudini, perchè i loro nomi +di gloria vi sono familiari. Io non so come si ardisca insegnare alle +turbe in prosa e in rima che la visione artistica del dolore ha +origini cristiane, che procede dalla glorificazione di un infame +strumento di tortura e di morte, che l'arte antica fu solo una +fioritura di bellezza serena e di gioia. Voi tutti sapete che non è +vero. Altro che armoniose membra di Veneri caste e di efebi divini, +altro che placide maestà di volti olimpici ha dato l'arte antica. +Vedete Laocoonte che passa contorcendosi fra le spire dei draghi, +levando al cielo _clamores horrendos_; vedete il bel guerriero ferito +del Campidoglio che reclina tristemente il capo nelle ombre della +morte, e se l'una opera e l'altra Vi paiono pensate e condotte dagli +artefici a prova della loro scienza e della valente mano, se il dolore +fisico Vi sembra predominar troppo in esse sul dolore morale, vedete +Niobe che impietrata piange ancora secondo il tragico mito, piange +spaventosamente per gli occhi di sasso, Niobe, il sempiterno dolore +inflitto alla creatura umana dall'Invisibile, che innamorò di sè +l'arte greca e la sua imitatrice latina. Ecco le creazioni dei grandi +tragici. Prometeo, che soffre in fiero silenzio mentre i carnefici ne +configgon le catene alla rupe e, appena è solo, caccia un urlo, +chiama, come il profeta, le genti «HIdesthe me». «Attendite et +videte». Ecco la frigia Cassandra, schiava nella reggia degli Atridi, +ululante nel suo barbaro linguaggio quale una belva prigioniera. Ecco +il dolore disceso fin nelle tombe a invader le ossa dei morti, il +fantasma del vecchio re Dareios che piange con Atossa, la compagna sua +tuttora vivente, sulle sventure del figlio Serse, e la dolce Elettra +singhiozzante sopra una ciocca di capelli sconosciuti, Antigone e +Ismene che a vicenda si eccitano al pianto. Ecco Edipo e l'ombra +sinistra del Destino. E che è mai finalmente la tragedia greca se non +la forma di bellezza onde si vestì un grandioso concetto del dolore e +del suo ufficio nel mondo? Il dolore vi è rappresentato come un frutto +inevitabile del disordine, come un castigo che persegue il sangue +colpevole di generazione in generazione e punisce nell'infante in cuna +il delitto degli avi. Lo spettacolo del soffrire fatale, immeritato +dagli afflitti avvinse a sè la mente dei tragici di Atene e, per opera +loro, il cuore del popolo. Certo quei grandi poeti non videro in esso +che crudeli vendette divine e il volere del destino implacabile, non +ebbero coscienza di un'azione provvidenziale e salutare del dolore; ma +vi divinarono tuttavia la forma di un ordine onde non valevano a +penetrare l'essenza. La stessa Iliade prende bellezza e grandezza +sovrana dal suo elemento tragico, dal Fato che v'incombe agli uomini e +agli Dei e il poeta di Achille non lo ha forse mai tanto amato come +quando a lui, salito alle vendette sul suo carro di battaglia, fa +profetare dal cavallo Xanto una sinistra profezia di sventura. + +Ed ecco tra i fantasmi omerici anche Ulisse pensoso in riva al mare +colla cara lontana Itaca nel cuor pesante, e presso a lui Calipso, la +triste impotenza dell'amore e della bellezza immortale contro un +destino che mostra la felicità e la rifiuta. Ecco passar gemendo con i +capelli al vento le creature ahimè troppo verbose della poesia +elegiaca, nate dal fascino che il dolore ha esercitato, come soggetto +d'arte, sull'anima pagana. Ecco la Musa malinconica e appassionata di +Virgilio, una voluttuosa della tristezza, che sentì le lagrime delle +cose, e si compiacque di ascoltar i lamenti dei boschi e dei laghi: + + Te nemus Anguitiæ, vitrea te Fucinus unda + Te liquidi flevere lacus: + +che si arrestò sospirando a contemplar gl'insolubili enigmi +dell'Universo, il mistero delle cause prime. + + + + +V. + + +Ed ecco, in ogni attitudine che ogni dolore compone, infiniti fantasmi +cui l'Arte diè vita e nome dopo che un dramma di passione divina ebbe +trasformato il mondo. Disponendomi ad additarvene alcuni tra i più +famosi, penso di escluderne le creazioni dell'arte sacra, delle quali +è difficile riconoscere fino a qual punto sieno state ispirate dalla +fede e dalla bellezza ideale della religione piuttosto che dalla +bellezza ideale del dolore. Mi sia solamente concesso di affermare +che nessuna fede religiosa si richiede a godere di tante magnifiche +rappresentazioni del soffrire; che davanti alla Pietà scolpita da +Michelangelo e alla Pietà dipinta da Van Dyck anche uno scettico, se +ha intelletto e cuore, sente, insieme all'ammirazione artistica, le +inquietudini di una simpatia profonda. Egli si accuserà forse di +debolezze atavistiche e la sua ragione insorgerà contro il suo +sentimento, ma questa presunta debolezza sentimentale non è in fondo +che la intuizione incosciente di una bellezza intellettuale e morale +del dolore, segreta sì, ma, come dirò più tardi, non impossibile a +scoprire meditando. E ora passate in silenzio, legioni afflitte! +Passate, madonne del Beato Angelico, di Giambellino e di Sassoferrato, +dolci creature sacre al dolore, che tanto soavemente piegate sotto il +dono misterioso e terribile; passate, nobili immagini del _vir +dolorum_, che il genio di Rubens e di Michelangelo evocò sulla tela e +dal marmo, biondi adolescenti che Luino assise pensosi a piè della +Croce, penitenti e martiri irradianti da mille famose tele la divina +luce di un dolore che giunto dai sensi al più interno dell'anima vi è +trasmutato in un'aurora di gioia eterna. Passate accompagnati da +quelle melodie sovrumane che suonarono nella mente di Francesco +Francia quando dipinse i suoi musicisti del cielo. Passate, cedete ad +altri fantasmi! + + + + +VI. + + +Ecco le visioni dantesche del dolore. Considerate, signori, come fra +tante ammirabili forme che vincono i secoli, quelle ci rapiscano a +entusiasmi quasi tormentosi nella loro dolcezza, nella loro misura +superiore alla parola, le quali ci rappresentano un dolore almeno in +parte immeritato, almeno in parte inesplicabile. Quando Dante ci +descrive una pena giustamente commisurata alla colpa, mai non si mesce +all'ammirazione nostra il sentimento dolce e tormentoso di cui vi +parlo. Solo fra i dannati ci commuove così Francesca. Il poeta +rappresentò Francesca e la sua colpa per modo che la sua pena eterna +non consuona, inconsci o no che ne siamo, con il nostro intimo +sentimento della giustizia. La dolce Francesca, che dall'impeto +colpevole del volere altrui, d'improvviso, in un momento di oblio, fu +tratta al peccato, che neppur nell'Inferno ha smarrito il senso +riverente del divino, il desiderio della preghiera, il gentile +rispondere dell'animo alla pietà, ci commuove tanto perchè nella +nostra mente, consci o no che siamo, la misura della sua pena eccede +la misura del suo consenso al male. E Dante stesso mentre creava per +l'Inferno l'amoroso fantasma pare avere in qualche oscuro modo +sentito così perchè dannò alla profonda Caina il marito punitore e non +mosse Virgilio a rimproverarlo, come in altra parte del poema, per una +pietà contraddicente al giudicio divino. La stessa potenza per la +stessa cagione ha il fantasma del conte Ugolino, la visione non del +tormento infernale, ma del dolore che il vivo patì con gl'innocenti +compagni suoi e che non sappiamo accordare con la nostra conoscenza +della giustizia. E soave nell'aura di un dolore senza giusta causa +sofferto tu passi davanti a me, ombra della Pia che Maremma disfece; +più soave nella memoria per un solo cenno di quel dolore che qualsiasi +beato spirito raggiante nel paradiso del tuo Poeta. + + + + +VII. + + +Ecco, tra le infinite ombre che seguono, venute da ogni tempo e da +ogni paese, il _Pensieroso_ di Michelangelo, solitario sul suo seggio +di principe, contemplante nel vuoto come in uno specchio invisibile +qualche idea triste della sua mente. Ecco, un tragico sciame di anime +che il soffio di Shakespeare ha suscitato dal niente e porta nei +secoli; il buon vecchio Re pazzo, errante a caso nella notte e nella +tempesta, il principe infelice, meditabondo in faccia al delitto, i +dolci, pallidi visi di Cordelia la semplice e di Desdemona la fedele, +strangolate. Ecco il giovine Werther che scrive l'ultimo addio a +Carlotta e alla vita. Ecco, nelle gelide nebbie di una notte +invernale, il padre straziato che cavalca fra i grigi ontani +stringendosi in braccio il figliuoletto morente, delirante, chiedente +aiuto invano contro un caudato e coronato spettro che lo chiama, che +lo vuole, che lo afferra, che lo uccide. Ecco la sconsolata Margherita +che geme ginocchioni davanti a una immagine della _Mater Dolorosa_ e +Tecla invocante la stessa Pia che a sè la richiami da questo basso +mondo ove per lei l'ora dell'amore e della intensa vita passò; e +bella, florida di speranze come a primavera la spica, come il tralcio +d'estate, nell'ombra d'un carcere, con l'orrore della ghigliottina +negli occhi, la fanciulla che Andrea Chénier udì singhiozzare, +avvinghiandosi disperatamente alla vita; «_je ne veux point mourir +encore!_» Ecco il Bonnivard di Byron che nel nero Chillon apprende ad +amare la disperazione. Ecco la Musa di Leopardi assorta nella +contemplazione dell'universale soffrire che mette capo al nulla, vaga +della morte, intenta continuamente a ornarsi di queste tristezze +magnifiche, sia detto senza offesa del grande Poeta, come predilige i +pizzi e i velluti neri una dama che li sa confacenti alla sua +bellezza. Nella più squisita coppa che arte di poeta lavorasse mai +per quest'uso, Leopardi ne porge la più pura essenza del dolore del +mondo e noi ne leviamo le labbra sospirando per una mistica ebbrezza +che ne invade, che ne innamora di sè, che nei cuori giovanetti torna +in idolatria vana del dolore, in concepimenti di poesia sconsolata, +falsa e debole perchè artificiale ma tuttavia documento dell'occulto +fascino di bellezza cui possiede il concetto più puro e più vasto del +dolore, l'idea di un dolore inesplicabile, infuso al mondo dalla +ignota sua Causa per modo che la stessa natura inferiore ne ha senso e +lamenti e ne ha strazio di dubbi angosciosi l'intelletto umano, che +senza posa ne domanda inutilmente il perchè al silenzio formidabile +dell'Infinito. E non è misterioso il soffrire della donna più cara +nell'opera di Alessandro Manzoni? + + Te dalla rea progenie + Degli oppressor discesa, + Cui fu prodezza il numero, + Cui fu ragion l'offesa, + E dritto il sangue e gloria + Il non aver pietà, + + Te collocò la provvida + Sventura fra gli oppressi. + +Certo il poeta non pensò illuminar le leggi della sventura con quel +_provvida_ che par sancire un immeritato dolore, annullare, +compensandole fra loro, le sofferenze degl'innocenti. Crudele parola, +indice di una legge storica che infligge dolore non giusto secondo il +veder nostro, che ha dunque una intima ragione di mistero; crudele +parola e in tutto il coro la pia potente, per questo appunto che ci +suona tanto amara. Ecco la lunga tratta dei pellegrini polacchi che +passano cantando le litanie di Mickiewicz: «Per tutte le ferite, le +torture e le lagrime dei prigionieri, dei proscritti, dei pellegrini +polacchi, liberaci, Signore!» Se la infelice Polonia ricuperasse un +giorno l'indipendenza troverebbe l'arte polacca nella gioia le +ispirazioni sublimi ond'ebbe gloria nel dolore? In Italia, signori, si +può dubitarne. Quando l'anima italiana diede al dolore nazionale +un'espressione artistica trovò accenti immortali; e che trovò invece +quando la indipendenza e l'unità della patria furono raggiunte di +slancio? Quale fu il grande artista di questa gioia se non Iddio solo +che impresse agli eventi impeto e splendore di poema? + + + + +VIII. + + +E ora, signori, se volgendo le spalle alla folla spettrale che ci fluì +davanti noi entriamo negli studii dei nostri artisti, dei nostri +poeti, dei nostri romanzieri, ci appare intatta l'antica potenza +fascinatrice del dolore. Siamo pure condotti a considerare che +nell'arte moderna si manifesta più e più la inclinazione a un uso +razionale del dolore per diversi scopi di cui è conscia. L'arte +moderna volentieri filosofeggia e parteggia, volentieri rappresenta +il dolore come prodotto di esistenti ordini morali e sociali cui +l'artista vuole additare come opposti a un ideale della sua mente e +possibili a riformarsi giusta questo ideale. Noi osserviamo in pari +tempo che il dolore così manifestamente rappresentato in servizio di +tesi morali o sociali non ci commuove nell'opera d'arte quanto il +dolore che procede dall'ineluttabile, dalle fatali condizioni della +vita sulla terra, dalla morte, dall'amore, dai problemi della sorte +umana, dalle ombre dell'al di là. Noi possiamo abborrire la guerra e +consentire con l'artista che per un intento civile ce ne rappresenta +gli orrori, noi onoriamo l'arte sua, ma poi davanti al Napoleone +morente di Vela un diverso, un più forte fascino ci arresta +palpitanti, dimentichi di quell'arte civile, dimentichi del bene e del +male, dimentichi di noi stessi. Quando i poeti socialisti ci +descrivono miserie atroci di lavoratori, possono richiamarci da un +colpevole oblio alla meditazione delle piaghe sociali e dei rimedi, ma +la emozione artistica che suscitano in noi immediatamente si +trasforma, si converte in desiderio di azione sociale, non è +comparabile, nè per intensità nè per durata di piacere, alle emozioni +che non trovano sfogo in alcun'azione possibile perchè loro materia, +offerta dall'Arte, è un dolore che non ha nè rimedio nè riparo. Il +soffrire dei minatori nelle viscere della terra, il soffrire della +piccola cucitrice costretta a un lavoro assassino della giovinezza e +della gioia, non hanno, come contenuto di forme artistiche, la potenza +fascinatrice che ha il soffrire di Enoch Arden naufrago del mare e +dell'amore, che ha il soffrire del piccolo venditore di zolfanelli +morente sulla via, benchè l'ingegno di chi scrisse _Germinal_ e di chi +scrisse il _Canto della camicia_ non ci paia inferiore all'ingegno di +Tennyson e di Andersen. + + + + +IX. + + +E lo stesso che dell'arte socialista può dirsi di quell'arte che +rappresenta il dolore a scopo espresso d'insegnamento morale. Leone +Tolstoi, nel porsi a raccontare la storia di un adulterio quando le +ragioni pure dell'Arte informavano ancora l'opera sua di scrittore, +premeditando di condurre la sua eroina dalla colpa grado grado alla +disperazione e al suicidio, parve temere che il dolore castigo, il +dolore inflitto dalla giustizia offesa, non avesse sufficiente +efficacia artistica, e seppe con una ispirazione geniale infondere +all'opera sua il fascino eterno del dolore prescritto dal Destino, +del dolore senza causa conosciuta. Considerate le infinite +rappresentazioni artistiche moderne della morte tanto più potenti +sull'animo nostro, tanto più attraenti quanto più questo fatto della +morte, abborrito dalla natura umana, ci è mostrato nelle sue parvenze +maggiormente odiose, maggiormente contrarie all'idea nostra del giusto +e del ragionevole, quando colpisce l'innocenza, la grazia, la +bellezza, l'amore, le giovanili speranze. Chiudo il libro dove Enrico +Sienkiewicz ha dipinto un'epoca famosa dell'antica Roma con il largo +pennello, con la violenza di luci e d'ombre che una distanza di tanti +secoli richiedeva, e sento dolce nella memoria non tanto Licia la +martire, l'amante cristiana scomparsa nelle ombre discrete di un +idillio nuziale, quanto Evnica l'infedele, che per amore consente +senza speranza di futuro premio alla morte il fiore degli anni suoi e +della bellezza. Supremo dono, io penso, del poeta alla sua prediletta, +la morte! Per l'apoteosi del patrizio e della schiava, perchè andasse +ad essi il più intimo profondo sospiro di chi palpitò per la sorte di +Licia e Vinicio, non altro poteva l'Arte dopo averli creati entrambi +così belli e generosi, che donar la vita agli amanti cristiani e la +morte ad essi, la morte sulla scena, la morte lenta, la morte nei +vincoli del più fervido e splendido amore; e anche questo è a me +argomento di rifiutare al libro il carattere di apologia cristiana. + + + + +X. + + +Signori, prima di esporvi il mio concetto circa la natura di questa +intima bellezza del dolore che innamora gli artisti e le moltitudini +raggiando nel loro inconscio, mi piace dire alto che nessuno mi vince +nel sentire la grandezza e la bellezza della gioia, nell'Arte. Non mi +rapiscono palpitante a sè le sublimi forme di poesia che Dante creò +per la gioia quando immaginava esser tratto dagli occhi sfavillanti di +Beatrice per entro un riso dell'Universo? Non ebbi io brividi di +sacro entusiasmo davanti alla Vittoria di Samotracia, a quel divino +corpo slanciato nel vento da una gioia che lo libera dall'impero della +terra? Nel metro stesso dell'Inno di Schiller alla Gioia, nel flutto +dei versi rapidi con maestà, delle alterne rime incalzanti, non sento +io con un lieto tumulto dell'animo lo spirito di fuoco che ha +posseduto il poeta? Nei più delicati cantori voluttuosi dell'Antologia +greca, nelle più molli canzoni veneziane non assaporo l'incanto di +un'arte che alle gioie dell'amore diviso e pago fa partecipare lo +spirito senz'abbassarlo? Persino davanti al meraviglioso dipinto di +Jordaens «Le roi boit» mi sono inebbriato di quella trionfale gioia +del vino che vi spuma sull'obeso volto del mite monarca beone, +sorridente in estasi alle fragranze dell'aureo liquore, del cortigiano +acclamante alle sue spalle col calice in alto, dei cavalieri barbuti e +delle donne floride trincanti a cerchio dell'anfitrione gioviale, del +bimbo ignudo in grembo alla madre, nel quale si ostenta, ignuda del +pari, la innocenza magnifica della natura. + + + + +XI. + + +Appunto perchè godo inesprimibilmente le armonie della gioia con +l'Arte, mi riesce più mirabile che l'Arte renda dilettoso al cuore +umano ciò ch'egli per natura più abborre. L'abitudine c'impedisce di +apprezzar degnamente questo fatto che ci turba se lo consideriamo come +nuovo, come appreso da noi quando nel dolore non ci appariva che il +gran nemico e nell'Arte non ci appariva che la grande consolatrice. +Diremo forse che un sottile egoismo ci rende piacevoli le +rappresentazioni del dolore altrui? Non lo diremo, perchè se questo +egoismo ha talvolta luogo riguardo a dolori reali, il piacere +dell'egoista che Lucrezio descrive seduto sul lido del mare in +cospetto del travaglio e del pericolo altrui è troppo diverso da quel +dolcissimo sentimento, che, destato dall'opera d'arte, sovente si +sfoga in lagrime. Non lo diremo perchè del proprio dolore stesso +l'artista s'innamora. Diremo forse, invece, che il sentimento nostro è +una forma di amore, è una essenza di pietà, e che la pietà è dolce a +sentire? Sì, la dolcezza del sentir pietà è senza dubbio parte +dell'emozione che il dolore espresso dall'Arte suscita in noi, ma non +è, non può essere questa emozione intera. Se commossi amaramente da +uno spettacolo di reale dolore, specie di quel dolore ingiusto, +fatale, inesplicabile che più sarebbe atto ad accoppiarsi con l'Arte, +noi sottoponiamo ad analisi la nostra emozione, essa ci si scinde +subito in due elementi: la pietà per chi soffre e un trepido moto +dell'anima verso la causa di quel soffrire. Espresso dall'Arte, il +dolore c'ispira una emozione non più amara ma deliziosa nella quale +l'elemento della pietà per un particolare soffrire si è attenuato, è +anzi talora scomparso; e ne invoco a prova quell'arte che a me par +sovrana. + + + + +XII. + + +Quando, posseduto ancora nel pensiero dal fantasma della Desolata, +camminavo lentamente lungo il ritmico fragore delle onde cadenti sulla +riva, pensai ai profondi accordi che aprono la _Mondscheinsonate_ di +Beethoven. Se adesso, pieno il cuore delle ombre dolenti che ho +evocate davanti a voi, mi figuro di ascoltare in una solitudine o +nelle tenebre quel sublime adagio, vi sento l'anima unica, vi odo +l'unica voce di tutti i dolori del mondo. Non è un lamento, è un +canto solenne e grave che insiste in suoni profondi, echeggianti nelle +viscere immote delle cose, sotto un ondeggiar vago di parvenze +mutabili. Dolore, mistero, inesprimibile bellezza; questo mi dicono i +sovrumani accordi e una voluttuosa pena simile alla pena dell'amore +m'invade, un desiderio infinito di confondermi all'onda sonora del +canto che ascende come la preghiera di tutto che soffre verso un +Potere immenso e silenzioso. Suprema forma dell'arte, primizia quasi +di parole e d'idee superiori allo stadio presente della intelligenza +nostra, la musica sola vale a esprimere il dolore impersonale e puro, +e allora nel suo linguaggio magnifico è sempre un elemento di +preghiera, di aspirazione a qualche ignoto stato felice ch'è nelle +possibilità del futuro, di speranza nell'ordine ideale di un mondo sul +quale si apre la porta di uscita delle generazioni umane. Anche quando +a commento di poesia la musica esprime ebbrezze amorose, le avviene +talvolta d'infondere nelle parole più tenere e liete un'anima di +tristezza. «Sommesso nella notte» dice il poeta «il canto mio a te +sospira, vieni, rendimi beato». La musica di Schubert si slancia con +un grido amoroso, cade, rinnova lo slancio, ricade in accorato pianto. +Vede ella forse venir l'ora delle lagrime dopo l'ora della gioia o non +dice piuttosto ch'è impossibile sulla terra di amare senza dolore +perchè le condizioni della vita terrena non concedono la unione +completa e perpetua che dell'amore è inestinguibile sete? Neppure +Schubert saprebbe rispondere, ma certo il divino incanto della melodia +è in quell'accento di tristezza che vi risponde all'amoroso richiamo. + + + + +XIII. + + +Quale sarà dunque la intima bellezza del dolore che si rivela +nell'inconscio dell'artista e ci attrae inesplicabilmente nell'opera +d'arte? + +Il dolore è per sè così ripugnante alla natura umana che se lo si +considera non solamente all'infuori di ogni specificazione individuale +ma puranche all'infuori dell'ordine delle cose esistenti, è +impossibile a chi senta l'impero della ragione attribuirgli bellezza +alcuna. Ove in un mondo ordinato alla gioia entrasse un giorno senza +causa, nè apparente nè occulta, il dolore, non si concepisce come un +essere intelligente potrebbe compiacersi di esprimerlo ad arte, come +altri potrebbe compiacersi di contemplarne o leggerne o udirne la +studiata espressione. Quindi la bellezza del dolore non può essere che +nell'ordine suo con le cose esistenti, come la bellezza di una seconda +minore, per sè il più spiacente connubio di suoni, non può essere che +nell'ordine degli accordi cui è inserta. Ora non è difficile a chi +mediti le cose umane scoprire normali funzioni benefiche del dolore +nell'ordine delle cose esistenti. Io medesimo ebbi a rappresentarlo +come un grande artefice di progresso, perchè fu veramente il dolore +inflitto dagli elementi, dalle belve, dai morbi, che costrinse +l'umanità primitiva a difese ond'ebbero crescente vigore +l'intelligenza e crescente impulso la civiltà. Veramente dal terrore +degli Dei, da temuti guai nacquero l'astronomia e le matematiche, come +dalle zuffe che insanguinarono il suolo per la sua spartizione nacque +la geometria. L'orrore della indigenza e della morte generò +l'alchimia, madre della chimica. La dottrina della fraternità umana +insegnata dal Cristianesimo generò, accomunando le sofferenze, quel +mirabile lavoro scientifico che a gloria del nostro tempo combatte +indefesso il dolore individuale e sociale e con le sue continue +conquiste accumula potenza nello spirito. Il dolore purifica e +ritempra, precede ogni nascita anche nell'ordine delle grandi idee +sorgenti a illuminare e dirigere la evoluzione della razza. Il dolore +finalmente, tanto nell'ordine morale quanto nell'ordine fisico, non +altro è che il salutare indice del disordine. Tali visibili aspetti di +bellezza morale ha dunque il dolore nell'ordine delle cose esistenti. +Bastano a spiegare come l'Arte volentieri s'ispiri ad esso? Non lo +credo. Comprendo come un'arte moralista si compiaccia di +rappresentarci il dolore che procede da un disordine morale, il dolore +che ammaestra; come un'arte socialista si compiaccia di rappresentarci +il dolore che procede da un disordine sociale, il dolore che richiama +a giustizia; come un'arte civile si compiaccia di rappresentarci il +dolore che procede da un disordine nelle condizioni della patria, il +dolore che infiamma all'adempimento del dovere civile; ma non posso +dimenticare che il dolore nell'opera d'arte mi apparve testè tanto più +attraente quanto più inesplicabile, quanto meno visibilmente +rappresentato dall'artista per un suo fine straniero all'Arte. Mi dico +inoltre che il dolore espresso dalla musica pura, disgiunta dalla +parola, tanto potente sull'animo nostro, è impossibile a collegare con +alcun disordine apparente. Vi ha dunque una suprema bellezza del +dolore che ancora si nega alla mente indagatrice, che senza un +conosciuto perchè ci solleva nel petto il più voluttuoso pianto, che +non risiede in alcun visibile ordine delle cose esistenti e ha quindi +la ragione propria o in un ordine ignoto e impenetrabile di esse o in +un ordine più ampio del quale il mondo presente non sarebbe che un +termine intermedio. Qui, o signori, noi tocchiamo i confini prescritti +alla conoscenza umana, qui l'esploratore che avanza passo passo +nell'ombra crescente, ode il fragore, sente l'alito di quel mare che +non ha barca nè vela. Egli ristà. + + + + +XIV. + + +Si mette invece per le onde oscure, qualunque sorte lo attenda, il +poeta. Se la suprema bellezza del dolore risiede forse in un ordine +diverso da quello che soltanto collega fra di esse le cose del mondo +presente e se deve per necessità esser simile alla bellezza di una +dissonanza musicale genialmente preparata e risoluta, ne balenan lampi +che da un passato più lontano della nebulosa originaria vanno a un +avvenire più lontano del giorno in cui si compierà la evoluzione del +sistema solare. «Niente avviene senza causa» dice Eliphaz nel libro di +Job «e il dolore non nasce dal suolo.» No, il dolore inesplicabile che +echeggia nelle viscere della musica non è senza causa e la sua causa +non è nella Terra. Risalendo a ritroso con la fantasia il moto della +evoluzione universale, mi è difficile arrestarmi alla materia prima, +inorganica, informe, tenebrosa di questo mondo e non pensare che pur +essa è uno stadio di quel moto, che altre forme dell'essere l'hanno +preceduta. Mi risovvengono allora parole arcane del Libro Sacro +accennanti a un mondo di gloria e di colpa scomparso ma non estinto, +connesso e compenetrato copertamente con le cose presenti; e mi dico +che in quel mondo hanno la prima radice gl'infiniti guai di cui tanto +ci turba nel mondo presente lo spettacolo amaro, il soffrire +degl'innocenti, le ingiustizie crudeli della fortuna. Le tristezze che +ci ascendono talvolta nell'anima senza che ne sappiamo il perchè, le +tristezze che allora rispondono a noi dalle cose quasi amorosamente, +quasi a consenso di pena in una comune sorte, tutto procede da quel +mondo prenebulare di cui la memoria è spenta nella coscienza umana ma +vive sotto di essa. E comprendo come l'Arte, che attinge le proprie +ispirazioni all'inconscio, crei, quando prende a soggetto il dolore +che non ha visibile causa, forme di bellezza sovrumana perchè lo +intuisce occultamente nell'ordine che collega la dissonanza +intermedia del mondo presente a due mondi sovrumani appunto, a un +mondo passato di splendore e di colpa dove si è dischiuso il seme del +piangere, a un mondo futuro sulla cui soglia il dolore conduce le +creature rifatte splendide per esso e spira. E se la Intelligenza +ordinatrice dei mondi dispose l'Arte a elevare l'ideale del piacere +sopra ogni tetra febbre per modo che i desideri umani aspirino a +un'armoniosa gioia dello spirito e della sua veste, comprendo pure che +abbia disposto l'Arte anche a render voluttuosa non la sofferenza ma +l'idea del soffrire; così che gli uomini vi si soffermino liberamente +e richiamino allora in sè le ombre di ogni dolore del mondo, +afferrino, almeno per un momento, il più intero disegno di questa vita +terrena e almeno per un momento sentano quel desiderio indistinto +d'infinito, quell'amore che punge il pellegrino di Dante + + .... se ode squilla di lontano + Che paia il giorno pianger che si muore. + +Indefinibile palpito, pieno di rimpianti e di aneliti, ricordo di un +tempo felice trascorso, presentimento di un tempo felice venturo, +anello sensibile di due mondi inaccessibili al senso. + +L'Arte che obbedisce a questo divino appello non esercita un +insegnamento morale esplicito e diretto che la diminuirebbe, solamente +imprime all'anima umana un moto che seconda il moto volgente tutte le +cose a uno stato superiore. Più che mai si conviene all'Arte nel +nostro tempo di glorificare la gioia vera e intera, mentre i desiderii +degli uomini volgono a un ideale di soddisfazione comune che appaga sì +lo spirito in quanto un principio di giustizia nel riparto dei beni +economici lo attrae, ma che soverchio potere per la felicità umana +conferisce a ciò che l'uomo tocca un momento e subito abbandona. E +mentre la scienza, mentre tutte le forze operose del Bene combattono +con gloria i dolori sanabili della terra, più che mai si conviene +all'Arte, che pure a questo bene soccorre, di allettare gli uomini +alla contemplazione del dolore insanabile, fatale e fermo, perchè +soltanto dalla piena coscienza di tutto il dolore può emergere un +perfetto sperato ideale di gioia; e un perfetto sperato ideale di +gioia, un intero sperato possesso del bene è già così gran parte della +possibile felicità umana, è del Bene stesso artefice così potente! + + + + +XV. + + +Signori, io non ho inteso con queste ultime mie parole rivolgere agli +artisti, inutile retore, precetti o consigli. È una divina legge +dell'Arte che addito e proclamo, una legge superiore alle volontà +umane, la riconoscano o non la riconoscano, poichè coloro che Iddio +chiama all'Arte non sono liberi di escludere il dolore dal campo del +lavoro artistico nè il pubblico è libero di passar noncurante o +sdegnoso davanti all'opera che gli rammenta con efficacia di forme +ciò che di più acerbo ha la condizione umana. Io vedo la legge che ho +glorificata operare infallibilmente nell'avvenire, vedo andar +diminuendo per opera della scienza e della civiltà le sofferenze umane +sanabili, vedo le insanabili disegnarsi appunto per questo sempre più +nettamente nel loro carattere di limite fatale della potenza nostra, +di manifestazione d'una potenza superiore; e vedo l'Arte richiamar +sempre più forte ad esse il pensiero dell'uomo. Vedo in lei e per lei +levarsi inquieti dai beni che avran raggiunto nello spazio e nel tempo +e tendere all'infinito immensi desiderî umani cui la scienza non +appagherà mai, cui la Fede non avrà raccolti ancora, li vedo chiedere +dolorosi all'Arte il ristoro di una forma di bellezza, e nel +moltiplicarsi di tale bellezza io credente vedo moltiplicarsi +realmente i contatti del desiderio umano con l'infinito, vedo quello +più e più nel contatto accendersi, questo più e più concedersi +clemente, e così predisposta la ultima gioia del loro congiungimento, +mi si rivela intera nel suo sublime disegno la elaborazione del dolore +nell'Arte dalle oscure fonti di lei sino alla foce tutta riverberante +gl'imminenti splendori del regno di Dio. + + + + + +End of Project Gutenberg's Il dolore nell'arte, by Antonio Fogazzaro + +*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL DOLORE NELL'ARTE *** + +***** This file should be named 32599-8.txt or 32599-8.zip ***** +This and all associated files of various formats will be found in: + http://www.gutenberg.org/3/2/5/9/32599/ + +Produced by Carla, Carlo Traverso, Barbara Magni and the +Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by The Internet Archive) + + +Updated editions will replace the previous one--the old editions +will be renamed. + +Creating the works from public domain print editions means that no +one owns a United States copyright in these works, so the Foundation +(and you!) can copy and distribute it in the United States without +permission and without paying copyright royalties. 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You may copy it, give it away or +re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included +with this eBook or online at www.gutenberg.org + + +Title: Il dolore nell'arte + +Author: Antonio Fogazzaro + +Release Date: May 30, 2010 [EBook #32599] + +Language: Italian + +Character set encoding: ISO-8859-1 + +*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL DOLORE NELL'ARTE *** + + + + +Produced by Carla, Carlo Traverso, Barbara Magni and the +Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by The Internet Archive) + + + + + + +</pre> + + +<p class="center g">ANTONIO FOGAZZARO</p> + +<hr class="minor" /> + +<h1>Il Dolore nell'Arte</h1> + +<p class="center">DISCORSO</p> + +<div class="figcenter"> +<img src="images/marchio.jpg" width="122" height="117" alt="Marchio tipografico" + /> +</div> + +<p class="center">MILANO<br /> + +<span class="smcap">Casa Editrice</span> BALDINI, CASTOLDI & C.º<br /> + +<i>Galleria Vittorio Emanuele, 17 e 80</i><br /> + +1901</p> + +<p> <br /> </p> + +<hr class="minor" /> + +<p class="center">PROPRIETÀ LETTERARIA</p> + +<hr class="minor" /> + +<p> <br /> </p> + +<p class="center small">MILANO — TIP. PIROLA & CELLA DI P. CELLA</p> + +<hr /> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_9" id="Page_9">[9]</a></span></p> + +<h2><a name="I" id="I"></a>I.</h2> + +<div class="blockquot"><p><span class="smcap">Nota.</span> — Il presente discorso, tenuto la prima +volta in Torino l'11 aprile 1900 per invito di +quella Società di Cultura, venne quindi pubblicato +nella <i>Rassegna Nazionale</i>.</p></div> + +<p> <br /> </p> + +<p>Sull'orlo di un lago bizzarro che io +amo, verde ai due capi, sottile e torto +per sinuose gole di colli selvaggi e di +montagne tragiche, sereno a mezzo il +corso nell'arco di un golfo idilliaco, si +affaccia allo specchio maggiore delle acque +<span class="pagenum"><a name="Page_10" id="Page_10">[10]</a></span>una densa e signorile corona di ombra. +Sovente per le vie solitarie di quell'ombra +fui preso dal senso di una bellezza +che più si prometta di quanto si sveli. +Non la scoprivo intera nel tremolar lucente +del lago tra i tronchi, nelle pensose +montagne assise a levante del bosco, nelle +alte scene lontane, dorate di sole, che mi +apparivano tratto tratto a settentrione. +Mi sorgeva invece nel cuore e me lo +riempiva di sè l'idea di una possibile +parola unica nella quale consuonassero +tante diverse voci di cose; di una profonda +parola di bellezza, tentante e inafferrabile +come la parola di accordi musicali +che annuncino, preparino una successiva +rivelazione di suoni e invece si +spengano senza seguito nel silenzio. Così +<span class="pagenum"><a name="Page_11" id="Page_11">[11]</a></span>penetrato dall'anima occulta delle cose +che mi figuravo desiderosa e incapace +di esprimersi a me com'ero io di comprender +lei, movevo alla più recondita +sede di quel regno di ombra dove i maggiori +alberi, fronteggiandosi in giro, +congiungendosi a grande altezza in un'ascensione +unica, fanno di sè ghirlanda e +tempio a un cupo fantasma.</p> + +<p>Una giovine donna, bellissima, dai capelli +scomposti, dalle vesti cadenti, siede +là sopra un alto seggio, piegato il busto +gentile in avanti, puntati i gomiti alle +ginocchia, strette le guance fra i pugni +chiusi, fissi gli occhi tordidi nel vuoto. +Il viso rivela una intelligenza forte che +affonda nella follia. Nessuna cura stringe +più costei nè del mondo nè di sè. Nessun +<span class="pagenum"><a name="Page_12" id="Page_12">[12]</a></span>vivente presuma, per esserle stato +caro, poterle recar conforto. Ella non +torcerebbe un momento gli occhi suoi +avidi dalla visione di angoscia che la +impietra; e tuttavia ci balena che possa +repente balzar dal seggio con uno strido, +avventarsi là dove guarda, tanto potente +vita spirò nel marmo il grande artista +che le pose nome «Desolazione». Si +soffre davanti all'alta Dolorosa, e si +gode intensamente di soffrire. Ci partiamo +pensosi e la visione di lei ne persegue +al sole, per le ombre che il vento +scompiglia, lungo le rive sonore del lago +scintillante. Non ci guasta l'incanto dei +colori e dei suoni ma vi spira una malinconia +segreta che lo rende più soave, +infonde alle voci delle cose un accento +<span class="pagenum"><a name="Page_13" id="Page_13">[13]</a></span>nuovo e profondo. Pare che l'enigma +di bellezza oscura onde avemmo dianzi +turbato il cuore vi ritorni, lo prema più +forte, quasi vi si disveli. I susurri del +fogliame paiono prima dire dire incalzando +e poi dolersi, nel venir meno, di +non essere intesi.</p> + +<h2><a name="II" id="II"></a>II.</h2> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_15" id="Page_15">[15]</a></span>Ma non è nel vento, è sulle labbra silenziose +della bella creatura di marmo +che ci si disegna la prima parola del +mistero. Perchè costei che se fosse viva +ci agghiaccerebbe il sangue con la sua +vista, ci distruggerebbe l'incanto del +giardino, perchè si mesce, fatta visione +e opera d'arte, con la bellezza delle cose +in un'armonia che ci muove al desiderio +e al sospiro, a un turbamento non simile +alla pietà, simile piuttosto alle inquietudini<span class="pagenum"><a name="Page_16" id="Page_16">[16]</a></span> +dell'amore nascente? S'ella fosse +raffigurata nell'atto del pregare o del +piangere, di una emozione insomma tenera +e calda, si direbbe che l'attitudine +sua genera il sentimento nostro; ma non +è così. Il dolore e l'amore di lei, compenetrandosi +a vicenda, si sono indurati in +un'angoscia torva, senza tenerezza, senza +fiamma. È forse la leggiadria del volto +e del corpo che può tanto sopra di noi? +No, la sua bellezza è troppo cupa, troppo +sinistro il disordine dei suoi capelli e +delle sue vesti. La potenza sua fascinatrice +è nella grandiosità del suo dolore +impersonale, senza nome. Ella non è una +madre, non è un'amante, è il dolore +stesso, è l'idea pura, fatta marmo, dell'universale +dolore, del dolore che oscura<span class="pagenum"><a name="Page_17" id="Page_17">[17]</a></span> +presto o tardi ogni vita umana. Ma se +l'idea pura del dolore, sensibilmente rappresentata +dall'Arte, ne accende l'anima +di pensieri alti e soavi, conviene che in +lei si asconda qualche occulta bellezza; +e poichè solo ha potenza di commuovere +l'opera d'arte che fu creata nella commozione, +convien pensare che il creatore +di quel marmo abbia concepito con entusiasmo, +prima di noi, una occulta bellezza +del soffrire. Pure, se io potessi evocare +dai morti Vincenzo Vela, l'artefice +sovrano, e interrogarlo, egli mi risponderebbe +di non avere pensato mai a una +bellezza del soffrire.</p> + +<h2><a name="III" id="III"></a>III.</h2> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_19" id="Page_19">[19]</a></span>Signori, le sorgenti della ispirazione +artistica sfuggono alla coscienza stessa +dell'artista. Esse si celano in una regione +misteriosa dello spirito umano, nelle +tenebre inferiori alla coscienza dove giacciono +tesori di ricordanze oscurate e +lampeggiano meravigliose facoltà del conoscere +cui non sono ministri nè i sensi +nè il ragionamento. Laggiù sono le inaccessibili +fonti della ispirazione artistica +insieme alle fonti degli oscuri presentimenti,<span class="pagenum"><a name="Page_20" id="Page_20">[20]</a></span> +della malinconia e della ilarità +senza causa conosciuta, delle dolcezze +mistiche. Di laggiù è balzata in un'ora +di emozione creatrice questa mirabile +forma cui l'artista, vagheggiandola e meditandola, +condusse poi a perfezione squisita; +e non è temerità di pensare che +nelle ombre del subcosciente un'arcana +bellezza del dolore fosse da lui appresa. +Non è temerità di pensare che quando +erravamo per i viali deserti ascoltando +la voce del vento e delle onde colla +mente piena della Desolata, una bellezza +mistica del dolore fosse appresa da noi +stessi, che pur non ne avevamo coscienza. +Non esclamate, signori, ch'è temerario +innalzare su questa sola pietra la strana +dottrina di una bellezza recondita del<span class="pagenum"><a name="Page_21" id="Page_21">[21]</a></span> +dolore. No, io ho incominciato col parlarvi +di quella pietra perchè il dolore +vi si rivela nella sua forma più alta, +la sofferenza morale, e perchè altro che +dolore la sublime forma non dice; ma +evochiamo insieme dalle reliquie dei secoli +morti, dalle pagine degli antichi +poeti le creature che l'Arte innamorata +del dolore partorì nobili di bellezza immortale.</p> + +<h2><a name="IV" id="IV"></a>IV.</h2> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_23" id="Page_23">[23]</a></span>Esse ascendono in folla al richiamo, +turbinano davanti a noi come le anime +dolenti nel tenebroso vento che Dante ideò, +e Voi tutte le riconoscete al viso, alle +vesti, alle attitudini, perchè i loro nomi di +gloria vi sono familiari. Io non so come +si ardisca insegnare alle turbe in prosa +e in rima che la visione artistica del +dolore ha origini cristiane, che procede +dalla glorificazione di un infame strumento +di tortura e di morte, che l'arte<span class="pagenum"><a name="Page_24" id="Page_24">[24]</a></span> +antica fu solo una fioritura di bellezza +serena e di gioia. Voi tutti sapete che +non è vero. Altro che armoniose membra +di Veneri caste e di efebi divini, +altro che placide maestà di volti olimpici +ha dato l'arte antica. Vedete Laocoonte +che passa contorcendosi fra le +spire dei draghi, levando al cielo <i>clamores +horrendos</i>; vedete il bel guerriero +ferito del Campidoglio che reclina tristemente +il capo nelle ombre della morte, +e se l'una opera e l'altra Vi paiono pensate +e condotte dagli artefici a prova +della loro scienza e della valente mano, +se il dolore fisico Vi sembra predominar +troppo in esse sul dolore morale, vedete +Niobe che impietrata piange ancora secondo +il tragico mito, piange spaventosamente<span class="pagenum"><a name="Page_25" id="Page_25">[25]</a></span> +per gli occhi di sasso, Niobe, +il sempiterno dolore inflitto alla creatura +umana dall'Invisibile, che innamorò di sè +l'arte greca e la sua imitatrice latina. +Ecco le creazioni dei grandi tragici. Prometeo, +che soffre in fiero silenzio mentre +i carnefici ne configgon le catene +alla rupe e, appena è solo, caccia un +urlo, chiama, come il profeta, le genti +«HIdesthe me». «Attendite et videte». Ecco +la frigia Cassandra, schiava nella reggia +degli Atridi, ululante nel suo barbaro +linguaggio quale una belva prigioniera. +Ecco il dolore disceso fin nelle tombe a +invader le ossa dei morti, il fantasma +del vecchio re Dareios che piange con +Atossa, la compagna sua tuttora vivente, +sulle sventure del figlio Serse, e la dolce<span class="pagenum"><a name="Page_26" id="Page_26">[26]</a></span> +Elettra singhiozzante sopra una ciocca di +capelli sconosciuti, Antigone e Ismene +che a vicenda si eccitano al pianto. Ecco +Edipo e l'ombra sinistra del Destino. E +che è mai finalmente la tragedia greca +se non la forma di bellezza onde si vestì +un grandioso concetto del dolore e del +suo ufficio nel mondo? Il dolore vi è +rappresentato come un frutto inevitabile +del disordine, come un castigo che persegue +il sangue colpevole di generazione +in generazione e punisce nell'infante in +cuna il delitto degli avi. Lo spettacolo +del soffrire fatale, immeritato dagli afflitti +avvinse a sè la mente dei tragici +di Atene e, per opera loro, il cuore del +popolo. Certo quei grandi poeti non videro +in esso che crudeli vendette divine<span class="pagenum"><a name="Page_27" id="Page_27">[27]</a></span> +e il volere del destino implacabile, non +ebbero coscienza di un'azione provvidenziale +e salutare del dolore; ma vi divinarono +tuttavia la forma di un ordine +onde non valevano a penetrare l'essenza. +La stessa Iliade prende bellezza e grandezza +sovrana dal suo elemento tragico, +dal Fato che v'incombe agli uomini e +agli Dei e il poeta di Achille non lo ha +forse mai tanto amato come quando a +lui, salito alle vendette sul suo carro di +battaglia, fa profetare dal cavallo Xanto +una sinistra profezia di sventura.</p> + +<p>Ed ecco tra i fantasmi omerici anche +Ulisse pensoso in riva al mare colla +cara lontana Itaca nel cuor pesante, e +presso a lui Calipso, la triste impotenza +dell'amore e della bellezza immortale<span class="pagenum"><a name="Page_28" id="Page_28">[28]</a></span> +contro un destino che mostra la felicità +e la rifiuta. Ecco passar gemendo con i +capelli al vento le creature ahimè troppo +verbose della poesia elegiaca, nate dal +fascino che il dolore ha esercitato, come +soggetto d'arte, sull'anima pagana. Ecco +la Musa malinconica e appassionata di +Virgilio, una voluttuosa della tristezza, +che sentì le lagrime delle cose, e si compiacque +di ascoltar i lamenti dei boschi +e dei laghi:</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0">Te nemus Anguitiæ, vitrea te Fucinus unda<br /></span> +<span class="i0">Te liquidi flevere lacus:<br /></span> +</div></div> + +<p>che si arrestò sospirando a contemplar +gl'insolubili enigmi dell'Universo, il +mistero delle cause prime.</p> + +<h2><a name="V" id="V"></a>V.</h2> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_29" id="Page_29">[29]</a></span>Ed ecco, in ogni attitudine che ogni dolore +compone, infiniti fantasmi cui l'Arte +diè vita e nome dopo che un dramma +di passione divina ebbe trasformato il +mondo. Disponendomi ad additarvene alcuni +tra i più famosi, penso di escluderne +le creazioni dell'arte sacra, delle +quali è difficile riconoscere fino a qual +punto sieno state ispirate dalla fede +e dalla bellezza ideale della religione +piuttosto che dalla bellezza ideale del<span class="pagenum"><a name="Page_30" id="Page_30">[30]</a></span> +dolore. Mi sia solamente concesso di +affermare che nessuna fede religiosa +si richiede a godere di tante magnifiche +rappresentazioni del soffrire; che +davanti alla Pietà scolpita da Michelangelo +e alla Pietà dipinta da Van Dyck +anche uno scettico, se ha intelletto e +cuore, sente, insieme all'ammirazione +artistica, le inquietudini di una simpatia +profonda. Egli si accuserà forse di debolezze +atavistiche e la sua ragione insorgerà +contro il suo sentimento, ma +questa presunta debolezza sentimentale +non è in fondo che la intuizione incosciente +di una bellezza intellettuale e +morale del dolore, segreta sì, ma, come +dirò più tardi, non impossibile a scoprire +meditando. E ora passate in silenzio,<span class="pagenum"><a name="Page_31" id="Page_31">[31]</a></span> +legioni afflitte! Passate, madonne +del Beato Angelico, di Giambellino e di +Sassoferrato, dolci creature sacre al dolore, +che tanto soavemente piegate sotto +il dono misterioso e terribile; passate, +nobili immagini del <i>vir dolorum</i>, che +il genio di Rubens e di Michelangelo +evocò sulla tela e dal marmo, biondi +adolescenti che Luino assise pensosi a +piè della Croce, penitenti e martiri irradianti +da mille famose tele la divina +luce di un dolore che giunto dai sensi +al più interno dell'anima vi è trasmutato +in un'aurora di gioia eterna. Passate +accompagnati da quelle melodie sovrumane +che suonarono nella mente di Francesco +Francia quando dipinse i suoi musicisti +del cielo. Passate, cedete ad altri +fantasmi!</p> + +<h2><a name="VI" id="VI"></a>VI.</h2> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_33" id="Page_33">[33]</a></span>Ecco le visioni dantesche del dolore. +Considerate, signori, come fra tante ammirabili +forme che vincono i secoli, quelle +ci rapiscano a entusiasmi quasi tormentosi +nella loro dolcezza, nella loro misura +superiore alla parola, le quali ci rappresentano +un dolore almeno in parte +immeritato, almeno in parte inesplicabile. +Quando Dante ci descrive una pena +giustamente commisurata alla colpa, mai +non si mesce all'ammirazione nostra il<span class="pagenum"><a name="Page_34" id="Page_34">[34]</a></span> +sentimento dolce e tormentoso di cui vi +parlo. Solo fra i dannati ci commuove +così Francesca. Il poeta rappresentò Francesca +e la sua colpa per modo che la +sua pena eterna non consuona, inconsci +o no che ne siamo, con il nostro intimo +sentimento della giustizia. La dolce Francesca, +che dall'impeto colpevole del volere +altrui, d'improvviso, in un momento +di oblio, fu tratta al peccato, che neppur +nell'Inferno ha smarrito il senso riverente +del divino, il desiderio della preghiera, +il gentile rispondere dell'animo +alla pietà, ci commuove tanto perchè +nella nostra mente, consci o no che siamo, +la misura della sua pena eccede la misura +del suo consenso al male. E Dante +stesso mentre creava per l'Inferno l'amoroso<span class="pagenum"><a name="Page_35" id="Page_35">[35]</a></span> +fantasma pare avere in qualche +oscuro modo sentito così perchè dannò +alla profonda Caina il marito punitore +e non mosse Virgilio a rimproverarlo, +come in altra parte del poema, per +una pietà contraddicente al giudicio divino. +La stessa potenza per la stessa +cagione ha il fantasma del conte Ugolino, +la visione non del tormento infernale, +ma del dolore che il vivo patì con +gl'innocenti compagni suoi e che non +sappiamo accordare con la nostra conoscenza +della giustizia. E soave nell'aura +di un dolore senza giusta causa sofferto +tu passi davanti a me, ombra della Pia +che Maremma disfece; più soave nella +memoria per un solo cenno di quel dolore +che qualsiasi beato spirito raggiante +nel paradiso del tuo Poeta.</p> + +<h2><a name="VII" id="VII"></a>VII.</h2> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_37" id="Page_37">[37]</a></span>Ecco, tra le infinite ombre che seguono, +venute da ogni tempo e da ogni paese, +il <i>Pensieroso</i> di Michelangelo, solitario +sul suo seggio di principe, contemplante +nel vuoto come in uno specchio invisibile +qualche idea triste della sua mente. +Ecco, un tragico sciame di anime che il +soffio di Shakespeare ha suscitato dal +niente e porta nei secoli; il buon vecchio +Re pazzo, errante a caso nella notte +e nella tempesta, il principe infelice, meditabondo<span class="pagenum"><a name="Page_38" id="Page_38">[38]</a></span> +in faccia al delitto, i dolci, +pallidi visi di Cordelia la semplice e +di Desdemona la fedele, strangolate. +Ecco il giovine Werther che scrive l'ultimo +addio a Carlotta e alla vita. Ecco, +nelle gelide nebbie di una notte invernale, +il padre straziato che cavalca fra +i grigi ontani stringendosi in braccio il +figliuoletto morente, delirante, chiedente +aiuto invano contro un caudato e coronato +spettro che lo chiama, che lo vuole, +che lo afferra, che lo uccide. Ecco la +sconsolata Margherita che geme ginocchioni +davanti a una immagine della +<i>Mater Dolorosa</i> e Tecla invocante la +stessa Pia che a sè la richiami da questo +basso mondo ove per lei l'ora dell'amore +e della intensa vita passò; e<span class="pagenum"><a name="Page_39" id="Page_39">[39]</a></span> +bella, florida di speranze come a primavera +la spica, come il tralcio d'estate, +nell'ombra d'un carcere, con l'orrore +della ghigliottina negli occhi, la fanciulla +che Andrea Chénier udì singhiozzare, +avvinghiandosi disperatamente alla vita; +«<i>je ne veux point mourir encore!</i>» +Ecco il Bonnivard di Byron che nel nero +Chillon apprende ad amare la disperazione. +Ecco la Musa di Leopardi assorta +nella contemplazione dell'universale soffrire +che mette capo al nulla, vaga della +morte, intenta continuamente a ornarsi +di queste tristezze magnifiche, sia detto +senza offesa del grande Poeta, come predilige +i pizzi e i velluti neri una dama +che li sa confacenti alla sua bellezza. +Nella più squisita coppa che arte di<span class="pagenum"><a name="Page_40" id="Page_40">[40]</a></span> +poeta lavorasse mai per quest'uso, Leopardi +ne porge la più pura essenza del +dolore del mondo e noi ne leviamo le +labbra sospirando per una mistica ebbrezza +che ne invade, che ne innamora +di sè, che nei cuori giovanetti torna in +idolatria vana del dolore, in concepimenti +di poesia sconsolata, falsa e debole perchè +artificiale ma tuttavia documento +dell'occulto fascino di bellezza cui possiede +il concetto più puro e più vasto +del dolore, l'idea di un dolore inesplicabile, +infuso al mondo dalla ignota sua +Causa per modo che la stessa natura +inferiore ne ha senso e lamenti e ne ha +strazio di dubbi angosciosi l'intelletto +umano, che senza posa ne domanda inutilmente +il perchè al silenzio formidabile<span class="pagenum"><a name="Page_41" id="Page_41">[41]</a></span> +dell'Infinito. E non è misterioso il soffrire +della donna più cara nell'opera di +Alessandro Manzoni?</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0">Te dalla rea progenie<br /></span> +<span class="i0">Degli oppressor discesa,<br /></span> +<span class="i0">Cui fu prodezza il numero,<br /></span> +<span class="i0">Cui fu ragion l'offesa,<br /></span> +<span class="i0">E dritto il sangue e gloria<br /></span> +<span class="i0">Il non aver pietà,<br /></span> +</div><div class="stanza"> +<span class="i0">Te collocò la provvida<br /></span> +<span class="i0">Sventura fra gli oppressi.<br /></span> +</div></div> + +<p>Certo il poeta non pensò illuminar le +leggi della sventura con quel <i>provvida</i> +che par sancire un immeritato dolore, +annullare, compensandole fra loro, le sofferenze +degl'innocenti. Crudele parola, +indice di una legge storica che infligge +dolore non giusto secondo il veder nostro,<span class="pagenum"><a name="Page_42" id="Page_42">[42]</a></span> +che ha dunque una intima ragione di +mistero; crudele parola e in tutto il +coro la pia potente, per questo appunto +che ci suona tanto amara. Ecco la lunga +tratta dei pellegrini polacchi che passano +cantando le litanie di Mickiewicz: +«Per tutte le ferite, le torture e le lagrime +dei prigionieri, dei proscritti, dei +pellegrini polacchi, liberaci, Signore!» +Se la infelice Polonia ricuperasse un +giorno l'indipendenza troverebbe l'arte +polacca nella gioia le ispirazioni sublimi +ond'ebbe gloria nel dolore? In Italia, signori, +si può dubitarne. Quando l'anima +italiana diede al dolore nazionale un'espressione +artistica trovò accenti immortali; +e che trovò invece quando la indipendenza +e l'unità della patria furono<span class="pagenum"><a name="Page_43" id="Page_43">[43]</a></span> +raggiunte di slancio? Quale fu il grande +artista di questa gioia se non Iddio solo +che impresse agli eventi impeto e splendore +di poema?</p> + +<h2><a name="VIII" id="VIII"></a>VIII.</h2> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_45" id="Page_45">[45]</a></span>E ora, signori, se volgendo le spalle +alla folla spettrale che ci fluì davanti +noi entriamo negli studii dei nostri artisti, +dei nostri poeti, dei nostri romanzieri, +ci appare intatta l'antica potenza +fascinatrice del dolore. Siamo pure condotti +a considerare che nell'arte moderna +si manifesta più e più la inclinazione a +un uso razionale del dolore per diversi +scopi di cui è conscia. L'arte moderna +volentieri filosofeggia e parteggia, volentieri<span class="pagenum"><a name="Page_46" id="Page_46">[46]</a></span> +rappresenta il dolore come prodotto +di esistenti ordini morali e sociali cui l'artista +vuole additare come opposti a un +ideale della sua mente e possibili a riformarsi +giusta questo ideale. Noi osserviamo +in pari tempo che il dolore così manifestamente +rappresentato in servizio di tesi +morali o sociali non ci commuove nell'opera +d'arte quanto il dolore che procede +dall'ineluttabile, dalle fatali condizioni +della vita sulla terra, dalla morte, dall'amore, +dai problemi della sorte umana, +dalle ombre dell'al di là. Noi possiamo +abborrire la guerra e consentire con l'artista +che per un intento civile ce ne rappresenta +gli orrori, noi onoriamo l'arte +sua, ma poi davanti al Napoleone morente +di Vela un diverso, un più forte fascino ci<span class="pagenum"><a name="Page_47" id="Page_47">[47]</a></span> +arresta palpitanti, dimentichi di quell'arte +civile, dimentichi del bene e del male, +dimentichi di noi stessi. Quando i poeti +socialisti ci descrivono miserie atroci di +lavoratori, possono richiamarci da un +colpevole oblio alla meditazione delle +piaghe sociali e dei rimedi, ma la emozione +artistica che suscitano in noi immediatamente +si trasforma, si converte +in desiderio di azione sociale, non è comparabile, +nè per intensità nè per durata +di piacere, alle emozioni che non trovano +sfogo in alcun'azione possibile perchè +loro materia, offerta dall'Arte, è un +dolore che non ha nè rimedio nè riparo. +Il soffrire dei minatori nelle viscere della +terra, il soffrire della piccola cucitrice +costretta a un lavoro assassino della giovinezza<span class="pagenum"><a name="Page_48" id="Page_48">[48]</a></span> +e della gioia, non hanno, come +contenuto di forme artistiche, la potenza +fascinatrice che ha il soffrire di Enoch +Arden naufrago del mare e dell'amore, +che ha il soffrire del piccolo venditore +di zolfanelli morente sulla via, benchè +l'ingegno di chi scrisse <i>Germinal</i> e di +chi scrisse il <i>Canto della camicia</i> non ci +paia inferiore all'ingegno di Tennyson e +di Andersen.</p> + +<h2><a name="IX" id="IX"></a>IX.</h2> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_49" id="Page_49">[49]</a></span>E lo stesso che dell'arte socialista può +dirsi di quell'arte che rappresenta il dolore +a scopo espresso d'insegnamento +morale. Leone Tolstoi, nel porsi a raccontare +la storia di un adulterio quando +le ragioni pure dell'Arte informavano +ancora l'opera sua di scrittore, premeditando +di condurre la sua eroina dalla +colpa grado grado alla disperazione e al +suicidio, parve temere che il dolore castigo, +il dolore inflitto dalla giustizia offesa,<span class="pagenum"><a name="Page_50" id="Page_50">[50]</a></span> +non avesse sufficiente efficacia artistica, +e seppe con una ispirazione geniale +infondere all'opera sua il fascino +eterno del dolore prescritto dal Destino, +del dolore senza causa conosciuta. Considerate +le infinite rappresentazioni artistiche +moderne della morte tanto più +potenti sull'animo nostro, tanto più attraenti +quanto più questo fatto della +morte, abborrito dalla natura umana, ci +è mostrato nelle sue parvenze maggiormente +odiose, maggiormente contrarie +all'idea nostra del giusto e del ragionevole, +quando colpisce l'innocenza, la +grazia, la bellezza, l'amore, le giovanili +speranze. Chiudo il libro dove Enrico +Sienkiewicz ha dipinto un'epoca famosa +dell'antica Roma con il largo pennello,<span class="pagenum"><a name="Page_51" id="Page_51">[51]</a></span> +con la violenza di luci e d'ombre che +una distanza di tanti secoli richiedeva, +e sento dolce nella memoria non tanto +Licia la martire, l'amante cristiana scomparsa +nelle ombre discrete di un idillio +nuziale, quanto Evnica l'infedele, che +per amore consente senza speranza di +futuro premio alla morte il fiore degli +anni suoi e della bellezza. Supremo dono, +io penso, del poeta alla sua prediletta, +la morte! Per l'apoteosi del patrizio e +della schiava, perchè andasse ad essi il +più intimo profondo sospiro di chi palpitò +per la sorte di Licia e Vinicio, non +altro poteva l'Arte dopo averli creati +entrambi così belli e generosi, che donar +la vita agli amanti cristiani e la +morte ad essi, la morte sulla scena, la<span class="pagenum"><a name="Page_52" id="Page_52">[52]</a></span> +morte lenta, la morte nei vincoli del più +fervido e splendido amore; e anche questo +è a me argomento di rifiutare al libro +il carattere di apologia cristiana.</p> + +<h2><a name="X" id="X"></a>X.</h2> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_53" id="Page_53">[53]</a></span>Signori, prima di esporvi il mio concetto +circa la natura di questa intima +bellezza del dolore che innamora gli artisti +e le moltitudini raggiando nel loro +inconscio, mi piace dire alto che nessuno +mi vince nel sentire la grandezza e la +bellezza della gioia, nell'Arte. Non mi +rapiscono palpitante a sè le sublimi forme +di poesia che Dante creò per la gioia +quando immaginava esser tratto dagli +occhi sfavillanti di Beatrice per entro<span class="pagenum"><a name="Page_54" id="Page_54">[54]</a></span> +un riso dell'Universo? Non ebbi io brividi +di sacro entusiasmo davanti alla +Vittoria di Samotracia, a quel divino +corpo slanciato nel vento da una gioia +che lo libera dall'impero della terra? +Nel metro stesso dell'Inno di Schiller alla +Gioia, nel flutto dei versi rapidi con +maestà, delle alterne rime incalzanti, +non sento io con un lieto tumulto dell'animo +lo spirito di fuoco che ha posseduto +il poeta? Nei più delicati cantori +voluttuosi dell'Antologia greca, nelle più +molli canzoni veneziane non assaporo +l'incanto di un'arte che alle gioie dell'amore +diviso e pago fa partecipare lo +spirito senz'abbassarlo? Persino davanti +al meraviglioso dipinto di Jordaens «Le +roi boit» mi sono inebbriato di quella<span class="pagenum"><a name="Page_55" id="Page_55">[55]</a></span> +trionfale gioia del vino che vi spuma +sull'obeso volto del mite monarca beone, +sorridente in estasi alle fragranze dell'aureo +liquore, del cortigiano acclamante +alle sue spalle col calice in alto, dei +cavalieri barbuti e delle donne floride +trincanti a cerchio dell'anfitrione gioviale, +del bimbo ignudo in grembo alla madre, +nel quale si ostenta, ignuda del pari, la +innocenza magnifica della natura.</p> + +<h2><a name="XI" id="XI"></a>XI.</h2> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_57" id="Page_57">[57]</a></span>Appunto perchè godo inesprimibilmente +le armonie della gioia con l'Arte, mi +riesce più mirabile che l'Arte renda dilettoso +al cuore umano ciò ch'egli per +natura più abborre. L'abitudine c'impedisce +di apprezzar degnamente questo +fatto che ci turba se lo consideriamo +come nuovo, come appreso da noi quando +nel dolore non ci appariva che il gran +nemico e nell'Arte non ci appariva che +la grande consolatrice. Diremo forse che<span class="pagenum"><a name="Page_58" id="Page_58">[58]</a></span> +un sottile egoismo ci rende piacevoli le +rappresentazioni del dolore altrui? Non +lo diremo, perchè se questo egoismo ha +talvolta luogo riguardo a dolori reali, il +piacere dell'egoista che Lucrezio descrive +seduto sul lido del mare in cospetto del +travaglio e del pericolo altrui è troppo +diverso da quel dolcissimo sentimento, +che, destato dall'opera d'arte, sovente si +sfoga in lagrime. Non lo diremo perchè +del proprio dolore stesso l'artista s'innamora. +Diremo forse, invece, che il sentimento +nostro è una forma di amore, è +una essenza di pietà, e che la pietà è +dolce a sentire? Sì, la dolcezza del sentir +pietà è senza dubbio parte dell'emozione +che il dolore espresso dall'Arte suscita +in noi, ma non è, non può essere questa<span class="pagenum"><a name="Page_59" id="Page_59">[59]</a></span> +emozione intera. Se commossi amaramente +da uno spettacolo di reale dolore, +specie di quel dolore ingiusto, fatale, +inesplicabile che più sarebbe atto ad accoppiarsi +con l'Arte, noi sottoponiamo +ad analisi la nostra emozione, essa ci si +scinde subito in due elementi: la pietà +per chi soffre e un trepido moto dell'anima +verso la causa di quel soffrire. +Espresso dall'Arte, il dolore c'ispira una +emozione non più amara ma deliziosa +nella quale l'elemento della pietà per un +particolare soffrire si è attenuato, è anzi +talora scomparso; e ne invoco a prova +quell'arte che a me par sovrana.</p> + +<h2><a name="XII" id="XII"></a>XII.</h2> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_61" id="Page_61">[61]</a></span>Quando, posseduto ancora nel pensiero +dal fantasma della Desolata, camminavo +lentamente lungo il ritmico fragore delle +onde cadenti sulla riva, pensai ai profondi +accordi che aprono la <i>Mondscheinsonate</i> +di Beethoven. Se adesso, pieno +il cuore delle ombre dolenti che ho evocate +davanti a voi, mi figuro di ascoltare +in una solitudine o nelle tenebre +quel sublime adagio, vi sento l'anima +unica, vi odo l'unica voce di tutti i dolori<span class="pagenum"><a name="Page_62" id="Page_62">[62]</a></span> +del mondo. Non è un lamento, è un +canto solenne e grave che insiste in suoni +profondi, echeggianti nelle viscere immote +delle cose, sotto un ondeggiar vago +di parvenze mutabili. Dolore, mistero, +inesprimibile bellezza; questo mi dicono i +sovrumani accordi e una voluttuosa pena +simile alla pena dell'amore m'invade, un +desiderio infinito di confondermi all'onda +sonora del canto che ascende come la +preghiera di tutto che soffre verso un +Potere immenso e silenzioso. Suprema +forma dell'arte, primizia quasi di parole +e d'idee superiori allo stadio presente +della intelligenza nostra, la musica sola +vale a esprimere il dolore impersonale +e puro, e allora nel suo linguaggio magnifico +è sempre un elemento di preghiera,<span class="pagenum"><a name="Page_63" id="Page_63">[63]</a></span> +di aspirazione a qualche ignoto +stato felice ch'è nelle possibilità del futuro, +di speranza nell'ordine ideale di un +mondo sul quale si apre la porta di +uscita delle generazioni umane. Anche +quando a commento di poesia la musica +esprime ebbrezze amorose, le avviene +talvolta d'infondere nelle parole più tenere +e liete un'anima di tristezza. «Sommesso +nella notte» dice il poeta «il +canto mio a te sospira, vieni, rendimi +beato». La musica di Schubert si slancia +con un grido amoroso, cade, rinnova lo +slancio, ricade in accorato pianto. Vede +ella forse venir l'ora delle lagrime dopo +l'ora della gioia o non dice piuttosto +ch'è impossibile sulla terra di amare +senza dolore perchè le condizioni della<span class="pagenum"><a name="Page_64" id="Page_64">[64]</a></span> +vita terrena non concedono la unione +completa e perpetua che dell'amore è +inestinguibile sete? Neppure Schubert +saprebbe rispondere, ma certo il divino +incanto della melodia è in quell'accento +di tristezza che vi risponde all'amoroso +richiamo.</p> + +<h2><a name="XIII" id="XIII"></a>XIII.</h2> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_65" id="Page_65">[65]</a></span>Quale sarà dunque la intima bellezza +del dolore che si rivela nell'inconscio +dell'artista e ci attrae inesplicabilmente +nell'opera d'arte?</p> + +<p>Il dolore è per sè così ripugnante alla +natura umana che se lo si considera +non solamente all'infuori di ogni specificazione +individuale ma puranche all'infuori +dell'ordine delle cose esistenti, è +impossibile a chi senta l'impero della ragione +attribuirgli bellezza alcuna. Ove<span class="pagenum"><a name="Page_66" id="Page_66">[66]</a></span> +in un mondo ordinato alla gioia entrasse +un giorno senza causa, nè apparente nè +occulta, il dolore, non si concepisce come +un essere intelligente potrebbe compiacersi +di esprimerlo ad arte, come altri +potrebbe compiacersi di contemplarne o +leggerne o udirne la studiata espressione. +Quindi la bellezza del dolore non può essere +che nell'ordine suo con le cose esistenti, +come la bellezza di una seconda +minore, per sè il più spiacente connubio +di suoni, non può essere che nell'ordine +degli accordi cui è inserta. Ora non è +difficile a chi mediti le cose umane scoprire +normali funzioni benefiche del dolore +nell'ordine delle cose esistenti. Io +medesimo ebbi a rappresentarlo come un +grande artefice di progresso, perchè fu<span class="pagenum"><a name="Page_67" id="Page_67">[67]</a></span> +veramente il dolore inflitto dagli elementi, +dalle belve, dai morbi, che costrinse l'umanità +primitiva a difese ond'ebbero crescente +vigore l'intelligenza e crescente +impulso la civiltà. Veramente dal terrore +degli Dei, da temuti guai nacquero l'astronomia +e le matematiche, come dalle +zuffe che insanguinarono il suolo per la +sua spartizione nacque la geometria. L'orrore +della indigenza e della morte generò +l'alchimia, madre della chimica. La dottrina +della fraternità umana insegnata +dal Cristianesimo generò, accomunando +le sofferenze, quel mirabile lavoro scientifico +che a gloria del nostro tempo combatte +indefesso il dolore individuale e +sociale e con le sue continue conquiste +accumula potenza nello spirito. Il dolore<span class="pagenum"><a name="Page_68" id="Page_68">[68]</a></span> +purifica e ritempra, precede ogni nascita +anche nell'ordine delle grandi idee sorgenti +a illuminare e dirigere la evoluzione +della razza. Il dolore finalmente, tanto nell'ordine +morale quanto nell'ordine fisico, +non altro è che il salutare indice del disordine. +Tali visibili aspetti di bellezza +morale ha dunque il dolore nell'ordine +delle cose esistenti. Bastano a spiegare +come l'Arte volentieri s'ispiri ad esso? +Non lo credo. Comprendo come un'arte +moralista si compiaccia di rappresentarci +il dolore che procede da un disordine +morale, il dolore che ammaestra; come +un'arte socialista si compiaccia di rappresentarci +il dolore che procede da un +disordine sociale, il dolore che richiama a +giustizia; come un'arte civile si compiaccia<span class="pagenum"><a name="Page_69" id="Page_69">[69]</a></span> +di rappresentarci il dolore che procede +da un disordine nelle condizioni della +patria, il dolore che infiamma all'adempimento +del dovere civile; ma non posso +dimenticare che il dolore nell'opera d'arte +mi apparve testè tanto più attraente quanto +più inesplicabile, quanto meno visibilmente +rappresentato dall'artista per un +suo fine straniero all'Arte. Mi dico inoltre +che il dolore espresso dalla musica pura, +disgiunta dalla parola, tanto potente sull'animo +nostro, è impossibile a collegare +con alcun disordine apparente. Vi ha +dunque una suprema bellezza del dolore +che ancora si nega alla mente indagatrice, +che senza un conosciuto perchè ci +solleva nel petto il più voluttuoso pianto, +che non risiede in alcun visibile ordine<span class="pagenum"><a name="Page_70" id="Page_70">[70]</a></span> +delle cose esistenti e ha quindi la ragione +propria o in un ordine ignoto e +impenetrabile di esse o in un ordine più +ampio del quale il mondo presente non +sarebbe che un termine intermedio. Qui, +o signori, noi tocchiamo i confini prescritti +alla conoscenza umana, qui l'esploratore +che avanza passo passo nell'ombra +crescente, ode il fragore, sente +l'alito di quel mare che non ha barca +nè vela. Egli ristà.</p> + +<h2><a name="XIV" id="XIV"></a>XIV.</h2> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_71" id="Page_71">[71]</a></span>Si mette invece per le onde oscure, +qualunque sorte lo attenda, il poeta. Se +la suprema bellezza del dolore risiede forse +in un ordine diverso da quello che soltanto +collega fra di esse le cose del +mondo presente e se deve per necessità +esser simile alla bellezza di una dissonanza +musicale genialmente preparata e +risoluta, ne balenan lampi che da un passato +più lontano della nebulosa originaria +vanno a un avvenire più lontano del giorno<span class="pagenum"><a name="Page_72" id="Page_72">[72]</a></span> +in cui si compierà la evoluzione del sistema +solare. «Niente avviene senza causa» +dice Eliphaz nel libro di Job «e il dolore +non nasce dal suolo.» No, il dolore +inesplicabile che echeggia nelle viscere +della musica non è senza causa e la sua +causa non è nella Terra. Risalendo a ritroso +con la fantasia il moto della evoluzione +universale, mi è difficile arrestarmi +alla materia prima, inorganica, +informe, tenebrosa di questo mondo e +non pensare che pur essa è uno stadio +di quel moto, che altre forme dell'essere +l'hanno preceduta. Mi risovvengono allora +parole arcane del Libro Sacro accennanti +a un mondo di gloria e di colpa +scomparso ma non estinto, connesso e +compenetrato copertamente con le cose<span class="pagenum"><a name="Page_73" id="Page_73">[73]</a></span> +presenti; e mi dico che in quel mondo +hanno la prima radice gl'infiniti guai di +cui tanto ci turba nel mondo presente +lo spettacolo amaro, il soffrire degl'innocenti, +le ingiustizie crudeli della fortuna. +Le tristezze che ci ascendono talvolta +nell'anima senza che ne sappiamo +il perchè, le tristezze che allora rispondono +a noi dalle cose quasi amorosamente, +quasi a consenso di pena in una +comune sorte, tutto procede da quel +mondo prenebulare di cui la memoria è +spenta nella coscienza umana ma vive +sotto di essa. E comprendo come l'Arte, +che attinge le proprie ispirazioni all'inconscio, +crei, quando prende a soggetto +il dolore che non ha visibile causa, forme +di bellezza sovrumana perchè lo intuisce<span class="pagenum"><a name="Page_74" id="Page_74">[74]</a></span> +occultamente nell'ordine che collega la +dissonanza intermedia del mondo presente +a due mondi sovrumani appunto, a un +mondo passato di splendore e di colpa +dove si è dischiuso il seme del piangere, +a un mondo futuro sulla cui soglia il dolore +conduce le creature rifatte splendide +per esso e spira. E se la Intelligenza +ordinatrice dei mondi dispose l'Arte a +elevare l'ideale del piacere sopra ogni +tetra febbre per modo che i desideri +umani aspirino a un'armoniosa gioia dello +spirito e della sua veste, comprendo pure +che abbia disposto l'Arte anche a render +voluttuosa non la sofferenza ma l'idea +del soffrire; così che gli uomini vi si soffermino +liberamente e richiamino allora +in sè le ombre di ogni dolore del mondo,<span class="pagenum"><a name="Page_75" id="Page_75">[75]</a></span> +afferrino, almeno per un momento, il più +intero disegno di questa vita terrena e +almeno per un momento sentano quel +desiderio indistinto d'infinito, quell'amore +che punge il pellegrino di Dante</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0">.... se ode squilla di lontano<br /></span> +<span class="i0">Che paia il giorno pianger che si muore.<br /></span> +</div></div> + +<p>Indefinibile palpito, pieno di rimpianti e +di aneliti, ricordo di un tempo felice +trascorso, presentimento di un tempo +felice venturo, anello sensibile di due +mondi inaccessibili al senso.</p> + +<p>L'Arte che obbedisce a questo divino +appello non esercita un insegnamento +morale esplicito e diretto che la diminuirebbe, +solamente imprime all'anima +umana un moto che seconda il moto<span class="pagenum"><a name="Page_76" id="Page_76">[76]</a></span> +volgente tutte le cose a uno stato superiore. +Più che mai si conviene all'Arte +nel nostro tempo di glorificare la gioia +vera e intera, mentre i desiderii degli +uomini volgono a un ideale di soddisfazione +comune che appaga sì lo spirito in +quanto un principio di giustizia nel riparto +dei beni economici lo attrae, ma che soverchio +potere per la felicità umana conferisce +a ciò che l'uomo tocca un momento +e subito abbandona. E mentre la +scienza, mentre tutte le forze operose del +Bene combattono con gloria i dolori sanabili +della terra, più che mai si conviene +all'Arte, che pure a questo bene +soccorre, di allettare gli uomini alla +contemplazione del dolore insanabile, fatale +e fermo, perchè soltanto dalla piena<span class="pagenum"><a name="Page_77" id="Page_77">[77]</a></span> +coscienza di tutto il dolore può emergere +un perfetto sperato ideale di gioia; e un +perfetto sperato ideale di gioia, un intero +sperato possesso del bene è già così gran +parte della possibile felicità umana, è +del Bene stesso artefice così potente!</p> + +<h2><a name="XV" id="XV"></a>XV.</h2> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_78" id="Page_78">[78]</a></span>Signori, io non ho inteso con queste +ultime mie parole rivolgere agli artisti, +inutile retore, precetti o consigli. È una +divina legge dell'Arte che addito e proclamo, +una legge superiore alle volontà +umane, la riconoscano o non la riconoscano, +poichè coloro che Iddio chiama +all'Arte non sono liberi di escludere il +dolore dal campo del lavoro artistico nè +il pubblico è libero di passar noncurante +o sdegnoso davanti all'opera che gli rammenta<span class="pagenum"><a name="Page_79" id="Page_79">[79]</a></span> +con efficacia di forme ciò che di +più acerbo ha la condizione umana. Io +vedo la legge che ho glorificata operare +infallibilmente nell'avvenire, vedo andar +diminuendo per opera della scienza e +della civiltà le sofferenze umane sanabili, +vedo le insanabili disegnarsi appunto per +questo sempre più nettamente nel loro carattere +di limite fatale della potenza nostra, +di manifestazione d'una potenza superiore; +e vedo l'Arte richiamar sempre +più forte ad esse il pensiero dell'uomo. +Vedo in lei e per lei levarsi inquieti dai +beni che avran raggiunto nello spazio e +nel tempo e tendere all'infinito immensi +desiderî umani cui la scienza non appagherà +mai, cui la Fede non avrà raccolti +ancora, li vedo chiedere dolorosi all'Arte<span class="pagenum"><a name="Page_80" id="Page_80">[80]</a></span> +il ristoro di una forma di bellezza, e nel +moltiplicarsi di tale bellezza io credente +vedo moltiplicarsi realmente i contatti +del desiderio umano con l'infinito, vedo +quello più e più nel contatto accendersi, +questo più e più concedersi clemente, +e così predisposta la ultima gioia +del loro congiungimento, mi si rivela +intera nel suo sublime disegno la elaborazione +del dolore nell'Arte dalle oscure +fonti di lei sino alla foce tutta riverberante +gl'imminenti splendori del regno +di Dio.</p> + + + + + + + + +<pre> + + + + + +End of Project Gutenberg's Il dolore nell'arte, by Antonio Fogazzaro + +*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL DOLORE NELL'ARTE *** + +***** This file should be named 32599-h.htm or 32599-h.zip ***** +This and all associated files of various formats will be found in: + http://www.gutenberg.org/3/2/5/9/32599/ + +Produced by Carla, Carlo Traverso, Barbara Magni and the +Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by The Internet Archive) + + +Updated editions will replace the previous one--the old editions +will be renamed. + +Creating the works from public domain print editions means that no +one owns a United States copyright in these works, so the Foundation +(and you!) can copy and distribute it in the United States without +permission and without paying copyright royalties. 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However, if you provide access to or +distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format other than +"Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official version +posted on the official Project Gutenberg-tm web site (www.gutenberg.org), +you must, at no additional cost, fee or expense to the user, provide a +copy, a means of exporting a copy, or a means of obtaining a copy upon +request, of the work in its original "Plain Vanilla ASCII" or other +form. Any alternate format must include the full Project Gutenberg-tm +License as specified in paragraph 1.E.1. + +1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying, +performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works +unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9. + +1.E.8. 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It exists +because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from +people in all walks of life. + +Volunteers and financial support to provide volunteers with the +assistance they need, are critical to reaching Project Gutenberg-tm's +goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will +remain freely available for generations to come. In 2001, the Project +Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure +and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations. +To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation +and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 +and the Foundation web page at http://www.pglaf.org. + + +Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive +Foundation + +The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit +501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the +state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal +Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification +number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at +http://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg +Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent +permitted by U.S. federal laws and your state's laws. + +The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S. +Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered +throughout numerous locations. Its business office is located at +809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email +business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact +information can be found at the Foundation's web site and official +page at http://pglaf.org + +For additional contact information: + Dr. Gregory B. Newby + Chief Executive and Director + gbnewby@pglaf.org + + +Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg +Literary Archive Foundation + +Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide +spread public support and donations to carry out its mission of +increasing the number of public domain and licensed works that can be +freely distributed in machine readable form accessible by the widest +array of equipment including outdated equipment. Many small donations +($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt +status with the IRS. + +The Foundation is committed to complying with the laws regulating +charities and charitable donations in all 50 states of the United +States. 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Donations are accepted in a number of other +ways including checks, online payments and credit card donations. +To donate, please visit: http://pglaf.org/donate + + +Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic +works. + +Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg-tm +concept of a library of electronic works that could be freely shared +with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project +Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support. + + +Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed +editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S. +unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily +keep eBooks in compliance with any particular paper edition. + + +Most people start at our Web site which has the main PG search facility: + + http://www.gutenberg.org + +This Web site includes information about Project Gutenberg-tm, +including how to make donations to the Project Gutenberg Literary +Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to +subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. + + +</pre> + +</body> +</html> diff --git a/32599-h/images/marchio.jpg b/32599-h/images/marchio.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..fda4e17 --- /dev/null +++ b/32599-h/images/marchio.jpg diff --git a/LICENSE.txt b/LICENSE.txt new file mode 100644 index 0000000..6312041 --- /dev/null +++ b/LICENSE.txt @@ -0,0 +1,11 @@ +This eBook, including all associated images, markup, improvements, +metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be +in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES. + +Procedures for determining public domain status are described in +the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org. + +No investigation has been made concerning possible copyrights in +jurisdictions other than the United States. 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