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authorRoger Frank <rfrank@pglaf.org>2025-10-14 20:02:49 -0700
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+The Project Gutenberg EBook of I divoratori, by Annie Vivanti
+
+This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
+almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
+re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
+with this eBook or online at www.gutenberg.org
+
+
+Title: I divoratori
+
+Author: Annie Vivanti
+
+Release Date: January 16, 2011 [EBook #34983]
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: ISO-8859-1
+
+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK I DIVORATORI ***
+
+
+
+
+Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara
+Magni and the Online Distributed Proofreading Team at
+https://www.pgdp.net (This file was produced from images
+generously made available by The Internet Archive)
+
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+
+[Nota del Trascrittore:
+
+Nell'originale è presente del testo spazieggiato: è stato segnalato con
+~testo spazieggiato~.]
+
+
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+
+ ANNIE VIVANTI
+
+
+
+ I DIVORATORI
+
+
+ ROMANZO
+
+ OTTAVA EDIZIONE
+
+
+
+
+ FIRENZE
+ R. BEMPORAD & FIGLIO, EDITORI
+ MCMXXII
+
+
+PROPRIETÀ LETTERARIA
+
+per tutti i paesi compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda
+
+_Copyright 1910 by A. Vivanti Chartres_
+
+
+36-922--Firenze, Tipografia "L'Arte della Stampa", Succ. Landi.
+
+
+
+
+ AD UNA MERAVIGLIOSA BAMBINA
+
+ CH'IO AMO
+
+ DEDICO QUESTO LIBRO
+
+ PERCHÈ LO LEGGA
+
+ QUANDO AVRÀ DEI MERAVIGLIOSI BAMBINI
+
+ SUOI.
+
+
+
+
+PREFAZIONE
+
+
+_C'era un uomo che aveva un canarino; e disse: "Che caro canarino! Se
+potesse diventare un'aquila!" Iddio disse: "Nutrilo del tuo cuore, e
+diverrà un'aquila". Allora l'uomo lo nutrì del suo cuore._
+
+_E il canarino divenne un'aquila, e gli strappò gli occhi._
+
+
+_C'era una donna che aveva un gatto; e disse: "Che caro gattino! Se
+potesse diventare una tigre!" Iddio disse: "Dàgli a bere il tuo sangue,
+e diverrà una tigre". Allora la donna gli diede a bere il suo sangue._
+
+_E il gatto divenne una tigre, e la sbranò._
+
+
+_C'era un uomo e una donna che avevano un bambino. E dissero: "Che caro
+bambino!... Se potesse diventare un genio!"_
+
+
+
+
+LIBRO PRIMO
+
+
+
+
+I.
+
+
+La creaturina nella culla aprì gli occhi e disse:--Ho fame.
+
+Nulla si mosse nell'ombra della camera silenziosa e l'infante ripetè il
+breve grido inarticolato. Allora s'udì un fruscìo di vesti, un lieve
+accorrere di passi: due tenere braccia lo sollevano, e lo acqueta un
+cinguettìo di dolci parole vane. Ecco per la puerile guancia il fresco
+petto materno, per la piccola bocca avida ecco la fonte di blande e
+bianche delizie.
+
+Sopita e soddisfatta la creaturina ricade nel sonno.
+
+
+La piccola Edith Avory tornò dalla scuola correndo, col cappello a
+sghembo e le treccie al vento, ed entrò ansante nella sala da pranzo
+della Casa Grigia.
+
+--Sono arrivate?--domandò a Florence, che stava apparecchiando la tavola
+per il thè.
+
+--Sì, signorina,--rispose la cameriera.
+
+--Dove sono? Il «béby»¹ com'è? Dove l'hanno portato?
+
+ ¹ Mancando nella lingua italiana familiare la parola
+ neutra equivalente a _baby_ o _child_ dell'inglese,
+ _enfant_ del francese, _Kind_ del tedesco, l'autore
+ si permette di adattare al concetto la parola
+ inglese. Lo stesso valga per le parole _nurse_ e
+ _nursery_.
+
+E senza aspettar risposta, la ragazzetta scappò dalla stanza e corse
+sgambettolando su per le scale. Giunta alla «nursery», che fino allora
+era stata camera sua, si fermò. Attraverso la porta chiusa udì un
+piccolo grido querulo che le tolse il respiro. Sporse, esitando, la
+mano, ed aprì la porta. Poi si fermò, attonita e delusa, sul limitare.
+
+Presso la finestra, con lo sguardo noncurante rivolto alle verdi
+praterie del Hertfordshire, sedeva una donna, severa, quadrata, vestita
+di percalle rosa. Batteva con mano distratta, a colpettini leggeri e
+regolari, un piccolo involto di flanella che teneva sulle ginocchia. Era
+il béby! con la faccia in giù. Edith vedeva spuntare dalla flanella da
+una parte la pianta di due piedini rossi e dall'altra una piccola testa
+oblunga coperta di morbida lanugine nera.
+
+--Oh Dio!--esclamò,--è quello il béby?
+
+--Prego di chiudere la porta, miss,--disse la «nurse».
+
+--Ma credevo che i bambini piccoli fossero tutti biondi, e vestiti di
+bianco... con nastri celesti,--balbettò Edith.
+
+La nurse non si degnò di rispondere. Continuò a batterellare
+distrattamente colla grossa mano sulla piccola schiena tonda coperta di
+flanella.
+
+Edith si avvicinò, timida.
+
+--Perchè fate così?--domandò.
+
+La donna, inarcando le sopracciglia con aria sprezzante, la guardò da
+capo a piedi. Poi disse brusca e subitanea:--Flatulenza! ventosità--e
+continuò a picchiettare.
+
+Edith, interdetta, si domandò che cosa significasse quella risposta.
+Poteva riferirsi al cattivo tempo? od era forse un modo volgare di dire
+a Edith di star zitta?
+
+Dopo un po', osò domandare:
+
+--La sua mamma--e additò l'involto--è arrivata anche lei?
+
+--Sissignora,--rispose la nurse.--E quando ve ne andrete, abbiate la
+cortesia di chiudere la porta dietro di voi.
+
+Edith mortificata e attonita obbedì.
+
+Udendo delle voci nella camera di sua madre, guardò dentro, e vide una
+giovinetta vestita di nero, con capelli neri come quelli del béby,
+seduta sul sofà, accanto a sua madre. L'estranea piangeva, tutta scossa
+da singhiozzi, colla faccia nascosta in un piccolo fazzoletto ad orli
+neri.
+
+--Vieni, vieni, Edith,--disse la madre.--Vieni, guarda! Questa è tua
+cognata Valeria. Dàlle tanti baci e dille di non piangere.
+
+--Ma dov'è la mamma del bambino?--disse Edith, per guadagnar tempo prima
+di baciare quel lacrimoso viso sconosciuto.
+
+La giovinetta in lutto alzò gli occhi dal fazzoletto--occhi oscuri
+inondati di lacrime.
+
+--Son io,--disse, con un rapido sorriso luminoso, ed una lacrima,
+cadendo, le si fermò in una fossetta della guancia.--Ma non è un
+bambino, sai; è una bambina. Che cara!--soggiunse, baciando Edith,--che
+cara ragazzina che potrà giocare col mio angioletto!
+
+--Oh, ma è troppo piccola quella lì, per giocare,--disse Edith con
+disprezzo.--E poi,--soggiunse,--ho visto quella donna che la batteva.
+
+--La batteva!--esclamò la ragazza in lutto, balzando in piedi.
+
+--La batteva!--gridò la madre di Edith.
+
+Ed entrambe uscirono precipitosamente.
+
+Edith, rimasta sola, volse lo sguardo per la camera familiare. Sul letto
+di sua madre giaceva una piccola coperta di flanella ricamata, uguale a
+quella che avvolgeva il béby; ed una cuffietta minuscola; e degli
+scalfarotti; e un sonaglino di gomma. Sopra una seggiola vide una
+giacchetta nera, ed un cappello nero guarnito di crespo e di grosse
+ciliegie, nere ed opache.
+
+Edith ne schiacciò una fra le dita, e la ciliegia si ruppe, vitrea e
+glutinosa. Poi la ragazzetta andò allo specchio e si provò il cappello.
+Le piacque vedere il suo piccolo viso lungo sotto quella acconciatura
+caliginosa, e la fece traballare, tentennando il capo in qua e in là.
+
+--Quando sarò vedova--disse tra sè--porterò anch'io un cappello come
+questo.--Poi lo fece cadere dalla sua testa sopra la seggiola. Schiacciò
+rapidamente un'altra ciliegia, e uscì per andare a vedere la bambina.
+
+La trovò nella nursery tra le braccia della nonna, che la faceva ballare
+in su e in giù. La creaturina teneva il pugno in bocca, e i larghi occhi
+guardavano nel vuoto. La ragazza in lutto, le stava davanti in
+ginocchio, battendo le mani e cantando: «Cara! cara! cara!... bella!
+bella! bella!» mentre Wilson, la nurse, voltando le larghe spalle
+indifferenti, vuotava i tiretti del cassettone di Edith, piegando le sue
+cose e mettendole da parte per portarle disopra nella cameretta che
+doveva d'or innanzi servire alla ragazzina; poichè della camera di Edith
+aveva bisogno il béby.
+
+Edith si stancò presto di star lì, e scese in giardino a cercare del
+«Brown Boy», il ragazzo del giardiniere. Lo trovò nell'orto intento a
+tagliare i germogli delle piante di fragola. Era tutto colore del
+terriccio, e ne aveva come sempre sulle mani, sulla faccia e nei
+capelli. Perciò più che per la sua parentela, si chiamava il «Brown
+Boy».
+
+--Buona sera,--disse Edith fermandosi davanti a lui con le mani dietro
+la schiena.
+
+--Buona sera,--disse Jim Brown, senza smettere il suo lavoro.
+
+--Sono arrivate! Sono già lì tutt'e due,--disse la ragazzetta.
+
+--Ah sì?--E Jim Brown sedette sulle calcagna pulendosi le mani sui
+pantaloni.
+
+--Il béby è nero,--disse Edith, cupamente.
+
+--Misericordia!--esclamò Jim, spalancando gli occhi grandi e chiari.
+
+--Sì,--proseguì Edith.--Ha i capelli neri e la faccia rossa. Un orrore.
+
+--Oh, miss Edith,--disse Jim Brown,--che paura m'avete fatto! Avevo
+capito che il bambino fosse un moro, visto che la mamma sua è di paesi
+così lontani!
+
+Edith crollò il capo.
+
+--Proprio moro, no. Ma è un béby sbagliato. Se fosse giusto avrebbe i
+capelli biondi e gli occhi celesti.
+
+--La madre com'è?--domandò Jim.
+
+--Nera, nera anche lei. E quella nurse! Una donna orribile,--sospirò
+Edith.--Sono tutti diversi da come me li aspettavo.
+
+E sconfortata sedette sull'erba.
+
+--Valeria, che è la mamma del béby, è italiana, e tutta vestita di
+lutto,--narrò Edith, sempre più depressa.--E sono venute a star qui per
+sempre. E quel béby avrà la mia camera, e io andrò disopra vicino a
+Florence in quella stanza piccola.... piccola così.--Edith per
+illustrare fece un cerchio unendo i pollici e gli indici.--E anche noi
+ci vestiremo tutti di lutto perchè mio fratello Tom è morto. E Tom era
+il papà di quel béby. E quel béby è mia nipote.
+
+--Povero signor Tom!--disse Jim Brown, scotendo la testa.--Era il
+prediletto di voi tutti, non è vero?
+
+--Oh! sì,--fece Edith,--si capisce. Eravamo in tanti, che, naturalmente,
+quelli di mezzo erano i preferiti.
+
+--Non vedo perchè,--disse Jim.
+
+--Ma è evidente,--ragionò Edith.--Essendo in tanti si era già stufi di
+quelli più grandi, e nessuno aveva voglia di quelli più piccoli... ecco
+perchè! Del resto,--riprese gaia,--poco importa. Tanto, adesso sono
+tutti morti.
+
+E si levò dall'erba, e lo aiutò un poco a rimondare le piante di
+fragola, per far venire l'ora del thè.
+
+Venne a chiamarla suo nonno, una bella figura di vecchio, alto e
+maestoso. S'avvicinò lentamente, trascinando un po' i piedi sulla ghiaia
+del viale.
+
+Edith gli saltellò incontro e mise la sua mano tiepidetta nelle dita
+fredde e avvizzite del vecchio. Quindi si avviarono insieme verso la
+casa.
+
+--Le hai viste, nonno?--chiese lei, sgambettandogli intorno mentre egli
+procedeva a passo lento traverso il prato.
+
+--Visto chi, cara?--domandò il vecchio.
+
+--Ma Valeria, e la bambinetta.
+
+--Che bambinetta?--disse il nonno, fermandosi a riposare ed ascoltare.
+
+--Ma la bambina di Tom, nonno!--disse Edith.--Sai bene! la piccola
+bambina del povero Tom, che è morto. E' venuta a star quì, con la sua
+mamma. E c'è anche la sua nurse. Si chiama Wilson.
+
+--Ah sì?--disse il nonno vagamente, e si mosse per andare avanti. Poi si
+fermò di nuovo.--Dunque Tom è morto?
+
+--Ma nonno! nonno! Lo sai bene! Te l'ho pur detto mille volte in questi
+giorni.
+
+--E' vero,--disse il vecchio, pensosamente, togliendosi il berretto di
+velluto nero e passandosi la mano nei fini capelli bianchi.--E' vero;
+Tom è morto. Povero Tom. Ma....--continuò, esitando,--quale Tom? Mio
+figlio Tom? o suo figlio Tom?
+
+--Tutt'e due quei Tom,--disse Edith;--son morti tutt'e due. L'uno è
+morto quattro giorni fa, e l'altro è morto sette anni fa; e tu non li
+devi confondere a quel modo. Dunque, ricordati: un Tom era mio papà e
+tuo figlio, e l'altro era suo figlio e papà del béby. Adesso non li
+confonderai più, vero?
+
+--No, cara,--disse il nonno.
+
+Dopo qualche istante si fermò di nuovo.
+
+--E dici che si chiama Wilson?
+
+--Che chi si chiama Wilson?--esclamò Edith, molto impaziente.
+
+--Ma come vuoi che lo sappia io?--disse il nonno.
+
+Allora Edith rise, e rise anche il vecchio.
+
+--Via, fa lo stesso, nonno,--disse Edith;--non pensarci più. Vieni a
+vedere il béby.
+
+--Che béby?--disse il nonno.
+
+--Ma, nonno!... Il béby del figlio di tuo figlio Tom.
+
+--Come?--disse il nonno.--Torna un po' a dire....
+
+--Ma sta attento e ricordati!--spiegò Edith.--Il figlio di tuo figlio
+Tom, era il papà di questo béby.
+
+--Il figlio... del tuo Tom... del tuo papà... Dimmi quando devo dire
+béby....--disse il nonno.
+
+
+Edith si svegliò nella notte e si rizzò spaurita a sedere sul letto.
+
+--Cos'è? Cos'è?--gridò--Che cos'è successo?
+
+--Ma niente,--rispose la voce di Florence dalla camera vicina.--Dormi,
+dormi, caruccia; non è che il béby.
+
+--Ma perchè strilla così?
+
+--Eh, sarà, come si dice, «rigirato»,--spiegò Florence, con voce di
+sonno.
+
+--Allora perchè non lo rigirano per il suo verso?
+
+--Oh! miss Edith,--esclamò Florence impazientita,--adesso dorma e stia
+zitta. Quando si dice di un bambino che è rigirato, vuol dire che dorme
+tutto il giorno e strilla tutta la notte.
+
+E infatti il béby fece così.
+
+
+
+
+II.
+
+
+Un febbraio mite moriva blandamente sulla campagna inglese, quando marzo
+irruppe con urli di vento e scrosciar di pioggie. Respinse i diffidenti
+boccioli e il trepido verdeggiare; e via, fischiando per le lande
+villanamente, se ne andò. La stagione si fermò, timida e intirizzita.
+
+Una mattina, ecco Primavera far capolino sopra le siepi. Scappò presto
+inseguita dal vento; ma gettò, fuggendo, una manata di crochi, e lasciò
+anche cadere una primola o due. Più tardi tornò piano, tra due
+acquazzoni, a dare una occhiata in giro... E all'improvviso, un giorno,
+eccola: alta, flava e inghirlandata! Gli astri di brina si sciolsero ai
+suoi piedi, e le allodole si lanciarono nei cieli.
+
+Valeria chiese a prestito da Edith il suo grande cappello da giardino,
+lo legò sotto il mento con un nastro nero, e uscì nel giovane sole,
+attraverso la campagna di smeraldo.
+
+Intorno, la lucentezza della verzura nuova si spingeva appassionatamente
+verso l'adolescente azzurro del cielo. E Tom era morto.
+
+Tom giaceva nelle tenebre, lontano da tutto ciò, sotto la terra del
+piccolo cimitero di Nervi, dove il mare, che egli aveva tanto amato,
+scintillava e danzava a pochi passi dai suoi occhi chiusi, dal suo cuore
+immoto, dalle sue mani incrociate.
+
+Ah, le mani incrociate di Tom! Ecco l'unica cosa che ella potesse
+rammemorare di lui quando, chiudendo gli occhi, tentava di rievocarlo.
+
+Non le riusciva di veder altro. Per quanto ella si provasse,
+concentrandosi, con occhi chiusi ed appassionata volontà, rievocarne il
+viso--ahimè! i cari, noti lineamenti si confondevano, si dileguavano, e
+nulla restava davanti a lei che quelle tristi mani scolorate, quali le
+aveva vedute per l'ultima volta. Terribili, inavvicinabili mani!
+
+Erano quelle, le mani di cui Tom aveva sempre avuto tanta cura? di cui
+si era compiaciuto con ingenua vanità? quelle, le mani che ella aveva
+accarezzate, poggiando sovr'esse la guancia? Il solo pensarlo le faceva
+paura. Quelle mani fisse, finite, rinunzianti, erano dunque le mani che
+avevano dipinto i delicati paesaggi d'Italia, che ella aveva amato, e
+gli altri quadri che ella aveva aborrito, perchè in tutti appariva la
+perlata nudità della bionda modella di Trastevere? Quelle, le mani che
+remavano nella barca «Luisa» sul Lago Maggiore, conducendo lei e lo zio
+Giacomo all'Isola Bella? Le mani che improvvisamente avevano afferrate
+le sue, una mattina alla Madonna del Monte--quella mattina che ella
+portava un vestito celeste col colletto alla marinara e una cravatta
+rossa...
+
+Le pareva ancora di vederlo fermarsi subitamente davanti alla Quinta
+Cappella e dire, con quel suo strano e caro accento inglese: «Volete
+essere sposina mia?» Ed ella si era messa a ridere, e gli aveva risposto
+in inglese, colle sole tre parole che sapeva e che egli stesso le aveva
+insegnate attraverso la table-d'hôte--: «Yes. Please. Thank-you!»
+
+Poi, avevano riso tutt'e due, tanto, che lo zio Giacomo aveva detto che
+la Madonna li punirebbe.
+
+E la Madonna li aveva puniti. Lo aveva fulminato nel suo venticinquesimo
+anno, pochi mesi dopo il loro matrimonio, spezzandogli la giovinezza
+come una bolla di cristallo. A Valeria era toccato udirlo tossire,
+giorno per giorno, notte per notte, tossire, tossire, tossire;
+distaccandosi dalla vita a piccoli colpi di tosse secca, e raspamenti di
+gola; e più tardi in terribili parossismi che lo lasciavano estenuato e
+senza respiro; e poi in una tosse molle e facile a cui egli quasi non
+badava più. Erano corsi da Firenze dove c'era troppo vento, a Nervi dove
+c'era troppo caldo; da Nizza dove c'era troppo rumore, ad Airolo dove
+c'era troppo silenzio; finalmente, con un impeto di speranza, con un
+affrettato raccogliere di scialli e pastrani di pennelli e colori, di
+pattini e ski, erano partiti per Davos.
+
+E a Davos brillava il sole--e nacque béby! Tom Avory usciva con pattini
+o «bobsleigh» ogni mattina, e in otto settimane era cresciuto di peso
+quasi tre chili.
+
+Ecco che un giorno una signora americana, di cui il figlio era
+moribondo, disse a Valeria:
+
+--Non è bene per la vostra piccina di stare quassù. Mandatela via da
+Davos; o quando avrà quindici anni comincierà a tossire anche lei.
+
+«Mandatela via!» Sicuro; bisognava mandar via béby. Valeria capiva che
+bisognava fare così. Sentiva lei pure che lo stormo di microbi che
+usciva da tutti quei polmoni malati la ravvolgevano, lei e la sua
+creatura, in un nembo di morte. I germi dell'etisia! essa li sentiva, li
+vedeva, li respirava. Le pareva che l'odore ne fosse sul suo guanciale
+la notte; che le lenzuola e le coltri li esalassero; che il cibo ne
+fosse pregno. Poco le importava per sè; ella si sentiva forte e sana. Ma
+la sua creatura! Quel fragile fiore del suo sangue, era anche del sangue
+di Tom! Tutti i fratelli e le sorelle di Tom, meno una sola--una
+ragazzetta chiamata Edith, che viveva in Hertfordshire--tutti eran morti
+nell'adolescenza: uno a Bournemouth, uno a Torquay, uno a Cannes,
+una--la piccola Sally, la sorella prediletta di Tom--a Nervi. Tutti
+erano morti, fuggendo la morte che portavano in seno. Ora Davos aveva
+salvato Tom. Ma bisognava mandar via la piccina.
+
+Chiesero consiglio a due dottori. L'uno disse: «Eh! si sa!...» e l'altro
+disse: «Eh! non si sa!...»
+
+Tom e Valeria decisero di non correre rischi. Una mattinata nevosa, si
+misero tutti in viaggio per Landquart; ivi Tom doveva lasciarle
+proseguire da sole, il dottore avendogli raccomandato di tornare subito
+a Davos. Ma a Landquart la bambina piangeva, e Valeria piangeva; dunque
+Tom saltò nel treno con loro e disse che le accompagnerebbe fino a
+Zurigo; colà lo zio Giacomo sarebbe venuto a prenderle per condurle in
+Italia.
+
+--Allora sarete sane e salve, mie due povere scioccherelle
+sperse,--disse, cingendole tutt'e due con braccio protettore, mentre il
+treno li portava giù verso le nebbie. E porse alla sua piccolissima
+bimba un dito, a cui la minuscola mano si avviticchiò.
+
+Ma Tom non arrivò mai a Zurigo. Ciò che vi arrivò era una forma inerte e
+terribile, colle membra abbandonate e la bocca piena di sangue.
+
+Valeria pianse, e la bambina pianse; e una folla di impiegati e di
+curiosi si radunò intorno a loro. La bambina pianse, e Valeria pianse;
+ma Tom non poteva più consolare le sue due povere scioccherelle sperse.
+
+Gli trovarono nella tasca il testamento:
+
+«Valeria, ~my darling~; lascio a te tutti i miei beni terreni. Conduci
+in Inghilterra la bambina. Fammi seppellire a Nervi, vicino a Sally. Mi
+hai reso molto felice.--Tom.»
+
+... Questi erano i ricordi di Valeria, mentre camminava nel mite sole
+inglese, e piangeva amaramente sotto l'ala del vecchio cappello di
+Edith.
+
+Giunta ad un ponticello gettato sopra un torrente, Valeria si fermò,
+appoggiandosi al parapetto; e, come si sporgeva a guardar giù, il
+cappello di Edith le cadde dalla testa, battè sull'acqua e seguì il filo
+rapido della corrente.
+
+Valeria lo rincorse lungo la sponda, ma il cappello, girando in mezzo
+all'acqua, si fermò contro un sasso sporgente. Valeria gettò dei
+fuscelli e dei ciottoli per farlo muovere, e finalmente, galleggiante e
+frivolo, esso riprese la sua via... Valeria corse lungo la sponda in
+pendìo, scivolando sull'erba bagnata e sui sassi umidi; e il cappello
+sobbalzava e dondolava laggiù, sulle minuscole onde, con un lungo nastro
+nero teso dietro di sè, come un magro braccio invocante.
+
+Dove il torrente piegava verso un bosco di faggi il cappello girò con
+esso, e dietro al cappello Valeria.
+
+A un tratto un'esclamazione di sorpresa la fece trasalire; e alzando il
+viso accaldato vide sull'altra sponda un giovane alto, biondo e
+abbronzato, che pescava.
+
+--Accidenti!--esclamò lo sconosciuto, alla vista del galleggiante
+adornamento.--Addio, trota!
+
+E Valeria, timidamente:
+
+--Scusi, potrebbe ripescarmi il cappello?
+
+Il giovane rise e salutò. Poi a grande stento riuscì a fermare il
+cappello colla canna, attirandolo a sè con pazienti manovre.
+
+--Ahi, quella mia grossa trota!--mormorò.--Da tre giorni--tre lunghi
+giorni!--le stavo dietro, e adesso era lì...! Basta!--sospirò, e
+trascinò fuor dall'acqua l'inzuppato copricapo.--Ecco il vostro
+cappello!
+
+Lo sollevò con due dita, tenendolo pel nastro sgocciolante.
+
+Non era mai stato un bel cappello: era anzi una vecchia e orribile
+pastorella che Edith portava, protestando, da molto tempo. Certo non
+pareva un oggetto pel quale valesse la pena di pescare tre giorni.
+
+--Oh, grazie tanto!--disse Valeria.--Ma, adesso come faccio a
+prenderlo?--E tese, dalla sua sponda, sopra l'acqua larga che li
+separava, una piccola mano, breve e vana.
+
+--Glielo porterò io,--disse il giovane, tenendo ancora a braccio teso la
+sgocciolante acconciatura.
+
+--Oh, non si disturbi,--disse Valeria,--me lo può gettare!
+
+Il giovane rise.
+
+--Stia indietro, allora; se la tocca, le darà il raffreddore!
+
+E con gesto allegro scagliò il cappello, che cadde floscio e molle ai
+piedi di Valeria.
+
+--Dio, che roba!--disse lei, raccogliendolo; e con fronte turbata
+contemplò la guarnizione di tulle nero che pendeva madida e lamentevole
+dal bordo.--E adesso cosa ne faccio? Metterlo è impossibile. E se
+m'arrampico su per queste rive, così ripide e sdrucciole, non credo
+neppure di poterlo portare in mano...
+
+--Ebbene, me lo torni a gettar qui,--disse il giovane ridendo,--e lo
+porterò io fino al ponte.
+
+Allora ella, prendendolo ben di mira, gli gettò in pieno petto il
+pesante e malinconico oggetto; poi si avviarono, ognuno dalla sua parte
+dell'acqua, e camminarono così, sorridendosi da una riva all'altra. Sul
+ponte s'incontrarono e si stesero la mano.
+
+--Mi spiace tanto per la sua trota,--disse lei.--
+
+--Mi spiace tanto pel suo cappello,--disse lui.
+
+E risero entrambi. Poi non seppero più che cosa dirsi.
+
+Egli, allora, vedendole i riccioletti umidi sulla fronte bianca, e le
+fossette nelle guancie, soggiunse:
+
+--E domani che cosa si metterà in capo... quando viene qui?
+
+--Domani?--domandò lei, alzando due occhi ingenui.
+
+--Sì, domani. Verrà, nevvero?--disse egli, ed arrossì un poco, perchè
+era assai giovane.--A quest'ora, vuole?--E guardò l'orologio.--Alle
+undici, dunque...
+
+A quelle parole anche Valeria arrossì. Ma d'un rossore avvampante ed
+improvviso che poi le lasciò subito la faccia lattea di pallore.
+
+--Le undici! Sono le undici?--esclamò con gli occhi larghi ed
+esterrefatti.
+
+--Sì. Ma che cos'ha? Perchè si agita?
+
+--Mio Dio! Il béby!--fece lei ansante.--Ho dimenticato il béby!--e
+senz'altro si volse e corse via traverso i prati, con i riccioli al
+vento, e col cappello inzuppato che le batteva sulla gonna nera.
+
+Giunse a casa trafelata e pallida. Vide la nurse, rigida ed aspettante,
+sulla terrazza.
+
+--Sono in ritardo, Wilson?--balbettò lei.
+
+--Sissignora,--disse la serva, con voce aspra e severa.--Molto in
+ritardo.
+
+--Oh Dio! e béby? Ha pianto?--chiese Valeria ansante.--Come sta? Cosa fa
+la mia creatura?...
+
+--La sua creatura--disse la donna austera--~ha fame~.
+
+
+
+
+III.
+
+
+Il giovane biondo tornò ogni giorno alla pesca nel torrente, ma non
+pigliò altro che la sua grossa trota. La ragazza vestita di lutto, coi
+riccioli e le fossette, non venne più. Le vacanze finirono, ed egli se
+ne tornò a Londra; ma prima di partire lasciò sulla riva--là dove si
+erano incontrati--una lettera d'amore per Valeria, puntata a un lembo
+del crespo nero caduto dal cappello, e fissato con un sasso perchè non
+volasse via.
+
+Valeria trovò la lettera. Ella era rimasta chiusa in casa una settimana,
+coll'anima invasa dal pentimento e dal ricordo di Tom. Poi la primavera
+e la sua giovinezza si erano dati la mano per attirarla fuori, verso
+l'ignoto e le chiamanti acque e i prati in fiore. Arrossente ed
+esitante, con un mazzo di primole alla cintura, ella aveva ritrovato il
+sentiero che va per i prati al ponte, e dal ponte al bosco di faggi...
+Ma nessuno la vide, eccetto un magro cavallo solitario in mezzo a un
+prato, che all'improvviso la rincorse, con la coda in aria e la criniera
+al vento, facendola rabbrividire di paura.
+
+Giunta nel bosco scorse subito, vicino all'acqua, la garza nera e il
+biglietto che v'era appuntato. Lo lesse tremando. Egli diceva di
+chiamarsi Frederick Allen; studiava legge nel Temple e scriveva per i
+giornali. Le diceva inoltre che essa aveva degli occhi «haunting», e che
+ahimè! certo non si sarebbero riveduti mai più! Egli domandava se avesse
+poi ritrovato quel béby di cui il pensiero l'aveva tanto agitata; e dove
+mai era stato lasciato? e che béby era? E perchè, oh, perchè non s'era
+ella voltata neppure una volta per fargli un cenno d'addio? Egli la
+pregava di non adirarsi se egli si permetteva di dirle che l'amava, e
+che non la dimenticherebbe mai più. E che per pietà ella gli dicesse il
+suo nome! Soltanto il suo nome! ~Please! please~. Ed egli era per sempre
+e per sempre il devoto suo ~Frederick~.
+
+Valeria tornò a casa come in sogno. Andò a cercare nel suo dizionario
+inglese-italiano la parola «haunting». La trovò: «ossessionante»!
+
+Si sentì contenta di avere gli occhi ossessionanti. E lui, che occhi
+aveva? Non si ricordava più. Azzurri forse. Forse bruni.
+
+In tutti i modi Valeria rammentava il suo viso, giovane e abbronzato; ed
+aveva pur notato, quando salutandola sul ponte s'era tolto il cappello,
+la lucentezza bionda della sua corta capigliatura.
+
+Pensò dapprima che sarebbe bene rimandargli la lettera; senz'altro.
+
+Poi decise di aggiungervi poche parole... oh! parole di rimprovero,
+s'intende! Infine, un giorno grigio e uggioso, in cui tutti parevano di
+cattivo umore, e il béby aveva strillato perchè voleva la Wilson e poi
+perchè non la voleva, e Edith aveva risposto male, e tutto era orrido e
+odioso, Valeria prese un foglio di carta da lettere e, con molte fitte
+di rimorso, vi tracciò sopra il suo nome. La carta era listata di nero.
+D'un tratto Valeria scoppiò in pianto, e cadde in ginocchio davanti al
+foglietto di carta, e ne baciò l'orlo nero, e pregò Dio e Tom che la
+perdonassero.
+
+Poi bruciò il foglio, e andò dalla sua piccina, che gridava a
+squarciagola per tutto e con tutti, e cercava di uccidere una pecora di
+guttaperca, fino allora teneramente amata.
+
+Tuttavia, nei primi giorni di aprile (era un aprile mite e
+suggestionante, che pareva susurrasse al cuore come sia dolce ed
+evanescente la vita) Mr. Frederick Allen, nelle sue «chambers», a
+Londra, ricevette due lettere invece di una sola.
+
+Hannah, la petulante cameriera che gliele portò in camera, s'indugiò con
+aria distratta mentre egli le apriva. L'una conteneva uno chèque per sei
+ghinee mandatogli da un giornale; l'altra un semplice biglietto da
+visita:
+
+
+--Valeria Nina Avory! Chi diavolo sarà?--disse Allen, girando il
+biglietto tra le mani.--Tieni,--disse, gettandolo con gesto trascurato a
+Hannah.--Questa sarà qualche modista di Regent Street o Piccadilly.
+Quando vorrai dei fronzoli, potrai andarci.
+
+E, poichè aveva ricevuto le sei ghinee, mentre non se ne aspettava che
+quattro, sentendosi di buon umore, pizzicò il mento di Hannah, chiuse
+il libro di «Roman Law», e andò a passare la giornata, con un amico, sul
+Tamigi.
+
+Hannah gettò il biglietto di visita nella secchia del carbone, e la
+cuoca all'indomani lo bruciò.
+
+Ecco tutto.
+
+
+Aprile portò alla bambina un piccolo dente.
+
+Maggio gliene portò un altro, e le increspò sulla nuca i fini capelli.
+
+Giugno le tolse i bavaglini e le diede un sorriso a fossette, copiato da
+quello di Valeria.
+
+Luglio le mise sulle labbra una parola o due.
+
+Agosto la piantò dritta ed esultante, con le spalle al muro; e Settembre
+la mandò coi piedini barcollanti a cadere nelle braccia tese della
+mamma.
+
+I suoi nomi erano Giovanna Desiderata Felicita.
+
+--Non posso tenere a mente tutti quei nomi,--disse il nonno.--Chiamatelo
+Tom.
+
+--Ma nonno, è una bambina!--disse Edith.
+
+--Lo so bene. Me l'hai già detto, mi pare,--disse il vecchio un po'
+stizzito.
+
+Da che v'era tanto chiasso in casa egli era diventato impaziente ed
+irritabile.
+
+--Sì, caro nonno, sì,--disse la signora Avory, accarezzando dolcemente
+la mano del vecchio;--dirai tu il nome che preferisci. Quale è il nome
+di ragazzina che credi di poter tener a mente?
+
+--Nessun nome. Nessuno affatto,--disse il vecchio.
+
+--Suvvia, caro, suvvia!--disse la signora Avory.--Puoi ben ricordarti
+«Anna», non ti pare? o «Maria».
+
+--No. Non posso,--disse il nonno.
+
+Allora Edith suggerì il nome «Giulia». E Valeria propose «Camilla». E
+Florence, che stava mettendo la tavola, disse:
+
+--Provino a fargli dire «Nellie» o «Katy»?
+
+Ma il vecchio signore si rifiutò ostinatamente a ricordare qualsiasi di
+questi nomi; e continuò per molto tempo a chiamare la bambina «Tom».
+
+Una sera, a tavola, disse improvvisamente:
+
+--Dov'è Nancy?
+
+La signora Avory ed Edith si guardarono trasalendo, e Valeria alzò gli
+occhi meravigliati.
+
+--Dov'è Nancy?--ripetè il nonno, con impazienza.
+
+La signora Avory gli pose teneramente una mano sul braccio.
+
+--La povera Nancy è in Paradiso,--disse dolcemente.
+
+--Come?--gridò il vecchio, gettando in terra il tovagliolo, e girando
+gli occhi spiritati intorno alla tavola.
+
+--Pur troppo, la tua cara figlioletta Nancy è morta molti, molti anni
+fa,--ripetè la signora Avory.
+
+Il vecchio si rizzò alto e fremente.
+
+--Non è vero!--gridò con voce terribile.--Nancy era qui questa mattina.
+L'ho vista io. Mangiava la tapioca.
+
+Le sue labbra tremarono e si mise a piangere.
+
+Valeria scattò in piedi e uscì dalla stanza. Un istante dopo rientrò,
+portando tra le braccia la sua bambina che sgambettava nella lunga
+camicia da notte, e garriva come una rondinetta.
+
+--Ecco Nancy!--disse Valeria con voce un po' tremante.
+
+--Ma sì! guarda, nonno,--gridò Edith, battendo le mani,--non piangere,
+nonno! Ecco Nancy!
+
+E la signora Avory tutta pallida:
+
+--Ma guarda, caro padre, ecco Nancy!
+
+Il vecchio alzò i ceruli occhi e il suo sguardo lievemente appannato,
+come un vetro celeste su cui il tempo avesse alitato, incontrò e
+trattenne lo sguardo luminoso della creaturina novella.
+
+A lungo, a lungo il vecchio interrogò con lo sguardo vacillante quelle
+limpide profondità. Poi disse lentamente:
+
+--Ecco Nancy.
+
+E béby fu Nancy da quel giorno in poi.
+
+
+
+
+IV.
+
+
+Il giorno in cui Nancy compì i tre anni, e che intorno al suo
+«birthday-cake»--la focaccia del giorno natalizio--furono accese
+solennemente le tre candele d'uso, Edith mise i gomiti sulla tavola e
+disse:
+
+--E dunque, che cosa sarà Nancy?
+
+--Buona,--saltò su a dire la piccina,--molto, molto buona. Dammi un
+altro di quei dolci che fanno ~pum~! Nonna, tienimi le orecchie.
+
+Edith le tese un salterello avvolto di carta d'oro e adorno di
+figurette; e Nancy, con le mani della nonna sulle orecchie e con gli
+occhi chiusi, lo tirò con molti strilli di gioia e di spavento.
+
+Edith, ora alta e sottile, e di cui le due treccie si erano fuse in una
+sola, appuntata sulla nuca da un gran nodo di nastro, ripetè la sua
+domanda.
+
+--Che cosa vuoi dire?--le chiese la signora Avory.
+
+--Spero bene,--disse Edith con gravità,--che non vorrete farne
+semplicemente una ragazza come tutte le altre!
+
+Allora Valeria parlò timidamente:
+
+--Veramente, ho pensato qualche volta che desidererei... che fosse... un
+genio!
+
+Ed esprimendo questo audace pensiero, Valeria arrossì.
+
+Edith approvò col capo, serenamente. La signora Avory guardò dubbiosa la
+figuretta della sua nipotina, intenta ora a tirar giù la tovaglia per
+arrivare ai salterelli. La piccola Nancy s'accorse subito di quello
+sguardo indulgente e si avvicinò alla nonna.
+
+--Turami le orecchie,--disse,--e dammi un altro di quei dolci che fanno
+~pum~.
+
+La signora Avory con mano carezzevole aggiustò il nastrino celeste che
+fermava in cima alla piccola testa il ciuffo di ricci neri.
+
+--Perchè vuoi che ti turi le orecchie?--chiese sorridendo.
+
+--Perchè i dolci col ~pum~ mi fanno paura.
+
+--E allora perchè li vuoi?
+
+--Perchè mi piacciono.
+
+--E perchè ti piacciono?
+
+--Perchè mi fanno paura,--disse Nancy, con un adorabile sorriso. Tutti
+trovarono questa risposta straordinariamente profonda, e la
+conversazione ritornò sull'argomento del genio di Nancy.
+
+--Certo,--osservò Edith,--avrà talento per la pittura. Suo padre, povero
+caro Tom! era un paesista meraviglioso. E credo che anche nella figura
+abbia fatto delle bellissime cose. Vero, Valeria?
+
+Ma Valeria aveva nascosta la faccia nelle mani e scoteva la testa:
+
+--Oh Dio! spero di no; spero di no!--singhiozzò, e subilo le lacrime le
+piovvero dagli occhi.
+
+La mite signora Avory parve ferita e addolorata.
+
+--Ma perchè no, Valeria?--domandò.--Non negherai che il mio povero
+figlio avesse un ingegno non comune...
+
+--Non è questo, non è questo!--singhiozzò Valeria.--Ma... non so io...
+l'odore dei colori... e... le... le modelle! Oh Dio! non potrei, non
+potrei sopportarlo!... Oh mio Tom! mio caro Tom!--e mentre sua suocera e
+Edith tentavano di calmarla, Valeria continuava a singhiozzare
+convulsamente. Allora Nancy ruppe in alte grida, e siccome non cessava
+di strillare dovettero rimandarla nella nursery; dove Fräulein Müller,
+la governante tedesca da poco succeduta a Wilson, le diede, non
+impunemente, qualche schiaffetto.
+
+In salotto la conversazione s'aggirava ancora intorno al genio di Nancy.
+
+--Non potrebbe essere un genio musicale?--domandò Valeria, asciugandosi
+tristemente gli occhi.--Mia madre era una grande musicista; suonava
+l'arpa, ed ha anche composto delle belle romanze. E quando l'ho perduta
+e sono andata a vivere collo zio Giacomo a Milano, ho studiato molto la
+musica anch'io. Suonavo sempre del Chopin per lo zio Giacomo, che del
+resto detestava la musica... E poi... quando mi sono sposata...
+Tom...--qui Valeria ruppe in nuovi singhiozzi--mi diceva sempre... che
+preferiva me... a... a... Pachman... e a tanti altri...
+
+Edith, commossa, l'abbracciò.
+
+--Hai ragione. Scegliamo la musica. E' anche più bello.--E baciò con
+entusiasmo la faccia accesa di Valeria.--Del resto, la piccina sa già
+cantare «Onward, Christian Soldiers», e «Schlaf Kindchen».... Fräulein
+Müller dice che è intonatissima. E' già una cosa straordinaria, non vi
+pare?
+
+Allora si fece subito ritornare Nancy; che apparve piccola e terribile,
+col broncio. La conduceva per mano Fräulein Müller, che aveva un graffio
+sulla guancia.
+
+Nancy fu pregata di cantare: «Schlaf, Kindchen, schlaf, da draussen
+steht ein Schaf»; ed essa lo fece con molta mala grazia e con poca voce.
+
+Ma in seguito a forti e servili applausi da tutti, compresa anche
+Fräulein, la piccina si degnò di far udire tutto il suo repertorio,
+compresa una canzone plebea «There'll be razors a-flyin' in the air»
+imparata incidentalmente dal superbo e inavvicinabile garzone del
+giardiniere, Jim Brown.
+
+Fu dunque deciso che Nancy sarebbe un grande Genio musicale e si procurò
+subito un pianoforte a piccola tastiera, e molti libri di teoria,
+d'armonia e di contrappunto. Edith raccomandò a Valeria di studiare
+questi libri con attenzione e poi d'insegnarne il contenuto a Nancy,
+facendo però in modo che la piccina non se ne avvedesse.
+
+Ma Nancy se ne avvide. Anzi dopo qualche giorno bastava che vedesse
+entrare sua madre in una stanza, perchè ella ne fuggisse, strillando e
+pestando i piedi.
+
+Fräulein Müller, con astuzia e diplomazia, e secondo un Nuovo Metodo
+Tedesco, si accinse ad insegnarle in pari tempo l'alfabeto e le note
+musicali.
+
+--A, b, c, d... niente di più semplice,--disse Fräulein.
+
+E cominciò a spiegare. Il «fa» era dunque l'A, e, in inglese, si
+pronunciava «e». Il «si» era B; il C si pronunciava «si», ed era il
+«do». E così via. Niente di più semplice.
+
+Ma il risultato fu sconcertante. Nancy insisteva a voler compitar
+sillabe e fabbricar parole al pianoforte, e non trovava l'«o», e non
+trovava l'«u», e non trovava niente. Valeria accresceva la confusione
+chiamando «si» il B, e «mi» l'E, e il G «sol». Era un pandemonio.
+
+Nancy divenne irosa e diffidente. In ogni parola che le si rivolgeva le
+pareva di fiutare una nuova trappola per introdurre in lei delle nozioni
+musicali. Non si fidava più di nessuno; e non voleva più parlare che col
+nonno o con Jim Brown.
+
+Infine, un giorno che sua madre le disegnava degli omettini neri molto
+simpatici, e che questi d'un tratto si rivelarono essere non altro che
+delle aborrite semiminime, Nancy, cieca dall'ira, si cacciò la mano nei
+capelli e se ne strappò una ciocca. Valeria gettò un grido; prese ed
+aprì il piccolo pugno della sua bambina e vi vide il morbido arruffìo di
+capelli strappati.
+
+--Oh! béby, béby! Che cosa orribile!--gridò.--Come puoi affliggere così
+la tua povera mamma?
+
+Ma con ciò ebbe termine l'educazione musicale. Ogni volta che una nota
+ergeva il tondo capo nero sull'orizzonte di Nancy, ella alzava rapida la
+mano e si strappava una ciocca di capelli. Poi apriva il pugno e lo
+mostrava a tutti. Il pianoforte fu chiuso; i libri sull'Armonia, la
+Teoria e il Contrappunto furono messi via.
+
+Non più la sera al suo lettino la Fräulein le cantava del Beethoven
+travestito da ninna-nanna. Ma bensì i suoi due vecchi amici, «Bel Popò»
+e «Menton Fleuri» tornarono al suo capezzale; e l'accompagnarono come di
+consueto alla buia e lontana Isola del Sonno. Con loro ella s'imbarcava,
+meno timida, sulla grande nave dei sogni che ogni sera con vele stellate
+l'aspettava, galleggiante sull'oscurità.
+
+ «Bel popò, fa la nanna, fa la nanna, bel popò...
+ ... _Menton fleuri, menton fleuri, kikiriki, kikiriki!_»
+
+ *
+ * *
+
+Fräulein Müller sedeva nel parco, leggendo. Nancy con una bambola in
+braccio, sedeva sull'erba ai suoi piedi; e la osservava, divertendosi a
+veder ballare sul cappello di Fräulein Müller due piume nere che
+oscillavano come su di un piccolo carro funebre, segnando il ritmo di
+qualche cosa che Fräulein leggeva.
+
+--Che cosa leggi, Fräulein?--domandò Nancy.
+
+Fräulein Müller continuò a nicchiare col capo e lesse forte, col suo
+esecrabile accento tedesco, il soave verso di Tennyson:
+
+ _Shine out, little head, sunning over with curls!...._
+ (Oh, testolina raggiante, affacciatevi,
+ Soleggiata di riccioli d'oro)!
+
+--Che belle parole,--disse Nancy.--Leggile ancora.
+
+Fräulein ripetè i dolci versi mattinali.
+
+--Torna a leggere,--disse Nancy.--Leggi più lento.
+
+Fräulein ricominciò. E la ragazzina ripetè i versi piano, tra sè.
+
+Poi disse alla governante:
+
+--Continua a dire quelle parole, sempre quelle, finchè ti dirò di
+smettere.
+
+E Nancy chiuse gli occhi.
+
+--Ma perchè?--disse Fräulein.--Cosa ti viene in mente?--Poi visto che la
+bimba non rispondeva nè apriva gli occhi, la mite Fräulein Müller,
+scrollando il capo, obbedì.
+
+... Quella stessa sera Nancy litigò coi suoi amici Bel Popò e Menton
+Fleuri.
+
+Fräulein, nella penombra della nursery, ripeteva quasi sonnecchiando
+quei blandi ritornelli, quando al sesto «kikiriki» vide Nancy rizzarsi a
+sedere nel letto, colle guancie accese e gli occhi saettanti.
+
+--Non dirlo più,--proruppe.--Guai a te se lo dici ancora. Non voglio più
+sentire quelle stupide cose.
+
+Fräulein, attonita, ammutolì.
+
+--Canta qualcos'altro,--disse Nancy.
+
+Ma Fräulein non sapeva che cos'altro cantare. Tentò due o tre
+canzonette, con poco successo. Nancy tornò a sedere nel letto:
+
+--Non voglio più sentire quelle parole sciocche che tu dici. Non puoi
+cantare solo la musica, senza dire le parole?
+
+Fräulein si accinse con le labbra socchiuse a modulare dei suoni
+incerti, e stava appunto per scivolare nel Beethoven, quando Nancy si
+rizzò ancora:
+
+--Oh, Fräulein! non far così! Prova a dirmi delle parole senza far quei
+brutti suoni. Dimmi tante parole, ma che siano belle!, finchè mi
+addormento.
+
+La povera Fräulein dopo essersi provata a dire tutte le parole che le
+parevano belle, andò a prendere da uno scaffale un volume di poesia del
+Lenau; e, aprendolo al «Waldlieder», lesse ad alta voce a Nancy, finchè
+questa si addormentò.
+
+Le sere seguenti lesse «Mischka»; e poi «L'Atlantica.» Quando ebbe
+finito il volume del Lenau, prese a leggere le ballate di Uhland. Poi
+lesse Körner; poi Freiligrath; poi Lessing.
+
+Chi può dire ciò che Nancy udì? Chi sa quali visioni e fantasmi essa
+portò seco ogni notte? Sulla grande nave stellata dei suoi sogni ora non
+l'accompagnavano più--blandi e puerili--Bel Popò e Menton Fleuri; bensì
+salpavano con lei, grandi e strani, i vecchi poeti tedeschi,
+lungo-chiomati, dagli occhi torbidi, dal senso oscuro, dagli epiteti
+fulgenti.
+
+Così, ogni sera, durante gli anni della sua puerizia, la piccola Nancy
+se ne partì per i suoi sonni con la scorta di liriche e madrigali, di
+sonetti e sirventesi, di odi ed elegie, cullata da ritmi cadenzati e da
+risonanti rime. E certo in una di quelle sere i poeti gettarono una
+malìa su di lei. Condussero la sua giovine anima così lontano, così
+lontano, che non le riuscì mai più di ritrovare la riva.
+
+E Nancy non si svegliò mai completamente dai suoi sogni.
+
+
+
+
+V.
+
+
+Una notte, nella sua casa a Milano, il vecchio architetto Giacomo
+Tirindelli--lo zio Giacomo di Valeria--mise sbuffando e brontolando le
+brevi gambe fuori del letto, e andò nella camera di suo figlio Antonio
+per vedere se c'era.
+
+Non c'era. Già, suo padre se l'aspettava! Ma non per ciò fu meno
+indignato al cospetto della stanza vuota e del letto intatto.
+
+Accigliato e scrollando il capo andò alla finestra ed aprì le imposte.
+Milano dormiva. Deserta e silenziosa la via Principe Amedeo si stendeva
+davanti a lui; ogni alterno fanale spento indicava che la mezzanotte era
+passata. Un melanconico gatto traversò la via, rendendola più vuota con
+la sua presenza.
+
+Lo zio Giacomo richiuse la finestra, e si diede a camminare in su e in
+giù nella stanza del figlio assente. Sulle pareti, sui tavoli, sul
+caminetto, sugli scaffali, stavano delle fotografie: Nunziata Villari,
+nella parte di «Teodora» in rigide vesti regali. Nunziata Villari nella
+«Cleopatra», vestita di soli gioielli. Nunziata Villari nella
+«Margherita Gauthier», in camicia da notte--o così parve ai torvi
+sguardi dello zio Giacomo.--La Villari da «Norah», la Villari da
+«Saffo», la Villari da «Francesca»... Più in là, in disparte, un
+ritrattino da ragazzetta guardava da una vecchia cornice, e sotto alla
+figuretta rigida, stava una dedica sbiadita: «Al caro Antonio, la sua
+cugina Valeria».
+
+Lo zio Giacomo si fermò con un sospiro davanti al ritratto della sua
+nipote prediletta, ch'egli aveva un giorno sperato di chiamare figlia.
+
+--Stolta creatura,--brontolò, fissando il gaio visino vacuo,--stolta
+creatura che è andata a sposare quel pover'uomo d'inglese, quando poteva
+invece sposare quel cretino ingrato di mio figlio!
+
+Qui un altro profilo di Nunziata Villari gli saltò agli occhi, e poi
+ancora Nunziata Villari tutta capigliatura e sorriso...
+
+Egli ebbe il tempo di imparare a memoria ogni lineamento di quella
+strana faccia ardente, prima che il portone di casa si aprisse e i
+rapidi passi di suo figlio echeggiassero sulla scala.
+
+
+Antonio, che già dalla strada aveva visto il lume in camera sua, entrò
+con baldo sorriso.
+
+--Ciao, papà! Perchè non sei a letto?
+
+Accolse l'inevitabile contro-domanda con una scrollatina di spalle e un
+gesto d'ambe le mani un po' meridionale (un gesto che piaceva tanto a
+Theodora!).
+
+--Ma babbo mio! io ho ventitrè anni, e tu... no.--E battè con gesto
+affettuoso e irritante sulla spalla tonda di suo padre.
+
+--«Jeune homme qui veille, vieillard qui dort, sont tous deux près de la
+mort»,--citò suo padre, tetro e severo.
+
+--Eh, babbo mio!--E Antonio rise (di quel suo riso arguto e sottile che
+Cleopatra trovava irresistibile!).--Se la vita è breve, che sia almeno
+bella!--E accese una sigaretta.
+
+Giacomo fremeva. Aveva anche freddo ai piedi, e la sua veste da camera
+gli era stretta. Suo figlio, gaio e soddisfatto di sè, lo esasperava.
+
+--Non ti vergogni?--disse additando drammaticamente le file di
+fotografie.--Quella vecchia commediante cinquantenne...
+
+--Scusa,--trentottenne!--corresse Antonio, mettendosi a sedere
+nell'unica poltrona.
+
+--Una marionetta, un'arlecchina, che ogni facchino di piazza può andare
+a contemplare a piacer suo per cinquanta centesimi! Una donna di cui il
+marito, piuttosto che starle vicino, è scappato in capo al mondo...
+
+--Scusa, in America,--interpose Antonio.
+
+--... colla cuoca!--E lo zio Giacomo emise un grugnito d'indignazione.
+
+--Temo infatti che Nunziata faccia una esecrabile cucina,--disse
+Antonio, inarcando le sopracciglia e sporgendo le labbra per soffiarne
+il fumo a cerchietti (nella maniera che Phaedra trovava così
+suggestiva!).
+
+--Insomma, basta così,--disse suo padre.--Sono venuto per dirti che
+partiamo domani per l'Inghilterra. Régolati.
+
+--Per l'Inghilterra? Domani? Ma cosa dici?--Antonio era scattato in
+piedi.--Ma tu sei matto, babbo mio! O fai per scherzo?
+
+Come vide che suo padre aveva l'aria poco scherzosa, continuò, agitato:
+
+--Ma cosa ti viene in mente di voler andare in Inghilterra?
+
+Giacomo tentennò l'irta testa arruffata.
+
+--Ho telegrafato avant'ieri; dopo un certo discorso che mi ha tenuto tua
+cugina Adele...
+
+--Quella viperetta gelosa,--mormorò Antonio.
+
+--... Sul conto di questa... Signora,--e Giacomo accennò col mento alle
+inconscie ed arridenti Nunziate Villari.--Ho telegrafato, come dico, a
+Hertfordshire, dicendo a tua cugina Valeria...
+
+--Ah! Valeria! adesso capisco,--disse Antonio con un risolino
+sarcastico.
+
+--Precisamente. Ho telegrafato a Valeria che venivamo a trovarla. Ed
+ella ha risposto che ne era felicissima, e che sua suocera ne era
+felicissima, e che tutti erano felicissimi. Dunque partiamo. E subito. E
+staremo in Inghilterra tre mesi, sei mesi, dieci anni, finchè non ti
+sarà passata questa mattana.
+
+--Sì, sì; tu pensi ancora a Valeria, lo so,--disse Antonio ridendo.--Oh,
+babbo, babbo! sei un incorreggibile sognatore! Non è mai stato che un
+sogno quel tuo desiderio di tanti anni fa. Valeria era tutt'occhi per il
+suo Inglese, allora. Ed ora che è morto sarà tutta lagrime per lui.
+Vedrai!--Si avvicinò alla corta ed irata figura paterna e gli mise un
+braccio intorno al collo.--Sta qui, papà, sta qui. Pensa al viaggio,
+come è incomodo. Resta e goditi la tua buona vita calma.
+
+Ma suo padre non voleva saperne di restare nè di godere. Afferrò il suo
+candeliere e se ne andò crollando la testa e perdendo per via una
+pantofola, e facendo sgocciolare la cera per tutto il tappeto nel
+chinarsi a raccoglierla. Offeso e sdegnato se ne tornò a letto. Oh, per
+dio Bacco, finalmente leggerebbe in pace il suo «Corriere»!
+
+Ma tuttavia stava in ascolto per sentire se la porta di casa si riapriva
+ancora.
+
+Si riaprì.
+
+Battevano le due del mattino quando Antonio svoltò per la via Monte
+Napoleone; e il portinaio del 37 lo fece aspettare dieci minuti prima di
+aprirgli la porta.
+
+E Marietta lo fece aspettare quindici minuti sul pianerottolo prima di
+aprirgli l'uscio. E la signora lo fece aspettare quindici eternità prima
+di comparire, leggiadra e spaventata, drappeggiata in raso bianco, e coi
+capelli puntati «n'importe comment»--o quasi--sulla graziosa testa.
+
+Antonio le prese le mani baciandole, premendole sui suoi occhi,
+dicendole che partiva domani! No, non domani! oggi, oggi stesso! tra
+poche ore, per sempre! per l'Inghilterra! per l'orribile, gelida
+Inghilterra! E lei, che cosa farebbe? lo tradirebbe? Sì, certo, lo
+tradirebbe! Perchè era una infame, perchè era perfida, e lui lo sapeva!
+Ed era meglio morire subito tutt'e due, e farla finita!
+
+Nunziata gettò il piccolo grido della «Lucrezia», terzo atto, e si
+scostò da lui col brivido del secondo atto della «Marguerite Gauthier».
+E indietreggiò a scatti come nella «Fedora», e finalmente gli si
+precipitò sul petto come nella «Francesca». Gli sussurrò all'orecchio
+cinque parole. Poi lo mandò a casa. Chiamò Marietta che le sciogliesse i
+capelli, e Marietta le rifece la treccia, e mise via il resto che non
+occorreva, e le diede la lanolina per la faccia. E la signora si mise a
+letto come Nunziata Villari d'anni trentotto. Antonio ancora non turbava
+i suoi sonni.
+
+Ma Antonio rifece la sua strada per le vie notturne, ripetendo come in
+sogno le cinque magiche parole: «Londra--in maggio--dodici
+rappresentazioni!»--Ed era marzo!
+
+--Basta!--pensava Antonio,--in qualche modo vivrò durante questi atroci
+due mesi. ~Aber fragt mich nur nicht wie~,--aggiunse tra sè; perchè
+sapeva abbastanza il tedesco per poter citar Heine nell'originale. Aveva
+anche letto la «Jungfrau von Orleans» per poterne parlare con la Villari
+quando studiava quella parte. La Villari amava discutere le sue parti
+con lui e si divertiva a provare su di lui gesti ed atteggiamenti che le
+dovevano poi servire in teatro. Egli non se ne avvedeva, e vibrava a
+tutte le fantasticherie di lei come vibra un violino che si tiene tra le
+mani, al suono d'un altro violino. Quando ella imparava la «Maria
+Stuarda» egli fremeva tutto di eroiche aspirazioni. Egli si sentiva
+trasformato in Roberto Dudley e sognava una vita eroica e un'epica
+morte.
+
+Quando Nunziata si preparava ad interpretare «Clorinda», studiandosi di
+adottare linea e posa di quella celebre avventuriera, Antonio fu d'un
+tratto scettico e corrotto, e per tre settimane suo padre tremò e
+soffrì, vedendolo passar le notti fuori di casa, e udendo dire che
+giocava come un forsennato alla «Patriottica». E fu peggio quando la
+Villari studiò la «Messalina» assumendone, per esercitarsi, le teorie e
+le attitudini. Antonio ebbe allora un periodo di estrema
+demoralizzazione e di completo pervertimento. Ma durante le sei
+settimane in cui Nunziata cinse la sua mente dei candidi lini della
+«Samaritana», egli ridiventò spirituale e puro, rinunziò alla
+Patriottica, al gioco, alle notti scarlatte, e andò ogni mattina alla
+prima Messa in Duomo.
+
+--Che strano figliolo siete voi!--gli disse la Villari.--Uno di questi
+giorni farete qualche grande sciocchezza.--Poi soggiunse,
+materna:--Perchè non lavorate?
+
+--Non lo so,--replicò Antonio.--Forse perchè vivo in un ambiente falso.
+Non si ha tempo di far nulla. Dopo la trottata della mattina, è ora di
+colazione; e dopo colazione si legge, si fuma, si esce; poi è l'ora
+delle visite: la marchesa Dina vi aspetta ogni lunedì, la Navarro ogni
+martedì, la Della Rocca ogni mercoledì... e così via. Poi è l'ora di
+pranzo, e l'ora del teatro, e l'ora di andar a letto. ~Et voilà~!
+
+--Peccato!--disse la Villari, benevolmente materna, scordando per il
+momento di essere Messalina o Francesca o Fedora.--Non avete carattere.
+Siete buono; siete decorativo; non siete stupido. Ma avete, come si
+potrebbe dire, il naso fatto di pasta frolla, di pasta frolla cruda, che
+ognuno può prendere e far girare in qua e in là. Ahimè! Voi soffrirete
+molto; o farete molto soffrire. Ah sì, certo, farete soffrire... I nasi
+di pasta frolla,--soggiunse Nunziata gravemente,--sono fonti di pianto.
+
+Lo zio Giacomo non era uno che avesse il naso di pasta frolla. Quindi,
+per quanto odiasse i viaggi, per quante cose perdesse nei treni e
+dimenticasse sui battelli, e per quanto la sua presenza fosse pressochè
+indispensabile nel suo studio dove si ammucchiavano progetti e disegni
+di ponti ed edifici, tuttavia egli aveva deciso di partire e partirebbe.
+Spedì sua figlia Clarissa, una personcina briosa e disinvolta, in un
+collegio a Bruxelles; disse addio alla sorella Carlotta e alla nipote
+Adele--e affannato e incollerito si arrampicò nel treno di Chiasso,
+seguito dall'imperturbabile Antonio.
+
+Anzi Antonio pareva rallegrarsi del viaggio a tal punto, che suo padre,
+appena in treno, si chiedeva rabbiosamente perchè diamine fossero
+partiti! Che la storia narratagli da Adele riguardo all'infatuazione di
+Antonio per l'attrice fosse tutta una fandonia? Già le donne esagerano
+sempre! In ispecie Adele...
+
+Giacomo osservava con ira crescente suo figlio.
+
+Antonio dormiva, mentre lui stava sveglio. Antonio mangiava, mentre lui
+aveva nausea. Giunti a Folkestone, Giacomo, che non sapeva d'inglese che
+«rosbif» e «The Times», era frastornato e affranto. Ma Antonio, ilare e
+baldo, arricciandosi i baffetti, faceva occhi lunghi e languidi alle
+ragazze inglesi, che con rapido sorriso lo guardavano, e poi passavano
+in fretta, fingendo di non averlo veduto.
+
+
+
+
+VI.
+
+
+A Charing Cross Valeria e Edith, graziose, snelle e timide, li
+aspettavano.
+
+Valeria, alla vista del suo vecchio zio Giacomo, gli si gettò con latina
+espansività tra le braccia; mentre la anglosassone Edith, bionda e
+rigidetta, cercava di non vergognarsi troppo delle voci alte e degli
+abbracci senza ritegno che prodigavano i nuovi arrivati, incuranti della
+gente che li guardava sorridendo.
+
+Più tardi, quando furono tutti e quattro installati nel treno che li
+portava a Wareside, nell'Hertfordshire, Edith si abbandonò interamente
+al piacere di osservare i gesti dello zio Giacomo e gli occhi del cugino
+Antonio, che Valeria chiamava «Nino». Egli disse ad Edith che lo
+chiamasse Nino anche lei, e le parlò in una lingua che egli chiamava
+«banana-english».
+
+Ed egli era così divertente che Edith rise e rise, finchè le venne la
+tosse, e tossì e tossì fino alle lagrime. Allora tutti dissero che non
+si riderebbe più. Fu un viaggio delizioso.
+
+Quando il treno si fermò alla placida stazione campestre di Wareside,
+scesero e trovarono la signora Avory colla piccola Nancy ed il nonno ad
+aspettarli.
+
+E vi furono nuovi saluti e nuovi abbracci. E quando, in due carrozze,
+arrivarono al portico della Casa Grigia, ecco sul limitare anche
+Fräulein Müller ad accoglierli, tutta rossore e ritrosia, col suo
+vocabolario italiano sotto il braccio.
+
+Presero il thè molto allegramente, tutti parlavano in una volta, anche
+il vecchio nonno, che continuava a domandare: «Ma chi è questa gente? Ma
+chi sono queste persone?» rivolgendo la sua domanda soprattutto allo zio
+Giacomo, il quale, del resto, non comprendendo una parola d'inglese, gli
+sorrideva, rispondendo: «Yes.»
+
+Verso sera la piccola Nancy, eccitata e piangente, dovette essere
+mandata a letto; e anche la signora Avory si ritirò col mal di capo. Ma
+Fräulein sostenne una conversazione animata collo zio Giacomo; e Nino
+sedette al pianoforte e cantò delle canzoni napoletane a Valeria ed
+Edith, che tenendosi abbracciate coi visi vicini, lo ascoltavano rapite.
+
+
+Seguirono giornate incantevoli; giornate di tennis e di golf, di croquet
+e di «garden-parties», con le belle ragazze dello Squire e gli
+impacciati figli del Vicar. La signora Avory vedeva appena alla sfuggita
+Valeria ed Edith, che uscivano correndo la mattina, e rientravano in
+fretta e furia a cambiarsi le vesti e a prendere racchette o
+«golf-sticks».
+
+Lo zio Giacomo frattanto girellava pel giardino, con la Fräulein,
+dandole dei consigli sul modo di coltivare i pomodori, e meravigliandosi
+che gli inglesi non mangiassero mai maccheroni.
+
+--Nè «Knoedel»,--diceva Fräulein.
+
+--Nè risotto,--diceva lo zio Giacomo.
+
+--Nè «Leberwurst»,--diceva Fräulein.
+
+--Nè cappelletti al sugo,--diceva lo zio Giacomo. E a tale pensiero egli
+si sentiva struggere di nostalgia.
+
+Un giorno anche Valeria ebbe un accesso di nostalgia, di nostalgia acuta
+e straziante. Era precisamente il giorno del torneo di tennis--una
+giornata d'oro e d'azzurro che rammentava l'Italia. Nino, guardando
+Edith, le aveva detto:
+
+--Il cielo è un plagiario. Ha copiato sfrontatamente il colore degli
+occhi di Edith... Non ti pare, Valeria?
+
+E Nino, rivolto alla cugina, aspettava sorridendo la risposta.
+
+--Sì,--rispose Valeria.
+
+--Sono occhi che ricordano il lago di Como,--aveva continuato Nino.--Che
+limpidezza azzurrina!... Non è vero, Valeria?
+
+--Sì, è vero,--disse Valeria.
+
+Al tennis Edith, diafana e leggiera, volava come una saetta, giocando
+all'impazzata, ridendo tra i flavi capelli scomposti; ed aveva le
+guancie rosate--diceva Nino--come il cuore di una conchiglia.
+
+Alla sera Edith si abbandonò in una seggiola a dondolo, ed era pallida e
+dolce, che pareva una farfalla stanca.
+
+--Non è vero, Valeria?--disse Nino. E Valeria disse:
+
+--E' vero.
+
+E fu allora che Valeria sentì una grande nostalgia. Che altro poteva
+essere lo struggimento che provava? Certo, certo era di nostalgia che
+soffriva: aveva bisogno di vedere il sole d'Italia, di udire delle voci
+italiane, di trovarsi in mezzo a gente dai gesti facili, dagli occhi
+neri, dai capelli neri. Ah! sopratutto dai capelli neri! Non poteva più
+vedere queste capigliature bionde... le facevano male agli occhi. E
+Valeria si coprì il viso, con un piccolo singhiozzo soffocato.
+
+All'indomani, il secondo del torneo, la nostalgia crebbe ancora; divenne
+insopportabile. Si prendeva il thè nel giardino del Vicar; Valeria aveva
+per vicino un giovane che, offrendole dei biscotti, le diceva che per il
+mese d'aprile faceva abbastanza caldo; e che l'anno scorso a quest'epoca
+faceva più freddo.
+
+Intanto, di là del prato, Valeria vedeva Nino, che rideva, rideva
+suonando su una chitarra che gli avevano prestato, degli accordi col
+cucchiaino da thè.
+
+Edith e due altre giovinette gli stavano vicino: le loro tre teste
+bionde splendevano al sole.
+
+A un tratto Valeria sentì che odiava l'Inghilterra, che odiava la gente
+che le stava attorno, e che le conversazioni sul tempo, sul thè, sul
+tennis la farebbero impazzire. I suoi occhi neri si posavano su Nino e
+su quelle tre teste bionde inclinate verso di lui, splendenti in tre
+diversi toni d'oro. Ardenti lacrime le punsero gli occhi.
+
+Quella sera, mentre lei ed Edith si svestivano nelle loro camere,
+ch'erano attigue, Edith chiacchierava garrula e gaia.
+
+--Dio, come è bello il mondo! Come tutto è divertente!
+
+E la fanciulla si tolse le forcelline dal capo e scosse la chioma, che
+le si svolse come un serpe di luce sulle spalle.
+
+--La vita è una deliziosa istituzione. Non trovi, Valeria?
+
+Dalla camera vicina non giunse risposta, e Edith, un po' sorpresa,
+s'affacciò a guardar dentro. Valeria giaceva sul letto con la faccia
+nascosta nel guanciale. Era ancora vestita del suo abito rosa della
+serata.
+
+--Valeria! cara! che cosa è accaduto?--domandò Edith, chinandosi a
+baciarla.
+
+--Oh! io odio tutto! ho orrore di tutto!--singhiozzò Valeria,--quello
+stupido tennis, quelle stupide ragazze, che sempre ridono, ridono,
+ridono...
+
+--Ma, mi pare che abbiamo riso anche noi,--disse Edith.--A me par di
+aver riso tutto il giorno. E anche Nino non ha fatto altro!
+
+--Già, Nino!--E Valeria si rizzò, lagrimosa e sdegnata.--Anche lui è
+stupido, anche lui ride per niente... In Italia--singhiozzò--non rideva
+mai! In Italia non si ride così, stoltamente, per far vedere i denti e
+fingere di essere vivaci.
+
+Edith, attonita e muta, rimase a lungo contemplando la sconsolata figura
+di Valeria. E rifletteva. Poi d'un tratto si chinò, e baciando la cugina
+disse:
+
+--Cara, non piangere, non piangere più.
+
+Valeria, che aveva già smesso di piangere, ricominciò da capo. E pianse
+più forte quando, alzando gli occhi, vide il fuoco pallido della chioma
+di Edith, scintillante intorno al dolce viso, e i due piccoli laghi di
+Como soffusi di limpido pianto. Si baciarono ripetutamente,
+appassionatamente, e ciascuna disse di sè che era sciocca e che non
+piangerebbe più, eppoi ripiansero; e si ribaciarono; e andarono a letto.
+
+E Valeria si addormentò.
+
+Ma Edith, nel buio pensava.
+
+Edith si alzò prestissimo l'indomani, e condusse Nancy a cogliere le
+primule nei boschi. Fu così che Nino e Valeria dovettero andare soli al
+tennis. Una ragazza grassa e torpida prese il posto di Edith nel torneo.
+Valeria rise tutta la mattina.
+
+Edith e Nancy arrivarono in ritardo per il «lunch»: tutti erano già a
+tavola. Quando comparvero, la signora Avory diede un'esclamazione di
+sorpresa alla vista di Edith: e anche Nino la guardò, meravigliato.
+
+--Ma, Edith mia,--disse sua madre.--Che cosa hai fatto? Come ti sei
+conciata?
+
+--Conciata?--disse Edith ridendo.--Ma come? se questa è la famosa
+pettinatura «à la Klaus» che si usa nella Germania del Nord! Vero,
+Fräulein? E' Fräulein che me l'ha insegnata.
+
+Valeria si era fatta rossa e disse con voce un po' tremante:
+
+--Ma, Edith, non dovevi lasciarti tirare indietro i capelli a quel modo.
+Non so cosa pare...
+
+--Pare una torta,--disse la piccola Nancy.--E a me piace molto.
+
+La signora Avory sorrise.
+
+--Ma cosa ti viene in mente, Edith? E perchè ti sei messa quell'orrido
+vestito color tabacco, che ti ho detto di non portar più?
+
+Ma Edith, invece di rispondere, parlò della passeggiata nel bosco; e poi
+Nino raccontò del tennis...
+
+E così Edith adottò la pettinatura della Germania del Nord. Non volle
+più andare al tennis perchè le faceva venire un dolore in una spalla; e
+andò ogni giorno, sola con Nancy, a fare delle lunghe passeggiate.
+
+La piccola Nancy era un'adorabile compagna. Poco a poco Edith si trovò
+ad aspettare con lieta impazienza l'ora della passeggiata giornaliera;
+le piaceva sentire la calda dolcezza di quella manina fidente stretta
+alla sua, e la garrula voce di allodoletta al suo fianco.
+
+Nancy faceva poche domande. Preferiva non sapere tante cose. Non le
+piacevano più i fuochi d'artifizio da che, una volta, ne aveva visti di
+giorno, avvolti in carta dentro ad una cassetta. Ma come! Non erano
+dunque i bambini delle stelle?
+
+Tutte le definizioni di cose e di fenomeni che Fräulein le faceva,
+urtavano la sua fantasia quanto l'accento tedesco di Fräulein le feriva
+l'orecchio.
+
+Se Nancy diceva: «Che belle nuvole rosse!» Fräulein subito cominciava:
+
+--Sai che cosa sono le nuvole?
+
+--No, no!--gridava Nancy.--Non so, e non voglio sapere.--E correva via
+per non sentire.
+
+Ma i diciassette anni di Edith e le otto primavere della piccina
+s'accordavano armoniosamente: l'aurora dell'anima di Nancy, avvivata da
+presaga fiamma, urgeva a più rapido mattino; mentre la breve giornata di
+Edith, già oscurata da un invisibile gelo, volgeva alla sua fine prima
+ancora di giungere al meriggio.
+
+Così le due anime fanciulle s'incontravano, e il loro amore saliva
+concorde come l'unirsi vivido e puro di due fiamme.
+
+
+Fu la domenica di Pasqua che Fräulein apparve, in ritardo e senza Nancy,
+al lunch. Fräulein si scusò.
+
+--Nancy non viene. E' in giardino a scrivere una poesia. Dice che non
+vuol mangiare.
+
+La signora Avory rise, sorpresa. Nino disse:
+
+--Si può sapere di che cosa tratta la poesia?
+
+--Ma mi pare--disse Fräulein--che si tratti della sua bambola spezzata e
+del suo canarino morto.
+
+--Ma come? Il canarino è morto?--esclamò Valeria.--Bisognava dirmelo.
+
+--E la bambola è rotta? Ma gliene compreremo subito un'altra,--disse la
+signora Avory, molto agitata.
+
+--Ma non è... non sono... non è vero...--spiegò Fräulein
+confusa.--Soltanto Nancy dice che non può scrivere poesie su cose che
+non siano spezzate e morte.
+
+Il vecchio nonno, che ora parlava di rado, alzò il capo e disse
+lugubremente:
+
+--Spezzate e morte... spezzate e morte...
+
+E continuò, durante tutto il pasto, a ripetere cupamente quelle parole.
+Ci vollero alla fine molte sgridate e carezze per farlo smettere.
+
+Quando apparve Nancy tutti vollero sapere della sua poesia, e, ridendo
+ed arrossendo, la bimba tolse dalla tasca un foglietto e lo diede a
+Edith.
+
+Edith lesse ad alta voce e con molta commozione i tre brevi versi.
+Valeria ne improvvisò una traduzione italiana per lo zio Giacomo e per
+Nino; poi volle leggerli forte Valeria, e poi vennero letti di nuovo con
+molta espressione da Edith; e ancora una volta da Valeria. Poi da
+Fräulein. Poi di nuovo da Edith, e ancora una volta da Valeria. Tutti
+risero e piansero, e Valeria abbracciò tutti.
+
+Nancy era un genio! Già, lo avevano sempre detto! Lo zio Giacomo
+sostenne che l'ingegno poetico proveniva dalla famiglia di suo fratello;
+cosa che parve offendere molto la dolce signora Avory. Edith, per
+cambiar discorso, chiese a Nancy:
+
+--Ma come t'è venuto in mente di scrivere dei versi?
+
+E Valeria esclamò:
+
+--Oh Dio! e se non potesse scriverne mai più? Ho sentito dire che è
+capitato una cosa simile ad un poeta, che poi non è diventato poeta,
+perchè appunto...
+
+Ma Nancy non parve preoccupata di ciò.
+
+--Potrei scriverne subito degli altri,--disse disinvolta e gaia.
+
+Fu un coro di acclamazioni.
+
+--Scrivi,--disse Edith,--e di' come hai fatto a fare la poesia di
+stamattina!
+
+Allora la piccola Nancy, ridendo e arrossendo, nervosa ed incantevole,
+improvvisò sul taccuino di Fräulein:
+
+ _This morning in the orchard
+ I chased the fluttering birds:
+ The winging, singing things I caught--
+ Were words!_
+
+ _This morning in the garden
+ Where the red creeper climbs,
+ The vagrant, fragrant things I plucked--
+ Were rhymes!_
+
+ _This morning in the..._
+
+A questo punto Nancy alzò gli occhi, mordendosi il labbro.
+
+--«This morning--in the what?» Non trovo la parola.
+
+--«In the garden»,--suggerì Valeria.
+
+--L'ho già detto!--E Nancy aggrottò le ciglia.
+
+Lo zio Giacomo suggerì «kitchen», e gli venne intimato di tacere.
+
+Edith disse:
+
+--«Woodland»,--e questa parola venne adottata.
+
+Ma poi Nancy scoprì che voleva una cosa tutta diversa, e che aveva
+bisogno di una rima per la parola «verse.»
+
+--«Terse»,--disse Edith.
+
+--«Curse»,--disse Nino.
+
+--«Disburse»,--disse Fräulein.
+
+--Oh,--esclamò la piccola poetessa,--«that is not poetic, but rather the
+reverse!»
+
+--«Purse», suggerì Nino.
+
+--«Hearse»,--pronunciò il nonno cupamente.
+
+--«We go from bad to worse»,--esclamò Nancy, ridendo, e tutte le
+fossette le si incavarono rosee nelle guancie.--State zitti un momento!
+
+ _And if I cage the birdlings..._
+
+--Che «birdlings?»--disse Fräulein.
+
+--Ma i «birdlings» sono le parole... l'ho già detto,--disse Nancy.
+
+Tutti avevano l'aria vaga e incerta.
+
+--Ma sì, non vi ricordate? «The winging singing things I caught, were
+words»,--spiegò Nancy.
+
+--Ma perchè li vuoi mettere in gabbia?--chiese Fräulein, che aveva una
+mente ordinata.
+
+--Ma perchè... perchè...--fece Nancy affrettatamente, fabbricando le sue
+ragioni mentre le spiegava,--le parole non si devono lasciar volare
+attorno, come vogliono; si devono prendere, e rinchiudere nei versi...
+nelle righe... Non so come dirlo...
+
+--Vuoi dire nel ritmo?--disse Edith.
+
+--Che cos'è il ritmo?--chiese Nancy.
+
+--La misura, il tempo... come nella musica.
+
+--Sì, sì, così voglio dire,--esclamò Nancy.--Le parole vanno
+imprigionate nel ritmo, come degli uccelletti in gabbia.
+
+ _And if the flowers I nurse..._
+
+--I fiori sono le rime, s'intende,--spiegò Nancy, colle guancie
+vermiglie e brandendo la matita con gesto trionfale:
+
+ _And if the flowers I nurse
+ The rambling, scrambling things I write--
+ Are verse!_
+
+--Ma brava! Ma splendido! Ma magnifico!--gridarono tutti. E lo zio
+Giacomo e Nino applaudirono battendo le mani lungamente, come se fossero
+a teatro.
+
+Quando smisero, la signora Avory disse:
+
+--Quelle ultime righe mi piacciono meno. Non si capiscono bene. Ma
+naturalmente, in poesia questo non importa.
+
+E tutti furono d'accordo con lei, che per la poesia tutto va.
+
+La signora Avory era anche del parere di far venire da Londra tutti i
+giorni un poeta che desse lezione sul serio a Nancy; e Fräulein si
+dilungò in molti particolari riguardo alle Case Editrici che
+pubblicavano dei versi, e poi non li pagavano. Aveva sentito dire che
+spesso in Germania gli editori facevano così. E anche in Italia...
+
+
+Da quel giorno in poi l'ispirazione di Nancy fece legge in casa. Quando
+essa entrava in una stanza tutti tacevano per non turbare le sue idee.
+Anche la colazione e il pranzo dovevano aspettare finchè Nancy non
+assicurasse tutti che aveva finito di pensare.
+
+Quando Nancy aggrottava le ciglia, e si passava con un piccolo gesto
+rapido che le era famigliare una mano sulla fronte, Edith in punta de'
+piedi andava a chiudere porte e finestre, perchè nessuno venisse a
+disturbare la piccola poetessa, o a far prendere il volo a una sola
+farfalla della sua fantasia. Valeria in estatica ammirazione si aggirava
+pianamente all'intorno, per lo più seguita da Nino. E Fräulein Müller,
+seduta in biblioteca, leggeva ad alta voce dei lunghi brani di Dante
+allo zio Giacomo, non curandosi che egli dormisse o no; lo faceva, come
+essa stessa scriveva nel suo giornale «a) per esercitarmi
+nell'italiano--b) perchè aleggi sempre in casa lo Spirito della Poesia.»
+
+Soltanto il nonno che non capiva perchè ci fosse tanto silenzio e tanta
+irregolarità nei pasti, vagava lugubremente per la casa, e si era messo
+in mente che qualcuno era morto. Lo si vedeva girare nei corridoi,
+aprire le porte e guardare nelle stanze per vedere chi fosse. E faceva
+venire i brividi freddi alla signora Avory, domandandole ogni tanto
+all'improvviso:
+
+--Chi c'è di morto in questa casa?
+
+
+
+
+VII.
+
+
+Frattanto, a Milano, Nunziata Villari si preparava a partire per Londra
+e faceva perder la testa a Marietta colla premura e la confusione che
+portava attorno ai bagagli. Pensando al suo amico Antonio ella--per
+citare un suo breve monologo--bolliva.
+
+--«Bollo!»--diceva lei.
+
+Infatti Nino, che le aveva scritto due volte al giorno durante la prima
+settimana di assenza, le aveva poi scritto ogni due giorni durante la
+seconda settimana; una sola volta nella terza settimana; e nella quarta,
+e nella quinta--che era questa--non aveva scritto affatto.
+
+--Qualche sbiadita inglese,--pensava Nunziata,--gli avrà fatto girare
+per l'altro verso quel naso di pasta frolla.
+
+E in tali pensieri essa sgridava Marietta per tutte le cose che aveva
+messo nei bauli, e per tutte le cose che non vi aveva messo, e per il
+modo in cui erano state messe.
+
+Ma la Villari sbagliava; nessuna sbiadita inglese aveva distolto da lei
+il naso di pasta frolla di Nino. Edith che, volendo, lo avrebbe potuto,
+aveva preferito trafiggere quella passione nascente con la forcellina
+che le fermava anti-esteticamente sul capo la comica pettinatura della
+Germania del Nord. Lo aveva abbandonato e trascurato per andar con Nancy
+a cogliere le primole nei boschi; con Nancy, di cui l'amore era l'amore
+proprio all'infanzia: il cieco e chiaroveggente amore che non deriva nè
+dalla morbidezza d'un ricciolo, nè dal roseo d'una guancia, nè dallo
+sfavillìo d'un sorriso.
+
+Nino, lasciato a sè stesso, e guardandosi attorno nell'istintiva ricerca
+di emozioni, aveva incontrato gli occhi profondi di Valeria fissi su di
+lui.
+
+E d'improvviso si era ricordato del desiderio di suo padre. Sì; questa
+sua cuginetta era stata destinata alle sue braccia fin da quando erano
+bambini entrambi. Se il Fato non fosse entrato nella loro esistenza
+sotto la forma di Tom Avory, biondo e placido, che dipingeva quadri,
+citava poeti, li conduceva in barca sul Lago Maggiore--ecco, questa
+bruna testolina graziosa che Nino contemplava gli avrebbe posato sul
+petto, la piccola mano, le gracili spalle, il viso sottile, tutto ciò
+sarebbe stato suo per sacro diritto.
+
+Guardandola da questo punto di vista, Nino sentiva che in fondo egli
+l'aveva sempre amata! Anzi, non aveva mai amato altri che lei! Pensando
+così era sincero. Aveva completamente scordato il breve e violento
+capriccio avuto anni fa per l'altra sua cugina, Adele. Anche la
+passione--più grave e più duratura--per la Villari, gli era uscita dal
+cuore e dalla memoria.
+
+Adele? Non esisteva più! La Villari? Era a Milano. E qui, davanti a lui,
+stava Valeria con la sua testolina bruna e le sue fossette.
+
+--Cuginetta,--diss'egli, col respiro un po' rapido.--Oggi è il primo
+giorno di maggio. Cosa facciamo in casa? Usciamo!
+
+Valeria ripiegò il suo lavoro, e corse su a prendere il cappello.
+Passando davanti alla stanza di studio udì delle voci gaie, e spinse
+l'uscio per guardare. V'erano Nancy ed Edith. La piccina con un
+foglietto in mano e gli occhi ispirati, leggeva dei versi ad Edith, che
+si chinava verso di lei.
+
+--«My darlings!» vado fuori con Nino,--disse Valeria.--E tu, Edith, non
+vuoi venire?
+
+--Oh, no... c'è' troppo vento,--disse Edith.--Sai bene, il vento mi
+toglie il respiro e mi fa tossire. E poi, Nancy non può stare senza di
+me.
+
+--Oh, no, no,--disse Nancy poggiando il visetto sorridente alla spalla
+di Edith.--Non posso stare senza di lei.
+
+Valeria rise mandando un bacio a entrambe; poi uscì nei campi con suo
+cugino.
+
+... La stanza di studio era attigua al salotto, dove la signora Avory
+stava a ricamare; e oggi il nonno le sedeva vicino e la guardava.
+Tacevano entrambi.
+
+Dopo un lungo silenzio il nonno parlò.
+
+--La tosse di Sally peggiora,--disse.
+
+(Le Parche filavano. «_Ecco un filo nero_», disse l'Una. «_Intessilo
+nella trama_», disse l'Altra. E la Terza aguzzò le forbici).
+
+--La tosse di Sally peggiora!--ripetè il nonno.
+
+La signora Avory alzò gli occhi dal suo ricamo.
+
+--Zitto, zitto, papà!--disse, scotendo la testa in aria di rimprovero.
+
+--Ho detto che la tosse di Sally peggiora,--ripetè il vecchio.--Tutte le
+notti la sto ad ascoltare.
+
+--Ma no, ma no, non parlar così,--disse la signora Avory.--Sai bene che
+la povera Sally riposa in pace da gran tempo. Non è Sally che senti.
+Forse parli di Edith, che ha un po' di raffreddore.
+
+--Io conosco la tosse di Sally,--sentenziò il vecchio.
+
+La signora Avory depose il lavoro, intrecciando le mani in grembo. Un
+lento brivido le passò nelle vene, e l'avvolse tutta come d'un lenzuolo
+bagnato.
+
+--Sally è la mia nipotina prediletta,--proseguì il vegliardo, crollando
+la testa bianca.--Ah! povera piccola Sally! povera piccola Sally!
+
+La signora Avory, immobile, lo guardava. Un terrore senza nome, un
+terrore lento, gelido, s'insinuava come una serpe nel suo cuore.
+
+--Edith! E' Edith... che tosse un poco,--sussurrò.
+
+--~E' Sally~!--gridò il vecchio, rizzandosi in piedi.--Io ricordo la
+tosse di Sally, ed ogni notte la odo.
+
+Seguì un silenzio profondo. Poi nella stanza vicina, Edith tossì.
+
+Il vecchio venne vicino, vicino a sua nuora. Era livido e terribile.
+
+--Ecco:--bisbigliò.--Ecco! hai sentito? Questa è Sally. E voi da tanti
+anni mi dite che è morta!
+
+La signora Avory si levò. Nei suoi tragici occhi passava la visione
+spettrale dei suoi figli morti, straziati tutti, dilaniati tutti dal
+Male orrendo che si accovacciava nei loro petti, che scivolava, subdolo,
+nelle loro gole, che balzava su di loro e li strozzava appena giungevano
+al limitare della giovinezza. Ed ora, dunque, anche Edith? Edith,
+l'ultima nata del suo cuore?... Alzò gli occhi vacui di Mater Dolorosa
+al volto dell'avo; poi cadde svenuta davanti a lui, con la testa grigia
+ai suoi piedi.
+
+
+Fuori, nei campi costellati di margheritine, Nino aveva preso con aria
+di padronanza il braccio di Valeria.
+
+--Cuginetta,--disse,--ti ricordi come io ti amavo, quando avevi dodici
+anni? E tu mi schernivi!
+
+--E' vero,--disse ridendo Valeria.--Ma come ti amavo io quando avevo
+quattordici anni. E tu mi sprezzavi!
+
+--Ma dopo...--riprese Nino,--come io ti adoravo quando ne avevi
+diciotto! E tu mi scacciasti!
+
+Valeria lo guardò con occhi timidi.
+
+--Ed oggi tu hai ventisei anni; ed io ne ho già ventisette e mezzo.
+
+--Così è. Come sei giovane!--E Nino rise.--La donna che amo ha trentotto
+anni.
+
+Valeria si fece pallida, poi una vampa rosea le soffuse il volto; e
+rise, mostrando tutti i denti bianchi e tutte le fossette.
+
+--Che dici? Trentotto anni? quasi quaranta? Io non ci credo.
+
+--Quasi quasi non ci credo neppur io,--disse Nino, ridendo.--Forse non
+sarà vero!--E si chinò con fare deciso ed autoritario e la baciò sulla
+guancia.
+
+(Può darsi che nella lontana biblioteca della Casa Grigia lo zio Giacomo
+con l'orecchio astrale udisse la confortante asserzione di suo figlio?
+Certo è che la Fräulein, alzando gli occhi dal trentacinquesimo Canto
+dell'Inferno, credette di vederlo blandamente sorridere nel sonno).
+
+--... Sei proprio sicuro, Nino,--disse Valeria, dopo avergli con grande
+difficoltà perdonato quel bacio,--sei proprio sicuro che quella che tu
+ami non abbia... diciasette anni appena?
+
+E Valeria, mordicchiando un filo d'erba colla testa inclinata
+sull'omero, gli lanciò di sotto alle ciglia uno sguardo malizioso.
+
+Nino si fermò, sorpreso.
+
+--Chi? Che cosa vuoi dire? Chi ha diciassette anni?--domandò.
+
+--Edith,--sospirò sottovoce Valeria.--Ho creduto... mi pareva...
+
+--Ah no,--esclamò Nino crollando il capo.--Non Edith! Povera creatura!
+
+Poi si chinò rapido e le baciò la bocca socchiusa, prima assai che ella
+se lo aspettasse.
+
+--Perchè hai detto di Edith «povera creatura?»--chiese Valeria, dopo
+avergli anche stavolta perdonato.
+
+Nino si rabbuiò. Con aria grave si picchiò leggermente le dita sul
+petto:
+
+--Ho paura... sai...
+
+--Cosa?... cosa?...--e Valeria si sentì impallidire.
+
+--Ma!... secondo me, è tisica,--disse Nino.
+
+Valeria sobbalzò, strappando la sua mano dalla stretta di lui.
+
+«Tisica!» Il cuore le si fermò, poi riprese a battere a precipizio,
+scuotendole e martellandole il petto. «Tisica!» La terribile parola le
+rievocò fulminea la memoria di Tom e il passato di lacrime e di morte.
+Sì, Edith tossiva! E' vero! tossiva. Ma in Inghilterra tutti tossono.
+Edith, la piccola Edith dai capelli biondi e dalle guancie di rosa? No!
+Non era vero, non poteva essere vero! Edith, così cara! così buona con
+lei; che s'era fatta apposta l'orribile pettinatura della Germania del
+Nord... Edith, la migliore amica di Nancy... Ah! ~Nancy!~... il pensiero
+di Valeria, a un tratto, come preda inseguita, precipitò follemente per
+altre vie: Nancy! Nancy! Mio Dio! Nancy era con Edith. Era sempre con
+Edith! Sempre!... ridendo, discorrendo, chine sullo stesso libro, con le
+faccia vicine. Dio! Dio! Anche adesso... erano insieme... forse s'erano
+baciate...
+
+--Devo andare a casa subito,--ansò Valeria, col viso livido e sfatto.
+
+Nino la teneva stretta.
+
+--Ma perchè, amor mio? Cos'hai?
+
+--Oh Dio! La mia creatura!--singhiozzò Valeria.
+
+E nel suo cuore Nancy era tornata la creatura piccola, il «béby» che
+bisognava salvare, salvare ad ogni costo! come l'aveva salvata da Tom,
+ora bisognava salvarla da Edith! Allontanarla, portarla via!
+
+Era per lei, per la bambina, che Valeria era corsa traverso questi
+stessi campi una mattina, anni fa, barcollando e incespicando nella sua
+fretta d'arrivare a casa--lasciando dietro di sè ciò che forse era
+l'amore, perchè la bambina non piangesse, perchè la bambina non avesse
+fame!
+
+Ed oggi, come allora, Valeria corse traverso i campi, barcollando e
+incespicando nella sua fretta, lasciando dietro a sè ciò che forse era
+l'amore. La bambina! Bisognava salvare la bambina!... E se fosse già
+tardi? Se Nancy già avesse respirato la morte? Se fosse già tocca dal
+contagio? Se Nancy, anche lei, dovesse tra poco cominciare a tossire, a
+schiarirsi la gola, a sudare di notte! e farsi misurare la temperatura
+due volte al giorno... e poi, infine... Mio Dio! vederla un giorno coi
+pugni stretti, con gli occhi dilatati, e la bocca, la piccola bocca
+piena di sangue!... Valeria strinse le mani contro le tempia, gemendo
+forte come una creatura ferita, mentre correva barcollando traverso i
+prati in fiore.
+
+Giunse finalmente al cancello, e corse giù per il giardino. Ed ecco
+Nancy! Ecco la piccola Nancy solitaria e felice in piedi sull'altalena,
+cantando, coi ricci al vento.
+
+--Oh mamma!--chiamò subito Nancy facendo un po' di broncio;--è venuta
+Fräulein poco fa a portarmi via Edith. E mi ha detto di non muovermi di
+qui. Che sia arrivato qualcuno? Forse il poeta di Londra? Credi che sia
+il poeta per me?
+
+--Non so, cara,--balbettò Valeria, senza voce e col cuore martellante; e
+abbracciò le gambettine nere ritte sull'altalena, e appoggiò la tempia
+pulsante sul grembiulino della piccola.--Dio, tenetemela sana e
+salva!--mormorò.
+
+--Fàtti in là, mamma, e guarda come vado in alto!--disse Nancy.
+
+E Valeria si mosse per lasciar posto all'altalena. In quel momento vide
+Fräulein affacciarsi alla finestra del salotto e farle cenno colla mano
+di venire.
+
+--Vado in casa un momento, tesoro. Non spingerti troppo in su,--pregò
+Valeria, e si affrettò ad entrare.
+
+Quando aprì l'uscio del salotto, le si fermò il cuore.
+
+La signora Avory giaceva sul sofà, con le labbra livide e gli occhi
+smarriti. Fräulein le stava vicino, tenendo una boccetta di sali, mentre
+Edith, piangente, in ginocchio davanti alla madre, le chiedeva:
+
+--Mamma! mamma! ti senti meglio?
+
+In un angolo il nonno e lo zio Giacomo guardavano, tristi ed allarmati.
+
+--Che cos'è stato?--esclamò Valeria.
+
+Edith singhiozzò:
+
+--Non so... è svenuta... era qui col nonno...
+
+La madre si rizzò a sedere e guardò Edith. Subito gli occhi le si
+inondarono di pianto: cinse il collo di Edith e le sue lacrime piovvero
+su lei.
+
+--Mamma, mamma, perchè piangi?--chiedeva Edith.
+
+Ma sua madre non rispondeva. Valeria pianse con lei. E anche Edith
+piangeva, senza sapere perchè.
+
+
+Sola in giardino, Nancy cantava, lanciata sull'altalena, coi ricci al
+vento. Quand'ecco il ricordo dei poeti tedeschi le tornò nel cuore, e il
+loro incantesimo la vinse.
+
+ _Die linden Lüfte sind erwacht
+ Sie säuseln und wehen Tag und Nacht
+ Sie kommen von allen Enden..._
+
+I poeti le bisbigliavano le parole maliarde all'orecchio. Traverso gli
+alberi foscheggianti in fondo al prato si vedeva una striscia d'oro, là
+dove il tramonto si accendeva in cielo.
+
+ _Die Welt wird schöner mit jedem Tag
+ Man weiss nicht was noch werden mag,
+ Das Blühen will nicht enden!..._
+
+Nancy si lasciò scivolare giù dall'altalena. I poeti sussurravano ed
+urgevano... Fräulein nelle sue lezioni di ieri le aveva insegnato un
+fatto meraviglioso: aveva detto che il mondo era una stella: una stella
+rotonda, oscillante nell'azzurro, con tante altre stelle tutto
+all'ingiro. Sì, sopra alla terra ed anche giù, sotto, in tutta l'aria
+celeste intorno al mondo galleggiavano le stelle! Ma dunque, se si
+andava all'orlo del mondo, proprio fino all'orlo, là dove la curva della
+terra comincia a scendere, si poteva certo, sporgendosi un poco (e
+aggrappandosi forse a un albero per non cadere) guardar giù nel cielo e
+veder le altre stelle, sospese sotto di sè!
+
+Subito Nancy sentì che bisognava che ella andasse fino all'orlo del
+mondo a guardar giù. L'orlo del mondo! Si vedeva anche di qui. Doveva
+essere dietro a quegli alberi scuri, al di là delle cascine del Mulino,
+proprio là dove il sole era caduto, lasciando una striscia d'orizzonte
+incendiato.
+
+Fu così che Nancy uscì dal suo giardino, per andare fino all'orlo del
+mondo.
+
+Quando la signora Avory, teneramente sorretta dalle figlie, venne a
+sedere in giardino, e che le ebbero messo uno sgabellino sotto ai piedi,
+e un guanciale dietro le spalle, e dell'acqua di Colonia sulla fronte,
+Edith disse:
+
+--Dov'è Nancy?
+
+--Già,--disse Valeria,--dov'è Nancy?
+
+Fräulein andò chiamando per il giardino e per la casa. Valeria andò,
+chiamando, per la casa ed il giardino. Edith corse di sopra e guardò in
+tutte le stanze; poi guardò in solaio, e poi ancora nelle stanze e
+ancora in giardino, e nel boschetto, e nella serra. Nino, appena entrò,
+fu mandato in paese a domandare se mai Nancy vi fosse stata, ma Nancy
+non c'era, e nessuno l'aveva veduta. Lo zio Giacomo col garzone della
+scuderia se n'andò in una direzione, e Jim Brown nell'altra. Nino prese
+per i campi verso la stazione: lo si udiva chiamare e fischiare per
+miglia d'intorno. E Florence corse giù pel sentiero della Cappelletta,
+che conduce a Fern Glen.
+
+Valeria, torcendosi le mani, le corse dietro, lasciando detto ad Edith
+che restasse a casa a badare alla mamma e al nonno.
+
+Ma Edith si era messo il cappello, e diceva alla signora Avory:
+
+--Torno subito, mamma cara! Sta qui buona, e chiama la Fräulein, che
+badi a te, e al nonno.
+
+Ma sua madre non volle saperne di lasciarla uscire sola. No, no!
+andrebbe anche lei. E se ne uscirono frettolose verso Bakers' End,
+dicendo a Fräulein di stare in casa e di badare al nonno.
+
+Ma Fräulein, che aveva recentemente letto «Misunderstood», fu presa da
+un orribile presentimento riguardo al lago del vecchio Castello di Bery.
+Ed uscì anche lei, in gran fretta, fermandosi solo un attimo per dire
+alla cuoca che badasse di ritardare il pranzo, e non mancasse di star
+attenta al nonno.
+
+Ma la cuoca andò fuori alla latteria di Smith a raccontare l'accaduto; e
+l'altra serva andò con lei.
+
+Il nonno rimase solo nella casa deserta.
+
+(Le Parche filavano. «Ecco un filo nero. Intessiamolo»).
+
+Il nonno era solo nella casa deserta. Chiamò sua figlia. Chiamò Valeria;
+ed Edith; e Nancy. Poi si ricordò che Nancy si era smarrita. E chiamò
+Sally. E chiamò Tom. Poi suonò tutti i campanelli, ma nessuno venne,
+nessuno rispose. Allora di nuovo si ricordò che Nancy era smarrita, e
+che tutti erano andati in cerca di lei. Lentamente si avviò nel parco e
+scese lungo il viale fino al cancello. S'affacciò a guardare: la strada
+si stendeva deserta nell'ombra crepuscolare.
+
+Il vecchio uscì, e a passo a passo, volse a sinistra, dalla parte
+opposta al villaggio, verso il crocevia delle Cascine.
+
+Ma, prima ancora di arrivarci, lasciò la strada maestra e prese un
+sentiero traverso i campi. Il sentiero si perdeva al Fosso di Wakeley,
+ma il vecchio continuò a camminare inoltrandosi verso la brughiera
+desolata e incolta.
+
+Il sole era caduto dietro le colline, e la notte, come un gatto grigio,
+correva furtiva e rapida per le lande.
+
+Nancy era già stata trovata e ricondotta a casa da Jim Brown. Ma il
+vecchio nonno volgeva ancora i tardi passi per la scura e desolata
+brughiera. Vide qualcosa oscillare e muovere contro il celo.
+
+--Sarà Nancy,--disse. E la chiamò.
+
+Ma era una trebbiatrice, coperta di lunghe tele nere che sventolavano
+nell'aria. Il nonno si affrettò un poco nel passare, e disse forte:
+
+--Ho ottantasette anni.
+
+Allora si sentì più tranquillo. Era persuaso che nessuno, sapendo la sua
+grande età, gli avrebbe fatto del male. Difatti la trebbiatrice lo
+lasciò passare senza fargli nulla, e non lo seguì coi suoi cenci
+sventolanti, come egli aveva temuto. D'un tratto sussultò udendo dei
+piedi leggieri correre nel buio davanti a lui. Erano tante pecore grigie
+nella notte, che si fermarono di colpo, tutte insieme, con le faccie
+nere volte verso di lui. Gli venne freddo, e si affrettò, vacillante;
+mentre gli pareva sempre che dietro a lui sbucasse qualche cosa dai
+cespugli. Era agghiacciato di paura.
+
+--Ho ottantasette anni. Non è giusto che io sia qui, solo nella
+notte,--disse e cominciò a piangere forte, come un bambino; ma nessuno
+lo udì ed egli ebbe paura del rumore che faceva.
+
+Si volse per tornare a casa, passando di nuovo vicino alla macchina
+avvolta nel drappo nero. Ed ecco che in un campo a destra vide qualcuno
+in piedi che si moveva.
+
+--O Nancy!--gridò--sei lì?
+
+Ma la figura non rispose.
+
+Allora il nonno gridò:
+
+--Buona sera. Scusi... ha visto Nancy? Buona sera! Nancy è passata di
+qui?
+
+La figura nel campo faceva molte riverenze e il nonno continuava a
+rispondergli:
+
+--Buona sera, buona sera.
+
+E come gli pareva di vedere che gli facesse cenno di avvicinarsi egli si
+avviò pel campo, incespicando nei solchi.
+
+Quando fu vicino a quella figura, disse in fretta:
+
+--Ho ottantasette anni.
+
+La figura sventolò ambe le braccia, molto impressionata.
+
+Il nonno sedette per terra perchè era stanco.
+
+... Già Nancy era giunta in salvo, e la casa echeggiava di voci e
+splendeva di lumi accesi. Ma nel buio sulla collina il nonno sedeva
+vicino allo spaventa-passeri e discorreva con lui.
+
+--Quando vorrà andare a casa,--diceva il nonno,--verrò anch'io se
+permette.
+
+E lo spauracchio non fece obbiezioni.
+
+Dopo un lungo silenzio il nonno riprese:
+
+--Mi dirà poi quando sarà disposto ad andare...
+
+La figura gli fece cenno con fluttuante gesto che aspettasse; e il nonno
+cercò di non impazientirsi.
+
+--Va bene, va bene,--disse.--Non ho fretta.
+
+Ma era tardi e faceva freddo.
+
+... D'improvviso, ecco, sul ciglio della lontana collina, apparire suo
+figlio Tom! Ed anche il figlio di Tom. Giganteschi e taciti scendevano
+per il pendìo, venendo a lui con passi lunghi e leggieri. E dietro loro,
+con passi lunghi e leggieri, venivano tutti i figli morti di suo figlio
+Tom. E tutti si mettevano a sedere intorno a lui. E più l'aria si faceva
+buia, più egli se li sentiva vicini, leggieri e giganteschi. C'era anche
+Sally, Sally che era la sua prediletta; ed essa si appoggiava
+strettamente al suo petto, e gli agghiacciava, col piccolo viso freddo,
+il cuore.
+
+A tutti loro egli domandò se avessero veduto Nancy; ma essi dissero di
+no, scotendo la testa tutti insieme. Il nonno chiese a Sally se la sua
+tosse andava meglio. E allora tutti risero piano, senza rispondere.
+
+La trebbiatrice passò, agitando le ali...
+
+Così per tutta la notte i suoi figli morti sedettero accanto a lui.
+All'alba si levarono, e ritraversarono con passi lunghi e leggieri la
+collina.
+
+Ma lo spauracchio non lo abbandonò.
+
+
+(_Taglia il filo_, disse la Parca).
+
+
+
+
+VIII.
+
+
+Quindici giorni dopo il funerale, Nino si arricciò i baffi e se ne andò
+a Londra. Suo padre non gli fece rimostranze. Veramente lo zio Giacomo
+stesso trovava la casa esageratamente lugubre; e sentiva intorno a sè
+un'atmosfera di vaga irrequietezza angosciosa che non poteva attribuirsi
+alla scomparsa della mite figura dell'avo.
+
+Valeria errava per le camere nel suo vestito di lutto, con
+un'espressione spaurita e sonnambulesca. Se lo zio Giacomo voleva
+parlarle, ella scattava in mezzo alla conversazione con aria di bestiola
+inseguita, e correva a vedere di Nancy. Lo zio Giacomo s'infastidiva. Ma
+non c'era dunque Fräulein per badare a Nancy? E se Fräulein fosse
+occupata con la signora Avory e con le domestiche, v'era pur sempre
+Edith! Edith non adorava forse la piccina, accarezzandola e viziandola?
+Che bisogno c'era che Valeria si agitasse a questo modo?... Ma Valeria
+si agitava, impallidiva e correva via. Non più piccole premure per lo
+zio Giacomo; non più minestroni freddi, fatti espressamente da lei sotto
+il naso disapprovante della cuoca inglese. Più nulla. In quanto a Nino,
+poveretto! pareva proprio che per Valeria egli non esistesse più. Ella
+non aveva occhi che per Nancy e per Edith. Sempre le guardava, le
+seguiva, s'intrometteva nei loro discorsi; sempre le spiava con
+quell'aria di bestiola inseguita che faceva pietà. Quando le due
+ragazzette sedevano insieme, felici, leggendo o chiacchierando, Valeria
+con voce rauca e nervosa chiamava Nancy, e la mandava via a far qualche
+commissione inutile; oppure se la teneva vicina, facendole dei lunghi
+discorsi incoerenti. Edith talvolta si domandava perchè mai Valeria le
+portasse via così la bambina; perchè la chiamasse sempre a sè con fare
+così improvviso e severo. Ma poi vedendo il viso ansioso e pallido di
+Valeria--e guardando Nino, che per lo più sembrava distratto e seccato,
+Edith pensava a litigi d'innamorati, e non faceva domande.
+
+Ma non v'erano litigi d'innamorati tra Nino e Valeria. Dal cuore
+affannato di lei l'amore materno aveva scacciato ogni altro sentimento;
+e un solo pensiero la possedeva: il pensiero di proteggere Nancy, di
+tener Nancy lontana dal lieve alito di Edith, dai teneri baci di Edith!
+E Nino, vedendola sempre colla figlioletta sulle ginocchia o al fianco,
+si abituò gradatamente a vedere in Valeria la madre più che l'amante, la
+parente più che la fidanzata.
+
+Poichè la creatura in grembo a sua madre vieta e frena la passione.
+
+Una sera Nino, sbadigliando, prese in mano un giornale, e per
+esercitarsi nell'inglese ne lesse le notizie. Ed ecco che le notizie lo
+interessarono!
+
+All'indomani si arricciò i baffi e partì per Londra. Andò a pranzo da
+Pagani e vi trovò un vecchio compagno di università, Carlo Fioretti, che
+pranzava con una signora inglese, troppo ingioiellata e dai capelli
+troppo dorati, a una tavola presso la sua. Fioretti gli fece gran festa,
+e la bionda signora gli sorrise. Lo invitarono a prendere il caffè con
+loro, e Fioretti gli raccontò molte cose sulla colonia italiana di
+Londra. Poi lo invitarono a venir con loro all'Alhambra. Ma Nino,
+spiacentissimo--oh, desolato!--non poteva. Andava appunto stasera al
+teatro Garrick...
+
+--Ma è vero!--esclamò la signora bionda.--C'è quella grande attrice
+italiana, stasera, al Garrick! Come si chiama? Villari! Già, Villari.
+Perchè non ci avete pensato?--E scotendo un dito rimproverante a
+Fioretti:--Perchè non mi avete condotta a sentire la Villari?
+
+Fioretti si profuse in discolpe e scuse, e baciandole le dita ingemmate,
+promise che ve l'avrebbe condotta l'indomani, e la sera appresso, e
+tutte le sere!
+
+Quindi Nino si accommiatò, con molti inchini e baciamani; e Fioretti lo
+condusse sino alla porta.
+
+--Chi è?--domandò Nino.
+
+--Una «lady» dell'aristocrazia,--disse Fioretti.--Divorziata.
+
+--Deliziosa,--disse Nino.
+
+--Milionaria,--soggiunse Fioretti; e, stretta rapidamente la mano
+all'amico, tornò al suo tavolo.
+
+
+Le tragiche donne del Cossa salmodiavano già le loro nenie quando Nino
+entrò in teatro. Prese posto in una poltrona di quarta fila; e subito il
+suo cuore si aprì al suono delle voci italiane. Il suo sangue latino
+pulsava in perfetto accordo colla sonora dolcezza delle parole
+familiari, colla graziosa violenza dei gesti noti.
+
+All'improvviso entrò in scena la Villari, e tutto sparve per Nino
+all'infuori di lei. Fervida e sottile, ardente e leggiadra, ella tenne
+subito tra le piccole mani calde i cuori del placido pubblico inglese,
+scuotendone i nervi, costringendoli e attirandoli verso inusitate
+passioni.
+
+Nino sedeva immobile, col cuore scosso da forti battiti, e si chiedeva
+se ella lo ravviserebbe. Ricordò la prima volta in cui gli occhi di
+questa donna avevano incontrati i suoi: al Manzoni, a Milano, quattro
+anni prima.
+
+Come ricordava quella sera! Gli pareva ieri!... Si dava la «Saffo» di
+Daudet; e Nino era andato con la zia Carlotta e la cugina Adele in un
+palco di proscenio. Nel secondo atto egli rideva con Adele della
+veemenza della scena d'amore quando, all'improvviso, si accorse che la
+Villari lo guardava. Sì, guardava lui! Lo fissava con grandi occhi
+penetranti, lungamente, deliberatamente, mentre Jean le singhiozzava ai
+piedi. Poi ella pronunciò la famosa frase del Daudet: «Toi, tu ne
+marchais pas encore que moi déjà je roulais dans les bras des hommes»,
+tenendo sempre gli occhi fissi e profondi sul viso di Nino. Capricciosa
+e bizzarra qual'era, aveva detto quelle parole in francese, in mezzo al
+dramma italiano, quasi per sottolinearle di più. Poi s'era voltata via
+ed aveva continuato la sua parte senza più badare a lui. E a Nino pareva
+di aver sognato. Adele era stata sarcastica ed acidetta tutta sera.
+Poi--ah, come Nino se lo ricordava!--il giorno seguente egli aveva
+mandato dei fiori alla Villari. (Essa se li aspettava!)... E una
+settimana dopo, le aveva mandato un braccialetto con brillanti e rubini,
+avendo venduto a questo scopo il pianoforte della zia Carlotta durante
+una sua assenza.
+
+Ed oggi, ecco, ella gli stava davanti ancora, fervida e sottile, ardente
+e leggiadra, e Nino, immobile, col cuore palpitante, si domandava se
+essa lo ravviserebbe.
+
+A un tratto ella volse gli occhi verso di lui e lo fissò con sguardo
+fermo e profondo. Tanto a lungo ella lo guardò che gli parve che tutti
+dovessero accorgersene, e Nino si sentì mancare il respiro per la
+commozione.
+
+Quando cadde il sipario, le fece portare in camerino il suo biglietto di
+visita.
+
+Ma ella si rifiutò di riceverlo. Nè volle vederlo alla fine del dramma.
+Il giorno seguente le mandò dei fiori (ella se li aspettava)!--ma quando
+andò a trovarla al suo albergo, gli venne detto che la signora non
+c'era per nessuno.
+
+Così, egli assistette a nove delle dodici recite; ed ella continuò a non
+volerlo ricevere. Poichè ella era astuta e fine; e aveva trentotto anni;
+e conosceva il cuore degli uomini. Conosceva anche il proprio cuore; e
+più di una volta le era parso di scoprire in esso dei sintomi di ciò
+ch'ella chiamava una «cotta», una «~toquade~», per questo giovane Nino
+dalla testa ricciuta, dal riso leggiero, dagli occhi violenti.
+
+Nunziata Villari temeva le sue «cotte». E non a torto. Da tempo ne
+conosceva i disastrosi effetti. Sapeva quanto fossero dannose alla sua
+carnagione, rovinose pei suoi affari; torturanti nel loro svolgersi, e
+strazianti alla loro fine. E sopratutto le faceva paura una cotta per
+Nino; poichè Nino era uno di quelli dal naso di pasta frolla, e quindi
+sarebbe stato certo una fonte di sofferenze per lei.
+
+Così, una sera dopo l'altra, Nino seduto nella sua poltrona al Garrick,
+la guardava e contava i giorni che gli rimanevano prima che ella
+ripartisse. Ogni sera ella era diversa: era Saffo e Maddalena; era Norah
+e Fedora; era Fedra e Desdemona. Ogni sera ella era davanti a lui tutta
+sorrisi o lagrime, tutta amore od odio. La vedeva dolce e spaventosa,
+feroce e ammaliante. La vedeva abbracciare e uccidere; contorcersi in
+morti delicate o terribili. Ella era la purità risplendente e il
+trionfale peccato. Era l'Eterno Feminino, l'immortale Amante--la sempre
+Desiderante e la sempre Desiderata.
+
+Allorchè dopo l'undecima recita ella gli concesse finalmente di vederla,
+egli entrò nel camerino, pallido, con le labbra tremanti. Senza una
+parola di saluto, senza rispondere al sorriso di lei, si lasciò cadere
+su una seggiola e nascose il volto tra le mani. E ciò fece ridere
+Marietta.
+
+Ma Nunziata Villari non rise. Comprese d'un tratto che in tutte le sere
+passate ella non aveva recitato che per questo Nino; che per lui, per
+lui solo, ella aveva singhiozzato e pianto, riso e delirato. E vedendolo
+ora davanti a lei, con la faccia tra le mani, chino il bel capo
+ricciuto, ella si sentì nel cuore quel palpito intermittente che
+riconosceva e paventava.
+
+--Misericordia!--sospirò.--Ho paura che sia un'altra cotta!
+
+Era un'altra cotta.
+
+
+
+
+IX.
+
+
+Nella Casa Grigia a Wareside, Fräulein Müller leggeva ancora la Divina
+Commedia all'inconscio zio Giacomo. I fiori dei meli oscillavano nella
+mite aria primaverile. Le farfalle passavano come fiori alati sul capo
+di Edith che giaceva in un seggiolone al sole, troppo stanca per
+muoversi e troppo svogliata per leggere. La piccola Nancy correva per il
+giardino, coi ricci scompigliati, inseguendo i pensieri e le parole che
+le balzavano innanzi o le cantavano nella fantasia; e pensieri e parole
+si dividevano in strofe, si accoppiavano in rime, come fanciulli che
+danzano.
+
+Sedute nell'ombra le due madri vegliavano; la signora Avory non
+distoglieva gli occhi dal volto di Edith se non per leggerle qualche
+libro, di cui presto la fanciulla si stancava. Valeria--placida e
+pietosa se Nancy era lontana--stringeva le labbra, fosca negli occhi,
+appena udiva Edith chiamare la piccina; e se questa correva all'appello,
+subito Valeria la chiamava, e la circondava con braccia gelose.
+
+Allora il volto della madre di Edith si faceva duro e il suo cuore era
+invaso dall'amarezza. Si alzava rapida, e avvicinandosi ad Edith si
+chinava su di lei con parole incoerenti, cercando di distrarla, per non
+lasciarla accorgere delle crudeli paure di Valeria.
+
+Sopra le inconscie teste delle loro figlie gli sguardi delle due donne
+si incrociavano, ostili e duri, ognuna proteggendo la propria creatura,
+ognuna accusando l'altra.
+
+--Edith è ammalata,--dicevano gli occhi della signora Avory,--ma non
+voglio che lo sappia.
+
+--Edith è ammalata, dicevano gli occhi di Valeria,--non voglio che Nancy
+le stia vicino.
+
+--Non bisogna affliggere Edith,--dicevano gli occhi della signora Avory.
+
+--Non bisogna esporre Nancy al pericolo,--rispondeva lo sguardo di
+Valeria.
+
+--Mamma,--trillava all'improvviso la limpida voce di Nancy,--credi tu
+che Maggio sia una fanciulla?
+
+--Cosa vuoi dire, cara?
+
+--Ma sì! il mese di Maggio! non ti pare che sia una ragazza, bionda e
+inghirlandata, che passa correndo leggiera leggiera sui prati? e dove
+tocca le siepi col dito fioriscono!
+
+--Sì, sarà così, gioia mia,--rispondeva sua madre, distratta.
+
+--O credi piuttosto che sia un fanciullo, un ragazzo capriccioso e
+prepotente, coi ricci che gli cadono sugli occhi... Mi pare di vederlo
+correre all'impazzata per la campagna, scotendo i rami per far guardar
+fuori le foglioline spaurite e lanciando traverso il cielo gli
+uccelletti felici e sbalorditi.
+
+--Sì, cara, sarà proprio così...
+
+--Oh! mamma, non dài retta a niente,--rise Nancy, e corse via pel prato,
+improvvisando nell'andare:
+
+ _Says May: «I am a girl!
+ May is short for Margaret,
+ Margaret or Daisy.
+ The petals of a jessamine
+ No boy's hand could unfurl!»
+ Says May: «I am a girl».
+
+ Says May: «I am a boy!
+ May is short for....»_
+
+--«For what»?--pensa Nancy, rabbuiandosi, impaziente colla parola
+ribelle che non viene quando si vuole. Poi salterellando attraverso
+l'erba:
+
+ _Says May: «I am a boy!
+ May is short for Marmaduke,
+ As all the world should know!
+ I taught the birds their trills and shakes,
+ No girl could whistle so!»_
+
+ _So May the girl, and May the boy, they quarrel all day long
+ While the flowers stop their budding, and the birds forget their song,
+ And God says: «Now to punish you, I'll hang out the new moon
+ And take and bundle both of you into the month of June»._
+
+--Veramente,--riflettè Nancy,--«May» non è affatto il vezzeggiativo di
+«Marmaduke». Ma come fare? Ci deve essere per la poesia un Mago che
+tiene tutti i pensieri chiusi in una stanza buia e tutti i vestiti dei
+pensieri--che sono poi le parole!--chiuse in un'altra. E la difficoltà
+sta nel trovare i vestiti giusti per i pensieri... Qualche volta esce
+dalla stanza buia un pensiero bello, alto, chiaro come un arcangelo! e
+si va a cercargli un vestito, e non si trovano che degli straccetti che
+non gli stanno. E qualche volta si ha un pensiero storto,
+insignificante, un rospiciattolo di pensiero! e gli si trova una gran
+veste a strascico d'argento. Quando sarò un grande poeta,--sospirò
+Nancy,--spero di non condurre attorno dei rospi di pensiero vestiti
+d'argento...
+
+Nella sua seggiola al sole Edith aprì gli occhi.
+
+--Nancy! dov'è Nancy?
+
+Valeria balzò in piedi.
+
+--Vuoi qualche cosa, Edith cara?
+
+--No, niente; vorrei Nancy! mi piace tanto vederla. E sono proprio
+troppo pigra per correrle dietro.
+
+--La chiamerò io,--disse Valeria.
+
+A quella risposta inaspettata, la signora Avory alzò gli occhi sorpresi
+e grati, e sorrise a sua nuora.
+
+Valeria trovò Nancy che declamava dei versi agli alberi del frutteto.
+S'inginocchiò sull'erba ad allacciarle la scarpetta sciolta, e disse
+senza alzare il viso:
+
+--Nancy vai da Edith. Ma... senti... cara, non devi baciarla.
+
+--Oh! è stata cattiva?
+
+--No, gioia, no.--Valeria ancora in ginocchio cinse col braccio la
+piccina.--La povera Edith è malata,--disse lentamente.
+
+--Allora la bacierò il doppio,--disse Nancy facendosi rossa.
+
+--Bimba mia! bimba mia! cerca di capire!--scongiurò Valeria.--Edith è
+ammalata; come lo era il tuo papà... povero caro papà!--che è morto. Ed
+è lo stesso male che avevano le sue sorelle--e sono morte. E se tu la
+baci, oh, anima mia, adorata mia! potresti ammalarti anche tu, e morire.
+Pensa, pensa che ogni volta che tu baci Edith, è come se tu prendessi
+una spada per trafiggere il cuore di tua mamma.
+
+Vi fu una lunga pausa.
+
+--Ma se rifiuto di baciarla, non sarà una spada che trafigge il cuore a
+lei?
+
+--Forse,--sospirò Valeria.
+
+--E se una spada trafigge il cuore di Edith, non sarà trafitto anche il
+cuore della nonna?
+
+--Sì,--disse Valeria.
+
+Un'altra lunga pausa. Poi Nancy disse:
+
+--Dunque c'è una spada per ogni cuore... credo che potrei fare una
+poesia su questo pensiero...
+
+I suoi larghi occhi non vedevano più nulla, nè sua madre, nè Edith
+ammalata; vedevano un gigantesco cuore, il cuore del mondo, trafitto e
+sanguinante: e quel sangue lo sentiva già fluire e scorrere in versi, e
+il ritmo le pulsava nella mente...
+
+--Santa Vergine, assisteteci,--sospirò Valeria.--Vai! vai da Edith, che
+ti aspetta.
+
+E Nancy andò: e baciò Edith, perchè aveva già scordato tutto ciò che la
+sua mamma le aveva detto.
+
+Poco dopo comparve lo zio Giacomo, che veniva rapidamente a loro con una
+lettera in mano. Era una lettera di Nino; e l'ira dello zio Giacomo non
+aveva limiti. Nino era un mostro, era uno scemo, era un cretino, era un
+imbecille e figlio di imbecille!... E Valeria era una stupida e
+insensata creatura, che avrebbe potuto trattenere Nino e tenersi Nino e
+sposarsi Nino perchè Nino era un angelo e nessun marito avrebbe potuto
+essere più angelo di lui; e ora invece quel triplice estratto di
+insensata imbecillità, se n'era scappato con una attrice--una perfida,
+linguacciuta vipera senile, che lo aveva seguito in Inghilterra e
+perseguitato e instupidito!... E tutto era colpa di Valeria e di
+Fräulein! Sì, di Fräulein! Di quell'assurda ed esaltata persona tedesca
+che aveva fatto di lui, zio Giacomo, un idiota e un buono a nulla,
+coll'ululargli nelle orecchie, da mattina a sera, i pazzeschi canti
+dell'Inferno di Dante.
+
+Fräulein pianse, e Valeria pianse; ma ciò non servì affatto allo zio
+Giacomo.
+
+E neppure fece tornare Nino da San Remo, dove passeggiava sotto le palme
+con la Villari. E la Villari sospirava languida e beata, sciolta
+nell'angoscia deliziante della sua «cotta» novella.
+
+
+
+
+X.
+
+
+Nino, prima di lasciar Londra, si era fatto prestare dei denari da
+Fioretti, che se li era fatti prestare dalla sua «signora
+dell'aristocrazia». Poi Nino aveva scritto all'impresario della Villari
+rescindendo tutti i suoi contratti. Infine aveva scritto a suo padre
+dicendogli che sentiva d'essere il trastullo del destino, e a Valeria
+dicendole che sentiva d'essere l'ultimo degli uomini. Quindi era partito
+per la Riviera con Nunziata; e Nunziata era docile e leggiadra,
+drappeggiata in vesti meravigliose, e adorna di grandi cappelli
+inverosimili.
+
+Furono felici a San Remo, ma essendo già la fine di maggio faceva caldo,
+e Nino suggerì che si andasse a passare il giugno in Isvizzera. Andarono
+a Lucerna e salirono a Bürgenstock.
+
+Il Grand Hôtel era già affollato, per lo più di famiglie inglesi; e la
+elegante coppia italiana fu molto osservata e discussa. Al «déjeuner» si
+trovarono vicini di tavola ad una famiglia americana--padre e madre, con
+tre figlie, singolarmente belle e maleducate.
+
+Le tre ragazze guardavano i nuovi arrivati, poi bisbigliavano tra loro
+e soffocavano le risate nel fazzoletto, scotendo le esili spalle e le
+teste inanellate. La sera apparvero tutte e tre in seriche vesti color
+di rosa, strette nella vita, e molto scollate, perfino la minore che non
+mostrava più di quattordici anni. Portarono a tavola tre orsacchiotti di
+pelo giallo, che baciavano ogni tanto, chiamandoli «Darling
+Teddy-bears!» Erano rumorose e irrequiete e volgari, e attiravano
+l'attenzione di tutti. Ma la loro bellezza era indescrivibile. Le due
+maggiori portavano i capelli in una massa di riccioli rosso-dorati
+raccolti sulla sommità del capo con un immenso nodo nero; mentre la
+minore aveva la fluente capigliatura disciolta e divisa nel mezzo, sì
+che le cadeva, liscia e lucida come acqua dorata, fino alla cintura.
+
+Nino alla sua tavola si arricciava i baffi, dimenticando di offrire le
+vivande a Nunziata; e Nunziata, senza smettere di discorrere e di
+sorridere, amabilissima, si mordeva le labbra scarlatte e faceva girare
+e rigirare gli anelli sulle dita delicate.
+
+D'un tratto disse--come per caso--che proprio oggi aveva ricevuto una
+lettera dal conte Melindo di Tarbìa. Melindo di Tarbìa? Subito Nino si
+rabbuiò. Il nome del ricchissimo siciliano lo urtava sempre, ed anche
+stavolta s'imbronciò e fece a Nunziata delle osservazioni ingiuste ed
+amare. Ella lo ascoltò dolce e paziente, mordendosi le labbra scarlatte,
+e facendo girare e rigirare gli anelli sulle dita delicate; quindi disse
+che Tarbìa intendeva di venire a Bürgenstock, verso la fine della
+settimana...
+
+Nino respinse il piatto, incrociò le braccia e disse che partirebbe
+l'indomani. Allora Nunziata rise e disse:
+
+--Anch'io.
+
+Nino le strinse le dita sotto la tavola, le disse che era un angelo, e
+finì il suo pranzo in pace.
+
+L'indomani partirono.
+
+Andarono a Engelberg. Qui trovarono molto tennis e molto golf e molte
+ragazze in blusa bianca e cappello alla canottiera. Ragazze ridenti,
+ragazze arrossenti, ragazze cinguettanti--Engelberg ne rigurgitava.
+Nunziata ben presto ricevette una lettera dal conte, dicendo che egli
+pensava di venire a Engelberg... E Nino la condusse ad Interlaken.
+
+Ma tutta la Svizzera era infiorata di giovinezza. Pareva che tutte le
+donne al mondo non avessero che diciasette o diciotto anni! Nunziata
+diceva nervosamente mille volte al giorno:
+
+--Dio! che bella ragazza!
+
+E Nino diceva:
+
+--Ah, sì? Dove?
+
+--Ma l'hai pur vista... quella che è passata adesso.
+
+Nino non aveva visto.
+
+--Ma sì che l'hai vista,--insisteva Nunziata.
+
+No, Nino non aveva veduto nessuno, non vedeva mai nessuno.
+
+Ma Nunziata vedeva tutti. Ogni figuretta slanciata, ogni fine profilo,
+ogni curva di guancia fresca, le figgeva spine e scheggie nel cuore
+dolorante. Portava le sue vesti meravigliose e i suoi cappelli
+inverosimili, ma stonavano nel grandioso ed elementare paesaggio
+svizzero. E le fanciulle che andavano al tennis in camicetta bianca e
+gonna corta, passando a braccetto, gaie nella spietata luce del sole di
+giugno, si voltavano a guardarla, e ridevano.
+
+In breve Nunziata sentì che ciò che era stato un mero capriccio per lei
+durante quattro anni in cui aveva ancora per distrarla le sue parti e il
+suo pubblico, i suoi impresari e i suoi critici, i suoi adoratori e i
+suoi nemici--ora non era più un capriccio. La «toquade» di cui si
+rideva non era più una toquade. La «cotta» era divampata e s'era fatta
+incendio. Questa era la passione--la temuta e grande passione.
+
+Ora non esisteva per lei altri che Nino. Nino non era più Nino: era la
+giovinezza stessa, era l'amore, era la vita, era tutto quello che ella
+aveva posseduto nella turbolenta ricchezza del suo passato, tutto quello
+che tra poco le sfuggirebbe per sempre. E il suo cuore si fece amaro,
+come amaro è il cuore di ogni donna che ama un uomo più giovane di lei.
+Ella sentiva i suoi trentotto anni come una piaga vergognosa. A volte,
+quando egli la guardava, ella con un piccolo singhiozzo nervoso, gli
+copriva gli occhi colle mani.
+
+--Non guardarmi, non guardarmi!
+
+Egli allora, ridendo, le scostava la mano:
+
+--Ma perchè, fantastico amor mio?
+
+--I tuoi occhi sono i miei nemici, io ne ho terrore.
+
+Poichè ella ben sapeva che quegli occhi avrebbero guardato e desiderato
+tutta la leggiadrìa e la giovinezza che è nel mondo.
+
+Un giorno, sul tardi, sedevano sul loro balcone, mentre nei giardini
+sottostanti un'orchestra italiana suonava della musica di Sicilia,
+languida ed eccitante.
+
+Nunziata disse il suo pensiero:
+
+--Non sei stanco di me, Nino? Oh, Nino! sei certo di non essere ancora
+stanco di me?
+
+--Ma cosa dici? Ma tu sogni. Io non mi stancherò mai di te. Mai! te lo
+giuro.
+
+Nunziata sorrise, amara.
+
+--«Ils faisaient d'éternels serments...»--mormorò.
+
+Nino le afferrò le bianche mani inerti.
+
+--Perchè, non sei felice?--domandò.--Perchè?
+
+--Non lo so!--sospirò lei.
+
+--Tu soffri, tu soffri. Lo so, lo sento. Lo sento tutto il giorno,
+anche quando ridi. E' colpa mia? dimmelo! dimmelo! Saresti più felice
+senza di me?
+
+--Nè con te, nè senza di te, posso vivere,--citò Nunziata.
+
+L'orchestra suonava l'aria della «Manon» di Massenet. L'anima di
+Nunziata era presa dalla sete dell'inafferrabile, dalla nostalgia della
+morte.
+
+Ma era tardi, e la campana della table-d'hôte era suonata da un pezzo.
+Ella si alzò con un lieve sospiro. Si ravviò i capelli, si sfiorò la
+faccia col piumino della cipria; poi, con una piccola e muta preghiera
+alla Madonna, mise il braccio sotto quello di Nino e scese a pranzo.
+
+--Non sarò più così stolta,--disse scendendo le scale.--E' assurdo, lo
+so. E' una cosa morbosa.
+
+Ma ecco che dopo il pranzo una ragazza di Budapest venne pregata di
+ballare. Sulle prime, essa rise ed esitò; poi sparì per pochi istanti,
+durante i quali Nunziata si sentì venir male.
+
+La giovinetta riapparve, scalza ed avvolta in lievi drappeggiamenti. E
+danzò. Danzò, rosea e fine come un petalo di fiori di pesco. Pareva
+l'incarnazione di tutte le primavere.
+
+E Nunziata fu di nuovo morbosa.
+
+Nino era disperato. Sospirò cupamente un verso del Verlaine:
+
+ _Mourons ensemble, voulez-vous?_
+
+La straziata amante lo guardò, poi diede una breve risatina stridula,
+citando il verso che seguiva;
+
+ _Oh, la folle idée!_
+
+Ed ella non era del tutto sincera nel suo riso,--come egli non lo era
+stato nel suo sospiro.
+
+Mentre gli amanti così, quasi per celia, invocavano la Morte,--lontano,
+nella Casa Grigia, quella macabra Visitatrice si era avvicinata, si era
+tolto il velo dall'orrore del viso, ed ora batteva, batteva alla
+porta... Un mattino la signora Avory, svegliatasi, trovò l'ultima delle
+sue figlie convulsa, con le labbra intrise di sangue.
+
+Un dottore chiamato in gran fretta aveva suggerito: Davos! Uno
+specialista venuto da Londra aveva ripetuto: Davos!
+
+Otto giorni dopo, la casa era chiusa, la servitù licenziata. Fräulein,
+disciolta in lagrime, era migrata in una famiglia americana del
+vicinato. Valeria, pallida e triste, e la piccola Nancy, singhiozzante e
+aggrappata al collo di Edith, avevano detto «Addio! Addio!» ed erano
+partite per l'Italia con lo zio Giacomo.
+
+Edith e sua madre, tragiche e sole, volsero i passi verso le cime dove
+brilla eterna la neve e la speranza.
+
+
+
+
+XI.
+
+
+Davos scintillava adamantino e terso nel sole invernale.
+
+Edith giaceva sulla terrazza dell'Hôtel Belvedere, con una coltre
+ravvolta intorno alle ginocchia e un parasole aperto sul capo.
+
+Era felice. Sua madre le aveva allora allora portato una lettera di
+Nancy.
+
+La piccola Nancy, che l'aspettava in Italia--(oh, non avrebbe avuto
+molto da aspettare! Ancora un po' di tempo, ed Edith sarebbe
+completamente guarita!)--le scriveva una lettera, tutta d'amore e di
+tenerezza, dicendole di far presto a guarire! La vita senza Edith,
+scriveva la bimba, era un brutto sogno; l'Italia senza Edith non era che
+una macchietta verde e un nome sulla carta geografica, ma in realtà non
+esisteva affatto! La zia Carlotta e la cugina Adele erano buone e care
+persone con voci forti e risate larghe--come tutti, del resto, a
+Milano--ma Nancy non le capiva e non le amava. Non amava che Edith. Non
+voleva che rivedere Edith, essere vicina a Edith! e non lasciarla
+più.--Ah, quasi dimenticava di dirle che aveva scritto due poesie in
+italiano; e sua mamma le trovava più belle di tutte le altre cose
+scritte prima. E addio! e arrivederci! e che Edith guarisse presto
+presto, per poter tornare tutti insieme in Inghilterra ed essere felici.
+
+V'era un affettuoso poscritto di Valeria che le diceva di essere buona e
+di guarir presto.
+
+Sì, sì! Edith sentiva che sarebbe guarita presto. Era l'ora in cui la
+temperatura le saliva, e il leggiero frizzore che la febbre le metteva
+nel sangue le dava un senso di eccitazione, quasi di fretta. Essa si
+sentiva vivere, intensamente, smaniosamente.
+
+Strinse sulle labbra la lettera della piccola Nancy, e riaffondò il capo
+nei cuscini.
+
+La sua seggiola a sdraio era la penultima di una lunga serie di seggiole
+identiche, tutte in fila sulla terrazza a mezzogiorno dell'Hôtel
+Belvedere. Da ambo i lati, Edith vedeva altre figure adagiate con coltri
+e parasoli, come lei. La sua vicina di destra era una giovane russa, di
+pochi anni, forse, maggiore di lei, con una faccia magra e contratta e
+un rossore fisso al sommo delle gote. A sinistra giaceva Herr Fritz
+Klasen, un tedesco di ventiquattro anni, fresco di carnagione, largo di
+spalle, con grandi occhi azzurri e irrequieti.
+
+Quando Edith volse lo sguardo verso di lui, egli subito le parlò.
+
+--Come le piace Davos?--chiese.
+
+--Tanto,--rispose Edith.
+
+E il giovane approvò col capo e sorrise.
+
+La ragazza russa aprì gli occhi neri e guardò Edith.
+
+--E' appena arrivata?--domandò.
+
+--Sì, da tre giorni soltanto,--rispose Edith.--E lei, da quanto tempo è
+qui?
+
+--Da quattro anni,--disse la ragazza, richiudendo gli occhi.
+
+Edith volse il capo verso il giovane tedesco, scambiando con lui
+un'occhiata di compassione.
+
+--E lei?--gli domandò.
+
+--Io sono qui da otto mesi,--rispose il giovane.--Sono guaritissimo, e
+torno a casa in maggio.
+
+La russa riaprì i cupi occhi infossati, ma non parlò.
+
+--Va al ballo lei, questa sera?--chiese il giovane a Edith dopo un
+momento di silenzio.
+
+--Un ballo? qui?--domandò Edith, sorpresa.
+
+--Già, già! Proprio in questo hôtel, nel gran salone. Sicuro, si balla
+ogni mercoledì qui al Belvedere. E al Grand Hôtel ogni sabato. Questo è
+un posto dove ci si diverte molto!--E il giovane diede un piccolo colpo
+di tosse per schiarirsi la gola e canticchiò la «Valse bleue».
+
+Quella sera Edith andò con sua madre nel gran salone, e sebbene non
+ballasse, si divertì assai. La signora Avory le chiedeva ogni momento:
+
+--Sei stanca? Sei stanca?
+
+Ma Edith non era stanca. Sentiva nell'atmosfera intorno a lei un
+vibrante e intenso eccitamento, a cui ella partecipava senza capirlo:
+era il perturbante, febbrile eccitamento di una danza macabra.
+
+Fritz Klasen le venne davanti e, dritto, battendo insieme i tacchi, si
+presentò a sua madre e a lei.
+
+--Mai più avrei pensato che Davos fosse così gaia,--disse la signora
+Avory, levando sul viso del giovane i miti occhi celesti.
+
+--Altro che gaia!--rispose lui, ridendo.--E' il posto più allegro del
+mondo; non abbiamo tempo qui da perdere in malinconie.
+
+Una signorina vestita di seta gialla si precipitò verso di lui:
+
+--Presto. La quadriglia!--esclamò, prendendogli il braccio e
+trascinandolo via.
+
+Se ne andarono ridendo, e sdrucciolando come bimbi sul lucido
+impiantito.
+
+--Non pare ammalato, quel giovane,--osservò la signora Avory.
+
+--E la ragazza neppure,--disse Edith.
+
+--Ma nessuno qui sembra ammalato;--e la madre girò lo sguardo sulla gaia
+folla danzante, chiedendosi con meraviglia se ciascuno di essi portava
+chiuso in sè il funesto e spaventevole spettro che ella sapeva
+rinserrato nel fragile petto di sua figlia.--Hai notato,--disse,--che
+non si sente mai nessuno tossire?
+
+--E' vero,--disse Edith.
+
+Dopo una breve pausa, la signora Avory disse:
+
+--Probabilmente tutta questa gente è qui per godersi gli sports
+dell'inverno.
+
+E per molto tempo, credette che fosse così. Vedeva intorno a sè visi
+giovani, e guancie colorite, e occhi vividi; e udiva chiacchierare
+molto, e ridere. Oh! sopratutto ridere, sempre ed eccessivamente.
+V'erano balli e concerti, feste e bazars; e sempre e dapertutto si
+ritrovavano gli occhi vividi e le guancie colorite e le folli risate.
+
+Un'unica cosa singolare notava la signora Avory, ed era questa: quando,
+nell'augurare la buona notte ai nuovi amici, stringeva loro le mani,
+quelle mani erano strane al tocco, e la facevano trasalire. Non erano
+come le mani dell'altra gente, della cui stretta non ci si accorge.
+«Buona notte,» all'uno. («Dio, che mano calda!» pensava la signora
+Avory). «Buona notte,» all'altro. («Che mano fredda e umida!») Mani di
+fuoco e mani di ghiaccio; mani aride che parevano doversi sbriciolare al
+tocco; mani umide che la facevano rabbrividire; deboli mani bagnate, da
+cui le sue palme rifuggivano. Ognuna di esse narrava la sua tragica
+storia. Ma i visi ridevano, ed i piedi danzavano e nessuno tossiva mai.
+
+In breve anche Edith cessò di tossire. Il dottore glielo vietò. Ed essa
+tossiva soltanto di notte; quando nessuno fuor che sua madre la poteva
+udire.
+
+Così passarono i giorni pieni di promesse, e pieni di delusioni. E
+Edith, sottomessa, con passo lieve, andava verso il suo fato.
+
+Una sola cosa le straziava l'anima: era il desiderio angoscioso, lo
+struggimento intenso di vedere Nancy.
+
+Nancy! Oh, Nancy! Nancy! Essa ripeteva piano quel nome mille volte al
+giorno, e chiudendo gli occhi, tentava rievocare il visino allettatore e
+i ricci neri ondeggianti al sommo della vaga testolina. Le pareva di
+sentire un vuoto, quasi doloroso, nelle mani febbrili, per la smania di
+stringere in esse quelle morbide mani infantili che in passato si erano
+così soavemente aggrappate a lei.
+
+La signora Avory la consolava. In primavera, o al più tardi in estate,
+Edith rivedrebbe Nancy! Oh! certo, fra un mese o due Edith starebbe
+benissimo! Purchè bevesse molte uova crude e fosse ragionevole.
+
+E Edith beveva molte uova crude ed era ragionevole.
+
+Primavera, esitante e timida, scalò i mille cinquecento metri di
+montagna e arrivò a Davos alla fine di maggio.
+
+Fritz Klasen partiva per tornare a Lipsia.
+
+--Addio! addio!--Faceva il giro della terrazza nell'ora del riposo,
+stringendo la mano a tutti, e dicendo: «Gute Besserung» e «Auf
+wiedersehen in Deutschland!» a due o tre amici tedeschi.
+
+Quando giunse presso la ragazza russa, questa dormiva. Edith lo salutò
+con un sorriso radioso:
+
+--Addio! sono tanto contenta per lei, che parta. Sono proprio tanto
+contenta!
+
+Quando egli fu partito, Edith si avvide che la russa aveva aperto gli
+occhi e la guardava fissamente.
+
+--Mi avete parlato?--domandò Edith.
+
+--No,--disse la russa, nella sua strana voce vuota--Ho pensato.
+
+Edith sorrise.
+
+--Che cosa?
+
+--Ho pensato: perchè mentite, voi?
+
+Edith si rizzò a sedere facendosi rossa in viso.
+
+--Come?--esclamò.
+
+Rosalia Antonowa tenne i suoi occhi profondi inchiodati sul viso di
+Edith.
+
+--Avete detto che siete contenta di vederlo partire. Forse era
+vero,--soggiunse.--Voi non siete qui che da poco!... Ma tra un anno, tra
+due anni, tra quattro anni, le vostre labbra non potranno più
+pronunciare tali parole, e il vostro cuore si stringerà per l'amarezza
+quando un altro partirà, mentre voi sapete che non partirete mai. Mai!
+
+Le fosche palpebre si richiusero.
+
+Edith cercò qualche cosa di consolante da dire.
+
+--Non bisognerebbe affliggersi di star qui. Davos è così divinamente
+bella! Non si può non amare questo splendore azzurro, queste montagne,
+folgoranti di neve e di sole.
+
+--Oh! le montagne!--mormorò Rosalia, con le mani contratte.--Le montagne
+che mi pesano sul petto! E la neve che mi agghiaccia e mi soffoca, e il
+sole che mi brucia e mi accieca! Oh!--e alzò il pugno sottile verso
+l'immensità che torreggiava intorno a lei.--Oh! questa indescrivibile,
+questa mostruosa prigione della Morte!
+
+In quel momento passò una giovinetta belga, con le labbra pallide e il
+vitino stretto, e si fermò per domandare a Rosalia come stava.
+
+--Male,--rispose la russa, brevemente.
+
+Quando la ragazza fu passata, si rivolse ancora a Edith.
+
+--E saprete allora cosa vogliono dire quando vi domandano: «come state».
+Non è il solito «come va?» che si dice, passando, quasi senza pensarci.
+No; qui ~vogliono sapere~. Lo domandano sul serio. «Come state? state
+meglio di me? E' possibile che possiate guarire più presto di me? No,
+no; mi pare che stiate un po' peggio di me... Come? da un mese non avete
+emorragie? E nessuna febbre? Ma brava!! così va bene!...» E poi vedete
+nei loro occhi l'odio che vi vorrebbe morta.
+
+--Oh!--esclamò Edith,--non mi pare possibile!
+
+La russa tacque per un po', poi disse.
+
+--Klasen tornerà qui. Non è guarito. Il dottore gli aveva detto di non
+partire. Vedrete che fra poco tornerà.
+
+Tornò, diffatti, quattro mesi dopo. Edith fu desolata di vederlo così
+pallido, quasi grigiastro, in faccia. Ora doveva fermarsi a Davos ancora
+due o tre anni. Ma Klasen diceva che non gliene importava! Era felice.
+Era sposato da un mese!
+
+Difatti sua moglie era con lui; ed egli la presentò a Edith e alla
+signora Avory il giorno dopo l'arrivo. Era una biondina di diciannove
+anni--un fiore di sangue azzurro dell'aristocrazia tedesca--e aveva
+voluto sposare Klasen malgrado le preghiere e i divieti dei genitori.
+
+--Lo farò guarire io,--diss'ella ridendo alla signora Avory e a Edith.
+
+L'estate era splendida; e la sposina usciva molto a far lunghe
+passeggiate e gite in montagna; e la sera cantava in tutte le feste e i
+concerti, perchè aveva una voce limpida e chiara, tutta trilli e
+gorgheggi come quella di un'allodola. Nelle ore del riposo stava sulla
+terrazza accanto a suo marito e vicino a Edith (poichè egli aveva
+ripreso il suo antico posto); ma dopo un po', la bella biondina si
+stancava di star lì; baciava in fronte suo marito e scappava a far delle
+visite, o andava in carrozza a Klosters; o studiava qualche romanza
+nuova.
+
+I lucenti occhi azzurri di Klasen la seguivano; e la russa, dal suo
+giaciglio, lo guardava, leggendogli in volto i pensieri. Essa leggeva:
+«Ho preso moglie per non essere più solo--solo col mio male e il mio
+terrore, nel giorno e nella notte. Ma sono ancora solo. Quando mia
+moglie è con me, se io tosso, ella dice: «Povero tesoro!» E quando di
+notte soffoco e sudo, essa, nel sonno, sospira: «Povero tesoro!». Poi si
+volta dall'altra parte e dorme. E io sono solo, col mio male e il mio
+terrore». E alla russa pareva di vedere che gli occhi di Klasen
+ardessero di una luce che non era tutta amore.
+
+Dopo qualche tempo la sposina cantò meno e fece meno visite.
+
+Disse che era calata di peso; e un giorno andò con suo marito dal
+dottore. Sì... infatti... qualche cosa c'era--oh, una cosa da
+niente!--all'apice del polmone sinistro.
+
+Così venne posta anche per lei una seggiola a sdraio sulla terrazza,
+accanto a quella di suo marito; e anche lei nel pomeriggio riposava con
+una coltre intorno, e un parasole sul capo.
+
+Fritz teneva stretta la manina su cui brillava ancora nuovo l'anello
+nuziale; e quando lei tossiva, era lui che diceva: «Povero tesoro»! E
+non era più solo. Durante il giorno i due ridevano ed erano allegri; e
+di notte Fritz dormiva meglio. Ma sua moglie restava sveglia, e pensava
+alla sorellina e ai suoi due fratelli che erano a casa, sani e salvi,
+col papà e la mamma.
+
+
+Talvolta, e specialmente d'inverno, arrivavano a Davos dei turisti e
+degli amanti di sport per restarvi una quindicina o un mese. La signora
+Avory notava che questi ridevano molto meno degli ammalati.
+
+E Fritz Klasen diceva:
+
+--Guardate un po' come esagerano lo sport, pattinaggio, ski,
+«bobsleigh», «curling»! Si logorano, si affaticano! Sì, sì,--aggiungeva
+piano a sua moglie e a Edith,--quasi tutti quelli che vengono qui come
+«sportsmen» ci tornano poi come ammalati.--E il suo risolino faceva
+rabbrividire Edith.
+
+La sposina talvolta sussurrava al marito:
+
+--Guarda, guarda, Fritz! altri due, arrivati oggi!
+
+--Ma forse sono turisti?
+
+--No, no! sono ammalati...--E negli occhi giovanili che si volgevano ai
+nuovi venuti, non v'era dolore.
+
+
+Caddero, uno dietro l'altro, i giorni, come goccie stillanti, lente,
+limpide, uguali. Fluirono i mesi. Svanirono gli anni. Ed Edith li varcò
+con passo leggiero e sempre più leggiero. Ma ancora e sempre il
+desiderio di rivedere Nancy le mordeva, con dente avvelenato, il cuore.
+Ogni ora della sua giornata era amareggiata dallo struggimento di udire
+quella voce trillante e puerile, di sentire nella sua il tocco di quella
+tiepida manina. Pensava: «Se io morissi, Valeria permetterebbe a Nancy
+di dirmi addio!». Poi pensava: «Ma se Nancy venisse, io guarirei. Adesso
+non posso mangiare, perchè ho sempre voglia di piangere... ma se Nancy
+fosse qui, non piangerei. Andrei a passeggio con lei, e mi verrebbe
+fame. E se potessi mangiare, lo so che guarirei. Nancy! Nancy!
+Nancy!...»
+
+Ma Nancy era in Italia in casa della zia Carlotta e della cugina Adele;
+e nemmeno le lettere di Edith le venivano date, perchè su quei poveri
+fogli si era chinata Edith--Edith, di cui l'affetto, di cui il tocco, di
+cui l'alito, era veleno.
+
+Nancy parlava italiano e scriveva versi italiani. Usciva a passeggio con
+Adele; ed era Adele che teneva la morbida manina, che udiva il trillo
+della voce puerile. Era Adele che imponeva il silenzio in casa, e faceva
+aspettare i pasti quando Nancy componeva. E quando Nancy aggrottava le
+sopracciglia, passandosi una mano sulla fronte con quel rapido gesto che
+le era famigliare, Adele rideva; e la sua squillante risata milanese
+faceva prendere il volo a tutte le farfalle della fantasia! Adele
+metteva ordine nelle cose di Nancy, e aveva buttato via le
+primole disseccate che Nancy aveva colte con Edith nei boschi
+dell'Hertfordshire. E la fila di perline azzurre che Edith le aveva
+messo al collo il giorno che era partita per Davos, Adele l'aveva
+regalata alla figlia del portinaio. Aveva anche stracciato le poesie
+scritte dalla piccola Nancy in Inghilterra, perchè, tanto, erano vecchie
+cose che nessuno capiva!
+
+E così fluirono i mesi, svanirono gli anni: ed Edith passò fuori dalla
+memoria di Nancy. Pianamente, mitemente, con passo leggiero, la dolce
+virginea figura uscì dal suo ricordo, e si dileguò. Poichè fanciulli e
+poeti sono immemori ed egoisti. E un fanciullo che è poeta, è
+doppiamente egoista e doppiamente immemore.
+
+
+Quando Nancy ebbe quindici anni, una casa editrice milanese accettò il
+suo primo libro: un ciclo di liriche. La posta che portò le prime bozze
+di stampa alla giovanissima poetessa, portò anche una lettera, listata
+di nero, dalla Svizzera per sua madre.
+
+--Mamma,--gridò Nancy togliendo dalla larga busta i fogli stampati e
+facendoli trionfalmente sventolare;--guarda! Ma guarda, mamma, le bozze!
+Questo è il ~mio libro~! pensa che è il mio libro!--E la fanciulla,
+chinando il viso sui sciolti fogli li baciò.
+
+Valeria aveva aperta la lettera listata di nero, ed ora la contemplava
+pallida, con gli occhi inondati di pianto.
+
+--E' morta Edith,--disse con voce tremante.
+
+--Oh, poveretta!--esclamò Nancy.--Che dispiacere! Non piangere, non
+piangere, mamma adorata!--E baciò leggermente i capelli di sua madre.
+Poi si rivolse alle bozze, e trepida e solenne ne voltò la prima pagina.
+
+--E' morta giovedì mattina,--singhiozzò Valeria.--Oh, Nancy, Nancy! E tu
+non sai come ti amava.
+
+No, Nancy non sapeva.
+
+Nè udiva più sua madre. Davanti a lei stava la sua prima poesia
+stampata. La striscia dei brevi versi in mezzo al largo foglio bianco,
+le pareva un sentiero...
+
+E via per questo fantastico sentiero Nancy s'avviò, con occhi stellanti
+e mattutini, là dove il richiamo dell'amore o della morte non le
+giungeva più--guidando l'allucinante turba dei suoi sogni verso le lande
+favolose dell'immortalità.
+
+
+
+
+XII.
+
+
+Così Valeria vide esaudito il suo voto. Sua figlia era un genio. E un
+genio riconosciuto e glorificato come solo i paesi latini glorificano e
+riconoscono i proprii grandi. Nancy passò dal soave crepuscolo della
+puerizia all'abbagliante clamore della celebrità. Gli inesperti suoi
+passi tremarono sulle vette. E il giovane capo le fu cinto di
+splendori. Fu intervistata e citata, imitata e tradotta, invidiata e
+adorata. Aveva più innamorati che una prima ballerina, e più nemici che
+un primo ministro.
+
+Al ben ordinato appartamento in via Durini, non veniva più la gente
+mitemente frivola che alla zia Carlotta piaceva. No. La casa era sempre
+piena di poeti. Poeti che restavano a pranzo, che suonavano il
+pianoforte, che parlavano sempre di sè stessi ad altissima voce e che
+trattavano lo zio Giacomo come se fosse il portinaio.
+
+Sedevano intorno a Nancy e le leggevano i loro versi. E le critiche dei
+loro versi. E le loro risposte alle critiche dei loro versi. V'erano dei
+tempestosi poeti con barbe in punta; dei fortunati poeti coi baffi
+all'insù; dei cupi poeti non stampati; e dei poeti negligenti che si
+lavavano poco.
+
+Vi fu anche un poeta che portò via un soprabito dall'anticamera. La zia
+Carlotta disse che era il Probabilista, quello dai capelli lunghi,
+autore della «Melica Cantata Essenziale».
+
+Ma Adele sosteneva che era il Futurista, cantore del «Verbo della
+Magnifica Sterilità».
+
+In breve giunse una lettera da Roma, collo stemma della Real Casa.
+
+La dama d'onore di Sua Maestà la Regina era incaricata di invitare
+Giovanna Desiderata a leggere i suoi poemi al Quirinale, alle quattro e
+mezzo del venerdì seguente.
+
+Subito la casa fu sossopra; dapertutto e ad ogni istante, mentre si
+facevano i bauli e perfino durante i pasti, la zia Carlotta, Adele,
+Valeria e Nancy si esercitavano a far delle profonde riverenze e dei
+baciamani--chiedendosi esterrefatte se si doveva dire «Vostra Maestà»
+ogni volta che si parlava, o solo casualmente, di quando in quando.
+
+Partirono subito per Roma. Ordinarono per Nancy una veste sontuosa e un
+grande cappello piumato. E, giunto il fausto giorno, Nancy, con una
+veletta bianca calata per la prima volta sul viso infantile, in guanti
+troppo stretti, e tenendo il volumetto de' suoi versi serrato al cuore
+trepidante, si recò al Quirinale, accompagnata da Carlotta, Adele e
+Valeria, tutte in grandi boa di piume bianche.
+
+Una dama d'onore, dalla veste semplice e dalla voce dolce, le ricevette;
+e, sorridendo un poco, spiegò che soltanto Nancy era attesa e poteva
+essere ricevuta. Disse poi a Nancy di alzare il velo e di togliersi il
+guanto della mano destra. Carlotta, Adele e Valeria abbracciarono Nancy
+come se partisse per un lungo viaggio, e le fecero il segno della croce
+sulla fronte, e molte raccomandazioni. Quindi la dama di Corte la
+condusse per una fila di sale gialle, di sale azzurre, di sale
+rosse--fino alla sala bianca ed oro dove la Regina l'avrebbe ricevuta.
+
+Quasi subito la porta si aprì e la Sovrana entrò. Aveva la veste ancora
+più semplice e la voce ancora più dolce della sua dama d'onore, e mosse
+sorridendo incontro alla figurina, timida, sotto l'immenso cappello
+piumato. Allora Nancy dimenticò la riverenza imparata e il saluto tante
+volte ripetuto. Fissando gli occhi timorosi e infantili sulla bionda e
+clemente visione, con un piccolo singhiozzo, afferrò e strinse al cuore
+la mano bianca che si porgeva a lei.
+
+La Regina d'un tratto si chinò verso di lei e la baciò.
+
+... Era tardi, quasi buio, quando Nancy, pallidetta e trasognata, tornò
+dove l'aspettavano sua madre, sua zia e sua cugina. Queste terminavano
+appunto un nervoso rinfresco di dolci e vini, con un gentiluomo in
+divisa in piedi presso a loro, e due lacchè incipriati che le servivano.
+Tutte e tre si alzarono quando Nancy apparve, mettendosi
+affrettatamente i boa; e se ne andarono, scortate e riverite dal
+gentiluomo in uniforme, che--disse la zia Carlotta--«era probabilmente
+il Duca d'Aosta». Un altro lacchè incipriato le condusse sino alla
+carrozza reale, che aspettava per ricondurle all'albergo.
+
+Durante il tragitto Nancy parlò poco, e la zia Carlotta e Adele la
+interrogarono invano. Seduta nell'ombra della carrozza, con gli occhi
+chiusi, teneva stretta la mano di sua madre e non sapeva dire alla zia
+Carlotta neppure che cosa le avessero offerto da mangiare! «Del thè?»
+Sì, del thè. «E delle paste?» Sì, delle paste. «Ma che genere di paste?
+e che cosa d'altro?».
+
+Nancy non si ricordava.
+
+«E come era vestita la Regina? Di bianco?» No, non di bianco. «Era
+vestita di seta? O di pizzo nero?» Nancy non lo sapeva. Non aveva visto.
+
+«E che gioielli aveva?» Nancy non se ne poteva ricordare. «E l'aveva poi
+chiamata «Maestà» o «Signora»?» Nancy non sapeva. Le pareva di non aver
+detto nè l'uno nè l'altro.
+
+Allora sua madre le chiese timidamente:
+
+--E le tue poesie, le sono piaciute?
+
+E Nancy strinse forte la mano di sua madre e disse:
+
+--Sì.
+
+Carlotta e Adele rimasero convinte che la visita di Nancy era stata un
+fiasco. Certo aveva fatto delle _gaffes_!... Si era dimenticata di fare
+riverenze e non aveva mai detto «Maestà». Tuttavia all'albergo parlarono
+molto e con tutti del pomeriggio passato al Quirinale; e finsero di non
+essere sorprese quando all'indomani il portiere portò a ciascuna di loro
+una busta, con dentro il ritratto firmato della Regina, e per Nancy uno
+scrigno con monogramma e corona contenente una spilla di smalto azzurro
+con le iniziali reali in brillanti.
+
+Nancy comperò un diario--un piccolo libro celeste e oro--e scrisse sulla
+prima pagina la data e un nome. Il nome di un fiore--il nome della
+Regina.
+
+Tornarono a Milano come in un sogno. Una folla di amici le aspettava
+alla stazione, e, primo fra loro, lo zio Giacomo, raggiante, con al
+fianco il Figliol prodigo, Nino, che da otto anni non si era fatto vivo
+a Milano. Alla sua vista Adele si fece rossa come una brage e Valeria
+bianca come un lino. E Nino ben se n'accorse; e sorrise, e si arricciò i
+baffi; e nell'aiutarle a scendere dal vagone, le baciò tutte e due,
+forte su ambo le guancie. Nancy non si ricordava affatto di lui. Lo
+guardò con occhi gravi mentre egli le descriveva un certo grembiulino
+rosa che ella portava da piccina in Inghilterra, e cercava di farle
+ricordare un teatrino di marionette, di cui a quell'epoca una Fräulein
+Meyer o Müller era direttrice di scena. Le chiese anche conto di una
+fossetta, come quella di sua mamma, che da bambina possedeva nella
+guancia sinistra--e Nancy rise, e subito la fossetta riapparve,
+incavandosi come una piccola coppa rosea nella tonda guancia giovanile.
+Valeria sorrideva colle lacrime agli occhi, e Nino, ciò vedendo, la
+baciò. Poi si permise di baciare anche Nancy. E infine baciò anche Adele
+che pareva aspettarselo. Allora lo zio Giacomo, molto impazientito, li
+fece correre fuori dall'affollata stazione, e li spinse nelle due
+vetture che aspettavano. Nino, all'ultimo momento, salì nella carrozza
+con Valeria, Nancy e la zia Carlotta, dove si stava pigiati e stretti.
+
+Durante il tragitto egli non s'informò nè di Roma nè del Quirinale, e
+neppure parlò della propria lunga e misteriosa assenza. Citò dei versi
+di Baudelaire e di Mallarmé, senza nesso nè coerenza, ma con voce
+commossa e vibrante che faceva senso.
+
+--I tuoi versi, cuginetta,--disse a Nancy,--non li cito. Sono
+sacrosanti.--E aggiunse piano:--Le mie labbra sono indegne.
+
+Poi, distrattamente, prese a recitare Richepin:
+
+ _Voici mon sang et ma chair,
+ Bois et mange!_
+
+E lo disse, guardando fisso Valeria che gli sedeva rimpetto. Ella si
+fece di nuovo pallidissima; ma gli occhi che la fissavano non vedevano
+lei.
+
+Nino e lo zio Giacomo restarono a pranzo dalla zia Carlotta, e alla
+sera, due dei soliti poeti--un probabilista, ed uno di quelli poco
+lavati--vennero a ossequiare la poetessa.
+
+Nancy sedeva ritta e sottile, in poltrona, e i poeti le urlavano
+d'intorno.
+
+--Che cosa pensi di D'Annunzio?--le chiese Nino, profittando, per farsi
+udire, di un istante in cui i due poeti prendevano fiato.
+
+--Non l'ho letto,--disse Nancy.--Non ho letto nulla, nè nessuno.
+
+--Brava! così si fa,--gridò Muggi, l'illavato, annuendo colla testa
+scarmigliata. Non legga nulla e conservi la propria individualità!
+
+--Legga tutto, legga tutto, e coltivi la forma,--gridò il probabilista
+Raffaelli.
+
+Durante la discussione che seguì, le voci dei due poeti formarono un
+muro di strepito intorno a Nino e a Nancy, che li isolava permettendo
+loro di discorrere insieme.
+
+--Quanti anni hai?--chiese Nino, guardandole la fronte blanda su cui le
+sopracciglia si stendevano come ali tranquille sopra gli occhi ridenti.
+
+--Ho sedici anni,--disse Nancy, e la fossetta s'incavò.
+
+Ma Nino non sorrise.
+
+--Sedici anni!--mormorò.
+
+E perchè i suoi occhi erano avvezzi alle tristi linee di un volto
+appassito, alla tragica amarezza di una bocca stanca, il suo cuore cadde
+vinto e conquiso ai piedi della dolce e calma giovinezza di Nancy. Era
+inevitabile.
+
+--Sedici anni!--ripetè, guardandola con grande meraviglia.--Ma chi più
+al mondo ha sedici anni?--E la sua anima si prosternò, non davanti
+all'ispirata autrice dei poemi che tutt'Italia adorava, ma davanti alla
+bambina di cui gli occhi erano così limpidi sotto al volo tranquillo
+delle sopracciglia.
+
+E fu la fredda manina della vergine, non il polso del poeta, che liberò
+il suo cuore dalla stretta di quelle altre mani di donna--oh, le bianche
+e ben ricordate mani!--dove le vene azzurre e un po' turgide segnavano
+il corso più lento del sangue: quelle tristi vene azzurre che
+suscitavano la sua pietà, e strangolavano il suo desiderio.
+
+--Posso chiamarti col tuo vero nome?--domandò.
+
+Nancy rise.
+
+--Chiamami come vuoi.
+
+--«Desiderata!»,--diss'egli lentamente, e il colore abbandonò il suo
+viso mentre profferiva quel nome.
+
+Quella sera Nancy scrisse sulla seconda pagina del suo diario una data e
+un nome. Poi li cancellò. E la Regina rimase sola nel librino celeste e
+oro.
+
+
+Dalla visita al Quirinale in poi, ogni mattina alle otto, il cioccolatte
+e le lettere di Nancy le venivano portate da Adele stessa, che
+considerava un ufficio d'onore il poter servire la piccola Saffo
+d'Italia.
+
+Entrava piano, in pantofole e vestaglia, colla lunga treccia nera
+pendente, e poneva il vassoio accanto al letto di Nancy; poi apriva le
+imposte e veniva a sedere presso la cuginetta. Mentre Nancy, come una
+principessina indolente, sorbiva col dito mignolo in aria, il suo
+cioccolatte, Adele apriva la corrispondenza. Leggeva ad alta voce
+anzitutto i ritagli di giornale che parlavano di Nancy; poi le domande
+di autografi, che venivano accuratamente messe da parte. Di queste
+s'incaricava Adele, che, secondo lei, scriveva l'autografo di Nancy
+meglio di Nancy stessa.
+
+--Trovo che assomiglia di più alla tua firma quando la scrivo io, che
+quando la scrivi tu,--diceva Adele.
+
+Indi le poesie e le lettere d'amore venivano lette e commentate con
+squillanti risa; e infine le lettere di affari si mettevano via e
+nessuno le leggeva.
+
+Era tanta la gente che veniva a parlare a Nancy di ciò che essa aveva
+scritto, che non le restava più il tempo di scrivere cose nuove.
+
+Ma la sua alacre fantasia era stimolata da tutti i modernisti e
+simbolisti, i futuristi ed ultraisti che le recitavano le loro opere. E
+nelle lunghe sere sotto il chiarore della lampada famigliare, mentre la
+zia Carlotta e lo zio Giacomo giocavano a briscola, Nino, appoggiati i
+gomiti alla tavola, leggeva le «Rime Nuove» di Carducci alle tre donne
+ascoltanti--Valeria, Adele e Nancy--che sedute nelle grandi poltrone,
+con le palpebre abbassate e le mani in grembo, parevano un trittico
+delle Stagioni d'Amore.
+
+Valeria sedeva sempre un po' in disparte, nell'ombra; e se qualcuno le
+parlava, essa rispondeva piano, con breve dolcezza, e col sorriso
+spento. Le sue fossette si erano nascoste in due piccole linee che le
+solcavano le guancie. Valeria non era più Valeria. Era la madre di
+Nancy. Essa si era ritratta nell'ombra dove seggono le madri, dagli
+occhi miti che nessuno guarda, dalle bocche dolci che nessuno bacia,
+dalle mani bianche che benedicono e rinunziano.
+
+Era la sua creaturina, era il «béby» che l'aveva spinta colà.
+Inesorabilmente, col primo gesto delle minuscole mani, col primo tocco
+delle fragili dita premute sul seno materno, la bambina aveva
+discacciato la madre dal suo posto al sole: l'aveva dolcemente,
+inesorabilmente, sospinta fuori dalla gioia, fuori dall'amore, fuori
+dalla vita--verso l'ombra dove seggono le madri con miti occhi di cui
+nessuno conta le lagrime, con dolci bocche di cui nessuno chiede i baci.
+Nancy prima d'altri aveva preso il suo posto al sole; che, se quasi
+sempre i figli, simili ai pettirossi, sono gli inconsci e istintivi
+carnefici dei loro vecchi, il giovane Genio è un'aquila, che balza
+inatteso dal nido d'una colomba; e, sbattendo le ali noncuranti e
+devastatrici, per vivere distrugge, per nutrirsi divora, per creare
+annienta.
+
+
+--Nancy!--esclamò Adele, irrompendo un giorno nella camera della
+cugina,--c'è qui un inglese che vuol vederti. Vieni presto. Io non
+capisco una parola di quello che dice.
+
+--Oh! mandagli la mamma,--rispose Nancy.--Io ho dimenticato tutto il mio
+inglese. E poi voglio leggere fino in fondo questo pernicioso Gabriele.
+
+--Tua madre è uscita. Vieni, suvvia!
+
+E Adele le accomodò con un colpetto e una tiratina i capelli, e poi la
+spinse nel salotto, dove l'inglese aspettava.
+
+Questi si alzò--era un uomo alto, tutto sbarbato; e gli occhi erano
+buoni e ingenui nella sua faccia dura.
+
+Nancy stese la mano dicendogli in italiano:
+
+--Buon giorno.
+
+Egli rispose in inglese:
+
+--~How do you do?~--E continuò:--Il mio italiano è molto deficiente.
+Posso parlare inglese?
+
+Nancy sorrise.
+
+--Lei può parlarlo, ma io posso non comprenderlo.
+
+Però lo comprese assai bene.
+
+Egli le disse che slava scrivendo per la «Fortnightly Review» un saggio
+critico sulle poesie di Nancy, con una traduzione in prosa di alcune
+delle liriche; e desiderava di chiudere l'articolo con un «aperçu» delle
+sue mire e dei suoi intenti... Che cosa scriveva adesso?
+
+--Nulla,--fece Nancy con un lieve gesto delle mani, un gesto di inerzia
+latina che egli trovò grazioso.--Non faccio nulla.
+
+--Peccato!--disse l'inglese.--Intendo questa vostra dolce parola
+italiana in ambo i suoi significati, di rammarico e di colpa.
+
+Nancy abbassò il capo con aria triste.
+
+--Perchè non lavorate?--domandò severamente lo straniero.
+
+Nancy ripetè il suo piccolo gesto sconfortato.
+
+--Non lo so,--disse. E soggiunse con un sorriso:--Noi italiani parliamo
+tanto che sperdiamo, dicendole, tutte le belle cose che potremmo
+scrivere.
+
+Adele, presso la finestra, alzò il capo.
+
+--Che sia perciò,--disse ridendo,--che la nostra letteratura è così
+noiosa e i nostri Caffè così divertenti?
+
+Nancy rise. E l'inglese, rivolto a lei, disse:
+
+--Ma è possibile che i vostri pensieri, una volta detti, non esistano
+più?
+
+--Oh, più, più!--disse Nancy.--Volano via, come... oh! come quei fiori
+diafani e tondi, quasi di piuma, nei prati... Sapete pure! quelli che a
+soffiarli vi dicono l'ora? Io sempre sapevo l'ora così, quando ero
+bambina in Inghilterra. Come si chiamano quei fiori?...
+
+--«Dandelions»,--disse l'inglese. E gli parve che quella infantile
+reminiscenza la ravvicinasse assai al suo cuore; e subito le parlò
+della sua casa nella contea di Kent, dove il suo vedovo padre Sir
+Frederick Kingsley e la sua unica sorellina, vivevano circondati da un
+vasto parco antico, tutto ombre e silenzi verdi.
+
+--Mi fate venir la nostalgia,--disse Nancy.
+
+Il signor Kingsley parve contento.
+
+--Voi dunque ricordate l'Inghilterra?
+
+--Oh no!--disse Nancy.--Io ho sempre la nostalgia di cose che non
+ricordo, o di cose che non ho conosciuto mai.
+
+Sorrise; ma nei suoi occhi oscillava la tristezza solitaria dell'anima
+del sognatore.
+
+L'inglese tossì, perchè gli argomenti astratti lo imbarazzavano.
+
+Poi, con fare tranquillo e metodico, disse:
+
+--Spero che lavorerete molto e che farete delle grandi cose.
+
+
+Nancy decise che così farebbe. Si alzò per tempo l'indomani, e scrisse
+nel suo diario: «Incipit vita nova». Poi fece un elaborato orario per
+l'impiego di tutte le sue giornate, e una lista delle cose che voleva
+scrivere: concetti e idee che da mesi le turbinavano nella mente, ma che
+sempre erano disperse da frivole visite e futili conversazioni.
+
+Si sentì impaziente, e felice, e smaniosa di cominciare! Il grande
+foglio di carta bianca le stava davanti come una meravigliosa terra
+inesplorata, piena di splendide promesse e d'infinite possibilità.
+Tremante e lieta, Nancy vi tracciò sopra coll'indice reverente il segno
+della croce.
+
+Poi qualcuno bussò alla porta.
+
+Era Clarissa Della Rocca, la sorella maritata di Nino, lunga, linda e
+liscia in vesti attillate.
+
+--~Mes amours!~--esclamò abbracciando Nancy, e premendole in fretta il
+mento sull'una e l'altra guancia.--Metti il cappello e vieni giù con me.
+C'è Aldo che è arrivato dall'America. Figùrati. Aldo! Ma come? non l'hai
+mai visto? mio cognato? il fratello minore di Carlo? Bello come un
+accordo in re minore! (L'ha detto lui, parlando di sè). Ma vieni, vieni
+a vederlo. Siamo giù col tilbury: proviamo i due nuovi sauri di mio
+marito. Ho voluto esserci anch'io, ma adesso ho paura; quei cavalli sono
+indemoniati! E ho bisogno d'attaccarmi a qualcuno!
+
+--Attaccati ad Aldo,--disse Nancy ridendo.
+
+--Impossibile! è lui che guida. E poi, ha un caratteraccio! Vieni,
+vieni. Sarà più amabile se ci sei tu.
+
+--Ma se non mi conosce,--fece Nancy colla penna ancora in mano, e
+guardando il foglio di carta ancora bianco.
+
+--Appunto per ciò! Aldo è sempre amabile con le persone che non conosce.
+Vieni presto, ~ma chérie~! ti dico che Aldo è un incanto!... Decorativo
+come un gobelin! E poi, figurati che è stato in America, in un selvaggio
+e solitario «ranch» del Texas! Parla inglese e tedesco, e canta come un
+angelo. Fatti bella, ~mon chou aimé~!
+
+Nancy indossò rapida una lunga giacca chiara, e si appuntò il cappello
+senza guardarsi nello specchio.
+
+Clarissa, che la osservava di sotto alle lunghe palpebre, disse:
+
+--~Mon Dieu~!--Poi chiese subitanea:--Quanti anni hai?
+
+--Quasi diciassette,--rispose Nancy cercando i guanti.
+
+--~Quelle veine~!--sospirò Clarissa.--Sei pronta?
+
+Sì, Nancy era pronta.
+
+--E non badarci,--disse Clarissa,--se ti dò dei pizzicotti! Il cavallo
+di destra s'impenna.
+
+Scesero le scale correndo, e davanti alla porta nel tilbury, videro Aldo
+Della Rocca, che teneva, con redini tese, i sauri impazienti. Colla
+punta della frusta solleticava le loro orecchie, perchè s'inalberassero,
+col collo curvo e la bocca schiumante.
+
+Egli era davvero «un incanto». Il suo profilo, come Nancy lo vedeva
+spiccare sul chiaro cielo di giugno, era simile a quello dell'Hermes di
+Prassìtele. Ed ella notò i lucidi capelli ondulati splendenti di un nero
+quasi azzurro, quando, salutandola, egli sollevò il cappello--con un
+largo gesto, un poco affettato, che la fece sorridere.
+
+Salirono leste, e sedettero dietro a lui; gli impetuosi cavalli
+staccarono il trotto, e balzarono giù per il corso e fuori verso i
+bastioni con passo velocissimo.
+
+Di quando in quando Clarissa dava un piccolo grido spaurito, ma poichè
+Aldo pareva non accorgersene, ella presto cessò.
+
+--Ebbene? Cosa t'ho detto? Vedi come è seraficamente bello?--disse,
+accennando con dito estatico la schiena rigida e snella del
+cognato.--Sempre dico a Carlo: Ah, perchè, perchè il destino non ha
+voluto ch'io incontrassi prima di te l'apollineo tuo fratello?
+
+Nancy sorrise:
+
+--Ma mi pare molto giovane questo signore.
+
+--Ha ventiquattro anni, viperetta che sei!--disse Clarissa,--del resto,
+è stato tanto viziato dalle donne di Napoli, che potrebbe avere mille
+anni, per tutto quello che sa!
+
+--Bah! che orrore!--fece Nancy guardando sdegnosamente le inconscie
+spalle davanti a lei, e il colletto alto, e i lucidi capelli neri, e
+infine l'irreprensibile cappello, correttamente piantato in cima a tutto
+ciò.
+
+--Oh, sì! Aldo è un orrore! Ma quanto è visualmente dilettevole!--E
+Clarissa rise piano, giù nella gola, come una tortora innamorata.
+
+Aldo volse verso di loro il mirabile profilo.
+
+--Vi condurrò sulla strada di Monza,--disse.
+
+--Oh Dio! No!--fece Clarissa,--non su quella brutta stradaccia noiosa
+dove nessuno ci vede.
+
+--Oggi conduco a passeggio i cavalli, non le tue «toilettes»,--replicò
+suo cognato, e si volse, prendendo a rapido trotto per la via di Monza.
+
+--~Il est si spirituel!~--disse ridendo Clarissa, che ad ogni più
+piccola emozione traboccava nel francese.
+
+La lunga via polverosa fiancheggiata di platani, si stendeva davanti a
+loro; ed i sauri andavano come il vento.
+
+A un tratto, vicino alle prime case di Sesto, sentirono che Aldo frenava
+subitamente, e si sporsero per vederne la ragione. A pochi metri davanti
+a loro, in mezzo alla via, due donne e un uomo si dibattevano,
+avvinghiati, ansanti, mentre un gruppo di bambini li guardava spaventati
+da una porta. Il nodo umano si contorceva in sinistro silenzio. L'uomo
+di cui, anche da lontano, Nancy vedeva i capelli scompigliati e la
+faccia paonazza, era riuscito a liberare un braccio dalla stretta
+convulsa delle donne, ed ora, con rapido moto, strappò dalla tasca
+qualche cosa su cui il sole balenò.
+
+--Dio! Ha un coltello o un revolver!--sussurrò Nancy.
+
+Anche le donne avevano veduto, e urlavano, aggrappandosi a quel braccio
+levato, e invocando aiuto.
+
+Rapida, Nancy sporse in avanti le piccole mani vigorose:
+
+--Posso tenerli io i cavalli,--disse, e afferrò le redini.
+
+Aldo si volse sorpreso:
+
+--Ma cosa fa? ma perchè?--poi s'interruppe.
+
+Ella gli lesse un dubbio in viso, ma lo fraintese.
+
+--Ma sì, posso! posso!--gridò.--Vada presto! non tema per noi!
+
+Egli fece una piccola smorfia curiosa, quasi un sorriso, poi saltando
+dalla vettura traversò la strada correndo e si slanciò sul gruppo
+selvaggio, che si dibatteva, piegando in qua e in là come sbattuto dai
+marosi. L'uomo ruggiva, sempre col braccio teso in aria. In un attimo
+Della Rocca gli fu addosso, e torcendogli la mano, gli strappò dalle
+dita la rivoltella.
+
+Con rapido atto ne aprì la canna, scotendo per terra le cartucce. Poi
+gettò l'arma a un uomo che accorreva con altri da una vicina osteria.
+Indi in due salti fu di nuovo davanti al tilbury. Alzò i bellissimi
+occhi su Nancy, e sollevando il cappello con quel gesto largo e
+affettato che già prima l'aveva fatta sorridere, disse:
+
+--Perdoni se l'ho fatta aspettare!
+
+--Dio! Che ~poseur~,--esclamò Clarissa, che fino allora aveva tenuto gli
+occhi chiusi e le orecchie turate per non vedere nè sentire.
+
+Della Rocca sorrise, e, balzando in scerpa, prese le redini dalle mani
+protese e tremanti di Nancy. Essa si lasciò ricadere al suo posto,
+snervata e turbata. I cavalli diedero un balzo e ripresero la strada.
+
+--Che sangue freddo!--disse Clarissa prendendo fra le sue una manina di
+Nancy.
+
+--Sì,--disse la fanciulla guardando ora con approvazione le spalle
+rigide, i capelli neri e l'irreprensibile cappello davanti a lei.--Mi
+piacciono gli uomini coraggiosi.
+
+Clarissa diede un piccolo strillo.
+
+--Ih! Che dici? Non è mica Aldo che è coraggioso, sei tu! Aldo è
+prudente come una lepre. Ma essendo anche un incorreggibile posatore,
+non manca mai l'occasione di un effetto.--E Clarissa imitò il saluto di
+Della Rocca, sollevando con gesto di principesca grazia un immaginario
+cappello.
+
+Nancy rise. Ma non credette una sillaba del discorso sulla lepre.
+
+Quando la lasciarono alla porta di casa sua, ella rispose al profondo
+saluto di Aldo con un piccolo cenno della testa, serio e soave; poi
+corse su per le scale ed entrò nella sua camera.
+
+Sul suo scrittoio giaceva una lettera, non aperta. Ma Nancy non si curò
+di guardarla. Già, era di Nino... Egli le scriveva ogni mattina e veniva
+a trovarla ogni sera.
+
+Nancy corse subito sul balcone. Ma il tilbury aveva già svoltato
+l'angolo e non si vedeva più.
+
+Nancy rientrò nella sua stanza e si tolse lentamente i guanti. Sentiva
+una grande e irragionevole gioia per il fatto che i polsi le dolevano
+ancora dallo sforzo fatto per tenere le redini, e che le sue delicate
+dita erano contuse e indolenzite. Dalla finestra aperta entrò il vento,
+e sparpagliò tutte le carte che erano sulla scrivania.
+
+Sparpagliò la lista di ciò che Nancy doveva fare; e l'orario delle sue
+giornate; e la lettera di Nino; e portò via, svolazzante e vano, il
+grande foglio di carta--il bianco foglio, pieno di splendide
+possibilità, su cui Nancy aveva tracciato con indice riverente il segno
+della croce.
+
+
+
+
+XIII.
+
+
+Quando l'inglese tornò per portarle il numero della «Fortnightly»
+contenente il suo articolo, «Una poetessa italiana», trovò che Nancy non
+aveva lavorato affatto. Era lì, sorridente e soave; e oziosa come prima;
+e la sala era piena di gente.
+
+Egli venne presentato alla madre, che trovò mite e gentile; e alla
+vigorosa zia Carlotta, dalla squillante voce milanese.
+
+--Temo, mamma mia,--disse Nancy, poggiando la chioma ondeggiante al
+braccio di Valeria e alzando al nuovo amico gli occhi d'aurora,--temo
+che il signor Kingsley pensi che sono una persona senza carattere.
+
+--Alla tua età--intervenne la zia Carlotta--non si deve aver carattere.
+Basta avere una bella carnagione e un buon appetito.
+
+E Valeria rise e disse:
+
+--E' vero! Una ragazza italiana non deve avere una individualità propria
+fin che non si marita; allora il marito può formarle il carattere a
+seconda del suo gusto.
+
+Il signor Kingsley sorrise. Poi chiese a Nancy:
+
+--Perchè devo credere che ella è senza carattere?
+
+Nancy sospirò.
+
+--Perchè mi ha detto di lavorare, e io l'ho promesso. E non l'ho fatto.
+
+--Come? Non ha fatto proprio niente da che venni l'ultima volta?
+
+Nancy crollò il capo.
+
+--E non ha pensieri, imagini, concetti che la incalzano, che le chiedono
+espressione e vita?
+
+--Oh! sì!--disse Nancy, col piccolo gesto rapido della mano sulla
+fronte, che da bimba le era così familiare.--Pensieri e imagini
+sbocciano e ondeggiano nella mia mente come fiori in un giardino; ma
+tutte queste visite...--e Nancy si guardò attorno nella sala piena del
+mormorìo e del riso di gente estranea,--ahimè! ora di sera il mio
+giardino è spoglio, perchè ho colto tutti i miei fiori e li ho regalati
+via!
+
+L'inglese dimenticò di essere inglese, e disse quello che pensava.
+
+--Vorrei portarvi via, e rinchiudervi per un anno in una stanza con dei
+libri, una tavola, un calamaio e niente altro,--disse.
+
+--Oh, come lo vorrei anch'io!--esclamò Nancy.--Neanche un'anima mi
+dovrebbe parlare! E quando avessi fame mi fareste passare del
+«plum-cake» per la finestra.
+
+L'inglese rise, del riso breve e subitaneo di chi ride poco.
+
+--E io starei di fuori con un fucile--disse--a camminare su e giù.
+
+Nancy lo guardò, e un pensiero timido e rapido--come un uccelletto che
+entri a volo in una finestra aperta--si affacciò un istante alla sua
+mente. Forse sarebbe dolce di avere, fra lei ed il mondo, questa severa
+ed energica sentinella; dolce, forse, di sentire la fermezza del suo
+tocco sulla sua spalla, obbligarla al lavoro, a quel lavoro che essa
+amava tanto e che pure era pronta a trascurare per rispondere
+all'appello di ogni voce passante. Quel grave viso affronterebbe la vita
+per lei, quelle forti spalle porterebbero i suoi fardelli, quegli occhi
+semplici e onesti le guarderebbero nell'anima e la serberebbero pura e
+serena... Poi il pensiero alato volò fuori dalla finestra della sua
+mente. La porta si aprì e il Destino entrò nella sua vita.
+
+Era Aldo Della Rocca, più che mai visualmente dilettevole. Con lui
+venivano Nino e sua sorella Clarissa.
+
+Nino pareva triste e depresso. La Villari lo tempestava di lettere, la
+sua coscienza lo tenagliava di rimorsi. E Aldo Della Rocca, colla sua
+presuntuosa bellezza, gli urtava i nervi.
+
+--Come? Nino! di nuovo qui?--disse Nancy ridendo.--Mi hai detto iersera
+che d'ora innanzi non saresti più venuto che due volte alla settimana.
+
+--Precisamente,--rispose Nino.--Ieri era l'ultima visita della
+settimana scorsa e questa è la prima visita di questa settimana.
+D'altronde Della Rocca m'ha detto che veniva qui, per cui ho sentito che
+potevo venir anch'io. Naturalmente, ho fatto il possibile per liberarmi
+poi da lui e venir solo, ma egli è appiccicaticcio e persistente come
+una zanzara, e per ciò non sono venuto solo.
+
+--Che spiegazione complicata!--disse Nancy, volgendosi con un sorriso a
+salutare Della Rocca.
+
+Anche questi sorrise. E il suo sorriso era improvviso e risplendente,
+come se d'un tratto mille lumi si fossero accesi in fondo ai suoi occhi.
+Si chinò sulla mano che Nancy gli porgeva.
+
+--Schiavo suo, signora,--disse col fare aggraziato e cerimonioso dei
+meridionali.
+
+La voce stridente di Clarissa s'interpose:
+
+--Nancy! Aldo non fa che leggere i tuoi versi giorno e notte. Li ha
+anche messi in musica! Deliziosi! potrebbero essere di Tosti o di
+Richard Strauss o di Hugo Wolff! Faglieli cantare.
+
+Poi Clarissa veleggiò intorno alla sala, salutando i poeti, molti dei
+quali conosceva, e facendosi presentare l'inglese, Mr Kingsley. Subito
+Clarissa gli fece molte domande su Londra e poi, senza curarsi di
+sentire le sue risposte, se n'andò, con grande fruscìo e cinguettìo, a
+una conferenza francese su «Napoléon et les femmes». Adele e la zia
+Carlotta la accompagnarono.
+
+I poeti, appena ebbero bevuto il thè, se ne andarono anch'essi. Allora
+Della Rocca si mise al pianoforte, e preludiando pianamente, passò da
+armonia in armonia, alle romanze da lui composte per Nancy.
+
+Suonava con la testa china, e i morbidi capelli gli cadevano cupi sulla
+metà del viso, facendolo somigliare a un fratello minore del «Cristo» di
+Velasquez. Egli aveva il talento musicale d'un monello di Napoli, e la
+voce di un arcangelo che avesse studiato il canto in Germania. Nancy
+sentì salirle agli occhi delle lagrime felici, e il nitido profilo
+curvilineo di Della Rocca oscillò davanti a lei. Il signor Kingsley, nel
+suo angolo presso alla finestra, taceva. Valeria sedeva muta nell'ombra
+con un lavoro in mano; e Nino, infastidito e imbronciato, fumava
+sigaretta su sigaretta e sbadigliava.
+
+Nancy, sporta in avanti con le mani giunte, ascoltava le parole create
+da lei e che ora, nella loro veste d'armonia, le parevano più soavi,
+come una schiera di bimbi che appaiono più belli se adorni di rilucenti
+vesti e coronati di rose. Ella aveva mandato fuori nel mondo le sue
+poesie nude e selvaggie, nella loro innocente e appassionata immaturità.
+Ed ecco: egli gliele riconduceva ammantate di melodie argentee, pieganti
+sotto il chiarore di accordi di settime diminuite, velate d'armonia, e
+portate trionfalmente su palanchini di suoni ritmici--soavi e altere
+come le giovani sorelle d'una regina.
+
+Mr Kingsley, stringendo le labbra sottili, osservava la testa
+nero-splendente di Della Rocca che dondolava e oscillava seguendo la
+frase del canto; egli si sentiva contrarre in gola la propria buona voce
+di baritono inglese, e, urtato dalla larga morbidezza del fraseggiare
+italiano, si domandava come mai «questi idioti latini» sapessero cantare
+così.
+
+Poi guardò Nancy, che aveva chiuso gli occhi; e guardò Nino, che nella
+seggiola a dondolo sbadigliava fissando il soffitto.
+
+E, a un tratto, sentì di doversene andare. Si alzò con atto impulsivo, e
+Nancy, con gli occhi ancora perduti dietro la musica, gli stese la mano
+per dirgli addio. Lo sguardo di lui pesò con grave tenerezza sul
+delicato volto.
+
+--Non colga tutti i suoi fiori,--disse.
+
+Nancy sorrise.
+
+--No, no,--disse.--No! Lo prometto.
+
+--Pensi che il suo capolavoro non è ancora scritto. Questi piccoli versi
+sono il passato. Ora, su alla nuova opera! Chiuda la porta a tutti e
+cominci un nuovo lavoro domani.
+
+Nancy disse:
+
+--Sì, sì, lo farò.--Ma mentre diceva così, volgeva già verso Della Rocca
+i chiari occhi distratti.--Ah, che cosa cantate? «Der Musikant»?
+
+E Della Rocca, che cantava una romanza tedesca pronunciandola come se
+fosse genovese, fece cenno di sì.
+
+--La poesia non è di Eichendorff?
+
+--«Aus dem Leben eines Taugenichts»,--disse Della Rocca.
+
+--Ah! sapete il tedesco? io adoro la gente che parla tedesco,--esclamò
+Nancy, su cui la malìa dei poeti tedeschi posava ancora.
+
+--L'ho imparato a Göttingen,--disse Della Rocca, col suo sorriso
+luminoso.
+
+--«Ach! die Stadt die am schönsten ist, wenn man sie mit dem Rücken
+ansieht»!--fece ridendo Nancy.
+
+Anche Della Rocca rise, sebbene non avesse capito. Poi si volse di nuovo
+al pianoforte.
+
+Nancy si sentiva felice e incline alla bontà.
+
+--Non se ne vada,--disse a Kingsley,--segga e mi parli.
+
+Ma Kingsley rifiutò. Della Rocca tornava a cantare piano, e già alle
+prime note della morbida voce tenorile, l'inglese vedeva riapparire
+negli occhi di Nancy quella luce distratta, mentre un brivido le
+impallidiva lievemente le guancie.
+
+--Tornerò un giorno o l'altro, se permette,--le disse.--Ma spero quasi
+di trovare la sua porta chiusa.
+
+Anche una volta il rapido pensiero alato traversò con timido volo la
+fantasia di Nancy, mentre la forte mano del giovane inglese si chiudeva,
+calda e ferma, intorno alla sua. Poi la porta si chiuse dietro a Paul
+Kingsley, e il pensiero prese il volo e non tornò più.
+
+--Chi è quell'imbecille d'inglese?--disse Nino, che era di malumore e si
+compiaceva di farlo sentire.
+
+Nancy divenne rossa.
+
+--Ti prego di non parlare così degli inglesi. Mio padre era inglese. E
+del resto, non era affatto un imbecille.
+
+--Non ho mai detto che lo fosse,--replicò Nino.
+
+--Oh,--esclamò Nancy,--sì che l'hai detto!
+
+--Non ho detto nulla di simile. Tuo padre era un'ottima e cara persona.
+
+--Ma sai bene che non parlavo di mio padre,--disse Nancy.
+
+--Neppur io ne parlavo,--disse Nino.
+
+Nancy si volse ad Aldo Della Rocca, che, preludiando piano, ascoltava
+con tutti i sorrisi accesi.
+
+--Nino cavilla e confonde tanto,--disse Nancy,--che non si sa più quel
+che si dice.
+
+Della Rocca annuì. E soggiunse:
+
+--Questo mi diceva appunto di lui la sua celebre amica, Nunziata
+Villari, quando la vidi a Napoli l'altro giorno. A proposito, Nino,--e
+Aldo fece scorrere sul pianoforte l'agile destra in una rapida scala di
+quarte, lasciandole ricadere in limpidi arpeggi minori, come cascatelle
+d'acqua,--sai che la Villari ha tentato di suicidarsi il mese scorso? Mi
+pare appunto che tu eri partito da poco... Dicono che s'è chiusa in
+camera con un braciere di carbone, proprio come una sartina innamorata!
+L'hai saputo?
+
+--No,--disse Nino,--non l'ho saputo.
+
+E inchiodò gli occhi in faccia a Della Rocca, lungamente, fissamente,
+finchè questi si alzò, turbato, e disse che doveva partire.
+
+Quando fu uscito, Nancy disse a Nino:
+
+--Chi è la Villari? E perchè ha voluto suicidarsi? Villari... Villari!
+Mi pareva il nome d'una attrice morta cento anni fa.
+
+Nino le prese la mano.
+
+--Tu non sai niente, Nancy,--disse.--Non sai neppure di essere una
+piccola belva, una tigre ircana!...
+
+Nancy rise.
+
+--Sì, va bene. Ma chi è la Villari?
+
+--Qualcuno che tu hai divorato,--disse Nino.
+
+E, pensando al braciere di carbone, partì per Napoli col primo treno.
+Perchè Nino, pur avendo il naso di pasta frolla, aveva il cuore d'oro.
+
+
+
+
+XIV.
+
+
+Durante il lungo, tedioso viaggio in una carrozza vuota del treno
+accelerato, Nino affrontò le sue battaglie. Mise al posto vuoto rimpetto
+a sè la sua coscienza, e la guardò bene in faccia. Vicino a lui sedevano
+i desideri del suo cuore, che prendevano le sue parti. La sua coscienza
+aveva una faccia sporca che l'irritava. I suoi desideri erano chiari e
+candidi come una fila di gigli, e avevano delle voci alte che parlavano
+forte. La sua coscienza invece non diceva nulla, sedeva di fronte a lui,
+mostrando la faccia sporca, e taceva.
+
+Già fin da Bologna i gigli l'avevano vinto e convinto... Alla fin fine,
+egli era giovane--insomma, relativamente giovane: a trentun anni un uomo
+si può dire giovane--e aveva ancora la sua vita dinanzi a sè; mentre
+Nunziata... via, Nunziata aveva vissuto la propria vita; ed egli le
+aveva dato anche otto anni della vita sua--gli otto anni migliori,
+perchè, dopo tutto a trentun anni un uomo non si può più dir
+giovane--insomma, non più tanto giovane...
+
+La sua coscienza lo guardava fisso, e Nino cambiò ragionamento.
+
+Nunziata in realtà non lo amava più; l'aveva pur detto mille volte
+durante gli ultimi due anni; la loro relazione non era più che un peso,
+una catena insostenibile per entrambi. Ella stessa lo aveva implorato di
+lasciarla.
+
+Dopo una di quelle interminabili scene, che oramai accadevano tra loro
+tutti i giorni e che erano diventate più aspre e più dolorose da che
+Nunziata aveva, per contentarlo, definitivamente abbandonato il teatro,
+ella gli aveva detto: «Va, va! te ne scongiuro, te ne supplico! Non
+posso più vivere così. Ti scongiuro di andartene e di lasciarmi».
+Dunque, in fondo, se egli l'aveva lasciata era stato per compiacerla.
+
+La coscienza di Nino lo guardava con una faccia divenuta più nera e più
+irritante; ma le voci bianche ed acute dei suoi desideri gli squillavano
+nel cuore: «Non bisognava dimenticare ch'egli aveva dei doveri verso sè
+stesso e verso altri. Dei doveri verso suo padre che desiderava di
+vederlo normalmente e regolarmente stabilito vicino a lui; aveva dei
+doveri verso Valeria»... Anche quì Nino sviò rapidamente il corso dei
+suoi ragionamenti. «Aveva dei doveri verso Nancy, verso la piccola
+innocente meravigliosa Nancy, che bisognava salvare dalle insidie dei
+mascalzoni corteggiatori, dei letterati e poetucoli affamati, che per
+farsi un'aureola della sua gloria, per arrampicarsi a una facile
+celebrità l'avrebbero sposata e sfruttata e resa infelice. Ed era suo
+dovere salvarla dagli agguati del bel giovane di professione, di
+quell'Aldo... Oh, sì, era il suo sacrosanto dovere»... Il treno
+rallentò, fremette, si fermò; e Nino fu contento di saltar giù e
+d'ingoiare una rapida cena nel buffet, perchè davvero quella brutta
+faccia muta di fronte a lui gli era diventata insopportabile.
+
+Così, tutta notte in treno. Nino combattè le sue lotte e ragionò
+coll'anima sua. E la brutta faccia della sua coscienza non disse parola,
+ma sempre lo guardò.
+
+... All'alba, i gigli erano spezzati, e giacevano muti e morti in
+diafano candore sotto ai suoi piedi. Ma la faccia della sua coscienza
+era pulita.
+
+Come Dio volle, il treno arrivò a Roma--dove c'era da aspettare tre ore
+il diretto per Napoli--e Nino corse al telegrafo della stazione e mandò
+un dispaccio a Nunziata:
+
+«Arrivo stasera alle nove. Perdona. Scorda. Sono tuo per sempre.--NINO».
+
+Al momento di salire in un omnibus d'hôtel gli dissero che un treno di
+piacere partiva immediatamente per Napoli. Si poteva dunque arrivare
+quattro ore prima. Tornò precipitosamente nella stazione, saltò nel
+treno che era pieno di preti e di escursionisti, e quando la Villari
+riceveva il suo telegramma, egli già s'avvicinava a Caserta.
+
+La Villari stava facendo colazione tardi, come di consueto, e
+ammonticchiati in vaghe circonvoluzioni d'oro pallido sul suo piatto
+stavano i maccheroni al burro e formaggio. Ella vi aveva per l'appunto
+piantato la forchetta e la stava girando e rigirando, ravvolgendoveli
+con pacata cura, quando Teresa, la serva, entrò concitata.
+
+--Un telegramma, illustrissima.
+
+La Villari l'aprì.
+
+--Misericordia!--esclamò.--È lui che torna!
+
+Teresa si pulì le mani sul grembiale.
+
+--Ah! Il signorino torna? Ma davvero? Ma possibile?
+
+--Sì. Arriva stasera. Alle nove,--sospirò la Villari.
+
+--Bene, bene. Ma la signora non lasci freddare i maccheroni.
+
+E anche Teresa, andandosene, sospirò, e mandò via il fattorino del
+telegrafo senza dargli mancia.
+
+Erano stati bei giorni questi senza il signorino. Si era sempre mangiato
+in pace. Ed è già una cosa poter mangiare in pace. La signora non aveva
+mai avuto i nervi. Ed è già una cosa non avere i nervi. E adesso si
+sarebbe tornati alle solite. Le scene della signora e le sfuriate del
+signorino; il pranzo che diventa freddo mentre loro ragionano; le uscite
+del signorino colle porte che sbattono; i pianti e le convulsioni della
+signora; i telefonamenti, i parenti e gli amici che vengono a consolare
+e persuadere la signora; i ritorni del signorino; e poi da mangiare per
+tutti, magari alla una o le due di notte!... No, non era una vita.
+
+Teresa portò in tavola la flava costoletta alla milanese.
+
+--Ecco! ci siamo già! L'illustrissima non ha mangiato i maccheroni.
+
+--Oh! Non seccarmi coi maccheroni,--esclamò l'illustrissima che aveva
+già i nervi.--Pensiamo piuttosto a questa sera... cosa si fa?
+
+--Eh! facciamo un bell'osso buco che piace a Sua Eccellenza il
+signorino. Allora diciamo: l'osso buco--
+
+--Oh non seccarmi coll'osso buco,--gridò l'illustrissima.--Non capisci
+che non deve trovarci a questo modo?
+
+--Vossignoria metterà l'abito di crespo rosa, e faremo venire il
+parrucchiere alle sei. Le pare?
+
+--Sì, sì. Ma non basta.
+
+Nino non doveva trovarla seduta lì ad aspettarlo, come se non ci fosse
+al mondo che lui.
+
+--Va via, Teresa, va via. Devo pensare.
+
+Teresa se ne andò brontolando.
+
+Nunziata Villari per lo più vedeva la vita e trattava le situazioni
+secondo i metodi di Sardou, Dumas o D'Annunzio. Nino, tornando, doveva
+trovarla supina in una stanza oscura, colle guancie pallide e con grandi
+ombre azzurre sotto gli occhi. Oppure, ancora meglio, ella all'arrivo di
+lui--non c'è! E mentre egli si dispera, ecco, ella entra, tornando da
+qualche folle banchetto, ingemmata e ridente! Ah! essa lo vede, vacilla!
+Si passa la mano ingemmata sugli occhi, un singulto la scuote.
+«~Nino!~»... ed egli le cade ai piedi... Poi subito egli le fa una scena
+di gelosia. Dov'è stata? Con chi? Dov'era quando arrivò il telegramma?
+Perchè non era in casa a riceverlo? Chi le manda tutti questi fiori?...
+Bah! E con un gesto d'infinito sdegno Nino li afferra a fasci e li getta
+dalla finestra...
+
+A dir vero dei fiori in casa non ve n'erano. La Villari richiamò dunque
+Teresa e le disse di andare dal fioraio e di ordinare per cento lire di
+gardenie e di rose bianche, tutte bianche, e che le portassero il più
+presto possibile.
+
+--Sì, signora,--disse Teresa andandosene.
+
+--E non scordare il parrucchiere per le sei.
+
+--Sì, signora.
+
+--E una carrozza per le sette.
+
+--Sì, signora.
+
+--E, Teresa!...
+
+Teresa si fermò con la faccia vacua e rassegnata.
+
+--Ricordati, Teresa, che sei stata tu ad aprire il telegramma. Io non
+c'ero. Ero fuori. Sono sempre fuori. Con tanta gente... capisci?
+
+--Sì, signora.
+
+E con schiena negligente e strascinando i piedi Teresa se ne andò a
+ordinare i fiori e la carrozza e la pettinatrice.
+
+Nunziata, rimasta sola, si sciolse i capelli, ne mise la maggior parte
+sulla tavola di toeletta pronta per il parrucchiere, si stropicciò un
+po' di lanolina intorno agli occhi e si sdraiò in poltrona con un
+romanzo della Serao ad assaporare un'ultima mezza giornata di calma.
+
+L'amore non era calmo; l'amore era incomodo ed agitante. E il dover
+mantenere la finzione di avere ventotto anni quando se ne hanno
+quarantacinque è una fatica e una pena. Certo, ella adorava Nino; al
+solo pensiero che egli potesse stancarsi di lei o abbandonarla
+definitivamente le balenavano truci visioni di vendetta e di vetriolo,
+di disperazione e di morte. Ma ahimè! quanto ella invidiava quelle
+placide donne felici, che arrendono senza lotta la loro gioventù, che
+mansuete s'abbandonano al soave declinare della loro vita, come una nave
+entra in acque calme. Ma essa, perchè il suo amante era giovane, doveva
+battagliare convulsa e tenace con gli anni ingolfatori e inesorabili. Ed
+ella si aggrappava, disperata, alla giovinezza; la teneva stretta come
+un bimbo afferra e stringe nelle mani un uccelletto selvatico che
+palpita per sfuggirgli. Ahi, quando il bimbo apre la mano il prigioniero
+è morto. Meglio lasciarlo volar via quando era l'ora.
+
+Così pensava Nunziata Villari. Le vane penne ella le stringeva ancora.
+Ma già l'alata giovinezza era morta.
+
+Sospirò e aprì il libro; poi soffocò i pensieri sotto la calda potente
+prosa di Matilde Serao.
+
+Il treno di piacere arrivò a Napoli alle cinque, all'ora appunto in cui
+il fiorista della strada Caracciolo inseriva un fil di ferro nella gola
+verde dell'ultima delle candide rose per l'illustrissima. Cento lire di
+rose a Napoli nel mese di giugno sarebbero bastate a consumare la morte
+profumata della verginetta del Freiligrath, nella «Vendetta dei fiori»;
+bastate poi anche a coprirne la bara dall'estremità più larga alla più
+angusta. Ci vollero due uomini per portarle tutte, legate in grandi
+fasci di bianchezza olezzante, per la strada Caracciolo fino al palazzo
+Imparato.
+
+Nino, in vettura, venendo dalla stazione, vide già in distanza due
+uomini carichi di candidi fiori, e si domandò vagamente per chi
+potessero essere.
+
+Poi ripensò il viso di Nunziata, pallido e torturato, come per ultimo
+l'aveva veduto nel dirle addio. Ora la rivedrebbe sorridere di quel
+grazioso sorriso, titubante e un po' birichino, che era rimasto un
+sorrise giovane... (Gli uomini coi fiori avevano voltato l'angolo della
+strada... Ora anche la vettura di Nino svoltò, ed ecco gli uomini che a
+passo cadenzato ancora lo precedevano).
+
+Egli era stato un egoista, un vile. Ma espierebbe, farebbe quello che
+era onesto. Nunziata non rimarrebbe più sola a piangere, non sarebbe più
+spinta al braciere di carbone come una sartina innamorata...
+
+(Gli uomini coi fasci di fiori erano raggiunti, e camminavano a fianco
+della vettura. Un momento ancora e questa li lasciava indietro). Ed ora
+la carrozza si fermò alla porta del palazzo Imparato. Il vetturino scese
+a tirar giù il bagaglio e un lazzarone in attesa si precipitò e se lo
+caricò sulla spalla. Mentre Nino pagava il cocchiere, gli uomini coi
+fiori lo raggiunsero ed egli si volse per vederli passare...
+
+Ma ~non passarono~. Entrarono nel portone del palazzo Imparato e
+sparirono nell'ombra della scalinata... Il cuore di Nino sobbalzò. Il
+lazzarone, osservandolo, lesse una tragedia nel suo volto, ed ebbe la
+soddisfacente persuasione che la mancia sarebbe stata cospicua; il
+lazzarone sapeva che l'angoscia è generosa quanto la felicità.
+
+Nino, acciecato dallo spavento, si precipitò su per la larga scalinata.
+Già fermi sul pianerottolo dell'appartamento di Nunziata, gli uomini coi
+fiori aspettavano.
+
+Teresa aveva aperto la porta e subito scorse dietro le rose, il viso
+bianco, folle di terrore, di Nino.
+
+--Santa Vergine! Il signorino!
+
+In una istantanea visione le balenò il pensiero dell'illustrissima che
+discinta, non incipriata, non pettinata, leggeva Matilde Serao con le
+treccie giacenti sulla tavola di toeletta. La faccia atterrita della
+serva confermò i terrori di Nino. Livido e barcollante entrò, e
+abbandonandosi su una seggiola nell'anticamera si coprì il viso colle
+mani. L'illustrissima, che aveva udito lo strepito, s'affacciò alla
+porta del salotto: vide, comprese, e richiuse pianamente l'uscio.
+
+Quando, pochi istanti dopo, Nino, precipitoso e convulso, entrò--la
+stanza era oscura, le imposte chiuse. Nunziata giaceva supina colle
+guancie pallide, un morbido velo cerulo le cingeva in vaghi
+drappeggiamenti il capo; ma sotto ai suoi occhi non v'erano grandi ombre
+azzurre, perchè non c'era stato il tempo di farle...
+
+E tutto ricominciò da capo. Perchè se Nunziata era placida e calma
+quando Nino era lontano, appena egli era presente essa sentiva che la
+sua vita tutta dipendeva da quell'amore, e che l'abbandono sarebbe stato
+per lei la morte.
+
+Stretto e sempre più stretto nelle bianche dita ingemmate, serrava
+l'uccelletto morto, narrando piano al suo stanco cuore che l'alata
+giovinezza era viva ancora...
+
+Nino fu delicato per lei e pieno di riguardi. Scrisse anche varie
+lettere ai consolati italiani di Rio e di Buenos Aires pregandoli di
+accertarsi della verità riguardo al presunto decesso di Edoardo
+Villari, il quale, secondo la sua cuoca (che era ritornata con dei
+denari e aveva sposato un barone), era mancato serenamente ai vivi
+qualche anno prima.
+
+Se talvolta il ricordo di Nancy batteva con mano lieve alla porta del
+suo cuore, Nino non mai gli aprì.
+
+
+
+
+XV.
+
+
+Nella sua villa sul Lago Maggiore Clarissa si annoiava; e scrisse per
+invitare Nancy:
+
+«_Ma charmante_,
+
+«Se vuoi scrivere il tuo capolavoro tra le bellezze e la pace della
+natura, vieni qui. L'esecrabile calma che spira dal lago e da mio marito
+ti gioveranno. Vieni, vieni, e sta almeno un mese. Ti darò una grande
+stanza chiara in cima alla casa, con un grande tavolo e un gigantesco
+calamaio; e davanti a te sarà la vista che ispirò Manzoni... o forse era
+un altro lago, quello? Non importa. Vieni a creare qui il tuo
+~chef-d'oeuvre~».
+
+Con la stessa posta mandò un biglietto a suo cognato:
+
+«_Aldo, mon joli_,
+
+«Sei pregato di venire a trovarmi. Carlo è insopportabile. Brontola
+tutto il giorno e russa tutta la notte. Perchè mai l'ho sposato?
+
+«Questa è la quarta volta che t'invito quest'anno, e non sei mai venuto.
+L'anno scorso non era così.
+
+ «CLARISSA.»
+
+«P.S. La piccola poetessa verrà a star quì un mese.»
+
+Aldo arrivò l'indomani. Dopo aver salutato il fratello e la cognata
+domandò:
+
+--Dov'è Saffo dai capelli di viola?
+
+Clarissa gli spiegò che non era ancora arrivata. Allora egli fece il
+broncio e suonò il pianoforte tutta sera, mentre Carlo russava sul
+canapè.
+
+Clarissa, volgendo gli occhi dall'uno all'altro, si domandava quale dei
+due la insultasse di più.
+
+Nancy arrivò il giorno dopo. Aveva portato con sè tutte le sue carte, i
+suoi quaderni di appunti e anche un porta-penna d'avorio rotto, con cui
+scriveva sempre. Era già tutta presa dal capolavoro. Si sarebbe messa
+all'opera immediatamente. Durante il percorso, nella carrozzetta che
+Clarissa guidava, dallo sbarco alla villa Solitudine, Nancy raccontò i
+suoi progetti a Clarissa, che sorrideva e approvava, frustando la grassa
+e pigra cavallina.
+
+Avrebbe scritto un libro. Il Libro! Una grande opera seria, con alti
+intenti; non un volumetto di brevi poesie scapigliate, effimere, che si
+leggono oggi e si dimenticano domani. E si era prefissa di non pensare
+ad altro che al Libro; di non vivere che per il Libro. Avrebbe sognato
+il Libro; passeggiato per il Libro; respirato, mangiato, dormito per il
+Libro. A Milano, con tanta gente intorno, gente che parlava e la
+distraeva, era impossibile lavorare; ma qui, nella grande camera
+tranquilla in cima alla casa... Com'era buona Clarissa, com'era cara di
+averci pensato! Nancy sentiva di non poterla mai abbastanza
+ringraziare...
+
+Clarissa approvava col capo e sorrideva; e la carrozza svoltò nel viale
+di castagni della villa Solitudine. E Nancy, alzando gli occhi, vide,
+con suo stupore, Aldo scendere i gradini venendo ad incontrarle. Aldo,
+vestito di flanella bianca con una fascia rossa intorno alla cintura e
+la lucida testa nera scoperta al sole! Tre o quattro grandi cani gli
+balzavano intorno latrando.
+
+--Guarda,--disse Clarissa, additandolo a Nancy.--Non ti rammenta
+Endimione desto al bacio di Diana? Narciso!... Adonais!... Gli Dei hanno
+riversato su di lui tutta la bellezza del mondo!
+
+Siccome Nancy non rispondeva, Clarissa si volse a guardarla.
+
+--Uh! che faccia scura, ~ma chérie~! E sei tutta impallidita! Perchè? A
+che cosa pensi?
+
+--Al Libro,--disse Nancy.
+
+E le parve che il Libro fosse una sua creatura, condannata a morire
+prima di nascere.
+
+--Lo scriverai, ~mon ange~! Aldo non ti disturberà.
+
+E gettate le redini a un piccolo groom rigido, Clarissa raccolse con
+mossa aggraziata le gonne e scese tra le braccia di Aldo.
+
+Nancy aveva già posto il piede sul predellino, ma Aldo la prese per la
+vita, e lesto e leggiero la sollevò e la mise in terra. La bocca rossa e
+ridente del giovane era così vicino alla faccia di Nancy, che essa
+impallidì un poco.
+
+Col suo cerimonioso saluto meridionale Aldo le baciò la mano.
+
+--Schiavo suo, signora.
+
+... Nancy andò nella sua camera--la grande camera vuota con la vista
+celeste del lago--e vi rimase tutto il pomeriggio. Riordinò i suoi
+appunti, spiegò davanti a sè i larghi fogli di carta bianca, e intinse
+nel grande calamaio la penna d'avorio.
+
+Poi guardò dalla finestra. Udiva in giardino i festosi latrati dei cani
+e le risate trillanti di Clarissa. Sul dolce lago azzurro una vela
+piccola, che pareva un fazzoletto, s'alzava e s'abbassava, nicchiando, e
+allontanandosi con mille piccole riverenze sulle minuscole onde.
+
+E dalle aperte finestre della sala si udiva Aldo che suonava una «Valse
+triste».
+
+Nancy intinse di nuovo la penna nel calamaio, e guardò la vista.
+
+Ora udiva la musica vagare e smarrirsi in soavi modulazioni semitonali
+che si risolvettero nel carezzevole accompagnamento del «Musikant» di
+Hugo Wolff.
+
+ _Wenn wir zwei zusammen wären
+ Möcht' das Singen mir vergeh'n..._
+
+Essa udiva la dolce voce tenorile e le pareva che le note, unite l'una
+all'altra, le si legassero intorno al cuore attirandola a lui.
+
+Si alzò a chiudere la finestra, poi tornò a sedere davanti al tavolo.
+
+Intinse la penna e scrisse in cima al primo foglio: «Villa Solitudine»,
+e la data; sotto--non avendo ancora pensato al titolo--tracciò in grandi
+lettere:
+
+«IL LIBRO»
+
+Poi balzò in piedi e corse giù.
+
+Nell'ora del tramonto uscirono in barca. Clarissa sedeva al timone e
+Aldo in atteggiamento di grazia indolente, governava la vela. Il
+fiammeggiante occaso gli irradiava il puro viso giovine, e il vento di
+tramontana sollevava lene i neri capelli che gli ondeggiavano sulla
+fronte. Egli taceva, soddisfatto di sapere che le due donne lo
+vedevano, e che il cielo sfolgorante serviva di sfondo al suo profilo.
+
+Clarissa chiacchierava, rideva, cinguettava; ma Aldo taceva; ed era il
+suo silenzio che rapiva Nancy.
+
+ _Ed io che intesi ciò che non dicevi
+ M'innamorai di te perchè tacevi._
+
+La semplice dolcezza di quei due versi dello Stecchetti le cantavano con
+senso nuovo nella mente, e in tutti quei giorni le tornarono sempre al
+pensiero.
+
+Aldo sapeva poche cose, ma sapeva il valore del silenzio. Conosceva
+l'attiranza, la malìa dell'«hortus conclusus», del Giardino Chiuso in
+cui non si è penetrati ancora. Nancy, trepida innanzi al cancello, ne
+sognava le non vedute rose, le fontane di luce, e i viali d'ombra e i
+laghi di mistero. L'anima di Aldo era per lei un giardino chiuso.
+
+Aldo conosceva anche il valore dei suoi occhi, grandi occhi tenebrosi le
+cui palpebre, diceva Clarissa, parevano annerite col turacciolo
+bruciato. Quando egli li alzava all'improvviso e guardava fisso Nancy,
+essa sentiva un tuffo nel sangue che le toglieva il respiro. A poco a
+poco, giorno per giorno, quegli occhi attirarono verso le loro
+profondità lo spirito di Nancy; la sua anima interrogante, china
+sovr'essi come sopra un abisso, si perse, si sommerse...
+
+E così, guardando negli occhi di lui, Nancy credeva di leggervi la
+bontà, l'ingegno, la purezza; e non sapeva che era la sua anima stessa
+che ella vedeva riflessa in quelle splendide pupille.
+
+Il Libro ogni tanto clamava in lei; ma essa ne soffocava la voce
+sussurrando: «Aspetta!»
+
+E il Libro aspettava.
+
+
+Un giorno, in giardino, Clarissa si dondolava nell'amaca fingendo di
+leggere, quando Aldo si avvicinò e le sedette accanto.
+
+--Clarissa, ho venticinque anni.
+
+--~Vlan! ça y est~.--disse lei; e il libro le cadde dalle mani. Sentì un
+dolore sordo nel cuore; le sue narici impallidirono mentre solo le
+sovrapposte rose delle guancie continuavano a fiorire inconscie d'ogni
+emozione.
+
+--Sono senza un soldo,--proseguì Aldo, cogliendo un filo d'erba e
+masticandolo,--e Carlo m'ha fatto capire che, se ci si provasse bene,
+potrebbe anche vivere senza di me.
+
+--Ah!--scattò Clarissa,--quando l'ha detto? Come lo ha detto? Credi che
+abbia... credi... che pensi qualche cosa?
+
+Aldo scosse la bella testa.
+
+--Carlo non pensa mai niente. Ma il fatto sta che, o devo tornare al
+rancio del Texas, o devo prender moglie.
+
+Il rancio del Texas era una invenzione romantica di Clarissa, fondata
+semplicemente su una gita di un mese fatta da Aldo a New York.
+
+Clarissa si morse le sottili labbra scarlatte.
+
+--Già,--disse, e tacque.
+
+Durante la lunga pausa che seguì, Aldo colse un altro filo d'erba e lo
+masticò.
+
+--M'immagino,--disse infine Clarissa, sogguardandolo traverso le lunghe
+palpebre semichiuse,--m'immagino che sposerai qualche vecchiaccia
+affettuosa con molti quattrini.
+
+--No, no,--disse Aldo.--Le conosco, quelle lì. Quelle esigono l'affetto,
+e i quattrini se li tengono.
+
+E dopo una breve pausa in cui sentiva gli occhi caldi e irosi di
+Clarissa pesare su di lui, soggiunse:
+
+--Sposerò la piccola Saffo.
+
+Clarissa diede in una forte e aspra risata.
+
+--Già. Questo lo farai semplicemente per tuo piacere. ~Farceur~, va!
+
+Aldo inarcò con noncuranza le perfette sopracciglia e non rispose.
+
+--Lo sai pure che non ha un soldo, non il becco d'un quattrino.
+
+--Oh, avrà pure qualche cosa,--disse Aldo affettando di sbadigliare.--E
+poi è un genio, e guadagnerà quello che vuole.
+
+--Tu sei un perfetto porco,--disse Clarissa, risdraiandosi nell'amaca e
+chiudendo gli occhi.
+
+Il perfetto porco si alzò con aria sdegnosa e la lasciò.
+
+Entrò in casa, prese il cappello e il bastone, e uscì, passando dal
+giardino all'arsa strada maestra. Andò all'imbarcadero, dove trovò un
+battello che partiva per Laveno. Egli vi salì, e a Laveno prese il treno
+per Milano.
+
+Pranzò al Savini, con eccellente appetito.
+
+--Intanto quelle lì si roderanno,--pensò.--Meglio. ... Così impareranno!
+
+Passeggiò un'ora in Galleria, poi andò a casa e dormì bene.
+
+Intanto, nella villa Solitudine, «quelle lì» si rodevano. ... E
+imparavano.
+
+Nancy imparò che il giardino chiuso in cui aveva appena gettato uno
+sguardo era l'unico giardino nel mondo in cui ella desiderasse di
+entrare. Imparò che le parole che Aldo non aveva dette erano le uniche
+parole che ella desiderasse di udire. Imparò a credere che certo, dietro
+la portentosa bellezza di lui, stavano, mute, forti, inamovibili, anche
+la perfetta bontà e l'austera rettitudine, come leoni di marmo al
+cancello di un palazzo.
+
+E Clarissa imparò che bisogna adattarsi al destino e accettare
+l'inevitabile; che è meglio aver mezza michetta che restar senza pane;
+e che infine un Aldo ammogliato era sempre meglio che nessun Aldo.
+Allora si diede a guardare più attentamente Nancy dicendosi che, dopo
+tutto, Nancy era una creaturina di cui un uomo si stancherebbe presto,
+nonostante--o appunto per--la sua intellettualità. Aldo, per Clarissa,
+non era un giardino chiuso. Ella ben conosceva i magri fiori delle sue
+aiuole.
+
+Una settimana monotona e afosa si trascinò sui loro cuori senza notizie
+di Aldo. Infine Clarissa gli telegrafò a Milano. Disse di aver parlato a
+Carlo del suo desiderio di sposar Nancy; Carlo approvava. Che Aldo
+dunque tornasse. Tornasse presto. Tornasse subito.
+
+Va bene. Aldo era disposto a tornare. Aspettò ancora un giorno o due e
+poi, verso la chiusa di un caldo pomeriggio, entrò nel giardino della
+villa come ne era uscito; traversò placido e disinvolto il sonnacchioso
+prato vibrante del ronzìo delle api, e si fermò sulla soglia del piccolo
+padiglione dove Nancy era seduta a leggere una lettera. Aldo vide che
+era una lettera lunga. Due dei foglietti azzurri, già letti, erano
+caduti in terra.
+
+Sul tavolo di sasso davanti a lei era il calamaio, e la penna d'avorio,
+e il Libro. Quando l'ombra di Aldo oscurò il limitare, Nancy alzò gli
+occhi.
+
+Vedendolo, ella trasalì e il suo viso si fece di un pallore latteo;
+quella subitanea opaca chiarità, quasi di svenimento, scosse i nervi di
+Aldo.
+
+Egli si chinò sulla piccola mano ch'ella gli stendeva, e disse ancora
+una volta:
+
+--Sono lo schiavo suo, signora.
+
+Ma allorchè egli alzò gli occhi, essa comprese di aver udito male. Certo
+egli le aveva detto:
+
+«Sono il tuo padrone, Nancy!»
+
+--Chi le scrive?--domandò il giovane, accennando alla lettera.
+
+Nancy chinò docili ciglia e il colore le corse nelle guancie.
+
+--E' Mr Kingsley,--disse.--Ricorda? Quel buon inglese, tanto caro.
+
+--Perchè le scrive? Cosa vuole?--disse Aldo; e con aria di padronanza
+afferrò la mano che teneva la lettera, e la strinse nella sua destra.
+
+Nancy sorrise e la fossetta apparve, concava e rosata come l'interno
+d'un petalo di rosaspina.
+
+--Vuole ch'io sia buona,--disse,--e ch'io scriva...
+
+Aldo portò alle labbra il piccolo pugno che ancora serrava la lettera
+azzurra sgualcita.
+
+--Ebbene, eccolo servito,--disse,--scriva, scriva subito.
+
+E prese la penna d'avorio, l'intinse nell'inchiostro, e gliela diede in
+mano. Poi prendendo il foglio di carta bianca che doveva essere la prima
+pagina del Libro, dettò:
+
+--«Caro Inglese. Sposo Aldo Della Rocca, che mi adora».
+
+Nancy, tanto china sul foglio che i morbidi capelli sfioravano la carta,
+scrisse:
+
+«Caro Inglese. Sposo Aldo Della Rocca, ch'io adoro».
+
+Così fu compiuta la missione di Mr Kingsley, al quale quella lettera non
+fu mai mandata. Tanto, non era scritta per lui.
+
+
+
+
+XVI.
+
+
+ _Vieni, amor mio, vieni: è levato il sole,
+ E la fiorita via ride e ci attende.
+ Quanta luce nel cielo! e quanto azzurro
+ Negli occhi nostri fluttua e risplende.
+ Oh vieni, andrem di nuova sorte in traccia.
+ Tu del tuo genio, ed io di te sarò.
+ Tu mi sorreggerai fra le tue braccia,
+ Io col sorriso ti conforterò!_
+
+ _Se avremo fame, correremo in cerca
+ Di selvatici frutti per la via.
+ Si dormirà sotto alle stelle blande
+ Colla tua bocca sulla bocca mia.
+ Ed al meriggio farem sosta all'ombra
+ Di misteriosi giganteschi fior;
+ Tu colla testa sulle mie ginocchia
+ Sognerai l'avvenire, ed io l'amor._
+
+ _Colla mia man sfiorandoti i capelli
+ D'antichi eroi ti ridirò la storia
+ Vedrò destarsi nella tua pupilla
+ L'ardor della battaglia e della gloria.
+ La tua pupilla bruna ed indolente
+ Vedrò di negre fiamme sfolgorar.
+ E forte e battagliero e prepotente
+ Lo spirto sorgerà, pronto a pugnar!_
+
+ _Vieni, amor mio! Vieni, è levato il sole,
+ E' di zaffiri e d'oro il ciel cosperso,
+ Andiam col nostro giubilo d'amore
+ A mettere a soqquadro l'universo!
+ Andiam col gaudio nostro, andiam col riso
+ Audace della nostra gioventù
+ A sfondare le porte al paradiso
+ E riportarne l'estasi quaggiù!_
+
+Così Nancy sognava l'avvenire e la vita. La sua fronte era cinta
+d'asfodeli, la sua anima era sommersa nella felicità.
+
+Il Libro aspettava.
+
+All'ora del tramonto andavano in barca sul lago. Aldo, ritto presso alla
+vela, le sorrideva; e il cielo dorato serviva di sfondo al suo profilo.
+
+--Oh!--sospirava Nancy, guardandolo e congiungendo puerilmente le
+mani.--Potrò dunque guardarti finchè i miei occhi saranno sazii di te!
+Finchè la tua bellezza mi sarà entrata nell'anima! La tua bellezza,
+Aldo, ~mi duole~! qui,--e appoggiava la mano sul petto,--mi duole, mi
+esalta, mi strugge.
+
+Aldo capiva benissimo, e approvava con calmo compiacimento.
+
+Fecero delle lunghe gite, a Premeno e a San Salvatore; e, siccome
+Clarissa rifiutava di accompagnarli, fu Carlo che, molto seccato, faceva
+loro da «chaperon».
+
+In breve giunse Valeria. Nancy, rosea e radiosa, andò a riceverla
+all'imbarcadero. Valeria la baciò con molte lagrime.
+
+--Oh, bimba mia! bimba mia!--disse; e in cuor suo avrebbe voluto che
+questi diciassette anni fossero stati un sogno, e che le sue braccia
+materne potessero ancora cingere, protettrici, la testolina della sua
+creatura.
+
+Nel giovane amore di Nancy, Valeria riviveva i suoi dolci giorni di
+fidanzata; e Tom risorse nella sua memoria, e fu a tutte le ore con lei.
+Quante volte, su quello stesso lago azzurro, Tom l'aveva condotta collo
+zio Giacomo nella piccola barca chiamata «Luisa»! Con le lagrime agli
+occhi Valeria pregò Aldo e Nancy di venir con lei a vedere se non si
+potesse trovare quella barca, proprio quella!...
+
+Trovarono infatti tre «Luise», ma Valeria non riusciva a riconoscerle;
+tutti e tre i barcaiuoli però affermarono di ricordarsi perfettamente di
+lei; e ricevettero, con scappellate e sorrisi, l'aspettata mancia.
+
+--Capisco,--riflettè Valeria, ch'era molto commossa,--che non possono
+essere stati tutti e tre.
+
+E Aldo soggiunse ridendo:
+
+--Non bisognava dar nulla a quegli impostori; nessuno di loro aveva più
+di venticinque anni.
+
+Udendo ciò, Valeria trasse un profondo sospiro. Decisero poi di andare
+in riverente pellegrinaggio alla Madonna del Monte, dove il padre di
+Nancy aveva chiesto in sposa Valeria.
+
+Sulla lunga salita erano allineati i mendicanti, malati, storpi, ciechi,
+che gridavano, mettendo in vista le piaghe e i moncherini.
+
+--Tra questi ce n'è di molto vecchi,--disse Valeria.--Certo saranno già
+stati qui quel giorno, e mi avranno veduta.
+
+--Daremo una lira a ciascuno,--esclamò Nancy, aprendo il suo grasso
+borsellino appena il primo accattone sporse coll'unica mano il cappello
+bisunto.
+
+--Ma, Nancy mia, cosa ti viene in mente?--esclamò Aldo.--Bada che ne
+troveremo forse cento!
+
+Allora Nancy volse su lui i limpidi occhi interroganti.
+
+--Cosa importa?
+
+--Oh, a me non importa certo,--disse Aldo con una scrollatina di
+spalle.
+
+Valeria contemplò, pensosa, la snella figura e l'impeccabile profilo del
+suo futuro genero, che colle mani in tasca e dondolandosi sui fianchi
+saliva accanto a loro la larga e ripida strada. Ella aveva il cuore
+greve di ricordi. Per questa stessa via era salita nella sua veste
+azzurrina e la cravatta rossa, con Tom al suo fianco; Tom, alto e
+poderoso nella sua larga giacca chiara, aveva dato tutto il rame e
+l'argento che aveva in tasca a quei mendicanti, proprio come oggi faceva
+Nancy, sua figlia. E Valeria contemplando la bella persona sottile di
+Aldo, sospirò.
+
+--Avrei voluto per la mia piccola Nancy un anglosassone,--pensò. E
+mentre la memoria la riportava in Inghilterra le si affacciò un altro
+pensiero:--Oppure il povero caro Nino...
+
+E Valeria trasse un altro sospiro, che forse non era tutto per Nancy.
+
+Quella sera stessa ella gli scrisse, e quasi senza saperlo cominciò la
+sua lettera: «Mio povero caro Nino»...
+
+Nino era fuori di casa, intervistando i consoli riguardo alla presunta
+morte di Edoardo Villari, quando venne la lettera. Fu Nunziata che
+l'aprì.
+
+Valeria scriveva a Nino che Nancy, «la nostra piccola Nancy», era
+fidanzata ad Aldo Della Rocca, ed oh, mio Dio! non poteva Nino far nulla
+per impedirlo? Ed ah! perchè, perchè sua sorella Clarissa li aveva
+invitati tutti e due alla villa Solitudine, in modo che, come diceva
+Fräulein Müller,--o forse era Heine?--«wie könnte es anders sein»?
+Poichè nessuno, nessuno che avesse veduto Nancy nello splendore dei suoi
+diciassette aprili poteva non innamorarsene. Ed oh! le doleva tanto il
+cuore pel povero caro Nino, di cui aveva ben indovinato il segreto; e di
+cui poteva comprendere le sofferenze, poichè, mio Dio! non aveva
+sofferto tanto anche lei quando s'era accorta che l'amore di Nino non le
+apparteneva più?... Ma a che curarsi ora di tutto ciò? E poi non era
+mai stata colpa di Nino! Era la sua propria colpa e quella del
+destino... E del resto Nino non doveva credere che ella avesse veramente
+sofferto, poichè non era vero... E ora non pensava più affatto a quelle
+cose, ma solo a Nancy, solo a Nancy! E per carità, che egli venisse
+presto, e forse sarebbero ancora in tempo ad evitare il matrimonio; e
+certo egli ne avrebbe il cuore spezzato, ma non doveva disperarsi che
+tanto era inutile. Ed essa era per sempre, per sempre la sua infelice
+Valeria....
+
+Nunziata lesse tre volte l'incoerente epistola prima di comprenderla;
+quando l'ebbe compresa, i suoi occhi si aprirono.
+
+E con gli occhi aperti Nunziata ci vedeva bene. Vide la infocata catena
+di desideri stendersi anello per anello dal cuore di Valeria a quello di
+Nino, dal cuore di Nino a Nancy, dal cuore di Nancy ad Aldo, come in un
+giuoco di bambini. E l'Amore passare dall'uno all'altro, soffermandosi
+innanzi a ciascuno coi suoi doni di passione, di strazio e di piacere. E
+vide che i suoi anni la mettevano indietro di Valeria, lontana, lontana,
+fuori dal giuoco; e sentì che l'Amore l'aveva oltrepassata e che non si
+fermerebbe mai più, mai più davanti a lei.
+
+Poi ricordò che i suoi doni essa li aveva avuti; ricordò che l'Amore
+aveva riversato ai suoi piedi le passioni come torrenti di fuoco e che
+la sua vita era passata in mezzo ai desideri come un bimbo passa in un
+campo di fiori.
+
+--«On sera beau joueur»,--disse Nunziata.
+
+Poi entrò nella sua camera e spalancò le imposte. A lungo, a lungo si
+guardò nello specchio, e vide la sua faccia avvizzita e tinta; e la
+bocca vermiglia; e la complicata acconciatura dei capelli. Si mise in
+ginocchio accanto al suo letto e recitò con voce piana e puerile un
+«Pater noster» e un'«Ave Maria». Indi aprì le mani riluttanti, e
+restituì a Dio la sua morta giovinezza.
+
+Si lavò la faccia con acqua calda e sapone; tolse gli elaborati
+riccioli, e si appuntò i propri morbidi capelli semplicemente intorno al
+capo. Poi indossò una veste nera, lunga e liscia, e scese così nel
+salotto ad aspettare Nino.
+
+
+Quella stessa sera, ella lo rimandò a suo padre. I bauli di Nino erano
+già pronti, la carrozza alla porta, ed egli protestava ancora che non
+sarebbe partito, che non l'avrebbe lasciata mai! Nunziata, col viso
+terreo e le labbra bianche, lo baciò in fronte, benedicendolo, e gli
+ingiunse di partire e di non tornare mai più.
+
+Finalmente, davanti all'ostinato rifiuto di Nino, ella si servì
+dell'arma che più le faceva male, e se ne valse per trafiggersi il
+cuore.
+
+--~Nancy!~--sussurrò.--Pensa a Nancy! Forse sarai ancora in tempo a
+salvarla dalle braccia di quel mascalzone!
+
+Nino trasalì. Il sangue gli montò agli occhi. Poi guardò quella pallida
+faccia straziata da cui l'acqua calda e le lagrime avevano lavato ogni
+traccia di volgarità; e perchè era uomo, e perciò ingenuamente crudele,
+non discusse, non rifiutò, non pensò neppure ad aspettare un'altra
+corsa; ma disse candido e spietato:
+
+--Hai ragione, sei un angelo! sii mille volte benedetta!
+
+... Nunziata uscì sul balcone e seguì cogli occhi la carrozza che si
+allontanava rapida nella notte. A un punto parve rallentare, poi girò,
+sparve.
+
+Con essa sparve la luce nella vita di Nunziata Villari.
+
+Giovinezza, amore, speranza, desiderio--tutti i lumi della ribalta il
+Destino li spense; e la lasciò nel buio.
+
+
+
+
+XVII.
+
+
+ _Oh bocca chiusa, oh fonte di mistero,
+ Schiudi le ignote tue delizie a me..._
+
+Alle rosse labbra arcuate di Aldo l'impellente passione di Nancy
+chiedeva non baci soltanto, ma parole.
+
+--Parla, parla,--diceva lei, fissando coi chiari occhi urgenti quella
+giovine bocca vivida, dolce e silenziosa.
+
+Durante le lunghe ore che passavano insieme, ella chiedeva, ed egli
+doveva rispondere. I suoi splendidi occhi profondi la incitavano a
+rapide domande, e i baci che egli le dava non spegnevano la sete della
+sua anima per l'anima di lui. Poco a poco, timidamente, ella scostava i
+cancelli del giardino chiuso; giorno per giorno arrischiava, trepida, un
+passo più in là nei misteriosi sentieri. Dove erano le non vedute rose?
+dove le fontane di luce e i laghi di mistero? Trepida, in punta dei
+piedi, ella s'avventurava per gli angusti sentieri dove prima di lei
+Clarissa e tante altre erano passate. Quando l'ebbe girato tutto, ella
+si disse:
+
+--Io certo ho sbagliato. Non sono ancora entrata nel giardino...
+
+Il matrimonio doveva aver luogo quasi subito. Aldo era impaziente, e
+Nancy innamorata. E il Libro aspettava. Quindi Valeria partì per Milano
+a preparare il corredo, e Nancy doveva seguirla una settimana dopo.
+
+L'ultima sera nella villa Solitudine, Clarissa salì da Nancy per darle
+la buona notte in camera--nella grande camera vuota in cui il capolavoro
+non era stato scritto. I bauli di Nancy erano fatti, la penna d'avorio e
+il Libro riposti. E sulla grande tavola stava, vano e malinconico,
+l'immenso calamaio.
+
+Nancy era appoggiata alla finestra guardando le stelle; Clarissa si mise
+accanto a lei, e immerse anch'ella lo sguardo frivolo in quelle
+profondità di cobalto.
+
+--Detesto le stelle,--disse Nancy a bassa voce.--Ne ho tanto paura.
+
+--Paura! Perchè?--rise Clarissa, per la quale una stella era una stella
+e null'altro.
+
+--Oh!--sospirò piano Nancy,--vorrei essere certa che a un dato punto non
+ve ne fossero più!... Vorrei sapere che smettono, che terminano! Mi fa
+troppo terrore il favoloso Nulla al di là dello Spazio illimitato--il
+perpetuo Giammai al di là dell'Eternità senza fine. Vorrei che ci fosse
+una muraglia intorno all'universo, un baluardo che ci rinserrasse tutti
+sani e salvi, lontani dal terribile Infinito!
+
+Clarissa rise.
+
+--Che strane idee! Forse quando sarai sposata ti sentirai meno piccola e
+paurosa.
+
+--Forse,--disse Nancy; e soggiunse:--Aldo dovrà essere il mio baluardo.
+
+--Oh! diletta mia!--esclamò Clarissa,--per carità, non voler fare del
+povero Aldo ciò che non è. Aldo è bello, è delizioso, è adorabile! Ma
+quanto all'essere un baluardo, lo è quanto questa sciarpa!...
+
+E lasciò sventolare nella quieta aria notturna il lieve velo diafano che
+portava al collo.
+
+Poi la baciò e scese da suo marito che l'aspettava brontolando.
+
+Quando furono a letto, Carlo disse:
+
+--Sono seccato!
+
+Clarissa, che non voleva informazioni a questo riguardo, continuò a
+leggere il suo libro di Mirbeau, particolarmente nauseabondo e
+affascinante.
+
+--Sono seccato,--ripetè Carlo;--sento che non dovrei permettere che quel
+malarnese di mio fratello sposi quella cara ragazzina. So che la renderà
+infelice.
+
+--Ma che!--disse Clarissa,--neanche per idea! Nancy sarà perfettamente
+beata scrivendo dei versi sul profilo di Aldo, finchè s'accorgerà che
+tutte le sue qualità terminano col suo naso greco. E allora si consolerà
+con qualcun altro. E sarà felice lo stesso.
+
+--Ah, va bene,--grugnì Carlo.--Forse te ne intendi più di me. Già,
+voialtre donne siete tutte vipere, che non sapete che graffiare e
+gracidare.
+
+--Che metafora mista!--mormorò Clarissa, spegnendo la candela col suo
+libro, cosa particolarmente spiacevole a Carlo. Poi si volse al muro, e
+si addormentò col confortante pensiero che Carlo, in vero, era un
+baluardo.
+
+
+Le nozze di Nancy ebbero luogo a Roma. Tutti i poeti d'Italia mandarono
+dei poemi, e Nino le portò una collana di perle. Dal Quirinale venne un
+medaglione che racchiudeva la miniatura di un giovinetto. Nancy, pallida
+e riverente, osò sfiorare colle labbra quel grave viso d'adolescente,
+sulla cui fronte era già l'ombra d'una corona.
+
+Dopo la colazione nuziale tutti gli invitati si accommiatarono, e si
+avviarono alle loro carrozze, passando gaiamente sul tappeto scarlatto
+steso sulla scalinata, dal portone fino all'orlo del marciapiede.
+
+Poi Nancy, nell'abito da viaggio grigio-sorcio, abbracciò Valeria e
+pianse, dicendole addio. E abbracciò Nino e pianse, dicendogli addio.
+
+Poi scese, sempre piangendo, le scale, e a braccio dello sposo traversò
+il tappeto rosso e salì in carrozza. Clarissa e Carlo, lo zio Giacomo,
+la zia Carlotta e Adele seguirono in altre vetture alla stazione, dove
+una grande folla aspettava per salutare alla partenza gli sposi.
+
+Valeria e Nino restarono soli nelle stanze desolate.
+
+Valeria teneva il viso nascosto nelle mani. Ella guardava nell'avvenire;
+vedeva la lunga fuga dei giorni a venire, oscuri e solitari.
+
+Nino, con gli occhi velati di pianto, contemplava quella figura curva
+davanti a lui; e i suoi pensieri volsero indietro e risalirono il corso
+degli anni.
+
+Si chinò e le prese la mano.
+
+--Cuginetta mia!--diss'egli.
+
+Ella gli sorrise di un sorriso triste. Poi gli domandò.
+
+--A che cosa pensi?
+
+Vi fu una pausa.
+
+--Pensavo a Nancy e al passato,--rispose Nino.--Pensavo a suo padre--al
+povero Tom! morto così improvvisamente, così miseramente, in viaggio,
+fra estranei...
+
+--Già,--sospirò Valeria; e aggiunse a bassa voce, seguendo il filo dei
+ricordi:--Ma bisognava salvare Nancy.
+
+--E pensavo anche al vecchio nonno, morto solo, nella notte, sulla
+collina...
+
+--Bisognava trovare Nancy,--disse Valeria.
+
+--E pensavo alla piccola Edith e alla sua povera madre, che dovettero
+partir sole... abbandonate da quelli che amavano, nell'ora più fosca
+della loro vita...
+
+--Ma bisognava pur proteggere Nancy,--disse Valeria, con grandi occhi
+stupiti.
+
+Udendola, egli comprese tutta l'inesorabile, la spietata forza
+dell'amore materno. Per Valeria nulla contava, nulla esisteva
+all'infuori di Nancy,--di Nancy che pure con dolce mano incosciente le
+aveva tutto rapito. Anche lui, non si era staccato da lei, preso e
+avvinto da Nancy?
+
+--E penso a te, Valeria,--seguitò Nino, con voce bassa e tremante,--a
+te, di cui io ho calpestato il povero cuore...
+
+--Non importa, non era colpa tua,--disse Valeria con un piccolo
+singhiozzo.--Amavi Nancy; come potevi non amarla?--I pietosi occhi le si
+empirono di lagrime.--Ed ora anche le tue speranze sono naufragate,
+anche tu hai il cuore spezzato!...
+
+Nino non rispose. Si volse e andò alla finestra. Rivedeva Nancy, Nancy
+dalla voce dolce, dagli occhi come giacinti ceruli sotto il fosco
+slancio delle chiome.
+
+E ancora una volta egli comprese come essa, nella sua innocenza di
+tortorella, avesse assorbito e sommerso l'esistenza di tutti quelli che
+le stavano d'intorno. Nella sua soave debilità, nella sua fralezza
+puerile, ella aveva infranto, distrutto e devastato. Le esistenze di
+tutti quelli che l'avevano amata erano state necessarie a nutrire la
+chiara fiamma del suo genio, il bianco fuoco della sua gioventù.
+
+Nino fissò gli occhi sul rosso tappeto nuziale che stendeva la sua
+striscia scarlatta fino all'orlo della strada. E gli parve un sentiero
+di sangue.
+
+--Ecco--diss'egli--la traccia del Divoratore!... Ecco il passaggio della
+colombella di preda!...
+
+
+Il treno palpitò e si scosse; poi si avviò lento; poi con battito
+affrettato pulsò fuori dalla tettoia della stazione. E per Nancy gli
+addii e gli evviva e i fazzoletti sventolanti furono lasciati indietro,
+fermi nel suo passato.
+
+Essa allora sollevò verso lo sposo i teneri occhi illuminati di pianto.
+
+Ora dunque le porte del giardino sognato s'aprirebbero al tocco della
+sua bianca mano consacrata. La chiusa anima di Aldo le si svelerebbe
+alfine.
+
+Ora per lei le fonti di luce e i laghi di mistero, e le non vedute
+spirituali rose!
+
+
+
+
+XVIII.
+
+
+Nancy e Aldo avevano prescelto Parigi per meta del viaggio di nozze;
+poichè, quando Valeria aveva suggerito la Svizzera, Aldo aveva
+dichiarato che di marine e di paesaggi lui ne aveva «pranzato e cenato».
+Inoltre Clarissa aveva detto a Nancy:
+
+--Mia cara, se ci tieni ad avere una percezione chiara della vita, e una
+mente bene equilibrata, pensa ad essere sempre vestita bene. Non è che
+quando abbiamo la coscienza di essere impeccabilmente abbigliate, che
+abbiamo la calma, abbiamo la chiarezza, abbiamo l'imperturbabilità.
+
+--Davvero?--disse Nancy.
+
+--Davvero,--disse Clarissa.--E non c'è che un sarto al mondo: Paquin. Se
+non si è vestite da Paquin, tanto vale girar nude.
+
+Nancy sorrise.
+
+--Sai, debbo pensare al mio Libro. E d'altronde, ci tengo poco alla
+toilette.
+
+--Ah!--disse Clarissa,--ci tieni poco alla toilette? Sta bene. Sta bene.
+Fa a modo tuo. Se a te piace essere un fagotto di genio e di stracci, e
+farti prendere in odio da tuo marito prima che siano passati due mesi,
+fa a modo tuo e cónciati in giacche, blouse e sottane!
+
+Si decisero dunque per Parigi; e in breve le quarantotto cicaleccianti
+«demoiselles» di Paquin furono intente ad appuntare costellazioni di
+pagliette, e nuvole di trine sulle seriche vesti vaporose per Nancy--le
+vesti che dovevano impedire ad Aldo di prenderla in odio fra due mesi.
+
+Secondo il suggerimento di Aldo presero stanza in un alberghetto della
+rue Lafayette; poichè, diceva lui, non erano poi milionari, e si poteva
+far miglior uso dei quattrini che di regalarli ai proprietari di Grand
+Hôtel. Nancy trovò che egli aveva tutte le ragioni, e si meravigliò
+assai del suo senno.
+
+Davvero che egli sapeva molte cose! Sapeva i prezzi di tutto quello che
+si mangiava, e piombava dritto come un falco sul più piccolo errore in
+un conto. E guai al cameriere che distrattamente addizionasse coi
+franchi anche la data scritta in cima alla nota! Per Nancy era un
+momento di terrore quello in cui, nei risplendenti restaurants, Aldo
+toglieva dal piatto il conto accuratamente piegato e lo ispezionava
+lungamente, incurante del naso amaro e solenne del capo-cameriere, che,
+ritto dietro a lui, gli guardava giù sarcasticamente sulla ben
+spazzolata scriminatura. Nancy notava anche che quando entravano in tali
+luoghi c'era subito un grande accorrere verso di loro, un aprir di porte
+con ossequiosi inchini, un additar di tavole con larghi gesti di braccio
+e di tovagliolo. Il cappello di Aldo gli era preso dalle mani con
+deferente cura, e il mantello di Nancy le veniva tolto e portato via con
+tenerezza riverente.... Ma quando, pagato il conto, si alzavano per
+andarsene, pareva che nessuno si ricordasse più della loro esistenza.
+Aldo doveva andarsi a prendere il cappello da sè, e cercare il mantello
+di Nancy, e anche aprire da solo le pesanti porte di cristallo, poichè
+il «chasseur», o non c'era, o guardava via, ridendo e scambiando delle
+strizzatine d'occhio coi camerieri.
+
+Anche colle vetture accadeva la stessa cosa. Sempre il vetturino che
+arrivava era tutto sorrisi e cortesia e scappellate; e sempre il
+vetturino che partiva era tutto muso, e insulto, e monologo ad altissima
+voce.
+
+--Questa gente crede che perchè siamo in viaggio di nozze dobbiamo
+essere idioti e pagar tutto il doppio,--disse Aldo.--Cara mia, il denaro
+è denaro.
+
+Questa frase l'aveva imparata da suo nonno, che teneva un negozio di
+coralli in via Chiaia a Napoli. La moglie del nonno--una bionda di
+Piedigrotta, che nella sua radiosa adolescenza aveva posato per molti
+pittori tedeschi e inglesi--aveva detto: «Sì, ma l'educazione è
+l'educazione». E aveva mandato i suoi tre figli in collegio a Modena e a
+Milano. Il maggiore, che fu poi padre di Carlo e di Aldo, aveva imparato
+a dire: «Un gentleman è un gentleman». E per seguire questa massima non
+volle più avere nulla a che fare coi genitori che tenevano negozio a
+Napoli. Alla sua morte il primogenito Carlo, appena ventenne, si sentì
+in dovere di andare alla ricerca dei suoi nonni. Li trovò, placidi e
+grassi, nella loro bottega. Non avevano bisogno di lui; anzi ne avevano
+molta soggezione e lo chiamavano «Eccellenza». Ma i due vecchi
+s'innamorarono subito del piccolo Aldo che aveva tredici anni ed era
+inverosimilmente bello. Lo tennero con loro, lo adorarono, lo viziarono,
+gli diedero la chiave del banco, perchè si divertisse a contare i
+denari... E ad Aldo piacquero molto i nonni e il loro negozio. E imparò
+che il denaro è denaro.
+
+Nancy, di fronte a quella frase, ammutolì. Aldo, camminando al suo
+fianco lungo il boulevard, continuò:
+
+--Vedi, è la gente come Carlo che guasta tutto per gli altri. Carlo è un
+perfetto cretino nello spendere i suoi denari.
+
+--Oh! ma è così buono Carlo!--disse Nancy.
+
+E lo disse con tale fervore che Aldo si chiese se per caso ella non
+sapesse che era Carlo che pagava tutte le loro spese, quelle del
+viaggio--con molte fantastiche aggiunte di Aldo--e anche quelle di tutto
+l'anno, a partire dal giorno delle loro nozze.
+
+«Ma bada che dopo di ciò non ti dò più un soldo», aveva soggiunto Carlo,
+nel breve discorso fatto a suo fratello otto giorni prima che si
+sposasse. «Puoi contarci. Non più un soldo finchè campo! Dunque
+scuotiti, dàtti d'intorno, e fa qualche cosa di utile. A questo mondo si
+deve tutti sgobbare».
+
+Ma Aldo non intendeva di «sgobbare». Rozza, inestetica parola. Come
+poteva un uomo, col fisico suo, «sgobbare»? Carlo non aveva nessun senso
+di delicatezza. Già lo diceva anche Clarissa... Ma in questa occasione
+Aldo non l'aveva consultata, perchè si ricordava di averla sentita dire
+un giorno: «Io capisco che si adori un uomo, ma non capisco che gli si
+paghino i debiti».
+
+In breve Nancy scoprì che la sapienza di Aldo non si limitava a
+conoscere i prezzi delle cose e a saper fare i conti. Egli conosceva
+anche luoghi e gente a Parigi--luoghi di cui Nancy non aveva mai sentito
+parlare; gente che Nancy non aveva mai sognato potessero esistere!
+
+Egli le diceva:
+
+--Stasera, Nancy, stasera riderai!...
+
+Ma Nancy rideva poco; rideva sempre meno. E finalmente un giorno le
+parve che non avrebbe potuto ridere mai più. Dio, Dio! come tutto quello
+che ella vedeva era orribile! Come tutto le faceva paura, e tristezza, e
+vergogna!
+
+--Che vuoi, è la vita, mia cara,--diceva Aldo stringendosi nelle spalle
+col suo solito gesto napoletano.--Come vuoi fare a scrivere libri, se
+non sai che cos'è la vita!
+
+Oh! ma lei non voleva sapere che cos'è la vita! Poteva scrivere libri
+anche senza sapere. Ed oh! avrebbe voluto che neppur Aldo sapesse
+niente! E per pietà, che egli la conducesse via, che si partisse--voleva
+dimenticare tutte quelle cose e non ricordarsene mai, mai più!
+
+Allora Aldo, che non era cattivo, e che aveva trovato l'iniziazione di
+Nancy meno divertente di ciò che avesse sperato, domandò il conto
+dell'albergo, lo trovò esorbitante, fece dedurre il venti per cento....
+e quindi annunciò all'indignato albergatore la loro partenza per
+l'indomani.
+
+E l'indomani partirono. Si recarono alla villa Solitudine di cui per il
+momento Carlo e Clarissa non avevano bisogno; fu combinato con Carlo che
+Aldo ne pagherebbe l'affitto a Clarissa. Clarissa non volle accettare
+l'affitto; ma Carlo, non sapendo ciò, ne restituì l'importo al fratello.
+Quindi, tutto sommato, questa combinazione fu per Aldo abbastanza
+vantaggiosa.
+
+Nancy si sforzò di dimenticare ciò che era la vita, e ritrovò in breve i
+suoi sorrisi; e Aldo la vide fiorire, tenue e luminosa come un'alba
+lunare. E per tutte le cose che ella sapeva e tentava di dimenticare, e
+perchè la vedeva muovere nelle morbide vesti parigine, pallida sotto i
+grandi cappelli piumati, Aldo ardeva di vulcanico amore meridionale per
+lei.
+
+Il Libro aspettava.
+
+Una sera che Aldo era al pianoforte improvvisando musica e parole sulla
+leggiadrìa di Nancy, ella, seduta accanto a lui, disse a un tratto:
+
+--Quando cominceremo a lavorare?
+
+--Mai!--disse Aldo, cingendole il collo con un braccio, senza
+interrompere gli accordi che suonava colla mano sinistra.
+
+Nancy rise, poggiando la testa al suo braccio.
+
+--Ma bisogna pure, Aldo. Io voglio scrivere il mio Libro. Sarà un grande
+Libro.
+
+Aldo fece cenno di sì col capo, e continuò a suonare.
+
+--E neppur tu, Aldo, puoi passare tutta la vita a dirmi che m'adori.
+
+--Sì, sì, posso,--disse lui.
+
+Nancy rise piano, e gli mise un bacio sulla manica della giacchetta.
+
+Poi, a un tratto, uno strano senso la vinse, un senso di solitudine e di
+paura. Le parve di essere sola nel mondo, e piccola, e derelitta, con
+nessuno che avesse cura di lei. E Aldo le parve anche più debole e più
+derelitto di lei. Allora il terrore dell'Infinito piombò sulla sua
+anima.
+
+Aldo frattanto cantava, soave e sommesso, con la testa china in avanti e
+i foschi capelli spioventi sulla fronte. All'improvviso Nancy pensò
+quanto sarebbe meglio essere chiusa, al sicuro, in una grande stanza
+chiara, con molti libri e un calamaio; e sapere che fuori, tra lei e il
+mondo, tra lei e l'oscurità, tra lei e il vuoto che la sgomentava, si
+tenesse una sentinella, forte e sicura, con un fucile a tracolla...
+
+--Ah! il baluardo!--pensò lei; e la gagliarda figura dell'inglese dalle
+larghe spalle, dagli occhi chiari e calmi, le si riaffacciò alla mente.
+Poi disse:--Il lavoro sarà il mio baluardo.
+
+E andò in camera sua a prendere la penna d'avorio.
+
+
+
+
+XIX.
+
+
+Mancavano quattro mesi a finire l'anno della liberalità di Carlo, e Aldo
+allora sentì che bisognava pur scuotersi e sgobbare. Egli aveva
+cominciato col decidere che si stabilirebbero a Milano. E si erano
+stabiliti a Milano.
+
+Poi, niente. Non era successo niente. E Aldo non aveva fatto niente.
+
+Ora, conosceva troppo bene suo fratello Carlo per credere che, finito
+l'anno, egli continuerebbe le sue sovvenzioni. Carlo aveva detto: «non
+ti darò più un soldo». E Carlo era un uomo che aveva un ridicolo
+rispetto della propria parola. Dunque Carlo era una fonte esaurita.
+Valeria, suocera affettuosa ma inetta, aveva mostrato ad Aldo i suoi
+conti e i suoi libretti, facendogli toccare con mano che Nancy non
+avrebbe potuto aver nulla, oltre le sue meschine quaranta mila lire di
+dote. Restava lady Sainsborough, quella vecchia originale d'inglese, che
+a Napoli si era presa di tanta simpatia per Aldo. Ma anche lei non aveva
+risposto alle ultime due lettere che Aldo le aveva scritte.
+Probabilmente aveva anche modificato il suo testamento. Dunque nulla da
+fare.
+
+Bisognava dunque scuotersi, agitare. Bisognava «sgobbare».
+
+Aldo si scosse... e sgobbò. Scrisse una terza lettera a lady
+Sainsborough.
+
+Poi si decise a chiedere a Carlo che gli desse un impiego nella
+direzione delle sue filature di seta. Carlo blandamente rifiutò. Allora
+andò dagli editori del primo libro di versi di Nancy, e propose a loro
+che gli facessero un adeguato anticipo sul libro non ancora scritto di
+sua moglie. Anch'essi blandamente rifiutarono.
+
+Allora, colla coscienza di aver fatto tutto il suo possibile, Aldo
+decise che era inutile agitarsi e sgobbare di più, e lasciò che gli
+eventi seguissero il loro corso.
+
+Nancy non gli era di nessun aiuto, di nessuna utilità. Egoisticamente
+ingolfata nel suo Libro, stava tutto il giorno in camera sua, seduta al
+suo tavolo, coi capelli tirati dietro alle orecchie, con gli occhi
+strani e lucenti. Se egli entrava nella stanza, ella, senza smettere di
+scrivere, alzava la mano sinistra imponendo il silenzio--gesto che egli
+trovava insopportabile. Se egli non obbediva a quel gesto e
+s'inoltrava, ella levava su di lui quegli occhi chiari, smarriti,
+interroganti--allora lui si sentiva nervoso, costretto ad affrettarsi, e
+dimenticava quello che aveva avuto l'intenzione di dirle.
+
+Così tirò avanti, pasticciando colle quaranta mila lire, passando i suoi
+giorni a leggere i giornali, a suonare il pianoforte, e andando ogni
+sera al Savini o all'Eden finchè veniva l'ora di andare alla Patriottica
+a giocare al poker o al baccarat.
+
+Alla Patriottica s'imbatteva spesso con Nino, che sedeva sempre
+imbronciato e solitario. Alla vista di Aldo, la bocca di Nino si
+contraeva in una smorfia amara, a tal segno che ad Aldo veniva il
+nervoso al solo vederlo; ed era convinto che quella faccia da pesce
+morto gli portasse sfortuna al giuoco. Aldo si sentiva doppiamente
+irritato alla sua vista per il fatto che Carlo--che per lui, suo proprio
+fratello, si era rifiutato a fare qualsiasi cosa--aveva recentemente
+preso per socio questo Nino, il quale, tanto per farsi valere (o anche
+per puro dispetto) si era messo a lavorare volgarmente come un negro, le
+sue dieci o dodici ore al giorno. Carlo, assai soddisfatto, si faceva
+vedere in galleria, col sigaro in bocca, a braccetto di Nino, come se
+fossero fratelli; mentre quell'assurdo zio Giacomo, come una vecchia
+gallina, trotterellava accanto a loro, raggiante e ridicolo.
+
+E lui, Aldo--che, insomma, era o non era il fratello di Carlo?--doveva
+andare a zonzo stupidamente da solo, fumando delle sigarette a buon
+mercato; oppure correre a fianco dello zio Giacomo, come un estraneo,
+come un «outsider», ascoltando per la millesima volta l'antifona
+nauseante del ritorno e della riabilitazione del Figliuol prodigo, Nino.
+
+Aldo andò da Clarissa a lamentarsi; ma questa non gli dimostrò nè
+simpatia, nè compassione. Lo ascoltò, distratta, stropicciandosi le
+unghie d'una mano sul palmo dell'altra, e guardando dalla finestra. Egli
+si era aspettata una ben altra accoglienza. Sperava che ella gli avrebbe
+in soave atto di carezza posato una mano sul capo reclinato,
+dicendogli: «Povero bello!» come talvolta aveva fatto negli anni
+scorsi... Ma quando egli reclinò il capo, ella seguitò distrattamente a
+stropicciarsi le unghie d'una mano sul palmo dell'altra, e a guardar
+fuori dalla finestra.
+
+Egli sentì che dalla benevolenza di Clarissa poteva dipendere tutto il
+suo avvenire; e, quasi per un senso di dovere verso Nancy, egli afferrò
+una di quelle mani bianche e la baciò col suo bacio più morbido e
+conturbevole.
+
+--Oh, Aldo! non fare la lumaca,--disse Clarissa ritirando la mano. Poi
+lo squadrò da capo a piedi e disse:--Bah! Ringrazio il cielo che m'ha
+fatto sposar Carlo!
+
+A questa dichiarazione Aldo non credette affatto. Tuttavia questa frase,
+aggiunta a tutti gli altri smacchi, lo urtò. Quando partì, comprese che
+Clarissa lo considerava come l'esclusiva proprietà di Nancy, quanto il
+paio di antichi candelabri d'argento che ella le aveva dato per regalo
+di nozze; e comprese che ella non riprenderebbe mai nè lui nè i
+candelabri. Quelle fiamme per lei non si accenderebbero più.
+
+Nancy aveva scritto un terzo del Libro. Era una grande opera: un Libro
+di cui il mondo parlerebbe.
+
+Come il portento di Giovanna d'Orléans, una visione ultra terrena le
+aveva incendiato il cuore. Sentiva il Genio, come una grande aquila
+imprigionata, agitare le immense ali nel suo cervello, e l'Ispirazione,
+abbagliante e indefinita, le stendeva le braccia. Epiteti fini e
+fiammanti, rime e ritmi, come bimbi coronati di rose, irruppero cantando
+nella sua fantasia; e la giovane Idea, sciolti i luminosi capelli, sorse
+nuda e nuova innanzi a lei...
+
+Ecco: il bianco-e-nero Fiore della Frase apre i tuonanti petali: e sulla
+carta bianca sfolgora e vive il Poema.
+
+
+
+
+XX.
+
+
+Non fu più concesso ad Aldo di suonare il pianoforte, perchè disturbava
+Nancy nel suo lavoro. Egli doveva anche stare in casa per ricevere
+chiunque venisse, perchè Nancy non fosse importunata.
+
+Quando all'ora di pranzo ella non voleva interrompere il corso dei suoi
+pensieri venendo a tavola, era Aldo stesso che, in punta de' piedi, le
+portava i pasti; perchè la domestica dal passo pesante e dal viso
+stupefatto la irritava e la distraeva. Un silenzio riverente regnava
+sulla casa.
+
+Baldelli, della casa editrice di Roma, ebbe sentore del Libro e venne a
+Milano per sapere se era possibile averlo. L'editore milanese del Ciclo
+di Liriche, che distrattamente aveva omesso di pagare le ultime due
+edizioni di quel libriccino fortunato, mandò, senza che glielo si
+domandasse, un «chèque» quasi inverosimile, e suggerì per la nuova opera
+una edizione di lusso rara e ricercata.
+
+Nancy non rispose a nessuno, non badò a nessuno. Il Libro, come un
+falco, le teneva gli artigli conficcati nel cuore.
+
+Era una sera d'inverno; sotto la lampada accesa Nancy scrisse al sommo
+di una pagina bianca: «Capitolo XVII». Ella scrisse questa intestazione
+accuratamente, devotamente, disegnando i numeri romani con penna
+amorosa. Questo era il capitolo culminante del Libro. Per raggiungerlo,
+l'opera si era andata lentamente innalzando, in ripida e audace ascesa.
+Ma da quel punto il poema doveva fluire e precipitare, in largo,
+irrefrenabile torrente fino alla sua portentosa chiusa. Questo capitolo
+era il sommo, l'apogeo e la corona.
+
+Nancy si passò rapidamente la mano sulla fronte, ricacciando
+all'indietro i morbidi capelli scompigliati. Poi guardò nervosamente
+Aldo. Egli sedeva all'altro lato del tavolo con dei fogli di carta da
+musica davanti a sè. Il cerchio di luce della lampada gli pioveva
+pacatamente sul lucido capo chino. A Nancy parve ch'egli avesse l'aria
+tediata e triste.
+
+--Che c'è, Aldo?--gli chiese, stendendo verso di lui attraverso la
+tavola una mano affettuosa.
+
+Nella esuberante gioia dell'ispirazione, essa si sentiva molto tenera e
+pietosa.
+
+--Oh, niente, niente,--sospirò lui.--Avevo l'idea di scrivere un
+preludio. Ma non posso far nulla senza provarlo al pianoforte. E ciò ti
+disturberebbe. Non importa, non importa! Non curarti di me.
+
+--Ma certo che mi curo di te,--disse Nancy; e alzatasi gli andò vicino e
+si chinò su di lui, posandogli con affetto una mano sulla spalla. E
+vedendo sul foglio davanti a lui una riga di minime e di semiminime,
+sorrise, ricordando che nella sua infanzia le parevano ometti che
+s'arrampicassero sopra uno steccato orizzontale.
+
+--Sai bene,--disse Aldo passando e ripassando la penna sulla faccia di
+uno degli ometti e facendolo diventare più grande e più nero degli
+altri,--sai bene che Ricordi pubblicherà quelle mie romanze; ma credo
+che le abbia accettate solamente perchè le parole sono tue... Allora ho
+pensato di scrivere una cosa che fosse tutta mia... una specie di
+preludio, come l'«Après-midi d'un Faune». Ma sarebbe proprio necessario
+che lo provassi al pianoforte...
+
+--Lo so, povero caro,--disse Nancy, accarezzandogli i morbidi
+capelli.--Lo so, che sono una cattiva e perfida egoista che mette a
+soqquadro tutto, con questo mio Libro. Ma abbi pazienza, abbi
+pazienza!--E Nancy gettò uno sguardo di appassionato desiderio verso
+quel «Capitolo XVII» che, in grandi caratteri, le arrideva capovolto sul
+foglie bianco dall'altra parte della tavola. L'inchiostro ancora bagnato
+del «XVII» luccicava e le faceva cenno di affrettarsi.--Aspetta che
+abbia finito il mio Libro. Vedrai, vedrai allora! Farai tutto quello che
+vorrai. Ce ne andremo a passare dei giorni azzurri in campagna; e saremo
+felici, ultracelestialmente felici!--E poi soggiunse, per fargli
+piacere:--E saremo anche ultramericanamente ricchi!
+
+Egli levò su di lei i neri occhi profondi, ed ella pensò che somigliava
+al San Sebastiano del Murillo.
+
+--Il tuo Libro ha inghiottito tutto il bene che mi volevi!--disse Aldo.
+
+--Ma no,--disse Nancy, e gli accarezzò la bella fronte.--Ma se sei tu,
+se è la tua presenza, la tua arcangelica bellezza che mi ispira e mi
+aiuta a scrivere!
+
+Aldo sospirò.
+
+--Eh, lo so che sono una nullità!... E non mi resta che a rallegrarmi
+che, per il fatto che non sono un mostro, ti ho aiutata a scrivere il
+tuo Libro.
+
+Nancy sentì una fitta di rimorso.
+
+--Non dire delle cose amare, cuor mio,--pregò.--Devo, devo essere
+egoista per un po' di tempo ancora! Se non scrivo mi pare di avere nel
+cervello un demone pazzo che strepita e stride per venir fuori... Ed oh!
+Aldo! quando mi veggo davanti la carta lucida e bianca, piena di
+abbaglianti promesse, sento d'un tratto in me l'urto dell'ispirazione, e
+la chiamata! Allora dalla vecchia penna d'avorio balza e scaturisce la
+parola, facile, rapida, piana.. E mi pare di essere una fonte d'acqua
+montanina che lancia in fulgido zampillìo la sua vita al sole.
+
+Aldo prese ed attirò a sè il dolce viso acceso.
+
+--Lavora dunque,--disse, e la baciò.--Nulla deve interrompere la tua
+opera.
+
+--No, no, nulla al mondo!--disse Nancy.
+
+Nel dirlo uno strano brivido passò in lei, un rapido battito le scosse
+il cuore, e sentì la radice dei suoi capelli rizzarsi come tante piccole
+spine. Poi più nulla.
+
+La strana sensazione svanì, ed essa si volse per tornare al suo posto;
+si fermò ritta accanto alla tavola, e chinò lo sguardo sul «Capitolo
+XVII». L'inchiostro ancora umido brillava sulla cifra. Ma Nancy
+aspettava--aspettava di sentirsi ripetere sotto al cuore quel palpito
+strano, trillante, indescrivibile. Volse lo sguardo ad Aldo. Egli stava
+pingendo pensosamente la faccia di un'altra semiminima, facendola
+diventare grande e nera.
+
+Allora Nancy sedette, e intinse la penna d'avorio nella bocca spalancata
+del calamaio. Ah! ~Ecco!~ ancora! Ecco, il battito! il battito! Come una
+piccola mano morbida che la colpisse nel cuore! Ed ora, un fremito
+lungo, un tremolìo, come d'uccelletto imprigionato!
+
+--Aldo! Aldo!--gridò, e cadde avanti, col viso nascosto sulle braccia.
+
+E i suoi capelli diffusi ondeggiarono sul «Capitolo XVII», e sfregiarono
+la bianca pagina aspettante.
+
+
+
+
+XXI.
+
+
+ *
+ * *
+
+Nancy si mosse, sospirò!... poi lenta aprì gli occhi. Era sveglia.
+
+Nella camera attigua Valeria singhiozzava tra le braccia dello zio
+Giacomo, e la zia Carlotta baciava Adele, e baciava Aldo, che, pallido
+con gli occhi rossi, stringeva la mano a tutti.
+
+Attraverso la porta socchiusa Nancy udiva le loro voci sommesse e
+bisbiglianti; e ne sentì un vago e languido piacere. Ma ecco che un
+altro suono le colpì l'orecchio: un suono dolce, staccato, regolare--che
+pareva il lento battito d'una pendola. Quel suono le dava un senso di
+calma profonda e soave. Volse il capo sui guanciali e guardò. Era la
+culla!
+
+Accanto vi sedeva, sonnecchiando, la Suora, reggendosi la fronte con una
+mano, mentre coll'altra, posata sulla sponda della culla, faceva, anche
+nel dormiveglia, la dolce mossa automatica del ninnare.
+
+Nancy sorrise e richiuse gli occhi. Quel battito regolare la sopiva, e
+la riconduceva verso il sonno. Ella si sentiva ineffabilmente
+tranquilla, illimitatamente felice.
+
+Era finita l'attesa; erano passati i timori. Ora la vita si apriva più
+vasta sopra più vasti orizzonti. L'anima sua era placata, appagata e
+senza desiderio.
+
+Ed ora, con un sommesso tremito di gioia, le tornò nella memoria il suo
+Libro; il suo Libro che la aspettava, fermo dove ella lo aveva lasciato
+quella sera in cui l'avvenire aveva pulsato entro il suo seno. L'opera
+che doveva vivere la chiamò con voce piana, e le ripiegate ali
+dell'aquila fremettero...
+
+
+Nel crepuscolo oscillante della culla la creatura aprì gli occhi e
+pianse:
+
+--~Ho fame.~
+
+
+
+
+LIBRO SECONDO
+
+
+
+
+I.
+
+
+Quando delle quaranta mila lire ne furono dileguate diciotto mila, Aldo
+disse: «Qui bisogna fare qualche cosa». E quando delle quaranta mila
+lire non ne restarono più che diciotto mila, egli disse: «Qui, qualche
+cosa va fatto». Carlo non voleva saperne di lui nè dei suoi affari.
+L'unica cosa che avesse ricevuto da lady Sainsborough era una fotografia
+«presa in giardino col mio caro cane Fox», e un'altra di lady
+Sainsborough in amazzone «pronta per la cavalcata col barone
+Cuciniello».
+
+--Vecchia matta,--brontolò Aldo, gettando le fotografie nel fuoco e
+conficcandovele ferocemente colle molle.
+
+Poi chiamò Nancy e le espose lo stato delle cose. Nancy non parve
+oltremodo impressionata.
+
+--Ah, non c'erano più che diciotto mila lire? Ma guarda un po'!--Poi
+andò carponi sotto la tavola e nascose la faccia dietro il tappeto
+ricamato:--Bau-bau! Kukù!
+
+La piccolina le ruzzolò dietro e le tirò i capelli con molti strilli di
+gioia.
+
+--E così, che cosa dobbiamo fare?--disse Aldo.
+
+--Appena béby saprà camminare,--rispose Nancy da sotto la tavola,--la
+sua mamma... sì, sì, sì, chi è la sua mamma adorata? eh, tesoro piccolo,
+agnello del buon Dio?...
+
+--Cosa racconti?--chiese Aldo impaziente.
+
+--Dico che appena béby saprà camminare, la sua mamma, che sono io...
+nèh, béby, che sono io la tua mamma?... Di' «mamma!» Mammam-mam...
+
+--Ma va avanti,--gridò Aldo.
+
+--La sua mamma, dicevo, si rimetterà al lavoro. Ma finchè questa
+creatura è un essere così piccolo--Nancy baciò la morbida testolina di
+sua figlia su cui i capelli spuntavano qua e là in ciuffi biondi--la sua
+mamma non sarà una crudele (bacio) brutta (bacio) feroce (bacio) tigre
+ircana (bacio, bacio) che abbandoni solo soletto al mondo un povero
+piccolo béby come questo (molti baci) per scrivere dei noiosi libri che
+nessuno ha voglia di leggere... bau-bau bau... Kukù!
+
+Aldo seccato uscì dalla stanza, ma nessuno sotto la tavola si avvide
+della sua partenza.
+
+Egli si recò dallo zio Giacomo, e gli parlò a lungo; e lo zio Giacomo,
+per amore di Nancy, lo prese nel suo studio e gli diede da fare dei
+disegni e dei piani d'architettura, con uno stipendio di duecento lire
+al mese.
+
+Alla fine della terza settimana Aldo alzò gli occhi dal suo tavolo e,
+volgendo lo sguardo per la stanza dove altri quattro impiegati
+disegnavano dei piani, li osservò con aria meditabonda. Due di quei
+quattro erano giallicci e magri; uno era gialliccio e grasso; l'altro
+era grasso e rosso. I due giallicci e magri avevano pochi capelli;
+quello gialliccio e grasso non ne aveva affatto; quello grasso e rosso
+portava gli occhiali. Tutti quanti erano in quello studio da quattro,
+sei, e dodici anni a disegnare piani, con stipendi che variavano dalle
+duecento alle seicento cinquanta lire al mese.
+
+Aldo fece un breve calcolo sulla sua carta asciugante. Ammettendo che
+egli stesse in quello studio cinque anni, e che per i primi due anni
+guadagnasse 200 lire al mese: fanno 4800 lire. Per i due anni seguenti
+gli darebbero probabilmente 300 lire al mese, diciamo, anzi, 350--8400
+lire. L'anno dopo mettiamo che gliene dessero 400, o anche 450 al mese =
+5400 lire. Totale in cinque anni: 18600 lire.
+
+Diciotto mila seicento lire. Così che, dato che egli non spendesse
+nulla, assolutamente nulla, ma continuasse a vivere per cinque anni di
+ciò che rimaneva della dote di Nancy (il che era fuori di questione
+perchè non poteva bastare) egli si sarebbe trovato, in capo a cinque
+anni, esattamente al punto in cui si trovava oggi... con cinque anni di
+più sulle spalle. E probabilmente anche lui gialliccio e magro, o
+gialliccio e grasso, o rosso e grasso con gli occhiali. Era un programma
+assurdo, insensato. Era inconcepibile. Oggi, eccolo con le sue diciotto
+mila lire in tasca e i cinque anni ancora davanti a sè.
+
+Prese il cappello e lasciò lo studio. Scrisse spiegando le cose allo zio
+Giacomo il quale gli rispose dandogli del cretino, dell'ingrato, del
+napoletano, dell'asino, del pover'uomo, del triplice estratto di egoista
+imbecillità. Aldo non discusse queste opinioni.
+
+A casa spiegò matematicamente la situazione a Nancy e a Valeria,
+dilungandosi in ragionamenti e cifre che esse ascoltarono con occhi
+vaghi e aria imbambolata, pensando ad altro. Per farlo smettere gli
+diedero ragione.
+
+--Diciotto mila lire--disse Aldo--impiegate con senno e intelligenza
+potrebbero essere la base di una vasta fortuna.
+
+Valeria approvò con mite capo, e Nancy disse:
+
+--Kukù!
+
+Allora il béby, a richiesta di Aldo, fu mandato a passeggio con la donna
+rettilineare e arcigna, scelta con speciale cura per questo ufficio
+dalla zia Carlotta.
+
+--Potresti metterti in società con qualcuno,--disse Nancy, dolcemente,
+con la testa un po' inclinata per mostrare che prendeva interesse alla
+cosa.
+
+Valeria assentì, e soggiunse:
+
+--Ho sentito dire che le miniere sono sempre un buon affare.
+
+Aldo non rispose.
+
+--Diciotto mila lire!--disse, meditabondo.--Non è molto!--Poi
+azzardò:--Si potrebbe naturalmente aprire un negozio.
+
+Nelle profondità crepuscolari dei suoi splendidi occhi passò la visione
+del nitido e ben fornito negozietto di suo nonno in via Chiaia a Napoli,
+coll'insegna: «Esposito Della Rocca, corals and mosaics; English
+spoken», con le sue file di coralli appesi, coi pettini di tartaruga e
+gli ornamenti di filigrana; con le spille di lava e di mosaico che si
+vendevano a una lira l'una; e le conchiglie di lucida madreperla, e le
+vedute del Vesuvio notturno su cristallo convesso; e poi quei piccoli
+album di vedute di Napoli ripiegate entro una copertina rossa, che gli
+inglesi compravano così volentieri. Gli pareva di vedere il nonno uscir
+fuori dal banco con uno di questi libriccini rossi in mano, e brrrr...
+scioglierli a volo davanti agli ingenui verde-velati forestieri. Il
+nonno! lo vedeva, come fosse oggi, consegnando con gesto di languida
+grazia i pacchettini avvolti in carta rosa ai clienti, poi, salutando
+con largo gesto della mano, e accompagnandoli fin sulla porta con blanda
+e dignitosa benevolenza. Anche ad Aldo sarebbe piaciuto avere un bel
+negozio a Napoli, con dei fidenti e ingenui avventori inglesi; e degli
+americani, insolenti, ma ricchi; e dei tedeschi, economici, ma
+sentimentali--che tutti pagherebbero i loro bravi denari... Ah! quei
+buoni piccoli denari che entrano lungo il giorno e che la sera si
+contano, si guardano, si ricontano e si mettono via, invece di quel
+vago e remoto «stipendio» così insoddisfacente, non visibile, non
+tangibile, e privo di sorprese e di possibilità.
+
+Ma Valeria, parlava:
+
+--Un negozio! ma caro Aldo! che terribile idea! Come puoi pensare a una
+cosa simile?
+
+E Nancy, che credeva ch'egli avesse detto per celia, rise con tutte le
+fossette in gioco.
+
+--Ma sì, Aldo, ma sì! metteremo su una bottega di balocchi... avremo
+tutti i giocattoli del mondo per divertire béby! Cinquecento bambole per
+béby! Mille pecore di gomma per béby; dieci mila orsacchiotti di pelo, e
+mucche che a schiacciarle fanno mu-u! Sì, sì, Aldo! prendiamo subito un
+negozio di balocchi!--e saltò su a baciargli la dritta e sottile
+scriminatura che gli spartiva in due onde nere i lucidi capelli.--E se
+poi,--soggiunse, appoggiando la guancia ridente al capo di suo
+marito,--se poi béby avrà rotto tutte le teste, e leccato via tutti i
+colori, e strappato tutti i peli alle povere bestie, vuol dire che, per
+compenso, regalerò un poema autografo ai compratori di ogni animale
+danneggiato. E allora tu esigerai che te lo paghino due lire di più!
+
+Questa allusione al poema autografo fece chiaramente comprendere ad Aldo
+che era impossibile che sua moglie, la celebre poetessa, potesse tenere
+un negozio.
+
+Sospirò, e disse:
+
+--Ho quasi idea di tentare Montecarlo. Non ci sono mai stato, ma De
+Cesari, quel mio amico genovese, mi ha detto di un magnifico sistema.
+
+--Perchè non se ne serve lui allora?--disse Nancy.--A vederlo, si
+direbbe che ne ha bisogno.
+
+--Ha provato,--assicurò Aldo,--ma lui non è l'uomo da giocare un
+sistema. Gli manca la forza di carattere. Un sistema è una di quelle
+cose che guai a non seguirlo, e continuarlo, e giocar sempre quello,
+per quanto si possa essere tentati di far diversamente. Eh no! De Cesari
+non è l'uomo.... Ma il suo sistema è veramente straordinario.
+
+E Aldo prese di tasca uh taccuino, ne strappò un foglio, e con una
+matita fece vedere il sistema a Nancy e a Valeria.
+
+--Vedete? «N» vuole dir nero e «R» rosso.--Poi fece tanti piccoli punti
+irregolarmente sotto ogni iniziale.--Vedete? su tutti questi punti io
+vinco.
+
+--Davvero?--dissero Nancy e Valeria chinandosi sul foglietto con le
+teste vicine.
+
+--Sì, sì; vinco su tutte le intermittenze.
+
+--Cosa sono le intermittenze?--chiese Nancy.
+
+--Oh! Poco importa cosa sono,--disse Aldo facendo degli altri
+puntini.--E vinco su tutti i colpi di due, di tre, di cinque....
+
+--Di quattro,--corresse Nancy, che non capiva niente, ma voleva
+dimostrare il suo interessamento.
+
+--No.... non vinco sui colpi di quattro,--disse Aldo.--Sui quattro,
+perdo. Ma guadagno poi sui cinque, e i sei, e su tutto il resto. E
+naturalmente i colpi di quattro vengono di rado.
+
+--Naturalmente,--disse Nancy.
+
+--Già,--disse Valeria.
+
+Ed entrambe contemplarono con occhi vacui la duplice fila di puntini
+sotto l'N e l'R.
+
+--Potrei rendere il gioco meno costoso,--disse Aldo meditabondo,--se
+aspettassi, e lasciassi passare le intermittenze, per non puntare che
+sui colpi di due.
+
+--Già, sarebbe bene,--disse Nancy, che comprendeva di meno in meno.
+
+--Ma--fece Valeria--se hai detto che vincevi sulle intermittenze?
+
+--Eh! cara mia! se ~sono~ intermittenze!--disse Aldo con aria di
+profonda saggezza.--Ma se fossero dei quattro?
+
+Questa frase per Nancy chiuse la porta definitivamente a ogni più
+lontano bagliore di comprensione. Ma Valeria, che durante il suo viaggio
+di nozze era stata a Montecarlo quattro giorni, disse con tono reciso:
+
+--Io, se fossi in te, starei a vedere. Se fossero dei quattro, allora
+non punterei che sui cinque e i sei.
+
+Aldo riflettè, stropicciandosi il mento.
+
+--Questa non è forse una cattiva idea,--disse,--ma bisogna che provi.
+Adesso voialtre dite «rosso» o «nero», così, a caso, come vi salta in
+testa.
+
+Nancy e Valeria dissero «rosso» e «nero», a caso, come saltava loro in
+testa; e Aldo giocò il sistema, puntando degli scudi immaginari, e
+raddoppiandoli secondo le regole del De Cesari. In meno d'un quarto
+d'ora, dimostrò che aveva guadagnato quasi duemila lire.
+
+Allora fu deciso ch'egli sarebbe andato a Montecarlo e avrebbe giocato
+il sistema e niente altro che il sistema. E sarebbe partito il più
+presto possibile.
+
+--Non ditene una sillaba a nessuno,--disse.--De Cesari raccomandava
+sopra tutto che non se ne parlasse. Capirete. Se tanta gente lo sapesse,
+Montecarlo non esisterebbe più. E allora tutto sarebbe guastato.
+
+Non dissero una sillaba a nessuno; ma cominciarono subito i preparativi
+per la partenza di Aldo.
+
+--Non mi fermerò più di un mese per volta,--disse lui.--Bisogna stare
+attenti che il Casino non sospetti che si ha un gioco sicuro.
+
+--Si capisce,--disse Valeria.
+
+E Nancy disse:
+
+--Non è un po' disonesto d'andar lì, sapendo di dover vincere?
+
+Aldo spiegò che l'Amministrazione del Casino non era una persona,
+soggiungendo che, ad una società così ricca, quelle poche migliaia di
+lire che a lui occorrevano ogni anno non farebbero nè caldo nè freddo.
+
+Nancy allora soggiunse:
+
+--So che Montecarlo è un luogo terribile... pieno di cattive donne,
+strane e pericolose. Spero... oh Dio!...
+
+Aldo le baciò la fronte rannuvolata.
+
+--Mia cara, se vado a Montecarlo è per i denari. All'infuori di ciò,
+niente m'interessa.
+
+Nancy sorrise e sospirò.
+
+--Lo so! lo credo!--disse.--Ma certo quelle odiose creature ti
+guarderanno.
+
+--Ah! a questo non c'è rimedio,--disse Aldo, blando e rassegnato.
+
+Nancy rise e lo abbracciò.
+
+--Che strano ragazzo sei tu!--disse.--Io credo che il tuo Giardino
+Chiuso, il tuo «hortus conclusus», non sia che un campicello di
+patate.... E ciò nonostante quante ore felici vi ho passato!
+
+
+
+
+II.
+
+
+Maggio portò alla bambina un dente. Giugno gliene portò un altro, e le
+gettò uno sprazzo di luce dorata sui capelli. Agosto le mise sulle
+labbra una parola o due. Settembre la mise ritta e titubante sui
+piedini. E Ottobre la spinse a correre con passi vacillanti, attonita ed
+estasiata, nelle braccia della mamma.
+
+I suoi nomi erano Liliana, Astrid, Rosalynda, Anne-Marie.
+
+--Ora che béby sa camminare,--disse Valeria a sua figlia,--tu dovresti
+riprendere il tuo lavoro.
+
+--Sicuro che devo,--disse Nancy, sollevando tra le braccia la sua
+bambina e ponendosela in grembo.--Hai visto, mamma, i braccialetti che
+ha?--E tese verso Valeria le due brevi braccia paffutelle della bambina,
+a mostrare intorno al minuscolo polso una triplice lineetta rosea, che
+solcava deliziosamente le tenere carni.--Vedi? tre piccoli
+braccialettini «porte-bonheur»!
+
+E Nancy baciò il polso grassetto, mordendolo un poco.
+
+--Dove è stato messo il tuo manoscritto?--chiese Valeria.
+
+--Oh! non so! disopra, forse... o altrove,--disse Nancy, fingendo di
+mangiare il piccolo braccio nudo della bambina.--Oh! che bontà! che
+bontà! Proprio ~stuisito~!... Mamma, questa creatura sa di erbetta e di
+vaniglia e di viole mammole. Assaggia un po', che buon sapore! Assaggia!
+
+E porse il piccolo braccio da mordere anche a Valeria.
+
+--~Saggia~,--disse la piccina.
+
+La nonna assaggiò e trovò eccellente e squisito. Allora dovette
+assaggiare anche l'altro braccio; e lo trovò squisito. E poi un pezzetto
+di guancia; e poi l'altra guancia... e tutto era squisito. Poi la
+bambina alzò il piedino nella sua scarpetta di cuoio bianco, e lo tese
+alla nonna:
+
+--~Saggia!~
+
+Ma la nonna non volle assaggiarlo e disse:
+
+--Beh! beh! cattivo!--E anche all'altro piedino teso perchè lo
+assaggiasse, la nonna disse--beh! beh!--e aggiunse anche un'altra
+parola, indicante grande schifo.
+
+Ma la piccola disse:--~Saggia!~--e gli angoli della sua bocca
+cominciarono a curvarsi ominosamente in giù.
+
+Allora la nonna assaggiò la scarpetta e la trovò molto gustosa; eppoi
+l'altra scarpetta e la trovò eccellentissima anche lei. Eppoi Nancy
+dovette cominciar da capo ad assaggiare tutto: le braccia, e le guancie,
+e le scarpette...
+
+Così i giorni passavano affaccendati, pieni di importanti occupazioni.
+
+Aldo, da Montecarlo, scriveva che il «sistema» era impareggiabile.
+L'unica sua paura era che l'amministrazione se ne accorgesse. Ora
+giocava con puntate doppie.
+
+... Pochi giorni dopo scrisse che nel sistema c'era un difetto. Ma poco
+importava. Aveva scoperto un sistema nuovo, molto migliore dell'altro.
+L'aveva comperato per cento franchi da un individuo che era stato
+espulso dal Casino, perchè l'amministrazione aveva paura di lui e del
+suo sistema. Naturalmente Aldo s'era impegnato a fargli un regalo
+adeguato, a vincita fatta. La sera precedente aveva guadagnato ottocento
+lire in dieci minuti con questo nuovo sistema. Doveva però andar molto
+cauto, perchè il difetto di quell'altro sistema era stato disastroso.
+
+Giunse una terza lettera. Aldo, dopo aver vinto costantemente per
+quattro giorni di seguito, era vittima della più incredibile disdetta;
+la vera «guigne»! Una serie di ventiquattro neri, mentre lui raddoppiava
+sul rosso. Comunque, intendeva di attenersi rigidamente al nuovo
+sistema. Era l'unico modo di salvarsi. La gente che esita, che cambia,
+che salta da un sistema all'altro, deve perdere per forza. Baci a tutti.
+
+Due giorni dopo venne una cartolina. «Ho scoperto che tutti i precedenti
+S erano sbagliati. Ho fatto conoscenza di un Cr. che rimetterà le cose a
+posto.»
+
+Valeria e Nancy restarono perplesse davanti al «Cr.». Naturalmente l'«S»
+significava sistema. Ma «Cr.»? che cosa poteva significare «Cr.»?
+
+Valeria, inquieta, mandò un biglietto a Nino. Nino lasciò subito lo
+studio di Carlo e si affrettò a correre in via Senato dove, dalla
+partenza di Aldo in poi, Valeria abitava con Nancy e la piccina. Tutte e
+tre erano sul balcone ad aspettarlo, e gli fecero dei cenni di saluto
+non appena lo videro spuntare sul ponte di Sant'Andrea; Nino si affrettò
+traverso i Boschetti e salì a corsa le scale del numero 12.
+
+--Come va, Valeria?--e la baciò in fronte.--Come va, Nancy?--e le baciò
+la mano.--Come va, Anne-Marie?--e la baciò sul capo biondo.--Cos'è
+successo? Che cosa ha fatto Aldo?
+
+--Oh!--esclamò Nancy,--come hai fatto a indovinare che si tratta di
+Aldo?
+
+Nino sorrise.
+
+Valeria gli porse la cartolina, e coprendola tutta eccetto l'ultima
+riga, disse:
+
+--Che cosa significa «Cr.»?
+
+Nino guardò; poi domandò:
+
+--Da dove scrive?
+
+Nancy e Valeria scambiarono uno sguardo incerto. Poi risolvettero di
+affidarsi a Nino. Tanto, Nino non si sarebbe servito del sistema, nè lo
+avrebbe rivelato ad altri. Inoltre il sistema aveva un difetto...
+
+--Da dove scrive?--ripetè Nino.
+
+--Da Montecarlo,--dissero all'unisono Valeria e Nancy.
+
+Nino strinse le labbra come se stesse per zufolare. E poi non zufolò.
+
+La piccola, seduta sul tappeto, lo osservava, e quella smorfia le
+piacque. Sperò che la rifarebbe.
+
+--Allora suppongo che «Cr.» significhi «croupier»,--disse Nino.
+
+Vi fu una pausa. Indi Nino disse:
+
+--Quanti denari ha preso con sè?
+
+--Tutto,--disse Valeria.
+
+Allora Nino rifece la bocca di prima; e la piccola se ne rallegrò.
+
+--Non c'è che andare a prenderlo!--disse Nino, guardando Nancy.--E
+subito.
+
+--Oh Dio!--fece lei, trasalendo.--Ma ti pare che ci sia qualche cosa di
+grave?
+
+--Di gravissimo,--disse Nino.--Probabilmente a quest'ora metà delle tue
+quarantamila lire sono sfumate.
+
+--Non ne aveva che diciotto,--disse Nancy, con un lampo di malizia negli
+occhi chiari.
+
+--Meglio così,--disse Nino.--Ma ad ogni modo farai bene di andarlo a
+prendere.
+
+Nancy si sentì molto agitata e anche lieta. La piccola vedrebbe il
+Mediterraneo! Valeria... la nonna! sarebbe venuta anche lei, ben
+inteso...
+
+--No, cara; impossibile,--disse questa.--Ho promesso alla zia Carlotta
+di aiutarla nel suo ricevimento domani sera. Ma ti accompagnerò per un
+tratto di strada. Fino ad Alessandria o a Genova.
+
+--Ma tu, Nino,--disse Nancy, volgendosi a lui,--tu potresti pur
+accompagnarmi, non è vero?
+
+--Oh sì!--esclamò Nino. Poi disse subito di no; gliene spiaceva
+tanto, ma non poteva abbandonare lo studio di Carlo.--D'altronde,--
+soggiunse,--t'intenderai meglio con Aldo senza di me.
+
+La mattina seguente Nino era alla stazione per vederle partire. Valeria
+portava in braccio Anne-Marie; e Nancy le camminava a fianco, e pareva
+la sorella maggiore del béby. Non avevano altro bagaglio che una piccola
+valigia, poichè Valeria ritornava a Milano quel pomeriggio stesso, e
+Nancy era certa che anche lei vi tornerebbe con Aldo il giorno
+seguente.
+
+Nino salì nel vagone a trovar due buoni posti; poi ridiscese, e stette
+davanti allo sportello, guardando su, verso di loro, con
+quell'espressione vuota, quel mezzo sorriso vacuo ed indeterminato che
+tutti hanno davanti al treno in partenza, quando gli addii sono fatti e
+il treno non si muove ancora.
+
+Nancy affacciata, gli sorrideva con occhi soavi. V'era sul suo cappello
+qualche cosa di azzurro che faceva sembrare più azzurri i suoi occhi.
+Dietro di lei, in braccio a Valeria, la piccina agitava una piccola
+mano, inguantata di lana bianca, in segno di addio. Ecco: la campana
+battè il suo rintocco; si udì il fischio: il treno si mosse. Allora Nino
+con subitaneo impulso balzò sul predellino del vagone, girò la dura
+maniglia dello sportello, ed entrò.
+
+--Vengo anch'io fin dove andrà Valeria.
+
+Fu salutato con giubilo da tutti, e la piccola continuò con grande
+entusiasmo a fargli «addio, addio!» colla mano inguantata di lana
+bianca.
+
+Oltrepassarono Alessandria. A Genova telegrafarono ad Aldo; e
+proseguirono verso Savona. La bambina guardava il Mediterraneo, e Nancy
+guardava la bambina, e Nino guardava Nancy. E Valeria li guardava tutti,
+avvolgendoli tutti nel suo doloroso amore materno come in un invisibile
+manto di Madonna.
+
+Giunti a Savona Nino e Valeria smontarono. Avevano da aspettar mezz'ora
+il treno di ritorno che li avrebbe ricondotti a Milano. Ritti sulla
+piattaforma davanti allo sportello del vagone, guardavano in su, verso
+Nancy, coll'espressione vaga, il mezzo sorriso indefinito di coloro che
+hanno già detto addio....
+
+Nancy si sporgeva dal finestrino guardando nel viso di sua madre, alzato
+così teneramente verso di lei. Poi guardava Nino; poi di nuovo sua
+madre.
+
+La bambina, in piedi sul sedile accanto a Nancy, agitava le due brevi
+braccia in segno d'addio, e i riccioli ambrati le cadevano sugli occhi.
+
+--In vettura!--gridò il conduttore.
+
+--Saremo di ritorno dopo domani,--disse Nancy per la terza o quarta
+volta,--anzi, forse domani.
+
+--~Folse~ domani,--ripetè la piccola, che faceva sempre eco a quello che
+si diceva.
+
+Nino si avvicinò alla finestra e stese la mano per toccare la manina
+della bimba.
+
+--Cosa dici tu?--chiese ridendo.--Domani? Ma tu non sai neppure quando
+sia domani.
+
+Anne-Marie lo guardò, seria... Nino sentiva nella sua mano il tepore di
+quella piccola mano imprigionata.
+
+--Dunque, sentiamo: quando è domani, Anne-Marie?
+
+Anne-Marie lo guardò, grave e concentrata.
+
+--Domani--disse--è quando... domani è quando mi daranno sempre tutto
+quello che voglio.
+
+--Ahi, che giornata lontana!--disse Nancy, ridendo.
+
+--Molto lontana!--disse la nonna.
+
+--Molto lontana,--fece eco la bimba.
+
+--Partenza!--gridò il conduttore.
+
+--Addio, Nancy! Addio, béby!--disse Valeria tremando un poco.
+
+«Pronti!» S'udì il fischio e la campana.
+
+Il treno si muoveva e Nancy salutò colla mano.
+
+--Addio, mamma mia cara!
+
+Valeria sentì nel cuore uno strappo strano e profondo.
+
+--Addio, Nancy! Addio, béby! Addio, miei due tesori!
+
+Il treno correva.
+
+--Forse domani!--gridò ancora Nancy, sporgendosi dal finestrino.
+
+Poi si ritrasse, per paura che una scintilla volasse negli occhi alla
+piccina.
+
+Valeria, immobile, guardava il treno fuggente... e le parve di
+sentirselo correre sul cuore.
+
+--Addio, Nancy! Addio, béby!
+
+Erano partite.
+
+
+E «domani» era molto lontano.
+
+
+
+
+III.
+
+
+«Montecarlo!»--L'indolente treno della Riviera entrò brontolando e
+sbuffando sotto la tettoia, e Nancy si affacciò nervosamente, perchè
+Aldo la vedesse subito. Sulla piattaforma Nancy non vide che un crocchio
+di donne chiaro-vestite che ridevano forte, e due inglesi taciturni con
+le mani in tasca, e una coppia di sposi tedeschi. Nessun altro. Aldo non
+c'era.
+
+Un languido facchino aiutò Nancy a scendere colla piccina, e afferrando
+la loro valigia le precedette verso l'uscita. Quando Nancy lo raggiunse
+fuori della stazione, trovò che aveva consegnato la valigia al
+conduttore dell'omnibus dell'Hôtel de Paris.
+
+--«Non, non»,--disse Nancy.--«J'attends mon mari».
+
+--Ah!--disse il facchino al conduttore d'omnibus,--«elle attend son
+mari».
+
+Poi sghignazzarono entrambi, sputarono, e stettero a guardarla.
+
+--«Donnez-moi ma valise»,--disse Nancy.
+
+--«Donnez-lui sa valise»,--disse il facchino.
+
+--«Eh!, on va la lui donner»,--disse il conduttore, arrampicandosi
+lentamente sulla scaletta dell'omnibus. Poi tirò giù la
+valigia.--«Voilà la valise».--E la pose in terra.
+
+Nancy disse al facchino di prenderla. Ma tanto lui come il conduttore si
+mostrarono assai sorpresi.
+
+--«Quoi»?--disse il conduttore,--«et moi donc? Pas de pourboire»?
+
+Il facchino sorrise, sputò, e disse a Nancy:
+
+--«Faut lui donner son pourboire».
+
+Allora Nancy diede cinquanta centesimi al conduttore, e disse al
+facchino di portare la valigia all'Hôtel des Colonies. Egli se la caricò
+sulla spalla e s'avviò prontamente. Salì rapido la scalinata che conduce
+alla piazza del Casino.
+
+Nancy lo seguì, con Anne-Marie aggrappata alle sue gonne. Appiè della
+scalinata sedeva una donna con una cesta di aranci, e ne profferse a
+Nancy. Ma Nancy disse: «non, merci», e proseguì frettolosa. Ma
+Anne-Marie voleva un'arancia. Era stanca, e aveva fame, e si mise a
+piangere. Allora Nancy tornò indietro e comprò un'arancia. Poi, presa in
+braccio la piccina, si affrettò su per i gradini dietro al già lontano
+facchino.
+
+In cima alla scalinata si fermò, guardandosi dintorno.
+
+Era un chiaro crepuscolo di giugno. Là dove il cielo era più pallido, la
+luna novella pareva un piccolo taglio nel firmamento, un taglio netto e
+sottile, traverso cui--come per uno spiraglio--il buon Dio concedeva
+agli umani d'intravvedere il fulgore del suo Paradiso.
+
+Anne-Marie ricominciò a piangere perchè voleva che la mamma sbucciasse
+l'arancia; e Nancy, che voleva affrettarsi dietro al facchino, dovette
+fermarsi. Sollevò la bambina, la baciò, la consolò, la fece sedere sul
+parapetto della scalinata e, sedendole vicino, pelò l'arancia. Tanto, la
+sua valigia a quest'ora era probabilmente sparita per sempre. Ma che
+importava? Nulla pareva di grande importanza purchè Anne-Marie non
+piangesse più.
+
+Nancy guardò il cielo chiaro, e le palme, e il placido mare
+grigio-perla. Chi sa dove era l'Hôtel des Colonies? Chi sa perchè Aldo
+non aveva ricevuto il telegramma? La leggenda delle tragedie che
+avvengono a Montecarlo le traversò per un istante la mente... Poi
+Anne-Marie, che non era mai stata seduta su un muro a mangiare arancie,
+alzò il visetto impiastricciato di sugo e di lagrime, e disse:
+
+--Buono. Buono tutto. Piace tutto questo a Anne-Marie.
+
+Allora tutto piacque anche a Nancy.
+
+Dopo molto vagare trovarono l'Hôtel des Colonies; ed ecco il languido
+facchino seduto ad aspettarle colla valigia, chiacchierando intanto
+colla magra ed energica proprietaria.
+
+Nancy si avanzò timidamente.--Abitava qui il signor Della Rocca?--Sì,
+sì, Monsieur abitava qui.--Sapevano se avesse ricevuto un
+telegramma?--No, il telegramma era là, nel bureau, non aperto. Monsieur
+non era ancora rientrato.--E sapevano forse dove si trovasse Monsieur?
+
+--Eh! lo troverà al Casino!--disse la proprietaria.
+
+Nancy la pregò di condurla nella camera del marito; ma trovò che era una
+piccolissima «mansarde» in cima alla casa. Allora Nancy prese per sè e
+per la bimba un'altra camera; e Anne-Marie andò a letto, beata di
+dormire sotto a una zanzariera. E subito si addormentò.
+
+Nancy scese al salone. Era buio. La padrona sedeva in giardino con una
+vecchia signora e un ragazzetto grasso.
+
+--Se volete andare al Casino--disse amabilmente a Nancy--baderò io alla
+vostra bambina.
+
+Ma Nancy disse:
+
+--Oh! no, grazie.
+
+--«Allez, allez donc»,--interpose la vecchia signora;--«vous savez bien,
+les hommes! Ça pourrait ne pas rentrer»....--Poi soggiunse:--Io sono qui
+da dodici anni. Questo mio nipotino è nato in questo Hôtel. Potete
+andare tranquillamente. Il vostro piccolo angelo sarà ben custodito.
+
+Allora Nancy ringraziò e tornò disopra a prendere il cappello.
+Anne-Marie dormiva e non si mosse.
+
+Nancy uscì con passo esitante dal giardinetto, e volse nella direzione
+del Casino. Le strade a quell'ora e in quella stagione erano quasi
+deserte. Nel suo semplice vestito da viaggio nessuno badava a lei.
+Passando davanti all'Hôtel de Paris vide la gente che pranzava ai
+tavolini illuminati da lampadette rosse. Sulla piazza, sulle panche in
+giro alla grande aiuola di fiori, della gente sedeva in crocchi; e
+dirimpetto, nel Café de Paris, gli tzigani in giubba rossa suonavano
+«Sous la feuillée».
+
+D'un tratto Nancy si sentì smarrita e spaventata. Perchè era qui? Che
+cosa faceva, sola, di notte, in questo luogo ignoto? E la piccola, la
+sua piccola che dormiva in quel gran letto tutta sola in un albergo
+sconosciuto? Le pareva di fare un sogno folle e incoerente. Spaurita e
+triste si affrettò.
+
+Un uomo, passando, le disse: «Bonsoir, mademoiselle!» E Nancy si mise a
+correre, e salì, col cuore che la soffocava, la gradinata del Casino.
+Fece per andare nell'atrio, illuminato e gaio, ma due uomini in livrea
+azzurra e scarlatta la fermarono, domandandole qualche cosa ch'ella non
+comprese. Le fecero segno di entrare a sinistra in una sala aperta dove,
+dietro a due lunghi banchi, sedevano degli uomini che parevano giudici o
+avvocati, e avevano l'aria di aspettarla.
+
+Essa si avanzò incerta; poi si fermò davanti a uno di essi; era calvo,
+con la barba in punta, e la guardava con occhi penetranti.
+
+--«Pardon»...--balbettò Nancy.--Cerco il signor Della Rocca...
+
+--Ah, davvero?--disse l'uomo dalla barba.--Non ho il piacere di
+conoscerlo.
+
+Un uomo biondo che gli sedeva vicino, sorrise.
+
+--Non saprebbe dirmi dove posso trovarlo?--disse Nancy, sentendosi
+arrossire al punto che le lagrime le vennero agli occhi.
+
+--Che cos'è questo signore? Cosa fa?--domandò l'uomo biondo.
+
+--E'... è venuto qui tre settimane fa... ha un sistema,--balbettò
+Nancy.--Gli ho telegrafato, ma non ha ricevuto il dispaccio. La padrona
+dell'Hôtel m'ha detto che lo troverei qui.
+
+Erano entrate alcune altre persone, che la ascoltavano, divertendosi.
+
+--Ah! ah! Dunque questo signore ha un sistema!--disse a voce alta e
+marcata l'uomo colla barba.
+
+E Nancy vide che faceva un cenno significante a qualcuno rimpetto a lui,
+ch'essa non vedeva perchè gli volgeva le spalle. Una paura immensa la
+invase. Cosa aveva fatto? Aveva detto del sistema a questi uomini che
+erano probabilmente i proprietari del Casino!
+
+Comprese che facendo ciò ella aveva rovinato per sempre le fortune di
+Aldo. Ma nulla le importava ormai... Nulla, eccetto di ritrovarlo, e di
+non esser più in giro così sola per il mondo.
+
+--A quale Hôtel state, signorina?--domandò l'uomo biondo.
+
+--All'Hôtel des Colonies,--disse Nancy, con voce tremante.
+
+--E vi chiamate?
+
+--Giovanna Desiderata Felicita Della Rocca.
+
+Tutta la fila d'uomini sorrise, mentre quello che le parlava scriveva i
+nomi su un pezzo di cartone, e poi consultava un grande registro.
+
+--La vostra professione?
+
+Nancy arrossì.
+
+--Scrivo delle poesie...--balbettò.
+
+Nancy da bambina aveva letto con grande interesse le avventure di «Alice
+nel paese dei Sogni». Ora ella si diceva: «Io so che dormo. Io so che
+sogno. Non è possibile ch'io sia sveglia, e stia raccontando a questi
+uomini che scrivo delle poesie».
+
+L'uomo colla barba si pizzicò il naso e si arricciò i baffi per non
+ridere. E Nancy, guardando quella fila d'uomini, vide che tutti
+ridevano, a testa bassa, chini sulle loro carte, ridevano--_ils
+pouffaient!_--e non volevano farsi scorgere.
+
+--E... non faceva altro? Niente altro che scrivere poesie?
+
+--No, niente altro,--disse Nancy. Poi, siccome le parve che l'uomo colla
+barba le fissasse nel viso due occhi acuti, indaganti, terribili,
+aggiunse spaurita:--Veramente... sì; ho cominciato anche un libro... in
+prosa. Ma non è finito.
+
+L'uomo biondo le stese a un tratto un cartoncino azzurro e le disse:
+
+--Firmate!
+
+--Ma perchè?--disse Nancy, prossima a piangere.
+
+L'uomo fece con le spalle un gesto d'indifferenza. Pareva dire: «Ah, non
+volete firmare? Tralasciate!»
+
+E tutti gli altri sorrisero di nuovo e abbassarono le teste fingendo di
+scrivere.
+
+Nancy si guardò attorno con un'espressione di coniglio inseguito. Un
+uomo entrava con le mani in tasca, alto, lento, incurante. Era un
+inglese; Nancy se n'avvide al primo sguardo. Le rammentava un poco Mr
+Kingsley.
+
+La figlia di Tom Avory mosse dritto verso il nuovo arrivato.
+
+--«Are you English»?--chiese col cuore che le batteva in gola.
+
+Egli le disse di sì.
+
+--Vorrebbe aiutarmi? Mio padre era inglese,--disse Nancy, colla voce
+piena di singulti.--Questa gente... questi uomini vogliono che io scriva
+il mio nome. Devo farlo?
+
+L'inglese sorrise un poco sotto i brevi baffi chiari.
+
+--Desidera di entrare nelle sale da giuoco?
+
+--Sì,--rispose lei.
+
+--Allora scriva il suo nome;--e si avvicinò con lei al
+banco.--Vedrà--aggiunse sorridendo--che lo faccio anch'io.
+
+E porse all'uomo biondo un cartoncino ricevendone un altro in cambio, su
+cui scrisse: «Frederick Allen».
+
+Gli impiegati avevano tutti ripreso il loro contegno serio, e pareva che
+avessero dimenticato l'esistenza di Nancy. Ella firmò il suo cartoncino
+ed entrò nell'atrio a fianco dell'inglese.
+
+--Cerco mio marito,--gli spiegò ella timidamente; e gli narrò la storia
+del sistema, del telegramma e dell'Hôtel.--Mi sembra di avere raccontato
+tante e tante volte questa storia... come la Storia del Lupo!
+
+Sorrise, e la fossetta s'incavò leggiadramente nella sua guancia. Aveva
+il viso acceso e i morbidi capelli bruni le si attorcigliavano in
+riccioli sulla fronte.
+
+Mr Allen la guardò con curiosità.
+
+--E' strano, signora,--disse,--ma io l'ho già veduta. Non so ricordarmi
+dove, ma certo l'ho già veduta.
+
+Nancy disse:
+
+--Non credo. Non credo davvero.
+
+--Oh! ma io ne sono certo,--disse Mr Allen.--Ricordo benissimo il suo
+sorriso.
+
+Ma il sorriso che egli ricordava era quello di Valeria, quando nella
+lontana Hertfordshire, su un ponticello bianco nel sole, ella gli aveva
+preso dalle mani un cappello da giardino sgocciolante d'acqua...
+
+Attraversarono insieme le sale; e il persistente tintinnìo dei denari, e
+i profumi acri e sottili, sbalordivano Nancy, e le facevano girare il
+capo. Aldo non si vedeva. Passarono da tavola a tavola guardando i
+giocatori, interrogando i visi estranei. Aldo non c'era. Entrarono nella
+sala del «trente et quarante», crepuscolare e silenziosa; poi passarono
+nel buffet. Finalmente tornarono fuori nell'atrio. Nancy alzò verso il
+suo compagno gli occhi chiari in cui fluttuavano le lagrime.
+
+--Non so cosa pensare! Dove può essere andato? Mio Dio, credete...
+credete?...
+
+Nei suoi grandi occhi impauriti passò la visione di Aldo esanime sotto
+una palma nel giardino, spenti i divini occhi, i morbidi capelli
+aggruppati nel sangue...
+
+--Io credo che lo troveremo sano e salvo,--disse l'inglese.--Andiamo a
+vedere al Cafè de Paris.
+
+Lasciarono l'atrio, e scesero per i gradini sulla piazza del Casino.
+
+I tzigani lanciavano nel profumato crepuscolo la dolcezza triviale della
+«Valse Bleue».
+
+Nancy sussultò: ecco Aldo! Ma sì! Certo, era lui! Usciva dal Cafè de
+Paris, con una donna grassa, vestita di bianco. Sì, era Aldo. Nancy
+mosse rapida un passo verso di lui, poi si fermò. L'inglese si fermò
+anche lui, tacendo e volgendo per discrezione lo sguardo verso gli
+alberi del giardino.
+
+Aldo e la donna camminando lentamente erano passati a sinistra, ed ora
+si erano seduti su una panca in faccia al Crédit Lyonnais.
+
+--Vuole aspettare un momento?--disse Nancy all'inglese.
+
+Poi mosse rapida verso la panca; mentre Mr Allen, impassibile, rimaneva
+a guardare gli alberi.
+
+Sì, era Aldo: Nancy lo udì ridere. Ma chi poteva essere quella donna
+grassa? Nancy corse avanti, poi, a pochi passi da loro, si fermò.
+
+Aldo voltandosi la vide. Rimase un istante immobile per la sorpresa. Poi
+si chinò rapido a dir qualche cosa alla sua vicina. Questa annuì, e Aldo
+si alzò e venne rapidamente a Nancy.
+
+--Cosa c'è?--disse,--cosa fai qui?
+
+--Oh! Aldo!--esclamò Nancy, e le lagrime di sollievo le piovvero sul
+viso;--finalmente! finalmente! ti ho cercato tanto!
+
+--Ma cosa c'è? cosa è accaduto?--ripetè Aldo a voce bassa e
+concitata.--Non è... non è che Anne-Marie stia male? Rispondi!
+
+--No, no, caro,--rispose Nancy, asciugandosi gli occhi.--No! sta bene,
+non aver paura. E' all'albergo, che dorme come un cherubino. Vieni,
+vieni! voglio che tu ringrazii un signore inglese che...
+
+Stava per infilare il braccio in quello di suo marito, ma questi si
+ritrasse bruscamente.
+
+--No, no, lascia!--disse.--Torna subito all'albergo. Io verrò fra cinque
+minuti. Vai! vai! Non vuoi mica guastar tutto, eh?
+
+--Guastar cosa?--disse Nancy, attonita.
+
+--Ma tutto,--disse lui.--Le nostre fortune, il nostro avvenire, tutto!
+
+--Ma come? in che modo? Cosa vuoi dire?--e Nancy volse lo sguardo alla
+larga figura bianca rimasta a sedere sulla panca. Questa si era voltata
+e stava guardando Nancy traverso un occhialetto a lungo manico.--Chi è
+quella donna?
+
+--Oh! non importa,--disse Aldo.--Quella è «all right». Adesso non ho il
+tempo di darti spiegazioni. Va a casa, fa come dico io... Se
+no,--soggiunse, indovinando la sdegnosa protesta sul labbro di
+Nancy,--se no, peggio per te e per la piccina. Ricorda quello che ti
+dico: peggio per te e per la piccina!
+
+Con ciò fece una scappellata a Nancy, e la lasciò. Tornò alla panca dove
+la donna grassa lo aspettava.
+
+Nancy, paralizzata dallo stupore, lo vide sedersi al suo fianco ed
+espandersi in gesti esplicativi, mentre la donna, ancora voltata,
+seguitava a fissare Nancy traverso l'occhialetto.
+
+Nancy si volse, e tornò indietro, lentamente, come un automa. L'inglese
+era ancora dove lo aveva lasciato, presso la gradinata del Casino, cogli
+occhi fissi sul giardino. Aveva accesa una sigaretta. Quando Nancy gli
+fu vicina egli si volse e gettò via la sigaretta.
+
+--Torna nelle sale?--domandò.
+
+--No,--disse Nancy.
+
+--Devo accompagnarla al suo albergo?
+
+--No,--ripetè lei; e restò lì, vergognosa e umiliata.
+
+--Allora,--disse l'inglese assumendo un fare spigliato e gaio,--allora,
+buona notte.--E le stese la mano. Strinse forte la piccola mano diaccia,
+poi si arrischiò a dirle una parola di consolazione.--Pensate che tra
+cent'anni sarà tutt'uno,--disse; poi si volse rapidamente e rientrò nel
+Casino.
+
+Ma non vi rimase. Tornò fuori un momento dopo, e seguì da lontano la
+piccola figura sconsolata, che, nel suo abito da viaggio grigio,
+percorreva lentamente la via deserta.
+
+Soltanto quando l'ebbe veduta al sicuro, nel giardino dell'albergo,
+tornò indietro.
+
+--Povera creaturina!--disse tra sè.--Chi sa, chi sa dove l'ho già
+veduta?
+
+
+Aldo comparve nell'Hôtel mezz'ora dopo, ed entrò nella camera di Nancy
+armato di spiegazioni diplomatiche e persuasive. Ma Nancy era in
+ginocchio vicino al letto di Anne-Marie, colla faccia nascosta nella
+zanzariera, e non si mosse al suo arrivo.
+
+--Ma via, Nancy, che cos'hai?
+
+--Ti prego di non svegliare la piccola!--disse lei a bassa voce.
+
+--Ma ti voglio dire...
+
+--Zitto!--disse Nancy con un dito sul labbro e gli occhi fissi sulla
+figuretta dormente di Anne-Marie.
+
+--Vieni in camera mia; devo parlarti,--disse Aldo.
+
+--No,--disse Nancy.
+
+--... Ma devo pur spiegarti...
+
+--Zitto!--ripetè Nancy.
+
+Poi sedette accanto al letto della sua bambina, e nascose di nuovo il
+capo nella zanzariera.
+
+Aldo stette per qualche tempo a guardarla; poi girellò per la camera. La
+chiamò per nome due o tre volte, ma ella non si mosse. Allora Aldo se ne
+andò al suo abbaino, profondamente offeso.
+
+
+
+
+IV.
+
+
+La mattina seguente Aldo s'alzò presto e uscì a comperare una bambola
+per Anne-Marie... Gli parve che la situazione lo richiedesse. Andò alla
+Condamine, dove i negozi sono meno cari.
+
+Gli fece male al cuore di spendere sette franchi e cinquanta--una «mise»
+e mezza! Ma veramente le bambole che costavano meno erano orride a tal
+punto che egli sentì di non potere con una di esse comperarsi
+l'indulgenza e la pace. Durante un folle istante gli balenò persino
+l'idea di comperarne una (con vere ciglia) che costava ventotto lire. Ma
+poscia, più che i timori di prolungate scene, potè l'economia; e Aldo
+prese la bambola di sette franchi e mezzo, le cui ciglia dipinte
+rimanevano fissamente e illogicamente in cima alle palpebre, anche
+quando gli occhi erano chiusi.
+
+Anne-Marie ne fu beata.
+
+Nancy era una fredda e pallida statua. Aldo mandò Anne-Marie e la
+bambola a giocare in giardino, mentre egli nella sala di lettura si
+accinse a spiegare le cose a Nancy.
+
+Ecco: i sistemi, tutti i sistemi erano frode e inganno... pura frode e
+inganno! Glielo aveva detto Grimeaux, il «croupier»... e se non lo
+sapeva Grimeaux...
+
+--Avanti,--disse Nancy.--Questo non mi interessa.
+
+Dunque non c'era che un solo modo di guadagnare al gioco, e questo
+era...
+
+--Tutto questo lo so,--disse Nancy.--Chi era quella donna?
+
+Aldo la guardò con occhio di profondo rimprovero.
+
+--Nancy! Tesoro mio!--disse.
+
+Ma Nancy non si commosse. Aveva la faccia più piccola del solito, e
+molto severa.
+
+--Ho domandato chi è quella donna.
+
+--Ma è nessuno... assolutamente nessuno! Una vecchia gallina in parrucca
+gialla... Si chiama Mrs Doyle. Ecco, adesso lo sai. Adesso sei contenta.
+
+Ma Nancy non era contenta.
+
+--E' inglese?
+
+--No, no, americana, del Far West. Un volatile delle praterie!...
+Un'anitra occidentale! Ah, ah, ah! com'è buffa!
+
+E Aldo rise lungamente, ma da solo. Quando ebbe completamente terminato
+di ridere, Nancy inarcando le sopracciglia disse:
+
+--Ebbene?...
+
+--Ebbene, stavo dicendoti di Grimeaux, che è qui al Casino da sedici
+anni e che mi ha detto: «L'errore che tutti i giocatori fanno, è di
+raddoppiare in perdita». Quando tu perdi...
+
+Aldo gesticolava colle lunghe mani, allargando i gomiti e rialzando le
+spalle. Nancy lo osservava fredda e ostile.
+
+--Pare un ostricaro di Santa Lucia,--disse fra sè.--Come mai ho potuto
+delirare per la sua bellezza?
+
+Poi, scorgendo nel giardino Anne-Marie che baciava la bambola della
+Condamine, gli perdonò.
+
+--... quando tu perdi,--proseguiva Aldo,--tu corri dietro ai tuoi
+denari, raddoppi, triplichi, perdi la testa... ed ecco «la debâcle»!
+Mentre invece, quando si guadagna, si è sempre tutta prudenza e cautela;
+si gioca un luigi alla volta, e quando si ha vinto cento franchi si
+esce, dicendo: Ecco, per oggi basta!... Ebbene, lì sta l'errore! Bisogna
+continuare, bisogna rincorrere la vena, «doubler la mise gagnante»...
+
+--Hai parlato abbastanza di tutto ciò,--interruppe Nancy.--Voglio
+sentire il resto.
+
+--Eh, come mi aggredisci!--disse Aldo imbronciato.--Il resto è
+semplicemente questo: quel buon volatile occidentale...--E qui Aldo ebbe
+un nuovo accesso di solitaria ilarità. Quando si fu calmato sotto
+l'occhio gelido di Nancy, continuò:--Dunque quella, ieri sera, mi
+prometteva appunto di prestarmi i denari necessarii, quando sei
+capitata tu! E sai pure come sono le donne!... Per loro «la famiglia» è
+sempre una cosa insopportabile.
+
+Nancy, immobile, lo guardava.
+
+--Non so cos'hai da guardarmi così!--disse lui.--Mi vuoi mettere di
+cattivo umore?
+
+Nancy si alzò.
+
+--C'è un treno per Milano alla una,--disse.--Lo prenderemo.
+
+E andò di sopra nella sua camera.
+
+Aldo uscì nel giardino, e si divertì con Anne-Marie e colla bambola
+della Condamine.
+
+A mezzogiorno Nancy si affacciò al balcone, e chiamò sua figlia. La
+piccola obbedì malvolontieri, e venne su lentamente, trascinando per le
+scale la bambola. Aldo la seguì.
+
+Anne-Marie fu messa a sedere sul letto, e sua madre le infilò le
+scarpette da viaggio di cuoio giallo. Aldo, seduto vicino alla finestra,
+guardava in giardino, tamburinando colle dita sui vetri.
+
+Nancy mise ad Anne-Marie il paltoncino, e le posò in testa il cappello
+di paglia floscia, legandole i nastri bianchi sotto al mento. Poi disse
+a suo marito:
+
+--Siamo pronte.
+
+--E chi pagherà il conto dell'albergo?--disse Aldo, senza voltarsi.
+
+Nancy lo guardò, sorpresa.
+
+--Ma non hai denari?--chiese.
+
+--Ho ottantadue franchi e quaranta centesimi,--disse Aldo.
+
+--Dov'è il resto?
+
+Aldo soffiò sulle dita:
+
+--Partito! Svanito!
+
+Nancy sedette sul letto accanto ad Anne-Marie. Vi fu un lungo silenzio.
+
+Aldo si mosse nervosamente.
+
+--Te l'avevo pur detto io, che i sistemi non valevano niente...
+
+Nancy non rispose. Cercava di pensare, cercava di comprendere. In
+questioni di denari capiva poco, ma questa cosa la capiva. Non
+possedevano più nulla. Come sarebbero ritornati a Milano? E, a Milano,
+come avrebbero vissuto? Con sua madre? Ma Valeria doveva già angustiarsi
+e privarsi, da che si erano date ad Aldo le quaranta mila lire. Non
+prendeva più carrozze. Le scatole di cioccolattini che regalava ad
+Anne-Marie erano un po' più piccole. Portava un mantello dell'anno
+scorso, regalatole dalla zia Carlotta.
+
+E la zia Carlotta, anche lei, brontolava sempre pei denari. Diceva che
+quando voleva spendere cinque lire doveva girarle in mano tre volte, e
+poi se le rimetteva nel borsellino, e si lagnava amaramente che Adele
+non potesse trovar marito, perchè aveva troppo poca dote, e gli uomini
+oggi-giorno non guardavano che i denari.
+
+C'era la zio Giacomo, caro angelo di vecchio brontolone! Certo lui li
+avrebbe aiutati. Ma aveva i vecchi debiti di Nino da pagare; e poi
+tutti, tutti andavano a farsi dare denari da lui. Parenti lontani,
+vecchie conoscenze, amici decaduti, tutti gli scrivevano periodicamente
+domandando quattrini. E lui s'arrabbiava, e giurava sempre che questa
+era l'ultima volta...
+
+L'unica persona della famiglia che fosse ricca era Carlo. Ma Nancy ben
+sapeva che Carlo, per suo fratello, non avrebbe più fatto nulla, mai.
+
+Che cosa accadrebbe? Che ne sarebbe di loro?
+
+Essa guardò Aldo: era seduto nella poltrona a dondolo, la testa
+abbandonata all'indietro e gli occhi rivolti al cielo. Egli si era
+appunto ricordato che Nancy gli aveva trovato una somiglianza con San
+Sebastiano, ed ora, per commuoverla, assumeva, per quanto gli era
+possibile, l'espressione straziata dell'adolescente Santo trafitto.
+
+Nancy distolse gli occhi. La vista di quell'inetto e insensato uomo la
+irritava indicibilmente. Per confortarsi guardò, vicino a sè, la piccola
+Anne-Marie, così savia e felice colla sua bambola. Si chinò e le baciò
+la guancia fresca.
+
+Aldo si drizzò e disse:
+
+--Sarà meglio che vada.
+
+--Dove?--chiese Nancy.
+
+--Ma... al Casino, eh? Ho detto che ci sarei alle dodici e mezza.
+
+--Per trovarti con quella donna?
+
+--Già,--brontolò Aldo.
+
+--Dio! Dio!--disse Nancy giungendo le mani, annichilita, pallida di
+vergogna per lui.--Che sangue hai tu nelle vene?
+
+Era il sangue di molte generazioni di lazzaroni napoletani--begli
+animali indolenti, paghi di star sdraiati al sole--incrociato ed
+alterato dal sangue dell'economico nonno bottegaio che vendeva coralli e
+vedute del Vesuvio in via Chiaia.
+
+Aldo sentì che era tempo di reagire.
+
+--Insomma, è facile parlare. Ma vuoi dirmi,--e sporse, nel gesto così
+espressivo e meridionale, le due mani, colla punta delle dita strette
+insieme, e le scosse davanti a Nancy,--vuoi dirmi un po' cosa devo fare
+io, povero diavolo? cosa devo fare?
+
+Anne-Marie alzò gli occhi. Guardò sua madre, e le parve che avesse
+bisogno di essere confortata. Stese la bambola verso di lei:
+
+--Bacia!--disse. Poi guardò suo padre. Forse aveva bisogno anche lui di
+conforto.--Bacia,--disse, offrendogli la bambola a braccia tese.
+
+Aldo balzò in piedi e cadde in ginocchio davanti a entrambe. Baciò la
+bambola, e il paltoncino di Anne-Marie, e le ginocchia di Nancy, e poi
+nascose il volto in grembo alla bambina, singhiozzando. Anne-Marie
+subito pianse e strillò, e Nancy li baciò tutt'e due, consolandoli.
+
+--Non piangere, tesorino mio! Non piangere, Aldo! Non importa. Vedrai
+che tutto si accomoda. Aldo, non piangere più! Non posso vederti
+piangere!
+
+Aldo continuò a singhiozzare dicendo che sarebbe meglio che andasse ad
+ammazzarsi. E dopo che Nancy lo ebbe perdonato, e consolato, e
+incoraggiato, alzò il viso smorto, e gli occhi rossi, e disse:
+
+--Allora, vado al Casino?
+
+Nancy impallidì. Era inutile, inutile tutto. Egli non capiva. Era fatto
+così; e non sapeva che si potesse essere diversi.
+
+--No,--disse lei.
+
+Egli allora si sedette, e sospirò; e guardò fuori dalla finestra.
+
+Nancy scese e andò dalla proprietaria dell'albergo a chiedere il conto.
+Mentre lo stavano preparando, la buona donna disse:
+
+--Vogliono dunque partire oggi?
+
+Nancy si fece rossa.
+
+--Non so... non so, finchè non ho visto il conto.
+
+La proprietaria, che aveva udito lo strepito di sopra (Aldo piangeva
+forte come un bambino), e che era un poco inquieta per i suoi denari,
+disse in tono confidenziale:
+
+--Monsieur ha già preso il suo «viatico»?
+
+E come Nancy non capiva.
+
+--Ma sì, il viatico del Casino. Se Monsieur ha giocato e ha perduto,
+l'amministrazione gli renderà qualche cosa. Monsieur non ha che a
+domandarlo. E poi,--aggiunse piano con una occhiata alla spilla di
+perle che Nancy portava al collo,--nel caso che Madame desiderasse di
+saperlo, il Monte di Pietà è a due passi, appena passato il Crédit
+Lyonnais.
+
+Il conto era di cento ventitrè franchi. Nancy riferì ad Aldo la storia
+del viatico, ed egli, con un'aria di cane bastonato, disse che lo
+andrebbe a domandare.
+
+--Quanto credi che ti daranno?--disse Nancy.
+
+--Non so,--disse Aldo, che si sentiva in obbligo di essere cupo e
+taciturno.
+
+--Due o tre mila franchi?--chiese Nancy.
+
+--Probabilmente,--disse Aldo.
+
+--Non accetterai nulla da quella donna? Me lo giuri?
+
+--Sì, sì, giuro,--disse Aldo, abbandonando quattro flaccide dita alla
+mano fervida ch'ella gli tendeva.
+
+Poi se ne andò lentamente; ma appena voltato l'angolo della strada,
+s'affrettò.
+
+Nancy salì nell'abbaino e gli fece le valigie. Con profonda compassione,
+quasi con rimorso, piegò e ripose i molli abiti noti: le floscie
+giacche, i vacui panciotti, le melanconiche cravatte. Povero Aldo! non
+era colpa sua se non aveva carattere. Ella non avrebbe dovuto lasciarlo
+venir qui. Non era un baluardo, lui; l'aveva ben detto Clarissa, anni
+fa. Era debole, era inetto, era moscio. Ebbene, Nancy sarebbe il
+baluardo.
+
+Sapeva già che cosa avrebbe fatto. Mettiamo che il Casino rendesse
+loro... tre o quattro mila lire. Tornerebbero a Milano; lascierebbero la
+casa in via Senato, e prenderebbero un appartamentino modesto fuori di
+Porta. E Nancy scriverebbe. Riprenderebbe il suo lavoro. Ah! a quel
+pensiero il sangue le pulsò più rapido. Anne-Marie starebbe colla nonna,
+perchè era impossibile fare un lavoro serio con le manine di béby che vi
+si aggrappano alle vesti e al cuore. Nancy andrebbe a vederla tutte le
+sere, dopo aver scritto le sue cinque o sei ore lungo il giorno. Aldo
+tornerebbe nell'ufficio dello zio Giacomo. Quel buon vecchio zio Giacomo
+sarebbe felice di riprenderlo, per amor di lei e di Valeria. Farebbero
+una vita modesta; Aldo dirigerebbe l'andamento della casa; già, il
+sorvegliare la spesa e il disputare colla serva sui conti, erano cose
+che lo divertivano. E una volta dileguate le... diciamo, quattro o
+cinque mila lire del Casino, il Libro sarebbe pronto, il Libro
+uscirebbe! Il «Ciclo di Liriche» le aveva fruttato venti mila lire, e
+non era che un sottile volumetto di versi. Questo Libro farebbe grande
+rumore in Italia, essa lo sentiva, lo sapeva. E sarebbe tradotto in
+tutte le lingue. Ah! avrebbe voluto che il manoscritto fosse qui!
+Sentiva che avrebbe potuto riprendere subito il lavoro...
+
+Chiuse gli occhi, ricordando. Tutte le figure che ella aveva create,
+legate l'una all'altra dal sottile filo rosso del concetto, balzarono
+fuori dalle pagine neglette, e le tornarono tumultuanti nel cuore. Ella
+si sentiva simile al leone di Browning:
+
+ _You could see by his eye, wide and steady,
+ He was leagues in the desert already._
+
+Anche lei, anche lei era già a leghe nel deserto. Era già lontana
+nell'immensa solitudine dell'ispirazione...
+
+Uno strillo lacerò il silenzio, uno strillo acuto, prolungato,
+trafiggente.
+
+Era Anne-Marie sul balcone. La bambola! la bambola! era caduta! era
+morta!
+
+Nancy, accorsa subito, si affacciò alla ringhiera e guardò giù nel
+giardino. Sì, la bambola della Condamine era là, sulla ghiaia. Ed era
+morta. Metà della faccia le era saltata via e giaceva a qualche passo di
+distanza.
+
+Proprio in quell'istante Aldo aprì il cancello, ed entrò. Scorse subito
+la piccola cosa inerte ai suoi piedi, e la sollevò. Poi alzò gli occhi
+al balcone e vide la faccia turbata di Nancy e la frenesia di dolore che
+contorceva il piccolo viso di sua figlia. Non fece che un cenno colla
+mano, e ripartì, portando via con sè la bambola morta. Passava una
+carrozza ed egli la fermò. Disse al cocchiere:
+
+--La Condamine. E in fretta!
+
+I due cavalli fini e nervosi partirono al gran trotto.
+
+Aldo comperò la bambola che aveva visto alla mattina, quella che aveva
+le ciglia di veri peli innestati nelle palpebre; la pagò ventidue
+franchi invece di ventotto; e ritornò con scalpitìo di cavalli e
+schioccar di frusta all'albergo.
+
+Quando gli occhi di Anne-Marie videro quella bambola, e quando Nancy
+vide gli occhi di Anne-Marie, Aldo comprese che tutto gli era perdonato.
+
+--E il Casino, che cosa ti ha reso?--chiese Nancy.
+
+--Non so ancora. Devo tornarci fra due ore,--disse Aldo.--Adesso
+facciamo colazione.
+
+Presero una colazione eccellente, con «cocktails», e vino del Reno, e
+chartreuse: poichè, messo di fronte a una situazione disperata in cui
+l'economizzare cinquanta centesimi non faceva nè caldo nè freddo,
+l'antenato bottegaio nelle vene di Aldo cedeva il posto al sereno
+lazzarone il quale mangia i suoi spaghetti oggi e non se n'incarica di
+quello che mangerà domani.
+
+--Se quegli infami del Casino ti danno cinque o sei mila franchi, non
+bisognerà lamentarsi,--disse Nancy.--Non si può poi pretendere, vero?
+che ti rendano le intere diciotto mila.
+
+--Eh, sicuro,--disse Aldo senza alzare gli occhi. Egli sapeva già
+qualche cosa riguardo ai «viatiques»; ma non volle che questa sua
+cognizione gli guastasse il déjeuner. Era un déjeuner che costava
+trentadue franchi. E non bisognava sprecarlo.
+
+--E... l'hai vista?--chiese Nancy, legando un tovagliolo al collo della
+bambola dietro richiesta di Anne-Marie.
+
+--Chi?--chiese Aldo con la bocca piena.
+
+--Ma... il volatile occidentale,--disse Nancy, per fargli sentire che il
+suo perdono era completo.
+
+--Sì, l'ho vista,--disse Aldo.
+
+Nancy, che stava per mangiare, mise giù la forchetta. Si sentiva male.
+
+--E allora?
+
+Aldo si schiarì la gola, prese un sorso di vino e si asciugò la bocca.
+
+--E allora... è una vecchia strega abbrutita,--disse.
+
+Vi fu una pausa. Poi continuò:
+
+--Ho messo carte in tavola. Le ho detto chi eri tu, le ho detto di
+Anne-Marie... tutto, insomma. E quando avevo finito mi ha guardato a
+questo modo,--Aldo illustrò,--e mi ha scagliato un volgare insulto
+americano. Poi mi ha voltato le spalle, e via!
+
+Nancy gli tese la mano attraverso la tavola.
+
+--Caro Aldo,--disse.
+
+--Te l'ho detto io,--continuò lui,--che quel genere di donna non può
+soffrire che un individuo abbia famiglia! E' inutile. Non glielo
+perdonano.
+
+--Forse--azzardò Nancy, con le fossette appena accennate--non perdonano
+all'individuo il modo in cui egli tratta la sua famiglia!
+
+--Ebbene, basta,--disse Aldo.--Tanto, quella lì è come se non avesse mai
+esistito. E' eliminata.
+
+(Ma non lo era).
+
+Alle quattro del pomeriggio, Aldo, Nancy, Anne-Marie e la bambola
+uscirono e andarono a sedere sulla piazza del Casino. Nancy e la
+bambina rimasero sulla panchina, volgendo le spalle alle aiuole
+profumate, mentre Aldo entrava nel Casino a prendere il viatico.
+
+Pochi istanti dopo ricomparve col viso acceso e stravolto.
+
+--Oh canaglie! Oh, ladri e briganti!
+
+--Cosa è successo?--chiese Nancy.
+
+--E' successo che m'hanno dato cento cinquanta franchi!--disse Aldo,
+gettandole in grembo con ira sprezzante tre biglietti da cinquanta
+franchi.
+
+--Cento... cinquanta... franchi!--alitò Nancy.--Mio Dio!
+
+--Nancy, senti! Non c'è che una cosa da fare. Vai dentro, e giocali.
+Sbáttili giù, su un numero qualunque. E se si pérdono, vadano al
+diavolo! E che la sia finita.
+
+--Va bene, fa pure,--disse Nancy. Sentiva che ormai nulla più importava.
+
+--Non posso, io,--disse Aldo, che era livido.--Non mi lasciano più
+entrare, finchè non avrò ripagato questo straccio d'elemosina! Va tu, va
+tu, fa presto!
+
+Nancy si alzò tremante.
+
+--Ma come faccio? come li gioco?
+
+--Non importa, non importa,--disse Aldo.--Tanto è lo stesso.
+
+E si coprì il volto colle mani. Chiaro davanti a lui stava il pensiero
+che loro tre possedevano al mondo cento cinquanta franchi e un debito di
+cento e ventitrè.
+
+Si volse alla bambina:
+
+--Anne-Marie, di' un numero! Un numero qualunque...
+
+Anne-Marie non capiva.
+
+--Ma sì, tesoro,--disse Nancy.--Sai bene i numeri che t'ha insegnato la
+nonna!
+
+--Ah sì, sì,--disse Anne-Marie.--Uno, due, tre, quattro...
+
+--Alt! basta,--disse Aldo.--Va bene così. Nancy, tu entri e punti, alla
+tavola che vuoi, i «quatre premiers» e «quatre en plein». Così hai anche
+lo zero. Hai capito? «Les quatre premiers et quatre en plein». Puoi
+dirlo al croupier che te li giochi. Va. Fa presto.
+
+Nancy entrò nel Casino e volse a sinistra; entrò nel «Commissariat» dove
+stavano gli uomini che la sera prima avevano riso di lei. La riconobbero
+subito, e le diedero senza difficoltà un biglietto d'ingresso.
+
+Nancy entrò nelle sale. Subito le colpì l'orecchio l'incessante
+clichettìo delle monete, il suono cristallino dell'oro e dell'argento.
+Andò alla prima tavola a sinistra. Un croupier coi capelli rossi sedeva
+in fondo al tavolo, colla mano su un rastrello di legno. Nancy gli si
+avvicinò.
+
+--«Quatre premiers et quatre en plein»,--disse, e gli diede uno dei
+biglietti di cinquanta franchi.
+
+Ma era troppo tardi.
+
+--«Rien ne va plus»,--disse un uomo nel centro, vicino alla
+ruota.--«Trente-deux; noir, pair et passe».
+
+--Siete fortunata,--disse il croupier a Nancy, rendendole il suo
+biglietto.--Avreste perso.
+
+Ella ripetè la sua frase, e allora il croupier, mettendo il biglietto in
+cima al rastrello, lo fece passare traverso la tavola.
+
+--«Quatre premiers»,--disse, e l'uomo ch'era nel centro lo posò.
+
+--«Et quoi encore?»--chiese il croupier guardando Nancy.
+
+--«Quatre premiers et quatre en plein»,--ripetè Nancy, come un automa.
+
+Il croupier tese la mano.
+
+--Quanto, all'«en plein»?
+
+Nancy gli diede il secondo biglietto di cinquanta franchi, ed egli lo
+fece passare sul rastrello.
+
+--«Quatre en plein»,--annunciò.
+
+--«Quatre en plein. Tout va aux billets»,--disse l'uomo al centro. La
+ruota girò, e la palla guizzò ronzando. Il cuore di Nancy batteva a
+grandi colpi rimbombanti, e la scuoteva tutta.
+
+La piccola palla scivolò, girò un po' sulla ruota, si fermò, sbatacchiò,
+e cadde in uno dei trentasette scomparti.
+
+--«Trois».
+
+Tutti guardarono Nancy mentre i croupiers la pagavano; ed ella raccolse
+confusamente con mano maldestra l'oro e l'argento.
+
+--Ancora,--disse, dando al croupier l'ultimo dei tre biglietti, e
+aggiungendovi qualche luigi d'oro.
+
+--Ancora cosa?--disse il croupier.
+
+--Ancora lo stesso... lo stesso gioco.
+
+La palla girava.
+
+--Ma è già marcato,--disse il croupier, additando il biglietto vincitore
+ancora piegato al posto di prima.
+
+--Ma no, ma no,--disse Nancy, che era molto confusa,--«premier
+quatre»...
+
+Allora l'impiegato posò anche il secondo biglietto sul primo, all'angolo
+dello zero e dei primi tre numeri.
+
+--«Et quatre en plein»,--aggiunse Nancy.
+
+Ma per questo era troppo tardi.
+
+--«Rien ne va plus. Zéro»!
+
+--«Voilà! ça y est»!--disse il croupier, rendendole l'oro destinato
+all'«en plein», e aspettando col rastrello puntato sulla tavola gli
+ottocento franchi che venivano a Nancy.
+
+Che cosa è il segreto della Fortuna? Come si può forzare? Come spiegare,
+definire, analizzare? Qualunque cosa Nancy facesse, vinceva. Dovunque
+metteva i suoi denari, ivi andava la palla.
+
+Quando le parve di aver vinto abbastanza--aveva le mani cariche; sul
+suo posto alla tavola c'era un mucchio d'oro, d'argento e di biglietti
+ed ella stava ritirando dai numeri con rastrello maldestro l'ultima
+vincita--lasciò tutto per un istante sul «pari», mentre deponeva
+l'imbarazzante ordigno. Una donna si volse a dirle qualche cosa, e
+durante quell'istante la palla cadde.
+
+--«Vingt, pair et passe».
+
+La vincita era raddoppiata.
+
+Quando finalmente ebbe raccolto tutto nelle mani tremanti e messo in
+tasca come meglio poteva l'oro e i biglietti sgualciti, ella si alzò
+barcollante, quasi ubbriaca. Aveva le guancie infocate e le pareva di
+non vederci più. Con passo vacillante uscì dalle sale, traversò l'atrio
+e scese la breve gradinata esterna che mette sulla piazza.
+
+Aldo sedeva ancora immobile sulla panca; teneva i gomiti sui ginocchi e
+la testa fra le mani; aveva la bambola in braccio. Anne-Marie girava
+correndo intorno all'aiuola.
+
+--Aldo!--disse Nancy, e gli cadde seduta al fianco, debole e stremata.
+
+Aldo alzò il viso sconvolto.
+
+--Sfumati, eh?
+
+Nancy scosse il capo con una piccola risata isterica. Poi gli riempì le
+mani di denari, e se li ammucchiò in grembo, e ancora ne restavano. Aldo
+li contò, svelto e destro. La gente che passava li guardava sorridendo.
+
+--Sette mila ottocento franchi,--disse Aldo, pallidissimo.
+
+--Oh, ma ne ho ancora!
+
+E Nancy tolse dalla tasca altri biglietti e altro oro. Erano più di
+quattordici mila lire.
+
+--Vieni al Cafè de Paris,--disse Aldo.
+
+Ordinarono per loro il caffè e la crème de menthe, e per Anne-Marie un
+gelato di fragola e delle paste. L'orchestra suonava «Sous la
+Feuillée».
+
+--Oh Dio, come è bello il mondo,--disse Nancy con un piccolo singhiozzo
+in gola.--Dio! che paese divino! Come adoro tutto! come adoro tutti.
+
+--~Adôlo~ tutti!--disse Anne-Marie, prendendo una terza pasta, con
+selezione lenta e accurata.
+
+Aldo e Nancy risero.
+
+Passò l'inglese, e Nancy lo chiamò, e lo presentò ad Aldo. Aldo lo
+ringraziò della sua cortesia e bontà per Nancy la sera precedente.
+
+E Nancy gli raccontò come avesse vinto quattordici mila franchi. E
+risero tutti insieme, e l'orchestra suonò; e il sole raggiò, e scese.
+
+--Il miglior treno per l'Italia--disse improvvisamente il signor
+Frederick Allen--è quello delle nove stasera. Avete giusto un'ora. E' un
+ottimo treno.
+
+Aldo guardò Nancy; e Nancy guardò il cielo. Era color lilla pallido e
+rosa sfumato. Dove la chiarità era più perlata, navigava, come una coppa
+trasparente, la luna novella. Gli tzigani suonavano la «Manon». E in
+lontananza era il mare.
+
+--Bisogna prendere quel treno,--disse Aldo, alzandosi e battendo col
+cucchiaino sulla sotto-coppa per chiamare il cameriere.
+
+--Oh, Aldo!--disse Nancy.--Non vogliamo restar qui? ed essere felici?
+
+--Restar qui ed essere felici,--disse Anne-Marie con un sorriso
+incantevole.
+
+
+E restarono.
+
+
+
+
+V.
+
+
+Aldo ripagò il viatico all'amministrazione, ed entrò nelle sale da
+giuoco con Nancy. La proprietaria dell'albergo fece venire da
+Villafranca una bonne, che doveva passeggiare su e giù nei giardini con
+Anne-Marie, e portare la bambola. Non costava niente, quella bonne!
+cinquanta franchi al mese! Si misero in pensione all'albergo; anche
+questo non costava niente: quarantacinque franchi al giorno! Fecero
+delle gite in carrozza che non costavano niente: trenta franchi per
+andare alla Turbie; venti franchi per Cap-Martin; sessanta per la
+Corniche. Tutto era per niente. Dieci minuti alle tavole da gioco e
+Nancy aveva guadagnato più di quanto occorresse per un mese.
+
+Nancy regalò alla cameriera il suo costume da viaggio. Mandò a sua madre
+un mantello di Doucet (Valeria lo trovò così bello che non osava
+portarlo). Mandò dei regali allo zio Giacomo e alla zia Carlotta; ad
+Adele e a Nino; a Clarissa e a Carlo. Si ricordò di un ometto senza
+gambe che da tanti anni vedeva a Milano seduto in un carrettino sul
+Corso, e mandò a Valeria cento franchi perchè glieli desse.
+
+Anne-Marie era vestita di raso liberty con un mantello alla russa di
+broccato bianco, e un cappello a lunghe piume. La bonne portava in testa
+un enorme nodo di nastro scozzese, di cui le due lunghe code
+svolazzavano al vento.
+
+
+Le cose andarono così per dieci giorni. All'undecimo giorno era finito.
+
+Nancy giocò allegramente e perse. Giocò prudentemente e perse. Giocò
+timidamente e perse. Giocò disperatamente e perse.
+
+Aldo, che non si fidava della propria vena, la seguiva da tavola a
+tavola, dicendo:
+
+--Sta attenta! Fa così! Non far così! Perchè hai giocato! Perchè non hai
+giocato! Te l'ho detto io!... Vedi!... Lo sapevo!...
+
+E ad ogni tavola, li aspettava--spettro invisibile--la «guigne»! La
+guigne, allegra e maligna, toccava il braccio di Nancy e le spingeva la
+mano nella direzione falsa, le sussurrava all'orecchio i numeri
+sbagliati.
+
+Dieci volte si decisero di smettere, e dieci volte si decisero a tentare
+ancora una volta, una sola volta!
+
+--Adesso ci restano nove mila lire. Con nove mila lire cosa vuoi che
+facciamo? Siamo mendicanti! Ma con un po' di fortuna ci possiamo rifare.
+
+
+Questo durò due giorni. Al terzo giorno avevano ancora mille e ottanta
+franchi.
+
+--Giochiamo gli ottanta,--disse Aldo,--e i mille non li toccheremo.
+
+Perdettero gli ottanta; e poi altri quattrocento franchi.
+
+--A cosa serve avere seicento franchi?--disse Aldo.
+
+E giocarono ancora. Gli ultimi tre luigi, Aldo li gettò su una
+transversale. Vinse.
+
+--Lasciamo lì tutto,--disse.
+
+Vinsero ancora.
+
+Nancy, con le guancie infocate e il cuore martellante, disse:
+
+--Vogliamo correre il rischio di lasciarli ancora una volta?
+
+Aldo aveva le labbra bianche ed aride, e la gola secca. Non poteva
+parlare. Fece cenno di sì col capo.
+
+E una terza volta vinsero. Il croupier buttò giù col rastrello la
+piccola pila d'oro, e la contò, poi spianò davanti a sè i tre biglietti
+da cinquecento franchi. Indi pagò: cinque volte la già quintuplicata
+posta.
+
+Aldo si sporse e prese il rastrello. In quell'istante un uomo seduto
+verso il centro della tavola mise la mano sulla pila d'oro e di
+biglietti e fece per trarli a sè.
+
+--Ah! «pardon! pardon! pardon»!--gridò Aldo, battendo il rastrello sui
+denari e fermandoli sulla tavola.--«C'est à moi»!
+
+--«Ah, non»!--disse l'uomo, mettendo recisamente la mano sui
+biglietti,--«ça, c'est ma mise à moi. Voilà déjà trois coups que je l'y
+laisse...»
+
+Aldo era incoerente dall'agitazione. Nancy, pallidissima, si sporse:
+
+--«C'est à nous, Monsieur».
+
+--«Ah, mais c'est par trop fort»,--gridò l'altro, che era francese e
+aveva una voce forte.
+
+Respinse con un urto il rastrello di Aldo, e si prese i denari. Aldo si
+volse ai croupiers; era livido e gesticolante. Ma i croupiers si
+strinsero nelle spalle.
+
+Aldo fece appello alla gente vicina, alla gente in faccia... avevano pur
+veduto!... Ma nessuno aveva veduto niente, nessuno sapeva niente.
+
+--«Faites vos jeux, Messieurs»...--disse il croupier. E la palla ronzò.
+
+--«Bah, ces italiens»!--disse il francese; e i vicini sorrisero.
+
+Aldo tremava e aveva gli occhi iniettati di sangue.
+
+--Vieni, vieni via!--balbettò Nancy,--per amor di Dio, Aldo! per amore
+della piccola! Vieni via.
+
+E Aldo si volse e la seguì.
+
+Uscirono dalle sale. Nell'atrio l'orchestra suonava la suite del «Peer
+Gynt».
+
+--Oh Aldo, Aldo,--disse Nancy,--andiamo via, andiamo via da questo luogo
+terribile.
+
+Aldo non rispose.
+
+Uscirono. Attraverso la piazza soleggiata veniva, ridendo sotto ai
+chiari parasoli, un gruppo di donne eleganti, affrettandosi verso il
+Casino colle chiare gonne rialzate a mostrare i tacchi alti e le calze
+traforate.
+
+L'aria era tiepida e fragrante.
+
+Scesero a sinistra nei giardini. Davanti a loro--una gigantesca striscia
+di cobalto--era il mare.
+
+E Anne-Marie, nel suo mantello di broccato bianco, camminava in su e in
+giù come una piccola Altezza Serenissima, coi brevi riccioli dondolanti
+sotto l'immenso cappello piumato. Dietro a lei la bonne di Villafranca,
+con passo rigido, col nastro scozzese ondeggiante al vento, portava in
+braccio la bambola colle ciglia di veri peli.
+
+
+
+
+VI.
+
+ New York.
+
+ «_Mamma adorata_,
+
+Ti manderò questa lettera quando tutto ciò che scrivo in essa non sarà
+più vero. Se esco viva da questo spaventoso sogno, saprai tutto; se
+no... Ma certo ne esciremo, ci sveglieremo un giorno da questo incubo
+fantastico, incredibile.
+
+Poichè, non si muore di miseria, vero, mamma? Non è possibile che si
+patisca davvero la fame? Quelle sono cose che si sentono a dire; ma non
+succedono, non possono realmente succedere, vero? «Zu Grunde gehen!» La
+tetra vecchia frase tedesca mi rulla nella mente come tuono lontano, «Zu
+Grunde gehen!»
+
+Lo so, lo so che ciò non avviene. Non si va «zu Grunde». Ma quando si ha
+in tutto il mondo quarantacinque dollari e un uccelletto piccolo che
+apre il becco e vuol essere nutrito (e nutrito di dolci e cioccolattini
+quando ne ha voglia), si diventa vili e paurosi, e si pensano delle cose
+folli... si finge persino di credere alla possibilità di morire di fame!
+
+Mamma, non pensar male di me se non sono tornata a Milano ad
+abbracciarti, a dirti addio, prima di partire per questo viaggio atroce,
+per questa terra straniera e così lontana.
+
+Non mi reggeva il cuore.
+
+E poi Aldo disse che non ne avevamo i mezzi; e forse aveva ragione,
+visto che i nostri «viatiques» riuniti e i miei gioielli venduti
+bastarono appena appena a portarci a New York.
+
+Sbarcammo qui tre giorni fa. Ieri mattina ti mandai una cartolina:
+«Arrivati felicemente». ~Felicemente!~ Oh, mamma mia adorata! Io credo
+che forse vi sarà un secondo e più divino Paradiso riserbato a quelli
+che hanno il cuore di dire simili menzogne. Felicemente!...
+
+Non voglio straziarti. Ti basti che arrivammo, io nel mio costume di
+Montecarlo, col mio cappello guarnito d'osprey e le mie scarpette lucide
+e impertinenti; Anne-Marie, con un'aria di principessina svogliata; e
+Aldo--un pallido Antinoo, con quarantacinque dollari nel portafogli.
+
+E venne la Via Crucis del cercare alloggio. Mamma, ma fui io mai al
+Grand Hôtel a Roma? Fui io, Nancy, che scesi con languido passo le
+larghe scale dai vellutati tappeti, per salire nell'automobile reale che
+m'aspettava per condurmi al Quirinale? Ed ero io, che sdraiata nella
+grande poltrona dello zio Giacomo ascoltavo benignamente i folli poeti
+che mi leggevano i loro canti? Ero io, che con dita svogliate suonavo
+campanelli elettrici perchè i domestici mi venissero a servire?
+
+ _Ciò avvenne forse ai tempi
+ D'Omero e di Valmichi..._
+
+Quella era un'altra Nancy. Questa Nancy trascinò i stanchi passi per ore
+ed ore traverso strade dritte e terribili chiamate «Avenue», con un
+lugubre marito da un lato, e una bimbetta piagnucolante dall'altro.
+
+Terza Avenue... Quarta Avenue... (poi in fretta traverso la Quinta
+Avenue dove non sta che la gente ricca)... e giù per la sesta Avenue...
+e dovunque v'erano gli stessi negozi sporchi, e bambini strillanti, e
+ragazze impudenti, e uomini villani; e il rombo di treni sopra il capo,
+e il clamore e lo stridìo di tram e di trolley. Poi, finalmente, la
+Settima Avenue--una via tranquilla, squallida, senza treni--traversata
+da altre strade tranquille e squallide, dove v'erano meno bambini
+strillanti e meno negozi sporchi, ma delle file di case scialbe e
+repellenti, dei «boarding-houses», dove alloggiano gli infelici, gli
+stranieri, la gente senza casa, i naufraghi della vita.
+
+Suonammo alla porta d'una di queste case che aveva l'aria più pulita e
+modesta delle altre. Una donna aprì. Mi guardò; guardò il mio cappello e
+le mie scarpe. «Cosa volete?» disse.--«Una stanza»--cominciò Aldo. La
+donna chiuse la porta senza rispondere.
+
+Nella casa vicina una donna avvolta in uno sporco accappatoio di seta
+rosa, si affacciò alla finestra: «Se cercate stanze», disse, «qui ce
+n'è. Otto dollari al giorno. E i pasti un dollaro».
+
+Nella casa seguente non prendevano bambini. Nell'altra non prendevano
+forestieri. Tutti ci guardavano male; stupiti e diffidenti di vederci
+nella loro povera contrada coi nostri abiti troppo costosi ed eleganti.
+Li insospettiva la bellezza di Aldo; il suo accento italiano faceva loro
+paura. E Anne-Marie, ad ogni nuova faccia che appariva alle porte,
+strillava.
+
+Finalmente Aldo disse: «Andrò al Consolato italiano. Tu, aspetta colla
+bambina in qualche negozio». Entrammo da un fornaio, e ci sedemmo; e
+Anne-Marie mangiò molti panini.
+
+Il Consolato era all'altro capo di New York e quando Aldo vi arrivò lo
+trovò chiuso. Ritornò depresso e sfinito; io, frattanto, avevo fatto
+amicizia colla moglie del prestinaio. Era una tedesca, grassa e bionda e
+mite. Le raccontai la nostra Storia del Lupo: che io ero una poetessa, e
+che ero stata ricevuta dalla Regina; e poi tutta la storia di
+Montecarlo.
+
+Lei continuava a dire «Ach!» ma mi pare che non credesse nè capisse
+molto di tutto ciò. Certo, però, le facevamo pietà. D'un tratto
+Anne-Marie, udendo parlare tedesco, saltò fuori a cantare: «Schlaf,
+Kindchen, schlaf!» La donna subito l'abbracciò. «Ach! du Süsses», disse,
+tutta commossa. «Come fa a sapere quella canzone? Ach! vi condurrò da
+Frau Schmidl».
+
+Infatti ci condusse tutti e tre nella 38.ma Strada, in casa di sua
+sorella; e la sorella ci diede questa camera. La camera è pulita; e Frau
+Schmidl è una dolce creatura.
+
+Ed ora? Cosa accadrà? Mi sono comperata un orrendo vestito color pepe e
+sale, e un cappello di paglia nera. Anne-Marie porta una spaventevole
+mantellina di lana verde-oliva, regalatale da Frau Schmidl. Sembriamo
+dei Poveri Meritevoli!... Anne-Marie urla tutte le volte che le metto la
+mantellina; ma non possiamo offendere Frau Schmidl. Frau Schmidl è
+l'unica amica che abbiamo in America.
+
+Poichè il «ranch» del Texas--ti ricordi quando Aldo ne parlava?--è un
+mito. Mai in vita sua Aldo è stato in un rancio. Una volta ha incontrato
+un francese malato di polmoni, che era stato nel Texas; e questi gli
+aveva narrato tutti quei romantici dettagli che egli ha poi riservito a
+noi. Ti ricordi, mamma? Sul Lago Maggiore... Ci raccontava--un po'
+vagamente, è vero, e soltanto quando noi lo pregavamo--quelle storie dei
+cavalli selvaggi del West, i «bucking bronchos», su cui galoppava
+traverso le sterminate praterie... Quando gli rimprovero le sue favole,
+egli mi risponde che era colpa nostra. Insistevamo per sapere tutti i
+dettagli! Dice poi che è stata Clarissa a metter fuori la leggenda del
+rancio, perchè le pareva una idea estetica e graziosa. E lui s'è trovato
+a dover continuare questa storia come poteva.
+
+Povero Aldo! Quando ci vede in questi abiti ci detesta! E detesta tutte
+le cose tedesche che Frau Schmidl ci dà da mangiare. E' andato ora per
+la terza volta dal Console italiano a vedere se questi non potesse
+procurargli delle corrispondenze da fare. Io potrei dare delle lezioni;
+ma Frau Schmidl dice che v'è molto più gente che vuol dar lezioni che
+gente che ne voglia prendere. E poi... c'è Anne-Marie a cui bisogna
+badare. Anne-Marie! Frau Schmidl l'adora per il suo nome. Dice che è
+«echt Deutsch!» Frau Schmidl è una cara bionda grassa, come sua sorella,
+e, come lei, parla quello spaventoso linguaggio che è l'inglese dei
+tedeschi americani. Anne-Marie ama assai quel modo di parlare, e lo
+imita. Mi vien freddo pensando che Anne-Marie imparerà a parlare così.
+
+ * * * * *
+
+Aldo non ha trovato occupazioni di sorta. Gli americani non vogliono
+avere nulla a che fare con un italiano; e gli italiani vogliono ancor
+meno aver a fare con un italiano.
+
+Ci rimangono otto dollari.
+
+ * * * * *
+
+Se ti scrivo chiedendoti dei denari tu li manderai. E poi? Da qui a
+poche settimane saremo al punto in cui siamo oggi.
+
+Meglio vale combattere da soli le nostre battaglie.
+
+ * * * * *
+
+Ecco. Non abbiamo più niente. ~Niente.~
+
+Il signor Schmidl dice che ci lascierà tenere la stanza. «Almeno»,
+aggiunge in tono burbero, «per un'altra settimana o due». Ma sua moglie
+non deve darci da mangiare. «Almeno», soggiunge, ancora più burbero,
+«non a tutti. Soltanto a voi, e alla Anne-Marie».
+
+E' un uomo povero anche lui. Ha ragione. Non può mantenere una famiglia
+d'estranei. Ma--e Aldo? Come farà?
+
+ * * * * *
+
+Abbiamo venduto i vestiti di Montecarlo per dodici dollari. Ci siamo
+riabilitati.
+
+E poi, dove avevo la testa? Io posso scrivere! Come mai non ci ho
+pensato? Manderò un articolo al giornale Italo-Americano. Senza firma
+s'intende.
+
+Lo scrivo subito. Stasera stessa.
+
+ * * * * *
+
+E' scritto.
+
+ * * * * *
+
+E' accettato.
+
+ * * * * *
+
+E' stampato.
+
+E pare che tutto finisca lì. Hanno detto ad Aldo che non pagano mai gli
+articoli che vengono mandati dal di fuori, anche se sono brillanti e
+originali com'è questo. Non pagano che i loro redattori.
+
+E non vi sarebbe posto nella redazione per lo scrittore dell'articolo
+brillante e originale?
+
+Posto, sì. Fin che se ne vuole. Ma denari no.
+
+Aldo vive di datteri e di un po' di riso. Non parla quasi mai. Non so
+che cosa siano i suoi pensieri. Ho paura per lui.
+
+ * * * * *
+
+Oggi, conducendo fuori Anne-Marie a prendere un po' d'aria davanti alla
+casa, ho incontrato una persona che conoscevamo in Italia, un certo
+Fioretti.
+
+Mi pare che fosse un vecchio amico di Nino. Egli mi guardò, e passò,
+senza riconoscermi. Ringraziai il cielo! Mi tremavano le ginocchia per
+la paura che si fermasse, che mi dicesse: «Voi, qui? Ma dove state? Cosa
+fate?»
+
+Dove sto? Sto in questa vile strada nel quartiere dei negri. E cosa
+faccio? Muoio di fame.
+
+Mamma! mamma! mamma! ma questo è un sogno che faccio, non è vero? Uno
+stolto, incredibile sogno, da cui mi sveglierò ridendo, per ritrovarmi
+vicino a te. Vorrei svegliarmi ancora bambina in Inghilterra, nella Casa
+Grigia... C'era la nonna, vero? non me la ricordo, ma so che c'era. E
+nel giardino un'altalena: quella la ricordo...
+
+E poi, non c'era anche una ragazzina colla treccia bionda, che si
+chiamava Edith? Non so perchè mi pare di ricordarmela adesso. Che cosa
+ne è stato di lei?... Era forse quella poverina che morì d'etisia a
+Davos?...
+
+ * * * * *
+
+Aldo non si muove più di casa. Non ci parla più. Sta tutto il giorno
+immobile, a guardarci. Io ho paura di lui.
+
+Se posso trovare denari sufficienti, ti telegrafo.
+
+ * * * * *
+
+Questa gente è buona. Tengono Anne-Marie da basso, in cucina. Ma anche
+loro hanno paura di Aldo. Credo che ci manderanno via. Ma terranno la
+bambina, e avranno cura di lei.
+
+Oh Dio! Mamma! mamma! Pensa!...
+
+Voglio telegrafarti, voglio telegrafarti.
+
+Vado fuori. Vado a domandare che mi si aiuti. Domanderò a chiunque, a
+tutti...
+
+ . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+Sono stata alla Chiesa italiana, al Consolato italiano. Vedranno,
+dicono; e faranno il possibile... ma ci sono tanti casi pietosi! Mamma,
+siamo un «caso pietoso» noi? Come è strano!...
+
+Non hanno voluto darmi i denari per un telegramma. Hanno detto che
+telegraferanno loro, quando avranno assunto informazioni...
+
+Ho fermato per istrada una donna. Le ho detto: «Perdoni! Potrebbe forse
+lei...», e poi mi è mancato il coraggio e le ho domandato dov'era la
+38.ma Strada. Me l'ha indicata, ed io son tornata indietro per la strada
+già fatta.
+
+Sono arrivata alla Quinta Avenue e nel mio misero abito sono scesa per
+quella via splendida e opulenta. Sono passata davanti a tanti grandi
+palazzi. Uno di questi aveva le finestre aperte e, dentro, qualcuno
+suonava «Der Musikant» di Hugo Wolff. Una voce di donna cantava.
+
+ _Wenn wir zwei zusammen wären
+ Möcht' das Singen mir vergeh'n._
+
+Mi fermai. Tornai indietro; salii la larga scalinata bianca, e suonai
+il campanello. Immediatamente la porta fu aperta da un domestico in
+sontuosa livrea.
+
+«Desidero parlare colla signora che canta», dissi.
+
+«Eh?» disse l'uomo squadrandomi. Vidi che mi credeva una mendicante e
+che stava per mandarmi via.
+
+«Ditele, ditele in fretta», aggiunsi, «che... che Hugo Wolff mi ha detto
+che potevo venire.»
+
+Certo qualche cosa nel mio viso--oh mamma! nel mio disperato viso--toccò
+una corda umana in quel pomposo automa.
+
+Andò diritto alla porta del salone, bussò piano, ed entrò a portare il
+mio messaggio.
+
+Sulla tavola dell'anticamera era un immenso canestro dorato, pieno di
+gigli pasquali.
+
+La musica tacque, e quasi subito apparve sulla soglia una signora. Era
+giovanissima--poteva avere pochi anni più di me--era bella, e vestita di
+panno color d'ametista. Mi guardò curiosamente; poi disse, improvvisa:
+
+«Volete entrare?»
+
+La seguii nella vasta sala sfarzosa. Dalla parete «La Bella» del Tiziano
+mi guardava blandamente d'in fra le palpebre arrossate.
+
+«Che cos'era quel messaggio che mi mandaste?» chiese la giovane signora,
+con la graziosa testa un po' inclinata sull'omero. «Non ho capito
+bene...»
+
+Non avevo quasi voce. «Ho detto»... balbettai, «ho detto che Hugo Wolff
+mi invitava ad entrare. Vi ho sentito cantare la sua romanza».
+
+Essa rise. Poi disse: «Siete dunque musicista?»
+
+Crollai il capo. Ebbi per un istante l'idea di narrarle la Storia del
+Lupo. Poi temetti che potesse conoscere il mio nome, e forse parlarne
+con gli italiani di New York. E l'Italo-Americano scriverebbe un
+articolo, e il Corriere della Sera a Milano lo riprodurrebbe...
+
+Ma la dolce giovine donna parlava: «Posso fare qualche cosa per voi?»
+
+Io dissi: «Sì.»
+
+«Denari?» chiese lei.
+
+«Sì.»
+
+«Quanto vi occorre?»
+
+«Cinque dollari,» dissi io.
+
+Essa sorrise. «Così poco? Sarei lieta di fare di più per un'amica di
+Hugo Wolff.»
+
+Uscì dalla stanza chiudendo la porta dietro di sè. Mi lasciò sola nel
+suo magnifico salone; coi miei abiti dimessi, col mio cappello di paglia
+nero, colla mia necessità di cinque dollari mi chiuse in quella sala
+piena di ornamenti d'oro e d'argento, di cornici ingemmate e ninnoli di
+valore inestimabile. In un angolo v'era una libreria aperta, tutti i
+volumi rilegati in cuoio rosso con lettere d'oro. Guardai. Erano poeti
+tedeschi: Lenau, Uhland, Heinrich Heine... E poi Rossetti e Mrs
+Browning; e un volume della meravigliosa Lawrence Hope. E più in là vidi
+le «Odi Barbare»; e vicino a loro il mio volume di versi... il mio nome
+in oro sul cuoio rosso!...
+
+Mi coprii il viso colle mani e piansi.
+
+Dopo pochi momenti essa era tornata, tenendo nella mano una moneta d'oro
+di venti dollari.
+
+«Ecco, per ~porte-bonheur~!» disse; e, nel porgermela, il delicato viso
+si soffuse di rossore. «E non c'è altro ch'io possa fare per voi?»
+
+Io feci cenno di sì. Le lagrime mi impedivano di parlare, ma guardai il
+pianoforte.
+
+Essa sorrise, e subito sedette davanti alla tastiera.
+
+E cantò. Cantò per me.
+
+Tutta la dolcezza e tutto il fervore che Dio le aveva versato nella
+divina voce, essa lo mise nel suo canto per me, sconosciuta, che non
+vedrebbe mai più, venuta da chi sa dove, a domandarle la carità.
+
+Mamma, mamma mia cara, perchè non si fa mai quello che si vorrebbe?
+Avrei voluto prenderle le mani e baciarle; e baciarle il dolce viso
+commosso, e dirle che l'adoravo; e dirle che era mio quel libro di
+versi; e darle del tu. Hugo Wolff, pazzo e affamato, morto di crepacuore
+e di miseria, ci spingeva l'una verso l'altra, lo so.
+
+Ma la canzone finì.--Ella si era levata in piedi, ed io non la guardai
+più. Uscii senza parlare. La lasciai così, ritta accanto al pianoforte,
+e so che mi guardava...
+
+Nell'anticamera i domestici si inchinarono al mio passaggio come se
+fossi stata una principessa, e mi aprirono la porta. Io passai davanti a
+loro piangendo, e scesi, piangendo ancora, la larga scalinata.
+
+Camminai così, senza curarmi di chi mi vedesse; e giunta a Madison
+Square sedetti su una panca sotto gli alberi.
+
+Qualcuno venne a sedere accanto a me. Era una donna. Sentii i suoi occhi
+fissarsi lungamente su di me, e mi volsi anch'io a guardarla. Era il
+volatile occidentale! Subito ne riconobbi, sotto la toque di velluto
+color turchese, i capelli d'oro e la grossa faccia rosea.
+
+«Come sta, Mrs Doyle?» le dissi.
+
+«Eh!» esclamò, sussultando. «Come fa a conoscermi?» Poi soggiunse
+guardandomi fissa: «E cos'ha da piangere?»
+
+«Piango per amore di una donna», dissi, «che è stata buona con me.»
+
+«Ce ne sono tante di buone donne,» disse lei. «Anch'io sono buona.
+Perchè? Cos'ha? Cosa vuole?»
+
+«Voglio che ella venga a parlare con mio marito», dissi, «che da quattro
+giorni... Venga... Lo conosce... L'ha visto a Montecarlo. Si chiama Aldo
+Della Rocca».
+
+«Come? Della Rocca? Quell'angelo di napoletano? Quell'Apollo del
+Belvedere? Ma sicuro che lo conosco! E dov'è? Cosa fa qui?»
+
+«Venga a vedere», dissi.
+
+Ed ella venne con me nella sua toque turchese, alla meschina casa di Mrs
+Schmidl nella lurida 38.ma Strada.
+
+
+Quella sera pranzammo col volatile occidentale o, piuttosto, essa si
+invitò a pranzare con noi.
+
+Disse: «Che veleno!» quando assaggiò la Knödelsuppe di Frau Schmidl. E:
+«Che veleno!» quando mangiò il Blutwurst coi krauti.
+
+A giudicare dai suoi modi, che sono esecrabili, essa è probabilmente una
+gran signora.
+
+Mamma! nel mio cuore la speranza apre timidi occhi...»
+
+ * * * * *
+
+
+
+
+VII.
+
+
+Mrs Doyle era difatti una gran signora. Suo marito era stato uno dei
+titani fra i «boss» politici degli Stati Uniti. Sua sorella aveva
+sposato un baronetto inglese. Sua figlia, Marjorie, «Marge», come la
+chiamava sua madre, si era sposata, diciottenne appena, al congressista
+Herbert Van Osten.
+
+Il volatile occidentale traboccava di ciò ch'ella chiamava «eleganti»
+idee.
+
+--Voi altri due,--disse alla fine del velenoso pranzo,--potreste far una
+sensazione qui! Potreste diventare «the rage»! la gran moda a New York.
+Ci vuol poco a diventare la gran moda a New York. E' una città fatta
+così!--E volgendosi ad Aldo:--Voi siete un conte, non è vero?--Gli
+sorrise confidenzialmente.--Della Rocca, nome elegante! Ha proprio tutto
+il suono di conte.
+
+--Sì, sì, altro che conte!--disse Aldo con un intimo sorriso, ricordando
+il nome del nonno «Esposito», e il «della rocca», aggiunto perchè s'era
+trovato il piccolo fagotto abbandonato su una rocca vicino a Posillipo.
+
+--Dunque, vediamo,--disse Mrs Doyle aggrottando le ciglia.--Per voi ci
+vorrebbe una specie di «atelier». Già gli «ateliers» sono la gran moda a
+New York.
+
+--Non vedo cosa farebbe mio marito in un atelier,--disse Nancy.
+
+Ma Aldo le pestò il piede per farla tacere.
+
+--Non puoi lasciarla dire?--le sussurrò in italiano.
+
+--Dunque,--continuò Mrs Doyle,--voi avreste l'atelier. Va bene. E'
+un'elegante idea quella dell'atelier. Ma vostra moglie...
+
+--Mia moglie è una grande poetessa,--disse Aldo.
+
+--Ah sì?--disse Mrs Doyle inarcando le sopracciglia color seppia, e
+pizzicandosi pensosamente il grosso mento.--Allora, vediamo... Se è una
+poetessa, deve mostrarsi un po' strana... un po' diversa... deve
+vestire, sapete bene, in sciarpe rosse e simili cose... deve coltivare
+una linea originale, pittoresca. E poi potrebbe leggere i suoi poemi nei
+salons di New York. Già la poesia è la gran moda a New York. Tanto
+più,--soggiunse con incoraggiante benevolenza a Nancy,--tanto più se i
+poemi sono in italiano. Nessuno capirà niente. Lasciate fare! lasciate
+fare! Vi «rivelerò» io. Darò un grandioso ricevimento. Sui biglietti
+d'invito farò stampare nell'angolo sinistro: «poetessa italiana».
+Elegante idea!
+
+Ma Nancy era refrattaria. Disse che non avrebbe portato delle sciarpe
+rosse, nè recitato i suoi poemi. E poi, cosa avrebbe fatto Aldo in un
+atelier?
+
+Questa reiterata domanda parve ad Aldo urtante e puerile.
+
+Mrs Doyle ragionò:
+
+--Cara mia, delle figure come la sua non se ne incontrano tutti i giorni
+per Broadway. Io non so come sia nei paesi vostri, ma qui, vi accerto
+che basterà la sua bellezza a farlo diventare la gran moda a New York.
+
+Aldo approvò col capo, guardando Nancy come per dirle: «Vedi?»
+
+--Ma a cosa serve essere la gran moda se non abbiamo da vivere?--disse
+Nancy.--Cosa dobbiamo mangiare?
+
+Parlando così essa si sentiva molto brutale, e inestetica, e pedestre.
+
+--Oh, cara mia!--esclamò Mrs Doyle,--una volta che siete la gran moda in
+un posto come New York!...
+
+E i suoi rotondi occhi celesti si levarono in estatica eloquenza verso
+il soffitto di Frau Schmidl, dove camminavano languide e lente le
+mosche.
+
+Ma Nancy la assicurò che ciò non era possibile. Mrs Doyle non potrebbe
+invece trovare del lavoro per Aldo?
+
+--Che lavoro?--chiese Mrs Doyle, lasciando vagare lo sguardo azzurrino
+sulla bianca fronte stretta di Aldo, sul flutto lucido della nera
+chioma, sugli occhi violenti e intensi, e sull'arco scarlatto delle sue
+vivide labbra.--Che lavoro sa fare?
+
+--Oh, le solite cose,--disse Nancy, un poco incerta.--I lavori che fanno
+tutti gli uomini. E' stato all'università; ha studiato legge. Ha una
+laurea... però non ha mai esercitato. Ma certo potrebbe far qualunque
+cosa. E' molto intelligente.
+
+--Già,--disse con aria un po' sognante Mrs Doyle.
+
+Mrs Doyle pensava. Pensava, intensamente e seriamente, a una cosa che le
+aveva detto sua figlia quella mattina stessa. Improvvisamente si alzò e
+li salutò.
+
+Permise ad Aldo di aiutarla a mettere il lungo mantello turchese, e di
+cercarle i guanti, e di andarle a prendere una vettura. Rimasta sola con
+Nancy ella fece il gesto di aprire la sua borsetta di maglia d'oro;
+poi, vedendo l'espressione degli occhi di Nancy, desistette. E, invece,
+la baciò.
+
+Quando fu in carrozza, si sporse dal finestrino e agitò in segno di
+saluto ad Aldo la grassa mano inguantata di bianco.
+
+--Addio, Apollo!...
+
+Aldo, a capo scoperto, ritto e deferente sul marciapiede, le fece un
+profondo inchino. La carrozza partì, portando verso le strade dai numeri
+alti Mrs Doyle, colle sue riflessioni e le sue idee eleganti. Quando la
+vettura svoltò nella 66.ma Strada, la signora mormorava tra sè e sè:
+
+--Quell'Apollo è ciò che ci vuole per Bertie. E' precisamente ciò che ci
+vuole per mettere a posto Bertie. Elegante idea! Come sarà contenta la
+mia povera Marge!.. Il conte Della Rocca! Ma è quel che Dio fece per
+mettere a posto Bertie!...
+
+
+Bertie non era a posto, se la propria casa, a mezzanotte, può dirsi il
+posto di un marito.
+
+C'era sua moglie--Marge, la figlia di Mrs Doyle--sola e piccola e severa
+in mezzo allo sfarzo dell'immenso salone. Leggeva; ma chiuse il libro e
+strinse le labbra udendo aprire la porta di casa. Dei passi, smorzati
+dal tappeto, salivano le scale; ma non erano gli insubordinati passi del
+suo marito, Bertie. Marjorie riconobbe l'indulgente fruscìo delle vesti
+materne, che lentamente salivano e s'avvicinavano. La moglie di Bertie
+si alzò e mosse incontro a Mrs Doyle.
+
+--Mammà! a quest'ora? Che cosa è stato?
+
+--Niente, Marge, niente! Bertie è in casa?
+
+--No,--e le sottili labbra rosee si fecero più strette.--Non è che la
+mezzanotte. Perchè dovrebbe essere in casa?
+
+--Marge, dammi ben retta,--disse Mrs Doyle, sedendosi, vasta e risoluta
+in una poltrona, di fronte a sua figlia.--Io ho un'elegante idea. Ho
+trovato quel che Dio fece per Bertie. Quel che Dio fece, tesoro mio!
+
+
+Batteva il tocco quando Mrs Doyle si alzò per partire. Il volto di
+ambedue le signore era irradiato da sorrisi.
+
+--Dovrai andar cauta, mia cara,--disse la madre.--Non essere sbadata, nè
+inverosimile, nè troppo generosa. La moglie è una creatura ostinata e
+suscettibile, una specie di idealista; sai bene, di quelle che col
+pensiero mettono le maiuscole a tutte le parole: l'Arte! il Dovere! la
+Dignità! e così via. Bisognerà badare di non urtarla... Quanto a lui, mi
+pare che il più semplice sarà di fargli fare ciò che vogliamo senza
+lasciargli sapere quello che fa.
+
+--Precisamente,--disse sua figlia.--Mammà, tu sei un portento.
+
+E si abbracciarono ridendo, femminilmente perfide.
+
+L'ignaro Bertie entrò un po' più tardi, preparato ad affrontare le
+solite sarcastiche recriminazioni, le consuete tenebrose minaccie.
+
+Fu sorpreso di trovare sua moglie a letto, addormentata--mite come una
+colomba, blanda come un agnello--colle increspate chiome affondate
+pacatamente nei guanciali, mentre un sorriso fine (era d'indulgenza o di
+tradimento?) le errava sulla dolce bocca semi-aperta.
+
+Il giorno seguente Mrs Doyle fece una visita ad Aldo e a Nancy.
+Anne-Marie fu presentata, rapidamente e distrattamente accarezzata, e
+rimandata in cucina.
+
+--Ho un posto di segretario per voi,--disse Mrs Doyle ad Aldo.--Potete
+cominciar subito. Venti dollari la settimana. Non vogliono dare di più.
+
+Aldo se ne compiacque benevolmente; Nancy parve inquieta.
+
+--Il suo inglese è assai imperfetto,--disse.
+
+--Oh, questo importa poco,--disse Mrs Doyle.--Si tratta sopra tutto di
+copiare... Saprà pur copiare...?
+
+--Eh, diamine! altro che,--disse Aldo, facendo gli occhi torvi a Nancy.
+
+Nancy chiese tutti i particolari, e Mrs Doyle glieli diede, incrociando
+in grembo le grasse mani placide.
+
+Era un posto di fiducia. Egli doveva essere il segretario di sua
+figlia... cioè--si corresse Mrs Doyle, incontrando lo sguardo chiaro e
+fermo di Nancy--del marito di sua figlia, il signor Van Osten. E il
+lavoro era principalmente di carattere politico. Egli dovrebbe...
+copiare dei... degli «speech», e... eccetera. Egli avrebbe il suo
+studio, non nella casa dei Van Osten, no... ma nella stessa strada...
+dirimpetto, poche porte più in giù. Egli non doveva parlare con nessuno
+del suo lavoro, perchè... perchè appunto, era di carattere così...
+privato.
+
+--Il signor Van Osten è un uomo singolare,--concluse Mrs Doyle.--Ve ne
+accorgerete a suo tempo. E così, quando volete cominciare?
+
+--Adesso,--disse Aldo.
+
+Mrs Doyle rise.
+
+--Vediamo un po'. Lunedì prossimo, direi. Nel frattempo,--e Mrs Doyle
+tossì,--visto che i Van Osten ci tengono tanto alle apparenze (che
+volete? è gente fatta così!), sarebbe forse bene che passaste da
+Brooks... che vi... vi... vestirà da capo a piedi; sapete, qui tutti si
+vestono a un modo. Passerò io da Brooks,--soggiunse affrettatamente,--a
+parlargli di voi, e dirgli come vi deve vestire.
+
+Nancy arrossì e protestò.
+
+--Mio Dio,--esclamò l'americana impazientita.--Non mi seccate così! Mi
+ripagherete.
+
+Allora Nancy arrossì e tacque.
+
+E Aldo andò da Brooks e si fece vestire da capo a piedi.
+
+Si fece anche fare dei biglietti di visita con: «Count Aldo Della
+Rocca». Ma non vi aggiunse il suo indirizzo perchè era nel quartiere dei
+negri.
+
+Il lunedì seguente, alle undici e mezzo della mattina, si presentò in
+casa Van Osten al numero 8 della 66.ma Strada. Mrs Doyle gli aveva in
+modo speciale raccomandato di non arrivare prima di quell'ora. Essa lo
+aspettava nel salone, e lo presentò a sua figlia. Il signor Van Osten
+non c'era. Il «conte», disse Mrs Doyle, farebbe il suo lavoro per i
+primi giorni da solo, poichè il signor Van Osten era molto occupato a
+Washington.
+
+Allora le due signore, che avevano già il cappello in testa, uscirono
+con lui e lo accompagnarono al numero 59 della stessa strada. Era quasi
+dirimpetto al palazzo Van Osten.
+
+Aprirono con una chiave di casa, che poi diedero a lui, e lo
+precedettero di sopra all'ultimo piano, dov'era la stanza che doveva
+essere il suo studio. Era una vasta stanza chiara, quasi vuota.
+
+Davanti alla finestra era un grande scrittoio. Alcune sedie, un tavolo,
+e una libreria semivuota, costituivano quasi tutto il mobiglio.
+
+Sullo scrittoio erano ammonticchiati molte carte, giornali e
+manoscritti. E sopra un'altra tavola v'era una macchina da scrivere.
+
+--Oh!--disse Aldo sconcertato, non so scrivere a macchina.
+
+--Non importa!--dissero ad una voce le due signore.
+
+--L'abbiamo messa lì per il caso che sapeste servirvene,--disse Mrs
+Doyle. E poi gli mostrò il lavoro che doveva fare.--Ecco; tutto questo
+va copiato,--disse, mostrandogli i nitidi fogli manoscritti.--E poi,
+farete degli estratti da questi giornali.
+
+--Benissimo,--disse Aldo, e guardò i giornali. Erano della settimana
+precedente.
+
+--Dovrete segnare e tagliar fuori tutto ciò che si riferisce al... al
+Congo,--disse Mrs Doyle.
+
+Sua figlia volse rapidamente le spalle e guardò fuori dalla finestra.
+Aldo non vedeva di lei che il gran nodo del cappello, e la nuca bionda e
+le esili spalle. Gli parve una creatura nervosa.
+
+--... Dunque,--continuò Mrs Doyle,--tutto quello che riguarda il Congo,
+lo segnerete in inchiostro rosso.
+
+--E non devo tagliarlo fuori, allora?--chiese Aldo.
+
+--Sì, sì, tagliarlo fuori. E poi sottolineerete di rosso il nome del
+signor Van Osten tutte le volte che lo vedrete.
+
+--Benissimo,--disse Aldo.
+
+--E poi, tutto ciò che dice Van Osten stesso, gli «speech», capite, li
+copierete in questo grande libro.
+
+--Non sarebbe meglio, forse,--azzardò Aldo,--se ritagliassi gli speech,
+e li incollassi nel libro?
+
+--No, no, no!--disse Mrs Doyle.--Egli li vuole copiati. Vero, Marjorie?
+
+Sua figlia si volse e disse.
+
+--Sì, sì, li vuole copiati.--E rise.
+
+Aveva gli occhi verdi e frizzanti, e un sorriso strano. I capelli
+chiari, molto crespi, le scendevano fin giù sul piccolo naso dritto, e
+aveva un vezzo grazioso di gettare all'indietro il capo per guardare di
+sotto ai riccioli, che le era particolare. Era vestita come una bambola
+francese molto costosa.
+
+--Oh, sì,--ripetè, colla testa gettata all'indietro, e la voce alta e
+infantile,--li vuole tutti copiati!--E ancora il sorriso vacillante e
+tenue le fluttuò, fine come una fiammella, pel viso. Poi volse le spalle
+e tornò a guardare dalla finestra.
+
+
+Le signore se n'andarono, e Aldo sedette alla scrivania e principiò il
+suo lavoro. Egli aveva una bellissima scrittura da commesso
+viaggiatore, e il copiare gli piaceva. Uscì alla una, a prendere un
+rapido «lunch». Alle quattro udì per le scale un serico stormire di
+vesti, che riconobbe appartenere al volatile occidentale.
+
+Era difatti Mrs Doyle che veniva a domandare come procedeva il lavoro.
+
+Procedeva benissimo.
+
+Alle sei Aldo tornò a casa.
+
+Per tre giorni copiò, sottolineò, ritagliò e ingommò. Nel pomeriggio del
+quarto giorno non gli restava più niente da copiare, nè da sottolineare,
+nè da ritagliare, nè da ingommare. Fumò delle sigarette e guardò dalla
+finestra.
+
+Poi prese dalla libreria un romanzo di Gyp--non c'erano che romanzi
+francesi su quegli scaffali--e lesse per un'ora. Finalmente si decise a
+uscire ed andare al numero 8, la casa Van Osten, a domandare istruzioni.
+
+Non aveva ancora visto il congressista, suo principale, e Aldo--come
+tutti quelli che sono sicuri della loro persona e del loro sarto--amava
+le nuove conoscenze.
+
+Suonò al numero 8.
+
+Il servitore che gli aprì, lo guardò in faccia e dubitò.
+
+--«Foreigner,»--disse fra sè. Poi gli guardò il taglio degli
+abiti.--«All right.»--E lo aiutò a togliersi il soprabito. Poi gli porse
+un piccolo vassoio d'argento sul quale Aldo depose il biglietto da
+visita.
+
+Il domestico lesse, poi aprì una porta e pronunciò forte:
+
+--«Count Aldo Della Rocca.»
+
+Un sommesso rumorìo di voci e di tazze cessò, e in quel momentaneo
+silenzio Aldo s'avanzò nel salotto.
+
+Sulla porta fece un profondo inchino--inchino di segretario--perchè non
+voleva offendere la sua patronessa. Quando alzò il capo, vide da lontano
+il verde sfavillìo degli occhi, e l'ondeggiante sorriso della signora
+Van Osten, che dal sofà gli faceva segno di avvicinarsi. Il rapido
+occhio di Aldo vide che era nervosa.
+
+--Oh, conte Della Rocca, buon giorno!--disse, e stese verso di lui la
+piccola mano affettata,--arriva proprio a tempo per una tazza di thè!
+
+Aldo s'avanzò, passando davanti a quattro o cinque signore e a un
+vecchio, che sedevano intorno a lei, e si chinò a baciarle la mano. Ah,
+non doveva essere il segretario? Benissimo. Non era il segretario. Era
+il conte.
+
+--Ma forse--continuò la giovane signora--a lei non piace il thè? Nel suo
+bel paese a quest'ora si prende il vermouth, o l'assenzio, non è vero?
+
+Così dicendo gli porgeva una tazza di thè, col capo un po' indietro e i
+ricciolini negli occhi.
+
+--Oh, signora!--disse Aldo.--Ma ciò che ricevo qui, da una così bella
+mano, è nettare!
+
+Tutte le americane sorrisero, approvando.
+
+--Ahi! lusinghe latine, caro conte,--disse la sua ospite; e lo presentò
+ai suoi amici.
+
+Una o due volte egli notò ch'essa lo guardava, un po' incerta, un po'
+ansiosa, come temendo ciò ch'egli potesse fare o dire. Ma Aldo, memore
+del carattere privato e politico delle sue mansioni, si guardò bene dal
+farne parola.
+
+Le signore partirono a una a una, poi partì anche il vecchio signore.
+
+Rimasta sola, la signora Van Osten volse ad Aldo un piccolo viso freddo
+e duro:
+
+--Perchè siete venuto qui?--disse.
+
+Aldo sentì subito di essere ridiventato il segretario, e si scusò
+umilmente:
+
+--Non avevo più lavoro,--disse.--Non sapevo cosa fare.
+
+--Ah, vedo. Lo dirò a mia madre... cioè, a mio marito.
+
+In questo punto entrò Mrs Doyle. Sua figlia la trasse presso alla
+finestra e le parlò a bassa voce. Mrs Doyle rise e disse:
+
+--Tanto meglio! Proprio non sapevo come si sarebbe cominciato.
+
+E volse verso Aldo uno sguardo di approvazione.
+
+Egli, rigido e segretariale, le si inchinò.
+
+--Avete fatto bene a seguire... l'imbeccata, cioè il cenno... insomma...
+le mute indicazioni della signora Van Osten, e a conformarvi ad esse.
+Fate sempre così. Ciò è importante. Ed ora, riguardo al signor Van
+Osten, ricordatevi di non parlargli mai del vostro lavoro. Mai! Egli non
+vuole. A meno che ve ne parlasse lui, voi non farete mai neppure la più
+lontana allusione a ciò che fate. E' inteso?
+
+--E' inteso,--disse Aldo, docile ma stupito.
+
+--Soltanto così,--disse solennemente il volatile
+occidentale,--riescirete a convincerlo della vostra assoluta
+discrezione.
+
+--Capisco,--disse Aldo, solenne anche lui.
+
+La piccola signora Van Osten parve commossa: si coprì gli occhi col
+fazzoletto... Rideva?...
+
+--Ed ora,--disse Mrs Doyle con uno sguardo alla pendola,--restate ad
+aspettarlo.
+
+Aldo restò. E tentò di tener viva la conversazione con qualche flaccida
+e innocua generalizzazione. Ma nessuno gli rispose. Mrs Doyle guardava
+nervosamente l'ora. E sua figlia sbadigliava.
+
+Una forte scampanellata li scosse. Si udirono immediatamente i passi
+affrettati del domestico, che andava ad aprire la porta al suo padrone.
+
+Aldo si levò in piedi. Allora sentì sulla sua manica un tocco fermo e
+leggiero: era la piccola mano ingemmata della signora Van Osten, che lo
+spingeva giù a sedere. Egli obbedì istintivamente. La giovine signora
+sedette lesta vicinissima a lui, e, china in avanti appoggiando il mento
+sulla piccola mano, gli sorrise.
+
+--... Sono convinta che ella è anche musicista,--disse, sorridendogli
+negli occhi mentre la porta si apriva davanti al signor Van Osten.
+
+Egli entrò, alto, sbarbato e arrogante, e bello di una calma bellezza
+maschia.
+
+--Come va?--disse a sua moglie.--Salute, mamma,--disse a sua suocera.
+
+Poi guardò Aldo. Questi si alzò, lentamente, molto impacciato, non
+sapendo cosa fare.
+
+--Bertie,--disse sua moglie alzando gli occhi sul viso di suo marito (e
+il suo sguardo era in pari tempo lo sguardo di un sorcio e quello di un
+gatto),--questo è il conte Della Rocca di cui ti ho parlato.
+
+Van Osten gli tese la mano poderosa.
+
+--Tanto piacere,--disse.
+
+Subito Mrs Doyle gli si mise accanto e gli parlò.
+
+Allora la signora Van Osten tornò a chinarsi verso Aldo.
+
+--Dunque, ella fa della musica? Non lo neghi. Io lo so, lo sento nel
+cuore!
+
+E alzando il piccolo mento fece scintillare sotto le bionde ciglia gli
+occhi lunghi e penetranti, come due lame di luce.
+
+A Aldo venne in mente una frase del dottor Fioretti, un amico di Nino.
+Gli pareva di udirne la voce incalzante--Fioretti parlava sempre come se
+ogni parola fosse tre volte sottolineata--: «La donna americana, amico
+mio, credi a me, è isterica a freddo, è pazza per partito preso.»
+
+Aldo si trovò seduto al pianoforte, e, accanto a lui, lanciata in avanti
+come una panteretta, la piccola Van Osten, cogli occhi verdi scagliati
+nei suoi, tendeva tutto il corpo sottile verso la musica. E
+improvvisamente (proprio mentre suo marito dava in una sonora risata per
+una frase di Mrs Doyle), ella si levò e disse:
+
+--Addio. Andate via. Tornate qui sabato. Adesso andate via. Subito!
+
+Egli si alzò, stupefatto, e prese commiato.
+
+
+Descrisse a Nancy la straordinaria visita. Ma Nancy ne fu così
+costernata e attonita, che Aldo omise dal suo racconto l'invito per
+sabato.
+
+All'indomani egli trovò sul suo scrittoio un nuovo pacco di discorsi
+scritti e di giornali vecchi; e riprese coscienziosamente il suo lavoro.
+
+Il sabato mattina trovò, posato in cima alle sue carte, una busta color
+lilla, contenente venti dollari.
+
+Sulla busta stava scritto: «Venite oggi alle sei.»
+
+Alle sei vi andò, e trovò la signora Van Osten sola. Leggeva. E continuò
+a leggere, senza badare a lui, finchè udì arrivare suo marito. Allora
+sembrò improvvisamente svegliarsi, e fu tutta sorrisi e movimenti
+sinuosi e gesti aggraziati. Quando Aldo le parlava, abbassava le ciglia
+bionde, e giocherellava, ansante e timidetta, colla lunga sciarpa rosea
+che le avvolgeva le spalle.
+
+Aldo partì sentendosi sbalordito e sconvolto.
+
+Quindici giorni dopo, i Van Osten lo invitarono a pranzo.
+
+In casa Schmidl l'agitazione fu grande.
+
+--Vedi?--spiegò Aldo a Nancy, mentre s'accomodava una immacolata
+cravatta alla sommità dell'impeccabile sparato,--ormai Van Osten sente
+che può fidarsi completamente di me. Stasera certo mi parlerà del nostro
+lavoro.
+
+Nancy, seduta melanconicamente in una vecchia poltrona verde, sospirò:
+
+--Anne-Marie sta poco bene. Ho paura che le minacci la rosolìa.--E si
+chinò a baciare la fronte accaldata della sua bambina, che, in piedi
+accanto a lei, si divertiva a strappare, con languida mano
+febbricitante, l'imbottitura della poltrona.--Pare che la Settima Avenue
+ne sia piena.
+
+--E' un quartiere lurido,--disse Aldo, allacciandosi il gilet, e
+infilando una catena d'oro matto nella bottoniera; poi, con uno spillo
+da balia, ne fissò l'altro capo nel taschino del gilet.--Bisognerà
+cambiare alloggio.
+
+--Quella gente che incontri dai Van Osten non ti domanda dove
+stai?--chiese Nancy.
+
+--Sì. E ho avuto l'ispirazione di dire al 59 della stessa strada. Sai,
+dove ho l'ufficio! Spero che non andranno lì a domandare di me.
+
+Nancy sospirò ancora. Aldo le diede un bacio affrettato; e ad
+Anne-Marie, che aveva le mani sudicie e la faccia lagrimosa, fece una
+piccola e prudente carezza. Poi uscì in fretta, e saltò su uno
+«street-car» che andava nella città alta. Entrò baldo e gaio in casa Van
+Osten.
+
+Durante il pranzo non si fece alcuna allusione a cose politiche nè al
+lavoro. Vi era una dozzina di commensali, e a un dato momento Van Osten
+si rivolse ad Aldo.
+
+--Che cosa fa di bello, lei, a New York, signor Della Rocca?
+
+Aldo, colla coda dell'occhio, vide, in fondo alla tavola, scattar su
+come una viperetta disturbata la testa bionda della signora Van Osten.
+Ma, senza guardarla, aveva già capito. Questa era una manovra di Van
+Osten! Voleva mettere alla prova la prudenza del suo impiegato.
+
+Aldo lo fissò ben dritto negli occhi.
+
+--Faccio un lavoro letterario,--disse. E soggiunse--molto interessante.
+
+Van Osten non disse che:--Ah? davvero?--e poi si volse a parlare con
+altri.
+
+Ma Aldo sentì che era contento. Ora, davvero, il congressista sapeva di
+avere al suo impiego un uomo di discrezione e intelligenza a tutta
+prova.
+
+Terminato il pranzo, quando gli uomini raggiunsero nel gran salone le
+signore, Aldo vide gli occhi della signora Van Osten che lo chiamavano.
+Egli andò a sedersi al suo fianco e le parlò delle opere di Boito. A
+grande sua sorpresa ella si mise a ridere, chinando il capo come se
+arrossisse.
+
+--Perchè diamine fa così?--pensò Aldo, e si guardò intorno.
+
+Vide in fondo alla sala il marito che la guardava.
+
+Accanto a lui una donna magra e modernizzante li osservava anche lei.
+Aldo la udì che diceva a Van Osten:
+
+--Che bellissimo giovane! Pare quel... quel dio greco, sapete bene... di
+quel famoso artista... come si chiama?... in quella tal Galleria... non
+ricordo dove.
+
+--Già,--disse Van Osten. E continuò a guardare sua moglie.
+
+D'improvviso questa sporse la mano e la mise riversa, col palmo in su,
+in quella di Aldo. Egli sentiva tremare sulla sua quella manina fredda e
+leggiera. Le parole di lei erano stupefacenti quanto il suo gesto.
+
+--Ebbene,--disse,--poi che insistete tanto, leggetemi nella mano la
+ventura!
+
+Aldo non aveva affatto insistito. E non sapeva leggere la ventura. Però
+si accinse del suo meglio a fare il chiromante. Seguì colla punta
+dell'indice le piccole linee serpeggianti nel palmo roseo, ed ella
+rabbrividiva e rideva col mento in fuori e il biondo capo riverso.
+
+Van Osten mosse lentamente attraverso la sala, e venne a loro, poderoso
+e deliberato, colle mani in tasca.
+
+Aldo sentiva di fare una figura da cretino con quella piccola mano
+fredda sulla sua. Tuttavia continuò:
+
+--Questa è la linea dell'intelletto...
+
+Van Osten pose, come casualmente, una mano sulla spalla di sua moglie, e
+ve la tenne. Ella lo guardava di sotto in su; e ancora nei suoi occhi
+riapparve l'espressione di gatto e anche di sorcio.
+
+--Ecco ciò che leggo in questa mano...--continuò Aldo.
+
+Van Osten con lenta mossa sporse una ampia scarpa di vernice:
+
+--E in questo piede,--disse,--che cosa leggete?... Calci?--
+
+Sua moglie diede in una squillante e perlata risatina, e ritirò la sua
+mano da quella di Aldo.
+
+Anche Aldo rise.
+
+L'unico che parve non trovar molto divertente lo scherzo fu Van Osten
+stesso.
+
+Qualche giorno più tardi Aldo, nel suo studio, dopo aver copiato quattro
+colonne di un giornale, si gettò indietro nella sua seggiola e trasse un
+profondo sospiro. Era irritato e stanco.
+
+Nel calamaio c'era poco inchiostro, e doveva intingere la penna a ogni
+seconda parola. Si sentiva esasperato e nervoso. La piccola Van Osten
+gli dava sui nervi. Che cosa significava il suo contegno? Che cosa
+voleva? Era innamorata di lui... questo era naturale. Nulla di
+sorprendente in ciò. Ma sorprendente invero era il suo contegno quando
+erano soli. Non gli parlava affatto e lo guardava con verdi occhi,
+remoti e agghiacciati, come s'egli fosse un muro o una finestra. Poi
+s'alzava, e lo lasciava solo.
+
+Dopo quel pranzo in casa Van Osten egli era tornato a casa sua agitato e
+inquieto. Questa donna, certamente, lo amava! Questa ricchissima donna
+era pronta a compromettersi per lui. Aldo, cosa doveva fare? Per un
+istante l'idea di fuggire con lei gli traversò la mente. Questa biondina
+non era certo bellissima; era però originale, e poi, e poi... era
+enormemente ricca!
+
+E Aldo ragionava:
+
+--Bisogna pensare a Nancy e alla bambina.
+
+Ora per Nancy e la bambina sarebbe mille volte più vantaggioso se Aldo
+si decidesse a un passo simile, che non se restasse a sgobbare tutta la
+vita per venti dollari alla settimana. Questo era innegabile. In un
+anno, forse anche meno, Aldo potrebbe ritornare a loro in condizioni
+agiate e aggradevoli. Già, queste stravaganti americane erano sempre
+prodighe e generose...
+
+Aldo fece a piedi quella sera il cammino dalla 66.ma alla 38.ma Strada
+per poter pensare a suo agio. I treni dell'«Elevated Railroad» gli
+correvano sopra al capo, ma egli colla fronte dava di cozzo nelle
+stelle.
+
+E sognava vertiginose corse traverso l'Europa in automobile, e lunghe
+fermate nei migliori alberghi, senza mai pagar conti...
+
+Arrivato a casa aveva trovato Frau Schmidl alzata, e Nancy in lagrime, e
+Anne-Marie colla rosolìa.
+
+Era rimasto chiuso in casa cinque giorni colla piccina, seduto nella
+stanza buia e soffocante, a far scaldare latte e farina di Nestlé su una
+lampadetta a spirito, e a cantare delle arie d'opera a Anne-Marie che
+non voleva sentir altro.
+
+--«Celeste Aida, forma divina»,--cantava Aldo nel buio, tenendo nelle
+sue la manina sudata di sua figlia.
+
+--Canta ancora, canta più forte,--diceva Anne-Marie, che sentiva i
+brividi della febbre e della musica scorrerle come acqua fresca per la
+schiena.
+
+E Aldo cantava ancora, e cantava più forte.
+
+Al sesto giorno la piccola era convalescente e Aldo tornò al suo studio
+nella 66.ma Strada.
+
+Nessuno era stato a domandar di lui, ed il suo lavoro giaceva sullo
+scrittoio come l'aveva lasciato.
+
+Allora era andato al numero 8, alla casa Van Osten e, aspettando in
+anticamera, aveva udito la voce acuta e infantile della signora Van
+Osten che diceva:
+
+--No; io non sono in casa.
+
+Ritraversò la strada, convinto che essa, dietro le cortine, lo guardava
+e rideva di lui.
+
+Tutte queste cose egli rammentava oggi, intingendo rabbiosamente la
+penna nel calamaio mezzo vuoto. Poggiò il calamaio in isbieco contro a
+un libro. Il calamaio cadde e si rovesciò, e fu più vuoto di prima. Aldo
+pensò di suonare il campanello per domandare dell'inchiostro alla serva;
+ma poi ricordò che questa, dopo la prima settimana di amabili premure e
+di sorridente zelo, era diventata assai acida e breve. Aldo quindi
+rifuggiva dal chiamarla, ed era contento quando non la incontrava per le
+scale.
+
+Si guardò intorno in cerca d'una bottiglia d'inchiostro. Aprì cassetti e
+tiratoi. Poi aprì un armadio nel muro. In alto, sopra uno scaffale,
+ricacciato indietro presso alla parete, vide un pacco di carte che gli
+parve di riconoscere. Montando su una seggiola tirò giù il pacco e lo
+guardò. Era il suo lavoro della settimana scorsa: cento ottantadue fogli
+di nitida scrittura! Cosa facevano lassù?
+
+Stette lungamente a contemplarli, riflettendo. Poi li rimise in cima
+all'armadio. Era deciso a fare un esperimento. Suonò il campanello e
+ordinò alla inamabile serva di portare dell'inchiostro.
+
+Avutolo, sedette e continuò la pagina del suo lavoro cominciato.
+Scrisse:
+
+«Il dibattimento si chiuse colla solita maggioranza per il Governo. La
+donna è mobile qual piuma al vento. Sono curioso di sapere se qualcuno
+legge le cretinerie che scrivo qui. Ho idea che nessuno le guardi.
+Venite all'agile barchetta mia, Santa Lucia, Santa Lucia.»
+
+Finì la pagina e la mise sullo scrittoio colle altre. Poi fumò delle
+sigarette e lesse «Autour du mariage» finchè fu ora di uscire a far
+colazione.
+
+Durante la sua assenza per il «lunch», un biglietto lilla era stato
+lasciato sulla scrivania per lui: «Venite stasera alle otto precise.»
+
+I suoi fogli terminati erano stati portati via, come di consueto; e un
+nuovo pacco di giornali lasciato al loro posto, perchè egli li copiasse.
+
+Subito Aldo riaprì l'armadio nel muro e guardò su. Sì, il pacco di carte
+era più grande. Aldo trasse a sè i fogli e li guardò. In cima agli altri
+era il foglio scritto per l'ultimo, col miscuglio di parole insensate e
+di canzoni italiane in mezzo alle notizie politiche!
+
+Allora Aldo prese dal pacco una ventina di fogli scritti e li mise sullo
+scrittoio davanti a sè.
+
+Evidentemente era inutile copiarne dei nuovi. Tanto nessuno li leggeva.
+
+Appoggiato allo schienale della sua seggiola, Aldo accese una sigaretta
+e riflettè profondamente.
+
+Da quasi un mese egli veniva qui, e copiava, per sette ore al giorno,
+delle colonne di vecchi giornali. Era pagato per questo, venti dollari
+alla settimana. Perchè?
+
+Mrs Doyle era forse un angelo caritatevole, che desiderava aiutare lui e
+la sua famiglia senza esserne ringraziata? No, era convinto che non era
+questo.
+
+Il suo sguardo cadde sul biglietto lilla. «Venite stasera.»
+
+Come un lampo gli balenò la certezza che egli era pagato per le ore che
+passava al numero 8, e non per quelle che passava al numero 59.
+
+Dunque, ciò significava che la signora Van Osten era innamorata di lui.
+Lo pagava per tenerlo vicino a sè, dove, quando volesse, lo poteva
+chiamare. Il lavoro non era che un pretesto per tenerlo lì, a due passi
+da lei, nella stessa strada; fors'anche--chi sa?--per tenerlo lontano da
+altri...
+
+--Povera donna!--sospirò Aldo.--Quanto deve soffrire!--Quindi aggiunse
+pensieroso:--Però, venti dollari alla settimana sono pochi.
+
+Le otto erano passate da dieci minuti allorchè Aldo quella sera s'avviò
+rapido per la 66.ma Strada, verso il palazzo Van Osten. A pochi passi
+dalla casa s'imbattè nel signor Van Osten che usciva.
+
+Aldo lo salutò rispettosamente; ma Van Osten si fermò ad accendere un
+sigaro e parve non accorgersi del suo saluto.
+
+Aldo trovò la giovane signora nel salone, sola; era vestita di nero,
+colle spalle nude, e coperta di brillanti. Pareva agitata e incollerita.
+
+--Siete in ritardo,--esclamò, vedendo Aldo.
+
+--Perdonate!--scongiurò lui.
+
+E si precipitò per baciarle la mano. Ma la signora Van Osten la ritrasse
+irosamente.
+
+--Avete incontrato mio marito?
+
+--Sì,--disse Aldo.
+
+--Vi ha visto?
+
+--Sì.
+
+--Ne siete certo? Ne siete certo?
+
+Il giovanile petto un po' scarno, ansava.
+
+--Sì, certissimo,--disse Aldo.
+
+--Vi ha veduto? Vi ha veduto venir qui, e non è tornato indietro?
+
+Le sottili labbra si fecero più strette. Aldo, guardandola, la trovò
+quasi brutta. Pareva una piccola edizione disseccata e striminzita della
+signora Doyle.
+
+--Giovine volatiletto occidentale,--disse Aldo fra sè.
+
+Ma ecco entrare il domestico col caffè sopra un grande vassoio
+d'argento, e dietro di lui un altro domestico colla panna e lo zucchero
+sopra un altro grande vassoio d'argento.
+
+E l'opulenza, e l'atmosfera di placida potente ricchezza vinse l'anima
+di Aldo. I suoi sensi soddisfatti nuotavano nel benessere, ed egli si
+disse che per quanto magra, per quanto secca, per quanto striminzita
+ella fosse, egli poteva rendere al volatiletto occidentale il suo amore.
+
+Quando i servitori si furono ritirati Aldo sentì che doveva parlare.
+Bisognava pure che dicesse qualche cosa. Fortunatamente si ricordò che
+in altre occasioni--trovandosi solo di fronte a una donna ancor poco
+conosciuta--egli si era servito di una frase, semplice in sè, ma di un
+effetto istantaneo e sicuro. Si chinò un poco in avanti, e disse a bassa
+voce:
+
+--Come vi chiamate?
+
+La signora Van Osten levò su di lui due occhi vitrei e agghiaccianti.
+Non rispose.
+
+--Non conosco ancora il vostro nome,--ripetè Aldo, sprofondando lo
+sguardo nelle verdi chiarità delle iridi di lei.
+
+Ella prese un sorso di caffè. Poi disse lentamente e nettamente,
+scandendo le sillabe:
+
+--Signora--Van--Osten.
+
+--No! non quel nome,--disse lui;--il vostro piccolo nome... il vostro
+nome vero...
+
+Vi fu un lieve rumore nell'anticamera e la porta di casa si chiuse.
+Nell'udirlo, la signora Van Osten parve invasa da una subitanea fiamma
+d'eccitazione. I gelidi occhi scintillarono, ed ella rispose ad Aldo
+rapidamente e con veemenza:
+
+--Marjorie!--disse;--mi chiamo Marjorie!
+
+Aldo si chinò in avanti sopra la sua tazza di caffè.
+
+--Marjorie!--ripetè a bassa voce.
+
+Sì: l'effetto anche stavolta fu sicuro ed istantaneo, anzi, più
+istantaneo di quanto Aldo se l'aspettasse.
+
+--Ditelo ancora, ditelo ancora!--sussurrò rapidamente la signora Van
+Osten.--Mi piace sentirvelo dire. Ditelo ancora, ~fate presto~!
+
+--Marjorie!--esclamò Aldo, chinandosi ancor più verso di lei, nel
+momento stesso in cui la porta si apriva e il marito entrava.
+
+Subito ella si volse, rovesciando all'indietro il viso con atto folle ed
+estasiato.
+
+--Oh, Bertie! Sei tornato?--disse, e rise.
+
+Aldo la guardò stupito. Nella sua voce e nel suo riso egli aveva udito
+una nota che riconosceva. L'aveva udita in altre voci di donna, quella
+nota tenera e selvaggia, di tortorella e di tigre!
+
+Quella nota tremula e tubante gli vibrò nel cervello col clangore d'una
+fanfara! Era l'amore!
+
+E amore sfolgorava nelle verdi iridi chiare rivolte al viso torvo e
+corrucciato del marito.
+
+Allora Aldo comprese perchè egli si trovasse lì. Comprese in che modo e
+a che cosa egli aveva servito alla piccola Van Osten. E guardando la
+fronte corrugata e le poderose spalle del signor Van Osten, più che mai
+egli si disse che venti dollari erano pochi...
+
+Aldo non rimase più che qualche istante, durante i quali assunse un
+atteggiamento di tristezza amara e silenziosa. Era precisamente
+l'atteggiamento che la signora Van Osten desiderava, ed ella gli fece,
+quando potè, un piccolo cenno di approvazione.
+
+Accommiatandosi Aldo decise di mostrarle che egli aveva capito la
+situazione. Con un gesto come a discacciare i tristi pensieri, disse:
+
+--Mi farebbero l'onore di venire ad udire il «Tannhäuser» domani sera,
+nel mio palco all'Opera House?
+
+Un lampo guizzò dai maliziosi occhi della signora Van Osten, un
+abbagliante sorriso lampeggiò e svanì.
+
+Suo marito le pose una pesante mano sulla piccola spalla nuda.
+
+--Siamo impegnati,--disse.--Grazie.
+
+E quel ringraziamento era concludente e definitivo.
+
+La signora Van Osten sporse ad Aldo una manina fredda, tenendo poggiato
+al braccio di suo marito il piccolo viso arguto ed estasiato.
+
+Aldo s'inchinò e partì.
+
+
+L'indomani era sabato. Sul suo scrittoio giaceva la busta lilla di tutti
+i sabati. Aldo l'aprì. Conteneva un biglietto da 500 dollari.
+
+
+Il lunedì seguente Aldo, arrivando nello studio, trovò la giovane
+signora Van Osten che lo aspettava.
+
+--Adesso, per un mese o due, non avrò più bisogno di voi,--disse ella,
+pensosa.--Ma temo--e sospirò--che l'effetto benefico che avete prodotto
+su mio marito non durerà in eterno.
+
+--Nulla dura in eterno,--sentenziò Aldo, sedendosi per abitudine davanti
+allo scrittoio.
+
+--Ebbene,--disse la signora,--appena egli ricomincia--e qui un nuovo
+sospiro--vi manderò a chiamare. Per il momento è meglio che non veniate
+in casa. Però, aggiratevi... così, a distanza. E mandatemi dei fiori.
+Ordinateli da Shotwell, in Broadway, e ditegli che mi mandi il conto.
+Potreste anche passare sotto al balcone. Ma non esagerate! Capite bene
+che se una volta mio marito vi mette alla porta, tutto è finito... tutto
+diventa impossibile.
+
+--Già,--disse Aldo.
+
+--Ah,--sospirò la signora Van Osten.--Perchè sono necessarie queste
+cose? Perchè... perchè sono così iniqui gli uomini?
+
+Dopo una breve pausa Aldo chiese piano rispettosamente, con voce di
+circostanza:
+
+--Mi sarebbe lecito di chiedere chi è la... la persona... per la
+quale... il signor Van Osten...
+
+--Che domanda impertinente!--disse la giovine donna.--Ma tanto vale che
+ve lo dica. Tutti lo sanno. E' Madeline Archer, quella delle danze
+erotiche: quel rettile, quella strega, che balla al Hammerstein vestita
+di calze nere, di giarrettiere rosa, e d'una collana di perle! Ha reso
+infelici tutte le mogli di New York.
+
+Aldo scosse il capo con aria di compatimento e di rammarico.
+
+Frattanto i suoi pensieri erano agili e chiari.
+
+--Se...--azzardò egli, quando la vide alzarsi per partire,--se ci fosse
+qualche sua amica, qualcuna delle mogli di cui parlava or ora... che
+desiderasse... che volesse... insomma, a cui io potessi essere di
+qualche utilità...
+
+--Oh, questa è bella! oh, questa è divina!--esclamò la piccola Van
+Osten, dando in una folle risata e congiungendo le mani.--Ma voi siete
+delizioso! siete indescrivibile! siete inaudito!
+
+E rise, e rise tutta scossa dall'ilarità.
+
+Rise anche Aldo, contento di essere così comico.
+
+--Quanto prima aprirete un ufficio: «Asilo di soccorso per le mogli
+tradite... Il Perfetto Suscitatore di gelosie nei mariti negligenti o
+infedeli... Successo garantito. Prezzi moderati. Diploma. Referenze».
+
+--Buona idea!--disse Aldo, ridendo. E in cuor suo trovava infatti che
+l'idea era ottima.
+
+Essa cessò di ridere, improvvisa e un po' pallida.
+
+--Dite un po', non sarete poi mica un ricattatore, eh?
+
+--No,--disse Aldo, guardandola bene in faccia coi suoi begli occhi di
+velluto luminoso.
+
+--Oh, vi credo, vi credo!--disse ella, stendendogli con impulso quasi
+affettuoso ambe le mani.--Del resto Mammà, che conosce gli uomini, m'ha
+detto: «Non aver paura. Quello lì è di buona pasta! E' proprio quel che
+Dio fece!»
+
+Aldo rise, non sapendo se essere offeso o lusingato.
+
+--Ed ora,--diss'ella solennemente,--per lo spavento salutare che avete
+messo addosso a Bertie, e per il bene che avete fatto a me, vi permetto
+di baciarmi.
+
+Alzò la piccola bocca, rosea e stretta--e Aldo, ridendo un poco, la
+baciò.
+
+
+--Sono contenta d'aver baciato un conte,--disse fra sè la piccola Van
+Osten, scendendo lesta e leggiera le scale.
+
+
+
+
+VIII.
+
+
+In una lucente giornata autunnale Valeria, a Milano, in casa della zia
+Carlotta con cui viveva, ricevette la lettera di Nancy, la triste
+lettera scritta a New York durante quelle prime settimane di angoscia e
+di miseria.
+
+La fine della lettera era lieta e piena di speranza. Aldo aveva una
+occupazione dignitosa e rimunerativa. Anne-Marie stava bene. Dunque, che
+la mamma non si tormentasse.
+
+ «_God's in His Heaven, all's well with the world!..._»
+
+Ma Valeria si tormentò. Valeria possedeva alcuni titoli che le davano
+una meschina rendita di duecento lire al mese, amministrati dallo zio
+Giacomo con la massima puntualità; rendita che ella, con la stessa
+puntualità, pagava alla zia Carlotta in compenso del suo vitto e
+alloggio. Si riserbava, scusandosene, trenta o quaranta lire ogni mese
+per le modeste sue spese personali.
+
+Quando ricevette quella lettera da New York, Valeria si chiuse in camera
+per leggerla.
+
+E quando l'ebbe letta s'inginocchiò davanti alla Madonna dal viso di
+zingarella del Reni. La Madonna doveva aiutare Nancy.
+
+Anche lei, Valeria, doveva aiutare Nancy. Lo zio Giacomo non darebbe
+nulla che potesse cadere nelle mani di Aldo. Carlo, meno che nulla. Non
+farebbe che rimproveri e recriminazioni. Nino avrebbe pur dato, ma non
+aveva nulla da dare. La zia Carlotta avrebbe forse prestato cinquecento
+lire con grande difficoltà, e molti ammonimenti.
+
+Non restava dunque a Valeria che una cosa da fare: avrebbe venduto
+qualcuno dei suoi titoli di rendita, e si sarebbe contentata di
+un'entrata un po' minore per qualche anno. Bisognava pur mandar denari a
+Nancy!
+
+Dunque Valeria si vestì per uscire; mise il cappello colle viole, la
+giacca di seta nera colla cravatta di pizzo; i guanti neri di suède; poi
+prese l'ombrellino e la borsetta di cuoio viola, e uscì ad affrontare
+una inevitabile e certo tempestosa intervista con lo zio Giacomo.
+
+L'intervista fu infatti tempestosa. Il vecchio pativa l'asma, e il suo
+carattere non aveva migliorato coll'andar degli anni. Valeria tremava e
+piangeva per paura che l'ira ch'ella gli cagionava potesse fargli del
+male alla salute; ed era straziata da rimorsi mentre raccontava allo zio
+delle oscure menzogne per giustificare la sua necessità di denaro.
+
+Sapeva che se avesse detto che era per Aldo, lo zio si sarebbe
+formalmente opposto alla vendita dei titoli; quindi Valeria fu tetra e
+misteriosa, accennando a cupe possibilità, piangendo e minacciando; e
+finalmente lasciò nell'animo dello zio Giacomo la convinzione che essa
+si era messa in qualche grave pasticcio finanziario, di cui le cause non
+erano confessabili.
+
+Il vecchio, muto di indignazione e di dolore, prese dalla cassa forte
+dei titoli per seimila lire; e Valeria, tremante e umiliata, li chiuse
+nel suo sacchetto viola. Poi, baciato in fronte lo zio, che scuoteva la
+vecchia testa arruffata, scese rapidamente le scale.
+
+--Ah, queste donne!--brontolò lo zio Giacomo, seguendo dalla finestra i
+passi affrettati di Valeria, che tenendo con mani confuse l'ombrellino,
+la borsetta e le lunghe sottane, s'accingeva a traversare la strada
+senza badare alle carrozze nè ai tram.
+
+A un certo punto parve allo zio Giacomo ch'ella fosse proprio sotto il
+naso di un cavallo; ma il vetturino, con una strappata di redini e molte
+bestemmie, riuscì a schivarla.
+
+--Ah, queste donne! queste misere donne!--mormorò lo zio Giacomo, e
+tornò rabbiosamente al suo lavoro.
+
+Valeria andò a una Banca, e dopo molte spiegazioni superflue e
+confusionarie da parte sua, ne emerse un quarto d'ora dopo con cinque
+mila lire e dell'oro, dell'argento e del rame chiusi nella rigonfia
+borsetta.
+
+--Ora,--disse Valeria tra sè,--andrò da Cook, che me li cambierà in
+denari americani. O forse si può spedire in qualche altro modo.
+Domanderò.
+
+E Valeria traversò la piazza del Duomo e prese per via Santa Margherita,
+pensando a Nancy. Povera piccola Nancy senza un soldo! Povera piccola
+innocente mamma dell'ancora più innocente Anne-Marie! Come erano
+difficili le cose pratiche della vita!
+
+--Mio Dio!--sospirò Valeria,--vorrei che ci fosse Tom ad aver cura di
+noi!--e scese dal marciapiede per attraversare la via Manzoni.
+
+Se Tom ci fosse stato, le avrebbe detto: «Aspetta!» Le avrebbe preso il
+gomito, con quell'aria un po' rude di padronanza che aveva, e l'avrebbe
+ricondotta un passo indietro per lasciar passare il tram che veniva
+dalla destra, e una carrozza, e dietro alla carrozza un automobile (oh,
+ancora lontano!), che veniva liscio e rapido dalla sinistra.
+
+Ma Tom, o ciò che restava di Tom, giaceva nel cimitero di Nervi colle
+mani incrociate. E nessuno disse a Valeria: «Aspetta»! Dunque ella scese
+lesta e leggiera dal marciapiede, tenendo stretto in una mano la
+borsetta viola, e nell'altra l'ombrellino e la veste. Vide il tram che
+s'avvicinava sul binario opposto e si disse che aveva tempo di passargli
+davanti. Fece di corsa tre o quattro passi, poi vide a sinistra la
+carrozza già vicinissima a lei.
+
+Comprese che non avrebbe potuto passare, e indietreggiò, rapida.
+
+La carrozza passò... ma perchè il vetturino gesticolava così?... Perchè
+faceva quella faccia terribile?... Ah! hanno dei gran cattivi caratteri
+i vetturini, pensò Valeria (il pensiero è rapido)... Poi qualche cosa la
+urtò nella schiena, e il pensiero si fermò, si spense. Un istante di
+folle clamore e confusione, di strepiti e urli, in cui le parve che
+urlasse anche lei... poi il silenzio, nero, chiuso, completo.
+
+
+... Valeria sentiva un movimento cadenzato, oscillante, ed aprì gli
+occhi. Non vide nulla. Sopra di lei un tetto di tela grigia, intorno a
+lei dei muri di tela grigia... Ah, ma i muri ondeggiavano, si aprivano
+un poco, e lasciavano penetrare la luce. Valeria vide delle case che
+passavano... e dei pezzi di negozio... e delle persone... La portavano
+per la strada... Che cosa aveva alla bocca? Valeria alzò la mano nel
+guanto nero di suède e si toccò la bocca; e si toccò la guancia dove
+sentiva qualche cosa d'insolito. Cos'era? Il guanto pareva non toccarle
+la guancia ma i denti... poi qualche cosa di caldo e viscido le corse
+giù nel palmo della mano e lungo il braccio... D'un tratto ella ricordò
+il sacchetto viola, rigonfio di denari. Dov'era? Allora cercò di dire:
+«Dov'è? dov'è? E' per Nancy!» Le parve di averlo gridato forte, ma non
+udiva che un gorgoglìo, un gorgoglìo e dei soffi, che le uscivano dalla
+bocca... Poi il nero silenzio si richiuse su lei.
+
+... Adesso era in una piccola stanza chiara. Intorno a lei tutto era
+chiaro e bianco. Tutto era bianco. Vide dapprima la soffitta. Era di
+vetro bianco smerigliato... La gente era bianca, eccetto le loro faccie
+che erano scure e brune sopra le vesti candide.
+
+Una faccia si chinò su di lei, molto vicina. Poi un'altra. Poi una
+faccia un po' più chiara, con delle ali intorno alla testa. Valeria
+sapeva cos'era, ma non poteva ricordarsi... Volle sorridere a quella
+faccia--e sorrise; ma la faccia colle ali non parve accorgersene.
+Continuava a guardarla, vicina, colle labbra che movevano; e Valeria
+sentì che una mano le ravviava i capelli. Si provò ancora a sorridere...
+Ma cosa vedeva quella faccia al posto del sorriso di Valeria?...
+
+Venne un'altra faccia rossa, energica, con gli occhi un poco iniettati
+di sangue, e dei corti baffi grigi. Valeria sentì che qualcuno le
+toccava il capo e lo girava di qua e di là. La faccia rossa parlava.
+Diceva:
+
+--Inutile. Ma possiamo sempre tentare...
+
+Poi un fruscìo d'acqua che corre; uno scrosciar d'acqua... uno scrosciar
+d'acqua... Valeria stese la mano per fermarlo.
+
+Subito la faccia con le ali comparve sopra di lei:
+
+--Sì, cara! Sì! Coraggio... brava, brava!
+
+Valeria le disse di fermare quell'acqua, ma la faccia non pareva
+sentire, sorrideva dolce e diceva:
+
+--Sì, sì, cara! non sarà niente. La Madonna aiuta! Brava, brava,
+poverina!...
+
+Un'altra faccia, e una voce:
+
+--Devo lavare qui, professore?
+
+Poi qualche cosa le sgorgò caldo e salato sulla guancia, e le sgocciolò
+in gola. Qualcuno--era lei?--si strozzava, soffocava... poi d'un tratto
+nella stanza c'era un dolore, un dolore stridente, lancinante,
+spaventevole. Una voce d'uomo diceva:
+
+--Lasci stare, lasci stare. Non serve. Guardi qui.
+
+E ancora Valeria sentì che le voltavano il capo; e poco dopo un
+crepitìo, come se le tagliassero i capelli. E lo scrosciar dell'acqua...
+
+La testa di Valeria era voltata lateralmente, ed ora vedeva davanti a
+lei la schiena d'un uomo vestito di bianco, colle maniche rovesciate,
+che si lavava le mani sotto un robinetto d'argento. Le piacque
+guardarlo. Egli si volse scotendo nell'aria le mani bagnate. Era lui che
+aveva la faccia rossa e gli occhi sanguigni e i baffi grigi. Vedendo gli
+occhi aperti di Valeria egli le fece un cenno amichevole col capo e
+disse:
+
+--Bene, bene. Un po' di pazienza.
+
+Valeria gli sorrise; ma sentendo che la sua bocca non si muoveva, gli
+ammiccò cogli occhi; e la faccia rossa le rispose con espressione
+amichevole.
+
+Qualcuno le teneva il polso; e per un po' tutto fu silenzio. Ah! ancora
+quel dolore, quello spaventoso, lancinante dolore.
+
+Un'esclamazione, e poi una parola: «Inutile!»
+
+Valeria aprì gli occhi. Vide la faccia colle ali, un po' lontana, che
+teneva lo sguardo fisso sulla faccia dell'uomo cogli occhi rossi; questi
+era vicinissimo e chino sopra di lei. Due altre faccie erano, anche
+loro, chine a guardare qualche cosa che Valeria non vedeva, perchè
+quella cosa doveva essere sul suo cuscino.
+
+La faccia colle ali muoveva le labbra. Valeria sapeva bene cosa faceva
+movendo le labbra così, ma non poteva ricordarlo...
+
+L'uomo rosso disse ancora:--Inutile!--e si drizzò.
+
+«Inutile». Quella parola non comunicò nulla di preciso alla coscienza di
+Valeria; ma nel suo corpo vi fu qualche cosa che fremette in responso a
+quel verdetto. Colpo su colpo il cuore le cominciò a martellare, rapido
+e forte, più rapido e più forte, talchè lo si sentiva per tutta la
+stanza. Colpo su colpo, forte e più forte, quel cuore rullava come un
+tamburo.
+
+Valeria girò gli occhi spaventati all'intorno, e disse alla faccia rossa
+vicina a lei:
+
+--Fermate il mio cuore! Non lo lasciate battere così!
+
+Ma certo nessuno la udì. Stavano tutti immobili ad ascoltare quel cuore;
+allora Valeria capì che non aveva parlato.
+
+Il cuore rimbombava e rullava. Era spaventoso. Valeria girava gli occhi
+atterriti implorando soccorso.
+
+Allora la suora disse al chirurgo:
+
+--Oh provi, provi! L'aiuti, povera creatura!
+
+E ancora l'acqua sgorgò e scrosciò, e qualche cosa fu spinto,
+scricchiolante e stridente, sul pavimento di marmo.
+
+--L'étere,--disse il chirurgo.
+
+Una delle faccie gialle s'abbassò su di lei, e le avvicinò al viso una
+reticella scura fatta come una maschera.
+
+E d'improvviso Valeria fu sveglia. Era tornata in sè. Si rizzò a sedere
+urlando, e sbattè coi pugni sulla faccia gialla che voleva metterle la
+maschera. Vide i due dottori, e il vecchio chirurgo, e la suora di
+carità. Parlò, e la voce le uscì dalla bocca spalancata e lacera. Voleva
+dire: «Salvatemi, salvatemi!» Ma sentì che le parole che diceva erano:
+
+--Faccio a tempo a traversare!
+
+Poi volle spiegare del sacchetto viola e dei denari. Ma le parole che
+urlò erano:
+
+--Nancy! Nancy!
+
+Allora il chirurgo si volse iroso a quello che teneva la maschera, e gli
+parlò con voce concitata.
+
+Ma la suora si chinò su Valeria e fece sopra di lei il segno della
+Croce.
+
+--Giù, giù! cara! Si metta giù! La Madonna aiuta! Vedrà! vedrà!
+
+E Valeria si mise giù.
+
+L'impazzato tamburo del suo cuore rullava.
+
+--Adesso, ferma!--disse il chirurgo.--Non si muova. Conti!... conti fino
+a venti.
+
+Valeria si dibattè--voleva alzarsi--la maschera nera le era sopra il
+viso.
+
+--Brava, cara; brava!--diceva la voce della suora.--Conti, come me:
+uno.... due.... tre....
+
+--Respiri profondamente,--disse qualcuno.
+
+E Valeria obbedì.
+
+.... Poi si ricordò che le avevano detto di contare. Ma si era perduto
+tempo..... dunque non si poteva più cominciare dall'«uno».... bisognava
+cominciare più in là....
+
+--.... Nove,--disse Valeria, respirando profondamente,--dieci....
+
+Essa era su un'immensa altalena--un'altalena favolosa, appesa nel
+vuoto--che la lanciava traverso lo spazio, avanti e indietro, nella
+vastità bianca dell'aria.
+
+--Undici....--disse Valeria.--Dodici....--E pensò:--Adesso.... devo dire
+in fretta il tredici.... perchè... numero sfortunato!... Tredici........
+quattordici....
+
+L'altalena aerea la lanciava a volo libero, al di là di tutti i monti.
+Le persone intorno a lei le parevano giù, giù, lontano, nella piccola
+stanza bianca.... Come la udrebbero? Come la udrebbero, lei già così
+distante?
+
+--QUINDICI!--gridò Valeria urlandolo forte più che poteva traverso la
+lontananza.
+
+Poi un'onda immensa l'innalzò, la sospinse.... la lanciò fuori della
+vita.
+
+Era finito.
+
+Valeria era piombata nell'eternità.
+
+
+--Sapevo bene che era inutile,--disse il chirurgo scotendo irosamente il
+capo.
+
+Il viso fu coperto, e la barella portata via.
+
+
+Un'ora dopo, lo zio Giacomo, Nino, e la zia Carlotta arrivarono pallidi
+ed esterrefatti.
+
+Era finito. Sì. Pur troppo.
+
+La zia Carlotta piangeva torcendosi le mani. La suora la confortò
+accertandole che non vi era stata sofferenza alcuna.
+
+--Voglio vederla, voglio vederla,--singhiozzò la zia Carlotta.
+
+--No, no!--disse la suora.--Meglio no.
+
+E lo zio Giacomo, col viso rigato di lagrime, le disse:
+
+--No, cara, no!
+
+Nino senza dir parola uscì con uno dei giovani dottori, che lo condusse
+in una sala fredda e vasta, che pareva vuota. In fondo, vicino al muro,
+Nino vide due barelle portante ciascuna un lungo fardello velato,
+ricoperto e immobile.
+
+--E' questo,--disse il dottore (colui che aveva tenuto la maschera).
+
+Nino guardò, e gli si fermò il respiro.
+
+--Dio! Dio!--disse, e volse via lo sguardo.
+
+La zia Carlotta entrava sorretta dalla suora. Nino con le labbra livide
+le disse:
+
+--Vieni via. Non guardare.
+
+E le afferrò la mano.
+
+Ma Carlotta, col viso nel fazzoletto, singhiozzò:
+
+--E' la figlia di mia sorella! Dell'unica mia sorella! Devo chiuderle
+gli occhi.
+
+E si fece avanti.
+
+Nino uscì rapido.
+
+La suora condusse Carlotta alla barella più discosta, e scoperse il viso
+di Valeria. Allora un urlo echeggiò nella fredda sala vuota, un urlo
+spaventoso e agghiacciante, che lacerò il silenzio dei vasti corridoi, e
+giunse fino alle corsìe dove, apatici ed egoisti, giacevano gli ammalati
+nei loro letti. Altri urli seguirono, strazianti, stridenti,
+spaventevoli....
+
+Ma le due quiete figure distese sulle barelle non ne furono disturbate.
+
+Valeria fu sepolta a Nervi, accanto a Tom.
+
+
+
+
+IX.
+
+
+Quando Nancy ricevette a New York la notizia della morte di sua madre,
+mise un abito nero invece di quello color marrone; e pianse, e pianse, e
+pianse, come piangono i figli per le loro madri. Poi rimise l'abito
+color marrone, e andò avanti a vivere per Anne-Marie, come vivono le
+madri per i loro figli.
+
+In breve lasciarono il tetto meschino e ospitaliero di Frau Schmidl e,
+per allontanarsi un poco dal quartiere dei negri, presero un piccolo
+appartamento nell'82.ma Strada.
+
+Una nipote di Frau Schmidl, per nome Minna, veniva a fare il lavoro di
+casa e a condurre a passeggio Anne-Marie. Anne-Marie adorava Minna. La
+contemplava con occhi rapiti quando parlava coi fornitori e coi vicini;
+e la seguiva di stanza in stanza quando essa spazzava e faceva i letti.
+Minna portava delle vesti scollate, e intorno al collo un nastrino di
+velluto nero e una fila di perle azzurre. Agli occhi di Anne-Marie,
+Minna rappresentava la perfetta bellezza muliebre. E Anne-Marie la
+imitava il più possibile, cercando di copiarne il passo, i gesti e il
+linguaggio.
+
+Nancy talvolta le udiva parlare insieme in cucina. La voce di Minna:
+
+--Cos'hai mangiato col tuo thè?... «A butterbread»?
+
+E la voce di soprano striduletto di Anne-Marie:
+
+--«Yes! two butter breads mit sugar.»
+
+E Minna:
+
+--«That's fine! To-morrow Tante Schmidl makes a cake, a good one. We eat
+it evenings.»
+
+--«A cake.... a good one. We eat it evenings,» faceva eco Anne-Marie.
+
+All'orrendo suono di questo linguaggio ibrido, l'anima di Nancy si
+contraeva per la mortificazione. Ella aveva per l'appunto tolto dal
+fondo d'un baule il manoscritto del suo libro, e commossa l'aveva aperto
+sul tavolo davanti a sè. Le pagine liscie e larghe erano dolci al suo
+tocco.
+
+La frizzante freschezza di pensiero, il piccolo brivido che sempre
+precedeva il prorompere dell'ispirazione, la scosse, e Nancy stese la
+mano verso la penna d'avorio....
+
+--«A cake, a good one»,--ripetè nella stanza attigua Anne-Marie, a cui
+il suono massiccio e teutono di quella frase piaceva.
+
+--Oh, la mia bambina! la mia bambina! come crescerà?
+
+Nancy, la madre, tolse di mano a Nancy, il poeta, la penna d'avorio; e
+il resto di quel giorno, e molti altri, furono dedicati all'istruzione
+e all'educazione di Anne-Marie.
+
+Durante i mesi che seguirono Nancy inventò per la piccina un gioco che
+ebbe molto successo.
+
+--Facciamo questo gioco,--disse Nancy,--che tu sei un piccolo libro che
+ho scritto io: un bel piccolo libro come le fiabe di Andersen.... sai
+bene, quello che ha dentro le belle immagini di principessine e di fate.
+Ebbene, in questo libro ch'io amo tanto....
+
+--Di che colore è?--disse Anne-Marie.
+
+--Oh! tutto bianco, e rosa, e oro,--disse Nancy, baciando le chiome
+lucenti della sua bambina.--Dunque, in questo libro, in mezzo al più
+bello dei racconti di fate, ecco che qualcuno è venuto a fare dei brutti
+sgorbi, a scrivere delle parole comiche e insensate.... come.... come
+«butter-bread»!
+
+--Chi ha fatto questo?--disse Anne-Marie.
+
+--Ma, non so!... Minna....
+
+--Perchè gliel'hai prestato?--disse la piccola, facendo un gesto col
+capo che la faceva somigliare a suo padre.
+
+--Hai ragione, amore. Non lo farò più. Lo terrò sempre sempre con me, il
+mio piccolo libro prezioso!... Dunque, dà retta. Io devo togliere quelle
+parole sciocche e brutte, non è vero? e mettervi invece delle parole
+belle, e dei pensieri dolci. Altrimenti nessuno vorrà leggere il libro.
+Non ti pare?
+
+--Già,--disse Anne-Marie, con gli occhi un po' attoniti.--Ci metterai
+anche le immagini?
+
+--Oh, sì!--disse Nancy.--E vorrei poterci mettere anche delle rime!
+
+--Perchè? a cosa servono le rime?--disse Anne-Marie.
+
+--Non c'è nulla di più bello,--disse Nancy.--Proviamo!
+
+Ma Anne-Marie era refrattaria alla poesia. Lunghe spiegazioni ed esempi,
+quali: «core» e «amore»; «pianto» e «incanto»; «finestra» e «minestra»,
+lasciarono Anne-Marie sbalordita e irritata.
+
+Nancy la carezzò, paziente.
+
+--Prova a dire una rima anche tu, una sola! Di', tesoro, di': cosa fa
+rima con «stella»?
+
+No. Anne-Marie non sapeva cosa facesse rima con stella.
+
+--Ma «bella», s'intende, bimba mia cara! E adesso dimmi una parola che
+faccia rima con «cara»!
+
+--«Bella», disse Anne-Marie.
+
+--Ma no, ma no! Pensa un pochino che cosa fa rima con «cara»?
+
+Anne-Marie riflettè.
+
+--«Verdura»?--disse finalmente, memore della cucina di Frau Schmidl.
+
+Nancy gemette.
+
+--Ma no, ma no, tesoro! Pensa: una cosa quando non è dolce è...? trova,
+trova la rima con «cara»!
+
+--«Carissima»!--gridò Anne-Marie, trionfante.
+
+E fu subito abbracciata e baciata.
+
+--Ah! vorrei che tu fossi poeta, Anne-Marie,--disse sua madre
+spingendole indietro dalla fronte i biondi capelli.
+
+--Perchè?--disse Anne-Marie, dimenandosi per sfuggirle.
+
+--I poeti sono immortali; vuol dire che non muoiono mai,--disse Nancy,
+lieta di porre una immagine nel piccolo libro bianco e rosa.
+
+--Allora sarò un poeta,--disse Anne-Marie che conosceva la morte per
+aver sotterrato nel cortile dei Schmidl un gatto morto e per averlo
+scavato fuori un paio di giorni dopo per vedere com'era.
+
+Ma Anne-Marie non era destinata ad essere poeta. Nei piccoli libri
+bianchi e rosa che le mamme credono di creare, il Racconto è già scritto
+prima ancora che essi giungano nelle tenere mani materne. E Anne-Marie
+non doveva essere poeta.
+
+Ma ancor sempre a Nancy il fuoco sacro bruciava il cuore, e correva come
+fiamma liquida nelle vene. Ella si diceva:
+
+--Adesso non è possibile ch'io lavori al mio Libro. Il Libro deve
+aspettare finchè Anne-Marie non avrà più bisogno ogni momento di me. Ma
+frattanto posso scrivere delle poesie! Posso scrivere un ciclo di poesie
+intorno ad Anne-Marie. Li chiamerò «Poemi di Puerizia»....
+
+Allora con occhio d'artista Nancy si pose a osservare la sua
+figliuoletta, seguendola con lo sguardo penetrante, gettando sovra
+l'inconscia testolina bionda il cilestre velo dell'idealità, e scrutando
+i limpidi occhi infantili per trovarvi la sorgente di frase novella o di
+simbolo felice. Voleva porla come una statuetta neoterica in cima a un
+sonetto; voleva fissarla e immortalizzarla in qualche rara posa arcaica.
+
+Ma Anne-Marie era la creatura del suo ambiente. Anne-Marie metteva degli
+abiti foggiati e cuciti da Minna; e portava in testa un piccolo e piatto
+cappello rosa che pareva un coperchietto.
+
+Anne-Marie aveva parlato italiano come una principessina di Toscana; ma
+il suo inglese, imparato dai tedesco-americani della Settima Avenue e
+dell'82.ma Strada, era un idioma orrido e grottesco. Ogni volta che
+Anne-Marie apriva la piccola bocca soave, ne uscivano delle frasi che
+erano come dei pugni nel cuore a Nancy. Invano le aveva ella raccontato
+la storia della principessa stregata a cui, quando parlava, saltavano
+fuor dalla bocca i ranocchi; mentre sua sorella, la principessa buona,
+aveva la bella bocca «di rose piena, e di perle e di dolci parole».
+
+--Mi piace di più quella coi ranocchi,--diceva Anne-Marie, semplice e
+sincera.
+
+E le gioie di Anne-Marie erano elementari e inestetiche. Non a lei era
+dato vagare pei viali ombrosi d'un giardino, cullando tra le braccia una
+lussuosa bambola dalle articolazioni mobili, dal nome mellifluo. No.
+Dalla cigliata Marie-Louise di Montecarlo in poi, le bambole di
+Anne-Marie erano state numerose ma poco amate. Secondo il suggerimento
+di Frau Schmidl, e anche per motivi di economia, Nancy era andata un
+giorno «downtown», nella «città bassa», e aveva potuto comperare in un
+negozio di giocattoli all'ingrosso, ciò che, sulla fattura, era
+descritto come segue: «Una dozzina bambole, grandezza 9, qualità 4.
+Colore biondo. Vestito rosso. Prezzo per dozzina: 2 dollari e 40 cents».
+
+La prima delle dodici venne quella stessa sera regalata ad Anne-Marie.
+Fu baciata con frenesia e battezzata Hermina (il nome di Minna). Le si
+pettinò la stoppacciosa chioma e si fecero dei tentativi per svestirla.
+Visto che non si svestiva, fu messa a letto qual'era, e Anne-Marie si
+coricò con precauzione al suo fianco.
+
+A suo tempo Hermina si ruppe e morì. Quale non fu la gioia di Anne-Marie
+quando la medesima Hermina, collo stesso sguardo turchino, la stessa
+chioma stoppacciosa, lo stesso sorriso d'angelo, riapparve nella sua
+veste rossa dinanzi a lei!
+
+Fu baciata con frenesia.
+
+A suo tempo anche questa seconda Hermina, priva di gambe e con pendula
+testa slogata, fu tolta alle tenere braccia di Anne-Marie. Ed ecco
+apparire un'altra Hermina, rigida e completa, con l'occhio turchino, la
+chioma stoppacciosa e il sorriso d'angelo rinnovellati!
+
+Anne-Marie, vedendola, spalancò due larghi occhi e trasse un profondo
+respiro. Accettò con più stupore che affetto questa terza Hermina, e non
+la baciò.
+
+Quella Hermina morì presto, e Nancy con un sorriso trionfante ne
+produsse una quarta. Con uno strillo d'indignazione e d'odio, Anne-Marie
+la afferrò per le ben conosciute scarpe dipinte, e le sbattè l'aborrita
+e ben ricordata faccia per terra.
+
+Le altre otto le furono date tutte insieme; e furono gettate per terra e
+detestate e calpestate. Durante molte notti i sogni di Anne-Marie furono
+popolati da Hermine morte e risuscitate; da placide Hermine sorridenti e
+senza gambe; da Hermine instivalate e senza naso; da spaventose Hermine,
+sane se viste di dietro, ma con tenebrose caverne al posto della faccia,
+sotto le flave chiome stoppacciose.
+
+Non volle più bambole. E i suoi divertimenti furono presi dove li
+trovava: più che altrove in cucina. Le sarebbe piaciuto di lavare i
+piatti, ma questa era una gioia proibita; ma le piaceva farsi vedere con
+un asciugamano di cucina sotto al braccio, a girare per la cucina, o a
+spolverare i mobili con fare disinvolto e importante, come Minna.
+
+S'estasiava al vedere il ragazzo del macellaio sbattere sul tavolo un
+pezzo di filetto; e le sguaiate risa della nerissima «coloured
+lady»--così chiamano le negre a New York--che ogni sabato portava la
+biancheria, erano suoni dolci e dilettevoli al suo orecchio.
+
+Le piaceva anche il pianoforte che qualcuno suonava malissimo
+nell'appartamento attiguo; il pianoforte che faceva disperare Nancy
+quando cercava di mettersi a scrivere.
+
+ . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+ _Tu che sorridi ancora inghirlandata
+ Dal fiore biondo della puerizia...._
+
+scriveva Nancy, cercando di non udire lo strimpellamento dei vicini.
+
+ _Oh glauco-occhiuta, oh cerulo-venata...._
+
+--Minna! Minna! cos'è che suonano?--strillava Anne-Marie, saltando dalla
+seggiola dove l'aveva messa Nancy e correndo in cucina.
+
+Nancy ricominciava:
+
+ _Occhi d'aurora e bocca di delizia...._
+
+--Quella è la canzone della Bowery,--rispondeva Minna, sbatacchiando le
+posate e i piatti.
+
+--Chi è la Bowery?--chiedeva Anne-Marie.
+
+--Non è nessuno. E' un posto pieno di policemen e di chinesi.
+
+Nancy cancellò tutto e ricominciò:
+
+ _Sei quasi alata ancora! t'inghirlanda
+ Il biondo fiore della puerizia...._
+
+--Me la canti quella canzone, Minna, me la canti? «Go on»!
+
+Allora nella cucina vibrava il forte soprano di Minna:
+
+ _Casey would waltz with the strawberry blonde,
+ And the band--played--on--_
+
+E l'infantile falsetto di Anne-Marie ripeteva:
+
+ _Casey would waltz with the strawbeddy blonde,
+ And the band--play--don._
+
+Ahimè! anche il ciclo dei «Poemi della Puerizia» doveva aspettare. Lo
+scrivere o il pensare in quella casa, era impossibile!
+
+Più tardi, quando si potesse prendere un alloggio più grande, quando la
+«glauco-occhiuta e cerulo-venata» avesse una governante.... Ma per ora
+nell'appartamento 7, sinistro interno, della 82.ma Strada, non spirava
+aria propizia alla poesia.
+
+Di giorno, Aldo era quasi sempre in casa, fumando sigarette, leggendo
+gli interminabili giornali della domenica--che durante tutta la
+settimana ingombravano le tavole e le sedie--e sospirando per la
+mancanza d'una cosa o d'un'altra. Alla sera usciva.
+
+Il suo era un lavoro che si faceva specialmente di sera; così egli
+spiegò a Nancy. Del resto, a Nancy dava poche spiegazioni. Un giorno
+egli aveva portato a casa cinquecento dollari invece di venti, e aveva
+tentato di farle capire perchè la somma era di tanto maggiore del
+solito; ma Nancy era stata così esterrefatta e agitata, così impaziente
+di sapere precisamente come Aldo li avesse guadagnati, così nervosa ed
+eccitata, che egli si era deciso a non dirle mai più niente. Già, era
+impossibile farle comprendere le sottigliezze dei suoi doveri verso la
+signora Van Osten. Quindi meglio star zitti.
+
+Allorchè, circa due mesi dopo--il suo còmpito essendo ridivenuto più
+arduo--Aldo ricevette cento dollari invece di venti, egli ne portò
+ottanta a una Cassa di Risparmio, e arrivò a casa coi soliti venti
+dollari.
+
+Non appena egli ebbe in mano il libretto della Cassa di Risparmio, ecco
+che il nonno di via Chiaia si ridestò in lui, e uccise il lazzarone che
+non s'incaricava dell'indomani. Aldo cominciò a darsi cura delle piccole
+cose; badava alle minime spese; brontolava lungamente per una compera di
+25 cents; e per mezzo dollaro stava imbronciato tutta una giornata. Il
+meschino ménage era condotto coi principii della più rigida economia. E
+Aldo non era felice che quando gli era riuscito di spremere un dollaro
+dalle spese settimanali e portarlo su per la scala del «Dime Savings
+Bank».
+
+Facendo i conti con Minna egli notò che, se la fissava con lungo sguardo
+profondo, essa il giorno dopo, per fargli piacere, spendeva meno. E
+quanti furono allora i pezzi di zucchero e le fette di burro che Minna
+tolse la sera dall'armadio della sua zia Schmidl, per deporli la
+mattina, quale sacrificio propiziatorio, sulla magra tavola dei Della
+Rocca!
+
+I vestitini rappezzati di Anne-Marie e i coperchietti rosa che portava
+in testa--sempre una spina negli occhi di Nancy!--ora dovevano durarle
+attraverso il variar delle stagioni, dopo che da lungo tempo la
+lavandaia negra ne aveva tolto ogni più lontano sembiante di tinta o di
+vitalità.
+
+Nancy portava sempre il suo vestito marrone, aggiustato, voltato,
+ritinto.
+
+I giorni passarono, meschini e rapidi. E Nancy imparò che si può campare
+fra gli stenti e lo squallore, che si può andare avanti a vivere nella
+brutta e sordida povertà--e abituarvisi a poco a poco, fino a quasi
+dimenticare che una volta non era così.
+
+Le sere, sopratutto, erano terribili. Quando Minna andava a casa sua, e
+Anne-Marie dormiva, e Aldo era uscito a far due passi con qualche
+conoscente italiano, oppure, in cravatta bianca e marsina, s'era
+frettolosamente recato al suo lavoro, Nancy sedeva sola e desolata nel
+terribile salottino, circondata dalla mobiglia della signora Johnson sua
+padrona di casa, e dalle fotografie della famiglia e degli amici della
+signora Johnson. Da caminetto e scaffale, da mensola e scansìa, visi di
+sconosciuti in veste antiquata la fissavano con occhi sbiaditi. V'erano
+delle attrici in costumi di paggio; dei bambini colla testa grossa; dei
+giovinetti senza mento, col colletto basso; il signore e la signora
+Johnson in abito da sposi; il loro primo bambino (ora commesso in una
+drogheria), nudo, che si teneva un piede. Appeso al muro, con occhi
+bianchicci che seguivano Nancy dovunque ella si mettesse, v'era un
+ingrandimento fotografico d'un ritratto del defunto signor Johnson; e
+Nancy, sola, di sera, ne aveva paura. Aveva provato qualche volta a
+coprirlo con una tovaglia, ma era peggio.
+
+Quando, mesi fa, erano arrivati in quella casa, Nancy aveva subito
+raccolto tutte quelle fotografie e le aveva nascoste in un armadietto
+buio in corridoio. Ma la signora Johnson arrivando all'improvviso, come
+soleva fare coi suoi inquilini, s'era guardata intorno con occhi severi.
+
+--Dove sono tutte le fotografie?--aveva chiesto con voce terribile a
+Nancy.--Quelle non vanno toccate.
+
+E le aveva rimesse tutte a posto, nelle loro cornici rotte e sui loro
+piedestalli sgangherati.
+
+Vietò anche a Nancy di allontanare o muovere la grande lampada a
+piedestallo, che non si accendeva, ma che occupava molto posto e rendeva
+più soffocante il salottino. No, no; era costata trentadue dollari. Non
+si doveva toccare. Dunque la lampada stette lì, gigantesca e
+ingombrante, e il suo paralume di seta gialla, su cui erano appuntate
+con uno spillo di sicurezza delle sudicie rose bianche, era un oltraggio
+al dolente sguardo di Nancy.
+
+Una sera, coricandosi, Anne-Marie disse a sua madre:
+
+--Mi piace quella ragazza che sta qui vicino.
+
+--Ma non la conosci, tesoro,--disse Nancy.
+
+--Sì, sì, la conosco,--disse Anne-Marie.--Le ho parlato adesso dalla
+finestra in cucina.
+
+--Come si chiama?--chiese Nancy, slacciando fettuccie e bottoni del
+corpettino di sua figlia e baciandole la nuca tiepidetta e fragrante.
+
+--Non so più. Me l'ha detto: è un nome piccolo e secco. Come una tosse.
+
+Nancy rise, e le ribaciò la nuca così grassetta e bianca e dolce. E
+proprio in quel momento qualcuno bussò; ed era la ragazza che stava
+vicino, che veniva a far visita, e portava un orso di cioccolatte per
+Anne-Marie.
+
+Il suo nome era Peg.
+
+--Sono venuta perchè ho pensato che vi annoiavate, tutta sola;--disse
+Peg, entrando con Nancy nel salotto, dopo che Anne-Marie era stata ben
+coperta e baciata e messa a dormire coll'orso (avendo solennemente
+promesso che non lo avrebbe nè rosicchiato nè leccato!).
+
+Allora Peg raccontò che lavorava da un parrucchiere nella Madison
+Avenue.
+
+--Faccio specialmente la manicure. Aggiusto le unghie, le rendo rosse e
+lucide che paiono rubini. Nauseante professione,--soggiunse;--pensate
+dunque: tutte quelle diverse mani che devo tenere!... mi fanno venire il
+mal di mare. Specialmente quelle delle donne.
+
+Nancy rise. Peg le offrì di accomodarle le unghie, così, per
+divertimento; e Nancy, dopo aver esitato un pochino, la lasciò fare.
+
+--Ma, Dio buono! Avete delle mani da signora,--disse Peg.
+
+E la coppa d'amarezza di Nancy fu colma. Cambiò discorso.
+
+--Siete voi che suonate il pianoforte?--domandò alla vicina.
+
+--No. E' mio fratello. Lavora in un ufficio di messaggerie. Ma per la
+musica, è famoso!
+
+A questo punto dalla stanza vicina s'udì la voce di Anne-Marie (che
+voleva sempre la porta aperta).
+
+--Cos'è quel pezzo di musica che era bello?
+
+Peg rise, ma non seppe dire a quale pezzo alludesse Anne-Marie.
+
+--Ma sì, ma sì,--diceva Anne-Marie nel buio,--un pezzo diverso dagli
+altri. Un pezzo molto bello.
+
+E poichè la piccina insisteva, Peg disse che andrebbe a domandarlo a suo
+fratello.
+
+Tornò pochi minuti dopo, accompagnata da un giovane lungo e timido, che
+venne presentato a Nancy col nome di George.
+
+Anne-Marie intanto continuava a chiamare dalla sua camera domandando il
+pezzo che era bello; e finalmente George tornò nel suo appartamento,
+lasciando le porte aperte, e suonò tutta la musica del suo repertorio.
+
+Ma il «pezzo che era bello» non era fra questa, e Anne-Marie si agitò
+molto.
+
+Peg, e anche Nancy, dissero:
+
+--L'avrà sognato!
+
+Ma Anne-Marie, alla prima nota di ogni nuovo pezzo che George cominciava
+con molta espressione e molto pedale, gridava:
+
+--No, no, no! Non è quello! Non è quello! Non suonate più! Non voglio
+sentire quello!
+
+E finalmente pianse e divenne tanto cattiva, che per castigo le due
+gambe posteriori dell'orso, che ella non aveva avuto ancora il tempo di
+mangiare, le furono portate via.
+
+Peg e George rimasero un'ora e furono molto cordiali; e partendo
+promisero di ritornare un'altra sera.
+
+Anche loro vivevano soli. I loro genitori avevano un rancio di pecore
+nel Dakota.
+
+--Putrido paese, il Dakota,--disse George.--Tutto erba e vento. Per me,
+non c'è che New York.
+
+E con una stretta di mano presero commiato.
+
+Dopo di ciò, quando il morto signor Johnson faceva più del solito paura
+a Nancy, essa andava nella camera di Anne-Marie e batteva sul muro con
+una spazzola. E allora arrivava Peg, a passare la serata amichevolmente
+con lei.
+
+Spesso veniva anche George, e leggeva ad alta voce i supplementi
+letterari del «New York Herald». Leggeva specialmente tutte le poesie.
+
+--Eh,--disse sua sorella,--George, per la poesia, è famoso!
+
+George sorrise modestamente, e si passò le ben manicurate dita nei radi
+capelli.
+
+--Mah!--sospirò,--oggi-giorno dei veri poeti non ce n'è più. Sono tutti
+morti da un pezzo!
+
+E Nancy disse:
+
+--Temo anch'io che sia così.
+
+--Mamma!--chiamò la voce chiara e sveglia di Anne-Marie traverso la
+porta socchiusa.
+
+--Sì, cara,--disse Nancy.--Buona notte.
+
+--Mamma,--ripetè Anne-Marie.--Vieni qui.
+
+Nancy si levò e andò da lei.
+
+Anne-Marie era ritta a sedere nel letto.
+
+--Cos'ha detto quello lì?--chiese con voce di tortorella inquisitrice.
+
+Nancy non seppe rispondere. Non capiva.
+
+--Ha detto--disse Anne-Marie, terribile, e scandendo le parole--che
+tutti i poeti erano morti. Tutti quelli veri. E tu m'hai detto che i
+poeti non morivano mai.
+
+Nancy sedette sul letto e strinse al cuore la piccola testa morbida e
+arruffata.
+
+--Ti spiegherò domani,--disse.--E tu non devi ascoltare ciò che si dice
+nella stanza vicina. Non è una cosa leale.
+
+--Cosa vuol dire leale?
+
+--Onesto,--disse Nancy.
+
+E dopo una lunga spiegazione su ciò che è e ciò che non è onesto, Nancy
+la baciò e le diede la buona notte.
+
+--Buona notte,--disse Anne-Marie.--E farai meglio di chiudere la porta.
+Perchè non si può essere onesti, quando si può non esserlo.
+
+E la porta fu chiusa.
+
+L'indomani mattina Anne-Marie domandò subito degli schiarimenti riguardo
+alla mortalità dei poeti.
+
+--Ecco...--disse Nancy, presa alla sprovvista, avendo dimenticato
+quell'episodio,--ecco, è così:--e con gli occhi scrutatori di sua figlia
+fissi su lei, Nancy dovette inventare la sua storia mentre la
+raccontava, cercando di mettere una nuova immagine nel piccolo libro
+della mente di Anne-Marie.--Vedi: una volta, il mondo era pieno di rose;
+ma tutto pieno! I monti ne erano coperti. E allora i poeti vivevano
+eternamente.
+
+--Sì,--disse Anne-Marie.
+
+--Ma poi, un giorno, certa gente disse al buon Dio: Perchè, buon Dio,
+avete messo tante cose inutili nel mondo? Le rose, per esempio. A cosa
+servono? Potremmo benissimo farne a meno, e avere invece più legumi:
+cavoli, carote....
+
+--Spinacci,--disse Anne-Marie, arricciando il naso.
+
+--Già, spinacci,--disse Nancy.
+
+Vi fu una pausa.
+
+--E allora?--disse Anne-Marie.
+
+--Allora, il buon Dio portò via le rose. Tutte le rose del mondo!... E
+tutti i poeti morirono.
+
+--Di cosa?--disse Anne-Marie.
+
+--Di silenzio,--disse Nancy.
+
+Vi fu un'altra lunga pausa.
+
+--Sono morti--spiegò Nancy--perchè non avevano più niente da dire.
+
+Anne-Marie aveva l'aria molto triste. Nancy si affrettò a consolarla.
+
+--Allora Iddio tornò a mettere un po' di rose nel mondo, per le piccole
+Anne-Marie che non amano i legumi (ed hanno torto), e allora--essendovi
+qualche rosa--anche alcuni poeti tornarono al mondo.
+
+--Ma non quelli veri?
+
+--Forse non quelli proprio veri,--disse Nancy.
+
+--Allora a cosa servono?--chiese Anne-Marie.
+
+Nancy non seppe risponderle. Nancy non sapeva a che cosa servissero i
+poeti non proprio veri. E d'altronde anche quelli veri, a cosa
+servivano?
+
+Tutto, nella vita, a cosa serve? I pensieri di Nancy tornarono in
+dolente fila al suo Libro non terminato. A che cosa avrebbe servito
+scrivere quel libro? Tanto valeva non averlo scritto.
+
+ * * * * *
+
+E questo mio racconto a che cosa serve?....
+
+E' una storia che potevo tralasciar di narrare.
+
+Forse così dirà anche Iddio alla fine dell'Eternità, quando dagli
+sfasciati firmamenti rotoleranno ai Suoi piedi i mondi spenti,
+rovineranno le costellazioni infrante, e l'universo, come una foglia
+avvizzita, davanti a Lui turbinerà nel nulla.
+
+«E' una storia che potevo tralasciar di narrare.»
+
+
+
+
+X.
+
+
+La Miseria dalle scarne mani, e sua sorella, la Solitudine dagli occhi
+allucinati, spinsero Nancy nella nebbia di un altro anno sterile e
+triste. Ed ella andò, mite, con i suoi tacchi storti ed il suo vestito
+marrone, traverso un'altra estate, un altro autunno, un altro inverno.
+
+Ed ora--ecco l'aprile!
+
+Aldo restava assente talvolta per delle settimane intere. Quando tornava
+era di umore lieto, e vestiva con eleganza ricercata; ma era pur sempre
+frugale e parsimonioso in casa, predicando l'economia e ammonendo contro
+imprudenze e spese.
+
+Anne-Marie andava a un Giardino d'Infanzia, dove andavano anche le
+bambine del droghiere, e le bambine dell'erbivendola, e le bambine del
+lattaio. Ed esse amavano Anne-Marie, e Anne-Marie le amava.
+
+Ed ora, ecco l'aprile! L'aprile che, dovunque può, si spinge e penetra.
+S'avventava tra i pilastri della ferrovia aerea, versando per le vie
+l'oro del sole. Corse anche nella finestra aperta del tetro salotto
+nella 82.ma Strada, rovesciando il suo ambrato splendore sulla seta
+gialla dell'odiato paralume.
+
+A Nancy, sola e avvilita nel suo vestito marrone, aprile disse: «Esci!»
+
+Allora Nancy mise il cappello e uscì. E non avendo alcuna ragione di
+voltare a destra, volse a sinistra. E dopo aver attraversato tre o
+quattro vie, non avendo nessuna ragione di voltare a sinistra, volse a
+destra.
+
+E voltando così, si trovò faccia a faccia con un fattorino di piazza--un
+ragazzo insolente dal berretto rosso sull'orecchia--che portava un
+grande mazzo di fiori ravvolti in carta velina. Il ragazzo, dando di
+cozzo in Nancy, disse:
+
+--Ehi! dove li ha gli occhi?
+
+Aprile disse a Nancy: «Sorridi!»
+
+Nancy sorrise e la fossetta s'incavò.
+
+--Scusi! Mi rincresce,--disse al rude ragazzo. E si scansò per lasciarlo
+passare.
+
+Il ragazzo la guardò, e poi le fece una strizzatina d'occhio. Era un
+ragazzo molto insolente.
+
+--Ecco,--disse, cacciando entro le mani di Nancy il mazzo di fiori,--per
+lei!
+
+Nancy si ritrasse, ma il ragazzo le spinse nuovamente tra le mani il
+gran pacco avvolto nella carta velina, poi girò sui tacchi e se ne andò
+zufolando.
+
+Nancy lo rincorse, ma lui correva più presto, voltandosi ogni tanto a
+guardarla e a ridere. Sparì dietro una voltata e Nancy si fermò,
+pensierosa e sorpresa.
+
+Scostò un poco, in alto, la carta sottile e guardò i fiori: erano tutte
+orchidee color d'ametista, e capelvenere! Un mazzo da regina!
+
+Nancy tornò lentamente verso casa, tenendo con ambe le mani i fiori
+dinanzi a sè. La loro fragile, stravagante bellezza le sollevò lo
+spirito dalla polvere in cui era prostrata.
+
+Entrò rapida nella sua camera, sfuggendo Minna che era in cucina lavando
+con fracasso i piatti. Chiuse a chiave la porta della sua stanza, e
+sedette accanto al letto.
+
+Tolse la carta velina che li avvolgeva, e i meravigliosi fiori, roridi e
+scintillanti, la salutarono con tremolìo soave.
+
+Tra le corolle giaceva una lettera; la busta portava la sigla di un
+piroscafo transatlantico. Nancy l'aprì con mani timide.
+
+ _«Cara Sconosciuta, vestita di celeste,_
+
+«Mando questa lettera, come un fanciullo manderebbe una barchetta di
+carta a galleggiare lungo un fiume. Dove andrà? A chi giungerà?
+
+«Parto ora dall'America. Quando i vostri occhi (azzurri? neri? chi sa?)
+leggeranno queste parole, io sarò già sull'Oceano. La «Lusitania», a
+bordo della quale vi scrivo, batte e pulsa già verso l'Europa, come un
+gran cuore impaziente. E forse voi ed io non ci incontreremo mai.
+
+«Ma sono superstizioso. Nella carrozza che mi portava verso il porto or
+ora, le parole che spesso ho in mente quando viaggio mi suonavano
+insistenti nel pensiero:
+
+ _«Dort wo du nicht bist, dort ist dein Glück.»_
+
+ Là, _dove tu non sei_, è la tua felicità!
+
+«Lascio questa terra d'America dove non fui mai felice. Forse perchè la
+mia felicità era frattanto in Europa, in Asia, o in Australia!
+
+«Ma ora--ora che parto--la mia felicità sarebbe forse qui? Se vado in
+Europa, non lascio forse la mia felicità in America? Carrozze, battelli
+e treni non mi stanno portando via da lei? A questa idea ho fatto
+fermare la carrozza e ho comperato questi fiori.... a caso!
+
+«Arrivato a bordo, ho detto allo «steward» di chiamarmi un fattorino. Ed
+eccolo qui, che aspetta: è un orrendo ragazzo colla bocca storta. A lui
+affiderò i miei fiori, questa lettera.... e il mio destino!
+
+«Guardo il messaggero e mi piace di pensare che anche i vostri occhi lo
+vedranno.
+
+«Ma come, come, o ignorata mia felicità, potremo trovarvi, i fiori ed
+io?...
+
+«Ecco: dirò al fattorino di fermare la prima incognita che incontra, pur
+che porti un abito celeste!
+
+
+«Dunque, siete voi! Buon giorno, felicità! In questa bella mattinata
+d'aprile voi siete dunque uscita in una veste colore del cielo?
+
+«Io ragiono così: se siete vestita di celeste dovete essere giovane; e
+se siete giovane, dovete essere felice; e se siete felice dovete essere
+buona.
+
+«E se siete buona mi scriverete, perchè sono un uomo triste e solitario,
+un arcigno e inamabile selvaggio.
+
+«Il mio indirizzo è il «Metropole», Londra.
+
+ «ROBERT BEAUCHAMP LEESE.»
+
+Nancy mise la lettera sul letto accanto ai fiori. Stette a lungo, colle
+mani intrecciate, a contemplarli.
+
+Essi portavano un solo messaggio ai suoi occhi stanchi di tante
+bruttezze, alla sua anima accasciata da tante meschinità: la ricchezza!
+
+Erano fiori che parlavano d'opulenza. Essi appartenevano a un altro
+ambiente. Avevano sbagliato strada; avevano sbagliato casa.
+
+Se avessero potuto per un istante avere moto e vita, si sarebbero
+levati--Nancy già se li immaginava!--rialzando le delicate vesti color
+di viola, e affrettandosi a fuggire dal sordido appartamento.
+
+Nancy poggiò il viso sul letto vicino ai delizianti petali. Chiuse gli
+occhi e sognò una risposta alla lettera.
+
+La sua fantasia si dilettò a immaginare una risposta fine, spiritosa,
+sorprendente....
+
+ _How shall I hold you, fix you, freeze you,
+ Break my heart at your feet to please you!..._
+
+Sì; gli citerebbe del Browning. E dell'Heine. Pingerebbe di sè una
+fantastica immagine, nella veste chiarazzurra, su cui le orchidee a
+tinte di pastello viola poserebbero, fuse in una divina dissonanza di
+colore.... E (nella lettera!) il suo viso piccolo impallidirebbe sotto
+un grande cappello di velluto nero, e l'ombra delle lunghe piume le
+velerebbe gli occhi.... Ah sì! ella si servirebbe del suo ingegno
+letterario per stupire e incantare questo sconosciuto--lo cingerebbe,
+lo attorciglierebbe di frasi fini e fiammanti....
+
+Nancy sospirò. Si alzò, e andò al tavolino di bambù, storto e
+zoppicante; ivi, su un piatto rotto, stava il calamaio; e la vecchia
+penna d'avorio vi giaceva in demoralizzata familiarità con un portapenne
+rosso di Anne-Marie.
+
+Nancy prese un foglio della povera carta da lettere rigata di cui si
+serviva quando doveva domandare in prestito una casseruola a Frau
+Schmidl, o pregare Mrs Johnson di pazientare qualche giorno. E scrisse:
+
+ _Mio signore_,
+
+«I fiori hanno sbagliato. Sono venuti da me, che non ero vestita di
+celeste.
+
+«La mia veste era bruna».
+
+Sottolineò l'umile parola inglese «brown», e non mise firma.
+
+Però, rileggendo la lettera di lui, e notando che egli diceva d'essere
+triste e selvaggio e solitario, aggiunse il suo indirizzo.
+
+
+Egli rispose.
+
+Scrisse sulla busta: Miss «brown», e l'indirizzo ch'ella gli aveva dato.
+Riconoscendo la scrittura, ella accettò, arrossendo, la lettera dalle
+mani del postino.
+
+Lo Sconosciuto scriveva:
+
+«Cara fanciulla non vestita di celeste, tornatemi a scrivere....»
+
+Ed ella gli scrisse subito per dirgli che davvero non gli avrebbe
+scritto mai più.
+
+Allora egli rispose, ringraziandola, e chiedendo se ella non fosse per
+caso quella tale Miss Brown che egli aveva conosciuto diciotto anni
+prima, e che era stata così maternamente buona per lui. E che
+poi--poverina!--aveva avuto anche il vaiolo nero.... Egli si augurava di
+cuore che ella fosse precisamente quella Miss Brown.
+
+Nancy sentì che doveva scrivere subito per dirgli che non era quella
+Miss Brown.
+
+E glielo scrisse.
+
+E lì finì la corrispondenza. Almeno, così disse Nancy a sè stessa,
+tornando su per le strette scale buie, dopo aver impostato questa
+lettera finale.
+
+Nancy accese il gas nel salotto, e sedette colle mani in grembo. Era
+sola, quella sera, come tante altre sere. I bambini colle teste grosse
+la guardavano. E il morto signor Johnson con gli occhi bianchi la
+guardava. Sul caminetto la piccola pendola sgangherata pareva
+chiacchierar piano, e affannarsi a sbattere via il tempo in fretta e
+furia. Nancy l'ascoltava. Il battito continuo, un poco irregolare, si
+faceva ritmico al suo udito.
+
+Le venne in mente una vecchia rima francese, che pareva battere in tempo
+coll'orologio:
+
+ _La belle qui veut,
+ La belle qui n'ose
+ Cueillir les roses
+ Du jardin bleu._
+
+Era la storia della Bella, che voleva entrare nel Giardino azzurro, e
+che al mattino passò davanti ai grandi cancelli aperti.
+
+E si fermò di fuori, a guardare.
+
+ _La belle qui veut,
+ La belle qui n'ose
+ Cueillir les roses
+ Du jardin bleu._
+
+E a mezzodì ripassò davanti ai grandi cancelli aperti. E si fermò di
+fuori, a guardare.
+
+ _La belle qui veut,
+ La belle qui n'ose
+ Cueillir les roses
+ Du jardin bleu._
+
+Finalmente--quando era già sera--la Bella si disse: «Ora entrerò».
+
+Ma arrivata davanti al giardino, trovò che i cancelli erano chiusi!
+
+ _La belle qui veut,
+ La belle qui n'ose
+ Cueillir les roses
+ Du jardin bleu...._
+
+Così chiacchierava piano la pendola sbattendo via il tempo in fretta e
+furia. E Nancy l'ascoltò. D'un tratto, come per la prima volta,
+comprese, sentì che la vita passava, che passava rapida e
+irrichiamabile, e che lei, Nancy, non viveva! Lei era qui, chiusa col
+morto signor Johnson, ed era morta come lui.
+
+Una subitanea selvaggia eccitazione la invase, come una improvvisa
+folata di vento, come una fiamma impetuosa che le divampasse in cuore: e
+Nancy si coprì il volto con un gemito di creatura ferita. Tutto il
+rimpianto per il suo ingegno sciupato, tutto lo sdegno contro
+l'avvilente esistenza, tutto l'odio per la povertà che la mutilava, la
+schiacciava, l'annichiliva, proruppe in quel lamento, tosto soffocato
+per non svegliare Anne-Marie che dormiva nella stanza vicina.
+
+Ma che cosa faceva lei chiusa qui, come una belva in gabbia?
+
+Ma perchè si rassegnava? Ma che cosa aspettava? Ma dormiva? Era
+narcotizzata? Paralizzata? Del suo ingegno, che cosa ne aveva fatto? E
+della sua volontà? Ella dunque si lascerebbe affondare nell'ignominia
+della miseria, nella vile e inerte disperazione?
+
+La pendola stonata suonò mezzanotte, e Nancy balzò in piedi come alla
+chiamata di una voce potente. Era la Vita che chiamava. La Vita! Nancy
+se la sentiva passare accanto, splendida, vertiginosa, come un'amazzone
+folle, scagliata incontro all'avvenire. E passando chiamava: «Nancy!
+Nancy!»
+
+Nancy si dibattè per liberarsi dal suo letargo, e gridò alla Vita:
+«Verrò! verrò con te!»
+
+Vi sono dei caratteri di cui l'evoluzione si fa lentamente, a
+impercettibili gradazioni, come si schiude una rosa, come un uccelletto
+mette le penne.
+
+Ma Nancy irruppe in un'ora dalla crisalide dell'incoscienza. Da un
+giorno all'altro--e per la sola ragione che la sua ora era giunta--la
+mite e mansueta Nancy non fu più. La passiva anima infantile avvolta
+nella candida semplicità del Genio, disparve in quella notte. Forse
+venne a portarla via la Nave dei Sogni della sua infanzia, sulla quale i
+suoi piccoli amici fantastici, Bel Popò e Menton Fleuri, l'aspettavano
+ancora....
+
+E forse se ne saranno tornati indietro insieme, fuori dall'esistenza,
+fuori dai ricordi, salpando nel buio delle cose passate, verso la
+lontana Isola di Ciò che non è Più.
+
+ . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+ «_Caro Ignoto_,
+
+«Quante domande! Non vi basta sapere che non sono nè la ragazza vestita
+di celeste, nè Miss Brown, ma vi ostinate a voler conoscere il mio
+nome?
+
+ _Che importa un nome? Chiama pur la rosa
+ Con altro nome--avrà men dolce odore?
+
+ Che importa un nome?--Chiama pur la Donna
+ Con altro nome--avrà men falso il core?_
+
+«Chiamatemi dunque--se chiamarmi volete--col nome complessivo e fragile
+e impersonale di--Eva! E pensatemi come la sorella minore della prima
+Eva, meno curiosa forse e ancor più solitaria.... e tanto amica del
+Serpente--ormai addomesticato!--da portarlo intorno al collo come un
+boa, magro e moderno.... E ne' miei occhi tranquilli fluttua la
+nostalgia del già perduto Paradiso....
+
+«Ma mi fate altre domande ancora: «Siete giovane?»--Sì; ma non d'una
+giovinezza sconcertante.--«Siete buona?»--Sì; ma non di una bontà
+affliggente.--«Siete bella?»--Quasi; ma non di una bellezza
+sconvolgente.
+
+«E vi scrivo, non perchè io sia avventurosa o temeraria, ma perchè l'ora
+è il tramonto, e il mese è l'aprile.
+
+«E voi siete l'Ignoto».
+
+
+L'Ignoto rispose. Ed ella gli riscrisse. E nelle sue lettere ella mise
+tutte le sue frasi più belle, tutti i suoi estri più felici. Gli scrisse
+molte verità e molte menzogne. Si descrisse a lui quale ella credeva di
+non essere, ma quale forse inconsciamente ella era. Nelle sue lettere si
+dava per una principessina viziata, una farfalla frivola, turbinante
+attraverso la vita con vivide ali....
+
+E scrivendo queste lettere ella venne a poco a poco a somigliare a
+quella che descriveva. Divenne gaia e spensierata. Si fece prestare
+denari da Peg, e anche da George che si era innamorato di lei. Che
+importava? Li ripagherebbe un giorno o l'altro.... Comprò delle vesti
+eleganti; fece dei debiti; firmò delle cambiali; ebbe ricorso a
+espedienti dubbii. Tutto l'ingegno che avrebbe dovuto servire al Libro,
+ella lo prese e lo usò nella sua vita quotidiana; lo sciupò in piccoli
+imbrogli e inganni, pur di riuscire a strapparsi dagli artigli della
+povertà che la strangolava, che la inchiodava al suolo.
+
+--Non importa nulla di nulla! nulla di nulla!--diceva lei.
+
+Bisognava togliersi dal fango, bisognava uscirne ad ogni costo. Tornar
+fuori, in alto, nel sole, con la piccola Anne-Marie; lontano dalle
+propinquità vergognose e laide, dalla vicinanza dei negri, dalla sordida
+e spaventosa lotta per il pane quotidiano. Uscirne, uscirne ad ogni
+costo!
+
+Un giorno--era un afoso pomeriggio di maggio--Aldo non ritornò a casa.
+Minna era andata a prendere Anne-Marie a scuola, quando un
+commissionario suonò alla porta dell'appartamento, e a Nancy, che gli
+aprì, consegnò una lettera in una grande busta sigillata. Si fece
+firmare la ricevuta e partì rapido.
+
+La lettera era di Aldo. Diceva che gli era capitata la fortuna della sua
+vita, una fortuna quale egli non se la sarebbe mai aspettata! Ed egli
+sentiva di non doverla respingere. No, per amore di Nancy, per amore
+della sua bambina egli sentiva che era il suo sacrosanto dovere di non
+indietreggiare davanti a un grave sacrificio. Oh, non pensava a sè!
+Aveva già da tempo rinunciato alle proprie ambizioni, perduto ogni fede
+nei propri talenti, ogni speranza nel proprio avvenire. No, questo grave
+passo lo prendeva per lei e per Anne-Marie. Un giorno ella
+comprenderebbe il suo sacrificio. Un giorno (e qui una lagrima di Aldo
+aveva macchiato le parole) ella gli aprirebbe le braccia perdonandolo,
+ringraziandolo, benedicendolo... Intanto accludeva cinquecento dollari.
+E che Nancy ne avesse cura perchè cinquecento dollari non sono una
+parola. Sono duemila cinquecento franchi. E farebbe bene a prendere
+quell'appartamento disopra che costava meno; e a pagare otto dollari
+invece di dieci al mese a Minna, che sarebbero ancora fin troppi!... E
+coraggio! che probabilmente tra pochi mesi tutto sarebbe a posto, e
+sarebbero tanto felici. E addio, addio! Che i santi la proteggessero!
+Che il buon Dio guardasse lei e Anne-Marie! Ed oh! pregassero per lui,
+che era per sempre il loro infelice Aldo.
+
+
+Nancy sedette rigida e stupefatta con la lettera e i cinque biglietti da
+cento dollari in mano.
+
+Aldo non sarebbe tornato! Non tornerebbe più. Le aveva lasciate sole,
+lei e Anne-Marie; sole ad affrontare la vita.
+
+Tutto quel giorno Nancy portò il suo cuore freddo e greve come una
+roccia nel suo petto delicato.
+
+Quando fu notte andò nella camera di Aldo. Si guardò attorno. Davvero
+era una meschina e miserabile stanza. Tutto in essa--dalla finestra coi
+vetri rotti che dava su un muro umido, alla porta sverniciata che non
+chiudeva; dal tappeto logoro, all'ottomana sudicia e storta; dal
+caminetto col pezzetto di specchio appoggiato al muro, alla catinella
+rotta--tutto, tutto era orribile, tutto spingeva a fuggire e a non
+ritornare più.
+
+E guardandosi attorno in quella camera deserta, Nancy si sentì pungere
+gli occhi da ardenti lagrime di compassione.
+
+Povero Aldo! Così decorativo, così estetico, così inetto alla lotta per
+l'esistenza! Dunque non sarebbe tornato più. Dopo tutto, come
+biasimarlo? Che cosa trovava quando veniva a casa? Queste bruttezze,
+queste meschinità. Null'altro.
+
+No, null'altro. Non l'amore. L'amore che li avrebbe sollevati e aiutati
+attraverso le angoscie e le avversità, non era più nel cuore di Nancy.
+
+L'amore che essa aveva avuto per lui, e ch'ella si era compiaciuta di
+figurarsi come un epico e trionfante arcangelo, forte e armato, non era
+stato dopo tutto che un piccolo spettro, frale e sensitivo--mezzo bimbo,
+mezzo fantasma--e ferirlo era ucciderlo. E i Fati si erano divertiti a
+lapidarlo e a crocifiggerlo, questo amore; l'avevano percosso e
+calpestato; l'avevano trascinato per squallide vie e per scale sudicie,
+l'avevano soffocato sotto a mucchi di bruttezze.... Ora che Nancy osava
+guardarlo in faccia, vide che già da gran tempo era morto.
+
+E per Aldo non ebbe che pietà.
+
+Trasse da sotto il letto il suo vecchio baule, e vi ripose con rimorso e
+compassione le cose che gli appartenevano: i suoi pochi libri; le sue
+spazzole e il suo pettine rotto; le vecchie scarpette di vernice che
+portava in casa invece di pantofole; qualche pacco di sigarette.
+
+Quando, aprendo il suo armadio, vide che era quasi vuoto, e che Aldo
+aveva già portato via tutti i suoi abiti nuovi, ella ebbe un piccolo
+sorriso triste. E ricordò ch'egli le era parso molto pallido quando quel
+mattino le aveva detto addio.
+
+Come aveva fatto a procurare quei cinquecento dollari per lei? Da chi?
+
+Allora, subitamente, Nancy s'inginocchiò.
+
+Accanto al baule aperto di Aldo e alle sue povere vecchie cose, Nancy
+pregò per lui come egli nella sua lettera l'aveva pregata di fare.
+
+Quando si alzò, chiuse il baule, e vi chiuse dentro anche il ricordo di
+Aldo, che non doveva più essere vivo in lei.
+
+
+Anne-Marie parve quasi non accorgersi dell'assenza di suo padre. Ne
+parlò talvolta, nel modo indifferente e gaio che hanno i bambini. Poi
+non ne parlò più affatto.
+
+Minna girò per la casa con gli occhi rossi e il naso gonfio, e dopo
+qualche giorno i conti della spesa giornaliera segnarono un inverosimile
+rialzo.
+
+Nancy pagò tutti i suoi debiti; comprò delle vesti per sè e per
+Anne-Marie, e diede congedo a Mrs Johnson.
+
+Visitò delle pensioni nei quartieri distinti di New York, e fissò due
+stanze eleganti in un «boarding-house» di Lexington Avenue.
+
+Nella sera che precedette la sua partenza dall'appartamento della 82.ma
+Strada, vennero Peg e George ad aiutarla a riporre le sue cose e a
+chiudere i bauli; ma presto furono richiamati a tornare nel loro
+alloggio, dalla venuta di un amico. Peg spiegò a Nancy, abbracciandola,
+che era un musicante polacco, certo Markowsky, che veniva qualche volta
+a far musica con George.
+
+Anne-Marie dormiva. Nancy restò sola nel salotto spoglio, da cui era già
+stato tolto e messo via tutto ciò che le apparteneva. Il defunto signor
+Johnson la guardava mestamente, e anche l'aborrita lampada a
+piedestallo--accesa finalmente col consenso della commossa Mrs
+Johnson--versava una luce blanda sul fascio di rose, portato quella sera
+dal cupo e innamorato George.
+
+Due rudi colpi battuti alla porta la fecero sobbalzare. Era il postino
+con una lettera per lei. Da Aldo? No. Veniva dall'Inghilterra, ed era
+per «Miss Brown». Nancy richiamò il solenne postino e gli diede mezzo
+dollaro.
+
+--Grazie. Sissignora. Va bene. Tutte le lettere, anche per Miss Brown, a
+Lexington Avenue? Sissignora. Sarà servita. Buona sera.
+
+Nancy aprì la lettera. I suoi occhi posarono con piacere sulla grande e
+caratteristica calligrafia. Anche lo stemma del Grand Hôtel in cima al
+foglio pareva narrarle delle cose note e aggradevoli. In quel piccolo
+cerchio dorato ella vedeva, come traverso un magico cannocchiale, le
+cose lontane che essa ricordava e amava. «Hôtel Metropole»! Le pareva di
+vedere la rotonda dell'«Hall», brillantemente illuminata, e le eleganti
+signore dalle lucide chiome infiorate, passare con fruscìo lento a
+fianco degli uomini cortesi e corretti.... E la premura degli zelanti
+camerieri; e gli inchini del portiere ossequioso; e il pronto accorrere
+dei paggetti in livrea scarlatta.... E fuori--al di là delle giranti
+porte di cristallo--Londra, gaia, folle, illuminata, riversandosi in
+fiumana di carrozze ai suoi divertimenti....
+
+Nancy sedette e rispose alla lettera dell'Ignoto:
+
+
+«Il grande salone dorato è chiuso, e tiepido, e fragrante. Le lampade e
+il fuoco versano un lume pacato sulle pesanti tende di broccato, e sui
+floridi arabeschi del tappeto.
+
+«Delle grandi rose pallide ergono la corolla dai loro vasi di
+Copenhagen, e la loro tinta è così fine, ch'esse sembrano essere la
+continuazione dei fiori di morbida luce pinti sulla porcellana.
+
+«Sento le loro anime profumate che respirano vicino a me.
+
+«Io sto fumando una sigaretta russa, odorante d'eliotropio bianco--e vi
+scrivo!
+
+«O sconosciuto amico! come bene si accompagna alla fragranza delle rose,
+al lieve fumo della sigaretta, il pensiero di voi, anch'esso così vago,
+così dolce, così incerto....»
+
+
+Uno strillo acuto nella stanza vicina fece balzare in piedi Nancy; e
+colla penna ancora in mano corse nella camera di Anne-Marie. La
+piccina--un virgulto bianco--era in piedi sul letto, pallida, cogli
+occhi spiritati e una mano tesa in gesto drammatico verso il muro. I
+capelli scompigliati le circondavano di fiamme bionde il viso.
+
+--Ascolta!--disse.--Sta ferma! e ascolta!
+
+Nancy stette ferma e ascoltò.
+
+Chiara e limpida traverso il muro veniva la voce di un violino.
+
+Sommesso e dolce lo accompagnava il pianoforte. Nancy riconobbe la
+musica. Era la «Romance» di Svendsen.
+
+Anne-Marie, sempre ritta e immobile col braccio teso, come una piccola
+profetessa allucinata, sussurrò:
+
+--Senti? E' questo il pezzo che era bello, e che lui non ricordava!
+
+--E' un violino, cara,--disse Nancy.
+
+E sedette sul lettino della bimba.
+
+Ma Anne-Marie ascoltava, immobile. Nancy trasse a sè la coperta del
+letto e ne avviluppò i piedini nudi della sua bambina. Poi mise un
+braccio intorno alla smilza figuretta bianca.
+
+L'ultima nota, lunga, acuta, dolorosa, vibrò e si spense. Soltanto
+allora Anne-Marie si mosse. Coprì il viso colle mani e scoppiò in
+pianto.
+
+--Ma cos'hai, ma cos'hai, angelo mio?--chiese Nancy, angosciata,
+stringendosela al cuore.--Perchè piangi? dimmi perchè piangi?
+
+I grandi occhi di Anne-Marie si fissarono su lei.
+
+--Per tante cose,--disse lei.
+
+E a Nancy la sua voce parve strana e lontana.
+
+Per la prima volta Nancy sentì che l'anima della sua bambina era una
+cosa separata da lei, all'infuori di lei: un'anima ignorata e solitaria,
+volata fuori dall'essenza materna, inaccessibile alla materna ansia. Una
+piccola anima solitaria!
+
+--Anne-Marie! è la musica che ti fa piangere?--chiese.
+
+La piccina la tenne stretta, e non rispose. Nancy la indusse con mille
+carezze a tornare nel letto; e la ricoprì e la baciò e la lasciò nel
+buio.
+
+La porta tra di loro rimase aperta. Nancy al suo tavolino udiva la
+melodia tenera della «Berceuse» di Grieg e il gaio staccato del
+«Minuetto» di Händel. E quella dolce musica la aiutò ad aggiungere dei
+fantastici dettagli nella sua lettera allo Sconosciuto.
+
+
+La mattina seguente dovevano traslocare all'alloggio signorile di
+Lexington Avenue. Non poterono salutare George che era andato di
+buon'ora al suo ufficio. Ma Peg aiutò a chiudere le valigie, e a
+portarle giù nella carrozza, e corse con Minna su e giù per le scale in
+cerca dei pacchi smarriti e degli oggetti dimenticati.
+
+Anne-Marie, già in carrozza, prese gravemente dalle mani di Peg il
+cerchio e il policeman con una gamba sola, unico superstite di un teatro
+di marionette di Frau Schmidl; e Minna, che le accompagnava per
+installarle nel nuovo alloggio, salì in carrozza colla gabbia di sorci
+giapponesi appartenenti ad Anne-Marie.
+
+--Cos'ha oggi la piccolina?--chiese Peg, guardando Anne-Marie.--E'
+allegra come un funerale di quarta classe.
+
+--La vostra musica iersera l'ha molto turbata,--disse Nancy salendo
+anche lei in carrozza, e sedendo accanto alla piccola, colle ginocchia
+ingombre di cappelliere e di pacchi.--Il violino le è piaciuto tanto!
+
+--Ah sì?--disse Peg.--Era quel rospo di Markowsky che suonava.
+
+Così dicendo si sporse per baciare Anne-Marie.
+
+Ma Anne-Marie voltò via la faccia e non volle essere baciata.
+
+--Bel tipo!--disse Peg, un poco offesa, dopo un altro vano tentativo di
+baciare Anne-Marie, che teneva nascosto il viso nelle mani.
+
+--Non le piacciono gli addii,--spiegò Nancy.
+
+E, per consolare Peg, l'abbracciò affettuosamente, rammentandole la sua
+promessa di venire a trovarle.
+
+--Arrivederci presto a Lexington Avenue!
+
+La carrozza partì. Minna aveva già contato e ricontato sulle dita i
+bagagli che avevano, quelli che avrebbero dovuto avere, e quelli che
+ricordava di aver dimenticato--quando Anne-Marie tolse le mani dal
+visetto acceso.
+
+--Mi piacciono, sì, gli addii,--disse in tono indignato.--Ma perchè
+quella brutta Peg ti ha detto che era un rospo che suonava la musica
+iersera?
+
+Nancy la confortò, dicendo che non importava.
+
+--Ma sì, importa,--disse Anne-Marie.--Non voglio che lo abbia detto.
+
+--Non lo dirà più,--disse Nancy.
+
+--Ma adesso l'ha detto,--disse Anne-Marie,--e non voglio che lo abbia
+detto!
+
+E la sua disperazione era grande.
+
+Nancy cercò di distrarla, parlando della bella casa nuova in cui si
+andava, e dove nella loro stanza c'era un tappeto rosso e un balcone....
+Ed eccole arrivate! Sulla gradinata davanti alla casa le aspettava già
+un ricciuto e impertinente «chasseur» in berretto gallonato, che le
+aiutò a scendere dalla carrozza e fu rude e ruvido col policeman,
+afferrandolo per l'unica gamba; e nel portar su la gabbia dei sorci
+giapponesi, si tenne ostentatamente turato il naso. Ciò divertì assai
+Anne-Marie. Quando poi ella vide la stanza piena di sole, e il tappeto
+rosso, dimenticò la storia del rospo e fu felice.
+
+All'ora del lunch scesero nella sala da pranzo e sedettero a un lungo
+tavolo con molte altre persone.
+
+Anne-Marie, che credeva di essere invitata, fu molto timida da principio
+e molto rumorosa alla fine del pasto. I pensionanti erano della specie
+di tutti i pensionanti in tutte le pensioni del mondo. C'era il vecchio
+signore taciturno, e il giovinotto che fa dello spirito. C'era la
+signorina che studia il canto. C'era la famiglia distinta che si tiene
+molto a sè; e la signora coi capelli color zolfo, che si tiene poco a
+sè. C'erano i ragazzi americani male educati che litigano tutto il
+giorno e ballano il «cake-walk» tutta sera; e con essi era la loro madre
+inefficace, e il loro padre depresso, e la loro governante intontita.
+C'erano gli studenti russi. C'erano le signorine svedesi. C'era la
+signora tedesca d'una certa età.
+
+Questa sedeva dirimpetto a Nancy; e dopo il primo sguardo quasi casuale
+ch'essa aveva rivolto a Nancy e ad Anne-Marie, la signora continuò a
+guardarle fisso tutto il tempo del pasto.
+
+Ogni volta che Nancy alzava gli occhi incontrava quello sguardo attento
+e benigno dietro gli occhiali.
+
+Nessuno parlò con Nancy durante la colazione; la conversazione essendo
+per lo più monopolizzata dal giovane di spirito e dalla signora coi
+capelli color zolfo, che scambiavano lungamente le loro opinioni
+riguardo all'età di Sarah Bernhardt. Nancy aveva un gran da fare a dire
+piano e in italiano ad Anne-Marie che non si occupasse delle due
+ragazzette americane, di cui gli esecrabili modi parevano affascinarla e
+ipnotizzarla.
+
+Quella sera Nancy scese sola a pranzo.
+
+Dopo la minestra, la signora tedesca parlò.
+
+--Spero--disse, indicando il posto vuoto accanto a Nancy--che la bambina
+non sia ammalata.
+
+--Oh, no, grazie,--disse Nancy.--Prende sempre del latte e un uovo alle
+sei, e poi va a letto.
+
+--Secondo l'uso inglese,--disse la signora tedesca. E soggiunse:--E'
+stata, lei, in Inghilterra?
+
+--Sì, da bambina,--disse Nancy.
+
+Poi venne il pesce. E mentre Nancy lo mangiava, sentiva sempre quello
+sguardo intento e benigno fisso su di lei.
+
+Passato il montone, la signora tedesca parlò ancora.
+
+--Mi pare di averla udita oggi parlare italiano colla bambina. E' lei
+forse del bel paese dove il sì suona?
+
+Nancy sorrise.
+
+--Mia madre era italiana,--disse.--Mio padre inglese. Io sono nata a
+Davos, in Isvizzera.
+
+Senza nessuna ragione apparente le guancie della signora tedesca si
+tinsero di un vivido rossore. Non parlò più. Ma dopo che il «pudding» di
+semolina aveva fatto due volte con lenta insistenza il giro della
+tavola, e che la frutta--passata rapidamente una sola volta--era
+sparita, la signora con voce un po' tremula chiese a Nancy:
+
+--Parla il tedesco?
+
+--Sì,--disse Nancy.--Ho avuto una governante tedesca.
+
+Ancora una volta le guancie della signora si soffusero di rossore. Il
+pranzo era terminato e tutti si alzarono e passarono nella sala di
+lettura. Ma Nancy andò nella sua camera per scrivere allo Sconosciuto.
+
+
+«Voi mi chiedete di parlarvi di me: questo mi piace, perchè sono egoista
+e soggettiva.
+
+«Io sono una giocatrice. A Montecarlo la Roulette--la folle Lorelei del
+Mezzogiorno, dagli occhi verdi, dalla voce d'oro--mi attira e mi
+incanta! Le ho gettato, or non è molto, nella avida gola insaziata tutti
+i denari su cui potevo mettere le mie piccole mani bianche. (Ora sapete
+che ho delle piccole mani bianche).
+
+«E sono una sognatrice. Sono uscita per solitarie vie, sognando voi, mio
+sconosciuto eroe, e le misteriose foreste dell'Uhland, e le perdute
+principesse del Maeterlinck, finchè ho sentito delle vive lagrime--rare
+visitatrici!--tremare nei miei sereni occhi glauchi. (Ora sapete che ho
+dei sereni occhi glauchi).
+
+«E sono una selvaggia, una selvaggia ultracivilizzata, col candido
+petto, pieno di ruggiti e di smanie primitive, ricoperto di gioielli.
+
+«Adoro i gioielli. Ho dei brillanti insolenti, quasi azzurri, grandi
+come il mio cuore!--che dico?--di più, di più! E li porto a tutte le
+ore, in tutte le stagioni--intorno al collo, alle braccia, alle
+caviglie--su tutta me!
+
+«Spero che anche voi portate molti gioielli.
+
+«Adoro gli uomini ineffabilmente anormali e ~mauvais-genre~, che portano
+degli anelli fino alla punta delle dita.
+
+«E sono femminea... oh, oltre ogni dire femminea! Non porto che delle
+vesti ondeggianti, delle fluttuanti trine, dei larghi cappelli ricadenti
+ad ombreggiare le mie morbide chiome. (Sì; le mie chiome sono morbide).
+
+«Non ho opinioni; non ho vedute. Non seguo mai il filo di un
+ragionamento. Sono contenta di essere una piccola creatura indifesa che
+tutti proteggono e compiangono e sgridano e adorano.
+
+«Non bevo «cocktails». Fumo (ve l'ho detto?) delle sigarette russe
+profumate all'eliotropio bianco--e certo nessun uomo farebbe una cosa
+così nauseante.
+
+«Sono distratta. Sono negligente. Sono prodiga. Sono pigra. Oh, assai
+pigra! Invidio tanto la «Belle au Bois dormant» che ebbe cento anni di
+sonno, e dormirebbe ancora adesso, se il ~Prince Charmant~ non l'avesse
+baciata....
+
+«Addio, Prince Charmant!
+
+«Ecco: ho parlato di me.
+
+ «EVA.»
+
+
+
+
+XI.
+
+
+Il giorno seguente, a colazione, la signora tedesca fissò ancora in viso
+Nancy, e poi distolse gli occhi. Si mangiava in silenzio quando
+Anne-Marie chiese a sua madre:
+
+--Che cos'è questa cosa marcia che mangiamo?
+
+--Zitta, cara,--disse Nancy.--E' buonissimo. E' stufatino.
+
+--Cos'è il stufatino quando è vivo?--chiese Anne-Marie.
+
+Nancy sorrise, e la fossetta le si incavò rosea nella guancia.
+
+Allora la signora tedesca, che aveva visto il sorriso e la fossetta,
+disse all'improvviso con voce tremula e agitata:
+
+--Lei si chiama Nancy?
+
+Nancy la guardò stupita. Poi rispose:
+
+--Sì.
+
+E tutti tacquero, guardandole.
+
+--Io sono Fräulein Müller,--disse la signora tedesca, togliendosi dalla
+tasca un fazzoletto a orli rosa, e preparandosi alle lagrime.
+
+--Fräulein Müller! Fräulein Müller!--pronunciò Nancy, quasi in
+sogno.--Ma allora è lei che mi leggeva Uhland e Lenau, quando ero
+piccola....
+
+Allora Fräulein Müller pianse nel suo fazzoletto, e Nancy si alzò e fece
+il giro della tavola per andarla ad abbracciare. Poi toccò a Fräulein
+Müller di alzarsi e fare il giro della tavola per andare a baciare
+Anne-Marie.
+
+Dopo di che la signora dai capelli color zolfo osservò quanto è piccolo
+il mondo. E il giovinotto di spirito disse che finirebbero collo
+scoprire che lui e lei erano fratello e sorella. Non aveva lei una
+voglia di fragola sulla spalla sinistra? No? Ecco! Che strana
+coincidenza! Neanche lui. Dunque erano forse gemelli.
+
+Questa fine facezia ebbe un immenso successo, e tutti risero, eccetto la
+famiglia distinta che non rideva mai.
+
+Dopo colazione Fräulein Müller invitò Nancy a venire nella sua camera; e
+volle tenersi in grembo Anne-Marie.
+
+--Ma se piangi,--disse Anne-Marie,--ho schifo.
+
+Allora Fräulein promise di non piangere più; e anzi le insegnò il giuoco
+«Da hast du'nen Thaler, geh' auf den Markt» (Eccoti un tallero, va al
+mercato....), che Anne-Marie trovò assai divertente.
+
+Quando potè discorrere un poco in pace con Nancy, Fräulein le narrò le
+sue peripezie colla famiglia americana, dove era rimasta tanti anni dopo
+aver lasciato la Casa Grigia. E le raccontò che adesso coi suoi risparmi
+poteva riposare, e aveva appunto preso in affitto una piccola casa a
+Staten Island--una casetta tutta bianca in mezzo a un minuscolo
+giardino--dove passerebbe tranquilla il resto dei suoi giorni. La
+settimana prossima la casetta sarebbe già pronta a riceverla.
+
+--E a ricevere anche te, mia Nancy, e la tua bambina,--disse Fräulein,
+cercando un posto asciutto nel fazzoletto dagli orli rosa.--Verrete a
+stare con me. Oh, ~meine kleine~ Nancy! Il nostro piccolo Genio! E cosa
+ne è della Poesia?...
+
+
+La settimana seguente Fräulein Müller lasciò Lexington Avenue per
+prendere possesso del suo «Gartenhaus», come chiamava la casetta a
+Staten Island. E tre giorni dopo, Nancy e Anne-Marie si recarono a stare
+con lei per una quindicina di giorni.
+
+--Che genere di educazione hai dato alla tua bambina?--chiese la vecchia
+governante, alla chiusa della prima giornata tutta di miracolose
+scoperte per Anne-Marie. (Come? le fragole crescevano sulle piante?
+Anne-Marie aveva sempre creduto che non ci fossero che in canestri!)
+
+Ora Anne-Marie era a letto, e Fräulein era sola con Nancy, da basso nel
+salottino illuminato.
+
+--Mi pare che sappia ben poche cose,--continuò Fräulein Müller.--L'ho
+interrogata un po' sull'aritmetica.... sul sistema metrico decimale.
+M'ha detto, sì, sì! che sapeva tutto ciò; e voleva parlar d'altro. Ma
+io--disse Fräulein con severo cipiglio--sono stata molto ferma. Le ho
+chiesto: Vediamo, per esempio: dove metti i millimetri? Lei non sapeva.
+Vanno a destra o a sinistra? Ha fatto una faccia e ha detto: «Ho schifo
+dei millimetri.» Ma perchè schifo? Le ho detto: Ricordati che i
+millimetri vanno sempre a destra. E lei mi ha risposto: «Allora io andrò
+sempre a sinistra.».... Vedi, io ho trovato che quella era una risposta
+di una incredibile stupidaggine.
+
+Nancy rise.
+
+--Ma questo è ancora nulla,--continuò Fräulein Müller.--Siccome io
+insistevo, lei m'ha detto: «Tu mi farai sognare tutta notte di quelle
+bestie.» Ma che bestie? dico io. Cosa credi che siano i millimetri? E
+lei m'ha risposto: «Oh Dio, saranno i bambini o i parenti dei
+centopiedi».
+
+Nancy scusò la sua piccina descrivendo a Fräulein la scuola che aveva
+frequentato nella Settima Avenue. La governante ne fu addolorata.
+
+--Ma la educherò io,--disse.--Certo sarà un genio anche lei.
+
+--Ho paura di no,--sospirò Nancy.--Ma quanto l'avrei desiderato!
+
+Le due donne tacquero. E allora per l'aperta finestra s'udì una voce
+limpida e chiara come una cascatella d'acqua montanina. Era la voce di
+Anne-Marie nella cameretta di sopra.
+
+--Senti che canta,--disse Fräulein Müller.
+
+--Oh, sì. Canta sempre così, per addormentarsi--disse Nancy--da che ha
+sentito una volta un violino. La musica le piace.
+
+E Nancy raccontò della Romance di Svendsen, e del pianto di Anne-Marie.
+
+--Se è così,--disse Fräulein molto risoluta,--le comprerò un violino
+domani.
+
+E così fece infatti. Il violino era nuovo e giallo e lucido, e dentro
+aveva un'etichetta col nome di «Guarnerius». Costava tre dollari.
+
+Anne-Marie lo accolse con soddisfazione. Spinse l'arco su e giù sulle
+corde con molta gioia, ma per poco tempo. Poi divenne impaziente e uscì
+in giardino a cercare un grosso sasso....
+
+--.... Mi faceva delle brutte vociacce,--disse Anne-Marie, ritta e
+impenitente accanto ai frantumi di legno giallo, mentre Fräulein Müller
+e Nancy crollavano le teste, con dolore e rimprovero.--Volevo vedere
+cosa c'era dentro che gnaulava così.
+
+
+Fräulein disse quella sera a Nancy:
+
+--Non credo che la musica sia la sua vocazione. Ma staremo a vedere.
+
+
+
+
+XII.
+
+
+ «_Giugno. Staten Island._
+
+«Buon giorno, mio tenebroso Sconosciuto.
+
+«Sono in campagna, seduta su un muricciuolo di sassi, e non vedo che
+lontane colline e sonnecchianti campi. Nel sole v'è un ronzìo di insetti
+che mi fa impallidire e rabbrividire. Odio con grande odio pauroso gli
+insetti che ronzano.
+
+«Perchè non siete qui? Ho in testa un grande cappello bianco con nastri
+ceruli, e una sciarpa cerula mi cinge la tenue vita. Sembro l'eroina di
+una novelletta vecchio stile. E nessuno mi vede. E i prati sono pieni di
+fiori; ed io li colgo e non so a chi darli. In tutte le soavi e semplici
+leggende, quando l'eroina è seduta su un muricciuolo, con un cappello
+bianco e una sciarpa cerula, ecco--inaspettatamente--il Prince Charmant
+passa, la vede, s'arresta....
+
+«Ahimè! nella vita non è così. La vita è un pesante romanzo moderno in
+cui appare e scompare tanta gente superflua e soporifica; e in cui
+l'eroina ha degli amanti noiosi, che si assomigliano tutti come una fila
+d'ometti tagliati nella carta. E invano vi si aspetta l'inaspettato.
+
+«Io sono qui sul muricciuolo con la mia sciarpa cerula, mentre voi siete
+a tremila miglia lontano da me....
+
+ * * * * *
+
+«Buon giorno, ancora. Sono sempre qui su quest'isola, a vivere di cose
+ingenue: d'erbaggi, e di tramonti, e di ricordi di cose che non furono.
+Voi siete una cosa che non fu. Forse per ciò vi ho sempre nella mente.
+
+«Alla gente che vedo sempre, non penso mai. A voi che non vedo mai,
+penso sempre.
+
+«Mi chiedete conto dei miei amanti. Mi domandate perchè ne ho.
+Semplicemente perchè trovo che mi abbelliscono! Un amante è una specie
+di cosmetico: la bellezza di una donna dipende interamente da quanto
+essa è amata.
+
+«I miei amanti hanno dunque la loro utilità; ma non posso dire che siano
+divertenti. Vestono una grigia uniforme di mestizia; e s'intragraffiano
+e s'intramangiano, come animali tristi. E i loro discorsi sono lunghi e
+lugubri intorno a cose lugubri e lunghe--come sarebbe la morte e la
+durata eterna dell'amore.
+
+«Io sogno un amore vivido e trionfale e risplendente; un amore fatto di
+sangue e di sole e di rose--di tutte le cose calde e scarlatte che sono
+nel mondo!... Un portentoso e magnifico amore che non duri, che sfolgori
+e abbruci.
+
+«~Che non duri!~ E che perciò? E' forse meno amore per il fatto che deve
+morire? Sarebbe come dire che le vere rose sono quelle di carta, perchè
+non appassiscono.
+
+«Ecco, io colgo una rosa viva, fragile, moritura, e ve la getto traverso
+l'Oceano.... traverso le tremila miglia d'acqua che ci separano--
+
+«Se vi cade sul cuore, m'amerete.
+
+ «EVA.»
+
+Egli le rispose: «Vi amo».
+
+
+Nancy era felice. Viveva d'una vita irreale; d'una vita febbrile. Non
+era più Nancy. Era «Quella delle lettere»! E Quella delle Lettere era
+una creatura selvatica, libera, ardente e lieta.
+
+E nulla era più dolce al suo cuore che questo sottile e delicato «amor
+di lontano», questa passione traverso la distanza per un non veduto, non
+conosciuto amante.
+
+Ah, come era moderno e piccante tutto ciò! Eppoi anche così
+tredicesimo-secolo! Non c'era stato Jaufré Rudel, il principe poeta, che
+amò per tanti anni la non veduta contessa Melisenda?... E finalmente
+venne a morirle ai piedi?
+
+ _Amore di terra lontana
+ Per voi tutto il core mi duol._
+
+Anche loro s'amerebbero così, d'un amore assurdo e meraviglioso. Amarsi
+così, senza l'intervento di alcuno dei loro sensi, doveva pur essere il
+più alto, il perfetto, il divino modo d'amare.
+
+Così Nancy visse nel suo sogno e lanciò da un emisfero all'altro le
+leggiere lettere d'amore.
+
+ «_Cher Inconnu_,
+
+«Vi scrivo perchè piove, e il cielo è di flanella grigia. Direte che
+ieri vi ho scritto perchè faceva bel tempo e il cielo era di raso
+celeste.
+
+«E' vero. Ma sono buone ragioni entrambe per me, che sono quasi
+innamorata di voi--quasi follemente, quasi disperatamente, quasi
+divinamente innamorata!
+
+«Io ho paura d'amarvi. Ho paura dell'amore come un bimbo ha paura d'una
+stanza buia nella quale non è entrato mai. Che cosa si nasconde in
+quegli angoli neri? Degli spettri, degli orchi, delle belve?... Certo,
+il Dolore, appena entro, mi si avventerà al collo (al piccolo collo che
+non conosce che la stretta d'una collana di perle), e mi strozzerà.
+Certo la Passione, come una pantera dagli occhi di fuoco, mi salterà al
+petto e mi mangierà il cuore. Certo la Gelosia come un gatto arrabbiato
+mi graffierà, mi morderà, mi dilanierà....
+
+«Oh caro Ignoto, non mi fate entrare in quella stanza buia! Già mi pare
+di averne socchiusa la porta, e di sentire tutti quegli esseri
+spaventosi rugghiare e ululare contro di me....
+
+«Addio! addio!
+
+«Mi chiamo Nancy».
+
+
+A questa lettera egli rispose con un telegramma:
+
+«Nancy! Vieni qui».
+
+
+Ella riscrisse:
+
+
+«--~Vieni qui.~--Le arroganti parole mi danno un tuffo di piacere nel
+sangue.
+
+«Mi piace che mi diate del tu. E poi sono inavvezza all'imperativo.
+Nessuno mai mi dice: Fa così. Va via. Vieni qui. Va lì. E mi piace
+sentirmi mite e spaventata e forzata a obbedire.
+
+«~Vieni qui!~ Subito mi pare di dover volgere timidi occhi in cerca del
+mio cappello e dei miei guanti, e mi domando come debbo vestirmi per il
+viaggio! Sono molto simpatica in viaggio. Sono sempre di umore uguale, e
+porto dei vestiti color sorcio che mi fanno delle piccole spalle fragili
+e patetiche e la vita sottile. Tutto ciò è molto importante viaggiando;
+perchè fa perdonare le mille e mille valigie e valigiette che porto
+nello scompartimento, e le cappelliere che perdo, e gli ombrelli che
+dimentico. Anche la gente che, per principio, brontola sempre, diventa
+indulgente e amabile quando vede che ho un vitino piccolo, e l'aria
+trasognata, e un cappello che mi sta bene. E facchini e guardiafreni e
+conduttori, tutti mi adorano! Corrono in su e in giù a cercarmi gli
+oggetti che ho perso, a portarmi delle cose da mangiare, ad aprirmi le
+finestre e a chiudermi a chiave nello scompartimento.... anche quando
+non è necessario.
+
+«Poi, in viaggio non ho mai sonno. Metto giù la testa non importa dove,
+e dormo come un gatto cinque minuti. Poi mi sveglio allegra e
+ragionevole e di buon umore. Sì, sì; credo che veramente vi piacerebbe
+di avermi in viaggio con voi.
+
+«Nell'ultima vostra--breve come tutte le vostre lettere--(sono contenta
+che siate breve), mi dite che andate in Isvizzera. Conosco e adoro ogni
+roccia ed ogni ciottolino della Svizzera; conosco ogni pino in ogni
+foresta; ed ogni scoiattolo su ogni pino. Ho percorso ogni serpeggiante
+via maestra, che s'attorciglia come uno svolazzo di nastro bianco
+intorno ai fianchi austeri delle Alpi. Sono fuggita da ogni blanda mucca
+elvetica, ruminante su ogni blanda prateria.
+
+«Salutatemi la Svizzera. L'adoro.
+
+ «NANCY.»
+
+ * * * * *
+
+ «New York.
+
+ «_Amor mio di lontano_,
+
+«Eccomi tornata nella città, la terribile città, torrida e rumorosa
+sotto il violento sole di luglio. E voi mi scrivete dall'Hôtel Bellevue
+ad Andermatt!
+
+«Andermatt! Che frescura e chiarità e scintillìo mi mette nella mente
+quella parola. Nell'afa opprimente di questa città, mi cade sul cuore
+come un fiocco di neve. E nella lettera vostra soltanto tre parole:
+«Vieni qui. Subito».
+
+«Di nuovo l'imperiosa, irresistibile chiamata mi scuote deliziosamente i
+nervi. Se me lo dite una terza volta--per i biondi Dei del
+Walhalla!--verrò!
+
+«Sarete contento? Mi bacerete con gratitudine le bianche mani
+abbandonate? Saremo semplici, e assurdi, e felici? bisognerà fare della
+scherma intellettuale, e gareggiare d'arguzia, motteggiatori e ostili?
+
+«Che importa? che importa? I miei occhi vi vedranno e l'anima mia non
+chiederà di più.»
+
+ * * * * *
+
+Un telegramma da New York ad Andermatt, risposta pagata. (Denari presi
+in prestito da Fräulein Müller):
+
+«Vistovi stanotte in sogno. Avevate lunga barba nera. Ditemi che non è
+così.»
+
+ «NANCY.»
+
+Risposta da Andermatt:
+
+«Non è così. Vieni subito».
+
+
+Nancy non andò subito. Già non aveva nessuna intenzione d'andare.... e
+poi non aveva i denari del viaggio.
+
+Egli scrisse: «Vieni a Lucerna!»
+
+Ed ella rispose: «Impossibile».
+
+Lui: «Ti aspetterò a Interlaken».
+
+Lei: «Impossibile».
+
+Lui: «Incontriamoci a Parigi».
+
+Lei: «Impossibile».
+
+Lui: «Allora, in ottobre, parto pel Transvaal».
+
+
+Allora, in settembre, ella gli riscrisse:
+
+
+«Amo di figurarmi il nostro primo incontro.
+
+«Avrà certo luogo nella cornice convenzionale d'un salottino in un
+Grand Hôtel. Sarà nel pomeriggio, un po' tardi, perchè siano già accesi
+per tutta la stanza i lumi rosso-velati, come fiorellini lucenti in un
+racconto di fate.
+
+«Udrò bussare alla porta. E voi entrerete nella mia vita.
+
+«E allora? e allora, caro Sconosciuto?
+
+«Quando le mie mani, come farfalle imprigionate, saranno chiuse nelle
+vostre mani, quando i vostri occhi si affonderanno nei miei, che ne sarà
+della balda mia sfrontatezza, della mia gaiezza frivola e disinvolta? Io
+so che sarò muta e spaventata.
+
+«Già al solo pensarci mi sento pulsar via la vita per l'estasi, e
+l'ansia, e la felicità!
+
+«E allora?
+
+«Allora saremo rigidi e compassati e corretti!... L'Usanza, come una
+vecchia signora per bene, ci riprenderà per mano e ci ricondurrà a
+passeggiare per i giardini della Consuetudine, tra le ben tenute aiuole
+e i frequentati viali della Convenzionalità.
+
+«O credete voi forse, ignoto amico mio, che oseremo sfuggirle? Che in
+groppa al fantastico destriero della nostra Sorte ci lancieremo al di là
+delle barriere e dei divieti, nei fiammanti abissi della passione?
+
+«Addio, mio signore. Ben inteso, non verrò».
+
+
+
+
+XIII.
+
+
+Fräulein Müller veniva in città tre volte alla settimana per insegnare
+ad Anne-Marie l'aritmetica e la geografia.
+
+D'aritmetica Anne-Marie capiva poco. Di geografia niente.
+
+Con occhi vacui accennava a due punti sulla carta geografica e diceva:
+«Skagerrack e Kattegat».
+
+Queste erano le uniche due parole che voleva tenere a mente.
+
+--Ma insomma,--diceva Fräulein,--sei ridicola col tuo Skagerrack e
+Kattegat. Questa è la Gran Bretagna....
+
+--Perchè è la Gran Bretagna?--chiedeva Anne-Marie distratta, guardando
+fuori dalla finestra.
+
+E Fräulein, molto depressa, diceva a Nancy:
+
+--No, no. La tua figlia non è niente affatto un genio.
+
+Un giorno George e Peg vennero a trovar Nancy nella pensione di
+Lexington Avenue. Condussero con loro anche il signor Markowski, timido
+e unto, col suo violino.
+
+Nel salone, dopo il thè, Nancy pregò il violinista di suonare. Questi si
+alzò subito; andò ad aprire la cassetta del suo violino e tolse
+teneramente dal giaciglio di felpa grigio-perla il suo istrumento.
+
+Markowski era polacco, e giovane, e lacero, ma il suo violino era
+italiano, e vecchio, e prezioso. Markowski aveva un fazzoletto sudicio,
+ma il violino ne aveva uno pulito, morbido, di seta bianca. Markowski
+pose un cuscinetto di velluto nero sul collo spelato della sua giacca;
+vi poggiò sopra il violino, alzò l'arco e chiuse gli occhi: allora
+Markowski divenne un dio!
+
+Conoscete l'angoscia affrettata della «Sonata in fa» di Grieg? Conoscete
+le strillanti e scoppiettanti risate della «Ronde des Lutins» di
+Bazzini? Il lamento ululante e nostalgico dei non scritti canti tzigani?
+Il battito di piedini alati nel «Moto perpetuo» di Ries?
+
+Tutto ciò avvolse nel suo turbine di note la piccola Anne-Marie.
+
+Ritta in mezzo alla stanza, pallida come un lino, immobile, pareva che
+la musica le avesse tolto la vita, l'avesse mutata in una piccola morta,
+rigida e statuaria. Ah! ecco la bianca statuetta neoterica che Nancy
+aveva cercato di fissare nei suoi poemi!
+
+Gli occhi della bimba erano vaghi e fluidi come acqua azzurra versata
+sotto le sue palpebre. Le sue labbra scolorite erano socchiuse.
+
+Nancy la guardò. Una subitanea immensa tristezza la invase, un senso
+cupo e dolente, come se qualcuno le avesse posto un grande sasso pesante
+dentro al cuore. Quella piccola figura smorta, scolorita, trasfigurata,
+chi era? Era Anne-Marie? Era la sua piccola Anne-Marie? la bambina
+stordita e sciocchina che ella accarezzava e sgridava e metteva in
+letto?... la bambina così insensata per l'aritmetica, così ottusa per la
+geografia?
+
+--Anne-Marie! Anne-Marie! Parlami!... Che cos'hai! che cosa pensi?
+
+Anne-Marie volse la chiarità sognante dei suoi occhi verso la madre. Ma
+in quei larghi occhi l'anima sua non c'era.
+
+L'anima di Anne-Marie era lontana.
+
+Lo Spirito della Musica era sceso su lei, e l'aveva avvolta nel turbine
+delle risonanti ali: l'aveva rapita, involata, sommersa nelle favolose
+onde del Mistico Mare dei Suoni.
+
+
+
+
+XIV.
+
+
+--Fräulein, non ho più denari. Non posseggo in tutto il vasto mondo
+neppure la meschina e trascurabile moneta che si chiama un soldo.
+
+E Nancy, che prendeva il thè nel piccolo giardino del Gartenhaus a
+Staten Island, sorseggiò compunta la profumata bevanda nelle nuove tazze
+ad orlo viola di Fräulein Müller.
+
+--«Ach! was sagst du»?--disse Fräulein.
+
+E per molto tempo si videro le sue labbra muovere in astruso calcolo
+multale. Poi disse:
+
+--Posso darti quarantasette dollari.
+
+Nancy depose la sua tazza, e si chinò in avanti a baciare la lanuginosa
+guancia di Fräulein.
+
+--Caro angelo,--disse.--E poi?
+
+--Poi cosa?--chiese Fräulein.
+
+--Appunto,--disse Nancy.
+
+Fräulein riflettè a lungo.
+
+--Come si può fare?--disse.
+
+Nancy fece un piccolo gesto scorato.
+
+--Da tuo marito nessune nuove?
+
+--Nulla,--disse Nancy.
+
+Fräulein sospirò. Poi disse:
+
+--Non c'è che una cosa da fare. Tu e la bambina, verrete a stare con me.
+Manderò via Elisabeth, che del resto è una ragazza sbadata che ha già
+rotto due piatti e un vetro di lampada; e voi, care, rimarrete qui.
+Bisognerà vivere con economia.--Fräulein, che aveva sempre vissuto con
+quel magro e disaggradevole ospite, tossì e assunse un'aria grave di
+persona positiva.--Sì, sì, sarò molto contenta di sbarazzarmi di quella
+balorda di Elisabeth.
+
+Nancy la cinse col braccio e la ribaciò. Poi disse:
+
+--Non ho che una àncora di salvezza.
+
+--Che cos'è?--chiese Fräulein.
+
+Stavolta fu Nancy che tossì. Poi disse:
+
+--C'è.... vi sono.... in Europa.... una.... delle persone che
+s'interessano a me, cioè ai miei scritti. Forse mi aiuterebbero, se mi
+recassi da loro.
+
+--Certamente,--disse Fräulein.--Dovresti andar subito. Io intanto terrei
+qui Anne-Marie. Così non dovrebbe interrompere le sue lezioni di
+violino.
+
+--Oh Dio!--esclamò Nancy,--dovrei lasciar qui Anne-Marie?--E sospirò
+profondamente.--Lo so che non deve interrompere le sue lezioni.... ma
+come vivrò io senza di lei?--E dopo una pausa disse:--Credi proprio che
+farei bene ad andare?
+
+--Ma senza dubbio,--assicurò Fräulein che si vantava di avere molto
+senso pratico.--Una casa editrice come quella di cui parli, non farà mai
+niente senza vederti e conferire con te. Io so come sono le case
+editrici.... Ma bada, bada veh! che non t'imbroglino!...
+
+Nancy sorrise.
+
+--Starò attenta,--disse.
+
+--Oh sì, cogli editori--disse Fräulein--si ha un bel star attenti...
+
+E qui Fräulein Müller ripetè un discorso che aveva già fatto molti anni
+prima, a Wareside, quando Nancy aveva scritto la sua prima poesia. E
+Fräulein, rammentando quel tempo, si sentì tutta commossa. Rievocò il
+giorno--era la domenica di Pasqua--c'era ancora il povero vecchio
+Nonno... Fräulein credeva persino di ricordarsi ancora quei versi, i
+primi versi di Nancy. Erano splendidi! E Fräulein li citò molto
+commossa:
+
+ _Stamane nel giardino
+ Io colsi i fiorellin,
+ Stamane nel giardino
+ Rincorsi gli uccellin..._
+
+--Non posso dire che li trovo molto belli,--disse Nancy, ridendo.
+
+--Forse non erano proprio così,--disse Fräulein.--Anzi credo che non
+erano proprio «uccellin», erano forse «rime»...
+
+E Fräulein ritentò:
+
+ _Stamane nel giardino
+ Io colsi i vaghi fior,
+ Stamane nel giardino (o nell'orto)
+ Volavan rime ancor....._
+
+--Perchè volavano?--chiese Nancy.
+
+--Non so,--disse Fräulein, coll'occhio vitreo di chi cerca rammemorare
+qualche cosa.--Forse sbaglio in qualche piccolo dettaglio. Ma ti accerto
+che erano bellissimi. E tu eri una bimbettina piccola, piccola come
+Anne-Marie.
+
+--Ascolta Anne-Marie!--disse Nancy, accennando alla finestra aperta
+della saletta da pranzo.
+
+Anne-Marie non aveva voluto venire neppure per due ore al Gartenhaus
+senza il suo violino. E adesso si era chiusa nella sala da pranzo a
+studiare. Ripeteva molto piano una piccola ninna-nanna, lieve e dolce, e
+perfettamente intonata.
+
+--Quella è un vero Wunderkind,--disse Fräulein.--Un vero prodigio!...
+
+Così l'aveva chiamata anche Markowski appena l'aveva veduta scossa da
+pianto convulso quando egli suonava. Aveva detto:
+
+--Questa è un Wunderkind. Le insegnerò il violino.
+
+Difatti l'indomani era venuto, portando un piccolo violino di mezza
+misura che pareva il morto Guarnerius, risuscitato e malconcio. Poi
+aveva dato ad Anne-Marie la sua prima lezione.
+
+La lezione fu lunga, e Anne-Marie ne emerse con le guancie infocate e
+gli occhi sdegnosi. Una profonda ira le bruciava il cuore.
+
+Perchè nel violino di Markowski c'era una cosa che cantava--un
+uccelletto o una fata o una sirena--e nel suo brutto piccolo violino non
+c'era?
+
+--Sta buona, sta buona,--diceva Markowski, scotendo le ciocche di
+capelli neri che gli spiovevano sugli occhi veementi,--aspetta! Uno di
+questi giorni anche nel tuo violino ci saranno gli uccelletti e le
+fate... E canteranno per te. Adesso studia la scala di sol.
+
+Allora Anne-Marie aveva studiato la scala di sol, con immenso stupore di
+Nancy, che non credeva che in una lezione si potesse imparar tanto.
+
+In dieci lezioni Anne-Marie aveva imparato quindici scale e una
+ninna-nanna. E poi, in due mesi aveva imparato ciò che gli altri bambini
+imparano in due anni. Così diceva Markowski sempre più agitato e
+veemente; e dava delle lezioni sempre più lunghe, e veniva tutti i
+giorni, invece di due volte alla settimana come era stato convenuto.
+
+--Io non so più cosa vi devo,--gli disse Nancy.--C'è molta confusione
+nei nostri conti. La lezione di oggi era di due ore: dunque equivale a
+una settimana. E ieri anche... E avant'ieri? Non so più. Mi pare che
+siate sempre qui.
+
+--Non importa, non importa,--disse Markowski, agitando le lunghe
+mani,--mi pagherete un altro giorno.--E, ricordando ciò che aveva udito
+da George riguardo alle loro condizioni finanziarie, soggiunse:--Potrete
+pagarmi quando la bambina vi suonerà la Chaconne di Bach.
+
+--Va bene,--disse Nancy, tranquilla, pensando che questo volesse dire
+tra otto o dieci giorni.
+
+E vedendo Markowski torcersi in silenziosa ilarità mentre riponeva il
+violino, lo credette un po' pazzo.
+
+Fräulein Müller fece tutto un giorno e metà d'una notte degli astrusi
+calcoli di divisione e sottrazione in un suo taccuino; all'indomani
+mattina si recò a New York a trovare Nancy in Lexington Avenue.
+
+--Io ti posso dare ottanta dollari,--disse.--Ti basteranno per fare il
+viaggio in Europa e andare a vedere i tuoi editori?
+
+Sì, sì; Nancy era persuasa che basterebbero. E Fräulein era un angelo! E
+grazie, oh, grazie!
+
+--Naturalmente,--disse Fräulein di cui il senso pratico era velato da un
+nebuloso romanticismo,--questa gente sarà felice di darti qualche
+migliaio di lire anticipate, anche se il manoscritto non è pronto.
+
+--Spero,--disse Nancy con gli occhi bassi.
+
+--E bada di avere un contratto in regola. Farai bene a fartelo fare dal
+console o da un magistrato,--disse Fräulein, di cui le idee erano vaghe.
+
+E Nancy promise che così farebbe.
+
+Dunque Fräulein s'avviò frettolosa alla Banca tedesca-americana e ritirò
+gli ottanta dollari; e qualche cosa di più, perchè Anne-Marie sarebbe
+venuta a stare con lei, e per Anne-Marie ci volevano delle cose un po'
+buone da mangiare: delle minestre col brodo ristretto e dei piatti
+dolci... Il pensiero dei piatti dolci che darebbe ad Anne-Marie le fece
+cercare in fretta il fazzoletto, perchè sentiva di dover piangere.
+
+--Un giorno sarà riso al latte con prugne cotte; e un giorno sarà
+charlotte di mele; e un giorno sarà semolina... o anche tapioca...--e
+Fräulein Müller si asciugò gli occhi, e s'affrettò coi suoi ottanta
+dollari per Nancy.
+
+Ma ecco che accadde l'inaspettato. Nancy non volle partire. Ogni giorno
+trovava una scusa nuova per non aver fatto i suoi bagagli, e per non
+essere andata a fissare la sua cabina. Fräulein s'impazientiva.
+
+--Ma vediamo; cosa ci vuole a mettere nel baule le tue poche cose? Il
+vestito bleu marino va benissimo per il viaggio. Poi, hai quello grigio
+e nero a righette che non ti sta molto bene, ma è serio. E' proprio quel
+che ci vuole.
+
+--Credi?--sospirò Nancy.
+
+--Ma sicuro,--disse Fräulein,--per andare a parlar d'affari bisogna
+essere vestita in modo adatto. Guai se tu arrivassi lì in tolette
+frivole ed eleganti... Non ti prenderebbero sul serio. No, no, tu devi
+essere una donna metodica e inflessibile: anche nel vestire.
+
+--Già,--disse Nancy, con un pallido sorriso.
+
+Appena Fräulein fu partita, Nancy scrisse un bigliettino a George.
+
+George venne l'indomani, all'ora della colazione, e domandò di lei.
+
+Nancy lasciò a tavola Anne-Marie--che mangiava con molte smorfie
+l'«oxtail soup», una broda nera e glutinosa,--e s'affrettò a entrare nel
+salotto dove George, timido e lungo, la aspettava.
+
+--George,--disse Nancy, trattenendo fra le sue la mano fredda e
+umidiccia del giovane,--ho bisogno di denari. Di molti denari.
+
+La stretta di George si rallentò, ed egli ritirò la mano da quella di
+Nancy. Poi si tirò pensoso la barbetta, recente e non riuscitissima, che
+aveva coltivato sul mento fuggente.
+
+--Allora, indovino,--disse George, coll'intercalare americano,--indovino
+che bisognerà darvene.
+
+--Ma me ne occorre tanto!--disse Nancy,--Duecento o trecento dollari, o
+quattrocento...
+
+--«Stop»!--disse George.--Se andate avanti così non posso starvi dietro.
+
+E tornò a tirarsi la barba.
+
+--Oh George! Come siete buono! come siete caro!
+
+E Nancy gli afferrò la fredda mano moscia e la strinse con fervore.
+
+--Il peggio è--disse George--che non so dove andarli a cercare. Penso
+che per l'appunto...
+
+--Oh non me lo dite! Non voglio sapere!--E Nancy si coprì con gesto
+vezzoso le orecchie.--Preferisco molto di non sapere. Non me lo direte,
+vero? So che non ruberete, nè assassinerete nessuno! E grazie, caro,
+caro George! E addio!
+
+Nancy, seguendolo cogli occhi dalla finestra, lo vide saltare sul
+«cable-car» che andava nella città bassa, e notando le sue spalle
+cadenti e il suo povero cappello a buon mercato, ebbe molti rimorsi, e
+sentì di essere un avoltoio e un'arpìa.
+
+--E' «Quella delle Lettere» che mi demoralizza,--disse Nancy fra sè.
+
+Il lunedì seguente egli le portò quattrocento dollari, e Nancy versò
+delle leggiadre e limpide lagrime accettandoli; e non volle sapere da
+dove venivano; e gli fece molti gesti graziosi e molte irresistibili
+fossette.
+
+Faceva già la parte di «Quella delle Lettere». Voleva esercitarsi... E
+con George il risultato fu immediato e stupefacente. Anzi, lo fu a tal
+punto che Nancy dovette subito smettere di essere Quella, e tornare a
+essere sè stessa. E allora George se ne andò.
+
+E Nancy uscì e si comprò delle vesti; ma non delle vesti rigide e
+inflessibili. Comprò delle vesti fragili e fini, e delle vesti morbide e
+lunghe, e delle vesti diafane e deliziose. Comprò dei grandi cappelli
+flosci a lunghe piume; dei cappelli che nessuno prenderebbe sul serio. E
+poi comperò delle scarpe in cui era quasi impossibile camminare. Poi
+comperò della «crème des crèmes» per la sua faccia; e della «crème de
+beauté» per le sue mani, e della vernice rosata per le sue unghie, e
+dell'unguento di violetta ambrata per i suoi capelli.
+
+E quando ebbe tutto ciò fu contenta; e aspettò che lo Sconosciuto le
+riscrivesse: «Vieni!»
+
+Ma la lettera non venne. Passò un giorno. E un altro. Ed egli non
+scrisse.
+
+Passò una settimana. E un'altra. Ed egli non scrisse.
+
+E Nancy era lì, seduta nella sua pensione, coi suoi vestiti, e i suoi
+cappelli, e le sue «crème des crèmes». Gli interi quattrocento dollari
+di George, più quindici degli ottanta dollari di Fräulein erano
+dileguati.
+
+Nancy stava tutto il giorno seduta a guardar dalla finestra, immersa nei
+suoi pensieri. Cosa doveva fare? Riscrivere allo Sconosciuto? No. Era
+stata lei a scrivergli per l'ultima. Egli non aveva risposto. Doveva
+telegrafargli? E per dirgli che cosa? E dove? dove? Forse era già al
+Transvaal. Già; Nancy sentiva che era al Transvaal. Lo sentiva proprio;
+quando sentiva una cosa a quel modo, non sbagliava mai.
+
+Dunque era finito. Finito tutto. La graziosa storiella romantica era
+terminata come doveva, esteticamente, senza il banale scioglimento
+dell'incontro. Era proprio come Nancy lo aveva desiderato. Sì, sì; Nancy
+era contentissima che fosse finito così.
+
+E adesso, che ne avverrebbe di lei? Ella si diceva mille volte al giorno
+che doveva essere stata pazza a prendere in prestito tutti quei denari;
+a comperarsi quelle insensate vesti, quegli assurdi e ridicoli cappelli!
+Ed ora, che cosa doveva fare? Un gran terrore la invase: uno spavento
+indicibile davanti all'esistenza e all'avvenire. E pensò che sarebbe
+stato meglio, se fosse anche lei nel piccolo cimitero di Nervi, tra sua
+madre e suo padre, a dormire nel buio, con tranquillo viso rivolto in
+su, e placide mani congiunte... Sì, sì! Nancy era veramente molto
+contenta che le cose fossero finite così!
+
+Ed ecco che a metà della terza settimana arrivò un telegramma. Proveniva
+da Parigi.
+
+
+«Perchè non pranzeresti con me giovedì prossimo da Voisin?»
+
+
+Era appunto giovedì.
+
+Nancy ritelegrafò:
+
+
+«Perchè no? Alle otto?»
+
+ «NANCY».
+
+Oh, che eccitamento allora, che agitazione! I bagagli da fare, e i
+telegrammi da mandare a Fräulein! Che gioia, che fretta, che confusione!
+
+Nancy, ogni momento, lasciava lì tutto, e si sedeva, esclamando:
+
+--Forse non dovrei andarci!
+
+Poi balzava in piedi, febbrile, al pensiero che domani a quest'ora il
+battello partiva.
+
+L'indomani mattina alle dieci arrivò Fräulein, commossa e agitata al
+pensiero di condur via la bambina. Portava in braccio un piccolo
+foxterrier, un regalo per Anne-Marie, «perchè non piangesse»!
+
+--Perchè dovrei piangere?--chiese Anne-Marie, colla durezza propria alla
+sua tenera età.
+
+--Ma già! cosa viene in mente a Fräulein?--disse Nancy, mentre a lei
+cadevano fitte le lagrime dagli occhi. E in ginocchio davanti alla
+bambina le allacciò la giacchetta.--Tanto, la mamma tornerà presto,
+presto.
+
+--Naturale,--disse Anne-Marie tenendo stretto sotto al braccio il
+cagnolino, e alzando in aria un piede per farsi allacciare la scarpa.
+
+--Baderai, vero, Fräulein? a non lasciarle prendere dei
+raffreddori,--singhiozzò Nancy, china sopra la scarpetta, che baciò
+quando l'ebbe abbottonata.
+
+--No, no,--disse Fräulein, raggiante.--Le metterò delle maglie di Jaeger
+e non la condurrò a passeggiare che quando c'è sole.
+
+La seconda scarpetta fu abbottonata e baciata. Poi fu messo il cappello,
+coll'elastico davanti alle orecchie. E i guanti, dov'erano? Sì, sì, in
+tasca. Il fazzoletto? Sì. E i sorci? Quelli li portava Fräulein, che
+aveva anche il violino, e il rotolo della musica, e la valigetta.
+
+Il baule di Anne-Marie era già da basso sulla carrozza. Eccole pronte.
+
+--Tesoro, vuoi darmi il cagnolino da portar giù?--disse Nancy, con un
+gruppo in gola.--Così per le scale posso tenerti la cara manina.
+
+--No, no, grazie!--disse Anne-Marie.--Il cane lo porto io. Tu tieniti
+alla ringhiera.
+
+E s'avviò lesta col cagnolino in braccio, dietro a Fräulein. E Nancy,
+muta, la seguì.
+
+Fräulein, scendendo le scale, tremava, pensando al momento del distacco.
+Certo Anne-Marie avrebbe pianto e strillato nel dire addio a sua madre,
+e sarebbe stato terribile di fare tutto il viaggio a Staten Island con a
+fianco una lagrimosa e stridula Anne-Marie.
+
+Per distrarla, fin d'ora, Fräulein pensò a trovare un nuovo argomento di
+conversazione.
+
+--Avrai il tuo piatto dolce tutti i giorni,--disse volgendosi indietro
+sul secondo pianerottolo a sorridere ad Anne-Marie, mentre il violino,
+impigliandosi nella ringhiera, per poco non le fece cader di mano la
+gabbia dei sorci e il rotolo di musica e la valigetta.--Un giorno sarà
+riso al latte con frutta cotta, un altro giorno sarà la tapioca...
+
+--Non mi piace la tapioca,--disse Anne-Marie scendendo a saltellini la
+scala,--non mi piace niente di tutte quelle cose.
+
+Erano alla porta. Dietro preghiera di Nancy, nessuno era venuto fuori a
+salutarle. Ma tutti i pensionanti ch'erano in casa stavano ad osservarle
+dietro le tende del salotto.
+
+--Allora, cosa ti piace per il tuo dessert?--disse Fräulein scendendo la
+breve gradinata di sasso a fianco della piccina; Nancy, sola, veniva
+dietro a loro.
+
+--Mi piacciono le caramelle per la tosse,--disse Anne-Marie,--e le
+sardine; e la gelatina di fragole. E niente altro,--soggiunse, recisa;
+mentre il chasseur e la cameriera che aspettavano sul marciapiedi, la
+issavano nella carrozza.
+
+Fräulein entrò dietro a lei con i molti pacchi; e il cagnolino abbaiò
+vedendo i sorci.
+
+--Addio, Anne-Marie! Addio, mio amore,--disse Nancy, soffocando il
+pianto, e sporgendosi a baciarla, con grande difficoltà, traverso
+Fräulein, e il violino, e i sorci che Fräulein teneva in grembo.--Iddio
+ti benedica. Iddio ti guardi e ti protegga, bimba mia adorata!
+
+Il cane abbaiava in modo assordante. Il chasseur chiuse lo sportello, e
+la carrozza partì.
+
+Nancy tornò indietro. Lentamente ella salì le scale, e rientrò nelle
+stanze abbandonate.
+
+
+
+
+XV.
+
+
+Peg e George la accompagnarono al battello--Peg, eccitata e
+chiaccherina, e George depresso e silenzioso.
+
+Nel suo tetro ufficio nella città bassa George si era recentemente
+sentito più poeta che commesso. Ed ora la sua anima era tutta una
+elegia.--Ella partiva! Ella se ne andava; e con lei partiva il suo
+cuore! Con lei partivano anche i quattrocento dollari--che non erano
+suoi, ma di un amico, un'anima meschina e sordida. George soffocò questo
+volgare pensiero nato dal commesso, e si abbandonò completamente al
+dolore del poeta.
+
+Addio! Addio!... Il bastimento volse il fianco crudele, nascondendo la
+figuretta sventolante sul ponte... E con lento palpito, come un grande
+cuore infedele, abbandonò la riva. Addio! Che cos'erano quattrocento
+dollari appartenenti ad un amico, in confronto al cuore lacerato d'un
+amante?
+
+
+... Il battello si spinse altalenante verso l'Est, alzandosi e
+sprofondandosi sul gigantesco respiro del mare, e portando Nancy e le
+sue vesti, e i suoi cappelli, e i suoi vasetti di crema, verso lo
+Sconosciuto.
+
+E più Nancy si avvicinava a lui, più una immensa paura la afferrava, la
+opprimeva.
+
+Pensava:
+
+--E se arrivassi a Parigi coi quattordici dollari che mi restano... e
+lui non ci fosse? O se, essendoci, fosse un brutale e orrendo
+personaggio?
+
+Poi un altro terribile pensiero l'assaliva. S'egli non la trovasse bella
+quanto se l'aspettava?
+
+Poichè veramente, assolutamente, bella non lo era. Oh! perchè non aveva
+lei quelle pallide chiome soleggiate della giovane americana che le
+sedeva accanto a tavola? Perchè non aveva gli occhi come la ragazzetta
+del Far West--quella che andava a studiar pittura a New York--occhi
+verdi e stellanti, color acqua-marina, che la giovinezza inondava di
+chiarità?
+
+Nancy per consolarsi sperò che fosse lui stesso un orrore di bruttezza.
+Ma--e se lo fosse? Nancy come avrebbe potuto parlargli e sorridergli,
+s'egli era un ripugnante mostro? Poi ragionò che se fosse un mostro non
+le avrebbe detto di venire. «Perchè non pranzeresti con me giovedì?» non
+è il telegramma che manderebbe un mostro. No. Nancy era persuasa che
+egli non era un mostro.
+
+Poi pensò: che cosa gli direbbe ella al primo vederlo? Tutto dipendeva
+da quel primo momento dell'incontro. Quel momento Nancy se lo figurava
+sempre in mille guise diverse; e le sue fantasticherie cominciavano
+sempre allo stesso modo.
+
+Ecco: ella arrivava a Parigi; saliva in carrozza, e andava--non al Grand
+Hôtel dove stava lui, ma al Continental. Ivi prendeva uno splendido
+appartamento... Come? con quattordici dollari? Già, precisamente. Ormai
+che importava?
+
+Era Rouge, o Noir! Se usciva Rouge, era salva. Se Noir--era ~la
+débâcle~! Cinquanta franchi di più o di meno non cambiavano nulla alla
+situazione.
+
+Dunque--e Nancy riprendeva il filo delle sue immaginazioni--ella si
+ritirava nelle sontuose camere, prendeva una tazza di thè nel suo
+sontuoso salotto, e poi riposava per un'ora o due sul suo sontuoso
+letto. Indi faceva una elaborata toletta, usando tutte le creme. E alle
+otto meno un quarto mandava un messaggero con un biglietto al Grand
+Hôtel: «Caro Sconosciuto. Sono qui!»
+
+Allora... ah! allora?... Egli arriva, entra... la vede! E Nancy deve
+dirgli qualche cosa. Ma che cosa? quali saranno le prime parole ch'ella
+gli rivolgerà?
+
+«Buona sera. Come sta?» Orribile! no, questo non lo dirà. Oppure:
+«Eccomi!» Dio mio! peggio! Clarissa a Milano aveva una serva, che,
+chiamata, rispondeva sempre «eccomi». E Clarissa diceva che la parola
+era stomachevole. Dunque, qualcos'altro. Forse in francese? «Me voilà!»
+Buffo! Ridicolo! No, no. Nancy non direbbe nulla. Parlerebbe lui per il
+primo.
+
+E Nancy cercò di immaginarsi la sua prima frase. Forse, dopo un lungo
+silenzio, direbbe con voce profonda e fremente: «Sì! siete voi la Donna
+dei miei sogni!» Questo sarebbe gentile e piacevole. O allora: «Ah, Eva!
+Eva! Quanto vi ho sospirata!» Ecco, ciò darebbe subito il tono giusto
+alla conversazione. O--chi sa?--forse in tono più gaio, stendendo ambe
+le mani: «Dunque è ~questa~, Nancy?... Vi ho sempre sognata così, con
+una fossetta nel mento!» Ciò sarebbe delizioso e originale.
+
+Quante ore notturne vegliò Nancy pensando a queste Prime Parole!... e
+rivoltandosi nella stretta cuccetta, rigirando il cuscino per sentirne
+il fresco sulla guancia accaldata, Nancy palpitò e tremò, sorrise e si
+disperò, pentita un istante, beata l'altro, finchè il grande piroscafo
+premette cigolando il fianco contro i pilastri del porto di Havre.
+
+Nancy arrivò a Parigi alle tre del pomeriggio. Salì in vettura, e si
+fece condurre all'Hôtel Continental. Prese un appartamento che costava
+ottanta franchi al giorno: un salotto tutto a delicate tinte verde
+chiaro e grigio tenero, che pareva visto traverso l'acqua; e accanto,
+una sfarzosa camera da letto in rosso e oro, tutta rilucente di specchi
+che parevano aspettare con deferenza l'elaborata toletta.
+
+Nancy sorbì nervosamente il thè, tanto per attenersi al suo programma.
+Poi tentò di riposare. Ma non le fu possibile dormire. Alle quattro e
+mezzo il biglietto che doveva essere mandato alle otto meno un quarto
+era già scritto. E Nancy principiò l'elaborata toletta.
+
+Pensò dapprima a far venire il parrucchiere; poi ricordò che i
+parrucchieri le avevano sempre accomodato i capelli tutto a rotoli e
+attorcigliamenti, che le facevano una testa come una focaccia, a cui il
+suo viso non pareva affatto appartenere. Dunque si pettinò da sè, alla
+Carmen, coi capelli divisi da una parte. Le parve che «Quella delle
+Lettere» si sarebbe pettinata a quel modo. Ma quando fu fatto, le parve
+di avere un'aria troppo insolita e impertinente; dunque sciolse di nuovo
+i capelli e si decise di adottare una pettinatura semplice e naturale.
+Divise i capelli in mezzo e fece due treccie che appuntò in corona
+attorno al capo. Sì; era semplice e naturale! Nancy così somigliava alla
+minore e più oca delle ragazze svedesi della pensione. Certo non
+somigliava a «Quella delle Lettere». Dunque tornò da capo. Disfece
+tutto, e si pettinò alla «Pierrot»: un ciuffo in mezzo e due sbuffi ai
+lati; un'acconciatura che la rendeva graziosa, frivola ed equivoca.
+
+Mio Dio! erano già le sei! Le creme! Prima, dunque, un po' di cold-cream
+su tutta la faccia; poi della crème Impératrice. Poi--Nancy ricordava
+perfettamente tutte le indicazioni datele dalla commessa del profumiere
+a New York--poi, dunque, una piccolissima quantità di «rouge Leichner»,
+spalmato con un po' di crème des crèmes, e lievemente applicato alle
+guancie. Poi, della cipria rosa; e poi un po' di cipria Rachel. E
+adesso?... Ah, sì! un «soupçon» (la signorina aveva detto un «soupçon»)
+di rossetto sul lobo delle orecchie, e dentro alle narici. Le
+narici--aveva detto la signorina--erano molto importanti.
+
+Adesso un atomo di «mascaro» applicato con uno spazzolino alle
+sopracciglia; e un'idea di un'ombra intorno agli occhi... ~Et voilà!~
+
+Voilà! Nancy si guardò nello specchio. La sua faccia era
+bianco-violacea, e le sue narici indicavano un forte raffreddore. I suoi
+occhi parevano grandi e stanchi e intensi come gli occhi dei volatili
+occidentali a Montecarlo.
+
+Le sette!! E aveva dimenticato le unghie!
+
+Per venti minuti dipinse le sue unghie colla vernice liquida che era di
+un rosa vivido: era molto appiccicaticcia, e una volta messa, non si
+poteva più levar via. Pareva avesse immerso la punta delle dita nel
+sangue.
+
+Le sette e mezzo! Bisognava mandare il biglietto. Suonò il campanello e
+apparve un cameriere. Era il cameriere che le aveva servito il thè.
+Allora si era mostrato un cameriere corretto e rispettoso, entrando con
+molti inchini nelle stanze sontuose e facendo il suo servizio
+silenziosamente a occhi bassi.
+
+Ora vedendo Nancy--che aveva rapidamente indossato la più chiara delle
+sue vesti fruscianti--il cameriere la guardò stupito, poi continuò a
+fissarla in faccia, sfrontatamente, mentre le prendeva dalla mano il
+biglietto.
+
+Lesse l'indirizzo, e disse:
+
+--«C'est bon. All right. Jawohl».
+
+Intascò il biglietto, sorrise--sorrise a lei!--poi se n'andò per il
+corridoio zufolando piano.
+
+A Nancy era salito il sangue al viso. Colla fronte rossa di vergogna
+chiuse la sua porta; si tolse l'abito luccicante ed entrò nella bianca e
+argentea stanza da bagno, attigua alla sua camera. Fece scorrere l'acqua
+calda e si lavò la faccia: lavò dagli occhi e dalle guancie tutta la
+cipria rosa e Rachel, dalle orecchie e dalle narici tutti i «soupçons» e
+le ombre e le creme e il mascaro e il Leichner. Poi disfece la
+pettinatura e raccolse le chiome ondeggianti in un largo nodo in cima al
+capo, come era avvezza a portarle; e indossò la più scura e semplice
+delle sue fruscianti vesti.
+
+Ma le unghie se le lavò, se le strofinò, se le spazzolò invano.
+Rimanevano d'un colore vermiglio vivido e aggressivo. E Nancy si sentiva
+diventar di fuoco ogni volta che le guardava. Allora decise di mettersi
+i guanti e il cappello. E così fece. Poi sedette nel salotto ad
+aspettare.
+
+Aspettò quindici minuti. Poi qualcuno bussò alla porta.
+
+Nancy balzò in piedi come se avesse udito un colpo di pistola. Col cuore
+palpitante fuggì. Si precipitò sotto la portiera, e corse a rifugiarsi
+nella sua camera, chiudendo l'uscio dietro a sè. No, l'uscio non era
+chiuso, girò un poco sui cardini e rimase semi-aperto. Nancy lo lasciò
+così, non osando più muoversi. Udì ribussare più forte alla porta del
+salotto. Poi udì la porta aprirsi: e qualcuno entrò.
+
+Indi la porta fu richiusa, e dei passi--i passi del
+cameriere--s'allontanarono per il corridoio.
+
+Qualcuno era lì, nel salotto, a due passi da lei. Qualcuno--un uomo, uno
+sconosciuto--a cui lei aveva scritto quaranta o cinquanta lettere, e che
+ella aveva chiamato «Amico mio! Mes amours! Prince Charmant! Mio
+sconosciuto amore!»
+
+Nancy ritta, immobile, pietrificata dalla vergogna, si era nascosta la
+faccia nelle mani inguantate di bianco. Non entrerebbe in quel
+salotto... mai! Neppure se dovesse star qui in piedi degli anni! Mai non
+avrebbe avuto il coraggio di affrontare quel misterioso personaggio
+nella stanza vicina.
+
+La situazione diventava ridicola. Il silenzio era teso e intenso in ambe
+le stanze. Ah! pensò Nancy, quando il flutto di tremila miglia d'Oceano
+li separava, come si era sentita vicina a lui! Ed ora, con qualche metro
+di tappeto e una porta aperta tra di loro, egli le era lontano,
+incommensurabilmente lontano! Era uno straniero, un intruso, un nemico.
+
+Silenzio assoluto. Ma... c'era poi qualcuno, di là?
+
+Sì; c'era. Nancy sentiva che egli era lì, aspettante.
+
+E tutt'a un tratto Nancy ebbe paura. Un folle subitaneo terrore la prese
+di quel silenzioso uomo sconosciuto--e pensò di fuggire. Fuggire!
+Fuggire!... Scivolerebbe piano nella sala da bagno, aprirebbe la porta
+sul corridoio, e via! Mosse un passo, piano, con infinita cautela. La
+sua veste sfrusciò; la sua scarpetta dai tacchi alti scricchiolò... E
+l'uomo nella stanza vicina, tossì.
+
+Nancy si arrestò di botto, agghiacciata, impietrita.
+
+Un altro lungo silenzio, assurdo, insostenibile. Poi, nel salotto,
+furono dette le Prime Parole. Egli le pronunciò in una voce calma e
+piacevole:
+
+--Il nostro pranzo sarà freddo.
+
+Nancy rise, di un piccolo riso convulso e dolce. Poi rispose (e la sua
+voce era nervosa e soave come il trillo d'una colomba):
+
+--Che cosa avete ordinato?
+
+--«Bisque d'écrevisse»,--disse l'uomo nella stanza vicina,--e
+sogliola...
+
+--Fritta?--mormorò Nancy; e, sentendo che se non scivolava dentro su
+quella sogliola fritta non sarebbe entrata mai più, passò rapida sotto
+il drappeggio della portiera ed entrò nel salotto.
+
+Si guardarono. Ella vide un uomo di alta statura; una bocca dura, un
+naso curvo e forte in una faccia bruciata dal sole, due occhi chiari e
+freddi; e una fronte grave sotto folti capelli grigi e ondulati.
+
+Ed egli la tenne lungamente sotto al suo sguardo fermo e penetrante. La
+squadrò dalla cima del piumato cappello alla punta delle scarpette Louis
+XV. E i suoi occhi furono soddisfatti.
+
+--Andiamo,--disse, offrendo il braccio.
+
+E uscirono insieme.
+
+Il pranzo non era freddo. Nancy parlò pochissimo. Era nervosa e timida e
+incantevole, sorseggiando del Liebfraunmilch colle fossette fluttuanti e
+il sorriso mite.
+
+Egli le raccontò che aveva delle miniere nel Transvaal e che per
+vent'anni era stato lontano dai paesi civilizzati.
+
+--Sono sceso nelle miniere quando avevo vent'anni; e ne sono uscito
+quando ne avevo quaranta. Cioè, quattro anni fa. Da allora in poi ho
+avuto un gran da fare a sfuggire alle trappole tesemi dalle donne. Io ho
+un vero terrore delle donne.
+
+--Anch'io,--disse Nancy; e non era vero.
+
+Egli rise e disse:
+
+--Soltanto le donne vi fanno paura?
+
+--Oh no, anche i ragni,--disse Nancy.
+
+--Ed altro?
+
+--I leoni,--disse Nancy.
+
+--Ed altro?
+
+--I temporali,--disse Nancy. E poichè pareva che egli se lo aspettasse,
+soggiunse:--E anche voi mi fate una grande paura.
+
+Egli non le credette. Ma era vero.
+
+Dopo pranzo la condusse alle Folies Bergères, e poi alla Boîte à Fursy.
+
+La osservò, col suo sguardo chiaro e penetrante, e fu contento di vedere
+che non rideva: la curva grave del giovane profilo gli piacque. Poi la
+ricondusse all'Hôtel.
+
+Salirono insieme nell'ascensore, poi camminarono fianco a fianco sul
+tappeto rosso del lungo corridoio adorno di scarpe. Giunti alla porta
+del salotto verde e grigio, egli entrò senza chiedere permesso; e
+sedette, poderoso e grande, nella poltrona di broccato.
+
+--Siete stanca?--chiese.
+
+Nancy disse:
+
+--No,--e rimase in piedi.
+
+Egli stette per gran tempo guardando fisso davanti a sè, sporgendo il
+labbro inferiore e mordicchiandosi pensosamente i corti baffi dritti.
+Era un uomo grande e forte e aspro; i rudi lineamenti spiravano severità
+e fierezza.
+
+E Nancy d'un tratto si ricordò che gli aveva dato del «tu» e detto
+«adieu, mes amours», nelle sue lettere; e a questo pensiero si sentì
+venir male dalla vergogna.
+
+Egli fece udire un piccolo suono tra il ruggito e la tosse, e la guardò.
+
+--Cosa pensate?--disse con voce rude.
+
+Nancy rise.
+
+--Penso che vi ho chiamato «Prince Charmant» dei racconti delle fate.
+Invece, veramente, somigliate molto di più all'Orco...
+
+--Già,--disse lui e la guardò fisso per lungo tempo.
+
+Poi si alzò, improvviso, e stese la grande mano forte a Nancy:
+
+--Buona notte, Miss Brown,--disse.
+
+Prese cappello e bastone, e uscì chiudendo risolutamente la porta dietro
+a sè.
+
+Miss Brown entrò nella sua sontuosa camera da letto, e si svestì.
+
+Nella lunga camicia da notte semplice, da collegiale, che non era
+parente delle vesti dubbie nè delle scarpette frivole, ella si
+inginocchiò accanto al letto, con un ritrattino di Anne-Marie fra le
+mani. E ringraziò Dio per averle dato Anne-Marie; e per averla condotta
+in salvo traverso l'Oceano; e per averle fatto trovare lo Sconosciuto
+così qual'era, al termine del viaggio. Poi andò a letto e dormì come un
+angelo.
+
+L'indomani mattina alle undici egli arrivò, con un piccolo mazzo di
+mughetti in mano.
+
+--Mi invitate a colazione?--disse.
+
+Sì, sì! Nancy ne sarebbe felicissima. Pensò, rapida, ai ventidue franchi
+che erano nel suo portamonete. Ma che importava?
+
+Presero il lunch nella grande sala da pranzo. Egli fu molto silenzioso.
+
+Nancy tutt'a un tratto ricordò che doveva essere Quella delle Lettere, e
+cercò di essere gaia e spiritosa. Parlò di musica, ma egli rispose a
+monosillabi, senza entusiasmo.
+
+--E voi, cantate?--disse Nancy infine.
+
+Egli alzò gli occhi con una espressione di belva offesa.
+
+--Ho l'aria di saper cantare, io?--chiese.
+
+--Veramente no,--disse Nancy.--Avete l'aria di saper ruggire.
+
+Egli sorrise un po' sotto ai baffi corti e non rispose.
+
+Nancy rinunciò ad ogni tentativo di conversazione. Il suo cuore batteva
+forte. Tutto andava male. Egli era già stanco di lei. Aveva l'aria
+annoiata--no, non veramente annoiata--ma completamente indifferente come
+se fosse stato solo.
+
+Quando ebbero preso il caffè, egli si alzò (ogni volta che lo vedeva
+levarsi in piedi Nancy si meravigliava nuovamente di vederlo così alto e
+poderoso) e uscì, precedendola, dalla sala da pranzo. Nancy gli trottò
+dietro con passi brevi. Entrarono nel vasto Hall, ed egli scelse un
+tavolo presso la finestra. Spinse innanzi una poltrona per Nancy, e
+sedette.
+
+--Permettete ch'io fumi?--chiese, e si tolse un grosso portasigari dalla
+tasca.
+
+Nancy disse:
+
+--Sì,--e stette a guardarlo.
+
+Lo vide scegliere con cura il suo sigaro, e tagliarne la punta, e
+accenderlo. Nancy non trovava più una parola da dire. Aveva voglia di
+piangere. Davanti a questo laconico selvaggio tutte le sue idee frivole
+e graziose, le sue frasi originali, i suoi motti arguti le abbandonavano
+il cervello. Non era preparata a monologhi.
+
+Il Selvaggio si volse:
+
+--Voi, non fumate?--disse.
+
+--Oh, no!--esclamò Nancy.--Mai.
+
+Appena pronunciate queste parole un'ondata di vivo rossore le corse sul
+viso.
+
+Ricordò di avergli scritto che fumava sempre delle sigarette russe
+profumate all'eliotropio bianco. Naturalmente, egli non l'aveva creduto.
+
+Dio! Dio! come mai le era venuto in mente di scrivere delle cose così
+stupide?
+
+E, d'un tratto, Nancy ebbe la chiara percezione che ella non era affatto
+Quella delle Lettere. Ed egli doveva essere seccato e disilluso.
+
+Ma neanche lui era Quello delle sue lettere; almeno lei se lo era
+figurato tutto diverso, sottile e biondo, con gli occhi lunghi e
+sognanti, e l'anima di poeta. Ma poi ricordò che nelle sue lettere egli
+non aveva mai parlato di sè.
+
+A questo punto egli alzò il capo e disse:
+
+--Mi piace una donna che sa star zitta. Da mezz'ora non avete parlato.
+
+E Nancy rise, contenta.
+
+Quando ebbe finito di fumare il suo sigaro, egli disse:
+
+--Spero che non avrete lasciato del valori in camera vostra. Non
+sarebbero sicuri.
+
+--No, no,--disse Nancy.
+
+--Li avete dati al bureau?
+
+--No,--disse lei.--No.
+
+E dicendolo, ricordò di avergli scritto che portava dei gioielli su
+tutta la persona. Una vampa di rossore le salì di nuovo al viso.
+
+Egli non alzò gli occhi.
+
+--Volete darmi il vostro portamonete?--disse.--Ne avrò cura io.
+
+Nancy si disse che se continuava ad arrossire così, le si sarebbero
+incendiati i capelli! Ma, docilmente, tolse il portamonete di tasca e
+glielo porse.
+
+Egli l'aprì lentamente e con deliberazione; ne prese i tre soldi e i due
+franchi che conteneva e se li mise in tasca. Aprì il piccolo
+scompartimento di mezzo e contemplò il solitario pezzo da venti franchi;
+poi lo levò e lo mise sul tavolo. Guardò in tutte le altre divisioni,
+contemplando pensosamente un biglietto di tram e una medaglietta della
+Madonna del Monte.
+
+Rimise questi nel portamonete, lo chiuse e lo rese a Nancy. I venti
+franchi se li mise in tasca.
+
+--Adesso usciamo,--disse.--Ho ordinato una victoria per le due. Andate a
+vestirvi.
+
+Nancy, come in sogno, si alzò, traversò il vasto Hall, e salì in
+ascensore al suo appartamento. Si appuntò in testa il grande cappello,
+prese mantello e guanti, e arrivò a riprendere l'ascensore che appunto
+tornava dal piano superiore.
+
+Quando egli la vide disse in tono d'approvazione:
+
+--Avete fatto presto;--e insieme uscirono dall'Hôtel.
+
+Il portiere con profusione di inchini li accompagnò all'aspettante
+victoria, ed i bei cavalli partirono a trotto sciolto per i Boulevards e
+verso l'Etoile.
+
+Egli le fece molte domande durante il tragitto, ed ella, rispondendogli,
+fu per quanto le era possibile Quella delle Lettere. Egli le chiese di
+Montecarlo, e Nancy fu contenta di poterne parlare con profonda
+conoscenza, accennando con disinvoltura ai sistemi e al Café de Paris.
+
+--Vi piacerebbe tornarvi?--chiese lui.
+
+--Oh sì!--esclamò Nancy congiungendo le mani, delicatamente inguantate
+di suède viola chiaro.
+
+Poi i suoi pensieri vagarono lontano, ed ella fece mentalmente una
+piccola preghiera per Anne-Marie.
+
+La carrozza entrava nel Bois quando il suo compagno le disse:
+
+--Dove vorreste andare?
+
+Nancy rispose:
+
+--Ma va bene qui! Il Bois è bellissimo.
+
+--Non chiedo questo,--diss'egli.--Voglio sapere dove volete andare
+domani, o domani l'altro, o tra otto giorni. Non vorrete mica stare a
+Parigi eternamente?
+
+Con un lieve sussulto Nancy lo guardò. Disse:
+
+--Oh...--e poi ripetè:--Oh!... davvero?--guardandolo con occhi dubbiosi.
+
+--Non mi guardate come se fossi il ragno, o il leone, o il
+temporale,--disse lui.--Ditemi piuttosto se esiste un luogo al mondo
+dove avete desiderio di andare. E quando? E come? E con chi?...
+
+Gli occhi le si empirono di fervide lagrime.
+
+--Vorrei andare in Italia,--disse.--C'è un paese, bianco nel sole,
+sospeso sopra il Mediterraneo,... come una Naiade timida che bagni il
+piede nel mare...
+
+Il Selvaggio, inglese e positivo, disse:
+
+--Geograficamente, si chiama...?
+
+--Porto Venere,--disse Nancy.
+
+Il Selvaggio, che aveva letto «Elle et Lui», sorrise.
+
+--Va bene,--disse.--E poi?
+
+--Vorrei,--balbettò Nancy, col respiro breve per l'agitante, per
+l'incredibile gioia,--vorrei fermarmi anche un giorno o due a Milano...
+a vedere delle persone care...
+
+--E poi?
+
+--Oh... e poi, vorrei andare in Isvizzera! solo in uno o due piccoli
+posti che ricordo: Splügen, Sufers, la Via Mala...
+
+--E poi?--disse lui, aspettando altro.
+
+--E poi, oh! a Napoli! a Napoli!... Ma più di tutto vorrei andare a
+Porto Venere!
+
+Egli annuì col capo.
+
+--Quando volete partire?
+
+--Domani,--disse lei.
+
+--E come? In treno? In automobile? o per mare?
+
+--Non importa,--e Nancy si coprì il viso, e si mise a piangere.
+
+--E con chi?--Vi fu una pausa. Egli suggerì:--Vorrete una cameriera.
+
+--Oh no! senza cameriera,--disse Nancy, e alzò il viso.--Con
+voi!--soggiunse piano, perchè Quella delle Lettere avrebbe detto così.
+Ed anche perchè era vero.
+
+--All right,--disse lui.--Prendete pochi bagagli.
+
+
+
+
+XVI.
+
+
+Partirono. Traversarono la Svizzera. Passarono per le bianche vie
+maestre, attorcigliate come nastri bianchi intorno agli austeri fianchi
+delle Alpi; salirono l'arido Julier Pass; scesero per la rabbrividente
+via Mala; salutarono Silvaplana; oltrepassarono Saint-Moritz; vagarono
+per le foreste di pini di Flims dove il sole filtra in pallore lunare. I
+pini, maestosi, con un tocco di neve sulle loro cime, parevano
+processioni di frati in berretta da notte; gli scoiattoli si fermavano
+con rapidi occhi, luccicanti come perline di giavazzo, poi scappavano su
+per gli alberi con agitata coda. E le blande mucche elvetiche nelle
+verdi praterie, stavano ferme a guardarli passare.
+
+Ogni sera nei diversi alberghi delle diverse città, andavano insieme
+lungo i corridoi adorni di scarpe; e giunti alla porta della camera di
+Nancy, egli le diceva:
+
+--Buona notte, Miss Brown,--e la lasciava.
+
+Varcarono il confine e furono in Italia. E subito scesero fino a Napoli,
+senza fermarsi a Milano, perchè Nancy, dopo tutto, non voleva veder
+nessuno dei suoi cari--non adesso! non adesso! Cosa avrebbe detto? Come
+avrebbe spiegato?... Non ci voleva pensare. Penserebbe dopo.
+
+A Napoli il cielo e il mare li inebbriarono, e la gente li deliziò.
+S'arrampicarono sul Vesuvio. Si meravigliarono di Pompei. Vagarono per
+Capri. Poi, spinti alla fuga dall'onnipresenza di coppie tedesche
+svenevoli e sconvenienti, e da comitive inglesi coi «Baedeker» sotto il
+braccio, partirono in volta della Spezia.
+
+Ivi ricordarono Shelley,
+
+ _... Shelley, spirito di titano
+ entro virginee forme..._
+
+E finalmente si recarono a Porto Venere, bianca nel sole, sospesa sopra
+il Mediterraneo come una Naiade timida, che bagni il piede nel mare. E
+Nancy pregò a lungo nella piccola chiesa bianca e nera in cima al colle.
+Scesero nella grotta, e fremettero al pensiero che i pesci-cani
+avrebbero potuto divorare Byron quando traversava a nuoto la baia.
+Veleggiarono per il golfo e mangiarono delle vongole ed altri malodorosi
+frutti di mare.
+
+E ogni sera per i corridoi, tra i duplici filari di scarpe, egli la
+accompagnava fino alla sua porta e le diceva:
+
+--Buona notte, Miss Brown.
+
+Dalla Spezia un piccolo vapore mercantile che costeggiava andando verso
+il Nord, li prese a bordo.
+
+Scivolavano sull'acque azzurre verso Genova, quando Nancy, che era
+seduta su una cesta d'aranci, sentì il tocco della mano del Selvaggio
+sulla sua spalla. Ella levò il viso verso di lui, e sorrise.
+
+Egli sedette su un'altra cesta d'aranci, accanto a lei; ma il paniere
+scricchiolò e gemette sotto il formidabile peso. Allora egli andò a
+prendere una pesante cassa di legno e la trascinò accanto a lei.
+
+--E adesso?...--disse.
+
+Nancy aveva imparato a conoscerlo bene. Non per un istante
+credette--come aveva creduto in carrozza nel Bois, più di un mese
+fa--ch'egli parlasse del momento presente. Sapeva che egli vedeva la
+vita a grandi linee e a vasti tratti, e che non parlava quasi mai di
+cose piccole e immediate.
+
+--E adesso?--ripetè Nancy, e sospirò.
+
+Egli mise la sua grande mano abbronzata sulla piccola mano di lei.
+
+Era questa la sua prima carezza. Nancy sentì un brivido correrle per
+tutto il corpo, e cingerle, come una sciarpa fredda, il viso. Egli la
+guardava coi fermi occhi azzurri e la vide lentamente impallidire sotto
+al suo sguardo.
+
+--Adesso dovete tornare a casa vostra,--disse lui.
+
+--Sì. Adesso devo tornare a casa mia.--E Nancy si domandò vagamente se
+casa sua era la pensione nella Lexington Avenue, o l'appartamento di Mrs
+Johnson nella 82.ma Strada. Concluse che era l'appartamento nella 82.ma
+Strada, dove il mazzo di orchidee e capilvenere aveva vissuto con lei
+quasi otto giorni. Sì, era quella «casa sua»! Peg e George sarebbero
+nuovamente i suoi compagni; e il morto signor Johnson, e il giovane
+senza mento, e i bambini nudi colle teste grosse, starebbero con lei
+nelle lunghe e solitarie serate. E Anne-Marie lascerebbe il Gartenhaus
+di Fräulein Müller e tornerebbe alla scuola gratuita della Settima
+Avenue.
+
+--A che cosa pensate?--chiese il Selvaggio.
+
+Nancy non rispose subito. Poi disse:
+
+--... Penso: perchè mai avete mandato, quel giorno, il ragazzo coi fiori
+e la lettera... la lettera per la ragazza vestita di celeste?... Non mi
+pare una cosa che assomigli a voi!--E guardando il forte viso freddo,
+ripetè:--No, voi non mi sembrate uomo da fare una cosa simile.
+
+--Lo so,--disse. E soggiunse ridendo:--Grazie al cielo!
+Ma,--continuò,--accade a tutti noi di fare delle cose che non ci
+assomigliano. Non è vero?
+
+Ella non rispose...
+
+--A voi, non è mai accaduto?--E insistè:--Rispondete.
+
+Nancy sospirò.
+
+--Non lo so. Non so che cosa mi assomigli, e che cosa non mi assomigli.
+Non lo so affatto. Non mi conosco.
+
+--Ma io,--disse l'Orco,--vi conosco.--E tacque.
+
+Egli aveva la irritante abitudine di smettere di parlare quando si
+avrebbe voluto che proseguisse.
+
+--Parlate,--disse Nancy.--Dite ancora.
+
+Ed egli parlò.
+
+--Non somigliava certo a me di mandare così, per il mondo, a nessuno,
+quei vani e inutili fiori. Nè di scrivere una folle lettera che non era
+diretta a nessuno, affidandola al caso... E' vero. Ma abbiamo tutti i
+nostri momenti di follia in cui facciamo delle cose che ci sono aliene;
+delle cose, come voi dite, che non assomigliano a noi.--Un'altra
+pausa.--Non somigliava a voi il descrivermi le vostre tende di broccato
+rosa, e le vostre sigarette profumate, e i vostri gioielli, e i vostri
+amanti. Non somigliava a voi l'avere attraversato l'Atlantico per venire
+a Parigi, e a cena, con un uomo che non conoscevate, per vedere se
+potevate carpirgli dei denari.
+
+--Oh!--gemette Nancy, e si coprì il viso.--E' questo che avete pensato?
+
+--Oh!--disse lui,--è questo che avete fatto?
+
+Poi vi fu silenzio tra loro.
+
+Il capitano del battello si avvicinò per salutarli e dire che si
+arrivava a Genova in meno di un'ora.
+
+--Ecco Nervi!--E additò la città bianca, graziosa come una manata di
+fiori gettati sul fianco del monte.
+
+Nervi!... Con profondo, immenso slancio di desiderio, Nancy pensò
+ancora che sarebbe meglio essere là, tra suo padre e sua madre,
+tranquilla e al buio: fuori dalla lotta, dalle paure e dalle tristezze.
+
+Il capitano parlò del tempo, poi, con un sorriso benevolo, passò oltre.
+
+E lo Sconosciuto--che non sapeva nulla di Nervi--parlò:
+
+--Mi piacque tanto la vostra prima lettera, povera piccola lettera
+sincera, su quella misera carta! Dicevate di essere vestita di bruno. Vi
+vedevo nel vostro meschino abito scuro--doveva certo essere meschino! e
+mi piacque l'idea di poter forse, con un po' di denaro, fare qualche
+cosa d'inaspettato e di gradito... E trovai cara e ingenua la lettera in
+cui dicevate con tanta veemenza di non essere Miss Brown!... Poi
+cominciarono le menzogne.
+
+Nancy tremò. Sulla costa passava rosseggiante l'Hôtel di Quinto. La riva
+pareva scorrere rapida e piana in senso inverso a loro.
+
+--Come avete potuto pensare che io, che conosco New York, crederei alle
+tende di broccato rosa nei numeri alti, trecento e tanti, della East
+82.ma Strada? Da questo ho capito che non eravate un'americana, perchè
+avreste saputo che i numeri delle strade di New York narrano da sè la
+loro storia. Una forastiera, dunque, e povera... Poi le vostre lettere
+mi dissero che eravate una creatura fantastica e solitaria, oh sì! molto
+solitaria, perchè altrimenti non avreste avuto il tempo di scrivere
+tanto; una piccola bugiarda molto colta, molto intelligente, che cita i
+poeti, che sceglie la frase alata e l'aggettivo raro...--Tacque un
+istante. Indi fissandola in viso proseguì:--Poi, quando ho saputo che
+avevate una bambina...
+
+--Oh,--esclamò Nancy, e subito le lagrime le scaturirono dagli
+occhi.--Voi sapete di Anne-Marie!
+
+--Io so di Anne-Marie. Ho anche una sua fotografia.--Ed egli si tolse
+dalla tasca il portafogli; e ne trasse una fotografia, una piccola
+istantanea, che porse a Nancy.
+
+Sì, era lei, colla bambina: un'orribile istantanea, presa mentre
+uscivano da un negozio di giocattoli, e stavano per traversare la
+strada. Anne-Marie aveva un piede alzato in aria. Ridevano tutt'e due, e
+sembravano brutte, una più dell'altra.
+
+--Mio Dio!--singhiozzò Nancy, piombata nell'abisso della
+mortificazione.--Anne-Marie non è così! Vi prego di credere che non è
+così!
+
+Un sorriso gli passò sul volto: riprese il ritrattino e lo ripose con
+cura nel portafogli; poi mise il portafogli in tasca.
+
+--Quando ho saputo, dunque, che avevate una bambina, e che vostro marito
+era... era partito, lasciandovi sola e senza mezzi...
+
+--Ma come avete saputo?--balbettò Nancy,--e chi ha fatto quell'orribile
+fotografia?
+
+--Che importa come, e chi? Con cento dollari si hanno tutte le
+fotografie e tutte le notizie che si vogliono. Dicevo che allora, avendo
+capito ciò che volevate, mi sono detto: «All right!». Mi presterò al
+gioco. «Je marcherai», come dicono i francesi.--Et j'ai marché!
+
+Un lungo silenzio.
+
+--E adesso, che cosa volete?
+
+Nancy non rispose. Piangeva, colla faccia chiusa nelle mani.
+
+--Volete continuare a vivere in America? Vi piace l'America?
+
+Nancy fece cenno di no.
+
+--Perchè piangete?--Egli le prese il polso, e le tolse una mano dal
+viso.
+
+Nancy alzò su di lui gli occhi rossi e lagrimosi.
+
+--Piango--disse con voce spezzata--perchè tutto è rovinato! Tutto,
+tutto ciò che era bello... è stato tolto... da ogni cosa... Sì, ero
+povera, sì, ero infelice, e inventavo quelle bugie nelle mie lettere. Ma
+credevo che voi... che voi mi amaste, come Jaufré Rudel. E mai, mai, mai
+non ero stata tanto felice come allora, amandovi così traverso la
+lontananza... quando eravate lo Sconosciuto... Ma adesso... tutto è
+spezzato, tutto è rovinato... E voi avete sempre creduto che avevo
+bisogno di denari... cioè, sapevate che avevo bisogno di denari... e
+poi... e poi avevate quella orribile fotografia... e credevate...--qui
+Nancy fu scossa da singhiozzi deboli e disperati,--e credevate ch'io
+fossi così!
+
+--Sicuro,--disse Jaufré Rudel.--Credevo che foste proprio così.
+
+E la lasciò piangere per un gran pezzo.
+
+Quarto era già scivolata indietro nelle lontananze; sull'acqua lucida,
+Genova, grandiosa e rischiarata dal sole, moveva pianamente al loro
+incontro.
+
+Finalmente Nancy alzò il viso.
+
+--Non posso andare avanti a piangere eternamente,--disse con un tremulo
+sorriso.--Il capitano ci guarda, e pensa che voi siete un orribile e
+feroce orco, un selvaggio inglese che mi maltratta.
+
+Erano quasi in porto.
+
+--Su! prendi la tua valigetta,--disse lui,--e prontati. E taci.
+
+Ella rise, arrossendo, e obbedì prestamente. I pochi viaggiatori erano
+in piedi aspettando di sbarcare. Nancy colla valigetta in una mano, e il
+pacco di ombrelli e di bastoni nell'altra, si mise in piedi dietro a
+lui, mansueta e piccola.
+
+E guardò le larghe spalle, che le stavano davanti come un baluardo. Ah!
+come si sentiva protetta e tranquilla! E' pur dolce avere qualcuno che
+vi sgrida e ha cura di voi, e vi dice: fa questo e fa quello! Nancy
+chinò il viso sul pacco degli ombrelli e baciò il manico ricurvo del
+bastone del Selvaggio.
+
+Una carrozza li condusse all'Hôtel Isotta. Egli non le diede più del tu.
+Pranzarono. Poi sedettero sul balcone a guardare la gente che passava
+per via Roma. Vanitosi e decorativi gli ufficiali passeggiavano a due a
+due, a tre a tre, arricciandosi i baffi, e guardando in faccia alle
+frettolose sartine, o sogguardando le signorine snelle e timide,
+camminanti al fianco di prosperi e maestosi genitori. La banda militare
+suonava in piazza Vittorio Emanuele; e la musica giungeva, soave e
+distante, al loro balcone.
+
+Allora Nancy gli raccontò tutta la sua «Storia del Lupo». Gli raccontò
+del suo lavoro: del primo libro di poesie che aveva scosso ed
+entusiasmato tutta Italia; e del secondo libro, il Libro interrotto--che
+avrebbe dovuto essere il suo grande capolavoro...
+
+Egli ascoltò, fumando il suo sigaro senza parlare. Quando Nancy tacque,
+egli non fece commenti.
+
+--C'è un battello che parte di qui mercoledì,--disse.--Il «Kaiser
+Wilhelm». Andrete a prendere la bambina;--s'interruppe--a meno che non
+preferiate farla educare in America.
+
+--Dio guardi!--disse Nancy.
+
+--Ebbene. Andate a prenderla e conducetela qui. E conducete anche la
+vecchia Fräulein, se vuol venire. E poi andate a Porto Venere, o alla
+Spezia, o dove volete, e prendete una casa. E scrivete il vostro Libro.
+E non pensate ad altro.
+
+Nancy non poteva parlare. Vedeva nella sua mente Porto Venere, bianca
+nel sole, sospesa sopra il mare.
+
+E vide il Libro--il Libro che avrebbe vissuto--che dopo tutto, che
+malgrado tutto doveva vivere, vivere alfine!
+
+Siccome ella non rispondeva, egli chiese:
+
+--Non vi piace? Non volete?
+
+Nancy non aveva parole. Gli prese la mano, e se la strinse alle labbra e
+al cuore.
+
+Egli allora si chinò verso di lei; e i suoi chiari occhi celesti erano
+duri e freddi più del solito.
+
+--Miss Brown,--diss'egli,--Miss Brown stolta e temeraria. Voi vi siete
+auto-suggestionata colle vostre proprie parole nelle vostre proprie
+lettere a credervi innamorata di uno Sconosciuto. E poi siete venuta
+qui, per carpire a quello Sconosciuto dei denari. Non è vero?
+
+Nancy ricominciò a piangere.
+
+--Non piangete. Li avrete i denari. Ma è bene intendersi. Io sono un
+uomo semplice ed amo le cose chiare. Voi siete venuta da me per denari.
+Questa è dunque una transazione finanziaria; non è un poema medioevale.
+
+E come Nancy, pallida e esterrefatta, voleva parlare:
+
+--Taci, Miss Brown,--disse lui.--Taci che sarà meglio.
+
+Ed ella tacque.
+
+
+
+
+XVII.
+
+
+La casetta di Fräulein a Staten Island nel crepuscolo, coi lumi accesi e
+con una piccola cuffia di neve sul tetto, pareva una cartolina d'auguri
+Natalizi; e Nancy vedendola da lontano affrettò i trepidi passi. Era
+arrivata a New York un'ora fa, e aveva lasciato tutte le sue cose al
+porto, per correre al Gartenhaus senza perdere un istante. Le dita rosee
+di Anne-Marie le serravano il cuore. Bisognava vederla subito! subito!
+
+Fräulein, che era sempre vaga e nebulosa in fatto di orarii e di arrivi
+di bastimenti, aveva deciso che era meglio non andarle incontro, anche
+per evitare alla bambina l'attesa allo sbarco, sotto le gelide arcate
+piene di gente e di correnti d'aria. Da tre giorni ella tratteneva in
+casa Anne-Marie colla frase: «La tua mamma può essere qui da un momento
+all'altro». Ma dopo le prime ore di febbrile aspettativa e di folli
+corse al cancello per vedere se la mamma arrivava, Anne-Marie aveva
+detto a Fräulein che era una bugiarda, ed essendo stata punita per ciò
+(Fräulein l'aveva con gravità privata di un immaginario dolce di crema
+che Anne-Marie sapeva essere inesistente) la bimba aveva sussurrato nel
+peloso orecchio di Schopenhauer, che non crederebbe mai più una parola
+di ciò che Fräulein le direbbe. Schopenhauer, di cui il nome era stato
+scelto da Fräulein con intenti educativi, (cioè, come ella scrisse nel
+suo diario «per sviluppare la mente infantile, familiarizzandola di
+buon'ora coi nomi di Autori e di Filosofi») aveva abbaiato
+scetticamente, dandole ragione; poichè anche a lui Fräulein con
+sibilanti incoraggiamenti aveva detto: «Adesso viene mistress!
+Schopenhauer, senti mistress! Cercala, Scioppi!»
+
+Scioppi aveva subito cercato e annasato per tutto il giardino, fiutando
+e graffiando lungo la siepe e scavando rapidi buchi nelle aiuole e
+intorno ai cavoli primaticci; ma ben presto aveva compreso che
+«Mistress» era una vana parola, un mero suono--eccitante, ma illusorio.
+
+E così, per averla troppo presto e troppo a lungo attesa, nessuno
+aspettava Nancy quando essa entrò per il piccolo cancello e traversò
+correndo i minuscoli viali del giardino.
+
+Il cuore le batteva in trepida gioia. Quante paure, quante ansie aveva
+avuto per Anne-Marie! Durante gli ultimi giorni della traversata, era
+stata assalita da angoscianti e tragiche immaginazioni. Mio Dio! Se
+Anne-Marie correndo attorno per l'isola fosse caduta in mare? Se il
+piccolo fox-terrier fosse diventato idrofobo e l'avesse morsicata? Se un
+automobile--il cuore di Nancy diede un balzo, e ricadde come una palla
+di piombo, facendola venir meno per il terrore di quella reminiscenza...
+No! non ci penserebbe più a queste terribili cose! Non ci penserebbe più
+affatto.
+
+Ma--se Anne-Marie avesse la scarlattina?! D'un tratto Nancy si sentì
+convinta che Anne-Marie aveva la scarlattina, e che arrivando a Staten
+Island vedrebbe sventolare dal balconcino del Gartenhaus la bandieretta
+rossa che avverte...
+
+Nancy era sulla soglia e si apprestò a battere alla porta. Poi, prima di
+osarlo, si lasciò cadere in ginocchio sul gradino coperto di neve, e
+congiunse in puerile gesto di preghiera le mani:
+
+--Signore, fate ch'io trovi Anne-Marie sana e felice! Così sia.
+
+Quasi in risposta alla sua preghiera un suono le colpì l'orecchio: un
+accordo di dolcezza e d'armonìa... poi una lunga nota tenuta e vibrante,
+seguìta da un rapido gruppetto di note, scoppiettanti e perlate come una
+risata--
+
+_Il violino!_
+
+Nancy balzò dalla soglia e corse sotto la finestra del pian terreno
+illuminata. S'arrampicò sulle roccie ornamentali ammonticchiate sotto
+alla finestra e, lacerandosi le mani ai spogli rami dei rosai, riuscì ad
+afferrare il davanzale della finestra e a spingere lo sguardo traverso i
+vetri chiusi e le lievi tende di mussola. E vide Anne-Marie.
+
+Ritta nel cerchio di luce della lampada, col violino alto sul braccio
+sinistro e la guancia lievemente posata allo strumento, essa pareva un
+piccolo angelo musicante di Beato Angelico. Teneva le palpebre
+abbassate, fluttuanti capelli biondi le ondeggiavano sul viso, lievi e
+increspati come l'acqua d'un ruscello d'oro.
+
+La gola di Nancy si strinse, e il divino quadro tremò e si confuse
+davanti ai suoi occhi. Poi la mente di Nancy vacillò, ascoltando. La
+bambina suonava come un'artista. Trilli e arpeggi le scorrevano dalle
+dita come cascatelle d'argento. Talvolta un accordo pieno e sonoro ne
+arrestava la saltellante leggerezza; poi subito scaturivano nuovi
+trilli, nuove scale rapide e chiare come razzi di luce, sprizzando di
+musica il crepuscolo.
+
+La mano di Nancy scivolò dall'orlo del davanzale, e un ramo del rosaio
+picchiò nel vetro. Subito s'udì l'acuto e insistente abbaiare del cane;
+rapidi passi nel corridoio--e la porta fu aperta dalla sorridente
+Elisabeth.
+
+Ed ecco Fräulein tutta esclamazioni e domande, ed ecco--ecco Anne-Marie
+chiusa nelle materne braccia!
+
+Palpitante e viva e stretta se la tenne sul cuore, la sua creatura,
+ringraziando Iddio per i morbidi capelli che le sfioravano il viso, per
+la fresca guancia che odorava di sapone, per l'alito dolce che sentiva
+d'erba e di fiori.
+
+--Anne-Marie! Anne-Marie! Adorata! Sei stata triste? Dimmi, dimmi. Mi
+hai desiderata tanto? Hai avuto nostalgia di me?
+
+Anne-Marie singhiozzava disperatamente:
+
+--No! no! no! solo adesso! solo adesso!
+
+--Ma adesso mi hai, tesoro mio!
+
+--Non importa! Ma adesso ho la nostalgia, ho la nostalgia,--gridò
+Anne-Marie incoerente e disperata.
+
+E sua madre la comprese.--Le madri comprendono.
+
+--Anne-Marie! Non ti lascierò mai più. Te lo prometto.
+
+Anne-Marie la guardò traverso le luccicanti lagrime. Sporse la manina
+umida.
+
+--Parola d'onesto Indiano?--disse gravemente.
+
+--Parola d'onesto Indiano,--disse Nancy mettendo solennemente la sua
+mano in quella di sua figlia.
+
+Schopenhauer, contorcendosi per gli abbaiamenti e i dimenamenti di coda,
+fu carezzato e ammirato, e dimostrò la sua bravura nello stare seduto
+sulle zampe posteriori, colla schiena appoggiata al muro. E Fräulein
+narrò tutte le notizie riguardo ai cibi che aveva mangiato Anne-Marie, a
+cui la tapioca non dispiaceva più, ma a cui le prugne cotte dispiacevano
+sempre. Poi siccome era tardi e Anne-Marie doveva andare a letto, tutti
+la accompagnarono disopra, anche Schopenhauer. E mentre Elisabeth
+slacciava nastrini e bottoni, e Fräulein spazzolava i capelli dorati e
+ne faceva due treccie, Nancy in ginocchio davanti alla piccina rideva
+con lei e la baciava; e Schopenhauer le mangiava le scarpette.
+
+Quando fu in letto, Nancy e Fräulein la lasciarono; ma Elisabeth e
+Schopenhauer dovettero rimanere--come sempre--seduti nel buio vicino a
+lei, finchè si addormentava.
+
+--Ma Fräulein, Fräulein! come la vizii!--disse Nancy scendendo, a
+braccetto con lei, le piccole scale.
+
+--Zitta,--disse Fräulein misteriosamente.--Ti spiegherò.
+
+E quando furono nel salotto--dove il violino di Anne-Marie era sul
+tavolo, e il suo arco su una sedia a bracciuoli, e un suo pezzetto di
+pece sul sofà--Fräulein si fermò e disse con voce solenne:
+
+--Ma tu non sai che quella creatura è un Genio?--Nella voce di Fräulein,
+pronunciando la parola «Genio» eravi timore riverenziale, omaggio e
+genuflessione.
+
+Nancy sedette, e fissò con sguardo distratto il pezzetto di pece
+attaccato al quadrello di panno verde, buttato sul sofà. «Un Genio!» La
+parola, e il tono di trepidante stupore in cui fu pronunciato, le destò
+nel cuore un ricordo.
+
+Anni fa, quando la Gloria si era schiusa come un immenso fiore di luce
+innanzi a lei, e che, all'improvviso fragore del suo successo, tutti i
+poeti d'Italia erano venuti a felicitarla e ad adularla--Uno non era
+venuto. Quegli era il grande Cantore della rivolta, il Poeta pagano
+della nuova Roma. Egli era il Genio, il puro e formidabile Genio latino,
+ora glorificato, ora vituperato dall'impetuosa ed esaltata gioventù
+d'Italia. Viveva solitario e lontano dal mondo, sordo ai clamori che si
+facevano intorno al suo nome; disdegnoso di laudatori come di
+detrattori; impassibile dinanzi all'invettiva o all'acclamazione.
+
+A trovar lui--dietro suo laconico consenso--Nancy stessa era andata. Un
+discepolo, lungo di barba e breve di parola, era venuto a prenderla, per
+condurla alla casa del Poeta, sulle mura d'una turrita città...
+
+Era una vecchia casa; e davanti ad essa Nancy ricordava di aver veduto
+una sentinella che camminava in su e in giù col fucile sulla spalla.
+Nancy, allora, aveva riso frivola e stolta:
+
+--Oh! il Poeta ha il soldato di guardia perchè nessuno gli rubi le sue
+idee!--aveva detto al discepolo.
+
+Ma questi non aveva sorriso.
+
+Poi ella era entrata sola in quella casa, perchè il discepolo non era
+invitato.
+
+Lo spirito del Silenzio regnava sulla fredda e buia scala.
+
+La porta le era stata aperta da una pallida serva trasognata, di cui
+l'unica missione al mondo pareva essere quella di non far rumore. Tre
+tacite donne, figlie forse del Poeta, le avevano detto con voci sommesse
+di prendere posto. Tutte avevano un'aria dolce e soggiogata come se
+vivessero giorno per giorno con qualche cosa che le struggesse, che le
+divorasse. E pareva che ne fossero contente. Esse esistevano unicamente
+per badare a ciò che il Genio non fosse disturbato.
+
+Ed ecco che la porta si aprì bruscamente e il Genio entrò. Era un fiero
+uomo, colla testa grigia e leonina e gli occhi impazienti. E Nancy,
+vedendolo, comprese che si potesse volentieri traversare la vita in
+punta di piedi per non disturbarlo. Comprese che si abbassasse la voce e
+si frenasse il gesto davanti a lui. Comprese che egli aveva il diritto
+di divorare.
+
+Egli teneva tra le mani il piccolo libro di Liriche. Poi parlò in
+accenti brevi e staccati. Disse:
+
+--Tre sole donne furono poeti: Saffo; Desbordes Valmore; Elisabetta
+Browning. Ed ora--voi... Andate; e lavorate.
+
+Pronunciò poche altre parole; e tutte colla voce austera e gli occhi
+foschi sotto le ciglia aggrottate. Ma Nancy gli aveva detto addio,
+tremante e abbagliata di felicità.
+
+Le Divorate le avevano silenziosamente aperta la porta, ed ella già
+scendeva, vacillante e col cuore inondato d'emozione, la scala--quando
+udì un greve passo sopra a lei; si fermò e si guardò indietro.
+
+Egli era uscito sul pianerottolo e la seguiva cogli occhi saettanti
+sotto la fiera fronte. Essa si fermò e il cuore le batteva forte.
+
+--Addio,--disse il Poeta.--Aspetto e confido.
+
+Ella aveva mormorato:
+
+--Grazie.
+
+E poi era scesa rapida, colla vista turbata da subite lagrime, e non
+s'era più voltata indietro. Ma sapeva che egli era rimasto lassù, fermo,
+a guardarla.
+
+«Aspetto e confido». Le tre parole l'avevano scossa e ridestata.
+Suonavano come una fanfara nel suo cuore.
+
+Ahimè! egli aveva aspettato e confidato invano.
+
+Ella non aveva mai scritto un altro libro.
+
+Ed ora i severi occhi non leggerebbero più nulla. E il grande cuore non
+aspettava più.
+
+ *
+ * *
+
+... Nancy fissava ancora, con occhi vacui, il piccolo pezzo di pece
+ambrata, attaccato al pezzetto di panno verde, sul sofà--lo fissava
+senza vederlo. Un Genio!... Era un Genio la sua piccola Anne-Marie?
+Quella creaturina tenera e gaia come un uccelletto selvatico, era essa
+uno dei Divoratori?
+
+Sì. Regnava già nel Gartenhaus quell'atmosfera di peritante attesa, di
+riverente silenzio, d'anelanza al sacrificio: l'atmosfera del
+Divoratore. Fräulein parlava a voce bassa; Elisabeth e il cane stavano
+seduti nel buio, mentre il Genio s'addormentava. Il suo violino
+possedeva la tavola, il suo arco la poltrona, la sua pece il sofà. E
+Fräulein aveva nei suoi atteggiamenti tutta la sua stupefazione d'una
+Divorata.
+
+--Quella bambina è un Genio,--continuava a ripetere.--Sarà come Wagner.
+Ma molto più grande.
+
+Poi parve risvegliarsi e ricordare le cose di minore importanza, le
+piccole realtà della vita.
+
+--Ah! ma non m'hai detto ancor nulla del tuo viaggio. Che cos'hai
+combinato cogli editori? Il tuo libro quando escirà? Ma poverina,
+poverina! devi essere stanca! devi aver fame!... Zitta! facciamo
+piano!... La stanza della piccina è proprio qui sopra!--E Fräulein si
+mise un timoroso indice sul labbro.--Se non ti spiace, ti preparerò la
+cena in cucina. Anne-Marie, quando non è lei che mangia, non vuol sentir
+rumore di piatti.
+
+
+
+
+XVIII.
+
+
+Dunque Nancy non andò a Porto Venere. Nè alla Spezia. Perchè in quegli
+azzurri ed incantevoli luoghi non si trovavano dei grandi maestri di
+violino.
+
+Si trovavano, è vero, dei balconi colla vista sulla immensa vastità del
+mare; e di fronte all'acqua (azzurra e danzante ispiratrice) Nancy
+avrebbe potuto vedere le sue visioni, e sognare i suoi sogni, e scrivere
+il suo Libro. Ma--come diceva così saggiamente Fräulein--un libro si può
+scrivere dovunque, pur di avere una tavola e un calamaio. Mentre
+Anne-Marie bisognava che coltivasse il suo dono, e seguisse la sua
+vocazione. Anne-Marie doveva studiare il violino.
+
+Così scrisse Nancy al Selvaggio spiegandogli tutto ciò; e poi andò con
+Anne-Marie e Fräulein a Praga, dove viveva il più grande di tutti i
+maestri di violino. Egli era un boemo, rude, selvaggio e barbuto, e
+teneva chiuso nel suo aspro petto il suo cuore sensitivo, ferito dalle
+ingratitudini di grandi artisti. Egli abitava in una brutta strada della
+vecchia Praga, e la sua casa--vicina a un negozio di casse da morto--era
+la più brutta di tutta la strada.
+
+Egli passava i suoi giorni tra mani destre e sinistre, tra orecchie
+intonate e stonate, tra cranii dai capelli lunghi e dai cervelli
+piccoli. E alle quattro dita delle mani sinistre egli insegnava a
+danzare e balzare su quattro corde tese; e ai polsi delle destre egli
+dava forza e flessibilità per controllare il guizzo e il volo d'un arco.
+E quando aveva insegnato tutto ciò, le mani stringevano le sue, e se ne
+andavano per il mondo a suonare fantasie e rapsodie e sonate e danze; ma
+raramente estraevano dalle tasche i non pagati onorarii dovuti al grande
+maestro. Perciò il grande maestro viveva sempre nella brutta casa, nella
+brutta strada vicino alle casse da morto.
+
+Questo grande maestro udì Anne-Marie e subito l'adorò. Anche lui la
+chiamò «das Wunderkind», e prese le due piccole mani e vi mise due paia
+di piccole ali. Ed Anne-Marie con esse volò sopra a tutte le difficoltà.
+
+Nancy tolse dai bauli il manoscritto del Libro, e lo mise sulla tavola
+della sua camera. L'appartamento che avevano preso era anch'esso nella
+brutta strada della vecchia Praga, perchè così erano più vicine al
+Professore.
+
+Di fronte alla finestra di Nancy era una fila di case gialle, di case
+grigie e di case rosse. Nancy le vedeva ogni volta che alzava gli occhi
+dal tavolo.
+
+Ma aveva il suo manoscritto e la sua penna e il suo inchiostro, e poteva
+lavorare senza che nessuno la disturbasse. E' vero che il violino di
+Anne-Marie si udiva anche traverso le due porte chiuse; ma questo,
+naturalmente, non era che una gioia per Nancy. E poi, se essa si legava
+una sciarpa strettamente intorno al capo e sulle orecchie, non sentiva
+quasi più nulla.
+
+Dunque, Nancy non aveva proprio alcuna scusa per non lavorare. Se lo
+diceva anche lei, mille volte al giorno, seduta davanti al suo tavolo
+colla sciarpa legata intorno alle orecchie e gli occhi fissi sulla casa
+gialla dirimpetto.
+
+Dalla finestra aperta entrava il suono di dure e forti voci czeche: lo
+strano linguaggio nuovo, di cui Nancy aveva imparato soltanto due o tre
+parole, le suonava costantemente nell'orecchio: «Kavarna... Vychod...
+Narodni Dum...» le insensate parole le giravano nella testa come un
+carosello multicolore.
+
+Anche di notte, in sogno, le pareva di tenere lunghe conversazioni in
+czeco. Ma a tutto ciò ella si abituerebbe tra poco, e potrebbe alla fine
+mettersi tranquillamente al suo lavoro.
+
+Poichè ora non aveva più ansie, nè preoccupazioni. Del benessere morale
+e fisico di Anne-Marie si occupava Fräulein Müller, con incessante ed
+agitata cura: ritenendo di uguale importanza la passeggiata nel parco e
+lo studio dei «Zigeunerweisen»; la scodella di minestra, e la preghiera
+mattutina e serale.
+
+E inoltre, Nancy non aveva preoccupazioni materiali. Ella aveva deciso
+di accettare--con gratitudine e senza farsi degli scrupoli--tutto ciò
+che le occorreva, per due anni, dal suo amico il Selvaggio. Assai prima
+che fossero passati due anni il Libro sarebbe scritto e pubblicato, ed
+ella gli ripagherebbe tutto. E, del resto, che importava ripagare? Egli
+non chiedeva che di saperla felice; di poterle procurare due anni di
+tranquillità in cui essa vivrebbe per sè, e compirebbe la sua missione.
+Così egli scriveva. Egli doveva ritornare al Transvaal e restarvi, poco
+più, poco meno, per due anni. Ch'ella frattanto seguisse la chiamata del
+suo genio, da troppo tempo soffocato dalle meschine cure materiali!
+vivesse la sua vita, compiesse la sua missione, scrivesse il suo
+Libro!...
+
+Dunque Nancy sedette davanti ai suoi manoscritti e cercò di vivere la
+sua vita, e di non udire il violino, e di non badare alle continue
+interruzioni.
+
+Ma nel cuore le sorgeva insistente ed angosciante il desiderio di
+rivedere il Selvaggio prima che ripartisse dall'Europa: la straziava, la
+ossessionava uno struggimento acuto, doloroso, di rivedere i suoi freddi
+occhi azzurri, di riudire la sua voce grave e severa; di sentire ancora
+intorno alla sua propria fralezza, la proteggente forza di lui.
+
+E accanto a questa angoscia era l'altro lancinante tormento: il pensiero
+della sua vita sterile e del suo ingegno sprecato.
+
+Poichè ben lo sapeva, qui, a Praga, ella non avrebbe mai fatto nulla,
+non avrebbe mai terminato il Libro...
+
+Ancora una volta la percezione acuta della fuga del tempo e della
+brevità della vita le morse, come un serpe avvelenato il cuore.
+
+ _La belle qui veut,
+ La belle qui n'ose,
+ Cueillir les roses
+ Du jardin bleu..._
+
+Ed ella gli scrisse: «Non posso lavorare. Sono sommersa da un'onda
+d'indicibile tristezza. Un chimerico desiderio che non ha nome, si
+abbatte su me, e mi distrugge. Oh, mio amico diletto, prima di partire,
+venite a portarmi via! Riportatemi in Italia, e chiudetemi in qualche
+asilo fiorito e solitario, dove io possa riudire la voce della mia
+fantasia riparlarmi nel linguaggio di mia madre. Mi sembra che colla
+dolce cadenza latina, anche la voce dell'estro perduto si risveglierà.
+Talvolta, io sento tale possanza, tale foga di turbolenta ispirazione in
+me, che mi sembra di poter scuotere il mondo! Ma poi ecco che il mio
+Genio s'impiglia e s'imprigiona nelle piccolezze, come un gigantesco
+angelo a cui fossero legate con del filo da cucire le grandi ali
+fremebonde...»
+
+La porta si aprì, e Fräulein si affacciò solenne e sibillina, con gli
+occhi appannati di lagrime.
+
+--Nancy! Oggi per la prima volta Anne-Marie suonerà del Beethoven. Vieni
+a sentire.
+
+Nancy si alzò, rapida, e seguì Fräulein nella sala dove il Professore e
+il suo assistente erano venuti a dare la lezione ad Anne-Marie.
+
+Il Professore, che non suonava il pianoforte, aveva condotto
+l'assistente per gli accompagnamenti, e questi sedeva già davanti al
+Bechstein, dondolando il capo nero e crespo, pronto a cominciare.
+Anne-Marie era ritta davanti al leggìo, già in posizione col violino
+alzato. Il Professore, colle mani dietro la schiena, la guardava.
+
+La romanza in fa del Beethoven principiò.
+
+La semplice melodia iniziale fluì pura e piana dalle dita della bimba, e
+fu ripetuta dal pianoforte solo. L'ostinato crescendo della seconda
+frase si sollevò gradualmente fino all'appassionata nota acuta, e poi si
+lasciò ricondurre alla mitezza, dai trilli ritrosetti e teneri--come un
+uomo incollerito s'intenerisce alla voce di un fanciullo.
+
+Marziali note al pianoforte. La testa nera ed energica del pianista
+segnava a scosse il ritmo. Ed ora Beethoven riconduceva l'arco di
+Anne-Marie dolcemente, a passi indugianti verso la china soave della
+prima melodia. E ancora una volta la testa dell'assistente si dimenò,
+ritmica, sull'«a solo», pel pianoforte. Giù, sul «fa» acuto cadde con
+attacco deciso e veemente l'arco di Anne-Marie.
+
+--Brava!--gridò a un tratto il Professore.--Fa, mi, sol..., suonali
+sulla quarta corda!...
+
+Anne-Marie senza smettere fece cenno di sì col capo. Ora le otto note
+accentuate del pianoforte parevano una fanfara, e furono ripetute da
+Anne-Marie.
+
+--Questo dev'essere come un suon di tromba,--gridò il Professore.
+
+--Si, sì, mi ricordo,--disse Anne-Marie.
+
+Ed ecco, per la terza volta, ritornare la melodia; Anne-Marie la suonò,
+piano come un sospiro--pareva suonare in sogno--e fece un gruppetto
+pianissimo, di una leggerezza così vaporosa, che il Professore si cacciò
+violentemente le mani in tasca e l'assistente stupefatto volse il capo
+dal pianoforte e la guardò. Era la fine: le scale ascendenti fluttuarono
+sempre più lene e lenti... si dileguarono... e le tre ultime note
+chiamanti, solitarie, caddero come stelle--pure, splendide, lontane.
+
+Per un istante nessuno parlò. Poi il Professore si avvicinò alla
+bambina.
+
+--Perchè hai detto «mi ricordo» quando io ti ho detto di far le note
+come uno squillo di tromba?
+
+--Non so,--disse Anne-Marie con quell'aria vaga e trasognata che aveva
+sempre dopo aver suonato.
+
+--Che cosa intendevi di dire?
+
+--Niente, volevo dire che capivo,--disse la bimba.
+
+Il Professore la guardava con le ciglia aggrottate, e le sue labbra
+movevano nervosamente.
+
+--Tu hai detto «mi ricordo»! Ed io credo che tu «ricordi»; tu non stai
+imparando nulla di nuovo. Tu stai ricordandoti di cose che hai saputo
+già.
+
+Fräulein intervenne, agitata:
+
+--Ach, Herr Professor! Le accerto, che la bambina non ha mai veduto
+questo pezzo! Io sono stata sempre con lei da che ha cominciato a
+studiare il violino, e le assicuro...
+
+Il Professore agitò una mano impaziente. Teneva ancora lo sguardo fisso
+su Anne-Marie.
+
+--Chi è?--mormorò scotendo la grigia testa tremula.--Chi abbiamo qui?
+Che sia Paganini!... Se fosse Mozart? Spero che sia Mozart.--Si volse
+all'assistente che dalla fine della Romanza era rimasto immobile al
+pianoforte, coi gomiti sulla tastiera e la faccia tra le
+mani:--Bertolini! Che ne dici tu? Chi è davanti a noi in questo
+involucro?
+
+--Io non so,--disse Bertolini, commosso.--Io sono muto.
+
+--Ringrazia il cielo che non sei sordo,--disse il Professore,--e che ti
+è stato concesso di udire questa meraviglia.
+
+Poi il Professore cercò vagamente il cappello, e, trovatolo, prese
+commiato perchè aveva molto da fare. Bertolini rimase indietro a riporre
+nella cassetta il prezioso Guarnerius del Professore, a lui più caro che
+moglie e figli; e la sua musica; e i suoi guanti; e i suoi occhiali; e
+tutte le altre cose che il Professore dimenticava, perchè era un uomo
+molto distratto.
+
+E Nancy disse all'assistente:
+
+--Lei è Italiano?
+
+--Sissignora,--disse Bertolini, facendosi rosso.
+
+--Anch'io,--disse Nancy. E furono amici.
+
+Bertolini venne l'indomani a domandare se poteva studiare un po' con «la
+piccola Wunder»; e i due rifecero insieme la romanza in fa, e poi la
+Romanza in sol.
+
+E poi della musica dei vecchi classici italiani, Corelli e Vivaldi:
+preludii e correnti, gighe e sarabande. Bertolini tornò anche il giorno
+seguente; e il giorno dopo; e tutti i giorni. Egli era un violinista di
+second'ordine, e un pianista di terz'ordine. Ma era un musicista di
+primissimo ordine--musicista nato: con tutte le manìe, e la sensitività,
+e la pedantesca minuzia, e la eccitabilità del musicista vero. Arrivava
+timido e corretto, col suo buon viso grasso, placido sotto ai ben
+spazzolati capelli. E mezz'ora dopo, lo si sentiva per tutta la casa
+urlare e vociferare, smaniando e battendo i piedi sui pedali.
+
+Ad Anne-Marie piaceva che gridasse. La interessava di osservare le
+faccie ch'egli faceva quando lei, apposta, suonava delle note sbagliate:
+lo vedeva scuotere la testa nera e arricciare il naso, e aprire una gran
+bocca a gridare. Un giorno ella si divertì, in un pezzo scritto nel tono
+di «fa», a suonare ogni «si» naturale invece che bemolle.
+
+--Si bemolle,--disse Bertolini la prima volta.
+
+--~Bemolle~!--gridò alla seconda volta.
+
+--BEMOLLE!--urlò, frenetico, calpestando i pedali, afferrando con mano
+febbrile le irsute nere chiome che gli coprivano serrate e crespe la
+testa come un berretto d'astrakan.
+
+--Cos'ha questo «bemolle»?--chiese Fräulein alzando blandi occhi dal suo
+lavoro.
+
+Anne-Marie rise.
+
+--Io non so che cos'ha. Mi pare diventato matto!
+
+Così fu dato a Bertolini il nome di Bemolle, che gli rimase per sempre.
+
+Bemolle, che era sopratutto compositore, ora non componeva più. Egli fu
+ben presto uno dei Divorati. Le sue mattinate erano prese dal
+Professore. I suoi pomeriggi egli li diede ad Anne-Marie. Arrivava ogni
+giorno, dopo colazione, e senza dir nulla si metteva al pianoforte. Con
+accordi di dolcezza conturbevole, con arpeggi fluidi e preludianti,
+egli adescava la piccola Anne-Marie che lasciava giocattoli e racconti
+delle fate, e s'avvicinava, come attirata da un invisibile magnete.
+
+E poichè il Professore aveva detto:
+
+--Con questa bambina si può cominciare dalla fine,--Bemolle la condusse
+con inviti astuti e con musicali allettamenti, a traversare lieta e
+leggiera i trabocchetti del Paganini, gli abissi del Beethoven, le
+alture di Bach.
+
+E i suoi nove anni non erano compìti ancora.
+
+E venne il giorno in cui Nancy fu chiamata dal suo lavoro per sentire
+Anne-Marie che suonava la «Chaconne».
+
+Quel giorno Nancy, tornando nella sua camera, piegò e mise via la
+sciarpa con cui si era coperta le orecchie. Radunò i suoi manoscritti,
+li legò insieme, li baciò e disse loro addio. Poi li ripose. Per sempre.
+
+
+In risposta alla lettera di Nancy, il Selvaggio venne a Praga.
+
+Era assai confortante il rivederlo. La sua statura e le sue larghe
+spalle riempivano l'appartamento; la sua tranquilla forza soggiogava e
+calmava gli animi. Ben egli era «il baluardo» di cui Clarissa aveva
+parlato nella Villa Solitudine, tanti anni fa.
+
+Fortunata la donna che appartiene a un baluardo. Dopo ch'ella si sarà
+sforzata a buttarlo giù, si sarà agitata per smuoverlo, affannata per
+raggirarlo, e ferita per cozzarvi contro, siederà tranquilla e domata
+nella sua ombra protettrice, e ringrazierà il cielo d'averlo trovato
+incrollabile.
+
+Un'ora dopo l'arrivo del Selvaggio, la imperiosa Anne-Marie era
+soggiogata e rapita; Fräulein, sollecita e felice, s'affaccendava per
+rifocillarlo e ristorarlo; e Nancy, calma e serena in poltrona, lo
+contemplava; e le pareva che nulla più al mondo potesse perturbarla o
+ferirla.
+
+Quando fu sera, e che Fräulein era andata a condurre a letto Anne-Marie,
+il Selvaggio, fumando il suo sigaro, disse a Nancy:
+
+--Ho fatto ciò che mi chiedeste nella vostra lettera.
+
+--Non so più,--disse Nancy.
+
+--L'asilo fiorito e solitario in Italia vi aspetta. Ha un grande
+giardino e una immensa vista. Quando vi ci avrò installata, parto subito
+per il Transvaal.
+
+--Oh Dio!--disse Nancy.
+
+--Come dite?--disse il Selvaggio.
+
+--E' proprio necessario che andiate così lontano?
+
+--Sì; nella miniera di San Juan c'è qualche cosa che non va. C'è
+dell'acqua. Avrei dovuto partire molto prima; tre mesi fa, quando ve lo
+scrissi. Ma questo non vi riguarda,--soggiunse seccamente il Selvaggio.
+
+--E' vero,--disse Nancy, molto mite.
+
+--Dunque parliamo di voi e del vostro lavoro in Italia,--disse
+lui.--Quando contate di partire?
+
+Quella domanda fece scorrere nelle vene di Nancy un fremito di
+deliziante agitazione. «Quando contate di partire?» Che allettante, che
+incantevole frase!
+
+--Potrete essere pronta dopo domani?
+
+Anche in quelle parole che balsamo! che diletto! Nancy avrebbe voluto
+ascoltare eternamente delle domande simili.
+
+Ma egli aveva cessato di domandare, e aspettava ch'ella rispondesse.
+
+Rispose con esitanza.
+
+--Ma... e il violino di Anne-Marie?
+
+Egli aspettò che ella si spiegasse; ed ella spiegò. Anne-Marie sarebbe
+diventata uno straordinario virtuoso. Anne-Marie era una portentosa
+rivelazione di genio musicale--il grande maestro stesso lo aveva
+detto--e doveva quindi restare a Praga, dove vi era il Professore che
+le dava delle lezioni che nessun altro le poteva dare, e dove v'era
+anche Bemolle che dedicava tutto il suo tempo e tutto il suo talento a
+lei.
+
+Il Selvaggio ascoltò, con gli occhi fissi su Nancy.
+
+--E allora...?
+
+--Ah,--sospirò Nancy.--E allora...?
+
+--Volete lasciarla qui?--chiese il Selvaggio.
+
+--No,--disse Nancy.
+
+--Volete condurla via?
+
+--No,--disse Nancy.
+
+--E allora...?
+
+Nancy alzò lo sguardo, turbato sotto le alate sopracciglia, sul viso
+calmo e forte di lui.
+
+--Aiutatemi,--disse.
+
+Egli terminò di fumare il suo sigaro senza parlare. Poi la aiutò. La
+guardò bene in viso coi suoi chiari occhi sicuri, mentre le parlava.
+Disse:
+
+--Voi non potete seguire due strade diverse. Avete detto che il vostro
+Genio è una gigantesca aquila imprigionata che cogli artigli vi dilania
+il cuore.
+
+--E' vero. Ma da poi che vi scrissi, il Genio di Anne-Marie si è
+lanciato a risonante volo verso la luce.
+
+--Avete detto che i vostri pensieri non espressi erano un dolore, che il
+vostro lavoro non compiuto vi era uno strazio.
+
+--E' vero. Ma debbo io arrestare una viva fontana di musica, perchè i
+miei muti libri non scritti abbiano vita?
+
+Egli non rispose subito; poi disse:
+
+--Non vi è mai venuto il pensiero che forse la bambina sarebbe più
+felice, se, invece di essere un genio, non fosse altro che una semplice
+bambina?
+
+--No,--disse Nancy,--non mi è mai venuto in mente.
+
+--E non sarebbe forse stato meglio se anche voi, invece di essere poeta,
+foste stata semplicemente una donna felice?
+
+--Ah! forse,--disse Nancy.--Ma voi contate senza il mago... quello di
+Hamlin, sapete pure!
+
+--Non ne so nulla,--disse il Selvaggio.
+
+--Ma come? non sapete la leggenda del Pifferaro d'Hamlin? del mago dalle
+lunghe gambe, dalle vesti pezzate, che arrivò a Hamlin, la città
+infestata dai ratti?
+
+--Raccontatemela,--disse sorridendo il Selvaggio.
+
+E Nancy raccontò:
+
+--«Quanto mi pagherete,» disse al borgomastro il Pifferaro pezzato, «se
+vi libero la città dalla peste dei ratti?»--«Cinquemila corone,» disse
+il borgomastro, ridendo di lui.--«Cinquemila corone!» gridarono i
+cittadini, sperando in lui.--«Va bene,» disse il Pifferaro. E scese
+nella strada; e suonò il suo piffero per le vie della città. Allora da
+tutte le case sbucarono i ratti, tutti i ratti, piccoli e grandi, e lo
+seguirono. Giunse così alla montagna che è in fondo alla città. La
+montagna si aprì davanti al Pifferaro ed egli vi entrò suonando il suo
+piffero. E dietro a lui, spingendosi ed azzuffandosi, entrarono tutti i
+ratti, piccoli e grandi. La montagna si richiuse. E i ratti non
+tornarono mai più a Hamlin... Passò un anno, ed ecco, il Pifferaro
+riapparve a domandare che gli si pagassero le cinquemila corone. «Ma
+che!» dissero i cittadini che non avevano più ratti in casa.--«Ma che!»
+disse il borgomastro che non si ricordava di averne mai avuti.--«Va
+bene,» disse il Pifferaro. E scese nella strada e suonò il suo piffero
+per le vie della città. Allora da tutte le case sbucarono i bambini,
+tutti i bambini, piccoli e grandi, e lo seguirono, ballando e cantando.
+Giunsero così fino alla montagna che è in fondo alla città. E la
+montagna si aprì davanti al Pifferaro ed egli vi entrò suonando il suo
+piffero. E dietro a lui, spingendosi ed azzuffandosi, entrarono tutti i
+bambini, piccoli e grandi. E la montagna si richiuse. E i bambini non
+tornarono mai più a Hamlin.»
+
+Nancy tacque, e nelle chiare iridi veleggiarono i sogni. Poi soggiunse:
+
+--Io ero certo tra quei bambini che il Pifferaro chiamò!
+
+E Nancy rise, con un'ombra di tristezza nelle pupille.
+
+Il Selvaggio la guardava pensando che tra pochi giorni non l'avrebbe
+veduta più. Ma Nancy seguiva il filo dei suoi pensieri.
+
+--Il Pifferaro della Gloria! E' lui, che già da bambina m'ha
+chiamata!... Quelli che l'hanno udito, devono seguirlo. Devono lasciar
+tutto, calpestar tutto, e via, per vette e balze e precipizii, lo devono
+seguire!... Nei giorni e nelle notti la sua chiamata mi ha scosso i
+nervi, mi ha tolto a strappi e a brandelli il cuore. Ma non è, non è la
+sua chiamata che fa male: ~è di non poterla seguire!~ E' l'essere
+fermati e trascinati indietro da tutte le affettuose mani protese! I
+piccoli doveri quotidiani, come i grandi ed eroici amori, tutti, tutti
+s'uniscono per fermarci e richiamarci, e trattenerci. E così si resta...
+E si è vinti e vani e vuoti... Sì, vuoti! Perchè la nostra anima è
+partita dietro al Pifferaro!--Nancy trasse un lungo sospiro, ricordando
+molte cose. Poi disse, a voce bassa:--Ma ora il Pifferaro ha zufolato
+anche per Anne-Marie! Essa lo ha udito, e lo dovrà seguire. E se per
+seguirlo, il suo cammino passa sulle mie speranze infrante e sui miei
+libri non scritti, ebbene: glieli metterò sotto ai piedini, e le dirò
+che calpesti, corra, danzi! E che sia benedetta!
+
+--Che sia benedetta,--ripetè il Selvaggio.
+
+E Nancy disse:
+
+--Grazie.
+
+--Allora sia così,--diss'egli dopo una breve pausa.--Ma quando avete
+preso una decisione, non dovete rimpiangerla. Ricordatevi che se volete
+che vostra figlia sia un'aquila, dovrete strappare le ali vostre, e
+darle a lei.
+
+--Ogni singola piuma!--disse Nancy, con un pallido sorriso.
+
+--E quando gliele avrete date,--disse il Selvaggio,--ella le stenderà...
+e vi volerà via.
+
+--Lo so,--disse Nancy.
+
+--E voi resterete sola.
+
+--Sì,--disse Nancy, pensando agli anni a venire.
+
+E per veder lontano, chiuse gli occhi.
+
+
+
+
+XIX.
+
+
+Il Selvaggio rimase a Praga dieci giorni e condusse Anne-Marie sulla
+Moldau, e alla montagna bianca, e al Monte Petrino.
+
+Ed ecco giunta la sua ultima giornata. Venne nella mattinata, e invitò
+Miss Brown, sola, ad accompagnarlo alla vallata della Sarka. Miss
+Brown--egli sempre così la chiamava--accettò, pallidetta e quieta.
+
+Era una fulgida giornata estiva. La campagna era tutta accesa di
+papaveri rossi, come un cappello della festa da sguaiata provinciale.
+
+Il cuore di Miss Brown era triste.
+
+--Parto stasera,--disse il Selvaggio,--alle otto e quaranta.
+
+--Lo so. Me l'avete già detto venti volte,--disse Miss Brown.
+
+--Mi piace che ci pensiate,--disse lui; ed ella non rispose.--Vado nelle
+mie miniere nel Transvaal...
+
+--Me lo avete già detto duecento volte,--disse Miss Brown con petulanza.
+
+Egli proseguì calmo:
+
+--... nel Transvaal, e dovrò starci un anno, forse due anni e badare a
+quella miniera di San Juan. Poi ritornerò.--Tossì.--Oppure, non
+ritornerò.
+
+Nessuna risposta.
+
+--Non avete mutato nulla ai vostri propositi, riguardo all'andare in
+Italia a scrivere il vostro libro?
+
+--No, nulla,--disse Nancy, con due strisciette bianche ai lati delle
+narici.
+
+--Lo pensavo.
+
+Poi camminarono in silenzio. Il fiume scorreva, verdemarino e liscio e
+lucido come seta giapponese. Gli uccelli cantavano, e il vento correva
+sui papaveri.
+
+--Nancy,--diss'egli.
+
+Era la prima volta ch'egli la chiamava col suo nome. Ella si coprì la
+faccia e pianse.
+
+Egli non tentò di consolarla. Dopo qualche tempo le disse:
+
+--Siediti.
+
+Ed ella sedette sull'erba e continuò a piangere.
+
+--Mi ami dunque tanto?--chiese egli.
+
+--Perdutamente,--disse lei, alzando a lui i miti occhi inondati di
+lagrime.
+
+Egli le sedette accanto.
+
+--E sai che io ti amo più della mia vita?--disse.
+
+--Sì, lo so,--singhiozzò Nancy.
+
+Vi fu un altro breve silenzio. Indi egli disse:
+
+--In una delle tue lettere molto tempo fa, mi scrivesti: «Questo amore
+traverso la lontananza, questo amore che non ha chiesto l'aiuto di
+alcuno dei nostri sensi, questa è la celeste Rosa dell'Amore, la mistica
+Meraviglia, fiorita nelle nostre anime a diletto dei cieli». Vogliamo
+coglierla, Nancy? coglierla e portarla per diletto nostro?
+
+L'acqua correva chiacchierando al sole; e il vento volava sull'erba.
+
+Egli le tolse una mano dal viso e la guardò.
+
+--Rispondi,--disse colla voce bassa e veemente.
+
+--Allora,--disse Nancy,--se la cogliessimo... non sarebbe più la mistica
+Rosa celeste... non è vero?
+
+--Già,--disse lui.
+
+--Allora sarebbe una povera Rosa come tutti ne hanno... una rosa di
+tutti i giorni, e di tutti i giardini...
+
+--Già,--disse lui.
+
+Ella ritirò la mano dalla sua stretta. E la mano di lui rimase vuota e
+aperta nel sole; una grande mano, forte ma solitaria.
+
+--Oh, caro Sconosciuto!--disse Nancy, e si chinò in avanti, e baciò
+quella mano derelitta.--Non gettiamo via la mistica Rosa dei nostri
+sogni!
+
+--Non vuoi?--diss'egli, e il suo viso abbronzato era così pallido che
+anche Nancy, guardandolo, si sentì impallidire.
+
+E i suoi chiari occhi di sognatrice e di poeta si affondarono nei
+chiarissimi occhi dell'uomo solitario, dello Sconosciuto da tanto tempo
+così puramente amato. Ed ella pensò il suo amore come un argenteo scudo
+davanti al suo cuore, che la proteggesse.
+
+--Oh, no!--diss'ella, congiungendo paurosamente le mani.
+
+E tutta la tragica banalità d'una simile chiusa alla sua delicata storia
+d'amore, le oscurò di dolore gli occhi.
+
+Egli se ne avvide.
+
+--Che cosa pensi?--chiese con voce rauca.
+
+--Penso che quando voi sarete lontano, ed io dovrò continuare sola la
+mia strada, terrò il vostro amore come uno scudo sul mio cuore perchè mi
+difenda contro tutte le tristezze e contro tutte le viltà. E se lo
+scudo non sarà sfregiato, mi pare che mi proteggerà meglio, e
+potrò,--qui la voce le mancò in un singulto,--potrò anche alzarlo a
+difesa dell'innocente capo di Anne-Marie.
+
+--Sta bene, Miss Brown,--disse lui.
+
+Poi si chinò in avanti e le prese fra le due grandi mani il piccolo viso
+malinconico. La guardò a lungo, ed ella vide i duri occhi arrossarsi
+subitamente, come soffusi di pianto. Ma ripresero poco a poco la loro
+chiarezza fredda senza distogliere l'azzurrino sguardo da lei.
+
+--Brava Miss Brown,--disse,--brava piccola, coraggiosa, dolce Miss
+Brown.
+
+E la baciò in fronte.
+
+Quella sera partì, e se ne ritornò nelle sue miniere.
+
+
+
+
+XX.
+
+
+L'inverno seguente, allorchè Nancy era a Praga da quasi un anno, il
+Professore disse:
+
+--Il mese prossimo Anne-Marie darà un concerto orchestrale.
+
+--Oh! Herr Professor!--esclamò Nancy.
+
+--Cosa c'è?--disse il Professore.
+
+--Cosa c'è?--disse Anne-Marie.
+
+--Ma non ha che nove anni.
+
+--E allora?--chiese il Professore.
+
+--E allora?--chiese Anne-Marie.
+
+Chi potrà mai descrivere la febbrile agitazione dei giorni che
+seguirono?
+
+L'agitazione di Bemolle per la scelta del programma! L'agitazione di
+Fräulein per la scelta del vestito! L'agitazione di Nancy, che non
+chiudeva più occhio la notte, che si figurava Anne-Marie rifiutando
+all'ultimo momento di presentarsi al pubblico; o scoppiando in lagrime e
+smettendo in mezzo a un pezzo; o ammalandosi di spavento; o prendendo un
+raffreddore il giorno prima del concerto! Tutti erano in uno stato folle
+di esaltazione ed eccitamento, eccetto Anne-Marie stessa. Quanto a lei,
+pareva non preoccuparsene affatto.
+
+Doveva suonare il Concerto di Max Bruch? Benissimo. E la Fantasia
+Appassionata di Vieuxtemps? All right! E le variazioni di Paganini sulla
+corda di sol? Ma sì--e adesso, poteva andar fuori con Schopenhauer?
+(Perchè anche Schopenhauer, ormai un lungo cane semplice ed inelegante,
+assai più affettuoso che decorativo, era venuto a Praga, e aveva stretto
+amicizia con tutti gli allegri cani boemi del quartiere).
+
+--Usciamo pure,--disse Fräulein.--E andrò a vedere di questa veste rosa
+per il tuo concerto.
+
+--Oh, non rosa,--disse Nancy.--Ci vuole un vestito bianco.
+
+--Io voglio un vestito celeste,--disse Anne-Marie.
+
+E il vestito fu celeste.
+
+In una mattinata di vento e di neve Anne-Marie si recò alla sua prima
+prova d'orchestra. Nella immensa sala vuota del Rudolfinum, i cento
+maestri dell'orchestra aspettavano chiacchierando, quando le grandi
+porte di vetro laterali si aprirono, e Anne-Marie entrò, seguìta da
+Bemolle portando il violino, e da Nancy portando la musica, e da
+Fräulein portando Schopenhauer. Dietro a loro veniva il Professore, col
+cappello a larghe ali tirato giù sugli occhi; torceva tra le dita
+nervose un grande sigaro spento. Subito nell'orchestra fu un mormorìo di
+commozione e di sorpresa, e tutti applaudirono, picchiando con gli archi
+sui violini e i violoncelli.
+
+Anne-Marie fu presentata al direttore d'orchestra, Jaroslav Kalas, tutto
+sorrisi sotto ai lunghi baffi rossi; e poi Fräulein e il Professore la
+issarono sul palco, e Bemolle le diede fra le mani violino ed arco.
+
+Ed ora Jaroslav Kalas batte il suo leggìo e alza il braccio. Poi
+ricordandosi a un tratto di qualche cosa, si china verso Anne-Marie.
+
+--Hai il «la»?
+
+--Sì, grazie,--dice Anne-Marie, appressando all'orecchio il manico del
+violino, e con le dita della destra pizzicando leggermente le corde.
+
+Poi, con gesto deciso e rapido lo appoggia alla spalla sinistra e si
+mette in posizione.
+
+Di nuovo il direttore d'orchestra batte due colpi secchi sul leggìo, e
+alza il braccio.
+
+Br-r-r-r-r-r, rullano i timpani.
+
+«Re-do-si, re-do-si, re-e-e-e», sospirano in terze i clarinetti.--Una
+pausa. Anne-Marie alza lentamente il braccio destro e attacca il «sol»
+basso con arco deciso. La lunga nota freme, bassa e vibrante, con voce
+di violoncello. Ed ecco che Anne-Marie spicca la volata della cadenza
+ascendente, e si ferma sul pianissimo «re in alt», colla morbida
+sicurezza con cui una piccola volatrice di trapezio mette dopo un
+volteggio il piede fermo.
+
+Bemolle, che stava in piedi, si siede improvvisamente. Il Professore che
+era seduto, si alza in piedi.
+
+Ora Anne-Marie lancia come un razzo la seconda cadenza. Fräulein,
+solitaria e raggiante in una poltrona nel centro della platea vuota,
+muove la testa su e giù, continuamente e rapidamente come un giocattolo
+chinese. Nancy tiene il viso coperto colle mani.
+
+Ma la ragazzina, col capo chino sopra il suo istrumento suona il
+Concerto e non vede nulla. D'improvviso trasale, udendo dietro a lei il
+subitaneo rombo metallico degli istrumenti d'ottone; senza smettere di
+suonare e volgendo un poco il capo, li sogguarda con occhio incerto. Poi
+li comprende, li dimentica, e si lancia nella musica perdendovisi come
+in un mare di delizie. Sirena alata, ella passa e scorre, ondeggiante e
+lieve pel variato Andante; si affonda, si sommerge nelle profondità cupe
+dell'Adagio; poi si scaglia con subitaneo volo, vivido e
+scintillante--con un brillìo d'acque cascanti, un luccichìo di stelle,
+un saettar di razzi--nella sfolgorante magnificenza dell'Allegro finale.
+
+Un profondo silenzio. L'orchestra non ha applaudito; Kalas si volta; con
+gesto lento incrocia le braccia, e guarda il Professore. Ma il
+Professore sta cercandosi in tasca il fazzoletto. Si soffia il naso, e
+non guarda nessuno.
+
+Allora Kalas scende dal suo scanno, e prendendo solennemente una manina
+di Anne-Marie se la porta alle labbra e la bacia.
+
+Poi risale lesto al suo posto, batte il leggìo per far silenzio, e dice:
+
+--«Vieuxtemps, Fantaisie».
+
+E i fogli di musica, fruscianti, si volgono.
+
+
+Tutta Praga accorse al Rudolfinum, la sera del concerto; si affollò in
+platea, si stipò nelle gallerie, sedette, bisbigliando e tossendo, nelle
+poltrone e nei palchi.
+
+Poi l'orchestra Boema prese i suoi posti. Jaroslav Kalas salì al suo
+scanno, e fu suonata una Ouverture.
+
+Una breve pausa. Ed ecco, nel silenzio teso, intenso, apparire
+Anne-Marie col violino sotto al braccio.
+
+... Ora, ritta al suo posto, la minuscola figuretta bionda spicca come
+una miniatura azzurra sui neri abiti dei professori d'orchestra. Porta
+una corta veste ondeggiante di raso celeste, le calze e le scarpette
+nere; e la bionda chioma è divisa da una parte e legata con un nastro
+celeste sulla tempia. Pare l'incarnazione della serena infanzia; pare
+la sorella di tutte le bambine che sono al mondo.
+
+Un lungo mormorìo commosso passò nel pubblico; e nelle gremite gallerie
+fu un grande spingersi e sporgersi per poterla vedere.
+
+Calma e serena, Anne-Marie volse i tranquilli occhi su quelle mille
+faccie rivolte a lei. Girò lo sguardo quieto per il largo cerchio delle
+gallerie; e non appena la luce del suo sguardo li colpiva, tutti quei
+visi intenti, come per incanto, si rischiaravano d'un sorriso.
+Anne-Marie con un piccolo gesto del capo per gettare all'indietro i
+leggieri capelli, avvicinò all'orecchio la voluta del violino, e
+pizzicando piano le corde, ne ascoltò il mormorato responso. Il
+direttore d'orchestra ritto al suo posto con la bacchetta in mano, la
+guardava, pallidissimo.
+
+Anne-Marie gli fece con la testa un piccolo cenno, ed egli ribattè due
+colpi secchi sul leggìo. Br-r-r-r-r-r, rullarono i timpani...
+
+ *
+ * *
+
+Nella sala degli artisti alla fine del concerto la folla spingeva e si
+urtava per poter vedere e avvicinare Anne-Marie. Allora i direttori e
+gli inservienti ricacciarono indietro tutti, spinsero fuori tutti, e
+chiusero le porte.
+
+Un agente di polizia, grande e grosso, con un feroce piumaccio verde
+sull'elmetto, fu appostato di guardia davanti all'uscio.
+
+Il Professore che aveva ascoltato il concerto nascosto in un angolo
+remoto dell'ultima galleria, si fece strada come potè traverso la
+formidabile calca e, avendo dato alla guardia il suo nome, gli fu
+permesso di passare. La porta fu rapidamente richiusa dietro a lui.
+
+Il Professore entrò nella sala degli artisti portando nelle mani la sua
+cassetta da violino, vecchia e nera. Sulla grande tavola, ingombra di
+fiori presentati e gettati ad Anne-Marie, egli, cacciando indietro le
+odoranti masse, adagiò con cura il prezioso istrumento che pareva una
+piccola cassa da morto in mezzo ai fiori. Poi il Professore si guardò
+d'intorno, cercando Anne-Marie.
+
+Anne-Marie stava in fondo alla sala, vestendosi per andare a casa.
+Jaroslav Kalas le metteva il mantello, mentre Nancy, col viso smorto e
+gli occhi rossi, le stava legando al collo una sciarpa di seta bianca.
+Il Professore le fece segno di venire, e la bambina corse subito a lui.
+
+--Le è piaciuto il mio concerto, Herr Professor?--chiese Anne-Marie.
+
+Il Professore non rispose. Aprì la nera cassetta e ne tolse il magnifico
+istrumento biondo che da trent'anni era il suo conforto e orgoglio. Girò
+la caviglia del cantino e tolse la corda di «mi». Poi levò la corda di
+«la». Poi quella di «re». La sola corda d'argento del «sol» rimase a
+mantenere il ponticello. Il Professore contemplò il violino. Poi si
+volse solennemente alla bimba, che ritta e grave accanto a lui lo
+osservava.
+
+--Questo è il mio Guarnerius del Gesù,--disse il Professore.
+
+--Sì,--disse Anne-Marie.
+
+--Lo dò a te.
+
+--Sì,--disse Anne-Marie.
+
+--Suonerai sempre su questo violino le Variazioni del Paganini per una
+corda sola. E l'Aria di Bach.
+
+--Sì,--disse Anne-Marie.
+
+Il Professore ripose l'istrumento nella cassetta e la richiuse. Poi si
+volse con solennità alla bambina.
+
+--Io ti ho insegnato ciò che potevo,--disse.--La vita ti insegnerà il
+resto.
+
+--Sì,--disse Anne-Marie, e prese subito in braccio la cassetta del
+violino.
+
+Il Professore la guardò a lungo. Poi disse:
+
+--Guarda di mettere dei guanti caldi per uscire; nevica.
+
+Poi si volse rapidamente e lasciò la stanza.
+
+Nancy mise le braccia intorno alla sua bambina.
+
+--Ma, amor mio! Hai dimenticato di ringraziarlo!
+
+Anne-Marie tenendo stretto nelle due braccia la cassetta, levò verso sua
+madre gli occhi innocenti:
+
+--Come si può ringraziarlo? A che cosa serve ringraziarlo?--disse.
+
+E Nancy sentì che aveva ragione.
+
+--Dove sono i miei guanti? Lui mi ha detto di metterli,--disse
+Anne-Marie, guardandosi intorno.--E dov'è Fräulein?
+
+Fräulein non c'era. Fräulein aveva il cuore debole. Le era venuto male
+dopo il secondo pezzo, e si era dovuto mandarla a casa in carrozza.
+
+--E Bemolle?
+
+Bemolle--che aveva ascoltato i pezzi stringendosi convulsamente la
+fronte tra le mani, e che, per reazione, aveva pianto copiosamente ad
+ogni intervallo--si avvicinò col naso gonfio e i baffi spioventi;
+portava in mano l'altra cassetta col violino di Anne-Marie.
+
+--Perchè fate così?--disse Anne-Marie, guardandolo con leggiero
+disprezzo.--Perchè fate quelle faccie?
+
+Bemolle non potè risponderle.
+
+Ecco, erano pronte. Nancy voleva dare la mano ad Anne-Marie, ma la
+piccina portava il Guarnerius e i fiori, e non potè. Gli inservienti in
+uniforme salutarono, e spalancarono le porte.
+
+Anne-Marie che aveva già fatto un passo innanzi, si fermò di botto.
+Davanti a lei il vasto corridoio era stipato, gremito d'una folla
+immensa e silenziosa, divisa in due lunghe file accalcate, che
+lasciavano appena uno stretto passaggio libero in mezzo. E lontano, in
+fondo al vestibolo presso le porte, si vedeva ancora la gente ondeggiare
+e sospingersi come marosi battuti dal vento.
+
+Anne-Marie si volse a sua madre.
+
+--Mamma! che cosa aspetta tutta questa gente?
+
+Nancy, scossa e convulsa dall'emozione, non potè rispondere. Sorrise
+colle labbra tremanti:
+
+--Andiamo, cara,--disse.
+
+--Ma no! ma no!--disse Anne-Marie,--non voglio andare. Tutti aspettano
+per vedere qualche cosa. E voglio aspettare anch'io, per vedere cosa
+c'è!
+
+Ma la folla l'aveva intravveduta e già si spingeva rumoreggiante e
+formidabile verso di lei; allora la grande guardia col piumaccio si
+chinò, la afferrò, e sollevandola come fosse una piuma, se la posò sulla
+spalla. Poi si spinse avanti facendosi largo attraverso il tumulto.
+
+Anne-Marie, dopo il primo istante di sbigottimento, rideva serrando tra
+le braccia i fiori e la cassetta del violino; questa sbatteva sull'elmo
+della guardia ad ogni passo che egli faceva. Nancy, nella calca, li
+seguiva ridendo e singhiozzando, sentendo mille mani afferrare le sue,
+mille voci commosse benedirla e felicitarla.
+
+--Mamma fortunata! Mamma benedetta!
+
+Essa non sapeva come rispondere. Rideva e piangeva, dicendo:
+
+--Grazie! Oh, grazie! grazie!
+
+Ed ecco, finalmente!--erano in carrozza tutt'e due, strette l'una
+all'altra, tenendosi abbracciate. Lo sportello fu chiuso, e cento visi
+ridenti si affacciarono intorno ai vetri.
+
+--Salutali,--disse Nancy,--Salutali colla mano.
+
+E Anne-Marie li salutò colla mano, e coi fiori, e con tutte e due le
+mani, ridendo e battendo le dita contro i vetri.
+
+Le grida d'evviva della folla spaventarono i cavalli che si rizzarono
+scalpitando, e partirono al galoppo per le notturne strade.
+
+Ecco, erano sole. Nancy aveva messo il braccio intorno alla sua bambina
+e la testina bionda le posava sul petto. Il Guarnerius era ai loro
+piedi, e tutti i fiori erano caduti dalle mani di Anne-Marie sulla
+cassetta nera che pareva una piccola cassa da morto.
+
+Così s'allontanarono dal fragore e dalle luci, e traversarono le buie
+strade silenziose tenendosi strette, senza parlare.
+
+Dopo un gran pezzo Anne-Marie disse:
+
+--Ti è piaciuto il mio concerto, Liebstes?
+
+Aveva imparato da Fräulein il tenero appellativo tedesco.
+
+--Sì,--sussurrò Nancy.
+
+--Ho suonato bene?
+
+--Sì, piccola cara! piccola mia!
+
+Un lungo silenzio.
+
+--Sei felice, Liebstes?
+
+--Sì, sì, sì! Sono felice,--disse Nancy.
+
+
+
+
+XXI.
+
+
+Non era passata una settimana che già Nancy aveva scoperto che è ardua
+cosa essere la madre di una celebrità. Torrenti di lettere le piovevano
+in casa, e tutte domandavano delle risposte; diluvi di estranei le
+invadevano il tranquillo appartamento nel Vinohrady e tutti
+s'aspettavano di essere ricevuti.
+
+A partire dalle sette del mattino, giovani violinisti rivali
+passeggiavano sotto le loro finestre per sentire se Anne-Marie studiava;
+e che cosa studiava; e come studiava. Ragionavano che, per suonare così,
+certo doveva studiare tutto il giorno. Non udendola, erano convinti che
+si esercitava su un violino muto, e se ne andavano delusi e amareggiati.
+Verso le dieci la sorridente cameriera, Lori, aveva già aperto la porta
+a due o tre giornalisti, a due o tre impresarii, a due o tre mamme con
+due o tre bambini; e nessuno di essi pareva sentire la necessità di
+andare a casa a far colazione.
+
+Facevano a Nancy molte domande e le davano molti consigli. E i
+giornalisti prendevano molte note.
+
+--Quante ore al giorno studia la bambina?
+
+--Due o tre ore,--rispondeva Nancy.
+
+--Troppo!--esclamavano le madri.
+
+--Troppo poco!--esclamavano gli impresarii.
+
+E i giornalisti prendevano note.
+
+--A che età ha cominciato?
+
+--Tra i sette o gli otto anni,--rispondeva Nancy.
+
+--Troppo presto!--gridavano le madri.
+
+--Troppo tardi,--gridavano gli impresarii.
+
+--Dorme, di notte?--domandavano le madri.
+
+--Che onorari vi aspettate?--chiedevano gli impresarii.
+
+--Perchè la vestite di celeste?--chiedevano le madri.
+
+--Perchè non la vestite da maschio e dite che ha cinque
+anni?--chiedevano gli impresarii.
+
+--Speriamo che la lascerete suonare molto per beneficenza,--dicevano le
+madri.
+
+--Speriamo che non la lascerete mai suonare per beneficenza,--dicevano
+gli impresarii.
+
+--Chi sa com'è nervosa!--dicevano le madri.
+
+--Chi sa quanti quattrini guadagnerà!--dicevano gli impresarii.
+
+E i giornalisti prendevano note.
+
+Uscendo, gli impresarii dicevano a Lori:
+
+--E' vero che ha sedici anni e le danno del «whiskey», per tenerla
+piccola?
+
+E le madri uscendo dicevano a Lori:
+
+--E' vero che suo padre la bastona tutto il giorno per farla studiare?
+
+E Nancy era mortificata e piangeva.
+
+Ma Anne-Marie in quell'ore andava fuori a passeggio con Fräulein e, coi
+capelli stretti in due treccie per non farsi riconoscere, saltellava nel
+parco e giocava al cerchio e alla palla colle bambinette boeme che non
+sapevano che ella fosse una celebrità. E le bambine boeme le tiravano le
+treccie e le davano dei pizzicotti e mettevano anche fuori la lingua,
+sempre non sapendo che fosse una celebrità. (E se lo avessero saputo,
+avrebbero fatto lo stesso). Anche Anne-Marie non sapeva di essere una
+celebrità; e voleva molto bene alle bambine boeme che mettevano fuori la
+lingua e le tiravano i capelli.
+
+Frattanto la fama del «Wunderkind» era arrivata a Vienna; e tosto
+Anne-Marie fu invitata a suonare in quella città nella grande sala del
+Musik-Verein.
+
+Dissero addio al Professore con molte lagrime di riconoscenza, e
+partirono, portando via il suo miglior violino e il suo unico
+assistente, perchè fu deciso che Bemolle andrebbe con loro a Vienna, per
+portare il violino, e fare le commissioni, e badare ai bagagli; e
+sopratutto per incaricarsi, quale uomo pratico, di trattare gli affari.
+Perchè di ciò che riguardava gli affari, nè Fräulein, nè Anne-Marie--e
+meno ancora Nancy--potevano dirsi competenti. Anche Bemolle era
+nervosissimo a questo proposito, perchè, come diceva lui, di transazioni
+finanziarie non ne aveva mai fatte in vita sua. Ma il Professore (che di
+affari se ne intendeva quanto Anne-Marie) s'incaricò di addottrinarlo.
+
+--Bada,--disse a Bemolle,--che bisogna diffidare degli impresarii. Tutti
+lo dicono.
+
+--Lo so,--disse Bemolle, già terrorizzato.
+
+--Bisogna essere armati di tutto punto,--continuò il Professore.--Vedi;
+tu dopo il concerto vai alla cassa, e lì c'è l'agente o l'impresario che
+ti dà tutti i biglietti e tutto il denaro che ha preso. E tu devi
+contare i biglietti e contare il denaro; e devono corrispondere. Vedi?
+
+Sì, Bemolle vedeva.
+
+E così partì, armato di tutto punto. E seguì a puntino i consigli
+datigli dal Professore. Sempre, in tutte le città, dopo tutti i
+concerti, si presentava con aria d'uomo positivo e rotto agli affari,
+alla cassa, dove il sorridente agente o impresario aveva già fatto da
+due ore i conti. E Bemolle prendeva con viso fosco e aria importante il
+nitido «bordereau», e i bene ordinati biglietti d'ingresso, e i denari
+ben accomodati a pacchi e mucchietti.
+
+Allora Bemolle guardava accuratamente il bordereau, e contava i
+biglietti, e contava i denari; (il sorridente impresario intanto
+girellava fumando, o se n'andava addirittura, osservando a Bemolle che
+tanto aveva completa fiducia in lui!) E tutto corrispondeva sempre con
+la massima accuratezza.
+
+Dunque dal lato affari le cose erano in ordine; e Bemolle si domandava
+perchè mai fosse prevalente quell'ingiusta superstizione riguardo alla
+disonestà degli impresarii.
+
+La immensa sala del Musik-Verein era affollata per il primo concerto di
+Anne-Marie. Era gremita e rigurgitante per il secondo, e per il terzo, e
+per il quarto. Una bionda arciduchessa invitò la fanciulletta a suonare
+per i suoi bambini, e la piccola bocca di Anne-Marie apprese a formulare
+le frasi che si rivolgono alle Altezze Reali, e le sue gambette nere
+furono addestrate a inchini e riverenze.
+
+Poi fu Berlino che telegrafò perchè venisse «das Wunderkind»; e la
+piccina miracolosa andò a Berlino e suonò del Bach e del Beethoven nella
+consacrata «Saal der Philharmonie». Due vecchi alti e canuti vennero
+alla fine del concerto a vederla nella sala degli artisti; e
+solennemente le baciarono la fronte innocente ed ispirata, invocando su
+lei la benedizione del cielo.
+
+Quando partirono, Nancy vide Bemolle che si precipitava dietro a loro;
+vide le due venerande figure fermarsi e parlare con lui, poi,
+sorridendo, stringergli la mano.
+
+--Ma che cosa avete fatto, Bemolle?--chiese Nancy.
+
+E Bemolle, che dal debutto di Anne-Marie in poi pareva costantemente
+dibattersi in un mare di commozioni, esclamò col viso pallido e gli
+occhi rossi:
+
+--Ho stretto la mano a Max Bruch e a Joachim! Ora non m'importa di
+morire!
+
+E sempre alla fine dei concerti la folla aspettava all'uscita la piccola
+Anne-Marie. Ed essa passava tra le grida d'evviva, tra gli applausi e le
+acclamazioni, sorridendo a destra, sorridendo a sinistra, salutando da
+una parte e dall'altra, ringraziando e sorridendo ancora. E dietro a lei
+veniva Nancy, tremante e commossa, ringraziando, sorridendo,
+salutando...
+
+Sovente la folla era così grande che la bambina non poteva passare; e
+doveva essere portata a braccia traverso la calca, ridendo dall'alto a
+tutti, e agitando le mani piene di fiori. Poi era uno stiparsi ed
+accalcarsi intorno alla carrozza. Nancy vi entrava dietro ad Anne-Marie
+come poteva, affannata e ansante, lagrimosa e ridente. Le portiere erano
+chiuse, e via! si partiva al galoppo, mentre Anne-Marie salutava ancora,
+ridendo e picchiando le dita ai vetri, prima dell'una finestra e poi
+dell'altra, in segno d'addio... Finalmente le grida e gli applausi, e i
+giovani che ancora tentavano di seguire la carrozza a corsa, tutti
+erano lasciati indietro, e la piccina ricadeva con un piccolo sospiro di
+gioia nelle braccia di sua madre.
+
+--Ti è piaciuto il mio concerto, Liebstes? Ho suonato bene, cara mamma
+mia?
+
+Era quella l'ora felice di Nancy. Durante i concerti essa non
+viveva--quasi non respirava: sedeva immobile, agghiacciata di paura. I
+concerti stessi erano per lei una tortura: la tramutavano in una statua
+di terrore, la avviluppavano di spavento come di un lenzuolo di
+ghiaccio.
+
+Mentre la piccola Anne-Marie suonava, calma e estatica, lievemente mossa
+dall'alitare della melodia come ondeggia un fiore al vento--Nancy
+bianca, rigida, agghiacciata dal panico, sedeva in mezzo al pubblico
+(dove Anne-Marie sempre la voleva); teneva le mani convulsamente
+strette, e sentiva il suo cuore martellare rapido e cupo nelle tempia.
+
+L'azzurra luce sognante degli occhi di Anne-Marie girava per l'uditorio,
+poi si fermava sul viso di sua madre... E l'angelica figurina suonante
+sorrideva.
+
+Nancy si sforzava allora di rispondere a quel sorriso: Anne-Marie la
+vedeva torcere la bocca in una smorfia strana, un sorriso terrorizzato
+che rimaneva poi impietrito su quel viso stravolto dalla paura.
+
+Allora la bambina, anche mentre suonava, era presa dalla voglia di
+ridere. E se, per l'appunto stava eseguendo qualche sbalorditiva
+difficoltà del Paganini, qualche fantastica bravura dell'Ernst o del
+Bazzini, essa fissava il volto terrorizzato di sua madre, e un lampo
+malizioso le scintillava negli occhi. Intanto sulle corde le dita
+correvano, balzavano, balenavano, e l'arco volava aereo, come un raggio,
+come una saetta!
+
+Nancy, guardandola, e sempre foggiando le pallide labbra a
+quell'agghiacciato sorriso, diceva tra sè e sè:
+
+--Mio Dio! mio Dio! adesso si fermerà, dimenticherà, si confonderà! Non
+è possibile che tenga a mente quelle mille e mille note! Adesso si
+romperà una corda! Mio Dio mio Dio! ora succederà qualche cosa! e se il
+mio cuore continua a battere così, io cadrò per terra, e morirò.
+
+Ma nulla accadeva--e Nancy non moriva; e il pezzo finiva. E gli applausi
+crepitavano e scrosciavano intorno a lei.
+
+Il concerto terminava... E poi erano insieme, sole insieme, nella
+movente penombra della carrozza piena di fiori.
+
+--Sei felice, mamma mia cara?
+
+--Sì, sì, sì! sono felice, adorata mia!
+
+
+Nel mite mese di maggio andarono a Londra.
+
+Londra! la patria del padre di Nancy--Londra, vicina all'Hertfordshire,
+dove Nancy aveva passato i primi otto anni della sua vita!
+
+A bordo dell'agitato battello sulla Manica, Nancy additò alla sua
+bambina le bianche scogliere britanniche.
+
+--Guarda piccola mia,--e la sua voce era tremante e intenerita,--quella
+è l'Inghilterra!
+
+--Lo so,--disse Anne-Marie.
+
+--Devi amare l'Inghilterra,--disse Nancy.
+
+--Vedremo,--rispose il prodigio, che non intendeva d'amare su comando.
+
+Fräulein Müller era agitata da mille reminiscenze. Era lì, a Dover, che
+la madre di Nancy,--Valeria--dolce e giovine e Italiana, le era venuta
+incontro ventiquattro anni fa!... Avevano preso il thè, con pane e
+burro, nel treno... Avevano entrambe perduto l'ombrello... e pioveva...
+
+Anche oggi pioveva, grevemente, malinconicamente, sul triste paesaggio
+verde della contea di Kent, che il treno attraversava, correndo verso
+Londra.
+
+Bemolle, rannicchiato in un angolo colla fronte appoggiata al vetro
+lacrimoso, pensava all'Italia.
+
+Rivedeva un villaggetto ai piedi dell'Appennino, dove la sua vecchia
+madre viveva, rassegnata e solitaria, seguendo coi semplici pensieri il
+figlio errabondo in paesi lontani. Egli doveva ritornarle un giorno
+celebre e ricco: partendo non le aveva egli promesso che quando si
+sarebbe data la sua prima Opera alla Scala di Milano, vi avrebbero
+assistito insieme, loro due, in un palco colle tende di velluto
+rosso?... Anche l'opera di Bemolle aspettava, mentre egli correva per
+l'Europa portando il violino di Anne-Marie. Anche Bemolle era uno dei
+Divorati.
+
+Il primo concerto a Londra ebbe luogo otto giorni dopo il loro arrivo.
+
+Il «Manager», roseo e pulito, con una faccia di bambino ben lavato su
+due spalle d'Ercole, girava per i corridoi del Queen's Hall battendo
+sulle spalle i conoscenti, i critici e gli intenditori.
+
+--Che cosa ne dite, eh? Rivelazione! Miracolo! Io non ho mai creduto
+alla storia di Giona che ha vissuto tre giorni nella balena. Ebbene,
+adesso ci credo. Adesso credo a tutto. Se questa bambina può suonare
+così il concerto di Beethoven, non c'è una ragione al mondo perchè non
+si possa vivere in una balena. Non vi sono più miracoli. Non vi sono più
+impossibilità.
+
+--E' vero,--dicevano i musicisti inglesi.--E' proprio vero. Ah! la
+musica! Come innalza! Come commuove! Allora domattina siamo intesi, si
+va a giocare al golf?
+
+
+
+
+XXII.
+
+
+--Anne-Marie, il Re vuole udirti a suonare.
+
+--Il Re? il vero Re?
+
+--Sì!
+
+--Non un Re di racconti delle fate?
+
+--No. Il Re d'Inghilterra.
+
+--Quello che era ammalato tanto tempo fa e che io ho fatto guarire?
+
+Nancy sorrise.
+
+--L'hai fatto guarire tu? Questo non lo sapevo.
+
+--Sì,--disse Anne-Marie con gravità.--L'ho fatto guarire io. Il giorno
+del mio natalizio al Gartenhaus. Tu eri via.
+
+--Sì, io ero via,--sospirò Nancy.
+
+--E avevo sette candele intorno alla torta che mi aveva regalato
+Fräulein.
+
+--«Das Geburtstagskuchen»,--pronunciò Fräulein, con gutturale
+solennità.--Avevi sette candele; una per ogni anno della tua vita.
+
+--E, sai, mamma!--ogni candela è un desiderio,--spiegò Anne-Marie a sua
+madre.--Si desidera una cosa, poi si soffia, e se la candela si spegne
+subito, allora il desiderio si compie. Fräulein l'ha anche messo in
+poesia:
+
+ _Se il cuore è puro
+ E il desiderio sicuro,
+ Spegni la candela,
+ E avrai tutto quello che vuoi._
+
+--Ma no, ma no,--corresse Fräulein.--Non è così. Gli ultimi due versi
+sono:
+
+ _Soffia una sola volta,
+ E vuol dire che il cielo ti ascolta!_
+
+Nancy rise.
+
+--Ma non vedo cosa c'entri col Re.
+
+--C'entra,--spiegò Anne-Marie.--Perchè io avevo sette desideri, e ne
+avevo fatto una lunga lista tanto tempo prima. Avevo desiderato,--e
+Anne-Marie colla testa appoggiata al petto di sua madre, enumerò:--prima
+un cavallino tutto bianco con la coda lunga; poi una casa pel
+Schopenhauer; poi un battello a vapore per andarti a prendere, perchè
+non venivi mai; poi un vestito magnifico per Fräulein; e poi un orologio
+d'oro per Elisabeth; e poi un altro orologio, più d'oro, per te; e poi
+un altro per me; e poi un altro cane, non come Schopenhauer, ma nero con
+zampe bianche; e poi...
+
+--Ma mi pare che siano già più di sette cose,--disse Nancy.
+
+--Ce n'erano ancora! Ed erano tutte cose di cui avevo molto
+bisogno,--disse gravemente la piccola.--Ma allora tu mi hai scritto che
+il Re era ammalato.
+
+--Mi ricordo,--disse Nancy.
+
+--Mi hai detto che era il Re del tuo papà, ed era tanto buono che
+perdonava tutti. Degli intieri paesi pieni di gente cattiva, lui li
+perdonava!
+
+--E' vero,--disse Nancy.
+
+--E mi hai detto di pregare il buon Dio che lo facesse guarire.
+
+--Sì,--disse Nancy.
+
+--Io invece non ho fatto così. Ho detto a Dio: «Aspetta un momento!» E
+il giorno dopo era la mia festa, e avevo i sette desideri.
+Allora,--continuò gravemente Anne-Marie, assorta nei ricordi,--quando ho
+visto le candele accese ho pensato che per il tuo Re rinuncerei a un
+desiderio... e invece dell'orologio per Elisabeth, ho desiderato che il
+Re guarisse. Poi ho rinunciato anche al vestito per Fräulein, e ho
+desiderato ancora che guarisse il Re. Poi ho pensato che potevo anche
+fare a meno del cane nero; e poi ho lasciato andare anche il cavallo, e
+il bastimento, e tutto!--Anne-Marie alzò verso la madre i fidenti occhi
+azzurri.--E ho spento tutte le candele perchè guarisse il Re!... Così, è
+guarito.
+
+Nancy la baciò.
+
+--Che buona bambina,--disse.
+
+--E adesso, proprio quel Re vuol vedermi e sentirmi suonare!--disse
+Anne-Marie, pensosa.--Come è strano!... Credi che farei bene a dirgli
+che l'ho salvato io?
+
+--Forse no,--disse Nancy.--Forse è più bello averlo fatto senza
+dirglielo.
+
+... E Anne-Marie non lo disse.
+
+
+--... Ma egli lo sapeva, lo sapeva! Io non gli ho detto niente, eppure
+lo sapeva,--singhiozzò Anne-Marie, chiusa nelle braccia di sua madre, e
+tutta scossa d'emozione, narrandole alla sera gli avvenimenti di quel
+giorno solenne.--L'ho visto nei suoi occhi che mi guardavano così
+dolcemente! Oh mamma! mentre suonavo avrei voluto dirgli che, se allora
+ho dato sette desideri per la sua vita, oggi, che ho dieci anni, potevo
+dargliene tre di più!... Ma quando ho smesso di suonare, egli mi ha
+detto: «Grazie! oh, grazie!»... Eppoi mi ha baciata. Dunque sapeva
+tutto!... Sapeva quanto l'amavo!--Anne-Marie avvicinò la guancia al viso
+della mamma, e soggiunse piano:--Forse Dio gliel'ha detto!
+
+
+Ora, forse, o piccola Anne-Marie, Dio gliel'ha detto.
+
+ * * * * *
+
+
+
+
+XXIII.
+
+
+Furtivo, in punta de' piedi, il Pifferaro Pezzato passò vicino ad
+Anne-Marie e le suonò piano piano all'orecchio le sue melodie.
+Anne-Marie lo ascoltò con occhi larghi e smarriti. E quelle melodie,
+essa le udiva tutto il giorno ronzare e mormorare e cantare nelle
+orecchie, finchè, per liberarsene, le fece imprigionare sulla carta da
+Bemolle.
+
+Tutto ciò ch'essa udiva si svolgeva in canti, si scioglieva in armonie,
+si divideva in ritmi. Le rime di «Mother Goose» furono tutte messe in
+musica. Anche «Struvelpeter» e «La vispa Teresa» e «Ara bell'ara». Tutti
+i versi che udiva li musicava. Tutti i personaggi prediletti delle fiabe
+di Andersen--la Principessa e la piccola Sirena, la cattiva Matrigna e i
+perfidi Gnomi--tutti corrispondevano nella mente di Anne-Marie a certe
+battute di musica.
+
+Bemolle, sbigottito, esclamava:
+
+--Ma questa bambina ha il senso del _Leitmotiv_!
+
+Era stato deciso che Bemolle avrebbe le sue mattinate libere, perchè
+potesse lavorare alle sue composizioni. Due o tre anni prima egli aveva,
+mediante molti sacrifici e piccole privazioni, comperato un buon
+libretto per la sua sognata opera, di cui già a Praga, quando veniva col
+Professore a suonare per Anne-Marie, aveva cominciato a comporre i
+principali temi. Era anche nel bel mezzo di un poema sinfonico sulla
+poesia di Edgar Poe, «Eldorado». Egli talvolta ne suonava dei brani ad
+Anne-Marie, e più sovente a Nancy.
+
+ Gaily bedight, a gallant knight,
+ In sunshine and in shadow...
+
+--Sentite?--diceva curvo sul pianoforte, suonando con molto pedale e
+molto agitar della sua folta chioma nera,--il Cavaliere parte... è pieno
+di speranza e di coraggio! Sentite questo battito, questo galoppo e
+rimbombo? è il galoppo del Cavallo, ed il battito del cuore del
+Cavaliere.
+
+Sì, sì; Nancy sentiva benissimo il Cuore e il Cavallo del Cavaliere.
+
+--Ed ora...--il tappeto di ricci neri sulla testa di Bemolle descriveva
+una curva subitanea e piombava quasi a toccare la tastiera,--ecco
+l'Apparizione, l'Ombra velata, che lo ferma e gli parla!... Sentite
+l'Ombra come mormora e borbotta?
+
+--Io la farei borbottare in re minore,--disse Anne-Marie.
+
+E poi uscì dalla stanza gaia e leggera, lasciando nel cuore di Bemolle
+un senso di vago scontento con la sua Ombra che borbottava in fa
+maggiore.
+
+Ben presto, essendovi molte cose da fare--molti programmi da preparare,
+e lettere da rispondere, e scritture da accettare o rifiutare--Bemolle
+dovette mettere da parte la sua opera e il suo poema sinfonico, e
+dedicarsi esclusivamente alle cose pratiche riguardanti i concerti e i
+viaggi.
+
+Tutt'e tre--Nancy, Fräulein e Bemolle--erano un po' confusionari e
+distratti. Sovente si confondevano nelle date degli impegni presi.
+
+--Il teatro Costanzi a Roma ha telegrafato chiedendoci tre concerti in
+febbraio. Naturalmente ho accettato,--gridò Bemolle, trionfalmente, un
+giorno che Nancy ed Anne-Marie ritornavano da uno dei temuti e
+inevitabili ricevimenti dati nel West End in loro onore.
+
+--Ma--disse Nancy con fronte turbata--non avevamo accettato Stoccolma
+per febbraio?
+
+--E' vero!--esclamò Bemolle, battendosi la fronte.--E adesso come
+facciamo? Bisognerà ritelegrafare a Roma, e rifiutare.
+
+--Oh! non rifiutiamo Roma!--esclamò Nancy.--Disdiciamo piuttosto
+Stoccolma.
+
+Dunque disdissero Stoccolma; e promisero a quella città una data in
+marzo, immediatamente dopo Roma e immediatamente prima di Berlino, dove
+Anne-Marie era scritturata per la «Kaiserfest» a suonare il Concerto di
+Max Bruch, accompagnata da quel grande compositore in persona.
+
+Quando--con molte difficoltà e molti telegrammi--questo itinerario fu
+chiaramente stabilito, Nancy, guardando il taccuino di Bemolle in cui
+venivano notati gli impegni e le date, osservò:
+
+--Come faremo ad andare da Roma a Stoccolma, e da Stoccolma a Berlino in
+sei giorni, con tre concerti in mezzo?
+
+--Non è possibile,--disse Fräulein.--Metti che da Berlino a
+Warnemünde...
+
+--Oh, non importano i dettagli, Fräulein,--sospirò Nancy.--E' chiaro che
+non si può fare.
+
+--Bisognerà disdire i concerti di Roma,--osservò Fräulein.
+
+--Non si può, non si può,--esclamò Bemolle.
+
+--Ebbene, allora bisogna rinunciare a Berlino,--disse Nancy.
+
+--Impossibile! assolutamente impossibile.
+
+--Allora non ci resta che a ricancellare Stoccolma.
+
+E ricancellarono Stoccolma, mediante telegrammi che costarono cento
+cinquanta franchi, e pagando un indennizzo di due mila franchi; senza
+tener conto delle umilianti lettere piene di minaccie e di
+recriminazioni che per un pezzo amareggiarono la loro esistenza.
+
+--Io credo--disse Nancy--che forse faremmo meglio ad avere un
+impresario. Mi pare che facciamo molti pasticci nei nostri affari.
+
+Dunque fu deciso che prenderebbero un impresario. Dopo molte titubanze,
+incerti tra il piccolo genovese bruno che li aveva seguìti per tutto il
+Continente e il grande impresario di Parigi che si era offerto
+telegraficamente una volta sola, decisero finalmente in favore di un
+simpatico uomo biondo che avevano conosciuto a Vienna, d'apparenza seria
+e onesta, e che aveva promesso loro delle cose mirabolanti. Gli
+telegrafarono subito; già, nessuno scriveva mai lettere. L'enorme
+corrispondenza che arrivava da tutte le parti del mondo, vagava dalle
+tasche di Bemolle alle cartelle di Nancy, poi, dopo una breve sosta
+nelle valigie di Fräulein, spariva nei bauli e veniva portata in giro
+per il mondo in grandi buste gialle coll'iscrizione: «lettere da
+rispondere».
+
+L'impresario di Vienna rispose chiedendo duecento corone per le spese di
+viaggio; che gli furono prontamente e telegraficamente mandate.
+
+Poi l'impresario non arrivò.
+
+--Questo non dobbiamo tollerarlo,--disse Fräulein.
+
+E non lo tollerarono. Andarono da un avvocato, che richiese la
+corrispondenza e centocinquanta lire per le spese preliminari. Queste
+gli furono date. E la cosa finì lì. Eccetto che circa un anno dopo,
+quando avevano già dimenticato di che cosa si trattava, un conto
+dell'avvocato (per altre duecento trentasette lire) che li aveva seguìti
+per tutta Europa, li raggiunse a Pietroburgo.
+
+E lo dovettero pagare.
+
+Nel frattempo avevano preso l'impresario parigino. Era un grande
+impresario che aveva «lanciato» tutti i più grandi astri del mondo
+artistico.
+
+Egli non volle spese di viaggio. Arrivò abbagliante di cravatta,
+stupefacente di gilet, risplendente di cilindro. Aveva già fissato,
+prima di partire da Parigi, quattro concerti «Colonne» per Anne-Marie.
+Lui non era uno dei vostri impresarii-marmotta. Nossignore. Ecco il
+contratto già pronto in duplicato da firmare.
+
+Il lucido occhio dell'impresario si posò un istante con critico esame su
+Bemolle. Poi, in uno sguardo rapido, misurò Fräulein; e da Fräulein il
+suo occhio accorto passò al dolce viso un po' incantato di Nancy. Bene.
+L'impresario era contento. Con queste persone si poteva andar d'accordo.
+In quanto ad Anne-Marie l'impresario non le badò affatto. L'aveva udita
+a suonare due volte. Bastava. Anne-Marie come Anne-Marie non lo
+interessava. Anne-Marie come artista lo interessava ancora meno.
+Anne-Marie era semplicemente la piccola «~boîte à musique~»,
+sorprendente e sensazionale, equivalente a una somma di denaro in sei
+cifre nel suo portafogli.
+
+Ecco dunque il contratto. Chi lo firmava? Non c'era padre? Bene, bene.
+Lo firmasse pure la madre, che faceva lo stesso.
+
+Nancy espresse timidamente l'opinione che forse prima di firmarlo era
+bene leggerlo, e tutti, anche l'impresario, furono d'accordo con lei.
+
+Dunque Nancy, Bemolle e Fräulein lessero con grande cura il documento;
+mentre l'impresario beveva del Malaga e fumava delle sigarette. Egli
+aveva un certo modo di aspirare brevemente l'aria, facendo colle narici
+un piccolo rumore soddisfatto e aspettante, e poi di mandar giù la
+saliva, cogli angoli della bocca rivolti in su, che dava sui nervi a
+Nancy, e le impediva di capire ciò che leggeva nel contratto.
+
+C'erano quattordici clausole.
+
+--Vi pare tutto giusto?--chiese Nancy piano a Bemolle.
+
+Bemolle aggrottò le ciglia colla sua più severa aria d'uomo d'affari: e
+Fräulein disse:
+
+--«Sprechen wir Deutsch.»
+
+E difatti parlarono tedesco, a grande divertimento dell'impresario
+parigino, che era nato a Klagenfurt.
+
+Dopo lunga lettura e svariate considerazioni, Bemolle si rivolse--sempre
+col cipiglio dell'intenditore--all'impresario:
+
+--Qui dite: il trenta per cento all'artista?
+
+L'impresario fece il suo rumore col naso, e inghiottì la sua saliva.
+
+--Precisamente,--disse. E dopo una pausa soggiunse:--Io mi assumo tutti
+i rischi e tutte le spese!
+
+--Oh! davvero?--disse Nancy, quasi pronta a chiedergliene scusa.
+
+Bemolle le toccò il gomito perchè tacesse.
+
+--Trenta per cento delle entrate ~lorde~?--chiese Bemolle, con fare
+sospettoso.
+
+--Nossignore. Delle entrate ~nette~,--disse l'impresario.
+
+--Ah, così va bene!--disse la ingenua Fräulein.
+
+E Bemolle le pestò un piede.
+
+--... Che cos'è questa clausola dei tre anni?--chiese Bemolle.
+
+--«Que diable!»--disse l'impresario.--Credete forse ch'io voglia far
+tutta la fatica di lanciarla, perchè voi, dopo sei mesi, me la portiate
+via? E io posso restare a succhiarmi le dita?
+
+--Che grossolano personaggio!--disse Fräulein in tedesco. («Gemeiner
+Kerl!»)
+
+Ma Nancy osò dire timidamente:
+
+--Mi pare che Anne-Marie sia già lanciata!
+
+--Trovate?--disse l'impresario.--A me non pare. Se la lancio io, in due
+anni deve guadagnarsi i suoi due milioni.--E l'impresario tirò su l'aria
+col naso.--Per meno, non vale la pena ch'io me ne occupi.
+
+(--«Zwei Millionen»!!--mormorò Fräulein.)
+
+Bemolle le ripestò il piede.
+
+--E questo, cosa vuol dire? «Clausola 8: La parte suddetta si obbliga a
+dare un numero minimo di centoquaranta concerti all'anno, per tre anni».
+
+--Questa è una pura formalità,--disse l'impresario--Si mette in tutti i
+contratti. E' semplicemente per impedire che nè io nè voi perdiamo il
+nostro tempo a balladarci colle mani in tasca a far niente. Del resto,
+se non vi piace, amen. Lasciate stare. Già, non sono venuto qui per
+questo. Sono venuto per un contratto che ho col più grande tenore del
+mondo. Si firma domani. Eccolo.
+
+E trasse dalla tasca un contratto in cui figurava il nome di un
+celeberrimo cantante; il documento era tutto costellato di centinaia di
+mila lire, come un prato è punteggiato di margheritine.
+
+Fräulein fu molto impressionata.
+
+--Meglio non lasciarlo scappare,--disse a Nancy in tedesco.--Prendilo,
+prendilo subito.
+
+E lo presero subito. E firmarono il contratto. E Bemolle lo fece
+accuratamente registrare.
+
+--Ecco fatto! «Nun ist alles in Ordnung»,--disse in tedesco il
+«grossolano personaggio», rivolgendosi con un risolino a Fräulein. E
+tirò su l'aria col naso, e inghiottì.
+
+Ben presto s'avvidero del significato della clausola 8.
+
+«La parte suddetta» si era obbligata a dare un numero minimo di
+centoquaranta concerti all'anno, e la parte suddetta era Anne-Marie. No,
+certo, ad Anne-Marie non sarebbe concesso di perdere il tempo a
+balladarsi colle mani in tasca. In sedici giorni aveva fatto undici
+viaggi e dato dodici concerti.
+
+Essa passava da città a città, da palcoscenico a palcoscenico, e pareva
+un pallido serafino che suonasse in sogno. A metà del settimo viaggio
+Fräulein si ammalò, e fu lasciata a mezza strada tra Mainz e Colonia.
+
+Bemolle stringeva i denti e non parlava. Sedeva nel treno rimpetto a
+Nancy e ad Anne-Marie, e le guardava; guardava la piccola (che
+sonnecchiava colla testa poggiata al braccio di sua madre) e grandi
+lagrime si adunavano nei suoi fedeli occhi neri, s'indugiavano, e
+cadevano, perdendosi nei mesti baffi bruni che gli spiovevano sulla
+bocca come quelli di una foca.
+
+L'impresario viaggiava con loro, leggendo i giornali e soffiando nelle
+loro faccie il fumo delle sue sigarette; poi si addormentava colle mani
+in tasca, le lunghe gambe stese traverso lo scompartimento, e la bocca
+aperta.
+
+Bemolle lo guardava, covando foschi pensieri. I suoi buoni occhi di cane
+fedele vagavano con espressione feroce dalla bocca aperta del dormente
+impresario alla sua bionda barba a punta, e si attardavano lungamente
+sul suo gilet infiorato, come cercando un posto adatto...
+
+Durante i concerti l'impresario era onnipresente: girava in su e in giù
+per la sala e per i corridoi; lo si vedeva da per tutto, colle mani in
+tasca e la sigaretta in bocca. Negli intervalli tra i pezzi veniva a
+sedersi nella stanza degli artisti, e s'intratteneva con tutti quelli
+che venivano per vedere Anne-Marie. Indovinava i giornalisti col fiuto
+di un cane da caccia; e narrava loro fantastiche e inverosimili leggende
+sul conto della piccina, che facevano arrossire Nancy fino alle lagrime.
+Essa lo udiva parlare con tutti: coi musicisti entusiasti, colle signore
+commosse che venivano ad abbracciare la bambina; e a tutti Nancy lo
+udiva raccontare gli stravaganti aneddoti, sempre uguali, che la
+facevano piangere di mortificazione. Sì, era lui che aveva scoperto
+questa bambina: l'aveva udita a quattro anni suonare al pianoforte i
+valzer di Chopin. A cinque anni, essa e il fratellino, avevano preso una
+vecchia scatola di legno che aveva contenuto dei fichi secchi e ne
+avevano fabbricato un violino. L'anno scorso ella era stata trafugata
+dai Nichilisti in Russia, che l'avevano tenuta per tre settimane in una
+specie di sotterraneo, e aveva dovuto suonare delle ore e delle ore,
+ogni volta che questi barbari glielo comandavano. Liberandola, le
+avevano poi regalato una collana di brillanti del valore di ottanta mila
+lire. Già; la piccina possedeva gioielli e decorazioni per oltre mezzo
+milione. Aveva due Stradivari. Uno aveva appartenuto a Wagner. L'altro
+allo Czar.
+
+Alla fine d'ogni concerto l'impresario usciva con loro dalla sala degli
+artisti. L'impresario portava in braccio Anne-Marie attraverso le folle
+plaudenti. L'impresario portava i fiori e il violino. L'impresario
+saliva in carrozza con loro, e dalla finestra era lui che faceva colla
+mano cenno d'addio alla gente, quando Anne-Marie era troppo stanca per
+affacciarsi.
+
+Anne-Marie sedeva rincantucciata e zitta in fondo alla carrozza, e
+s'addormentava. Nancy si mordeva le labbra per non piangere.
+
+Di fuori Bemolle, seduto a cassetta, ruminava neri pensieri e scagliava
+mentalmente sull'impresario dei sortilegi malefici che nel suo paese da
+più secoli si ritenevano infallibili.
+
+Questo durò un mese. Al trentunesimo giorno Anne-Marie disse:
+
+--Non voglio più vedere quell'uomo. Mai. E non voglio che porti mai più
+il mio violino.
+
+--Va bene, cara,--disse Nancy.
+
+--E voglio andare in campagna; e voglio mangiare sull'erba delle cose in
+pacchettini; e bere del latte che si porta in una bottiglia.
+
+--Va bene, tesoro. Lo faremo,--disse Nancy.
+
+--Sarà molto bello,--disse Anne-Marie.
+
+E lo fecero. E fu molto bello.
+
+Quella sera, quando venne l'impresario, Anne-Marie non era pronta come
+di consueto, pallidetta e sognante nel suo vestito di raso celeste. Era
+nel suo lettino, e dormiva rosea e placida, dopo la lunga giornata
+passata all'aria aperta.
+
+--Siamo pronti?--disse l'impresario guardandosi intorno.
+
+--La piccola non può suonare questa sera,--disse Nancy.--E' stanca. Se
+avessi saputo dove trovarvi, ve lo mandavo a dire.
+
+--Oh bella!--disse l'impresario, e fece il suo rumore col naso.
+
+--E poi,--continuò Nancy timidamente,--è meglio che ve lo dica subito:
+non potremo più continuare così. La bimba deve suonare soltanto quando
+vuole lei. Non deve essere forzata. Basta un concerto o due in un mese.
+
+--Oh bella!--ripetè l'impresario; e sedette, e si tolse di tasca il
+portasigarette.
+
+--Dunque--continuò Nancy, tremando un poco,--vi pregherò di pagare i
+concerti che si sono dati finora; e... e poi... ci lascerete andare.
+
+L'impresario diede in una grande risata. Le sue spalle sobbalzavano per
+l'ilarità.
+
+--Ah, bellissima, proprio!--disse, smettendo di ridere per accendere la
+sigaretta, e continuando dopo che l'ebbe accesa.--Dunque vi devo pagare,
+eh? E quanto dovrei pagare, di grazia?
+
+Nancy rispose timida:
+
+--Ma non so... quello che ci viene...
+
+--Ah sì! quello che vi viene. Benissimo, benissimo.--E l'impresario
+cessò d'un tratto di ridere e guardò l'orologio.--Adesso fate presto. E'
+ora. Hop, hop!
+
+--Ma Anne-Marie dorme,--disse Nancy.
+
+--Svegliatela,--disse l'impresario.
+
+Nancy si sentì impallidire.
+
+--Movetevi dunque,--disse l'impresario.--Non morirà, m'immagino, se
+suona stasera. E il teatro è tutto venduto.
+
+--Mi rincresce tanto,--disse Nancy.--Ma Anne-Marie non deve mai suonare
+quando è stanca.
+
+--Non dite sciocchezze, mia buona donna,--disse l'impresario,
+alzandosi.--Se non la svegliate voi, la sveglio io.
+
+E mosse un passo verso la porta della camera dove dormiva Anne-Marie.
+
+Ora, il sonno di Anne-Marie era per tutti una cosa sacra--una cosa di
+cui si parlava con un dito sul labbro, trattenendo il respiro. Quando
+Anne-Marie dormiva--quando il piccolo cervello miracoloso, pieno di
+milioni di note, riposava,--tutto doveva tacere: il mondo doveva
+fermarsi. Se mai capitava che a Bemolle--passando in punta dei piedi per
+il corridoio--scricchiolasse una scarpa, subito Nancy e Fräulein si
+affacciavano con visi esterrefatti, e gli facevano con espressioni di
+acerbo rimprovero e con gli indici innalzati, segno di star zitto. Sì;
+il sonno di Anne-Marie era una cosa inviolata e sacrosanta.
+
+Bemolle era rimasto presso la finestra, guardando fuori nel buio, mentre
+l'impresario parlava con Nancy. Ma al primo passo che questi aveva fatto
+nella direzione della chiusa porta di Anne-Marie, Bemolle si era
+lanciato in avanti e con un ruggito di belva inferocita si era scagliato
+su di lui.
+
+Bemolle era piccolo e grassotto. Ma il suo odio e la sua ira da tanto
+tempo accumulati gli tennero luogo di forza e di muscoli. In un lampo fu
+addosso allo sbalordito impresario, graffiandogli la faccia, tirandogli
+la barba, percuotendolo con agitati pugni, e con le brevi gambe
+tirandogli dei calci.
+
+Quando l'impresario potè riaversi dallo stupore di questo inatteso
+attacco, prese per il colletto Bemolle, lo alzò, e vivamente lo fece
+sedere per terra. Quindi prese cappello e bastone, e se ne andò.
+
+--... E' partito?--chiese Bemolle rizzandosi a sedere, con le guancie
+che parevano di carta e un occhio arrossato.
+
+--Sì, è partito!--disse Nancy.--Oh, povero Bemolle! Vi ha fatto male?
+
+Bemolle non si alzò. Rimase seduto per terra, scotendo la testa e
+mormorando con voce rauca:
+
+--Voleva svegliare Anne-Marie!... Ma ~pensate~! Voleva svegliare
+Anne-Marie!...
+
+
+Dovettero pagare cinque mila franchi per annullare il contratto; e altri
+duemila franchi per le spese legali. Ma trovarono che era pagar ben poco
+la grande gioia di liberarsi dell'impresario.
+
+Fecero delle scampagnate, e si divertirono molto, aspettando che
+Fräulein guarisse e li potesse raggiungere. E quando ciò avvenne
+andarono tutti e quattro, felici e contenti, a Roma, dove avevano ancora
+quindici giorni di tempo prima che cominciassero i concerti al teatro
+Costanzi.
+
+E a Roma vennero a trovarli anche tutti i loro cari da Milano: la zia
+Carlotta, curva e striminzita, e lo zio Giacomo tremante e tardo; e
+Adele, e Nino, e Carlo, e Clarissa, commossi e felici e affettuosi.
+Molte tenere lagrime furono versate ricordando Valeria, cui non era
+stato concesso gioire della fama di Anne-Marie, la sua meravigliosa
+nipotina.
+
+--Ma vide la gloria tua, Nancy,--disse Nino.
+
+Rivissero, nei ricordi, la visita di Nancy giovinetta alla Regina Madre;
+come vi andasse tremante col suo piccolo libro di poesie, e col suo
+grande cappello a piume e colla veletta bianca che poi aveva dovuto
+togliere prima di entrare al cospetto reale... E tutti insieme rifecero
+in pio pellegrinaggio la salita al Quirinale, posando sul Palazzo gli
+occhi inteneriti. Era una splendida mattinata di sole. Nino, di cui
+ormai i capelli erano grigi e il carattere irascibile come quello di suo
+padre--così almeno diceva la zia Carlotta--camminava davanti a tutti con
+Anne-Marie, che gli trotterellava accanto tenendogli la mano. Egli le
+raccontava delle interessanti cose: le diceva di un certo grembiulino
+rosa che sua madre portava quando aveva otto anni, e le descriveva
+Fräulein, giovane, colle guancie che parevano mele.
+
+Fräulein, che a dir vero non dimostrava troppo i vent'anni di differenza
+tra quell'epoca e questa, ascoltava, assai commossa, tali reminiscenze.
+E Bemolle, che si riprometteva di andare a vedere la sua vecchia madre
+non appena terminati i concerti al Costanzi, camminava dietro a tutti
+lagrimando silenziosamente, disciolto in una vaga tenerezza verso il
+mondo in generale.
+
+--A proposito, Nancy,--disse Nino,--sai che ho riveduto la cara vecchia
+villa di Wareside? Sono andato in Inghilterra per gli affari di Carlo
+due mesi fa; allora ho preso il treno di Hertfordshire per andare a
+rivedere la Casa Grigia. Era vuota. Sono rimasto più di un'ora al
+cancello; e tutti i fantasmi del passato sono venuti a farmi compagnia.
+
+--Oh!--disse Fräulein.--Che divino posto era quello! Te ne ricordi,
+Nancy?
+
+--Ricordo il giardino,--disse Nancy, con gli occhi vaghi in cui
+fluttuavano le rimembranze,--e l'altalena...
+
+--Che altalena?--disse Anne-Marie, prendendo interesse all'argomento.
+
+Allora Nancy le descrisse il lontano giardino, placido nel mite sole
+inglese, dove ella, bambina, aveva cullato sull'altalena i suoi
+fantastici sogni, e da cui, al tramonto, si vedeva l'orizzonte acceso
+sull'orlo del mondo...
+
+
+All'indomani del primo concerto a Roma, ecco giungere anche per
+Anne-Marie la grande lettera bianca, con lo stemma d'oro: le Armi della
+Real Casa. Le Loro Maestà avrebbero ricevuto al Quirinale l'indomani
+sera, alle nove, la gentile bambina e grande artista; e l'avrebbero con
+piacere udita suonare...
+
+E l'indomani sera Adele, Carlotta e Clarissa, felici e perturbate,
+aiutavano Nancy e Anne-Marie a prepararsi per la loro udienza al
+Quirinale. Bemolle era fuori di sè, pallido e febbricitante per
+l'agitazione, al pensiero di dover accompagnare Anne-Marie al
+pianoforte.
+
+Quando, alle nove precise Nancy e Anne-Marie, colle destre ignude,
+traversavano la fila di sale--la sala rossa, la sala gialla, la sala
+azzurra--fino alla sala bianca ed oro, dove i Sovrani li avrebbero
+accolti, Bemolle li seguì tremando. Dietro a lui veniva un risplendente
+lacché, in livrea scarlatta, portando il violino e la musica. (I
+pensieri di Bemolle volarono al villaggetto appiè degli Appennini, dove
+a quest'ora qualche piccolo lume s'accendeva nel buio...)
+
+La Regina mosse incontro a Nancy e a Anne-Marie. Non era più la Regina
+di cui il nome di fiore era scritto nel vecchio diario di Nancy. Era una
+Regina quasi fanciulla, con immensi e risplendenti occhi bruni. E il
+giovinetto di cui l'effigie, chiusa in un medaglione, posava da tanti
+anni sul cuore di Nancy, era Re.
+
+La Regina abbracciò Anne-Marie; e rise quando Anne-Marie parlava, e
+pianse quando Anne-Marie suonò. Anne-Marie la guardava, soggiogata e
+rapita da quegli occhi straordinari, quegli occhi di fuoco e di velluto,
+così innocenti che parevano non aver guardato che nelle anime di fiori
+e di fanciulli; così teneri che parevano non aver pianto che per i
+dolori altrui.
+
+Anne-Marie, suonando, poteva appena staccare lo sguardo da lei; ma per
+senso di dovere ogni tanto lanciava una occhiata sottomessa a uno
+sfolgorante ufficiale in tunica scarlatta, ricoperto di decorazioni, che
+ella s'immaginava fosse il Re.
+
+Alla chiusa dell'adagio di Mendelssohn un uomo grave, che sedeva un poco
+in disparte dagli altri, ed era semplicemente vestito in abito da sera,
+parlò:
+
+--Io non m'intendo molto di musica. Ma questa musica mi piace.
+
+La regina si volse a lui, e sorrise. E quel sorriso fece trasalire
+Anne-Marie. Mai ella non aveva veduto un sorriso così dolce, così
+fulgido e abbagliante! Essa seguì il corso di quel sorriso luminoso e il
+suo sguardo si fermò sul viso di quell'uomo grave, vestito di nero.
+
+Quel viso! dove l'aveva ella veduto? Perchè era così noto? così caro e
+famigliare? Perchè le faceva venire in mente New-York, e sua mamma
+piangente sulle lettere che venivano da Milano? ~I francobolli!~ Sì,
+quel viso lo aveva visto sui francobolli! Era lui, era lui il Re
+d'Italia! Come aveva potuto credere anche per un solo istante che fosse
+quell'uomo coi capelli gialli, vestito di rosso? Era questo, questo il
+Re! E il cuore di Anne-Marie si prostrò in appassionato pentimento
+davanti a colui che non s'intendeva di musica. Egli forse se n'avvide,
+perchè cogli occhi benevoli e penetranti le ammiccò.
+
+Bemolle, entrando, aveva fatto il suo profondo inchino; poi s'era
+fermato vicino al pianoforte, curvo sotto la terribile gioia della
+augusta presenza; e in tutta la sera non ricuperò mai completamente la
+posizione verticale; ma bensì si levò e si sedette--ogni volta che gli
+si rivolgeva la parola--in una rigida postura curvilinea, dolorosa a
+guardarsi. Egli suonò anche molte note sbagliate negli accompagnamenti;
+e sentiva saettare su di lui l'ira di Anne-Marie, non ostante il fatto
+che, suonando, ella gli tenesse voltate le piccole spalle celestrine.
+
+Nancy sedeva a fianco della Regina, e con occhi rischiarati da lagrime
+felici, rispondeva alle benigne e intime domande che le belle labbra le
+rivolgevano. La Regina la chiamava col suo nome di fanciulla, col suo
+nome di poeta... E il passato e il presente si confusero nella loro
+duplice dolcezza nel cuore di Nancy. Essa riviveva la sua gloriosa
+adolescenza, nella gloria adolescente di Anne-Marie.
+
+
+In carrozza al ritorno, Anne-Marie, garrula come un uccelletto,
+raccontava le sue impressioni, e Nancy, ridendo, la serrava al cuore.
+
+Ma Bemolle, muto, con gli occhi chiusi, pensava. Pensava che stenderebbe
+alla tremula stretta della sua vecchia madre, una mano che il tocco
+d'una Regina aveva consacrato.
+
+
+
+
+XXIV.
+
+
+Ma prima che Bemolle potesse andare a casa sua, si dovevano ancora dare
+quattro concerti a Milano.
+
+--Milano è la città che deve darti il battesimo dell'Arte,--disse ad
+Anne-Marie il giovane Commendatore-editore di musica, arbitro delle arti
+liriche nel mondo milanese.--In fatto di musica, Milano è l'unica città
+che conti.
+
+E negli occhi del Commendatore--occhi grigi e penetranti come
+l'acciaio--passò il lampo d'un sorriso.
+
+--Questo me l'hanno già detto anche a Berlino,--disse Anne-Marie.
+
+--Anche a Vienna,--disse Fräulein.
+
+--Anche a Parigi,--soggiunse timidamente Nancy.
+
+--Appunto perciò lo diciamo anche noi,--disse il giovane Commendatore,
+passandosi la mano fine sul mento sbarbato.
+
+--Dunque, che cosa ci suonerai? Bada che qui non siamo a Berlino. Qui
+fingiamo tutti di adorare il classico; e poi, quando lo sentiamo,
+diciamo: «Com'è bello!» E ce ne andiamo prima della fine, e non torniamo
+più.
+
+Udendo ciò Bemolle mise sul programma un po' di Vieuxtemps e di
+Wieniawski, un po' di Sarasate e di Paganini. I milanesi accorsero al
+concerto, e restarono fino alla fine. E si prefissero di tornare ancora.
+
+Ma i «Musicisti Veri»--quelli di cui se ne trovava sempre uno in ogni
+città (e a Milano ve n'erano quattro), quelli che si prendono sul serio,
+quelli che parlano della musica come di una sacrosanta e privilegiata
+malattia, di cui essi soli hanno il diritto di soffrire--quelli scossero
+le circospette teste con dolore. Che triste cosa udire da uno
+sbocciante genio qual'era questa bambina, la vilissima musica da
+virtuoso--l'acrobatismo violinistico, che indubbiamente e indegnamente
+piaceva al pubblico! Paganini! Vieuxtemps! Ah! quei nomi erano come
+pugni nel cuore ai Musicisti Veri.
+
+--Oh!--gridavano,--dateci le glorie del Beethoven! Dateci gli splendori
+di Bach!
+
+E clamavano il loro dolore su e giù per le colonne dei giornali.
+
+Il Commendatore-editore di musica, leggendo queste critiche, sorrise
+passandosi la fine mano sul mento sbarbato.
+
+Quando vide Nancy le disse:
+
+--Date loro dunque del classico, niente altro che del classico!
+
+E nel secondo concerto Anne-Marie suonò il Concerto di Beethoven e la
+«Sonata a Kreutzer»; e la «Chaconne», e la «Fuga», e il «Preludio», e la
+«Sarabanda» di Bach. E i Milanesi accorsero, e restarono fino alla fine,
+e si prefissero di tornare ancora.
+
+Ma i quattro Musicisti Veri scossero le riservate teste con rinnovellato
+dolore. Come poteva una mera bambina comprendere il gigantesco
+Beethoven? Chi era quel criminale maestro che sovraccaricava il puerile
+cervello di Anne-Marie coi titani classici? Non era, quasi diremmo, un
+sacrilegio, udire una fanciulletta appressarsi alla misteriosa immensità
+della Chaconne di Bach? Solo i Musicisti Veri potevano comprendere tutta
+la profonda, la frenetica angoscia celata in quella semplice ed ingenua
+danza del settecento! Per carità, per carità! Che i bimbi non suonassero
+che del Händel e del Mozart!
+
+Nel terzo concerto Anne-Marie suonò del Händel e del Mozart. E i
+Milanesi accorsero, e restarono fino alla fine; e si prefissero di
+tornare ancora.
+
+Ma i quattro Musicisti Veri inarcarono le dolorose sopracciglia, dicendo
+che quella semplice e facile musica era ben dolce se suonata per il papà
+e la mamma entro le pareti domestiche; ma che, veramente, in una Sala da
+Concerto di Milano, si aveva il diritto di esigere qualche cosa di più
+possente e autorevole. E perchè questa bambina suonava il violino? Non
+sarebbe stato meglio se avesse studiato il contrappunto? O qualche altra
+cosa? La musica dovrebbe essere riservata per loro quattro Musicisti
+Veri.
+
+Il Commendatore, che non era un Musicista Vero, sorrise e baciò in
+fronte Anne-Marie. Ma ciò non valse a consolare Nancy, che udì con
+attonita incredulità queste critiche; nè valse a calmare Bemolle,
+smaniante in frenetica ira; nè a trattenere l'indignata Fräulein dallo
+scrivere al «Corriere della Sera» al «Berliner Tageblatt» e al «Times»
+delle lunghe lettere in proposito. (Ma non è detto che quei giornali le
+pubblicassero).
+
+Anne-Marie che non leggeva critiche, nè sapeva che al mondo vi fossero
+dei Musicisti Veri, era gaia e felice e adorava l'Italia. Per consolarla
+del lontano Schopenhauer, Nancy le aveva regalato un piccolo cane
+bassetto. Anne-Marie lo conduceva a passeggio nei Giardini,
+vergognandosi non poco delle sue gambe storte, e del suo corpo lungo e
+contorto come una sinfonia del Mahler; ma essa lo adorava ancor più per
+queste sue immeritate disgrazie.
+
+Il bassetto fu battezzato «Steiner» perchè univa a un colore
+bruno-dorato e ad una certa turgidità di corpo, una debolezza di voce
+spesso notata da Anne-Marie in quegli eccellenti violini tirolesi.
+
+.... Molta gente veniva a trovarli all'Hôtel per esprimere le loro
+vedute. Vennero anche i Musicisti Veri, che fecero molta paura ad
+Anne-Marie, e ancor più paura a Nancy.
+
+--Che cosa credete di farne di vostra figlia?--chiese uno di loro,
+sorseggiando il thè e mangiando dei biscotti nel salotto di Nancy,
+coll'aria di farle un favore.--Cosa sperate che diventi?
+
+--Non lo so,--disse Nancy.--Per ora sono contenta di ciò che è.
+
+--Male. Dovete pensare all'avvenire. Se voi desiderate che essa divenga
+una grande, una vera artista....
+
+--Non so se lo desidero,--disse Nancy.--Se dall'essere una grande
+artista essa degenerasse--e Nancy sorrise--fino a non essere altro che
+una fanciulla felice, non credo che me ne lagnerei.
+
+--Badate!--continuò il Musicista Vero,--badate bene: il Prodigio d'oggi
+uccide l'Artista di domani. Cogliendo il fiore, voi distruggete il
+frutto.
+
+Nancy rise dolcemente.
+
+--E' come se diceste: bisogna guardarsi dal cogliere un bocciolo di
+rosa! esso non diventerà mai una mela!
+
+Anne-Marie, che presso alla finestra alzava per la coda il bassetto per
+provare se era puro sangue, rise.
+
+--Proprio vero,--disse, senza aver sentito nulla del discorso
+precedente, ma per l'istinto di irritare il Musicista che le pareva
+noioso.
+
+--Zitta, cara,--disse sua madre. Poi soggiunse:--Anne-Marie è ciò che è.
+Io sono contenta che fiorisca libera quale Iddio l'ha fatta, senza
+preoccuparmi di ciò che potrà divenire un giorno; purchè sia buona e
+sana e felice!--E soggiunse:--Perchè non dovrei permetterle di suonare
+come un serafino oggi, per paura che, tra dieci anni, non suoni come
+Joachim?
+
+--Già,--disse Anne-Marie tenendo sospeso per la coda il guagnolante
+Steiner.--Perchè?
+
+L'austero visitatore si volse a lei.
+
+--Bambina mia,--cominciò con voce cupa e profetica,--Bach...
+
+--Oh, lo so già,--disse gaiamente Anne-Marie.
+
+--Cosa sai già?--domandò severamente il Musicista.
+
+--Stavate per dire: «Bach è un dio! Suona sempre Bach! non suonare che
+Bach! Tutto il resto è indegno»,--sospirò Anne-Marie, già pentita di
+essersi immischiata nella conversazione.
+
+--Niente affatto. Non stavo per dire questo,--sentenziò il critico.
+
+--Allora stavate per dire quell'altra cosa: «Non osare mai di suonare
+Bach. Una bambina non può comprendere Bach!»... Già, i Professori mi
+dicono sempre o l'una o l'altra di queste due cose.
+
+--Perfettamente,--disse il signore, gravemente.--Tu non puoi in nessun
+modo capire Bach.
+
+Anne-Marie lasciò cadere Steiner, che andò a mordicchiarsi la coda sotto
+al sofà.
+
+--E voi?--disse allo sconosciuto,--che cosa capite voi in Bach? Voglio
+sapere preciso cosa capite.--E con gli occhi saettanti e le guancie
+rosse, Anne-Marie afferrò per la manica il Musicista Vero.--Adesso vi
+suonerò del Bach, e voi mi direte che cosa ne capite... Bemolle! dammi
+il violino.
+
+Bemolle si slanciò con viso raggiante ad obbedirla.
+
+--Ma, Anne-Marie! cara! Non far così,--disse Nancy turbata.
+
+Ma Anne-Marie accordava già il violino.
+
+--Ecco,--disse, folgorando cogli occhi il visitatore,--adesso mi direte
+cos'è che voi capite, e io no!
+
+E subito suonò le prime cinque delle trentadue variazioni della
+Chaconne. Poi si fermò.
+
+--Ebbene? Cosa avete capito? Ditemelo!
+
+Il Musicista si appoggiò alla spalliera del sofà, con un sorriso di
+superiorità benevola.
+
+--E adesso,--disse Anne-Marie, come una piccola Furia bionda, accesa e
+ispirata,--adesso lo suono diversamente! Lo suono come Joachim... Così,
+precisamente così, Joachim suonava per me e con me... E adesso che cosa
+avete capito? Che cosa dice Bach a voi, sciocco uomo, più di quello che
+dice a me?
+
+--Ma Anne-Marie!--esclamò Nancy.--Vergogna! Non devi parlare così!
+
+--Sì! devo! devo!--disse Anne-Marie, quasi piangendo.
+
+Il visitatore, sorridendo acidamente, si alzò per prendere congedo.
+
+--Temo--disse--che per le ragazzine troppa musica non faccia bene ai
+nervi.
+
+--Sì, sì che fa bene!--gridò Anne-Marie, disperata e piangente.
+E come Nancy la confortava cingendola col braccio, la bambina
+singhiozzò:--Mamma, digli una cosa! digli una cosa che io non so dire!
+Aiutami.
+
+--Che cos'è, cara?
+
+--Ti ricordi... che dovevamo andare in un paese lontano... tu dicevi che
+era un paese caldo, e bello... e sporco... Dov'era?
+
+--Vuoi dire il Messico?
+
+--Sì, sì, sì! Allora hai detto qualche cosa degli alberghi che sono
+là... cos'hai detto di quei piccoli alberghi strani?
+
+Nancy riflettè un istante. Poi si ricordò, e sorrise.
+
+--Ho detto che non vi si trova che quello che si porta con sè.
+
+--Sì, sì,--balbettò Anne-Marie, eccitata e incoerente,--adesso dillo...
+dillo ancora, ma dillo della musica.
+
+Nancy rise e le baciò la fronte accaldata.
+
+--Vuoi dire che nella musica non si trova che quello che si porta con
+sè, nella propria anima?
+
+--Sì,--disse la bambina.--Voglio dire così.
+
+--Cara!--disse Nancy. E la baciò.
+
+Ma il Musicista Vero se ne andò disgustato.
+
+Che ignoranza! Che discorsi sconnessi! Cosa c'entravano gli alberghi
+messicani colla musica di Bach?
+
+
+
+
+XXV.
+
+
+Un anno passò come un sogno, spargendo rose e mirti ai piedi di
+Anne-Marie: un anno di fantastici viaggi da trionfo a trionfo. La vita
+per Anne-Marie era come un magico giardino, tutto acceso di fiori
+incantati che si chinavano al suo passare.
+
+I concerti erano la sua gioia. La sua chiara anima era colma di musica,
+e come da un puro e prescelto vaso essa ne versava la melodiosa piena
+sul mondo ascoltante.
+
+Suonando, ella compiva la sua missione, così come un'allodola deve
+cantare.
+
+Un giorno a Genova la condussero a vedere il violino di Paganini, muto e
+sigillato nella sua cassa di vetro al Municipio. Essa lo contemplò a
+lungo silenziosamente. Poi distolse lo sguardo.
+
+--Cosa pensi, cuor mio?--chiese Nancy.--Perchè sei triste?
+
+--Penso--disse la ragazzina con occhi solenni--come deve soffrire quel
+violino di essere chiuso là dentro; come la sua voce deve fargli male!
+Chi sa come si strugge di poter cantare!
+
+L'osservazione fu udita e ripetuta. Giunse alle orecchie del Sindaco di
+Genova. Un giorno, con grande pompa, Anne-Marie fu invitata al Palazzo
+del Municipio, e colà, davanti ai pochi invitati, furono tolti i
+sigilli: il sacro istrumento dell'immortale Nicolò fu posto tra le
+ténere mani della bambina.
+
+Da tre notti essa non dormiva pensando a questo grande momento: sognando
+la gioia di quella fremebonda voce imprigionata, quando le sue dita
+l'avrebbero resa alla libertà!
+
+Rapidamente essa infilò un nuovo cantino, traendolo sopra il ponticello
+scolorito. Poi pizzicò, lieve, le corde, chinando il capo ad ascoltare.
+Ed ora, alzando l'arco, con attacco vibrante spezzò i ceppi del silenzio
+che gravavano sulle frementi corde... L'accordo di re minore risuonò,
+tremolante e flebile.
+
+Anne-Marie rialzò l'arco e attaccò un altro accordo, premendo le dita
+sulle corde con intenso e veemente vibrato.
+
+E di nuovo il violino rispose con voce rauca, debole, sorda. Il viso di
+Anne-Marie si fece bianco come un lino. Le sue labbra tremarono. Con un
+singhiozzo ella abbassò il violino.
+
+--E' morto,--disse.
+
+Molti anni dopo, se talvolta accadde a Nancy di pensare che forse
+sarebbe stato meglio se avesse trattenuta dai concerti e dal pubblico la
+sua bambina--se dubitava di aver errato permettendole di diffondere sul
+mondo tutta la sua giovine anima canora,--il ricordo del Silente
+Violino, chiuso nella sua prigione di cristallo, le tornava alla
+memoria: il Violino che era morto per non aver cantato, morto del suo
+proprio silenzio.
+
+E fu contenta di pensare che alla sua allodoletta era stato concesso di
+cantare.
+
+E cantò, l'allodoletta! Cantò, in molti climi, sotto molti cieli, in
+molte terre lontane. Era forse a Edimburgo che i cavalli furono staccati
+dalla sua vettura, ed essa e Nancy tratte in trionfo per le festanti
+vie? Era forse a Berna che la polizia dovette sgombrare dalle strade e
+dalle piazze le turbe di studenti che parevano impazziti? Non fu a
+Torino che la folla la richiamò venti volte al balcone, per urlarle i
+suoi evviva, per implorare dal piccolo volto estasiato un sorriso, dalle
+piccole mani salutanti, un fiore? Dove, dove fu che gli uomini alzavano
+i loro figlioletti tra le braccia perchè la vedessero, perchè le
+toccassero la veste, e le donne, spinte e urtate nella calca, coi
+cappelli a sghembo e gli occhi allucinati, battagliavano per
+intravvedere un baleno della bionda testolina salutante e per sfiorare
+d'un tocco la piccola mano inguantata? Non era a Napoli che la
+chiamavano «la bambina assistita», e la credevano posseduta da uno
+spirito? E tra le acclamazioni talune voci gridavano che, per carità,
+predicesse i numeri del lotto?
+
+Sì, questo era stato a Napoli. Nancy se lo rammentava. Nella gloria
+confusa delle cangianti scene, alcuni ricordi emergevano nitidi e chiari
+nella memoria di Nancy. Era a Napoli che nel vasto teatro gremito
+avevano dimenticato di serbare un posto per lei. E il direttore del
+teatro era venuto a dirle che una signora ch'egli conosceva, gentilmente
+le offriva un posto nel suo palco: palco numero cinque, seconda
+fila--Nancy se lo ricordava ancora! E mentre Anne-Marie, già baciata e
+benedetta come di consueto, col violino sotto al braccio usciva
+fuori--piccola visione di cielo--sull'ampio palcoscenico, Nancy correva
+ancora per i corridoi deserti della seconda fila cercando il palco
+numero cinque. Eccolo finalmente! Nancy vi entrò, e vide una signora
+sola, velata di nero. Nancy le fece un piccolo saluto e prese posto,
+mormorando: «Grazie.» Poi colle mani convulsamente intrecciate, aveva
+sussurrato la preghiera che sempre diceva per Anne-Marie quando suonava:
+«Mio Dio! aiutatela! Ispiratela! Guidatele la mano!»
+
+E Iddio anche allora aveva ascoltato la preghiera: perchè Anne-Marie
+suonava grandiosamente, soavemente, senza neppur sognare che potesse
+aver bisogno d'aiuto!
+
+Nancy sedeva nel palco, rigida e atterrita come sempre; come sempre
+pietrificata di paura, aspettando che i tranquilli occhi di Anne-Marie
+si volgessero in giro per l'uditorio, vagando di palco in palco, in
+cerca di lei. Ecco! L'avevano trovata! Scintillavano, ridevano... Poi lo
+Spirito della Musica piombava colle grandi ali tra di loro due, e
+portava via la sua bambina--via, suonante e sognante, lontano dalla
+cerchia del materno amore...
+
+La signora vestita di nero si premette il fazzoletto sugli occhi. Nancy
+era avvezza a vedere quel gesto, ma pur sempre ne rimaneva commossa.
+Stese la mano e la posò sul braccio della sconosciuta, a cui la musica
+della sua bambina angosciava il cuore.
+
+La donna vestita di nero, senza voltarsi, le prese la mano; e stettero
+così vicine, queste due ignote, legate dalla musica come due sorelle.
+
+L'ultimo pezzo finiva, e da ogni angolo della sala scoppiavano le
+acclamazioni, le ben note grida di delirio e d'entusiasmo. Nancy si alzò
+rapida per tornare dietro le quinte da Anne-Marie. La sconosciuta si
+volse e rialzò il velo.
+
+--Il mio nome è Villari,--disse.
+
+Nancy ricordava il nome. Tutto ciò che Aldo le aveva detto di questa
+donna, tutto ciò che Nino le aveva taciuto, si riversò come un'onda
+nella sua memoria. Ella fissò lo sguardo con curiosità in quel viso
+smunto, sotto l'elmetto di capelli rosso-scuri--povero viso stanco su
+cui le rughe mettevano mille piccoli solchi tristi.
+
+--Conosco bene il vostro nome,--disse Nancy, sporgendo la mano.--Saluto
+la grande artista.
+
+La donna sospirò profondamente.
+
+--Saluto la madre fortunata.
+
+Poi calò il velo sul viso.
+
+Nancy s'affrettò per gli affollati corridoi, dove la gente a gruppi
+discorreva e discuteva della sua bambina; e le parole: «Meravigliosa!
+Fenomenale! Incredibile!» batterono colla consueta ala soave al suo
+orecchio.
+
+«Madre fortunata!» Oh, sì, sì! essa era una madre fortunata! Se lo disse
+mille e mille volte; lo ripetè piano mentre ravvolgeva una morbida
+sciarpa bianca intorno al capo biondo della sua figlioletta; e ancora,
+mentre passava con lei attraverso gli evviva della folla, fra le mille
+mani tese e i cappelli sventolanti. E se lo ripetè, seduta
+nell'automobile che le portava via, aperta alla dolce notte napoletana,
+e mentre reggeva col braccio Anne-Marie, che, in piedi sul sedile,
+sventolava tutt'e due le mani alla circondante folla.
+
+La figuretta ondeggiava col moto della carrozza, che moveva rapida per
+la gaia strada illuminata. Ben presto anche gli ultimi entusiasti furono
+lasciati indietro, e Anne-Marie si lasciò scivolar giù al suo posto
+presso Nancy. L'automobile correva sulla marina; al di là del Golfo il
+Vesuvio respirava, col ritmico alito infuocato; e le tranquille acque
+splendevano. Nancy ricordò che questa era la patria di Aldo--poi scordò
+tutto al suono delle dolci parole usitate:
+
+--T'è piaciuto il mio concerto, Liebstes? Sei felice, cara mamma mia?
+
+La frase era ormai divenuta una specie di formula ch'esse ripetevano,
+ridendo, come il ritornello d'una canzone. Di tutte le ore del giorno,
+febbrili e turbolente, era questa l'ora di gioia pel cuore di Nancy.
+Anne-Marie, che di consueto era bizzarra e inafferrabile--resa più
+strana dalla sua musica, ed esaltata dall'adorazione di molta gente--in
+quest'ora ridiventava la sua tenera bambinetta, più mite e più dolce
+dell'Anne-Marie di tutt'i giorni, più vicina e più umana dell'Anne-Marie
+dei concerti: che era una strana e inaccessibile creatura di cui Nancy
+talvolta dubitava che potesse proprio appartenere a lei!
+
+Fräulein e Bemolle seguivano in un'altra carrozza. Dall'impresario in
+poi, nessuno aveva osato turbare quest'ora sacra e stellata del loro
+amore.
+
+
+E Nancy, rimpianse ella mai i suoi perduti sogni di gloria? Ricordò ella
+mai il suo non scritto Libro? Non le ardevano più le ferite dell'ali che
+ella s'era strappate?
+
+No. Essa viveva per Anne-Marie e di Anne-Marie. La Chimera
+dell'ispirazione si era allontanata da lei. Rime e ritmi, parole,
+visioni e sogni--non la turbavano più.
+
+Ella respirava la musica che Anne-Marie suonava. Ella sognava la musica
+che Anne-Marie componeva. Il Pifferaro della Leggenda che per tanti anni
+l'aveva ossessionata col suo appello, ora non la chiamava più. L'aveva
+oltrepassata, l'aveva scordata.
+
+E l'aquila del Genio non la scoteva più, sfracellandole colle grandi ali
+il cuore.
+
+Ella era come il Silente Violino: i canti che l'anima sua non aveva
+espressi, erano morti in lei.
+
+
+
+
+XXVI.
+
+
+Fu a Parigi che avvenne ciò che Nancy già da tempo vagamente aspettava e
+paventava.
+
+Ella era sola all'albergo, nel suo salotto. Fräulein era andata con
+Anne-Marie--e con un grosso volume sulla Rivoluzione Francese sotto al
+braccio--al Giardino delle Tuileries.
+
+Il ragazzo del «lift» bussò alla porta e annunciò una visita; subito,
+senza attendere consenso, un signore entrò. Era Aldo! Aldo, colla barba
+quadrata, e un occhialetto pendulo--Aldo, immacolato e irreprensibile,
+col cilindro in mano.
+
+Egli si fermò sulla soglia, guardando in viso a Nancy. Poi si avanzò,
+depose il cappello su una sedia, stese ambe le mani ed esclamò con voce
+bassa e fervida:
+
+--~Nancy!~
+
+Nancy era balzata in piedi, ed ora, col respiro rapido ed affannoso, gli
+stava innanzi pallida e sottile nella chiara vestaglia. Egli fece un
+altro passo verso di lei, sempre con le braccia tese. Allora Nancy
+avanzò una mano diffidente che suo marito afferrò e strinse tra le sue.
+Sul dito mignolo di Aldo brillava un anello di brillanti.
+
+Egli chinò il lucido capo nero sulla fredda manina di Nancy, e la baciò.
+
+--Sia ringraziato Iddio!--mormorò, e si abbandonò sopra una seggiola.
+
+Nancy si domandò confusamente per che cosa egli ringraziasse Iddio.
+Veramente neppur Aldo lo sapeva esattamente; ma gli pareva una frase
+appropriata alla situazione; e d'altronde non ne aveva altra di pronta.
+
+Vi fu un imbarazzante silenzio. Aldo lo ruppe:
+
+--Nancy! sono ritornato!
+
+Nancy disse:
+
+--Sì.
+
+E i suoi pensieri si aggirarono sconnessi intorno alla sua barba e al
+suo anello di brillanti.
+
+--In tutto questo tempo cosa avrai pensato di me? Chi sa quali crudeli
+pensieri hai avuto!
+
+No. Nancy non aveva avuto dei crudeli pensieri.
+
+--Ed ora non mi ami più!
+
+Nancy lo guardò con espressione smarrita, e sorrise, senza quasi sapere
+perchè.
+
+Aldo non volle accorgersi del sorriso; e disse:
+
+--Nancy! Nancy! Non potrai mai perdonarmi?
+
+--Ma sì, ti perdono,--disse Nancy, e sorrise ancora.
+
+Le pareva di sognare. Le pareva una cosa strana e comica che questo
+signore colla barba quadrata e l'occhialetto ciondolante fosse qui a
+domandarle perdono e a parlarle d'amore. Nulla in lui le pareva
+menomamente noto familiare. I suoi capelli, che prima soleva portare
+divisi in mezzo, ora erano spazzolati indietro dalla fronte e
+ondeggiavano lisci e lucidi in una gran massa nera; la sua barba a
+ventaglio gli trasformava la faccia, e gli dava un'aria di pittore
+francese; persino il suo cappello, alto, quadrato, coll'orlo piccolo,
+giacente sulla sedia, aveva in sè qualche cosa di assolutamente alieno e
+straniero.
+
+--Perchè ridi?--disse Aldo.
+
+E il tono di vanità offesa nella sua voce, scosse e ridestò la memoria
+di Nancy, e la richiamò alla realtà delle cose.
+
+--Non rido,--disse.
+
+E d'un tratto cominciò a piangere.
+
+Era questo l'atteggiamento che Aldo si era aspettato, e a cui sapeva
+tener testa. Una donna silenziosa e fredda, con occhi vitrei e un
+sorriso ambiguo, era un essere inquietante che lo metteva a disagio. Ma
+una donna piangente--Aldo ne aveva visto tante, e sapeva come
+confortarle.
+
+Subito le fu accanto chinandosi sopra il viso nascosto, cingendole con
+un braccio le spalle sottili.
+
+--Nancy! non piangere, te ne prego! Sono stato un infame, una canaglia;
+ma, te lo giuro! ho creduto di far bene. Ed espierò, espierò. Ti renderò
+in tanta felicità le tue sofferenze di questi anni passati!
+
+Ella piangeva sempre, colla faccia chiusa tra le mani e le spalle scosse
+dai singulti.
+
+--Sono ricco,--continuò Aldo.--Ho tanti denari, che non sapremo come
+spenderli.
+
+Le sussultanti spalle cessarono d'un tratto di muoversi. Parevano
+aspettare, ascoltare... V'era molta diffidenza in quelle esili spalle
+aspettanti.
+
+Aldo proseguì:
+
+--Non aver paura. Non ho giocato; non ho fatto nulla di scorretto o di
+disonorante. Il denaro mi è stato lasciato--egli s'avvide che le esili
+spalle erano immobili, rigide nell'attesa--da una... da una vecchia
+persona, a cui ho potuto essere utile. Questa persona è morta e mi ha
+lasciato tutto il suo patrimonio. L'ho meritato. Sono stato molto buono
+per lei...
+
+Le spalle ondeggiarono in un profondo sospiro. Sospiro di sollievo o di
+disperazione? Aldo ne era incerto.
+
+--Dunque ora avranno fine le tue pene, Nancy mia. Ho già assegnato a te
+e alla bambina una somma importante... Così non sarai più obbligata a
+sfruttare Anne-Marie.
+
+Nancy balzò in piedi, sfuggendo a lui; e lo guardò atterrita. Che cosa
+aveva detto? «Sfruttare Anne-Marie!»... _Sfruttare Anne-Marie?_ Lui
+poteva credere questo? Altri potevano credere questo?..... che ella
+sfruttasse Anne-Marie?
+
+Nancy si coprì il viso e scoppiò in disperato, irrefrenabile pianto.
+Singhiozzava e gemeva, torcendosi le mani. Aldo, guardandola, comprese
+che questo non era il pianto che egli era avvezzo a udire e a
+comprendere. In questo pianto erano tutte le speranze infrante di Nancy;
+tutte le sue aspirazioni perdute; tutto ciò che per amore di Anne-Marie
+ella aveva sacrificato e soffocato, e cercato con preghiere e
+flagellazioni di scordare. Il suo lavoro, il suo Libro, le sue speranze,
+i suoi sogni di gloria--tutte le cose che aveva messo sotto ai piedini
+di Anne-Marie e che essa, correndo alla celebrità, aveva così gaiamente
+calpestato--risorsero nella sua memoria come spettri di esseri
+trucidati. Nancy ricordò le splendide ali del suo proprio Genio ch'essa,
+per dar libero volo ad Anne-Marie, si era divelte penna a penna--e le
+ferite s'aprirono e sanguinarono ancora.
+
+--Non è vero ch'io abbia sfruttato Anne-Marie,--disse, levando verso
+Aldo le iridi acquarellate di pianto;--tutto il denaro che ha guadagnato
+nei suoi concerti è stato messo via per lei. E' sacrosanto. Nessuno lo
+ha toccato.
+
+--Allora come avete vissuto?--chiese Aldo.
+
+--Ho preso dei denari a prestito,--diss'ella con occhi di collera e di
+sfida.--Tanti denari, che renderò quando potrò.
+
+--A chi?--chiese Aldo, aggrottando le ciglia.
+
+Nancy non rispose.
+
+--Puoi ripagarli subito,--diss'egli col viso cupo.
+
+E non parlò più. La frivola pendola sul caminetto suonò le quattro con
+tintinnante cariglionetta.
+
+--Dov'è la bambina?--chiese Aldo a bassa voce.
+
+--E' uscita.--Il viso di Nancy si fece duro come la pietra.--Non voglio
+che tu la veda. Non voglio che sia turbata e agitata.
+
+--Nancy!--esclamò Aldo, e il suo viso si scolorò;--io devo vederla. Tu
+non puoi vietarmelo! Nancy, non sarai così spietata! Da più di sei anni
+mi struggo giorno e notte pensando a lei. Non ho sognato altro, non ho
+desiderato altro che rivederla! Ogni notte sono stato sveglio delle ore
+e delle ore pensando a questo incontro. Mi dicevo: quando sarò ricco,
+quando sarò libero--Nancy fremette e rabbrividì--andrò a cercarle... Le
+troverò povere, derelitte, in lotta colle necessità dell'esistenza... E
+allora arriverò... nella meschina strada dove esse stanno... arriverò in
+una carrozza a due cavalli, due bei cavalli bianchi che piaceranno ad
+Anne-Marie...--gli occhi di Aldo erano pieni di lagrime, ma Nancy lo
+guardava fredda, attonita, quasi non potendo credere a tanta puerile
+incoscienza.--E allora...--la voce di Aldo si ruppe in un
+singulto--pensavo: guarderanno dalla finestra e mi vedranno... E io
+allora dirò: Sono venuto a portarvi via!... via dalla povertà, dalla
+miseria, dalla solitudine... a portarvi via per sempre con me!
+
+Aldo si coprì il volto colle mani, e le lagrime piovvero sull'anello di
+brillanti.
+
+--Ma allora... invece, ho saputo... ho letto... nei giornali... dei
+successi di Anne-Marie! E avrei voluto correre a sentirla. Ma come
+potevo vedere la mia bambina... la mia bambina... lì, davanti a mille
+estranei... mentre io, io... suo padre...--l'angoscia lo rese
+incoerente.--E dire che non l'ho mai udita, non l'ho mai
+udita!--singhiozzò.
+
+Le labbra di Nancy rimasero chiuse. Il suo cuore era chiuso. Non parlò.
+
+Aldo fissò in lei le inondate pupille, e avrebbe voluto che anche lei
+piangesse.
+
+--Non mi perdoni? non mi perdoni?--singhiozzò.
+
+Nancy col capo fece cenno di sì.
+
+--Ma non vuoi più che si torni insieme? Non potremo mai più essere
+felici tutt'e tre?
+
+--No,--disse Nancy.
+
+--Mai?--e la barba di Aldo si mosse stranamente.--Mai?
+
+--Mai,--disse Nancy, e un brivido di avversione le fece stringere i
+gomiti al corpo.
+
+Allora Aldo pianse e delirò. Da sei anni sognava l'istante di rivedere
+lei e la bambina; da sei anni aveva fatto ciò che aveva fatto per amore
+di lei e della bambina; aveva fantasticato e macchinato, aveva
+pazientato e sofferto per lei e per la bambina; non aveva vissuto che
+col pensiero di lei e della bambina; e non potrebbe andare avanti a
+vivere--no! non un giorno, non un'ora!--senza di lei e della bambina!
+
+E dicendo tutto questo era sincero, e credeva di dire la verità. E le
+sue parole diventavano più vere mentre egli le diceva, e mentre leggeva
+sul viso di lei che ogni preghiera era vana.
+
+--Oh, Nancy! Nancy! Nancy!--Egli le afferrò la fredda mano snervata e la
+strinse disperatamente,--mi lascerai rivedere la bambina! Deciderà lei
+di me, della mia vita. Se lei mi scaccia, andrò via. Ma se lei mi
+vuole, se si ricorda di me e mi dice di restare, promettimi, Nancy, che
+non mi scaccierai! Promettimi! oh, prometti! Non ti lascerò, non ti
+lascerò finchè non avrai promesso!
+
+Ma Nancy non volle promettere.
+
+--Nancy!--singhiozzò Aldo,--ricordati come ci siamo amati! ricordati i
+giorni sul Lago Maggiore! ricordati quando scrivevi il tuo Libro, e me
+lo leggevi la sera, colla testa poggiata al mio braccio. Ricorda tutto,
+Nancy, e promettimi che se la bambina mi dice di restare, lo dirai anche
+tu!
+
+Ma Nancy non volle promettere.
+
+--Nancy! Nancy! hai dimenticato i tristi giorni di New York? I giorni di
+miseria e di fame che attraversammo insieme? Per la memoria di quei
+tristi giorni nella casa dei Schmidl, per il ricordo della mia piccola
+stanza buia, che d'allora in poi ho tante volte sospirata e rimpianta,
+perchè attraverso la porta socchiusa vedevo te e la piccina che
+dormivate... Nancy, in nome di tutte quelle tristezze, prometti!
+
+Ma Nancy non poteva promettere.
+
+--Ma non ti ricordi, Nancy, Nancy! quando Anne-Marie era malata? Aveva
+la rosolìa,--singhiozzò Aldo,--e non voleva mangiare che il latte che le
+scaldavo io... e non voleva dormire se non mi teneva la mano... Oh,
+Nancy! Nancy! non vuoi ricordare... e promettere?
+
+E questo Nancy lo ricordò.--E promise.
+
+Rimasero seduti silenziosamente aspettando il ritorno di Anne-Marie.
+Nessuno dei due parlò più. Aldo prese dal tavolo un ritrattino della
+bimba col violino, e lo tenne tra le mani, guardandolo lungamente, coi
+gomiti appoggiati alle ginocchia. Poi inclinò la testa, e rimase così,
+colla fronte stretta alla piccola fotografia di sua figlia.
+
+L'inconscia Arbitra di Destini arrivò correndo per il corridoio; teneva
+un pallone del Bon Marché legato con una cordicella al suo polso. Era un
+grande pallone rosso colle parole «Bon Marché» in caratteri d'oro
+sull'enfiata faccia; ed era stato causa di intensa mortificazione a
+Fräulein, per tutto il percorso dell'affollato Boulevard des Italiens.
+
+--La gente ti riconoscerà,--aveva detto per istrada ad Anne-Marie,--e
+allora non ti si prenderà più sul serio; e non si prenderà sul serio
+neppure la tua musica. Non è decoroso che una grande artista vada
+attorno con quello stupido pallone.
+
+--Questo non è più stupido degli altri palloni,--disse Anne-Marie
+colpendone leggermente la turgida testa rossa e guardandolo ascendere
+lentamente per tutta la lunghezza della cordicella.
+
+Poi lo tirò giù di nuovo, e un lieve colpo di vento lo mandò a battere
+contro la faccia di Fräulein.
+
+Fräulein fu molto irritata.
+
+--Veramente, io non capisco come una persona che eseguisce la Sonata di
+Beethoven...
+
+--Quale Sonata?--chiese Anne-Marie che era versata nell'arte di far
+girare la conversazione.--La Kreutzer o la Frühling? Io preferisco la
+Kreutzer...
+
+Poi introdusse forzatamente le sue dita sotto al braccio rigido e
+resistente di Fräulein; e le trotterellò gaiamente a fianco lungo il
+Boulevard. E Fräulein era felice. Il pallone picchiava lievemente contro
+al suo cappello, ma poco gliene importava. Si limitò a dire che avrebbe
+preferito che sul pallone fosse stato scritto «Louvre» invece di «Bon
+Marché», che era un negozio così democratico.
+
+... Anne-Marie entrò nel salotto traendosi dietro il pallone.
+
+Fräulein, vedendo che vi era una visita, si ritirò in camera sua.
+
+Anne-Marie era avvezza alle visite; era abituata a trovar gente che la
+aspettava. E vedendo questo straniero che era balzato in piedi al suo
+apparire, e che ora la fissava con occhi veementi e lagrimosi, ella
+stese la tiepida manina a salutarlo. Anne-Marie aveva già visto molti
+stranieri, e molti occhi lagrimosi. Non ne fu dunque nè commossa nè
+sorpresa.
+
+--«Bonjour», diss'ella, giudicando dalla barba.
+
+Poi si appressò a sua madre.
+
+--Guarda il mio pallone, Liebstes,--disse, facendo scivolare il
+cordoncino dal suo polso.
+
+Subito il pallone salì, rapido e lieve, e andò a battere pian piano
+contro la soffitta. Gli occhi disperanti di Anne-Marie lo seguirono...
+La stanza era alta. La cordicella pendeva lontana, fuori della portata
+d'ogni mano umana.
+
+Ma l'uomo colla barba le aveva afferrato il polso, e glielo baciava.
+
+--~Anne-Marie!~
+
+Anne-Marie ritrasse la mano e se la stropicciò lievemente sulla veste.
+
+Egli ripetè:
+
+--Anne-Marie!--con voce rauca, e congiungendo le
+mani.--Guardami,--disse.
+
+E, docili, gli occhi celesti lasciarono il soffitto e si posarono sul
+volto di lui.
+
+--Bimba mia, bimba mia! Ti ricordi di me?
+
+--Sì,--disse prontamente e inveracemente Anne-Marie.
+
+(In simili occasioni Fräulein l'aveva tante volte rimproverata se
+rispondeva «no».
+
+--E' scortese dire: «no» a quel modo. Per non offendere devi dire:
+«Forse... non sono sicura... Mi pare di ricordarmi...--ammoniva la
+Fräulein.
+
+Ma Anne-Marie amava di essere breve.--Oh! se non devo dire di no, dirò
+di sì!
+
+E così fece anche stavolta).
+
+Il sangue era corso come una fiamma sulla fronte di Aldo. Egli cadde in
+ginocchio davanti alla bambina e le prese le mani, e se le premette
+sugli occhi e sulle labbra:
+
+--Piccola mia! Piccola mia!--e le facili lagrime meridionali gli
+piovvero dagli occhi.
+
+Anne-Marie disse a sè stessa:--Questo deve essere un musicista
+tedesco.--Finora soltanto i musicisti tedeschi erano stati a questo
+punto espansivi ed eccitabili.
+
+Si volse a interrogare con gli occhi sua madre, ma questa teneva chinato
+il capo.
+
+--Posso rimanere, posso rimanere, Anne-Marie? Vero, che non vuoi ch'io
+torni via tutto solo? Dillo, dillo a tua mamma, che mi lasci restar qui
+e aver cura di voi!
+
+Anne-Marie fu molto sorpresa.
+
+--A noi non piace che si abbia cura di noi,--disse. E soggiunse per non
+offendere questa strana persona:--Grazie lo stesso.
+
+Aldo rise traverso le lagrime.
+
+--Cara, cara adorata!--e le baciò la manica della giacchettina.
+
+Anne-Marie era una persona ragionevole e non le piacevano le emozioni
+degli sconosciuti. E poi, aveva fretta.
+
+--Addio,--disse risoluta.--Se volete un autografo ve lo dò.
+
+Aldo l'afferrò per le gracili spalle, fissandole negli occhi lo sguardo
+smarrito e disperato.
+
+--Ma, Anne-Marie! Anne-Marie! Non mi riconosci? Hai detto, hai detto che
+ti ricordavi di me! Non riconosci tuo papà?
+
+--No,--disse Anne-Marie.
+
+--Ma non ricordi tuo papà, tuo papà che ti cantava «celeste Aida»,
+quando eri malata a New York?... Non ti ricordi che ti conducevo la
+domenica a vedere gli scoiattoli nel parco? Piccola Anne-Marie, non mi
+riconosci, non mi riconosci?
+
+Il viso della bambina s'era fatto rosso, e il suo labbro tremava. Scosse
+la testa.
+
+--No,--disse a bassa voce.
+
+Aldo si volse e si coprì la faccia colle mani. La piccina lo guardò un
+istante; poi si avvicinò in punta di piedi a sua madre, e le si annidò
+nel tenero braccio protettore. Indi i suoi ceruli occhi errarono verso
+il soffitto in cerca del pallone. Sì, era lì; colla breve corda pendula,
+lontana... Parve ad Anne-Marie che il pallone fosse diventato un po' più
+piccolo... Come mai, come mai l'avrebbe ella riavuto?
+
+Nancy volse alla sua bambina un viso angustiato e pallido (anche quello
+pareva più piccolo del solito, pensò Anne-Marie) e le parlò a voce
+bassa:
+
+--Anne-Marie; egli è tuo padre.
+
+--Davvero?--chiese Anne-Marie dubbiosa, guardando quell'uomo colla barba
+e col viso nascosto nelle mani; poi mirò a lungo sulla sedia il cappello
+lucido e alto.--Davvero?--ripetè.
+
+--Vuoi ch'egli rimanga con noi?--domandò Nancy, piano, quasi senza
+respiro.
+
+--Con noi due?
+
+Le pupille di Anne-Marie si dilatarono. Ricordava l'impresario.
+
+--Sì. Con noi due,--disse Nancy.
+
+--Per sempre?
+
+E il cerulo turbamento dei puerili occhi si fece più intenso.
+
+--Per sempre,--disse Nancy.
+
+Anne-Marie volse un'altra rapida occhiata a quell'uomo e poi al suo
+cappello. Indi posò la guancia contro il braccio di sua madre, come
+sempre quando chiedeva un favore.
+
+--Piuttosto no, Liebstes,--sussurrò.
+
+L'Arbitro aveva parlato.
+
+Aldo non disse che poche parole a Nancy. Posò la mano sul capo della
+bambina e la guardò a lungo. Poi si volse bruscamente, prese il suo
+cappello e uscì dalla stanza.
+
+--Che strano uomo!--disse Anne-Marie.--Era davvero mio padre?
+
+Nancy, colle labbra bianche, disse:--Sì.
+
+--Ne sei proprio certa?--domandò Anne-Marie; e, quasi senza volerlo,
+rialzò gli occhi verso il pallone.
+
+--Sì, cara,--disse sua madre; e pianse.
+
+Ma Anne-Marie era volata alla porta.
+
+--Papà!--gridò coll'acuta voce argentina.
+
+Aldo, già a metà scala, udì e si fermò. Il cuore gli balzò in gola, e le
+sue mani strinsero la ringhiera.
+
+--Papà!
+
+Aldo si volse, esitante, non osando credere, non osando sperare.
+
+E ancora squillò quella soave chiamata infantile:
+
+--Papà!
+
+Aldo si volse, e risalì le scale. Era cieco, era pazzo di felicità.
+Barcollando e tremando s'avviò per il corridoio verso la porta aperta.
+Sulla soglia, aureolata di luce, lo aspettava la sua bambina.
+
+--Papà,--disse Anne-Marie (e ancora la parola e la voce puerile
+strinsero la gola ad Aldo in un singhiozzo di felicità).--Vuoi essere
+tanto buono?
+
+--Sì!--disse Aldo, pallido e solenne.
+
+--Allora... prima di andartene tira giù il mio pallone! Tu che sei alto,
+ci arrivi...
+
+
+Aldo tirò giù il pallone. Poi se ne andò. Fuori dalla stanza--fuori
+dalla loro vita--fuori dal racconto.
+
+ * * * * *
+
+
+
+
+XXVII.
+
+
+ * * * * *
+
+ «Miniera di San Juan.
+
+ «_Nancy_,
+
+«E' finita l'attesa. Gli anni sono passati, i neri, tristi anni
+d'assenza e di solitudine.
+
+«Parto di qui, per ritornare a te.
+
+«Tu mi verrai incontro a Genova. E siederemo ancora su quel balcone
+dove--or sono tanti anni--tu mi dicesti del tuo Libro non scritto, del
+tuo Libro che temevi dovesse morire, come un bimbo non nato, nel tuo
+seno. Vengo a condurti a Porto Venere, bianca nel sole, come una Naiade
+che bagni la punta del piede nelle celesti acque marine. E il tuo Libro
+vivrà, vivrà alfine.
+
+«E noi, anche, vivremo!... O Nancy, Nancy! Io sono da tanti anni così
+muto e solitario, che il mio amore non ha più parola. E nella mia vita
+buia e vuota la gioia entra come una piccola ombra spaurita, già pronta
+a volar via.
+
+«Io l'afferro e la stringo, e le grido: «Resterai! Hanno termine alfine
+la solitudine e l'esilio!» Ma essa, la piccola ospite straniera, non lo
+crede.
+
+«Anch'io non oso credere alla mia felicità, da troppi, troppi anni
+sospirata. Ma poi dico a me stesso che il cuore di Nancy non è un cuore
+che possa mutare. Nancy avendomi amato un giorno, m'ama, e m'amerà.
+
+«E le parole che anni or sono, la trassero traverso l'Oceano a me, oggi
+ancora, oggi ancora me la riporteranno:--«Nancy, vieni a me!»
+
+«Alle mie vuote braccia, al mio triste e solitario cuore! Vieni, Nancy.
+Vieni subito. E per sempre».
+
+
+
+
+XXVIII.
+
+
+ * * * * *
+
+ «_Caro Selvaggio, diletto amico mio_,
+
+«Il tuo richiamo mi scuote il cuore. Tutti i miei desideri, tutti i miei
+sogni uniscono le loro voci alla tua, gridandomi di andare da te.
+
+«Ahimè! Una piccola preghiera che la povera Fräulein mi faceva dire
+quando ero bambina mi sussurra il puerile ritmo nell'orecchio; e quella
+voce piana vince e affoga le grida dei miei disperati desideri. La
+conosci tu, la piccola orazione dei tre angeli che la notte stanno
+intorno al nostro letto?
+
+ _Angelo bianco (angelo di Dio!)
+ Deh, stendi l'ali sopra il capo mio._
+
+ _Angelo azzurro (angelo di Maria!)
+ Tieni la mano sulla mano mia._
+
+ _Angelo d'oro (angelo di Gesù!)
+ Tienimi il cuore e non lasciarlo più!_
+
+«Per tanti anni ho ripetuto quella preghiera che forse gli angeli
+l'hanno udita. Ed ora, come posso io venire da te così legata?
+
+«La Chiesa e la Legge, come i due primi angeli, mi tengono prigioniera;
+e tu sai che la mia piccola anima convenzionale rifugge da ciò che è
+irregolare e vietato. Ma fossi io libera come l'aria per accorrere a
+te--il Terzo Angelo rimane. E il Terzo Angelo mi tiene il cuore.
+
+«Anne-Marie è il terzo angelo. Anne-Marie mi tiene il cuore nelle manine
+candide. Come potrei strapparlo a lei?
+
+«Dimmi tu, dimmi tu! Come potrei lasciarla?
+
+«O allora, come potrei condurla con me? Pensa--pensa e rispondi.
+
+«Caro Selvaggio, io sono una delle «divorate». Non esisto più. La mia
+piccola Anne-Marie mi ha divorata. Ed è giusto, ed è bello, ed è santo
+che sia così. Essa mi ha consumata, e io ne sono lieta. Essa mi ha
+annichilita e io ne sono riconoscente.
+
+«Poichè è questa l'eterna legge, inesorabile e magnifica: che a queste
+vite date a noi, la nostra vita devo essere data.
+
+«Ed io--come tutte le madri--estasiata e a ginocchi, dò la mia vita alla
+creatura inconscia che la esige.
+
+«Ecco: io ricado nell'ombra: la mia corsa non finita, la mia méta non
+raggiunta, la mia missione non compiuta. Che importa? Ciò che a me fu
+negato, sarà dato ad Anne-Marie. Mia figlia raggiungerà le vette ch'io
+non ascesi. Per lei sarà la Gloria ch'io non conquistai.
+
+«O amico e amato mio, alla cui tetra sorte io debbo aggiungere questo
+dolore: comprendimi e perdona! Nella mia vita non vi è posto per
+l'amore. La mia vita è tutta turbine ed agitazioni, tutta fretta e
+furia, tutta ansia e febbri, e treni che corrono, e voci che gridano, e
+mani che applaudono...
+
+«Non vedi tu la nostra esistenza come in un quadro? Il Pifferaro della
+Leggenda che turbina, suonando e danzando, davanti a noi. E via, per
+vette e balze e precipizii, gli vola dietro la piccola Anne-Marie, ebbra
+di musica, folle di gloria... ed io li seguo, correndo, ansando,
+palpitando, perdendo nella folle corsa tutto ciò che una volta fu mio,
+lasciando tutto, tutto dietro di me--i sogni, le speranze, l'Amore...
+
+«L'Amore! l'Amore in questo quadro non è un giovinetto nume, radioso e
+ridente, coronato di rose e di passione. No. L'Amore è una figura
+austera, e triste, e solitaria... Oh, caro Selvaggio, io so quanto
+triste, e quanto solitario tu sei!
+
+«Ma tu comprendimi e perdona! E di' addio. Addio a Nancy».
+
+
+E il Selvaggio comprese. E perdonò. E disse addio a Nancy.
+
+ * * * * *
+
+
+
+
+XXIX.
+
+
+Il chiuso fiore del tempo svolse i suoi petali.
+
+E i giorni lucenti e le notti stellate spinsero la piccola Anne-Marie di
+trionfo in trionfo. E le versarono flutti di mare negli occhi e flutti
+di sole sui capelli. Ed ella assurse fulgida come un giglio alla
+virginea e radiosa gioventù.
+
+
+Il chiuso fiore del tempo svolse i suoi petali.
+
+E i giorni e le notti versarono il loro crepuscolo su Nancy, e la
+spinsero indietro nell'ombra dove seggono le madri, con miti labbra che
+nessuno bacia, con dolci occhi di cui nessuno conta le lagrime.
+
+Ella imparò a scordare. Scordò di essere stata giovane; scordò di essere
+stata poeta. Scordò di aver saputo un giorno la storia del Giardino
+azzurro:
+
+ _La belle qui veut
+ La belle qui n'ose
+ Cueillir les roses
+ Du jardin bleu._
+
+Il Giardino azzurro della gioventù chiuse pianamente le sue porte dietro
+di lei; e i fiori che Nancy non vi aveva colti, ora per lei non
+fiorirebbero più.
+
+Ma per Anne-Marie, quando il tempo fu venuto, si spalancarono i dorati
+cancelli.
+
+Allora il folle Pifferaro della Gloria la chiamò invano.
+
+Anne-Marie aveva udito un'altra voce--la voce lontana del richiamo
+d'Amore. Frale e formidabile quell'appello le scuoteva il cuore.
+
+Il Pifferaro gridava: «Vieni! che fai? Vieni! è per di qua la Fama; sei
+alla porta dell'Immortalità!»
+
+Anne-Marie esitò... ristette. Poi si volse e seguì la voce novella.
+
+E l'Amore le tolse di mano il violino. L'Amore le cinse di tenui fiori
+d'arancio la candida fronte, sulla quale già, grave e maestosa, la
+Gloria protendeva l'ombra del serto d'alloro.
+
+
+
+
+XXX.
+
+
+Per il giorno delle nozze, Giugno--quell'elementare pittore!--aveva
+spennellato il mondo di striscie azzurre, di chiazze verdi, di sprazzi
+d'oro.
+
+La carrozza che doveva condurre alla stazione gli sposi aspettava alla
+porta del loro palazzo, circondata da una folla allegra e impaziente. I
+cavalli sauri scalpitavano scotendo le criniere. Quando, bionda e
+ritrosa, in cima allo scalone comparve Anne-Marie a braccio dello sposo,
+la folla diede un grande grido d'evviva, acclamandola come all'uscita
+d'uno dei suoi concerti.
+
+La sposina sorrise cogli occhi luminosi, e la graziosa testa sotto al
+piumato cappello ondeggiò salutando a destra e a manca. Allora, dalla
+folla, cento mani si stesero verso di lei, ed ella leggiadramente sostò
+sull'ultimo gradino, e tese le sue mani a tutte quelle mani, e sorrise a
+tutti quei sorrisi, ringraziando e salutando.
+
+Alto e serio al suo fianco, lo sposo avrebbe voluto farle fretta a
+salire nella carrozza; ma Anne-Marie, dolce e volontaria, sostava,
+rispondendo a tutti, ringraziando tutti; dicendo «addio! addio!
+arrivederci!... addio!»
+
+Il giovane marito la sospinse dolcemente verso l'aperta portiera, e poi
+come ella con un piede già sul predellino s'indugiava ancora, egli la
+sollevò per l'esile vita e la mise nella carrozza; poi saltò dentro
+accanto a lei e chiuse lo sportello.
+
+Spronati e spaventati dagli evviva della folla, i cavalli si lanciarono
+al galoppo battendo scintille dal selciato. In un attimo furono in fondo
+alla strada e fuori di vista.
+
+
+... Nancy era rimasta sola in casa.
+
+Sola. Ritta, immobile in mezzo alla stanza dove l'ultimo bacio di
+Anne-Marie l'aveva lasciata, ella udiva salire dalla via le acclamazioni
+e gli evviva. E per un istante si figurò che fosse la fine di un
+concerto, e che ella ed Anne-Marie salissero in carrozza per tornare a
+casa. Ecco: la portiera era chiusa, mille visi ignoti sorgevano intorno
+agli sportelli, ed Anne-Marie, la sua bambina, salutava--prima dall'una
+finestra, poi dall'altra--agitando le mani, ringraziando, ridendo... I
+cavalli partivano, ed Anne-Marie ricadeva indietro tra le braccia di sua
+madre, nascondendole il viso sul petto con un piccolo sospiro di
+felicità. Ed erano sole, dopo tanta folla e tanto rumore; sole, nella
+penombra della carrozza piena di fiori. E Nancy sentiva nella sua mano
+la tiepida manina di Anne-Marie; e ne vedeva diffusi sul suo petto i
+morbidi capelli biondi... Udiva la dolce domanda puerile, che era come
+il ritornello d'una canzone: «Ti è piaciuto il mio concerto,
+Liebstes?... Sei felice, cara mamma mia?»... Poi non si parlava più fino
+all'arrivo a casa. La casa per loro era sovente un albergo ignoto, in
+una sconosciuta città di un paese straniero. Ma era sempre «casa loro»,
+perchè erano insieme!...
+
+Ed ora... Nancy era sola. ~Sola!~ Il silenzio le sussurrò all'orecchio
+la terrificante parola.
+
+~Sola!~ Le desolate mura lo ripeterono... Poi l'universo parve urlarlo
+al suo spaventato cuore.
+
+Nancy si mosse come in sogno e s'avvicinò alla finestra.
+
+La strada era vuota.
+
+La casa era vuota.
+
+Il mondo era vuoto.
+
+Nancy traversò barcollando la stanza, e uscì nel corridoio. Si fermò
+davanti alla porta chiusa della camera di Anne-Marie. Sporse tremando la
+mano e aprì l'uscio... Vuota, vuota la chiara stanza ridente!...
+
+Sul letto giaceva, socchiusa, una cassetta da violino: era il Guarnerius
+del Gesù, abbandonato nella sua piccola cassa da morto.
+
+Nancy si guardò intorno, disperata e convulsa. Dalla parete le sorrideva
+Fräulein, morta a Parigi qualche anno prima. E sopra il caminetto, tra
+Joachim e Beethoven, pendeva un piccolo ritratto di Bemolle, tornato
+umilmente a Praga ad assistere il Professore ormai vecchio,
+amareggiato, e quasi cieco.
+
+Finito tutto... passato tutto... vano tutto...
+
+E Nancy d'un tratto vide stesa davanti a sè la Vita--la Vita, in tutta
+la sua iniqua e spaventosa inutilità--la breve, vana, tragica,
+sonnambulesca corsa dal Nulla al Nulla.
+
+Allora Nancy pianse e gridò--gridò forte, come una creatura ferita,
+inginocchiata presso la finestra, stendendo al cielo le braccia
+desolate.
+
+--Anne-Marie, Anne-Marie!... Mio Dio! mio Dio! ridatemela! Fate che
+tutto questo sia un sogno! Fate ch'io mi svegli a trovare Anne-Marie
+ancora piccola nelle mie braccia!... Mio Dio, ma che cosa farò io ora?
+Che cosa farò?...
+
+Nulla.
+
+Non c'era più nulla da fare per Nancy.
+
+Ormai era tardi. La sua creatura era partita. Il suo Libro era morto. Il
+Giardino azzurro era chiuso.
+
+
+
+
+LIBRO TERZO.
+
+
+
+
+I.
+
+
+Anne-Marie si mosse, sospirò--e aprì gli occhi.
+
+La camera era buia e silenziosa. Ma in breve un piccolo suono ritmico e
+sommesso le giunse all'orecchio, e le parve assai dolce. Era un suono
+regolare e pacato, come il battito d'un orologio, come il pulsar d'un
+cuore. Era l'oscillare d'una culla!
+
+Anne-Marie, nel dormiveglia, sorrise; e una immensa pace le invase lo
+spirito. Il dolce battito ritmico la ricondusse verso il sonno. Essa si
+sentiva ineffabilmente calma e felice. La vita apriva più vasti portali
+sopra orizzonti più immensi.
+
+Con un fremito di gioia essa pensò che il breve silenzio del trascorso
+anno era ormai terminato. Di nuovo la musica fluirebbe dalle sue mani,
+come un'incantata fontana, sopra il mondo in ascolto.
+
+Il suo violino!... Sotto le chiuse ciglia Anne-Marie lo rivedeva nel
+pensiero. Rivedeva le curve bruno-dorate della voluta; l'alacre slancio
+degli «_f_» nella tavola armonica; e le sensitive corde tese sopra
+l'agile ponticello: tutto quel perfetto istrumento silenzioso,
+aspettante il tocco delle sue ardenti dita giovanili, per ridestarsi di
+nuovo alla vita e al canto!
+
+Soavi lagrime le fluirono nei chiusi occhi. Come lavorerebbe ora! come
+studierebbe!... Quanti nuovi canti, quante sublimi sinfonie ella
+creerebbe! Tante cose ella aveva a dire che nessuno ancora aveva
+detto!...
+
+Ora scriverebbe anche un'Opera--una grande Opera in cui darebbe al mondo
+una nuova musica, una musica pura, splendida, rigenerata.
+
+Già l'Ispirazione, vaporosa e vaga, le avvolgeva la mente di tenui
+melodie come mistici nastri diafani... già le battute si allineavano
+ferme e splendide nel suo pensiero... e gli accordi scrosciavano come
+fanfare trionfali.
+
+Nel suo cuore la gioia corse come una cosa viva.
+
+Essa vide la vita come un paesaggio di luce steso innanzi ai suoi
+giovani passi: ella ascenderebbe la bianca via dell'Immortalità,
+sorretta da un immutabile amore; il Genio le cingerebbe la fronte d'un
+serto d'astri fiammeggianti--e la musica, la divina Musica che le
+cantava come una fontana perenne nel cuore, inonderebbe d'armonia il
+mondo...
+
+
+La creaturina nella culla aprì gli occhi e pianse: «Ho fame».
+
+
+ FINE.
+
+
+
+
+OPERE DI ANNIE VIVANTI
+
+ =Lirica=
+ Nuova edizione (Bemporad).
+
+ =I Divoratori=
+ Romanzo.--8ª edizione (Bemporad).
+
+ =Circe=
+ Il Romanzo di Maria Tarnowska.
+
+ =L'Invasore=
+ Dramma in tre atti.
+
+ =Væ Victis!=
+ Romanzo.
+
+ ="Zingaresca"=
+
+ =Le bocche inutili=
+ Dramma.
+
+ =Naja Tripudians=
+ Romanzo.--2ª edizione (Bemporad).
+
+ =Gioia!=
+ Novelle.--Nuovissimo (Bemporad).
+
+
+GIUDIZI DELLA STAMPA su «CIRCE»
+
+=Le Journal= (Parigi).
+
+.... Le hasard d'une conversation a jeté Annie Vivanti, romancier
+frémissant, poète profond, sur le nom de la prisonnière, sur l'acte, sur
+la secret de cette histoire. Un ami lui apporte un manuscrit de la
+condamnée, un cahier de classe haché d'une écriture régulière, élégante,
+indifférente, un carnet de bal--de quelle sarabande!--sur papier
+rugueux. Elle se passionne et son génie divinatoire, fraternel dans la
+peine, évocateur, transfigure ces pages mornes et qui n'ont que le sceau
+du malheur. Elle obtient de voir--avec quelles difficultés!--la
+reclusionnaire dans sa maison de force.
+
+Quelle révélation! Elle discerne, dévoile, retrouve une petite fille,
+une éternelle enfant vagabonde dans ses pensées et dans ses voyages,
+étonnée de se marier, étonnée de n'être pas aimée de son mari, étonnée
+de devenir femme, de devenir mère, étonnée de sa beauté qu'elle ne
+découvre, qu'on ne découvre que tard. Et tout se précipite, dans ses
+étonnements. C'est avec stupeur qu'elle apprend de lui le désir et le
+dégoût, qu'elle se donne, au plus beau lancier du monde, quelle le voit
+mourir dans ses bras, longuement, tué par l'époux soudainement
+jaloux--pourquoi? C'est une surprise pour elle de trouver au chevet
+d'une amie d'enfance qui l'a appelée pour mourir celui qu'elle doit
+faire mourir, le mari de l'agonisante, Emilie Komarowska...
+
+Mais je ne veux pas déflorer l'oeuvre inoubliable d'ANNIE VIVANTI. C'est
+un lucide et incessant tourbillon d'action, de rêve, d'inconscient, de
+fatalité. C'est harmonieux et terrible, c'est la vérité et c'est l'art.
+
+Les paradis artificiels chantés par Thomas de Quincey et Charles
+Baudelaire flottent autour de plus lourdes ivresses et apportent leur
+relief inconsistant à des paysages d'âmes dignes de Dostoïewski. Le
+mélodrame se purifie en élégie, sans perdre rien de son intensité, de sa
+fureur, de sa furie. La plus rare, la plus universelle émotion fait
+palpiter ces pages de fièvre, cette reconstitution idéale et
+forcenée.... Et sur cette beauté éparse et condensée, au dessus du sang
+apaisé et de la fange bue par le soleil, les grandes ailes de la pitié
+apportent au jour de souffrance d'une prison tout le ciel et tout le
+rêve....
+
+ ERNEST LA JEUNESSE.
+
+
+GIUDIZI DELLA STAMPA su «I DIVORATORI»
+
+=Truth.=--È un'opera di genio questo affascinante racconto di ANNIE
+VIVANTI. In esso vi è una forza e un pathos, una veracità di vita e di
+natura, che ci tengono incatenati dalla prima all'ultima pagina.
+
+=Fortnightly Review=.--La vera forza di questo libro sta nello stile,
+ora morbido e delicatamente allusivo, ora fluente e fantastico. ANNIE
+VIVANTI è maestra nell'arte di evocare un ambiente, dandone la speciale
+atmosfera ed illuminazione. Nel humour è scintillante come una Rosalinda
+Shakespeariana.
+
+Quest'opera, per quanto scritta in prosa, deve essere giudicata come
+poesia. Difatti essa ci fa l'impressione non di un lungo ma di un grande
+poema.
+
+ (Georges Brandés).
+
+
+GIUDIZI SUL DRAMMA «L'INVASORE»
+
+_Renato Simoni_ nel =Corriere della Sera=.
+
+Opera strana e forte.... opera di una scrittrice fortissima, tutta
+ardente di una irresistibile passione....
+
+_Massimo Bontempelli_ nel =Secolo=.
+
+.... Poesia e teatro di primissimo ordine....
+
+=La Sera=.
+
+.... Dal breve racconto della vicenda si vede quante bellezze siano
+nell'audacissimo dramma. L'autrice ha involto un problema di aspro
+materialismo in una atmosfera purissima di poesia.
+
+
+GIUDIZI DELLA STAMPA su VAE VICTIS!
+
+=Sir Conan Doyle=, il creatore di Sherlock Holmes, scrive all'editore
+Arnold di Londra:
+
+«Ho letto un libro veramente terribile e veramente potente. «Vae Victis»
+di Annie Vivanti. _Non ho mai letto nulla che mi abbia fatto realizzare
+con tale forza ciò che la guerra significhi per il paese invaso._»
+
+Il «=Liverpool Courier=»:
+
+«Se esistesse un ministero di propaganda per pubblicare il nefando
+vangelo della brutalità germanica e i fatti compiuti dai demoni
+incarnati del Kaiser, quell'ufficio dovrebbe far tradurre in tutte le
+lingue il libro di Annie Vivanti e disseminarlo per ogni paese della
+terra».
+
+=Savino Varazzani=, nel _Popolo d'Italia_:
+
+«È sopratutto, un magnifico romanzo; è un'opera di arte d'alto valore e
+della più schietta ispirazione; è uno studio di psicologia pieno di
+profondo e delicato acume; questo in primo luogo; poi è anche,
+fortunatamente, un fiero libro di battaglia e un'opera buona, generosa e
+santa.
+
+ . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+«Ha la felicità e sicurezza d'intuito e la potenza d'analisi che Annie
+Vivanti rivelò primamente in quei Divoratori ch'ebbero così alta e vasta
+fama nella letteratura internazionale. Ha lo stesso procedere rapido,
+passionale, travolgente».
+
+=G. Mambelli=, nel _Giornale del Mattino_:
+
+«Poema dolorante e poema di fede insieme, attraverso ad una virtù di
+narrazione vibrante come un sonito di guerra. La nostra letteratura,
+oggi, si è arricchita d'un nuovo potente documento umano».
+
+«=L'Idea Nazionale=» (Simplex):
+
+«L'una figura e l'altra (Luisa e Chérie) sono tragicamente vive, e spira
+dal racconto sempre commosso, ansioso, mai stanco dalla loro storia, un
+profumo intenso di martirio che riconforta nel lettore lo spirito di
+giustizia inesorabile contro chi, con la sua malvagità, potè costringere
+l'esistenza in così angosciose strette».
+
+=Mario Ferrigni=, nella _Sera_:
+
+«La più geniale scrittrice nostra ha scritto come sempre delle pagine
+squisite».
+
+
+
+
+
+Nota del Trascrittore
+
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
+senza annotazione minimi errori tipografici. Sono stati corretti i
+seguenti refusi [tra parentesi il testo originale]:
+
+ 13 - Mi spiace tanto pel [pei] suo cappello
+ 22 - razors a-flyin' [a-flyin] in the air
+ 155 - dissero all'unisono [all'unissono]
+ 212 - --Faccio un lavoro letterario,--disse. E soggiunse
+ [Nell'originale manca una riga. Versione inglese:
+ "Some literary work. I find it _very interesting_." Abbiamo
+ inserito "molto interessante"]
+ 282 - ma come [come come] vivrò io
+ 373 - al «Berliner Tageblatt [Tagblatt]»
+ 406 - dans ses pensées [pensers]
+ " - de rêve, d'inconscient [d'incoscient]
+ " - Shakespeariana [Shaxespeariana]
+
+
+
+
+
+End of the Project Gutenberg EBook of I divoratori, by Annie Vivanti
+
+*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK I DIVORATORI ***
+
+***** This file should be named 34983-8.txt or 34983-8.zip *****
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+
+Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara
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+work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any
+Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause.
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+
+Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
+
+Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
+electronic works in formats readable by the widest variety of computers
+including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
+because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
+people in all walks of life.
+
+Volunteers and financial support to provide volunteers with the
+assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
+goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
+remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
+Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
+and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
+To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
+and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
+and the Foundation web page at https://www.pglaf.org.
+
+
+Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
+Foundation
+
+The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
+501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
+state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
+Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
+number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
+https://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
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+The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
+Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
+throughout numerous locations. Its business office is located at
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+business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
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+ Dr. Gregory B. Newby
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+
+Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation
+
+Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
+spread public support and donations to carry out its mission of
+increasing the number of public domain and licensed works that can be
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+($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
+status with the IRS.
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+The Foundation is committed to complying with the laws regulating
+charities and charitable donations in all 50 states of the United
+States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
+considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
+with these requirements. We do not solicit donations in locations
+where we have not received written confirmation of compliance. To
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+particular state visit https://pglaf.org
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+have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
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+
+
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+works.
+
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+concept of a library of electronic works that could be freely shared
+with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
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+
+
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+
+
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+
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+
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+including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
+Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
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+with this eBook or online at www.gutenberg.org
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+
+Title: I divoratori
+
+Author: Annie Vivanti
+
+Release Date: January 16, 2011 [EBook #34983]
+
+Language: Italian
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+Character set encoding: ISO-8859-1
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+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK I DIVORATORI ***
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+Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara
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+generously made available by The Internet Archive)
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+
+
+
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+</pre>
+
+
+<div class="center">
+<p class="big">ANNIE VIVANTI</p>
+
+<h1>I DIVORATORI</h1>
+
+<p><span class="larger">ROMANZO</span><br />
+<br /><br />
+OTTAVA EDIZIONE</p>
+
+<p class="pad4">FIRENZE<br />
+R. BEMPORAD &amp; FIGLIO, EDITORI<br />
+<span class="small">MCMXXII</span></p>
+
+<hr class="minor" />
+
+<p class="pad4 small">PROPRIETÀ LETTERARIA<br />
+
+per tutti i paesi compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda<br />
+
+<i>Copyright 1910 by A. Vivanti Chartres</i></p>
+
+<p>&nbsp;<br />&nbsp;</p>
+
+<p class="smaller">36-922 &mdash; Firenze, Tipografia "L'Arte della Stampa", Succ. Landi.</p>
+</div>
+
+<hr />
+
+<div class="center pad4">
+<p>AD UNA MERAVIGLIOSA BAMBINA</p>
+
+<p>CH'IO AMO</p>
+
+<p>DEDICO QUESTO LIBRO</p>
+
+<p>PERCHÈ LO LEGGA</p>
+
+<p>QUANDO AVRÀ DEI MERAVIGLIOSI BAMBINI</p>
+
+<p>SUOI.</p>
+
+<p>&nbsp;<br />&nbsp;</p>
+</div>
+
+<hr />
+<h2><a name="PREFAZIONE" id="PREFAZIONE"></a>PREFAZIONE</h2>
+
+<p><i>C'era un uomo che aveva un canarino; e disse:
+"Che caro canarino! Se potesse diventare un'aquila!"
+Iddio disse: "Nutrilo del tuo cuore, e diverrà
+un'aquila". Allora l'uomo lo nutrì del suo cuore.</i></p>
+
+<p><i>E il canarino divenne un'aquila, e gli strappò
+gli occhi.</i></p>
+
+<p class="pad2"><i>C'era una donna che aveva un gatto; e disse:
+"Che caro gattino! Se potesse diventare una tigre!"
+Iddio disse: "Dàgli a bere il tuo sangue, e diverrà
+una tigre". Allora la donna gli diede a bere il suo
+sangue.</i></p>
+
+<p><i>E il gatto divenne una tigre, e la sbranò.</i></p>
+
+<p class="pad2"><i>C'era un uomo e una donna che avevano un bambino.
+E dissero: "Che caro bambino!... Se potesse
+diventare un genio!"</i></p>
+
+<p>&nbsp;<br />&nbsp;</p>
+
+<hr />
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_1" id="Page_1">[1]</a></span></p>
+
+<p class="center big">LIBRO PRIMO</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="I" id="I"></a>I.</h2>
+
+<p>La creaturina nella culla aprì gli occhi e disse: &mdash; Ho
+fame.</p>
+
+<p>Nulla si mosse nell'ombra della camera silenziosa e
+l'infante ripetè il breve grido inarticolato. Allora s'udì un
+fruscìo di vesti, un lieve accorrere di passi: due tenere
+braccia lo sollevano, e lo acqueta un cinguettìo di dolci
+parole vane. Ecco per la puerile guancia il fresco petto
+materno, per la piccola bocca avida ecco la fonte di blande
+e bianche delizie.</p>
+
+<p>Sopita e soddisfatta la creaturina ricade nel sonno.</p>
+
+<p class="pad2">La piccola Edith Avory tornò dalla scuola correndo,
+col cappello a sghembo e le treccie al vento, ed entrò ansante
+nella sala da pranzo della Casa Grigia.</p>
+
+<p> &mdash; Sono arrivate? &mdash; domandò a Florence, che stava
+apparecchiando la tavola per il thè.</p>
+
+<p> &mdash; Sì, signorina, &mdash; rispose la cameriera.</p>
+
+<p> &mdash; Dove sono? Il «&nbsp;béby&nbsp;»<a class="tag" name="tag1" id="tag1" href="#note1">[1]</a> com'è? Dove l'hanno
+portato?</p>
+
+<p class="footnote"><a name="note1" id="note1" href="#tag1">1.</a> Mancando nella lingua italiana familiare la parola neutra
+equivalente a <i>baby</i> o <i>child</i> dell'inglese, <i>enfant</i> del francese, <i>Kind</i>
+del tedesco, l'autore si permette di adattare al concetto la parola
+inglese. Lo stesso valga per le parole <i>nurse</i> e <i>nursery</i>.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_2" id="Page_2">[2]</a></span>E senza aspettar risposta, la ragazzetta scappò dalla
+stanza e corse sgambettolando su per le scale. Giunta alla
+«&nbsp;nursery&nbsp;», che fino allora era stata camera sua, si fermò. Attraverso
+la porta chiusa udì un piccolo grido querulo che le
+tolse il respiro. Sporse, esitando, la mano, ed aprì la porta.
+Poi si fermò, attonita e delusa, sul limitare.</p>
+
+<p>Presso la finestra, con lo sguardo noncurante rivolto
+alle verdi praterie del Hertfordshire, sedeva una donna,
+severa, quadrata, vestita di percalle rosa. Batteva con
+mano distratta, a colpettini leggeri e regolari, un piccolo
+involto di flanella che teneva sulle ginocchia. Era il béby!
+con la faccia in giù. Edith vedeva spuntare dalla flanella
+da una parte la pianta di due piedini rossi e dall'altra una
+piccola testa oblunga coperta di morbida lanugine nera.</p>
+
+<p> &mdash; Oh Dio! &mdash; esclamò, &mdash; è quello il béby?</p>
+
+<p> &mdash; Prego di chiudere la porta, miss, &mdash; disse la «&nbsp;nurse&nbsp;».</p>
+
+<p> &mdash; Ma credevo che i bambini piccoli fossero tutti
+biondi, e vestiti di bianco... con nastri celesti, &mdash; balbettò
+Edith.</p>
+
+<p>La nurse non si degnò di rispondere. Continuò a batterellare
+distrattamente colla grossa mano sulla piccola
+schiena tonda coperta di flanella.</p>
+
+<p>Edith si avvicinò, timida.</p>
+
+<p> &mdash; Perchè fate così? &mdash; domandò.</p>
+
+<p>La donna, inarcando le sopracciglia con aria sprezzante,
+la guardò da capo a piedi. Poi disse brusca e subitanea: &mdash; Flatulenza!
+ventosità &mdash; e continuò a picchiettare.</p>
+
+<p>Edith, interdetta, si domandò che cosa significasse
+quella risposta. Poteva riferirsi al cattivo tempo? od era
+forse un modo volgare di dire a Edith di star zitta?</p>
+
+<p>Dopo un po', osò domandare:</p>
+
+<p> &mdash; La sua mamma &mdash; e additò l'involto &mdash; è arrivata
+anche lei?<span class="pagenum"><a name="Page_3" id="Page_3">[3]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Sissignora, &mdash; rispose la nurse. &mdash; E quando ve
+ne andrete, abbiate la cortesia di chiudere la porta dietro
+di voi.</p>
+
+<p>Edith mortificata e attonita obbedì.</p>
+
+<p>Udendo delle voci nella camera di sua madre, guardò
+dentro, e vide una giovinetta vestita di nero, con capelli
+neri come quelli del béby, seduta sul sofà, accanto a sua
+madre. L'estranea piangeva, tutta scossa da singhiozzi,
+colla faccia nascosta in un piccolo fazzoletto ad orli neri.</p>
+
+<p> &mdash; Vieni, vieni, Edith, &mdash; disse la madre. &mdash; Vieni,
+guarda! Questa è tua cognata Valeria. Dàlle tanti baci e
+dille di non piangere.</p>
+
+<p> &mdash; Ma dov'è la mamma del bambino? &mdash; disse Edith,
+per guadagnar tempo prima di baciare quel lacrimoso
+viso sconosciuto.</p>
+
+<p>La giovinetta in lutto alzò gli occhi dal fazzoletto &mdash; occhi
+oscuri inondati di lacrime.</p>
+
+<p> &mdash; Son io, &mdash; disse, con un rapido sorriso luminoso,
+ed una lacrima, cadendo, le si fermò in una fossetta della
+guancia. &mdash; Ma non è un bambino, sai; è una bambina.
+Che cara! &mdash; soggiunse, baciando Edith, &mdash; che cara ragazzina
+che potrà giocare col mio angioletto!</p>
+
+<p> &mdash; Oh, ma è troppo piccola quella lì, per giocare, &mdash; disse
+Edith con disprezzo. &mdash; E poi, &mdash; soggiunse, &mdash; ho
+visto quella donna che la batteva.</p>
+
+<p> &mdash; La batteva! &mdash; esclamò la ragazza in lutto, balzando
+in piedi.</p>
+
+<p> &mdash; La batteva! &mdash; gridò la madre di Edith.</p>
+
+<p>Ed entrambe uscirono precipitosamente.</p>
+
+<p>Edith, rimasta sola, volse lo sguardo per la camera
+familiare. Sul letto di sua madre giaceva una piccola coperta
+di flanella ricamata, uguale a quella che avvolgeva
+il béby; ed una cuffietta minuscola; e degli scalfarotti;
+e un sonaglino di gomma. Sopra una seggiola vide una<span class="pagenum"><a name="Page_4" id="Page_4">[4]</a></span>
+giacchetta nera, ed un cappello nero guarnito di crespo
+e di grosse ciliegie, nere ed opache.</p>
+
+<p>Edith ne schiacciò una fra le dita, e la ciliegia si ruppe,
+vitrea e glutinosa. Poi la ragazzetta andò allo specchio e
+si provò il cappello. Le piacque vedere il suo piccolo viso
+lungo sotto quella acconciatura caliginosa, e la fece traballare,
+tentennando il capo in qua e in là.</p>
+
+<p> &mdash; Quando sarò vedova &mdash; disse tra sè &mdash; porterò anch'io
+un cappello come questo. &mdash; Poi lo fece cadere dalla
+sua testa sopra la seggiola. Schiacciò rapidamente un'altra
+ciliegia, e uscì per andare a vedere la bambina.</p>
+
+<p>La trovò nella nursery tra le braccia della nonna, che
+la faceva ballare in su e in giù. La creaturina teneva il
+pugno in bocca, e i larghi occhi guardavano nel vuoto.
+La ragazza in lutto, le stava davanti in ginocchio,
+battendo le mani e cantando: «&nbsp;Cara! cara! cara!... bella!
+bella! bella!&nbsp;» mentre Wilson, la nurse, voltando le larghe
+spalle indifferenti, vuotava i tiretti del cassettone di Edith,
+piegando le sue cose e mettendole da parte per portarle
+disopra nella cameretta che doveva d'or innanzi servire
+alla ragazzina; poichè della camera di Edith aveva bisogno
+il béby.</p>
+
+<p>Edith si stancò presto di star lì, e scese in giardino
+a cercare del «&nbsp;Brown Boy&nbsp;», il ragazzo del giardiniere.
+Lo trovò nell'orto intento a tagliare i germogli delle piante
+di fragola. Era tutto colore del terriccio, e ne aveva
+come sempre sulle mani, sulla faccia e nei capelli. Perciò
+più che per la sua parentela, si chiamava il «&nbsp;Brown Boy&nbsp;».</p>
+
+<p> &mdash; Buona sera, &mdash; disse Edith fermandosi davanti a
+lui con le mani dietro la schiena.</p>
+
+<p> &mdash; Buona sera, &mdash; disse Jim Brown, senza smettere
+il suo lavoro.</p>
+
+<p> &mdash; Sono arrivate! Sono già lì tutt'e due, &mdash; disse la
+ragazzetta.<span class="pagenum"><a name="Page_5" id="Page_5">[5]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Ah sì? &mdash; E Jim Brown sedette sulle calcagna
+pulendosi le mani sui pantaloni.</p>
+
+<p> &mdash; Il béby è nero, &mdash; disse Edith, cupamente.</p>
+
+<p> &mdash; Misericordia! &mdash; esclamò Jim, spalancando gli occhi
+grandi e chiari.</p>
+
+<p> &mdash; Sì, &mdash; proseguì Edith. &mdash; Ha i capelli neri e la faccia
+rossa. Un orrore.</p>
+
+<p> &mdash; Oh, miss Edith, &mdash; disse Jim Brown, &mdash; che paura
+m'avete fatto! Avevo capito che il bambino fosse un moro,
+visto che la mamma sua è di paesi così lontani!</p>
+
+<p>Edith crollò il capo.</p>
+
+<p> &mdash; Proprio moro, no. Ma è un béby sbagliato. Se fosse
+giusto avrebbe i capelli biondi e gli occhi celesti.</p>
+
+<p> &mdash; La madre com'è? &mdash; domandò Jim.</p>
+
+<p> &mdash; Nera, nera anche lei. E quella nurse! Una donna
+orribile, &mdash; sospirò Edith. &mdash; Sono tutti diversi da come
+me li aspettavo.</p>
+
+<p>E sconfortata sedette sull'erba.</p>
+
+<p> &mdash; Valeria, che è la mamma del béby, è italiana, e
+tutta vestita di lutto, &mdash; narrò Edith, sempre più depressa. &mdash; E
+sono venute a star qui per sempre. E quel béby
+avrà la mia camera, e io andrò disopra vicino a Florence in
+quella stanza piccola.... piccola così. &mdash; Edith per illustrare
+fece un cerchio unendo i pollici e gli indici. &mdash; E anche noi
+ci vestiremo tutti di lutto perchè mio fratello Tom è morto.
+E Tom era il papà di quel béby. E quel béby è mia nipote.</p>
+
+<p> &mdash; Povero signor Tom! &mdash; disse Jim Brown, scotendo
+la testa. &mdash; Era il prediletto di voi tutti, non è vero?</p>
+
+<p> &mdash; Oh! sì, &mdash; fece Edith, &mdash; si capisce. Eravamo in
+tanti, che, naturalmente, quelli di mezzo erano i preferiti.</p>
+
+<p> &mdash; Non vedo perchè, &mdash; disse Jim.</p>
+
+<p> &mdash; Ma è evidente, &mdash; ragionò Edith. &mdash; Essendo in
+tanti si era già stufi di quelli più grandi, e nessuno aveva
+voglia di quelli più piccoli... ecco perchè! Del resto, &mdash; riprese<span class="pagenum"><a name="Page_6" id="Page_6">[6]</a></span>
+gaia, &mdash; poco importa. Tanto, adesso sono tutti
+morti.</p>
+
+<p>E si levò dall'erba, e lo aiutò un poco a rimondare le
+piante di fragola, per far venire l'ora del thè.</p>
+
+<p>Venne a chiamarla suo nonno, una bella figura di
+vecchio, alto e maestoso. S'avvicinò lentamente, trascinando
+un po' i piedi sulla ghiaia del viale.</p>
+
+<p>Edith gli saltellò incontro e mise la sua mano tiepidetta
+nelle dita fredde e avvizzite del vecchio. Quindi
+si avviarono insieme verso la casa.</p>
+
+<p> &mdash; Le hai viste, nonno? &mdash; chiese lei, sgambettandogli
+intorno mentre egli procedeva a passo lento traverso
+il prato.</p>
+
+<p> &mdash; Visto chi, cara? &mdash; domandò il vecchio.</p>
+
+<p> &mdash; Ma Valeria, e la bambinetta.</p>
+
+<p> &mdash; Che bambinetta? &mdash; disse il nonno, fermandosi a
+riposare ed ascoltare.</p>
+
+<p> &mdash; Ma la bambina di Tom, nonno! &mdash; disse Edith. &mdash; Sai
+bene! la piccola bambina del povero Tom, che è morto.
+E' venuta a star quì, con la sua mamma. E c'è anche la
+sua nurse. Si chiama Wilson.</p>
+
+<p> &mdash; Ah sì? &mdash; disse il nonno vagamente, e si mosse per
+andare avanti. Poi si fermò di nuovo. &mdash; Dunque Tom
+è morto?</p>
+
+<p> &mdash; Ma nonno! nonno! Lo sai bene! Te l'ho pur detto
+mille volte in questi giorni.</p>
+
+<p> &mdash; E' vero, &mdash; disse il vecchio, pensosamente, togliendosi
+il berretto di velluto nero e passandosi la mano nei
+fini capelli bianchi. &mdash; E' vero; Tom è morto. Povero
+Tom. Ma.... &mdash; continuò, esitando, &mdash; quale Tom? Mio
+figlio Tom? o suo figlio Tom?</p>
+
+<p> &mdash; Tutt'e due quei Tom, &mdash; disse Edith; &mdash; son morti
+tutt'e due. L'uno è morto quattro giorni fa, e l'altro è
+morto sette anni fa; e tu non li devi confondere a quel<span class="pagenum"><a name="Page_7" id="Page_7">[7]</a></span>
+modo. Dunque, ricordati: un Tom era mio papà e tuo figlio,
+e l'altro era suo figlio e papà del béby. Adesso non li confonderai
+più, vero?</p>
+
+<p> &mdash; No, cara, &mdash; disse il nonno.</p>
+
+<p>Dopo qualche istante si fermò di nuovo.</p>
+
+<p> &mdash; E dici che si chiama Wilson?</p>
+
+<p> &mdash; Che chi si chiama Wilson? &mdash; esclamò Edith,
+molto impaziente.</p>
+
+<p> &mdash; Ma come vuoi che lo sappia io? &mdash; disse il nonno.</p>
+
+<p>Allora Edith rise, e rise anche il vecchio.</p>
+
+<p> &mdash; Via, fa lo stesso, nonno, &mdash; disse Edith; &mdash; non
+pensarci più. Vieni a vedere il béby.</p>
+
+<p> &mdash; Che béby? &mdash; disse il nonno.</p>
+
+<p> &mdash; Ma, nonno!... Il béby del figlio di tuo figlio Tom.</p>
+
+<p> &mdash; Come? &mdash; disse il nonno. &mdash; Torna un po' a dire....</p>
+
+<p> &mdash; Ma sta attento e ricordati! &mdash; spiegò Edith. &mdash; Il
+figlio di tuo figlio Tom, era il papà di questo béby.</p>
+
+<p> &mdash; Il figlio... del tuo Tom... del tuo papà... Dimmi
+quando devo dire béby.... &mdash; disse il nonno.</p>
+
+<p class="pad2">Edith si svegliò nella notte e si rizzò spaurita a sedere
+sul letto.</p>
+
+<p> &mdash; Cos'è? Cos'è? &mdash; gridò &mdash; Che cos'è successo?</p>
+
+<p> &mdash; Ma niente, &mdash; rispose la voce di Florence dalla
+camera vicina. &mdash; Dormi, dormi, caruccia; non è che il béby.</p>
+
+<p> &mdash; Ma perchè strilla così?</p>
+
+<p> &mdash; Eh, sarà, come si dice, «&nbsp;rigirato&nbsp;», &mdash; spiegò Florence,
+con voce di sonno.</p>
+
+<p> &mdash; Allora perchè non lo rigirano per il suo verso?</p>
+
+<p> &mdash; Oh! miss Edith, &mdash; esclamò Florence impazientita, &mdash; adesso
+dorma e stia zitta. Quando si dice di un bambino
+che è rigirato, vuol dire che dorme tutto il giorno e strilla
+tutta la notte.</p>
+
+<p>E infatti il béby fece così.<span class="pagenum"><a name="Page_8" id="Page_8">[8]</a></span></p>
+
+<hr />
+<h2><a name="II" id="II"></a>II.</h2>
+
+<p>Un febbraio mite moriva blandamente sulla campagna
+inglese, quando marzo irruppe con urli di vento e scrosciar
+di pioggie. Respinse i diffidenti boccioli e il trepido
+verdeggiare; e via, fischiando per le lande villanamente, se
+ne andò. La stagione si fermò, timida e intirizzita.</p>
+
+<p>Una mattina, ecco Primavera far capolino sopra le
+siepi. Scappò presto inseguita dal vento; ma gettò, fuggendo,
+una manata di crochi, e lasciò anche cadere una
+primola o due. Più tardi tornò piano, tra due acquazzoni,
+a dare una occhiata in giro... E all'improvviso, un giorno,
+eccola: alta, flava e inghirlandata! Gli astri di brina si
+sciolsero ai suoi piedi, e le allodole si lanciarono nei cieli.</p>
+
+<p>Valeria chiese a prestito da Edith il suo grande cappello
+da giardino, lo legò sotto il mento con un nastro nero,
+e uscì nel giovane sole, attraverso la campagna di smeraldo.</p>
+
+<p>Intorno, la lucentezza della verzura nuova si spingeva
+appassionatamente verso l'adolescente azzurro del cielo.
+E Tom era morto.</p>
+
+<p>Tom giaceva nelle tenebre, lontano da tutto ciò, sotto
+la terra del piccolo cimitero di Nervi, dove il mare, che
+egli aveva tanto amato, scintillava e danzava a pochi
+passi dai suoi occhi chiusi, dal suo cuore immoto, dalle
+sue mani incrociate.</p>
+
+<p>Ah, le mani incrociate di Tom! Ecco l'unica cosa
+che ella potesse rammemorare di lui quando, chiudendo
+gli occhi, tentava di rievocarlo.</p>
+
+<p>Non le riusciva di veder altro. Per quanto ella si provasse,
+concentrandosi, con occhi chiusi ed appassionata<span class="pagenum"><a name="Page_9" id="Page_9">[9]</a></span>
+volontà, rievocarne il viso &mdash; ahimè! i cari, noti lineamenti
+si confondevano, si dileguavano, e nulla restava
+davanti a lei che quelle tristi mani scolorate, quali le
+aveva vedute per l'ultima volta. Terribili, inavvicinabili
+mani!</p>
+
+<p>Erano quelle, le mani di cui Tom aveva sempre avuto
+tanta cura? di cui si era compiaciuto con ingenua vanità?
+quelle, le mani che ella aveva accarezzate, poggiando
+sovr'esse la guancia? Il solo pensarlo le faceva paura.
+Quelle mani fisse, finite, rinunzianti, erano dunque le mani
+che avevano dipinto i delicati paesaggi d'Italia, che ella
+aveva amato, e gli altri quadri che ella aveva aborrito,
+perchè in tutti appariva la perlata nudità della bionda
+modella di Trastevere? Quelle, le mani che remavano nella
+barca «&nbsp;Luisa&nbsp;» sul Lago Maggiore, conducendo lei e lo zio
+Giacomo all'Isola Bella? Le mani che improvvisamente
+avevano afferrate le sue, una mattina alla Madonna del
+Monte &mdash; quella mattina che ella portava un vestito celeste
+col colletto alla marinara e una cravatta rossa...</p>
+
+<p>Le pareva ancora di vederlo fermarsi subitamente davanti
+alla Quinta Cappella e dire, con quel suo strano e
+caro accento inglese: «&nbsp;Volete essere sposina mia?&nbsp;» Ed ella
+si era messa a ridere, e gli aveva risposto in inglese, colle
+sole tre parole che sapeva e che egli stesso le aveva insegnate
+attraverso la table-d'hôte &mdash; : «&nbsp;Yes. Please. Thank-you!&nbsp;»</p>
+
+<p>Poi, avevano riso tutt'e due, tanto, che lo zio Giacomo
+aveva detto che la Madonna li punirebbe.</p>
+
+<p>E la Madonna li aveva puniti. Lo aveva fulminato
+nel suo venticinquesimo anno, pochi mesi dopo il loro
+matrimonio, spezzandogli la giovinezza come una bolla
+di cristallo. A Valeria era toccato udirlo tossire, giorno
+per giorno, notte per notte, tossire, tossire, tossire; distaccandosi
+dalla vita a piccoli colpi di tosse secca, e raspamenti
+di gola; e più tardi in terribili parossismi che lo<span class="pagenum"><a name="Page_10" id="Page_10">[10]</a></span>
+lasciavano estenuato e senza respiro; e poi in una tosse
+molle e facile a cui egli quasi non badava più. Erano corsi
+da Firenze dove c'era troppo vento, a Nervi dove c'era
+troppo caldo; da Nizza dove c'era troppo rumore, ad Airolo
+dove c'era troppo silenzio; finalmente, con un impeto di
+speranza, con un affrettato raccogliere di scialli e pastrani
+di pennelli e colori, di pattini e ski, erano partiti per Davos.</p>
+
+<p>E a Davos brillava il sole &mdash; e nacque béby! Tom
+Avory usciva con pattini o «&nbsp;bobsleigh&nbsp;» ogni mattina,
+e in otto settimane era cresciuto di peso quasi tre chili.</p>
+
+<p>Ecco che un giorno una signora americana, di cui il
+figlio era moribondo, disse a Valeria:</p>
+
+<p> &mdash; Non è bene per la vostra piccina di stare quassù.
+Mandatela via da Davos; o quando avrà quindici anni
+comincierà a tossire anche lei.</p>
+
+<p>«&nbsp;Mandatela via!&nbsp;» Sicuro; bisognava mandar via béby.
+Valeria capiva che bisognava fare così. Sentiva lei pure
+che lo stormo di microbi che usciva da tutti quei polmoni
+malati la ravvolgevano, lei e la sua creatura, in un nembo
+di morte. I germi dell'etisia! essa li sentiva, li vedeva, li
+respirava. Le pareva che l'odore ne fosse sul suo guanciale
+la notte; che le lenzuola e le coltri li esalassero; che
+il cibo ne fosse pregno. Poco le importava per sè; ella si
+sentiva forte e sana. Ma la sua creatura! Quel fragile fiore
+del suo sangue, era anche del sangue di Tom! Tutti i fratelli
+e le sorelle di Tom, meno una sola &mdash; una ragazzetta
+chiamata Edith, che viveva in Hertfordshire &mdash; tutti eran
+morti nell'adolescenza: uno a Bournemouth, uno a Torquay,
+uno a Cannes, una &mdash; la piccola Sally, la sorella
+prediletta di Tom &mdash; a Nervi. Tutti erano morti, fuggendo
+la morte che portavano in seno. Ora Davos aveva salvato
+Tom. Ma bisognava mandar via la piccina.</p>
+
+<p>Chiesero consiglio a due dottori. L'uno disse: «&nbsp;Eh!
+si sa!...&nbsp;» e l'altro disse: «&nbsp;Eh! non si sa!...&nbsp;»<span class="pagenum"><a name="Page_11" id="Page_11">[11]</a></span></p>
+
+<p>Tom e Valeria decisero di non correre rischi. Una
+mattinata nevosa, si misero tutti in viaggio per Landquart;
+ivi Tom doveva lasciarle proseguire da sole, il dottore
+avendogli raccomandato di tornare subito a Davos. Ma
+a Landquart la bambina piangeva, e Valeria piangeva;
+dunque Tom saltò nel treno con loro e disse che le accompagnerebbe
+fino a Zurigo; colà lo zio Giacomo sarebbe
+venuto a prenderle per condurle in Italia.</p>
+
+<p> &mdash; Allora sarete sane e salve, mie due povere scioccherelle
+sperse, &mdash; disse, cingendole tutt'e due con braccio
+protettore, mentre il treno li portava giù verso le nebbie.
+E porse alla sua piccolissima bimba un dito, a cui la minuscola
+mano si avviticchiò.</p>
+
+<p>Ma Tom non arrivò mai a Zurigo. Ciò che vi arrivò
+era una forma inerte e terribile, colle membra abbandonate
+e la bocca piena di sangue.</p>
+
+<p>Valeria pianse, e la bambina pianse; e una folla di
+impiegati e di curiosi si radunò intorno a loro. La bambina
+pianse, e Valeria pianse; ma Tom non poteva più
+consolare le sue due povere scioccherelle sperse.</p>
+
+<p>Gli trovarono nella tasca il testamento:</p>
+
+<p>«&nbsp;Valeria, <em>my darling</em>; lascio a te tutti i miei beni
+terreni. Conduci in Inghilterra la bambina. Fammi seppellire
+a Nervi, vicino a Sally. Mi hai reso molto felice. &mdash; Tom.&nbsp;»</p>
+
+<p>... Questi erano i ricordi di Valeria, mentre camminava
+nel mite sole inglese, e piangeva amaramente sotto l'ala
+del vecchio cappello di Edith.</p>
+
+<p>Giunta ad un ponticello gettato sopra un torrente,
+Valeria si fermò, appoggiandosi al parapetto; e, come si
+sporgeva a guardar giù, il cappello di Edith le cadde dalla
+testa, battè sull'acqua e seguì il filo rapido della corrente.</p>
+
+<p>Valeria lo rincorse lungo la sponda, ma il cappello,
+girando in mezzo all'acqua, si fermò contro un sasso sporgente.<span class="pagenum"><a name="Page_12" id="Page_12">[12]</a></span>
+Valeria gettò dei fuscelli e dei ciottoli per farlo
+muovere, e finalmente, galleggiante e frivolo, esso riprese
+la sua via... Valeria corse lungo la sponda in pendìo,
+scivolando sull'erba bagnata e sui sassi umidi; e il cappello
+sobbalzava e dondolava laggiù, sulle minuscole onde,
+con un lungo nastro nero teso dietro di sè, come un
+magro braccio invocante.</p>
+
+<p>Dove il torrente piegava verso un bosco di faggi il cappello
+girò con esso, e dietro al cappello Valeria.</p>
+
+<p>A un tratto un'esclamazione di sorpresa la fece trasalire;
+e alzando il viso accaldato vide sull'altra sponda
+un giovane alto, biondo e abbronzato, che pescava.</p>
+
+<p> &mdash; Accidenti! &mdash; esclamò lo sconosciuto, alla vista
+del galleggiante adornamento. &mdash; Addio, trota!</p>
+
+<p>E Valeria, timidamente:</p>
+
+<p> &mdash; Scusi, potrebbe ripescarmi il cappello?</p>
+
+<p>Il giovane rise e salutò. Poi a grande stento riuscì a
+fermare il cappello colla canna, attirandolo a sè con pazienti
+manovre.</p>
+
+<p> &mdash; Ahi, quella mia grossa trota! &mdash; mormorò. &mdash; Da tre
+giorni &mdash; tre lunghi giorni! &mdash; le stavo dietro, e adesso era
+lì...! Basta! &mdash; sospirò, e trascinò fuor dall'acqua l'inzuppato
+copricapo. &mdash; Ecco il vostro cappello!</p>
+
+<p>Lo sollevò con due dita, tenendolo pel nastro sgocciolante.</p>
+
+<p>Non era mai stato un bel cappello: era anzi una vecchia
+e orribile pastorella che Edith portava, protestando,
+da molto tempo. Certo non pareva un oggetto pel quale
+valesse la pena di pescare tre giorni.</p>
+
+<p> &mdash; Oh, grazie tanto! &mdash; disse Valeria. &mdash; Ma, adesso
+come faccio a prenderlo? &mdash; E tese, dalla sua sponda, sopra
+l'acqua larga che li separava, una piccola mano, breve e vana.</p>
+
+<p> &mdash; Glielo porterò io, &mdash; disse il giovane, tenendo ancora
+a braccio teso la sgocciolante acconciatura.<span class="pagenum"><a name="Page_13" id="Page_13">[13]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Oh, non si disturbi, &mdash; disse Valeria, &mdash; me lo può
+gettare!</p>
+
+<p>Il giovane rise.</p>
+
+<p> &mdash; Stia indietro, allora; se la tocca, le darà il raffreddore!</p>
+
+<p>E con gesto allegro scagliò il cappello, che cadde floscio
+e molle ai piedi di Valeria.</p>
+
+<p> &mdash; Dio, che roba! &mdash; disse lei, raccogliendolo; e con
+fronte turbata contemplò la guarnizione di tulle nero che
+pendeva madida e lamentevole dal bordo. &mdash; E adesso
+cosa ne faccio? Metterlo è impossibile. E se m'arrampico
+su per queste rive, così ripide e sdrucciole, non credo
+neppure di poterlo portare in mano...</p>
+
+<p> &mdash; Ebbene, me lo torni a gettar qui, &mdash; disse il giovane
+ridendo, &mdash; e lo porterò io fino al ponte.</p>
+
+<p>Allora ella, prendendolo ben di mira, gli gettò in pieno
+petto il pesante e malinconico oggetto; poi si avviarono,
+ognuno dalla sua parte dell'acqua, e camminarono così,
+sorridendosi da una riva all'altra. Sul ponte s'incontrarono
+e si stesero la mano.</p>
+
+<p> &mdash; Mi spiace tanto per la sua trota, &mdash; disse lei.&nbsp;&mdash;</p>
+
+<p> &mdash; Mi spiace tanto <a name="tn13" id="tn13"></a>pel suo cappello, &mdash; disse lui.</p>
+
+<p>E risero entrambi. Poi non seppero più che cosa dirsi.</p>
+
+<p>Egli, allora, vedendole i riccioletti umidi sulla fronte
+bianca, e le fossette nelle guancie, soggiunse:</p>
+
+<p> &mdash; E domani che cosa si metterà in capo... quando
+viene qui?</p>
+
+<p> &mdash; Domani? &mdash; domandò lei, alzando due occhi ingenui.</p>
+
+<p> &mdash; Sì, domani. Verrà, nevvero? &mdash; disse egli, ed arrossì
+un poco, perchè era assai giovane. &mdash; A quest'ora,
+vuole? &mdash; E guardò l'orologio. &mdash; Alle undici, dunque...</p>
+
+<p>A quelle parole anche Valeria arrossì. Ma d'un rossore
+avvampante ed improvviso che poi le lasciò subito la
+faccia lattea di pallore.<span class="pagenum"><a name="Page_14" id="Page_14">[14]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Le undici! Sono le undici? &mdash; esclamò con gli occhi
+larghi ed esterrefatti.</p>
+
+<p> &mdash; Sì. Ma che cos'ha? Perchè si agita?</p>
+
+<p> &mdash; Mio Dio! Il béby! &mdash; fece lei ansante. &mdash; Ho dimenticato
+il béby! &mdash; e senz'altro si volse e corse via traverso
+i prati, con i riccioli al vento, e col cappello inzuppato
+che le batteva sulla gonna nera.</p>
+
+<p>Giunse a casa trafelata e pallida. Vide la nurse, rigida
+ed aspettante, sulla terrazza.</p>
+
+<p> &mdash; Sono in ritardo, Wilson? &mdash; balbettò lei.</p>
+
+<p> &mdash; Sissignora, &mdash; disse la serva, con voce aspra e severa. &mdash; Molto
+in ritardo.</p>
+
+<p> &mdash; Oh Dio! e béby? Ha pianto? &mdash; chiese Valeria ansante. &mdash; Come
+sta? Cosa fa la mia creatura?...</p>
+
+<p> &mdash; La sua creatura &mdash; disse la donna austera &mdash; <em>ha
+fame</em>.</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="III" id="III"></a>III.</h2>
+
+<p>Il giovane biondo tornò ogni giorno alla pesca nel
+torrente, ma non pigliò altro che la sua grossa trota. La ragazza
+vestita di lutto, coi riccioli e le fossette, non venne
+più. Le vacanze finirono, ed egli se ne tornò a Londra;
+ma prima di partire lasciò sulla riva &mdash; là dove si erano
+incontrati &mdash; una lettera d'amore per Valeria, puntata
+a un lembo del crespo nero caduto dal cappello, e fissato
+con un sasso perchè non volasse via.</p>
+
+<p>Valeria trovò la lettera. Ella era rimasta chiusa in
+casa una settimana, coll'anima invasa dal pentimento
+e dal ricordo di Tom. Poi la primavera e la sua giovinezza<span class="pagenum"><a name="Page_15" id="Page_15">[15]</a></span>
+si erano dati la mano per attirarla fuori, verso l'ignoto
+e le chiamanti acque e i prati in fiore. Arrossente ed esitante,
+con un mazzo di primole alla cintura, ella aveva
+ritrovato il sentiero che va per i prati al ponte, e dal ponte
+al bosco di faggi... Ma nessuno la vide, eccetto un magro
+cavallo solitario in mezzo a un prato, che all'improvviso
+la rincorse, con la coda in aria e la criniera al vento, facendola
+rabbrividire di paura.</p>
+
+<p>Giunta nel bosco scorse subito, vicino all'acqua, la
+garza nera e il biglietto che v'era appuntato. Lo lesse
+tremando. Egli diceva di chiamarsi Frederick Allen; studiava
+legge nel Temple e scriveva per i giornali. Le diceva
+inoltre che essa aveva degli occhi «&nbsp;haunting&nbsp;», e che
+ahimè! certo non si sarebbero riveduti mai più! Egli domandava
+se avesse poi ritrovato quel béby di cui il pensiero
+l'aveva tanto agitata; e dove mai era stato lasciato? e che
+béby era? E perchè, oh, perchè non s'era ella voltata
+neppure una volta per fargli un cenno d'addio? Egli la
+pregava di non adirarsi se egli si permetteva di dirle che
+l'amava, e che non la dimenticherebbe mai più. E che
+per pietà ella gli dicesse il suo nome! Soltanto il suo nome!
+<em>Please! please</em>. Ed egli era per sempre e per sempre il
+devoto suo <em>Frederick</em>.</p>
+
+<p>Valeria tornò a casa come in sogno. Andò a cercare
+nel suo dizionario inglese-italiano la parola «&nbsp;haunting&nbsp;».
+La trovò: «&nbsp;ossessionante&nbsp;»!</p>
+
+<p>Si sentì contenta di avere gli occhi ossessionanti. E
+lui, che occhi aveva? Non si ricordava più. Azzurri forse.
+Forse bruni.</p>
+
+<p>In tutti i modi Valeria rammentava il suo viso, giovane
+e abbronzato; ed aveva pur notato, quando salutandola
+sul ponte s'era tolto il cappello, la lucentezza bionda
+della sua corta capigliatura.</p>
+
+<p>Pensò dapprima che sarebbe bene rimandargli la lettera;
+senz'altro.<span class="pagenum"><a name="Page_16" id="Page_16">[16]</a></span></p>
+
+<p>Poi decise di aggiungervi poche parole... oh! parole di
+rimprovero, s'intende! Infine, un giorno grigio e uggioso,
+in cui tutti parevano di cattivo umore, e il béby aveva
+strillato perchè voleva la Wilson e poi perchè non la voleva,
+e Edith aveva risposto male, e tutto era orrido e odioso,
+Valeria prese un foglio di carta da lettere e, con molte
+fitte di rimorso, vi tracciò sopra il suo nome. La carta era
+listata di nero. D'un tratto Valeria scoppiò in pianto, e
+cadde in ginocchio davanti al foglietto di carta, e ne baciò
+l'orlo nero, e pregò Dio e Tom che la perdonassero.</p>
+
+<p>Poi bruciò il foglio, e andò dalla sua piccina, che
+gridava a squarciagola per tutto e con tutti, e cercava
+di uccidere una pecora di guttaperca, fino allora teneramente
+amata.</p>
+
+<p>Tuttavia, nei primi giorni di aprile (era un aprile mite
+e suggestionante, che pareva susurrasse al cuore come sia
+dolce ed evanescente la vita) Mr. Frederick Allen, nelle
+sue «&nbsp;chambers&nbsp;», a Londra, ricevette due lettere invece
+di una sola.</p>
+
+<p>Hannah, la petulante cameriera che gliele portò in
+camera, s'indugiò con aria distratta mentre egli le apriva.
+L'una conteneva uno chèque per sei ghinee mandatogli
+da un giornale; l'altra un semplice biglietto da visita:</p>
+
+<p class="pad2"> &mdash; Valeria Nina Avory! Chi diavolo sarà? &mdash; disse
+Allen, girando il biglietto tra le mani. &mdash; Tieni, &mdash; disse,
+gettandolo con gesto trascurato a Hannah. &mdash; Questa
+sarà qualche modista di Regent Street o Piccadilly. Quando
+vorrai dei fronzoli, potrai andarci.</p>
+
+<p>E, poichè aveva ricevuto le sei ghinee, mentre non se ne
+aspettava che quattro, sentendosi di buon umore, pizzicò il<span class="pagenum"><a name="Page_17" id="Page_17">[17]</a></span>
+mento di Hannah, chiuse il libro di «&nbsp;Roman Law&nbsp;», e
+andò a passare la giornata, con un amico, sul Tamigi.</p>
+
+<p>Hannah gettò il biglietto di visita nella secchia del
+carbone, e la cuoca all'indomani lo bruciò.</p>
+
+<p>Ecco tutto.</p>
+
+<p class="pad2">Aprile portò alla bambina un piccolo dente.</p>
+
+<p>Maggio gliene portò un altro, e le increspò sulla nuca
+i fini capelli.</p>
+
+<p>Giugno le tolse i bavaglini e le diede un sorriso a fossette,
+copiato da quello di Valeria.</p>
+
+<p>Luglio le mise sulle labbra una parola o due.</p>
+
+<p>Agosto la piantò dritta ed esultante, con le spalle
+al muro; e Settembre la mandò coi piedini barcollanti a
+cadere nelle braccia tese della mamma.</p>
+
+<p>I suoi nomi erano Giovanna Desiderata Felicita.</p>
+
+<p> &mdash; Non posso tenere a mente tutti quei nomi, &mdash; disse
+il nonno. &mdash; Chiamatelo Tom.</p>
+
+<p> &mdash; Ma nonno, è una bambina! &mdash; disse Edith.</p>
+
+<p> &mdash; Lo so bene. Me l'hai già detto, mi pare, &mdash; disse
+il vecchio un po' stizzito.</p>
+
+<p>Da che v'era tanto chiasso in casa egli era diventato
+impaziente ed irritabile.</p>
+
+<p> &mdash; Sì, caro nonno, sì, &mdash; disse la signora Avory, accarezzando
+dolcemente la mano del vecchio; &mdash; dirai tu il
+nome che preferisci. Quale è il nome di ragazzina che credi
+di poter tener a mente?</p>
+
+<p> &mdash; Nessun nome. Nessuno affatto, &mdash; disse il vecchio.</p>
+
+<p> &mdash; Suvvia, caro, suvvia! &mdash; disse la signora Avory. &mdash; Puoi
+ben ricordarti «&nbsp;Anna&nbsp;», non ti pare? o «&nbsp;Maria&nbsp;».</p>
+
+<p> &mdash; No. Non posso, &mdash; disse il nonno.</p>
+
+<p>Allora Edith suggerì il nome «&nbsp;Giulia&nbsp;». E Valeria
+propose «&nbsp;Camilla&nbsp;». E Florence, che stava mettendo la
+tavola, disse:<span class="pagenum"><a name="Page_18" id="Page_18">[18]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Provino a fargli dire «&nbsp;Nellie&nbsp;» o «&nbsp;Katy&nbsp;»?</p>
+
+<p>Ma il vecchio signore si rifiutò ostinatamente a ricordare
+qualsiasi di questi nomi; e continuò per molto tempo
+a chiamare la bambina «&nbsp;Tom&nbsp;».</p>
+
+<p>Una sera, a tavola, disse improvvisamente:</p>
+
+<p> &mdash; Dov'è Nancy?</p>
+
+<p>La signora Avory ed Edith si guardarono trasalendo,
+e Valeria alzò gli occhi meravigliati.</p>
+
+<p> &mdash; Dov'è Nancy? &mdash; ripetè il nonno, con impazienza.</p>
+
+<p>La signora Avory gli pose teneramente una mano sul
+braccio.</p>
+
+<p> &mdash; La povera Nancy è in Paradiso, &mdash; disse dolcemente.</p>
+
+<p> &mdash; Come? &mdash; gridò il vecchio, gettando in terra il tovagliolo,
+e girando gli occhi spiritati intorno alla tavola.</p>
+
+<p> &mdash; Pur troppo, la tua cara figlioletta Nancy è morta
+molti, molti anni fa, &mdash; ripetè la signora Avory.</p>
+
+<p>Il vecchio si rizzò alto e fremente.</p>
+
+<p> &mdash; Non è vero! &mdash; gridò con voce terribile. &mdash; Nancy
+era qui questa mattina. L'ho vista io. Mangiava la tapioca.</p>
+
+<p>Le sue labbra tremarono e si mise a piangere.</p>
+
+<p>Valeria scattò in piedi e uscì dalla stanza. Un istante
+dopo rientrò, portando tra le braccia la sua bambina che
+sgambettava nella lunga camicia da notte, e garriva come
+una rondinetta.</p>
+
+<p> &mdash; Ecco Nancy! &mdash; disse Valeria con voce un po'
+tremante.</p>
+
+<p> &mdash; Ma sì! guarda, nonno, &mdash; gridò Edith, battendo
+le mani, &mdash; non piangere, nonno! Ecco Nancy!</p>
+
+<p>E la signora Avory tutta pallida:</p>
+
+<p> &mdash; Ma guarda, caro padre, ecco Nancy!</p>
+
+<p>Il vecchio alzò i ceruli occhi e il suo sguardo lievemente
+appannato, come un vetro celeste su cui il tempo<span class="pagenum"><a name="Page_19" id="Page_19">[19]</a></span>
+avesse alitato, incontrò e trattenne lo sguardo luminoso
+della creaturina novella.</p>
+
+<p>A lungo, a lungo il vecchio interrogò con lo sguardo
+vacillante quelle limpide profondità. Poi disse lentamente:</p>
+
+<p> &mdash; Ecco Nancy.</p>
+
+<p>E béby fu Nancy da quel giorno in poi.</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="IV" id="IV"></a>IV.</h2>
+
+<p>Il giorno in cui Nancy compì i tre anni, e che intorno
+al suo «&nbsp;birthday-cake&nbsp;» &mdash; la focaccia del giorno natalizio &mdash; furono
+accese solennemente le tre candele d'uso, Edith
+mise i gomiti sulla tavola e disse:</p>
+
+<p> &mdash; E dunque, che cosa sarà Nancy?</p>
+
+<p> &mdash; Buona, &mdash; saltò su a dire la piccina, &mdash; molto, molto
+buona. Dammi un altro di quei dolci che fanno <em>pum</em>!
+Nonna, tienimi le orecchie.</p>
+
+<p>Edith le tese un salterello avvolto di carta d'oro e
+adorno di figurette; e Nancy, con le mani della nonna
+sulle orecchie e con gli occhi chiusi, lo tirò con molti strilli
+di gioia e di spavento.</p>
+
+<p>Edith, ora alta e sottile, e di cui le due treccie si erano
+fuse in una sola, appuntata sulla nuca da un gran nodo
+di nastro, ripetè la sua domanda.</p>
+
+<p> &mdash; Che cosa vuoi dire? &mdash; le chiese la signora Avory.</p>
+
+<p> &mdash; Spero bene, &mdash; disse Edith con gravità, &mdash; che non
+vorrete farne semplicemente una ragazza come tutte le
+altre!</p>
+
+<p>Allora Valeria parlò timidamente:<span class="pagenum"><a name="Page_20" id="Page_20">[20]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Veramente, ho pensato qualche volta che desidererei...
+che fosse... un genio!</p>
+
+<p>Ed esprimendo questo audace pensiero, Valeria arrossì.</p>
+
+<p>Edith approvò col capo, serenamente. La signora
+Avory guardò dubbiosa la figuretta della sua nipotina,
+intenta ora a tirar giù la tovaglia per arrivare ai salterelli.
+La piccola Nancy s'accorse subito di quello sguardo
+indulgente e si avvicinò alla nonna.</p>
+
+<p> &mdash; Turami le orecchie, &mdash; disse, &mdash; e dammi un altro
+di quei dolci che fanno <em>pum</em>.</p>
+
+<p>La signora Avory con mano carezzevole aggiustò il
+nastrino celeste che fermava in cima alla piccola testa
+il ciuffo di ricci neri.</p>
+
+<p> &mdash; Perchè vuoi che ti turi le orecchie? &mdash; chiese sorridendo.</p>
+
+<p> &mdash; Perchè i dolci col <em>pum</em> mi fanno paura.</p>
+
+<p> &mdash; E allora perchè li vuoi?</p>
+
+<p> &mdash; Perchè mi piacciono.</p>
+
+<p> &mdash; E perchè ti piacciono?</p>
+
+<p> &mdash; Perchè mi fanno paura, &mdash; disse Nancy, con un
+adorabile sorriso. Tutti trovarono questa risposta straordinariamente
+profonda, e la conversazione ritornò sull'argomento
+del genio di Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Certo, &mdash; osservò Edith, &mdash; avrà talento per la
+pittura. Suo padre, povero caro Tom! era un paesista meraviglioso.
+E credo che anche nella figura abbia fatto delle
+bellissime cose. Vero, Valeria?</p>
+
+<p>Ma Valeria aveva nascosta la faccia nelle mani e scoteva
+la testa:</p>
+
+<p> &mdash; Oh Dio! spero di no; spero di no! &mdash; singhiozzò, e
+subilo le lacrime le piovvero dagli occhi.</p>
+
+<p>La mite signora Avory parve ferita e addolorata.</p>
+
+<p> &mdash; Ma perchè no, Valeria? &mdash; domandò. &mdash; Non negherai<span class="pagenum"><a name="Page_21" id="Page_21">[21]</a></span>
+che il mio povero figlio avesse un ingegno non comune...</p>
+
+<p> &mdash; Non è questo, non è questo! &mdash; singhiozzò Valeria. &mdash; Ma...
+non so io... l'odore dei colori... e... le... le modelle!
+Oh Dio! non potrei, non potrei sopportarlo!... Oh mio
+Tom! mio caro Tom! &mdash; e mentre sua suocera e Edith
+tentavano di calmarla, Valeria continuava a singhiozzare
+convulsamente. Allora Nancy ruppe in alte grida, e siccome
+non cessava di strillare dovettero rimandarla nella
+nursery; dove Fräulein Müller, la governante tedesca da
+poco succeduta a Wilson, le diede, non impunemente,
+qualche schiaffetto.</p>
+
+<p>In salotto la conversazione s'aggirava ancora intorno
+al genio di Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Non potrebbe essere un genio musicale? &mdash; domandò
+Valeria, asciugandosi tristemente gli occhi. &mdash; Mia
+madre era una grande musicista; suonava l'arpa, ed ha
+anche composto delle belle romanze. E quando l'ho perduta
+e sono andata a vivere collo zio Giacomo a Milano,
+ho studiato molto la musica anch'io. Suonavo sempre
+del Chopin per lo zio Giacomo, che del resto detestava
+la musica... E poi... quando mi sono sposata... Tom... &mdash; qui
+Valeria ruppe in nuovi singhiozzi &mdash; mi diceva
+sempre... che preferiva me... a... a... Pachman... e a tanti
+altri...</p>
+
+<p>Edith, commossa, l'abbracciò.</p>
+
+<p> &mdash; Hai ragione. Scegliamo la musica. E' anche più
+bello. &mdash; E baciò con entusiasmo la faccia accesa di Valeria. &mdash; Del
+resto, la piccina sa già cantare «&nbsp;Onward,
+Christian Soldiers&nbsp;», e «&nbsp;Schlaf Kindchen&nbsp;».... Fräulein
+Müller dice che è intonatissima. E' già una cosa straordinaria,
+non vi pare?</p>
+
+<p>Allora si fece subito ritornare Nancy; che apparve
+piccola e terribile, col broncio. La conduceva per mano
+Fräulein Müller, che aveva un graffio sulla guancia.<span class="pagenum"><a name="Page_22" id="Page_22">[22]</a></span></p>
+
+<p>Nancy fu pregata di cantare: «&nbsp;Schlaf, Kindchen,
+schlaf, da draussen steht ein Schaf&nbsp;»; ed essa lo fece con
+molta mala grazia e con poca voce.</p>
+
+<p>Ma in seguito a forti e servili applausi da tutti, compresa
+anche Fräulein, la piccina si degnò di far udire tutto
+il suo repertorio, compresa una canzone plebea «&nbsp;There'll
+be razors <a name="tn22" id="tn22"></a>a-flyin' in the air&nbsp;» imparata incidentalmente
+dal superbo e inavvicinabile garzone del giardiniere,
+Jim Brown.</p>
+
+<p>Fu dunque deciso che Nancy sarebbe un grande Genio
+musicale e si procurò subito un pianoforte a piccola tastiera,
+e molti libri di teoria, d'armonia e di contrappunto.
+Edith raccomandò a Valeria di studiare questi libri con
+attenzione e poi d'insegnarne il contenuto a Nancy, facendo
+però in modo che la piccina non se ne avvedesse.</p>
+
+<p>Ma Nancy se ne avvide. Anzi dopo qualche giorno
+bastava che vedesse entrare sua madre in una stanza,
+perchè ella ne fuggisse, strillando e pestando i piedi.</p>
+
+<p>Fräulein Müller, con astuzia e diplomazia, e secondo
+un Nuovo Metodo Tedesco, si accinse ad insegnarle in
+pari tempo l'alfabeto e le note musicali.</p>
+
+<p> &mdash; A, b, c, d... niente di più semplice, &mdash; disse Fräulein.</p>
+
+<p>E cominciò a spiegare. Il «&nbsp;fa&nbsp;» era dunque l'A, e, in
+inglese, si pronunciava «&nbsp;e&nbsp;». Il «&nbsp;si&nbsp;» era B; il C si pronunciava
+«&nbsp;si&nbsp;», ed era il «&nbsp;do&nbsp;». E così via. Niente di più semplice.</p>
+
+<p>Ma il risultato fu sconcertante. Nancy insisteva a voler
+compitar sillabe e fabbricar parole al pianoforte, e non
+trovava l'«&nbsp;o&nbsp;», e non trovava l'«&nbsp;u&nbsp;», e non trovava niente.
+Valeria accresceva la confusione chiamando «&nbsp;si&nbsp;» il B,
+e «&nbsp;mi&nbsp;» l'E, e il G «&nbsp;sol&nbsp;». Era un pandemonio.</p>
+
+<p>Nancy divenne irosa e diffidente. In ogni parola che le
+si rivolgeva le pareva di fiutare una nuova trappola per
+introdurre in lei delle nozioni musicali. Non si fidava più
+di nessuno; e non voleva più parlare che col nonno o con
+Jim Brown.<span class="pagenum"><a name="Page_23" id="Page_23">[23]</a></span></p>
+
+<p>Infine, un giorno che sua madre le disegnava degli
+omettini neri molto simpatici, e che questi d'un tratto si
+rivelarono essere non altro che delle aborrite semiminime,
+Nancy, cieca dall'ira, si cacciò la mano nei capelli e se ne
+strappò una ciocca. Valeria gettò un grido; prese ed
+aprì il piccolo pugno della sua bambina e vi vide il morbido
+arruffìo di capelli strappati.</p>
+
+<p> &mdash; Oh! béby, béby! Che cosa orribile! &mdash; gridò. &mdash; Come
+puoi affliggere così la tua povera mamma?</p>
+
+<p>Ma con ciò ebbe termine l'educazione musicale. Ogni
+volta che una nota ergeva il tondo capo nero sull'orizzonte
+di Nancy, ella alzava rapida la mano e si strappava una
+ciocca di capelli. Poi apriva il pugno e lo mostrava a
+tutti. Il pianoforte fu chiuso; i libri sull'Armonia, la Teoria
+e il Contrappunto furono messi via.</p>
+
+<p>Non più la sera al suo lettino la Fräulein le cantava
+del Beethoven travestito da ninna-nanna. Ma bensì i
+suoi due vecchi amici, «&nbsp;Bel Popò&nbsp;» e «&nbsp;Menton Fleuri&nbsp;»
+tornarono al suo capezzale; e l'accompagnarono come di
+consueto alla buia e lontana Isola del Sonno. Con loro
+ella s'imbarcava, meno timida, sulla grande nave dei sogni
+che ogni sera con vele stellate l'aspettava, galleggiante
+sull'oscurità.</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0">«&nbsp;Bel popò, fa la nanna, fa la nanna, bel popò...<br /></span>
+<span class="i0">... <i>Menton fleuri, menton fleuri, kikiriki, kikiriki!</i>&nbsp;»<br /></span>
+</div></div>
+
+<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Fräulein Müller sedeva nel parco, leggendo. Nancy
+con una bambola in braccio, sedeva sull'erba ai suoi piedi;
+e la osservava, divertendosi a veder ballare sul cappello
+di Fräulein Müller due piume nere che oscillavano come su<span class="pagenum"><a name="Page_24" id="Page_24">[24]</a></span>
+di un piccolo carro funebre, segnando il ritmo di qualche
+cosa che Fräulein leggeva.</p>
+
+<p> &mdash; Che cosa leggi, Fräulein? &mdash; domandò Nancy.</p>
+
+<p>Fräulein Müller continuò a nicchiare col capo e lesse
+forte, col suo esecrabile accento tedesco, il soave verso
+di Tennyson:</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>Shine out, little head, sunning over with curls!....</i><br /></span>
+<span class="i2">(Oh, testolina raggiante, affacciatevi,<br /></span>
+<span class="i2">Soleggiata di riccioli d'oro)!<br /></span>
+</div></div>
+
+<p> &mdash; Che belle parole, &mdash; disse Nancy. &mdash; Leggile ancora.</p>
+
+<p>Fräulein ripetè i dolci versi mattinali.</p>
+
+<p> &mdash; Torna a leggere, &mdash; disse Nancy. &mdash; Leggi più lento.</p>
+
+<p>Fräulein ricominciò. E la ragazzina ripetè i versi piano,
+tra sè.</p>
+
+<p>Poi disse alla governante:</p>
+
+<p> &mdash; Continua a dire quelle parole, sempre quelle, finchè
+ti dirò di smettere.</p>
+
+<p>E Nancy chiuse gli occhi.</p>
+
+<p> &mdash; Ma perchè? &mdash; disse Fräulein. &mdash; Cosa ti viene
+in mente? &mdash; Poi visto che la bimba non rispondeva nè
+apriva gli occhi, la mite Fräulein Müller, scrollando il
+capo, obbedì.</p>
+
+<p>... Quella stessa sera Nancy litigò coi suoi amici Bel
+Popò e Menton Fleuri.</p>
+
+<p>Fräulein, nella penombra della nursery, ripeteva quasi
+sonnecchiando quei blandi ritornelli, quando al sesto
+«&nbsp;kikiriki&nbsp;» vide Nancy rizzarsi a sedere nel letto, colle
+guancie accese e gli occhi saettanti.</p>
+
+<p> &mdash; Non dirlo più, &mdash; proruppe. &mdash; Guai a te se lo
+dici ancora. Non voglio più sentire quelle stupide cose.</p>
+
+<p>Fräulein, attonita, ammutolì.</p>
+
+<p> &mdash; Canta qualcos'altro, &mdash; disse Nancy.<span class="pagenum"><a name="Page_25" id="Page_25">[25]</a></span></p>
+
+<p>Ma Fräulein non sapeva che cos'altro cantare. Tentò
+due o tre canzonette, con poco successo.
+Nancy tornò a sedere nel letto:</p>
+
+<p> &mdash; Non voglio più sentire quelle parole sciocche che
+tu dici. Non puoi cantare solo la musica, senza dire le parole?</p>
+
+<p>Fräulein si accinse con le labbra socchiuse a modulare
+dei suoni incerti, e stava appunto per scivolare nel
+Beethoven, quando Nancy si rizzò ancora:</p>
+
+<p> &mdash; Oh, Fräulein! non far così! Prova a dirmi delle
+parole senza far quei brutti suoni. Dimmi tante parole,
+ma che siano belle!, finchè mi addormento.</p>
+
+<p>La povera Fräulein dopo essersi provata a dire tutte
+le parole che le parevano belle, andò a prendere da uno
+scaffale un volume di poesia del Lenau; e, aprendolo al
+«&nbsp;Waldlieder&nbsp;», lesse ad alta voce a Nancy, finchè questa
+si addormentò.</p>
+
+<p>Le sere seguenti lesse «&nbsp;Mischka&nbsp;»; e poi «&nbsp;L'Atlantica.&nbsp;»
+Quando ebbe finito il volume del Lenau, prese a leggere
+le ballate di Uhland. Poi lesse Körner; poi Freiligrath;
+poi Lessing.</p>
+
+<p>Chi può dire ciò che Nancy udì? Chi sa quali visioni e
+fantasmi essa portò seco ogni notte? Sulla grande nave
+stellata dei suoi sogni ora non l'accompagnavano più &mdash; blandi
+e puerili &mdash; Bel Popò e Menton Fleuri; bensì salpavano
+con lei, grandi e strani, i vecchi poeti tedeschi,
+lungo-chiomati, dagli occhi torbidi, dal senso oscuro, dagli
+epiteti fulgenti.</p>
+
+<p>Così, ogni sera, durante gli anni della sua puerizia, la
+piccola Nancy se ne partì per i suoi sonni con la scorta di
+liriche e madrigali, di sonetti e sirventesi, di odi ed elegie,
+cullata da ritmi cadenzati e da risonanti rime. E certo in
+una di quelle sere i poeti gettarono una malìa su di lei.
+Condussero la sua giovine anima così lontano, così lontano,
+che non le riuscì mai più di ritrovare la riva.<span class="pagenum"><a name="Page_26" id="Page_26">[26]</a></span></p>
+
+<p>E Nancy non si svegliò mai completamente dai suoi
+sogni.</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="V" id="V"></a>V.</h2>
+
+<p>Una notte, nella sua casa a Milano, il vecchio architetto
+Giacomo Tirindelli &mdash; lo zio Giacomo di Valeria &mdash; mise
+sbuffando e brontolando le brevi gambe fuori del letto,
+e andò nella camera di suo figlio Antonio per vedere se
+c'era.</p>
+
+<p>Non c'era. Già, suo padre se l'aspettava! Ma non per
+ciò fu meno indignato al cospetto della stanza vuota e
+e del letto intatto.</p>
+
+<p>Accigliato e scrollando il capo andò alla finestra ed
+aprì le imposte. Milano dormiva. Deserta e silenziosa la
+via Principe Amedeo si stendeva davanti a lui; ogni alterno
+fanale spento indicava che la mezzanotte era passata.
+Un melanconico gatto traversò la via, rendendola
+più vuota con la sua presenza.</p>
+
+<p>Lo zio Giacomo richiuse la finestra, e si diede a camminare
+in su e in giù nella stanza del figlio assente. Sulle
+pareti, sui tavoli, sul caminetto, sugli scaffali, stavano
+delle fotografie: Nunziata Villari, nella parte di «&nbsp;Teodora&nbsp;»
+in rigide vesti regali. Nunziata Villari nella «&nbsp;Cleopatra&nbsp;»,
+vestita di soli gioielli. Nunziata Villari nella «&nbsp;Margherita
+Gauthier&nbsp;», in camicia da notte &mdash; o così parve ai torvi
+sguardi dello zio Giacomo. &mdash; La Villari da «&nbsp;Norah&nbsp;», la
+Villari da «&nbsp;Saffo&nbsp;», la Villari da «&nbsp;Francesca&nbsp;»... Più in là,
+in disparte, un ritrattino da ragazzetta guardava da una
+vecchia cornice, e sotto alla figuretta rigida, stava una
+dedica sbiadita: «&nbsp;Al caro Antonio, la sua cugina Valeria&nbsp;».<span class="pagenum"><a name="Page_27" id="Page_27">[27]</a></span></p>
+
+<p>Lo zio Giacomo si fermò con un sospiro davanti al ritratto
+della sua nipote prediletta, ch'egli aveva un giorno
+sperato di chiamare figlia.</p>
+
+<p> &mdash; Stolta creatura, &mdash; brontolò, fissando il gaio visino
+vacuo, &mdash; stolta creatura che è andata a sposare quel pover'uomo
+d'inglese, quando poteva invece sposare quel
+cretino ingrato di mio figlio!</p>
+
+<p>Qui un altro profilo di Nunziata Villari gli saltò agli
+occhi, e poi ancora Nunziata Villari tutta capigliatura
+e sorriso...</p>
+
+<p>Egli ebbe il tempo di imparare a memoria ogni lineamento
+di quella strana faccia ardente, prima che il portone
+di casa si aprisse e i rapidi passi di suo figlio echeggiassero
+sulla scala.</p>
+
+<p class="pad2">Antonio, che già dalla strada aveva visto il lume in
+camera sua, entrò con baldo sorriso.</p>
+
+<p> &mdash; Ciao, papà! Perchè non sei a letto?</p>
+
+<p>Accolse l'inevitabile contro-domanda con una scrollatina
+di spalle e un gesto d'ambe le mani un po' meridionale
+(un gesto che piaceva tanto a Theodora!).</p>
+
+<p> &mdash; Ma babbo mio! io ho ventitrè anni, e tu... no. &mdash; E
+battè con gesto affettuoso e irritante sulla spalla tonda
+di suo padre.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Jeune homme qui veille, vieillard qui dort, sont
+tous deux près de la mort&nbsp;», &mdash; citò suo padre, tetro e
+severo.</p>
+
+<p> &mdash; Eh, babbo mio! &mdash; E Antonio rise (di quel suo riso
+arguto e sottile che Cleopatra trovava irresistibile!). &mdash; Se
+la vita è breve, che sia almeno bella! &mdash; E accese una
+sigaretta.</p>
+
+<p>Giacomo fremeva. Aveva anche freddo ai piedi, e la
+sua veste da camera gli era stretta. Suo figlio, gaio e soddisfatto
+di sè, lo esasperava.<span class="pagenum"><a name="Page_28" id="Page_28">[28]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Non ti vergogni? &mdash; disse additando drammaticamente
+le file di fotografie. &mdash; Quella vecchia commediante
+cinquantenne...</p>
+
+<p> &mdash; Scusa, &mdash; trentottenne! &mdash; corresse Antonio, mettendosi
+a sedere nell'unica poltrona.</p>
+
+<p> &mdash; Una marionetta, un'arlecchina, che ogni facchino
+di piazza può andare a contemplare a piacer suo per cinquanta
+centesimi! Una donna di cui il marito, piuttosto
+che starle vicino, è scappato in capo al mondo...</p>
+
+<p> &mdash; Scusa, in America, &mdash; interpose Antonio.</p>
+
+<p> &mdash; ... colla cuoca! &mdash; E lo zio Giacomo emise un grugnito
+d'indignazione.</p>
+
+<p> &mdash; Temo infatti che Nunziata faccia una esecrabile
+cucina, &mdash; disse Antonio, inarcando le sopracciglia e sporgendo
+le labbra per soffiarne il fumo a cerchietti (nella
+maniera che Phaedra trovava così suggestiva!).</p>
+
+<p> &mdash; Insomma, basta così, &mdash; disse suo padre. &mdash; Sono
+venuto per dirti che partiamo domani per l'Inghilterra.
+Régolati.</p>
+
+<p> &mdash; Per l'Inghilterra? Domani? Ma cosa dici? &mdash; Antonio
+era scattato in piedi. &mdash; Ma tu sei matto, babbo
+mio! O fai per scherzo?</p>
+
+<p>Come vide che suo padre aveva l'aria poco scherzosa,
+continuò, agitato:</p>
+
+<p> &mdash; Ma cosa ti viene in mente di voler andare in Inghilterra?</p>
+
+<p>Giacomo tentennò l'irta testa arruffata.</p>
+
+<p> &mdash; Ho telegrafato avant'ieri; dopo un certo discorso
+che mi ha tenuto tua cugina Adele...</p>
+
+<p> &mdash; Quella viperetta gelosa, &mdash; mormorò Antonio.</p>
+
+<p> &mdash; ... Sul conto di questa... Signora, &mdash; e Giacomo
+accennò col mento alle inconscie ed arridenti Nunziate
+Villari. &mdash; Ho telegrafato, come dico, a Hertfordshire,
+dicendo a tua cugina Valeria...<span class="pagenum"><a name="Page_29" id="Page_29">[29]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Ah! Valeria! adesso capisco, &mdash; disse Antonio con
+un risolino sarcastico.</p>
+
+<p> &mdash; Precisamente. Ho telegrafato a Valeria che venivamo
+a trovarla. Ed ella ha risposto che ne era felicissima,
+e che sua suocera ne era felicissima, e che tutti erano felicissimi.
+Dunque partiamo. E subito. E staremo in Inghilterra
+tre mesi, sei mesi, dieci anni, finchè non ti sarà passata
+questa mattana.</p>
+
+<p> &mdash; Sì, sì; tu pensi ancora a Valeria, lo so, &mdash; disse Antonio
+ridendo. &mdash; Oh, babbo, babbo! sei un incorreggibile
+sognatore! Non è mai stato che un sogno quel tuo desiderio
+di tanti anni fa. Valeria era tutt'occhi per il suo Inglese,
+allora. Ed ora che è morto sarà tutta lagrime per lui.
+Vedrai! &mdash; Si avvicinò alla corta ed irata figura paterna
+e gli mise un braccio intorno al collo. &mdash; Sta qui, papà,
+sta qui. Pensa al viaggio, come è incomodo. Resta e goditi
+la tua buona vita calma.</p>
+
+<p>Ma suo padre non voleva saperne di restare nè di godere.
+Afferrò il suo candeliere e se ne andò crollando
+la testa e perdendo per via una pantofola, e facendo sgocciolare
+la cera per tutto il tappeto nel chinarsi a raccoglierla.
+Offeso e sdegnato se ne tornò a letto. Oh, per dio
+Bacco, finalmente leggerebbe in pace il suo «&nbsp;Corriere&nbsp;»!</p>
+
+<p>Ma tuttavia stava in ascolto per sentire se la porta
+di casa si riapriva ancora.</p>
+
+<p>Si riaprì.</p>
+
+<p>Battevano le due del mattino quando Antonio svoltò
+per la via Monte Napoleone; e il portinaio del 37 lo fece
+aspettare dieci minuti prima di aprirgli la porta.</p>
+
+<p>E Marietta lo fece aspettare quindici minuti sul pianerottolo
+prima di aprirgli l'uscio. E la signora lo fece
+aspettare quindici eternità prima di comparire, leggiadra
+e spaventata, drappeggiata in raso bianco, e coi capelli
+puntati «&nbsp;n'importe comment&nbsp;» &mdash; o quasi &mdash; sulla graziosa
+testa.<span class="pagenum"><a name="Page_30" id="Page_30">[30]</a></span></p>
+
+<p>Antonio le prese le mani baciandole, premendole sui
+suoi occhi, dicendole che partiva domani! No, non domani!
+oggi, oggi stesso! tra poche ore, per sempre! per
+l'Inghilterra! per l'orribile, gelida Inghilterra! E lei, che
+cosa farebbe? lo tradirebbe? Sì, certo, lo tradirebbe! Perchè
+era una infame, perchè era perfida, e lui lo sapeva! Ed
+era meglio morire subito tutt'e due, e farla finita!</p>
+
+<p>Nunziata gettò il piccolo grido della «&nbsp;Lucrezia&nbsp;»,
+terzo atto, e si scostò da lui col brivido del secondo atto
+della «&nbsp;Marguerite Gauthier&nbsp;». E indietreggiò a scatti
+come nella «&nbsp;Fedora&nbsp;», e finalmente gli si precipitò sul
+petto come nella «&nbsp;Francesca&nbsp;». Gli sussurrò all'orecchio
+cinque parole. Poi lo mandò a casa. Chiamò Marietta
+che le sciogliesse i capelli, e Marietta le rifece la treccia,
+e mise via il resto che non occorreva, e le diede la lanolina
+per la faccia. E la signora si mise a letto come Nunziata
+Villari d'anni trentotto. Antonio ancora non turbava i
+suoi sonni.</p>
+
+<p>Ma Antonio rifece la sua strada per le vie notturne,
+ripetendo come in sogno le cinque magiche parole: «&nbsp;Londra &mdash; in
+maggio &mdash; dodici rappresentazioni!&nbsp;» &mdash; Ed
+era marzo!</p>
+
+<p> &mdash; Basta! &mdash; pensava Antonio, &mdash; in qualche modo vivrò
+durante questi atroci due mesi. <em>Aber fragt mich
+nur nicht wie</em>, &mdash; aggiunse tra sè; perchè sapeva abbastanza
+il tedesco per poter citar Heine nell'originale. Aveva
+anche letto la «&nbsp;Jungfrau von Orleans&nbsp;» per poterne parlare
+con la Villari quando studiava quella parte. La Villari
+amava discutere le sue parti con lui e si divertiva a provare
+su di lui gesti ed atteggiamenti che le dovevano poi
+servire in teatro. Egli non se ne avvedeva, e vibrava a
+tutte le fantasticherie di lei come vibra un violino che si
+tiene tra le mani, al suono d'un altro violino. Quando ella
+imparava la «&nbsp;Maria Stuarda&nbsp;» egli fremeva tutto di eroiche<span class="pagenum"><a name="Page_31" id="Page_31">[31]</a></span>
+aspirazioni. Egli si sentiva trasformato in Roberto Dudley
+e sognava una vita eroica e un'epica morte.</p>
+
+<p>Quando Nunziata si preparava ad interpretare «&nbsp;Clorinda&nbsp;»,
+studiandosi di adottare linea e posa di quella
+celebre avventuriera, Antonio fu d'un tratto scettico e
+corrotto, e per tre settimane suo padre tremò e soffrì, vedendolo
+passar le notti fuori di casa, e udendo dire che
+giocava come un forsennato alla «&nbsp;Patriottica&nbsp;». E fu peggio
+quando la Villari studiò la «&nbsp;Messalina&nbsp;» assumendone,
+per esercitarsi, le teorie e le attitudini. Antonio ebbe allora
+un periodo di estrema demoralizzazione e di completo
+pervertimento. Ma durante le sei settimane in cui
+Nunziata cinse la sua mente dei candidi lini della «&nbsp;Samaritana&nbsp;»,
+egli ridiventò spirituale e puro, rinunziò alla
+Patriottica, al gioco, alle notti scarlatte, e andò ogni
+mattina alla prima Messa in Duomo.</p>
+
+<p> &mdash; Che strano figliolo siete voi! &mdash; gli disse la Villari. &mdash; Uno
+di questi giorni farete qualche grande sciocchezza. &mdash; Poi
+soggiunse, materna: &mdash; Perchè non lavorate?</p>
+
+<p> &mdash; Non lo so, &mdash; replicò Antonio. &mdash; Forse perchè vivo
+in un ambiente falso. Non si ha tempo di far nulla. Dopo
+la trottata della mattina, è ora di colazione; e dopo colazione
+si legge, si fuma, si esce; poi è l'ora delle visite: la
+marchesa Dina vi aspetta ogni lunedì, la Navarro ogni
+martedì, la Della Rocca ogni mercoledì... e così via.
+Poi è l'ora di pranzo, e l'ora del teatro, e l'ora di andar
+a letto. <em>Et voilà</em>!</p>
+
+<p> &mdash; Peccato! &mdash; disse la Villari, benevolmente materna,
+scordando per il momento di essere Messalina o
+Francesca o Fedora. &mdash; Non avete carattere. Siete buono;
+siete decorativo; non siete stupido. Ma avete, come si
+potrebbe dire, il naso fatto di pasta frolla, di pasta frolla
+cruda, che ognuno può prendere e far girare in qua e in là.
+Ahimè! Voi soffrirete molto; o farete molto soffrire. Ah<span class="pagenum"><a name="Page_32" id="Page_32">[32]</a></span>
+sì, certo, farete soffrire... I nasi di pasta frolla, &mdash; soggiunse
+Nunziata gravemente, &mdash; sono fonti di pianto.</p>
+
+<p>Lo zio Giacomo non era uno che avesse il naso di pasta
+frolla. Quindi, per quanto odiasse i viaggi, per quante
+cose perdesse nei treni e dimenticasse sui battelli, e per
+quanto la sua presenza fosse pressochè indispensabile
+nel suo studio dove si ammucchiavano progetti e disegni
+di ponti ed edifici, tuttavia egli aveva deciso di partire e
+partirebbe. Spedì sua figlia Clarissa, una personcina briosa
+e disinvolta, in un collegio a Bruxelles; disse addio alla
+sorella Carlotta e alla nipote Adele &mdash; e affannato e incollerito
+si arrampicò nel treno di Chiasso, seguito dall'imperturbabile
+Antonio.</p>
+
+<p>Anzi Antonio pareva rallegrarsi del viaggio a tal punto,
+che suo padre, appena in treno, si chiedeva rabbiosamente
+perchè diamine fossero partiti! Che la storia narratagli
+da Adele riguardo all'infatuazione di Antonio per l'attrice
+fosse tutta una fandonia? Già le donne esagerano sempre!
+In ispecie Adele...</p>
+
+<p>Giacomo osservava con ira crescente suo figlio.</p>
+
+<p>Antonio dormiva, mentre lui stava sveglio. Antonio
+mangiava, mentre lui aveva nausea. Giunti a Folkestone,
+Giacomo, che non sapeva d'inglese che «&nbsp;rosbif&nbsp;» e «&nbsp;The
+Times&nbsp;», era frastornato e affranto. Ma Antonio, ilare e
+baldo, arricciandosi i baffetti, faceva occhi lunghi e languidi
+alle ragazze inglesi, che con rapido sorriso lo guardavano,
+e poi passavano in fretta, fingendo di non averlo veduto.</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="VI" id="VI"></a>VI.</h2>
+
+<p>A Charing Cross Valeria e Edith, graziose, snelle e
+timide, li aspettavano.<span class="pagenum"><a name="Page_33" id="Page_33">[33]</a></span></p>
+
+<p>Valeria, alla vista del suo vecchio zio Giacomo, gli si
+gettò con latina espansività tra le braccia; mentre la anglosassone
+Edith, bionda e rigidetta, cercava di non vergognarsi
+troppo delle voci alte e degli abbracci senza ritegno
+che prodigavano i nuovi arrivati, incuranti della
+gente che li guardava sorridendo.</p>
+
+<p>Più tardi, quando furono tutti e quattro installati nel
+treno che li portava a Wareside, nell'Hertfordshire, Edith
+si abbandonò interamente al piacere di osservare i gesti
+dello zio Giacomo e gli occhi del cugino Antonio, che Valeria
+chiamava «&nbsp;Nino&nbsp;». Egli disse ad Edith che lo chiamasse
+Nino anche lei, e le parlò in una lingua che egli
+chiamava «&nbsp;banana-english&nbsp;».</p>
+
+<p>Ed egli era così divertente che Edith rise e rise, finchè
+le venne la tosse, e tossì e tossì fino alle lagrime. Allora
+tutti dissero che non si riderebbe più. Fu un viaggio delizioso.</p>
+
+<p>Quando il treno si fermò alla placida stazione campestre
+di Wareside, scesero e trovarono la signora Avory
+colla piccola Nancy ed il nonno ad aspettarli.</p>
+
+<p>E vi furono nuovi saluti e nuovi abbracci. E quando,
+in due carrozze, arrivarono al portico della Casa Grigia,
+ecco sul limitare anche Fräulein Müller ad accoglierli,
+tutta rossore e ritrosia, col suo vocabolario italiano sotto
+il braccio.</p>
+
+<p>Presero il thè molto allegramente, tutti parlavano in
+una volta, anche il vecchio nonno, che continuava a domandare:
+«&nbsp;Ma chi è questa gente? Ma chi sono queste persone?&nbsp;»
+rivolgendo la sua domanda soprattutto allo zio
+Giacomo, il quale, del resto, non comprendendo una parola
+d'inglese, gli sorrideva, rispondendo: «&nbsp;Yes.&nbsp;»</p>
+
+<p>Verso sera la piccola Nancy, eccitata e piangente, dovette
+essere mandata a letto; e anche la signora Avory
+si ritirò col mal di capo. Ma Fräulein sostenne una conversazione<span class="pagenum"><a name="Page_34" id="Page_34">[34]</a></span>
+animata collo zio Giacomo; e Nino sedette al
+pianoforte e cantò delle canzoni napoletane a Valeria ed
+Edith, che tenendosi abbracciate coi visi vicini, lo ascoltavano
+rapite.</p>
+
+<p class="pad2">Seguirono giornate incantevoli; giornate di tennis e
+di golf, di croquet e di «&nbsp;garden-parties&nbsp;», con le belle ragazze
+dello Squire e gli impacciati figli del Vicar. La signora
+Avory vedeva appena alla sfuggita Valeria ed Edith,
+che uscivano correndo la mattina, e rientravano in fretta
+e furia a cambiarsi le vesti e a prendere racchette o «&nbsp;golf-sticks&nbsp;».</p>
+
+<p>Lo zio Giacomo frattanto girellava pel giardino, con
+la Fräulein, dandole dei consigli sul modo di coltivare i
+pomodori, e meravigliandosi che gli inglesi non mangiassero
+mai maccheroni.</p>
+
+<p> &mdash; Nè «&nbsp;Knoedel&nbsp;», &mdash; diceva Fräulein.</p>
+
+<p> &mdash; Nè risotto, &mdash; diceva lo zio Giacomo.</p>
+
+<p> &mdash; Nè «&nbsp;Leberwurst&nbsp;», &mdash; diceva Fräulein.</p>
+
+<p> &mdash; Nè cappelletti al sugo, &mdash; diceva lo zio Giacomo.
+E a tale pensiero egli si sentiva struggere di nostalgia.</p>
+
+<p>Un giorno anche Valeria ebbe un accesso di nostalgia,
+di nostalgia acuta e straziante. Era precisamente il giorno
+del torneo di tennis &mdash; una giornata d'oro e d'azzurro che
+rammentava l'Italia. Nino, guardando Edith, le aveva
+detto:</p>
+
+<p> &mdash; Il cielo è un plagiario. Ha copiato sfrontatamente
+il colore degli occhi di Edith... Non ti pare, Valeria?</p>
+
+<p>E Nino, rivolto alla cugina, aspettava sorridendo la
+risposta.</p>
+
+<p> &mdash; Sì, &mdash; rispose Valeria.</p>
+
+<p> &mdash; Sono occhi che ricordano il lago di Como, &mdash; aveva
+continuato Nino. &mdash; Che limpidezza azzurrina!... Non è
+vero, Valeria?</p>
+
+<p> &mdash; Sì, è vero, &mdash; disse Valeria.<span class="pagenum"><a name="Page_35" id="Page_35">[35]</a></span></p>
+
+<p>Al tennis Edith, diafana e leggiera, volava come una
+saetta, giocando all'impazzata, ridendo tra i flavi capelli
+scomposti; ed aveva le guancie rosate &mdash; diceva Nino &mdash; come
+il cuore di una conchiglia.</p>
+
+<p>Alla sera Edith si abbandonò in una seggiola a dondolo,
+ed era pallida e dolce, che pareva una farfalla stanca.</p>
+
+<p> &mdash; Non è vero, Valeria? &mdash; disse Nino.
+E Valeria disse:</p>
+
+<p> &mdash; E' vero.</p>
+
+<p>E fu allora che Valeria sentì una grande nostalgia.
+Che altro poteva essere lo struggimento che provava?
+Certo, certo era di nostalgia che soffriva: aveva bisogno
+di vedere il sole d'Italia, di udire delle voci italiane, di
+trovarsi in mezzo a gente dai gesti facili, dagli occhi neri,
+dai capelli neri. Ah! sopratutto dai capelli neri! Non poteva
+più vedere queste capigliature bionde... le facevano
+male agli occhi. E Valeria si coprì il viso, con un piccolo
+singhiozzo soffocato.</p>
+
+<p>All'indomani, il secondo del torneo, la nostalgia crebbe
+ancora; divenne insopportabile. Si prendeva il thè nel
+giardino del Vicar; Valeria aveva per vicino un giovane
+che, offrendole dei biscotti, le diceva che per il mese d'aprile
+faceva abbastanza caldo; e che l'anno scorso a quest'epoca
+faceva più freddo.</p>
+
+<p>Intanto, di là del prato, Valeria vedeva Nino, che rideva,
+rideva suonando su una chitarra che gli avevano
+prestato, degli accordi col cucchiaino da thè.</p>
+
+<p>Edith e due altre giovinette gli stavano vicino: le loro
+tre teste bionde splendevano al sole.</p>
+
+<p>A un tratto Valeria sentì che odiava l'Inghilterra,
+che odiava la gente che le stava attorno, e che le conversazioni
+sul tempo, sul thè, sul tennis la farebbero impazzire.
+I suoi occhi neri si posavano su Nino e su quelle tre
+teste bionde inclinate verso di lui, splendenti in tre diversi
+toni d'oro. Ardenti lacrime le punsero gli occhi.<span class="pagenum"><a name="Page_36" id="Page_36">[36]</a></span></p>
+
+<p>Quella sera, mentre lei ed Edith si svestivano nelle
+loro camere, ch'erano attigue, Edith chiacchierava garrula
+e gaia.</p>
+
+<p> &mdash; Dio, come è bello il mondo! Come tutto è divertente!</p>
+
+<p>E la fanciulla si tolse le forcelline dal capo e scosse la
+chioma, che le si svolse come un serpe di luce sulle spalle.</p>
+
+<p> &mdash; La vita è una deliziosa istituzione. Non trovi, Valeria?</p>
+
+<p>Dalla camera vicina non giunse risposta, e Edith,
+un po' sorpresa, s'affacciò a guardar dentro. Valeria giaceva
+sul letto con la faccia nascosta nel guanciale. Era
+ancora vestita del suo abito rosa della serata.</p>
+
+<p> &mdash; Valeria! cara! che cosa è accaduto? &mdash; domandò
+Edith, chinandosi a baciarla.</p>
+
+<p> &mdash; Oh! io odio tutto! ho orrore di tutto! &mdash; singhiozzò
+Valeria, &mdash; quello stupido tennis, quelle stupide ragazze,
+che sempre ridono, ridono, ridono...</p>
+
+<p> &mdash; Ma, mi pare che abbiamo riso anche noi, &mdash; disse
+Edith. &mdash; A me par di aver riso tutto il giorno. E anche
+Nino non ha fatto altro!</p>
+
+<p> &mdash; Già, Nino! &mdash; E Valeria si rizzò, lagrimosa e sdegnata. &mdash; Anche
+lui è stupido, anche lui ride per niente...
+In Italia &mdash; singhiozzò &mdash; non rideva mai! In Italia non
+si ride così, stoltamente, per far vedere i denti e fingere
+di essere vivaci.</p>
+
+<p>Edith, attonita e muta, rimase a lungo contemplando
+la sconsolata figura di Valeria. E rifletteva. Poi d'un
+tratto si chinò, e baciando la cugina disse:</p>
+
+<p> &mdash; Cara, non piangere, non piangere più.</p>
+
+<p>Valeria, che aveva già smesso di piangere, ricominciò
+da capo. E pianse più forte quando, alzando gli occhi,
+vide il fuoco pallido della chioma di Edith, scintillante
+intorno al dolce viso, e i due piccoli laghi di Como soffusi<span class="pagenum"><a name="Page_37" id="Page_37">[37]</a></span>
+di limpido pianto. Si baciarono ripetutamente, appassionatamente,
+e ciascuna disse di sè che era sciocca
+e che non piangerebbe più, eppoi ripiansero; e si ribaciarono;
+e andarono a letto.</p>
+
+<p>E Valeria si addormentò.</p>
+
+<p>Ma Edith, nel buio pensava.</p>
+
+<p>Edith si alzò prestissimo l'indomani, e condusse Nancy
+a cogliere le primule nei boschi. Fu così che Nino e Valeria
+dovettero andare soli al tennis. Una ragazza grassa
+e torpida prese il posto di Edith nel torneo. Valeria rise
+tutta la mattina.</p>
+
+<p>Edith e Nancy arrivarono in ritardo per il «&nbsp;lunch&nbsp;»:
+tutti erano già a tavola. Quando comparvero, la signora
+Avory diede un'esclamazione di sorpresa alla vista di
+Edith: e anche Nino la guardò, meravigliato.</p>
+
+<p> &mdash; Ma, Edith mia, &mdash; disse sua madre. &mdash; Che cosa
+hai fatto? Come ti sei conciata?</p>
+
+<p> &mdash; Conciata? &mdash; disse Edith ridendo. &mdash; Ma come?
+se questa è la famosa pettinatura «&nbsp;à la Klaus&nbsp;» che si
+usa nella Germania del Nord! Vero, Fräulein? E' Fräulein
+che me l'ha insegnata.</p>
+
+<p>Valeria si era fatta rossa e disse con voce un po' tremante:</p>
+
+<p> &mdash; Ma, Edith, non dovevi lasciarti tirare indietro
+i capelli a quel modo. Non so cosa pare...</p>
+
+<p> &mdash; Pare una torta, &mdash; disse la piccola Nancy. &mdash; E a
+me piace molto.</p>
+
+<p>La signora Avory sorrise.</p>
+
+<p> &mdash; Ma cosa ti viene in mente, Edith? E perchè ti sei
+messa quell'orrido vestito color tabacco, che ti ho detto
+di non portar più?</p>
+
+<p>Ma Edith, invece di rispondere, parlò della passeggiata
+nel bosco; e poi Nino raccontò del tennis...</p>
+
+<p>E così Edith adottò la pettinatura della Germania<span class="pagenum"><a name="Page_38" id="Page_38">[38]</a></span>
+del Nord. Non volle più andare al tennis perchè le faceva
+venire un dolore in una spalla; e andò ogni giorno, sola
+con Nancy, a fare delle lunghe passeggiate.</p>
+
+<p>La piccola Nancy era un'adorabile compagna. Poco a
+poco Edith si trovò ad aspettare con lieta impazienza
+l'ora della passeggiata giornaliera; le piaceva sentire
+la calda dolcezza di quella manina fidente stretta alla
+sua, e la garrula voce di allodoletta al suo fianco.</p>
+
+<p>Nancy faceva poche domande. Preferiva non sapere
+tante cose. Non le piacevano più i fuochi d'artifizio da
+che, una volta, ne aveva visti di giorno, avvolti in carta
+dentro ad una cassetta. Ma come! Non erano dunque i
+bambini delle stelle?</p>
+
+<p>Tutte le definizioni di cose e di fenomeni che Fräulein
+le faceva, urtavano la sua fantasia quanto l'accento tedesco
+di Fräulein le feriva l'orecchio.</p>
+
+<p>Se Nancy diceva: «&nbsp;Che belle nuvole rosse!&nbsp;» Fräulein
+subito cominciava:</p>
+
+<p> &mdash; Sai che cosa sono le nuvole?</p>
+
+<p> &mdash; No, no! &mdash; gridava Nancy. &mdash; Non so, e non voglio
+sapere. &mdash; E correva via per non sentire.</p>
+
+<p>Ma i diciassette anni di Edith e le otto primavere
+della piccina s'accordavano armoniosamente: l'aurora
+dell'anima di Nancy, avvivata da presaga fiamma, urgeva
+a più rapido mattino; mentre la breve giornata di Edith,
+già oscurata da un invisibile gelo, volgeva alla sua fine
+prima ancora di giungere al meriggio.</p>
+
+<p>Così le due anime fanciulle s'incontravano, e il loro
+amore saliva concorde come l'unirsi vivido e puro di due
+fiamme.</p>
+
+<p class="pad2">Fu la domenica di Pasqua che Fräulein apparve, in
+ritardo e senza Nancy, al lunch. Fräulein si scusò.</p>
+
+<p> &mdash; Nancy non viene. E' in giardino a scrivere una poesia.
+Dice che non vuol mangiare.<span class="pagenum"><a name="Page_39" id="Page_39">[39]</a></span></p>
+
+<p>La signora Avory rise, sorpresa. Nino disse:</p>
+
+<p> &mdash; Si può sapere di che cosa tratta la poesia?</p>
+
+<p> &mdash; Ma mi pare &mdash; disse Fräulein &mdash; che si tratti della
+sua bambola spezzata e del suo canarino morto.</p>
+
+<p> &mdash; Ma come? Il canarino è morto? &mdash; esclamò Valeria. &mdash; Bisognava
+dirmelo.</p>
+
+<p> &mdash; E la bambola è rotta? Ma gliene compreremo subito
+un'altra, &mdash; disse la signora Avory, molto agitata.</p>
+
+<p> &mdash; Ma non è... non sono... non è vero... &mdash; spiegò
+Fräulein confusa. &mdash; Soltanto Nancy dice che non può
+scrivere poesie su cose che non siano spezzate e morte.</p>
+
+<p>Il vecchio nonno, che ora parlava di rado, alzò il capo
+e disse lugubremente:</p>
+
+<p> &mdash; Spezzate e morte... spezzate e morte...</p>
+
+<p>E continuò, durante tutto il pasto, a ripetere cupamente
+quelle parole. Ci vollero alla fine molte sgridate
+e carezze per farlo smettere.</p>
+
+<p>Quando apparve Nancy tutti vollero sapere della sua
+poesia, e, ridendo ed arrossendo, la bimba tolse dalla
+tasca un foglietto e lo diede a Edith.</p>
+
+<p>Edith lesse ad alta voce e con molta commozione
+i tre brevi versi. Valeria ne improvvisò una traduzione
+italiana per lo zio Giacomo e per Nino; poi volle leggerli
+forte Valeria, e poi vennero letti di nuovo con molta
+espressione da Edith; e ancora una volta da Valeria.
+Poi da Fräulein. Poi di nuovo da Edith, e ancora una
+volta da Valeria. Tutti risero e piansero, e Valeria abbracciò
+tutti.</p>
+
+<p>Nancy era un genio! Già, lo avevano sempre detto!
+Lo zio Giacomo sostenne che l'ingegno poetico proveniva
+dalla famiglia di suo fratello; cosa che parve offendere
+molto la dolce signora Avory. Edith, per cambiar discorso,
+chiese a Nancy:</p>
+
+<p> &mdash; Ma come t'è venuto in mente di scrivere dei versi?</p>
+
+<p>E Valeria esclamò:<span class="pagenum"><a name="Page_40" id="Page_40">[40]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Oh Dio! e se non potesse scriverne mai più? Ho sentito
+dire che è capitato una cosa simile ad un poeta, che
+poi non è diventato poeta, perchè appunto...</p>
+
+<p>Ma Nancy non parve preoccupata di ciò.</p>
+
+<p> &mdash; Potrei scriverne subito degli altri, &mdash; disse disinvolta
+e gaia.</p>
+
+<p>Fu un coro di acclamazioni.</p>
+
+<p> &mdash; Scrivi, &mdash; disse Edith, &mdash; e di' come hai fatto a fare
+la poesia di stamattina!</p>
+
+<p>Allora la piccola Nancy, ridendo e arrossendo, nervosa
+ed incantevole, improvvisò sul taccuino di Fräulein:</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>This morning in the orchard</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>I chased the fluttering birds:</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>The winging, singing things I caught</i> &mdash; <br /></span>
+<span class="i0"><i>Were words!</i><br /></span>
+</div><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>This morning in the garden</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Where the red creeper climbs,</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>The vagrant, fragrant things I plucked</i> &mdash; <br /></span>
+<span class="i0"><i>Were rhymes!</i><br /></span>
+</div><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>This morning in the...</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p>A questo punto Nancy alzò gli occhi, mordendosi
+il labbro.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;This morning &mdash; in the what?&nbsp;» Non trovo la
+parola.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;In the garden&nbsp;», &mdash; suggerì Valeria.</p>
+
+<p> &mdash; L'ho già detto! &mdash; - E Nancy aggrottò le ciglia.</p>
+
+<p>Lo zio Giacomo suggerì «&nbsp;kitchen&nbsp;», e gli venne intimato
+di tacere.</p>
+
+<p>Edith disse:</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Woodland&nbsp;», &mdash; e questa parola venne adottata.<span class="pagenum"><a name="Page_41" id="Page_41">[41]</a></span></p>
+
+<p>Ma poi Nancy scoprì che voleva una cosa tutta diversa,
+e che aveva bisogno di una rima per la parola «&nbsp;verse.&nbsp;»</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Terse&nbsp;», &mdash; disse Edith.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Curse&nbsp;», &mdash; disse Nino.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Disburse&nbsp;», &mdash; disse Fräulein.</p>
+
+<p> &mdash; Oh, &mdash; esclamò la piccola poetessa, &mdash; «&nbsp;that is not
+poetic, but rather the reverse!&nbsp;»</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Purse&nbsp;», suggerì Nino.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Hearse&nbsp;», &mdash; pronunciò il nonno cupamente.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;We go from bad to worse&nbsp;», &mdash; esclamò Nancy,
+ridendo, e tutte le fossette le si incavarono rosee nelle
+guancie. &mdash; State zitti un momento!</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>And if I cage the birdlings...</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p> &mdash; Che «&nbsp;birdlings?&nbsp;» &mdash; disse Fräulein.</p>
+
+<p> &mdash; Ma i «&nbsp;birdlings&nbsp;» sono le parole... l'ho già detto, &mdash; disse
+Nancy.</p>
+
+<p>Tutti avevano l'aria vaga e incerta.</p>
+
+<p> &mdash; Ma sì, non vi ricordate? «&nbsp;The winging singing
+things I caught, were words&nbsp;», &mdash; spiegò Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Ma perchè li vuoi mettere in gabbia? &mdash; chiese
+Fräulein, che aveva una mente ordinata.</p>
+
+<p> &mdash; Ma perchè... perchè... &mdash; fece Nancy affrettatamente,
+fabbricando le sue ragioni mentre le spiegava, &mdash; le
+parole non si devono lasciar volare attorno, come
+vogliono; si devono prendere, e rinchiudere nei versi...
+nelle righe... Non so come dirlo...</p>
+
+<p> &mdash; Vuoi dire nel ritmo? &mdash; disse Edith.</p>
+
+<p> &mdash; Che cos'è il ritmo? &mdash; chiese Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; La misura, il tempo... come nella musica.</p>
+
+<p> &mdash; Sì, sì, così voglio dire, &mdash; esclamò Nancy. &mdash; Le
+parole vanno imprigionate nel ritmo, come degli uccelletti
+in gabbia.<span class="pagenum"><a name="Page_42" id="Page_42">[42]</a></span></p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>And if the flowers I nurse...</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p> &mdash; I fiori sono le rime, s'intende, &mdash; spiegò Nancy,
+colle guancie vermiglie e brandendo la matita con gesto
+trionfale:</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>And if the flowers I nurse</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>The rambling, scrambling things I write</i> &mdash; <br /></span>
+<span class="i0"><i>Are verse!</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p> &mdash; Ma brava! Ma splendido! Ma magnifico! &mdash; gridarono
+tutti. E lo zio Giacomo e Nino applaudirono battendo
+le mani lungamente, come se fossero a teatro.</p>
+
+<p>Quando smisero, la signora Avory disse:</p>
+
+<p> &mdash; Quelle ultime righe mi piacciono meno. Non si capiscono
+bene. Ma naturalmente, in poesia questo non
+importa.</p>
+
+<p>E tutti furono d'accordo con lei, che per la poesia
+tutto va.</p>
+
+<p>La signora Avory era anche del parere di far venire
+da Londra tutti i giorni un poeta che desse lezione sul
+serio a Nancy; e Fräulein si dilungò in molti particolari
+riguardo alle Case Editrici che pubblicavano dei versi,
+e poi non li pagavano. Aveva sentito dire che spesso in
+Germania gli editori facevano così. E anche in Italia...</p>
+
+<p class="pad2">Da quel giorno in poi l'ispirazione di Nancy fece
+legge in casa. Quando essa entrava in una stanza tutti
+tacevano per non turbare le sue idee. Anche la colazione
+e il pranzo dovevano aspettare finchè Nancy non assicurasse
+tutti che aveva finito di pensare.</p>
+
+<p>Quando Nancy aggrottava le ciglia, e si passava con
+un piccolo gesto rapido che le era famigliare una mano
+sulla fronte, Edith in punta de' piedi andava a chiudere<span class="pagenum"><a name="Page_43" id="Page_43">[43]</a></span>
+porte e finestre, perchè nessuno venisse a disturbare la
+piccola poetessa, o a far prendere il volo a una sola farfalla
+della sua fantasia. Valeria in estatica ammirazione
+si aggirava pianamente all'intorno, per lo più seguita da
+Nino. E Fräulein Müller, seduta in biblioteca, leggeva ad
+alta voce dei lunghi brani di Dante allo zio Giacomo,
+non curandosi che egli dormisse o no; lo faceva, come
+essa stessa scriveva nel suo giornale «&nbsp;a) per esercitarmi
+nell'italiano &mdash; b) perchè aleggi sempre in casa lo Spirito
+della Poesia.&nbsp;»</p>
+
+<p>Soltanto il nonno che non capiva perchè ci fosse tanto
+silenzio e tanta irregolarità nei pasti, vagava lugubremente
+per la casa, e si era messo in mente che qualcuno
+era morto. Lo si vedeva girare nei corridoi, aprire le
+porte e guardare nelle stanze per vedere chi fosse. E faceva
+venire i brividi freddi alla signora Avory, domandandole
+ogni tanto all'improvviso:</p>
+
+<p> &mdash; Chi c'è di morto in questa casa?</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="VII" id="VII"></a>VII.</h2>
+
+<p>Frattanto, a Milano, Nunziata Villari si preparava
+a partire per Londra e faceva perder la testa a Marietta
+colla premura e la confusione che portava attorno ai bagagli.
+Pensando al suo amico Antonio ella &mdash; per citare
+un suo breve monologo &mdash; bolliva.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Bollo!&nbsp;» &mdash; diceva lei.</p>
+
+<p>Infatti Nino, che le aveva scritto due volte al giorno
+durante la prima settimana di assenza, le aveva poi scritto
+ogni due giorni durante la seconda settimana; una sola
+volta nella terza settimana; e nella quarta, e nella quinta &mdash; che
+era questa &mdash; non aveva scritto affatto.<span class="pagenum"><a name="Page_44" id="Page_44">[44]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Qualche sbiadita inglese, &mdash; pensava Nunziata, &mdash; gli
+avrà fatto girare per l'altro verso quel naso di pasta
+frolla.</p>
+
+<p>E in tali pensieri essa sgridava Marietta per tutte le
+cose che aveva messo nei bauli, e per tutte le cose
+che non vi aveva messo, e per il modo in cui erano state
+messe.</p>
+
+<p>Ma la Villari sbagliava; nessuna sbiadita inglese aveva
+distolto da lei il naso di pasta frolla di Nino. Edith che,
+volendo, lo avrebbe potuto, aveva preferito trafiggere
+quella passione nascente con la forcellina che le fermava
+anti-esteticamente sul capo la comica pettinatura della
+Germania del Nord. Lo aveva abbandonato e trascurato
+per andar con Nancy a cogliere le primole nei boschi;
+con Nancy, di cui l'amore era l'amore proprio all'infanzia:
+il cieco e chiaroveggente amore che non deriva nè dalla
+morbidezza d'un ricciolo, nè dal roseo d'una guancia,
+nè dallo sfavillìo d'un sorriso.</p>
+
+<p>Nino, lasciato a sè stesso, e guardandosi attorno nell'istintiva
+ricerca di emozioni, aveva incontrato gli occhi
+profondi di Valeria fissi su di lui.</p>
+
+<p>E d'improvviso si era ricordato del desiderio di suo
+padre. Sì; questa sua cuginetta era stata destinata alle
+sue braccia fin da quando erano bambini entrambi. Se
+il Fato non fosse entrato nella loro esistenza sotto la
+forma di Tom Avory, biondo e placido, che dipingeva
+quadri, citava poeti, li conduceva in barca sul Lago Maggiore &mdash; ecco,
+questa bruna testolina graziosa che Nino
+contemplava gli avrebbe posato sul petto, la piccola
+mano, le gracili spalle, il viso sottile, tutto ciò sarebbe
+stato suo per sacro diritto.</p>
+
+<p>Guardandola da questo punto di vista, Nino sentiva
+che in fondo egli l'aveva sempre amata! Anzi, non aveva
+mai amato altri che lei! Pensando così era sincero. Aveva<span class="pagenum"><a name="Page_45" id="Page_45">[45]</a></span>
+completamente scordato il breve e violento capriccio
+avuto anni fa per l'altra sua cugina, Adele. Anche la
+passione &mdash; più grave e più duratura &mdash; per la Villari,
+gli era uscita dal cuore e dalla memoria.</p>
+
+<p>Adele? Non esisteva più! La Villari? Era a Milano.
+E qui, davanti a lui, stava Valeria con la sua testolina
+bruna e le sue fossette.</p>
+
+<p> &mdash; Cuginetta, &mdash; diss'egli, col respiro un po' rapido. &mdash; Oggi
+è il primo giorno di maggio. Cosa facciamo in
+casa? Usciamo!</p>
+
+<p>Valeria ripiegò il suo lavoro, e corse su a prendere
+il cappello. Passando davanti alla stanza di studio udì
+delle voci gaie, e spinse l'uscio per guardare. V'erano
+Nancy ed Edith. La piccina con un foglietto in mano
+e gli occhi ispirati, leggeva dei versi ad Edith, che si chinava
+verso di lei.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;My darlings!&nbsp;» vado fuori con Nino, &mdash; disse Valeria. &mdash; E
+tu, Edith, non vuoi venire?</p>
+
+<p> &mdash; Oh, no... c'è' troppo vento, &mdash; disse Edith. &mdash; Sai
+bene, il vento mi toglie il respiro e mi fa tossire. E poi,
+Nancy non può stare senza di me.</p>
+
+<p> &mdash; Oh, no, no, &mdash; disse Nancy poggiando il visetto
+sorridente alla spalla di Edith. &mdash; Non posso stare senza
+di lei.</p>
+
+<p>Valeria rise mandando un bacio a entrambe; poi
+uscì nei campi con suo cugino.</p>
+
+<p>... La stanza di studio era attigua al salotto, dove la signora
+Avory stava a ricamare; e oggi il nonno le sedeva
+vicino e la guardava. Tacevano entrambi.</p>
+
+<p>Dopo un lungo silenzio il nonno parlò.</p>
+
+<p> &mdash; La tosse di Sally peggiora, &mdash; disse.</p>
+
+<p>(Le Parche filavano. «&nbsp;<i>Ecco un filo nero</i>&nbsp;», disse l'Una.
+«&nbsp;<i>Intessilo nella trama</i>&nbsp;», disse l'Altra. E la Terza aguzzò
+le forbici).<span class="pagenum"><a name="Page_46" id="Page_46">[46]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; La tosse di Sally peggiora! &mdash; ripetè il nonno.</p>
+
+<p>La signora Avory alzò gli occhi dal suo ricamo.</p>
+
+<p> &mdash; Zitto, zitto, papà! &mdash; disse, scotendo la testa in
+aria di rimprovero.</p>
+
+<p> &mdash; Ho detto che la tosse di Sally peggiora, &mdash; ripetè
+il vecchio. &mdash; Tutte le notti la sto ad ascoltare.</p>
+
+<p> &mdash; Ma no, ma no, non parlar così, &mdash; disse la signora
+Avory. &mdash; Sai bene che la povera Sally riposa in pace
+da gran tempo. Non è Sally che senti. Forse parli di Edith,
+che ha un po' di raffreddore.</p>
+
+<p> &mdash; Io conosco la tosse di Sally, &mdash; sentenziò il vecchio.</p>
+
+<p>La signora Avory depose il lavoro, intrecciando le
+mani in grembo. Un lento brivido le passò nelle vene,
+e l'avvolse tutta come d'un lenzuolo bagnato.</p>
+
+<p> &mdash; Sally è la mia nipotina prediletta, &mdash; proseguì il
+vegliardo, crollando la testa bianca. &mdash; Ah! povera piccola
+Sally! povera piccola Sally!</p>
+
+<p>La signora Avory, immobile, lo guardava. Un terrore
+senza nome, un terrore lento, gelido, s'insinuava come
+una serpe nel suo cuore.</p>
+
+<p> &mdash; Edith! E' Edith... che tosse un poco, &mdash; sussurrò.</p>
+
+<p> &mdash; <em>E' Sally</em>! &mdash; gridò il vecchio, rizzandosi in piedi. &mdash; Io
+ricordo la tosse di Sally, ed ogni notte la odo.</p>
+
+<p>Seguì un silenzio profondo. Poi nella stanza vicina,
+Edith tossì.</p>
+
+<p>Il vecchio venne vicino, vicino a sua nuora. Era livido
+e terribile.</p>
+
+<p> &mdash; Ecco: &mdash; bisbigliò. &mdash; Ecco! hai sentito? Questa
+è Sally. E voi da tanti anni mi dite che è morta!</p>
+
+<p>La signora Avory si levò. Nei suoi tragici occhi passava
+la visione spettrale dei suoi figli morti, straziati
+tutti, dilaniati tutti dal Male orrendo che si accovacciava
+nei loro petti, che scivolava, subdolo, nelle loro gole, che
+balzava su di loro e li strozzava appena giungevano al limitare<span class="pagenum"><a name="Page_47" id="Page_47">[47]</a></span>
+della giovinezza. Ed ora, dunque, anche Edith?
+Edith, l'ultima nata del suo cuore?... Alzò gli occhi vacui
+di Mater Dolorosa al volto dell'avo; poi cadde svenuta
+davanti a lui, con la testa grigia ai suoi piedi.</p>
+
+<p class="pad2">Fuori, nei campi costellati di margheritine, Nino aveva
+preso con aria di padronanza il braccio di Valeria.</p>
+
+<p> &mdash; Cuginetta, &mdash; disse, &mdash; ti ricordi come io ti amavo,
+quando avevi dodici anni? E tu mi schernivi!</p>
+
+<p> &mdash; E' vero, &mdash; disse ridendo Valeria. &mdash; Ma come ti
+amavo io quando avevo quattordici anni. E tu mi sprezzavi!</p>
+
+<p> &mdash; Ma dopo... &mdash; riprese Nino, &mdash; come io ti adoravo
+quando ne avevi diciotto! E tu mi scacciasti!</p>
+
+<p>Valeria lo guardò con occhi timidi.</p>
+
+<p> &mdash; Ed oggi tu hai ventisei anni; ed io ne ho già ventisette
+e mezzo.</p>
+
+<p> &mdash; Così è. Come sei giovane! &mdash; E Nino rise. &mdash; La
+donna che amo ha trentotto anni.</p>
+
+<p>Valeria si fece pallida, poi una vampa rosea le soffuse
+il volto; e rise, mostrando tutti i denti bianchi e
+tutte le fossette.</p>
+
+<p> &mdash; Che dici? Trentotto anni? quasi quaranta? Io non
+ci credo.</p>
+
+<p> &mdash; Quasi quasi non ci credo neppur io, &mdash; disse Nino,
+ridendo. &mdash; Forse non sarà vero! &mdash; E si chinò con fare
+deciso ed autoritario e la baciò sulla guancia.</p>
+
+<p>(Può darsi che nella lontana biblioteca della Casa
+Grigia lo zio Giacomo con l'orecchio astrale udisse la
+confortante asserzione di suo figlio? Certo è che la Fräulein,
+alzando gli occhi dal trentacinquesimo Canto dell'Inferno,
+credette di vederlo blandamente sorridere nel sonno).</p>
+
+<p> &mdash; ... Sei proprio sicuro, Nino, &mdash; disse Valeria, dopo
+avergli con grande difficoltà perdonato quel bacio, &mdash; sei<span class="pagenum"><a name="Page_48" id="Page_48">[48]</a></span>
+proprio sicuro che quella che tu ami non abbia... diciasette
+anni appena?</p>
+
+<p>E Valeria, mordicchiando un filo d'erba colla testa
+inclinata sull'omero, gli lanciò di sotto alle ciglia uno
+sguardo malizioso.</p>
+
+<p>Nino si fermò, sorpreso.</p>
+
+<p> &mdash; Chi? Che cosa vuoi dire? Chi ha diciassette anni? &mdash; domandò.</p>
+
+<p> &mdash; Edith, &mdash; sospirò sottovoce Valeria. &mdash; Ho creduto...
+mi pareva...</p>
+
+<p> &mdash; Ah no, &mdash; esclamò Nino crollando il capo. &mdash; Non
+Edith! Povera creatura!</p>
+
+<p>Poi si chinò rapido e le baciò la bocca socchiusa,
+prima assai che ella se lo aspettasse.</p>
+
+<p> &mdash; Perchè hai detto di Edith «&nbsp;povera creatura?&nbsp;» &mdash; chiese
+Valeria, dopo avergli anche stavolta perdonato.</p>
+
+<p>Nino si rabbuiò. Con aria grave si picchiò leggermente
+le dita sul petto:</p>
+
+<p> &mdash; Ho paura... sai...</p>
+
+<p> &mdash; Cosa?... cosa?... &mdash; e Valeria si sentì impallidire.</p>
+
+<p> &mdash; Ma!... secondo me, è tisica, &mdash; disse Nino.</p>
+
+<p>Valeria sobbalzò, strappando la sua mano dalla stretta
+di lui.</p>
+
+<p>«&nbsp;Tisica!&nbsp;» Il cuore le si fermò, poi riprese a battere
+a precipizio, scuotendole e martellandole il petto. «&nbsp;Tisica!&nbsp;»
+La terribile parola le rievocò fulminea la memoria
+di Tom e il passato di lacrime e di morte. Sì, Edith tossiva!
+E' vero! tossiva. Ma in Inghilterra tutti tossono.
+Edith, la piccola Edith dai capelli biondi e dalle guancie
+di rosa? No! Non era vero, non poteva essere vero! Edith,
+così cara! così buona con lei; che s'era fatta apposta l'orribile
+pettinatura della Germania del Nord... Edith, la
+migliore amica di Nancy... Ah! <em>Nancy!</em>... il pensiero di
+Valeria, a un tratto, come preda inseguita, precipitò<span class="pagenum"><a name="Page_49" id="Page_49">[49]</a></span>
+follemente per altre vie: Nancy! Nancy! Mio Dio! Nancy
+era con Edith. Era sempre con Edith! Sempre!... ridendo,
+discorrendo, chine sullo stesso libro, con le faccia vicine.
+Dio! Dio! Anche adesso... erano insieme... forse s'erano
+baciate...</p>
+
+<p> &mdash; Devo andare a casa subito, &mdash; ansò Valeria, col
+viso livido e sfatto.</p>
+
+<p>Nino la teneva stretta.</p>
+
+<p> &mdash; Ma perchè, amor mio? Cos'hai?</p>
+
+<p> &mdash; Oh Dio! La mia creatura! &mdash; singhiozzò Valeria.</p>
+
+<p>E nel suo cuore Nancy era tornata la creatura piccola,
+il «&nbsp;béby&nbsp;» che bisognava salvare, salvare ad ogni costo!
+come l'aveva salvata da Tom, ora bisognava salvarla
+da Edith! Allontanarla, portarla via!</p>
+
+<p>Era per lei, per la bambina, che Valeria era corsa
+traverso questi stessi campi una mattina, anni fa, barcollando
+e incespicando nella sua fretta d'arrivare a casa &mdash; lasciando
+dietro di sè ciò che forse era l'amore, perchè
+la bambina non piangesse, perchè la bambina non avesse
+fame!</p>
+
+<p>Ed oggi, come allora, Valeria corse traverso i campi,
+barcollando e incespicando nella sua fretta, lasciando
+dietro a sè ciò che forse era l'amore. La bambina! Bisognava
+salvare la bambina!... E se fosse già tardi? Se
+Nancy già avesse respirato la morte? Se fosse già
+tocca dal contagio? Se Nancy, anche lei, dovesse tra poco
+cominciare a tossire, a schiarirsi la gola, a sudare di notte!
+e farsi misurare la temperatura due volte al giorno... e
+poi, infine... Mio Dio! vederla un giorno coi pugni stretti,
+con gli occhi dilatati, e la bocca, la piccola bocca piena di
+sangue!... Valeria strinse le mani contro le tempia, gemendo
+forte come una creatura ferita, mentre correva
+barcollando traverso i prati in fiore.</p>
+
+<p>Giunse finalmente al cancello, e corse giù per il giardino.<span class="pagenum"><a name="Page_50" id="Page_50">[50]</a></span>
+Ed ecco Nancy! Ecco la piccola Nancy solitaria e
+felice in piedi sull'altalena, cantando, coi ricci al vento.</p>
+
+<p> &mdash; Oh mamma! &mdash; chiamò subito Nancy facendo un
+po' di broncio; &mdash; è venuta Fräulein poco fa a portarmi
+via Edith. E mi ha detto di non muovermi di qui. Che sia
+arrivato qualcuno? Forse il poeta di Londra? Credi che
+sia il poeta per me?</p>
+
+<p> &mdash; Non so, cara, &mdash; balbettò Valeria, senza voce e col
+cuore martellante; e abbracciò le gambettine nere ritte
+sull'altalena, e appoggiò la tempia pulsante sul grembiulino
+della piccola. &mdash; Dio, tenetemela sana e salva! &mdash; mormorò.</p>
+
+<p> &mdash; Fàtti in là, mamma, e guarda come vado in alto! &mdash; disse
+Nancy.</p>
+
+<p>E Valeria si mosse per lasciar posto all'altalena. In
+quel momento vide Fräulein affacciarsi alla finestra del
+salotto e farle cenno colla mano di venire.</p>
+
+<p> &mdash; Vado in casa un momento, tesoro. Non spingerti
+troppo in su, &mdash; pregò Valeria, e si affrettò ad entrare.</p>
+
+<p>Quando aprì l'uscio del salotto, le si fermò il cuore.</p>
+
+<p>La signora Avory giaceva sul sofà, con le labbra livide
+e gli occhi smarriti. Fräulein le stava vicino, tenendo una
+boccetta di sali, mentre Edith, piangente, in ginocchio
+davanti alla madre, le chiedeva:</p>
+
+<p> &mdash; Mamma! mamma! ti senti meglio?</p>
+
+<p>In un angolo il nonno e lo zio Giacomo guardavano,
+tristi ed allarmati.</p>
+
+<p> &mdash; Che cos'è stato? &mdash; esclamò Valeria.</p>
+
+<p>Edith singhiozzò:</p>
+
+<p> &mdash; Non so... è svenuta... era qui col nonno...</p>
+
+<p>La madre si rizzò a sedere e guardò Edith. Subito gli
+occhi le si inondarono di pianto: cinse il collo di Edith
+e le sue lacrime piovvero su lei.</p>
+
+<p> &mdash; Mamma, mamma, perchè piangi? &mdash; chiedeva
+Edith.<span class="pagenum"><a name="Page_51" id="Page_51">[51]</a></span></p>
+
+<p>Ma sua madre non rispondeva. Valeria pianse con
+lei. E anche Edith piangeva, senza sapere perchè.</p>
+
+<p class="pad2">Sola in giardino, Nancy cantava, lanciata sull'altalena,
+coi ricci al vento. Quand'ecco il ricordo dei poeti
+tedeschi le tornò nel cuore, e il loro incantesimo la vinse.</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>Die linden Lüfte sind erwacht</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Sie säuseln und wehen Tag und Nacht</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Sie kommen von allen Enden...</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p>I poeti le bisbigliavano le parole maliarde all'orecchio.
+Traverso gli alberi foscheggianti in fondo al prato si vedeva
+una striscia d'oro, là dove il tramonto si accendeva
+in cielo.</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>Die Welt wird schöner mit jedem Tag</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Man weiss nicht was noch werden mag,</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Das Blühen will nicht enden!...</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p>Nancy si lasciò scivolare giù dall'altalena. I poeti
+sussurravano ed urgevano... Fräulein nelle sue lezioni di
+ieri le aveva insegnato un fatto meraviglioso: aveva
+detto che il mondo era una stella: una stella rotonda,
+oscillante nell'azzurro, con tante altre stelle tutto all'ingiro.
+Sì, sopra alla terra ed anche giù, sotto, in tutta l'aria
+celeste intorno al mondo galleggiavano le stelle! Ma dunque,
+se si andava all'orlo del mondo, proprio fino all'orlo,
+là dove la curva della terra comincia a scendere, si poteva
+certo, sporgendosi un poco (e aggrappandosi forse a un
+albero per non cadere) guardar giù nel cielo e veder le
+altre stelle, sospese sotto di sè!</p>
+
+<p>Subito Nancy sentì che bisognava che ella andasse
+fino all'orlo del mondo a guardar giù. L'orlo del mondo!<span class="pagenum"><a name="Page_52" id="Page_52">[52]</a></span>
+Si vedeva anche di qui. Doveva essere dietro a quegli alberi
+scuri, al di là delle cascine del Mulino, proprio là
+dove il sole era caduto, lasciando una striscia d'orizzonte
+incendiato.</p>
+
+<p>Fu così che Nancy uscì dal suo giardino, per andare
+fino all'orlo del mondo.</p>
+
+<p>Quando la signora Avory, teneramente sorretta dalle
+figlie, venne a sedere in giardino, e che le ebbero messo
+uno sgabellino sotto ai piedi, e un guanciale dietro le
+spalle, e dell'acqua di Colonia sulla fronte, Edith disse:</p>
+
+<p> &mdash; Dov'è Nancy?</p>
+
+<p> &mdash; Già, &mdash; disse Valeria, &mdash; dov'è Nancy?</p>
+
+<p>Fräulein andò chiamando per il giardino e per la
+casa. Valeria andò, chiamando, per la casa ed il giardino.
+Edith corse di sopra e guardò in tutte le stanze; poi guardò
+in solaio, e poi ancora nelle stanze e ancora in giardino,
+e nel boschetto, e nella serra. Nino, appena entrò, fu mandato
+in paese a domandare se mai Nancy vi fosse stata,
+ma Nancy non c'era, e nessuno l'aveva veduta. Lo zio Giacomo
+col garzone della scuderia se n'andò in una direzione,
+e Jim Brown nell'altra. Nino prese per i campi verso la
+stazione: lo si udiva chiamare e fischiare per miglia d'intorno.
+E Florence corse giù pel sentiero della Cappelletta,
+che conduce a Fern Glen.</p>
+
+<p>Valeria, torcendosi le mani, le corse dietro, lasciando
+detto ad Edith che restasse a casa a badare alla mamma
+e al nonno.</p>
+
+<p>Ma Edith si era messo il cappello, e diceva alla signora
+Avory:</p>
+
+<p> &mdash; Torno subito, mamma cara! Sta qui buona, e chiama
+la Fräulein, che badi a te, e al nonno.</p>
+
+<p>Ma sua madre non volle saperne di lasciarla uscire
+sola. No, no! andrebbe anche lei. E se ne uscirono frettolose
+verso Bakers' End, dicendo a Fräulein di stare in
+casa e di badare al nonno.<span class="pagenum"><a name="Page_53" id="Page_53">[53]</a></span></p>
+
+<p>Ma Fräulein, che aveva recentemente letto «&nbsp;Misunderstood&nbsp;»,
+fu presa da un orribile presentimento riguardo
+al lago del vecchio Castello di Bery. Ed uscì anche lei,
+in gran fretta, fermandosi solo un attimo per dire alla
+cuoca che badasse di ritardare il pranzo, e non mancasse
+di star attenta al nonno.</p>
+
+<p>Ma la cuoca andò fuori alla latteria di Smith a raccontare
+l'accaduto; e l'altra serva andò con lei.</p>
+
+<p>Il nonno rimase solo nella casa deserta.</p>
+
+<p>(Le Parche filavano. «&nbsp;Ecco un filo nero. Intessiamolo&nbsp;»).</p>
+
+<p>Il nonno era solo nella casa deserta. Chiamò sua figlia.
+Chiamò Valeria; ed Edith; e Nancy. Poi si ricordò che
+Nancy si era smarrita. E chiamò Sally. E chiamò Tom.
+Poi suonò tutti i campanelli, ma nessuno venne, nessuno
+rispose. Allora di nuovo si ricordò che Nancy era smarrita,
+e che tutti erano andati in cerca di lei. Lentamente
+si avviò nel parco e scese lungo il viale fino al cancello.
+S'affacciò a guardare: la strada si stendeva deserta nell'ombra
+crepuscolare.</p>
+
+<p>Il vecchio uscì, e a passo a passo, volse a sinistra,
+dalla parte opposta al villaggio, verso il crocevia delle
+Cascine.</p>
+
+<p>Ma, prima ancora di arrivarci, lasciò la strada maestra
+e prese un sentiero traverso i campi. Il sentiero si perdeva
+al Fosso di Wakeley, ma il vecchio continuò a camminare
+inoltrandosi verso la brughiera desolata e incolta.</p>
+
+<p>Il sole era caduto dietro le colline, e la notte, come
+un gatto grigio, correva furtiva e rapida per le lande.</p>
+
+<p>Nancy era già stata trovata e ricondotta a casa da
+Jim Brown. Ma il vecchio nonno volgeva ancora i tardi
+passi per la scura e desolata brughiera. Vide qualcosa
+oscillare e muovere contro il celo.</p>
+
+<p> &mdash; Sarà Nancy, &mdash; disse. E la chiamò.<span class="pagenum"><a name="Page_54" id="Page_54">[54]</a></span></p>
+
+<p>Ma era una trebbiatrice, coperta di lunghe tele nere
+che sventolavano nell'aria. Il nonno si affrettò un poco
+nel passare, e disse forte:</p>
+
+<p> &mdash; Ho ottantasette anni.</p>
+
+<p>Allora si sentì più tranquillo. Era persuaso che nessuno,
+sapendo la sua grande età, gli avrebbe fatto del
+male. Difatti la trebbiatrice lo lasciò passare senza fargli
+nulla, e non lo seguì coi suoi cenci sventolanti, come egli
+aveva temuto. D'un tratto sussultò udendo dei piedi leggieri
+correre nel buio davanti a lui. Erano tante pecore
+grigie nella notte, che si fermarono di colpo, tutte insieme,
+con le faccie nere volte verso di lui. Gli venne freddo, e
+si affrettò, vacillante; mentre gli pareva sempre che dietro
+a lui sbucasse qualche cosa dai cespugli. Era agghiacciato
+di paura.</p>
+
+<p> &mdash; Ho ottantasette anni. Non è giusto che io sia qui,
+solo nella notte, &mdash; disse e cominciò a piangere forte,
+come un bambino; ma nessuno lo udì ed egli ebbe paura
+del rumore che faceva.</p>
+
+<p>Si volse per tornare a casa, passando di nuovo vicino
+alla macchina avvolta nel drappo nero. Ed ecco che in
+un campo a destra vide qualcuno in piedi che si moveva.</p>
+
+<p> &mdash; O Nancy! &mdash; gridò &mdash; sei lì?</p>
+
+<p>Ma la figura non rispose.</p>
+
+<p>Allora il nonno gridò:</p>
+
+<p> &mdash; Buona sera. Scusi... ha visto Nancy? Buona sera!
+Nancy è passata di qui?</p>
+
+<p>La figura nel campo faceva molte riverenze e il nonno
+continuava a rispondergli:</p>
+
+<p> &mdash; Buona sera, buona sera.</p>
+
+<p>E come gli pareva di vedere che gli facesse cenno di
+avvicinarsi egli si avviò pel campo, incespicando nei
+solchi.<span class="pagenum"><a name="Page_55" id="Page_55">[55]</a></span></p>
+
+<p>Quando fu vicino a quella figura, disse in fretta:</p>
+
+<p> &mdash; Ho ottantasette anni.</p>
+
+<p>La figura sventolò ambe le braccia, molto impressionata.</p>
+
+<p>Il nonno sedette per terra perchè era stanco.</p>
+
+<p>... Già Nancy era giunta in salvo, e la casa echeggiava
+di voci e splendeva di lumi accesi. Ma nel buio sulla collina
+il nonno sedeva vicino allo spaventa-passeri e discorreva
+con lui.</p>
+
+<p> &mdash; Quando vorrà andare a casa, &mdash; diceva il nonno, &mdash; verrò
+anch'io se permette.</p>
+
+<p>E lo spauracchio non fece obbiezioni.</p>
+
+<p>Dopo un lungo silenzio il nonno riprese:</p>
+
+<p> &mdash; Mi dirà poi quando sarà disposto ad andare...</p>
+
+<p>La figura gli fece cenno con fluttuante gesto che
+aspettasse; e il nonno cercò di non impazientirsi.</p>
+
+<p> &mdash; Va bene, va bene, &mdash; disse. &mdash; Non ho fretta.</p>
+
+<p>Ma era tardi e faceva freddo.</p>
+
+<p>... D'improvviso, ecco, sul ciglio della lontana collina,
+apparire suo figlio Tom! Ed anche il figlio di Tom. Giganteschi
+e taciti scendevano per il pendìo, venendo a
+lui con passi lunghi e leggieri. E dietro loro, con passi
+lunghi e leggieri, venivano tutti i figli morti di suo figlio
+Tom. E tutti si mettevano a sedere intorno a lui. E più
+l'aria si faceva buia, più egli se li sentiva vicini, leggieri
+e giganteschi. C'era anche Sally, Sally che era la sua prediletta;
+ed essa si appoggiava strettamente al suo petto,
+e gli agghiacciava, col piccolo viso freddo, il cuore.</p>
+
+<p>A tutti loro egli domandò se avessero veduto Nancy;
+ma essi dissero di no, scotendo la testa tutti insieme.
+Il nonno chiese a Sally se la sua tosse andava meglio. E
+allora tutti risero piano, senza rispondere.</p>
+
+<p>La trebbiatrice passò, agitando le ali...</p>
+
+<p>Così per tutta la notte i suoi figli morti sedettero accanto<span class="pagenum"><a name="Page_56" id="Page_56">[56]</a></span>
+a lui. All'alba si levarono, e ritraversarono con
+passi lunghi e leggieri la collina.</p>
+
+<p>Ma lo spauracchio non lo abbandonò.</p>
+
+<p class="pad2">(<i>Taglia il filo</i>, disse la Parca).</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="VIII" id="VIII"></a>VIII.</h2>
+
+<p>Quindici giorni dopo il funerale, Nino si arricciò i
+baffi e se ne andò a Londra. Suo padre non gli fece rimostranze.
+Veramente lo zio Giacomo stesso trovava la
+casa esageratamente lugubre; e sentiva intorno a sè un'atmosfera
+di vaga irrequietezza angosciosa che non poteva
+attribuirsi alla scomparsa della mite figura dell'avo.</p>
+
+<p>Valeria errava per le camere nel suo vestito di lutto,
+con un'espressione spaurita e sonnambulesca. Se lo zio
+Giacomo voleva parlarle, ella scattava in mezzo alla conversazione
+con aria di bestiola inseguita, e correva a vedere
+di Nancy. Lo zio Giacomo s'infastidiva. Ma non
+c'era dunque Fräulein per badare a Nancy? E se Fräulein
+fosse occupata con la signora Avory e con le domestiche,
+v'era pur sempre Edith! Edith non adorava forse la piccina,
+accarezzandola e viziandola? Che bisogno c'era
+che Valeria si agitasse a questo modo?... Ma Valeria si
+agitava, impallidiva e correva via. Non più piccole premure
+per lo zio Giacomo; non più minestroni freddi, fatti
+espressamente da lei sotto il naso disapprovante della
+cuoca inglese. Più nulla. In quanto a Nino, poveretto!
+pareva proprio che per Valeria egli non esistesse più.
+Ella non aveva occhi che per Nancy e per Edith. Sempre
+le guardava, le seguiva, s'intrometteva nei loro discorsi;<span class="pagenum"><a name="Page_57" id="Page_57">[57]</a></span>
+sempre le spiava con quell'aria di bestiola inseguita che
+faceva pietà. Quando le due ragazzette sedevano insieme,
+felici, leggendo o chiacchierando, Valeria con voce rauca
+e nervosa chiamava Nancy, e la mandava via a far qualche
+commissione inutile; oppure se la teneva vicina, facendole
+dei lunghi discorsi incoerenti. Edith talvolta si domandava
+perchè mai Valeria le portasse via così la bambina;
+perchè la chiamasse sempre a sè con fare così improvviso
+e severo. Ma poi vedendo il viso ansioso e pallido
+di Valeria &mdash; e guardando Nino, che per lo più sembrava
+distratto e seccato, Edith pensava a litigi d'innamorati,
+e non faceva domande.</p>
+
+<p>Ma non v'erano litigi d'innamorati tra Nino e Valeria.
+Dal cuore affannato di lei l'amore materno aveva scacciato
+ogni altro sentimento; e un solo pensiero la possedeva:
+il pensiero di proteggere Nancy, di tener Nancy lontana
+dal lieve alito di Edith, dai teneri baci di Edith! E Nino,
+vedendola sempre colla figlioletta sulle ginocchia o al
+fianco, si abituò gradatamente a vedere in Valeria la
+madre più che l'amante, la parente più che la fidanzata.</p>
+
+<p>Poichè la creatura in grembo a sua madre vieta e
+frena la passione.</p>
+
+<p>Una sera Nino, sbadigliando, prese in mano un giornale,
+e per esercitarsi nell'inglese ne lesse le notizie. Ed
+ecco che le notizie lo interessarono!</p>
+
+<p>All'indomani si arricciò i baffi e partì per Londra.
+Andò a pranzo da Pagani e vi trovò un vecchio compagno
+di università, Carlo Fioretti, che pranzava con una
+signora inglese, troppo ingioiellata e dai capelli troppo
+dorati, a una tavola presso la sua. Fioretti gli fece gran
+festa, e la bionda signora gli sorrise. Lo invitarono a prendere
+il caffè con loro, e Fioretti gli raccontò molte cose
+sulla colonia italiana di Londra. Poi lo invitarono a venir
+con loro all'Alhambra. Ma Nino, spiacentissimo &mdash; oh,<span class="pagenum"><a name="Page_58" id="Page_58">[58]</a></span>
+desolato! &mdash; non poteva. Andava appunto stasera al teatro
+Garrick...</p>
+
+<p> &mdash; Ma è vero! &mdash; esclamò la signora bionda. &mdash; C'è
+quella grande attrice italiana, stasera, al Garrick! Come
+si chiama? Villari! Già, Villari. Perchè non ci avete pensato? &mdash; E
+scotendo un dito rimproverante a Fioretti: &mdash; Perchè
+non mi avete condotta a sentire la Villari?</p>
+
+<p>Fioretti si profuse in discolpe e scuse, e baciandole
+le dita ingemmate, promise che ve l'avrebbe condotta
+l'indomani, e la sera appresso, e tutte le sere!</p>
+
+<p>Quindi Nino si accommiatò, con molti inchini e baciamani;
+e Fioretti lo condusse sino alla porta.</p>
+
+<p> &mdash; Chi è? &mdash; domandò Nino.</p>
+
+<p> &mdash; Una «&nbsp;lady&nbsp;» dell'aristocrazia, &mdash; disse Fioretti. &mdash; Divorziata.</p>
+
+<p> &mdash; Deliziosa, &mdash; disse Nino.</p>
+
+<p> &mdash; Milionaria, &mdash; soggiunse Fioretti; e, stretta rapidamente
+la mano all'amico, tornò al suo tavolo.</p>
+
+<p class="pad2">Le tragiche donne del Cossa salmodiavano già le loro
+nenie quando Nino entrò in teatro. Prese posto in una
+poltrona di quarta fila; e subito il suo cuore si aprì al
+suono delle voci italiane. Il suo sangue latino pulsava
+in perfetto accordo colla sonora dolcezza delle parole familiari,
+colla graziosa violenza dei gesti noti.</p>
+
+<p>All'improvviso entrò in scena la Villari, e tutto sparve
+per Nino all'infuori di lei. Fervida e sottile, ardente e
+leggiadra, ella tenne subito tra le piccole mani calde i
+cuori del placido pubblico inglese, scuotendone i nervi,
+costringendoli e attirandoli verso inusitate passioni.</p>
+
+<p>Nino sedeva immobile, col cuore scosso da forti battiti,
+e si chiedeva se ella lo ravviserebbe. Ricordò la prima
+volta in cui gli occhi di questa donna avevano incontrati
+i suoi: al Manzoni, a Milano, quattro anni prima.<span class="pagenum"><a name="Page_59" id="Page_59">[59]</a></span></p>
+
+<p>Come ricordava quella sera! Gli pareva ieri!... Si
+dava la «&nbsp;Saffo&nbsp;» di Daudet; e Nino era andato con la zia
+Carlotta e la cugina Adele in un palco di proscenio. Nel
+secondo atto egli rideva con Adele della veemenza della
+scena d'amore quando, all'improvviso, si accorse che la
+Villari lo guardava. Sì, guardava lui! Lo fissava con grandi
+occhi penetranti, lungamente, deliberatamente, mentre
+Jean le singhiozzava ai piedi. Poi ella pronunciò la famosa
+frase del Daudet: «&nbsp;Toi, tu ne marchais pas encore
+que moi déjà je roulais dans les bras des hommes&nbsp;», tenendo
+sempre gli occhi fissi e profondi sul viso di Nino.
+Capricciosa e bizzarra qual'era, aveva detto quelle parole
+in francese, in mezzo al dramma italiano, quasi per
+sottolinearle di più. Poi s'era voltata via ed aveva continuato
+la sua parte senza più badare a lui. E a Nino pareva
+di aver sognato. Adele era stata sarcastica ed acidetta
+tutta sera. Poi &mdash; ah, come Nino se lo ricordava! &mdash; il
+giorno seguente egli aveva mandato dei fiori alla Villari.
+(Essa se li aspettava!)... E una settimana dopo,
+le aveva mandato un braccialetto con brillanti e rubini,
+avendo venduto a questo scopo il pianoforte della zia
+Carlotta durante una sua assenza.</p>
+
+<p>Ed oggi, ecco, ella gli stava davanti ancora, fervida
+e sottile, ardente e leggiadra, e Nino, immobile, col cuore
+palpitante, si domandava se essa lo ravviserebbe.</p>
+
+<p>A un tratto ella volse gli occhi verso di lui e lo fissò
+con sguardo fermo e profondo. Tanto a lungo ella lo guardò
+che gli parve che tutti dovessero accorgersene, e Nino si
+sentì mancare il respiro per la commozione.</p>
+
+<p>Quando cadde il sipario, le fece portare in camerino
+il suo biglietto di visita.</p>
+
+<p>Ma ella si rifiutò di riceverlo. Nè volle vederlo alla
+fine del dramma. Il giorno seguente le mandò dei fiori
+(ella se li aspettava)! &mdash; ma quando andò a trovarla al<span class="pagenum"><a name="Page_60" id="Page_60">[60]</a></span>
+suo albergo, gli venne detto che la signora non c'era per
+nessuno.</p>
+
+<p>Così, egli assistette a nove delle dodici recite; ed ella
+continuò a non volerlo ricevere. Poichè ella era astuta
+e fine; e aveva trentotto anni; e conosceva il cuore degli
+uomini. Conosceva anche il proprio cuore; e più di una
+volta le era parso di scoprire in esso dei sintomi di ciò
+ch'ella chiamava una «&nbsp;cotta&nbsp;», una «&nbsp;<em>toquade</em>&nbsp;», per
+questo giovane Nino dalla testa ricciuta, dal riso leggiero,
+dagli occhi violenti.</p>
+
+<p>Nunziata Villari temeva le sue «&nbsp;cotte&nbsp;». E non a torto.
+Da tempo ne conosceva i disastrosi effetti. Sapeva quanto
+fossero dannose alla sua carnagione, rovinose pei suoi
+affari; torturanti nel loro svolgersi, e strazianti alla loro
+fine. E sopratutto le faceva paura una cotta per Nino;
+poichè Nino era uno di quelli dal naso di pasta frolla,
+e quindi sarebbe stato certo una fonte di sofferenze per lei.</p>
+
+<p>Così, una sera dopo l'altra, Nino seduto nella sua
+poltrona al Garrick, la guardava e contava i giorni che
+gli rimanevano prima che ella ripartisse. Ogni sera ella
+era diversa: era Saffo e Maddalena; era Norah e Fedora;
+era Fedra e Desdemona. Ogni sera ella era davanti a lui
+tutta sorrisi o lagrime, tutta amore od odio. La vedeva
+dolce e spaventosa, feroce e ammaliante. La vedeva abbracciare
+e uccidere; contorcersi in morti delicate o terribili.
+Ella era la purità risplendente e il trionfale peccato.
+Era l'Eterno Feminino, l'immortale Amante &mdash; la
+sempre Desiderante e la sempre Desiderata.</p>
+
+<p>Allorchè dopo l'undecima recita ella gli concesse
+finalmente di vederla, egli entrò nel camerino, pallido,
+con le labbra tremanti. Senza una parola di saluto, senza
+rispondere al sorriso di lei, si lasciò cadere su una seggiola
+e nascose il volto tra le mani. E ciò fece ridere Marietta.</p>
+
+<p>Ma Nunziata Villari non rise. Comprese d'un tratto<span class="pagenum"><a name="Page_61" id="Page_61">[61]</a></span>
+che in tutte le sere passate ella non aveva recitato che
+per questo Nino; che per lui, per lui solo, ella aveva singhiozzato
+e pianto, riso e delirato. E vedendolo ora davanti
+a lei, con la faccia tra le mani, chino il bel capo ricciuto,
+ella si sentì nel cuore quel palpito intermittente che riconosceva
+e paventava.</p>
+
+<p> &mdash; Misericordia! &mdash; sospirò. &mdash; Ho paura che sia
+un'altra cotta!</p>
+
+<p>Era un'altra cotta.</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="IX" id="IX"></a>IX.</h2>
+
+<p>Nella Casa Grigia a Wareside, Fräulein Müller leggeva
+ancora la Divina Commedia all'inconscio zio Giacomo.
+I fiori dei meli oscillavano nella mite aria primaverile.
+Le farfalle passavano come fiori alati sul capo di Edith
+che giaceva in un seggiolone al sole, troppo stanca per
+muoversi e troppo svogliata per leggere. La piccola Nancy
+correva per il giardino, coi ricci scompigliati, inseguendo
+i pensieri e le parole che le balzavano innanzi o le cantavano
+nella fantasia; e pensieri e parole si dividevano
+in strofe, si accoppiavano in rime, come fanciulli che danzano.</p>
+
+<p>Sedute nell'ombra le due madri vegliavano; la signora
+Avory non distoglieva gli occhi dal volto di Edith se
+non per leggerle qualche libro, di cui presto la fanciulla
+si stancava. Valeria &mdash; placida e pietosa se Nancy era lontana &mdash; stringeva
+le labbra, fosca negli occhi, appena udiva
+Edith chiamare la piccina; e se questa correva all'appello,
+subito Valeria la chiamava, e la circondava con braccia
+gelose.<span class="pagenum"><a name="Page_62" id="Page_62">[62]</a></span></p>
+
+<p>Allora il volto della madre di Edith si faceva duro
+e il suo cuore era invaso dall'amarezza. Si alzava rapida,
+e avvicinandosi ad Edith si chinava su di lei con
+parole incoerenti, cercando di distrarla, per non lasciarla
+accorgere delle crudeli paure di Valeria.</p>
+
+<p>Sopra le inconscie teste delle loro figlie gli sguardi
+delle due donne si incrociavano, ostili e duri, ognuna
+proteggendo la propria creatura, ognuna accusando l'altra.</p>
+
+<p> &mdash; Edith è ammalata, &mdash; dicevano gli occhi della signora
+Avory, &mdash; ma non voglio che lo sappia.</p>
+
+<p> &mdash; Edith è ammalata, dicevano gli occhi di Valeria, &mdash; non
+voglio che Nancy le stia vicino.</p>
+
+<p> &mdash; Non bisogna affliggere Edith, &mdash; dicevano gli occhi
+della signora Avory.</p>
+
+<p> &mdash; Non bisogna esporre Nancy al pericolo, &mdash; rispondeva
+lo sguardo di Valeria.</p>
+
+<p> &mdash; Mamma, &mdash; trillava all'improvviso la limpida voce
+di Nancy, &mdash; credi tu che Maggio sia una fanciulla?</p>
+
+<p> &mdash; Cosa vuoi dire, cara?</p>
+
+<p> &mdash; Ma sì! il mese di Maggio! non ti pare che sia una
+ragazza, bionda e inghirlandata, che passa correndo
+leggiera leggiera sui prati? e dove tocca le siepi col dito
+fioriscono!</p>
+
+<p> &mdash; Sì, sarà così, gioia mia, &mdash; rispondeva sua madre,
+distratta.</p>
+
+<p> &mdash; O credi piuttosto che sia un fanciullo, un ragazzo
+capriccioso e prepotente, coi ricci che gli cadono sugli
+occhi... Mi pare di vederlo correre all'impazzata per la
+campagna, scotendo i rami per far guardar fuori le foglioline
+spaurite e lanciando traverso il cielo gli uccelletti
+felici e sbalorditi.</p>
+
+<p> &mdash; Sì, cara, sarà proprio così...</p>
+
+<p> &mdash; Oh! mamma, non dài retta a niente, &mdash; rise Nancy,
+e corse via pel prato, improvvisando nell'andare:<span class="pagenum"><a name="Page_63" id="Page_63">[63]</a></span></p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>Says May: «&nbsp;I am a girl!</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>May is short for Margaret,</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Margaret or Daisy.</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>The petals of a jessamine</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>No boy's hand could unfurl!</i>&nbsp;»<br /></span>
+<span class="i0"><i>Says May: «&nbsp;I am a girl&nbsp;».</i><br /></span>
+</div><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>Says May: «&nbsp;I am a boy!</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>May is short for....&nbsp;»</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;For what&nbsp;»? &mdash; pensa Nancy, rabbuiandosi, impaziente
+colla parola ribelle che non viene quando si
+vuole. Poi salterellando attraverso l'erba:</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>Says May: «&nbsp;I am a boy!</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>May is short for Marmaduke,</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>As all the world should know!</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>I taught the birds their trills and shakes,</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>No girl could whistle so!&nbsp;»</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>So May the girl, and May the boy, they quarrel all day long</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>While the flowers stop their budding, and the birds forget their song,</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>And God says: «&nbsp;Now to punish you, I'll hang out the new moon</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>And take and bundle both of you into the month of June&nbsp;».</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p> &mdash; Veramente, &mdash; riflettè Nancy, &mdash; «&nbsp;May&nbsp;» non è
+affatto il vezzeggiativo di «&nbsp;Marmaduke&nbsp;». Ma come fare?
+Ci deve essere per la poesia un Mago che tiene tutti i pensieri
+chiusi in una stanza buia e tutti i vestiti dei pensieri &mdash; che
+sono poi le parole! &mdash; chiuse in un'altra. E la difficoltà
+sta nel trovare i vestiti giusti per i pensieri... Qualche
+volta esce dalla stanza buia un pensiero bello, alto, chiaro<span class="pagenum"><a name="Page_64" id="Page_64">[64]</a></span>
+come un arcangelo! e si va a cercargli un vestito, e non
+si trovano che degli straccetti che non gli stanno. E qualche
+volta si ha un pensiero storto, insignificante, un rospiciattolo
+di pensiero! e gli si trova una gran veste a strascico
+d'argento. Quando sarò un grande poeta, &mdash; sospirò
+Nancy, &mdash; spero di non condurre attorno dei rospi di
+pensiero vestiti d'argento...</p>
+
+<p>Nella sua seggiola al sole Edith aprì gli occhi.</p>
+
+<p> &mdash; Nancy! dov'è Nancy?</p>
+
+<p>Valeria balzò in piedi.</p>
+
+<p> &mdash; Vuoi qualche cosa, Edith cara?</p>
+
+<p> &mdash; No, niente; vorrei Nancy! mi piace tanto vederla.
+E sono proprio troppo pigra per correrle dietro.</p>
+
+<p> &mdash; La chiamerò io, &mdash; disse Valeria.</p>
+
+<p>A quella risposta inaspettata, la signora Avory alzò
+gli occhi sorpresi e grati, e sorrise a sua nuora.</p>
+
+<p>Valeria trovò Nancy che declamava dei versi agli
+alberi del frutteto. S'inginocchiò sull'erba ad allacciarle
+la scarpetta sciolta, e disse senza alzare il viso:</p>
+
+<p> &mdash; Nancy vai da Edith. Ma... senti... cara, non devi
+baciarla.</p>
+
+<p> &mdash; Oh! è stata cattiva?</p>
+
+<p> &mdash; No, gioia, no. &mdash; Valeria ancora in ginocchio cinse
+col braccio la piccina. &mdash; La povera Edith è malata, &mdash; disse
+lentamente.</p>
+
+<p> &mdash; Allora la bacierò il doppio, &mdash; disse Nancy facendosi
+rossa.</p>
+
+<p> &mdash; Bimba mia! bimba mia! cerca di capire! &mdash; scongiurò
+Valeria. &mdash; Edith è ammalata; come lo era il tuo
+papà... povero caro papà! &mdash; che è morto. Ed è lo stesso
+male che avevano le sue sorelle &mdash; e sono morte. E se tu
+la baci, oh, anima mia, adorata mia! potresti ammalarti
+anche tu, e morire. Pensa, pensa che ogni volta che tu
+baci Edith, è come se tu prendessi una spada per trafiggere
+il cuore di tua mamma.<span class="pagenum"><a name="Page_65" id="Page_65">[65]</a></span></p>
+
+<p>Vi fu una lunga pausa.</p>
+
+<p> &mdash; Ma se rifiuto di baciarla, non sarà una spada che
+trafigge il cuore a lei?</p>
+
+<p> &mdash; Forse, &mdash; sospirò Valeria.</p>
+
+<p> &mdash; E se una spada trafigge il cuore di Edith, non sarà
+trafitto anche il cuore della nonna?</p>
+
+<p> &mdash; Sì, &mdash; disse Valeria.</p>
+
+<p>Un'altra lunga pausa. Poi Nancy disse:</p>
+
+<p> &mdash; Dunque c'è una spada per ogni cuore... credo che
+potrei fare una poesia su questo pensiero...</p>
+
+<p>I suoi larghi occhi non vedevano più nulla, nè sua
+madre, nè Edith ammalata; vedevano un gigantesco
+cuore, il cuore del mondo, trafitto e sanguinante: e quel
+sangue lo sentiva già fluire e scorrere in versi, e il ritmo
+le pulsava nella mente...</p>
+
+<p> &mdash; Santa Vergine, assisteteci, &mdash; sospirò Valeria. &mdash; Vai!
+vai da Edith, che ti aspetta.</p>
+
+<p>E Nancy andò: e baciò Edith, perchè aveva già scordato
+tutto ciò che la sua mamma le aveva detto.</p>
+
+<p>Poco dopo comparve lo zio Giacomo, che veniva rapidamente
+a loro con una lettera in mano. Era una lettera
+di Nino; e l'ira dello zio Giacomo non aveva limiti.
+Nino era un mostro, era uno scemo, era un cretino, era
+un imbecille e figlio di imbecille!... E Valeria era una
+stupida e insensata creatura, che avrebbe potuto trattenere
+Nino e tenersi Nino e sposarsi Nino perchè Nino
+era un angelo e nessun marito avrebbe potuto essere più
+angelo di lui; e ora invece quel triplice estratto di insensata
+imbecillità, se n'era scappato con una attrice &mdash; una
+perfida, linguacciuta vipera senile, che lo aveva seguito
+in Inghilterra e perseguitato e instupidito!... E tutto era
+colpa di Valeria e di Fräulein! Sì, di Fräulein! Di quell'assurda
+ed esaltata persona tedesca che aveva fatto
+di lui, zio Giacomo, un idiota e un buono a nulla, coll'ululargli<span class="pagenum"><a name="Page_66" id="Page_66">[66]</a></span>
+nelle orecchie, da mattina a sera, i pazzeschi
+canti dell'Inferno di Dante.</p>
+
+<p>Fräulein pianse, e Valeria pianse; ma ciò non servì
+affatto allo zio Giacomo.</p>
+
+<p>E neppure fece tornare Nino da San Remo, dove passeggiava
+sotto le palme con la Villari. E la Villari sospirava
+languida e beata, sciolta nell'angoscia deliziante
+della sua «&nbsp;cotta&nbsp;» novella.</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="X" id="X"></a>X.</h2>
+
+<p>Nino, prima di lasciar Londra, si era fatto prestare
+dei denari da Fioretti, che se li era fatti prestare dalla
+sua «&nbsp;signora dell'aristocrazia&nbsp;». Poi Nino aveva scritto all'impresario
+della Villari rescindendo tutti i suoi contratti.
+Infine aveva scritto a suo padre dicendogli che sentiva
+d'essere il trastullo del destino, e a Valeria dicendole
+che sentiva d'essere l'ultimo degli uomini. Quindi era
+partito per la Riviera con Nunziata; e Nunziata era docile
+e leggiadra, drappeggiata in vesti meravigliose, e adorna
+di grandi cappelli inverosimili.</p>
+
+<p>Furono felici a San Remo, ma essendo già la fine di
+maggio faceva caldo, e Nino suggerì che si andasse a passare
+il giugno in Isvizzera. Andarono a Lucerna e salirono
+a Bürgenstock.</p>
+
+<p>Il Grand Hôtel era già affollato, per lo più di famiglie
+inglesi; e la elegante coppia italiana fu molto osservata
+e discussa. Al «&nbsp;déjeuner&nbsp;» si trovarono vicini di tavola
+ad una famiglia americana &mdash; padre e madre, con tre
+figlie, singolarmente belle e maleducate.</p>
+
+<p>Le tre ragazze guardavano i nuovi arrivati, poi bisbigliavano<span class="pagenum"><a name="Page_67" id="Page_67">[67]</a></span>
+tra loro e soffocavano le risate nel fazzoletto,
+scotendo le esili spalle e le teste inanellate. La sera apparvero
+tutte e tre in seriche vesti color di rosa, strette nella
+vita, e molto scollate, perfino la minore che non mostrava
+più di quattordici anni. Portarono a tavola tre orsacchiotti
+di pelo giallo, che baciavano ogni tanto, chiamandoli
+«&nbsp;Darling Teddy-bears!&nbsp;» Erano rumorose e irrequiete e
+volgari, e attiravano l'attenzione di tutti. Ma la loro
+bellezza era indescrivibile. Le due maggiori portavano
+i capelli in una massa di riccioli rosso-dorati raccolti sulla
+sommità del capo con un immenso nodo nero; mentre
+la minore aveva la fluente capigliatura disciolta e divisa
+nel mezzo, sì che le cadeva, liscia e lucida come acqua
+dorata, fino alla cintura.</p>
+
+<p>Nino alla sua tavola si arricciava i baffi, dimenticando
+di offrire le vivande a Nunziata; e Nunziata, senza smettere
+di discorrere e di sorridere, amabilissima, si mordeva
+le labbra scarlatte e faceva girare e rigirare gli anelli
+sulle dita delicate.</p>
+
+<p>D'un tratto disse &mdash; come per caso &mdash; che proprio
+oggi aveva ricevuto una lettera dal conte Melindo di
+Tarbìa. Melindo di Tarbìa? Subito Nino si rabbuiò. Il
+nome del ricchissimo siciliano lo urtava sempre, ed anche
+stavolta s'imbronciò e fece a Nunziata delle osservazioni
+ingiuste ed amare. Ella lo ascoltò dolce e paziente, mordendosi
+le labbra scarlatte, e facendo girare e rigirare
+gli anelli sulle dita delicate; quindi disse che Tarbìa intendeva
+di venire a Bürgenstock, verso la fine della settimana...</p>
+
+<p>Nino respinse il piatto, incrociò le braccia e disse
+che partirebbe l'indomani. Allora Nunziata rise e disse:</p>
+
+<p> &mdash; Anch'io.</p>
+
+<p>Nino le strinse le dita sotto la tavola, le disse che era
+un angelo, e finì il suo pranzo in pace.<span class="pagenum"><a name="Page_68" id="Page_68">[68]</a></span></p>
+
+<p>L'indomani partirono.</p>
+
+<p>Andarono a Engelberg. Qui trovarono molto tennis
+e molto golf e molte ragazze in blusa bianca e cappello
+alla canottiera. Ragazze ridenti, ragazze arrossenti, ragazze
+cinguettanti &mdash; Engelberg ne rigurgitava. Nunziata
+ben presto ricevette una lettera dal conte, dicendo
+che egli pensava di venire a Engelberg... E Nino la condusse
+ad Interlaken.</p>
+
+<p>Ma tutta la Svizzera era infiorata di giovinezza. Pareva
+che tutte le donne al mondo non avessero che diciasette
+o diciotto anni! Nunziata diceva nervosamente
+mille volte al giorno:</p>
+
+<p> &mdash; Dio! che bella ragazza!</p>
+
+<p>E Nino diceva:</p>
+
+<p> &mdash; Ah, sì? Dove?</p>
+
+<p> &mdash; Ma l'hai pur vista... quella che è passata adesso.</p>
+
+<p>Nino non aveva visto.</p>
+
+<p> &mdash; Ma sì che l'hai vista, &mdash; insisteva Nunziata.</p>
+
+<p>No, Nino non aveva veduto nessuno, non vedeva
+mai nessuno.</p>
+
+<p>Ma Nunziata vedeva tutti. Ogni figuretta slanciata,
+ogni fine profilo, ogni curva di guancia fresca, le figgeva
+spine e scheggie nel cuore dolorante. Portava le sue vesti
+meravigliose e i suoi cappelli inverosimili, ma stonavano
+nel grandioso ed elementare paesaggio svizzero. E le
+fanciulle che andavano al tennis in camicetta bianca
+e gonna corta, passando a braccetto, gaie nella spietata
+luce del sole di giugno, si voltavano a guardarla, e ridevano.</p>
+
+<p>In breve Nunziata sentì che ciò che era stato un mero
+capriccio per lei durante quattro anni in cui aveva ancora
+per distrarla le sue parti e il suo pubblico, i suoi impresari
+e i suoi critici, i suoi adoratori e i suoi nemici &mdash; ora
+non era più un capriccio. La «&nbsp;toquade&nbsp;» di cui si rideva<span class="pagenum"><a name="Page_69" id="Page_69">[69]</a></span>
+non era più una toquade. La «&nbsp;cotta&nbsp;» era divampata
+e s'era fatta incendio. Questa era la passione &mdash; la
+temuta e grande passione.</p>
+
+<p>Ora non esisteva per lei altri che Nino. Nino non era
+più Nino: era la giovinezza stessa, era l'amore, era la vita,
+era tutto quello che ella aveva posseduto nella turbolenta
+ricchezza del suo passato, tutto quello che tra poco le
+sfuggirebbe per sempre. E il suo cuore si fece amaro,
+come amaro è il cuore di ogni donna che ama un uomo
+più giovane di lei. Ella sentiva i suoi trentotto anni come
+una piaga vergognosa. A volte, quando egli la guardava,
+ella con un piccolo singhiozzo nervoso, gli copriva gli
+occhi colle mani.</p>
+
+<p> &mdash; Non guardarmi, non guardarmi!</p>
+
+<p>Egli allora, ridendo, le scostava la mano:</p>
+
+<p> &mdash; Ma perchè, fantastico amor mio?</p>
+
+<p> &mdash; I tuoi occhi sono i miei nemici, io ne ho terrore.</p>
+
+<p>Poichè ella ben sapeva che quegli occhi avrebbero
+guardato e desiderato tutta la leggiadrìa e la giovinezza
+che è nel mondo.</p>
+
+<p>Un giorno, sul tardi, sedevano sul loro balcone,
+mentre nei giardini sottostanti un'orchestra italiana
+suonava della musica di Sicilia, languida ed eccitante.</p>
+
+<p>Nunziata disse il suo pensiero:</p>
+
+<p> &mdash; Non sei stanco di me, Nino? Oh, Nino! sei certo
+di non essere ancora stanco di me?</p>
+
+<p> &mdash; Ma cosa dici? Ma tu sogni. Io non mi stancherò
+mai di te. Mai! te lo giuro.</p>
+
+<p>Nunziata sorrise, amara.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Ils faisaient d'éternels serments...&nbsp;» &mdash; mormorò.</p>
+
+<p>Nino le afferrò le bianche mani inerti.</p>
+
+<p> &mdash; Perchè, non sei felice? &mdash; domandò. &mdash; Perchè?</p>
+
+<p> &mdash; Non lo so! &mdash; sospirò lei.</p>
+
+<p> &mdash; Tu soffri, tu soffri. Lo so, lo sento. Lo sento tutto<span class="pagenum"><a name="Page_70" id="Page_70">[70]</a></span>
+il giorno, anche quando ridi. E' colpa mia? dimmelo!
+dimmelo! Saresti più felice senza di me?</p>
+
+<p> &mdash; Nè con te, nè senza di te, posso vivere, &mdash; citò
+Nunziata.</p>
+
+<p>L'orchestra suonava l'aria della «&nbsp;Manon&nbsp;» di Massenet.
+L'anima di Nunziata era presa dalla sete dell'inafferrabile,
+dalla nostalgia della morte.</p>
+
+<p>Ma era tardi, e la campana della table-d'hôte era
+suonata da un pezzo. Ella si alzò con un lieve sospiro.
+Si ravviò i capelli, si sfiorò la faccia col piumino della
+cipria; poi, con una piccola e muta preghiera alla Madonna,
+mise il braccio sotto quello di Nino e scese a pranzo.</p>
+
+<p> &mdash; Non sarò più così stolta, &mdash; disse scendendo le
+scale. &mdash; E' assurdo, lo so. E' una cosa morbosa.</p>
+
+<p>Ma ecco che dopo il pranzo una ragazza di Budapest
+venne pregata di ballare. Sulle prime, essa rise ed esitò;
+poi sparì per pochi istanti, durante i quali Nunziata si
+sentì venir male.</p>
+
+<p>La giovinetta riapparve, scalza ed avvolta in lievi
+drappeggiamenti. E danzò. Danzò, rosea e fine come
+un petalo di fiori di pesco. Pareva l'incarnazione di tutte
+le primavere.</p>
+
+<p>E Nunziata fu di nuovo morbosa.</p>
+
+<p>Nino era disperato. Sospirò cupamente un verso del
+Verlaine:</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>Mourons ensemble, voulez-vous?</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p>La straziata amante lo guardò, poi diede una breve
+risatina stridula, citando il verso che seguiva;</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>Oh, la folle idée!</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p>Ed ella non era del tutto sincera nel suo riso, &mdash; come
+egli non lo era stato nel suo sospiro.<span class="pagenum"><a name="Page_71" id="Page_71">[71]</a></span></p>
+
+<p>Mentre gli amanti così, quasi per celia, invocavano
+la Morte, &mdash; lontano, nella Casa Grigia, quella macabra
+Visitatrice si era avvicinata, si era tolto il velo dall'orrore
+del viso, ed ora batteva, batteva alla porta... Un mattino
+la signora Avory, svegliatasi, trovò l'ultima delle
+sue figlie convulsa, con le labbra intrise di sangue.</p>
+
+<p>Un dottore chiamato in gran fretta aveva suggerito:
+Davos! Uno specialista venuto da Londra aveva ripetuto:
+Davos!</p>
+
+<p>Otto giorni dopo, la casa era chiusa, la servitù licenziata.
+Fräulein, disciolta in lagrime, era migrata in una
+famiglia americana del vicinato. Valeria, pallida e triste,
+e la piccola Nancy, singhiozzante e aggrappata al collo
+di Edith, avevano detto «&nbsp;Addio! Addio!&nbsp;» ed erano partite
+per l'Italia con lo zio Giacomo.</p>
+
+<p>Edith e sua madre, tragiche e sole, volsero i passi
+verso le cime dove brilla eterna la neve e la speranza.</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="XI" id="XI"></a>XI.</h2>
+
+<p>Davos scintillava adamantino e terso nel sole invernale.</p>
+
+<p>Edith giaceva sulla terrazza dell'Hôtel Belvedere,
+con una coltre ravvolta intorno alle ginocchia e un parasole
+aperto sul capo.</p>
+
+<p>Era felice. Sua madre le aveva allora allora portato una
+lettera di Nancy.</p>
+
+<p>La piccola Nancy, che l'aspettava in Italia &mdash; (oh,
+non avrebbe avuto molto da aspettare! Ancora un po' di
+tempo, ed Edith sarebbe completamente guarita!) &mdash; le
+scriveva una lettera, tutta d'amore e di tenerezza, dicendole<span class="pagenum"><a name="Page_72" id="Page_72">[72]</a></span>
+di far presto a guarire! La vita senza Edith, scriveva
+la bimba, era un brutto sogno; l'Italia senza Edith non
+era che una macchietta verde e un nome sulla carta
+geografica, ma in realtà non esisteva affatto! La zia Carlotta
+e la cugina Adele erano buone e care persone con
+voci forti e risate larghe &mdash; come tutti, del resto, a Milano &mdash; ma
+Nancy non le capiva e non le amava. Non amava
+che Edith. Non voleva che rivedere Edith, essere vicina
+a Edith! e non lasciarla più. &mdash; Ah, quasi dimenticava
+di dirle che aveva scritto due poesie in italiano; e sua
+mamma le trovava più belle di tutte le altre cose scritte
+prima. E addio! e arrivederci! e che Edith guarisse presto
+presto, per poter tornare tutti insieme in Inghilterra ed
+essere felici.</p>
+
+<p>V'era un affettuoso poscritto di Valeria che le diceva
+di essere buona e di guarir presto.</p>
+
+<p>Sì, sì! Edith sentiva che sarebbe guarita presto. Era
+l'ora in cui la temperatura le saliva, e il leggiero frizzore
+che la febbre le metteva nel sangue le dava un senso di
+eccitazione, quasi di fretta. Essa si sentiva vivere, intensamente,
+smaniosamente.</p>
+
+<p>Strinse sulle labbra la lettera della piccola Nancy, e
+riaffondò il capo nei cuscini.</p>
+
+<p>La sua seggiola a sdraio era la penultima di una lunga
+serie di seggiole identiche, tutte in fila sulla terrazza a mezzogiorno
+dell'Hôtel Belvedere. Da ambo i lati, Edith vedeva
+altre figure adagiate con coltri e parasoli, come lei.
+La sua vicina di destra era una giovane russa, di pochi
+anni, forse, maggiore di lei, con una faccia magra e contratta
+e un rossore fisso al sommo delle gote. A sinistra
+giaceva Herr Fritz Klasen, un tedesco di ventiquattro
+anni, fresco di carnagione, largo di spalle, con grandi
+occhi azzurri e irrequieti.</p>
+
+<p>Quando Edith volse lo sguardo verso di lui, egli subito
+le parlò.<span class="pagenum"><a name="Page_73" id="Page_73">[73]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Come le piace Davos? &mdash; chiese.</p>
+
+<p> &mdash; Tanto, &mdash; rispose Edith.</p>
+
+<p>E il giovane approvò col capo e sorrise.</p>
+
+<p>La ragazza russa aprì gli occhi neri e guardò Edith.</p>
+
+<p> &mdash; E' appena arrivata? &mdash; domandò.</p>
+
+<p> &mdash; Sì, da tre giorni soltanto, &mdash; rispose Edith. &mdash; E
+lei, da quanto tempo è qui?</p>
+
+<p> &mdash; Da quattro anni, &mdash; disse la ragazza, richiudendo
+gli occhi.</p>
+
+<p>Edith volse il capo verso il giovane tedesco, scambiando
+con lui un'occhiata di compassione.</p>
+
+<p> &mdash; E lei? &mdash; gli domandò.</p>
+
+<p> &mdash; Io sono qui da otto mesi, &mdash; rispose il giovane. &mdash; Sono
+guaritissimo, e torno a casa in maggio.</p>
+
+<p>La russa riaprì i cupi occhi infossati, ma non parlò.</p>
+
+<p> &mdash; Va al ballo lei, questa sera? &mdash; chiese il giovane a
+Edith dopo un momento di silenzio.</p>
+
+<p> &mdash; Un ballo? qui? &mdash; domandò Edith, sorpresa.</p>
+
+<p> &mdash; Già, già! Proprio in questo hôtel, nel gran salone.
+Sicuro, si balla ogni mercoledì qui al Belvedere. E al Grand
+Hôtel ogni sabato. Questo è un posto dove ci si diverte
+molto! &mdash; E il giovane diede un piccolo colpo di tosse per
+schiarirsi la gola e canticchiò la «&nbsp;Valse bleue&nbsp;».</p>
+
+<p>Quella sera Edith andò con sua madre nel gran salone,
+e sebbene non ballasse, si divertì assai. La signora Avory
+le chiedeva ogni momento:</p>
+
+<p> &mdash; Sei stanca? Sei stanca?</p>
+
+<p>Ma Edith non era stanca. Sentiva nell'atmosfera intorno
+a lei un vibrante e intenso eccitamento, a cui ella
+partecipava senza capirlo: era il perturbante, febbrile
+eccitamento di una danza macabra.</p>
+
+<p>Fritz Klasen le venne davanti e, dritto, battendo insieme
+i tacchi, si presentò a sua madre e a lei.</p>
+
+<p> &mdash; Mai più avrei pensato che Davos fosse così<span class="pagenum"><a name="Page_74" id="Page_74">[74]</a></span>
+gaia, &mdash; disse la signora Avory, levando sul viso del giovane i
+miti occhi celesti.</p>
+
+<p> &mdash; Altro che gaia! &mdash; rispose lui, ridendo. &mdash; E' il
+posto più allegro del mondo; non abbiamo tempo qui da
+perdere in malinconie.</p>
+
+<p>Una signorina vestita di seta gialla si precipitò verso
+di lui:</p>
+
+<p> &mdash; Presto. La quadriglia! &mdash; esclamò, prendendogli
+il braccio e trascinandolo via.</p>
+
+<p>Se ne andarono ridendo, e sdrucciolando come bimbi
+sul lucido impiantito.</p>
+
+<p> &mdash; Non pare ammalato, quel giovane, &mdash; osservò la
+signora Avory.</p>
+
+<p> &mdash; E la ragazza neppure, &mdash; disse Edith.</p>
+
+<p> &mdash; Ma nessuno qui sembra ammalato; &mdash; e la madre
+girò lo sguardo sulla gaia folla danzante, chiedendosi con
+meraviglia se ciascuno di essi portava chiuso in sè il funesto
+e spaventevole spettro che ella sapeva rinserrato nel
+fragile petto di sua figlia. &mdash; Hai notato, &mdash; disse, &mdash; che
+non si sente mai nessuno tossire?</p>
+
+<p> &mdash; E' vero, &mdash; disse Edith.</p>
+
+<p>Dopo una breve pausa, la signora Avory disse:</p>
+
+<p> &mdash; Probabilmente tutta questa gente è qui per godersi
+gli sports dell'inverno.</p>
+
+<p>E per molto tempo, credette che fosse così. Vedeva
+intorno a sè visi giovani, e guancie colorite, e occhi vividi;
+e udiva chiacchierare molto, e ridere. Oh! sopratutto
+ridere, sempre ed eccessivamente. V'erano balli e
+concerti, feste e bazars; e sempre e dapertutto si ritrovavano
+gli occhi vividi e le guancie colorite e le folli risate.</p>
+
+<p>Un'unica cosa singolare notava la signora Avory, ed
+era questa: quando, nell'augurare la buona notte ai nuovi
+amici, stringeva loro le mani, quelle mani erano strane
+al tocco, e la facevano trasalire. Non erano come le mani<span class="pagenum"><a name="Page_75" id="Page_75">[75]</a></span>
+dell'altra gente, della cui stretta non ci si accorge. «&nbsp;Buona
+notte,&nbsp;» all'uno. («&nbsp;Dio, che mano calda!&nbsp;» pensava la signora
+Avory). «&nbsp;Buona notte,&nbsp;» all'altro. («&nbsp;Che mano
+fredda e umida!&nbsp;») Mani di fuoco e mani di ghiaccio;
+mani aride che parevano doversi sbriciolare al tocco; mani
+umide che la facevano rabbrividire; deboli mani bagnate,
+da cui le sue palme rifuggivano. Ognuna di esse narrava
+la sua tragica storia. Ma i visi ridevano, ed i piedi danzavano
+e nessuno tossiva mai.</p>
+
+<p>In breve anche Edith cessò di tossire. Il dottore glielo
+vietò. Ed essa tossiva soltanto di notte; quando nessuno
+fuor che sua madre la poteva udire.</p>
+
+<p>Così passarono i giorni pieni di promesse, e pieni di
+delusioni. E Edith, sottomessa, con passo lieve, andava
+verso il suo fato.</p>
+
+<p>Una sola cosa le straziava l'anima: era il desiderio angoscioso,
+lo struggimento intenso di vedere Nancy.</p>
+
+<p>Nancy! Oh, Nancy! Nancy! Essa ripeteva piano quel
+nome mille volte al giorno, e chiudendo gli occhi, tentava
+rievocare il visino allettatore e i ricci neri ondeggianti
+al sommo della vaga testolina. Le pareva di sentire un
+vuoto, quasi doloroso, nelle mani febbrili, per la smania
+di stringere in esse quelle morbide mani infantili che in
+passato si erano così soavemente aggrappate a lei.</p>
+
+<p>La signora Avory la consolava. In primavera, o al
+più tardi in estate, Edith rivedrebbe Nancy! Oh! certo,
+fra un mese o due Edith starebbe benissimo! Purchè bevesse
+molte uova crude e fosse ragionevole.</p>
+
+<p>E Edith beveva molte uova crude ed era ragionevole.</p>
+
+<p>Primavera, esitante e timida, scalò i mille cinquecento
+metri di montagna e arrivò a Davos alla fine di
+maggio.</p>
+
+<p>Fritz Klasen partiva per tornare a Lipsia.</p>
+
+<p> &mdash; Addio! addio! &mdash; Faceva il giro della terrazza nell'ora<span class="pagenum"><a name="Page_76" id="Page_76">[76]</a></span>
+del riposo, stringendo la mano a tutti, e dicendo:
+«&nbsp;Gute Besserung&nbsp;» e «&nbsp;Auf wiedersehen in Deutschland!&nbsp;»
+a due o tre amici tedeschi.</p>
+
+<p>Quando giunse presso la ragazza russa, questa dormiva.
+Edith lo salutò con un sorriso radioso:</p>
+
+<p> &mdash; Addio! sono tanto contenta per lei, che parta. Sono
+proprio tanto contenta!</p>
+
+<p>Quando egli fu partito, Edith si avvide che la russa
+aveva aperto gli occhi e la guardava fissamente.</p>
+
+<p> &mdash; Mi avete parlato? &mdash; domandò Edith.</p>
+
+<p> &mdash; No, &mdash; disse la russa, nella sua strana voce vuota &mdash; Ho
+pensato.</p>
+
+<p>Edith sorrise.</p>
+
+<p> &mdash; Che cosa?</p>
+
+<p> &mdash; Ho pensato: perchè mentite, voi?</p>
+
+<p>Edith si rizzò a sedere facendosi rossa in viso.</p>
+
+<p> &mdash; Come? &mdash; esclamò.</p>
+
+<p>Rosalia Antonowa tenne i suoi occhi profondi inchiodati
+sul viso di Edith.</p>
+
+<p> &mdash; Avete detto che siete contenta di vederlo partire.
+Forse era vero, &mdash; soggiunse. &mdash; Voi non siete qui che da
+poco!... Ma tra un anno, tra due anni, tra quattro anni,
+le vostre labbra non potranno più pronunciare tali parole,
+e il vostro cuore si stringerà per l'amarezza quando
+un altro partirà, mentre voi sapete che non partirete mai.
+Mai!</p>
+
+<p>Le fosche palpebre si richiusero.</p>
+
+<p>Edith cercò qualche cosa di consolante da dire.</p>
+
+<p> &mdash; Non bisognerebbe affliggersi di star qui. Davos è
+così divinamente bella! Non si può non amare questo
+splendore azzurro, queste montagne, folgoranti di neve
+e di sole.</p>
+
+<p> &mdash; Oh! le montagne! &mdash; mormorò Rosalia, con le mani
+contratte. &mdash; Le montagne che mi pesano sul petto! E la<span class="pagenum"><a name="Page_77" id="Page_77">[77]</a></span>
+neve che mi agghiaccia e mi soffoca, e il sole che mi brucia
+e mi accieca! Oh! &mdash; e alzò il pugno sottile verso l'immensità
+che torreggiava intorno a lei. &mdash; Oh! questa indescrivibile,
+questa mostruosa prigione della Morte!</p>
+
+<p>In quel momento passò una giovinetta belga, con le
+labbra pallide e il vitino stretto, e si fermò per domandare
+a Rosalia come stava.</p>
+
+<p> &mdash; Male, &mdash; rispose la russa, brevemente.</p>
+
+<p>Quando la ragazza fu passata, si rivolse ancora a
+Edith.</p>
+
+<p> &mdash; E saprete allora cosa vogliono dire quando vi domandano:
+«&nbsp;come state&nbsp;». Non è il solito «&nbsp;come va?&nbsp;»
+che si dice, passando, quasi senza pensarci. No; qui <em>vogliono
+sapere</em>. Lo domandano sul serio. «&nbsp;Come state?
+state meglio di me? E' possibile che possiate guarire più
+presto di me? No, no; mi pare che stiate un po' peggio di
+me... Come? da un mese non avete emorragie? E nessuna
+febbre? Ma brava!! così va bene!...&nbsp;» E poi vedete nei loro
+occhi l'odio che vi vorrebbe morta.</p>
+
+<p> &mdash; Oh! &mdash; esclamò Edith, &mdash; non mi pare possibile!</p>
+
+<p>La russa tacque per un po', poi disse.</p>
+
+<p> &mdash; Klasen tornerà qui. Non è guarito. Il dottore gli
+aveva detto di non partire. Vedrete che fra poco tornerà.</p>
+
+<p>Tornò, diffatti, quattro mesi dopo. Edith fu desolata
+di vederlo così pallido, quasi grigiastro, in faccia. Ora doveva
+fermarsi a Davos ancora due o tre anni. Ma Klasen
+diceva che non gliene importava! Era felice. Era sposato
+da un mese!</p>
+
+<p>Difatti sua moglie era con lui; ed egli la presentò a
+Edith e alla signora Avory il giorno dopo l'arrivo. Era
+una biondina di diciannove anni &mdash; un fiore di sangue azzurro
+dell'aristocrazia tedesca &mdash; e aveva voluto sposare
+Klasen malgrado le preghiere e i divieti dei genitori.</p>
+
+<p> &mdash; Lo farò guarire io, &mdash; diss'ella ridendo alla signora
+Avory e a Edith.<span class="pagenum"><a name="Page_78" id="Page_78">[78]</a></span></p>
+
+<p>L'estate era splendida; e la sposina usciva molto a
+far lunghe passeggiate e gite in montagna; e la sera cantava
+in tutte le feste e i concerti, perchè aveva una voce
+limpida e chiara, tutta trilli e gorgheggi come quella di
+un'allodola. Nelle ore del riposo stava sulla terrazza accanto
+a suo marito e vicino a Edith (poichè egli aveva
+ripreso il suo antico posto); ma dopo un po', la bella biondina
+si stancava di star lì; baciava in fronte suo marito e
+scappava a far delle visite, o andava in carrozza a Klosters;
+o studiava qualche romanza nuova.</p>
+
+<p>I lucenti occhi azzurri di Klasen la seguivano; e la
+russa, dal suo giaciglio, lo guardava, leggendogli in volto
+i pensieri. Essa leggeva: «&nbsp;Ho preso moglie per non essere
+più solo &mdash; solo col mio male e il mio terrore, nel giorno
+e nella notte. Ma sono ancora solo. Quando mia moglie
+è con me, se io tosso, ella dice: «&nbsp;Povero tesoro!&nbsp;» E quando
+di notte soffoco e sudo, essa, nel sonno, sospira: «&nbsp;Povero
+tesoro!&nbsp;». Poi si volta dall'altra parte e dorme. E io sono
+solo, col mio male e il mio terrore&nbsp;». E alla russa pareva
+di vedere che gli occhi di Klasen ardessero di una luce che
+non era tutta amore.</p>
+
+<p>Dopo qualche tempo la sposina cantò meno e fece meno
+visite.</p>
+
+<p>Disse che era calata di peso; e un giorno andò con
+suo marito dal dottore. Sì... infatti... qualche cosa c'era &mdash; oh,
+una cosa da niente! &mdash; all'apice del polmone sinistro.</p>
+
+<p>Così venne posta anche per lei una seggiola a sdraio
+sulla terrazza, accanto a quella di suo marito; e anche
+lei nel pomeriggio riposava con una coltre intorno, e un
+parasole sul capo.</p>
+
+<p>Fritz teneva stretta la manina su cui brillava ancora
+nuovo l'anello nuziale; e quando lei tossiva, era lui che
+diceva: «&nbsp;Povero tesoro&nbsp;»! E non era più solo. Durante
+il giorno i due ridevano ed erano allegri; e di notte Fritz<span class="pagenum"><a name="Page_79" id="Page_79">[79]</a></span>
+dormiva meglio. Ma sua moglie restava sveglia, e pensava
+alla sorellina e ai suoi due fratelli che erano a casa, sani
+e salvi, col papà e la mamma.</p>
+
+<p class="pad2">Talvolta, e specialmente d'inverno, arrivavano a
+Davos dei turisti e degli amanti di sport per restarvi una
+quindicina o un mese. La signora Avory notava che questi
+ridevano molto meno degli ammalati.</p>
+
+<p>E Fritz Klasen diceva:</p>
+
+<p> &mdash; Guardate un po' come esagerano lo sport, pattinaggio,
+ski, «&nbsp;bobsleigh&nbsp;», «&nbsp;curling&nbsp;»! Si logorano, si affaticano!
+Sì, sì, &mdash; aggiungeva piano a sua moglie e a
+Edith, &mdash; quasi tutti quelli che vengono qui come «&nbsp;sportsmen&nbsp;»
+ci tornano poi come ammalati. &mdash; E il suo risolino
+faceva rabbrividire Edith.</p>
+
+<p>La sposina talvolta sussurrava al marito:</p>
+
+<p> &mdash; Guarda, guarda, Fritz! altri due, arrivati oggi!</p>
+
+<p> &mdash; Ma forse sono turisti?</p>
+
+<p> &mdash; No, no! sono ammalati... &mdash; E negli occhi giovanili
+che si volgevano ai nuovi venuti, non v'era dolore.</p>
+
+<p class="pad2">Caddero, uno dietro l'altro, i giorni, come goccie stillanti,
+lente, limpide, uguali. Fluirono i mesi. Svanirono
+gli anni. Ed Edith li varcò con passo leggiero e sempre
+più leggiero. Ma ancora e sempre il desiderio di rivedere
+Nancy le mordeva, con dente avvelenato, il cuore. Ogni
+ora della sua giornata era amareggiata dallo struggimento
+di udire quella voce trillante e puerile, di sentire nella sua
+il tocco di quella tiepida manina. Pensava: «&nbsp;Se io morissi,
+Valeria permetterebbe a Nancy di dirmi addio!&nbsp;». Poi
+pensava: «&nbsp;Ma se Nancy venisse, io guarirei. Adesso non
+posso mangiare, perchè ho sempre voglia di piangere...
+ma se Nancy fosse qui, non piangerei. Andrei a passeggio
+con lei, e mi verrebbe fame. E se potessi mangiare, lo so
+che guarirei. Nancy! Nancy! Nancy!...&nbsp;»<span class="pagenum"><a name="Page_80" id="Page_80">[80]</a></span></p>
+
+<p>Ma Nancy era in Italia in casa della zia Carlotta e
+della cugina Adele; e nemmeno le lettere di Edith le venivano
+date, perchè su quei poveri fogli si era chinata
+Edith &mdash; Edith, di cui l'affetto, di cui il tocco, di cui l'alito,
+era veleno.</p>
+
+<p>Nancy parlava italiano e scriveva versi italiani. Usciva
+a passeggio con Adele; ed era Adele che teneva la morbida
+manina, che udiva il trillo della voce puerile. Era
+Adele che imponeva il silenzio in casa, e faceva aspettare
+i pasti quando Nancy componeva. E quando Nancy
+aggrottava le sopracciglia, passandosi una mano sulla
+fronte con quel rapido gesto che le era famigliare, Adele
+rideva; e la sua squillante risata milanese faceva prendere
+il volo a tutte le farfalle della fantasia! Adele metteva ordine
+nelle cose di Nancy, e aveva buttato via le primole
+disseccate che Nancy aveva colte con Edith nei boschi
+dell'Hertfordshire. E la fila di perline azzurre che Edith
+le aveva messo al collo il giorno che era partita per Davos,
+Adele l'aveva regalata alla figlia del portinaio. Aveva
+anche stracciato le poesie scritte dalla piccola Nancy in
+Inghilterra, perchè, tanto, erano vecchie cose che nessuno
+capiva!</p>
+
+<p>E così fluirono i mesi, svanirono gli anni: ed Edith
+passò fuori dalla memoria di Nancy. Pianamente, mitemente,
+con passo leggiero, la dolce virginea figura uscì
+dal suo ricordo, e si dileguò. Poichè fanciulli e poeti sono
+immemori ed egoisti. E un fanciullo che è poeta, è doppiamente
+egoista e doppiamente immemore.</p>
+
+<p class="pad2">Quando Nancy ebbe quindici anni, una casa editrice
+milanese accettò il suo primo libro: un ciclo di liriche. La
+posta che portò le prime bozze di stampa alla giovanissima
+poetessa, portò anche una lettera, listata di nero,
+dalla Svizzera per sua madre.<span class="pagenum"><a name="Page_81" id="Page_81">[81]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Mamma, &mdash; gridò Nancy togliendo dalla larga
+busta i fogli stampati e facendoli trionfalmente sventolare; &mdash; guarda!
+Ma guarda, mamma, le bozze! Questo è
+il <em>mio libro</em>! pensa che è il mio libro! &mdash; E la fanciulla,
+chinando il viso sui sciolti fogli li baciò.</p>
+
+<p>Valeria aveva aperta la lettera listata di nero, ed ora
+la contemplava pallida, con gli occhi inondati di pianto.</p>
+
+<p> &mdash; E' morta Edith, &mdash; disse con voce tremante.</p>
+
+<p> &mdash; Oh, poveretta! &mdash; esclamò Nancy. &mdash; Che dispiacere!
+Non piangere, non piangere, mamma adorata! &mdash; E
+baciò leggermente i capelli di sua madre. Poi si rivolse
+alle bozze, e trepida e solenne ne voltò la prima pagina.</p>
+
+<p> &mdash; E' morta giovedì mattina, &mdash; singhiozzò Valeria. &mdash; Oh,
+Nancy, Nancy! E tu non sai come ti amava.</p>
+
+<p>No, Nancy non sapeva.</p>
+
+<p>Nè udiva più sua madre. Davanti a lei stava la sua
+prima poesia stampata. La striscia dei brevi versi in mezzo
+al largo foglio bianco, le pareva un sentiero...</p>
+
+<p>E via per questo fantastico sentiero Nancy s'avviò,
+con occhi stellanti e mattutini, là dove il richiamo dell'amore
+o della morte non le giungeva più &mdash; guidando
+l'allucinante turba dei suoi sogni verso le lande favolose
+dell'immortalità.</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="XII" id="XII"></a>XII.</h2>
+
+<p>Così Valeria vide esaudito il suo voto. Sua figlia era
+un genio. E un genio riconosciuto e glorificato come
+solo i paesi latini glorificano e riconoscono i proprii grandi.
+Nancy passò dal soave crepuscolo della puerizia all'abbagliante
+clamore della celebrità. Gli inesperti suoi passi<span class="pagenum"><a name="Page_82" id="Page_82">[82]</a></span>
+tremarono sulle vette. E il giovane capo le fu cinto di
+splendori. Fu intervistata e citata, imitata e tradotta, invidiata
+e adorata. Aveva più innamorati che una prima
+ballerina, e più nemici che un primo ministro.</p>
+
+<p>Al ben ordinato appartamento in via Durini, non veniva
+più la gente mitemente frivola che alla zia Carlotta
+piaceva. No. La casa era sempre piena di poeti. Poeti che
+restavano a pranzo, che suonavano il pianoforte, che
+parlavano sempre di sè stessi ad altissima voce e che
+trattavano lo zio Giacomo come se fosse il portinaio.</p>
+
+<p>Sedevano intorno a Nancy e le leggevano i loro versi.
+E le critiche dei loro versi. E le loro risposte alle critiche
+dei loro versi. V'erano dei tempestosi poeti con barbe in
+punta; dei fortunati poeti coi baffi all'insù; dei cupi poeti
+non stampati; e dei poeti negligenti che si lavavano poco.</p>
+
+<p>Vi fu anche un poeta che portò via un soprabito dall'anticamera.
+La zia Carlotta disse che era il Probabilista,
+quello dai capelli lunghi, autore della «&nbsp;Melica Cantata
+Essenziale&nbsp;».</p>
+
+<p>Ma Adele sosteneva che era il Futurista, cantore del
+«&nbsp;Verbo della Magnifica Sterilità&nbsp;».</p>
+
+<p>In breve giunse una lettera da Roma, collo stemma
+della Real Casa.</p>
+
+<p>La dama d'onore di Sua Maestà la Regina era incaricata
+di invitare Giovanna Desiderata a leggere i suoi
+poemi al Quirinale, alle quattro e mezzo del venerdì seguente.</p>
+
+<p>Subito la casa fu sossopra; dapertutto e ad ogni istante,
+mentre si facevano i bauli e perfino durante i pasti, la
+zia Carlotta, Adele, Valeria e Nancy si esercitavano a far
+delle profonde riverenze e dei baciamani &mdash; chiedendosi
+esterrefatte se si doveva dire «&nbsp;Vostra Maestà&nbsp;» ogni
+volta che si parlava, o solo casualmente, di quando in
+quando.<span class="pagenum"><a name="Page_83" id="Page_83">[83]</a></span></p>
+
+<p>Partirono subito per Roma. Ordinarono per Nancy
+una veste sontuosa e un grande cappello piumato. E,
+giunto il fausto giorno, Nancy, con una veletta bianca
+calata per la prima volta sul viso infantile, in guanti troppo
+stretti, e tenendo il volumetto de' suoi versi serrato al
+cuore trepidante, si recò al Quirinale, accompagnata da
+Carlotta, Adele e Valeria, tutte in grandi boa di piume
+bianche.</p>
+
+<p>Una dama d'onore, dalla veste semplice e dalla voce
+dolce, le ricevette; e, sorridendo un poco, spiegò che soltanto
+Nancy era attesa e poteva essere ricevuta. Disse
+poi a Nancy di alzare il velo e di togliersi il guanto della
+mano destra. Carlotta, Adele e Valeria abbracciarono
+Nancy come se partisse per un lungo viaggio, e le fecero
+il segno della croce sulla fronte, e molte raccomandazioni.
+Quindi la dama di Corte la condusse per una fila di sale
+gialle, di sale azzurre, di sale rosse &mdash; fino alla sala bianca
+ed oro dove la Regina l'avrebbe ricevuta.</p>
+
+<p>Quasi subito la porta si aprì e la Sovrana entrò. Aveva
+la veste ancora più semplice e la voce ancora più dolce
+della sua dama d'onore, e mosse sorridendo incontro alla
+figurina, timida, sotto l'immenso cappello piumato. Allora
+Nancy dimenticò la riverenza imparata e il saluto tante
+volte ripetuto. Fissando gli occhi timorosi e infantili
+sulla bionda e clemente visione, con un piccolo singhiozzo,
+afferrò e strinse al cuore la mano bianca che si porgeva
+a lei.</p>
+
+<p>La Regina d'un tratto si chinò verso di lei e la baciò.</p>
+
+<p>... Era tardi, quasi buio, quando Nancy, pallidetta
+e trasognata, tornò dove l'aspettavano sua madre, sua zia
+e sua cugina. Queste terminavano appunto un nervoso
+rinfresco di dolci e vini, con un gentiluomo in divisa in
+piedi presso a loro, e due lacchè incipriati che le servivano.
+Tutte e tre si alzarono quando Nancy apparve,<span class="pagenum"><a name="Page_84" id="Page_84">[84]</a></span>
+mettendosi affrettatamente i boa; e se ne andarono,
+scortate e riverite dal gentiluomo in uniforme, che &mdash; disse
+la zia Carlotta &mdash; «&nbsp;era probabilmente il Duca d'Aosta&nbsp;».
+Un altro lacchè incipriato le condusse sino alla carrozza
+reale, che aspettava per ricondurle all'albergo.</p>
+
+<p>Durante il tragitto Nancy parlò poco, e la zia Carlotta
+e Adele la interrogarono invano. Seduta nell'ombra
+della carrozza, con gli occhi chiusi, teneva stretta la mano
+di sua madre e non sapeva dire alla zia Carlotta neppure
+che cosa le avessero offerto da mangiare! «&nbsp;Del thè?&nbsp;»
+Sì, del thè. «&nbsp;E delle paste?&nbsp;» Sì, delle paste. «&nbsp;Ma che genere
+di paste? e che cosa d'altro?&nbsp;».</p>
+
+<p>Nancy non si ricordava.</p>
+
+<p>«&nbsp;E come era vestita la Regina? Di bianco?&nbsp;» No, non
+di bianco. «&nbsp;Era vestita di seta? O di pizzo nero?&nbsp;» Nancy
+non lo sapeva. Non aveva visto.</p>
+
+<p>«&nbsp;E che gioielli aveva?&nbsp;» Nancy non se ne poteva ricordare.
+«&nbsp;E l'aveva poi chiamata «&nbsp;Maestà&nbsp;» o «&nbsp;Signora&nbsp;»?&nbsp;»
+Nancy non sapeva. Le pareva di non aver detto nè l'uno
+nè l'altro.</p>
+
+<p>Allora sua madre le chiese timidamente:</p>
+
+<p> &mdash; E le tue poesie, le sono piaciute?</p>
+
+<p>E Nancy strinse forte la mano di sua madre e disse:</p>
+
+<p> &mdash; Sì.</p>
+
+<p>Carlotta e Adele rimasero convinte che la visita di
+Nancy era stata un fiasco. Certo aveva fatto delle <i>gaffes</i>!...
+Si era dimenticata di fare riverenze e non aveva mai detto
+«&nbsp;Maestà&nbsp;». Tuttavia all'albergo parlarono molto e con
+tutti del pomeriggio passato al Quirinale; e finsero di
+non essere sorprese quando all'indomani il portiere portò
+a ciascuna di loro una busta, con dentro il ritratto firmato
+della Regina, e per Nancy uno scrigno con monogramma
+e corona contenente una spilla di smalto azzurro con le
+iniziali reali in brillanti.<span class="pagenum"><a name="Page_85" id="Page_85">[85]</a></span></p>
+
+<p>Nancy comperò un diario &mdash; un piccolo libro celeste
+e oro &mdash; e scrisse sulla prima pagina la data e un nome.
+Il nome di un fiore &mdash; il nome della Regina.</p>
+
+<p>Tornarono a Milano come in un sogno. Una folla di
+amici le aspettava alla stazione, e, primo fra loro, lo zio
+Giacomo, raggiante, con al fianco il Figliol prodigo, Nino,
+che da otto anni non si era fatto vivo a Milano. Alla sua
+vista Adele si fece rossa come una brage e Valeria bianca
+come un lino. E Nino ben se n'accorse; e sorrise, e si arricciò
+i baffi; e nell'aiutarle a scendere dal vagone, le baciò
+tutte e due, forte su ambo le guancie. Nancy non si ricordava
+affatto di lui. Lo guardò con occhi gravi mentre egli
+le descriveva un certo grembiulino rosa che ella portava
+da piccina in Inghilterra, e cercava di farle ricordare
+un teatrino di marionette, di cui a quell'epoca una Fräulein
+Meyer o Müller era direttrice di scena. Le chiese anche
+conto di una fossetta, come quella di sua mamma, che da
+bambina possedeva nella guancia sinistra &mdash; e Nancy rise,
+e subito la fossetta riapparve, incavandosi come una piccola
+coppa rosea nella tonda guancia giovanile. Valeria
+sorrideva colle lacrime agli occhi, e Nino, ciò vedendo, la
+baciò. Poi si permise di baciare anche Nancy. E infine
+baciò anche Adele che pareva aspettarselo. Allora lo zio
+Giacomo, molto impazientito, li fece correre fuori dall'affollata
+stazione, e li spinse nelle due vetture che aspettavano.
+Nino, all'ultimo momento, salì nella carrozza con
+Valeria, Nancy e la zia Carlotta, dove si stava pigiati e
+stretti.</p>
+
+<p>Durante il tragitto egli non s'informò nè di Roma nè
+del Quirinale, e neppure parlò della propria lunga e misteriosa
+assenza. Citò dei versi di Baudelaire e di Mallarmé,
+senza nesso nè coerenza, ma con voce commossa e
+vibrante che faceva senso.</p>
+
+<p> &mdash; I tuoi versi, cuginetta, &mdash; disse a Nancy, &mdash; non<span class="pagenum"><a name="Page_86" id="Page_86">[86]</a></span>
+li cito. Sono sacrosanti. &mdash; E aggiunse piano: &mdash; Le mie
+labbra sono indegne.</p>
+
+<p>Poi, distrattamente, prese a recitare Richepin:</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>Voici mon sang et ma chair,</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Bois et mange!</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p>E lo disse, guardando fisso Valeria che gli sedeva rimpetto.
+Ella si fece di nuovo pallidissima; ma gli occhi
+che la fissavano non vedevano lei.</p>
+
+<p>Nino e lo zio Giacomo restarono a pranzo dalla zia
+Carlotta, e alla sera, due dei soliti poeti &mdash; un probabilista,
+ed uno di quelli poco lavati &mdash; vennero a ossequiare
+la poetessa.</p>
+
+<p>Nancy sedeva ritta e sottile, in poltrona, e i poeti le
+urlavano d'intorno.</p>
+
+<p> &mdash; Che cosa pensi di D'Annunzio? &mdash; le chiese Nino,
+profittando, per farsi udire, di un istante in cui i due poeti
+prendevano fiato.</p>
+
+<p> &mdash; Non l'ho letto, &mdash; disse Nancy. &mdash; Non ho letto
+nulla, nè nessuno.</p>
+
+<p> &mdash; Brava! così si fa, &mdash; gridò Muggi, l'illavato, annuendo
+colla testa scarmigliata. Non legga nulla e conservi
+la propria individualità!</p>
+
+<p> &mdash; Legga tutto, legga tutto, e coltivi la forma, &mdash; gridò
+il probabilista Raffaelli.</p>
+
+<p>Durante la discussione che seguì, le voci dei due poeti
+formarono un muro di strepito intorno a Nino e a Nancy,
+che li isolava permettendo loro di discorrere insieme.</p>
+
+<p> &mdash; Quanti anni hai? &mdash; chiese Nino, guardandole la
+fronte blanda su cui le sopracciglia si stendevano come
+ali tranquille sopra gli occhi ridenti.</p>
+
+<p> &mdash; Ho sedici anni, &mdash; disse Nancy, e la fossetta s'incavò.<span class="pagenum"><a name="Page_87" id="Page_87">[87]</a></span></p>
+
+<p>Ma Nino non sorrise.</p>
+
+<p> &mdash; Sedici anni! &mdash; mormorò.</p>
+
+<p>E perchè i suoi occhi erano avvezzi alle tristi linee di
+un volto appassito, alla tragica amarezza di una bocca
+stanca, il suo cuore cadde vinto e conquiso ai piedi della
+dolce e calma giovinezza di Nancy. Era inevitabile.</p>
+
+<p> &mdash; Sedici anni! &mdash; ripetè, guardandola con grande
+meraviglia. &mdash; Ma chi più al mondo ha sedici anni? &mdash; E
+la sua anima si prosternò, non davanti all'ispirata autrice
+dei poemi che tutt'Italia adorava, ma davanti alla bambina
+di cui gli occhi erano così limpidi sotto al volo tranquillo
+delle sopracciglia.</p>
+
+<p>E fu la fredda manina della vergine, non il polso del
+poeta, che liberò il suo cuore dalla stretta di quelle altre
+mani di donna &mdash; oh, le bianche e ben ricordate
+mani! &mdash; dove le vene azzurre e un po' turgide segnavano
+il corso più lento del sangue: quelle tristi vene azzurre che
+suscitavano la sua pietà, e strangolavano il suo desiderio.</p>
+
+<p> &mdash; Posso chiamarti col tuo vero nome? &mdash; domandò.</p>
+
+<p>Nancy rise.</p>
+
+<p> &mdash; Chiamami come vuoi.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Desiderata!&nbsp;», &mdash; diss'egli lentamente, e il colore
+abbandonò il suo viso mentre profferiva quel nome.</p>
+
+<p>Quella sera Nancy scrisse sulla seconda pagina del
+suo diario una data e un nome. Poi li cancellò. E la Regina
+rimase sola nel librino celeste e oro.</p>
+
+<p class="pad2">Dalla visita al Quirinale in poi, ogni mattina alle otto,
+il cioccolatte e le lettere di Nancy le venivano portate
+da Adele stessa, che considerava un ufficio d'onore il
+poter servire la piccola Saffo d'Italia.</p>
+
+<p>Entrava piano, in pantofole e vestaglia, colla lunga
+treccia nera pendente, e poneva il vassoio accanto al letto
+di Nancy; poi apriva le imposte e veniva a sedere presso<span class="pagenum"><a name="Page_88" id="Page_88">[88]</a></span>
+la cuginetta. Mentre Nancy, come una principessina indolente,
+sorbiva col dito mignolo in aria, il suo cioccolatte,
+Adele apriva la corrispondenza. Leggeva ad alta
+voce anzitutto i ritagli di giornale che parlavano di Nancy;
+poi le domande di autografi, che venivano accuratamente
+messe da parte. Di queste s'incaricava Adele, che, secondo
+lei, scriveva l'autografo di Nancy meglio di Nancy stessa.</p>
+
+<p> &mdash; Trovo che assomiglia di più alla tua firma quando
+la scrivo io, che quando la scrivi tu, &mdash; diceva Adele.</p>
+
+<p>Indi le poesie e le lettere d'amore venivano lette e commentate
+con squillanti risa; e infine le lettere di affari si
+mettevano via e nessuno le leggeva.</p>
+
+<p>Era tanta la gente che veniva a parlare a Nancy di
+ciò che essa aveva scritto, che non le restava più il tempo
+di scrivere cose nuove.</p>
+
+<p>Ma la sua alacre fantasia era stimolata da tutti i modernisti
+e simbolisti, i futuristi ed ultraisti che le recitavano
+le loro opere. E nelle lunghe sere sotto il chiarore
+della lampada famigliare, mentre la zia Carlotta e lo
+zio Giacomo giocavano a briscola, Nino, appoggiati i gomiti
+alla tavola, leggeva le «&nbsp;Rime Nuove&nbsp;» di Carducci
+alle tre donne ascoltanti &mdash; Valeria, Adele e Nancy &mdash; che
+sedute nelle grandi poltrone, con le palpebre abbassate
+e le mani in grembo, parevano un trittico delle Stagioni
+d'Amore.</p>
+
+<p>Valeria sedeva sempre un po' in disparte, nell'ombra;
+e se qualcuno le parlava, essa rispondeva piano, con breve
+dolcezza, e col sorriso spento. Le sue fossette si erano nascoste
+in due piccole linee che le solcavano le guancie.
+Valeria non era più Valeria. Era la madre di Nancy. Essa
+si era ritratta nell'ombra dove seggono le madri, dagli
+occhi miti che nessuno guarda, dalle bocche dolci che
+nessuno bacia, dalle mani bianche che benedicono e rinunziano.<span class="pagenum"><a name="Page_89" id="Page_89">[89]</a></span></p>
+
+<p>Era la sua creaturina, era il «&nbsp;béby&nbsp;» che l'aveva spinta
+colà. Inesorabilmente, col primo gesto delle minuscole
+mani, col primo tocco delle fragili dita premute sul seno
+materno, la bambina aveva discacciato la madre dal
+suo posto al sole: l'aveva dolcemente, inesorabilmente,
+sospinta fuori dalla gioia, fuori dall'amore, fuori dalla
+vita &mdash; verso l'ombra dove seggono le madri con miti
+occhi di cui nessuno conta le lagrime, con dolci bocche
+di cui nessuno chiede i baci. Nancy prima d'altri aveva
+preso il suo posto al sole; che, se quasi sempre i figli, simili
+ai pettirossi, sono gli inconsci e istintivi carnefici dei
+loro vecchi, il giovane Genio è un'aquila, che balza inatteso
+dal nido d'una colomba; e, sbattendo le ali noncuranti
+e devastatrici, per vivere distrugge, per nutrirsi
+divora, per creare annienta.</p>
+
+<p class="pad2"> &mdash; Nancy! &mdash; esclamò Adele, irrompendo un giorno
+nella camera della cugina, &mdash; c'è qui un inglese che vuol
+vederti. Vieni presto. Io non capisco una parola di quello
+che dice.</p>
+
+<p> &mdash; Oh! mandagli la mamma, &mdash; rispose Nancy. &mdash; Io
+ho dimenticato tutto il mio inglese. E poi voglio leggere
+fino in fondo questo pernicioso Gabriele.</p>
+
+<p> &mdash; Tua madre è uscita. Vieni, suvvia!</p>
+
+<p>E Adele le accomodò con un colpetto e una tiratina
+i capelli, e poi la spinse nel salotto, dove l'inglese aspettava.</p>
+
+<p>Questi si alzò &mdash; era un uomo alto, tutto sbarbato; e
+gli occhi erano buoni e ingenui nella sua faccia dura.</p>
+
+<p>Nancy stese la mano dicendogli in italiano:</p>
+
+<p> &mdash; Buon giorno.</p>
+
+<p>Egli rispose in inglese:</p>
+
+<p> &mdash; <em>How do you do?</em> &mdash; E continuò: &mdash; Il mio
+italiano è molto deficiente. Posso parlare inglese?<span class="pagenum"><a name="Page_90" id="Page_90">[90]</a></span></p>
+
+<p>Nancy sorrise.</p>
+
+<p> &mdash; Lei può parlarlo, ma io posso non comprenderlo.</p>
+
+<p>Però lo comprese assai bene.</p>
+
+<p>Egli le disse che slava scrivendo per la «&nbsp;Fortnightly
+Review&nbsp;» un saggio critico sulle poesie di Nancy, con
+una traduzione in prosa di alcune delle liriche; e desiderava
+di chiudere l'articolo con un «&nbsp;aperçu&nbsp;» delle sue
+mire e dei suoi intenti... Che cosa scriveva adesso?</p>
+
+<p> &mdash; Nulla, &mdash; fece Nancy con un lieve gesto delle mani,
+un gesto di inerzia latina che egli trovò grazioso. &mdash; Non
+faccio nulla.</p>
+
+<p> &mdash; Peccato! &mdash; disse l'inglese. &mdash; Intendo questa vostra
+dolce parola italiana in ambo i suoi significati, di
+rammarico e di colpa.</p>
+
+<p>Nancy abbassò il capo con aria triste.</p>
+
+<p> &mdash; Perchè non lavorate? &mdash; domandò severamente
+lo straniero.</p>
+
+<p>Nancy ripetè il suo piccolo gesto sconfortato.</p>
+
+<p> &mdash; Non lo so, &mdash; disse. E soggiunse con un sorriso: &mdash; Noi
+italiani parliamo tanto che sperdiamo, dicendole,
+tutte le belle cose che potremmo scrivere.</p>
+
+<p>Adele, presso la finestra, alzò il capo.</p>
+
+<p> &mdash; Che sia perciò, &mdash; disse ridendo, &mdash; che la nostra
+letteratura è così noiosa e i nostri Caffè così divertenti?</p>
+
+<p>Nancy rise. E l'inglese, rivolto a lei, disse:</p>
+
+<p> &mdash; Ma è possibile che i vostri pensieri, una volta detti,
+non esistano più?</p>
+
+<p> &mdash; Oh, più, più! &mdash; disse Nancy. &mdash; Volano via, come...
+oh! come quei fiori diafani e tondi, quasi di piuma, nei
+prati... Sapete pure! quelli che a soffiarli vi dicono l'ora?
+Io sempre sapevo l'ora così, quando ero bambina in Inghilterra.
+Come si chiamano quei fiori?...</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Dandelions&nbsp;», &mdash; disse l'inglese. E gli parve che
+quella infantile reminiscenza la ravvicinasse assai al suo<span class="pagenum"><a name="Page_91" id="Page_91">[91]</a></span>
+cuore; e subito le parlò della sua casa nella contea di Kent,
+dove il suo vedovo padre Sir Frederick Kingsley e la sua
+unica sorellina, vivevano circondati da un vasto parco
+antico, tutto ombre e silenzi verdi.</p>
+
+<p> &mdash; Mi fate venir la nostalgia, &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p>Il signor Kingsley parve contento.</p>
+
+<p> &mdash; Voi dunque ricordate l'Inghilterra?</p>
+
+<p> &mdash; Oh no! &mdash; disse Nancy. &mdash; Io ho sempre la nostalgia
+di cose che non ricordo, o di cose che non ho conosciuto
+mai.</p>
+
+<p>Sorrise; ma nei suoi occhi oscillava la tristezza solitaria
+dell'anima del sognatore.</p>
+
+<p>L'inglese tossì, perchè gli argomenti astratti lo imbarazzavano.</p>
+
+<p>Poi, con fare tranquillo e metodico, disse:</p>
+
+<p> &mdash; Spero che lavorerete molto e che farete delle
+grandi cose.</p>
+
+<p class="pad2">Nancy decise che così farebbe. Si alzò per tempo l'indomani,
+e scrisse nel suo diario: «&nbsp;Incipit vita nova&nbsp;».
+Poi fece un elaborato orario per l'impiego di tutte le sue
+giornate, e una lista delle cose che voleva scrivere: concetti
+e idee che da mesi le turbinavano nella mente, ma
+che sempre erano disperse da frivole visite e futili conversazioni.</p>
+
+<p>Si sentì impaziente, e felice, e smaniosa di cominciare!
+Il grande foglio di carta bianca le stava davanti come
+una meravigliosa terra inesplorata, piena di splendide
+promesse e d'infinite possibilità. Tremante e lieta, Nancy
+vi tracciò sopra coll'indice reverente il segno della croce.</p>
+
+<p>Poi qualcuno bussò alla porta.</p>
+
+<p>Era Clarissa Della Rocca, la sorella maritata di Nino,
+lunga, linda e liscia in vesti attillate.</p>
+
+<p> &mdash; <em>Mes amours!</em> &mdash; esclamò abbracciando<span class="pagenum"><a name="Page_92" id="Page_92">[92]</a></span>
+Nancy, e premendole in fretta il mento sull'una e l'altra
+guancia. &mdash; Metti il cappello e vieni giù con me. C'è Aldo
+che è arrivato dall'America. Figùrati. Aldo! Ma come?
+non l'hai mai visto? mio cognato? il fratello minore di
+Carlo? Bello come un accordo in re minore! (L'ha detto
+lui, parlando di sè). Ma vieni, vieni a vederlo. Siamo giù col
+tilbury: proviamo i due nuovi sauri di mio marito. Ho
+voluto esserci anch'io, ma adesso ho paura; quei cavalli
+sono indemoniati! E ho bisogno d'attaccarmi a qualcuno!</p>
+
+<p> &mdash; Attaccati ad Aldo, &mdash; disse Nancy ridendo.</p>
+
+<p> &mdash; Impossibile! è lui che guida. E poi, ha un caratteraccio!
+Vieni, vieni. Sarà più amabile se ci sei tu.</p>
+
+<p> &mdash; Ma se non mi conosce, &mdash; fece Nancy colla penna
+ancora in mano, e guardando il foglio di carta ancora
+bianco.</p>
+
+<p> &mdash; Appunto per ciò! Aldo è sempre amabile con le
+persone che non conosce. Vieni presto, <em>ma chérie</em>!
+ti dico che Aldo è un incanto!... Decorativo come un gobelin!
+E poi, figurati che è stato in America, in un selvaggio
+e solitario «&nbsp;ranch&nbsp;» del Texas! Parla inglese e tedesco,
+e canta come un angelo. Fatti bella, <em>mon chou aimé</em>!</p>
+
+<p>Nancy indossò rapida una lunga giacca chiara, e si
+appuntò il cappello senza guardarsi nello specchio.</p>
+
+<p>Clarissa, che la osservava di sotto alle lunghe palpebre,
+disse:</p>
+
+<p> &mdash; <em>Mon Dieu</em>! &mdash; Poi chiese subitanea: &mdash; Quanti
+anni hai?</p>
+
+<p> &mdash; Quasi diciassette, &mdash; rispose Nancy cercando i
+guanti.</p>
+
+<p> &mdash; <em>Quelle veine</em>! &mdash; sospirò Clarissa. &mdash; Sei
+pronta?</p>
+
+<p>Sì, Nancy era pronta.</p>
+
+<p> &mdash; E non badarci, &mdash; disse Clarissa, &mdash; se ti dò dei
+pizzicotti! Il cavallo di destra s'impenna.<span class="pagenum"><a name="Page_93" id="Page_93">[93]</a></span></p>
+
+<p>Scesero le scale correndo, e davanti alla porta nel
+tilbury, videro Aldo Della Rocca, che teneva, con redini
+tese, i sauri impazienti. Colla punta della frusta solleticava
+le loro orecchie, perchè s'inalberassero, col collo curvo e
+la bocca schiumante.</p>
+
+<p>Egli era davvero «&nbsp;un incanto&nbsp;». Il suo profilo, come
+Nancy lo vedeva spiccare sul chiaro cielo di giugno, era
+simile a quello dell'Hermes di Prassìtele. Ed ella notò i
+lucidi capelli ondulati splendenti di un nero quasi azzurro,
+quando, salutandola, egli sollevò il cappello &mdash; con un
+largo gesto, un poco affettato, che la fece sorridere.</p>
+
+<p>Salirono leste, e sedettero dietro a lui; gli impetuosi cavalli
+staccarono il trotto, e balzarono giù per il corso e
+fuori verso i bastioni con passo velocissimo.</p>
+
+<p>Di quando in quando Clarissa dava un piccolo grido
+spaurito, ma poichè Aldo pareva non accorgersene, ella
+presto cessò.</p>
+
+<p> &mdash; Ebbene? Cosa t'ho detto? Vedi come è seraficamente
+bello? &mdash; disse, accennando con dito estatico la schiena rigida
+e snella del cognato. &mdash; Sempre dico a Carlo: Ah,
+perchè, perchè il destino non ha voluto ch'io incontrassi
+prima di te l'apollineo tuo fratello?</p>
+
+<p>Nancy sorrise:</p>
+
+<p> &mdash; Ma mi pare molto giovane questo signore.</p>
+
+<p> &mdash; Ha ventiquattro anni, viperetta che sei! &mdash; disse
+Clarissa, &mdash; del resto, è stato tanto viziato dalle donne
+di Napoli, che potrebbe avere mille anni, per tutto quello
+che sa!</p>
+
+<p> &mdash; Bah! che orrore! &mdash; fece Nancy guardando sdegnosamente
+le inconscie spalle davanti a lei, e il colletto alto,
+e i lucidi capelli neri, e infine l'irreprensibile cappello,
+correttamente piantato in cima a tutto ciò.</p>
+
+<p> &mdash; Oh, sì! Aldo è un orrore! Ma quanto è visualmente
+dilettevole! &mdash; E Clarissa rise piano, giù nella gola, come
+una tortora innamorata.<span class="pagenum"><a name="Page_94" id="Page_94">[94]</a></span></p>
+
+<p>Aldo volse verso di loro il mirabile profilo.</p>
+
+<p> &mdash; Vi condurrò sulla strada di Monza, &mdash; disse.</p>
+
+<p> &mdash; Oh Dio! No! &mdash; fece Clarissa, &mdash; non su quella
+brutta stradaccia noiosa dove nessuno ci vede.</p>
+
+<p> &mdash; Oggi conduco a passeggio i cavalli, non le tue
+«&nbsp;toilettes&nbsp;», &mdash; replicò suo cognato, e si volse, prendendo
+a rapido trotto per la via di Monza.</p>
+
+<p> &mdash; <em>Il est si spirituel!</em> &mdash; disse ridendo Clarissa,
+che ad ogni più piccola emozione traboccava nel
+francese.</p>
+
+<p>La lunga via polverosa fiancheggiata di platani, si
+stendeva davanti a loro; ed i sauri andavano come il vento.</p>
+
+<p>A un tratto, vicino alle prime case di Sesto, sentirono
+che Aldo frenava subitamente, e si sporsero per vederne
+la ragione. A pochi metri davanti a loro, in mezzo alla
+via, due donne e un uomo si dibattevano, avvinghiati,
+ansanti, mentre un gruppo di bambini li guardava spaventati
+da una porta. Il nodo umano si contorceva in sinistro
+silenzio. L'uomo di cui, anche da lontano, Nancy
+vedeva i capelli scompigliati e la faccia paonazza, era
+riuscito a liberare un braccio dalla stretta convulsa delle
+donne, ed ora, con rapido moto, strappò dalla tasca qualche
+cosa su cui il sole balenò.</p>
+
+<p> &mdash; Dio! Ha un coltello o un revolver! &mdash; sussurrò
+Nancy.</p>
+
+<p>Anche le donne avevano veduto, e urlavano, aggrappandosi
+a quel braccio levato, e invocando aiuto.</p>
+
+<p>Rapida, Nancy sporse in avanti le piccole mani vigorose:</p>
+
+<p> &mdash; Posso tenerli io i cavalli, &mdash; disse, e afferrò le
+redini.</p>
+
+<p>Aldo si volse sorpreso:</p>
+
+<p> &mdash; Ma cosa fa? ma perchè? &mdash; poi s'interruppe.</p>
+
+<p>Ella gli lesse un dubbio in viso, ma lo fraintese.<span class="pagenum"><a name="Page_95" id="Page_95">[95]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Ma sì, posso! posso! &mdash; gridò. &mdash; Vada presto! non
+tema per noi!</p>
+
+<p>Egli fece una piccola smorfia curiosa, quasi un sorriso,
+poi saltando dalla vettura traversò la strada correndo
+e si slanciò sul gruppo selvaggio, che si dibatteva, piegando
+in qua e in là come sbattuto dai marosi. L'uomo
+ruggiva, sempre col braccio teso in aria. In un attimo
+Della Rocca gli fu addosso, e torcendogli la mano, gli
+strappò dalle dita la rivoltella.</p>
+
+<p>Con rapido atto ne aprì la canna, scotendo per terra
+le cartucce. Poi gettò l'arma a un uomo che accorreva
+con altri da una vicina osteria. Indi in due salti fu di nuovo
+davanti al tilbury. Alzò i bellissimi occhi su Nancy, e sollevando
+il cappello con quel gesto largo e affettato che
+già prima l'aveva fatta sorridere, disse:</p>
+
+<p> &mdash; Perdoni se l'ho fatta aspettare!</p>
+
+<p> &mdash; Dio! Che <em>poseur</em>, &mdash; esclamò Clarissa, che fino
+allora aveva tenuto gli occhi chiusi e le orecchie turate
+per non vedere nè sentire.</p>
+
+<p>Della Rocca sorrise, e, balzando in scerpa, prese le
+redini dalle mani protese e tremanti di Nancy. Essa si
+lasciò ricadere al suo posto, snervata e turbata. I cavalli
+diedero un balzo e ripresero la strada.</p>
+
+<p> &mdash; Che sangue freddo! &mdash; disse Clarissa prendendo
+fra le sue una manina di Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Sì, &mdash; disse la fanciulla guardando ora con approvazione
+le spalle rigide, i capelli neri e l'irreprensibile cappello
+davanti a lei. &mdash; Mi piacciono gli uomini coraggiosi.</p>
+
+<p>Clarissa diede un piccolo strillo.</p>
+
+<p> &mdash; Ih! Che dici? Non è mica Aldo che è coraggioso,
+sei tu! Aldo è prudente come una lepre. Ma essendo anche
+un incorreggibile posatore, non manca mai l'occasione
+di un effetto. &mdash; E Clarissa imitò il saluto di Della Rocca,
+sollevando con gesto di principesca grazia un immaginario
+cappello.<span class="pagenum"><a name="Page_96" id="Page_96">[96]</a></span></p>
+
+<p>Nancy rise. Ma non credette una sillaba del discorso
+sulla lepre.</p>
+
+<p>Quando la lasciarono alla porta di casa sua, ella rispose
+al profondo saluto di Aldo con un piccolo cenno
+della testa, serio e soave; poi corse su per le scale ed entrò
+nella sua camera.</p>
+
+<p>Sul suo scrittoio giaceva una lettera, non aperta. Ma
+Nancy non si curò di guardarla. Già, era di Nino... Egli
+le scriveva ogni mattina e veniva a trovarla ogni sera.</p>
+
+<p>Nancy corse subito sul balcone. Ma il tilbury aveva
+già svoltato l'angolo e non si vedeva più.</p>
+
+<p>Nancy rientrò nella sua stanza e si tolse lentamente i
+guanti. Sentiva una grande e irragionevole gioia per il
+fatto che i polsi le dolevano ancora dallo sforzo fatto
+per tenere le redini, e che le sue delicate dita erano contuse
+e indolenzite. Dalla finestra aperta entrò il vento, e
+sparpagliò tutte le carte che erano sulla scrivania.</p>
+
+<p>Sparpagliò la lista di ciò che Nancy doveva fare; e
+l'orario delle sue giornate; e la lettera di Nino; e portò via,
+svolazzante e vano, il grande foglio di carta &mdash; il bianco
+foglio, pieno di splendide possibilità, su cui Nancy aveva
+tracciato con indice riverente il segno della croce.</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="XIII" id="XIII"></a>XIII.</h2>
+
+<p>Quando l'inglese tornò per portarle il numero della
+«&nbsp;Fortnightly&nbsp;» contenente il suo articolo, «&nbsp;Una poetessa
+italiana&nbsp;», trovò che Nancy non aveva lavorato affatto.
+Era lì, sorridente e soave; e oziosa come prima; e la sala
+era piena di gente.</p>
+
+<p>Egli venne presentato alla madre, che trovò mite<span class="pagenum"><a name="Page_97" id="Page_97">[97]</a></span>
+e gentile; e alla vigorosa zia Carlotta, dalla squillante
+voce milanese.</p>
+
+<p> &mdash; Temo, mamma mia, &mdash; disse Nancy, poggiando la
+chioma ondeggiante al braccio di Valeria e alzando al
+nuovo amico gli occhi d'aurora, &mdash; temo che il signor
+Kingsley pensi che sono una persona senza carattere.</p>
+
+<p> &mdash; Alla tua età &mdash; intervenne la zia Carlotta &mdash; non
+si deve aver carattere. Basta avere una bella carnagione
+e un buon appetito.</p>
+
+<p>E Valeria rise e disse:</p>
+
+<p> &mdash; E' vero! Una ragazza italiana non deve avere una
+individualità propria fin che non si marita; allora il marito
+può formarle il carattere a seconda del suo gusto.</p>
+
+<p>Il signor Kingsley sorrise. Poi chiese a Nancy:</p>
+
+<p> &mdash; Perchè devo credere che ella è senza carattere?</p>
+
+<p>Nancy sospirò.</p>
+
+<p> &mdash; Perchè mi ha detto di lavorare, e io l'ho promesso.
+E non l'ho fatto.</p>
+
+<p> &mdash; Come? Non ha fatto proprio niente da che venni
+l'ultima volta?</p>
+
+<p>Nancy crollò il capo.</p>
+
+<p> &mdash; E non ha pensieri, imagini, concetti che la incalzano,
+che le chiedono espressione e vita?</p>
+
+<p> &mdash; Oh! sì! &mdash; disse Nancy, col piccolo gesto rapido
+della mano sulla fronte, che da bimba le era così familiare. &mdash; Pensieri
+e imagini sbocciano e ondeggiano nella mia
+mente come fiori in un giardino; ma tutte queste visite... &mdash; e
+Nancy si guardò attorno nella sala piena del mormorìo
+e del riso di gente estranea, &mdash; ahimè! ora di sera
+il mio giardino è spoglio, perchè ho colto tutti i miei fiori
+e li ho regalati via!</p>
+
+<p>L'inglese dimenticò di essere inglese, e disse quello che
+pensava.</p>
+
+<p> &mdash; Vorrei portarvi via, e rinchiudervi per un anno<span class="pagenum"><a name="Page_98" id="Page_98">[98]</a></span>
+in una stanza con dei libri, una tavola, un calamaio e
+niente altro, &mdash; disse.</p>
+
+<p> &mdash; Oh, come lo vorrei anch'io! &mdash; esclamò Nancy. &mdash; Neanche
+un'anima mi dovrebbe parlare! E quando
+avessi fame mi fareste passare del «&nbsp;plum-cake&nbsp;» per la
+finestra.</p>
+
+<p>L'inglese rise, del riso breve e subitaneo di chi ride
+poco.</p>
+
+<p> &mdash; E io starei di fuori con un fucile &mdash; disse &mdash; a
+camminare su e giù.</p>
+
+<p>Nancy lo guardò, e un pensiero timido e rapido &mdash; come
+un uccelletto che entri a volo in una finestra aperta &mdash; si
+affacciò un istante alla sua mente. Forse sarebbe
+dolce di avere, fra lei ed il mondo, questa severa ed
+energica sentinella; dolce, forse, di sentire la fermezza del
+suo tocco sulla sua spalla, obbligarla al lavoro, a quel
+lavoro che essa amava tanto e che pure era pronta a trascurare
+per rispondere all'appello di ogni voce passante.
+Quel grave viso affronterebbe la vita per lei, quelle forti
+spalle porterebbero i suoi fardelli, quegli occhi semplici
+e onesti le guarderebbero nell'anima e la serberebbero
+pura e serena... Poi il pensiero alato volò fuori dalla finestra
+della sua mente. La porta si aprì e il Destino entrò
+nella sua vita.</p>
+
+<p>Era Aldo Della Rocca, più che mai visualmente dilettevole.
+Con lui venivano Nino e sua sorella Clarissa.</p>
+
+<p>Nino pareva triste e depresso. La Villari lo tempestava
+di lettere, la sua coscienza lo tenagliava di rimorsi. E
+Aldo Della Rocca, colla sua presuntuosa bellezza, gli urtava
+i nervi.</p>
+
+<p> &mdash; Come? Nino! di nuovo qui? &mdash; disse Nancy ridendo. &mdash; Mi
+hai detto iersera che d'ora innanzi non saresti più
+venuto che due volte alla settimana.</p>
+
+<p> &mdash; Precisamente, &mdash; rispose Nino. &mdash; Ieri era l'ultima<span class="pagenum"><a name="Page_99" id="Page_99">[99]</a></span>
+visita della settimana scorsa e questa è la prima visita
+di questa settimana. D'altronde Della Rocca m'ha detto
+che veniva qui, per cui ho sentito che potevo venir anch'io.
+Naturalmente, ho fatto il possibile per liberarmi
+poi da lui e venir solo, ma egli è appiccicaticcio e persistente
+come una zanzara, e per ciò non sono venuto solo.</p>
+
+<p> &mdash; Che spiegazione complicata! &mdash; disse Nancy, volgendosi
+con un sorriso a salutare Della Rocca.</p>
+
+<p>Anche questi sorrise. E il suo sorriso era improvviso
+e risplendente, come se d'un tratto mille lumi si fossero
+accesi in fondo ai suoi occhi. Si chinò sulla mano che Nancy
+gli porgeva.</p>
+
+<p> &mdash; Schiavo suo, signora, &mdash; disse col fare aggraziato
+e cerimonioso dei meridionali.</p>
+
+<p>La voce stridente di Clarissa s'interpose:</p>
+
+<p> &mdash; Nancy! Aldo non fa che leggere i tuoi versi giorno
+e notte. Li ha anche messi in musica! Deliziosi! potrebbero
+essere di Tosti o di Richard Strauss o di Hugo Wolff!
+Faglieli cantare.</p>
+
+<p>Poi Clarissa veleggiò intorno alla sala, salutando i
+poeti, molti dei quali conosceva, e facendosi presentare
+l'inglese, Mr Kingsley. Subito Clarissa gli fece molte
+domande su Londra e poi, senza curarsi di sentire le sue
+risposte, se n'andò, con grande fruscìo e cinguettìo, a
+una conferenza francese su «&nbsp;Napoléon et les femmes&nbsp;».
+Adele e la zia Carlotta la accompagnarono.</p>
+
+<p>I poeti, appena ebbero bevuto il thè, se ne andarono
+anch'essi. Allora Della Rocca si mise al pianoforte, e preludiando
+pianamente, passò da armonia in armonia, alle
+romanze da lui composte per Nancy.</p>
+
+<p>Suonava con la testa china, e i morbidi capelli gli
+cadevano cupi sulla metà del viso, facendolo somigliare
+a un fratello minore del «&nbsp;Cristo&nbsp;» di Velasquez. Egli
+aveva il talento musicale d'un monello di Napoli, e la<span class="pagenum"><a name="Page_100" id="Page_100">[100]</a></span>
+voce di un arcangelo che avesse studiato il canto in Germania.
+Nancy sentì salirle agli occhi delle lagrime felici,
+e il nitido profilo curvilineo di Della Rocca oscillò davanti
+a lei. Il signor Kingsley, nel suo angolo presso alla
+finestra, taceva. Valeria sedeva muta nell'ombra con un
+lavoro in mano; e Nino, infastidito e imbronciato, fumava
+sigaretta su sigaretta e sbadigliava.</p>
+
+<p>Nancy, sporta in avanti con le mani giunte, ascoltava
+le parole create da lei e che ora, nella loro veste d'armonia,
+le parevano più soavi, come una schiera di bimbi
+che appaiono più belli se adorni di rilucenti vesti e coronati
+di rose. Ella aveva mandato fuori nel mondo le sue
+poesie nude e selvaggie, nella loro innocente e appassionata
+immaturità. Ed ecco: egli gliele riconduceva ammantate
+di melodie argentee, pieganti sotto il chiarore di accordi
+di settime diminuite, velate d'armonia, e portate
+trionfalmente su palanchini di suoni ritmici &mdash; soavi
+e altere come le giovani sorelle d'una regina.</p>
+
+<p>Mr Kingsley, stringendo le labbra sottili, osservava
+la testa nero-splendente di Della Rocca che dondolava e
+oscillava seguendo la frase del canto; egli si sentiva contrarre
+in gola la propria buona voce di baritono inglese,
+e, urtato dalla larga morbidezza del fraseggiare italiano,
+si domandava come mai «&nbsp;questi idioti latini&nbsp;» sapessero
+cantare così.</p>
+
+<p>Poi guardò Nancy, che aveva chiuso gli occhi; e guardò
+Nino, che nella seggiola a dondolo sbadigliava fissando il
+soffitto.</p>
+
+<p>E, a un tratto, sentì di doversene andare. Si alzò
+con atto impulsivo, e Nancy, con gli occhi ancora perduti
+dietro la musica, gli stese la mano per dirgli addio. Lo
+sguardo di lui pesò con grave tenerezza sul delicato volto.</p>
+
+<p> &mdash; Non colga tutti i suoi fiori, &mdash; disse.</p>
+
+<p>Nancy sorrise.<span class="pagenum"><a name="Page_101" id="Page_101">[101]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; No, no, &mdash; disse. &mdash; No! Lo prometto.</p>
+
+<p> &mdash; Pensi che il suo capolavoro non è ancora scritto.
+Questi piccoli versi sono il passato. Ora, su alla nuova
+opera! Chiuda la porta a tutti e cominci un nuovo lavoro
+domani.</p>
+
+<p>Nancy disse:</p>
+
+<p> &mdash; Sì, sì, lo farò. &mdash; Ma mentre diceva così, volgeva
+già verso Della Rocca i chiari occhi distratti. &mdash; Ah, che
+cosa cantate? «&nbsp;Der Musikant&nbsp;»?</p>
+
+<p>E Della Rocca, che cantava una romanza tedesca pronunciandola
+come se fosse genovese, fece cenno di sì.</p>
+
+<p> &mdash; La poesia non è di Eichendorff?</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Aus dem Leben eines Taugenichts&nbsp;», &mdash; disse
+Della Rocca.</p>
+
+<p> &mdash; Ah! sapete il tedesco? io adoro la gente che parla
+tedesco, &mdash; esclamò Nancy, su cui la malìa dei poeti tedeschi
+posava ancora.</p>
+
+<p> &mdash; L'ho imparato a Göttingen, &mdash; disse Della Rocca,
+col suo sorriso luminoso.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Ach! die Stadt die am schönsten ist, wenn man
+sie mit dem Rücken ansieht&nbsp;»! &mdash; fece ridendo Nancy.</p>
+
+<p>Anche Della Rocca rise, sebbene non avesse capito.
+Poi si volse di nuovo al pianoforte.</p>
+
+<p>Nancy si sentiva felice e incline alla bontà.</p>
+
+<p> &mdash; Non se ne vada, &mdash; disse a Kingsley, &mdash; segga e
+mi parli.</p>
+
+<p>Ma Kingsley rifiutò. Della Rocca tornava a cantare
+piano, e già alle prime note della morbida voce tenorile,
+l'inglese vedeva riapparire negli occhi di Nancy quella
+luce distratta, mentre un brivido le impallidiva lievemente
+le guancie.</p>
+
+<p> &mdash; Tornerò un giorno o l'altro, se permette, &mdash; le
+disse. &mdash; Ma spero quasi di trovare la sua porta chiusa.</p>
+
+<p>Anche una volta il rapido pensiero alato traversò<span class="pagenum"><a name="Page_102" id="Page_102">[102]</a></span>
+con timido volo la fantasia di Nancy, mentre la forte mano
+del giovane inglese si chiudeva, calda e ferma, intorno
+alla sua. Poi la porta si chiuse dietro a Paul Kingsley,
+e il pensiero prese il volo e non tornò più.</p>
+
+<p> &mdash; Chi è quell'imbecille d'inglese? &mdash; disse Nino, che
+era di malumore e si compiaceva di farlo sentire.</p>
+
+<p>Nancy divenne rossa.</p>
+
+<p> &mdash; Ti prego di non parlare così degli inglesi. Mio padre
+era inglese. E del resto, non era affatto un imbecille.</p>
+
+<p> &mdash; Non ho mai detto che lo fosse, &mdash; replicò Nino.</p>
+
+<p> &mdash; Oh, &mdash; esclamò Nancy, &mdash; sì che l'hai detto!</p>
+
+<p> &mdash; Non ho detto nulla di simile. Tuo padre era un'ottima
+e cara persona.</p>
+
+<p> &mdash; Ma sai bene che non parlavo di mio padre, &mdash; disse
+Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Neppur io ne parlavo, &mdash; disse Nino.</p>
+
+<p>Nancy si volse ad Aldo Della Rocca, che, preludiando
+piano, ascoltava con tutti i sorrisi accesi.</p>
+
+<p> &mdash; Nino cavilla e confonde tanto, &mdash; disse Nancy, &mdash; che
+non si sa più quel che si dice.</p>
+
+<p>Della Rocca annuì. E soggiunse:</p>
+
+<p> &mdash; Questo mi diceva appunto di lui la sua celebre
+amica, Nunziata Villari, quando la vidi a Napoli l'altro
+giorno. A proposito, Nino, &mdash; e Aldo fece scorrere sul
+pianoforte l'agile destra in una rapida scala di quarte,
+lasciandole ricadere in limpidi arpeggi minori, come cascatelle
+d'acqua, &mdash; sai che la Villari ha tentato di suicidarsi
+il mese scorso? Mi pare appunto che tu eri partito
+da poco... Dicono che s'è chiusa in camera con un braciere
+di carbone, proprio come una sartina innamorata! L'hai
+saputo?</p>
+
+<p> &mdash; No, &mdash; disse Nino, &mdash; non l'ho saputo.</p>
+
+<p>E inchiodò gli occhi in faccia a Della Rocca, lungamente,
+fissamente, finchè questi si alzò, turbato, e disse
+che doveva partire.<span class="pagenum"><a name="Page_103" id="Page_103">[103]</a></span></p>
+
+<p>Quando fu uscito, Nancy disse a Nino:</p>
+
+<p> &mdash; Chi è la Villari? E perchè ha voluto suicidarsi?
+Villari... Villari! Mi pareva il nome d'una attrice morta
+cento anni fa.</p>
+
+<p>Nino le prese la mano.</p>
+
+<p> &mdash; Tu non sai niente, Nancy, &mdash; disse. &mdash; Non sai
+neppure di essere una piccola belva, una tigre ircana!...</p>
+
+<p>Nancy rise.</p>
+
+<p> &mdash; Sì, va bene. Ma chi è la Villari?</p>
+
+<p> &mdash; Qualcuno che tu hai divorato, &mdash; disse Nino.</p>
+
+<p>E, pensando al braciere di carbone, partì per Napoli
+col primo treno. Perchè Nino, pur avendo il naso di pasta
+frolla, aveva il cuore d'oro.</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="XIV" id="XIV"></a>XIV.</h2>
+
+<p>Durante il lungo, tedioso viaggio in una carrozza
+vuota del treno accelerato, Nino affrontò le sue battaglie.
+Mise al posto vuoto rimpetto a sè la sua coscienza, e la
+guardò bene in faccia. Vicino a lui sedevano i desideri
+del suo cuore, che prendevano le sue parti. La sua coscienza
+aveva una faccia sporca che l'irritava. I suoi desideri
+erano chiari e candidi come una fila di gigli, e avevano
+delle voci alte che parlavano forte. La sua coscienza
+invece non diceva nulla, sedeva di fronte a lui, mostrando
+la faccia sporca, e taceva.</p>
+
+<p>Già fin da Bologna i gigli l'avevano vinto e convinto...
+Alla fin fine, egli era giovane &mdash; insomma, relativamente
+giovane: a trentun anni un uomo si può dire giovane &mdash; e
+aveva ancora la sua vita dinanzi a sè; mentre Nunziata...
+via, Nunziata aveva vissuto la propria vita; ed<span class="pagenum"><a name="Page_104" id="Page_104">[104]</a></span>
+egli le aveva dato anche otto anni della vita sua &mdash; gli
+otto anni migliori, perchè, dopo tutto a trentun anni
+un uomo non si può più dir giovane &mdash; insomma, non
+più tanto giovane...</p>
+
+<p>La sua coscienza lo guardava fisso, e Nino cambiò
+ragionamento.</p>
+
+<p>Nunziata in realtà non lo amava più; l'aveva pur
+detto mille volte durante gli ultimi due anni; la loro relazione
+non era più che un peso, una catena insostenibile
+per entrambi. Ella stessa lo aveva implorato di lasciarla.</p>
+
+<p>Dopo una di quelle interminabili scene, che oramai
+accadevano tra loro tutti i giorni e che erano diventate
+più aspre e più dolorose da che Nunziata aveva, per contentarlo,
+definitivamente abbandonato il teatro, ella gli
+aveva detto: «&nbsp;Va, va! te ne scongiuro, te ne supplico!
+Non posso più vivere così. Ti scongiuro di andartene e di
+lasciarmi&nbsp;». Dunque, in fondo, se egli l'aveva lasciata
+era stato per compiacerla.</p>
+
+<p>La coscienza di Nino lo guardava con una faccia divenuta
+più nera e più irritante; ma le voci bianche ed
+acute dei suoi desideri gli squillavano nel cuore: «&nbsp;Non
+bisognava dimenticare ch'egli aveva dei doveri verso sè
+stesso e verso altri. Dei doveri verso suo padre che desiderava
+di vederlo normalmente e regolarmente stabilito
+vicino a lui; aveva dei doveri verso Valeria&nbsp;»... Anche
+quì Nino sviò rapidamente il corso dei suoi ragionamenti.
+«&nbsp;Aveva dei doveri verso Nancy, verso la piccola
+innocente meravigliosa Nancy, che bisognava salvare dalle
+insidie dei mascalzoni corteggiatori, dei letterati e poetucoli
+affamati, che per farsi un'aureola della sua gloria,
+per arrampicarsi a una facile celebrità l'avrebbero sposata
+e sfruttata e resa infelice. Ed era suo dovere salvarla
+dagli agguati del bel giovane di professione, di quell'Aldo...
+Oh, sì, era il suo sacrosanto dovere&nbsp;»... Il treno rallentò,<span class="pagenum"><a name="Page_105" id="Page_105">[105]</a></span>
+fremette, si fermò; e Nino fu contento di saltar giù e d'ingoiare
+una rapida cena nel buffet, perchè davvero quella
+brutta faccia muta di fronte a lui gli era diventata insopportabile.</p>
+
+<p>Così, tutta notte in treno. Nino combattè le sue lotte
+e ragionò coll'anima sua. E la brutta faccia della sua
+coscienza non disse parola, ma sempre lo guardò.</p>
+
+<p>... All'alba, i gigli erano spezzati, e giacevano muti
+e morti in diafano candore sotto ai suoi piedi. Ma la faccia
+della sua coscienza era pulita.</p>
+
+<p>Come Dio volle, il treno arrivò a Roma &mdash; dove c'era
+da aspettare tre ore il diretto per Napoli &mdash; e Nino corse
+al telegrafo della stazione e mandò un dispaccio a Nunziata:</p>
+
+<p>«&nbsp;Arrivo stasera alle nove. Perdona. Scorda. Sono
+tuo per sempre. &mdash; <span class="smcap">Nino</span>&nbsp;».</p>
+
+<p>Al momento di salire in un omnibus d'hôtel gli dissero
+che un treno di piacere partiva immediatamente per
+Napoli. Si poteva dunque arrivare quattro ore prima.
+Tornò precipitosamente nella stazione, saltò nel treno
+che era pieno di preti e di escursionisti, e quando la Villari
+riceveva il suo telegramma, egli già s'avvicinava a
+Caserta.</p>
+
+<p>La Villari stava facendo colazione tardi, come di consueto,
+e ammonticchiati in vaghe circonvoluzioni d'oro
+pallido sul suo piatto stavano i maccheroni al burro e
+formaggio. Ella vi aveva per l'appunto piantato la forchetta
+e la stava girando e rigirando, ravvolgendoveli
+con pacata cura, quando Teresa, la serva, entrò concitata.</p>
+
+<p> &mdash; Un telegramma, illustrissima.</p>
+
+<p>La Villari l'aprì.</p>
+
+<p> &mdash; Misericordia! &mdash; esclamò. &mdash; È lui che torna!</p>
+
+<p>Teresa si pulì le mani sul grembiale.<span class="pagenum"><a name="Page_106" id="Page_106">[106]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Ah! Il signorino torna? Ma davvero? Ma possibile?</p>
+
+<p> &mdash; Sì. Arriva stasera. Alle nove, &mdash; sospirò la Villari.</p>
+
+<p> &mdash; Bene, bene. Ma la signora non lasci freddare i
+maccheroni.</p>
+
+<p>E anche Teresa, andandosene, sospirò, e mandò via
+il fattorino del telegrafo senza dargli mancia.</p>
+
+<p>Erano stati bei giorni questi senza il signorino. Si
+era sempre mangiato in pace. Ed è già una cosa poter mangiare
+in pace. La signora non aveva mai avuto i nervi.
+Ed è già una cosa non avere i nervi. E adesso si sarebbe
+tornati alle solite. Le scene della signora e le sfuriate
+del signorino; il pranzo che diventa freddo mentre loro
+ragionano; le uscite del signorino colle porte che sbattono;
+i pianti e le convulsioni della signora; i telefonamenti,
+i parenti e gli amici che vengono a consolare e persuadere
+la signora; i ritorni del signorino; e poi da mangiare
+per tutti, magari alla una o le due di notte!... No,
+non era una vita.</p>
+
+<p>Teresa portò in tavola la flava costoletta alla milanese.</p>
+
+<p> &mdash; Ecco! ci siamo già! L'illustrissima non ha mangiato
+i maccheroni.</p>
+
+<p> &mdash; Oh! Non seccarmi coi maccheroni, &mdash; esclamò
+l'illustrissima che aveva già i nervi. &mdash; Pensiamo piuttosto
+a questa sera... cosa si fa?</p>
+
+<p> &mdash; Eh! facciamo un bell'osso buco che piace a Sua
+Eccellenza il signorino. Allora diciamo: l'osso buco&nbsp;&mdash;</p>
+
+<p> &mdash; Oh non seccarmi coll'osso buco, &mdash; gridò l'illustrissima. &mdash; Non
+capisci che non deve trovarci a questo
+modo?</p>
+
+<p> &mdash; Vossignoria metterà l'abito di crespo rosa, e faremo
+venire il parrucchiere alle sei. Le pare?</p>
+
+<p> &mdash; Sì, sì. Ma non basta.<span class="pagenum"><a name="Page_107" id="Page_107">[107]</a></span></p>
+
+<p>Nino non doveva trovarla seduta lì ad aspettarlo,
+come se non ci fosse al mondo che lui.</p>
+
+<p> &mdash; Va via, Teresa, va via. Devo pensare.</p>
+
+<p>Teresa se ne andò brontolando.</p>
+
+<p>Nunziata Villari per lo più vedeva la vita e trattava
+le situazioni secondo i metodi di Sardou, Dumas o D'Annunzio.
+Nino, tornando, doveva trovarla supina in una
+stanza oscura, colle guancie pallide e con grandi ombre
+azzurre sotto gli occhi. Oppure, ancora meglio, ella all'arrivo
+di lui &mdash; non c'è! E mentre egli si dispera, ecco, ella
+entra, tornando da qualche folle banchetto, ingemmata e ridente!
+Ah! essa lo vede, vacilla! Si passa la mano ingemmata
+sugli occhi, un singulto la scuote. «&nbsp;<em>Nino!</em>&nbsp;»... ed
+egli le cade ai piedi... Poi subito egli le fa una scena di
+gelosia. Dov'è stata? Con chi? Dov'era quando arrivò il
+telegramma? Perchè non era in casa a riceverlo? Chi le
+manda tutti questi fiori?... Bah! E con un gesto d'infinito
+sdegno Nino li afferra a fasci e li getta dalla finestra...</p>
+
+<p>A dir vero dei fiori in casa non ve n'erano. La Villari
+richiamò dunque Teresa e le disse di andare dal fioraio
+e di ordinare per cento lire di gardenie e di rose bianche,
+tutte bianche, e che le portassero il più presto possibile.</p>
+
+<p> &mdash; Sì, signora, &mdash; disse Teresa andandosene.</p>
+
+<p> &mdash; E non scordare il parrucchiere per le sei.</p>
+
+<p> &mdash; Sì, signora.</p>
+
+<p> &mdash; E una carrozza per le sette.</p>
+
+<p> &mdash; Sì, signora.</p>
+
+<p> &mdash; E, Teresa!...</p>
+
+<p>Teresa si fermò con la faccia vacua e rassegnata.</p>
+
+<p> &mdash; Ricordati, Teresa, che sei stata tu ad aprire il
+telegramma. Io non c'ero. Ero fuori. Sono sempre fuori.
+Con tanta gente... capisci?</p>
+
+<p> &mdash; Sì, signora.<span class="pagenum"><a name="Page_108" id="Page_108">[108]</a></span></p>
+
+<p>E con schiena negligente e strascinando i piedi Teresa
+se ne andò a ordinare i fiori e la carrozza e la pettinatrice.</p>
+
+<p>Nunziata, rimasta sola, si sciolse i capelli, ne mise
+la maggior parte sulla tavola di toeletta pronta per il
+parrucchiere, si stropicciò un po' di lanolina intorno agli
+occhi e si sdraiò in poltrona con un romanzo della Serao
+ad assaporare un'ultima mezza giornata di calma.</p>
+
+<p>L'amore non era calmo; l'amore era incomodo ed agitante.
+E il dover mantenere la finzione di avere ventotto
+anni quando se ne hanno quarantacinque è una fatica
+e una pena. Certo, ella adorava Nino; al solo pensiero
+che egli potesse stancarsi di lei o abbandonarla definitivamente
+le balenavano truci visioni di vendetta e di vetriolo,
+di disperazione e di morte. Ma ahimè! quanto ella invidiava
+quelle placide donne felici, che arrendono senza
+lotta la loro gioventù, che mansuete s'abbandonano al
+soave declinare della loro vita, come una nave entra in
+acque calme. Ma essa, perchè il suo amante era giovane,
+doveva battagliare convulsa e tenace con gli anni ingolfatori
+e inesorabili. Ed ella si aggrappava, disperata,
+alla giovinezza; la teneva stretta come un bimbo afferra
+e stringe nelle mani un uccelletto selvatico che palpita
+per sfuggirgli. Ahi, quando il bimbo apre la mano il prigioniero
+è morto. Meglio lasciarlo volar via quando era
+l'ora.</p>
+
+<p>Così pensava Nunziata Villari. Le vane penne ella le
+stringeva ancora. Ma già l'alata giovinezza era morta.</p>
+
+<p>Sospirò e aprì il libro; poi soffocò i pensieri sotto la
+calda potente prosa di Matilde Serao.</p>
+
+<p>Il treno di piacere arrivò a Napoli alle cinque, all'ora
+appunto in cui il fiorista della strada Caracciolo inseriva
+un fil di ferro nella gola verde dell'ultima delle candide
+rose per l'illustrissima. Cento lire di rose a Napoli nel<span class="pagenum"><a name="Page_109" id="Page_109">[109]</a></span>
+mese di giugno sarebbero bastate a consumare la morte
+profumata della verginetta del Freiligrath, nella «&nbsp;Vendetta
+dei fiori&nbsp;»; bastate poi anche a coprirne la bara dall'estremità
+più larga alla più angusta. Ci vollero due
+uomini per portarle tutte, legate in grandi fasci di bianchezza
+olezzante, per la strada Caracciolo fino al palazzo
+Imparato.</p>
+
+<p>Nino, in vettura, venendo dalla stazione, vide già in
+distanza due uomini carichi di candidi fiori, e si domandò
+vagamente per chi potessero essere.</p>
+
+<p>Poi ripensò il viso di Nunziata, pallido e torturato,
+come per ultimo l'aveva veduto nel dirle addio. Ora la
+rivedrebbe sorridere di quel grazioso sorriso, titubante
+e un po' birichino, che era rimasto un sorrise giovane...
+(Gli uomini coi fiori avevano voltato l'angolo della strada...
+Ora anche la vettura di Nino svoltò, ed ecco gli uomini
+che a passo cadenzato ancora lo precedevano).</p>
+
+<p>Egli era stato un egoista, un vile. Ma espierebbe, farebbe
+quello che era onesto. Nunziata non rimarrebbe
+più sola a piangere, non sarebbe più spinta al braciere
+di carbone come una sartina innamorata...</p>
+
+<p>(Gli uomini coi fasci di fiori erano raggiunti, e camminavano
+a fianco della vettura. Un momento ancora
+e questa li lasciava indietro). Ed ora la carrozza si fermò
+alla porta del palazzo Imparato. Il vetturino scese a tirar
+giù il bagaglio e un lazzarone in attesa si precipitò e se
+lo caricò sulla spalla. Mentre Nino pagava il cocchiere,
+gli uomini coi fiori lo raggiunsero ed egli si volse per vederli
+passare...</p>
+
+<p>Ma <em>non passarono</em>. Entrarono nel portone
+del palazzo Imparato e sparirono nell'ombra della scalinata...
+Il cuore di Nino sobbalzò. Il lazzarone, osservandolo,
+lesse una tragedia nel suo volto, ed ebbe la soddisfacente
+persuasione che la mancia sarebbe stata cospicua;<span class="pagenum"><a name="Page_110" id="Page_110">[110]</a></span>
+il lazzarone sapeva che l'angoscia è generosa quanto la
+felicità.</p>
+
+<p>Nino, acciecato dallo spavento, si precipitò su per la
+larga scalinata. Già fermi sul pianerottolo dell'appartamento
+di Nunziata, gli uomini coi fiori aspettavano.</p>
+
+<p>Teresa aveva aperto la porta e subito scorse dietro le
+rose, il viso bianco, folle di terrore, di Nino.</p>
+
+<p> &mdash; Santa Vergine! Il signorino!</p>
+
+<p>In una istantanea visione le balenò il pensiero dell'illustrissima
+che discinta, non incipriata, non pettinata,
+leggeva Matilde Serao con le treccie giacenti sulla
+tavola di toeletta. La faccia atterrita della serva confermò
+i terrori di Nino. Livido e barcollante entrò, e abbandonandosi
+su una seggiola nell'anticamera si coprì il viso
+colle mani. L'illustrissima, che aveva udito lo strepito,
+s'affacciò alla porta del salotto: vide, comprese, e richiuse
+pianamente l'uscio.</p>
+
+<p>Quando, pochi istanti dopo, Nino, precipitoso e convulso,
+entrò &mdash; la stanza era oscura, le imposte chiuse.
+Nunziata giaceva supina colle guancie pallide, un morbido
+velo cerulo le cingeva in vaghi drappeggiamenti il
+capo; ma sotto ai suoi occhi non v'erano grandi ombre
+azzurre, perchè non c'era stato il tempo di farle...</p>
+
+<p>E tutto ricominciò da capo. Perchè se Nunziata era
+placida e calma quando Nino era lontano, appena egli era
+presente essa sentiva che la sua vita tutta dipendeva
+da quell'amore, e che l'abbandono sarebbe stato per lei
+la morte.</p>
+
+<p>Stretto e sempre più stretto nelle bianche dita ingemmate,
+serrava l'uccelletto morto, narrando piano al suo
+stanco cuore che l'alata giovinezza era viva ancora...</p>
+
+<p>Nino fu delicato per lei e pieno di riguardi. Scrisse
+anche varie lettere ai consolati italiani di Rio e di Buenos
+Aires pregandoli di accertarsi della verità riguardo al<span class="pagenum"><a name="Page_111" id="Page_111">[111]</a></span>
+presunto decesso di Edoardo Villari, il quale, secondo
+la sua cuoca (che era ritornata con dei denari e aveva
+sposato un barone), era mancato serenamente ai vivi
+qualche anno prima.</p>
+
+<p>Se talvolta il ricordo di Nancy batteva con mano
+lieve alla porta del suo cuore, Nino non mai gli aprì.</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="XV" id="XV"></a>XV.</h2>
+
+<p>Nella sua villa sul Lago Maggiore Clarissa si annoiava;
+e scrisse per invitare Nancy:</p>
+
+<p class="lind">«&nbsp;<i>Ma charmante</i>,</p>
+
+<p>«&nbsp;Se vuoi scrivere il tuo capolavoro tra le bellezze
+e la pace della natura, vieni qui. L'esecrabile calma che
+spira dal lago e da mio marito ti gioveranno. Vieni, vieni,
+e sta almeno un mese. Ti darò una grande stanza chiara
+in cima alla casa, con un grande tavolo e un gigantesco
+calamaio; e davanti a te sarà la vista che ispirò Manzoni...
+o forse era un altro lago, quello? Non importa. Vieni a
+creare qui il tuo <em>chef-d'&oelig;uvre</em>&nbsp;».</p>
+
+<p class="pad2">Con la stessa posta mandò un biglietto a suo cognato:</p>
+
+<p class="lind">«&nbsp;<i>Aldo, mon joli</i>,</p>
+
+<p>«&nbsp;Sei pregato di venire a trovarmi. Carlo è insopportabile.
+Brontola tutto il giorno e russa tutta la notte.
+Perchè mai l'ho sposato?<span class="pagenum"><a name="Page_112" id="Page_112">[112]</a></span></p>
+
+<p>«&nbsp;Questa è la quarta volta che t'invito quest'anno,
+e non sei mai venuto. L'anno scorso non era così.</p>
+
+<p class="rind">«&nbsp;<span class="smcap">Clarissa.</span>&nbsp;»</p>
+
+<p>«&nbsp;P.S. La piccola poetessa verrà a star quì un mese.&nbsp;»</p>
+
+<p class="pad2">Aldo arrivò l'indomani. Dopo aver salutato il fratello
+e la cognata domandò:</p>
+
+<p> &mdash; Dov'è Saffo dai capelli di viola?</p>
+
+<p>Clarissa gli spiegò che non era ancora arrivata. Allora
+egli fece il broncio e suonò il pianoforte tutta sera, mentre
+Carlo russava sul canapè.</p>
+
+<p>Clarissa, volgendo gli occhi dall'uno all'altro, si domandava
+quale dei due la insultasse di più.</p>
+
+<p>Nancy arrivò il giorno dopo. Aveva portato con sè
+tutte le sue carte, i suoi quaderni di appunti e anche un
+porta-penna d'avorio rotto, con cui scriveva sempre. Era
+già tutta presa dal capolavoro. Si sarebbe messa all'opera
+immediatamente. Durante il percorso, nella carrozzetta
+che Clarissa guidava, dallo sbarco alla villa Solitudine,
+Nancy raccontò i suoi progetti a Clarissa, che sorrideva
+e approvava, frustando la grassa e pigra cavallina.</p>
+
+<p>Avrebbe scritto un libro. Il Libro! Una grande opera
+seria, con alti intenti; non un volumetto di brevi poesie
+scapigliate, effimere, che si leggono oggi e si dimenticano
+domani. E si era prefissa di non pensare ad altro che al
+Libro; di non vivere che per il Libro. Avrebbe sognato
+il Libro; passeggiato per il Libro; respirato, mangiato,
+dormito per il Libro. A Milano, con tanta gente intorno,
+gente che parlava e la distraeva, era impossibile lavorare;
+ma qui, nella grande camera tranquilla in cima alla casa...
+Com'era buona Clarissa, com'era cara di averci pensato!
+Nancy sentiva di non poterla mai abbastanza ringraziare...<span class="pagenum"><a name="Page_113" id="Page_113">[113]</a></span></p>
+
+<p>Clarissa approvava col capo e sorrideva; e la carrozza
+svoltò nel viale di castagni della villa Solitudine.
+E Nancy, alzando gli occhi, vide, con suo stupore, Aldo
+scendere i gradini venendo ad incontrarle. Aldo, vestito di
+flanella bianca con una fascia rossa intorno alla cintura
+e la lucida testa nera scoperta al sole! Tre o quattro
+grandi cani gli balzavano intorno latrando.</p>
+
+<p> &mdash; Guarda, &mdash; disse Clarissa, additandolo a Nancy. &mdash; Non
+ti rammenta Endimione desto al bacio di Diana?
+Narciso!... Adonais!... Gli Dei hanno riversato su di lui
+tutta la bellezza del mondo!</p>
+
+<p>Siccome Nancy non rispondeva, Clarissa si volse a
+guardarla.</p>
+
+<p> &mdash; Uh! che faccia scura, <em>ma chérie</em>! E sei tutta
+impallidita! Perchè? A che cosa pensi?</p>
+
+<p> &mdash; Al Libro, &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p>E le parve che il Libro fosse una sua creatura, condannata
+a morire prima di nascere.</p>
+
+<p> &mdash; Lo scriverai, <em>mon ange</em>! Aldo non ti disturberà.</p>
+
+<p>E gettate le redini a un piccolo groom rigido, Clarissa
+raccolse con mossa aggraziata le gonne e scese tra le braccia
+di Aldo.</p>
+
+<p>Nancy aveva già posto il piede sul predellino, ma Aldo
+la prese per la vita, e lesto e leggiero la sollevò e la mise
+in terra. La bocca rossa e ridente del giovane era così
+vicino alla faccia di Nancy, che essa impallidì un poco.</p>
+
+<p>Col suo cerimonioso saluto meridionale Aldo le baciò
+la mano.</p>
+
+<p> &mdash; Schiavo suo, signora.</p>
+
+<p>... Nancy andò nella sua camera &mdash; la grande camera
+vuota con la vista celeste del lago &mdash; e vi rimase tutto il
+pomeriggio. Riordinò i suoi appunti, spiegò davanti a sè
+i larghi fogli di carta bianca, e intinse nel grande calamaio
+la penna d'avorio.<span class="pagenum"><a name="Page_114" id="Page_114">[114]</a></span></p>
+
+<p>Poi guardò dalla finestra. Udiva in giardino i festosi
+latrati dei cani e le risate trillanti di Clarissa. Sul dolce
+lago azzurro una vela piccola, che pareva un fazzoletto,
+s'alzava e s'abbassava, nicchiando, e allontanandosi con
+mille piccole riverenze sulle minuscole onde.</p>
+
+<p>E dalle aperte finestre della sala si udiva Aldo che
+suonava una «&nbsp;Valse triste&nbsp;».</p>
+
+<p>Nancy intinse di nuovo la penna nel calamaio, e guardò
+la vista.</p>
+
+<p>Ora udiva la musica vagare e smarrirsi in soavi modulazioni
+semitonali che si risolvettero nel carezzevole
+accompagnamento del «&nbsp;Musikant&nbsp;» di Hugo Wolff.</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>Wenn wir zwei zusammen wären</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Möcht' das Singen mir vergeh'n...</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p>Essa udiva la dolce voce tenorile e le pareva che le
+note, unite l'una all'altra, le si legassero intorno al cuore
+attirandola a lui.</p>
+
+<p>Si alzò a chiudere la finestra, poi tornò a sedere davanti
+al tavolo.</p>
+
+<p>Intinse la penna e scrisse in cima al primo foglio:
+«&nbsp;Villa Solitudine&nbsp;», e la data; sotto &mdash; non avendo ancora
+pensato al titolo &mdash; tracciò in grandi lettere:</p>
+
+<p class="center">«&nbsp;IL LIBRO&nbsp;»</p>
+
+<p>Poi balzò in piedi e corse giù.</p>
+
+<p>Nell'ora del tramonto uscirono in barca. Clarissa sedeva
+al timone e Aldo in atteggiamento di grazia indolente,
+governava la vela. Il fiammeggiante occaso gli irradiava
+il puro viso giovine, e il vento di tramontana
+sollevava lene i neri capelli che gli ondeggiavano sulla
+fronte. Egli taceva, soddisfatto di sapere che le due donne<span class="pagenum"><a name="Page_115" id="Page_115">[115]</a></span>
+lo vedevano, e che il cielo sfolgorante serviva di sfondo
+al suo profilo.</p>
+
+<p>Clarissa chiacchierava, rideva, cinguettava; ma Aldo
+taceva; ed era il suo silenzio che rapiva Nancy.</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>Ed io che intesi ciò che non dicevi</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>M'innamorai di te perchè tacevi.</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p>La semplice dolcezza di quei due versi dello Stecchetti
+le cantavano con senso nuovo nella mente, e in tutti quei
+giorni le tornarono sempre al pensiero.</p>
+
+<p>Aldo sapeva poche cose, ma sapeva il valore del silenzio.
+Conosceva l'attiranza, la malìa dell'«&nbsp;hortus conclusus&nbsp;»,
+del Giardino Chiuso in cui non si è penetrati
+ancora. Nancy, trepida innanzi al cancello, ne sognava
+le non vedute rose, le fontane di luce, e i viali d'ombra
+e i laghi di mistero. L'anima di Aldo era per lei un giardino
+chiuso.</p>
+
+<p>Aldo conosceva anche il valore dei suoi occhi, grandi
+occhi tenebrosi le cui palpebre, diceva Clarissa, parevano
+annerite col turacciolo bruciato. Quando egli li alzava all'improvviso
+e guardava fisso Nancy, essa sentiva un tuffo
+nel sangue che le toglieva il respiro. A poco a poco, giorno
+per giorno, quegli occhi attirarono verso le loro profondità
+lo spirito di Nancy; la sua anima interrogante, china
+sovr'essi come sopra un abisso, si perse, si sommerse...</p>
+
+<p>E così, guardando negli occhi di lui, Nancy credeva
+di leggervi la bontà, l'ingegno, la purezza; e non sapeva
+che era la sua anima stessa che ella vedeva riflessa in
+quelle splendide pupille.</p>
+
+<p>Il Libro ogni tanto clamava in lei; ma essa ne soffocava
+la voce sussurrando: «&nbsp;Aspetta!&nbsp;»</p>
+
+<p>E il Libro aspettava.</p>
+
+<p class="pad2">Un giorno, in giardino, Clarissa si dondolava nell'amaca<span class="pagenum"><a name="Page_116" id="Page_116">[116]</a></span>
+fingendo di leggere, quando Aldo si avvicinò e le
+sedette accanto.</p>
+
+<p> &mdash; Clarissa, ho venticinque anni.</p>
+
+<p> &mdash; <em>Vlan! ça y est</em>. &mdash; disse lei; e il libro le
+cadde dalle mani. Sentì un dolore sordo nel cuore; le sue
+narici impallidirono mentre solo le sovrapposte rose delle
+guancie continuavano a fiorire inconscie d'ogni emozione.</p>
+
+<p> &mdash; Sono senza un soldo, &mdash; proseguì Aldo, cogliendo
+un filo d'erba e masticandolo, &mdash; e Carlo m'ha fatto capire
+che, se ci si provasse bene, potrebbe anche vivere
+senza di me.</p>
+
+<p> &mdash; Ah! &mdash; scattò Clarissa, &mdash; quando l'ha detto? Come
+lo ha detto? Credi che abbia... credi... che pensi qualche
+cosa?</p>
+
+<p>Aldo scosse la bella testa.</p>
+
+<p> &mdash; Carlo non pensa mai niente. Ma il fatto sta che, o
+devo tornare al rancio del Texas, o devo prender moglie.</p>
+
+<p>Il rancio del Texas era una invenzione romantica di
+Clarissa, fondata semplicemente su una gita di un mese
+fatta da Aldo a New York.</p>
+
+<p>Clarissa si morse le sottili labbra scarlatte.</p>
+
+<p> &mdash; Già, &mdash; disse, e tacque.</p>
+
+<p>Durante la lunga pausa che seguì, Aldo colse un altro
+filo d'erba e lo masticò.</p>
+
+<p> &mdash; M'immagino, &mdash; disse infine Clarissa, sogguardandolo
+traverso le lunghe palpebre semichiuse, &mdash; m'immagino
+che sposerai qualche vecchiaccia affettuosa con
+molti quattrini.</p>
+
+<p> &mdash; No, no, &mdash; disse Aldo. &mdash; Le conosco, quelle lì.
+Quelle esigono l'affetto, e i quattrini se li tengono.</p>
+
+<p>E dopo una breve pausa in cui sentiva gli occhi caldi
+e irosi di Clarissa pesare su di lui, soggiunse:</p>
+
+<p> &mdash; Sposerò la piccola Saffo.<span class="pagenum"><a name="Page_117" id="Page_117">[117]</a></span></p>
+
+<p>Clarissa diede in una forte e aspra risata.</p>
+
+<p> &mdash; Già. Questo lo farai semplicemente per tuo piacere.
+<em>Farceur</em>, va!</p>
+
+<p>Aldo inarcò con noncuranza le perfette sopracciglia
+e non rispose.</p>
+
+<p> &mdash; Lo sai pure che non ha un soldo, non il becco d'un
+quattrino.</p>
+
+<p> &mdash; Oh, avrà pure qualche cosa, &mdash; disse Aldo affettando
+di sbadigliare. &mdash; E poi è un genio, e guadagnerà
+quello che vuole.</p>
+
+<p> &mdash; Tu sei un perfetto porco, &mdash; disse Clarissa, risdraiandosi
+nell'amaca e chiudendo gli occhi.</p>
+
+<p>Il perfetto porco si alzò con aria sdegnosa e la lasciò.</p>
+
+<p>Entrò in casa, prese il cappello e il bastone, e uscì,
+passando dal giardino all'arsa strada maestra. Andò all'imbarcadero,
+dove trovò un battello che partiva per
+Laveno. Egli vi salì, e a Laveno prese il treno per Milano.</p>
+
+<p>Pranzò al Savini, con eccellente appetito.</p>
+
+<p> &mdash; Intanto quelle lì si roderanno, &mdash; pensò. &mdash; Meglio.
+... Così impareranno!</p>
+
+<p>Passeggiò un'ora in Galleria, poi andò a casa e dormì
+bene.</p>
+
+<p>Intanto, nella villa Solitudine, «&nbsp;quelle lì&nbsp;» si rodevano.
+... E imparavano.</p>
+
+<p>Nancy imparò che il giardino chiuso in cui aveva appena
+gettato uno sguardo era l'unico giardino nel mondo
+in cui ella desiderasse di entrare. Imparò che le parole che
+Aldo non aveva dette erano le uniche parole che ella desiderasse
+di udire. Imparò a credere che certo, dietro la
+portentosa bellezza di lui, stavano, mute, forti, inamovibili,
+anche la perfetta bontà e l'austera rettitudine,
+come leoni di marmo al cancello di un palazzo.</p>
+
+<p>E Clarissa imparò che bisogna adattarsi al destino e
+accettare l'inevitabile; che è meglio aver mezza michetta<span class="pagenum"><a name="Page_118" id="Page_118">[118]</a></span>
+che restar senza pane; e che infine un Aldo ammogliato era
+sempre meglio che nessun Aldo. Allora si diede a guardare
+più attentamente Nancy dicendosi che, dopo tutto, Nancy
+era una creaturina di cui un uomo si stancherebbe presto,
+nonostante &mdash; o appunto per &mdash; la sua intellettualità.
+Aldo, per Clarissa, non era un giardino chiuso. Ella ben
+conosceva i magri fiori delle sue aiuole.</p>
+
+<p>Una settimana monotona e afosa si trascinò sui loro
+cuori senza notizie di Aldo. Infine Clarissa gli telegrafò
+a Milano. Disse di aver parlato a Carlo del suo desiderio
+di sposar Nancy; Carlo approvava. Che Aldo dunque
+tornasse. Tornasse presto. Tornasse subito.</p>
+
+<p>Va bene. Aldo era disposto a tornare. Aspettò ancora
+un giorno o due e poi, verso la chiusa di un caldo pomeriggio,
+entrò nel giardino della villa come ne era uscito;
+traversò placido e disinvolto il sonnacchioso prato vibrante
+del ronzìo delle api, e si fermò sulla soglia del piccolo padiglione
+dove Nancy era seduta a leggere una lettera.
+Aldo vide che era una lettera lunga. Due dei foglietti
+azzurri, già letti, erano caduti in terra.</p>
+
+<p>Sul tavolo di sasso davanti a lei era il calamaio, e la
+penna d'avorio, e il Libro. Quando l'ombra di Aldo oscurò
+il limitare, Nancy alzò gli occhi.</p>
+
+<p>Vedendolo, ella trasalì e il suo viso si fece di un pallore
+latteo; quella subitanea opaca chiarità, quasi di
+svenimento, scosse i nervi di Aldo.</p>
+
+<p>Egli si chinò sulla piccola mano ch'ella gli stendeva,
+e disse ancora una volta:</p>
+
+<p> &mdash; Sono lo schiavo suo, signora.</p>
+
+<p>Ma allorchè egli alzò gli occhi, essa comprese di aver
+udito male. Certo egli le aveva detto:</p>
+
+<p>«&nbsp;Sono il tuo padrone, Nancy!&nbsp;»</p>
+
+<p> &mdash; Chi le scrive? &mdash; domandò il giovane, accennando
+alla lettera.<span class="pagenum"><a name="Page_119" id="Page_119">[119]</a></span></p>
+
+<p>Nancy chinò docili ciglia e il colore le corse nelle
+guancie.</p>
+
+<p> &mdash; E' Mr Kingsley, &mdash; disse. &mdash; Ricorda? Quel buon
+inglese, tanto caro.</p>
+
+<p> &mdash; Perchè le scrive? Cosa vuole? &mdash; disse Aldo; e con
+aria di padronanza afferrò la mano che teneva la lettera,
+e la strinse nella sua destra.</p>
+
+<p>Nancy sorrise e la fossetta apparve, concava e rosata
+come l'interno d'un petalo di rosaspina.</p>
+
+<p> &mdash; Vuole ch'io sia buona, &mdash; disse, &mdash; e ch'io scriva...</p>
+
+<p>Aldo portò alle labbra il piccolo pugno che ancora
+serrava la lettera azzurra sgualcita.</p>
+
+<p> &mdash; Ebbene, eccolo servito, &mdash; disse, &mdash; scriva, scriva
+subito.</p>
+
+<p>E prese la penna d'avorio, l'intinse nell'inchiostro,
+e gliela diede in mano. Poi prendendo il foglio di carta
+bianca che doveva essere la prima pagina del Libro,
+dettò:</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Caro Inglese. Sposo Aldo Della Rocca, che mi
+adora&nbsp;».</p>
+
+<p>Nancy, tanto china sul foglio che i morbidi capelli
+sfioravano la carta, scrisse:</p>
+
+<p>«&nbsp;Caro Inglese. Sposo Aldo Della Rocca, ch'io adoro&nbsp;».</p>
+
+<p>Così fu compiuta la missione di Mr Kingsley, al quale
+quella lettera non fu mai mandata. Tanto, non era scritta
+per lui.<span class="pagenum"><a name="Page_120" id="Page_120">[120]</a></span></p>
+
+<hr />
+<h2><a name="XVI" id="XVI"></a>XVI.</h2>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>Vieni, amor mio, vieni: è levato il sole,</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>E la fiorita via ride e ci attende.</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Quanta luce nel cielo! e quanto azzurro</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Negli occhi nostri fluttua e risplende.</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Oh vieni, andrem di nuova sorte in traccia.</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Tu del tuo genio, ed io di te sarò.</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Tu mi sorreggerai fra le tue braccia,</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Io col sorriso ti conforterò!</i><br /></span>
+</div><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>Se avremo fame, correremo in cerca</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Di selvatici frutti per la via.</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Si dormirà sotto alle stelle blande</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Colla tua bocca sulla bocca mia.</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Ed al meriggio farem sosta all'ombra</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Di misteriosi giganteschi fior;</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Tu colla testa sulle mie ginocchia</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Sognerai l'avvenire, ed io l'amor.</i><br /></span>
+</div><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>Colla mia man sfiorandoti i capelli</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>D'antichi eroi ti ridirò la storia</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Vedrò destarsi nella tua pupilla</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>L'ardor della battaglia e della gloria.</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>La tua pupilla bruna ed indolente</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Vedrò di negre fiamme sfolgorar.</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>E forte e battagliero e prepotente</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Lo spirto sorgerà, pronto a pugnar!</i><br /></span>
+<span class="pagenum"><a name="Page_121" id="Page_121">[121]</a></span>
+</div><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>Vieni, amor mio! Vieni, è levato il sole,</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>E' di zaffiri e d'oro il ciel cosperso,</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Andiam col nostro giubilo d'amore</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>A mettere a soqquadro l'universo!</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Andiam col gaudio nostro, andiam col riso</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Audace della nostra gioventù</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>A sfondare le porte al paradiso</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>E riportarne l'estasi quaggiù!</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p>Così Nancy sognava l'avvenire e la vita. La sua fronte
+era cinta d'asfodeli, la sua anima era sommersa nella
+felicità.</p>
+
+<p>Il Libro aspettava.</p>
+
+<p>All'ora del tramonto andavano in barca sul lago.
+Aldo, ritto presso alla vela, le sorrideva; e il cielo dorato
+serviva di sfondo al suo profilo.</p>
+
+<p> &mdash; Oh! &mdash; sospirava Nancy, guardandolo e congiungendo
+puerilmente le mani. &mdash; Potrò dunque guardarti
+finchè i miei occhi saranno sazii di te! Finchè la tua bellezza
+mi sarà entrata nell'anima! La tua bellezza, Aldo,
+<em>mi duole</em>! qui, &mdash; e appoggiava la mano sul petto, &mdash; mi
+duole, mi esalta, mi strugge.</p>
+
+<p>Aldo capiva benissimo, e approvava con calmo compiacimento.</p>
+
+<p>Fecero delle lunghe gite, a Premeno e a San Salvatore;
+e, siccome Clarissa rifiutava di accompagnarli, fu Carlo
+che, molto seccato, faceva loro da «&nbsp;chaperon&nbsp;».</p>
+
+<p>In breve giunse Valeria. Nancy, rosea e radiosa, andò
+a riceverla all'imbarcadero. Valeria la baciò con molte
+lagrime.</p>
+
+<p> &mdash; Oh, bimba mia! bimba mia! &mdash; disse; e in cuor suo
+avrebbe voluto che questi diciassette anni fossero stati un
+sogno, e che le sue braccia materne potessero ancora cingere,
+protettrici, la testolina della sua creatura.<span class="pagenum"><a name="Page_122" id="Page_122">[122]</a></span></p>
+
+<p>Nel giovane amore di Nancy, Valeria riviveva i suoi
+dolci giorni di fidanzata; e Tom risorse nella sua memoria,
+e fu a tutte le ore con lei. Quante volte, su quello stesso
+lago azzurro, Tom l'aveva condotta collo zio Giacomo
+nella piccola barca chiamata «&nbsp;Luisa&nbsp;»! Con le lagrime agli
+occhi Valeria pregò Aldo e Nancy di venir con lei a vedere
+se non si potesse trovare quella barca, proprio quella!...</p>
+
+<p>Trovarono infatti tre «&nbsp;Luise&nbsp;», ma Valeria non riusciva
+a riconoscerle; tutti e tre i barcaiuoli però affermarono
+di ricordarsi perfettamente di lei; e ricevettero, con
+scappellate e sorrisi, l'aspettata mancia.</p>
+
+<p> &mdash; Capisco, &mdash; riflettè Valeria, ch'era molto commossa, &mdash; che
+non possono essere stati tutti e tre.</p>
+
+<p>E Aldo soggiunse ridendo:</p>
+
+<p> &mdash; Non bisognava dar nulla a quegli impostori; nessuno
+di loro aveva più di venticinque anni.</p>
+
+<p>Udendo ciò, Valeria trasse un profondo sospiro.
+Decisero poi di andare in riverente pellegrinaggio alla
+Madonna del Monte, dove il padre di Nancy aveva chiesto
+in sposa Valeria.</p>
+
+<p>Sulla lunga salita erano allineati i mendicanti, malati,
+storpi, ciechi, che gridavano, mettendo in vista le
+piaghe e i moncherini.</p>
+
+<p> &mdash; Tra questi ce n'è di molto vecchi, &mdash; disse Valeria. &mdash; Certo
+saranno già stati qui quel giorno, e mi avranno
+veduta.</p>
+
+<p> &mdash; Daremo una lira a ciascuno, &mdash; esclamò Nancy,
+aprendo il suo grasso borsellino appena il primo accattone
+sporse coll'unica mano il cappello bisunto.</p>
+
+<p> &mdash; Ma, Nancy mia, cosa ti viene in mente? &mdash; esclamò
+Aldo. &mdash; Bada che ne troveremo forse cento!</p>
+
+<p>Allora Nancy volse su lui i limpidi occhi interroganti.</p>
+
+<p> &mdash; Cosa importa?</p>
+
+<p> &mdash; Oh, a me non importa certo, &mdash; disse Aldo con
+una scrollatina di spalle.<span class="pagenum"><a name="Page_123" id="Page_123">[123]</a></span></p>
+
+<p>Valeria contemplò, pensosa, la snella figura e l'impeccabile
+profilo del suo futuro genero, che colle mani in
+tasca e dondolandosi sui fianchi saliva accanto a loro la
+larga e ripida strada. Ella aveva il cuore greve di ricordi.
+Per questa stessa via era salita nella sua veste azzurrina
+e la cravatta rossa, con Tom al suo fianco; Tom, alto e
+poderoso nella sua larga giacca chiara, aveva dato tutto
+il rame e l'argento che aveva in tasca a quei mendicanti,
+proprio come oggi faceva Nancy, sua figlia. E Valeria
+contemplando la bella persona sottile di Aldo, sospirò.</p>
+
+<p> &mdash; Avrei voluto per la mia piccola Nancy un anglosassone, &mdash; pensò.
+E mentre la memoria la riportava in
+Inghilterra le si affacciò un altro pensiero: &mdash; Oppure
+il povero caro Nino...</p>
+
+<p>E Valeria trasse un altro sospiro, che forse non era
+tutto per Nancy.</p>
+
+<p>Quella sera stessa ella gli scrisse, e quasi senza saperlo
+cominciò la sua lettera: «&nbsp;Mio povero caro Nino&nbsp;»...</p>
+
+<p>Nino era fuori di casa, intervistando i consoli riguardo
+alla presunta morte di Edoardo Villari, quando venne
+la lettera. Fu Nunziata che l'aprì.</p>
+
+<p>Valeria scriveva a Nino che Nancy, «&nbsp;la nostra piccola
+Nancy&nbsp;», era fidanzata ad Aldo Della Rocca, ed oh,
+mio Dio! non poteva Nino far nulla per impedirlo? Ed
+ah! perchè, perchè sua sorella Clarissa li aveva invitati
+tutti e due alla villa Solitudine, in modo che, come diceva
+Fräulein Müller, &mdash; o forse era Heine? &mdash; «&nbsp;wie könnte
+es anders sein&nbsp;»? Poichè nessuno, nessuno che avesse veduto
+Nancy nello splendore dei suoi diciassette aprili poteva
+non innamorarsene. Ed oh! le doleva tanto il cuore
+pel povero caro Nino, di cui aveva ben indovinato il segreto;
+e di cui poteva comprendere le sofferenze, poichè,
+mio Dio! non aveva sofferto tanto anche lei quando s'era
+accorta che l'amore di Nino non le apparteneva più?...<span class="pagenum"><a name="Page_124" id="Page_124">[124]</a></span>
+Ma a che curarsi ora di tutto ciò? E poi non era mai stata
+colpa di Nino! Era la sua propria colpa e quella del destino...
+E del resto Nino non doveva credere che ella avesse
+veramente sofferto, poichè non era vero... E ora non
+pensava più affatto a quelle cose, ma solo a Nancy, solo
+a Nancy! E per carità, che egli venisse presto, e forse
+sarebbero ancora in tempo ad evitare il matrimonio; e
+certo egli ne avrebbe il cuore spezzato, ma non doveva
+disperarsi che tanto era inutile. Ed essa era per sempre,
+per sempre la sua infelice Valeria....</p>
+
+<p>Nunziata lesse tre volte l'incoerente epistola prima
+di comprenderla; quando l'ebbe compresa, i suoi occhi
+si aprirono.</p>
+
+<p>E con gli occhi aperti Nunziata ci vedeva bene. Vide
+la infocata catena di desideri stendersi anello per anello
+dal cuore di Valeria a quello di Nino, dal cuore di Nino a
+Nancy, dal cuore di Nancy ad Aldo, come in un giuoco
+di bambini. E l'Amore passare dall'uno all'altro, soffermandosi
+innanzi a ciascuno coi suoi doni di passione, di
+strazio e di piacere. E vide che i suoi anni la mettevano
+indietro di Valeria, lontana, lontana, fuori dal giuoco;
+e sentì che l'Amore l'aveva oltrepassata e che non si fermerebbe
+mai più, mai più davanti a lei.</p>
+
+<p>Poi ricordò che i suoi doni essa li aveva avuti; ricordò
+che l'Amore aveva riversato ai suoi piedi le passioni come
+torrenti di fuoco e che la sua vita era passata in mezzo ai
+desideri come un bimbo passa in un campo di fiori.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;On sera beau joueur&nbsp;», &mdash; disse Nunziata.</p>
+
+<p>Poi entrò nella sua camera e spalancò le imposte. A
+lungo, a lungo si guardò nello specchio, e vide la sua faccia
+avvizzita e tinta; e la bocca vermiglia; e la complicata
+acconciatura dei capelli. Si mise in ginocchio accanto
+al suo letto e recitò con voce piana e puerile un «&nbsp;Pater
+noster&nbsp;» e un'«&nbsp;Ave Maria&nbsp;». Indi aprì le mani riluttanti,
+e restituì a Dio la sua morta giovinezza.<span class="pagenum"><a name="Page_125" id="Page_125">[125]</a></span></p>
+
+<p>Si lavò la faccia con acqua calda e sapone; tolse gli
+elaborati riccioli, e si appuntò i propri morbidi capelli
+semplicemente intorno al capo. Poi indossò una veste
+nera, lunga e liscia, e scese così nel salotto ad aspettare
+Nino.</p>
+
+<p class="pad2">Quella stessa sera, ella lo rimandò a suo padre. I bauli
+di Nino erano già pronti, la carrozza alla porta, ed egli
+protestava ancora che non sarebbe partito, che non l'avrebbe
+lasciata mai! Nunziata, col viso terreo e le labbra
+bianche, lo baciò in fronte, benedicendolo, e gli ingiunse
+di partire e di non tornare mai più.</p>
+
+<p>Finalmente, davanti all'ostinato rifiuto di Nino, ella
+si servì dell'arma che più le faceva male, e se ne valse per
+trafiggersi il cuore.</p>
+
+<p> &mdash; <em>Nancy!</em> &mdash; sussurrò. &mdash; Pensa a Nancy! Forse
+sarai ancora in tempo a salvarla dalle braccia di quel
+mascalzone!</p>
+
+<p>Nino trasalì. Il sangue gli montò agli occhi. Poi guardò
+quella pallida faccia straziata da cui l'acqua calda e le
+lagrime avevano lavato ogni traccia di volgarità; e perchè
+era uomo, e perciò ingenuamente crudele, non discusse,
+non rifiutò, non pensò neppure ad aspettare un'altra
+corsa; ma disse candido e spietato:</p>
+
+<p> &mdash; Hai ragione, sei un angelo! sii mille volte benedetta!</p>
+
+<p>... Nunziata uscì sul balcone e seguì cogli occhi la carrozza
+che si allontanava rapida nella notte. A un punto
+parve rallentare, poi girò, sparve.</p>
+
+<p>Con essa sparve la luce nella vita di Nunziata Villari.</p>
+
+<p>Giovinezza, amore, speranza, desiderio &mdash; tutti i lumi
+della ribalta il Destino li spense; e la lasciò nel buio.<span class="pagenum"><a name="Page_126" id="Page_126">[126]</a></span></p>
+
+<hr />
+<h2><a name="XVII" id="XVII"></a>XVII.</h2>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>Oh bocca chiusa, oh fonte di mistero,</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Schiudi le ignote tue delizie a me...</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p>Alle rosse labbra arcuate di Aldo l'impellente passione
+di Nancy chiedeva non baci soltanto, ma parole.</p>
+
+<p> &mdash; Parla, parla, &mdash; diceva lei, fissando coi chiari occhi
+urgenti quella giovine bocca vivida, dolce e silenziosa.</p>
+
+<p>Durante le lunghe ore che passavano insieme, ella
+chiedeva, ed egli doveva rispondere. I suoi splendidi
+occhi profondi la incitavano a rapide domande, e i baci
+che egli le dava non spegnevano la sete della sua anima
+per l'anima di lui. Poco a poco, timidamente, ella scostava
+i cancelli del giardino chiuso; giorno per giorno arrischiava,
+trepida, un passo più in là nei misteriosi sentieri. Dove
+erano le non vedute rose? dove le fontane di luce e i laghi
+di mistero? Trepida, in punta dei piedi, ella s'avventurava
+per gli angusti sentieri dove prima di lei Clarissa e tante
+altre erano passate. Quando l'ebbe girato tutto, ella si
+disse:</p>
+
+<p> &mdash; Io certo ho sbagliato. Non sono ancora entrata nel
+giardino...</p>
+
+<p>Il matrimonio doveva aver luogo quasi subito. Aldo
+era impaziente, e Nancy innamorata. E il Libro aspettava.
+Quindi Valeria partì per Milano a preparare il corredo,
+e Nancy doveva seguirla una settimana dopo.</p>
+
+<p>L'ultima sera nella villa Solitudine, Clarissa salì da
+Nancy per darle la buona notte in camera &mdash; nella grande
+camera vuota in cui il capolavoro non era stato scritto.
+I bauli di Nancy erano fatti, la penna d'avorio e il Libro<span class="pagenum"><a name="Page_127" id="Page_127">[127]</a></span>
+riposti. E sulla grande tavola stava, vano e malinconico,
+l'immenso calamaio.</p>
+
+<p>Nancy era appoggiata alla finestra guardando le stelle;
+Clarissa si mise accanto a lei, e immerse anch'ella lo
+sguardo frivolo in quelle profondità di cobalto.</p>
+
+<p> &mdash; Detesto le stelle, &mdash; disse Nancy a bassa voce. &mdash; Ne
+ho tanto paura.</p>
+
+<p> &mdash; Paura! Perchè? &mdash; rise Clarissa, per la quale una
+stella era una stella e null'altro.</p>
+
+<p> &mdash; Oh! &mdash; sospirò piano Nancy, &mdash; vorrei essere certa
+che a un dato punto non ve ne fossero più!... Vorrei sapere
+che smettono, che terminano! Mi fa troppo terrore
+il favoloso Nulla al di là dello Spazio illimitato &mdash; il perpetuo
+Giammai al di là dell'Eternità senza fine. Vorrei
+che ci fosse una muraglia intorno all'universo, un baluardo
+che ci rinserrasse tutti sani e salvi, lontani dal
+terribile Infinito!</p>
+
+<p>Clarissa rise.</p>
+
+<p> &mdash; Che strane idee! Forse quando sarai sposata ti sentirai
+meno piccola e paurosa.</p>
+
+<p> &mdash; Forse, &mdash; disse Nancy; e soggiunse: &mdash; Aldo dovrà
+essere il mio baluardo.</p>
+
+<p> &mdash; Oh! diletta mia! &mdash; esclamò Clarissa, &mdash; per carità,
+non voler fare del povero Aldo ciò che non è. Aldo
+è bello, è delizioso, è adorabile! Ma quanto all'essere un
+baluardo, lo è quanto questa sciarpa!...</p>
+
+<p>E lasciò sventolare nella quieta aria notturna il lieve
+velo diafano che portava al collo.</p>
+
+<p>Poi la baciò e scese da suo marito che l'aspettava
+brontolando.</p>
+
+<p>Quando furono a letto, Carlo disse:</p>
+
+<p> &mdash; Sono seccato!</p>
+
+<p>Clarissa, che non voleva informazioni a questo riguardo,
+continuò a leggere il suo libro di Mirbeau, particolarmente
+nauseabondo e affascinante.<span class="pagenum"><a name="Page_128" id="Page_128">[128]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Sono seccato, &mdash; ripetè Carlo; &mdash; sento che non
+dovrei permettere che quel malarnese di mio fratello
+sposi quella cara ragazzina. So che la renderà infelice.</p>
+
+<p> &mdash; Ma che! &mdash; disse Clarissa, &mdash; neanche per idea!
+Nancy sarà perfettamente beata scrivendo dei versi sul
+profilo di Aldo, finchè s'accorgerà che tutte le sue qualità
+terminano col suo naso greco. E allora si consolerà
+con qualcun altro. E sarà felice lo stesso.</p>
+
+<p> &mdash; Ah, va bene, &mdash; grugnì Carlo. &mdash; Forse te ne intendi
+più di me. Già, voialtre donne siete tutte vipere, che non
+sapete che graffiare e gracidare.</p>
+
+<p> &mdash; Che metafora mista! &mdash; mormorò Clarissa, spegnendo
+la candela col suo libro, cosa particolarmente
+spiacevole a Carlo. Poi si volse al muro, e si addormentò
+col confortante pensiero che Carlo, in vero, era un baluardo.</p>
+
+<p class="pad2">Le nozze di Nancy ebbero luogo a Roma. Tutti i poeti
+d'Italia mandarono dei poemi, e Nino le portò una collana
+di perle. Dal Quirinale venne un medaglione che racchiudeva
+la miniatura di un giovinetto. Nancy, pallida e riverente,
+osò sfiorare colle labbra quel grave viso d'adolescente,
+sulla cui fronte era già l'ombra d'una corona.</p>
+
+<p>Dopo la colazione nuziale tutti gli invitati si accommiatarono,
+e si avviarono alle loro carrozze, passando gaiamente
+sul tappeto scarlatto steso sulla scalinata, dal
+portone fino all'orlo del marciapiede.</p>
+
+<p>Poi Nancy, nell'abito da viaggio grigio-sorcio, abbracciò
+Valeria e pianse, dicendole addio. E abbracciò
+Nino e pianse, dicendogli addio.</p>
+
+<p>Poi scese, sempre piangendo, le scale, e a braccio
+dello sposo traversò il tappeto rosso e salì in carrozza.
+Clarissa e Carlo, lo zio Giacomo, la zia Carlotta e Adele
+seguirono in altre vetture alla stazione, dove una grande
+folla aspettava per salutare alla partenza gli sposi.<span class="pagenum"><a name="Page_129" id="Page_129">[129]</a></span></p>
+
+<p>Valeria e Nino restarono soli nelle stanze desolate.</p>
+
+<p>Valeria teneva il viso nascosto nelle mani. Ella guardava
+nell'avvenire; vedeva la lunga fuga dei giorni a venire,
+oscuri e solitari.</p>
+
+<p>Nino, con gli occhi velati di pianto, contemplava
+quella figura curva davanti a lui; e i suoi pensieri volsero
+indietro e risalirono il corso degli anni.</p>
+
+<p>Si chinò e le prese la mano.</p>
+
+<p> &mdash; Cuginetta mia! &mdash; diss'egli.</p>
+
+<p>Ella gli sorrise di un sorriso triste. Poi gli domandò.</p>
+
+<p> &mdash; A che cosa pensi?</p>
+
+<p>Vi fu una pausa.</p>
+
+<p> &mdash; Pensavo a Nancy e al passato, &mdash; rispose Nino. &mdash; Pensavo
+a suo padre &mdash; al povero Tom! morto così
+improvvisamente, così miseramente, in viaggio, fra
+estranei...</p>
+
+<p> &mdash; Già, &mdash; sospirò Valeria; e aggiunse a bassa voce,
+seguendo il filo dei ricordi: &mdash; Ma bisognava salvare Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; E pensavo anche al vecchio nonno, morto solo,
+nella notte, sulla collina...</p>
+
+<p> &mdash; Bisognava trovare Nancy, &mdash; disse Valeria.</p>
+
+<p> &mdash; E pensavo alla piccola Edith e alla sua povera
+madre, che dovettero partir sole... abbandonate da quelli
+che amavano, nell'ora più fosca della loro vita...</p>
+
+<p> &mdash; Ma bisognava pur proteggere Nancy, &mdash; disse Valeria,
+con grandi occhi stupiti.</p>
+
+<p>Udendola, egli comprese tutta l'inesorabile, la spietata
+forza dell'amore materno. Per Valeria nulla contava,
+nulla esisteva all'infuori di Nancy, &mdash; di Nancy che pure
+con dolce mano incosciente le aveva tutto rapito. Anche
+lui, non si era staccato da lei, preso e avvinto da Nancy?</p>
+
+<p> &mdash; E penso a te, Valeria, &mdash; seguitò Nino, con voce
+bassa e tremante, &mdash; a te, di cui io ho calpestato il povero
+cuore...<span class="pagenum"><a name="Page_130" id="Page_130">[130]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Non importa, non era colpa tua, &mdash; disse Valeria
+con un piccolo singhiozzo. &mdash; Amavi Nancy; come potevi
+non amarla? &mdash; I pietosi occhi le si empirono di lagrime. &mdash; Ed
+ora anche le tue speranze sono naufragate, anche
+tu hai il cuore spezzato!...</p>
+
+<p>Nino non rispose. Si volse e andò alla finestra. Rivedeva
+Nancy, Nancy dalla voce dolce, dagli occhi come
+giacinti ceruli sotto il fosco slancio delle chiome.</p>
+
+<p>E ancora una volta egli comprese come essa, nella
+sua innocenza di tortorella, avesse assorbito e sommerso
+l'esistenza di tutti quelli che le stavano d'intorno. Nella
+sua soave debilità, nella sua fralezza puerile, ella aveva
+infranto, distrutto e devastato. Le esistenze di tutti quelli
+che l'avevano amata erano state necessarie a nutrire
+la chiara fiamma del suo genio, il bianco fuoco della sua
+gioventù.</p>
+
+<p>Nino fissò gli occhi sul rosso tappeto nuziale che
+stendeva la sua striscia scarlatta fino all'orlo della strada.
+E gli parve un sentiero di sangue.</p>
+
+<p> &mdash; Ecco &mdash; diss'egli &mdash; la traccia del Divoratore!...
+Ecco il passaggio della colombella di preda!...</p>
+
+<p class="pad2">Il treno palpitò e si scosse; poi si avviò lento; poi con
+battito affrettato pulsò fuori dalla tettoia della stazione.
+E per Nancy gli addii e gli evviva e i fazzoletti sventolanti
+furono lasciati indietro, fermi nel suo passato.</p>
+
+<p>Essa allora sollevò verso lo sposo i teneri occhi illuminati
+di pianto.</p>
+
+<p>Ora dunque le porte del giardino sognato s'aprirebbero
+al tocco della sua bianca mano consacrata. La chiusa
+anima di Aldo le si svelerebbe alfine.</p>
+
+<p>Ora per lei le fonti di luce e i laghi di mistero, e le
+non vedute spirituali rose!<span class="pagenum"><a name="Page_131" id="Page_131">[131]</a></span></p>
+
+<hr />
+<h2><a name="XVIII" id="XVIII"></a>XVIII.</h2>
+
+<p>Nancy e Aldo avevano prescelto Parigi per meta
+del viaggio di nozze; poichè, quando Valeria aveva suggerito
+la Svizzera, Aldo aveva dichiarato che di marine
+e di paesaggi lui ne aveva «&nbsp;pranzato e cenato&nbsp;». Inoltre
+Clarissa aveva detto a Nancy:</p>
+
+<p> &mdash; Mia cara, se ci tieni ad avere una percezione chiara
+della vita, e una mente bene equilibrata, pensa ad essere
+sempre vestita bene. Non è che quando abbiamo la
+coscienza di essere impeccabilmente abbigliate, che abbiamo
+la calma, abbiamo la chiarezza, abbiamo l'imperturbabilità.</p>
+
+<p> &mdash; Davvero? &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Davvero, &mdash; disse Clarissa. &mdash; E non c'è che un
+sarto al mondo: Paquin. Se non si è vestite da Paquin,
+tanto vale girar nude.</p>
+
+<p>Nancy sorrise.</p>
+
+<p> &mdash; Sai, debbo pensare al mio Libro. E d'altronde, ci
+tengo poco alla toilette.</p>
+
+<p> &mdash; Ah! &mdash; disse Clarissa, &mdash; ci tieni poco alla toilette?
+Sta bene. Sta bene. Fa a modo tuo. Se a te piace essere
+un fagotto di genio e di stracci, e farti prendere in odio
+da tuo marito prima che siano passati due mesi, fa a
+modo tuo e cónciati in giacche, blouse e sottane!</p>
+
+<p>Si decisero dunque per Parigi; e in breve le quarantotto
+cicaleccianti «&nbsp;demoiselles&nbsp;» di Paquin furono intente
+ad appuntare costellazioni di pagliette, e nuvole di trine
+sulle seriche vesti vaporose per Nancy &mdash; le vesti che dovevano
+impedire ad Aldo di prenderla in odio fra due mesi.</p>
+
+<p>Secondo il suggerimento di Aldo presero stanza in un<span class="pagenum"><a name="Page_132" id="Page_132">[132]</a></span>
+alberghetto della rue Lafayette; poichè, diceva lui, non
+erano poi milionari, e si poteva far miglior uso dei quattrini
+che di regalarli ai proprietari di Grand Hôtel. Nancy
+trovò che egli aveva tutte le ragioni, e si meravigliò
+assai del suo senno.</p>
+
+<p>Davvero che egli sapeva molte cose! Sapeva i prezzi
+di tutto quello che si mangiava, e piombava dritto come
+un falco sul più piccolo errore in un conto. E guai al cameriere
+che distrattamente addizionasse coi franchi anche
+la data scritta in cima alla nota! Per Nancy era un momento
+di terrore quello in cui, nei risplendenti restaurants,
+Aldo toglieva dal piatto il conto accuratamente piegato
+e lo ispezionava lungamente, incurante del naso amaro
+e solenne del capo-cameriere, che, ritto dietro a lui, gli
+guardava giù sarcasticamente sulla ben spazzolata scriminatura.
+Nancy notava anche che quando entravano
+in tali luoghi c'era subito un grande accorrere verso di
+loro, un aprir di porte con ossequiosi inchini, un additar
+di tavole con larghi gesti di braccio e di tovagliolo. Il cappello
+di Aldo gli era preso dalle mani con deferente cura,
+e il mantello di Nancy le veniva tolto e portato via con
+tenerezza riverente.... Ma quando, pagato il conto, si alzavano
+per andarsene, pareva che nessuno si ricordasse più
+della loro esistenza. Aldo doveva andarsi a prendere il cappello
+da sè, e cercare il mantello di Nancy, e anche aprire
+da solo le pesanti porte di cristallo, poichè il «&nbsp;chasseur&nbsp;»,
+o non c'era, o guardava via, ridendo e scambiando delle
+strizzatine d'occhio coi camerieri.</p>
+
+<p>Anche colle vetture accadeva la stessa cosa. Sempre
+il vetturino che arrivava era tutto sorrisi e cortesia e scappellate;
+e sempre il vetturino che partiva era tutto muso,
+e insulto, e monologo ad altissima voce.</p>
+
+<p> &mdash; Questa gente crede che perchè siamo in viaggio
+di nozze dobbiamo essere idioti e pagar tutto il doppio, &mdash; disse
+Aldo. &mdash; Cara mia, il denaro è denaro.<span class="pagenum"><a name="Page_133" id="Page_133">[133]</a></span></p>
+
+<p>Questa frase l'aveva imparata da suo nonno, che
+teneva un negozio di coralli in via Chiaia a Napoli. La
+moglie del nonno &mdash; una bionda di Piedigrotta, che nella
+sua radiosa adolescenza aveva posato per molti pittori
+tedeschi e inglesi &mdash; aveva detto: «&nbsp;Sì, ma l'educazione
+è l'educazione&nbsp;». E aveva mandato i suoi tre figli in collegio
+a Modena e a Milano. Il maggiore, che fu poi padre
+di Carlo e di Aldo, aveva imparato a dire: «&nbsp;Un gentleman
+è un gentleman&nbsp;». E per seguire questa massima non volle
+più avere nulla a che fare coi genitori che tenevano negozio
+a Napoli. Alla sua morte il primogenito Carlo, appena ventenne,
+si sentì in dovere di andare alla ricerca dei suoi
+nonni. Li trovò, placidi e grassi, nella loro bottega. Non
+avevano bisogno di lui; anzi ne avevano molta soggezione
+e lo chiamavano «&nbsp;Eccellenza&nbsp;». Ma i due vecchi s'innamorarono
+subito del piccolo Aldo che aveva tredici anni ed
+era inverosimilmente bello. Lo tennero con loro, lo adorarono,
+lo viziarono, gli diedero la chiave del banco,
+perchè si divertisse a contare i denari... E ad Aldo piacquero
+molto i nonni e il loro negozio. E imparò che il
+denaro è denaro.</p>
+
+<p>Nancy, di fronte a quella frase, ammutolì. Aldo, camminando
+al suo fianco lungo il boulevard, continuò:</p>
+
+<p> &mdash; Vedi, è la gente come Carlo che guasta tutto per
+gli altri. Carlo è un perfetto cretino nello spendere i suoi
+denari.</p>
+
+<p> &mdash; Oh! ma è così buono Carlo! &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p>E lo disse con tale fervore che Aldo si chiese se per
+caso ella non sapesse che era Carlo che pagava tutte le
+loro spese, quelle del viaggio &mdash; con molte fantastiche
+aggiunte di Aldo &mdash; e anche quelle di tutto l'anno, a partire
+dal giorno delle loro nozze.</p>
+
+<p>«&nbsp;Ma bada che dopo di ciò non ti dò più un soldo&nbsp;»,
+aveva soggiunto Carlo, nel breve discorso fatto a suo fratello<span class="pagenum"><a name="Page_134" id="Page_134">[134]</a></span>
+otto giorni prima che si sposasse. «&nbsp;Puoi contarci.
+Non più un soldo finchè campo! Dunque scuotiti, dàtti
+d'intorno, e fa qualche cosa di utile. A questo mondo si
+deve tutti sgobbare&nbsp;».</p>
+
+<p>Ma Aldo non intendeva di «&nbsp;sgobbare&nbsp;». Rozza, inestetica
+parola. Come poteva un uomo, col fisico suo,
+«&nbsp;sgobbare&nbsp;»? Carlo non aveva nessun senso di delicatezza.
+Già lo diceva anche Clarissa... Ma in questa occasione
+Aldo non l'aveva consultata, perchè si ricordava di averla
+sentita dire un giorno: «&nbsp;Io capisco che si adori un uomo,
+ma non capisco che gli si paghino i debiti&nbsp;».</p>
+
+<p>In breve Nancy scoprì che la sapienza di Aldo non
+si limitava a conoscere i prezzi delle cose e a saper fare
+i conti. Egli conosceva anche luoghi e gente a Parigi &mdash; luoghi
+di cui Nancy non aveva mai sentito parlare; gente
+che Nancy non aveva mai sognato potessero esistere!</p>
+
+<p>Egli le diceva:</p>
+
+<p> &mdash; Stasera, Nancy, stasera riderai!...</p>
+
+<p>Ma Nancy rideva poco; rideva sempre meno. E finalmente
+un giorno le parve che non avrebbe potuto ridere
+mai più. Dio, Dio! come tutto quello che ella vedeva era
+orribile! Come tutto le faceva paura, e tristezza, e vergogna!</p>
+
+<p> &mdash; Che vuoi, è la vita, mia cara, &mdash; diceva Aldo stringendosi
+nelle spalle col suo solito gesto napoletano. &mdash; Come
+vuoi fare a scrivere libri, se non sai che cos'è la
+vita!</p>
+
+<p>Oh! ma lei non voleva sapere che cos'è la vita! Poteva
+scrivere libri anche senza sapere. Ed oh! avrebbe
+voluto che neppur Aldo sapesse niente! E per pietà, che
+egli la conducesse via, che si partisse &mdash; voleva dimenticare
+tutte quelle cose e non ricordarsene mai, mai più!</p>
+
+<p>Allora Aldo, che non era cattivo, e che aveva trovato
+l'iniziazione di Nancy meno divertente di ciò che<span class="pagenum"><a name="Page_135" id="Page_135">[135]</a></span>
+avesse sperato, domandò il conto dell'albergo, lo trovò
+esorbitante, fece dedurre il venti per cento.... e quindi
+annunciò all'indignato albergatore la loro partenza per
+l'indomani.</p>
+
+<p>E l'indomani partirono. Si recarono alla villa Solitudine
+di cui per il momento Carlo e Clarissa non avevano
+bisogno; fu combinato con Carlo che Aldo ne pagherebbe
+l'affitto a Clarissa. Clarissa non volle accettare l'affitto;
+ma Carlo, non sapendo ciò, ne restituì l'importo al fratello.
+Quindi, tutto sommato, questa combinazione fu per
+Aldo abbastanza vantaggiosa.</p>
+
+<p>Nancy si sforzò di dimenticare ciò che era la vita, e
+ritrovò in breve i suoi sorrisi; e Aldo la vide fiorire, tenue
+e luminosa come un'alba lunare. E per tutte le cose che
+ella sapeva e tentava di dimenticare, e perchè la vedeva
+muovere nelle morbide vesti parigine, pallida sotto i
+grandi cappelli piumati, Aldo ardeva di vulcanico amore
+meridionale per lei.</p>
+
+<p>Il Libro aspettava.</p>
+
+<p>Una sera che Aldo era al pianoforte improvvisando
+musica e parole sulla leggiadrìa di Nancy, ella, seduta
+accanto a lui, disse a un tratto:</p>
+
+<p> &mdash; Quando cominceremo a lavorare?</p>
+
+<p> &mdash; Mai! &mdash; disse Aldo, cingendole il collo con un braccio,
+senza interrompere gli accordi che suonava colla mano
+sinistra.</p>
+
+<p>Nancy rise, poggiando la testa al suo braccio.</p>
+
+<p> &mdash; Ma bisogna pure, Aldo. Io voglio scrivere il mio
+Libro. Sarà un grande Libro.</p>
+
+<p>Aldo fece cenno di sì col capo, e continuò a suonare.</p>
+
+<p> &mdash; E neppur tu, Aldo, puoi passare tutta la vita a dirmi
+che m'adori.</p>
+
+<p> &mdash; Sì, sì, posso, &mdash; disse lui.</p>
+
+<p>Nancy rise piano, e gli mise un bacio sulla manica
+della giacchetta.<span class="pagenum"><a name="Page_136" id="Page_136">[136]</a></span></p>
+
+<p>Poi, a un tratto, uno strano senso la vinse, un senso
+di solitudine e di paura. Le parve di essere sola nel mondo,
+e piccola, e derelitta, con nessuno che avesse cura di lei.
+E Aldo le parve anche più debole e più derelitto di lei.
+Allora il terrore dell'Infinito piombò sulla sua anima.</p>
+
+<p>Aldo frattanto cantava, soave e sommesso, con la testa
+china in avanti e i foschi capelli spioventi sulla fronte.
+All'improvviso Nancy pensò quanto sarebbe meglio essere
+chiusa, al sicuro, in una grande stanza chiara, con
+molti libri e un calamaio; e sapere che fuori, tra lei e il
+mondo, tra lei e l'oscurità, tra lei e il vuoto che la sgomentava,
+si tenesse una sentinella, forte e sicura, con un
+fucile a tracolla...</p>
+
+<p> &mdash; Ah! il baluardo! &mdash; pensò lei; e la gagliarda figura
+dell'inglese dalle larghe spalle, dagli occhi chiari e calmi,
+le si riaffacciò alla mente. Poi disse: &mdash; Il lavoro sarà il
+mio baluardo.</p>
+
+<p>E andò in camera sua a prendere la penna d'avorio.</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="XIX" id="XIX"></a>XIX.</h2>
+
+<p>Mancavano quattro mesi a finire l'anno della liberalità
+di Carlo, e Aldo allora sentì che bisognava pur
+scuotersi e sgobbare. Egli aveva cominciato col decidere
+che si stabilirebbero a Milano. E si erano stabiliti a Milano.</p>
+
+<p>Poi, niente. Non era successo niente. E Aldo non
+aveva fatto niente.</p>
+
+<p>Ora, conosceva troppo bene suo fratello Carlo per
+credere che, finito l'anno, egli continuerebbe le sue sovvenzioni.
+Carlo aveva detto: «&nbsp;non ti darò più un soldo&nbsp;».<span class="pagenum"><a name="Page_137" id="Page_137">[137]</a></span>
+E Carlo era un uomo che aveva un ridicolo rispetto della
+propria parola. Dunque Carlo era una fonte esaurita.
+Valeria, suocera affettuosa ma inetta, aveva mostrato
+ad Aldo i suoi conti e i suoi libretti, facendogli toccare
+con mano che Nancy non avrebbe potuto aver nulla, oltre
+le sue meschine quaranta mila lire di dote. Restava lady
+Sainsborough, quella vecchia originale d'inglese, che a
+Napoli si era presa di tanta simpatia per Aldo. Ma anche
+lei non aveva risposto alle ultime due lettere che Aldo
+le aveva scritte. Probabilmente aveva anche modificato
+il suo testamento. Dunque nulla da fare.</p>
+
+<p>Bisognava dunque scuotersi, agitare. Bisognava
+«&nbsp;sgobbare&nbsp;».</p>
+
+<p>Aldo si scosse... e sgobbò. Scrisse una terza lettera a
+lady Sainsborough.</p>
+
+<p>Poi si decise a chiedere a Carlo che gli desse un impiego
+nella direzione delle sue filature di seta. Carlo blandamente
+rifiutò. Allora andò dagli editori del primo libro
+di versi di Nancy, e propose a loro che gli facessero un adeguato
+anticipo sul libro non ancora scritto di sua moglie.
+Anch'essi blandamente rifiutarono.</p>
+
+<p>Allora, colla coscienza di aver fatto tutto il suo possibile,
+Aldo decise che era inutile agitarsi e sgobbare di
+più, e lasciò che gli eventi seguissero il loro corso.</p>
+
+<p>Nancy non gli era di nessun aiuto, di nessuna utilità.
+Egoisticamente ingolfata nel suo Libro, stava tutto il
+giorno in camera sua, seduta al suo tavolo, coi capelli
+tirati dietro alle orecchie, con gli occhi strani e lucenti.
+Se egli entrava nella stanza, ella, senza smettere di scrivere,
+alzava la mano sinistra imponendo il silenzio &mdash; gesto
+che egli trovava insopportabile. Se egli non obbediva a
+quel gesto e s'inoltrava, ella levava su di lui quegli occhi
+chiari, smarriti, interroganti &mdash; allora lui si sentiva nervoso,
+costretto ad affrettarsi, e dimenticava quello che
+aveva avuto l'intenzione di dirle.<span class="pagenum"><a name="Page_138" id="Page_138">[138]</a></span></p>
+
+<p>Così tirò avanti, pasticciando colle quaranta mila lire,
+passando i suoi giorni a leggere i giornali, a suonare il
+pianoforte, e andando ogni sera al Savini o all'Eden
+finchè veniva l'ora di andare alla Patriottica a giocare
+al poker o al baccarat.</p>
+
+<p>Alla Patriottica s'imbatteva spesso con Nino, che
+sedeva sempre imbronciato e solitario. Alla vista di Aldo,
+la bocca di Nino si contraeva in una smorfia amara, a tal
+segno che ad Aldo veniva il nervoso al solo vederlo; ed era
+convinto che quella faccia da pesce morto gli portasse
+sfortuna al giuoco. Aldo si sentiva doppiamente irritato
+alla sua vista per il fatto che Carlo &mdash; che per lui, suo proprio
+fratello, si era rifiutato a fare qualsiasi cosa &mdash; aveva
+recentemente preso per socio questo Nino, il quale, tanto
+per farsi valere (o anche per puro dispetto) si era messo a
+lavorare volgarmente come un negro, le sue dieci o dodici
+ore al giorno. Carlo, assai soddisfatto, si faceva vedere
+in galleria, col sigaro in bocca, a braccetto di Nino,
+come se fossero fratelli; mentre quell'assurdo zio Giacomo,
+come una vecchia gallina, trotterellava accanto a
+loro, raggiante e ridicolo.</p>
+
+<p>E lui, Aldo &mdash; che, insomma, era o non era il fratello
+di Carlo? &mdash; doveva andare a zonzo stupidamente da solo,
+fumando delle sigarette a buon mercato; oppure correre
+a fianco dello zio Giacomo, come un estraneo, come un
+«&nbsp;outsider&nbsp;», ascoltando per la millesima volta l'antifona
+nauseante del ritorno e della riabilitazione del Figliuol
+prodigo, Nino.</p>
+
+<p>Aldo andò da Clarissa a lamentarsi; ma questa non
+gli dimostrò nè simpatia, nè compassione. Lo ascoltò,
+distratta, stropicciandosi le unghie d'una mano sul palmo
+dell'altra, e guardando dalla finestra. Egli si era aspettata
+una ben altra accoglienza. Sperava che ella gli avrebbe
+in soave atto di carezza posato una mano sul capo reclinato,<span class="pagenum"><a name="Page_139" id="Page_139">[139]</a></span>
+dicendogli: «&nbsp;Povero bello!&nbsp;» come talvolta aveva
+fatto negli anni scorsi... Ma quando egli reclinò il capo,
+ella seguitò distrattamente a stropicciarsi le unghie d'una
+mano sul palmo dell'altra, e a guardar fuori dalla finestra.</p>
+
+<p>Egli sentì che dalla benevolenza di Clarissa poteva dipendere
+tutto il suo avvenire; e, quasi per un senso di
+dovere verso Nancy, egli afferrò una di quelle mani bianche
+e la baciò col suo bacio più morbido e conturbevole.</p>
+
+<p> &mdash; Oh, Aldo! non fare la lumaca, &mdash; disse Clarissa
+ritirando la mano. Poi lo squadrò da capo a piedi e disse: &mdash; Bah!
+Ringrazio il cielo che m'ha fatto sposar Carlo!</p>
+
+<p>A questa dichiarazione Aldo non credette affatto.
+Tuttavia questa frase, aggiunta a tutti gli altri smacchi,
+lo urtò. Quando partì, comprese che Clarissa lo considerava
+come l'esclusiva proprietà di Nancy, quanto il paio
+di antichi candelabri d'argento che ella le aveva dato
+per regalo di nozze; e comprese che ella non riprenderebbe
+mai nè lui nè i candelabri. Quelle fiamme per lei non si
+accenderebbero più.</p>
+
+<p>Nancy aveva scritto un terzo del Libro. Era una grande
+opera: un Libro di cui il mondo parlerebbe.</p>
+
+<p>Come il portento di Giovanna d'Orléans, una visione
+ultra terrena le aveva incendiato il cuore. Sentiva il Genio,
+come una grande aquila imprigionata, agitare le immense
+ali nel suo cervello, e l'Ispirazione, abbagliante e indefinita,
+le stendeva le braccia. Epiteti fini e fiammanti,
+rime e ritmi, come bimbi coronati di rose, irruppero
+cantando nella sua fantasia; e la giovane Idea, sciolti
+i luminosi capelli, sorse nuda e nuova innanzi a lei...</p>
+
+<p>Ecco: il bianco-e-nero Fiore della Frase apre i tuonanti
+petali: e sulla carta bianca sfolgora e vive il Poema.<span class="pagenum"><a name="Page_140" id="Page_140">[140]</a></span></p>
+
+<hr />
+<h2><a name="XX" id="XX"></a>XX.</h2>
+
+<p>Non fu più concesso ad Aldo di suonare il pianoforte,
+perchè disturbava Nancy nel suo lavoro. Egli doveva
+anche stare in casa per ricevere chiunque venisse, perchè
+Nancy non fosse importunata.</p>
+
+<p>Quando all'ora di pranzo ella non voleva interrompere
+il corso dei suoi pensieri venendo a tavola, era Aldo stesso
+che, in punta de' piedi, le portava i pasti; perchè la domestica
+dal passo pesante e dal viso stupefatto la irritava
+e la distraeva. Un silenzio riverente regnava sulla
+casa.</p>
+
+<p>Baldelli, della casa editrice di Roma, ebbe sentore
+del Libro e venne a Milano per sapere se era possibile
+averlo. L'editore milanese del Ciclo di Liriche, che distrattamente
+aveva omesso di pagare le ultime due edizioni
+di quel libriccino fortunato, mandò, senza che glielo si
+domandasse, un «&nbsp;chèque&nbsp;» quasi inverosimile, e suggerì
+per la nuova opera una edizione di lusso rara e ricercata.</p>
+
+<p>Nancy non rispose a nessuno, non badò a nessuno.
+Il Libro, come un falco, le teneva gli artigli conficcati
+nel cuore.</p>
+
+<p>Era una sera d'inverno; sotto la lampada accesa Nancy
+scrisse al sommo di una pagina bianca: «&nbsp;Capitolo XVII&nbsp;».
+Ella scrisse questa intestazione accuratamente, devotamente,
+disegnando i numeri romani con penna amorosa.
+Questo era il capitolo culminante del Libro. Per raggiungerlo,
+l'opera si era andata lentamente innalzando, in
+ripida e audace ascesa. Ma da quel punto il poema doveva
+fluire e precipitare, in largo, irrefrenabile torrente
+fino alla sua portentosa chiusa. Questo capitolo era il
+sommo, l'apogeo e la corona.<span class="pagenum"><a name="Page_141" id="Page_141">[141]</a></span></p>
+
+<p>Nancy si passò rapidamente la mano sulla fronte,
+ricacciando all'indietro i morbidi capelli scompigliati.
+Poi guardò nervosamente Aldo. Egli sedeva all'altro lato
+del tavolo con dei fogli di carta da musica davanti a sè.
+Il cerchio di luce della lampada gli pioveva pacatamente
+sul lucido capo chino. A Nancy parve ch'egli avesse l'aria
+tediata e triste.</p>
+
+<p> &mdash; Che c'è, Aldo? &mdash; gli chiese, stendendo verso di lui
+attraverso la tavola una mano affettuosa.</p>
+
+<p>Nella esuberante gioia dell'ispirazione, essa si sentiva
+molto tenera e pietosa.</p>
+
+<p> &mdash; Oh, niente, niente, &mdash; sospirò lui. &mdash; Avevo l'idea
+di scrivere un preludio. Ma non posso far nulla senza
+provarlo al pianoforte. E ciò ti disturberebbe. Non importa,
+non importa! Non curarti di me.</p>
+
+<p> &mdash; Ma certo che mi curo di te, &mdash; disse Nancy; e alzatasi
+gli andò vicino e si chinò su di lui, posandogli con
+affetto una mano sulla spalla. E vedendo sul foglio davanti
+a lui una riga di minime e di semiminime, sorrise, ricordando
+che nella sua infanzia le parevano ometti che s'arrampicassero
+sopra uno steccato orizzontale.</p>
+
+<p> &mdash; Sai bene, &mdash; disse Aldo passando e ripassando la
+penna sulla faccia di uno degli ometti e facendolo diventare
+più grande e più nero degli altri, &mdash; sai bene che Ricordi
+pubblicherà quelle mie romanze; ma credo che le
+abbia accettate solamente perchè le parole sono tue...
+Allora ho pensato di scrivere una cosa che fosse tutta
+mia... una specie di preludio, come l'«&nbsp;Après-midi d'un
+Faune&nbsp;». Ma sarebbe proprio necessario che lo provassi
+al pianoforte...</p>
+
+<p> &mdash; Lo so, povero caro, &mdash; disse Nancy, accarezzandogli
+i morbidi capelli. &mdash; Lo so, che sono una cattiva e perfida
+egoista che mette a soqquadro tutto, con questo mio
+Libro. Ma abbi pazienza, abbi pazienza! &mdash; E Nancy<span class="pagenum"><a name="Page_142" id="Page_142">[142]</a></span>
+gettò uno sguardo di appassionato desiderio verso quel
+«&nbsp;Capitolo XVII&nbsp;» che, in grandi caratteri, le arrideva
+capovolto sul foglie bianco dall'altra parte della tavola.
+L'inchiostro ancora bagnato del «&nbsp;XVII&nbsp;» luccicava e le
+faceva cenno di affrettarsi. &mdash; Aspetta che abbia finito
+il mio Libro. Vedrai, vedrai allora! Farai tutto quello
+che vorrai. Ce ne andremo a passare dei giorni azzurri
+in campagna; e saremo felici, ultracelestialmente felici! &mdash; E
+poi soggiunse, per fargli piacere: &mdash; E saremo anche
+ultramericanamente ricchi!</p>
+
+<p>Egli levò su di lei i neri occhi profondi, ed ella pensò
+che somigliava al San Sebastiano del Murillo.</p>
+
+<p> &mdash; Il tuo Libro ha inghiottito tutto il bene che mi volevi! &mdash; disse
+Aldo.</p>
+
+<p> &mdash; Ma no, &mdash; disse Nancy, e gli accarezzò la bella
+fronte. &mdash; Ma se sei tu, se è la tua presenza, la tua arcangelica
+bellezza che mi ispira e mi aiuta a scrivere!</p>
+
+<p>Aldo sospirò.</p>
+
+<p> &mdash; Eh, lo so che sono una nullità!... E non mi resta
+che a rallegrarmi che, per il fatto che non sono un mostro,
+ti ho aiutata a scrivere il tuo Libro.</p>
+
+<p>Nancy sentì una fitta di rimorso.</p>
+
+<p> &mdash; Non dire delle cose amare, cuor mio, &mdash; pregò. &mdash; Devo,
+devo essere egoista per un po' di tempo ancora!
+Se non scrivo mi pare di avere nel cervello un demone
+pazzo che strepita e stride per venir fuori... Ed oh! Aldo!
+quando mi veggo davanti la carta lucida e bianca, piena
+di abbaglianti promesse, sento d'un tratto in me l'urto
+dell'ispirazione, e la chiamata! Allora dalla vecchia penna
+d'avorio balza e scaturisce la parola, facile, rapida, piana..
+E mi pare di essere una fonte d'acqua montanina che
+lancia in fulgido zampillìo la sua vita al sole.</p>
+
+<p>Aldo prese ed attirò a sè il dolce viso acceso.</p>
+
+<p> &mdash; Lavora dunque, &mdash; disse, e la baciò. &mdash; Nulla deve
+interrompere la tua opera.<span class="pagenum"><a name="Page_143" id="Page_143">[143]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; No, no, nulla al mondo! &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p>Nel dirlo uno strano brivido passò in lei, un rapido
+battito le scosse il cuore, e sentì la radice dei suoi capelli
+rizzarsi come tante piccole spine. Poi più nulla.</p>
+
+<p>La strana sensazione svanì, ed essa si volse per tornare
+al suo posto; si fermò ritta accanto alla tavola, e chinò
+lo sguardo sul «&nbsp;Capitolo XVII&nbsp;». L'inchiostro ancora
+umido brillava sulla cifra. Ma Nancy aspettava &mdash; aspettava
+di sentirsi ripetere sotto al cuore quel palpito strano,
+trillante, indescrivibile. Volse lo sguardo ad Aldo. Egli
+stava pingendo pensosamente la faccia di un'altra semiminima,
+facendola diventare grande e nera.</p>
+
+<p>Allora Nancy sedette, e intinse la penna d'avorio
+nella bocca spalancata del calamaio. Ah! <em>Ecco!</em> ancora!
+Ecco, il battito! il battito! Come una piccola mano
+morbida che la colpisse nel cuore! Ed ora, un fremito
+lungo, un tremolìo, come d'uccelletto imprigionato!</p>
+
+<p> &mdash; Aldo! Aldo! &mdash; gridò, e cadde avanti, col viso nascosto
+sulle braccia.</p>
+
+<p>E i suoi capelli diffusi ondeggiarono sul «&nbsp;Capitolo
+XVII&nbsp;», e sfregiarono la bianca pagina aspettante.</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="XXI" id="XXI"></a>XXI.</h2>
+
+<p class="astline">******</p>
+
+<p>Nancy si mosse, sospirò!... poi lenta aprì gli occhi.
+Era sveglia.</p>
+
+<p>Nella camera attigua Valeria singhiozzava tra le braccia
+dello zio Giacomo, e la zia Carlotta baciava Adele,
+e baciava Aldo, che, pallido con gli occhi rossi, stringeva
+la mano a tutti.<span class="pagenum"><a name="Page_144" id="Page_144">[144]</a></span></p>
+
+<p>Attraverso la porta socchiusa Nancy udiva le loro
+voci sommesse e bisbiglianti; e ne sentì un vago e languido
+piacere. Ma ecco che un altro suono le colpì l'orecchio:
+un suono dolce, staccato, regolare &mdash; che pareva
+il lento battito d'una pendola. Quel suono le dava un
+senso di calma profonda e soave. Volse il capo sui guanciali
+e guardò. Era la culla!</p>
+
+<p>Accanto vi sedeva, sonnecchiando, la Suora, reggendosi
+la fronte con una mano, mentre coll'altra, posata
+sulla sponda della culla, faceva, anche nel dormiveglia,
+la dolce mossa automatica del ninnare.</p>
+
+<p>Nancy sorrise e richiuse gli occhi. Quel battito regolare
+la sopiva, e la riconduceva verso il sonno. Ella si
+sentiva ineffabilmente tranquilla, illimitatamente felice.</p>
+
+<p>Era finita l'attesa; erano passati i timori. Ora la vita
+si apriva più vasta sopra più vasti orizzonti. L'anima
+sua era placata, appagata e senza desiderio.</p>
+
+<p>Ed ora, con un sommesso tremito di gioia, le tornò
+nella memoria il suo Libro; il suo Libro che la aspettava,
+fermo dove ella lo aveva lasciato quella sera in cui l'avvenire
+aveva pulsato entro il suo seno. L'opera che doveva
+vivere la chiamò con voce piana, e le ripiegate ali dell'aquila
+fremettero...</p>
+
+<p class="pad2">Nel crepuscolo oscillante della culla la creatura aprì
+gli occhi e pianse:</p>
+
+<p> &mdash; <em>Ho fame.</em></p>
+
+<p>&nbsp;<br />&nbsp;</p>
+
+<hr />
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_145" id="Page_145">[145]</a></span></p>
+
+<p class="center big">LIBRO SECONDO</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="I_II" id="I_II"></a>I.</h2>
+
+<p>Quando delle quaranta mila lire ne furono dileguate
+diciotto mila, Aldo disse: «&nbsp;Qui bisogna fare qualche cosa&nbsp;».
+E quando delle quaranta mila lire non ne restarono più
+che diciotto mila, egli disse: «&nbsp;Qui, qualche cosa va fatto&nbsp;».
+Carlo non voleva saperne di lui nè dei suoi affari. L'unica
+cosa che avesse ricevuto da lady Sainsborough era una
+fotografia «&nbsp;presa in giardino col mio caro cane Fox&nbsp;»,
+e un'altra di lady Sainsborough in amazzone «&nbsp;pronta
+per la cavalcata col barone Cuciniello&nbsp;».</p>
+
+<p> &mdash; Vecchia matta, &mdash; brontolò Aldo, gettando le fotografie
+nel fuoco e conficcandovele ferocemente colle
+molle.</p>
+
+<p>Poi chiamò Nancy e le espose lo stato delle cose. Nancy
+non parve oltremodo impressionata.</p>
+
+<p> &mdash; Ah, non c'erano più che diciotto mila lire? Ma
+guarda un po'! &mdash; Poi andò carponi sotto la tavola e
+nascose la faccia dietro il tappeto ricamato: &mdash; Bau-bau!
+Kukù!</p>
+
+<p>La piccolina le ruzzolò dietro e le tirò i capelli con molti
+strilli di gioia.</p>
+
+<p> &mdash; E così, che cosa dobbiamo fare? &mdash; disse Aldo.<span class="pagenum"><a name="Page_146" id="Page_146">[146]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Appena béby saprà camminare, &mdash; rispose Nancy
+da sotto la tavola, &mdash; la sua mamma... sì, sì, sì, chi è la
+sua mamma adorata? eh, tesoro piccolo, agnello del buon
+Dio?...</p>
+
+<p> &mdash; Cosa racconti? &mdash; chiese Aldo impaziente.</p>
+
+<p> &mdash; Dico che appena béby saprà camminare, la sua
+mamma, che sono io... nèh, béby, che sono io la tua
+mamma?... Di' «&nbsp;mamma!&nbsp;» Mammam-mam...</p>
+
+<p> &mdash; Ma va avanti, &mdash; gridò Aldo.</p>
+
+<p> &mdash; La sua mamma, dicevo, si rimetterà al lavoro.
+Ma finchè questa creatura è un essere così piccolo &mdash; Nancy
+baciò la morbida testolina di sua figlia su cui i capelli
+spuntavano qua e là in ciuffi biondi &mdash; la sua mamma
+non sarà una crudele (bacio) brutta (bacio) feroce (bacio)
+tigre ircana (bacio, bacio) che abbandoni solo soletto al
+mondo un povero piccolo béby come questo (molti baci)
+per scrivere dei noiosi libri che nessuno ha voglia di leggere...
+bau-bau bau... Kukù!</p>
+
+<p>Aldo seccato uscì dalla stanza, ma nessuno sotto la
+tavola si avvide della sua partenza.</p>
+
+<p>Egli si recò dallo zio Giacomo, e gli parlò a lungo;
+e lo zio Giacomo, per amore di Nancy, lo prese nel suo
+studio e gli diede da fare dei disegni e dei piani d'architettura,
+con uno stipendio di duecento lire al mese.</p>
+
+<p>Alla fine della terza settimana Aldo alzò gli occhi
+dal suo tavolo e, volgendo lo sguardo per la stanza dove
+altri quattro impiegati disegnavano dei piani, li osservò
+con aria meditabonda. Due di quei quattro erano giallicci
+e magri; uno era gialliccio e grasso; l'altro era grasso e
+rosso. I due giallicci e magri avevano pochi capelli; quello
+gialliccio e grasso non ne aveva affatto; quello grasso e
+rosso portava gli occhiali. Tutti quanti erano in quello
+studio da quattro, sei, e dodici anni a disegnare piani,
+con stipendi che variavano dalle duecento alle seicento
+cinquanta lire al mese.<span class="pagenum"><a name="Page_147" id="Page_147">[147]</a></span></p>
+
+<p>Aldo fece un breve calcolo sulla sua carta asciugante.
+Ammettendo che egli stesse in quello studio cinque anni,
+e che per i primi due anni guadagnasse 200 lire al mese:
+fanno 4800 lire. Per i due anni seguenti gli darebbero probabilmente
+300 lire al mese, diciamo, anzi, 350 &mdash; 8400
+lire. L'anno dopo mettiamo che gliene dessero 400, o anche
+450 al mese = 5400 lire. Totale in cinque anni: 18600 lire.</p>
+
+<p>Diciotto mila seicento lire. Così che, dato che egli non
+spendesse nulla, assolutamente nulla, ma continuasse a
+vivere per cinque anni di ciò che rimaneva della dote
+di Nancy (il che era fuori di questione perchè non poteva
+bastare) egli si sarebbe trovato, in capo a cinque anni,
+esattamente al punto in cui si trovava oggi... con cinque
+anni di più sulle spalle. E probabilmente anche lui gialliccio
+e magro, o gialliccio e grasso, o rosso e grasso con
+gli occhiali. Era un programma assurdo, insensato. Era
+inconcepibile. Oggi, eccolo con le sue diciotto mila lire
+in tasca e i cinque anni ancora davanti a sè.</p>
+
+<p>Prese il cappello e lasciò lo studio. Scrisse spiegando
+le cose allo zio Giacomo il quale gli rispose dandogli del
+cretino, dell'ingrato, del napoletano, dell'asino, del pover'uomo,
+del triplice estratto di egoista imbecillità.
+Aldo non discusse queste opinioni.</p>
+
+<p>A casa spiegò matematicamente la situazione a Nancy
+e a Valeria, dilungandosi in ragionamenti e cifre che esse
+ascoltarono con occhi vaghi e aria imbambolata, pensando
+ad altro. Per farlo smettere gli diedero ragione.</p>
+
+<p> &mdash; Diciotto mila lire &mdash; disse Aldo &mdash; impiegate con
+senno e intelligenza potrebbero essere la base di una
+vasta fortuna.</p>
+
+<p>Valeria approvò con mite capo, e Nancy disse:</p>
+
+<p> &mdash; Kukù!</p>
+
+<p>Allora il béby, a richiesta di Aldo, fu mandato a passeggio
+con la donna rettilineare e arcigna, scelta con
+speciale cura per questo ufficio dalla zia Carlotta.<span class="pagenum"><a name="Page_148" id="Page_148">[148]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Potresti metterti in società con qualcuno, &mdash; disse
+Nancy, dolcemente, con la testa un po' inclinata per mostrare
+che prendeva interesse alla cosa.</p>
+
+<p>Valeria assentì, e soggiunse:</p>
+
+<p> &mdash; Ho sentito dire che le miniere sono sempre un buon
+affare.</p>
+
+<p>Aldo non rispose.</p>
+
+<p> &mdash; Diciotto mila lire! &mdash; disse, meditabondo. &mdash; Non
+è molto! &mdash; Poi azzardò: &mdash; Si potrebbe naturalmente
+aprire un negozio.</p>
+
+<p>Nelle profondità crepuscolari dei suoi splendidi occhi
+passò la visione del nitido e ben fornito negozietto di suo
+nonno in via Chiaia a Napoli, coll'insegna: «&nbsp;Esposito
+Della Rocca, corals and mosaics; English spoken&nbsp;», con
+le sue file di coralli appesi, coi pettini di tartaruga e gli
+ornamenti di filigrana; con le spille di lava e di mosaico
+che si vendevano a una lira l'una; e le conchiglie di lucida
+madreperla, e le vedute del Vesuvio notturno su cristallo
+convesso; e poi quei piccoli album di vedute di Napoli
+ripiegate entro una copertina rossa, che gli inglesi compravano
+così volentieri. Gli pareva di vedere il nonno
+uscir fuori dal banco con uno di questi libriccini rossi in
+mano, e brrrr... scioglierli a volo davanti agli ingenui
+verde-velati forestieri. Il nonno! lo vedeva, come fosse
+oggi, consegnando con gesto di languida grazia i pacchettini
+avvolti in carta rosa ai clienti, poi, salutando
+con largo gesto della mano, e accompagnandoli fin sulla
+porta con blanda e dignitosa benevolenza. Anche ad Aldo
+sarebbe piaciuto avere un bel negozio a Napoli, con dei
+fidenti e ingenui avventori inglesi; e degli americani,
+insolenti, ma ricchi; e dei tedeschi, economici, ma sentimentali &mdash; che
+tutti pagherebbero i loro bravi denari...
+Ah! quei buoni piccoli denari che entrano lungo il giorno
+e che la sera si contano, si guardano, si ricontano e si mettono<span class="pagenum"><a name="Page_149" id="Page_149">[149]</a></span>
+via, invece di quel vago e remoto «&nbsp;stipendio&nbsp;» così
+insoddisfacente, non visibile, non tangibile, e privo di
+sorprese e di possibilità.</p>
+
+<p>Ma Valeria, parlava:</p>
+
+<p> &mdash; Un negozio! ma caro Aldo! che terribile idea!
+Come puoi pensare a una cosa simile?</p>
+
+<p>E Nancy, che credeva ch'egli avesse detto per celia,
+rise con tutte le fossette in gioco.</p>
+
+<p> &mdash; Ma sì, Aldo, ma sì! metteremo su una bottega
+di balocchi... avremo tutti i giocattoli del mondo per
+divertire béby! Cinquecento bambole per béby! Mille
+pecore di gomma per béby; dieci mila orsacchiotti di pelo,
+e mucche che a schiacciarle fanno mu-u! Sì, sì, Aldo!
+prendiamo subito un negozio di balocchi! &mdash; e saltò su
+a baciargli la dritta e sottile scriminatura che gli spartiva
+in due onde nere i lucidi capelli. &mdash; E se poi, &mdash; soggiunse,
+appoggiando la guancia ridente al capo di suo marito, &mdash; se
+poi béby avrà rotto tutte le teste, e leccato via tutti
+i colori, e strappato tutti i peli alle povere bestie, vuol dire
+che, per compenso, regalerò un poema autografo ai compratori
+di ogni animale danneggiato. E allora tu esigerai
+che te lo paghino due lire di più!</p>
+
+<p>Questa allusione al poema autografo fece chiaramente
+comprendere ad Aldo che era impossibile che sua
+moglie, la celebre poetessa, potesse tenere un negozio.</p>
+
+<p>Sospirò, e disse:</p>
+
+<p> &mdash; Ho quasi idea di tentare Montecarlo. Non ci sono
+mai stato, ma De Cesari, quel mio amico genovese, mi
+ha detto di un magnifico sistema.</p>
+
+<p> &mdash; Perchè non se ne serve lui allora? &mdash; disse Nancy. &mdash; A
+vederlo, si direbbe che ne ha bisogno.</p>
+
+<p> &mdash; Ha provato, &mdash; assicurò Aldo, &mdash; ma lui non è
+l'uomo da giocare un sistema. Gli manca la forza di carattere.
+Un sistema è una di quelle cose che guai a non seguirlo,<span class="pagenum"><a name="Page_150" id="Page_150">[150]</a></span>
+e continuarlo, e giocar sempre quello, per quanto
+si possa essere tentati di far diversamente. Eh no! De Cesari
+non è l'uomo.... Ma il suo sistema è veramente straordinario.</p>
+
+<p>E Aldo prese di tasca uh taccuino, ne strappò un
+foglio, e con una matita fece vedere il sistema a Nancy
+e a Valeria.</p>
+
+<p> &mdash; Vedete? «&nbsp;N&nbsp;» vuole dir nero e «&nbsp;R&nbsp;» rosso. &mdash; Poi
+fece tanti piccoli punti irregolarmente sotto ogni iniziale. &mdash; Vedete?
+su tutti questi punti io vinco.</p>
+
+<p> &mdash; Davvero? &mdash; dissero Nancy e Valeria chinandosi
+sul foglietto con le teste vicine.</p>
+
+<p> &mdash; Sì, sì; vinco su tutte le intermittenze.</p>
+
+<p> &mdash; Cosa sono le intermittenze? &mdash; chiese Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Oh! Poco importa cosa sono, &mdash; disse Aldo facendo
+degli altri puntini. &mdash; E vinco su tutti i colpi di due, di
+tre, di cinque....</p>
+
+<p> &mdash; Di quattro, &mdash; corresse Nancy, che non capiva
+niente, ma voleva dimostrare il suo interessamento.</p>
+
+<p> &mdash; No.... non vinco sui colpi di quattro, &mdash; disse
+Aldo. &mdash; Sui quattro, perdo. Ma guadagno poi sui cinque,
+e i sei, e su tutto il resto. E naturalmente i colpi
+di quattro vengono di rado.</p>
+
+<p> &mdash; Naturalmente, &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Già, &mdash; disse Valeria.</p>
+
+<p>Ed entrambe contemplarono con occhi vacui la duplice
+fila di puntini sotto l'N e l'R.</p>
+
+<p> &mdash; Potrei rendere il gioco meno costoso, &mdash; disse Aldo
+meditabondo, &mdash; se aspettassi, e lasciassi passare le intermittenze,
+per non puntare che sui colpi di due.</p>
+
+<p> &mdash; Già, sarebbe bene, &mdash; disse Nancy, che comprendeva
+di meno in meno.</p>
+
+<p> &mdash; Ma &mdash; fece Valeria &mdash; se hai detto che vincevi sulle
+intermittenze?<span class="pagenum"><a name="Page_151" id="Page_151">[151]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Eh! cara mia! se <em>sono</em> intermittenze! &mdash; disse
+Aldo con aria di profonda saggezza. &mdash; Ma se fossero dei
+quattro?</p>
+
+<p>Questa frase per Nancy chiuse la porta definitivamente
+a ogni più lontano bagliore di comprensione. Ma
+Valeria, che durante il suo viaggio di nozze era stata a
+Montecarlo quattro giorni, disse con tono reciso:</p>
+
+<p> &mdash; Io, se fossi in te, starei a vedere. Se fossero dei
+quattro, allora non punterei che sui cinque e i sei.</p>
+
+<p>Aldo riflettè, stropicciandosi il mento.</p>
+
+<p> &mdash; Questa non è forse una cattiva idea, &mdash; disse, &mdash; ma
+bisogna che provi. Adesso voialtre dite «&nbsp;rosso&nbsp;» o
+«&nbsp;nero&nbsp;», così, a caso, come vi salta in testa.</p>
+
+<p>Nancy e Valeria dissero «&nbsp;rosso&nbsp;» e «&nbsp;nero&nbsp;», a caso,
+come saltava loro in testa; e Aldo giocò il sistema, puntando
+degli scudi immaginari, e raddoppiandoli secondo
+le regole del De Cesari. In meno d'un quarto d'ora, dimostrò
+che aveva guadagnato quasi duemila lire.</p>
+
+<p>Allora fu deciso ch'egli sarebbe andato a Montecarlo
+e avrebbe giocato il sistema e niente altro che il sistema.
+E sarebbe partito il più presto possibile.</p>
+
+<p> &mdash; Non ditene una sillaba a nessuno, &mdash; disse. &mdash; De
+Cesari raccomandava sopra tutto che non se ne parlasse.
+Capirete. Se tanta gente lo sapesse, Montecarlo
+non esisterebbe più. E allora tutto sarebbe guastato.</p>
+
+<p>Non dissero una sillaba a nessuno; ma cominciarono
+subito i preparativi per la partenza di Aldo.</p>
+
+<p> &mdash; Non mi fermerò più di un mese per volta, &mdash; disse
+lui. &mdash; Bisogna stare attenti che il Casino non sospetti
+che si ha un gioco sicuro.</p>
+
+<p> &mdash; Si capisce, &mdash; disse Valeria.</p>
+
+<p>E Nancy disse:</p>
+
+<p> &mdash; Non è un po' disonesto d'andar lì, sapendo di
+dover vincere?<span class="pagenum"><a name="Page_152" id="Page_152">[152]</a></span></p>
+
+<p>Aldo spiegò che l'Amministrazione del Casino non
+era una persona, soggiungendo che, ad una società così
+ricca, quelle poche migliaia di lire che a lui occorrevano
+ogni anno non farebbero nè caldo nè freddo.</p>
+
+<p>Nancy allora soggiunse:</p>
+
+<p> &mdash; So che Montecarlo è un luogo terribile... pieno
+di cattive donne, strane e pericolose. Spero... oh Dio!...</p>
+
+<p>Aldo le baciò la fronte rannuvolata.</p>
+
+<p> &mdash; Mia cara, se vado a Montecarlo è per i denari.
+All'infuori di ciò, niente m'interessa.</p>
+
+<p>Nancy sorrise e sospirò.</p>
+
+<p> &mdash; Lo so! lo credo! &mdash; disse. &mdash; Ma certo quelle odiose
+creature ti guarderanno.</p>
+
+<p> &mdash; Ah! a questo non c'è rimedio, &mdash; disse Aldo,
+blando e rassegnato.</p>
+
+<p>Nancy rise e lo abbracciò.</p>
+
+<p> &mdash; Che strano ragazzo sei tu! &mdash; disse. &mdash; Io credo
+che il tuo Giardino Chiuso, il tuo «&nbsp;hortus conclusus&nbsp;»,
+non sia che un campicello di patate.... E ciò nonostante
+quante ore felici vi ho passato!</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="II_II" id="II_II"></a>II.</h2>
+
+<p>Maggio portò alla bambina un dente. Giugno gliene
+portò un altro, e le gettò uno sprazzo di luce dorata sui
+capelli. Agosto le mise sulle labbra una parola o due.
+Settembre la mise ritta e titubante sui piedini. E Ottobre
+la spinse a correre con passi vacillanti, attonita ed
+estasiata, nelle braccia della mamma.</p>
+
+<p>I suoi nomi erano Liliana, Astrid, Rosalynda, Anne-Marie.<span class="pagenum"><a name="Page_153" id="Page_153">[153]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Ora che béby sa camminare, &mdash; disse Valeria a
+sua figlia, &mdash; tu dovresti riprendere il tuo lavoro.</p>
+
+<p> &mdash; Sicuro che devo, &mdash; disse Nancy, sollevando tra
+le braccia la sua bambina e ponendosela in grembo. &mdash; Hai
+visto, mamma, i braccialetti che ha? &mdash; E tese verso
+Valeria le due brevi braccia paffutelle della bambina,
+a mostrare intorno al minuscolo polso una triplice lineetta
+rosea, che solcava deliziosamente le tenere carni. &mdash; Vedi?
+tre piccoli braccialettini «&nbsp;porte-bonheur&nbsp;»!</p>
+
+<p>E Nancy baciò il polso grassetto, mordendolo un
+poco.</p>
+
+<p> &mdash; Dove è stato messo il tuo manoscritto? &mdash; chiese
+Valeria.</p>
+
+<p> &mdash; Oh! non so! disopra, forse... o altrove, &mdash; disse
+Nancy, fingendo di mangiare il piccolo braccio nudo
+della bambina. &mdash; Oh! che bontà! che bontà! Proprio
+<em>stuisito</em>!... Mamma, questa creatura sa di erbetta
+e di vaniglia e di viole mammole. Assaggia un po', che
+buon sapore! Assaggia!</p>
+
+<p>E porse il piccolo braccio da mordere anche a Valeria.</p>
+
+<p> &mdash; <em>Saggia</em>, &mdash; disse la piccina.</p>
+
+<p>La nonna assaggiò e trovò eccellente e squisito. Allora
+dovette assaggiare anche l'altro braccio; e lo trovò
+squisito. E poi un pezzetto di guancia; e poi l'altra guancia...
+e tutto era squisito. Poi la bambina alzò il piedino
+nella sua scarpetta di cuoio bianco, e lo tese alla nonna:</p>
+
+<p> &mdash; <em>Saggia!</em></p>
+
+<p>Ma la nonna non volle assaggiarlo e disse:</p>
+
+<p> &mdash; Beh! beh! cattivo! &mdash; E anche all'altro piedino
+teso perchè lo assaggiasse, la nonna disse &mdash; beh! beh! &mdash; e
+aggiunse anche un'altra parola, indicante grande
+schifo.</p>
+
+<p>Ma la piccola disse: &mdash; <em>Saggia!</em> &mdash; e gli angoli
+della sua bocca cominciarono a curvarsi ominosamente
+in giù.<span class="pagenum"><a name="Page_154" id="Page_154">[154]</a></span></p>
+
+<p>Allora la nonna assaggiò la scarpetta e la trovò molto
+gustosa; eppoi l'altra scarpetta e la trovò eccellentissima
+anche lei. Eppoi Nancy dovette cominciar da capo ad
+assaggiare tutto: le braccia, e le guancie, e le scarpette...</p>
+
+<p>Così i giorni passavano affaccendati, pieni di importanti
+occupazioni.</p>
+
+<p>Aldo, da Montecarlo, scriveva che il «&nbsp;sistema&nbsp;» era
+impareggiabile. L'unica sua paura era che l'amministrazione
+se ne accorgesse. Ora giocava con puntate doppie.</p>
+
+<p>... Pochi giorni dopo scrisse che nel sistema c'era
+un difetto. Ma poco importava. Aveva scoperto un sistema
+nuovo, molto migliore dell'altro. L'aveva comperato
+per cento franchi da un individuo che era stato espulso
+dal Casino, perchè l'amministrazione aveva paura di lui
+e del suo sistema. Naturalmente Aldo s'era impegnato
+a fargli un regalo adeguato, a vincita fatta. La sera precedente
+aveva guadagnato ottocento lire in dieci minuti
+con questo nuovo sistema. Doveva però andar molto
+cauto, perchè il difetto di quell'altro sistema era stato
+disastroso.</p>
+
+<p>Giunse una terza lettera. Aldo, dopo aver vinto costantemente
+per quattro giorni di seguito, era vittima
+della più incredibile disdetta; la vera «&nbsp;guigne&nbsp;»! Una
+serie di ventiquattro neri, mentre lui raddoppiava sul
+rosso. Comunque, intendeva di attenersi rigidamente al
+nuovo sistema. Era l'unico modo di salvarsi. La gente
+che esita, che cambia, che salta da un sistema all'altro,
+deve perdere per forza. Baci a tutti.</p>
+
+<p>Due giorni dopo venne una cartolina. «&nbsp;Ho scoperto
+che tutti i precedenti S erano sbagliati. Ho fatto conoscenza
+di un Cr. che rimetterà le cose a posto.&nbsp;»</p>
+
+<p>Valeria e Nancy restarono perplesse davanti al «&nbsp;Cr.&nbsp;».
+Naturalmente l'«&nbsp;S&nbsp;» significava sistema. Ma «&nbsp;Cr.&nbsp;»?
+che cosa poteva significare «&nbsp;Cr.&nbsp;»?<span class="pagenum"><a name="Page_155" id="Page_155">[155]</a></span></p>
+
+<p>Valeria, inquieta, mandò un biglietto a Nino. Nino
+lasciò subito lo studio di Carlo e si affrettò a correre in
+via Senato dove, dalla partenza di Aldo in poi, Valeria
+abitava con Nancy e la piccina. Tutte e tre erano sul
+balcone ad aspettarlo, e gli fecero dei cenni di saluto non
+appena lo videro spuntare sul ponte di Sant'Andrea;
+Nino si affrettò traverso i Boschetti e salì a corsa le
+scale del numero 12.</p>
+
+<p> &mdash; Come va, Valeria? &mdash; e la baciò in fronte. &mdash; Come
+va, Nancy? &mdash; e le baciò la mano. &mdash; Come va, Anne-Marie? &mdash; e
+la baciò sul capo biondo. &mdash; Cos'è successo?
+Che cosa ha fatto Aldo?</p>
+
+<p> &mdash; Oh! &mdash; esclamò Nancy, &mdash; come hai fatto a indovinare
+che si tratta di Aldo?</p>
+
+<p>Nino sorrise.</p>
+
+<p>Valeria gli porse la cartolina, e coprendola tutta
+eccetto l'ultima riga, disse:</p>
+
+<p> &mdash; Che cosa significa «&nbsp;Cr.&nbsp;»?</p>
+
+<p>Nino guardò; poi domandò:</p>
+
+<p> &mdash; Da dove scrive?</p>
+
+<p>Nancy e Valeria scambiarono uno sguardo incerto.
+Poi risolvettero di affidarsi a Nino. Tanto, Nino non si
+sarebbe servito del sistema, nè lo avrebbe rivelato ad
+altri. Inoltre il sistema aveva un difetto...</p>
+
+<p> &mdash; Da dove scrive? &mdash; ripetè Nino.</p>
+
+<p> &mdash; Da Montecarlo, &mdash; dissero <a name="tn155" id="tn155"></a>all'unisono Valeria
+e Nancy.</p>
+
+<p>Nino strinse le labbra come se stesse per zufolare.
+E poi non zufolò.</p>
+
+<p>La piccola, seduta sul tappeto, lo osservava, e quella
+smorfia le piacque. Sperò che la rifarebbe.</p>
+
+<p> &mdash; Allora suppongo che «&nbsp;Cr.&nbsp;» significhi «&nbsp;croupier&nbsp;», &mdash; disse
+Nino.</p>
+
+<p>Vi fu una pausa. Indi Nino disse:<span class="pagenum"><a name="Page_156" id="Page_156">[156]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Quanti denari ha preso con sè?</p>
+
+<p> &mdash; Tutto, &mdash; disse Valeria.</p>
+
+<p>Allora Nino rifece la bocca di prima; e la piccola se
+ne rallegrò.</p>
+
+<p> &mdash; Non c'è che andare a prenderlo! &mdash; disse Nino,
+guardando Nancy. &mdash; E subito.</p>
+
+<p> &mdash; Oh Dio! &mdash; fece lei, trasalendo. &mdash; Ma ti pare che
+ci sia qualche cosa di grave?</p>
+
+<p> &mdash; Di gravissimo, &mdash; disse Nino. &mdash; Probabilmente
+a quest'ora metà delle tue quarantamila lire sono sfumate.</p>
+
+<p> &mdash; Non ne aveva che diciotto, &mdash; disse Nancy, con
+un lampo di malizia negli occhi chiari.</p>
+
+<p> &mdash; Meglio così, &mdash; disse Nino. &mdash; Ma ad ogni modo
+farai bene di andarlo a prendere.</p>
+
+<p>Nancy si sentì molto agitata e anche lieta. La piccola
+vedrebbe il Mediterraneo! Valeria... la nonna! sarebbe
+venuta anche lei, ben inteso...</p>
+
+<p> &mdash; No, cara; impossibile, &mdash; disse questa. &mdash; Ho
+promesso alla zia Carlotta di aiutarla nel suo ricevimento
+domani sera. Ma ti accompagnerò per un tratto di strada.
+Fino ad Alessandria o a Genova.</p>
+
+<p> &mdash; Ma tu, Nino, &mdash; disse Nancy, volgendosi a lui, &mdash; tu
+potresti pur accompagnarmi, non è vero?</p>
+
+<p> &mdash; Oh sì! &mdash; esclamò Nino. Poi disse subito di no;
+gliene spiaceva tanto, ma non poteva abbandonare lo
+studio di Carlo. &mdash; D'altronde, &mdash; soggiunse, &mdash; t'intenderai
+meglio con Aldo senza di me.</p>
+
+<p>La mattina seguente Nino era alla stazione per vederle
+partire. Valeria portava in braccio Anne-Marie;
+e Nancy le camminava a fianco, e pareva la sorella maggiore
+del béby. Non avevano altro bagaglio che una piccola
+valigia, poichè Valeria ritornava a Milano quel pomeriggio
+stesso, e Nancy era certa che anche lei vi tornerebbe
+con Aldo il giorno seguente.<span class="pagenum"><a name="Page_157" id="Page_157">[157]</a></span></p>
+
+<p>Nino salì nel vagone a trovar due buoni posti; poi
+ridiscese, e stette davanti allo sportello, guardando su,
+verso di loro, con quell'espressione vuota, quel mezzo
+sorriso vacuo ed indeterminato che tutti hanno davanti
+al treno in partenza, quando gli addii sono fatti e il treno
+non si muove ancora.</p>
+
+<p>Nancy affacciata, gli sorrideva con occhi soavi. V'era
+sul suo cappello qualche cosa di azzurro che faceva sembrare
+più azzurri i suoi occhi. Dietro di lei, in braccio a
+Valeria, la piccina agitava una piccola mano, inguantata
+di lana bianca, in segno di addio. Ecco: la campana battè
+il suo rintocco; si udì il fischio: il treno si mosse. Allora
+Nino con subitaneo impulso balzò sul predellino del
+vagone, girò la dura maniglia dello sportello, ed entrò.</p>
+
+<p> &mdash; Vengo anch'io fin dove andrà Valeria.</p>
+
+<p>Fu salutato con giubilo da tutti, e la piccola continuò
+con grande entusiasmo a fargli «&nbsp;addio, addio!&nbsp;»
+colla mano inguantata di lana bianca.</p>
+
+<p>Oltrepassarono Alessandria. A Genova telegrafarono
+ad Aldo; e proseguirono verso Savona. La bambina guardava
+il Mediterraneo, e Nancy guardava la bambina,
+e Nino guardava Nancy. E Valeria li guardava tutti,
+avvolgendoli tutti nel suo doloroso amore materno come
+in un invisibile manto di Madonna.</p>
+
+<p>Giunti a Savona Nino e Valeria smontarono. Avevano
+da aspettar mezz'ora il treno di ritorno che li avrebbe
+ricondotti a Milano. Ritti sulla piattaforma davanti allo
+sportello del vagone, guardavano in su, verso Nancy,
+coll'espressione vaga, il mezzo sorriso indefinito di coloro
+che hanno già detto addio....</p>
+
+<p>Nancy si sporgeva dal finestrino guardando nel viso
+di sua madre, alzato così teneramente verso di lei. Poi
+guardava Nino; poi di nuovo sua madre.</p>
+
+<p>La bambina, in piedi sul sedile accanto a Nancy, agitava<span class="pagenum"><a name="Page_158" id="Page_158">[158]</a></span>
+le due brevi braccia in segno d'addio, e i riccioli
+ambrati le cadevano sugli occhi.</p>
+
+<p> &mdash; In vettura! &mdash; gridò il conduttore.</p>
+
+<p> &mdash; Saremo di ritorno dopo domani, &mdash; disse Nancy
+per la terza o quarta volta, &mdash; anzi, forse domani.</p>
+
+<p> &mdash; <em>Folse</em> domani, &mdash; ripetè la piccola, che faceva
+sempre eco a quello che si diceva.</p>
+
+<p>Nino si avvicinò alla finestra e stese la mano per
+toccare la manina della bimba.</p>
+
+<p> &mdash; Cosa dici tu? &mdash; chiese ridendo. &mdash; Domani? Ma
+tu non sai neppure quando sia domani.</p>
+
+<p>Anne-Marie lo guardò, seria... Nino sentiva nella
+sua mano il tepore di quella piccola mano imprigionata.</p>
+
+<p> &mdash; Dunque, sentiamo: quando è domani, Anne-Marie?</p>
+
+<p>Anne-Marie lo guardò, grave e concentrata.</p>
+
+<p> &mdash; Domani &mdash; disse &mdash; è quando... domani è quando
+mi daranno sempre tutto quello che voglio.</p>
+
+<p> &mdash; Ahi, che giornata lontana! &mdash; disse Nancy, ridendo.</p>
+
+<p> &mdash; Molto lontana! &mdash; disse la nonna.</p>
+
+<p> &mdash; Molto lontana, &mdash; fece eco la bimba.</p>
+
+<p> &mdash; Partenza! &mdash; gridò il conduttore.</p>
+
+<p> &mdash; Addio, Nancy! Addio, béby! &mdash; disse Valeria
+tremando un poco.</p>
+
+<p>«&nbsp;Pronti!&nbsp;» S'udì il fischio e la campana.</p>
+
+<p>Il treno si muoveva e Nancy salutò colla mano.</p>
+
+<p> &mdash; Addio, mamma mia cara!</p>
+
+<p>Valeria sentì nel cuore uno strappo strano e profondo.</p>
+
+<p> &mdash; Addio, Nancy! Addio, béby! Addio, miei due
+tesori!</p>
+
+<p>Il treno correva.</p>
+
+<p> &mdash; Forse domani! &mdash; gridò ancora Nancy, sporgendosi
+dal finestrino.</p>
+
+<p>Poi si ritrasse, per paura che una scintilla volasse
+negli occhi alla piccina.<span class="pagenum"><a name="Page_159" id="Page_159">[159]</a></span></p>
+
+<p>Valeria, immobile, guardava il treno fuggente... e
+le parve di sentirselo correre sul cuore.</p>
+
+<p> &mdash; Addio, Nancy! Addio, béby!</p>
+
+<p>Erano partite.</p>
+
+<p class="pad2">E «&nbsp;domani&nbsp;» era molto lontano.</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="III_II" id="III_II"></a>III.</h2>
+
+<p>«&nbsp;Montecarlo!&nbsp;» &mdash; L'indolente treno della Riviera
+entrò brontolando e sbuffando sotto la tettoia, e Nancy
+si affacciò nervosamente, perchè Aldo la vedesse subito.
+Sulla piattaforma Nancy non vide che un crocchio di
+donne chiaro-vestite che ridevano forte, e due inglesi taciturni
+con le mani in tasca, e una coppia di sposi tedeschi.
+Nessun altro. Aldo non c'era.</p>
+
+<p>Un languido facchino aiutò Nancy a scendere colla
+piccina, e afferrando la loro valigia le precedette verso
+l'uscita. Quando Nancy lo raggiunse fuori della stazione,
+trovò che aveva consegnato la valigia al conduttore dell'omnibus
+dell'Hôtel de Paris.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Non, non&nbsp;», &mdash; disse Nancy. &mdash; «&nbsp;J'attends mon
+mari&nbsp;».</p>
+
+<p> &mdash; Ah! &mdash; disse il facchino al conduttore d'omnibus, &mdash; «&nbsp;elle
+attend son mari&nbsp;».</p>
+
+<p>Poi sghignazzarono entrambi, sputarono, e stettero
+a guardarla.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Donnez-moi ma valise&nbsp;», &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Donnez-lui sa valise&nbsp;», &mdash; disse il facchino.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Eh!, on va la lui donner&nbsp;», &mdash; disse il conduttore,
+arrampicandosi lentamente sulla scaletta dell'omnibus.<span class="pagenum"><a name="Page_160" id="Page_160">[160]</a></span>
+Poi tirò giù la valigia. &mdash; «&nbsp;Voilà la valise&nbsp;». &mdash; E la pose
+in terra.</p>
+
+<p>Nancy disse al facchino di prenderla. Ma tanto lui
+come il conduttore si mostrarono assai sorpresi.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Quoi&nbsp;»? &mdash; disse il conduttore, &mdash; «&nbsp;et moi donc?
+Pas de pourboire&nbsp;»?</p>
+
+<p>Il facchino sorrise, sputò, e disse a Nancy:</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Faut lui donner son pourboire&nbsp;».</p>
+
+<p>Allora Nancy diede cinquanta centesimi al conduttore,
+e disse al facchino di portare la valigia all'Hôtel
+des Colonies. Egli se la caricò sulla spalla e s'avviò prontamente.
+Salì rapido la scalinata che conduce alla piazza
+del Casino.</p>
+
+<p>Nancy lo seguì, con Anne-Marie aggrappata alle sue
+gonne. Appiè della scalinata sedeva una donna con una
+cesta di aranci, e ne profferse a Nancy. Ma Nancy disse:
+«&nbsp;non, merci&nbsp;», e proseguì frettolosa. Ma Anne-Marie voleva
+un'arancia. Era stanca, e aveva fame, e si mise a
+piangere. Allora Nancy tornò indietro e comprò un'arancia.
+Poi, presa in braccio la piccina, si affrettò su per
+i gradini dietro al già lontano facchino.</p>
+
+<p>In cima alla scalinata si fermò, guardandosi dintorno.</p>
+
+<p>Era un chiaro crepuscolo di giugno. Là dove il cielo
+era più pallido, la luna novella pareva un piccolo taglio
+nel firmamento, un taglio netto e sottile, traverso cui &mdash; come
+per uno spiraglio &mdash; il buon Dio concedeva agli
+umani d'intravvedere il fulgore del suo Paradiso.</p>
+
+<p>Anne-Marie ricominciò a piangere perchè voleva
+che la mamma sbucciasse l'arancia; e Nancy, che voleva
+affrettarsi dietro al facchino, dovette fermarsi. Sollevò
+la bambina, la baciò, la consolò, la fece sedere sul parapetto
+della scalinata e, sedendole vicino, pelò l'arancia.
+Tanto, la sua valigia a quest'ora era probabilmente sparita
+per sempre. Ma che importava? Nulla pareva di<span class="pagenum"><a name="Page_161" id="Page_161">[161]</a></span>
+grande importanza purchè Anne-Marie non piangesse più.</p>
+
+<p>Nancy guardò il cielo chiaro, e le palme, e il placido
+mare grigio-perla. Chi sa dove era l'Hôtel des Colonies?
+Chi sa perchè Aldo non aveva ricevuto il telegramma?
+La leggenda delle tragedie che avvengono a Montecarlo
+le traversò per un istante la mente... Poi Anne-Marie,
+che non era mai stata seduta su un muro a mangiare
+arancie, alzò il visetto impiastricciato di sugo e di
+lagrime, e disse:</p>
+
+<p> &mdash; Buono. Buono tutto. Piace tutto questo a Anne-Marie.</p>
+
+<p>Allora tutto piacque anche a Nancy.</p>
+
+<p>Dopo molto vagare trovarono l'Hôtel des Colonies;
+ed ecco il languido facchino seduto ad aspettarle colla
+valigia, chiacchierando intanto colla magra ed energica
+proprietaria.</p>
+
+<p>Nancy si avanzò timidamente. &mdash; Abitava qui il signor
+Della Rocca? &mdash; Sì, sì, Monsieur abitava qui. &mdash; Sapevano
+se avesse ricevuto un telegramma? &mdash; No, il
+telegramma era là, nel bureau, non aperto. Monsieur non
+era ancora rientrato. &mdash; E sapevano forse dove si trovasse
+Monsieur?</p>
+
+<p> &mdash; Eh! lo troverà al Casino! &mdash; disse la proprietaria.</p>
+
+<p>Nancy la pregò di condurla nella camera del marito;
+ma trovò che era una piccolissima «&nbsp;mansarde&nbsp;» in cima
+alla casa. Allora Nancy prese per sè e per la bimba un'altra
+camera; e Anne-Marie andò a letto, beata di dormire
+sotto a una zanzariera. E subito si addormentò.</p>
+
+<p>Nancy scese al salone. Era buio. La padrona sedeva
+in giardino con una vecchia signora e un ragazzetto
+grasso.</p>
+
+<p> &mdash; Se volete andare al Casino &mdash; disse amabilmente
+a Nancy &mdash; baderò io alla vostra bambina.</p>
+
+<p>Ma Nancy disse:<span class="pagenum"><a name="Page_162" id="Page_162">[162]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Oh! no, grazie.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Allez, allez donc&nbsp;», &mdash; interpose la vecchia signora; &mdash; «&nbsp;vous
+savez bien, les hommes! Ça pourrait
+ne pas rentrer&nbsp;».... &mdash; Poi soggiunse: &mdash; Io sono qui da
+dodici anni. Questo mio nipotino è nato in questo Hôtel.
+Potete andare tranquillamente. Il vostro piccolo angelo
+sarà ben custodito.</p>
+
+<p>Allora Nancy ringraziò e tornò disopra a prendere il
+cappello. Anne-Marie dormiva e non si mosse.</p>
+
+<p>Nancy uscì con passo esitante dal giardinetto, e volse
+nella direzione del Casino. Le strade a quell'ora e in quella
+stagione erano quasi deserte. Nel suo semplice vestito da
+viaggio nessuno badava a lei. Passando davanti all'Hôtel
+de Paris vide la gente che pranzava ai tavolini illuminati
+da lampadette rosse. Sulla piazza, sulle panche in giro
+alla grande aiuola di fiori, della gente sedeva in crocchi;
+e dirimpetto, nel Café de Paris, gli tzigani in giubba rossa
+suonavano «&nbsp;Sous la feuillée&nbsp;».</p>
+
+<p>D'un tratto Nancy si sentì smarrita e spaventata.
+Perchè era qui? Che cosa faceva, sola, di notte, in questo
+luogo ignoto? E la piccola, la sua piccola che dormiva
+in quel gran letto tutta sola in un albergo sconosciuto?
+Le pareva di fare un sogno folle e incoerente. Spaurita
+e triste si affrettò.</p>
+
+<p>Un uomo, passando, le disse: «&nbsp;Bonsoir, mademoiselle!&nbsp;»
+E Nancy si mise a correre, e salì, col cuore che la
+soffocava, la gradinata del Casino. Fece per andare nell'atrio,
+illuminato e gaio, ma due uomini in livrea azzurra
+e scarlatta la fermarono, domandandole qualche cosa
+ch'ella non comprese. Le fecero segno di entrare a sinistra
+in una sala aperta dove, dietro a due lunghi banchi,
+sedevano degli uomini che parevano giudici o avvocati,
+e avevano l'aria di aspettarla.</p>
+
+<p>Essa si avanzò incerta; poi si fermò davanti a uno<span class="pagenum"><a name="Page_163" id="Page_163">[163]</a></span>
+di essi; era calvo, con la barba in punta, e la guardava
+con occhi penetranti.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Pardon&nbsp;»... &mdash; balbettò Nancy. &mdash; Cerco il signor
+Della Rocca...</p>
+
+<p> &mdash; Ah, davvero? &mdash; disse l'uomo dalla barba. &mdash; Non
+ho il piacere di conoscerlo.</p>
+
+<p>Un uomo biondo che gli sedeva vicino, sorrise.</p>
+
+<p> &mdash; Non saprebbe dirmi dove posso trovarlo? &mdash; disse
+Nancy, sentendosi arrossire al punto che le lagrime le vennero
+agli occhi.</p>
+
+<p> &mdash; Che cos'è questo signore? Cosa fa? &mdash; domandò
+l'uomo biondo.</p>
+
+<p> &mdash; E'... è venuto qui tre settimane fa... ha un sistema, &mdash; balbettò
+Nancy. &mdash; Gli ho telegrafato, ma non ha ricevuto
+il dispaccio. La padrona dell'Hôtel m'ha detto
+che lo troverei qui.</p>
+
+<p>Erano entrate alcune altre persone, che la ascoltavano,
+divertendosi.</p>
+
+<p> &mdash; Ah! ah! Dunque questo signore ha un sistema! &mdash; disse
+a voce alta e marcata l'uomo colla barba.</p>
+
+<p>E Nancy vide che faceva un cenno significante a
+qualcuno rimpetto a lui, ch'essa non vedeva perchè gli
+volgeva le spalle. Una paura immensa la invase. Cosa aveva
+fatto? Aveva detto del sistema a questi uomini che erano
+probabilmente i proprietari del Casino!</p>
+
+<p>Comprese che facendo ciò ella aveva rovinato per
+sempre le fortune di Aldo. Ma nulla le importava ormai...
+Nulla, eccetto di ritrovarlo, e di non esser più in giro così
+sola per il mondo.</p>
+
+<p> &mdash; A quale Hôtel state, signorina? &mdash; domandò l'uomo
+biondo.</p>
+
+<p> &mdash; All'Hôtel des Colonies, &mdash; disse Nancy, con voce
+tremante.</p>
+
+<p> &mdash; E vi chiamate?<span class="pagenum"><a name="Page_164" id="Page_164">[164]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Giovanna Desiderata Felicita Della Rocca.</p>
+
+<p>Tutta la fila d'uomini sorrise, mentre quello che le
+parlava scriveva i nomi su un pezzo di cartone, e poi
+consultava un grande registro.</p>
+
+<p> &mdash; La vostra professione?</p>
+
+<p>Nancy arrossì.</p>
+
+<p> &mdash; Scrivo delle poesie... &mdash; balbettò.</p>
+
+<p>Nancy da bambina aveva letto con grande interesse
+le avventure di «&nbsp;Alice nel paese dei Sogni&nbsp;». Ora ella si
+diceva: «&nbsp;Io so che dormo. Io so che sogno. Non è possibile
+ch'io sia sveglia, e stia raccontando a questi uomini
+che scrivo delle poesie&nbsp;».</p>
+
+<p>L'uomo colla barba si pizzicò il naso e si arricciò i
+baffi per non ridere. E Nancy, guardando quella fila d'uomini,
+vide che tutti ridevano, a testa bassa, chini sulle
+loro carte, ridevano &mdash; <i>ils pouffaient!</i> &mdash; e non volevano
+farsi scorgere.</p>
+
+<p> &mdash; E... non faceva altro? Niente altro che scrivere
+poesie?</p>
+
+<p> &mdash; No, niente altro, &mdash; disse Nancy. Poi, siccome le
+parve che l'uomo colla barba le fissasse nel viso due occhi
+acuti, indaganti, terribili, aggiunse spaurita: &mdash; Veramente...
+sì; ho cominciato anche un libro... in prosa.
+Ma non è finito.</p>
+
+<p>L'uomo biondo le stese a un tratto un cartoncino
+azzurro e le disse:</p>
+
+<p> &mdash; Firmate!</p>
+
+<p> &mdash; Ma perchè? &mdash; disse Nancy, prossima a piangere.</p>
+
+<p>L'uomo fece con le spalle un gesto d'indifferenza.
+Pareva dire: «&nbsp;Ah, non volete firmare? Tralasciate!&nbsp;»</p>
+
+<p>E tutti gli altri sorrisero di nuovo e abbassarono le
+teste fingendo di scrivere.</p>
+
+<p>Nancy si guardò attorno con un'espressione di coniglio
+inseguito. Un uomo entrava con le mani in tasca,<span class="pagenum"><a name="Page_165" id="Page_165">[165]</a></span>
+alto, lento, incurante. Era un inglese; Nancy se n'avvide
+al primo sguardo. Le rammentava un poco Mr Kingsley.</p>
+
+<p>La figlia di Tom Avory mosse dritto verso il nuovo
+arrivato.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Are you English&nbsp;»? &mdash; chiese col cuore che le batteva
+in gola.</p>
+
+<p>Egli le disse di sì.</p>
+
+<p> &mdash; Vorrebbe aiutarmi? Mio padre era inglese, &mdash; disse
+Nancy, colla voce piena di singulti. &mdash; Questa gente...
+questi uomini vogliono che io scriva il mio nome. Devo
+farlo?</p>
+
+<p>L'inglese sorrise un poco sotto i brevi baffi chiari.</p>
+
+<p> &mdash; Desidera di entrare nelle sale da giuoco?</p>
+
+<p> &mdash; Sì, &mdash; rispose lei.</p>
+
+<p> &mdash; Allora scriva il suo nome; &mdash; e si avvicinò con lei
+al banco. &mdash; Vedrà &mdash; aggiunse sorridendo &mdash; che lo faccio
+anch'io.</p>
+
+<p>E porse all'uomo biondo un cartoncino ricevendone
+un altro in cambio, su cui scrisse: «&nbsp;Frederick Allen&nbsp;».</p>
+
+<p>Gli impiegati avevano tutti ripreso il loro contegno
+serio, e pareva che avessero dimenticato l'esistenza di
+Nancy. Ella firmò il suo cartoncino ed entrò nell'atrio a
+fianco dell'inglese.</p>
+
+<p> &mdash; Cerco mio marito, &mdash; gli spiegò ella timidamente;
+e gli narrò la storia del sistema, del telegramma e dell'Hôtel. &mdash; Mi
+sembra di avere raccontato tante e tante
+volte questa storia... come la Storia del Lupo!</p>
+
+<p>Sorrise, e la fossetta s'incavò leggiadramente nella
+sua guancia. Aveva il viso acceso e i morbidi capelli
+bruni le si attorcigliavano in riccioli sulla fronte.</p>
+
+<p>Mr Allen la guardò con curiosità.</p>
+
+<p> &mdash; E' strano, signora, &mdash; disse, &mdash; ma io l'ho già veduta.
+Non so ricordarmi dove, ma certo l'ho già veduta.</p>
+
+<p>Nancy disse:<span class="pagenum"><a name="Page_166" id="Page_166">[166]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Non credo. Non credo davvero.</p>
+
+<p> &mdash; Oh! ma io ne sono certo, &mdash; disse Mr Allen. &mdash; Ricordo
+benissimo il suo sorriso.</p>
+
+<p>Ma il sorriso che egli ricordava era quello di Valeria,
+quando nella lontana Hertfordshire, su un ponticello
+bianco nel sole, ella gli aveva preso dalle mani un cappello
+da giardino sgocciolante d'acqua...</p>
+
+<p>Attraversarono insieme le sale; e il persistente tintinnìo
+dei denari, e i profumi acri e sottili, sbalordivano Nancy,
+e le facevano girare il capo. Aldo non si vedeva. Passarono
+da tavola a tavola guardando i giocatori, interrogando
+i visi estranei. Aldo non c'era. Entrarono nella sala del
+«&nbsp;trente et quarante&nbsp;», crepuscolare e silenziosa; poi passarono
+nel buffet. Finalmente tornarono fuori nell'atrio.
+Nancy alzò verso il suo compagno gli occhi chiari in cui
+fluttuavano le lagrime.</p>
+
+<p> &mdash; Non so cosa pensare! Dove può essere andato?
+Mio Dio, credete... credete?...</p>
+
+<p>Nei suoi grandi occhi impauriti passò la visione di
+Aldo esanime sotto una palma nel giardino, spenti i divini
+occhi, i morbidi capelli aggruppati nel sangue...</p>
+
+<p> &mdash; Io credo che lo troveremo sano e salvo, &mdash; disse
+l'inglese. &mdash; Andiamo a vedere al Cafè de Paris.</p>
+
+<p>Lasciarono l'atrio, e scesero per i gradini sulla piazza
+del Casino.</p>
+
+<p>I tzigani lanciavano nel profumato crepuscolo la dolcezza
+triviale della «&nbsp;Valse Bleue&nbsp;».</p>
+
+<p>Nancy sussultò: ecco Aldo! Ma sì! Certo, era lui!
+Usciva dal Cafè de Paris, con una donna grassa, vestita
+di bianco. Sì, era Aldo. Nancy mosse rapida un passo
+verso di lui, poi si fermò. L'inglese si fermò anche lui,
+tacendo e volgendo per discrezione lo sguardo verso gli
+alberi del giardino.</p>
+
+<p>Aldo e la donna camminando lentamente erano passati<span class="pagenum"><a name="Page_167" id="Page_167">[167]</a></span>
+a sinistra, ed ora si erano seduti su una panca in faccia
+al Crédit Lyonnais.</p>
+
+<p> &mdash; Vuole aspettare un momento? &mdash; disse Nancy all'inglese.</p>
+
+<p>Poi mosse rapida verso la panca; mentre Mr Allen,
+impassibile, rimaneva a guardare gli alberi.</p>
+
+<p>Sì, era Aldo: Nancy lo udì ridere. Ma chi poteva essere
+quella donna grassa? Nancy corse avanti, poi, a pochi passi
+da loro, si fermò.</p>
+
+<p>Aldo voltandosi la vide. Rimase un istante immobile
+per la sorpresa. Poi si chinò rapido a dir qualche cosa
+alla sua vicina. Questa annuì, e Aldo si alzò e venne
+rapidamente a Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Cosa c'è? &mdash; disse, &mdash; cosa fai qui?</p>
+
+<p> &mdash; Oh! Aldo! &mdash; esclamò Nancy, e le lagrime di sollievo
+le piovvero sul viso; &mdash; finalmente! finalmente! ti
+ho cercato tanto!</p>
+
+<p> &mdash; Ma cosa c'è? cosa è accaduto? &mdash; ripetè Aldo a
+voce bassa e concitata. &mdash; Non è... non è che Anne-Marie
+stia male? Rispondi!</p>
+
+<p> &mdash; No, no, caro, &mdash; rispose Nancy, asciugandosi gli
+occhi. &mdash; No! sta bene, non aver paura. E' all'albergo,
+che dorme come un cherubino. Vieni, vieni! voglio che tu
+ringrazii un signore inglese che...</p>
+
+<p>Stava per infilare il braccio in quello di suo marito,
+ma questi si ritrasse bruscamente.</p>
+
+<p> &mdash; No, no, lascia! &mdash; disse. &mdash; Torna subito all'albergo.
+Io verrò fra cinque minuti. Vai! vai! Non vuoi mica guastar
+tutto, eh?</p>
+
+<p> &mdash; Guastar cosa? &mdash; disse Nancy, attonita.</p>
+
+<p> &mdash; Ma tutto, &mdash; disse lui. &mdash; Le nostre fortune, il nostro
+avvenire, tutto!</p>
+
+<p> &mdash; Ma come? in che modo? Cosa vuoi dire? &mdash; e Nancy
+volse lo sguardo alla larga figura bianca rimasta a sedere<span class="pagenum"><a name="Page_168" id="Page_168">[168]</a></span>
+sulla panca. Questa si era voltata e stava guardando
+Nancy traverso un occhialetto a lungo manico. &mdash; Chi
+è quella donna?</p>
+
+<p> &mdash; Oh! non importa, &mdash; disse Aldo. &mdash; Quella è «&nbsp;all
+right&nbsp;». Adesso non ho il tempo di darti spiegazioni. Va
+a casa, fa come dico io... Se no, &mdash; soggiunse, indovinando
+la sdegnosa protesta sul labbro di Nancy, &mdash; se no, peggio
+per te e per la piccina. Ricorda quello che ti dico: peggio
+per te e per la piccina!</p>
+
+<p>Con ciò fece una scappellata a Nancy, e la lasciò.
+Tornò alla panca dove la donna grassa lo aspettava.</p>
+
+<p>Nancy, paralizzata dallo stupore, lo vide sedersi al
+suo fianco ed espandersi in gesti esplicativi, mentre la
+donna, ancora voltata, seguitava a fissare Nancy traverso
+l'occhialetto.</p>
+
+<p>Nancy si volse, e tornò indietro, lentamente, come
+un automa. L'inglese era ancora dove lo aveva lasciato,
+presso la gradinata del Casino, cogli occhi fissi sul giardino.
+Aveva accesa una sigaretta. Quando Nancy gli fu
+vicina egli si volse e gettò via la sigaretta.</p>
+
+<p> &mdash; Torna nelle sale? &mdash; domandò.</p>
+
+<p> &mdash; No, &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Devo accompagnarla al suo albergo?</p>
+
+<p> &mdash; No, &mdash; ripetè lei; e restò lì, vergognosa e umiliata.</p>
+
+<p> &mdash; Allora, &mdash; disse l'inglese assumendo un fare spigliato
+e gaio, &mdash; allora, buona notte. &mdash; E le stese la mano.
+Strinse forte la piccola mano diaccia, poi si arrischiò
+a dirle una parola di consolazione. &mdash; Pensate che tra
+cent'anni sarà tutt'uno, &mdash; disse; poi si volse rapidamente
+e rientrò nel Casino.</p>
+
+<p>Ma non vi rimase. Tornò fuori un momento dopo,
+e seguì da lontano la piccola figura sconsolata, che, nel
+suo abito da viaggio grigio, percorreva lentamente la via
+deserta.<span class="pagenum"><a name="Page_169" id="Page_169">[169]</a></span></p>
+
+<p>Soltanto quando l'ebbe veduta al sicuro, nel giardino
+dell'albergo, tornò indietro.</p>
+
+<p> &mdash; Povera creaturina! &mdash; disse tra sè. &mdash; Chi sa, chi
+sa dove l'ho già veduta?</p>
+
+<p class="pad2">Aldo comparve nell'Hôtel mezz'ora dopo, ed entrò
+nella camera di Nancy armato di spiegazioni diplomatiche
+e persuasive. Ma Nancy era in ginocchio vicino al letto
+di Anne-Marie, colla faccia nascosta nella zanzariera,
+e non si mosse al suo arrivo.</p>
+
+<p> &mdash; Ma via, Nancy, che cos'hai?</p>
+
+<p> &mdash; Ti prego di non svegliare la piccola! &mdash; disse lei
+a bassa voce.</p>
+
+<p> &mdash; Ma ti voglio dire...</p>
+
+<p> &mdash; Zitto! &mdash; disse Nancy con un dito sul labbro e
+gli occhi fissi sulla figuretta dormente di Anne-Marie.</p>
+
+<p> &mdash; Vieni in camera mia; devo parlarti, &mdash; disse Aldo.</p>
+
+<p> &mdash; No, &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; ... Ma devo pur spiegarti...</p>
+
+<p> &mdash; Zitto! &mdash; ripetè Nancy.</p>
+
+<p>Poi sedette accanto al letto della sua bambina, e
+nascose di nuovo il capo nella zanzariera.</p>
+
+<p>Aldo stette per qualche tempo a guardarla; poi girellò
+per la camera. La chiamò per nome due o tre volte, ma
+ella non si mosse. Allora Aldo se ne andò al suo abbaino,
+profondamente offeso.</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="IV_II" id="IV_II"></a>IV.</h2>
+
+<p>La mattina seguente Aldo s'alzò presto e uscì a comperare
+una bambola per Anne-Marie... Gli parve che la
+situazione lo richiedesse. Andò alla Condamine, dove i
+negozi sono meno cari.<span class="pagenum"><a name="Page_170" id="Page_170">[170]</a></span></p>
+
+<p>Gli fece male al cuore di spendere sette franchi e
+cinquanta &mdash; una «&nbsp;mise&nbsp;» e mezza! Ma veramente le bambole
+che costavano meno erano orride a tal punto che
+egli sentì di non potere con una di esse comperarsi l'indulgenza
+e la pace. Durante un folle istante gli balenò persino
+l'idea di comperarne una (con vere ciglia) che costava
+ventotto lire. Ma poscia, più che i timori di prolungate
+scene, potè l'economia; e Aldo prese la bambola di sette
+franchi e mezzo, le cui ciglia dipinte rimanevano fissamente
+e illogicamente in cima alle palpebre, anche quando gli
+occhi erano chiusi.</p>
+
+<p>Anne-Marie ne fu beata.</p>
+
+<p>Nancy era una fredda e pallida statua. Aldo mandò
+Anne-Marie e la bambola a giocare in giardino, mentre
+egli nella sala di lettura si accinse a spiegare le cose a
+Nancy.</p>
+
+<p>Ecco: i sistemi, tutti i sistemi erano frode e inganno...
+pura frode e inganno! Glielo aveva detto Grimeaux,
+il «&nbsp;croupier&nbsp;»... e se non lo sapeva Grimeaux...</p>
+
+<p> &mdash; Avanti, &mdash; disse Nancy. &mdash; Questo non mi interessa.</p>
+
+<p>Dunque non c'era che un solo modo di guadagnare
+al gioco, e questo era...</p>
+
+<p> &mdash; Tutto questo lo so, &mdash; disse Nancy. &mdash; Chi era
+quella donna?</p>
+
+<p>Aldo la guardò con occhio di profondo rimprovero.</p>
+
+<p> &mdash; Nancy! Tesoro mio! &mdash; disse.</p>
+
+<p>Ma Nancy non si commosse. Aveva la faccia più piccola
+del solito, e molto severa.</p>
+
+<p> &mdash; Ho domandato chi è quella donna.</p>
+
+<p> &mdash; Ma è nessuno... assolutamente nessuno! Una vecchia
+gallina in parrucca gialla... Si chiama Mrs Doyle.
+Ecco, adesso lo sai. Adesso sei contenta.</p>
+
+<p>Ma Nancy non era contenta.</p>
+
+<p> &mdash; E' inglese?<span class="pagenum"><a name="Page_171" id="Page_171">[171]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; No, no, americana, del Far West. Un volatile
+delle praterie!... Un'anitra occidentale! Ah, ah, ah! com'è
+buffa!</p>
+
+<p>E Aldo rise lungamente, ma da solo. Quando ebbe
+completamente terminato di ridere, Nancy inarcando
+le sopracciglia disse:</p>
+
+<p> &mdash; Ebbene?...</p>
+
+<p> &mdash; Ebbene, stavo dicendoti di Grimeaux, che è qui
+al Casino da sedici anni e che mi ha detto: «&nbsp;L'errore che
+tutti i giocatori fanno, è di raddoppiare in perdita&nbsp;».
+Quando tu perdi...</p>
+
+<p>Aldo gesticolava colle lunghe mani, allargando i gomiti
+e rialzando le spalle. Nancy lo osservava fredda e
+ostile.</p>
+
+<p> &mdash; Pare un ostricaro di Santa Lucia, &mdash; disse fra sè. &mdash; Come
+mai ho potuto delirare per la sua bellezza?</p>
+
+<p>Poi, scorgendo nel giardino Anne-Marie che baciava
+la bambola della Condamine, gli perdonò.</p>
+
+<p> &mdash; ... quando tu perdi, &mdash; proseguiva Aldo, &mdash; tu corri
+dietro ai tuoi denari, raddoppi, triplichi, perdi la testa...
+ed ecco «&nbsp;la debâcle&nbsp;»! Mentre invece, quando si guadagna,
+si è sempre tutta prudenza e cautela; si gioca un luigi
+alla volta, e quando si ha vinto cento franchi si esce, dicendo:
+Ecco, per oggi basta!... Ebbene, lì sta l'errore!
+Bisogna continuare, bisogna rincorrere la vena, «&nbsp;doubler
+la mise gagnante&nbsp;»...</p>
+
+<p> &mdash; Hai parlato abbastanza di tutto ciò, &mdash; interruppe
+Nancy. &mdash; Voglio sentire il resto.</p>
+
+<p> &mdash; Eh, come mi aggredisci! &mdash; disse Aldo imbronciato. &mdash; Il
+resto è semplicemente questo: quel buon volatile
+occidentale... &mdash; E qui Aldo ebbe un nuovo accesso di solitaria
+ilarità. Quando si fu calmato sotto l'occhio gelido
+di Nancy, continuò: &mdash; Dunque quella, ieri sera, mi prometteva
+appunto di prestarmi i denari necessarii, quando<span class="pagenum"><a name="Page_172" id="Page_172">[172]</a></span>
+sei capitata tu! E sai pure come sono le donne!... Per loro
+«&nbsp;la famiglia&nbsp;» è sempre una cosa insopportabile.</p>
+
+<p>Nancy, immobile, lo guardava.</p>
+
+<p> &mdash; Non so cos'hai da guardarmi così! &mdash; disse lui. &mdash; Mi
+vuoi mettere di cattivo umore?</p>
+
+<p>Nancy si alzò.</p>
+
+<p> &mdash; C'è un treno per Milano alla una, &mdash; disse. &mdash; Lo
+prenderemo.</p>
+
+<p>E andò di sopra nella sua camera.</p>
+
+<p>Aldo uscì nel giardino, e si divertì con Anne-Marie
+e colla bambola della Condamine.</p>
+
+<p>A mezzogiorno Nancy si affacciò al balcone, e chiamò
+sua figlia. La piccola obbedì malvolontieri, e venne su
+lentamente, trascinando per le scale la bambola. Aldo
+la seguì.</p>
+
+<p>Anne-Marie fu messa a sedere sul letto, e sua madre
+le infilò le scarpette da viaggio di cuoio giallo. Aldo, seduto
+vicino alla finestra, guardava in giardino, tamburinando
+colle dita sui vetri.</p>
+
+<p>Nancy mise ad Anne-Marie il paltoncino, e le posò
+in testa il cappello di paglia floscia, legandole i nastri
+bianchi sotto al mento. Poi disse a suo marito:</p>
+
+<p> &mdash; Siamo pronte.</p>
+
+<p> &mdash; E chi pagherà il conto dell'albergo? &mdash; disse Aldo,
+senza voltarsi.</p>
+
+<p>Nancy lo guardò, sorpresa.</p>
+
+<p> &mdash; Ma non hai denari? &mdash; chiese.</p>
+
+<p> &mdash; Ho ottantadue franchi e quaranta centesimi, &mdash; disse
+Aldo.</p>
+
+<p> &mdash; Dov'è il resto?</p>
+
+<p>Aldo soffiò sulle dita:</p>
+
+<p> &mdash; Partito! Svanito!</p>
+
+<p>Nancy sedette sul letto accanto ad Anne-Marie. Vi
+fu un lungo silenzio.<span class="pagenum"><a name="Page_173" id="Page_173">[173]</a></span></p>
+
+<p>Aldo si mosse nervosamente.</p>
+
+<p> &mdash; Te l'avevo pur detto io, che i sistemi non valevano
+niente...</p>
+
+<p>Nancy non rispose. Cercava di pensare, cercava di
+comprendere. In questioni di denari capiva poco, ma
+questa cosa la capiva. Non possedevano più nulla. Come
+sarebbero ritornati a Milano? E, a Milano, come avrebbero
+vissuto? Con sua madre? Ma Valeria doveva già angustiarsi
+e privarsi, da che si erano date ad Aldo le quaranta
+mila lire. Non prendeva più carrozze. Le scatole di cioccolattini
+che regalava ad Anne-Marie erano un po' più
+piccole. Portava un mantello dell'anno scorso, regalatole
+dalla zia Carlotta.</p>
+
+<p>E la zia Carlotta, anche lei, brontolava sempre pei
+denari. Diceva che quando voleva spendere cinque lire
+doveva girarle in mano tre volte, e poi se le rimetteva
+nel borsellino, e si lagnava amaramente che Adele non
+potesse trovar marito, perchè aveva troppo poca dote,
+e gli uomini oggi-giorno non guardavano che i denari.</p>
+
+<p>C'era la zio Giacomo, caro angelo di vecchio brontolone!
+Certo lui li avrebbe aiutati. Ma aveva i vecchi
+debiti di Nino da pagare; e poi tutti, tutti andavano a
+farsi dare denari da lui. Parenti lontani, vecchie conoscenze,
+amici decaduti, tutti gli scrivevano periodicamente
+domandando quattrini. E lui s'arrabbiava, e giurava
+sempre che questa era l'ultima volta...</p>
+
+<p>L'unica persona della famiglia che fosse ricca era
+Carlo. Ma Nancy ben sapeva che Carlo, per suo fratello,
+non avrebbe più fatto nulla, mai.</p>
+
+<p>Che cosa accadrebbe? Che ne sarebbe di loro?</p>
+
+<p>Essa guardò Aldo: era seduto nella poltrona a dondolo,
+la testa abbandonata all'indietro e gli occhi rivolti
+al cielo. Egli si era appunto ricordato che Nancy gli aveva
+trovato una somiglianza con San Sebastiano, ed ora, per<span class="pagenum"><a name="Page_174" id="Page_174">[174]</a></span>
+commuoverla, assumeva, per quanto gli era possibile,
+l'espressione straziata dell'adolescente Santo trafitto.</p>
+
+<p>Nancy distolse gli occhi. La vista di quell'inetto e
+insensato uomo la irritava indicibilmente. Per confortarsi
+guardò, vicino a sè, la piccola Anne-Marie, così savia
+e felice colla sua bambola. Si chinò e le baciò la guancia
+fresca.</p>
+
+<p>Aldo si drizzò e disse:</p>
+
+<p> &mdash; Sarà meglio che vada.</p>
+
+<p> &mdash; Dove? &mdash; chiese Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Ma... al Casino, eh? Ho detto che ci sarei alle dodici
+e mezza.</p>
+
+<p> &mdash; Per trovarti con quella donna?</p>
+
+<p> &mdash; Già, &mdash; brontolò Aldo.</p>
+
+<p> &mdash; Dio! Dio! &mdash; disse Nancy giungendo le mani, annichilita,
+pallida di vergogna per lui. &mdash; Che sangue hai
+tu nelle vene?</p>
+
+<p>Era il sangue di molte generazioni di lazzaroni napoletani &mdash; begli
+animali indolenti, paghi di star sdraiati al
+sole &mdash; incrociato ed alterato dal sangue dell'economico
+nonno bottegaio che vendeva coralli e vedute del Vesuvio
+in via Chiaia.</p>
+
+<p>Aldo sentì che era tempo di reagire.</p>
+
+<p> &mdash; Insomma, è facile parlare. Ma vuoi dirmi, &mdash; e
+sporse, nel gesto così espressivo e meridionale, le due mani,
+colla punta delle dita strette insieme, e le scosse davanti
+a Nancy, &mdash; vuoi dirmi un po' cosa devo fare io, povero
+diavolo? cosa devo fare?</p>
+
+<p>Anne-Marie alzò gli occhi. Guardò sua madre, e le
+parve che avesse bisogno di essere confortata. Stese la
+bambola verso di lei:</p>
+
+<p> &mdash; Bacia! &mdash; disse. Poi guardò suo padre. Forse aveva
+bisogno anche lui di conforto. &mdash; Bacia, &mdash; disse, offrendogli
+la bambola a braccia tese.<span class="pagenum"><a name="Page_175" id="Page_175">[175]</a></span></p>
+
+<p>Aldo balzò in piedi e cadde in ginocchio davanti a
+entrambe. Baciò la bambola, e il paltoncino di Anne-Marie,
+e le ginocchia di Nancy, e poi nascose il volto in
+grembo alla bambina, singhiozzando. Anne-Marie subito
+pianse e strillò, e Nancy li baciò tutt'e due, consolandoli.</p>
+
+<p> &mdash; Non piangere, tesorino mio! Non piangere, Aldo!
+Non importa. Vedrai che tutto si accomoda. Aldo, non
+piangere più! Non posso vederti piangere!</p>
+
+<p>Aldo continuò a singhiozzare dicendo che sarebbe
+meglio che andasse ad ammazzarsi. E dopo che Nancy
+lo ebbe perdonato, e consolato, e incoraggiato, alzò il
+viso smorto, e gli occhi rossi, e disse:</p>
+
+<p> &mdash; Allora, vado al Casino?</p>
+
+<p>Nancy impallidì. Era inutile, inutile tutto. Egli non
+capiva. Era fatto così; e non sapeva che si potesse essere
+diversi.</p>
+
+<p> &mdash; No, &mdash; disse lei.</p>
+
+<p>Egli allora si sedette, e sospirò; e guardò fuori dalla
+finestra.</p>
+
+<p>Nancy scese e andò dalla proprietaria dell'albergo
+a chiedere il conto. Mentre lo stavano preparando, la
+buona donna disse:</p>
+
+<p> &mdash; Vogliono dunque partire oggi?</p>
+
+<p>Nancy si fece rossa.</p>
+
+<p> &mdash; Non so... non so, finchè non ho visto il conto.</p>
+
+<p>La proprietaria, che aveva udito lo strepito di sopra
+(Aldo piangeva forte come un bambino), e che era un
+poco inquieta per i suoi denari, disse in tono confidenziale:</p>
+
+<p> &mdash; Monsieur ha già preso il suo «&nbsp;viatico&nbsp;»?</p>
+
+<p>E come Nancy non capiva.</p>
+
+<p> &mdash; Ma sì, il viatico del Casino. Se Monsieur ha giocato
+e ha perduto, l'amministrazione gli renderà qualche
+cosa. Monsieur non ha che a domandarlo. E poi, &mdash; aggiunse<span class="pagenum"><a name="Page_176" id="Page_176">[176]</a></span>
+piano con una occhiata alla spilla di perle che
+Nancy portava al collo, &mdash; nel caso che Madame desiderasse
+di saperlo, il Monte di Pietà è a due passi, appena
+passato il Crédit Lyonnais.</p>
+
+<p>Il conto era di cento ventitrè franchi. Nancy riferì
+ad Aldo la storia del viatico, ed egli, con un'aria di cane
+bastonato, disse che lo andrebbe a domandare.</p>
+
+<p> &mdash; Quanto credi che ti daranno? &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Non so, &mdash; disse Aldo, che si sentiva in obbligo
+di essere cupo e taciturno.</p>
+
+<p> &mdash; Due o tre mila franchi? &mdash; chiese Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Probabilmente, &mdash; disse Aldo.</p>
+
+<p> &mdash; Non accetterai nulla da quella donna? Me lo giuri?</p>
+
+<p> &mdash; Sì, sì, giuro, &mdash; disse Aldo, abbandonando quattro
+flaccide dita alla mano fervida ch'ella gli tendeva.</p>
+
+<p>Poi se ne andò lentamente; ma appena voltato l'angolo
+della strada, s'affrettò.</p>
+
+<p>Nancy salì nell'abbaino e gli fece le valigie. Con profonda
+compassione, quasi con rimorso, piegò e ripose
+i molli abiti noti: le floscie giacche, i vacui panciotti, le
+melanconiche cravatte. Povero Aldo! non era colpa sua
+se non aveva carattere. Ella non avrebbe dovuto lasciarlo
+venir qui. Non era un baluardo, lui; l'aveva ben detto
+Clarissa, anni fa. Era debole, era inetto, era moscio.
+Ebbene, Nancy sarebbe il baluardo.</p>
+
+<p>Sapeva già che cosa avrebbe fatto. Mettiamo che il
+Casino rendesse loro... tre o quattro mila lire. Tornerebbero
+a Milano; lascierebbero la casa in via Senato, e prenderebbero
+un appartamentino modesto fuori di Porta.
+E Nancy scriverebbe. Riprenderebbe il suo lavoro. Ah!
+a quel pensiero il sangue le pulsò più rapido. Anne-Marie
+starebbe colla nonna, perchè era impossibile fare un lavoro
+serio con le manine di béby che vi si aggrappano
+alle vesti e al cuore. Nancy andrebbe a vederla tutte le<span class="pagenum"><a name="Page_177" id="Page_177">[177]</a></span>
+sere, dopo aver scritto le sue cinque o sei ore lungo il
+giorno. Aldo tornerebbe nell'ufficio dello zio Giacomo.
+Quel buon vecchio zio Giacomo sarebbe felice di riprenderlo,
+per amor di lei e di Valeria. Farebbero una vita
+modesta; Aldo dirigerebbe l'andamento della casa; già,
+il sorvegliare la spesa e il disputare colla serva sui conti,
+erano cose che lo divertivano. E una volta dileguate le...
+diciamo, quattro o cinque mila lire del Casino, il Libro
+sarebbe pronto, il Libro uscirebbe! Il «&nbsp;Ciclo di Liriche&nbsp;»
+le aveva fruttato venti mila lire, e non era che un sottile
+volumetto di versi. Questo Libro farebbe grande rumore
+in Italia, essa lo sentiva, lo sapeva. E sarebbe tradotto
+in tutte le lingue. Ah! avrebbe voluto che il manoscritto
+fosse qui! Sentiva che avrebbe potuto riprendere subito
+il lavoro...</p>
+
+<p>Chiuse gli occhi, ricordando. Tutte le figure che ella
+aveva create, legate l'una all'altra dal sottile filo rosso
+del concetto, balzarono fuori dalle pagine neglette, e
+le tornarono tumultuanti nel cuore. Ella si sentiva simile
+al leone di Browning:</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>You could see by his eye, wide and steady,</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>He was leagues in the desert already.</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p>Anche lei, anche lei era già a leghe nel deserto. Era
+già lontana nell'immensa solitudine dell'ispirazione...</p>
+
+<p>Uno strillo lacerò il silenzio, uno strillo acuto, prolungato,
+trafiggente.</p>
+
+<p>Era Anne-Marie sul balcone. La bambola! la bambola!
+era caduta! era morta!</p>
+
+<p>Nancy, accorsa subito, si affacciò alla ringhiera e guardò
+giù nel giardino. Sì, la bambola della Condamine era
+là, sulla ghiaia. Ed era morta. Metà della faccia le era
+saltata via e giaceva a qualche passo di distanza.<span class="pagenum"><a name="Page_178" id="Page_178">[178]</a></span></p>
+
+<p>Proprio in quell'istante Aldo aprì il cancello, ed entrò.
+Scorse subito la piccola cosa inerte ai suoi piedi, e la sollevò.
+Poi alzò gli occhi al balcone e vide la faccia turbata
+di Nancy e la frenesia di dolore che contorceva il piccolo
+viso di sua figlia. Non fece che un cenno colla mano, e
+ripartì, portando via con sè la bambola morta. Passava
+una carrozza ed egli la fermò. Disse al cocchiere:</p>
+
+<p> &mdash; La Condamine. E in fretta!</p>
+
+<p>I due cavalli fini e nervosi partirono al gran trotto.</p>
+
+<p>Aldo comperò la bambola che aveva visto alla mattina,
+quella che aveva le ciglia di veri peli innestati nelle
+palpebre; la pagò ventidue franchi invece di ventotto;
+e ritornò con scalpitìo di cavalli e schioccar di frusta all'albergo.</p>
+
+<p>Quando gli occhi di Anne-Marie videro quella bambola,
+e quando Nancy vide gli occhi di Anne-Marie, Aldo
+comprese che tutto gli era perdonato.</p>
+
+<p> &mdash; E il Casino, che cosa ti ha reso? &mdash; chiese Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Non so ancora. Devo tornarci fra due ore, &mdash; disse
+Aldo. &mdash; Adesso facciamo colazione.</p>
+
+<p>Presero una colazione eccellente, con «&nbsp;cocktails&nbsp;»,
+e vino del Reno, e chartreuse: poichè, messo di fronte
+a una situazione disperata in cui l'economizzare cinquanta
+centesimi non faceva nè caldo nè freddo, l'antenato
+bottegaio nelle vene di Aldo cedeva il posto al sereno
+lazzarone il quale mangia i suoi spaghetti oggi e non se
+n'incarica di quello che mangerà domani.</p>
+
+<p> &mdash; Se quegli infami del Casino ti danno cinque o sei
+mila franchi, non bisognerà lamentarsi, &mdash; disse Nancy. &mdash; Non
+si può poi pretendere, vero? che ti rendano le intere
+diciotto mila.</p>
+
+<p> &mdash; Eh, sicuro, &mdash; disse Aldo senza alzare gli occhi.
+Egli sapeva già qualche cosa riguardo ai «&nbsp;viatiques&nbsp;»;
+ma non volle che questa sua cognizione gli guastasse il<span class="pagenum"><a name="Page_179" id="Page_179">[179]</a></span>
+déjeuner. Era un déjeuner che costava trentadue franchi.
+E non bisognava sprecarlo.</p>
+
+<p> &mdash; E... l'hai vista? &mdash; chiese Nancy, legando un tovagliolo
+al collo della bambola dietro richiesta di Anne-Marie.</p>
+
+<p> &mdash; Chi? &mdash; chiese Aldo con la bocca piena.</p>
+
+<p> &mdash; Ma... il volatile occidentale, &mdash; disse Nancy, per
+fargli sentire che il suo perdono era completo.</p>
+
+<p> &mdash; Sì, l'ho vista, &mdash; disse Aldo.</p>
+
+<p>Nancy, che stava per mangiare, mise giù la forchetta.
+Si sentiva male.</p>
+
+<p> &mdash; E allora?</p>
+
+<p>Aldo si schiarì la gola, prese un sorso di vino e si asciugò
+la bocca.</p>
+
+<p> &mdash; E allora... è una vecchia strega abbrutita, &mdash; disse.</p>
+
+<p>Vi fu una pausa. Poi continuò:</p>
+
+<p> &mdash; Ho messo carte in tavola. Le ho detto chi eri tu,
+le ho detto di Anne-Marie... tutto, insomma. E quando
+avevo finito mi ha guardato a questo modo, &mdash; Aldo illustrò, &mdash; e
+mi ha scagliato un volgare insulto americano.
+Poi mi ha voltato le spalle, e via!</p>
+
+<p>Nancy gli tese la mano attraverso la tavola.</p>
+
+<p> &mdash; Caro Aldo, &mdash; disse.</p>
+
+<p> &mdash; Te l'ho detto io, &mdash; continuò lui, &mdash; che quel genere
+di donna non può soffrire che un individuo abbia
+famiglia! E' inutile. Non glielo perdonano.</p>
+
+<p> &mdash; Forse &mdash; azzardò Nancy, con le fossette appena
+accennate &mdash; non perdonano all'individuo il modo in cui
+egli tratta la sua famiglia!</p>
+
+<p> &mdash; Ebbene, basta, &mdash; disse Aldo. &mdash; Tanto, quella lì
+è come se non avesse mai esistito. E' eliminata.</p>
+
+<p>(Ma non lo era).</p>
+
+<p>Alle quattro del pomeriggio, Aldo, Nancy, Anne-Marie
+e la bambola uscirono e andarono a sedere sulla<span class="pagenum"><a name="Page_180" id="Page_180">[180]</a></span>
+piazza del Casino. Nancy e la bambina rimasero sulla panchina,
+volgendo le spalle alle aiuole profumate, mentre
+Aldo entrava nel Casino a prendere il viatico.</p>
+
+<p>Pochi istanti dopo ricomparve col viso acceso e stravolto.</p>
+
+<p> &mdash; Oh canaglie! Oh, ladri e briganti!</p>
+
+<p> &mdash; Cosa è successo? &mdash; chiese Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; E' successo che m'hanno dato cento cinquanta
+franchi! &mdash; disse Aldo, gettandole in grembo con ira sprezzante
+tre biglietti da cinquanta franchi.</p>
+
+<p> &mdash; Cento... cinquanta... franchi! &mdash; alitò Nancy. &mdash; Mio
+Dio!</p>
+
+<p> &mdash; Nancy, senti! Non c'è che una cosa da fare. Vai
+dentro, e giocali. Sbáttili giù, su un numero qualunque.
+E se si pérdono, vadano al diavolo! E che la sia finita.</p>
+
+<p> &mdash; Va bene, fa pure, &mdash; disse Nancy. Sentiva che
+ormai nulla più importava.</p>
+
+<p> &mdash; Non posso, io, &mdash; disse Aldo, che era livido. &mdash; Non
+mi lasciano più entrare, finchè non avrò ripagato
+questo straccio d'elemosina! Va tu, va tu, fa presto!</p>
+
+<p>Nancy si alzò tremante.</p>
+
+<p> &mdash; Ma come faccio? come li gioco?</p>
+
+<p> &mdash; Non importa, non importa, &mdash; disse Aldo. &mdash; Tanto
+è lo stesso.</p>
+
+<p>E si coprì il volto colle mani. Chiaro davanti a lui
+stava il pensiero che loro tre possedevano al mondo cento
+cinquanta franchi e un debito di cento e ventitrè.</p>
+
+<p>Si volse alla bambina:</p>
+
+<p> &mdash; Anne-Marie, di' un numero! Un numero qualunque...</p>
+
+<p>Anne-Marie non capiva.</p>
+
+<p> &mdash; Ma sì, tesoro, &mdash; disse Nancy. &mdash; Sai bene i numeri
+che t'ha insegnato la nonna!</p>
+
+<p> &mdash; Ah sì, sì, &mdash; disse Anne-Marie. &mdash; Uno, due, tre,
+quattro...<span class="pagenum"><a name="Page_181" id="Page_181">[181]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Alt! basta, &mdash; disse Aldo. &mdash; Va bene così. Nancy,
+tu entri e punti, alla tavola che vuoi, i «&nbsp;quatre premiers&nbsp;»
+e «&nbsp;quatre en plein&nbsp;». Così hai anche lo zero. Hai capito?
+«&nbsp;Les quatre premiers et quatre en plein&nbsp;». Puoi dirlo
+al croupier che te li giochi. Va. Fa presto.</p>
+
+<p>Nancy entrò nel Casino e volse a sinistra; entrò nel
+«&nbsp;Commissariat&nbsp;» dove stavano gli uomini che la sera prima
+avevano riso di lei. La riconobbero subito, e le diedero
+senza difficoltà un biglietto d'ingresso.</p>
+
+<p>Nancy entrò nelle sale. Subito le colpì l'orecchio l'incessante
+clichettìo delle monete, il suono cristallino dell'oro
+e dell'argento. Andò alla prima tavola a sinistra.
+Un croupier coi capelli rossi sedeva in fondo al tavolo,
+colla mano su un rastrello di legno. Nancy gli si avvicinò.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Quatre premiers et quatre en plein&nbsp;», &mdash; disse,
+e gli diede uno dei biglietti di cinquanta franchi.</p>
+
+<p>Ma era troppo tardi.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Rien ne va plus&nbsp;», &mdash; disse un uomo nel centro,
+vicino alla ruota. &mdash; «&nbsp;Trente-deux; noir, pair et passe&nbsp;».</p>
+
+<p> &mdash; Siete fortunata, &mdash; disse il croupier a Nancy, rendendole
+il suo biglietto. &mdash; Avreste perso.</p>
+
+<p>Ella ripetè la sua frase, e allora il croupier, mettendo
+il biglietto in cima al rastrello, lo fece passare traverso
+la tavola.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Quatre premiers&nbsp;», &mdash; disse, e l'uomo ch'era nel
+centro lo posò.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Et quoi encore?&nbsp;» &mdash; chiese il croupier guardando
+Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Quatre premiers et quatre en plein&nbsp;», &mdash; ripetè
+Nancy, come un automa.</p>
+
+<p>Il croupier tese la mano.</p>
+
+<p> &mdash; Quanto, all'«&nbsp;en plein&nbsp;»?</p>
+
+<p>Nancy gli diede il secondo biglietto di cinquanta
+franchi, ed egli lo fece passare sul rastrello.<span class="pagenum"><a name="Page_182" id="Page_182">[182]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Quatre en plein&nbsp;», &mdash; annunciò.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Quatre en plein. Tout va aux billets&nbsp;», &mdash; disse
+l'uomo al centro. La ruota girò, e la palla guizzò ronzando.
+Il cuore di Nancy batteva a grandi colpi rimbombanti, e
+la scuoteva tutta.</p>
+
+<p>La piccola palla scivolò, girò un po' sulla ruota, si fermò,
+sbatacchiò, e cadde in uno dei trentasette scomparti.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Trois&nbsp;».</p>
+
+<p>Tutti guardarono Nancy mentre i croupiers la pagavano;
+ed ella raccolse confusamente con mano maldestra
+l'oro e l'argento.</p>
+
+<p> &mdash; Ancora, &mdash; disse, dando al croupier l'ultimo dei
+tre biglietti, e aggiungendovi qualche luigi d'oro.</p>
+
+<p> &mdash; Ancora cosa? &mdash; disse il croupier.</p>
+
+<p> &mdash; Ancora lo stesso... lo stesso gioco.</p>
+
+<p>La palla girava.</p>
+
+<p> &mdash; Ma è già marcato, &mdash; disse il croupier, additando
+il biglietto vincitore ancora piegato al posto di prima.</p>
+
+<p> &mdash; Ma no, ma no, &mdash; disse Nancy, che era molto confusa, &mdash; «&nbsp;premier
+quatre&nbsp;»...</p>
+
+<p>Allora l'impiegato posò anche il secondo biglietto
+sul primo, all'angolo dello zero e dei primi tre numeri.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Et quatre en plein&nbsp;», &mdash; aggiunse Nancy.</p>
+
+<p>Ma per questo era troppo tardi.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Rien ne va plus. Zéro&nbsp;»!</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Voilà! ça y est&nbsp;»! &mdash; disse il croupier, rendendole
+l'oro destinato all'«&nbsp;en plein&nbsp;», e aspettando col rastrello
+puntato sulla tavola gli ottocento franchi che venivano
+a Nancy.</p>
+
+<p>Che cosa è il segreto della Fortuna? Come si può forzare?
+Come spiegare, definire, analizzare? Qualunque cosa
+Nancy facesse, vinceva. Dovunque metteva i suoi denari,
+ivi andava la palla.</p>
+
+<p>Quando le parve di aver vinto abbastanza &mdash; aveva<span class="pagenum"><a name="Page_183" id="Page_183">[183]</a></span>
+le mani cariche; sul suo posto alla tavola c'era un mucchio
+d'oro, d'argento e di biglietti ed ella stava ritirando dai
+numeri con rastrello maldestro l'ultima vincita &mdash; lasciò
+tutto per un istante sul «&nbsp;pari&nbsp;», mentre deponeva l'imbarazzante
+ordigno. Una donna si volse a dirle qualche
+cosa, e durante quell'istante la palla cadde.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Vingt, pair et passe&nbsp;».</p>
+
+<p>La vincita era raddoppiata.</p>
+
+<p>Quando finalmente ebbe raccolto tutto nelle mani
+tremanti e messo in tasca come meglio poteva l'oro e i
+biglietti sgualciti, ella si alzò barcollante, quasi ubbriaca.
+Aveva le guancie infocate e le pareva di non vederci più.
+Con passo vacillante uscì dalle sale, traversò l'atrio e scese
+la breve gradinata esterna che mette sulla piazza.</p>
+
+<p>Aldo sedeva ancora immobile sulla panca; teneva
+i gomiti sui ginocchi e la testa fra le mani; aveva la bambola
+in braccio. Anne-Marie girava correndo intorno
+all'aiuola.</p>
+
+<p> &mdash; Aldo! &mdash; disse Nancy, e gli cadde seduta al fianco,
+debole e stremata.</p>
+
+<p>Aldo alzò il viso sconvolto.</p>
+
+<p> &mdash; Sfumati, eh?</p>
+
+<p>Nancy scosse il capo con una piccola risata isterica.
+Poi gli riempì le mani di denari, e se li ammucchiò in
+grembo, e ancora ne restavano. Aldo li contò, svelto e
+destro. La gente che passava li guardava sorridendo.</p>
+
+<p> &mdash; Sette mila ottocento franchi, &mdash; disse Aldo, pallidissimo.</p>
+
+<p> &mdash; Oh, ma ne ho ancora!</p>
+
+<p>E Nancy tolse dalla tasca altri biglietti e altro oro.
+Erano più di quattordici mila lire.</p>
+
+<p> &mdash; Vieni al Cafè de Paris, &mdash; disse Aldo.</p>
+
+<p>Ordinarono per loro il caffè e la crème de menthe, e
+per Anne-Marie un gelato di fragola e delle paste. L'orchestra
+suonava «&nbsp;Sous la Feuillée&nbsp;».<span class="pagenum"><a name="Page_184" id="Page_184">[184]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Oh Dio, come è bello il mondo, &mdash; disse Nancy
+con un piccolo singhiozzo in gola. &mdash; Dio! che paese divino!
+Come adoro tutto! come adoro tutti.</p>
+
+<p> &mdash; <em>Adôlo</em> tutti! &mdash; disse Anne-Marie, prendendo
+una terza pasta, con selezione lenta e accurata.</p>
+
+<p>Aldo e Nancy risero.</p>
+
+<p>Passò l'inglese, e Nancy lo chiamò, e lo presentò ad
+Aldo. Aldo lo ringraziò della sua cortesia e bontà per
+Nancy la sera precedente.</p>
+
+<p>E Nancy gli raccontò come avesse vinto quattordici
+mila franchi. E risero tutti insieme, e l'orchestra suonò;
+e il sole raggiò, e scese.</p>
+
+<p> &mdash; Il miglior treno per l'Italia &mdash; disse improvvisamente
+il signor Frederick Allen &mdash; è quello delle nove stasera.
+Avete giusto un'ora. E' un ottimo treno.</p>
+
+<p>Aldo guardò Nancy; e Nancy guardò il cielo. Era color
+lilla pallido e rosa sfumato. Dove la chiarità era più perlata,
+navigava, come una coppa trasparente, la luna novella.
+Gli tzigani suonavano la «&nbsp;Manon&nbsp;». E in lontananza era
+il mare.</p>
+
+<p> &mdash; Bisogna prendere quel treno, &mdash; disse Aldo, alzandosi
+e battendo col cucchiaino sulla sotto-coppa per chiamare
+il cameriere.</p>
+
+<p> &mdash; Oh, Aldo! &mdash; disse Nancy. &mdash; Non vogliamo restar
+qui? ed essere felici?</p>
+
+<p> &mdash; Restar qui ed essere felici, &mdash; disse Anne-Marie
+con un sorriso incantevole.</p>
+
+<p class="pad2">E restarono.<span class="pagenum"><a name="Page_185" id="Page_185">[185]</a></span></p>
+
+<hr />
+<h2><a name="V_II" id="V_II"></a>V.</h2>
+
+<p>Aldo ripagò il viatico all'amministrazione, ed entrò
+nelle sale da giuoco con Nancy. La proprietaria dell'albergo
+fece venire da Villafranca una bonne, che doveva passeggiare
+su e giù nei giardini con Anne-Marie, e portare la
+bambola. Non costava niente, quella bonne! cinquanta
+franchi al mese! Si misero in pensione all'albergo; anche
+questo non costava niente: quarantacinque franchi al
+giorno! Fecero delle gite in carrozza che non costavano
+niente: trenta franchi per andare alla Turbie; venti franchi
+per Cap-Martin; sessanta per la Corniche. Tutto era per
+niente. Dieci minuti alle tavole da gioco e Nancy aveva
+guadagnato più di quanto occorresse per un mese.</p>
+
+<p>Nancy regalò alla cameriera il suo costume da viaggio.
+Mandò a sua madre un mantello di Doucet (Valeria lo
+trovò così bello che non osava portarlo). Mandò dei regali
+allo zio Giacomo e alla zia Carlotta; ad Adele e a Nino;
+a Clarissa e a Carlo. Si ricordò di un ometto senza gambe
+che da tanti anni vedeva a Milano seduto in un carrettino
+sul Corso, e mandò a Valeria cento franchi perchè
+glieli desse.</p>
+
+<p>Anne-Marie era vestita di raso liberty con un mantello
+alla russa di broccato bianco, e un cappello a lunghe
+piume. La bonne portava in testa un enorme nodo di nastro
+scozzese, di cui le due lunghe code svolazzavano al
+vento.</p>
+
+<p class="pad2">Le cose andarono così per dieci giorni. All'undecimo
+giorno era finito.</p>
+
+<p>Nancy giocò allegramente e perse. Giocò prudentemente<span class="pagenum"><a name="Page_186" id="Page_186">[186]</a></span>
+e perse. Giocò timidamente e perse. Giocò disperatamente
+e perse.</p>
+
+<p>Aldo, che non si fidava della propria vena, la seguiva
+da tavola a tavola, dicendo:</p>
+
+<p> &mdash; Sta attenta! Fa così! Non far così! Perchè hai giocato!
+Perchè non hai giocato! Te l'ho detto io!... Vedi!... Lo sapevo!...</p>
+
+<p>E ad ogni tavola, li aspettava &mdash; spettro invisibile &mdash; la
+«&nbsp;guigne&nbsp;»! La guigne, allegra e maligna, toccava il
+braccio di Nancy e le spingeva la mano nella direzione
+falsa, le sussurrava all'orecchio i numeri sbagliati.</p>
+
+<p>Dieci volte si decisero di smettere, e dieci volte si decisero
+a tentare ancora una volta, una sola volta!</p>
+
+<p> &mdash; Adesso ci restano nove mila lire. Con nove mila
+lire cosa vuoi che facciamo? Siamo mendicanti! Ma con
+un po' di fortuna ci possiamo rifare.</p>
+
+<p class="pad2">Questo durò due giorni. Al terzo giorno avevano ancora
+mille e ottanta franchi.</p>
+
+<p> &mdash; Giochiamo gli ottanta, &mdash; disse Aldo, &mdash; e i mille
+non li toccheremo.</p>
+
+<p>Perdettero gli ottanta; e poi altri quattrocento franchi.</p>
+
+<p> &mdash; A cosa serve avere seicento franchi? &mdash; disse Aldo.</p>
+
+<p>E giocarono ancora. Gli ultimi tre luigi, Aldo li gettò
+su una transversale. Vinse.</p>
+
+<p> &mdash; Lasciamo lì tutto, &mdash; disse.</p>
+
+<p>Vinsero ancora.</p>
+
+<p>Nancy, con le guancie infocate e il cuore martellante,
+disse:</p>
+
+<p> &mdash; Vogliamo correre il rischio di lasciarli ancora una
+volta?</p>
+
+<p>Aldo aveva le labbra bianche ed aride, e la gola secca.
+Non poteva parlare. Fece cenno di sì col capo.</p>
+
+<p>E una terza volta vinsero. Il croupier buttò giù col<span class="pagenum"><a name="Page_187" id="Page_187">[187]</a></span>
+rastrello la piccola pila d'oro, e la contò, poi spianò davanti
+a sè i tre biglietti da cinquecento franchi. Indi pagò:
+cinque volte la già quintuplicata posta.</p>
+
+<p>Aldo si sporse e prese il rastrello. In quell'istante un
+uomo seduto verso il centro della tavola mise la mano
+sulla pila d'oro e di biglietti e fece per trarli a sè.</p>
+
+<p> &mdash; Ah! «&nbsp;pardon! pardon! pardon&nbsp;»! &mdash; gridò Aldo,
+battendo il rastrello sui denari e fermandoli sulla tavola. &mdash; «&nbsp;C'est
+à moi&nbsp;»!</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Ah, non&nbsp;»! &mdash; disse l'uomo, mettendo recisamente
+la mano sui biglietti, &mdash; «&nbsp;ça, c'est ma mise à moi. Voilà
+déjà trois coups que je l'y laisse...&nbsp;»</p>
+
+<p>Aldo era incoerente dall'agitazione. Nancy, pallidissima,
+si sporse:</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;C'est à nous, Monsieur&nbsp;».</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Ah, mais c'est par trop fort&nbsp;», &mdash; gridò l'altro,
+che era francese e aveva una voce forte.</p>
+
+<p>Respinse con un urto il rastrello di Aldo, e si prese
+i denari. Aldo si volse ai croupiers; era livido e gesticolante.
+Ma i croupiers si strinsero nelle spalle.</p>
+
+<p>Aldo fece appello alla gente vicina, alla gente in
+faccia... avevano pur veduto!... Ma nessuno aveva veduto
+niente, nessuno sapeva niente.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Faites vos jeux, Messieurs&nbsp;»... &mdash; disse il croupier.
+E la palla ronzò.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Bah, ces italiens&nbsp;»! &mdash; disse il francese; e i vicini
+sorrisero.</p>
+
+<p>Aldo tremava e aveva gli occhi iniettati di sangue.</p>
+
+<p> &mdash; Vieni, vieni via! &mdash; balbettò Nancy, &mdash; per amor
+di Dio, Aldo! per amore della piccola! Vieni via.</p>
+
+<p>E Aldo si volse e la seguì.</p>
+
+<p>Uscirono dalle sale. Nell'atrio l'orchestra suonava la
+suite del «&nbsp;Peer Gynt&nbsp;».</p>
+
+<p> &mdash; Oh Aldo, Aldo, &mdash; disse Nancy, &mdash; andiamo via,
+andiamo via da questo luogo terribile.<span class="pagenum"><a name="Page_188" id="Page_188">[188]</a></span></p>
+
+<p>Aldo non rispose.</p>
+
+<p>Uscirono. Attraverso la piazza soleggiata veniva, ridendo
+sotto ai chiari parasoli, un gruppo di donne eleganti,
+affrettandosi verso il Casino colle chiare gonne rialzate
+a mostrare i tacchi alti e le calze traforate.</p>
+
+<p>L'aria era tiepida e fragrante.</p>
+
+<p>Scesero a sinistra nei giardini. Davanti a loro &mdash; una
+gigantesca striscia di cobalto &mdash; era il mare.</p>
+
+<p>E Anne-Marie, nel suo mantello di broccato bianco,
+camminava in su e in giù come una piccola Altezza Serenissima,
+coi brevi riccioli dondolanti sotto l'immenso
+cappello piumato. Dietro a lei la bonne di Villafranca,
+con passo rigido, col nastro scozzese ondeggiante al vento,
+portava in braccio la bambola colle ciglia di veri peli.</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="VI_II" id="VI_II"></a>VI.</h2>
+
+<p class="rind">New York.</p>
+
+<p class="lind">«&nbsp;<i>Mamma adorata</i>,</p>
+
+<p>Ti manderò questa lettera quando tutto ciò che scrivo
+in essa non sarà più vero. Se esco viva da questo spaventoso
+sogno, saprai tutto; se no... Ma certo ne esciremo,
+ci sveglieremo un giorno da questo incubo fantastico,
+incredibile.</p>
+
+<p>Poichè, non si muore di miseria, vero, mamma? Non
+è possibile che si patisca davvero la fame? Quelle sono
+cose che si sentono a dire; ma non succedono, non possono
+realmente succedere, vero? «&nbsp;Zu Grunde gehen!&nbsp;»
+La tetra vecchia frase tedesca mi rulla nella mente come
+tuono lontano, «&nbsp;Zu Grunde gehen!&nbsp;»<span class="pagenum"><a name="Page_189" id="Page_189">[189]</a></span></p>
+
+<p>Lo so, lo so che ciò non avviene. Non si va «&nbsp;zu
+Grunde&nbsp;». Ma quando si ha in tutto il mondo quarantacinque
+dollari e un uccelletto piccolo che apre il becco
+e vuol essere nutrito (e nutrito di dolci e cioccolattini
+quando ne ha voglia), si diventa vili e paurosi, e si pensano
+delle cose folli... si finge persino di credere alla possibilità
+di morire di fame!</p>
+
+<p>Mamma, non pensar male di me se non sono tornata
+a Milano ad abbracciarti, a dirti addio, prima di partire
+per questo viaggio atroce, per questa terra straniera e
+così lontana.</p>
+
+<p>Non mi reggeva il cuore.</p>
+
+<p>E poi Aldo disse che non ne avevamo i mezzi; e forse
+aveva ragione, visto che i nostri «&nbsp;viatiques&nbsp;» riuniti e i
+miei gioielli venduti bastarono appena appena a portarci
+a New York.</p>
+
+<p>Sbarcammo qui tre giorni fa. Ieri mattina ti mandai
+una cartolina: «&nbsp;Arrivati felicemente&nbsp;». <em>Felicemente!</em>
+Oh, mamma mia adorata! Io credo che forse vi sarà un
+secondo e più divino Paradiso riserbato a quelli che hanno
+il cuore di dire simili menzogne. Felicemente!...</p>
+
+<p>Non voglio straziarti. Ti basti che arrivammo, io nel
+mio costume di Montecarlo, col mio cappello guarnito
+d'osprey e le mie scarpette lucide e impertinenti; Anne-Marie,
+con un'aria di principessina svogliata; e Aldo &mdash; un
+pallido Antinoo, con quarantacinque dollari nel
+portafogli.</p>
+
+<p>E venne la Via Crucis del cercare alloggio. Mamma,
+ma fui io mai al Grand Hôtel a Roma? Fui io, Nancy,
+che scesi con languido passo le larghe scale dai vellutati
+tappeti, per salire nell'automobile reale che m'aspettava
+per condurmi al Quirinale? Ed ero io, che sdraiata nella
+grande poltrona dello zio Giacomo ascoltavo benignamente
+i folli poeti che mi leggevano i loro canti? Ero io,<span class="pagenum"><a name="Page_190" id="Page_190">[190]</a></span>
+che con dita svogliate suonavo campanelli elettrici perchè
+i domestici mi venissero a servire?</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>Ciò avvenne forse ai tempi</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>D'Omero e di Valmichi...</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p>Quella era un'altra Nancy. Questa Nancy trascinò
+i stanchi passi per ore ed ore traverso strade dritte e terribili
+chiamate «&nbsp;Avenue&nbsp;», con un lugubre marito da un
+lato, e una bimbetta piagnucolante dall'altro.</p>
+
+<p>Terza Avenue... Quarta Avenue... (poi in fretta traverso
+la Quinta Avenue dove non sta che la gente ricca)...
+e giù per la sesta Avenue... e dovunque v'erano gli stessi
+negozi sporchi, e bambini strillanti, e ragazze impudenti,
+e uomini villani; e il rombo di treni sopra il capo, e il clamore
+e lo stridìo di tram e di trolley. Poi, finalmente, la
+Settima Avenue &mdash; una via tranquilla, squallida, senza
+treni &mdash; traversata da altre strade tranquille e squallide,
+dove v'erano meno bambini strillanti e meno negozi
+sporchi, ma delle file di case scialbe e repellenti, dei «&nbsp;boarding-houses&nbsp;»,
+dove alloggiano gli infelici, gli stranieri, la
+gente senza casa, i naufraghi della vita.</p>
+
+<p>Suonammo alla porta d'una di queste case che aveva
+l'aria più pulita e modesta delle altre. Una donna aprì.
+Mi guardò; guardò il mio cappello e le mie scarpe. «&nbsp;Cosa
+volete?&nbsp;» disse. &mdash; «&nbsp;Una stanza&nbsp;» &mdash; cominciò Aldo. La
+donna chiuse la porta senza rispondere.</p>
+
+<p>Nella casa vicina una donna avvolta in uno sporco
+accappatoio di seta rosa, si affacciò alla finestra: «&nbsp;Se
+cercate stanze&nbsp;», disse, «&nbsp;qui ce n'è. Otto dollari al giorno.
+E i pasti un dollaro&nbsp;».</p>
+
+<p>Nella casa seguente non prendevano bambini. Nell'altra
+non prendevano forestieri. Tutti ci guardavano
+male; stupiti e diffidenti di vederci nella loro povera contrada<span class="pagenum"><a name="Page_191" id="Page_191">[191]</a></span>
+coi nostri abiti troppo costosi ed eleganti. Li insospettiva
+la bellezza di Aldo; il suo accento italiano faceva
+loro paura. E Anne-Marie, ad ogni nuova faccia che appariva
+alle porte, strillava.</p>
+
+<p>Finalmente Aldo disse: «&nbsp;Andrò al Consolato italiano.
+Tu, aspetta colla bambina in qualche negozio&nbsp;». Entrammo
+da un fornaio, e ci sedemmo; e Anne-Marie mangiò molti
+panini.</p>
+
+<p>Il Consolato era all'altro capo di New York e quando
+Aldo vi arrivò lo trovò chiuso. Ritornò depresso e sfinito;
+io, frattanto, avevo fatto amicizia colla moglie del prestinaio.
+Era una tedesca, grassa e bionda e mite. Le raccontai
+la nostra Storia del Lupo: che io ero una poetessa, e che
+ero stata ricevuta dalla Regina; e poi tutta la storia di
+Montecarlo.</p>
+
+<p>Lei continuava a dire «&nbsp;Ach!&nbsp;» ma mi pare che non credesse
+nè capisse molto di tutto ciò. Certo, però, le facevamo
+pietà. D'un tratto Anne-Marie, udendo parlare tedesco,
+saltò fuori a cantare: «&nbsp;Schlaf, Kindchen, schlaf!&nbsp;»
+La donna subito l'abbracciò. «&nbsp;Ach! du Süsses&nbsp;», disse,
+tutta commossa. «&nbsp;Come fa a sapere quella canzone? Ach!
+vi condurrò da Frau Schmidl&nbsp;».</p>
+
+<p>Infatti ci condusse tutti e tre nella 38.<sup>ma</sup> Strada, in
+casa di sua sorella; e la sorella ci diede questa camera.
+La camera è pulita; e Frau Schmidl è una dolce creatura.</p>
+
+<p>Ed ora? Cosa accadrà? Mi sono comperata un orrendo
+vestito color pepe e sale, e un cappello di paglia nera.
+Anne-Marie porta una spaventevole mantellina di lana
+verde-oliva, regalatale da Frau Schmidl. Sembriamo dei
+Poveri Meritevoli!... Anne-Marie urla tutte le volte che
+le metto la mantellina; ma non possiamo offendere Frau
+Schmidl. Frau Schmidl è l'unica amica che abbiamo in
+America.</p>
+
+<p>Poichè il «&nbsp;ranch&nbsp;» del Texas &mdash; ti ricordi quando<span class="pagenum"><a name="Page_192" id="Page_192">[192]</a></span>
+Aldo ne parlava? &mdash; è un mito. Mai in vita sua Aldo è stato
+in un rancio. Una volta ha incontrato un francese malato
+di polmoni, che era stato nel Texas; e questi gli aveva narrato
+tutti quei romantici dettagli che egli ha poi riservito
+a noi. Ti ricordi, mamma? Sul Lago Maggiore... Ci raccontava &mdash; un
+po' vagamente, è vero, e soltanto quando
+noi lo pregavamo &mdash; quelle storie dei cavalli selvaggi
+del West, i «&nbsp;bucking bronchos&nbsp;», su cui galoppava traverso
+le sterminate praterie... Quando gli rimprovero le
+sue favole, egli mi risponde che era colpa nostra. Insistevamo
+per sapere tutti i dettagli! Dice poi che è stata Clarissa
+a metter fuori la leggenda del rancio, perchè le pareva
+una idea estetica e graziosa. E lui s'è trovato a dover
+continuare questa storia come poteva.</p>
+
+<p>Povero Aldo! Quando ci vede in questi abiti ci detesta!
+E detesta tutte le cose tedesche che Frau Schmidl ci dà
+da mangiare. E' andato ora per la terza volta dal Console
+italiano a vedere se questi non potesse procurargli delle
+corrispondenze da fare. Io potrei dare delle lezioni; ma
+Frau Schmidl dice che v'è molto più gente che vuol dar
+lezioni che gente che ne voglia prendere. E poi... c'è
+Anne-Marie a cui bisogna badare. Anne-Marie! Frau
+Schmidl l'adora per il suo nome. Dice che è «&nbsp;echt Deutsch!&nbsp;»
+Frau Schmidl è una cara bionda grassa, come sua sorella,
+e, come lei, parla quello spaventoso linguaggio che è l'inglese
+dei tedeschi americani. Anne-Marie ama assai quel
+modo di parlare, e lo imita. Mi vien freddo pensando
+che Anne-Marie imparerà a parlare così.</p>
+
+<p class="astline">******</p>
+
+<p>Aldo non ha trovato occupazioni di sorta. Gli americani
+non vogliono avere nulla a che fare con un italiano;
+e gli italiani vogliono ancor meno aver a fare con un italiano.<span class="pagenum"><a name="Page_193" id="Page_193">[193]</a></span></p>
+
+<p>Ci rimangono otto dollari.</p>
+
+<p class="astline">******</p>
+
+<p>Se ti scrivo chiedendoti dei denari tu li manderai.
+E poi? Da qui a poche settimane saremo al punto in cui
+siamo oggi.</p>
+
+<p>Meglio vale combattere da soli le nostre battaglie.</p>
+
+<p class="astline">******</p>
+
+<p>Ecco. Non abbiamo più niente. <em>Niente.</em></p>
+
+<p>Il signor Schmidl dice che ci lascierà tenere la stanza.
+«&nbsp;Almeno&nbsp;», aggiunge in tono burbero, «&nbsp;per un'altra
+settimana o due&nbsp;». Ma sua moglie non deve darci da mangiare.
+«&nbsp;Almeno&nbsp;», soggiunge, ancora più burbero, «&nbsp;non a
+tutti. Soltanto a voi, e alla Anne-Marie&nbsp;».</p>
+
+<p>E' un uomo povero anche lui. Ha ragione. Non può
+mantenere una famiglia d'estranei. Ma &mdash; e Aldo? Come farà?</p>
+
+<p class="astline">******</p>
+
+<p>Abbiamo venduto i vestiti di Montecarlo per dodici
+dollari. Ci siamo riabilitati.</p>
+
+<p>E poi, dove avevo la testa? Io posso scrivere! Come
+mai non ci ho pensato? Manderò un articolo al giornale
+Italo-Americano. Senza firma s'intende.</p>
+
+<p>Lo scrivo subito. Stasera stessa.</p>
+
+<p class="astline">******</p>
+
+<p>E' scritto.</p>
+
+<p class="astline">******</p>
+
+<p>E' accettato.</p>
+
+<p class="astline">******</p>
+
+<p>E' stampato.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_194" id="Page_194">[194]</a></span>E pare che tutto finisca lì. Hanno detto ad Aldo che
+non pagano mai gli articoli che vengono mandati dal di
+fuori, anche se sono brillanti e originali com'è questo.
+Non pagano che i loro redattori.</p>
+
+<p>E non vi sarebbe posto nella redazione per lo scrittore
+dell'articolo brillante e originale?</p>
+
+<p>Posto, sì. Fin che se ne vuole. Ma denari no.</p>
+
+<p>Aldo vive di datteri e di un po' di riso. Non parla quasi
+mai. Non so che cosa siano i suoi pensieri. Ho paura per
+lui.</p>
+
+<p class="astline">******</p>
+
+<p>Oggi, conducendo fuori Anne-Marie a prendere un po'
+d'aria davanti alla casa, ho incontrato una persona che
+conoscevamo in Italia, un certo Fioretti.</p>
+
+<p>Mi pare che fosse un vecchio amico di Nino. Egli mi
+guardò, e passò, senza riconoscermi. Ringraziai il cielo!
+Mi tremavano le ginocchia per la paura che si fermasse,
+che mi dicesse: «&nbsp;Voi, qui? Ma dove state? Cosa fate?&nbsp;»</p>
+
+<p>Dove sto? Sto in questa vile strada nel quartiere dei
+negri. E cosa faccio? Muoio di fame.</p>
+
+<p>Mamma! mamma! mamma! ma questo è un sogno
+che faccio, non è vero? Uno stolto, incredibile sogno, da
+cui mi sveglierò ridendo, per ritrovarmi vicino a te. Vorrei
+svegliarmi ancora bambina in Inghilterra, nella Casa
+Grigia... C'era la nonna, vero? non me la ricordo, ma so
+che c'era. E nel giardino un'altalena: quella la ricordo...</p>
+
+<p>E poi, non c'era anche una ragazzina colla treccia
+bionda, che si chiamava Edith? Non so perchè mi pare
+di ricordarmela adesso. Che cosa ne è stato di lei?... Era
+forse quella poverina che morì d'etisia a Davos?...</p>
+
+<p class="astline">******</p>
+
+<p>Aldo non si muove più di casa. Non ci parla più. Sta<span class="pagenum"><a name="Page_195" id="Page_195">[195]</a></span>
+tutto il giorno immobile, a guardarci. Io ho paura
+di lui.</p>
+
+<p>Se posso trovare denari sufficienti, ti telegrafo.</p>
+
+<p class="astline">******</p>
+
+<p>Questa gente è buona. Tengono Anne-Marie da basso,
+in cucina. Ma anche loro hanno paura di Aldo. Credo
+che ci manderanno via. Ma terranno la bambina, e
+avranno cura di lei.</p>
+
+<p>Oh Dio! Mamma! mamma! Pensa!...</p>
+
+<p>Voglio telegrafarti, voglio telegrafarti.</p>
+
+<p>Vado fuori. Vado a domandare che mi si aiuti. Domanderò
+a chiunque, a tutti...</p>
+
+<div class="dots">&nbsp;</div>
+
+<p>Sono stata alla Chiesa italiana, al Consolato italiano.
+Vedranno, dicono; e faranno il possibile... ma ci sono tanti
+casi pietosi! Mamma, siamo un «&nbsp;caso pietoso&nbsp;» noi? Come
+è strano!...</p>
+
+<p>Non hanno voluto darmi i denari per un telegramma.
+Hanno detto che telegraferanno loro, quando avranno
+assunto informazioni...</p>
+
+<p>Ho fermato per istrada una donna. Le ho detto:
+«&nbsp;Perdoni! Potrebbe forse lei...&nbsp;», e poi mi è mancato il
+coraggio e le ho domandato dov'era la 38.<sup>ma</sup> Strada. Me
+l'ha indicata, ed io son tornata indietro per la strada già
+fatta.</p>
+
+<p>Sono arrivata alla Quinta Avenue e nel mio misero
+abito sono scesa per quella via splendida e opulenta.
+Sono passata davanti a tanti grandi palazzi. Uno di questi
+aveva le finestre aperte e, dentro, qualcuno suonava «&nbsp;Der
+Musikant&nbsp;» di Hugo Wolff. Una voce di donna cantava.</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>Wenn wir zwei zusammen wären</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Möcht' das Singen mir vergeh'n.</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p>Mi fermai. Tornai indietro; salii la larga scalinata<span class="pagenum"><a name="Page_196" id="Page_196">[196]</a></span>
+bianca, e suonai il campanello. Immediatamente la porta
+fu aperta da un domestico in sontuosa livrea.</p>
+
+<p>«&nbsp;Desidero parlare colla signora che canta&nbsp;», dissi.</p>
+
+<p>«&nbsp;Eh?&nbsp;» disse l'uomo squadrandomi. Vidi che mi credeva
+una mendicante e che stava per mandarmi via.</p>
+
+<p>«&nbsp;Ditele, ditele in fretta&nbsp;», aggiunsi, «&nbsp;che... che Hugo
+Wolff mi ha detto che potevo venire.&nbsp;»</p>
+
+<p>Certo qualche cosa nel mio viso &mdash; oh mamma! nel
+mio disperato viso &mdash; toccò una corda umana in quel
+pomposo automa.</p>
+
+<p>Andò diritto alla porta del salone, bussò piano, ed
+entrò a portare il mio messaggio.</p>
+
+<p>Sulla tavola dell'anticamera era un immenso canestro
+dorato, pieno di gigli pasquali.</p>
+
+<p>La musica tacque, e quasi subito apparve sulla soglia
+una signora. Era giovanissima &mdash; poteva avere pochi
+anni più di me &mdash; era bella, e vestita di panno color d'ametista.
+Mi guardò curiosamente; poi disse, improvvisa:</p>
+
+<p>«&nbsp;Volete entrare?&nbsp;»</p>
+
+<p>La seguii nella vasta sala sfarzosa. Dalla parete «&nbsp;La
+Bella&nbsp;» del Tiziano mi guardava blandamente d'in fra
+le palpebre arrossate.</p>
+
+<p>«&nbsp;Che cos'era quel messaggio che mi mandaste?&nbsp;»
+chiese la giovane signora, con la graziosa testa un po'
+inclinata sull'omero. «&nbsp;Non ho capito bene...&nbsp;»</p>
+
+<p>Non avevo quasi voce. «&nbsp;Ho detto&nbsp;»... balbettai, «&nbsp;ho
+detto che Hugo Wolff mi invitava ad entrare. Vi ho sentito
+cantare la sua romanza&nbsp;».</p>
+
+<p>Essa rise. Poi disse: «&nbsp;Siete dunque musicista?&nbsp;»</p>
+
+<p>Crollai il capo. Ebbi per un istante l'idea di narrarle
+la Storia del Lupo. Poi temetti che potesse conoscere il
+mio nome, e forse parlarne con gli italiani di New York.
+E l'Italo-Americano scriverebbe un articolo, e il Corriere
+della Sera a Milano lo riprodurrebbe...<span class="pagenum"><a name="Page_197" id="Page_197">[197]</a></span></p>
+
+<p>Ma la dolce giovine donna parlava: «&nbsp;Posso fare qualche
+cosa per voi?&nbsp;»</p>
+
+<p>Io dissi: «&nbsp;Sì.&nbsp;»</p>
+
+<p>«&nbsp;Denari?&nbsp;» chiese lei.</p>
+
+<p>«&nbsp;Sì.&nbsp;»</p>
+
+<p>«&nbsp;Quanto vi occorre?&nbsp;»</p>
+
+<p>«&nbsp;Cinque dollari,&nbsp;» dissi io.</p>
+
+<p>Essa sorrise. «&nbsp;Così poco? Sarei lieta di fare di più per
+un'amica di Hugo Wolff.&nbsp;»</p>
+
+<p>Uscì dalla stanza chiudendo la porta dietro di sè.
+Mi lasciò sola nel suo magnifico salone; coi miei abiti dimessi,
+col mio cappello di paglia nero, colla mia necessità
+di cinque dollari mi chiuse in quella sala piena di ornamenti
+d'oro e d'argento, di cornici ingemmate e ninnoli
+di valore inestimabile. In un angolo v'era una libreria
+aperta, tutti i volumi rilegati in cuoio rosso con lettere
+d'oro. Guardai. Erano poeti tedeschi: Lenau, Uhland,
+Heinrich Heine... E poi Rossetti e Mrs Browning; e un
+volume della meravigliosa Lawrence Hope. E più in là
+vidi le «&nbsp;Odi Barbare&nbsp;»; e vicino a loro il mio volume di
+versi... il mio nome in oro sul cuoio rosso!...</p>
+
+<p>Mi coprii il viso colle mani e piansi.</p>
+
+<p>Dopo pochi momenti essa era tornata, tenendo nella
+mano una moneta d'oro di venti dollari.</p>
+
+<p>«&nbsp;Ecco, per <em>porte-bonheur</em>!&nbsp;» disse; e, nel porgermela,
+il delicato viso si soffuse di rossore. «&nbsp;E non c'è
+altro ch'io possa fare per voi?&nbsp;»</p>
+
+<p>Io feci cenno di sì. Le lagrime mi impedivano di parlare,
+ma guardai il pianoforte.</p>
+
+<p>Essa sorrise, e subito sedette davanti alla tastiera.</p>
+
+<p>E cantò. Cantò per me.</p>
+
+<p>Tutta la dolcezza e tutto il fervore che Dio le aveva
+versato nella divina voce, essa lo mise nel suo canto per
+me, sconosciuta, che non vedrebbe mai più, venuta da
+chi sa dove, a domandarle la carità.<span class="pagenum"><a name="Page_198" id="Page_198">[198]</a></span></p>
+
+<p>Mamma, mamma mia cara, perchè non si fa mai
+quello che si vorrebbe? Avrei voluto prenderle le mani
+e baciarle; e baciarle il dolce viso commosso, e dirle che
+l'adoravo; e dirle che era mio quel libro di versi; e darle
+del tu. Hugo Wolff, pazzo e affamato, morto di crepacuore
+e di miseria, ci spingeva l'una verso l'altra, lo so.</p>
+
+<p>Ma la canzone finì. &mdash; Ella si era levata in piedi, ed
+io non la guardai più. Uscii senza parlare. La lasciai così,
+ritta accanto al pianoforte, e so che mi guardava...</p>
+
+<p>Nell'anticamera i domestici si inchinarono al mio
+passaggio come se fossi stata una principessa, e mi aprirono
+la porta. Io passai davanti a loro piangendo, e scesi,
+piangendo ancora, la larga scalinata.</p>
+
+<p>Camminai così, senza curarmi di chi mi vedesse; e
+giunta a Madison Square sedetti su una panca sotto gli
+alberi.</p>
+
+<p>Qualcuno venne a sedere accanto a me. Era una donna.
+Sentii i suoi occhi fissarsi lungamente su di me, e mi volsi
+anch'io a guardarla. Era il volatile occidentale! Subito
+ne riconobbi, sotto la toque di velluto color turchese,
+i capelli d'oro e la grossa faccia rosea.</p>
+
+<p>«&nbsp;Come sta, Mrs Doyle?&nbsp;» le dissi.</p>
+
+<p>«&nbsp;Eh!&nbsp;» esclamò, sussultando. «&nbsp;Come fa a conoscermi?&nbsp;»
+Poi soggiunse guardandomi fissa: «&nbsp;E cos'ha da piangere?&nbsp;»</p>
+
+<p>«&nbsp;Piango per amore di una donna&nbsp;», dissi, «&nbsp;che è stata
+buona con me.&nbsp;»</p>
+
+<p>«&nbsp;Ce ne sono tante di buone donne,&nbsp;» disse lei. «&nbsp;Anch'io
+sono buona. Perchè? Cos'ha? Cosa vuole?&nbsp;»</p>
+
+<p>«&nbsp;Voglio che ella venga a parlare con mio marito&nbsp;»,
+dissi, «&nbsp;che da quattro giorni... Venga... Lo conosce...
+L'ha visto a Montecarlo. Si chiama Aldo Della Rocca&nbsp;».</p>
+
+<p>«&nbsp;Come? Della Rocca? Quell'angelo di napoletano?
+Quell'Apollo del Belvedere? Ma sicuro che lo conosco!
+E dov'è? Cosa fa qui?&nbsp;»</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_199" id="Page_199">[199]</a></span>«&nbsp;Venga a vedere&nbsp;», dissi.</p>
+
+<p>Ed ella venne con me nella sua toque turchese, alla
+meschina casa di Mrs Schmidl nella lurida 38.<sup>ma</sup> Strada.</p>
+
+<p class="pad2">Quella sera pranzammo col volatile occidentale o,
+piuttosto, essa si invitò a pranzare con noi.</p>
+
+<p>Disse: «&nbsp;Che veleno!&nbsp;» quando assaggiò la Knödelsuppe
+di Frau Schmidl. E: «&nbsp;Che veleno!&nbsp;» quando mangiò il
+Blutwurst coi krauti.</p>
+
+<p>A giudicare dai suoi modi, che sono esecrabili, essa è
+probabilmente una gran signora.</p>
+
+<p>Mamma! nel mio cuore la speranza apre timidi occhi...&nbsp;»</p>
+
+<p class="astline">******</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="VII_II" id="VII_II"></a>VII.</h2>
+
+<p>Mrs Doyle era difatti una gran signora. Suo marito
+era stato uno dei titani fra i «&nbsp;boss&nbsp;» politici degli Stati
+Uniti. Sua sorella aveva sposato un baronetto inglese.
+Sua figlia, Marjorie, «&nbsp;Marge&nbsp;», come la chiamava sua
+madre, si era sposata, diciottenne appena, al congressista
+Herbert Van Osten.</p>
+
+<p>Il volatile occidentale traboccava di ciò ch'ella chiamava
+«&nbsp;eleganti&nbsp;» idee.</p>
+
+<p> &mdash; Voi altri due, &mdash; disse alla fine del velenoso pranzo, &mdash; potreste
+far una sensazione qui! Potreste diventare
+«&nbsp;the rage&nbsp;»! la gran moda a New York. Ci vuol poco a diventare
+la gran moda a New York. E' una città fatta così! &mdash; E
+volgendosi ad Aldo: &mdash; Voi siete un conte, non è
+vero? &mdash; Gli sorrise confidenzialmente. &mdash; Della Rocca,
+nome elegante! Ha proprio tutto il suono di conte.<span class="pagenum"><a name="Page_200" id="Page_200">[200]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Sì, sì, altro che conte! &mdash; disse Aldo con un intimo
+sorriso, ricordando il nome del nonno «&nbsp;Esposito&nbsp;», e il
+«&nbsp;della rocca&nbsp;», aggiunto perchè s'era trovato il piccolo
+fagotto abbandonato su una rocca vicino a Posillipo.</p>
+
+<p> &mdash; Dunque, vediamo, &mdash; disse Mrs Doyle aggrottando
+le ciglia. &mdash; Per voi ci vorrebbe una specie di «&nbsp;atelier&nbsp;».
+Già gli «&nbsp;ateliers&nbsp;» sono la gran moda a New York.</p>
+
+<p> &mdash; Non vedo cosa farebbe mio marito in un atelier, &mdash; disse
+Nancy.</p>
+
+<p>Ma Aldo le pestò il piede per farla tacere.</p>
+
+<p> &mdash; Non puoi lasciarla dire? &mdash; le sussurrò in italiano.</p>
+
+<p> &mdash; Dunque, &mdash; continuò Mrs Doyle, &mdash; voi avreste
+l'atelier. Va bene. E' un'elegante idea quella dell'atelier.
+Ma vostra moglie...</p>
+
+<p> &mdash; Mia moglie è una grande poetessa, &mdash; disse Aldo.</p>
+
+<p> &mdash; Ah sì? &mdash; disse Mrs Doyle inarcando le sopracciglia
+color seppia, e pizzicandosi pensosamente il grosso mento. &mdash; Allora,
+vediamo... Se è una poetessa, deve mostrarsi un
+po' strana... un po' diversa... deve vestire, sapete bene, in
+sciarpe rosse e simili cose... deve coltivare una linea originale,
+pittoresca. E poi potrebbe leggere i suoi poemi
+nei salons di New York. Già la poesia è la gran moda a
+New York. Tanto più, &mdash; soggiunse con incoraggiante
+benevolenza a Nancy, &mdash; tanto più se i poemi sono in italiano.
+Nessuno capirà niente. Lasciate fare! lasciate fare!
+Vi «&nbsp;rivelerò&nbsp;» io. Darò un grandioso ricevimento. Sui
+biglietti d'invito farò stampare nell'angolo sinistro: «&nbsp;poetessa
+italiana&nbsp;». Elegante idea!</p>
+
+<p>Ma Nancy era refrattaria. Disse che non avrebbe
+portato delle sciarpe rosse, nè recitato i suoi poemi. E poi,
+cosa avrebbe fatto Aldo in un atelier?</p>
+
+<p>Questa reiterata domanda parve ad Aldo urtante e
+puerile.</p>
+
+<p>Mrs Doyle ragionò:<span class="pagenum"><a name="Page_201" id="Page_201">[201]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Cara mia, delle figure come la sua non se ne incontrano
+tutti i giorni per Broadway. Io non so come sia nei
+paesi vostri, ma qui, vi accerto che basterà la sua bellezza
+a farlo diventare la gran moda a New York.</p>
+
+<p>Aldo approvò col capo, guardando Nancy come per
+dirle: «&nbsp;Vedi?&nbsp;»</p>
+
+<p> &mdash; Ma a cosa serve essere la gran moda se non abbiamo
+da vivere? &mdash; disse Nancy. &mdash; Cosa dobbiamo mangiare?</p>
+
+<p>Parlando così essa si sentiva molto brutale, e inestetica,
+e pedestre.</p>
+
+<p> &mdash; Oh, cara mia! &mdash; esclamò Mrs Doyle, &mdash; una volta
+che siete la gran moda in un posto come New York!...</p>
+
+<p>E i suoi rotondi occhi celesti si levarono in estatica
+eloquenza verso il soffitto di Frau Schmidl, dove camminavano
+languide e lente le mosche.</p>
+
+<p>Ma Nancy la assicurò che ciò non era possibile. Mrs
+Doyle non potrebbe invece trovare del lavoro per Aldo?</p>
+
+<p> &mdash; Che lavoro? &mdash; chiese Mrs Doyle, lasciando vagare
+lo sguardo azzurrino sulla bianca fronte stretta di Aldo,
+sul flutto lucido della nera chioma, sugli occhi violenti
+e intensi, e sull'arco scarlatto delle sue vivide labbra. &mdash; Che
+lavoro sa fare?</p>
+
+<p> &mdash; Oh, le solite cose, &mdash; disse Nancy, un poco incerta. &mdash; I
+lavori che fanno tutti gli uomini. E' stato all'università;
+ha studiato legge. Ha una laurea... però non ha
+mai esercitato. Ma certo potrebbe far qualunque cosa.
+E' molto intelligente.</p>
+
+<p> &mdash; Già, &mdash; disse con aria un po' sognante Mrs Doyle.</p>
+
+<p>Mrs Doyle pensava. Pensava, intensamente e seriamente,
+a una cosa che le aveva detto sua figlia quella
+mattina stessa. Improvvisamente si alzò e li salutò.</p>
+
+<p>Permise ad Aldo di aiutarla a mettere il lungo mantello
+turchese, e di cercarle i guanti, e di andarle a prendere
+una vettura. Rimasta sola con Nancy ella fece il gesto<span class="pagenum"><a name="Page_202" id="Page_202">[202]</a></span>
+di aprire la sua borsetta di maglia d'oro; poi, vedendo
+l'espressione degli occhi di Nancy, desistette. E, invece,
+la baciò.</p>
+
+<p>Quando fu in carrozza, si sporse dal finestrino e agitò
+in segno di saluto ad Aldo la grassa mano inguantata di
+bianco.</p>
+
+<p> &mdash; Addio, Apollo!...</p>
+
+<p>Aldo, a capo scoperto, ritto e deferente sul marciapiede,
+le fece un profondo inchino. La carrozza partì, portando
+verso le strade dai numeri alti Mrs Doyle, colle
+sue riflessioni e le sue idee eleganti. Quando la vettura
+svoltò nella 66.<sup>ma</sup> Strada, la signora mormorava tra sè
+e sè:</p>
+
+<p> &mdash; Quell'Apollo è ciò che ci vuole per Bertie. E' precisamente
+ciò che ci vuole per mettere a posto Bertie.
+Elegante idea! Come sarà contenta la mia povera Marge!..
+Il conte Della Rocca! Ma è quel che Dio fece per mettere
+a posto Bertie!...</p>
+
+<p class="pad2">Bertie non era a posto, se la propria casa, a mezzanotte,
+può dirsi il posto di un marito.</p>
+
+<p>C'era sua moglie &mdash; Marge, la figlia di Mrs Doyle &mdash; sola
+e piccola e severa in mezzo allo sfarzo dell'immenso
+salone. Leggeva; ma chiuse il libro e strinse le labbra
+udendo aprire la porta di casa. Dei passi, smorzati dal tappeto,
+salivano le scale; ma non erano gli insubordinati
+passi del suo marito, Bertie. Marjorie riconobbe l'indulgente
+fruscìo delle vesti materne, che lentamente salivano
+e s'avvicinavano. La moglie di Bertie si alzò e mosse incontro
+a Mrs Doyle.</p>
+
+<p> &mdash; Mammà! a quest'ora? Che cosa è stato?</p>
+
+<p> &mdash; Niente, Marge, niente! Bertie è in casa?</p>
+
+<p> &mdash; No, &mdash; e le sottili labbra rosee si fecero più strette. &mdash; Non
+è che la mezzanotte. Perchè dovrebbe essere in
+casa?<span class="pagenum"><a name="Page_203" id="Page_203">[203]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Marge, dammi ben retta, &mdash; disse Mrs Doyle, sedendosi,
+vasta e risoluta in una poltrona, di fronte a sua
+figlia. &mdash; Io ho un'elegante idea. Ho trovato quel che Dio
+fece per Bertie. Quel che Dio fece, tesoro mio!</p>
+
+<p class="pad2">Batteva il tocco quando Mrs Doyle si alzò per partire.
+Il volto di ambedue le signore era irradiato da sorrisi.</p>
+
+<p> &mdash; Dovrai andar cauta, mia cara, &mdash; disse la madre. &mdash; Non
+essere sbadata, nè inverosimile, nè troppo generosa.
+La moglie è una creatura ostinata e suscettibile,
+una specie di idealista; sai bene, di quelle che col pensiero
+mettono le maiuscole a tutte le parole: l'Arte! il Dovere!
+la Dignità! e così via. Bisognerà badare di non urtarla...
+Quanto a lui, mi pare che il più semplice sarà di fargli fare
+ciò che vogliamo senza lasciargli sapere quello che fa.</p>
+
+<p> &mdash; Precisamente, &mdash; disse sua figlia. &mdash; Mammà, tu sei
+un portento.</p>
+
+<p>E si abbracciarono ridendo, femminilmente perfide.</p>
+
+<p>L'ignaro Bertie entrò un po' più tardi, preparato
+ad affrontare le solite sarcastiche recriminazioni, le consuete
+tenebrose minaccie.</p>
+
+<p>Fu sorpreso di trovare sua moglie a letto, addormentata &mdash; mite
+come una colomba, blanda come un agnello &mdash; colle
+increspate chiome affondate pacatamente nei
+guanciali, mentre un sorriso fine (era d'indulgenza o di
+tradimento?) le errava sulla dolce bocca semi-aperta.</p>
+
+<p>Il giorno seguente Mrs Doyle fece una visita ad Aldo
+e a Nancy. Anne-Marie fu presentata, rapidamente e
+distrattamente accarezzata, e rimandata in cucina.</p>
+
+<p> &mdash; Ho un posto di segretario per voi, &mdash; disse Mrs
+Doyle ad Aldo. &mdash; Potete cominciar subito. Venti dollari
+la settimana. Non vogliono dare di più.</p>
+
+<p>Aldo se ne compiacque benevolmente; Nancy parve
+inquieta.<span class="pagenum"><a name="Page_204" id="Page_204">[204]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Il suo inglese è assai imperfetto, &mdash; disse.</p>
+
+<p> &mdash; Oh, questo importa poco, &mdash; disse Mrs Doyle. &mdash; Si
+tratta sopra tutto di copiare... Saprà pur copiare...?</p>
+
+<p> &mdash; Eh, diamine! altro che, &mdash; disse Aldo, facendo gli
+occhi torvi a Nancy.</p>
+
+<p>Nancy chiese tutti i particolari, e Mrs Doyle glieli
+diede, incrociando in grembo le grasse mani placide.</p>
+
+<p>Era un posto di fiducia. Egli doveva essere il segretario
+di sua figlia... cioè &mdash; si corresse Mrs Doyle, incontrando
+lo sguardo chiaro e fermo di Nancy &mdash; del marito
+di sua figlia, il signor Van Osten. E il lavoro era principalmente
+di carattere politico. Egli dovrebbe... copiare
+dei... degli «&nbsp;speech&nbsp;», e... eccetera. Egli avrebbe il suo
+studio, non nella casa dei Van Osten, no... ma nella stessa
+strada... dirimpetto, poche porte più in giù. Egli non doveva
+parlare con nessuno del suo lavoro, perchè... perchè
+appunto, era di carattere così... privato.</p>
+
+<p> &mdash; Il signor Van Osten è un uomo singolare, &mdash; concluse
+Mrs Doyle. &mdash; Ve ne accorgerete a suo tempo. E così,
+quando volete cominciare?</p>
+
+<p> &mdash; Adesso, &mdash; disse Aldo.</p>
+
+<p>Mrs Doyle rise.</p>
+
+<p> &mdash; Vediamo un po'. Lunedì prossimo, direi. Nel frattempo, &mdash; e
+Mrs Doyle tossì, &mdash; visto che i Van Osten ci
+tengono tanto alle apparenze (che volete? è gente fatta
+così!), sarebbe forse bene che passaste da Brooks... che
+vi... vi... vestirà da capo a piedi; sapete, qui tutti si vestono
+a un modo. Passerò io da Brooks, &mdash; soggiunse affrettatamente, &mdash; a
+parlargli di voi, e dirgli come vi deve vestire.</p>
+
+<p>Nancy arrossì e protestò.</p>
+
+<p> &mdash; Mio Dio, &mdash; esclamò l'americana impazientita. &mdash; Non
+mi seccate così! Mi ripagherete.</p>
+
+<p>Allora Nancy arrossì e tacque.</p>
+
+<p>E Aldo andò da Brooks e si fece vestire da capo a
+piedi.<span class="pagenum"><a name="Page_205" id="Page_205">[205]</a></span></p>
+
+<p>Si fece anche fare dei biglietti di visita con: «&nbsp;Count
+Aldo Della Rocca&nbsp;». Ma non vi aggiunse il suo indirizzo
+perchè era nel quartiere dei negri.</p>
+
+<p>Il lunedì seguente, alle undici e mezzo della mattina,
+si presentò in casa Van Osten al numero 8 della 66.<sup>ma</sup>
+Strada. Mrs Doyle gli aveva in modo speciale raccomandato
+di non arrivare prima di quell'ora. Essa lo aspettava
+nel salone, e lo presentò a sua figlia. Il signor Van Osten
+non c'era. Il «&nbsp;conte&nbsp;», disse Mrs Doyle, farebbe il suo lavoro
+per i primi giorni da solo, poichè il signor Van Osten
+era molto occupato a Washington.</p>
+
+<p>Allora le due signore, che avevano già il cappello in
+testa, uscirono con lui e lo accompagnarono al numero
+59 della stessa strada. Era quasi dirimpetto al palazzo
+Van Osten.</p>
+
+<p>Aprirono con una chiave di casa, che poi diedero a
+lui, e lo precedettero di sopra all'ultimo piano, dov'era
+la stanza che doveva essere il suo studio. Era una vasta
+stanza chiara, quasi vuota.</p>
+
+<p>Davanti alla finestra era un grande scrittoio. Alcune
+sedie, un tavolo, e una libreria semivuota, costituivano
+quasi tutto il mobiglio.</p>
+
+<p>Sullo scrittoio erano ammonticchiati molte carte,
+giornali e manoscritti. E sopra un'altra tavola v'era una
+macchina da scrivere.</p>
+
+<p> &mdash; Oh! &mdash; disse Aldo sconcertato, non so scrivere a
+macchina.</p>
+
+<p> &mdash; Non importa! &mdash; dissero ad una voce le due signore.</p>
+
+<p> &mdash; L'abbiamo messa lì per il caso che sapeste servirvene, &mdash; disse
+Mrs Doyle. E poi gli mostrò il lavoro che
+doveva fare. &mdash; Ecco; tutto questo va copiato, &mdash; disse,
+mostrandogli i nitidi fogli manoscritti. &mdash; E poi, farete
+degli estratti da questi giornali.</p>
+
+<p> &mdash; Benissimo, &mdash; disse Aldo, e guardò i giornali. Erano
+della settimana precedente.<span class="pagenum"><a name="Page_206" id="Page_206">[206]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Dovrete segnare e tagliar fuori tutto ciò che si
+riferisce al... al Congo, &mdash; disse Mrs Doyle.</p>
+
+<p>Sua figlia volse rapidamente le spalle e guardò fuori
+dalla finestra. Aldo non vedeva di lei che il gran nodo
+del cappello, e la nuca bionda e le esili spalle. Gli parve
+una creatura nervosa.</p>
+
+<p> &mdash; ... Dunque, &mdash; continuò Mrs Doyle, &mdash; tutto quello
+che riguarda il Congo, lo segnerete in inchiostro rosso.</p>
+
+<p> &mdash; E non devo tagliarlo fuori, allora? &mdash; chiese Aldo.</p>
+
+<p> &mdash; Sì, sì, tagliarlo fuori. E poi sottolineerete di rosso
+il nome del signor Van Osten tutte le volte che lo vedrete.</p>
+
+<p> &mdash; Benissimo, &mdash; disse Aldo.</p>
+
+<p> &mdash; E poi, tutto ciò che dice Van Osten stesso, gli
+«&nbsp;speech&nbsp;», capite, li copierete in questo grande libro.</p>
+
+<p> &mdash; Non sarebbe meglio, forse, &mdash; azzardò Aldo, &mdash; se
+ritagliassi gli speech, e li incollassi nel libro?</p>
+
+<p> &mdash; No, no, no! &mdash; disse Mrs Doyle. &mdash; Egli li vuole
+copiati. Vero, Marjorie?</p>
+
+<p>Sua figlia si volse e disse.</p>
+
+<p> &mdash; Sì, sì, li vuole copiati. &mdash; E rise.</p>
+
+<p>Aveva gli occhi verdi e frizzanti, e un sorriso strano.
+I capelli chiari, molto crespi, le scendevano fin giù sul piccolo
+naso dritto, e aveva un vezzo grazioso di gettare
+all'indietro il capo per guardare di sotto ai riccioli, che le
+era particolare. Era vestita come una bambola francese
+molto costosa.</p>
+
+<p> &mdash; Oh, sì, &mdash; ripetè, colla testa gettata all'indietro,
+e la voce alta e infantile, &mdash; li vuole tutti copiati! &mdash; E
+ancora il sorriso vacillante e tenue le fluttuò, fine come
+una fiammella, pel viso. Poi volse le spalle e tornò a guardare
+dalla finestra.</p>
+
+<p class="pad2">Le signore se n'andarono, e Aldo sedette alla scrivania
+e principiò il suo lavoro. Egli aveva una bellissima<span class="pagenum"><a name="Page_207" id="Page_207">[207]</a></span>
+scrittura da commesso viaggiatore, e il copiare gli piaceva.
+Uscì alla una, a prendere un rapido «&nbsp;lunch&nbsp;». Alle quattro
+udì per le scale un serico stormire di vesti, che riconobbe
+appartenere al volatile occidentale.</p>
+
+<p>Era difatti Mrs Doyle che veniva a domandare come
+procedeva il lavoro.</p>
+
+<p>Procedeva benissimo.</p>
+
+<p>Alle sei Aldo tornò a casa.</p>
+
+<p>Per tre giorni copiò, sottolineò, ritagliò e ingommò.
+Nel pomeriggio del quarto giorno non gli restava più
+niente da copiare, nè da sottolineare, nè da ritagliare,
+nè da ingommare. Fumò delle sigarette e guardò dalla finestra.</p>
+
+<p>Poi prese dalla libreria un romanzo di Gyp &mdash; non
+c'erano che romanzi francesi su quegli scaffali &mdash; e lesse
+per un'ora. Finalmente si decise a uscire ed andare al
+numero 8, la casa Van Osten, a domandare istruzioni.</p>
+
+<p>Non aveva ancora visto il congressista, suo principale,
+e Aldo &mdash; come tutti quelli che sono sicuri della loro
+persona e del loro sarto &mdash; amava le nuove conoscenze.</p>
+
+<p>Suonò al numero 8.</p>
+
+<p>Il servitore che gli aprì, lo guardò in faccia e dubitò.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Foreigner,&nbsp;» &mdash; disse fra sè. Poi gli guardò il taglio
+degli abiti. &mdash; «&nbsp;All right.&nbsp;» &mdash; E lo aiutò a togliersi il soprabito.
+Poi gli porse un piccolo vassoio d'argento sul
+quale Aldo depose il biglietto da visita.</p>
+
+<p>Il domestico lesse, poi aprì una porta e pronunciò
+forte:</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Count Aldo Della Rocca.&nbsp;»</p>
+
+<p>Un sommesso rumorìo di voci e di tazze cessò, e
+in quel momentaneo silenzio Aldo s'avanzò nel salotto.</p>
+
+<p>Sulla porta fece un profondo inchino &mdash; inchino di
+segretario &mdash; perchè non voleva offendere la sua patronessa.
+Quando alzò il capo, vide da lontano il verde sfavillìo<span class="pagenum"><a name="Page_208" id="Page_208">[208]</a></span>
+degli occhi, e l'ondeggiante sorriso della signora Van
+Osten, che dal sofà gli faceva segno di avvicinarsi. Il rapido
+occhio di Aldo vide che era nervosa.</p>
+
+<p> &mdash; Oh, conte Della Rocca, buon giorno! &mdash; disse, e
+stese verso di lui la piccola mano affettata, &mdash; - arriva
+proprio a tempo per una tazza di thè!</p>
+
+<p>Aldo s'avanzò, passando davanti a quattro o cinque
+signore e a un vecchio, che sedevano intorno a lei, e si
+chinò a baciarle la mano. Ah, non doveva essere il segretario?
+Benissimo. Non era il segretario. Era il conte.</p>
+
+<p> &mdash; Ma forse &mdash; continuò la giovane signora &mdash; a lei
+non piace il thè? Nel suo bel paese a quest'ora si prende
+il vermouth, o l'assenzio, non è vero?</p>
+
+<p>Così dicendo gli porgeva una tazza di thè, col capo
+un po' indietro e i ricciolini negli occhi.</p>
+
+<p> &mdash; Oh, signora! &mdash; disse Aldo. &mdash; Ma ciò che ricevo
+qui, da una così bella mano, è nettare!</p>
+
+<p>Tutte le americane sorrisero, approvando.</p>
+
+<p> &mdash; Ahi! lusinghe latine, caro conte, &mdash; disse la sua
+ospite; e lo presentò ai suoi amici.</p>
+
+<p>Una o due volte egli notò ch'essa lo guardava, un
+po' incerta, un po' ansiosa, come temendo ciò ch'egli potesse
+fare o dire. Ma Aldo, memore del carattere privato
+e politico delle sue mansioni, si guardò bene dal farne
+parola.</p>
+
+<p>Le signore partirono a una a una, poi partì anche
+il vecchio signore.</p>
+
+<p>Rimasta sola, la signora Van Osten volse ad Aldo un
+piccolo viso freddo e duro:</p>
+
+<p> &mdash; Perchè siete venuto qui? &mdash; disse.</p>
+
+<p>Aldo sentì subito di essere ridiventato il segretario,
+e si scusò umilmente:</p>
+
+<p> &mdash; Non avevo più lavoro, &mdash; disse. &mdash; Non sapevo
+cosa fare.<span class="pagenum"><a name="Page_209" id="Page_209">[209]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Ah, vedo. Lo dirò a mia madre... cioè, a mio marito.</p>
+
+<p>In questo punto entrò Mrs Doyle. Sua figlia la trasse
+presso alla finestra e le parlò a bassa voce. Mrs Doyle rise
+e disse:</p>
+
+<p> &mdash; Tanto meglio! Proprio non sapevo come si sarebbe
+cominciato.</p>
+
+<p>E volse verso Aldo uno sguardo di approvazione.</p>
+
+<p>Egli, rigido e segretariale, le si inchinò.</p>
+
+<p> &mdash; Avete fatto bene a seguire... l'imbeccata, cioè il
+cenno... insomma... le mute indicazioni della signora
+Van Osten, e a conformarvi ad esse. Fate sempre così.
+Ciò è importante. Ed ora, riguardo al signor Van Osten,
+ricordatevi di non parlargli mai del vostro lavoro. Mai!
+Egli non vuole. A meno che ve ne parlasse lui, voi non
+farete mai neppure la più lontana allusione a ciò che
+fate. E' inteso?</p>
+
+<p> &mdash; E' inteso, &mdash; disse Aldo, docile ma stupito.</p>
+
+<p> &mdash; Soltanto così, &mdash; disse solennemente il volatile occidentale, &mdash; riescirete
+a convincerlo della vostra assoluta
+discrezione.</p>
+
+<p> &mdash; Capisco, &mdash; disse Aldo, solenne anche lui.</p>
+
+<p>La piccola signora Van Osten parve commossa: si
+coprì gli occhi col fazzoletto... Rideva?...</p>
+
+<p> &mdash; Ed ora, &mdash; disse Mrs Doyle con uno sguardo alla
+pendola, &mdash; restate ad aspettarlo.</p>
+
+<p>Aldo restò. E tentò di tener viva la conversazione
+con qualche flaccida e innocua generalizzazione. Ma nessuno
+gli rispose. Mrs Doyle guardava nervosamente l'ora.
+E sua figlia sbadigliava.</p>
+
+<p>Una forte scampanellata li scosse. Si udirono immediatamente
+i passi affrettati del domestico, che andava
+ad aprire la porta al suo padrone.</p>
+
+<p>Aldo si levò in piedi. Allora sentì sulla sua manica
+un tocco fermo e leggiero: era la piccola mano ingemmata<span class="pagenum"><a name="Page_210" id="Page_210">[210]</a></span>
+della signora Van Osten, che lo spingeva giù a sedere.
+Egli obbedì istintivamente. La giovine signora sedette
+lesta vicinissima a lui, e, china in avanti appoggiando il
+mento sulla piccola mano, gli sorrise.</p>
+
+<p> &mdash; ... Sono convinta che ella è anche musicista, &mdash; disse,
+sorridendogli negli occhi mentre la porta si apriva
+davanti al signor Van Osten.</p>
+
+<p>Egli entrò, alto, sbarbato e arrogante, e bello di una
+calma bellezza maschia.</p>
+
+<p> &mdash; Come va? &mdash; disse a sua moglie. &mdash; Salute, mamma, &mdash; disse
+a sua suocera.</p>
+
+<p>Poi guardò Aldo. Questi si alzò, lentamente, molto
+impacciato, non sapendo cosa fare.</p>
+
+<p> &mdash; Bertie, &mdash; disse sua moglie alzando gli occhi sul
+viso di suo marito (e il suo sguardo era in pari tempo
+lo sguardo di un sorcio e quello di un gatto), &mdash; questo è
+il conte Della Rocca di cui ti ho parlato.</p>
+
+<p>Van Osten gli tese la mano poderosa.</p>
+
+<p> &mdash; Tanto piacere, &mdash; disse.</p>
+
+<p>Subito Mrs Doyle gli si mise accanto e gli parlò.</p>
+
+<p>Allora la signora Van Osten tornò a chinarsi verso
+Aldo.</p>
+
+<p> &mdash; Dunque, ella fa della musica? Non lo neghi. Io lo so,
+lo sento nel cuore!</p>
+
+<p>E alzando il piccolo mento fece scintillare sotto le
+bionde ciglia gli occhi lunghi e penetranti, come due lame
+di luce.</p>
+
+<p>A Aldo venne in mente una frase del dottor Fioretti,
+un amico di Nino. Gli pareva di udirne la voce incalzante &mdash; Fioretti
+parlava sempre come se ogni parola fosse tre
+volte sottolineata &mdash; : «&nbsp;La donna americana, amico mio,
+credi a me, è isterica a freddo, è pazza per partito preso.&nbsp;»<span class="pagenum"><a name="Page_211" id="Page_211">[211]</a></span></p>
+
+<p>Aldo si trovò seduto al pianoforte, e, accanto a lui,
+lanciata in avanti come una panteretta, la piccola Van
+Osten, cogli occhi verdi scagliati nei suoi, tendeva tutto
+il corpo sottile verso la musica. E improvvisamente
+(proprio mentre suo marito dava in una sonora risata per
+una frase di Mrs Doyle), ella si levò e disse:</p>
+
+<p> &mdash; Addio. Andate via. Tornate qui sabato. Adesso
+andate via. Subito!</p>
+
+<p>Egli si alzò, stupefatto, e prese commiato.</p>
+
+<p class="pad2">Descrisse a Nancy la straordinaria visita. Ma Nancy
+ne fu così costernata e attonita, che Aldo omise dal suo
+racconto l'invito per sabato.</p>
+
+<p>All'indomani egli trovò sul suo scrittoio un nuovo
+pacco di discorsi scritti e di giornali vecchi; e riprese coscienziosamente
+il suo lavoro.</p>
+
+<p>Il sabato mattina trovò, posato in cima alle sue carte,
+una busta color lilla, contenente venti dollari.</p>
+
+<p>Sulla busta stava scritto: «&nbsp;Venite oggi alle sei.&nbsp;»</p>
+
+<p>Alle sei vi andò, e trovò la signora Van Osten sola.
+Leggeva. E continuò a leggere, senza badare a lui, finchè
+udì arrivare suo marito. Allora sembrò improvvisamente
+svegliarsi, e fu tutta sorrisi e movimenti sinuosi e gesti
+aggraziati. Quando Aldo le parlava, abbassava le ciglia
+bionde, e giocherellava, ansante e timidetta, colla lunga
+sciarpa rosea che le avvolgeva le spalle.</p>
+
+<p>Aldo partì sentendosi sbalordito e sconvolto.</p>
+
+<p>Quindici giorni dopo, i Van Osten lo invitarono a
+pranzo.</p>
+
+<p>In casa Schmidl l'agitazione fu grande.</p>
+
+<p> &mdash; Vedi? &mdash; spiegò Aldo a Nancy, mentre s'accomodava
+una immacolata cravatta alla sommità dell'impeccabile
+sparato, &mdash; ormai Van Osten sente che può fidarsi
+completamente di me. Stasera certo mi parlerà del nostro
+lavoro.<span class="pagenum"><a name="Page_212" id="Page_212">[212]</a></span></p>
+
+<p>Nancy, seduta melanconicamente in una vecchia
+poltrona verde, sospirò:</p>
+
+<p> &mdash; Anne-Marie sta poco bene. Ho paura che le minacci
+la rosolìa. &mdash; E si chinò a baciare la fronte accaldata della
+sua bambina, che, in piedi accanto a lei, si divertiva a
+strappare, con languida mano febbricitante, l'imbottitura
+della poltrona. &mdash; Pare che la Settima Avenue ne sia
+piena.</p>
+
+<p> &mdash; E' un quartiere lurido, &mdash; disse Aldo, allacciandosi
+il gilet, e infilando una catena d'oro matto nella bottoniera;
+poi, con uno spillo da balia, ne fissò l'altro capo
+nel taschino del gilet. &mdash; Bisognerà cambiare alloggio.</p>
+
+<p> &mdash; Quella gente che incontri dai Van Osten non ti domanda
+dove stai? &mdash; chiese Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Sì. E ho avuto l'ispirazione di dire al 59 della stessa
+strada. Sai, dove ho l'ufficio! Spero che non andranno lì
+a domandare di me.</p>
+
+<p>Nancy sospirò ancora. Aldo le diede un bacio affrettato;
+e ad Anne-Marie, che aveva le mani sudicie e la faccia
+lagrimosa, fece una piccola e prudente carezza. Poi uscì
+in fretta, e saltò su uno «&nbsp;street-car&nbsp;» che andava nella città
+alta. Entrò baldo e gaio in casa Van Osten.</p>
+
+<p>Durante il pranzo non si fece alcuna allusione a cose
+politiche nè al lavoro. Vi era una dozzina di commensali,
+e a un dato momento Van Osten si rivolse ad Aldo.</p>
+
+<p> &mdash; Che cosa fa di bello, lei, a New York, signor Della
+Rocca?</p>
+
+<p>Aldo, colla coda dell'occhio, vide, in fondo alla tavola,
+scattar su come una viperetta disturbata la testa bionda
+della signora Van Osten. Ma, senza guardarla, aveva già
+capito. Questa era una manovra di Van Osten! Voleva mettere
+alla prova la prudenza del suo impiegato.</p>
+
+<p>Aldo lo fissò ben dritto negli occhi.</p>
+
+<p> &mdash; Faccio un lavoro letterario, &mdash; disse. <a name="tn212" id="tn212"></a>E soggiunse &mdash; molto interessante.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_213" id="Page_213">[213]</a></span>Van Osten non disse che: &mdash; Ah? davvero? &mdash; e poi si
+volse a parlare con altri.</p>
+
+<p>Ma Aldo sentì che era contento. Ora, davvero, il congressista
+sapeva di avere al suo impiego un uomo di discrezione
+e intelligenza a tutta prova.</p>
+
+<p>Terminato il pranzo, quando gli uomini raggiunsero
+nel gran salone le signore, Aldo vide gli occhi della signora
+Van Osten che lo chiamavano. Egli andò a sedersi al suo
+fianco e le parlò delle opere di Boito. A grande sua sorpresa
+ella si mise a ridere, chinando il capo come se arrossisse.</p>
+
+<p> &mdash; Perchè diamine fa così? &mdash; pensò Aldo, e si guardò
+intorno.</p>
+
+<p>Vide in fondo alla sala il marito che la guardava.</p>
+
+<p>Accanto a lui una donna magra e modernizzante li
+osservava anche lei. Aldo la udì che diceva a Van Osten:</p>
+
+<p> &mdash; Che bellissimo giovane! Pare quel... quel dio greco,
+sapete bene... di quel famoso artista... come si chiama?...
+in quella tal Galleria... non ricordo dove.</p>
+
+<p> &mdash; Già, &mdash; disse Van Osten. E continuò a guardare
+sua moglie.</p>
+
+<p>D'improvviso questa sporse la mano e la mise riversa,
+col palmo in su, in quella di Aldo. Egli sentiva tremare
+sulla sua quella manina fredda e leggiera. Le parole di lei
+erano stupefacenti quanto il suo gesto.</p>
+
+<p> &mdash; Ebbene, &mdash; disse, &mdash; poi che insistete tanto, leggetemi
+nella mano la ventura!</p>
+
+<p>Aldo non aveva affatto insistito. E non sapeva leggere
+la ventura. Però si accinse del suo meglio a fare il chiromante.
+Seguì colla punta dell'indice le piccole linee serpeggianti
+nel palmo roseo, ed ella rabbrividiva e rideva
+col mento in fuori e il biondo capo riverso.</p>
+
+<p>Van Osten mosse lentamente attraverso la sala, e
+venne a loro, poderoso e deliberato, colle mani in tasca.<span class="pagenum"><a name="Page_214" id="Page_214">[214]</a></span></p>
+
+<p>Aldo sentiva di fare una figura da cretino con quella
+piccola mano fredda sulla sua. Tuttavia continuò:</p>
+
+<p> &mdash; Questa è la linea dell'intelletto...</p>
+
+<p>Van Osten pose, come casualmente, una mano sulla
+spalla di sua moglie, e ve la tenne. Ella lo guardava di sotto
+in su; e ancora nei suoi occhi riapparve l'espressione
+di gatto e anche di sorcio.</p>
+
+<p> &mdash; Ecco ciò che leggo in questa mano... &mdash; continuò
+Aldo.</p>
+
+<p>Van Osten con lenta mossa sporse una ampia scarpa
+di vernice:</p>
+
+<p> &mdash; E in questo piede, &mdash; disse, &mdash; che cosa leggete?...
+Calci?&nbsp;&mdash;</p>
+
+<p>Sua moglie diede in una squillante e perlata risatina,
+e ritirò la sua mano da quella di Aldo.</p>
+
+<p>Anche Aldo rise.</p>
+
+<p>L'unico che parve non trovar molto divertente lo
+scherzo fu Van Osten stesso.</p>
+
+<p>Qualche giorno più tardi Aldo, nel suo studio, dopo
+aver copiato quattro colonne di un giornale, si gettò indietro
+nella sua seggiola e trasse un profondo sospiro.
+Era irritato e stanco.</p>
+
+<p>Nel calamaio c'era poco inchiostro, e doveva intingere
+la penna a ogni seconda parola. Si sentiva esasperato
+e nervoso. La piccola Van Osten gli dava sui nervi.
+Che cosa significava il suo contegno? Che cosa voleva?
+Era innamorata di lui... questo era naturale. Nulla di
+sorprendente in ciò. Ma sorprendente invero era il suo
+contegno quando erano soli. Non gli parlava affatto e lo
+guardava con verdi occhi, remoti e agghiacciati, come
+s'egli fosse un muro o una finestra. Poi s'alzava, e lo lasciava
+solo.</p>
+
+<p>Dopo quel pranzo in casa Van Osten egli era tornato a
+casa sua agitato e inquieto. Questa donna, certamente,<span class="pagenum"><a name="Page_215" id="Page_215">[215]</a></span>
+lo amava! Questa ricchissima donna era pronta a compromettersi
+per lui. Aldo, cosa doveva fare? Per un istante
+l'idea di fuggire con lei gli traversò la mente. Questa biondina
+non era certo bellissima; era però originale, e poi,
+e poi... era enormemente ricca!</p>
+
+<p>E Aldo ragionava:</p>
+
+<p> &mdash; Bisogna pensare a Nancy e alla bambina.</p>
+
+<p>Ora per Nancy e la bambina sarebbe mille volte più
+vantaggioso se Aldo si decidesse a un passo simile, che
+non se restasse a sgobbare tutta la vita per venti dollari
+alla settimana. Questo era innegabile. In un anno, forse
+anche meno, Aldo potrebbe ritornare a loro in condizioni
+agiate e aggradevoli. Già, queste stravaganti americane
+erano sempre prodighe e generose...</p>
+
+<p>Aldo fece a piedi quella sera il cammino dalla 66.<sup>ma</sup>
+alla 38.<sup>ma</sup> Strada per poter pensare a suo agio. I treni
+dell'«&nbsp;Elevated Railroad&nbsp;» gli correvano sopra al capo,
+ma egli colla fronte dava di cozzo nelle stelle.</p>
+
+<p>E sognava vertiginose corse traverso l'Europa in
+automobile, e lunghe fermate nei migliori alberghi, senza
+mai pagar conti...</p>
+
+<p>Arrivato a casa aveva trovato Frau Schmidl alzata,
+e Nancy in lagrime, e Anne-Marie colla rosolìa.</p>
+
+<p>Era rimasto chiuso in casa cinque giorni colla piccina,
+seduto nella stanza buia e soffocante, a far scaldare latte
+e farina di Nestlé su una lampadetta a spirito, e a cantare
+delle arie d'opera a Anne-Marie che non voleva sentir
+altro.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Celeste Aida, forma divina&nbsp;», &mdash; cantava Aldo
+nel buio, tenendo nelle sue la manina sudata di sua figlia.</p>
+
+<p> &mdash; Canta ancora, canta più forte, &mdash; diceva Anne-Marie,
+che sentiva i brividi della febbre e della musica
+scorrerle come acqua fresca per la schiena.</p>
+
+<p>E Aldo cantava ancora, e cantava più forte.<span class="pagenum"><a name="Page_216" id="Page_216">[216]</a></span></p>
+
+<p>Al sesto giorno la piccola era convalescente e Aldo
+tornò al suo studio nella 66.<sup>ma</sup> Strada.</p>
+
+<p>Nessuno era stato a domandar di lui, ed il suo lavoro
+giaceva sullo scrittoio come l'aveva lasciato.</p>
+
+<p>Allora era andato al numero 8, alla casa Van Osten
+e, aspettando in anticamera, aveva udito la voce acuta
+e infantile della signora Van Osten che diceva:</p>
+
+<p> &mdash; No; io non sono in casa.</p>
+
+<p>Ritraversò la strada, convinto che essa, dietro le cortine,
+lo guardava e rideva di lui.</p>
+
+<p>Tutte queste cose egli rammentava oggi, intingendo
+rabbiosamente la penna nel calamaio mezzo vuoto. Poggiò
+il calamaio in isbieco contro a un libro. Il calamaio cadde
+e si rovesciò, e fu più vuoto di prima. Aldo pensò di suonare
+il campanello per domandare dell'inchiostro alla serva;
+ma poi ricordò che questa, dopo la prima settimana di
+amabili premure e di sorridente zelo, era diventata assai
+acida e breve. Aldo quindi rifuggiva dal chiamarla, ed era
+contento quando non la incontrava per le scale.</p>
+
+<p>Si guardò intorno in cerca d'una bottiglia d'inchiostro.
+Aprì cassetti e tiratoi. Poi aprì un armadio nel muro. In
+alto, sopra uno scaffale, ricacciato indietro presso alla parete,
+vide un pacco di carte che gli parve di riconoscere.
+Montando su una seggiola tirò giù il pacco e lo guardò.
+Era il suo lavoro della settimana scorsa: cento ottantadue
+fogli di nitida scrittura! Cosa facevano lassù?</p>
+
+<p>Stette lungamente a contemplarli, riflettendo. Poi
+li rimise in cima all'armadio. Era deciso a fare un esperimento.
+Suonò il campanello e ordinò alla inamabile
+serva di portare dell'inchiostro.</p>
+
+<p>Avutolo, sedette e continuò la pagina del suo lavoro
+cominciato. Scrisse:</p>
+
+<p>«&nbsp;Il dibattimento si chiuse colla solita maggioranza
+per il Governo. La donna è mobile qual piuma al vento.<span class="pagenum"><a name="Page_217" id="Page_217">[217]</a></span>
+Sono curioso di sapere se qualcuno legge le cretinerie
+che scrivo qui. Ho idea che nessuno le guardi. Venite all'agile
+barchetta mia, Santa Lucia, Santa Lucia.&nbsp;»</p>
+
+<p>Finì la pagina e la mise sullo scrittoio colle altre.
+Poi fumò delle sigarette e lesse «&nbsp;Autour du mariage&nbsp;»
+finchè fu ora di uscire a far colazione.</p>
+
+<p>Durante la sua assenza per il «&nbsp;lunch&nbsp;», un biglietto
+lilla era stato lasciato sulla scrivania per lui: «&nbsp;Venite
+stasera alle otto precise.&nbsp;»</p>
+
+<p>I suoi fogli terminati erano stati portati via, come
+di consueto; e un nuovo pacco di giornali lasciato al loro
+posto, perchè egli li copiasse.</p>
+
+<p>Subito Aldo riaprì l'armadio nel muro e guardò su.
+Sì, il pacco di carte era più grande. Aldo trasse a sè i fogli
+e li guardò. In cima agli altri era il foglio scritto per l'ultimo,
+col miscuglio di parole insensate e di canzoni italiane
+in mezzo alle notizie politiche!</p>
+
+<p>Allora Aldo prese dal pacco una ventina di fogli scritti
+e li mise sullo scrittoio davanti a sè.</p>
+
+<p>Evidentemente era inutile copiarne dei nuovi. Tanto
+nessuno li leggeva.</p>
+
+<p>Appoggiato allo schienale della sua seggiola, Aldo accese
+una sigaretta e riflettè profondamente.</p>
+
+<p>Da quasi un mese egli veniva qui, e copiava, per sette
+ore al giorno, delle colonne di vecchi giornali. Era pagato
+per questo, venti dollari alla settimana. Perchè?</p>
+
+<p>Mrs Doyle era forse un angelo caritatevole, che desiderava
+aiutare lui e la sua famiglia senza esserne ringraziata?
+No, era convinto che non era questo.</p>
+
+<p>Il suo sguardo cadde sul biglietto lilla. «&nbsp;Venite stasera.&nbsp;»</p>
+
+<p>Come un lampo gli balenò la certezza che egli era pagato
+per le ore che passava al numero 8, e non per quelle
+che passava al numero 59.<span class="pagenum"><a name="Page_218" id="Page_218">[218]</a></span></p>
+
+<p>Dunque, ciò significava che la signora Van Osten
+era innamorata di lui. Lo pagava per tenerlo vicino a sè,
+dove, quando volesse, lo poteva chiamare. Il lavoro non
+era che un pretesto per tenerlo lì, a due passi da lei, nella
+stessa strada; fors'anche &mdash; chi sa? &mdash; per tenerlo lontano
+da altri...</p>
+
+<p> &mdash; Povera donna! &mdash; sospirò Aldo. &mdash; Quanto deve
+soffrire! &mdash; Quindi aggiunse pensieroso: &mdash; Però, venti dollari
+alla settimana sono pochi.</p>
+
+<p>Le otto erano passate da dieci minuti allorchè Aldo
+quella sera s'avviò rapido per la 66.<sup>ma</sup> Strada, verso il palazzo
+Van Osten. A pochi passi dalla casa s'imbattè nel
+signor Van Osten che usciva.</p>
+
+<p>Aldo lo salutò rispettosamente; ma Van Osten si fermò
+ad accendere un sigaro e parve non accorgersi del suo
+saluto.</p>
+
+<p>Aldo trovò la giovane signora nel salone, sola; era
+vestita di nero, colle spalle nude, e coperta di brillanti.
+Pareva agitata e incollerita.</p>
+
+<p> &mdash; Siete in ritardo, &mdash; esclamò, vedendo Aldo.</p>
+
+<p> &mdash; Perdonate! &mdash; scongiurò lui.</p>
+
+<p>E si precipitò per baciarle la mano. Ma la signora
+Van Osten la ritrasse irosamente.</p>
+
+<p> &mdash; Avete incontrato mio marito?</p>
+
+<p> &mdash; Sì, &mdash; disse Aldo.</p>
+
+<p> &mdash; Vi ha visto?</p>
+
+<p> &mdash; Sì.</p>
+
+<p> &mdash; Ne siete certo? Ne siete certo?</p>
+
+<p>Il giovanile petto un po' scarno, ansava.</p>
+
+<p> &mdash; Sì, certissimo, &mdash; disse Aldo.</p>
+
+<p> &mdash; Vi ha veduto? Vi ha veduto venir qui, e non è tornato
+indietro?</p>
+
+<p>Le sottili labbra si fecero più strette. Aldo, guardandola,
+la trovò quasi brutta. Pareva una piccola edizione
+disseccata e striminzita della signora Doyle.<span class="pagenum"><a name="Page_219" id="Page_219">[219]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Giovine volatiletto occidentale, &mdash; disse Aldo fra
+sè.</p>
+
+<p>Ma ecco entrare il domestico col caffè sopra un grande
+vassoio d'argento, e dietro di lui un altro domestico colla
+panna e lo zucchero sopra un altro grande vassoio d'argento.</p>
+
+<p>E l'opulenza, e l'atmosfera di placida potente ricchezza
+vinse l'anima di Aldo. I suoi sensi soddisfatti nuotavano
+nel benessere, ed egli si disse che per quanto magra, per
+quanto secca, per quanto striminzita ella fosse, egli poteva
+rendere al volatiletto occidentale il suo amore.</p>
+
+<p>Quando i servitori si furono ritirati Aldo sentì che
+doveva parlare. Bisognava pure che dicesse qualche cosa.
+Fortunatamente si ricordò che in altre occasioni &mdash; trovandosi
+solo di fronte a una donna ancor poco conosciuta &mdash; egli
+si era servito di una frase, semplice in sè, ma di un
+effetto istantaneo e sicuro. Si chinò un poco in avanti, e
+disse a bassa voce:</p>
+
+<p> &mdash; Come vi chiamate?</p>
+
+<p>La signora Van Osten levò su di lui due occhi vitrei
+e agghiaccianti. Non rispose.</p>
+
+<p> &mdash; Non conosco ancora il vostro nome, &mdash; ripetè Aldo,
+sprofondando lo sguardo nelle verdi chiarità delle iridi
+di lei.</p>
+
+<p>Ella prese un sorso di caffè. Poi disse lentamente e
+nettamente, scandendo le sillabe:</p>
+
+<p> &mdash; Signora &mdash; Van &mdash; Osten.</p>
+
+<p> &mdash; No! non quel nome, &mdash; disse lui; &mdash; il vostro piccolo
+nome... il vostro nome vero...</p>
+
+<p>Vi fu un lieve rumore nell'anticamera e la porta di
+casa si chiuse. Nell'udirlo, la signora Van Osten parve invasa
+da una subitanea fiamma d'eccitazione. I gelidi
+occhi scintillarono, ed ella rispose ad Aldo rapidamente
+e con veemenza:<span class="pagenum"><a name="Page_220" id="Page_220">[220]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Marjorie! &mdash; disse; &mdash; mi chiamo Marjorie!</p>
+
+<p>Aldo si chinò in avanti sopra la sua tazza di caffè.</p>
+
+<p> &mdash; Marjorie! &mdash; ripetè a bassa voce.</p>
+
+<p>Sì: l'effetto anche stavolta fu sicuro ed istantaneo,
+anzi, più istantaneo di quanto Aldo se l'aspettasse.</p>
+
+<p> &mdash; Ditelo ancora, ditelo ancora! &mdash; sussurrò rapidamente
+la signora Van Osten. &mdash; Mi piace sentirvelo dire.
+Ditelo ancora, <em>fate presto</em>!</p>
+
+<p> &mdash; Marjorie! &mdash; esclamò Aldo, chinandosi ancor più
+verso di lei, nel momento stesso in cui la porta si apriva
+e il marito entrava.</p>
+
+<p>Subito ella si volse, rovesciando all'indietro il viso
+con atto folle ed estasiato.</p>
+
+<p> &mdash; Oh, Bertie! Sei tornato? &mdash; disse, e rise.</p>
+
+<p>Aldo la guardò stupito. Nella sua voce e nel suo riso
+egli aveva udito una nota che riconosceva. L'aveva udita
+in altre voci di donna, quella nota tenera e selvaggia, di
+tortorella e di tigre!</p>
+
+<p>Quella nota tremula e tubante gli vibrò nel cervello
+col clangore d'una fanfara! Era l'amore!</p>
+
+<p>E amore sfolgorava nelle verdi iridi chiare rivolte
+al viso torvo e corrucciato del marito.</p>
+
+<p>Allora Aldo comprese perchè egli si trovasse lì. Comprese
+in che modo e a che cosa egli aveva servito alla piccola
+Van Osten. E guardando la fronte corrugata e le poderose
+spalle del signor Van Osten, più che mai egli si
+disse che venti dollari erano pochi...</p>
+
+<p>Aldo non rimase più che qualche istante, durante
+i quali assunse un atteggiamento di tristezza amara e silenziosa.
+Era precisamente l'atteggiamento che la signora
+Van Osten desiderava, ed ella gli fece, quando potè, un piccolo
+cenno di approvazione.</p>
+
+<p>Accommiatandosi Aldo decise di mostrarle che egli
+aveva capito la situazione. Con un gesto come a discacciare
+i tristi pensieri, disse:<span class="pagenum"><a name="Page_221" id="Page_221">[221]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Mi farebbero l'onore di venire ad udire il «&nbsp;Tannhäuser&nbsp;»
+domani sera, nel mio palco all'Opera House?</p>
+
+<p>Un lampo guizzò dai maliziosi occhi della signora
+Van Osten, un abbagliante sorriso lampeggiò e svanì.</p>
+
+<p>Suo marito le pose una pesante mano sulla piccola
+spalla nuda.</p>
+
+<p> &mdash; Siamo impegnati, &mdash; disse. &mdash; Grazie.</p>
+
+<p>E quel ringraziamento era concludente e definitivo.</p>
+
+<p>La signora Van Osten sporse ad Aldo una manina
+fredda, tenendo poggiato al braccio di suo marito il piccolo
+viso arguto ed estasiato.</p>
+
+<p>Aldo s'inchinò e partì.</p>
+
+<p class="pad2">L'indomani era sabato. Sul suo scrittoio giaceva la
+busta lilla di tutti i sabati. Aldo l'aprì. Conteneva un biglietto
+da 500 dollari.</p>
+
+<p class="pad2">Il lunedì seguente Aldo, arrivando nello studio, trovò
+la giovane signora Van Osten che lo aspettava.</p>
+
+<p> &mdash; Adesso, per un mese o due, non avrò più bisogno
+di voi, &mdash; disse ella, pensosa. &mdash; Ma temo &mdash; e sospirò &mdash; che
+l'effetto benefico che avete prodotto su mio marito
+non durerà in eterno.</p>
+
+<p> &mdash; Nulla dura in eterno, &mdash; sentenziò Aldo, sedendosi
+per abitudine davanti allo scrittoio.</p>
+
+<p> &mdash; Ebbene, &mdash; disse la signora, &mdash; appena egli ricomincia &mdash; e
+qui un nuovo sospiro &mdash; vi manderò a chiamare.
+Per il momento è meglio che non veniate in casa. Però,
+aggiratevi... così, a distanza. E mandatemi dei fiori. Ordinateli
+da Shotwell, in Broadway, e ditegli che mi mandi
+il conto. Potreste anche passare sotto al balcone. Ma non
+esagerate! Capite bene che se una volta mio marito vi
+mette alla porta, tutto è finito... tutto diventa impossibile.</p>
+
+<p> &mdash; Già, &mdash; disse Aldo.<span class="pagenum"><a name="Page_222" id="Page_222">[222]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Ah, &mdash; sospirò la signora Van Osten. &mdash; Perchè
+sono necessarie queste cose? Perchè... perchè sono così
+iniqui gli uomini?</p>
+
+<p>Dopo una breve pausa Aldo chiese piano rispettosamente,
+con voce di circostanza:</p>
+
+<p> &mdash; Mi sarebbe lecito di chiedere chi è la... la persona...
+per la quale... il signor Van Osten...</p>
+
+<p> &mdash; Che domanda impertinente! &mdash; disse la giovine
+donna. &mdash; Ma tanto vale che ve lo dica. Tutti lo sanno.
+E' Madeline Archer, quella delle danze erotiche: quel rettile,
+quella strega, che balla al Hammerstein vestita di calze
+nere, di giarrettiere rosa, e d'una collana di perle! Ha reso
+infelici tutte le mogli di New York.</p>
+
+<p>Aldo scosse il capo con aria di compatimento e di
+rammarico.</p>
+
+<p>Frattanto i suoi pensieri erano agili e chiari.</p>
+
+<p> &mdash; Se... &mdash; azzardò egli, quando la vide alzarsi per
+partire, &mdash; se ci fosse qualche sua amica, qualcuna delle
+mogli di cui parlava or ora... che desiderasse... che volesse...
+insomma, a cui io potessi essere di qualche utilità...</p>
+
+<p> &mdash; Oh, questa è bella! oh, questa è divina! &mdash; esclamò
+la piccola Van Osten, dando in una folle risata e congiungendo
+le mani. &mdash; Ma voi siete delizioso! siete indescrivibile!
+siete inaudito!</p>
+
+<p>E rise, e rise tutta scossa dall'ilarità.</p>
+
+<p>Rise anche Aldo, contento di essere così comico.</p>
+
+<p> &mdash; Quanto prima aprirete un ufficio: «&nbsp;Asilo di soccorso
+per le mogli tradite... Il Perfetto Suscitatore di gelosie
+nei mariti negligenti o infedeli... Successo garantito.
+Prezzi moderati. Diploma. Referenze&nbsp;».</p>
+
+<p> &mdash; Buona idea! &mdash; disse Aldo, ridendo. E in cuor suo
+trovava infatti che l'idea era ottima.</p>
+
+<p>Essa cessò di ridere, improvvisa e un po' pallida.</p>
+
+<p> &mdash; Dite un po', non sarete poi mica un ricattatore, eh?<span class="pagenum"><a name="Page_223" id="Page_223">[223]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; No, &mdash; disse Aldo, guardandola bene in faccia coi
+suoi begli occhi di velluto luminoso.</p>
+
+<p> &mdash; Oh, vi credo, vi credo! &mdash; disse ella, stendendogli
+con impulso quasi affettuoso ambe le mani. &mdash; Del resto
+Mammà, che conosce gli uomini, m'ha detto: «&nbsp;Non aver
+paura. Quello lì è di buona pasta! E' proprio quel che Dio
+fece!&nbsp;»</p>
+
+<p>Aldo rise, non sapendo se essere offeso o lusingato.</p>
+
+<p> &mdash; Ed ora, &mdash; diss'ella solennemente, &mdash; per lo spavento
+salutare che avete messo addosso a Bertie, e per il
+bene che avete fatto a me, vi permetto di baciarmi.</p>
+
+<p>Alzò la piccola bocca, rosea e stretta &mdash; e Aldo, ridendo
+un poco, la baciò.</p>
+
+<p class="pad2"> &mdash; Sono contenta d'aver baciato un conte, &mdash; disse
+fra sè la piccola Van Osten, scendendo lesta e leggiera
+le scale.</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="VIII_II" id="VIII_II"></a>VIII.</h2>
+
+<p>In una lucente giornata autunnale Valeria, a Milano,
+in casa della zia Carlotta con cui viveva, ricevette la lettera
+di Nancy, la triste lettera scritta a New York durante
+quelle prime settimane di angoscia e di miseria.</p>
+
+<p>La fine della lettera era lieta e piena di speranza.
+Aldo aveva una occupazione dignitosa e rimunerativa.
+Anne-Marie stava bene. Dunque, che la mamma non si
+tormentasse.</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0">«&nbsp;<i>God's in His Heaven, all's well with the world!...</i>&nbsp;»<br /></span>
+</div></div>
+
+<p>Ma Valeria si tormentò. Valeria possedeva alcuni<span class="pagenum"><a name="Page_224" id="Page_224">[224]</a></span>
+titoli che le davano una meschina rendita di duecento
+lire al mese, amministrati dallo zio Giacomo con la massima
+puntualità; rendita che ella, con la stessa puntualità,
+pagava alla zia Carlotta in compenso del suo vitto e alloggio.
+Si riserbava, scusandosene, trenta o quaranta
+lire ogni mese per le modeste sue spese personali.</p>
+
+<p>Quando ricevette quella lettera da New York, Valeria
+si chiuse in camera per leggerla.</p>
+
+<p>E quando l'ebbe letta s'inginocchiò davanti alla Madonna
+dal viso di zingarella del Reni. La Madonna doveva
+aiutare Nancy.</p>
+
+<p>Anche lei, Valeria, doveva aiutare Nancy. Lo zio Giacomo
+non darebbe nulla che potesse cadere nelle mani
+di Aldo. Carlo, meno che nulla. Non farebbe che rimproveri
+e recriminazioni. Nino avrebbe pur dato, ma non aveva
+nulla da dare. La zia Carlotta avrebbe forse prestato cinquecento
+lire con grande difficoltà, e molti ammonimenti.</p>
+
+<p>Non restava dunque a Valeria che una cosa da fare:
+avrebbe venduto qualcuno dei suoi titoli di rendita, e si
+sarebbe contentata di un'entrata un po' minore per qualche
+anno. Bisognava pur mandar denari a Nancy!</p>
+
+<p>Dunque Valeria si vestì per uscire; mise il cappello
+colle viole, la giacca di seta nera colla cravatta di pizzo;
+i guanti neri di suède; poi prese l'ombrellino e la borsetta
+di cuoio viola, e uscì ad affrontare una inevitabile e
+certo tempestosa intervista con lo zio Giacomo.</p>
+
+<p>L'intervista fu infatti tempestosa. Il vecchio pativa
+l'asma, e il suo carattere non aveva migliorato coll'andar
+degli anni. Valeria tremava e piangeva per paura che
+l'ira ch'ella gli cagionava potesse fargli del male alla salute;
+ed era straziata da rimorsi mentre raccontava allo
+zio delle oscure menzogne per giustificare la sua necessità
+di denaro.</p>
+
+<p>Sapeva che se avesse detto che era per Aldo, lo zio<span class="pagenum"><a name="Page_225" id="Page_225">[225]</a></span>
+si sarebbe formalmente opposto alla vendita dei titoli;
+quindi Valeria fu tetra e misteriosa, accennando a cupe
+possibilità, piangendo e minacciando; e finalmente lasciò
+nell'animo dello zio Giacomo la convinzione che essa si
+era messa in qualche grave pasticcio finanziario, di cui
+le cause non erano confessabili.</p>
+
+<p>Il vecchio, muto di indignazione e di dolore, prese
+dalla cassa forte dei titoli per seimila lire; e Valeria, tremante
+e umiliata, li chiuse nel suo sacchetto viola. Poi, baciato
+in fronte lo zio, che scuoteva la vecchia testa arruffata,
+scese rapidamente le scale.</p>
+
+<p> &mdash; Ah, queste donne! &mdash; brontolò lo zio Giacomo, seguendo
+dalla finestra i passi affrettati di Valeria, che
+tenendo con mani confuse l'ombrellino, la borsetta e le
+lunghe sottane, s'accingeva a traversare la strada senza
+badare alle carrozze nè ai tram.</p>
+
+<p>A un certo punto parve allo zio Giacomo ch'ella
+fosse proprio sotto il naso di un cavallo; ma il vetturino,
+con una strappata di redini e molte bestemmie, riuscì
+a schivarla.</p>
+
+<p> &mdash; Ah, queste donne! queste misere donne! &mdash; mormorò
+lo zio Giacomo, e tornò rabbiosamente al suo lavoro.</p>
+
+<p>Valeria andò a una Banca, e dopo molte spiegazioni
+superflue e confusionarie da parte sua, ne emerse un
+quarto d'ora dopo con cinque mila lire e dell'oro, dell'argento
+e del rame chiusi nella rigonfia borsetta.</p>
+
+<p> &mdash; Ora, &mdash; disse Valeria tra sè, &mdash; andrò da Cook, che
+me li cambierà in denari americani. O forse si può spedire
+in qualche altro modo. Domanderò.</p>
+
+<p>E Valeria traversò la piazza del Duomo e prese per
+via Santa Margherita, pensando a Nancy. Povera piccola
+Nancy senza un soldo! Povera piccola innocente mamma
+dell'ancora più innocente Anne-Marie! Come erano difficili
+le cose pratiche della vita!<span class="pagenum"><a name="Page_226" id="Page_226">[226]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Mio Dio! &mdash; sospirò Valeria, &mdash; vorrei che ci fosse
+Tom ad aver cura di noi! &mdash; e scese dal marciapiede per attraversare
+la via Manzoni.</p>
+
+<p>Se Tom ci fosse stato, le avrebbe detto: «&nbsp;Aspetta!&nbsp;»
+Le avrebbe preso il gomito, con quell'aria un po' rude
+di padronanza che aveva, e l'avrebbe ricondotta un passo
+indietro per lasciar passare il tram che veniva dalla destra,
+e una carrozza, e dietro alla carrozza un automobile (oh,
+ancora lontano!), che veniva liscio e rapido dalla sinistra.</p>
+
+<p>Ma Tom, o ciò che restava di Tom, giaceva nel cimitero
+di Nervi colle mani incrociate. E nessuno disse a Valeria:
+«&nbsp;Aspetta&nbsp;»! Dunque ella scese lesta e leggiera dal marciapiede,
+tenendo stretto in una mano la borsetta viola,
+e nell'altra l'ombrellino e la veste. Vide il tram che s'avvicinava
+sul binario opposto e si disse che aveva tempo
+di passargli davanti. Fece di corsa tre o quattro passi,
+poi vide a sinistra la carrozza già vicinissima a lei.</p>
+
+<p>Comprese che non avrebbe potuto passare, e indietreggiò,
+rapida.</p>
+
+<p>La carrozza passò... ma perchè il vetturino gesticolava
+così?... Perchè faceva quella faccia terribile?... Ah! hanno
+dei gran cattivi caratteri i vetturini, pensò Valeria
+(il pensiero è rapido)... Poi qualche cosa la urtò nella
+schiena, e il pensiero si fermò, si spense. Un istante di folle
+clamore e confusione, di strepiti e urli, in cui le parve che
+urlasse anche lei... poi il silenzio, nero, chiuso, completo.</p>
+
+<p class="pad2">... Valeria sentiva un movimento cadenzato, oscillante,
+ed aprì gli occhi. Non vide nulla. Sopra di lei un
+tetto di tela grigia, intorno a lei dei muri di tela grigia...
+Ah, ma i muri ondeggiavano, si aprivano un poco, e lasciavano
+penetrare la luce. Valeria vide delle case che passavano...
+e dei pezzi di negozio... e delle persone... La portavano
+per la strada... Che cosa aveva alla bocca? Valeria<span class="pagenum"><a name="Page_227" id="Page_227">[227]</a></span>
+alzò la mano nel guanto nero di suède e si toccò la bocca;
+e si toccò la guancia dove sentiva qualche cosa d'insolito.
+Cos'era? Il guanto pareva non toccarle la guancia ma i
+denti... poi qualche cosa di caldo e viscido le corse giù
+nel palmo della mano e lungo il braccio... D'un tratto
+ella ricordò il sacchetto viola, rigonfio di denari. Dov'era?
+Allora cercò di dire: «&nbsp;Dov'è? dov'è? E' per Nancy!&nbsp;» Le
+parve di averlo gridato forte, ma non udiva che un gorgoglìo,
+un gorgoglìo e dei soffi, che le uscivano dalla bocca...
+Poi il nero silenzio si richiuse su lei.</p>
+
+<p>... Adesso era in una piccola stanza chiara. Intorno a lei
+tutto era chiaro e bianco. Tutto era bianco. Vide dapprima
+la soffitta. Era di vetro bianco smerigliato... La gente
+era bianca, eccetto le loro faccie che erano scure e brune
+sopra le vesti candide.</p>
+
+<p>Una faccia si chinò su di lei, molto vicina. Poi un'altra.
+Poi una faccia un po' più chiara, con delle ali intorno
+alla testa. Valeria sapeva cos'era, ma non poteva ricordarsi...
+Volle sorridere a quella faccia &mdash; e sorrise; ma la
+faccia colle ali non parve accorgersene. Continuava a guardarla,
+vicina, colle labbra che movevano; e Valeria sentì
+che una mano le ravviava i capelli. Si provò ancora a sorridere...
+Ma cosa vedeva quella faccia al posto del sorriso
+di Valeria?...</p>
+
+<p>Venne un'altra faccia rossa, energica, con gli occhi
+un poco iniettati di sangue, e dei corti baffi grigi. Valeria
+sentì che qualcuno le toccava il capo e lo girava di qua e
+di là. La faccia rossa parlava. Diceva:</p>
+
+<p> &mdash; Inutile. Ma possiamo sempre tentare...</p>
+
+<p>Poi un fruscìo d'acqua che corre; uno scrosciar d'acqua...
+uno scrosciar d'acqua... Valeria stese la mano per fermarlo.</p>
+
+<p>Subito la faccia con le ali comparve sopra di lei:</p>
+
+<p> &mdash; Sì, cara! Sì! Coraggio... brava, brava!</p>
+
+<p>Valeria le disse di fermare quell'acqua, ma la faccia
+non pareva sentire, sorrideva dolce e diceva:<span class="pagenum"><a name="Page_228" id="Page_228">[228]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Sì, sì, cara! non sarà niente. La Madonna aiuta!
+Brava, brava, poverina!...</p>
+
+<p>Un'altra faccia, e una voce:</p>
+
+<p> &mdash; Devo lavare qui, professore?</p>
+
+<p>Poi qualche cosa le sgorgò caldo e salato sulla guancia,
+e le sgocciolò in gola. Qualcuno &mdash; era lei? &mdash; si strozzava,
+soffocava... poi d'un tratto nella stanza c'era un dolore,
+un dolore stridente, lancinante, spaventevole. Una voce
+d'uomo diceva:</p>
+
+<p> &mdash; Lasci stare, lasci stare. Non serve. Guardi qui.</p>
+
+<p>E ancora Valeria sentì che le voltavano il capo; e
+poco dopo un crepitìo, come se le tagliassero i capelli.
+E lo scrosciar dell'acqua...</p>
+
+<p>La testa di Valeria era voltata lateralmente, ed ora
+vedeva davanti a lei la schiena d'un uomo vestito di
+bianco, colle maniche rovesciate, che si lavava le mani
+sotto un robinetto d'argento. Le piacque guardarlo. Egli si
+volse scotendo nell'aria le mani bagnate. Era lui che aveva
+la faccia rossa e gli occhi sanguigni e i baffi grigi. Vedendo
+gli occhi aperti di Valeria egli le fece un cenno amichevole
+col capo e disse:</p>
+
+<p> &mdash; Bene, bene. Un po' di pazienza.</p>
+
+<p>Valeria gli sorrise; ma sentendo che la sua bocca non
+si muoveva, gli ammiccò cogli occhi; e la faccia rossa
+le rispose con espressione amichevole.</p>
+
+<p>Qualcuno le teneva il polso; e per un po' tutto fu silenzio.
+Ah! ancora quel dolore, quello spaventoso, lancinante
+dolore.</p>
+
+<p>Un'esclamazione, e poi una parola: «&nbsp;Inutile!&nbsp;»</p>
+
+<p>Valeria aprì gli occhi. Vide la faccia colle ali, un po'
+lontana, che teneva lo sguardo fisso sulla faccia dell'uomo
+cogli occhi rossi; questi era vicinissimo e chino sopra di lei.
+Due altre faccie erano, anche loro, chine a guardare qualche
+cosa che Valeria non vedeva, perchè quella cosa doveva
+essere sul suo cuscino.<span class="pagenum"><a name="Page_229" id="Page_229">[229]</a></span></p>
+
+<p>La faccia colle ali muoveva le labbra. Valeria sapeva
+bene cosa faceva movendo le labbra così, ma non poteva
+ricordarlo...</p>
+
+<p>L'uomo rosso disse ancora: &mdash; Inutile! &mdash; e si drizzò.</p>
+
+<p>«&nbsp;Inutile&nbsp;». Quella parola non comunicò nulla di preciso
+alla coscienza di Valeria; ma nel suo corpo vi fu qualche
+cosa che fremette in responso a quel verdetto. Colpo
+su colpo il cuore le cominciò a martellare, rapido e forte,
+più rapido e più forte, talchè lo si sentiva per tutta la
+stanza. Colpo su colpo, forte e più forte, quel cuore rullava
+come un tamburo.</p>
+
+<p>Valeria girò gli occhi spaventati all'intorno, e disse
+alla faccia rossa vicina a lei:</p>
+
+<p> &mdash; Fermate il mio cuore! Non lo lasciate battere così!</p>
+
+<p>Ma certo nessuno la udì. Stavano tutti immobili ad
+ascoltare quel cuore; allora Valeria capì che non aveva
+parlato.</p>
+
+<p>Il cuore rimbombava e rullava. Era spaventoso. Valeria
+girava gli occhi atterriti implorando soccorso.</p>
+
+<p>Allora la suora disse al chirurgo:</p>
+
+<p> &mdash; Oh provi, provi! L'aiuti, povera creatura!</p>
+
+<p>E ancora l'acqua sgorgò e scrosciò, e qualche cosa fu
+spinto, scricchiolante e stridente, sul pavimento di marmo.</p>
+
+<p> &mdash; L'étere, &mdash; disse il chirurgo.</p>
+
+<p>Una delle faccie gialle s'abbassò su di lei, e le avvicinò
+al viso una reticella scura fatta come una maschera.</p>
+
+<p>E d'improvviso Valeria fu sveglia. Era tornata in sè.
+Si rizzò a sedere urlando, e sbattè coi pugni sulla faccia
+gialla che voleva metterle la maschera. Vide i due dottori,
+e il vecchio chirurgo, e la suora di carità. Parlò, e
+la voce le uscì dalla bocca spalancata e lacera. Voleva
+dire: «&nbsp;Salvatemi, salvatemi!&nbsp;» Ma sentì che le parole che
+diceva erano:</p>
+
+<p> &mdash; Faccio a tempo a traversare!<span class="pagenum"><a name="Page_230" id="Page_230">[230]</a></span></p>
+
+<p>Poi volle spiegare del sacchetto viola e dei denari.
+Ma le parole che urlò erano:</p>
+
+<p> &mdash; Nancy! Nancy!</p>
+
+<p>Allora il chirurgo si volse iroso a quello che teneva la
+maschera, e gli parlò con voce concitata.</p>
+
+<p>Ma la suora si chinò su Valeria e fece sopra di lei il
+segno della Croce.</p>
+
+<p> &mdash; Giù, giù! cara! Si metta giù! La Madonna aiuta!
+Vedrà! vedrà!</p>
+
+<p>E Valeria si mise giù.</p>
+
+<p>L'impazzato tamburo del suo cuore rullava.</p>
+
+<p> &mdash; Adesso, ferma! &mdash; disse il chirurgo. &mdash; Non si muova.
+Conti!... conti fino a venti.</p>
+
+<p>Valeria si dibattè &mdash; voleva alzarsi &mdash; la maschera
+nera le era sopra il viso.</p>
+
+<p> &mdash; Brava, cara; brava! &mdash; diceva la voce della suora. &mdash; Conti,
+come me: uno.... due.... tre....</p>
+
+<p> &mdash; Respiri profondamente, &mdash; disse qualcuno.</p>
+
+<p>E Valeria obbedì.</p>
+
+<p>.... Poi si ricordò che le avevano detto di contare. Ma
+si era perduto tempo..... dunque non si poteva più cominciare
+dall'«&nbsp;uno&nbsp;».... bisognava cominciare più in là....</p>
+
+<p> &mdash; .... Nove, &mdash; disse Valeria, respirando profondamente, &mdash; dieci....</p>
+
+<p>Essa era su un'immensa altalena &mdash; un'altalena favolosa,
+appesa nel vuoto &mdash; che la lanciava traverso lo
+spazio, avanti e indietro, nella vastità bianca dell'aria.</p>
+
+<p> &mdash; Undici.... &mdash; disse Valeria. &mdash; Dodici.... &mdash; E pensò: &mdash; Adesso....
+devo dire in fretta il tredici.... perchè... numero
+sfortunato!... Tredici........ quattordici....</p>
+
+<p>L'altalena aerea la lanciava a volo libero, al di là di
+tutti i monti. Le persone intorno a lei le parevano giù,
+giù, lontano, nella piccola stanza bianca.... Come la udrebbero?
+Come la udrebbero, lei già così distante?<span class="pagenum"><a name="Page_231" id="Page_231">[231]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; QUINDICI! &mdash; gridò Valeria urlandolo forte più
+che poteva traverso la lontananza.</p>
+
+<p>Poi un'onda immensa l'innalzò, la sospinse.... la lanciò
+fuori della vita.</p>
+
+<p>Era finito.</p>
+
+<p>Valeria era piombata nell'eternità.</p>
+
+<p class="pad2"> &mdash; Sapevo bene che era inutile, &mdash; disse il chirurgo
+scotendo irosamente il capo.</p>
+
+<p>Il viso fu coperto, e la barella portata via.</p>
+
+<p class="pad2">Un'ora dopo, lo zio Giacomo, Nino, e la zia Carlotta
+arrivarono pallidi ed esterrefatti.</p>
+
+<p>Era finito. Sì. Pur troppo.</p>
+
+<p>La zia Carlotta piangeva torcendosi le mani. La
+suora la confortò accertandole che non vi era stata sofferenza
+alcuna.</p>
+
+<p> &mdash; Voglio vederla, voglio vederla, &mdash; singhiozzò la
+zia Carlotta.</p>
+
+<p> &mdash; No, no! &mdash; disse la suora. &mdash; Meglio no.</p>
+
+<p>E lo zio Giacomo, col viso rigato di lagrime, le disse:</p>
+
+<p> &mdash; No, cara, no!</p>
+
+<p>Nino senza dir parola uscì con uno dei giovani dottori,
+che lo condusse in una sala fredda e vasta, che pareva
+vuota. In fondo, vicino al muro, Nino vide due barelle
+portante ciascuna un lungo fardello velato, ricoperto
+e immobile.</p>
+
+<p> &mdash; E' questo, &mdash; disse il dottore (colui che aveva
+tenuto la maschera).</p>
+
+<p>Nino guardò, e gli si fermò il respiro.</p>
+
+<p> &mdash; Dio! Dio! &mdash; disse, e volse via lo sguardo.</p>
+
+<p>La zia Carlotta entrava sorretta dalla suora. Nino
+con le labbra livide le disse:</p>
+
+<p> &mdash; Vieni via. Non guardare.</p>
+
+<p>E le afferrò la mano.<span class="pagenum"><a name="Page_232" id="Page_232">[232]</a></span></p>
+
+<p>Ma Carlotta, col viso nel fazzoletto, singhiozzò:</p>
+
+<p> &mdash; E' la figlia di mia sorella! Dell'unica mia sorella!
+Devo chiuderle gli occhi.</p>
+
+<p>E si fece avanti.</p>
+
+<p>Nino uscì rapido.</p>
+
+<p>La suora condusse Carlotta alla barella più discosta,
+e scoperse il viso di Valeria. Allora un urlo echeggiò
+nella fredda sala vuota, un urlo spaventoso e agghiacciante,
+che lacerò il silenzio dei vasti corridoi, e giunse
+fino alle corsìe dove, apatici ed egoisti, giacevano gli ammalati
+nei loro letti. Altri urli seguirono, strazianti, stridenti,
+spaventevoli....</p>
+
+<p>Ma le due quiete figure distese sulle barelle non ne
+furono disturbate.</p>
+
+<p>Valeria fu sepolta a Nervi, accanto a Tom.</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="IX_II" id="IX_II"></a>IX.</h2>
+
+<p>Quando Nancy ricevette a New York la notizia della
+morte di sua madre, mise un abito nero invece di quello
+color marrone; e pianse, e pianse, e pianse, come piangono
+i figli per le loro madri. Poi rimise l'abito color marrone,
+e andò avanti a vivere per Anne-Marie, come vivono
+le madri per i loro figli.</p>
+
+<p>In breve lasciarono il tetto meschino e ospitaliero
+di Frau Schmidl e, per allontanarsi un poco dal quartiere
+dei negri, presero un piccolo appartamento nell'82.<sup>ma</sup>
+Strada.</p>
+
+<p>Una nipote di Frau Schmidl, per nome Minna, veniva
+a fare il lavoro di casa e a condurre a passeggio Anne-Marie.
+Anne-Marie adorava Minna. La contemplava con<span class="pagenum"><a name="Page_233" id="Page_233">[233]</a></span>
+occhi rapiti quando parlava coi fornitori e coi vicini; e
+la seguiva di stanza in stanza quando essa spazzava e
+faceva i letti. Minna portava delle vesti scollate, e intorno
+al collo un nastrino di velluto nero e una fila di perle
+azzurre. Agli occhi di Anne-Marie, Minna rappresentava
+la perfetta bellezza muliebre. E Anne-Marie la imitava
+il più possibile, cercando di copiarne il passo, i gesti e
+il linguaggio.</p>
+
+<p>Nancy talvolta le udiva parlare insieme in cucina.
+La voce di Minna:</p>
+
+<p> &mdash; Cos'hai mangiato col tuo thè?... «&nbsp;A butterbread&nbsp;»?</p>
+
+<p>E la voce di soprano striduletto di Anne-Marie:</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Yes! two butter breads mit sugar.&nbsp;»</p>
+
+<p>E Minna:</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;That's fine! To-morrow Tante Schmidl makes
+a cake, a good one. We eat it evenings.&nbsp;»</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;A cake.... a good one. We eat it evenings,&nbsp;» faceva
+eco Anne-Marie.</p>
+
+<p>All'orrendo suono di questo linguaggio ibrido, l'anima
+di Nancy si contraeva per la mortificazione. Ella
+aveva per l'appunto tolto dal fondo d'un baule il manoscritto
+del suo libro, e commossa l'aveva aperto sul tavolo
+davanti a sè. Le pagine liscie e larghe erano dolci
+al suo tocco.</p>
+
+<p>La frizzante freschezza di pensiero, il piccolo brivido
+che sempre precedeva il prorompere dell'ispirazione, la
+scosse, e Nancy stese la mano verso la penna d'avorio....</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;A cake, a good one&nbsp;», &mdash; ripetè nella stanza attigua
+Anne-Marie, a cui il suono massiccio e teutono di
+quella frase piaceva.</p>
+
+<p> &mdash; Oh, la mia bambina! la mia bambina! come crescerà?</p>
+
+<p>Nancy, la madre, tolse di mano a Nancy, il poeta,
+la penna d'avorio; e il resto di quel giorno, e molti altri,<span class="pagenum"><a name="Page_234" id="Page_234">[234]</a></span>
+furono dedicati all'istruzione e all'educazione di Anne-Marie.</p>
+
+<p>Durante i mesi che seguirono Nancy inventò per la
+piccina un gioco che ebbe molto successo.</p>
+
+<p> &mdash; Facciamo questo gioco, &mdash; disse Nancy, &mdash; che
+tu sei un piccolo libro che ho scritto io: un bel piccolo
+libro come le fiabe di Andersen.... sai bene, quello che
+ha dentro le belle immagini di principessine e di fate.
+Ebbene, in questo libro ch'io amo tanto....</p>
+
+<p> &mdash; Di che colore è? &mdash; disse Anne-Marie.</p>
+
+<p> &mdash; Oh! tutto bianco, e rosa, e oro, &mdash; disse Nancy,
+baciando le chiome lucenti della sua bambina. &mdash; Dunque,
+in questo libro, in mezzo al più bello dei racconti di fate,
+ecco che qualcuno è venuto a fare dei brutti sgorbi, a
+scrivere delle parole comiche e insensate.... come....
+come «&nbsp;butter-bread&nbsp;»!</p>
+
+<p> &mdash; Chi ha fatto questo? &mdash; disse Anne-Marie.</p>
+
+<p> &mdash; Ma, non so!... Minna....</p>
+
+<p> &mdash; Perchè gliel'hai prestato? &mdash; disse la piccola, facendo
+un gesto col capo che la faceva somigliare a suo
+padre.</p>
+
+<p> &mdash; Hai ragione, amore. Non lo farò più. Lo terrò
+sempre sempre con me, il mio piccolo libro prezioso!...
+Dunque, dà retta. Io devo togliere quelle parole sciocche
+e brutte, non è vero? e mettervi invece delle parole belle,
+e dei pensieri dolci. Altrimenti nessuno vorrà leggere il
+libro. Non ti pare?</p>
+
+<p> &mdash; Già, &mdash; disse Anne-Marie, con gli occhi un po' attoniti. &mdash; Ci
+metterai anche le immagini?</p>
+
+<p> &mdash; Oh, sì! &mdash; disse Nancy. &mdash; E vorrei poterci mettere
+anche delle rime!</p>
+
+<p> &mdash; Perchè? a cosa servono le rime? &mdash; disse Anne-Marie.</p>
+
+<p> &mdash; Non c'è nulla di più bello, &mdash; disse Nancy. &mdash; Proviamo!<span class="pagenum"><a name="Page_235" id="Page_235">[235]</a></span></p>
+
+<p>Ma Anne-Marie era refrattaria alla poesia. Lunghe
+spiegazioni ed esempi, quali: «&nbsp;core&nbsp;» e «&nbsp;amore&nbsp;»;
+«&nbsp;pianto&nbsp;» e «&nbsp;incanto&nbsp;»; «&nbsp;finestra&nbsp;» e «&nbsp;minestra&nbsp;», lasciarono
+Anne-Marie sbalordita e irritata.</p>
+
+<p>Nancy la carezzò, paziente.</p>
+
+<p> &mdash; Prova a dire una rima anche tu, una sola! Di',
+tesoro, di': cosa fa rima con «&nbsp;stella&nbsp;»?</p>
+
+<p>No. Anne-Marie non sapeva cosa facesse rima con
+stella.</p>
+
+<p> &mdash; Ma «&nbsp;bella&nbsp;», s'intende, bimba mia cara! E adesso
+dimmi una parola che faccia rima con «&nbsp;cara&nbsp;»!</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Bella&nbsp;», disse Anne-Marie.</p>
+
+<p> &mdash; Ma no, ma no! Pensa un pochino che cosa fa
+rima con «&nbsp;cara&nbsp;»?</p>
+
+<p>Anne-Marie riflettè.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Verdura&nbsp;»? &mdash; disse finalmente, memore della
+cucina di Frau Schmidl.</p>
+
+<p>Nancy gemette.</p>
+
+<p> &mdash; Ma no, ma no, tesoro! Pensa: una cosa quando non
+è dolce è...? trova, trova la rima con «&nbsp;cara&nbsp;»!</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Carissima&nbsp;»! &mdash; gridò Anne-Marie, trionfante.</p>
+
+<p>E fu subito abbracciata e baciata.</p>
+
+<p> &mdash; Ah! vorrei che tu fossi poeta, Anne-Marie, &mdash; disse
+sua madre spingendole indietro dalla fronte i biondi
+capelli.</p>
+
+<p> &mdash; Perchè? &mdash; disse Anne-Marie, dimenandosi per
+sfuggirle.</p>
+
+<p> &mdash; I poeti sono immortali; vuol dire che non muoiono
+mai, &mdash; disse Nancy, lieta di porre una immagine nel
+piccolo libro bianco e rosa.</p>
+
+<p> &mdash; Allora sarò un poeta, &mdash; disse Anne-Marie che conosceva
+la morte per aver sotterrato nel cortile dei
+Schmidl un gatto morto e per averlo scavato fuori un paio
+di giorni dopo per vedere com'era.<span class="pagenum"><a name="Page_236" id="Page_236">[236]</a></span></p>
+
+<p>Ma Anne-Marie non era destinata ad essere poeta.
+Nei piccoli libri bianchi e rosa che le mamme credono
+di creare, il Racconto è già scritto prima ancora che essi
+giungano nelle tenere mani materne. E Anne-Marie
+non doveva essere poeta.</p>
+
+<p>Ma ancor sempre a Nancy il fuoco sacro bruciava il
+cuore, e correva come fiamma liquida nelle vene. Ella si
+diceva:</p>
+
+<p> &mdash; Adesso non è possibile ch'io lavori al mio Libro.
+Il Libro deve aspettare finchè Anne-Marie non avrà più
+bisogno ogni momento di me. Ma frattanto posso scrivere
+delle poesie! Posso scrivere un ciclo di poesie intorno
+ad Anne-Marie. Li chiamerò «&nbsp;Poemi di Puerizia&nbsp;»....</p>
+
+<p>Allora con occhio d'artista Nancy si pose a osservare
+la sua figliuoletta, seguendola con lo sguardo penetrante,
+gettando sovra l'inconscia testolina bionda il cilestre
+velo dell'idealità, e scrutando i limpidi occhi infantili
+per trovarvi la sorgente di frase novella o di simbolo
+felice. Voleva porla come una statuetta neoterica in
+cima a un sonetto; voleva fissarla e immortalizzarla
+in qualche rara posa arcaica.</p>
+
+<p>Ma Anne-Marie era la creatura del suo ambiente.
+Anne-Marie metteva degli abiti foggiati e cuciti da Minna;
+e portava in testa un piccolo e piatto cappello rosa che
+pareva un coperchietto.</p>
+
+<p>Anne-Marie aveva parlato italiano come una principessina
+di Toscana; ma il suo inglese, imparato dai tedesco-americani
+della Settima Avenue e dell'82.<sup>ma</sup> Strada,
+era un idioma orrido e grottesco. Ogni volta che Anne-Marie
+apriva la piccola bocca soave, ne uscivano delle
+frasi che erano come dei pugni nel cuore a Nancy. Invano
+le aveva ella raccontato la storia della principessa stregata
+a cui, quando parlava, saltavano fuor dalla bocca
+i ranocchi; mentre sua sorella, la principessa buona, aveva<span class="pagenum"><a name="Page_237" id="Page_237">[237]</a></span>
+la bella bocca «&nbsp;di rose piena, e di perle e di dolci parole&nbsp;».</p>
+
+<p> &mdash; Mi piace di più quella coi ranocchi, &mdash; diceva
+Anne-Marie, semplice e sincera.</p>
+
+<p>E le gioie di Anne-Marie erano elementari e inestetiche.
+Non a lei era dato vagare pei viali ombrosi d'un
+giardino, cullando tra le braccia una lussuosa bambola
+dalle articolazioni mobili, dal nome mellifluo. No. Dalla
+cigliata Marie-Louise di Montecarlo in poi, le bambole
+di Anne-Marie erano state numerose ma poco amate.
+Secondo il suggerimento di Frau Schmidl, e anche per
+motivi di economia, Nancy era andata un giorno «&nbsp;downtown&nbsp;»,
+nella «&nbsp;città bassa&nbsp;», e aveva potuto comperare
+in un negozio di giocattoli all'ingrosso, ciò che, sulla fattura,
+era descritto come segue: «&nbsp;Una dozzina bambole,
+grandezza 9, qualità 4. Colore biondo. Vestito rosso. Prezzo
+per dozzina: 2 dollari e 40 cents&nbsp;».</p>
+
+<p>La prima delle dodici venne quella stessa sera regalata
+ad Anne-Marie. Fu baciata con frenesia e battezzata
+Hermina (il nome di Minna). Le si pettinò la stoppacciosa
+chioma e si fecero dei tentativi per svestirla. Visto che
+non si svestiva, fu messa a letto qual'era, e Anne-Marie
+si coricò con precauzione al suo fianco.</p>
+
+<p>A suo tempo Hermina si ruppe e morì. Quale non fu
+la gioia di Anne-Marie quando la medesima Hermina,
+collo stesso sguardo turchino, la stessa chioma stoppacciosa,
+lo stesso sorriso d'angelo, riapparve nella sua veste
+rossa dinanzi a lei!</p>
+
+<p>Fu baciata con frenesia.</p>
+
+<p>A suo tempo anche questa seconda Hermina, priva
+di gambe e con pendula testa slogata, fu tolta alle tenere
+braccia di Anne-Marie. Ed ecco apparire un'altra Hermina,
+rigida e completa, con l'occhio turchino, la chioma
+stoppacciosa e il sorriso d'angelo rinnovellati!</p>
+
+<p>Anne-Marie, vedendola, spalancò due larghi occhi e<span class="pagenum"><a name="Page_238" id="Page_238">[238]</a></span>
+trasse un profondo respiro. Accettò con più stupore che
+affetto questa terza Hermina, e non la baciò.</p>
+
+<p>Quella Hermina morì presto, e Nancy con un sorriso
+trionfante ne produsse una quarta. Con uno strillo d'indignazione
+e d'odio, Anne-Marie la afferrò per le ben conosciute
+scarpe dipinte, e le sbattè l'aborrita e ben ricordata
+faccia per terra.</p>
+
+<p>Le altre otto le furono date tutte insieme; e furono
+gettate per terra e detestate e calpestate. Durante molte
+notti i sogni di Anne-Marie furono popolati da Hermine
+morte e risuscitate; da placide Hermine sorridenti e
+senza gambe; da Hermine instivalate e senza naso; da
+spaventose Hermine, sane se viste di dietro, ma con tenebrose
+caverne al posto della faccia, sotto le flave chiome
+stoppacciose.</p>
+
+<p>Non volle più bambole. E i suoi divertimenti furono
+presi dove li trovava: più che altrove in cucina. Le sarebbe
+piaciuto di lavare i piatti, ma questa era una gioia
+proibita; ma le piaceva farsi vedere con un asciugamano
+di cucina sotto al braccio, a girare per la cucina, o a
+spolverare i mobili con fare disinvolto e importante,
+come Minna.</p>
+
+<p>S'estasiava al vedere il ragazzo del macellaio sbattere
+sul tavolo un pezzo di filetto; e le sguaiate risa della nerissima
+«&nbsp;coloured lady&nbsp;» &mdash; così chiamano le negre a
+New York &mdash; che ogni sabato portava la biancheria, erano
+suoni dolci e dilettevoli al suo orecchio.</p>
+
+<p>Le piaceva anche il pianoforte che qualcuno suonava
+malissimo nell'appartamento attiguo; il pianoforte che
+faceva disperare Nancy quando cercava di mettersi a
+scrivere.</p>
+
+<div class="dots">&nbsp;</div>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>Tu che sorridi ancora inghirlandata</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Dal fiore biondo della puerizia....</i><br /></span>
+<span class="pagenum"><a name="Page_239" id="Page_239">[239]</a></span></div></div>
+
+<p>scriveva Nancy, cercando di non udire lo strimpellamento
+dei vicini.</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>Oh glauco-occhiuta, oh cerulo-venata....</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p> &mdash; Minna! Minna! cos'è che suonano? &mdash; strillava
+Anne-Marie, saltando dalla seggiola dove l'aveva messa
+Nancy e correndo in cucina.</p>
+
+<p>Nancy ricominciava:</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>Occhi d'aurora e bocca di delizia....</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p> &mdash; Quella è la canzone della Bowery, &mdash; rispondeva
+Minna, sbatacchiando le posate e i piatti.</p>
+
+<p> &mdash; Chi è la Bowery? &mdash; chiedeva Anne-Marie.</p>
+
+<p> &mdash; Non è nessuno. E' un posto pieno di policemen
+e di chinesi.</p>
+
+<p>Nancy cancellò tutto e ricominciò:</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>Sei quasi alata ancora! t'inghirlanda</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Il biondo fiore della puerizia....</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p> &mdash; Me la canti quella canzone, Minna, me la canti?
+«&nbsp;Go on&nbsp;»!</p>
+
+<p>Allora nella cucina vibrava il forte soprano di Minna:</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>Casey would waltz with the strawberry blonde,</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>And the band &mdash; played &mdash; on &mdash; </i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p>E l'infantile falsetto di Anne-Marie ripeteva:</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>Casey would waltz with the strawbeddy blonde,</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>And the band &mdash; play &mdash; don.</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p>Ahimè! anche il ciclo dei «&nbsp;Poemi della Puerizia&nbsp;»<span class="pagenum"><a name="Page_240" id="Page_240">[240]</a></span>
+doveva aspettare. Lo scrivere o il pensare in quella casa,
+era impossibile!</p>
+
+<p>Più tardi, quando si potesse prendere un alloggio
+più grande, quando la «&nbsp;glauco-occhiuta e cerulo-venata&nbsp;»
+avesse una governante.... Ma per ora nell'appartamento 7,
+sinistro interno, della 82.<sup>ma</sup> Strada, non spirava aria propizia
+alla poesia.</p>
+
+<p>Di giorno, Aldo era quasi sempre in casa, fumando
+sigarette, leggendo gli interminabili giornali della domenica &mdash; che
+durante tutta la settimana ingombravano
+le tavole e le sedie &mdash; e sospirando per la mancanza d'una
+cosa o d'un'altra. Alla sera usciva.</p>
+
+<p>Il suo era un lavoro che si faceva specialmente di
+sera; così egli spiegò a Nancy. Del resto, a Nancy dava
+poche spiegazioni. Un giorno egli aveva portato a casa
+cinquecento dollari invece di venti, e aveva tentato di
+farle capire perchè la somma era di tanto maggiore del
+solito; ma Nancy era stata così esterrefatta e agitata,
+così impaziente di sapere precisamente come Aldo li avesse
+guadagnati, così nervosa ed eccitata, che egli si era deciso
+a non dirle mai più niente. Già, era impossibile farle comprendere
+le sottigliezze dei suoi doveri verso la signora
+Van Osten. Quindi meglio star zitti.</p>
+
+<p>Allorchè, circa due mesi dopo &mdash; il suo còmpito essendo
+ridivenuto più arduo &mdash; Aldo ricevette cento dollari
+invece di venti, egli ne portò ottanta a una Cassa di Risparmio,
+e arrivò a casa coi soliti venti dollari.</p>
+
+<p>Non appena egli ebbe in mano il libretto della Cassa
+di Risparmio, ecco che il nonno di via Chiaia si ridestò
+in lui, e uccise il lazzarone che non s'incaricava dell'indomani.
+Aldo cominciò a darsi cura delle piccole cose;
+badava alle minime spese; brontolava lungamente per
+una compera di 25 cents; e per mezzo dollaro stava imbronciato
+tutta una giornata. Il meschino ménage era condotto<span class="pagenum"><a name="Page_241" id="Page_241">[241]</a></span>
+coi principii della più rigida economia. E Aldo
+non era felice che quando gli era riuscito di spremere
+un dollaro dalle spese settimanali e portarlo su per la scala
+del «&nbsp;Dime Savings Bank&nbsp;».</p>
+
+<p>Facendo i conti con Minna egli notò che, se la fissava
+con lungo sguardo profondo, essa il giorno dopo,
+per fargli piacere, spendeva meno. E quanti furono allora
+i pezzi di zucchero e le fette di burro che Minna tolse la
+sera dall'armadio della sua zia Schmidl, per deporli la
+mattina, quale sacrificio propiziatorio, sulla magra tavola
+dei Della Rocca!</p>
+
+<p>I vestitini rappezzati di Anne-Marie e i coperchietti
+rosa che portava in testa &mdash; sempre una spina negli
+occhi di Nancy! &mdash; ora dovevano durarle attraverso il
+variar delle stagioni, dopo che da lungo tempo la lavandaia
+negra ne aveva tolto ogni più lontano sembiante di
+tinta o di vitalità.</p>
+
+<p>Nancy portava sempre il suo vestito marrone, aggiustato,
+voltato, ritinto.</p>
+
+<p>I giorni passarono, meschini e rapidi. E Nancy imparò
+che si può campare fra gli stenti e lo squallore, che
+si può andare avanti a vivere nella brutta e sordida povertà &mdash; e
+abituarvisi a poco a poco, fino a quasi dimenticare
+che una volta non era così.</p>
+
+<p>Le sere, sopratutto, erano terribili. Quando Minna
+andava a casa sua, e Anne-Marie dormiva, e Aldo era
+uscito a far due passi con qualche conoscente italiano,
+oppure, in cravatta bianca e marsina, s'era frettolosamente
+recato al suo lavoro, Nancy sedeva sola e desolata
+nel terribile salottino, circondata dalla mobiglia della
+signora Johnson sua padrona di casa, e dalle fotografie
+della famiglia e degli amici della signora Johnson. Da
+caminetto e scaffale, da mensola e scansìa, visi di sconosciuti
+in veste antiquata la fissavano con occhi sbiaditi.<span class="pagenum"><a name="Page_242" id="Page_242">[242]</a></span>
+V'erano delle attrici in costumi di paggio; dei bambini
+colla testa grossa; dei giovinetti senza mento, col
+colletto basso; il signore e la signora Johnson in abito
+da sposi; il loro primo bambino (ora commesso in una
+drogheria), nudo, che si teneva un piede. Appeso al muro,
+con occhi bianchicci che seguivano Nancy dovunque ella
+si mettesse, v'era un ingrandimento fotografico d'un ritratto
+del defunto signor Johnson; e Nancy, sola, di sera,
+ne aveva paura. Aveva provato qualche volta a coprirlo
+con una tovaglia, ma era peggio.</p>
+
+<p>Quando, mesi fa, erano arrivati in quella casa, Nancy
+aveva subito raccolto tutte quelle fotografie e le aveva
+nascoste in un armadietto buio in corridoio. Ma la signora
+Johnson arrivando all'improvviso, come soleva
+fare coi suoi inquilini, s'era guardata intorno con occhi
+severi.</p>
+
+<p> &mdash; Dove sono tutte le fotografie? &mdash; aveva chiesto
+con voce terribile a Nancy. &mdash; Quelle non vanno toccate.</p>
+
+<p>E le aveva rimesse tutte a posto, nelle loro cornici
+rotte e sui loro piedestalli sgangherati.</p>
+
+<p>Vietò anche a Nancy di allontanare o muovere la
+grande lampada a piedestallo, che non si accendeva, ma
+che occupava molto posto e rendeva più soffocante il salottino.
+No, no; era costata trentadue dollari. Non si doveva
+toccare. Dunque la lampada stette lì, gigantesca
+e ingombrante, e il suo paralume di seta gialla, su cui
+erano appuntate con uno spillo di sicurezza delle sudicie
+rose bianche, era un oltraggio al dolente sguardo di Nancy.</p>
+
+<p>Una sera, coricandosi, Anne-Marie disse a sua madre:</p>
+
+<p> &mdash; Mi piace quella ragazza che sta qui vicino.</p>
+
+<p> &mdash; Ma non la conosci, tesoro, &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Sì, sì, la conosco, &mdash; disse Anne-Marie. &mdash; Le ho
+parlato adesso dalla finestra in cucina.</p>
+
+<p> &mdash; Come si chiama? &mdash; chiese Nancy, slacciando fettuccie<span class="pagenum"><a name="Page_243" id="Page_243">[243]</a></span>
+e bottoni del corpettino di sua figlia e baciandole
+la nuca tiepidetta e fragrante.</p>
+
+<p> &mdash; Non so più. Me l'ha detto: è un nome piccolo e
+secco. Come una tosse.</p>
+
+<p>Nancy rise, e le ribaciò la nuca così grassetta e bianca
+e dolce. E proprio in quel momento qualcuno bussò; ed
+era la ragazza che stava vicino, che veniva a far visita,
+e portava un orso di cioccolatte per Anne-Marie.</p>
+
+<p>Il suo nome era Peg.</p>
+
+<p> &mdash; Sono venuta perchè ho pensato che vi annoiavate,
+tutta sola; &mdash; disse Peg, entrando con Nancy nel salotto,
+dopo che Anne-Marie era stata ben coperta e baciata e
+messa a dormire coll'orso (avendo solennemente promesso
+che non lo avrebbe nè rosicchiato nè leccato!).</p>
+
+<p>Allora Peg raccontò che lavorava da un parrucchiere
+nella Madison Avenue.</p>
+
+<p> &mdash; Faccio specialmente la manicure. Aggiusto le
+unghie, le rendo rosse e lucide che paiono rubini. Nauseante
+professione, &mdash; soggiunse; &mdash; pensate dunque:
+tutte quelle diverse mani che devo tenere!... mi fanno
+venire il mal di mare. Specialmente quelle delle donne.</p>
+
+<p>Nancy rise. Peg le offrì di accomodarle le unghie,
+così, per divertimento; e Nancy, dopo aver esitato un pochino,
+la lasciò fare.</p>
+
+<p> &mdash; Ma, Dio buono! Avete delle mani da signora, &mdash; disse
+Peg.</p>
+
+<p>E la coppa d'amarezza di Nancy fu colma. Cambiò
+discorso.</p>
+
+<p> &mdash; Siete voi che suonate il pianoforte? &mdash; domandò
+alla vicina.</p>
+
+<p> &mdash; No. E' mio fratello. Lavora in un ufficio di messaggerie.
+Ma per la musica, è famoso!</p>
+
+<p>A questo punto dalla stanza vicina s'udì la voce di
+Anne-Marie (che voleva sempre la porta aperta).<span class="pagenum"><a name="Page_244" id="Page_244">[244]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Cos'è quel pezzo di musica che era bello?</p>
+
+<p>Peg rise, ma non seppe dire a quale pezzo alludesse
+Anne-Marie.</p>
+
+<p> &mdash; Ma sì, ma sì, &mdash; diceva Anne-Marie nel buio, &mdash; un
+pezzo diverso dagli altri. Un pezzo molto bello.</p>
+
+<p>E poichè la piccina insisteva, Peg disse che andrebbe
+a domandarlo a suo fratello.</p>
+
+<p>Tornò pochi minuti dopo, accompagnata da un giovane
+lungo e timido, che venne presentato a Nancy col
+nome di George.</p>
+
+<p>Anne-Marie intanto continuava a chiamare dalla sua
+camera domandando il pezzo che era bello; e finalmente
+George tornò nel suo appartamento, lasciando le porte
+aperte, e suonò tutta la musica del suo repertorio.</p>
+
+<p>Ma il «&nbsp;pezzo che era bello&nbsp;» non era fra questa, e
+Anne-Marie si agitò molto.</p>
+
+<p>Peg, e anche Nancy, dissero:</p>
+
+<p> &mdash; L'avrà sognato!</p>
+
+<p>Ma Anne-Marie, alla prima nota di ogni nuovo pezzo
+che George cominciava con molta espressione e molto
+pedale, gridava:</p>
+
+<p> &mdash; No, no, no! Non è quello! Non è quello! Non suonate
+più! Non voglio sentire quello!</p>
+
+<p>E finalmente pianse e divenne tanto cattiva, che per
+castigo le due gambe posteriori dell'orso, che ella non
+aveva avuto ancora il tempo di mangiare, le furono portate
+via.</p>
+
+<p>Peg e George rimasero un'ora e furono molto cordiali;
+e partendo promisero di ritornare un'altra sera.</p>
+
+<p>Anche loro vivevano soli. I loro genitori avevano un
+rancio di pecore nel Dakota.</p>
+
+<p> &mdash; Putrido paese, il Dakota, &mdash; disse George. &mdash; Tutto
+erba e vento. Per me, non c'è che New York.</p>
+
+<p>E con una stretta di mano presero commiato.<span class="pagenum"><a name="Page_245" id="Page_245">[245]</a></span></p>
+
+<p>Dopo di ciò, quando il morto signor Johnson faceva
+più del solito paura a Nancy, essa andava nella camera
+di Anne-Marie e batteva sul muro con una spazzola.
+E allora arrivava Peg, a passare la serata amichevolmente
+con lei.</p>
+
+<p>Spesso veniva anche George, e leggeva ad alta voce
+i supplementi letterari del «&nbsp;New York Herald&nbsp;». Leggeva
+specialmente tutte le poesie.</p>
+
+<p> &mdash; Eh, &mdash; disse sua sorella, &mdash; George, per la poesia,
+è famoso!</p>
+
+<p>George sorrise modestamente, e si passò le ben manicurate
+dita nei radi capelli.</p>
+
+<p> &mdash; Mah! &mdash; sospirò, &mdash; oggi-giorno dei veri poeti non
+ce n'è più. Sono tutti morti da un pezzo!</p>
+
+<p>E Nancy disse:</p>
+
+<p> &mdash; Temo anch'io che sia così.</p>
+
+<p> &mdash; Mamma! &mdash; chiamò la voce chiara e sveglia di
+Anne-Marie traverso la porta socchiusa.</p>
+
+<p> &mdash; Sì, cara, &mdash; disse Nancy. &mdash; Buona notte.</p>
+
+<p> &mdash; Mamma, &mdash; ripetè Anne-Marie. &mdash; Vieni qui.</p>
+
+<p>Nancy si levò e andò da lei.</p>
+
+<p>Anne-Marie era ritta a sedere nel letto.</p>
+
+<p> &mdash; Cos'ha detto quello lì? &mdash; chiese con voce di tortorella
+inquisitrice.</p>
+
+<p>Nancy non seppe rispondere. Non capiva.</p>
+
+<p> &mdash; Ha detto &mdash; disse Anne-Marie, terribile, e scandendo
+le parole &mdash; che tutti i poeti erano morti. Tutti
+quelli veri. E tu m'hai detto che i poeti non morivano mai.</p>
+
+<p>Nancy sedette sul letto e strinse al cuore la piccola
+testa morbida e arruffata.</p>
+
+<p> &mdash; Ti spiegherò domani, &mdash; disse. &mdash; E tu non devi
+ascoltare ciò che si dice nella stanza vicina. Non è una
+cosa leale.</p>
+
+<p> &mdash; Cosa vuol dire leale?<span class="pagenum"><a name="Page_246" id="Page_246">[246]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Onesto, &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p>E dopo una lunga spiegazione su ciò che è e ciò che
+non è onesto, Nancy la baciò e le diede la buona notte.</p>
+
+<p> &mdash; Buona notte, &mdash; disse Anne-Marie. &mdash; E farai
+meglio di chiudere la porta. Perchè non si può essere
+onesti, quando si può non esserlo.</p>
+
+<p>E la porta fu chiusa.</p>
+
+<p>L'indomani mattina Anne-Marie domandò subito
+degli schiarimenti riguardo alla mortalità dei poeti.</p>
+
+<p> &mdash; Ecco... &mdash; disse Nancy, presa alla sprovvista,
+avendo dimenticato quell'episodio, &mdash; ecco, è così: &mdash; e
+con gli occhi scrutatori di sua figlia fissi su lei, Nancy
+dovette inventare la sua storia mentre la raccontava,
+cercando di mettere una nuova immagine nel piccolo libro
+della mente di Anne-Marie. &mdash; Vedi: una volta, il
+mondo era pieno di rose; ma tutto pieno! I monti ne erano
+coperti. E allora i poeti vivevano eternamente.</p>
+
+<p> &mdash; Sì, &mdash; disse Anne-Marie.</p>
+
+<p> &mdash; Ma poi, un giorno, certa gente disse al buon Dio:
+Perchè, buon Dio, avete messo tante cose inutili nel
+mondo? Le rose, per esempio. A cosa servono? Potremmo
+benissimo farne a meno, e avere invece più legumi: cavoli,
+carote....</p>
+
+<p> &mdash; Spinacci, &mdash; disse Anne-Marie, arricciando il naso.</p>
+
+<p> &mdash; Già, spinacci, &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p>Vi fu una pausa.</p>
+
+<p> &mdash; E allora? &mdash; disse Anne-Marie.</p>
+
+<p> &mdash; Allora, il buon Dio portò via le rose. Tutte le rose
+del mondo!... E tutti i poeti morirono.</p>
+
+<p> &mdash; Di cosa? &mdash; disse Anne-Marie.</p>
+
+<p> &mdash; Di silenzio, &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p>Vi fu un'altra lunga pausa.</p>
+
+<p> &mdash; Sono morti &mdash; spiegò Nancy &mdash; perchè non avevano
+più niente da dire.<span class="pagenum"><a name="Page_247" id="Page_247">[247]</a></span></p>
+
+<p>Anne-Marie aveva l'aria molto triste. Nancy si affrettò
+a consolarla.</p>
+
+<p> &mdash; Allora Iddio tornò a mettere un po' di rose nel
+mondo, per le piccole Anne-Marie che non amano i legumi
+(ed hanno torto), e allora &mdash; essendovi qualche
+rosa &mdash; anche alcuni poeti tornarono al mondo.</p>
+
+<p> &mdash; Ma non quelli veri?</p>
+
+<p> &mdash; Forse non quelli proprio veri, &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Allora a cosa servono? &mdash; chiese Anne-Marie.</p>
+
+<p>Nancy non seppe risponderle. Nancy non sapeva
+a che cosa servissero i poeti non proprio veri. E d'altronde
+anche quelli veri, a cosa servivano?</p>
+
+<p>Tutto, nella vita, a cosa serve? I pensieri di Nancy
+tornarono in dolente fila al suo Libro non terminato.
+A che cosa avrebbe servito scrivere quel libro? Tanto
+valeva non averlo scritto.</p>
+
+<p class="astline">******</p>
+
+<p>E questo mio racconto a che cosa serve?....</p>
+
+<p>E' una storia che potevo tralasciar di narrare.</p>
+
+<p>Forse così dirà anche Iddio alla fine dell'Eternità,
+quando dagli sfasciati firmamenti rotoleranno ai Suoi
+piedi i mondi spenti, rovineranno le costellazioni infrante,
+e l'universo, come una foglia avvizzita, davanti a Lui
+turbinerà nel nulla.</p>
+
+<p>«&nbsp;E' una storia che potevo tralasciar di narrare.&nbsp;»</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="X_II" id="X_II"></a>X.</h2>
+
+<p>La Miseria dalle scarne mani, e sua sorella, la Solitudine
+dagli occhi allucinati, spinsero Nancy nella nebbia
+di un altro anno sterile e triste. Ed ella andò, mite, con
+i suoi tacchi storti ed il suo vestito marrone, traverso
+un'altra estate, un altro autunno, un altro inverno.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_248" id="Page_248">[248]</a></span>Ed ora &mdash; ecco l'aprile!</p>
+
+<p>Aldo restava assente talvolta per delle settimane
+intere. Quando tornava era di umore lieto, e vestiva con
+eleganza ricercata; ma era pur sempre frugale e parsimonioso
+in casa, predicando l'economia e ammonendo
+contro imprudenze e spese.</p>
+
+<p>Anne-Marie andava a un Giardino d'Infanzia, dove
+andavano anche le bambine del droghiere, e le bambine
+dell'erbivendola, e le bambine del lattaio. Ed esse amavano
+Anne-Marie, e Anne-Marie le amava.</p>
+
+<p>Ed ora, ecco l'aprile! L'aprile che, dovunque può,
+si spinge e penetra. S'avventava tra i pilastri della ferrovia
+aerea, versando per le vie l'oro del sole. Corse anche
+nella finestra aperta del tetro salotto nella 82.<sup>ma</sup> Strada,
+rovesciando il suo ambrato splendore sulla seta gialla
+dell'odiato paralume.</p>
+
+<p>A Nancy, sola e avvilita nel suo vestito marrone,
+aprile disse: «&nbsp;Esci!&nbsp;»</p>
+
+<p>Allora Nancy mise il cappello e uscì. E non avendo
+alcuna ragione di voltare a destra, volse a sinistra. E dopo
+aver attraversato tre o quattro vie, non avendo nessuna
+ragione di voltare a sinistra, volse a destra.</p>
+
+<p>E voltando così, si trovò faccia a faccia con un fattorino
+di piazza &mdash; un ragazzo insolente dal berretto
+rosso sull'orecchia &mdash; che portava un grande mazzo di
+fiori ravvolti in carta velina. Il ragazzo, dando di cozzo
+in Nancy, disse:</p>
+
+<p> &mdash; Ehi! dove li ha gli occhi?</p>
+
+<p>Aprile disse a Nancy: «&nbsp;Sorridi!&nbsp;»</p>
+
+<p>Nancy sorrise e la fossetta s'incavò.</p>
+
+<p> &mdash; Scusi! Mi rincresce, &mdash; disse al rude ragazzo. E si
+scansò per lasciarlo passare.</p>
+
+<p>Il ragazzo la guardò, e poi le fece una strizzatina
+d'occhio. Era un ragazzo molto insolente.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_249" id="Page_249">[249]</a></span> &mdash; Ecco, &mdash; disse, cacciando entro le mani di Nancy il
+mazzo di fiori, &mdash; per lei!</p>
+
+<p>Nancy si ritrasse, ma il ragazzo le spinse nuovamente
+tra le mani il gran pacco avvolto nella carta velina,
+poi girò sui tacchi e se ne andò zufolando.</p>
+
+<p>Nancy lo rincorse, ma lui correva più presto, voltandosi
+ogni tanto a guardarla e a ridere. Sparì dietro
+una voltata e Nancy si fermò, pensierosa e sorpresa.</p>
+
+<p>Scostò un poco, in alto, la carta sottile e guardò i
+fiori: erano tutte orchidee color d'ametista, e capelvenere!
+Un mazzo da regina!</p>
+
+<p>Nancy tornò lentamente verso casa, tenendo con
+ambe le mani i fiori dinanzi a sè. La loro fragile, stravagante
+bellezza le sollevò lo spirito dalla polvere in cui
+era prostrata.</p>
+
+<p>Entrò rapida nella sua camera, sfuggendo Minna
+che era in cucina lavando con fracasso i piatti. Chiuse a
+chiave la porta della sua stanza, e sedette accanto al letto.</p>
+
+<p>Tolse la carta velina che li avvolgeva, e i meravigliosi
+fiori, roridi e scintillanti, la salutarono con tremolìo
+soave.</p>
+
+<p>Tra le corolle giaceva una lettera; la busta portava
+la sigla di un piroscafo transatlantico. Nancy l'aprì con
+mani timide.</p>
+
+<p class="lind"><i>«&nbsp;Cara Sconosciuta, vestita di celeste,</i></p>
+
+<p>«&nbsp;Mando questa lettera, come un fanciullo manderebbe
+una barchetta di carta a galleggiare lungo un fiume.
+Dove andrà? A chi giungerà?</p>
+
+<p>«&nbsp;Parto ora dall'America. Quando i vostri occhi (azzurri?
+neri? chi sa?) leggeranno queste parole, io sarò
+già sull'Oceano. La «&nbsp;Lusitania&nbsp;», a bordo della quale vi
+scrivo, batte e pulsa già verso l'Europa, come un gran<span class="pagenum"><a name="Page_250" id="Page_250">[250]</a></span>
+cuore impaziente. E forse voi ed io non ci incontreremo
+mai.</p>
+
+<p>«&nbsp;Ma sono superstizioso. Nella carrozza che mi portava
+verso il porto or ora, le parole che spesso ho in mente
+quando viaggio mi suonavano insistenti nel pensiero:</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>«&nbsp;Dort wo du nicht bist, dort ist dein Glück.&nbsp;»</i><br /></span>
+</div><div class="stanza">
+<span class="i2">Là, <i>dove tu non sei</i>, è la tua felicità!<br /></span>
+</div></div>
+
+<p>«&nbsp;Lascio questa terra d'America dove non fui mai
+felice. Forse perchè la mia felicità era frattanto in Europa,
+in Asia, o in Australia!</p>
+
+<p>«&nbsp;Ma ora &mdash; ora che parto &mdash; la mia felicità sarebbe
+forse qui? Se vado in Europa, non lascio forse la mia
+felicità in America? Carrozze, battelli e treni non mi
+stanno portando via da lei? A questa idea ho fatto fermare
+la carrozza e ho comperato questi fiori.... a caso!</p>
+
+<p>«&nbsp;Arrivato a bordo, ho detto allo «&nbsp;steward&nbsp;» di chiamarmi
+un fattorino. Ed eccolo qui, che aspetta: è un
+orrendo ragazzo colla bocca storta. A lui affiderò i miei
+fiori, questa lettera.... e il mio destino!</p>
+
+<p>«&nbsp;Guardo il messaggero e mi piace di pensare che
+anche i vostri occhi lo vedranno.</p>
+
+<p>«&nbsp;Ma come, come, o ignorata mia felicità, potremo
+trovarvi, i fiori ed io?...</p>
+
+<p>«&nbsp;Ecco: dirò al fattorino di fermare la prima incognita
+che incontra, pur che porti un abito celeste!</p>
+
+<p class="pad2">«&nbsp;Dunque, siete voi! Buon giorno, felicità! In questa
+bella mattinata d'aprile voi siete dunque uscita in una
+veste colore del cielo?</p>
+
+<p>«&nbsp;Io ragiono così: se siete vestita di celeste dovete
+essere giovane; e se siete giovane, dovete essere felice;
+e se siete felice dovete essere buona.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_251" id="Page_251">[251]</a></span>«&nbsp;E se siete buona mi scriverete, perchè sono un uomo
+triste e solitario, un arcigno e inamabile selvaggio.</p>
+
+<p>«&nbsp;Il mio indirizzo è il «&nbsp;Metropole&nbsp;», Londra.</p>
+
+<p class="rind">«&nbsp;<span class="smcap">Robert Beauchamp Leese</span>.&nbsp;»</p>
+
+<p class="pad2">Nancy mise la lettera sul letto accanto ai fiori. Stette
+a lungo, colle mani intrecciate, a contemplarli.</p>
+
+<p>Essi portavano un solo messaggio ai suoi occhi stanchi
+di tante bruttezze, alla sua anima accasciata da tante
+meschinità: la ricchezza!</p>
+
+<p>Erano fiori che parlavano d'opulenza. Essi appartenevano
+a un altro ambiente. Avevano sbagliato strada;
+avevano sbagliato casa.</p>
+
+<p>Se avessero potuto per un istante avere moto e vita,
+si sarebbero levati &mdash; Nancy già se li immaginava! &mdash; rialzando
+le delicate vesti color di viola, e affrettandosi
+a fuggire dal sordido appartamento.</p>
+
+<p>Nancy poggiò il viso sul letto vicino ai delizianti petali.
+Chiuse gli occhi e sognò una risposta alla lettera.</p>
+
+<p>La sua fantasia si dilettò a immaginare una risposta
+fine, spiritosa, sorprendente....</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>How shall I hold you, fix you, freeze you,</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Break my heart at your feet to please you!...</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p>Sì; gli citerebbe del Browning. E dell'Heine. Pingerebbe
+di sè una fantastica immagine, nella veste chiarazzurra,
+su cui le orchidee a tinte di pastello viola poserebbero,
+fuse in una divina dissonanza di colore.... E
+(nella lettera!) il suo viso piccolo impallidirebbe sotto un
+grande cappello di velluto nero, e l'ombra delle lunghe
+piume le velerebbe gli occhi.... Ah sì! ella si servirebbe
+del suo ingegno letterario per stupire e incantare questo<span class="pagenum"><a name="Page_252" id="Page_252">[252]</a></span>
+sconosciuto &mdash; lo cingerebbe, lo attorciglierebbe di frasi
+fini e fiammanti....</p>
+
+<p>Nancy sospirò. Si alzò, e andò al tavolino di bambù,
+storto e zoppicante; ivi, su un piatto rotto, stava il calamaio;
+e la vecchia penna d'avorio vi giaceva in demoralizzata
+familiarità con un portapenne rosso di Anne-Marie.</p>
+
+<p>Nancy prese un foglio della povera carta da lettere
+rigata di cui si serviva quando doveva domandare in prestito
+una casseruola a Frau Schmidl, o pregare Mrs Johnson
+di pazientare qualche giorno. E scrisse:</p>
+
+<p class="lind"><i>Mio signore</i>,</p>
+
+<p>«&nbsp;I fiori hanno sbagliato. Sono venuti da me, che non
+ero vestita di celeste.</p>
+
+<p>«&nbsp;La mia veste era bruna&nbsp;».</p>
+
+<p class="pad2">Sottolineò l'umile parola inglese «&nbsp;brown&nbsp;», e non
+mise firma.</p>
+
+<p>Però, rileggendo la lettera di lui, e notando che egli
+diceva d'essere triste e selvaggio e solitario, aggiunse il
+suo indirizzo.</p>
+
+<p class="pad2">Egli rispose.</p>
+
+<p>Scrisse sulla busta: Miss «&nbsp;brown&nbsp;», e l'indirizzo ch'ella
+gli aveva dato. Riconoscendo la scrittura, ella accettò,
+arrossendo, la lettera dalle mani del postino.</p>
+
+<p>Lo Sconosciuto scriveva:</p>
+
+<p>«&nbsp;Cara fanciulla non vestita di celeste, tornatemi a
+scrivere....&nbsp;»</p>
+
+<p>Ed ella gli scrisse subito per dirgli che davvero non
+gli avrebbe scritto mai più.</p>
+
+<p>Allora egli rispose, ringraziandola, e chiedendo se ella
+non fosse per caso quella tale Miss Brown che egli aveva<span class="pagenum"><a name="Page_253" id="Page_253">[253]</a></span>
+conosciuto diciotto anni prima, e che era stata così maternamente
+buona per lui. E che poi &mdash; poverina! &mdash; aveva
+avuto anche il vaiolo nero.... Egli si augurava di
+cuore che ella fosse precisamente quella Miss Brown.</p>
+
+<p>Nancy sentì che doveva scrivere subito per dirgli che
+non era quella Miss Brown.</p>
+
+<p>E glielo scrisse.</p>
+
+<p>E lì finì la corrispondenza. Almeno, così disse Nancy
+a sè stessa, tornando su per le strette scale buie, dopo aver
+impostato questa lettera finale.</p>
+
+<p>Nancy accese il gas nel salotto, e sedette colle mani
+in grembo. Era sola, quella sera, come tante altre sere.
+I bambini colle teste grosse la guardavano. E il morto
+signor Johnson con gli occhi bianchi la guardava. Sul
+caminetto la piccola pendola sgangherata pareva chiacchierar
+piano, e affannarsi a sbattere via il tempo in
+fretta e furia. Nancy l'ascoltava. Il battito continuo,
+un poco irregolare, si faceva ritmico al suo udito.</p>
+
+<p>Le venne in mente una vecchia rima francese, che
+pareva battere in tempo coll'orologio:</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>La belle qui veut,</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>La belle qui n'ose</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Cueillir les roses</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Du jardin bleu.</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p>Era la storia della Bella, che voleva entrare nel Giardino
+azzurro, e che al mattino passò davanti ai grandi
+cancelli aperti.</p>
+
+<p>E si fermò di fuori, a guardare.</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>La belle qui veut,</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>La belle qui n'ose</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Cueillir les roses</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Du jardin bleu.</i><br /></span>
+<span class="pagenum"><a name="Page_254" id="Page_254">[254]</a></span></div></div>
+
+<p>E a mezzodì ripassò davanti ai grandi cancelli aperti.
+E si fermò di fuori, a guardare.</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>La belle qui veut,</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>La belle qui n'ose</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Cueillir les roses</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Du jardin bleu.</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p>Finalmente &mdash; quando era già sera &mdash; la Bella si
+disse: «&nbsp;Ora entrerò&nbsp;».</p>
+
+<p>Ma arrivata davanti al giardino, trovò che i cancelli
+erano chiusi!</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>La belle qui veut,</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>La belle qui n'ose</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Cueillir les roses</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Du jardin bleu....</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p>Così chiacchierava piano la pendola sbattendo via il
+tempo in fretta e furia. E Nancy l'ascoltò. D'un tratto,
+come per la prima volta, comprese, sentì che la vita
+passava, che passava rapida e irrichiamabile, e che lei,
+Nancy, non viveva! Lei era qui, chiusa col morto signor
+Johnson, ed era morta come lui.</p>
+
+<p>Una subitanea selvaggia eccitazione la invase, come
+una improvvisa folata di vento, come una fiamma impetuosa
+che le divampasse in cuore: e Nancy si coprì il
+volto con un gemito di creatura ferita. Tutto il rimpianto
+per il suo ingegno sciupato, tutto lo sdegno contro l'avvilente
+esistenza, tutto l'odio per la povertà che la mutilava,
+la schiacciava, l'annichiliva, proruppe in quel
+lamento, tosto soffocato per non svegliare Anne-Marie
+che dormiva nella stanza vicina.</p>
+
+<p>Ma che cosa faceva lei chiusa qui, come una belva
+in gabbia?</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_255" id="Page_255">[255]</a></span>Ma perchè si rassegnava? Ma che cosa aspettava?
+Ma dormiva? Era narcotizzata? Paralizzata? Del suo
+ingegno, che cosa ne aveva fatto? E della sua volontà?
+Ella dunque si lascerebbe affondare nell'ignominia della
+miseria, nella vile e inerte disperazione?</p>
+
+<p>La pendola stonata suonò mezzanotte, e Nancy balzò
+in piedi come alla chiamata di una voce potente. Era
+la Vita che chiamava. La Vita! Nancy se la sentiva passare
+accanto, splendida, vertiginosa, come un'amazzone
+folle, scagliata incontro all'avvenire. E passando chiamava:
+«&nbsp;Nancy! Nancy!&nbsp;»</p>
+
+<p>Nancy si dibattè per liberarsi dal suo letargo, e gridò
+alla Vita: «&nbsp;Verrò! verrò con te!&nbsp;»</p>
+
+<p>Vi sono dei caratteri di cui l'evoluzione si fa lentamente,
+a impercettibili gradazioni, come si schiude una
+rosa, come un uccelletto mette le penne.</p>
+
+<p>Ma Nancy irruppe in un'ora dalla crisalide dell'incoscienza.
+Da un giorno all'altro &mdash; e per la sola ragione
+che la sua ora era giunta &mdash; la mite e mansueta Nancy
+non fu più. La passiva anima infantile avvolta nella
+candida semplicità del Genio, disparve in quella notte.
+Forse venne a portarla via la Nave dei Sogni della sua
+infanzia, sulla quale i suoi piccoli amici fantastici, Bel
+Popò e Menton Fleuri, l'aspettavano ancora....</p>
+
+<p>E forse se ne saranno tornati indietro insieme, fuori
+dall'esistenza, fuori dai ricordi, salpando nel buio delle
+cose passate, verso la lontana Isola di Ciò che non è Più.</p>
+
+<div class="dots">&nbsp;</div>
+
+<p class="lind">«&nbsp;<i>Caro Ignoto</i>,</p>
+
+<p>«&nbsp;Quante domande! Non vi basta sapere che non sono
+nè la ragazza vestita di celeste, nè Miss Brown, ma vi
+ostinate a voler conoscere il mio nome?</p>
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_256" id="Page_256">[256]</a></span></p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>Che importa un nome? Chiama pur la rosa</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Con altro nome &mdash; avrà men dolce odore?</i><br /></span>
+</div><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>Che importa un nome? &mdash; Chiama pur la Donna</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Con altro nome &mdash; avrà men falso il core?</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p>«&nbsp;Chiamatemi dunque &mdash; se chiamarmi volete &mdash; col
+nome complessivo e fragile e impersonale di &mdash; Eva!
+E pensatemi come la sorella minore della prima Eva,
+meno curiosa forse e ancor più solitaria.... e tanto amica
+del Serpente &mdash; ormai addomesticato! &mdash; da portarlo
+intorno al collo come un boa, magro e moderno.... E
+ne' miei occhi tranquilli fluttua la nostalgia del già perduto
+Paradiso....</p>
+
+<p>«&nbsp;Ma mi fate altre domande ancora: «&nbsp;Siete giovane?&nbsp;» &mdash; Sì;
+ma non d'una giovinezza sconcertante. &mdash; «&nbsp;Siete
+buona?&nbsp;» &mdash; Sì; ma non di una bontà affliggente. &mdash; «&nbsp;Siete
+bella?&nbsp;» &mdash; Quasi; ma non di una bellezza sconvolgente.</p>
+
+<p>«&nbsp;E vi scrivo, non perchè io sia avventurosa o temeraria,
+ma perchè l'ora è il tramonto, e il mese è l'aprile.</p>
+
+<p>«&nbsp;E voi siete l'Ignoto&nbsp;».</p>
+
+<p class="pad2">L'Ignoto rispose. Ed ella gli riscrisse. E nelle sue
+lettere ella mise tutte le sue frasi più belle, tutti i suoi
+estri più felici. Gli scrisse molte verità e molte menzogne.
+Si descrisse a lui quale ella credeva di non essere, ma
+quale forse inconsciamente ella era. Nelle sue lettere si
+dava per una principessina viziata, una farfalla frivola,
+turbinante attraverso la vita con vivide ali....</p>
+
+<p>E scrivendo queste lettere ella venne a poco a poco
+a somigliare a quella che descriveva. Divenne gaia e
+spensierata. Si fece prestare denari da Peg, e anche da
+George che si era innamorato di lei. Che importava? Li<span class="pagenum"><a name="Page_257" id="Page_257">[257]</a></span>
+ripagherebbe un giorno o l'altro.... Comprò delle vesti
+eleganti; fece dei debiti; firmò delle cambiali; ebbe ricorso
+a espedienti dubbii. Tutto l'ingegno che avrebbe
+dovuto servire al Libro, ella lo prese e lo usò nella sua
+vita quotidiana; lo sciupò in piccoli imbrogli e inganni,
+pur di riuscire a strapparsi dagli artigli della povertà
+che la strangolava, che la inchiodava al suolo.</p>
+
+<p> &mdash; Non importa nulla di nulla! nulla di nulla! &mdash; diceva
+lei.</p>
+
+<p>Bisognava togliersi dal fango, bisognava uscirne ad
+ogni costo. Tornar fuori, in alto, nel sole, con la piccola
+Anne-Marie; lontano dalle propinquità vergognose e
+laide, dalla vicinanza dei negri, dalla sordida e spaventosa
+lotta per il pane quotidiano. Uscirne, uscirne ad
+ogni costo!</p>
+
+<p>Un giorno &mdash; era un afoso pomeriggio di maggio &mdash; Aldo
+non ritornò a casa. Minna era andata a prendere
+Anne-Marie a scuola, quando un commissionario suonò
+alla porta dell'appartamento, e a Nancy, che gli aprì,
+consegnò una lettera in una grande busta sigillata. Si
+fece firmare la ricevuta e partì rapido.</p>
+
+<p>La lettera era di Aldo. Diceva che gli era capitata
+la fortuna della sua vita, una fortuna quale egli non se
+la sarebbe mai aspettata! Ed egli sentiva di non doverla
+respingere. No, per amore di Nancy, per amore della sua
+bambina egli sentiva che era il suo sacrosanto dovere di
+non indietreggiare davanti a un grave sacrificio. Oh,
+non pensava a sè! Aveva già da tempo rinunciato alle
+proprie ambizioni, perduto ogni fede nei propri talenti,
+ogni speranza nel proprio avvenire. No, questo grave
+passo lo prendeva per lei e per Anne-Marie. Un giorno
+ella comprenderebbe il suo sacrificio. Un giorno (e qui
+una lagrima di Aldo aveva macchiato le parole) ella gli
+aprirebbe le braccia perdonandolo, ringraziandolo, benedicendolo...<span class="pagenum"><a name="Page_258" id="Page_258">[258]</a></span>
+Intanto accludeva cinquecento dollari. E
+che Nancy ne avesse cura perchè cinquecento dollari
+non sono una parola. Sono duemila cinquecento franchi.
+E farebbe bene a prendere quell'appartamento disopra
+che costava meno; e a pagare otto dollari invece di dieci
+al mese a Minna, che sarebbero ancora fin troppi!...
+E coraggio! che probabilmente tra pochi mesi tutto sarebbe
+a posto, e sarebbero tanto felici. E addio, addio!
+Che i santi la proteggessero! Che il buon Dio guardasse
+lei e Anne-Marie! Ed oh! pregassero per lui, che era per
+sempre il loro infelice Aldo.</p>
+
+<p class="pad2">Nancy sedette rigida e stupefatta con la lettera e i
+cinque biglietti da cento dollari in mano.</p>
+
+<p>Aldo non sarebbe tornato! Non tornerebbe più. Le
+aveva lasciate sole, lei e Anne-Marie; sole ad affrontare
+la vita.</p>
+
+<p>Tutto quel giorno Nancy portò il suo cuore freddo
+e greve come una roccia nel suo petto delicato.</p>
+
+<p>Quando fu notte andò nella camera di Aldo. Si
+guardò attorno. Davvero era una meschina e miserabile
+stanza. Tutto in essa &mdash; dalla finestra coi vetri rotti che
+dava su un muro umido, alla porta sverniciata che non
+chiudeva; dal tappeto logoro, all'ottomana sudicia e
+storta; dal caminetto col pezzetto di specchio appoggiato
+al muro, alla catinella rotta &mdash; tutto, tutto era orribile,
+tutto spingeva a fuggire e a non ritornare più.</p>
+
+<p>E guardandosi attorno in quella camera deserta,
+Nancy si sentì pungere gli occhi da ardenti lagrime di
+compassione.</p>
+
+<p>Povero Aldo! Così decorativo, così estetico, così inetto
+alla lotta per l'esistenza! Dunque non sarebbe tornato
+più. Dopo tutto, come biasimarlo? Che cosa trovava
+quando veniva a casa? Queste bruttezze, queste meschinità.
+Null'altro.<span class="pagenum"><a name="Page_259" id="Page_259">[259]</a></span></p>
+
+<p>No, null'altro. Non l'amore. L'amore che li avrebbe
+sollevati e aiutati attraverso le angoscie e le avversità,
+non era più nel cuore di Nancy.</p>
+
+<p>L'amore che essa aveva avuto per lui, e ch'ella si
+era compiaciuta di figurarsi come un epico e trionfante
+arcangelo, forte e armato, non era stato dopo tutto
+che un piccolo spettro, frale e sensitivo &mdash; mezzo bimbo,
+mezzo fantasma &mdash; e ferirlo era ucciderlo. E i Fati si
+erano divertiti a lapidarlo e a crocifiggerlo, questo amore;
+l'avevano percosso e calpestato; l'avevano trascinato per
+squallide vie e per scale sudicie, l'avevano soffocato sotto
+a mucchi di bruttezze.... Ora che Nancy osava guardarlo
+in faccia, vide che già da gran tempo era morto.</p>
+
+<p>E per Aldo non ebbe che pietà.</p>
+
+<p>Trasse da sotto il letto il suo vecchio baule, e vi ripose
+con rimorso e compassione le cose che gli appartenevano:
+i suoi pochi libri; le sue spazzole e il suo pettine
+rotto; le vecchie scarpette di vernice che portava
+in casa invece di pantofole; qualche pacco di sigarette.</p>
+
+<p>Quando, aprendo il suo armadio, vide che era quasi
+vuoto, e che Aldo aveva già portato via tutti i suoi abiti
+nuovi, ella ebbe un piccolo sorriso triste. E ricordò ch'egli
+le era parso molto pallido quando quel mattino le aveva
+detto addio.</p>
+
+<p>Come aveva fatto a procurare quei cinquecento dollari
+per lei? Da chi?</p>
+
+<p>Allora, subitamente, Nancy s'inginocchiò.</p>
+
+<p>Accanto al baule aperto di Aldo e alle sue povere
+vecchie cose, Nancy pregò per lui come egli nella sua
+lettera l'aveva pregata di fare.</p>
+
+<p>Quando si alzò, chiuse il baule, e vi chiuse dentro
+anche il ricordo di Aldo, che non doveva più essere vivo
+in lei.</p>
+
+<p class="pad2">Anne-Marie parve quasi non accorgersi dell'assenza<span class="pagenum"><a name="Page_260" id="Page_260">[260]</a></span>
+di suo padre. Ne parlò talvolta, nel modo indifferente e
+gaio che hanno i bambini. Poi non ne parlò più affatto.</p>
+
+<p>Minna girò per la casa con gli occhi rossi e il naso
+gonfio, e dopo qualche giorno i conti della spesa giornaliera
+segnarono un inverosimile rialzo.</p>
+
+<p>Nancy pagò tutti i suoi debiti; comprò delle vesti per
+sè e per Anne-Marie, e diede congedo a Mrs Johnson.</p>
+
+<p>Visitò delle pensioni nei quartieri distinti di New
+York, e fissò due stanze eleganti in un «&nbsp;boarding-house&nbsp;»
+di Lexington Avenue.</p>
+
+<p>Nella sera che precedette la sua partenza dall'appartamento
+della 82.<sup>ma</sup> Strada, vennero Peg e George ad
+aiutarla a riporre le sue cose e a chiudere i bauli; ma
+presto furono richiamati a tornare nel loro alloggio, dalla
+venuta di un amico. Peg spiegò a Nancy, abbracciandola,
+che era un musicante polacco, certo Markowsky,
+che veniva qualche volta a far musica con George.</p>
+
+<p>Anne-Marie dormiva. Nancy restò sola nel salotto
+spoglio, da cui era già stato tolto e messo via tutto ciò
+che le apparteneva. Il defunto signor Johnson la guardava
+mestamente, e anche l'aborrita lampada a piedestallo &mdash; accesa
+finalmente col consenso della commossa
+Mrs Johnson &mdash; versava una luce blanda sul fascio di
+rose, portato quella sera dal cupo e innamorato George.</p>
+
+<p>Due rudi colpi battuti alla porta la fecero sobbalzare.
+Era il postino con una lettera per lei. Da Aldo? No. Veniva
+dall'Inghilterra, ed era per «&nbsp;Miss Brown&nbsp;». Nancy
+richiamò il solenne postino e gli diede mezzo dollaro.</p>
+
+<p> &mdash; Grazie. Sissignora. Va bene. Tutte le lettere, anche
+per Miss Brown, a Lexington Avenue? Sissignora.
+Sarà servita. Buona sera.</p>
+
+<p>Nancy aprì la lettera. I suoi occhi posarono con
+piacere sulla grande e caratteristica calligrafia. Anche
+lo stemma del Grand Hôtel in cima al foglio pareva narrarle<span class="pagenum"><a name="Page_261" id="Page_261">[261]</a></span>
+delle cose note e aggradevoli. In quel piccolo cerchio
+dorato ella vedeva, come traverso un magico cannocchiale,
+le cose lontane che essa ricordava e amava.
+«&nbsp;Hôtel Metropole&nbsp;»! Le pareva di vedere la rotonda dell'«&nbsp;Hall&nbsp;»,
+brillantemente illuminata, e le eleganti signore
+dalle lucide chiome infiorate, passare con fruscìo lento
+a fianco degli uomini cortesi e corretti.... E la premura
+degli zelanti camerieri; e gli inchini del portiere ossequioso;
+e il pronto accorrere dei paggetti in livrea scarlatta....
+E fuori &mdash; al di là delle giranti porte di cristallo &mdash; Londra,
+gaia, folle, illuminata, riversandosi in fiumana di carrozze
+ai suoi divertimenti....</p>
+
+<p>Nancy sedette e rispose alla lettera dell'Ignoto:</p>
+
+<p class="pad2">«&nbsp;Il grande salone dorato è chiuso, e tiepido, e fragrante.
+Le lampade e il fuoco versano un lume pacato
+sulle pesanti tende di broccato, e sui floridi arabeschi
+del tappeto.</p>
+
+<p>«&nbsp;Delle grandi rose pallide ergono la corolla dai loro
+vasi di Copenhagen, e la loro tinta è così fine, ch'esse
+sembrano essere la continuazione dei fiori di morbida
+luce pinti sulla porcellana.</p>
+
+<p>«&nbsp;Sento le loro anime profumate che respirano vicino
+a me.</p>
+
+<p>«&nbsp;Io sto fumando una sigaretta russa, odorante d'eliotropio
+bianco &mdash; e vi scrivo!</p>
+
+<p>«&nbsp;O sconosciuto amico! come bene si accompagna
+alla fragranza delle rose, al lieve fumo della sigaretta,
+il pensiero di voi, anch'esso così vago, così dolce, così
+incerto....&nbsp;»</p>
+
+<p class="pad2">Uno strillo acuto nella stanza vicina fece balzare in
+piedi Nancy; e colla penna ancora in mano corse nella
+camera di Anne-Marie. La piccina &mdash; un virgulto bianco &mdash; era<span class="pagenum"><a name="Page_262" id="Page_262">[262]</a></span>
+in piedi sul letto, pallida, cogli occhi spiritati e
+una mano tesa in gesto drammatico verso il muro. I
+capelli scompigliati le circondavano di fiamme bionde
+il viso.</p>
+
+<p> &mdash; Ascolta! &mdash; disse. &mdash; Sta ferma! e ascolta!</p>
+
+<p>Nancy stette ferma e ascoltò.</p>
+
+<p>Chiara e limpida traverso il muro veniva la voce di
+un violino.</p>
+
+<p>Sommesso e dolce lo accompagnava il pianoforte.
+Nancy riconobbe la musica. Era la «&nbsp;Romance&nbsp;» di
+Svendsen.</p>
+
+<p>Anne-Marie, sempre ritta e immobile col braccio
+teso, come una piccola profetessa allucinata, sussurrò:</p>
+
+<p> &mdash; Senti? E' questo il pezzo che era bello, e che lui
+non ricordava!</p>
+
+<p> &mdash; E' un violino, cara, &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p>E sedette sul lettino della bimba.</p>
+
+<p>Ma Anne-Marie ascoltava, immobile. Nancy trasse
+a sè la coperta del letto e ne avviluppò i piedini nudi della
+sua bambina. Poi mise un braccio intorno alla smilza
+figuretta bianca.</p>
+
+<p>L'ultima nota, lunga, acuta, dolorosa, vibrò e si
+spense. Soltanto allora Anne-Marie si mosse. Coprì il
+viso colle mani e scoppiò in pianto.</p>
+
+<p> &mdash; Ma cos'hai, ma cos'hai, angelo mio? &mdash; chiese
+Nancy, angosciata, stringendosela al cuore. &mdash; Perchè
+piangi? dimmi perchè piangi?</p>
+
+<p>I grandi occhi di Anne-Marie si fissarono su lei.</p>
+
+<p> &mdash; Per tante cose, &mdash; disse lei.</p>
+
+<p>E a Nancy la sua voce parve strana e lontana.</p>
+
+<p>Per la prima volta Nancy sentì che l'anima della sua
+bambina era una cosa separata da lei, all'infuori di lei:
+un'anima ignorata e solitaria, volata fuori dall'essenza
+materna, inaccessibile alla materna ansia. Una piccola
+anima solitaria!<span class="pagenum"><a name="Page_263" id="Page_263">[263]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Anne-Marie! è la musica che ti fa piangere? &mdash; chiese.</p>
+
+<p>La piccina la tenne stretta, e non rispose. Nancy la
+indusse con mille carezze a tornare nel letto; e la ricoprì
+e la baciò e la lasciò nel buio.</p>
+
+<p>La porta tra di loro rimase aperta. Nancy al suo tavolino
+udiva la melodia tenera della «&nbsp;Berceuse&nbsp;» di Grieg
+e il gaio staccato del «&nbsp;Minuetto&nbsp;» di Händel. E quella
+dolce musica la aiutò ad aggiungere dei fantastici dettagli
+nella sua lettera allo Sconosciuto.</p>
+
+<p class="pad2">La mattina seguente dovevano traslocare all'alloggio
+signorile di Lexington Avenue. Non poterono salutare
+George che era andato di buon'ora al suo ufficio.
+Ma Peg aiutò a chiudere le valigie, e a portarle giù nella
+carrozza, e corse con Minna su e giù per le scale in cerca
+dei pacchi smarriti e degli oggetti dimenticati.</p>
+
+<p>Anne-Marie, già in carrozza, prese gravemente dalle
+mani di Peg il cerchio e il policeman con una gamba sola,
+unico superstite di un teatro di marionette di Frau
+Schmidl; e Minna, che le accompagnava per installarle
+nel nuovo alloggio, salì in carrozza colla gabbia di sorci
+giapponesi appartenenti ad Anne-Marie.</p>
+
+<p> &mdash; Cos'ha oggi la piccolina? &mdash; chiese Peg, guardando
+Anne-Marie. &mdash; E' allegra come un funerale di
+quarta classe.</p>
+
+<p> &mdash; La vostra musica iersera l'ha molto turbata, &mdash; disse
+Nancy salendo anche lei in carrozza, e sedendo accanto
+alla piccola, colle ginocchia ingombre di cappelliere
+e di pacchi. &mdash; Il violino le è piaciuto tanto!</p>
+
+<p> &mdash; Ah sì? &mdash; disse Peg. &mdash; Era quel rospo di Markowsky
+che suonava.</p>
+
+<p>Così dicendo si sporse per baciare Anne-Marie.</p>
+
+<p>Ma Anne-Marie voltò via la faccia e non volle essere
+baciata.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_264" id="Page_264">[264]</a></span> &mdash; Bel tipo! &mdash; disse Peg, un poco offesa, dopo un
+altro vano tentativo di baciare Anne-Marie, che teneva
+nascosto il viso nelle mani.</p>
+
+<p> &mdash; Non le piacciono gli addii, &mdash; spiegò Nancy.</p>
+
+<p>E, per consolare Peg, l'abbracciò affettuosamente,
+rammentandole la sua promessa di venire a trovarle.</p>
+
+<p> &mdash; Arrivederci presto a Lexington Avenue!</p>
+
+<p>La carrozza partì. Minna aveva già contato e ricontato
+sulle dita i bagagli che avevano, quelli che avrebbero
+dovuto avere, e quelli che ricordava di aver dimenticato &mdash; quando
+Anne-Marie tolse le mani dal visetto acceso.</p>
+
+<p> &mdash; Mi piacciono, sì, gli addii, &mdash; disse in tono indignato. &mdash; Ma
+perchè quella brutta Peg ti ha detto che
+era un rospo che suonava la musica iersera?</p>
+
+<p>Nancy la confortò, dicendo che non importava.</p>
+
+<p> &mdash; Ma sì, importa, &mdash; disse Anne-Marie. &mdash; Non voglio
+che lo abbia detto.</p>
+
+<p> &mdash; Non lo dirà più, &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Ma adesso l'ha detto, &mdash; disse Anne-Marie, &mdash; e
+non voglio che lo abbia detto!</p>
+
+<p>E la sua disperazione era grande.</p>
+
+<p>Nancy cercò di distrarla, parlando della bella casa
+nuova in cui si andava, e dove nella loro stanza c'era un
+tappeto rosso e un balcone.... Ed eccole arrivate! Sulla
+gradinata davanti alla casa le aspettava già un ricciuto
+e impertinente «&nbsp;chasseur&nbsp;» in berretto gallonato, che
+le aiutò a scendere dalla carrozza e fu rude e ruvido
+col policeman, afferrandolo per l'unica gamba; e nel
+portar su la gabbia dei sorci giapponesi, si tenne ostentatamente
+turato il naso. Ciò divertì assai Anne-Marie.
+Quando poi ella vide la stanza piena di sole, e il tappeto
+rosso, dimenticò la storia del rospo e fu felice.</p>
+
+<p>All'ora del lunch scesero nella sala da pranzo e sedettero
+a un lungo tavolo con molte altre persone.</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_265" id="Page_265">[265]</a></span>Anne-Marie, che credeva di essere invitata, fu molto
+timida da principio e molto rumorosa alla fine del pasto.
+I pensionanti erano della specie di tutti i pensionanti
+in tutte le pensioni del mondo. C'era il vecchio signore
+taciturno, e il giovinotto che fa dello spirito. C'era la
+signorina che studia il canto. C'era la famiglia distinta
+che si tiene molto a sè; e la signora coi capelli color zolfo,
+che si tiene poco a sè. C'erano i ragazzi americani male
+educati che litigano tutto il giorno e ballano il «&nbsp;cake-walk&nbsp;»
+tutta sera; e con essi era la loro madre inefficace, e il
+loro padre depresso, e la loro governante intontita. C'erano
+gli studenti russi. C'erano le signorine svedesi. C'era
+la signora tedesca d'una certa età.</p>
+
+<p>Questa sedeva dirimpetto a Nancy; e dopo il primo
+sguardo quasi casuale ch'essa aveva rivolto a Nancy
+e ad Anne-Marie, la signora continuò a guardarle fisso
+tutto il tempo del pasto.</p>
+
+<p>Ogni volta che Nancy alzava gli occhi incontrava
+quello sguardo attento e benigno dietro gli occhiali.</p>
+
+<p>Nessuno parlò con Nancy durante la colazione; la
+conversazione essendo per lo più monopolizzata dal giovane
+di spirito e dalla signora coi capelli color zolfo, che
+scambiavano lungamente le loro opinioni riguardo all'età
+di Sarah Bernhardt. Nancy aveva un gran da fare
+a dire piano e in italiano ad Anne-Marie che non si occupasse
+delle due ragazzette americane, di cui gli esecrabili
+modi parevano affascinarla e ipnotizzarla.</p>
+
+<p>Quella sera Nancy scese sola a pranzo.</p>
+
+<p>Dopo la minestra, la signora tedesca parlò.</p>
+
+<p> &mdash; Spero &mdash; disse, indicando il posto vuoto accanto
+a Nancy &mdash; che la bambina non sia ammalata.</p>
+
+<p> &mdash; Oh, no, grazie, &mdash; disse Nancy. &mdash; Prende sempre
+del latte e un uovo alle sei, e poi va a letto.</p>
+
+<p> &mdash; Secondo l'uso inglese, &mdash; disse la signora tedesca.
+E soggiunse: &mdash; E' stata, lei, in Inghilterra?</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_266" id="Page_266">[266]</a></span> &mdash; Sì, da bambina, &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p>Poi venne il pesce. E mentre Nancy lo mangiava,
+sentiva sempre quello sguardo intento e benigno fisso
+su di lei.</p>
+
+<p>Passato il montone, la signora tedesca parlò ancora.</p>
+
+<p> &mdash; Mi pare di averla udita oggi parlare italiano colla
+bambina. E' lei forse del bel paese dove il sì suona?</p>
+
+<p>Nancy sorrise.</p>
+
+<p> &mdash; Mia madre era italiana, &mdash; disse. &mdash; Mio padre
+inglese. Io sono nata a Davos, in Isvizzera.</p>
+
+<p>Senza nessuna ragione apparente le guancie della signora
+tedesca si tinsero di un vivido rossore. Non parlò
+più. Ma dopo che il «&nbsp;pudding&nbsp;» di semolina aveva fatto
+due volte con lenta insistenza il giro della tavola, e che
+la frutta &mdash; passata rapidamente una sola volta &mdash; era
+sparita, la signora con voce un po' tremula chiese a Nancy:</p>
+
+<p> &mdash; Parla il tedesco?</p>
+
+<p> &mdash; Sì, &mdash; disse Nancy. &mdash; Ho avuto una governante
+tedesca.</p>
+
+<p>Ancora una volta le guancie della signora si soffusero
+di rossore. Il pranzo era terminato e tutti si alzarono
+e passarono nella sala di lettura. Ma Nancy andò nella
+sua camera per scrivere allo Sconosciuto.</p>
+
+<p class="pad2">«&nbsp;Voi mi chiedete di parlarvi di me: questo mi piace,
+perchè sono egoista e soggettiva.</p>
+
+<p>«&nbsp;Io sono una giocatrice. A Montecarlo la Roulette &mdash; la
+folle Lorelei del Mezzogiorno, dagli occhi verdi,
+dalla voce d'oro &mdash; mi attira e mi incanta! Le ho gettato,
+or non è molto, nella avida gola insaziata tutti i denari
+su cui potevo mettere le mie piccole mani bianche. (Ora
+sapete che ho delle piccole mani bianche).</p>
+
+<p>«&nbsp;E sono una sognatrice. Sono uscita per solitarie
+vie, sognando voi, mio sconosciuto eroe, e le misteriose<span class="pagenum"><a name="Page_267" id="Page_267">[267]</a></span>
+foreste dell'Uhland, e le perdute principesse del Maeterlinck,
+finchè ho sentito delle vive lagrime &mdash; rare visitatrici! &mdash; tremare
+nei miei sereni occhi glauchi. (Ora
+sapete che ho dei sereni occhi glauchi).</p>
+
+<p>«&nbsp;E sono una selvaggia, una selvaggia ultracivilizzata,
+col candido petto, pieno di ruggiti e di smanie primitive,
+ricoperto di gioielli.</p>
+
+<p>«&nbsp;Adoro i gioielli. Ho dei brillanti insolenti, quasi
+azzurri, grandi come il mio cuore! &mdash; che dico? &mdash; di più,
+di più! E li porto a tutte le ore, in tutte le stagioni &mdash; intorno
+al collo, alle braccia, alle caviglie &mdash; su tutta me!</p>
+
+<p>«&nbsp;Spero che anche voi portate molti gioielli.</p>
+
+<p>«&nbsp;Adoro gli uomini ineffabilmente anormali e <em>mauvais-genre</em>,
+che portano degli anelli fino alla punta
+delle dita.</p>
+
+<p>«&nbsp;E sono femminea... oh, oltre ogni dire femminea!
+Non porto che delle vesti ondeggianti, delle fluttuanti
+trine, dei larghi cappelli ricadenti ad ombreggiare le mie
+morbide chiome. (Sì; le mie chiome sono morbide).</p>
+
+<p>«&nbsp;Non ho opinioni; non ho vedute. Non seguo mai il
+filo di un ragionamento. Sono contenta di essere una piccola
+creatura indifesa che tutti proteggono e compiangono
+e sgridano e adorano.</p>
+
+<p>«&nbsp;Non bevo «&nbsp;cocktails&nbsp;». Fumo (ve l'ho detto?) delle
+sigarette russe profumate all'eliotropio bianco &mdash; e certo
+nessun uomo farebbe una cosa così nauseante.</p>
+
+<p>«&nbsp;Sono distratta. Sono negligente. Sono prodiga. Sono
+pigra. Oh, assai pigra! Invidio tanto la «&nbsp;Belle au Bois
+dormant&nbsp;» che ebbe cento anni di sonno, e dormirebbe
+ancora adesso, se il <em>Prince Charmant</em> non l'avesse
+baciata....</p>
+
+<p>«&nbsp;Addio, Prince Charmant!</p>
+
+<p>«&nbsp;Ecco: ho parlato di me.</p>
+
+<p class="rind">«&nbsp;<span class="smcap">Eva</span>.&nbsp;»</p>
+
+<hr />
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_268" id="Page_268">[268]</a></span></p>
+
+<h2><a name="XI_II" id="XI_II"></a>XI.</h2>
+
+<p>Il giorno seguente, a colazione, la signora tedesca
+fissò ancora in viso Nancy, e poi distolse gli occhi. Si mangiava
+in silenzio quando Anne-Marie chiese a sua madre:</p>
+
+<p> &mdash; Che cos'è questa cosa marcia che mangiamo?</p>
+
+<p> &mdash; Zitta, cara, &mdash; disse Nancy. &mdash; E' buonissimo.
+E' stufatino.</p>
+
+<p> &mdash; Cos'è il stufatino quando è vivo? &mdash; chiese Anne-Marie.</p>
+
+<p>Nancy sorrise, e la fossetta le si incavò rosea nella
+guancia.</p>
+
+<p>Allora la signora tedesca, che aveva visto il sorriso
+e la fossetta, disse all'improvviso con voce tremula e
+agitata:</p>
+
+<p> &mdash; Lei si chiama Nancy?</p>
+
+<p>Nancy la guardò stupita. Poi rispose:</p>
+
+<p> &mdash; Sì.</p>
+
+<p>E tutti tacquero, guardandole.</p>
+
+<p> &mdash; Io sono Fräulein Müller, &mdash; disse la signora tedesca,
+togliendosi dalla tasca un fazzoletto a orli rosa, e preparandosi
+alle lagrime.</p>
+
+<p> &mdash; Fräulein Müller! Fräulein Müller! &mdash; pronunciò
+Nancy, quasi in sogno. &mdash; Ma allora è lei che mi leggeva
+Uhland e Lenau, quando ero piccola....</p>
+
+<p>Allora Fräulein Müller pianse nel suo fazzoletto, e
+Nancy si alzò e fece il giro della tavola per andarla ad abbracciare.
+Poi toccò a Fräulein Müller di alzarsi e fare
+il giro della tavola per andare a baciare Anne-Marie.</p>
+
+<p>Dopo di che la signora dai capelli color zolfo osservò
+quanto è piccolo il mondo. E il giovinotto di spirito<span class="pagenum"><a name="Page_269" id="Page_269">[269]</a></span>
+disse che finirebbero collo scoprire che lui e lei erano fratello
+e sorella. Non aveva lei una voglia di fragola sulla
+spalla sinistra? No? Ecco! Che strana coincidenza! Neanche
+lui. Dunque erano forse gemelli.</p>
+
+<p>Questa fine facezia ebbe un immenso successo, e tutti
+risero, eccetto la famiglia distinta che non rideva mai.</p>
+
+<p>Dopo colazione Fräulein Müller invitò Nancy a venire
+nella sua camera; e volle tenersi in grembo Anne-Marie.</p>
+
+<p> &mdash; Ma se piangi, &mdash; disse Anne-Marie, &mdash; ho schifo.</p>
+
+<p>Allora Fräulein promise di non piangere più; e anzi
+le insegnò il giuoco «&nbsp;Da hast du'nen Thaler, geh' auf
+den Markt&nbsp;» (Eccoti un tallero, va al mercato....), che
+Anne-Marie trovò assai divertente.</p>
+
+<p>Quando potè discorrere un poco in pace con Nancy,
+Fräulein le narrò le sue peripezie colla famiglia americana,
+dove era rimasta tanti anni dopo aver lasciato la Casa
+Grigia. E le raccontò che adesso coi suoi risparmi poteva
+riposare, e aveva appunto preso in affitto una piccola
+casa a Staten Island &mdash; una casetta tutta bianca in
+mezzo a un minuscolo giardino &mdash; dove passerebbe tranquilla
+il resto dei suoi giorni. La settimana prossima la
+casetta sarebbe già pronta a riceverla.</p>
+
+<p> &mdash; E a ricevere anche te, mia Nancy, e la tua bambina, &mdash; disse
+Fräulein, cercando un posto asciutto nel
+fazzoletto dagli orli rosa. &mdash; Verrete a stare con me. Oh,
+<em>meine kleine</em> Nancy! Il nostro piccolo Genio! E
+cosa ne è della Poesia?...</p>
+
+<p class="pad2">La settimana seguente Fräulein Müller lasciò Lexington
+Avenue per prendere possesso del suo «&nbsp;Gartenhaus&nbsp;»,
+come chiamava la casetta a Staten Island. E tre giorni
+dopo, Nancy e Anne-Marie si recarono a stare con lei
+per una quindicina di giorni.<span class="pagenum"><a name="Page_270" id="Page_270">[270]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Che genere di educazione hai dato alla tua bambina? &mdash; chiese
+la vecchia governante, alla chiusa della
+prima giornata tutta di miracolose scoperte per Anne-Marie.
+(Come? le fragole crescevano sulle piante? Anne-Marie
+aveva sempre creduto che non ci fossero che in
+canestri!)</p>
+
+<p>Ora Anne-Marie era a letto, e Fräulein era sola con
+Nancy, da basso nel salottino illuminato.</p>
+
+<p> &mdash; Mi pare che sappia ben poche cose, &mdash; continuò
+Fräulein Müller. &mdash; L'ho interrogata un po' sull'aritmetica....
+sul sistema metrico decimale. M'ha detto, sì, sì!
+che sapeva tutto ciò; e voleva parlar d'altro. Ma io &mdash; disse
+Fräulein con severo cipiglio &mdash; sono stata molto
+ferma. Le ho chiesto: Vediamo, per esempio: dove metti
+i millimetri? Lei non sapeva. Vanno a destra o a sinistra?
+Ha fatto una faccia e ha detto: «&nbsp;Ho schifo dei millimetri.&nbsp;»
+Ma perchè schifo? Le ho detto: Ricordati che i millimetri
+vanno sempre a destra. E lei mi ha risposto: «&nbsp;Allora io
+andrò sempre a sinistra.&nbsp;».... Vedi, io ho trovato che quella
+era una risposta di una incredibile stupidaggine.</p>
+
+<p>Nancy rise.</p>
+
+<p> &mdash; Ma questo è ancora nulla, &mdash; continuò Fräulein
+Müller. &mdash; Siccome io insistevo, lei m'ha detto: «&nbsp;Tu mi
+farai sognare tutta notte di quelle bestie.&nbsp;» Ma che bestie?
+dico io. Cosa credi che siano i millimetri? E lei m'ha
+risposto: «&nbsp;Oh Dio, saranno i bambini o i parenti dei centopiedi&nbsp;».</p>
+
+<p>Nancy scusò la sua piccina descrivendo a Fräulein
+la scuola che aveva frequentato nella Settima Avenue.
+La governante ne fu addolorata.</p>
+
+<p> &mdash; Ma la educherò io, &mdash; disse. &mdash; Certo sarà un
+genio anche lei.</p>
+
+<p> &mdash; Ho paura di no, &mdash; sospirò Nancy. &mdash; Ma quanto
+l'avrei desiderato!<span class="pagenum"><a name="Page_271" id="Page_271">[271]</a></span></p>
+
+<p>Le due donne tacquero. E allora per l'aperta finestra
+s'udì una voce limpida e chiara come una cascatella
+d'acqua montanina. Era la voce di Anne-Marie nella cameretta
+di sopra.</p>
+
+<p> &mdash; Senti che canta, &mdash; disse Fräulein Müller.</p>
+
+<p> &mdash; Oh, sì. Canta sempre così, per addormentarsi &mdash; disse
+Nancy &mdash; da che ha sentito una volta un violino.
+La musica le piace.</p>
+
+<p>E Nancy raccontò della Romance di Svendsen, e del
+pianto di Anne-Marie.</p>
+
+<p> &mdash; Se è così, &mdash; disse Fräulein molto risoluta, &mdash; le
+comprerò un violino domani.</p>
+
+<p>E così fece infatti. Il violino era nuovo e giallo e
+lucido, e dentro aveva un'etichetta col nome di «&nbsp;Guarnerius&nbsp;».
+Costava tre dollari.</p>
+
+<p>Anne-Marie lo accolse con soddisfazione. Spinse
+l'arco su e giù sulle corde con molta gioia, ma per poco
+tempo. Poi divenne impaziente e uscì in giardino a
+cercare un grosso sasso....</p>
+
+<p> &mdash; .... Mi faceva delle brutte vociacce, &mdash; disse Anne-Marie,
+ritta e impenitente accanto ai frantumi di legno
+giallo, mentre Fräulein Müller e Nancy crollavano le
+teste, con dolore e rimprovero. &mdash; Volevo vedere cosa
+c'era dentro che gnaulava così.</p>
+
+<p class="pad2">Fräulein disse quella sera a Nancy:</p>
+
+<p> &mdash; Non credo che la musica sia la sua vocazione.
+Ma staremo a vedere.</p>
+
+<hr />
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_272" id="Page_272">[272]</a></span></p>
+
+<h2><a name="XII_II" id="XII_II"></a>XII.</h2>
+
+<p class="rind">«&nbsp;<i>Giugno. Staten Island.</i></p>
+
+<p>«&nbsp;Buon giorno, mio tenebroso Sconosciuto.</p>
+
+<p>«&nbsp;Sono in campagna, seduta su un muricciuolo di
+sassi, e non vedo che lontane colline e sonnecchianti
+campi. Nel sole v'è un ronzìo di insetti che mi fa impallidire
+e rabbrividire. Odio con grande odio pauroso gli
+insetti che ronzano.</p>
+
+<p>«&nbsp;Perchè non siete qui? Ho in testa un grande cappello
+bianco con nastri ceruli, e una sciarpa cerula mi cinge
+la tenue vita. Sembro l'eroina di una novelletta vecchio
+stile. E nessuno mi vede. E i prati sono pieni di fiori;
+ed io li colgo e non so a chi darli. In tutte le soavi e semplici
+leggende, quando l'eroina è seduta su un muricciuolo,
+con un cappello bianco e una sciarpa cerula, ecco &mdash; inaspettatamente &mdash; il
+Prince Charmant passa, la vede,
+s'arresta....</p>
+
+<p>«&nbsp;Ahimè! nella vita non è così. La vita è un pesante
+romanzo moderno in cui appare e scompare tanta gente
+superflua e soporifica; e in cui l'eroina ha degli amanti
+noiosi, che si assomigliano tutti come una fila d'ometti
+tagliati nella carta. E invano vi si aspetta l'inaspettato.</p>
+
+<p>«&nbsp;Io sono qui sul muricciuolo con la mia sciarpa cerula,
+mentre voi siete a tremila miglia lontano da me....</p>
+
+<p class="astline">******</p>
+
+<p>«&nbsp;Buon giorno, ancora. Sono sempre qui su quest'isola,
+a vivere di cose ingenue: d'erbaggi, e di tramonti,<span class="pagenum"><a name="Page_273" id="Page_273">[273]</a></span>
+e di ricordi di cose che non furono. Voi siete una cosa
+che non fu. Forse per ciò vi ho sempre nella mente.</p>
+
+<p>«&nbsp;Alla gente che vedo sempre, non penso mai. A voi
+che non vedo mai, penso sempre.</p>
+
+<p>«&nbsp;Mi chiedete conto dei miei amanti. Mi domandate
+perchè ne ho. Semplicemente perchè trovo che mi abbelliscono!
+Un amante è una specie di cosmetico: la
+bellezza di una donna dipende interamente da quanto
+essa è amata.</p>
+
+<p>«&nbsp;I miei amanti hanno dunque la loro utilità; ma non
+posso dire che siano divertenti. Vestono una grigia uniforme
+di mestizia; e s'intragraffiano e s'intramangiano,
+come animali tristi. E i loro discorsi sono lunghi e lugubri
+intorno a cose lugubri e lunghe &mdash; come sarebbe la
+morte e la durata eterna dell'amore.</p>
+
+<p>«&nbsp;Io sogno un amore vivido e trionfale e risplendente;
+un amore fatto di sangue e di sole e di rose &mdash; di tutte
+le cose calde e scarlatte che sono nel mondo!... Un portentoso
+e magnifico amore che non duri, che sfolgori e abbruci.</p>
+
+<p>«&nbsp;<em>Che non duri!</em> E che perciò? E' forse meno
+amore per il fatto che deve morire? Sarebbe come dire
+che le vere rose sono quelle di carta, perchè non appassiscono.</p>
+
+<p>«&nbsp;Ecco, io colgo una rosa viva, fragile, moritura, e ve
+la getto traverso l'Oceano.... traverso le tremila miglia
+d'acqua che ci separano&nbsp;&mdash;</p>
+
+<p>«&nbsp;Se vi cade sul cuore, m'amerete.</p>
+
+<p class="rind">«&nbsp;<span class="smcap">Eva</span>.&nbsp;»</p>
+
+<p class="pad2">Egli le rispose: «&nbsp;Vi amo&nbsp;».</p>
+
+<p class="pad2">Nancy era felice. Viveva d'una vita irreale; d'una
+vita febbrile. Non era più Nancy. Era «&nbsp;Quella delle lettere&nbsp;»!<span class="pagenum"><a name="Page_274" id="Page_274">[274]</a></span>
+E Quella delle Lettere era una creatura selvatica,
+libera, ardente e lieta.</p>
+
+<p>E nulla era più dolce al suo cuore che questo sottile
+e delicato «&nbsp;amor di lontano&nbsp;», questa passione traverso
+la distanza per un non veduto, non conosciuto
+amante.</p>
+
+<p>Ah, come era moderno e piccante tutto ciò! Eppoi
+anche così tredicesimo-secolo! Non c'era stato Jaufré
+Rudel, il principe poeta, che amò per tanti anni la non
+veduta contessa Melisenda?... E finalmente venne a morirle
+ai piedi?</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>Amore di terra lontana</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Per voi tutto il core mi duol.</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p>Anche loro s'amerebbero così, d'un amore assurdo
+e meraviglioso. Amarsi così, senza l'intervento di alcuno
+dei loro sensi, doveva pur essere il più alto, il perfetto,
+il divino modo d'amare.</p>
+
+<p>Così Nancy visse nel suo sogno e lanciò da un emisfero
+all'altro le leggiere lettere d'amore.</p>
+
+<p class="lind">«&nbsp;<i>Cher Inconnu</i>,</p>
+
+<p>«&nbsp;Vi scrivo perchè piove, e il cielo è di flanella grigia.
+Direte che ieri vi ho scritto perchè faceva bel tempo e
+il cielo era di raso celeste.</p>
+
+<p>«&nbsp;E' vero. Ma sono buone ragioni entrambe per me,
+che sono quasi innamorata di voi &mdash; quasi follemente,
+quasi disperatamente, quasi divinamente innamorata!</p>
+
+<p>«&nbsp;Io ho paura d'amarvi. Ho paura dell'amore come
+un bimbo ha paura d'una stanza buia nella quale non è
+entrato mai. Che cosa si nasconde in quegli angoli neri?
+Degli spettri, degli orchi, delle belve?... Certo, il Dolore,
+appena entro, mi si avventerà al collo (al piccolo collo
+che non conosce che la stretta d'una collana di perle),<span class="pagenum"><a name="Page_275" id="Page_275">[275]</a></span>
+e mi strozzerà. Certo la Passione, come una pantera dagli
+occhi di fuoco, mi salterà al petto e mi mangierà il cuore.
+Certo la Gelosia come un gatto arrabbiato mi graffierà,
+mi morderà, mi dilanierà....</p>
+
+<p>«&nbsp;Oh caro Ignoto, non mi fate entrare in quella stanza
+buia! Già mi pare di averne socchiusa la porta, e di sentire
+tutti quegli esseri spaventosi rugghiare e ululare
+contro di me....</p>
+
+<p>«&nbsp;Addio! addio!</p>
+
+<p>«&nbsp;Mi chiamo Nancy&nbsp;».</p>
+
+<p class="pad2">A questa lettera egli rispose con un telegramma:</p>
+
+<p>«&nbsp;Nancy! Vieni qui&nbsp;».</p>
+
+<p class="pad2">Ella riscrisse:</p>
+
+<p class="pad2">«&nbsp; &mdash; <em>Vieni qui.</em> &mdash; Le arroganti parole mi danno
+un tuffo di piacere nel sangue.</p>
+
+<p>«&nbsp;Mi piace che mi diate del tu. E poi sono inavvezza
+all'imperativo. Nessuno mai mi dice: Fa così. Va via.
+Vieni qui. Va lì. E mi piace sentirmi mite e spaventata e
+forzata a obbedire.</p>
+
+<p>«&nbsp;<em>Vieni qui!</em> Subito mi pare di dover volgere timidi
+occhi in cerca del mio cappello e dei miei guanti,
+e mi domando come debbo vestirmi per il viaggio! Sono
+molto simpatica in viaggio. Sono sempre di umore uguale,
+e porto dei vestiti color sorcio che mi fanno delle piccole
+spalle fragili e patetiche e la vita sottile. Tutto ciò è
+molto importante viaggiando; perchè fa perdonare le
+mille e mille valigie e valigiette che porto nello scompartimento,
+e le cappelliere che perdo, e gli ombrelli che dimentico.
+Anche la gente che, per principio, brontola
+sempre, diventa indulgente e amabile quando vede che
+ho un vitino piccolo, e l'aria trasognata, e un cappello<span class="pagenum"><a name="Page_276" id="Page_276">[276]</a></span>
+che mi sta bene. E facchini e guardiafreni e conduttori,
+tutti mi adorano! Corrono in su e in giù a cercarmi gli
+oggetti che ho perso, a portarmi delle cose da mangiare,
+ad aprirmi le finestre e a chiudermi a chiave nello scompartimento....
+anche quando non è necessario.</p>
+
+<p>«&nbsp;Poi, in viaggio non ho mai sonno. Metto giù la testa
+non importa dove, e dormo come un gatto cinque minuti.
+Poi mi sveglio allegra e ragionevole e di buon umore. Sì,
+sì; credo che veramente vi piacerebbe di avermi in viaggio
+con voi.</p>
+
+<p>«&nbsp;Nell'ultima vostra &mdash; breve come tutte le vostre lettere &mdash; (sono
+contenta che siate breve), mi dite che andate
+in Isvizzera. Conosco e adoro ogni roccia ed ogni
+ciottolino della Svizzera; conosco ogni pino in ogni foresta;
+ed ogni scoiattolo su ogni pino. Ho percorso ogni
+serpeggiante via maestra, che s'attorciglia come uno
+svolazzo di nastro bianco intorno ai fianchi austeri delle
+Alpi. Sono fuggita da ogni blanda mucca elvetica, ruminante
+su ogni blanda prateria.</p>
+
+<p>«&nbsp;Salutatemi la Svizzera. L'adoro.</p>
+
+<p class="rind">«&nbsp;<span class="smcap">Nancy</span>.&nbsp;»</p>
+
+<p class="astline">******</p>
+
+<p class="rind">«&nbsp;New York.</p>
+
+<p class="lind">«&nbsp;<i>Amor mio di lontano</i>,</p>
+
+<p>«&nbsp;Eccomi tornata nella città, la terribile città, torrida
+e rumorosa sotto il violento sole di luglio. E voi mi
+scrivete dall'Hôtel Bellevue ad Andermatt!</p>
+
+<p>«&nbsp;Andermatt! Che frescura e chiarità e scintillìo mi
+mette nella mente quella parola. Nell'afa opprimente di
+questa città, mi cade sul cuore come un fiocco di neve.
+E nella lettera vostra soltanto tre parole: «&nbsp;Vieni qui.
+Subito&nbsp;».</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_277" id="Page_277">[277]</a></span>«&nbsp;Di nuovo l'imperiosa, irresistibile chiamata mi
+scuote deliziosamente i nervi. Se me lo dite una terza
+volta &mdash; per i biondi Dei del Walhalla! &mdash; verrò!</p>
+
+<p>«&nbsp;Sarete contento? Mi bacerete con gratitudine le
+bianche mani abbandonate? Saremo semplici, e assurdi,
+e felici? bisognerà fare della scherma intellettuale, e
+gareggiare d'arguzia, motteggiatori e ostili?</p>
+
+<p>«&nbsp;Che importa? che importa? I miei occhi vi vedranno
+e l'anima mia non chiederà di più.&nbsp;»</p>
+
+<p class="astline">******</p>
+
+<p>Un telegramma da New York ad Andermatt, risposta
+pagata. (Denari presi in prestito da Fräulein
+Müller):</p>
+
+<p>«&nbsp;Vistovi stanotte in sogno. Avevate lunga barba
+nera. Ditemi che non è così.&nbsp;»</p>
+
+<p class="rind">«&nbsp;<span class="smcap">Nancy</span>.&nbsp;»</p>
+
+<p>Risposta da Andermatt:</p>
+
+<p>«&nbsp;Non è così. Vieni subito&nbsp;».</p>
+
+<p class="pad2">Nancy non andò subito. Già non aveva nessuna intenzione
+d'andare.... e poi non aveva i denari del viaggio.</p>
+
+<p>Egli scrisse: «&nbsp;Vieni a Lucerna!&nbsp;»</p>
+
+<p>Ed ella rispose: «&nbsp;Impossibile&nbsp;».</p>
+
+<p>Lui: «&nbsp;Ti aspetterò a Interlaken&nbsp;».</p>
+
+<p>Lei: «&nbsp;Impossibile&nbsp;».</p>
+
+<p>Lui: «&nbsp;Incontriamoci a Parigi&nbsp;».</p>
+
+<p>Lei: «&nbsp;Impossibile&nbsp;».</p>
+
+<p>Lui: «&nbsp;Allora, in ottobre, parto pel Transvaal&nbsp;».</p>
+
+<p class="pad2">Allora, in settembre, ella gli riscrisse:</p>
+
+<p class="pad2">«&nbsp;Amo di figurarmi il nostro primo incontro.</p>
+
+<p>«&nbsp;Avrà certo luogo nella cornice convenzionale d'un<span class="pagenum"><a name="Page_278" id="Page_278">[278]</a></span>
+salottino in un Grand Hôtel. Sarà nel pomeriggio, un
+po' tardi, perchè siano già accesi per tutta la stanza i
+lumi rosso-velati, come fiorellini lucenti in un racconto
+di fate.</p>
+
+<p>«&nbsp;Udrò bussare alla porta. E voi entrerete nella mia
+vita.</p>
+
+<p>«&nbsp;E allora? e allora, caro Sconosciuto?</p>
+
+<p>«&nbsp;Quando le mie mani, come farfalle imprigionate,
+saranno chiuse nelle vostre mani, quando i vostri occhi
+si affonderanno nei miei, che ne sarà della balda mia
+sfrontatezza, della mia gaiezza frivola e disinvolta? Io so
+che sarò muta e spaventata.</p>
+
+<p>«&nbsp;Già al solo pensarci mi sento pulsar via la vita
+per l'estasi, e l'ansia, e la felicità!</p>
+
+<p>«&nbsp;E allora?</p>
+
+<p>«&nbsp;Allora saremo rigidi e compassati e corretti!...
+L'Usanza, come una vecchia signora per bene, ci riprenderà
+per mano e ci ricondurrà a passeggiare per i giardini
+della Consuetudine, tra le ben tenute aiuole e i frequentati
+viali della Convenzionalità.</p>
+
+<p>«&nbsp;O credete voi forse, ignoto amico mio, che oseremo
+sfuggirle? Che in groppa al fantastico destriero della
+nostra Sorte ci lancieremo al di là delle barriere e dei
+divieti, nei fiammanti abissi della passione?</p>
+
+<p>«&nbsp;Addio, mio signore. Ben inteso, non verrò&nbsp;».</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="XIII_II" id="XIII_II"></a>XIII.</h2>
+
+<p>Fräulein Müller veniva in città tre volte alla settimana
+per insegnare ad Anne-Marie l'aritmetica e la
+geografia.<span class="pagenum"><a name="Page_279" id="Page_279">[279]</a></span></p>
+
+<p>D'aritmetica Anne-Marie capiva poco. Di geografia
+niente.</p>
+
+<p>Con occhi vacui accennava a due punti sulla carta
+geografica e diceva: «&nbsp;Skagerrack e Kattegat&nbsp;».</p>
+
+<p>Queste erano le uniche due parole che voleva tenere
+a mente.</p>
+
+<p> &mdash; Ma insomma, &mdash; diceva Fräulein, &mdash; sei ridicola
+col tuo Skagerrack e Kattegat. Questa è la Gran Bretagna....</p>
+
+<p> &mdash; Perchè è la Gran Bretagna? &mdash; chiedeva Anne-Marie
+distratta, guardando fuori dalla finestra.</p>
+
+<p>E Fräulein, molto depressa, diceva a Nancy:</p>
+
+<p> &mdash; No, no. La tua figlia non è niente affatto un genio.</p>
+
+<p>Un giorno George e Peg vennero a trovar Nancy
+nella pensione di Lexington Avenue. Condussero con
+loro anche il signor Markowski, timido e unto, col suo
+violino.</p>
+
+<p>Nel salone, dopo il thè, Nancy pregò il violinista di
+suonare. Questi si alzò subito; andò ad aprire la cassetta
+del suo violino e tolse teneramente dal giaciglio di felpa
+grigio-perla il suo istrumento.</p>
+
+<p>Markowski era polacco, e giovane, e lacero, ma il
+suo violino era italiano, e vecchio, e prezioso. Markowski
+aveva un fazzoletto sudicio, ma il violino ne aveva uno
+pulito, morbido, di seta bianca. Markowski pose un cuscinetto
+di velluto nero sul collo spelato della sua giacca;
+vi poggiò sopra il violino, alzò l'arco e chiuse gli occhi:
+allora Markowski divenne un dio!</p>
+
+<p>Conoscete l'angoscia affrettata della «&nbsp;Sonata in fa&nbsp;»
+di Grieg? Conoscete le strillanti e scoppiettanti risate
+della «&nbsp;Ronde des Lutins&nbsp;» di Bazzini? Il lamento ululante
+e nostalgico dei non scritti canti tzigani? Il battito
+di piedini alati nel «&nbsp;Moto perpetuo&nbsp;» di Ries?</p>
+
+<p>Tutto ciò avvolse nel suo turbine di note la piccola
+Anne-Marie.<span class="pagenum"><a name="Page_280" id="Page_280">[280]</a></span></p>
+
+<p>Ritta in mezzo alla stanza, pallida come un lino,
+immobile, pareva che la musica le avesse tolto la vita,
+l'avesse mutata in una piccola morta, rigida e statuaria.
+Ah! ecco la bianca statuetta neoterica che Nancy aveva
+cercato di fissare nei suoi poemi!</p>
+
+<p>Gli occhi della bimba erano vaghi e fluidi come acqua
+azzurra versata sotto le sue palpebre. Le sue labbra scolorite
+erano socchiuse.</p>
+
+<p>Nancy la guardò. Una subitanea immensa tristezza
+la invase, un senso cupo e dolente, come se qualcuno
+le avesse posto un grande sasso pesante dentro al cuore.
+Quella piccola figura smorta, scolorita, trasfigurata, chi
+era? Era Anne-Marie? Era la sua piccola Anne-Marie?
+la bambina stordita e sciocchina che ella accarezzava
+e sgridava e metteva in letto?... la bambina così insensata
+per l'aritmetica, così ottusa per la geografia?</p>
+
+<p> &mdash; Anne-Marie! Anne-Marie! Parlami!... Che cos'hai!
+che cosa pensi?</p>
+
+<p>Anne-Marie volse la chiarità sognante dei suoi occhi
+verso la madre. Ma in quei larghi occhi l'anima sua non
+c'era.</p>
+
+<p>L'anima di Anne-Marie era lontana.</p>
+
+<p>Lo Spirito della Musica era sceso su lei, e l'aveva
+avvolta nel turbine delle risonanti ali: l'aveva rapita,
+involata, sommersa nelle favolose onde del Mistico Mare
+dei Suoni.</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="XIV_II" id="XIV_II"></a>XIV.</h2>
+
+<p> &mdash; Fräulein, non ho più denari. Non posseggo in
+tutto il vasto mondo neppure la meschina e trascurabile
+moneta che si chiama un soldo.<span class="pagenum"><a name="Page_281" id="Page_281">[281]</a></span></p>
+
+<p>E Nancy, che prendeva il thè nel piccolo giardino
+del Gartenhaus a Staten Island, sorseggiò compunta la
+profumata bevanda nelle nuove tazze ad orlo viola di
+Fräulein Müller.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Ach! was sagst du&nbsp;»? &mdash; disse Fräulein.</p>
+
+<p>E per molto tempo si videro le sue labbra muovere
+in astruso calcolo multale. Poi disse:</p>
+
+<p> &mdash; Posso darti quarantasette dollari.</p>
+
+<p>Nancy depose la sua tazza, e si chinò in avanti a
+baciare la lanuginosa guancia di Fräulein.</p>
+
+<p> &mdash; Caro angelo, &mdash; disse. &mdash; E poi?</p>
+
+<p> &mdash; Poi cosa? &mdash; chiese Fräulein.</p>
+
+<p> &mdash; Appunto, &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p>Fräulein riflettè a lungo.</p>
+
+<p> &mdash; Come si può fare? &mdash; disse.</p>
+
+<p>Nancy fece un piccolo gesto scorato.</p>
+
+<p> &mdash; Da tuo marito nessune nuove?</p>
+
+<p> &mdash; Nulla, &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p>Fräulein sospirò. Poi disse:</p>
+
+<p> &mdash; Non c'è che una cosa da fare. Tu e la bambina,
+verrete a stare con me. Manderò via Elisabeth, che del
+resto è una ragazza sbadata che ha già rotto due piatti
+e un vetro di lampada; e voi, care, rimarrete qui. Bisognerà
+vivere con economia. &mdash; Fräulein, che aveva sempre
+vissuto con quel magro e disaggradevole ospite, tossì
+e assunse un'aria grave di persona positiva. &mdash; Sì, sì,
+sarò molto contenta di sbarazzarmi di quella balorda di
+Elisabeth.</p>
+
+<p>Nancy la cinse col braccio e la ribaciò. Poi disse:</p>
+
+<p> &mdash; Non ho che una àncora di salvezza.</p>
+
+<p> &mdash; Che cos'è? &mdash; chiese Fräulein.</p>
+
+<p>Stavolta fu Nancy che tossì. Poi disse:</p>
+
+<p> &mdash; C'è.... vi sono.... in Europa.... una.... delle persone
+che s'interessano a me, cioè ai miei scritti. Forse
+mi aiuterebbero, se mi recassi da loro.<span class="pagenum"><a name="Page_282" id="Page_282">[282]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Certamente, &mdash; disse Fräulein. &mdash; Dovresti andar
+subito. Io intanto terrei qui Anne-Marie. Così non dovrebbe
+interrompere le sue lezioni di violino.</p>
+
+<p> &mdash; Oh Dio! &mdash; esclamò Nancy, &mdash; dovrei lasciar qui
+Anne-Marie? &mdash; E sospirò profondamente. &mdash; Lo so
+che non deve interrompere le sue lezioni.... ma <a name="tn282" id="tn282"></a>come
+vivrò io senza di lei? &mdash; E dopo una pausa disse: &mdash; Credi
+proprio che farei bene ad andare?</p>
+
+<p> &mdash; Ma senza dubbio, &mdash; assicurò Fräulein che si vantava
+di avere molto senso pratico. &mdash; Una casa editrice
+come quella di cui parli, non farà mai niente senza vederti
+e conferire con te. Io so come sono le case editrici.... Ma
+bada, bada veh! che non t'imbroglino!...</p>
+
+<p>Nancy sorrise.</p>
+
+<p> &mdash; Starò attenta, &mdash; disse.</p>
+
+<p> &mdash; Oh sì, cogli editori &mdash; disse Fräulein &mdash; si ha un
+bel star attenti...</p>
+
+<p>E qui Fräulein Müller ripetè un discorso che aveva
+già fatto molti anni prima, a Wareside, quando Nancy
+aveva scritto la sua prima poesia. E Fräulein, rammentando
+quel tempo, si sentì tutta commossa. Rievocò il
+giorno &mdash; era la domenica di Pasqua &mdash; c'era ancora il
+povero vecchio Nonno... Fräulein credeva persino di ricordarsi
+ancora quei versi, i primi versi di Nancy. Erano
+splendidi! E Fräulein li citò molto commossa:</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i2"><i>Stamane nel giardino</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Io colsi i fiorellin,</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Stamane nel giardino</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Rincorsi gli uccellin...</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p> &mdash; Non posso dire che li trovo molto belli, &mdash; disse
+Nancy, ridendo.</p>
+
+<p> &mdash; Forse non erano proprio così, &mdash; disse Fräulein. &mdash; Anzi<span class="pagenum"><a name="Page_283" id="Page_283">[283]</a></span>
+credo che non erano proprio «&nbsp;uccellin&nbsp;», erano
+forse «&nbsp;rime&nbsp;»...</p>
+
+<p>E Fräulein ritentò:</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>Stamane nel giardino</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Io colsi i vaghi fior,</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Stamane nel giardino (o nell'orto)</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Volavan rime ancor.....</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p> &mdash; Perchè volavano? &mdash; chiese Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Non so, &mdash; disse Fräulein, coll'occhio vitreo di chi
+cerca rammemorare qualche cosa. &mdash; Forse sbaglio in
+qualche piccolo dettaglio. Ma ti accerto che erano bellissimi.
+E tu eri una bimbettina piccola, piccola come
+Anne-Marie.</p>
+
+<p> &mdash; Ascolta Anne-Marie! &mdash; disse Nancy, accennando
+alla finestra aperta della saletta da pranzo.</p>
+
+<p>Anne-Marie non aveva voluto venire neppure per
+due ore al Gartenhaus senza il suo violino. E adesso si
+era chiusa nella sala da pranzo a studiare. Ripeteva molto
+piano una piccola ninna-nanna, lieve e dolce, e perfettamente
+intonata.</p>
+
+<p> &mdash; Quella è un vero Wunderkind, &mdash; disse Fräulein. &mdash; Un
+vero prodigio!...</p>
+
+<p>Così l'aveva chiamata anche Markowski appena l'aveva
+veduta scossa da pianto convulso quando egli
+suonava. Aveva detto:</p>
+
+<p> &mdash; Questa è un Wunderkind. Le insegnerò il violino.</p>
+
+<p>Difatti l'indomani era venuto, portando un piccolo
+violino di mezza misura che pareva il morto Guarnerius,
+risuscitato e malconcio. Poi aveva dato ad Anne-Marie
+la sua prima lezione.</p>
+
+<p>La lezione fu lunga, e Anne-Marie ne emerse con le
+guancie infocate e gli occhi sdegnosi. Una profonda ira
+le bruciava il cuore.<span class="pagenum"><a name="Page_284" id="Page_284">[284]</a></span></p>
+
+<p>Perchè nel violino di Markowski c'era una cosa che
+cantava &mdash; un uccelletto o una fata o una sirena &mdash; e
+nel suo brutto piccolo violino non c'era?</p>
+
+<p> &mdash; Sta buona, sta buona, &mdash; diceva Markowski, scotendo
+le ciocche di capelli neri che gli spiovevano sugli occhi
+veementi, &mdash; aspetta! Uno di questi giorni anche nel tuo
+violino ci saranno gli uccelletti e le fate... E canteranno
+per te. Adesso studia la scala di sol.</p>
+
+<p>Allora Anne-Marie aveva studiato la scala di sol,
+con immenso stupore di Nancy, che non credeva che
+in una lezione si potesse imparar tanto.</p>
+
+<p>In dieci lezioni Anne-Marie aveva imparato quindici
+scale e una ninna-nanna. E poi, in due mesi aveva imparato
+ciò che gli altri bambini imparano in due anni.
+Così diceva Markowski sempre più agitato e veemente;
+e dava delle lezioni sempre più lunghe, e veniva tutti i
+giorni, invece di due volte alla settimana come era stato
+convenuto.</p>
+
+<p> &mdash; Io non so più cosa vi devo, &mdash; gli disse Nancy. &mdash; C'è
+molta confusione nei nostri conti. La lezione di oggi
+era di due ore: dunque equivale a una settimana. E
+ieri anche... E avant'ieri? Non so più. Mi pare che siate
+sempre qui.</p>
+
+<p> &mdash; Non importa, non importa, &mdash; disse Markowski,
+agitando le lunghe mani, &mdash; mi pagherete un altro giorno. &mdash; E,
+ricordando ciò che aveva udito da George riguardo
+alle loro condizioni finanziarie, soggiunse: &mdash; Potrete
+pagarmi quando la bambina vi suonerà la Chaconne di
+Bach.</p>
+
+<p> &mdash; Va bene, &mdash; disse Nancy, tranquilla, pensando
+che questo volesse dire tra otto o dieci giorni.</p>
+
+<p>E vedendo Markowski torcersi in silenziosa ilarità
+mentre riponeva il violino, lo credette un po' pazzo.</p>
+
+<p>Fräulein Müller fece tutto un giorno e metà d'una<span class="pagenum"><a name="Page_285" id="Page_285">[285]</a></span>
+notte degli astrusi calcoli di divisione e sottrazione in un
+suo taccuino; all'indomani mattina si recò a New York
+a trovare Nancy in Lexington Avenue.</p>
+
+<p> &mdash; Io ti posso dare ottanta dollari, &mdash; disse. &mdash; Ti
+basteranno per fare il viaggio in Europa e andare a vedere
+i tuoi editori?</p>
+
+<p>Sì, sì; Nancy era persuasa che basterebbero. E Fräulein
+era un angelo! E grazie, oh, grazie!</p>
+
+<p> &mdash; Naturalmente, &mdash; disse Fräulein di cui il senso
+pratico era velato da un nebuloso romanticismo, &mdash; questa
+gente sarà felice di darti qualche migliaio di lire anticipate,
+anche se il manoscritto non è pronto.</p>
+
+<p> &mdash; Spero, &mdash; disse Nancy con gli occhi bassi.</p>
+
+<p> &mdash; E bada di avere un contratto in regola. Farai bene
+a fartelo fare dal console o da un magistrato, &mdash; disse
+Fräulein, di cui le idee erano vaghe.</p>
+
+<p>E Nancy promise che così farebbe.</p>
+
+<p>Dunque Fräulein s'avviò frettolosa alla Banca tedesca-americana
+e ritirò gli ottanta dollari; e qualche
+cosa di più, perchè Anne-Marie sarebbe venuta a stare
+con lei, e per Anne-Marie ci volevano delle cose un po'
+buone da mangiare: delle minestre col brodo ristretto
+e dei piatti dolci... Il pensiero dei piatti dolci che darebbe
+ad Anne-Marie le fece cercare in fretta il fazzoletto, perchè
+sentiva di dover piangere.</p>
+
+<p> &mdash; Un giorno sarà riso al latte con prugne cotte; e
+un giorno sarà charlotte di mele; e un giorno sarà semolina...
+o anche tapioca... &mdash; e Fräulein Müller si asciugò
+gli occhi, e s'affrettò coi suoi ottanta dollari per Nancy.</p>
+
+<p>Ma ecco che accadde l'inaspettato. Nancy non volle
+partire. Ogni giorno trovava una scusa nuova per non
+aver fatto i suoi bagagli, e per non essere andata a fissare
+la sua cabina. Fräulein s'impazientiva.</p>
+
+<p> &mdash; Ma vediamo; cosa ci vuole a mettere nel baule<span class="pagenum"><a name="Page_286" id="Page_286">[286]</a></span>
+le tue poche cose? Il vestito bleu marino va benissimo
+per il viaggio. Poi, hai quello grigio e nero a righette che
+non ti sta molto bene, ma è serio. E' proprio quel che ci
+vuole.</p>
+
+<p> &mdash; Credi? &mdash; sospirò Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Ma sicuro, &mdash; disse Fräulein, &mdash; per andare a parlar
+d'affari bisogna essere vestita in modo adatto. Guai se tu
+arrivassi lì in tolette frivole ed eleganti... Non ti prenderebbero
+sul serio. No, no, tu devi essere una donna
+metodica e inflessibile: anche nel vestire.</p>
+
+<p> &mdash; Già, &mdash; disse Nancy, con un pallido sorriso.</p>
+
+<p>Appena Fräulein fu partita, Nancy scrisse un bigliettino
+a George.</p>
+
+<p>George venne l'indomani, all'ora della colazione, e
+domandò di lei.</p>
+
+<p>Nancy lasciò a tavola Anne-Marie &mdash; che mangiava
+con molte smorfie l'«&nbsp;oxtail soup&nbsp;», una broda nera e glutinosa, &mdash; e
+s'affrettò a entrare nel salotto dove George,
+timido e lungo, la aspettava.</p>
+
+<p> &mdash; George, &mdash; disse Nancy, trattenendo fra le sue la
+mano fredda e umidiccia del giovane, &mdash; ho bisogno di
+denari. Di molti denari.</p>
+
+<p>La stretta di George si rallentò, ed egli ritirò la mano
+da quella di Nancy. Poi si tirò pensoso la barbetta, recente
+e non riuscitissima, che aveva coltivato sul mento fuggente.</p>
+
+<p> &mdash; Allora, indovino, &mdash; disse George, coll'intercalare
+americano, &mdash; indovino che bisognerà darvene.</p>
+
+<p> &mdash; Ma me ne occorre tanto! &mdash; disse Nancy, &mdash; Duecento
+o trecento dollari, o quattrocento...</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Stop&nbsp;»! &mdash; disse George. &mdash; Se andate avanti così
+non posso starvi dietro.</p>
+
+<p>E tornò a tirarsi la barba.</p>
+
+<p> &mdash; Oh George! Come siete buono! come siete caro!<span class="pagenum"><a name="Page_287" id="Page_287">[287]</a></span></p>
+
+<p>E Nancy gli afferrò la fredda mano moscia e la strinse
+con fervore.</p>
+
+<p> &mdash; Il peggio è &mdash; disse George &mdash; che non so dove andarli
+a cercare. Penso che per l'appunto...</p>
+
+<p> &mdash; Oh non me lo dite! Non voglio sapere! &mdash; E Nancy
+si coprì con gesto vezzoso le orecchie. &mdash; Preferisco molto
+di non sapere. Non me lo direte, vero? So che non ruberete,
+nè assassinerete nessuno! E grazie, caro, caro George!
+E addio!</p>
+
+<p>Nancy, seguendolo cogli occhi dalla finestra, lo vide
+saltare sul «&nbsp;cable-car&nbsp;» che andava nella città bassa, e
+notando le sue spalle cadenti e il suo povero cappello a
+buon mercato, ebbe molti rimorsi, e sentì di essere un
+avoltoio e un'arpìa.</p>
+
+<p> &mdash; E' «&nbsp;Quella delle Lettere&nbsp;» che mi demoralizza, &mdash; disse
+Nancy fra sè.</p>
+
+<p>Il lunedì seguente egli le portò quattrocento dollari,
+e Nancy versò delle leggiadre e limpide lagrime accettandoli;
+e non volle sapere da dove venivano; e gli fece molti
+gesti graziosi e molte irresistibili fossette.</p>
+
+<p>Faceva già la parte di «&nbsp;Quella delle Lettere&nbsp;». Voleva
+esercitarsi... E con George il risultato fu immediato e
+stupefacente. Anzi, lo fu a tal punto che Nancy dovette
+subito smettere di essere Quella, e tornare a essere sè
+stessa. E allora George se ne andò.</p>
+
+<p>E Nancy uscì e si comprò delle vesti; ma non delle
+vesti rigide e inflessibili. Comprò delle vesti fragili e fini,
+e delle vesti morbide e lunghe, e delle vesti diafane e deliziose.
+Comprò dei grandi cappelli flosci a lunghe piume;
+dei cappelli che nessuno prenderebbe sul serio. E poi comperò
+delle scarpe in cui era quasi impossibile camminare.
+Poi comperò della «&nbsp;crème des crèmes&nbsp;» per la sua faccia;
+e della «&nbsp;crème de beauté&nbsp;» per le sue mani, e della vernice
+rosata per le sue unghie, e dell'unguento di violetta
+ambrata per i suoi capelli.<span class="pagenum"><a name="Page_288" id="Page_288">[288]</a></span></p>
+
+<p>E quando ebbe tutto ciò fu contenta; e aspettò che
+lo Sconosciuto le riscrivesse: «&nbsp;Vieni!&nbsp;»</p>
+
+<p>Ma la lettera non venne. Passò un giorno. E un altro.
+Ed egli non scrisse.</p>
+
+<p>Passò una settimana. E un'altra. Ed egli non scrisse.</p>
+
+<p>E Nancy era lì, seduta nella sua pensione, coi suoi
+vestiti, e i suoi cappelli, e le sue «&nbsp;crème des crèmes&nbsp;».
+Gli interi quattrocento dollari di George, più quindici
+degli ottanta dollari di Fräulein erano dileguati.</p>
+
+<p>Nancy stava tutto il giorno seduta a guardar dalla
+finestra, immersa nei suoi pensieri. Cosa doveva fare? Riscrivere
+allo Sconosciuto? No. Era stata lei a scrivergli
+per l'ultima. Egli non aveva risposto. Doveva telegrafargli?
+E per dirgli che cosa? E dove? dove? Forse era già
+al Transvaal. Già; Nancy sentiva che era al Transvaal.
+Lo sentiva proprio; quando sentiva una cosa a quel modo,
+non sbagliava mai.</p>
+
+<p>Dunque era finito. Finito tutto. La graziosa storiella
+romantica era terminata come doveva, esteticamente,
+senza il banale scioglimento dell'incontro. Era
+proprio come Nancy lo aveva desiderato. Sì, sì; Nancy
+era contentissima che fosse finito così.</p>
+
+<p>E adesso, che ne avverrebbe di lei? Ella si diceva
+mille volte al giorno che doveva essere stata pazza a prendere
+in prestito tutti quei denari; a comperarsi quelle
+insensate vesti, quegli assurdi e ridicoli cappelli! Ed ora,
+che cosa doveva fare? Un gran terrore la invase: uno spavento
+indicibile davanti all'esistenza e all'avvenire. E
+pensò che sarebbe stato meglio, se fosse anche lei nel
+piccolo cimitero di Nervi, tra sua madre e suo padre, a
+dormire nel buio, con tranquillo viso rivolto in su, e placide
+mani congiunte... Sì, sì! Nancy era veramente molto
+contenta che le cose fossero finite così!</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_289" id="Page_289">[289]</a></span>Ed ecco che a metà della terza settimana arrivò un
+telegramma. Proveniva da Parigi.</p>
+
+<p class="pad2">«&nbsp;Perchè non pranzeresti con me giovedì prossimo
+da Voisin?&nbsp;»</p>
+
+<p class="pad2">Era appunto giovedì.</p>
+
+<p>Nancy ritelegrafò:</p>
+
+<p class="pad2">«&nbsp;Perchè no? Alle otto?&nbsp;»</p>
+
+<p class="rind">«&nbsp;<span class="smcap">Nancy</span>&nbsp;».</p>
+
+<p>Oh, che eccitamento allora, che agitazione! I bagagli
+da fare, e i telegrammi da mandare a Fräulein! Che gioia,
+che fretta, che confusione!</p>
+
+<p>Nancy, ogni momento, lasciava lì tutto, e si sedeva,
+esclamando:</p>
+
+<p> &mdash; Forse non dovrei andarci!</p>
+
+<p>Poi balzava in piedi, febbrile, al pensiero che domani
+a quest'ora il battello partiva.</p>
+
+<p>L'indomani mattina alle dieci arrivò Fräulein, commossa
+e agitata al pensiero di condur via la bambina.
+Portava in braccio un piccolo foxterrier, un regalo per
+Anne-Marie, «&nbsp;perchè non piangesse&nbsp;»!</p>
+
+<p> &mdash; Perchè dovrei piangere? &mdash; chiese Anne-Marie,
+colla durezza propria alla sua tenera età.</p>
+
+<p> &mdash; Ma già! cosa viene in mente a Fräulein? &mdash; disse
+Nancy, mentre a lei cadevano fitte le lagrime dagli occhi.
+E in ginocchio davanti alla bambina le allacciò la giacchetta. &mdash; Tanto,
+la mamma tornerà presto, presto.</p>
+
+<p> &mdash; Naturale, &mdash; disse Anne-Marie tenendo stretto
+sotto al braccio il cagnolino, e alzando in aria un piede
+per farsi allacciare la scarpa.</p>
+
+<p> &mdash; Baderai, vero, Fräulein? a non lasciarle prendere
+dei raffreddori, &mdash; singhiozzò Nancy, china sopra
+la scarpetta, che baciò quando l'ebbe abbottonata.<span class="pagenum"><a name="Page_290" id="Page_290">[290]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; No, no, &mdash; disse Fräulein, raggiante. &mdash; Le metterò
+delle maglie di Jaeger e non la condurrò a passeggiare
+che quando c'è sole.</p>
+
+<p>La seconda scarpetta fu abbottonata e baciata. Poi
+fu messo il cappello, coll'elastico davanti alle orecchie.
+E i guanti, dov'erano? Sì, sì, in tasca. Il fazzoletto? Sì. E
+i sorci? Quelli li portava Fräulein, che aveva anche il violino,
+e il rotolo della musica, e la valigetta.</p>
+
+<p>Il baule di Anne-Marie era già da basso sulla carrozza.
+Eccole pronte.</p>
+
+<p> &mdash; Tesoro, vuoi darmi il cagnolino da portar giù? &mdash; disse
+Nancy, con un gruppo in gola. &mdash; Così per le scale
+posso tenerti la cara manina.</p>
+
+<p> &mdash; No, no, grazie! &mdash; disse Anne-Marie. &mdash; Il cane
+lo porto io. Tu tieniti alla ringhiera.</p>
+
+<p>E s'avviò lesta col cagnolino in braccio, dietro a Fräulein.
+E Nancy, muta, la seguì.</p>
+
+<p>Fräulein, scendendo le scale, tremava, pensando al
+momento del distacco. Certo Anne-Marie avrebbe pianto
+e strillato nel dire addio a sua madre, e sarebbe stato
+terribile di fare tutto il viaggio a Staten Island con a
+fianco una lagrimosa e stridula Anne-Marie.</p>
+
+<p>Per distrarla, fin d'ora, Fräulein pensò a trovare un
+nuovo argomento di conversazione.</p>
+
+<p> &mdash; Avrai il tuo piatto dolce tutti i giorni, &mdash; disse volgendosi
+indietro sul secondo pianerottolo a sorridere
+ad Anne-Marie, mentre il violino, impigliandosi nella ringhiera,
+per poco non le fece cader di mano la gabbia dei
+sorci e il rotolo di musica e la valigetta. &mdash; Un giorno
+sarà riso al latte con frutta cotta, un altro giorno sarà
+la tapioca...</p>
+
+<p> &mdash; Non mi piace la tapioca, &mdash; disse Anne-Marie scendendo
+a saltellini la scala, &mdash; non mi piace niente di tutte
+quelle cose.<span class="pagenum"><a name="Page_291" id="Page_291">[291]</a></span></p>
+
+<p>Erano alla porta. Dietro preghiera di Nancy, nessuno
+era venuto fuori a salutarle. Ma tutti i pensionanti ch'erano
+in casa stavano ad osservarle dietro le tende del salotto.</p>
+
+<p> &mdash; Allora, cosa ti piace per il tuo dessert? &mdash; disse
+Fräulein scendendo la breve gradinata di sasso a fianco
+della piccina; Nancy, sola, veniva dietro a loro.</p>
+
+<p> &mdash; Mi piacciono le caramelle per la tosse, &mdash; disse
+Anne-Marie, &mdash; e le sardine; e la gelatina di fragole. E niente
+altro, &mdash; soggiunse, recisa; mentre il chasseur e la cameriera
+che aspettavano sul marciapiedi, la issavano nella carrozza.</p>
+
+<p>Fräulein entrò dietro a lei con i molti pacchi; e il cagnolino
+abbaiò vedendo i sorci.</p>
+
+<p> &mdash; Addio, Anne-Marie! Addio, mio amore, &mdash; disse
+Nancy, soffocando il pianto, e sporgendosi a baciarla,
+con grande difficoltà, traverso Fräulein, e il violino, e i
+sorci che Fräulein teneva in grembo. &mdash; Iddio ti benedica.
+Iddio ti guardi e ti protegga, bimba mia adorata!</p>
+
+<p>Il cane abbaiava in modo assordante. Il chasseur
+chiuse lo sportello, e la carrozza partì.</p>
+
+<p>Nancy tornò indietro. Lentamente ella salì le scale,
+e rientrò nelle stanze abbandonate.</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="XV_II" id="XV_II"></a>XV.</h2>
+
+<p>Peg e George la accompagnarono al battello &mdash; Peg,
+eccitata e chiaccherina, e George depresso e silenzioso.</p>
+
+<p>Nel suo tetro ufficio nella città bassa George si era
+recentemente sentito più poeta che commesso. Ed ora la
+sua anima era tutta una elegia. &mdash; Ella partiva! Ella se<span class="pagenum"><a name="Page_292" id="Page_292">[292]</a></span>
+ne andava; e con lei partiva il suo cuore! Con lei partivano
+anche i quattrocento dollari &mdash; che non erano suoi, ma
+di un amico, un'anima meschina e sordida. George soffocò
+questo volgare pensiero nato dal commesso, e si abbandonò
+completamente al dolore del poeta.</p>
+
+<p>Addio! Addio!... Il bastimento volse il fianco crudele,
+nascondendo la figuretta sventolante sul ponte... E con
+lento palpito, come un grande cuore infedele, abbandonò
+la riva. Addio! Che cos'erano quattrocento dollari appartenenti
+ad un amico, in confronto al cuore lacerato d'un
+amante?</p>
+
+<p class="pad2">... Il battello si spinse altalenante verso l'Est, alzandosi
+e sprofondandosi sul gigantesco respiro del mare, e portando
+Nancy e le sue vesti, e i suoi cappelli, e i suoi vasetti
+di crema, verso lo Sconosciuto.</p>
+
+<p>E più Nancy si avvicinava a lui, più una immensa
+paura la afferrava, la opprimeva.</p>
+
+<p>Pensava:</p>
+
+<p> &mdash; E se arrivassi a Parigi coi quattordici dollari che
+mi restano... e lui non ci fosse? O se, essendoci, fosse un
+brutale e orrendo personaggio?</p>
+
+<p>Poi un altro terribile pensiero l'assaliva. S'egli non la
+trovasse bella quanto se l'aspettava?</p>
+
+<p>Poichè veramente, assolutamente, bella non lo era.
+Oh! perchè non aveva lei quelle pallide chiome soleggiate
+della giovane americana che le sedeva accanto a
+tavola? Perchè non aveva gli occhi come la ragazzetta
+del Far West &mdash; quella che andava a studiar pittura a
+New York &mdash; occhi verdi e stellanti, color acqua-marina,
+che la giovinezza inondava di chiarità?</p>
+
+<p>Nancy per consolarsi sperò che fosse lui stesso un orrore
+di bruttezza. Ma &mdash; e se lo fosse? Nancy come avrebbe
+potuto parlargli e sorridergli, s'egli era un ripugnante<span class="pagenum"><a name="Page_293" id="Page_293">[293]</a></span>
+mostro? Poi ragionò che se fosse un mostro non le avrebbe
+detto di venire. «&nbsp;Perchè non pranzeresti con me giovedì?&nbsp;»
+non è il telegramma che manderebbe un mostro. No.
+Nancy era persuasa che egli non era un mostro.</p>
+
+<p>Poi pensò: che cosa gli direbbe ella al primo vederlo?
+Tutto dipendeva da quel primo momento dell'incontro.
+Quel momento Nancy se lo figurava sempre in mille guise
+diverse; e le sue fantasticherie cominciavano sempre
+allo stesso modo.</p>
+
+<p>Ecco: ella arrivava a Parigi; saliva in carrozza, e andava &mdash; non
+al Grand Hôtel dove stava lui, ma al Continental.
+Ivi prendeva uno splendido appartamento...
+Come? con quattordici dollari? Già, precisamente. Ormai
+che importava?</p>
+
+<p>Era Rouge, o Noir! Se usciva Rouge, era salva. Se
+Noir &mdash; era <em>la débâcle</em>! Cinquanta franchi di più o
+di meno non cambiavano nulla alla situazione.</p>
+
+<p>Dunque &mdash; e Nancy riprendeva il filo delle sue immaginazioni &mdash; ella
+si ritirava nelle sontuose camere, prendeva
+una tazza di thè nel suo sontuoso salotto, e poi riposava
+per un'ora o due sul suo sontuoso letto. Indi faceva
+una elaborata toletta, usando tutte le creme. E alle otto
+meno un quarto mandava un messaggero con un biglietto
+al Grand Hôtel: «&nbsp;Caro Sconosciuto. Sono qui!&nbsp;»</p>
+
+<p>Allora... ah! allora?... Egli arriva, entra... la vede!
+E Nancy deve dirgli qualche cosa. Ma che cosa? quali
+saranno le prime parole ch'ella gli rivolgerà?</p>
+
+<p>«&nbsp;Buona sera. Come sta?&nbsp;» Orribile! no, questo non lo
+dirà. Oppure: «&nbsp;Eccomi!&nbsp;» Dio mio! peggio! Clarissa a Milano
+aveva una serva, che, chiamata, rispondeva sempre
+«&nbsp;eccomi&nbsp;». E Clarissa diceva che la parola era stomachevole.
+Dunque, qualcos'altro. Forse in francese? «&nbsp;Me voilà!&nbsp;»
+Buffo! Ridicolo! No, no. Nancy non direbbe nulla. Parlerebbe
+lui per il primo.<span class="pagenum"><a name="Page_294" id="Page_294">[294]</a></span></p>
+
+<p>E Nancy cercò di immaginarsi la sua prima frase.
+Forse, dopo un lungo silenzio, direbbe con voce profonda
+e fremente: «&nbsp;Sì! siete voi la Donna dei miei sogni!&nbsp;» Questo
+sarebbe gentile e piacevole. O allora: «&nbsp;Ah, Eva! Eva!
+Quanto vi ho sospirata!&nbsp;» Ecco, ciò darebbe subito il tono
+giusto alla conversazione. O &mdash; chi sa? &mdash; forse in tono più
+gaio, stendendo ambe le mani: «&nbsp;Dunque è <em>questa</em>,
+Nancy?... Vi ho sempre sognata così, con una fossetta nel
+mento!&nbsp;» Ciò sarebbe delizioso e originale.</p>
+
+<p>Quante ore notturne vegliò Nancy pensando a queste
+Prime Parole!... e rivoltandosi nella stretta cuccetta,
+rigirando il cuscino per sentirne il fresco sulla guancia accaldata,
+Nancy palpitò e tremò, sorrise e si disperò, pentita
+un istante, beata l'altro, finchè il grande piroscafo premette
+cigolando il fianco contro i pilastri del porto di Havre.</p>
+
+<p>Nancy arrivò a Parigi alle tre del pomeriggio. Salì
+in vettura, e si fece condurre all'Hôtel Continental. Prese
+un appartamento che costava ottanta franchi al giorno:
+un salotto tutto a delicate tinte verde chiaro e grigio
+tenero, che pareva visto traverso l'acqua; e accanto, una
+sfarzosa camera da letto in rosso e oro, tutta rilucente
+di specchi che parevano aspettare con deferenza l'elaborata
+toletta.</p>
+
+<p>Nancy sorbì nervosamente il thè, tanto per attenersi
+al suo programma. Poi tentò di riposare. Ma non le fu possibile
+dormire. Alle quattro e mezzo il biglietto che doveva
+essere mandato alle otto meno un quarto era già scritto.
+E Nancy principiò l'elaborata toletta.</p>
+
+<p>Pensò dapprima a far venire il parrucchiere; poi ricordò
+che i parrucchieri le avevano sempre accomodato
+i capelli tutto a rotoli e attorcigliamenti, che le facevano
+una testa come una focaccia, a cui il suo viso non pareva
+affatto appartenere. Dunque si pettinò da sè, alla
+Carmen, coi capelli divisi da una parte. Le parve che<span class="pagenum"><a name="Page_295" id="Page_295">[295]</a></span>
+«&nbsp;Quella delle Lettere&nbsp;» si sarebbe pettinata a quel modo.
+Ma quando fu fatto, le parve di avere un'aria troppo insolita
+e impertinente; dunque sciolse di nuovo i capelli
+e si decise di adottare una pettinatura semplice e naturale.
+Divise i capelli in mezzo e fece due treccie che appuntò
+in corona attorno al capo. Sì; era semplice e naturale!
+Nancy così somigliava alla minore e più oca delle ragazze
+svedesi della pensione. Certo non somigliava a
+«&nbsp;Quella delle Lettere&nbsp;». Dunque tornò da capo. Disfece
+tutto, e si pettinò alla «&nbsp;Pierrot&nbsp;»: un ciuffo in mezzo e due
+sbuffi ai lati; un'acconciatura che la rendeva graziosa,
+frivola ed equivoca.</p>
+
+<p>Mio Dio! erano già le sei! Le creme! Prima, dunque,
+un po' di cold-cream su tutta la faccia; poi della crème
+Impératrice. Poi &mdash; Nancy ricordava perfettamente tutte
+le indicazioni datele dalla commessa del profumiere a New
+York &mdash; poi, dunque, una piccolissima quantità di «&nbsp;rouge
+Leichner&nbsp;», spalmato con un po' di crème des crèmes, e
+lievemente applicato alle guancie. Poi, della cipria rosa;
+e poi un po' di cipria Rachel. E adesso?... Ah, sì! un «&nbsp;soupçon&nbsp;»
+(la signorina aveva detto un «&nbsp;soupçon&nbsp;») di rossetto
+sul lobo delle orecchie, e dentro alle narici. Le
+narici &mdash; aveva detto la signorina &mdash; erano molto importanti.</p>
+
+<p>Adesso un atomo di «&nbsp;mascaro&nbsp;» applicato con uno
+spazzolino alle sopracciglia; e un'idea di un'ombra intorno
+agli occhi... <em>Et voilà!</em></p>
+
+<p>Voilà! Nancy si guardò nello specchio. La sua faccia
+era bianco-violacea, e le sue narici indicavano un forte
+raffreddore. I suoi occhi parevano grandi e stanchi e intensi
+come gli occhi dei volatili occidentali a Montecarlo.</p>
+
+<p>Le sette!! E aveva dimenticato le unghie!</p>
+
+<p>Per venti minuti dipinse le sue unghie colla vernice
+liquida che era di un rosa vivido: era molto appiccicaticcia,<span class="pagenum"><a name="Page_296" id="Page_296">[296]</a></span>
+e una volta messa, non si poteva più levar via. Pareva
+avesse immerso la punta delle dita nel sangue.</p>
+
+<p>Le sette e mezzo! Bisognava mandare il biglietto.
+Suonò il campanello e apparve un cameriere. Era il cameriere
+che le aveva servito il thè. Allora si era mostrato
+un cameriere corretto e rispettoso, entrando con molti
+inchini nelle stanze sontuose e facendo il suo servizio silenziosamente
+a occhi bassi.</p>
+
+<p>Ora vedendo Nancy &mdash; che aveva rapidamente indossato
+la più chiara delle sue vesti fruscianti &mdash; il cameriere
+la guardò stupito, poi continuò a fissarla in faccia, sfrontatamente,
+mentre le prendeva dalla mano il biglietto.</p>
+
+<p>Lesse l'indirizzo, e disse:</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;C'est bon. All right. Jawohl&nbsp;».</p>
+
+<p>Intascò il biglietto, sorrise &mdash; sorrise a lei! &mdash; poi se
+n'andò per il corridoio zufolando piano.</p>
+
+<p>A Nancy era salito il sangue al viso. Colla fronte rossa
+di vergogna chiuse la sua porta; si tolse l'abito luccicante
+ed entrò nella bianca e argentea stanza da bagno, attigua
+alla sua camera. Fece scorrere l'acqua calda e si lavò
+la faccia: lavò dagli occhi e dalle guancie tutta la cipria
+rosa e Rachel, dalle orecchie e dalle narici tutti i «&nbsp;soupçons&nbsp;»
+e le ombre e le creme e il mascaro e il Leichner.
+Poi disfece la pettinatura e raccolse le chiome ondeggianti
+in un largo nodo in cima al capo, come era avvezza a portarle;
+e indossò la più scura e semplice delle sue fruscianti
+vesti.</p>
+
+<p>Ma le unghie se le lavò, se le strofinò, se le spazzolò
+invano. Rimanevano d'un colore vermiglio vivido e aggressivo.
+E Nancy si sentiva diventar di fuoco ogni volta
+che le guardava. Allora decise di mettersi i guanti e il
+cappello. E così fece. Poi sedette nel salotto ad aspettare.</p>
+
+<p>Aspettò quindici minuti. Poi qualcuno bussò alla
+porta.<span class="pagenum"><a name="Page_297" id="Page_297">[297]</a></span></p>
+
+<p>Nancy balzò in piedi come se avesse udito un colpo
+di pistola. Col cuore palpitante fuggì. Si precipitò sotto la
+portiera, e corse a rifugiarsi nella sua camera, chiudendo
+l'uscio dietro a sè. No, l'uscio non era chiuso, girò un poco
+sui cardini e rimase semi-aperto. Nancy lo lasciò così,
+non osando più muoversi. Udì ribussare più forte alla porta
+del salotto. Poi udì la porta aprirsi: e qualcuno entrò.</p>
+
+<p>Indi la porta fu richiusa, e dei passi &mdash; i passi del
+cameriere &mdash; s'allontanarono per il corridoio.</p>
+
+<p>Qualcuno era lì, nel salotto, a due passi da lei. Qualcuno &mdash; un
+uomo, uno sconosciuto &mdash; a cui lei aveva scritto
+quaranta o cinquanta lettere, e che ella aveva chiamato
+«&nbsp;Amico mio! Mes amours! Prince Charmant! Mio sconosciuto
+amore!&nbsp;»</p>
+
+<p>Nancy ritta, immobile, pietrificata dalla vergogna,
+si era nascosta la faccia nelle mani inguantate di bianco.
+Non entrerebbe in quel salotto... mai! Neppure se dovesse
+star qui in piedi degli anni! Mai non avrebbe avuto il coraggio
+di affrontare quel misterioso personaggio nella
+stanza vicina.</p>
+
+<p>La situazione diventava ridicola. Il silenzio era teso
+e intenso in ambe le stanze. Ah! pensò Nancy, quando
+il flutto di tremila miglia d'Oceano li separava, come
+si era sentita vicina a lui! Ed ora, con qualche metro di
+tappeto e una porta aperta tra di loro, egli le era lontano,
+incommensurabilmente lontano! Era uno straniero, un
+intruso, un nemico.</p>
+
+<p>Silenzio assoluto. Ma... c'era poi qualcuno, di là?</p>
+
+<p>Sì; c'era. Nancy sentiva che egli era lì, aspettante.</p>
+
+<p>E tutt'a un tratto Nancy ebbe paura. Un folle subitaneo
+terrore la prese di quel silenzioso uomo sconosciuto &mdash; e
+pensò di fuggire. Fuggire! Fuggire!... Scivolerebbe
+piano nella sala da bagno, aprirebbe la porta sul corridoio,
+e via! Mosse un passo, piano, con infinita cautela.<span class="pagenum"><a name="Page_298" id="Page_298">[298]</a></span>
+La sua veste sfrusciò; la sua scarpetta dai tacchi alti
+scricchiolò... E l'uomo nella stanza vicina, tossì.</p>
+
+<p>Nancy si arrestò di botto, agghiacciata, impietrita.</p>
+
+<p>Un altro lungo silenzio, assurdo, insostenibile. Poi,
+nel salotto, furono dette le Prime Parole. Egli le pronunciò
+in una voce calma e piacevole:</p>
+
+<p> &mdash; Il nostro pranzo sarà freddo.</p>
+
+<p>Nancy rise, di un piccolo riso convulso e dolce. Poi
+rispose (e la sua voce era nervosa e soave come il trillo
+d'una colomba):</p>
+
+<p> &mdash; Che cosa avete ordinato?</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Bisque d'écrevisse&nbsp;», &mdash; disse l'uomo nella stanza
+vicina, &mdash; e sogliola...</p>
+
+<p> &mdash; Fritta? &mdash; mormorò Nancy; e, sentendo che se non
+scivolava dentro su quella sogliola fritta non sarebbe entrata
+mai più, passò rapida sotto il drappeggio della portiera
+ed entrò nel salotto.</p>
+
+<p>Si guardarono. Ella vide un uomo di alta statura; una
+bocca dura, un naso curvo e forte in una faccia bruciata
+dal sole, due occhi chiari e freddi; e una fronte grave
+sotto folti capelli grigi e ondulati.</p>
+
+<p>Ed egli la tenne lungamente sotto al suo sguardo fermo
+e penetrante. La squadrò dalla cima del piumato cappello
+alla punta delle scarpette Louis XV. E i suoi occhi furono
+soddisfatti.</p>
+
+<p> &mdash; Andiamo, &mdash; disse, offrendo il braccio.</p>
+
+<p>E uscirono insieme.</p>
+
+<p>Il pranzo non era freddo. Nancy parlò pochissimo.
+Era nervosa e timida e incantevole, sorseggiando del
+Liebfraunmilch colle fossette fluttuanti e il sorriso mite.</p>
+
+<p>Egli le raccontò che aveva delle miniere nel Transvaal
+e che per vent'anni era stato lontano dai paesi civilizzati.</p>
+
+<p> &mdash; Sono sceso nelle miniere quando avevo vent'anni;<span class="pagenum"><a name="Page_299" id="Page_299">[299]</a></span>
+e ne sono uscito quando ne avevo quaranta. Cioè, quattro
+anni fa. Da allora in poi ho avuto un gran da fare a sfuggire
+alle trappole tesemi dalle donne. Io ho un vero terrore
+delle donne.</p>
+
+<p> &mdash; Anch'io, &mdash; disse Nancy; e non era vero.</p>
+
+<p>Egli rise e disse:</p>
+
+<p> &mdash; Soltanto le donne vi fanno paura?</p>
+
+<p> &mdash; Oh no, anche i ragni, &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Ed altro?</p>
+
+<p> &mdash; I leoni, &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Ed altro?</p>
+
+<p> &mdash; I temporali, &mdash; disse Nancy. E poichè pareva che
+egli se lo aspettasse, soggiunse: &mdash; E anche voi mi fate
+una grande paura.</p>
+
+<p>Egli non le credette. Ma era vero.</p>
+
+<p>Dopo pranzo la condusse alle Folies Bergères, e poi
+alla Boîte à Fursy.</p>
+
+<p>La osservò, col suo sguardo chiaro e penetrante, e
+fu contento di vedere che non rideva: la curva grave del
+giovane profilo gli piacque. Poi la ricondusse all'Hôtel.</p>
+
+<p>Salirono insieme nell'ascensore, poi camminarono
+fianco a fianco sul tappeto rosso del lungo corridoio adorno
+di scarpe. Giunti alla porta del salotto verde e grigio, egli
+entrò senza chiedere permesso; e sedette, poderoso e
+grande, nella poltrona di broccato.</p>
+
+<p> &mdash; Siete stanca? &mdash; chiese.</p>
+
+<p>Nancy disse:</p>
+
+<p> &mdash; No, &mdash; e rimase in piedi.</p>
+
+<p>Egli stette per gran tempo guardando fisso davanti
+a sè, sporgendo il labbro inferiore e mordicchiandosi pensosamente
+i corti baffi dritti. Era un uomo grande e forte
+e aspro; i rudi lineamenti spiravano severità e fierezza.</p>
+
+<p>E Nancy d'un tratto si ricordò che gli aveva dato del
+«&nbsp;tu&nbsp;» e detto «&nbsp;adieu, mes amours&nbsp;», nelle sue lettere; e
+a questo pensiero si sentì venir male dalla vergogna.<span class="pagenum"><a name="Page_300" id="Page_300">[300]</a></span></p>
+
+<p>Egli fece udire un piccolo suono tra il ruggito e la tosse,
+e la guardò.</p>
+
+<p> &mdash; Cosa pensate? &mdash; disse con voce rude.</p>
+
+<p>Nancy rise.</p>
+
+<p> &mdash; Penso che vi ho chiamato «&nbsp;Prince Charmant&nbsp;»
+dei racconti delle fate. Invece, veramente, somigliate
+molto di più all'Orco...</p>
+
+<p> &mdash; Già, &mdash; disse lui e la guardò fisso per lungo tempo.</p>
+
+<p>Poi si alzò, improvviso, e stese la grande mano forte
+a Nancy:</p>
+
+<p> &mdash; Buona notte, Miss Brown, &mdash; disse.</p>
+
+<p>Prese cappello e bastone, e uscì chiudendo risolutamente
+la porta dietro a sè.</p>
+
+<p>Miss Brown entrò nella sua sontuosa camera da letto,
+e si svestì.</p>
+
+<p>Nella lunga camicia da notte semplice, da collegiale,
+che non era parente delle vesti dubbie nè delle scarpette
+frivole, ella si inginocchiò accanto al letto, con un ritrattino
+di Anne-Marie fra le mani. E ringraziò Dio per averle
+dato Anne-Marie; e per averla condotta in salvo traverso
+l'Oceano; e per averle fatto trovare lo Sconosciuto così
+qual'era, al termine del viaggio. Poi andò a letto e dormì
+come un angelo.</p>
+
+<p>L'indomani mattina alle undici egli arrivò, con un piccolo
+mazzo di mughetti in mano.</p>
+
+<p> &mdash; Mi invitate a colazione? &mdash; disse.</p>
+
+<p>Sì, sì! Nancy ne sarebbe felicissima. Pensò, rapida,
+ai ventidue franchi che erano nel suo portamonete. Ma
+che importava?</p>
+
+<p>Presero il lunch nella grande sala da pranzo. Egli fu
+molto silenzioso.</p>
+
+<p>Nancy tutt'a un tratto ricordò che doveva essere
+Quella delle Lettere, e cercò di essere gaia e spiritosa.
+Parlò di musica, ma egli rispose a monosillabi, senza entusiasmo.<span class="pagenum"><a name="Page_301" id="Page_301">[301]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; E voi, cantate? &mdash; disse Nancy infine.</p>
+
+<p>Egli alzò gli occhi con una espressione di belva offesa.</p>
+
+<p> &mdash; Ho l'aria di saper cantare, io? &mdash; chiese.</p>
+
+<p> &mdash; Veramente no, &mdash; disse Nancy. &mdash; Avete l'aria di
+saper ruggire.</p>
+
+<p>Egli sorrise un po' sotto ai baffi corti e non rispose.</p>
+
+<p>Nancy rinunciò ad ogni tentativo di conversazione.
+Il suo cuore batteva forte. Tutto andava male. Egli era
+già stanco di lei. Aveva l'aria annoiata &mdash; no, non veramente
+annoiata &mdash; ma completamente indifferente come
+se fosse stato solo.</p>
+
+<p>Quando ebbero preso il caffè, egli si alzò (ogni volta
+che lo vedeva levarsi in piedi Nancy si meravigliava nuovamente
+di vederlo così alto e poderoso) e uscì, precedendola,
+dalla sala da pranzo. Nancy gli trottò dietro
+con passi brevi. Entrarono nel vasto Hall, ed egli scelse
+un tavolo presso la finestra. Spinse innanzi una poltrona
+per Nancy, e sedette.</p>
+
+<p> &mdash; Permettete ch'io fumi? &mdash; chiese, e si tolse un grosso
+portasigari dalla tasca.</p>
+
+<p>Nancy disse:</p>
+
+<p> &mdash; Sì, &mdash; e stette a guardarlo.</p>
+
+<p>Lo vide scegliere con cura il suo sigaro, e tagliarne
+la punta, e accenderlo. Nancy non trovava più una parola
+da dire. Aveva voglia di piangere. Davanti a questo laconico
+selvaggio tutte le sue idee frivole e graziose, le sue
+frasi originali, i suoi motti arguti le abbandonavano il
+cervello. Non era preparata a monologhi.</p>
+
+<p>Il Selvaggio si volse:</p>
+
+<p> &mdash; Voi, non fumate? &mdash; disse.</p>
+
+<p> &mdash; Oh, no! &mdash; esclamò Nancy. &mdash; Mai.</p>
+
+<p>Appena pronunciate queste parole un'ondata di vivo
+rossore le corse sul viso.</p>
+
+<p>Ricordò di avergli scritto che fumava sempre delle<span class="pagenum"><a name="Page_302" id="Page_302">[302]</a></span>
+sigarette russe profumate all'eliotropio bianco. Naturalmente,
+egli non l'aveva creduto.</p>
+
+<p>Dio! Dio! come mai le era venuto in mente di scrivere
+delle cose così stupide?</p>
+
+<p>E, d'un tratto, Nancy ebbe la chiara percezione che
+ella non era affatto Quella delle Lettere. Ed egli doveva
+essere seccato e disilluso.</p>
+
+<p>Ma neanche lui era Quello delle sue lettere; almeno
+lei se lo era figurato tutto diverso, sottile e biondo, con gli
+occhi lunghi e sognanti, e l'anima di poeta. Ma poi ricordò
+che nelle sue lettere egli non aveva mai parlato di sè.</p>
+
+<p>A questo punto egli alzò il capo e disse:</p>
+
+<p> &mdash; Mi piace una donna che sa star zitta. Da mezz'ora
+non avete parlato.</p>
+
+<p>E Nancy rise, contenta.</p>
+
+<p>Quando ebbe finito di fumare il suo sigaro, egli disse:</p>
+
+<p> &mdash; Spero che non avrete lasciato del valori in camera
+vostra. Non sarebbero sicuri.</p>
+
+<p> &mdash; No, no, &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Li avete dati al bureau?</p>
+
+<p> &mdash; No, &mdash; disse lei. &mdash; No.</p>
+
+<p>E dicendolo, ricordò di avergli scritto che portava
+dei gioielli su tutta la persona. Una vampa di rossore
+le salì di nuovo al viso.</p>
+
+<p>Egli non alzò gli occhi.</p>
+
+<p> &mdash; Volete darmi il vostro portamonete? &mdash; disse. &mdash; Ne
+avrò cura io.</p>
+
+<p>Nancy si disse che se continuava ad arrossire così,
+le si sarebbero incendiati i capelli! Ma, docilmente, tolse
+il portamonete di tasca e glielo porse.</p>
+
+<p>Egli l'aprì lentamente e con deliberazione; ne prese
+i tre soldi e i due franchi che conteneva e se li mise in
+tasca. Aprì il piccolo scompartimento di mezzo e contemplò
+il solitario pezzo da venti franchi; poi lo levò e<span class="pagenum"><a name="Page_303" id="Page_303">[303]</a></span>
+lo mise sul tavolo. Guardò in tutte le altre divisioni,
+contemplando pensosamente un biglietto di tram e una
+medaglietta della Madonna del Monte.</p>
+
+<p>Rimise questi nel portamonete, lo chiuse e lo rese a
+Nancy. I venti franchi se li mise in tasca.</p>
+
+<p> &mdash; Adesso usciamo, &mdash; disse. &mdash; Ho ordinato una
+victoria per le due. Andate a vestirvi.</p>
+
+<p>Nancy, come in sogno, si alzò, traversò il vasto Hall,
+e salì in ascensore al suo appartamento. Si appuntò in testa
+il grande cappello, prese mantello e guanti, e arrivò a riprendere
+l'ascensore che appunto tornava dal piano superiore.</p>
+
+<p>Quando egli la vide disse in tono d'approvazione:</p>
+
+<p> &mdash; Avete fatto presto; &mdash; e insieme uscirono dall'Hôtel.</p>
+
+<p>Il portiere con profusione di inchini li accompagnò
+all'aspettante victoria, ed i bei cavalli partirono a trotto
+sciolto per i Boulevards e verso l'Etoile.</p>
+
+<p>Egli le fece molte domande durante il tragitto, ed
+ella, rispondendogli, fu per quanto le era possibile Quella
+delle Lettere. Egli le chiese di Montecarlo, e Nancy fu
+contenta di poterne parlare con profonda conoscenza,
+accennando con disinvoltura ai sistemi e al Café de
+Paris.</p>
+
+<p> &mdash; Vi piacerebbe tornarvi? &mdash; chiese lui.</p>
+
+<p> &mdash; Oh sì! &mdash; esclamò Nancy congiungendo le mani,
+delicatamente inguantate di suède viola chiaro.</p>
+
+<p>Poi i suoi pensieri vagarono lontano, ed ella fece mentalmente
+una piccola preghiera per Anne-Marie.</p>
+
+<p>La carrozza entrava nel Bois quando il suo compagno
+le disse:</p>
+
+<p> &mdash; Dove vorreste andare?</p>
+
+<p>Nancy rispose:</p>
+
+<p> &mdash; Ma va bene qui! Il Bois è bellissimo.<span class="pagenum"><a name="Page_304" id="Page_304">[304]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Non chiedo questo, &mdash; diss'egli. &mdash; Voglio sapere
+dove volete andare domani, o domani l'altro, o tra otto
+giorni. Non vorrete mica stare a Parigi eternamente?</p>
+
+<p>Con un lieve sussulto Nancy lo guardò. Disse:</p>
+
+<p> &mdash; Oh... &mdash; e poi ripetè: &mdash; Oh!... davvero? &mdash; guardandolo
+con occhi dubbiosi.</p>
+
+<p> &mdash; Non mi guardate come se fossi il ragno, o il leone,
+o il temporale, &mdash; disse lui. &mdash; Ditemi piuttosto se esiste
+un luogo al mondo dove avete desiderio di andare. E
+quando? E come? E con chi?...</p>
+
+<p>Gli occhi le si empirono di fervide lagrime.</p>
+
+<p> &mdash; Vorrei andare in Italia, &mdash; disse. &mdash; C'è un paese,
+bianco nel sole, sospeso sopra il Mediterraneo,... come una
+Naiade timida che bagni il piede nel mare...</p>
+
+<p>Il Selvaggio, inglese e positivo, disse:</p>
+
+<p> &mdash; Geograficamente, si chiama...?</p>
+
+<p> &mdash; Porto Venere, &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p>Il Selvaggio, che aveva letto «&nbsp;Elle et Lui&nbsp;», sorrise.</p>
+
+<p> &mdash; Va bene, &mdash; disse. &mdash; E poi?</p>
+
+<p> &mdash; Vorrei, &mdash; balbettò Nancy, col respiro breve per
+l'agitante, per l'incredibile gioia, &mdash; vorrei fermarmi
+anche un giorno o due a Milano... a vedere delle persone
+care...</p>
+
+<p> &mdash; E poi?</p>
+
+<p> &mdash; Oh... e poi, vorrei andare in Isvizzera! solo in uno
+o due piccoli posti che ricordo: Splügen, Sufers, la Via
+Mala...</p>
+
+<p> &mdash; E poi? &mdash; disse lui, aspettando altro.</p>
+
+<p> &mdash; E poi, oh! a Napoli! a Napoli!... Ma più di tutto
+vorrei andare a Porto Venere!</p>
+
+<p>Egli annuì col capo.</p>
+
+<p> &mdash; Quando volete partire?</p>
+
+<p> &mdash; Domani, &mdash; disse lei.</p>
+
+<p> &mdash; E come? In treno? In automobile? o per mare?<span class="pagenum"><a name="Page_305" id="Page_305">[305]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Non importa, &mdash; e Nancy si coprì il viso, e si mise
+a piangere.</p>
+
+<p> &mdash; E con chi? &mdash; Vi fu una pausa. Egli suggerì: &mdash; Vorrete
+una cameriera.</p>
+
+<p> &mdash; Oh no! senza cameriera, &mdash; disse Nancy, e alzò
+il viso. &mdash; Con voi! &mdash; soggiunse piano, perchè Quella
+delle Lettere avrebbe detto così. Ed anche perchè era vero.</p>
+
+<p> &mdash; All right, &mdash; disse lui. &mdash; Prendete pochi bagagli.</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="XVI_II" id="XVI_II"></a>XVI.</h2>
+
+<p>Partirono. Traversarono la Svizzera. Passarono per le
+bianche vie maestre, attorcigliate come nastri bianchi
+intorno agli austeri fianchi delle Alpi; salirono l'arido
+Julier Pass; scesero per la rabbrividente via Mala; salutarono
+Silvaplana; oltrepassarono Saint-Moritz; vagarono per
+le foreste di pini di Flims dove il sole filtra in pallore lunare.
+I pini, maestosi, con un tocco di neve sulle loro cime,
+parevano processioni di frati in berretta da notte; gli scoiattoli
+si fermavano con rapidi occhi, luccicanti come
+perline di giavazzo, poi scappavano su per gli alberi con
+agitata coda. E le blande mucche elvetiche nelle verdi praterie,
+stavano ferme a guardarli passare.</p>
+
+<p>Ogni sera nei diversi alberghi delle diverse città,
+andavano insieme lungo i corridoi adorni di scarpe; e giunti
+alla porta della camera di Nancy, egli le diceva:</p>
+
+<p> &mdash; Buona notte, Miss Brown, &mdash; e la lasciava.</p>
+
+<p>Varcarono il confine e furono in Italia. E subito scesero
+fino a Napoli, senza fermarsi a Milano, perchè Nancy,
+dopo tutto, non voleva veder nessuno dei suoi cari &mdash; non
+adesso! non adesso! Cosa avrebbe detto? Come avrebbe<span class="pagenum"><a name="Page_306" id="Page_306">[306]</a></span>
+spiegato?... Non ci voleva pensare. Penserebbe dopo.</p>
+
+<p>A Napoli il cielo e il mare li inebbriarono, e la gente
+li deliziò. S'arrampicarono sul Vesuvio. Si meravigliarono
+di Pompei. Vagarono per Capri. Poi, spinti alla fuga dall'onnipresenza
+di coppie tedesche svenevoli e sconvenienti,
+e da comitive inglesi coi «&nbsp;Baedeker&nbsp;» sotto il braccio,
+partirono in volta della Spezia.</p>
+
+<p>Ivi ricordarono Shelley,</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>... Shelley, spirito di titano</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>entro virginee forme...</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p>E finalmente si recarono a Porto Venere, bianca nel
+sole, sospesa sopra il Mediterraneo come una Naiade
+timida, che bagni il piede nel mare. E Nancy pregò a lungo
+nella piccola chiesa bianca e nera in cima al colle. Scesero
+nella grotta, e fremettero al pensiero che i pesci-cani
+avrebbero potuto divorare Byron quando traversava a
+nuoto la baia. Veleggiarono per il golfo e mangiarono
+delle vongole ed altri malodorosi frutti di mare.</p>
+
+<p>E ogni sera per i corridoi, tra i duplici filari di scarpe,
+egli la accompagnava fino alla sua porta e le diceva:</p>
+
+<p> &mdash; Buona notte, Miss Brown.</p>
+
+<p>Dalla Spezia un piccolo vapore mercantile che costeggiava
+andando verso il Nord, li prese a bordo.</p>
+
+<p>Scivolavano sull'acque azzurre verso Genova, quando
+Nancy, che era seduta su una cesta d'aranci, sentì il tocco
+della mano del Selvaggio sulla sua spalla. Ella levò il viso
+verso di lui, e sorrise.</p>
+
+<p>Egli sedette su un'altra cesta d'aranci, accanto a lei;
+ma il paniere scricchiolò e gemette sotto il formidabile
+peso. Allora egli andò a prendere una pesante cassa di
+legno e la trascinò accanto a lei.</p>
+
+<p> &mdash; E adesso?... &mdash; disse.<span class="pagenum"><a name="Page_307" id="Page_307">[307]</a></span></p>
+
+<p>Nancy aveva imparato a conoscerlo bene. Non per un
+istante credette &mdash; come aveva creduto in carrozza nel
+Bois, più di un mese fa &mdash; ch'egli parlasse del momento
+presente. Sapeva che egli vedeva la vita a grandi linee e
+a vasti tratti, e che non parlava quasi mai di cose piccole
+e immediate.</p>
+
+<p> &mdash; E adesso? &mdash; ripetè Nancy, e sospirò.</p>
+
+<p>Egli mise la sua grande mano abbronzata sulla piccola
+mano di lei.</p>
+
+<p>Era questa la sua prima carezza. Nancy sentì un brivido
+correrle per tutto il corpo, e cingerle, come una sciarpa
+fredda, il viso. Egli la guardava coi fermi occhi azzurri
+e la vide lentamente impallidire sotto al suo sguardo.</p>
+
+<p> &mdash; Adesso dovete tornare a casa vostra, &mdash; disse lui.</p>
+
+<p> &mdash; Sì. Adesso devo tornare a casa mia. &mdash; E Nancy
+si domandò vagamente se casa sua era la pensione nella
+Lexington Avenue, o l'appartamento di Mrs Johnson
+nella 82.<sup>ma</sup> Strada. Concluse che era l'appartamento nella
+82.<sup>ma</sup> Strada, dove il mazzo di orchidee e capilvenere
+aveva vissuto con lei quasi otto giorni. Sì, era quella «&nbsp;casa
+sua&nbsp;»! Peg e George sarebbero nuovamente i suoi compagni;
+e il morto signor Johnson, e il giovane senza mento,
+e i bambini nudi colle teste grosse, starebbero con lei
+nelle lunghe e solitarie serate. E Anne-Marie lascerebbe
+il Gartenhaus di Fräulein Müller e tornerebbe alla scuola
+gratuita della Settima Avenue.</p>
+
+<p> &mdash; A che cosa pensate? &mdash; chiese il Selvaggio.</p>
+
+<p>Nancy non rispose subito. Poi disse:</p>
+
+<p> &mdash; ... Penso: perchè mai avete mandato, quel giorno,
+il ragazzo coi fiori e la lettera... la lettera per la ragazza
+vestita di celeste?... Non mi pare una cosa che assomigli
+a voi! &mdash; E guardando il forte viso freddo, ripetè: &mdash; No,
+voi non mi sembrate uomo da fare una cosa simile.</p>
+
+<p> &mdash; Lo so, &mdash; disse. E soggiunse ridendo: &mdash; Grazie al<span class="pagenum"><a name="Page_308" id="Page_308">[308]</a></span>
+cielo! Ma, &mdash; continuò, &mdash; accade a tutti noi di fare delle
+cose che non ci assomigliano. Non è vero?</p>
+
+<p>Ella non rispose...</p>
+
+<p> &mdash; A voi, non è mai accaduto? &mdash; E insistè: &mdash; Rispondete.</p>
+
+<p>Nancy sospirò.</p>
+
+<p> &mdash; Non lo so. Non so che cosa mi assomigli, e che cosa
+non mi assomigli. Non lo so affatto. Non mi conosco.</p>
+
+<p> &mdash; Ma io, &mdash; disse l'Orco, &mdash; vi conosco. &mdash; E tacque.</p>
+
+<p>Egli aveva la irritante abitudine di smettere di parlare
+quando si avrebbe voluto che proseguisse.</p>
+
+<p> &mdash; Parlate, &mdash; disse Nancy. &mdash; Dite ancora.</p>
+
+<p>Ed egli parlò.</p>
+
+<p> &mdash; Non somigliava certo a me di mandare così, per il
+mondo, a nessuno, quei vani e inutili fiori. Nè di scrivere
+una folle lettera che non era diretta a nessuno, affidandola
+al caso... E' vero. Ma abbiamo tutti i nostri momenti
+di follia in cui facciamo delle cose che ci sono aliene; delle
+cose, come voi dite, che non assomigliano a noi. &mdash; Un'altra
+pausa. &mdash; Non somigliava a voi il descrivermi le vostre
+tende di broccato rosa, e le vostre sigarette profumate,
+e i vostri gioielli, e i vostri amanti. Non somigliava a voi
+l'avere attraversato l'Atlantico per venire a Parigi, e a
+cena, con un uomo che non conoscevate, per vedere se
+potevate carpirgli dei denari.</p>
+
+<p> &mdash; Oh! &mdash; gemette Nancy, e si coprì il viso. &mdash; E' questo
+che avete pensato?</p>
+
+<p> &mdash; Oh! &mdash; disse lui, &mdash; è questo che avete fatto?</p>
+
+<p>Poi vi fu silenzio tra loro.</p>
+
+<p>Il capitano del battello si avvicinò per salutarli e dire
+che si arrivava a Genova in meno di un'ora.</p>
+
+<p> &mdash; Ecco Nervi! &mdash; E additò la città bianca, graziosa
+come una manata di fiori gettati sul fianco del monte.</p>
+
+<p>Nervi!... Con profondo, immenso slancio di desiderio,<span class="pagenum"><a name="Page_309" id="Page_309">[309]</a></span>
+Nancy pensò ancora che sarebbe meglio essere là, tra suo
+padre e sua madre, tranquilla e al buio: fuori dalla lotta,
+dalle paure e dalle tristezze.</p>
+
+<p>Il capitano parlò del tempo, poi, con un sorriso benevolo,
+passò oltre.</p>
+
+<p>E lo Sconosciuto &mdash; che non sapeva nulla di Nervi &mdash; parlò:</p>
+
+<p> &mdash; Mi piacque tanto la vostra prima lettera, povera
+piccola lettera sincera, su quella misera carta! Dicevate
+di essere vestita di bruno. Vi vedevo nel vostro meschino
+abito scuro &mdash; doveva certo essere meschino! e mi piacque
+l'idea di poter forse, con un po' di denaro, fare qualche
+cosa d'inaspettato e di gradito... E trovai cara e ingenua
+la lettera in cui dicevate con tanta veemenza di non essere
+Miss Brown!... Poi cominciarono le menzogne.</p>
+
+<p>Nancy tremò. Sulla costa passava rosseggiante l'Hôtel
+di Quinto. La riva pareva scorrere rapida e piana in senso
+inverso a loro.</p>
+
+<p> &mdash; Come avete potuto pensare che io, che conosco
+New York, crederei alle tende di broccato rosa nei numeri
+alti, trecento e tanti, della East 82.<sup>ma</sup> Strada? Da questo
+ho capito che non eravate un'americana, perchè avreste
+saputo che i numeri delle strade di New York narrano
+da sè la loro storia. Una forastiera, dunque, e povera...
+Poi le vostre lettere mi dissero che eravate una creatura
+fantastica e solitaria, oh sì! molto solitaria, perchè altrimenti
+non avreste avuto il tempo di scrivere tanto; una
+piccola bugiarda molto colta, molto intelligente, che cita
+i poeti, che sceglie la frase alata e l'aggettivo raro... &mdash; Tacque
+un istante. Indi fissandola in viso proseguì: &mdash; Poi,
+quando ho saputo che avevate una bambina...</p>
+
+<p> &mdash; Oh, &mdash; esclamò Nancy, e subito le lagrime le scaturirono
+dagli occhi. &mdash; Voi sapete di Anne-Marie!</p>
+
+<p> &mdash; Io so di Anne-Marie. Ho anche una sua fotografia. &mdash; Ed<span class="pagenum"><a name="Page_310" id="Page_310">[310]</a></span>
+egli si tolse dalla tasca il portafogli; e ne trasse
+una fotografia, una piccola istantanea, che porse a Nancy.</p>
+
+<p>Sì, era lei, colla bambina: un'orribile istantanea, presa
+mentre uscivano da un negozio di giocattoli, e stavano per
+traversare la strada. Anne-Marie aveva un piede alzato
+in aria. Ridevano tutt'e due, e sembravano brutte, una
+più dell'altra.</p>
+
+<p> &mdash; Mio Dio! &mdash; singhiozzò Nancy, piombata nell'abisso
+della mortificazione. &mdash; Anne-Marie non è così! Vi prego
+di credere che non è così!</p>
+
+<p>Un sorriso gli passò sul volto: riprese il ritrattino e
+lo ripose con cura nel portafogli; poi mise il portafogli
+in tasca.</p>
+
+<p> &mdash; Quando ho saputo, dunque, che avevate una bambina,
+e che vostro marito era... era partito, lasciandovi
+sola e senza mezzi...</p>
+
+<p> &mdash; Ma come avete saputo? &mdash; balbettò Nancy, &mdash; e
+chi ha fatto quell'orribile fotografia?</p>
+
+<p> &mdash; Che importa come, e chi? Con cento dollari si hanno
+tutte le fotografie e tutte le notizie che si vogliono. Dicevo
+che allora, avendo capito ciò che volevate, mi sono detto:
+«&nbsp;All right!&nbsp;». Mi presterò al gioco. «&nbsp;Je marcherai&nbsp;», come
+dicono i francesi. &mdash; Et j'ai marché!</p>
+
+<p>Un lungo silenzio.</p>
+
+<p> &mdash; E adesso, che cosa volete?</p>
+
+<p>Nancy non rispose. Piangeva, colla faccia chiusa nelle
+mani.</p>
+
+<p> &mdash; Volete continuare a vivere in America? Vi piace
+l'America?</p>
+
+<p>Nancy fece cenno di no.</p>
+
+<p> &mdash; Perchè piangete? &mdash; Egli le prese il polso, e le tolse
+una mano dal viso.</p>
+
+<p>Nancy alzò su di lui gli occhi rossi e lagrimosi.</p>
+
+<p> &mdash; Piango &mdash; disse con voce spezzata &mdash; perchè tutto<span class="pagenum"><a name="Page_311" id="Page_311">[311]</a></span>
+è rovinato! Tutto, tutto ciò che era bello... è stato tolto...
+da ogni cosa... Sì, ero povera, sì, ero infelice, e inventavo
+quelle bugie nelle mie lettere. Ma credevo che voi... che voi
+mi amaste, come Jaufré Rudel. E mai, mai, mai non
+ero stata tanto felice come allora, amandovi così traverso
+la lontananza... quando eravate lo Sconosciuto...
+Ma adesso... tutto è spezzato, tutto è rovinato... E voi avete
+sempre creduto che avevo bisogno di denari... cioè, sapevate
+che avevo bisogno di denari... e poi... e poi avevate
+quella orribile fotografia... e credevate... &mdash; qui Nancy
+fu scossa da singhiozzi deboli e disperati, &mdash; e credevate
+ch'io fossi così!</p>
+
+<p> &mdash; Sicuro, &mdash; disse Jaufré Rudel. &mdash; Credevo che foste
+proprio così.</p>
+
+<p>E la lasciò piangere per un gran pezzo.</p>
+
+<p>Quarto era già scivolata indietro nelle lontananze;
+sull'acqua lucida, Genova, grandiosa e rischiarata dal sole,
+moveva pianamente al loro incontro.</p>
+
+<p>Finalmente Nancy alzò il viso.</p>
+
+<p> &mdash; Non posso andare avanti a piangere eternamente, &mdash; disse
+con un tremulo sorriso. &mdash; Il capitano ci guarda,
+e pensa che voi siete un orribile e feroce orco, un selvaggio
+inglese che mi maltratta.</p>
+
+<p>Erano quasi in porto.</p>
+
+<p> &mdash; Su! prendi la tua valigetta, &mdash; disse lui, &mdash; e prontati.
+E taci.</p>
+
+<p>Ella rise, arrossendo, e obbedì prestamente. I pochi
+viaggiatori erano in piedi aspettando di sbarcare. Nancy
+colla valigetta in una mano, e il pacco di ombrelli e di bastoni
+nell'altra, si mise in piedi dietro a lui, mansueta e
+piccola.</p>
+
+<p>E guardò le larghe spalle, che le stavano davanti come
+un baluardo. Ah! come si sentiva protetta e tranquilla!
+E' pur dolce avere qualcuno che vi sgrida e ha cura di voi,<span class="pagenum"><a name="Page_312" id="Page_312">[312]</a></span>
+e vi dice: fa questo e fa quello! Nancy chinò il viso sul pacco
+degli ombrelli e baciò il manico ricurvo del bastone del
+Selvaggio.</p>
+
+<p>Una carrozza li condusse all'Hôtel Isotta. Egli non le
+diede più del tu. Pranzarono. Poi sedettero sul balcone
+a guardare la gente che passava per via Roma. Vanitosi
+e decorativi gli ufficiali passeggiavano a due a due, a tre
+a tre, arricciandosi i baffi, e guardando in faccia alle frettolose
+sartine, o sogguardando le signorine snelle e timide,
+camminanti al fianco di prosperi e maestosi genitori.
+La banda militare suonava in piazza Vittorio Emanuele;
+e la musica giungeva, soave e distante, al loro balcone.</p>
+
+<p>Allora Nancy gli raccontò tutta la sua «&nbsp;Storia del
+Lupo&nbsp;». Gli raccontò del suo lavoro: del primo libro di
+poesie che aveva scosso ed entusiasmato tutta Italia; e
+del secondo libro, il Libro interrotto &mdash; che avrebbe dovuto
+essere il suo grande capolavoro...</p>
+
+<p>Egli ascoltò, fumando il suo sigaro senza parlare.
+Quando Nancy tacque, egli non fece commenti.</p>
+
+<p> &mdash; C'è un battello che parte di qui mercoledì, &mdash; disse. &mdash; Il
+«&nbsp;Kaiser Wilhelm&nbsp;». Andrete a prendere la bambina; &mdash; s'interruppe &mdash; a
+meno che non preferiate farla educare
+in America.</p>
+
+<p> &mdash; Dio guardi! &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Ebbene. Andate a prenderla e conducetela qui.
+E conducete anche la vecchia Fräulein, se vuol venire.
+E poi andate a Porto Venere, o alla Spezia, o dove volete,
+e prendete una casa. E scrivete il vostro Libro. E non pensate
+ad altro.</p>
+
+<p>Nancy non poteva parlare. Vedeva nella sua mente
+Porto Venere, bianca nel sole, sospesa sopra il mare.</p>
+
+<p>E vide il Libro &mdash; il Libro che avrebbe vissuto &mdash; che
+dopo tutto, che malgrado tutto doveva vivere, vivere
+alfine!<span class="pagenum"><a name="Page_313" id="Page_313">[313]</a></span></p>
+
+<p>Siccome ella non rispondeva, egli chiese:</p>
+
+<p> &mdash; Non vi piace? Non volete?</p>
+
+<p>Nancy non aveva parole. Gli prese la mano, e se la
+strinse alle labbra e al cuore.</p>
+
+<p>Egli allora si chinò verso di lei; e i suoi chiari occhi
+celesti erano duri e freddi più del solito.</p>
+
+<p> &mdash; Miss Brown, &mdash; diss'egli, &mdash; Miss Brown stolta e
+temeraria. Voi vi siete auto-suggestionata colle vostre
+proprie parole nelle vostre proprie lettere a credervi innamorata
+di uno Sconosciuto. E poi siete venuta qui,
+per carpire a quello Sconosciuto dei denari. Non è vero?</p>
+
+<p>Nancy ricominciò a piangere.</p>
+
+<p> &mdash; Non piangete. Li avrete i denari. Ma è bene intendersi.
+Io sono un uomo semplice ed amo le cose chiare.
+Voi siete venuta da me per denari. Questa è dunque una
+transazione finanziaria; non è un poema medioevale.</p>
+
+<p>E come Nancy, pallida e esterrefatta, voleva parlare:</p>
+
+<p> &mdash; Taci, Miss Brown, &mdash; disse lui. &mdash; Taci che sarà
+meglio.</p>
+
+<p>Ed ella tacque.</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="XVII_II" id="XVII_II"></a>XVII.</h2>
+
+<p>La casetta di Fräulein a Staten Island nel crepuscolo,
+coi lumi accesi e con una piccola cuffia di neve sul tetto,
+pareva una cartolina d'auguri Natalizi; e Nancy vedendola
+da lontano affrettò i trepidi passi. Era arrivata a New
+York un'ora fa, e aveva lasciato tutte le sue cose al porto,
+per correre al Gartenhaus senza perdere un istante. Le
+dita rosee di Anne-Marie le serravano il cuore. Bisognava
+vederla subito! subito!<span class="pagenum"><a name="Page_314" id="Page_314">[314]</a></span></p>
+
+<p>Fräulein, che era sempre vaga e nebulosa in fatto
+di orarii e di arrivi di bastimenti, aveva deciso che era
+meglio non andarle incontro, anche per evitare alla bambina
+l'attesa allo sbarco, sotto le gelide arcate piene di gente
+e di correnti d'aria. Da tre giorni ella tratteneva in casa
+Anne-Marie colla frase: «&nbsp;La tua mamma può essere qui
+da un momento all'altro&nbsp;». Ma dopo le prime ore di febbrile
+aspettativa e di folli corse al cancello per vedere se
+la mamma arrivava, Anne-Marie aveva detto a Fräulein
+che era una bugiarda, ed essendo stata punita per ciò
+(Fräulein l'aveva con gravità privata di un immaginario
+dolce di crema che Anne-Marie sapeva essere inesistente)
+la bimba aveva sussurrato nel peloso orecchio di Schopenhauer,
+che non crederebbe mai più una parola di ciò
+che Fräulein le direbbe. Schopenhauer, di cui il nome era
+stato scelto da Fräulein con intenti educativi, (cioè, come
+ella scrisse nel suo diario «&nbsp;per sviluppare la mente infantile,
+familiarizzandola di buon'ora coi nomi di Autori e
+di Filosofi&nbsp;») aveva abbaiato scetticamente, dandole ragione;
+poichè anche a lui Fräulein con sibilanti incoraggiamenti
+aveva detto: «&nbsp;Adesso viene mistress! Schopenhauer,
+senti mistress! Cercala, Scioppi!&nbsp;»</p>
+
+<p>Scioppi aveva subito cercato e annasato per tutto
+il giardino, fiutando e graffiando lungo la siepe e scavando
+rapidi buchi nelle aiuole e intorno ai cavoli primaticci;
+ma ben presto aveva compreso che «&nbsp;Mistress&nbsp;» era una
+vana parola, un mero suono &mdash; eccitante, ma illusorio.</p>
+
+<p>E così, per averla troppo presto e troppo a lungo attesa,
+nessuno aspettava Nancy quando essa entrò per il
+piccolo cancello e traversò correndo i minuscoli viali
+del giardino.</p>
+
+<p>Il cuore le batteva in trepida gioia. Quante paure,
+quante ansie aveva avuto per Anne-Marie! Durante gli
+ultimi giorni della traversata, era stata assalita da angoscianti<span class="pagenum"><a name="Page_315" id="Page_315">[315]</a></span>
+e tragiche immaginazioni. Mio Dio! Se Anne-Marie
+correndo attorno per l'isola fosse caduta in mare? Se il
+piccolo fox-terrier fosse diventato idrofobo e l'avesse morsicata?
+Se un automobile &mdash; il cuore di Nancy diede un
+balzo, e ricadde come una palla di piombo, facendola venir
+meno per il terrore di quella reminiscenza... No! non ci
+penserebbe più a queste terribili cose! Non ci penserebbe
+più affatto.</p>
+
+<p>Ma &mdash; se Anne-Marie avesse la scarlattina?! D'un
+tratto Nancy si sentì convinta che Anne-Marie aveva la
+scarlattina, e che arrivando a Staten Island vedrebbe
+sventolare dal balconcino del Gartenhaus la bandieretta
+rossa che avverte...</p>
+
+<p>Nancy era sulla soglia e si apprestò a battere alla
+porta. Poi, prima di osarlo, si lasciò cadere in ginocchio
+sul gradino coperto di neve, e congiunse in puerile gesto
+di preghiera le mani:</p>
+
+<p> &mdash; Signore, fate ch'io trovi Anne-Marie sana e felice!
+Così sia.</p>
+
+<p>Quasi in risposta alla sua preghiera un suono le colpì
+l'orecchio: un accordo di dolcezza e d'armonìa... poi una
+lunga nota tenuta e vibrante, seguìta da un rapido gruppetto
+di note, scoppiettanti e perlate come una risata&nbsp;&mdash;</p>
+
+<p><span class="g"><i>Il violino!</i></span></p>
+
+<p>Nancy balzò dalla soglia e corse sotto la finestra del
+pian terreno illuminata. S'arrampicò sulle roccie ornamentali
+ammonticchiate sotto alla finestra e, lacerandosi
+le mani ai spogli rami dei rosai, riuscì ad afferrare il davanzale
+della finestra e a spingere lo sguardo traverso i vetri
+chiusi e le lievi tende di mussola. E vide Anne-Marie.</p>
+
+<p>Ritta nel cerchio di luce della lampada, col violino
+alto sul braccio sinistro e la guancia lievemente posata allo
+strumento, essa pareva un piccolo angelo musicante di
+Beato Angelico. Teneva le palpebre abbassate, fluttuanti<span class="pagenum"><a name="Page_316" id="Page_316">[316]</a></span>
+capelli biondi le ondeggiavano sul viso, lievi e increspati
+come l'acqua d'un ruscello d'oro.</p>
+
+<p>La gola di Nancy si strinse, e il divino quadro tremò
+e si confuse davanti ai suoi occhi. Poi la mente di Nancy
+vacillò, ascoltando. La bambina suonava come un'artista.
+Trilli e arpeggi le scorrevano dalle dita come cascatelle
+d'argento. Talvolta un accordo pieno e sonoro ne arrestava
+la saltellante leggerezza; poi subito scaturivano nuovi
+trilli, nuove scale rapide e chiare come razzi di luce, sprizzando
+di musica il crepuscolo.</p>
+
+<p>La mano di Nancy scivolò dall'orlo del davanzale,
+e un ramo del rosaio picchiò nel vetro. Subito s'udì l'acuto
+e insistente abbaiare del cane; rapidi passi nel corridoio &mdash; e
+la porta fu aperta dalla sorridente Elisabeth.</p>
+
+<p>Ed ecco Fräulein tutta esclamazioni e domande, ed
+ecco &mdash; ecco Anne-Marie chiusa nelle materne braccia!</p>
+
+<p>Palpitante e viva e stretta se la tenne sul cuore, la
+sua creatura, ringraziando Iddio per i morbidi capelli
+che le sfioravano il viso, per la fresca guancia che odorava
+di sapone, per l'alito dolce che sentiva d'erba e di fiori.</p>
+
+<p> &mdash; Anne-Marie! Anne-Marie! Adorata! Sei stata triste?
+Dimmi, dimmi. Mi hai desiderata tanto? Hai avuto nostalgia
+di me?</p>
+
+<p>Anne-Marie singhiozzava disperatamente:</p>
+
+<p> &mdash; No! no! no! solo adesso! solo adesso!</p>
+
+<p> &mdash; Ma adesso mi hai, tesoro mio!</p>
+
+<p> &mdash; Non importa! Ma adesso ho la nostalgia, ho la nostalgia, &mdash; gridò
+Anne-Marie incoerente e disperata.</p>
+
+<p>E sua madre la comprese. &mdash; Le madri comprendono.</p>
+
+<p> &mdash; Anne-Marie! Non ti lascierò mai più. Te lo prometto.</p>
+
+<p>Anne-Marie la guardò traverso le luccicanti lagrime.
+Sporse la manina umida.</p>
+
+<p> &mdash; Parola d'onesto Indiano? &mdash; disse gravemente.<span class="pagenum"><a name="Page_317" id="Page_317">[317]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Parola d'onesto Indiano, &mdash; disse Nancy mettendo
+solennemente la sua mano in quella di sua figlia.</p>
+
+<p>Schopenhauer, contorcendosi per gli abbaiamenti e
+i dimenamenti di coda, fu carezzato e ammirato, e dimostrò
+la sua bravura nello stare seduto sulle zampe posteriori,
+colla schiena appoggiata al muro. E Fräulein narrò
+tutte le notizie riguardo ai cibi che aveva mangiato
+Anne-Marie, a cui la tapioca non dispiaceva più, ma a cui
+le prugne cotte dispiacevano sempre. Poi siccome era tardi
+e Anne-Marie doveva andare a letto, tutti la accompagnarono
+disopra, anche Schopenhauer. E mentre Elisabeth
+slacciava nastrini e bottoni, e Fräulein spazzolava i capelli
+dorati e ne faceva due treccie, Nancy in ginocchio davanti
+alla piccina rideva con lei e la baciava; e Schopenhauer
+le mangiava le scarpette.</p>
+
+<p>Quando fu in letto, Nancy e Fräulein la lasciarono;
+ma Elisabeth e Schopenhauer dovettero rimanere &mdash; come
+sempre &mdash; seduti nel buio vicino a lei, finchè si addormentava.</p>
+
+<p> &mdash; Ma Fräulein, Fräulein! come la vizii! &mdash; disse Nancy
+scendendo, a braccetto con lei, le piccole scale.</p>
+
+<p> &mdash; Zitta, &mdash; disse Fräulein misteriosamente. &mdash; Ti
+spiegherò.</p>
+
+<p>E quando furono nel salotto &mdash; dove il violino di
+Anne-Marie era sul tavolo, e il suo arco su una sedia a
+bracciuoli, e un suo pezzetto di pece sul sofà &mdash; Fräulein
+si fermò e disse con voce solenne:</p>
+
+<p> &mdash; Ma tu non sai che quella creatura è un Genio? &mdash; Nella
+voce di Fräulein, pronunciando la parola «&nbsp;Genio&nbsp;»
+eravi timore riverenziale, omaggio e genuflessione.</p>
+
+<p>Nancy sedette, e fissò con sguardo distratto il pezzetto
+di pece attaccato al quadrello di panno verde, buttato
+sul sofà. «&nbsp;Un Genio!&nbsp;» La parola, e il tono di trepidante
+stupore in cui fu pronunciato, le destò nel cuore un ricordo.<span class="pagenum"><a name="Page_318" id="Page_318">[318]</a></span></p>
+
+<p>Anni fa, quando la Gloria si era schiusa come un immenso
+fiore di luce innanzi a lei, e che, all'improvviso fragore
+del suo successo, tutti i poeti d'Italia erano venuti
+a felicitarla e ad adularla &mdash; Uno non era venuto. Quegli
+era il grande Cantore della rivolta, il Poeta pagano della
+nuova Roma. Egli era il Genio, il puro e formidabile
+Genio latino, ora glorificato, ora vituperato dall'impetuosa
+ed esaltata gioventù d'Italia. Viveva solitario e lontano
+dal mondo, sordo ai clamori che si facevano intorno
+al suo nome; disdegnoso di laudatori come di detrattori;
+impassibile dinanzi all'invettiva o all'acclamazione.</p>
+
+<p>A trovar lui &mdash; dietro suo laconico consenso &mdash; Nancy
+stessa era andata. Un discepolo, lungo di barba e breve
+di parola, era venuto a prenderla, per condurla alla casa
+del Poeta, sulle mura d'una turrita città...</p>
+
+<p>Era una vecchia casa; e davanti ad essa Nancy ricordava
+di aver veduto una sentinella che camminava in su
+e in giù col fucile sulla spalla. Nancy, allora, aveva riso
+frivola e stolta:</p>
+
+<p> &mdash; Oh! il Poeta ha il soldato di guardia perchè nessuno
+gli rubi le sue idee! &mdash; aveva detto al discepolo.</p>
+
+<p>Ma questi non aveva sorriso.</p>
+
+<p>Poi ella era entrata sola in quella casa, perchè il discepolo
+non era invitato.</p>
+
+<p>Lo spirito del Silenzio regnava sulla fredda e buia
+scala.</p>
+
+<p>La porta le era stata aperta da una pallida serva
+trasognata, di cui l'unica missione al mondo pareva essere
+quella di non far rumore. Tre tacite donne, figlie
+forse del Poeta, le avevano detto con voci sommesse di
+prendere posto. Tutte avevano un'aria dolce e soggiogata
+come se vivessero giorno per giorno con qualche cosa
+che le struggesse, che le divorasse. E pareva che ne fossero
+contente. Esse esistevano unicamente per badare
+a ciò che il Genio non fosse disturbato.<span class="pagenum"><a name="Page_319" id="Page_319">[319]</a></span></p>
+
+<p>Ed ecco che la porta si aprì bruscamente e il Genio
+entrò. Era un fiero uomo, colla testa grigia e leonina e
+gli occhi impazienti. E Nancy, vedendolo, comprese che
+si potesse volentieri traversare la vita in punta di piedi
+per non disturbarlo. Comprese che si abbassasse la voce
+e si frenasse il gesto davanti a lui. Comprese che egli aveva
+il diritto di divorare.</p>
+
+<p>Egli teneva tra le mani il piccolo libro di Liriche. Poi
+parlò in accenti brevi e staccati. Disse:</p>
+
+<p> &mdash; Tre sole donne furono poeti: Saffo; Desbordes
+Valmore; Elisabetta Browning. Ed ora &mdash; voi... Andate;
+e lavorate.</p>
+
+<p>Pronunciò poche altre parole; e tutte colla voce austera
+e gli occhi foschi sotto le ciglia aggrottate. Ma Nancy gli
+aveva detto addio, tremante e abbagliata di felicità.</p>
+
+<p>Le Divorate le avevano silenziosamente aperta la porta,
+ed ella già scendeva, vacillante e col cuore inondato d'emozione,
+la scala &mdash; quando udì un greve passo sopra a
+lei; si fermò e si guardò indietro.</p>
+
+<p>Egli era uscito sul pianerottolo e la seguiva cogli
+occhi saettanti sotto la fiera fronte. Essa si fermò e il
+cuore le batteva forte.</p>
+
+<p> &mdash; Addio, &mdash; disse il Poeta. &mdash; Aspetto e confido.</p>
+
+<p>Ella aveva mormorato:</p>
+
+<p> &mdash; Grazie.</p>
+
+<p>E poi era scesa rapida, colla vista turbata da subite
+lagrime, e non s'era più voltata indietro. Ma sapeva che
+egli era rimasto lassù, fermo, a guardarla.</p>
+
+<p>«&nbsp;Aspetto e confido&nbsp;». Le tre parole l'avevano scossa e
+ridestata. Suonavano come una fanfara nel suo cuore.</p>
+
+<p>Ahimè! egli aveva aspettato e confidato invano.</p>
+
+<p>Ella non aveva mai scritto un altro libro.</p>
+
+<p>Ed ora i severi occhi non leggerebbero più nulla. E
+il grande cuore non aspettava più.</p>
+
+<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_320" id="Page_320">[320]</a></span>... Nancy fissava ancora, con occhi vacui, il piccolo
+pezzo di pece ambrata, attaccato al pezzetto di panno
+verde, sul sofà &mdash; lo fissava senza vederlo. Un Genio!...
+Era un Genio la sua piccola Anne-Marie? Quella creaturina
+tenera e gaia come un uccelletto selvatico, era essa uno dei
+Divoratori?</p>
+
+<p>Sì. Regnava già nel Gartenhaus quell'atmosfera di
+peritante attesa, di riverente silenzio, d'anelanza al sacrificio:
+l'atmosfera del Divoratore. Fräulein parlava a
+voce bassa; Elisabeth e il cane stavano seduti nel buio,
+mentre il Genio s'addormentava. Il suo violino possedeva
+la tavola, il suo arco la poltrona, la sua pece il sofà. E
+Fräulein aveva nei suoi atteggiamenti tutta la sua stupefazione
+d'una Divorata.</p>
+
+<p> &mdash; Quella bambina è un Genio, &mdash; continuava a ripetere. &mdash; Sarà
+come Wagner. Ma molto più grande.</p>
+
+<p>Poi parve risvegliarsi e ricordare le cose di minore
+importanza, le piccole realtà della vita.</p>
+
+<p> &mdash; Ah! ma non m'hai detto ancor nulla del tuo viaggio.
+Che cos'hai combinato cogli editori? Il tuo libro quando
+escirà? Ma poverina, poverina! devi essere stanca! devi
+aver fame!... Zitta! facciamo piano!... La stanza della piccina
+è proprio qui sopra! &mdash; E Fräulein si mise un timoroso
+indice sul labbro. &mdash; Se non ti spiace, ti preparerò
+la cena in cucina. Anne-Marie, quando non è lei che mangia,
+non vuol sentir rumore di piatti.</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="XVIII_II" id="XVIII_II"></a>XVIII.</h2>
+
+<p>Dunque Nancy non andò a Porto Venere. Nè alla
+Spezia. Perchè in quegli azzurri ed incantevoli luoghi
+non si trovavano dei grandi maestri di violino.<span class="pagenum"><a name="Page_321" id="Page_321">[321]</a></span></p>
+
+<p>Si trovavano, è vero, dei balconi colla vista sulla immensa
+vastità del mare; e di fronte all'acqua (azzurra e
+danzante ispiratrice) Nancy avrebbe potuto vedere le sue
+visioni, e sognare i suoi sogni, e scrivere il suo Libro. Ma &mdash; come
+diceva così saggiamente Fräulein &mdash; un libro si
+può scrivere dovunque, pur di avere una tavola e un calamaio.
+Mentre Anne-Marie bisognava che coltivasse il
+suo dono, e seguisse la sua vocazione. Anne-Marie doveva
+studiare il violino.</p>
+
+<p>Così scrisse Nancy al Selvaggio spiegandogli tutto
+ciò; e poi andò con Anne-Marie e Fräulein a Praga, dove
+viveva il più grande di tutti i maestri di violino. Egli era
+un boemo, rude, selvaggio e barbuto, e teneva chiuso nel
+suo aspro petto il suo cuore sensitivo, ferito dalle ingratitudini
+di grandi artisti. Egli abitava in una brutta strada
+della vecchia Praga, e la sua casa &mdash; vicina a un negozio
+di casse da morto &mdash; era la più brutta di tutta la strada.</p>
+
+<p>Egli passava i suoi giorni tra mani destre e sinistre,
+tra orecchie intonate e stonate, tra cranii dai capelli lunghi
+e dai cervelli piccoli. E alle quattro dita delle mani sinistre
+egli insegnava a danzare e balzare su quattro corde
+tese; e ai polsi delle destre egli dava forza e flessibilità
+per controllare il guizzo e il volo d'un arco. E quando aveva
+insegnato tutto ciò, le mani stringevano le sue, e se ne
+andavano per il mondo a suonare fantasie e rapsodie e
+sonate e danze; ma raramente estraevano dalle tasche
+i non pagati onorarii dovuti al grande maestro. Perciò
+il grande maestro viveva sempre nella brutta casa, nella
+brutta strada vicino alle casse da morto.</p>
+
+<p>Questo grande maestro udì Anne-Marie e subito l'adorò.
+Anche lui la chiamò «&nbsp;das Wunderkind&nbsp;», e prese
+le due piccole mani e vi mise due paia di piccole ali. Ed
+Anne-Marie con esse volò sopra a tutte le difficoltà.</p>
+
+<p>Nancy tolse dai bauli il manoscritto del Libro, e lo<span class="pagenum"><a name="Page_322" id="Page_322">[322]</a></span>
+mise sulla tavola della sua camera. L'appartamento che
+avevano preso era anch'esso nella brutta strada della
+vecchia Praga, perchè così erano più vicine al Professore.</p>
+
+<p>Di fronte alla finestra di Nancy era una fila di case
+gialle, di case grigie e di case rosse. Nancy le vedeva ogni
+volta che alzava gli occhi dal tavolo.</p>
+
+<p>Ma aveva il suo manoscritto e la sua penna e il suo
+inchiostro, e poteva lavorare senza che nessuno la disturbasse.
+E' vero che il violino di Anne-Marie si udiva
+anche traverso le due porte chiuse; ma questo, naturalmente,
+non era che una gioia per Nancy. E poi, se essa si
+legava una sciarpa strettamente intorno al capo e sulle
+orecchie, non sentiva quasi più nulla.</p>
+
+<p>Dunque, Nancy non aveva proprio alcuna scusa per
+non lavorare. Se lo diceva anche lei, mille volte al giorno,
+seduta davanti al suo tavolo colla sciarpa legata intorno
+alle orecchie e gli occhi fissi sulla casa gialla dirimpetto.</p>
+
+<p>Dalla finestra aperta entrava il suono di dure e forti
+voci czeche: lo strano linguaggio nuovo, di cui Nancy
+aveva imparato soltanto due o tre parole, le suonava
+costantemente nell'orecchio: «&nbsp;Kavarna... Vychod... Narodni
+Dum...&nbsp;» le insensate parole le giravano nella testa
+come un carosello multicolore.</p>
+
+<p>Anche di notte, in sogno, le pareva di tenere lunghe conversazioni
+in czeco. Ma a tutto ciò ella si abituerebbe tra
+poco, e potrebbe alla fine mettersi tranquillamente al suo
+lavoro.</p>
+
+<p>Poichè ora non aveva più ansie, nè preoccupazioni.
+Del benessere morale e fisico di Anne-Marie si occupava
+Fräulein Müller, con incessante ed agitata cura: ritenendo
+di uguale importanza la passeggiata nel parco e lo studio
+dei «&nbsp;Zigeunerweisen&nbsp;»; la scodella di minestra, e la preghiera
+mattutina e serale.</p>
+
+<p>E inoltre, Nancy non aveva preoccupazioni materiali.
+Ella aveva deciso di accettare &mdash; con gratitudine<span class="pagenum"><a name="Page_323" id="Page_323">[323]</a></span>
+e senza farsi degli scrupoli &mdash; tutto ciò che le occorreva,
+per due anni, dal suo amico il Selvaggio. Assai prima che
+fossero passati due anni il Libro sarebbe scritto e pubblicato,
+ed ella gli ripagherebbe tutto. E, del resto, che importava
+ripagare? Egli non chiedeva che di saperla felice;
+di poterle procurare due anni di tranquillità in cui essa
+vivrebbe per sè, e compirebbe la sua missione. Così egli
+scriveva. Egli doveva ritornare al Transvaal e restarvi,
+poco più, poco meno, per due anni. Ch'ella frattanto
+seguisse la chiamata del suo genio, da troppo tempo soffocato
+dalle meschine cure materiali! vivesse la sua vita,
+compiesse la sua missione, scrivesse il suo Libro!...</p>
+
+<p>Dunque Nancy sedette davanti ai suoi manoscritti
+e cercò di vivere la sua vita, e di non udire il violino, e
+di non badare alle continue interruzioni.</p>
+
+<p>Ma nel cuore le sorgeva insistente ed angosciante il
+desiderio di rivedere il Selvaggio prima che ripartisse
+dall'Europa: la straziava, la ossessionava uno struggimento
+acuto, doloroso, di rivedere i suoi freddi occhi
+azzurri, di riudire la sua voce grave e severa; di sentire
+ancora intorno alla sua propria fralezza, la proteggente
+forza di lui.</p>
+
+<p>E accanto a questa angoscia era l'altro lancinante
+tormento: il pensiero della sua vita sterile e del suo ingegno
+sprecato.</p>
+
+<p>Poichè ben lo sapeva, qui, a Praga, ella non avrebbe
+mai fatto nulla, non avrebbe mai terminato il Libro...</p>
+
+<p>Ancora una volta la percezione acuta della fuga del
+tempo e della brevità della vita le morse, come un serpe
+avvelenato il cuore.</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>La belle qui veut,</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>La belle qui n'ose,</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Cueillir les roses</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Du jardin bleu...</i><br /></span>
+<span class="pagenum"><a name="Page_324" id="Page_324">[324]</a></span></div></div>
+
+<p>Ed ella gli scrisse: «&nbsp;Non posso lavorare. Sono sommersa
+da un'onda d'indicibile tristezza. Un chimerico desiderio
+che non ha nome, si abbatte su me, e mi distrugge. Oh,
+mio amico diletto, prima di partire, venite a portarmi
+via! Riportatemi in Italia, e chiudetemi in qualche asilo
+fiorito e solitario, dove io possa riudire la voce della mia
+fantasia riparlarmi nel linguaggio di mia madre. Mi sembra
+che colla dolce cadenza latina, anche la voce dell'estro
+perduto si risveglierà. Talvolta, io sento tale possanza,
+tale foga di turbolenta ispirazione in me, che mi sembra
+di poter scuotere il mondo! Ma poi ecco che il mio Genio
+s'impiglia e s'imprigiona nelle piccolezze, come un gigantesco
+angelo a cui fossero legate con del filo da cucire le
+grandi ali fremebonde...&nbsp;»</p>
+
+<p>La porta si aprì, e Fräulein si affacciò solenne e sibillina,
+con gli occhi appannati di lagrime.</p>
+
+<p> &mdash; Nancy! Oggi per la prima volta Anne-Marie suonerà
+del Beethoven. Vieni a sentire.</p>
+
+<p>Nancy si alzò, rapida, e seguì Fräulein nella sala dove
+il Professore e il suo assistente erano venuti a dare la lezione
+ad Anne-Marie.</p>
+
+<p>Il Professore, che non suonava il pianoforte, aveva
+condotto l'assistente per gli accompagnamenti, e questi
+sedeva già davanti al Bechstein, dondolando il capo nero
+e crespo, pronto a cominciare. Anne-Marie era ritta davanti
+al leggìo, già in posizione col violino alzato. Il Professore,
+colle mani dietro la schiena, la guardava.</p>
+
+<p>La romanza in fa del Beethoven principiò.</p>
+
+<p>La semplice melodia iniziale fluì pura e piana dalle
+dita della bimba, e fu ripetuta dal pianoforte solo. L'ostinato
+crescendo della seconda frase si sollevò gradualmente
+fino all'appassionata nota acuta, e poi si lasciò ricondurre
+alla mitezza, dai trilli ritrosetti e teneri &mdash; come
+un uomo incollerito s'intenerisce alla voce di un fanciullo.<span class="pagenum"><a name="Page_325" id="Page_325">[325]</a></span></p>
+
+<p>Marziali note al pianoforte. La testa nera ed energica
+del pianista segnava a scosse il ritmo. Ed ora Beethoven
+riconduceva l'arco di Anne-Marie dolcemente,
+a passi indugianti verso la china soave della prima melodia.
+E ancora una volta la testa dell'assistente si dimenò,
+ritmica, sull'«&nbsp;a solo&nbsp;», pel pianoforte. Giù, sul «&nbsp;fa&nbsp;» acuto
+cadde con attacco deciso e veemente l'arco di Anne-Marie.</p>
+
+<p> &mdash; Brava! &mdash; gridò a un tratto il Professore. &mdash; Fa,
+mi, sol..., suonali sulla quarta corda!...</p>
+
+<p>Anne-Marie senza smettere fece cenno di sì col capo.
+Ora le otto note accentuate del pianoforte parevano una
+fanfara, e furono ripetute da Anne-Marie.</p>
+
+<p> &mdash; Questo dev'essere come un suon di tromba, &mdash; gridò
+il Professore.</p>
+
+<p> &mdash; Si, sì, mi ricordo, &mdash; disse Anne-Marie.</p>
+
+<p>Ed ecco, per la terza volta, ritornare la melodia; Anne-Marie
+la suonò, piano come un sospiro &mdash; pareva suonare
+in sogno &mdash; e fece un gruppetto pianissimo, di una leggerezza
+così vaporosa, che il Professore si cacciò violentemente
+le mani in tasca e l'assistente stupefatto volse il
+capo dal pianoforte e la guardò. Era la fine: le scale ascendenti
+fluttuarono sempre più lene e lenti... si dileguarono...
+e le tre ultime note chiamanti, solitarie, caddero come
+stelle &mdash; pure, splendide, lontane.</p>
+
+<p>Per un istante nessuno parlò. Poi il Professore si avvicinò
+alla bambina.</p>
+
+<p> &mdash; Perchè hai detto «&nbsp;mi ricordo&nbsp;» quando io ti ho
+detto di far le note come uno squillo di tromba?</p>
+
+<p> &mdash; Non so, &mdash; disse Anne-Marie con quell'aria vaga
+e trasognata che aveva sempre dopo aver suonato.</p>
+
+<p> &mdash; Che cosa intendevi di dire?</p>
+
+<p> &mdash; Niente, volevo dire che capivo, &mdash; disse la bimba.</p>
+
+<p>Il Professore la guardava con le ciglia aggrottate, e
+le sue labbra movevano nervosamente.</p>
+
+<p> &mdash; Tu hai detto «&nbsp;mi ricordo&nbsp;»! Ed io credo che tu<span class="pagenum"><a name="Page_326" id="Page_326">[326]</a></span>
+«&nbsp;ricordi&nbsp;»; tu non stai imparando nulla di nuovo. Tu stai
+ricordandoti di cose che hai saputo già.</p>
+
+<p>Fräulein intervenne, agitata:</p>
+
+<p> &mdash; Ach, Herr Professor! Le accerto, che la bambina
+non ha mai veduto questo pezzo! Io sono stata sempre
+con lei da che ha cominciato a studiare il violino, e le
+assicuro...</p>
+
+<p>Il Professore agitò una mano impaziente. Teneva ancora
+lo sguardo fisso su Anne-Marie.</p>
+
+<p> &mdash; Chi è? &mdash; mormorò scotendo la grigia testa tremula. &mdash; Chi
+abbiamo qui? Che sia Paganini!... Se fosse
+Mozart? Spero che sia Mozart. &mdash; Si volse all'assistente
+che dalla fine della Romanza era rimasto immobile al pianoforte,
+coi gomiti sulla tastiera e la faccia tra le mani: &mdash; Bertolini!
+Che ne dici tu? Chi è davanti a noi in questo
+involucro?</p>
+
+<p> &mdash; Io non so, &mdash; disse Bertolini, commosso. &mdash; Io sono
+muto.</p>
+
+<p> &mdash; Ringrazia il cielo che non sei sordo, &mdash; disse il Professore, &mdash; e
+che ti è stato concesso di udire questa meraviglia.</p>
+
+<p>Poi il Professore cercò vagamente il cappello, e, trovatolo,
+prese commiato perchè aveva molto da fare. Bertolini
+rimase indietro a riporre nella cassetta il prezioso
+Guarnerius del Professore, a lui più caro che moglie e
+figli; e la sua musica; e i suoi guanti; e i suoi occhiali; e
+tutte le altre cose che il Professore dimenticava, perchè
+era un uomo molto distratto.</p>
+
+<p>E Nancy disse all'assistente:</p>
+
+<p> &mdash; Lei è Italiano?</p>
+
+<p> &mdash; Sissignora, &mdash; disse Bertolini, facendosi rosso.</p>
+
+<p> &mdash; Anch'io, &mdash; disse Nancy. E furono amici.</p>
+
+<p>Bertolini venne l'indomani a domandare se poteva
+studiare un po' con «&nbsp;la piccola Wunder&nbsp;»; e i due rifecero
+insieme la romanza in fa, e poi la Romanza in sol.<span class="pagenum"><a name="Page_327" id="Page_327">[327]</a></span></p>
+
+<p>E poi della musica dei vecchi classici italiani, Corelli
+e Vivaldi: preludii e correnti, gighe e sarabande. Bertolini
+tornò anche il giorno seguente; e il giorno dopo; e tutti
+i giorni. Egli era un violinista di second'ordine, e un pianista
+di terz'ordine. Ma era un musicista di primissimo
+ordine &mdash; musicista nato: con tutte le manìe, e la sensitività,
+e la pedantesca minuzia, e la eccitabilità del musicista
+vero. Arrivava timido e corretto, col suo buon viso
+grasso, placido sotto ai ben spazzolati capelli. E mezz'ora
+dopo, lo si sentiva per tutta la casa urlare e vociferare,
+smaniando e battendo i piedi sui pedali.</p>
+
+<p>Ad Anne-Marie piaceva che gridasse. La interessava
+di osservare le faccie ch'egli faceva quando lei, apposta,
+suonava delle note sbagliate: lo vedeva scuotere la testa
+nera e arricciare il naso, e aprire una gran bocca a gridare.
+Un giorno ella si divertì, in un pezzo scritto nel tono
+di «&nbsp;fa&nbsp;», a suonare ogni «&nbsp;si&nbsp;» naturale invece che bemolle.</p>
+
+<p> &mdash; Si bemolle, &mdash; disse Bertolini la prima volta.</p>
+
+<p> &mdash; <em>Bemolle</em>! &mdash; gridò alla seconda volta.</p>
+
+<p> &mdash; BEMOLLE! &mdash; urlò, frenetico, calpestando i pedali,
+afferrando con mano febbrile le irsute nere chiome che gli
+coprivano serrate e crespe la testa come un berretto d'astrakan.</p>
+
+<p> &mdash; Cos'ha questo «&nbsp;bemolle&nbsp;»? &mdash; chiese Fräulein alzando
+blandi occhi dal suo lavoro.</p>
+
+<p>Anne-Marie rise.</p>
+
+<p> &mdash; Io non so che cos'ha. Mi pare diventato matto!</p>
+
+<p>Così fu dato a Bertolini il nome di Bemolle, che gli
+rimase per sempre.</p>
+
+<p>Bemolle, che era sopratutto compositore, ora non
+componeva più. Egli fu ben presto uno dei Divorati. Le
+sue mattinate erano prese dal Professore. I suoi pomeriggi
+egli li diede ad Anne-Marie. Arrivava ogni giorno, dopo
+colazione, e senza dir nulla si metteva al pianoforte. Con
+accordi di dolcezza conturbevole, con arpeggi fluidi e preludianti,<span class="pagenum"><a name="Page_328" id="Page_328">[328]</a></span>
+egli adescava la piccola Anne-Marie che lasciava
+giocattoli e racconti delle fate, e s'avvicinava, come attirata
+da un invisibile magnete.</p>
+
+<p>E poichè il Professore aveva detto:</p>
+
+<p> &mdash; Con questa bambina si può cominciare dalla fine, &mdash; Bemolle
+la condusse con inviti astuti e con musicali
+allettamenti, a traversare lieta e leggiera i trabocchetti
+del Paganini, gli abissi del Beethoven, le alture di Bach.</p>
+
+<p>E i suoi nove anni non erano compìti ancora.</p>
+
+<p>E venne il giorno in cui Nancy fu chiamata dal suo lavoro
+per sentire Anne-Marie che suonava la «&nbsp;Chaconne&nbsp;».</p>
+
+<p>Quel giorno Nancy, tornando nella sua camera, piegò
+e mise via la sciarpa con cui si era coperta le orecchie.
+Radunò i suoi manoscritti, li legò insieme, li baciò e
+disse loro addio. Poi li ripose. Per sempre.</p>
+
+<p class="pad2">In risposta alla lettera di Nancy, il Selvaggio venne
+a Praga.</p>
+
+<p>Era assai confortante il rivederlo. La sua statura
+e le sue larghe spalle riempivano l'appartamento; la sua
+tranquilla forza soggiogava e calmava gli animi. Ben egli
+era «&nbsp;il baluardo&nbsp;» di cui Clarissa aveva parlato nella Villa
+Solitudine, tanti anni fa.</p>
+
+<p>Fortunata la donna che appartiene a un baluardo.
+Dopo ch'ella si sarà sforzata a buttarlo giù, si sarà
+agitata per smuoverlo, affannata per raggirarlo, e ferita
+per cozzarvi contro, siederà tranquilla e domata nella sua
+ombra protettrice, e ringrazierà il cielo d'averlo trovato
+incrollabile.</p>
+
+<p>Un'ora dopo l'arrivo del Selvaggio, la imperiosa Anne-Marie
+era soggiogata e rapita; Fräulein, sollecita e felice,
+s'affaccendava per rifocillarlo e ristorarlo; e Nancy, calma
+e serena in poltrona, lo contemplava; e le pareva che
+nulla più al mondo potesse perturbarla o ferirla.<span class="pagenum"><a name="Page_329" id="Page_329">[329]</a></span></p>
+
+<p>Quando fu sera, e che Fräulein era andata a condurre
+a letto Anne-Marie, il Selvaggio, fumando il suo sigaro,
+disse a Nancy:</p>
+
+<p> &mdash; Ho fatto ciò che mi chiedeste nella vostra lettera.</p>
+
+<p> &mdash; Non so più, &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; L'asilo fiorito e solitario in Italia vi aspetta. Ha
+un grande giardino e una immensa vista. Quando vi ci
+avrò installata, parto subito per il Transvaal.</p>
+
+<p> &mdash; Oh Dio! &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Come dite? &mdash; disse il Selvaggio.</p>
+
+<p> &mdash; E' proprio necessario che andiate così lontano?</p>
+
+<p> &mdash; Sì; nella miniera di San Juan c'è qualche cosa che
+non va. C'è dell'acqua. Avrei dovuto partire molto prima;
+tre mesi fa, quando ve lo scrissi. Ma questo non vi riguarda, &mdash; soggiunse
+seccamente il Selvaggio.</p>
+
+<p> &mdash; E' vero, &mdash; disse Nancy, molto mite.</p>
+
+<p> &mdash; Dunque parliamo di voi e del vostro lavoro in Italia, &mdash; disse
+lui. &mdash; Quando contate di partire?</p>
+
+<p>Quella domanda fece scorrere nelle vene di Nancy
+un fremito di deliziante agitazione. «&nbsp;Quando contate di
+partire?&nbsp;» Che allettante, che incantevole frase!</p>
+
+<p> &mdash; Potrete essere pronta dopo domani?</p>
+
+<p>Anche in quelle parole che balsamo! che diletto!
+Nancy avrebbe voluto ascoltare eternamente delle domande
+simili.</p>
+
+<p>Ma egli aveva cessato di domandare, e aspettava
+ch'ella rispondesse.</p>
+
+<p>Rispose con esitanza.</p>
+
+<p> &mdash; Ma... e il violino di Anne-Marie?</p>
+
+<p>Egli aspettò che ella si spiegasse; ed ella spiegò. Anne-Marie
+sarebbe diventata uno straordinario virtuoso. Anne-Marie
+era una portentosa rivelazione di genio musicale &mdash; il
+grande maestro stesso lo aveva detto &mdash; e doveva
+quindi restare a Praga, dove vi era il Professore che le<span class="pagenum"><a name="Page_330" id="Page_330">[330]</a></span>
+dava delle lezioni che nessun altro le poteva dare, e dove
+v'era anche Bemolle che dedicava tutto il suo tempo e
+tutto il suo talento a lei.</p>
+
+<p>Il Selvaggio ascoltò, con gli occhi fissi su Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; E allora...?</p>
+
+<p> &mdash; Ah, &mdash; sospirò Nancy. &mdash; E allora...?</p>
+
+<p> &mdash; Volete lasciarla qui? &mdash; chiese il Selvaggio.</p>
+
+<p> &mdash; No, &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Volete condurla via?</p>
+
+<p> &mdash; No, &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; E allora...?</p>
+
+<p>Nancy alzò lo sguardo, turbato sotto le alate sopracciglia,
+sul viso calmo e forte di lui.</p>
+
+<p> &mdash; Aiutatemi, &mdash; disse.</p>
+
+<p>Egli terminò di fumare il suo sigaro senza parlare.
+Poi la aiutò. La guardò bene in viso coi suoi chiari occhi
+sicuri, mentre le parlava. Disse:</p>
+
+<p> &mdash; Voi non potete seguire due strade diverse. Avete
+detto che il vostro Genio è una gigantesca aquila imprigionata
+che cogli artigli vi dilania il cuore.</p>
+
+<p> &mdash; E' vero. Ma da poi che vi scrissi, il Genio di Anne-Marie
+si è lanciato a risonante volo verso la luce.</p>
+
+<p> &mdash; Avete detto che i vostri pensieri non espressi erano
+un dolore, che il vostro lavoro non compiuto vi era uno
+strazio.</p>
+
+<p> &mdash; E' vero. Ma debbo io arrestare una viva fontana
+di musica, perchè i miei muti libri non scritti abbiano
+vita?</p>
+
+<p>Egli non rispose subito; poi disse:</p>
+
+<p> &mdash; Non vi è mai venuto il pensiero che forse la bambina
+sarebbe più felice, se, invece di essere un genio, non
+fosse altro che una semplice bambina?</p>
+
+<p> &mdash; No, &mdash; disse Nancy, &mdash; non mi è mai venuto in
+mente.<span class="pagenum"><a name="Page_331" id="Page_331">[331]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; E non sarebbe forse stato meglio se anche voi,
+invece di essere poeta, foste stata semplicemente una
+donna felice?</p>
+
+<p> &mdash; Ah! forse, &mdash; disse Nancy. &mdash; Ma voi contate senza
+il mago... quello di Hamlin, sapete pure!</p>
+
+<p> &mdash; Non ne so nulla, &mdash; disse il Selvaggio.</p>
+
+<p> &mdash; Ma come? non sapete la leggenda del Pifferaro
+d'Hamlin? del mago dalle lunghe gambe, dalle vesti pezzate,
+che arrivò a Hamlin, la città infestata dai ratti?</p>
+
+<p> &mdash; Raccontatemela, &mdash; disse sorridendo il Selvaggio.</p>
+
+<p>E Nancy raccontò:</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Quanto mi pagherete,&nbsp;» disse al borgomastro il
+Pifferaro pezzato, «&nbsp;se vi libero la città dalla peste dei
+ratti?&nbsp;» &mdash; «&nbsp;Cinquemila corone,&nbsp;» disse il borgomastro,
+ridendo di lui. &mdash; «&nbsp;Cinquemila corone!&nbsp;» gridarono i cittadini,
+sperando in lui. &mdash; «&nbsp;Va bene,&nbsp;» disse il Pifferaro.
+E scese nella strada; e suonò il suo piffero per le vie della
+città. Allora da tutte le case sbucarono i ratti, tutti i ratti,
+piccoli e grandi, e lo seguirono. Giunse così alla montagna
+che è in fondo alla città. La montagna si aprì davanti al
+Pifferaro ed egli vi entrò suonando il suo piffero. E dietro
+a lui, spingendosi ed azzuffandosi, entrarono tutti i ratti,
+piccoli e grandi. La montagna si richiuse. E i ratti non tornarono
+mai più a Hamlin... Passò un anno, ed ecco, il Pifferaro
+riapparve a domandare che gli si pagassero le cinquemila
+corone. «&nbsp;Ma che!&nbsp;» dissero i cittadini che non avevano
+più ratti in casa. &mdash; «&nbsp;Ma che!&nbsp;» disse il borgomastro
+che non si ricordava di averne mai avuti. &mdash; «&nbsp;Va bene,&nbsp;»
+disse il Pifferaro. E scese nella strada e suonò il suo piffero
+per le vie della città. Allora da tutte le case sbucarono i
+bambini, tutti i bambini, piccoli e grandi, e lo seguirono,
+ballando e cantando. Giunsero così fino alla montagna
+che è in fondo alla città. E la montagna si aprì davanti
+al Pifferaro ed egli vi entrò suonando il suo piffero. E dietro<span class="pagenum"><a name="Page_332" id="Page_332">[332]</a></span>
+a lui, spingendosi ed azzuffandosi, entrarono tutti i bambini,
+piccoli e grandi. E la montagna si richiuse. E i bambini
+non tornarono mai più a Hamlin.&nbsp;»</p>
+
+<p>Nancy tacque, e nelle chiare iridi veleggiarono i sogni.
+Poi soggiunse:</p>
+
+<p> &mdash; Io ero certo tra quei bambini che il Pifferaro chiamò!</p>
+
+<p>E Nancy rise, con un'ombra di tristezza nelle pupille.</p>
+
+<p>Il Selvaggio la guardava pensando che tra pochi
+giorni non l'avrebbe veduta più. Ma Nancy seguiva il filo
+dei suoi pensieri.</p>
+
+<p> &mdash; Il Pifferaro della Gloria! E' lui, che già da bambina
+m'ha chiamata!... Quelli che l'hanno udito, devono
+seguirlo. Devono lasciar tutto, calpestar tutto, e via,
+per vette e balze e precipizii, lo devono seguire!... Nei
+giorni e nelle notti la sua chiamata mi ha scosso i nervi,
+mi ha tolto a strappi e a brandelli il cuore. Ma non è,
+non è la sua chiamata che fa male: <em>è di non poterla
+seguire!</em> E' l'essere fermati e trascinati indietro
+da tutte le affettuose mani protese! I piccoli doveri
+quotidiani, come i grandi ed eroici amori, tutti,
+tutti s'uniscono per fermarci e richiamarci, e trattenerci.
+E così si resta... E si è vinti e vani e vuoti... Sì, vuoti!
+Perchè la nostra anima è partita dietro al Pifferaro! &mdash; Nancy
+trasse un lungo sospiro, ricordando molte cose.
+Poi disse, a voce bassa: &mdash; Ma ora il Pifferaro ha zufolato
+anche per Anne-Marie! Essa lo ha udito, e lo dovrà
+seguire. E se per seguirlo, il suo cammino passa sulle
+mie speranze infrante e sui miei libri non scritti, ebbene:
+glieli metterò sotto ai piedini, e le dirò che calpesti,
+corra, danzi! E che sia benedetta!</p>
+
+<p> &mdash; Che sia benedetta, &mdash; ripetè il Selvaggio.</p>
+
+<p>E Nancy disse:</p>
+
+<p> &mdash; Grazie.</p>
+
+<p> &mdash; Allora sia così, &mdash; diss'egli dopo una breve pausa. &mdash; Ma<span class="pagenum"><a name="Page_333" id="Page_333">[333]</a></span>
+quando avete preso una decisione, non dovete rimpiangerla.
+Ricordatevi che se volete che vostra figlia
+sia un'aquila, dovrete strappare le ali vostre, e darle a lei.</p>
+
+<p> &mdash; Ogni singola piuma! &mdash; disse Nancy, con un pallido
+sorriso.</p>
+
+<p> &mdash; E quando gliele avrete date, &mdash; disse il Selvaggio, &mdash; ella
+le stenderà... e vi volerà via.</p>
+
+<p> &mdash; Lo so, &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; E voi resterete sola.</p>
+
+<p> &mdash; Sì, &mdash; disse Nancy, pensando agli anni a venire.</p>
+
+<p>E per veder lontano, chiuse gli occhi.</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="XIX_II" id="XIX_II"></a>XIX.</h2>
+
+<p>Il Selvaggio rimase a Praga dieci giorni e condusse
+Anne-Marie sulla Moldau, e alla montagna bianca, e al
+Monte Petrino.</p>
+
+<p>Ed ecco giunta la sua ultima giornata. Venne nella
+mattinata, e invitò Miss Brown, sola, ad accompagnarlo
+alla vallata della Sarka. Miss Brown &mdash; egli sempre così
+la chiamava &mdash; accettò, pallidetta e quieta.</p>
+
+<p>Era una fulgida giornata estiva. La campagna era
+tutta accesa di papaveri rossi, come un cappello della
+festa da sguaiata provinciale.</p>
+
+<p>Il cuore di Miss Brown era triste.</p>
+
+<p> &mdash; Parto stasera, &mdash; disse il Selvaggio, &mdash; alle otto e
+quaranta.</p>
+
+<p> &mdash; Lo so. Me l'avete già detto venti volte, &mdash; disse
+Miss Brown.</p>
+
+<p> &mdash; Mi piace che ci pensiate, &mdash; disse lui; ed ella non
+rispose. &mdash; Vado nelle mie miniere nel Transvaal...<span class="pagenum"><a name="Page_334" id="Page_334">[334]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Me lo avete già detto duecento volte, &mdash; disse Miss
+Brown con petulanza.</p>
+
+<p>Egli proseguì calmo:</p>
+
+<p> &mdash; ... nel Transvaal, e dovrò starci un anno, forse
+due anni e badare a quella miniera di San Juan. Poi
+ritornerò. &mdash; Tossì. &mdash; Oppure, non ritornerò.</p>
+
+<p>Nessuna risposta.</p>
+
+<p> &mdash; Non avete mutato nulla ai vostri propositi, riguardo
+all'andare in Italia a scrivere il vostro libro?</p>
+
+<p> &mdash; No, nulla, &mdash; disse Nancy, con due strisciette bianche
+ai lati delle narici.</p>
+
+<p> &mdash; Lo pensavo.</p>
+
+<p>Poi camminarono in silenzio. Il fiume scorreva, verdemarino
+e liscio e lucido come seta giapponese. Gli uccelli
+cantavano, e il vento correva sui papaveri.</p>
+
+<p> &mdash; Nancy, &mdash; diss'egli.</p>
+
+<p>Era la prima volta ch'egli la chiamava col suo nome.
+Ella si coprì la faccia e pianse.</p>
+
+<p>Egli non tentò di consolarla. Dopo qualche tempo
+le disse:</p>
+
+<p> &mdash; Siediti.</p>
+
+<p>Ed ella sedette sull'erba e continuò a piangere.</p>
+
+<p> &mdash; Mi ami dunque tanto? &mdash; chiese egli.</p>
+
+<p> &mdash; Perdutamente, &mdash; disse lei, alzando a lui i miti
+occhi inondati di lagrime.</p>
+
+<p>Egli le sedette accanto.</p>
+
+<p> &mdash; E sai che io ti amo più della mia vita? &mdash; disse.</p>
+
+<p> &mdash; Sì, lo so, &mdash; singhiozzò Nancy.</p>
+
+<p>Vi fu un altro breve silenzio. Indi egli disse:</p>
+
+<p> &mdash; In una delle tue lettere molto tempo fa, mi scrivesti:
+«&nbsp;Questo amore traverso la lontananza, questo
+amore che non ha chiesto l'aiuto di alcuno dei nostri sensi,
+questa è la celeste Rosa dell'Amore, la mistica Meraviglia,
+fiorita nelle nostre anime a diletto dei cieli&nbsp;». Vogliamo<span class="pagenum"><a name="Page_335" id="Page_335">[335]</a></span>
+coglierla, Nancy? coglierla e portarla per diletto nostro?</p>
+
+<p>L'acqua correva chiacchierando al sole; e il vento
+volava sull'erba.</p>
+
+<p>Egli le tolse una mano dal viso e la guardò.</p>
+
+<p> &mdash; Rispondi, &mdash; disse colla voce bassa e veemente.</p>
+
+<p> &mdash; Allora, &mdash; disse Nancy, &mdash; se la cogliessimo... non
+sarebbe più la mistica Rosa celeste... non è vero?</p>
+
+<p> &mdash; Già, &mdash; disse lui.</p>
+
+<p> &mdash; Allora sarebbe una povera Rosa come tutti ne
+hanno... una rosa di tutti i giorni, e di tutti i giardini...</p>
+
+<p> &mdash; Già, &mdash; disse lui.</p>
+
+<p>Ella ritirò la mano dalla sua stretta. E la mano di
+lui rimase vuota e aperta nel sole; una grande mano,
+forte ma solitaria.</p>
+
+<p> &mdash; Oh, caro Sconosciuto! &mdash; disse Nancy, e si chinò
+in avanti, e baciò quella mano derelitta. &mdash; Non gettiamo
+via la mistica Rosa dei nostri sogni!</p>
+
+<p> &mdash; Non vuoi? &mdash; diss'egli, e il suo viso abbronzato
+era così pallido che anche Nancy, guardandolo, si sentì
+impallidire.</p>
+
+<p>E i suoi chiari occhi di sognatrice e di poeta si affondarono
+nei chiarissimi occhi dell'uomo solitario, dello
+Sconosciuto da tanto tempo così puramente amato. Ed
+ella pensò il suo amore come un argenteo scudo davanti
+al suo cuore, che la proteggesse.</p>
+
+<p> &mdash; Oh, no! &mdash; diss'ella, congiungendo paurosamente
+le mani.</p>
+
+<p>E tutta la tragica banalità d'una simile chiusa alla
+sua delicata storia d'amore, le oscurò di dolore gli occhi.</p>
+
+<p>Egli se ne avvide.</p>
+
+<p> &mdash; Che cosa pensi? &mdash; chiese con voce rauca.</p>
+
+<p> &mdash; Penso che quando voi sarete lontano, ed io dovrò
+continuare sola la mia strada, terrò il vostro amore come
+uno scudo sul mio cuore perchè mi difenda contro tutte<span class="pagenum"><a name="Page_336" id="Page_336">[336]</a></span>
+le tristezze e contro tutte le viltà. E se lo scudo non sarà
+sfregiato, mi pare che mi proteggerà meglio, e potrò, &mdash; qui
+la voce le mancò in un singulto, &mdash; potrò anche alzarlo
+a difesa dell'innocente capo di Anne-Marie.</p>
+
+<p> &mdash; Sta bene, Miss Brown, &mdash; disse lui.</p>
+
+<p>Poi si chinò in avanti e le prese fra le due grandi mani
+il piccolo viso malinconico. La guardò a lungo, ed ella vide
+i duri occhi arrossarsi subitamente, come soffusi di pianto.
+Ma ripresero poco a poco la loro chiarezza fredda senza
+distogliere l'azzurrino sguardo da lei.</p>
+
+<p> &mdash; Brava Miss Brown, &mdash; disse, &mdash; brava piccola,
+coraggiosa, dolce Miss Brown.</p>
+
+<p>E la baciò in fronte.</p>
+
+<p>Quella sera partì, e se ne ritornò nelle sue miniere.</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="XX_II" id="XX_II"></a>XX.</h2>
+
+<p>L'inverno seguente, allorchè Nancy era a Praga da
+quasi un anno, il Professore disse:</p>
+
+<p> &mdash; Il mese prossimo Anne-Marie darà un concerto
+orchestrale.</p>
+
+<p> &mdash; Oh! Herr Professor! &mdash; esclamò Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Cosa c'è? &mdash; disse il Professore.</p>
+
+<p> &mdash; Cosa c'è? &mdash; disse Anne-Marie.</p>
+
+<p> &mdash; Ma non ha che nove anni.</p>
+
+<p> &mdash; E allora? &mdash; chiese il Professore.</p>
+
+<p> &mdash; E allora? &mdash; chiese Anne-Marie.</p>
+
+<p>Chi potrà mai descrivere la febbrile agitazione dei
+giorni che seguirono?</p>
+
+<p>L'agitazione di Bemolle per la scelta del programma!
+L'agitazione di Fräulein per la scelta del vestito! L'agitazione<span class="pagenum"><a name="Page_337" id="Page_337">[337]</a></span>
+di Nancy, che non chiudeva più occhio la notte,
+che si figurava Anne-Marie rifiutando all'ultimo momento
+di presentarsi al pubblico; o scoppiando in lagrime e smettendo
+in mezzo a un pezzo; o ammalandosi di spavento;
+o prendendo un raffreddore il giorno prima del concerto!
+Tutti erano in uno stato folle di esaltazione ed eccitamento,
+eccetto Anne-Marie stessa. Quanto a lei, pareva
+non preoccuparsene affatto.</p>
+
+<p>Doveva suonare il Concerto di Max Bruch? Benissimo.
+E la Fantasia Appassionata di Vieuxtemps? All right!
+E le variazioni di Paganini sulla corda di sol? Ma sì &mdash; e
+adesso, poteva andar fuori con Schopenhauer? (Perchè
+anche Schopenhauer, ormai un lungo cane semplice ed
+inelegante, assai più affettuoso che decorativo, era venuto
+a Praga, e aveva stretto amicizia con tutti gli allegri cani
+boemi del quartiere).</p>
+
+<p> &mdash; Usciamo pure, &mdash; disse Fräulein. &mdash; E andrò a vedere
+di questa veste rosa per il tuo concerto.</p>
+
+<p> &mdash; Oh, non rosa, &mdash; disse Nancy. &mdash; Ci vuole un vestito
+bianco.</p>
+
+<p> &mdash; Io voglio un vestito celeste, &mdash; disse Anne-Marie.</p>
+
+<p>E il vestito fu celeste.</p>
+
+<p>In una mattinata di vento e di neve Anne-Marie si
+recò alla sua prima prova d'orchestra. Nella immensa
+sala vuota del Rudolfinum, i cento maestri dell'orchestra
+aspettavano chiacchierando, quando le grandi porte di
+vetro laterali si aprirono, e Anne-Marie entrò, seguìta da
+Bemolle portando il violino, e da Nancy portando la musica,
+e da Fräulein portando Schopenhauer. Dietro a loro
+veniva il Professore, col cappello a larghe ali tirato giù
+sugli occhi; torceva tra le dita nervose un grande sigaro
+spento. Subito nell'orchestra fu un mormorìo di commozione
+e di sorpresa, e tutti applaudirono, picchiando con
+gli archi sui violini e i violoncelli.<span class="pagenum"><a name="Page_338" id="Page_338">[338]</a></span></p>
+
+<p>Anne-Marie fu presentata al direttore d'orchestra,
+Jaroslav Kalas, tutto sorrisi sotto ai lunghi baffi rossi;
+e poi Fräulein e il Professore la issarono sul palco, e Bemolle
+le diede fra le mani violino ed arco.</p>
+
+<p>Ed ora Jaroslav Kalas batte il suo leggìo e alza il
+braccio. Poi ricordandosi a un tratto di qualche cosa, si
+china verso Anne-Marie.</p>
+
+<p> &mdash; Hai il «&nbsp;la&nbsp;»?</p>
+
+<p> &mdash; Sì, grazie, &mdash; dice Anne-Marie, appressando all'orecchio
+il manico del violino, e con le dita della destra
+pizzicando leggermente le corde.</p>
+
+<p>Poi, con gesto deciso e rapido lo appoggia alla spalla
+sinistra e si mette in posizione.</p>
+
+<p>Di nuovo il direttore d'orchestra batte due colpi secchi
+sul leggìo, e alza il braccio.</p>
+
+<p>Br-r-r-r-r-r, rullano i timpani.</p>
+
+<p>«&nbsp;Re-do-si, re-do-si, re-e-e-e&nbsp;», sospirano in terze i clarinetti. &mdash; Una
+pausa. Anne-Marie alza lentamente il
+braccio destro e attacca il «&nbsp;sol&nbsp;» basso con arco deciso.
+La lunga nota freme, bassa e vibrante, con voce di violoncello.
+Ed ecco che Anne-Marie spicca la volata della cadenza
+ascendente, e si ferma sul pianissimo «&nbsp;re in alt&nbsp;», colla
+morbida sicurezza con cui una piccola volatrice di trapezio
+mette dopo un volteggio il piede fermo.</p>
+
+<p>Bemolle, che stava in piedi, si siede improvvisamente.
+Il Professore che era seduto, si alza in piedi.</p>
+
+<p>Ora Anne-Marie lancia come un razzo la seconda
+cadenza. Fräulein, solitaria e raggiante in una poltrona
+nel centro della platea vuota, muove la testa su e giù,
+continuamente e rapidamente come un giocattolo chinese.
+Nancy tiene il viso coperto colle mani.</p>
+
+<p>Ma la ragazzina, col capo chino sopra il suo istrumento
+suona il Concerto e non vede nulla. D'improvviso trasale,
+udendo dietro a lei il subitaneo rombo metallico degli<span class="pagenum"><a name="Page_339" id="Page_339">[339]</a></span>
+istrumenti d'ottone; senza smettere di suonare e volgendo
+un poco il capo, li sogguarda con occhio incerto. Poi li
+comprende, li dimentica, e si lancia nella musica perdendovisi
+come in un mare di delizie. Sirena alata, ella passa e
+scorre, ondeggiante e lieve pel variato Andante; si affonda,
+si sommerge nelle profondità cupe dell'Adagio; poi si
+scaglia con subitaneo volo, vivido e scintillante &mdash; con un
+brillìo d'acque cascanti, un luccichìo di stelle, un saettar
+di razzi &mdash; nella sfolgorante magnificenza dell'Allegro
+finale.</p>
+
+<p>Un profondo silenzio. L'orchestra non ha applaudito;
+Kalas si volta; con gesto lento incrocia le braccia, e guarda
+il Professore. Ma il Professore sta cercandosi in tasca il
+fazzoletto. Si soffia il naso, e non guarda nessuno.</p>
+
+<p>Allora Kalas scende dal suo scanno, e prendendo solennemente
+una manina di Anne-Marie se la porta alle
+labbra e la bacia.</p>
+
+<p>Poi risale lesto al suo posto, batte il leggìo per far
+silenzio, e dice:</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Vieuxtemps, Fantaisie&nbsp;».</p>
+
+<p>E i fogli di musica, fruscianti, si volgono.</p>
+
+<p class="pad2">Tutta Praga accorse al Rudolfinum, la sera del concerto;
+si affollò in platea, si stipò nelle gallerie, sedette,
+bisbigliando e tossendo, nelle poltrone e nei palchi.</p>
+
+<p>Poi l'orchestra Boema prese i suoi posti. Jaroslav
+Kalas salì al suo scanno, e fu suonata una Ouverture.</p>
+
+<p>Una breve pausa. Ed ecco, nel silenzio teso, intenso,
+apparire Anne-Marie col violino sotto al braccio.</p>
+
+<p>... Ora, ritta al suo posto, la minuscola figuretta bionda
+spicca come una miniatura azzurra sui neri abiti dei professori
+d'orchestra. Porta una corta veste ondeggiante di
+raso celeste, le calze e le scarpette nere; e la bionda chioma
+è divisa da una parte e legata con un nastro celeste sulla<span class="pagenum"><a name="Page_340" id="Page_340">[340]</a></span>
+tempia. Pare l'incarnazione della serena infanzia; pare
+la sorella di tutte le bambine che sono al mondo.</p>
+
+<p>Un lungo mormorìo commosso passò nel pubblico;
+e nelle gremite gallerie fu un grande spingersi e sporgersi
+per poterla vedere.</p>
+
+<p>Calma e serena, Anne-Marie volse i tranquilli occhi
+su quelle mille faccie rivolte a lei. Girò lo sguardo quieto
+per il largo cerchio delle gallerie; e non appena la luce del
+suo sguardo li colpiva, tutti quei visi intenti, come per
+incanto, si rischiaravano d'un sorriso. Anne-Marie con
+un piccolo gesto del capo per gettare all'indietro i leggieri
+capelli, avvicinò all'orecchio la voluta del violino, e pizzicando
+piano le corde, ne ascoltò il mormorato responso.
+Il direttore d'orchestra ritto al suo posto con la bacchetta
+in mano, la guardava, pallidissimo.</p>
+
+<p>Anne-Marie gli fece con la testa un piccolo cenno, ed
+egli ribattè due colpi secchi sul leggìo. Br-r-r-r-r-r, rullarono
+i timpani...</p>
+
+<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>Nella sala degli artisti alla fine del concerto la folla
+spingeva e si urtava per poter vedere e avvicinare Anne-Marie.
+Allora i direttori e gli inservienti ricacciarono
+indietro tutti, spinsero fuori tutti, e chiusero le porte.</p>
+
+<p>Un agente di polizia, grande e grosso, con un feroce
+piumaccio verde sull'elmetto, fu appostato di guardia
+davanti all'uscio.</p>
+
+<p>Il Professore che aveva ascoltato il concerto nascosto
+in un angolo remoto dell'ultima galleria, si fece strada
+come potè traverso la formidabile calca e, avendo dato alla
+guardia il suo nome, gli fu permesso di passare. La porta
+fu rapidamente richiusa dietro a lui.</p>
+
+<p>Il Professore entrò nella sala degli artisti portando
+nelle mani la sua cassetta da violino, vecchia e nera. Sulla<span class="pagenum"><a name="Page_341" id="Page_341">[341]</a></span>
+grande tavola, ingombra di fiori presentati e gettati ad
+Anne-Marie, egli, cacciando indietro le odoranti masse,
+adagiò con cura il prezioso istrumento che pareva una
+piccola cassa da morto in mezzo ai fiori. Poi il Professore
+si guardò d'intorno, cercando Anne-Marie.</p>
+
+<p>Anne-Marie stava in fondo alla sala, vestendosi per
+andare a casa. Jaroslav Kalas le metteva il mantello,
+mentre Nancy, col viso smorto e gli occhi rossi, le stava
+legando al collo una sciarpa di seta bianca. Il Professore
+le fece segno di venire, e la bambina corse subito a lui.</p>
+
+<p> &mdash; Le è piaciuto il mio concerto, Herr Professor? &mdash; chiese
+Anne-Marie.</p>
+
+<p>Il Professore non rispose. Aprì la nera cassetta e ne
+tolse il magnifico istrumento biondo che da trent'anni
+era il suo conforto e orgoglio. Girò la caviglia del cantino
+e tolse la corda di «&nbsp;mi&nbsp;». Poi levò la corda di «&nbsp;la&nbsp;». Poi
+quella di «&nbsp;re&nbsp;». La sola corda d'argento del «&nbsp;sol&nbsp;» rimase
+a mantenere il ponticello. Il Professore contemplò il violino.
+Poi si volse solennemente alla bimba, che ritta e
+grave accanto a lui lo osservava.</p>
+
+<p> &mdash; Questo è il mio Guarnerius del Gesù, &mdash; disse il
+Professore.</p>
+
+<p> &mdash; Sì, &mdash; disse Anne-Marie.</p>
+
+<p> &mdash; Lo dò a te.</p>
+
+<p> &mdash; Sì, &mdash; disse Anne-Marie.</p>
+
+<p> &mdash; Suonerai sempre su questo violino le Variazioni
+del Paganini per una corda sola. E l'Aria di Bach.</p>
+
+<p> &mdash; Sì, &mdash; disse Anne-Marie.</p>
+
+<p>Il Professore ripose l'istrumento nella cassetta e la
+richiuse. Poi si volse con solennità alla bambina.</p>
+
+<p> &mdash; Io ti ho insegnato ciò che potevo, &mdash; disse. &mdash; La
+vita ti insegnerà il resto.</p>
+
+<p> &mdash; Sì, &mdash; disse Anne-Marie, e prese subito in braccio
+la cassetta del violino.<span class="pagenum"><a name="Page_342" id="Page_342">[342]</a></span></p>
+
+<p>Il Professore la guardò a lungo. Poi disse:</p>
+
+<p> &mdash; Guarda di mettere dei guanti caldi per uscire;
+nevica.</p>
+
+<p>Poi si volse rapidamente e lasciò la stanza.</p>
+
+<p>Nancy mise le braccia intorno alla sua bambina.</p>
+
+<p> &mdash; Ma, amor mio! Hai dimenticato di ringraziarlo!</p>
+
+<p>Anne-Marie tenendo stretto nelle due braccia la cassetta,
+levò verso sua madre gli occhi innocenti:</p>
+
+<p> &mdash; Come si può ringraziarlo? A che cosa serve ringraziarlo? &mdash; disse.</p>
+
+<p>E Nancy sentì che aveva ragione.</p>
+
+<p> &mdash; Dove sono i miei guanti? Lui mi ha detto di metterli, &mdash; disse
+Anne-Marie, guardandosi intorno. &mdash; E
+dov'è Fräulein?</p>
+
+<p>Fräulein non c'era. Fräulein aveva il cuore debole.
+Le era venuto male dopo il secondo pezzo, e si era dovuto
+mandarla a casa in carrozza.</p>
+
+<p> &mdash; E Bemolle?</p>
+
+<p>Bemolle &mdash; che aveva ascoltato i pezzi stringendosi
+convulsamente la fronte tra le mani, e che, per reazione,
+aveva pianto copiosamente ad ogni intervallo &mdash; si avvicinò
+col naso gonfio e i baffi spioventi; portava in mano
+l'altra cassetta col violino di Anne-Marie.</p>
+
+<p> &mdash; Perchè fate così? &mdash; disse Anne-Marie, guardandolo
+con leggiero disprezzo. &mdash; Perchè fate quelle faccie?</p>
+
+<p>Bemolle non potè risponderle.</p>
+
+<p>Ecco, erano pronte. Nancy voleva dare la mano ad
+Anne-Marie, ma la piccina portava il Guarnerius e i fiori,
+e non potè. Gli inservienti in uniforme salutarono, e spalancarono
+le porte.</p>
+
+<p>Anne-Marie che aveva già fatto un passo innanzi,
+si fermò di botto. Davanti a lei il vasto corridoio era stipato,
+gremito d'una folla immensa e silenziosa, divisa
+in due lunghe file accalcate, che lasciavano appena uno<span class="pagenum"><a name="Page_343" id="Page_343">[343]</a></span>
+stretto passaggio libero in mezzo. E lontano, in fondo
+al vestibolo presso le porte, si vedeva ancora la gente
+ondeggiare e sospingersi come marosi battuti dal vento.</p>
+
+<p>Anne-Marie si volse a sua madre.</p>
+
+<p> &mdash; Mamma! che cosa aspetta tutta questa gente?</p>
+
+<p>Nancy, scossa e convulsa dall'emozione, non potè
+rispondere. Sorrise colle labbra tremanti:</p>
+
+<p> &mdash; Andiamo, cara, &mdash; disse.</p>
+
+<p> &mdash; Ma no! ma no! &mdash; disse Anne-Marie, &mdash; non voglio
+andare. Tutti aspettano per vedere qualche cosa. E voglio
+aspettare anch'io, per vedere cosa c'è!</p>
+
+<p>Ma la folla l'aveva intravveduta e già si spingeva
+rumoreggiante e formidabile verso di lei; allora la grande
+guardia col piumaccio si chinò, la afferrò, e sollevandola
+come fosse una piuma, se la posò sulla spalla. Poi si spinse
+avanti facendosi largo attraverso il tumulto.</p>
+
+<p>Anne-Marie, dopo il primo istante di sbigottimento,
+rideva serrando tra le braccia i fiori e la cassetta del violino;
+questa sbatteva sull'elmo della guardia ad ogni passo
+che egli faceva. Nancy, nella calca, li seguiva ridendo e
+singhiozzando, sentendo mille mani afferrare le sue, mille
+voci commosse benedirla e felicitarla.</p>
+
+<p> &mdash; Mamma fortunata! Mamma benedetta!</p>
+
+<p>Essa non sapeva come rispondere. Rideva e piangeva,
+dicendo:</p>
+
+<p> &mdash; Grazie! Oh, grazie! grazie!</p>
+
+<p>Ed ecco, finalmente! &mdash; erano in carrozza tutt'e due,
+strette l'una all'altra, tenendosi abbracciate. Lo sportello
+fu chiuso, e cento visi ridenti si affacciarono intorno ai
+vetri.</p>
+
+<p> &mdash; Salutali, &mdash; disse Nancy, &mdash; Salutali colla mano.</p>
+
+<p>E Anne-Marie li salutò colla mano, e coi fiori, e con
+tutte e due le mani, ridendo e battendo le dita contro i
+vetri.<span class="pagenum"><a name="Page_344" id="Page_344">[344]</a></span></p>
+
+<p>Le grida d'evviva della folla spaventarono i cavalli
+che si rizzarono scalpitando, e partirono al galoppo per le
+notturne strade.</p>
+
+<p>Ecco, erano sole. Nancy aveva messo il braccio intorno
+alla sua bambina e la testina bionda le posava sul petto.
+Il Guarnerius era ai loro piedi, e tutti i fiori erano caduti
+dalle mani di Anne-Marie sulla cassetta nera che pareva
+una piccola cassa da morto.</p>
+
+<p>Così s'allontanarono dal fragore e dalle luci, e traversarono
+le buie strade silenziose tenendosi strette, senza
+parlare.</p>
+
+<p>Dopo un gran pezzo Anne-Marie disse:</p>
+
+<p> &mdash; Ti è piaciuto il mio concerto, Liebstes?</p>
+
+<p>Aveva imparato da Fräulein il tenero appellativo
+tedesco.</p>
+
+<p> &mdash; Sì, &mdash; sussurrò Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Ho suonato bene?</p>
+
+<p> &mdash; Sì, piccola cara! piccola mia!</p>
+
+<p>Un lungo silenzio.</p>
+
+<p> &mdash; Sei felice, Liebstes?</p>
+
+<p> &mdash; Sì, sì, sì! Sono felice, &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="XXI_II" id="XXI_II"></a>XXI.</h2>
+
+<p>Non era passata una settimana che già Nancy aveva
+scoperto che è ardua cosa essere la madre di una celebrità.
+Torrenti di lettere le piovevano in casa, e tutte domandavano
+delle risposte; diluvi di estranei le invadevano
+il tranquillo appartamento nel Vinohrady e tutti
+s'aspettavano di essere ricevuti.</p>
+
+<p>A partire dalle sette del mattino, giovani violinisti<span class="pagenum"><a name="Page_345" id="Page_345">[345]</a></span>
+rivali passeggiavano sotto le loro finestre per sentire se
+Anne-Marie studiava; e che cosa studiava; e come studiava.
+Ragionavano che, per suonare così, certo doveva
+studiare tutto il giorno. Non udendola, erano convinti
+che si esercitava su un violino muto, e se ne andavano
+delusi e amareggiati. Verso le dieci la sorridente cameriera,
+Lori, aveva già aperto la porta a due o tre giornalisti,
+a due o tre impresarii, a due o tre mamme con due o tre
+bambini; e nessuno di essi pareva sentire la necessità di
+andare a casa a far colazione.</p>
+
+<p>Facevano a Nancy molte domande e le davano molti
+consigli. E i giornalisti prendevano molte note.</p>
+
+<p> &mdash; Quante ore al giorno studia la bambina?</p>
+
+<p> &mdash; Due o tre ore, &mdash; rispondeva Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Troppo! &mdash; esclamavano le madri.</p>
+
+<p> &mdash; Troppo poco! &mdash; esclamavano gli impresarii.</p>
+
+<p>E i giornalisti prendevano note.</p>
+
+<p> &mdash; A che età ha cominciato?</p>
+
+<p> &mdash; Tra i sette o gli otto anni, &mdash; rispondeva Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Troppo presto! &mdash; gridavano le madri.</p>
+
+<p> &mdash; Troppo tardi, &mdash; gridavano gli impresarii.</p>
+
+<p> &mdash; Dorme, di notte? &mdash; domandavano le madri.</p>
+
+<p> &mdash; Che onorari vi aspettate? &mdash; chiedevano gli impresarii.</p>
+
+<p> &mdash; Perchè la vestite di celeste? &mdash; chiedevano le madri.</p>
+
+<p> &mdash; Perchè non la vestite da maschio e dite che ha
+cinque anni? &mdash; chiedevano gli impresarii.</p>
+
+<p> &mdash; Speriamo che la lascerete suonare molto per beneficenza, &mdash; dicevano
+le madri.</p>
+
+<p> &mdash; Speriamo che non la lascerete mai suonare per
+beneficenza, &mdash; dicevano gli impresarii.</p>
+
+<p> &mdash; Chi sa com'è nervosa! &mdash; dicevano le madri.</p>
+
+<p> &mdash; Chi sa quanti quattrini guadagnerà! &mdash; dicevano
+gli impresarii.<span class="pagenum"><a name="Page_346" id="Page_346">[346]</a></span></p>
+
+<p>E i giornalisti prendevano note.</p>
+
+<p>Uscendo, gli impresarii dicevano a Lori:</p>
+
+<p> &mdash; E' vero che ha sedici anni e le danno del «&nbsp;whiskey&nbsp;»,
+per tenerla piccola?</p>
+
+<p>E le madri uscendo dicevano a Lori:</p>
+
+<p> &mdash; E' vero che suo padre la bastona tutto il giorno
+per farla studiare?</p>
+
+<p>E Nancy era mortificata e piangeva.</p>
+
+<p>Ma Anne-Marie in quell'ore andava fuori a passeggio
+con Fräulein e, coi capelli stretti in due treccie per non farsi
+riconoscere, saltellava nel parco e giocava al cerchio e
+alla palla colle bambinette boeme che non sapevano che
+ella fosse una celebrità. E le bambine boeme le tiravano
+le treccie e le davano dei pizzicotti e mettevano anche
+fuori la lingua, sempre non sapendo che fosse una celebrità.
+(E se lo avessero saputo, avrebbero fatto lo stesso).
+Anche Anne-Marie non sapeva di essere una celebrità;
+e voleva molto bene alle bambine boeme che mettevano
+fuori la lingua e le tiravano i capelli.</p>
+
+<p>Frattanto la fama del «&nbsp;Wunderkind&nbsp;» era arrivata
+a Vienna; e tosto Anne-Marie fu invitata a suonare in
+quella città nella grande sala del Musik-Verein.</p>
+
+<p>Dissero addio al Professore con molte lagrime di riconoscenza,
+e partirono, portando via il suo miglior violino
+e il suo unico assistente, perchè fu deciso che Bemolle
+andrebbe con loro a Vienna, per portare il violino, e fare
+le commissioni, e badare ai bagagli; e sopratutto per incaricarsi,
+quale uomo pratico, di trattare gli affari. Perchè
+di ciò che riguardava gli affari, nè Fräulein, nè Anne-Marie &mdash; e
+meno ancora Nancy &mdash; potevano dirsi competenti.
+Anche Bemolle era nervosissimo a questo proposito,
+perchè, come diceva lui, di transazioni finanziarie non
+ne aveva mai fatte in vita sua. Ma il Professore (che di
+affari se ne intendeva quanto Anne-Marie) s'incaricò di
+addottrinarlo.<span class="pagenum"><a name="Page_347" id="Page_347">[347]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Bada, &mdash; disse a Bemolle, &mdash; che bisogna diffidare
+degli impresarii. Tutti lo dicono.</p>
+
+<p> &mdash; Lo so, &mdash; disse Bemolle, già terrorizzato.</p>
+
+<p> &mdash; Bisogna essere armati di tutto punto, &mdash; continuò
+il Professore. &mdash; Vedi; tu dopo il concerto vai alla cassa,
+e lì c'è l'agente o l'impresario che ti dà tutti i biglietti
+e tutto il denaro che ha preso. E tu devi contare i biglietti
+e contare il denaro; e devono corrispondere. Vedi?</p>
+
+<p>Sì, Bemolle vedeva.</p>
+
+<p>E così partì, armato di tutto punto. E seguì a puntino
+i consigli datigli dal Professore. Sempre, in tutte le città,
+dopo tutti i concerti, si presentava con aria d'uomo positivo
+e rotto agli affari, alla cassa, dove il sorridente agente
+o impresario aveva già fatto da due ore i conti. E Bemolle
+prendeva con viso fosco e aria importante il nitido
+«&nbsp;bordereau&nbsp;», e i bene ordinati biglietti d'ingresso, e i denari
+ben accomodati a pacchi e mucchietti.</p>
+
+<p>Allora Bemolle guardava accuratamente il bordereau,
+e contava i biglietti, e contava i denari; (il sorridente impresario
+intanto girellava fumando, o se n'andava addirittura,
+osservando a Bemolle che tanto aveva completa
+fiducia in lui!) E tutto corrispondeva sempre con la massima
+accuratezza.</p>
+
+<p>Dunque dal lato affari le cose erano in ordine; e Bemolle
+si domandava perchè mai fosse prevalente quell'ingiusta
+superstizione riguardo alla disonestà degli impresarii.</p>
+
+<p>La immensa sala del Musik-Verein era affollata per
+il primo concerto di Anne-Marie. Era gremita e rigurgitante
+per il secondo, e per il terzo, e per il quarto. Una
+bionda arciduchessa invitò la fanciulletta a suonare per i
+suoi bambini, e la piccola bocca di Anne-Marie apprese
+a formulare le frasi che si rivolgono alle Altezze Reali,
+e le sue gambette nere furono addestrate a inchini e
+riverenze.<span class="pagenum"><a name="Page_348" id="Page_348">[348]</a></span></p>
+
+<p>Poi fu Berlino che telegrafò perchè venisse «&nbsp;das
+Wunderkind&nbsp;»; e la piccina miracolosa andò a Berlino e
+suonò del Bach e del Beethoven nella consacrata «&nbsp;Saal
+der Philharmonie&nbsp;». Due vecchi alti e canuti vennero
+alla fine del concerto a vederla nella sala degli artisti;
+e solennemente le baciarono la fronte innocente ed ispirata,
+invocando su lei la benedizione del cielo.</p>
+
+<p>Quando partirono, Nancy vide Bemolle che si precipitava
+dietro a loro; vide le due venerande figure fermarsi
+e parlare con lui, poi, sorridendo, stringergli la mano.</p>
+
+<p> &mdash; Ma che cosa avete fatto, Bemolle? &mdash; chiese Nancy.</p>
+
+<p>E Bemolle, che dal debutto di Anne-Marie in poi pareva
+costantemente dibattersi in un mare di commozioni,
+esclamò col viso pallido e gli occhi rossi:</p>
+
+<p> &mdash; Ho stretto la mano a Max Bruch e a Joachim!
+Ora non m'importa di morire!</p>
+
+<p>E sempre alla fine dei concerti la folla aspettava all'uscita
+la piccola Anne-Marie. Ed essa passava tra le grida
+d'evviva, tra gli applausi e le acclamazioni, sorridendo a
+destra, sorridendo a sinistra, salutando da una parte e
+dall'altra, ringraziando e sorridendo ancora. E dietro a
+lei veniva Nancy, tremante e commossa, ringraziando,
+sorridendo, salutando...</p>
+
+<p>Sovente la folla era così grande che la bambina non
+poteva passare; e doveva essere portata a braccia traverso
+la calca, ridendo dall'alto a tutti, e agitando le mani
+piene di fiori. Poi era uno stiparsi ed accalcarsi intorno
+alla carrozza. Nancy vi entrava dietro ad Anne-Marie
+come poteva, affannata e ansante, lagrimosa e ridente.
+Le portiere erano chiuse, e via! si partiva al galoppo,
+mentre Anne-Marie salutava ancora, ridendo e picchiando
+le dita ai vetri, prima dell'una finestra e poi dell'altra,
+in segno d'addio... Finalmente le grida e gli applausi, e
+i giovani che ancora tentavano di seguire la carrozza<span class="pagenum"><a name="Page_349" id="Page_349">[349]</a></span>
+a corsa, tutti erano lasciati indietro, e la piccina ricadeva
+con un piccolo sospiro di gioia nelle braccia di sua madre.</p>
+
+<p> &mdash; Ti è piaciuto il mio concerto, Liebstes? Ho suonato
+bene, cara mamma mia?</p>
+
+<p>Era quella l'ora felice di Nancy. Durante i concerti
+essa non viveva &mdash; quasi non respirava: sedeva immobile,
+agghiacciata di paura. I concerti stessi erano per lei una
+tortura: la tramutavano in una statua di terrore, la avviluppavano
+di spavento come di un lenzuolo di ghiaccio.</p>
+
+<p>Mentre la piccola Anne-Marie suonava, calma e estatica,
+lievemente mossa dall'alitare della melodia come
+ondeggia un fiore al vento &mdash; Nancy bianca, rigida, agghiacciata
+dal panico, sedeva in mezzo al pubblico (dove
+Anne-Marie sempre la voleva); teneva le mani convulsamente
+strette, e sentiva il suo cuore martellare rapido
+e cupo nelle tempia.</p>
+
+<p>L'azzurra luce sognante degli occhi di Anne-Marie
+girava per l'uditorio, poi si fermava sul viso di sua madre...
+E l'angelica figurina suonante sorrideva.</p>
+
+<p>Nancy si sforzava allora di rispondere a quel sorriso:
+Anne-Marie la vedeva torcere la bocca in una smorfia
+strana, un sorriso terrorizzato che rimaneva poi impietrito
+su quel viso stravolto dalla paura.</p>
+
+<p>Allora la bambina, anche mentre suonava, era presa
+dalla voglia di ridere. E se, per l'appunto stava eseguendo
+qualche sbalorditiva difficoltà del Paganini, qualche fantastica
+bravura dell'Ernst o del Bazzini, essa fissava il
+volto terrorizzato di sua madre, e un lampo malizioso
+le scintillava negli occhi. Intanto sulle corde le dita correvano,
+balzavano, balenavano, e l'arco volava aereo,
+come un raggio, come una saetta!</p>
+
+<p>Nancy, guardandola, e sempre foggiando le pallide
+labbra a quell'agghiacciato sorriso, diceva tra sè e sè:</p>
+
+<p> &mdash; Mio Dio! mio Dio! adesso si fermerà, dimenticherà,<span class="pagenum"><a name="Page_350" id="Page_350">[350]</a></span>
+si confonderà! Non è possibile che tenga a mente quelle
+mille e mille note! Adesso si romperà una corda! Mio Dio
+mio Dio! ora succederà qualche cosa! e se il mio cuore continua
+a battere così, io cadrò per terra, e morirò.</p>
+
+<p>Ma nulla accadeva &mdash; e Nancy non moriva; e il pezzo
+finiva. E gli applausi crepitavano e scrosciavano intorno
+a lei.</p>
+
+<p>Il concerto terminava... E poi erano insieme, sole
+insieme, nella movente penombra della carrozza piena
+di fiori.</p>
+
+<p> &mdash; Sei felice, mamma mia cara?</p>
+
+<p> &mdash; Sì, sì, sì! sono felice, adorata mia!</p>
+
+<p class="pad2">Nel mite mese di maggio andarono a Londra.</p>
+
+<p>Londra! la patria del padre di Nancy &mdash; Londra,
+vicina all'Hertfordshire, dove Nancy aveva passato i
+primi otto anni della sua vita!</p>
+
+<p>A bordo dell'agitato battello sulla Manica, Nancy
+additò alla sua bambina le bianche scogliere britanniche.</p>
+
+<p> &mdash; Guarda piccola mia, &mdash; e la sua voce era tremante
+e intenerita, &mdash; quella è l'Inghilterra!</p>
+
+<p> &mdash; Lo so, &mdash; disse Anne-Marie.</p>
+
+<p> &mdash; Devi amare l'Inghilterra, &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Vedremo, &mdash; rispose il prodigio, che non intendeva
+d'amare su comando.</p>
+
+<p>Fräulein Müller era agitata da mille reminiscenze.
+Era lì, a Dover, che la madre di Nancy, &mdash; Valeria &mdash; dolce
+e giovine e Italiana, le era venuta incontro ventiquattro
+anni fa!... Avevano preso il thè, con pane e burro, nel
+treno... Avevano entrambe perduto l'ombrello... e pioveva...</p>
+
+<p>Anche oggi pioveva, grevemente, malinconicamente,
+sul triste paesaggio verde della contea di Kent, che il
+treno attraversava, correndo verso Londra.<span class="pagenum"><a name="Page_351" id="Page_351">[351]</a></span></p>
+
+<p>Bemolle, rannicchiato in un angolo colla fronte appoggiata
+al vetro lacrimoso, pensava all'Italia.</p>
+
+<p>Rivedeva un villaggetto ai piedi dell'Appennino, dove
+la sua vecchia madre viveva, rassegnata e solitaria, seguendo
+coi semplici pensieri il figlio errabondo in paesi
+lontani. Egli doveva ritornarle un giorno celebre e ricco:
+partendo non le aveva egli promesso che quando si sarebbe
+data la sua prima Opera alla Scala di Milano, vi avrebbero
+assistito insieme, loro due, in un palco colle tende
+di velluto rosso?... Anche l'opera di Bemolle aspettava,
+mentre egli correva per l'Europa portando il violino di
+Anne-Marie. Anche Bemolle era uno dei Divorati.</p>
+
+<p>Il primo concerto a Londra ebbe luogo otto giorni
+dopo il loro arrivo.</p>
+
+<p>Il «&nbsp;Manager&nbsp;», roseo e pulito, con una faccia di bambino
+ben lavato su due spalle d'Ercole, girava per i corridoi
+del Queen's Hall battendo sulle spalle i conoscenti,
+i critici e gli intenditori.</p>
+
+<p> &mdash; Che cosa ne dite, eh? Rivelazione! Miracolo! Io
+non ho mai creduto alla storia di Giona che ha vissuto
+tre giorni nella balena. Ebbene, adesso ci credo. Adesso
+credo a tutto. Se questa bambina può suonare così il concerto
+di Beethoven, non c'è una ragione al mondo perchè
+non si possa vivere in una balena. Non vi sono più miracoli.
+Non vi sono più impossibilità.</p>
+
+<p> &mdash; E' vero, &mdash; dicevano i musicisti inglesi. &mdash; E' proprio
+vero. Ah! la musica! Come innalza! Come commuove!
+Allora domattina siamo intesi, si va a giocare al golf?<span class="pagenum"><a name="Page_352" id="Page_352">[352]</a></span></p>
+
+<hr />
+<h2><a name="XXII" id="XXII"></a>XXII.</h2>
+
+<p> &mdash; Anne-Marie, il Re vuole udirti a suonare.</p>
+
+<p> &mdash; Il Re? il vero Re?</p>
+
+<p> &mdash; Sì!</p>
+
+<p> &mdash; Non un Re di racconti delle fate?</p>
+
+<p> &mdash; No. Il Re d'Inghilterra.</p>
+
+<p> &mdash; Quello che era ammalato tanto tempo fa e che
+io ho fatto guarire?</p>
+
+<p>Nancy sorrise.</p>
+
+<p> &mdash; L'hai fatto guarire tu? Questo non lo sapevo.</p>
+
+<p> &mdash; Sì, &mdash; disse Anne-Marie con gravità. &mdash; L'ho fatto
+guarire io. Il giorno del mio natalizio al Gartenhaus. Tu
+eri via.</p>
+
+<p> &mdash; Sì, io ero via, &mdash; sospirò Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; E avevo sette candele intorno alla torta che mi
+aveva regalato Fräulein.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Das Geburtstagskuchen&nbsp;», &mdash; pronunciò Fräulein,
+con gutturale solennità. &mdash; Avevi sette candele; una per
+ogni anno della tua vita.</p>
+
+<p> &mdash; E, sai, mamma! &mdash; ogni candela è un desiderio, &mdash; spiegò
+Anne-Marie a sua madre. &mdash; Si desidera una cosa,
+poi si soffia, e se la candela si spegne subito, allora il desiderio
+si compie. Fräulein l'ha anche messo in poesia:</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>Se il cuore è puro</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>E il desiderio sicuro,</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Spegni la candela,</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>E avrai tutto quello che vuoi.</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p> &mdash; Ma no, ma no, &mdash; corresse Fräulein. &mdash; Non è così.
+Gli ultimi due versi sono:<span class="pagenum"><a name="Page_353" id="Page_353">[353]</a></span></p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>Soffia una sola volta,</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>E vuol dire che il cielo ti ascolta!</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p>Nancy rise.</p>
+
+<p> &mdash; Ma non vedo cosa c'entri col Re.</p>
+
+<p> &mdash; C'entra, &mdash; spiegò Anne-Marie. &mdash; Perchè io avevo
+sette desideri, e ne avevo fatto una lunga lista tanto tempo
+prima. Avevo desiderato, &mdash; e Anne-Marie colla testa
+appoggiata al petto di sua madre, enumerò: &mdash; prima un
+cavallino tutto bianco con la coda lunga; poi una casa pel
+Schopenhauer; poi un battello a vapore per andarti a
+prendere, perchè non venivi mai; poi un vestito magnifico
+per Fräulein; e poi un orologio d'oro per Elisabeth;
+e poi un altro orologio, più d'oro, per te; e poi un altro per
+me; e poi un altro cane, non come Schopenhauer, ma nero
+con zampe bianche; e poi...</p>
+
+<p> &mdash; Ma mi pare che siano già più di sette cose, &mdash; disse
+Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Ce n'erano ancora! Ed erano tutte cose di cui avevo
+molto bisogno, &mdash; disse gravemente la piccola. &mdash; Ma allora
+tu mi hai scritto che il Re era ammalato.</p>
+
+<p> &mdash; Mi ricordo, &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Mi hai detto che era il Re del tuo papà, ed era
+tanto buono che perdonava tutti. Degli intieri paesi pieni
+di gente cattiva, lui li perdonava!</p>
+
+<p> &mdash; E' vero, &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; E mi hai detto di pregare il buon Dio che lo
+facesse guarire.</p>
+
+<p> &mdash; Sì, &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Io invece non ho fatto così. Ho detto a Dio: «&nbsp;Aspetta
+un momento!&nbsp;» E il giorno dopo era la mia festa, e avevo
+i sette desideri. Allora, &mdash; continuò gravemente Anne-Marie,
+assorta nei ricordi, &mdash; quando ho visto le candele
+accese ho pensato che per il tuo Re rinuncerei a un desiderio...<span class="pagenum"><a name="Page_354" id="Page_354">[354]</a></span>
+e invece dell'orologio per Elisabeth, ho desiderato
+che il Re guarisse. Poi ho rinunciato anche al vestito per
+Fräulein, e ho desiderato ancora che guarisse il Re. Poi
+ho pensato che potevo anche fare a meno del cane nero;
+e poi ho lasciato andare anche il cavallo, e il bastimento,
+e tutto! &mdash; Anne-Marie alzò verso la madre i fidenti occhi
+azzurri. &mdash; E ho spento tutte le candele perchè guarisse
+il Re!... Così, è guarito.</p>
+
+<p>Nancy la baciò.</p>
+
+<p> &mdash; Che buona bambina, &mdash; disse.</p>
+
+<p> &mdash; E adesso, proprio quel Re vuol vedermi e sentirmi
+suonare! &mdash; disse Anne-Marie, pensosa. &mdash; Come è strano!...
+Credi che farei bene a dirgli che l'ho salvato io?</p>
+
+<p> &mdash; Forse no, &mdash; disse Nancy. &mdash; Forse è più bello
+averlo fatto senza dirglielo.</p>
+
+<p>... E Anne-Marie non lo disse.</p>
+
+<p class="pad2"> &mdash; ... Ma egli lo sapeva, lo sapeva! Io non gli ho detto
+niente, eppure lo sapeva, &mdash; singhiozzò Anne-Marie,
+chiusa nelle braccia di sua madre, e tutta scossa d'emozione,
+narrandole alla sera gli avvenimenti di quel giorno
+solenne. &mdash; L'ho visto nei suoi occhi che mi guardavano
+così dolcemente! Oh mamma! mentre suonavo avrei voluto
+dirgli che, se allora ho dato sette desideri per la sua
+vita, oggi, che ho dieci anni, potevo dargliene tre di più!...
+Ma quando ho smesso di suonare, egli mi ha detto: «&nbsp;Grazie!
+oh, grazie!&nbsp;»... Eppoi mi ha baciata. Dunque sapeva tutto!...
+Sapeva quanto l'amavo! &mdash; Anne-Marie avvicinò la guancia
+al viso della mamma, e soggiunse piano: &mdash; Forse Dio
+gliel'ha detto!</p>
+
+<p class="pad2">Ora, forse, o piccola Anne-Marie, Dio gliel'ha detto.</p>
+
+<p class="astline">******</p>
+
+<hr />
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_355" id="Page_355">[355]</a></span></p>
+
+<h2><a name="XXIII" id="XXIII"></a>XXIII.</h2>
+
+<p>Furtivo, in punta de' piedi, il Pifferaro Pezzato passò
+vicino ad Anne-Marie e le suonò piano piano all'orecchio le
+sue melodie. Anne-Marie lo ascoltò con occhi larghi e
+smarriti. E quelle melodie, essa le udiva tutto il giorno
+ronzare e mormorare e cantare nelle orecchie, finchè, per
+liberarsene, le fece imprigionare sulla carta da Bemolle.</p>
+
+<p>Tutto ciò ch'essa udiva si svolgeva in canti, si scioglieva
+in armonie, si divideva in ritmi. Le rime di «&nbsp;Mother
+Goose&nbsp;» furono tutte messe in musica. Anche «&nbsp;Struvelpeter&nbsp;»
+e «&nbsp;La vispa Teresa&nbsp;» e «&nbsp;Ara bell'ara&nbsp;». Tutti i versi
+che udiva li musicava. Tutti i personaggi prediletti delle
+fiabe di Andersen &mdash; la Principessa e la piccola Sirena,
+la cattiva Matrigna e i perfidi Gnomi &mdash; tutti corrispondevano
+nella mente di Anne-Marie a certe battute di
+musica.</p>
+
+<p>Bemolle, sbigottito, esclamava:</p>
+
+<p> &mdash; Ma questa bambina ha il senso del <i>Leitmotiv</i>!</p>
+
+<p>Era stato deciso che Bemolle avrebbe le sue mattinate
+libere, perchè potesse lavorare alle sue composizioni.
+Due o tre anni prima egli aveva, mediante molti sacrifici
+e piccole privazioni, comperato un buon libretto per
+la sua sognata opera, di cui già a Praga, quando veniva
+col Professore a suonare per Anne-Marie, aveva cominciato
+a comporre i principali temi. Era anche nel bel
+mezzo di un poema sinfonico sulla poesia di Edgar Poe,
+«&nbsp;Eldorado&nbsp;». Egli talvolta ne suonava dei brani ad Anne-Marie,
+e più sovente a Nancy.</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0">Gaily bedight, a gallant knight,<br /></span>
+<span class="i0">In sunshine and in shadow...<br /></span>
+<span class="pagenum"><a name="Page_356" id="Page_356">[356]</a></span></div></div>
+
+<p> &mdash; Sentite? &mdash; diceva curvo sul pianoforte, suonando
+con molto pedale e molto agitar della sua folta chioma
+nera, &mdash; il Cavaliere parte... è pieno di speranza e di coraggio!
+Sentite questo battito, questo galoppo e rimbombo?
+è il galoppo del Cavallo, ed il battito del cuore del Cavaliere.</p>
+
+<p>Sì, sì; Nancy sentiva benissimo il Cuore e il Cavallo
+del Cavaliere.</p>
+
+<p> &mdash; Ed ora... &mdash; il tappeto di ricci neri sulla testa di
+Bemolle descriveva una curva subitanea e piombava
+quasi a toccare la tastiera, &mdash; ecco l'Apparizione, l'Ombra
+velata, che lo ferma e gli parla!... Sentite l'Ombra come
+mormora e borbotta?</p>
+
+<p> &mdash; Io la farei borbottare in re minore, &mdash; disse Anne-Marie.</p>
+
+<p>E poi uscì dalla stanza gaia e leggera, lasciando nel
+cuore di Bemolle un senso di vago scontento con la sua
+Ombra che borbottava in fa maggiore.</p>
+
+<p>Ben presto, essendovi molte cose da fare &mdash; molti
+programmi da preparare, e lettere da rispondere, e scritture
+da accettare o rifiutare &mdash; Bemolle dovette mettere
+da parte la sua opera e il suo poema sinfonico, e dedicarsi
+esclusivamente alle cose pratiche riguardanti i concerti
+e i viaggi.</p>
+
+<p>Tutt'e tre &mdash; Nancy, Fräulein e Bemolle &mdash; erano un
+po' confusionari e distratti. Sovente si confondevano
+nelle date degli impegni presi.</p>
+
+<p> &mdash; Il teatro Costanzi a Roma ha telegrafato chiedendoci
+tre concerti in febbraio. Naturalmente ho accettato, &mdash; gridò
+Bemolle, trionfalmente, un giorno che Nancy
+ed Anne-Marie ritornavano da uno dei temuti e inevitabili
+ricevimenti dati nel West End in loro onore.</p>
+
+<p> &mdash; Ma &mdash; disse Nancy con fronte turbata &mdash; non avevamo
+accettato Stoccolma per febbraio?<span class="pagenum"><a name="Page_357" id="Page_357">[357]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; E' vero! &mdash; esclamò Bemolle, battendosi la fronte. &mdash; E
+adesso come facciamo? Bisognerà ritelegrafare a
+Roma, e rifiutare.</p>
+
+<p> &mdash; Oh! non rifiutiamo Roma! &mdash; esclamò Nancy. &mdash; Disdiciamo
+piuttosto Stoccolma.</p>
+
+<p>Dunque disdissero Stoccolma; e promisero a quella
+città una data in marzo, immediatamente dopo Roma
+e immediatamente prima di Berlino, dove Anne-Marie
+era scritturata per la «&nbsp;Kaiserfest&nbsp;» a suonare il Concerto
+di Max Bruch, accompagnata da quel grande compositore
+in persona.</p>
+
+<p>Quando &mdash; con molte difficoltà e molti telegrammi &mdash; questo
+itinerario fu chiaramente stabilito, Nancy,
+guardando il taccuino di Bemolle in cui venivano notati
+gli impegni e le date, osservò:</p>
+
+<p> &mdash; Come faremo ad andare da Roma a Stoccolma,
+e da Stoccolma a Berlino in sei giorni, con tre concerti
+in mezzo?</p>
+
+<p> &mdash; Non è possibile, &mdash; disse Fräulein. &mdash; Metti che da
+Berlino a Warnemünde...</p>
+
+<p> &mdash; Oh, non importano i dettagli, Fräulein, &mdash; sospirò
+Nancy. &mdash; E' chiaro che non si può fare.</p>
+
+<p> &mdash; Bisognerà disdire i concerti di Roma, &mdash; osservò
+Fräulein.</p>
+
+<p> &mdash; Non si può, non si può, &mdash; esclamò Bemolle.</p>
+
+<p> &mdash; Ebbene, allora bisogna rinunciare a Berlino, &mdash; disse
+Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Impossibile! assolutamente impossibile.</p>
+
+<p> &mdash; Allora non ci resta che a ricancellare Stoccolma.</p>
+
+<p>E ricancellarono Stoccolma, mediante telegrammi
+che costarono cento cinquanta franchi, e pagando un
+indennizzo di due mila franchi; senza tener conto delle
+umilianti lettere piene di minaccie e di recriminazioni
+che per un pezzo amareggiarono la loro esistenza.<span class="pagenum"><a name="Page_358" id="Page_358">[358]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Io credo &mdash; disse Nancy &mdash; che forse faremmo
+meglio ad avere un impresario. Mi pare che facciamo molti
+pasticci nei nostri affari.</p>
+
+<p>Dunque fu deciso che prenderebbero un impresario.
+Dopo molte titubanze, incerti tra il piccolo genovese
+bruno che li aveva seguìti per tutto il Continente e il
+grande impresario di Parigi che si era offerto telegraficamente
+una volta sola, decisero finalmente in favore di un
+simpatico uomo biondo che avevano conosciuto a Vienna,
+d'apparenza seria e onesta, e che aveva promesso loro
+delle cose mirabolanti. Gli telegrafarono subito; già, nessuno
+scriveva mai lettere. L'enorme corrispondenza che
+arrivava da tutte le parti del mondo, vagava dalle tasche
+di Bemolle alle cartelle di Nancy, poi, dopo una breve
+sosta nelle valigie di Fräulein, spariva nei bauli e veniva
+portata in giro per il mondo in grandi buste gialle
+coll'iscrizione: «&nbsp;lettere da rispondere&nbsp;».</p>
+
+<p>L'impresario di Vienna rispose chiedendo duecento
+corone per le spese di viaggio; che gli furono prontamente
+e telegraficamente mandate.</p>
+
+<p>Poi l'impresario non arrivò.</p>
+
+<p> &mdash; Questo non dobbiamo tollerarlo, &mdash; disse Fräulein.</p>
+
+<p>E non lo tollerarono. Andarono da un avvocato, che
+richiese la corrispondenza e centocinquanta lire per le
+spese preliminari. Queste gli furono date. E la cosa finì
+lì. Eccetto che circa un anno dopo, quando avevano già
+dimenticato di che cosa si trattava, un conto dell'avvocato
+(per altre duecento trentasette lire) che li aveva seguìti
+per tutta Europa, li raggiunse a Pietroburgo.</p>
+
+<p>E lo dovettero pagare.</p>
+
+<p>Nel frattempo avevano preso l'impresario parigino.
+Era un grande impresario che aveva «&nbsp;lanciato&nbsp;» tutti i
+più grandi astri del mondo artistico.</p>
+
+<p>Egli non volle spese di viaggio. Arrivò abbagliante
+di cravatta, stupefacente di gilet, risplendente di cilindro.<span class="pagenum"><a name="Page_359" id="Page_359">[359]</a></span>
+Aveva già fissato, prima di partire da Parigi, quattro concerti
+«&nbsp;Colonne&nbsp;» per Anne-Marie. Lui non era uno dei vostri
+impresarii-marmotta. Nossignore. Ecco il contratto
+già pronto in duplicato da firmare.</p>
+
+<p>Il lucido occhio dell'impresario si posò un istante
+con critico esame su Bemolle. Poi, in uno sguardo rapido,
+misurò Fräulein; e da Fräulein il suo occhio accorto passò
+al dolce viso un po' incantato di Nancy. Bene. L'impresario
+era contento. Con queste persone si poteva andar
+d'accordo. In quanto ad Anne-Marie l'impresario non
+le badò affatto. L'aveva udita a suonare due volte. Bastava.
+Anne-Marie come Anne-Marie non lo interessava.
+Anne-Marie come artista lo interessava ancora meno.
+Anne-Marie era semplicemente la piccola «&nbsp;<em>boîte à
+musique</em>&nbsp;», sorprendente e sensazionale, equivalente
+a una somma di denaro in sei cifre nel suo portafogli.</p>
+
+<p>Ecco dunque il contratto. Chi lo firmava? Non c'era
+padre? Bene, bene. Lo firmasse pure la madre, che faceva
+lo stesso.</p>
+
+<p>Nancy espresse timidamente l'opinione che forse
+prima di firmarlo era bene leggerlo, e tutti, anche l'impresario,
+furono d'accordo con lei.</p>
+
+<p>Dunque Nancy, Bemolle e Fräulein lessero con grande
+cura il documento; mentre l'impresario beveva del Malaga
+e fumava delle sigarette. Egli aveva un certo modo
+di aspirare brevemente l'aria, facendo colle narici un piccolo
+rumore soddisfatto e aspettante, e poi di mandar
+giù la saliva, cogli angoli della bocca rivolti in su, che
+dava sui nervi a Nancy, e le impediva di capire ciò che leggeva
+nel contratto.</p>
+
+<p>C'erano quattordici clausole.</p>
+
+<p> &mdash; Vi pare tutto giusto? &mdash; chiese Nancy piano a Bemolle.</p>
+
+<p>Bemolle aggrottò le ciglia colla sua più severa aria
+d'uomo d'affari: e Fräulein disse:<span class="pagenum"><a name="Page_360" id="Page_360">[360]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Sprechen wir Deutsch.&nbsp;»</p>
+
+<p>E difatti parlarono tedesco, a grande divertimento
+dell'impresario parigino, che era nato a Klagenfurt.</p>
+
+<p>Dopo lunga lettura e svariate considerazioni, Bemolle
+si rivolse &mdash; sempre col cipiglio dell'intenditore &mdash; all'impresario:</p>
+
+<p> &mdash; Qui dite: il trenta per cento all'artista?</p>
+
+<p>L'impresario fece il suo rumore col naso, e inghiottì
+la sua saliva.</p>
+
+<p> &mdash; Precisamente, &mdash; disse. E dopo una pausa soggiunse: &mdash; Io
+mi assumo tutti i rischi e tutte le spese!</p>
+
+<p> &mdash; Oh! davvero? &mdash; disse Nancy, quasi pronta a chiedergliene
+scusa.</p>
+
+<p>Bemolle le toccò il gomito perchè tacesse.</p>
+
+<p> &mdash; Trenta per cento delle entrate <em>lorde</em>? &mdash; chiese
+Bemolle, con fare sospettoso.</p>
+
+<p> &mdash; Nossignore. Delle entrate <em>nette</em>, &mdash; disse l'impresario.</p>
+
+<p> &mdash; Ah, così va bene! &mdash; disse la ingenua Fräulein.</p>
+
+<p>E Bemolle le pestò un piede.</p>
+
+<p> &mdash; ... Che cos'è questa clausola dei tre anni? &mdash; chiese
+Bemolle.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Que diable!&nbsp;» &mdash; disse l'impresario. &mdash; Credete
+forse ch'io voglia far tutta la fatica di lanciarla, perchè
+voi, dopo sei mesi, me la portiate via? E io posso restare
+a succhiarmi le dita?</p>
+
+<p> &mdash; Che grossolano personaggio! &mdash; disse Fräulein in
+tedesco. («&nbsp;Gemeiner Kerl!&nbsp;»)</p>
+
+<p>Ma Nancy osò dire timidamente:</p>
+
+<p> &mdash; Mi pare che Anne-Marie sia già lanciata!</p>
+
+<p> &mdash; Trovate? &mdash; disse l'impresario. &mdash; A me non pare.
+Se la lancio io, in due anni deve guadagnarsi i suoi due
+milioni. &mdash; E l'impresario tirò su l'aria col naso. &mdash; Per
+meno, non vale la pena ch'io me ne occupi.<span class="pagenum"><a name="Page_361" id="Page_361">[361]</a></span></p>
+
+<p>( &mdash; «&nbsp;Zwei Millionen&nbsp;»!! &mdash; mormorò Fräulein.)</p>
+
+<p>Bemolle le ripestò il piede.</p>
+
+<p> &mdash; E questo, cosa vuol dire? «&nbsp;Clausola 8: La parte
+suddetta si obbliga a dare un numero minimo di centoquaranta
+concerti all'anno, per tre anni&nbsp;».</p>
+
+<p> &mdash; Questa è una pura formalità, &mdash; disse l'impresario &mdash; Si
+mette in tutti i contratti. E' semplicemente per impedire
+che nè io nè voi perdiamo il nostro tempo a balladarci
+colle mani in tasca a far niente. Del resto, se non
+vi piace, amen. Lasciate stare. Già, non sono venuto qui
+per questo. Sono venuto per un contratto che ho col più
+grande tenore del mondo. Si firma domani. Eccolo.</p>
+
+<p>E trasse dalla tasca un contratto in cui figurava il
+nome di un celeberrimo cantante; il documento era tutto
+costellato di centinaia di mila lire, come un prato è punteggiato
+di margheritine.</p>
+
+<p>Fräulein fu molto impressionata.</p>
+
+<p> &mdash; Meglio non lasciarlo scappare, &mdash; disse a Nancy
+in tedesco. &mdash; Prendilo, prendilo subito.</p>
+
+<p>E lo presero subito. E firmarono il contratto. E Bemolle
+lo fece accuratamente registrare.</p>
+
+<p> &mdash; Ecco fatto! «&nbsp;Nun ist alles in Ordnung&nbsp;», &mdash; disse
+in tedesco il «&nbsp;grossolano personaggio&nbsp;», rivolgendosi con
+un risolino a Fräulein. E tirò su l'aria col naso, e inghiottì.</p>
+
+<p>Ben presto s'avvidero del significato della clausola 8.</p>
+
+<p>«&nbsp;La parte suddetta&nbsp;» si era obbligata a dare un numero
+minimo di centoquaranta concerti all'anno, e la
+parte suddetta era Anne-Marie. No, certo, ad Anne-Marie
+non sarebbe concesso di perdere il tempo a balladarsi
+colle mani in tasca. In sedici giorni aveva fatto undici
+viaggi e dato dodici concerti.</p>
+
+<p>Essa passava da città a città, da palcoscenico a palcoscenico,
+e pareva un pallido serafino che suonasse in
+sogno. A metà del settimo viaggio Fräulein si ammalò,
+e fu lasciata a mezza strada tra Mainz e Colonia.<span class="pagenum"><a name="Page_362" id="Page_362">[362]</a></span></p>
+
+<p>Bemolle stringeva i denti e non parlava. Sedeva nel
+treno rimpetto a Nancy e ad Anne-Marie, e le guardava;
+guardava la piccola (che sonnecchiava colla testa poggiata
+al braccio di sua madre) e grandi lagrime si adunavano
+nei suoi fedeli occhi neri, s'indugiavano, e cadevano, perdendosi
+nei mesti baffi bruni che gli spiovevano sulla bocca
+come quelli di una foca.</p>
+
+<p>L'impresario viaggiava con loro, leggendo i giornali
+e soffiando nelle loro faccie il fumo delle sue sigarette;
+poi si addormentava colle mani in tasca, le lunghe gambe
+stese traverso lo scompartimento, e la bocca aperta.</p>
+
+<p>Bemolle lo guardava, covando foschi pensieri. I suoi
+buoni occhi di cane fedele vagavano con espressione feroce
+dalla bocca aperta del dormente impresario alla sua
+bionda barba a punta, e si attardavano lungamente sul
+suo gilet infiorato, come cercando un posto adatto...</p>
+
+<p>Durante i concerti l'impresario era onnipresente:
+girava in su e in giù per la sala e per i corridoi; lo si vedeva
+da per tutto, colle mani in tasca e la sigaretta in
+bocca. Negli intervalli tra i pezzi veniva a sedersi nella
+stanza degli artisti, e s'intratteneva con tutti quelli che
+venivano per vedere Anne-Marie. Indovinava i giornalisti
+col fiuto di un cane da caccia; e narrava loro fantastiche
+e inverosimili leggende sul conto della piccina, che facevano
+arrossire Nancy fino alle lagrime. Essa lo udiva parlare
+con tutti: coi musicisti entusiasti, colle signore
+commosse che venivano ad abbracciare la bambina; e a
+tutti Nancy lo udiva raccontare gli stravaganti aneddoti,
+sempre uguali, che la facevano piangere di mortificazione.
+Sì, era lui che aveva scoperto questa bambina: l'aveva
+udita a quattro anni suonare al pianoforte i valzer di
+Chopin. A cinque anni, essa e il fratellino, avevano preso
+una vecchia scatola di legno che aveva contenuto dei
+fichi secchi e ne avevano fabbricato un violino. L'anno<span class="pagenum"><a name="Page_363" id="Page_363">[363]</a></span>
+scorso ella era stata trafugata dai Nichilisti in Russia,
+che l'avevano tenuta per tre settimane in una specie di
+sotterraneo, e aveva dovuto suonare delle ore e delle ore,
+ogni volta che questi barbari glielo comandavano. Liberandola,
+le avevano poi regalato una collana di brillanti
+del valore di ottanta mila lire. Già; la piccina possedeva
+gioielli e decorazioni per oltre mezzo milione. Aveva due
+Stradivari. Uno aveva appartenuto a Wagner. L'altro
+allo Czar.</p>
+
+<p>Alla fine d'ogni concerto l'impresario usciva con loro
+dalla sala degli artisti. L'impresario portava in braccio
+Anne-Marie attraverso le folle plaudenti. L'impresario
+portava i fiori e il violino. L'impresario saliva in carrozza
+con loro, e dalla finestra era lui che faceva colla mano
+cenno d'addio alla gente, quando Anne-Marie era troppo
+stanca per affacciarsi.</p>
+
+<p>Anne-Marie sedeva rincantucciata e zitta in fondo
+alla carrozza, e s'addormentava. Nancy si mordeva le
+labbra per non piangere.</p>
+
+<p>Di fuori Bemolle, seduto a cassetta, ruminava neri
+pensieri e scagliava mentalmente sull'impresario dei sortilegi
+malefici che nel suo paese da più secoli si ritenevano
+infallibili.</p>
+
+<p>Questo durò un mese. Al trentunesimo giorno Anne-Marie
+disse:</p>
+
+<p> &mdash; Non voglio più vedere quell'uomo. Mai. E non voglio
+che porti mai più il mio violino.</p>
+
+<p> &mdash; Va bene, cara, &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; E voglio andare in campagna; e voglio mangiare
+sull'erba delle cose in pacchettini; e bere del latte che si
+porta in una bottiglia.</p>
+
+<p> &mdash; Va bene, tesoro. Lo faremo, &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Sarà molto bello, &mdash; disse Anne-Marie.</p>
+
+<p>E lo fecero. E fu molto bello.<span class="pagenum"><a name="Page_364" id="Page_364">[364]</a></span></p>
+
+<p>Quella sera, quando venne l'impresario, Anne-Marie
+non era pronta come di consueto, pallidetta e sognante
+nel suo vestito di raso celeste. Era nel suo lettino, e dormiva
+rosea e placida, dopo la lunga giornata passata
+all'aria aperta.</p>
+
+<p> &mdash; Siamo pronti? &mdash; disse l'impresario guardandosi
+intorno.</p>
+
+<p> &mdash; La piccola non può suonare questa sera, &mdash; disse
+Nancy. &mdash; E' stanca. Se avessi saputo dove trovarvi, ve
+lo mandavo a dire.</p>
+
+<p> &mdash; Oh bella! &mdash; disse l'impresario, e fece il suo rumore
+col naso.</p>
+
+<p> &mdash; E poi, &mdash; continuò Nancy timidamente, &mdash; è meglio
+che ve lo dica subito: non potremo più continuare così.
+La bimba deve suonare soltanto quando vuole lei. Non
+deve essere forzata. Basta un concerto o due in un mese.</p>
+
+<p> &mdash; Oh bella! &mdash; ripetè l'impresario; e sedette, e si tolse
+di tasca il portasigarette.</p>
+
+<p> &mdash; Dunque &mdash; continuò Nancy, tremando un poco, &mdash; vi
+pregherò di pagare i concerti che si sono dati finora;
+e... e poi... ci lascerete andare.</p>
+
+<p>L'impresario diede in una grande risata. Le sue spalle
+sobbalzavano per l'ilarità.</p>
+
+<p> &mdash; Ah, bellissima, proprio! &mdash; disse, smettendo di ridere
+per accendere la sigaretta, e continuando dopo che
+l'ebbe accesa. &mdash; Dunque vi devo pagare, eh? E quanto
+dovrei pagare, di grazia?</p>
+
+<p>Nancy rispose timida:</p>
+
+<p> &mdash; Ma non so... quello che ci viene...</p>
+
+<p> &mdash; Ah sì! quello che vi viene. Benissimo, benissimo. &mdash; E
+l'impresario cessò d'un tratto di ridere e guardò
+l'orologio. &mdash; Adesso fate presto. E' ora. Hop, hop!</p>
+
+<p> &mdash; Ma Anne-Marie dorme, &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Svegliatela, &mdash; disse l'impresario.<span class="pagenum"><a name="Page_365" id="Page_365">[365]</a></span></p>
+
+<p>Nancy si sentì impallidire.</p>
+
+<p> &mdash; Movetevi dunque, &mdash; disse l'impresario. &mdash; Non
+morirà, m'immagino, se suona stasera. E il teatro è tutto
+venduto.</p>
+
+<p> &mdash; Mi rincresce tanto, &mdash; disse Nancy. &mdash; Ma Anne-Marie
+non deve mai suonare quando è stanca.</p>
+
+<p> &mdash; Non dite sciocchezze, mia buona donna, &mdash; disse
+l'impresario, alzandosi. &mdash; Se non la svegliate voi, la
+sveglio io.</p>
+
+<p>E mosse un passo verso la porta della camera dove
+dormiva Anne-Marie.</p>
+
+<p>Ora, il sonno di Anne-Marie era per tutti una cosa
+sacra &mdash; una cosa di cui si parlava con un dito sul labbro,
+trattenendo il respiro. Quando Anne-Marie dormiva &mdash; quando
+il piccolo cervello miracoloso, pieno di milioni di
+note, riposava, &mdash; tutto doveva tacere: il mondo doveva
+fermarsi. Se mai capitava che a Bemolle &mdash; passando in
+punta dei piedi per il corridoio &mdash; scricchiolasse una scarpa,
+subito Nancy e Fräulein si affacciavano con visi esterrefatti,
+e gli facevano con espressioni di acerbo rimprovero
+e con gli indici innalzati, segno di star zitto. Sì; il
+sonno di Anne-Marie era una cosa inviolata e sacrosanta.</p>
+
+<p>Bemolle era rimasto presso la finestra, guardando fuori
+nel buio, mentre l'impresario parlava con Nancy. Ma al
+primo passo che questi aveva fatto nella direzione della
+chiusa porta di Anne-Marie, Bemolle si era lanciato in
+avanti e con un ruggito di belva inferocita si era scagliato
+su di lui.</p>
+
+<p>Bemolle era piccolo e grassotto. Ma il suo odio e la
+sua ira da tanto tempo accumulati gli tennero luogo di
+forza e di muscoli. In un lampo fu addosso allo sbalordito
+impresario, graffiandogli la faccia, tirandogli la
+barba, percuotendolo con agitati pugni, e con le brevi
+gambe tirandogli dei calci.<span class="pagenum"><a name="Page_366" id="Page_366">[366]</a></span></p>
+
+<p>Quando l'impresario potè riaversi dallo stupore di
+questo inatteso attacco, prese per il colletto Bemolle,
+lo alzò, e vivamente lo fece sedere per terra. Quindi prese
+cappello e bastone, e se ne andò.</p>
+
+<p> &mdash; ... E' partito? &mdash; chiese Bemolle rizzandosi a sedere,
+con le guancie che parevano di carta e un occhio arrossato.</p>
+
+<p> &mdash; Sì, è partito! &mdash; disse Nancy. &mdash; Oh, povero Bemolle!
+Vi ha fatto male?</p>
+
+<p>Bemolle non si alzò. Rimase seduto per terra, scotendo
+la testa e mormorando con voce rauca:</p>
+
+<p> &mdash; Voleva svegliare Anne-Marie!... Ma <em>pensate</em>!
+Voleva svegliare Anne-Marie!...</p>
+
+<p class="pad2">Dovettero pagare cinque mila franchi per annullare
+il contratto; e altri duemila franchi per le spese legali.
+Ma trovarono che era pagar ben poco la grande gioia
+di liberarsi dell'impresario.</p>
+
+<p>Fecero delle scampagnate, e si divertirono molto,
+aspettando che Fräulein guarisse e li potesse raggiungere.
+E quando ciò avvenne andarono tutti e quattro, felici e
+contenti, a Roma, dove avevano ancora quindici giorni
+di tempo prima che cominciassero i concerti al teatro
+Costanzi.</p>
+
+<p>E a Roma vennero a trovarli anche tutti i loro cari
+da Milano: la zia Carlotta, curva e striminzita, e lo zio
+Giacomo tremante e tardo; e Adele, e Nino, e Carlo, e Clarissa,
+commossi e felici e affettuosi. Molte tenere lagrime
+furono versate ricordando Valeria, cui non era stato concesso
+gioire della fama di Anne-Marie, la sua meravigliosa
+nipotina.</p>
+
+<p> &mdash; Ma vide la gloria tua, Nancy, &mdash; disse Nino.</p>
+
+<p>Rivissero, nei ricordi, la visita di Nancy giovinetta
+alla Regina Madre; come vi andasse tremante col suo<span class="pagenum"><a name="Page_367" id="Page_367">[367]</a></span>
+piccolo libro di poesie, e col suo grande cappello a piume
+e colla veletta bianca che poi aveva dovuto togliere prima
+di entrare al cospetto reale... E tutti insieme rifecero
+in pio pellegrinaggio la salita al Quirinale, posando sul
+Palazzo gli occhi inteneriti. Era una splendida mattinata
+di sole. Nino, di cui ormai i capelli erano grigi e il carattere
+irascibile come quello di suo padre &mdash; così almeno
+diceva la zia Carlotta &mdash; camminava davanti a tutti con
+Anne-Marie, che gli trotterellava accanto tenendogli la
+mano. Egli le raccontava delle interessanti cose: le diceva
+di un certo grembiulino rosa che sua madre portava
+quando aveva otto anni, e le descriveva Fräulein, giovane,
+colle guancie che parevano mele.</p>
+
+<p>Fräulein, che a dir vero non dimostrava troppo i vent'anni
+di differenza tra quell'epoca e questa, ascoltava,
+assai commossa, tali reminiscenze. E Bemolle, che si riprometteva
+di andare a vedere la sua vecchia madre non
+appena terminati i concerti al Costanzi, camminava dietro
+a tutti lagrimando silenziosamente, disciolto in una vaga
+tenerezza verso il mondo in generale.</p>
+
+<p> &mdash; A proposito, Nancy, &mdash; disse Nino, &mdash; sai che ho
+riveduto la cara vecchia villa di Wareside? Sono andato
+in Inghilterra per gli affari di Carlo due mesi fa; allora
+ho preso il treno di Hertfordshire per andare a rivedere
+la Casa Grigia. Era vuota. Sono rimasto più di un'ora al
+cancello; e tutti i fantasmi del passato sono venuti a farmi
+compagnia.</p>
+
+<p> &mdash; Oh! &mdash; disse Fräulein. &mdash; Che divino posto era
+quello! Te ne ricordi, Nancy?</p>
+
+<p> &mdash; Ricordo il giardino, &mdash; disse Nancy, con gli occhi
+vaghi in cui fluttuavano le rimembranze, &mdash; e l'altalena...</p>
+
+<p> &mdash; Che altalena? &mdash; disse Anne-Marie, prendendo
+interesse all'argomento.</p>
+
+<p>Allora Nancy le descrisse il lontano giardino, placido<span class="pagenum"><a name="Page_368" id="Page_368">[368]</a></span>
+nel mite sole inglese, dove ella, bambina, aveva cullato
+sull'altalena i suoi fantastici sogni, e da cui, al tramonto,
+si vedeva l'orizzonte acceso sull'orlo del mondo...</p>
+
+<p class="pad2">All'indomani del primo concerto a Roma, ecco giungere
+anche per Anne-Marie la grande lettera bianca, con
+lo stemma d'oro: le Armi della Real Casa. Le Loro Maestà
+avrebbero ricevuto al Quirinale l'indomani sera, alle
+nove, la gentile bambina e grande artista; e l'avrebbero
+con piacere udita suonare...</p>
+
+<p>E l'indomani sera Adele, Carlotta e Clarissa, felici e
+perturbate, aiutavano Nancy e Anne-Marie a prepararsi
+per la loro udienza al Quirinale. Bemolle era fuori di sè,
+pallido e febbricitante per l'agitazione, al pensiero di dover
+accompagnare Anne-Marie al pianoforte.</p>
+
+<p>Quando, alle nove precise Nancy e Anne-Marie, colle
+destre ignude, traversavano la fila di sale &mdash; la sala rossa,
+la sala gialla, la sala azzurra &mdash; fino alla sala bianca ed oro,
+dove i Sovrani li avrebbero accolti, Bemolle li seguì tremando.
+Dietro a lui veniva un risplendente lacché, in livrea
+scarlatta, portando il violino e la musica. (I pensieri di Bemolle
+volarono al villaggetto appiè degli Appennini, dove
+a quest'ora qualche piccolo lume s'accendeva nel buio...)</p>
+
+<p>La Regina mosse incontro a Nancy e a Anne-Marie.
+Non era più la Regina di cui il nome di fiore era scritto
+nel vecchio diario di Nancy. Era una Regina quasi fanciulla,
+con immensi e risplendenti occhi bruni. E il giovinetto
+di cui l'effigie, chiusa in un medaglione, posava
+da tanti anni sul cuore di Nancy, era Re.</p>
+
+<p>La Regina abbracciò Anne-Marie; e rise quando Anne-Marie
+parlava, e pianse quando Anne-Marie suonò. Anne-Marie
+la guardava, soggiogata e rapita da quegli occhi
+straordinari, quegli occhi di fuoco e di velluto, così innocenti
+che parevano non aver guardato che nelle anime di<span class="pagenum"><a name="Page_369" id="Page_369">[369]</a></span>
+fiori e di fanciulli; così teneri che parevano non aver
+pianto che per i dolori altrui.</p>
+
+<p>Anne-Marie, suonando, poteva appena staccare lo
+sguardo da lei; ma per senso di dovere ogni tanto lanciava
+una occhiata sottomessa a uno sfolgorante ufficiale in
+tunica scarlatta, ricoperto di decorazioni, che ella s'immaginava
+fosse il Re.</p>
+
+<p>Alla chiusa dell'adagio di Mendelssohn un uomo grave,
+che sedeva un poco in disparte dagli altri, ed era semplicemente
+vestito in abito da sera, parlò:</p>
+
+<p> &mdash; Io non m'intendo molto di musica. Ma questa musica
+mi piace.</p>
+
+<p>La regina si volse a lui, e sorrise. E quel sorriso fece
+trasalire Anne-Marie. Mai ella non aveva veduto un sorriso
+così dolce, così fulgido e abbagliante! Essa seguì il corso
+di quel sorriso luminoso e il suo sguardo si fermò sul viso
+di quell'uomo grave, vestito di nero.</p>
+
+<p>Quel viso! dove l'aveva ella veduto? Perchè era così
+noto? così caro e famigliare? Perchè le faceva venire in
+mente New-York, e sua mamma piangente sulle lettere
+che venivano da Milano? <em>I francobolli!</em> Sì, quel viso
+lo aveva visto sui francobolli! Era lui, era lui il Re d'Italia!
+Come aveva potuto credere anche per un solo istante
+che fosse quell'uomo coi capelli gialli, vestito di rosso?
+Era questo, questo il Re! E il cuore di Anne-Marie si
+prostrò in appassionato pentimento davanti a colui che
+non s'intendeva di musica. Egli forse se n'avvide, perchè
+cogli occhi benevoli e penetranti le ammiccò.</p>
+
+<p>Bemolle, entrando, aveva fatto il suo profondo inchino;
+poi s'era fermato vicino al pianoforte, curvo sotto
+la terribile gioia della augusta presenza; e in tutta la sera
+non ricuperò mai completamente la posizione verticale;
+ma bensì si levò e si sedette &mdash; ogni volta che gli si rivolgeva
+la parola &mdash; in una rigida postura curvilinea, dolorosa<span class="pagenum"><a name="Page_370" id="Page_370">[370]</a></span>
+a guardarsi. Egli suonò anche molte note sbagliate
+negli accompagnamenti; e sentiva saettare su di lui l'ira
+di Anne-Marie, non ostante il fatto che, suonando, ella
+gli tenesse voltate le piccole spalle celestrine.</p>
+
+<p>Nancy sedeva a fianco della Regina, e con occhi rischiarati
+da lagrime felici, rispondeva alle benigne e intime
+domande che le belle labbra le rivolgevano. La
+Regina la chiamava col suo nome di fanciulla, col suo nome
+di poeta... E il passato e il presente si confusero nella loro
+duplice dolcezza nel cuore di Nancy. Essa riviveva la
+sua gloriosa adolescenza, nella gloria adolescente di Anne-Marie.</p>
+
+<p class="pad2">In carrozza al ritorno, Anne-Marie, garrula come
+un uccelletto, raccontava le sue impressioni, e Nancy,
+ridendo, la serrava al cuore.</p>
+
+<p>Ma Bemolle, muto, con gli occhi chiusi, pensava.
+Pensava che stenderebbe alla tremula stretta della sua
+vecchia madre, una mano che il tocco d'una Regina aveva
+consacrato.</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="XXIV" id="XXIV"></a>XXIV.</h2>
+
+<p>Ma prima che Bemolle potesse andare a casa sua,
+si dovevano ancora dare quattro concerti a Milano.</p>
+
+<p> &mdash; Milano è la città che deve darti il battesimo dell'Arte, &mdash; disse
+ad Anne-Marie il giovane Commendatore-editore
+di musica, arbitro delle arti liriche nel mondo milanese. &mdash; In
+fatto di musica, Milano è l'unica città che
+conti.<span class="pagenum"><a name="Page_371" id="Page_371">[371]</a></span></p>
+
+<p>E negli occhi del Commendatore &mdash; occhi grigi e penetranti
+come l'acciaio &mdash; passò il lampo d'un sorriso.</p>
+
+<p> &mdash; Questo me l'hanno già detto anche a Berlino, &mdash; disse
+Anne-Marie.</p>
+
+<p> &mdash; Anche a Vienna, &mdash; disse Fräulein.</p>
+
+<p> &mdash; Anche a Parigi, &mdash; soggiunse timidamente Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Appunto perciò lo diciamo anche noi, &mdash; disse il
+giovane Commendatore, passandosi la mano fine sul mento
+sbarbato.</p>
+
+<p> &mdash; Dunque, che cosa ci suonerai? Bada che qui non
+siamo a Berlino. Qui fingiamo tutti di adorare il classico;
+e poi, quando lo sentiamo, diciamo: «&nbsp;Com'è bello!&nbsp;» E
+ce ne andiamo prima della fine, e non torniamo più.</p>
+
+<p>Udendo ciò Bemolle mise sul programma un po' di
+Vieuxtemps e di Wieniawski, un po' di Sarasate e di Paganini.
+I milanesi accorsero al concerto, e restarono fino
+alla fine. E si prefissero di tornare ancora.</p>
+
+<p>Ma i «&nbsp;Musicisti Veri&nbsp;» &mdash; quelli di cui se ne trovava
+sempre uno in ogni città (e a Milano ve n'erano quattro),
+quelli che si prendono sul serio, quelli che parlano della
+musica come di una sacrosanta e privilegiata malattia,
+di cui essi soli hanno il diritto di soffrire &mdash; quelli scossero
+le circospette teste con dolore. Che triste cosa udire
+da uno sbocciante genio qual'era questa bambina, la
+vilissima musica da virtuoso &mdash; l'acrobatismo violinistico,
+che indubbiamente e indegnamente piaceva al pubblico!
+Paganini! Vieuxtemps! Ah! quei nomi erano come
+pugni nel cuore ai Musicisti Veri.</p>
+
+<p> &mdash; Oh! &mdash; gridavano, &mdash; dateci le glorie del Beethoven!
+Dateci gli splendori di Bach!</p>
+
+<p>E clamavano il loro dolore su e giù per le colonne dei
+giornali.</p>
+
+<p>Il Commendatore-editore di musica, leggendo queste
+critiche, sorrise passandosi la fine mano sul mento sbarbato.<span class="pagenum"><a name="Page_372" id="Page_372">[372]</a></span></p>
+
+<p>Quando vide Nancy le disse:</p>
+
+<p> &mdash; Date loro dunque del classico, niente altro che
+del classico!</p>
+
+<p>E nel secondo concerto Anne-Marie suonò il Concerto
+di Beethoven e la «&nbsp;Sonata a Kreutzer&nbsp;»; e la «&nbsp;Chaconne&nbsp;»,
+e la «&nbsp;Fuga&nbsp;», e il «&nbsp;Preludio&nbsp;», e la «&nbsp;Sarabanda&nbsp;» di Bach.
+E i Milanesi accorsero, e restarono fino alla fine, e si prefissero
+di tornare ancora.</p>
+
+<p>Ma i quattro Musicisti Veri scossero le riservate teste
+con rinnovellato dolore. Come poteva una mera bambina
+comprendere il gigantesco Beethoven? Chi era quel
+criminale maestro che sovraccaricava il puerile cervello
+di Anne-Marie coi titani classici? Non era, quasi diremmo,
+un sacrilegio, udire una fanciulletta appressarsi alla misteriosa
+immensità della Chaconne di Bach? Solo i Musicisti
+Veri potevano comprendere tutta la profonda, la
+frenetica angoscia celata in quella semplice ed ingenua
+danza del settecento! Per carità, per carità! Che i bimbi
+non suonassero che del Händel e del Mozart!</p>
+
+<p>Nel terzo concerto Anne-Marie suonò del Händel e
+del Mozart. E i Milanesi accorsero, e restarono fino alla
+fine; e si prefissero di tornare ancora.</p>
+
+<p>Ma i quattro Musicisti Veri inarcarono le dolorose
+sopracciglia, dicendo che quella semplice e facile musica
+era ben dolce se suonata per il papà e la mamma entro
+le pareti domestiche; ma che, veramente, in una Sala da
+Concerto di Milano, si aveva il diritto di esigere qualche
+cosa di più possente e autorevole. E perchè questa bambina
+suonava il violino? Non sarebbe stato meglio se
+avesse studiato il contrappunto? O qualche altra cosa?
+La musica dovrebbe essere riservata per loro quattro
+Musicisti Veri.</p>
+
+<p>Il Commendatore, che non era un Musicista Vero,
+sorrise e baciò in fronte Anne-Marie. Ma ciò non valse<span class="pagenum"><a name="Page_373" id="Page_373">[373]</a></span>
+a consolare Nancy, che udì con attonita incredulità queste
+critiche; nè valse a calmare Bemolle, smaniante in frenetica
+ira; nè a trattenere l'indignata Fräulein dallo scrivere
+al «&nbsp;Corriere della Sera&nbsp;» al «&nbsp;Berliner <a name="tn373" id="tn373"></a>Tageblatt&nbsp;» e
+al «&nbsp;Times&nbsp;» delle lunghe lettere in proposito. (Ma non è
+detto che quei giornali le pubblicassero).</p>
+
+<p>Anne-Marie che non leggeva critiche, nè sapeva che al
+mondo vi fossero dei Musicisti Veri, era gaia e felice e
+adorava l'Italia. Per consolarla del lontano Schopenhauer,
+Nancy le aveva regalato un piccolo cane bassetto.
+Anne-Marie lo conduceva a passeggio nei Giardini, vergognandosi
+non poco delle sue gambe storte, e del suo
+corpo lungo e contorto come una sinfonia del Mahler;
+ma essa lo adorava ancor più per queste sue immeritate
+disgrazie.</p>
+
+<p>Il bassetto fu battezzato «&nbsp;Steiner&nbsp;» perchè univa a
+un colore bruno-dorato e ad una certa turgidità di corpo,
+una debolezza di voce spesso notata da Anne-Marie in
+quegli eccellenti violini tirolesi.</p>
+
+<p>.... Molta gente veniva a trovarli all'Hôtel per esprimere
+le loro vedute. Vennero anche i Musicisti Veri, che
+fecero molta paura ad Anne-Marie, e ancor più paura a
+Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Che cosa credete di farne di vostra figlia? &mdash; chiese
+uno di loro, sorseggiando il thè e mangiando dei biscotti
+nel salotto di Nancy, coll'aria di farle un favore. &mdash; Cosa
+sperate che diventi?</p>
+
+<p> &mdash; Non lo so, &mdash; disse Nancy. &mdash; Per ora sono contenta
+di ciò che è.</p>
+
+<p> &mdash; Male. Dovete pensare all'avvenire. Se voi desiderate
+che essa divenga una grande, una vera artista....</p>
+
+<p> &mdash; Non so se lo desidero, &mdash; disse Nancy. &mdash; Se dall'essere
+una grande artista essa degenerasse &mdash; e Nancy
+sorrise &mdash; fino a non essere altro che una fanciulla felice,
+non credo che me ne lagnerei.<span class="pagenum"><a name="Page_374" id="Page_374">[374]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Badate! &mdash; continuò il Musicista Vero, &mdash; badate
+bene: il Prodigio d'oggi uccide l'Artista di domani. Cogliendo
+il fiore, voi distruggete il frutto.</p>
+
+<p>Nancy rise dolcemente.</p>
+
+<p> &mdash; E' come se diceste: bisogna guardarsi dal cogliere
+un bocciolo di rosa! esso non diventerà mai una mela!</p>
+
+<p>Anne-Marie, che presso alla finestra alzava per la coda
+il bassetto per provare se era puro sangue, rise.</p>
+
+<p> &mdash; Proprio vero, &mdash; disse, senza aver sentito nulla
+del discorso precedente, ma per l'istinto di irritare il Musicista
+che le pareva noioso.</p>
+
+<p> &mdash; Zitta, cara, &mdash; disse sua madre. Poi soggiunse: &mdash; Anne-Marie
+è ciò che è. Io sono contenta che fiorisca libera
+quale Iddio l'ha fatta, senza preoccuparmi di ciò
+che potrà divenire un giorno; purchè sia buona e sana e
+felice! &mdash; E soggiunse: &mdash; Perchè non dovrei permetterle
+di suonare come un serafino oggi, per paura che, tra dieci
+anni, non suoni come Joachim?</p>
+
+<p> &mdash; Già, &mdash; disse Anne-Marie tenendo sospeso per la
+coda il guagnolante Steiner. &mdash; Perchè?</p>
+
+<p>L'austero visitatore si volse a lei.</p>
+
+<p> &mdash; Bambina mia, &mdash; cominciò con voce cupa e profetica, &mdash; Bach...</p>
+
+<p> &mdash; Oh, lo so già, &mdash; disse gaiamente Anne-Marie.</p>
+
+<p> &mdash; Cosa sai già? &mdash; domandò severamente il Musicista.</p>
+
+<p> &mdash; Stavate per dire: «&nbsp;Bach è un dio! Suona sempre
+Bach! non suonare che Bach! Tutto il resto è indegno&nbsp;», &mdash; sospirò
+Anne-Marie, già pentita di essersi immischiata
+nella conversazione.</p>
+
+<p> &mdash; Niente affatto. Non stavo per dire questo, &mdash; sentenziò
+il critico.</p>
+
+<p> &mdash; Allora stavate per dire quell'altra cosa: «&nbsp;Non
+osare mai di suonare Bach. Una bambina non può comprendere<span class="pagenum"><a name="Page_375" id="Page_375">[375]</a></span>
+Bach!&nbsp;»... Già, i Professori mi dicono sempre
+o l'una o l'altra di queste due cose.</p>
+
+<p> &mdash; Perfettamente, &mdash; disse il signore, gravemente. &mdash; Tu
+non puoi in nessun modo capire Bach.</p>
+
+<p>Anne-Marie lasciò cadere Steiner, che andò a mordicchiarsi
+la coda sotto al sofà.</p>
+
+<p> &mdash; E voi? &mdash; disse allo sconosciuto, &mdash; che cosa capite
+voi in Bach? Voglio sapere preciso cosa capite. &mdash; E con
+gli occhi saettanti e le guancie rosse, Anne-Marie afferrò
+per la manica il Musicista Vero. &mdash; Adesso vi suonerò
+del Bach, e voi mi direte che cosa ne capite... Bemolle!
+dammi il violino.</p>
+
+<p>Bemolle si slanciò con viso raggiante ad obbedirla.</p>
+
+<p> &mdash; Ma, Anne-Marie! cara! Non far così, &mdash; disse Nancy
+turbata.</p>
+
+<p>Ma Anne-Marie accordava già il violino.</p>
+
+<p> &mdash; Ecco, &mdash; disse, folgorando cogli occhi il visitatore, &mdash; adesso
+mi direte cos'è che voi capite, e io no!</p>
+
+<p>E subito suonò le prime cinque delle trentadue variazioni
+della Chaconne. Poi si fermò.</p>
+
+<p> &mdash; Ebbene? Cosa avete capito? Ditemelo!</p>
+
+<p>Il Musicista si appoggiò alla spalliera del sofà, con un
+sorriso di superiorità benevola.</p>
+
+<p> &mdash; E adesso, &mdash; disse Anne-Marie, come una piccola
+Furia bionda, accesa e ispirata, &mdash; adesso lo suono diversamente!
+Lo suono come Joachim... Così, precisamente
+così, Joachim suonava per me e con me... E adesso che cosa
+avete capito? Che cosa dice Bach a voi, sciocco uomo, più
+di quello che dice a me?</p>
+
+<p> &mdash; Ma Anne-Marie! &mdash; esclamò Nancy. &mdash; Vergogna!
+Non devi parlare così!</p>
+
+<p> &mdash; Sì! devo! devo! &mdash; disse Anne-Marie, quasi piangendo.</p>
+
+<p>Il visitatore, sorridendo acidamente, si alzò per prendere
+congedo.<span class="pagenum"><a name="Page_376" id="Page_376">[376]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Temo &mdash; disse &mdash; che per le ragazzine troppa musica
+non faccia bene ai nervi.</p>
+
+<p> &mdash; Sì, sì che fa bene! &mdash; gridò Anne-Marie, disperata
+e piangente. E come Nancy la confortava cingendola col
+braccio, la bambina singhiozzò: &mdash; Mamma, digli una cosa!
+digli una cosa che io non so dire! Aiutami.</p>
+
+<p> &mdash; Che cos'è, cara?</p>
+
+<p> &mdash; Ti ricordi... che dovevamo andare in un paese lontano...
+tu dicevi che era un paese caldo, e bello... e sporco...
+Dov'era?</p>
+
+<p> &mdash; Vuoi dire il Messico?</p>
+
+<p> &mdash; Sì, sì, sì! Allora hai detto qualche cosa degli alberghi
+che sono là... cos'hai detto di quei piccoli alberghi strani?</p>
+
+<p>Nancy riflettè un istante. Poi si ricordò, e sorrise.</p>
+
+<p> &mdash; Ho detto che non vi si trova che quello che si porta
+con sè.</p>
+
+<p> &mdash; Sì, sì, &mdash; balbettò Anne-Marie, eccitata e incoerente, &mdash; adesso
+dillo... dillo ancora, ma dillo della musica.</p>
+
+<p>Nancy rise e le baciò la fronte accaldata.</p>
+
+<p> &mdash; Vuoi dire che nella musica non si trova che quello
+che si porta con sè, nella propria anima?</p>
+
+<p> &mdash; Sì, &mdash; disse la bambina. &mdash; Voglio dire così.</p>
+
+<p> &mdash; Cara! &mdash; disse Nancy. E la baciò.</p>
+
+<p>Ma il Musicista Vero se ne andò disgustato.</p>
+
+<p>Che ignoranza! Che discorsi sconnessi! Cosa c'entravano
+gli alberghi messicani colla musica di Bach?</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="XXV" id="XXV"></a>XXV.</h2>
+
+<p>Un anno passò come un sogno, spargendo rose e mirti
+ai piedi di Anne-Marie: un anno di fantastici viaggi da
+trionfo a trionfo. La vita per Anne-Marie era come un magico<span class="pagenum"><a name="Page_377" id="Page_377">[377]</a></span>
+giardino, tutto acceso di fiori incantati che si chinavano
+al suo passare.</p>
+
+<p>I concerti erano la sua gioia. La sua chiara anima
+era colma di musica, e come da un puro e prescelto vaso
+essa ne versava la melodiosa piena sul mondo ascoltante.</p>
+
+<p>Suonando, ella compiva la sua missione, così come
+un'allodola deve cantare.</p>
+
+<p>Un giorno a Genova la condussero a vedere il violino
+di Paganini, muto e sigillato nella sua cassa di vetro al
+Municipio. Essa lo contemplò a lungo silenziosamente.
+Poi distolse lo sguardo.</p>
+
+<p> &mdash; Cosa pensi, cuor mio? &mdash; chiese Nancy. &mdash; Perchè
+sei triste?</p>
+
+<p> &mdash; Penso &mdash; disse la ragazzina con occhi solenni &mdash; come
+deve soffrire quel violino di essere chiuso là dentro;
+come la sua voce deve fargli male! Chi sa come si strugge
+di poter cantare!</p>
+
+<p>L'osservazione fu udita e ripetuta. Giunse alle orecchie
+del Sindaco di Genova. Un giorno, con grande pompa,
+Anne-Marie fu invitata al Palazzo del Municipio, e colà,
+davanti ai pochi invitati, furono tolti i sigilli: il sacro istrumento
+dell'immortale Nicolò fu posto tra le ténere mani
+della bambina.</p>
+
+<p>Da tre notti essa non dormiva pensando a questo
+grande momento: sognando la gioia di quella fremebonda
+voce imprigionata, quando le sue dita l'avrebbero resa
+alla libertà!</p>
+
+<p>Rapidamente essa infilò un nuovo cantino, traendolo
+sopra il ponticello scolorito. Poi pizzicò, lieve, le corde,
+chinando il capo ad ascoltare. Ed ora, alzando l'arco,
+con attacco vibrante spezzò i ceppi del silenzio che gravavano
+sulle frementi corde... L'accordo di re minore
+risuonò, tremolante e flebile.</p>
+
+<p>Anne-Marie rialzò l'arco e attaccò un altro accordo,<span class="pagenum"><a name="Page_378" id="Page_378">[378]</a></span>
+premendo le dita sulle corde con intenso e veemente vibrato.</p>
+
+<p>E di nuovo il violino rispose con voce rauca, debole,
+sorda. Il viso di Anne-Marie si fece bianco come un lino.
+Le sue labbra tremarono. Con un singhiozzo ella abbassò
+il violino.</p>
+
+<p> &mdash; E' morto, &mdash; disse.</p>
+
+<p>Molti anni dopo, se talvolta accadde a Nancy di pensare
+che forse sarebbe stato meglio se avesse trattenuta
+dai concerti e dal pubblico la sua bambina &mdash; se dubitava
+di aver errato permettendole di diffondere sul mondo
+tutta la sua giovine anima canora, &mdash; il ricordo del Silente
+Violino, chiuso nella sua prigione di cristallo, le tornava
+alla memoria: il Violino che era morto per non aver cantato,
+morto del suo proprio silenzio.</p>
+
+<p>E fu contenta di pensare che alla sua allodoletta era
+stato concesso di cantare.</p>
+
+<p>E cantò, l'allodoletta! Cantò, in molti climi, sotto
+molti cieli, in molte terre lontane. Era forse a Edimburgo
+che i cavalli furono staccati dalla sua vettura, ed essa e
+Nancy tratte in trionfo per le festanti vie? Era forse a
+Berna che la polizia dovette sgombrare dalle strade e
+dalle piazze le turbe di studenti che parevano impazziti?
+Non fu a Torino che la folla la richiamò venti volte al balcone,
+per urlarle i suoi evviva, per implorare dal piccolo
+volto estasiato un sorriso, dalle piccole mani salutanti,
+un fiore? Dove, dove fu che gli uomini alzavano i loro
+figlioletti tra le braccia perchè la vedessero, perchè le toccassero
+la veste, e le donne, spinte e urtate nella calca,
+coi cappelli a sghembo e gli occhi allucinati, battagliavano
+per intravvedere un baleno della bionda testolina
+salutante e per sfiorare d'un tocco la piccola mano inguantata?
+Non era a Napoli che la chiamavano «&nbsp;la bambina
+assistita&nbsp;», e la credevano posseduta da uno spirito? E tra<span class="pagenum"><a name="Page_379" id="Page_379">[379]</a></span>
+le acclamazioni talune voci gridavano che, per carità,
+predicesse i numeri del lotto?</p>
+
+<p>Sì, questo era stato a Napoli. Nancy se lo rammentava.
+Nella gloria confusa delle cangianti scene, alcuni ricordi
+emergevano nitidi e chiari nella memoria di Nancy. Era a
+Napoli che nel vasto teatro gremito avevano dimenticato
+di serbare un posto per lei. E il direttore del teatro era
+venuto a dirle che una signora ch'egli conosceva, gentilmente
+le offriva un posto nel suo palco: palco numero
+cinque, seconda fila &mdash; Nancy se lo ricordava ancora! E
+mentre Anne-Marie, già baciata e benedetta come di consueto,
+col violino sotto al braccio usciva fuori &mdash; piccola
+visione di cielo &mdash; sull'ampio palcoscenico, Nancy correva
+ancora per i corridoi deserti della seconda fila cercando
+il palco numero cinque. Eccolo finalmente! Nancy
+vi entrò, e vide una signora sola, velata di nero. Nancy le
+fece un piccolo saluto e prese posto, mormorando: «&nbsp;Grazie.&nbsp;»
+Poi colle mani convulsamente intrecciate, aveva sussurrato
+la preghiera che sempre diceva per Anne-Marie quando
+suonava: «&nbsp;Mio Dio! aiutatela! Ispiratela! Guidatele la
+mano!&nbsp;»</p>
+
+<p>E Iddio anche allora aveva ascoltato la preghiera:
+perchè Anne-Marie suonava grandiosamente, soavemente,
+senza neppur sognare che potesse aver bisogno d'aiuto!</p>
+
+<p>Nancy sedeva nel palco, rigida e atterrita come sempre;
+come sempre pietrificata di paura, aspettando che i tranquilli
+occhi di Anne-Marie si volgessero in giro per l'uditorio,
+vagando di palco in palco, in cerca di lei. Ecco!
+L'avevano trovata! Scintillavano, ridevano... Poi lo Spirito
+della Musica piombava colle grandi ali tra di loro
+due, e portava via la sua bambina &mdash; via, suonante e sognante,
+lontano dalla cerchia del materno amore...</p>
+
+<p>La signora vestita di nero si premette il fazzoletto
+sugli occhi. Nancy era avvezza a vedere quel gesto, ma<span class="pagenum"><a name="Page_380" id="Page_380">[380]</a></span>
+pur sempre ne rimaneva commossa. Stese la mano e la posò
+sul braccio della sconosciuta, a cui la musica della sua
+bambina angosciava il cuore.</p>
+
+<p>La donna vestita di nero, senza voltarsi, le prese la
+mano; e stettero così vicine, queste due ignote, legate
+dalla musica come due sorelle.</p>
+
+<p>L'ultimo pezzo finiva, e da ogni angolo della sala scoppiavano
+le acclamazioni, le ben note grida di delirio e
+d'entusiasmo. Nancy si alzò rapida per tornare dietro
+le quinte da Anne-Marie. La sconosciuta si volse e rialzò
+il velo.</p>
+
+<p> &mdash; Il mio nome è Villari, &mdash; disse.</p>
+
+<p>Nancy ricordava il nome. Tutto ciò che Aldo le aveva
+detto di questa donna, tutto ciò che Nino le aveva taciuto,
+si riversò come un'onda nella sua memoria. Ella fissò lo
+sguardo con curiosità in quel viso smunto, sotto l'elmetto
+di capelli rosso-scuri &mdash; povero viso stanco su cui le rughe
+mettevano mille piccoli solchi tristi.</p>
+
+<p> &mdash; Conosco bene il vostro nome, &mdash; disse Nancy, sporgendo
+la mano. &mdash; Saluto la grande artista.</p>
+
+<p>La donna sospirò profondamente.</p>
+
+<p> &mdash; Saluto la madre fortunata.</p>
+
+<p>Poi calò il velo sul viso.</p>
+
+<p>Nancy s'affrettò per gli affollati corridoi, dove la gente
+a gruppi discorreva e discuteva della sua bambina; e le
+parole: «&nbsp;Meravigliosa! Fenomenale! Incredibile!&nbsp;» batterono
+colla consueta ala soave al suo orecchio.</p>
+
+<p>«&nbsp;Madre fortunata!&nbsp;» Oh, sì, sì! essa era una madre
+fortunata! Se lo disse mille e mille volte; lo ripetè piano
+mentre ravvolgeva una morbida sciarpa bianca intorno
+al capo biondo della sua figlioletta; e ancora, mentre passava
+con lei attraverso gli evviva della folla, fra le mille
+mani tese e i cappelli sventolanti. E se lo ripetè, seduta
+nell'automobile che le portava via, aperta alla dolce notte<span class="pagenum"><a name="Page_381" id="Page_381">[381]</a></span>
+napoletana, e mentre reggeva col braccio Anne-Marie,
+che, in piedi sul sedile, sventolava tutt'e due le mani alla
+circondante folla.</p>
+
+<p>La figuretta ondeggiava col moto della carrozza, che
+moveva rapida per la gaia strada illuminata. Ben presto
+anche gli ultimi entusiasti furono lasciati indietro, e Anne-Marie
+si lasciò scivolar giù al suo posto presso Nancy.
+L'automobile correva sulla marina; al di là del Golfo il
+Vesuvio respirava, col ritmico alito infuocato; e le tranquille
+acque splendevano. Nancy ricordò che questa era
+la patria di Aldo &mdash; poi scordò tutto al suono delle dolci
+parole usitate:</p>
+
+<p> &mdash; T'è piaciuto il mio concerto, Liebstes? Sei felice,
+cara mamma mia?</p>
+
+<p>La frase era ormai divenuta una specie di formula
+ch'esse ripetevano, ridendo, come il ritornello d'una canzone.
+Di tutte le ore del giorno, febbrili e turbolente, era
+questa l'ora di gioia pel cuore di Nancy. Anne-Marie, che
+di consueto era bizzarra e inafferrabile &mdash; resa più strana
+dalla sua musica, ed esaltata dall'adorazione di molta
+gente &mdash; in quest'ora ridiventava la sua tenera bambinetta,
+più mite e più dolce dell'Anne-Marie di tutt'i giorni,
+più vicina e più umana dell'Anne-Marie dei concerti:
+che era una strana e inaccessibile creatura di cui Nancy
+talvolta dubitava che potesse proprio appartenere a lei!</p>
+
+<p>Fräulein e Bemolle seguivano in un'altra carrozza.
+Dall'impresario in poi, nessuno aveva osato turbare
+quest'ora sacra e stellata del loro amore.</p>
+
+<p class="pad2">E Nancy, rimpianse ella mai i suoi perduti sogni di
+gloria? Ricordò ella mai il suo non scritto Libro? Non le
+ardevano più le ferite dell'ali che ella s'era strappate?</p>
+
+<p>No. Essa viveva per Anne-Marie e di Anne-Marie.
+La Chimera dell'ispirazione si era allontanata da lei.<span class="pagenum"><a name="Page_382" id="Page_382">[382]</a></span>
+Rime e ritmi, parole, visioni e sogni &mdash; non la turbavano
+più.</p>
+
+<p>Ella respirava la musica che Anne-Marie suonava.
+Ella sognava la musica che Anne-Marie componeva. Il
+Pifferaro della Leggenda che per tanti anni l'aveva ossessionata
+col suo appello, ora non la chiamava più. L'aveva
+oltrepassata, l'aveva scordata.</p>
+
+<p>E l'aquila del Genio non la scoteva più, sfracellandole
+colle grandi ali il cuore.</p>
+
+<p>Ella era come il Silente Violino: i canti che l'anima
+sua non aveva espressi, erano morti in lei.</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="XXVI" id="XXVI"></a>XXVI.</h2>
+
+<p>Fu a Parigi che avvenne ciò che Nancy già da tempo
+vagamente aspettava e paventava.</p>
+
+<p>Ella era sola all'albergo, nel suo salotto. Fräulein
+era andata con Anne-Marie &mdash; e con un grosso volume
+sulla Rivoluzione Francese sotto al braccio &mdash; al Giardino
+delle Tuileries.</p>
+
+<p>Il ragazzo del «&nbsp;lift&nbsp;» bussò alla porta e annunciò una
+visita; subito, senza attendere consenso, un signore entrò.
+Era Aldo! Aldo, colla barba quadrata, e un occhialetto
+pendulo &mdash; Aldo, immacolato e irreprensibile, col cilindro
+in mano.</p>
+
+<p>Egli si fermò sulla soglia, guardando in viso a Nancy.
+Poi si avanzò, depose il cappello su una sedia, stese ambe
+le mani ed esclamò con voce bassa e fervida:</p>
+
+<p> &mdash; <em>Nancy!</em></p>
+
+<p>Nancy era balzata in piedi, ed ora, col respiro rapido
+ed affannoso, gli stava innanzi pallida e sottile nella chiara<span class="pagenum"><a name="Page_383" id="Page_383">[383]</a></span>
+vestaglia. Egli fece un altro passo verso di lei, sempre
+con le braccia tese. Allora Nancy avanzò una mano diffidente
+che suo marito afferrò e strinse tra le sue. Sul dito
+mignolo di Aldo brillava un anello di brillanti.</p>
+
+<p>Egli chinò il lucido capo nero sulla fredda manina di
+Nancy, e la baciò.</p>
+
+<p> &mdash; Sia ringraziato Iddio! &mdash; mormorò, e si abbandonò
+sopra una seggiola.</p>
+
+<p>Nancy si domandò confusamente per che cosa egli
+ringraziasse Iddio. Veramente neppur Aldo lo sapeva
+esattamente; ma gli pareva una frase appropriata alla
+situazione; e d'altronde non ne aveva altra di pronta.</p>
+
+<p>Vi fu un imbarazzante silenzio. Aldo lo ruppe:</p>
+
+<p> &mdash; Nancy! sono ritornato!</p>
+
+<p>Nancy disse:</p>
+
+<p> &mdash; Sì.</p>
+
+<p>E i suoi pensieri si aggirarono sconnessi intorno alla
+sua barba e al suo anello di brillanti.</p>
+
+<p> &mdash; In tutto questo tempo cosa avrai pensato di me?
+Chi sa quali crudeli pensieri hai avuto!</p>
+
+<p>No. Nancy non aveva avuto dei crudeli pensieri.</p>
+
+<p> &mdash; Ed ora non mi ami più!</p>
+
+<p>Nancy lo guardò con espressione smarrita, e sorrise,
+senza quasi sapere perchè.</p>
+
+<p>Aldo non volle accorgersi del sorriso; e disse:</p>
+
+<p> &mdash; Nancy! Nancy! Non potrai mai perdonarmi?</p>
+
+<p> &mdash; Ma sì, ti perdono, &mdash; disse Nancy, e sorrise ancora.</p>
+
+<p>Le pareva di sognare. Le pareva una cosa strana e
+comica che questo signore colla barba quadrata e l'occhialetto
+ciondolante fosse qui a domandarle perdono e a parlarle
+d'amore. Nulla in lui le pareva menomamente noto
+familiare. I suoi capelli, che prima soleva portare divisi
+in mezzo, ora erano spazzolati indietro dalla fronte e
+ondeggiavano lisci e lucidi in una gran massa nera; la sua<span class="pagenum"><a name="Page_384" id="Page_384">[384]</a></span>
+barba a ventaglio gli trasformava la faccia, e gli dava
+un'aria di pittore francese; persino il suo cappello, alto,
+quadrato, coll'orlo piccolo, giacente sulla sedia, aveva
+in sè qualche cosa di assolutamente alieno e straniero.</p>
+
+<p> &mdash; Perchè ridi? &mdash; disse Aldo.</p>
+
+<p>E il tono di vanità offesa nella sua voce, scosse e ridestò
+la memoria di Nancy, e la richiamò alla realtà delle
+cose.</p>
+
+<p> &mdash; Non rido, &mdash; disse.</p>
+
+<p>E d'un tratto cominciò a piangere.</p>
+
+<p>Era questo l'atteggiamento che Aldo si era aspettato,
+e a cui sapeva tener testa. Una donna silenziosa e fredda,
+con occhi vitrei e un sorriso ambiguo, era un essere inquietante
+che lo metteva a disagio. Ma una donna piangente &mdash; Aldo
+ne aveva visto tante, e sapeva come confortarle.</p>
+
+<p>Subito le fu accanto chinandosi sopra il viso nascosto,
+cingendole con un braccio le spalle sottili.</p>
+
+<p> &mdash; Nancy! non piangere, te ne prego! Sono stato un
+infame, una canaglia; ma, te lo giuro! ho creduto di far
+bene. Ed espierò, espierò. Ti renderò in tanta felicità le
+tue sofferenze di questi anni passati!</p>
+
+<p>Ella piangeva sempre, colla faccia chiusa tra le mani
+e le spalle scosse dai singulti.</p>
+
+<p> &mdash; Sono ricco, &mdash; continuò Aldo. &mdash; Ho tanti denari,
+che non sapremo come spenderli.</p>
+
+<p>Le sussultanti spalle cessarono d'un tratto di muoversi.
+Parevano aspettare, ascoltare... V'era molta diffidenza
+in quelle esili spalle aspettanti.</p>
+
+<p>Aldo proseguì:</p>
+
+<p> &mdash; Non aver paura. Non ho giocato; non ho fatto
+nulla di scorretto o di disonorante. Il denaro mi è stato
+lasciato &mdash; egli s'avvide che le esili spalle erano immobili,
+rigide nell'attesa &mdash; da una... da una vecchia persona,
+a cui ho potuto essere utile. Questa persona è morta e mi<span class="pagenum"><a name="Page_385" id="Page_385">[385]</a></span>
+ha lasciato tutto il suo patrimonio. L'ho meritato. Sono
+stato molto buono per lei...</p>
+
+<p>Le spalle ondeggiarono in un profondo sospiro. Sospiro
+di sollievo o di disperazione? Aldo ne era incerto.</p>
+
+<p> &mdash; Dunque ora avranno fine le tue pene, Nancy mia.
+Ho già assegnato a te e alla bambina una somma importante...
+Così non sarai più obbligata a sfruttare Anne-Marie.</p>
+
+<p>Nancy balzò in piedi, sfuggendo a lui; e lo guardò
+atterrita. Che cosa aveva detto? «&nbsp;Sfruttare Anne-Marie!&nbsp;»...
+<i>Sfruttare Anne-Marie?</i> Lui poteva credere questo?
+Altri potevano credere questo?..... che ella sfruttasse
+Anne-Marie?</p>
+
+<p>Nancy si coprì il viso e scoppiò in disperato, irrefrenabile
+pianto. Singhiozzava e gemeva, torcendosi le mani.
+Aldo, guardandola, comprese che questo non era il pianto
+che egli era avvezzo a udire e a comprendere. In questo
+pianto erano tutte le speranze infrante di Nancy; tutte le
+sue aspirazioni perdute; tutto ciò che per amore di Anne-Marie
+ella aveva sacrificato e soffocato, e cercato con preghiere
+e flagellazioni di scordare. Il suo lavoro, il suo
+Libro, le sue speranze, i suoi sogni di gloria &mdash; tutte le
+cose che aveva messo sotto ai piedini di Anne-Marie e che
+essa, correndo alla celebrità, aveva così gaiamente calpestato &mdash; risorsero
+nella sua memoria come spettri di esseri
+trucidati. Nancy ricordò le splendide ali del suo proprio
+Genio ch'essa, per dar libero volo ad Anne-Marie, si era
+divelte penna a penna &mdash; e le ferite s'aprirono e sanguinarono
+ancora.</p>
+
+<p> &mdash; Non è vero ch'io abbia sfruttato Anne-Marie, &mdash; disse,
+levando verso Aldo le iridi acquarellate di pianto; &mdash; tutto
+il denaro che ha guadagnato nei suoi concerti
+è stato messo via per lei. E' sacrosanto. Nessuno lo ha
+toccato.<span class="pagenum"><a name="Page_386" id="Page_386">[386]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Allora come avete vissuto? &mdash; chiese Aldo.</p>
+
+<p> &mdash; Ho preso dei denari a prestito, &mdash; diss'ella con
+occhi di collera e di sfida. &mdash; Tanti denari, che renderò
+quando potrò.</p>
+
+<p> &mdash; A chi? &mdash; chiese Aldo, aggrottando le ciglia.</p>
+
+<p>Nancy non rispose.</p>
+
+<p> &mdash; Puoi ripagarli subito, &mdash; diss'egli col viso cupo.</p>
+
+<p>E non parlò più. La frivola pendola sul caminetto
+suonò le quattro con tintinnante cariglionetta.</p>
+
+<p> &mdash; Dov'è la bambina? &mdash; chiese Aldo a bassa voce.</p>
+
+<p> &mdash; E' uscita. &mdash; Il viso di Nancy si fece duro come
+la pietra. &mdash; Non voglio che tu la veda. Non voglio che
+sia turbata e agitata.</p>
+
+<p> &mdash; Nancy! &mdash; esclamò Aldo, e il suo viso si scolorò; &mdash; io
+devo vederla. Tu non puoi vietarmelo! Nancy, non
+sarai così spietata! Da più di sei anni mi struggo giorno
+e notte pensando a lei. Non ho sognato altro, non ho desiderato
+altro che rivederla! Ogni notte sono stato sveglio
+delle ore e delle ore pensando a questo incontro. Mi dicevo:
+quando sarò ricco, quando sarò libero &mdash; Nancy fremette
+e rabbrividì &mdash; andrò a cercarle... Le troverò povere, derelitte,
+in lotta colle necessità dell'esistenza... E allora
+arriverò... nella meschina strada dove esse stanno... arriverò
+in una carrozza a due cavalli, due bei cavalli bianchi
+che piaceranno ad Anne-Marie... &mdash; gli occhi di Aldo erano
+pieni di lagrime, ma Nancy lo guardava fredda, attonita,
+quasi non potendo credere a tanta puerile incoscienza. &mdash; E
+allora... &mdash; la voce di Aldo si ruppe in un singulto &mdash; pensavo:
+guarderanno dalla finestra e mi vedranno... E
+io allora dirò: Sono venuto a portarvi via!... via dalla
+povertà, dalla miseria, dalla solitudine... a portarvi via
+per sempre con me!</p>
+
+<p>Aldo si coprì il volto colle mani, e le lagrime piovvero
+sull'anello di brillanti.<span class="pagenum"><a name="Page_387" id="Page_387">[387]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Ma allora... invece, ho saputo... ho letto... nei giornali...
+dei successi di Anne-Marie! E avrei voluto correre
+a sentirla. Ma come potevo vedere la mia bambina... la
+mia bambina... lì, davanti a mille estranei... mentre io,
+io... suo padre... &mdash; l'angoscia lo rese incoerente. &mdash; E dire
+che non l'ho mai udita, non l'ho mai udita! &mdash; singhiozzò.</p>
+
+<p>Le labbra di Nancy rimasero chiuse. Il suo cuore era
+chiuso. Non parlò.</p>
+
+<p>Aldo fissò in lei le inondate pupille, e avrebbe voluto
+che anche lei piangesse.</p>
+
+<p> &mdash; Non mi perdoni? non mi perdoni? &mdash; singhiozzò.</p>
+
+<p>Nancy col capo fece cenno di sì.</p>
+
+<p> &mdash; Ma non vuoi più che si torni insieme? Non potremo
+mai più essere felici tutt'e tre?</p>
+
+<p> &mdash; No, &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Mai? &mdash; e la barba di Aldo si mosse stranamente. &mdash; Mai?</p>
+
+<p> &mdash; Mai, &mdash; disse Nancy, e un brivido di avversione
+le fece stringere i gomiti al corpo.</p>
+
+<p>Allora Aldo pianse e delirò. Da sei anni sognava
+l'istante di rivedere lei e la bambina; da sei anni aveva
+fatto ciò che aveva fatto per amore di lei e della bambina;
+aveva fantasticato e macchinato, aveva pazientato
+e sofferto per lei e per la bambina; non aveva vissuto
+che col pensiero di lei e della bambina; e non potrebbe
+andare avanti a vivere &mdash; no! non un giorno, non un'ora! &mdash; senza
+di lei e della bambina!</p>
+
+<p>E dicendo tutto questo era sincero, e credeva di dire
+la verità. E le sue parole diventavano più vere mentre
+egli le diceva, e mentre leggeva sul viso di lei che ogni
+preghiera era vana.</p>
+
+<p> &mdash; Oh, Nancy! Nancy! Nancy! &mdash; Egli le afferrò la
+fredda mano snervata e la strinse disperatamente, &mdash; mi
+lascerai rivedere la bambina! Deciderà lei di me, della<span class="pagenum"><a name="Page_388" id="Page_388">[388]</a></span>
+mia vita. Se lei mi scaccia, andrò via. Ma se lei mi vuole,
+se si ricorda di me e mi dice di restare, promettimi, Nancy,
+che non mi scaccierai! Promettimi! oh, prometti! Non ti
+lascerò, non ti lascerò finchè non avrai promesso!</p>
+
+<p>Ma Nancy non volle promettere.</p>
+
+<p> &mdash; Nancy! &mdash; singhiozzò Aldo, &mdash; ricordati come ci
+siamo amati! ricordati i giorni sul Lago Maggiore!
+ricordati quando scrivevi il tuo Libro, e me lo leggevi la
+sera, colla testa poggiata al mio braccio. Ricorda tutto,
+Nancy, e promettimi che se la bambina mi dice di
+restare, lo dirai anche tu!</p>
+
+<p>Ma Nancy non volle promettere.</p>
+
+<p> &mdash; Nancy! Nancy! hai dimenticato i tristi giorni di
+New York? I giorni di miseria e di fame che attraversammo
+insieme? Per la memoria di quei tristi giorni nella casa dei
+Schmidl, per il ricordo della mia piccola stanza buia, che
+d'allora in poi ho tante volte sospirata e rimpianta, perchè
+attraverso la porta socchiusa vedevo te e la piccina che
+dormivate... Nancy, in nome di tutte quelle tristezze,
+prometti!</p>
+
+<p>Ma Nancy non poteva promettere.</p>
+
+<p> &mdash; Ma non ti ricordi, Nancy, Nancy! quando Anne-Marie
+era malata? Aveva la rosolìa, &mdash; singhiozzò Aldo, &mdash; e
+non voleva mangiare che il latte che le scaldavo io...
+e non voleva dormire se non mi teneva la mano... Oh,
+Nancy! Nancy! non vuoi ricordare... e promettere?</p>
+
+<p>E questo Nancy lo ricordò. &mdash; E promise.</p>
+
+<p>Rimasero seduti silenziosamente aspettando il ritorno
+di Anne-Marie. Nessuno dei due parlò più. Aldo prese
+dal tavolo un ritrattino della bimba col violino, e lo tenne
+tra le mani, guardandolo lungamente, coi gomiti appoggiati
+alle ginocchia. Poi inclinò la testa, e rimase così,
+colla fronte stretta alla piccola fotografia di sua figlia.</p>
+
+<p>L'inconscia Arbitra di Destini arrivò correndo per<span class="pagenum"><a name="Page_389" id="Page_389">[389]</a></span>
+il corridoio; teneva un pallone del Bon Marché legato con
+una cordicella al suo polso. Era un grande pallone rosso
+colle parole «&nbsp;Bon Marché&nbsp;» in caratteri d'oro sull'enfiata
+faccia; ed era stato causa di intensa mortificazione a Fräulein,
+per tutto il percorso dell'affollato Boulevard des
+Italiens.</p>
+
+<p> &mdash; La gente ti riconoscerà, &mdash; aveva detto per istrada
+ad Anne-Marie, &mdash; e allora non ti si prenderà più sul serio;
+e non si prenderà sul serio neppure la tua musica. Non
+è decoroso che una grande artista vada attorno con quello
+stupido pallone.</p>
+
+<p> &mdash; Questo non è più stupido degli altri palloni, &mdash; disse
+Anne-Marie colpendone leggermente la turgida
+testa rossa e guardandolo ascendere lentamente per tutta
+la lunghezza della cordicella.</p>
+
+<p>Poi lo tirò giù di nuovo, e un lieve colpo di vento lo
+mandò a battere contro la faccia di Fräulein.</p>
+
+<p>Fräulein fu molto irritata.</p>
+
+<p> &mdash; Veramente, io non capisco come una persona che
+eseguisce la Sonata di Beethoven...</p>
+
+<p> &mdash; Quale Sonata? &mdash; chiese Anne-Marie che era versata
+nell'arte di far girare la conversazione. &mdash; La Kreutzer
+o la Frühling? Io preferisco la Kreutzer...</p>
+
+<p>Poi introdusse forzatamente le sue dita sotto al braccio
+rigido e resistente di Fräulein; e le trotterellò gaiamente
+a fianco lungo il Boulevard. E Fräulein era felice. Il pallone
+picchiava lievemente contro al suo cappello, ma
+poco gliene importava. Si limitò a dire che avrebbe preferito
+che sul pallone fosse stato scritto «&nbsp;Louvre&nbsp;» invece
+di «&nbsp;Bon Marché&nbsp;», che era un negozio così democratico.</p>
+
+<p>... Anne-Marie entrò nel salotto traendosi dietro il
+pallone.</p>
+
+<p>Fräulein, vedendo che vi era una visita, si ritirò in
+camera sua.<span class="pagenum"><a name="Page_390" id="Page_390">[390]</a></span></p>
+
+<p>Anne-Marie era avvezza alle visite; era abituata a
+trovar gente che la aspettava. E vedendo questo straniero
+che era balzato in piedi al suo apparire, e che ora la
+fissava con occhi veementi e lagrimosi, ella stese la tiepida
+manina a salutarlo. Anne-Marie aveva già visto
+molti stranieri, e molti occhi lagrimosi. Non ne fu dunque
+nè commossa nè sorpresa.</p>
+
+<p> &mdash; «&nbsp;Bonjour&nbsp;», diss'ella, giudicando dalla barba.</p>
+
+<p>Poi si appressò a sua madre.</p>
+
+<p> &mdash; Guarda il mio pallone, Liebstes, &mdash; disse, facendo
+scivolare il cordoncino dal suo polso.</p>
+
+<p>Subito il pallone salì, rapido e lieve, e andò a battere
+pian piano contro la soffitta. Gli occhi disperanti di Anne-Marie
+lo seguirono... La stanza era alta. La cordicella pendeva
+lontana, fuori della portata d'ogni mano umana.</p>
+
+<p>Ma l'uomo colla barba le aveva afferrato il polso, e
+glielo baciava.</p>
+
+<p> &mdash; <em>Anne-Marie!</em></p>
+
+<p>Anne-Marie ritrasse la mano e se la stropicciò lievemente
+sulla veste.</p>
+
+<p>Egli ripetè:</p>
+
+<p> &mdash; Anne-Marie! &mdash; con voce rauca, e congiungendo
+le mani. &mdash; Guardami, &mdash; disse.</p>
+
+<p>E, docili, gli occhi celesti lasciarono il soffitto e si posarono
+sul volto di lui.</p>
+
+<p> &mdash; Bimba mia, bimba mia! Ti ricordi di me?</p>
+
+<p> &mdash; Sì, &mdash; disse prontamente e inveracemente Anne-Marie.</p>
+
+<p>(In simili occasioni Fräulein l'aveva tante volte rimproverata
+se rispondeva «&nbsp;no&nbsp;».</p>
+
+<p> &mdash; E' scortese dire: «&nbsp;no&nbsp;» a quel modo. Per non offendere
+devi dire: «&nbsp;Forse... non sono sicura... Mi pare di
+ricordarmi... &mdash; ammoniva la Fräulein.</p>
+
+<p>Ma Anne-Marie amava di essere breve. &mdash; Oh! se non
+devo dire di no, dirò di sì!<span class="pagenum"><a name="Page_391" id="Page_391">[391]</a></span></p>
+
+<p>E così fece anche stavolta).</p>
+
+<p>Il sangue era corso come una fiamma sulla fronte
+di Aldo. Egli cadde in ginocchio davanti alla bambina
+e le prese le mani, e se le premette sugli occhi e sulle labbra:</p>
+
+<p> &mdash; Piccola mia! Piccola mia! &mdash; e le facili lagrime meridionali
+gli piovvero dagli occhi.</p>
+
+<p>Anne-Marie disse a sè stessa: &mdash; Questo deve essere un
+musicista tedesco. &mdash; Finora soltanto i musicisti tedeschi
+erano stati a questo punto espansivi ed eccitabili.</p>
+
+<p>Si volse a interrogare con gli occhi sua madre, ma
+questa teneva chinato il capo.</p>
+
+<p> &mdash; Posso rimanere, posso rimanere, Anne-Marie?
+Vero, che non vuoi ch'io torni via tutto solo? Dillo, dillo
+a tua mamma, che mi lasci restar qui e aver cura di voi!</p>
+
+<p>Anne-Marie fu molto sorpresa.</p>
+
+<p> &mdash; A noi non piace che si abbia cura di noi, &mdash; disse.
+E soggiunse per non offendere questa strana persona: &mdash; Grazie
+lo stesso.</p>
+
+<p>Aldo rise traverso le lagrime.</p>
+
+<p> &mdash; Cara, cara adorata! &mdash; e le baciò la manica della
+giacchettina.</p>
+
+<p>Anne-Marie era una persona ragionevole e non le piacevano
+le emozioni degli sconosciuti. E poi, aveva fretta.</p>
+
+<p> &mdash; Addio, &mdash; disse risoluta. &mdash; Se volete un autografo
+ve lo dò.</p>
+
+<p>Aldo l'afferrò per le gracili spalle, fissandole negli
+occhi lo sguardo smarrito e disperato.</p>
+
+<p> &mdash; Ma, Anne-Marie! Anne-Marie! Non mi riconosci?
+Hai detto, hai detto che ti ricordavi di me! Non riconosci
+tuo papà?</p>
+
+<p> &mdash; No, &mdash; disse Anne-Marie.</p>
+
+<p> &mdash; Ma non ricordi tuo papà, tuo papà che ti cantava
+«&nbsp;celeste Aida&nbsp;», quando eri malata a New York?... Non
+ti ricordi che ti conducevo la domenica a vedere gli scoiattoli<span class="pagenum"><a name="Page_392" id="Page_392">[392]</a></span>
+nel parco? Piccola Anne-Marie, non mi riconosci,
+non mi riconosci?</p>
+
+<p>Il viso della bambina s'era fatto rosso, e il suo labbro
+tremava. Scosse la testa.</p>
+
+<p> &mdash; No, &mdash; disse a bassa voce.</p>
+
+<p>Aldo si volse e si coprì la faccia colle mani. La piccina
+lo guardò un istante; poi si avvicinò in punta di piedi
+a sua madre, e le si annidò nel tenero braccio protettore.
+Indi i suoi ceruli occhi errarono verso il soffitto in cerca
+del pallone. Sì, era lì; colla breve corda pendula, lontana...
+Parve ad Anne-Marie che il pallone fosse diventato un
+po' più piccolo... Come mai, come mai l'avrebbe ella
+riavuto?</p>
+
+<p>Nancy volse alla sua bambina un viso angustiato e
+pallido (anche quello pareva più piccolo del solito,
+pensò Anne-Marie) e le parlò a voce bassa:</p>
+
+<p> &mdash; Anne-Marie; egli è tuo padre.</p>
+
+<p> &mdash; Davvero? &mdash; chiese Anne-Marie dubbiosa, guardando
+quell'uomo colla barba e col viso nascosto nelle
+mani; poi mirò a lungo sulla sedia il cappello lucido e
+alto. &mdash; Davvero? &mdash; ripetè.</p>
+
+<p> &mdash; Vuoi ch'egli rimanga con noi? &mdash; domandò Nancy,
+piano, quasi senza respiro.</p>
+
+<p> &mdash; Con noi due?</p>
+
+<p>Le pupille di Anne-Marie si dilatarono. Ricordava
+l'impresario.</p>
+
+<p> &mdash; Sì. Con noi due, &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p> &mdash; Per sempre?</p>
+
+<p>E il cerulo turbamento dei puerili occhi si fece più
+intenso.</p>
+
+<p> &mdash; Per sempre, &mdash; disse Nancy.</p>
+
+<p>Anne-Marie volse un'altra rapida occhiata a quell'uomo
+e poi al suo cappello. Indi posò la guancia contro
+il braccio di sua madre, come sempre quando chiedeva
+un favore.<span class="pagenum"><a name="Page_393" id="Page_393">[393]</a></span></p>
+
+<p> &mdash; Piuttosto no, Liebstes, &mdash; sussurrò.</p>
+
+<p>L'Arbitro aveva parlato.</p>
+
+<p>Aldo non disse che poche parole a Nancy. Posò la
+mano sul capo della bambina e la guardò a lungo. Poi si
+volse bruscamente, prese il suo cappello e uscì dalla stanza.</p>
+
+<p> &mdash; Che strano uomo! &mdash; disse Anne-Marie. &mdash; Era davvero
+mio padre?</p>
+
+<p>Nancy, colle labbra bianche, disse: &mdash; Sì.</p>
+
+<p> &mdash; Ne sei proprio certa? &mdash; domandò Anne-Marie;
+e, quasi senza volerlo, rialzò gli occhi verso il pallone.</p>
+
+<p> &mdash; Sì, cara, &mdash; disse sua madre; e pianse.</p>
+
+<p>Ma Anne-Marie era volata alla porta.</p>
+
+<p> &mdash; Papà! &mdash; gridò coll'acuta voce argentina.</p>
+
+<p>Aldo, già a metà scala, udì e si fermò. Il cuore gli
+balzò in gola, e le sue mani strinsero la ringhiera.</p>
+
+<p> &mdash; Papà!</p>
+
+<p>Aldo si volse, esitante, non osando credere, non osando
+sperare.</p>
+
+<p>E ancora squillò quella soave chiamata infantile:</p>
+
+<p> &mdash; Papà!</p>
+
+<p>Aldo si volse, e risalì le scale. Era cieco, era pazzo
+di felicità. Barcollando e tremando s'avviò per il corridoio
+verso la porta aperta. Sulla soglia, aureolata di luce, lo
+aspettava la sua bambina.</p>
+
+<p> &mdash; Papà, &mdash; disse Anne-Marie (e ancora la parola e la
+voce puerile strinsero la gola ad Aldo in un singhiozzo
+di felicità). &mdash; Vuoi essere tanto buono?</p>
+
+<p> &mdash; Sì! &mdash; disse Aldo, pallido e solenne.</p>
+
+<p> &mdash; Allora... prima di andartene tira giù il mio pallone!
+Tu che sei alto, ci arrivi...</p>
+
+<p class="pad2">Aldo tirò giù il pallone. Poi se ne andò. Fuori dalla
+stanza &mdash; fuori dalla loro vita &mdash; fuori dal racconto.</p>
+
+<p class="astline">******</p>
+
+<hr />
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_394" id="Page_394">[394]</a></span></p>
+
+<h2><a name="XXVII" id="XXVII"></a>XXVII.</h2>
+
+<p class="astline">******</p>
+
+<p class="rind">«&nbsp;Miniera di San Juan.</p>
+
+<p class="lind">«&nbsp;<i>Nancy</i>,</p>
+
+<p>«&nbsp;E' finita l'attesa. Gli anni sono passati, i neri, tristi
+anni d'assenza e di solitudine.</p>
+
+<p>«&nbsp;Parto di qui, per ritornare a te.</p>
+
+<p>«&nbsp;Tu mi verrai incontro a Genova. E siederemo ancora
+su quel balcone dove &mdash; or sono tanti anni &mdash; tu mi
+dicesti del tuo Libro non scritto, del tuo Libro che temevi
+dovesse morire, come un bimbo non nato, nel tuo seno.
+Vengo a condurti a Porto Venere, bianca nel sole, come
+una Naiade che bagni la punta del piede nelle celesti acque
+marine. E il tuo Libro vivrà, vivrà alfine.</p>
+
+<p>«&nbsp;E noi, anche, vivremo!... O Nancy, Nancy! Io sono da
+tanti anni così muto e solitario, che il mio amore non ha
+più parola. E nella mia vita buia e vuota la gioia entra
+come una piccola ombra spaurita, già pronta a volar via.</p>
+
+<p>«&nbsp;Io l'afferro e la stringo, e le grido: «&nbsp;Resterai! Hanno
+termine alfine la solitudine e l'esilio!&nbsp;» Ma essa, la piccola
+ospite straniera, non lo crede.</p>
+
+<p>«&nbsp;Anch'io non oso credere alla mia felicità, da troppi,
+troppi anni sospirata. Ma poi dico a me stesso che il cuore
+di Nancy non è un cuore che possa mutare. Nancy avendomi
+amato un giorno, m'ama, e m'amerà.</p>
+
+<p>«&nbsp;E le parole che anni or sono, la trassero traverso
+l'Oceano a me, oggi ancora, oggi ancora me la riporteranno: &mdash; «&nbsp;Nancy,
+vieni a me!&nbsp;»<span class="pagenum"><a name="Page_395" id="Page_395">[395]</a></span></p>
+
+<p>«&nbsp;Alle mie vuote braccia, al mio triste e solitario
+cuore! Vieni, Nancy. Vieni subito. E per sempre&nbsp;».</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="XXVIII" id="XXVIII"></a>XXVIII.</h2>
+
+<p class="astline">******</p>
+
+<p class="lind">«&nbsp;<i>Caro Selvaggio, diletto amico mio</i>,</p>
+
+<p>«&nbsp;Il tuo richiamo mi scuote il cuore. Tutti i miei desideri,
+tutti i miei sogni uniscono le loro voci alla tua,
+gridandomi di andare da te.</p>
+
+<p>«&nbsp;Ahimè! Una piccola preghiera che la povera Fräulein
+mi faceva dire quando ero bambina mi sussurra il puerile
+ritmo nell'orecchio; e quella voce piana vince e affoga
+le grida dei miei disperati desideri. La conosci tu, la piccola
+orazione dei tre angeli che la notte stanno intorno
+al nostro letto?</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>Angelo bianco (angelo di Dio!)</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Deh, stendi l'ali sopra il capo mio.</i><br /></span>
+</div><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>Angelo azzurro (angelo di Maria!)</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Tieni la mano sulla mano mia.</i><br /></span>
+</div><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>Angelo d'oro (angelo di Gesù!)</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Tienimi il cuore e non lasciarlo più!</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p>«&nbsp;Per tanti anni ho ripetuto quella preghiera che forse
+gli angeli l'hanno udita. Ed ora, come posso io venire
+da te così legata?<span class="pagenum"><a name="Page_396" id="Page_396">[396]</a></span></p>
+
+<p>«&nbsp;La Chiesa e la Legge, come i due primi angeli, mi
+tengono prigioniera; e tu sai che la mia piccola anima
+convenzionale rifugge da ciò che è irregolare e vietato.
+Ma fossi io libera come l'aria per accorrere a te &mdash; il Terzo
+Angelo rimane. E il Terzo Angelo mi tiene il cuore.</p>
+
+<p>«&nbsp;Anne-Marie è il terzo angelo. Anne-Marie mi tiene
+il cuore nelle manine candide. Come potrei strapparlo a
+lei?</p>
+
+<p>«&nbsp;Dimmi tu, dimmi tu! Come potrei lasciarla?</p>
+
+<p>«&nbsp;O allora, come potrei condurla con me? Pensa &mdash; pensa
+e rispondi.</p>
+
+<p>«&nbsp;Caro Selvaggio, io sono una delle «&nbsp;divorate&nbsp;». Non
+esisto più. La mia piccola Anne-Marie mi ha divorata.
+Ed è giusto, ed è bello, ed è santo che sia così. Essa
+mi ha consumata, e io ne sono lieta. Essa mi ha annichilita
+e io ne sono riconoscente.</p>
+
+<p>«&nbsp;Poichè è questa l'eterna legge, inesorabile e magnifica:
+che a queste vite date a noi, la nostra vita devo
+essere data.</p>
+
+<p>«&nbsp;Ed io &mdash; come tutte le madri &mdash; estasiata e a ginocchi,
+dò la mia vita alla creatura inconscia che la esige.</p>
+
+<p>«&nbsp;Ecco: io ricado nell'ombra: la mia corsa non finita,
+la mia méta non raggiunta, la mia missione non compiuta.
+Che importa? Ciò che a me fu negato, sarà dato ad Anne-Marie.
+Mia figlia raggiungerà le vette ch'io non ascesi.
+Per lei sarà la Gloria ch'io non conquistai.</p>
+
+<p>«&nbsp;O amico e amato mio, alla cui tetra sorte io debbo
+aggiungere questo dolore: comprendimi e perdona! Nella
+mia vita non vi è posto per l'amore. La mia vita è tutta
+turbine ed agitazioni, tutta fretta e furia, tutta ansia e
+febbri, e treni che corrono, e voci che gridano, e mani
+che applaudono...</p>
+
+<p>«&nbsp;Non vedi tu la nostra esistenza come in un quadro?
+Il Pifferaro della Leggenda che turbina, suonando e danzando,<span class="pagenum"><a name="Page_397" id="Page_397">[397]</a></span>
+davanti a noi. E via, per vette e balze e precipizii,
+gli vola dietro la piccola Anne-Marie, ebbra di musica,
+folle di gloria... ed io li seguo, correndo, ansando, palpitando,
+perdendo nella folle corsa tutto ciò che una volta
+fu mio, lasciando tutto, tutto dietro di me &mdash; i sogni, le
+speranze, l'Amore...</p>
+
+<p>«&nbsp;L'Amore! l'Amore in questo quadro non è un giovinetto
+nume, radioso e ridente, coronato di rose e di passione.
+No. L'Amore è una figura austera, e triste, e solitaria...
+Oh, caro Selvaggio, io so quanto triste, e quanto
+solitario tu sei!</p>
+
+<p>«&nbsp;Ma tu comprendimi e perdona! E di' addio. Addio
+a Nancy&nbsp;».</p>
+
+<p class="pad2">E il Selvaggio comprese. E perdonò. E disse addio
+a Nancy.</p>
+
+<p class="astline">******</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="XXIX" id="XXIX"></a>XXIX.</h2>
+
+<p>Il chiuso fiore del tempo svolse i suoi petali.</p>
+
+<p>E i giorni lucenti e le notti stellate spinsero la piccola
+Anne-Marie di trionfo in trionfo. E le versarono flutti
+di mare negli occhi e flutti di sole sui capelli. Ed ella assurse
+fulgida come un giglio alla virginea e radiosa gioventù.</p>
+
+<p class="pad2">Il chiuso fiore del tempo svolse i suoi petali.</p>
+
+<p>E i giorni e le notti versarono il loro crepuscolo su
+Nancy, e la spinsero indietro nell'ombra dove seggono
+le madri, con miti labbra che nessuno bacia, con dolci
+occhi di cui nessuno conta le lagrime.<span class="pagenum"><a name="Page_398" id="Page_398">[398]</a></span></p>
+
+<p>Ella imparò a scordare. Scordò di essere stata giovane;
+scordò di essere stata poeta. Scordò di aver saputo
+un giorno la storia del Giardino azzurro:</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<span class="i0"><i>La belle qui veut</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>La belle qui n'ose</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Cueillir les roses</i><br /></span>
+<span class="i0"><i>Du jardin bleu.</i><br /></span>
+</div></div>
+
+<p>Il Giardino azzurro della gioventù chiuse pianamente
+le sue porte dietro di lei; e i fiori che Nancy non vi aveva
+colti, ora per lei non fiorirebbero più.</p>
+
+<p>Ma per Anne-Marie, quando il tempo fu venuto, si
+spalancarono i dorati cancelli.</p>
+
+<p>Allora il folle Pifferaro della Gloria la chiamò invano.</p>
+
+<p>Anne-Marie aveva udito un'altra voce &mdash; la voce lontana
+del richiamo d'Amore. Frale e formidabile quell'appello
+le scuoteva il cuore.</p>
+
+<p>Il Pifferaro gridava: «&nbsp;Vieni! che fai? Vieni! è per di
+qua la Fama; sei alla porta dell'Immortalità!&nbsp;»</p>
+
+<p>Anne-Marie esitò... ristette. Poi si volse e seguì la voce
+novella.</p>
+
+<p>E l'Amore le tolse di mano il violino. L'Amore le
+cinse di tenui fiori d'arancio la candida fronte, sulla quale
+già, grave e maestosa, la Gloria protendeva l'ombra del
+serto d'alloro.</p>
+
+<hr />
+<h2><a name="XXX" id="XXX"></a>XXX.</h2>
+
+<p>Per il giorno delle nozze, Giugno &mdash; quell'elementare
+pittore! &mdash; aveva spennellato il mondo di striscie azzurre,
+di chiazze verdi, di sprazzi d'oro.<span class="pagenum"><a name="Page_399" id="Page_399">[399]</a></span></p>
+
+<p>La carrozza che doveva condurre alla stazione gli
+sposi aspettava alla porta del loro palazzo, circondata
+da una folla allegra e impaziente. I cavalli sauri scalpitavano
+scotendo le criniere. Quando, bionda e ritrosa,
+in cima allo scalone comparve Anne-Marie a braccio dello
+sposo, la folla diede un grande grido d'evviva, acclamandola
+come all'uscita d'uno dei suoi concerti.</p>
+
+<p>La sposina sorrise cogli occhi luminosi, e la graziosa
+testa sotto al piumato cappello ondeggiò salutando a destra
+e a manca. Allora, dalla folla, cento mani si stesero verso
+di lei, ed ella leggiadramente sostò sull'ultimo gradino,
+e tese le sue mani a tutte quelle mani, e sorrise a tutti
+quei sorrisi, ringraziando e salutando.</p>
+
+<p>Alto e serio al suo fianco, lo sposo avrebbe voluto
+farle fretta a salire nella carrozza; ma Anne-Marie, dolce
+e volontaria, sostava, rispondendo a tutti, ringraziando
+tutti; dicendo «&nbsp;addio! addio! arrivederci!... addio!&nbsp;»</p>
+
+<p>Il giovane marito la sospinse dolcemente verso l'aperta
+portiera, e poi come ella con un piede già sul predellino
+s'indugiava ancora, egli la sollevò per l'esile vita e la mise
+nella carrozza; poi saltò dentro accanto a lei e chiuse
+lo sportello.</p>
+
+<p>Spronati e spaventati dagli evviva della folla, i cavalli
+si lanciarono al galoppo battendo scintille dal selciato.
+In un attimo furono in fondo alla strada e fuori di vista.</p>
+
+<p class="pad2">... Nancy era rimasta sola in casa.</p>
+
+<p>Sola. Ritta, immobile in mezzo alla stanza dove l'ultimo
+bacio di Anne-Marie l'aveva lasciata, ella udiva
+salire dalla via le acclamazioni e gli evviva. E per un
+istante si figurò che fosse la fine di un concerto, e che ella
+ed Anne-Marie salissero in carrozza per tornare a casa.
+Ecco: la portiera era chiusa, mille visi ignoti sorgevano
+intorno agli sportelli, ed Anne-Marie, la sua bambina,<span class="pagenum"><a name="Page_400" id="Page_400">[400]</a></span>
+salutava &mdash; prima dall'una finestra, poi dall'altra &mdash; agitando
+le mani, ringraziando, ridendo... I cavalli partivano,
+ed Anne-Marie ricadeva indietro tra le braccia
+di sua madre, nascondendole il viso sul petto con un piccolo
+sospiro di felicità. Ed erano sole, dopo tanta folla e
+tanto rumore; sole, nella penombra della carrozza piena
+di fiori. E Nancy sentiva nella sua mano la tiepida manina
+di Anne-Marie; e ne vedeva diffusi sul suo petto i
+morbidi capelli biondi... Udiva la dolce domanda puerile,
+che era come il ritornello d'una canzone: «&nbsp;Ti è piaciuto il
+mio concerto, Liebstes?... Sei felice, cara mamma mia?&nbsp;»...
+Poi non si parlava più fino all'arrivo a casa. La casa per loro
+era sovente un albergo ignoto, in una sconosciuta città
+di un paese straniero. Ma era sempre «&nbsp;casa loro&nbsp;», perchè
+erano insieme!...</p>
+
+<p>Ed ora... Nancy era sola. <em>Sola!</em> Il silenzio le sussurrò
+all'orecchio la terrificante parola.</p>
+
+<p><em>Sola!</em> Le desolate mura lo ripeterono... Poi l'universo
+parve urlarlo al suo spaventato cuore.</p>
+
+<p>Nancy si mosse come in sogno e s'avvicinò alla finestra.</p>
+
+<p>La strada era vuota.</p>
+
+<p>La casa era vuota.</p>
+
+<p>Il mondo era vuoto.</p>
+
+<p>Nancy traversò barcollando la stanza, e uscì nel
+corridoio. Si fermò davanti alla porta chiusa della camera
+di Anne-Marie. Sporse tremando la mano e aprì
+l'uscio... Vuota, vuota la chiara stanza ridente!...</p>
+
+<p>Sul letto giaceva, socchiusa, una cassetta da violino:
+era il Guarnerius del Gesù, abbandonato nella sua piccola
+cassa da morto.</p>
+
+<p>Nancy si guardò intorno, disperata e convulsa. Dalla
+parete le sorrideva Fräulein, morta a Parigi qualche anno
+prima. E sopra il caminetto, tra Joachim e Beethoven,
+pendeva un piccolo ritratto di Bemolle, tornato umilmente<span class="pagenum"><a name="Page_401" id="Page_401">[401]</a></span>
+a Praga ad assistere il Professore ormai vecchio,
+amareggiato, e quasi cieco.</p>
+
+<p>Finito tutto... passato tutto... vano tutto...</p>
+
+<p>E Nancy d'un tratto vide stesa davanti a sè la Vita &mdash; la
+Vita, in tutta la sua iniqua e spaventosa inutilità &mdash; la
+breve, vana, tragica, sonnambulesca corsa dal Nulla
+al Nulla.</p>
+
+<p>Allora Nancy pianse e gridò &mdash; gridò forte, come una
+creatura ferita, inginocchiata presso la finestra, stendendo
+al cielo le braccia desolate.</p>
+
+<p> &mdash; Anne-Marie, Anne-Marie!... Mio Dio! mio Dio! ridatemela!
+Fate che tutto questo sia un sogno! Fate ch'io
+mi svegli a trovare Anne-Marie ancora piccola nelle mie
+braccia!... Mio Dio, ma che cosa farò io ora? Che cosa
+farò?...</p>
+
+<p>Nulla.</p>
+
+<p>Non c'era più nulla da fare per Nancy.</p>
+
+<p>Ormai era tardi. La sua creatura era partita. Il suo
+Libro era morto. Il Giardino azzurro era chiuso.<br /><br /></p>
+
+<hr />
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_403" id="Page_403">[403]</a></span></p>
+
+<p class="center big">LIBRO TERZO.</p>
+
+<hr />
+
+<h2><a name="I_III" id="I_III"></a>I.</h2>
+
+<p>Anne-Marie si mosse, sospirò &mdash; e aprì gli occhi.</p>
+
+<p>La camera era buia e silenziosa. Ma in breve un piccolo
+suono ritmico e sommesso le giunse all'orecchio, e
+le parve assai dolce. Era un suono regolare e pacato, come
+il battito d'un orologio, come il pulsar d'un cuore. Era
+l'oscillare d'una culla!</p>
+
+<p>Anne-Marie, nel dormiveglia, sorrise; e una immensa
+pace le invase lo spirito. Il dolce battito ritmico la ricondusse
+verso il sonno. Essa si sentiva ineffabilmente calma
+e felice. La vita apriva più vasti portali sopra orizzonti
+più immensi.</p>
+
+<p>Con un fremito di gioia essa pensò che il breve silenzio
+del trascorso anno era ormai terminato. Di nuovo la musica
+fluirebbe dalle sue mani, come un'incantata fontana,
+sopra il mondo in ascolto.</p>
+
+<p>Il suo violino!... Sotto le chiuse ciglia Anne-Marie
+lo rivedeva nel pensiero. Rivedeva le curve bruno-dorate
+della voluta; l'alacre slancio degli «&nbsp;<i>f</i>&nbsp;» nella tavola armonica;
+e le sensitive corde tese sopra l'agile ponticello:
+tutto quel perfetto istrumento silenzioso, aspettante il
+tocco delle sue ardenti dita giovanili, per ridestarsi di
+nuovo alla vita e al canto!</p>
+
+<p><span class="pagenum"><a name="Page_404" id="Page_404">[404]</a></span>Soavi lagrime le fluirono nei chiusi occhi. Come lavorerebbe
+ora! come studierebbe!... Quanti nuovi canti,
+quante sublimi sinfonie ella creerebbe! Tante cose ella
+aveva a dire che nessuno ancora aveva detto!...</p>
+
+<p>Ora scriverebbe anche un'Opera &mdash; una grande Opera
+in cui darebbe al mondo una nuova musica, una musica
+pura, splendida, rigenerata.</p>
+
+<p>Già l'Ispirazione, vaporosa e vaga, le avvolgeva la
+mente di tenui melodie come mistici nastri diafani... già
+le battute si allineavano ferme e splendide nel suo pensiero...
+e gli accordi scrosciavano come fanfare trionfali.</p>
+
+<p>Nel suo cuore la gioia corse come una cosa viva.</p>
+
+<p>Essa vide la vita come un paesaggio di luce steso
+innanzi ai suoi giovani passi: ella ascenderebbe la bianca
+via dell'Immortalità, sorretta da un immutabile amore;
+il Genio le cingerebbe la fronte d'un serto d'astri fiammeggianti &mdash; e
+la musica, la divina Musica che le cantava
+come una fontana perenne nel cuore, inonderebbe d'armonia
+il mondo...</p>
+
+<p class="pad2">La creaturina nella culla aprì gli occhi e pianse: «&nbsp;Ho
+fame&nbsp;».<br /><br /><br /></p>
+
+<p class="center">FINE.</p>
+
+<div class="boxed">
+
+<p class="center"><span class="smcap"><b>Opere di ANNIE VIVANTI</b></span><br /></p>
+
+<hr class="minor" />
+
+<p><b>Lirica</b><br />
+Nuova edizione (Bemporad).</p>
+
+<p><b>I Divoratori</b><br />
+Romanzo. &mdash; 8ª edizione (Bemporad).</p>
+
+<p><b>Circe</b><br />
+Il Romanzo di Maria Tarnowska.</p>
+
+<p><b>L'Invasore</b><br />
+Dramma in tre atti.</p>
+
+<p><b>Væ Victis!</b><br />
+Romanzo.</p>
+
+<p><b>"Zingaresca"</b></p>
+
+<p><b>Le bocche inutili</b><br />
+Dramma.</p>
+
+<p><b>Naja Tripudians</b><br />
+Romanzo. &mdash; 2ª edizione (Bemporad).</p>
+
+<p><b>Gioia!</b><br />
+Novelle. &mdash; Nuovissimo (Bemporad).</p>
+</div>
+
+<div class="critic">
+
+<p class="center">GIUDIZI DELLA STAMPA<br />
+su <span class="big">«&nbsp;<b>CIRCE</b>&nbsp;»</span></p>
+
+<hr class="minor" />
+
+<p><b>Le Journal</b> (Parigi).</p>
+
+<p>.... Le hasard d'une conversation a jeté Annie Vivanti, romancier frémissant,
+poète profond, sur le nom de la prisonnière, sur l'acte, sur la secret
+de cette histoire. Un ami lui apporte un manuscrit de la condamnée, un cahier
+de classe haché d'une écriture régulière, élégante, indifférente, un carnet de bal &mdash; de
+quelle sarabande! &mdash; sur papier rugueux. Elle se passionne et son génie
+divinatoire, fraternel dans la peine, évocateur, transfigure ces pages mornes et
+qui n'ont que le sceau du malheur. Elle obtient de voir &mdash; avec quelles difficultés! &mdash; la
+reclusionnaire dans sa maison de force.</p>
+
+<p>Quelle révélation! Elle discerne, dévoile, retrouve une petite fille, une éternelle
+enfant vagabonde dans ses <a name="tn406a" id="tn406a"></a>pensées et dans ses voyages, étonnée de se
+marier, étonnée de n'être pas aimée de son mari, étonnée de devenir femme,
+de devenir mère, étonnée de sa beauté qu'elle ne découvre, qu'on ne découvre
+que tard. Et tout se précipite, dans ses étonnements. C'est avec stupeur qu'elle
+apprend de lui le désir et le dégoût, qu'elle se donne, au plus beau lancier du
+monde, quelle le voit mourir dans ses bras, longuement, tué par l'époux soudainement
+jaloux &mdash; pourquoi? C'est une surprise pour elle de trouver au chevet
+d'une amie d'enfance qui l'a appelée pour mourir celui qu'elle doit faire mourir,
+le mari de l'agonisante, Emilie Komarowska...</p>
+
+<p>Mais je ne veux pas déflorer l'&oelig;uvre inoubliable d'<span class="smcap">Annie Vivanti</span>. C'est
+un lucide et incessant tourbillon d'action, de rêve, <a name="tn406b" id="tn406b"></a>d'inconscient, de fatalité.
+C'est harmonieux et terrible, c'est la vérité et c'est l'art.</p>
+
+<p>Les paradis artificiels chantés par Thomas de Quincey et Charles Baudelaire
+flottent autour de plus lourdes ivresses et apportent leur relief inconsistant
+à des paysages d'âmes dignes de Dostoïewski. Le mélodrame se purifie
+en élégie, sans perdre rien de son intensité, de sa fureur, de sa furie. La plus
+rare, la plus universelle émotion fait palpiter ces pages de fièvre, cette reconstitution
+idéale et forcenée.... Et sur cette beauté éparse et condensée, au dessus
+du sang apaisé et de la fange bue par le soleil, les grandes ailes de la pitié
+apportent au jour de souffrance d'une prison tout le ciel et tout le rêve....</p>
+
+<p class="rind"><span class="smcap">Ernest La Jeunesse</span>.<br /><br /></p>
+
+<hr />
+
+<p class="center">GIUDIZI DELLA STAMPA<br />
+su<br />
+<span class="big">«&nbsp;<b>I DIVORATORI</b>&nbsp;»</span></p>
+
+<hr class="minor" />
+
+<p><b>Truth.</b> &mdash; È un'opera di genio questo affascinante racconto di <span class="smcap">Annie Vivanti</span>.
+In esso vi è una forza e un pathos, una veracità di vita e di natura,
+che ci tengono incatenati dalla prima all'ultima pagina.</p>
+
+<p><b>Fortnightly Review</b>. &mdash; La vera forza di questo libro sta nello stile, ora
+morbido e delicatamente allusivo, ora fluente e fantastico. <span class="smcap">Annie Vivanti</span> è
+maestra nell'arte di evocare un ambiente, dandone la speciale atmosfera ed illuminazione.
+Nel humour è scintillante come una Rosalinda <a name="tn406c" id="tn406c"></a>Shakespeariana.</p>
+
+<p>Quest'opera, per quanto scritta in prosa, deve essere giudicata come poesia.
+Difatti essa ci fa l'impressione non di un lungo ma di un grande poema.</p>
+
+<p class="rind">(Georges Brandés).<br /><br /></p>
+
+<hr />
+
+<p class="center">GIUDIZI SUL DRAMMA<br />
+<span class="big">«&nbsp;<b>L'INVASORE</b>&nbsp;»</span></p>
+
+<hr class="minor" />
+
+<p><i>Renato Simoni</i> nel <b>Corriere della Sera</b>.</p>
+
+<p>Opera strana e forte.... opera di una scrittrice fortissima, tutta ardente di
+una irresistibile passione....</p>
+
+<p><i>Massimo Bontempelli</i> nel <b>Secolo</b>.</p>
+
+<p>. . . . Poesia e teatro di primissimo ordine . . . .</p>
+
+<p><b>La Sera</b>.</p>
+
+<p>.... Dal breve racconto della vicenda si vede quante bellezze siano nell'audacissimo
+dramma. L'autrice ha involto un problema di aspro materialismo
+in una atmosfera purissima di poesia.<br /><br /></p>
+
+<hr />
+
+<p class="center">GIUDIZI DELLA STAMPA<br />
+su<br />
+<span class="big"><b>VAE VICTIS!</b></span>
+</p>
+
+<hr class="minor" />
+
+<p><b>Sir Conan Doyle</b>, il creatore di Sherlock Holmes, scrive all'editore Arnold di Londra:</p>
+
+<p>«&nbsp;Ho letto un libro veramente terribile e veramente potente. «&nbsp;Vae Victis&nbsp;»
+di Annie Vivanti. <i>Non ho mai letto nulla che mi abbia fatto realizzare con
+tale forza ciò che la guerra significhi per il paese invaso.</i>&nbsp;»</p>
+
+<p>Il «&nbsp;<b>Liverpool Courier</b>&nbsp;»:</p>
+
+<p>«&nbsp;Se esistesse un ministero di propaganda per pubblicare il nefando vangelo
+della brutalità germanica e i fatti compiuti dai demoni incarnati del Kaiser,
+quell'ufficio dovrebbe far tradurre in tutte le lingue il libro di Annie Vivanti e
+disseminarlo per ogni paese della terra&nbsp;».</p>
+
+<p><b>Savino Varazzani</b>, nel <i>Popolo d'Italia</i>:</p>
+
+<p>«&nbsp;È sopratutto, un magnifico romanzo; è un'opera di arte d'alto valore e
+della più schietta ispirazione; è uno studio di psicologia pieno di profondo e
+delicato acume; questo in primo luogo; poi è anche, fortunatamente, un fiero
+libro di battaglia e un'opera buona, generosa e santa.</p>
+
+<div class="dots">&nbsp;</div>
+
+<p>«&nbsp;Ha la felicità e sicurezza d'intuito e la potenza d'analisi che Annie Vivanti
+rivelò primamente in quei Divoratori ch'ebbero così alta e vasta fama
+nella letteratura internazionale. Ha lo stesso procedere rapido, passionale, travolgente&nbsp;».</p>
+
+<p><b>G. Mambelli</b>, nel <i>Giornale del Mattino</i>:</p>
+
+<p>«&nbsp;Poema dolorante e poema di fede insieme, attraverso ad una virtù di
+narrazione vibrante come un sonito di guerra. La nostra letteratura, oggi, si
+è arricchita d'un nuovo potente documento umano&nbsp;».</p>
+
+<p>«&nbsp;<b>L'Idea Nazionale</b>&nbsp;» (Simplex):</p>
+
+<p>«&nbsp;L'una figura e l'altra (Luisa e Chérie) sono tragicamente vive, e spira dal
+racconto sempre commosso, ansioso, mai stanco dalla loro storia, un profumo
+intenso di martirio che riconforta nel lettore lo spirito di giustizia inesorabile
+contro chi, con la sua malvagità, potè costringere l'esistenza in così angosciose
+strette&nbsp;».</p>
+
+<p><b>Mario Ferrigni</b>, nella <i>Sera</i>:</p>
+
+<p>«&nbsp;La più geniale scrittrice nostra ha scritto come sempre delle pagine squisite&nbsp;».</p>
+</div>
+
+<div class="tnote">
+
+<h2>Nota del Trascrittore</h2>
+
+<p>Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
+senza annotazione minimi errori tipografici. Sono stati corretti i seguenti refusi [tra parentesi il testo originale]:</p>
+
+<ul>
+<li>&nbsp; <a href="#tn13">13</a> - Mi spiace tanto pel [pei] suo cappello</li>
+<li>&nbsp; <a href="#tn22">22</a> - razors a-flyin' [a-flyin] in the air</li>
+<li> <a href="#tn155">155</a> - dissero all'unisono [all'unissono]</li>
+<li> <a href="#tn212">212</a> - &mdash; Faccio un lavoro letterario, &mdash; disse. E soggiunse
+ [Nell'originale manca una riga. Versione inglese:
+ "Some literary work. I find it <i>very interesting</i>". Abbiamo inserito "molto interessante"]</li>
+<li> <a href="#tn282">282</a> - ma come [come come] vivrò io</li>
+<li> <a href="#tn373">373</a> - al «&nbsp;Berliner Tageblatt [Tagblatt]&nbsp;»</li>
+<li> <a href="#tn406a">406</a> - dans ses pensées [pensers]</li>
+<li> <a href="#tn406b">406</a> - de rêve, d'inconscient [d'incoscient]</li>
+<li> <a href="#tn406c">406</a> - Shakespeariana [Shaxespeariana]</li>
+</ul>
+
+</div>
+
+
+
+
+
+
+
+<pre>
+
+
+
+
+
+End of the Project Gutenberg EBook of I divoratori, by Annie Vivanti
+
+*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK I DIVORATORI ***
+
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+
+Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara
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+(and you!) can copy and distribute it in the United States without
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+such as creation of derivative works, reports, performances and
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+array of equipment including outdated equipment. Many small donations
+($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
+status with the IRS.
+
+The Foundation is committed to complying with the laws regulating
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+States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
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+where we have not received written confirmation of compliance. To
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+While we cannot and do not solicit contributions from states where we
+have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
+against accepting unsolicited donations from donors in such states who
+approach us with offers to donate.
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+International donations are gratefully accepted, but we cannot make
+any statements concerning tax treatment of donations received from
+outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
+
+Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
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+works.
+
+Professor Michael S. Hart was the originator of the Project Gutenberg-tm
+concept of a library of electronic works that could be freely shared
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+
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