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| author | Roger Frank <rfrank@pglaf.org> | 2025-10-14 20:02:49 -0700 |
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You may copy it, give it away or +re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included +with this eBook or online at www.gutenberg.org + + +Title: I divoratori + +Author: Annie Vivanti + +Release Date: January 16, 2011 [EBook #34983] + +Language: Italian + +Character set encoding: ISO-8859-1 + +*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK I DIVORATORI *** + + + + +Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara +Magni and the Online Distributed Proofreading Team at +https://www.pgdp.net (This file was produced from images +generously made available by The Internet Archive) + + + + + + + +[Nota del Trascrittore: + +Nell'originale è presente del testo spazieggiato: è stato segnalato con +~testo spazieggiato~.] + + + + + ANNIE VIVANTI + + + + I DIVORATORI + + + ROMANZO + + OTTAVA EDIZIONE + + + + + FIRENZE + R. BEMPORAD & FIGLIO, EDITORI + MCMXXII + + +PROPRIETÀ LETTERARIA + +per tutti i paesi compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda + +_Copyright 1910 by A. Vivanti Chartres_ + + +36-922--Firenze, Tipografia "L'Arte della Stampa", Succ. Landi. + + + + + AD UNA MERAVIGLIOSA BAMBINA + + CH'IO AMO + + DEDICO QUESTO LIBRO + + PERCHÈ LO LEGGA + + QUANDO AVRÀ DEI MERAVIGLIOSI BAMBINI + + SUOI. + + + + +PREFAZIONE + + +_C'era un uomo che aveva un canarino; e disse: "Che caro canarino! Se +potesse diventare un'aquila!" Iddio disse: "Nutrilo del tuo cuore, e +diverrà un'aquila". Allora l'uomo lo nutrì del suo cuore._ + +_E il canarino divenne un'aquila, e gli strappò gli occhi._ + + +_C'era una donna che aveva un gatto; e disse: "Che caro gattino! Se +potesse diventare una tigre!" Iddio disse: "Dàgli a bere il tuo sangue, +e diverrà una tigre". Allora la donna gli diede a bere il suo sangue._ + +_E il gatto divenne una tigre, e la sbranò._ + + +_C'era un uomo e una donna che avevano un bambino. E dissero: "Che caro +bambino!... Se potesse diventare un genio!"_ + + + + +LIBRO PRIMO + + + + +I. + + +La creaturina nella culla aprì gli occhi e disse:--Ho fame. + +Nulla si mosse nell'ombra della camera silenziosa e l'infante ripetè il +breve grido inarticolato. Allora s'udì un fruscìo di vesti, un lieve +accorrere di passi: due tenere braccia lo sollevano, e lo acqueta un +cinguettìo di dolci parole vane. Ecco per la puerile guancia il fresco +petto materno, per la piccola bocca avida ecco la fonte di blande e +bianche delizie. + +Sopita e soddisfatta la creaturina ricade nel sonno. + + +La piccola Edith Avory tornò dalla scuola correndo, col cappello a +sghembo e le treccie al vento, ed entrò ansante nella sala da pranzo +della Casa Grigia. + +--Sono arrivate?--domandò a Florence, che stava apparecchiando la tavola +per il thè. + +--Sì, signorina,--rispose la cameriera. + +--Dove sono? Il «béby»¹ com'è? Dove l'hanno portato? + + ¹ Mancando nella lingua italiana familiare la parola + neutra equivalente a _baby_ o _child_ dell'inglese, + _enfant_ del francese, _Kind_ del tedesco, l'autore + si permette di adattare al concetto la parola + inglese. Lo stesso valga per le parole _nurse_ e + _nursery_. + +E senza aspettar risposta, la ragazzetta scappò dalla stanza e corse +sgambettolando su per le scale. Giunta alla «nursery», che fino allora +era stata camera sua, si fermò. Attraverso la porta chiusa udì un +piccolo grido querulo che le tolse il respiro. Sporse, esitando, la +mano, ed aprì la porta. Poi si fermò, attonita e delusa, sul limitare. + +Presso la finestra, con lo sguardo noncurante rivolto alle verdi +praterie del Hertfordshire, sedeva una donna, severa, quadrata, vestita +di percalle rosa. Batteva con mano distratta, a colpettini leggeri e +regolari, un piccolo involto di flanella che teneva sulle ginocchia. Era +il béby! con la faccia in giù. Edith vedeva spuntare dalla flanella da +una parte la pianta di due piedini rossi e dall'altra una piccola testa +oblunga coperta di morbida lanugine nera. + +--Oh Dio!--esclamò,--è quello il béby? + +--Prego di chiudere la porta, miss,--disse la «nurse». + +--Ma credevo che i bambini piccoli fossero tutti biondi, e vestiti di +bianco... con nastri celesti,--balbettò Edith. + +La nurse non si degnò di rispondere. Continuò a batterellare +distrattamente colla grossa mano sulla piccola schiena tonda coperta di +flanella. + +Edith si avvicinò, timida. + +--Perchè fate così?--domandò. + +La donna, inarcando le sopracciglia con aria sprezzante, la guardò da +capo a piedi. Poi disse brusca e subitanea:--Flatulenza! ventosità--e +continuò a picchiettare. + +Edith, interdetta, si domandò che cosa significasse quella risposta. +Poteva riferirsi al cattivo tempo? od era forse un modo volgare di dire +a Edith di star zitta? + +Dopo un po', osò domandare: + +--La sua mamma--e additò l'involto--è arrivata anche lei? + +--Sissignora,--rispose la nurse.--E quando ve ne andrete, abbiate la +cortesia di chiudere la porta dietro di voi. + +Edith mortificata e attonita obbedì. + +Udendo delle voci nella camera di sua madre, guardò dentro, e vide una +giovinetta vestita di nero, con capelli neri come quelli del béby, +seduta sul sofà, accanto a sua madre. L'estranea piangeva, tutta scossa +da singhiozzi, colla faccia nascosta in un piccolo fazzoletto ad orli +neri. + +--Vieni, vieni, Edith,--disse la madre.--Vieni, guarda! Questa è tua +cognata Valeria. Dàlle tanti baci e dille di non piangere. + +--Ma dov'è la mamma del bambino?--disse Edith, per guadagnar tempo prima +di baciare quel lacrimoso viso sconosciuto. + +La giovinetta in lutto alzò gli occhi dal fazzoletto--occhi oscuri +inondati di lacrime. + +--Son io,--disse, con un rapido sorriso luminoso, ed una lacrima, +cadendo, le si fermò in una fossetta della guancia.--Ma non è un +bambino, sai; è una bambina. Che cara!--soggiunse, baciando Edith,--che +cara ragazzina che potrà giocare col mio angioletto! + +--Oh, ma è troppo piccola quella lì, per giocare,--disse Edith con +disprezzo.--E poi,--soggiunse,--ho visto quella donna che la batteva. + +--La batteva!--esclamò la ragazza in lutto, balzando in piedi. + +--La batteva!--gridò la madre di Edith. + +Ed entrambe uscirono precipitosamente. + +Edith, rimasta sola, volse lo sguardo per la camera familiare. Sul letto +di sua madre giaceva una piccola coperta di flanella ricamata, uguale a +quella che avvolgeva il béby; ed una cuffietta minuscola; e degli +scalfarotti; e un sonaglino di gomma. Sopra una seggiola vide una +giacchetta nera, ed un cappello nero guarnito di crespo e di grosse +ciliegie, nere ed opache. + +Edith ne schiacciò una fra le dita, e la ciliegia si ruppe, vitrea e +glutinosa. Poi la ragazzetta andò allo specchio e si provò il cappello. +Le piacque vedere il suo piccolo viso lungo sotto quella acconciatura +caliginosa, e la fece traballare, tentennando il capo in qua e in là. + +--Quando sarò vedova--disse tra sè--porterò anch'io un cappello come +questo.--Poi lo fece cadere dalla sua testa sopra la seggiola. Schiacciò +rapidamente un'altra ciliegia, e uscì per andare a vedere la bambina. + +La trovò nella nursery tra le braccia della nonna, che la faceva ballare +in su e in giù. La creaturina teneva il pugno in bocca, e i larghi occhi +guardavano nel vuoto. La ragazza in lutto, le stava davanti in +ginocchio, battendo le mani e cantando: «Cara! cara! cara!... bella! +bella! bella!» mentre Wilson, la nurse, voltando le larghe spalle +indifferenti, vuotava i tiretti del cassettone di Edith, piegando le sue +cose e mettendole da parte per portarle disopra nella cameretta che +doveva d'or innanzi servire alla ragazzina; poichè della camera di Edith +aveva bisogno il béby. + +Edith si stancò presto di star lì, e scese in giardino a cercare del +«Brown Boy», il ragazzo del giardiniere. Lo trovò nell'orto intento a +tagliare i germogli delle piante di fragola. Era tutto colore del +terriccio, e ne aveva come sempre sulle mani, sulla faccia e nei +capelli. Perciò più che per la sua parentela, si chiamava il «Brown +Boy». + +--Buona sera,--disse Edith fermandosi davanti a lui con le mani dietro +la schiena. + +--Buona sera,--disse Jim Brown, senza smettere il suo lavoro. + +--Sono arrivate! Sono già lì tutt'e due,--disse la ragazzetta. + +--Ah sì?--E Jim Brown sedette sulle calcagna pulendosi le mani sui +pantaloni. + +--Il béby è nero,--disse Edith, cupamente. + +--Misericordia!--esclamò Jim, spalancando gli occhi grandi e chiari. + +--Sì,--proseguì Edith.--Ha i capelli neri e la faccia rossa. Un orrore. + +--Oh, miss Edith,--disse Jim Brown,--che paura m'avete fatto! Avevo +capito che il bambino fosse un moro, visto che la mamma sua è di paesi +così lontani! + +Edith crollò il capo. + +--Proprio moro, no. Ma è un béby sbagliato. Se fosse giusto avrebbe i +capelli biondi e gli occhi celesti. + +--La madre com'è?--domandò Jim. + +--Nera, nera anche lei. E quella nurse! Una donna orribile,--sospirò +Edith.--Sono tutti diversi da come me li aspettavo. + +E sconfortata sedette sull'erba. + +--Valeria, che è la mamma del béby, è italiana, e tutta vestita di +lutto,--narrò Edith, sempre più depressa.--E sono venute a star qui per +sempre. E quel béby avrà la mia camera, e io andrò disopra vicino a +Florence in quella stanza piccola.... piccola così.--Edith per +illustrare fece un cerchio unendo i pollici e gli indici.--E anche noi +ci vestiremo tutti di lutto perchè mio fratello Tom è morto. E Tom era +il papà di quel béby. E quel béby è mia nipote. + +--Povero signor Tom!--disse Jim Brown, scotendo la testa.--Era il +prediletto di voi tutti, non è vero? + +--Oh! sì,--fece Edith,--si capisce. Eravamo in tanti, che, naturalmente, +quelli di mezzo erano i preferiti. + +--Non vedo perchè,--disse Jim. + +--Ma è evidente,--ragionò Edith.--Essendo in tanti si era già stufi di +quelli più grandi, e nessuno aveva voglia di quelli più piccoli... ecco +perchè! Del resto,--riprese gaia,--poco importa. Tanto, adesso sono +tutti morti. + +E si levò dall'erba, e lo aiutò un poco a rimondare le piante di +fragola, per far venire l'ora del thè. + +Venne a chiamarla suo nonno, una bella figura di vecchio, alto e +maestoso. S'avvicinò lentamente, trascinando un po' i piedi sulla ghiaia +del viale. + +Edith gli saltellò incontro e mise la sua mano tiepidetta nelle dita +fredde e avvizzite del vecchio. Quindi si avviarono insieme verso la +casa. + +--Le hai viste, nonno?--chiese lei, sgambettandogli intorno mentre egli +procedeva a passo lento traverso il prato. + +--Visto chi, cara?--domandò il vecchio. + +--Ma Valeria, e la bambinetta. + +--Che bambinetta?--disse il nonno, fermandosi a riposare ed ascoltare. + +--Ma la bambina di Tom, nonno!--disse Edith.--Sai bene! la piccola +bambina del povero Tom, che è morto. E' venuta a star quì, con la sua +mamma. E c'è anche la sua nurse. Si chiama Wilson. + +--Ah sì?--disse il nonno vagamente, e si mosse per andare avanti. Poi si +fermò di nuovo.--Dunque Tom è morto? + +--Ma nonno! nonno! Lo sai bene! Te l'ho pur detto mille volte in questi +giorni. + +--E' vero,--disse il vecchio, pensosamente, togliendosi il berretto di +velluto nero e passandosi la mano nei fini capelli bianchi.--E' vero; +Tom è morto. Povero Tom. Ma....--continuò, esitando,--quale Tom? Mio +figlio Tom? o suo figlio Tom? + +--Tutt'e due quei Tom,--disse Edith;--son morti tutt'e due. L'uno è +morto quattro giorni fa, e l'altro è morto sette anni fa; e tu non li +devi confondere a quel modo. Dunque, ricordati: un Tom era mio papà e +tuo figlio, e l'altro era suo figlio e papà del béby. Adesso non li +confonderai più, vero? + +--No, cara,--disse il nonno. + +Dopo qualche istante si fermò di nuovo. + +--E dici che si chiama Wilson? + +--Che chi si chiama Wilson?--esclamò Edith, molto impaziente. + +--Ma come vuoi che lo sappia io?--disse il nonno. + +Allora Edith rise, e rise anche il vecchio. + +--Via, fa lo stesso, nonno,--disse Edith;--non pensarci più. Vieni a +vedere il béby. + +--Che béby?--disse il nonno. + +--Ma, nonno!... Il béby del figlio di tuo figlio Tom. + +--Come?--disse il nonno.--Torna un po' a dire.... + +--Ma sta attento e ricordati!--spiegò Edith.--Il figlio di tuo figlio +Tom, era il papà di questo béby. + +--Il figlio... del tuo Tom... del tuo papà... Dimmi quando devo dire +béby....--disse il nonno. + + +Edith si svegliò nella notte e si rizzò spaurita a sedere sul letto. + +--Cos'è? Cos'è?--gridò--Che cos'è successo? + +--Ma niente,--rispose la voce di Florence dalla camera vicina.--Dormi, +dormi, caruccia; non è che il béby. + +--Ma perchè strilla così? + +--Eh, sarà, come si dice, «rigirato»,--spiegò Florence, con voce di +sonno. + +--Allora perchè non lo rigirano per il suo verso? + +--Oh! miss Edith,--esclamò Florence impazientita,--adesso dorma e stia +zitta. Quando si dice di un bambino che è rigirato, vuol dire che dorme +tutto il giorno e strilla tutta la notte. + +E infatti il béby fece così. + + + + +II. + + +Un febbraio mite moriva blandamente sulla campagna inglese, quando marzo +irruppe con urli di vento e scrosciar di pioggie. Respinse i diffidenti +boccioli e il trepido verdeggiare; e via, fischiando per le lande +villanamente, se ne andò. La stagione si fermò, timida e intirizzita. + +Una mattina, ecco Primavera far capolino sopra le siepi. Scappò presto +inseguita dal vento; ma gettò, fuggendo, una manata di crochi, e lasciò +anche cadere una primola o due. Più tardi tornò piano, tra due +acquazzoni, a dare una occhiata in giro... E all'improvviso, un giorno, +eccola: alta, flava e inghirlandata! Gli astri di brina si sciolsero ai +suoi piedi, e le allodole si lanciarono nei cieli. + +Valeria chiese a prestito da Edith il suo grande cappello da giardino, +lo legò sotto il mento con un nastro nero, e uscì nel giovane sole, +attraverso la campagna di smeraldo. + +Intorno, la lucentezza della verzura nuova si spingeva appassionatamente +verso l'adolescente azzurro del cielo. E Tom era morto. + +Tom giaceva nelle tenebre, lontano da tutto ciò, sotto la terra del +piccolo cimitero di Nervi, dove il mare, che egli aveva tanto amato, +scintillava e danzava a pochi passi dai suoi occhi chiusi, dal suo cuore +immoto, dalle sue mani incrociate. + +Ah, le mani incrociate di Tom! Ecco l'unica cosa che ella potesse +rammemorare di lui quando, chiudendo gli occhi, tentava di rievocarlo. + +Non le riusciva di veder altro. Per quanto ella si provasse, +concentrandosi, con occhi chiusi ed appassionata volontà, rievocarne il +viso--ahimè! i cari, noti lineamenti si confondevano, si dileguavano, e +nulla restava davanti a lei che quelle tristi mani scolorate, quali le +aveva vedute per l'ultima volta. Terribili, inavvicinabili mani! + +Erano quelle, le mani di cui Tom aveva sempre avuto tanta cura? di cui +si era compiaciuto con ingenua vanità? quelle, le mani che ella aveva +accarezzate, poggiando sovr'esse la guancia? Il solo pensarlo le faceva +paura. Quelle mani fisse, finite, rinunzianti, erano dunque le mani che +avevano dipinto i delicati paesaggi d'Italia, che ella aveva amato, e +gli altri quadri che ella aveva aborrito, perchè in tutti appariva la +perlata nudità della bionda modella di Trastevere? Quelle, le mani che +remavano nella barca «Luisa» sul Lago Maggiore, conducendo lei e lo zio +Giacomo all'Isola Bella? Le mani che improvvisamente avevano afferrate +le sue, una mattina alla Madonna del Monte--quella mattina che ella +portava un vestito celeste col colletto alla marinara e una cravatta +rossa... + +Le pareva ancora di vederlo fermarsi subitamente davanti alla Quinta +Cappella e dire, con quel suo strano e caro accento inglese: «Volete +essere sposina mia?» Ed ella si era messa a ridere, e gli aveva risposto +in inglese, colle sole tre parole che sapeva e che egli stesso le aveva +insegnate attraverso la table-d'hôte--: «Yes. Please. Thank-you!» + +Poi, avevano riso tutt'e due, tanto, che lo zio Giacomo aveva detto che +la Madonna li punirebbe. + +E la Madonna li aveva puniti. Lo aveva fulminato nel suo venticinquesimo +anno, pochi mesi dopo il loro matrimonio, spezzandogli la giovinezza +come una bolla di cristallo. A Valeria era toccato udirlo tossire, +giorno per giorno, notte per notte, tossire, tossire, tossire; +distaccandosi dalla vita a piccoli colpi di tosse secca, e raspamenti di +gola; e più tardi in terribili parossismi che lo lasciavano estenuato e +senza respiro; e poi in una tosse molle e facile a cui egli quasi non +badava più. Erano corsi da Firenze dove c'era troppo vento, a Nervi dove +c'era troppo caldo; da Nizza dove c'era troppo rumore, ad Airolo dove +c'era troppo silenzio; finalmente, con un impeto di speranza, con un +affrettato raccogliere di scialli e pastrani di pennelli e colori, di +pattini e ski, erano partiti per Davos. + +E a Davos brillava il sole--e nacque béby! Tom Avory usciva con pattini +o «bobsleigh» ogni mattina, e in otto settimane era cresciuto di peso +quasi tre chili. + +Ecco che un giorno una signora americana, di cui il figlio era +moribondo, disse a Valeria: + +--Non è bene per la vostra piccina di stare quassù. Mandatela via da +Davos; o quando avrà quindici anni comincierà a tossire anche lei. + +«Mandatela via!» Sicuro; bisognava mandar via béby. Valeria capiva che +bisognava fare così. Sentiva lei pure che lo stormo di microbi che +usciva da tutti quei polmoni malati la ravvolgevano, lei e la sua +creatura, in un nembo di morte. I germi dell'etisia! essa li sentiva, li +vedeva, li respirava. Le pareva che l'odore ne fosse sul suo guanciale +la notte; che le lenzuola e le coltri li esalassero; che il cibo ne +fosse pregno. Poco le importava per sè; ella si sentiva forte e sana. Ma +la sua creatura! Quel fragile fiore del suo sangue, era anche del sangue +di Tom! Tutti i fratelli e le sorelle di Tom, meno una sola--una +ragazzetta chiamata Edith, che viveva in Hertfordshire--tutti eran morti +nell'adolescenza: uno a Bournemouth, uno a Torquay, uno a Cannes, +una--la piccola Sally, la sorella prediletta di Tom--a Nervi. Tutti +erano morti, fuggendo la morte che portavano in seno. Ora Davos aveva +salvato Tom. Ma bisognava mandar via la piccina. + +Chiesero consiglio a due dottori. L'uno disse: «Eh! si sa!...» e l'altro +disse: «Eh! non si sa!...» + +Tom e Valeria decisero di non correre rischi. Una mattinata nevosa, si +misero tutti in viaggio per Landquart; ivi Tom doveva lasciarle +proseguire da sole, il dottore avendogli raccomandato di tornare subito +a Davos. Ma a Landquart la bambina piangeva, e Valeria piangeva; dunque +Tom saltò nel treno con loro e disse che le accompagnerebbe fino a +Zurigo; colà lo zio Giacomo sarebbe venuto a prenderle per condurle in +Italia. + +--Allora sarete sane e salve, mie due povere scioccherelle +sperse,--disse, cingendole tutt'e due con braccio protettore, mentre il +treno li portava giù verso le nebbie. E porse alla sua piccolissima +bimba un dito, a cui la minuscola mano si avviticchiò. + +Ma Tom non arrivò mai a Zurigo. Ciò che vi arrivò era una forma inerte e +terribile, colle membra abbandonate e la bocca piena di sangue. + +Valeria pianse, e la bambina pianse; e una folla di impiegati e di +curiosi si radunò intorno a loro. La bambina pianse, e Valeria pianse; +ma Tom non poteva più consolare le sue due povere scioccherelle sperse. + +Gli trovarono nella tasca il testamento: + +«Valeria, ~my darling~; lascio a te tutti i miei beni terreni. Conduci +in Inghilterra la bambina. Fammi seppellire a Nervi, vicino a Sally. Mi +hai reso molto felice.--Tom.» + +... Questi erano i ricordi di Valeria, mentre camminava nel mite sole +inglese, e piangeva amaramente sotto l'ala del vecchio cappello di +Edith. + +Giunta ad un ponticello gettato sopra un torrente, Valeria si fermò, +appoggiandosi al parapetto; e, come si sporgeva a guardar giù, il +cappello di Edith le cadde dalla testa, battè sull'acqua e seguì il filo +rapido della corrente. + +Valeria lo rincorse lungo la sponda, ma il cappello, girando in mezzo +all'acqua, si fermò contro un sasso sporgente. Valeria gettò dei +fuscelli e dei ciottoli per farlo muovere, e finalmente, galleggiante e +frivolo, esso riprese la sua via... Valeria corse lungo la sponda in +pendìo, scivolando sull'erba bagnata e sui sassi umidi; e il cappello +sobbalzava e dondolava laggiù, sulle minuscole onde, con un lungo nastro +nero teso dietro di sè, come un magro braccio invocante. + +Dove il torrente piegava verso un bosco di faggi il cappello girò con +esso, e dietro al cappello Valeria. + +A un tratto un'esclamazione di sorpresa la fece trasalire; e alzando il +viso accaldato vide sull'altra sponda un giovane alto, biondo e +abbronzato, che pescava. + +--Accidenti!--esclamò lo sconosciuto, alla vista del galleggiante +adornamento.--Addio, trota! + +E Valeria, timidamente: + +--Scusi, potrebbe ripescarmi il cappello? + +Il giovane rise e salutò. Poi a grande stento riuscì a fermare il +cappello colla canna, attirandolo a sè con pazienti manovre. + +--Ahi, quella mia grossa trota!--mormorò.--Da tre giorni--tre lunghi +giorni!--le stavo dietro, e adesso era lì...! Basta!--sospirò, e +trascinò fuor dall'acqua l'inzuppato copricapo.--Ecco il vostro +cappello! + +Lo sollevò con due dita, tenendolo pel nastro sgocciolante. + +Non era mai stato un bel cappello: era anzi una vecchia e orribile +pastorella che Edith portava, protestando, da molto tempo. Certo non +pareva un oggetto pel quale valesse la pena di pescare tre giorni. + +--Oh, grazie tanto!--disse Valeria.--Ma, adesso come faccio a +prenderlo?--E tese, dalla sua sponda, sopra l'acqua larga che li +separava, una piccola mano, breve e vana. + +--Glielo porterò io,--disse il giovane, tenendo ancora a braccio teso la +sgocciolante acconciatura. + +--Oh, non si disturbi,--disse Valeria,--me lo può gettare! + +Il giovane rise. + +--Stia indietro, allora; se la tocca, le darà il raffreddore! + +E con gesto allegro scagliò il cappello, che cadde floscio e molle ai +piedi di Valeria. + +--Dio, che roba!--disse lei, raccogliendolo; e con fronte turbata +contemplò la guarnizione di tulle nero che pendeva madida e lamentevole +dal bordo.--E adesso cosa ne faccio? Metterlo è impossibile. E se +m'arrampico su per queste rive, così ripide e sdrucciole, non credo +neppure di poterlo portare in mano... + +--Ebbene, me lo torni a gettar qui,--disse il giovane ridendo,--e lo +porterò io fino al ponte. + +Allora ella, prendendolo ben di mira, gli gettò in pieno petto il +pesante e malinconico oggetto; poi si avviarono, ognuno dalla sua parte +dell'acqua, e camminarono così, sorridendosi da una riva all'altra. Sul +ponte s'incontrarono e si stesero la mano. + +--Mi spiace tanto per la sua trota,--disse lei.-- + +--Mi spiace tanto pel suo cappello,--disse lui. + +E risero entrambi. Poi non seppero più che cosa dirsi. + +Egli, allora, vedendole i riccioletti umidi sulla fronte bianca, e le +fossette nelle guancie, soggiunse: + +--E domani che cosa si metterà in capo... quando viene qui? + +--Domani?--domandò lei, alzando due occhi ingenui. + +--Sì, domani. Verrà, nevvero?--disse egli, ed arrossì un poco, perchè +era assai giovane.--A quest'ora, vuole?--E guardò l'orologio.--Alle +undici, dunque... + +A quelle parole anche Valeria arrossì. Ma d'un rossore avvampante ed +improvviso che poi le lasciò subito la faccia lattea di pallore. + +--Le undici! Sono le undici?--esclamò con gli occhi larghi ed +esterrefatti. + +--Sì. Ma che cos'ha? Perchè si agita? + +--Mio Dio! Il béby!--fece lei ansante.--Ho dimenticato il béby!--e +senz'altro si volse e corse via traverso i prati, con i riccioli al +vento, e col cappello inzuppato che le batteva sulla gonna nera. + +Giunse a casa trafelata e pallida. Vide la nurse, rigida ed aspettante, +sulla terrazza. + +--Sono in ritardo, Wilson?--balbettò lei. + +--Sissignora,--disse la serva, con voce aspra e severa.--Molto in +ritardo. + +--Oh Dio! e béby? Ha pianto?--chiese Valeria ansante.--Come sta? Cosa fa +la mia creatura?... + +--La sua creatura--disse la donna austera--~ha fame~. + + + + +III. + + +Il giovane biondo tornò ogni giorno alla pesca nel torrente, ma non +pigliò altro che la sua grossa trota. La ragazza vestita di lutto, coi +riccioli e le fossette, non venne più. Le vacanze finirono, ed egli se +ne tornò a Londra; ma prima di partire lasciò sulla riva--là dove si +erano incontrati--una lettera d'amore per Valeria, puntata a un lembo +del crespo nero caduto dal cappello, e fissato con un sasso perchè non +volasse via. + +Valeria trovò la lettera. Ella era rimasta chiusa in casa una settimana, +coll'anima invasa dal pentimento e dal ricordo di Tom. Poi la primavera +e la sua giovinezza si erano dati la mano per attirarla fuori, verso +l'ignoto e le chiamanti acque e i prati in fiore. Arrossente ed +esitante, con un mazzo di primole alla cintura, ella aveva ritrovato il +sentiero che va per i prati al ponte, e dal ponte al bosco di faggi... +Ma nessuno la vide, eccetto un magro cavallo solitario in mezzo a un +prato, che all'improvviso la rincorse, con la coda in aria e la criniera +al vento, facendola rabbrividire di paura. + +Giunta nel bosco scorse subito, vicino all'acqua, la garza nera e il +biglietto che v'era appuntato. Lo lesse tremando. Egli diceva di +chiamarsi Frederick Allen; studiava legge nel Temple e scriveva per i +giornali. Le diceva inoltre che essa aveva degli occhi «haunting», e che +ahimè! certo non si sarebbero riveduti mai più! Egli domandava se avesse +poi ritrovato quel béby di cui il pensiero l'aveva tanto agitata; e dove +mai era stato lasciato? e che béby era? E perchè, oh, perchè non s'era +ella voltata neppure una volta per fargli un cenno d'addio? Egli la +pregava di non adirarsi se egli si permetteva di dirle che l'amava, e +che non la dimenticherebbe mai più. E che per pietà ella gli dicesse il +suo nome! Soltanto il suo nome! ~Please! please~. Ed egli era per sempre +e per sempre il devoto suo ~Frederick~. + +Valeria tornò a casa come in sogno. Andò a cercare nel suo dizionario +inglese-italiano la parola «haunting». La trovò: «ossessionante»! + +Si sentì contenta di avere gli occhi ossessionanti. E lui, che occhi +aveva? Non si ricordava più. Azzurri forse. Forse bruni. + +In tutti i modi Valeria rammentava il suo viso, giovane e abbronzato; ed +aveva pur notato, quando salutandola sul ponte s'era tolto il cappello, +la lucentezza bionda della sua corta capigliatura. + +Pensò dapprima che sarebbe bene rimandargli la lettera; senz'altro. + +Poi decise di aggiungervi poche parole... oh! parole di rimprovero, +s'intende! Infine, un giorno grigio e uggioso, in cui tutti parevano di +cattivo umore, e il béby aveva strillato perchè voleva la Wilson e poi +perchè non la voleva, e Edith aveva risposto male, e tutto era orrido e +odioso, Valeria prese un foglio di carta da lettere e, con molte fitte +di rimorso, vi tracciò sopra il suo nome. La carta era listata di nero. +D'un tratto Valeria scoppiò in pianto, e cadde in ginocchio davanti al +foglietto di carta, e ne baciò l'orlo nero, e pregò Dio e Tom che la +perdonassero. + +Poi bruciò il foglio, e andò dalla sua piccina, che gridava a +squarciagola per tutto e con tutti, e cercava di uccidere una pecora di +guttaperca, fino allora teneramente amata. + +Tuttavia, nei primi giorni di aprile (era un aprile mite e +suggestionante, che pareva susurrasse al cuore come sia dolce ed +evanescente la vita) Mr. Frederick Allen, nelle sue «chambers», a +Londra, ricevette due lettere invece di una sola. + +Hannah, la petulante cameriera che gliele portò in camera, s'indugiò con +aria distratta mentre egli le apriva. L'una conteneva uno chèque per sei +ghinee mandatogli da un giornale; l'altra un semplice biglietto da +visita: + + +--Valeria Nina Avory! Chi diavolo sarà?--disse Allen, girando il +biglietto tra le mani.--Tieni,--disse, gettandolo con gesto trascurato a +Hannah.--Questa sarà qualche modista di Regent Street o Piccadilly. +Quando vorrai dei fronzoli, potrai andarci. + +E, poichè aveva ricevuto le sei ghinee, mentre non se ne aspettava che +quattro, sentendosi di buon umore, pizzicò il mento di Hannah, chiuse +il libro di «Roman Law», e andò a passare la giornata, con un amico, sul +Tamigi. + +Hannah gettò il biglietto di visita nella secchia del carbone, e la +cuoca all'indomani lo bruciò. + +Ecco tutto. + + +Aprile portò alla bambina un piccolo dente. + +Maggio gliene portò un altro, e le increspò sulla nuca i fini capelli. + +Giugno le tolse i bavaglini e le diede un sorriso a fossette, copiato da +quello di Valeria. + +Luglio le mise sulle labbra una parola o due. + +Agosto la piantò dritta ed esultante, con le spalle al muro; e Settembre +la mandò coi piedini barcollanti a cadere nelle braccia tese della +mamma. + +I suoi nomi erano Giovanna Desiderata Felicita. + +--Non posso tenere a mente tutti quei nomi,--disse il nonno.--Chiamatelo +Tom. + +--Ma nonno, è una bambina!--disse Edith. + +--Lo so bene. Me l'hai già detto, mi pare,--disse il vecchio un po' +stizzito. + +Da che v'era tanto chiasso in casa egli era diventato impaziente ed +irritabile. + +--Sì, caro nonno, sì,--disse la signora Avory, accarezzando dolcemente +la mano del vecchio;--dirai tu il nome che preferisci. Quale è il nome +di ragazzina che credi di poter tener a mente? + +--Nessun nome. Nessuno affatto,--disse il vecchio. + +--Suvvia, caro, suvvia!--disse la signora Avory.--Puoi ben ricordarti +«Anna», non ti pare? o «Maria». + +--No. Non posso,--disse il nonno. + +Allora Edith suggerì il nome «Giulia». E Valeria propose «Camilla». E +Florence, che stava mettendo la tavola, disse: + +--Provino a fargli dire «Nellie» o «Katy»? + +Ma il vecchio signore si rifiutò ostinatamente a ricordare qualsiasi di +questi nomi; e continuò per molto tempo a chiamare la bambina «Tom». + +Una sera, a tavola, disse improvvisamente: + +--Dov'è Nancy? + +La signora Avory ed Edith si guardarono trasalendo, e Valeria alzò gli +occhi meravigliati. + +--Dov'è Nancy?--ripetè il nonno, con impazienza. + +La signora Avory gli pose teneramente una mano sul braccio. + +--La povera Nancy è in Paradiso,--disse dolcemente. + +--Come?--gridò il vecchio, gettando in terra il tovagliolo, e girando +gli occhi spiritati intorno alla tavola. + +--Pur troppo, la tua cara figlioletta Nancy è morta molti, molti anni +fa,--ripetè la signora Avory. + +Il vecchio si rizzò alto e fremente. + +--Non è vero!--gridò con voce terribile.--Nancy era qui questa mattina. +L'ho vista io. Mangiava la tapioca. + +Le sue labbra tremarono e si mise a piangere. + +Valeria scattò in piedi e uscì dalla stanza. Un istante dopo rientrò, +portando tra le braccia la sua bambina che sgambettava nella lunga +camicia da notte, e garriva come una rondinetta. + +--Ecco Nancy!--disse Valeria con voce un po' tremante. + +--Ma sì! guarda, nonno,--gridò Edith, battendo le mani,--non piangere, +nonno! Ecco Nancy! + +E la signora Avory tutta pallida: + +--Ma guarda, caro padre, ecco Nancy! + +Il vecchio alzò i ceruli occhi e il suo sguardo lievemente appannato, +come un vetro celeste su cui il tempo avesse alitato, incontrò e +trattenne lo sguardo luminoso della creaturina novella. + +A lungo, a lungo il vecchio interrogò con lo sguardo vacillante quelle +limpide profondità. Poi disse lentamente: + +--Ecco Nancy. + +E béby fu Nancy da quel giorno in poi. + + + + +IV. + + +Il giorno in cui Nancy compì i tre anni, e che intorno al suo +«birthday-cake»--la focaccia del giorno natalizio--furono accese +solennemente le tre candele d'uso, Edith mise i gomiti sulla tavola e +disse: + +--E dunque, che cosa sarà Nancy? + +--Buona,--saltò su a dire la piccina,--molto, molto buona. Dammi un +altro di quei dolci che fanno ~pum~! Nonna, tienimi le orecchie. + +Edith le tese un salterello avvolto di carta d'oro e adorno di +figurette; e Nancy, con le mani della nonna sulle orecchie e con gli +occhi chiusi, lo tirò con molti strilli di gioia e di spavento. + +Edith, ora alta e sottile, e di cui le due treccie si erano fuse in una +sola, appuntata sulla nuca da un gran nodo di nastro, ripetè la sua +domanda. + +--Che cosa vuoi dire?--le chiese la signora Avory. + +--Spero bene,--disse Edith con gravità,--che non vorrete farne +semplicemente una ragazza come tutte le altre! + +Allora Valeria parlò timidamente: + +--Veramente, ho pensato qualche volta che desidererei... che fosse... un +genio! + +Ed esprimendo questo audace pensiero, Valeria arrossì. + +Edith approvò col capo, serenamente. La signora Avory guardò dubbiosa la +figuretta della sua nipotina, intenta ora a tirar giù la tovaglia per +arrivare ai salterelli. La piccola Nancy s'accorse subito di quello +sguardo indulgente e si avvicinò alla nonna. + +--Turami le orecchie,--disse,--e dammi un altro di quei dolci che fanno +~pum~. + +La signora Avory con mano carezzevole aggiustò il nastrino celeste che +fermava in cima alla piccola testa il ciuffo di ricci neri. + +--Perchè vuoi che ti turi le orecchie?--chiese sorridendo. + +--Perchè i dolci col ~pum~ mi fanno paura. + +--E allora perchè li vuoi? + +--Perchè mi piacciono. + +--E perchè ti piacciono? + +--Perchè mi fanno paura,--disse Nancy, con un adorabile sorriso. Tutti +trovarono questa risposta straordinariamente profonda, e la +conversazione ritornò sull'argomento del genio di Nancy. + +--Certo,--osservò Edith,--avrà talento per la pittura. Suo padre, povero +caro Tom! era un paesista meraviglioso. E credo che anche nella figura +abbia fatto delle bellissime cose. Vero, Valeria? + +Ma Valeria aveva nascosta la faccia nelle mani e scoteva la testa: + +--Oh Dio! spero di no; spero di no!--singhiozzò, e subilo le lacrime le +piovvero dagli occhi. + +La mite signora Avory parve ferita e addolorata. + +--Ma perchè no, Valeria?--domandò.--Non negherai che il mio povero +figlio avesse un ingegno non comune... + +--Non è questo, non è questo!--singhiozzò Valeria.--Ma... non so io... +l'odore dei colori... e... le... le modelle! Oh Dio! non potrei, non +potrei sopportarlo!... Oh mio Tom! mio caro Tom!--e mentre sua suocera e +Edith tentavano di calmarla, Valeria continuava a singhiozzare +convulsamente. Allora Nancy ruppe in alte grida, e siccome non cessava +di strillare dovettero rimandarla nella nursery; dove Fräulein Müller, +la governante tedesca da poco succeduta a Wilson, le diede, non +impunemente, qualche schiaffetto. + +In salotto la conversazione s'aggirava ancora intorno al genio di Nancy. + +--Non potrebbe essere un genio musicale?--domandò Valeria, asciugandosi +tristemente gli occhi.--Mia madre era una grande musicista; suonava +l'arpa, ed ha anche composto delle belle romanze. E quando l'ho perduta +e sono andata a vivere collo zio Giacomo a Milano, ho studiato molto la +musica anch'io. Suonavo sempre del Chopin per lo zio Giacomo, che del +resto detestava la musica... E poi... quando mi sono sposata... +Tom...--qui Valeria ruppe in nuovi singhiozzi--mi diceva sempre... che +preferiva me... a... a... Pachman... e a tanti altri... + +Edith, commossa, l'abbracciò. + +--Hai ragione. Scegliamo la musica. E' anche più bello.--E baciò con +entusiasmo la faccia accesa di Valeria.--Del resto, la piccina sa già +cantare «Onward, Christian Soldiers», e «Schlaf Kindchen».... Fräulein +Müller dice che è intonatissima. E' già una cosa straordinaria, non vi +pare? + +Allora si fece subito ritornare Nancy; che apparve piccola e terribile, +col broncio. La conduceva per mano Fräulein Müller, che aveva un graffio +sulla guancia. + +Nancy fu pregata di cantare: «Schlaf, Kindchen, schlaf, da draussen +steht ein Schaf»; ed essa lo fece con molta mala grazia e con poca voce. + +Ma in seguito a forti e servili applausi da tutti, compresa anche +Fräulein, la piccina si degnò di far udire tutto il suo repertorio, +compresa una canzone plebea «There'll be razors a-flyin' in the air» +imparata incidentalmente dal superbo e inavvicinabile garzone del +giardiniere, Jim Brown. + +Fu dunque deciso che Nancy sarebbe un grande Genio musicale e si procurò +subito un pianoforte a piccola tastiera, e molti libri di teoria, +d'armonia e di contrappunto. Edith raccomandò a Valeria di studiare +questi libri con attenzione e poi d'insegnarne il contenuto a Nancy, +facendo però in modo che la piccina non se ne avvedesse. + +Ma Nancy se ne avvide. Anzi dopo qualche giorno bastava che vedesse +entrare sua madre in una stanza, perchè ella ne fuggisse, strillando e +pestando i piedi. + +Fräulein Müller, con astuzia e diplomazia, e secondo un Nuovo Metodo +Tedesco, si accinse ad insegnarle in pari tempo l'alfabeto e le note +musicali. + +--A, b, c, d... niente di più semplice,--disse Fräulein. + +E cominciò a spiegare. Il «fa» era dunque l'A, e, in inglese, si +pronunciava «e». Il «si» era B; il C si pronunciava «si», ed era il +«do». E così via. Niente di più semplice. + +Ma il risultato fu sconcertante. Nancy insisteva a voler compitar +sillabe e fabbricar parole al pianoforte, e non trovava l'«o», e non +trovava l'«u», e non trovava niente. Valeria accresceva la confusione +chiamando «si» il B, e «mi» l'E, e il G «sol». Era un pandemonio. + +Nancy divenne irosa e diffidente. In ogni parola che le si rivolgeva le +pareva di fiutare una nuova trappola per introdurre in lei delle nozioni +musicali. Non si fidava più di nessuno; e non voleva più parlare che col +nonno o con Jim Brown. + +Infine, un giorno che sua madre le disegnava degli omettini neri molto +simpatici, e che questi d'un tratto si rivelarono essere non altro che +delle aborrite semiminime, Nancy, cieca dall'ira, si cacciò la mano nei +capelli e se ne strappò una ciocca. Valeria gettò un grido; prese ed +aprì il piccolo pugno della sua bambina e vi vide il morbido arruffìo di +capelli strappati. + +--Oh! béby, béby! Che cosa orribile!--gridò.--Come puoi affliggere così +la tua povera mamma? + +Ma con ciò ebbe termine l'educazione musicale. Ogni volta che una nota +ergeva il tondo capo nero sull'orizzonte di Nancy, ella alzava rapida la +mano e si strappava una ciocca di capelli. Poi apriva il pugno e lo +mostrava a tutti. Il pianoforte fu chiuso; i libri sull'Armonia, la +Teoria e il Contrappunto furono messi via. + +Non più la sera al suo lettino la Fräulein le cantava del Beethoven +travestito da ninna-nanna. Ma bensì i suoi due vecchi amici, «Bel Popò» +e «Menton Fleuri» tornarono al suo capezzale; e l'accompagnarono come di +consueto alla buia e lontana Isola del Sonno. Con loro ella s'imbarcava, +meno timida, sulla grande nave dei sogni che ogni sera con vele stellate +l'aspettava, galleggiante sull'oscurità. + + «Bel popò, fa la nanna, fa la nanna, bel popò... + ... _Menton fleuri, menton fleuri, kikiriki, kikiriki!_» + + * + * * + +Fräulein Müller sedeva nel parco, leggendo. Nancy con una bambola in +braccio, sedeva sull'erba ai suoi piedi; e la osservava, divertendosi a +veder ballare sul cappello di Fräulein Müller due piume nere che +oscillavano come su di un piccolo carro funebre, segnando il ritmo di +qualche cosa che Fräulein leggeva. + +--Che cosa leggi, Fräulein?--domandò Nancy. + +Fräulein Müller continuò a nicchiare col capo e lesse forte, col suo +esecrabile accento tedesco, il soave verso di Tennyson: + + _Shine out, little head, sunning over with curls!...._ + (Oh, testolina raggiante, affacciatevi, + Soleggiata di riccioli d'oro)! + +--Che belle parole,--disse Nancy.--Leggile ancora. + +Fräulein ripetè i dolci versi mattinali. + +--Torna a leggere,--disse Nancy.--Leggi più lento. + +Fräulein ricominciò. E la ragazzina ripetè i versi piano, tra sè. + +Poi disse alla governante: + +--Continua a dire quelle parole, sempre quelle, finchè ti dirò di +smettere. + +E Nancy chiuse gli occhi. + +--Ma perchè?--disse Fräulein.--Cosa ti viene in mente?--Poi visto che la +bimba non rispondeva nè apriva gli occhi, la mite Fräulein Müller, +scrollando il capo, obbedì. + +... Quella stessa sera Nancy litigò coi suoi amici Bel Popò e Menton +Fleuri. + +Fräulein, nella penombra della nursery, ripeteva quasi sonnecchiando +quei blandi ritornelli, quando al sesto «kikiriki» vide Nancy rizzarsi a +sedere nel letto, colle guancie accese e gli occhi saettanti. + +--Non dirlo più,--proruppe.--Guai a te se lo dici ancora. Non voglio più +sentire quelle stupide cose. + +Fräulein, attonita, ammutolì. + +--Canta qualcos'altro,--disse Nancy. + +Ma Fräulein non sapeva che cos'altro cantare. Tentò due o tre +canzonette, con poco successo. Nancy tornò a sedere nel letto: + +--Non voglio più sentire quelle parole sciocche che tu dici. Non puoi +cantare solo la musica, senza dire le parole? + +Fräulein si accinse con le labbra socchiuse a modulare dei suoni +incerti, e stava appunto per scivolare nel Beethoven, quando Nancy si +rizzò ancora: + +--Oh, Fräulein! non far così! Prova a dirmi delle parole senza far quei +brutti suoni. Dimmi tante parole, ma che siano belle!, finchè mi +addormento. + +La povera Fräulein dopo essersi provata a dire tutte le parole che le +parevano belle, andò a prendere da uno scaffale un volume di poesia del +Lenau; e, aprendolo al «Waldlieder», lesse ad alta voce a Nancy, finchè +questa si addormentò. + +Le sere seguenti lesse «Mischka»; e poi «L'Atlantica.» Quando ebbe +finito il volume del Lenau, prese a leggere le ballate di Uhland. Poi +lesse Körner; poi Freiligrath; poi Lessing. + +Chi può dire ciò che Nancy udì? Chi sa quali visioni e fantasmi essa +portò seco ogni notte? Sulla grande nave stellata dei suoi sogni ora non +l'accompagnavano più--blandi e puerili--Bel Popò e Menton Fleuri; bensì +salpavano con lei, grandi e strani, i vecchi poeti tedeschi, +lungo-chiomati, dagli occhi torbidi, dal senso oscuro, dagli epiteti +fulgenti. + +Così, ogni sera, durante gli anni della sua puerizia, la piccola Nancy +se ne partì per i suoi sonni con la scorta di liriche e madrigali, di +sonetti e sirventesi, di odi ed elegie, cullata da ritmi cadenzati e da +risonanti rime. E certo in una di quelle sere i poeti gettarono una +malìa su di lei. Condussero la sua giovine anima così lontano, così +lontano, che non le riuscì mai più di ritrovare la riva. + +E Nancy non si svegliò mai completamente dai suoi sogni. + + + + +V. + + +Una notte, nella sua casa a Milano, il vecchio architetto Giacomo +Tirindelli--lo zio Giacomo di Valeria--mise sbuffando e brontolando le +brevi gambe fuori del letto, e andò nella camera di suo figlio Antonio +per vedere se c'era. + +Non c'era. Già, suo padre se l'aspettava! Ma non per ciò fu meno +indignato al cospetto della stanza vuota e del letto intatto. + +Accigliato e scrollando il capo andò alla finestra ed aprì le imposte. +Milano dormiva. Deserta e silenziosa la via Principe Amedeo si stendeva +davanti a lui; ogni alterno fanale spento indicava che la mezzanotte era +passata. Un melanconico gatto traversò la via, rendendola più vuota con +la sua presenza. + +Lo zio Giacomo richiuse la finestra, e si diede a camminare in su e in +giù nella stanza del figlio assente. Sulle pareti, sui tavoli, sul +caminetto, sugli scaffali, stavano delle fotografie: Nunziata Villari, +nella parte di «Teodora» in rigide vesti regali. Nunziata Villari nella +«Cleopatra», vestita di soli gioielli. Nunziata Villari nella +«Margherita Gauthier», in camicia da notte--o così parve ai torvi +sguardi dello zio Giacomo.--La Villari da «Norah», la Villari da +«Saffo», la Villari da «Francesca»... Più in là, in disparte, un +ritrattino da ragazzetta guardava da una vecchia cornice, e sotto alla +figuretta rigida, stava una dedica sbiadita: «Al caro Antonio, la sua +cugina Valeria». + +Lo zio Giacomo si fermò con un sospiro davanti al ritratto della sua +nipote prediletta, ch'egli aveva un giorno sperato di chiamare figlia. + +--Stolta creatura,--brontolò, fissando il gaio visino vacuo,--stolta +creatura che è andata a sposare quel pover'uomo d'inglese, quando poteva +invece sposare quel cretino ingrato di mio figlio! + +Qui un altro profilo di Nunziata Villari gli saltò agli occhi, e poi +ancora Nunziata Villari tutta capigliatura e sorriso... + +Egli ebbe il tempo di imparare a memoria ogni lineamento di quella +strana faccia ardente, prima che il portone di casa si aprisse e i +rapidi passi di suo figlio echeggiassero sulla scala. + + +Antonio, che già dalla strada aveva visto il lume in camera sua, entrò +con baldo sorriso. + +--Ciao, papà! Perchè non sei a letto? + +Accolse l'inevitabile contro-domanda con una scrollatina di spalle e un +gesto d'ambe le mani un po' meridionale (un gesto che piaceva tanto a +Theodora!). + +--Ma babbo mio! io ho ventitrè anni, e tu... no.--E battè con gesto +affettuoso e irritante sulla spalla tonda di suo padre. + +--«Jeune homme qui veille, vieillard qui dort, sont tous deux près de la +mort»,--citò suo padre, tetro e severo. + +--Eh, babbo mio!--E Antonio rise (di quel suo riso arguto e sottile che +Cleopatra trovava irresistibile!).--Se la vita è breve, che sia almeno +bella!--E accese una sigaretta. + +Giacomo fremeva. Aveva anche freddo ai piedi, e la sua veste da camera +gli era stretta. Suo figlio, gaio e soddisfatto di sè, lo esasperava. + +--Non ti vergogni?--disse additando drammaticamente le file di +fotografie.--Quella vecchia commediante cinquantenne... + +--Scusa,--trentottenne!--corresse Antonio, mettendosi a sedere +nell'unica poltrona. + +--Una marionetta, un'arlecchina, che ogni facchino di piazza può andare +a contemplare a piacer suo per cinquanta centesimi! Una donna di cui il +marito, piuttosto che starle vicino, è scappato in capo al mondo... + +--Scusa, in America,--interpose Antonio. + +--... colla cuoca!--E lo zio Giacomo emise un grugnito d'indignazione. + +--Temo infatti che Nunziata faccia una esecrabile cucina,--disse +Antonio, inarcando le sopracciglia e sporgendo le labbra per soffiarne +il fumo a cerchietti (nella maniera che Phaedra trovava così +suggestiva!). + +--Insomma, basta così,--disse suo padre.--Sono venuto per dirti che +partiamo domani per l'Inghilterra. Régolati. + +--Per l'Inghilterra? Domani? Ma cosa dici?--Antonio era scattato in +piedi.--Ma tu sei matto, babbo mio! O fai per scherzo? + +Come vide che suo padre aveva l'aria poco scherzosa, continuò, agitato: + +--Ma cosa ti viene in mente di voler andare in Inghilterra? + +Giacomo tentennò l'irta testa arruffata. + +--Ho telegrafato avant'ieri; dopo un certo discorso che mi ha tenuto tua +cugina Adele... + +--Quella viperetta gelosa,--mormorò Antonio. + +--... Sul conto di questa... Signora,--e Giacomo accennò col mento alle +inconscie ed arridenti Nunziate Villari.--Ho telegrafato, come dico, a +Hertfordshire, dicendo a tua cugina Valeria... + +--Ah! Valeria! adesso capisco,--disse Antonio con un risolino +sarcastico. + +--Precisamente. Ho telegrafato a Valeria che venivamo a trovarla. Ed +ella ha risposto che ne era felicissima, e che sua suocera ne era +felicissima, e che tutti erano felicissimi. Dunque partiamo. E subito. E +staremo in Inghilterra tre mesi, sei mesi, dieci anni, finchè non ti +sarà passata questa mattana. + +--Sì, sì; tu pensi ancora a Valeria, lo so,--disse Antonio ridendo.--Oh, +babbo, babbo! sei un incorreggibile sognatore! Non è mai stato che un +sogno quel tuo desiderio di tanti anni fa. Valeria era tutt'occhi per il +suo Inglese, allora. Ed ora che è morto sarà tutta lagrime per lui. +Vedrai!--Si avvicinò alla corta ed irata figura paterna e gli mise un +braccio intorno al collo.--Sta qui, papà, sta qui. Pensa al viaggio, +come è incomodo. Resta e goditi la tua buona vita calma. + +Ma suo padre non voleva saperne di restare nè di godere. Afferrò il suo +candeliere e se ne andò crollando la testa e perdendo per via una +pantofola, e facendo sgocciolare la cera per tutto il tappeto nel +chinarsi a raccoglierla. Offeso e sdegnato se ne tornò a letto. Oh, per +dio Bacco, finalmente leggerebbe in pace il suo «Corriere»! + +Ma tuttavia stava in ascolto per sentire se la porta di casa si riapriva +ancora. + +Si riaprì. + +Battevano le due del mattino quando Antonio svoltò per la via Monte +Napoleone; e il portinaio del 37 lo fece aspettare dieci minuti prima di +aprirgli la porta. + +E Marietta lo fece aspettare quindici minuti sul pianerottolo prima di +aprirgli l'uscio. E la signora lo fece aspettare quindici eternità prima +di comparire, leggiadra e spaventata, drappeggiata in raso bianco, e coi +capelli puntati «n'importe comment»--o quasi--sulla graziosa testa. + +Antonio le prese le mani baciandole, premendole sui suoi occhi, +dicendole che partiva domani! No, non domani! oggi, oggi stesso! tra +poche ore, per sempre! per l'Inghilterra! per l'orribile, gelida +Inghilterra! E lei, che cosa farebbe? lo tradirebbe? Sì, certo, lo +tradirebbe! Perchè era una infame, perchè era perfida, e lui lo sapeva! +Ed era meglio morire subito tutt'e due, e farla finita! + +Nunziata gettò il piccolo grido della «Lucrezia», terzo atto, e si +scostò da lui col brivido del secondo atto della «Marguerite Gauthier». +E indietreggiò a scatti come nella «Fedora», e finalmente gli si +precipitò sul petto come nella «Francesca». Gli sussurrò all'orecchio +cinque parole. Poi lo mandò a casa. Chiamò Marietta che le sciogliesse i +capelli, e Marietta le rifece la treccia, e mise via il resto che non +occorreva, e le diede la lanolina per la faccia. E la signora si mise a +letto come Nunziata Villari d'anni trentotto. Antonio ancora non turbava +i suoi sonni. + +Ma Antonio rifece la sua strada per le vie notturne, ripetendo come in +sogno le cinque magiche parole: «Londra--in maggio--dodici +rappresentazioni!»--Ed era marzo! + +--Basta!--pensava Antonio,--in qualche modo vivrò durante questi atroci +due mesi. ~Aber fragt mich nur nicht wie~,--aggiunse tra sè; perchè +sapeva abbastanza il tedesco per poter citar Heine nell'originale. Aveva +anche letto la «Jungfrau von Orleans» per poterne parlare con la Villari +quando studiava quella parte. La Villari amava discutere le sue parti +con lui e si divertiva a provare su di lui gesti ed atteggiamenti che le +dovevano poi servire in teatro. Egli non se ne avvedeva, e vibrava a +tutte le fantasticherie di lei come vibra un violino che si tiene tra le +mani, al suono d'un altro violino. Quando ella imparava la «Maria +Stuarda» egli fremeva tutto di eroiche aspirazioni. Egli si sentiva +trasformato in Roberto Dudley e sognava una vita eroica e un'epica +morte. + +Quando Nunziata si preparava ad interpretare «Clorinda», studiandosi di +adottare linea e posa di quella celebre avventuriera, Antonio fu d'un +tratto scettico e corrotto, e per tre settimane suo padre tremò e +soffrì, vedendolo passar le notti fuori di casa, e udendo dire che +giocava come un forsennato alla «Patriottica». E fu peggio quando la +Villari studiò la «Messalina» assumendone, per esercitarsi, le teorie e +le attitudini. Antonio ebbe allora un periodo di estrema +demoralizzazione e di completo pervertimento. Ma durante le sei +settimane in cui Nunziata cinse la sua mente dei candidi lini della +«Samaritana», egli ridiventò spirituale e puro, rinunziò alla +Patriottica, al gioco, alle notti scarlatte, e andò ogni mattina alla +prima Messa in Duomo. + +--Che strano figliolo siete voi!--gli disse la Villari.--Uno di questi +giorni farete qualche grande sciocchezza.--Poi soggiunse, +materna:--Perchè non lavorate? + +--Non lo so,--replicò Antonio.--Forse perchè vivo in un ambiente falso. +Non si ha tempo di far nulla. Dopo la trottata della mattina, è ora di +colazione; e dopo colazione si legge, si fuma, si esce; poi è l'ora +delle visite: la marchesa Dina vi aspetta ogni lunedì, la Navarro ogni +martedì, la Della Rocca ogni mercoledì... e così via. Poi è l'ora di +pranzo, e l'ora del teatro, e l'ora di andar a letto. ~Et voilà~! + +--Peccato!--disse la Villari, benevolmente materna, scordando per il +momento di essere Messalina o Francesca o Fedora.--Non avete carattere. +Siete buono; siete decorativo; non siete stupido. Ma avete, come si +potrebbe dire, il naso fatto di pasta frolla, di pasta frolla cruda, che +ognuno può prendere e far girare in qua e in là. Ahimè! Voi soffrirete +molto; o farete molto soffrire. Ah sì, certo, farete soffrire... I nasi +di pasta frolla,--soggiunse Nunziata gravemente,--sono fonti di pianto. + +Lo zio Giacomo non era uno che avesse il naso di pasta frolla. Quindi, +per quanto odiasse i viaggi, per quante cose perdesse nei treni e +dimenticasse sui battelli, e per quanto la sua presenza fosse pressochè +indispensabile nel suo studio dove si ammucchiavano progetti e disegni +di ponti ed edifici, tuttavia egli aveva deciso di partire e partirebbe. +Spedì sua figlia Clarissa, una personcina briosa e disinvolta, in un +collegio a Bruxelles; disse addio alla sorella Carlotta e alla nipote +Adele--e affannato e incollerito si arrampicò nel treno di Chiasso, +seguito dall'imperturbabile Antonio. + +Anzi Antonio pareva rallegrarsi del viaggio a tal punto, che suo padre, +appena in treno, si chiedeva rabbiosamente perchè diamine fossero +partiti! Che la storia narratagli da Adele riguardo all'infatuazione di +Antonio per l'attrice fosse tutta una fandonia? Già le donne esagerano +sempre! In ispecie Adele... + +Giacomo osservava con ira crescente suo figlio. + +Antonio dormiva, mentre lui stava sveglio. Antonio mangiava, mentre lui +aveva nausea. Giunti a Folkestone, Giacomo, che non sapeva d'inglese che +«rosbif» e «The Times», era frastornato e affranto. Ma Antonio, ilare e +baldo, arricciandosi i baffetti, faceva occhi lunghi e languidi alle +ragazze inglesi, che con rapido sorriso lo guardavano, e poi passavano +in fretta, fingendo di non averlo veduto. + + + + +VI. + + +A Charing Cross Valeria e Edith, graziose, snelle e timide, li +aspettavano. + +Valeria, alla vista del suo vecchio zio Giacomo, gli si gettò con latina +espansività tra le braccia; mentre la anglosassone Edith, bionda e +rigidetta, cercava di non vergognarsi troppo delle voci alte e degli +abbracci senza ritegno che prodigavano i nuovi arrivati, incuranti della +gente che li guardava sorridendo. + +Più tardi, quando furono tutti e quattro installati nel treno che li +portava a Wareside, nell'Hertfordshire, Edith si abbandonò interamente +al piacere di osservare i gesti dello zio Giacomo e gli occhi del cugino +Antonio, che Valeria chiamava «Nino». Egli disse ad Edith che lo +chiamasse Nino anche lei, e le parlò in una lingua che egli chiamava +«banana-english». + +Ed egli era così divertente che Edith rise e rise, finchè le venne la +tosse, e tossì e tossì fino alle lagrime. Allora tutti dissero che non +si riderebbe più. Fu un viaggio delizioso. + +Quando il treno si fermò alla placida stazione campestre di Wareside, +scesero e trovarono la signora Avory colla piccola Nancy ed il nonno ad +aspettarli. + +E vi furono nuovi saluti e nuovi abbracci. E quando, in due carrozze, +arrivarono al portico della Casa Grigia, ecco sul limitare anche +Fräulein Müller ad accoglierli, tutta rossore e ritrosia, col suo +vocabolario italiano sotto il braccio. + +Presero il thè molto allegramente, tutti parlavano in una volta, anche +il vecchio nonno, che continuava a domandare: «Ma chi è questa gente? Ma +chi sono queste persone?» rivolgendo la sua domanda soprattutto allo zio +Giacomo, il quale, del resto, non comprendendo una parola d'inglese, gli +sorrideva, rispondendo: «Yes.» + +Verso sera la piccola Nancy, eccitata e piangente, dovette essere +mandata a letto; e anche la signora Avory si ritirò col mal di capo. Ma +Fräulein sostenne una conversazione animata collo zio Giacomo; e Nino +sedette al pianoforte e cantò delle canzoni napoletane a Valeria ed +Edith, che tenendosi abbracciate coi visi vicini, lo ascoltavano rapite. + + +Seguirono giornate incantevoli; giornate di tennis e di golf, di croquet +e di «garden-parties», con le belle ragazze dello Squire e gli +impacciati figli del Vicar. La signora Avory vedeva appena alla sfuggita +Valeria ed Edith, che uscivano correndo la mattina, e rientravano in +fretta e furia a cambiarsi le vesti e a prendere racchette o +«golf-sticks». + +Lo zio Giacomo frattanto girellava pel giardino, con la Fräulein, +dandole dei consigli sul modo di coltivare i pomodori, e meravigliandosi +che gli inglesi non mangiassero mai maccheroni. + +--Nè «Knoedel»,--diceva Fräulein. + +--Nè risotto,--diceva lo zio Giacomo. + +--Nè «Leberwurst»,--diceva Fräulein. + +--Nè cappelletti al sugo,--diceva lo zio Giacomo. E a tale pensiero egli +si sentiva struggere di nostalgia. + +Un giorno anche Valeria ebbe un accesso di nostalgia, di nostalgia acuta +e straziante. Era precisamente il giorno del torneo di tennis--una +giornata d'oro e d'azzurro che rammentava l'Italia. Nino, guardando +Edith, le aveva detto: + +--Il cielo è un plagiario. Ha copiato sfrontatamente il colore degli +occhi di Edith... Non ti pare, Valeria? + +E Nino, rivolto alla cugina, aspettava sorridendo la risposta. + +--Sì,--rispose Valeria. + +--Sono occhi che ricordano il lago di Como,--aveva continuato Nino.--Che +limpidezza azzurrina!... Non è vero, Valeria? + +--Sì, è vero,--disse Valeria. + +Al tennis Edith, diafana e leggiera, volava come una saetta, giocando +all'impazzata, ridendo tra i flavi capelli scomposti; ed aveva le +guancie rosate--diceva Nino--come il cuore di una conchiglia. + +Alla sera Edith si abbandonò in una seggiola a dondolo, ed era pallida e +dolce, che pareva una farfalla stanca. + +--Non è vero, Valeria?--disse Nino. E Valeria disse: + +--E' vero. + +E fu allora che Valeria sentì una grande nostalgia. Che altro poteva +essere lo struggimento che provava? Certo, certo era di nostalgia che +soffriva: aveva bisogno di vedere il sole d'Italia, di udire delle voci +italiane, di trovarsi in mezzo a gente dai gesti facili, dagli occhi +neri, dai capelli neri. Ah! sopratutto dai capelli neri! Non poteva più +vedere queste capigliature bionde... le facevano male agli occhi. E +Valeria si coprì il viso, con un piccolo singhiozzo soffocato. + +All'indomani, il secondo del torneo, la nostalgia crebbe ancora; divenne +insopportabile. Si prendeva il thè nel giardino del Vicar; Valeria aveva +per vicino un giovane che, offrendole dei biscotti, le diceva che per il +mese d'aprile faceva abbastanza caldo; e che l'anno scorso a quest'epoca +faceva più freddo. + +Intanto, di là del prato, Valeria vedeva Nino, che rideva, rideva +suonando su una chitarra che gli avevano prestato, degli accordi col +cucchiaino da thè. + +Edith e due altre giovinette gli stavano vicino: le loro tre teste +bionde splendevano al sole. + +A un tratto Valeria sentì che odiava l'Inghilterra, che odiava la gente +che le stava attorno, e che le conversazioni sul tempo, sul thè, sul +tennis la farebbero impazzire. I suoi occhi neri si posavano su Nino e +su quelle tre teste bionde inclinate verso di lui, splendenti in tre +diversi toni d'oro. Ardenti lacrime le punsero gli occhi. + +Quella sera, mentre lei ed Edith si svestivano nelle loro camere, +ch'erano attigue, Edith chiacchierava garrula e gaia. + +--Dio, come è bello il mondo! Come tutto è divertente! + +E la fanciulla si tolse le forcelline dal capo e scosse la chioma, che +le si svolse come un serpe di luce sulle spalle. + +--La vita è una deliziosa istituzione. Non trovi, Valeria? + +Dalla camera vicina non giunse risposta, e Edith, un po' sorpresa, +s'affacciò a guardar dentro. Valeria giaceva sul letto con la faccia +nascosta nel guanciale. Era ancora vestita del suo abito rosa della +serata. + +--Valeria! cara! che cosa è accaduto?--domandò Edith, chinandosi a +baciarla. + +--Oh! io odio tutto! ho orrore di tutto!--singhiozzò Valeria,--quello +stupido tennis, quelle stupide ragazze, che sempre ridono, ridono, +ridono... + +--Ma, mi pare che abbiamo riso anche noi,--disse Edith.--A me par di +aver riso tutto il giorno. E anche Nino non ha fatto altro! + +--Già, Nino!--E Valeria si rizzò, lagrimosa e sdegnata.--Anche lui è +stupido, anche lui ride per niente... In Italia--singhiozzò--non rideva +mai! In Italia non si ride così, stoltamente, per far vedere i denti e +fingere di essere vivaci. + +Edith, attonita e muta, rimase a lungo contemplando la sconsolata figura +di Valeria. E rifletteva. Poi d'un tratto si chinò, e baciando la cugina +disse: + +--Cara, non piangere, non piangere più. + +Valeria, che aveva già smesso di piangere, ricominciò da capo. E pianse +più forte quando, alzando gli occhi, vide il fuoco pallido della chioma +di Edith, scintillante intorno al dolce viso, e i due piccoli laghi di +Como soffusi di limpido pianto. Si baciarono ripetutamente, +appassionatamente, e ciascuna disse di sè che era sciocca e che non +piangerebbe più, eppoi ripiansero; e si ribaciarono; e andarono a letto. + +E Valeria si addormentò. + +Ma Edith, nel buio pensava. + +Edith si alzò prestissimo l'indomani, e condusse Nancy a cogliere le +primule nei boschi. Fu così che Nino e Valeria dovettero andare soli al +tennis. Una ragazza grassa e torpida prese il posto di Edith nel torneo. +Valeria rise tutta la mattina. + +Edith e Nancy arrivarono in ritardo per il «lunch»: tutti erano già a +tavola. Quando comparvero, la signora Avory diede un'esclamazione di +sorpresa alla vista di Edith: e anche Nino la guardò, meravigliato. + +--Ma, Edith mia,--disse sua madre.--Che cosa hai fatto? Come ti sei +conciata? + +--Conciata?--disse Edith ridendo.--Ma come? se questa è la famosa +pettinatura «à la Klaus» che si usa nella Germania del Nord! Vero, +Fräulein? E' Fräulein che me l'ha insegnata. + +Valeria si era fatta rossa e disse con voce un po' tremante: + +--Ma, Edith, non dovevi lasciarti tirare indietro i capelli a quel modo. +Non so cosa pare... + +--Pare una torta,--disse la piccola Nancy.--E a me piace molto. + +La signora Avory sorrise. + +--Ma cosa ti viene in mente, Edith? E perchè ti sei messa quell'orrido +vestito color tabacco, che ti ho detto di non portar più? + +Ma Edith, invece di rispondere, parlò della passeggiata nel bosco; e poi +Nino raccontò del tennis... + +E così Edith adottò la pettinatura della Germania del Nord. Non volle +più andare al tennis perchè le faceva venire un dolore in una spalla; e +andò ogni giorno, sola con Nancy, a fare delle lunghe passeggiate. + +La piccola Nancy era un'adorabile compagna. Poco a poco Edith si trovò +ad aspettare con lieta impazienza l'ora della passeggiata giornaliera; +le piaceva sentire la calda dolcezza di quella manina fidente stretta +alla sua, e la garrula voce di allodoletta al suo fianco. + +Nancy faceva poche domande. Preferiva non sapere tante cose. Non le +piacevano più i fuochi d'artifizio da che, una volta, ne aveva visti di +giorno, avvolti in carta dentro ad una cassetta. Ma come! Non erano +dunque i bambini delle stelle? + +Tutte le definizioni di cose e di fenomeni che Fräulein le faceva, +urtavano la sua fantasia quanto l'accento tedesco di Fräulein le feriva +l'orecchio. + +Se Nancy diceva: «Che belle nuvole rosse!» Fräulein subito cominciava: + +--Sai che cosa sono le nuvole? + +--No, no!--gridava Nancy.--Non so, e non voglio sapere.--E correva via +per non sentire. + +Ma i diciassette anni di Edith e le otto primavere della piccina +s'accordavano armoniosamente: l'aurora dell'anima di Nancy, avvivata da +presaga fiamma, urgeva a più rapido mattino; mentre la breve giornata di +Edith, già oscurata da un invisibile gelo, volgeva alla sua fine prima +ancora di giungere al meriggio. + +Così le due anime fanciulle s'incontravano, e il loro amore saliva +concorde come l'unirsi vivido e puro di due fiamme. + + +Fu la domenica di Pasqua che Fräulein apparve, in ritardo e senza Nancy, +al lunch. Fräulein si scusò. + +--Nancy non viene. E' in giardino a scrivere una poesia. Dice che non +vuol mangiare. + +La signora Avory rise, sorpresa. Nino disse: + +--Si può sapere di che cosa tratta la poesia? + +--Ma mi pare--disse Fräulein--che si tratti della sua bambola spezzata e +del suo canarino morto. + +--Ma come? Il canarino è morto?--esclamò Valeria.--Bisognava dirmelo. + +--E la bambola è rotta? Ma gliene compreremo subito un'altra,--disse la +signora Avory, molto agitata. + +--Ma non è... non sono... non è vero...--spiegò Fräulein +confusa.--Soltanto Nancy dice che non può scrivere poesie su cose che +non siano spezzate e morte. + +Il vecchio nonno, che ora parlava di rado, alzò il capo e disse +lugubremente: + +--Spezzate e morte... spezzate e morte... + +E continuò, durante tutto il pasto, a ripetere cupamente quelle parole. +Ci vollero alla fine molte sgridate e carezze per farlo smettere. + +Quando apparve Nancy tutti vollero sapere della sua poesia, e, ridendo +ed arrossendo, la bimba tolse dalla tasca un foglietto e lo diede a +Edith. + +Edith lesse ad alta voce e con molta commozione i tre brevi versi. +Valeria ne improvvisò una traduzione italiana per lo zio Giacomo e per +Nino; poi volle leggerli forte Valeria, e poi vennero letti di nuovo con +molta espressione da Edith; e ancora una volta da Valeria. Poi da +Fräulein. Poi di nuovo da Edith, e ancora una volta da Valeria. Tutti +risero e piansero, e Valeria abbracciò tutti. + +Nancy era un genio! Già, lo avevano sempre detto! Lo zio Giacomo +sostenne che l'ingegno poetico proveniva dalla famiglia di suo fratello; +cosa che parve offendere molto la dolce signora Avory. Edith, per +cambiar discorso, chiese a Nancy: + +--Ma come t'è venuto in mente di scrivere dei versi? + +E Valeria esclamò: + +--Oh Dio! e se non potesse scriverne mai più? Ho sentito dire che è +capitato una cosa simile ad un poeta, che poi non è diventato poeta, +perchè appunto... + +Ma Nancy non parve preoccupata di ciò. + +--Potrei scriverne subito degli altri,--disse disinvolta e gaia. + +Fu un coro di acclamazioni. + +--Scrivi,--disse Edith,--e di' come hai fatto a fare la poesia di +stamattina! + +Allora la piccola Nancy, ridendo e arrossendo, nervosa ed incantevole, +improvvisò sul taccuino di Fräulein: + + _This morning in the orchard + I chased the fluttering birds: + The winging, singing things I caught-- + Were words!_ + + _This morning in the garden + Where the red creeper climbs, + The vagrant, fragrant things I plucked-- + Were rhymes!_ + + _This morning in the..._ + +A questo punto Nancy alzò gli occhi, mordendosi il labbro. + +--«This morning--in the what?» Non trovo la parola. + +--«In the garden»,--suggerì Valeria. + +--L'ho già detto!--E Nancy aggrottò le ciglia. + +Lo zio Giacomo suggerì «kitchen», e gli venne intimato di tacere. + +Edith disse: + +--«Woodland»,--e questa parola venne adottata. + +Ma poi Nancy scoprì che voleva una cosa tutta diversa, e che aveva +bisogno di una rima per la parola «verse.» + +--«Terse»,--disse Edith. + +--«Curse»,--disse Nino. + +--«Disburse»,--disse Fräulein. + +--Oh,--esclamò la piccola poetessa,--«that is not poetic, but rather the +reverse!» + +--«Purse», suggerì Nino. + +--«Hearse»,--pronunciò il nonno cupamente. + +--«We go from bad to worse»,--esclamò Nancy, ridendo, e tutte le +fossette le si incavarono rosee nelle guancie.--State zitti un momento! + + _And if I cage the birdlings..._ + +--Che «birdlings?»--disse Fräulein. + +--Ma i «birdlings» sono le parole... l'ho già detto,--disse Nancy. + +Tutti avevano l'aria vaga e incerta. + +--Ma sì, non vi ricordate? «The winging singing things I caught, were +words»,--spiegò Nancy. + +--Ma perchè li vuoi mettere in gabbia?--chiese Fräulein, che aveva una +mente ordinata. + +--Ma perchè... perchè...--fece Nancy affrettatamente, fabbricando le sue +ragioni mentre le spiegava,--le parole non si devono lasciar volare +attorno, come vogliono; si devono prendere, e rinchiudere nei versi... +nelle righe... Non so come dirlo... + +--Vuoi dire nel ritmo?--disse Edith. + +--Che cos'è il ritmo?--chiese Nancy. + +--La misura, il tempo... come nella musica. + +--Sì, sì, così voglio dire,--esclamò Nancy.--Le parole vanno +imprigionate nel ritmo, come degli uccelletti in gabbia. + + _And if the flowers I nurse..._ + +--I fiori sono le rime, s'intende,--spiegò Nancy, colle guancie +vermiglie e brandendo la matita con gesto trionfale: + + _And if the flowers I nurse + The rambling, scrambling things I write-- + Are verse!_ + +--Ma brava! Ma splendido! Ma magnifico!--gridarono tutti. E lo zio +Giacomo e Nino applaudirono battendo le mani lungamente, come se fossero +a teatro. + +Quando smisero, la signora Avory disse: + +--Quelle ultime righe mi piacciono meno. Non si capiscono bene. Ma +naturalmente, in poesia questo non importa. + +E tutti furono d'accordo con lei, che per la poesia tutto va. + +La signora Avory era anche del parere di far venire da Londra tutti i +giorni un poeta che desse lezione sul serio a Nancy; e Fräulein si +dilungò in molti particolari riguardo alle Case Editrici che +pubblicavano dei versi, e poi non li pagavano. Aveva sentito dire che +spesso in Germania gli editori facevano così. E anche in Italia... + + +Da quel giorno in poi l'ispirazione di Nancy fece legge in casa. Quando +essa entrava in una stanza tutti tacevano per non turbare le sue idee. +Anche la colazione e il pranzo dovevano aspettare finchè Nancy non +assicurasse tutti che aveva finito di pensare. + +Quando Nancy aggrottava le ciglia, e si passava con un piccolo gesto +rapido che le era famigliare una mano sulla fronte, Edith in punta de' +piedi andava a chiudere porte e finestre, perchè nessuno venisse a +disturbare la piccola poetessa, o a far prendere il volo a una sola +farfalla della sua fantasia. Valeria in estatica ammirazione si aggirava +pianamente all'intorno, per lo più seguita da Nino. E Fräulein Müller, +seduta in biblioteca, leggeva ad alta voce dei lunghi brani di Dante +allo zio Giacomo, non curandosi che egli dormisse o no; lo faceva, come +essa stessa scriveva nel suo giornale «a) per esercitarmi +nell'italiano--b) perchè aleggi sempre in casa lo Spirito della Poesia.» + +Soltanto il nonno che non capiva perchè ci fosse tanto silenzio e tanta +irregolarità nei pasti, vagava lugubremente per la casa, e si era messo +in mente che qualcuno era morto. Lo si vedeva girare nei corridoi, +aprire le porte e guardare nelle stanze per vedere chi fosse. E faceva +venire i brividi freddi alla signora Avory, domandandole ogni tanto +all'improvviso: + +--Chi c'è di morto in questa casa? + + + + +VII. + + +Frattanto, a Milano, Nunziata Villari si preparava a partire per Londra +e faceva perder la testa a Marietta colla premura e la confusione che +portava attorno ai bagagli. Pensando al suo amico Antonio ella--per +citare un suo breve monologo--bolliva. + +--«Bollo!»--diceva lei. + +Infatti Nino, che le aveva scritto due volte al giorno durante la prima +settimana di assenza, le aveva poi scritto ogni due giorni durante la +seconda settimana; una sola volta nella terza settimana; e nella quarta, +e nella quinta--che era questa--non aveva scritto affatto. + +--Qualche sbiadita inglese,--pensava Nunziata,--gli avrà fatto girare +per l'altro verso quel naso di pasta frolla. + +E in tali pensieri essa sgridava Marietta per tutte le cose che aveva +messo nei bauli, e per tutte le cose che non vi aveva messo, e per il +modo in cui erano state messe. + +Ma la Villari sbagliava; nessuna sbiadita inglese aveva distolto da lei +il naso di pasta frolla di Nino. Edith che, volendo, lo avrebbe potuto, +aveva preferito trafiggere quella passione nascente con la forcellina +che le fermava anti-esteticamente sul capo la comica pettinatura della +Germania del Nord. Lo aveva abbandonato e trascurato per andar con Nancy +a cogliere le primole nei boschi; con Nancy, di cui l'amore era l'amore +proprio all'infanzia: il cieco e chiaroveggente amore che non deriva nè +dalla morbidezza d'un ricciolo, nè dal roseo d'una guancia, nè dallo +sfavillìo d'un sorriso. + +Nino, lasciato a sè stesso, e guardandosi attorno nell'istintiva ricerca +di emozioni, aveva incontrato gli occhi profondi di Valeria fissi su di +lui. + +E d'improvviso si era ricordato del desiderio di suo padre. Sì; questa +sua cuginetta era stata destinata alle sue braccia fin da quando erano +bambini entrambi. Se il Fato non fosse entrato nella loro esistenza +sotto la forma di Tom Avory, biondo e placido, che dipingeva quadri, +citava poeti, li conduceva in barca sul Lago Maggiore--ecco, questa +bruna testolina graziosa che Nino contemplava gli avrebbe posato sul +petto, la piccola mano, le gracili spalle, il viso sottile, tutto ciò +sarebbe stato suo per sacro diritto. + +Guardandola da questo punto di vista, Nino sentiva che in fondo egli +l'aveva sempre amata! Anzi, non aveva mai amato altri che lei! Pensando +così era sincero. Aveva completamente scordato il breve e violento +capriccio avuto anni fa per l'altra sua cugina, Adele. Anche la +passione--più grave e più duratura--per la Villari, gli era uscita dal +cuore e dalla memoria. + +Adele? Non esisteva più! La Villari? Era a Milano. E qui, davanti a lui, +stava Valeria con la sua testolina bruna e le sue fossette. + +--Cuginetta,--diss'egli, col respiro un po' rapido.--Oggi è il primo +giorno di maggio. Cosa facciamo in casa? Usciamo! + +Valeria ripiegò il suo lavoro, e corse su a prendere il cappello. +Passando davanti alla stanza di studio udì delle voci gaie, e spinse +l'uscio per guardare. V'erano Nancy ed Edith. La piccina con un +foglietto in mano e gli occhi ispirati, leggeva dei versi ad Edith, che +si chinava verso di lei. + +--«My darlings!» vado fuori con Nino,--disse Valeria.--E tu, Edith, non +vuoi venire? + +--Oh, no... c'è' troppo vento,--disse Edith.--Sai bene, il vento mi +toglie il respiro e mi fa tossire. E poi, Nancy non può stare senza di +me. + +--Oh, no, no,--disse Nancy poggiando il visetto sorridente alla spalla +di Edith.--Non posso stare senza di lei. + +Valeria rise mandando un bacio a entrambe; poi uscì nei campi con suo +cugino. + +... La stanza di studio era attigua al salotto, dove la signora Avory +stava a ricamare; e oggi il nonno le sedeva vicino e la guardava. +Tacevano entrambi. + +Dopo un lungo silenzio il nonno parlò. + +--La tosse di Sally peggiora,--disse. + +(Le Parche filavano. «_Ecco un filo nero_», disse l'Una. «_Intessilo +nella trama_», disse l'Altra. E la Terza aguzzò le forbici). + +--La tosse di Sally peggiora!--ripetè il nonno. + +La signora Avory alzò gli occhi dal suo ricamo. + +--Zitto, zitto, papà!--disse, scotendo la testa in aria di rimprovero. + +--Ho detto che la tosse di Sally peggiora,--ripetè il vecchio.--Tutte le +notti la sto ad ascoltare. + +--Ma no, ma no, non parlar così,--disse la signora Avory.--Sai bene che +la povera Sally riposa in pace da gran tempo. Non è Sally che senti. +Forse parli di Edith, che ha un po' di raffreddore. + +--Io conosco la tosse di Sally,--sentenziò il vecchio. + +La signora Avory depose il lavoro, intrecciando le mani in grembo. Un +lento brivido le passò nelle vene, e l'avvolse tutta come d'un lenzuolo +bagnato. + +--Sally è la mia nipotina prediletta,--proseguì il vegliardo, crollando +la testa bianca.--Ah! povera piccola Sally! povera piccola Sally! + +La signora Avory, immobile, lo guardava. Un terrore senza nome, un +terrore lento, gelido, s'insinuava come una serpe nel suo cuore. + +--Edith! E' Edith... che tosse un poco,--sussurrò. + +--~E' Sally~!--gridò il vecchio, rizzandosi in piedi.--Io ricordo la +tosse di Sally, ed ogni notte la odo. + +Seguì un silenzio profondo. Poi nella stanza vicina, Edith tossì. + +Il vecchio venne vicino, vicino a sua nuora. Era livido e terribile. + +--Ecco:--bisbigliò.--Ecco! hai sentito? Questa è Sally. E voi da tanti +anni mi dite che è morta! + +La signora Avory si levò. Nei suoi tragici occhi passava la visione +spettrale dei suoi figli morti, straziati tutti, dilaniati tutti dal +Male orrendo che si accovacciava nei loro petti, che scivolava, subdolo, +nelle loro gole, che balzava su di loro e li strozzava appena giungevano +al limitare della giovinezza. Ed ora, dunque, anche Edith? Edith, +l'ultima nata del suo cuore?... Alzò gli occhi vacui di Mater Dolorosa +al volto dell'avo; poi cadde svenuta davanti a lui, con la testa grigia +ai suoi piedi. + + +Fuori, nei campi costellati di margheritine, Nino aveva preso con aria +di padronanza il braccio di Valeria. + +--Cuginetta,--disse,--ti ricordi come io ti amavo, quando avevi dodici +anni? E tu mi schernivi! + +--E' vero,--disse ridendo Valeria.--Ma come ti amavo io quando avevo +quattordici anni. E tu mi sprezzavi! + +--Ma dopo...--riprese Nino,--come io ti adoravo quando ne avevi +diciotto! E tu mi scacciasti! + +Valeria lo guardò con occhi timidi. + +--Ed oggi tu hai ventisei anni; ed io ne ho già ventisette e mezzo. + +--Così è. Come sei giovane!--E Nino rise.--La donna che amo ha trentotto +anni. + +Valeria si fece pallida, poi una vampa rosea le soffuse il volto; e +rise, mostrando tutti i denti bianchi e tutte le fossette. + +--Che dici? Trentotto anni? quasi quaranta? Io non ci credo. + +--Quasi quasi non ci credo neppur io,--disse Nino, ridendo.--Forse non +sarà vero!--E si chinò con fare deciso ed autoritario e la baciò sulla +guancia. + +(Può darsi che nella lontana biblioteca della Casa Grigia lo zio Giacomo +con l'orecchio astrale udisse la confortante asserzione di suo figlio? +Certo è che la Fräulein, alzando gli occhi dal trentacinquesimo Canto +dell'Inferno, credette di vederlo blandamente sorridere nel sonno). + +--... Sei proprio sicuro, Nino,--disse Valeria, dopo avergli con grande +difficoltà perdonato quel bacio,--sei proprio sicuro che quella che tu +ami non abbia... diciasette anni appena? + +E Valeria, mordicchiando un filo d'erba colla testa inclinata +sull'omero, gli lanciò di sotto alle ciglia uno sguardo malizioso. + +Nino si fermò, sorpreso. + +--Chi? Che cosa vuoi dire? Chi ha diciassette anni?--domandò. + +--Edith,--sospirò sottovoce Valeria.--Ho creduto... mi pareva... + +--Ah no,--esclamò Nino crollando il capo.--Non Edith! Povera creatura! + +Poi si chinò rapido e le baciò la bocca socchiusa, prima assai che ella +se lo aspettasse. + +--Perchè hai detto di Edith «povera creatura?»--chiese Valeria, dopo +avergli anche stavolta perdonato. + +Nino si rabbuiò. Con aria grave si picchiò leggermente le dita sul +petto: + +--Ho paura... sai... + +--Cosa?... cosa?...--e Valeria si sentì impallidire. + +--Ma!... secondo me, è tisica,--disse Nino. + +Valeria sobbalzò, strappando la sua mano dalla stretta di lui. + +«Tisica!» Il cuore le si fermò, poi riprese a battere a precipizio, +scuotendole e martellandole il petto. «Tisica!» La terribile parola le +rievocò fulminea la memoria di Tom e il passato di lacrime e di morte. +Sì, Edith tossiva! E' vero! tossiva. Ma in Inghilterra tutti tossono. +Edith, la piccola Edith dai capelli biondi e dalle guancie di rosa? No! +Non era vero, non poteva essere vero! Edith, così cara! così buona con +lei; che s'era fatta apposta l'orribile pettinatura della Germania del +Nord... Edith, la migliore amica di Nancy... Ah! ~Nancy!~... il pensiero +di Valeria, a un tratto, come preda inseguita, precipitò follemente per +altre vie: Nancy! Nancy! Mio Dio! Nancy era con Edith. Era sempre con +Edith! Sempre!... ridendo, discorrendo, chine sullo stesso libro, con le +faccia vicine. Dio! Dio! Anche adesso... erano insieme... forse s'erano +baciate... + +--Devo andare a casa subito,--ansò Valeria, col viso livido e sfatto. + +Nino la teneva stretta. + +--Ma perchè, amor mio? Cos'hai? + +--Oh Dio! La mia creatura!--singhiozzò Valeria. + +E nel suo cuore Nancy era tornata la creatura piccola, il «béby» che +bisognava salvare, salvare ad ogni costo! come l'aveva salvata da Tom, +ora bisognava salvarla da Edith! Allontanarla, portarla via! + +Era per lei, per la bambina, che Valeria era corsa traverso questi +stessi campi una mattina, anni fa, barcollando e incespicando nella sua +fretta d'arrivare a casa--lasciando dietro di sè ciò che forse era +l'amore, perchè la bambina non piangesse, perchè la bambina non avesse +fame! + +Ed oggi, come allora, Valeria corse traverso i campi, barcollando e +incespicando nella sua fretta, lasciando dietro a sè ciò che forse era +l'amore. La bambina! Bisognava salvare la bambina!... E se fosse già +tardi? Se Nancy già avesse respirato la morte? Se fosse già tocca dal +contagio? Se Nancy, anche lei, dovesse tra poco cominciare a tossire, a +schiarirsi la gola, a sudare di notte! e farsi misurare la temperatura +due volte al giorno... e poi, infine... Mio Dio! vederla un giorno coi +pugni stretti, con gli occhi dilatati, e la bocca, la piccola bocca +piena di sangue!... Valeria strinse le mani contro le tempia, gemendo +forte come una creatura ferita, mentre correva barcollando traverso i +prati in fiore. + +Giunse finalmente al cancello, e corse giù per il giardino. Ed ecco +Nancy! Ecco la piccola Nancy solitaria e felice in piedi sull'altalena, +cantando, coi ricci al vento. + +--Oh mamma!--chiamò subito Nancy facendo un po' di broncio;--è venuta +Fräulein poco fa a portarmi via Edith. E mi ha detto di non muovermi di +qui. Che sia arrivato qualcuno? Forse il poeta di Londra? Credi che sia +il poeta per me? + +--Non so, cara,--balbettò Valeria, senza voce e col cuore martellante; e +abbracciò le gambettine nere ritte sull'altalena, e appoggiò la tempia +pulsante sul grembiulino della piccola.--Dio, tenetemela sana e +salva!--mormorò. + +--Fàtti in là, mamma, e guarda come vado in alto!--disse Nancy. + +E Valeria si mosse per lasciar posto all'altalena. In quel momento vide +Fräulein affacciarsi alla finestra del salotto e farle cenno colla mano +di venire. + +--Vado in casa un momento, tesoro. Non spingerti troppo in su,--pregò +Valeria, e si affrettò ad entrare. + +Quando aprì l'uscio del salotto, le si fermò il cuore. + +La signora Avory giaceva sul sofà, con le labbra livide e gli occhi +smarriti. Fräulein le stava vicino, tenendo una boccetta di sali, mentre +Edith, piangente, in ginocchio davanti alla madre, le chiedeva: + +--Mamma! mamma! ti senti meglio? + +In un angolo il nonno e lo zio Giacomo guardavano, tristi ed allarmati. + +--Che cos'è stato?--esclamò Valeria. + +Edith singhiozzò: + +--Non so... è svenuta... era qui col nonno... + +La madre si rizzò a sedere e guardò Edith. Subito gli occhi le si +inondarono di pianto: cinse il collo di Edith e le sue lacrime piovvero +su lei. + +--Mamma, mamma, perchè piangi?--chiedeva Edith. + +Ma sua madre non rispondeva. Valeria pianse con lei. E anche Edith +piangeva, senza sapere perchè. + + +Sola in giardino, Nancy cantava, lanciata sull'altalena, coi ricci al +vento. Quand'ecco il ricordo dei poeti tedeschi le tornò nel cuore, e il +loro incantesimo la vinse. + + _Die linden Lüfte sind erwacht + Sie säuseln und wehen Tag und Nacht + Sie kommen von allen Enden..._ + +I poeti le bisbigliavano le parole maliarde all'orecchio. Traverso gli +alberi foscheggianti in fondo al prato si vedeva una striscia d'oro, là +dove il tramonto si accendeva in cielo. + + _Die Welt wird schöner mit jedem Tag + Man weiss nicht was noch werden mag, + Das Blühen will nicht enden!..._ + +Nancy si lasciò scivolare giù dall'altalena. I poeti sussurravano ed +urgevano... Fräulein nelle sue lezioni di ieri le aveva insegnato un +fatto meraviglioso: aveva detto che il mondo era una stella: una stella +rotonda, oscillante nell'azzurro, con tante altre stelle tutto +all'ingiro. Sì, sopra alla terra ed anche giù, sotto, in tutta l'aria +celeste intorno al mondo galleggiavano le stelle! Ma dunque, se si +andava all'orlo del mondo, proprio fino all'orlo, là dove la curva della +terra comincia a scendere, si poteva certo, sporgendosi un poco (e +aggrappandosi forse a un albero per non cadere) guardar giù nel cielo e +veder le altre stelle, sospese sotto di sè! + +Subito Nancy sentì che bisognava che ella andasse fino all'orlo del +mondo a guardar giù. L'orlo del mondo! Si vedeva anche di qui. Doveva +essere dietro a quegli alberi scuri, al di là delle cascine del Mulino, +proprio là dove il sole era caduto, lasciando una striscia d'orizzonte +incendiato. + +Fu così che Nancy uscì dal suo giardino, per andare fino all'orlo del +mondo. + +Quando la signora Avory, teneramente sorretta dalle figlie, venne a +sedere in giardino, e che le ebbero messo uno sgabellino sotto ai piedi, +e un guanciale dietro le spalle, e dell'acqua di Colonia sulla fronte, +Edith disse: + +--Dov'è Nancy? + +--Già,--disse Valeria,--dov'è Nancy? + +Fräulein andò chiamando per il giardino e per la casa. Valeria andò, +chiamando, per la casa ed il giardino. Edith corse di sopra e guardò in +tutte le stanze; poi guardò in solaio, e poi ancora nelle stanze e +ancora in giardino, e nel boschetto, e nella serra. Nino, appena entrò, +fu mandato in paese a domandare se mai Nancy vi fosse stata, ma Nancy +non c'era, e nessuno l'aveva veduta. Lo zio Giacomo col garzone della +scuderia se n'andò in una direzione, e Jim Brown nell'altra. Nino prese +per i campi verso la stazione: lo si udiva chiamare e fischiare per +miglia d'intorno. E Florence corse giù pel sentiero della Cappelletta, +che conduce a Fern Glen. + +Valeria, torcendosi le mani, le corse dietro, lasciando detto ad Edith +che restasse a casa a badare alla mamma e al nonno. + +Ma Edith si era messo il cappello, e diceva alla signora Avory: + +--Torno subito, mamma cara! Sta qui buona, e chiama la Fräulein, che +badi a te, e al nonno. + +Ma sua madre non volle saperne di lasciarla uscire sola. No, no! +andrebbe anche lei. E se ne uscirono frettolose verso Bakers' End, +dicendo a Fräulein di stare in casa e di badare al nonno. + +Ma Fräulein, che aveva recentemente letto «Misunderstood», fu presa da +un orribile presentimento riguardo al lago del vecchio Castello di Bery. +Ed uscì anche lei, in gran fretta, fermandosi solo un attimo per dire +alla cuoca che badasse di ritardare il pranzo, e non mancasse di star +attenta al nonno. + +Ma la cuoca andò fuori alla latteria di Smith a raccontare l'accaduto; e +l'altra serva andò con lei. + +Il nonno rimase solo nella casa deserta. + +(Le Parche filavano. «Ecco un filo nero. Intessiamolo»). + +Il nonno era solo nella casa deserta. Chiamò sua figlia. Chiamò Valeria; +ed Edith; e Nancy. Poi si ricordò che Nancy si era smarrita. E chiamò +Sally. E chiamò Tom. Poi suonò tutti i campanelli, ma nessuno venne, +nessuno rispose. Allora di nuovo si ricordò che Nancy era smarrita, e +che tutti erano andati in cerca di lei. Lentamente si avviò nel parco e +scese lungo il viale fino al cancello. S'affacciò a guardare: la strada +si stendeva deserta nell'ombra crepuscolare. + +Il vecchio uscì, e a passo a passo, volse a sinistra, dalla parte +opposta al villaggio, verso il crocevia delle Cascine. + +Ma, prima ancora di arrivarci, lasciò la strada maestra e prese un +sentiero traverso i campi. Il sentiero si perdeva al Fosso di Wakeley, +ma il vecchio continuò a camminare inoltrandosi verso la brughiera +desolata e incolta. + +Il sole era caduto dietro le colline, e la notte, come un gatto grigio, +correva furtiva e rapida per le lande. + +Nancy era già stata trovata e ricondotta a casa da Jim Brown. Ma il +vecchio nonno volgeva ancora i tardi passi per la scura e desolata +brughiera. Vide qualcosa oscillare e muovere contro il celo. + +--Sarà Nancy,--disse. E la chiamò. + +Ma era una trebbiatrice, coperta di lunghe tele nere che sventolavano +nell'aria. Il nonno si affrettò un poco nel passare, e disse forte: + +--Ho ottantasette anni. + +Allora si sentì più tranquillo. Era persuaso che nessuno, sapendo la sua +grande età, gli avrebbe fatto del male. Difatti la trebbiatrice lo +lasciò passare senza fargli nulla, e non lo seguì coi suoi cenci +sventolanti, come egli aveva temuto. D'un tratto sussultò udendo dei +piedi leggieri correre nel buio davanti a lui. Erano tante pecore grigie +nella notte, che si fermarono di colpo, tutte insieme, con le faccie +nere volte verso di lui. Gli venne freddo, e si affrettò, vacillante; +mentre gli pareva sempre che dietro a lui sbucasse qualche cosa dai +cespugli. Era agghiacciato di paura. + +--Ho ottantasette anni. Non è giusto che io sia qui, solo nella +notte,--disse e cominciò a piangere forte, come un bambino; ma nessuno +lo udì ed egli ebbe paura del rumore che faceva. + +Si volse per tornare a casa, passando di nuovo vicino alla macchina +avvolta nel drappo nero. Ed ecco che in un campo a destra vide qualcuno +in piedi che si moveva. + +--O Nancy!--gridò--sei lì? + +Ma la figura non rispose. + +Allora il nonno gridò: + +--Buona sera. Scusi... ha visto Nancy? Buona sera! Nancy è passata di +qui? + +La figura nel campo faceva molte riverenze e il nonno continuava a +rispondergli: + +--Buona sera, buona sera. + +E come gli pareva di vedere che gli facesse cenno di avvicinarsi egli si +avviò pel campo, incespicando nei solchi. + +Quando fu vicino a quella figura, disse in fretta: + +--Ho ottantasette anni. + +La figura sventolò ambe le braccia, molto impressionata. + +Il nonno sedette per terra perchè era stanco. + +... Già Nancy era giunta in salvo, e la casa echeggiava di voci e +splendeva di lumi accesi. Ma nel buio sulla collina il nonno sedeva +vicino allo spaventa-passeri e discorreva con lui. + +--Quando vorrà andare a casa,--diceva il nonno,--verrò anch'io se +permette. + +E lo spauracchio non fece obbiezioni. + +Dopo un lungo silenzio il nonno riprese: + +--Mi dirà poi quando sarà disposto ad andare... + +La figura gli fece cenno con fluttuante gesto che aspettasse; e il nonno +cercò di non impazientirsi. + +--Va bene, va bene,--disse.--Non ho fretta. + +Ma era tardi e faceva freddo. + +... D'improvviso, ecco, sul ciglio della lontana collina, apparire suo +figlio Tom! Ed anche il figlio di Tom. Giganteschi e taciti scendevano +per il pendìo, venendo a lui con passi lunghi e leggieri. E dietro loro, +con passi lunghi e leggieri, venivano tutti i figli morti di suo figlio +Tom. E tutti si mettevano a sedere intorno a lui. E più l'aria si faceva +buia, più egli se li sentiva vicini, leggieri e giganteschi. C'era anche +Sally, Sally che era la sua prediletta; ed essa si appoggiava +strettamente al suo petto, e gli agghiacciava, col piccolo viso freddo, +il cuore. + +A tutti loro egli domandò se avessero veduto Nancy; ma essi dissero di +no, scotendo la testa tutti insieme. Il nonno chiese a Sally se la sua +tosse andava meglio. E allora tutti risero piano, senza rispondere. + +La trebbiatrice passò, agitando le ali... + +Così per tutta la notte i suoi figli morti sedettero accanto a lui. +All'alba si levarono, e ritraversarono con passi lunghi e leggieri la +collina. + +Ma lo spauracchio non lo abbandonò. + + +(_Taglia il filo_, disse la Parca). + + + + +VIII. + + +Quindici giorni dopo il funerale, Nino si arricciò i baffi e se ne andò +a Londra. Suo padre non gli fece rimostranze. Veramente lo zio Giacomo +stesso trovava la casa esageratamente lugubre; e sentiva intorno a sè +un'atmosfera di vaga irrequietezza angosciosa che non poteva attribuirsi +alla scomparsa della mite figura dell'avo. + +Valeria errava per le camere nel suo vestito di lutto, con +un'espressione spaurita e sonnambulesca. Se lo zio Giacomo voleva +parlarle, ella scattava in mezzo alla conversazione con aria di bestiola +inseguita, e correva a vedere di Nancy. Lo zio Giacomo s'infastidiva. Ma +non c'era dunque Fräulein per badare a Nancy? E se Fräulein fosse +occupata con la signora Avory e con le domestiche, v'era pur sempre +Edith! Edith non adorava forse la piccina, accarezzandola e viziandola? +Che bisogno c'era che Valeria si agitasse a questo modo?... Ma Valeria +si agitava, impallidiva e correva via. Non più piccole premure per lo +zio Giacomo; non più minestroni freddi, fatti espressamente da lei sotto +il naso disapprovante della cuoca inglese. Più nulla. In quanto a Nino, +poveretto! pareva proprio che per Valeria egli non esistesse più. Ella +non aveva occhi che per Nancy e per Edith. Sempre le guardava, le +seguiva, s'intrometteva nei loro discorsi; sempre le spiava con +quell'aria di bestiola inseguita che faceva pietà. Quando le due +ragazzette sedevano insieme, felici, leggendo o chiacchierando, Valeria +con voce rauca e nervosa chiamava Nancy, e la mandava via a far qualche +commissione inutile; oppure se la teneva vicina, facendole dei lunghi +discorsi incoerenti. Edith talvolta si domandava perchè mai Valeria le +portasse via così la bambina; perchè la chiamasse sempre a sè con fare +così improvviso e severo. Ma poi vedendo il viso ansioso e pallido di +Valeria--e guardando Nino, che per lo più sembrava distratto e seccato, +Edith pensava a litigi d'innamorati, e non faceva domande. + +Ma non v'erano litigi d'innamorati tra Nino e Valeria. Dal cuore +affannato di lei l'amore materno aveva scacciato ogni altro sentimento; +e un solo pensiero la possedeva: il pensiero di proteggere Nancy, di +tener Nancy lontana dal lieve alito di Edith, dai teneri baci di Edith! +E Nino, vedendola sempre colla figlioletta sulle ginocchia o al fianco, +si abituò gradatamente a vedere in Valeria la madre più che l'amante, la +parente più che la fidanzata. + +Poichè la creatura in grembo a sua madre vieta e frena la passione. + +Una sera Nino, sbadigliando, prese in mano un giornale, e per +esercitarsi nell'inglese ne lesse le notizie. Ed ecco che le notizie lo +interessarono! + +All'indomani si arricciò i baffi e partì per Londra. Andò a pranzo da +Pagani e vi trovò un vecchio compagno di università, Carlo Fioretti, che +pranzava con una signora inglese, troppo ingioiellata e dai capelli +troppo dorati, a una tavola presso la sua. Fioretti gli fece gran festa, +e la bionda signora gli sorrise. Lo invitarono a prendere il caffè con +loro, e Fioretti gli raccontò molte cose sulla colonia italiana di +Londra. Poi lo invitarono a venir con loro all'Alhambra. Ma Nino, +spiacentissimo--oh, desolato!--non poteva. Andava appunto stasera al +teatro Garrick... + +--Ma è vero!--esclamò la signora bionda.--C'è quella grande attrice +italiana, stasera, al Garrick! Come si chiama? Villari! Già, Villari. +Perchè non ci avete pensato?--E scotendo un dito rimproverante a +Fioretti:--Perchè non mi avete condotta a sentire la Villari? + +Fioretti si profuse in discolpe e scuse, e baciandole le dita ingemmate, +promise che ve l'avrebbe condotta l'indomani, e la sera appresso, e +tutte le sere! + +Quindi Nino si accommiatò, con molti inchini e baciamani; e Fioretti lo +condusse sino alla porta. + +--Chi è?--domandò Nino. + +--Una «lady» dell'aristocrazia,--disse Fioretti.--Divorziata. + +--Deliziosa,--disse Nino. + +--Milionaria,--soggiunse Fioretti; e, stretta rapidamente la mano +all'amico, tornò al suo tavolo. + + +Le tragiche donne del Cossa salmodiavano già le loro nenie quando Nino +entrò in teatro. Prese posto in una poltrona di quarta fila; e subito il +suo cuore si aprì al suono delle voci italiane. Il suo sangue latino +pulsava in perfetto accordo colla sonora dolcezza delle parole +familiari, colla graziosa violenza dei gesti noti. + +All'improvviso entrò in scena la Villari, e tutto sparve per Nino +all'infuori di lei. Fervida e sottile, ardente e leggiadra, ella tenne +subito tra le piccole mani calde i cuori del placido pubblico inglese, +scuotendone i nervi, costringendoli e attirandoli verso inusitate +passioni. + +Nino sedeva immobile, col cuore scosso da forti battiti, e si chiedeva +se ella lo ravviserebbe. Ricordò la prima volta in cui gli occhi di +questa donna avevano incontrati i suoi: al Manzoni, a Milano, quattro +anni prima. + +Come ricordava quella sera! Gli pareva ieri!... Si dava la «Saffo» di +Daudet; e Nino era andato con la zia Carlotta e la cugina Adele in un +palco di proscenio. Nel secondo atto egli rideva con Adele della +veemenza della scena d'amore quando, all'improvviso, si accorse che la +Villari lo guardava. Sì, guardava lui! Lo fissava con grandi occhi +penetranti, lungamente, deliberatamente, mentre Jean le singhiozzava ai +piedi. Poi ella pronunciò la famosa frase del Daudet: «Toi, tu ne +marchais pas encore que moi déjà je roulais dans les bras des hommes», +tenendo sempre gli occhi fissi e profondi sul viso di Nino. Capricciosa +e bizzarra qual'era, aveva detto quelle parole in francese, in mezzo al +dramma italiano, quasi per sottolinearle di più. Poi s'era voltata via +ed aveva continuato la sua parte senza più badare a lui. E a Nino pareva +di aver sognato. Adele era stata sarcastica ed acidetta tutta sera. +Poi--ah, come Nino se lo ricordava!--il giorno seguente egli aveva +mandato dei fiori alla Villari. (Essa se li aspettava!)... E una +settimana dopo, le aveva mandato un braccialetto con brillanti e rubini, +avendo venduto a questo scopo il pianoforte della zia Carlotta durante +una sua assenza. + +Ed oggi, ecco, ella gli stava davanti ancora, fervida e sottile, ardente +e leggiadra, e Nino, immobile, col cuore palpitante, si domandava se +essa lo ravviserebbe. + +A un tratto ella volse gli occhi verso di lui e lo fissò con sguardo +fermo e profondo. Tanto a lungo ella lo guardò che gli parve che tutti +dovessero accorgersene, e Nino si sentì mancare il respiro per la +commozione. + +Quando cadde il sipario, le fece portare in camerino il suo biglietto di +visita. + +Ma ella si rifiutò di riceverlo. Nè volle vederlo alla fine del dramma. +Il giorno seguente le mandò dei fiori (ella se li aspettava)!--ma quando +andò a trovarla al suo albergo, gli venne detto che la signora non +c'era per nessuno. + +Così, egli assistette a nove delle dodici recite; ed ella continuò a non +volerlo ricevere. Poichè ella era astuta e fine; e aveva trentotto anni; +e conosceva il cuore degli uomini. Conosceva anche il proprio cuore; e +più di una volta le era parso di scoprire in esso dei sintomi di ciò +ch'ella chiamava una «cotta», una «~toquade~», per questo giovane Nino +dalla testa ricciuta, dal riso leggiero, dagli occhi violenti. + +Nunziata Villari temeva le sue «cotte». E non a torto. Da tempo ne +conosceva i disastrosi effetti. Sapeva quanto fossero dannose alla sua +carnagione, rovinose pei suoi affari; torturanti nel loro svolgersi, e +strazianti alla loro fine. E sopratutto le faceva paura una cotta per +Nino; poichè Nino era uno di quelli dal naso di pasta frolla, e quindi +sarebbe stato certo una fonte di sofferenze per lei. + +Così, una sera dopo l'altra, Nino seduto nella sua poltrona al Garrick, +la guardava e contava i giorni che gli rimanevano prima che ella +ripartisse. Ogni sera ella era diversa: era Saffo e Maddalena; era Norah +e Fedora; era Fedra e Desdemona. Ogni sera ella era davanti a lui tutta +sorrisi o lagrime, tutta amore od odio. La vedeva dolce e spaventosa, +feroce e ammaliante. La vedeva abbracciare e uccidere; contorcersi in +morti delicate o terribili. Ella era la purità risplendente e il +trionfale peccato. Era l'Eterno Feminino, l'immortale Amante--la sempre +Desiderante e la sempre Desiderata. + +Allorchè dopo l'undecima recita ella gli concesse finalmente di vederla, +egli entrò nel camerino, pallido, con le labbra tremanti. Senza una +parola di saluto, senza rispondere al sorriso di lei, si lasciò cadere +su una seggiola e nascose il volto tra le mani. E ciò fece ridere +Marietta. + +Ma Nunziata Villari non rise. Comprese d'un tratto che in tutte le sere +passate ella non aveva recitato che per questo Nino; che per lui, per +lui solo, ella aveva singhiozzato e pianto, riso e delirato. E vedendolo +ora davanti a lei, con la faccia tra le mani, chino il bel capo +ricciuto, ella si sentì nel cuore quel palpito intermittente che +riconosceva e paventava. + +--Misericordia!--sospirò.--Ho paura che sia un'altra cotta! + +Era un'altra cotta. + + + + +IX. + + +Nella Casa Grigia a Wareside, Fräulein Müller leggeva ancora la Divina +Commedia all'inconscio zio Giacomo. I fiori dei meli oscillavano nella +mite aria primaverile. Le farfalle passavano come fiori alati sul capo +di Edith che giaceva in un seggiolone al sole, troppo stanca per +muoversi e troppo svogliata per leggere. La piccola Nancy correva per il +giardino, coi ricci scompigliati, inseguendo i pensieri e le parole che +le balzavano innanzi o le cantavano nella fantasia; e pensieri e parole +si dividevano in strofe, si accoppiavano in rime, come fanciulli che +danzano. + +Sedute nell'ombra le due madri vegliavano; la signora Avory non +distoglieva gli occhi dal volto di Edith se non per leggerle qualche +libro, di cui presto la fanciulla si stancava. Valeria--placida e +pietosa se Nancy era lontana--stringeva le labbra, fosca negli occhi, +appena udiva Edith chiamare la piccina; e se questa correva all'appello, +subito Valeria la chiamava, e la circondava con braccia gelose. + +Allora il volto della madre di Edith si faceva duro e il suo cuore era +invaso dall'amarezza. Si alzava rapida, e avvicinandosi ad Edith si +chinava su di lei con parole incoerenti, cercando di distrarla, per non +lasciarla accorgere delle crudeli paure di Valeria. + +Sopra le inconscie teste delle loro figlie gli sguardi delle due donne +si incrociavano, ostili e duri, ognuna proteggendo la propria creatura, +ognuna accusando l'altra. + +--Edith è ammalata,--dicevano gli occhi della signora Avory,--ma non +voglio che lo sappia. + +--Edith è ammalata, dicevano gli occhi di Valeria,--non voglio che Nancy +le stia vicino. + +--Non bisogna affliggere Edith,--dicevano gli occhi della signora Avory. + +--Non bisogna esporre Nancy al pericolo,--rispondeva lo sguardo di +Valeria. + +--Mamma,--trillava all'improvviso la limpida voce di Nancy,--credi tu +che Maggio sia una fanciulla? + +--Cosa vuoi dire, cara? + +--Ma sì! il mese di Maggio! non ti pare che sia una ragazza, bionda e +inghirlandata, che passa correndo leggiera leggiera sui prati? e dove +tocca le siepi col dito fioriscono! + +--Sì, sarà così, gioia mia,--rispondeva sua madre, distratta. + +--O credi piuttosto che sia un fanciullo, un ragazzo capriccioso e +prepotente, coi ricci che gli cadono sugli occhi... Mi pare di vederlo +correre all'impazzata per la campagna, scotendo i rami per far guardar +fuori le foglioline spaurite e lanciando traverso il cielo gli +uccelletti felici e sbalorditi. + +--Sì, cara, sarà proprio così... + +--Oh! mamma, non dài retta a niente,--rise Nancy, e corse via pel prato, +improvvisando nell'andare: + + _Says May: «I am a girl! + May is short for Margaret, + Margaret or Daisy. + The petals of a jessamine + No boy's hand could unfurl!» + Says May: «I am a girl». + + Says May: «I am a boy! + May is short for....»_ + +--«For what»?--pensa Nancy, rabbuiandosi, impaziente colla parola +ribelle che non viene quando si vuole. Poi salterellando attraverso +l'erba: + + _Says May: «I am a boy! + May is short for Marmaduke, + As all the world should know! + I taught the birds their trills and shakes, + No girl could whistle so!»_ + + _So May the girl, and May the boy, they quarrel all day long + While the flowers stop their budding, and the birds forget their song, + And God says: «Now to punish you, I'll hang out the new moon + And take and bundle both of you into the month of June»._ + +--Veramente,--riflettè Nancy,--«May» non è affatto il vezzeggiativo di +«Marmaduke». Ma come fare? Ci deve essere per la poesia un Mago che +tiene tutti i pensieri chiusi in una stanza buia e tutti i vestiti dei +pensieri--che sono poi le parole!--chiuse in un'altra. E la difficoltà +sta nel trovare i vestiti giusti per i pensieri... Qualche volta esce +dalla stanza buia un pensiero bello, alto, chiaro come un arcangelo! e +si va a cercargli un vestito, e non si trovano che degli straccetti che +non gli stanno. E qualche volta si ha un pensiero storto, +insignificante, un rospiciattolo di pensiero! e gli si trova una gran +veste a strascico d'argento. Quando sarò un grande poeta,--sospirò +Nancy,--spero di non condurre attorno dei rospi di pensiero vestiti +d'argento... + +Nella sua seggiola al sole Edith aprì gli occhi. + +--Nancy! dov'è Nancy? + +Valeria balzò in piedi. + +--Vuoi qualche cosa, Edith cara? + +--No, niente; vorrei Nancy! mi piace tanto vederla. E sono proprio +troppo pigra per correrle dietro. + +--La chiamerò io,--disse Valeria. + +A quella risposta inaspettata, la signora Avory alzò gli occhi sorpresi +e grati, e sorrise a sua nuora. + +Valeria trovò Nancy che declamava dei versi agli alberi del frutteto. +S'inginocchiò sull'erba ad allacciarle la scarpetta sciolta, e disse +senza alzare il viso: + +--Nancy vai da Edith. Ma... senti... cara, non devi baciarla. + +--Oh! è stata cattiva? + +--No, gioia, no.--Valeria ancora in ginocchio cinse col braccio la +piccina.--La povera Edith è malata,--disse lentamente. + +--Allora la bacierò il doppio,--disse Nancy facendosi rossa. + +--Bimba mia! bimba mia! cerca di capire!--scongiurò Valeria.--Edith è +ammalata; come lo era il tuo papà... povero caro papà!--che è morto. Ed +è lo stesso male che avevano le sue sorelle--e sono morte. E se tu la +baci, oh, anima mia, adorata mia! potresti ammalarti anche tu, e morire. +Pensa, pensa che ogni volta che tu baci Edith, è come se tu prendessi +una spada per trafiggere il cuore di tua mamma. + +Vi fu una lunga pausa. + +--Ma se rifiuto di baciarla, non sarà una spada che trafigge il cuore a +lei? + +--Forse,--sospirò Valeria. + +--E se una spada trafigge il cuore di Edith, non sarà trafitto anche il +cuore della nonna? + +--Sì,--disse Valeria. + +Un'altra lunga pausa. Poi Nancy disse: + +--Dunque c'è una spada per ogni cuore... credo che potrei fare una +poesia su questo pensiero... + +I suoi larghi occhi non vedevano più nulla, nè sua madre, nè Edith +ammalata; vedevano un gigantesco cuore, il cuore del mondo, trafitto e +sanguinante: e quel sangue lo sentiva già fluire e scorrere in versi, e +il ritmo le pulsava nella mente... + +--Santa Vergine, assisteteci,--sospirò Valeria.--Vai! vai da Edith, che +ti aspetta. + +E Nancy andò: e baciò Edith, perchè aveva già scordato tutto ciò che la +sua mamma le aveva detto. + +Poco dopo comparve lo zio Giacomo, che veniva rapidamente a loro con una +lettera in mano. Era una lettera di Nino; e l'ira dello zio Giacomo non +aveva limiti. Nino era un mostro, era uno scemo, era un cretino, era un +imbecille e figlio di imbecille!... E Valeria era una stupida e +insensata creatura, che avrebbe potuto trattenere Nino e tenersi Nino e +sposarsi Nino perchè Nino era un angelo e nessun marito avrebbe potuto +essere più angelo di lui; e ora invece quel triplice estratto di +insensata imbecillità, se n'era scappato con una attrice--una perfida, +linguacciuta vipera senile, che lo aveva seguito in Inghilterra e +perseguitato e instupidito!... E tutto era colpa di Valeria e di +Fräulein! Sì, di Fräulein! Di quell'assurda ed esaltata persona tedesca +che aveva fatto di lui, zio Giacomo, un idiota e un buono a nulla, +coll'ululargli nelle orecchie, da mattina a sera, i pazzeschi canti +dell'Inferno di Dante. + +Fräulein pianse, e Valeria pianse; ma ciò non servì affatto allo zio +Giacomo. + +E neppure fece tornare Nino da San Remo, dove passeggiava sotto le palme +con la Villari. E la Villari sospirava languida e beata, sciolta +nell'angoscia deliziante della sua «cotta» novella. + + + + +X. + + +Nino, prima di lasciar Londra, si era fatto prestare dei denari da +Fioretti, che se li era fatti prestare dalla sua «signora +dell'aristocrazia». Poi Nino aveva scritto all'impresario della Villari +rescindendo tutti i suoi contratti. Infine aveva scritto a suo padre +dicendogli che sentiva d'essere il trastullo del destino, e a Valeria +dicendole che sentiva d'essere l'ultimo degli uomini. Quindi era partito +per la Riviera con Nunziata; e Nunziata era docile e leggiadra, +drappeggiata in vesti meravigliose, e adorna di grandi cappelli +inverosimili. + +Furono felici a San Remo, ma essendo già la fine di maggio faceva caldo, +e Nino suggerì che si andasse a passare il giugno in Isvizzera. Andarono +a Lucerna e salirono a Bürgenstock. + +Il Grand Hôtel era già affollato, per lo più di famiglie inglesi; e la +elegante coppia italiana fu molto osservata e discussa. Al «déjeuner» si +trovarono vicini di tavola ad una famiglia americana--padre e madre, con +tre figlie, singolarmente belle e maleducate. + +Le tre ragazze guardavano i nuovi arrivati, poi bisbigliavano tra loro +e soffocavano le risate nel fazzoletto, scotendo le esili spalle e le +teste inanellate. La sera apparvero tutte e tre in seriche vesti color +di rosa, strette nella vita, e molto scollate, perfino la minore che non +mostrava più di quattordici anni. Portarono a tavola tre orsacchiotti di +pelo giallo, che baciavano ogni tanto, chiamandoli «Darling +Teddy-bears!» Erano rumorose e irrequiete e volgari, e attiravano +l'attenzione di tutti. Ma la loro bellezza era indescrivibile. Le due +maggiori portavano i capelli in una massa di riccioli rosso-dorati +raccolti sulla sommità del capo con un immenso nodo nero; mentre la +minore aveva la fluente capigliatura disciolta e divisa nel mezzo, sì +che le cadeva, liscia e lucida come acqua dorata, fino alla cintura. + +Nino alla sua tavola si arricciava i baffi, dimenticando di offrire le +vivande a Nunziata; e Nunziata, senza smettere di discorrere e di +sorridere, amabilissima, si mordeva le labbra scarlatte e faceva girare +e rigirare gli anelli sulle dita delicate. + +D'un tratto disse--come per caso--che proprio oggi aveva ricevuto una +lettera dal conte Melindo di Tarbìa. Melindo di Tarbìa? Subito Nino si +rabbuiò. Il nome del ricchissimo siciliano lo urtava sempre, ed anche +stavolta s'imbronciò e fece a Nunziata delle osservazioni ingiuste ed +amare. Ella lo ascoltò dolce e paziente, mordendosi le labbra scarlatte, +e facendo girare e rigirare gli anelli sulle dita delicate; quindi disse +che Tarbìa intendeva di venire a Bürgenstock, verso la fine della +settimana... + +Nino respinse il piatto, incrociò le braccia e disse che partirebbe +l'indomani. Allora Nunziata rise e disse: + +--Anch'io. + +Nino le strinse le dita sotto la tavola, le disse che era un angelo, e +finì il suo pranzo in pace. + +L'indomani partirono. + +Andarono a Engelberg. Qui trovarono molto tennis e molto golf e molte +ragazze in blusa bianca e cappello alla canottiera. Ragazze ridenti, +ragazze arrossenti, ragazze cinguettanti--Engelberg ne rigurgitava. +Nunziata ben presto ricevette una lettera dal conte, dicendo che egli +pensava di venire a Engelberg... E Nino la condusse ad Interlaken. + +Ma tutta la Svizzera era infiorata di giovinezza. Pareva che tutte le +donne al mondo non avessero che diciasette o diciotto anni! Nunziata +diceva nervosamente mille volte al giorno: + +--Dio! che bella ragazza! + +E Nino diceva: + +--Ah, sì? Dove? + +--Ma l'hai pur vista... quella che è passata adesso. + +Nino non aveva visto. + +--Ma sì che l'hai vista,--insisteva Nunziata. + +No, Nino non aveva veduto nessuno, non vedeva mai nessuno. + +Ma Nunziata vedeva tutti. Ogni figuretta slanciata, ogni fine profilo, +ogni curva di guancia fresca, le figgeva spine e scheggie nel cuore +dolorante. Portava le sue vesti meravigliose e i suoi cappelli +inverosimili, ma stonavano nel grandioso ed elementare paesaggio +svizzero. E le fanciulle che andavano al tennis in camicetta bianca e +gonna corta, passando a braccetto, gaie nella spietata luce del sole di +giugno, si voltavano a guardarla, e ridevano. + +In breve Nunziata sentì che ciò che era stato un mero capriccio per lei +durante quattro anni in cui aveva ancora per distrarla le sue parti e il +suo pubblico, i suoi impresari e i suoi critici, i suoi adoratori e i +suoi nemici--ora non era più un capriccio. La «toquade» di cui si +rideva non era più una toquade. La «cotta» era divampata e s'era fatta +incendio. Questa era la passione--la temuta e grande passione. + +Ora non esisteva per lei altri che Nino. Nino non era più Nino: era la +giovinezza stessa, era l'amore, era la vita, era tutto quello che ella +aveva posseduto nella turbolenta ricchezza del suo passato, tutto quello +che tra poco le sfuggirebbe per sempre. E il suo cuore si fece amaro, +come amaro è il cuore di ogni donna che ama un uomo più giovane di lei. +Ella sentiva i suoi trentotto anni come una piaga vergognosa. A volte, +quando egli la guardava, ella con un piccolo singhiozzo nervoso, gli +copriva gli occhi colle mani. + +--Non guardarmi, non guardarmi! + +Egli allora, ridendo, le scostava la mano: + +--Ma perchè, fantastico amor mio? + +--I tuoi occhi sono i miei nemici, io ne ho terrore. + +Poichè ella ben sapeva che quegli occhi avrebbero guardato e desiderato +tutta la leggiadrìa e la giovinezza che è nel mondo. + +Un giorno, sul tardi, sedevano sul loro balcone, mentre nei giardini +sottostanti un'orchestra italiana suonava della musica di Sicilia, +languida ed eccitante. + +Nunziata disse il suo pensiero: + +--Non sei stanco di me, Nino? Oh, Nino! sei certo di non essere ancora +stanco di me? + +--Ma cosa dici? Ma tu sogni. Io non mi stancherò mai di te. Mai! te lo +giuro. + +Nunziata sorrise, amara. + +--«Ils faisaient d'éternels serments...»--mormorò. + +Nino le afferrò le bianche mani inerti. + +--Perchè, non sei felice?--domandò.--Perchè? + +--Non lo so!--sospirò lei. + +--Tu soffri, tu soffri. Lo so, lo sento. Lo sento tutto il giorno, +anche quando ridi. E' colpa mia? dimmelo! dimmelo! Saresti più felice +senza di me? + +--Nè con te, nè senza di te, posso vivere,--citò Nunziata. + +L'orchestra suonava l'aria della «Manon» di Massenet. L'anima di +Nunziata era presa dalla sete dell'inafferrabile, dalla nostalgia della +morte. + +Ma era tardi, e la campana della table-d'hôte era suonata da un pezzo. +Ella si alzò con un lieve sospiro. Si ravviò i capelli, si sfiorò la +faccia col piumino della cipria; poi, con una piccola e muta preghiera +alla Madonna, mise il braccio sotto quello di Nino e scese a pranzo. + +--Non sarò più così stolta,--disse scendendo le scale.--E' assurdo, lo +so. E' una cosa morbosa. + +Ma ecco che dopo il pranzo una ragazza di Budapest venne pregata di +ballare. Sulle prime, essa rise ed esitò; poi sparì per pochi istanti, +durante i quali Nunziata si sentì venir male. + +La giovinetta riapparve, scalza ed avvolta in lievi drappeggiamenti. E +danzò. Danzò, rosea e fine come un petalo di fiori di pesco. Pareva +l'incarnazione di tutte le primavere. + +E Nunziata fu di nuovo morbosa. + +Nino era disperato. Sospirò cupamente un verso del Verlaine: + + _Mourons ensemble, voulez-vous?_ + +La straziata amante lo guardò, poi diede una breve risatina stridula, +citando il verso che seguiva; + + _Oh, la folle idée!_ + +Ed ella non era del tutto sincera nel suo riso,--come egli non lo era +stato nel suo sospiro. + +Mentre gli amanti così, quasi per celia, invocavano la Morte,--lontano, +nella Casa Grigia, quella macabra Visitatrice si era avvicinata, si era +tolto il velo dall'orrore del viso, ed ora batteva, batteva alla +porta... Un mattino la signora Avory, svegliatasi, trovò l'ultima delle +sue figlie convulsa, con le labbra intrise di sangue. + +Un dottore chiamato in gran fretta aveva suggerito: Davos! Uno +specialista venuto da Londra aveva ripetuto: Davos! + +Otto giorni dopo, la casa era chiusa, la servitù licenziata. Fräulein, +disciolta in lagrime, era migrata in una famiglia americana del +vicinato. Valeria, pallida e triste, e la piccola Nancy, singhiozzante e +aggrappata al collo di Edith, avevano detto «Addio! Addio!» ed erano +partite per l'Italia con lo zio Giacomo. + +Edith e sua madre, tragiche e sole, volsero i passi verso le cime dove +brilla eterna la neve e la speranza. + + + + +XI. + + +Davos scintillava adamantino e terso nel sole invernale. + +Edith giaceva sulla terrazza dell'Hôtel Belvedere, con una coltre +ravvolta intorno alle ginocchia e un parasole aperto sul capo. + +Era felice. Sua madre le aveva allora allora portato una lettera di +Nancy. + +La piccola Nancy, che l'aspettava in Italia--(oh, non avrebbe avuto +molto da aspettare! Ancora un po' di tempo, ed Edith sarebbe +completamente guarita!)--le scriveva una lettera, tutta d'amore e di +tenerezza, dicendole di far presto a guarire! La vita senza Edith, +scriveva la bimba, era un brutto sogno; l'Italia senza Edith non era che +una macchietta verde e un nome sulla carta geografica, ma in realtà non +esisteva affatto! La zia Carlotta e la cugina Adele erano buone e care +persone con voci forti e risate larghe--come tutti, del resto, a +Milano--ma Nancy non le capiva e non le amava. Non amava che Edith. Non +voleva che rivedere Edith, essere vicina a Edith! e non lasciarla +più.--Ah, quasi dimenticava di dirle che aveva scritto due poesie in +italiano; e sua mamma le trovava più belle di tutte le altre cose +scritte prima. E addio! e arrivederci! e che Edith guarisse presto +presto, per poter tornare tutti insieme in Inghilterra ed essere felici. + +V'era un affettuoso poscritto di Valeria che le diceva di essere buona e +di guarir presto. + +Sì, sì! Edith sentiva che sarebbe guarita presto. Era l'ora in cui la +temperatura le saliva, e il leggiero frizzore che la febbre le metteva +nel sangue le dava un senso di eccitazione, quasi di fretta. Essa si +sentiva vivere, intensamente, smaniosamente. + +Strinse sulle labbra la lettera della piccola Nancy, e riaffondò il capo +nei cuscini. + +La sua seggiola a sdraio era la penultima di una lunga serie di seggiole +identiche, tutte in fila sulla terrazza a mezzogiorno dell'Hôtel +Belvedere. Da ambo i lati, Edith vedeva altre figure adagiate con coltri +e parasoli, come lei. La sua vicina di destra era una giovane russa, di +pochi anni, forse, maggiore di lei, con una faccia magra e contratta e +un rossore fisso al sommo delle gote. A sinistra giaceva Herr Fritz +Klasen, un tedesco di ventiquattro anni, fresco di carnagione, largo di +spalle, con grandi occhi azzurri e irrequieti. + +Quando Edith volse lo sguardo verso di lui, egli subito le parlò. + +--Come le piace Davos?--chiese. + +--Tanto,--rispose Edith. + +E il giovane approvò col capo e sorrise. + +La ragazza russa aprì gli occhi neri e guardò Edith. + +--E' appena arrivata?--domandò. + +--Sì, da tre giorni soltanto,--rispose Edith.--E lei, da quanto tempo è +qui? + +--Da quattro anni,--disse la ragazza, richiudendo gli occhi. + +Edith volse il capo verso il giovane tedesco, scambiando con lui +un'occhiata di compassione. + +--E lei?--gli domandò. + +--Io sono qui da otto mesi,--rispose il giovane.--Sono guaritissimo, e +torno a casa in maggio. + +La russa riaprì i cupi occhi infossati, ma non parlò. + +--Va al ballo lei, questa sera?--chiese il giovane a Edith dopo un +momento di silenzio. + +--Un ballo? qui?--domandò Edith, sorpresa. + +--Già, già! Proprio in questo hôtel, nel gran salone. Sicuro, si balla +ogni mercoledì qui al Belvedere. E al Grand Hôtel ogni sabato. Questo è +un posto dove ci si diverte molto!--E il giovane diede un piccolo colpo +di tosse per schiarirsi la gola e canticchiò la «Valse bleue». + +Quella sera Edith andò con sua madre nel gran salone, e sebbene non +ballasse, si divertì assai. La signora Avory le chiedeva ogni momento: + +--Sei stanca? Sei stanca? + +Ma Edith non era stanca. Sentiva nell'atmosfera intorno a lei un +vibrante e intenso eccitamento, a cui ella partecipava senza capirlo: +era il perturbante, febbrile eccitamento di una danza macabra. + +Fritz Klasen le venne davanti e, dritto, battendo insieme i tacchi, si +presentò a sua madre e a lei. + +--Mai più avrei pensato che Davos fosse così gaia,--disse la signora +Avory, levando sul viso del giovane i miti occhi celesti. + +--Altro che gaia!--rispose lui, ridendo.--E' il posto più allegro del +mondo; non abbiamo tempo qui da perdere in malinconie. + +Una signorina vestita di seta gialla si precipitò verso di lui: + +--Presto. La quadriglia!--esclamò, prendendogli il braccio e +trascinandolo via. + +Se ne andarono ridendo, e sdrucciolando come bimbi sul lucido +impiantito. + +--Non pare ammalato, quel giovane,--osservò la signora Avory. + +--E la ragazza neppure,--disse Edith. + +--Ma nessuno qui sembra ammalato;--e la madre girò lo sguardo sulla gaia +folla danzante, chiedendosi con meraviglia se ciascuno di essi portava +chiuso in sè il funesto e spaventevole spettro che ella sapeva +rinserrato nel fragile petto di sua figlia.--Hai notato,--disse,--che +non si sente mai nessuno tossire? + +--E' vero,--disse Edith. + +Dopo una breve pausa, la signora Avory disse: + +--Probabilmente tutta questa gente è qui per godersi gli sports +dell'inverno. + +E per molto tempo, credette che fosse così. Vedeva intorno a sè visi +giovani, e guancie colorite, e occhi vividi; e udiva chiacchierare +molto, e ridere. Oh! sopratutto ridere, sempre ed eccessivamente. +V'erano balli e concerti, feste e bazars; e sempre e dapertutto si +ritrovavano gli occhi vividi e le guancie colorite e le folli risate. + +Un'unica cosa singolare notava la signora Avory, ed era questa: quando, +nell'augurare la buona notte ai nuovi amici, stringeva loro le mani, +quelle mani erano strane al tocco, e la facevano trasalire. Non erano +come le mani dell'altra gente, della cui stretta non ci si accorge. +«Buona notte,» all'uno. («Dio, che mano calda!» pensava la signora +Avory). «Buona notte,» all'altro. («Che mano fredda e umida!») Mani di +fuoco e mani di ghiaccio; mani aride che parevano doversi sbriciolare al +tocco; mani umide che la facevano rabbrividire; deboli mani bagnate, da +cui le sue palme rifuggivano. Ognuna di esse narrava la sua tragica +storia. Ma i visi ridevano, ed i piedi danzavano e nessuno tossiva mai. + +In breve anche Edith cessò di tossire. Il dottore glielo vietò. Ed essa +tossiva soltanto di notte; quando nessuno fuor che sua madre la poteva +udire. + +Così passarono i giorni pieni di promesse, e pieni di delusioni. E +Edith, sottomessa, con passo lieve, andava verso il suo fato. + +Una sola cosa le straziava l'anima: era il desiderio angoscioso, lo +struggimento intenso di vedere Nancy. + +Nancy! Oh, Nancy! Nancy! Essa ripeteva piano quel nome mille volte al +giorno, e chiudendo gli occhi, tentava rievocare il visino allettatore e +i ricci neri ondeggianti al sommo della vaga testolina. Le pareva di +sentire un vuoto, quasi doloroso, nelle mani febbrili, per la smania di +stringere in esse quelle morbide mani infantili che in passato si erano +così soavemente aggrappate a lei. + +La signora Avory la consolava. In primavera, o al più tardi in estate, +Edith rivedrebbe Nancy! Oh! certo, fra un mese o due Edith starebbe +benissimo! Purchè bevesse molte uova crude e fosse ragionevole. + +E Edith beveva molte uova crude ed era ragionevole. + +Primavera, esitante e timida, scalò i mille cinquecento metri di +montagna e arrivò a Davos alla fine di maggio. + +Fritz Klasen partiva per tornare a Lipsia. + +--Addio! addio!--Faceva il giro della terrazza nell'ora del riposo, +stringendo la mano a tutti, e dicendo: «Gute Besserung» e «Auf +wiedersehen in Deutschland!» a due o tre amici tedeschi. + +Quando giunse presso la ragazza russa, questa dormiva. Edith lo salutò +con un sorriso radioso: + +--Addio! sono tanto contenta per lei, che parta. Sono proprio tanto +contenta! + +Quando egli fu partito, Edith si avvide che la russa aveva aperto gli +occhi e la guardava fissamente. + +--Mi avete parlato?--domandò Edith. + +--No,--disse la russa, nella sua strana voce vuota--Ho pensato. + +Edith sorrise. + +--Che cosa? + +--Ho pensato: perchè mentite, voi? + +Edith si rizzò a sedere facendosi rossa in viso. + +--Come?--esclamò. + +Rosalia Antonowa tenne i suoi occhi profondi inchiodati sul viso di +Edith. + +--Avete detto che siete contenta di vederlo partire. Forse era +vero,--soggiunse.--Voi non siete qui che da poco!... Ma tra un anno, tra +due anni, tra quattro anni, le vostre labbra non potranno più +pronunciare tali parole, e il vostro cuore si stringerà per l'amarezza +quando un altro partirà, mentre voi sapete che non partirete mai. Mai! + +Le fosche palpebre si richiusero. + +Edith cercò qualche cosa di consolante da dire. + +--Non bisognerebbe affliggersi di star qui. Davos è così divinamente +bella! Non si può non amare questo splendore azzurro, queste montagne, +folgoranti di neve e di sole. + +--Oh! le montagne!--mormorò Rosalia, con le mani contratte.--Le montagne +che mi pesano sul petto! E la neve che mi agghiaccia e mi soffoca, e il +sole che mi brucia e mi accieca! Oh!--e alzò il pugno sottile verso +l'immensità che torreggiava intorno a lei.--Oh! questa indescrivibile, +questa mostruosa prigione della Morte! + +In quel momento passò una giovinetta belga, con le labbra pallide e il +vitino stretto, e si fermò per domandare a Rosalia come stava. + +--Male,--rispose la russa, brevemente. + +Quando la ragazza fu passata, si rivolse ancora a Edith. + +--E saprete allora cosa vogliono dire quando vi domandano: «come state». +Non è il solito «come va?» che si dice, passando, quasi senza pensarci. +No; qui ~vogliono sapere~. Lo domandano sul serio. «Come state? state +meglio di me? E' possibile che possiate guarire più presto di me? No, +no; mi pare che stiate un po' peggio di me... Come? da un mese non avete +emorragie? E nessuna febbre? Ma brava!! così va bene!...» E poi vedete +nei loro occhi l'odio che vi vorrebbe morta. + +--Oh!--esclamò Edith,--non mi pare possibile! + +La russa tacque per un po', poi disse. + +--Klasen tornerà qui. Non è guarito. Il dottore gli aveva detto di non +partire. Vedrete che fra poco tornerà. + +Tornò, diffatti, quattro mesi dopo. Edith fu desolata di vederlo così +pallido, quasi grigiastro, in faccia. Ora doveva fermarsi a Davos ancora +due o tre anni. Ma Klasen diceva che non gliene importava! Era felice. +Era sposato da un mese! + +Difatti sua moglie era con lui; ed egli la presentò a Edith e alla +signora Avory il giorno dopo l'arrivo. Era una biondina di diciannove +anni--un fiore di sangue azzurro dell'aristocrazia tedesca--e aveva +voluto sposare Klasen malgrado le preghiere e i divieti dei genitori. + +--Lo farò guarire io,--diss'ella ridendo alla signora Avory e a Edith. + +L'estate era splendida; e la sposina usciva molto a far lunghe +passeggiate e gite in montagna; e la sera cantava in tutte le feste e i +concerti, perchè aveva una voce limpida e chiara, tutta trilli e +gorgheggi come quella di un'allodola. Nelle ore del riposo stava sulla +terrazza accanto a suo marito e vicino a Edith (poichè egli aveva +ripreso il suo antico posto); ma dopo un po', la bella biondina si +stancava di star lì; baciava in fronte suo marito e scappava a far delle +visite, o andava in carrozza a Klosters; o studiava qualche romanza +nuova. + +I lucenti occhi azzurri di Klasen la seguivano; e la russa, dal suo +giaciglio, lo guardava, leggendogli in volto i pensieri. Essa leggeva: +«Ho preso moglie per non essere più solo--solo col mio male e il mio +terrore, nel giorno e nella notte. Ma sono ancora solo. Quando mia +moglie è con me, se io tosso, ella dice: «Povero tesoro!» E quando di +notte soffoco e sudo, essa, nel sonno, sospira: «Povero tesoro!». Poi si +volta dall'altra parte e dorme. E io sono solo, col mio male e il mio +terrore». E alla russa pareva di vedere che gli occhi di Klasen +ardessero di una luce che non era tutta amore. + +Dopo qualche tempo la sposina cantò meno e fece meno visite. + +Disse che era calata di peso; e un giorno andò con suo marito dal +dottore. Sì... infatti... qualche cosa c'era--oh, una cosa da +niente!--all'apice del polmone sinistro. + +Così venne posta anche per lei una seggiola a sdraio sulla terrazza, +accanto a quella di suo marito; e anche lei nel pomeriggio riposava con +una coltre intorno, e un parasole sul capo. + +Fritz teneva stretta la manina su cui brillava ancora nuovo l'anello +nuziale; e quando lei tossiva, era lui che diceva: «Povero tesoro»! E +non era più solo. Durante il giorno i due ridevano ed erano allegri; e +di notte Fritz dormiva meglio. Ma sua moglie restava sveglia, e pensava +alla sorellina e ai suoi due fratelli che erano a casa, sani e salvi, +col papà e la mamma. + + +Talvolta, e specialmente d'inverno, arrivavano a Davos dei turisti e +degli amanti di sport per restarvi una quindicina o un mese. La signora +Avory notava che questi ridevano molto meno degli ammalati. + +E Fritz Klasen diceva: + +--Guardate un po' come esagerano lo sport, pattinaggio, ski, +«bobsleigh», «curling»! Si logorano, si affaticano! Sì, sì,--aggiungeva +piano a sua moglie e a Edith,--quasi tutti quelli che vengono qui come +«sportsmen» ci tornano poi come ammalati.--E il suo risolino faceva +rabbrividire Edith. + +La sposina talvolta sussurrava al marito: + +--Guarda, guarda, Fritz! altri due, arrivati oggi! + +--Ma forse sono turisti? + +--No, no! sono ammalati...--E negli occhi giovanili che si volgevano ai +nuovi venuti, non v'era dolore. + + +Caddero, uno dietro l'altro, i giorni, come goccie stillanti, lente, +limpide, uguali. Fluirono i mesi. Svanirono gli anni. Ed Edith li varcò +con passo leggiero e sempre più leggiero. Ma ancora e sempre il +desiderio di rivedere Nancy le mordeva, con dente avvelenato, il cuore. +Ogni ora della sua giornata era amareggiata dallo struggimento di udire +quella voce trillante e puerile, di sentire nella sua il tocco di quella +tiepida manina. Pensava: «Se io morissi, Valeria permetterebbe a Nancy +di dirmi addio!». Poi pensava: «Ma se Nancy venisse, io guarirei. Adesso +non posso mangiare, perchè ho sempre voglia di piangere... ma se Nancy +fosse qui, non piangerei. Andrei a passeggio con lei, e mi verrebbe +fame. E se potessi mangiare, lo so che guarirei. Nancy! Nancy! +Nancy!...» + +Ma Nancy era in Italia in casa della zia Carlotta e della cugina Adele; +e nemmeno le lettere di Edith le venivano date, perchè su quei poveri +fogli si era chinata Edith--Edith, di cui l'affetto, di cui il tocco, di +cui l'alito, era veleno. + +Nancy parlava italiano e scriveva versi italiani. Usciva a passeggio con +Adele; ed era Adele che teneva la morbida manina, che udiva il trillo +della voce puerile. Era Adele che imponeva il silenzio in casa, e faceva +aspettare i pasti quando Nancy componeva. E quando Nancy aggrottava le +sopracciglia, passandosi una mano sulla fronte con quel rapido gesto che +le era famigliare, Adele rideva; e la sua squillante risata milanese +faceva prendere il volo a tutte le farfalle della fantasia! Adele +metteva ordine nelle cose di Nancy, e aveva buttato via le +primole disseccate che Nancy aveva colte con Edith nei boschi +dell'Hertfordshire. E la fila di perline azzurre che Edith le aveva +messo al collo il giorno che era partita per Davos, Adele l'aveva +regalata alla figlia del portinaio. Aveva anche stracciato le poesie +scritte dalla piccola Nancy in Inghilterra, perchè, tanto, erano vecchie +cose che nessuno capiva! + +E così fluirono i mesi, svanirono gli anni: ed Edith passò fuori dalla +memoria di Nancy. Pianamente, mitemente, con passo leggiero, la dolce +virginea figura uscì dal suo ricordo, e si dileguò. Poichè fanciulli e +poeti sono immemori ed egoisti. E un fanciullo che è poeta, è +doppiamente egoista e doppiamente immemore. + + +Quando Nancy ebbe quindici anni, una casa editrice milanese accettò il +suo primo libro: un ciclo di liriche. La posta che portò le prime bozze +di stampa alla giovanissima poetessa, portò anche una lettera, listata +di nero, dalla Svizzera per sua madre. + +--Mamma,--gridò Nancy togliendo dalla larga busta i fogli stampati e +facendoli trionfalmente sventolare;--guarda! Ma guarda, mamma, le bozze! +Questo è il ~mio libro~! pensa che è il mio libro!--E la fanciulla, +chinando il viso sui sciolti fogli li baciò. + +Valeria aveva aperta la lettera listata di nero, ed ora la contemplava +pallida, con gli occhi inondati di pianto. + +--E' morta Edith,--disse con voce tremante. + +--Oh, poveretta!--esclamò Nancy.--Che dispiacere! Non piangere, non +piangere, mamma adorata!--E baciò leggermente i capelli di sua madre. +Poi si rivolse alle bozze, e trepida e solenne ne voltò la prima pagina. + +--E' morta giovedì mattina,--singhiozzò Valeria.--Oh, Nancy, Nancy! E tu +non sai come ti amava. + +No, Nancy non sapeva. + +Nè udiva più sua madre. Davanti a lei stava la sua prima poesia +stampata. La striscia dei brevi versi in mezzo al largo foglio bianco, +le pareva un sentiero... + +E via per questo fantastico sentiero Nancy s'avviò, con occhi stellanti +e mattutini, là dove il richiamo dell'amore o della morte non le +giungeva più--guidando l'allucinante turba dei suoi sogni verso le lande +favolose dell'immortalità. + + + + +XII. + + +Così Valeria vide esaudito il suo voto. Sua figlia era un genio. E un +genio riconosciuto e glorificato come solo i paesi latini glorificano e +riconoscono i proprii grandi. Nancy passò dal soave crepuscolo della +puerizia all'abbagliante clamore della celebrità. Gli inesperti suoi +passi tremarono sulle vette. E il giovane capo le fu cinto di +splendori. Fu intervistata e citata, imitata e tradotta, invidiata e +adorata. Aveva più innamorati che una prima ballerina, e più nemici che +un primo ministro. + +Al ben ordinato appartamento in via Durini, non veniva più la gente +mitemente frivola che alla zia Carlotta piaceva. No. La casa era sempre +piena di poeti. Poeti che restavano a pranzo, che suonavano il +pianoforte, che parlavano sempre di sè stessi ad altissima voce e che +trattavano lo zio Giacomo come se fosse il portinaio. + +Sedevano intorno a Nancy e le leggevano i loro versi. E le critiche dei +loro versi. E le loro risposte alle critiche dei loro versi. V'erano dei +tempestosi poeti con barbe in punta; dei fortunati poeti coi baffi +all'insù; dei cupi poeti non stampati; e dei poeti negligenti che si +lavavano poco. + +Vi fu anche un poeta che portò via un soprabito dall'anticamera. La zia +Carlotta disse che era il Probabilista, quello dai capelli lunghi, +autore della «Melica Cantata Essenziale». + +Ma Adele sosteneva che era il Futurista, cantore del «Verbo della +Magnifica Sterilità». + +In breve giunse una lettera da Roma, collo stemma della Real Casa. + +La dama d'onore di Sua Maestà la Regina era incaricata di invitare +Giovanna Desiderata a leggere i suoi poemi al Quirinale, alle quattro e +mezzo del venerdì seguente. + +Subito la casa fu sossopra; dapertutto e ad ogni istante, mentre si +facevano i bauli e perfino durante i pasti, la zia Carlotta, Adele, +Valeria e Nancy si esercitavano a far delle profonde riverenze e dei +baciamani--chiedendosi esterrefatte se si doveva dire «Vostra Maestà» +ogni volta che si parlava, o solo casualmente, di quando in quando. + +Partirono subito per Roma. Ordinarono per Nancy una veste sontuosa e un +grande cappello piumato. E, giunto il fausto giorno, Nancy, con una +veletta bianca calata per la prima volta sul viso infantile, in guanti +troppo stretti, e tenendo il volumetto de' suoi versi serrato al cuore +trepidante, si recò al Quirinale, accompagnata da Carlotta, Adele e +Valeria, tutte in grandi boa di piume bianche. + +Una dama d'onore, dalla veste semplice e dalla voce dolce, le ricevette; +e, sorridendo un poco, spiegò che soltanto Nancy era attesa e poteva +essere ricevuta. Disse poi a Nancy di alzare il velo e di togliersi il +guanto della mano destra. Carlotta, Adele e Valeria abbracciarono Nancy +come se partisse per un lungo viaggio, e le fecero il segno della croce +sulla fronte, e molte raccomandazioni. Quindi la dama di Corte la +condusse per una fila di sale gialle, di sale azzurre, di sale +rosse--fino alla sala bianca ed oro dove la Regina l'avrebbe ricevuta. + +Quasi subito la porta si aprì e la Sovrana entrò. Aveva la veste ancora +più semplice e la voce ancora più dolce della sua dama d'onore, e mosse +sorridendo incontro alla figurina, timida, sotto l'immenso cappello +piumato. Allora Nancy dimenticò la riverenza imparata e il saluto tante +volte ripetuto. Fissando gli occhi timorosi e infantili sulla bionda e +clemente visione, con un piccolo singhiozzo, afferrò e strinse al cuore +la mano bianca che si porgeva a lei. + +La Regina d'un tratto si chinò verso di lei e la baciò. + +... Era tardi, quasi buio, quando Nancy, pallidetta e trasognata, tornò +dove l'aspettavano sua madre, sua zia e sua cugina. Queste terminavano +appunto un nervoso rinfresco di dolci e vini, con un gentiluomo in +divisa in piedi presso a loro, e due lacchè incipriati che le servivano. +Tutte e tre si alzarono quando Nancy apparve, mettendosi +affrettatamente i boa; e se ne andarono, scortate e riverite dal +gentiluomo in uniforme, che--disse la zia Carlotta--«era probabilmente +il Duca d'Aosta». Un altro lacchè incipriato le condusse sino alla +carrozza reale, che aspettava per ricondurle all'albergo. + +Durante il tragitto Nancy parlò poco, e la zia Carlotta e Adele la +interrogarono invano. Seduta nell'ombra della carrozza, con gli occhi +chiusi, teneva stretta la mano di sua madre e non sapeva dire alla zia +Carlotta neppure che cosa le avessero offerto da mangiare! «Del thè?» +Sì, del thè. «E delle paste?» Sì, delle paste. «Ma che genere di paste? +e che cosa d'altro?». + +Nancy non si ricordava. + +«E come era vestita la Regina? Di bianco?» No, non di bianco. «Era +vestita di seta? O di pizzo nero?» Nancy non lo sapeva. Non aveva visto. + +«E che gioielli aveva?» Nancy non se ne poteva ricordare. «E l'aveva poi +chiamata «Maestà» o «Signora»?» Nancy non sapeva. Le pareva di non aver +detto nè l'uno nè l'altro. + +Allora sua madre le chiese timidamente: + +--E le tue poesie, le sono piaciute? + +E Nancy strinse forte la mano di sua madre e disse: + +--Sì. + +Carlotta e Adele rimasero convinte che la visita di Nancy era stata un +fiasco. Certo aveva fatto delle _gaffes_!... Si era dimenticata di fare +riverenze e non aveva mai detto «Maestà». Tuttavia all'albergo parlarono +molto e con tutti del pomeriggio passato al Quirinale; e finsero di non +essere sorprese quando all'indomani il portiere portò a ciascuna di loro +una busta, con dentro il ritratto firmato della Regina, e per Nancy uno +scrigno con monogramma e corona contenente una spilla di smalto azzurro +con le iniziali reali in brillanti. + +Nancy comperò un diario--un piccolo libro celeste e oro--e scrisse sulla +prima pagina la data e un nome. Il nome di un fiore--il nome della +Regina. + +Tornarono a Milano come in un sogno. Una folla di amici le aspettava +alla stazione, e, primo fra loro, lo zio Giacomo, raggiante, con al +fianco il Figliol prodigo, Nino, che da otto anni non si era fatto vivo +a Milano. Alla sua vista Adele si fece rossa come una brage e Valeria +bianca come un lino. E Nino ben se n'accorse; e sorrise, e si arricciò i +baffi; e nell'aiutarle a scendere dal vagone, le baciò tutte e due, +forte su ambo le guancie. Nancy non si ricordava affatto di lui. Lo +guardò con occhi gravi mentre egli le descriveva un certo grembiulino +rosa che ella portava da piccina in Inghilterra, e cercava di farle +ricordare un teatrino di marionette, di cui a quell'epoca una Fräulein +Meyer o Müller era direttrice di scena. Le chiese anche conto di una +fossetta, come quella di sua mamma, che da bambina possedeva nella +guancia sinistra--e Nancy rise, e subito la fossetta riapparve, +incavandosi come una piccola coppa rosea nella tonda guancia giovanile. +Valeria sorrideva colle lacrime agli occhi, e Nino, ciò vedendo, la +baciò. Poi si permise di baciare anche Nancy. E infine baciò anche Adele +che pareva aspettarselo. Allora lo zio Giacomo, molto impazientito, li +fece correre fuori dall'affollata stazione, e li spinse nelle due +vetture che aspettavano. Nino, all'ultimo momento, salì nella carrozza +con Valeria, Nancy e la zia Carlotta, dove si stava pigiati e stretti. + +Durante il tragitto egli non s'informò nè di Roma nè del Quirinale, e +neppure parlò della propria lunga e misteriosa assenza. Citò dei versi +di Baudelaire e di Mallarmé, senza nesso nè coerenza, ma con voce +commossa e vibrante che faceva senso. + +--I tuoi versi, cuginetta,--disse a Nancy,--non li cito. Sono +sacrosanti.--E aggiunse piano:--Le mie labbra sono indegne. + +Poi, distrattamente, prese a recitare Richepin: + + _Voici mon sang et ma chair, + Bois et mange!_ + +E lo disse, guardando fisso Valeria che gli sedeva rimpetto. Ella si +fece di nuovo pallidissima; ma gli occhi che la fissavano non vedevano +lei. + +Nino e lo zio Giacomo restarono a pranzo dalla zia Carlotta, e alla +sera, due dei soliti poeti--un probabilista, ed uno di quelli poco +lavati--vennero a ossequiare la poetessa. + +Nancy sedeva ritta e sottile, in poltrona, e i poeti le urlavano +d'intorno. + +--Che cosa pensi di D'Annunzio?--le chiese Nino, profittando, per farsi +udire, di un istante in cui i due poeti prendevano fiato. + +--Non l'ho letto,--disse Nancy.--Non ho letto nulla, nè nessuno. + +--Brava! così si fa,--gridò Muggi, l'illavato, annuendo colla testa +scarmigliata. Non legga nulla e conservi la propria individualità! + +--Legga tutto, legga tutto, e coltivi la forma,--gridò il probabilista +Raffaelli. + +Durante la discussione che seguì, le voci dei due poeti formarono un +muro di strepito intorno a Nino e a Nancy, che li isolava permettendo +loro di discorrere insieme. + +--Quanti anni hai?--chiese Nino, guardandole la fronte blanda su cui le +sopracciglia si stendevano come ali tranquille sopra gli occhi ridenti. + +--Ho sedici anni,--disse Nancy, e la fossetta s'incavò. + +Ma Nino non sorrise. + +--Sedici anni!--mormorò. + +E perchè i suoi occhi erano avvezzi alle tristi linee di un volto +appassito, alla tragica amarezza di una bocca stanca, il suo cuore cadde +vinto e conquiso ai piedi della dolce e calma giovinezza di Nancy. Era +inevitabile. + +--Sedici anni!--ripetè, guardandola con grande meraviglia.--Ma chi più +al mondo ha sedici anni?--E la sua anima si prosternò, non davanti +all'ispirata autrice dei poemi che tutt'Italia adorava, ma davanti alla +bambina di cui gli occhi erano così limpidi sotto al volo tranquillo +delle sopracciglia. + +E fu la fredda manina della vergine, non il polso del poeta, che liberò +il suo cuore dalla stretta di quelle altre mani di donna--oh, le bianche +e ben ricordate mani!--dove le vene azzurre e un po' turgide segnavano +il corso più lento del sangue: quelle tristi vene azzurre che +suscitavano la sua pietà, e strangolavano il suo desiderio. + +--Posso chiamarti col tuo vero nome?--domandò. + +Nancy rise. + +--Chiamami come vuoi. + +--«Desiderata!»,--diss'egli lentamente, e il colore abbandonò il suo +viso mentre profferiva quel nome. + +Quella sera Nancy scrisse sulla seconda pagina del suo diario una data e +un nome. Poi li cancellò. E la Regina rimase sola nel librino celeste e +oro. + + +Dalla visita al Quirinale in poi, ogni mattina alle otto, il cioccolatte +e le lettere di Nancy le venivano portate da Adele stessa, che +considerava un ufficio d'onore il poter servire la piccola Saffo +d'Italia. + +Entrava piano, in pantofole e vestaglia, colla lunga treccia nera +pendente, e poneva il vassoio accanto al letto di Nancy; poi apriva le +imposte e veniva a sedere presso la cuginetta. Mentre Nancy, come una +principessina indolente, sorbiva col dito mignolo in aria, il suo +cioccolatte, Adele apriva la corrispondenza. Leggeva ad alta voce +anzitutto i ritagli di giornale che parlavano di Nancy; poi le domande +di autografi, che venivano accuratamente messe da parte. Di queste +s'incaricava Adele, che, secondo lei, scriveva l'autografo di Nancy +meglio di Nancy stessa. + +--Trovo che assomiglia di più alla tua firma quando la scrivo io, che +quando la scrivi tu,--diceva Adele. + +Indi le poesie e le lettere d'amore venivano lette e commentate con +squillanti risa; e infine le lettere di affari si mettevano via e +nessuno le leggeva. + +Era tanta la gente che veniva a parlare a Nancy di ciò che essa aveva +scritto, che non le restava più il tempo di scrivere cose nuove. + +Ma la sua alacre fantasia era stimolata da tutti i modernisti e +simbolisti, i futuristi ed ultraisti che le recitavano le loro opere. E +nelle lunghe sere sotto il chiarore della lampada famigliare, mentre la +zia Carlotta e lo zio Giacomo giocavano a briscola, Nino, appoggiati i +gomiti alla tavola, leggeva le «Rime Nuove» di Carducci alle tre donne +ascoltanti--Valeria, Adele e Nancy--che sedute nelle grandi poltrone, +con le palpebre abbassate e le mani in grembo, parevano un trittico +delle Stagioni d'Amore. + +Valeria sedeva sempre un po' in disparte, nell'ombra; e se qualcuno le +parlava, essa rispondeva piano, con breve dolcezza, e col sorriso +spento. Le sue fossette si erano nascoste in due piccole linee che le +solcavano le guancie. Valeria non era più Valeria. Era la madre di +Nancy. Essa si era ritratta nell'ombra dove seggono le madri, dagli +occhi miti che nessuno guarda, dalle bocche dolci che nessuno bacia, +dalle mani bianche che benedicono e rinunziano. + +Era la sua creaturina, era il «béby» che l'aveva spinta colà. +Inesorabilmente, col primo gesto delle minuscole mani, col primo tocco +delle fragili dita premute sul seno materno, la bambina aveva +discacciato la madre dal suo posto al sole: l'aveva dolcemente, +inesorabilmente, sospinta fuori dalla gioia, fuori dall'amore, fuori +dalla vita--verso l'ombra dove seggono le madri con miti occhi di cui +nessuno conta le lagrime, con dolci bocche di cui nessuno chiede i baci. +Nancy prima d'altri aveva preso il suo posto al sole; che, se quasi +sempre i figli, simili ai pettirossi, sono gli inconsci e istintivi +carnefici dei loro vecchi, il giovane Genio è un'aquila, che balza +inatteso dal nido d'una colomba; e, sbattendo le ali noncuranti e +devastatrici, per vivere distrugge, per nutrirsi divora, per creare +annienta. + + +--Nancy!--esclamò Adele, irrompendo un giorno nella camera della +cugina,--c'è qui un inglese che vuol vederti. Vieni presto. Io non +capisco una parola di quello che dice. + +--Oh! mandagli la mamma,--rispose Nancy.--Io ho dimenticato tutto il mio +inglese. E poi voglio leggere fino in fondo questo pernicioso Gabriele. + +--Tua madre è uscita. Vieni, suvvia! + +E Adele le accomodò con un colpetto e una tiratina i capelli, e poi la +spinse nel salotto, dove l'inglese aspettava. + +Questi si alzò--era un uomo alto, tutto sbarbato; e gli occhi erano +buoni e ingenui nella sua faccia dura. + +Nancy stese la mano dicendogli in italiano: + +--Buon giorno. + +Egli rispose in inglese: + +--~How do you do?~--E continuò:--Il mio italiano è molto deficiente. +Posso parlare inglese? + +Nancy sorrise. + +--Lei può parlarlo, ma io posso non comprenderlo. + +Però lo comprese assai bene. + +Egli le disse che slava scrivendo per la «Fortnightly Review» un saggio +critico sulle poesie di Nancy, con una traduzione in prosa di alcune +delle liriche; e desiderava di chiudere l'articolo con un «aperçu» delle +sue mire e dei suoi intenti... Che cosa scriveva adesso? + +--Nulla,--fece Nancy con un lieve gesto delle mani, un gesto di inerzia +latina che egli trovò grazioso.--Non faccio nulla. + +--Peccato!--disse l'inglese.--Intendo questa vostra dolce parola +italiana in ambo i suoi significati, di rammarico e di colpa. + +Nancy abbassò il capo con aria triste. + +--Perchè non lavorate?--domandò severamente lo straniero. + +Nancy ripetè il suo piccolo gesto sconfortato. + +--Non lo so,--disse. E soggiunse con un sorriso:--Noi italiani parliamo +tanto che sperdiamo, dicendole, tutte le belle cose che potremmo +scrivere. + +Adele, presso la finestra, alzò il capo. + +--Che sia perciò,--disse ridendo,--che la nostra letteratura è così +noiosa e i nostri Caffè così divertenti? + +Nancy rise. E l'inglese, rivolto a lei, disse: + +--Ma è possibile che i vostri pensieri, una volta detti, non esistano +più? + +--Oh, più, più!--disse Nancy.--Volano via, come... oh! come quei fiori +diafani e tondi, quasi di piuma, nei prati... Sapete pure! quelli che a +soffiarli vi dicono l'ora? Io sempre sapevo l'ora così, quando ero +bambina in Inghilterra. Come si chiamano quei fiori?... + +--«Dandelions»,--disse l'inglese. E gli parve che quella infantile +reminiscenza la ravvicinasse assai al suo cuore; e subito le parlò +della sua casa nella contea di Kent, dove il suo vedovo padre Sir +Frederick Kingsley e la sua unica sorellina, vivevano circondati da un +vasto parco antico, tutto ombre e silenzi verdi. + +--Mi fate venir la nostalgia,--disse Nancy. + +Il signor Kingsley parve contento. + +--Voi dunque ricordate l'Inghilterra? + +--Oh no!--disse Nancy.--Io ho sempre la nostalgia di cose che non +ricordo, o di cose che non ho conosciuto mai. + +Sorrise; ma nei suoi occhi oscillava la tristezza solitaria dell'anima +del sognatore. + +L'inglese tossì, perchè gli argomenti astratti lo imbarazzavano. + +Poi, con fare tranquillo e metodico, disse: + +--Spero che lavorerete molto e che farete delle grandi cose. + + +Nancy decise che così farebbe. Si alzò per tempo l'indomani, e scrisse +nel suo diario: «Incipit vita nova». Poi fece un elaborato orario per +l'impiego di tutte le sue giornate, e una lista delle cose che voleva +scrivere: concetti e idee che da mesi le turbinavano nella mente, ma che +sempre erano disperse da frivole visite e futili conversazioni. + +Si sentì impaziente, e felice, e smaniosa di cominciare! Il grande +foglio di carta bianca le stava davanti come una meravigliosa terra +inesplorata, piena di splendide promesse e d'infinite possibilità. +Tremante e lieta, Nancy vi tracciò sopra coll'indice reverente il segno +della croce. + +Poi qualcuno bussò alla porta. + +Era Clarissa Della Rocca, la sorella maritata di Nino, lunga, linda e +liscia in vesti attillate. + +--~Mes amours!~--esclamò abbracciando Nancy, e premendole in fretta il +mento sull'una e l'altra guancia.--Metti il cappello e vieni giù con me. +C'è Aldo che è arrivato dall'America. Figùrati. Aldo! Ma come? non l'hai +mai visto? mio cognato? il fratello minore di Carlo? Bello come un +accordo in re minore! (L'ha detto lui, parlando di sè). Ma vieni, vieni +a vederlo. Siamo giù col tilbury: proviamo i due nuovi sauri di mio +marito. Ho voluto esserci anch'io, ma adesso ho paura; quei cavalli sono +indemoniati! E ho bisogno d'attaccarmi a qualcuno! + +--Attaccati ad Aldo,--disse Nancy ridendo. + +--Impossibile! è lui che guida. E poi, ha un caratteraccio! Vieni, +vieni. Sarà più amabile se ci sei tu. + +--Ma se non mi conosce,--fece Nancy colla penna ancora in mano, e +guardando il foglio di carta ancora bianco. + +--Appunto per ciò! Aldo è sempre amabile con le persone che non conosce. +Vieni presto, ~ma chérie~! ti dico che Aldo è un incanto!... Decorativo +come un gobelin! E poi, figurati che è stato in America, in un selvaggio +e solitario «ranch» del Texas! Parla inglese e tedesco, e canta come un +angelo. Fatti bella, ~mon chou aimé~! + +Nancy indossò rapida una lunga giacca chiara, e si appuntò il cappello +senza guardarsi nello specchio. + +Clarissa, che la osservava di sotto alle lunghe palpebre, disse: + +--~Mon Dieu~!--Poi chiese subitanea:--Quanti anni hai? + +--Quasi diciassette,--rispose Nancy cercando i guanti. + +--~Quelle veine~!--sospirò Clarissa.--Sei pronta? + +Sì, Nancy era pronta. + +--E non badarci,--disse Clarissa,--se ti dò dei pizzicotti! Il cavallo +di destra s'impenna. + +Scesero le scale correndo, e davanti alla porta nel tilbury, videro Aldo +Della Rocca, che teneva, con redini tese, i sauri impazienti. Colla +punta della frusta solleticava le loro orecchie, perchè s'inalberassero, +col collo curvo e la bocca schiumante. + +Egli era davvero «un incanto». Il suo profilo, come Nancy lo vedeva +spiccare sul chiaro cielo di giugno, era simile a quello dell'Hermes di +Prassìtele. Ed ella notò i lucidi capelli ondulati splendenti di un nero +quasi azzurro, quando, salutandola, egli sollevò il cappello--con un +largo gesto, un poco affettato, che la fece sorridere. + +Salirono leste, e sedettero dietro a lui; gli impetuosi cavalli +staccarono il trotto, e balzarono giù per il corso e fuori verso i +bastioni con passo velocissimo. + +Di quando in quando Clarissa dava un piccolo grido spaurito, ma poichè +Aldo pareva non accorgersene, ella presto cessò. + +--Ebbene? Cosa t'ho detto? Vedi come è seraficamente bello?--disse, +accennando con dito estatico la schiena rigida e snella del +cognato.--Sempre dico a Carlo: Ah, perchè, perchè il destino non ha +voluto ch'io incontrassi prima di te l'apollineo tuo fratello? + +Nancy sorrise: + +--Ma mi pare molto giovane questo signore. + +--Ha ventiquattro anni, viperetta che sei!--disse Clarissa,--del resto, +è stato tanto viziato dalle donne di Napoli, che potrebbe avere mille +anni, per tutto quello che sa! + +--Bah! che orrore!--fece Nancy guardando sdegnosamente le inconscie +spalle davanti a lei, e il colletto alto, e i lucidi capelli neri, e +infine l'irreprensibile cappello, correttamente piantato in cima a tutto +ciò. + +--Oh, sì! Aldo è un orrore! Ma quanto è visualmente dilettevole!--E +Clarissa rise piano, giù nella gola, come una tortora innamorata. + +Aldo volse verso di loro il mirabile profilo. + +--Vi condurrò sulla strada di Monza,--disse. + +--Oh Dio! No!--fece Clarissa,--non su quella brutta stradaccia noiosa +dove nessuno ci vede. + +--Oggi conduco a passeggio i cavalli, non le tue «toilettes»,--replicò +suo cognato, e si volse, prendendo a rapido trotto per la via di Monza. + +--~Il est si spirituel!~--disse ridendo Clarissa, che ad ogni più +piccola emozione traboccava nel francese. + +La lunga via polverosa fiancheggiata di platani, si stendeva davanti a +loro; ed i sauri andavano come il vento. + +A un tratto, vicino alle prime case di Sesto, sentirono che Aldo frenava +subitamente, e si sporsero per vederne la ragione. A pochi metri davanti +a loro, in mezzo alla via, due donne e un uomo si dibattevano, +avvinghiati, ansanti, mentre un gruppo di bambini li guardava spaventati +da una porta. Il nodo umano si contorceva in sinistro silenzio. L'uomo +di cui, anche da lontano, Nancy vedeva i capelli scompigliati e la +faccia paonazza, era riuscito a liberare un braccio dalla stretta +convulsa delle donne, ed ora, con rapido moto, strappò dalla tasca +qualche cosa su cui il sole balenò. + +--Dio! Ha un coltello o un revolver!--sussurrò Nancy. + +Anche le donne avevano veduto, e urlavano, aggrappandosi a quel braccio +levato, e invocando aiuto. + +Rapida, Nancy sporse in avanti le piccole mani vigorose: + +--Posso tenerli io i cavalli,--disse, e afferrò le redini. + +Aldo si volse sorpreso: + +--Ma cosa fa? ma perchè?--poi s'interruppe. + +Ella gli lesse un dubbio in viso, ma lo fraintese. + +--Ma sì, posso! posso!--gridò.--Vada presto! non tema per noi! + +Egli fece una piccola smorfia curiosa, quasi un sorriso, poi saltando +dalla vettura traversò la strada correndo e si slanciò sul gruppo +selvaggio, che si dibatteva, piegando in qua e in là come sbattuto dai +marosi. L'uomo ruggiva, sempre col braccio teso in aria. In un attimo +Della Rocca gli fu addosso, e torcendogli la mano, gli strappò dalle +dita la rivoltella. + +Con rapido atto ne aprì la canna, scotendo per terra le cartucce. Poi +gettò l'arma a un uomo che accorreva con altri da una vicina osteria. +Indi in due salti fu di nuovo davanti al tilbury. Alzò i bellissimi +occhi su Nancy, e sollevando il cappello con quel gesto largo e +affettato che già prima l'aveva fatta sorridere, disse: + +--Perdoni se l'ho fatta aspettare! + +--Dio! Che ~poseur~,--esclamò Clarissa, che fino allora aveva tenuto gli +occhi chiusi e le orecchie turate per non vedere nè sentire. + +Della Rocca sorrise, e, balzando in scerpa, prese le redini dalle mani +protese e tremanti di Nancy. Essa si lasciò ricadere al suo posto, +snervata e turbata. I cavalli diedero un balzo e ripresero la strada. + +--Che sangue freddo!--disse Clarissa prendendo fra le sue una manina di +Nancy. + +--Sì,--disse la fanciulla guardando ora con approvazione le spalle +rigide, i capelli neri e l'irreprensibile cappello davanti a lei.--Mi +piacciono gli uomini coraggiosi. + +Clarissa diede un piccolo strillo. + +--Ih! Che dici? Non è mica Aldo che è coraggioso, sei tu! Aldo è +prudente come una lepre. Ma essendo anche un incorreggibile posatore, +non manca mai l'occasione di un effetto.--E Clarissa imitò il saluto di +Della Rocca, sollevando con gesto di principesca grazia un immaginario +cappello. + +Nancy rise. Ma non credette una sillaba del discorso sulla lepre. + +Quando la lasciarono alla porta di casa sua, ella rispose al profondo +saluto di Aldo con un piccolo cenno della testa, serio e soave; poi +corse su per le scale ed entrò nella sua camera. + +Sul suo scrittoio giaceva una lettera, non aperta. Ma Nancy non si curò +di guardarla. Già, era di Nino... Egli le scriveva ogni mattina e veniva +a trovarla ogni sera. + +Nancy corse subito sul balcone. Ma il tilbury aveva già svoltato +l'angolo e non si vedeva più. + +Nancy rientrò nella sua stanza e si tolse lentamente i guanti. Sentiva +una grande e irragionevole gioia per il fatto che i polsi le dolevano +ancora dallo sforzo fatto per tenere le redini, e che le sue delicate +dita erano contuse e indolenzite. Dalla finestra aperta entrò il vento, +e sparpagliò tutte le carte che erano sulla scrivania. + +Sparpagliò la lista di ciò che Nancy doveva fare; e l'orario delle sue +giornate; e la lettera di Nino; e portò via, svolazzante e vano, il +grande foglio di carta--il bianco foglio, pieno di splendide +possibilità, su cui Nancy aveva tracciato con indice riverente il segno +della croce. + + + + +XIII. + + +Quando l'inglese tornò per portarle il numero della «Fortnightly» +contenente il suo articolo, «Una poetessa italiana», trovò che Nancy non +aveva lavorato affatto. Era lì, sorridente e soave; e oziosa come prima; +e la sala era piena di gente. + +Egli venne presentato alla madre, che trovò mite e gentile; e alla +vigorosa zia Carlotta, dalla squillante voce milanese. + +--Temo, mamma mia,--disse Nancy, poggiando la chioma ondeggiante al +braccio di Valeria e alzando al nuovo amico gli occhi d'aurora,--temo +che il signor Kingsley pensi che sono una persona senza carattere. + +--Alla tua età--intervenne la zia Carlotta--non si deve aver carattere. +Basta avere una bella carnagione e un buon appetito. + +E Valeria rise e disse: + +--E' vero! Una ragazza italiana non deve avere una individualità propria +fin che non si marita; allora il marito può formarle il carattere a +seconda del suo gusto. + +Il signor Kingsley sorrise. Poi chiese a Nancy: + +--Perchè devo credere che ella è senza carattere? + +Nancy sospirò. + +--Perchè mi ha detto di lavorare, e io l'ho promesso. E non l'ho fatto. + +--Come? Non ha fatto proprio niente da che venni l'ultima volta? + +Nancy crollò il capo. + +--E non ha pensieri, imagini, concetti che la incalzano, che le chiedono +espressione e vita? + +--Oh! sì!--disse Nancy, col piccolo gesto rapido della mano sulla +fronte, che da bimba le era così familiare.--Pensieri e imagini +sbocciano e ondeggiano nella mia mente come fiori in un giardino; ma +tutte queste visite...--e Nancy si guardò attorno nella sala piena del +mormorìo e del riso di gente estranea,--ahimè! ora di sera il mio +giardino è spoglio, perchè ho colto tutti i miei fiori e li ho regalati +via! + +L'inglese dimenticò di essere inglese, e disse quello che pensava. + +--Vorrei portarvi via, e rinchiudervi per un anno in una stanza con dei +libri, una tavola, un calamaio e niente altro,--disse. + +--Oh, come lo vorrei anch'io!--esclamò Nancy.--Neanche un'anima mi +dovrebbe parlare! E quando avessi fame mi fareste passare del +«plum-cake» per la finestra. + +L'inglese rise, del riso breve e subitaneo di chi ride poco. + +--E io starei di fuori con un fucile--disse--a camminare su e giù. + +Nancy lo guardò, e un pensiero timido e rapido--come un uccelletto che +entri a volo in una finestra aperta--si affacciò un istante alla sua +mente. Forse sarebbe dolce di avere, fra lei ed il mondo, questa severa +ed energica sentinella; dolce, forse, di sentire la fermezza del suo +tocco sulla sua spalla, obbligarla al lavoro, a quel lavoro che essa +amava tanto e che pure era pronta a trascurare per rispondere +all'appello di ogni voce passante. Quel grave viso affronterebbe la vita +per lei, quelle forti spalle porterebbero i suoi fardelli, quegli occhi +semplici e onesti le guarderebbero nell'anima e la serberebbero pura e +serena... Poi il pensiero alato volò fuori dalla finestra della sua +mente. La porta si aprì e il Destino entrò nella sua vita. + +Era Aldo Della Rocca, più che mai visualmente dilettevole. Con lui +venivano Nino e sua sorella Clarissa. + +Nino pareva triste e depresso. La Villari lo tempestava di lettere, la +sua coscienza lo tenagliava di rimorsi. E Aldo Della Rocca, colla sua +presuntuosa bellezza, gli urtava i nervi. + +--Come? Nino! di nuovo qui?--disse Nancy ridendo.--Mi hai detto iersera +che d'ora innanzi non saresti più venuto che due volte alla settimana. + +--Precisamente,--rispose Nino.--Ieri era l'ultima visita della +settimana scorsa e questa è la prima visita di questa settimana. +D'altronde Della Rocca m'ha detto che veniva qui, per cui ho sentito che +potevo venir anch'io. Naturalmente, ho fatto il possibile per liberarmi +poi da lui e venir solo, ma egli è appiccicaticcio e persistente come +una zanzara, e per ciò non sono venuto solo. + +--Che spiegazione complicata!--disse Nancy, volgendosi con un sorriso a +salutare Della Rocca. + +Anche questi sorrise. E il suo sorriso era improvviso e risplendente, +come se d'un tratto mille lumi si fossero accesi in fondo ai suoi occhi. +Si chinò sulla mano che Nancy gli porgeva. + +--Schiavo suo, signora,--disse col fare aggraziato e cerimonioso dei +meridionali. + +La voce stridente di Clarissa s'interpose: + +--Nancy! Aldo non fa che leggere i tuoi versi giorno e notte. Li ha +anche messi in musica! Deliziosi! potrebbero essere di Tosti o di +Richard Strauss o di Hugo Wolff! Faglieli cantare. + +Poi Clarissa veleggiò intorno alla sala, salutando i poeti, molti dei +quali conosceva, e facendosi presentare l'inglese, Mr Kingsley. Subito +Clarissa gli fece molte domande su Londra e poi, senza curarsi di +sentire le sue risposte, se n'andò, con grande fruscìo e cinguettìo, a +una conferenza francese su «Napoléon et les femmes». Adele e la zia +Carlotta la accompagnarono. + +I poeti, appena ebbero bevuto il thè, se ne andarono anch'essi. Allora +Della Rocca si mise al pianoforte, e preludiando pianamente, passò da +armonia in armonia, alle romanze da lui composte per Nancy. + +Suonava con la testa china, e i morbidi capelli gli cadevano cupi sulla +metà del viso, facendolo somigliare a un fratello minore del «Cristo» di +Velasquez. Egli aveva il talento musicale d'un monello di Napoli, e la +voce di un arcangelo che avesse studiato il canto in Germania. Nancy +sentì salirle agli occhi delle lagrime felici, e il nitido profilo +curvilineo di Della Rocca oscillò davanti a lei. Il signor Kingsley, nel +suo angolo presso alla finestra, taceva. Valeria sedeva muta nell'ombra +con un lavoro in mano; e Nino, infastidito e imbronciato, fumava +sigaretta su sigaretta e sbadigliava. + +Nancy, sporta in avanti con le mani giunte, ascoltava le parole create +da lei e che ora, nella loro veste d'armonia, le parevano più soavi, +come una schiera di bimbi che appaiono più belli se adorni di rilucenti +vesti e coronati di rose. Ella aveva mandato fuori nel mondo le sue +poesie nude e selvaggie, nella loro innocente e appassionata immaturità. +Ed ecco: egli gliele riconduceva ammantate di melodie argentee, pieganti +sotto il chiarore di accordi di settime diminuite, velate d'armonia, e +portate trionfalmente su palanchini di suoni ritmici--soavi e altere +come le giovani sorelle d'una regina. + +Mr Kingsley, stringendo le labbra sottili, osservava la testa +nero-splendente di Della Rocca che dondolava e oscillava seguendo la +frase del canto; egli si sentiva contrarre in gola la propria buona voce +di baritono inglese, e, urtato dalla larga morbidezza del fraseggiare +italiano, si domandava come mai «questi idioti latini» sapessero cantare +così. + +Poi guardò Nancy, che aveva chiuso gli occhi; e guardò Nino, che nella +seggiola a dondolo sbadigliava fissando il soffitto. + +E, a un tratto, sentì di doversene andare. Si alzò con atto impulsivo, e +Nancy, con gli occhi ancora perduti dietro la musica, gli stese la mano +per dirgli addio. Lo sguardo di lui pesò con grave tenerezza sul +delicato volto. + +--Non colga tutti i suoi fiori,--disse. + +Nancy sorrise. + +--No, no,--disse.--No! Lo prometto. + +--Pensi che il suo capolavoro non è ancora scritto. Questi piccoli versi +sono il passato. Ora, su alla nuova opera! Chiuda la porta a tutti e +cominci un nuovo lavoro domani. + +Nancy disse: + +--Sì, sì, lo farò.--Ma mentre diceva così, volgeva già verso Della Rocca +i chiari occhi distratti.--Ah, che cosa cantate? «Der Musikant»? + +E Della Rocca, che cantava una romanza tedesca pronunciandola come se +fosse genovese, fece cenno di sì. + +--La poesia non è di Eichendorff? + +--«Aus dem Leben eines Taugenichts»,--disse Della Rocca. + +--Ah! sapete il tedesco? io adoro la gente che parla tedesco,--esclamò +Nancy, su cui la malìa dei poeti tedeschi posava ancora. + +--L'ho imparato a Göttingen,--disse Della Rocca, col suo sorriso +luminoso. + +--«Ach! die Stadt die am schönsten ist, wenn man sie mit dem Rücken +ansieht»!--fece ridendo Nancy. + +Anche Della Rocca rise, sebbene non avesse capito. Poi si volse di nuovo +al pianoforte. + +Nancy si sentiva felice e incline alla bontà. + +--Non se ne vada,--disse a Kingsley,--segga e mi parli. + +Ma Kingsley rifiutò. Della Rocca tornava a cantare piano, e già alle +prime note della morbida voce tenorile, l'inglese vedeva riapparire +negli occhi di Nancy quella luce distratta, mentre un brivido le +impallidiva lievemente le guancie. + +--Tornerò un giorno o l'altro, se permette,--le disse.--Ma spero quasi +di trovare la sua porta chiusa. + +Anche una volta il rapido pensiero alato traversò con timido volo la +fantasia di Nancy, mentre la forte mano del giovane inglese si chiudeva, +calda e ferma, intorno alla sua. Poi la porta si chiuse dietro a Paul +Kingsley, e il pensiero prese il volo e non tornò più. + +--Chi è quell'imbecille d'inglese?--disse Nino, che era di malumore e si +compiaceva di farlo sentire. + +Nancy divenne rossa. + +--Ti prego di non parlare così degli inglesi. Mio padre era inglese. E +del resto, non era affatto un imbecille. + +--Non ho mai detto che lo fosse,--replicò Nino. + +--Oh,--esclamò Nancy,--sì che l'hai detto! + +--Non ho detto nulla di simile. Tuo padre era un'ottima e cara persona. + +--Ma sai bene che non parlavo di mio padre,--disse Nancy. + +--Neppur io ne parlavo,--disse Nino. + +Nancy si volse ad Aldo Della Rocca, che, preludiando piano, ascoltava +con tutti i sorrisi accesi. + +--Nino cavilla e confonde tanto,--disse Nancy,--che non si sa più quel +che si dice. + +Della Rocca annuì. E soggiunse: + +--Questo mi diceva appunto di lui la sua celebre amica, Nunziata +Villari, quando la vidi a Napoli l'altro giorno. A proposito, Nino,--e +Aldo fece scorrere sul pianoforte l'agile destra in una rapida scala di +quarte, lasciandole ricadere in limpidi arpeggi minori, come cascatelle +d'acqua,--sai che la Villari ha tentato di suicidarsi il mese scorso? Mi +pare appunto che tu eri partito da poco... Dicono che s'è chiusa in +camera con un braciere di carbone, proprio come una sartina innamorata! +L'hai saputo? + +--No,--disse Nino,--non l'ho saputo. + +E inchiodò gli occhi in faccia a Della Rocca, lungamente, fissamente, +finchè questi si alzò, turbato, e disse che doveva partire. + +Quando fu uscito, Nancy disse a Nino: + +--Chi è la Villari? E perchè ha voluto suicidarsi? Villari... Villari! +Mi pareva il nome d'una attrice morta cento anni fa. + +Nino le prese la mano. + +--Tu non sai niente, Nancy,--disse.--Non sai neppure di essere una +piccola belva, una tigre ircana!... + +Nancy rise. + +--Sì, va bene. Ma chi è la Villari? + +--Qualcuno che tu hai divorato,--disse Nino. + +E, pensando al braciere di carbone, partì per Napoli col primo treno. +Perchè Nino, pur avendo il naso di pasta frolla, aveva il cuore d'oro. + + + + +XIV. + + +Durante il lungo, tedioso viaggio in una carrozza vuota del treno +accelerato, Nino affrontò le sue battaglie. Mise al posto vuoto rimpetto +a sè la sua coscienza, e la guardò bene in faccia. Vicino a lui sedevano +i desideri del suo cuore, che prendevano le sue parti. La sua coscienza +aveva una faccia sporca che l'irritava. I suoi desideri erano chiari e +candidi come una fila di gigli, e avevano delle voci alte che parlavano +forte. La sua coscienza invece non diceva nulla, sedeva di fronte a lui, +mostrando la faccia sporca, e taceva. + +Già fin da Bologna i gigli l'avevano vinto e convinto... Alla fin fine, +egli era giovane--insomma, relativamente giovane: a trentun anni un uomo +si può dire giovane--e aveva ancora la sua vita dinanzi a sè; mentre +Nunziata... via, Nunziata aveva vissuto la propria vita; ed egli le +aveva dato anche otto anni della vita sua--gli otto anni migliori, +perchè, dopo tutto a trentun anni un uomo non si può più dir +giovane--insomma, non più tanto giovane... + +La sua coscienza lo guardava fisso, e Nino cambiò ragionamento. + +Nunziata in realtà non lo amava più; l'aveva pur detto mille volte +durante gli ultimi due anni; la loro relazione non era più che un peso, +una catena insostenibile per entrambi. Ella stessa lo aveva implorato di +lasciarla. + +Dopo una di quelle interminabili scene, che oramai accadevano tra loro +tutti i giorni e che erano diventate più aspre e più dolorose da che +Nunziata aveva, per contentarlo, definitivamente abbandonato il teatro, +ella gli aveva detto: «Va, va! te ne scongiuro, te ne supplico! Non +posso più vivere così. Ti scongiuro di andartene e di lasciarmi». +Dunque, in fondo, se egli l'aveva lasciata era stato per compiacerla. + +La coscienza di Nino lo guardava con una faccia divenuta più nera e più +irritante; ma le voci bianche ed acute dei suoi desideri gli squillavano +nel cuore: «Non bisognava dimenticare ch'egli aveva dei doveri verso sè +stesso e verso altri. Dei doveri verso suo padre che desiderava di +vederlo normalmente e regolarmente stabilito vicino a lui; aveva dei +doveri verso Valeria»... Anche quì Nino sviò rapidamente il corso dei +suoi ragionamenti. «Aveva dei doveri verso Nancy, verso la piccola +innocente meravigliosa Nancy, che bisognava salvare dalle insidie dei +mascalzoni corteggiatori, dei letterati e poetucoli affamati, che per +farsi un'aureola della sua gloria, per arrampicarsi a una facile +celebrità l'avrebbero sposata e sfruttata e resa infelice. Ed era suo +dovere salvarla dagli agguati del bel giovane di professione, di +quell'Aldo... Oh, sì, era il suo sacrosanto dovere»... Il treno +rallentò, fremette, si fermò; e Nino fu contento di saltar giù e +d'ingoiare una rapida cena nel buffet, perchè davvero quella brutta +faccia muta di fronte a lui gli era diventata insopportabile. + +Così, tutta notte in treno. Nino combattè le sue lotte e ragionò +coll'anima sua. E la brutta faccia della sua coscienza non disse parola, +ma sempre lo guardò. + +... All'alba, i gigli erano spezzati, e giacevano muti e morti in +diafano candore sotto ai suoi piedi. Ma la faccia della sua coscienza +era pulita. + +Come Dio volle, il treno arrivò a Roma--dove c'era da aspettare tre ore +il diretto per Napoli--e Nino corse al telegrafo della stazione e mandò +un dispaccio a Nunziata: + +«Arrivo stasera alle nove. Perdona. Scorda. Sono tuo per sempre.--NINO». + +Al momento di salire in un omnibus d'hôtel gli dissero che un treno di +piacere partiva immediatamente per Napoli. Si poteva dunque arrivare +quattro ore prima. Tornò precipitosamente nella stazione, saltò nel +treno che era pieno di preti e di escursionisti, e quando la Villari +riceveva il suo telegramma, egli già s'avvicinava a Caserta. + +La Villari stava facendo colazione tardi, come di consueto, e +ammonticchiati in vaghe circonvoluzioni d'oro pallido sul suo piatto +stavano i maccheroni al burro e formaggio. Ella vi aveva per l'appunto +piantato la forchetta e la stava girando e rigirando, ravvolgendoveli +con pacata cura, quando Teresa, la serva, entrò concitata. + +--Un telegramma, illustrissima. + +La Villari l'aprì. + +--Misericordia!--esclamò.--È lui che torna! + +Teresa si pulì le mani sul grembiale. + +--Ah! Il signorino torna? Ma davvero? Ma possibile? + +--Sì. Arriva stasera. Alle nove,--sospirò la Villari. + +--Bene, bene. Ma la signora non lasci freddare i maccheroni. + +E anche Teresa, andandosene, sospirò, e mandò via il fattorino del +telegrafo senza dargli mancia. + +Erano stati bei giorni questi senza il signorino. Si era sempre mangiato +in pace. Ed è già una cosa poter mangiare in pace. La signora non aveva +mai avuto i nervi. Ed è già una cosa non avere i nervi. E adesso si +sarebbe tornati alle solite. Le scene della signora e le sfuriate del +signorino; il pranzo che diventa freddo mentre loro ragionano; le uscite +del signorino colle porte che sbattono; i pianti e le convulsioni della +signora; i telefonamenti, i parenti e gli amici che vengono a consolare +e persuadere la signora; i ritorni del signorino; e poi da mangiare per +tutti, magari alla una o le due di notte!... No, non era una vita. + +Teresa portò in tavola la flava costoletta alla milanese. + +--Ecco! ci siamo già! L'illustrissima non ha mangiato i maccheroni. + +--Oh! Non seccarmi coi maccheroni,--esclamò l'illustrissima che aveva +già i nervi.--Pensiamo piuttosto a questa sera... cosa si fa? + +--Eh! facciamo un bell'osso buco che piace a Sua Eccellenza il +signorino. Allora diciamo: l'osso buco-- + +--Oh non seccarmi coll'osso buco,--gridò l'illustrissima.--Non capisci +che non deve trovarci a questo modo? + +--Vossignoria metterà l'abito di crespo rosa, e faremo venire il +parrucchiere alle sei. Le pare? + +--Sì, sì. Ma non basta. + +Nino non doveva trovarla seduta lì ad aspettarlo, come se non ci fosse +al mondo che lui. + +--Va via, Teresa, va via. Devo pensare. + +Teresa se ne andò brontolando. + +Nunziata Villari per lo più vedeva la vita e trattava le situazioni +secondo i metodi di Sardou, Dumas o D'Annunzio. Nino, tornando, doveva +trovarla supina in una stanza oscura, colle guancie pallide e con grandi +ombre azzurre sotto gli occhi. Oppure, ancora meglio, ella all'arrivo di +lui--non c'è! E mentre egli si dispera, ecco, ella entra, tornando da +qualche folle banchetto, ingemmata e ridente! Ah! essa lo vede, vacilla! +Si passa la mano ingemmata sugli occhi, un singulto la scuote. +«~Nino!~»... ed egli le cade ai piedi... Poi subito egli le fa una scena +di gelosia. Dov'è stata? Con chi? Dov'era quando arrivò il telegramma? +Perchè non era in casa a riceverlo? Chi le manda tutti questi fiori?... +Bah! E con un gesto d'infinito sdegno Nino li afferra a fasci e li getta +dalla finestra... + +A dir vero dei fiori in casa non ve n'erano. La Villari richiamò dunque +Teresa e le disse di andare dal fioraio e di ordinare per cento lire di +gardenie e di rose bianche, tutte bianche, e che le portassero il più +presto possibile. + +--Sì, signora,--disse Teresa andandosene. + +--E non scordare il parrucchiere per le sei. + +--Sì, signora. + +--E una carrozza per le sette. + +--Sì, signora. + +--E, Teresa!... + +Teresa si fermò con la faccia vacua e rassegnata. + +--Ricordati, Teresa, che sei stata tu ad aprire il telegramma. Io non +c'ero. Ero fuori. Sono sempre fuori. Con tanta gente... capisci? + +--Sì, signora. + +E con schiena negligente e strascinando i piedi Teresa se ne andò a +ordinare i fiori e la carrozza e la pettinatrice. + +Nunziata, rimasta sola, si sciolse i capelli, ne mise la maggior parte +sulla tavola di toeletta pronta per il parrucchiere, si stropicciò un +po' di lanolina intorno agli occhi e si sdraiò in poltrona con un +romanzo della Serao ad assaporare un'ultima mezza giornata di calma. + +L'amore non era calmo; l'amore era incomodo ed agitante. E il dover +mantenere la finzione di avere ventotto anni quando se ne hanno +quarantacinque è una fatica e una pena. Certo, ella adorava Nino; al +solo pensiero che egli potesse stancarsi di lei o abbandonarla +definitivamente le balenavano truci visioni di vendetta e di vetriolo, +di disperazione e di morte. Ma ahimè! quanto ella invidiava quelle +placide donne felici, che arrendono senza lotta la loro gioventù, che +mansuete s'abbandonano al soave declinare della loro vita, come una nave +entra in acque calme. Ma essa, perchè il suo amante era giovane, doveva +battagliare convulsa e tenace con gli anni ingolfatori e inesorabili. Ed +ella si aggrappava, disperata, alla giovinezza; la teneva stretta come +un bimbo afferra e stringe nelle mani un uccelletto selvatico che +palpita per sfuggirgli. Ahi, quando il bimbo apre la mano il prigioniero +è morto. Meglio lasciarlo volar via quando era l'ora. + +Così pensava Nunziata Villari. Le vane penne ella le stringeva ancora. +Ma già l'alata giovinezza era morta. + +Sospirò e aprì il libro; poi soffocò i pensieri sotto la calda potente +prosa di Matilde Serao. + +Il treno di piacere arrivò a Napoli alle cinque, all'ora appunto in cui +il fiorista della strada Caracciolo inseriva un fil di ferro nella gola +verde dell'ultima delle candide rose per l'illustrissima. Cento lire di +rose a Napoli nel mese di giugno sarebbero bastate a consumare la morte +profumata della verginetta del Freiligrath, nella «Vendetta dei fiori»; +bastate poi anche a coprirne la bara dall'estremità più larga alla più +angusta. Ci vollero due uomini per portarle tutte, legate in grandi +fasci di bianchezza olezzante, per la strada Caracciolo fino al palazzo +Imparato. + +Nino, in vettura, venendo dalla stazione, vide già in distanza due +uomini carichi di candidi fiori, e si domandò vagamente per chi +potessero essere. + +Poi ripensò il viso di Nunziata, pallido e torturato, come per ultimo +l'aveva veduto nel dirle addio. Ora la rivedrebbe sorridere di quel +grazioso sorriso, titubante e un po' birichino, che era rimasto un +sorrise giovane... (Gli uomini coi fiori avevano voltato l'angolo della +strada... Ora anche la vettura di Nino svoltò, ed ecco gli uomini che a +passo cadenzato ancora lo precedevano). + +Egli era stato un egoista, un vile. Ma espierebbe, farebbe quello che +era onesto. Nunziata non rimarrebbe più sola a piangere, non sarebbe più +spinta al braciere di carbone come una sartina innamorata... + +(Gli uomini coi fasci di fiori erano raggiunti, e camminavano a fianco +della vettura. Un momento ancora e questa li lasciava indietro). Ed ora +la carrozza si fermò alla porta del palazzo Imparato. Il vetturino scese +a tirar giù il bagaglio e un lazzarone in attesa si precipitò e se lo +caricò sulla spalla. Mentre Nino pagava il cocchiere, gli uomini coi +fiori lo raggiunsero ed egli si volse per vederli passare... + +Ma ~non passarono~. Entrarono nel portone del palazzo Imparato e +sparirono nell'ombra della scalinata... Il cuore di Nino sobbalzò. Il +lazzarone, osservandolo, lesse una tragedia nel suo volto, ed ebbe la +soddisfacente persuasione che la mancia sarebbe stata cospicua; il +lazzarone sapeva che l'angoscia è generosa quanto la felicità. + +Nino, acciecato dallo spavento, si precipitò su per la larga scalinata. +Già fermi sul pianerottolo dell'appartamento di Nunziata, gli uomini coi +fiori aspettavano. + +Teresa aveva aperto la porta e subito scorse dietro le rose, il viso +bianco, folle di terrore, di Nino. + +--Santa Vergine! Il signorino! + +In una istantanea visione le balenò il pensiero dell'illustrissima che +discinta, non incipriata, non pettinata, leggeva Matilde Serao con le +treccie giacenti sulla tavola di toeletta. La faccia atterrita della +serva confermò i terrori di Nino. Livido e barcollante entrò, e +abbandonandosi su una seggiola nell'anticamera si coprì il viso colle +mani. L'illustrissima, che aveva udito lo strepito, s'affacciò alla +porta del salotto: vide, comprese, e richiuse pianamente l'uscio. + +Quando, pochi istanti dopo, Nino, precipitoso e convulso, entrò--la +stanza era oscura, le imposte chiuse. Nunziata giaceva supina colle +guancie pallide, un morbido velo cerulo le cingeva in vaghi +drappeggiamenti il capo; ma sotto ai suoi occhi non v'erano grandi ombre +azzurre, perchè non c'era stato il tempo di farle... + +E tutto ricominciò da capo. Perchè se Nunziata era placida e calma +quando Nino era lontano, appena egli era presente essa sentiva che la +sua vita tutta dipendeva da quell'amore, e che l'abbandono sarebbe stato +per lei la morte. + +Stretto e sempre più stretto nelle bianche dita ingemmate, serrava +l'uccelletto morto, narrando piano al suo stanco cuore che l'alata +giovinezza era viva ancora... + +Nino fu delicato per lei e pieno di riguardi. Scrisse anche varie +lettere ai consolati italiani di Rio e di Buenos Aires pregandoli di +accertarsi della verità riguardo al presunto decesso di Edoardo +Villari, il quale, secondo la sua cuoca (che era ritornata con dei +denari e aveva sposato un barone), era mancato serenamente ai vivi +qualche anno prima. + +Se talvolta il ricordo di Nancy batteva con mano lieve alla porta del +suo cuore, Nino non mai gli aprì. + + + + +XV. + + +Nella sua villa sul Lago Maggiore Clarissa si annoiava; e scrisse per +invitare Nancy: + +«_Ma charmante_, + +«Se vuoi scrivere il tuo capolavoro tra le bellezze e la pace della +natura, vieni qui. L'esecrabile calma che spira dal lago e da mio marito +ti gioveranno. Vieni, vieni, e sta almeno un mese. Ti darò una grande +stanza chiara in cima alla casa, con un grande tavolo e un gigantesco +calamaio; e davanti a te sarà la vista che ispirò Manzoni... o forse era +un altro lago, quello? Non importa. Vieni a creare qui il tuo +~chef-d'oeuvre~». + +Con la stessa posta mandò un biglietto a suo cognato: + +«_Aldo, mon joli_, + +«Sei pregato di venire a trovarmi. Carlo è insopportabile. Brontola +tutto il giorno e russa tutta la notte. Perchè mai l'ho sposato? + +«Questa è la quarta volta che t'invito quest'anno, e non sei mai venuto. +L'anno scorso non era così. + + «CLARISSA.» + +«P.S. La piccola poetessa verrà a star quì un mese.» + +Aldo arrivò l'indomani. Dopo aver salutato il fratello e la cognata +domandò: + +--Dov'è Saffo dai capelli di viola? + +Clarissa gli spiegò che non era ancora arrivata. Allora egli fece il +broncio e suonò il pianoforte tutta sera, mentre Carlo russava sul +canapè. + +Clarissa, volgendo gli occhi dall'uno all'altro, si domandava quale dei +due la insultasse di più. + +Nancy arrivò il giorno dopo. Aveva portato con sè tutte le sue carte, i +suoi quaderni di appunti e anche un porta-penna d'avorio rotto, con cui +scriveva sempre. Era già tutta presa dal capolavoro. Si sarebbe messa +all'opera immediatamente. Durante il percorso, nella carrozzetta che +Clarissa guidava, dallo sbarco alla villa Solitudine, Nancy raccontò i +suoi progetti a Clarissa, che sorrideva e approvava, frustando la grassa +e pigra cavallina. + +Avrebbe scritto un libro. Il Libro! Una grande opera seria, con alti +intenti; non un volumetto di brevi poesie scapigliate, effimere, che si +leggono oggi e si dimenticano domani. E si era prefissa di non pensare +ad altro che al Libro; di non vivere che per il Libro. Avrebbe sognato +il Libro; passeggiato per il Libro; respirato, mangiato, dormito per il +Libro. A Milano, con tanta gente intorno, gente che parlava e la +distraeva, era impossibile lavorare; ma qui, nella grande camera +tranquilla in cima alla casa... Com'era buona Clarissa, com'era cara di +averci pensato! Nancy sentiva di non poterla mai abbastanza +ringraziare... + +Clarissa approvava col capo e sorrideva; e la carrozza svoltò nel viale +di castagni della villa Solitudine. E Nancy, alzando gli occhi, vide, +con suo stupore, Aldo scendere i gradini venendo ad incontrarle. Aldo, +vestito di flanella bianca con una fascia rossa intorno alla cintura e +la lucida testa nera scoperta al sole! Tre o quattro grandi cani gli +balzavano intorno latrando. + +--Guarda,--disse Clarissa, additandolo a Nancy.--Non ti rammenta +Endimione desto al bacio di Diana? Narciso!... Adonais!... Gli Dei hanno +riversato su di lui tutta la bellezza del mondo! + +Siccome Nancy non rispondeva, Clarissa si volse a guardarla. + +--Uh! che faccia scura, ~ma chérie~! E sei tutta impallidita! Perchè? A +che cosa pensi? + +--Al Libro,--disse Nancy. + +E le parve che il Libro fosse una sua creatura, condannata a morire +prima di nascere. + +--Lo scriverai, ~mon ange~! Aldo non ti disturberà. + +E gettate le redini a un piccolo groom rigido, Clarissa raccolse con +mossa aggraziata le gonne e scese tra le braccia di Aldo. + +Nancy aveva già posto il piede sul predellino, ma Aldo la prese per la +vita, e lesto e leggiero la sollevò e la mise in terra. La bocca rossa e +ridente del giovane era così vicino alla faccia di Nancy, che essa +impallidì un poco. + +Col suo cerimonioso saluto meridionale Aldo le baciò la mano. + +--Schiavo suo, signora. + +... Nancy andò nella sua camera--la grande camera vuota con la vista +celeste del lago--e vi rimase tutto il pomeriggio. Riordinò i suoi +appunti, spiegò davanti a sè i larghi fogli di carta bianca, e intinse +nel grande calamaio la penna d'avorio. + +Poi guardò dalla finestra. Udiva in giardino i festosi latrati dei cani +e le risate trillanti di Clarissa. Sul dolce lago azzurro una vela +piccola, che pareva un fazzoletto, s'alzava e s'abbassava, nicchiando, e +allontanandosi con mille piccole riverenze sulle minuscole onde. + +E dalle aperte finestre della sala si udiva Aldo che suonava una «Valse +triste». + +Nancy intinse di nuovo la penna nel calamaio, e guardò la vista. + +Ora udiva la musica vagare e smarrirsi in soavi modulazioni semitonali +che si risolvettero nel carezzevole accompagnamento del «Musikant» di +Hugo Wolff. + + _Wenn wir zwei zusammen wären + Möcht' das Singen mir vergeh'n..._ + +Essa udiva la dolce voce tenorile e le pareva che le note, unite l'una +all'altra, le si legassero intorno al cuore attirandola a lui. + +Si alzò a chiudere la finestra, poi tornò a sedere davanti al tavolo. + +Intinse la penna e scrisse in cima al primo foglio: «Villa Solitudine», +e la data; sotto--non avendo ancora pensato al titolo--tracciò in grandi +lettere: + +«IL LIBRO» + +Poi balzò in piedi e corse giù. + +Nell'ora del tramonto uscirono in barca. Clarissa sedeva al timone e +Aldo in atteggiamento di grazia indolente, governava la vela. Il +fiammeggiante occaso gli irradiava il puro viso giovine, e il vento di +tramontana sollevava lene i neri capelli che gli ondeggiavano sulla +fronte. Egli taceva, soddisfatto di sapere che le due donne lo +vedevano, e che il cielo sfolgorante serviva di sfondo al suo profilo. + +Clarissa chiacchierava, rideva, cinguettava; ma Aldo taceva; ed era il +suo silenzio che rapiva Nancy. + + _Ed io che intesi ciò che non dicevi + M'innamorai di te perchè tacevi._ + +La semplice dolcezza di quei due versi dello Stecchetti le cantavano con +senso nuovo nella mente, e in tutti quei giorni le tornarono sempre al +pensiero. + +Aldo sapeva poche cose, ma sapeva il valore del silenzio. Conosceva +l'attiranza, la malìa dell'«hortus conclusus», del Giardino Chiuso in +cui non si è penetrati ancora. Nancy, trepida innanzi al cancello, ne +sognava le non vedute rose, le fontane di luce, e i viali d'ombra e i +laghi di mistero. L'anima di Aldo era per lei un giardino chiuso. + +Aldo conosceva anche il valore dei suoi occhi, grandi occhi tenebrosi le +cui palpebre, diceva Clarissa, parevano annerite col turacciolo +bruciato. Quando egli li alzava all'improvviso e guardava fisso Nancy, +essa sentiva un tuffo nel sangue che le toglieva il respiro. A poco a +poco, giorno per giorno, quegli occhi attirarono verso le loro +profondità lo spirito di Nancy; la sua anima interrogante, china +sovr'essi come sopra un abisso, si perse, si sommerse... + +E così, guardando negli occhi di lui, Nancy credeva di leggervi la +bontà, l'ingegno, la purezza; e non sapeva che era la sua anima stessa +che ella vedeva riflessa in quelle splendide pupille. + +Il Libro ogni tanto clamava in lei; ma essa ne soffocava la voce +sussurrando: «Aspetta!» + +E il Libro aspettava. + + +Un giorno, in giardino, Clarissa si dondolava nell'amaca fingendo di +leggere, quando Aldo si avvicinò e le sedette accanto. + +--Clarissa, ho venticinque anni. + +--~Vlan! ça y est~.--disse lei; e il libro le cadde dalle mani. Sentì un +dolore sordo nel cuore; le sue narici impallidirono mentre solo le +sovrapposte rose delle guancie continuavano a fiorire inconscie d'ogni +emozione. + +--Sono senza un soldo,--proseguì Aldo, cogliendo un filo d'erba e +masticandolo,--e Carlo m'ha fatto capire che, se ci si provasse bene, +potrebbe anche vivere senza di me. + +--Ah!--scattò Clarissa,--quando l'ha detto? Come lo ha detto? Credi che +abbia... credi... che pensi qualche cosa? + +Aldo scosse la bella testa. + +--Carlo non pensa mai niente. Ma il fatto sta che, o devo tornare al +rancio del Texas, o devo prender moglie. + +Il rancio del Texas era una invenzione romantica di Clarissa, fondata +semplicemente su una gita di un mese fatta da Aldo a New York. + +Clarissa si morse le sottili labbra scarlatte. + +--Già,--disse, e tacque. + +Durante la lunga pausa che seguì, Aldo colse un altro filo d'erba e lo +masticò. + +--M'immagino,--disse infine Clarissa, sogguardandolo traverso le lunghe +palpebre semichiuse,--m'immagino che sposerai qualche vecchiaccia +affettuosa con molti quattrini. + +--No, no,--disse Aldo.--Le conosco, quelle lì. Quelle esigono l'affetto, +e i quattrini se li tengono. + +E dopo una breve pausa in cui sentiva gli occhi caldi e irosi di +Clarissa pesare su di lui, soggiunse: + +--Sposerò la piccola Saffo. + +Clarissa diede in una forte e aspra risata. + +--Già. Questo lo farai semplicemente per tuo piacere. ~Farceur~, va! + +Aldo inarcò con noncuranza le perfette sopracciglia e non rispose. + +--Lo sai pure che non ha un soldo, non il becco d'un quattrino. + +--Oh, avrà pure qualche cosa,--disse Aldo affettando di sbadigliare.--E +poi è un genio, e guadagnerà quello che vuole. + +--Tu sei un perfetto porco,--disse Clarissa, risdraiandosi nell'amaca e +chiudendo gli occhi. + +Il perfetto porco si alzò con aria sdegnosa e la lasciò. + +Entrò in casa, prese il cappello e il bastone, e uscì, passando dal +giardino all'arsa strada maestra. Andò all'imbarcadero, dove trovò un +battello che partiva per Laveno. Egli vi salì, e a Laveno prese il treno +per Milano. + +Pranzò al Savini, con eccellente appetito. + +--Intanto quelle lì si roderanno,--pensò.--Meglio. ... Così impareranno! + +Passeggiò un'ora in Galleria, poi andò a casa e dormì bene. + +Intanto, nella villa Solitudine, «quelle lì» si rodevano. ... E +imparavano. + +Nancy imparò che il giardino chiuso in cui aveva appena gettato uno +sguardo era l'unico giardino nel mondo in cui ella desiderasse di +entrare. Imparò che le parole che Aldo non aveva dette erano le uniche +parole che ella desiderasse di udire. Imparò a credere che certo, dietro +la portentosa bellezza di lui, stavano, mute, forti, inamovibili, anche +la perfetta bontà e l'austera rettitudine, come leoni di marmo al +cancello di un palazzo. + +E Clarissa imparò che bisogna adattarsi al destino e accettare +l'inevitabile; che è meglio aver mezza michetta che restar senza pane; +e che infine un Aldo ammogliato era sempre meglio che nessun Aldo. +Allora si diede a guardare più attentamente Nancy dicendosi che, dopo +tutto, Nancy era una creaturina di cui un uomo si stancherebbe presto, +nonostante--o appunto per--la sua intellettualità. Aldo, per Clarissa, +non era un giardino chiuso. Ella ben conosceva i magri fiori delle sue +aiuole. + +Una settimana monotona e afosa si trascinò sui loro cuori senza notizie +di Aldo. Infine Clarissa gli telegrafò a Milano. Disse di aver parlato a +Carlo del suo desiderio di sposar Nancy; Carlo approvava. Che Aldo +dunque tornasse. Tornasse presto. Tornasse subito. + +Va bene. Aldo era disposto a tornare. Aspettò ancora un giorno o due e +poi, verso la chiusa di un caldo pomeriggio, entrò nel giardino della +villa come ne era uscito; traversò placido e disinvolto il sonnacchioso +prato vibrante del ronzìo delle api, e si fermò sulla soglia del piccolo +padiglione dove Nancy era seduta a leggere una lettera. Aldo vide che +era una lettera lunga. Due dei foglietti azzurri, già letti, erano +caduti in terra. + +Sul tavolo di sasso davanti a lei era il calamaio, e la penna d'avorio, +e il Libro. Quando l'ombra di Aldo oscurò il limitare, Nancy alzò gli +occhi. + +Vedendolo, ella trasalì e il suo viso si fece di un pallore latteo; +quella subitanea opaca chiarità, quasi di svenimento, scosse i nervi di +Aldo. + +Egli si chinò sulla piccola mano ch'ella gli stendeva, e disse ancora +una volta: + +--Sono lo schiavo suo, signora. + +Ma allorchè egli alzò gli occhi, essa comprese di aver udito male. Certo +egli le aveva detto: + +«Sono il tuo padrone, Nancy!» + +--Chi le scrive?--domandò il giovane, accennando alla lettera. + +Nancy chinò docili ciglia e il colore le corse nelle guancie. + +--E' Mr Kingsley,--disse.--Ricorda? Quel buon inglese, tanto caro. + +--Perchè le scrive? Cosa vuole?--disse Aldo; e con aria di padronanza +afferrò la mano che teneva la lettera, e la strinse nella sua destra. + +Nancy sorrise e la fossetta apparve, concava e rosata come l'interno +d'un petalo di rosaspina. + +--Vuole ch'io sia buona,--disse,--e ch'io scriva... + +Aldo portò alle labbra il piccolo pugno che ancora serrava la lettera +azzurra sgualcita. + +--Ebbene, eccolo servito,--disse,--scriva, scriva subito. + +E prese la penna d'avorio, l'intinse nell'inchiostro, e gliela diede in +mano. Poi prendendo il foglio di carta bianca che doveva essere la prima +pagina del Libro, dettò: + +--«Caro Inglese. Sposo Aldo Della Rocca, che mi adora». + +Nancy, tanto china sul foglio che i morbidi capelli sfioravano la carta, +scrisse: + +«Caro Inglese. Sposo Aldo Della Rocca, ch'io adoro». + +Così fu compiuta la missione di Mr Kingsley, al quale quella lettera non +fu mai mandata. Tanto, non era scritta per lui. + + + + +XVI. + + + _Vieni, amor mio, vieni: è levato il sole, + E la fiorita via ride e ci attende. + Quanta luce nel cielo! e quanto azzurro + Negli occhi nostri fluttua e risplende. + Oh vieni, andrem di nuova sorte in traccia. + Tu del tuo genio, ed io di te sarò. + Tu mi sorreggerai fra le tue braccia, + Io col sorriso ti conforterò!_ + + _Se avremo fame, correremo in cerca + Di selvatici frutti per la via. + Si dormirà sotto alle stelle blande + Colla tua bocca sulla bocca mia. + Ed al meriggio farem sosta all'ombra + Di misteriosi giganteschi fior; + Tu colla testa sulle mie ginocchia + Sognerai l'avvenire, ed io l'amor._ + + _Colla mia man sfiorandoti i capelli + D'antichi eroi ti ridirò la storia + Vedrò destarsi nella tua pupilla + L'ardor della battaglia e della gloria. + La tua pupilla bruna ed indolente + Vedrò di negre fiamme sfolgorar. + E forte e battagliero e prepotente + Lo spirto sorgerà, pronto a pugnar!_ + + _Vieni, amor mio! Vieni, è levato il sole, + E' di zaffiri e d'oro il ciel cosperso, + Andiam col nostro giubilo d'amore + A mettere a soqquadro l'universo! + Andiam col gaudio nostro, andiam col riso + Audace della nostra gioventù + A sfondare le porte al paradiso + E riportarne l'estasi quaggiù!_ + +Così Nancy sognava l'avvenire e la vita. La sua fronte era cinta +d'asfodeli, la sua anima era sommersa nella felicità. + +Il Libro aspettava. + +All'ora del tramonto andavano in barca sul lago. Aldo, ritto presso alla +vela, le sorrideva; e il cielo dorato serviva di sfondo al suo profilo. + +--Oh!--sospirava Nancy, guardandolo e congiungendo puerilmente le +mani.--Potrò dunque guardarti finchè i miei occhi saranno sazii di te! +Finchè la tua bellezza mi sarà entrata nell'anima! La tua bellezza, +Aldo, ~mi duole~! qui,--e appoggiava la mano sul petto,--mi duole, mi +esalta, mi strugge. + +Aldo capiva benissimo, e approvava con calmo compiacimento. + +Fecero delle lunghe gite, a Premeno e a San Salvatore; e, siccome +Clarissa rifiutava di accompagnarli, fu Carlo che, molto seccato, faceva +loro da «chaperon». + +In breve giunse Valeria. Nancy, rosea e radiosa, andò a riceverla +all'imbarcadero. Valeria la baciò con molte lagrime. + +--Oh, bimba mia! bimba mia!--disse; e in cuor suo avrebbe voluto che +questi diciassette anni fossero stati un sogno, e che le sue braccia +materne potessero ancora cingere, protettrici, la testolina della sua +creatura. + +Nel giovane amore di Nancy, Valeria riviveva i suoi dolci giorni di +fidanzata; e Tom risorse nella sua memoria, e fu a tutte le ore con lei. +Quante volte, su quello stesso lago azzurro, Tom l'aveva condotta collo +zio Giacomo nella piccola barca chiamata «Luisa»! Con le lagrime agli +occhi Valeria pregò Aldo e Nancy di venir con lei a vedere se non si +potesse trovare quella barca, proprio quella!... + +Trovarono infatti tre «Luise», ma Valeria non riusciva a riconoscerle; +tutti e tre i barcaiuoli però affermarono di ricordarsi perfettamente di +lei; e ricevettero, con scappellate e sorrisi, l'aspettata mancia. + +--Capisco,--riflettè Valeria, ch'era molto commossa,--che non possono +essere stati tutti e tre. + +E Aldo soggiunse ridendo: + +--Non bisognava dar nulla a quegli impostori; nessuno di loro aveva più +di venticinque anni. + +Udendo ciò, Valeria trasse un profondo sospiro. Decisero poi di andare +in riverente pellegrinaggio alla Madonna del Monte, dove il padre di +Nancy aveva chiesto in sposa Valeria. + +Sulla lunga salita erano allineati i mendicanti, malati, storpi, ciechi, +che gridavano, mettendo in vista le piaghe e i moncherini. + +--Tra questi ce n'è di molto vecchi,--disse Valeria.--Certo saranno già +stati qui quel giorno, e mi avranno veduta. + +--Daremo una lira a ciascuno,--esclamò Nancy, aprendo il suo grasso +borsellino appena il primo accattone sporse coll'unica mano il cappello +bisunto. + +--Ma, Nancy mia, cosa ti viene in mente?--esclamò Aldo.--Bada che ne +troveremo forse cento! + +Allora Nancy volse su lui i limpidi occhi interroganti. + +--Cosa importa? + +--Oh, a me non importa certo,--disse Aldo con una scrollatina di +spalle. + +Valeria contemplò, pensosa, la snella figura e l'impeccabile profilo del +suo futuro genero, che colle mani in tasca e dondolandosi sui fianchi +saliva accanto a loro la larga e ripida strada. Ella aveva il cuore +greve di ricordi. Per questa stessa via era salita nella sua veste +azzurrina e la cravatta rossa, con Tom al suo fianco; Tom, alto e +poderoso nella sua larga giacca chiara, aveva dato tutto il rame e +l'argento che aveva in tasca a quei mendicanti, proprio come oggi faceva +Nancy, sua figlia. E Valeria contemplando la bella persona sottile di +Aldo, sospirò. + +--Avrei voluto per la mia piccola Nancy un anglosassone,--pensò. E +mentre la memoria la riportava in Inghilterra le si affacciò un altro +pensiero:--Oppure il povero caro Nino... + +E Valeria trasse un altro sospiro, che forse non era tutto per Nancy. + +Quella sera stessa ella gli scrisse, e quasi senza saperlo cominciò la +sua lettera: «Mio povero caro Nino»... + +Nino era fuori di casa, intervistando i consoli riguardo alla presunta +morte di Edoardo Villari, quando venne la lettera. Fu Nunziata che +l'aprì. + +Valeria scriveva a Nino che Nancy, «la nostra piccola Nancy», era +fidanzata ad Aldo Della Rocca, ed oh, mio Dio! non poteva Nino far nulla +per impedirlo? Ed ah! perchè, perchè sua sorella Clarissa li aveva +invitati tutti e due alla villa Solitudine, in modo che, come diceva +Fräulein Müller,--o forse era Heine?--«wie könnte es anders sein»? +Poichè nessuno, nessuno che avesse veduto Nancy nello splendore dei suoi +diciassette aprili poteva non innamorarsene. Ed oh! le doleva tanto il +cuore pel povero caro Nino, di cui aveva ben indovinato il segreto; e di +cui poteva comprendere le sofferenze, poichè, mio Dio! non aveva +sofferto tanto anche lei quando s'era accorta che l'amore di Nino non le +apparteneva più?... Ma a che curarsi ora di tutto ciò? E poi non era +mai stata colpa di Nino! Era la sua propria colpa e quella del +destino... E del resto Nino non doveva credere che ella avesse veramente +sofferto, poichè non era vero... E ora non pensava più affatto a quelle +cose, ma solo a Nancy, solo a Nancy! E per carità, che egli venisse +presto, e forse sarebbero ancora in tempo ad evitare il matrimonio; e +certo egli ne avrebbe il cuore spezzato, ma non doveva disperarsi che +tanto era inutile. Ed essa era per sempre, per sempre la sua infelice +Valeria.... + +Nunziata lesse tre volte l'incoerente epistola prima di comprenderla; +quando l'ebbe compresa, i suoi occhi si aprirono. + +E con gli occhi aperti Nunziata ci vedeva bene. Vide la infocata catena +di desideri stendersi anello per anello dal cuore di Valeria a quello di +Nino, dal cuore di Nino a Nancy, dal cuore di Nancy ad Aldo, come in un +giuoco di bambini. E l'Amore passare dall'uno all'altro, soffermandosi +innanzi a ciascuno coi suoi doni di passione, di strazio e di piacere. E +vide che i suoi anni la mettevano indietro di Valeria, lontana, lontana, +fuori dal giuoco; e sentì che l'Amore l'aveva oltrepassata e che non si +fermerebbe mai più, mai più davanti a lei. + +Poi ricordò che i suoi doni essa li aveva avuti; ricordò che l'Amore +aveva riversato ai suoi piedi le passioni come torrenti di fuoco e che +la sua vita era passata in mezzo ai desideri come un bimbo passa in un +campo di fiori. + +--«On sera beau joueur»,--disse Nunziata. + +Poi entrò nella sua camera e spalancò le imposte. A lungo, a lungo si +guardò nello specchio, e vide la sua faccia avvizzita e tinta; e la +bocca vermiglia; e la complicata acconciatura dei capelli. Si mise in +ginocchio accanto al suo letto e recitò con voce piana e puerile un +«Pater noster» e un'«Ave Maria». Indi aprì le mani riluttanti, e +restituì a Dio la sua morta giovinezza. + +Si lavò la faccia con acqua calda e sapone; tolse gli elaborati +riccioli, e si appuntò i propri morbidi capelli semplicemente intorno al +capo. Poi indossò una veste nera, lunga e liscia, e scese così nel +salotto ad aspettare Nino. + + +Quella stessa sera, ella lo rimandò a suo padre. I bauli di Nino erano +già pronti, la carrozza alla porta, ed egli protestava ancora che non +sarebbe partito, che non l'avrebbe lasciata mai! Nunziata, col viso +terreo e le labbra bianche, lo baciò in fronte, benedicendolo, e gli +ingiunse di partire e di non tornare mai più. + +Finalmente, davanti all'ostinato rifiuto di Nino, ella si servì +dell'arma che più le faceva male, e se ne valse per trafiggersi il +cuore. + +--~Nancy!~--sussurrò.--Pensa a Nancy! Forse sarai ancora in tempo a +salvarla dalle braccia di quel mascalzone! + +Nino trasalì. Il sangue gli montò agli occhi. Poi guardò quella pallida +faccia straziata da cui l'acqua calda e le lagrime avevano lavato ogni +traccia di volgarità; e perchè era uomo, e perciò ingenuamente crudele, +non discusse, non rifiutò, non pensò neppure ad aspettare un'altra +corsa; ma disse candido e spietato: + +--Hai ragione, sei un angelo! sii mille volte benedetta! + +... Nunziata uscì sul balcone e seguì cogli occhi la carrozza che si +allontanava rapida nella notte. A un punto parve rallentare, poi girò, +sparve. + +Con essa sparve la luce nella vita di Nunziata Villari. + +Giovinezza, amore, speranza, desiderio--tutti i lumi della ribalta il +Destino li spense; e la lasciò nel buio. + + + + +XVII. + + + _Oh bocca chiusa, oh fonte di mistero, + Schiudi le ignote tue delizie a me..._ + +Alle rosse labbra arcuate di Aldo l'impellente passione di Nancy +chiedeva non baci soltanto, ma parole. + +--Parla, parla,--diceva lei, fissando coi chiari occhi urgenti quella +giovine bocca vivida, dolce e silenziosa. + +Durante le lunghe ore che passavano insieme, ella chiedeva, ed egli +doveva rispondere. I suoi splendidi occhi profondi la incitavano a +rapide domande, e i baci che egli le dava non spegnevano la sete della +sua anima per l'anima di lui. Poco a poco, timidamente, ella scostava i +cancelli del giardino chiuso; giorno per giorno arrischiava, trepida, un +passo più in là nei misteriosi sentieri. Dove erano le non vedute rose? +dove le fontane di luce e i laghi di mistero? Trepida, in punta dei +piedi, ella s'avventurava per gli angusti sentieri dove prima di lei +Clarissa e tante altre erano passate. Quando l'ebbe girato tutto, ella +si disse: + +--Io certo ho sbagliato. Non sono ancora entrata nel giardino... + +Il matrimonio doveva aver luogo quasi subito. Aldo era impaziente, e +Nancy innamorata. E il Libro aspettava. Quindi Valeria partì per Milano +a preparare il corredo, e Nancy doveva seguirla una settimana dopo. + +L'ultima sera nella villa Solitudine, Clarissa salì da Nancy per darle +la buona notte in camera--nella grande camera vuota in cui il capolavoro +non era stato scritto. I bauli di Nancy erano fatti, la penna d'avorio e +il Libro riposti. E sulla grande tavola stava, vano e malinconico, +l'immenso calamaio. + +Nancy era appoggiata alla finestra guardando le stelle; Clarissa si mise +accanto a lei, e immerse anch'ella lo sguardo frivolo in quelle +profondità di cobalto. + +--Detesto le stelle,--disse Nancy a bassa voce.--Ne ho tanto paura. + +--Paura! Perchè?--rise Clarissa, per la quale una stella era una stella +e null'altro. + +--Oh!--sospirò piano Nancy,--vorrei essere certa che a un dato punto non +ve ne fossero più!... Vorrei sapere che smettono, che terminano! Mi fa +troppo terrore il favoloso Nulla al di là dello Spazio illimitato--il +perpetuo Giammai al di là dell'Eternità senza fine. Vorrei che ci fosse +una muraglia intorno all'universo, un baluardo che ci rinserrasse tutti +sani e salvi, lontani dal terribile Infinito! + +Clarissa rise. + +--Che strane idee! Forse quando sarai sposata ti sentirai meno piccola e +paurosa. + +--Forse,--disse Nancy; e soggiunse:--Aldo dovrà essere il mio baluardo. + +--Oh! diletta mia!--esclamò Clarissa,--per carità, non voler fare del +povero Aldo ciò che non è. Aldo è bello, è delizioso, è adorabile! Ma +quanto all'essere un baluardo, lo è quanto questa sciarpa!... + +E lasciò sventolare nella quieta aria notturna il lieve velo diafano che +portava al collo. + +Poi la baciò e scese da suo marito che l'aspettava brontolando. + +Quando furono a letto, Carlo disse: + +--Sono seccato! + +Clarissa, che non voleva informazioni a questo riguardo, continuò a +leggere il suo libro di Mirbeau, particolarmente nauseabondo e +affascinante. + +--Sono seccato,--ripetè Carlo;--sento che non dovrei permettere che quel +malarnese di mio fratello sposi quella cara ragazzina. So che la renderà +infelice. + +--Ma che!--disse Clarissa,--neanche per idea! Nancy sarà perfettamente +beata scrivendo dei versi sul profilo di Aldo, finchè s'accorgerà che +tutte le sue qualità terminano col suo naso greco. E allora si consolerà +con qualcun altro. E sarà felice lo stesso. + +--Ah, va bene,--grugnì Carlo.--Forse te ne intendi più di me. Già, +voialtre donne siete tutte vipere, che non sapete che graffiare e +gracidare. + +--Che metafora mista!--mormorò Clarissa, spegnendo la candela col suo +libro, cosa particolarmente spiacevole a Carlo. Poi si volse al muro, e +si addormentò col confortante pensiero che Carlo, in vero, era un +baluardo. + + +Le nozze di Nancy ebbero luogo a Roma. Tutti i poeti d'Italia mandarono +dei poemi, e Nino le portò una collana di perle. Dal Quirinale venne un +medaglione che racchiudeva la miniatura di un giovinetto. Nancy, pallida +e riverente, osò sfiorare colle labbra quel grave viso d'adolescente, +sulla cui fronte era già l'ombra d'una corona. + +Dopo la colazione nuziale tutti gli invitati si accommiatarono, e si +avviarono alle loro carrozze, passando gaiamente sul tappeto scarlatto +steso sulla scalinata, dal portone fino all'orlo del marciapiede. + +Poi Nancy, nell'abito da viaggio grigio-sorcio, abbracciò Valeria e +pianse, dicendole addio. E abbracciò Nino e pianse, dicendogli addio. + +Poi scese, sempre piangendo, le scale, e a braccio dello sposo traversò +il tappeto rosso e salì in carrozza. Clarissa e Carlo, lo zio Giacomo, +la zia Carlotta e Adele seguirono in altre vetture alla stazione, dove +una grande folla aspettava per salutare alla partenza gli sposi. + +Valeria e Nino restarono soli nelle stanze desolate. + +Valeria teneva il viso nascosto nelle mani. Ella guardava nell'avvenire; +vedeva la lunga fuga dei giorni a venire, oscuri e solitari. + +Nino, con gli occhi velati di pianto, contemplava quella figura curva +davanti a lui; e i suoi pensieri volsero indietro e risalirono il corso +degli anni. + +Si chinò e le prese la mano. + +--Cuginetta mia!--diss'egli. + +Ella gli sorrise di un sorriso triste. Poi gli domandò. + +--A che cosa pensi? + +Vi fu una pausa. + +--Pensavo a Nancy e al passato,--rispose Nino.--Pensavo a suo padre--al +povero Tom! morto così improvvisamente, così miseramente, in viaggio, +fra estranei... + +--Già,--sospirò Valeria; e aggiunse a bassa voce, seguendo il filo dei +ricordi:--Ma bisognava salvare Nancy. + +--E pensavo anche al vecchio nonno, morto solo, nella notte, sulla +collina... + +--Bisognava trovare Nancy,--disse Valeria. + +--E pensavo alla piccola Edith e alla sua povera madre, che dovettero +partir sole... abbandonate da quelli che amavano, nell'ora più fosca +della loro vita... + +--Ma bisognava pur proteggere Nancy,--disse Valeria, con grandi occhi +stupiti. + +Udendola, egli comprese tutta l'inesorabile, la spietata forza +dell'amore materno. Per Valeria nulla contava, nulla esisteva +all'infuori di Nancy,--di Nancy che pure con dolce mano incosciente le +aveva tutto rapito. Anche lui, non si era staccato da lei, preso e +avvinto da Nancy? + +--E penso a te, Valeria,--seguitò Nino, con voce bassa e tremante,--a +te, di cui io ho calpestato il povero cuore... + +--Non importa, non era colpa tua,--disse Valeria con un piccolo +singhiozzo.--Amavi Nancy; come potevi non amarla?--I pietosi occhi le si +empirono di lagrime.--Ed ora anche le tue speranze sono naufragate, +anche tu hai il cuore spezzato!... + +Nino non rispose. Si volse e andò alla finestra. Rivedeva Nancy, Nancy +dalla voce dolce, dagli occhi come giacinti ceruli sotto il fosco +slancio delle chiome. + +E ancora una volta egli comprese come essa, nella sua innocenza di +tortorella, avesse assorbito e sommerso l'esistenza di tutti quelli che +le stavano d'intorno. Nella sua soave debilità, nella sua fralezza +puerile, ella aveva infranto, distrutto e devastato. Le esistenze di +tutti quelli che l'avevano amata erano state necessarie a nutrire la +chiara fiamma del suo genio, il bianco fuoco della sua gioventù. + +Nino fissò gli occhi sul rosso tappeto nuziale che stendeva la sua +striscia scarlatta fino all'orlo della strada. E gli parve un sentiero +di sangue. + +--Ecco--diss'egli--la traccia del Divoratore!... Ecco il passaggio della +colombella di preda!... + + +Il treno palpitò e si scosse; poi si avviò lento; poi con battito +affrettato pulsò fuori dalla tettoia della stazione. E per Nancy gli +addii e gli evviva e i fazzoletti sventolanti furono lasciati indietro, +fermi nel suo passato. + +Essa allora sollevò verso lo sposo i teneri occhi illuminati di pianto. + +Ora dunque le porte del giardino sognato s'aprirebbero al tocco della +sua bianca mano consacrata. La chiusa anima di Aldo le si svelerebbe +alfine. + +Ora per lei le fonti di luce e i laghi di mistero, e le non vedute +spirituali rose! + + + + +XVIII. + + +Nancy e Aldo avevano prescelto Parigi per meta del viaggio di nozze; +poichè, quando Valeria aveva suggerito la Svizzera, Aldo aveva +dichiarato che di marine e di paesaggi lui ne aveva «pranzato e cenato». +Inoltre Clarissa aveva detto a Nancy: + +--Mia cara, se ci tieni ad avere una percezione chiara della vita, e una +mente bene equilibrata, pensa ad essere sempre vestita bene. Non è che +quando abbiamo la coscienza di essere impeccabilmente abbigliate, che +abbiamo la calma, abbiamo la chiarezza, abbiamo l'imperturbabilità. + +--Davvero?--disse Nancy. + +--Davvero,--disse Clarissa.--E non c'è che un sarto al mondo: Paquin. Se +non si è vestite da Paquin, tanto vale girar nude. + +Nancy sorrise. + +--Sai, debbo pensare al mio Libro. E d'altronde, ci tengo poco alla +toilette. + +--Ah!--disse Clarissa,--ci tieni poco alla toilette? Sta bene. Sta bene. +Fa a modo tuo. Se a te piace essere un fagotto di genio e di stracci, e +farti prendere in odio da tuo marito prima che siano passati due mesi, +fa a modo tuo e cónciati in giacche, blouse e sottane! + +Si decisero dunque per Parigi; e in breve le quarantotto cicaleccianti +«demoiselles» di Paquin furono intente ad appuntare costellazioni di +pagliette, e nuvole di trine sulle seriche vesti vaporose per Nancy--le +vesti che dovevano impedire ad Aldo di prenderla in odio fra due mesi. + +Secondo il suggerimento di Aldo presero stanza in un alberghetto della +rue Lafayette; poichè, diceva lui, non erano poi milionari, e si poteva +far miglior uso dei quattrini che di regalarli ai proprietari di Grand +Hôtel. Nancy trovò che egli aveva tutte le ragioni, e si meravigliò +assai del suo senno. + +Davvero che egli sapeva molte cose! Sapeva i prezzi di tutto quello che +si mangiava, e piombava dritto come un falco sul più piccolo errore in +un conto. E guai al cameriere che distrattamente addizionasse coi +franchi anche la data scritta in cima alla nota! Per Nancy era un +momento di terrore quello in cui, nei risplendenti restaurants, Aldo +toglieva dal piatto il conto accuratamente piegato e lo ispezionava +lungamente, incurante del naso amaro e solenne del capo-cameriere, che, +ritto dietro a lui, gli guardava giù sarcasticamente sulla ben +spazzolata scriminatura. Nancy notava anche che quando entravano in tali +luoghi c'era subito un grande accorrere verso di loro, un aprir di porte +con ossequiosi inchini, un additar di tavole con larghi gesti di braccio +e di tovagliolo. Il cappello di Aldo gli era preso dalle mani con +deferente cura, e il mantello di Nancy le veniva tolto e portato via con +tenerezza riverente.... Ma quando, pagato il conto, si alzavano per +andarsene, pareva che nessuno si ricordasse più della loro esistenza. +Aldo doveva andarsi a prendere il cappello da sè, e cercare il mantello +di Nancy, e anche aprire da solo le pesanti porte di cristallo, poichè +il «chasseur», o non c'era, o guardava via, ridendo e scambiando delle +strizzatine d'occhio coi camerieri. + +Anche colle vetture accadeva la stessa cosa. Sempre il vetturino che +arrivava era tutto sorrisi e cortesia e scappellate; e sempre il +vetturino che partiva era tutto muso, e insulto, e monologo ad altissima +voce. + +--Questa gente crede che perchè siamo in viaggio di nozze dobbiamo +essere idioti e pagar tutto il doppio,--disse Aldo.--Cara mia, il denaro +è denaro. + +Questa frase l'aveva imparata da suo nonno, che teneva un negozio di +coralli in via Chiaia a Napoli. La moglie del nonno--una bionda di +Piedigrotta, che nella sua radiosa adolescenza aveva posato per molti +pittori tedeschi e inglesi--aveva detto: «Sì, ma l'educazione è +l'educazione». E aveva mandato i suoi tre figli in collegio a Modena e a +Milano. Il maggiore, che fu poi padre di Carlo e di Aldo, aveva imparato +a dire: «Un gentleman è un gentleman». E per seguire questa massima non +volle più avere nulla a che fare coi genitori che tenevano negozio a +Napoli. Alla sua morte il primogenito Carlo, appena ventenne, si sentì +in dovere di andare alla ricerca dei suoi nonni. Li trovò, placidi e +grassi, nella loro bottega. Non avevano bisogno di lui; anzi ne avevano +molta soggezione e lo chiamavano «Eccellenza». Ma i due vecchi +s'innamorarono subito del piccolo Aldo che aveva tredici anni ed era +inverosimilmente bello. Lo tennero con loro, lo adorarono, lo viziarono, +gli diedero la chiave del banco, perchè si divertisse a contare i +denari... E ad Aldo piacquero molto i nonni e il loro negozio. E imparò +che il denaro è denaro. + +Nancy, di fronte a quella frase, ammutolì. Aldo, camminando al suo +fianco lungo il boulevard, continuò: + +--Vedi, è la gente come Carlo che guasta tutto per gli altri. Carlo è un +perfetto cretino nello spendere i suoi denari. + +--Oh! ma è così buono Carlo!--disse Nancy. + +E lo disse con tale fervore che Aldo si chiese se per caso ella non +sapesse che era Carlo che pagava tutte le loro spese, quelle del +viaggio--con molte fantastiche aggiunte di Aldo--e anche quelle di tutto +l'anno, a partire dal giorno delle loro nozze. + +«Ma bada che dopo di ciò non ti dò più un soldo», aveva soggiunto Carlo, +nel breve discorso fatto a suo fratello otto giorni prima che si +sposasse. «Puoi contarci. Non più un soldo finchè campo! Dunque +scuotiti, dàtti d'intorno, e fa qualche cosa di utile. A questo mondo si +deve tutti sgobbare». + +Ma Aldo non intendeva di «sgobbare». Rozza, inestetica parola. Come +poteva un uomo, col fisico suo, «sgobbare»? Carlo non aveva nessun senso +di delicatezza. Già lo diceva anche Clarissa... Ma in questa occasione +Aldo non l'aveva consultata, perchè si ricordava di averla sentita dire +un giorno: «Io capisco che si adori un uomo, ma non capisco che gli si +paghino i debiti». + +In breve Nancy scoprì che la sapienza di Aldo non si limitava a +conoscere i prezzi delle cose e a saper fare i conti. Egli conosceva +anche luoghi e gente a Parigi--luoghi di cui Nancy non aveva mai sentito +parlare; gente che Nancy non aveva mai sognato potessero esistere! + +Egli le diceva: + +--Stasera, Nancy, stasera riderai!... + +Ma Nancy rideva poco; rideva sempre meno. E finalmente un giorno le +parve che non avrebbe potuto ridere mai più. Dio, Dio! come tutto quello +che ella vedeva era orribile! Come tutto le faceva paura, e tristezza, e +vergogna! + +--Che vuoi, è la vita, mia cara,--diceva Aldo stringendosi nelle spalle +col suo solito gesto napoletano.--Come vuoi fare a scrivere libri, se +non sai che cos'è la vita! + +Oh! ma lei non voleva sapere che cos'è la vita! Poteva scrivere libri +anche senza sapere. Ed oh! avrebbe voluto che neppur Aldo sapesse +niente! E per pietà, che egli la conducesse via, che si partisse--voleva +dimenticare tutte quelle cose e non ricordarsene mai, mai più! + +Allora Aldo, che non era cattivo, e che aveva trovato l'iniziazione di +Nancy meno divertente di ciò che avesse sperato, domandò il conto +dell'albergo, lo trovò esorbitante, fece dedurre il venti per cento.... +e quindi annunciò all'indignato albergatore la loro partenza per +l'indomani. + +E l'indomani partirono. Si recarono alla villa Solitudine di cui per il +momento Carlo e Clarissa non avevano bisogno; fu combinato con Carlo che +Aldo ne pagherebbe l'affitto a Clarissa. Clarissa non volle accettare +l'affitto; ma Carlo, non sapendo ciò, ne restituì l'importo al fratello. +Quindi, tutto sommato, questa combinazione fu per Aldo abbastanza +vantaggiosa. + +Nancy si sforzò di dimenticare ciò che era la vita, e ritrovò in breve i +suoi sorrisi; e Aldo la vide fiorire, tenue e luminosa come un'alba +lunare. E per tutte le cose che ella sapeva e tentava di dimenticare, e +perchè la vedeva muovere nelle morbide vesti parigine, pallida sotto i +grandi cappelli piumati, Aldo ardeva di vulcanico amore meridionale per +lei. + +Il Libro aspettava. + +Una sera che Aldo era al pianoforte improvvisando musica e parole sulla +leggiadrìa di Nancy, ella, seduta accanto a lui, disse a un tratto: + +--Quando cominceremo a lavorare? + +--Mai!--disse Aldo, cingendole il collo con un braccio, senza +interrompere gli accordi che suonava colla mano sinistra. + +Nancy rise, poggiando la testa al suo braccio. + +--Ma bisogna pure, Aldo. Io voglio scrivere il mio Libro. Sarà un grande +Libro. + +Aldo fece cenno di sì col capo, e continuò a suonare. + +--E neppur tu, Aldo, puoi passare tutta la vita a dirmi che m'adori. + +--Sì, sì, posso,--disse lui. + +Nancy rise piano, e gli mise un bacio sulla manica della giacchetta. + +Poi, a un tratto, uno strano senso la vinse, un senso di solitudine e di +paura. Le parve di essere sola nel mondo, e piccola, e derelitta, con +nessuno che avesse cura di lei. E Aldo le parve anche più debole e più +derelitto di lei. Allora il terrore dell'Infinito piombò sulla sua +anima. + +Aldo frattanto cantava, soave e sommesso, con la testa china in avanti e +i foschi capelli spioventi sulla fronte. All'improvviso Nancy pensò +quanto sarebbe meglio essere chiusa, al sicuro, in una grande stanza +chiara, con molti libri e un calamaio; e sapere che fuori, tra lei e il +mondo, tra lei e l'oscurità, tra lei e il vuoto che la sgomentava, si +tenesse una sentinella, forte e sicura, con un fucile a tracolla... + +--Ah! il baluardo!--pensò lei; e la gagliarda figura dell'inglese dalle +larghe spalle, dagli occhi chiari e calmi, le si riaffacciò alla mente. +Poi disse:--Il lavoro sarà il mio baluardo. + +E andò in camera sua a prendere la penna d'avorio. + + + + +XIX. + + +Mancavano quattro mesi a finire l'anno della liberalità di Carlo, e Aldo +allora sentì che bisognava pur scuotersi e sgobbare. Egli aveva +cominciato col decidere che si stabilirebbero a Milano. E si erano +stabiliti a Milano. + +Poi, niente. Non era successo niente. E Aldo non aveva fatto niente. + +Ora, conosceva troppo bene suo fratello Carlo per credere che, finito +l'anno, egli continuerebbe le sue sovvenzioni. Carlo aveva detto: «non +ti darò più un soldo». E Carlo era un uomo che aveva un ridicolo +rispetto della propria parola. Dunque Carlo era una fonte esaurita. +Valeria, suocera affettuosa ma inetta, aveva mostrato ad Aldo i suoi +conti e i suoi libretti, facendogli toccare con mano che Nancy non +avrebbe potuto aver nulla, oltre le sue meschine quaranta mila lire di +dote. Restava lady Sainsborough, quella vecchia originale d'inglese, che +a Napoli si era presa di tanta simpatia per Aldo. Ma anche lei non aveva +risposto alle ultime due lettere che Aldo le aveva scritte. +Probabilmente aveva anche modificato il suo testamento. Dunque nulla da +fare. + +Bisognava dunque scuotersi, agitare. Bisognava «sgobbare». + +Aldo si scosse... e sgobbò. Scrisse una terza lettera a lady +Sainsborough. + +Poi si decise a chiedere a Carlo che gli desse un impiego nella +direzione delle sue filature di seta. Carlo blandamente rifiutò. Allora +andò dagli editori del primo libro di versi di Nancy, e propose a loro +che gli facessero un adeguato anticipo sul libro non ancora scritto di +sua moglie. Anch'essi blandamente rifiutarono. + +Allora, colla coscienza di aver fatto tutto il suo possibile, Aldo +decise che era inutile agitarsi e sgobbare di più, e lasciò che gli +eventi seguissero il loro corso. + +Nancy non gli era di nessun aiuto, di nessuna utilità. Egoisticamente +ingolfata nel suo Libro, stava tutto il giorno in camera sua, seduta al +suo tavolo, coi capelli tirati dietro alle orecchie, con gli occhi +strani e lucenti. Se egli entrava nella stanza, ella, senza smettere di +scrivere, alzava la mano sinistra imponendo il silenzio--gesto che egli +trovava insopportabile. Se egli non obbediva a quel gesto e +s'inoltrava, ella levava su di lui quegli occhi chiari, smarriti, +interroganti--allora lui si sentiva nervoso, costretto ad affrettarsi, e +dimenticava quello che aveva avuto l'intenzione di dirle. + +Così tirò avanti, pasticciando colle quaranta mila lire, passando i suoi +giorni a leggere i giornali, a suonare il pianoforte, e andando ogni +sera al Savini o all'Eden finchè veniva l'ora di andare alla Patriottica +a giocare al poker o al baccarat. + +Alla Patriottica s'imbatteva spesso con Nino, che sedeva sempre +imbronciato e solitario. Alla vista di Aldo, la bocca di Nino si +contraeva in una smorfia amara, a tal segno che ad Aldo veniva il +nervoso al solo vederlo; ed era convinto che quella faccia da pesce +morto gli portasse sfortuna al giuoco. Aldo si sentiva doppiamente +irritato alla sua vista per il fatto che Carlo--che per lui, suo proprio +fratello, si era rifiutato a fare qualsiasi cosa--aveva recentemente +preso per socio questo Nino, il quale, tanto per farsi valere (o anche +per puro dispetto) si era messo a lavorare volgarmente come un negro, le +sue dieci o dodici ore al giorno. Carlo, assai soddisfatto, si faceva +vedere in galleria, col sigaro in bocca, a braccetto di Nino, come se +fossero fratelli; mentre quell'assurdo zio Giacomo, come una vecchia +gallina, trotterellava accanto a loro, raggiante e ridicolo. + +E lui, Aldo--che, insomma, era o non era il fratello di Carlo?--doveva +andare a zonzo stupidamente da solo, fumando delle sigarette a buon +mercato; oppure correre a fianco dello zio Giacomo, come un estraneo, +come un «outsider», ascoltando per la millesima volta l'antifona +nauseante del ritorno e della riabilitazione del Figliuol prodigo, Nino. + +Aldo andò da Clarissa a lamentarsi; ma questa non gli dimostrò nè +simpatia, nè compassione. Lo ascoltò, distratta, stropicciandosi le +unghie d'una mano sul palmo dell'altra, e guardando dalla finestra. Egli +si era aspettata una ben altra accoglienza. Sperava che ella gli avrebbe +in soave atto di carezza posato una mano sul capo reclinato, +dicendogli: «Povero bello!» come talvolta aveva fatto negli anni +scorsi... Ma quando egli reclinò il capo, ella seguitò distrattamente a +stropicciarsi le unghie d'una mano sul palmo dell'altra, e a guardar +fuori dalla finestra. + +Egli sentì che dalla benevolenza di Clarissa poteva dipendere tutto il +suo avvenire; e, quasi per un senso di dovere verso Nancy, egli afferrò +una di quelle mani bianche e la baciò col suo bacio più morbido e +conturbevole. + +--Oh, Aldo! non fare la lumaca,--disse Clarissa ritirando la mano. Poi +lo squadrò da capo a piedi e disse:--Bah! Ringrazio il cielo che m'ha +fatto sposar Carlo! + +A questa dichiarazione Aldo non credette affatto. Tuttavia questa frase, +aggiunta a tutti gli altri smacchi, lo urtò. Quando partì, comprese che +Clarissa lo considerava come l'esclusiva proprietà di Nancy, quanto il +paio di antichi candelabri d'argento che ella le aveva dato per regalo +di nozze; e comprese che ella non riprenderebbe mai nè lui nè i +candelabri. Quelle fiamme per lei non si accenderebbero più. + +Nancy aveva scritto un terzo del Libro. Era una grande opera: un Libro +di cui il mondo parlerebbe. + +Come il portento di Giovanna d'Orléans, una visione ultra terrena le +aveva incendiato il cuore. Sentiva il Genio, come una grande aquila +imprigionata, agitare le immense ali nel suo cervello, e l'Ispirazione, +abbagliante e indefinita, le stendeva le braccia. Epiteti fini e +fiammanti, rime e ritmi, come bimbi coronati di rose, irruppero cantando +nella sua fantasia; e la giovane Idea, sciolti i luminosi capelli, sorse +nuda e nuova innanzi a lei... + +Ecco: il bianco-e-nero Fiore della Frase apre i tuonanti petali: e sulla +carta bianca sfolgora e vive il Poema. + + + + +XX. + + +Non fu più concesso ad Aldo di suonare il pianoforte, perchè disturbava +Nancy nel suo lavoro. Egli doveva anche stare in casa per ricevere +chiunque venisse, perchè Nancy non fosse importunata. + +Quando all'ora di pranzo ella non voleva interrompere il corso dei suoi +pensieri venendo a tavola, era Aldo stesso che, in punta de' piedi, le +portava i pasti; perchè la domestica dal passo pesante e dal viso +stupefatto la irritava e la distraeva. Un silenzio riverente regnava +sulla casa. + +Baldelli, della casa editrice di Roma, ebbe sentore del Libro e venne a +Milano per sapere se era possibile averlo. L'editore milanese del Ciclo +di Liriche, che distrattamente aveva omesso di pagare le ultime due +edizioni di quel libriccino fortunato, mandò, senza che glielo si +domandasse, un «chèque» quasi inverosimile, e suggerì per la nuova opera +una edizione di lusso rara e ricercata. + +Nancy non rispose a nessuno, non badò a nessuno. Il Libro, come un +falco, le teneva gli artigli conficcati nel cuore. + +Era una sera d'inverno; sotto la lampada accesa Nancy scrisse al sommo +di una pagina bianca: «Capitolo XVII». Ella scrisse questa intestazione +accuratamente, devotamente, disegnando i numeri romani con penna +amorosa. Questo era il capitolo culminante del Libro. Per raggiungerlo, +l'opera si era andata lentamente innalzando, in ripida e audace ascesa. +Ma da quel punto il poema doveva fluire e precipitare, in largo, +irrefrenabile torrente fino alla sua portentosa chiusa. Questo capitolo +era il sommo, l'apogeo e la corona. + +Nancy si passò rapidamente la mano sulla fronte, ricacciando +all'indietro i morbidi capelli scompigliati. Poi guardò nervosamente +Aldo. Egli sedeva all'altro lato del tavolo con dei fogli di carta da +musica davanti a sè. Il cerchio di luce della lampada gli pioveva +pacatamente sul lucido capo chino. A Nancy parve ch'egli avesse l'aria +tediata e triste. + +--Che c'è, Aldo?--gli chiese, stendendo verso di lui attraverso la +tavola una mano affettuosa. + +Nella esuberante gioia dell'ispirazione, essa si sentiva molto tenera e +pietosa. + +--Oh, niente, niente,--sospirò lui.--Avevo l'idea di scrivere un +preludio. Ma non posso far nulla senza provarlo al pianoforte. E ciò ti +disturberebbe. Non importa, non importa! Non curarti di me. + +--Ma certo che mi curo di te,--disse Nancy; e alzatasi gli andò vicino e +si chinò su di lui, posandogli con affetto una mano sulla spalla. E +vedendo sul foglio davanti a lui una riga di minime e di semiminime, +sorrise, ricordando che nella sua infanzia le parevano ometti che +s'arrampicassero sopra uno steccato orizzontale. + +--Sai bene,--disse Aldo passando e ripassando la penna sulla faccia di +uno degli ometti e facendolo diventare più grande e più nero degli +altri,--sai bene che Ricordi pubblicherà quelle mie romanze; ma credo +che le abbia accettate solamente perchè le parole sono tue... Allora ho +pensato di scrivere una cosa che fosse tutta mia... una specie di +preludio, come l'«Après-midi d'un Faune». Ma sarebbe proprio necessario +che lo provassi al pianoforte... + +--Lo so, povero caro,--disse Nancy, accarezzandogli i morbidi +capelli.--Lo so, che sono una cattiva e perfida egoista che mette a +soqquadro tutto, con questo mio Libro. Ma abbi pazienza, abbi +pazienza!--E Nancy gettò uno sguardo di appassionato desiderio verso +quel «Capitolo XVII» che, in grandi caratteri, le arrideva capovolto sul +foglie bianco dall'altra parte della tavola. L'inchiostro ancora bagnato +del «XVII» luccicava e le faceva cenno di affrettarsi.--Aspetta che +abbia finito il mio Libro. Vedrai, vedrai allora! Farai tutto quello che +vorrai. Ce ne andremo a passare dei giorni azzurri in campagna; e saremo +felici, ultracelestialmente felici!--E poi soggiunse, per fargli +piacere:--E saremo anche ultramericanamente ricchi! + +Egli levò su di lei i neri occhi profondi, ed ella pensò che somigliava +al San Sebastiano del Murillo. + +--Il tuo Libro ha inghiottito tutto il bene che mi volevi!--disse Aldo. + +--Ma no,--disse Nancy, e gli accarezzò la bella fronte.--Ma se sei tu, +se è la tua presenza, la tua arcangelica bellezza che mi ispira e mi +aiuta a scrivere! + +Aldo sospirò. + +--Eh, lo so che sono una nullità!... E non mi resta che a rallegrarmi +che, per il fatto che non sono un mostro, ti ho aiutata a scrivere il +tuo Libro. + +Nancy sentì una fitta di rimorso. + +--Non dire delle cose amare, cuor mio,--pregò.--Devo, devo essere +egoista per un po' di tempo ancora! Se non scrivo mi pare di avere nel +cervello un demone pazzo che strepita e stride per venir fuori... Ed oh! +Aldo! quando mi veggo davanti la carta lucida e bianca, piena di +abbaglianti promesse, sento d'un tratto in me l'urto dell'ispirazione, e +la chiamata! Allora dalla vecchia penna d'avorio balza e scaturisce la +parola, facile, rapida, piana.. E mi pare di essere una fonte d'acqua +montanina che lancia in fulgido zampillìo la sua vita al sole. + +Aldo prese ed attirò a sè il dolce viso acceso. + +--Lavora dunque,--disse, e la baciò.--Nulla deve interrompere la tua +opera. + +--No, no, nulla al mondo!--disse Nancy. + +Nel dirlo uno strano brivido passò in lei, un rapido battito le scosse +il cuore, e sentì la radice dei suoi capelli rizzarsi come tante piccole +spine. Poi più nulla. + +La strana sensazione svanì, ed essa si volse per tornare al suo posto; +si fermò ritta accanto alla tavola, e chinò lo sguardo sul «Capitolo +XVII». L'inchiostro ancora umido brillava sulla cifra. Ma Nancy +aspettava--aspettava di sentirsi ripetere sotto al cuore quel palpito +strano, trillante, indescrivibile. Volse lo sguardo ad Aldo. Egli stava +pingendo pensosamente la faccia di un'altra semiminima, facendola +diventare grande e nera. + +Allora Nancy sedette, e intinse la penna d'avorio nella bocca spalancata +del calamaio. Ah! ~Ecco!~ ancora! Ecco, il battito! il battito! Come una +piccola mano morbida che la colpisse nel cuore! Ed ora, un fremito +lungo, un tremolìo, come d'uccelletto imprigionato! + +--Aldo! Aldo!--gridò, e cadde avanti, col viso nascosto sulle braccia. + +E i suoi capelli diffusi ondeggiarono sul «Capitolo XVII», e sfregiarono +la bianca pagina aspettante. + + + + +XXI. + + + * + * * + +Nancy si mosse, sospirò!... poi lenta aprì gli occhi. Era sveglia. + +Nella camera attigua Valeria singhiozzava tra le braccia dello zio +Giacomo, e la zia Carlotta baciava Adele, e baciava Aldo, che, pallido +con gli occhi rossi, stringeva la mano a tutti. + +Attraverso la porta socchiusa Nancy udiva le loro voci sommesse e +bisbiglianti; e ne sentì un vago e languido piacere. Ma ecco che un +altro suono le colpì l'orecchio: un suono dolce, staccato, regolare--che +pareva il lento battito d'una pendola. Quel suono le dava un senso di +calma profonda e soave. Volse il capo sui guanciali e guardò. Era la +culla! + +Accanto vi sedeva, sonnecchiando, la Suora, reggendosi la fronte con una +mano, mentre coll'altra, posata sulla sponda della culla, faceva, anche +nel dormiveglia, la dolce mossa automatica del ninnare. + +Nancy sorrise e richiuse gli occhi. Quel battito regolare la sopiva, e +la riconduceva verso il sonno. Ella si sentiva ineffabilmente +tranquilla, illimitatamente felice. + +Era finita l'attesa; erano passati i timori. Ora la vita si apriva più +vasta sopra più vasti orizzonti. L'anima sua era placata, appagata e +senza desiderio. + +Ed ora, con un sommesso tremito di gioia, le tornò nella memoria il suo +Libro; il suo Libro che la aspettava, fermo dove ella lo aveva lasciato +quella sera in cui l'avvenire aveva pulsato entro il suo seno. L'opera +che doveva vivere la chiamò con voce piana, e le ripiegate ali +dell'aquila fremettero... + + +Nel crepuscolo oscillante della culla la creatura aprì gli occhi e +pianse: + +--~Ho fame.~ + + + + +LIBRO SECONDO + + + + +I. + + +Quando delle quaranta mila lire ne furono dileguate diciotto mila, Aldo +disse: «Qui bisogna fare qualche cosa». E quando delle quaranta mila +lire non ne restarono più che diciotto mila, egli disse: «Qui, qualche +cosa va fatto». Carlo non voleva saperne di lui nè dei suoi affari. +L'unica cosa che avesse ricevuto da lady Sainsborough era una fotografia +«presa in giardino col mio caro cane Fox», e un'altra di lady +Sainsborough in amazzone «pronta per la cavalcata col barone +Cuciniello». + +--Vecchia matta,--brontolò Aldo, gettando le fotografie nel fuoco e +conficcandovele ferocemente colle molle. + +Poi chiamò Nancy e le espose lo stato delle cose. Nancy non parve +oltremodo impressionata. + +--Ah, non c'erano più che diciotto mila lire? Ma guarda un po'!--Poi +andò carponi sotto la tavola e nascose la faccia dietro il tappeto +ricamato:--Bau-bau! Kukù! + +La piccolina le ruzzolò dietro e le tirò i capelli con molti strilli di +gioia. + +--E così, che cosa dobbiamo fare?--disse Aldo. + +--Appena béby saprà camminare,--rispose Nancy da sotto la tavola,--la +sua mamma... sì, sì, sì, chi è la sua mamma adorata? eh, tesoro piccolo, +agnello del buon Dio?... + +--Cosa racconti?--chiese Aldo impaziente. + +--Dico che appena béby saprà camminare, la sua mamma, che sono io... +nèh, béby, che sono io la tua mamma?... Di' «mamma!» Mammam-mam... + +--Ma va avanti,--gridò Aldo. + +--La sua mamma, dicevo, si rimetterà al lavoro. Ma finchè questa +creatura è un essere così piccolo--Nancy baciò la morbida testolina di +sua figlia su cui i capelli spuntavano qua e là in ciuffi biondi--la sua +mamma non sarà una crudele (bacio) brutta (bacio) feroce (bacio) tigre +ircana (bacio, bacio) che abbandoni solo soletto al mondo un povero +piccolo béby come questo (molti baci) per scrivere dei noiosi libri che +nessuno ha voglia di leggere... bau-bau bau... Kukù! + +Aldo seccato uscì dalla stanza, ma nessuno sotto la tavola si avvide +della sua partenza. + +Egli si recò dallo zio Giacomo, e gli parlò a lungo; e lo zio Giacomo, +per amore di Nancy, lo prese nel suo studio e gli diede da fare dei +disegni e dei piani d'architettura, con uno stipendio di duecento lire +al mese. + +Alla fine della terza settimana Aldo alzò gli occhi dal suo tavolo e, +volgendo lo sguardo per la stanza dove altri quattro impiegati +disegnavano dei piani, li osservò con aria meditabonda. Due di quei +quattro erano giallicci e magri; uno era gialliccio e grasso; l'altro +era grasso e rosso. I due giallicci e magri avevano pochi capelli; +quello gialliccio e grasso non ne aveva affatto; quello grasso e rosso +portava gli occhiali. Tutti quanti erano in quello studio da quattro, +sei, e dodici anni a disegnare piani, con stipendi che variavano dalle +duecento alle seicento cinquanta lire al mese. + +Aldo fece un breve calcolo sulla sua carta asciugante. Ammettendo che +egli stesse in quello studio cinque anni, e che per i primi due anni +guadagnasse 200 lire al mese: fanno 4800 lire. Per i due anni seguenti +gli darebbero probabilmente 300 lire al mese, diciamo, anzi, 350--8400 +lire. L'anno dopo mettiamo che gliene dessero 400, o anche 450 al mese = +5400 lire. Totale in cinque anni: 18600 lire. + +Diciotto mila seicento lire. Così che, dato che egli non spendesse +nulla, assolutamente nulla, ma continuasse a vivere per cinque anni di +ciò che rimaneva della dote di Nancy (il che era fuori di questione +perchè non poteva bastare) egli si sarebbe trovato, in capo a cinque +anni, esattamente al punto in cui si trovava oggi... con cinque anni di +più sulle spalle. E probabilmente anche lui gialliccio e magro, o +gialliccio e grasso, o rosso e grasso con gli occhiali. Era un programma +assurdo, insensato. Era inconcepibile. Oggi, eccolo con le sue diciotto +mila lire in tasca e i cinque anni ancora davanti a sè. + +Prese il cappello e lasciò lo studio. Scrisse spiegando le cose allo zio +Giacomo il quale gli rispose dandogli del cretino, dell'ingrato, del +napoletano, dell'asino, del pover'uomo, del triplice estratto di egoista +imbecillità. Aldo non discusse queste opinioni. + +A casa spiegò matematicamente la situazione a Nancy e a Valeria, +dilungandosi in ragionamenti e cifre che esse ascoltarono con occhi +vaghi e aria imbambolata, pensando ad altro. Per farlo smettere gli +diedero ragione. + +--Diciotto mila lire--disse Aldo--impiegate con senno e intelligenza +potrebbero essere la base di una vasta fortuna. + +Valeria approvò con mite capo, e Nancy disse: + +--Kukù! + +Allora il béby, a richiesta di Aldo, fu mandato a passeggio con la donna +rettilineare e arcigna, scelta con speciale cura per questo ufficio +dalla zia Carlotta. + +--Potresti metterti in società con qualcuno,--disse Nancy, dolcemente, +con la testa un po' inclinata per mostrare che prendeva interesse alla +cosa. + +Valeria assentì, e soggiunse: + +--Ho sentito dire che le miniere sono sempre un buon affare. + +Aldo non rispose. + +--Diciotto mila lire!--disse, meditabondo.--Non è molto!--Poi +azzardò:--Si potrebbe naturalmente aprire un negozio. + +Nelle profondità crepuscolari dei suoi splendidi occhi passò la visione +del nitido e ben fornito negozietto di suo nonno in via Chiaia a Napoli, +coll'insegna: «Esposito Della Rocca, corals and mosaics; English +spoken», con le sue file di coralli appesi, coi pettini di tartaruga e +gli ornamenti di filigrana; con le spille di lava e di mosaico che si +vendevano a una lira l'una; e le conchiglie di lucida madreperla, e le +vedute del Vesuvio notturno su cristallo convesso; e poi quei piccoli +album di vedute di Napoli ripiegate entro una copertina rossa, che gli +inglesi compravano così volentieri. Gli pareva di vedere il nonno uscir +fuori dal banco con uno di questi libriccini rossi in mano, e brrrr... +scioglierli a volo davanti agli ingenui verde-velati forestieri. Il +nonno! lo vedeva, come fosse oggi, consegnando con gesto di languida +grazia i pacchettini avvolti in carta rosa ai clienti, poi, salutando +con largo gesto della mano, e accompagnandoli fin sulla porta con blanda +e dignitosa benevolenza. Anche ad Aldo sarebbe piaciuto avere un bel +negozio a Napoli, con dei fidenti e ingenui avventori inglesi; e degli +americani, insolenti, ma ricchi; e dei tedeschi, economici, ma +sentimentali--che tutti pagherebbero i loro bravi denari... Ah! quei +buoni piccoli denari che entrano lungo il giorno e che la sera si +contano, si guardano, si ricontano e si mettono via, invece di quel +vago e remoto «stipendio» così insoddisfacente, non visibile, non +tangibile, e privo di sorprese e di possibilità. + +Ma Valeria, parlava: + +--Un negozio! ma caro Aldo! che terribile idea! Come puoi pensare a una +cosa simile? + +E Nancy, che credeva ch'egli avesse detto per celia, rise con tutte le +fossette in gioco. + +--Ma sì, Aldo, ma sì! metteremo su una bottega di balocchi... avremo +tutti i giocattoli del mondo per divertire béby! Cinquecento bambole per +béby! Mille pecore di gomma per béby; dieci mila orsacchiotti di pelo, e +mucche che a schiacciarle fanno mu-u! Sì, sì, Aldo! prendiamo subito un +negozio di balocchi!--e saltò su a baciargli la dritta e sottile +scriminatura che gli spartiva in due onde nere i lucidi capelli.--E se +poi,--soggiunse, appoggiando la guancia ridente al capo di suo +marito,--se poi béby avrà rotto tutte le teste, e leccato via tutti i +colori, e strappato tutti i peli alle povere bestie, vuol dire che, per +compenso, regalerò un poema autografo ai compratori di ogni animale +danneggiato. E allora tu esigerai che te lo paghino due lire di più! + +Questa allusione al poema autografo fece chiaramente comprendere ad Aldo +che era impossibile che sua moglie, la celebre poetessa, potesse tenere +un negozio. + +Sospirò, e disse: + +--Ho quasi idea di tentare Montecarlo. Non ci sono mai stato, ma De +Cesari, quel mio amico genovese, mi ha detto di un magnifico sistema. + +--Perchè non se ne serve lui allora?--disse Nancy.--A vederlo, si +direbbe che ne ha bisogno. + +--Ha provato,--assicurò Aldo,--ma lui non è l'uomo da giocare un +sistema. Gli manca la forza di carattere. Un sistema è una di quelle +cose che guai a non seguirlo, e continuarlo, e giocar sempre quello, +per quanto si possa essere tentati di far diversamente. Eh no! De Cesari +non è l'uomo.... Ma il suo sistema è veramente straordinario. + +E Aldo prese di tasca uh taccuino, ne strappò un foglio, e con una +matita fece vedere il sistema a Nancy e a Valeria. + +--Vedete? «N» vuole dir nero e «R» rosso.--Poi fece tanti piccoli punti +irregolarmente sotto ogni iniziale.--Vedete? su tutti questi punti io +vinco. + +--Davvero?--dissero Nancy e Valeria chinandosi sul foglietto con le +teste vicine. + +--Sì, sì; vinco su tutte le intermittenze. + +--Cosa sono le intermittenze?--chiese Nancy. + +--Oh! Poco importa cosa sono,--disse Aldo facendo degli altri +puntini.--E vinco su tutti i colpi di due, di tre, di cinque.... + +--Di quattro,--corresse Nancy, che non capiva niente, ma voleva +dimostrare il suo interessamento. + +--No.... non vinco sui colpi di quattro,--disse Aldo.--Sui quattro, +perdo. Ma guadagno poi sui cinque, e i sei, e su tutto il resto. E +naturalmente i colpi di quattro vengono di rado. + +--Naturalmente,--disse Nancy. + +--Già,--disse Valeria. + +Ed entrambe contemplarono con occhi vacui la duplice fila di puntini +sotto l'N e l'R. + +--Potrei rendere il gioco meno costoso,--disse Aldo meditabondo,--se +aspettassi, e lasciassi passare le intermittenze, per non puntare che +sui colpi di due. + +--Già, sarebbe bene,--disse Nancy, che comprendeva di meno in meno. + +--Ma--fece Valeria--se hai detto che vincevi sulle intermittenze? + +--Eh! cara mia! se ~sono~ intermittenze!--disse Aldo con aria di +profonda saggezza.--Ma se fossero dei quattro? + +Questa frase per Nancy chiuse la porta definitivamente a ogni più +lontano bagliore di comprensione. Ma Valeria, che durante il suo viaggio +di nozze era stata a Montecarlo quattro giorni, disse con tono reciso: + +--Io, se fossi in te, starei a vedere. Se fossero dei quattro, allora +non punterei che sui cinque e i sei. + +Aldo riflettè, stropicciandosi il mento. + +--Questa non è forse una cattiva idea,--disse,--ma bisogna che provi. +Adesso voialtre dite «rosso» o «nero», così, a caso, come vi salta in +testa. + +Nancy e Valeria dissero «rosso» e «nero», a caso, come saltava loro in +testa; e Aldo giocò il sistema, puntando degli scudi immaginari, e +raddoppiandoli secondo le regole del De Cesari. In meno d'un quarto +d'ora, dimostrò che aveva guadagnato quasi duemila lire. + +Allora fu deciso ch'egli sarebbe andato a Montecarlo e avrebbe giocato +il sistema e niente altro che il sistema. E sarebbe partito il più +presto possibile. + +--Non ditene una sillaba a nessuno,--disse.--De Cesari raccomandava +sopra tutto che non se ne parlasse. Capirete. Se tanta gente lo sapesse, +Montecarlo non esisterebbe più. E allora tutto sarebbe guastato. + +Non dissero una sillaba a nessuno; ma cominciarono subito i preparativi +per la partenza di Aldo. + +--Non mi fermerò più di un mese per volta,--disse lui.--Bisogna stare +attenti che il Casino non sospetti che si ha un gioco sicuro. + +--Si capisce,--disse Valeria. + +E Nancy disse: + +--Non è un po' disonesto d'andar lì, sapendo di dover vincere? + +Aldo spiegò che l'Amministrazione del Casino non era una persona, +soggiungendo che, ad una società così ricca, quelle poche migliaia di +lire che a lui occorrevano ogni anno non farebbero nè caldo nè freddo. + +Nancy allora soggiunse: + +--So che Montecarlo è un luogo terribile... pieno di cattive donne, +strane e pericolose. Spero... oh Dio!... + +Aldo le baciò la fronte rannuvolata. + +--Mia cara, se vado a Montecarlo è per i denari. All'infuori di ciò, +niente m'interessa. + +Nancy sorrise e sospirò. + +--Lo so! lo credo!--disse.--Ma certo quelle odiose creature ti +guarderanno. + +--Ah! a questo non c'è rimedio,--disse Aldo, blando e rassegnato. + +Nancy rise e lo abbracciò. + +--Che strano ragazzo sei tu!--disse.--Io credo che il tuo Giardino +Chiuso, il tuo «hortus conclusus», non sia che un campicello di +patate.... E ciò nonostante quante ore felici vi ho passato! + + + + +II. + + +Maggio portò alla bambina un dente. Giugno gliene portò un altro, e le +gettò uno sprazzo di luce dorata sui capelli. Agosto le mise sulle +labbra una parola o due. Settembre la mise ritta e titubante sui +piedini. E Ottobre la spinse a correre con passi vacillanti, attonita ed +estasiata, nelle braccia della mamma. + +I suoi nomi erano Liliana, Astrid, Rosalynda, Anne-Marie. + +--Ora che béby sa camminare,--disse Valeria a sua figlia,--tu dovresti +riprendere il tuo lavoro. + +--Sicuro che devo,--disse Nancy, sollevando tra le braccia la sua +bambina e ponendosela in grembo.--Hai visto, mamma, i braccialetti che +ha?--E tese verso Valeria le due brevi braccia paffutelle della bambina, +a mostrare intorno al minuscolo polso una triplice lineetta rosea, che +solcava deliziosamente le tenere carni.--Vedi? tre piccoli +braccialettini «porte-bonheur»! + +E Nancy baciò il polso grassetto, mordendolo un poco. + +--Dove è stato messo il tuo manoscritto?--chiese Valeria. + +--Oh! non so! disopra, forse... o altrove,--disse Nancy, fingendo di +mangiare il piccolo braccio nudo della bambina.--Oh! che bontà! che +bontà! Proprio ~stuisito~!... Mamma, questa creatura sa di erbetta e di +vaniglia e di viole mammole. Assaggia un po', che buon sapore! Assaggia! + +E porse il piccolo braccio da mordere anche a Valeria. + +--~Saggia~,--disse la piccina. + +La nonna assaggiò e trovò eccellente e squisito. Allora dovette +assaggiare anche l'altro braccio; e lo trovò squisito. E poi un pezzetto +di guancia; e poi l'altra guancia... e tutto era squisito. Poi la +bambina alzò il piedino nella sua scarpetta di cuoio bianco, e lo tese +alla nonna: + +--~Saggia!~ + +Ma la nonna non volle assaggiarlo e disse: + +--Beh! beh! cattivo!--E anche all'altro piedino teso perchè lo +assaggiasse, la nonna disse--beh! beh!--e aggiunse anche un'altra +parola, indicante grande schifo. + +Ma la piccola disse:--~Saggia!~--e gli angoli della sua bocca +cominciarono a curvarsi ominosamente in giù. + +Allora la nonna assaggiò la scarpetta e la trovò molto gustosa; eppoi +l'altra scarpetta e la trovò eccellentissima anche lei. Eppoi Nancy +dovette cominciar da capo ad assaggiare tutto: le braccia, e le guancie, +e le scarpette... + +Così i giorni passavano affaccendati, pieni di importanti occupazioni. + +Aldo, da Montecarlo, scriveva che il «sistema» era impareggiabile. +L'unica sua paura era che l'amministrazione se ne accorgesse. Ora +giocava con puntate doppie. + +... Pochi giorni dopo scrisse che nel sistema c'era un difetto. Ma poco +importava. Aveva scoperto un sistema nuovo, molto migliore dell'altro. +L'aveva comperato per cento franchi da un individuo che era stato +espulso dal Casino, perchè l'amministrazione aveva paura di lui e del +suo sistema. Naturalmente Aldo s'era impegnato a fargli un regalo +adeguato, a vincita fatta. La sera precedente aveva guadagnato ottocento +lire in dieci minuti con questo nuovo sistema. Doveva però andar molto +cauto, perchè il difetto di quell'altro sistema era stato disastroso. + +Giunse una terza lettera. Aldo, dopo aver vinto costantemente per +quattro giorni di seguito, era vittima della più incredibile disdetta; +la vera «guigne»! Una serie di ventiquattro neri, mentre lui raddoppiava +sul rosso. Comunque, intendeva di attenersi rigidamente al nuovo +sistema. Era l'unico modo di salvarsi. La gente che esita, che cambia, +che salta da un sistema all'altro, deve perdere per forza. Baci a tutti. + +Due giorni dopo venne una cartolina. «Ho scoperto che tutti i precedenti +S erano sbagliati. Ho fatto conoscenza di un Cr. che rimetterà le cose a +posto.» + +Valeria e Nancy restarono perplesse davanti al «Cr.». Naturalmente l'«S» +significava sistema. Ma «Cr.»? che cosa poteva significare «Cr.»? + +Valeria, inquieta, mandò un biglietto a Nino. Nino lasciò subito lo +studio di Carlo e si affrettò a correre in via Senato dove, dalla +partenza di Aldo in poi, Valeria abitava con Nancy e la piccina. Tutte e +tre erano sul balcone ad aspettarlo, e gli fecero dei cenni di saluto +non appena lo videro spuntare sul ponte di Sant'Andrea; Nino si affrettò +traverso i Boschetti e salì a corsa le scale del numero 12. + +--Come va, Valeria?--e la baciò in fronte.--Come va, Nancy?--e le baciò +la mano.--Come va, Anne-Marie?--e la baciò sul capo biondo.--Cos'è +successo? Che cosa ha fatto Aldo? + +--Oh!--esclamò Nancy,--come hai fatto a indovinare che si tratta di +Aldo? + +Nino sorrise. + +Valeria gli porse la cartolina, e coprendola tutta eccetto l'ultima +riga, disse: + +--Che cosa significa «Cr.»? + +Nino guardò; poi domandò: + +--Da dove scrive? + +Nancy e Valeria scambiarono uno sguardo incerto. Poi risolvettero di +affidarsi a Nino. Tanto, Nino non si sarebbe servito del sistema, nè lo +avrebbe rivelato ad altri. Inoltre il sistema aveva un difetto... + +--Da dove scrive?--ripetè Nino. + +--Da Montecarlo,--dissero all'unisono Valeria e Nancy. + +Nino strinse le labbra come se stesse per zufolare. E poi non zufolò. + +La piccola, seduta sul tappeto, lo osservava, e quella smorfia le +piacque. Sperò che la rifarebbe. + +--Allora suppongo che «Cr.» significhi «croupier»,--disse Nino. + +Vi fu una pausa. Indi Nino disse: + +--Quanti denari ha preso con sè? + +--Tutto,--disse Valeria. + +Allora Nino rifece la bocca di prima; e la piccola se ne rallegrò. + +--Non c'è che andare a prenderlo!--disse Nino, guardando Nancy.--E +subito. + +--Oh Dio!--fece lei, trasalendo.--Ma ti pare che ci sia qualche cosa di +grave? + +--Di gravissimo,--disse Nino.--Probabilmente a quest'ora metà delle tue +quarantamila lire sono sfumate. + +--Non ne aveva che diciotto,--disse Nancy, con un lampo di malizia negli +occhi chiari. + +--Meglio così,--disse Nino.--Ma ad ogni modo farai bene di andarlo a +prendere. + +Nancy si sentì molto agitata e anche lieta. La piccola vedrebbe il +Mediterraneo! Valeria... la nonna! sarebbe venuta anche lei, ben +inteso... + +--No, cara; impossibile,--disse questa.--Ho promesso alla zia Carlotta +di aiutarla nel suo ricevimento domani sera. Ma ti accompagnerò per un +tratto di strada. Fino ad Alessandria o a Genova. + +--Ma tu, Nino,--disse Nancy, volgendosi a lui,--tu potresti pur +accompagnarmi, non è vero? + +--Oh sì!--esclamò Nino. Poi disse subito di no; gliene spiaceva +tanto, ma non poteva abbandonare lo studio di Carlo.--D'altronde,-- +soggiunse,--t'intenderai meglio con Aldo senza di me. + +La mattina seguente Nino era alla stazione per vederle partire. Valeria +portava in braccio Anne-Marie; e Nancy le camminava a fianco, e pareva +la sorella maggiore del béby. Non avevano altro bagaglio che una piccola +valigia, poichè Valeria ritornava a Milano quel pomeriggio stesso, e +Nancy era certa che anche lei vi tornerebbe con Aldo il giorno +seguente. + +Nino salì nel vagone a trovar due buoni posti; poi ridiscese, e stette +davanti allo sportello, guardando su, verso di loro, con +quell'espressione vuota, quel mezzo sorriso vacuo ed indeterminato che +tutti hanno davanti al treno in partenza, quando gli addii sono fatti e +il treno non si muove ancora. + +Nancy affacciata, gli sorrideva con occhi soavi. V'era sul suo cappello +qualche cosa di azzurro che faceva sembrare più azzurri i suoi occhi. +Dietro di lei, in braccio a Valeria, la piccina agitava una piccola +mano, inguantata di lana bianca, in segno di addio. Ecco: la campana +battè il suo rintocco; si udì il fischio: il treno si mosse. Allora Nino +con subitaneo impulso balzò sul predellino del vagone, girò la dura +maniglia dello sportello, ed entrò. + +--Vengo anch'io fin dove andrà Valeria. + +Fu salutato con giubilo da tutti, e la piccola continuò con grande +entusiasmo a fargli «addio, addio!» colla mano inguantata di lana +bianca. + +Oltrepassarono Alessandria. A Genova telegrafarono ad Aldo; e +proseguirono verso Savona. La bambina guardava il Mediterraneo, e Nancy +guardava la bambina, e Nino guardava Nancy. E Valeria li guardava tutti, +avvolgendoli tutti nel suo doloroso amore materno come in un invisibile +manto di Madonna. + +Giunti a Savona Nino e Valeria smontarono. Avevano da aspettar mezz'ora +il treno di ritorno che li avrebbe ricondotti a Milano. Ritti sulla +piattaforma davanti allo sportello del vagone, guardavano in su, verso +Nancy, coll'espressione vaga, il mezzo sorriso indefinito di coloro che +hanno già detto addio.... + +Nancy si sporgeva dal finestrino guardando nel viso di sua madre, alzato +così teneramente verso di lei. Poi guardava Nino; poi di nuovo sua +madre. + +La bambina, in piedi sul sedile accanto a Nancy, agitava le due brevi +braccia in segno d'addio, e i riccioli ambrati le cadevano sugli occhi. + +--In vettura!--gridò il conduttore. + +--Saremo di ritorno dopo domani,--disse Nancy per la terza o quarta +volta,--anzi, forse domani. + +--~Folse~ domani,--ripetè la piccola, che faceva sempre eco a quello che +si diceva. + +Nino si avvicinò alla finestra e stese la mano per toccare la manina +della bimba. + +--Cosa dici tu?--chiese ridendo.--Domani? Ma tu non sai neppure quando +sia domani. + +Anne-Marie lo guardò, seria... Nino sentiva nella sua mano il tepore di +quella piccola mano imprigionata. + +--Dunque, sentiamo: quando è domani, Anne-Marie? + +Anne-Marie lo guardò, grave e concentrata. + +--Domani--disse--è quando... domani è quando mi daranno sempre tutto +quello che voglio. + +--Ahi, che giornata lontana!--disse Nancy, ridendo. + +--Molto lontana!--disse la nonna. + +--Molto lontana,--fece eco la bimba. + +--Partenza!--gridò il conduttore. + +--Addio, Nancy! Addio, béby!--disse Valeria tremando un poco. + +«Pronti!» S'udì il fischio e la campana. + +Il treno si muoveva e Nancy salutò colla mano. + +--Addio, mamma mia cara! + +Valeria sentì nel cuore uno strappo strano e profondo. + +--Addio, Nancy! Addio, béby! Addio, miei due tesori! + +Il treno correva. + +--Forse domani!--gridò ancora Nancy, sporgendosi dal finestrino. + +Poi si ritrasse, per paura che una scintilla volasse negli occhi alla +piccina. + +Valeria, immobile, guardava il treno fuggente... e le parve di +sentirselo correre sul cuore. + +--Addio, Nancy! Addio, béby! + +Erano partite. + + +E «domani» era molto lontano. + + + + +III. + + +«Montecarlo!»--L'indolente treno della Riviera entrò brontolando e +sbuffando sotto la tettoia, e Nancy si affacciò nervosamente, perchè +Aldo la vedesse subito. Sulla piattaforma Nancy non vide che un crocchio +di donne chiaro-vestite che ridevano forte, e due inglesi taciturni con +le mani in tasca, e una coppia di sposi tedeschi. Nessun altro. Aldo non +c'era. + +Un languido facchino aiutò Nancy a scendere colla piccina, e afferrando +la loro valigia le precedette verso l'uscita. Quando Nancy lo raggiunse +fuori della stazione, trovò che aveva consegnato la valigia al +conduttore dell'omnibus dell'Hôtel de Paris. + +--«Non, non»,--disse Nancy.--«J'attends mon mari». + +--Ah!--disse il facchino al conduttore d'omnibus,--«elle attend son +mari». + +Poi sghignazzarono entrambi, sputarono, e stettero a guardarla. + +--«Donnez-moi ma valise»,--disse Nancy. + +--«Donnez-lui sa valise»,--disse il facchino. + +--«Eh!, on va la lui donner»,--disse il conduttore, arrampicandosi +lentamente sulla scaletta dell'omnibus. Poi tirò giù la +valigia.--«Voilà la valise».--E la pose in terra. + +Nancy disse al facchino di prenderla. Ma tanto lui come il conduttore si +mostrarono assai sorpresi. + +--«Quoi»?--disse il conduttore,--«et moi donc? Pas de pourboire»? + +Il facchino sorrise, sputò, e disse a Nancy: + +--«Faut lui donner son pourboire». + +Allora Nancy diede cinquanta centesimi al conduttore, e disse al +facchino di portare la valigia all'Hôtel des Colonies. Egli se la caricò +sulla spalla e s'avviò prontamente. Salì rapido la scalinata che conduce +alla piazza del Casino. + +Nancy lo seguì, con Anne-Marie aggrappata alle sue gonne. Appiè della +scalinata sedeva una donna con una cesta di aranci, e ne profferse a +Nancy. Ma Nancy disse: «non, merci», e proseguì frettolosa. Ma +Anne-Marie voleva un'arancia. Era stanca, e aveva fame, e si mise a +piangere. Allora Nancy tornò indietro e comprò un'arancia. Poi, presa in +braccio la piccina, si affrettò su per i gradini dietro al già lontano +facchino. + +In cima alla scalinata si fermò, guardandosi dintorno. + +Era un chiaro crepuscolo di giugno. Là dove il cielo era più pallido, la +luna novella pareva un piccolo taglio nel firmamento, un taglio netto e +sottile, traverso cui--come per uno spiraglio--il buon Dio concedeva +agli umani d'intravvedere il fulgore del suo Paradiso. + +Anne-Marie ricominciò a piangere perchè voleva che la mamma sbucciasse +l'arancia; e Nancy, che voleva affrettarsi dietro al facchino, dovette +fermarsi. Sollevò la bambina, la baciò, la consolò, la fece sedere sul +parapetto della scalinata e, sedendole vicino, pelò l'arancia. Tanto, la +sua valigia a quest'ora era probabilmente sparita per sempre. Ma che +importava? Nulla pareva di grande importanza purchè Anne-Marie non +piangesse più. + +Nancy guardò il cielo chiaro, e le palme, e il placido mare +grigio-perla. Chi sa dove era l'Hôtel des Colonies? Chi sa perchè Aldo +non aveva ricevuto il telegramma? La leggenda delle tragedie che +avvengono a Montecarlo le traversò per un istante la mente... Poi +Anne-Marie, che non era mai stata seduta su un muro a mangiare arancie, +alzò il visetto impiastricciato di sugo e di lagrime, e disse: + +--Buono. Buono tutto. Piace tutto questo a Anne-Marie. + +Allora tutto piacque anche a Nancy. + +Dopo molto vagare trovarono l'Hôtel des Colonies; ed ecco il languido +facchino seduto ad aspettarle colla valigia, chiacchierando intanto +colla magra ed energica proprietaria. + +Nancy si avanzò timidamente.--Abitava qui il signor Della Rocca?--Sì, +sì, Monsieur abitava qui.--Sapevano se avesse ricevuto un +telegramma?--No, il telegramma era là, nel bureau, non aperto. Monsieur +non era ancora rientrato.--E sapevano forse dove si trovasse Monsieur? + +--Eh! lo troverà al Casino!--disse la proprietaria. + +Nancy la pregò di condurla nella camera del marito; ma trovò che era una +piccolissima «mansarde» in cima alla casa. Allora Nancy prese per sè e +per la bimba un'altra camera; e Anne-Marie andò a letto, beata di +dormire sotto a una zanzariera. E subito si addormentò. + +Nancy scese al salone. Era buio. La padrona sedeva in giardino con una +vecchia signora e un ragazzetto grasso. + +--Se volete andare al Casino--disse amabilmente a Nancy--baderò io alla +vostra bambina. + +Ma Nancy disse: + +--Oh! no, grazie. + +--«Allez, allez donc»,--interpose la vecchia signora;--«vous savez bien, +les hommes! Ça pourrait ne pas rentrer»....--Poi soggiunse:--Io sono qui +da dodici anni. Questo mio nipotino è nato in questo Hôtel. Potete +andare tranquillamente. Il vostro piccolo angelo sarà ben custodito. + +Allora Nancy ringraziò e tornò disopra a prendere il cappello. +Anne-Marie dormiva e non si mosse. + +Nancy uscì con passo esitante dal giardinetto, e volse nella direzione +del Casino. Le strade a quell'ora e in quella stagione erano quasi +deserte. Nel suo semplice vestito da viaggio nessuno badava a lei. +Passando davanti all'Hôtel de Paris vide la gente che pranzava ai +tavolini illuminati da lampadette rosse. Sulla piazza, sulle panche in +giro alla grande aiuola di fiori, della gente sedeva in crocchi; e +dirimpetto, nel Café de Paris, gli tzigani in giubba rossa suonavano +«Sous la feuillée». + +D'un tratto Nancy si sentì smarrita e spaventata. Perchè era qui? Che +cosa faceva, sola, di notte, in questo luogo ignoto? E la piccola, la +sua piccola che dormiva in quel gran letto tutta sola in un albergo +sconosciuto? Le pareva di fare un sogno folle e incoerente. Spaurita e +triste si affrettò. + +Un uomo, passando, le disse: «Bonsoir, mademoiselle!» E Nancy si mise a +correre, e salì, col cuore che la soffocava, la gradinata del Casino. +Fece per andare nell'atrio, illuminato e gaio, ma due uomini in livrea +azzurra e scarlatta la fermarono, domandandole qualche cosa ch'ella non +comprese. Le fecero segno di entrare a sinistra in una sala aperta dove, +dietro a due lunghi banchi, sedevano degli uomini che parevano giudici o +avvocati, e avevano l'aria di aspettarla. + +Essa si avanzò incerta; poi si fermò davanti a uno di essi; era calvo, +con la barba in punta, e la guardava con occhi penetranti. + +--«Pardon»...--balbettò Nancy.--Cerco il signor Della Rocca... + +--Ah, davvero?--disse l'uomo dalla barba.--Non ho il piacere di +conoscerlo. + +Un uomo biondo che gli sedeva vicino, sorrise. + +--Non saprebbe dirmi dove posso trovarlo?--disse Nancy, sentendosi +arrossire al punto che le lagrime le vennero agli occhi. + +--Che cos'è questo signore? Cosa fa?--domandò l'uomo biondo. + +--E'... è venuto qui tre settimane fa... ha un sistema,--balbettò +Nancy.--Gli ho telegrafato, ma non ha ricevuto il dispaccio. La padrona +dell'Hôtel m'ha detto che lo troverei qui. + +Erano entrate alcune altre persone, che la ascoltavano, divertendosi. + +--Ah! ah! Dunque questo signore ha un sistema!--disse a voce alta e +marcata l'uomo colla barba. + +E Nancy vide che faceva un cenno significante a qualcuno rimpetto a lui, +ch'essa non vedeva perchè gli volgeva le spalle. Una paura immensa la +invase. Cosa aveva fatto? Aveva detto del sistema a questi uomini che +erano probabilmente i proprietari del Casino! + +Comprese che facendo ciò ella aveva rovinato per sempre le fortune di +Aldo. Ma nulla le importava ormai... Nulla, eccetto di ritrovarlo, e di +non esser più in giro così sola per il mondo. + +--A quale Hôtel state, signorina?--domandò l'uomo biondo. + +--All'Hôtel des Colonies,--disse Nancy, con voce tremante. + +--E vi chiamate? + +--Giovanna Desiderata Felicita Della Rocca. + +Tutta la fila d'uomini sorrise, mentre quello che le parlava scriveva i +nomi su un pezzo di cartone, e poi consultava un grande registro. + +--La vostra professione? + +Nancy arrossì. + +--Scrivo delle poesie...--balbettò. + +Nancy da bambina aveva letto con grande interesse le avventure di «Alice +nel paese dei Sogni». Ora ella si diceva: «Io so che dormo. Io so che +sogno. Non è possibile ch'io sia sveglia, e stia raccontando a questi +uomini che scrivo delle poesie». + +L'uomo colla barba si pizzicò il naso e si arricciò i baffi per non +ridere. E Nancy, guardando quella fila d'uomini, vide che tutti +ridevano, a testa bassa, chini sulle loro carte, ridevano--_ils +pouffaient!_--e non volevano farsi scorgere. + +--E... non faceva altro? Niente altro che scrivere poesie? + +--No, niente altro,--disse Nancy. Poi, siccome le parve che l'uomo colla +barba le fissasse nel viso due occhi acuti, indaganti, terribili, +aggiunse spaurita:--Veramente... sì; ho cominciato anche un libro... in +prosa. Ma non è finito. + +L'uomo biondo le stese a un tratto un cartoncino azzurro e le disse: + +--Firmate! + +--Ma perchè?--disse Nancy, prossima a piangere. + +L'uomo fece con le spalle un gesto d'indifferenza. Pareva dire: «Ah, non +volete firmare? Tralasciate!» + +E tutti gli altri sorrisero di nuovo e abbassarono le teste fingendo di +scrivere. + +Nancy si guardò attorno con un'espressione di coniglio inseguito. Un +uomo entrava con le mani in tasca, alto, lento, incurante. Era un +inglese; Nancy se n'avvide al primo sguardo. Le rammentava un poco Mr +Kingsley. + +La figlia di Tom Avory mosse dritto verso il nuovo arrivato. + +--«Are you English»?--chiese col cuore che le batteva in gola. + +Egli le disse di sì. + +--Vorrebbe aiutarmi? Mio padre era inglese,--disse Nancy, colla voce +piena di singulti.--Questa gente... questi uomini vogliono che io scriva +il mio nome. Devo farlo? + +L'inglese sorrise un poco sotto i brevi baffi chiari. + +--Desidera di entrare nelle sale da giuoco? + +--Sì,--rispose lei. + +--Allora scriva il suo nome;--e si avvicinò con lei al +banco.--Vedrà--aggiunse sorridendo--che lo faccio anch'io. + +E porse all'uomo biondo un cartoncino ricevendone un altro in cambio, su +cui scrisse: «Frederick Allen». + +Gli impiegati avevano tutti ripreso il loro contegno serio, e pareva che +avessero dimenticato l'esistenza di Nancy. Ella firmò il suo cartoncino +ed entrò nell'atrio a fianco dell'inglese. + +--Cerco mio marito,--gli spiegò ella timidamente; e gli narrò la storia +del sistema, del telegramma e dell'Hôtel.--Mi sembra di avere raccontato +tante e tante volte questa storia... come la Storia del Lupo! + +Sorrise, e la fossetta s'incavò leggiadramente nella sua guancia. Aveva +il viso acceso e i morbidi capelli bruni le si attorcigliavano in +riccioli sulla fronte. + +Mr Allen la guardò con curiosità. + +--E' strano, signora,--disse,--ma io l'ho già veduta. Non so ricordarmi +dove, ma certo l'ho già veduta. + +Nancy disse: + +--Non credo. Non credo davvero. + +--Oh! ma io ne sono certo,--disse Mr Allen.--Ricordo benissimo il suo +sorriso. + +Ma il sorriso che egli ricordava era quello di Valeria, quando nella +lontana Hertfordshire, su un ponticello bianco nel sole, ella gli aveva +preso dalle mani un cappello da giardino sgocciolante d'acqua... + +Attraversarono insieme le sale; e il persistente tintinnìo dei denari, e +i profumi acri e sottili, sbalordivano Nancy, e le facevano girare il +capo. Aldo non si vedeva. Passarono da tavola a tavola guardando i +giocatori, interrogando i visi estranei. Aldo non c'era. Entrarono nella +sala del «trente et quarante», crepuscolare e silenziosa; poi passarono +nel buffet. Finalmente tornarono fuori nell'atrio. Nancy alzò verso il +suo compagno gli occhi chiari in cui fluttuavano le lagrime. + +--Non so cosa pensare! Dove può essere andato? Mio Dio, credete... +credete?... + +Nei suoi grandi occhi impauriti passò la visione di Aldo esanime sotto +una palma nel giardino, spenti i divini occhi, i morbidi capelli +aggruppati nel sangue... + +--Io credo che lo troveremo sano e salvo,--disse l'inglese.--Andiamo a +vedere al Cafè de Paris. + +Lasciarono l'atrio, e scesero per i gradini sulla piazza del Casino. + +I tzigani lanciavano nel profumato crepuscolo la dolcezza triviale della +«Valse Bleue». + +Nancy sussultò: ecco Aldo! Ma sì! Certo, era lui! Usciva dal Cafè de +Paris, con una donna grassa, vestita di bianco. Sì, era Aldo. Nancy +mosse rapida un passo verso di lui, poi si fermò. L'inglese si fermò +anche lui, tacendo e volgendo per discrezione lo sguardo verso gli +alberi del giardino. + +Aldo e la donna camminando lentamente erano passati a sinistra, ed ora +si erano seduti su una panca in faccia al Crédit Lyonnais. + +--Vuole aspettare un momento?--disse Nancy all'inglese. + +Poi mosse rapida verso la panca; mentre Mr Allen, impassibile, rimaneva +a guardare gli alberi. + +Sì, era Aldo: Nancy lo udì ridere. Ma chi poteva essere quella donna +grassa? Nancy corse avanti, poi, a pochi passi da loro, si fermò. + +Aldo voltandosi la vide. Rimase un istante immobile per la sorpresa. Poi +si chinò rapido a dir qualche cosa alla sua vicina. Questa annuì, e Aldo +si alzò e venne rapidamente a Nancy. + +--Cosa c'è?--disse,--cosa fai qui? + +--Oh! Aldo!--esclamò Nancy, e le lagrime di sollievo le piovvero sul +viso;--finalmente! finalmente! ti ho cercato tanto! + +--Ma cosa c'è? cosa è accaduto?--ripetè Aldo a voce bassa e +concitata.--Non è... non è che Anne-Marie stia male? Rispondi! + +--No, no, caro,--rispose Nancy, asciugandosi gli occhi.--No! sta bene, +non aver paura. E' all'albergo, che dorme come un cherubino. Vieni, +vieni! voglio che tu ringrazii un signore inglese che... + +Stava per infilare il braccio in quello di suo marito, ma questi si +ritrasse bruscamente. + +--No, no, lascia!--disse.--Torna subito all'albergo. Io verrò fra cinque +minuti. Vai! vai! Non vuoi mica guastar tutto, eh? + +--Guastar cosa?--disse Nancy, attonita. + +--Ma tutto,--disse lui.--Le nostre fortune, il nostro avvenire, tutto! + +--Ma come? in che modo? Cosa vuoi dire?--e Nancy volse lo sguardo alla +larga figura bianca rimasta a sedere sulla panca. Questa si era voltata +e stava guardando Nancy traverso un occhialetto a lungo manico.--Chi è +quella donna? + +--Oh! non importa,--disse Aldo.--Quella è «all right». Adesso non ho il +tempo di darti spiegazioni. Va a casa, fa come dico io... Se +no,--soggiunse, indovinando la sdegnosa protesta sul labbro di +Nancy,--se no, peggio per te e per la piccina. Ricorda quello che ti +dico: peggio per te e per la piccina! + +Con ciò fece una scappellata a Nancy, e la lasciò. Tornò alla panca dove +la donna grassa lo aspettava. + +Nancy, paralizzata dallo stupore, lo vide sedersi al suo fianco ed +espandersi in gesti esplicativi, mentre la donna, ancora voltata, +seguitava a fissare Nancy traverso l'occhialetto. + +Nancy si volse, e tornò indietro, lentamente, come un automa. L'inglese +era ancora dove lo aveva lasciato, presso la gradinata del Casino, cogli +occhi fissi sul giardino. Aveva accesa una sigaretta. Quando Nancy gli +fu vicina egli si volse e gettò via la sigaretta. + +--Torna nelle sale?--domandò. + +--No,--disse Nancy. + +--Devo accompagnarla al suo albergo? + +--No,--ripetè lei; e restò lì, vergognosa e umiliata. + +--Allora,--disse l'inglese assumendo un fare spigliato e gaio,--allora, +buona notte.--E le stese la mano. Strinse forte la piccola mano diaccia, +poi si arrischiò a dirle una parola di consolazione.--Pensate che tra +cent'anni sarà tutt'uno,--disse; poi si volse rapidamente e rientrò nel +Casino. + +Ma non vi rimase. Tornò fuori un momento dopo, e seguì da lontano la +piccola figura sconsolata, che, nel suo abito da viaggio grigio, +percorreva lentamente la via deserta. + +Soltanto quando l'ebbe veduta al sicuro, nel giardino dell'albergo, +tornò indietro. + +--Povera creaturina!--disse tra sè.--Chi sa, chi sa dove l'ho già +veduta? + + +Aldo comparve nell'Hôtel mezz'ora dopo, ed entrò nella camera di Nancy +armato di spiegazioni diplomatiche e persuasive. Ma Nancy era in +ginocchio vicino al letto di Anne-Marie, colla faccia nascosta nella +zanzariera, e non si mosse al suo arrivo. + +--Ma via, Nancy, che cos'hai? + +--Ti prego di non svegliare la piccola!--disse lei a bassa voce. + +--Ma ti voglio dire... + +--Zitto!--disse Nancy con un dito sul labbro e gli occhi fissi sulla +figuretta dormente di Anne-Marie. + +--Vieni in camera mia; devo parlarti,--disse Aldo. + +--No,--disse Nancy. + +--... Ma devo pur spiegarti... + +--Zitto!--ripetè Nancy. + +Poi sedette accanto al letto della sua bambina, e nascose di nuovo il +capo nella zanzariera. + +Aldo stette per qualche tempo a guardarla; poi girellò per la camera. La +chiamò per nome due o tre volte, ma ella non si mosse. Allora Aldo se ne +andò al suo abbaino, profondamente offeso. + + + + +IV. + + +La mattina seguente Aldo s'alzò presto e uscì a comperare una bambola +per Anne-Marie... Gli parve che la situazione lo richiedesse. Andò alla +Condamine, dove i negozi sono meno cari. + +Gli fece male al cuore di spendere sette franchi e cinquanta--una «mise» +e mezza! Ma veramente le bambole che costavano meno erano orride a tal +punto che egli sentì di non potere con una di esse comperarsi +l'indulgenza e la pace. Durante un folle istante gli balenò persino +l'idea di comperarne una (con vere ciglia) che costava ventotto lire. Ma +poscia, più che i timori di prolungate scene, potè l'economia; e Aldo +prese la bambola di sette franchi e mezzo, le cui ciglia dipinte +rimanevano fissamente e illogicamente in cima alle palpebre, anche +quando gli occhi erano chiusi. + +Anne-Marie ne fu beata. + +Nancy era una fredda e pallida statua. Aldo mandò Anne-Marie e la +bambola a giocare in giardino, mentre egli nella sala di lettura si +accinse a spiegare le cose a Nancy. + +Ecco: i sistemi, tutti i sistemi erano frode e inganno... pura frode e +inganno! Glielo aveva detto Grimeaux, il «croupier»... e se non lo +sapeva Grimeaux... + +--Avanti,--disse Nancy.--Questo non mi interessa. + +Dunque non c'era che un solo modo di guadagnare al gioco, e questo +era... + +--Tutto questo lo so,--disse Nancy.--Chi era quella donna? + +Aldo la guardò con occhio di profondo rimprovero. + +--Nancy! Tesoro mio!--disse. + +Ma Nancy non si commosse. Aveva la faccia più piccola del solito, e +molto severa. + +--Ho domandato chi è quella donna. + +--Ma è nessuno... assolutamente nessuno! Una vecchia gallina in parrucca +gialla... Si chiama Mrs Doyle. Ecco, adesso lo sai. Adesso sei contenta. + +Ma Nancy non era contenta. + +--E' inglese? + +--No, no, americana, del Far West. Un volatile delle praterie!... +Un'anitra occidentale! Ah, ah, ah! com'è buffa! + +E Aldo rise lungamente, ma da solo. Quando ebbe completamente terminato +di ridere, Nancy inarcando le sopracciglia disse: + +--Ebbene?... + +--Ebbene, stavo dicendoti di Grimeaux, che è qui al Casino da sedici +anni e che mi ha detto: «L'errore che tutti i giocatori fanno, è di +raddoppiare in perdita». Quando tu perdi... + +Aldo gesticolava colle lunghe mani, allargando i gomiti e rialzando le +spalle. Nancy lo osservava fredda e ostile. + +--Pare un ostricaro di Santa Lucia,--disse fra sè.--Come mai ho potuto +delirare per la sua bellezza? + +Poi, scorgendo nel giardino Anne-Marie che baciava la bambola della +Condamine, gli perdonò. + +--... quando tu perdi,--proseguiva Aldo,--tu corri dietro ai tuoi +denari, raddoppi, triplichi, perdi la testa... ed ecco «la debâcle»! +Mentre invece, quando si guadagna, si è sempre tutta prudenza e cautela; +si gioca un luigi alla volta, e quando si ha vinto cento franchi si +esce, dicendo: Ecco, per oggi basta!... Ebbene, lì sta l'errore! Bisogna +continuare, bisogna rincorrere la vena, «doubler la mise gagnante»... + +--Hai parlato abbastanza di tutto ciò,--interruppe Nancy.--Voglio +sentire il resto. + +--Eh, come mi aggredisci!--disse Aldo imbronciato.--Il resto è +semplicemente questo: quel buon volatile occidentale...--E qui Aldo ebbe +un nuovo accesso di solitaria ilarità. Quando si fu calmato sotto +l'occhio gelido di Nancy, continuò:--Dunque quella, ieri sera, mi +prometteva appunto di prestarmi i denari necessarii, quando sei +capitata tu! E sai pure come sono le donne!... Per loro «la famiglia» è +sempre una cosa insopportabile. + +Nancy, immobile, lo guardava. + +--Non so cos'hai da guardarmi così!--disse lui.--Mi vuoi mettere di +cattivo umore? + +Nancy si alzò. + +--C'è un treno per Milano alla una,--disse.--Lo prenderemo. + +E andò di sopra nella sua camera. + +Aldo uscì nel giardino, e si divertì con Anne-Marie e colla bambola +della Condamine. + +A mezzogiorno Nancy si affacciò al balcone, e chiamò sua figlia. La +piccola obbedì malvolontieri, e venne su lentamente, trascinando per le +scale la bambola. Aldo la seguì. + +Anne-Marie fu messa a sedere sul letto, e sua madre le infilò le +scarpette da viaggio di cuoio giallo. Aldo, seduto vicino alla finestra, +guardava in giardino, tamburinando colle dita sui vetri. + +Nancy mise ad Anne-Marie il paltoncino, e le posò in testa il cappello +di paglia floscia, legandole i nastri bianchi sotto al mento. Poi disse +a suo marito: + +--Siamo pronte. + +--E chi pagherà il conto dell'albergo?--disse Aldo, senza voltarsi. + +Nancy lo guardò, sorpresa. + +--Ma non hai denari?--chiese. + +--Ho ottantadue franchi e quaranta centesimi,--disse Aldo. + +--Dov'è il resto? + +Aldo soffiò sulle dita: + +--Partito! Svanito! + +Nancy sedette sul letto accanto ad Anne-Marie. Vi fu un lungo silenzio. + +Aldo si mosse nervosamente. + +--Te l'avevo pur detto io, che i sistemi non valevano niente... + +Nancy non rispose. Cercava di pensare, cercava di comprendere. In +questioni di denari capiva poco, ma questa cosa la capiva. Non +possedevano più nulla. Come sarebbero ritornati a Milano? E, a Milano, +come avrebbero vissuto? Con sua madre? Ma Valeria doveva già angustiarsi +e privarsi, da che si erano date ad Aldo le quaranta mila lire. Non +prendeva più carrozze. Le scatole di cioccolattini che regalava ad +Anne-Marie erano un po' più piccole. Portava un mantello dell'anno +scorso, regalatole dalla zia Carlotta. + +E la zia Carlotta, anche lei, brontolava sempre pei denari. Diceva che +quando voleva spendere cinque lire doveva girarle in mano tre volte, e +poi se le rimetteva nel borsellino, e si lagnava amaramente che Adele +non potesse trovar marito, perchè aveva troppo poca dote, e gli uomini +oggi-giorno non guardavano che i denari. + +C'era la zio Giacomo, caro angelo di vecchio brontolone! Certo lui li +avrebbe aiutati. Ma aveva i vecchi debiti di Nino da pagare; e poi +tutti, tutti andavano a farsi dare denari da lui. Parenti lontani, +vecchie conoscenze, amici decaduti, tutti gli scrivevano periodicamente +domandando quattrini. E lui s'arrabbiava, e giurava sempre che questa +era l'ultima volta... + +L'unica persona della famiglia che fosse ricca era Carlo. Ma Nancy ben +sapeva che Carlo, per suo fratello, non avrebbe più fatto nulla, mai. + +Che cosa accadrebbe? Che ne sarebbe di loro? + +Essa guardò Aldo: era seduto nella poltrona a dondolo, la testa +abbandonata all'indietro e gli occhi rivolti al cielo. Egli si era +appunto ricordato che Nancy gli aveva trovato una somiglianza con San +Sebastiano, ed ora, per commuoverla, assumeva, per quanto gli era +possibile, l'espressione straziata dell'adolescente Santo trafitto. + +Nancy distolse gli occhi. La vista di quell'inetto e insensato uomo la +irritava indicibilmente. Per confortarsi guardò, vicino a sè, la piccola +Anne-Marie, così savia e felice colla sua bambola. Si chinò e le baciò +la guancia fresca. + +Aldo si drizzò e disse: + +--Sarà meglio che vada. + +--Dove?--chiese Nancy. + +--Ma... al Casino, eh? Ho detto che ci sarei alle dodici e mezza. + +--Per trovarti con quella donna? + +--Già,--brontolò Aldo. + +--Dio! Dio!--disse Nancy giungendo le mani, annichilita, pallida di +vergogna per lui.--Che sangue hai tu nelle vene? + +Era il sangue di molte generazioni di lazzaroni napoletani--begli +animali indolenti, paghi di star sdraiati al sole--incrociato ed +alterato dal sangue dell'economico nonno bottegaio che vendeva coralli e +vedute del Vesuvio in via Chiaia. + +Aldo sentì che era tempo di reagire. + +--Insomma, è facile parlare. Ma vuoi dirmi,--e sporse, nel gesto così +espressivo e meridionale, le due mani, colla punta delle dita strette +insieme, e le scosse davanti a Nancy,--vuoi dirmi un po' cosa devo fare +io, povero diavolo? cosa devo fare? + +Anne-Marie alzò gli occhi. Guardò sua madre, e le parve che avesse +bisogno di essere confortata. Stese la bambola verso di lei: + +--Bacia!--disse. Poi guardò suo padre. Forse aveva bisogno anche lui di +conforto.--Bacia,--disse, offrendogli la bambola a braccia tese. + +Aldo balzò in piedi e cadde in ginocchio davanti a entrambe. Baciò la +bambola, e il paltoncino di Anne-Marie, e le ginocchia di Nancy, e poi +nascose il volto in grembo alla bambina, singhiozzando. Anne-Marie +subito pianse e strillò, e Nancy li baciò tutt'e due, consolandoli. + +--Non piangere, tesorino mio! Non piangere, Aldo! Non importa. Vedrai +che tutto si accomoda. Aldo, non piangere più! Non posso vederti +piangere! + +Aldo continuò a singhiozzare dicendo che sarebbe meglio che andasse ad +ammazzarsi. E dopo che Nancy lo ebbe perdonato, e consolato, e +incoraggiato, alzò il viso smorto, e gli occhi rossi, e disse: + +--Allora, vado al Casino? + +Nancy impallidì. Era inutile, inutile tutto. Egli non capiva. Era fatto +così; e non sapeva che si potesse essere diversi. + +--No,--disse lei. + +Egli allora si sedette, e sospirò; e guardò fuori dalla finestra. + +Nancy scese e andò dalla proprietaria dell'albergo a chiedere il conto. +Mentre lo stavano preparando, la buona donna disse: + +--Vogliono dunque partire oggi? + +Nancy si fece rossa. + +--Non so... non so, finchè non ho visto il conto. + +La proprietaria, che aveva udito lo strepito di sopra (Aldo piangeva +forte come un bambino), e che era un poco inquieta per i suoi denari, +disse in tono confidenziale: + +--Monsieur ha già preso il suo «viatico»? + +E come Nancy non capiva. + +--Ma sì, il viatico del Casino. Se Monsieur ha giocato e ha perduto, +l'amministrazione gli renderà qualche cosa. Monsieur non ha che a +domandarlo. E poi,--aggiunse piano con una occhiata alla spilla di +perle che Nancy portava al collo,--nel caso che Madame desiderasse di +saperlo, il Monte di Pietà è a due passi, appena passato il Crédit +Lyonnais. + +Il conto era di cento ventitrè franchi. Nancy riferì ad Aldo la storia +del viatico, ed egli, con un'aria di cane bastonato, disse che lo +andrebbe a domandare. + +--Quanto credi che ti daranno?--disse Nancy. + +--Non so,--disse Aldo, che si sentiva in obbligo di essere cupo e +taciturno. + +--Due o tre mila franchi?--chiese Nancy. + +--Probabilmente,--disse Aldo. + +--Non accetterai nulla da quella donna? Me lo giuri? + +--Sì, sì, giuro,--disse Aldo, abbandonando quattro flaccide dita alla +mano fervida ch'ella gli tendeva. + +Poi se ne andò lentamente; ma appena voltato l'angolo della strada, +s'affrettò. + +Nancy salì nell'abbaino e gli fece le valigie. Con profonda compassione, +quasi con rimorso, piegò e ripose i molli abiti noti: le floscie +giacche, i vacui panciotti, le melanconiche cravatte. Povero Aldo! non +era colpa sua se non aveva carattere. Ella non avrebbe dovuto lasciarlo +venir qui. Non era un baluardo, lui; l'aveva ben detto Clarissa, anni +fa. Era debole, era inetto, era moscio. Ebbene, Nancy sarebbe il +baluardo. + +Sapeva già che cosa avrebbe fatto. Mettiamo che il Casino rendesse +loro... tre o quattro mila lire. Tornerebbero a Milano; lascierebbero la +casa in via Senato, e prenderebbero un appartamentino modesto fuori di +Porta. E Nancy scriverebbe. Riprenderebbe il suo lavoro. Ah! a quel +pensiero il sangue le pulsò più rapido. Anne-Marie starebbe colla nonna, +perchè era impossibile fare un lavoro serio con le manine di béby che vi +si aggrappano alle vesti e al cuore. Nancy andrebbe a vederla tutte le +sere, dopo aver scritto le sue cinque o sei ore lungo il giorno. Aldo +tornerebbe nell'ufficio dello zio Giacomo. Quel buon vecchio zio Giacomo +sarebbe felice di riprenderlo, per amor di lei e di Valeria. Farebbero +una vita modesta; Aldo dirigerebbe l'andamento della casa; già, il +sorvegliare la spesa e il disputare colla serva sui conti, erano cose +che lo divertivano. E una volta dileguate le... diciamo, quattro o +cinque mila lire del Casino, il Libro sarebbe pronto, il Libro +uscirebbe! Il «Ciclo di Liriche» le aveva fruttato venti mila lire, e +non era che un sottile volumetto di versi. Questo Libro farebbe grande +rumore in Italia, essa lo sentiva, lo sapeva. E sarebbe tradotto in +tutte le lingue. Ah! avrebbe voluto che il manoscritto fosse qui! +Sentiva che avrebbe potuto riprendere subito il lavoro... + +Chiuse gli occhi, ricordando. Tutte le figure che ella aveva create, +legate l'una all'altra dal sottile filo rosso del concetto, balzarono +fuori dalle pagine neglette, e le tornarono tumultuanti nel cuore. Ella +si sentiva simile al leone di Browning: + + _You could see by his eye, wide and steady, + He was leagues in the desert already._ + +Anche lei, anche lei era già a leghe nel deserto. Era già lontana +nell'immensa solitudine dell'ispirazione... + +Uno strillo lacerò il silenzio, uno strillo acuto, prolungato, +trafiggente. + +Era Anne-Marie sul balcone. La bambola! la bambola! era caduta! era +morta! + +Nancy, accorsa subito, si affacciò alla ringhiera e guardò giù nel +giardino. Sì, la bambola della Condamine era là, sulla ghiaia. Ed era +morta. Metà della faccia le era saltata via e giaceva a qualche passo di +distanza. + +Proprio in quell'istante Aldo aprì il cancello, ed entrò. Scorse subito +la piccola cosa inerte ai suoi piedi, e la sollevò. Poi alzò gli occhi +al balcone e vide la faccia turbata di Nancy e la frenesia di dolore che +contorceva il piccolo viso di sua figlia. Non fece che un cenno colla +mano, e ripartì, portando via con sè la bambola morta. Passava una +carrozza ed egli la fermò. Disse al cocchiere: + +--La Condamine. E in fretta! + +I due cavalli fini e nervosi partirono al gran trotto. + +Aldo comperò la bambola che aveva visto alla mattina, quella che aveva +le ciglia di veri peli innestati nelle palpebre; la pagò ventidue +franchi invece di ventotto; e ritornò con scalpitìo di cavalli e +schioccar di frusta all'albergo. + +Quando gli occhi di Anne-Marie videro quella bambola, e quando Nancy +vide gli occhi di Anne-Marie, Aldo comprese che tutto gli era perdonato. + +--E il Casino, che cosa ti ha reso?--chiese Nancy. + +--Non so ancora. Devo tornarci fra due ore,--disse Aldo.--Adesso +facciamo colazione. + +Presero una colazione eccellente, con «cocktails», e vino del Reno, e +chartreuse: poichè, messo di fronte a una situazione disperata in cui +l'economizzare cinquanta centesimi non faceva nè caldo nè freddo, +l'antenato bottegaio nelle vene di Aldo cedeva il posto al sereno +lazzarone il quale mangia i suoi spaghetti oggi e non se n'incarica di +quello che mangerà domani. + +--Se quegli infami del Casino ti danno cinque o sei mila franchi, non +bisognerà lamentarsi,--disse Nancy.--Non si può poi pretendere, vero? +che ti rendano le intere diciotto mila. + +--Eh, sicuro,--disse Aldo senza alzare gli occhi. Egli sapeva già +qualche cosa riguardo ai «viatiques»; ma non volle che questa sua +cognizione gli guastasse il déjeuner. Era un déjeuner che costava +trentadue franchi. E non bisognava sprecarlo. + +--E... l'hai vista?--chiese Nancy, legando un tovagliolo al collo della +bambola dietro richiesta di Anne-Marie. + +--Chi?--chiese Aldo con la bocca piena. + +--Ma... il volatile occidentale,--disse Nancy, per fargli sentire che il +suo perdono era completo. + +--Sì, l'ho vista,--disse Aldo. + +Nancy, che stava per mangiare, mise giù la forchetta. Si sentiva male. + +--E allora? + +Aldo si schiarì la gola, prese un sorso di vino e si asciugò la bocca. + +--E allora... è una vecchia strega abbrutita,--disse. + +Vi fu una pausa. Poi continuò: + +--Ho messo carte in tavola. Le ho detto chi eri tu, le ho detto di +Anne-Marie... tutto, insomma. E quando avevo finito mi ha guardato a +questo modo,--Aldo illustrò,--e mi ha scagliato un volgare insulto +americano. Poi mi ha voltato le spalle, e via! + +Nancy gli tese la mano attraverso la tavola. + +--Caro Aldo,--disse. + +--Te l'ho detto io,--continuò lui,--che quel genere di donna non può +soffrire che un individuo abbia famiglia! E' inutile. Non glielo +perdonano. + +--Forse--azzardò Nancy, con le fossette appena accennate--non perdonano +all'individuo il modo in cui egli tratta la sua famiglia! + +--Ebbene, basta,--disse Aldo.--Tanto, quella lì è come se non avesse mai +esistito. E' eliminata. + +(Ma non lo era). + +Alle quattro del pomeriggio, Aldo, Nancy, Anne-Marie e la bambola +uscirono e andarono a sedere sulla piazza del Casino. Nancy e la +bambina rimasero sulla panchina, volgendo le spalle alle aiuole +profumate, mentre Aldo entrava nel Casino a prendere il viatico. + +Pochi istanti dopo ricomparve col viso acceso e stravolto. + +--Oh canaglie! Oh, ladri e briganti! + +--Cosa è successo?--chiese Nancy. + +--E' successo che m'hanno dato cento cinquanta franchi!--disse Aldo, +gettandole in grembo con ira sprezzante tre biglietti da cinquanta +franchi. + +--Cento... cinquanta... franchi!--alitò Nancy.--Mio Dio! + +--Nancy, senti! Non c'è che una cosa da fare. Vai dentro, e giocali. +Sbáttili giù, su un numero qualunque. E se si pérdono, vadano al +diavolo! E che la sia finita. + +--Va bene, fa pure,--disse Nancy. Sentiva che ormai nulla più importava. + +--Non posso, io,--disse Aldo, che era livido.--Non mi lasciano più +entrare, finchè non avrò ripagato questo straccio d'elemosina! Va tu, va +tu, fa presto! + +Nancy si alzò tremante. + +--Ma come faccio? come li gioco? + +--Non importa, non importa,--disse Aldo.--Tanto è lo stesso. + +E si coprì il volto colle mani. Chiaro davanti a lui stava il pensiero +che loro tre possedevano al mondo cento cinquanta franchi e un debito di +cento e ventitrè. + +Si volse alla bambina: + +--Anne-Marie, di' un numero! Un numero qualunque... + +Anne-Marie non capiva. + +--Ma sì, tesoro,--disse Nancy.--Sai bene i numeri che t'ha insegnato la +nonna! + +--Ah sì, sì,--disse Anne-Marie.--Uno, due, tre, quattro... + +--Alt! basta,--disse Aldo.--Va bene così. Nancy, tu entri e punti, alla +tavola che vuoi, i «quatre premiers» e «quatre en plein». Così hai anche +lo zero. Hai capito? «Les quatre premiers et quatre en plein». Puoi +dirlo al croupier che te li giochi. Va. Fa presto. + +Nancy entrò nel Casino e volse a sinistra; entrò nel «Commissariat» dove +stavano gli uomini che la sera prima avevano riso di lei. La riconobbero +subito, e le diedero senza difficoltà un biglietto d'ingresso. + +Nancy entrò nelle sale. Subito le colpì l'orecchio l'incessante +clichettìo delle monete, il suono cristallino dell'oro e dell'argento. +Andò alla prima tavola a sinistra. Un croupier coi capelli rossi sedeva +in fondo al tavolo, colla mano su un rastrello di legno. Nancy gli si +avvicinò. + +--«Quatre premiers et quatre en plein»,--disse, e gli diede uno dei +biglietti di cinquanta franchi. + +Ma era troppo tardi. + +--«Rien ne va plus»,--disse un uomo nel centro, vicino alla +ruota.--«Trente-deux; noir, pair et passe». + +--Siete fortunata,--disse il croupier a Nancy, rendendole il suo +biglietto.--Avreste perso. + +Ella ripetè la sua frase, e allora il croupier, mettendo il biglietto in +cima al rastrello, lo fece passare traverso la tavola. + +--«Quatre premiers»,--disse, e l'uomo ch'era nel centro lo posò. + +--«Et quoi encore?»--chiese il croupier guardando Nancy. + +--«Quatre premiers et quatre en plein»,--ripetè Nancy, come un automa. + +Il croupier tese la mano. + +--Quanto, all'«en plein»? + +Nancy gli diede il secondo biglietto di cinquanta franchi, ed egli lo +fece passare sul rastrello. + +--«Quatre en plein»,--annunciò. + +--«Quatre en plein. Tout va aux billets»,--disse l'uomo al centro. La +ruota girò, e la palla guizzò ronzando. Il cuore di Nancy batteva a +grandi colpi rimbombanti, e la scuoteva tutta. + +La piccola palla scivolò, girò un po' sulla ruota, si fermò, sbatacchiò, +e cadde in uno dei trentasette scomparti. + +--«Trois». + +Tutti guardarono Nancy mentre i croupiers la pagavano; ed ella raccolse +confusamente con mano maldestra l'oro e l'argento. + +--Ancora,--disse, dando al croupier l'ultimo dei tre biglietti, e +aggiungendovi qualche luigi d'oro. + +--Ancora cosa?--disse il croupier. + +--Ancora lo stesso... lo stesso gioco. + +La palla girava. + +--Ma è già marcato,--disse il croupier, additando il biglietto vincitore +ancora piegato al posto di prima. + +--Ma no, ma no,--disse Nancy, che era molto confusa,--«premier +quatre»... + +Allora l'impiegato posò anche il secondo biglietto sul primo, all'angolo +dello zero e dei primi tre numeri. + +--«Et quatre en plein»,--aggiunse Nancy. + +Ma per questo era troppo tardi. + +--«Rien ne va plus. Zéro»! + +--«Voilà! ça y est»!--disse il croupier, rendendole l'oro destinato +all'«en plein», e aspettando col rastrello puntato sulla tavola gli +ottocento franchi che venivano a Nancy. + +Che cosa è il segreto della Fortuna? Come si può forzare? Come spiegare, +definire, analizzare? Qualunque cosa Nancy facesse, vinceva. Dovunque +metteva i suoi denari, ivi andava la palla. + +Quando le parve di aver vinto abbastanza--aveva le mani cariche; sul +suo posto alla tavola c'era un mucchio d'oro, d'argento e di biglietti +ed ella stava ritirando dai numeri con rastrello maldestro l'ultima +vincita--lasciò tutto per un istante sul «pari», mentre deponeva +l'imbarazzante ordigno. Una donna si volse a dirle qualche cosa, e +durante quell'istante la palla cadde. + +--«Vingt, pair et passe». + +La vincita era raddoppiata. + +Quando finalmente ebbe raccolto tutto nelle mani tremanti e messo in +tasca come meglio poteva l'oro e i biglietti sgualciti, ella si alzò +barcollante, quasi ubbriaca. Aveva le guancie infocate e le pareva di +non vederci più. Con passo vacillante uscì dalle sale, traversò l'atrio +e scese la breve gradinata esterna che mette sulla piazza. + +Aldo sedeva ancora immobile sulla panca; teneva i gomiti sui ginocchi e +la testa fra le mani; aveva la bambola in braccio. Anne-Marie girava +correndo intorno all'aiuola. + +--Aldo!--disse Nancy, e gli cadde seduta al fianco, debole e stremata. + +Aldo alzò il viso sconvolto. + +--Sfumati, eh? + +Nancy scosse il capo con una piccola risata isterica. Poi gli riempì le +mani di denari, e se li ammucchiò in grembo, e ancora ne restavano. Aldo +li contò, svelto e destro. La gente che passava li guardava sorridendo. + +--Sette mila ottocento franchi,--disse Aldo, pallidissimo. + +--Oh, ma ne ho ancora! + +E Nancy tolse dalla tasca altri biglietti e altro oro. Erano più di +quattordici mila lire. + +--Vieni al Cafè de Paris,--disse Aldo. + +Ordinarono per loro il caffè e la crème de menthe, e per Anne-Marie un +gelato di fragola e delle paste. L'orchestra suonava «Sous la +Feuillée». + +--Oh Dio, come è bello il mondo,--disse Nancy con un piccolo singhiozzo +in gola.--Dio! che paese divino! Come adoro tutto! come adoro tutti. + +--~Adôlo~ tutti!--disse Anne-Marie, prendendo una terza pasta, con +selezione lenta e accurata. + +Aldo e Nancy risero. + +Passò l'inglese, e Nancy lo chiamò, e lo presentò ad Aldo. Aldo lo +ringraziò della sua cortesia e bontà per Nancy la sera precedente. + +E Nancy gli raccontò come avesse vinto quattordici mila franchi. E +risero tutti insieme, e l'orchestra suonò; e il sole raggiò, e scese. + +--Il miglior treno per l'Italia--disse improvvisamente il signor +Frederick Allen--è quello delle nove stasera. Avete giusto un'ora. E' un +ottimo treno. + +Aldo guardò Nancy; e Nancy guardò il cielo. Era color lilla pallido e +rosa sfumato. Dove la chiarità era più perlata, navigava, come una coppa +trasparente, la luna novella. Gli tzigani suonavano la «Manon». E in +lontananza era il mare. + +--Bisogna prendere quel treno,--disse Aldo, alzandosi e battendo col +cucchiaino sulla sotto-coppa per chiamare il cameriere. + +--Oh, Aldo!--disse Nancy.--Non vogliamo restar qui? ed essere felici? + +--Restar qui ed essere felici,--disse Anne-Marie con un sorriso +incantevole. + + +E restarono. + + + + +V. + + +Aldo ripagò il viatico all'amministrazione, ed entrò nelle sale da +giuoco con Nancy. La proprietaria dell'albergo fece venire da +Villafranca una bonne, che doveva passeggiare su e giù nei giardini con +Anne-Marie, e portare la bambola. Non costava niente, quella bonne! +cinquanta franchi al mese! Si misero in pensione all'albergo; anche +questo non costava niente: quarantacinque franchi al giorno! Fecero +delle gite in carrozza che non costavano niente: trenta franchi per +andare alla Turbie; venti franchi per Cap-Martin; sessanta per la +Corniche. Tutto era per niente. Dieci minuti alle tavole da gioco e +Nancy aveva guadagnato più di quanto occorresse per un mese. + +Nancy regalò alla cameriera il suo costume da viaggio. Mandò a sua madre +un mantello di Doucet (Valeria lo trovò così bello che non osava +portarlo). Mandò dei regali allo zio Giacomo e alla zia Carlotta; ad +Adele e a Nino; a Clarissa e a Carlo. Si ricordò di un ometto senza +gambe che da tanti anni vedeva a Milano seduto in un carrettino sul +Corso, e mandò a Valeria cento franchi perchè glieli desse. + +Anne-Marie era vestita di raso liberty con un mantello alla russa di +broccato bianco, e un cappello a lunghe piume. La bonne portava in testa +un enorme nodo di nastro scozzese, di cui le due lunghe code +svolazzavano al vento. + + +Le cose andarono così per dieci giorni. All'undecimo giorno era finito. + +Nancy giocò allegramente e perse. Giocò prudentemente e perse. Giocò +timidamente e perse. Giocò disperatamente e perse. + +Aldo, che non si fidava della propria vena, la seguiva da tavola a +tavola, dicendo: + +--Sta attenta! Fa così! Non far così! Perchè hai giocato! Perchè non hai +giocato! Te l'ho detto io!... Vedi!... Lo sapevo!... + +E ad ogni tavola, li aspettava--spettro invisibile--la «guigne»! La +guigne, allegra e maligna, toccava il braccio di Nancy e le spingeva la +mano nella direzione falsa, le sussurrava all'orecchio i numeri +sbagliati. + +Dieci volte si decisero di smettere, e dieci volte si decisero a tentare +ancora una volta, una sola volta! + +--Adesso ci restano nove mila lire. Con nove mila lire cosa vuoi che +facciamo? Siamo mendicanti! Ma con un po' di fortuna ci possiamo rifare. + + +Questo durò due giorni. Al terzo giorno avevano ancora mille e ottanta +franchi. + +--Giochiamo gli ottanta,--disse Aldo,--e i mille non li toccheremo. + +Perdettero gli ottanta; e poi altri quattrocento franchi. + +--A cosa serve avere seicento franchi?--disse Aldo. + +E giocarono ancora. Gli ultimi tre luigi, Aldo li gettò su una +transversale. Vinse. + +--Lasciamo lì tutto,--disse. + +Vinsero ancora. + +Nancy, con le guancie infocate e il cuore martellante, disse: + +--Vogliamo correre il rischio di lasciarli ancora una volta? + +Aldo aveva le labbra bianche ed aride, e la gola secca. Non poteva +parlare. Fece cenno di sì col capo. + +E una terza volta vinsero. Il croupier buttò giù col rastrello la +piccola pila d'oro, e la contò, poi spianò davanti a sè i tre biglietti +da cinquecento franchi. Indi pagò: cinque volte la già quintuplicata +posta. + +Aldo si sporse e prese il rastrello. In quell'istante un uomo seduto +verso il centro della tavola mise la mano sulla pila d'oro e di +biglietti e fece per trarli a sè. + +--Ah! «pardon! pardon! pardon»!--gridò Aldo, battendo il rastrello sui +denari e fermandoli sulla tavola.--«C'est à moi»! + +--«Ah, non»!--disse l'uomo, mettendo recisamente la mano sui +biglietti,--«ça, c'est ma mise à moi. Voilà déjà trois coups que je l'y +laisse...» + +Aldo era incoerente dall'agitazione. Nancy, pallidissima, si sporse: + +--«C'est à nous, Monsieur». + +--«Ah, mais c'est par trop fort»,--gridò l'altro, che era francese e +aveva una voce forte. + +Respinse con un urto il rastrello di Aldo, e si prese i denari. Aldo si +volse ai croupiers; era livido e gesticolante. Ma i croupiers si +strinsero nelle spalle. + +Aldo fece appello alla gente vicina, alla gente in faccia... avevano pur +veduto!... Ma nessuno aveva veduto niente, nessuno sapeva niente. + +--«Faites vos jeux, Messieurs»...--disse il croupier. E la palla ronzò. + +--«Bah, ces italiens»!--disse il francese; e i vicini sorrisero. + +Aldo tremava e aveva gli occhi iniettati di sangue. + +--Vieni, vieni via!--balbettò Nancy,--per amor di Dio, Aldo! per amore +della piccola! Vieni via. + +E Aldo si volse e la seguì. + +Uscirono dalle sale. Nell'atrio l'orchestra suonava la suite del «Peer +Gynt». + +--Oh Aldo, Aldo,--disse Nancy,--andiamo via, andiamo via da questo luogo +terribile. + +Aldo non rispose. + +Uscirono. Attraverso la piazza soleggiata veniva, ridendo sotto ai +chiari parasoli, un gruppo di donne eleganti, affrettandosi verso il +Casino colle chiare gonne rialzate a mostrare i tacchi alti e le calze +traforate. + +L'aria era tiepida e fragrante. + +Scesero a sinistra nei giardini. Davanti a loro--una gigantesca striscia +di cobalto--era il mare. + +E Anne-Marie, nel suo mantello di broccato bianco, camminava in su e in +giù come una piccola Altezza Serenissima, coi brevi riccioli dondolanti +sotto l'immenso cappello piumato. Dietro a lei la bonne di Villafranca, +con passo rigido, col nastro scozzese ondeggiante al vento, portava in +braccio la bambola colle ciglia di veri peli. + + + + +VI. + + New York. + + «_Mamma adorata_, + +Ti manderò questa lettera quando tutto ciò che scrivo in essa non sarà +più vero. Se esco viva da questo spaventoso sogno, saprai tutto; se +no... Ma certo ne esciremo, ci sveglieremo un giorno da questo incubo +fantastico, incredibile. + +Poichè, non si muore di miseria, vero, mamma? Non è possibile che si +patisca davvero la fame? Quelle sono cose che si sentono a dire; ma non +succedono, non possono realmente succedere, vero? «Zu Grunde gehen!» La +tetra vecchia frase tedesca mi rulla nella mente come tuono lontano, «Zu +Grunde gehen!» + +Lo so, lo so che ciò non avviene. Non si va «zu Grunde». Ma quando si ha +in tutto il mondo quarantacinque dollari e un uccelletto piccolo che +apre il becco e vuol essere nutrito (e nutrito di dolci e cioccolattini +quando ne ha voglia), si diventa vili e paurosi, e si pensano delle cose +folli... si finge persino di credere alla possibilità di morire di fame! + +Mamma, non pensar male di me se non sono tornata a Milano ad +abbracciarti, a dirti addio, prima di partire per questo viaggio atroce, +per questa terra straniera e così lontana. + +Non mi reggeva il cuore. + +E poi Aldo disse che non ne avevamo i mezzi; e forse aveva ragione, +visto che i nostri «viatiques» riuniti e i miei gioielli venduti +bastarono appena appena a portarci a New York. + +Sbarcammo qui tre giorni fa. Ieri mattina ti mandai una cartolina: +«Arrivati felicemente». ~Felicemente!~ Oh, mamma mia adorata! Io credo +che forse vi sarà un secondo e più divino Paradiso riserbato a quelli +che hanno il cuore di dire simili menzogne. Felicemente!... + +Non voglio straziarti. Ti basti che arrivammo, io nel mio costume di +Montecarlo, col mio cappello guarnito d'osprey e le mie scarpette lucide +e impertinenti; Anne-Marie, con un'aria di principessina svogliata; e +Aldo--un pallido Antinoo, con quarantacinque dollari nel portafogli. + +E venne la Via Crucis del cercare alloggio. Mamma, ma fui io mai al +Grand Hôtel a Roma? Fui io, Nancy, che scesi con languido passo le +larghe scale dai vellutati tappeti, per salire nell'automobile reale che +m'aspettava per condurmi al Quirinale? Ed ero io, che sdraiata nella +grande poltrona dello zio Giacomo ascoltavo benignamente i folli poeti +che mi leggevano i loro canti? Ero io, che con dita svogliate suonavo +campanelli elettrici perchè i domestici mi venissero a servire? + + _Ciò avvenne forse ai tempi + D'Omero e di Valmichi..._ + +Quella era un'altra Nancy. Questa Nancy trascinò i stanchi passi per ore +ed ore traverso strade dritte e terribili chiamate «Avenue», con un +lugubre marito da un lato, e una bimbetta piagnucolante dall'altro. + +Terza Avenue... Quarta Avenue... (poi in fretta traverso la Quinta +Avenue dove non sta che la gente ricca)... e giù per la sesta Avenue... +e dovunque v'erano gli stessi negozi sporchi, e bambini strillanti, e +ragazze impudenti, e uomini villani; e il rombo di treni sopra il capo, +e il clamore e lo stridìo di tram e di trolley. Poi, finalmente, la +Settima Avenue--una via tranquilla, squallida, senza treni--traversata +da altre strade tranquille e squallide, dove v'erano meno bambini +strillanti e meno negozi sporchi, ma delle file di case scialbe e +repellenti, dei «boarding-houses», dove alloggiano gli infelici, gli +stranieri, la gente senza casa, i naufraghi della vita. + +Suonammo alla porta d'una di queste case che aveva l'aria più pulita e +modesta delle altre. Una donna aprì. Mi guardò; guardò il mio cappello e +le mie scarpe. «Cosa volete?» disse.--«Una stanza»--cominciò Aldo. La +donna chiuse la porta senza rispondere. + +Nella casa vicina una donna avvolta in uno sporco accappatoio di seta +rosa, si affacciò alla finestra: «Se cercate stanze», disse, «qui ce +n'è. Otto dollari al giorno. E i pasti un dollaro». + +Nella casa seguente non prendevano bambini. Nell'altra non prendevano +forestieri. Tutti ci guardavano male; stupiti e diffidenti di vederci +nella loro povera contrada coi nostri abiti troppo costosi ed eleganti. +Li insospettiva la bellezza di Aldo; il suo accento italiano faceva loro +paura. E Anne-Marie, ad ogni nuova faccia che appariva alle porte, +strillava. + +Finalmente Aldo disse: «Andrò al Consolato italiano. Tu, aspetta colla +bambina in qualche negozio». Entrammo da un fornaio, e ci sedemmo; e +Anne-Marie mangiò molti panini. + +Il Consolato era all'altro capo di New York e quando Aldo vi arrivò lo +trovò chiuso. Ritornò depresso e sfinito; io, frattanto, avevo fatto +amicizia colla moglie del prestinaio. Era una tedesca, grassa e bionda e +mite. Le raccontai la nostra Storia del Lupo: che io ero una poetessa, e +che ero stata ricevuta dalla Regina; e poi tutta la storia di +Montecarlo. + +Lei continuava a dire «Ach!» ma mi pare che non credesse nè capisse +molto di tutto ciò. Certo, però, le facevamo pietà. D'un tratto +Anne-Marie, udendo parlare tedesco, saltò fuori a cantare: «Schlaf, +Kindchen, schlaf!» La donna subito l'abbracciò. «Ach! du Süsses», disse, +tutta commossa. «Come fa a sapere quella canzone? Ach! vi condurrò da +Frau Schmidl». + +Infatti ci condusse tutti e tre nella 38.ma Strada, in casa di sua +sorella; e la sorella ci diede questa camera. La camera è pulita; e Frau +Schmidl è una dolce creatura. + +Ed ora? Cosa accadrà? Mi sono comperata un orrendo vestito color pepe e +sale, e un cappello di paglia nera. Anne-Marie porta una spaventevole +mantellina di lana verde-oliva, regalatale da Frau Schmidl. Sembriamo +dei Poveri Meritevoli!... Anne-Marie urla tutte le volte che le metto la +mantellina; ma non possiamo offendere Frau Schmidl. Frau Schmidl è +l'unica amica che abbiamo in America. + +Poichè il «ranch» del Texas--ti ricordi quando Aldo ne parlava?--è un +mito. Mai in vita sua Aldo è stato in un rancio. Una volta ha incontrato +un francese malato di polmoni, che era stato nel Texas; e questi gli +aveva narrato tutti quei romantici dettagli che egli ha poi riservito a +noi. Ti ricordi, mamma? Sul Lago Maggiore... Ci raccontava--un po' +vagamente, è vero, e soltanto quando noi lo pregavamo--quelle storie dei +cavalli selvaggi del West, i «bucking bronchos», su cui galoppava +traverso le sterminate praterie... Quando gli rimprovero le sue favole, +egli mi risponde che era colpa nostra. Insistevamo per sapere tutti i +dettagli! Dice poi che è stata Clarissa a metter fuori la leggenda del +rancio, perchè le pareva una idea estetica e graziosa. E lui s'è trovato +a dover continuare questa storia come poteva. + +Povero Aldo! Quando ci vede in questi abiti ci detesta! E detesta tutte +le cose tedesche che Frau Schmidl ci dà da mangiare. E' andato ora per +la terza volta dal Console italiano a vedere se questi non potesse +procurargli delle corrispondenze da fare. Io potrei dare delle lezioni; +ma Frau Schmidl dice che v'è molto più gente che vuol dar lezioni che +gente che ne voglia prendere. E poi... c'è Anne-Marie a cui bisogna +badare. Anne-Marie! Frau Schmidl l'adora per il suo nome. Dice che è +«echt Deutsch!» Frau Schmidl è una cara bionda grassa, come sua sorella, +e, come lei, parla quello spaventoso linguaggio che è l'inglese dei +tedeschi americani. Anne-Marie ama assai quel modo di parlare, e lo +imita. Mi vien freddo pensando che Anne-Marie imparerà a parlare così. + + * * * * * + +Aldo non ha trovato occupazioni di sorta. Gli americani non vogliono +avere nulla a che fare con un italiano; e gli italiani vogliono ancor +meno aver a fare con un italiano. + +Ci rimangono otto dollari. + + * * * * * + +Se ti scrivo chiedendoti dei denari tu li manderai. E poi? Da qui a +poche settimane saremo al punto in cui siamo oggi. + +Meglio vale combattere da soli le nostre battaglie. + + * * * * * + +Ecco. Non abbiamo più niente. ~Niente.~ + +Il signor Schmidl dice che ci lascierà tenere la stanza. «Almeno», +aggiunge in tono burbero, «per un'altra settimana o due». Ma sua moglie +non deve darci da mangiare. «Almeno», soggiunge, ancora più burbero, +«non a tutti. Soltanto a voi, e alla Anne-Marie». + +E' un uomo povero anche lui. Ha ragione. Non può mantenere una famiglia +d'estranei. Ma--e Aldo? Come farà? + + * * * * * + +Abbiamo venduto i vestiti di Montecarlo per dodici dollari. Ci siamo +riabilitati. + +E poi, dove avevo la testa? Io posso scrivere! Come mai non ci ho +pensato? Manderò un articolo al giornale Italo-Americano. Senza firma +s'intende. + +Lo scrivo subito. Stasera stessa. + + * * * * * + +E' scritto. + + * * * * * + +E' accettato. + + * * * * * + +E' stampato. + +E pare che tutto finisca lì. Hanno detto ad Aldo che non pagano mai gli +articoli che vengono mandati dal di fuori, anche se sono brillanti e +originali com'è questo. Non pagano che i loro redattori. + +E non vi sarebbe posto nella redazione per lo scrittore dell'articolo +brillante e originale? + +Posto, sì. Fin che se ne vuole. Ma denari no. + +Aldo vive di datteri e di un po' di riso. Non parla quasi mai. Non so +che cosa siano i suoi pensieri. Ho paura per lui. + + * * * * * + +Oggi, conducendo fuori Anne-Marie a prendere un po' d'aria davanti alla +casa, ho incontrato una persona che conoscevamo in Italia, un certo +Fioretti. + +Mi pare che fosse un vecchio amico di Nino. Egli mi guardò, e passò, +senza riconoscermi. Ringraziai il cielo! Mi tremavano le ginocchia per +la paura che si fermasse, che mi dicesse: «Voi, qui? Ma dove state? Cosa +fate?» + +Dove sto? Sto in questa vile strada nel quartiere dei negri. E cosa +faccio? Muoio di fame. + +Mamma! mamma! mamma! ma questo è un sogno che faccio, non è vero? Uno +stolto, incredibile sogno, da cui mi sveglierò ridendo, per ritrovarmi +vicino a te. Vorrei svegliarmi ancora bambina in Inghilterra, nella Casa +Grigia... C'era la nonna, vero? non me la ricordo, ma so che c'era. E +nel giardino un'altalena: quella la ricordo... + +E poi, non c'era anche una ragazzina colla treccia bionda, che si +chiamava Edith? Non so perchè mi pare di ricordarmela adesso. Che cosa +ne è stato di lei?... Era forse quella poverina che morì d'etisia a +Davos?... + + * * * * * + +Aldo non si muove più di casa. Non ci parla più. Sta tutto il giorno +immobile, a guardarci. Io ho paura di lui. + +Se posso trovare denari sufficienti, ti telegrafo. + + * * * * * + +Questa gente è buona. Tengono Anne-Marie da basso, in cucina. Ma anche +loro hanno paura di Aldo. Credo che ci manderanno via. Ma terranno la +bambina, e avranno cura di lei. + +Oh Dio! Mamma! mamma! Pensa!... + +Voglio telegrafarti, voglio telegrafarti. + +Vado fuori. Vado a domandare che mi si aiuti. Domanderò a chiunque, a +tutti... + + . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + +Sono stata alla Chiesa italiana, al Consolato italiano. Vedranno, +dicono; e faranno il possibile... ma ci sono tanti casi pietosi! Mamma, +siamo un «caso pietoso» noi? Come è strano!... + +Non hanno voluto darmi i denari per un telegramma. Hanno detto che +telegraferanno loro, quando avranno assunto informazioni... + +Ho fermato per istrada una donna. Le ho detto: «Perdoni! Potrebbe forse +lei...», e poi mi è mancato il coraggio e le ho domandato dov'era la +38.ma Strada. Me l'ha indicata, ed io son tornata indietro per la strada +già fatta. + +Sono arrivata alla Quinta Avenue e nel mio misero abito sono scesa per +quella via splendida e opulenta. Sono passata davanti a tanti grandi +palazzi. Uno di questi aveva le finestre aperte e, dentro, qualcuno +suonava «Der Musikant» di Hugo Wolff. Una voce di donna cantava. + + _Wenn wir zwei zusammen wären + Möcht' das Singen mir vergeh'n._ + +Mi fermai. Tornai indietro; salii la larga scalinata bianca, e suonai +il campanello. Immediatamente la porta fu aperta da un domestico in +sontuosa livrea. + +«Desidero parlare colla signora che canta», dissi. + +«Eh?» disse l'uomo squadrandomi. Vidi che mi credeva una mendicante e +che stava per mandarmi via. + +«Ditele, ditele in fretta», aggiunsi, «che... che Hugo Wolff mi ha detto +che potevo venire.» + +Certo qualche cosa nel mio viso--oh mamma! nel mio disperato viso--toccò +una corda umana in quel pomposo automa. + +Andò diritto alla porta del salone, bussò piano, ed entrò a portare il +mio messaggio. + +Sulla tavola dell'anticamera era un immenso canestro dorato, pieno di +gigli pasquali. + +La musica tacque, e quasi subito apparve sulla soglia una signora. Era +giovanissima--poteva avere pochi anni più di me--era bella, e vestita di +panno color d'ametista. Mi guardò curiosamente; poi disse, improvvisa: + +«Volete entrare?» + +La seguii nella vasta sala sfarzosa. Dalla parete «La Bella» del Tiziano +mi guardava blandamente d'in fra le palpebre arrossate. + +«Che cos'era quel messaggio che mi mandaste?» chiese la giovane signora, +con la graziosa testa un po' inclinata sull'omero. «Non ho capito +bene...» + +Non avevo quasi voce. «Ho detto»... balbettai, «ho detto che Hugo Wolff +mi invitava ad entrare. Vi ho sentito cantare la sua romanza». + +Essa rise. Poi disse: «Siete dunque musicista?» + +Crollai il capo. Ebbi per un istante l'idea di narrarle la Storia del +Lupo. Poi temetti che potesse conoscere il mio nome, e forse parlarne +con gli italiani di New York. E l'Italo-Americano scriverebbe un +articolo, e il Corriere della Sera a Milano lo riprodurrebbe... + +Ma la dolce giovine donna parlava: «Posso fare qualche cosa per voi?» + +Io dissi: «Sì.» + +«Denari?» chiese lei. + +«Sì.» + +«Quanto vi occorre?» + +«Cinque dollari,» dissi io. + +Essa sorrise. «Così poco? Sarei lieta di fare di più per un'amica di +Hugo Wolff.» + +Uscì dalla stanza chiudendo la porta dietro di sè. Mi lasciò sola nel +suo magnifico salone; coi miei abiti dimessi, col mio cappello di paglia +nero, colla mia necessità di cinque dollari mi chiuse in quella sala +piena di ornamenti d'oro e d'argento, di cornici ingemmate e ninnoli di +valore inestimabile. In un angolo v'era una libreria aperta, tutti i +volumi rilegati in cuoio rosso con lettere d'oro. Guardai. Erano poeti +tedeschi: Lenau, Uhland, Heinrich Heine... E poi Rossetti e Mrs +Browning; e un volume della meravigliosa Lawrence Hope. E più in là vidi +le «Odi Barbare»; e vicino a loro il mio volume di versi... il mio nome +in oro sul cuoio rosso!... + +Mi coprii il viso colle mani e piansi. + +Dopo pochi momenti essa era tornata, tenendo nella mano una moneta d'oro +di venti dollari. + +«Ecco, per ~porte-bonheur~!» disse; e, nel porgermela, il delicato viso +si soffuse di rossore. «E non c'è altro ch'io possa fare per voi?» + +Io feci cenno di sì. Le lagrime mi impedivano di parlare, ma guardai il +pianoforte. + +Essa sorrise, e subito sedette davanti alla tastiera. + +E cantò. Cantò per me. + +Tutta la dolcezza e tutto il fervore che Dio le aveva versato nella +divina voce, essa lo mise nel suo canto per me, sconosciuta, che non +vedrebbe mai più, venuta da chi sa dove, a domandarle la carità. + +Mamma, mamma mia cara, perchè non si fa mai quello che si vorrebbe? +Avrei voluto prenderle le mani e baciarle; e baciarle il dolce viso +commosso, e dirle che l'adoravo; e dirle che era mio quel libro di +versi; e darle del tu. Hugo Wolff, pazzo e affamato, morto di crepacuore +e di miseria, ci spingeva l'una verso l'altra, lo so. + +Ma la canzone finì.--Ella si era levata in piedi, ed io non la guardai +più. Uscii senza parlare. La lasciai così, ritta accanto al pianoforte, +e so che mi guardava... + +Nell'anticamera i domestici si inchinarono al mio passaggio come se +fossi stata una principessa, e mi aprirono la porta. Io passai davanti a +loro piangendo, e scesi, piangendo ancora, la larga scalinata. + +Camminai così, senza curarmi di chi mi vedesse; e giunta a Madison +Square sedetti su una panca sotto gli alberi. + +Qualcuno venne a sedere accanto a me. Era una donna. Sentii i suoi occhi +fissarsi lungamente su di me, e mi volsi anch'io a guardarla. Era il +volatile occidentale! Subito ne riconobbi, sotto la toque di velluto +color turchese, i capelli d'oro e la grossa faccia rosea. + +«Come sta, Mrs Doyle?» le dissi. + +«Eh!» esclamò, sussultando. «Come fa a conoscermi?» Poi soggiunse +guardandomi fissa: «E cos'ha da piangere?» + +«Piango per amore di una donna», dissi, «che è stata buona con me.» + +«Ce ne sono tante di buone donne,» disse lei. «Anch'io sono buona. +Perchè? Cos'ha? Cosa vuole?» + +«Voglio che ella venga a parlare con mio marito», dissi, «che da quattro +giorni... Venga... Lo conosce... L'ha visto a Montecarlo. Si chiama Aldo +Della Rocca». + +«Come? Della Rocca? Quell'angelo di napoletano? Quell'Apollo del +Belvedere? Ma sicuro che lo conosco! E dov'è? Cosa fa qui?» + +«Venga a vedere», dissi. + +Ed ella venne con me nella sua toque turchese, alla meschina casa di Mrs +Schmidl nella lurida 38.ma Strada. + + +Quella sera pranzammo col volatile occidentale o, piuttosto, essa si +invitò a pranzare con noi. + +Disse: «Che veleno!» quando assaggiò la Knödelsuppe di Frau Schmidl. E: +«Che veleno!» quando mangiò il Blutwurst coi krauti. + +A giudicare dai suoi modi, che sono esecrabili, essa è probabilmente una +gran signora. + +Mamma! nel mio cuore la speranza apre timidi occhi...» + + * * * * * + + + + +VII. + + +Mrs Doyle era difatti una gran signora. Suo marito era stato uno dei +titani fra i «boss» politici degli Stati Uniti. Sua sorella aveva +sposato un baronetto inglese. Sua figlia, Marjorie, «Marge», come la +chiamava sua madre, si era sposata, diciottenne appena, al congressista +Herbert Van Osten. + +Il volatile occidentale traboccava di ciò ch'ella chiamava «eleganti» +idee. + +--Voi altri due,--disse alla fine del velenoso pranzo,--potreste far una +sensazione qui! Potreste diventare «the rage»! la gran moda a New York. +Ci vuol poco a diventare la gran moda a New York. E' una città fatta +così!--E volgendosi ad Aldo:--Voi siete un conte, non è vero?--Gli +sorrise confidenzialmente.--Della Rocca, nome elegante! Ha proprio tutto +il suono di conte. + +--Sì, sì, altro che conte!--disse Aldo con un intimo sorriso, ricordando +il nome del nonno «Esposito», e il «della rocca», aggiunto perchè s'era +trovato il piccolo fagotto abbandonato su una rocca vicino a Posillipo. + +--Dunque, vediamo,--disse Mrs Doyle aggrottando le ciglia.--Per voi ci +vorrebbe una specie di «atelier». Già gli «ateliers» sono la gran moda a +New York. + +--Non vedo cosa farebbe mio marito in un atelier,--disse Nancy. + +Ma Aldo le pestò il piede per farla tacere. + +--Non puoi lasciarla dire?--le sussurrò in italiano. + +--Dunque,--continuò Mrs Doyle,--voi avreste l'atelier. Va bene. E' +un'elegante idea quella dell'atelier. Ma vostra moglie... + +--Mia moglie è una grande poetessa,--disse Aldo. + +--Ah sì?--disse Mrs Doyle inarcando le sopracciglia color seppia, e +pizzicandosi pensosamente il grosso mento.--Allora, vediamo... Se è una +poetessa, deve mostrarsi un po' strana... un po' diversa... deve +vestire, sapete bene, in sciarpe rosse e simili cose... deve coltivare +una linea originale, pittoresca. E poi potrebbe leggere i suoi poemi nei +salons di New York. Già la poesia è la gran moda a New York. Tanto +più,--soggiunse con incoraggiante benevolenza a Nancy,--tanto più se i +poemi sono in italiano. Nessuno capirà niente. Lasciate fare! lasciate +fare! Vi «rivelerò» io. Darò un grandioso ricevimento. Sui biglietti +d'invito farò stampare nell'angolo sinistro: «poetessa italiana». +Elegante idea! + +Ma Nancy era refrattaria. Disse che non avrebbe portato delle sciarpe +rosse, nè recitato i suoi poemi. E poi, cosa avrebbe fatto Aldo in un +atelier? + +Questa reiterata domanda parve ad Aldo urtante e puerile. + +Mrs Doyle ragionò: + +--Cara mia, delle figure come la sua non se ne incontrano tutti i giorni +per Broadway. Io non so come sia nei paesi vostri, ma qui, vi accerto +che basterà la sua bellezza a farlo diventare la gran moda a New York. + +Aldo approvò col capo, guardando Nancy come per dirle: «Vedi?» + +--Ma a cosa serve essere la gran moda se non abbiamo da vivere?--disse +Nancy.--Cosa dobbiamo mangiare? + +Parlando così essa si sentiva molto brutale, e inestetica, e pedestre. + +--Oh, cara mia!--esclamò Mrs Doyle,--una volta che siete la gran moda in +un posto come New York!... + +E i suoi rotondi occhi celesti si levarono in estatica eloquenza verso +il soffitto di Frau Schmidl, dove camminavano languide e lente le +mosche. + +Ma Nancy la assicurò che ciò non era possibile. Mrs Doyle non potrebbe +invece trovare del lavoro per Aldo? + +--Che lavoro?--chiese Mrs Doyle, lasciando vagare lo sguardo azzurrino +sulla bianca fronte stretta di Aldo, sul flutto lucido della nera +chioma, sugli occhi violenti e intensi, e sull'arco scarlatto delle sue +vivide labbra.--Che lavoro sa fare? + +--Oh, le solite cose,--disse Nancy, un poco incerta.--I lavori che fanno +tutti gli uomini. E' stato all'università; ha studiato legge. Ha una +laurea... però non ha mai esercitato. Ma certo potrebbe far qualunque +cosa. E' molto intelligente. + +--Già,--disse con aria un po' sognante Mrs Doyle. + +Mrs Doyle pensava. Pensava, intensamente e seriamente, a una cosa che le +aveva detto sua figlia quella mattina stessa. Improvvisamente si alzò e +li salutò. + +Permise ad Aldo di aiutarla a mettere il lungo mantello turchese, e di +cercarle i guanti, e di andarle a prendere una vettura. Rimasta sola con +Nancy ella fece il gesto di aprire la sua borsetta di maglia d'oro; +poi, vedendo l'espressione degli occhi di Nancy, desistette. E, invece, +la baciò. + +Quando fu in carrozza, si sporse dal finestrino e agitò in segno di +saluto ad Aldo la grassa mano inguantata di bianco. + +--Addio, Apollo!... + +Aldo, a capo scoperto, ritto e deferente sul marciapiede, le fece un +profondo inchino. La carrozza partì, portando verso le strade dai numeri +alti Mrs Doyle, colle sue riflessioni e le sue idee eleganti. Quando la +vettura svoltò nella 66.ma Strada, la signora mormorava tra sè e sè: + +--Quell'Apollo è ciò che ci vuole per Bertie. E' precisamente ciò che ci +vuole per mettere a posto Bertie. Elegante idea! Come sarà contenta la +mia povera Marge!.. Il conte Della Rocca! Ma è quel che Dio fece per +mettere a posto Bertie!... + + +Bertie non era a posto, se la propria casa, a mezzanotte, può dirsi il +posto di un marito. + +C'era sua moglie--Marge, la figlia di Mrs Doyle--sola e piccola e severa +in mezzo allo sfarzo dell'immenso salone. Leggeva; ma chiuse il libro e +strinse le labbra udendo aprire la porta di casa. Dei passi, smorzati +dal tappeto, salivano le scale; ma non erano gli insubordinati passi del +suo marito, Bertie. Marjorie riconobbe l'indulgente fruscìo delle vesti +materne, che lentamente salivano e s'avvicinavano. La moglie di Bertie +si alzò e mosse incontro a Mrs Doyle. + +--Mammà! a quest'ora? Che cosa è stato? + +--Niente, Marge, niente! Bertie è in casa? + +--No,--e le sottili labbra rosee si fecero più strette.--Non è che la +mezzanotte. Perchè dovrebbe essere in casa? + +--Marge, dammi ben retta,--disse Mrs Doyle, sedendosi, vasta e risoluta +in una poltrona, di fronte a sua figlia.--Io ho un'elegante idea. Ho +trovato quel che Dio fece per Bertie. Quel che Dio fece, tesoro mio! + + +Batteva il tocco quando Mrs Doyle si alzò per partire. Il volto di +ambedue le signore era irradiato da sorrisi. + +--Dovrai andar cauta, mia cara,--disse la madre.--Non essere sbadata, nè +inverosimile, nè troppo generosa. La moglie è una creatura ostinata e +suscettibile, una specie di idealista; sai bene, di quelle che col +pensiero mettono le maiuscole a tutte le parole: l'Arte! il Dovere! la +Dignità! e così via. Bisognerà badare di non urtarla... Quanto a lui, mi +pare che il più semplice sarà di fargli fare ciò che vogliamo senza +lasciargli sapere quello che fa. + +--Precisamente,--disse sua figlia.--Mammà, tu sei un portento. + +E si abbracciarono ridendo, femminilmente perfide. + +L'ignaro Bertie entrò un po' più tardi, preparato ad affrontare le +solite sarcastiche recriminazioni, le consuete tenebrose minaccie. + +Fu sorpreso di trovare sua moglie a letto, addormentata--mite come una +colomba, blanda come un agnello--colle increspate chiome affondate +pacatamente nei guanciali, mentre un sorriso fine (era d'indulgenza o di +tradimento?) le errava sulla dolce bocca semi-aperta. + +Il giorno seguente Mrs Doyle fece una visita ad Aldo e a Nancy. +Anne-Marie fu presentata, rapidamente e distrattamente accarezzata, e +rimandata in cucina. + +--Ho un posto di segretario per voi,--disse Mrs Doyle ad Aldo.--Potete +cominciar subito. Venti dollari la settimana. Non vogliono dare di più. + +Aldo se ne compiacque benevolmente; Nancy parve inquieta. + +--Il suo inglese è assai imperfetto,--disse. + +--Oh, questo importa poco,--disse Mrs Doyle.--Si tratta sopra tutto di +copiare... Saprà pur copiare...? + +--Eh, diamine! altro che,--disse Aldo, facendo gli occhi torvi a Nancy. + +Nancy chiese tutti i particolari, e Mrs Doyle glieli diede, incrociando +in grembo le grasse mani placide. + +Era un posto di fiducia. Egli doveva essere il segretario di sua +figlia... cioè--si corresse Mrs Doyle, incontrando lo sguardo chiaro e +fermo di Nancy--del marito di sua figlia, il signor Van Osten. E il +lavoro era principalmente di carattere politico. Egli dovrebbe... +copiare dei... degli «speech», e... eccetera. Egli avrebbe il suo +studio, non nella casa dei Van Osten, no... ma nella stessa strada... +dirimpetto, poche porte più in giù. Egli non doveva parlare con nessuno +del suo lavoro, perchè... perchè appunto, era di carattere così... +privato. + +--Il signor Van Osten è un uomo singolare,--concluse Mrs Doyle.--Ve ne +accorgerete a suo tempo. E così, quando volete cominciare? + +--Adesso,--disse Aldo. + +Mrs Doyle rise. + +--Vediamo un po'. Lunedì prossimo, direi. Nel frattempo,--e Mrs Doyle +tossì,--visto che i Van Osten ci tengono tanto alle apparenze (che +volete? è gente fatta così!), sarebbe forse bene che passaste da +Brooks... che vi... vi... vestirà da capo a piedi; sapete, qui tutti si +vestono a un modo. Passerò io da Brooks,--soggiunse affrettatamente,--a +parlargli di voi, e dirgli come vi deve vestire. + +Nancy arrossì e protestò. + +--Mio Dio,--esclamò l'americana impazientita.--Non mi seccate così! Mi +ripagherete. + +Allora Nancy arrossì e tacque. + +E Aldo andò da Brooks e si fece vestire da capo a piedi. + +Si fece anche fare dei biglietti di visita con: «Count Aldo Della +Rocca». Ma non vi aggiunse il suo indirizzo perchè era nel quartiere dei +negri. + +Il lunedì seguente, alle undici e mezzo della mattina, si presentò in +casa Van Osten al numero 8 della 66.ma Strada. Mrs Doyle gli aveva in +modo speciale raccomandato di non arrivare prima di quell'ora. Essa lo +aspettava nel salone, e lo presentò a sua figlia. Il signor Van Osten +non c'era. Il «conte», disse Mrs Doyle, farebbe il suo lavoro per i +primi giorni da solo, poichè il signor Van Osten era molto occupato a +Washington. + +Allora le due signore, che avevano già il cappello in testa, uscirono +con lui e lo accompagnarono al numero 59 della stessa strada. Era quasi +dirimpetto al palazzo Van Osten. + +Aprirono con una chiave di casa, che poi diedero a lui, e lo +precedettero di sopra all'ultimo piano, dov'era la stanza che doveva +essere il suo studio. Era una vasta stanza chiara, quasi vuota. + +Davanti alla finestra era un grande scrittoio. Alcune sedie, un tavolo, +e una libreria semivuota, costituivano quasi tutto il mobiglio. + +Sullo scrittoio erano ammonticchiati molte carte, giornali e +manoscritti. E sopra un'altra tavola v'era una macchina da scrivere. + +--Oh!--disse Aldo sconcertato, non so scrivere a macchina. + +--Non importa!--dissero ad una voce le due signore. + +--L'abbiamo messa lì per il caso che sapeste servirvene,--disse Mrs +Doyle. E poi gli mostrò il lavoro che doveva fare.--Ecco; tutto questo +va copiato,--disse, mostrandogli i nitidi fogli manoscritti.--E poi, +farete degli estratti da questi giornali. + +--Benissimo,--disse Aldo, e guardò i giornali. Erano della settimana +precedente. + +--Dovrete segnare e tagliar fuori tutto ciò che si riferisce al... al +Congo,--disse Mrs Doyle. + +Sua figlia volse rapidamente le spalle e guardò fuori dalla finestra. +Aldo non vedeva di lei che il gran nodo del cappello, e la nuca bionda e +le esili spalle. Gli parve una creatura nervosa. + +--... Dunque,--continuò Mrs Doyle,--tutto quello che riguarda il Congo, +lo segnerete in inchiostro rosso. + +--E non devo tagliarlo fuori, allora?--chiese Aldo. + +--Sì, sì, tagliarlo fuori. E poi sottolineerete di rosso il nome del +signor Van Osten tutte le volte che lo vedrete. + +--Benissimo,--disse Aldo. + +--E poi, tutto ciò che dice Van Osten stesso, gli «speech», capite, li +copierete in questo grande libro. + +--Non sarebbe meglio, forse,--azzardò Aldo,--se ritagliassi gli speech, +e li incollassi nel libro? + +--No, no, no!--disse Mrs Doyle.--Egli li vuole copiati. Vero, Marjorie? + +Sua figlia si volse e disse. + +--Sì, sì, li vuole copiati.--E rise. + +Aveva gli occhi verdi e frizzanti, e un sorriso strano. I capelli +chiari, molto crespi, le scendevano fin giù sul piccolo naso dritto, e +aveva un vezzo grazioso di gettare all'indietro il capo per guardare di +sotto ai riccioli, che le era particolare. Era vestita come una bambola +francese molto costosa. + +--Oh, sì,--ripetè, colla testa gettata all'indietro, e la voce alta e +infantile,--li vuole tutti copiati!--E ancora il sorriso vacillante e +tenue le fluttuò, fine come una fiammella, pel viso. Poi volse le spalle +e tornò a guardare dalla finestra. + + +Le signore se n'andarono, e Aldo sedette alla scrivania e principiò il +suo lavoro. Egli aveva una bellissima scrittura da commesso +viaggiatore, e il copiare gli piaceva. Uscì alla una, a prendere un +rapido «lunch». Alle quattro udì per le scale un serico stormire di +vesti, che riconobbe appartenere al volatile occidentale. + +Era difatti Mrs Doyle che veniva a domandare come procedeva il lavoro. + +Procedeva benissimo. + +Alle sei Aldo tornò a casa. + +Per tre giorni copiò, sottolineò, ritagliò e ingommò. Nel pomeriggio del +quarto giorno non gli restava più niente da copiare, nè da sottolineare, +nè da ritagliare, nè da ingommare. Fumò delle sigarette e guardò dalla +finestra. + +Poi prese dalla libreria un romanzo di Gyp--non c'erano che romanzi +francesi su quegli scaffali--e lesse per un'ora. Finalmente si decise a +uscire ed andare al numero 8, la casa Van Osten, a domandare istruzioni. + +Non aveva ancora visto il congressista, suo principale, e Aldo--come +tutti quelli che sono sicuri della loro persona e del loro sarto--amava +le nuove conoscenze. + +Suonò al numero 8. + +Il servitore che gli aprì, lo guardò in faccia e dubitò. + +--«Foreigner,»--disse fra sè. Poi gli guardò il taglio degli +abiti.--«All right.»--E lo aiutò a togliersi il soprabito. Poi gli porse +un piccolo vassoio d'argento sul quale Aldo depose il biglietto da +visita. + +Il domestico lesse, poi aprì una porta e pronunciò forte: + +--«Count Aldo Della Rocca.» + +Un sommesso rumorìo di voci e di tazze cessò, e in quel momentaneo +silenzio Aldo s'avanzò nel salotto. + +Sulla porta fece un profondo inchino--inchino di segretario--perchè non +voleva offendere la sua patronessa. Quando alzò il capo, vide da lontano +il verde sfavillìo degli occhi, e l'ondeggiante sorriso della signora +Van Osten, che dal sofà gli faceva segno di avvicinarsi. Il rapido +occhio di Aldo vide che era nervosa. + +--Oh, conte Della Rocca, buon giorno!--disse, e stese verso di lui la +piccola mano affettata,--arriva proprio a tempo per una tazza di thè! + +Aldo s'avanzò, passando davanti a quattro o cinque signore e a un +vecchio, che sedevano intorno a lei, e si chinò a baciarle la mano. Ah, +non doveva essere il segretario? Benissimo. Non era il segretario. Era +il conte. + +--Ma forse--continuò la giovane signora--a lei non piace il thè? Nel suo +bel paese a quest'ora si prende il vermouth, o l'assenzio, non è vero? + +Così dicendo gli porgeva una tazza di thè, col capo un po' indietro e i +ricciolini negli occhi. + +--Oh, signora!--disse Aldo.--Ma ciò che ricevo qui, da una così bella +mano, è nettare! + +Tutte le americane sorrisero, approvando. + +--Ahi! lusinghe latine, caro conte,--disse la sua ospite; e lo presentò +ai suoi amici. + +Una o due volte egli notò ch'essa lo guardava, un po' incerta, un po' +ansiosa, come temendo ciò ch'egli potesse fare o dire. Ma Aldo, memore +del carattere privato e politico delle sue mansioni, si guardò bene dal +farne parola. + +Le signore partirono a una a una, poi partì anche il vecchio signore. + +Rimasta sola, la signora Van Osten volse ad Aldo un piccolo viso freddo +e duro: + +--Perchè siete venuto qui?--disse. + +Aldo sentì subito di essere ridiventato il segretario, e si scusò +umilmente: + +--Non avevo più lavoro,--disse.--Non sapevo cosa fare. + +--Ah, vedo. Lo dirò a mia madre... cioè, a mio marito. + +In questo punto entrò Mrs Doyle. Sua figlia la trasse presso alla +finestra e le parlò a bassa voce. Mrs Doyle rise e disse: + +--Tanto meglio! Proprio non sapevo come si sarebbe cominciato. + +E volse verso Aldo uno sguardo di approvazione. + +Egli, rigido e segretariale, le si inchinò. + +--Avete fatto bene a seguire... l'imbeccata, cioè il cenno... insomma... +le mute indicazioni della signora Van Osten, e a conformarvi ad esse. +Fate sempre così. Ciò è importante. Ed ora, riguardo al signor Van +Osten, ricordatevi di non parlargli mai del vostro lavoro. Mai! Egli non +vuole. A meno che ve ne parlasse lui, voi non farete mai neppure la più +lontana allusione a ciò che fate. E' inteso? + +--E' inteso,--disse Aldo, docile ma stupito. + +--Soltanto così,--disse solennemente il volatile +occidentale,--riescirete a convincerlo della vostra assoluta +discrezione. + +--Capisco,--disse Aldo, solenne anche lui. + +La piccola signora Van Osten parve commossa: si coprì gli occhi col +fazzoletto... Rideva?... + +--Ed ora,--disse Mrs Doyle con uno sguardo alla pendola,--restate ad +aspettarlo. + +Aldo restò. E tentò di tener viva la conversazione con qualche flaccida +e innocua generalizzazione. Ma nessuno gli rispose. Mrs Doyle guardava +nervosamente l'ora. E sua figlia sbadigliava. + +Una forte scampanellata li scosse. Si udirono immediatamente i passi +affrettati del domestico, che andava ad aprire la porta al suo padrone. + +Aldo si levò in piedi. Allora sentì sulla sua manica un tocco fermo e +leggiero: era la piccola mano ingemmata della signora Van Osten, che lo +spingeva giù a sedere. Egli obbedì istintivamente. La giovine signora +sedette lesta vicinissima a lui, e, china in avanti appoggiando il mento +sulla piccola mano, gli sorrise. + +--... Sono convinta che ella è anche musicista,--disse, sorridendogli +negli occhi mentre la porta si apriva davanti al signor Van Osten. + +Egli entrò, alto, sbarbato e arrogante, e bello di una calma bellezza +maschia. + +--Come va?--disse a sua moglie.--Salute, mamma,--disse a sua suocera. + +Poi guardò Aldo. Questi si alzò, lentamente, molto impacciato, non +sapendo cosa fare. + +--Bertie,--disse sua moglie alzando gli occhi sul viso di suo marito (e +il suo sguardo era in pari tempo lo sguardo di un sorcio e quello di un +gatto),--questo è il conte Della Rocca di cui ti ho parlato. + +Van Osten gli tese la mano poderosa. + +--Tanto piacere,--disse. + +Subito Mrs Doyle gli si mise accanto e gli parlò. + +Allora la signora Van Osten tornò a chinarsi verso Aldo. + +--Dunque, ella fa della musica? Non lo neghi. Io lo so, lo sento nel +cuore! + +E alzando il piccolo mento fece scintillare sotto le bionde ciglia gli +occhi lunghi e penetranti, come due lame di luce. + +A Aldo venne in mente una frase del dottor Fioretti, un amico di Nino. +Gli pareva di udirne la voce incalzante--Fioretti parlava sempre come se +ogni parola fosse tre volte sottolineata--: «La donna americana, amico +mio, credi a me, è isterica a freddo, è pazza per partito preso.» + +Aldo si trovò seduto al pianoforte, e, accanto a lui, lanciata in avanti +come una panteretta, la piccola Van Osten, cogli occhi verdi scagliati +nei suoi, tendeva tutto il corpo sottile verso la musica. E +improvvisamente (proprio mentre suo marito dava in una sonora risata per +una frase di Mrs Doyle), ella si levò e disse: + +--Addio. Andate via. Tornate qui sabato. Adesso andate via. Subito! + +Egli si alzò, stupefatto, e prese commiato. + + +Descrisse a Nancy la straordinaria visita. Ma Nancy ne fu così +costernata e attonita, che Aldo omise dal suo racconto l'invito per +sabato. + +All'indomani egli trovò sul suo scrittoio un nuovo pacco di discorsi +scritti e di giornali vecchi; e riprese coscienziosamente il suo lavoro. + +Il sabato mattina trovò, posato in cima alle sue carte, una busta color +lilla, contenente venti dollari. + +Sulla busta stava scritto: «Venite oggi alle sei.» + +Alle sei vi andò, e trovò la signora Van Osten sola. Leggeva. E continuò +a leggere, senza badare a lui, finchè udì arrivare suo marito. Allora +sembrò improvvisamente svegliarsi, e fu tutta sorrisi e movimenti +sinuosi e gesti aggraziati. Quando Aldo le parlava, abbassava le ciglia +bionde, e giocherellava, ansante e timidetta, colla lunga sciarpa rosea +che le avvolgeva le spalle. + +Aldo partì sentendosi sbalordito e sconvolto. + +Quindici giorni dopo, i Van Osten lo invitarono a pranzo. + +In casa Schmidl l'agitazione fu grande. + +--Vedi?--spiegò Aldo a Nancy, mentre s'accomodava una immacolata +cravatta alla sommità dell'impeccabile sparato,--ormai Van Osten sente +che può fidarsi completamente di me. Stasera certo mi parlerà del nostro +lavoro. + +Nancy, seduta melanconicamente in una vecchia poltrona verde, sospirò: + +--Anne-Marie sta poco bene. Ho paura che le minacci la rosolìa.--E si +chinò a baciare la fronte accaldata della sua bambina, che, in piedi +accanto a lei, si divertiva a strappare, con languida mano +febbricitante, l'imbottitura della poltrona.--Pare che la Settima Avenue +ne sia piena. + +--E' un quartiere lurido,--disse Aldo, allacciandosi il gilet, e +infilando una catena d'oro matto nella bottoniera; poi, con uno spillo +da balia, ne fissò l'altro capo nel taschino del gilet.--Bisognerà +cambiare alloggio. + +--Quella gente che incontri dai Van Osten non ti domanda dove +stai?--chiese Nancy. + +--Sì. E ho avuto l'ispirazione di dire al 59 della stessa strada. Sai, +dove ho l'ufficio! Spero che non andranno lì a domandare di me. + +Nancy sospirò ancora. Aldo le diede un bacio affrettato; e ad +Anne-Marie, che aveva le mani sudicie e la faccia lagrimosa, fece una +piccola e prudente carezza. Poi uscì in fretta, e saltò su uno +«street-car» che andava nella città alta. Entrò baldo e gaio in casa Van +Osten. + +Durante il pranzo non si fece alcuna allusione a cose politiche nè al +lavoro. Vi era una dozzina di commensali, e a un dato momento Van Osten +si rivolse ad Aldo. + +--Che cosa fa di bello, lei, a New York, signor Della Rocca? + +Aldo, colla coda dell'occhio, vide, in fondo alla tavola, scattar su +come una viperetta disturbata la testa bionda della signora Van Osten. +Ma, senza guardarla, aveva già capito. Questa era una manovra di Van +Osten! Voleva mettere alla prova la prudenza del suo impiegato. + +Aldo lo fissò ben dritto negli occhi. + +--Faccio un lavoro letterario,--disse. E soggiunse--molto interessante. + +Van Osten non disse che:--Ah? davvero?--e poi si volse a parlare con +altri. + +Ma Aldo sentì che era contento. Ora, davvero, il congressista sapeva di +avere al suo impiego un uomo di discrezione e intelligenza a tutta +prova. + +Terminato il pranzo, quando gli uomini raggiunsero nel gran salone le +signore, Aldo vide gli occhi della signora Van Osten che lo chiamavano. +Egli andò a sedersi al suo fianco e le parlò delle opere di Boito. A +grande sua sorpresa ella si mise a ridere, chinando il capo come se +arrossisse. + +--Perchè diamine fa così?--pensò Aldo, e si guardò intorno. + +Vide in fondo alla sala il marito che la guardava. + +Accanto a lui una donna magra e modernizzante li osservava anche lei. +Aldo la udì che diceva a Van Osten: + +--Che bellissimo giovane! Pare quel... quel dio greco, sapete bene... di +quel famoso artista... come si chiama?... in quella tal Galleria... non +ricordo dove. + +--Già,--disse Van Osten. E continuò a guardare sua moglie. + +D'improvviso questa sporse la mano e la mise riversa, col palmo in su, +in quella di Aldo. Egli sentiva tremare sulla sua quella manina fredda e +leggiera. Le parole di lei erano stupefacenti quanto il suo gesto. + +--Ebbene,--disse,--poi che insistete tanto, leggetemi nella mano la +ventura! + +Aldo non aveva affatto insistito. E non sapeva leggere la ventura. Però +si accinse del suo meglio a fare il chiromante. Seguì colla punta +dell'indice le piccole linee serpeggianti nel palmo roseo, ed ella +rabbrividiva e rideva col mento in fuori e il biondo capo riverso. + +Van Osten mosse lentamente attraverso la sala, e venne a loro, poderoso +e deliberato, colle mani in tasca. + +Aldo sentiva di fare una figura da cretino con quella piccola mano +fredda sulla sua. Tuttavia continuò: + +--Questa è la linea dell'intelletto... + +Van Osten pose, come casualmente, una mano sulla spalla di sua moglie, e +ve la tenne. Ella lo guardava di sotto in su; e ancora nei suoi occhi +riapparve l'espressione di gatto e anche di sorcio. + +--Ecco ciò che leggo in questa mano...--continuò Aldo. + +Van Osten con lenta mossa sporse una ampia scarpa di vernice: + +--E in questo piede,--disse,--che cosa leggete?... Calci?-- + +Sua moglie diede in una squillante e perlata risatina, e ritirò la sua +mano da quella di Aldo. + +Anche Aldo rise. + +L'unico che parve non trovar molto divertente lo scherzo fu Van Osten +stesso. + +Qualche giorno più tardi Aldo, nel suo studio, dopo aver copiato quattro +colonne di un giornale, si gettò indietro nella sua seggiola e trasse un +profondo sospiro. Era irritato e stanco. + +Nel calamaio c'era poco inchiostro, e doveva intingere la penna a ogni +seconda parola. Si sentiva esasperato e nervoso. La piccola Van Osten +gli dava sui nervi. Che cosa significava il suo contegno? Che cosa +voleva? Era innamorata di lui... questo era naturale. Nulla di +sorprendente in ciò. Ma sorprendente invero era il suo contegno quando +erano soli. Non gli parlava affatto e lo guardava con verdi occhi, +remoti e agghiacciati, come s'egli fosse un muro o una finestra. Poi +s'alzava, e lo lasciava solo. + +Dopo quel pranzo in casa Van Osten egli era tornato a casa sua agitato e +inquieto. Questa donna, certamente, lo amava! Questa ricchissima donna +era pronta a compromettersi per lui. Aldo, cosa doveva fare? Per un +istante l'idea di fuggire con lei gli traversò la mente. Questa biondina +non era certo bellissima; era però originale, e poi, e poi... era +enormemente ricca! + +E Aldo ragionava: + +--Bisogna pensare a Nancy e alla bambina. + +Ora per Nancy e la bambina sarebbe mille volte più vantaggioso se Aldo +si decidesse a un passo simile, che non se restasse a sgobbare tutta la +vita per venti dollari alla settimana. Questo era innegabile. In un +anno, forse anche meno, Aldo potrebbe ritornare a loro in condizioni +agiate e aggradevoli. Già, queste stravaganti americane erano sempre +prodighe e generose... + +Aldo fece a piedi quella sera il cammino dalla 66.ma alla 38.ma Strada +per poter pensare a suo agio. I treni dell'«Elevated Railroad» gli +correvano sopra al capo, ma egli colla fronte dava di cozzo nelle +stelle. + +E sognava vertiginose corse traverso l'Europa in automobile, e lunghe +fermate nei migliori alberghi, senza mai pagar conti... + +Arrivato a casa aveva trovato Frau Schmidl alzata, e Nancy in lagrime, e +Anne-Marie colla rosolìa. + +Era rimasto chiuso in casa cinque giorni colla piccina, seduto nella +stanza buia e soffocante, a far scaldare latte e farina di Nestlé su una +lampadetta a spirito, e a cantare delle arie d'opera a Anne-Marie che +non voleva sentir altro. + +--«Celeste Aida, forma divina»,--cantava Aldo nel buio, tenendo nelle +sue la manina sudata di sua figlia. + +--Canta ancora, canta più forte,--diceva Anne-Marie, che sentiva i +brividi della febbre e della musica scorrerle come acqua fresca per la +schiena. + +E Aldo cantava ancora, e cantava più forte. + +Al sesto giorno la piccola era convalescente e Aldo tornò al suo studio +nella 66.ma Strada. + +Nessuno era stato a domandar di lui, ed il suo lavoro giaceva sullo +scrittoio come l'aveva lasciato. + +Allora era andato al numero 8, alla casa Van Osten e, aspettando in +anticamera, aveva udito la voce acuta e infantile della signora Van +Osten che diceva: + +--No; io non sono in casa. + +Ritraversò la strada, convinto che essa, dietro le cortine, lo guardava +e rideva di lui. + +Tutte queste cose egli rammentava oggi, intingendo rabbiosamente la +penna nel calamaio mezzo vuoto. Poggiò il calamaio in isbieco contro a +un libro. Il calamaio cadde e si rovesciò, e fu più vuoto di prima. Aldo +pensò di suonare il campanello per domandare dell'inchiostro alla serva; +ma poi ricordò che questa, dopo la prima settimana di amabili premure e +di sorridente zelo, era diventata assai acida e breve. Aldo quindi +rifuggiva dal chiamarla, ed era contento quando non la incontrava per le +scale. + +Si guardò intorno in cerca d'una bottiglia d'inchiostro. Aprì cassetti e +tiratoi. Poi aprì un armadio nel muro. In alto, sopra uno scaffale, +ricacciato indietro presso alla parete, vide un pacco di carte che gli +parve di riconoscere. Montando su una seggiola tirò giù il pacco e lo +guardò. Era il suo lavoro della settimana scorsa: cento ottantadue fogli +di nitida scrittura! Cosa facevano lassù? + +Stette lungamente a contemplarli, riflettendo. Poi li rimise in cima +all'armadio. Era deciso a fare un esperimento. Suonò il campanello e +ordinò alla inamabile serva di portare dell'inchiostro. + +Avutolo, sedette e continuò la pagina del suo lavoro cominciato. +Scrisse: + +«Il dibattimento si chiuse colla solita maggioranza per il Governo. La +donna è mobile qual piuma al vento. Sono curioso di sapere se qualcuno +legge le cretinerie che scrivo qui. Ho idea che nessuno le guardi. +Venite all'agile barchetta mia, Santa Lucia, Santa Lucia.» + +Finì la pagina e la mise sullo scrittoio colle altre. Poi fumò delle +sigarette e lesse «Autour du mariage» finchè fu ora di uscire a far +colazione. + +Durante la sua assenza per il «lunch», un biglietto lilla era stato +lasciato sulla scrivania per lui: «Venite stasera alle otto precise.» + +I suoi fogli terminati erano stati portati via, come di consueto; e un +nuovo pacco di giornali lasciato al loro posto, perchè egli li copiasse. + +Subito Aldo riaprì l'armadio nel muro e guardò su. Sì, il pacco di carte +era più grande. Aldo trasse a sè i fogli e li guardò. In cima agli altri +era il foglio scritto per l'ultimo, col miscuglio di parole insensate e +di canzoni italiane in mezzo alle notizie politiche! + +Allora Aldo prese dal pacco una ventina di fogli scritti e li mise sullo +scrittoio davanti a sè. + +Evidentemente era inutile copiarne dei nuovi. Tanto nessuno li leggeva. + +Appoggiato allo schienale della sua seggiola, Aldo accese una sigaretta +e riflettè profondamente. + +Da quasi un mese egli veniva qui, e copiava, per sette ore al giorno, +delle colonne di vecchi giornali. Era pagato per questo, venti dollari +alla settimana. Perchè? + +Mrs Doyle era forse un angelo caritatevole, che desiderava aiutare lui e +la sua famiglia senza esserne ringraziata? No, era convinto che non era +questo. + +Il suo sguardo cadde sul biglietto lilla. «Venite stasera.» + +Come un lampo gli balenò la certezza che egli era pagato per le ore che +passava al numero 8, e non per quelle che passava al numero 59. + +Dunque, ciò significava che la signora Van Osten era innamorata di lui. +Lo pagava per tenerlo vicino a sè, dove, quando volesse, lo poteva +chiamare. Il lavoro non era che un pretesto per tenerlo lì, a due passi +da lei, nella stessa strada; fors'anche--chi sa?--per tenerlo lontano da +altri... + +--Povera donna!--sospirò Aldo.--Quanto deve soffrire!--Quindi aggiunse +pensieroso:--Però, venti dollari alla settimana sono pochi. + +Le otto erano passate da dieci minuti allorchè Aldo quella sera s'avviò +rapido per la 66.ma Strada, verso il palazzo Van Osten. A pochi passi +dalla casa s'imbattè nel signor Van Osten che usciva. + +Aldo lo salutò rispettosamente; ma Van Osten si fermò ad accendere un +sigaro e parve non accorgersi del suo saluto. + +Aldo trovò la giovane signora nel salone, sola; era vestita di nero, +colle spalle nude, e coperta di brillanti. Pareva agitata e incollerita. + +--Siete in ritardo,--esclamò, vedendo Aldo. + +--Perdonate!--scongiurò lui. + +E si precipitò per baciarle la mano. Ma la signora Van Osten la ritrasse +irosamente. + +--Avete incontrato mio marito? + +--Sì,--disse Aldo. + +--Vi ha visto? + +--Sì. + +--Ne siete certo? Ne siete certo? + +Il giovanile petto un po' scarno, ansava. + +--Sì, certissimo,--disse Aldo. + +--Vi ha veduto? Vi ha veduto venir qui, e non è tornato indietro? + +Le sottili labbra si fecero più strette. Aldo, guardandola, la trovò +quasi brutta. Pareva una piccola edizione disseccata e striminzita della +signora Doyle. + +--Giovine volatiletto occidentale,--disse Aldo fra sè. + +Ma ecco entrare il domestico col caffè sopra un grande vassoio +d'argento, e dietro di lui un altro domestico colla panna e lo zucchero +sopra un altro grande vassoio d'argento. + +E l'opulenza, e l'atmosfera di placida potente ricchezza vinse l'anima +di Aldo. I suoi sensi soddisfatti nuotavano nel benessere, ed egli si +disse che per quanto magra, per quanto secca, per quanto striminzita +ella fosse, egli poteva rendere al volatiletto occidentale il suo amore. + +Quando i servitori si furono ritirati Aldo sentì che doveva parlare. +Bisognava pure che dicesse qualche cosa. Fortunatamente si ricordò che +in altre occasioni--trovandosi solo di fronte a una donna ancor poco +conosciuta--egli si era servito di una frase, semplice in sè, ma di un +effetto istantaneo e sicuro. Si chinò un poco in avanti, e disse a bassa +voce: + +--Come vi chiamate? + +La signora Van Osten levò su di lui due occhi vitrei e agghiaccianti. +Non rispose. + +--Non conosco ancora il vostro nome,--ripetè Aldo, sprofondando lo +sguardo nelle verdi chiarità delle iridi di lei. + +Ella prese un sorso di caffè. Poi disse lentamente e nettamente, +scandendo le sillabe: + +--Signora--Van--Osten. + +--No! non quel nome,--disse lui;--il vostro piccolo nome... il vostro +nome vero... + +Vi fu un lieve rumore nell'anticamera e la porta di casa si chiuse. +Nell'udirlo, la signora Van Osten parve invasa da una subitanea fiamma +d'eccitazione. I gelidi occhi scintillarono, ed ella rispose ad Aldo +rapidamente e con veemenza: + +--Marjorie!--disse;--mi chiamo Marjorie! + +Aldo si chinò in avanti sopra la sua tazza di caffè. + +--Marjorie!--ripetè a bassa voce. + +Sì: l'effetto anche stavolta fu sicuro ed istantaneo, anzi, più +istantaneo di quanto Aldo se l'aspettasse. + +--Ditelo ancora, ditelo ancora!--sussurrò rapidamente la signora Van +Osten.--Mi piace sentirvelo dire. Ditelo ancora, ~fate presto~! + +--Marjorie!--esclamò Aldo, chinandosi ancor più verso di lei, nel +momento stesso in cui la porta si apriva e il marito entrava. + +Subito ella si volse, rovesciando all'indietro il viso con atto folle ed +estasiato. + +--Oh, Bertie! Sei tornato?--disse, e rise. + +Aldo la guardò stupito. Nella sua voce e nel suo riso egli aveva udito +una nota che riconosceva. L'aveva udita in altre voci di donna, quella +nota tenera e selvaggia, di tortorella e di tigre! + +Quella nota tremula e tubante gli vibrò nel cervello col clangore d'una +fanfara! Era l'amore! + +E amore sfolgorava nelle verdi iridi chiare rivolte al viso torvo e +corrucciato del marito. + +Allora Aldo comprese perchè egli si trovasse lì. Comprese in che modo e +a che cosa egli aveva servito alla piccola Van Osten. E guardando la +fronte corrugata e le poderose spalle del signor Van Osten, più che mai +egli si disse che venti dollari erano pochi... + +Aldo non rimase più che qualche istante, durante i quali assunse un +atteggiamento di tristezza amara e silenziosa. Era precisamente +l'atteggiamento che la signora Van Osten desiderava, ed ella gli fece, +quando potè, un piccolo cenno di approvazione. + +Accommiatandosi Aldo decise di mostrarle che egli aveva capito la +situazione. Con un gesto come a discacciare i tristi pensieri, disse: + +--Mi farebbero l'onore di venire ad udire il «Tannhäuser» domani sera, +nel mio palco all'Opera House? + +Un lampo guizzò dai maliziosi occhi della signora Van Osten, un +abbagliante sorriso lampeggiò e svanì. + +Suo marito le pose una pesante mano sulla piccola spalla nuda. + +--Siamo impegnati,--disse.--Grazie. + +E quel ringraziamento era concludente e definitivo. + +La signora Van Osten sporse ad Aldo una manina fredda, tenendo poggiato +al braccio di suo marito il piccolo viso arguto ed estasiato. + +Aldo s'inchinò e partì. + + +L'indomani era sabato. Sul suo scrittoio giaceva la busta lilla di tutti +i sabati. Aldo l'aprì. Conteneva un biglietto da 500 dollari. + + +Il lunedì seguente Aldo, arrivando nello studio, trovò la giovane +signora Van Osten che lo aspettava. + +--Adesso, per un mese o due, non avrò più bisogno di voi,--disse ella, +pensosa.--Ma temo--e sospirò--che l'effetto benefico che avete prodotto +su mio marito non durerà in eterno. + +--Nulla dura in eterno,--sentenziò Aldo, sedendosi per abitudine davanti +allo scrittoio. + +--Ebbene,--disse la signora,--appena egli ricomincia--e qui un nuovo +sospiro--vi manderò a chiamare. Per il momento è meglio che non veniate +in casa. Però, aggiratevi... così, a distanza. E mandatemi dei fiori. +Ordinateli da Shotwell, in Broadway, e ditegli che mi mandi il conto. +Potreste anche passare sotto al balcone. Ma non esagerate! Capite bene +che se una volta mio marito vi mette alla porta, tutto è finito... tutto +diventa impossibile. + +--Già,--disse Aldo. + +--Ah,--sospirò la signora Van Osten.--Perchè sono necessarie queste +cose? Perchè... perchè sono così iniqui gli uomini? + +Dopo una breve pausa Aldo chiese piano rispettosamente, con voce di +circostanza: + +--Mi sarebbe lecito di chiedere chi è la... la persona... per la +quale... il signor Van Osten... + +--Che domanda impertinente!--disse la giovine donna.--Ma tanto vale che +ve lo dica. Tutti lo sanno. E' Madeline Archer, quella delle danze +erotiche: quel rettile, quella strega, che balla al Hammerstein vestita +di calze nere, di giarrettiere rosa, e d'una collana di perle! Ha reso +infelici tutte le mogli di New York. + +Aldo scosse il capo con aria di compatimento e di rammarico. + +Frattanto i suoi pensieri erano agili e chiari. + +--Se...--azzardò egli, quando la vide alzarsi per partire,--se ci fosse +qualche sua amica, qualcuna delle mogli di cui parlava or ora... che +desiderasse... che volesse... insomma, a cui io potessi essere di +qualche utilità... + +--Oh, questa è bella! oh, questa è divina!--esclamò la piccola Van +Osten, dando in una folle risata e congiungendo le mani.--Ma voi siete +delizioso! siete indescrivibile! siete inaudito! + +E rise, e rise tutta scossa dall'ilarità. + +Rise anche Aldo, contento di essere così comico. + +--Quanto prima aprirete un ufficio: «Asilo di soccorso per le mogli +tradite... Il Perfetto Suscitatore di gelosie nei mariti negligenti o +infedeli... Successo garantito. Prezzi moderati. Diploma. Referenze». + +--Buona idea!--disse Aldo, ridendo. E in cuor suo trovava infatti che +l'idea era ottima. + +Essa cessò di ridere, improvvisa e un po' pallida. + +--Dite un po', non sarete poi mica un ricattatore, eh? + +--No,--disse Aldo, guardandola bene in faccia coi suoi begli occhi di +velluto luminoso. + +--Oh, vi credo, vi credo!--disse ella, stendendogli con impulso quasi +affettuoso ambe le mani.--Del resto Mammà, che conosce gli uomini, m'ha +detto: «Non aver paura. Quello lì è di buona pasta! E' proprio quel che +Dio fece!» + +Aldo rise, non sapendo se essere offeso o lusingato. + +--Ed ora,--diss'ella solennemente,--per lo spavento salutare che avete +messo addosso a Bertie, e per il bene che avete fatto a me, vi permetto +di baciarmi. + +Alzò la piccola bocca, rosea e stretta--e Aldo, ridendo un poco, la +baciò. + + +--Sono contenta d'aver baciato un conte,--disse fra sè la piccola Van +Osten, scendendo lesta e leggiera le scale. + + + + +VIII. + + +In una lucente giornata autunnale Valeria, a Milano, in casa della zia +Carlotta con cui viveva, ricevette la lettera di Nancy, la triste +lettera scritta a New York durante quelle prime settimane di angoscia e +di miseria. + +La fine della lettera era lieta e piena di speranza. Aldo aveva una +occupazione dignitosa e rimunerativa. Anne-Marie stava bene. Dunque, che +la mamma non si tormentasse. + + «_God's in His Heaven, all's well with the world!..._» + +Ma Valeria si tormentò. Valeria possedeva alcuni titoli che le davano +una meschina rendita di duecento lire al mese, amministrati dallo zio +Giacomo con la massima puntualità; rendita che ella, con la stessa +puntualità, pagava alla zia Carlotta in compenso del suo vitto e +alloggio. Si riserbava, scusandosene, trenta o quaranta lire ogni mese +per le modeste sue spese personali. + +Quando ricevette quella lettera da New York, Valeria si chiuse in camera +per leggerla. + +E quando l'ebbe letta s'inginocchiò davanti alla Madonna dal viso di +zingarella del Reni. La Madonna doveva aiutare Nancy. + +Anche lei, Valeria, doveva aiutare Nancy. Lo zio Giacomo non darebbe +nulla che potesse cadere nelle mani di Aldo. Carlo, meno che nulla. Non +farebbe che rimproveri e recriminazioni. Nino avrebbe pur dato, ma non +aveva nulla da dare. La zia Carlotta avrebbe forse prestato cinquecento +lire con grande difficoltà, e molti ammonimenti. + +Non restava dunque a Valeria che una cosa da fare: avrebbe venduto +qualcuno dei suoi titoli di rendita, e si sarebbe contentata di +un'entrata un po' minore per qualche anno. Bisognava pur mandar denari a +Nancy! + +Dunque Valeria si vestì per uscire; mise il cappello colle viole, la +giacca di seta nera colla cravatta di pizzo; i guanti neri di suède; poi +prese l'ombrellino e la borsetta di cuoio viola, e uscì ad affrontare +una inevitabile e certo tempestosa intervista con lo zio Giacomo. + +L'intervista fu infatti tempestosa. Il vecchio pativa l'asma, e il suo +carattere non aveva migliorato coll'andar degli anni. Valeria tremava e +piangeva per paura che l'ira ch'ella gli cagionava potesse fargli del +male alla salute; ed era straziata da rimorsi mentre raccontava allo zio +delle oscure menzogne per giustificare la sua necessità di denaro. + +Sapeva che se avesse detto che era per Aldo, lo zio si sarebbe +formalmente opposto alla vendita dei titoli; quindi Valeria fu tetra e +misteriosa, accennando a cupe possibilità, piangendo e minacciando; e +finalmente lasciò nell'animo dello zio Giacomo la convinzione che essa +si era messa in qualche grave pasticcio finanziario, di cui le cause non +erano confessabili. + +Il vecchio, muto di indignazione e di dolore, prese dalla cassa forte +dei titoli per seimila lire; e Valeria, tremante e umiliata, li chiuse +nel suo sacchetto viola. Poi, baciato in fronte lo zio, che scuoteva la +vecchia testa arruffata, scese rapidamente le scale. + +--Ah, queste donne!--brontolò lo zio Giacomo, seguendo dalla finestra i +passi affrettati di Valeria, che tenendo con mani confuse l'ombrellino, +la borsetta e le lunghe sottane, s'accingeva a traversare la strada +senza badare alle carrozze nè ai tram. + +A un certo punto parve allo zio Giacomo ch'ella fosse proprio sotto il +naso di un cavallo; ma il vetturino, con una strappata di redini e molte +bestemmie, riuscì a schivarla. + +--Ah, queste donne! queste misere donne!--mormorò lo zio Giacomo, e +tornò rabbiosamente al suo lavoro. + +Valeria andò a una Banca, e dopo molte spiegazioni superflue e +confusionarie da parte sua, ne emerse un quarto d'ora dopo con cinque +mila lire e dell'oro, dell'argento e del rame chiusi nella rigonfia +borsetta. + +--Ora,--disse Valeria tra sè,--andrò da Cook, che me li cambierà in +denari americani. O forse si può spedire in qualche altro modo. +Domanderò. + +E Valeria traversò la piazza del Duomo e prese per via Santa Margherita, +pensando a Nancy. Povera piccola Nancy senza un soldo! Povera piccola +innocente mamma dell'ancora più innocente Anne-Marie! Come erano +difficili le cose pratiche della vita! + +--Mio Dio!--sospirò Valeria,--vorrei che ci fosse Tom ad aver cura di +noi!--e scese dal marciapiede per attraversare la via Manzoni. + +Se Tom ci fosse stato, le avrebbe detto: «Aspetta!» Le avrebbe preso il +gomito, con quell'aria un po' rude di padronanza che aveva, e l'avrebbe +ricondotta un passo indietro per lasciar passare il tram che veniva +dalla destra, e una carrozza, e dietro alla carrozza un automobile (oh, +ancora lontano!), che veniva liscio e rapido dalla sinistra. + +Ma Tom, o ciò che restava di Tom, giaceva nel cimitero di Nervi colle +mani incrociate. E nessuno disse a Valeria: «Aspetta»! Dunque ella scese +lesta e leggiera dal marciapiede, tenendo stretto in una mano la +borsetta viola, e nell'altra l'ombrellino e la veste. Vide il tram che +s'avvicinava sul binario opposto e si disse che aveva tempo di passargli +davanti. Fece di corsa tre o quattro passi, poi vide a sinistra la +carrozza già vicinissima a lei. + +Comprese che non avrebbe potuto passare, e indietreggiò, rapida. + +La carrozza passò... ma perchè il vetturino gesticolava così?... Perchè +faceva quella faccia terribile?... Ah! hanno dei gran cattivi caratteri +i vetturini, pensò Valeria (il pensiero è rapido)... Poi qualche cosa la +urtò nella schiena, e il pensiero si fermò, si spense. Un istante di +folle clamore e confusione, di strepiti e urli, in cui le parve che +urlasse anche lei... poi il silenzio, nero, chiuso, completo. + + +... Valeria sentiva un movimento cadenzato, oscillante, ed aprì gli +occhi. Non vide nulla. Sopra di lei un tetto di tela grigia, intorno a +lei dei muri di tela grigia... Ah, ma i muri ondeggiavano, si aprivano +un poco, e lasciavano penetrare la luce. Valeria vide delle case che +passavano... e dei pezzi di negozio... e delle persone... La portavano +per la strada... Che cosa aveva alla bocca? Valeria alzò la mano nel +guanto nero di suède e si toccò la bocca; e si toccò la guancia dove +sentiva qualche cosa d'insolito. Cos'era? Il guanto pareva non toccarle +la guancia ma i denti... poi qualche cosa di caldo e viscido le corse +giù nel palmo della mano e lungo il braccio... D'un tratto ella ricordò +il sacchetto viola, rigonfio di denari. Dov'era? Allora cercò di dire: +«Dov'è? dov'è? E' per Nancy!» Le parve di averlo gridato forte, ma non +udiva che un gorgoglìo, un gorgoglìo e dei soffi, che le uscivano dalla +bocca... Poi il nero silenzio si richiuse su lei. + +... Adesso era in una piccola stanza chiara. Intorno a lei tutto era +chiaro e bianco. Tutto era bianco. Vide dapprima la soffitta. Era di +vetro bianco smerigliato... La gente era bianca, eccetto le loro faccie +che erano scure e brune sopra le vesti candide. + +Una faccia si chinò su di lei, molto vicina. Poi un'altra. Poi una +faccia un po' più chiara, con delle ali intorno alla testa. Valeria +sapeva cos'era, ma non poteva ricordarsi... Volle sorridere a quella +faccia--e sorrise; ma la faccia colle ali non parve accorgersene. +Continuava a guardarla, vicina, colle labbra che movevano; e Valeria +sentì che una mano le ravviava i capelli. Si provò ancora a sorridere... +Ma cosa vedeva quella faccia al posto del sorriso di Valeria?... + +Venne un'altra faccia rossa, energica, con gli occhi un poco iniettati +di sangue, e dei corti baffi grigi. Valeria sentì che qualcuno le +toccava il capo e lo girava di qua e di là. La faccia rossa parlava. +Diceva: + +--Inutile. Ma possiamo sempre tentare... + +Poi un fruscìo d'acqua che corre; uno scrosciar d'acqua... uno scrosciar +d'acqua... Valeria stese la mano per fermarlo. + +Subito la faccia con le ali comparve sopra di lei: + +--Sì, cara! Sì! Coraggio... brava, brava! + +Valeria le disse di fermare quell'acqua, ma la faccia non pareva +sentire, sorrideva dolce e diceva: + +--Sì, sì, cara! non sarà niente. La Madonna aiuta! Brava, brava, +poverina!... + +Un'altra faccia, e una voce: + +--Devo lavare qui, professore? + +Poi qualche cosa le sgorgò caldo e salato sulla guancia, e le sgocciolò +in gola. Qualcuno--era lei?--si strozzava, soffocava... poi d'un tratto +nella stanza c'era un dolore, un dolore stridente, lancinante, +spaventevole. Una voce d'uomo diceva: + +--Lasci stare, lasci stare. Non serve. Guardi qui. + +E ancora Valeria sentì che le voltavano il capo; e poco dopo un +crepitìo, come se le tagliassero i capelli. E lo scrosciar dell'acqua... + +La testa di Valeria era voltata lateralmente, ed ora vedeva davanti a +lei la schiena d'un uomo vestito di bianco, colle maniche rovesciate, +che si lavava le mani sotto un robinetto d'argento. Le piacque +guardarlo. Egli si volse scotendo nell'aria le mani bagnate. Era lui che +aveva la faccia rossa e gli occhi sanguigni e i baffi grigi. Vedendo gli +occhi aperti di Valeria egli le fece un cenno amichevole col capo e +disse: + +--Bene, bene. Un po' di pazienza. + +Valeria gli sorrise; ma sentendo che la sua bocca non si muoveva, gli +ammiccò cogli occhi; e la faccia rossa le rispose con espressione +amichevole. + +Qualcuno le teneva il polso; e per un po' tutto fu silenzio. Ah! ancora +quel dolore, quello spaventoso, lancinante dolore. + +Un'esclamazione, e poi una parola: «Inutile!» + +Valeria aprì gli occhi. Vide la faccia colle ali, un po' lontana, che +teneva lo sguardo fisso sulla faccia dell'uomo cogli occhi rossi; questi +era vicinissimo e chino sopra di lei. Due altre faccie erano, anche +loro, chine a guardare qualche cosa che Valeria non vedeva, perchè +quella cosa doveva essere sul suo cuscino. + +La faccia colle ali muoveva le labbra. Valeria sapeva bene cosa faceva +movendo le labbra così, ma non poteva ricordarlo... + +L'uomo rosso disse ancora:--Inutile!--e si drizzò. + +«Inutile». Quella parola non comunicò nulla di preciso alla coscienza di +Valeria; ma nel suo corpo vi fu qualche cosa che fremette in responso a +quel verdetto. Colpo su colpo il cuore le cominciò a martellare, rapido +e forte, più rapido e più forte, talchè lo si sentiva per tutta la +stanza. Colpo su colpo, forte e più forte, quel cuore rullava come un +tamburo. + +Valeria girò gli occhi spaventati all'intorno, e disse alla faccia rossa +vicina a lei: + +--Fermate il mio cuore! Non lo lasciate battere così! + +Ma certo nessuno la udì. Stavano tutti immobili ad ascoltare quel cuore; +allora Valeria capì che non aveva parlato. + +Il cuore rimbombava e rullava. Era spaventoso. Valeria girava gli occhi +atterriti implorando soccorso. + +Allora la suora disse al chirurgo: + +--Oh provi, provi! L'aiuti, povera creatura! + +E ancora l'acqua sgorgò e scrosciò, e qualche cosa fu spinto, +scricchiolante e stridente, sul pavimento di marmo. + +--L'étere,--disse il chirurgo. + +Una delle faccie gialle s'abbassò su di lei, e le avvicinò al viso una +reticella scura fatta come una maschera. + +E d'improvviso Valeria fu sveglia. Era tornata in sè. Si rizzò a sedere +urlando, e sbattè coi pugni sulla faccia gialla che voleva metterle la +maschera. Vide i due dottori, e il vecchio chirurgo, e la suora di +carità. Parlò, e la voce le uscì dalla bocca spalancata e lacera. Voleva +dire: «Salvatemi, salvatemi!» Ma sentì che le parole che diceva erano: + +--Faccio a tempo a traversare! + +Poi volle spiegare del sacchetto viola e dei denari. Ma le parole che +urlò erano: + +--Nancy! Nancy! + +Allora il chirurgo si volse iroso a quello che teneva la maschera, e gli +parlò con voce concitata. + +Ma la suora si chinò su Valeria e fece sopra di lei il segno della +Croce. + +--Giù, giù! cara! Si metta giù! La Madonna aiuta! Vedrà! vedrà! + +E Valeria si mise giù. + +L'impazzato tamburo del suo cuore rullava. + +--Adesso, ferma!--disse il chirurgo.--Non si muova. Conti!... conti fino +a venti. + +Valeria si dibattè--voleva alzarsi--la maschera nera le era sopra il +viso. + +--Brava, cara; brava!--diceva la voce della suora.--Conti, come me: +uno.... due.... tre.... + +--Respiri profondamente,--disse qualcuno. + +E Valeria obbedì. + +.... Poi si ricordò che le avevano detto di contare. Ma si era perduto +tempo..... dunque non si poteva più cominciare dall'«uno».... bisognava +cominciare più in là.... + +--.... Nove,--disse Valeria, respirando profondamente,--dieci.... + +Essa era su un'immensa altalena--un'altalena favolosa, appesa nel +vuoto--che la lanciava traverso lo spazio, avanti e indietro, nella +vastità bianca dell'aria. + +--Undici....--disse Valeria.--Dodici....--E pensò:--Adesso.... devo dire +in fretta il tredici.... perchè... numero sfortunato!... Tredici........ +quattordici.... + +L'altalena aerea la lanciava a volo libero, al di là di tutti i monti. +Le persone intorno a lei le parevano giù, giù, lontano, nella piccola +stanza bianca.... Come la udrebbero? Come la udrebbero, lei già così +distante? + +--QUINDICI!--gridò Valeria urlandolo forte più che poteva traverso la +lontananza. + +Poi un'onda immensa l'innalzò, la sospinse.... la lanciò fuori della +vita. + +Era finito. + +Valeria era piombata nell'eternità. + + +--Sapevo bene che era inutile,--disse il chirurgo scotendo irosamente il +capo. + +Il viso fu coperto, e la barella portata via. + + +Un'ora dopo, lo zio Giacomo, Nino, e la zia Carlotta arrivarono pallidi +ed esterrefatti. + +Era finito. Sì. Pur troppo. + +La zia Carlotta piangeva torcendosi le mani. La suora la confortò +accertandole che non vi era stata sofferenza alcuna. + +--Voglio vederla, voglio vederla,--singhiozzò la zia Carlotta. + +--No, no!--disse la suora.--Meglio no. + +E lo zio Giacomo, col viso rigato di lagrime, le disse: + +--No, cara, no! + +Nino senza dir parola uscì con uno dei giovani dottori, che lo condusse +in una sala fredda e vasta, che pareva vuota. In fondo, vicino al muro, +Nino vide due barelle portante ciascuna un lungo fardello velato, +ricoperto e immobile. + +--E' questo,--disse il dottore (colui che aveva tenuto la maschera). + +Nino guardò, e gli si fermò il respiro. + +--Dio! Dio!--disse, e volse via lo sguardo. + +La zia Carlotta entrava sorretta dalla suora. Nino con le labbra livide +le disse: + +--Vieni via. Non guardare. + +E le afferrò la mano. + +Ma Carlotta, col viso nel fazzoletto, singhiozzò: + +--E' la figlia di mia sorella! Dell'unica mia sorella! Devo chiuderle +gli occhi. + +E si fece avanti. + +Nino uscì rapido. + +La suora condusse Carlotta alla barella più discosta, e scoperse il viso +di Valeria. Allora un urlo echeggiò nella fredda sala vuota, un urlo +spaventoso e agghiacciante, che lacerò il silenzio dei vasti corridoi, e +giunse fino alle corsìe dove, apatici ed egoisti, giacevano gli ammalati +nei loro letti. Altri urli seguirono, strazianti, stridenti, +spaventevoli.... + +Ma le due quiete figure distese sulle barelle non ne furono disturbate. + +Valeria fu sepolta a Nervi, accanto a Tom. + + + + +IX. + + +Quando Nancy ricevette a New York la notizia della morte di sua madre, +mise un abito nero invece di quello color marrone; e pianse, e pianse, e +pianse, come piangono i figli per le loro madri. Poi rimise l'abito +color marrone, e andò avanti a vivere per Anne-Marie, come vivono le +madri per i loro figli. + +In breve lasciarono il tetto meschino e ospitaliero di Frau Schmidl e, +per allontanarsi un poco dal quartiere dei negri, presero un piccolo +appartamento nell'82.ma Strada. + +Una nipote di Frau Schmidl, per nome Minna, veniva a fare il lavoro di +casa e a condurre a passeggio Anne-Marie. Anne-Marie adorava Minna. La +contemplava con occhi rapiti quando parlava coi fornitori e coi vicini; +e la seguiva di stanza in stanza quando essa spazzava e faceva i letti. +Minna portava delle vesti scollate, e intorno al collo un nastrino di +velluto nero e una fila di perle azzurre. Agli occhi di Anne-Marie, +Minna rappresentava la perfetta bellezza muliebre. E Anne-Marie la +imitava il più possibile, cercando di copiarne il passo, i gesti e il +linguaggio. + +Nancy talvolta le udiva parlare insieme in cucina. La voce di Minna: + +--Cos'hai mangiato col tuo thè?... «A butterbread»? + +E la voce di soprano striduletto di Anne-Marie: + +--«Yes! two butter breads mit sugar.» + +E Minna: + +--«That's fine! To-morrow Tante Schmidl makes a cake, a good one. We eat +it evenings.» + +--«A cake.... a good one. We eat it evenings,» faceva eco Anne-Marie. + +All'orrendo suono di questo linguaggio ibrido, l'anima di Nancy si +contraeva per la mortificazione. Ella aveva per l'appunto tolto dal +fondo d'un baule il manoscritto del suo libro, e commossa l'aveva aperto +sul tavolo davanti a sè. Le pagine liscie e larghe erano dolci al suo +tocco. + +La frizzante freschezza di pensiero, il piccolo brivido che sempre +precedeva il prorompere dell'ispirazione, la scosse, e Nancy stese la +mano verso la penna d'avorio.... + +--«A cake, a good one»,--ripetè nella stanza attigua Anne-Marie, a cui +il suono massiccio e teutono di quella frase piaceva. + +--Oh, la mia bambina! la mia bambina! come crescerà? + +Nancy, la madre, tolse di mano a Nancy, il poeta, la penna d'avorio; e +il resto di quel giorno, e molti altri, furono dedicati all'istruzione +e all'educazione di Anne-Marie. + +Durante i mesi che seguirono Nancy inventò per la piccina un gioco che +ebbe molto successo. + +--Facciamo questo gioco,--disse Nancy,--che tu sei un piccolo libro che +ho scritto io: un bel piccolo libro come le fiabe di Andersen.... sai +bene, quello che ha dentro le belle immagini di principessine e di fate. +Ebbene, in questo libro ch'io amo tanto.... + +--Di che colore è?--disse Anne-Marie. + +--Oh! tutto bianco, e rosa, e oro,--disse Nancy, baciando le chiome +lucenti della sua bambina.--Dunque, in questo libro, in mezzo al più +bello dei racconti di fate, ecco che qualcuno è venuto a fare dei brutti +sgorbi, a scrivere delle parole comiche e insensate.... come.... come +«butter-bread»! + +--Chi ha fatto questo?--disse Anne-Marie. + +--Ma, non so!... Minna.... + +--Perchè gliel'hai prestato?--disse la piccola, facendo un gesto col +capo che la faceva somigliare a suo padre. + +--Hai ragione, amore. Non lo farò più. Lo terrò sempre sempre con me, il +mio piccolo libro prezioso!... Dunque, dà retta. Io devo togliere quelle +parole sciocche e brutte, non è vero? e mettervi invece delle parole +belle, e dei pensieri dolci. Altrimenti nessuno vorrà leggere il libro. +Non ti pare? + +--Già,--disse Anne-Marie, con gli occhi un po' attoniti.--Ci metterai +anche le immagini? + +--Oh, sì!--disse Nancy.--E vorrei poterci mettere anche delle rime! + +--Perchè? a cosa servono le rime?--disse Anne-Marie. + +--Non c'è nulla di più bello,--disse Nancy.--Proviamo! + +Ma Anne-Marie era refrattaria alla poesia. Lunghe spiegazioni ed esempi, +quali: «core» e «amore»; «pianto» e «incanto»; «finestra» e «minestra», +lasciarono Anne-Marie sbalordita e irritata. + +Nancy la carezzò, paziente. + +--Prova a dire una rima anche tu, una sola! Di', tesoro, di': cosa fa +rima con «stella»? + +No. Anne-Marie non sapeva cosa facesse rima con stella. + +--Ma «bella», s'intende, bimba mia cara! E adesso dimmi una parola che +faccia rima con «cara»! + +--«Bella», disse Anne-Marie. + +--Ma no, ma no! Pensa un pochino che cosa fa rima con «cara»? + +Anne-Marie riflettè. + +--«Verdura»?--disse finalmente, memore della cucina di Frau Schmidl. + +Nancy gemette. + +--Ma no, ma no, tesoro! Pensa: una cosa quando non è dolce è...? trova, +trova la rima con «cara»! + +--«Carissima»!--gridò Anne-Marie, trionfante. + +E fu subito abbracciata e baciata. + +--Ah! vorrei che tu fossi poeta, Anne-Marie,--disse sua madre +spingendole indietro dalla fronte i biondi capelli. + +--Perchè?--disse Anne-Marie, dimenandosi per sfuggirle. + +--I poeti sono immortali; vuol dire che non muoiono mai,--disse Nancy, +lieta di porre una immagine nel piccolo libro bianco e rosa. + +--Allora sarò un poeta,--disse Anne-Marie che conosceva la morte per +aver sotterrato nel cortile dei Schmidl un gatto morto e per averlo +scavato fuori un paio di giorni dopo per vedere com'era. + +Ma Anne-Marie non era destinata ad essere poeta. Nei piccoli libri +bianchi e rosa che le mamme credono di creare, il Racconto è già scritto +prima ancora che essi giungano nelle tenere mani materne. E Anne-Marie +non doveva essere poeta. + +Ma ancor sempre a Nancy il fuoco sacro bruciava il cuore, e correva come +fiamma liquida nelle vene. Ella si diceva: + +--Adesso non è possibile ch'io lavori al mio Libro. Il Libro deve +aspettare finchè Anne-Marie non avrà più bisogno ogni momento di me. Ma +frattanto posso scrivere delle poesie! Posso scrivere un ciclo di poesie +intorno ad Anne-Marie. Li chiamerò «Poemi di Puerizia».... + +Allora con occhio d'artista Nancy si pose a osservare la sua +figliuoletta, seguendola con lo sguardo penetrante, gettando sovra +l'inconscia testolina bionda il cilestre velo dell'idealità, e scrutando +i limpidi occhi infantili per trovarvi la sorgente di frase novella o di +simbolo felice. Voleva porla come una statuetta neoterica in cima a un +sonetto; voleva fissarla e immortalizzarla in qualche rara posa arcaica. + +Ma Anne-Marie era la creatura del suo ambiente. Anne-Marie metteva degli +abiti foggiati e cuciti da Minna; e portava in testa un piccolo e piatto +cappello rosa che pareva un coperchietto. + +Anne-Marie aveva parlato italiano come una principessina di Toscana; ma +il suo inglese, imparato dai tedesco-americani della Settima Avenue e +dell'82.ma Strada, era un idioma orrido e grottesco. Ogni volta che +Anne-Marie apriva la piccola bocca soave, ne uscivano delle frasi che +erano come dei pugni nel cuore a Nancy. Invano le aveva ella raccontato +la storia della principessa stregata a cui, quando parlava, saltavano +fuor dalla bocca i ranocchi; mentre sua sorella, la principessa buona, +aveva la bella bocca «di rose piena, e di perle e di dolci parole». + +--Mi piace di più quella coi ranocchi,--diceva Anne-Marie, semplice e +sincera. + +E le gioie di Anne-Marie erano elementari e inestetiche. Non a lei era +dato vagare pei viali ombrosi d'un giardino, cullando tra le braccia una +lussuosa bambola dalle articolazioni mobili, dal nome mellifluo. No. +Dalla cigliata Marie-Louise di Montecarlo in poi, le bambole di +Anne-Marie erano state numerose ma poco amate. Secondo il suggerimento +di Frau Schmidl, e anche per motivi di economia, Nancy era andata un +giorno «downtown», nella «città bassa», e aveva potuto comperare in un +negozio di giocattoli all'ingrosso, ciò che, sulla fattura, era +descritto come segue: «Una dozzina bambole, grandezza 9, qualità 4. +Colore biondo. Vestito rosso. Prezzo per dozzina: 2 dollari e 40 cents». + +La prima delle dodici venne quella stessa sera regalata ad Anne-Marie. +Fu baciata con frenesia e battezzata Hermina (il nome di Minna). Le si +pettinò la stoppacciosa chioma e si fecero dei tentativi per svestirla. +Visto che non si svestiva, fu messa a letto qual'era, e Anne-Marie si +coricò con precauzione al suo fianco. + +A suo tempo Hermina si ruppe e morì. Quale non fu la gioia di Anne-Marie +quando la medesima Hermina, collo stesso sguardo turchino, la stessa +chioma stoppacciosa, lo stesso sorriso d'angelo, riapparve nella sua +veste rossa dinanzi a lei! + +Fu baciata con frenesia. + +A suo tempo anche questa seconda Hermina, priva di gambe e con pendula +testa slogata, fu tolta alle tenere braccia di Anne-Marie. Ed ecco +apparire un'altra Hermina, rigida e completa, con l'occhio turchino, la +chioma stoppacciosa e il sorriso d'angelo rinnovellati! + +Anne-Marie, vedendola, spalancò due larghi occhi e trasse un profondo +respiro. Accettò con più stupore che affetto questa terza Hermina, e non +la baciò. + +Quella Hermina morì presto, e Nancy con un sorriso trionfante ne +produsse una quarta. Con uno strillo d'indignazione e d'odio, Anne-Marie +la afferrò per le ben conosciute scarpe dipinte, e le sbattè l'aborrita +e ben ricordata faccia per terra. + +Le altre otto le furono date tutte insieme; e furono gettate per terra e +detestate e calpestate. Durante molte notti i sogni di Anne-Marie furono +popolati da Hermine morte e risuscitate; da placide Hermine sorridenti e +senza gambe; da Hermine instivalate e senza naso; da spaventose Hermine, +sane se viste di dietro, ma con tenebrose caverne al posto della faccia, +sotto le flave chiome stoppacciose. + +Non volle più bambole. E i suoi divertimenti furono presi dove li +trovava: più che altrove in cucina. Le sarebbe piaciuto di lavare i +piatti, ma questa era una gioia proibita; ma le piaceva farsi vedere con +un asciugamano di cucina sotto al braccio, a girare per la cucina, o a +spolverare i mobili con fare disinvolto e importante, come Minna. + +S'estasiava al vedere il ragazzo del macellaio sbattere sul tavolo un +pezzo di filetto; e le sguaiate risa della nerissima «coloured +lady»--così chiamano le negre a New York--che ogni sabato portava la +biancheria, erano suoni dolci e dilettevoli al suo orecchio. + +Le piaceva anche il pianoforte che qualcuno suonava malissimo +nell'appartamento attiguo; il pianoforte che faceva disperare Nancy +quando cercava di mettersi a scrivere. + + . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + _Tu che sorridi ancora inghirlandata + Dal fiore biondo della puerizia...._ + +scriveva Nancy, cercando di non udire lo strimpellamento dei vicini. + + _Oh glauco-occhiuta, oh cerulo-venata...._ + +--Minna! Minna! cos'è che suonano?--strillava Anne-Marie, saltando dalla +seggiola dove l'aveva messa Nancy e correndo in cucina. + +Nancy ricominciava: + + _Occhi d'aurora e bocca di delizia...._ + +--Quella è la canzone della Bowery,--rispondeva Minna, sbatacchiando le +posate e i piatti. + +--Chi è la Bowery?--chiedeva Anne-Marie. + +--Non è nessuno. E' un posto pieno di policemen e di chinesi. + +Nancy cancellò tutto e ricominciò: + + _Sei quasi alata ancora! t'inghirlanda + Il biondo fiore della puerizia...._ + +--Me la canti quella canzone, Minna, me la canti? «Go on»! + +Allora nella cucina vibrava il forte soprano di Minna: + + _Casey would waltz with the strawberry blonde, + And the band--played--on--_ + +E l'infantile falsetto di Anne-Marie ripeteva: + + _Casey would waltz with the strawbeddy blonde, + And the band--play--don._ + +Ahimè! anche il ciclo dei «Poemi della Puerizia» doveva aspettare. Lo +scrivere o il pensare in quella casa, era impossibile! + +Più tardi, quando si potesse prendere un alloggio più grande, quando la +«glauco-occhiuta e cerulo-venata» avesse una governante.... Ma per ora +nell'appartamento 7, sinistro interno, della 82.ma Strada, non spirava +aria propizia alla poesia. + +Di giorno, Aldo era quasi sempre in casa, fumando sigarette, leggendo +gli interminabili giornali della domenica--che durante tutta la +settimana ingombravano le tavole e le sedie--e sospirando per la +mancanza d'una cosa o d'un'altra. Alla sera usciva. + +Il suo era un lavoro che si faceva specialmente di sera; così egli +spiegò a Nancy. Del resto, a Nancy dava poche spiegazioni. Un giorno +egli aveva portato a casa cinquecento dollari invece di venti, e aveva +tentato di farle capire perchè la somma era di tanto maggiore del +solito; ma Nancy era stata così esterrefatta e agitata, così impaziente +di sapere precisamente come Aldo li avesse guadagnati, così nervosa ed +eccitata, che egli si era deciso a non dirle mai più niente. Già, era +impossibile farle comprendere le sottigliezze dei suoi doveri verso la +signora Van Osten. Quindi meglio star zitti. + +Allorchè, circa due mesi dopo--il suo còmpito essendo ridivenuto più +arduo--Aldo ricevette cento dollari invece di venti, egli ne portò +ottanta a una Cassa di Risparmio, e arrivò a casa coi soliti venti +dollari. + +Non appena egli ebbe in mano il libretto della Cassa di Risparmio, ecco +che il nonno di via Chiaia si ridestò in lui, e uccise il lazzarone che +non s'incaricava dell'indomani. Aldo cominciò a darsi cura delle piccole +cose; badava alle minime spese; brontolava lungamente per una compera di +25 cents; e per mezzo dollaro stava imbronciato tutta una giornata. Il +meschino ménage era condotto coi principii della più rigida economia. E +Aldo non era felice che quando gli era riuscito di spremere un dollaro +dalle spese settimanali e portarlo su per la scala del «Dime Savings +Bank». + +Facendo i conti con Minna egli notò che, se la fissava con lungo sguardo +profondo, essa il giorno dopo, per fargli piacere, spendeva meno. E +quanti furono allora i pezzi di zucchero e le fette di burro che Minna +tolse la sera dall'armadio della sua zia Schmidl, per deporli la +mattina, quale sacrificio propiziatorio, sulla magra tavola dei Della +Rocca! + +I vestitini rappezzati di Anne-Marie e i coperchietti rosa che portava +in testa--sempre una spina negli occhi di Nancy!--ora dovevano durarle +attraverso il variar delle stagioni, dopo che da lungo tempo la +lavandaia negra ne aveva tolto ogni più lontano sembiante di tinta o di +vitalità. + +Nancy portava sempre il suo vestito marrone, aggiustato, voltato, +ritinto. + +I giorni passarono, meschini e rapidi. E Nancy imparò che si può campare +fra gli stenti e lo squallore, che si può andare avanti a vivere nella +brutta e sordida povertà--e abituarvisi a poco a poco, fino a quasi +dimenticare che una volta non era così. + +Le sere, sopratutto, erano terribili. Quando Minna andava a casa sua, e +Anne-Marie dormiva, e Aldo era uscito a far due passi con qualche +conoscente italiano, oppure, in cravatta bianca e marsina, s'era +frettolosamente recato al suo lavoro, Nancy sedeva sola e desolata nel +terribile salottino, circondata dalla mobiglia della signora Johnson sua +padrona di casa, e dalle fotografie della famiglia e degli amici della +signora Johnson. Da caminetto e scaffale, da mensola e scansìa, visi di +sconosciuti in veste antiquata la fissavano con occhi sbiaditi. V'erano +delle attrici in costumi di paggio; dei bambini colla testa grossa; dei +giovinetti senza mento, col colletto basso; il signore e la signora +Johnson in abito da sposi; il loro primo bambino (ora commesso in una +drogheria), nudo, che si teneva un piede. Appeso al muro, con occhi +bianchicci che seguivano Nancy dovunque ella si mettesse, v'era un +ingrandimento fotografico d'un ritratto del defunto signor Johnson; e +Nancy, sola, di sera, ne aveva paura. Aveva provato qualche volta a +coprirlo con una tovaglia, ma era peggio. + +Quando, mesi fa, erano arrivati in quella casa, Nancy aveva subito +raccolto tutte quelle fotografie e le aveva nascoste in un armadietto +buio in corridoio. Ma la signora Johnson arrivando all'improvviso, come +soleva fare coi suoi inquilini, s'era guardata intorno con occhi severi. + +--Dove sono tutte le fotografie?--aveva chiesto con voce terribile a +Nancy.--Quelle non vanno toccate. + +E le aveva rimesse tutte a posto, nelle loro cornici rotte e sui loro +piedestalli sgangherati. + +Vietò anche a Nancy di allontanare o muovere la grande lampada a +piedestallo, che non si accendeva, ma che occupava molto posto e rendeva +più soffocante il salottino. No, no; era costata trentadue dollari. Non +si doveva toccare. Dunque la lampada stette lì, gigantesca e +ingombrante, e il suo paralume di seta gialla, su cui erano appuntate +con uno spillo di sicurezza delle sudicie rose bianche, era un oltraggio +al dolente sguardo di Nancy. + +Una sera, coricandosi, Anne-Marie disse a sua madre: + +--Mi piace quella ragazza che sta qui vicino. + +--Ma non la conosci, tesoro,--disse Nancy. + +--Sì, sì, la conosco,--disse Anne-Marie.--Le ho parlato adesso dalla +finestra in cucina. + +--Come si chiama?--chiese Nancy, slacciando fettuccie e bottoni del +corpettino di sua figlia e baciandole la nuca tiepidetta e fragrante. + +--Non so più. Me l'ha detto: è un nome piccolo e secco. Come una tosse. + +Nancy rise, e le ribaciò la nuca così grassetta e bianca e dolce. E +proprio in quel momento qualcuno bussò; ed era la ragazza che stava +vicino, che veniva a far visita, e portava un orso di cioccolatte per +Anne-Marie. + +Il suo nome era Peg. + +--Sono venuta perchè ho pensato che vi annoiavate, tutta sola;--disse +Peg, entrando con Nancy nel salotto, dopo che Anne-Marie era stata ben +coperta e baciata e messa a dormire coll'orso (avendo solennemente +promesso che non lo avrebbe nè rosicchiato nè leccato!). + +Allora Peg raccontò che lavorava da un parrucchiere nella Madison +Avenue. + +--Faccio specialmente la manicure. Aggiusto le unghie, le rendo rosse e +lucide che paiono rubini. Nauseante professione,--soggiunse;--pensate +dunque: tutte quelle diverse mani che devo tenere!... mi fanno venire il +mal di mare. Specialmente quelle delle donne. + +Nancy rise. Peg le offrì di accomodarle le unghie, così, per +divertimento; e Nancy, dopo aver esitato un pochino, la lasciò fare. + +--Ma, Dio buono! Avete delle mani da signora,--disse Peg. + +E la coppa d'amarezza di Nancy fu colma. Cambiò discorso. + +--Siete voi che suonate il pianoforte?--domandò alla vicina. + +--No. E' mio fratello. Lavora in un ufficio di messaggerie. Ma per la +musica, è famoso! + +A questo punto dalla stanza vicina s'udì la voce di Anne-Marie (che +voleva sempre la porta aperta). + +--Cos'è quel pezzo di musica che era bello? + +Peg rise, ma non seppe dire a quale pezzo alludesse Anne-Marie. + +--Ma sì, ma sì,--diceva Anne-Marie nel buio,--un pezzo diverso dagli +altri. Un pezzo molto bello. + +E poichè la piccina insisteva, Peg disse che andrebbe a domandarlo a suo +fratello. + +Tornò pochi minuti dopo, accompagnata da un giovane lungo e timido, che +venne presentato a Nancy col nome di George. + +Anne-Marie intanto continuava a chiamare dalla sua camera domandando il +pezzo che era bello; e finalmente George tornò nel suo appartamento, +lasciando le porte aperte, e suonò tutta la musica del suo repertorio. + +Ma il «pezzo che era bello» non era fra questa, e Anne-Marie si agitò +molto. + +Peg, e anche Nancy, dissero: + +--L'avrà sognato! + +Ma Anne-Marie, alla prima nota di ogni nuovo pezzo che George cominciava +con molta espressione e molto pedale, gridava: + +--No, no, no! Non è quello! Non è quello! Non suonate più! Non voglio +sentire quello! + +E finalmente pianse e divenne tanto cattiva, che per castigo le due +gambe posteriori dell'orso, che ella non aveva avuto ancora il tempo di +mangiare, le furono portate via. + +Peg e George rimasero un'ora e furono molto cordiali; e partendo +promisero di ritornare un'altra sera. + +Anche loro vivevano soli. I loro genitori avevano un rancio di pecore +nel Dakota. + +--Putrido paese, il Dakota,--disse George.--Tutto erba e vento. Per me, +non c'è che New York. + +E con una stretta di mano presero commiato. + +Dopo di ciò, quando il morto signor Johnson faceva più del solito paura +a Nancy, essa andava nella camera di Anne-Marie e batteva sul muro con +una spazzola. E allora arrivava Peg, a passare la serata amichevolmente +con lei. + +Spesso veniva anche George, e leggeva ad alta voce i supplementi +letterari del «New York Herald». Leggeva specialmente tutte le poesie. + +--Eh,--disse sua sorella,--George, per la poesia, è famoso! + +George sorrise modestamente, e si passò le ben manicurate dita nei radi +capelli. + +--Mah!--sospirò,--oggi-giorno dei veri poeti non ce n'è più. Sono tutti +morti da un pezzo! + +E Nancy disse: + +--Temo anch'io che sia così. + +--Mamma!--chiamò la voce chiara e sveglia di Anne-Marie traverso la +porta socchiusa. + +--Sì, cara,--disse Nancy.--Buona notte. + +--Mamma,--ripetè Anne-Marie.--Vieni qui. + +Nancy si levò e andò da lei. + +Anne-Marie era ritta a sedere nel letto. + +--Cos'ha detto quello lì?--chiese con voce di tortorella inquisitrice. + +Nancy non seppe rispondere. Non capiva. + +--Ha detto--disse Anne-Marie, terribile, e scandendo le parole--che +tutti i poeti erano morti. Tutti quelli veri. E tu m'hai detto che i +poeti non morivano mai. + +Nancy sedette sul letto e strinse al cuore la piccola testa morbida e +arruffata. + +--Ti spiegherò domani,--disse.--E tu non devi ascoltare ciò che si dice +nella stanza vicina. Non è una cosa leale. + +--Cosa vuol dire leale? + +--Onesto,--disse Nancy. + +E dopo una lunga spiegazione su ciò che è e ciò che non è onesto, Nancy +la baciò e le diede la buona notte. + +--Buona notte,--disse Anne-Marie.--E farai meglio di chiudere la porta. +Perchè non si può essere onesti, quando si può non esserlo. + +E la porta fu chiusa. + +L'indomani mattina Anne-Marie domandò subito degli schiarimenti riguardo +alla mortalità dei poeti. + +--Ecco...--disse Nancy, presa alla sprovvista, avendo dimenticato +quell'episodio,--ecco, è così:--e con gli occhi scrutatori di sua figlia +fissi su lei, Nancy dovette inventare la sua storia mentre la +raccontava, cercando di mettere una nuova immagine nel piccolo libro +della mente di Anne-Marie.--Vedi: una volta, il mondo era pieno di rose; +ma tutto pieno! I monti ne erano coperti. E allora i poeti vivevano +eternamente. + +--Sì,--disse Anne-Marie. + +--Ma poi, un giorno, certa gente disse al buon Dio: Perchè, buon Dio, +avete messo tante cose inutili nel mondo? Le rose, per esempio. A cosa +servono? Potremmo benissimo farne a meno, e avere invece più legumi: +cavoli, carote.... + +--Spinacci,--disse Anne-Marie, arricciando il naso. + +--Già, spinacci,--disse Nancy. + +Vi fu una pausa. + +--E allora?--disse Anne-Marie. + +--Allora, il buon Dio portò via le rose. Tutte le rose del mondo!... E +tutti i poeti morirono. + +--Di cosa?--disse Anne-Marie. + +--Di silenzio,--disse Nancy. + +Vi fu un'altra lunga pausa. + +--Sono morti--spiegò Nancy--perchè non avevano più niente da dire. + +Anne-Marie aveva l'aria molto triste. Nancy si affrettò a consolarla. + +--Allora Iddio tornò a mettere un po' di rose nel mondo, per le piccole +Anne-Marie che non amano i legumi (ed hanno torto), e allora--essendovi +qualche rosa--anche alcuni poeti tornarono al mondo. + +--Ma non quelli veri? + +--Forse non quelli proprio veri,--disse Nancy. + +--Allora a cosa servono?--chiese Anne-Marie. + +Nancy non seppe risponderle. Nancy non sapeva a che cosa servissero i +poeti non proprio veri. E d'altronde anche quelli veri, a cosa +servivano? + +Tutto, nella vita, a cosa serve? I pensieri di Nancy tornarono in +dolente fila al suo Libro non terminato. A che cosa avrebbe servito +scrivere quel libro? Tanto valeva non averlo scritto. + + * * * * * + +E questo mio racconto a che cosa serve?.... + +E' una storia che potevo tralasciar di narrare. + +Forse così dirà anche Iddio alla fine dell'Eternità, quando dagli +sfasciati firmamenti rotoleranno ai Suoi piedi i mondi spenti, +rovineranno le costellazioni infrante, e l'universo, come una foglia +avvizzita, davanti a Lui turbinerà nel nulla. + +«E' una storia che potevo tralasciar di narrare.» + + + + +X. + + +La Miseria dalle scarne mani, e sua sorella, la Solitudine dagli occhi +allucinati, spinsero Nancy nella nebbia di un altro anno sterile e +triste. Ed ella andò, mite, con i suoi tacchi storti ed il suo vestito +marrone, traverso un'altra estate, un altro autunno, un altro inverno. + +Ed ora--ecco l'aprile! + +Aldo restava assente talvolta per delle settimane intere. Quando tornava +era di umore lieto, e vestiva con eleganza ricercata; ma era pur sempre +frugale e parsimonioso in casa, predicando l'economia e ammonendo contro +imprudenze e spese. + +Anne-Marie andava a un Giardino d'Infanzia, dove andavano anche le +bambine del droghiere, e le bambine dell'erbivendola, e le bambine del +lattaio. Ed esse amavano Anne-Marie, e Anne-Marie le amava. + +Ed ora, ecco l'aprile! L'aprile che, dovunque può, si spinge e penetra. +S'avventava tra i pilastri della ferrovia aerea, versando per le vie +l'oro del sole. Corse anche nella finestra aperta del tetro salotto +nella 82.ma Strada, rovesciando il suo ambrato splendore sulla seta +gialla dell'odiato paralume. + +A Nancy, sola e avvilita nel suo vestito marrone, aprile disse: «Esci!» + +Allora Nancy mise il cappello e uscì. E non avendo alcuna ragione di +voltare a destra, volse a sinistra. E dopo aver attraversato tre o +quattro vie, non avendo nessuna ragione di voltare a sinistra, volse a +destra. + +E voltando così, si trovò faccia a faccia con un fattorino di piazza--un +ragazzo insolente dal berretto rosso sull'orecchia--che portava un +grande mazzo di fiori ravvolti in carta velina. Il ragazzo, dando di +cozzo in Nancy, disse: + +--Ehi! dove li ha gli occhi? + +Aprile disse a Nancy: «Sorridi!» + +Nancy sorrise e la fossetta s'incavò. + +--Scusi! Mi rincresce,--disse al rude ragazzo. E si scansò per lasciarlo +passare. + +Il ragazzo la guardò, e poi le fece una strizzatina d'occhio. Era un +ragazzo molto insolente. + +--Ecco,--disse, cacciando entro le mani di Nancy il mazzo di fiori,--per +lei! + +Nancy si ritrasse, ma il ragazzo le spinse nuovamente tra le mani il +gran pacco avvolto nella carta velina, poi girò sui tacchi e se ne andò +zufolando. + +Nancy lo rincorse, ma lui correva più presto, voltandosi ogni tanto a +guardarla e a ridere. Sparì dietro una voltata e Nancy si fermò, +pensierosa e sorpresa. + +Scostò un poco, in alto, la carta sottile e guardò i fiori: erano tutte +orchidee color d'ametista, e capelvenere! Un mazzo da regina! + +Nancy tornò lentamente verso casa, tenendo con ambe le mani i fiori +dinanzi a sè. La loro fragile, stravagante bellezza le sollevò lo +spirito dalla polvere in cui era prostrata. + +Entrò rapida nella sua camera, sfuggendo Minna che era in cucina lavando +con fracasso i piatti. Chiuse a chiave la porta della sua stanza, e +sedette accanto al letto. + +Tolse la carta velina che li avvolgeva, e i meravigliosi fiori, roridi e +scintillanti, la salutarono con tremolìo soave. + +Tra le corolle giaceva una lettera; la busta portava la sigla di un +piroscafo transatlantico. Nancy l'aprì con mani timide. + + _«Cara Sconosciuta, vestita di celeste,_ + +«Mando questa lettera, come un fanciullo manderebbe una barchetta di +carta a galleggiare lungo un fiume. Dove andrà? A chi giungerà? + +«Parto ora dall'America. Quando i vostri occhi (azzurri? neri? chi sa?) +leggeranno queste parole, io sarò già sull'Oceano. La «Lusitania», a +bordo della quale vi scrivo, batte e pulsa già verso l'Europa, come un +gran cuore impaziente. E forse voi ed io non ci incontreremo mai. + +«Ma sono superstizioso. Nella carrozza che mi portava verso il porto or +ora, le parole che spesso ho in mente quando viaggio mi suonavano +insistenti nel pensiero: + + _«Dort wo du nicht bist, dort ist dein Glück.»_ + + Là, _dove tu non sei_, è la tua felicità! + +«Lascio questa terra d'America dove non fui mai felice. Forse perchè la +mia felicità era frattanto in Europa, in Asia, o in Australia! + +«Ma ora--ora che parto--la mia felicità sarebbe forse qui? Se vado in +Europa, non lascio forse la mia felicità in America? Carrozze, battelli +e treni non mi stanno portando via da lei? A questa idea ho fatto +fermare la carrozza e ho comperato questi fiori.... a caso! + +«Arrivato a bordo, ho detto allo «steward» di chiamarmi un fattorino. Ed +eccolo qui, che aspetta: è un orrendo ragazzo colla bocca storta. A lui +affiderò i miei fiori, questa lettera.... e il mio destino! + +«Guardo il messaggero e mi piace di pensare che anche i vostri occhi lo +vedranno. + +«Ma come, come, o ignorata mia felicità, potremo trovarvi, i fiori ed +io?... + +«Ecco: dirò al fattorino di fermare la prima incognita che incontra, pur +che porti un abito celeste! + + +«Dunque, siete voi! Buon giorno, felicità! In questa bella mattinata +d'aprile voi siete dunque uscita in una veste colore del cielo? + +«Io ragiono così: se siete vestita di celeste dovete essere giovane; e +se siete giovane, dovete essere felice; e se siete felice dovete essere +buona. + +«E se siete buona mi scriverete, perchè sono un uomo triste e solitario, +un arcigno e inamabile selvaggio. + +«Il mio indirizzo è il «Metropole», Londra. + + «ROBERT BEAUCHAMP LEESE.» + +Nancy mise la lettera sul letto accanto ai fiori. Stette a lungo, colle +mani intrecciate, a contemplarli. + +Essi portavano un solo messaggio ai suoi occhi stanchi di tante +bruttezze, alla sua anima accasciata da tante meschinità: la ricchezza! + +Erano fiori che parlavano d'opulenza. Essi appartenevano a un altro +ambiente. Avevano sbagliato strada; avevano sbagliato casa. + +Se avessero potuto per un istante avere moto e vita, si sarebbero +levati--Nancy già se li immaginava!--rialzando le delicate vesti color +di viola, e affrettandosi a fuggire dal sordido appartamento. + +Nancy poggiò il viso sul letto vicino ai delizianti petali. Chiuse gli +occhi e sognò una risposta alla lettera. + +La sua fantasia si dilettò a immaginare una risposta fine, spiritosa, +sorprendente.... + + _How shall I hold you, fix you, freeze you, + Break my heart at your feet to please you!..._ + +Sì; gli citerebbe del Browning. E dell'Heine. Pingerebbe di sè una +fantastica immagine, nella veste chiarazzurra, su cui le orchidee a +tinte di pastello viola poserebbero, fuse in una divina dissonanza di +colore.... E (nella lettera!) il suo viso piccolo impallidirebbe sotto +un grande cappello di velluto nero, e l'ombra delle lunghe piume le +velerebbe gli occhi.... Ah sì! ella si servirebbe del suo ingegno +letterario per stupire e incantare questo sconosciuto--lo cingerebbe, +lo attorciglierebbe di frasi fini e fiammanti.... + +Nancy sospirò. Si alzò, e andò al tavolino di bambù, storto e +zoppicante; ivi, su un piatto rotto, stava il calamaio; e la vecchia +penna d'avorio vi giaceva in demoralizzata familiarità con un portapenne +rosso di Anne-Marie. + +Nancy prese un foglio della povera carta da lettere rigata di cui si +serviva quando doveva domandare in prestito una casseruola a Frau +Schmidl, o pregare Mrs Johnson di pazientare qualche giorno. E scrisse: + + _Mio signore_, + +«I fiori hanno sbagliato. Sono venuti da me, che non ero vestita di +celeste. + +«La mia veste era bruna». + +Sottolineò l'umile parola inglese «brown», e non mise firma. + +Però, rileggendo la lettera di lui, e notando che egli diceva d'essere +triste e selvaggio e solitario, aggiunse il suo indirizzo. + + +Egli rispose. + +Scrisse sulla busta: Miss «brown», e l'indirizzo ch'ella gli aveva dato. +Riconoscendo la scrittura, ella accettò, arrossendo, la lettera dalle +mani del postino. + +Lo Sconosciuto scriveva: + +«Cara fanciulla non vestita di celeste, tornatemi a scrivere....» + +Ed ella gli scrisse subito per dirgli che davvero non gli avrebbe +scritto mai più. + +Allora egli rispose, ringraziandola, e chiedendo se ella non fosse per +caso quella tale Miss Brown che egli aveva conosciuto diciotto anni +prima, e che era stata così maternamente buona per lui. E che +poi--poverina!--aveva avuto anche il vaiolo nero.... Egli si augurava di +cuore che ella fosse precisamente quella Miss Brown. + +Nancy sentì che doveva scrivere subito per dirgli che non era quella +Miss Brown. + +E glielo scrisse. + +E lì finì la corrispondenza. Almeno, così disse Nancy a sè stessa, +tornando su per le strette scale buie, dopo aver impostato questa +lettera finale. + +Nancy accese il gas nel salotto, e sedette colle mani in grembo. Era +sola, quella sera, come tante altre sere. I bambini colle teste grosse +la guardavano. E il morto signor Johnson con gli occhi bianchi la +guardava. Sul caminetto la piccola pendola sgangherata pareva +chiacchierar piano, e affannarsi a sbattere via il tempo in fretta e +furia. Nancy l'ascoltava. Il battito continuo, un poco irregolare, si +faceva ritmico al suo udito. + +Le venne in mente una vecchia rima francese, che pareva battere in tempo +coll'orologio: + + _La belle qui veut, + La belle qui n'ose + Cueillir les roses + Du jardin bleu._ + +Era la storia della Bella, che voleva entrare nel Giardino azzurro, e +che al mattino passò davanti ai grandi cancelli aperti. + +E si fermò di fuori, a guardare. + + _La belle qui veut, + La belle qui n'ose + Cueillir les roses + Du jardin bleu._ + +E a mezzodì ripassò davanti ai grandi cancelli aperti. E si fermò di +fuori, a guardare. + + _La belle qui veut, + La belle qui n'ose + Cueillir les roses + Du jardin bleu._ + +Finalmente--quando era già sera--la Bella si disse: «Ora entrerò». + +Ma arrivata davanti al giardino, trovò che i cancelli erano chiusi! + + _La belle qui veut, + La belle qui n'ose + Cueillir les roses + Du jardin bleu...._ + +Così chiacchierava piano la pendola sbattendo via il tempo in fretta e +furia. E Nancy l'ascoltò. D'un tratto, come per la prima volta, +comprese, sentì che la vita passava, che passava rapida e +irrichiamabile, e che lei, Nancy, non viveva! Lei era qui, chiusa col +morto signor Johnson, ed era morta come lui. + +Una subitanea selvaggia eccitazione la invase, come una improvvisa +folata di vento, come una fiamma impetuosa che le divampasse in cuore: e +Nancy si coprì il volto con un gemito di creatura ferita. Tutto il +rimpianto per il suo ingegno sciupato, tutto lo sdegno contro +l'avvilente esistenza, tutto l'odio per la povertà che la mutilava, la +schiacciava, l'annichiliva, proruppe in quel lamento, tosto soffocato +per non svegliare Anne-Marie che dormiva nella stanza vicina. + +Ma che cosa faceva lei chiusa qui, come una belva in gabbia? + +Ma perchè si rassegnava? Ma che cosa aspettava? Ma dormiva? Era +narcotizzata? Paralizzata? Del suo ingegno, che cosa ne aveva fatto? E +della sua volontà? Ella dunque si lascerebbe affondare nell'ignominia +della miseria, nella vile e inerte disperazione? + +La pendola stonata suonò mezzanotte, e Nancy balzò in piedi come alla +chiamata di una voce potente. Era la Vita che chiamava. La Vita! Nancy +se la sentiva passare accanto, splendida, vertiginosa, come un'amazzone +folle, scagliata incontro all'avvenire. E passando chiamava: «Nancy! +Nancy!» + +Nancy si dibattè per liberarsi dal suo letargo, e gridò alla Vita: +«Verrò! verrò con te!» + +Vi sono dei caratteri di cui l'evoluzione si fa lentamente, a +impercettibili gradazioni, come si schiude una rosa, come un uccelletto +mette le penne. + +Ma Nancy irruppe in un'ora dalla crisalide dell'incoscienza. Da un +giorno all'altro--e per la sola ragione che la sua ora era giunta--la +mite e mansueta Nancy non fu più. La passiva anima infantile avvolta +nella candida semplicità del Genio, disparve in quella notte. Forse +venne a portarla via la Nave dei Sogni della sua infanzia, sulla quale i +suoi piccoli amici fantastici, Bel Popò e Menton Fleuri, l'aspettavano +ancora.... + +E forse se ne saranno tornati indietro insieme, fuori dall'esistenza, +fuori dai ricordi, salpando nel buio delle cose passate, verso la +lontana Isola di Ciò che non è Più. + + . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + «_Caro Ignoto_, + +«Quante domande! Non vi basta sapere che non sono nè la ragazza vestita +di celeste, nè Miss Brown, ma vi ostinate a voler conoscere il mio +nome? + + _Che importa un nome? Chiama pur la rosa + Con altro nome--avrà men dolce odore? + + Che importa un nome?--Chiama pur la Donna + Con altro nome--avrà men falso il core?_ + +«Chiamatemi dunque--se chiamarmi volete--col nome complessivo e fragile +e impersonale di--Eva! E pensatemi come la sorella minore della prima +Eva, meno curiosa forse e ancor più solitaria.... e tanto amica del +Serpente--ormai addomesticato!--da portarlo intorno al collo come un +boa, magro e moderno.... E ne' miei occhi tranquilli fluttua la +nostalgia del già perduto Paradiso.... + +«Ma mi fate altre domande ancora: «Siete giovane?»--Sì; ma non d'una +giovinezza sconcertante.--«Siete buona?»--Sì; ma non di una bontà +affliggente.--«Siete bella?»--Quasi; ma non di una bellezza +sconvolgente. + +«E vi scrivo, non perchè io sia avventurosa o temeraria, ma perchè l'ora +è il tramonto, e il mese è l'aprile. + +«E voi siete l'Ignoto». + + +L'Ignoto rispose. Ed ella gli riscrisse. E nelle sue lettere ella mise +tutte le sue frasi più belle, tutti i suoi estri più felici. Gli scrisse +molte verità e molte menzogne. Si descrisse a lui quale ella credeva di +non essere, ma quale forse inconsciamente ella era. Nelle sue lettere si +dava per una principessina viziata, una farfalla frivola, turbinante +attraverso la vita con vivide ali.... + +E scrivendo queste lettere ella venne a poco a poco a somigliare a +quella che descriveva. Divenne gaia e spensierata. Si fece prestare +denari da Peg, e anche da George che si era innamorato di lei. Che +importava? Li ripagherebbe un giorno o l'altro.... Comprò delle vesti +eleganti; fece dei debiti; firmò delle cambiali; ebbe ricorso a +espedienti dubbii. Tutto l'ingegno che avrebbe dovuto servire al Libro, +ella lo prese e lo usò nella sua vita quotidiana; lo sciupò in piccoli +imbrogli e inganni, pur di riuscire a strapparsi dagli artigli della +povertà che la strangolava, che la inchiodava al suolo. + +--Non importa nulla di nulla! nulla di nulla!--diceva lei. + +Bisognava togliersi dal fango, bisognava uscirne ad ogni costo. Tornar +fuori, in alto, nel sole, con la piccola Anne-Marie; lontano dalle +propinquità vergognose e laide, dalla vicinanza dei negri, dalla sordida +e spaventosa lotta per il pane quotidiano. Uscirne, uscirne ad ogni +costo! + +Un giorno--era un afoso pomeriggio di maggio--Aldo non ritornò a casa. +Minna era andata a prendere Anne-Marie a scuola, quando un +commissionario suonò alla porta dell'appartamento, e a Nancy, che gli +aprì, consegnò una lettera in una grande busta sigillata. Si fece +firmare la ricevuta e partì rapido. + +La lettera era di Aldo. Diceva che gli era capitata la fortuna della sua +vita, una fortuna quale egli non se la sarebbe mai aspettata! Ed egli +sentiva di non doverla respingere. No, per amore di Nancy, per amore +della sua bambina egli sentiva che era il suo sacrosanto dovere di non +indietreggiare davanti a un grave sacrificio. Oh, non pensava a sè! +Aveva già da tempo rinunciato alle proprie ambizioni, perduto ogni fede +nei propri talenti, ogni speranza nel proprio avvenire. No, questo grave +passo lo prendeva per lei e per Anne-Marie. Un giorno ella +comprenderebbe il suo sacrificio. Un giorno (e qui una lagrima di Aldo +aveva macchiato le parole) ella gli aprirebbe le braccia perdonandolo, +ringraziandolo, benedicendolo... Intanto accludeva cinquecento dollari. +E che Nancy ne avesse cura perchè cinquecento dollari non sono una +parola. Sono duemila cinquecento franchi. E farebbe bene a prendere +quell'appartamento disopra che costava meno; e a pagare otto dollari +invece di dieci al mese a Minna, che sarebbero ancora fin troppi!... E +coraggio! che probabilmente tra pochi mesi tutto sarebbe a posto, e +sarebbero tanto felici. E addio, addio! Che i santi la proteggessero! +Che il buon Dio guardasse lei e Anne-Marie! Ed oh! pregassero per lui, +che era per sempre il loro infelice Aldo. + + +Nancy sedette rigida e stupefatta con la lettera e i cinque biglietti da +cento dollari in mano. + +Aldo non sarebbe tornato! Non tornerebbe più. Le aveva lasciate sole, +lei e Anne-Marie; sole ad affrontare la vita. + +Tutto quel giorno Nancy portò il suo cuore freddo e greve come una +roccia nel suo petto delicato. + +Quando fu notte andò nella camera di Aldo. Si guardò attorno. Davvero +era una meschina e miserabile stanza. Tutto in essa--dalla finestra coi +vetri rotti che dava su un muro umido, alla porta sverniciata che non +chiudeva; dal tappeto logoro, all'ottomana sudicia e storta; dal +caminetto col pezzetto di specchio appoggiato al muro, alla catinella +rotta--tutto, tutto era orribile, tutto spingeva a fuggire e a non +ritornare più. + +E guardandosi attorno in quella camera deserta, Nancy si sentì pungere +gli occhi da ardenti lagrime di compassione. + +Povero Aldo! Così decorativo, così estetico, così inetto alla lotta per +l'esistenza! Dunque non sarebbe tornato più. Dopo tutto, come +biasimarlo? Che cosa trovava quando veniva a casa? Queste bruttezze, +queste meschinità. Null'altro. + +No, null'altro. Non l'amore. L'amore che li avrebbe sollevati e aiutati +attraverso le angoscie e le avversità, non era più nel cuore di Nancy. + +L'amore che essa aveva avuto per lui, e ch'ella si era compiaciuta di +figurarsi come un epico e trionfante arcangelo, forte e armato, non era +stato dopo tutto che un piccolo spettro, frale e sensitivo--mezzo bimbo, +mezzo fantasma--e ferirlo era ucciderlo. E i Fati si erano divertiti a +lapidarlo e a crocifiggerlo, questo amore; l'avevano percosso e +calpestato; l'avevano trascinato per squallide vie e per scale sudicie, +l'avevano soffocato sotto a mucchi di bruttezze.... Ora che Nancy osava +guardarlo in faccia, vide che già da gran tempo era morto. + +E per Aldo non ebbe che pietà. + +Trasse da sotto il letto il suo vecchio baule, e vi ripose con rimorso e +compassione le cose che gli appartenevano: i suoi pochi libri; le sue +spazzole e il suo pettine rotto; le vecchie scarpette di vernice che +portava in casa invece di pantofole; qualche pacco di sigarette. + +Quando, aprendo il suo armadio, vide che era quasi vuoto, e che Aldo +aveva già portato via tutti i suoi abiti nuovi, ella ebbe un piccolo +sorriso triste. E ricordò ch'egli le era parso molto pallido quando quel +mattino le aveva detto addio. + +Come aveva fatto a procurare quei cinquecento dollari per lei? Da chi? + +Allora, subitamente, Nancy s'inginocchiò. + +Accanto al baule aperto di Aldo e alle sue povere vecchie cose, Nancy +pregò per lui come egli nella sua lettera l'aveva pregata di fare. + +Quando si alzò, chiuse il baule, e vi chiuse dentro anche il ricordo di +Aldo, che non doveva più essere vivo in lei. + + +Anne-Marie parve quasi non accorgersi dell'assenza di suo padre. Ne +parlò talvolta, nel modo indifferente e gaio che hanno i bambini. Poi +non ne parlò più affatto. + +Minna girò per la casa con gli occhi rossi e il naso gonfio, e dopo +qualche giorno i conti della spesa giornaliera segnarono un inverosimile +rialzo. + +Nancy pagò tutti i suoi debiti; comprò delle vesti per sè e per +Anne-Marie, e diede congedo a Mrs Johnson. + +Visitò delle pensioni nei quartieri distinti di New York, e fissò due +stanze eleganti in un «boarding-house» di Lexington Avenue. + +Nella sera che precedette la sua partenza dall'appartamento della 82.ma +Strada, vennero Peg e George ad aiutarla a riporre le sue cose e a +chiudere i bauli; ma presto furono richiamati a tornare nel loro +alloggio, dalla venuta di un amico. Peg spiegò a Nancy, abbracciandola, +che era un musicante polacco, certo Markowsky, che veniva qualche volta +a far musica con George. + +Anne-Marie dormiva. Nancy restò sola nel salotto spoglio, da cui era già +stato tolto e messo via tutto ciò che le apparteneva. Il defunto signor +Johnson la guardava mestamente, e anche l'aborrita lampada a +piedestallo--accesa finalmente col consenso della commossa Mrs +Johnson--versava una luce blanda sul fascio di rose, portato quella sera +dal cupo e innamorato George. + +Due rudi colpi battuti alla porta la fecero sobbalzare. Era il postino +con una lettera per lei. Da Aldo? No. Veniva dall'Inghilterra, ed era +per «Miss Brown». Nancy richiamò il solenne postino e gli diede mezzo +dollaro. + +--Grazie. Sissignora. Va bene. Tutte le lettere, anche per Miss Brown, a +Lexington Avenue? Sissignora. Sarà servita. Buona sera. + +Nancy aprì la lettera. I suoi occhi posarono con piacere sulla grande e +caratteristica calligrafia. Anche lo stemma del Grand Hôtel in cima al +foglio pareva narrarle delle cose note e aggradevoli. In quel piccolo +cerchio dorato ella vedeva, come traverso un magico cannocchiale, le +cose lontane che essa ricordava e amava. «Hôtel Metropole»! Le pareva di +vedere la rotonda dell'«Hall», brillantemente illuminata, e le eleganti +signore dalle lucide chiome infiorate, passare con fruscìo lento a +fianco degli uomini cortesi e corretti.... E la premura degli zelanti +camerieri; e gli inchini del portiere ossequioso; e il pronto accorrere +dei paggetti in livrea scarlatta.... E fuori--al di là delle giranti +porte di cristallo--Londra, gaia, folle, illuminata, riversandosi in +fiumana di carrozze ai suoi divertimenti.... + +Nancy sedette e rispose alla lettera dell'Ignoto: + + +«Il grande salone dorato è chiuso, e tiepido, e fragrante. Le lampade e +il fuoco versano un lume pacato sulle pesanti tende di broccato, e sui +floridi arabeschi del tappeto. + +«Delle grandi rose pallide ergono la corolla dai loro vasi di +Copenhagen, e la loro tinta è così fine, ch'esse sembrano essere la +continuazione dei fiori di morbida luce pinti sulla porcellana. + +«Sento le loro anime profumate che respirano vicino a me. + +«Io sto fumando una sigaretta russa, odorante d'eliotropio bianco--e vi +scrivo! + +«O sconosciuto amico! come bene si accompagna alla fragranza delle rose, +al lieve fumo della sigaretta, il pensiero di voi, anch'esso così vago, +così dolce, così incerto....» + + +Uno strillo acuto nella stanza vicina fece balzare in piedi Nancy; e +colla penna ancora in mano corse nella camera di Anne-Marie. La +piccina--un virgulto bianco--era in piedi sul letto, pallida, cogli +occhi spiritati e una mano tesa in gesto drammatico verso il muro. I +capelli scompigliati le circondavano di fiamme bionde il viso. + +--Ascolta!--disse.--Sta ferma! e ascolta! + +Nancy stette ferma e ascoltò. + +Chiara e limpida traverso il muro veniva la voce di un violino. + +Sommesso e dolce lo accompagnava il pianoforte. Nancy riconobbe la +musica. Era la «Romance» di Svendsen. + +Anne-Marie, sempre ritta e immobile col braccio teso, come una piccola +profetessa allucinata, sussurrò: + +--Senti? E' questo il pezzo che era bello, e che lui non ricordava! + +--E' un violino, cara,--disse Nancy. + +E sedette sul lettino della bimba. + +Ma Anne-Marie ascoltava, immobile. Nancy trasse a sè la coperta del +letto e ne avviluppò i piedini nudi della sua bambina. Poi mise un +braccio intorno alla smilza figuretta bianca. + +L'ultima nota, lunga, acuta, dolorosa, vibrò e si spense. Soltanto +allora Anne-Marie si mosse. Coprì il viso colle mani e scoppiò in +pianto. + +--Ma cos'hai, ma cos'hai, angelo mio?--chiese Nancy, angosciata, +stringendosela al cuore.--Perchè piangi? dimmi perchè piangi? + +I grandi occhi di Anne-Marie si fissarono su lei. + +--Per tante cose,--disse lei. + +E a Nancy la sua voce parve strana e lontana. + +Per la prima volta Nancy sentì che l'anima della sua bambina era una +cosa separata da lei, all'infuori di lei: un'anima ignorata e solitaria, +volata fuori dall'essenza materna, inaccessibile alla materna ansia. Una +piccola anima solitaria! + +--Anne-Marie! è la musica che ti fa piangere?--chiese. + +La piccina la tenne stretta, e non rispose. Nancy la indusse con mille +carezze a tornare nel letto; e la ricoprì e la baciò e la lasciò nel +buio. + +La porta tra di loro rimase aperta. Nancy al suo tavolino udiva la +melodia tenera della «Berceuse» di Grieg e il gaio staccato del +«Minuetto» di Händel. E quella dolce musica la aiutò ad aggiungere dei +fantastici dettagli nella sua lettera allo Sconosciuto. + + +La mattina seguente dovevano traslocare all'alloggio signorile di +Lexington Avenue. Non poterono salutare George che era andato di +buon'ora al suo ufficio. Ma Peg aiutò a chiudere le valigie, e a +portarle giù nella carrozza, e corse con Minna su e giù per le scale in +cerca dei pacchi smarriti e degli oggetti dimenticati. + +Anne-Marie, già in carrozza, prese gravemente dalle mani di Peg il +cerchio e il policeman con una gamba sola, unico superstite di un teatro +di marionette di Frau Schmidl; e Minna, che le accompagnava per +installarle nel nuovo alloggio, salì in carrozza colla gabbia di sorci +giapponesi appartenenti ad Anne-Marie. + +--Cos'ha oggi la piccolina?--chiese Peg, guardando Anne-Marie.--E' +allegra come un funerale di quarta classe. + +--La vostra musica iersera l'ha molto turbata,--disse Nancy salendo +anche lei in carrozza, e sedendo accanto alla piccola, colle ginocchia +ingombre di cappelliere e di pacchi.--Il violino le è piaciuto tanto! + +--Ah sì?--disse Peg.--Era quel rospo di Markowsky che suonava. + +Così dicendo si sporse per baciare Anne-Marie. + +Ma Anne-Marie voltò via la faccia e non volle essere baciata. + +--Bel tipo!--disse Peg, un poco offesa, dopo un altro vano tentativo di +baciare Anne-Marie, che teneva nascosto il viso nelle mani. + +--Non le piacciono gli addii,--spiegò Nancy. + +E, per consolare Peg, l'abbracciò affettuosamente, rammentandole la sua +promessa di venire a trovarle. + +--Arrivederci presto a Lexington Avenue! + +La carrozza partì. Minna aveva già contato e ricontato sulle dita i +bagagli che avevano, quelli che avrebbero dovuto avere, e quelli che +ricordava di aver dimenticato--quando Anne-Marie tolse le mani dal +visetto acceso. + +--Mi piacciono, sì, gli addii,--disse in tono indignato.--Ma perchè +quella brutta Peg ti ha detto che era un rospo che suonava la musica +iersera? + +Nancy la confortò, dicendo che non importava. + +--Ma sì, importa,--disse Anne-Marie.--Non voglio che lo abbia detto. + +--Non lo dirà più,--disse Nancy. + +--Ma adesso l'ha detto,--disse Anne-Marie,--e non voglio che lo abbia +detto! + +E la sua disperazione era grande. + +Nancy cercò di distrarla, parlando della bella casa nuova in cui si +andava, e dove nella loro stanza c'era un tappeto rosso e un balcone.... +Ed eccole arrivate! Sulla gradinata davanti alla casa le aspettava già +un ricciuto e impertinente «chasseur» in berretto gallonato, che le +aiutò a scendere dalla carrozza e fu rude e ruvido col policeman, +afferrandolo per l'unica gamba; e nel portar su la gabbia dei sorci +giapponesi, si tenne ostentatamente turato il naso. Ciò divertì assai +Anne-Marie. Quando poi ella vide la stanza piena di sole, e il tappeto +rosso, dimenticò la storia del rospo e fu felice. + +All'ora del lunch scesero nella sala da pranzo e sedettero a un lungo +tavolo con molte altre persone. + +Anne-Marie, che credeva di essere invitata, fu molto timida da principio +e molto rumorosa alla fine del pasto. I pensionanti erano della specie +di tutti i pensionanti in tutte le pensioni del mondo. C'era il vecchio +signore taciturno, e il giovinotto che fa dello spirito. C'era la +signorina che studia il canto. C'era la famiglia distinta che si tiene +molto a sè; e la signora coi capelli color zolfo, che si tiene poco a +sè. C'erano i ragazzi americani male educati che litigano tutto il +giorno e ballano il «cake-walk» tutta sera; e con essi era la loro madre +inefficace, e il loro padre depresso, e la loro governante intontita. +C'erano gli studenti russi. C'erano le signorine svedesi. C'era la +signora tedesca d'una certa età. + +Questa sedeva dirimpetto a Nancy; e dopo il primo sguardo quasi casuale +ch'essa aveva rivolto a Nancy e ad Anne-Marie, la signora continuò a +guardarle fisso tutto il tempo del pasto. + +Ogni volta che Nancy alzava gli occhi incontrava quello sguardo attento +e benigno dietro gli occhiali. + +Nessuno parlò con Nancy durante la colazione; la conversazione essendo +per lo più monopolizzata dal giovane di spirito e dalla signora coi +capelli color zolfo, che scambiavano lungamente le loro opinioni +riguardo all'età di Sarah Bernhardt. Nancy aveva un gran da fare a dire +piano e in italiano ad Anne-Marie che non si occupasse delle due +ragazzette americane, di cui gli esecrabili modi parevano affascinarla e +ipnotizzarla. + +Quella sera Nancy scese sola a pranzo. + +Dopo la minestra, la signora tedesca parlò. + +--Spero--disse, indicando il posto vuoto accanto a Nancy--che la bambina +non sia ammalata. + +--Oh, no, grazie,--disse Nancy.--Prende sempre del latte e un uovo alle +sei, e poi va a letto. + +--Secondo l'uso inglese,--disse la signora tedesca. E soggiunse:--E' +stata, lei, in Inghilterra? + +--Sì, da bambina,--disse Nancy. + +Poi venne il pesce. E mentre Nancy lo mangiava, sentiva sempre quello +sguardo intento e benigno fisso su di lei. + +Passato il montone, la signora tedesca parlò ancora. + +--Mi pare di averla udita oggi parlare italiano colla bambina. E' lei +forse del bel paese dove il sì suona? + +Nancy sorrise. + +--Mia madre era italiana,--disse.--Mio padre inglese. Io sono nata a +Davos, in Isvizzera. + +Senza nessuna ragione apparente le guancie della signora tedesca si +tinsero di un vivido rossore. Non parlò più. Ma dopo che il «pudding» di +semolina aveva fatto due volte con lenta insistenza il giro della +tavola, e che la frutta--passata rapidamente una sola volta--era +sparita, la signora con voce un po' tremula chiese a Nancy: + +--Parla il tedesco? + +--Sì,--disse Nancy.--Ho avuto una governante tedesca. + +Ancora una volta le guancie della signora si soffusero di rossore. Il +pranzo era terminato e tutti si alzarono e passarono nella sala di +lettura. Ma Nancy andò nella sua camera per scrivere allo Sconosciuto. + + +«Voi mi chiedete di parlarvi di me: questo mi piace, perchè sono egoista +e soggettiva. + +«Io sono una giocatrice. A Montecarlo la Roulette--la folle Lorelei del +Mezzogiorno, dagli occhi verdi, dalla voce d'oro--mi attira e mi +incanta! Le ho gettato, or non è molto, nella avida gola insaziata tutti +i denari su cui potevo mettere le mie piccole mani bianche. (Ora sapete +che ho delle piccole mani bianche). + +«E sono una sognatrice. Sono uscita per solitarie vie, sognando voi, mio +sconosciuto eroe, e le misteriose foreste dell'Uhland, e le perdute +principesse del Maeterlinck, finchè ho sentito delle vive lagrime--rare +visitatrici!--tremare nei miei sereni occhi glauchi. (Ora sapete che ho +dei sereni occhi glauchi). + +«E sono una selvaggia, una selvaggia ultracivilizzata, col candido +petto, pieno di ruggiti e di smanie primitive, ricoperto di gioielli. + +«Adoro i gioielli. Ho dei brillanti insolenti, quasi azzurri, grandi +come il mio cuore!--che dico?--di più, di più! E li porto a tutte le +ore, in tutte le stagioni--intorno al collo, alle braccia, alle +caviglie--su tutta me! + +«Spero che anche voi portate molti gioielli. + +«Adoro gli uomini ineffabilmente anormali e ~mauvais-genre~, che portano +degli anelli fino alla punta delle dita. + +«E sono femminea... oh, oltre ogni dire femminea! Non porto che delle +vesti ondeggianti, delle fluttuanti trine, dei larghi cappelli ricadenti +ad ombreggiare le mie morbide chiome. (Sì; le mie chiome sono morbide). + +«Non ho opinioni; non ho vedute. Non seguo mai il filo di un +ragionamento. Sono contenta di essere una piccola creatura indifesa che +tutti proteggono e compiangono e sgridano e adorano. + +«Non bevo «cocktails». Fumo (ve l'ho detto?) delle sigarette russe +profumate all'eliotropio bianco--e certo nessun uomo farebbe una cosa +così nauseante. + +«Sono distratta. Sono negligente. Sono prodiga. Sono pigra. Oh, assai +pigra! Invidio tanto la «Belle au Bois dormant» che ebbe cento anni di +sonno, e dormirebbe ancora adesso, se il ~Prince Charmant~ non l'avesse +baciata.... + +«Addio, Prince Charmant! + +«Ecco: ho parlato di me. + + «EVA.» + + + + +XI. + + +Il giorno seguente, a colazione, la signora tedesca fissò ancora in viso +Nancy, e poi distolse gli occhi. Si mangiava in silenzio quando +Anne-Marie chiese a sua madre: + +--Che cos'è questa cosa marcia che mangiamo? + +--Zitta, cara,--disse Nancy.--E' buonissimo. E' stufatino. + +--Cos'è il stufatino quando è vivo?--chiese Anne-Marie. + +Nancy sorrise, e la fossetta le si incavò rosea nella guancia. + +Allora la signora tedesca, che aveva visto il sorriso e la fossetta, +disse all'improvviso con voce tremula e agitata: + +--Lei si chiama Nancy? + +Nancy la guardò stupita. Poi rispose: + +--Sì. + +E tutti tacquero, guardandole. + +--Io sono Fräulein Müller,--disse la signora tedesca, togliendosi dalla +tasca un fazzoletto a orli rosa, e preparandosi alle lagrime. + +--Fräulein Müller! Fräulein Müller!--pronunciò Nancy, quasi in +sogno.--Ma allora è lei che mi leggeva Uhland e Lenau, quando ero +piccola.... + +Allora Fräulein Müller pianse nel suo fazzoletto, e Nancy si alzò e fece +il giro della tavola per andarla ad abbracciare. Poi toccò a Fräulein +Müller di alzarsi e fare il giro della tavola per andare a baciare +Anne-Marie. + +Dopo di che la signora dai capelli color zolfo osservò quanto è piccolo +il mondo. E il giovinotto di spirito disse che finirebbero collo +scoprire che lui e lei erano fratello e sorella. Non aveva lei una +voglia di fragola sulla spalla sinistra? No? Ecco! Che strana +coincidenza! Neanche lui. Dunque erano forse gemelli. + +Questa fine facezia ebbe un immenso successo, e tutti risero, eccetto la +famiglia distinta che non rideva mai. + +Dopo colazione Fräulein Müller invitò Nancy a venire nella sua camera; e +volle tenersi in grembo Anne-Marie. + +--Ma se piangi,--disse Anne-Marie,--ho schifo. + +Allora Fräulein promise di non piangere più; e anzi le insegnò il giuoco +«Da hast du'nen Thaler, geh' auf den Markt» (Eccoti un tallero, va al +mercato....), che Anne-Marie trovò assai divertente. + +Quando potè discorrere un poco in pace con Nancy, Fräulein le narrò le +sue peripezie colla famiglia americana, dove era rimasta tanti anni dopo +aver lasciato la Casa Grigia. E le raccontò che adesso coi suoi risparmi +poteva riposare, e aveva appunto preso in affitto una piccola casa a +Staten Island--una casetta tutta bianca in mezzo a un minuscolo +giardino--dove passerebbe tranquilla il resto dei suoi giorni. La +settimana prossima la casetta sarebbe già pronta a riceverla. + +--E a ricevere anche te, mia Nancy, e la tua bambina,--disse Fräulein, +cercando un posto asciutto nel fazzoletto dagli orli rosa.--Verrete a +stare con me. Oh, ~meine kleine~ Nancy! Il nostro piccolo Genio! E cosa +ne è della Poesia?... + + +La settimana seguente Fräulein Müller lasciò Lexington Avenue per +prendere possesso del suo «Gartenhaus», come chiamava la casetta a +Staten Island. E tre giorni dopo, Nancy e Anne-Marie si recarono a stare +con lei per una quindicina di giorni. + +--Che genere di educazione hai dato alla tua bambina?--chiese la vecchia +governante, alla chiusa della prima giornata tutta di miracolose +scoperte per Anne-Marie. (Come? le fragole crescevano sulle piante? +Anne-Marie aveva sempre creduto che non ci fossero che in canestri!) + +Ora Anne-Marie era a letto, e Fräulein era sola con Nancy, da basso nel +salottino illuminato. + +--Mi pare che sappia ben poche cose,--continuò Fräulein Müller.--L'ho +interrogata un po' sull'aritmetica.... sul sistema metrico decimale. +M'ha detto, sì, sì! che sapeva tutto ciò; e voleva parlar d'altro. Ma +io--disse Fräulein con severo cipiglio--sono stata molto ferma. Le ho +chiesto: Vediamo, per esempio: dove metti i millimetri? Lei non sapeva. +Vanno a destra o a sinistra? Ha fatto una faccia e ha detto: «Ho schifo +dei millimetri.» Ma perchè schifo? Le ho detto: Ricordati che i +millimetri vanno sempre a destra. E lei mi ha risposto: «Allora io andrò +sempre a sinistra.».... Vedi, io ho trovato che quella era una risposta +di una incredibile stupidaggine. + +Nancy rise. + +--Ma questo è ancora nulla,--continuò Fräulein Müller.--Siccome io +insistevo, lei m'ha detto: «Tu mi farai sognare tutta notte di quelle +bestie.» Ma che bestie? dico io. Cosa credi che siano i millimetri? E +lei m'ha risposto: «Oh Dio, saranno i bambini o i parenti dei +centopiedi». + +Nancy scusò la sua piccina descrivendo a Fräulein la scuola che aveva +frequentato nella Settima Avenue. La governante ne fu addolorata. + +--Ma la educherò io,--disse.--Certo sarà un genio anche lei. + +--Ho paura di no,--sospirò Nancy.--Ma quanto l'avrei desiderato! + +Le due donne tacquero. E allora per l'aperta finestra s'udì una voce +limpida e chiara come una cascatella d'acqua montanina. Era la voce di +Anne-Marie nella cameretta di sopra. + +--Senti che canta,--disse Fräulein Müller. + +--Oh, sì. Canta sempre così, per addormentarsi--disse Nancy--da che ha +sentito una volta un violino. La musica le piace. + +E Nancy raccontò della Romance di Svendsen, e del pianto di Anne-Marie. + +--Se è così,--disse Fräulein molto risoluta,--le comprerò un violino +domani. + +E così fece infatti. Il violino era nuovo e giallo e lucido, e dentro +aveva un'etichetta col nome di «Guarnerius». Costava tre dollari. + +Anne-Marie lo accolse con soddisfazione. Spinse l'arco su e giù sulle +corde con molta gioia, ma per poco tempo. Poi divenne impaziente e uscì +in giardino a cercare un grosso sasso.... + +--.... Mi faceva delle brutte vociacce,--disse Anne-Marie, ritta e +impenitente accanto ai frantumi di legno giallo, mentre Fräulein Müller +e Nancy crollavano le teste, con dolore e rimprovero.--Volevo vedere +cosa c'era dentro che gnaulava così. + + +Fräulein disse quella sera a Nancy: + +--Non credo che la musica sia la sua vocazione. Ma staremo a vedere. + + + + +XII. + + + «_Giugno. Staten Island._ + +«Buon giorno, mio tenebroso Sconosciuto. + +«Sono in campagna, seduta su un muricciuolo di sassi, e non vedo che +lontane colline e sonnecchianti campi. Nel sole v'è un ronzìo di insetti +che mi fa impallidire e rabbrividire. Odio con grande odio pauroso gli +insetti che ronzano. + +«Perchè non siete qui? Ho in testa un grande cappello bianco con nastri +ceruli, e una sciarpa cerula mi cinge la tenue vita. Sembro l'eroina di +una novelletta vecchio stile. E nessuno mi vede. E i prati sono pieni di +fiori; ed io li colgo e non so a chi darli. In tutte le soavi e semplici +leggende, quando l'eroina è seduta su un muricciuolo, con un cappello +bianco e una sciarpa cerula, ecco--inaspettatamente--il Prince Charmant +passa, la vede, s'arresta.... + +«Ahimè! nella vita non è così. La vita è un pesante romanzo moderno in +cui appare e scompare tanta gente superflua e soporifica; e in cui +l'eroina ha degli amanti noiosi, che si assomigliano tutti come una fila +d'ometti tagliati nella carta. E invano vi si aspetta l'inaspettato. + +«Io sono qui sul muricciuolo con la mia sciarpa cerula, mentre voi siete +a tremila miglia lontano da me.... + + * * * * * + +«Buon giorno, ancora. Sono sempre qui su quest'isola, a vivere di cose +ingenue: d'erbaggi, e di tramonti, e di ricordi di cose che non furono. +Voi siete una cosa che non fu. Forse per ciò vi ho sempre nella mente. + +«Alla gente che vedo sempre, non penso mai. A voi che non vedo mai, +penso sempre. + +«Mi chiedete conto dei miei amanti. Mi domandate perchè ne ho. +Semplicemente perchè trovo che mi abbelliscono! Un amante è una specie +di cosmetico: la bellezza di una donna dipende interamente da quanto +essa è amata. + +«I miei amanti hanno dunque la loro utilità; ma non posso dire che siano +divertenti. Vestono una grigia uniforme di mestizia; e s'intragraffiano +e s'intramangiano, come animali tristi. E i loro discorsi sono lunghi e +lugubri intorno a cose lugubri e lunghe--come sarebbe la morte e la +durata eterna dell'amore. + +«Io sogno un amore vivido e trionfale e risplendente; un amore fatto di +sangue e di sole e di rose--di tutte le cose calde e scarlatte che sono +nel mondo!... Un portentoso e magnifico amore che non duri, che sfolgori +e abbruci. + +«~Che non duri!~ E che perciò? E' forse meno amore per il fatto che deve +morire? Sarebbe come dire che le vere rose sono quelle di carta, perchè +non appassiscono. + +«Ecco, io colgo una rosa viva, fragile, moritura, e ve la getto traverso +l'Oceano.... traverso le tremila miglia d'acqua che ci separano-- + +«Se vi cade sul cuore, m'amerete. + + «EVA.» + +Egli le rispose: «Vi amo». + + +Nancy era felice. Viveva d'una vita irreale; d'una vita febbrile. Non +era più Nancy. Era «Quella delle lettere»! E Quella delle Lettere era +una creatura selvatica, libera, ardente e lieta. + +E nulla era più dolce al suo cuore che questo sottile e delicato «amor +di lontano», questa passione traverso la distanza per un non veduto, non +conosciuto amante. + +Ah, come era moderno e piccante tutto ciò! Eppoi anche così +tredicesimo-secolo! Non c'era stato Jaufré Rudel, il principe poeta, che +amò per tanti anni la non veduta contessa Melisenda?... E finalmente +venne a morirle ai piedi? + + _Amore di terra lontana + Per voi tutto il core mi duol._ + +Anche loro s'amerebbero così, d'un amore assurdo e meraviglioso. Amarsi +così, senza l'intervento di alcuno dei loro sensi, doveva pur essere il +più alto, il perfetto, il divino modo d'amare. + +Così Nancy visse nel suo sogno e lanciò da un emisfero all'altro le +leggiere lettere d'amore. + + «_Cher Inconnu_, + +«Vi scrivo perchè piove, e il cielo è di flanella grigia. Direte che +ieri vi ho scritto perchè faceva bel tempo e il cielo era di raso +celeste. + +«E' vero. Ma sono buone ragioni entrambe per me, che sono quasi +innamorata di voi--quasi follemente, quasi disperatamente, quasi +divinamente innamorata! + +«Io ho paura d'amarvi. Ho paura dell'amore come un bimbo ha paura d'una +stanza buia nella quale non è entrato mai. Che cosa si nasconde in +quegli angoli neri? Degli spettri, degli orchi, delle belve?... Certo, +il Dolore, appena entro, mi si avventerà al collo (al piccolo collo che +non conosce che la stretta d'una collana di perle), e mi strozzerà. +Certo la Passione, come una pantera dagli occhi di fuoco, mi salterà al +petto e mi mangierà il cuore. Certo la Gelosia come un gatto arrabbiato +mi graffierà, mi morderà, mi dilanierà.... + +«Oh caro Ignoto, non mi fate entrare in quella stanza buia! Già mi pare +di averne socchiusa la porta, e di sentire tutti quegli esseri +spaventosi rugghiare e ululare contro di me.... + +«Addio! addio! + +«Mi chiamo Nancy». + + +A questa lettera egli rispose con un telegramma: + +«Nancy! Vieni qui». + + +Ella riscrisse: + + +«--~Vieni qui.~--Le arroganti parole mi danno un tuffo di piacere nel +sangue. + +«Mi piace che mi diate del tu. E poi sono inavvezza all'imperativo. +Nessuno mai mi dice: Fa così. Va via. Vieni qui. Va lì. E mi piace +sentirmi mite e spaventata e forzata a obbedire. + +«~Vieni qui!~ Subito mi pare di dover volgere timidi occhi in cerca del +mio cappello e dei miei guanti, e mi domando come debbo vestirmi per il +viaggio! Sono molto simpatica in viaggio. Sono sempre di umore uguale, e +porto dei vestiti color sorcio che mi fanno delle piccole spalle fragili +e patetiche e la vita sottile. Tutto ciò è molto importante viaggiando; +perchè fa perdonare le mille e mille valigie e valigiette che porto +nello scompartimento, e le cappelliere che perdo, e gli ombrelli che +dimentico. Anche la gente che, per principio, brontola sempre, diventa +indulgente e amabile quando vede che ho un vitino piccolo, e l'aria +trasognata, e un cappello che mi sta bene. E facchini e guardiafreni e +conduttori, tutti mi adorano! Corrono in su e in giù a cercarmi gli +oggetti che ho perso, a portarmi delle cose da mangiare, ad aprirmi le +finestre e a chiudermi a chiave nello scompartimento.... anche quando +non è necessario. + +«Poi, in viaggio non ho mai sonno. Metto giù la testa non importa dove, +e dormo come un gatto cinque minuti. Poi mi sveglio allegra e +ragionevole e di buon umore. Sì, sì; credo che veramente vi piacerebbe +di avermi in viaggio con voi. + +«Nell'ultima vostra--breve come tutte le vostre lettere--(sono contenta +che siate breve), mi dite che andate in Isvizzera. Conosco e adoro ogni +roccia ed ogni ciottolino della Svizzera; conosco ogni pino in ogni +foresta; ed ogni scoiattolo su ogni pino. Ho percorso ogni serpeggiante +via maestra, che s'attorciglia come uno svolazzo di nastro bianco +intorno ai fianchi austeri delle Alpi. Sono fuggita da ogni blanda mucca +elvetica, ruminante su ogni blanda prateria. + +«Salutatemi la Svizzera. L'adoro. + + «NANCY.» + + * * * * * + + «New York. + + «_Amor mio di lontano_, + +«Eccomi tornata nella città, la terribile città, torrida e rumorosa +sotto il violento sole di luglio. E voi mi scrivete dall'Hôtel Bellevue +ad Andermatt! + +«Andermatt! Che frescura e chiarità e scintillìo mi mette nella mente +quella parola. Nell'afa opprimente di questa città, mi cade sul cuore +come un fiocco di neve. E nella lettera vostra soltanto tre parole: +«Vieni qui. Subito». + +«Di nuovo l'imperiosa, irresistibile chiamata mi scuote deliziosamente i +nervi. Se me lo dite una terza volta--per i biondi Dei del +Walhalla!--verrò! + +«Sarete contento? Mi bacerete con gratitudine le bianche mani +abbandonate? Saremo semplici, e assurdi, e felici? bisognerà fare della +scherma intellettuale, e gareggiare d'arguzia, motteggiatori e ostili? + +«Che importa? che importa? I miei occhi vi vedranno e l'anima mia non +chiederà di più.» + + * * * * * + +Un telegramma da New York ad Andermatt, risposta pagata. (Denari presi +in prestito da Fräulein Müller): + +«Vistovi stanotte in sogno. Avevate lunga barba nera. Ditemi che non è +così.» + + «NANCY.» + +Risposta da Andermatt: + +«Non è così. Vieni subito». + + +Nancy non andò subito. Già non aveva nessuna intenzione d'andare.... e +poi non aveva i denari del viaggio. + +Egli scrisse: «Vieni a Lucerna!» + +Ed ella rispose: «Impossibile». + +Lui: «Ti aspetterò a Interlaken». + +Lei: «Impossibile». + +Lui: «Incontriamoci a Parigi». + +Lei: «Impossibile». + +Lui: «Allora, in ottobre, parto pel Transvaal». + + +Allora, in settembre, ella gli riscrisse: + + +«Amo di figurarmi il nostro primo incontro. + +«Avrà certo luogo nella cornice convenzionale d'un salottino in un +Grand Hôtel. Sarà nel pomeriggio, un po' tardi, perchè siano già accesi +per tutta la stanza i lumi rosso-velati, come fiorellini lucenti in un +racconto di fate. + +«Udrò bussare alla porta. E voi entrerete nella mia vita. + +«E allora? e allora, caro Sconosciuto? + +«Quando le mie mani, come farfalle imprigionate, saranno chiuse nelle +vostre mani, quando i vostri occhi si affonderanno nei miei, che ne sarà +della balda mia sfrontatezza, della mia gaiezza frivola e disinvolta? Io +so che sarò muta e spaventata. + +«Già al solo pensarci mi sento pulsar via la vita per l'estasi, e +l'ansia, e la felicità! + +«E allora? + +«Allora saremo rigidi e compassati e corretti!... L'Usanza, come una +vecchia signora per bene, ci riprenderà per mano e ci ricondurrà a +passeggiare per i giardini della Consuetudine, tra le ben tenute aiuole +e i frequentati viali della Convenzionalità. + +«O credete voi forse, ignoto amico mio, che oseremo sfuggirle? Che in +groppa al fantastico destriero della nostra Sorte ci lancieremo al di là +delle barriere e dei divieti, nei fiammanti abissi della passione? + +«Addio, mio signore. Ben inteso, non verrò». + + + + +XIII. + + +Fräulein Müller veniva in città tre volte alla settimana per insegnare +ad Anne-Marie l'aritmetica e la geografia. + +D'aritmetica Anne-Marie capiva poco. Di geografia niente. + +Con occhi vacui accennava a due punti sulla carta geografica e diceva: +«Skagerrack e Kattegat». + +Queste erano le uniche due parole che voleva tenere a mente. + +--Ma insomma,--diceva Fräulein,--sei ridicola col tuo Skagerrack e +Kattegat. Questa è la Gran Bretagna.... + +--Perchè è la Gran Bretagna?--chiedeva Anne-Marie distratta, guardando +fuori dalla finestra. + +E Fräulein, molto depressa, diceva a Nancy: + +--No, no. La tua figlia non è niente affatto un genio. + +Un giorno George e Peg vennero a trovar Nancy nella pensione di +Lexington Avenue. Condussero con loro anche il signor Markowski, timido +e unto, col suo violino. + +Nel salone, dopo il thè, Nancy pregò il violinista di suonare. Questi si +alzò subito; andò ad aprire la cassetta del suo violino e tolse +teneramente dal giaciglio di felpa grigio-perla il suo istrumento. + +Markowski era polacco, e giovane, e lacero, ma il suo violino era +italiano, e vecchio, e prezioso. Markowski aveva un fazzoletto sudicio, +ma il violino ne aveva uno pulito, morbido, di seta bianca. Markowski +pose un cuscinetto di velluto nero sul collo spelato della sua giacca; +vi poggiò sopra il violino, alzò l'arco e chiuse gli occhi: allora +Markowski divenne un dio! + +Conoscete l'angoscia affrettata della «Sonata in fa» di Grieg? Conoscete +le strillanti e scoppiettanti risate della «Ronde des Lutins» di +Bazzini? Il lamento ululante e nostalgico dei non scritti canti tzigani? +Il battito di piedini alati nel «Moto perpetuo» di Ries? + +Tutto ciò avvolse nel suo turbine di note la piccola Anne-Marie. + +Ritta in mezzo alla stanza, pallida come un lino, immobile, pareva che +la musica le avesse tolto la vita, l'avesse mutata in una piccola morta, +rigida e statuaria. Ah! ecco la bianca statuetta neoterica che Nancy +aveva cercato di fissare nei suoi poemi! + +Gli occhi della bimba erano vaghi e fluidi come acqua azzurra versata +sotto le sue palpebre. Le sue labbra scolorite erano socchiuse. + +Nancy la guardò. Una subitanea immensa tristezza la invase, un senso +cupo e dolente, come se qualcuno le avesse posto un grande sasso pesante +dentro al cuore. Quella piccola figura smorta, scolorita, trasfigurata, +chi era? Era Anne-Marie? Era la sua piccola Anne-Marie? la bambina +stordita e sciocchina che ella accarezzava e sgridava e metteva in +letto?... la bambina così insensata per l'aritmetica, così ottusa per la +geografia? + +--Anne-Marie! Anne-Marie! Parlami!... Che cos'hai! che cosa pensi? + +Anne-Marie volse la chiarità sognante dei suoi occhi verso la madre. Ma +in quei larghi occhi l'anima sua non c'era. + +L'anima di Anne-Marie era lontana. + +Lo Spirito della Musica era sceso su lei, e l'aveva avvolta nel turbine +delle risonanti ali: l'aveva rapita, involata, sommersa nelle favolose +onde del Mistico Mare dei Suoni. + + + + +XIV. + + +--Fräulein, non ho più denari. Non posseggo in tutto il vasto mondo +neppure la meschina e trascurabile moneta che si chiama un soldo. + +E Nancy, che prendeva il thè nel piccolo giardino del Gartenhaus a +Staten Island, sorseggiò compunta la profumata bevanda nelle nuove tazze +ad orlo viola di Fräulein Müller. + +--«Ach! was sagst du»?--disse Fräulein. + +E per molto tempo si videro le sue labbra muovere in astruso calcolo +multale. Poi disse: + +--Posso darti quarantasette dollari. + +Nancy depose la sua tazza, e si chinò in avanti a baciare la lanuginosa +guancia di Fräulein. + +--Caro angelo,--disse.--E poi? + +--Poi cosa?--chiese Fräulein. + +--Appunto,--disse Nancy. + +Fräulein riflettè a lungo. + +--Come si può fare?--disse. + +Nancy fece un piccolo gesto scorato. + +--Da tuo marito nessune nuove? + +--Nulla,--disse Nancy. + +Fräulein sospirò. Poi disse: + +--Non c'è che una cosa da fare. Tu e la bambina, verrete a stare con me. +Manderò via Elisabeth, che del resto è una ragazza sbadata che ha già +rotto due piatti e un vetro di lampada; e voi, care, rimarrete qui. +Bisognerà vivere con economia.--Fräulein, che aveva sempre vissuto con +quel magro e disaggradevole ospite, tossì e assunse un'aria grave di +persona positiva.--Sì, sì, sarò molto contenta di sbarazzarmi di quella +balorda di Elisabeth. + +Nancy la cinse col braccio e la ribaciò. Poi disse: + +--Non ho che una àncora di salvezza. + +--Che cos'è?--chiese Fräulein. + +Stavolta fu Nancy che tossì. Poi disse: + +--C'è.... vi sono.... in Europa.... una.... delle persone che +s'interessano a me, cioè ai miei scritti. Forse mi aiuterebbero, se mi +recassi da loro. + +--Certamente,--disse Fräulein.--Dovresti andar subito. Io intanto terrei +qui Anne-Marie. Così non dovrebbe interrompere le sue lezioni di +violino. + +--Oh Dio!--esclamò Nancy,--dovrei lasciar qui Anne-Marie?--E sospirò +profondamente.--Lo so che non deve interrompere le sue lezioni.... ma +come vivrò io senza di lei?--E dopo una pausa disse:--Credi proprio che +farei bene ad andare? + +--Ma senza dubbio,--assicurò Fräulein che si vantava di avere molto +senso pratico.--Una casa editrice come quella di cui parli, non farà mai +niente senza vederti e conferire con te. Io so come sono le case +editrici.... Ma bada, bada veh! che non t'imbroglino!... + +Nancy sorrise. + +--Starò attenta,--disse. + +--Oh sì, cogli editori--disse Fräulein--si ha un bel star attenti... + +E qui Fräulein Müller ripetè un discorso che aveva già fatto molti anni +prima, a Wareside, quando Nancy aveva scritto la sua prima poesia. E +Fräulein, rammentando quel tempo, si sentì tutta commossa. Rievocò il +giorno--era la domenica di Pasqua--c'era ancora il povero vecchio +Nonno... Fräulein credeva persino di ricordarsi ancora quei versi, i +primi versi di Nancy. Erano splendidi! E Fräulein li citò molto +commossa: + + _Stamane nel giardino + Io colsi i fiorellin, + Stamane nel giardino + Rincorsi gli uccellin..._ + +--Non posso dire che li trovo molto belli,--disse Nancy, ridendo. + +--Forse non erano proprio così,--disse Fräulein.--Anzi credo che non +erano proprio «uccellin», erano forse «rime»... + +E Fräulein ritentò: + + _Stamane nel giardino + Io colsi i vaghi fior, + Stamane nel giardino (o nell'orto) + Volavan rime ancor....._ + +--Perchè volavano?--chiese Nancy. + +--Non so,--disse Fräulein, coll'occhio vitreo di chi cerca rammemorare +qualche cosa.--Forse sbaglio in qualche piccolo dettaglio. Ma ti accerto +che erano bellissimi. E tu eri una bimbettina piccola, piccola come +Anne-Marie. + +--Ascolta Anne-Marie!--disse Nancy, accennando alla finestra aperta +della saletta da pranzo. + +Anne-Marie non aveva voluto venire neppure per due ore al Gartenhaus +senza il suo violino. E adesso si era chiusa nella sala da pranzo a +studiare. Ripeteva molto piano una piccola ninna-nanna, lieve e dolce, e +perfettamente intonata. + +--Quella è un vero Wunderkind,--disse Fräulein.--Un vero prodigio!... + +Così l'aveva chiamata anche Markowski appena l'aveva veduta scossa da +pianto convulso quando egli suonava. Aveva detto: + +--Questa è un Wunderkind. Le insegnerò il violino. + +Difatti l'indomani era venuto, portando un piccolo violino di mezza +misura che pareva il morto Guarnerius, risuscitato e malconcio. Poi +aveva dato ad Anne-Marie la sua prima lezione. + +La lezione fu lunga, e Anne-Marie ne emerse con le guancie infocate e +gli occhi sdegnosi. Una profonda ira le bruciava il cuore. + +Perchè nel violino di Markowski c'era una cosa che cantava--un +uccelletto o una fata o una sirena--e nel suo brutto piccolo violino non +c'era? + +--Sta buona, sta buona,--diceva Markowski, scotendo le ciocche di +capelli neri che gli spiovevano sugli occhi veementi,--aspetta! Uno di +questi giorni anche nel tuo violino ci saranno gli uccelletti e le +fate... E canteranno per te. Adesso studia la scala di sol. + +Allora Anne-Marie aveva studiato la scala di sol, con immenso stupore di +Nancy, che non credeva che in una lezione si potesse imparar tanto. + +In dieci lezioni Anne-Marie aveva imparato quindici scale e una +ninna-nanna. E poi, in due mesi aveva imparato ciò che gli altri bambini +imparano in due anni. Così diceva Markowski sempre più agitato e +veemente; e dava delle lezioni sempre più lunghe, e veniva tutti i +giorni, invece di due volte alla settimana come era stato convenuto. + +--Io non so più cosa vi devo,--gli disse Nancy.--C'è molta confusione +nei nostri conti. La lezione di oggi era di due ore: dunque equivale a +una settimana. E ieri anche... E avant'ieri? Non so più. Mi pare che +siate sempre qui. + +--Non importa, non importa,--disse Markowski, agitando le lunghe +mani,--mi pagherete un altro giorno.--E, ricordando ciò che aveva udito +da George riguardo alle loro condizioni finanziarie, soggiunse:--Potrete +pagarmi quando la bambina vi suonerà la Chaconne di Bach. + +--Va bene,--disse Nancy, tranquilla, pensando che questo volesse dire +tra otto o dieci giorni. + +E vedendo Markowski torcersi in silenziosa ilarità mentre riponeva il +violino, lo credette un po' pazzo. + +Fräulein Müller fece tutto un giorno e metà d'una notte degli astrusi +calcoli di divisione e sottrazione in un suo taccuino; all'indomani +mattina si recò a New York a trovare Nancy in Lexington Avenue. + +--Io ti posso dare ottanta dollari,--disse.--Ti basteranno per fare il +viaggio in Europa e andare a vedere i tuoi editori? + +Sì, sì; Nancy era persuasa che basterebbero. E Fräulein era un angelo! E +grazie, oh, grazie! + +--Naturalmente,--disse Fräulein di cui il senso pratico era velato da un +nebuloso romanticismo,--questa gente sarà felice di darti qualche +migliaio di lire anticipate, anche se il manoscritto non è pronto. + +--Spero,--disse Nancy con gli occhi bassi. + +--E bada di avere un contratto in regola. Farai bene a fartelo fare dal +console o da un magistrato,--disse Fräulein, di cui le idee erano vaghe. + +E Nancy promise che così farebbe. + +Dunque Fräulein s'avviò frettolosa alla Banca tedesca-americana e ritirò +gli ottanta dollari; e qualche cosa di più, perchè Anne-Marie sarebbe +venuta a stare con lei, e per Anne-Marie ci volevano delle cose un po' +buone da mangiare: delle minestre col brodo ristretto e dei piatti +dolci... Il pensiero dei piatti dolci che darebbe ad Anne-Marie le fece +cercare in fretta il fazzoletto, perchè sentiva di dover piangere. + +--Un giorno sarà riso al latte con prugne cotte; e un giorno sarà +charlotte di mele; e un giorno sarà semolina... o anche tapioca...--e +Fräulein Müller si asciugò gli occhi, e s'affrettò coi suoi ottanta +dollari per Nancy. + +Ma ecco che accadde l'inaspettato. Nancy non volle partire. Ogni giorno +trovava una scusa nuova per non aver fatto i suoi bagagli, e per non +essere andata a fissare la sua cabina. Fräulein s'impazientiva. + +--Ma vediamo; cosa ci vuole a mettere nel baule le tue poche cose? Il +vestito bleu marino va benissimo per il viaggio. Poi, hai quello grigio +e nero a righette che non ti sta molto bene, ma è serio. E' proprio quel +che ci vuole. + +--Credi?--sospirò Nancy. + +--Ma sicuro,--disse Fräulein,--per andare a parlar d'affari bisogna +essere vestita in modo adatto. Guai se tu arrivassi lì in tolette +frivole ed eleganti... Non ti prenderebbero sul serio. No, no, tu devi +essere una donna metodica e inflessibile: anche nel vestire. + +--Già,--disse Nancy, con un pallido sorriso. + +Appena Fräulein fu partita, Nancy scrisse un bigliettino a George. + +George venne l'indomani, all'ora della colazione, e domandò di lei. + +Nancy lasciò a tavola Anne-Marie--che mangiava con molte smorfie +l'«oxtail soup», una broda nera e glutinosa,--e s'affrettò a entrare nel +salotto dove George, timido e lungo, la aspettava. + +--George,--disse Nancy, trattenendo fra le sue la mano fredda e +umidiccia del giovane,--ho bisogno di denari. Di molti denari. + +La stretta di George si rallentò, ed egli ritirò la mano da quella di +Nancy. Poi si tirò pensoso la barbetta, recente e non riuscitissima, che +aveva coltivato sul mento fuggente. + +--Allora, indovino,--disse George, coll'intercalare americano,--indovino +che bisognerà darvene. + +--Ma me ne occorre tanto!--disse Nancy,--Duecento o trecento dollari, o +quattrocento... + +--«Stop»!--disse George.--Se andate avanti così non posso starvi dietro. + +E tornò a tirarsi la barba. + +--Oh George! Come siete buono! come siete caro! + +E Nancy gli afferrò la fredda mano moscia e la strinse con fervore. + +--Il peggio è--disse George--che non so dove andarli a cercare. Penso +che per l'appunto... + +--Oh non me lo dite! Non voglio sapere!--E Nancy si coprì con gesto +vezzoso le orecchie.--Preferisco molto di non sapere. Non me lo direte, +vero? So che non ruberete, nè assassinerete nessuno! E grazie, caro, +caro George! E addio! + +Nancy, seguendolo cogli occhi dalla finestra, lo vide saltare sul +«cable-car» che andava nella città bassa, e notando le sue spalle +cadenti e il suo povero cappello a buon mercato, ebbe molti rimorsi, e +sentì di essere un avoltoio e un'arpìa. + +--E' «Quella delle Lettere» che mi demoralizza,--disse Nancy fra sè. + +Il lunedì seguente egli le portò quattrocento dollari, e Nancy versò +delle leggiadre e limpide lagrime accettandoli; e non volle sapere da +dove venivano; e gli fece molti gesti graziosi e molte irresistibili +fossette. + +Faceva già la parte di «Quella delle Lettere». Voleva esercitarsi... E +con George il risultato fu immediato e stupefacente. Anzi, lo fu a tal +punto che Nancy dovette subito smettere di essere Quella, e tornare a +essere sè stessa. E allora George se ne andò. + +E Nancy uscì e si comprò delle vesti; ma non delle vesti rigide e +inflessibili. Comprò delle vesti fragili e fini, e delle vesti morbide e +lunghe, e delle vesti diafane e deliziose. Comprò dei grandi cappelli +flosci a lunghe piume; dei cappelli che nessuno prenderebbe sul serio. E +poi comperò delle scarpe in cui era quasi impossibile camminare. Poi +comperò della «crème des crèmes» per la sua faccia; e della «crème de +beauté» per le sue mani, e della vernice rosata per le sue unghie, e +dell'unguento di violetta ambrata per i suoi capelli. + +E quando ebbe tutto ciò fu contenta; e aspettò che lo Sconosciuto le +riscrivesse: «Vieni!» + +Ma la lettera non venne. Passò un giorno. E un altro. Ed egli non +scrisse. + +Passò una settimana. E un'altra. Ed egli non scrisse. + +E Nancy era lì, seduta nella sua pensione, coi suoi vestiti, e i suoi +cappelli, e le sue «crème des crèmes». Gli interi quattrocento dollari +di George, più quindici degli ottanta dollari di Fräulein erano +dileguati. + +Nancy stava tutto il giorno seduta a guardar dalla finestra, immersa nei +suoi pensieri. Cosa doveva fare? Riscrivere allo Sconosciuto? No. Era +stata lei a scrivergli per l'ultima. Egli non aveva risposto. Doveva +telegrafargli? E per dirgli che cosa? E dove? dove? Forse era già al +Transvaal. Già; Nancy sentiva che era al Transvaal. Lo sentiva proprio; +quando sentiva una cosa a quel modo, non sbagliava mai. + +Dunque era finito. Finito tutto. La graziosa storiella romantica era +terminata come doveva, esteticamente, senza il banale scioglimento +dell'incontro. Era proprio come Nancy lo aveva desiderato. Sì, sì; Nancy +era contentissima che fosse finito così. + +E adesso, che ne avverrebbe di lei? Ella si diceva mille volte al giorno +che doveva essere stata pazza a prendere in prestito tutti quei denari; +a comperarsi quelle insensate vesti, quegli assurdi e ridicoli cappelli! +Ed ora, che cosa doveva fare? Un gran terrore la invase: uno spavento +indicibile davanti all'esistenza e all'avvenire. E pensò che sarebbe +stato meglio, se fosse anche lei nel piccolo cimitero di Nervi, tra sua +madre e suo padre, a dormire nel buio, con tranquillo viso rivolto in +su, e placide mani congiunte... Sì, sì! Nancy era veramente molto +contenta che le cose fossero finite così! + +Ed ecco che a metà della terza settimana arrivò un telegramma. Proveniva +da Parigi. + + +«Perchè non pranzeresti con me giovedì prossimo da Voisin?» + + +Era appunto giovedì. + +Nancy ritelegrafò: + + +«Perchè no? Alle otto?» + + «NANCY». + +Oh, che eccitamento allora, che agitazione! I bagagli da fare, e i +telegrammi da mandare a Fräulein! Che gioia, che fretta, che confusione! + +Nancy, ogni momento, lasciava lì tutto, e si sedeva, esclamando: + +--Forse non dovrei andarci! + +Poi balzava in piedi, febbrile, al pensiero che domani a quest'ora il +battello partiva. + +L'indomani mattina alle dieci arrivò Fräulein, commossa e agitata al +pensiero di condur via la bambina. Portava in braccio un piccolo +foxterrier, un regalo per Anne-Marie, «perchè non piangesse»! + +--Perchè dovrei piangere?--chiese Anne-Marie, colla durezza propria alla +sua tenera età. + +--Ma già! cosa viene in mente a Fräulein?--disse Nancy, mentre a lei +cadevano fitte le lagrime dagli occhi. E in ginocchio davanti alla +bambina le allacciò la giacchetta.--Tanto, la mamma tornerà presto, +presto. + +--Naturale,--disse Anne-Marie tenendo stretto sotto al braccio il +cagnolino, e alzando in aria un piede per farsi allacciare la scarpa. + +--Baderai, vero, Fräulein? a non lasciarle prendere dei +raffreddori,--singhiozzò Nancy, china sopra la scarpetta, che baciò +quando l'ebbe abbottonata. + +--No, no,--disse Fräulein, raggiante.--Le metterò delle maglie di Jaeger +e non la condurrò a passeggiare che quando c'è sole. + +La seconda scarpetta fu abbottonata e baciata. Poi fu messo il cappello, +coll'elastico davanti alle orecchie. E i guanti, dov'erano? Sì, sì, in +tasca. Il fazzoletto? Sì. E i sorci? Quelli li portava Fräulein, che +aveva anche il violino, e il rotolo della musica, e la valigetta. + +Il baule di Anne-Marie era già da basso sulla carrozza. Eccole pronte. + +--Tesoro, vuoi darmi il cagnolino da portar giù?--disse Nancy, con un +gruppo in gola.--Così per le scale posso tenerti la cara manina. + +--No, no, grazie!--disse Anne-Marie.--Il cane lo porto io. Tu tieniti +alla ringhiera. + +E s'avviò lesta col cagnolino in braccio, dietro a Fräulein. E Nancy, +muta, la seguì. + +Fräulein, scendendo le scale, tremava, pensando al momento del distacco. +Certo Anne-Marie avrebbe pianto e strillato nel dire addio a sua madre, +e sarebbe stato terribile di fare tutto il viaggio a Staten Island con a +fianco una lagrimosa e stridula Anne-Marie. + +Per distrarla, fin d'ora, Fräulein pensò a trovare un nuovo argomento di +conversazione. + +--Avrai il tuo piatto dolce tutti i giorni,--disse volgendosi indietro +sul secondo pianerottolo a sorridere ad Anne-Marie, mentre il violino, +impigliandosi nella ringhiera, per poco non le fece cader di mano la +gabbia dei sorci e il rotolo di musica e la valigetta.--Un giorno sarà +riso al latte con frutta cotta, un altro giorno sarà la tapioca... + +--Non mi piace la tapioca,--disse Anne-Marie scendendo a saltellini la +scala,--non mi piace niente di tutte quelle cose. + +Erano alla porta. Dietro preghiera di Nancy, nessuno era venuto fuori a +salutarle. Ma tutti i pensionanti ch'erano in casa stavano ad osservarle +dietro le tende del salotto. + +--Allora, cosa ti piace per il tuo dessert?--disse Fräulein scendendo la +breve gradinata di sasso a fianco della piccina; Nancy, sola, veniva +dietro a loro. + +--Mi piacciono le caramelle per la tosse,--disse Anne-Marie,--e le +sardine; e la gelatina di fragole. E niente altro,--soggiunse, recisa; +mentre il chasseur e la cameriera che aspettavano sul marciapiedi, la +issavano nella carrozza. + +Fräulein entrò dietro a lei con i molti pacchi; e il cagnolino abbaiò +vedendo i sorci. + +--Addio, Anne-Marie! Addio, mio amore,--disse Nancy, soffocando il +pianto, e sporgendosi a baciarla, con grande difficoltà, traverso +Fräulein, e il violino, e i sorci che Fräulein teneva in grembo.--Iddio +ti benedica. Iddio ti guardi e ti protegga, bimba mia adorata! + +Il cane abbaiava in modo assordante. Il chasseur chiuse lo sportello, e +la carrozza partì. + +Nancy tornò indietro. Lentamente ella salì le scale, e rientrò nelle +stanze abbandonate. + + + + +XV. + + +Peg e George la accompagnarono al battello--Peg, eccitata e +chiaccherina, e George depresso e silenzioso. + +Nel suo tetro ufficio nella città bassa George si era recentemente +sentito più poeta che commesso. Ed ora la sua anima era tutta una +elegia.--Ella partiva! Ella se ne andava; e con lei partiva il suo +cuore! Con lei partivano anche i quattrocento dollari--che non erano +suoi, ma di un amico, un'anima meschina e sordida. George soffocò questo +volgare pensiero nato dal commesso, e si abbandonò completamente al +dolore del poeta. + +Addio! Addio!... Il bastimento volse il fianco crudele, nascondendo la +figuretta sventolante sul ponte... E con lento palpito, come un grande +cuore infedele, abbandonò la riva. Addio! Che cos'erano quattrocento +dollari appartenenti ad un amico, in confronto al cuore lacerato d'un +amante? + + +... Il battello si spinse altalenante verso l'Est, alzandosi e +sprofondandosi sul gigantesco respiro del mare, e portando Nancy e le +sue vesti, e i suoi cappelli, e i suoi vasetti di crema, verso lo +Sconosciuto. + +E più Nancy si avvicinava a lui, più una immensa paura la afferrava, la +opprimeva. + +Pensava: + +--E se arrivassi a Parigi coi quattordici dollari che mi restano... e +lui non ci fosse? O se, essendoci, fosse un brutale e orrendo +personaggio? + +Poi un altro terribile pensiero l'assaliva. S'egli non la trovasse bella +quanto se l'aspettava? + +Poichè veramente, assolutamente, bella non lo era. Oh! perchè non aveva +lei quelle pallide chiome soleggiate della giovane americana che le +sedeva accanto a tavola? Perchè non aveva gli occhi come la ragazzetta +del Far West--quella che andava a studiar pittura a New York--occhi +verdi e stellanti, color acqua-marina, che la giovinezza inondava di +chiarità? + +Nancy per consolarsi sperò che fosse lui stesso un orrore di bruttezza. +Ma--e se lo fosse? Nancy come avrebbe potuto parlargli e sorridergli, +s'egli era un ripugnante mostro? Poi ragionò che se fosse un mostro non +le avrebbe detto di venire. «Perchè non pranzeresti con me giovedì?» non +è il telegramma che manderebbe un mostro. No. Nancy era persuasa che +egli non era un mostro. + +Poi pensò: che cosa gli direbbe ella al primo vederlo? Tutto dipendeva +da quel primo momento dell'incontro. Quel momento Nancy se lo figurava +sempre in mille guise diverse; e le sue fantasticherie cominciavano +sempre allo stesso modo. + +Ecco: ella arrivava a Parigi; saliva in carrozza, e andava--non al Grand +Hôtel dove stava lui, ma al Continental. Ivi prendeva uno splendido +appartamento... Come? con quattordici dollari? Già, precisamente. Ormai +che importava? + +Era Rouge, o Noir! Se usciva Rouge, era salva. Se Noir--era ~la +débâcle~! Cinquanta franchi di più o di meno non cambiavano nulla alla +situazione. + +Dunque--e Nancy riprendeva il filo delle sue immaginazioni--ella si +ritirava nelle sontuose camere, prendeva una tazza di thè nel suo +sontuoso salotto, e poi riposava per un'ora o due sul suo sontuoso +letto. Indi faceva una elaborata toletta, usando tutte le creme. E alle +otto meno un quarto mandava un messaggero con un biglietto al Grand +Hôtel: «Caro Sconosciuto. Sono qui!» + +Allora... ah! allora?... Egli arriva, entra... la vede! E Nancy deve +dirgli qualche cosa. Ma che cosa? quali saranno le prime parole ch'ella +gli rivolgerà? + +«Buona sera. Come sta?» Orribile! no, questo non lo dirà. Oppure: +«Eccomi!» Dio mio! peggio! Clarissa a Milano aveva una serva, che, +chiamata, rispondeva sempre «eccomi». E Clarissa diceva che la parola +era stomachevole. Dunque, qualcos'altro. Forse in francese? «Me voilà!» +Buffo! Ridicolo! No, no. Nancy non direbbe nulla. Parlerebbe lui per il +primo. + +E Nancy cercò di immaginarsi la sua prima frase. Forse, dopo un lungo +silenzio, direbbe con voce profonda e fremente: «Sì! siete voi la Donna +dei miei sogni!» Questo sarebbe gentile e piacevole. O allora: «Ah, Eva! +Eva! Quanto vi ho sospirata!» Ecco, ciò darebbe subito il tono giusto +alla conversazione. O--chi sa?--forse in tono più gaio, stendendo ambe +le mani: «Dunque è ~questa~, Nancy?... Vi ho sempre sognata così, con +una fossetta nel mento!» Ciò sarebbe delizioso e originale. + +Quante ore notturne vegliò Nancy pensando a queste Prime Parole!... e +rivoltandosi nella stretta cuccetta, rigirando il cuscino per sentirne +il fresco sulla guancia accaldata, Nancy palpitò e tremò, sorrise e si +disperò, pentita un istante, beata l'altro, finchè il grande piroscafo +premette cigolando il fianco contro i pilastri del porto di Havre. + +Nancy arrivò a Parigi alle tre del pomeriggio. Salì in vettura, e si +fece condurre all'Hôtel Continental. Prese un appartamento che costava +ottanta franchi al giorno: un salotto tutto a delicate tinte verde +chiaro e grigio tenero, che pareva visto traverso l'acqua; e accanto, +una sfarzosa camera da letto in rosso e oro, tutta rilucente di specchi +che parevano aspettare con deferenza l'elaborata toletta. + +Nancy sorbì nervosamente il thè, tanto per attenersi al suo programma. +Poi tentò di riposare. Ma non le fu possibile dormire. Alle quattro e +mezzo il biglietto che doveva essere mandato alle otto meno un quarto +era già scritto. E Nancy principiò l'elaborata toletta. + +Pensò dapprima a far venire il parrucchiere; poi ricordò che i +parrucchieri le avevano sempre accomodato i capelli tutto a rotoli e +attorcigliamenti, che le facevano una testa come una focaccia, a cui il +suo viso non pareva affatto appartenere. Dunque si pettinò da sè, alla +Carmen, coi capelli divisi da una parte. Le parve che «Quella delle +Lettere» si sarebbe pettinata a quel modo. Ma quando fu fatto, le parve +di avere un'aria troppo insolita e impertinente; dunque sciolse di nuovo +i capelli e si decise di adottare una pettinatura semplice e naturale. +Divise i capelli in mezzo e fece due treccie che appuntò in corona +attorno al capo. Sì; era semplice e naturale! Nancy così somigliava alla +minore e più oca delle ragazze svedesi della pensione. Certo non +somigliava a «Quella delle Lettere». Dunque tornò da capo. Disfece +tutto, e si pettinò alla «Pierrot»: un ciuffo in mezzo e due sbuffi ai +lati; un'acconciatura che la rendeva graziosa, frivola ed equivoca. + +Mio Dio! erano già le sei! Le creme! Prima, dunque, un po' di cold-cream +su tutta la faccia; poi della crème Impératrice. Poi--Nancy ricordava +perfettamente tutte le indicazioni datele dalla commessa del profumiere +a New York--poi, dunque, una piccolissima quantità di «rouge Leichner», +spalmato con un po' di crème des crèmes, e lievemente applicato alle +guancie. Poi, della cipria rosa; e poi un po' di cipria Rachel. E +adesso?... Ah, sì! un «soupçon» (la signorina aveva detto un «soupçon») +di rossetto sul lobo delle orecchie, e dentro alle narici. Le +narici--aveva detto la signorina--erano molto importanti. + +Adesso un atomo di «mascaro» applicato con uno spazzolino alle +sopracciglia; e un'idea di un'ombra intorno agli occhi... ~Et voilà!~ + +Voilà! Nancy si guardò nello specchio. La sua faccia era +bianco-violacea, e le sue narici indicavano un forte raffreddore. I suoi +occhi parevano grandi e stanchi e intensi come gli occhi dei volatili +occidentali a Montecarlo. + +Le sette!! E aveva dimenticato le unghie! + +Per venti minuti dipinse le sue unghie colla vernice liquida che era di +un rosa vivido: era molto appiccicaticcia, e una volta messa, non si +poteva più levar via. Pareva avesse immerso la punta delle dita nel +sangue. + +Le sette e mezzo! Bisognava mandare il biglietto. Suonò il campanello e +apparve un cameriere. Era il cameriere che le aveva servito il thè. +Allora si era mostrato un cameriere corretto e rispettoso, entrando con +molti inchini nelle stanze sontuose e facendo il suo servizio +silenziosamente a occhi bassi. + +Ora vedendo Nancy--che aveva rapidamente indossato la più chiara delle +sue vesti fruscianti--il cameriere la guardò stupito, poi continuò a +fissarla in faccia, sfrontatamente, mentre le prendeva dalla mano il +biglietto. + +Lesse l'indirizzo, e disse: + +--«C'est bon. All right. Jawohl». + +Intascò il biglietto, sorrise--sorrise a lei!--poi se n'andò per il +corridoio zufolando piano. + +A Nancy era salito il sangue al viso. Colla fronte rossa di vergogna +chiuse la sua porta; si tolse l'abito luccicante ed entrò nella bianca e +argentea stanza da bagno, attigua alla sua camera. Fece scorrere l'acqua +calda e si lavò la faccia: lavò dagli occhi e dalle guancie tutta la +cipria rosa e Rachel, dalle orecchie e dalle narici tutti i «soupçons» e +le ombre e le creme e il mascaro e il Leichner. Poi disfece la +pettinatura e raccolse le chiome ondeggianti in un largo nodo in cima al +capo, come era avvezza a portarle; e indossò la più scura e semplice +delle sue fruscianti vesti. + +Ma le unghie se le lavò, se le strofinò, se le spazzolò invano. +Rimanevano d'un colore vermiglio vivido e aggressivo. E Nancy si sentiva +diventar di fuoco ogni volta che le guardava. Allora decise di mettersi +i guanti e il cappello. E così fece. Poi sedette nel salotto ad +aspettare. + +Aspettò quindici minuti. Poi qualcuno bussò alla porta. + +Nancy balzò in piedi come se avesse udito un colpo di pistola. Col cuore +palpitante fuggì. Si precipitò sotto la portiera, e corse a rifugiarsi +nella sua camera, chiudendo l'uscio dietro a sè. No, l'uscio non era +chiuso, girò un poco sui cardini e rimase semi-aperto. Nancy lo lasciò +così, non osando più muoversi. Udì ribussare più forte alla porta del +salotto. Poi udì la porta aprirsi: e qualcuno entrò. + +Indi la porta fu richiusa, e dei passi--i passi del +cameriere--s'allontanarono per il corridoio. + +Qualcuno era lì, nel salotto, a due passi da lei. Qualcuno--un uomo, uno +sconosciuto--a cui lei aveva scritto quaranta o cinquanta lettere, e che +ella aveva chiamato «Amico mio! Mes amours! Prince Charmant! Mio +sconosciuto amore!» + +Nancy ritta, immobile, pietrificata dalla vergogna, si era nascosta la +faccia nelle mani inguantate di bianco. Non entrerebbe in quel +salotto... mai! Neppure se dovesse star qui in piedi degli anni! Mai non +avrebbe avuto il coraggio di affrontare quel misterioso personaggio +nella stanza vicina. + +La situazione diventava ridicola. Il silenzio era teso e intenso in ambe +le stanze. Ah! pensò Nancy, quando il flutto di tremila miglia d'Oceano +li separava, come si era sentita vicina a lui! Ed ora, con qualche metro +di tappeto e una porta aperta tra di loro, egli le era lontano, +incommensurabilmente lontano! Era uno straniero, un intruso, un nemico. + +Silenzio assoluto. Ma... c'era poi qualcuno, di là? + +Sì; c'era. Nancy sentiva che egli era lì, aspettante. + +E tutt'a un tratto Nancy ebbe paura. Un folle subitaneo terrore la prese +di quel silenzioso uomo sconosciuto--e pensò di fuggire. Fuggire! +Fuggire!... Scivolerebbe piano nella sala da bagno, aprirebbe la porta +sul corridoio, e via! Mosse un passo, piano, con infinita cautela. La +sua veste sfrusciò; la sua scarpetta dai tacchi alti scricchiolò... E +l'uomo nella stanza vicina, tossì. + +Nancy si arrestò di botto, agghiacciata, impietrita. + +Un altro lungo silenzio, assurdo, insostenibile. Poi, nel salotto, +furono dette le Prime Parole. Egli le pronunciò in una voce calma e +piacevole: + +--Il nostro pranzo sarà freddo. + +Nancy rise, di un piccolo riso convulso e dolce. Poi rispose (e la sua +voce era nervosa e soave come il trillo d'una colomba): + +--Che cosa avete ordinato? + +--«Bisque d'écrevisse»,--disse l'uomo nella stanza vicina,--e +sogliola... + +--Fritta?--mormorò Nancy; e, sentendo che se non scivolava dentro su +quella sogliola fritta non sarebbe entrata mai più, passò rapida sotto +il drappeggio della portiera ed entrò nel salotto. + +Si guardarono. Ella vide un uomo di alta statura; una bocca dura, un +naso curvo e forte in una faccia bruciata dal sole, due occhi chiari e +freddi; e una fronte grave sotto folti capelli grigi e ondulati. + +Ed egli la tenne lungamente sotto al suo sguardo fermo e penetrante. La +squadrò dalla cima del piumato cappello alla punta delle scarpette Louis +XV. E i suoi occhi furono soddisfatti. + +--Andiamo,--disse, offrendo il braccio. + +E uscirono insieme. + +Il pranzo non era freddo. Nancy parlò pochissimo. Era nervosa e timida e +incantevole, sorseggiando del Liebfraunmilch colle fossette fluttuanti e +il sorriso mite. + +Egli le raccontò che aveva delle miniere nel Transvaal e che per +vent'anni era stato lontano dai paesi civilizzati. + +--Sono sceso nelle miniere quando avevo vent'anni; e ne sono uscito +quando ne avevo quaranta. Cioè, quattro anni fa. Da allora in poi ho +avuto un gran da fare a sfuggire alle trappole tesemi dalle donne. Io ho +un vero terrore delle donne. + +--Anch'io,--disse Nancy; e non era vero. + +Egli rise e disse: + +--Soltanto le donne vi fanno paura? + +--Oh no, anche i ragni,--disse Nancy. + +--Ed altro? + +--I leoni,--disse Nancy. + +--Ed altro? + +--I temporali,--disse Nancy. E poichè pareva che egli se lo aspettasse, +soggiunse:--E anche voi mi fate una grande paura. + +Egli non le credette. Ma era vero. + +Dopo pranzo la condusse alle Folies Bergères, e poi alla Boîte à Fursy. + +La osservò, col suo sguardo chiaro e penetrante, e fu contento di vedere +che non rideva: la curva grave del giovane profilo gli piacque. Poi la +ricondusse all'Hôtel. + +Salirono insieme nell'ascensore, poi camminarono fianco a fianco sul +tappeto rosso del lungo corridoio adorno di scarpe. Giunti alla porta +del salotto verde e grigio, egli entrò senza chiedere permesso; e +sedette, poderoso e grande, nella poltrona di broccato. + +--Siete stanca?--chiese. + +Nancy disse: + +--No,--e rimase in piedi. + +Egli stette per gran tempo guardando fisso davanti a sè, sporgendo il +labbro inferiore e mordicchiandosi pensosamente i corti baffi dritti. +Era un uomo grande e forte e aspro; i rudi lineamenti spiravano severità +e fierezza. + +E Nancy d'un tratto si ricordò che gli aveva dato del «tu» e detto +«adieu, mes amours», nelle sue lettere; e a questo pensiero si sentì +venir male dalla vergogna. + +Egli fece udire un piccolo suono tra il ruggito e la tosse, e la guardò. + +--Cosa pensate?--disse con voce rude. + +Nancy rise. + +--Penso che vi ho chiamato «Prince Charmant» dei racconti delle fate. +Invece, veramente, somigliate molto di più all'Orco... + +--Già,--disse lui e la guardò fisso per lungo tempo. + +Poi si alzò, improvviso, e stese la grande mano forte a Nancy: + +--Buona notte, Miss Brown,--disse. + +Prese cappello e bastone, e uscì chiudendo risolutamente la porta dietro +a sè. + +Miss Brown entrò nella sua sontuosa camera da letto, e si svestì. + +Nella lunga camicia da notte semplice, da collegiale, che non era +parente delle vesti dubbie nè delle scarpette frivole, ella si +inginocchiò accanto al letto, con un ritrattino di Anne-Marie fra le +mani. E ringraziò Dio per averle dato Anne-Marie; e per averla condotta +in salvo traverso l'Oceano; e per averle fatto trovare lo Sconosciuto +così qual'era, al termine del viaggio. Poi andò a letto e dormì come un +angelo. + +L'indomani mattina alle undici egli arrivò, con un piccolo mazzo di +mughetti in mano. + +--Mi invitate a colazione?--disse. + +Sì, sì! Nancy ne sarebbe felicissima. Pensò, rapida, ai ventidue franchi +che erano nel suo portamonete. Ma che importava? + +Presero il lunch nella grande sala da pranzo. Egli fu molto silenzioso. + +Nancy tutt'a un tratto ricordò che doveva essere Quella delle Lettere, e +cercò di essere gaia e spiritosa. Parlò di musica, ma egli rispose a +monosillabi, senza entusiasmo. + +--E voi, cantate?--disse Nancy infine. + +Egli alzò gli occhi con una espressione di belva offesa. + +--Ho l'aria di saper cantare, io?--chiese. + +--Veramente no,--disse Nancy.--Avete l'aria di saper ruggire. + +Egli sorrise un po' sotto ai baffi corti e non rispose. + +Nancy rinunciò ad ogni tentativo di conversazione. Il suo cuore batteva +forte. Tutto andava male. Egli era già stanco di lei. Aveva l'aria +annoiata--no, non veramente annoiata--ma completamente indifferente come +se fosse stato solo. + +Quando ebbero preso il caffè, egli si alzò (ogni volta che lo vedeva +levarsi in piedi Nancy si meravigliava nuovamente di vederlo così alto e +poderoso) e uscì, precedendola, dalla sala da pranzo. Nancy gli trottò +dietro con passi brevi. Entrarono nel vasto Hall, ed egli scelse un +tavolo presso la finestra. Spinse innanzi una poltrona per Nancy, e +sedette. + +--Permettete ch'io fumi?--chiese, e si tolse un grosso portasigari dalla +tasca. + +Nancy disse: + +--Sì,--e stette a guardarlo. + +Lo vide scegliere con cura il suo sigaro, e tagliarne la punta, e +accenderlo. Nancy non trovava più una parola da dire. Aveva voglia di +piangere. Davanti a questo laconico selvaggio tutte le sue idee frivole +e graziose, le sue frasi originali, i suoi motti arguti le abbandonavano +il cervello. Non era preparata a monologhi. + +Il Selvaggio si volse: + +--Voi, non fumate?--disse. + +--Oh, no!--esclamò Nancy.--Mai. + +Appena pronunciate queste parole un'ondata di vivo rossore le corse sul +viso. + +Ricordò di avergli scritto che fumava sempre delle sigarette russe +profumate all'eliotropio bianco. Naturalmente, egli non l'aveva creduto. + +Dio! Dio! come mai le era venuto in mente di scrivere delle cose così +stupide? + +E, d'un tratto, Nancy ebbe la chiara percezione che ella non era affatto +Quella delle Lettere. Ed egli doveva essere seccato e disilluso. + +Ma neanche lui era Quello delle sue lettere; almeno lei se lo era +figurato tutto diverso, sottile e biondo, con gli occhi lunghi e +sognanti, e l'anima di poeta. Ma poi ricordò che nelle sue lettere egli +non aveva mai parlato di sè. + +A questo punto egli alzò il capo e disse: + +--Mi piace una donna che sa star zitta. Da mezz'ora non avete parlato. + +E Nancy rise, contenta. + +Quando ebbe finito di fumare il suo sigaro, egli disse: + +--Spero che non avrete lasciato del valori in camera vostra. Non +sarebbero sicuri. + +--No, no,--disse Nancy. + +--Li avete dati al bureau? + +--No,--disse lei.--No. + +E dicendolo, ricordò di avergli scritto che portava dei gioielli su +tutta la persona. Una vampa di rossore le salì di nuovo al viso. + +Egli non alzò gli occhi. + +--Volete darmi il vostro portamonete?--disse.--Ne avrò cura io. + +Nancy si disse che se continuava ad arrossire così, le si sarebbero +incendiati i capelli! Ma, docilmente, tolse il portamonete di tasca e +glielo porse. + +Egli l'aprì lentamente e con deliberazione; ne prese i tre soldi e i due +franchi che conteneva e se li mise in tasca. Aprì il piccolo +scompartimento di mezzo e contemplò il solitario pezzo da venti franchi; +poi lo levò e lo mise sul tavolo. Guardò in tutte le altre divisioni, +contemplando pensosamente un biglietto di tram e una medaglietta della +Madonna del Monte. + +Rimise questi nel portamonete, lo chiuse e lo rese a Nancy. I venti +franchi se li mise in tasca. + +--Adesso usciamo,--disse.--Ho ordinato una victoria per le due. Andate a +vestirvi. + +Nancy, come in sogno, si alzò, traversò il vasto Hall, e salì in +ascensore al suo appartamento. Si appuntò in testa il grande cappello, +prese mantello e guanti, e arrivò a riprendere l'ascensore che appunto +tornava dal piano superiore. + +Quando egli la vide disse in tono d'approvazione: + +--Avete fatto presto;--e insieme uscirono dall'Hôtel. + +Il portiere con profusione di inchini li accompagnò all'aspettante +victoria, ed i bei cavalli partirono a trotto sciolto per i Boulevards e +verso l'Etoile. + +Egli le fece molte domande durante il tragitto, ed ella, rispondendogli, +fu per quanto le era possibile Quella delle Lettere. Egli le chiese di +Montecarlo, e Nancy fu contenta di poterne parlare con profonda +conoscenza, accennando con disinvoltura ai sistemi e al Café de Paris. + +--Vi piacerebbe tornarvi?--chiese lui. + +--Oh sì!--esclamò Nancy congiungendo le mani, delicatamente inguantate +di suède viola chiaro. + +Poi i suoi pensieri vagarono lontano, ed ella fece mentalmente una +piccola preghiera per Anne-Marie. + +La carrozza entrava nel Bois quando il suo compagno le disse: + +--Dove vorreste andare? + +Nancy rispose: + +--Ma va bene qui! Il Bois è bellissimo. + +--Non chiedo questo,--diss'egli.--Voglio sapere dove volete andare +domani, o domani l'altro, o tra otto giorni. Non vorrete mica stare a +Parigi eternamente? + +Con un lieve sussulto Nancy lo guardò. Disse: + +--Oh...--e poi ripetè:--Oh!... davvero?--guardandolo con occhi dubbiosi. + +--Non mi guardate come se fossi il ragno, o il leone, o il +temporale,--disse lui.--Ditemi piuttosto se esiste un luogo al mondo +dove avete desiderio di andare. E quando? E come? E con chi?... + +Gli occhi le si empirono di fervide lagrime. + +--Vorrei andare in Italia,--disse.--C'è un paese, bianco nel sole, +sospeso sopra il Mediterraneo,... come una Naiade timida che bagni il +piede nel mare... + +Il Selvaggio, inglese e positivo, disse: + +--Geograficamente, si chiama...? + +--Porto Venere,--disse Nancy. + +Il Selvaggio, che aveva letto «Elle et Lui», sorrise. + +--Va bene,--disse.--E poi? + +--Vorrei,--balbettò Nancy, col respiro breve per l'agitante, per +l'incredibile gioia,--vorrei fermarmi anche un giorno o due a Milano... +a vedere delle persone care... + +--E poi? + +--Oh... e poi, vorrei andare in Isvizzera! solo in uno o due piccoli +posti che ricordo: Splügen, Sufers, la Via Mala... + +--E poi?--disse lui, aspettando altro. + +--E poi, oh! a Napoli! a Napoli!... Ma più di tutto vorrei andare a +Porto Venere! + +Egli annuì col capo. + +--Quando volete partire? + +--Domani,--disse lei. + +--E come? In treno? In automobile? o per mare? + +--Non importa,--e Nancy si coprì il viso, e si mise a piangere. + +--E con chi?--Vi fu una pausa. Egli suggerì:--Vorrete una cameriera. + +--Oh no! senza cameriera,--disse Nancy, e alzò il viso.--Con +voi!--soggiunse piano, perchè Quella delle Lettere avrebbe detto così. +Ed anche perchè era vero. + +--All right,--disse lui.--Prendete pochi bagagli. + + + + +XVI. + + +Partirono. Traversarono la Svizzera. Passarono per le bianche vie +maestre, attorcigliate come nastri bianchi intorno agli austeri fianchi +delle Alpi; salirono l'arido Julier Pass; scesero per la rabbrividente +via Mala; salutarono Silvaplana; oltrepassarono Saint-Moritz; vagarono +per le foreste di pini di Flims dove il sole filtra in pallore lunare. I +pini, maestosi, con un tocco di neve sulle loro cime, parevano +processioni di frati in berretta da notte; gli scoiattoli si fermavano +con rapidi occhi, luccicanti come perline di giavazzo, poi scappavano su +per gli alberi con agitata coda. E le blande mucche elvetiche nelle +verdi praterie, stavano ferme a guardarli passare. + +Ogni sera nei diversi alberghi delle diverse città, andavano insieme +lungo i corridoi adorni di scarpe; e giunti alla porta della camera di +Nancy, egli le diceva: + +--Buona notte, Miss Brown,--e la lasciava. + +Varcarono il confine e furono in Italia. E subito scesero fino a Napoli, +senza fermarsi a Milano, perchè Nancy, dopo tutto, non voleva veder +nessuno dei suoi cari--non adesso! non adesso! Cosa avrebbe detto? Come +avrebbe spiegato?... Non ci voleva pensare. Penserebbe dopo. + +A Napoli il cielo e il mare li inebbriarono, e la gente li deliziò. +S'arrampicarono sul Vesuvio. Si meravigliarono di Pompei. Vagarono per +Capri. Poi, spinti alla fuga dall'onnipresenza di coppie tedesche +svenevoli e sconvenienti, e da comitive inglesi coi «Baedeker» sotto il +braccio, partirono in volta della Spezia. + +Ivi ricordarono Shelley, + + _... Shelley, spirito di titano + entro virginee forme..._ + +E finalmente si recarono a Porto Venere, bianca nel sole, sospesa sopra +il Mediterraneo come una Naiade timida, che bagni il piede nel mare. E +Nancy pregò a lungo nella piccola chiesa bianca e nera in cima al colle. +Scesero nella grotta, e fremettero al pensiero che i pesci-cani +avrebbero potuto divorare Byron quando traversava a nuoto la baia. +Veleggiarono per il golfo e mangiarono delle vongole ed altri malodorosi +frutti di mare. + +E ogni sera per i corridoi, tra i duplici filari di scarpe, egli la +accompagnava fino alla sua porta e le diceva: + +--Buona notte, Miss Brown. + +Dalla Spezia un piccolo vapore mercantile che costeggiava andando verso +il Nord, li prese a bordo. + +Scivolavano sull'acque azzurre verso Genova, quando Nancy, che era +seduta su una cesta d'aranci, sentì il tocco della mano del Selvaggio +sulla sua spalla. Ella levò il viso verso di lui, e sorrise. + +Egli sedette su un'altra cesta d'aranci, accanto a lei; ma il paniere +scricchiolò e gemette sotto il formidabile peso. Allora egli andò a +prendere una pesante cassa di legno e la trascinò accanto a lei. + +--E adesso?...--disse. + +Nancy aveva imparato a conoscerlo bene. Non per un istante +credette--come aveva creduto in carrozza nel Bois, più di un mese +fa--ch'egli parlasse del momento presente. Sapeva che egli vedeva la +vita a grandi linee e a vasti tratti, e che non parlava quasi mai di +cose piccole e immediate. + +--E adesso?--ripetè Nancy, e sospirò. + +Egli mise la sua grande mano abbronzata sulla piccola mano di lei. + +Era questa la sua prima carezza. Nancy sentì un brivido correrle per +tutto il corpo, e cingerle, come una sciarpa fredda, il viso. Egli la +guardava coi fermi occhi azzurri e la vide lentamente impallidire sotto +al suo sguardo. + +--Adesso dovete tornare a casa vostra,--disse lui. + +--Sì. Adesso devo tornare a casa mia.--E Nancy si domandò vagamente se +casa sua era la pensione nella Lexington Avenue, o l'appartamento di Mrs +Johnson nella 82.ma Strada. Concluse che era l'appartamento nella 82.ma +Strada, dove il mazzo di orchidee e capilvenere aveva vissuto con lei +quasi otto giorni. Sì, era quella «casa sua»! Peg e George sarebbero +nuovamente i suoi compagni; e il morto signor Johnson, e il giovane +senza mento, e i bambini nudi colle teste grosse, starebbero con lei +nelle lunghe e solitarie serate. E Anne-Marie lascerebbe il Gartenhaus +di Fräulein Müller e tornerebbe alla scuola gratuita della Settima +Avenue. + +--A che cosa pensate?--chiese il Selvaggio. + +Nancy non rispose subito. Poi disse: + +--... Penso: perchè mai avete mandato, quel giorno, il ragazzo coi fiori +e la lettera... la lettera per la ragazza vestita di celeste?... Non mi +pare una cosa che assomigli a voi!--E guardando il forte viso freddo, +ripetè:--No, voi non mi sembrate uomo da fare una cosa simile. + +--Lo so,--disse. E soggiunse ridendo:--Grazie al cielo! +Ma,--continuò,--accade a tutti noi di fare delle cose che non ci +assomigliano. Non è vero? + +Ella non rispose... + +--A voi, non è mai accaduto?--E insistè:--Rispondete. + +Nancy sospirò. + +--Non lo so. Non so che cosa mi assomigli, e che cosa non mi assomigli. +Non lo so affatto. Non mi conosco. + +--Ma io,--disse l'Orco,--vi conosco.--E tacque. + +Egli aveva la irritante abitudine di smettere di parlare quando si +avrebbe voluto che proseguisse. + +--Parlate,--disse Nancy.--Dite ancora. + +Ed egli parlò. + +--Non somigliava certo a me di mandare così, per il mondo, a nessuno, +quei vani e inutili fiori. Nè di scrivere una folle lettera che non era +diretta a nessuno, affidandola al caso... E' vero. Ma abbiamo tutti i +nostri momenti di follia in cui facciamo delle cose che ci sono aliene; +delle cose, come voi dite, che non assomigliano a noi.--Un'altra +pausa.--Non somigliava a voi il descrivermi le vostre tende di broccato +rosa, e le vostre sigarette profumate, e i vostri gioielli, e i vostri +amanti. Non somigliava a voi l'avere attraversato l'Atlantico per venire +a Parigi, e a cena, con un uomo che non conoscevate, per vedere se +potevate carpirgli dei denari. + +--Oh!--gemette Nancy, e si coprì il viso.--E' questo che avete pensato? + +--Oh!--disse lui,--è questo che avete fatto? + +Poi vi fu silenzio tra loro. + +Il capitano del battello si avvicinò per salutarli e dire che si +arrivava a Genova in meno di un'ora. + +--Ecco Nervi!--E additò la città bianca, graziosa come una manata di +fiori gettati sul fianco del monte. + +Nervi!... Con profondo, immenso slancio di desiderio, Nancy pensò +ancora che sarebbe meglio essere là, tra suo padre e sua madre, +tranquilla e al buio: fuori dalla lotta, dalle paure e dalle tristezze. + +Il capitano parlò del tempo, poi, con un sorriso benevolo, passò oltre. + +E lo Sconosciuto--che non sapeva nulla di Nervi--parlò: + +--Mi piacque tanto la vostra prima lettera, povera piccola lettera +sincera, su quella misera carta! Dicevate di essere vestita di bruno. Vi +vedevo nel vostro meschino abito scuro--doveva certo essere meschino! e +mi piacque l'idea di poter forse, con un po' di denaro, fare qualche +cosa d'inaspettato e di gradito... E trovai cara e ingenua la lettera in +cui dicevate con tanta veemenza di non essere Miss Brown!... Poi +cominciarono le menzogne. + +Nancy tremò. Sulla costa passava rosseggiante l'Hôtel di Quinto. La riva +pareva scorrere rapida e piana in senso inverso a loro. + +--Come avete potuto pensare che io, che conosco New York, crederei alle +tende di broccato rosa nei numeri alti, trecento e tanti, della East +82.ma Strada? Da questo ho capito che non eravate un'americana, perchè +avreste saputo che i numeri delle strade di New York narrano da sè la +loro storia. Una forastiera, dunque, e povera... Poi le vostre lettere +mi dissero che eravate una creatura fantastica e solitaria, oh sì! molto +solitaria, perchè altrimenti non avreste avuto il tempo di scrivere +tanto; una piccola bugiarda molto colta, molto intelligente, che cita i +poeti, che sceglie la frase alata e l'aggettivo raro...--Tacque un +istante. Indi fissandola in viso proseguì:--Poi, quando ho saputo che +avevate una bambina... + +--Oh,--esclamò Nancy, e subito le lagrime le scaturirono dagli +occhi.--Voi sapete di Anne-Marie! + +--Io so di Anne-Marie. Ho anche una sua fotografia.--Ed egli si tolse +dalla tasca il portafogli; e ne trasse una fotografia, una piccola +istantanea, che porse a Nancy. + +Sì, era lei, colla bambina: un'orribile istantanea, presa mentre +uscivano da un negozio di giocattoli, e stavano per traversare la +strada. Anne-Marie aveva un piede alzato in aria. Ridevano tutt'e due, e +sembravano brutte, una più dell'altra. + +--Mio Dio!--singhiozzò Nancy, piombata nell'abisso della +mortificazione.--Anne-Marie non è così! Vi prego di credere che non è +così! + +Un sorriso gli passò sul volto: riprese il ritrattino e lo ripose con +cura nel portafogli; poi mise il portafogli in tasca. + +--Quando ho saputo, dunque, che avevate una bambina, e che vostro marito +era... era partito, lasciandovi sola e senza mezzi... + +--Ma come avete saputo?--balbettò Nancy,--e chi ha fatto quell'orribile +fotografia? + +--Che importa come, e chi? Con cento dollari si hanno tutte le +fotografie e tutte le notizie che si vogliono. Dicevo che allora, avendo +capito ciò che volevate, mi sono detto: «All right!». Mi presterò al +gioco. «Je marcherai», come dicono i francesi.--Et j'ai marché! + +Un lungo silenzio. + +--E adesso, che cosa volete? + +Nancy non rispose. Piangeva, colla faccia chiusa nelle mani. + +--Volete continuare a vivere in America? Vi piace l'America? + +Nancy fece cenno di no. + +--Perchè piangete?--Egli le prese il polso, e le tolse una mano dal +viso. + +Nancy alzò su di lui gli occhi rossi e lagrimosi. + +--Piango--disse con voce spezzata--perchè tutto è rovinato! Tutto, +tutto ciò che era bello... è stato tolto... da ogni cosa... Sì, ero +povera, sì, ero infelice, e inventavo quelle bugie nelle mie lettere. Ma +credevo che voi... che voi mi amaste, come Jaufré Rudel. E mai, mai, mai +non ero stata tanto felice come allora, amandovi così traverso la +lontananza... quando eravate lo Sconosciuto... Ma adesso... tutto è +spezzato, tutto è rovinato... E voi avete sempre creduto che avevo +bisogno di denari... cioè, sapevate che avevo bisogno di denari... e +poi... e poi avevate quella orribile fotografia... e credevate...--qui +Nancy fu scossa da singhiozzi deboli e disperati,--e credevate ch'io +fossi così! + +--Sicuro,--disse Jaufré Rudel.--Credevo che foste proprio così. + +E la lasciò piangere per un gran pezzo. + +Quarto era già scivolata indietro nelle lontananze; sull'acqua lucida, +Genova, grandiosa e rischiarata dal sole, moveva pianamente al loro +incontro. + +Finalmente Nancy alzò il viso. + +--Non posso andare avanti a piangere eternamente,--disse con un tremulo +sorriso.--Il capitano ci guarda, e pensa che voi siete un orribile e +feroce orco, un selvaggio inglese che mi maltratta. + +Erano quasi in porto. + +--Su! prendi la tua valigetta,--disse lui,--e prontati. E taci. + +Ella rise, arrossendo, e obbedì prestamente. I pochi viaggiatori erano +in piedi aspettando di sbarcare. Nancy colla valigetta in una mano, e il +pacco di ombrelli e di bastoni nell'altra, si mise in piedi dietro a +lui, mansueta e piccola. + +E guardò le larghe spalle, che le stavano davanti come un baluardo. Ah! +come si sentiva protetta e tranquilla! E' pur dolce avere qualcuno che +vi sgrida e ha cura di voi, e vi dice: fa questo e fa quello! Nancy +chinò il viso sul pacco degli ombrelli e baciò il manico ricurvo del +bastone del Selvaggio. + +Una carrozza li condusse all'Hôtel Isotta. Egli non le diede più del tu. +Pranzarono. Poi sedettero sul balcone a guardare la gente che passava +per via Roma. Vanitosi e decorativi gli ufficiali passeggiavano a due a +due, a tre a tre, arricciandosi i baffi, e guardando in faccia alle +frettolose sartine, o sogguardando le signorine snelle e timide, +camminanti al fianco di prosperi e maestosi genitori. La banda militare +suonava in piazza Vittorio Emanuele; e la musica giungeva, soave e +distante, al loro balcone. + +Allora Nancy gli raccontò tutta la sua «Storia del Lupo». Gli raccontò +del suo lavoro: del primo libro di poesie che aveva scosso ed +entusiasmato tutta Italia; e del secondo libro, il Libro interrotto--che +avrebbe dovuto essere il suo grande capolavoro... + +Egli ascoltò, fumando il suo sigaro senza parlare. Quando Nancy tacque, +egli non fece commenti. + +--C'è un battello che parte di qui mercoledì,--disse.--Il «Kaiser +Wilhelm». Andrete a prendere la bambina;--s'interruppe--a meno che non +preferiate farla educare in America. + +--Dio guardi!--disse Nancy. + +--Ebbene. Andate a prenderla e conducetela qui. E conducete anche la +vecchia Fräulein, se vuol venire. E poi andate a Porto Venere, o alla +Spezia, o dove volete, e prendete una casa. E scrivete il vostro Libro. +E non pensate ad altro. + +Nancy non poteva parlare. Vedeva nella sua mente Porto Venere, bianca +nel sole, sospesa sopra il mare. + +E vide il Libro--il Libro che avrebbe vissuto--che dopo tutto, che +malgrado tutto doveva vivere, vivere alfine! + +Siccome ella non rispondeva, egli chiese: + +--Non vi piace? Non volete? + +Nancy non aveva parole. Gli prese la mano, e se la strinse alle labbra e +al cuore. + +Egli allora si chinò verso di lei; e i suoi chiari occhi celesti erano +duri e freddi più del solito. + +--Miss Brown,--diss'egli,--Miss Brown stolta e temeraria. Voi vi siete +auto-suggestionata colle vostre proprie parole nelle vostre proprie +lettere a credervi innamorata di uno Sconosciuto. E poi siete venuta +qui, per carpire a quello Sconosciuto dei denari. Non è vero? + +Nancy ricominciò a piangere. + +--Non piangete. Li avrete i denari. Ma è bene intendersi. Io sono un +uomo semplice ed amo le cose chiare. Voi siete venuta da me per denari. +Questa è dunque una transazione finanziaria; non è un poema medioevale. + +E come Nancy, pallida e esterrefatta, voleva parlare: + +--Taci, Miss Brown,--disse lui.--Taci che sarà meglio. + +Ed ella tacque. + + + + +XVII. + + +La casetta di Fräulein a Staten Island nel crepuscolo, coi lumi accesi e +con una piccola cuffia di neve sul tetto, pareva una cartolina d'auguri +Natalizi; e Nancy vedendola da lontano affrettò i trepidi passi. Era +arrivata a New York un'ora fa, e aveva lasciato tutte le sue cose al +porto, per correre al Gartenhaus senza perdere un istante. Le dita rosee +di Anne-Marie le serravano il cuore. Bisognava vederla subito! subito! + +Fräulein, che era sempre vaga e nebulosa in fatto di orarii e di arrivi +di bastimenti, aveva deciso che era meglio non andarle incontro, anche +per evitare alla bambina l'attesa allo sbarco, sotto le gelide arcate +piene di gente e di correnti d'aria. Da tre giorni ella tratteneva in +casa Anne-Marie colla frase: «La tua mamma può essere qui da un momento +all'altro». Ma dopo le prime ore di febbrile aspettativa e di folli +corse al cancello per vedere se la mamma arrivava, Anne-Marie aveva +detto a Fräulein che era una bugiarda, ed essendo stata punita per ciò +(Fräulein l'aveva con gravità privata di un immaginario dolce di crema +che Anne-Marie sapeva essere inesistente) la bimba aveva sussurrato nel +peloso orecchio di Schopenhauer, che non crederebbe mai più una parola +di ciò che Fräulein le direbbe. Schopenhauer, di cui il nome era stato +scelto da Fräulein con intenti educativi, (cioè, come ella scrisse nel +suo diario «per sviluppare la mente infantile, familiarizzandola di +buon'ora coi nomi di Autori e di Filosofi») aveva abbaiato +scetticamente, dandole ragione; poichè anche a lui Fräulein con +sibilanti incoraggiamenti aveva detto: «Adesso viene mistress! +Schopenhauer, senti mistress! Cercala, Scioppi!» + +Scioppi aveva subito cercato e annasato per tutto il giardino, fiutando +e graffiando lungo la siepe e scavando rapidi buchi nelle aiuole e +intorno ai cavoli primaticci; ma ben presto aveva compreso che +«Mistress» era una vana parola, un mero suono--eccitante, ma illusorio. + +E così, per averla troppo presto e troppo a lungo attesa, nessuno +aspettava Nancy quando essa entrò per il piccolo cancello e traversò +correndo i minuscoli viali del giardino. + +Il cuore le batteva in trepida gioia. Quante paure, quante ansie aveva +avuto per Anne-Marie! Durante gli ultimi giorni della traversata, era +stata assalita da angoscianti e tragiche immaginazioni. Mio Dio! Se +Anne-Marie correndo attorno per l'isola fosse caduta in mare? Se il +piccolo fox-terrier fosse diventato idrofobo e l'avesse morsicata? Se un +automobile--il cuore di Nancy diede un balzo, e ricadde come una palla +di piombo, facendola venir meno per il terrore di quella reminiscenza... +No! non ci penserebbe più a queste terribili cose! Non ci penserebbe più +affatto. + +Ma--se Anne-Marie avesse la scarlattina?! D'un tratto Nancy si sentì +convinta che Anne-Marie aveva la scarlattina, e che arrivando a Staten +Island vedrebbe sventolare dal balconcino del Gartenhaus la bandieretta +rossa che avverte... + +Nancy era sulla soglia e si apprestò a battere alla porta. Poi, prima di +osarlo, si lasciò cadere in ginocchio sul gradino coperto di neve, e +congiunse in puerile gesto di preghiera le mani: + +--Signore, fate ch'io trovi Anne-Marie sana e felice! Così sia. + +Quasi in risposta alla sua preghiera un suono le colpì l'orecchio: un +accordo di dolcezza e d'armonìa... poi una lunga nota tenuta e vibrante, +seguìta da un rapido gruppetto di note, scoppiettanti e perlate come una +risata-- + +_Il violino!_ + +Nancy balzò dalla soglia e corse sotto la finestra del pian terreno +illuminata. S'arrampicò sulle roccie ornamentali ammonticchiate sotto +alla finestra e, lacerandosi le mani ai spogli rami dei rosai, riuscì ad +afferrare il davanzale della finestra e a spingere lo sguardo traverso i +vetri chiusi e le lievi tende di mussola. E vide Anne-Marie. + +Ritta nel cerchio di luce della lampada, col violino alto sul braccio +sinistro e la guancia lievemente posata allo strumento, essa pareva un +piccolo angelo musicante di Beato Angelico. Teneva le palpebre +abbassate, fluttuanti capelli biondi le ondeggiavano sul viso, lievi e +increspati come l'acqua d'un ruscello d'oro. + +La gola di Nancy si strinse, e il divino quadro tremò e si confuse +davanti ai suoi occhi. Poi la mente di Nancy vacillò, ascoltando. La +bambina suonava come un'artista. Trilli e arpeggi le scorrevano dalle +dita come cascatelle d'argento. Talvolta un accordo pieno e sonoro ne +arrestava la saltellante leggerezza; poi subito scaturivano nuovi +trilli, nuove scale rapide e chiare come razzi di luce, sprizzando di +musica il crepuscolo. + +La mano di Nancy scivolò dall'orlo del davanzale, e un ramo del rosaio +picchiò nel vetro. Subito s'udì l'acuto e insistente abbaiare del cane; +rapidi passi nel corridoio--e la porta fu aperta dalla sorridente +Elisabeth. + +Ed ecco Fräulein tutta esclamazioni e domande, ed ecco--ecco Anne-Marie +chiusa nelle materne braccia! + +Palpitante e viva e stretta se la tenne sul cuore, la sua creatura, +ringraziando Iddio per i morbidi capelli che le sfioravano il viso, per +la fresca guancia che odorava di sapone, per l'alito dolce che sentiva +d'erba e di fiori. + +--Anne-Marie! Anne-Marie! Adorata! Sei stata triste? Dimmi, dimmi. Mi +hai desiderata tanto? Hai avuto nostalgia di me? + +Anne-Marie singhiozzava disperatamente: + +--No! no! no! solo adesso! solo adesso! + +--Ma adesso mi hai, tesoro mio! + +--Non importa! Ma adesso ho la nostalgia, ho la nostalgia,--gridò +Anne-Marie incoerente e disperata. + +E sua madre la comprese.--Le madri comprendono. + +--Anne-Marie! Non ti lascierò mai più. Te lo prometto. + +Anne-Marie la guardò traverso le luccicanti lagrime. Sporse la manina +umida. + +--Parola d'onesto Indiano?--disse gravemente. + +--Parola d'onesto Indiano,--disse Nancy mettendo solennemente la sua +mano in quella di sua figlia. + +Schopenhauer, contorcendosi per gli abbaiamenti e i dimenamenti di coda, +fu carezzato e ammirato, e dimostrò la sua bravura nello stare seduto +sulle zampe posteriori, colla schiena appoggiata al muro. E Fräulein +narrò tutte le notizie riguardo ai cibi che aveva mangiato Anne-Marie, a +cui la tapioca non dispiaceva più, ma a cui le prugne cotte dispiacevano +sempre. Poi siccome era tardi e Anne-Marie doveva andare a letto, tutti +la accompagnarono disopra, anche Schopenhauer. E mentre Elisabeth +slacciava nastrini e bottoni, e Fräulein spazzolava i capelli dorati e +ne faceva due treccie, Nancy in ginocchio davanti alla piccina rideva +con lei e la baciava; e Schopenhauer le mangiava le scarpette. + +Quando fu in letto, Nancy e Fräulein la lasciarono; ma Elisabeth e +Schopenhauer dovettero rimanere--come sempre--seduti nel buio vicino a +lei, finchè si addormentava. + +--Ma Fräulein, Fräulein! come la vizii!--disse Nancy scendendo, a +braccetto con lei, le piccole scale. + +--Zitta,--disse Fräulein misteriosamente.--Ti spiegherò. + +E quando furono nel salotto--dove il violino di Anne-Marie era sul +tavolo, e il suo arco su una sedia a bracciuoli, e un suo pezzetto di +pece sul sofà--Fräulein si fermò e disse con voce solenne: + +--Ma tu non sai che quella creatura è un Genio?--Nella voce di Fräulein, +pronunciando la parola «Genio» eravi timore riverenziale, omaggio e +genuflessione. + +Nancy sedette, e fissò con sguardo distratto il pezzetto di pece +attaccato al quadrello di panno verde, buttato sul sofà. «Un Genio!» La +parola, e il tono di trepidante stupore in cui fu pronunciato, le destò +nel cuore un ricordo. + +Anni fa, quando la Gloria si era schiusa come un immenso fiore di luce +innanzi a lei, e che, all'improvviso fragore del suo successo, tutti i +poeti d'Italia erano venuti a felicitarla e ad adularla--Uno non era +venuto. Quegli era il grande Cantore della rivolta, il Poeta pagano +della nuova Roma. Egli era il Genio, il puro e formidabile Genio latino, +ora glorificato, ora vituperato dall'impetuosa ed esaltata gioventù +d'Italia. Viveva solitario e lontano dal mondo, sordo ai clamori che si +facevano intorno al suo nome; disdegnoso di laudatori come di +detrattori; impassibile dinanzi all'invettiva o all'acclamazione. + +A trovar lui--dietro suo laconico consenso--Nancy stessa era andata. Un +discepolo, lungo di barba e breve di parola, era venuto a prenderla, per +condurla alla casa del Poeta, sulle mura d'una turrita città... + +Era una vecchia casa; e davanti ad essa Nancy ricordava di aver veduto +una sentinella che camminava in su e in giù col fucile sulla spalla. +Nancy, allora, aveva riso frivola e stolta: + +--Oh! il Poeta ha il soldato di guardia perchè nessuno gli rubi le sue +idee!--aveva detto al discepolo. + +Ma questi non aveva sorriso. + +Poi ella era entrata sola in quella casa, perchè il discepolo non era +invitato. + +Lo spirito del Silenzio regnava sulla fredda e buia scala. + +La porta le era stata aperta da una pallida serva trasognata, di cui +l'unica missione al mondo pareva essere quella di non far rumore. Tre +tacite donne, figlie forse del Poeta, le avevano detto con voci sommesse +di prendere posto. Tutte avevano un'aria dolce e soggiogata come se +vivessero giorno per giorno con qualche cosa che le struggesse, che le +divorasse. E pareva che ne fossero contente. Esse esistevano unicamente +per badare a ciò che il Genio non fosse disturbato. + +Ed ecco che la porta si aprì bruscamente e il Genio entrò. Era un fiero +uomo, colla testa grigia e leonina e gli occhi impazienti. E Nancy, +vedendolo, comprese che si potesse volentieri traversare la vita in +punta di piedi per non disturbarlo. Comprese che si abbassasse la voce e +si frenasse il gesto davanti a lui. Comprese che egli aveva il diritto +di divorare. + +Egli teneva tra le mani il piccolo libro di Liriche. Poi parlò in +accenti brevi e staccati. Disse: + +--Tre sole donne furono poeti: Saffo; Desbordes Valmore; Elisabetta +Browning. Ed ora--voi... Andate; e lavorate. + +Pronunciò poche altre parole; e tutte colla voce austera e gli occhi +foschi sotto le ciglia aggrottate. Ma Nancy gli aveva detto addio, +tremante e abbagliata di felicità. + +Le Divorate le avevano silenziosamente aperta la porta, ed ella già +scendeva, vacillante e col cuore inondato d'emozione, la scala--quando +udì un greve passo sopra a lei; si fermò e si guardò indietro. + +Egli era uscito sul pianerottolo e la seguiva cogli occhi saettanti +sotto la fiera fronte. Essa si fermò e il cuore le batteva forte. + +--Addio,--disse il Poeta.--Aspetto e confido. + +Ella aveva mormorato: + +--Grazie. + +E poi era scesa rapida, colla vista turbata da subite lagrime, e non +s'era più voltata indietro. Ma sapeva che egli era rimasto lassù, fermo, +a guardarla. + +«Aspetto e confido». Le tre parole l'avevano scossa e ridestata. +Suonavano come una fanfara nel suo cuore. + +Ahimè! egli aveva aspettato e confidato invano. + +Ella non aveva mai scritto un altro libro. + +Ed ora i severi occhi non leggerebbero più nulla. E il grande cuore non +aspettava più. + + * + * * + +... Nancy fissava ancora, con occhi vacui, il piccolo pezzo di pece +ambrata, attaccato al pezzetto di panno verde, sul sofà--lo fissava +senza vederlo. Un Genio!... Era un Genio la sua piccola Anne-Marie? +Quella creaturina tenera e gaia come un uccelletto selvatico, era essa +uno dei Divoratori? + +Sì. Regnava già nel Gartenhaus quell'atmosfera di peritante attesa, di +riverente silenzio, d'anelanza al sacrificio: l'atmosfera del +Divoratore. Fräulein parlava a voce bassa; Elisabeth e il cane stavano +seduti nel buio, mentre il Genio s'addormentava. Il suo violino +possedeva la tavola, il suo arco la poltrona, la sua pece il sofà. E +Fräulein aveva nei suoi atteggiamenti tutta la sua stupefazione d'una +Divorata. + +--Quella bambina è un Genio,--continuava a ripetere.--Sarà come Wagner. +Ma molto più grande. + +Poi parve risvegliarsi e ricordare le cose di minore importanza, le +piccole realtà della vita. + +--Ah! ma non m'hai detto ancor nulla del tuo viaggio. Che cos'hai +combinato cogli editori? Il tuo libro quando escirà? Ma poverina, +poverina! devi essere stanca! devi aver fame!... Zitta! facciamo +piano!... La stanza della piccina è proprio qui sopra!--E Fräulein si +mise un timoroso indice sul labbro.--Se non ti spiace, ti preparerò la +cena in cucina. Anne-Marie, quando non è lei che mangia, non vuol sentir +rumore di piatti. + + + + +XVIII. + + +Dunque Nancy non andò a Porto Venere. Nè alla Spezia. Perchè in quegli +azzurri ed incantevoli luoghi non si trovavano dei grandi maestri di +violino. + +Si trovavano, è vero, dei balconi colla vista sulla immensa vastità del +mare; e di fronte all'acqua (azzurra e danzante ispiratrice) Nancy +avrebbe potuto vedere le sue visioni, e sognare i suoi sogni, e scrivere +il suo Libro. Ma--come diceva così saggiamente Fräulein--un libro si può +scrivere dovunque, pur di avere una tavola e un calamaio. Mentre +Anne-Marie bisognava che coltivasse il suo dono, e seguisse la sua +vocazione. Anne-Marie doveva studiare il violino. + +Così scrisse Nancy al Selvaggio spiegandogli tutto ciò; e poi andò con +Anne-Marie e Fräulein a Praga, dove viveva il più grande di tutti i +maestri di violino. Egli era un boemo, rude, selvaggio e barbuto, e +teneva chiuso nel suo aspro petto il suo cuore sensitivo, ferito dalle +ingratitudini di grandi artisti. Egli abitava in una brutta strada della +vecchia Praga, e la sua casa--vicina a un negozio di casse da morto--era +la più brutta di tutta la strada. + +Egli passava i suoi giorni tra mani destre e sinistre, tra orecchie +intonate e stonate, tra cranii dai capelli lunghi e dai cervelli +piccoli. E alle quattro dita delle mani sinistre egli insegnava a +danzare e balzare su quattro corde tese; e ai polsi delle destre egli +dava forza e flessibilità per controllare il guizzo e il volo d'un arco. +E quando aveva insegnato tutto ciò, le mani stringevano le sue, e se ne +andavano per il mondo a suonare fantasie e rapsodie e sonate e danze; ma +raramente estraevano dalle tasche i non pagati onorarii dovuti al grande +maestro. Perciò il grande maestro viveva sempre nella brutta casa, nella +brutta strada vicino alle casse da morto. + +Questo grande maestro udì Anne-Marie e subito l'adorò. Anche lui la +chiamò «das Wunderkind», e prese le due piccole mani e vi mise due paia +di piccole ali. Ed Anne-Marie con esse volò sopra a tutte le difficoltà. + +Nancy tolse dai bauli il manoscritto del Libro, e lo mise sulla tavola +della sua camera. L'appartamento che avevano preso era anch'esso nella +brutta strada della vecchia Praga, perchè così erano più vicine al +Professore. + +Di fronte alla finestra di Nancy era una fila di case gialle, di case +grigie e di case rosse. Nancy le vedeva ogni volta che alzava gli occhi +dal tavolo. + +Ma aveva il suo manoscritto e la sua penna e il suo inchiostro, e poteva +lavorare senza che nessuno la disturbasse. E' vero che il violino di +Anne-Marie si udiva anche traverso le due porte chiuse; ma questo, +naturalmente, non era che una gioia per Nancy. E poi, se essa si legava +una sciarpa strettamente intorno al capo e sulle orecchie, non sentiva +quasi più nulla. + +Dunque, Nancy non aveva proprio alcuna scusa per non lavorare. Se lo +diceva anche lei, mille volte al giorno, seduta davanti al suo tavolo +colla sciarpa legata intorno alle orecchie e gli occhi fissi sulla casa +gialla dirimpetto. + +Dalla finestra aperta entrava il suono di dure e forti voci czeche: lo +strano linguaggio nuovo, di cui Nancy aveva imparato soltanto due o tre +parole, le suonava costantemente nell'orecchio: «Kavarna... Vychod... +Narodni Dum...» le insensate parole le giravano nella testa come un +carosello multicolore. + +Anche di notte, in sogno, le pareva di tenere lunghe conversazioni in +czeco. Ma a tutto ciò ella si abituerebbe tra poco, e potrebbe alla fine +mettersi tranquillamente al suo lavoro. + +Poichè ora non aveva più ansie, nè preoccupazioni. Del benessere morale +e fisico di Anne-Marie si occupava Fräulein Müller, con incessante ed +agitata cura: ritenendo di uguale importanza la passeggiata nel parco e +lo studio dei «Zigeunerweisen»; la scodella di minestra, e la preghiera +mattutina e serale. + +E inoltre, Nancy non aveva preoccupazioni materiali. Ella aveva deciso +di accettare--con gratitudine e senza farsi degli scrupoli--tutto ciò +che le occorreva, per due anni, dal suo amico il Selvaggio. Assai prima +che fossero passati due anni il Libro sarebbe scritto e pubblicato, ed +ella gli ripagherebbe tutto. E, del resto, che importava ripagare? Egli +non chiedeva che di saperla felice; di poterle procurare due anni di +tranquillità in cui essa vivrebbe per sè, e compirebbe la sua missione. +Così egli scriveva. Egli doveva ritornare al Transvaal e restarvi, poco +più, poco meno, per due anni. Ch'ella frattanto seguisse la chiamata del +suo genio, da troppo tempo soffocato dalle meschine cure materiali! +vivesse la sua vita, compiesse la sua missione, scrivesse il suo +Libro!... + +Dunque Nancy sedette davanti ai suoi manoscritti e cercò di vivere la +sua vita, e di non udire il violino, e di non badare alle continue +interruzioni. + +Ma nel cuore le sorgeva insistente ed angosciante il desiderio di +rivedere il Selvaggio prima che ripartisse dall'Europa: la straziava, la +ossessionava uno struggimento acuto, doloroso, di rivedere i suoi freddi +occhi azzurri, di riudire la sua voce grave e severa; di sentire ancora +intorno alla sua propria fralezza, la proteggente forza di lui. + +E accanto a questa angoscia era l'altro lancinante tormento: il pensiero +della sua vita sterile e del suo ingegno sprecato. + +Poichè ben lo sapeva, qui, a Praga, ella non avrebbe mai fatto nulla, +non avrebbe mai terminato il Libro... + +Ancora una volta la percezione acuta della fuga del tempo e della +brevità della vita le morse, come un serpe avvelenato il cuore. + + _La belle qui veut, + La belle qui n'ose, + Cueillir les roses + Du jardin bleu..._ + +Ed ella gli scrisse: «Non posso lavorare. Sono sommersa da un'onda +d'indicibile tristezza. Un chimerico desiderio che non ha nome, si +abbatte su me, e mi distrugge. Oh, mio amico diletto, prima di partire, +venite a portarmi via! Riportatemi in Italia, e chiudetemi in qualche +asilo fiorito e solitario, dove io possa riudire la voce della mia +fantasia riparlarmi nel linguaggio di mia madre. Mi sembra che colla +dolce cadenza latina, anche la voce dell'estro perduto si risveglierà. +Talvolta, io sento tale possanza, tale foga di turbolenta ispirazione in +me, che mi sembra di poter scuotere il mondo! Ma poi ecco che il mio +Genio s'impiglia e s'imprigiona nelle piccolezze, come un gigantesco +angelo a cui fossero legate con del filo da cucire le grandi ali +fremebonde...» + +La porta si aprì, e Fräulein si affacciò solenne e sibillina, con gli +occhi appannati di lagrime. + +--Nancy! Oggi per la prima volta Anne-Marie suonerà del Beethoven. Vieni +a sentire. + +Nancy si alzò, rapida, e seguì Fräulein nella sala dove il Professore e +il suo assistente erano venuti a dare la lezione ad Anne-Marie. + +Il Professore, che non suonava il pianoforte, aveva condotto +l'assistente per gli accompagnamenti, e questi sedeva già davanti al +Bechstein, dondolando il capo nero e crespo, pronto a cominciare. +Anne-Marie era ritta davanti al leggìo, già in posizione col violino +alzato. Il Professore, colle mani dietro la schiena, la guardava. + +La romanza in fa del Beethoven principiò. + +La semplice melodia iniziale fluì pura e piana dalle dita della bimba, e +fu ripetuta dal pianoforte solo. L'ostinato crescendo della seconda +frase si sollevò gradualmente fino all'appassionata nota acuta, e poi si +lasciò ricondurre alla mitezza, dai trilli ritrosetti e teneri--come un +uomo incollerito s'intenerisce alla voce di un fanciullo. + +Marziali note al pianoforte. La testa nera ed energica del pianista +segnava a scosse il ritmo. Ed ora Beethoven riconduceva l'arco di +Anne-Marie dolcemente, a passi indugianti verso la china soave della +prima melodia. E ancora una volta la testa dell'assistente si dimenò, +ritmica, sull'«a solo», pel pianoforte. Giù, sul «fa» acuto cadde con +attacco deciso e veemente l'arco di Anne-Marie. + +--Brava!--gridò a un tratto il Professore.--Fa, mi, sol..., suonali +sulla quarta corda!... + +Anne-Marie senza smettere fece cenno di sì col capo. Ora le otto note +accentuate del pianoforte parevano una fanfara, e furono ripetute da +Anne-Marie. + +--Questo dev'essere come un suon di tromba,--gridò il Professore. + +--Si, sì, mi ricordo,--disse Anne-Marie. + +Ed ecco, per la terza volta, ritornare la melodia; Anne-Marie la suonò, +piano come un sospiro--pareva suonare in sogno--e fece un gruppetto +pianissimo, di una leggerezza così vaporosa, che il Professore si cacciò +violentemente le mani in tasca e l'assistente stupefatto volse il capo +dal pianoforte e la guardò. Era la fine: le scale ascendenti fluttuarono +sempre più lene e lenti... si dileguarono... e le tre ultime note +chiamanti, solitarie, caddero come stelle--pure, splendide, lontane. + +Per un istante nessuno parlò. Poi il Professore si avvicinò alla +bambina. + +--Perchè hai detto «mi ricordo» quando io ti ho detto di far le note +come uno squillo di tromba? + +--Non so,--disse Anne-Marie con quell'aria vaga e trasognata che aveva +sempre dopo aver suonato. + +--Che cosa intendevi di dire? + +--Niente, volevo dire che capivo,--disse la bimba. + +Il Professore la guardava con le ciglia aggrottate, e le sue labbra +movevano nervosamente. + +--Tu hai detto «mi ricordo»! Ed io credo che tu «ricordi»; tu non stai +imparando nulla di nuovo. Tu stai ricordandoti di cose che hai saputo +già. + +Fräulein intervenne, agitata: + +--Ach, Herr Professor! Le accerto, che la bambina non ha mai veduto +questo pezzo! Io sono stata sempre con lei da che ha cominciato a +studiare il violino, e le assicuro... + +Il Professore agitò una mano impaziente. Teneva ancora lo sguardo fisso +su Anne-Marie. + +--Chi è?--mormorò scotendo la grigia testa tremula.--Chi abbiamo qui? +Che sia Paganini!... Se fosse Mozart? Spero che sia Mozart.--Si volse +all'assistente che dalla fine della Romanza era rimasto immobile al +pianoforte, coi gomiti sulla tastiera e la faccia tra le +mani:--Bertolini! Che ne dici tu? Chi è davanti a noi in questo +involucro? + +--Io non so,--disse Bertolini, commosso.--Io sono muto. + +--Ringrazia il cielo che non sei sordo,--disse il Professore,--e che ti +è stato concesso di udire questa meraviglia. + +Poi il Professore cercò vagamente il cappello, e, trovatolo, prese +commiato perchè aveva molto da fare. Bertolini rimase indietro a riporre +nella cassetta il prezioso Guarnerius del Professore, a lui più caro che +moglie e figli; e la sua musica; e i suoi guanti; e i suoi occhiali; e +tutte le altre cose che il Professore dimenticava, perchè era un uomo +molto distratto. + +E Nancy disse all'assistente: + +--Lei è Italiano? + +--Sissignora,--disse Bertolini, facendosi rosso. + +--Anch'io,--disse Nancy. E furono amici. + +Bertolini venne l'indomani a domandare se poteva studiare un po' con «la +piccola Wunder»; e i due rifecero insieme la romanza in fa, e poi la +Romanza in sol. + +E poi della musica dei vecchi classici italiani, Corelli e Vivaldi: +preludii e correnti, gighe e sarabande. Bertolini tornò anche il giorno +seguente; e il giorno dopo; e tutti i giorni. Egli era un violinista di +second'ordine, e un pianista di terz'ordine. Ma era un musicista di +primissimo ordine--musicista nato: con tutte le manìe, e la sensitività, +e la pedantesca minuzia, e la eccitabilità del musicista vero. Arrivava +timido e corretto, col suo buon viso grasso, placido sotto ai ben +spazzolati capelli. E mezz'ora dopo, lo si sentiva per tutta la casa +urlare e vociferare, smaniando e battendo i piedi sui pedali. + +Ad Anne-Marie piaceva che gridasse. La interessava di osservare le +faccie ch'egli faceva quando lei, apposta, suonava delle note sbagliate: +lo vedeva scuotere la testa nera e arricciare il naso, e aprire una gran +bocca a gridare. Un giorno ella si divertì, in un pezzo scritto nel tono +di «fa», a suonare ogni «si» naturale invece che bemolle. + +--Si bemolle,--disse Bertolini la prima volta. + +--~Bemolle~!--gridò alla seconda volta. + +--BEMOLLE!--urlò, frenetico, calpestando i pedali, afferrando con mano +febbrile le irsute nere chiome che gli coprivano serrate e crespe la +testa come un berretto d'astrakan. + +--Cos'ha questo «bemolle»?--chiese Fräulein alzando blandi occhi dal suo +lavoro. + +Anne-Marie rise. + +--Io non so che cos'ha. Mi pare diventato matto! + +Così fu dato a Bertolini il nome di Bemolle, che gli rimase per sempre. + +Bemolle, che era sopratutto compositore, ora non componeva più. Egli fu +ben presto uno dei Divorati. Le sue mattinate erano prese dal +Professore. I suoi pomeriggi egli li diede ad Anne-Marie. Arrivava ogni +giorno, dopo colazione, e senza dir nulla si metteva al pianoforte. Con +accordi di dolcezza conturbevole, con arpeggi fluidi e preludianti, +egli adescava la piccola Anne-Marie che lasciava giocattoli e racconti +delle fate, e s'avvicinava, come attirata da un invisibile magnete. + +E poichè il Professore aveva detto: + +--Con questa bambina si può cominciare dalla fine,--Bemolle la condusse +con inviti astuti e con musicali allettamenti, a traversare lieta e +leggiera i trabocchetti del Paganini, gli abissi del Beethoven, le +alture di Bach. + +E i suoi nove anni non erano compìti ancora. + +E venne il giorno in cui Nancy fu chiamata dal suo lavoro per sentire +Anne-Marie che suonava la «Chaconne». + +Quel giorno Nancy, tornando nella sua camera, piegò e mise via la +sciarpa con cui si era coperta le orecchie. Radunò i suoi manoscritti, +li legò insieme, li baciò e disse loro addio. Poi li ripose. Per sempre. + + +In risposta alla lettera di Nancy, il Selvaggio venne a Praga. + +Era assai confortante il rivederlo. La sua statura e le sue larghe +spalle riempivano l'appartamento; la sua tranquilla forza soggiogava e +calmava gli animi. Ben egli era «il baluardo» di cui Clarissa aveva +parlato nella Villa Solitudine, tanti anni fa. + +Fortunata la donna che appartiene a un baluardo. Dopo ch'ella si sarà +sforzata a buttarlo giù, si sarà agitata per smuoverlo, affannata per +raggirarlo, e ferita per cozzarvi contro, siederà tranquilla e domata +nella sua ombra protettrice, e ringrazierà il cielo d'averlo trovato +incrollabile. + +Un'ora dopo l'arrivo del Selvaggio, la imperiosa Anne-Marie era +soggiogata e rapita; Fräulein, sollecita e felice, s'affaccendava per +rifocillarlo e ristorarlo; e Nancy, calma e serena in poltrona, lo +contemplava; e le pareva che nulla più al mondo potesse perturbarla o +ferirla. + +Quando fu sera, e che Fräulein era andata a condurre a letto Anne-Marie, +il Selvaggio, fumando il suo sigaro, disse a Nancy: + +--Ho fatto ciò che mi chiedeste nella vostra lettera. + +--Non so più,--disse Nancy. + +--L'asilo fiorito e solitario in Italia vi aspetta. Ha un grande +giardino e una immensa vista. Quando vi ci avrò installata, parto subito +per il Transvaal. + +--Oh Dio!--disse Nancy. + +--Come dite?--disse il Selvaggio. + +--E' proprio necessario che andiate così lontano? + +--Sì; nella miniera di San Juan c'è qualche cosa che non va. C'è +dell'acqua. Avrei dovuto partire molto prima; tre mesi fa, quando ve lo +scrissi. Ma questo non vi riguarda,--soggiunse seccamente il Selvaggio. + +--E' vero,--disse Nancy, molto mite. + +--Dunque parliamo di voi e del vostro lavoro in Italia,--disse +lui.--Quando contate di partire? + +Quella domanda fece scorrere nelle vene di Nancy un fremito di +deliziante agitazione. «Quando contate di partire?» Che allettante, che +incantevole frase! + +--Potrete essere pronta dopo domani? + +Anche in quelle parole che balsamo! che diletto! Nancy avrebbe voluto +ascoltare eternamente delle domande simili. + +Ma egli aveva cessato di domandare, e aspettava ch'ella rispondesse. + +Rispose con esitanza. + +--Ma... e il violino di Anne-Marie? + +Egli aspettò che ella si spiegasse; ed ella spiegò. Anne-Marie sarebbe +diventata uno straordinario virtuoso. Anne-Marie era una portentosa +rivelazione di genio musicale--il grande maestro stesso lo aveva +detto--e doveva quindi restare a Praga, dove vi era il Professore che +le dava delle lezioni che nessun altro le poteva dare, e dove v'era +anche Bemolle che dedicava tutto il suo tempo e tutto il suo talento a +lei. + +Il Selvaggio ascoltò, con gli occhi fissi su Nancy. + +--E allora...? + +--Ah,--sospirò Nancy.--E allora...? + +--Volete lasciarla qui?--chiese il Selvaggio. + +--No,--disse Nancy. + +--Volete condurla via? + +--No,--disse Nancy. + +--E allora...? + +Nancy alzò lo sguardo, turbato sotto le alate sopracciglia, sul viso +calmo e forte di lui. + +--Aiutatemi,--disse. + +Egli terminò di fumare il suo sigaro senza parlare. Poi la aiutò. La +guardò bene in viso coi suoi chiari occhi sicuri, mentre le parlava. +Disse: + +--Voi non potete seguire due strade diverse. Avete detto che il vostro +Genio è una gigantesca aquila imprigionata che cogli artigli vi dilania +il cuore. + +--E' vero. Ma da poi che vi scrissi, il Genio di Anne-Marie si è +lanciato a risonante volo verso la luce. + +--Avete detto che i vostri pensieri non espressi erano un dolore, che il +vostro lavoro non compiuto vi era uno strazio. + +--E' vero. Ma debbo io arrestare una viva fontana di musica, perchè i +miei muti libri non scritti abbiano vita? + +Egli non rispose subito; poi disse: + +--Non vi è mai venuto il pensiero che forse la bambina sarebbe più +felice, se, invece di essere un genio, non fosse altro che una semplice +bambina? + +--No,--disse Nancy,--non mi è mai venuto in mente. + +--E non sarebbe forse stato meglio se anche voi, invece di essere poeta, +foste stata semplicemente una donna felice? + +--Ah! forse,--disse Nancy.--Ma voi contate senza il mago... quello di +Hamlin, sapete pure! + +--Non ne so nulla,--disse il Selvaggio. + +--Ma come? non sapete la leggenda del Pifferaro d'Hamlin? del mago dalle +lunghe gambe, dalle vesti pezzate, che arrivò a Hamlin, la città +infestata dai ratti? + +--Raccontatemela,--disse sorridendo il Selvaggio. + +E Nancy raccontò: + +--«Quanto mi pagherete,» disse al borgomastro il Pifferaro pezzato, «se +vi libero la città dalla peste dei ratti?»--«Cinquemila corone,» disse +il borgomastro, ridendo di lui.--«Cinquemila corone!» gridarono i +cittadini, sperando in lui.--«Va bene,» disse il Pifferaro. E scese +nella strada; e suonò il suo piffero per le vie della città. Allora da +tutte le case sbucarono i ratti, tutti i ratti, piccoli e grandi, e lo +seguirono. Giunse così alla montagna che è in fondo alla città. La +montagna si aprì davanti al Pifferaro ed egli vi entrò suonando il suo +piffero. E dietro a lui, spingendosi ed azzuffandosi, entrarono tutti i +ratti, piccoli e grandi. La montagna si richiuse. E i ratti non +tornarono mai più a Hamlin... Passò un anno, ed ecco, il Pifferaro +riapparve a domandare che gli si pagassero le cinquemila corone. «Ma +che!» dissero i cittadini che non avevano più ratti in casa.--«Ma che!» +disse il borgomastro che non si ricordava di averne mai avuti.--«Va +bene,» disse il Pifferaro. E scese nella strada e suonò il suo piffero +per le vie della città. Allora da tutte le case sbucarono i bambini, +tutti i bambini, piccoli e grandi, e lo seguirono, ballando e cantando. +Giunsero così fino alla montagna che è in fondo alla città. E la +montagna si aprì davanti al Pifferaro ed egli vi entrò suonando il suo +piffero. E dietro a lui, spingendosi ed azzuffandosi, entrarono tutti i +bambini, piccoli e grandi. E la montagna si richiuse. E i bambini non +tornarono mai più a Hamlin.» + +Nancy tacque, e nelle chiare iridi veleggiarono i sogni. Poi soggiunse: + +--Io ero certo tra quei bambini che il Pifferaro chiamò! + +E Nancy rise, con un'ombra di tristezza nelle pupille. + +Il Selvaggio la guardava pensando che tra pochi giorni non l'avrebbe +veduta più. Ma Nancy seguiva il filo dei suoi pensieri. + +--Il Pifferaro della Gloria! E' lui, che già da bambina m'ha +chiamata!... Quelli che l'hanno udito, devono seguirlo. Devono lasciar +tutto, calpestar tutto, e via, per vette e balze e precipizii, lo devono +seguire!... Nei giorni e nelle notti la sua chiamata mi ha scosso i +nervi, mi ha tolto a strappi e a brandelli il cuore. Ma non è, non è la +sua chiamata che fa male: ~è di non poterla seguire!~ E' l'essere +fermati e trascinati indietro da tutte le affettuose mani protese! I +piccoli doveri quotidiani, come i grandi ed eroici amori, tutti, tutti +s'uniscono per fermarci e richiamarci, e trattenerci. E così si resta... +E si è vinti e vani e vuoti... Sì, vuoti! Perchè la nostra anima è +partita dietro al Pifferaro!--Nancy trasse un lungo sospiro, ricordando +molte cose. Poi disse, a voce bassa:--Ma ora il Pifferaro ha zufolato +anche per Anne-Marie! Essa lo ha udito, e lo dovrà seguire. E se per +seguirlo, il suo cammino passa sulle mie speranze infrante e sui miei +libri non scritti, ebbene: glieli metterò sotto ai piedini, e le dirò +che calpesti, corra, danzi! E che sia benedetta! + +--Che sia benedetta,--ripetè il Selvaggio. + +E Nancy disse: + +--Grazie. + +--Allora sia così,--diss'egli dopo una breve pausa.--Ma quando avete +preso una decisione, non dovete rimpiangerla. Ricordatevi che se volete +che vostra figlia sia un'aquila, dovrete strappare le ali vostre, e +darle a lei. + +--Ogni singola piuma!--disse Nancy, con un pallido sorriso. + +--E quando gliele avrete date,--disse il Selvaggio,--ella le stenderà... +e vi volerà via. + +--Lo so,--disse Nancy. + +--E voi resterete sola. + +--Sì,--disse Nancy, pensando agli anni a venire. + +E per veder lontano, chiuse gli occhi. + + + + +XIX. + + +Il Selvaggio rimase a Praga dieci giorni e condusse Anne-Marie sulla +Moldau, e alla montagna bianca, e al Monte Petrino. + +Ed ecco giunta la sua ultima giornata. Venne nella mattinata, e invitò +Miss Brown, sola, ad accompagnarlo alla vallata della Sarka. Miss +Brown--egli sempre così la chiamava--accettò, pallidetta e quieta. + +Era una fulgida giornata estiva. La campagna era tutta accesa di +papaveri rossi, come un cappello della festa da sguaiata provinciale. + +Il cuore di Miss Brown era triste. + +--Parto stasera,--disse il Selvaggio,--alle otto e quaranta. + +--Lo so. Me l'avete già detto venti volte,--disse Miss Brown. + +--Mi piace che ci pensiate,--disse lui; ed ella non rispose.--Vado nelle +mie miniere nel Transvaal... + +--Me lo avete già detto duecento volte,--disse Miss Brown con petulanza. + +Egli proseguì calmo: + +--... nel Transvaal, e dovrò starci un anno, forse due anni e badare a +quella miniera di San Juan. Poi ritornerò.--Tossì.--Oppure, non +ritornerò. + +Nessuna risposta. + +--Non avete mutato nulla ai vostri propositi, riguardo all'andare in +Italia a scrivere il vostro libro? + +--No, nulla,--disse Nancy, con due strisciette bianche ai lati delle +narici. + +--Lo pensavo. + +Poi camminarono in silenzio. Il fiume scorreva, verdemarino e liscio e +lucido come seta giapponese. Gli uccelli cantavano, e il vento correva +sui papaveri. + +--Nancy,--diss'egli. + +Era la prima volta ch'egli la chiamava col suo nome. Ella si coprì la +faccia e pianse. + +Egli non tentò di consolarla. Dopo qualche tempo le disse: + +--Siediti. + +Ed ella sedette sull'erba e continuò a piangere. + +--Mi ami dunque tanto?--chiese egli. + +--Perdutamente,--disse lei, alzando a lui i miti occhi inondati di +lagrime. + +Egli le sedette accanto. + +--E sai che io ti amo più della mia vita?--disse. + +--Sì, lo so,--singhiozzò Nancy. + +Vi fu un altro breve silenzio. Indi egli disse: + +--In una delle tue lettere molto tempo fa, mi scrivesti: «Questo amore +traverso la lontananza, questo amore che non ha chiesto l'aiuto di +alcuno dei nostri sensi, questa è la celeste Rosa dell'Amore, la mistica +Meraviglia, fiorita nelle nostre anime a diletto dei cieli». Vogliamo +coglierla, Nancy? coglierla e portarla per diletto nostro? + +L'acqua correva chiacchierando al sole; e il vento volava sull'erba. + +Egli le tolse una mano dal viso e la guardò. + +--Rispondi,--disse colla voce bassa e veemente. + +--Allora,--disse Nancy,--se la cogliessimo... non sarebbe più la mistica +Rosa celeste... non è vero? + +--Già,--disse lui. + +--Allora sarebbe una povera Rosa come tutti ne hanno... una rosa di +tutti i giorni, e di tutti i giardini... + +--Già,--disse lui. + +Ella ritirò la mano dalla sua stretta. E la mano di lui rimase vuota e +aperta nel sole; una grande mano, forte ma solitaria. + +--Oh, caro Sconosciuto!--disse Nancy, e si chinò in avanti, e baciò +quella mano derelitta.--Non gettiamo via la mistica Rosa dei nostri +sogni! + +--Non vuoi?--diss'egli, e il suo viso abbronzato era così pallido che +anche Nancy, guardandolo, si sentì impallidire. + +E i suoi chiari occhi di sognatrice e di poeta si affondarono nei +chiarissimi occhi dell'uomo solitario, dello Sconosciuto da tanto tempo +così puramente amato. Ed ella pensò il suo amore come un argenteo scudo +davanti al suo cuore, che la proteggesse. + +--Oh, no!--diss'ella, congiungendo paurosamente le mani. + +E tutta la tragica banalità d'una simile chiusa alla sua delicata storia +d'amore, le oscurò di dolore gli occhi. + +Egli se ne avvide. + +--Che cosa pensi?--chiese con voce rauca. + +--Penso che quando voi sarete lontano, ed io dovrò continuare sola la +mia strada, terrò il vostro amore come uno scudo sul mio cuore perchè mi +difenda contro tutte le tristezze e contro tutte le viltà. E se lo +scudo non sarà sfregiato, mi pare che mi proteggerà meglio, e +potrò,--qui la voce le mancò in un singulto,--potrò anche alzarlo a +difesa dell'innocente capo di Anne-Marie. + +--Sta bene, Miss Brown,--disse lui. + +Poi si chinò in avanti e le prese fra le due grandi mani il piccolo viso +malinconico. La guardò a lungo, ed ella vide i duri occhi arrossarsi +subitamente, come soffusi di pianto. Ma ripresero poco a poco la loro +chiarezza fredda senza distogliere l'azzurrino sguardo da lei. + +--Brava Miss Brown,--disse,--brava piccola, coraggiosa, dolce Miss +Brown. + +E la baciò in fronte. + +Quella sera partì, e se ne ritornò nelle sue miniere. + + + + +XX. + + +L'inverno seguente, allorchè Nancy era a Praga da quasi un anno, il +Professore disse: + +--Il mese prossimo Anne-Marie darà un concerto orchestrale. + +--Oh! Herr Professor!--esclamò Nancy. + +--Cosa c'è?--disse il Professore. + +--Cosa c'è?--disse Anne-Marie. + +--Ma non ha che nove anni. + +--E allora?--chiese il Professore. + +--E allora?--chiese Anne-Marie. + +Chi potrà mai descrivere la febbrile agitazione dei giorni che +seguirono? + +L'agitazione di Bemolle per la scelta del programma! L'agitazione di +Fräulein per la scelta del vestito! L'agitazione di Nancy, che non +chiudeva più occhio la notte, che si figurava Anne-Marie rifiutando +all'ultimo momento di presentarsi al pubblico; o scoppiando in lagrime e +smettendo in mezzo a un pezzo; o ammalandosi di spavento; o prendendo un +raffreddore il giorno prima del concerto! Tutti erano in uno stato folle +di esaltazione ed eccitamento, eccetto Anne-Marie stessa. Quanto a lei, +pareva non preoccuparsene affatto. + +Doveva suonare il Concerto di Max Bruch? Benissimo. E la Fantasia +Appassionata di Vieuxtemps? All right! E le variazioni di Paganini sulla +corda di sol? Ma sì--e adesso, poteva andar fuori con Schopenhauer? +(Perchè anche Schopenhauer, ormai un lungo cane semplice ed inelegante, +assai più affettuoso che decorativo, era venuto a Praga, e aveva stretto +amicizia con tutti gli allegri cani boemi del quartiere). + +--Usciamo pure,--disse Fräulein.--E andrò a vedere di questa veste rosa +per il tuo concerto. + +--Oh, non rosa,--disse Nancy.--Ci vuole un vestito bianco. + +--Io voglio un vestito celeste,--disse Anne-Marie. + +E il vestito fu celeste. + +In una mattinata di vento e di neve Anne-Marie si recò alla sua prima +prova d'orchestra. Nella immensa sala vuota del Rudolfinum, i cento +maestri dell'orchestra aspettavano chiacchierando, quando le grandi +porte di vetro laterali si aprirono, e Anne-Marie entrò, seguìta da +Bemolle portando il violino, e da Nancy portando la musica, e da +Fräulein portando Schopenhauer. Dietro a loro veniva il Professore, col +cappello a larghe ali tirato giù sugli occhi; torceva tra le dita +nervose un grande sigaro spento. Subito nell'orchestra fu un mormorìo di +commozione e di sorpresa, e tutti applaudirono, picchiando con gli archi +sui violini e i violoncelli. + +Anne-Marie fu presentata al direttore d'orchestra, Jaroslav Kalas, tutto +sorrisi sotto ai lunghi baffi rossi; e poi Fräulein e il Professore la +issarono sul palco, e Bemolle le diede fra le mani violino ed arco. + +Ed ora Jaroslav Kalas batte il suo leggìo e alza il braccio. Poi +ricordandosi a un tratto di qualche cosa, si china verso Anne-Marie. + +--Hai il «la»? + +--Sì, grazie,--dice Anne-Marie, appressando all'orecchio il manico del +violino, e con le dita della destra pizzicando leggermente le corde. + +Poi, con gesto deciso e rapido lo appoggia alla spalla sinistra e si +mette in posizione. + +Di nuovo il direttore d'orchestra batte due colpi secchi sul leggìo, e +alza il braccio. + +Br-r-r-r-r-r, rullano i timpani. + +«Re-do-si, re-do-si, re-e-e-e», sospirano in terze i clarinetti.--Una +pausa. Anne-Marie alza lentamente il braccio destro e attacca il «sol» +basso con arco deciso. La lunga nota freme, bassa e vibrante, con voce +di violoncello. Ed ecco che Anne-Marie spicca la volata della cadenza +ascendente, e si ferma sul pianissimo «re in alt», colla morbida +sicurezza con cui una piccola volatrice di trapezio mette dopo un +volteggio il piede fermo. + +Bemolle, che stava in piedi, si siede improvvisamente. Il Professore che +era seduto, si alza in piedi. + +Ora Anne-Marie lancia come un razzo la seconda cadenza. Fräulein, +solitaria e raggiante in una poltrona nel centro della platea vuota, +muove la testa su e giù, continuamente e rapidamente come un giocattolo +chinese. Nancy tiene il viso coperto colle mani. + +Ma la ragazzina, col capo chino sopra il suo istrumento suona il +Concerto e non vede nulla. D'improvviso trasale, udendo dietro a lei il +subitaneo rombo metallico degli istrumenti d'ottone; senza smettere di +suonare e volgendo un poco il capo, li sogguarda con occhio incerto. Poi +li comprende, li dimentica, e si lancia nella musica perdendovisi come +in un mare di delizie. Sirena alata, ella passa e scorre, ondeggiante e +lieve pel variato Andante; si affonda, si sommerge nelle profondità cupe +dell'Adagio; poi si scaglia con subitaneo volo, vivido e +scintillante--con un brillìo d'acque cascanti, un luccichìo di stelle, +un saettar di razzi--nella sfolgorante magnificenza dell'Allegro finale. + +Un profondo silenzio. L'orchestra non ha applaudito; Kalas si volta; con +gesto lento incrocia le braccia, e guarda il Professore. Ma il +Professore sta cercandosi in tasca il fazzoletto. Si soffia il naso, e +non guarda nessuno. + +Allora Kalas scende dal suo scanno, e prendendo solennemente una manina +di Anne-Marie se la porta alle labbra e la bacia. + +Poi risale lesto al suo posto, batte il leggìo per far silenzio, e dice: + +--«Vieuxtemps, Fantaisie». + +E i fogli di musica, fruscianti, si volgono. + + +Tutta Praga accorse al Rudolfinum, la sera del concerto; si affollò in +platea, si stipò nelle gallerie, sedette, bisbigliando e tossendo, nelle +poltrone e nei palchi. + +Poi l'orchestra Boema prese i suoi posti. Jaroslav Kalas salì al suo +scanno, e fu suonata una Ouverture. + +Una breve pausa. Ed ecco, nel silenzio teso, intenso, apparire +Anne-Marie col violino sotto al braccio. + +... Ora, ritta al suo posto, la minuscola figuretta bionda spicca come +una miniatura azzurra sui neri abiti dei professori d'orchestra. Porta +una corta veste ondeggiante di raso celeste, le calze e le scarpette +nere; e la bionda chioma è divisa da una parte e legata con un nastro +celeste sulla tempia. Pare l'incarnazione della serena infanzia; pare +la sorella di tutte le bambine che sono al mondo. + +Un lungo mormorìo commosso passò nel pubblico; e nelle gremite gallerie +fu un grande spingersi e sporgersi per poterla vedere. + +Calma e serena, Anne-Marie volse i tranquilli occhi su quelle mille +faccie rivolte a lei. Girò lo sguardo quieto per il largo cerchio delle +gallerie; e non appena la luce del suo sguardo li colpiva, tutti quei +visi intenti, come per incanto, si rischiaravano d'un sorriso. +Anne-Marie con un piccolo gesto del capo per gettare all'indietro i +leggieri capelli, avvicinò all'orecchio la voluta del violino, e +pizzicando piano le corde, ne ascoltò il mormorato responso. Il +direttore d'orchestra ritto al suo posto con la bacchetta in mano, la +guardava, pallidissimo. + +Anne-Marie gli fece con la testa un piccolo cenno, ed egli ribattè due +colpi secchi sul leggìo. Br-r-r-r-r-r, rullarono i timpani... + + * + * * + +Nella sala degli artisti alla fine del concerto la folla spingeva e si +urtava per poter vedere e avvicinare Anne-Marie. Allora i direttori e +gli inservienti ricacciarono indietro tutti, spinsero fuori tutti, e +chiusero le porte. + +Un agente di polizia, grande e grosso, con un feroce piumaccio verde +sull'elmetto, fu appostato di guardia davanti all'uscio. + +Il Professore che aveva ascoltato il concerto nascosto in un angolo +remoto dell'ultima galleria, si fece strada come potè traverso la +formidabile calca e, avendo dato alla guardia il suo nome, gli fu +permesso di passare. La porta fu rapidamente richiusa dietro a lui. + +Il Professore entrò nella sala degli artisti portando nelle mani la sua +cassetta da violino, vecchia e nera. Sulla grande tavola, ingombra di +fiori presentati e gettati ad Anne-Marie, egli, cacciando indietro le +odoranti masse, adagiò con cura il prezioso istrumento che pareva una +piccola cassa da morto in mezzo ai fiori. Poi il Professore si guardò +d'intorno, cercando Anne-Marie. + +Anne-Marie stava in fondo alla sala, vestendosi per andare a casa. +Jaroslav Kalas le metteva il mantello, mentre Nancy, col viso smorto e +gli occhi rossi, le stava legando al collo una sciarpa di seta bianca. +Il Professore le fece segno di venire, e la bambina corse subito a lui. + +--Le è piaciuto il mio concerto, Herr Professor?--chiese Anne-Marie. + +Il Professore non rispose. Aprì la nera cassetta e ne tolse il magnifico +istrumento biondo che da trent'anni era il suo conforto e orgoglio. Girò +la caviglia del cantino e tolse la corda di «mi». Poi levò la corda di +«la». Poi quella di «re». La sola corda d'argento del «sol» rimase a +mantenere il ponticello. Il Professore contemplò il violino. Poi si +volse solennemente alla bimba, che ritta e grave accanto a lui lo +osservava. + +--Questo è il mio Guarnerius del Gesù,--disse il Professore. + +--Sì,--disse Anne-Marie. + +--Lo dò a te. + +--Sì,--disse Anne-Marie. + +--Suonerai sempre su questo violino le Variazioni del Paganini per una +corda sola. E l'Aria di Bach. + +--Sì,--disse Anne-Marie. + +Il Professore ripose l'istrumento nella cassetta e la richiuse. Poi si +volse con solennità alla bambina. + +--Io ti ho insegnato ciò che potevo,--disse.--La vita ti insegnerà il +resto. + +--Sì,--disse Anne-Marie, e prese subito in braccio la cassetta del +violino. + +Il Professore la guardò a lungo. Poi disse: + +--Guarda di mettere dei guanti caldi per uscire; nevica. + +Poi si volse rapidamente e lasciò la stanza. + +Nancy mise le braccia intorno alla sua bambina. + +--Ma, amor mio! Hai dimenticato di ringraziarlo! + +Anne-Marie tenendo stretto nelle due braccia la cassetta, levò verso sua +madre gli occhi innocenti: + +--Come si può ringraziarlo? A che cosa serve ringraziarlo?--disse. + +E Nancy sentì che aveva ragione. + +--Dove sono i miei guanti? Lui mi ha detto di metterli,--disse +Anne-Marie, guardandosi intorno.--E dov'è Fräulein? + +Fräulein non c'era. Fräulein aveva il cuore debole. Le era venuto male +dopo il secondo pezzo, e si era dovuto mandarla a casa in carrozza. + +--E Bemolle? + +Bemolle--che aveva ascoltato i pezzi stringendosi convulsamente la +fronte tra le mani, e che, per reazione, aveva pianto copiosamente ad +ogni intervallo--si avvicinò col naso gonfio e i baffi spioventi; +portava in mano l'altra cassetta col violino di Anne-Marie. + +--Perchè fate così?--disse Anne-Marie, guardandolo con leggiero +disprezzo.--Perchè fate quelle faccie? + +Bemolle non potè risponderle. + +Ecco, erano pronte. Nancy voleva dare la mano ad Anne-Marie, ma la +piccina portava il Guarnerius e i fiori, e non potè. Gli inservienti in +uniforme salutarono, e spalancarono le porte. + +Anne-Marie che aveva già fatto un passo innanzi, si fermò di botto. +Davanti a lei il vasto corridoio era stipato, gremito d'una folla +immensa e silenziosa, divisa in due lunghe file accalcate, che +lasciavano appena uno stretto passaggio libero in mezzo. E lontano, in +fondo al vestibolo presso le porte, si vedeva ancora la gente ondeggiare +e sospingersi come marosi battuti dal vento. + +Anne-Marie si volse a sua madre. + +--Mamma! che cosa aspetta tutta questa gente? + +Nancy, scossa e convulsa dall'emozione, non potè rispondere. Sorrise +colle labbra tremanti: + +--Andiamo, cara,--disse. + +--Ma no! ma no!--disse Anne-Marie,--non voglio andare. Tutti aspettano +per vedere qualche cosa. E voglio aspettare anch'io, per vedere cosa +c'è! + +Ma la folla l'aveva intravveduta e già si spingeva rumoreggiante e +formidabile verso di lei; allora la grande guardia col piumaccio si +chinò, la afferrò, e sollevandola come fosse una piuma, se la posò sulla +spalla. Poi si spinse avanti facendosi largo attraverso il tumulto. + +Anne-Marie, dopo il primo istante di sbigottimento, rideva serrando tra +le braccia i fiori e la cassetta del violino; questa sbatteva sull'elmo +della guardia ad ogni passo che egli faceva. Nancy, nella calca, li +seguiva ridendo e singhiozzando, sentendo mille mani afferrare le sue, +mille voci commosse benedirla e felicitarla. + +--Mamma fortunata! Mamma benedetta! + +Essa non sapeva come rispondere. Rideva e piangeva, dicendo: + +--Grazie! Oh, grazie! grazie! + +Ed ecco, finalmente!--erano in carrozza tutt'e due, strette l'una +all'altra, tenendosi abbracciate. Lo sportello fu chiuso, e cento visi +ridenti si affacciarono intorno ai vetri. + +--Salutali,--disse Nancy,--Salutali colla mano. + +E Anne-Marie li salutò colla mano, e coi fiori, e con tutte e due le +mani, ridendo e battendo le dita contro i vetri. + +Le grida d'evviva della folla spaventarono i cavalli che si rizzarono +scalpitando, e partirono al galoppo per le notturne strade. + +Ecco, erano sole. Nancy aveva messo il braccio intorno alla sua bambina +e la testina bionda le posava sul petto. Il Guarnerius era ai loro +piedi, e tutti i fiori erano caduti dalle mani di Anne-Marie sulla +cassetta nera che pareva una piccola cassa da morto. + +Così s'allontanarono dal fragore e dalle luci, e traversarono le buie +strade silenziose tenendosi strette, senza parlare. + +Dopo un gran pezzo Anne-Marie disse: + +--Ti è piaciuto il mio concerto, Liebstes? + +Aveva imparato da Fräulein il tenero appellativo tedesco. + +--Sì,--sussurrò Nancy. + +--Ho suonato bene? + +--Sì, piccola cara! piccola mia! + +Un lungo silenzio. + +--Sei felice, Liebstes? + +--Sì, sì, sì! Sono felice,--disse Nancy. + + + + +XXI. + + +Non era passata una settimana che già Nancy aveva scoperto che è ardua +cosa essere la madre di una celebrità. Torrenti di lettere le piovevano +in casa, e tutte domandavano delle risposte; diluvi di estranei le +invadevano il tranquillo appartamento nel Vinohrady e tutti +s'aspettavano di essere ricevuti. + +A partire dalle sette del mattino, giovani violinisti rivali +passeggiavano sotto le loro finestre per sentire se Anne-Marie studiava; +e che cosa studiava; e come studiava. Ragionavano che, per suonare così, +certo doveva studiare tutto il giorno. Non udendola, erano convinti che +si esercitava su un violino muto, e se ne andavano delusi e amareggiati. +Verso le dieci la sorridente cameriera, Lori, aveva già aperto la porta +a due o tre giornalisti, a due o tre impresarii, a due o tre mamme con +due o tre bambini; e nessuno di essi pareva sentire la necessità di +andare a casa a far colazione. + +Facevano a Nancy molte domande e le davano molti consigli. E i +giornalisti prendevano molte note. + +--Quante ore al giorno studia la bambina? + +--Due o tre ore,--rispondeva Nancy. + +--Troppo!--esclamavano le madri. + +--Troppo poco!--esclamavano gli impresarii. + +E i giornalisti prendevano note. + +--A che età ha cominciato? + +--Tra i sette o gli otto anni,--rispondeva Nancy. + +--Troppo presto!--gridavano le madri. + +--Troppo tardi,--gridavano gli impresarii. + +--Dorme, di notte?--domandavano le madri. + +--Che onorari vi aspettate?--chiedevano gli impresarii. + +--Perchè la vestite di celeste?--chiedevano le madri. + +--Perchè non la vestite da maschio e dite che ha cinque +anni?--chiedevano gli impresarii. + +--Speriamo che la lascerete suonare molto per beneficenza,--dicevano le +madri. + +--Speriamo che non la lascerete mai suonare per beneficenza,--dicevano +gli impresarii. + +--Chi sa com'è nervosa!--dicevano le madri. + +--Chi sa quanti quattrini guadagnerà!--dicevano gli impresarii. + +E i giornalisti prendevano note. + +Uscendo, gli impresarii dicevano a Lori: + +--E' vero che ha sedici anni e le danno del «whiskey», per tenerla +piccola? + +E le madri uscendo dicevano a Lori: + +--E' vero che suo padre la bastona tutto il giorno per farla studiare? + +E Nancy era mortificata e piangeva. + +Ma Anne-Marie in quell'ore andava fuori a passeggio con Fräulein e, coi +capelli stretti in due treccie per non farsi riconoscere, saltellava nel +parco e giocava al cerchio e alla palla colle bambinette boeme che non +sapevano che ella fosse una celebrità. E le bambine boeme le tiravano le +treccie e le davano dei pizzicotti e mettevano anche fuori la lingua, +sempre non sapendo che fosse una celebrità. (E se lo avessero saputo, +avrebbero fatto lo stesso). Anche Anne-Marie non sapeva di essere una +celebrità; e voleva molto bene alle bambine boeme che mettevano fuori la +lingua e le tiravano i capelli. + +Frattanto la fama del «Wunderkind» era arrivata a Vienna; e tosto +Anne-Marie fu invitata a suonare in quella città nella grande sala del +Musik-Verein. + +Dissero addio al Professore con molte lagrime di riconoscenza, e +partirono, portando via il suo miglior violino e il suo unico +assistente, perchè fu deciso che Bemolle andrebbe con loro a Vienna, per +portare il violino, e fare le commissioni, e badare ai bagagli; e +sopratutto per incaricarsi, quale uomo pratico, di trattare gli affari. +Perchè di ciò che riguardava gli affari, nè Fräulein, nè Anne-Marie--e +meno ancora Nancy--potevano dirsi competenti. Anche Bemolle era +nervosissimo a questo proposito, perchè, come diceva lui, di transazioni +finanziarie non ne aveva mai fatte in vita sua. Ma il Professore (che di +affari se ne intendeva quanto Anne-Marie) s'incaricò di addottrinarlo. + +--Bada,--disse a Bemolle,--che bisogna diffidare degli impresarii. Tutti +lo dicono. + +--Lo so,--disse Bemolle, già terrorizzato. + +--Bisogna essere armati di tutto punto,--continuò il Professore.--Vedi; +tu dopo il concerto vai alla cassa, e lì c'è l'agente o l'impresario che +ti dà tutti i biglietti e tutto il denaro che ha preso. E tu devi +contare i biglietti e contare il denaro; e devono corrispondere. Vedi? + +Sì, Bemolle vedeva. + +E così partì, armato di tutto punto. E seguì a puntino i consigli +datigli dal Professore. Sempre, in tutte le città, dopo tutti i +concerti, si presentava con aria d'uomo positivo e rotto agli affari, +alla cassa, dove il sorridente agente o impresario aveva già fatto da +due ore i conti. E Bemolle prendeva con viso fosco e aria importante il +nitido «bordereau», e i bene ordinati biglietti d'ingresso, e i denari +ben accomodati a pacchi e mucchietti. + +Allora Bemolle guardava accuratamente il bordereau, e contava i +biglietti, e contava i denari; (il sorridente impresario intanto +girellava fumando, o se n'andava addirittura, osservando a Bemolle che +tanto aveva completa fiducia in lui!) E tutto corrispondeva sempre con +la massima accuratezza. + +Dunque dal lato affari le cose erano in ordine; e Bemolle si domandava +perchè mai fosse prevalente quell'ingiusta superstizione riguardo alla +disonestà degli impresarii. + +La immensa sala del Musik-Verein era affollata per il primo concerto di +Anne-Marie. Era gremita e rigurgitante per il secondo, e per il terzo, e +per il quarto. Una bionda arciduchessa invitò la fanciulletta a suonare +per i suoi bambini, e la piccola bocca di Anne-Marie apprese a formulare +le frasi che si rivolgono alle Altezze Reali, e le sue gambette nere +furono addestrate a inchini e riverenze. + +Poi fu Berlino che telegrafò perchè venisse «das Wunderkind»; e la +piccina miracolosa andò a Berlino e suonò del Bach e del Beethoven nella +consacrata «Saal der Philharmonie». Due vecchi alti e canuti vennero +alla fine del concerto a vederla nella sala degli artisti; e +solennemente le baciarono la fronte innocente ed ispirata, invocando su +lei la benedizione del cielo. + +Quando partirono, Nancy vide Bemolle che si precipitava dietro a loro; +vide le due venerande figure fermarsi e parlare con lui, poi, +sorridendo, stringergli la mano. + +--Ma che cosa avete fatto, Bemolle?--chiese Nancy. + +E Bemolle, che dal debutto di Anne-Marie in poi pareva costantemente +dibattersi in un mare di commozioni, esclamò col viso pallido e gli +occhi rossi: + +--Ho stretto la mano a Max Bruch e a Joachim! Ora non m'importa di +morire! + +E sempre alla fine dei concerti la folla aspettava all'uscita la piccola +Anne-Marie. Ed essa passava tra le grida d'evviva, tra gli applausi e le +acclamazioni, sorridendo a destra, sorridendo a sinistra, salutando da +una parte e dall'altra, ringraziando e sorridendo ancora. E dietro a lei +veniva Nancy, tremante e commossa, ringraziando, sorridendo, +salutando... + +Sovente la folla era così grande che la bambina non poteva passare; e +doveva essere portata a braccia traverso la calca, ridendo dall'alto a +tutti, e agitando le mani piene di fiori. Poi era uno stiparsi ed +accalcarsi intorno alla carrozza. Nancy vi entrava dietro ad Anne-Marie +come poteva, affannata e ansante, lagrimosa e ridente. Le portiere erano +chiuse, e via! si partiva al galoppo, mentre Anne-Marie salutava ancora, +ridendo e picchiando le dita ai vetri, prima dell'una finestra e poi +dell'altra, in segno d'addio... Finalmente le grida e gli applausi, e i +giovani che ancora tentavano di seguire la carrozza a corsa, tutti +erano lasciati indietro, e la piccina ricadeva con un piccolo sospiro di +gioia nelle braccia di sua madre. + +--Ti è piaciuto il mio concerto, Liebstes? Ho suonato bene, cara mamma +mia? + +Era quella l'ora felice di Nancy. Durante i concerti essa non +viveva--quasi non respirava: sedeva immobile, agghiacciata di paura. I +concerti stessi erano per lei una tortura: la tramutavano in una statua +di terrore, la avviluppavano di spavento come di un lenzuolo di +ghiaccio. + +Mentre la piccola Anne-Marie suonava, calma e estatica, lievemente mossa +dall'alitare della melodia come ondeggia un fiore al vento--Nancy +bianca, rigida, agghiacciata dal panico, sedeva in mezzo al pubblico +(dove Anne-Marie sempre la voleva); teneva le mani convulsamente +strette, e sentiva il suo cuore martellare rapido e cupo nelle tempia. + +L'azzurra luce sognante degli occhi di Anne-Marie girava per l'uditorio, +poi si fermava sul viso di sua madre... E l'angelica figurina suonante +sorrideva. + +Nancy si sforzava allora di rispondere a quel sorriso: Anne-Marie la +vedeva torcere la bocca in una smorfia strana, un sorriso terrorizzato +che rimaneva poi impietrito su quel viso stravolto dalla paura. + +Allora la bambina, anche mentre suonava, era presa dalla voglia di +ridere. E se, per l'appunto stava eseguendo qualche sbalorditiva +difficoltà del Paganini, qualche fantastica bravura dell'Ernst o del +Bazzini, essa fissava il volto terrorizzato di sua madre, e un lampo +malizioso le scintillava negli occhi. Intanto sulle corde le dita +correvano, balzavano, balenavano, e l'arco volava aereo, come un raggio, +come una saetta! + +Nancy, guardandola, e sempre foggiando le pallide labbra a +quell'agghiacciato sorriso, diceva tra sè e sè: + +--Mio Dio! mio Dio! adesso si fermerà, dimenticherà, si confonderà! Non +è possibile che tenga a mente quelle mille e mille note! Adesso si +romperà una corda! Mio Dio mio Dio! ora succederà qualche cosa! e se il +mio cuore continua a battere così, io cadrò per terra, e morirò. + +Ma nulla accadeva--e Nancy non moriva; e il pezzo finiva. E gli applausi +crepitavano e scrosciavano intorno a lei. + +Il concerto terminava... E poi erano insieme, sole insieme, nella +movente penombra della carrozza piena di fiori. + +--Sei felice, mamma mia cara? + +--Sì, sì, sì! sono felice, adorata mia! + + +Nel mite mese di maggio andarono a Londra. + +Londra! la patria del padre di Nancy--Londra, vicina all'Hertfordshire, +dove Nancy aveva passato i primi otto anni della sua vita! + +A bordo dell'agitato battello sulla Manica, Nancy additò alla sua +bambina le bianche scogliere britanniche. + +--Guarda piccola mia,--e la sua voce era tremante e intenerita,--quella +è l'Inghilterra! + +--Lo so,--disse Anne-Marie. + +--Devi amare l'Inghilterra,--disse Nancy. + +--Vedremo,--rispose il prodigio, che non intendeva d'amare su comando. + +Fräulein Müller era agitata da mille reminiscenze. Era lì, a Dover, che +la madre di Nancy,--Valeria--dolce e giovine e Italiana, le era venuta +incontro ventiquattro anni fa!... Avevano preso il thè, con pane e +burro, nel treno... Avevano entrambe perduto l'ombrello... e pioveva... + +Anche oggi pioveva, grevemente, malinconicamente, sul triste paesaggio +verde della contea di Kent, che il treno attraversava, correndo verso +Londra. + +Bemolle, rannicchiato in un angolo colla fronte appoggiata al vetro +lacrimoso, pensava all'Italia. + +Rivedeva un villaggetto ai piedi dell'Appennino, dove la sua vecchia +madre viveva, rassegnata e solitaria, seguendo coi semplici pensieri il +figlio errabondo in paesi lontani. Egli doveva ritornarle un giorno +celebre e ricco: partendo non le aveva egli promesso che quando si +sarebbe data la sua prima Opera alla Scala di Milano, vi avrebbero +assistito insieme, loro due, in un palco colle tende di velluto +rosso?... Anche l'opera di Bemolle aspettava, mentre egli correva per +l'Europa portando il violino di Anne-Marie. Anche Bemolle era uno dei +Divorati. + +Il primo concerto a Londra ebbe luogo otto giorni dopo il loro arrivo. + +Il «Manager», roseo e pulito, con una faccia di bambino ben lavato su +due spalle d'Ercole, girava per i corridoi del Queen's Hall battendo +sulle spalle i conoscenti, i critici e gli intenditori. + +--Che cosa ne dite, eh? Rivelazione! Miracolo! Io non ho mai creduto +alla storia di Giona che ha vissuto tre giorni nella balena. Ebbene, +adesso ci credo. Adesso credo a tutto. Se questa bambina può suonare +così il concerto di Beethoven, non c'è una ragione al mondo perchè non +si possa vivere in una balena. Non vi sono più miracoli. Non vi sono più +impossibilità. + +--E' vero,--dicevano i musicisti inglesi.--E' proprio vero. Ah! la +musica! Come innalza! Come commuove! Allora domattina siamo intesi, si +va a giocare al golf? + + + + +XXII. + + +--Anne-Marie, il Re vuole udirti a suonare. + +--Il Re? il vero Re? + +--Sì! + +--Non un Re di racconti delle fate? + +--No. Il Re d'Inghilterra. + +--Quello che era ammalato tanto tempo fa e che io ho fatto guarire? + +Nancy sorrise. + +--L'hai fatto guarire tu? Questo non lo sapevo. + +--Sì,--disse Anne-Marie con gravità.--L'ho fatto guarire io. Il giorno +del mio natalizio al Gartenhaus. Tu eri via. + +--Sì, io ero via,--sospirò Nancy. + +--E avevo sette candele intorno alla torta che mi aveva regalato +Fräulein. + +--«Das Geburtstagskuchen»,--pronunciò Fräulein, con gutturale +solennità.--Avevi sette candele; una per ogni anno della tua vita. + +--E, sai, mamma!--ogni candela è un desiderio,--spiegò Anne-Marie a sua +madre.--Si desidera una cosa, poi si soffia, e se la candela si spegne +subito, allora il desiderio si compie. Fräulein l'ha anche messo in +poesia: + + _Se il cuore è puro + E il desiderio sicuro, + Spegni la candela, + E avrai tutto quello che vuoi._ + +--Ma no, ma no,--corresse Fräulein.--Non è così. Gli ultimi due versi +sono: + + _Soffia una sola volta, + E vuol dire che il cielo ti ascolta!_ + +Nancy rise. + +--Ma non vedo cosa c'entri col Re. + +--C'entra,--spiegò Anne-Marie.--Perchè io avevo sette desideri, e ne +avevo fatto una lunga lista tanto tempo prima. Avevo desiderato,--e +Anne-Marie colla testa appoggiata al petto di sua madre, enumerò:--prima +un cavallino tutto bianco con la coda lunga; poi una casa pel +Schopenhauer; poi un battello a vapore per andarti a prendere, perchè +non venivi mai; poi un vestito magnifico per Fräulein; e poi un orologio +d'oro per Elisabeth; e poi un altro orologio, più d'oro, per te; e poi +un altro per me; e poi un altro cane, non come Schopenhauer, ma nero con +zampe bianche; e poi... + +--Ma mi pare che siano già più di sette cose,--disse Nancy. + +--Ce n'erano ancora! Ed erano tutte cose di cui avevo molto +bisogno,--disse gravemente la piccola.--Ma allora tu mi hai scritto che +il Re era ammalato. + +--Mi ricordo,--disse Nancy. + +--Mi hai detto che era il Re del tuo papà, ed era tanto buono che +perdonava tutti. Degli intieri paesi pieni di gente cattiva, lui li +perdonava! + +--E' vero,--disse Nancy. + +--E mi hai detto di pregare il buon Dio che lo facesse guarire. + +--Sì,--disse Nancy. + +--Io invece non ho fatto così. Ho detto a Dio: «Aspetta un momento!» E +il giorno dopo era la mia festa, e avevo i sette desideri. +Allora,--continuò gravemente Anne-Marie, assorta nei ricordi,--quando ho +visto le candele accese ho pensato che per il tuo Re rinuncerei a un +desiderio... e invece dell'orologio per Elisabeth, ho desiderato che il +Re guarisse. Poi ho rinunciato anche al vestito per Fräulein, e ho +desiderato ancora che guarisse il Re. Poi ho pensato che potevo anche +fare a meno del cane nero; e poi ho lasciato andare anche il cavallo, e +il bastimento, e tutto!--Anne-Marie alzò verso la madre i fidenti occhi +azzurri.--E ho spento tutte le candele perchè guarisse il Re!... Così, è +guarito. + +Nancy la baciò. + +--Che buona bambina,--disse. + +--E adesso, proprio quel Re vuol vedermi e sentirmi suonare!--disse +Anne-Marie, pensosa.--Come è strano!... Credi che farei bene a dirgli +che l'ho salvato io? + +--Forse no,--disse Nancy.--Forse è più bello averlo fatto senza +dirglielo. + +... E Anne-Marie non lo disse. + + +--... Ma egli lo sapeva, lo sapeva! Io non gli ho detto niente, eppure +lo sapeva,--singhiozzò Anne-Marie, chiusa nelle braccia di sua madre, e +tutta scossa d'emozione, narrandole alla sera gli avvenimenti di quel +giorno solenne.--L'ho visto nei suoi occhi che mi guardavano così +dolcemente! Oh mamma! mentre suonavo avrei voluto dirgli che, se allora +ho dato sette desideri per la sua vita, oggi, che ho dieci anni, potevo +dargliene tre di più!... Ma quando ho smesso di suonare, egli mi ha +detto: «Grazie! oh, grazie!»... Eppoi mi ha baciata. Dunque sapeva +tutto!... Sapeva quanto l'amavo!--Anne-Marie avvicinò la guancia al viso +della mamma, e soggiunse piano:--Forse Dio gliel'ha detto! + + +Ora, forse, o piccola Anne-Marie, Dio gliel'ha detto. + + * * * * * + + + + +XXIII. + + +Furtivo, in punta de' piedi, il Pifferaro Pezzato passò vicino ad +Anne-Marie e le suonò piano piano all'orecchio le sue melodie. +Anne-Marie lo ascoltò con occhi larghi e smarriti. E quelle melodie, +essa le udiva tutto il giorno ronzare e mormorare e cantare nelle +orecchie, finchè, per liberarsene, le fece imprigionare sulla carta da +Bemolle. + +Tutto ciò ch'essa udiva si svolgeva in canti, si scioglieva in armonie, +si divideva in ritmi. Le rime di «Mother Goose» furono tutte messe in +musica. Anche «Struvelpeter» e «La vispa Teresa» e «Ara bell'ara». Tutti +i versi che udiva li musicava. Tutti i personaggi prediletti delle fiabe +di Andersen--la Principessa e la piccola Sirena, la cattiva Matrigna e i +perfidi Gnomi--tutti corrispondevano nella mente di Anne-Marie a certe +battute di musica. + +Bemolle, sbigottito, esclamava: + +--Ma questa bambina ha il senso del _Leitmotiv_! + +Era stato deciso che Bemolle avrebbe le sue mattinate libere, perchè +potesse lavorare alle sue composizioni. Due o tre anni prima egli aveva, +mediante molti sacrifici e piccole privazioni, comperato un buon +libretto per la sua sognata opera, di cui già a Praga, quando veniva col +Professore a suonare per Anne-Marie, aveva cominciato a comporre i +principali temi. Era anche nel bel mezzo di un poema sinfonico sulla +poesia di Edgar Poe, «Eldorado». Egli talvolta ne suonava dei brani ad +Anne-Marie, e più sovente a Nancy. + + Gaily bedight, a gallant knight, + In sunshine and in shadow... + +--Sentite?--diceva curvo sul pianoforte, suonando con molto pedale e +molto agitar della sua folta chioma nera,--il Cavaliere parte... è pieno +di speranza e di coraggio! Sentite questo battito, questo galoppo e +rimbombo? è il galoppo del Cavallo, ed il battito del cuore del +Cavaliere. + +Sì, sì; Nancy sentiva benissimo il Cuore e il Cavallo del Cavaliere. + +--Ed ora...--il tappeto di ricci neri sulla testa di Bemolle descriveva +una curva subitanea e piombava quasi a toccare la tastiera,--ecco +l'Apparizione, l'Ombra velata, che lo ferma e gli parla!... Sentite +l'Ombra come mormora e borbotta? + +--Io la farei borbottare in re minore,--disse Anne-Marie. + +E poi uscì dalla stanza gaia e leggera, lasciando nel cuore di Bemolle +un senso di vago scontento con la sua Ombra che borbottava in fa +maggiore. + +Ben presto, essendovi molte cose da fare--molti programmi da preparare, +e lettere da rispondere, e scritture da accettare o rifiutare--Bemolle +dovette mettere da parte la sua opera e il suo poema sinfonico, e +dedicarsi esclusivamente alle cose pratiche riguardanti i concerti e i +viaggi. + +Tutt'e tre--Nancy, Fräulein e Bemolle--erano un po' confusionari e +distratti. Sovente si confondevano nelle date degli impegni presi. + +--Il teatro Costanzi a Roma ha telegrafato chiedendoci tre concerti in +febbraio. Naturalmente ho accettato,--gridò Bemolle, trionfalmente, un +giorno che Nancy ed Anne-Marie ritornavano da uno dei temuti e +inevitabili ricevimenti dati nel West End in loro onore. + +--Ma--disse Nancy con fronte turbata--non avevamo accettato Stoccolma +per febbraio? + +--E' vero!--esclamò Bemolle, battendosi la fronte.--E adesso come +facciamo? Bisognerà ritelegrafare a Roma, e rifiutare. + +--Oh! non rifiutiamo Roma!--esclamò Nancy.--Disdiciamo piuttosto +Stoccolma. + +Dunque disdissero Stoccolma; e promisero a quella città una data in +marzo, immediatamente dopo Roma e immediatamente prima di Berlino, dove +Anne-Marie era scritturata per la «Kaiserfest» a suonare il Concerto di +Max Bruch, accompagnata da quel grande compositore in persona. + +Quando--con molte difficoltà e molti telegrammi--questo itinerario fu +chiaramente stabilito, Nancy, guardando il taccuino di Bemolle in cui +venivano notati gli impegni e le date, osservò: + +--Come faremo ad andare da Roma a Stoccolma, e da Stoccolma a Berlino in +sei giorni, con tre concerti in mezzo? + +--Non è possibile,--disse Fräulein.--Metti che da Berlino a +Warnemünde... + +--Oh, non importano i dettagli, Fräulein,--sospirò Nancy.--E' chiaro che +non si può fare. + +--Bisognerà disdire i concerti di Roma,--osservò Fräulein. + +--Non si può, non si può,--esclamò Bemolle. + +--Ebbene, allora bisogna rinunciare a Berlino,--disse Nancy. + +--Impossibile! assolutamente impossibile. + +--Allora non ci resta che a ricancellare Stoccolma. + +E ricancellarono Stoccolma, mediante telegrammi che costarono cento +cinquanta franchi, e pagando un indennizzo di due mila franchi; senza +tener conto delle umilianti lettere piene di minaccie e di +recriminazioni che per un pezzo amareggiarono la loro esistenza. + +--Io credo--disse Nancy--che forse faremmo meglio ad avere un +impresario. Mi pare che facciamo molti pasticci nei nostri affari. + +Dunque fu deciso che prenderebbero un impresario. Dopo molte titubanze, +incerti tra il piccolo genovese bruno che li aveva seguìti per tutto il +Continente e il grande impresario di Parigi che si era offerto +telegraficamente una volta sola, decisero finalmente in favore di un +simpatico uomo biondo che avevano conosciuto a Vienna, d'apparenza seria +e onesta, e che aveva promesso loro delle cose mirabolanti. Gli +telegrafarono subito; già, nessuno scriveva mai lettere. L'enorme +corrispondenza che arrivava da tutte le parti del mondo, vagava dalle +tasche di Bemolle alle cartelle di Nancy, poi, dopo una breve sosta +nelle valigie di Fräulein, spariva nei bauli e veniva portata in giro +per il mondo in grandi buste gialle coll'iscrizione: «lettere da +rispondere». + +L'impresario di Vienna rispose chiedendo duecento corone per le spese di +viaggio; che gli furono prontamente e telegraficamente mandate. + +Poi l'impresario non arrivò. + +--Questo non dobbiamo tollerarlo,--disse Fräulein. + +E non lo tollerarono. Andarono da un avvocato, che richiese la +corrispondenza e centocinquanta lire per le spese preliminari. Queste +gli furono date. E la cosa finì lì. Eccetto che circa un anno dopo, +quando avevano già dimenticato di che cosa si trattava, un conto +dell'avvocato (per altre duecento trentasette lire) che li aveva seguìti +per tutta Europa, li raggiunse a Pietroburgo. + +E lo dovettero pagare. + +Nel frattempo avevano preso l'impresario parigino. Era un grande +impresario che aveva «lanciato» tutti i più grandi astri del mondo +artistico. + +Egli non volle spese di viaggio. Arrivò abbagliante di cravatta, +stupefacente di gilet, risplendente di cilindro. Aveva già fissato, +prima di partire da Parigi, quattro concerti «Colonne» per Anne-Marie. +Lui non era uno dei vostri impresarii-marmotta. Nossignore. Ecco il +contratto già pronto in duplicato da firmare. + +Il lucido occhio dell'impresario si posò un istante con critico esame su +Bemolle. Poi, in uno sguardo rapido, misurò Fräulein; e da Fräulein il +suo occhio accorto passò al dolce viso un po' incantato di Nancy. Bene. +L'impresario era contento. Con queste persone si poteva andar d'accordo. +In quanto ad Anne-Marie l'impresario non le badò affatto. L'aveva udita +a suonare due volte. Bastava. Anne-Marie come Anne-Marie non lo +interessava. Anne-Marie come artista lo interessava ancora meno. +Anne-Marie era semplicemente la piccola «~boîte à musique~», +sorprendente e sensazionale, equivalente a una somma di denaro in sei +cifre nel suo portafogli. + +Ecco dunque il contratto. Chi lo firmava? Non c'era padre? Bene, bene. +Lo firmasse pure la madre, che faceva lo stesso. + +Nancy espresse timidamente l'opinione che forse prima di firmarlo era +bene leggerlo, e tutti, anche l'impresario, furono d'accordo con lei. + +Dunque Nancy, Bemolle e Fräulein lessero con grande cura il documento; +mentre l'impresario beveva del Malaga e fumava delle sigarette. Egli +aveva un certo modo di aspirare brevemente l'aria, facendo colle narici +un piccolo rumore soddisfatto e aspettante, e poi di mandar giù la +saliva, cogli angoli della bocca rivolti in su, che dava sui nervi a +Nancy, e le impediva di capire ciò che leggeva nel contratto. + +C'erano quattordici clausole. + +--Vi pare tutto giusto?--chiese Nancy piano a Bemolle. + +Bemolle aggrottò le ciglia colla sua più severa aria d'uomo d'affari: e +Fräulein disse: + +--«Sprechen wir Deutsch.» + +E difatti parlarono tedesco, a grande divertimento dell'impresario +parigino, che era nato a Klagenfurt. + +Dopo lunga lettura e svariate considerazioni, Bemolle si rivolse--sempre +col cipiglio dell'intenditore--all'impresario: + +--Qui dite: il trenta per cento all'artista? + +L'impresario fece il suo rumore col naso, e inghiottì la sua saliva. + +--Precisamente,--disse. E dopo una pausa soggiunse:--Io mi assumo tutti +i rischi e tutte le spese! + +--Oh! davvero?--disse Nancy, quasi pronta a chiedergliene scusa. + +Bemolle le toccò il gomito perchè tacesse. + +--Trenta per cento delle entrate ~lorde~?--chiese Bemolle, con fare +sospettoso. + +--Nossignore. Delle entrate ~nette~,--disse l'impresario. + +--Ah, così va bene!--disse la ingenua Fräulein. + +E Bemolle le pestò un piede. + +--... Che cos'è questa clausola dei tre anni?--chiese Bemolle. + +--«Que diable!»--disse l'impresario.--Credete forse ch'io voglia far +tutta la fatica di lanciarla, perchè voi, dopo sei mesi, me la portiate +via? E io posso restare a succhiarmi le dita? + +--Che grossolano personaggio!--disse Fräulein in tedesco. («Gemeiner +Kerl!») + +Ma Nancy osò dire timidamente: + +--Mi pare che Anne-Marie sia già lanciata! + +--Trovate?--disse l'impresario.--A me non pare. Se la lancio io, in due +anni deve guadagnarsi i suoi due milioni.--E l'impresario tirò su l'aria +col naso.--Per meno, non vale la pena ch'io me ne occupi. + +(--«Zwei Millionen»!!--mormorò Fräulein.) + +Bemolle le ripestò il piede. + +--E questo, cosa vuol dire? «Clausola 8: La parte suddetta si obbliga a +dare un numero minimo di centoquaranta concerti all'anno, per tre anni». + +--Questa è una pura formalità,--disse l'impresario--Si mette in tutti i +contratti. E' semplicemente per impedire che nè io nè voi perdiamo il +nostro tempo a balladarci colle mani in tasca a far niente. Del resto, +se non vi piace, amen. Lasciate stare. Già, non sono venuto qui per +questo. Sono venuto per un contratto che ho col più grande tenore del +mondo. Si firma domani. Eccolo. + +E trasse dalla tasca un contratto in cui figurava il nome di un +celeberrimo cantante; il documento era tutto costellato di centinaia di +mila lire, come un prato è punteggiato di margheritine. + +Fräulein fu molto impressionata. + +--Meglio non lasciarlo scappare,--disse a Nancy in tedesco.--Prendilo, +prendilo subito. + +E lo presero subito. E firmarono il contratto. E Bemolle lo fece +accuratamente registrare. + +--Ecco fatto! «Nun ist alles in Ordnung»,--disse in tedesco il +«grossolano personaggio», rivolgendosi con un risolino a Fräulein. E +tirò su l'aria col naso, e inghiottì. + +Ben presto s'avvidero del significato della clausola 8. + +«La parte suddetta» si era obbligata a dare un numero minimo di +centoquaranta concerti all'anno, e la parte suddetta era Anne-Marie. No, +certo, ad Anne-Marie non sarebbe concesso di perdere il tempo a +balladarsi colle mani in tasca. In sedici giorni aveva fatto undici +viaggi e dato dodici concerti. + +Essa passava da città a città, da palcoscenico a palcoscenico, e pareva +un pallido serafino che suonasse in sogno. A metà del settimo viaggio +Fräulein si ammalò, e fu lasciata a mezza strada tra Mainz e Colonia. + +Bemolle stringeva i denti e non parlava. Sedeva nel treno rimpetto a +Nancy e ad Anne-Marie, e le guardava; guardava la piccola (che +sonnecchiava colla testa poggiata al braccio di sua madre) e grandi +lagrime si adunavano nei suoi fedeli occhi neri, s'indugiavano, e +cadevano, perdendosi nei mesti baffi bruni che gli spiovevano sulla +bocca come quelli di una foca. + +L'impresario viaggiava con loro, leggendo i giornali e soffiando nelle +loro faccie il fumo delle sue sigarette; poi si addormentava colle mani +in tasca, le lunghe gambe stese traverso lo scompartimento, e la bocca +aperta. + +Bemolle lo guardava, covando foschi pensieri. I suoi buoni occhi di cane +fedele vagavano con espressione feroce dalla bocca aperta del dormente +impresario alla sua bionda barba a punta, e si attardavano lungamente +sul suo gilet infiorato, come cercando un posto adatto... + +Durante i concerti l'impresario era onnipresente: girava in su e in giù +per la sala e per i corridoi; lo si vedeva da per tutto, colle mani in +tasca e la sigaretta in bocca. Negli intervalli tra i pezzi veniva a +sedersi nella stanza degli artisti, e s'intratteneva con tutti quelli +che venivano per vedere Anne-Marie. Indovinava i giornalisti col fiuto +di un cane da caccia; e narrava loro fantastiche e inverosimili leggende +sul conto della piccina, che facevano arrossire Nancy fino alle lagrime. +Essa lo udiva parlare con tutti: coi musicisti entusiasti, colle signore +commosse che venivano ad abbracciare la bambina; e a tutti Nancy lo +udiva raccontare gli stravaganti aneddoti, sempre uguali, che la +facevano piangere di mortificazione. Sì, era lui che aveva scoperto +questa bambina: l'aveva udita a quattro anni suonare al pianoforte i +valzer di Chopin. A cinque anni, essa e il fratellino, avevano preso una +vecchia scatola di legno che aveva contenuto dei fichi secchi e ne +avevano fabbricato un violino. L'anno scorso ella era stata trafugata +dai Nichilisti in Russia, che l'avevano tenuta per tre settimane in una +specie di sotterraneo, e aveva dovuto suonare delle ore e delle ore, +ogni volta che questi barbari glielo comandavano. Liberandola, le +avevano poi regalato una collana di brillanti del valore di ottanta mila +lire. Già; la piccina possedeva gioielli e decorazioni per oltre mezzo +milione. Aveva due Stradivari. Uno aveva appartenuto a Wagner. L'altro +allo Czar. + +Alla fine d'ogni concerto l'impresario usciva con loro dalla sala degli +artisti. L'impresario portava in braccio Anne-Marie attraverso le folle +plaudenti. L'impresario portava i fiori e il violino. L'impresario +saliva in carrozza con loro, e dalla finestra era lui che faceva colla +mano cenno d'addio alla gente, quando Anne-Marie era troppo stanca per +affacciarsi. + +Anne-Marie sedeva rincantucciata e zitta in fondo alla carrozza, e +s'addormentava. Nancy si mordeva le labbra per non piangere. + +Di fuori Bemolle, seduto a cassetta, ruminava neri pensieri e scagliava +mentalmente sull'impresario dei sortilegi malefici che nel suo paese da +più secoli si ritenevano infallibili. + +Questo durò un mese. Al trentunesimo giorno Anne-Marie disse: + +--Non voglio più vedere quell'uomo. Mai. E non voglio che porti mai più +il mio violino. + +--Va bene, cara,--disse Nancy. + +--E voglio andare in campagna; e voglio mangiare sull'erba delle cose in +pacchettini; e bere del latte che si porta in una bottiglia. + +--Va bene, tesoro. Lo faremo,--disse Nancy. + +--Sarà molto bello,--disse Anne-Marie. + +E lo fecero. E fu molto bello. + +Quella sera, quando venne l'impresario, Anne-Marie non era pronta come +di consueto, pallidetta e sognante nel suo vestito di raso celeste. Era +nel suo lettino, e dormiva rosea e placida, dopo la lunga giornata +passata all'aria aperta. + +--Siamo pronti?--disse l'impresario guardandosi intorno. + +--La piccola non può suonare questa sera,--disse Nancy.--E' stanca. Se +avessi saputo dove trovarvi, ve lo mandavo a dire. + +--Oh bella!--disse l'impresario, e fece il suo rumore col naso. + +--E poi,--continuò Nancy timidamente,--è meglio che ve lo dica subito: +non potremo più continuare così. La bimba deve suonare soltanto quando +vuole lei. Non deve essere forzata. Basta un concerto o due in un mese. + +--Oh bella!--ripetè l'impresario; e sedette, e si tolse di tasca il +portasigarette. + +--Dunque--continuò Nancy, tremando un poco,--vi pregherò di pagare i +concerti che si sono dati finora; e... e poi... ci lascerete andare. + +L'impresario diede in una grande risata. Le sue spalle sobbalzavano per +l'ilarità. + +--Ah, bellissima, proprio!--disse, smettendo di ridere per accendere la +sigaretta, e continuando dopo che l'ebbe accesa.--Dunque vi devo pagare, +eh? E quanto dovrei pagare, di grazia? + +Nancy rispose timida: + +--Ma non so... quello che ci viene... + +--Ah sì! quello che vi viene. Benissimo, benissimo.--E l'impresario +cessò d'un tratto di ridere e guardò l'orologio.--Adesso fate presto. E' +ora. Hop, hop! + +--Ma Anne-Marie dorme,--disse Nancy. + +--Svegliatela,--disse l'impresario. + +Nancy si sentì impallidire. + +--Movetevi dunque,--disse l'impresario.--Non morirà, m'immagino, se +suona stasera. E il teatro è tutto venduto. + +--Mi rincresce tanto,--disse Nancy.--Ma Anne-Marie non deve mai suonare +quando è stanca. + +--Non dite sciocchezze, mia buona donna,--disse l'impresario, +alzandosi.--Se non la svegliate voi, la sveglio io. + +E mosse un passo verso la porta della camera dove dormiva Anne-Marie. + +Ora, il sonno di Anne-Marie era per tutti una cosa sacra--una cosa di +cui si parlava con un dito sul labbro, trattenendo il respiro. Quando +Anne-Marie dormiva--quando il piccolo cervello miracoloso, pieno di +milioni di note, riposava,--tutto doveva tacere: il mondo doveva +fermarsi. Se mai capitava che a Bemolle--passando in punta dei piedi per +il corridoio--scricchiolasse una scarpa, subito Nancy e Fräulein si +affacciavano con visi esterrefatti, e gli facevano con espressioni di +acerbo rimprovero e con gli indici innalzati, segno di star zitto. Sì; +il sonno di Anne-Marie era una cosa inviolata e sacrosanta. + +Bemolle era rimasto presso la finestra, guardando fuori nel buio, mentre +l'impresario parlava con Nancy. Ma al primo passo che questi aveva fatto +nella direzione della chiusa porta di Anne-Marie, Bemolle si era +lanciato in avanti e con un ruggito di belva inferocita si era scagliato +su di lui. + +Bemolle era piccolo e grassotto. Ma il suo odio e la sua ira da tanto +tempo accumulati gli tennero luogo di forza e di muscoli. In un lampo fu +addosso allo sbalordito impresario, graffiandogli la faccia, tirandogli +la barba, percuotendolo con agitati pugni, e con le brevi gambe +tirandogli dei calci. + +Quando l'impresario potè riaversi dallo stupore di questo inatteso +attacco, prese per il colletto Bemolle, lo alzò, e vivamente lo fece +sedere per terra. Quindi prese cappello e bastone, e se ne andò. + +--... E' partito?--chiese Bemolle rizzandosi a sedere, con le guancie +che parevano di carta e un occhio arrossato. + +--Sì, è partito!--disse Nancy.--Oh, povero Bemolle! Vi ha fatto male? + +Bemolle non si alzò. Rimase seduto per terra, scotendo la testa e +mormorando con voce rauca: + +--Voleva svegliare Anne-Marie!... Ma ~pensate~! Voleva svegliare +Anne-Marie!... + + +Dovettero pagare cinque mila franchi per annullare il contratto; e altri +duemila franchi per le spese legali. Ma trovarono che era pagar ben poco +la grande gioia di liberarsi dell'impresario. + +Fecero delle scampagnate, e si divertirono molto, aspettando che +Fräulein guarisse e li potesse raggiungere. E quando ciò avvenne +andarono tutti e quattro, felici e contenti, a Roma, dove avevano ancora +quindici giorni di tempo prima che cominciassero i concerti al teatro +Costanzi. + +E a Roma vennero a trovarli anche tutti i loro cari da Milano: la zia +Carlotta, curva e striminzita, e lo zio Giacomo tremante e tardo; e +Adele, e Nino, e Carlo, e Clarissa, commossi e felici e affettuosi. +Molte tenere lagrime furono versate ricordando Valeria, cui non era +stato concesso gioire della fama di Anne-Marie, la sua meravigliosa +nipotina. + +--Ma vide la gloria tua, Nancy,--disse Nino. + +Rivissero, nei ricordi, la visita di Nancy giovinetta alla Regina Madre; +come vi andasse tremante col suo piccolo libro di poesie, e col suo +grande cappello a piume e colla veletta bianca che poi aveva dovuto +togliere prima di entrare al cospetto reale... E tutti insieme rifecero +in pio pellegrinaggio la salita al Quirinale, posando sul Palazzo gli +occhi inteneriti. Era una splendida mattinata di sole. Nino, di cui +ormai i capelli erano grigi e il carattere irascibile come quello di suo +padre--così almeno diceva la zia Carlotta--camminava davanti a tutti con +Anne-Marie, che gli trotterellava accanto tenendogli la mano. Egli le +raccontava delle interessanti cose: le diceva di un certo grembiulino +rosa che sua madre portava quando aveva otto anni, e le descriveva +Fräulein, giovane, colle guancie che parevano mele. + +Fräulein, che a dir vero non dimostrava troppo i vent'anni di differenza +tra quell'epoca e questa, ascoltava, assai commossa, tali reminiscenze. +E Bemolle, che si riprometteva di andare a vedere la sua vecchia madre +non appena terminati i concerti al Costanzi, camminava dietro a tutti +lagrimando silenziosamente, disciolto in una vaga tenerezza verso il +mondo in generale. + +--A proposito, Nancy,--disse Nino,--sai che ho riveduto la cara vecchia +villa di Wareside? Sono andato in Inghilterra per gli affari di Carlo +due mesi fa; allora ho preso il treno di Hertfordshire per andare a +rivedere la Casa Grigia. Era vuota. Sono rimasto più di un'ora al +cancello; e tutti i fantasmi del passato sono venuti a farmi compagnia. + +--Oh!--disse Fräulein.--Che divino posto era quello! Te ne ricordi, +Nancy? + +--Ricordo il giardino,--disse Nancy, con gli occhi vaghi in cui +fluttuavano le rimembranze,--e l'altalena... + +--Che altalena?--disse Anne-Marie, prendendo interesse all'argomento. + +Allora Nancy le descrisse il lontano giardino, placido nel mite sole +inglese, dove ella, bambina, aveva cullato sull'altalena i suoi +fantastici sogni, e da cui, al tramonto, si vedeva l'orizzonte acceso +sull'orlo del mondo... + + +All'indomani del primo concerto a Roma, ecco giungere anche per +Anne-Marie la grande lettera bianca, con lo stemma d'oro: le Armi della +Real Casa. Le Loro Maestà avrebbero ricevuto al Quirinale l'indomani +sera, alle nove, la gentile bambina e grande artista; e l'avrebbero con +piacere udita suonare... + +E l'indomani sera Adele, Carlotta e Clarissa, felici e perturbate, +aiutavano Nancy e Anne-Marie a prepararsi per la loro udienza al +Quirinale. Bemolle era fuori di sè, pallido e febbricitante per +l'agitazione, al pensiero di dover accompagnare Anne-Marie al +pianoforte. + +Quando, alle nove precise Nancy e Anne-Marie, colle destre ignude, +traversavano la fila di sale--la sala rossa, la sala gialla, la sala +azzurra--fino alla sala bianca ed oro, dove i Sovrani li avrebbero +accolti, Bemolle li seguì tremando. Dietro a lui veniva un risplendente +lacché, in livrea scarlatta, portando il violino e la musica. (I +pensieri di Bemolle volarono al villaggetto appiè degli Appennini, dove +a quest'ora qualche piccolo lume s'accendeva nel buio...) + +La Regina mosse incontro a Nancy e a Anne-Marie. Non era più la Regina +di cui il nome di fiore era scritto nel vecchio diario di Nancy. Era una +Regina quasi fanciulla, con immensi e risplendenti occhi bruni. E il +giovinetto di cui l'effigie, chiusa in un medaglione, posava da tanti +anni sul cuore di Nancy, era Re. + +La Regina abbracciò Anne-Marie; e rise quando Anne-Marie parlava, e +pianse quando Anne-Marie suonò. Anne-Marie la guardava, soggiogata e +rapita da quegli occhi straordinari, quegli occhi di fuoco e di velluto, +così innocenti che parevano non aver guardato che nelle anime di fiori +e di fanciulli; così teneri che parevano non aver pianto che per i +dolori altrui. + +Anne-Marie, suonando, poteva appena staccare lo sguardo da lei; ma per +senso di dovere ogni tanto lanciava una occhiata sottomessa a uno +sfolgorante ufficiale in tunica scarlatta, ricoperto di decorazioni, che +ella s'immaginava fosse il Re. + +Alla chiusa dell'adagio di Mendelssohn un uomo grave, che sedeva un poco +in disparte dagli altri, ed era semplicemente vestito in abito da sera, +parlò: + +--Io non m'intendo molto di musica. Ma questa musica mi piace. + +La regina si volse a lui, e sorrise. E quel sorriso fece trasalire +Anne-Marie. Mai ella non aveva veduto un sorriso così dolce, così +fulgido e abbagliante! Essa seguì il corso di quel sorriso luminoso e il +suo sguardo si fermò sul viso di quell'uomo grave, vestito di nero. + +Quel viso! dove l'aveva ella veduto? Perchè era così noto? così caro e +famigliare? Perchè le faceva venire in mente New-York, e sua mamma +piangente sulle lettere che venivano da Milano? ~I francobolli!~ Sì, +quel viso lo aveva visto sui francobolli! Era lui, era lui il Re +d'Italia! Come aveva potuto credere anche per un solo istante che fosse +quell'uomo coi capelli gialli, vestito di rosso? Era questo, questo il +Re! E il cuore di Anne-Marie si prostrò in appassionato pentimento +davanti a colui che non s'intendeva di musica. Egli forse se n'avvide, +perchè cogli occhi benevoli e penetranti le ammiccò. + +Bemolle, entrando, aveva fatto il suo profondo inchino; poi s'era +fermato vicino al pianoforte, curvo sotto la terribile gioia della +augusta presenza; e in tutta la sera non ricuperò mai completamente la +posizione verticale; ma bensì si levò e si sedette--ogni volta che gli +si rivolgeva la parola--in una rigida postura curvilinea, dolorosa a +guardarsi. Egli suonò anche molte note sbagliate negli accompagnamenti; +e sentiva saettare su di lui l'ira di Anne-Marie, non ostante il fatto +che, suonando, ella gli tenesse voltate le piccole spalle celestrine. + +Nancy sedeva a fianco della Regina, e con occhi rischiarati da lagrime +felici, rispondeva alle benigne e intime domande che le belle labbra le +rivolgevano. La Regina la chiamava col suo nome di fanciulla, col suo +nome di poeta... E il passato e il presente si confusero nella loro +duplice dolcezza nel cuore di Nancy. Essa riviveva la sua gloriosa +adolescenza, nella gloria adolescente di Anne-Marie. + + +In carrozza al ritorno, Anne-Marie, garrula come un uccelletto, +raccontava le sue impressioni, e Nancy, ridendo, la serrava al cuore. + +Ma Bemolle, muto, con gli occhi chiusi, pensava. Pensava che stenderebbe +alla tremula stretta della sua vecchia madre, una mano che il tocco +d'una Regina aveva consacrato. + + + + +XXIV. + + +Ma prima che Bemolle potesse andare a casa sua, si dovevano ancora dare +quattro concerti a Milano. + +--Milano è la città che deve darti il battesimo dell'Arte,--disse ad +Anne-Marie il giovane Commendatore-editore di musica, arbitro delle arti +liriche nel mondo milanese.--In fatto di musica, Milano è l'unica città +che conti. + +E negli occhi del Commendatore--occhi grigi e penetranti come +l'acciaio--passò il lampo d'un sorriso. + +--Questo me l'hanno già detto anche a Berlino,--disse Anne-Marie. + +--Anche a Vienna,--disse Fräulein. + +--Anche a Parigi,--soggiunse timidamente Nancy. + +--Appunto perciò lo diciamo anche noi,--disse il giovane Commendatore, +passandosi la mano fine sul mento sbarbato. + +--Dunque, che cosa ci suonerai? Bada che qui non siamo a Berlino. Qui +fingiamo tutti di adorare il classico; e poi, quando lo sentiamo, +diciamo: «Com'è bello!» E ce ne andiamo prima della fine, e non torniamo +più. + +Udendo ciò Bemolle mise sul programma un po' di Vieuxtemps e di +Wieniawski, un po' di Sarasate e di Paganini. I milanesi accorsero al +concerto, e restarono fino alla fine. E si prefissero di tornare ancora. + +Ma i «Musicisti Veri»--quelli di cui se ne trovava sempre uno in ogni +città (e a Milano ve n'erano quattro), quelli che si prendono sul serio, +quelli che parlano della musica come di una sacrosanta e privilegiata +malattia, di cui essi soli hanno il diritto di soffrire--quelli scossero +le circospette teste con dolore. Che triste cosa udire da uno +sbocciante genio qual'era questa bambina, la vilissima musica da +virtuoso--l'acrobatismo violinistico, che indubbiamente e indegnamente +piaceva al pubblico! Paganini! Vieuxtemps! Ah! quei nomi erano come +pugni nel cuore ai Musicisti Veri. + +--Oh!--gridavano,--dateci le glorie del Beethoven! Dateci gli splendori +di Bach! + +E clamavano il loro dolore su e giù per le colonne dei giornali. + +Il Commendatore-editore di musica, leggendo queste critiche, sorrise +passandosi la fine mano sul mento sbarbato. + +Quando vide Nancy le disse: + +--Date loro dunque del classico, niente altro che del classico! + +E nel secondo concerto Anne-Marie suonò il Concerto di Beethoven e la +«Sonata a Kreutzer»; e la «Chaconne», e la «Fuga», e il «Preludio», e la +«Sarabanda» di Bach. E i Milanesi accorsero, e restarono fino alla fine, +e si prefissero di tornare ancora. + +Ma i quattro Musicisti Veri scossero le riservate teste con rinnovellato +dolore. Come poteva una mera bambina comprendere il gigantesco +Beethoven? Chi era quel criminale maestro che sovraccaricava il puerile +cervello di Anne-Marie coi titani classici? Non era, quasi diremmo, un +sacrilegio, udire una fanciulletta appressarsi alla misteriosa immensità +della Chaconne di Bach? Solo i Musicisti Veri potevano comprendere tutta +la profonda, la frenetica angoscia celata in quella semplice ed ingenua +danza del settecento! Per carità, per carità! Che i bimbi non suonassero +che del Händel e del Mozart! + +Nel terzo concerto Anne-Marie suonò del Händel e del Mozart. E i +Milanesi accorsero, e restarono fino alla fine; e si prefissero di +tornare ancora. + +Ma i quattro Musicisti Veri inarcarono le dolorose sopracciglia, dicendo +che quella semplice e facile musica era ben dolce se suonata per il papà +e la mamma entro le pareti domestiche; ma che, veramente, in una Sala da +Concerto di Milano, si aveva il diritto di esigere qualche cosa di più +possente e autorevole. E perchè questa bambina suonava il violino? Non +sarebbe stato meglio se avesse studiato il contrappunto? O qualche altra +cosa? La musica dovrebbe essere riservata per loro quattro Musicisti +Veri. + +Il Commendatore, che non era un Musicista Vero, sorrise e baciò in +fronte Anne-Marie. Ma ciò non valse a consolare Nancy, che udì con +attonita incredulità queste critiche; nè valse a calmare Bemolle, +smaniante in frenetica ira; nè a trattenere l'indignata Fräulein dallo +scrivere al «Corriere della Sera» al «Berliner Tageblatt» e al «Times» +delle lunghe lettere in proposito. (Ma non è detto che quei giornali le +pubblicassero). + +Anne-Marie che non leggeva critiche, nè sapeva che al mondo vi fossero +dei Musicisti Veri, era gaia e felice e adorava l'Italia. Per consolarla +del lontano Schopenhauer, Nancy le aveva regalato un piccolo cane +bassetto. Anne-Marie lo conduceva a passeggio nei Giardini, +vergognandosi non poco delle sue gambe storte, e del suo corpo lungo e +contorto come una sinfonia del Mahler; ma essa lo adorava ancor più per +queste sue immeritate disgrazie. + +Il bassetto fu battezzato «Steiner» perchè univa a un colore +bruno-dorato e ad una certa turgidità di corpo, una debolezza di voce +spesso notata da Anne-Marie in quegli eccellenti violini tirolesi. + +.... Molta gente veniva a trovarli all'Hôtel per esprimere le loro +vedute. Vennero anche i Musicisti Veri, che fecero molta paura ad +Anne-Marie, e ancor più paura a Nancy. + +--Che cosa credete di farne di vostra figlia?--chiese uno di loro, +sorseggiando il thè e mangiando dei biscotti nel salotto di Nancy, +coll'aria di farle un favore.--Cosa sperate che diventi? + +--Non lo so,--disse Nancy.--Per ora sono contenta di ciò che è. + +--Male. Dovete pensare all'avvenire. Se voi desiderate che essa divenga +una grande, una vera artista.... + +--Non so se lo desidero,--disse Nancy.--Se dall'essere una grande +artista essa degenerasse--e Nancy sorrise--fino a non essere altro che +una fanciulla felice, non credo che me ne lagnerei. + +--Badate!--continuò il Musicista Vero,--badate bene: il Prodigio d'oggi +uccide l'Artista di domani. Cogliendo il fiore, voi distruggete il +frutto. + +Nancy rise dolcemente. + +--E' come se diceste: bisogna guardarsi dal cogliere un bocciolo di +rosa! esso non diventerà mai una mela! + +Anne-Marie, che presso alla finestra alzava per la coda il bassetto per +provare se era puro sangue, rise. + +--Proprio vero,--disse, senza aver sentito nulla del discorso +precedente, ma per l'istinto di irritare il Musicista che le pareva +noioso. + +--Zitta, cara,--disse sua madre. Poi soggiunse:--Anne-Marie è ciò che è. +Io sono contenta che fiorisca libera quale Iddio l'ha fatta, senza +preoccuparmi di ciò che potrà divenire un giorno; purchè sia buona e +sana e felice!--E soggiunse:--Perchè non dovrei permetterle di suonare +come un serafino oggi, per paura che, tra dieci anni, non suoni come +Joachim? + +--Già,--disse Anne-Marie tenendo sospeso per la coda il guagnolante +Steiner.--Perchè? + +L'austero visitatore si volse a lei. + +--Bambina mia,--cominciò con voce cupa e profetica,--Bach... + +--Oh, lo so già,--disse gaiamente Anne-Marie. + +--Cosa sai già?--domandò severamente il Musicista. + +--Stavate per dire: «Bach è un dio! Suona sempre Bach! non suonare che +Bach! Tutto il resto è indegno»,--sospirò Anne-Marie, già pentita di +essersi immischiata nella conversazione. + +--Niente affatto. Non stavo per dire questo,--sentenziò il critico. + +--Allora stavate per dire quell'altra cosa: «Non osare mai di suonare +Bach. Una bambina non può comprendere Bach!»... Già, i Professori mi +dicono sempre o l'una o l'altra di queste due cose. + +--Perfettamente,--disse il signore, gravemente.--Tu non puoi in nessun +modo capire Bach. + +Anne-Marie lasciò cadere Steiner, che andò a mordicchiarsi la coda sotto +al sofà. + +--E voi?--disse allo sconosciuto,--che cosa capite voi in Bach? Voglio +sapere preciso cosa capite.--E con gli occhi saettanti e le guancie +rosse, Anne-Marie afferrò per la manica il Musicista Vero.--Adesso vi +suonerò del Bach, e voi mi direte che cosa ne capite... Bemolle! dammi +il violino. + +Bemolle si slanciò con viso raggiante ad obbedirla. + +--Ma, Anne-Marie! cara! Non far così,--disse Nancy turbata. + +Ma Anne-Marie accordava già il violino. + +--Ecco,--disse, folgorando cogli occhi il visitatore,--adesso mi direte +cos'è che voi capite, e io no! + +E subito suonò le prime cinque delle trentadue variazioni della +Chaconne. Poi si fermò. + +--Ebbene? Cosa avete capito? Ditemelo! + +Il Musicista si appoggiò alla spalliera del sofà, con un sorriso di +superiorità benevola. + +--E adesso,--disse Anne-Marie, come una piccola Furia bionda, accesa e +ispirata,--adesso lo suono diversamente! Lo suono come Joachim... Così, +precisamente così, Joachim suonava per me e con me... E adesso che cosa +avete capito? Che cosa dice Bach a voi, sciocco uomo, più di quello che +dice a me? + +--Ma Anne-Marie!--esclamò Nancy.--Vergogna! Non devi parlare così! + +--Sì! devo! devo!--disse Anne-Marie, quasi piangendo. + +Il visitatore, sorridendo acidamente, si alzò per prendere congedo. + +--Temo--disse--che per le ragazzine troppa musica non faccia bene ai +nervi. + +--Sì, sì che fa bene!--gridò Anne-Marie, disperata e piangente. +E come Nancy la confortava cingendola col braccio, la bambina +singhiozzò:--Mamma, digli una cosa! digli una cosa che io non so dire! +Aiutami. + +--Che cos'è, cara? + +--Ti ricordi... che dovevamo andare in un paese lontano... tu dicevi che +era un paese caldo, e bello... e sporco... Dov'era? + +--Vuoi dire il Messico? + +--Sì, sì, sì! Allora hai detto qualche cosa degli alberghi che sono +là... cos'hai detto di quei piccoli alberghi strani? + +Nancy riflettè un istante. Poi si ricordò, e sorrise. + +--Ho detto che non vi si trova che quello che si porta con sè. + +--Sì, sì,--balbettò Anne-Marie, eccitata e incoerente,--adesso dillo... +dillo ancora, ma dillo della musica. + +Nancy rise e le baciò la fronte accaldata. + +--Vuoi dire che nella musica non si trova che quello che si porta con +sè, nella propria anima? + +--Sì,--disse la bambina.--Voglio dire così. + +--Cara!--disse Nancy. E la baciò. + +Ma il Musicista Vero se ne andò disgustato. + +Che ignoranza! Che discorsi sconnessi! Cosa c'entravano gli alberghi +messicani colla musica di Bach? + + + + +XXV. + + +Un anno passò come un sogno, spargendo rose e mirti ai piedi di +Anne-Marie: un anno di fantastici viaggi da trionfo a trionfo. La vita +per Anne-Marie era come un magico giardino, tutto acceso di fiori +incantati che si chinavano al suo passare. + +I concerti erano la sua gioia. La sua chiara anima era colma di musica, +e come da un puro e prescelto vaso essa ne versava la melodiosa piena +sul mondo ascoltante. + +Suonando, ella compiva la sua missione, così come un'allodola deve +cantare. + +Un giorno a Genova la condussero a vedere il violino di Paganini, muto e +sigillato nella sua cassa di vetro al Municipio. Essa lo contemplò a +lungo silenziosamente. Poi distolse lo sguardo. + +--Cosa pensi, cuor mio?--chiese Nancy.--Perchè sei triste? + +--Penso--disse la ragazzina con occhi solenni--come deve soffrire quel +violino di essere chiuso là dentro; come la sua voce deve fargli male! +Chi sa come si strugge di poter cantare! + +L'osservazione fu udita e ripetuta. Giunse alle orecchie del Sindaco di +Genova. Un giorno, con grande pompa, Anne-Marie fu invitata al Palazzo +del Municipio, e colà, davanti ai pochi invitati, furono tolti i +sigilli: il sacro istrumento dell'immortale Nicolò fu posto tra le +ténere mani della bambina. + +Da tre notti essa non dormiva pensando a questo grande momento: sognando +la gioia di quella fremebonda voce imprigionata, quando le sue dita +l'avrebbero resa alla libertà! + +Rapidamente essa infilò un nuovo cantino, traendolo sopra il ponticello +scolorito. Poi pizzicò, lieve, le corde, chinando il capo ad ascoltare. +Ed ora, alzando l'arco, con attacco vibrante spezzò i ceppi del silenzio +che gravavano sulle frementi corde... L'accordo di re minore risuonò, +tremolante e flebile. + +Anne-Marie rialzò l'arco e attaccò un altro accordo, premendo le dita +sulle corde con intenso e veemente vibrato. + +E di nuovo il violino rispose con voce rauca, debole, sorda. Il viso di +Anne-Marie si fece bianco come un lino. Le sue labbra tremarono. Con un +singhiozzo ella abbassò il violino. + +--E' morto,--disse. + +Molti anni dopo, se talvolta accadde a Nancy di pensare che forse +sarebbe stato meglio se avesse trattenuta dai concerti e dal pubblico la +sua bambina--se dubitava di aver errato permettendole di diffondere sul +mondo tutta la sua giovine anima canora,--il ricordo del Silente +Violino, chiuso nella sua prigione di cristallo, le tornava alla +memoria: il Violino che era morto per non aver cantato, morto del suo +proprio silenzio. + +E fu contenta di pensare che alla sua allodoletta era stato concesso di +cantare. + +E cantò, l'allodoletta! Cantò, in molti climi, sotto molti cieli, in +molte terre lontane. Era forse a Edimburgo che i cavalli furono staccati +dalla sua vettura, ed essa e Nancy tratte in trionfo per le festanti +vie? Era forse a Berna che la polizia dovette sgombrare dalle strade e +dalle piazze le turbe di studenti che parevano impazziti? Non fu a +Torino che la folla la richiamò venti volte al balcone, per urlarle i +suoi evviva, per implorare dal piccolo volto estasiato un sorriso, dalle +piccole mani salutanti, un fiore? Dove, dove fu che gli uomini alzavano +i loro figlioletti tra le braccia perchè la vedessero, perchè le +toccassero la veste, e le donne, spinte e urtate nella calca, coi +cappelli a sghembo e gli occhi allucinati, battagliavano per +intravvedere un baleno della bionda testolina salutante e per sfiorare +d'un tocco la piccola mano inguantata? Non era a Napoli che la +chiamavano «la bambina assistita», e la credevano posseduta da uno +spirito? E tra le acclamazioni talune voci gridavano che, per carità, +predicesse i numeri del lotto? + +Sì, questo era stato a Napoli. Nancy se lo rammentava. Nella gloria +confusa delle cangianti scene, alcuni ricordi emergevano nitidi e chiari +nella memoria di Nancy. Era a Napoli che nel vasto teatro gremito +avevano dimenticato di serbare un posto per lei. E il direttore del +teatro era venuto a dirle che una signora ch'egli conosceva, gentilmente +le offriva un posto nel suo palco: palco numero cinque, seconda +fila--Nancy se lo ricordava ancora! E mentre Anne-Marie, già baciata e +benedetta come di consueto, col violino sotto al braccio usciva +fuori--piccola visione di cielo--sull'ampio palcoscenico, Nancy correva +ancora per i corridoi deserti della seconda fila cercando il palco +numero cinque. Eccolo finalmente! Nancy vi entrò, e vide una signora +sola, velata di nero. Nancy le fece un piccolo saluto e prese posto, +mormorando: «Grazie.» Poi colle mani convulsamente intrecciate, aveva +sussurrato la preghiera che sempre diceva per Anne-Marie quando suonava: +«Mio Dio! aiutatela! Ispiratela! Guidatele la mano!» + +E Iddio anche allora aveva ascoltato la preghiera: perchè Anne-Marie +suonava grandiosamente, soavemente, senza neppur sognare che potesse +aver bisogno d'aiuto! + +Nancy sedeva nel palco, rigida e atterrita come sempre; come sempre +pietrificata di paura, aspettando che i tranquilli occhi di Anne-Marie +si volgessero in giro per l'uditorio, vagando di palco in palco, in +cerca di lei. Ecco! L'avevano trovata! Scintillavano, ridevano... Poi lo +Spirito della Musica piombava colle grandi ali tra di loro due, e +portava via la sua bambina--via, suonante e sognante, lontano dalla +cerchia del materno amore... + +La signora vestita di nero si premette il fazzoletto sugli occhi. Nancy +era avvezza a vedere quel gesto, ma pur sempre ne rimaneva commossa. +Stese la mano e la posò sul braccio della sconosciuta, a cui la musica +della sua bambina angosciava il cuore. + +La donna vestita di nero, senza voltarsi, le prese la mano; e stettero +così vicine, queste due ignote, legate dalla musica come due sorelle. + +L'ultimo pezzo finiva, e da ogni angolo della sala scoppiavano le +acclamazioni, le ben note grida di delirio e d'entusiasmo. Nancy si alzò +rapida per tornare dietro le quinte da Anne-Marie. La sconosciuta si +volse e rialzò il velo. + +--Il mio nome è Villari,--disse. + +Nancy ricordava il nome. Tutto ciò che Aldo le aveva detto di questa +donna, tutto ciò che Nino le aveva taciuto, si riversò come un'onda +nella sua memoria. Ella fissò lo sguardo con curiosità in quel viso +smunto, sotto l'elmetto di capelli rosso-scuri--povero viso stanco su +cui le rughe mettevano mille piccoli solchi tristi. + +--Conosco bene il vostro nome,--disse Nancy, sporgendo la mano.--Saluto +la grande artista. + +La donna sospirò profondamente. + +--Saluto la madre fortunata. + +Poi calò il velo sul viso. + +Nancy s'affrettò per gli affollati corridoi, dove la gente a gruppi +discorreva e discuteva della sua bambina; e le parole: «Meravigliosa! +Fenomenale! Incredibile!» batterono colla consueta ala soave al suo +orecchio. + +«Madre fortunata!» Oh, sì, sì! essa era una madre fortunata! Se lo disse +mille e mille volte; lo ripetè piano mentre ravvolgeva una morbida +sciarpa bianca intorno al capo biondo della sua figlioletta; e ancora, +mentre passava con lei attraverso gli evviva della folla, fra le mille +mani tese e i cappelli sventolanti. E se lo ripetè, seduta +nell'automobile che le portava via, aperta alla dolce notte napoletana, +e mentre reggeva col braccio Anne-Marie, che, in piedi sul sedile, +sventolava tutt'e due le mani alla circondante folla. + +La figuretta ondeggiava col moto della carrozza, che moveva rapida per +la gaia strada illuminata. Ben presto anche gli ultimi entusiasti furono +lasciati indietro, e Anne-Marie si lasciò scivolar giù al suo posto +presso Nancy. L'automobile correva sulla marina; al di là del Golfo il +Vesuvio respirava, col ritmico alito infuocato; e le tranquille acque +splendevano. Nancy ricordò che questa era la patria di Aldo--poi scordò +tutto al suono delle dolci parole usitate: + +--T'è piaciuto il mio concerto, Liebstes? Sei felice, cara mamma mia? + +La frase era ormai divenuta una specie di formula ch'esse ripetevano, +ridendo, come il ritornello d'una canzone. Di tutte le ore del giorno, +febbrili e turbolente, era questa l'ora di gioia pel cuore di Nancy. +Anne-Marie, che di consueto era bizzarra e inafferrabile--resa più +strana dalla sua musica, ed esaltata dall'adorazione di molta gente--in +quest'ora ridiventava la sua tenera bambinetta, più mite e più dolce +dell'Anne-Marie di tutt'i giorni, più vicina e più umana dell'Anne-Marie +dei concerti: che era una strana e inaccessibile creatura di cui Nancy +talvolta dubitava che potesse proprio appartenere a lei! + +Fräulein e Bemolle seguivano in un'altra carrozza. Dall'impresario in +poi, nessuno aveva osato turbare quest'ora sacra e stellata del loro +amore. + + +E Nancy, rimpianse ella mai i suoi perduti sogni di gloria? Ricordò ella +mai il suo non scritto Libro? Non le ardevano più le ferite dell'ali che +ella s'era strappate? + +No. Essa viveva per Anne-Marie e di Anne-Marie. La Chimera +dell'ispirazione si era allontanata da lei. Rime e ritmi, parole, +visioni e sogni--non la turbavano più. + +Ella respirava la musica che Anne-Marie suonava. Ella sognava la musica +che Anne-Marie componeva. Il Pifferaro della Leggenda che per tanti anni +l'aveva ossessionata col suo appello, ora non la chiamava più. L'aveva +oltrepassata, l'aveva scordata. + +E l'aquila del Genio non la scoteva più, sfracellandole colle grandi ali +il cuore. + +Ella era come il Silente Violino: i canti che l'anima sua non aveva +espressi, erano morti in lei. + + + + +XXVI. + + +Fu a Parigi che avvenne ciò che Nancy già da tempo vagamente aspettava e +paventava. + +Ella era sola all'albergo, nel suo salotto. Fräulein era andata con +Anne-Marie--e con un grosso volume sulla Rivoluzione Francese sotto al +braccio--al Giardino delle Tuileries. + +Il ragazzo del «lift» bussò alla porta e annunciò una visita; subito, +senza attendere consenso, un signore entrò. Era Aldo! Aldo, colla barba +quadrata, e un occhialetto pendulo--Aldo, immacolato e irreprensibile, +col cilindro in mano. + +Egli si fermò sulla soglia, guardando in viso a Nancy. Poi si avanzò, +depose il cappello su una sedia, stese ambe le mani ed esclamò con voce +bassa e fervida: + +--~Nancy!~ + +Nancy era balzata in piedi, ed ora, col respiro rapido ed affannoso, gli +stava innanzi pallida e sottile nella chiara vestaglia. Egli fece un +altro passo verso di lei, sempre con le braccia tese. Allora Nancy +avanzò una mano diffidente che suo marito afferrò e strinse tra le sue. +Sul dito mignolo di Aldo brillava un anello di brillanti. + +Egli chinò il lucido capo nero sulla fredda manina di Nancy, e la baciò. + +--Sia ringraziato Iddio!--mormorò, e si abbandonò sopra una seggiola. + +Nancy si domandò confusamente per che cosa egli ringraziasse Iddio. +Veramente neppur Aldo lo sapeva esattamente; ma gli pareva una frase +appropriata alla situazione; e d'altronde non ne aveva altra di pronta. + +Vi fu un imbarazzante silenzio. Aldo lo ruppe: + +--Nancy! sono ritornato! + +Nancy disse: + +--Sì. + +E i suoi pensieri si aggirarono sconnessi intorno alla sua barba e al +suo anello di brillanti. + +--In tutto questo tempo cosa avrai pensato di me? Chi sa quali crudeli +pensieri hai avuto! + +No. Nancy non aveva avuto dei crudeli pensieri. + +--Ed ora non mi ami più! + +Nancy lo guardò con espressione smarrita, e sorrise, senza quasi sapere +perchè. + +Aldo non volle accorgersi del sorriso; e disse: + +--Nancy! Nancy! Non potrai mai perdonarmi? + +--Ma sì, ti perdono,--disse Nancy, e sorrise ancora. + +Le pareva di sognare. Le pareva una cosa strana e comica che questo +signore colla barba quadrata e l'occhialetto ciondolante fosse qui a +domandarle perdono e a parlarle d'amore. Nulla in lui le pareva +menomamente noto familiare. I suoi capelli, che prima soleva portare +divisi in mezzo, ora erano spazzolati indietro dalla fronte e +ondeggiavano lisci e lucidi in una gran massa nera; la sua barba a +ventaglio gli trasformava la faccia, e gli dava un'aria di pittore +francese; persino il suo cappello, alto, quadrato, coll'orlo piccolo, +giacente sulla sedia, aveva in sè qualche cosa di assolutamente alieno e +straniero. + +--Perchè ridi?--disse Aldo. + +E il tono di vanità offesa nella sua voce, scosse e ridestò la memoria +di Nancy, e la richiamò alla realtà delle cose. + +--Non rido,--disse. + +E d'un tratto cominciò a piangere. + +Era questo l'atteggiamento che Aldo si era aspettato, e a cui sapeva +tener testa. Una donna silenziosa e fredda, con occhi vitrei e un +sorriso ambiguo, era un essere inquietante che lo metteva a disagio. Ma +una donna piangente--Aldo ne aveva visto tante, e sapeva come +confortarle. + +Subito le fu accanto chinandosi sopra il viso nascosto, cingendole con +un braccio le spalle sottili. + +--Nancy! non piangere, te ne prego! Sono stato un infame, una canaglia; +ma, te lo giuro! ho creduto di far bene. Ed espierò, espierò. Ti renderò +in tanta felicità le tue sofferenze di questi anni passati! + +Ella piangeva sempre, colla faccia chiusa tra le mani e le spalle scosse +dai singulti. + +--Sono ricco,--continuò Aldo.--Ho tanti denari, che non sapremo come +spenderli. + +Le sussultanti spalle cessarono d'un tratto di muoversi. Parevano +aspettare, ascoltare... V'era molta diffidenza in quelle esili spalle +aspettanti. + +Aldo proseguì: + +--Non aver paura. Non ho giocato; non ho fatto nulla di scorretto o di +disonorante. Il denaro mi è stato lasciato--egli s'avvide che le esili +spalle erano immobili, rigide nell'attesa--da una... da una vecchia +persona, a cui ho potuto essere utile. Questa persona è morta e mi ha +lasciato tutto il suo patrimonio. L'ho meritato. Sono stato molto buono +per lei... + +Le spalle ondeggiarono in un profondo sospiro. Sospiro di sollievo o di +disperazione? Aldo ne era incerto. + +--Dunque ora avranno fine le tue pene, Nancy mia. Ho già assegnato a te +e alla bambina una somma importante... Così non sarai più obbligata a +sfruttare Anne-Marie. + +Nancy balzò in piedi, sfuggendo a lui; e lo guardò atterrita. Che cosa +aveva detto? «Sfruttare Anne-Marie!»... _Sfruttare Anne-Marie?_ Lui +poteva credere questo? Altri potevano credere questo?..... che ella +sfruttasse Anne-Marie? + +Nancy si coprì il viso e scoppiò in disperato, irrefrenabile pianto. +Singhiozzava e gemeva, torcendosi le mani. Aldo, guardandola, comprese +che questo non era il pianto che egli era avvezzo a udire e a +comprendere. In questo pianto erano tutte le speranze infrante di Nancy; +tutte le sue aspirazioni perdute; tutto ciò che per amore di Anne-Marie +ella aveva sacrificato e soffocato, e cercato con preghiere e +flagellazioni di scordare. Il suo lavoro, il suo Libro, le sue speranze, +i suoi sogni di gloria--tutte le cose che aveva messo sotto ai piedini +di Anne-Marie e che essa, correndo alla celebrità, aveva così gaiamente +calpestato--risorsero nella sua memoria come spettri di esseri +trucidati. Nancy ricordò le splendide ali del suo proprio Genio ch'essa, +per dar libero volo ad Anne-Marie, si era divelte penna a penna--e le +ferite s'aprirono e sanguinarono ancora. + +--Non è vero ch'io abbia sfruttato Anne-Marie,--disse, levando verso +Aldo le iridi acquarellate di pianto;--tutto il denaro che ha guadagnato +nei suoi concerti è stato messo via per lei. E' sacrosanto. Nessuno lo +ha toccato. + +--Allora come avete vissuto?--chiese Aldo. + +--Ho preso dei denari a prestito,--diss'ella con occhi di collera e di +sfida.--Tanti denari, che renderò quando potrò. + +--A chi?--chiese Aldo, aggrottando le ciglia. + +Nancy non rispose. + +--Puoi ripagarli subito,--diss'egli col viso cupo. + +E non parlò più. La frivola pendola sul caminetto suonò le quattro con +tintinnante cariglionetta. + +--Dov'è la bambina?--chiese Aldo a bassa voce. + +--E' uscita.--Il viso di Nancy si fece duro come la pietra.--Non voglio +che tu la veda. Non voglio che sia turbata e agitata. + +--Nancy!--esclamò Aldo, e il suo viso si scolorò;--io devo vederla. Tu +non puoi vietarmelo! Nancy, non sarai così spietata! Da più di sei anni +mi struggo giorno e notte pensando a lei. Non ho sognato altro, non ho +desiderato altro che rivederla! Ogni notte sono stato sveglio delle ore +e delle ore pensando a questo incontro. Mi dicevo: quando sarò ricco, +quando sarò libero--Nancy fremette e rabbrividì--andrò a cercarle... Le +troverò povere, derelitte, in lotta colle necessità dell'esistenza... E +allora arriverò... nella meschina strada dove esse stanno... arriverò in +una carrozza a due cavalli, due bei cavalli bianchi che piaceranno ad +Anne-Marie...--gli occhi di Aldo erano pieni di lagrime, ma Nancy lo +guardava fredda, attonita, quasi non potendo credere a tanta puerile +incoscienza.--E allora...--la voce di Aldo si ruppe in un +singulto--pensavo: guarderanno dalla finestra e mi vedranno... E io +allora dirò: Sono venuto a portarvi via!... via dalla povertà, dalla +miseria, dalla solitudine... a portarvi via per sempre con me! + +Aldo si coprì il volto colle mani, e le lagrime piovvero sull'anello di +brillanti. + +--Ma allora... invece, ho saputo... ho letto... nei giornali... dei +successi di Anne-Marie! E avrei voluto correre a sentirla. Ma come +potevo vedere la mia bambina... la mia bambina... lì, davanti a mille +estranei... mentre io, io... suo padre...--l'angoscia lo rese +incoerente.--E dire che non l'ho mai udita, non l'ho mai +udita!--singhiozzò. + +Le labbra di Nancy rimasero chiuse. Il suo cuore era chiuso. Non parlò. + +Aldo fissò in lei le inondate pupille, e avrebbe voluto che anche lei +piangesse. + +--Non mi perdoni? non mi perdoni?--singhiozzò. + +Nancy col capo fece cenno di sì. + +--Ma non vuoi più che si torni insieme? Non potremo mai più essere +felici tutt'e tre? + +--No,--disse Nancy. + +--Mai?--e la barba di Aldo si mosse stranamente.--Mai? + +--Mai,--disse Nancy, e un brivido di avversione le fece stringere i +gomiti al corpo. + +Allora Aldo pianse e delirò. Da sei anni sognava l'istante di rivedere +lei e la bambina; da sei anni aveva fatto ciò che aveva fatto per amore +di lei e della bambina; aveva fantasticato e macchinato, aveva +pazientato e sofferto per lei e per la bambina; non aveva vissuto che +col pensiero di lei e della bambina; e non potrebbe andare avanti a +vivere--no! non un giorno, non un'ora!--senza di lei e della bambina! + +E dicendo tutto questo era sincero, e credeva di dire la verità. E le +sue parole diventavano più vere mentre egli le diceva, e mentre leggeva +sul viso di lei che ogni preghiera era vana. + +--Oh, Nancy! Nancy! Nancy!--Egli le afferrò la fredda mano snervata e la +strinse disperatamente,--mi lascerai rivedere la bambina! Deciderà lei +di me, della mia vita. Se lei mi scaccia, andrò via. Ma se lei mi +vuole, se si ricorda di me e mi dice di restare, promettimi, Nancy, che +non mi scaccierai! Promettimi! oh, prometti! Non ti lascerò, non ti +lascerò finchè non avrai promesso! + +Ma Nancy non volle promettere. + +--Nancy!--singhiozzò Aldo,--ricordati come ci siamo amati! ricordati i +giorni sul Lago Maggiore! ricordati quando scrivevi il tuo Libro, e me +lo leggevi la sera, colla testa poggiata al mio braccio. Ricorda tutto, +Nancy, e promettimi che se la bambina mi dice di restare, lo dirai anche +tu! + +Ma Nancy non volle promettere. + +--Nancy! Nancy! hai dimenticato i tristi giorni di New York? I giorni di +miseria e di fame che attraversammo insieme? Per la memoria di quei +tristi giorni nella casa dei Schmidl, per il ricordo della mia piccola +stanza buia, che d'allora in poi ho tante volte sospirata e rimpianta, +perchè attraverso la porta socchiusa vedevo te e la piccina che +dormivate... Nancy, in nome di tutte quelle tristezze, prometti! + +Ma Nancy non poteva promettere. + +--Ma non ti ricordi, Nancy, Nancy! quando Anne-Marie era malata? Aveva +la rosolìa,--singhiozzò Aldo,--e non voleva mangiare che il latte che le +scaldavo io... e non voleva dormire se non mi teneva la mano... Oh, +Nancy! Nancy! non vuoi ricordare... e promettere? + +E questo Nancy lo ricordò.--E promise. + +Rimasero seduti silenziosamente aspettando il ritorno di Anne-Marie. +Nessuno dei due parlò più. Aldo prese dal tavolo un ritrattino della +bimba col violino, e lo tenne tra le mani, guardandolo lungamente, coi +gomiti appoggiati alle ginocchia. Poi inclinò la testa, e rimase così, +colla fronte stretta alla piccola fotografia di sua figlia. + +L'inconscia Arbitra di Destini arrivò correndo per il corridoio; teneva +un pallone del Bon Marché legato con una cordicella al suo polso. Era un +grande pallone rosso colle parole «Bon Marché» in caratteri d'oro +sull'enfiata faccia; ed era stato causa di intensa mortificazione a +Fräulein, per tutto il percorso dell'affollato Boulevard des Italiens. + +--La gente ti riconoscerà,--aveva detto per istrada ad Anne-Marie,--e +allora non ti si prenderà più sul serio; e non si prenderà sul serio +neppure la tua musica. Non è decoroso che una grande artista vada +attorno con quello stupido pallone. + +--Questo non è più stupido degli altri palloni,--disse Anne-Marie +colpendone leggermente la turgida testa rossa e guardandolo ascendere +lentamente per tutta la lunghezza della cordicella. + +Poi lo tirò giù di nuovo, e un lieve colpo di vento lo mandò a battere +contro la faccia di Fräulein. + +Fräulein fu molto irritata. + +--Veramente, io non capisco come una persona che eseguisce la Sonata di +Beethoven... + +--Quale Sonata?--chiese Anne-Marie che era versata nell'arte di far +girare la conversazione.--La Kreutzer o la Frühling? Io preferisco la +Kreutzer... + +Poi introdusse forzatamente le sue dita sotto al braccio rigido e +resistente di Fräulein; e le trotterellò gaiamente a fianco lungo il +Boulevard. E Fräulein era felice. Il pallone picchiava lievemente contro +al suo cappello, ma poco gliene importava. Si limitò a dire che avrebbe +preferito che sul pallone fosse stato scritto «Louvre» invece di «Bon +Marché», che era un negozio così democratico. + +... Anne-Marie entrò nel salotto traendosi dietro il pallone. + +Fräulein, vedendo che vi era una visita, si ritirò in camera sua. + +Anne-Marie era avvezza alle visite; era abituata a trovar gente che la +aspettava. E vedendo questo straniero che era balzato in piedi al suo +apparire, e che ora la fissava con occhi veementi e lagrimosi, ella +stese la tiepida manina a salutarlo. Anne-Marie aveva già visto molti +stranieri, e molti occhi lagrimosi. Non ne fu dunque nè commossa nè +sorpresa. + +--«Bonjour», diss'ella, giudicando dalla barba. + +Poi si appressò a sua madre. + +--Guarda il mio pallone, Liebstes,--disse, facendo scivolare il +cordoncino dal suo polso. + +Subito il pallone salì, rapido e lieve, e andò a battere pian piano +contro la soffitta. Gli occhi disperanti di Anne-Marie lo seguirono... +La stanza era alta. La cordicella pendeva lontana, fuori della portata +d'ogni mano umana. + +Ma l'uomo colla barba le aveva afferrato il polso, e glielo baciava. + +--~Anne-Marie!~ + +Anne-Marie ritrasse la mano e se la stropicciò lievemente sulla veste. + +Egli ripetè: + +--Anne-Marie!--con voce rauca, e congiungendo le +mani.--Guardami,--disse. + +E, docili, gli occhi celesti lasciarono il soffitto e si posarono sul +volto di lui. + +--Bimba mia, bimba mia! Ti ricordi di me? + +--Sì,--disse prontamente e inveracemente Anne-Marie. + +(In simili occasioni Fräulein l'aveva tante volte rimproverata se +rispondeva «no». + +--E' scortese dire: «no» a quel modo. Per non offendere devi dire: +«Forse... non sono sicura... Mi pare di ricordarmi...--ammoniva la +Fräulein. + +Ma Anne-Marie amava di essere breve.--Oh! se non devo dire di no, dirò +di sì! + +E così fece anche stavolta). + +Il sangue era corso come una fiamma sulla fronte di Aldo. Egli cadde in +ginocchio davanti alla bambina e le prese le mani, e se le premette +sugli occhi e sulle labbra: + +--Piccola mia! Piccola mia!--e le facili lagrime meridionali gli +piovvero dagli occhi. + +Anne-Marie disse a sè stessa:--Questo deve essere un musicista +tedesco.--Finora soltanto i musicisti tedeschi erano stati a questo +punto espansivi ed eccitabili. + +Si volse a interrogare con gli occhi sua madre, ma questa teneva chinato +il capo. + +--Posso rimanere, posso rimanere, Anne-Marie? Vero, che non vuoi ch'io +torni via tutto solo? Dillo, dillo a tua mamma, che mi lasci restar qui +e aver cura di voi! + +Anne-Marie fu molto sorpresa. + +--A noi non piace che si abbia cura di noi,--disse. E soggiunse per non +offendere questa strana persona:--Grazie lo stesso. + +Aldo rise traverso le lagrime. + +--Cara, cara adorata!--e le baciò la manica della giacchettina. + +Anne-Marie era una persona ragionevole e non le piacevano le emozioni +degli sconosciuti. E poi, aveva fretta. + +--Addio,--disse risoluta.--Se volete un autografo ve lo dò. + +Aldo l'afferrò per le gracili spalle, fissandole negli occhi lo sguardo +smarrito e disperato. + +--Ma, Anne-Marie! Anne-Marie! Non mi riconosci? Hai detto, hai detto che +ti ricordavi di me! Non riconosci tuo papà? + +--No,--disse Anne-Marie. + +--Ma non ricordi tuo papà, tuo papà che ti cantava «celeste Aida», +quando eri malata a New York?... Non ti ricordi che ti conducevo la +domenica a vedere gli scoiattoli nel parco? Piccola Anne-Marie, non mi +riconosci, non mi riconosci? + +Il viso della bambina s'era fatto rosso, e il suo labbro tremava. Scosse +la testa. + +--No,--disse a bassa voce. + +Aldo si volse e si coprì la faccia colle mani. La piccina lo guardò un +istante; poi si avvicinò in punta di piedi a sua madre, e le si annidò +nel tenero braccio protettore. Indi i suoi ceruli occhi errarono verso +il soffitto in cerca del pallone. Sì, era lì; colla breve corda pendula, +lontana... Parve ad Anne-Marie che il pallone fosse diventato un po' più +piccolo... Come mai, come mai l'avrebbe ella riavuto? + +Nancy volse alla sua bambina un viso angustiato e pallido (anche quello +pareva più piccolo del solito, pensò Anne-Marie) e le parlò a voce +bassa: + +--Anne-Marie; egli è tuo padre. + +--Davvero?--chiese Anne-Marie dubbiosa, guardando quell'uomo colla barba +e col viso nascosto nelle mani; poi mirò a lungo sulla sedia il cappello +lucido e alto.--Davvero?--ripetè. + +--Vuoi ch'egli rimanga con noi?--domandò Nancy, piano, quasi senza +respiro. + +--Con noi due? + +Le pupille di Anne-Marie si dilatarono. Ricordava l'impresario. + +--Sì. Con noi due,--disse Nancy. + +--Per sempre? + +E il cerulo turbamento dei puerili occhi si fece più intenso. + +--Per sempre,--disse Nancy. + +Anne-Marie volse un'altra rapida occhiata a quell'uomo e poi al suo +cappello. Indi posò la guancia contro il braccio di sua madre, come +sempre quando chiedeva un favore. + +--Piuttosto no, Liebstes,--sussurrò. + +L'Arbitro aveva parlato. + +Aldo non disse che poche parole a Nancy. Posò la mano sul capo della +bambina e la guardò a lungo. Poi si volse bruscamente, prese il suo +cappello e uscì dalla stanza. + +--Che strano uomo!--disse Anne-Marie.--Era davvero mio padre? + +Nancy, colle labbra bianche, disse:--Sì. + +--Ne sei proprio certa?--domandò Anne-Marie; e, quasi senza volerlo, +rialzò gli occhi verso il pallone. + +--Sì, cara,--disse sua madre; e pianse. + +Ma Anne-Marie era volata alla porta. + +--Papà!--gridò coll'acuta voce argentina. + +Aldo, già a metà scala, udì e si fermò. Il cuore gli balzò in gola, e le +sue mani strinsero la ringhiera. + +--Papà! + +Aldo si volse, esitante, non osando credere, non osando sperare. + +E ancora squillò quella soave chiamata infantile: + +--Papà! + +Aldo si volse, e risalì le scale. Era cieco, era pazzo di felicità. +Barcollando e tremando s'avviò per il corridoio verso la porta aperta. +Sulla soglia, aureolata di luce, lo aspettava la sua bambina. + +--Papà,--disse Anne-Marie (e ancora la parola e la voce puerile +strinsero la gola ad Aldo in un singhiozzo di felicità).--Vuoi essere +tanto buono? + +--Sì!--disse Aldo, pallido e solenne. + +--Allora... prima di andartene tira giù il mio pallone! Tu che sei alto, +ci arrivi... + + +Aldo tirò giù il pallone. Poi se ne andò. Fuori dalla stanza--fuori +dalla loro vita--fuori dal racconto. + + * * * * * + + + + +XXVII. + + + * * * * * + + «Miniera di San Juan. + + «_Nancy_, + +«E' finita l'attesa. Gli anni sono passati, i neri, tristi anni +d'assenza e di solitudine. + +«Parto di qui, per ritornare a te. + +«Tu mi verrai incontro a Genova. E siederemo ancora su quel balcone +dove--or sono tanti anni--tu mi dicesti del tuo Libro non scritto, del +tuo Libro che temevi dovesse morire, come un bimbo non nato, nel tuo +seno. Vengo a condurti a Porto Venere, bianca nel sole, come una Naiade +che bagni la punta del piede nelle celesti acque marine. E il tuo Libro +vivrà, vivrà alfine. + +«E noi, anche, vivremo!... O Nancy, Nancy! Io sono da tanti anni così +muto e solitario, che il mio amore non ha più parola. E nella mia vita +buia e vuota la gioia entra come una piccola ombra spaurita, già pronta +a volar via. + +«Io l'afferro e la stringo, e le grido: «Resterai! Hanno termine alfine +la solitudine e l'esilio!» Ma essa, la piccola ospite straniera, non lo +crede. + +«Anch'io non oso credere alla mia felicità, da troppi, troppi anni +sospirata. Ma poi dico a me stesso che il cuore di Nancy non è un cuore +che possa mutare. Nancy avendomi amato un giorno, m'ama, e m'amerà. + +«E le parole che anni or sono, la trassero traverso l'Oceano a me, oggi +ancora, oggi ancora me la riporteranno:--«Nancy, vieni a me!» + +«Alle mie vuote braccia, al mio triste e solitario cuore! Vieni, Nancy. +Vieni subito. E per sempre». + + + + +XXVIII. + + + * * * * * + + «_Caro Selvaggio, diletto amico mio_, + +«Il tuo richiamo mi scuote il cuore. Tutti i miei desideri, tutti i miei +sogni uniscono le loro voci alla tua, gridandomi di andare da te. + +«Ahimè! Una piccola preghiera che la povera Fräulein mi faceva dire +quando ero bambina mi sussurra il puerile ritmo nell'orecchio; e quella +voce piana vince e affoga le grida dei miei disperati desideri. La +conosci tu, la piccola orazione dei tre angeli che la notte stanno +intorno al nostro letto? + + _Angelo bianco (angelo di Dio!) + Deh, stendi l'ali sopra il capo mio._ + + _Angelo azzurro (angelo di Maria!) + Tieni la mano sulla mano mia._ + + _Angelo d'oro (angelo di Gesù!) + Tienimi il cuore e non lasciarlo più!_ + +«Per tanti anni ho ripetuto quella preghiera che forse gli angeli +l'hanno udita. Ed ora, come posso io venire da te così legata? + +«La Chiesa e la Legge, come i due primi angeli, mi tengono prigioniera; +e tu sai che la mia piccola anima convenzionale rifugge da ciò che è +irregolare e vietato. Ma fossi io libera come l'aria per accorrere a +te--il Terzo Angelo rimane. E il Terzo Angelo mi tiene il cuore. + +«Anne-Marie è il terzo angelo. Anne-Marie mi tiene il cuore nelle manine +candide. Come potrei strapparlo a lei? + +«Dimmi tu, dimmi tu! Come potrei lasciarla? + +«O allora, come potrei condurla con me? Pensa--pensa e rispondi. + +«Caro Selvaggio, io sono una delle «divorate». Non esisto più. La mia +piccola Anne-Marie mi ha divorata. Ed è giusto, ed è bello, ed è santo +che sia così. Essa mi ha consumata, e io ne sono lieta. Essa mi ha +annichilita e io ne sono riconoscente. + +«Poichè è questa l'eterna legge, inesorabile e magnifica: che a queste +vite date a noi, la nostra vita devo essere data. + +«Ed io--come tutte le madri--estasiata e a ginocchi, dò la mia vita alla +creatura inconscia che la esige. + +«Ecco: io ricado nell'ombra: la mia corsa non finita, la mia méta non +raggiunta, la mia missione non compiuta. Che importa? Ciò che a me fu +negato, sarà dato ad Anne-Marie. Mia figlia raggiungerà le vette ch'io +non ascesi. Per lei sarà la Gloria ch'io non conquistai. + +«O amico e amato mio, alla cui tetra sorte io debbo aggiungere questo +dolore: comprendimi e perdona! Nella mia vita non vi è posto per +l'amore. La mia vita è tutta turbine ed agitazioni, tutta fretta e +furia, tutta ansia e febbri, e treni che corrono, e voci che gridano, e +mani che applaudono... + +«Non vedi tu la nostra esistenza come in un quadro? Il Pifferaro della +Leggenda che turbina, suonando e danzando, davanti a noi. E via, per +vette e balze e precipizii, gli vola dietro la piccola Anne-Marie, ebbra +di musica, folle di gloria... ed io li seguo, correndo, ansando, +palpitando, perdendo nella folle corsa tutto ciò che una volta fu mio, +lasciando tutto, tutto dietro di me--i sogni, le speranze, l'Amore... + +«L'Amore! l'Amore in questo quadro non è un giovinetto nume, radioso e +ridente, coronato di rose e di passione. No. L'Amore è una figura +austera, e triste, e solitaria... Oh, caro Selvaggio, io so quanto +triste, e quanto solitario tu sei! + +«Ma tu comprendimi e perdona! E di' addio. Addio a Nancy». + + +E il Selvaggio comprese. E perdonò. E disse addio a Nancy. + + * * * * * + + + + +XXIX. + + +Il chiuso fiore del tempo svolse i suoi petali. + +E i giorni lucenti e le notti stellate spinsero la piccola Anne-Marie di +trionfo in trionfo. E le versarono flutti di mare negli occhi e flutti +di sole sui capelli. Ed ella assurse fulgida come un giglio alla +virginea e radiosa gioventù. + + +Il chiuso fiore del tempo svolse i suoi petali. + +E i giorni e le notti versarono il loro crepuscolo su Nancy, e la +spinsero indietro nell'ombra dove seggono le madri, con miti labbra che +nessuno bacia, con dolci occhi di cui nessuno conta le lagrime. + +Ella imparò a scordare. Scordò di essere stata giovane; scordò di essere +stata poeta. Scordò di aver saputo un giorno la storia del Giardino +azzurro: + + _La belle qui veut + La belle qui n'ose + Cueillir les roses + Du jardin bleu._ + +Il Giardino azzurro della gioventù chiuse pianamente le sue porte dietro +di lei; e i fiori che Nancy non vi aveva colti, ora per lei non +fiorirebbero più. + +Ma per Anne-Marie, quando il tempo fu venuto, si spalancarono i dorati +cancelli. + +Allora il folle Pifferaro della Gloria la chiamò invano. + +Anne-Marie aveva udito un'altra voce--la voce lontana del richiamo +d'Amore. Frale e formidabile quell'appello le scuoteva il cuore. + +Il Pifferaro gridava: «Vieni! che fai? Vieni! è per di qua la Fama; sei +alla porta dell'Immortalità!» + +Anne-Marie esitò... ristette. Poi si volse e seguì la voce novella. + +E l'Amore le tolse di mano il violino. L'Amore le cinse di tenui fiori +d'arancio la candida fronte, sulla quale già, grave e maestosa, la +Gloria protendeva l'ombra del serto d'alloro. + + + + +XXX. + + +Per il giorno delle nozze, Giugno--quell'elementare pittore!--aveva +spennellato il mondo di striscie azzurre, di chiazze verdi, di sprazzi +d'oro. + +La carrozza che doveva condurre alla stazione gli sposi aspettava alla +porta del loro palazzo, circondata da una folla allegra e impaziente. I +cavalli sauri scalpitavano scotendo le criniere. Quando, bionda e +ritrosa, in cima allo scalone comparve Anne-Marie a braccio dello sposo, +la folla diede un grande grido d'evviva, acclamandola come all'uscita +d'uno dei suoi concerti. + +La sposina sorrise cogli occhi luminosi, e la graziosa testa sotto al +piumato cappello ondeggiò salutando a destra e a manca. Allora, dalla +folla, cento mani si stesero verso di lei, ed ella leggiadramente sostò +sull'ultimo gradino, e tese le sue mani a tutte quelle mani, e sorrise a +tutti quei sorrisi, ringraziando e salutando. + +Alto e serio al suo fianco, lo sposo avrebbe voluto farle fretta a +salire nella carrozza; ma Anne-Marie, dolce e volontaria, sostava, +rispondendo a tutti, ringraziando tutti; dicendo «addio! addio! +arrivederci!... addio!» + +Il giovane marito la sospinse dolcemente verso l'aperta portiera, e poi +come ella con un piede già sul predellino s'indugiava ancora, egli la +sollevò per l'esile vita e la mise nella carrozza; poi saltò dentro +accanto a lei e chiuse lo sportello. + +Spronati e spaventati dagli evviva della folla, i cavalli si lanciarono +al galoppo battendo scintille dal selciato. In un attimo furono in fondo +alla strada e fuori di vista. + + +... Nancy era rimasta sola in casa. + +Sola. Ritta, immobile in mezzo alla stanza dove l'ultimo bacio di +Anne-Marie l'aveva lasciata, ella udiva salire dalla via le acclamazioni +e gli evviva. E per un istante si figurò che fosse la fine di un +concerto, e che ella ed Anne-Marie salissero in carrozza per tornare a +casa. Ecco: la portiera era chiusa, mille visi ignoti sorgevano intorno +agli sportelli, ed Anne-Marie, la sua bambina, salutava--prima dall'una +finestra, poi dall'altra--agitando le mani, ringraziando, ridendo... I +cavalli partivano, ed Anne-Marie ricadeva indietro tra le braccia di sua +madre, nascondendole il viso sul petto con un piccolo sospiro di +felicità. Ed erano sole, dopo tanta folla e tanto rumore; sole, nella +penombra della carrozza piena di fiori. E Nancy sentiva nella sua mano +la tiepida manina di Anne-Marie; e ne vedeva diffusi sul suo petto i +morbidi capelli biondi... Udiva la dolce domanda puerile, che era come +il ritornello d'una canzone: «Ti è piaciuto il mio concerto, +Liebstes?... Sei felice, cara mamma mia?»... Poi non si parlava più fino +all'arrivo a casa. La casa per loro era sovente un albergo ignoto, in +una sconosciuta città di un paese straniero. Ma era sempre «casa loro», +perchè erano insieme!... + +Ed ora... Nancy era sola. ~Sola!~ Il silenzio le sussurrò all'orecchio +la terrificante parola. + +~Sola!~ Le desolate mura lo ripeterono... Poi l'universo parve urlarlo +al suo spaventato cuore. + +Nancy si mosse come in sogno e s'avvicinò alla finestra. + +La strada era vuota. + +La casa era vuota. + +Il mondo era vuoto. + +Nancy traversò barcollando la stanza, e uscì nel corridoio. Si fermò +davanti alla porta chiusa della camera di Anne-Marie. Sporse tremando la +mano e aprì l'uscio... Vuota, vuota la chiara stanza ridente!... + +Sul letto giaceva, socchiusa, una cassetta da violino: era il Guarnerius +del Gesù, abbandonato nella sua piccola cassa da morto. + +Nancy si guardò intorno, disperata e convulsa. Dalla parete le sorrideva +Fräulein, morta a Parigi qualche anno prima. E sopra il caminetto, tra +Joachim e Beethoven, pendeva un piccolo ritratto di Bemolle, tornato +umilmente a Praga ad assistere il Professore ormai vecchio, +amareggiato, e quasi cieco. + +Finito tutto... passato tutto... vano tutto... + +E Nancy d'un tratto vide stesa davanti a sè la Vita--la Vita, in tutta +la sua iniqua e spaventosa inutilità--la breve, vana, tragica, +sonnambulesca corsa dal Nulla al Nulla. + +Allora Nancy pianse e gridò--gridò forte, come una creatura ferita, +inginocchiata presso la finestra, stendendo al cielo le braccia +desolate. + +--Anne-Marie, Anne-Marie!... Mio Dio! mio Dio! ridatemela! Fate che +tutto questo sia un sogno! Fate ch'io mi svegli a trovare Anne-Marie +ancora piccola nelle mie braccia!... Mio Dio, ma che cosa farò io ora? +Che cosa farò?... + +Nulla. + +Non c'era più nulla da fare per Nancy. + +Ormai era tardi. La sua creatura era partita. Il suo Libro era morto. Il +Giardino azzurro era chiuso. + + + + +LIBRO TERZO. + + + + +I. + + +Anne-Marie si mosse, sospirò--e aprì gli occhi. + +La camera era buia e silenziosa. Ma in breve un piccolo suono ritmico e +sommesso le giunse all'orecchio, e le parve assai dolce. Era un suono +regolare e pacato, come il battito d'un orologio, come il pulsar d'un +cuore. Era l'oscillare d'una culla! + +Anne-Marie, nel dormiveglia, sorrise; e una immensa pace le invase lo +spirito. Il dolce battito ritmico la ricondusse verso il sonno. Essa si +sentiva ineffabilmente calma e felice. La vita apriva più vasti portali +sopra orizzonti più immensi. + +Con un fremito di gioia essa pensò che il breve silenzio del trascorso +anno era ormai terminato. Di nuovo la musica fluirebbe dalle sue mani, +come un'incantata fontana, sopra il mondo in ascolto. + +Il suo violino!... Sotto le chiuse ciglia Anne-Marie lo rivedeva nel +pensiero. Rivedeva le curve bruno-dorate della voluta; l'alacre slancio +degli «_f_» nella tavola armonica; e le sensitive corde tese sopra +l'agile ponticello: tutto quel perfetto istrumento silenzioso, +aspettante il tocco delle sue ardenti dita giovanili, per ridestarsi di +nuovo alla vita e al canto! + +Soavi lagrime le fluirono nei chiusi occhi. Come lavorerebbe ora! come +studierebbe!... Quanti nuovi canti, quante sublimi sinfonie ella +creerebbe! Tante cose ella aveva a dire che nessuno ancora aveva +detto!... + +Ora scriverebbe anche un'Opera--una grande Opera in cui darebbe al mondo +una nuova musica, una musica pura, splendida, rigenerata. + +Già l'Ispirazione, vaporosa e vaga, le avvolgeva la mente di tenui +melodie come mistici nastri diafani... già le battute si allineavano +ferme e splendide nel suo pensiero... e gli accordi scrosciavano come +fanfare trionfali. + +Nel suo cuore la gioia corse come una cosa viva. + +Essa vide la vita come un paesaggio di luce steso innanzi ai suoi +giovani passi: ella ascenderebbe la bianca via dell'Immortalità, +sorretta da un immutabile amore; il Genio le cingerebbe la fronte d'un +serto d'astri fiammeggianti--e la musica, la divina Musica che le +cantava come una fontana perenne nel cuore, inonderebbe d'armonia il +mondo... + + +La creaturina nella culla aprì gli occhi e pianse: «Ho fame». + + + FINE. + + + + +OPERE DI ANNIE VIVANTI + + =Lirica= + Nuova edizione (Bemporad). + + =I Divoratori= + Romanzo.--8ª edizione (Bemporad). + + =Circe= + Il Romanzo di Maria Tarnowska. + + =L'Invasore= + Dramma in tre atti. + + =Væ Victis!= + Romanzo. + + ="Zingaresca"= + + =Le bocche inutili= + Dramma. + + =Naja Tripudians= + Romanzo.--2ª edizione (Bemporad). + + =Gioia!= + Novelle.--Nuovissimo (Bemporad). + + +GIUDIZI DELLA STAMPA su «CIRCE» + +=Le Journal= (Parigi). + +.... Le hasard d'une conversation a jeté Annie Vivanti, romancier +frémissant, poète profond, sur le nom de la prisonnière, sur l'acte, sur +la secret de cette histoire. Un ami lui apporte un manuscrit de la +condamnée, un cahier de classe haché d'une écriture régulière, élégante, +indifférente, un carnet de bal--de quelle sarabande!--sur papier +rugueux. Elle se passionne et son génie divinatoire, fraternel dans la +peine, évocateur, transfigure ces pages mornes et qui n'ont que le sceau +du malheur. Elle obtient de voir--avec quelles difficultés!--la +reclusionnaire dans sa maison de force. + +Quelle révélation! Elle discerne, dévoile, retrouve une petite fille, +une éternelle enfant vagabonde dans ses pensées et dans ses voyages, +étonnée de se marier, étonnée de n'être pas aimée de son mari, étonnée +de devenir femme, de devenir mère, étonnée de sa beauté qu'elle ne +découvre, qu'on ne découvre que tard. Et tout se précipite, dans ses +étonnements. C'est avec stupeur qu'elle apprend de lui le désir et le +dégoût, qu'elle se donne, au plus beau lancier du monde, quelle le voit +mourir dans ses bras, longuement, tué par l'époux soudainement +jaloux--pourquoi? C'est une surprise pour elle de trouver au chevet +d'une amie d'enfance qui l'a appelée pour mourir celui qu'elle doit +faire mourir, le mari de l'agonisante, Emilie Komarowska... + +Mais je ne veux pas déflorer l'oeuvre inoubliable d'ANNIE VIVANTI. C'est +un lucide et incessant tourbillon d'action, de rêve, d'inconscient, de +fatalité. C'est harmonieux et terrible, c'est la vérité et c'est l'art. + +Les paradis artificiels chantés par Thomas de Quincey et Charles +Baudelaire flottent autour de plus lourdes ivresses et apportent leur +relief inconsistant à des paysages d'âmes dignes de Dostoïewski. Le +mélodrame se purifie en élégie, sans perdre rien de son intensité, de sa +fureur, de sa furie. La plus rare, la plus universelle émotion fait +palpiter ces pages de fièvre, cette reconstitution idéale et +forcenée.... Et sur cette beauté éparse et condensée, au dessus du sang +apaisé et de la fange bue par le soleil, les grandes ailes de la pitié +apportent au jour de souffrance d'une prison tout le ciel et tout le +rêve.... + + ERNEST LA JEUNESSE. + + +GIUDIZI DELLA STAMPA su «I DIVORATORI» + +=Truth.=--È un'opera di genio questo affascinante racconto di ANNIE +VIVANTI. In esso vi è una forza e un pathos, una veracità di vita e di +natura, che ci tengono incatenati dalla prima all'ultima pagina. + +=Fortnightly Review=.--La vera forza di questo libro sta nello stile, +ora morbido e delicatamente allusivo, ora fluente e fantastico. ANNIE +VIVANTI è maestra nell'arte di evocare un ambiente, dandone la speciale +atmosfera ed illuminazione. Nel humour è scintillante come una Rosalinda +Shakespeariana. + +Quest'opera, per quanto scritta in prosa, deve essere giudicata come +poesia. Difatti essa ci fa l'impressione non di un lungo ma di un grande +poema. + + (Georges Brandés). + + +GIUDIZI SUL DRAMMA «L'INVASORE» + +_Renato Simoni_ nel =Corriere della Sera=. + +Opera strana e forte.... opera di una scrittrice fortissima, tutta +ardente di una irresistibile passione.... + +_Massimo Bontempelli_ nel =Secolo=. + +.... Poesia e teatro di primissimo ordine.... + +=La Sera=. + +.... Dal breve racconto della vicenda si vede quante bellezze siano +nell'audacissimo dramma. L'autrice ha involto un problema di aspro +materialismo in una atmosfera purissima di poesia. + + +GIUDIZI DELLA STAMPA su VAE VICTIS! + +=Sir Conan Doyle=, il creatore di Sherlock Holmes, scrive all'editore +Arnold di Londra: + +«Ho letto un libro veramente terribile e veramente potente. «Vae Victis» +di Annie Vivanti. _Non ho mai letto nulla che mi abbia fatto realizzare +con tale forza ciò che la guerra significhi per il paese invaso._» + +Il «=Liverpool Courier=»: + +«Se esistesse un ministero di propaganda per pubblicare il nefando +vangelo della brutalità germanica e i fatti compiuti dai demoni +incarnati del Kaiser, quell'ufficio dovrebbe far tradurre in tutte le +lingue il libro di Annie Vivanti e disseminarlo per ogni paese della +terra». + +=Savino Varazzani=, nel _Popolo d'Italia_: + +«È sopratutto, un magnifico romanzo; è un'opera di arte d'alto valore e +della più schietta ispirazione; è uno studio di psicologia pieno di +profondo e delicato acume; questo in primo luogo; poi è anche, +fortunatamente, un fiero libro di battaglia e un'opera buona, generosa e +santa. + + . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + +«Ha la felicità e sicurezza d'intuito e la potenza d'analisi che Annie +Vivanti rivelò primamente in quei Divoratori ch'ebbero così alta e vasta +fama nella letteratura internazionale. Ha lo stesso procedere rapido, +passionale, travolgente». + +=G. Mambelli=, nel _Giornale del Mattino_: + +«Poema dolorante e poema di fede insieme, attraverso ad una virtù di +narrazione vibrante come un sonito di guerra. La nostra letteratura, +oggi, si è arricchita d'un nuovo potente documento umano». + +«=L'Idea Nazionale=» (Simplex): + +«L'una figura e l'altra (Luisa e Chérie) sono tragicamente vive, e spira +dal racconto sempre commosso, ansioso, mai stanco dalla loro storia, un +profumo intenso di martirio che riconforta nel lettore lo spirito di +giustizia inesorabile contro chi, con la sua malvagità, potè costringere +l'esistenza in così angosciose strette». + +=Mario Ferrigni=, nella _Sera_: + +«La più geniale scrittrice nostra ha scritto come sempre delle pagine +squisite». + + + + + +Nota del Trascrittore + +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo +senza annotazione minimi errori tipografici. Sono stati corretti i +seguenti refusi [tra parentesi il testo originale]: + + 13 - Mi spiace tanto pel [pei] suo cappello + 22 - razors a-flyin' [a-flyin] in the air + 155 - dissero all'unisono [all'unissono] + 212 - --Faccio un lavoro letterario,--disse. E soggiunse + [Nell'originale manca una riga. Versione inglese: + "Some literary work. I find it _very interesting_." Abbiamo + inserito "molto interessante"] + 282 - ma come [come come] vivrò io + 373 - al «Berliner Tageblatt [Tagblatt]» + 406 - dans ses pensées [pensers] + " - de rêve, d'inconscient [d'incoscient] + " - Shakespeariana [Shaxespeariana] + + + + + +End of the Project Gutenberg EBook of I divoratori, by Annie Vivanti + +*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK I DIVORATORI *** + +***** This file should be named 34983-8.txt or 34983-8.zip ***** +This and all associated files of various formats will be found in: + https://www.gutenberg.org/3/4/9/8/34983/ + +Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara +Magni and the Online Distributed Proofreading Team at +https://www.pgdp.net (This file was produced from images +generously made available by The Internet Archive) + + +Updated editions will replace the previous one--the old editions +will be renamed. + +Creating the works from public domain print editions means that no +one owns a United States copyright in these works, so the Foundation +(and you!) can copy and distribute it in the United States without +permission and without paying copyright royalties. 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It exists +because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from +people in all walks of life. + +Volunteers and financial support to provide volunteers with the +assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's +goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will +remain freely available for generations to come. In 2001, the Project +Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure +and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations. +To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation +and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 +and the Foundation web page at https://www.pglaf.org. + + +Section 3. 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Thus, we do not necessarily +keep eBooks in compliance with any particular paper edition. + + +Most people start at our Web site which has the main PG search facility: + + https://www.gutenberg.org + +This Web site includes information about Project Gutenberg-tm, +including how to make donations to the Project Gutenberg Literary +Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to +subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. diff --git a/34983-8.zip b/34983-8.zip Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..327bd65 --- /dev/null +++ b/34983-8.zip diff --git a/34983-h.zip b/34983-h.zip Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..1fb2cc2 --- /dev/null +++ b/34983-h.zip diff --git a/34983-h/34983-h.htm b/34983-h/34983-h.htm new file mode 100644 index 0000000..fc127d2 --- /dev/null +++ b/34983-h/34983-h.htm @@ -0,0 +1,18320 @@ +<!DOCTYPE html PUBLIC "-//W3C//DTD XHTML 1.0 Strict//EN" + "http://www.w3.org/TR/xhtml1/DTD/xhtml1-strict.dtd"> + +<html xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml" xml:lang="it" lang="it"> +<head> + <meta http-equiv="content-type" content="text/html; charset=iso-8859-1" /> + <title> + I divoratori, di Annie Vivanti + </title> + <style type="text/css"> +body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;} + +hr {width: 70%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em;} +hr.minor {width: 20%;} + +p {margin-top: .5em; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2;} + +p.lind {text-align: left; margin-left: 5%;} +p.rind {text-align: right; margin-right: 5%;} +.center {text-align: center; text-indent: 0;} +.r {text-align: right;} + +h1,h2 {text-align: center; font-style: normal; +font-weight: normal; line-height: 1.5; margin-top: .5em; margin-bottom: .5em;} +h1 {font-size: 200%; margin-top: 2em; margin-bottom: 2em;} +h2 {font-size: 140%; margin-top: 2em; margin-bottom: 2em;} + +a.tag {vertical-align: .3em; font-size: .8em; + text-decoration: none; padding-left: .1em; line-height: 0em;} +.footnote {font-size: 90%; margin-right: 2em; margin-left: 2em;} + +.pagenum {position: absolute; left: 95%; font-style: normal; + font-weight: normal; font-size: 65%; text-align: right; color: #999999; + background-color: #ffffff;} + +.spaced8 {margin-left: 8em;} +.spaced4 {margin-left: 4em;} +.spaced1 {margin-left: 1.5em;} + +.ast {text-align: center; font-size: 120%;} +.astline {text-align: center; letter-spacing: 2em; margin-left: 2em;} +div.dots {float: left; margin: 1em; clear: both; + width: 100%; background: url("images/dotleaders.png") left 85% repeat-x;} + +.pad4 {margin-top: 4em;} +.pad2 {margin-top: 2em;} + +.smaller {font-size: 60%;} +.small {font-size: 70%;} +.larger {font-size: 115%;} +.big {font-size: 130%;} + +em {font-style: normal; letter-spacing: .2em; margin-left: .2em;} + +.smcap {font-variant: small-caps;} +.scp {font-size: 75%;} + +div.boxed {border: 2px solid black; padding: 1em; margin: 4em 25%;} +div.boxed p {margin-left: 1.5em; text-indent: -1.5em; font-size: 95%;} + +div.critic {border: 1px dotted black; padding: 1em; margin: 4em 10%; font-size: 90%;} + +.tnote {background-color: #F5F5DC; color: #000; padding: 1em; + margin: 1em 10%; font-family: sans-serif; font-size: 90%;} +.tnote h2 {font-weight: normal; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em;} +.tnote ul {list-style-type: none;} +.tnote ul li {margin-left: 2.5em; text-indent: -2.5em;} + +.poem {margin-left: 10%; margin-right: 10%; text-align: left; + font-size: 95%;} +.poem br {display: none;} +.poem .stanza {margin: 1em 0em 1em 0em;} +.poem span.i0 {display: block; margin-left: 0em; + padding-left: 3em; text-indent: -3em;} +.poem span.i2 {display: block; margin-left: 2em; + padding-left: 3em; text-indent: -3em;} +.poem span.i4 {display: block; margin-left: 4em; + padding-left: 3em; text-indent: -3em;} + </style> + </head> +<body> + + +<pre> + +The Project Gutenberg EBook of I divoratori, by Annie Vivanti + +This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with +almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or +re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included +with this eBook or online at www.gutenberg.org + + +Title: I divoratori + +Author: Annie Vivanti + +Release Date: January 16, 2011 [EBook #34983] + +Language: Italian + +Character set encoding: ISO-8859-1 + +*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK I DIVORATORI *** + + + + +Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara +Magni and the Online Distributed Proofreading Team at +https://www.pgdp.net (This file was produced from images +generously made available by The Internet Archive) + + + + + + +</pre> + + +<div class="center"> +<p class="big">ANNIE VIVANTI</p> + +<h1>I DIVORATORI</h1> + +<p><span class="larger">ROMANZO</span><br /> +<br /><br /> +OTTAVA EDIZIONE</p> + +<p class="pad4">FIRENZE<br /> +R. BEMPORAD & FIGLIO, EDITORI<br /> +<span class="small">MCMXXII</span></p> + +<hr class="minor" /> + +<p class="pad4 small">PROPRIETÀ LETTERARIA<br /> + +per tutti i paesi compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda<br /> + +<i>Copyright 1910 by A. Vivanti Chartres</i></p> + +<p> <br /> </p> + +<p class="smaller">36-922 — Firenze, Tipografia "L'Arte della Stampa", Succ. Landi.</p> +</div> + +<hr /> + +<div class="center pad4"> +<p>AD UNA MERAVIGLIOSA BAMBINA</p> + +<p>CH'IO AMO</p> + +<p>DEDICO QUESTO LIBRO</p> + +<p>PERCHÈ LO LEGGA</p> + +<p>QUANDO AVRÀ DEI MERAVIGLIOSI BAMBINI</p> + +<p>SUOI.</p> + +<p> <br /> </p> +</div> + +<hr /> +<h2><a name="PREFAZIONE" id="PREFAZIONE"></a>PREFAZIONE</h2> + +<p><i>C'era un uomo che aveva un canarino; e disse: +"Che caro canarino! Se potesse diventare un'aquila!" +Iddio disse: "Nutrilo del tuo cuore, e diverrà +un'aquila". Allora l'uomo lo nutrì del suo cuore.</i></p> + +<p><i>E il canarino divenne un'aquila, e gli strappò +gli occhi.</i></p> + +<p class="pad2"><i>C'era una donna che aveva un gatto; e disse: +"Che caro gattino! Se potesse diventare una tigre!" +Iddio disse: "Dàgli a bere il tuo sangue, e diverrà +una tigre". Allora la donna gli diede a bere il suo +sangue.</i></p> + +<p><i>E il gatto divenne una tigre, e la sbranò.</i></p> + +<p class="pad2"><i>C'era un uomo e una donna che avevano un bambino. +E dissero: "Che caro bambino!... Se potesse +diventare un genio!"</i></p> + +<p> <br /> </p> + +<hr /> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_1" id="Page_1">[1]</a></span></p> + +<p class="center big">LIBRO PRIMO</p> + +<hr /> +<h2><a name="I" id="I"></a>I.</h2> + +<p>La creaturina nella culla aprì gli occhi e disse: — Ho +fame.</p> + +<p>Nulla si mosse nell'ombra della camera silenziosa e +l'infante ripetè il breve grido inarticolato. Allora s'udì un +fruscìo di vesti, un lieve accorrere di passi: due tenere +braccia lo sollevano, e lo acqueta un cinguettìo di dolci +parole vane. Ecco per la puerile guancia il fresco petto +materno, per la piccola bocca avida ecco la fonte di blande +e bianche delizie.</p> + +<p>Sopita e soddisfatta la creaturina ricade nel sonno.</p> + +<p class="pad2">La piccola Edith Avory tornò dalla scuola correndo, +col cappello a sghembo e le treccie al vento, ed entrò ansante +nella sala da pranzo della Casa Grigia.</p> + +<p> — Sono arrivate? — domandò a Florence, che stava +apparecchiando la tavola per il thè.</p> + +<p> — Sì, signorina, — rispose la cameriera.</p> + +<p> — Dove sono? Il « béby »<a class="tag" name="tag1" id="tag1" href="#note1">[1]</a> com'è? Dove l'hanno +portato?</p> + +<p class="footnote"><a name="note1" id="note1" href="#tag1">1.</a> Mancando nella lingua italiana familiare la parola neutra +equivalente a <i>baby</i> o <i>child</i> dell'inglese, <i>enfant</i> del francese, <i>Kind</i> +del tedesco, l'autore si permette di adattare al concetto la parola +inglese. Lo stesso valga per le parole <i>nurse</i> e <i>nursery</i>.</p> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_2" id="Page_2">[2]</a></span>E senza aspettar risposta, la ragazzetta scappò dalla +stanza e corse sgambettolando su per le scale. Giunta alla +« nursery », che fino allora era stata camera sua, si fermò. Attraverso +la porta chiusa udì un piccolo grido querulo che le +tolse il respiro. Sporse, esitando, la mano, ed aprì la porta. +Poi si fermò, attonita e delusa, sul limitare.</p> + +<p>Presso la finestra, con lo sguardo noncurante rivolto +alle verdi praterie del Hertfordshire, sedeva una donna, +severa, quadrata, vestita di percalle rosa. Batteva con +mano distratta, a colpettini leggeri e regolari, un piccolo +involto di flanella che teneva sulle ginocchia. Era il béby! +con la faccia in giù. Edith vedeva spuntare dalla flanella +da una parte la pianta di due piedini rossi e dall'altra una +piccola testa oblunga coperta di morbida lanugine nera.</p> + +<p> — Oh Dio! — esclamò, — è quello il béby?</p> + +<p> — Prego di chiudere la porta, miss, — disse la « nurse ».</p> + +<p> — Ma credevo che i bambini piccoli fossero tutti +biondi, e vestiti di bianco... con nastri celesti, — balbettò +Edith.</p> + +<p>La nurse non si degnò di rispondere. Continuò a batterellare +distrattamente colla grossa mano sulla piccola +schiena tonda coperta di flanella.</p> + +<p>Edith si avvicinò, timida.</p> + +<p> — Perchè fate così? — domandò.</p> + +<p>La donna, inarcando le sopracciglia con aria sprezzante, +la guardò da capo a piedi. Poi disse brusca e subitanea: — Flatulenza! +ventosità — e continuò a picchiettare.</p> + +<p>Edith, interdetta, si domandò che cosa significasse +quella risposta. Poteva riferirsi al cattivo tempo? od era +forse un modo volgare di dire a Edith di star zitta?</p> + +<p>Dopo un po', osò domandare:</p> + +<p> — La sua mamma — e additò l'involto — è arrivata +anche lei?<span class="pagenum"><a name="Page_3" id="Page_3">[3]</a></span></p> + +<p> — Sissignora, — rispose la nurse. — E quando ve +ne andrete, abbiate la cortesia di chiudere la porta dietro +di voi.</p> + +<p>Edith mortificata e attonita obbedì.</p> + +<p>Udendo delle voci nella camera di sua madre, guardò +dentro, e vide una giovinetta vestita di nero, con capelli +neri come quelli del béby, seduta sul sofà, accanto a sua +madre. L'estranea piangeva, tutta scossa da singhiozzi, +colla faccia nascosta in un piccolo fazzoletto ad orli neri.</p> + +<p> — Vieni, vieni, Edith, — disse la madre. — Vieni, +guarda! Questa è tua cognata Valeria. Dàlle tanti baci e +dille di non piangere.</p> + +<p> — Ma dov'è la mamma del bambino? — disse Edith, +per guadagnar tempo prima di baciare quel lacrimoso +viso sconosciuto.</p> + +<p>La giovinetta in lutto alzò gli occhi dal fazzoletto — occhi +oscuri inondati di lacrime.</p> + +<p> — Son io, — disse, con un rapido sorriso luminoso, +ed una lacrima, cadendo, le si fermò in una fossetta della +guancia. — Ma non è un bambino, sai; è una bambina. +Che cara! — soggiunse, baciando Edith, — che cara ragazzina +che potrà giocare col mio angioletto!</p> + +<p> — Oh, ma è troppo piccola quella lì, per giocare, — disse +Edith con disprezzo. — E poi, — soggiunse, — ho +visto quella donna che la batteva.</p> + +<p> — La batteva! — esclamò la ragazza in lutto, balzando +in piedi.</p> + +<p> — La batteva! — gridò la madre di Edith.</p> + +<p>Ed entrambe uscirono precipitosamente.</p> + +<p>Edith, rimasta sola, volse lo sguardo per la camera +familiare. Sul letto di sua madre giaceva una piccola coperta +di flanella ricamata, uguale a quella che avvolgeva +il béby; ed una cuffietta minuscola; e degli scalfarotti; +e un sonaglino di gomma. Sopra una seggiola vide una<span class="pagenum"><a name="Page_4" id="Page_4">[4]</a></span> +giacchetta nera, ed un cappello nero guarnito di crespo +e di grosse ciliegie, nere ed opache.</p> + +<p>Edith ne schiacciò una fra le dita, e la ciliegia si ruppe, +vitrea e glutinosa. Poi la ragazzetta andò allo specchio e +si provò il cappello. Le piacque vedere il suo piccolo viso +lungo sotto quella acconciatura caliginosa, e la fece traballare, +tentennando il capo in qua e in là.</p> + +<p> — Quando sarò vedova — disse tra sè — porterò anch'io +un cappello come questo. — Poi lo fece cadere dalla +sua testa sopra la seggiola. Schiacciò rapidamente un'altra +ciliegia, e uscì per andare a vedere la bambina.</p> + +<p>La trovò nella nursery tra le braccia della nonna, che +la faceva ballare in su e in giù. La creaturina teneva il +pugno in bocca, e i larghi occhi guardavano nel vuoto. +La ragazza in lutto, le stava davanti in ginocchio, +battendo le mani e cantando: « Cara! cara! cara!... bella! +bella! bella! » mentre Wilson, la nurse, voltando le larghe +spalle indifferenti, vuotava i tiretti del cassettone di Edith, +piegando le sue cose e mettendole da parte per portarle +disopra nella cameretta che doveva d'or innanzi servire +alla ragazzina; poichè della camera di Edith aveva bisogno +il béby.</p> + +<p>Edith si stancò presto di star lì, e scese in giardino +a cercare del « Brown Boy », il ragazzo del giardiniere. +Lo trovò nell'orto intento a tagliare i germogli delle piante +di fragola. Era tutto colore del terriccio, e ne aveva +come sempre sulle mani, sulla faccia e nei capelli. Perciò +più che per la sua parentela, si chiamava il « Brown Boy ».</p> + +<p> — Buona sera, — disse Edith fermandosi davanti a +lui con le mani dietro la schiena.</p> + +<p> — Buona sera, — disse Jim Brown, senza smettere +il suo lavoro.</p> + +<p> — Sono arrivate! Sono già lì tutt'e due, — disse la +ragazzetta.<span class="pagenum"><a name="Page_5" id="Page_5">[5]</a></span></p> + +<p> — Ah sì? — E Jim Brown sedette sulle calcagna +pulendosi le mani sui pantaloni.</p> + +<p> — Il béby è nero, — disse Edith, cupamente.</p> + +<p> — Misericordia! — esclamò Jim, spalancando gli occhi +grandi e chiari.</p> + +<p> — Sì, — proseguì Edith. — Ha i capelli neri e la faccia +rossa. Un orrore.</p> + +<p> — Oh, miss Edith, — disse Jim Brown, — che paura +m'avete fatto! Avevo capito che il bambino fosse un moro, +visto che la mamma sua è di paesi così lontani!</p> + +<p>Edith crollò il capo.</p> + +<p> — Proprio moro, no. Ma è un béby sbagliato. Se fosse +giusto avrebbe i capelli biondi e gli occhi celesti.</p> + +<p> — La madre com'è? — domandò Jim.</p> + +<p> — Nera, nera anche lei. E quella nurse! Una donna +orribile, — sospirò Edith. — Sono tutti diversi da come +me li aspettavo.</p> + +<p>E sconfortata sedette sull'erba.</p> + +<p> — Valeria, che è la mamma del béby, è italiana, e +tutta vestita di lutto, — narrò Edith, sempre più depressa. — E +sono venute a star qui per sempre. E quel béby +avrà la mia camera, e io andrò disopra vicino a Florence in +quella stanza piccola.... piccola così. — Edith per illustrare +fece un cerchio unendo i pollici e gli indici. — E anche noi +ci vestiremo tutti di lutto perchè mio fratello Tom è morto. +E Tom era il papà di quel béby. E quel béby è mia nipote.</p> + +<p> — Povero signor Tom! — disse Jim Brown, scotendo +la testa. — Era il prediletto di voi tutti, non è vero?</p> + +<p> — Oh! sì, — fece Edith, — si capisce. Eravamo in +tanti, che, naturalmente, quelli di mezzo erano i preferiti.</p> + +<p> — Non vedo perchè, — disse Jim.</p> + +<p> — Ma è evidente, — ragionò Edith. — Essendo in +tanti si era già stufi di quelli più grandi, e nessuno aveva +voglia di quelli più piccoli... ecco perchè! Del resto, — riprese<span class="pagenum"><a name="Page_6" id="Page_6">[6]</a></span> +gaia, — poco importa. Tanto, adesso sono tutti +morti.</p> + +<p>E si levò dall'erba, e lo aiutò un poco a rimondare le +piante di fragola, per far venire l'ora del thè.</p> + +<p>Venne a chiamarla suo nonno, una bella figura di +vecchio, alto e maestoso. S'avvicinò lentamente, trascinando +un po' i piedi sulla ghiaia del viale.</p> + +<p>Edith gli saltellò incontro e mise la sua mano tiepidetta +nelle dita fredde e avvizzite del vecchio. Quindi +si avviarono insieme verso la casa.</p> + +<p> — Le hai viste, nonno? — chiese lei, sgambettandogli +intorno mentre egli procedeva a passo lento traverso +il prato.</p> + +<p> — Visto chi, cara? — domandò il vecchio.</p> + +<p> — Ma Valeria, e la bambinetta.</p> + +<p> — Che bambinetta? — disse il nonno, fermandosi a +riposare ed ascoltare.</p> + +<p> — Ma la bambina di Tom, nonno! — disse Edith. — Sai +bene! la piccola bambina del povero Tom, che è morto. +E' venuta a star quì, con la sua mamma. E c'è anche la +sua nurse. Si chiama Wilson.</p> + +<p> — Ah sì? — disse il nonno vagamente, e si mosse per +andare avanti. Poi si fermò di nuovo. — Dunque Tom +è morto?</p> + +<p> — Ma nonno! nonno! Lo sai bene! Te l'ho pur detto +mille volte in questi giorni.</p> + +<p> — E' vero, — disse il vecchio, pensosamente, togliendosi +il berretto di velluto nero e passandosi la mano nei +fini capelli bianchi. — E' vero; Tom è morto. Povero +Tom. Ma.... — continuò, esitando, — quale Tom? Mio +figlio Tom? o suo figlio Tom?</p> + +<p> — Tutt'e due quei Tom, — disse Edith; — son morti +tutt'e due. L'uno è morto quattro giorni fa, e l'altro è +morto sette anni fa; e tu non li devi confondere a quel<span class="pagenum"><a name="Page_7" id="Page_7">[7]</a></span> +modo. Dunque, ricordati: un Tom era mio papà e tuo figlio, +e l'altro era suo figlio e papà del béby. Adesso non li confonderai +più, vero?</p> + +<p> — No, cara, — disse il nonno.</p> + +<p>Dopo qualche istante si fermò di nuovo.</p> + +<p> — E dici che si chiama Wilson?</p> + +<p> — Che chi si chiama Wilson? — esclamò Edith, +molto impaziente.</p> + +<p> — Ma come vuoi che lo sappia io? — disse il nonno.</p> + +<p>Allora Edith rise, e rise anche il vecchio.</p> + +<p> — Via, fa lo stesso, nonno, — disse Edith; — non +pensarci più. Vieni a vedere il béby.</p> + +<p> — Che béby? — disse il nonno.</p> + +<p> — Ma, nonno!... Il béby del figlio di tuo figlio Tom.</p> + +<p> — Come? — disse il nonno. — Torna un po' a dire....</p> + +<p> — Ma sta attento e ricordati! — spiegò Edith. — Il +figlio di tuo figlio Tom, era il papà di questo béby.</p> + +<p> — Il figlio... del tuo Tom... del tuo papà... Dimmi +quando devo dire béby.... — disse il nonno.</p> + +<p class="pad2">Edith si svegliò nella notte e si rizzò spaurita a sedere +sul letto.</p> + +<p> — Cos'è? Cos'è? — gridò — Che cos'è successo?</p> + +<p> — Ma niente, — rispose la voce di Florence dalla +camera vicina. — Dormi, dormi, caruccia; non è che il béby.</p> + +<p> — Ma perchè strilla così?</p> + +<p> — Eh, sarà, come si dice, « rigirato », — spiegò Florence, +con voce di sonno.</p> + +<p> — Allora perchè non lo rigirano per il suo verso?</p> + +<p> — Oh! miss Edith, — esclamò Florence impazientita, — adesso +dorma e stia zitta. Quando si dice di un bambino +che è rigirato, vuol dire che dorme tutto il giorno e strilla +tutta la notte.</p> + +<p>E infatti il béby fece così.<span class="pagenum"><a name="Page_8" id="Page_8">[8]</a></span></p> + +<hr /> +<h2><a name="II" id="II"></a>II.</h2> + +<p>Un febbraio mite moriva blandamente sulla campagna +inglese, quando marzo irruppe con urli di vento e scrosciar +di pioggie. Respinse i diffidenti boccioli e il trepido +verdeggiare; e via, fischiando per le lande villanamente, se +ne andò. La stagione si fermò, timida e intirizzita.</p> + +<p>Una mattina, ecco Primavera far capolino sopra le +siepi. Scappò presto inseguita dal vento; ma gettò, fuggendo, +una manata di crochi, e lasciò anche cadere una +primola o due. Più tardi tornò piano, tra due acquazzoni, +a dare una occhiata in giro... E all'improvviso, un giorno, +eccola: alta, flava e inghirlandata! Gli astri di brina si +sciolsero ai suoi piedi, e le allodole si lanciarono nei cieli.</p> + +<p>Valeria chiese a prestito da Edith il suo grande cappello +da giardino, lo legò sotto il mento con un nastro nero, +e uscì nel giovane sole, attraverso la campagna di smeraldo.</p> + +<p>Intorno, la lucentezza della verzura nuova si spingeva +appassionatamente verso l'adolescente azzurro del cielo. +E Tom era morto.</p> + +<p>Tom giaceva nelle tenebre, lontano da tutto ciò, sotto +la terra del piccolo cimitero di Nervi, dove il mare, che +egli aveva tanto amato, scintillava e danzava a pochi +passi dai suoi occhi chiusi, dal suo cuore immoto, dalle +sue mani incrociate.</p> + +<p>Ah, le mani incrociate di Tom! Ecco l'unica cosa +che ella potesse rammemorare di lui quando, chiudendo +gli occhi, tentava di rievocarlo.</p> + +<p>Non le riusciva di veder altro. Per quanto ella si provasse, +concentrandosi, con occhi chiusi ed appassionata<span class="pagenum"><a name="Page_9" id="Page_9">[9]</a></span> +volontà, rievocarne il viso — ahimè! i cari, noti lineamenti +si confondevano, si dileguavano, e nulla restava +davanti a lei che quelle tristi mani scolorate, quali le +aveva vedute per l'ultima volta. Terribili, inavvicinabili +mani!</p> + +<p>Erano quelle, le mani di cui Tom aveva sempre avuto +tanta cura? di cui si era compiaciuto con ingenua vanità? +quelle, le mani che ella aveva accarezzate, poggiando +sovr'esse la guancia? Il solo pensarlo le faceva paura. +Quelle mani fisse, finite, rinunzianti, erano dunque le mani +che avevano dipinto i delicati paesaggi d'Italia, che ella +aveva amato, e gli altri quadri che ella aveva aborrito, +perchè in tutti appariva la perlata nudità della bionda +modella di Trastevere? Quelle, le mani che remavano nella +barca « Luisa » sul Lago Maggiore, conducendo lei e lo zio +Giacomo all'Isola Bella? Le mani che improvvisamente +avevano afferrate le sue, una mattina alla Madonna del +Monte — quella mattina che ella portava un vestito celeste +col colletto alla marinara e una cravatta rossa...</p> + +<p>Le pareva ancora di vederlo fermarsi subitamente davanti +alla Quinta Cappella e dire, con quel suo strano e +caro accento inglese: « Volete essere sposina mia? » Ed ella +si era messa a ridere, e gli aveva risposto in inglese, colle +sole tre parole che sapeva e che egli stesso le aveva insegnate +attraverso la table-d'hôte — : « Yes. Please. Thank-you! »</p> + +<p>Poi, avevano riso tutt'e due, tanto, che lo zio Giacomo +aveva detto che la Madonna li punirebbe.</p> + +<p>E la Madonna li aveva puniti. Lo aveva fulminato +nel suo venticinquesimo anno, pochi mesi dopo il loro +matrimonio, spezzandogli la giovinezza come una bolla +di cristallo. A Valeria era toccato udirlo tossire, giorno +per giorno, notte per notte, tossire, tossire, tossire; distaccandosi +dalla vita a piccoli colpi di tosse secca, e raspamenti +di gola; e più tardi in terribili parossismi che lo<span class="pagenum"><a name="Page_10" id="Page_10">[10]</a></span> +lasciavano estenuato e senza respiro; e poi in una tosse +molle e facile a cui egli quasi non badava più. Erano corsi +da Firenze dove c'era troppo vento, a Nervi dove c'era +troppo caldo; da Nizza dove c'era troppo rumore, ad Airolo +dove c'era troppo silenzio; finalmente, con un impeto di +speranza, con un affrettato raccogliere di scialli e pastrani +di pennelli e colori, di pattini e ski, erano partiti per Davos.</p> + +<p>E a Davos brillava il sole — e nacque béby! Tom +Avory usciva con pattini o « bobsleigh » ogni mattina, +e in otto settimane era cresciuto di peso quasi tre chili.</p> + +<p>Ecco che un giorno una signora americana, di cui il +figlio era moribondo, disse a Valeria:</p> + +<p> — Non è bene per la vostra piccina di stare quassù. +Mandatela via da Davos; o quando avrà quindici anni +comincierà a tossire anche lei.</p> + +<p>« Mandatela via! » Sicuro; bisognava mandar via béby. +Valeria capiva che bisognava fare così. Sentiva lei pure +che lo stormo di microbi che usciva da tutti quei polmoni +malati la ravvolgevano, lei e la sua creatura, in un nembo +di morte. I germi dell'etisia! essa li sentiva, li vedeva, li +respirava. Le pareva che l'odore ne fosse sul suo guanciale +la notte; che le lenzuola e le coltri li esalassero; che +il cibo ne fosse pregno. Poco le importava per sè; ella si +sentiva forte e sana. Ma la sua creatura! Quel fragile fiore +del suo sangue, era anche del sangue di Tom! Tutti i fratelli +e le sorelle di Tom, meno una sola — una ragazzetta +chiamata Edith, che viveva in Hertfordshire — tutti eran +morti nell'adolescenza: uno a Bournemouth, uno a Torquay, +uno a Cannes, una — la piccola Sally, la sorella +prediletta di Tom — a Nervi. Tutti erano morti, fuggendo +la morte che portavano in seno. Ora Davos aveva salvato +Tom. Ma bisognava mandar via la piccina.</p> + +<p>Chiesero consiglio a due dottori. L'uno disse: « Eh! +si sa!... » e l'altro disse: « Eh! non si sa!... »<span class="pagenum"><a name="Page_11" id="Page_11">[11]</a></span></p> + +<p>Tom e Valeria decisero di non correre rischi. Una +mattinata nevosa, si misero tutti in viaggio per Landquart; +ivi Tom doveva lasciarle proseguire da sole, il dottore +avendogli raccomandato di tornare subito a Davos. Ma +a Landquart la bambina piangeva, e Valeria piangeva; +dunque Tom saltò nel treno con loro e disse che le accompagnerebbe +fino a Zurigo; colà lo zio Giacomo sarebbe +venuto a prenderle per condurle in Italia.</p> + +<p> — Allora sarete sane e salve, mie due povere scioccherelle +sperse, — disse, cingendole tutt'e due con braccio +protettore, mentre il treno li portava giù verso le nebbie. +E porse alla sua piccolissima bimba un dito, a cui la minuscola +mano si avviticchiò.</p> + +<p>Ma Tom non arrivò mai a Zurigo. Ciò che vi arrivò +era una forma inerte e terribile, colle membra abbandonate +e la bocca piena di sangue.</p> + +<p>Valeria pianse, e la bambina pianse; e una folla di +impiegati e di curiosi si radunò intorno a loro. La bambina +pianse, e Valeria pianse; ma Tom non poteva più +consolare le sue due povere scioccherelle sperse.</p> + +<p>Gli trovarono nella tasca il testamento:</p> + +<p>« Valeria, <em>my darling</em>; lascio a te tutti i miei beni +terreni. Conduci in Inghilterra la bambina. Fammi seppellire +a Nervi, vicino a Sally. Mi hai reso molto felice. — Tom. »</p> + +<p>... Questi erano i ricordi di Valeria, mentre camminava +nel mite sole inglese, e piangeva amaramente sotto l'ala +del vecchio cappello di Edith.</p> + +<p>Giunta ad un ponticello gettato sopra un torrente, +Valeria si fermò, appoggiandosi al parapetto; e, come si +sporgeva a guardar giù, il cappello di Edith le cadde dalla +testa, battè sull'acqua e seguì il filo rapido della corrente.</p> + +<p>Valeria lo rincorse lungo la sponda, ma il cappello, +girando in mezzo all'acqua, si fermò contro un sasso sporgente.<span class="pagenum"><a name="Page_12" id="Page_12">[12]</a></span> +Valeria gettò dei fuscelli e dei ciottoli per farlo +muovere, e finalmente, galleggiante e frivolo, esso riprese +la sua via... Valeria corse lungo la sponda in pendìo, +scivolando sull'erba bagnata e sui sassi umidi; e il cappello +sobbalzava e dondolava laggiù, sulle minuscole onde, +con un lungo nastro nero teso dietro di sè, come un +magro braccio invocante.</p> + +<p>Dove il torrente piegava verso un bosco di faggi il cappello +girò con esso, e dietro al cappello Valeria.</p> + +<p>A un tratto un'esclamazione di sorpresa la fece trasalire; +e alzando il viso accaldato vide sull'altra sponda +un giovane alto, biondo e abbronzato, che pescava.</p> + +<p> — Accidenti! — esclamò lo sconosciuto, alla vista +del galleggiante adornamento. — Addio, trota!</p> + +<p>E Valeria, timidamente:</p> + +<p> — Scusi, potrebbe ripescarmi il cappello?</p> + +<p>Il giovane rise e salutò. Poi a grande stento riuscì a +fermare il cappello colla canna, attirandolo a sè con pazienti +manovre.</p> + +<p> — Ahi, quella mia grossa trota! — mormorò. — Da tre +giorni — tre lunghi giorni! — le stavo dietro, e adesso era +lì...! Basta! — sospirò, e trascinò fuor dall'acqua l'inzuppato +copricapo. — Ecco il vostro cappello!</p> + +<p>Lo sollevò con due dita, tenendolo pel nastro sgocciolante.</p> + +<p>Non era mai stato un bel cappello: era anzi una vecchia +e orribile pastorella che Edith portava, protestando, +da molto tempo. Certo non pareva un oggetto pel quale +valesse la pena di pescare tre giorni.</p> + +<p> — Oh, grazie tanto! — disse Valeria. — Ma, adesso +come faccio a prenderlo? — E tese, dalla sua sponda, sopra +l'acqua larga che li separava, una piccola mano, breve e vana.</p> + +<p> — Glielo porterò io, — disse il giovane, tenendo ancora +a braccio teso la sgocciolante acconciatura.<span class="pagenum"><a name="Page_13" id="Page_13">[13]</a></span></p> + +<p> — Oh, non si disturbi, — disse Valeria, — me lo può +gettare!</p> + +<p>Il giovane rise.</p> + +<p> — Stia indietro, allora; se la tocca, le darà il raffreddore!</p> + +<p>E con gesto allegro scagliò il cappello, che cadde floscio +e molle ai piedi di Valeria.</p> + +<p> — Dio, che roba! — disse lei, raccogliendolo; e con +fronte turbata contemplò la guarnizione di tulle nero che +pendeva madida e lamentevole dal bordo. — E adesso +cosa ne faccio? Metterlo è impossibile. E se m'arrampico +su per queste rive, così ripide e sdrucciole, non credo +neppure di poterlo portare in mano...</p> + +<p> — Ebbene, me lo torni a gettar qui, — disse il giovane +ridendo, — e lo porterò io fino al ponte.</p> + +<p>Allora ella, prendendolo ben di mira, gli gettò in pieno +petto il pesante e malinconico oggetto; poi si avviarono, +ognuno dalla sua parte dell'acqua, e camminarono così, +sorridendosi da una riva all'altra. Sul ponte s'incontrarono +e si stesero la mano.</p> + +<p> — Mi spiace tanto per la sua trota, — disse lei. —</p> + +<p> — Mi spiace tanto <a name="tn13" id="tn13"></a>pel suo cappello, — disse lui.</p> + +<p>E risero entrambi. Poi non seppero più che cosa dirsi.</p> + +<p>Egli, allora, vedendole i riccioletti umidi sulla fronte +bianca, e le fossette nelle guancie, soggiunse:</p> + +<p> — E domani che cosa si metterà in capo... quando +viene qui?</p> + +<p> — Domani? — domandò lei, alzando due occhi ingenui.</p> + +<p> — Sì, domani. Verrà, nevvero? — disse egli, ed arrossì +un poco, perchè era assai giovane. — A quest'ora, +vuole? — E guardò l'orologio. — Alle undici, dunque...</p> + +<p>A quelle parole anche Valeria arrossì. Ma d'un rossore +avvampante ed improvviso che poi le lasciò subito la +faccia lattea di pallore.<span class="pagenum"><a name="Page_14" id="Page_14">[14]</a></span></p> + +<p> — Le undici! Sono le undici? — esclamò con gli occhi +larghi ed esterrefatti.</p> + +<p> — Sì. Ma che cos'ha? Perchè si agita?</p> + +<p> — Mio Dio! Il béby! — fece lei ansante. — Ho dimenticato +il béby! — e senz'altro si volse e corse via traverso +i prati, con i riccioli al vento, e col cappello inzuppato +che le batteva sulla gonna nera.</p> + +<p>Giunse a casa trafelata e pallida. Vide la nurse, rigida +ed aspettante, sulla terrazza.</p> + +<p> — Sono in ritardo, Wilson? — balbettò lei.</p> + +<p> — Sissignora, — disse la serva, con voce aspra e severa. — Molto +in ritardo.</p> + +<p> — Oh Dio! e béby? Ha pianto? — chiese Valeria ansante. — Come +sta? Cosa fa la mia creatura?...</p> + +<p> — La sua creatura — disse la donna austera — <em>ha +fame</em>.</p> + +<hr /> +<h2><a name="III" id="III"></a>III.</h2> + +<p>Il giovane biondo tornò ogni giorno alla pesca nel +torrente, ma non pigliò altro che la sua grossa trota. La ragazza +vestita di lutto, coi riccioli e le fossette, non venne +più. Le vacanze finirono, ed egli se ne tornò a Londra; +ma prima di partire lasciò sulla riva — là dove si erano +incontrati — una lettera d'amore per Valeria, puntata +a un lembo del crespo nero caduto dal cappello, e fissato +con un sasso perchè non volasse via.</p> + +<p>Valeria trovò la lettera. Ella era rimasta chiusa in +casa una settimana, coll'anima invasa dal pentimento +e dal ricordo di Tom. Poi la primavera e la sua giovinezza<span class="pagenum"><a name="Page_15" id="Page_15">[15]</a></span> +si erano dati la mano per attirarla fuori, verso l'ignoto +e le chiamanti acque e i prati in fiore. Arrossente ed esitante, +con un mazzo di primole alla cintura, ella aveva +ritrovato il sentiero che va per i prati al ponte, e dal ponte +al bosco di faggi... Ma nessuno la vide, eccetto un magro +cavallo solitario in mezzo a un prato, che all'improvviso +la rincorse, con la coda in aria e la criniera al vento, facendola +rabbrividire di paura.</p> + +<p>Giunta nel bosco scorse subito, vicino all'acqua, la +garza nera e il biglietto che v'era appuntato. Lo lesse +tremando. Egli diceva di chiamarsi Frederick Allen; studiava +legge nel Temple e scriveva per i giornali. Le diceva +inoltre che essa aveva degli occhi « haunting », e che +ahimè! certo non si sarebbero riveduti mai più! Egli domandava +se avesse poi ritrovato quel béby di cui il pensiero +l'aveva tanto agitata; e dove mai era stato lasciato? e che +béby era? E perchè, oh, perchè non s'era ella voltata +neppure una volta per fargli un cenno d'addio? Egli la +pregava di non adirarsi se egli si permetteva di dirle che +l'amava, e che non la dimenticherebbe mai più. E che +per pietà ella gli dicesse il suo nome! Soltanto il suo nome! +<em>Please! please</em>. Ed egli era per sempre e per sempre il +devoto suo <em>Frederick</em>.</p> + +<p>Valeria tornò a casa come in sogno. Andò a cercare +nel suo dizionario inglese-italiano la parola « haunting ». +La trovò: « ossessionante »!</p> + +<p>Si sentì contenta di avere gli occhi ossessionanti. E +lui, che occhi aveva? Non si ricordava più. Azzurri forse. +Forse bruni.</p> + +<p>In tutti i modi Valeria rammentava il suo viso, giovane +e abbronzato; ed aveva pur notato, quando salutandola +sul ponte s'era tolto il cappello, la lucentezza bionda +della sua corta capigliatura.</p> + +<p>Pensò dapprima che sarebbe bene rimandargli la lettera; +senz'altro.<span class="pagenum"><a name="Page_16" id="Page_16">[16]</a></span></p> + +<p>Poi decise di aggiungervi poche parole... oh! parole di +rimprovero, s'intende! Infine, un giorno grigio e uggioso, +in cui tutti parevano di cattivo umore, e il béby aveva +strillato perchè voleva la Wilson e poi perchè non la voleva, +e Edith aveva risposto male, e tutto era orrido e odioso, +Valeria prese un foglio di carta da lettere e, con molte +fitte di rimorso, vi tracciò sopra il suo nome. La carta era +listata di nero. D'un tratto Valeria scoppiò in pianto, e +cadde in ginocchio davanti al foglietto di carta, e ne baciò +l'orlo nero, e pregò Dio e Tom che la perdonassero.</p> + +<p>Poi bruciò il foglio, e andò dalla sua piccina, che +gridava a squarciagola per tutto e con tutti, e cercava +di uccidere una pecora di guttaperca, fino allora teneramente +amata.</p> + +<p>Tuttavia, nei primi giorni di aprile (era un aprile mite +e suggestionante, che pareva susurrasse al cuore come sia +dolce ed evanescente la vita) Mr. Frederick Allen, nelle +sue « chambers », a Londra, ricevette due lettere invece +di una sola.</p> + +<p>Hannah, la petulante cameriera che gliele portò in +camera, s'indugiò con aria distratta mentre egli le apriva. +L'una conteneva uno chèque per sei ghinee mandatogli +da un giornale; l'altra un semplice biglietto da visita:</p> + +<p class="pad2"> — Valeria Nina Avory! Chi diavolo sarà? — disse +Allen, girando il biglietto tra le mani. — Tieni, — disse, +gettandolo con gesto trascurato a Hannah. — Questa +sarà qualche modista di Regent Street o Piccadilly. Quando +vorrai dei fronzoli, potrai andarci.</p> + +<p>E, poichè aveva ricevuto le sei ghinee, mentre non se ne +aspettava che quattro, sentendosi di buon umore, pizzicò il<span class="pagenum"><a name="Page_17" id="Page_17">[17]</a></span> +mento di Hannah, chiuse il libro di « Roman Law », e +andò a passare la giornata, con un amico, sul Tamigi.</p> + +<p>Hannah gettò il biglietto di visita nella secchia del +carbone, e la cuoca all'indomani lo bruciò.</p> + +<p>Ecco tutto.</p> + +<p class="pad2">Aprile portò alla bambina un piccolo dente.</p> + +<p>Maggio gliene portò un altro, e le increspò sulla nuca +i fini capelli.</p> + +<p>Giugno le tolse i bavaglini e le diede un sorriso a fossette, +copiato da quello di Valeria.</p> + +<p>Luglio le mise sulle labbra una parola o due.</p> + +<p>Agosto la piantò dritta ed esultante, con le spalle +al muro; e Settembre la mandò coi piedini barcollanti a +cadere nelle braccia tese della mamma.</p> + +<p>I suoi nomi erano Giovanna Desiderata Felicita.</p> + +<p> — Non posso tenere a mente tutti quei nomi, — disse +il nonno. — Chiamatelo Tom.</p> + +<p> — Ma nonno, è una bambina! — disse Edith.</p> + +<p> — Lo so bene. Me l'hai già detto, mi pare, — disse +il vecchio un po' stizzito.</p> + +<p>Da che v'era tanto chiasso in casa egli era diventato +impaziente ed irritabile.</p> + +<p> — Sì, caro nonno, sì, — disse la signora Avory, accarezzando +dolcemente la mano del vecchio; — dirai tu il +nome che preferisci. Quale è il nome di ragazzina che credi +di poter tener a mente?</p> + +<p> — Nessun nome. Nessuno affatto, — disse il vecchio.</p> + +<p> — Suvvia, caro, suvvia! — disse la signora Avory. — Puoi +ben ricordarti « Anna », non ti pare? o « Maria ».</p> + +<p> — No. Non posso, — disse il nonno.</p> + +<p>Allora Edith suggerì il nome « Giulia ». E Valeria +propose « Camilla ». E Florence, che stava mettendo la +tavola, disse:<span class="pagenum"><a name="Page_18" id="Page_18">[18]</a></span></p> + +<p> — Provino a fargli dire « Nellie » o « Katy »?</p> + +<p>Ma il vecchio signore si rifiutò ostinatamente a ricordare +qualsiasi di questi nomi; e continuò per molto tempo +a chiamare la bambina « Tom ».</p> + +<p>Una sera, a tavola, disse improvvisamente:</p> + +<p> — Dov'è Nancy?</p> + +<p>La signora Avory ed Edith si guardarono trasalendo, +e Valeria alzò gli occhi meravigliati.</p> + +<p> — Dov'è Nancy? — ripetè il nonno, con impazienza.</p> + +<p>La signora Avory gli pose teneramente una mano sul +braccio.</p> + +<p> — La povera Nancy è in Paradiso, — disse dolcemente.</p> + +<p> — Come? — gridò il vecchio, gettando in terra il tovagliolo, +e girando gli occhi spiritati intorno alla tavola.</p> + +<p> — Pur troppo, la tua cara figlioletta Nancy è morta +molti, molti anni fa, — ripetè la signora Avory.</p> + +<p>Il vecchio si rizzò alto e fremente.</p> + +<p> — Non è vero! — gridò con voce terribile. — Nancy +era qui questa mattina. L'ho vista io. Mangiava la tapioca.</p> + +<p>Le sue labbra tremarono e si mise a piangere.</p> + +<p>Valeria scattò in piedi e uscì dalla stanza. Un istante +dopo rientrò, portando tra le braccia la sua bambina che +sgambettava nella lunga camicia da notte, e garriva come +una rondinetta.</p> + +<p> — Ecco Nancy! — disse Valeria con voce un po' +tremante.</p> + +<p> — Ma sì! guarda, nonno, — gridò Edith, battendo +le mani, — non piangere, nonno! Ecco Nancy!</p> + +<p>E la signora Avory tutta pallida:</p> + +<p> — Ma guarda, caro padre, ecco Nancy!</p> + +<p>Il vecchio alzò i ceruli occhi e il suo sguardo lievemente +appannato, come un vetro celeste su cui il tempo<span class="pagenum"><a name="Page_19" id="Page_19">[19]</a></span> +avesse alitato, incontrò e trattenne lo sguardo luminoso +della creaturina novella.</p> + +<p>A lungo, a lungo il vecchio interrogò con lo sguardo +vacillante quelle limpide profondità. Poi disse lentamente:</p> + +<p> — Ecco Nancy.</p> + +<p>E béby fu Nancy da quel giorno in poi.</p> + +<hr /> +<h2><a name="IV" id="IV"></a>IV.</h2> + +<p>Il giorno in cui Nancy compì i tre anni, e che intorno +al suo « birthday-cake » — la focaccia del giorno natalizio — furono +accese solennemente le tre candele d'uso, Edith +mise i gomiti sulla tavola e disse:</p> + +<p> — E dunque, che cosa sarà Nancy?</p> + +<p> — Buona, — saltò su a dire la piccina, — molto, molto +buona. Dammi un altro di quei dolci che fanno <em>pum</em>! +Nonna, tienimi le orecchie.</p> + +<p>Edith le tese un salterello avvolto di carta d'oro e +adorno di figurette; e Nancy, con le mani della nonna +sulle orecchie e con gli occhi chiusi, lo tirò con molti strilli +di gioia e di spavento.</p> + +<p>Edith, ora alta e sottile, e di cui le due treccie si erano +fuse in una sola, appuntata sulla nuca da un gran nodo +di nastro, ripetè la sua domanda.</p> + +<p> — Che cosa vuoi dire? — le chiese la signora Avory.</p> + +<p> — Spero bene, — disse Edith con gravità, — che non +vorrete farne semplicemente una ragazza come tutte le +altre!</p> + +<p>Allora Valeria parlò timidamente:<span class="pagenum"><a name="Page_20" id="Page_20">[20]</a></span></p> + +<p> — Veramente, ho pensato qualche volta che desidererei... +che fosse... un genio!</p> + +<p>Ed esprimendo questo audace pensiero, Valeria arrossì.</p> + +<p>Edith approvò col capo, serenamente. La signora +Avory guardò dubbiosa la figuretta della sua nipotina, +intenta ora a tirar giù la tovaglia per arrivare ai salterelli. +La piccola Nancy s'accorse subito di quello sguardo +indulgente e si avvicinò alla nonna.</p> + +<p> — Turami le orecchie, — disse, — e dammi un altro +di quei dolci che fanno <em>pum</em>.</p> + +<p>La signora Avory con mano carezzevole aggiustò il +nastrino celeste che fermava in cima alla piccola testa +il ciuffo di ricci neri.</p> + +<p> — Perchè vuoi che ti turi le orecchie? — chiese sorridendo.</p> + +<p> — Perchè i dolci col <em>pum</em> mi fanno paura.</p> + +<p> — E allora perchè li vuoi?</p> + +<p> — Perchè mi piacciono.</p> + +<p> — E perchè ti piacciono?</p> + +<p> — Perchè mi fanno paura, — disse Nancy, con un +adorabile sorriso. Tutti trovarono questa risposta straordinariamente +profonda, e la conversazione ritornò sull'argomento +del genio di Nancy.</p> + +<p> — Certo, — osservò Edith, — avrà talento per la +pittura. Suo padre, povero caro Tom! era un paesista meraviglioso. +E credo che anche nella figura abbia fatto delle +bellissime cose. Vero, Valeria?</p> + +<p>Ma Valeria aveva nascosta la faccia nelle mani e scoteva +la testa:</p> + +<p> — Oh Dio! spero di no; spero di no! — singhiozzò, e +subilo le lacrime le piovvero dagli occhi.</p> + +<p>La mite signora Avory parve ferita e addolorata.</p> + +<p> — Ma perchè no, Valeria? — domandò. — Non negherai<span class="pagenum"><a name="Page_21" id="Page_21">[21]</a></span> +che il mio povero figlio avesse un ingegno non comune...</p> + +<p> — Non è questo, non è questo! — singhiozzò Valeria. — Ma... +non so io... l'odore dei colori... e... le... le modelle! +Oh Dio! non potrei, non potrei sopportarlo!... Oh mio +Tom! mio caro Tom! — e mentre sua suocera e Edith +tentavano di calmarla, Valeria continuava a singhiozzare +convulsamente. Allora Nancy ruppe in alte grida, e siccome +non cessava di strillare dovettero rimandarla nella +nursery; dove Fräulein Müller, la governante tedesca da +poco succeduta a Wilson, le diede, non impunemente, +qualche schiaffetto.</p> + +<p>In salotto la conversazione s'aggirava ancora intorno +al genio di Nancy.</p> + +<p> — Non potrebbe essere un genio musicale? — domandò +Valeria, asciugandosi tristemente gli occhi. — Mia +madre era una grande musicista; suonava l'arpa, ed ha +anche composto delle belle romanze. E quando l'ho perduta +e sono andata a vivere collo zio Giacomo a Milano, +ho studiato molto la musica anch'io. Suonavo sempre +del Chopin per lo zio Giacomo, che del resto detestava +la musica... E poi... quando mi sono sposata... Tom... — qui +Valeria ruppe in nuovi singhiozzi — mi diceva +sempre... che preferiva me... a... a... Pachman... e a tanti +altri...</p> + +<p>Edith, commossa, l'abbracciò.</p> + +<p> — Hai ragione. Scegliamo la musica. E' anche più +bello. — E baciò con entusiasmo la faccia accesa di Valeria. — Del +resto, la piccina sa già cantare « Onward, +Christian Soldiers », e « Schlaf Kindchen ».... Fräulein +Müller dice che è intonatissima. E' già una cosa straordinaria, +non vi pare?</p> + +<p>Allora si fece subito ritornare Nancy; che apparve +piccola e terribile, col broncio. La conduceva per mano +Fräulein Müller, che aveva un graffio sulla guancia.<span class="pagenum"><a name="Page_22" id="Page_22">[22]</a></span></p> + +<p>Nancy fu pregata di cantare: « Schlaf, Kindchen, +schlaf, da draussen steht ein Schaf »; ed essa lo fece con +molta mala grazia e con poca voce.</p> + +<p>Ma in seguito a forti e servili applausi da tutti, compresa +anche Fräulein, la piccina si degnò di far udire tutto +il suo repertorio, compresa una canzone plebea « There'll +be razors <a name="tn22" id="tn22"></a>a-flyin' in the air » imparata incidentalmente +dal superbo e inavvicinabile garzone del giardiniere, +Jim Brown.</p> + +<p>Fu dunque deciso che Nancy sarebbe un grande Genio +musicale e si procurò subito un pianoforte a piccola tastiera, +e molti libri di teoria, d'armonia e di contrappunto. +Edith raccomandò a Valeria di studiare questi libri con +attenzione e poi d'insegnarne il contenuto a Nancy, facendo +però in modo che la piccina non se ne avvedesse.</p> + +<p>Ma Nancy se ne avvide. Anzi dopo qualche giorno +bastava che vedesse entrare sua madre in una stanza, +perchè ella ne fuggisse, strillando e pestando i piedi.</p> + +<p>Fräulein Müller, con astuzia e diplomazia, e secondo +un Nuovo Metodo Tedesco, si accinse ad insegnarle in +pari tempo l'alfabeto e le note musicali.</p> + +<p> — A, b, c, d... niente di più semplice, — disse Fräulein.</p> + +<p>E cominciò a spiegare. Il « fa » era dunque l'A, e, in +inglese, si pronunciava « e ». Il « si » era B; il C si pronunciava +« si », ed era il « do ». E così via. Niente di più semplice.</p> + +<p>Ma il risultato fu sconcertante. Nancy insisteva a voler +compitar sillabe e fabbricar parole al pianoforte, e non +trovava l'« o », e non trovava l'« u », e non trovava niente. +Valeria accresceva la confusione chiamando « si » il B, +e « mi » l'E, e il G « sol ». Era un pandemonio.</p> + +<p>Nancy divenne irosa e diffidente. In ogni parola che le +si rivolgeva le pareva di fiutare una nuova trappola per +introdurre in lei delle nozioni musicali. Non si fidava più +di nessuno; e non voleva più parlare che col nonno o con +Jim Brown.<span class="pagenum"><a name="Page_23" id="Page_23">[23]</a></span></p> + +<p>Infine, un giorno che sua madre le disegnava degli +omettini neri molto simpatici, e che questi d'un tratto si +rivelarono essere non altro che delle aborrite semiminime, +Nancy, cieca dall'ira, si cacciò la mano nei capelli e se ne +strappò una ciocca. Valeria gettò un grido; prese ed +aprì il piccolo pugno della sua bambina e vi vide il morbido +arruffìo di capelli strappati.</p> + +<p> — Oh! béby, béby! Che cosa orribile! — gridò. — Come +puoi affliggere così la tua povera mamma?</p> + +<p>Ma con ciò ebbe termine l'educazione musicale. Ogni +volta che una nota ergeva il tondo capo nero sull'orizzonte +di Nancy, ella alzava rapida la mano e si strappava una +ciocca di capelli. Poi apriva il pugno e lo mostrava a +tutti. Il pianoforte fu chiuso; i libri sull'Armonia, la Teoria +e il Contrappunto furono messi via.</p> + +<p>Non più la sera al suo lettino la Fräulein le cantava +del Beethoven travestito da ninna-nanna. Ma bensì i +suoi due vecchi amici, « Bel Popò » e « Menton Fleuri » +tornarono al suo capezzale; e l'accompagnarono come di +consueto alla buia e lontana Isola del Sonno. Con loro +ella s'imbarcava, meno timida, sulla grande nave dei sogni +che ogni sera con vele stellate l'aspettava, galleggiante +sull'oscurità.</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0">« Bel popò, fa la nanna, fa la nanna, bel popò...<br /></span> +<span class="i0">... <i>Menton fleuri, menton fleuri, kikiriki, kikiriki!</i> »<br /></span> +</div></div> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Fräulein Müller sedeva nel parco, leggendo. Nancy +con una bambola in braccio, sedeva sull'erba ai suoi piedi; +e la osservava, divertendosi a veder ballare sul cappello +di Fräulein Müller due piume nere che oscillavano come su<span class="pagenum"><a name="Page_24" id="Page_24">[24]</a></span> +di un piccolo carro funebre, segnando il ritmo di qualche +cosa che Fräulein leggeva.</p> + +<p> — Che cosa leggi, Fräulein? — domandò Nancy.</p> + +<p>Fräulein Müller continuò a nicchiare col capo e lesse +forte, col suo esecrabile accento tedesco, il soave verso +di Tennyson:</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>Shine out, little head, sunning over with curls!....</i><br /></span> +<span class="i2">(Oh, testolina raggiante, affacciatevi,<br /></span> +<span class="i2">Soleggiata di riccioli d'oro)!<br /></span> +</div></div> + +<p> — Che belle parole, — disse Nancy. — Leggile ancora.</p> + +<p>Fräulein ripetè i dolci versi mattinali.</p> + +<p> — Torna a leggere, — disse Nancy. — Leggi più lento.</p> + +<p>Fräulein ricominciò. E la ragazzina ripetè i versi piano, +tra sè.</p> + +<p>Poi disse alla governante:</p> + +<p> — Continua a dire quelle parole, sempre quelle, finchè +ti dirò di smettere.</p> + +<p>E Nancy chiuse gli occhi.</p> + +<p> — Ma perchè? — disse Fräulein. — Cosa ti viene +in mente? — Poi visto che la bimba non rispondeva nè +apriva gli occhi, la mite Fräulein Müller, scrollando il +capo, obbedì.</p> + +<p>... Quella stessa sera Nancy litigò coi suoi amici Bel +Popò e Menton Fleuri.</p> + +<p>Fräulein, nella penombra della nursery, ripeteva quasi +sonnecchiando quei blandi ritornelli, quando al sesto +« kikiriki » vide Nancy rizzarsi a sedere nel letto, colle +guancie accese e gli occhi saettanti.</p> + +<p> — Non dirlo più, — proruppe. — Guai a te se lo +dici ancora. Non voglio più sentire quelle stupide cose.</p> + +<p>Fräulein, attonita, ammutolì.</p> + +<p> — Canta qualcos'altro, — disse Nancy.<span class="pagenum"><a name="Page_25" id="Page_25">[25]</a></span></p> + +<p>Ma Fräulein non sapeva che cos'altro cantare. Tentò +due o tre canzonette, con poco successo. +Nancy tornò a sedere nel letto:</p> + +<p> — Non voglio più sentire quelle parole sciocche che +tu dici. Non puoi cantare solo la musica, senza dire le parole?</p> + +<p>Fräulein si accinse con le labbra socchiuse a modulare +dei suoni incerti, e stava appunto per scivolare nel +Beethoven, quando Nancy si rizzò ancora:</p> + +<p> — Oh, Fräulein! non far così! Prova a dirmi delle +parole senza far quei brutti suoni. Dimmi tante parole, +ma che siano belle!, finchè mi addormento.</p> + +<p>La povera Fräulein dopo essersi provata a dire tutte +le parole che le parevano belle, andò a prendere da uno +scaffale un volume di poesia del Lenau; e, aprendolo al +« Waldlieder », lesse ad alta voce a Nancy, finchè questa +si addormentò.</p> + +<p>Le sere seguenti lesse « Mischka »; e poi « L'Atlantica. » +Quando ebbe finito il volume del Lenau, prese a leggere +le ballate di Uhland. Poi lesse Körner; poi Freiligrath; +poi Lessing.</p> + +<p>Chi può dire ciò che Nancy udì? Chi sa quali visioni e +fantasmi essa portò seco ogni notte? Sulla grande nave +stellata dei suoi sogni ora non l'accompagnavano più — blandi +e puerili — Bel Popò e Menton Fleuri; bensì salpavano +con lei, grandi e strani, i vecchi poeti tedeschi, +lungo-chiomati, dagli occhi torbidi, dal senso oscuro, dagli +epiteti fulgenti.</p> + +<p>Così, ogni sera, durante gli anni della sua puerizia, la +piccola Nancy se ne partì per i suoi sonni con la scorta di +liriche e madrigali, di sonetti e sirventesi, di odi ed elegie, +cullata da ritmi cadenzati e da risonanti rime. E certo in +una di quelle sere i poeti gettarono una malìa su di lei. +Condussero la sua giovine anima così lontano, così lontano, +che non le riuscì mai più di ritrovare la riva.<span class="pagenum"><a name="Page_26" id="Page_26">[26]</a></span></p> + +<p>E Nancy non si svegliò mai completamente dai suoi +sogni.</p> + +<hr /> +<h2><a name="V" id="V"></a>V.</h2> + +<p>Una notte, nella sua casa a Milano, il vecchio architetto +Giacomo Tirindelli — lo zio Giacomo di Valeria — mise +sbuffando e brontolando le brevi gambe fuori del letto, +e andò nella camera di suo figlio Antonio per vedere se +c'era.</p> + +<p>Non c'era. Già, suo padre se l'aspettava! Ma non per +ciò fu meno indignato al cospetto della stanza vuota e +e del letto intatto.</p> + +<p>Accigliato e scrollando il capo andò alla finestra ed +aprì le imposte. Milano dormiva. Deserta e silenziosa la +via Principe Amedeo si stendeva davanti a lui; ogni alterno +fanale spento indicava che la mezzanotte era passata. +Un melanconico gatto traversò la via, rendendola +più vuota con la sua presenza.</p> + +<p>Lo zio Giacomo richiuse la finestra, e si diede a camminare +in su e in giù nella stanza del figlio assente. Sulle +pareti, sui tavoli, sul caminetto, sugli scaffali, stavano +delle fotografie: Nunziata Villari, nella parte di « Teodora » +in rigide vesti regali. Nunziata Villari nella « Cleopatra », +vestita di soli gioielli. Nunziata Villari nella « Margherita +Gauthier », in camicia da notte — o così parve ai torvi +sguardi dello zio Giacomo. — La Villari da « Norah », la +Villari da « Saffo », la Villari da « Francesca »... Più in là, +in disparte, un ritrattino da ragazzetta guardava da una +vecchia cornice, e sotto alla figuretta rigida, stava una +dedica sbiadita: « Al caro Antonio, la sua cugina Valeria ».<span class="pagenum"><a name="Page_27" id="Page_27">[27]</a></span></p> + +<p>Lo zio Giacomo si fermò con un sospiro davanti al ritratto +della sua nipote prediletta, ch'egli aveva un giorno +sperato di chiamare figlia.</p> + +<p> — Stolta creatura, — brontolò, fissando il gaio visino +vacuo, — stolta creatura che è andata a sposare quel pover'uomo +d'inglese, quando poteva invece sposare quel +cretino ingrato di mio figlio!</p> + +<p>Qui un altro profilo di Nunziata Villari gli saltò agli +occhi, e poi ancora Nunziata Villari tutta capigliatura +e sorriso...</p> + +<p>Egli ebbe il tempo di imparare a memoria ogni lineamento +di quella strana faccia ardente, prima che il portone +di casa si aprisse e i rapidi passi di suo figlio echeggiassero +sulla scala.</p> + +<p class="pad2">Antonio, che già dalla strada aveva visto il lume in +camera sua, entrò con baldo sorriso.</p> + +<p> — Ciao, papà! Perchè non sei a letto?</p> + +<p>Accolse l'inevitabile contro-domanda con una scrollatina +di spalle e un gesto d'ambe le mani un po' meridionale +(un gesto che piaceva tanto a Theodora!).</p> + +<p> — Ma babbo mio! io ho ventitrè anni, e tu... no. — E +battè con gesto affettuoso e irritante sulla spalla tonda +di suo padre.</p> + +<p> — « Jeune homme qui veille, vieillard qui dort, sont +tous deux près de la mort », — citò suo padre, tetro e +severo.</p> + +<p> — Eh, babbo mio! — E Antonio rise (di quel suo riso +arguto e sottile che Cleopatra trovava irresistibile!). — Se +la vita è breve, che sia almeno bella! — E accese una +sigaretta.</p> + +<p>Giacomo fremeva. Aveva anche freddo ai piedi, e la +sua veste da camera gli era stretta. Suo figlio, gaio e soddisfatto +di sè, lo esasperava.<span class="pagenum"><a name="Page_28" id="Page_28">[28]</a></span></p> + +<p> — Non ti vergogni? — disse additando drammaticamente +le file di fotografie. — Quella vecchia commediante +cinquantenne...</p> + +<p> — Scusa, — trentottenne! — corresse Antonio, mettendosi +a sedere nell'unica poltrona.</p> + +<p> — Una marionetta, un'arlecchina, che ogni facchino +di piazza può andare a contemplare a piacer suo per cinquanta +centesimi! Una donna di cui il marito, piuttosto +che starle vicino, è scappato in capo al mondo...</p> + +<p> — Scusa, in America, — interpose Antonio.</p> + +<p> — ... colla cuoca! — E lo zio Giacomo emise un grugnito +d'indignazione.</p> + +<p> — Temo infatti che Nunziata faccia una esecrabile +cucina, — disse Antonio, inarcando le sopracciglia e sporgendo +le labbra per soffiarne il fumo a cerchietti (nella +maniera che Phaedra trovava così suggestiva!).</p> + +<p> — Insomma, basta così, — disse suo padre. — Sono +venuto per dirti che partiamo domani per l'Inghilterra. +Régolati.</p> + +<p> — Per l'Inghilterra? Domani? Ma cosa dici? — Antonio +era scattato in piedi. — Ma tu sei matto, babbo +mio! O fai per scherzo?</p> + +<p>Come vide che suo padre aveva l'aria poco scherzosa, +continuò, agitato:</p> + +<p> — Ma cosa ti viene in mente di voler andare in Inghilterra?</p> + +<p>Giacomo tentennò l'irta testa arruffata.</p> + +<p> — Ho telegrafato avant'ieri; dopo un certo discorso +che mi ha tenuto tua cugina Adele...</p> + +<p> — Quella viperetta gelosa, — mormorò Antonio.</p> + +<p> — ... Sul conto di questa... Signora, — e Giacomo +accennò col mento alle inconscie ed arridenti Nunziate +Villari. — Ho telegrafato, come dico, a Hertfordshire, +dicendo a tua cugina Valeria...<span class="pagenum"><a name="Page_29" id="Page_29">[29]</a></span></p> + +<p> — Ah! Valeria! adesso capisco, — disse Antonio con +un risolino sarcastico.</p> + +<p> — Precisamente. Ho telegrafato a Valeria che venivamo +a trovarla. Ed ella ha risposto che ne era felicissima, +e che sua suocera ne era felicissima, e che tutti erano felicissimi. +Dunque partiamo. E subito. E staremo in Inghilterra +tre mesi, sei mesi, dieci anni, finchè non ti sarà passata +questa mattana.</p> + +<p> — Sì, sì; tu pensi ancora a Valeria, lo so, — disse Antonio +ridendo. — Oh, babbo, babbo! sei un incorreggibile +sognatore! Non è mai stato che un sogno quel tuo desiderio +di tanti anni fa. Valeria era tutt'occhi per il suo Inglese, +allora. Ed ora che è morto sarà tutta lagrime per lui. +Vedrai! — Si avvicinò alla corta ed irata figura paterna +e gli mise un braccio intorno al collo. — Sta qui, papà, +sta qui. Pensa al viaggio, come è incomodo. Resta e goditi +la tua buona vita calma.</p> + +<p>Ma suo padre non voleva saperne di restare nè di godere. +Afferrò il suo candeliere e se ne andò crollando +la testa e perdendo per via una pantofola, e facendo sgocciolare +la cera per tutto il tappeto nel chinarsi a raccoglierla. +Offeso e sdegnato se ne tornò a letto. Oh, per dio +Bacco, finalmente leggerebbe in pace il suo « Corriere »!</p> + +<p>Ma tuttavia stava in ascolto per sentire se la porta +di casa si riapriva ancora.</p> + +<p>Si riaprì.</p> + +<p>Battevano le due del mattino quando Antonio svoltò +per la via Monte Napoleone; e il portinaio del 37 lo fece +aspettare dieci minuti prima di aprirgli la porta.</p> + +<p>E Marietta lo fece aspettare quindici minuti sul pianerottolo +prima di aprirgli l'uscio. E la signora lo fece +aspettare quindici eternità prima di comparire, leggiadra +e spaventata, drappeggiata in raso bianco, e coi capelli +puntati « n'importe comment » — o quasi — sulla graziosa +testa.<span class="pagenum"><a name="Page_30" id="Page_30">[30]</a></span></p> + +<p>Antonio le prese le mani baciandole, premendole sui +suoi occhi, dicendole che partiva domani! No, non domani! +oggi, oggi stesso! tra poche ore, per sempre! per +l'Inghilterra! per l'orribile, gelida Inghilterra! E lei, che +cosa farebbe? lo tradirebbe? Sì, certo, lo tradirebbe! Perchè +era una infame, perchè era perfida, e lui lo sapeva! Ed +era meglio morire subito tutt'e due, e farla finita!</p> + +<p>Nunziata gettò il piccolo grido della « Lucrezia », +terzo atto, e si scostò da lui col brivido del secondo atto +della « Marguerite Gauthier ». E indietreggiò a scatti +come nella « Fedora », e finalmente gli si precipitò sul +petto come nella « Francesca ». Gli sussurrò all'orecchio +cinque parole. Poi lo mandò a casa. Chiamò Marietta +che le sciogliesse i capelli, e Marietta le rifece la treccia, +e mise via il resto che non occorreva, e le diede la lanolina +per la faccia. E la signora si mise a letto come Nunziata +Villari d'anni trentotto. Antonio ancora non turbava i +suoi sonni.</p> + +<p>Ma Antonio rifece la sua strada per le vie notturne, +ripetendo come in sogno le cinque magiche parole: « Londra — in +maggio — dodici rappresentazioni! » — Ed +era marzo!</p> + +<p> — Basta! — pensava Antonio, — in qualche modo vivrò +durante questi atroci due mesi. <em>Aber fragt mich +nur nicht wie</em>, — aggiunse tra sè; perchè sapeva abbastanza +il tedesco per poter citar Heine nell'originale. Aveva +anche letto la « Jungfrau von Orleans » per poterne parlare +con la Villari quando studiava quella parte. La Villari +amava discutere le sue parti con lui e si divertiva a provare +su di lui gesti ed atteggiamenti che le dovevano poi +servire in teatro. Egli non se ne avvedeva, e vibrava a +tutte le fantasticherie di lei come vibra un violino che si +tiene tra le mani, al suono d'un altro violino. Quando ella +imparava la « Maria Stuarda » egli fremeva tutto di eroiche<span class="pagenum"><a name="Page_31" id="Page_31">[31]</a></span> +aspirazioni. Egli si sentiva trasformato in Roberto Dudley +e sognava una vita eroica e un'epica morte.</p> + +<p>Quando Nunziata si preparava ad interpretare « Clorinda », +studiandosi di adottare linea e posa di quella +celebre avventuriera, Antonio fu d'un tratto scettico e +corrotto, e per tre settimane suo padre tremò e soffrì, vedendolo +passar le notti fuori di casa, e udendo dire che +giocava come un forsennato alla « Patriottica ». E fu peggio +quando la Villari studiò la « Messalina » assumendone, +per esercitarsi, le teorie e le attitudini. Antonio ebbe allora +un periodo di estrema demoralizzazione e di completo +pervertimento. Ma durante le sei settimane in cui +Nunziata cinse la sua mente dei candidi lini della « Samaritana », +egli ridiventò spirituale e puro, rinunziò alla +Patriottica, al gioco, alle notti scarlatte, e andò ogni +mattina alla prima Messa in Duomo.</p> + +<p> — Che strano figliolo siete voi! — gli disse la Villari. — Uno +di questi giorni farete qualche grande sciocchezza. — Poi +soggiunse, materna: — Perchè non lavorate?</p> + +<p> — Non lo so, — replicò Antonio. — Forse perchè vivo +in un ambiente falso. Non si ha tempo di far nulla. Dopo +la trottata della mattina, è ora di colazione; e dopo colazione +si legge, si fuma, si esce; poi è l'ora delle visite: la +marchesa Dina vi aspetta ogni lunedì, la Navarro ogni +martedì, la Della Rocca ogni mercoledì... e così via. +Poi è l'ora di pranzo, e l'ora del teatro, e l'ora di andar +a letto. <em>Et voilà</em>!</p> + +<p> — Peccato! — disse la Villari, benevolmente materna, +scordando per il momento di essere Messalina o +Francesca o Fedora. — Non avete carattere. Siete buono; +siete decorativo; non siete stupido. Ma avete, come si +potrebbe dire, il naso fatto di pasta frolla, di pasta frolla +cruda, che ognuno può prendere e far girare in qua e in là. +Ahimè! Voi soffrirete molto; o farete molto soffrire. Ah<span class="pagenum"><a name="Page_32" id="Page_32">[32]</a></span> +sì, certo, farete soffrire... I nasi di pasta frolla, — soggiunse +Nunziata gravemente, — sono fonti di pianto.</p> + +<p>Lo zio Giacomo non era uno che avesse il naso di pasta +frolla. Quindi, per quanto odiasse i viaggi, per quante +cose perdesse nei treni e dimenticasse sui battelli, e per +quanto la sua presenza fosse pressochè indispensabile +nel suo studio dove si ammucchiavano progetti e disegni +di ponti ed edifici, tuttavia egli aveva deciso di partire e +partirebbe. Spedì sua figlia Clarissa, una personcina briosa +e disinvolta, in un collegio a Bruxelles; disse addio alla +sorella Carlotta e alla nipote Adele — e affannato e incollerito +si arrampicò nel treno di Chiasso, seguito dall'imperturbabile +Antonio.</p> + +<p>Anzi Antonio pareva rallegrarsi del viaggio a tal punto, +che suo padre, appena in treno, si chiedeva rabbiosamente +perchè diamine fossero partiti! Che la storia narratagli +da Adele riguardo all'infatuazione di Antonio per l'attrice +fosse tutta una fandonia? Già le donne esagerano sempre! +In ispecie Adele...</p> + +<p>Giacomo osservava con ira crescente suo figlio.</p> + +<p>Antonio dormiva, mentre lui stava sveglio. Antonio +mangiava, mentre lui aveva nausea. Giunti a Folkestone, +Giacomo, che non sapeva d'inglese che « rosbif » e « The +Times », era frastornato e affranto. Ma Antonio, ilare e +baldo, arricciandosi i baffetti, faceva occhi lunghi e languidi +alle ragazze inglesi, che con rapido sorriso lo guardavano, +e poi passavano in fretta, fingendo di non averlo veduto.</p> + +<hr /> +<h2><a name="VI" id="VI"></a>VI.</h2> + +<p>A Charing Cross Valeria e Edith, graziose, snelle e +timide, li aspettavano.<span class="pagenum"><a name="Page_33" id="Page_33">[33]</a></span></p> + +<p>Valeria, alla vista del suo vecchio zio Giacomo, gli si +gettò con latina espansività tra le braccia; mentre la anglosassone +Edith, bionda e rigidetta, cercava di non vergognarsi +troppo delle voci alte e degli abbracci senza ritegno +che prodigavano i nuovi arrivati, incuranti della +gente che li guardava sorridendo.</p> + +<p>Più tardi, quando furono tutti e quattro installati nel +treno che li portava a Wareside, nell'Hertfordshire, Edith +si abbandonò interamente al piacere di osservare i gesti +dello zio Giacomo e gli occhi del cugino Antonio, che Valeria +chiamava « Nino ». Egli disse ad Edith che lo chiamasse +Nino anche lei, e le parlò in una lingua che egli +chiamava « banana-english ».</p> + +<p>Ed egli era così divertente che Edith rise e rise, finchè +le venne la tosse, e tossì e tossì fino alle lagrime. Allora +tutti dissero che non si riderebbe più. Fu un viaggio delizioso.</p> + +<p>Quando il treno si fermò alla placida stazione campestre +di Wareside, scesero e trovarono la signora Avory +colla piccola Nancy ed il nonno ad aspettarli.</p> + +<p>E vi furono nuovi saluti e nuovi abbracci. E quando, +in due carrozze, arrivarono al portico della Casa Grigia, +ecco sul limitare anche Fräulein Müller ad accoglierli, +tutta rossore e ritrosia, col suo vocabolario italiano sotto +il braccio.</p> + +<p>Presero il thè molto allegramente, tutti parlavano in +una volta, anche il vecchio nonno, che continuava a domandare: +« Ma chi è questa gente? Ma chi sono queste persone? » +rivolgendo la sua domanda soprattutto allo zio +Giacomo, il quale, del resto, non comprendendo una parola +d'inglese, gli sorrideva, rispondendo: « Yes. »</p> + +<p>Verso sera la piccola Nancy, eccitata e piangente, dovette +essere mandata a letto; e anche la signora Avory +si ritirò col mal di capo. Ma Fräulein sostenne una conversazione<span class="pagenum"><a name="Page_34" id="Page_34">[34]</a></span> +animata collo zio Giacomo; e Nino sedette al +pianoforte e cantò delle canzoni napoletane a Valeria ed +Edith, che tenendosi abbracciate coi visi vicini, lo ascoltavano +rapite.</p> + +<p class="pad2">Seguirono giornate incantevoli; giornate di tennis e +di golf, di croquet e di « garden-parties », con le belle ragazze +dello Squire e gli impacciati figli del Vicar. La signora +Avory vedeva appena alla sfuggita Valeria ed Edith, +che uscivano correndo la mattina, e rientravano in fretta +e furia a cambiarsi le vesti e a prendere racchette o « golf-sticks ».</p> + +<p>Lo zio Giacomo frattanto girellava pel giardino, con +la Fräulein, dandole dei consigli sul modo di coltivare i +pomodori, e meravigliandosi che gli inglesi non mangiassero +mai maccheroni.</p> + +<p> — Nè « Knoedel », — diceva Fräulein.</p> + +<p> — Nè risotto, — diceva lo zio Giacomo.</p> + +<p> — Nè « Leberwurst », — diceva Fräulein.</p> + +<p> — Nè cappelletti al sugo, — diceva lo zio Giacomo. +E a tale pensiero egli si sentiva struggere di nostalgia.</p> + +<p>Un giorno anche Valeria ebbe un accesso di nostalgia, +di nostalgia acuta e straziante. Era precisamente il giorno +del torneo di tennis — una giornata d'oro e d'azzurro che +rammentava l'Italia. Nino, guardando Edith, le aveva +detto:</p> + +<p> — Il cielo è un plagiario. Ha copiato sfrontatamente +il colore degli occhi di Edith... Non ti pare, Valeria?</p> + +<p>E Nino, rivolto alla cugina, aspettava sorridendo la +risposta.</p> + +<p> — Sì, — rispose Valeria.</p> + +<p> — Sono occhi che ricordano il lago di Como, — aveva +continuato Nino. — Che limpidezza azzurrina!... Non è +vero, Valeria?</p> + +<p> — Sì, è vero, — disse Valeria.<span class="pagenum"><a name="Page_35" id="Page_35">[35]</a></span></p> + +<p>Al tennis Edith, diafana e leggiera, volava come una +saetta, giocando all'impazzata, ridendo tra i flavi capelli +scomposti; ed aveva le guancie rosate — diceva Nino — come +il cuore di una conchiglia.</p> + +<p>Alla sera Edith si abbandonò in una seggiola a dondolo, +ed era pallida e dolce, che pareva una farfalla stanca.</p> + +<p> — Non è vero, Valeria? — disse Nino. +E Valeria disse:</p> + +<p> — E' vero.</p> + +<p>E fu allora che Valeria sentì una grande nostalgia. +Che altro poteva essere lo struggimento che provava? +Certo, certo era di nostalgia che soffriva: aveva bisogno +di vedere il sole d'Italia, di udire delle voci italiane, di +trovarsi in mezzo a gente dai gesti facili, dagli occhi neri, +dai capelli neri. Ah! sopratutto dai capelli neri! Non poteva +più vedere queste capigliature bionde... le facevano +male agli occhi. E Valeria si coprì il viso, con un piccolo +singhiozzo soffocato.</p> + +<p>All'indomani, il secondo del torneo, la nostalgia crebbe +ancora; divenne insopportabile. Si prendeva il thè nel +giardino del Vicar; Valeria aveva per vicino un giovane +che, offrendole dei biscotti, le diceva che per il mese d'aprile +faceva abbastanza caldo; e che l'anno scorso a quest'epoca +faceva più freddo.</p> + +<p>Intanto, di là del prato, Valeria vedeva Nino, che rideva, +rideva suonando su una chitarra che gli avevano +prestato, degli accordi col cucchiaino da thè.</p> + +<p>Edith e due altre giovinette gli stavano vicino: le loro +tre teste bionde splendevano al sole.</p> + +<p>A un tratto Valeria sentì che odiava l'Inghilterra, +che odiava la gente che le stava attorno, e che le conversazioni +sul tempo, sul thè, sul tennis la farebbero impazzire. +I suoi occhi neri si posavano su Nino e su quelle tre +teste bionde inclinate verso di lui, splendenti in tre diversi +toni d'oro. Ardenti lacrime le punsero gli occhi.<span class="pagenum"><a name="Page_36" id="Page_36">[36]</a></span></p> + +<p>Quella sera, mentre lei ed Edith si svestivano nelle +loro camere, ch'erano attigue, Edith chiacchierava garrula +e gaia.</p> + +<p> — Dio, come è bello il mondo! Come tutto è divertente!</p> + +<p>E la fanciulla si tolse le forcelline dal capo e scosse la +chioma, che le si svolse come un serpe di luce sulle spalle.</p> + +<p> — La vita è una deliziosa istituzione. Non trovi, Valeria?</p> + +<p>Dalla camera vicina non giunse risposta, e Edith, +un po' sorpresa, s'affacciò a guardar dentro. Valeria giaceva +sul letto con la faccia nascosta nel guanciale. Era +ancora vestita del suo abito rosa della serata.</p> + +<p> — Valeria! cara! che cosa è accaduto? — domandò +Edith, chinandosi a baciarla.</p> + +<p> — Oh! io odio tutto! ho orrore di tutto! — singhiozzò +Valeria, — quello stupido tennis, quelle stupide ragazze, +che sempre ridono, ridono, ridono...</p> + +<p> — Ma, mi pare che abbiamo riso anche noi, — disse +Edith. — A me par di aver riso tutto il giorno. E anche +Nino non ha fatto altro!</p> + +<p> — Già, Nino! — E Valeria si rizzò, lagrimosa e sdegnata. — Anche +lui è stupido, anche lui ride per niente... +In Italia — singhiozzò — non rideva mai! In Italia non +si ride così, stoltamente, per far vedere i denti e fingere +di essere vivaci.</p> + +<p>Edith, attonita e muta, rimase a lungo contemplando +la sconsolata figura di Valeria. E rifletteva. Poi d'un +tratto si chinò, e baciando la cugina disse:</p> + +<p> — Cara, non piangere, non piangere più.</p> + +<p>Valeria, che aveva già smesso di piangere, ricominciò +da capo. E pianse più forte quando, alzando gli occhi, +vide il fuoco pallido della chioma di Edith, scintillante +intorno al dolce viso, e i due piccoli laghi di Como soffusi<span class="pagenum"><a name="Page_37" id="Page_37">[37]</a></span> +di limpido pianto. Si baciarono ripetutamente, appassionatamente, +e ciascuna disse di sè che era sciocca +e che non piangerebbe più, eppoi ripiansero; e si ribaciarono; +e andarono a letto.</p> + +<p>E Valeria si addormentò.</p> + +<p>Ma Edith, nel buio pensava.</p> + +<p>Edith si alzò prestissimo l'indomani, e condusse Nancy +a cogliere le primule nei boschi. Fu così che Nino e Valeria +dovettero andare soli al tennis. Una ragazza grassa +e torpida prese il posto di Edith nel torneo. Valeria rise +tutta la mattina.</p> + +<p>Edith e Nancy arrivarono in ritardo per il « lunch »: +tutti erano già a tavola. Quando comparvero, la signora +Avory diede un'esclamazione di sorpresa alla vista di +Edith: e anche Nino la guardò, meravigliato.</p> + +<p> — Ma, Edith mia, — disse sua madre. — Che cosa +hai fatto? Come ti sei conciata?</p> + +<p> — Conciata? — disse Edith ridendo. — Ma come? +se questa è la famosa pettinatura « à la Klaus » che si +usa nella Germania del Nord! Vero, Fräulein? E' Fräulein +che me l'ha insegnata.</p> + +<p>Valeria si era fatta rossa e disse con voce un po' tremante:</p> + +<p> — Ma, Edith, non dovevi lasciarti tirare indietro +i capelli a quel modo. Non so cosa pare...</p> + +<p> — Pare una torta, — disse la piccola Nancy. — E a +me piace molto.</p> + +<p>La signora Avory sorrise.</p> + +<p> — Ma cosa ti viene in mente, Edith? E perchè ti sei +messa quell'orrido vestito color tabacco, che ti ho detto +di non portar più?</p> + +<p>Ma Edith, invece di rispondere, parlò della passeggiata +nel bosco; e poi Nino raccontò del tennis...</p> + +<p>E così Edith adottò la pettinatura della Germania<span class="pagenum"><a name="Page_38" id="Page_38">[38]</a></span> +del Nord. Non volle più andare al tennis perchè le faceva +venire un dolore in una spalla; e andò ogni giorno, sola +con Nancy, a fare delle lunghe passeggiate.</p> + +<p>La piccola Nancy era un'adorabile compagna. Poco a +poco Edith si trovò ad aspettare con lieta impazienza +l'ora della passeggiata giornaliera; le piaceva sentire +la calda dolcezza di quella manina fidente stretta alla +sua, e la garrula voce di allodoletta al suo fianco.</p> + +<p>Nancy faceva poche domande. Preferiva non sapere +tante cose. Non le piacevano più i fuochi d'artifizio da +che, una volta, ne aveva visti di giorno, avvolti in carta +dentro ad una cassetta. Ma come! Non erano dunque i +bambini delle stelle?</p> + +<p>Tutte le definizioni di cose e di fenomeni che Fräulein +le faceva, urtavano la sua fantasia quanto l'accento tedesco +di Fräulein le feriva l'orecchio.</p> + +<p>Se Nancy diceva: « Che belle nuvole rosse! » Fräulein +subito cominciava:</p> + +<p> — Sai che cosa sono le nuvole?</p> + +<p> — No, no! — gridava Nancy. — Non so, e non voglio +sapere. — E correva via per non sentire.</p> + +<p>Ma i diciassette anni di Edith e le otto primavere +della piccina s'accordavano armoniosamente: l'aurora +dell'anima di Nancy, avvivata da presaga fiamma, urgeva +a più rapido mattino; mentre la breve giornata di Edith, +già oscurata da un invisibile gelo, volgeva alla sua fine +prima ancora di giungere al meriggio.</p> + +<p>Così le due anime fanciulle s'incontravano, e il loro +amore saliva concorde come l'unirsi vivido e puro di due +fiamme.</p> + +<p class="pad2">Fu la domenica di Pasqua che Fräulein apparve, in +ritardo e senza Nancy, al lunch. Fräulein si scusò.</p> + +<p> — Nancy non viene. E' in giardino a scrivere una poesia. +Dice che non vuol mangiare.<span class="pagenum"><a name="Page_39" id="Page_39">[39]</a></span></p> + +<p>La signora Avory rise, sorpresa. Nino disse:</p> + +<p> — Si può sapere di che cosa tratta la poesia?</p> + +<p> — Ma mi pare — disse Fräulein — che si tratti della +sua bambola spezzata e del suo canarino morto.</p> + +<p> — Ma come? Il canarino è morto? — esclamò Valeria. — Bisognava +dirmelo.</p> + +<p> — E la bambola è rotta? Ma gliene compreremo subito +un'altra, — disse la signora Avory, molto agitata.</p> + +<p> — Ma non è... non sono... non è vero... — spiegò +Fräulein confusa. — Soltanto Nancy dice che non può +scrivere poesie su cose che non siano spezzate e morte.</p> + +<p>Il vecchio nonno, che ora parlava di rado, alzò il capo +e disse lugubremente:</p> + +<p> — Spezzate e morte... spezzate e morte...</p> + +<p>E continuò, durante tutto il pasto, a ripetere cupamente +quelle parole. Ci vollero alla fine molte sgridate +e carezze per farlo smettere.</p> + +<p>Quando apparve Nancy tutti vollero sapere della sua +poesia, e, ridendo ed arrossendo, la bimba tolse dalla +tasca un foglietto e lo diede a Edith.</p> + +<p>Edith lesse ad alta voce e con molta commozione +i tre brevi versi. Valeria ne improvvisò una traduzione +italiana per lo zio Giacomo e per Nino; poi volle leggerli +forte Valeria, e poi vennero letti di nuovo con molta +espressione da Edith; e ancora una volta da Valeria. +Poi da Fräulein. Poi di nuovo da Edith, e ancora una +volta da Valeria. Tutti risero e piansero, e Valeria abbracciò +tutti.</p> + +<p>Nancy era un genio! Già, lo avevano sempre detto! +Lo zio Giacomo sostenne che l'ingegno poetico proveniva +dalla famiglia di suo fratello; cosa che parve offendere +molto la dolce signora Avory. Edith, per cambiar discorso, +chiese a Nancy:</p> + +<p> — Ma come t'è venuto in mente di scrivere dei versi?</p> + +<p>E Valeria esclamò:<span class="pagenum"><a name="Page_40" id="Page_40">[40]</a></span></p> + +<p> — Oh Dio! e se non potesse scriverne mai più? Ho sentito +dire che è capitato una cosa simile ad un poeta, che +poi non è diventato poeta, perchè appunto...</p> + +<p>Ma Nancy non parve preoccupata di ciò.</p> + +<p> — Potrei scriverne subito degli altri, — disse disinvolta +e gaia.</p> + +<p>Fu un coro di acclamazioni.</p> + +<p> — Scrivi, — disse Edith, — e di' come hai fatto a fare +la poesia di stamattina!</p> + +<p>Allora la piccola Nancy, ridendo e arrossendo, nervosa +ed incantevole, improvvisò sul taccuino di Fräulein:</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>This morning in the orchard</i><br /></span> +<span class="i0"><i>I chased the fluttering birds:</i><br /></span> +<span class="i0"><i>The winging, singing things I caught</i> — <br /></span> +<span class="i0"><i>Were words!</i><br /></span> +</div><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>This morning in the garden</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Where the red creeper climbs,</i><br /></span> +<span class="i0"><i>The vagrant, fragrant things I plucked</i> — <br /></span> +<span class="i0"><i>Were rhymes!</i><br /></span> +</div><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>This morning in the...</i><br /></span> +</div></div> + +<p>A questo punto Nancy alzò gli occhi, mordendosi +il labbro.</p> + +<p> — « This morning — in the what? » Non trovo la +parola.</p> + +<p> — « In the garden », — suggerì Valeria.</p> + +<p> — L'ho già detto! — - E Nancy aggrottò le ciglia.</p> + +<p>Lo zio Giacomo suggerì « kitchen », e gli venne intimato +di tacere.</p> + +<p>Edith disse:</p> + +<p> — « Woodland », — e questa parola venne adottata.<span class="pagenum"><a name="Page_41" id="Page_41">[41]</a></span></p> + +<p>Ma poi Nancy scoprì che voleva una cosa tutta diversa, +e che aveva bisogno di una rima per la parola « verse. »</p> + +<p> — « Terse », — disse Edith.</p> + +<p> — « Curse », — disse Nino.</p> + +<p> — « Disburse », — disse Fräulein.</p> + +<p> — Oh, — esclamò la piccola poetessa, — « that is not +poetic, but rather the reverse! »</p> + +<p> — « Purse », suggerì Nino.</p> + +<p> — « Hearse », — pronunciò il nonno cupamente.</p> + +<p> — « We go from bad to worse », — esclamò Nancy, +ridendo, e tutte le fossette le si incavarono rosee nelle +guancie. — State zitti un momento!</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>And if I cage the birdlings...</i><br /></span> +</div></div> + +<p> — Che « birdlings? » — disse Fräulein.</p> + +<p> — Ma i « birdlings » sono le parole... l'ho già detto, — disse +Nancy.</p> + +<p>Tutti avevano l'aria vaga e incerta.</p> + +<p> — Ma sì, non vi ricordate? « The winging singing +things I caught, were words », — spiegò Nancy.</p> + +<p> — Ma perchè li vuoi mettere in gabbia? — chiese +Fräulein, che aveva una mente ordinata.</p> + +<p> — Ma perchè... perchè... — fece Nancy affrettatamente, +fabbricando le sue ragioni mentre le spiegava, — le +parole non si devono lasciar volare attorno, come +vogliono; si devono prendere, e rinchiudere nei versi... +nelle righe... Non so come dirlo...</p> + +<p> — Vuoi dire nel ritmo? — disse Edith.</p> + +<p> — Che cos'è il ritmo? — chiese Nancy.</p> + +<p> — La misura, il tempo... come nella musica.</p> + +<p> — Sì, sì, così voglio dire, — esclamò Nancy. — Le +parole vanno imprigionate nel ritmo, come degli uccelletti +in gabbia.<span class="pagenum"><a name="Page_42" id="Page_42">[42]</a></span></p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>And if the flowers I nurse...</i><br /></span> +</div></div> + +<p> — I fiori sono le rime, s'intende, — spiegò Nancy, +colle guancie vermiglie e brandendo la matita con gesto +trionfale:</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>And if the flowers I nurse</i><br /></span> +<span class="i0"><i>The rambling, scrambling things I write</i> — <br /></span> +<span class="i0"><i>Are verse!</i><br /></span> +</div></div> + +<p> — Ma brava! Ma splendido! Ma magnifico! — gridarono +tutti. E lo zio Giacomo e Nino applaudirono battendo +le mani lungamente, come se fossero a teatro.</p> + +<p>Quando smisero, la signora Avory disse:</p> + +<p> — Quelle ultime righe mi piacciono meno. Non si capiscono +bene. Ma naturalmente, in poesia questo non +importa.</p> + +<p>E tutti furono d'accordo con lei, che per la poesia +tutto va.</p> + +<p>La signora Avory era anche del parere di far venire +da Londra tutti i giorni un poeta che desse lezione sul +serio a Nancy; e Fräulein si dilungò in molti particolari +riguardo alle Case Editrici che pubblicavano dei versi, +e poi non li pagavano. Aveva sentito dire che spesso in +Germania gli editori facevano così. E anche in Italia...</p> + +<p class="pad2">Da quel giorno in poi l'ispirazione di Nancy fece +legge in casa. Quando essa entrava in una stanza tutti +tacevano per non turbare le sue idee. Anche la colazione +e il pranzo dovevano aspettare finchè Nancy non assicurasse +tutti che aveva finito di pensare.</p> + +<p>Quando Nancy aggrottava le ciglia, e si passava con +un piccolo gesto rapido che le era famigliare una mano +sulla fronte, Edith in punta de' piedi andava a chiudere<span class="pagenum"><a name="Page_43" id="Page_43">[43]</a></span> +porte e finestre, perchè nessuno venisse a disturbare la +piccola poetessa, o a far prendere il volo a una sola farfalla +della sua fantasia. Valeria in estatica ammirazione +si aggirava pianamente all'intorno, per lo più seguita da +Nino. E Fräulein Müller, seduta in biblioteca, leggeva ad +alta voce dei lunghi brani di Dante allo zio Giacomo, +non curandosi che egli dormisse o no; lo faceva, come +essa stessa scriveva nel suo giornale « a) per esercitarmi +nell'italiano — b) perchè aleggi sempre in casa lo Spirito +della Poesia. »</p> + +<p>Soltanto il nonno che non capiva perchè ci fosse tanto +silenzio e tanta irregolarità nei pasti, vagava lugubremente +per la casa, e si era messo in mente che qualcuno +era morto. Lo si vedeva girare nei corridoi, aprire le +porte e guardare nelle stanze per vedere chi fosse. E faceva +venire i brividi freddi alla signora Avory, domandandole +ogni tanto all'improvviso:</p> + +<p> — Chi c'è di morto in questa casa?</p> + +<hr /> +<h2><a name="VII" id="VII"></a>VII.</h2> + +<p>Frattanto, a Milano, Nunziata Villari si preparava +a partire per Londra e faceva perder la testa a Marietta +colla premura e la confusione che portava attorno ai bagagli. +Pensando al suo amico Antonio ella — per citare +un suo breve monologo — bolliva.</p> + +<p> — « Bollo! » — diceva lei.</p> + +<p>Infatti Nino, che le aveva scritto due volte al giorno +durante la prima settimana di assenza, le aveva poi scritto +ogni due giorni durante la seconda settimana; una sola +volta nella terza settimana; e nella quarta, e nella quinta — che +era questa — non aveva scritto affatto.<span class="pagenum"><a name="Page_44" id="Page_44">[44]</a></span></p> + +<p> — Qualche sbiadita inglese, — pensava Nunziata, — gli +avrà fatto girare per l'altro verso quel naso di pasta +frolla.</p> + +<p>E in tali pensieri essa sgridava Marietta per tutte le +cose che aveva messo nei bauli, e per tutte le cose +che non vi aveva messo, e per il modo in cui erano state +messe.</p> + +<p>Ma la Villari sbagliava; nessuna sbiadita inglese aveva +distolto da lei il naso di pasta frolla di Nino. Edith che, +volendo, lo avrebbe potuto, aveva preferito trafiggere +quella passione nascente con la forcellina che le fermava +anti-esteticamente sul capo la comica pettinatura della +Germania del Nord. Lo aveva abbandonato e trascurato +per andar con Nancy a cogliere le primole nei boschi; +con Nancy, di cui l'amore era l'amore proprio all'infanzia: +il cieco e chiaroveggente amore che non deriva nè dalla +morbidezza d'un ricciolo, nè dal roseo d'una guancia, +nè dallo sfavillìo d'un sorriso.</p> + +<p>Nino, lasciato a sè stesso, e guardandosi attorno nell'istintiva +ricerca di emozioni, aveva incontrato gli occhi +profondi di Valeria fissi su di lui.</p> + +<p>E d'improvviso si era ricordato del desiderio di suo +padre. Sì; questa sua cuginetta era stata destinata alle +sue braccia fin da quando erano bambini entrambi. Se +il Fato non fosse entrato nella loro esistenza sotto la +forma di Tom Avory, biondo e placido, che dipingeva +quadri, citava poeti, li conduceva in barca sul Lago Maggiore — ecco, +questa bruna testolina graziosa che Nino +contemplava gli avrebbe posato sul petto, la piccola +mano, le gracili spalle, il viso sottile, tutto ciò sarebbe +stato suo per sacro diritto.</p> + +<p>Guardandola da questo punto di vista, Nino sentiva +che in fondo egli l'aveva sempre amata! Anzi, non aveva +mai amato altri che lei! Pensando così era sincero. Aveva<span class="pagenum"><a name="Page_45" id="Page_45">[45]</a></span> +completamente scordato il breve e violento capriccio +avuto anni fa per l'altra sua cugina, Adele. Anche la +passione — più grave e più duratura — per la Villari, +gli era uscita dal cuore e dalla memoria.</p> + +<p>Adele? Non esisteva più! La Villari? Era a Milano. +E qui, davanti a lui, stava Valeria con la sua testolina +bruna e le sue fossette.</p> + +<p> — Cuginetta, — diss'egli, col respiro un po' rapido. — Oggi +è il primo giorno di maggio. Cosa facciamo in +casa? Usciamo!</p> + +<p>Valeria ripiegò il suo lavoro, e corse su a prendere +il cappello. Passando davanti alla stanza di studio udì +delle voci gaie, e spinse l'uscio per guardare. V'erano +Nancy ed Edith. La piccina con un foglietto in mano +e gli occhi ispirati, leggeva dei versi ad Edith, che si chinava +verso di lei.</p> + +<p> — « My darlings! » vado fuori con Nino, — disse Valeria. — E +tu, Edith, non vuoi venire?</p> + +<p> — Oh, no... c'è' troppo vento, — disse Edith. — Sai +bene, il vento mi toglie il respiro e mi fa tossire. E poi, +Nancy non può stare senza di me.</p> + +<p> — Oh, no, no, — disse Nancy poggiando il visetto +sorridente alla spalla di Edith. — Non posso stare senza +di lei.</p> + +<p>Valeria rise mandando un bacio a entrambe; poi +uscì nei campi con suo cugino.</p> + +<p>... La stanza di studio era attigua al salotto, dove la signora +Avory stava a ricamare; e oggi il nonno le sedeva +vicino e la guardava. Tacevano entrambi.</p> + +<p>Dopo un lungo silenzio il nonno parlò.</p> + +<p> — La tosse di Sally peggiora, — disse.</p> + +<p>(Le Parche filavano. « <i>Ecco un filo nero</i> », disse l'Una. +« <i>Intessilo nella trama</i> », disse l'Altra. E la Terza aguzzò +le forbici).<span class="pagenum"><a name="Page_46" id="Page_46">[46]</a></span></p> + +<p> — La tosse di Sally peggiora! — ripetè il nonno.</p> + +<p>La signora Avory alzò gli occhi dal suo ricamo.</p> + +<p> — Zitto, zitto, papà! — disse, scotendo la testa in +aria di rimprovero.</p> + +<p> — Ho detto che la tosse di Sally peggiora, — ripetè +il vecchio. — Tutte le notti la sto ad ascoltare.</p> + +<p> — Ma no, ma no, non parlar così, — disse la signora +Avory. — Sai bene che la povera Sally riposa in pace +da gran tempo. Non è Sally che senti. Forse parli di Edith, +che ha un po' di raffreddore.</p> + +<p> — Io conosco la tosse di Sally, — sentenziò il vecchio.</p> + +<p>La signora Avory depose il lavoro, intrecciando le +mani in grembo. Un lento brivido le passò nelle vene, +e l'avvolse tutta come d'un lenzuolo bagnato.</p> + +<p> — Sally è la mia nipotina prediletta, — proseguì il +vegliardo, crollando la testa bianca. — Ah! povera piccola +Sally! povera piccola Sally!</p> + +<p>La signora Avory, immobile, lo guardava. Un terrore +senza nome, un terrore lento, gelido, s'insinuava come +una serpe nel suo cuore.</p> + +<p> — Edith! E' Edith... che tosse un poco, — sussurrò.</p> + +<p> — <em>E' Sally</em>! — gridò il vecchio, rizzandosi in piedi. — Io +ricordo la tosse di Sally, ed ogni notte la odo.</p> + +<p>Seguì un silenzio profondo. Poi nella stanza vicina, +Edith tossì.</p> + +<p>Il vecchio venne vicino, vicino a sua nuora. Era livido +e terribile.</p> + +<p> — Ecco: — bisbigliò. — Ecco! hai sentito? Questa +è Sally. E voi da tanti anni mi dite che è morta!</p> + +<p>La signora Avory si levò. Nei suoi tragici occhi passava +la visione spettrale dei suoi figli morti, straziati +tutti, dilaniati tutti dal Male orrendo che si accovacciava +nei loro petti, che scivolava, subdolo, nelle loro gole, che +balzava su di loro e li strozzava appena giungevano al limitare<span class="pagenum"><a name="Page_47" id="Page_47">[47]</a></span> +della giovinezza. Ed ora, dunque, anche Edith? +Edith, l'ultima nata del suo cuore?... Alzò gli occhi vacui +di Mater Dolorosa al volto dell'avo; poi cadde svenuta +davanti a lui, con la testa grigia ai suoi piedi.</p> + +<p class="pad2">Fuori, nei campi costellati di margheritine, Nino aveva +preso con aria di padronanza il braccio di Valeria.</p> + +<p> — Cuginetta, — disse, — ti ricordi come io ti amavo, +quando avevi dodici anni? E tu mi schernivi!</p> + +<p> — E' vero, — disse ridendo Valeria. — Ma come ti +amavo io quando avevo quattordici anni. E tu mi sprezzavi!</p> + +<p> — Ma dopo... — riprese Nino, — come io ti adoravo +quando ne avevi diciotto! E tu mi scacciasti!</p> + +<p>Valeria lo guardò con occhi timidi.</p> + +<p> — Ed oggi tu hai ventisei anni; ed io ne ho già ventisette +e mezzo.</p> + +<p> — Così è. Come sei giovane! — E Nino rise. — La +donna che amo ha trentotto anni.</p> + +<p>Valeria si fece pallida, poi una vampa rosea le soffuse +il volto; e rise, mostrando tutti i denti bianchi e +tutte le fossette.</p> + +<p> — Che dici? Trentotto anni? quasi quaranta? Io non +ci credo.</p> + +<p> — Quasi quasi non ci credo neppur io, — disse Nino, +ridendo. — Forse non sarà vero! — E si chinò con fare +deciso ed autoritario e la baciò sulla guancia.</p> + +<p>(Può darsi che nella lontana biblioteca della Casa +Grigia lo zio Giacomo con l'orecchio astrale udisse la +confortante asserzione di suo figlio? Certo è che la Fräulein, +alzando gli occhi dal trentacinquesimo Canto dell'Inferno, +credette di vederlo blandamente sorridere nel sonno).</p> + +<p> — ... Sei proprio sicuro, Nino, — disse Valeria, dopo +avergli con grande difficoltà perdonato quel bacio, — sei<span class="pagenum"><a name="Page_48" id="Page_48">[48]</a></span> +proprio sicuro che quella che tu ami non abbia... diciasette +anni appena?</p> + +<p>E Valeria, mordicchiando un filo d'erba colla testa +inclinata sull'omero, gli lanciò di sotto alle ciglia uno +sguardo malizioso.</p> + +<p>Nino si fermò, sorpreso.</p> + +<p> — Chi? Che cosa vuoi dire? Chi ha diciassette anni? — domandò.</p> + +<p> — Edith, — sospirò sottovoce Valeria. — Ho creduto... +mi pareva...</p> + +<p> — Ah no, — esclamò Nino crollando il capo. — Non +Edith! Povera creatura!</p> + +<p>Poi si chinò rapido e le baciò la bocca socchiusa, +prima assai che ella se lo aspettasse.</p> + +<p> — Perchè hai detto di Edith « povera creatura? » — chiese +Valeria, dopo avergli anche stavolta perdonato.</p> + +<p>Nino si rabbuiò. Con aria grave si picchiò leggermente +le dita sul petto:</p> + +<p> — Ho paura... sai...</p> + +<p> — Cosa?... cosa?... — e Valeria si sentì impallidire.</p> + +<p> — Ma!... secondo me, è tisica, — disse Nino.</p> + +<p>Valeria sobbalzò, strappando la sua mano dalla stretta +di lui.</p> + +<p>« Tisica! » Il cuore le si fermò, poi riprese a battere +a precipizio, scuotendole e martellandole il petto. « Tisica! » +La terribile parola le rievocò fulminea la memoria +di Tom e il passato di lacrime e di morte. Sì, Edith tossiva! +E' vero! tossiva. Ma in Inghilterra tutti tossono. +Edith, la piccola Edith dai capelli biondi e dalle guancie +di rosa? No! Non era vero, non poteva essere vero! Edith, +così cara! così buona con lei; che s'era fatta apposta l'orribile +pettinatura della Germania del Nord... Edith, la +migliore amica di Nancy... Ah! <em>Nancy!</em>... il pensiero di +Valeria, a un tratto, come preda inseguita, precipitò<span class="pagenum"><a name="Page_49" id="Page_49">[49]</a></span> +follemente per altre vie: Nancy! Nancy! Mio Dio! Nancy +era con Edith. Era sempre con Edith! Sempre!... ridendo, +discorrendo, chine sullo stesso libro, con le faccia vicine. +Dio! Dio! Anche adesso... erano insieme... forse s'erano +baciate...</p> + +<p> — Devo andare a casa subito, — ansò Valeria, col +viso livido e sfatto.</p> + +<p>Nino la teneva stretta.</p> + +<p> — Ma perchè, amor mio? Cos'hai?</p> + +<p> — Oh Dio! La mia creatura! — singhiozzò Valeria.</p> + +<p>E nel suo cuore Nancy era tornata la creatura piccola, +il « béby » che bisognava salvare, salvare ad ogni costo! +come l'aveva salvata da Tom, ora bisognava salvarla +da Edith! Allontanarla, portarla via!</p> + +<p>Era per lei, per la bambina, che Valeria era corsa +traverso questi stessi campi una mattina, anni fa, barcollando +e incespicando nella sua fretta d'arrivare a casa — lasciando +dietro di sè ciò che forse era l'amore, perchè +la bambina non piangesse, perchè la bambina non avesse +fame!</p> + +<p>Ed oggi, come allora, Valeria corse traverso i campi, +barcollando e incespicando nella sua fretta, lasciando +dietro a sè ciò che forse era l'amore. La bambina! Bisognava +salvare la bambina!... E se fosse già tardi? Se +Nancy già avesse respirato la morte? Se fosse già +tocca dal contagio? Se Nancy, anche lei, dovesse tra poco +cominciare a tossire, a schiarirsi la gola, a sudare di notte! +e farsi misurare la temperatura due volte al giorno... e +poi, infine... Mio Dio! vederla un giorno coi pugni stretti, +con gli occhi dilatati, e la bocca, la piccola bocca piena di +sangue!... Valeria strinse le mani contro le tempia, gemendo +forte come una creatura ferita, mentre correva +barcollando traverso i prati in fiore.</p> + +<p>Giunse finalmente al cancello, e corse giù per il giardino.<span class="pagenum"><a name="Page_50" id="Page_50">[50]</a></span> +Ed ecco Nancy! Ecco la piccola Nancy solitaria e +felice in piedi sull'altalena, cantando, coi ricci al vento.</p> + +<p> — Oh mamma! — chiamò subito Nancy facendo un +po' di broncio; — è venuta Fräulein poco fa a portarmi +via Edith. E mi ha detto di non muovermi di qui. Che sia +arrivato qualcuno? Forse il poeta di Londra? Credi che +sia il poeta per me?</p> + +<p> — Non so, cara, — balbettò Valeria, senza voce e col +cuore martellante; e abbracciò le gambettine nere ritte +sull'altalena, e appoggiò la tempia pulsante sul grembiulino +della piccola. — Dio, tenetemela sana e salva! — mormorò.</p> + +<p> — Fàtti in là, mamma, e guarda come vado in alto! — disse +Nancy.</p> + +<p>E Valeria si mosse per lasciar posto all'altalena. In +quel momento vide Fräulein affacciarsi alla finestra del +salotto e farle cenno colla mano di venire.</p> + +<p> — Vado in casa un momento, tesoro. Non spingerti +troppo in su, — pregò Valeria, e si affrettò ad entrare.</p> + +<p>Quando aprì l'uscio del salotto, le si fermò il cuore.</p> + +<p>La signora Avory giaceva sul sofà, con le labbra livide +e gli occhi smarriti. Fräulein le stava vicino, tenendo una +boccetta di sali, mentre Edith, piangente, in ginocchio +davanti alla madre, le chiedeva:</p> + +<p> — Mamma! mamma! ti senti meglio?</p> + +<p>In un angolo il nonno e lo zio Giacomo guardavano, +tristi ed allarmati.</p> + +<p> — Che cos'è stato? — esclamò Valeria.</p> + +<p>Edith singhiozzò:</p> + +<p> — Non so... è svenuta... era qui col nonno...</p> + +<p>La madre si rizzò a sedere e guardò Edith. Subito gli +occhi le si inondarono di pianto: cinse il collo di Edith +e le sue lacrime piovvero su lei.</p> + +<p> — Mamma, mamma, perchè piangi? — chiedeva +Edith.<span class="pagenum"><a name="Page_51" id="Page_51">[51]</a></span></p> + +<p>Ma sua madre non rispondeva. Valeria pianse con +lei. E anche Edith piangeva, senza sapere perchè.</p> + +<p class="pad2">Sola in giardino, Nancy cantava, lanciata sull'altalena, +coi ricci al vento. Quand'ecco il ricordo dei poeti +tedeschi le tornò nel cuore, e il loro incantesimo la vinse.</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>Die linden Lüfte sind erwacht</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Sie säuseln und wehen Tag und Nacht</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Sie kommen von allen Enden...</i><br /></span> +</div></div> + +<p>I poeti le bisbigliavano le parole maliarde all'orecchio. +Traverso gli alberi foscheggianti in fondo al prato si vedeva +una striscia d'oro, là dove il tramonto si accendeva +in cielo.</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>Die Welt wird schöner mit jedem Tag</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Man weiss nicht was noch werden mag,</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Das Blühen will nicht enden!...</i><br /></span> +</div></div> + +<p>Nancy si lasciò scivolare giù dall'altalena. I poeti +sussurravano ed urgevano... Fräulein nelle sue lezioni di +ieri le aveva insegnato un fatto meraviglioso: aveva +detto che il mondo era una stella: una stella rotonda, +oscillante nell'azzurro, con tante altre stelle tutto all'ingiro. +Sì, sopra alla terra ed anche giù, sotto, in tutta l'aria +celeste intorno al mondo galleggiavano le stelle! Ma dunque, +se si andava all'orlo del mondo, proprio fino all'orlo, +là dove la curva della terra comincia a scendere, si poteva +certo, sporgendosi un poco (e aggrappandosi forse a un +albero per non cadere) guardar giù nel cielo e veder le +altre stelle, sospese sotto di sè!</p> + +<p>Subito Nancy sentì che bisognava che ella andasse +fino all'orlo del mondo a guardar giù. L'orlo del mondo!<span class="pagenum"><a name="Page_52" id="Page_52">[52]</a></span> +Si vedeva anche di qui. Doveva essere dietro a quegli alberi +scuri, al di là delle cascine del Mulino, proprio là +dove il sole era caduto, lasciando una striscia d'orizzonte +incendiato.</p> + +<p>Fu così che Nancy uscì dal suo giardino, per andare +fino all'orlo del mondo.</p> + +<p>Quando la signora Avory, teneramente sorretta dalle +figlie, venne a sedere in giardino, e che le ebbero messo +uno sgabellino sotto ai piedi, e un guanciale dietro le +spalle, e dell'acqua di Colonia sulla fronte, Edith disse:</p> + +<p> — Dov'è Nancy?</p> + +<p> — Già, — disse Valeria, — dov'è Nancy?</p> + +<p>Fräulein andò chiamando per il giardino e per la +casa. Valeria andò, chiamando, per la casa ed il giardino. +Edith corse di sopra e guardò in tutte le stanze; poi guardò +in solaio, e poi ancora nelle stanze e ancora in giardino, +e nel boschetto, e nella serra. Nino, appena entrò, fu mandato +in paese a domandare se mai Nancy vi fosse stata, +ma Nancy non c'era, e nessuno l'aveva veduta. Lo zio Giacomo +col garzone della scuderia se n'andò in una direzione, +e Jim Brown nell'altra. Nino prese per i campi verso la +stazione: lo si udiva chiamare e fischiare per miglia d'intorno. +E Florence corse giù pel sentiero della Cappelletta, +che conduce a Fern Glen.</p> + +<p>Valeria, torcendosi le mani, le corse dietro, lasciando +detto ad Edith che restasse a casa a badare alla mamma +e al nonno.</p> + +<p>Ma Edith si era messo il cappello, e diceva alla signora +Avory:</p> + +<p> — Torno subito, mamma cara! Sta qui buona, e chiama +la Fräulein, che badi a te, e al nonno.</p> + +<p>Ma sua madre non volle saperne di lasciarla uscire +sola. No, no! andrebbe anche lei. E se ne uscirono frettolose +verso Bakers' End, dicendo a Fräulein di stare in +casa e di badare al nonno.<span class="pagenum"><a name="Page_53" id="Page_53">[53]</a></span></p> + +<p>Ma Fräulein, che aveva recentemente letto « Misunderstood », +fu presa da un orribile presentimento riguardo +al lago del vecchio Castello di Bery. Ed uscì anche lei, +in gran fretta, fermandosi solo un attimo per dire alla +cuoca che badasse di ritardare il pranzo, e non mancasse +di star attenta al nonno.</p> + +<p>Ma la cuoca andò fuori alla latteria di Smith a raccontare +l'accaduto; e l'altra serva andò con lei.</p> + +<p>Il nonno rimase solo nella casa deserta.</p> + +<p>(Le Parche filavano. « Ecco un filo nero. Intessiamolo »).</p> + +<p>Il nonno era solo nella casa deserta. Chiamò sua figlia. +Chiamò Valeria; ed Edith; e Nancy. Poi si ricordò che +Nancy si era smarrita. E chiamò Sally. E chiamò Tom. +Poi suonò tutti i campanelli, ma nessuno venne, nessuno +rispose. Allora di nuovo si ricordò che Nancy era smarrita, +e che tutti erano andati in cerca di lei. Lentamente +si avviò nel parco e scese lungo il viale fino al cancello. +S'affacciò a guardare: la strada si stendeva deserta nell'ombra +crepuscolare.</p> + +<p>Il vecchio uscì, e a passo a passo, volse a sinistra, +dalla parte opposta al villaggio, verso il crocevia delle +Cascine.</p> + +<p>Ma, prima ancora di arrivarci, lasciò la strada maestra +e prese un sentiero traverso i campi. Il sentiero si perdeva +al Fosso di Wakeley, ma il vecchio continuò a camminare +inoltrandosi verso la brughiera desolata e incolta.</p> + +<p>Il sole era caduto dietro le colline, e la notte, come +un gatto grigio, correva furtiva e rapida per le lande.</p> + +<p>Nancy era già stata trovata e ricondotta a casa da +Jim Brown. Ma il vecchio nonno volgeva ancora i tardi +passi per la scura e desolata brughiera. Vide qualcosa +oscillare e muovere contro il celo.</p> + +<p> — Sarà Nancy, — disse. E la chiamò.<span class="pagenum"><a name="Page_54" id="Page_54">[54]</a></span></p> + +<p>Ma era una trebbiatrice, coperta di lunghe tele nere +che sventolavano nell'aria. Il nonno si affrettò un poco +nel passare, e disse forte:</p> + +<p> — Ho ottantasette anni.</p> + +<p>Allora si sentì più tranquillo. Era persuaso che nessuno, +sapendo la sua grande età, gli avrebbe fatto del +male. Difatti la trebbiatrice lo lasciò passare senza fargli +nulla, e non lo seguì coi suoi cenci sventolanti, come egli +aveva temuto. D'un tratto sussultò udendo dei piedi leggieri +correre nel buio davanti a lui. Erano tante pecore +grigie nella notte, che si fermarono di colpo, tutte insieme, +con le faccie nere volte verso di lui. Gli venne freddo, e +si affrettò, vacillante; mentre gli pareva sempre che dietro +a lui sbucasse qualche cosa dai cespugli. Era agghiacciato +di paura.</p> + +<p> — Ho ottantasette anni. Non è giusto che io sia qui, +solo nella notte, — disse e cominciò a piangere forte, +come un bambino; ma nessuno lo udì ed egli ebbe paura +del rumore che faceva.</p> + +<p>Si volse per tornare a casa, passando di nuovo vicino +alla macchina avvolta nel drappo nero. Ed ecco che in +un campo a destra vide qualcuno in piedi che si moveva.</p> + +<p> — O Nancy! — gridò — sei lì?</p> + +<p>Ma la figura non rispose.</p> + +<p>Allora il nonno gridò:</p> + +<p> — Buona sera. Scusi... ha visto Nancy? Buona sera! +Nancy è passata di qui?</p> + +<p>La figura nel campo faceva molte riverenze e il nonno +continuava a rispondergli:</p> + +<p> — Buona sera, buona sera.</p> + +<p>E come gli pareva di vedere che gli facesse cenno di +avvicinarsi egli si avviò pel campo, incespicando nei +solchi.<span class="pagenum"><a name="Page_55" id="Page_55">[55]</a></span></p> + +<p>Quando fu vicino a quella figura, disse in fretta:</p> + +<p> — Ho ottantasette anni.</p> + +<p>La figura sventolò ambe le braccia, molto impressionata.</p> + +<p>Il nonno sedette per terra perchè era stanco.</p> + +<p>... Già Nancy era giunta in salvo, e la casa echeggiava +di voci e splendeva di lumi accesi. Ma nel buio sulla collina +il nonno sedeva vicino allo spaventa-passeri e discorreva +con lui.</p> + +<p> — Quando vorrà andare a casa, — diceva il nonno, — verrò +anch'io se permette.</p> + +<p>E lo spauracchio non fece obbiezioni.</p> + +<p>Dopo un lungo silenzio il nonno riprese:</p> + +<p> — Mi dirà poi quando sarà disposto ad andare...</p> + +<p>La figura gli fece cenno con fluttuante gesto che +aspettasse; e il nonno cercò di non impazientirsi.</p> + +<p> — Va bene, va bene, — disse. — Non ho fretta.</p> + +<p>Ma era tardi e faceva freddo.</p> + +<p>... D'improvviso, ecco, sul ciglio della lontana collina, +apparire suo figlio Tom! Ed anche il figlio di Tom. Giganteschi +e taciti scendevano per il pendìo, venendo a +lui con passi lunghi e leggieri. E dietro loro, con passi +lunghi e leggieri, venivano tutti i figli morti di suo figlio +Tom. E tutti si mettevano a sedere intorno a lui. E più +l'aria si faceva buia, più egli se li sentiva vicini, leggieri +e giganteschi. C'era anche Sally, Sally che era la sua prediletta; +ed essa si appoggiava strettamente al suo petto, +e gli agghiacciava, col piccolo viso freddo, il cuore.</p> + +<p>A tutti loro egli domandò se avessero veduto Nancy; +ma essi dissero di no, scotendo la testa tutti insieme. +Il nonno chiese a Sally se la sua tosse andava meglio. E +allora tutti risero piano, senza rispondere.</p> + +<p>La trebbiatrice passò, agitando le ali...</p> + +<p>Così per tutta la notte i suoi figli morti sedettero accanto<span class="pagenum"><a name="Page_56" id="Page_56">[56]</a></span> +a lui. All'alba si levarono, e ritraversarono con +passi lunghi e leggieri la collina.</p> + +<p>Ma lo spauracchio non lo abbandonò.</p> + +<p class="pad2">(<i>Taglia il filo</i>, disse la Parca).</p> + +<hr /> +<h2><a name="VIII" id="VIII"></a>VIII.</h2> + +<p>Quindici giorni dopo il funerale, Nino si arricciò i +baffi e se ne andò a Londra. Suo padre non gli fece rimostranze. +Veramente lo zio Giacomo stesso trovava la +casa esageratamente lugubre; e sentiva intorno a sè un'atmosfera +di vaga irrequietezza angosciosa che non poteva +attribuirsi alla scomparsa della mite figura dell'avo.</p> + +<p>Valeria errava per le camere nel suo vestito di lutto, +con un'espressione spaurita e sonnambulesca. Se lo zio +Giacomo voleva parlarle, ella scattava in mezzo alla conversazione +con aria di bestiola inseguita, e correva a vedere +di Nancy. Lo zio Giacomo s'infastidiva. Ma non +c'era dunque Fräulein per badare a Nancy? E se Fräulein +fosse occupata con la signora Avory e con le domestiche, +v'era pur sempre Edith! Edith non adorava forse la piccina, +accarezzandola e viziandola? Che bisogno c'era +che Valeria si agitasse a questo modo?... Ma Valeria si +agitava, impallidiva e correva via. Non più piccole premure +per lo zio Giacomo; non più minestroni freddi, fatti +espressamente da lei sotto il naso disapprovante della +cuoca inglese. Più nulla. In quanto a Nino, poveretto! +pareva proprio che per Valeria egli non esistesse più. +Ella non aveva occhi che per Nancy e per Edith. Sempre +le guardava, le seguiva, s'intrometteva nei loro discorsi;<span class="pagenum"><a name="Page_57" id="Page_57">[57]</a></span> +sempre le spiava con quell'aria di bestiola inseguita che +faceva pietà. Quando le due ragazzette sedevano insieme, +felici, leggendo o chiacchierando, Valeria con voce rauca +e nervosa chiamava Nancy, e la mandava via a far qualche +commissione inutile; oppure se la teneva vicina, facendole +dei lunghi discorsi incoerenti. Edith talvolta si domandava +perchè mai Valeria le portasse via così la bambina; +perchè la chiamasse sempre a sè con fare così improvviso +e severo. Ma poi vedendo il viso ansioso e pallido +di Valeria — e guardando Nino, che per lo più sembrava +distratto e seccato, Edith pensava a litigi d'innamorati, +e non faceva domande.</p> + +<p>Ma non v'erano litigi d'innamorati tra Nino e Valeria. +Dal cuore affannato di lei l'amore materno aveva scacciato +ogni altro sentimento; e un solo pensiero la possedeva: +il pensiero di proteggere Nancy, di tener Nancy lontana +dal lieve alito di Edith, dai teneri baci di Edith! E Nino, +vedendola sempre colla figlioletta sulle ginocchia o al +fianco, si abituò gradatamente a vedere in Valeria la +madre più che l'amante, la parente più che la fidanzata.</p> + +<p>Poichè la creatura in grembo a sua madre vieta e +frena la passione.</p> + +<p>Una sera Nino, sbadigliando, prese in mano un giornale, +e per esercitarsi nell'inglese ne lesse le notizie. Ed +ecco che le notizie lo interessarono!</p> + +<p>All'indomani si arricciò i baffi e partì per Londra. +Andò a pranzo da Pagani e vi trovò un vecchio compagno +di università, Carlo Fioretti, che pranzava con una +signora inglese, troppo ingioiellata e dai capelli troppo +dorati, a una tavola presso la sua. Fioretti gli fece gran +festa, e la bionda signora gli sorrise. Lo invitarono a prendere +il caffè con loro, e Fioretti gli raccontò molte cose +sulla colonia italiana di Londra. Poi lo invitarono a venir +con loro all'Alhambra. Ma Nino, spiacentissimo — oh,<span class="pagenum"><a name="Page_58" id="Page_58">[58]</a></span> +desolato! — non poteva. Andava appunto stasera al teatro +Garrick...</p> + +<p> — Ma è vero! — esclamò la signora bionda. — C'è +quella grande attrice italiana, stasera, al Garrick! Come +si chiama? Villari! Già, Villari. Perchè non ci avete pensato? — E +scotendo un dito rimproverante a Fioretti: — Perchè +non mi avete condotta a sentire la Villari?</p> + +<p>Fioretti si profuse in discolpe e scuse, e baciandole +le dita ingemmate, promise che ve l'avrebbe condotta +l'indomani, e la sera appresso, e tutte le sere!</p> + +<p>Quindi Nino si accommiatò, con molti inchini e baciamani; +e Fioretti lo condusse sino alla porta.</p> + +<p> — Chi è? — domandò Nino.</p> + +<p> — Una « lady » dell'aristocrazia, — disse Fioretti. — Divorziata.</p> + +<p> — Deliziosa, — disse Nino.</p> + +<p> — Milionaria, — soggiunse Fioretti; e, stretta rapidamente +la mano all'amico, tornò al suo tavolo.</p> + +<p class="pad2">Le tragiche donne del Cossa salmodiavano già le loro +nenie quando Nino entrò in teatro. Prese posto in una +poltrona di quarta fila; e subito il suo cuore si aprì al +suono delle voci italiane. Il suo sangue latino pulsava +in perfetto accordo colla sonora dolcezza delle parole familiari, +colla graziosa violenza dei gesti noti.</p> + +<p>All'improvviso entrò in scena la Villari, e tutto sparve +per Nino all'infuori di lei. Fervida e sottile, ardente e +leggiadra, ella tenne subito tra le piccole mani calde i +cuori del placido pubblico inglese, scuotendone i nervi, +costringendoli e attirandoli verso inusitate passioni.</p> + +<p>Nino sedeva immobile, col cuore scosso da forti battiti, +e si chiedeva se ella lo ravviserebbe. Ricordò la prima +volta in cui gli occhi di questa donna avevano incontrati +i suoi: al Manzoni, a Milano, quattro anni prima.<span class="pagenum"><a name="Page_59" id="Page_59">[59]</a></span></p> + +<p>Come ricordava quella sera! Gli pareva ieri!... Si +dava la « Saffo » di Daudet; e Nino era andato con la zia +Carlotta e la cugina Adele in un palco di proscenio. Nel +secondo atto egli rideva con Adele della veemenza della +scena d'amore quando, all'improvviso, si accorse che la +Villari lo guardava. Sì, guardava lui! Lo fissava con grandi +occhi penetranti, lungamente, deliberatamente, mentre +Jean le singhiozzava ai piedi. Poi ella pronunciò la famosa +frase del Daudet: « Toi, tu ne marchais pas encore +que moi déjà je roulais dans les bras des hommes », tenendo +sempre gli occhi fissi e profondi sul viso di Nino. +Capricciosa e bizzarra qual'era, aveva detto quelle parole +in francese, in mezzo al dramma italiano, quasi per +sottolinearle di più. Poi s'era voltata via ed aveva continuato +la sua parte senza più badare a lui. E a Nino pareva +di aver sognato. Adele era stata sarcastica ed acidetta +tutta sera. Poi — ah, come Nino se lo ricordava! — il +giorno seguente egli aveva mandato dei fiori alla Villari. +(Essa se li aspettava!)... E una settimana dopo, +le aveva mandato un braccialetto con brillanti e rubini, +avendo venduto a questo scopo il pianoforte della zia +Carlotta durante una sua assenza.</p> + +<p>Ed oggi, ecco, ella gli stava davanti ancora, fervida +e sottile, ardente e leggiadra, e Nino, immobile, col cuore +palpitante, si domandava se essa lo ravviserebbe.</p> + +<p>A un tratto ella volse gli occhi verso di lui e lo fissò +con sguardo fermo e profondo. Tanto a lungo ella lo guardò +che gli parve che tutti dovessero accorgersene, e Nino si +sentì mancare il respiro per la commozione.</p> + +<p>Quando cadde il sipario, le fece portare in camerino +il suo biglietto di visita.</p> + +<p>Ma ella si rifiutò di riceverlo. Nè volle vederlo alla +fine del dramma. Il giorno seguente le mandò dei fiori +(ella se li aspettava)! — ma quando andò a trovarla al<span class="pagenum"><a name="Page_60" id="Page_60">[60]</a></span> +suo albergo, gli venne detto che la signora non c'era per +nessuno.</p> + +<p>Così, egli assistette a nove delle dodici recite; ed ella +continuò a non volerlo ricevere. Poichè ella era astuta +e fine; e aveva trentotto anni; e conosceva il cuore degli +uomini. Conosceva anche il proprio cuore; e più di una +volta le era parso di scoprire in esso dei sintomi di ciò +ch'ella chiamava una « cotta », una « <em>toquade</em> », per +questo giovane Nino dalla testa ricciuta, dal riso leggiero, +dagli occhi violenti.</p> + +<p>Nunziata Villari temeva le sue « cotte ». E non a torto. +Da tempo ne conosceva i disastrosi effetti. Sapeva quanto +fossero dannose alla sua carnagione, rovinose pei suoi +affari; torturanti nel loro svolgersi, e strazianti alla loro +fine. E sopratutto le faceva paura una cotta per Nino; +poichè Nino era uno di quelli dal naso di pasta frolla, +e quindi sarebbe stato certo una fonte di sofferenze per lei.</p> + +<p>Così, una sera dopo l'altra, Nino seduto nella sua +poltrona al Garrick, la guardava e contava i giorni che +gli rimanevano prima che ella ripartisse. Ogni sera ella +era diversa: era Saffo e Maddalena; era Norah e Fedora; +era Fedra e Desdemona. Ogni sera ella era davanti a lui +tutta sorrisi o lagrime, tutta amore od odio. La vedeva +dolce e spaventosa, feroce e ammaliante. La vedeva abbracciare +e uccidere; contorcersi in morti delicate o terribili. +Ella era la purità risplendente e il trionfale peccato. +Era l'Eterno Feminino, l'immortale Amante — la +sempre Desiderante e la sempre Desiderata.</p> + +<p>Allorchè dopo l'undecima recita ella gli concesse +finalmente di vederla, egli entrò nel camerino, pallido, +con le labbra tremanti. Senza una parola di saluto, senza +rispondere al sorriso di lei, si lasciò cadere su una seggiola +e nascose il volto tra le mani. E ciò fece ridere Marietta.</p> + +<p>Ma Nunziata Villari non rise. Comprese d'un tratto<span class="pagenum"><a name="Page_61" id="Page_61">[61]</a></span> +che in tutte le sere passate ella non aveva recitato che +per questo Nino; che per lui, per lui solo, ella aveva singhiozzato +e pianto, riso e delirato. E vedendolo ora davanti +a lei, con la faccia tra le mani, chino il bel capo ricciuto, +ella si sentì nel cuore quel palpito intermittente che riconosceva +e paventava.</p> + +<p> — Misericordia! — sospirò. — Ho paura che sia +un'altra cotta!</p> + +<p>Era un'altra cotta.</p> + +<hr /> +<h2><a name="IX" id="IX"></a>IX.</h2> + +<p>Nella Casa Grigia a Wareside, Fräulein Müller leggeva +ancora la Divina Commedia all'inconscio zio Giacomo. +I fiori dei meli oscillavano nella mite aria primaverile. +Le farfalle passavano come fiori alati sul capo di Edith +che giaceva in un seggiolone al sole, troppo stanca per +muoversi e troppo svogliata per leggere. La piccola Nancy +correva per il giardino, coi ricci scompigliati, inseguendo +i pensieri e le parole che le balzavano innanzi o le cantavano +nella fantasia; e pensieri e parole si dividevano +in strofe, si accoppiavano in rime, come fanciulli che danzano.</p> + +<p>Sedute nell'ombra le due madri vegliavano; la signora +Avory non distoglieva gli occhi dal volto di Edith se +non per leggerle qualche libro, di cui presto la fanciulla +si stancava. Valeria — placida e pietosa se Nancy era lontana — stringeva +le labbra, fosca negli occhi, appena udiva +Edith chiamare la piccina; e se questa correva all'appello, +subito Valeria la chiamava, e la circondava con braccia +gelose.<span class="pagenum"><a name="Page_62" id="Page_62">[62]</a></span></p> + +<p>Allora il volto della madre di Edith si faceva duro +e il suo cuore era invaso dall'amarezza. Si alzava rapida, +e avvicinandosi ad Edith si chinava su di lei con +parole incoerenti, cercando di distrarla, per non lasciarla +accorgere delle crudeli paure di Valeria.</p> + +<p>Sopra le inconscie teste delle loro figlie gli sguardi +delle due donne si incrociavano, ostili e duri, ognuna +proteggendo la propria creatura, ognuna accusando l'altra.</p> + +<p> — Edith è ammalata, — dicevano gli occhi della signora +Avory, — ma non voglio che lo sappia.</p> + +<p> — Edith è ammalata, dicevano gli occhi di Valeria, — non +voglio che Nancy le stia vicino.</p> + +<p> — Non bisogna affliggere Edith, — dicevano gli occhi +della signora Avory.</p> + +<p> — Non bisogna esporre Nancy al pericolo, — rispondeva +lo sguardo di Valeria.</p> + +<p> — Mamma, — trillava all'improvviso la limpida voce +di Nancy, — credi tu che Maggio sia una fanciulla?</p> + +<p> — Cosa vuoi dire, cara?</p> + +<p> — Ma sì! il mese di Maggio! non ti pare che sia una +ragazza, bionda e inghirlandata, che passa correndo +leggiera leggiera sui prati? e dove tocca le siepi col dito +fioriscono!</p> + +<p> — Sì, sarà così, gioia mia, — rispondeva sua madre, +distratta.</p> + +<p> — O credi piuttosto che sia un fanciullo, un ragazzo +capriccioso e prepotente, coi ricci che gli cadono sugli +occhi... Mi pare di vederlo correre all'impazzata per la +campagna, scotendo i rami per far guardar fuori le foglioline +spaurite e lanciando traverso il cielo gli uccelletti +felici e sbalorditi.</p> + +<p> — Sì, cara, sarà proprio così...</p> + +<p> — Oh! mamma, non dài retta a niente, — rise Nancy, +e corse via pel prato, improvvisando nell'andare:<span class="pagenum"><a name="Page_63" id="Page_63">[63]</a></span></p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>Says May: « I am a girl!</i><br /></span> +<span class="i0"><i>May is short for Margaret,</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Margaret or Daisy.</i><br /></span> +<span class="i0"><i>The petals of a jessamine</i><br /></span> +<span class="i0"><i>No boy's hand could unfurl!</i> »<br /></span> +<span class="i0"><i>Says May: « I am a girl ».</i><br /></span> +</div><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>Says May: « I am a boy!</i><br /></span> +<span class="i0"><i>May is short for.... »</i><br /></span> +</div></div> + +<p> — « For what »? — pensa Nancy, rabbuiandosi, impaziente +colla parola ribelle che non viene quando si +vuole. Poi salterellando attraverso l'erba:</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>Says May: « I am a boy!</i><br /></span> +<span class="i0"><i>May is short for Marmaduke,</i><br /></span> +<span class="i0"><i>As all the world should know!</i><br /></span> +<span class="i0"><i>I taught the birds their trills and shakes,</i><br /></span> +<span class="i0"><i>No girl could whistle so! »</i><br /></span> +</div></div> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>So May the girl, and May the boy, they quarrel all day long</i><br /></span> +<span class="i0"><i>While the flowers stop their budding, and the birds forget their song,</i><br /></span> +<span class="i0"><i>And God says: « Now to punish you, I'll hang out the new moon</i><br /></span> +<span class="i0"><i>And take and bundle both of you into the month of June ».</i><br /></span> +</div></div> + +<p> — Veramente, — riflettè Nancy, — « May » non è +affatto il vezzeggiativo di « Marmaduke ». Ma come fare? +Ci deve essere per la poesia un Mago che tiene tutti i pensieri +chiusi in una stanza buia e tutti i vestiti dei pensieri — che +sono poi le parole! — chiuse in un'altra. E la difficoltà +sta nel trovare i vestiti giusti per i pensieri... Qualche +volta esce dalla stanza buia un pensiero bello, alto, chiaro<span class="pagenum"><a name="Page_64" id="Page_64">[64]</a></span> +come un arcangelo! e si va a cercargli un vestito, e non +si trovano che degli straccetti che non gli stanno. E qualche +volta si ha un pensiero storto, insignificante, un rospiciattolo +di pensiero! e gli si trova una gran veste a strascico +d'argento. Quando sarò un grande poeta, — sospirò +Nancy, — spero di non condurre attorno dei rospi di +pensiero vestiti d'argento...</p> + +<p>Nella sua seggiola al sole Edith aprì gli occhi.</p> + +<p> — Nancy! dov'è Nancy?</p> + +<p>Valeria balzò in piedi.</p> + +<p> — Vuoi qualche cosa, Edith cara?</p> + +<p> — No, niente; vorrei Nancy! mi piace tanto vederla. +E sono proprio troppo pigra per correrle dietro.</p> + +<p> — La chiamerò io, — disse Valeria.</p> + +<p>A quella risposta inaspettata, la signora Avory alzò +gli occhi sorpresi e grati, e sorrise a sua nuora.</p> + +<p>Valeria trovò Nancy che declamava dei versi agli +alberi del frutteto. S'inginocchiò sull'erba ad allacciarle +la scarpetta sciolta, e disse senza alzare il viso:</p> + +<p> — Nancy vai da Edith. Ma... senti... cara, non devi +baciarla.</p> + +<p> — Oh! è stata cattiva?</p> + +<p> — No, gioia, no. — Valeria ancora in ginocchio cinse +col braccio la piccina. — La povera Edith è malata, — disse +lentamente.</p> + +<p> — Allora la bacierò il doppio, — disse Nancy facendosi +rossa.</p> + +<p> — Bimba mia! bimba mia! cerca di capire! — scongiurò +Valeria. — Edith è ammalata; come lo era il tuo +papà... povero caro papà! — che è morto. Ed è lo stesso +male che avevano le sue sorelle — e sono morte. E se tu +la baci, oh, anima mia, adorata mia! potresti ammalarti +anche tu, e morire. Pensa, pensa che ogni volta che tu +baci Edith, è come se tu prendessi una spada per trafiggere +il cuore di tua mamma.<span class="pagenum"><a name="Page_65" id="Page_65">[65]</a></span></p> + +<p>Vi fu una lunga pausa.</p> + +<p> — Ma se rifiuto di baciarla, non sarà una spada che +trafigge il cuore a lei?</p> + +<p> — Forse, — sospirò Valeria.</p> + +<p> — E se una spada trafigge il cuore di Edith, non sarà +trafitto anche il cuore della nonna?</p> + +<p> — Sì, — disse Valeria.</p> + +<p>Un'altra lunga pausa. Poi Nancy disse:</p> + +<p> — Dunque c'è una spada per ogni cuore... credo che +potrei fare una poesia su questo pensiero...</p> + +<p>I suoi larghi occhi non vedevano più nulla, nè sua +madre, nè Edith ammalata; vedevano un gigantesco +cuore, il cuore del mondo, trafitto e sanguinante: e quel +sangue lo sentiva già fluire e scorrere in versi, e il ritmo +le pulsava nella mente...</p> + +<p> — Santa Vergine, assisteteci, — sospirò Valeria. — Vai! +vai da Edith, che ti aspetta.</p> + +<p>E Nancy andò: e baciò Edith, perchè aveva già scordato +tutto ciò che la sua mamma le aveva detto.</p> + +<p>Poco dopo comparve lo zio Giacomo, che veniva rapidamente +a loro con una lettera in mano. Era una lettera +di Nino; e l'ira dello zio Giacomo non aveva limiti. +Nino era un mostro, era uno scemo, era un cretino, era +un imbecille e figlio di imbecille!... E Valeria era una +stupida e insensata creatura, che avrebbe potuto trattenere +Nino e tenersi Nino e sposarsi Nino perchè Nino +era un angelo e nessun marito avrebbe potuto essere più +angelo di lui; e ora invece quel triplice estratto di insensata +imbecillità, se n'era scappato con una attrice — una +perfida, linguacciuta vipera senile, che lo aveva seguito +in Inghilterra e perseguitato e instupidito!... E tutto era +colpa di Valeria e di Fräulein! Sì, di Fräulein! Di quell'assurda +ed esaltata persona tedesca che aveva fatto +di lui, zio Giacomo, un idiota e un buono a nulla, coll'ululargli<span class="pagenum"><a name="Page_66" id="Page_66">[66]</a></span> +nelle orecchie, da mattina a sera, i pazzeschi +canti dell'Inferno di Dante.</p> + +<p>Fräulein pianse, e Valeria pianse; ma ciò non servì +affatto allo zio Giacomo.</p> + +<p>E neppure fece tornare Nino da San Remo, dove passeggiava +sotto le palme con la Villari. E la Villari sospirava +languida e beata, sciolta nell'angoscia deliziante +della sua « cotta » novella.</p> + +<hr /> +<h2><a name="X" id="X"></a>X.</h2> + +<p>Nino, prima di lasciar Londra, si era fatto prestare +dei denari da Fioretti, che se li era fatti prestare dalla +sua « signora dell'aristocrazia ». Poi Nino aveva scritto all'impresario +della Villari rescindendo tutti i suoi contratti. +Infine aveva scritto a suo padre dicendogli che sentiva +d'essere il trastullo del destino, e a Valeria dicendole +che sentiva d'essere l'ultimo degli uomini. Quindi era +partito per la Riviera con Nunziata; e Nunziata era docile +e leggiadra, drappeggiata in vesti meravigliose, e adorna +di grandi cappelli inverosimili.</p> + +<p>Furono felici a San Remo, ma essendo già la fine di +maggio faceva caldo, e Nino suggerì che si andasse a passare +il giugno in Isvizzera. Andarono a Lucerna e salirono +a Bürgenstock.</p> + +<p>Il Grand Hôtel era già affollato, per lo più di famiglie +inglesi; e la elegante coppia italiana fu molto osservata +e discussa. Al « déjeuner » si trovarono vicini di tavola +ad una famiglia americana — padre e madre, con tre +figlie, singolarmente belle e maleducate.</p> + +<p>Le tre ragazze guardavano i nuovi arrivati, poi bisbigliavano<span class="pagenum"><a name="Page_67" id="Page_67">[67]</a></span> +tra loro e soffocavano le risate nel fazzoletto, +scotendo le esili spalle e le teste inanellate. La sera apparvero +tutte e tre in seriche vesti color di rosa, strette nella +vita, e molto scollate, perfino la minore che non mostrava +più di quattordici anni. Portarono a tavola tre orsacchiotti +di pelo giallo, che baciavano ogni tanto, chiamandoli +« Darling Teddy-bears! » Erano rumorose e irrequiete e +volgari, e attiravano l'attenzione di tutti. Ma la loro +bellezza era indescrivibile. Le due maggiori portavano +i capelli in una massa di riccioli rosso-dorati raccolti sulla +sommità del capo con un immenso nodo nero; mentre +la minore aveva la fluente capigliatura disciolta e divisa +nel mezzo, sì che le cadeva, liscia e lucida come acqua +dorata, fino alla cintura.</p> + +<p>Nino alla sua tavola si arricciava i baffi, dimenticando +di offrire le vivande a Nunziata; e Nunziata, senza smettere +di discorrere e di sorridere, amabilissima, si mordeva +le labbra scarlatte e faceva girare e rigirare gli anelli +sulle dita delicate.</p> + +<p>D'un tratto disse — come per caso — che proprio +oggi aveva ricevuto una lettera dal conte Melindo di +Tarbìa. Melindo di Tarbìa? Subito Nino si rabbuiò. Il +nome del ricchissimo siciliano lo urtava sempre, ed anche +stavolta s'imbronciò e fece a Nunziata delle osservazioni +ingiuste ed amare. Ella lo ascoltò dolce e paziente, mordendosi +le labbra scarlatte, e facendo girare e rigirare +gli anelli sulle dita delicate; quindi disse che Tarbìa intendeva +di venire a Bürgenstock, verso la fine della settimana...</p> + +<p>Nino respinse il piatto, incrociò le braccia e disse +che partirebbe l'indomani. Allora Nunziata rise e disse:</p> + +<p> — Anch'io.</p> + +<p>Nino le strinse le dita sotto la tavola, le disse che era +un angelo, e finì il suo pranzo in pace.<span class="pagenum"><a name="Page_68" id="Page_68">[68]</a></span></p> + +<p>L'indomani partirono.</p> + +<p>Andarono a Engelberg. Qui trovarono molto tennis +e molto golf e molte ragazze in blusa bianca e cappello +alla canottiera. Ragazze ridenti, ragazze arrossenti, ragazze +cinguettanti — Engelberg ne rigurgitava. Nunziata +ben presto ricevette una lettera dal conte, dicendo +che egli pensava di venire a Engelberg... E Nino la condusse +ad Interlaken.</p> + +<p>Ma tutta la Svizzera era infiorata di giovinezza. Pareva +che tutte le donne al mondo non avessero che diciasette +o diciotto anni! Nunziata diceva nervosamente +mille volte al giorno:</p> + +<p> — Dio! che bella ragazza!</p> + +<p>E Nino diceva:</p> + +<p> — Ah, sì? Dove?</p> + +<p> — Ma l'hai pur vista... quella che è passata adesso.</p> + +<p>Nino non aveva visto.</p> + +<p> — Ma sì che l'hai vista, — insisteva Nunziata.</p> + +<p>No, Nino non aveva veduto nessuno, non vedeva +mai nessuno.</p> + +<p>Ma Nunziata vedeva tutti. Ogni figuretta slanciata, +ogni fine profilo, ogni curva di guancia fresca, le figgeva +spine e scheggie nel cuore dolorante. Portava le sue vesti +meravigliose e i suoi cappelli inverosimili, ma stonavano +nel grandioso ed elementare paesaggio svizzero. E le +fanciulle che andavano al tennis in camicetta bianca +e gonna corta, passando a braccetto, gaie nella spietata +luce del sole di giugno, si voltavano a guardarla, e ridevano.</p> + +<p>In breve Nunziata sentì che ciò che era stato un mero +capriccio per lei durante quattro anni in cui aveva ancora +per distrarla le sue parti e il suo pubblico, i suoi impresari +e i suoi critici, i suoi adoratori e i suoi nemici — ora +non era più un capriccio. La « toquade » di cui si rideva<span class="pagenum"><a name="Page_69" id="Page_69">[69]</a></span> +non era più una toquade. La « cotta » era divampata +e s'era fatta incendio. Questa era la passione — la +temuta e grande passione.</p> + +<p>Ora non esisteva per lei altri che Nino. Nino non era +più Nino: era la giovinezza stessa, era l'amore, era la vita, +era tutto quello che ella aveva posseduto nella turbolenta +ricchezza del suo passato, tutto quello che tra poco le +sfuggirebbe per sempre. E il suo cuore si fece amaro, +come amaro è il cuore di ogni donna che ama un uomo +più giovane di lei. Ella sentiva i suoi trentotto anni come +una piaga vergognosa. A volte, quando egli la guardava, +ella con un piccolo singhiozzo nervoso, gli copriva gli +occhi colle mani.</p> + +<p> — Non guardarmi, non guardarmi!</p> + +<p>Egli allora, ridendo, le scostava la mano:</p> + +<p> — Ma perchè, fantastico amor mio?</p> + +<p> — I tuoi occhi sono i miei nemici, io ne ho terrore.</p> + +<p>Poichè ella ben sapeva che quegli occhi avrebbero +guardato e desiderato tutta la leggiadrìa e la giovinezza +che è nel mondo.</p> + +<p>Un giorno, sul tardi, sedevano sul loro balcone, +mentre nei giardini sottostanti un'orchestra italiana +suonava della musica di Sicilia, languida ed eccitante.</p> + +<p>Nunziata disse il suo pensiero:</p> + +<p> — Non sei stanco di me, Nino? Oh, Nino! sei certo +di non essere ancora stanco di me?</p> + +<p> — Ma cosa dici? Ma tu sogni. Io non mi stancherò +mai di te. Mai! te lo giuro.</p> + +<p>Nunziata sorrise, amara.</p> + +<p> — « Ils faisaient d'éternels serments... » — mormorò.</p> + +<p>Nino le afferrò le bianche mani inerti.</p> + +<p> — Perchè, non sei felice? — domandò. — Perchè?</p> + +<p> — Non lo so! — sospirò lei.</p> + +<p> — Tu soffri, tu soffri. Lo so, lo sento. Lo sento tutto<span class="pagenum"><a name="Page_70" id="Page_70">[70]</a></span> +il giorno, anche quando ridi. E' colpa mia? dimmelo! +dimmelo! Saresti più felice senza di me?</p> + +<p> — Nè con te, nè senza di te, posso vivere, — citò +Nunziata.</p> + +<p>L'orchestra suonava l'aria della « Manon » di Massenet. +L'anima di Nunziata era presa dalla sete dell'inafferrabile, +dalla nostalgia della morte.</p> + +<p>Ma era tardi, e la campana della table-d'hôte era +suonata da un pezzo. Ella si alzò con un lieve sospiro. +Si ravviò i capelli, si sfiorò la faccia col piumino della +cipria; poi, con una piccola e muta preghiera alla Madonna, +mise il braccio sotto quello di Nino e scese a pranzo.</p> + +<p> — Non sarò più così stolta, — disse scendendo le +scale. — E' assurdo, lo so. E' una cosa morbosa.</p> + +<p>Ma ecco che dopo il pranzo una ragazza di Budapest +venne pregata di ballare. Sulle prime, essa rise ed esitò; +poi sparì per pochi istanti, durante i quali Nunziata si +sentì venir male.</p> + +<p>La giovinetta riapparve, scalza ed avvolta in lievi +drappeggiamenti. E danzò. Danzò, rosea e fine come +un petalo di fiori di pesco. Pareva l'incarnazione di tutte +le primavere.</p> + +<p>E Nunziata fu di nuovo morbosa.</p> + +<p>Nino era disperato. Sospirò cupamente un verso del +Verlaine:</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>Mourons ensemble, voulez-vous?</i><br /></span> +</div></div> + +<p>La straziata amante lo guardò, poi diede una breve +risatina stridula, citando il verso che seguiva;</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>Oh, la folle idée!</i><br /></span> +</div></div> + +<p>Ed ella non era del tutto sincera nel suo riso, — come +egli non lo era stato nel suo sospiro.<span class="pagenum"><a name="Page_71" id="Page_71">[71]</a></span></p> + +<p>Mentre gli amanti così, quasi per celia, invocavano +la Morte, — lontano, nella Casa Grigia, quella macabra +Visitatrice si era avvicinata, si era tolto il velo dall'orrore +del viso, ed ora batteva, batteva alla porta... Un mattino +la signora Avory, svegliatasi, trovò l'ultima delle +sue figlie convulsa, con le labbra intrise di sangue.</p> + +<p>Un dottore chiamato in gran fretta aveva suggerito: +Davos! Uno specialista venuto da Londra aveva ripetuto: +Davos!</p> + +<p>Otto giorni dopo, la casa era chiusa, la servitù licenziata. +Fräulein, disciolta in lagrime, era migrata in una +famiglia americana del vicinato. Valeria, pallida e triste, +e la piccola Nancy, singhiozzante e aggrappata al collo +di Edith, avevano detto « Addio! Addio! » ed erano partite +per l'Italia con lo zio Giacomo.</p> + +<p>Edith e sua madre, tragiche e sole, volsero i passi +verso le cime dove brilla eterna la neve e la speranza.</p> + +<hr /> +<h2><a name="XI" id="XI"></a>XI.</h2> + +<p>Davos scintillava adamantino e terso nel sole invernale.</p> + +<p>Edith giaceva sulla terrazza dell'Hôtel Belvedere, +con una coltre ravvolta intorno alle ginocchia e un parasole +aperto sul capo.</p> + +<p>Era felice. Sua madre le aveva allora allora portato una +lettera di Nancy.</p> + +<p>La piccola Nancy, che l'aspettava in Italia — (oh, +non avrebbe avuto molto da aspettare! Ancora un po' di +tempo, ed Edith sarebbe completamente guarita!) — le +scriveva una lettera, tutta d'amore e di tenerezza, dicendole<span class="pagenum"><a name="Page_72" id="Page_72">[72]</a></span> +di far presto a guarire! La vita senza Edith, scriveva +la bimba, era un brutto sogno; l'Italia senza Edith non +era che una macchietta verde e un nome sulla carta +geografica, ma in realtà non esisteva affatto! La zia Carlotta +e la cugina Adele erano buone e care persone con +voci forti e risate larghe — come tutti, del resto, a Milano — ma +Nancy non le capiva e non le amava. Non amava +che Edith. Non voleva che rivedere Edith, essere vicina +a Edith! e non lasciarla più. — Ah, quasi dimenticava +di dirle che aveva scritto due poesie in italiano; e sua +mamma le trovava più belle di tutte le altre cose scritte +prima. E addio! e arrivederci! e che Edith guarisse presto +presto, per poter tornare tutti insieme in Inghilterra ed +essere felici.</p> + +<p>V'era un affettuoso poscritto di Valeria che le diceva +di essere buona e di guarir presto.</p> + +<p>Sì, sì! Edith sentiva che sarebbe guarita presto. Era +l'ora in cui la temperatura le saliva, e il leggiero frizzore +che la febbre le metteva nel sangue le dava un senso di +eccitazione, quasi di fretta. Essa si sentiva vivere, intensamente, +smaniosamente.</p> + +<p>Strinse sulle labbra la lettera della piccola Nancy, e +riaffondò il capo nei cuscini.</p> + +<p>La sua seggiola a sdraio era la penultima di una lunga +serie di seggiole identiche, tutte in fila sulla terrazza a mezzogiorno +dell'Hôtel Belvedere. Da ambo i lati, Edith vedeva +altre figure adagiate con coltri e parasoli, come lei. +La sua vicina di destra era una giovane russa, di pochi +anni, forse, maggiore di lei, con una faccia magra e contratta +e un rossore fisso al sommo delle gote. A sinistra +giaceva Herr Fritz Klasen, un tedesco di ventiquattro +anni, fresco di carnagione, largo di spalle, con grandi +occhi azzurri e irrequieti.</p> + +<p>Quando Edith volse lo sguardo verso di lui, egli subito +le parlò.<span class="pagenum"><a name="Page_73" id="Page_73">[73]</a></span></p> + +<p> — Come le piace Davos? — chiese.</p> + +<p> — Tanto, — rispose Edith.</p> + +<p>E il giovane approvò col capo e sorrise.</p> + +<p>La ragazza russa aprì gli occhi neri e guardò Edith.</p> + +<p> — E' appena arrivata? — domandò.</p> + +<p> — Sì, da tre giorni soltanto, — rispose Edith. — E +lei, da quanto tempo è qui?</p> + +<p> — Da quattro anni, — disse la ragazza, richiudendo +gli occhi.</p> + +<p>Edith volse il capo verso il giovane tedesco, scambiando +con lui un'occhiata di compassione.</p> + +<p> — E lei? — gli domandò.</p> + +<p> — Io sono qui da otto mesi, — rispose il giovane. — Sono +guaritissimo, e torno a casa in maggio.</p> + +<p>La russa riaprì i cupi occhi infossati, ma non parlò.</p> + +<p> — Va al ballo lei, questa sera? — chiese il giovane a +Edith dopo un momento di silenzio.</p> + +<p> — Un ballo? qui? — domandò Edith, sorpresa.</p> + +<p> — Già, già! Proprio in questo hôtel, nel gran salone. +Sicuro, si balla ogni mercoledì qui al Belvedere. E al Grand +Hôtel ogni sabato. Questo è un posto dove ci si diverte +molto! — E il giovane diede un piccolo colpo di tosse per +schiarirsi la gola e canticchiò la « Valse bleue ».</p> + +<p>Quella sera Edith andò con sua madre nel gran salone, +e sebbene non ballasse, si divertì assai. La signora Avory +le chiedeva ogni momento:</p> + +<p> — Sei stanca? Sei stanca?</p> + +<p>Ma Edith non era stanca. Sentiva nell'atmosfera intorno +a lei un vibrante e intenso eccitamento, a cui ella +partecipava senza capirlo: era il perturbante, febbrile +eccitamento di una danza macabra.</p> + +<p>Fritz Klasen le venne davanti e, dritto, battendo insieme +i tacchi, si presentò a sua madre e a lei.</p> + +<p> — Mai più avrei pensato che Davos fosse così<span class="pagenum"><a name="Page_74" id="Page_74">[74]</a></span> +gaia, — disse la signora Avory, levando sul viso del giovane i +miti occhi celesti.</p> + +<p> — Altro che gaia! — rispose lui, ridendo. — E' il +posto più allegro del mondo; non abbiamo tempo qui da +perdere in malinconie.</p> + +<p>Una signorina vestita di seta gialla si precipitò verso +di lui:</p> + +<p> — Presto. La quadriglia! — esclamò, prendendogli +il braccio e trascinandolo via.</p> + +<p>Se ne andarono ridendo, e sdrucciolando come bimbi +sul lucido impiantito.</p> + +<p> — Non pare ammalato, quel giovane, — osservò la +signora Avory.</p> + +<p> — E la ragazza neppure, — disse Edith.</p> + +<p> — Ma nessuno qui sembra ammalato; — e la madre +girò lo sguardo sulla gaia folla danzante, chiedendosi con +meraviglia se ciascuno di essi portava chiuso in sè il funesto +e spaventevole spettro che ella sapeva rinserrato nel +fragile petto di sua figlia. — Hai notato, — disse, — che +non si sente mai nessuno tossire?</p> + +<p> — E' vero, — disse Edith.</p> + +<p>Dopo una breve pausa, la signora Avory disse:</p> + +<p> — Probabilmente tutta questa gente è qui per godersi +gli sports dell'inverno.</p> + +<p>E per molto tempo, credette che fosse così. Vedeva +intorno a sè visi giovani, e guancie colorite, e occhi vividi; +e udiva chiacchierare molto, e ridere. Oh! sopratutto +ridere, sempre ed eccessivamente. V'erano balli e +concerti, feste e bazars; e sempre e dapertutto si ritrovavano +gli occhi vividi e le guancie colorite e le folli risate.</p> + +<p>Un'unica cosa singolare notava la signora Avory, ed +era questa: quando, nell'augurare la buona notte ai nuovi +amici, stringeva loro le mani, quelle mani erano strane +al tocco, e la facevano trasalire. Non erano come le mani<span class="pagenum"><a name="Page_75" id="Page_75">[75]</a></span> +dell'altra gente, della cui stretta non ci si accorge. « Buona +notte, » all'uno. (« Dio, che mano calda! » pensava la signora +Avory). « Buona notte, » all'altro. (« Che mano +fredda e umida! ») Mani di fuoco e mani di ghiaccio; +mani aride che parevano doversi sbriciolare al tocco; mani +umide che la facevano rabbrividire; deboli mani bagnate, +da cui le sue palme rifuggivano. Ognuna di esse narrava +la sua tragica storia. Ma i visi ridevano, ed i piedi danzavano +e nessuno tossiva mai.</p> + +<p>In breve anche Edith cessò di tossire. Il dottore glielo +vietò. Ed essa tossiva soltanto di notte; quando nessuno +fuor che sua madre la poteva udire.</p> + +<p>Così passarono i giorni pieni di promesse, e pieni di +delusioni. E Edith, sottomessa, con passo lieve, andava +verso il suo fato.</p> + +<p>Una sola cosa le straziava l'anima: era il desiderio angoscioso, +lo struggimento intenso di vedere Nancy.</p> + +<p>Nancy! Oh, Nancy! Nancy! Essa ripeteva piano quel +nome mille volte al giorno, e chiudendo gli occhi, tentava +rievocare il visino allettatore e i ricci neri ondeggianti +al sommo della vaga testolina. Le pareva di sentire un +vuoto, quasi doloroso, nelle mani febbrili, per la smania +di stringere in esse quelle morbide mani infantili che in +passato si erano così soavemente aggrappate a lei.</p> + +<p>La signora Avory la consolava. In primavera, o al +più tardi in estate, Edith rivedrebbe Nancy! Oh! certo, +fra un mese o due Edith starebbe benissimo! Purchè bevesse +molte uova crude e fosse ragionevole.</p> + +<p>E Edith beveva molte uova crude ed era ragionevole.</p> + +<p>Primavera, esitante e timida, scalò i mille cinquecento +metri di montagna e arrivò a Davos alla fine di +maggio.</p> + +<p>Fritz Klasen partiva per tornare a Lipsia.</p> + +<p> — Addio! addio! — Faceva il giro della terrazza nell'ora<span class="pagenum"><a name="Page_76" id="Page_76">[76]</a></span> +del riposo, stringendo la mano a tutti, e dicendo: +« Gute Besserung » e « Auf wiedersehen in Deutschland! » +a due o tre amici tedeschi.</p> + +<p>Quando giunse presso la ragazza russa, questa dormiva. +Edith lo salutò con un sorriso radioso:</p> + +<p> — Addio! sono tanto contenta per lei, che parta. Sono +proprio tanto contenta!</p> + +<p>Quando egli fu partito, Edith si avvide che la russa +aveva aperto gli occhi e la guardava fissamente.</p> + +<p> — Mi avete parlato? — domandò Edith.</p> + +<p> — No, — disse la russa, nella sua strana voce vuota — Ho +pensato.</p> + +<p>Edith sorrise.</p> + +<p> — Che cosa?</p> + +<p> — Ho pensato: perchè mentite, voi?</p> + +<p>Edith si rizzò a sedere facendosi rossa in viso.</p> + +<p> — Come? — esclamò.</p> + +<p>Rosalia Antonowa tenne i suoi occhi profondi inchiodati +sul viso di Edith.</p> + +<p> — Avete detto che siete contenta di vederlo partire. +Forse era vero, — soggiunse. — Voi non siete qui che da +poco!... Ma tra un anno, tra due anni, tra quattro anni, +le vostre labbra non potranno più pronunciare tali parole, +e il vostro cuore si stringerà per l'amarezza quando +un altro partirà, mentre voi sapete che non partirete mai. +Mai!</p> + +<p>Le fosche palpebre si richiusero.</p> + +<p>Edith cercò qualche cosa di consolante da dire.</p> + +<p> — Non bisognerebbe affliggersi di star qui. Davos è +così divinamente bella! Non si può non amare questo +splendore azzurro, queste montagne, folgoranti di neve +e di sole.</p> + +<p> — Oh! le montagne! — mormorò Rosalia, con le mani +contratte. — Le montagne che mi pesano sul petto! E la<span class="pagenum"><a name="Page_77" id="Page_77">[77]</a></span> +neve che mi agghiaccia e mi soffoca, e il sole che mi brucia +e mi accieca! Oh! — e alzò il pugno sottile verso l'immensità +che torreggiava intorno a lei. — Oh! questa indescrivibile, +questa mostruosa prigione della Morte!</p> + +<p>In quel momento passò una giovinetta belga, con le +labbra pallide e il vitino stretto, e si fermò per domandare +a Rosalia come stava.</p> + +<p> — Male, — rispose la russa, brevemente.</p> + +<p>Quando la ragazza fu passata, si rivolse ancora a +Edith.</p> + +<p> — E saprete allora cosa vogliono dire quando vi domandano: +« come state ». Non è il solito « come va? » +che si dice, passando, quasi senza pensarci. No; qui <em>vogliono +sapere</em>. Lo domandano sul serio. « Come state? +state meglio di me? E' possibile che possiate guarire più +presto di me? No, no; mi pare che stiate un po' peggio di +me... Come? da un mese non avete emorragie? E nessuna +febbre? Ma brava!! così va bene!... » E poi vedete nei loro +occhi l'odio che vi vorrebbe morta.</p> + +<p> — Oh! — esclamò Edith, — non mi pare possibile!</p> + +<p>La russa tacque per un po', poi disse.</p> + +<p> — Klasen tornerà qui. Non è guarito. Il dottore gli +aveva detto di non partire. Vedrete che fra poco tornerà.</p> + +<p>Tornò, diffatti, quattro mesi dopo. Edith fu desolata +di vederlo così pallido, quasi grigiastro, in faccia. Ora doveva +fermarsi a Davos ancora due o tre anni. Ma Klasen +diceva che non gliene importava! Era felice. Era sposato +da un mese!</p> + +<p>Difatti sua moglie era con lui; ed egli la presentò a +Edith e alla signora Avory il giorno dopo l'arrivo. Era +una biondina di diciannove anni — un fiore di sangue azzurro +dell'aristocrazia tedesca — e aveva voluto sposare +Klasen malgrado le preghiere e i divieti dei genitori.</p> + +<p> — Lo farò guarire io, — diss'ella ridendo alla signora +Avory e a Edith.<span class="pagenum"><a name="Page_78" id="Page_78">[78]</a></span></p> + +<p>L'estate era splendida; e la sposina usciva molto a +far lunghe passeggiate e gite in montagna; e la sera cantava +in tutte le feste e i concerti, perchè aveva una voce +limpida e chiara, tutta trilli e gorgheggi come quella di +un'allodola. Nelle ore del riposo stava sulla terrazza accanto +a suo marito e vicino a Edith (poichè egli aveva +ripreso il suo antico posto); ma dopo un po', la bella biondina +si stancava di star lì; baciava in fronte suo marito e +scappava a far delle visite, o andava in carrozza a Klosters; +o studiava qualche romanza nuova.</p> + +<p>I lucenti occhi azzurri di Klasen la seguivano; e la +russa, dal suo giaciglio, lo guardava, leggendogli in volto +i pensieri. Essa leggeva: « Ho preso moglie per non essere +più solo — solo col mio male e il mio terrore, nel giorno +e nella notte. Ma sono ancora solo. Quando mia moglie +è con me, se io tosso, ella dice: « Povero tesoro! » E quando +di notte soffoco e sudo, essa, nel sonno, sospira: « Povero +tesoro! ». Poi si volta dall'altra parte e dorme. E io sono +solo, col mio male e il mio terrore ». E alla russa pareva +di vedere che gli occhi di Klasen ardessero di una luce che +non era tutta amore.</p> + +<p>Dopo qualche tempo la sposina cantò meno e fece meno +visite.</p> + +<p>Disse che era calata di peso; e un giorno andò con +suo marito dal dottore. Sì... infatti... qualche cosa c'era — oh, +una cosa da niente! — all'apice del polmone sinistro.</p> + +<p>Così venne posta anche per lei una seggiola a sdraio +sulla terrazza, accanto a quella di suo marito; e anche +lei nel pomeriggio riposava con una coltre intorno, e un +parasole sul capo.</p> + +<p>Fritz teneva stretta la manina su cui brillava ancora +nuovo l'anello nuziale; e quando lei tossiva, era lui che +diceva: « Povero tesoro »! E non era più solo. Durante +il giorno i due ridevano ed erano allegri; e di notte Fritz<span class="pagenum"><a name="Page_79" id="Page_79">[79]</a></span> +dormiva meglio. Ma sua moglie restava sveglia, e pensava +alla sorellina e ai suoi due fratelli che erano a casa, sani +e salvi, col papà e la mamma.</p> + +<p class="pad2">Talvolta, e specialmente d'inverno, arrivavano a +Davos dei turisti e degli amanti di sport per restarvi una +quindicina o un mese. La signora Avory notava che questi +ridevano molto meno degli ammalati.</p> + +<p>E Fritz Klasen diceva:</p> + +<p> — Guardate un po' come esagerano lo sport, pattinaggio, +ski, « bobsleigh », « curling »! Si logorano, si affaticano! +Sì, sì, — aggiungeva piano a sua moglie e a +Edith, — quasi tutti quelli che vengono qui come « sportsmen » +ci tornano poi come ammalati. — E il suo risolino +faceva rabbrividire Edith.</p> + +<p>La sposina talvolta sussurrava al marito:</p> + +<p> — Guarda, guarda, Fritz! altri due, arrivati oggi!</p> + +<p> — Ma forse sono turisti?</p> + +<p> — No, no! sono ammalati... — E negli occhi giovanili +che si volgevano ai nuovi venuti, non v'era dolore.</p> + +<p class="pad2">Caddero, uno dietro l'altro, i giorni, come goccie stillanti, +lente, limpide, uguali. Fluirono i mesi. Svanirono +gli anni. Ed Edith li varcò con passo leggiero e sempre +più leggiero. Ma ancora e sempre il desiderio di rivedere +Nancy le mordeva, con dente avvelenato, il cuore. Ogni +ora della sua giornata era amareggiata dallo struggimento +di udire quella voce trillante e puerile, di sentire nella sua +il tocco di quella tiepida manina. Pensava: « Se io morissi, +Valeria permetterebbe a Nancy di dirmi addio! ». Poi +pensava: « Ma se Nancy venisse, io guarirei. Adesso non +posso mangiare, perchè ho sempre voglia di piangere... +ma se Nancy fosse qui, non piangerei. Andrei a passeggio +con lei, e mi verrebbe fame. E se potessi mangiare, lo so +che guarirei. Nancy! Nancy! Nancy!... »<span class="pagenum"><a name="Page_80" id="Page_80">[80]</a></span></p> + +<p>Ma Nancy era in Italia in casa della zia Carlotta e +della cugina Adele; e nemmeno le lettere di Edith le venivano +date, perchè su quei poveri fogli si era chinata +Edith — Edith, di cui l'affetto, di cui il tocco, di cui l'alito, +era veleno.</p> + +<p>Nancy parlava italiano e scriveva versi italiani. Usciva +a passeggio con Adele; ed era Adele che teneva la morbida +manina, che udiva il trillo della voce puerile. Era +Adele che imponeva il silenzio in casa, e faceva aspettare +i pasti quando Nancy componeva. E quando Nancy +aggrottava le sopracciglia, passandosi una mano sulla +fronte con quel rapido gesto che le era famigliare, Adele +rideva; e la sua squillante risata milanese faceva prendere +il volo a tutte le farfalle della fantasia! Adele metteva ordine +nelle cose di Nancy, e aveva buttato via le primole +disseccate che Nancy aveva colte con Edith nei boschi +dell'Hertfordshire. E la fila di perline azzurre che Edith +le aveva messo al collo il giorno che era partita per Davos, +Adele l'aveva regalata alla figlia del portinaio. Aveva +anche stracciato le poesie scritte dalla piccola Nancy in +Inghilterra, perchè, tanto, erano vecchie cose che nessuno +capiva!</p> + +<p>E così fluirono i mesi, svanirono gli anni: ed Edith +passò fuori dalla memoria di Nancy. Pianamente, mitemente, +con passo leggiero, la dolce virginea figura uscì +dal suo ricordo, e si dileguò. Poichè fanciulli e poeti sono +immemori ed egoisti. E un fanciullo che è poeta, è doppiamente +egoista e doppiamente immemore.</p> + +<p class="pad2">Quando Nancy ebbe quindici anni, una casa editrice +milanese accettò il suo primo libro: un ciclo di liriche. La +posta che portò le prime bozze di stampa alla giovanissima +poetessa, portò anche una lettera, listata di nero, +dalla Svizzera per sua madre.<span class="pagenum"><a name="Page_81" id="Page_81">[81]</a></span></p> + +<p> — Mamma, — gridò Nancy togliendo dalla larga +busta i fogli stampati e facendoli trionfalmente sventolare; — guarda! +Ma guarda, mamma, le bozze! Questo è +il <em>mio libro</em>! pensa che è il mio libro! — E la fanciulla, +chinando il viso sui sciolti fogli li baciò.</p> + +<p>Valeria aveva aperta la lettera listata di nero, ed ora +la contemplava pallida, con gli occhi inondati di pianto.</p> + +<p> — E' morta Edith, — disse con voce tremante.</p> + +<p> — Oh, poveretta! — esclamò Nancy. — Che dispiacere! +Non piangere, non piangere, mamma adorata! — E +baciò leggermente i capelli di sua madre. Poi si rivolse +alle bozze, e trepida e solenne ne voltò la prima pagina.</p> + +<p> — E' morta giovedì mattina, — singhiozzò Valeria. — Oh, +Nancy, Nancy! E tu non sai come ti amava.</p> + +<p>No, Nancy non sapeva.</p> + +<p>Nè udiva più sua madre. Davanti a lei stava la sua +prima poesia stampata. La striscia dei brevi versi in mezzo +al largo foglio bianco, le pareva un sentiero...</p> + +<p>E via per questo fantastico sentiero Nancy s'avviò, +con occhi stellanti e mattutini, là dove il richiamo dell'amore +o della morte non le giungeva più — guidando +l'allucinante turba dei suoi sogni verso le lande favolose +dell'immortalità.</p> + +<hr /> +<h2><a name="XII" id="XII"></a>XII.</h2> + +<p>Così Valeria vide esaudito il suo voto. Sua figlia era +un genio. E un genio riconosciuto e glorificato come +solo i paesi latini glorificano e riconoscono i proprii grandi. +Nancy passò dal soave crepuscolo della puerizia all'abbagliante +clamore della celebrità. Gli inesperti suoi passi<span class="pagenum"><a name="Page_82" id="Page_82">[82]</a></span> +tremarono sulle vette. E il giovane capo le fu cinto di +splendori. Fu intervistata e citata, imitata e tradotta, invidiata +e adorata. Aveva più innamorati che una prima +ballerina, e più nemici che un primo ministro.</p> + +<p>Al ben ordinato appartamento in via Durini, non veniva +più la gente mitemente frivola che alla zia Carlotta +piaceva. No. La casa era sempre piena di poeti. Poeti che +restavano a pranzo, che suonavano il pianoforte, che +parlavano sempre di sè stessi ad altissima voce e che +trattavano lo zio Giacomo come se fosse il portinaio.</p> + +<p>Sedevano intorno a Nancy e le leggevano i loro versi. +E le critiche dei loro versi. E le loro risposte alle critiche +dei loro versi. V'erano dei tempestosi poeti con barbe in +punta; dei fortunati poeti coi baffi all'insù; dei cupi poeti +non stampati; e dei poeti negligenti che si lavavano poco.</p> + +<p>Vi fu anche un poeta che portò via un soprabito dall'anticamera. +La zia Carlotta disse che era il Probabilista, +quello dai capelli lunghi, autore della « Melica Cantata +Essenziale ».</p> + +<p>Ma Adele sosteneva che era il Futurista, cantore del +« Verbo della Magnifica Sterilità ».</p> + +<p>In breve giunse una lettera da Roma, collo stemma +della Real Casa.</p> + +<p>La dama d'onore di Sua Maestà la Regina era incaricata +di invitare Giovanna Desiderata a leggere i suoi +poemi al Quirinale, alle quattro e mezzo del venerdì seguente.</p> + +<p>Subito la casa fu sossopra; dapertutto e ad ogni istante, +mentre si facevano i bauli e perfino durante i pasti, la +zia Carlotta, Adele, Valeria e Nancy si esercitavano a far +delle profonde riverenze e dei baciamani — chiedendosi +esterrefatte se si doveva dire « Vostra Maestà » ogni +volta che si parlava, o solo casualmente, di quando in +quando.<span class="pagenum"><a name="Page_83" id="Page_83">[83]</a></span></p> + +<p>Partirono subito per Roma. Ordinarono per Nancy +una veste sontuosa e un grande cappello piumato. E, +giunto il fausto giorno, Nancy, con una veletta bianca +calata per la prima volta sul viso infantile, in guanti troppo +stretti, e tenendo il volumetto de' suoi versi serrato al +cuore trepidante, si recò al Quirinale, accompagnata da +Carlotta, Adele e Valeria, tutte in grandi boa di piume +bianche.</p> + +<p>Una dama d'onore, dalla veste semplice e dalla voce +dolce, le ricevette; e, sorridendo un poco, spiegò che soltanto +Nancy era attesa e poteva essere ricevuta. Disse +poi a Nancy di alzare il velo e di togliersi il guanto della +mano destra. Carlotta, Adele e Valeria abbracciarono +Nancy come se partisse per un lungo viaggio, e le fecero +il segno della croce sulla fronte, e molte raccomandazioni. +Quindi la dama di Corte la condusse per una fila di sale +gialle, di sale azzurre, di sale rosse — fino alla sala bianca +ed oro dove la Regina l'avrebbe ricevuta.</p> + +<p>Quasi subito la porta si aprì e la Sovrana entrò. Aveva +la veste ancora più semplice e la voce ancora più dolce +della sua dama d'onore, e mosse sorridendo incontro alla +figurina, timida, sotto l'immenso cappello piumato. Allora +Nancy dimenticò la riverenza imparata e il saluto tante +volte ripetuto. Fissando gli occhi timorosi e infantili +sulla bionda e clemente visione, con un piccolo singhiozzo, +afferrò e strinse al cuore la mano bianca che si porgeva +a lei.</p> + +<p>La Regina d'un tratto si chinò verso di lei e la baciò.</p> + +<p>... Era tardi, quasi buio, quando Nancy, pallidetta +e trasognata, tornò dove l'aspettavano sua madre, sua zia +e sua cugina. Queste terminavano appunto un nervoso +rinfresco di dolci e vini, con un gentiluomo in divisa in +piedi presso a loro, e due lacchè incipriati che le servivano. +Tutte e tre si alzarono quando Nancy apparve,<span class="pagenum"><a name="Page_84" id="Page_84">[84]</a></span> +mettendosi affrettatamente i boa; e se ne andarono, +scortate e riverite dal gentiluomo in uniforme, che — disse +la zia Carlotta — « era probabilmente il Duca d'Aosta ». +Un altro lacchè incipriato le condusse sino alla carrozza +reale, che aspettava per ricondurle all'albergo.</p> + +<p>Durante il tragitto Nancy parlò poco, e la zia Carlotta +e Adele la interrogarono invano. Seduta nell'ombra +della carrozza, con gli occhi chiusi, teneva stretta la mano +di sua madre e non sapeva dire alla zia Carlotta neppure +che cosa le avessero offerto da mangiare! « Del thè? » +Sì, del thè. « E delle paste? » Sì, delle paste. « Ma che genere +di paste? e che cosa d'altro? ».</p> + +<p>Nancy non si ricordava.</p> + +<p>« E come era vestita la Regina? Di bianco? » No, non +di bianco. « Era vestita di seta? O di pizzo nero? » Nancy +non lo sapeva. Non aveva visto.</p> + +<p>« E che gioielli aveva? » Nancy non se ne poteva ricordare. +« E l'aveva poi chiamata « Maestà » o « Signora »? » +Nancy non sapeva. Le pareva di non aver detto nè l'uno +nè l'altro.</p> + +<p>Allora sua madre le chiese timidamente:</p> + +<p> — E le tue poesie, le sono piaciute?</p> + +<p>E Nancy strinse forte la mano di sua madre e disse:</p> + +<p> — Sì.</p> + +<p>Carlotta e Adele rimasero convinte che la visita di +Nancy era stata un fiasco. Certo aveva fatto delle <i>gaffes</i>!... +Si era dimenticata di fare riverenze e non aveva mai detto +« Maestà ». Tuttavia all'albergo parlarono molto e con +tutti del pomeriggio passato al Quirinale; e finsero di +non essere sorprese quando all'indomani il portiere portò +a ciascuna di loro una busta, con dentro il ritratto firmato +della Regina, e per Nancy uno scrigno con monogramma +e corona contenente una spilla di smalto azzurro con le +iniziali reali in brillanti.<span class="pagenum"><a name="Page_85" id="Page_85">[85]</a></span></p> + +<p>Nancy comperò un diario — un piccolo libro celeste +e oro — e scrisse sulla prima pagina la data e un nome. +Il nome di un fiore — il nome della Regina.</p> + +<p>Tornarono a Milano come in un sogno. Una folla di +amici le aspettava alla stazione, e, primo fra loro, lo zio +Giacomo, raggiante, con al fianco il Figliol prodigo, Nino, +che da otto anni non si era fatto vivo a Milano. Alla sua +vista Adele si fece rossa come una brage e Valeria bianca +come un lino. E Nino ben se n'accorse; e sorrise, e si arricciò +i baffi; e nell'aiutarle a scendere dal vagone, le baciò +tutte e due, forte su ambo le guancie. Nancy non si ricordava +affatto di lui. Lo guardò con occhi gravi mentre egli +le descriveva un certo grembiulino rosa che ella portava +da piccina in Inghilterra, e cercava di farle ricordare +un teatrino di marionette, di cui a quell'epoca una Fräulein +Meyer o Müller era direttrice di scena. Le chiese anche +conto di una fossetta, come quella di sua mamma, che da +bambina possedeva nella guancia sinistra — e Nancy rise, +e subito la fossetta riapparve, incavandosi come una piccola +coppa rosea nella tonda guancia giovanile. Valeria +sorrideva colle lacrime agli occhi, e Nino, ciò vedendo, la +baciò. Poi si permise di baciare anche Nancy. E infine +baciò anche Adele che pareva aspettarselo. Allora lo zio +Giacomo, molto impazientito, li fece correre fuori dall'affollata +stazione, e li spinse nelle due vetture che aspettavano. +Nino, all'ultimo momento, salì nella carrozza con +Valeria, Nancy e la zia Carlotta, dove si stava pigiati e +stretti.</p> + +<p>Durante il tragitto egli non s'informò nè di Roma nè +del Quirinale, e neppure parlò della propria lunga e misteriosa +assenza. Citò dei versi di Baudelaire e di Mallarmé, +senza nesso nè coerenza, ma con voce commossa e +vibrante che faceva senso.</p> + +<p> — I tuoi versi, cuginetta, — disse a Nancy, — non<span class="pagenum"><a name="Page_86" id="Page_86">[86]</a></span> +li cito. Sono sacrosanti. — E aggiunse piano: — Le mie +labbra sono indegne.</p> + +<p>Poi, distrattamente, prese a recitare Richepin:</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>Voici mon sang et ma chair,</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Bois et mange!</i><br /></span> +</div></div> + +<p>E lo disse, guardando fisso Valeria che gli sedeva rimpetto. +Ella si fece di nuovo pallidissima; ma gli occhi +che la fissavano non vedevano lei.</p> + +<p>Nino e lo zio Giacomo restarono a pranzo dalla zia +Carlotta, e alla sera, due dei soliti poeti — un probabilista, +ed uno di quelli poco lavati — vennero a ossequiare +la poetessa.</p> + +<p>Nancy sedeva ritta e sottile, in poltrona, e i poeti le +urlavano d'intorno.</p> + +<p> — Che cosa pensi di D'Annunzio? — le chiese Nino, +profittando, per farsi udire, di un istante in cui i due poeti +prendevano fiato.</p> + +<p> — Non l'ho letto, — disse Nancy. — Non ho letto +nulla, nè nessuno.</p> + +<p> — Brava! così si fa, — gridò Muggi, l'illavato, annuendo +colla testa scarmigliata. Non legga nulla e conservi +la propria individualità!</p> + +<p> — Legga tutto, legga tutto, e coltivi la forma, — gridò +il probabilista Raffaelli.</p> + +<p>Durante la discussione che seguì, le voci dei due poeti +formarono un muro di strepito intorno a Nino e a Nancy, +che li isolava permettendo loro di discorrere insieme.</p> + +<p> — Quanti anni hai? — chiese Nino, guardandole la +fronte blanda su cui le sopracciglia si stendevano come +ali tranquille sopra gli occhi ridenti.</p> + +<p> — Ho sedici anni, — disse Nancy, e la fossetta s'incavò.<span class="pagenum"><a name="Page_87" id="Page_87">[87]</a></span></p> + +<p>Ma Nino non sorrise.</p> + +<p> — Sedici anni! — mormorò.</p> + +<p>E perchè i suoi occhi erano avvezzi alle tristi linee di +un volto appassito, alla tragica amarezza di una bocca +stanca, il suo cuore cadde vinto e conquiso ai piedi della +dolce e calma giovinezza di Nancy. Era inevitabile.</p> + +<p> — Sedici anni! — ripetè, guardandola con grande +meraviglia. — Ma chi più al mondo ha sedici anni? — E +la sua anima si prosternò, non davanti all'ispirata autrice +dei poemi che tutt'Italia adorava, ma davanti alla bambina +di cui gli occhi erano così limpidi sotto al volo tranquillo +delle sopracciglia.</p> + +<p>E fu la fredda manina della vergine, non il polso del +poeta, che liberò il suo cuore dalla stretta di quelle altre +mani di donna — oh, le bianche e ben ricordate +mani! — dove le vene azzurre e un po' turgide segnavano +il corso più lento del sangue: quelle tristi vene azzurre che +suscitavano la sua pietà, e strangolavano il suo desiderio.</p> + +<p> — Posso chiamarti col tuo vero nome? — domandò.</p> + +<p>Nancy rise.</p> + +<p> — Chiamami come vuoi.</p> + +<p> — « Desiderata! », — diss'egli lentamente, e il colore +abbandonò il suo viso mentre profferiva quel nome.</p> + +<p>Quella sera Nancy scrisse sulla seconda pagina del +suo diario una data e un nome. Poi li cancellò. E la Regina +rimase sola nel librino celeste e oro.</p> + +<p class="pad2">Dalla visita al Quirinale in poi, ogni mattina alle otto, +il cioccolatte e le lettere di Nancy le venivano portate +da Adele stessa, che considerava un ufficio d'onore il +poter servire la piccola Saffo d'Italia.</p> + +<p>Entrava piano, in pantofole e vestaglia, colla lunga +treccia nera pendente, e poneva il vassoio accanto al letto +di Nancy; poi apriva le imposte e veniva a sedere presso<span class="pagenum"><a name="Page_88" id="Page_88">[88]</a></span> +la cuginetta. Mentre Nancy, come una principessina indolente, +sorbiva col dito mignolo in aria, il suo cioccolatte, +Adele apriva la corrispondenza. Leggeva ad alta +voce anzitutto i ritagli di giornale che parlavano di Nancy; +poi le domande di autografi, che venivano accuratamente +messe da parte. Di queste s'incaricava Adele, che, secondo +lei, scriveva l'autografo di Nancy meglio di Nancy stessa.</p> + +<p> — Trovo che assomiglia di più alla tua firma quando +la scrivo io, che quando la scrivi tu, — diceva Adele.</p> + +<p>Indi le poesie e le lettere d'amore venivano lette e commentate +con squillanti risa; e infine le lettere di affari si +mettevano via e nessuno le leggeva.</p> + +<p>Era tanta la gente che veniva a parlare a Nancy di +ciò che essa aveva scritto, che non le restava più il tempo +di scrivere cose nuove.</p> + +<p>Ma la sua alacre fantasia era stimolata da tutti i modernisti +e simbolisti, i futuristi ed ultraisti che le recitavano +le loro opere. E nelle lunghe sere sotto il chiarore +della lampada famigliare, mentre la zia Carlotta e lo +zio Giacomo giocavano a briscola, Nino, appoggiati i gomiti +alla tavola, leggeva le « Rime Nuove » di Carducci +alle tre donne ascoltanti — Valeria, Adele e Nancy — che +sedute nelle grandi poltrone, con le palpebre abbassate +e le mani in grembo, parevano un trittico delle Stagioni +d'Amore.</p> + +<p>Valeria sedeva sempre un po' in disparte, nell'ombra; +e se qualcuno le parlava, essa rispondeva piano, con breve +dolcezza, e col sorriso spento. Le sue fossette si erano nascoste +in due piccole linee che le solcavano le guancie. +Valeria non era più Valeria. Era la madre di Nancy. Essa +si era ritratta nell'ombra dove seggono le madri, dagli +occhi miti che nessuno guarda, dalle bocche dolci che +nessuno bacia, dalle mani bianche che benedicono e rinunziano.<span class="pagenum"><a name="Page_89" id="Page_89">[89]</a></span></p> + +<p>Era la sua creaturina, era il « béby » che l'aveva spinta +colà. Inesorabilmente, col primo gesto delle minuscole +mani, col primo tocco delle fragili dita premute sul seno +materno, la bambina aveva discacciato la madre dal +suo posto al sole: l'aveva dolcemente, inesorabilmente, +sospinta fuori dalla gioia, fuori dall'amore, fuori dalla +vita — verso l'ombra dove seggono le madri con miti +occhi di cui nessuno conta le lagrime, con dolci bocche +di cui nessuno chiede i baci. Nancy prima d'altri aveva +preso il suo posto al sole; che, se quasi sempre i figli, simili +ai pettirossi, sono gli inconsci e istintivi carnefici dei +loro vecchi, il giovane Genio è un'aquila, che balza inatteso +dal nido d'una colomba; e, sbattendo le ali noncuranti +e devastatrici, per vivere distrugge, per nutrirsi +divora, per creare annienta.</p> + +<p class="pad2"> — Nancy! — esclamò Adele, irrompendo un giorno +nella camera della cugina, — c'è qui un inglese che vuol +vederti. Vieni presto. Io non capisco una parola di quello +che dice.</p> + +<p> — Oh! mandagli la mamma, — rispose Nancy. — Io +ho dimenticato tutto il mio inglese. E poi voglio leggere +fino in fondo questo pernicioso Gabriele.</p> + +<p> — Tua madre è uscita. Vieni, suvvia!</p> + +<p>E Adele le accomodò con un colpetto e una tiratina +i capelli, e poi la spinse nel salotto, dove l'inglese aspettava.</p> + +<p>Questi si alzò — era un uomo alto, tutto sbarbato; e +gli occhi erano buoni e ingenui nella sua faccia dura.</p> + +<p>Nancy stese la mano dicendogli in italiano:</p> + +<p> — Buon giorno.</p> + +<p>Egli rispose in inglese:</p> + +<p> — <em>How do you do?</em> — E continuò: — Il mio +italiano è molto deficiente. Posso parlare inglese?<span class="pagenum"><a name="Page_90" id="Page_90">[90]</a></span></p> + +<p>Nancy sorrise.</p> + +<p> — Lei può parlarlo, ma io posso non comprenderlo.</p> + +<p>Però lo comprese assai bene.</p> + +<p>Egli le disse che slava scrivendo per la « Fortnightly +Review » un saggio critico sulle poesie di Nancy, con +una traduzione in prosa di alcune delle liriche; e desiderava +di chiudere l'articolo con un « aperçu » delle sue +mire e dei suoi intenti... Che cosa scriveva adesso?</p> + +<p> — Nulla, — fece Nancy con un lieve gesto delle mani, +un gesto di inerzia latina che egli trovò grazioso. — Non +faccio nulla.</p> + +<p> — Peccato! — disse l'inglese. — Intendo questa vostra +dolce parola italiana in ambo i suoi significati, di +rammarico e di colpa.</p> + +<p>Nancy abbassò il capo con aria triste.</p> + +<p> — Perchè non lavorate? — domandò severamente +lo straniero.</p> + +<p>Nancy ripetè il suo piccolo gesto sconfortato.</p> + +<p> — Non lo so, — disse. E soggiunse con un sorriso: — Noi +italiani parliamo tanto che sperdiamo, dicendole, +tutte le belle cose che potremmo scrivere.</p> + +<p>Adele, presso la finestra, alzò il capo.</p> + +<p> — Che sia perciò, — disse ridendo, — che la nostra +letteratura è così noiosa e i nostri Caffè così divertenti?</p> + +<p>Nancy rise. E l'inglese, rivolto a lei, disse:</p> + +<p> — Ma è possibile che i vostri pensieri, una volta detti, +non esistano più?</p> + +<p> — Oh, più, più! — disse Nancy. — Volano via, come... +oh! come quei fiori diafani e tondi, quasi di piuma, nei +prati... Sapete pure! quelli che a soffiarli vi dicono l'ora? +Io sempre sapevo l'ora così, quando ero bambina in Inghilterra. +Come si chiamano quei fiori?...</p> + +<p> — « Dandelions », — disse l'inglese. E gli parve che +quella infantile reminiscenza la ravvicinasse assai al suo<span class="pagenum"><a name="Page_91" id="Page_91">[91]</a></span> +cuore; e subito le parlò della sua casa nella contea di Kent, +dove il suo vedovo padre Sir Frederick Kingsley e la sua +unica sorellina, vivevano circondati da un vasto parco +antico, tutto ombre e silenzi verdi.</p> + +<p> — Mi fate venir la nostalgia, — disse Nancy.</p> + +<p>Il signor Kingsley parve contento.</p> + +<p> — Voi dunque ricordate l'Inghilterra?</p> + +<p> — Oh no! — disse Nancy. — Io ho sempre la nostalgia +di cose che non ricordo, o di cose che non ho conosciuto +mai.</p> + +<p>Sorrise; ma nei suoi occhi oscillava la tristezza solitaria +dell'anima del sognatore.</p> + +<p>L'inglese tossì, perchè gli argomenti astratti lo imbarazzavano.</p> + +<p>Poi, con fare tranquillo e metodico, disse:</p> + +<p> — Spero che lavorerete molto e che farete delle +grandi cose.</p> + +<p class="pad2">Nancy decise che così farebbe. Si alzò per tempo l'indomani, +e scrisse nel suo diario: « Incipit vita nova ». +Poi fece un elaborato orario per l'impiego di tutte le sue +giornate, e una lista delle cose che voleva scrivere: concetti +e idee che da mesi le turbinavano nella mente, ma +che sempre erano disperse da frivole visite e futili conversazioni.</p> + +<p>Si sentì impaziente, e felice, e smaniosa di cominciare! +Il grande foglio di carta bianca le stava davanti come +una meravigliosa terra inesplorata, piena di splendide +promesse e d'infinite possibilità. Tremante e lieta, Nancy +vi tracciò sopra coll'indice reverente il segno della croce.</p> + +<p>Poi qualcuno bussò alla porta.</p> + +<p>Era Clarissa Della Rocca, la sorella maritata di Nino, +lunga, linda e liscia in vesti attillate.</p> + +<p> — <em>Mes amours!</em> — esclamò abbracciando<span class="pagenum"><a name="Page_92" id="Page_92">[92]</a></span> +Nancy, e premendole in fretta il mento sull'una e l'altra +guancia. — Metti il cappello e vieni giù con me. C'è Aldo +che è arrivato dall'America. Figùrati. Aldo! Ma come? +non l'hai mai visto? mio cognato? il fratello minore di +Carlo? Bello come un accordo in re minore! (L'ha detto +lui, parlando di sè). Ma vieni, vieni a vederlo. Siamo giù col +tilbury: proviamo i due nuovi sauri di mio marito. Ho +voluto esserci anch'io, ma adesso ho paura; quei cavalli +sono indemoniati! E ho bisogno d'attaccarmi a qualcuno!</p> + +<p> — Attaccati ad Aldo, — disse Nancy ridendo.</p> + +<p> — Impossibile! è lui che guida. E poi, ha un caratteraccio! +Vieni, vieni. Sarà più amabile se ci sei tu.</p> + +<p> — Ma se non mi conosce, — fece Nancy colla penna +ancora in mano, e guardando il foglio di carta ancora +bianco.</p> + +<p> — Appunto per ciò! Aldo è sempre amabile con le +persone che non conosce. Vieni presto, <em>ma chérie</em>! +ti dico che Aldo è un incanto!... Decorativo come un gobelin! +E poi, figurati che è stato in America, in un selvaggio +e solitario « ranch » del Texas! Parla inglese e tedesco, +e canta come un angelo. Fatti bella, <em>mon chou aimé</em>!</p> + +<p>Nancy indossò rapida una lunga giacca chiara, e si +appuntò il cappello senza guardarsi nello specchio.</p> + +<p>Clarissa, che la osservava di sotto alle lunghe palpebre, +disse:</p> + +<p> — <em>Mon Dieu</em>! — Poi chiese subitanea: — Quanti +anni hai?</p> + +<p> — Quasi diciassette, — rispose Nancy cercando i +guanti.</p> + +<p> — <em>Quelle veine</em>! — sospirò Clarissa. — Sei +pronta?</p> + +<p>Sì, Nancy era pronta.</p> + +<p> — E non badarci, — disse Clarissa, — se ti dò dei +pizzicotti! Il cavallo di destra s'impenna.<span class="pagenum"><a name="Page_93" id="Page_93">[93]</a></span></p> + +<p>Scesero le scale correndo, e davanti alla porta nel +tilbury, videro Aldo Della Rocca, che teneva, con redini +tese, i sauri impazienti. Colla punta della frusta solleticava +le loro orecchie, perchè s'inalberassero, col collo curvo e +la bocca schiumante.</p> + +<p>Egli era davvero « un incanto ». Il suo profilo, come +Nancy lo vedeva spiccare sul chiaro cielo di giugno, era +simile a quello dell'Hermes di Prassìtele. Ed ella notò i +lucidi capelli ondulati splendenti di un nero quasi azzurro, +quando, salutandola, egli sollevò il cappello — con un +largo gesto, un poco affettato, che la fece sorridere.</p> + +<p>Salirono leste, e sedettero dietro a lui; gli impetuosi cavalli +staccarono il trotto, e balzarono giù per il corso e +fuori verso i bastioni con passo velocissimo.</p> + +<p>Di quando in quando Clarissa dava un piccolo grido +spaurito, ma poichè Aldo pareva non accorgersene, ella +presto cessò.</p> + +<p> — Ebbene? Cosa t'ho detto? Vedi come è seraficamente +bello? — disse, accennando con dito estatico la schiena rigida +e snella del cognato. — Sempre dico a Carlo: Ah, +perchè, perchè il destino non ha voluto ch'io incontrassi +prima di te l'apollineo tuo fratello?</p> + +<p>Nancy sorrise:</p> + +<p> — Ma mi pare molto giovane questo signore.</p> + +<p> — Ha ventiquattro anni, viperetta che sei! — disse +Clarissa, — del resto, è stato tanto viziato dalle donne +di Napoli, che potrebbe avere mille anni, per tutto quello +che sa!</p> + +<p> — Bah! che orrore! — fece Nancy guardando sdegnosamente +le inconscie spalle davanti a lei, e il colletto alto, +e i lucidi capelli neri, e infine l'irreprensibile cappello, +correttamente piantato in cima a tutto ciò.</p> + +<p> — Oh, sì! Aldo è un orrore! Ma quanto è visualmente +dilettevole! — E Clarissa rise piano, giù nella gola, come +una tortora innamorata.<span class="pagenum"><a name="Page_94" id="Page_94">[94]</a></span></p> + +<p>Aldo volse verso di loro il mirabile profilo.</p> + +<p> — Vi condurrò sulla strada di Monza, — disse.</p> + +<p> — Oh Dio! No! — fece Clarissa, — non su quella +brutta stradaccia noiosa dove nessuno ci vede.</p> + +<p> — Oggi conduco a passeggio i cavalli, non le tue +« toilettes », — replicò suo cognato, e si volse, prendendo +a rapido trotto per la via di Monza.</p> + +<p> — <em>Il est si spirituel!</em> — disse ridendo Clarissa, +che ad ogni più piccola emozione traboccava nel +francese.</p> + +<p>La lunga via polverosa fiancheggiata di platani, si +stendeva davanti a loro; ed i sauri andavano come il vento.</p> + +<p>A un tratto, vicino alle prime case di Sesto, sentirono +che Aldo frenava subitamente, e si sporsero per vederne +la ragione. A pochi metri davanti a loro, in mezzo alla +via, due donne e un uomo si dibattevano, avvinghiati, +ansanti, mentre un gruppo di bambini li guardava spaventati +da una porta. Il nodo umano si contorceva in sinistro +silenzio. L'uomo di cui, anche da lontano, Nancy +vedeva i capelli scompigliati e la faccia paonazza, era +riuscito a liberare un braccio dalla stretta convulsa delle +donne, ed ora, con rapido moto, strappò dalla tasca qualche +cosa su cui il sole balenò.</p> + +<p> — Dio! Ha un coltello o un revolver! — sussurrò +Nancy.</p> + +<p>Anche le donne avevano veduto, e urlavano, aggrappandosi +a quel braccio levato, e invocando aiuto.</p> + +<p>Rapida, Nancy sporse in avanti le piccole mani vigorose:</p> + +<p> — Posso tenerli io i cavalli, — disse, e afferrò le +redini.</p> + +<p>Aldo si volse sorpreso:</p> + +<p> — Ma cosa fa? ma perchè? — poi s'interruppe.</p> + +<p>Ella gli lesse un dubbio in viso, ma lo fraintese.<span class="pagenum"><a name="Page_95" id="Page_95">[95]</a></span></p> + +<p> — Ma sì, posso! posso! — gridò. — Vada presto! non +tema per noi!</p> + +<p>Egli fece una piccola smorfia curiosa, quasi un sorriso, +poi saltando dalla vettura traversò la strada correndo +e si slanciò sul gruppo selvaggio, che si dibatteva, piegando +in qua e in là come sbattuto dai marosi. L'uomo +ruggiva, sempre col braccio teso in aria. In un attimo +Della Rocca gli fu addosso, e torcendogli la mano, gli +strappò dalle dita la rivoltella.</p> + +<p>Con rapido atto ne aprì la canna, scotendo per terra +le cartucce. Poi gettò l'arma a un uomo che accorreva +con altri da una vicina osteria. Indi in due salti fu di nuovo +davanti al tilbury. Alzò i bellissimi occhi su Nancy, e sollevando +il cappello con quel gesto largo e affettato che +già prima l'aveva fatta sorridere, disse:</p> + +<p> — Perdoni se l'ho fatta aspettare!</p> + +<p> — Dio! Che <em>poseur</em>, — esclamò Clarissa, che fino +allora aveva tenuto gli occhi chiusi e le orecchie turate +per non vedere nè sentire.</p> + +<p>Della Rocca sorrise, e, balzando in scerpa, prese le +redini dalle mani protese e tremanti di Nancy. Essa si +lasciò ricadere al suo posto, snervata e turbata. I cavalli +diedero un balzo e ripresero la strada.</p> + +<p> — Che sangue freddo! — disse Clarissa prendendo +fra le sue una manina di Nancy.</p> + +<p> — Sì, — disse la fanciulla guardando ora con approvazione +le spalle rigide, i capelli neri e l'irreprensibile cappello +davanti a lei. — Mi piacciono gli uomini coraggiosi.</p> + +<p>Clarissa diede un piccolo strillo.</p> + +<p> — Ih! Che dici? Non è mica Aldo che è coraggioso, +sei tu! Aldo è prudente come una lepre. Ma essendo anche +un incorreggibile posatore, non manca mai l'occasione +di un effetto. — E Clarissa imitò il saluto di Della Rocca, +sollevando con gesto di principesca grazia un immaginario +cappello.<span class="pagenum"><a name="Page_96" id="Page_96">[96]</a></span></p> + +<p>Nancy rise. Ma non credette una sillaba del discorso +sulla lepre.</p> + +<p>Quando la lasciarono alla porta di casa sua, ella rispose +al profondo saluto di Aldo con un piccolo cenno +della testa, serio e soave; poi corse su per le scale ed entrò +nella sua camera.</p> + +<p>Sul suo scrittoio giaceva una lettera, non aperta. Ma +Nancy non si curò di guardarla. Già, era di Nino... Egli +le scriveva ogni mattina e veniva a trovarla ogni sera.</p> + +<p>Nancy corse subito sul balcone. Ma il tilbury aveva +già svoltato l'angolo e non si vedeva più.</p> + +<p>Nancy rientrò nella sua stanza e si tolse lentamente i +guanti. Sentiva una grande e irragionevole gioia per il +fatto che i polsi le dolevano ancora dallo sforzo fatto +per tenere le redini, e che le sue delicate dita erano contuse +e indolenzite. Dalla finestra aperta entrò il vento, e +sparpagliò tutte le carte che erano sulla scrivania.</p> + +<p>Sparpagliò la lista di ciò che Nancy doveva fare; e +l'orario delle sue giornate; e la lettera di Nino; e portò via, +svolazzante e vano, il grande foglio di carta — il bianco +foglio, pieno di splendide possibilità, su cui Nancy aveva +tracciato con indice riverente il segno della croce.</p> + +<hr /> +<h2><a name="XIII" id="XIII"></a>XIII.</h2> + +<p>Quando l'inglese tornò per portarle il numero della +« Fortnightly » contenente il suo articolo, « Una poetessa +italiana », trovò che Nancy non aveva lavorato affatto. +Era lì, sorridente e soave; e oziosa come prima; e la sala +era piena di gente.</p> + +<p>Egli venne presentato alla madre, che trovò mite<span class="pagenum"><a name="Page_97" id="Page_97">[97]</a></span> +e gentile; e alla vigorosa zia Carlotta, dalla squillante +voce milanese.</p> + +<p> — Temo, mamma mia, — disse Nancy, poggiando la +chioma ondeggiante al braccio di Valeria e alzando al +nuovo amico gli occhi d'aurora, — temo che il signor +Kingsley pensi che sono una persona senza carattere.</p> + +<p> — Alla tua età — intervenne la zia Carlotta — non +si deve aver carattere. Basta avere una bella carnagione +e un buon appetito.</p> + +<p>E Valeria rise e disse:</p> + +<p> — E' vero! Una ragazza italiana non deve avere una +individualità propria fin che non si marita; allora il marito +può formarle il carattere a seconda del suo gusto.</p> + +<p>Il signor Kingsley sorrise. Poi chiese a Nancy:</p> + +<p> — Perchè devo credere che ella è senza carattere?</p> + +<p>Nancy sospirò.</p> + +<p> — Perchè mi ha detto di lavorare, e io l'ho promesso. +E non l'ho fatto.</p> + +<p> — Come? Non ha fatto proprio niente da che venni +l'ultima volta?</p> + +<p>Nancy crollò il capo.</p> + +<p> — E non ha pensieri, imagini, concetti che la incalzano, +che le chiedono espressione e vita?</p> + +<p> — Oh! sì! — disse Nancy, col piccolo gesto rapido +della mano sulla fronte, che da bimba le era così familiare. — Pensieri +e imagini sbocciano e ondeggiano nella mia +mente come fiori in un giardino; ma tutte queste visite... — e +Nancy si guardò attorno nella sala piena del mormorìo +e del riso di gente estranea, — ahimè! ora di sera +il mio giardino è spoglio, perchè ho colto tutti i miei fiori +e li ho regalati via!</p> + +<p>L'inglese dimenticò di essere inglese, e disse quello che +pensava.</p> + +<p> — Vorrei portarvi via, e rinchiudervi per un anno<span class="pagenum"><a name="Page_98" id="Page_98">[98]</a></span> +in una stanza con dei libri, una tavola, un calamaio e +niente altro, — disse.</p> + +<p> — Oh, come lo vorrei anch'io! — esclamò Nancy. — Neanche +un'anima mi dovrebbe parlare! E quando +avessi fame mi fareste passare del « plum-cake » per la +finestra.</p> + +<p>L'inglese rise, del riso breve e subitaneo di chi ride +poco.</p> + +<p> — E io starei di fuori con un fucile — disse — a +camminare su e giù.</p> + +<p>Nancy lo guardò, e un pensiero timido e rapido — come +un uccelletto che entri a volo in una finestra aperta — si +affacciò un istante alla sua mente. Forse sarebbe +dolce di avere, fra lei ed il mondo, questa severa ed +energica sentinella; dolce, forse, di sentire la fermezza del +suo tocco sulla sua spalla, obbligarla al lavoro, a quel +lavoro che essa amava tanto e che pure era pronta a trascurare +per rispondere all'appello di ogni voce passante. +Quel grave viso affronterebbe la vita per lei, quelle forti +spalle porterebbero i suoi fardelli, quegli occhi semplici +e onesti le guarderebbero nell'anima e la serberebbero +pura e serena... Poi il pensiero alato volò fuori dalla finestra +della sua mente. La porta si aprì e il Destino entrò +nella sua vita.</p> + +<p>Era Aldo Della Rocca, più che mai visualmente dilettevole. +Con lui venivano Nino e sua sorella Clarissa.</p> + +<p>Nino pareva triste e depresso. La Villari lo tempestava +di lettere, la sua coscienza lo tenagliava di rimorsi. E +Aldo Della Rocca, colla sua presuntuosa bellezza, gli urtava +i nervi.</p> + +<p> — Come? Nino! di nuovo qui? — disse Nancy ridendo. — Mi +hai detto iersera che d'ora innanzi non saresti più +venuto che due volte alla settimana.</p> + +<p> — Precisamente, — rispose Nino. — Ieri era l'ultima<span class="pagenum"><a name="Page_99" id="Page_99">[99]</a></span> +visita della settimana scorsa e questa è la prima visita +di questa settimana. D'altronde Della Rocca m'ha detto +che veniva qui, per cui ho sentito che potevo venir anch'io. +Naturalmente, ho fatto il possibile per liberarmi +poi da lui e venir solo, ma egli è appiccicaticcio e persistente +come una zanzara, e per ciò non sono venuto solo.</p> + +<p> — Che spiegazione complicata! — disse Nancy, volgendosi +con un sorriso a salutare Della Rocca.</p> + +<p>Anche questi sorrise. E il suo sorriso era improvviso +e risplendente, come se d'un tratto mille lumi si fossero +accesi in fondo ai suoi occhi. Si chinò sulla mano che Nancy +gli porgeva.</p> + +<p> — Schiavo suo, signora, — disse col fare aggraziato +e cerimonioso dei meridionali.</p> + +<p>La voce stridente di Clarissa s'interpose:</p> + +<p> — Nancy! Aldo non fa che leggere i tuoi versi giorno +e notte. Li ha anche messi in musica! Deliziosi! potrebbero +essere di Tosti o di Richard Strauss o di Hugo Wolff! +Faglieli cantare.</p> + +<p>Poi Clarissa veleggiò intorno alla sala, salutando i +poeti, molti dei quali conosceva, e facendosi presentare +l'inglese, Mr Kingsley. Subito Clarissa gli fece molte +domande su Londra e poi, senza curarsi di sentire le sue +risposte, se n'andò, con grande fruscìo e cinguettìo, a +una conferenza francese su « Napoléon et les femmes ». +Adele e la zia Carlotta la accompagnarono.</p> + +<p>I poeti, appena ebbero bevuto il thè, se ne andarono +anch'essi. Allora Della Rocca si mise al pianoforte, e preludiando +pianamente, passò da armonia in armonia, alle +romanze da lui composte per Nancy.</p> + +<p>Suonava con la testa china, e i morbidi capelli gli +cadevano cupi sulla metà del viso, facendolo somigliare +a un fratello minore del « Cristo » di Velasquez. Egli +aveva il talento musicale d'un monello di Napoli, e la<span class="pagenum"><a name="Page_100" id="Page_100">[100]</a></span> +voce di un arcangelo che avesse studiato il canto in Germania. +Nancy sentì salirle agli occhi delle lagrime felici, +e il nitido profilo curvilineo di Della Rocca oscillò davanti +a lei. Il signor Kingsley, nel suo angolo presso alla +finestra, taceva. Valeria sedeva muta nell'ombra con un +lavoro in mano; e Nino, infastidito e imbronciato, fumava +sigaretta su sigaretta e sbadigliava.</p> + +<p>Nancy, sporta in avanti con le mani giunte, ascoltava +le parole create da lei e che ora, nella loro veste d'armonia, +le parevano più soavi, come una schiera di bimbi +che appaiono più belli se adorni di rilucenti vesti e coronati +di rose. Ella aveva mandato fuori nel mondo le sue +poesie nude e selvaggie, nella loro innocente e appassionata +immaturità. Ed ecco: egli gliele riconduceva ammantate +di melodie argentee, pieganti sotto il chiarore di accordi +di settime diminuite, velate d'armonia, e portate +trionfalmente su palanchini di suoni ritmici — soavi +e altere come le giovani sorelle d'una regina.</p> + +<p>Mr Kingsley, stringendo le labbra sottili, osservava +la testa nero-splendente di Della Rocca che dondolava e +oscillava seguendo la frase del canto; egli si sentiva contrarre +in gola la propria buona voce di baritono inglese, +e, urtato dalla larga morbidezza del fraseggiare italiano, +si domandava come mai « questi idioti latini » sapessero +cantare così.</p> + +<p>Poi guardò Nancy, che aveva chiuso gli occhi; e guardò +Nino, che nella seggiola a dondolo sbadigliava fissando il +soffitto.</p> + +<p>E, a un tratto, sentì di doversene andare. Si alzò +con atto impulsivo, e Nancy, con gli occhi ancora perduti +dietro la musica, gli stese la mano per dirgli addio. Lo +sguardo di lui pesò con grave tenerezza sul delicato volto.</p> + +<p> — Non colga tutti i suoi fiori, — disse.</p> + +<p>Nancy sorrise.<span class="pagenum"><a name="Page_101" id="Page_101">[101]</a></span></p> + +<p> — No, no, — disse. — No! Lo prometto.</p> + +<p> — Pensi che il suo capolavoro non è ancora scritto. +Questi piccoli versi sono il passato. Ora, su alla nuova +opera! Chiuda la porta a tutti e cominci un nuovo lavoro +domani.</p> + +<p>Nancy disse:</p> + +<p> — Sì, sì, lo farò. — Ma mentre diceva così, volgeva +già verso Della Rocca i chiari occhi distratti. — Ah, che +cosa cantate? « Der Musikant »?</p> + +<p>E Della Rocca, che cantava una romanza tedesca pronunciandola +come se fosse genovese, fece cenno di sì.</p> + +<p> — La poesia non è di Eichendorff?</p> + +<p> — « Aus dem Leben eines Taugenichts », — disse +Della Rocca.</p> + +<p> — Ah! sapete il tedesco? io adoro la gente che parla +tedesco, — esclamò Nancy, su cui la malìa dei poeti tedeschi +posava ancora.</p> + +<p> — L'ho imparato a Göttingen, — disse Della Rocca, +col suo sorriso luminoso.</p> + +<p> — « Ach! die Stadt die am schönsten ist, wenn man +sie mit dem Rücken ansieht »! — fece ridendo Nancy.</p> + +<p>Anche Della Rocca rise, sebbene non avesse capito. +Poi si volse di nuovo al pianoforte.</p> + +<p>Nancy si sentiva felice e incline alla bontà.</p> + +<p> — Non se ne vada, — disse a Kingsley, — segga e +mi parli.</p> + +<p>Ma Kingsley rifiutò. Della Rocca tornava a cantare +piano, e già alle prime note della morbida voce tenorile, +l'inglese vedeva riapparire negli occhi di Nancy quella +luce distratta, mentre un brivido le impallidiva lievemente +le guancie.</p> + +<p> — Tornerò un giorno o l'altro, se permette, — le +disse. — Ma spero quasi di trovare la sua porta chiusa.</p> + +<p>Anche una volta il rapido pensiero alato traversò<span class="pagenum"><a name="Page_102" id="Page_102">[102]</a></span> +con timido volo la fantasia di Nancy, mentre la forte mano +del giovane inglese si chiudeva, calda e ferma, intorno +alla sua. Poi la porta si chiuse dietro a Paul Kingsley, +e il pensiero prese il volo e non tornò più.</p> + +<p> — Chi è quell'imbecille d'inglese? — disse Nino, che +era di malumore e si compiaceva di farlo sentire.</p> + +<p>Nancy divenne rossa.</p> + +<p> — Ti prego di non parlare così degli inglesi. Mio padre +era inglese. E del resto, non era affatto un imbecille.</p> + +<p> — Non ho mai detto che lo fosse, — replicò Nino.</p> + +<p> — Oh, — esclamò Nancy, — sì che l'hai detto!</p> + +<p> — Non ho detto nulla di simile. Tuo padre era un'ottima +e cara persona.</p> + +<p> — Ma sai bene che non parlavo di mio padre, — disse +Nancy.</p> + +<p> — Neppur io ne parlavo, — disse Nino.</p> + +<p>Nancy si volse ad Aldo Della Rocca, che, preludiando +piano, ascoltava con tutti i sorrisi accesi.</p> + +<p> — Nino cavilla e confonde tanto, — disse Nancy, — che +non si sa più quel che si dice.</p> + +<p>Della Rocca annuì. E soggiunse:</p> + +<p> — Questo mi diceva appunto di lui la sua celebre +amica, Nunziata Villari, quando la vidi a Napoli l'altro +giorno. A proposito, Nino, — e Aldo fece scorrere sul +pianoforte l'agile destra in una rapida scala di quarte, +lasciandole ricadere in limpidi arpeggi minori, come cascatelle +d'acqua, — sai che la Villari ha tentato di suicidarsi +il mese scorso? Mi pare appunto che tu eri partito +da poco... Dicono che s'è chiusa in camera con un braciere +di carbone, proprio come una sartina innamorata! L'hai +saputo?</p> + +<p> — No, — disse Nino, — non l'ho saputo.</p> + +<p>E inchiodò gli occhi in faccia a Della Rocca, lungamente, +fissamente, finchè questi si alzò, turbato, e disse +che doveva partire.<span class="pagenum"><a name="Page_103" id="Page_103">[103]</a></span></p> + +<p>Quando fu uscito, Nancy disse a Nino:</p> + +<p> — Chi è la Villari? E perchè ha voluto suicidarsi? +Villari... Villari! Mi pareva il nome d'una attrice morta +cento anni fa.</p> + +<p>Nino le prese la mano.</p> + +<p> — Tu non sai niente, Nancy, — disse. — Non sai +neppure di essere una piccola belva, una tigre ircana!...</p> + +<p>Nancy rise.</p> + +<p> — Sì, va bene. Ma chi è la Villari?</p> + +<p> — Qualcuno che tu hai divorato, — disse Nino.</p> + +<p>E, pensando al braciere di carbone, partì per Napoli +col primo treno. Perchè Nino, pur avendo il naso di pasta +frolla, aveva il cuore d'oro.</p> + +<hr /> +<h2><a name="XIV" id="XIV"></a>XIV.</h2> + +<p>Durante il lungo, tedioso viaggio in una carrozza +vuota del treno accelerato, Nino affrontò le sue battaglie. +Mise al posto vuoto rimpetto a sè la sua coscienza, e la +guardò bene in faccia. Vicino a lui sedevano i desideri +del suo cuore, che prendevano le sue parti. La sua coscienza +aveva una faccia sporca che l'irritava. I suoi desideri +erano chiari e candidi come una fila di gigli, e avevano +delle voci alte che parlavano forte. La sua coscienza +invece non diceva nulla, sedeva di fronte a lui, mostrando +la faccia sporca, e taceva.</p> + +<p>Già fin da Bologna i gigli l'avevano vinto e convinto... +Alla fin fine, egli era giovane — insomma, relativamente +giovane: a trentun anni un uomo si può dire giovane — e +aveva ancora la sua vita dinanzi a sè; mentre Nunziata... +via, Nunziata aveva vissuto la propria vita; ed<span class="pagenum"><a name="Page_104" id="Page_104">[104]</a></span> +egli le aveva dato anche otto anni della vita sua — gli +otto anni migliori, perchè, dopo tutto a trentun anni +un uomo non si può più dir giovane — insomma, non +più tanto giovane...</p> + +<p>La sua coscienza lo guardava fisso, e Nino cambiò +ragionamento.</p> + +<p>Nunziata in realtà non lo amava più; l'aveva pur +detto mille volte durante gli ultimi due anni; la loro relazione +non era più che un peso, una catena insostenibile +per entrambi. Ella stessa lo aveva implorato di lasciarla.</p> + +<p>Dopo una di quelle interminabili scene, che oramai +accadevano tra loro tutti i giorni e che erano diventate +più aspre e più dolorose da che Nunziata aveva, per contentarlo, +definitivamente abbandonato il teatro, ella gli +aveva detto: « Va, va! te ne scongiuro, te ne supplico! +Non posso più vivere così. Ti scongiuro di andartene e di +lasciarmi ». Dunque, in fondo, se egli l'aveva lasciata +era stato per compiacerla.</p> + +<p>La coscienza di Nino lo guardava con una faccia divenuta +più nera e più irritante; ma le voci bianche ed +acute dei suoi desideri gli squillavano nel cuore: « Non +bisognava dimenticare ch'egli aveva dei doveri verso sè +stesso e verso altri. Dei doveri verso suo padre che desiderava +di vederlo normalmente e regolarmente stabilito +vicino a lui; aveva dei doveri verso Valeria »... Anche +quì Nino sviò rapidamente il corso dei suoi ragionamenti. +« Aveva dei doveri verso Nancy, verso la piccola +innocente meravigliosa Nancy, che bisognava salvare dalle +insidie dei mascalzoni corteggiatori, dei letterati e poetucoli +affamati, che per farsi un'aureola della sua gloria, +per arrampicarsi a una facile celebrità l'avrebbero sposata +e sfruttata e resa infelice. Ed era suo dovere salvarla +dagli agguati del bel giovane di professione, di quell'Aldo... +Oh, sì, era il suo sacrosanto dovere »... Il treno rallentò,<span class="pagenum"><a name="Page_105" id="Page_105">[105]</a></span> +fremette, si fermò; e Nino fu contento di saltar giù e d'ingoiare +una rapida cena nel buffet, perchè davvero quella +brutta faccia muta di fronte a lui gli era diventata insopportabile.</p> + +<p>Così, tutta notte in treno. Nino combattè le sue lotte +e ragionò coll'anima sua. E la brutta faccia della sua +coscienza non disse parola, ma sempre lo guardò.</p> + +<p>... All'alba, i gigli erano spezzati, e giacevano muti +e morti in diafano candore sotto ai suoi piedi. Ma la faccia +della sua coscienza era pulita.</p> + +<p>Come Dio volle, il treno arrivò a Roma — dove c'era +da aspettare tre ore il diretto per Napoli — e Nino corse +al telegrafo della stazione e mandò un dispaccio a Nunziata:</p> + +<p>« Arrivo stasera alle nove. Perdona. Scorda. Sono +tuo per sempre. — <span class="smcap">Nino</span> ».</p> + +<p>Al momento di salire in un omnibus d'hôtel gli dissero +che un treno di piacere partiva immediatamente per +Napoli. Si poteva dunque arrivare quattro ore prima. +Tornò precipitosamente nella stazione, saltò nel treno +che era pieno di preti e di escursionisti, e quando la Villari +riceveva il suo telegramma, egli già s'avvicinava a +Caserta.</p> + +<p>La Villari stava facendo colazione tardi, come di consueto, +e ammonticchiati in vaghe circonvoluzioni d'oro +pallido sul suo piatto stavano i maccheroni al burro e +formaggio. Ella vi aveva per l'appunto piantato la forchetta +e la stava girando e rigirando, ravvolgendoveli +con pacata cura, quando Teresa, la serva, entrò concitata.</p> + +<p> — Un telegramma, illustrissima.</p> + +<p>La Villari l'aprì.</p> + +<p> — Misericordia! — esclamò. — È lui che torna!</p> + +<p>Teresa si pulì le mani sul grembiale.<span class="pagenum"><a name="Page_106" id="Page_106">[106]</a></span></p> + +<p> — Ah! Il signorino torna? Ma davvero? Ma possibile?</p> + +<p> — Sì. Arriva stasera. Alle nove, — sospirò la Villari.</p> + +<p> — Bene, bene. Ma la signora non lasci freddare i +maccheroni.</p> + +<p>E anche Teresa, andandosene, sospirò, e mandò via +il fattorino del telegrafo senza dargli mancia.</p> + +<p>Erano stati bei giorni questi senza il signorino. Si +era sempre mangiato in pace. Ed è già una cosa poter mangiare +in pace. La signora non aveva mai avuto i nervi. +Ed è già una cosa non avere i nervi. E adesso si sarebbe +tornati alle solite. Le scene della signora e le sfuriate +del signorino; il pranzo che diventa freddo mentre loro +ragionano; le uscite del signorino colle porte che sbattono; +i pianti e le convulsioni della signora; i telefonamenti, +i parenti e gli amici che vengono a consolare e persuadere +la signora; i ritorni del signorino; e poi da mangiare +per tutti, magari alla una o le due di notte!... No, +non era una vita.</p> + +<p>Teresa portò in tavola la flava costoletta alla milanese.</p> + +<p> — Ecco! ci siamo già! L'illustrissima non ha mangiato +i maccheroni.</p> + +<p> — Oh! Non seccarmi coi maccheroni, — esclamò +l'illustrissima che aveva già i nervi. — Pensiamo piuttosto +a questa sera... cosa si fa?</p> + +<p> — Eh! facciamo un bell'osso buco che piace a Sua +Eccellenza il signorino. Allora diciamo: l'osso buco —</p> + +<p> — Oh non seccarmi coll'osso buco, — gridò l'illustrissima. — Non +capisci che non deve trovarci a questo +modo?</p> + +<p> — Vossignoria metterà l'abito di crespo rosa, e faremo +venire il parrucchiere alle sei. Le pare?</p> + +<p> — Sì, sì. Ma non basta.<span class="pagenum"><a name="Page_107" id="Page_107">[107]</a></span></p> + +<p>Nino non doveva trovarla seduta lì ad aspettarlo, +come se non ci fosse al mondo che lui.</p> + +<p> — Va via, Teresa, va via. Devo pensare.</p> + +<p>Teresa se ne andò brontolando.</p> + +<p>Nunziata Villari per lo più vedeva la vita e trattava +le situazioni secondo i metodi di Sardou, Dumas o D'Annunzio. +Nino, tornando, doveva trovarla supina in una +stanza oscura, colle guancie pallide e con grandi ombre +azzurre sotto gli occhi. Oppure, ancora meglio, ella all'arrivo +di lui — non c'è! E mentre egli si dispera, ecco, ella +entra, tornando da qualche folle banchetto, ingemmata e ridente! +Ah! essa lo vede, vacilla! Si passa la mano ingemmata +sugli occhi, un singulto la scuote. « <em>Nino!</em> »... ed +egli le cade ai piedi... Poi subito egli le fa una scena di +gelosia. Dov'è stata? Con chi? Dov'era quando arrivò il +telegramma? Perchè non era in casa a riceverlo? Chi le +manda tutti questi fiori?... Bah! E con un gesto d'infinito +sdegno Nino li afferra a fasci e li getta dalla finestra...</p> + +<p>A dir vero dei fiori in casa non ve n'erano. La Villari +richiamò dunque Teresa e le disse di andare dal fioraio +e di ordinare per cento lire di gardenie e di rose bianche, +tutte bianche, e che le portassero il più presto possibile.</p> + +<p> — Sì, signora, — disse Teresa andandosene.</p> + +<p> — E non scordare il parrucchiere per le sei.</p> + +<p> — Sì, signora.</p> + +<p> — E una carrozza per le sette.</p> + +<p> — Sì, signora.</p> + +<p> — E, Teresa!...</p> + +<p>Teresa si fermò con la faccia vacua e rassegnata.</p> + +<p> — Ricordati, Teresa, che sei stata tu ad aprire il +telegramma. Io non c'ero. Ero fuori. Sono sempre fuori. +Con tanta gente... capisci?</p> + +<p> — Sì, signora.<span class="pagenum"><a name="Page_108" id="Page_108">[108]</a></span></p> + +<p>E con schiena negligente e strascinando i piedi Teresa +se ne andò a ordinare i fiori e la carrozza e la pettinatrice.</p> + +<p>Nunziata, rimasta sola, si sciolse i capelli, ne mise +la maggior parte sulla tavola di toeletta pronta per il +parrucchiere, si stropicciò un po' di lanolina intorno agli +occhi e si sdraiò in poltrona con un romanzo della Serao +ad assaporare un'ultima mezza giornata di calma.</p> + +<p>L'amore non era calmo; l'amore era incomodo ed agitante. +E il dover mantenere la finzione di avere ventotto +anni quando se ne hanno quarantacinque è una fatica +e una pena. Certo, ella adorava Nino; al solo pensiero +che egli potesse stancarsi di lei o abbandonarla definitivamente +le balenavano truci visioni di vendetta e di vetriolo, +di disperazione e di morte. Ma ahimè! quanto ella invidiava +quelle placide donne felici, che arrendono senza +lotta la loro gioventù, che mansuete s'abbandonano al +soave declinare della loro vita, come una nave entra in +acque calme. Ma essa, perchè il suo amante era giovane, +doveva battagliare convulsa e tenace con gli anni ingolfatori +e inesorabili. Ed ella si aggrappava, disperata, +alla giovinezza; la teneva stretta come un bimbo afferra +e stringe nelle mani un uccelletto selvatico che palpita +per sfuggirgli. Ahi, quando il bimbo apre la mano il prigioniero +è morto. Meglio lasciarlo volar via quando era +l'ora.</p> + +<p>Così pensava Nunziata Villari. Le vane penne ella le +stringeva ancora. Ma già l'alata giovinezza era morta.</p> + +<p>Sospirò e aprì il libro; poi soffocò i pensieri sotto la +calda potente prosa di Matilde Serao.</p> + +<p>Il treno di piacere arrivò a Napoli alle cinque, all'ora +appunto in cui il fiorista della strada Caracciolo inseriva +un fil di ferro nella gola verde dell'ultima delle candide +rose per l'illustrissima. Cento lire di rose a Napoli nel<span class="pagenum"><a name="Page_109" id="Page_109">[109]</a></span> +mese di giugno sarebbero bastate a consumare la morte +profumata della verginetta del Freiligrath, nella « Vendetta +dei fiori »; bastate poi anche a coprirne la bara dall'estremità +più larga alla più angusta. Ci vollero due +uomini per portarle tutte, legate in grandi fasci di bianchezza +olezzante, per la strada Caracciolo fino al palazzo +Imparato.</p> + +<p>Nino, in vettura, venendo dalla stazione, vide già in +distanza due uomini carichi di candidi fiori, e si domandò +vagamente per chi potessero essere.</p> + +<p>Poi ripensò il viso di Nunziata, pallido e torturato, +come per ultimo l'aveva veduto nel dirle addio. Ora la +rivedrebbe sorridere di quel grazioso sorriso, titubante +e un po' birichino, che era rimasto un sorrise giovane... +(Gli uomini coi fiori avevano voltato l'angolo della strada... +Ora anche la vettura di Nino svoltò, ed ecco gli uomini +che a passo cadenzato ancora lo precedevano).</p> + +<p>Egli era stato un egoista, un vile. Ma espierebbe, farebbe +quello che era onesto. Nunziata non rimarrebbe +più sola a piangere, non sarebbe più spinta al braciere +di carbone come una sartina innamorata...</p> + +<p>(Gli uomini coi fasci di fiori erano raggiunti, e camminavano +a fianco della vettura. Un momento ancora +e questa li lasciava indietro). Ed ora la carrozza si fermò +alla porta del palazzo Imparato. Il vetturino scese a tirar +giù il bagaglio e un lazzarone in attesa si precipitò e se +lo caricò sulla spalla. Mentre Nino pagava il cocchiere, +gli uomini coi fiori lo raggiunsero ed egli si volse per vederli +passare...</p> + +<p>Ma <em>non passarono</em>. Entrarono nel portone +del palazzo Imparato e sparirono nell'ombra della scalinata... +Il cuore di Nino sobbalzò. Il lazzarone, osservandolo, +lesse una tragedia nel suo volto, ed ebbe la soddisfacente +persuasione che la mancia sarebbe stata cospicua;<span class="pagenum"><a name="Page_110" id="Page_110">[110]</a></span> +il lazzarone sapeva che l'angoscia è generosa quanto la +felicità.</p> + +<p>Nino, acciecato dallo spavento, si precipitò su per la +larga scalinata. Già fermi sul pianerottolo dell'appartamento +di Nunziata, gli uomini coi fiori aspettavano.</p> + +<p>Teresa aveva aperto la porta e subito scorse dietro le +rose, il viso bianco, folle di terrore, di Nino.</p> + +<p> — Santa Vergine! Il signorino!</p> + +<p>In una istantanea visione le balenò il pensiero dell'illustrissima +che discinta, non incipriata, non pettinata, +leggeva Matilde Serao con le treccie giacenti sulla +tavola di toeletta. La faccia atterrita della serva confermò +i terrori di Nino. Livido e barcollante entrò, e abbandonandosi +su una seggiola nell'anticamera si coprì il viso +colle mani. L'illustrissima, che aveva udito lo strepito, +s'affacciò alla porta del salotto: vide, comprese, e richiuse +pianamente l'uscio.</p> + +<p>Quando, pochi istanti dopo, Nino, precipitoso e convulso, +entrò — la stanza era oscura, le imposte chiuse. +Nunziata giaceva supina colle guancie pallide, un morbido +velo cerulo le cingeva in vaghi drappeggiamenti il +capo; ma sotto ai suoi occhi non v'erano grandi ombre +azzurre, perchè non c'era stato il tempo di farle...</p> + +<p>E tutto ricominciò da capo. Perchè se Nunziata era +placida e calma quando Nino era lontano, appena egli era +presente essa sentiva che la sua vita tutta dipendeva +da quell'amore, e che l'abbandono sarebbe stato per lei +la morte.</p> + +<p>Stretto e sempre più stretto nelle bianche dita ingemmate, +serrava l'uccelletto morto, narrando piano al suo +stanco cuore che l'alata giovinezza era viva ancora...</p> + +<p>Nino fu delicato per lei e pieno di riguardi. Scrisse +anche varie lettere ai consolati italiani di Rio e di Buenos +Aires pregandoli di accertarsi della verità riguardo al<span class="pagenum"><a name="Page_111" id="Page_111">[111]</a></span> +presunto decesso di Edoardo Villari, il quale, secondo +la sua cuoca (che era ritornata con dei denari e aveva +sposato un barone), era mancato serenamente ai vivi +qualche anno prima.</p> + +<p>Se talvolta il ricordo di Nancy batteva con mano +lieve alla porta del suo cuore, Nino non mai gli aprì.</p> + +<hr /> +<h2><a name="XV" id="XV"></a>XV.</h2> + +<p>Nella sua villa sul Lago Maggiore Clarissa si annoiava; +e scrisse per invitare Nancy:</p> + +<p class="lind">« <i>Ma charmante</i>,</p> + +<p>« Se vuoi scrivere il tuo capolavoro tra le bellezze +e la pace della natura, vieni qui. L'esecrabile calma che +spira dal lago e da mio marito ti gioveranno. Vieni, vieni, +e sta almeno un mese. Ti darò una grande stanza chiara +in cima alla casa, con un grande tavolo e un gigantesco +calamaio; e davanti a te sarà la vista che ispirò Manzoni... +o forse era un altro lago, quello? Non importa. Vieni a +creare qui il tuo <em>chef-d'œuvre</em> ».</p> + +<p class="pad2">Con la stessa posta mandò un biglietto a suo cognato:</p> + +<p class="lind">« <i>Aldo, mon joli</i>,</p> + +<p>« Sei pregato di venire a trovarmi. Carlo è insopportabile. +Brontola tutto il giorno e russa tutta la notte. +Perchè mai l'ho sposato?<span class="pagenum"><a name="Page_112" id="Page_112">[112]</a></span></p> + +<p>« Questa è la quarta volta che t'invito quest'anno, +e non sei mai venuto. L'anno scorso non era così.</p> + +<p class="rind">« <span class="smcap">Clarissa.</span> »</p> + +<p>« P.S. La piccola poetessa verrà a star quì un mese. »</p> + +<p class="pad2">Aldo arrivò l'indomani. Dopo aver salutato il fratello +e la cognata domandò:</p> + +<p> — Dov'è Saffo dai capelli di viola?</p> + +<p>Clarissa gli spiegò che non era ancora arrivata. Allora +egli fece il broncio e suonò il pianoforte tutta sera, mentre +Carlo russava sul canapè.</p> + +<p>Clarissa, volgendo gli occhi dall'uno all'altro, si domandava +quale dei due la insultasse di più.</p> + +<p>Nancy arrivò il giorno dopo. Aveva portato con sè +tutte le sue carte, i suoi quaderni di appunti e anche un +porta-penna d'avorio rotto, con cui scriveva sempre. Era +già tutta presa dal capolavoro. Si sarebbe messa all'opera +immediatamente. Durante il percorso, nella carrozzetta +che Clarissa guidava, dallo sbarco alla villa Solitudine, +Nancy raccontò i suoi progetti a Clarissa, che sorrideva +e approvava, frustando la grassa e pigra cavallina.</p> + +<p>Avrebbe scritto un libro. Il Libro! Una grande opera +seria, con alti intenti; non un volumetto di brevi poesie +scapigliate, effimere, che si leggono oggi e si dimenticano +domani. E si era prefissa di non pensare ad altro che al +Libro; di non vivere che per il Libro. Avrebbe sognato +il Libro; passeggiato per il Libro; respirato, mangiato, +dormito per il Libro. A Milano, con tanta gente intorno, +gente che parlava e la distraeva, era impossibile lavorare; +ma qui, nella grande camera tranquilla in cima alla casa... +Com'era buona Clarissa, com'era cara di averci pensato! +Nancy sentiva di non poterla mai abbastanza ringraziare...<span class="pagenum"><a name="Page_113" id="Page_113">[113]</a></span></p> + +<p>Clarissa approvava col capo e sorrideva; e la carrozza +svoltò nel viale di castagni della villa Solitudine. +E Nancy, alzando gli occhi, vide, con suo stupore, Aldo +scendere i gradini venendo ad incontrarle. Aldo, vestito di +flanella bianca con una fascia rossa intorno alla cintura +e la lucida testa nera scoperta al sole! Tre o quattro +grandi cani gli balzavano intorno latrando.</p> + +<p> — Guarda, — disse Clarissa, additandolo a Nancy. — Non +ti rammenta Endimione desto al bacio di Diana? +Narciso!... Adonais!... Gli Dei hanno riversato su di lui +tutta la bellezza del mondo!</p> + +<p>Siccome Nancy non rispondeva, Clarissa si volse a +guardarla.</p> + +<p> — Uh! che faccia scura, <em>ma chérie</em>! E sei tutta +impallidita! Perchè? A che cosa pensi?</p> + +<p> — Al Libro, — disse Nancy.</p> + +<p>E le parve che il Libro fosse una sua creatura, condannata +a morire prima di nascere.</p> + +<p> — Lo scriverai, <em>mon ange</em>! Aldo non ti disturberà.</p> + +<p>E gettate le redini a un piccolo groom rigido, Clarissa +raccolse con mossa aggraziata le gonne e scese tra le braccia +di Aldo.</p> + +<p>Nancy aveva già posto il piede sul predellino, ma Aldo +la prese per la vita, e lesto e leggiero la sollevò e la mise +in terra. La bocca rossa e ridente del giovane era così +vicino alla faccia di Nancy, che essa impallidì un poco.</p> + +<p>Col suo cerimonioso saluto meridionale Aldo le baciò +la mano.</p> + +<p> — Schiavo suo, signora.</p> + +<p>... Nancy andò nella sua camera — la grande camera +vuota con la vista celeste del lago — e vi rimase tutto il +pomeriggio. Riordinò i suoi appunti, spiegò davanti a sè +i larghi fogli di carta bianca, e intinse nel grande calamaio +la penna d'avorio.<span class="pagenum"><a name="Page_114" id="Page_114">[114]</a></span></p> + +<p>Poi guardò dalla finestra. Udiva in giardino i festosi +latrati dei cani e le risate trillanti di Clarissa. Sul dolce +lago azzurro una vela piccola, che pareva un fazzoletto, +s'alzava e s'abbassava, nicchiando, e allontanandosi con +mille piccole riverenze sulle minuscole onde.</p> + +<p>E dalle aperte finestre della sala si udiva Aldo che +suonava una « Valse triste ».</p> + +<p>Nancy intinse di nuovo la penna nel calamaio, e guardò +la vista.</p> + +<p>Ora udiva la musica vagare e smarrirsi in soavi modulazioni +semitonali che si risolvettero nel carezzevole +accompagnamento del « Musikant » di Hugo Wolff.</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>Wenn wir zwei zusammen wären</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Möcht' das Singen mir vergeh'n...</i><br /></span> +</div></div> + +<p>Essa udiva la dolce voce tenorile e le pareva che le +note, unite l'una all'altra, le si legassero intorno al cuore +attirandola a lui.</p> + +<p>Si alzò a chiudere la finestra, poi tornò a sedere davanti +al tavolo.</p> + +<p>Intinse la penna e scrisse in cima al primo foglio: +« Villa Solitudine », e la data; sotto — non avendo ancora +pensato al titolo — tracciò in grandi lettere:</p> + +<p class="center">« IL LIBRO »</p> + +<p>Poi balzò in piedi e corse giù.</p> + +<p>Nell'ora del tramonto uscirono in barca. Clarissa sedeva +al timone e Aldo in atteggiamento di grazia indolente, +governava la vela. Il fiammeggiante occaso gli irradiava +il puro viso giovine, e il vento di tramontana +sollevava lene i neri capelli che gli ondeggiavano sulla +fronte. Egli taceva, soddisfatto di sapere che le due donne<span class="pagenum"><a name="Page_115" id="Page_115">[115]</a></span> +lo vedevano, e che il cielo sfolgorante serviva di sfondo +al suo profilo.</p> + +<p>Clarissa chiacchierava, rideva, cinguettava; ma Aldo +taceva; ed era il suo silenzio che rapiva Nancy.</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>Ed io che intesi ciò che non dicevi</i><br /></span> +<span class="i0"><i>M'innamorai di te perchè tacevi.</i><br /></span> +</div></div> + +<p>La semplice dolcezza di quei due versi dello Stecchetti +le cantavano con senso nuovo nella mente, e in tutti quei +giorni le tornarono sempre al pensiero.</p> + +<p>Aldo sapeva poche cose, ma sapeva il valore del silenzio. +Conosceva l'attiranza, la malìa dell'« hortus conclusus », +del Giardino Chiuso in cui non si è penetrati +ancora. Nancy, trepida innanzi al cancello, ne sognava +le non vedute rose, le fontane di luce, e i viali d'ombra +e i laghi di mistero. L'anima di Aldo era per lei un giardino +chiuso.</p> + +<p>Aldo conosceva anche il valore dei suoi occhi, grandi +occhi tenebrosi le cui palpebre, diceva Clarissa, parevano +annerite col turacciolo bruciato. Quando egli li alzava all'improvviso +e guardava fisso Nancy, essa sentiva un tuffo +nel sangue che le toglieva il respiro. A poco a poco, giorno +per giorno, quegli occhi attirarono verso le loro profondità +lo spirito di Nancy; la sua anima interrogante, china +sovr'essi come sopra un abisso, si perse, si sommerse...</p> + +<p>E così, guardando negli occhi di lui, Nancy credeva +di leggervi la bontà, l'ingegno, la purezza; e non sapeva +che era la sua anima stessa che ella vedeva riflessa in +quelle splendide pupille.</p> + +<p>Il Libro ogni tanto clamava in lei; ma essa ne soffocava +la voce sussurrando: « Aspetta! »</p> + +<p>E il Libro aspettava.</p> + +<p class="pad2">Un giorno, in giardino, Clarissa si dondolava nell'amaca<span class="pagenum"><a name="Page_116" id="Page_116">[116]</a></span> +fingendo di leggere, quando Aldo si avvicinò e le +sedette accanto.</p> + +<p> — Clarissa, ho venticinque anni.</p> + +<p> — <em>Vlan! ça y est</em>. — disse lei; e il libro le +cadde dalle mani. Sentì un dolore sordo nel cuore; le sue +narici impallidirono mentre solo le sovrapposte rose delle +guancie continuavano a fiorire inconscie d'ogni emozione.</p> + +<p> — Sono senza un soldo, — proseguì Aldo, cogliendo +un filo d'erba e masticandolo, — e Carlo m'ha fatto capire +che, se ci si provasse bene, potrebbe anche vivere +senza di me.</p> + +<p> — Ah! — scattò Clarissa, — quando l'ha detto? Come +lo ha detto? Credi che abbia... credi... che pensi qualche +cosa?</p> + +<p>Aldo scosse la bella testa.</p> + +<p> — Carlo non pensa mai niente. Ma il fatto sta che, o +devo tornare al rancio del Texas, o devo prender moglie.</p> + +<p>Il rancio del Texas era una invenzione romantica di +Clarissa, fondata semplicemente su una gita di un mese +fatta da Aldo a New York.</p> + +<p>Clarissa si morse le sottili labbra scarlatte.</p> + +<p> — Già, — disse, e tacque.</p> + +<p>Durante la lunga pausa che seguì, Aldo colse un altro +filo d'erba e lo masticò.</p> + +<p> — M'immagino, — disse infine Clarissa, sogguardandolo +traverso le lunghe palpebre semichiuse, — m'immagino +che sposerai qualche vecchiaccia affettuosa con +molti quattrini.</p> + +<p> — No, no, — disse Aldo. — Le conosco, quelle lì. +Quelle esigono l'affetto, e i quattrini se li tengono.</p> + +<p>E dopo una breve pausa in cui sentiva gli occhi caldi +e irosi di Clarissa pesare su di lui, soggiunse:</p> + +<p> — Sposerò la piccola Saffo.<span class="pagenum"><a name="Page_117" id="Page_117">[117]</a></span></p> + +<p>Clarissa diede in una forte e aspra risata.</p> + +<p> — Già. Questo lo farai semplicemente per tuo piacere. +<em>Farceur</em>, va!</p> + +<p>Aldo inarcò con noncuranza le perfette sopracciglia +e non rispose.</p> + +<p> — Lo sai pure che non ha un soldo, non il becco d'un +quattrino.</p> + +<p> — Oh, avrà pure qualche cosa, — disse Aldo affettando +di sbadigliare. — E poi è un genio, e guadagnerà +quello che vuole.</p> + +<p> — Tu sei un perfetto porco, — disse Clarissa, risdraiandosi +nell'amaca e chiudendo gli occhi.</p> + +<p>Il perfetto porco si alzò con aria sdegnosa e la lasciò.</p> + +<p>Entrò in casa, prese il cappello e il bastone, e uscì, +passando dal giardino all'arsa strada maestra. Andò all'imbarcadero, +dove trovò un battello che partiva per +Laveno. Egli vi salì, e a Laveno prese il treno per Milano.</p> + +<p>Pranzò al Savini, con eccellente appetito.</p> + +<p> — Intanto quelle lì si roderanno, — pensò. — Meglio. +... Così impareranno!</p> + +<p>Passeggiò un'ora in Galleria, poi andò a casa e dormì +bene.</p> + +<p>Intanto, nella villa Solitudine, « quelle lì » si rodevano. +... E imparavano.</p> + +<p>Nancy imparò che il giardino chiuso in cui aveva appena +gettato uno sguardo era l'unico giardino nel mondo +in cui ella desiderasse di entrare. Imparò che le parole che +Aldo non aveva dette erano le uniche parole che ella desiderasse +di udire. Imparò a credere che certo, dietro la +portentosa bellezza di lui, stavano, mute, forti, inamovibili, +anche la perfetta bontà e l'austera rettitudine, +come leoni di marmo al cancello di un palazzo.</p> + +<p>E Clarissa imparò che bisogna adattarsi al destino e +accettare l'inevitabile; che è meglio aver mezza michetta<span class="pagenum"><a name="Page_118" id="Page_118">[118]</a></span> +che restar senza pane; e che infine un Aldo ammogliato era +sempre meglio che nessun Aldo. Allora si diede a guardare +più attentamente Nancy dicendosi che, dopo tutto, Nancy +era una creaturina di cui un uomo si stancherebbe presto, +nonostante — o appunto per — la sua intellettualità. +Aldo, per Clarissa, non era un giardino chiuso. Ella ben +conosceva i magri fiori delle sue aiuole.</p> + +<p>Una settimana monotona e afosa si trascinò sui loro +cuori senza notizie di Aldo. Infine Clarissa gli telegrafò +a Milano. Disse di aver parlato a Carlo del suo desiderio +di sposar Nancy; Carlo approvava. Che Aldo dunque +tornasse. Tornasse presto. Tornasse subito.</p> + +<p>Va bene. Aldo era disposto a tornare. Aspettò ancora +un giorno o due e poi, verso la chiusa di un caldo pomeriggio, +entrò nel giardino della villa come ne era uscito; +traversò placido e disinvolto il sonnacchioso prato vibrante +del ronzìo delle api, e si fermò sulla soglia del piccolo padiglione +dove Nancy era seduta a leggere una lettera. +Aldo vide che era una lettera lunga. Due dei foglietti +azzurri, già letti, erano caduti in terra.</p> + +<p>Sul tavolo di sasso davanti a lei era il calamaio, e la +penna d'avorio, e il Libro. Quando l'ombra di Aldo oscurò +il limitare, Nancy alzò gli occhi.</p> + +<p>Vedendolo, ella trasalì e il suo viso si fece di un pallore +latteo; quella subitanea opaca chiarità, quasi di +svenimento, scosse i nervi di Aldo.</p> + +<p>Egli si chinò sulla piccola mano ch'ella gli stendeva, +e disse ancora una volta:</p> + +<p> — Sono lo schiavo suo, signora.</p> + +<p>Ma allorchè egli alzò gli occhi, essa comprese di aver +udito male. Certo egli le aveva detto:</p> + +<p>« Sono il tuo padrone, Nancy! »</p> + +<p> — Chi le scrive? — domandò il giovane, accennando +alla lettera.<span class="pagenum"><a name="Page_119" id="Page_119">[119]</a></span></p> + +<p>Nancy chinò docili ciglia e il colore le corse nelle +guancie.</p> + +<p> — E' Mr Kingsley, — disse. — Ricorda? Quel buon +inglese, tanto caro.</p> + +<p> — Perchè le scrive? Cosa vuole? — disse Aldo; e con +aria di padronanza afferrò la mano che teneva la lettera, +e la strinse nella sua destra.</p> + +<p>Nancy sorrise e la fossetta apparve, concava e rosata +come l'interno d'un petalo di rosaspina.</p> + +<p> — Vuole ch'io sia buona, — disse, — e ch'io scriva...</p> + +<p>Aldo portò alle labbra il piccolo pugno che ancora +serrava la lettera azzurra sgualcita.</p> + +<p> — Ebbene, eccolo servito, — disse, — scriva, scriva +subito.</p> + +<p>E prese la penna d'avorio, l'intinse nell'inchiostro, +e gliela diede in mano. Poi prendendo il foglio di carta +bianca che doveva essere la prima pagina del Libro, +dettò:</p> + +<p> — « Caro Inglese. Sposo Aldo Della Rocca, che mi +adora ».</p> + +<p>Nancy, tanto china sul foglio che i morbidi capelli +sfioravano la carta, scrisse:</p> + +<p>« Caro Inglese. Sposo Aldo Della Rocca, ch'io adoro ».</p> + +<p>Così fu compiuta la missione di Mr Kingsley, al quale +quella lettera non fu mai mandata. Tanto, non era scritta +per lui.<span class="pagenum"><a name="Page_120" id="Page_120">[120]</a></span></p> + +<hr /> +<h2><a name="XVI" id="XVI"></a>XVI.</h2> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>Vieni, amor mio, vieni: è levato il sole,</i><br /></span> +<span class="i0"><i>E la fiorita via ride e ci attende.</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Quanta luce nel cielo! e quanto azzurro</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Negli occhi nostri fluttua e risplende.</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Oh vieni, andrem di nuova sorte in traccia.</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Tu del tuo genio, ed io di te sarò.</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Tu mi sorreggerai fra le tue braccia,</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Io col sorriso ti conforterò!</i><br /></span> +</div><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>Se avremo fame, correremo in cerca</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Di selvatici frutti per la via.</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Si dormirà sotto alle stelle blande</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Colla tua bocca sulla bocca mia.</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Ed al meriggio farem sosta all'ombra</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Di misteriosi giganteschi fior;</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Tu colla testa sulle mie ginocchia</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Sognerai l'avvenire, ed io l'amor.</i><br /></span> +</div><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>Colla mia man sfiorandoti i capelli</i><br /></span> +<span class="i0"><i>D'antichi eroi ti ridirò la storia</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Vedrò destarsi nella tua pupilla</i><br /></span> +<span class="i0"><i>L'ardor della battaglia e della gloria.</i><br /></span> +<span class="i0"><i>La tua pupilla bruna ed indolente</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Vedrò di negre fiamme sfolgorar.</i><br /></span> +<span class="i0"><i>E forte e battagliero e prepotente</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Lo spirto sorgerà, pronto a pugnar!</i><br /></span> +<span class="pagenum"><a name="Page_121" id="Page_121">[121]</a></span> +</div><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>Vieni, amor mio! Vieni, è levato il sole,</i><br /></span> +<span class="i0"><i>E' di zaffiri e d'oro il ciel cosperso,</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Andiam col nostro giubilo d'amore</i><br /></span> +<span class="i0"><i>A mettere a soqquadro l'universo!</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Andiam col gaudio nostro, andiam col riso</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Audace della nostra gioventù</i><br /></span> +<span class="i0"><i>A sfondare le porte al paradiso</i><br /></span> +<span class="i0"><i>E riportarne l'estasi quaggiù!</i><br /></span> +</div></div> + +<p>Così Nancy sognava l'avvenire e la vita. La sua fronte +era cinta d'asfodeli, la sua anima era sommersa nella +felicità.</p> + +<p>Il Libro aspettava.</p> + +<p>All'ora del tramonto andavano in barca sul lago. +Aldo, ritto presso alla vela, le sorrideva; e il cielo dorato +serviva di sfondo al suo profilo.</p> + +<p> — Oh! — sospirava Nancy, guardandolo e congiungendo +puerilmente le mani. — Potrò dunque guardarti +finchè i miei occhi saranno sazii di te! Finchè la tua bellezza +mi sarà entrata nell'anima! La tua bellezza, Aldo, +<em>mi duole</em>! qui, — e appoggiava la mano sul petto, — mi +duole, mi esalta, mi strugge.</p> + +<p>Aldo capiva benissimo, e approvava con calmo compiacimento.</p> + +<p>Fecero delle lunghe gite, a Premeno e a San Salvatore; +e, siccome Clarissa rifiutava di accompagnarli, fu Carlo +che, molto seccato, faceva loro da « chaperon ».</p> + +<p>In breve giunse Valeria. Nancy, rosea e radiosa, andò +a riceverla all'imbarcadero. Valeria la baciò con molte +lagrime.</p> + +<p> — Oh, bimba mia! bimba mia! — disse; e in cuor suo +avrebbe voluto che questi diciassette anni fossero stati un +sogno, e che le sue braccia materne potessero ancora cingere, +protettrici, la testolina della sua creatura.<span class="pagenum"><a name="Page_122" id="Page_122">[122]</a></span></p> + +<p>Nel giovane amore di Nancy, Valeria riviveva i suoi +dolci giorni di fidanzata; e Tom risorse nella sua memoria, +e fu a tutte le ore con lei. Quante volte, su quello stesso +lago azzurro, Tom l'aveva condotta collo zio Giacomo +nella piccola barca chiamata « Luisa »! Con le lagrime agli +occhi Valeria pregò Aldo e Nancy di venir con lei a vedere +se non si potesse trovare quella barca, proprio quella!...</p> + +<p>Trovarono infatti tre « Luise », ma Valeria non riusciva +a riconoscerle; tutti e tre i barcaiuoli però affermarono +di ricordarsi perfettamente di lei; e ricevettero, con +scappellate e sorrisi, l'aspettata mancia.</p> + +<p> — Capisco, — riflettè Valeria, ch'era molto commossa, — che +non possono essere stati tutti e tre.</p> + +<p>E Aldo soggiunse ridendo:</p> + +<p> — Non bisognava dar nulla a quegli impostori; nessuno +di loro aveva più di venticinque anni.</p> + +<p>Udendo ciò, Valeria trasse un profondo sospiro. +Decisero poi di andare in riverente pellegrinaggio alla +Madonna del Monte, dove il padre di Nancy aveva chiesto +in sposa Valeria.</p> + +<p>Sulla lunga salita erano allineati i mendicanti, malati, +storpi, ciechi, che gridavano, mettendo in vista le +piaghe e i moncherini.</p> + +<p> — Tra questi ce n'è di molto vecchi, — disse Valeria. — Certo +saranno già stati qui quel giorno, e mi avranno +veduta.</p> + +<p> — Daremo una lira a ciascuno, — esclamò Nancy, +aprendo il suo grasso borsellino appena il primo accattone +sporse coll'unica mano il cappello bisunto.</p> + +<p> — Ma, Nancy mia, cosa ti viene in mente? — esclamò +Aldo. — Bada che ne troveremo forse cento!</p> + +<p>Allora Nancy volse su lui i limpidi occhi interroganti.</p> + +<p> — Cosa importa?</p> + +<p> — Oh, a me non importa certo, — disse Aldo con +una scrollatina di spalle.<span class="pagenum"><a name="Page_123" id="Page_123">[123]</a></span></p> + +<p>Valeria contemplò, pensosa, la snella figura e l'impeccabile +profilo del suo futuro genero, che colle mani in +tasca e dondolandosi sui fianchi saliva accanto a loro la +larga e ripida strada. Ella aveva il cuore greve di ricordi. +Per questa stessa via era salita nella sua veste azzurrina +e la cravatta rossa, con Tom al suo fianco; Tom, alto e +poderoso nella sua larga giacca chiara, aveva dato tutto +il rame e l'argento che aveva in tasca a quei mendicanti, +proprio come oggi faceva Nancy, sua figlia. E Valeria +contemplando la bella persona sottile di Aldo, sospirò.</p> + +<p> — Avrei voluto per la mia piccola Nancy un anglosassone, — pensò. +E mentre la memoria la riportava in +Inghilterra le si affacciò un altro pensiero: — Oppure +il povero caro Nino...</p> + +<p>E Valeria trasse un altro sospiro, che forse non era +tutto per Nancy.</p> + +<p>Quella sera stessa ella gli scrisse, e quasi senza saperlo +cominciò la sua lettera: « Mio povero caro Nino »...</p> + +<p>Nino era fuori di casa, intervistando i consoli riguardo +alla presunta morte di Edoardo Villari, quando venne +la lettera. Fu Nunziata che l'aprì.</p> + +<p>Valeria scriveva a Nino che Nancy, « la nostra piccola +Nancy », era fidanzata ad Aldo Della Rocca, ed oh, +mio Dio! non poteva Nino far nulla per impedirlo? Ed +ah! perchè, perchè sua sorella Clarissa li aveva invitati +tutti e due alla villa Solitudine, in modo che, come diceva +Fräulein Müller, — o forse era Heine? — « wie könnte +es anders sein »? Poichè nessuno, nessuno che avesse veduto +Nancy nello splendore dei suoi diciassette aprili poteva +non innamorarsene. Ed oh! le doleva tanto il cuore +pel povero caro Nino, di cui aveva ben indovinato il segreto; +e di cui poteva comprendere le sofferenze, poichè, +mio Dio! non aveva sofferto tanto anche lei quando s'era +accorta che l'amore di Nino non le apparteneva più?...<span class="pagenum"><a name="Page_124" id="Page_124">[124]</a></span> +Ma a che curarsi ora di tutto ciò? E poi non era mai stata +colpa di Nino! Era la sua propria colpa e quella del destino... +E del resto Nino non doveva credere che ella avesse +veramente sofferto, poichè non era vero... E ora non +pensava più affatto a quelle cose, ma solo a Nancy, solo +a Nancy! E per carità, che egli venisse presto, e forse +sarebbero ancora in tempo ad evitare il matrimonio; e +certo egli ne avrebbe il cuore spezzato, ma non doveva +disperarsi che tanto era inutile. Ed essa era per sempre, +per sempre la sua infelice Valeria....</p> + +<p>Nunziata lesse tre volte l'incoerente epistola prima +di comprenderla; quando l'ebbe compresa, i suoi occhi +si aprirono.</p> + +<p>E con gli occhi aperti Nunziata ci vedeva bene. Vide +la infocata catena di desideri stendersi anello per anello +dal cuore di Valeria a quello di Nino, dal cuore di Nino a +Nancy, dal cuore di Nancy ad Aldo, come in un giuoco +di bambini. E l'Amore passare dall'uno all'altro, soffermandosi +innanzi a ciascuno coi suoi doni di passione, di +strazio e di piacere. E vide che i suoi anni la mettevano +indietro di Valeria, lontana, lontana, fuori dal giuoco; +e sentì che l'Amore l'aveva oltrepassata e che non si fermerebbe +mai più, mai più davanti a lei.</p> + +<p>Poi ricordò che i suoi doni essa li aveva avuti; ricordò +che l'Amore aveva riversato ai suoi piedi le passioni come +torrenti di fuoco e che la sua vita era passata in mezzo ai +desideri come un bimbo passa in un campo di fiori.</p> + +<p> — « On sera beau joueur », — disse Nunziata.</p> + +<p>Poi entrò nella sua camera e spalancò le imposte. A +lungo, a lungo si guardò nello specchio, e vide la sua faccia +avvizzita e tinta; e la bocca vermiglia; e la complicata +acconciatura dei capelli. Si mise in ginocchio accanto +al suo letto e recitò con voce piana e puerile un « Pater +noster » e un'« Ave Maria ». Indi aprì le mani riluttanti, +e restituì a Dio la sua morta giovinezza.<span class="pagenum"><a name="Page_125" id="Page_125">[125]</a></span></p> + +<p>Si lavò la faccia con acqua calda e sapone; tolse gli +elaborati riccioli, e si appuntò i propri morbidi capelli +semplicemente intorno al capo. Poi indossò una veste +nera, lunga e liscia, e scese così nel salotto ad aspettare +Nino.</p> + +<p class="pad2">Quella stessa sera, ella lo rimandò a suo padre. I bauli +di Nino erano già pronti, la carrozza alla porta, ed egli +protestava ancora che non sarebbe partito, che non l'avrebbe +lasciata mai! Nunziata, col viso terreo e le labbra +bianche, lo baciò in fronte, benedicendolo, e gli ingiunse +di partire e di non tornare mai più.</p> + +<p>Finalmente, davanti all'ostinato rifiuto di Nino, ella +si servì dell'arma che più le faceva male, e se ne valse per +trafiggersi il cuore.</p> + +<p> — <em>Nancy!</em> — sussurrò. — Pensa a Nancy! Forse +sarai ancora in tempo a salvarla dalle braccia di quel +mascalzone!</p> + +<p>Nino trasalì. Il sangue gli montò agli occhi. Poi guardò +quella pallida faccia straziata da cui l'acqua calda e le +lagrime avevano lavato ogni traccia di volgarità; e perchè +era uomo, e perciò ingenuamente crudele, non discusse, +non rifiutò, non pensò neppure ad aspettare un'altra +corsa; ma disse candido e spietato:</p> + +<p> — Hai ragione, sei un angelo! sii mille volte benedetta!</p> + +<p>... Nunziata uscì sul balcone e seguì cogli occhi la carrozza +che si allontanava rapida nella notte. A un punto +parve rallentare, poi girò, sparve.</p> + +<p>Con essa sparve la luce nella vita di Nunziata Villari.</p> + +<p>Giovinezza, amore, speranza, desiderio — tutti i lumi +della ribalta il Destino li spense; e la lasciò nel buio.<span class="pagenum"><a name="Page_126" id="Page_126">[126]</a></span></p> + +<hr /> +<h2><a name="XVII" id="XVII"></a>XVII.</h2> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>Oh bocca chiusa, oh fonte di mistero,</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Schiudi le ignote tue delizie a me...</i><br /></span> +</div></div> + +<p>Alle rosse labbra arcuate di Aldo l'impellente passione +di Nancy chiedeva non baci soltanto, ma parole.</p> + +<p> — Parla, parla, — diceva lei, fissando coi chiari occhi +urgenti quella giovine bocca vivida, dolce e silenziosa.</p> + +<p>Durante le lunghe ore che passavano insieme, ella +chiedeva, ed egli doveva rispondere. I suoi splendidi +occhi profondi la incitavano a rapide domande, e i baci +che egli le dava non spegnevano la sete della sua anima +per l'anima di lui. Poco a poco, timidamente, ella scostava +i cancelli del giardino chiuso; giorno per giorno arrischiava, +trepida, un passo più in là nei misteriosi sentieri. Dove +erano le non vedute rose? dove le fontane di luce e i laghi +di mistero? Trepida, in punta dei piedi, ella s'avventurava +per gli angusti sentieri dove prima di lei Clarissa e tante +altre erano passate. Quando l'ebbe girato tutto, ella si +disse:</p> + +<p> — Io certo ho sbagliato. Non sono ancora entrata nel +giardino...</p> + +<p>Il matrimonio doveva aver luogo quasi subito. Aldo +era impaziente, e Nancy innamorata. E il Libro aspettava. +Quindi Valeria partì per Milano a preparare il corredo, +e Nancy doveva seguirla una settimana dopo.</p> + +<p>L'ultima sera nella villa Solitudine, Clarissa salì da +Nancy per darle la buona notte in camera — nella grande +camera vuota in cui il capolavoro non era stato scritto. +I bauli di Nancy erano fatti, la penna d'avorio e il Libro<span class="pagenum"><a name="Page_127" id="Page_127">[127]</a></span> +riposti. E sulla grande tavola stava, vano e malinconico, +l'immenso calamaio.</p> + +<p>Nancy era appoggiata alla finestra guardando le stelle; +Clarissa si mise accanto a lei, e immerse anch'ella lo +sguardo frivolo in quelle profondità di cobalto.</p> + +<p> — Detesto le stelle, — disse Nancy a bassa voce. — Ne +ho tanto paura.</p> + +<p> — Paura! Perchè? — rise Clarissa, per la quale una +stella era una stella e null'altro.</p> + +<p> — Oh! — sospirò piano Nancy, — vorrei essere certa +che a un dato punto non ve ne fossero più!... Vorrei sapere +che smettono, che terminano! Mi fa troppo terrore +il favoloso Nulla al di là dello Spazio illimitato — il perpetuo +Giammai al di là dell'Eternità senza fine. Vorrei +che ci fosse una muraglia intorno all'universo, un baluardo +che ci rinserrasse tutti sani e salvi, lontani dal +terribile Infinito!</p> + +<p>Clarissa rise.</p> + +<p> — Che strane idee! Forse quando sarai sposata ti sentirai +meno piccola e paurosa.</p> + +<p> — Forse, — disse Nancy; e soggiunse: — Aldo dovrà +essere il mio baluardo.</p> + +<p> — Oh! diletta mia! — esclamò Clarissa, — per carità, +non voler fare del povero Aldo ciò che non è. Aldo +è bello, è delizioso, è adorabile! Ma quanto all'essere un +baluardo, lo è quanto questa sciarpa!...</p> + +<p>E lasciò sventolare nella quieta aria notturna il lieve +velo diafano che portava al collo.</p> + +<p>Poi la baciò e scese da suo marito che l'aspettava +brontolando.</p> + +<p>Quando furono a letto, Carlo disse:</p> + +<p> — Sono seccato!</p> + +<p>Clarissa, che non voleva informazioni a questo riguardo, +continuò a leggere il suo libro di Mirbeau, particolarmente +nauseabondo e affascinante.<span class="pagenum"><a name="Page_128" id="Page_128">[128]</a></span></p> + +<p> — Sono seccato, — ripetè Carlo; — sento che non +dovrei permettere che quel malarnese di mio fratello +sposi quella cara ragazzina. So che la renderà infelice.</p> + +<p> — Ma che! — disse Clarissa, — neanche per idea! +Nancy sarà perfettamente beata scrivendo dei versi sul +profilo di Aldo, finchè s'accorgerà che tutte le sue qualità +terminano col suo naso greco. E allora si consolerà +con qualcun altro. E sarà felice lo stesso.</p> + +<p> — Ah, va bene, — grugnì Carlo. — Forse te ne intendi +più di me. Già, voialtre donne siete tutte vipere, che non +sapete che graffiare e gracidare.</p> + +<p> — Che metafora mista! — mormorò Clarissa, spegnendo +la candela col suo libro, cosa particolarmente +spiacevole a Carlo. Poi si volse al muro, e si addormentò +col confortante pensiero che Carlo, in vero, era un baluardo.</p> + +<p class="pad2">Le nozze di Nancy ebbero luogo a Roma. Tutti i poeti +d'Italia mandarono dei poemi, e Nino le portò una collana +di perle. Dal Quirinale venne un medaglione che racchiudeva +la miniatura di un giovinetto. Nancy, pallida e riverente, +osò sfiorare colle labbra quel grave viso d'adolescente, +sulla cui fronte era già l'ombra d'una corona.</p> + +<p>Dopo la colazione nuziale tutti gli invitati si accommiatarono, +e si avviarono alle loro carrozze, passando gaiamente +sul tappeto scarlatto steso sulla scalinata, dal +portone fino all'orlo del marciapiede.</p> + +<p>Poi Nancy, nell'abito da viaggio grigio-sorcio, abbracciò +Valeria e pianse, dicendole addio. E abbracciò +Nino e pianse, dicendogli addio.</p> + +<p>Poi scese, sempre piangendo, le scale, e a braccio +dello sposo traversò il tappeto rosso e salì in carrozza. +Clarissa e Carlo, lo zio Giacomo, la zia Carlotta e Adele +seguirono in altre vetture alla stazione, dove una grande +folla aspettava per salutare alla partenza gli sposi.<span class="pagenum"><a name="Page_129" id="Page_129">[129]</a></span></p> + +<p>Valeria e Nino restarono soli nelle stanze desolate.</p> + +<p>Valeria teneva il viso nascosto nelle mani. Ella guardava +nell'avvenire; vedeva la lunga fuga dei giorni a venire, +oscuri e solitari.</p> + +<p>Nino, con gli occhi velati di pianto, contemplava +quella figura curva davanti a lui; e i suoi pensieri volsero +indietro e risalirono il corso degli anni.</p> + +<p>Si chinò e le prese la mano.</p> + +<p> — Cuginetta mia! — diss'egli.</p> + +<p>Ella gli sorrise di un sorriso triste. Poi gli domandò.</p> + +<p> — A che cosa pensi?</p> + +<p>Vi fu una pausa.</p> + +<p> — Pensavo a Nancy e al passato, — rispose Nino. — Pensavo +a suo padre — al povero Tom! morto così +improvvisamente, così miseramente, in viaggio, fra +estranei...</p> + +<p> — Già, — sospirò Valeria; e aggiunse a bassa voce, +seguendo il filo dei ricordi: — Ma bisognava salvare Nancy.</p> + +<p> — E pensavo anche al vecchio nonno, morto solo, +nella notte, sulla collina...</p> + +<p> — Bisognava trovare Nancy, — disse Valeria.</p> + +<p> — E pensavo alla piccola Edith e alla sua povera +madre, che dovettero partir sole... abbandonate da quelli +che amavano, nell'ora più fosca della loro vita...</p> + +<p> — Ma bisognava pur proteggere Nancy, — disse Valeria, +con grandi occhi stupiti.</p> + +<p>Udendola, egli comprese tutta l'inesorabile, la spietata +forza dell'amore materno. Per Valeria nulla contava, +nulla esisteva all'infuori di Nancy, — di Nancy che pure +con dolce mano incosciente le aveva tutto rapito. Anche +lui, non si era staccato da lei, preso e avvinto da Nancy?</p> + +<p> — E penso a te, Valeria, — seguitò Nino, con voce +bassa e tremante, — a te, di cui io ho calpestato il povero +cuore...<span class="pagenum"><a name="Page_130" id="Page_130">[130]</a></span></p> + +<p> — Non importa, non era colpa tua, — disse Valeria +con un piccolo singhiozzo. — Amavi Nancy; come potevi +non amarla? — I pietosi occhi le si empirono di lagrime. — Ed +ora anche le tue speranze sono naufragate, anche +tu hai il cuore spezzato!...</p> + +<p>Nino non rispose. Si volse e andò alla finestra. Rivedeva +Nancy, Nancy dalla voce dolce, dagli occhi come +giacinti ceruli sotto il fosco slancio delle chiome.</p> + +<p>E ancora una volta egli comprese come essa, nella +sua innocenza di tortorella, avesse assorbito e sommerso +l'esistenza di tutti quelli che le stavano d'intorno. Nella +sua soave debilità, nella sua fralezza puerile, ella aveva +infranto, distrutto e devastato. Le esistenze di tutti quelli +che l'avevano amata erano state necessarie a nutrire +la chiara fiamma del suo genio, il bianco fuoco della sua +gioventù.</p> + +<p>Nino fissò gli occhi sul rosso tappeto nuziale che +stendeva la sua striscia scarlatta fino all'orlo della strada. +E gli parve un sentiero di sangue.</p> + +<p> — Ecco — diss'egli — la traccia del Divoratore!... +Ecco il passaggio della colombella di preda!...</p> + +<p class="pad2">Il treno palpitò e si scosse; poi si avviò lento; poi con +battito affrettato pulsò fuori dalla tettoia della stazione. +E per Nancy gli addii e gli evviva e i fazzoletti sventolanti +furono lasciati indietro, fermi nel suo passato.</p> + +<p>Essa allora sollevò verso lo sposo i teneri occhi illuminati +di pianto.</p> + +<p>Ora dunque le porte del giardino sognato s'aprirebbero +al tocco della sua bianca mano consacrata. La chiusa +anima di Aldo le si svelerebbe alfine.</p> + +<p>Ora per lei le fonti di luce e i laghi di mistero, e le +non vedute spirituali rose!<span class="pagenum"><a name="Page_131" id="Page_131">[131]</a></span></p> + +<hr /> +<h2><a name="XVIII" id="XVIII"></a>XVIII.</h2> + +<p>Nancy e Aldo avevano prescelto Parigi per meta +del viaggio di nozze; poichè, quando Valeria aveva suggerito +la Svizzera, Aldo aveva dichiarato che di marine +e di paesaggi lui ne aveva « pranzato e cenato ». Inoltre +Clarissa aveva detto a Nancy:</p> + +<p> — Mia cara, se ci tieni ad avere una percezione chiara +della vita, e una mente bene equilibrata, pensa ad essere +sempre vestita bene. Non è che quando abbiamo la +coscienza di essere impeccabilmente abbigliate, che abbiamo +la calma, abbiamo la chiarezza, abbiamo l'imperturbabilità.</p> + +<p> — Davvero? — disse Nancy.</p> + +<p> — Davvero, — disse Clarissa. — E non c'è che un +sarto al mondo: Paquin. Se non si è vestite da Paquin, +tanto vale girar nude.</p> + +<p>Nancy sorrise.</p> + +<p> — Sai, debbo pensare al mio Libro. E d'altronde, ci +tengo poco alla toilette.</p> + +<p> — Ah! — disse Clarissa, — ci tieni poco alla toilette? +Sta bene. Sta bene. Fa a modo tuo. Se a te piace essere +un fagotto di genio e di stracci, e farti prendere in odio +da tuo marito prima che siano passati due mesi, fa a +modo tuo e cónciati in giacche, blouse e sottane!</p> + +<p>Si decisero dunque per Parigi; e in breve le quarantotto +cicaleccianti « demoiselles » di Paquin furono intente +ad appuntare costellazioni di pagliette, e nuvole di trine +sulle seriche vesti vaporose per Nancy — le vesti che dovevano +impedire ad Aldo di prenderla in odio fra due mesi.</p> + +<p>Secondo il suggerimento di Aldo presero stanza in un<span class="pagenum"><a name="Page_132" id="Page_132">[132]</a></span> +alberghetto della rue Lafayette; poichè, diceva lui, non +erano poi milionari, e si poteva far miglior uso dei quattrini +che di regalarli ai proprietari di Grand Hôtel. Nancy +trovò che egli aveva tutte le ragioni, e si meravigliò +assai del suo senno.</p> + +<p>Davvero che egli sapeva molte cose! Sapeva i prezzi +di tutto quello che si mangiava, e piombava dritto come +un falco sul più piccolo errore in un conto. E guai al cameriere +che distrattamente addizionasse coi franchi anche +la data scritta in cima alla nota! Per Nancy era un momento +di terrore quello in cui, nei risplendenti restaurants, +Aldo toglieva dal piatto il conto accuratamente piegato +e lo ispezionava lungamente, incurante del naso amaro +e solenne del capo-cameriere, che, ritto dietro a lui, gli +guardava giù sarcasticamente sulla ben spazzolata scriminatura. +Nancy notava anche che quando entravano +in tali luoghi c'era subito un grande accorrere verso di +loro, un aprir di porte con ossequiosi inchini, un additar +di tavole con larghi gesti di braccio e di tovagliolo. Il cappello +di Aldo gli era preso dalle mani con deferente cura, +e il mantello di Nancy le veniva tolto e portato via con +tenerezza riverente.... Ma quando, pagato il conto, si alzavano +per andarsene, pareva che nessuno si ricordasse più +della loro esistenza. Aldo doveva andarsi a prendere il cappello +da sè, e cercare il mantello di Nancy, e anche aprire +da solo le pesanti porte di cristallo, poichè il « chasseur », +o non c'era, o guardava via, ridendo e scambiando delle +strizzatine d'occhio coi camerieri.</p> + +<p>Anche colle vetture accadeva la stessa cosa. Sempre +il vetturino che arrivava era tutto sorrisi e cortesia e scappellate; +e sempre il vetturino che partiva era tutto muso, +e insulto, e monologo ad altissima voce.</p> + +<p> — Questa gente crede che perchè siamo in viaggio +di nozze dobbiamo essere idioti e pagar tutto il doppio, — disse +Aldo. — Cara mia, il denaro è denaro.<span class="pagenum"><a name="Page_133" id="Page_133">[133]</a></span></p> + +<p>Questa frase l'aveva imparata da suo nonno, che +teneva un negozio di coralli in via Chiaia a Napoli. La +moglie del nonno — una bionda di Piedigrotta, che nella +sua radiosa adolescenza aveva posato per molti pittori +tedeschi e inglesi — aveva detto: « Sì, ma l'educazione +è l'educazione ». E aveva mandato i suoi tre figli in collegio +a Modena e a Milano. Il maggiore, che fu poi padre +di Carlo e di Aldo, aveva imparato a dire: « Un gentleman +è un gentleman ». E per seguire questa massima non volle +più avere nulla a che fare coi genitori che tenevano negozio +a Napoli. Alla sua morte il primogenito Carlo, appena ventenne, +si sentì in dovere di andare alla ricerca dei suoi +nonni. Li trovò, placidi e grassi, nella loro bottega. Non +avevano bisogno di lui; anzi ne avevano molta soggezione +e lo chiamavano « Eccellenza ». Ma i due vecchi s'innamorarono +subito del piccolo Aldo che aveva tredici anni ed +era inverosimilmente bello. Lo tennero con loro, lo adorarono, +lo viziarono, gli diedero la chiave del banco, +perchè si divertisse a contare i denari... E ad Aldo piacquero +molto i nonni e il loro negozio. E imparò che il +denaro è denaro.</p> + +<p>Nancy, di fronte a quella frase, ammutolì. Aldo, camminando +al suo fianco lungo il boulevard, continuò:</p> + +<p> — Vedi, è la gente come Carlo che guasta tutto per +gli altri. Carlo è un perfetto cretino nello spendere i suoi +denari.</p> + +<p> — Oh! ma è così buono Carlo! — disse Nancy.</p> + +<p>E lo disse con tale fervore che Aldo si chiese se per +caso ella non sapesse che era Carlo che pagava tutte le +loro spese, quelle del viaggio — con molte fantastiche +aggiunte di Aldo — e anche quelle di tutto l'anno, a partire +dal giorno delle loro nozze.</p> + +<p>« Ma bada che dopo di ciò non ti dò più un soldo », +aveva soggiunto Carlo, nel breve discorso fatto a suo fratello<span class="pagenum"><a name="Page_134" id="Page_134">[134]</a></span> +otto giorni prima che si sposasse. « Puoi contarci. +Non più un soldo finchè campo! Dunque scuotiti, dàtti +d'intorno, e fa qualche cosa di utile. A questo mondo si +deve tutti sgobbare ».</p> + +<p>Ma Aldo non intendeva di « sgobbare ». Rozza, inestetica +parola. Come poteva un uomo, col fisico suo, +« sgobbare »? Carlo non aveva nessun senso di delicatezza. +Già lo diceva anche Clarissa... Ma in questa occasione +Aldo non l'aveva consultata, perchè si ricordava di averla +sentita dire un giorno: « Io capisco che si adori un uomo, +ma non capisco che gli si paghino i debiti ».</p> + +<p>In breve Nancy scoprì che la sapienza di Aldo non +si limitava a conoscere i prezzi delle cose e a saper fare +i conti. Egli conosceva anche luoghi e gente a Parigi — luoghi +di cui Nancy non aveva mai sentito parlare; gente +che Nancy non aveva mai sognato potessero esistere!</p> + +<p>Egli le diceva:</p> + +<p> — Stasera, Nancy, stasera riderai!...</p> + +<p>Ma Nancy rideva poco; rideva sempre meno. E finalmente +un giorno le parve che non avrebbe potuto ridere +mai più. Dio, Dio! come tutto quello che ella vedeva era +orribile! Come tutto le faceva paura, e tristezza, e vergogna!</p> + +<p> — Che vuoi, è la vita, mia cara, — diceva Aldo stringendosi +nelle spalle col suo solito gesto napoletano. — Come +vuoi fare a scrivere libri, se non sai che cos'è la +vita!</p> + +<p>Oh! ma lei non voleva sapere che cos'è la vita! Poteva +scrivere libri anche senza sapere. Ed oh! avrebbe +voluto che neppur Aldo sapesse niente! E per pietà, che +egli la conducesse via, che si partisse — voleva dimenticare +tutte quelle cose e non ricordarsene mai, mai più!</p> + +<p>Allora Aldo, che non era cattivo, e che aveva trovato +l'iniziazione di Nancy meno divertente di ciò che<span class="pagenum"><a name="Page_135" id="Page_135">[135]</a></span> +avesse sperato, domandò il conto dell'albergo, lo trovò +esorbitante, fece dedurre il venti per cento.... e quindi +annunciò all'indignato albergatore la loro partenza per +l'indomani.</p> + +<p>E l'indomani partirono. Si recarono alla villa Solitudine +di cui per il momento Carlo e Clarissa non avevano +bisogno; fu combinato con Carlo che Aldo ne pagherebbe +l'affitto a Clarissa. Clarissa non volle accettare l'affitto; +ma Carlo, non sapendo ciò, ne restituì l'importo al fratello. +Quindi, tutto sommato, questa combinazione fu per +Aldo abbastanza vantaggiosa.</p> + +<p>Nancy si sforzò di dimenticare ciò che era la vita, e +ritrovò in breve i suoi sorrisi; e Aldo la vide fiorire, tenue +e luminosa come un'alba lunare. E per tutte le cose che +ella sapeva e tentava di dimenticare, e perchè la vedeva +muovere nelle morbide vesti parigine, pallida sotto i +grandi cappelli piumati, Aldo ardeva di vulcanico amore +meridionale per lei.</p> + +<p>Il Libro aspettava.</p> + +<p>Una sera che Aldo era al pianoforte improvvisando +musica e parole sulla leggiadrìa di Nancy, ella, seduta +accanto a lui, disse a un tratto:</p> + +<p> — Quando cominceremo a lavorare?</p> + +<p> — Mai! — disse Aldo, cingendole il collo con un braccio, +senza interrompere gli accordi che suonava colla mano +sinistra.</p> + +<p>Nancy rise, poggiando la testa al suo braccio.</p> + +<p> — Ma bisogna pure, Aldo. Io voglio scrivere il mio +Libro. Sarà un grande Libro.</p> + +<p>Aldo fece cenno di sì col capo, e continuò a suonare.</p> + +<p> — E neppur tu, Aldo, puoi passare tutta la vita a dirmi +che m'adori.</p> + +<p> — Sì, sì, posso, — disse lui.</p> + +<p>Nancy rise piano, e gli mise un bacio sulla manica +della giacchetta.<span class="pagenum"><a name="Page_136" id="Page_136">[136]</a></span></p> + +<p>Poi, a un tratto, uno strano senso la vinse, un senso +di solitudine e di paura. Le parve di essere sola nel mondo, +e piccola, e derelitta, con nessuno che avesse cura di lei. +E Aldo le parve anche più debole e più derelitto di lei. +Allora il terrore dell'Infinito piombò sulla sua anima.</p> + +<p>Aldo frattanto cantava, soave e sommesso, con la testa +china in avanti e i foschi capelli spioventi sulla fronte. +All'improvviso Nancy pensò quanto sarebbe meglio essere +chiusa, al sicuro, in una grande stanza chiara, con +molti libri e un calamaio; e sapere che fuori, tra lei e il +mondo, tra lei e l'oscurità, tra lei e il vuoto che la sgomentava, +si tenesse una sentinella, forte e sicura, con un +fucile a tracolla...</p> + +<p> — Ah! il baluardo! — pensò lei; e la gagliarda figura +dell'inglese dalle larghe spalle, dagli occhi chiari e calmi, +le si riaffacciò alla mente. Poi disse: — Il lavoro sarà il +mio baluardo.</p> + +<p>E andò in camera sua a prendere la penna d'avorio.</p> + +<hr /> +<h2><a name="XIX" id="XIX"></a>XIX.</h2> + +<p>Mancavano quattro mesi a finire l'anno della liberalità +di Carlo, e Aldo allora sentì che bisognava pur +scuotersi e sgobbare. Egli aveva cominciato col decidere +che si stabilirebbero a Milano. E si erano stabiliti a Milano.</p> + +<p>Poi, niente. Non era successo niente. E Aldo non +aveva fatto niente.</p> + +<p>Ora, conosceva troppo bene suo fratello Carlo per +credere che, finito l'anno, egli continuerebbe le sue sovvenzioni. +Carlo aveva detto: « non ti darò più un soldo ».<span class="pagenum"><a name="Page_137" id="Page_137">[137]</a></span> +E Carlo era un uomo che aveva un ridicolo rispetto della +propria parola. Dunque Carlo era una fonte esaurita. +Valeria, suocera affettuosa ma inetta, aveva mostrato +ad Aldo i suoi conti e i suoi libretti, facendogli toccare +con mano che Nancy non avrebbe potuto aver nulla, oltre +le sue meschine quaranta mila lire di dote. Restava lady +Sainsborough, quella vecchia originale d'inglese, che a +Napoli si era presa di tanta simpatia per Aldo. Ma anche +lei non aveva risposto alle ultime due lettere che Aldo +le aveva scritte. Probabilmente aveva anche modificato +il suo testamento. Dunque nulla da fare.</p> + +<p>Bisognava dunque scuotersi, agitare. Bisognava +« sgobbare ».</p> + +<p>Aldo si scosse... e sgobbò. Scrisse una terza lettera a +lady Sainsborough.</p> + +<p>Poi si decise a chiedere a Carlo che gli desse un impiego +nella direzione delle sue filature di seta. Carlo blandamente +rifiutò. Allora andò dagli editori del primo libro +di versi di Nancy, e propose a loro che gli facessero un adeguato +anticipo sul libro non ancora scritto di sua moglie. +Anch'essi blandamente rifiutarono.</p> + +<p>Allora, colla coscienza di aver fatto tutto il suo possibile, +Aldo decise che era inutile agitarsi e sgobbare di +più, e lasciò che gli eventi seguissero il loro corso.</p> + +<p>Nancy non gli era di nessun aiuto, di nessuna utilità. +Egoisticamente ingolfata nel suo Libro, stava tutto il +giorno in camera sua, seduta al suo tavolo, coi capelli +tirati dietro alle orecchie, con gli occhi strani e lucenti. +Se egli entrava nella stanza, ella, senza smettere di scrivere, +alzava la mano sinistra imponendo il silenzio — gesto +che egli trovava insopportabile. Se egli non obbediva a +quel gesto e s'inoltrava, ella levava su di lui quegli occhi +chiari, smarriti, interroganti — allora lui si sentiva nervoso, +costretto ad affrettarsi, e dimenticava quello che +aveva avuto l'intenzione di dirle.<span class="pagenum"><a name="Page_138" id="Page_138">[138]</a></span></p> + +<p>Così tirò avanti, pasticciando colle quaranta mila lire, +passando i suoi giorni a leggere i giornali, a suonare il +pianoforte, e andando ogni sera al Savini o all'Eden +finchè veniva l'ora di andare alla Patriottica a giocare +al poker o al baccarat.</p> + +<p>Alla Patriottica s'imbatteva spesso con Nino, che +sedeva sempre imbronciato e solitario. Alla vista di Aldo, +la bocca di Nino si contraeva in una smorfia amara, a tal +segno che ad Aldo veniva il nervoso al solo vederlo; ed era +convinto che quella faccia da pesce morto gli portasse +sfortuna al giuoco. Aldo si sentiva doppiamente irritato +alla sua vista per il fatto che Carlo — che per lui, suo proprio +fratello, si era rifiutato a fare qualsiasi cosa — aveva +recentemente preso per socio questo Nino, il quale, tanto +per farsi valere (o anche per puro dispetto) si era messo a +lavorare volgarmente come un negro, le sue dieci o dodici +ore al giorno. Carlo, assai soddisfatto, si faceva vedere +in galleria, col sigaro in bocca, a braccetto di Nino, +come se fossero fratelli; mentre quell'assurdo zio Giacomo, +come una vecchia gallina, trotterellava accanto a +loro, raggiante e ridicolo.</p> + +<p>E lui, Aldo — che, insomma, era o non era il fratello +di Carlo? — doveva andare a zonzo stupidamente da solo, +fumando delle sigarette a buon mercato; oppure correre +a fianco dello zio Giacomo, come un estraneo, come un +« outsider », ascoltando per la millesima volta l'antifona +nauseante del ritorno e della riabilitazione del Figliuol +prodigo, Nino.</p> + +<p>Aldo andò da Clarissa a lamentarsi; ma questa non +gli dimostrò nè simpatia, nè compassione. Lo ascoltò, +distratta, stropicciandosi le unghie d'una mano sul palmo +dell'altra, e guardando dalla finestra. Egli si era aspettata +una ben altra accoglienza. Sperava che ella gli avrebbe +in soave atto di carezza posato una mano sul capo reclinato,<span class="pagenum"><a name="Page_139" id="Page_139">[139]</a></span> +dicendogli: « Povero bello! » come talvolta aveva +fatto negli anni scorsi... Ma quando egli reclinò il capo, +ella seguitò distrattamente a stropicciarsi le unghie d'una +mano sul palmo dell'altra, e a guardar fuori dalla finestra.</p> + +<p>Egli sentì che dalla benevolenza di Clarissa poteva dipendere +tutto il suo avvenire; e, quasi per un senso di +dovere verso Nancy, egli afferrò una di quelle mani bianche +e la baciò col suo bacio più morbido e conturbevole.</p> + +<p> — Oh, Aldo! non fare la lumaca, — disse Clarissa +ritirando la mano. Poi lo squadrò da capo a piedi e disse: — Bah! +Ringrazio il cielo che m'ha fatto sposar Carlo!</p> + +<p>A questa dichiarazione Aldo non credette affatto. +Tuttavia questa frase, aggiunta a tutti gli altri smacchi, +lo urtò. Quando partì, comprese che Clarissa lo considerava +come l'esclusiva proprietà di Nancy, quanto il paio +di antichi candelabri d'argento che ella le aveva dato +per regalo di nozze; e comprese che ella non riprenderebbe +mai nè lui nè i candelabri. Quelle fiamme per lei non si +accenderebbero più.</p> + +<p>Nancy aveva scritto un terzo del Libro. Era una grande +opera: un Libro di cui il mondo parlerebbe.</p> + +<p>Come il portento di Giovanna d'Orléans, una visione +ultra terrena le aveva incendiato il cuore. Sentiva il Genio, +come una grande aquila imprigionata, agitare le immense +ali nel suo cervello, e l'Ispirazione, abbagliante e indefinita, +le stendeva le braccia. Epiteti fini e fiammanti, +rime e ritmi, come bimbi coronati di rose, irruppero +cantando nella sua fantasia; e la giovane Idea, sciolti +i luminosi capelli, sorse nuda e nuova innanzi a lei...</p> + +<p>Ecco: il bianco-e-nero Fiore della Frase apre i tuonanti +petali: e sulla carta bianca sfolgora e vive il Poema.<span class="pagenum"><a name="Page_140" id="Page_140">[140]</a></span></p> + +<hr /> +<h2><a name="XX" id="XX"></a>XX.</h2> + +<p>Non fu più concesso ad Aldo di suonare il pianoforte, +perchè disturbava Nancy nel suo lavoro. Egli doveva +anche stare in casa per ricevere chiunque venisse, perchè +Nancy non fosse importunata.</p> + +<p>Quando all'ora di pranzo ella non voleva interrompere +il corso dei suoi pensieri venendo a tavola, era Aldo stesso +che, in punta de' piedi, le portava i pasti; perchè la domestica +dal passo pesante e dal viso stupefatto la irritava +e la distraeva. Un silenzio riverente regnava sulla +casa.</p> + +<p>Baldelli, della casa editrice di Roma, ebbe sentore +del Libro e venne a Milano per sapere se era possibile +averlo. L'editore milanese del Ciclo di Liriche, che distrattamente +aveva omesso di pagare le ultime due edizioni +di quel libriccino fortunato, mandò, senza che glielo si +domandasse, un « chèque » quasi inverosimile, e suggerì +per la nuova opera una edizione di lusso rara e ricercata.</p> + +<p>Nancy non rispose a nessuno, non badò a nessuno. +Il Libro, come un falco, le teneva gli artigli conficcati +nel cuore.</p> + +<p>Era una sera d'inverno; sotto la lampada accesa Nancy +scrisse al sommo di una pagina bianca: « Capitolo XVII ». +Ella scrisse questa intestazione accuratamente, devotamente, +disegnando i numeri romani con penna amorosa. +Questo era il capitolo culminante del Libro. Per raggiungerlo, +l'opera si era andata lentamente innalzando, in +ripida e audace ascesa. Ma da quel punto il poema doveva +fluire e precipitare, in largo, irrefrenabile torrente +fino alla sua portentosa chiusa. Questo capitolo era il +sommo, l'apogeo e la corona.<span class="pagenum"><a name="Page_141" id="Page_141">[141]</a></span></p> + +<p>Nancy si passò rapidamente la mano sulla fronte, +ricacciando all'indietro i morbidi capelli scompigliati. +Poi guardò nervosamente Aldo. Egli sedeva all'altro lato +del tavolo con dei fogli di carta da musica davanti a sè. +Il cerchio di luce della lampada gli pioveva pacatamente +sul lucido capo chino. A Nancy parve ch'egli avesse l'aria +tediata e triste.</p> + +<p> — Che c'è, Aldo? — gli chiese, stendendo verso di lui +attraverso la tavola una mano affettuosa.</p> + +<p>Nella esuberante gioia dell'ispirazione, essa si sentiva +molto tenera e pietosa.</p> + +<p> — Oh, niente, niente, — sospirò lui. — Avevo l'idea +di scrivere un preludio. Ma non posso far nulla senza +provarlo al pianoforte. E ciò ti disturberebbe. Non importa, +non importa! Non curarti di me.</p> + +<p> — Ma certo che mi curo di te, — disse Nancy; e alzatasi +gli andò vicino e si chinò su di lui, posandogli con +affetto una mano sulla spalla. E vedendo sul foglio davanti +a lui una riga di minime e di semiminime, sorrise, ricordando +che nella sua infanzia le parevano ometti che s'arrampicassero +sopra uno steccato orizzontale.</p> + +<p> — Sai bene, — disse Aldo passando e ripassando la +penna sulla faccia di uno degli ometti e facendolo diventare +più grande e più nero degli altri, — sai bene che Ricordi +pubblicherà quelle mie romanze; ma credo che le +abbia accettate solamente perchè le parole sono tue... +Allora ho pensato di scrivere una cosa che fosse tutta +mia... una specie di preludio, come l'« Après-midi d'un +Faune ». Ma sarebbe proprio necessario che lo provassi +al pianoforte...</p> + +<p> — Lo so, povero caro, — disse Nancy, accarezzandogli +i morbidi capelli. — Lo so, che sono una cattiva e perfida +egoista che mette a soqquadro tutto, con questo mio +Libro. Ma abbi pazienza, abbi pazienza! — E Nancy<span class="pagenum"><a name="Page_142" id="Page_142">[142]</a></span> +gettò uno sguardo di appassionato desiderio verso quel +« Capitolo XVII » che, in grandi caratteri, le arrideva +capovolto sul foglie bianco dall'altra parte della tavola. +L'inchiostro ancora bagnato del « XVII » luccicava e le +faceva cenno di affrettarsi. — Aspetta che abbia finito +il mio Libro. Vedrai, vedrai allora! Farai tutto quello +che vorrai. Ce ne andremo a passare dei giorni azzurri +in campagna; e saremo felici, ultracelestialmente felici! — E +poi soggiunse, per fargli piacere: — E saremo anche +ultramericanamente ricchi!</p> + +<p>Egli levò su di lei i neri occhi profondi, ed ella pensò +che somigliava al San Sebastiano del Murillo.</p> + +<p> — Il tuo Libro ha inghiottito tutto il bene che mi volevi! — disse +Aldo.</p> + +<p> — Ma no, — disse Nancy, e gli accarezzò la bella +fronte. — Ma se sei tu, se è la tua presenza, la tua arcangelica +bellezza che mi ispira e mi aiuta a scrivere!</p> + +<p>Aldo sospirò.</p> + +<p> — Eh, lo so che sono una nullità!... E non mi resta +che a rallegrarmi che, per il fatto che non sono un mostro, +ti ho aiutata a scrivere il tuo Libro.</p> + +<p>Nancy sentì una fitta di rimorso.</p> + +<p> — Non dire delle cose amare, cuor mio, — pregò. — Devo, +devo essere egoista per un po' di tempo ancora! +Se non scrivo mi pare di avere nel cervello un demone +pazzo che strepita e stride per venir fuori... Ed oh! Aldo! +quando mi veggo davanti la carta lucida e bianca, piena +di abbaglianti promesse, sento d'un tratto in me l'urto +dell'ispirazione, e la chiamata! Allora dalla vecchia penna +d'avorio balza e scaturisce la parola, facile, rapida, piana.. +E mi pare di essere una fonte d'acqua montanina che +lancia in fulgido zampillìo la sua vita al sole.</p> + +<p>Aldo prese ed attirò a sè il dolce viso acceso.</p> + +<p> — Lavora dunque, — disse, e la baciò. — Nulla deve +interrompere la tua opera.<span class="pagenum"><a name="Page_143" id="Page_143">[143]</a></span></p> + +<p> — No, no, nulla al mondo! — disse Nancy.</p> + +<p>Nel dirlo uno strano brivido passò in lei, un rapido +battito le scosse il cuore, e sentì la radice dei suoi capelli +rizzarsi come tante piccole spine. Poi più nulla.</p> + +<p>La strana sensazione svanì, ed essa si volse per tornare +al suo posto; si fermò ritta accanto alla tavola, e chinò +lo sguardo sul « Capitolo XVII ». L'inchiostro ancora +umido brillava sulla cifra. Ma Nancy aspettava — aspettava +di sentirsi ripetere sotto al cuore quel palpito strano, +trillante, indescrivibile. Volse lo sguardo ad Aldo. Egli +stava pingendo pensosamente la faccia di un'altra semiminima, +facendola diventare grande e nera.</p> + +<p>Allora Nancy sedette, e intinse la penna d'avorio +nella bocca spalancata del calamaio. Ah! <em>Ecco!</em> ancora! +Ecco, il battito! il battito! Come una piccola mano +morbida che la colpisse nel cuore! Ed ora, un fremito +lungo, un tremolìo, come d'uccelletto imprigionato!</p> + +<p> — Aldo! Aldo! — gridò, e cadde avanti, col viso nascosto +sulle braccia.</p> + +<p>E i suoi capelli diffusi ondeggiarono sul « Capitolo +XVII », e sfregiarono la bianca pagina aspettante.</p> + +<hr /> +<h2><a name="XXI" id="XXI"></a>XXI.</h2> + +<p class="astline">******</p> + +<p>Nancy si mosse, sospirò!... poi lenta aprì gli occhi. +Era sveglia.</p> + +<p>Nella camera attigua Valeria singhiozzava tra le braccia +dello zio Giacomo, e la zia Carlotta baciava Adele, +e baciava Aldo, che, pallido con gli occhi rossi, stringeva +la mano a tutti.<span class="pagenum"><a name="Page_144" id="Page_144">[144]</a></span></p> + +<p>Attraverso la porta socchiusa Nancy udiva le loro +voci sommesse e bisbiglianti; e ne sentì un vago e languido +piacere. Ma ecco che un altro suono le colpì l'orecchio: +un suono dolce, staccato, regolare — che pareva +il lento battito d'una pendola. Quel suono le dava un +senso di calma profonda e soave. Volse il capo sui guanciali +e guardò. Era la culla!</p> + +<p>Accanto vi sedeva, sonnecchiando, la Suora, reggendosi +la fronte con una mano, mentre coll'altra, posata +sulla sponda della culla, faceva, anche nel dormiveglia, +la dolce mossa automatica del ninnare.</p> + +<p>Nancy sorrise e richiuse gli occhi. Quel battito regolare +la sopiva, e la riconduceva verso il sonno. Ella si +sentiva ineffabilmente tranquilla, illimitatamente felice.</p> + +<p>Era finita l'attesa; erano passati i timori. Ora la vita +si apriva più vasta sopra più vasti orizzonti. L'anima +sua era placata, appagata e senza desiderio.</p> + +<p>Ed ora, con un sommesso tremito di gioia, le tornò +nella memoria il suo Libro; il suo Libro che la aspettava, +fermo dove ella lo aveva lasciato quella sera in cui l'avvenire +aveva pulsato entro il suo seno. L'opera che doveva +vivere la chiamò con voce piana, e le ripiegate ali dell'aquila +fremettero...</p> + +<p class="pad2">Nel crepuscolo oscillante della culla la creatura aprì +gli occhi e pianse:</p> + +<p> — <em>Ho fame.</em></p> + +<p> <br /> </p> + +<hr /> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_145" id="Page_145">[145]</a></span></p> + +<p class="center big">LIBRO SECONDO</p> + +<hr /> +<h2><a name="I_II" id="I_II"></a>I.</h2> + +<p>Quando delle quaranta mila lire ne furono dileguate +diciotto mila, Aldo disse: « Qui bisogna fare qualche cosa ». +E quando delle quaranta mila lire non ne restarono più +che diciotto mila, egli disse: « Qui, qualche cosa va fatto ». +Carlo non voleva saperne di lui nè dei suoi affari. L'unica +cosa che avesse ricevuto da lady Sainsborough era una +fotografia « presa in giardino col mio caro cane Fox », +e un'altra di lady Sainsborough in amazzone « pronta +per la cavalcata col barone Cuciniello ».</p> + +<p> — Vecchia matta, — brontolò Aldo, gettando le fotografie +nel fuoco e conficcandovele ferocemente colle +molle.</p> + +<p>Poi chiamò Nancy e le espose lo stato delle cose. Nancy +non parve oltremodo impressionata.</p> + +<p> — Ah, non c'erano più che diciotto mila lire? Ma +guarda un po'! — Poi andò carponi sotto la tavola e +nascose la faccia dietro il tappeto ricamato: — Bau-bau! +Kukù!</p> + +<p>La piccolina le ruzzolò dietro e le tirò i capelli con molti +strilli di gioia.</p> + +<p> — E così, che cosa dobbiamo fare? — disse Aldo.<span class="pagenum"><a name="Page_146" id="Page_146">[146]</a></span></p> + +<p> — Appena béby saprà camminare, — rispose Nancy +da sotto la tavola, — la sua mamma... sì, sì, sì, chi è la +sua mamma adorata? eh, tesoro piccolo, agnello del buon +Dio?...</p> + +<p> — Cosa racconti? — chiese Aldo impaziente.</p> + +<p> — Dico che appena béby saprà camminare, la sua +mamma, che sono io... nèh, béby, che sono io la tua +mamma?... Di' « mamma! » Mammam-mam...</p> + +<p> — Ma va avanti, — gridò Aldo.</p> + +<p> — La sua mamma, dicevo, si rimetterà al lavoro. +Ma finchè questa creatura è un essere così piccolo — Nancy +baciò la morbida testolina di sua figlia su cui i capelli +spuntavano qua e là in ciuffi biondi — la sua mamma +non sarà una crudele (bacio) brutta (bacio) feroce (bacio) +tigre ircana (bacio, bacio) che abbandoni solo soletto al +mondo un povero piccolo béby come questo (molti baci) +per scrivere dei noiosi libri che nessuno ha voglia di leggere... +bau-bau bau... Kukù!</p> + +<p>Aldo seccato uscì dalla stanza, ma nessuno sotto la +tavola si avvide della sua partenza.</p> + +<p>Egli si recò dallo zio Giacomo, e gli parlò a lungo; +e lo zio Giacomo, per amore di Nancy, lo prese nel suo +studio e gli diede da fare dei disegni e dei piani d'architettura, +con uno stipendio di duecento lire al mese.</p> + +<p>Alla fine della terza settimana Aldo alzò gli occhi +dal suo tavolo e, volgendo lo sguardo per la stanza dove +altri quattro impiegati disegnavano dei piani, li osservò +con aria meditabonda. Due di quei quattro erano giallicci +e magri; uno era gialliccio e grasso; l'altro era grasso e +rosso. I due giallicci e magri avevano pochi capelli; quello +gialliccio e grasso non ne aveva affatto; quello grasso e +rosso portava gli occhiali. Tutti quanti erano in quello +studio da quattro, sei, e dodici anni a disegnare piani, +con stipendi che variavano dalle duecento alle seicento +cinquanta lire al mese.<span class="pagenum"><a name="Page_147" id="Page_147">[147]</a></span></p> + +<p>Aldo fece un breve calcolo sulla sua carta asciugante. +Ammettendo che egli stesse in quello studio cinque anni, +e che per i primi due anni guadagnasse 200 lire al mese: +fanno 4800 lire. Per i due anni seguenti gli darebbero probabilmente +300 lire al mese, diciamo, anzi, 350 — 8400 +lire. L'anno dopo mettiamo che gliene dessero 400, o anche +450 al mese = 5400 lire. Totale in cinque anni: 18600 lire.</p> + +<p>Diciotto mila seicento lire. Così che, dato che egli non +spendesse nulla, assolutamente nulla, ma continuasse a +vivere per cinque anni di ciò che rimaneva della dote +di Nancy (il che era fuori di questione perchè non poteva +bastare) egli si sarebbe trovato, in capo a cinque anni, +esattamente al punto in cui si trovava oggi... con cinque +anni di più sulle spalle. E probabilmente anche lui gialliccio +e magro, o gialliccio e grasso, o rosso e grasso con +gli occhiali. Era un programma assurdo, insensato. Era +inconcepibile. Oggi, eccolo con le sue diciotto mila lire +in tasca e i cinque anni ancora davanti a sè.</p> + +<p>Prese il cappello e lasciò lo studio. Scrisse spiegando +le cose allo zio Giacomo il quale gli rispose dandogli del +cretino, dell'ingrato, del napoletano, dell'asino, del pover'uomo, +del triplice estratto di egoista imbecillità. +Aldo non discusse queste opinioni.</p> + +<p>A casa spiegò matematicamente la situazione a Nancy +e a Valeria, dilungandosi in ragionamenti e cifre che esse +ascoltarono con occhi vaghi e aria imbambolata, pensando +ad altro. Per farlo smettere gli diedero ragione.</p> + +<p> — Diciotto mila lire — disse Aldo — impiegate con +senno e intelligenza potrebbero essere la base di una +vasta fortuna.</p> + +<p>Valeria approvò con mite capo, e Nancy disse:</p> + +<p> — Kukù!</p> + +<p>Allora il béby, a richiesta di Aldo, fu mandato a passeggio +con la donna rettilineare e arcigna, scelta con +speciale cura per questo ufficio dalla zia Carlotta.<span class="pagenum"><a name="Page_148" id="Page_148">[148]</a></span></p> + +<p> — Potresti metterti in società con qualcuno, — disse +Nancy, dolcemente, con la testa un po' inclinata per mostrare +che prendeva interesse alla cosa.</p> + +<p>Valeria assentì, e soggiunse:</p> + +<p> — Ho sentito dire che le miniere sono sempre un buon +affare.</p> + +<p>Aldo non rispose.</p> + +<p> — Diciotto mila lire! — disse, meditabondo. — Non +è molto! — Poi azzardò: — Si potrebbe naturalmente +aprire un negozio.</p> + +<p>Nelle profondità crepuscolari dei suoi splendidi occhi +passò la visione del nitido e ben fornito negozietto di suo +nonno in via Chiaia a Napoli, coll'insegna: « Esposito +Della Rocca, corals and mosaics; English spoken », con +le sue file di coralli appesi, coi pettini di tartaruga e gli +ornamenti di filigrana; con le spille di lava e di mosaico +che si vendevano a una lira l'una; e le conchiglie di lucida +madreperla, e le vedute del Vesuvio notturno su cristallo +convesso; e poi quei piccoli album di vedute di Napoli +ripiegate entro una copertina rossa, che gli inglesi compravano +così volentieri. Gli pareva di vedere il nonno +uscir fuori dal banco con uno di questi libriccini rossi in +mano, e brrrr... scioglierli a volo davanti agli ingenui +verde-velati forestieri. Il nonno! lo vedeva, come fosse +oggi, consegnando con gesto di languida grazia i pacchettini +avvolti in carta rosa ai clienti, poi, salutando +con largo gesto della mano, e accompagnandoli fin sulla +porta con blanda e dignitosa benevolenza. Anche ad Aldo +sarebbe piaciuto avere un bel negozio a Napoli, con dei +fidenti e ingenui avventori inglesi; e degli americani, +insolenti, ma ricchi; e dei tedeschi, economici, ma sentimentali — che +tutti pagherebbero i loro bravi denari... +Ah! quei buoni piccoli denari che entrano lungo il giorno +e che la sera si contano, si guardano, si ricontano e si mettono<span class="pagenum"><a name="Page_149" id="Page_149">[149]</a></span> +via, invece di quel vago e remoto « stipendio » così +insoddisfacente, non visibile, non tangibile, e privo di +sorprese e di possibilità.</p> + +<p>Ma Valeria, parlava:</p> + +<p> — Un negozio! ma caro Aldo! che terribile idea! +Come puoi pensare a una cosa simile?</p> + +<p>E Nancy, che credeva ch'egli avesse detto per celia, +rise con tutte le fossette in gioco.</p> + +<p> — Ma sì, Aldo, ma sì! metteremo su una bottega +di balocchi... avremo tutti i giocattoli del mondo per +divertire béby! Cinquecento bambole per béby! Mille +pecore di gomma per béby; dieci mila orsacchiotti di pelo, +e mucche che a schiacciarle fanno mu-u! Sì, sì, Aldo! +prendiamo subito un negozio di balocchi! — e saltò su +a baciargli la dritta e sottile scriminatura che gli spartiva +in due onde nere i lucidi capelli. — E se poi, — soggiunse, +appoggiando la guancia ridente al capo di suo marito, — se +poi béby avrà rotto tutte le teste, e leccato via tutti +i colori, e strappato tutti i peli alle povere bestie, vuol dire +che, per compenso, regalerò un poema autografo ai compratori +di ogni animale danneggiato. E allora tu esigerai +che te lo paghino due lire di più!</p> + +<p>Questa allusione al poema autografo fece chiaramente +comprendere ad Aldo che era impossibile che sua +moglie, la celebre poetessa, potesse tenere un negozio.</p> + +<p>Sospirò, e disse:</p> + +<p> — Ho quasi idea di tentare Montecarlo. Non ci sono +mai stato, ma De Cesari, quel mio amico genovese, mi +ha detto di un magnifico sistema.</p> + +<p> — Perchè non se ne serve lui allora? — disse Nancy. — A +vederlo, si direbbe che ne ha bisogno.</p> + +<p> — Ha provato, — assicurò Aldo, — ma lui non è +l'uomo da giocare un sistema. Gli manca la forza di carattere. +Un sistema è una di quelle cose che guai a non seguirlo,<span class="pagenum"><a name="Page_150" id="Page_150">[150]</a></span> +e continuarlo, e giocar sempre quello, per quanto +si possa essere tentati di far diversamente. Eh no! De Cesari +non è l'uomo.... Ma il suo sistema è veramente straordinario.</p> + +<p>E Aldo prese di tasca uh taccuino, ne strappò un +foglio, e con una matita fece vedere il sistema a Nancy +e a Valeria.</p> + +<p> — Vedete? « N » vuole dir nero e « R » rosso. — Poi +fece tanti piccoli punti irregolarmente sotto ogni iniziale. — Vedete? +su tutti questi punti io vinco.</p> + +<p> — Davvero? — dissero Nancy e Valeria chinandosi +sul foglietto con le teste vicine.</p> + +<p> — Sì, sì; vinco su tutte le intermittenze.</p> + +<p> — Cosa sono le intermittenze? — chiese Nancy.</p> + +<p> — Oh! Poco importa cosa sono, — disse Aldo facendo +degli altri puntini. — E vinco su tutti i colpi di due, di +tre, di cinque....</p> + +<p> — Di quattro, — corresse Nancy, che non capiva +niente, ma voleva dimostrare il suo interessamento.</p> + +<p> — No.... non vinco sui colpi di quattro, — disse +Aldo. — Sui quattro, perdo. Ma guadagno poi sui cinque, +e i sei, e su tutto il resto. E naturalmente i colpi +di quattro vengono di rado.</p> + +<p> — Naturalmente, — disse Nancy.</p> + +<p> — Già, — disse Valeria.</p> + +<p>Ed entrambe contemplarono con occhi vacui la duplice +fila di puntini sotto l'N e l'R.</p> + +<p> — Potrei rendere il gioco meno costoso, — disse Aldo +meditabondo, — se aspettassi, e lasciassi passare le intermittenze, +per non puntare che sui colpi di due.</p> + +<p> — Già, sarebbe bene, — disse Nancy, che comprendeva +di meno in meno.</p> + +<p> — Ma — fece Valeria — se hai detto che vincevi sulle +intermittenze?<span class="pagenum"><a name="Page_151" id="Page_151">[151]</a></span></p> + +<p> — Eh! cara mia! se <em>sono</em> intermittenze! — disse +Aldo con aria di profonda saggezza. — Ma se fossero dei +quattro?</p> + +<p>Questa frase per Nancy chiuse la porta definitivamente +a ogni più lontano bagliore di comprensione. Ma +Valeria, che durante il suo viaggio di nozze era stata a +Montecarlo quattro giorni, disse con tono reciso:</p> + +<p> — Io, se fossi in te, starei a vedere. Se fossero dei +quattro, allora non punterei che sui cinque e i sei.</p> + +<p>Aldo riflettè, stropicciandosi il mento.</p> + +<p> — Questa non è forse una cattiva idea, — disse, — ma +bisogna che provi. Adesso voialtre dite « rosso » o +« nero », così, a caso, come vi salta in testa.</p> + +<p>Nancy e Valeria dissero « rosso » e « nero », a caso, +come saltava loro in testa; e Aldo giocò il sistema, puntando +degli scudi immaginari, e raddoppiandoli secondo +le regole del De Cesari. In meno d'un quarto d'ora, dimostrò +che aveva guadagnato quasi duemila lire.</p> + +<p>Allora fu deciso ch'egli sarebbe andato a Montecarlo +e avrebbe giocato il sistema e niente altro che il sistema. +E sarebbe partito il più presto possibile.</p> + +<p> — Non ditene una sillaba a nessuno, — disse. — De +Cesari raccomandava sopra tutto che non se ne parlasse. +Capirete. Se tanta gente lo sapesse, Montecarlo +non esisterebbe più. E allora tutto sarebbe guastato.</p> + +<p>Non dissero una sillaba a nessuno; ma cominciarono +subito i preparativi per la partenza di Aldo.</p> + +<p> — Non mi fermerò più di un mese per volta, — disse +lui. — Bisogna stare attenti che il Casino non sospetti +che si ha un gioco sicuro.</p> + +<p> — Si capisce, — disse Valeria.</p> + +<p>E Nancy disse:</p> + +<p> — Non è un po' disonesto d'andar lì, sapendo di +dover vincere?<span class="pagenum"><a name="Page_152" id="Page_152">[152]</a></span></p> + +<p>Aldo spiegò che l'Amministrazione del Casino non +era una persona, soggiungendo che, ad una società così +ricca, quelle poche migliaia di lire che a lui occorrevano +ogni anno non farebbero nè caldo nè freddo.</p> + +<p>Nancy allora soggiunse:</p> + +<p> — So che Montecarlo è un luogo terribile... pieno +di cattive donne, strane e pericolose. Spero... oh Dio!...</p> + +<p>Aldo le baciò la fronte rannuvolata.</p> + +<p> — Mia cara, se vado a Montecarlo è per i denari. +All'infuori di ciò, niente m'interessa.</p> + +<p>Nancy sorrise e sospirò.</p> + +<p> — Lo so! lo credo! — disse. — Ma certo quelle odiose +creature ti guarderanno.</p> + +<p> — Ah! a questo non c'è rimedio, — disse Aldo, +blando e rassegnato.</p> + +<p>Nancy rise e lo abbracciò.</p> + +<p> — Che strano ragazzo sei tu! — disse. — Io credo +che il tuo Giardino Chiuso, il tuo « hortus conclusus », +non sia che un campicello di patate.... E ciò nonostante +quante ore felici vi ho passato!</p> + +<hr /> +<h2><a name="II_II" id="II_II"></a>II.</h2> + +<p>Maggio portò alla bambina un dente. Giugno gliene +portò un altro, e le gettò uno sprazzo di luce dorata sui +capelli. Agosto le mise sulle labbra una parola o due. +Settembre la mise ritta e titubante sui piedini. E Ottobre +la spinse a correre con passi vacillanti, attonita ed +estasiata, nelle braccia della mamma.</p> + +<p>I suoi nomi erano Liliana, Astrid, Rosalynda, Anne-Marie.<span class="pagenum"><a name="Page_153" id="Page_153">[153]</a></span></p> + +<p> — Ora che béby sa camminare, — disse Valeria a +sua figlia, — tu dovresti riprendere il tuo lavoro.</p> + +<p> — Sicuro che devo, — disse Nancy, sollevando tra +le braccia la sua bambina e ponendosela in grembo. — Hai +visto, mamma, i braccialetti che ha? — E tese verso +Valeria le due brevi braccia paffutelle della bambina, +a mostrare intorno al minuscolo polso una triplice lineetta +rosea, che solcava deliziosamente le tenere carni. — Vedi? +tre piccoli braccialettini « porte-bonheur »!</p> + +<p>E Nancy baciò il polso grassetto, mordendolo un +poco.</p> + +<p> — Dove è stato messo il tuo manoscritto? — chiese +Valeria.</p> + +<p> — Oh! non so! disopra, forse... o altrove, — disse +Nancy, fingendo di mangiare il piccolo braccio nudo +della bambina. — Oh! che bontà! che bontà! Proprio +<em>stuisito</em>!... Mamma, questa creatura sa di erbetta +e di vaniglia e di viole mammole. Assaggia un po', che +buon sapore! Assaggia!</p> + +<p>E porse il piccolo braccio da mordere anche a Valeria.</p> + +<p> — <em>Saggia</em>, — disse la piccina.</p> + +<p>La nonna assaggiò e trovò eccellente e squisito. Allora +dovette assaggiare anche l'altro braccio; e lo trovò +squisito. E poi un pezzetto di guancia; e poi l'altra guancia... +e tutto era squisito. Poi la bambina alzò il piedino +nella sua scarpetta di cuoio bianco, e lo tese alla nonna:</p> + +<p> — <em>Saggia!</em></p> + +<p>Ma la nonna non volle assaggiarlo e disse:</p> + +<p> — Beh! beh! cattivo! — E anche all'altro piedino +teso perchè lo assaggiasse, la nonna disse — beh! beh! — e +aggiunse anche un'altra parola, indicante grande +schifo.</p> + +<p>Ma la piccola disse: — <em>Saggia!</em> — e gli angoli +della sua bocca cominciarono a curvarsi ominosamente +in giù.<span class="pagenum"><a name="Page_154" id="Page_154">[154]</a></span></p> + +<p>Allora la nonna assaggiò la scarpetta e la trovò molto +gustosa; eppoi l'altra scarpetta e la trovò eccellentissima +anche lei. Eppoi Nancy dovette cominciar da capo ad +assaggiare tutto: le braccia, e le guancie, e le scarpette...</p> + +<p>Così i giorni passavano affaccendati, pieni di importanti +occupazioni.</p> + +<p>Aldo, da Montecarlo, scriveva che il « sistema » era +impareggiabile. L'unica sua paura era che l'amministrazione +se ne accorgesse. Ora giocava con puntate doppie.</p> + +<p>... Pochi giorni dopo scrisse che nel sistema c'era +un difetto. Ma poco importava. Aveva scoperto un sistema +nuovo, molto migliore dell'altro. L'aveva comperato +per cento franchi da un individuo che era stato espulso +dal Casino, perchè l'amministrazione aveva paura di lui +e del suo sistema. Naturalmente Aldo s'era impegnato +a fargli un regalo adeguato, a vincita fatta. La sera precedente +aveva guadagnato ottocento lire in dieci minuti +con questo nuovo sistema. Doveva però andar molto +cauto, perchè il difetto di quell'altro sistema era stato +disastroso.</p> + +<p>Giunse una terza lettera. Aldo, dopo aver vinto costantemente +per quattro giorni di seguito, era vittima +della più incredibile disdetta; la vera « guigne »! Una +serie di ventiquattro neri, mentre lui raddoppiava sul +rosso. Comunque, intendeva di attenersi rigidamente al +nuovo sistema. Era l'unico modo di salvarsi. La gente +che esita, che cambia, che salta da un sistema all'altro, +deve perdere per forza. Baci a tutti.</p> + +<p>Due giorni dopo venne una cartolina. « Ho scoperto +che tutti i precedenti S erano sbagliati. Ho fatto conoscenza +di un Cr. che rimetterà le cose a posto. »</p> + +<p>Valeria e Nancy restarono perplesse davanti al « Cr. ». +Naturalmente l'« S » significava sistema. Ma « Cr. »? +che cosa poteva significare « Cr. »?<span class="pagenum"><a name="Page_155" id="Page_155">[155]</a></span></p> + +<p>Valeria, inquieta, mandò un biglietto a Nino. Nino +lasciò subito lo studio di Carlo e si affrettò a correre in +via Senato dove, dalla partenza di Aldo in poi, Valeria +abitava con Nancy e la piccina. Tutte e tre erano sul +balcone ad aspettarlo, e gli fecero dei cenni di saluto non +appena lo videro spuntare sul ponte di Sant'Andrea; +Nino si affrettò traverso i Boschetti e salì a corsa le +scale del numero 12.</p> + +<p> — Come va, Valeria? — e la baciò in fronte. — Come +va, Nancy? — e le baciò la mano. — Come va, Anne-Marie? — e +la baciò sul capo biondo. — Cos'è successo? +Che cosa ha fatto Aldo?</p> + +<p> — Oh! — esclamò Nancy, — come hai fatto a indovinare +che si tratta di Aldo?</p> + +<p>Nino sorrise.</p> + +<p>Valeria gli porse la cartolina, e coprendola tutta +eccetto l'ultima riga, disse:</p> + +<p> — Che cosa significa « Cr. »?</p> + +<p>Nino guardò; poi domandò:</p> + +<p> — Da dove scrive?</p> + +<p>Nancy e Valeria scambiarono uno sguardo incerto. +Poi risolvettero di affidarsi a Nino. Tanto, Nino non si +sarebbe servito del sistema, nè lo avrebbe rivelato ad +altri. Inoltre il sistema aveva un difetto...</p> + +<p> — Da dove scrive? — ripetè Nino.</p> + +<p> — Da Montecarlo, — dissero <a name="tn155" id="tn155"></a>all'unisono Valeria +e Nancy.</p> + +<p>Nino strinse le labbra come se stesse per zufolare. +E poi non zufolò.</p> + +<p>La piccola, seduta sul tappeto, lo osservava, e quella +smorfia le piacque. Sperò che la rifarebbe.</p> + +<p> — Allora suppongo che « Cr. » significhi « croupier », — disse +Nino.</p> + +<p>Vi fu una pausa. Indi Nino disse:<span class="pagenum"><a name="Page_156" id="Page_156">[156]</a></span></p> + +<p> — Quanti denari ha preso con sè?</p> + +<p> — Tutto, — disse Valeria.</p> + +<p>Allora Nino rifece la bocca di prima; e la piccola se +ne rallegrò.</p> + +<p> — Non c'è che andare a prenderlo! — disse Nino, +guardando Nancy. — E subito.</p> + +<p> — Oh Dio! — fece lei, trasalendo. — Ma ti pare che +ci sia qualche cosa di grave?</p> + +<p> — Di gravissimo, — disse Nino. — Probabilmente +a quest'ora metà delle tue quarantamila lire sono sfumate.</p> + +<p> — Non ne aveva che diciotto, — disse Nancy, con +un lampo di malizia negli occhi chiari.</p> + +<p> — Meglio così, — disse Nino. — Ma ad ogni modo +farai bene di andarlo a prendere.</p> + +<p>Nancy si sentì molto agitata e anche lieta. La piccola +vedrebbe il Mediterraneo! Valeria... la nonna! sarebbe +venuta anche lei, ben inteso...</p> + +<p> — No, cara; impossibile, — disse questa. — Ho +promesso alla zia Carlotta di aiutarla nel suo ricevimento +domani sera. Ma ti accompagnerò per un tratto di strada. +Fino ad Alessandria o a Genova.</p> + +<p> — Ma tu, Nino, — disse Nancy, volgendosi a lui, — tu +potresti pur accompagnarmi, non è vero?</p> + +<p> — Oh sì! — esclamò Nino. Poi disse subito di no; +gliene spiaceva tanto, ma non poteva abbandonare lo +studio di Carlo. — D'altronde, — soggiunse, — t'intenderai +meglio con Aldo senza di me.</p> + +<p>La mattina seguente Nino era alla stazione per vederle +partire. Valeria portava in braccio Anne-Marie; +e Nancy le camminava a fianco, e pareva la sorella maggiore +del béby. Non avevano altro bagaglio che una piccola +valigia, poichè Valeria ritornava a Milano quel pomeriggio +stesso, e Nancy era certa che anche lei vi tornerebbe +con Aldo il giorno seguente.<span class="pagenum"><a name="Page_157" id="Page_157">[157]</a></span></p> + +<p>Nino salì nel vagone a trovar due buoni posti; poi +ridiscese, e stette davanti allo sportello, guardando su, +verso di loro, con quell'espressione vuota, quel mezzo +sorriso vacuo ed indeterminato che tutti hanno davanti +al treno in partenza, quando gli addii sono fatti e il treno +non si muove ancora.</p> + +<p>Nancy affacciata, gli sorrideva con occhi soavi. V'era +sul suo cappello qualche cosa di azzurro che faceva sembrare +più azzurri i suoi occhi. Dietro di lei, in braccio a +Valeria, la piccina agitava una piccola mano, inguantata +di lana bianca, in segno di addio. Ecco: la campana battè +il suo rintocco; si udì il fischio: il treno si mosse. Allora +Nino con subitaneo impulso balzò sul predellino del +vagone, girò la dura maniglia dello sportello, ed entrò.</p> + +<p> — Vengo anch'io fin dove andrà Valeria.</p> + +<p>Fu salutato con giubilo da tutti, e la piccola continuò +con grande entusiasmo a fargli « addio, addio! » +colla mano inguantata di lana bianca.</p> + +<p>Oltrepassarono Alessandria. A Genova telegrafarono +ad Aldo; e proseguirono verso Savona. La bambina guardava +il Mediterraneo, e Nancy guardava la bambina, +e Nino guardava Nancy. E Valeria li guardava tutti, +avvolgendoli tutti nel suo doloroso amore materno come +in un invisibile manto di Madonna.</p> + +<p>Giunti a Savona Nino e Valeria smontarono. Avevano +da aspettar mezz'ora il treno di ritorno che li avrebbe +ricondotti a Milano. Ritti sulla piattaforma davanti allo +sportello del vagone, guardavano in su, verso Nancy, +coll'espressione vaga, il mezzo sorriso indefinito di coloro +che hanno già detto addio....</p> + +<p>Nancy si sporgeva dal finestrino guardando nel viso +di sua madre, alzato così teneramente verso di lei. Poi +guardava Nino; poi di nuovo sua madre.</p> + +<p>La bambina, in piedi sul sedile accanto a Nancy, agitava<span class="pagenum"><a name="Page_158" id="Page_158">[158]</a></span> +le due brevi braccia in segno d'addio, e i riccioli +ambrati le cadevano sugli occhi.</p> + +<p> — In vettura! — gridò il conduttore.</p> + +<p> — Saremo di ritorno dopo domani, — disse Nancy +per la terza o quarta volta, — anzi, forse domani.</p> + +<p> — <em>Folse</em> domani, — ripetè la piccola, che faceva +sempre eco a quello che si diceva.</p> + +<p>Nino si avvicinò alla finestra e stese la mano per +toccare la manina della bimba.</p> + +<p> — Cosa dici tu? — chiese ridendo. — Domani? Ma +tu non sai neppure quando sia domani.</p> + +<p>Anne-Marie lo guardò, seria... Nino sentiva nella +sua mano il tepore di quella piccola mano imprigionata.</p> + +<p> — Dunque, sentiamo: quando è domani, Anne-Marie?</p> + +<p>Anne-Marie lo guardò, grave e concentrata.</p> + +<p> — Domani — disse — è quando... domani è quando +mi daranno sempre tutto quello che voglio.</p> + +<p> — Ahi, che giornata lontana! — disse Nancy, ridendo.</p> + +<p> — Molto lontana! — disse la nonna.</p> + +<p> — Molto lontana, — fece eco la bimba.</p> + +<p> — Partenza! — gridò il conduttore.</p> + +<p> — Addio, Nancy! Addio, béby! — disse Valeria +tremando un poco.</p> + +<p>« Pronti! » S'udì il fischio e la campana.</p> + +<p>Il treno si muoveva e Nancy salutò colla mano.</p> + +<p> — Addio, mamma mia cara!</p> + +<p>Valeria sentì nel cuore uno strappo strano e profondo.</p> + +<p> — Addio, Nancy! Addio, béby! Addio, miei due +tesori!</p> + +<p>Il treno correva.</p> + +<p> — Forse domani! — gridò ancora Nancy, sporgendosi +dal finestrino.</p> + +<p>Poi si ritrasse, per paura che una scintilla volasse +negli occhi alla piccina.<span class="pagenum"><a name="Page_159" id="Page_159">[159]</a></span></p> + +<p>Valeria, immobile, guardava il treno fuggente... e +le parve di sentirselo correre sul cuore.</p> + +<p> — Addio, Nancy! Addio, béby!</p> + +<p>Erano partite.</p> + +<p class="pad2">E « domani » era molto lontano.</p> + +<hr /> +<h2><a name="III_II" id="III_II"></a>III.</h2> + +<p>« Montecarlo! » — L'indolente treno della Riviera +entrò brontolando e sbuffando sotto la tettoia, e Nancy +si affacciò nervosamente, perchè Aldo la vedesse subito. +Sulla piattaforma Nancy non vide che un crocchio di +donne chiaro-vestite che ridevano forte, e due inglesi taciturni +con le mani in tasca, e una coppia di sposi tedeschi. +Nessun altro. Aldo non c'era.</p> + +<p>Un languido facchino aiutò Nancy a scendere colla +piccina, e afferrando la loro valigia le precedette verso +l'uscita. Quando Nancy lo raggiunse fuori della stazione, +trovò che aveva consegnato la valigia al conduttore dell'omnibus +dell'Hôtel de Paris.</p> + +<p> — « Non, non », — disse Nancy. — « J'attends mon +mari ».</p> + +<p> — Ah! — disse il facchino al conduttore d'omnibus, — « elle +attend son mari ».</p> + +<p>Poi sghignazzarono entrambi, sputarono, e stettero +a guardarla.</p> + +<p> — « Donnez-moi ma valise », — disse Nancy.</p> + +<p> — « Donnez-lui sa valise », — disse il facchino.</p> + +<p> — « Eh!, on va la lui donner », — disse il conduttore, +arrampicandosi lentamente sulla scaletta dell'omnibus.<span class="pagenum"><a name="Page_160" id="Page_160">[160]</a></span> +Poi tirò giù la valigia. — « Voilà la valise ». — E la pose +in terra.</p> + +<p>Nancy disse al facchino di prenderla. Ma tanto lui +come il conduttore si mostrarono assai sorpresi.</p> + +<p> — « Quoi »? — disse il conduttore, — « et moi donc? +Pas de pourboire »?</p> + +<p>Il facchino sorrise, sputò, e disse a Nancy:</p> + +<p> — « Faut lui donner son pourboire ».</p> + +<p>Allora Nancy diede cinquanta centesimi al conduttore, +e disse al facchino di portare la valigia all'Hôtel +des Colonies. Egli se la caricò sulla spalla e s'avviò prontamente. +Salì rapido la scalinata che conduce alla piazza +del Casino.</p> + +<p>Nancy lo seguì, con Anne-Marie aggrappata alle sue +gonne. Appiè della scalinata sedeva una donna con una +cesta di aranci, e ne profferse a Nancy. Ma Nancy disse: +« non, merci », e proseguì frettolosa. Ma Anne-Marie voleva +un'arancia. Era stanca, e aveva fame, e si mise a +piangere. Allora Nancy tornò indietro e comprò un'arancia. +Poi, presa in braccio la piccina, si affrettò su per +i gradini dietro al già lontano facchino.</p> + +<p>In cima alla scalinata si fermò, guardandosi dintorno.</p> + +<p>Era un chiaro crepuscolo di giugno. Là dove il cielo +era più pallido, la luna novella pareva un piccolo taglio +nel firmamento, un taglio netto e sottile, traverso cui — come +per uno spiraglio — il buon Dio concedeva agli +umani d'intravvedere il fulgore del suo Paradiso.</p> + +<p>Anne-Marie ricominciò a piangere perchè voleva +che la mamma sbucciasse l'arancia; e Nancy, che voleva +affrettarsi dietro al facchino, dovette fermarsi. Sollevò +la bambina, la baciò, la consolò, la fece sedere sul parapetto +della scalinata e, sedendole vicino, pelò l'arancia. +Tanto, la sua valigia a quest'ora era probabilmente sparita +per sempre. Ma che importava? Nulla pareva di<span class="pagenum"><a name="Page_161" id="Page_161">[161]</a></span> +grande importanza purchè Anne-Marie non piangesse più.</p> + +<p>Nancy guardò il cielo chiaro, e le palme, e il placido +mare grigio-perla. Chi sa dove era l'Hôtel des Colonies? +Chi sa perchè Aldo non aveva ricevuto il telegramma? +La leggenda delle tragedie che avvengono a Montecarlo +le traversò per un istante la mente... Poi Anne-Marie, +che non era mai stata seduta su un muro a mangiare +arancie, alzò il visetto impiastricciato di sugo e di +lagrime, e disse:</p> + +<p> — Buono. Buono tutto. Piace tutto questo a Anne-Marie.</p> + +<p>Allora tutto piacque anche a Nancy.</p> + +<p>Dopo molto vagare trovarono l'Hôtel des Colonies; +ed ecco il languido facchino seduto ad aspettarle colla +valigia, chiacchierando intanto colla magra ed energica +proprietaria.</p> + +<p>Nancy si avanzò timidamente. — Abitava qui il signor +Della Rocca? — Sì, sì, Monsieur abitava qui. — Sapevano +se avesse ricevuto un telegramma? — No, il +telegramma era là, nel bureau, non aperto. Monsieur non +era ancora rientrato. — E sapevano forse dove si trovasse +Monsieur?</p> + +<p> — Eh! lo troverà al Casino! — disse la proprietaria.</p> + +<p>Nancy la pregò di condurla nella camera del marito; +ma trovò che era una piccolissima « mansarde » in cima +alla casa. Allora Nancy prese per sè e per la bimba un'altra +camera; e Anne-Marie andò a letto, beata di dormire +sotto a una zanzariera. E subito si addormentò.</p> + +<p>Nancy scese al salone. Era buio. La padrona sedeva +in giardino con una vecchia signora e un ragazzetto +grasso.</p> + +<p> — Se volete andare al Casino — disse amabilmente +a Nancy — baderò io alla vostra bambina.</p> + +<p>Ma Nancy disse:<span class="pagenum"><a name="Page_162" id="Page_162">[162]</a></span></p> + +<p> — Oh! no, grazie.</p> + +<p> — « Allez, allez donc », — interpose la vecchia signora; — « vous +savez bien, les hommes! Ça pourrait +ne pas rentrer ».... — Poi soggiunse: — Io sono qui da +dodici anni. Questo mio nipotino è nato in questo Hôtel. +Potete andare tranquillamente. Il vostro piccolo angelo +sarà ben custodito.</p> + +<p>Allora Nancy ringraziò e tornò disopra a prendere il +cappello. Anne-Marie dormiva e non si mosse.</p> + +<p>Nancy uscì con passo esitante dal giardinetto, e volse +nella direzione del Casino. Le strade a quell'ora e in quella +stagione erano quasi deserte. Nel suo semplice vestito da +viaggio nessuno badava a lei. Passando davanti all'Hôtel +de Paris vide la gente che pranzava ai tavolini illuminati +da lampadette rosse. Sulla piazza, sulle panche in giro +alla grande aiuola di fiori, della gente sedeva in crocchi; +e dirimpetto, nel Café de Paris, gli tzigani in giubba rossa +suonavano « Sous la feuillée ».</p> + +<p>D'un tratto Nancy si sentì smarrita e spaventata. +Perchè era qui? Che cosa faceva, sola, di notte, in questo +luogo ignoto? E la piccola, la sua piccola che dormiva +in quel gran letto tutta sola in un albergo sconosciuto? +Le pareva di fare un sogno folle e incoerente. Spaurita +e triste si affrettò.</p> + +<p>Un uomo, passando, le disse: « Bonsoir, mademoiselle! » +E Nancy si mise a correre, e salì, col cuore che la +soffocava, la gradinata del Casino. Fece per andare nell'atrio, +illuminato e gaio, ma due uomini in livrea azzurra +e scarlatta la fermarono, domandandole qualche cosa +ch'ella non comprese. Le fecero segno di entrare a sinistra +in una sala aperta dove, dietro a due lunghi banchi, +sedevano degli uomini che parevano giudici o avvocati, +e avevano l'aria di aspettarla.</p> + +<p>Essa si avanzò incerta; poi si fermò davanti a uno<span class="pagenum"><a name="Page_163" id="Page_163">[163]</a></span> +di essi; era calvo, con la barba in punta, e la guardava +con occhi penetranti.</p> + +<p> — « Pardon »... — balbettò Nancy. — Cerco il signor +Della Rocca...</p> + +<p> — Ah, davvero? — disse l'uomo dalla barba. — Non +ho il piacere di conoscerlo.</p> + +<p>Un uomo biondo che gli sedeva vicino, sorrise.</p> + +<p> — Non saprebbe dirmi dove posso trovarlo? — disse +Nancy, sentendosi arrossire al punto che le lagrime le vennero +agli occhi.</p> + +<p> — Che cos'è questo signore? Cosa fa? — domandò +l'uomo biondo.</p> + +<p> — E'... è venuto qui tre settimane fa... ha un sistema, — balbettò +Nancy. — Gli ho telegrafato, ma non ha ricevuto +il dispaccio. La padrona dell'Hôtel m'ha detto +che lo troverei qui.</p> + +<p>Erano entrate alcune altre persone, che la ascoltavano, +divertendosi.</p> + +<p> — Ah! ah! Dunque questo signore ha un sistema! — disse +a voce alta e marcata l'uomo colla barba.</p> + +<p>E Nancy vide che faceva un cenno significante a +qualcuno rimpetto a lui, ch'essa non vedeva perchè gli +volgeva le spalle. Una paura immensa la invase. Cosa aveva +fatto? Aveva detto del sistema a questi uomini che erano +probabilmente i proprietari del Casino!</p> + +<p>Comprese che facendo ciò ella aveva rovinato per +sempre le fortune di Aldo. Ma nulla le importava ormai... +Nulla, eccetto di ritrovarlo, e di non esser più in giro così +sola per il mondo.</p> + +<p> — A quale Hôtel state, signorina? — domandò l'uomo +biondo.</p> + +<p> — All'Hôtel des Colonies, — disse Nancy, con voce +tremante.</p> + +<p> — E vi chiamate?<span class="pagenum"><a name="Page_164" id="Page_164">[164]</a></span></p> + +<p> — Giovanna Desiderata Felicita Della Rocca.</p> + +<p>Tutta la fila d'uomini sorrise, mentre quello che le +parlava scriveva i nomi su un pezzo di cartone, e poi +consultava un grande registro.</p> + +<p> — La vostra professione?</p> + +<p>Nancy arrossì.</p> + +<p> — Scrivo delle poesie... — balbettò.</p> + +<p>Nancy da bambina aveva letto con grande interesse +le avventure di « Alice nel paese dei Sogni ». Ora ella si +diceva: « Io so che dormo. Io so che sogno. Non è possibile +ch'io sia sveglia, e stia raccontando a questi uomini +che scrivo delle poesie ».</p> + +<p>L'uomo colla barba si pizzicò il naso e si arricciò i +baffi per non ridere. E Nancy, guardando quella fila d'uomini, +vide che tutti ridevano, a testa bassa, chini sulle +loro carte, ridevano — <i>ils pouffaient!</i> — e non volevano +farsi scorgere.</p> + +<p> — E... non faceva altro? Niente altro che scrivere +poesie?</p> + +<p> — No, niente altro, — disse Nancy. Poi, siccome le +parve che l'uomo colla barba le fissasse nel viso due occhi +acuti, indaganti, terribili, aggiunse spaurita: — Veramente... +sì; ho cominciato anche un libro... in prosa. +Ma non è finito.</p> + +<p>L'uomo biondo le stese a un tratto un cartoncino +azzurro e le disse:</p> + +<p> — Firmate!</p> + +<p> — Ma perchè? — disse Nancy, prossima a piangere.</p> + +<p>L'uomo fece con le spalle un gesto d'indifferenza. +Pareva dire: « Ah, non volete firmare? Tralasciate! »</p> + +<p>E tutti gli altri sorrisero di nuovo e abbassarono le +teste fingendo di scrivere.</p> + +<p>Nancy si guardò attorno con un'espressione di coniglio +inseguito. Un uomo entrava con le mani in tasca,<span class="pagenum"><a name="Page_165" id="Page_165">[165]</a></span> +alto, lento, incurante. Era un inglese; Nancy se n'avvide +al primo sguardo. Le rammentava un poco Mr Kingsley.</p> + +<p>La figlia di Tom Avory mosse dritto verso il nuovo +arrivato.</p> + +<p> — « Are you English »? — chiese col cuore che le batteva +in gola.</p> + +<p>Egli le disse di sì.</p> + +<p> — Vorrebbe aiutarmi? Mio padre era inglese, — disse +Nancy, colla voce piena di singulti. — Questa gente... +questi uomini vogliono che io scriva il mio nome. Devo +farlo?</p> + +<p>L'inglese sorrise un poco sotto i brevi baffi chiari.</p> + +<p> — Desidera di entrare nelle sale da giuoco?</p> + +<p> — Sì, — rispose lei.</p> + +<p> — Allora scriva il suo nome; — e si avvicinò con lei +al banco. — Vedrà — aggiunse sorridendo — che lo faccio +anch'io.</p> + +<p>E porse all'uomo biondo un cartoncino ricevendone +un altro in cambio, su cui scrisse: « Frederick Allen ».</p> + +<p>Gli impiegati avevano tutti ripreso il loro contegno +serio, e pareva che avessero dimenticato l'esistenza di +Nancy. Ella firmò il suo cartoncino ed entrò nell'atrio a +fianco dell'inglese.</p> + +<p> — Cerco mio marito, — gli spiegò ella timidamente; +e gli narrò la storia del sistema, del telegramma e dell'Hôtel. — Mi +sembra di avere raccontato tante e tante +volte questa storia... come la Storia del Lupo!</p> + +<p>Sorrise, e la fossetta s'incavò leggiadramente nella +sua guancia. Aveva il viso acceso e i morbidi capelli +bruni le si attorcigliavano in riccioli sulla fronte.</p> + +<p>Mr Allen la guardò con curiosità.</p> + +<p> — E' strano, signora, — disse, — ma io l'ho già veduta. +Non so ricordarmi dove, ma certo l'ho già veduta.</p> + +<p>Nancy disse:<span class="pagenum"><a name="Page_166" id="Page_166">[166]</a></span></p> + +<p> — Non credo. Non credo davvero.</p> + +<p> — Oh! ma io ne sono certo, — disse Mr Allen. — Ricordo +benissimo il suo sorriso.</p> + +<p>Ma il sorriso che egli ricordava era quello di Valeria, +quando nella lontana Hertfordshire, su un ponticello +bianco nel sole, ella gli aveva preso dalle mani un cappello +da giardino sgocciolante d'acqua...</p> + +<p>Attraversarono insieme le sale; e il persistente tintinnìo +dei denari, e i profumi acri e sottili, sbalordivano Nancy, +e le facevano girare il capo. Aldo non si vedeva. Passarono +da tavola a tavola guardando i giocatori, interrogando +i visi estranei. Aldo non c'era. Entrarono nella sala del +« trente et quarante », crepuscolare e silenziosa; poi passarono +nel buffet. Finalmente tornarono fuori nell'atrio. +Nancy alzò verso il suo compagno gli occhi chiari in cui +fluttuavano le lagrime.</p> + +<p> — Non so cosa pensare! Dove può essere andato? +Mio Dio, credete... credete?...</p> + +<p>Nei suoi grandi occhi impauriti passò la visione di +Aldo esanime sotto una palma nel giardino, spenti i divini +occhi, i morbidi capelli aggruppati nel sangue...</p> + +<p> — Io credo che lo troveremo sano e salvo, — disse +l'inglese. — Andiamo a vedere al Cafè de Paris.</p> + +<p>Lasciarono l'atrio, e scesero per i gradini sulla piazza +del Casino.</p> + +<p>I tzigani lanciavano nel profumato crepuscolo la dolcezza +triviale della « Valse Bleue ».</p> + +<p>Nancy sussultò: ecco Aldo! Ma sì! Certo, era lui! +Usciva dal Cafè de Paris, con una donna grassa, vestita +di bianco. Sì, era Aldo. Nancy mosse rapida un passo +verso di lui, poi si fermò. L'inglese si fermò anche lui, +tacendo e volgendo per discrezione lo sguardo verso gli +alberi del giardino.</p> + +<p>Aldo e la donna camminando lentamente erano passati<span class="pagenum"><a name="Page_167" id="Page_167">[167]</a></span> +a sinistra, ed ora si erano seduti su una panca in faccia +al Crédit Lyonnais.</p> + +<p> — Vuole aspettare un momento? — disse Nancy all'inglese.</p> + +<p>Poi mosse rapida verso la panca; mentre Mr Allen, +impassibile, rimaneva a guardare gli alberi.</p> + +<p>Sì, era Aldo: Nancy lo udì ridere. Ma chi poteva essere +quella donna grassa? Nancy corse avanti, poi, a pochi passi +da loro, si fermò.</p> + +<p>Aldo voltandosi la vide. Rimase un istante immobile +per la sorpresa. Poi si chinò rapido a dir qualche cosa +alla sua vicina. Questa annuì, e Aldo si alzò e venne +rapidamente a Nancy.</p> + +<p> — Cosa c'è? — disse, — cosa fai qui?</p> + +<p> — Oh! Aldo! — esclamò Nancy, e le lagrime di sollievo +le piovvero sul viso; — finalmente! finalmente! ti +ho cercato tanto!</p> + +<p> — Ma cosa c'è? cosa è accaduto? — ripetè Aldo a +voce bassa e concitata. — Non è... non è che Anne-Marie +stia male? Rispondi!</p> + +<p> — No, no, caro, — rispose Nancy, asciugandosi gli +occhi. — No! sta bene, non aver paura. E' all'albergo, +che dorme come un cherubino. Vieni, vieni! voglio che tu +ringrazii un signore inglese che...</p> + +<p>Stava per infilare il braccio in quello di suo marito, +ma questi si ritrasse bruscamente.</p> + +<p> — No, no, lascia! — disse. — Torna subito all'albergo. +Io verrò fra cinque minuti. Vai! vai! Non vuoi mica guastar +tutto, eh?</p> + +<p> — Guastar cosa? — disse Nancy, attonita.</p> + +<p> — Ma tutto, — disse lui. — Le nostre fortune, il nostro +avvenire, tutto!</p> + +<p> — Ma come? in che modo? Cosa vuoi dire? — e Nancy +volse lo sguardo alla larga figura bianca rimasta a sedere<span class="pagenum"><a name="Page_168" id="Page_168">[168]</a></span> +sulla panca. Questa si era voltata e stava guardando +Nancy traverso un occhialetto a lungo manico. — Chi +è quella donna?</p> + +<p> — Oh! non importa, — disse Aldo. — Quella è « all +right ». Adesso non ho il tempo di darti spiegazioni. Va +a casa, fa come dico io... Se no, — soggiunse, indovinando +la sdegnosa protesta sul labbro di Nancy, — se no, peggio +per te e per la piccina. Ricorda quello che ti dico: peggio +per te e per la piccina!</p> + +<p>Con ciò fece una scappellata a Nancy, e la lasciò. +Tornò alla panca dove la donna grassa lo aspettava.</p> + +<p>Nancy, paralizzata dallo stupore, lo vide sedersi al +suo fianco ed espandersi in gesti esplicativi, mentre la +donna, ancora voltata, seguitava a fissare Nancy traverso +l'occhialetto.</p> + +<p>Nancy si volse, e tornò indietro, lentamente, come +un automa. L'inglese era ancora dove lo aveva lasciato, +presso la gradinata del Casino, cogli occhi fissi sul giardino. +Aveva accesa una sigaretta. Quando Nancy gli fu +vicina egli si volse e gettò via la sigaretta.</p> + +<p> — Torna nelle sale? — domandò.</p> + +<p> — No, — disse Nancy.</p> + +<p> — Devo accompagnarla al suo albergo?</p> + +<p> — No, — ripetè lei; e restò lì, vergognosa e umiliata.</p> + +<p> — Allora, — disse l'inglese assumendo un fare spigliato +e gaio, — allora, buona notte. — E le stese la mano. +Strinse forte la piccola mano diaccia, poi si arrischiò +a dirle una parola di consolazione. — Pensate che tra +cent'anni sarà tutt'uno, — disse; poi si volse rapidamente +e rientrò nel Casino.</p> + +<p>Ma non vi rimase. Tornò fuori un momento dopo, +e seguì da lontano la piccola figura sconsolata, che, nel +suo abito da viaggio grigio, percorreva lentamente la via +deserta.<span class="pagenum"><a name="Page_169" id="Page_169">[169]</a></span></p> + +<p>Soltanto quando l'ebbe veduta al sicuro, nel giardino +dell'albergo, tornò indietro.</p> + +<p> — Povera creaturina! — disse tra sè. — Chi sa, chi +sa dove l'ho già veduta?</p> + +<p class="pad2">Aldo comparve nell'Hôtel mezz'ora dopo, ed entrò +nella camera di Nancy armato di spiegazioni diplomatiche +e persuasive. Ma Nancy era in ginocchio vicino al letto +di Anne-Marie, colla faccia nascosta nella zanzariera, +e non si mosse al suo arrivo.</p> + +<p> — Ma via, Nancy, che cos'hai?</p> + +<p> — Ti prego di non svegliare la piccola! — disse lei +a bassa voce.</p> + +<p> — Ma ti voglio dire...</p> + +<p> — Zitto! — disse Nancy con un dito sul labbro e +gli occhi fissi sulla figuretta dormente di Anne-Marie.</p> + +<p> — Vieni in camera mia; devo parlarti, — disse Aldo.</p> + +<p> — No, — disse Nancy.</p> + +<p> — ... Ma devo pur spiegarti...</p> + +<p> — Zitto! — ripetè Nancy.</p> + +<p>Poi sedette accanto al letto della sua bambina, e +nascose di nuovo il capo nella zanzariera.</p> + +<p>Aldo stette per qualche tempo a guardarla; poi girellò +per la camera. La chiamò per nome due o tre volte, ma +ella non si mosse. Allora Aldo se ne andò al suo abbaino, +profondamente offeso.</p> + +<hr /> +<h2><a name="IV_II" id="IV_II"></a>IV.</h2> + +<p>La mattina seguente Aldo s'alzò presto e uscì a comperare +una bambola per Anne-Marie... Gli parve che la +situazione lo richiedesse. Andò alla Condamine, dove i +negozi sono meno cari.<span class="pagenum"><a name="Page_170" id="Page_170">[170]</a></span></p> + +<p>Gli fece male al cuore di spendere sette franchi e +cinquanta — una « mise » e mezza! Ma veramente le bambole +che costavano meno erano orride a tal punto che +egli sentì di non potere con una di esse comperarsi l'indulgenza +e la pace. Durante un folle istante gli balenò persino +l'idea di comperarne una (con vere ciglia) che costava +ventotto lire. Ma poscia, più che i timori di prolungate +scene, potè l'economia; e Aldo prese la bambola di sette +franchi e mezzo, le cui ciglia dipinte rimanevano fissamente +e illogicamente in cima alle palpebre, anche quando gli +occhi erano chiusi.</p> + +<p>Anne-Marie ne fu beata.</p> + +<p>Nancy era una fredda e pallida statua. Aldo mandò +Anne-Marie e la bambola a giocare in giardino, mentre +egli nella sala di lettura si accinse a spiegare le cose a +Nancy.</p> + +<p>Ecco: i sistemi, tutti i sistemi erano frode e inganno... +pura frode e inganno! Glielo aveva detto Grimeaux, +il « croupier »... e se non lo sapeva Grimeaux...</p> + +<p> — Avanti, — disse Nancy. — Questo non mi interessa.</p> + +<p>Dunque non c'era che un solo modo di guadagnare +al gioco, e questo era...</p> + +<p> — Tutto questo lo so, — disse Nancy. — Chi era +quella donna?</p> + +<p>Aldo la guardò con occhio di profondo rimprovero.</p> + +<p> — Nancy! Tesoro mio! — disse.</p> + +<p>Ma Nancy non si commosse. Aveva la faccia più piccola +del solito, e molto severa.</p> + +<p> — Ho domandato chi è quella donna.</p> + +<p> — Ma è nessuno... assolutamente nessuno! Una vecchia +gallina in parrucca gialla... Si chiama Mrs Doyle. +Ecco, adesso lo sai. Adesso sei contenta.</p> + +<p>Ma Nancy non era contenta.</p> + +<p> — E' inglese?<span class="pagenum"><a name="Page_171" id="Page_171">[171]</a></span></p> + +<p> — No, no, americana, del Far West. Un volatile +delle praterie!... Un'anitra occidentale! Ah, ah, ah! com'è +buffa!</p> + +<p>E Aldo rise lungamente, ma da solo. Quando ebbe +completamente terminato di ridere, Nancy inarcando +le sopracciglia disse:</p> + +<p> — Ebbene?...</p> + +<p> — Ebbene, stavo dicendoti di Grimeaux, che è qui +al Casino da sedici anni e che mi ha detto: « L'errore che +tutti i giocatori fanno, è di raddoppiare in perdita ». +Quando tu perdi...</p> + +<p>Aldo gesticolava colle lunghe mani, allargando i gomiti +e rialzando le spalle. Nancy lo osservava fredda e +ostile.</p> + +<p> — Pare un ostricaro di Santa Lucia, — disse fra sè. — Come +mai ho potuto delirare per la sua bellezza?</p> + +<p>Poi, scorgendo nel giardino Anne-Marie che baciava +la bambola della Condamine, gli perdonò.</p> + +<p> — ... quando tu perdi, — proseguiva Aldo, — tu corri +dietro ai tuoi denari, raddoppi, triplichi, perdi la testa... +ed ecco « la debâcle »! Mentre invece, quando si guadagna, +si è sempre tutta prudenza e cautela; si gioca un luigi +alla volta, e quando si ha vinto cento franchi si esce, dicendo: +Ecco, per oggi basta!... Ebbene, lì sta l'errore! +Bisogna continuare, bisogna rincorrere la vena, « doubler +la mise gagnante »...</p> + +<p> — Hai parlato abbastanza di tutto ciò, — interruppe +Nancy. — Voglio sentire il resto.</p> + +<p> — Eh, come mi aggredisci! — disse Aldo imbronciato. — Il +resto è semplicemente questo: quel buon volatile +occidentale... — E qui Aldo ebbe un nuovo accesso di solitaria +ilarità. Quando si fu calmato sotto l'occhio gelido +di Nancy, continuò: — Dunque quella, ieri sera, mi prometteva +appunto di prestarmi i denari necessarii, quando<span class="pagenum"><a name="Page_172" id="Page_172">[172]</a></span> +sei capitata tu! E sai pure come sono le donne!... Per loro +« la famiglia » è sempre una cosa insopportabile.</p> + +<p>Nancy, immobile, lo guardava.</p> + +<p> — Non so cos'hai da guardarmi così! — disse lui. — Mi +vuoi mettere di cattivo umore?</p> + +<p>Nancy si alzò.</p> + +<p> — C'è un treno per Milano alla una, — disse. — Lo +prenderemo.</p> + +<p>E andò di sopra nella sua camera.</p> + +<p>Aldo uscì nel giardino, e si divertì con Anne-Marie +e colla bambola della Condamine.</p> + +<p>A mezzogiorno Nancy si affacciò al balcone, e chiamò +sua figlia. La piccola obbedì malvolontieri, e venne su +lentamente, trascinando per le scale la bambola. Aldo +la seguì.</p> + +<p>Anne-Marie fu messa a sedere sul letto, e sua madre +le infilò le scarpette da viaggio di cuoio giallo. Aldo, seduto +vicino alla finestra, guardava in giardino, tamburinando +colle dita sui vetri.</p> + +<p>Nancy mise ad Anne-Marie il paltoncino, e le posò +in testa il cappello di paglia floscia, legandole i nastri +bianchi sotto al mento. Poi disse a suo marito:</p> + +<p> — Siamo pronte.</p> + +<p> — E chi pagherà il conto dell'albergo? — disse Aldo, +senza voltarsi.</p> + +<p>Nancy lo guardò, sorpresa.</p> + +<p> — Ma non hai denari? — chiese.</p> + +<p> — Ho ottantadue franchi e quaranta centesimi, — disse +Aldo.</p> + +<p> — Dov'è il resto?</p> + +<p>Aldo soffiò sulle dita:</p> + +<p> — Partito! Svanito!</p> + +<p>Nancy sedette sul letto accanto ad Anne-Marie. Vi +fu un lungo silenzio.<span class="pagenum"><a name="Page_173" id="Page_173">[173]</a></span></p> + +<p>Aldo si mosse nervosamente.</p> + +<p> — Te l'avevo pur detto io, che i sistemi non valevano +niente...</p> + +<p>Nancy non rispose. Cercava di pensare, cercava di +comprendere. In questioni di denari capiva poco, ma +questa cosa la capiva. Non possedevano più nulla. Come +sarebbero ritornati a Milano? E, a Milano, come avrebbero +vissuto? Con sua madre? Ma Valeria doveva già angustiarsi +e privarsi, da che si erano date ad Aldo le quaranta +mila lire. Non prendeva più carrozze. Le scatole di cioccolattini +che regalava ad Anne-Marie erano un po' più +piccole. Portava un mantello dell'anno scorso, regalatole +dalla zia Carlotta.</p> + +<p>E la zia Carlotta, anche lei, brontolava sempre pei +denari. Diceva che quando voleva spendere cinque lire +doveva girarle in mano tre volte, e poi se le rimetteva +nel borsellino, e si lagnava amaramente che Adele non +potesse trovar marito, perchè aveva troppo poca dote, +e gli uomini oggi-giorno non guardavano che i denari.</p> + +<p>C'era la zio Giacomo, caro angelo di vecchio brontolone! +Certo lui li avrebbe aiutati. Ma aveva i vecchi +debiti di Nino da pagare; e poi tutti, tutti andavano a +farsi dare denari da lui. Parenti lontani, vecchie conoscenze, +amici decaduti, tutti gli scrivevano periodicamente +domandando quattrini. E lui s'arrabbiava, e giurava +sempre che questa era l'ultima volta...</p> + +<p>L'unica persona della famiglia che fosse ricca era +Carlo. Ma Nancy ben sapeva che Carlo, per suo fratello, +non avrebbe più fatto nulla, mai.</p> + +<p>Che cosa accadrebbe? Che ne sarebbe di loro?</p> + +<p>Essa guardò Aldo: era seduto nella poltrona a dondolo, +la testa abbandonata all'indietro e gli occhi rivolti +al cielo. Egli si era appunto ricordato che Nancy gli aveva +trovato una somiglianza con San Sebastiano, ed ora, per<span class="pagenum"><a name="Page_174" id="Page_174">[174]</a></span> +commuoverla, assumeva, per quanto gli era possibile, +l'espressione straziata dell'adolescente Santo trafitto.</p> + +<p>Nancy distolse gli occhi. La vista di quell'inetto e +insensato uomo la irritava indicibilmente. Per confortarsi +guardò, vicino a sè, la piccola Anne-Marie, così savia +e felice colla sua bambola. Si chinò e le baciò la guancia +fresca.</p> + +<p>Aldo si drizzò e disse:</p> + +<p> — Sarà meglio che vada.</p> + +<p> — Dove? — chiese Nancy.</p> + +<p> — Ma... al Casino, eh? Ho detto che ci sarei alle dodici +e mezza.</p> + +<p> — Per trovarti con quella donna?</p> + +<p> — Già, — brontolò Aldo.</p> + +<p> — Dio! Dio! — disse Nancy giungendo le mani, annichilita, +pallida di vergogna per lui. — Che sangue hai +tu nelle vene?</p> + +<p>Era il sangue di molte generazioni di lazzaroni napoletani — begli +animali indolenti, paghi di star sdraiati al +sole — incrociato ed alterato dal sangue dell'economico +nonno bottegaio che vendeva coralli e vedute del Vesuvio +in via Chiaia.</p> + +<p>Aldo sentì che era tempo di reagire.</p> + +<p> — Insomma, è facile parlare. Ma vuoi dirmi, — e +sporse, nel gesto così espressivo e meridionale, le due mani, +colla punta delle dita strette insieme, e le scosse davanti +a Nancy, — vuoi dirmi un po' cosa devo fare io, povero +diavolo? cosa devo fare?</p> + +<p>Anne-Marie alzò gli occhi. Guardò sua madre, e le +parve che avesse bisogno di essere confortata. Stese la +bambola verso di lei:</p> + +<p> — Bacia! — disse. Poi guardò suo padre. Forse aveva +bisogno anche lui di conforto. — Bacia, — disse, offrendogli +la bambola a braccia tese.<span class="pagenum"><a name="Page_175" id="Page_175">[175]</a></span></p> + +<p>Aldo balzò in piedi e cadde in ginocchio davanti a +entrambe. Baciò la bambola, e il paltoncino di Anne-Marie, +e le ginocchia di Nancy, e poi nascose il volto in +grembo alla bambina, singhiozzando. Anne-Marie subito +pianse e strillò, e Nancy li baciò tutt'e due, consolandoli.</p> + +<p> — Non piangere, tesorino mio! Non piangere, Aldo! +Non importa. Vedrai che tutto si accomoda. Aldo, non +piangere più! Non posso vederti piangere!</p> + +<p>Aldo continuò a singhiozzare dicendo che sarebbe +meglio che andasse ad ammazzarsi. E dopo che Nancy +lo ebbe perdonato, e consolato, e incoraggiato, alzò il +viso smorto, e gli occhi rossi, e disse:</p> + +<p> — Allora, vado al Casino?</p> + +<p>Nancy impallidì. Era inutile, inutile tutto. Egli non +capiva. Era fatto così; e non sapeva che si potesse essere +diversi.</p> + +<p> — No, — disse lei.</p> + +<p>Egli allora si sedette, e sospirò; e guardò fuori dalla +finestra.</p> + +<p>Nancy scese e andò dalla proprietaria dell'albergo +a chiedere il conto. Mentre lo stavano preparando, la +buona donna disse:</p> + +<p> — Vogliono dunque partire oggi?</p> + +<p>Nancy si fece rossa.</p> + +<p> — Non so... non so, finchè non ho visto il conto.</p> + +<p>La proprietaria, che aveva udito lo strepito di sopra +(Aldo piangeva forte come un bambino), e che era un +poco inquieta per i suoi denari, disse in tono confidenziale:</p> + +<p> — Monsieur ha già preso il suo « viatico »?</p> + +<p>E come Nancy non capiva.</p> + +<p> — Ma sì, il viatico del Casino. Se Monsieur ha giocato +e ha perduto, l'amministrazione gli renderà qualche +cosa. Monsieur non ha che a domandarlo. E poi, — aggiunse<span class="pagenum"><a name="Page_176" id="Page_176">[176]</a></span> +piano con una occhiata alla spilla di perle che +Nancy portava al collo, — nel caso che Madame desiderasse +di saperlo, il Monte di Pietà è a due passi, appena +passato il Crédit Lyonnais.</p> + +<p>Il conto era di cento ventitrè franchi. Nancy riferì +ad Aldo la storia del viatico, ed egli, con un'aria di cane +bastonato, disse che lo andrebbe a domandare.</p> + +<p> — Quanto credi che ti daranno? — disse Nancy.</p> + +<p> — Non so, — disse Aldo, che si sentiva in obbligo +di essere cupo e taciturno.</p> + +<p> — Due o tre mila franchi? — chiese Nancy.</p> + +<p> — Probabilmente, — disse Aldo.</p> + +<p> — Non accetterai nulla da quella donna? Me lo giuri?</p> + +<p> — Sì, sì, giuro, — disse Aldo, abbandonando quattro +flaccide dita alla mano fervida ch'ella gli tendeva.</p> + +<p>Poi se ne andò lentamente; ma appena voltato l'angolo +della strada, s'affrettò.</p> + +<p>Nancy salì nell'abbaino e gli fece le valigie. Con profonda +compassione, quasi con rimorso, piegò e ripose +i molli abiti noti: le floscie giacche, i vacui panciotti, le +melanconiche cravatte. Povero Aldo! non era colpa sua +se non aveva carattere. Ella non avrebbe dovuto lasciarlo +venir qui. Non era un baluardo, lui; l'aveva ben detto +Clarissa, anni fa. Era debole, era inetto, era moscio. +Ebbene, Nancy sarebbe il baluardo.</p> + +<p>Sapeva già che cosa avrebbe fatto. Mettiamo che il +Casino rendesse loro... tre o quattro mila lire. Tornerebbero +a Milano; lascierebbero la casa in via Senato, e prenderebbero +un appartamentino modesto fuori di Porta. +E Nancy scriverebbe. Riprenderebbe il suo lavoro. Ah! +a quel pensiero il sangue le pulsò più rapido. Anne-Marie +starebbe colla nonna, perchè era impossibile fare un lavoro +serio con le manine di béby che vi si aggrappano +alle vesti e al cuore. Nancy andrebbe a vederla tutte le<span class="pagenum"><a name="Page_177" id="Page_177">[177]</a></span> +sere, dopo aver scritto le sue cinque o sei ore lungo il +giorno. Aldo tornerebbe nell'ufficio dello zio Giacomo. +Quel buon vecchio zio Giacomo sarebbe felice di riprenderlo, +per amor di lei e di Valeria. Farebbero una vita +modesta; Aldo dirigerebbe l'andamento della casa; già, +il sorvegliare la spesa e il disputare colla serva sui conti, +erano cose che lo divertivano. E una volta dileguate le... +diciamo, quattro o cinque mila lire del Casino, il Libro +sarebbe pronto, il Libro uscirebbe! Il « Ciclo di Liriche » +le aveva fruttato venti mila lire, e non era che un sottile +volumetto di versi. Questo Libro farebbe grande rumore +in Italia, essa lo sentiva, lo sapeva. E sarebbe tradotto +in tutte le lingue. Ah! avrebbe voluto che il manoscritto +fosse qui! Sentiva che avrebbe potuto riprendere subito +il lavoro...</p> + +<p>Chiuse gli occhi, ricordando. Tutte le figure che ella +aveva create, legate l'una all'altra dal sottile filo rosso +del concetto, balzarono fuori dalle pagine neglette, e +le tornarono tumultuanti nel cuore. Ella si sentiva simile +al leone di Browning:</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>You could see by his eye, wide and steady,</i><br /></span> +<span class="i0"><i>He was leagues in the desert already.</i><br /></span> +</div></div> + +<p>Anche lei, anche lei era già a leghe nel deserto. Era +già lontana nell'immensa solitudine dell'ispirazione...</p> + +<p>Uno strillo lacerò il silenzio, uno strillo acuto, prolungato, +trafiggente.</p> + +<p>Era Anne-Marie sul balcone. La bambola! la bambola! +era caduta! era morta!</p> + +<p>Nancy, accorsa subito, si affacciò alla ringhiera e guardò +giù nel giardino. Sì, la bambola della Condamine era +là, sulla ghiaia. Ed era morta. Metà della faccia le era +saltata via e giaceva a qualche passo di distanza.<span class="pagenum"><a name="Page_178" id="Page_178">[178]</a></span></p> + +<p>Proprio in quell'istante Aldo aprì il cancello, ed entrò. +Scorse subito la piccola cosa inerte ai suoi piedi, e la sollevò. +Poi alzò gli occhi al balcone e vide la faccia turbata +di Nancy e la frenesia di dolore che contorceva il piccolo +viso di sua figlia. Non fece che un cenno colla mano, e +ripartì, portando via con sè la bambola morta. Passava +una carrozza ed egli la fermò. Disse al cocchiere:</p> + +<p> — La Condamine. E in fretta!</p> + +<p>I due cavalli fini e nervosi partirono al gran trotto.</p> + +<p>Aldo comperò la bambola che aveva visto alla mattina, +quella che aveva le ciglia di veri peli innestati nelle +palpebre; la pagò ventidue franchi invece di ventotto; +e ritornò con scalpitìo di cavalli e schioccar di frusta all'albergo.</p> + +<p>Quando gli occhi di Anne-Marie videro quella bambola, +e quando Nancy vide gli occhi di Anne-Marie, Aldo +comprese che tutto gli era perdonato.</p> + +<p> — E il Casino, che cosa ti ha reso? — chiese Nancy.</p> + +<p> — Non so ancora. Devo tornarci fra due ore, — disse +Aldo. — Adesso facciamo colazione.</p> + +<p>Presero una colazione eccellente, con « cocktails », +e vino del Reno, e chartreuse: poichè, messo di fronte +a una situazione disperata in cui l'economizzare cinquanta +centesimi non faceva nè caldo nè freddo, l'antenato +bottegaio nelle vene di Aldo cedeva il posto al sereno +lazzarone il quale mangia i suoi spaghetti oggi e non se +n'incarica di quello che mangerà domani.</p> + +<p> — Se quegli infami del Casino ti danno cinque o sei +mila franchi, non bisognerà lamentarsi, — disse Nancy. — Non +si può poi pretendere, vero? che ti rendano le intere +diciotto mila.</p> + +<p> — Eh, sicuro, — disse Aldo senza alzare gli occhi. +Egli sapeva già qualche cosa riguardo ai « viatiques »; +ma non volle che questa sua cognizione gli guastasse il<span class="pagenum"><a name="Page_179" id="Page_179">[179]</a></span> +déjeuner. Era un déjeuner che costava trentadue franchi. +E non bisognava sprecarlo.</p> + +<p> — E... l'hai vista? — chiese Nancy, legando un tovagliolo +al collo della bambola dietro richiesta di Anne-Marie.</p> + +<p> — Chi? — chiese Aldo con la bocca piena.</p> + +<p> — Ma... il volatile occidentale, — disse Nancy, per +fargli sentire che il suo perdono era completo.</p> + +<p> — Sì, l'ho vista, — disse Aldo.</p> + +<p>Nancy, che stava per mangiare, mise giù la forchetta. +Si sentiva male.</p> + +<p> — E allora?</p> + +<p>Aldo si schiarì la gola, prese un sorso di vino e si asciugò +la bocca.</p> + +<p> — E allora... è una vecchia strega abbrutita, — disse.</p> + +<p>Vi fu una pausa. Poi continuò:</p> + +<p> — Ho messo carte in tavola. Le ho detto chi eri tu, +le ho detto di Anne-Marie... tutto, insomma. E quando +avevo finito mi ha guardato a questo modo, — Aldo illustrò, — e +mi ha scagliato un volgare insulto americano. +Poi mi ha voltato le spalle, e via!</p> + +<p>Nancy gli tese la mano attraverso la tavola.</p> + +<p> — Caro Aldo, — disse.</p> + +<p> — Te l'ho detto io, — continuò lui, — che quel genere +di donna non può soffrire che un individuo abbia +famiglia! E' inutile. Non glielo perdonano.</p> + +<p> — Forse — azzardò Nancy, con le fossette appena +accennate — non perdonano all'individuo il modo in cui +egli tratta la sua famiglia!</p> + +<p> — Ebbene, basta, — disse Aldo. — Tanto, quella lì +è come se non avesse mai esistito. E' eliminata.</p> + +<p>(Ma non lo era).</p> + +<p>Alle quattro del pomeriggio, Aldo, Nancy, Anne-Marie +e la bambola uscirono e andarono a sedere sulla<span class="pagenum"><a name="Page_180" id="Page_180">[180]</a></span> +piazza del Casino. Nancy e la bambina rimasero sulla panchina, +volgendo le spalle alle aiuole profumate, mentre +Aldo entrava nel Casino a prendere il viatico.</p> + +<p>Pochi istanti dopo ricomparve col viso acceso e stravolto.</p> + +<p> — Oh canaglie! Oh, ladri e briganti!</p> + +<p> — Cosa è successo? — chiese Nancy.</p> + +<p> — E' successo che m'hanno dato cento cinquanta +franchi! — disse Aldo, gettandole in grembo con ira sprezzante +tre biglietti da cinquanta franchi.</p> + +<p> — Cento... cinquanta... franchi! — alitò Nancy. — Mio +Dio!</p> + +<p> — Nancy, senti! Non c'è che una cosa da fare. Vai +dentro, e giocali. Sbáttili giù, su un numero qualunque. +E se si pérdono, vadano al diavolo! E che la sia finita.</p> + +<p> — Va bene, fa pure, — disse Nancy. Sentiva che +ormai nulla più importava.</p> + +<p> — Non posso, io, — disse Aldo, che era livido. — Non +mi lasciano più entrare, finchè non avrò ripagato +questo straccio d'elemosina! Va tu, va tu, fa presto!</p> + +<p>Nancy si alzò tremante.</p> + +<p> — Ma come faccio? come li gioco?</p> + +<p> — Non importa, non importa, — disse Aldo. — Tanto +è lo stesso.</p> + +<p>E si coprì il volto colle mani. Chiaro davanti a lui +stava il pensiero che loro tre possedevano al mondo cento +cinquanta franchi e un debito di cento e ventitrè.</p> + +<p>Si volse alla bambina:</p> + +<p> — Anne-Marie, di' un numero! Un numero qualunque...</p> + +<p>Anne-Marie non capiva.</p> + +<p> — Ma sì, tesoro, — disse Nancy. — Sai bene i numeri +che t'ha insegnato la nonna!</p> + +<p> — Ah sì, sì, — disse Anne-Marie. — Uno, due, tre, +quattro...<span class="pagenum"><a name="Page_181" id="Page_181">[181]</a></span></p> + +<p> — Alt! basta, — disse Aldo. — Va bene così. Nancy, +tu entri e punti, alla tavola che vuoi, i « quatre premiers » +e « quatre en plein ». Così hai anche lo zero. Hai capito? +« Les quatre premiers et quatre en plein ». Puoi dirlo +al croupier che te li giochi. Va. Fa presto.</p> + +<p>Nancy entrò nel Casino e volse a sinistra; entrò nel +« Commissariat » dove stavano gli uomini che la sera prima +avevano riso di lei. La riconobbero subito, e le diedero +senza difficoltà un biglietto d'ingresso.</p> + +<p>Nancy entrò nelle sale. Subito le colpì l'orecchio l'incessante +clichettìo delle monete, il suono cristallino dell'oro +e dell'argento. Andò alla prima tavola a sinistra. +Un croupier coi capelli rossi sedeva in fondo al tavolo, +colla mano su un rastrello di legno. Nancy gli si avvicinò.</p> + +<p> — « Quatre premiers et quatre en plein », — disse, +e gli diede uno dei biglietti di cinquanta franchi.</p> + +<p>Ma era troppo tardi.</p> + +<p> — « Rien ne va plus », — disse un uomo nel centro, +vicino alla ruota. — « Trente-deux; noir, pair et passe ».</p> + +<p> — Siete fortunata, — disse il croupier a Nancy, rendendole +il suo biglietto. — Avreste perso.</p> + +<p>Ella ripetè la sua frase, e allora il croupier, mettendo +il biglietto in cima al rastrello, lo fece passare traverso +la tavola.</p> + +<p> — « Quatre premiers », — disse, e l'uomo ch'era nel +centro lo posò.</p> + +<p> — « Et quoi encore? » — chiese il croupier guardando +Nancy.</p> + +<p> — « Quatre premiers et quatre en plein », — ripetè +Nancy, come un automa.</p> + +<p>Il croupier tese la mano.</p> + +<p> — Quanto, all'« en plein »?</p> + +<p>Nancy gli diede il secondo biglietto di cinquanta +franchi, ed egli lo fece passare sul rastrello.<span class="pagenum"><a name="Page_182" id="Page_182">[182]</a></span></p> + +<p> — « Quatre en plein », — annunciò.</p> + +<p> — « Quatre en plein. Tout va aux billets », — disse +l'uomo al centro. La ruota girò, e la palla guizzò ronzando. +Il cuore di Nancy batteva a grandi colpi rimbombanti, e +la scuoteva tutta.</p> + +<p>La piccola palla scivolò, girò un po' sulla ruota, si fermò, +sbatacchiò, e cadde in uno dei trentasette scomparti.</p> + +<p> — « Trois ».</p> + +<p>Tutti guardarono Nancy mentre i croupiers la pagavano; +ed ella raccolse confusamente con mano maldestra +l'oro e l'argento.</p> + +<p> — Ancora, — disse, dando al croupier l'ultimo dei +tre biglietti, e aggiungendovi qualche luigi d'oro.</p> + +<p> — Ancora cosa? — disse il croupier.</p> + +<p> — Ancora lo stesso... lo stesso gioco.</p> + +<p>La palla girava.</p> + +<p> — Ma è già marcato, — disse il croupier, additando +il biglietto vincitore ancora piegato al posto di prima.</p> + +<p> — Ma no, ma no, — disse Nancy, che era molto confusa, — « premier +quatre »...</p> + +<p>Allora l'impiegato posò anche il secondo biglietto +sul primo, all'angolo dello zero e dei primi tre numeri.</p> + +<p> — « Et quatre en plein », — aggiunse Nancy.</p> + +<p>Ma per questo era troppo tardi.</p> + +<p> — « Rien ne va plus. Zéro »!</p> + +<p> — « Voilà! ça y est »! — disse il croupier, rendendole +l'oro destinato all'« en plein », e aspettando col rastrello +puntato sulla tavola gli ottocento franchi che venivano +a Nancy.</p> + +<p>Che cosa è il segreto della Fortuna? Come si può forzare? +Come spiegare, definire, analizzare? Qualunque cosa +Nancy facesse, vinceva. Dovunque metteva i suoi denari, +ivi andava la palla.</p> + +<p>Quando le parve di aver vinto abbastanza — aveva<span class="pagenum"><a name="Page_183" id="Page_183">[183]</a></span> +le mani cariche; sul suo posto alla tavola c'era un mucchio +d'oro, d'argento e di biglietti ed ella stava ritirando dai +numeri con rastrello maldestro l'ultima vincita — lasciò +tutto per un istante sul « pari », mentre deponeva l'imbarazzante +ordigno. Una donna si volse a dirle qualche +cosa, e durante quell'istante la palla cadde.</p> + +<p> — « Vingt, pair et passe ».</p> + +<p>La vincita era raddoppiata.</p> + +<p>Quando finalmente ebbe raccolto tutto nelle mani +tremanti e messo in tasca come meglio poteva l'oro e i +biglietti sgualciti, ella si alzò barcollante, quasi ubbriaca. +Aveva le guancie infocate e le pareva di non vederci più. +Con passo vacillante uscì dalle sale, traversò l'atrio e scese +la breve gradinata esterna che mette sulla piazza.</p> + +<p>Aldo sedeva ancora immobile sulla panca; teneva +i gomiti sui ginocchi e la testa fra le mani; aveva la bambola +in braccio. Anne-Marie girava correndo intorno +all'aiuola.</p> + +<p> — Aldo! — disse Nancy, e gli cadde seduta al fianco, +debole e stremata.</p> + +<p>Aldo alzò il viso sconvolto.</p> + +<p> — Sfumati, eh?</p> + +<p>Nancy scosse il capo con una piccola risata isterica. +Poi gli riempì le mani di denari, e se li ammucchiò in +grembo, e ancora ne restavano. Aldo li contò, svelto e +destro. La gente che passava li guardava sorridendo.</p> + +<p> — Sette mila ottocento franchi, — disse Aldo, pallidissimo.</p> + +<p> — Oh, ma ne ho ancora!</p> + +<p>E Nancy tolse dalla tasca altri biglietti e altro oro. +Erano più di quattordici mila lire.</p> + +<p> — Vieni al Cafè de Paris, — disse Aldo.</p> + +<p>Ordinarono per loro il caffè e la crème de menthe, e +per Anne-Marie un gelato di fragola e delle paste. L'orchestra +suonava « Sous la Feuillée ».<span class="pagenum"><a name="Page_184" id="Page_184">[184]</a></span></p> + +<p> — Oh Dio, come è bello il mondo, — disse Nancy +con un piccolo singhiozzo in gola. — Dio! che paese divino! +Come adoro tutto! come adoro tutti.</p> + +<p> — <em>Adôlo</em> tutti! — disse Anne-Marie, prendendo +una terza pasta, con selezione lenta e accurata.</p> + +<p>Aldo e Nancy risero.</p> + +<p>Passò l'inglese, e Nancy lo chiamò, e lo presentò ad +Aldo. Aldo lo ringraziò della sua cortesia e bontà per +Nancy la sera precedente.</p> + +<p>E Nancy gli raccontò come avesse vinto quattordici +mila franchi. E risero tutti insieme, e l'orchestra suonò; +e il sole raggiò, e scese.</p> + +<p> — Il miglior treno per l'Italia — disse improvvisamente +il signor Frederick Allen — è quello delle nove stasera. +Avete giusto un'ora. E' un ottimo treno.</p> + +<p>Aldo guardò Nancy; e Nancy guardò il cielo. Era color +lilla pallido e rosa sfumato. Dove la chiarità era più perlata, +navigava, come una coppa trasparente, la luna novella. +Gli tzigani suonavano la « Manon ». E in lontananza era +il mare.</p> + +<p> — Bisogna prendere quel treno, — disse Aldo, alzandosi +e battendo col cucchiaino sulla sotto-coppa per chiamare +il cameriere.</p> + +<p> — Oh, Aldo! — disse Nancy. — Non vogliamo restar +qui? ed essere felici?</p> + +<p> — Restar qui ed essere felici, — disse Anne-Marie +con un sorriso incantevole.</p> + +<p class="pad2">E restarono.<span class="pagenum"><a name="Page_185" id="Page_185">[185]</a></span></p> + +<hr /> +<h2><a name="V_II" id="V_II"></a>V.</h2> + +<p>Aldo ripagò il viatico all'amministrazione, ed entrò +nelle sale da giuoco con Nancy. La proprietaria dell'albergo +fece venire da Villafranca una bonne, che doveva passeggiare +su e giù nei giardini con Anne-Marie, e portare la +bambola. Non costava niente, quella bonne! cinquanta +franchi al mese! Si misero in pensione all'albergo; anche +questo non costava niente: quarantacinque franchi al +giorno! Fecero delle gite in carrozza che non costavano +niente: trenta franchi per andare alla Turbie; venti franchi +per Cap-Martin; sessanta per la Corniche. Tutto era per +niente. Dieci minuti alle tavole da gioco e Nancy aveva +guadagnato più di quanto occorresse per un mese.</p> + +<p>Nancy regalò alla cameriera il suo costume da viaggio. +Mandò a sua madre un mantello di Doucet (Valeria lo +trovò così bello che non osava portarlo). Mandò dei regali +allo zio Giacomo e alla zia Carlotta; ad Adele e a Nino; +a Clarissa e a Carlo. Si ricordò di un ometto senza gambe +che da tanti anni vedeva a Milano seduto in un carrettino +sul Corso, e mandò a Valeria cento franchi perchè +glieli desse.</p> + +<p>Anne-Marie era vestita di raso liberty con un mantello +alla russa di broccato bianco, e un cappello a lunghe +piume. La bonne portava in testa un enorme nodo di nastro +scozzese, di cui le due lunghe code svolazzavano al +vento.</p> + +<p class="pad2">Le cose andarono così per dieci giorni. All'undecimo +giorno era finito.</p> + +<p>Nancy giocò allegramente e perse. Giocò prudentemente<span class="pagenum"><a name="Page_186" id="Page_186">[186]</a></span> +e perse. Giocò timidamente e perse. Giocò disperatamente +e perse.</p> + +<p>Aldo, che non si fidava della propria vena, la seguiva +da tavola a tavola, dicendo:</p> + +<p> — Sta attenta! Fa così! Non far così! Perchè hai giocato! +Perchè non hai giocato! Te l'ho detto io!... Vedi!... Lo sapevo!...</p> + +<p>E ad ogni tavola, li aspettava — spettro invisibile — la +« guigne »! La guigne, allegra e maligna, toccava il +braccio di Nancy e le spingeva la mano nella direzione +falsa, le sussurrava all'orecchio i numeri sbagliati.</p> + +<p>Dieci volte si decisero di smettere, e dieci volte si decisero +a tentare ancora una volta, una sola volta!</p> + +<p> — Adesso ci restano nove mila lire. Con nove mila +lire cosa vuoi che facciamo? Siamo mendicanti! Ma con +un po' di fortuna ci possiamo rifare.</p> + +<p class="pad2">Questo durò due giorni. Al terzo giorno avevano ancora +mille e ottanta franchi.</p> + +<p> — Giochiamo gli ottanta, — disse Aldo, — e i mille +non li toccheremo.</p> + +<p>Perdettero gli ottanta; e poi altri quattrocento franchi.</p> + +<p> — A cosa serve avere seicento franchi? — disse Aldo.</p> + +<p>E giocarono ancora. Gli ultimi tre luigi, Aldo li gettò +su una transversale. Vinse.</p> + +<p> — Lasciamo lì tutto, — disse.</p> + +<p>Vinsero ancora.</p> + +<p>Nancy, con le guancie infocate e il cuore martellante, +disse:</p> + +<p> — Vogliamo correre il rischio di lasciarli ancora una +volta?</p> + +<p>Aldo aveva le labbra bianche ed aride, e la gola secca. +Non poteva parlare. Fece cenno di sì col capo.</p> + +<p>E una terza volta vinsero. Il croupier buttò giù col<span class="pagenum"><a name="Page_187" id="Page_187">[187]</a></span> +rastrello la piccola pila d'oro, e la contò, poi spianò davanti +a sè i tre biglietti da cinquecento franchi. Indi pagò: +cinque volte la già quintuplicata posta.</p> + +<p>Aldo si sporse e prese il rastrello. In quell'istante un +uomo seduto verso il centro della tavola mise la mano +sulla pila d'oro e di biglietti e fece per trarli a sè.</p> + +<p> — Ah! « pardon! pardon! pardon »! — gridò Aldo, +battendo il rastrello sui denari e fermandoli sulla tavola. — « C'est +à moi »!</p> + +<p> — « Ah, non »! — disse l'uomo, mettendo recisamente +la mano sui biglietti, — « ça, c'est ma mise à moi. Voilà +déjà trois coups que je l'y laisse... »</p> + +<p>Aldo era incoerente dall'agitazione. Nancy, pallidissima, +si sporse:</p> + +<p> — « C'est à nous, Monsieur ».</p> + +<p> — « Ah, mais c'est par trop fort », — gridò l'altro, +che era francese e aveva una voce forte.</p> + +<p>Respinse con un urto il rastrello di Aldo, e si prese +i denari. Aldo si volse ai croupiers; era livido e gesticolante. +Ma i croupiers si strinsero nelle spalle.</p> + +<p>Aldo fece appello alla gente vicina, alla gente in +faccia... avevano pur veduto!... Ma nessuno aveva veduto +niente, nessuno sapeva niente.</p> + +<p> — « Faites vos jeux, Messieurs »... — disse il croupier. +E la palla ronzò.</p> + +<p> — « Bah, ces italiens »! — disse il francese; e i vicini +sorrisero.</p> + +<p>Aldo tremava e aveva gli occhi iniettati di sangue.</p> + +<p> — Vieni, vieni via! — balbettò Nancy, — per amor +di Dio, Aldo! per amore della piccola! Vieni via.</p> + +<p>E Aldo si volse e la seguì.</p> + +<p>Uscirono dalle sale. Nell'atrio l'orchestra suonava la +suite del « Peer Gynt ».</p> + +<p> — Oh Aldo, Aldo, — disse Nancy, — andiamo via, +andiamo via da questo luogo terribile.<span class="pagenum"><a name="Page_188" id="Page_188">[188]</a></span></p> + +<p>Aldo non rispose.</p> + +<p>Uscirono. Attraverso la piazza soleggiata veniva, ridendo +sotto ai chiari parasoli, un gruppo di donne eleganti, +affrettandosi verso il Casino colle chiare gonne rialzate +a mostrare i tacchi alti e le calze traforate.</p> + +<p>L'aria era tiepida e fragrante.</p> + +<p>Scesero a sinistra nei giardini. Davanti a loro — una +gigantesca striscia di cobalto — era il mare.</p> + +<p>E Anne-Marie, nel suo mantello di broccato bianco, +camminava in su e in giù come una piccola Altezza Serenissima, +coi brevi riccioli dondolanti sotto l'immenso +cappello piumato. Dietro a lei la bonne di Villafranca, +con passo rigido, col nastro scozzese ondeggiante al vento, +portava in braccio la bambola colle ciglia di veri peli.</p> + +<hr /> +<h2><a name="VI_II" id="VI_II"></a>VI.</h2> + +<p class="rind">New York.</p> + +<p class="lind">« <i>Mamma adorata</i>,</p> + +<p>Ti manderò questa lettera quando tutto ciò che scrivo +in essa non sarà più vero. Se esco viva da questo spaventoso +sogno, saprai tutto; se no... Ma certo ne esciremo, +ci sveglieremo un giorno da questo incubo fantastico, +incredibile.</p> + +<p>Poichè, non si muore di miseria, vero, mamma? Non +è possibile che si patisca davvero la fame? Quelle sono +cose che si sentono a dire; ma non succedono, non possono +realmente succedere, vero? « Zu Grunde gehen! » +La tetra vecchia frase tedesca mi rulla nella mente come +tuono lontano, « Zu Grunde gehen! »<span class="pagenum"><a name="Page_189" id="Page_189">[189]</a></span></p> + +<p>Lo so, lo so che ciò non avviene. Non si va « zu +Grunde ». Ma quando si ha in tutto il mondo quarantacinque +dollari e un uccelletto piccolo che apre il becco +e vuol essere nutrito (e nutrito di dolci e cioccolattini +quando ne ha voglia), si diventa vili e paurosi, e si pensano +delle cose folli... si finge persino di credere alla possibilità +di morire di fame!</p> + +<p>Mamma, non pensar male di me se non sono tornata +a Milano ad abbracciarti, a dirti addio, prima di partire +per questo viaggio atroce, per questa terra straniera e +così lontana.</p> + +<p>Non mi reggeva il cuore.</p> + +<p>E poi Aldo disse che non ne avevamo i mezzi; e forse +aveva ragione, visto che i nostri « viatiques » riuniti e i +miei gioielli venduti bastarono appena appena a portarci +a New York.</p> + +<p>Sbarcammo qui tre giorni fa. Ieri mattina ti mandai +una cartolina: « Arrivati felicemente ». <em>Felicemente!</em> +Oh, mamma mia adorata! Io credo che forse vi sarà un +secondo e più divino Paradiso riserbato a quelli che hanno +il cuore di dire simili menzogne. Felicemente!...</p> + +<p>Non voglio straziarti. Ti basti che arrivammo, io nel +mio costume di Montecarlo, col mio cappello guarnito +d'osprey e le mie scarpette lucide e impertinenti; Anne-Marie, +con un'aria di principessina svogliata; e Aldo — un +pallido Antinoo, con quarantacinque dollari nel +portafogli.</p> + +<p>E venne la Via Crucis del cercare alloggio. Mamma, +ma fui io mai al Grand Hôtel a Roma? Fui io, Nancy, +che scesi con languido passo le larghe scale dai vellutati +tappeti, per salire nell'automobile reale che m'aspettava +per condurmi al Quirinale? Ed ero io, che sdraiata nella +grande poltrona dello zio Giacomo ascoltavo benignamente +i folli poeti che mi leggevano i loro canti? Ero io,<span class="pagenum"><a name="Page_190" id="Page_190">[190]</a></span> +che con dita svogliate suonavo campanelli elettrici perchè +i domestici mi venissero a servire?</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>Ciò avvenne forse ai tempi</i><br /></span> +<span class="i0"><i>D'Omero e di Valmichi...</i><br /></span> +</div></div> + +<p>Quella era un'altra Nancy. Questa Nancy trascinò +i stanchi passi per ore ed ore traverso strade dritte e terribili +chiamate « Avenue », con un lugubre marito da un +lato, e una bimbetta piagnucolante dall'altro.</p> + +<p>Terza Avenue... Quarta Avenue... (poi in fretta traverso +la Quinta Avenue dove non sta che la gente ricca)... +e giù per la sesta Avenue... e dovunque v'erano gli stessi +negozi sporchi, e bambini strillanti, e ragazze impudenti, +e uomini villani; e il rombo di treni sopra il capo, e il clamore +e lo stridìo di tram e di trolley. Poi, finalmente, la +Settima Avenue — una via tranquilla, squallida, senza +treni — traversata da altre strade tranquille e squallide, +dove v'erano meno bambini strillanti e meno negozi +sporchi, ma delle file di case scialbe e repellenti, dei « boarding-houses », +dove alloggiano gli infelici, gli stranieri, la +gente senza casa, i naufraghi della vita.</p> + +<p>Suonammo alla porta d'una di queste case che aveva +l'aria più pulita e modesta delle altre. Una donna aprì. +Mi guardò; guardò il mio cappello e le mie scarpe. « Cosa +volete? » disse. — « Una stanza » — cominciò Aldo. La +donna chiuse la porta senza rispondere.</p> + +<p>Nella casa vicina una donna avvolta in uno sporco +accappatoio di seta rosa, si affacciò alla finestra: « Se +cercate stanze », disse, « qui ce n'è. Otto dollari al giorno. +E i pasti un dollaro ».</p> + +<p>Nella casa seguente non prendevano bambini. Nell'altra +non prendevano forestieri. Tutti ci guardavano +male; stupiti e diffidenti di vederci nella loro povera contrada<span class="pagenum"><a name="Page_191" id="Page_191">[191]</a></span> +coi nostri abiti troppo costosi ed eleganti. Li insospettiva +la bellezza di Aldo; il suo accento italiano faceva +loro paura. E Anne-Marie, ad ogni nuova faccia che appariva +alle porte, strillava.</p> + +<p>Finalmente Aldo disse: « Andrò al Consolato italiano. +Tu, aspetta colla bambina in qualche negozio ». Entrammo +da un fornaio, e ci sedemmo; e Anne-Marie mangiò molti +panini.</p> + +<p>Il Consolato era all'altro capo di New York e quando +Aldo vi arrivò lo trovò chiuso. Ritornò depresso e sfinito; +io, frattanto, avevo fatto amicizia colla moglie del prestinaio. +Era una tedesca, grassa e bionda e mite. Le raccontai +la nostra Storia del Lupo: che io ero una poetessa, e che +ero stata ricevuta dalla Regina; e poi tutta la storia di +Montecarlo.</p> + +<p>Lei continuava a dire « Ach! » ma mi pare che non credesse +nè capisse molto di tutto ciò. Certo, però, le facevamo +pietà. D'un tratto Anne-Marie, udendo parlare tedesco, +saltò fuori a cantare: « Schlaf, Kindchen, schlaf! » +La donna subito l'abbracciò. « Ach! du Süsses », disse, +tutta commossa. « Come fa a sapere quella canzone? Ach! +vi condurrò da Frau Schmidl ».</p> + +<p>Infatti ci condusse tutti e tre nella 38.<sup>ma</sup> Strada, in +casa di sua sorella; e la sorella ci diede questa camera. +La camera è pulita; e Frau Schmidl è una dolce creatura.</p> + +<p>Ed ora? Cosa accadrà? Mi sono comperata un orrendo +vestito color pepe e sale, e un cappello di paglia nera. +Anne-Marie porta una spaventevole mantellina di lana +verde-oliva, regalatale da Frau Schmidl. Sembriamo dei +Poveri Meritevoli!... Anne-Marie urla tutte le volte che +le metto la mantellina; ma non possiamo offendere Frau +Schmidl. Frau Schmidl è l'unica amica che abbiamo in +America.</p> + +<p>Poichè il « ranch » del Texas — ti ricordi quando<span class="pagenum"><a name="Page_192" id="Page_192">[192]</a></span> +Aldo ne parlava? — è un mito. Mai in vita sua Aldo è stato +in un rancio. Una volta ha incontrato un francese malato +di polmoni, che era stato nel Texas; e questi gli aveva narrato +tutti quei romantici dettagli che egli ha poi riservito +a noi. Ti ricordi, mamma? Sul Lago Maggiore... Ci raccontava — un +po' vagamente, è vero, e soltanto quando +noi lo pregavamo — quelle storie dei cavalli selvaggi +del West, i « bucking bronchos », su cui galoppava traverso +le sterminate praterie... Quando gli rimprovero le +sue favole, egli mi risponde che era colpa nostra. Insistevamo +per sapere tutti i dettagli! Dice poi che è stata Clarissa +a metter fuori la leggenda del rancio, perchè le pareva +una idea estetica e graziosa. E lui s'è trovato a dover +continuare questa storia come poteva.</p> + +<p>Povero Aldo! Quando ci vede in questi abiti ci detesta! +E detesta tutte le cose tedesche che Frau Schmidl ci dà +da mangiare. E' andato ora per la terza volta dal Console +italiano a vedere se questi non potesse procurargli delle +corrispondenze da fare. Io potrei dare delle lezioni; ma +Frau Schmidl dice che v'è molto più gente che vuol dar +lezioni che gente che ne voglia prendere. E poi... c'è +Anne-Marie a cui bisogna badare. Anne-Marie! Frau +Schmidl l'adora per il suo nome. Dice che è « echt Deutsch! » +Frau Schmidl è una cara bionda grassa, come sua sorella, +e, come lei, parla quello spaventoso linguaggio che è l'inglese +dei tedeschi americani. Anne-Marie ama assai quel +modo di parlare, e lo imita. Mi vien freddo pensando +che Anne-Marie imparerà a parlare così.</p> + +<p class="astline">******</p> + +<p>Aldo non ha trovato occupazioni di sorta. Gli americani +non vogliono avere nulla a che fare con un italiano; +e gli italiani vogliono ancor meno aver a fare con un italiano.<span class="pagenum"><a name="Page_193" id="Page_193">[193]</a></span></p> + +<p>Ci rimangono otto dollari.</p> + +<p class="astline">******</p> + +<p>Se ti scrivo chiedendoti dei denari tu li manderai. +E poi? Da qui a poche settimane saremo al punto in cui +siamo oggi.</p> + +<p>Meglio vale combattere da soli le nostre battaglie.</p> + +<p class="astline">******</p> + +<p>Ecco. Non abbiamo più niente. <em>Niente.</em></p> + +<p>Il signor Schmidl dice che ci lascierà tenere la stanza. +« Almeno », aggiunge in tono burbero, « per un'altra +settimana o due ». Ma sua moglie non deve darci da mangiare. +« Almeno », soggiunge, ancora più burbero, « non a +tutti. Soltanto a voi, e alla Anne-Marie ».</p> + +<p>E' un uomo povero anche lui. Ha ragione. Non può +mantenere una famiglia d'estranei. Ma — e Aldo? Come farà?</p> + +<p class="astline">******</p> + +<p>Abbiamo venduto i vestiti di Montecarlo per dodici +dollari. Ci siamo riabilitati.</p> + +<p>E poi, dove avevo la testa? Io posso scrivere! Come +mai non ci ho pensato? Manderò un articolo al giornale +Italo-Americano. Senza firma s'intende.</p> + +<p>Lo scrivo subito. Stasera stessa.</p> + +<p class="astline">******</p> + +<p>E' scritto.</p> + +<p class="astline">******</p> + +<p>E' accettato.</p> + +<p class="astline">******</p> + +<p>E' stampato.</p> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_194" id="Page_194">[194]</a></span>E pare che tutto finisca lì. Hanno detto ad Aldo che +non pagano mai gli articoli che vengono mandati dal di +fuori, anche se sono brillanti e originali com'è questo. +Non pagano che i loro redattori.</p> + +<p>E non vi sarebbe posto nella redazione per lo scrittore +dell'articolo brillante e originale?</p> + +<p>Posto, sì. Fin che se ne vuole. Ma denari no.</p> + +<p>Aldo vive di datteri e di un po' di riso. Non parla quasi +mai. Non so che cosa siano i suoi pensieri. Ho paura per +lui.</p> + +<p class="astline">******</p> + +<p>Oggi, conducendo fuori Anne-Marie a prendere un po' +d'aria davanti alla casa, ho incontrato una persona che +conoscevamo in Italia, un certo Fioretti.</p> + +<p>Mi pare che fosse un vecchio amico di Nino. Egli mi +guardò, e passò, senza riconoscermi. Ringraziai il cielo! +Mi tremavano le ginocchia per la paura che si fermasse, +che mi dicesse: « Voi, qui? Ma dove state? Cosa fate? »</p> + +<p>Dove sto? Sto in questa vile strada nel quartiere dei +negri. E cosa faccio? Muoio di fame.</p> + +<p>Mamma! mamma! mamma! ma questo è un sogno +che faccio, non è vero? Uno stolto, incredibile sogno, da +cui mi sveglierò ridendo, per ritrovarmi vicino a te. Vorrei +svegliarmi ancora bambina in Inghilterra, nella Casa +Grigia... C'era la nonna, vero? non me la ricordo, ma so +che c'era. E nel giardino un'altalena: quella la ricordo...</p> + +<p>E poi, non c'era anche una ragazzina colla treccia +bionda, che si chiamava Edith? Non so perchè mi pare +di ricordarmela adesso. Che cosa ne è stato di lei?... Era +forse quella poverina che morì d'etisia a Davos?...</p> + +<p class="astline">******</p> + +<p>Aldo non si muove più di casa. Non ci parla più. Sta<span class="pagenum"><a name="Page_195" id="Page_195">[195]</a></span> +tutto il giorno immobile, a guardarci. Io ho paura +di lui.</p> + +<p>Se posso trovare denari sufficienti, ti telegrafo.</p> + +<p class="astline">******</p> + +<p>Questa gente è buona. Tengono Anne-Marie da basso, +in cucina. Ma anche loro hanno paura di Aldo. Credo +che ci manderanno via. Ma terranno la bambina, e +avranno cura di lei.</p> + +<p>Oh Dio! Mamma! mamma! Pensa!...</p> + +<p>Voglio telegrafarti, voglio telegrafarti.</p> + +<p>Vado fuori. Vado a domandare che mi si aiuti. Domanderò +a chiunque, a tutti...</p> + +<div class="dots"> </div> + +<p>Sono stata alla Chiesa italiana, al Consolato italiano. +Vedranno, dicono; e faranno il possibile... ma ci sono tanti +casi pietosi! Mamma, siamo un « caso pietoso » noi? Come +è strano!...</p> + +<p>Non hanno voluto darmi i denari per un telegramma. +Hanno detto che telegraferanno loro, quando avranno +assunto informazioni...</p> + +<p>Ho fermato per istrada una donna. Le ho detto: +« Perdoni! Potrebbe forse lei... », e poi mi è mancato il +coraggio e le ho domandato dov'era la 38.<sup>ma</sup> Strada. Me +l'ha indicata, ed io son tornata indietro per la strada già +fatta.</p> + +<p>Sono arrivata alla Quinta Avenue e nel mio misero +abito sono scesa per quella via splendida e opulenta. +Sono passata davanti a tanti grandi palazzi. Uno di questi +aveva le finestre aperte e, dentro, qualcuno suonava « Der +Musikant » di Hugo Wolff. Una voce di donna cantava.</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>Wenn wir zwei zusammen wären</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Möcht' das Singen mir vergeh'n.</i><br /></span> +</div></div> + +<p>Mi fermai. Tornai indietro; salii la larga scalinata<span class="pagenum"><a name="Page_196" id="Page_196">[196]</a></span> +bianca, e suonai il campanello. Immediatamente la porta +fu aperta da un domestico in sontuosa livrea.</p> + +<p>« Desidero parlare colla signora che canta », dissi.</p> + +<p>« Eh? » disse l'uomo squadrandomi. Vidi che mi credeva +una mendicante e che stava per mandarmi via.</p> + +<p>« Ditele, ditele in fretta », aggiunsi, « che... che Hugo +Wolff mi ha detto che potevo venire. »</p> + +<p>Certo qualche cosa nel mio viso — oh mamma! nel +mio disperato viso — toccò una corda umana in quel +pomposo automa.</p> + +<p>Andò diritto alla porta del salone, bussò piano, ed +entrò a portare il mio messaggio.</p> + +<p>Sulla tavola dell'anticamera era un immenso canestro +dorato, pieno di gigli pasquali.</p> + +<p>La musica tacque, e quasi subito apparve sulla soglia +una signora. Era giovanissima — poteva avere pochi +anni più di me — era bella, e vestita di panno color d'ametista. +Mi guardò curiosamente; poi disse, improvvisa:</p> + +<p>« Volete entrare? »</p> + +<p>La seguii nella vasta sala sfarzosa. Dalla parete « La +Bella » del Tiziano mi guardava blandamente d'in fra +le palpebre arrossate.</p> + +<p>« Che cos'era quel messaggio che mi mandaste? » +chiese la giovane signora, con la graziosa testa un po' +inclinata sull'omero. « Non ho capito bene... »</p> + +<p>Non avevo quasi voce. « Ho detto »... balbettai, « ho +detto che Hugo Wolff mi invitava ad entrare. Vi ho sentito +cantare la sua romanza ».</p> + +<p>Essa rise. Poi disse: « Siete dunque musicista? »</p> + +<p>Crollai il capo. Ebbi per un istante l'idea di narrarle +la Storia del Lupo. Poi temetti che potesse conoscere il +mio nome, e forse parlarne con gli italiani di New York. +E l'Italo-Americano scriverebbe un articolo, e il Corriere +della Sera a Milano lo riprodurrebbe...<span class="pagenum"><a name="Page_197" id="Page_197">[197]</a></span></p> + +<p>Ma la dolce giovine donna parlava: « Posso fare qualche +cosa per voi? »</p> + +<p>Io dissi: « Sì. »</p> + +<p>« Denari? » chiese lei.</p> + +<p>« Sì. »</p> + +<p>« Quanto vi occorre? »</p> + +<p>« Cinque dollari, » dissi io.</p> + +<p>Essa sorrise. « Così poco? Sarei lieta di fare di più per +un'amica di Hugo Wolff. »</p> + +<p>Uscì dalla stanza chiudendo la porta dietro di sè. +Mi lasciò sola nel suo magnifico salone; coi miei abiti dimessi, +col mio cappello di paglia nero, colla mia necessità +di cinque dollari mi chiuse in quella sala piena di ornamenti +d'oro e d'argento, di cornici ingemmate e ninnoli +di valore inestimabile. In un angolo v'era una libreria +aperta, tutti i volumi rilegati in cuoio rosso con lettere +d'oro. Guardai. Erano poeti tedeschi: Lenau, Uhland, +Heinrich Heine... E poi Rossetti e Mrs Browning; e un +volume della meravigliosa Lawrence Hope. E più in là +vidi le « Odi Barbare »; e vicino a loro il mio volume di +versi... il mio nome in oro sul cuoio rosso!...</p> + +<p>Mi coprii il viso colle mani e piansi.</p> + +<p>Dopo pochi momenti essa era tornata, tenendo nella +mano una moneta d'oro di venti dollari.</p> + +<p>« Ecco, per <em>porte-bonheur</em>! » disse; e, nel porgermela, +il delicato viso si soffuse di rossore. « E non c'è +altro ch'io possa fare per voi? »</p> + +<p>Io feci cenno di sì. Le lagrime mi impedivano di parlare, +ma guardai il pianoforte.</p> + +<p>Essa sorrise, e subito sedette davanti alla tastiera.</p> + +<p>E cantò. Cantò per me.</p> + +<p>Tutta la dolcezza e tutto il fervore che Dio le aveva +versato nella divina voce, essa lo mise nel suo canto per +me, sconosciuta, che non vedrebbe mai più, venuta da +chi sa dove, a domandarle la carità.<span class="pagenum"><a name="Page_198" id="Page_198">[198]</a></span></p> + +<p>Mamma, mamma mia cara, perchè non si fa mai +quello che si vorrebbe? Avrei voluto prenderle le mani +e baciarle; e baciarle il dolce viso commosso, e dirle che +l'adoravo; e dirle che era mio quel libro di versi; e darle +del tu. Hugo Wolff, pazzo e affamato, morto di crepacuore +e di miseria, ci spingeva l'una verso l'altra, lo so.</p> + +<p>Ma la canzone finì. — Ella si era levata in piedi, ed +io non la guardai più. Uscii senza parlare. La lasciai così, +ritta accanto al pianoforte, e so che mi guardava...</p> + +<p>Nell'anticamera i domestici si inchinarono al mio +passaggio come se fossi stata una principessa, e mi aprirono +la porta. Io passai davanti a loro piangendo, e scesi, +piangendo ancora, la larga scalinata.</p> + +<p>Camminai così, senza curarmi di chi mi vedesse; e +giunta a Madison Square sedetti su una panca sotto gli +alberi.</p> + +<p>Qualcuno venne a sedere accanto a me. Era una donna. +Sentii i suoi occhi fissarsi lungamente su di me, e mi volsi +anch'io a guardarla. Era il volatile occidentale! Subito +ne riconobbi, sotto la toque di velluto color turchese, +i capelli d'oro e la grossa faccia rosea.</p> + +<p>« Come sta, Mrs Doyle? » le dissi.</p> + +<p>« Eh! » esclamò, sussultando. « Come fa a conoscermi? » +Poi soggiunse guardandomi fissa: « E cos'ha da piangere? »</p> + +<p>« Piango per amore di una donna », dissi, « che è stata +buona con me. »</p> + +<p>« Ce ne sono tante di buone donne, » disse lei. « Anch'io +sono buona. Perchè? Cos'ha? Cosa vuole? »</p> + +<p>« Voglio che ella venga a parlare con mio marito », +dissi, « che da quattro giorni... Venga... Lo conosce... +L'ha visto a Montecarlo. Si chiama Aldo Della Rocca ».</p> + +<p>« Come? Della Rocca? Quell'angelo di napoletano? +Quell'Apollo del Belvedere? Ma sicuro che lo conosco! +E dov'è? Cosa fa qui? »</p> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_199" id="Page_199">[199]</a></span>« Venga a vedere », dissi.</p> + +<p>Ed ella venne con me nella sua toque turchese, alla +meschina casa di Mrs Schmidl nella lurida 38.<sup>ma</sup> Strada.</p> + +<p class="pad2">Quella sera pranzammo col volatile occidentale o, +piuttosto, essa si invitò a pranzare con noi.</p> + +<p>Disse: « Che veleno! » quando assaggiò la Knödelsuppe +di Frau Schmidl. E: « Che veleno! » quando mangiò il +Blutwurst coi krauti.</p> + +<p>A giudicare dai suoi modi, che sono esecrabili, essa è +probabilmente una gran signora.</p> + +<p>Mamma! nel mio cuore la speranza apre timidi occhi... »</p> + +<p class="astline">******</p> + +<hr /> +<h2><a name="VII_II" id="VII_II"></a>VII.</h2> + +<p>Mrs Doyle era difatti una gran signora. Suo marito +era stato uno dei titani fra i « boss » politici degli Stati +Uniti. Sua sorella aveva sposato un baronetto inglese. +Sua figlia, Marjorie, « Marge », come la chiamava sua +madre, si era sposata, diciottenne appena, al congressista +Herbert Van Osten.</p> + +<p>Il volatile occidentale traboccava di ciò ch'ella chiamava +« eleganti » idee.</p> + +<p> — Voi altri due, — disse alla fine del velenoso pranzo, — potreste +far una sensazione qui! Potreste diventare +« the rage »! la gran moda a New York. Ci vuol poco a diventare +la gran moda a New York. E' una città fatta così! — E +volgendosi ad Aldo: — Voi siete un conte, non è +vero? — Gli sorrise confidenzialmente. — Della Rocca, +nome elegante! Ha proprio tutto il suono di conte.<span class="pagenum"><a name="Page_200" id="Page_200">[200]</a></span></p> + +<p> — Sì, sì, altro che conte! — disse Aldo con un intimo +sorriso, ricordando il nome del nonno « Esposito », e il +« della rocca », aggiunto perchè s'era trovato il piccolo +fagotto abbandonato su una rocca vicino a Posillipo.</p> + +<p> — Dunque, vediamo, — disse Mrs Doyle aggrottando +le ciglia. — Per voi ci vorrebbe una specie di « atelier ». +Già gli « ateliers » sono la gran moda a New York.</p> + +<p> — Non vedo cosa farebbe mio marito in un atelier, — disse +Nancy.</p> + +<p>Ma Aldo le pestò il piede per farla tacere.</p> + +<p> — Non puoi lasciarla dire? — le sussurrò in italiano.</p> + +<p> — Dunque, — continuò Mrs Doyle, — voi avreste +l'atelier. Va bene. E' un'elegante idea quella dell'atelier. +Ma vostra moglie...</p> + +<p> — Mia moglie è una grande poetessa, — disse Aldo.</p> + +<p> — Ah sì? — disse Mrs Doyle inarcando le sopracciglia +color seppia, e pizzicandosi pensosamente il grosso mento. — Allora, +vediamo... Se è una poetessa, deve mostrarsi un +po' strana... un po' diversa... deve vestire, sapete bene, in +sciarpe rosse e simili cose... deve coltivare una linea originale, +pittoresca. E poi potrebbe leggere i suoi poemi +nei salons di New York. Già la poesia è la gran moda a +New York. Tanto più, — soggiunse con incoraggiante +benevolenza a Nancy, — tanto più se i poemi sono in italiano. +Nessuno capirà niente. Lasciate fare! lasciate fare! +Vi « rivelerò » io. Darò un grandioso ricevimento. Sui +biglietti d'invito farò stampare nell'angolo sinistro: « poetessa +italiana ». Elegante idea!</p> + +<p>Ma Nancy era refrattaria. Disse che non avrebbe +portato delle sciarpe rosse, nè recitato i suoi poemi. E poi, +cosa avrebbe fatto Aldo in un atelier?</p> + +<p>Questa reiterata domanda parve ad Aldo urtante e +puerile.</p> + +<p>Mrs Doyle ragionò:<span class="pagenum"><a name="Page_201" id="Page_201">[201]</a></span></p> + +<p> — Cara mia, delle figure come la sua non se ne incontrano +tutti i giorni per Broadway. Io non so come sia nei +paesi vostri, ma qui, vi accerto che basterà la sua bellezza +a farlo diventare la gran moda a New York.</p> + +<p>Aldo approvò col capo, guardando Nancy come per +dirle: « Vedi? »</p> + +<p> — Ma a cosa serve essere la gran moda se non abbiamo +da vivere? — disse Nancy. — Cosa dobbiamo mangiare?</p> + +<p>Parlando così essa si sentiva molto brutale, e inestetica, +e pedestre.</p> + +<p> — Oh, cara mia! — esclamò Mrs Doyle, — una volta +che siete la gran moda in un posto come New York!...</p> + +<p>E i suoi rotondi occhi celesti si levarono in estatica +eloquenza verso il soffitto di Frau Schmidl, dove camminavano +languide e lente le mosche.</p> + +<p>Ma Nancy la assicurò che ciò non era possibile. Mrs +Doyle non potrebbe invece trovare del lavoro per Aldo?</p> + +<p> — Che lavoro? — chiese Mrs Doyle, lasciando vagare +lo sguardo azzurrino sulla bianca fronte stretta di Aldo, +sul flutto lucido della nera chioma, sugli occhi violenti +e intensi, e sull'arco scarlatto delle sue vivide labbra. — Che +lavoro sa fare?</p> + +<p> — Oh, le solite cose, — disse Nancy, un poco incerta. — I +lavori che fanno tutti gli uomini. E' stato all'università; +ha studiato legge. Ha una laurea... però non ha +mai esercitato. Ma certo potrebbe far qualunque cosa. +E' molto intelligente.</p> + +<p> — Già, — disse con aria un po' sognante Mrs Doyle.</p> + +<p>Mrs Doyle pensava. Pensava, intensamente e seriamente, +a una cosa che le aveva detto sua figlia quella +mattina stessa. Improvvisamente si alzò e li salutò.</p> + +<p>Permise ad Aldo di aiutarla a mettere il lungo mantello +turchese, e di cercarle i guanti, e di andarle a prendere +una vettura. Rimasta sola con Nancy ella fece il gesto<span class="pagenum"><a name="Page_202" id="Page_202">[202]</a></span> +di aprire la sua borsetta di maglia d'oro; poi, vedendo +l'espressione degli occhi di Nancy, desistette. E, invece, +la baciò.</p> + +<p>Quando fu in carrozza, si sporse dal finestrino e agitò +in segno di saluto ad Aldo la grassa mano inguantata di +bianco.</p> + +<p> — Addio, Apollo!...</p> + +<p>Aldo, a capo scoperto, ritto e deferente sul marciapiede, +le fece un profondo inchino. La carrozza partì, portando +verso le strade dai numeri alti Mrs Doyle, colle +sue riflessioni e le sue idee eleganti. Quando la vettura +svoltò nella 66.<sup>ma</sup> Strada, la signora mormorava tra sè +e sè:</p> + +<p> — Quell'Apollo è ciò che ci vuole per Bertie. E' precisamente +ciò che ci vuole per mettere a posto Bertie. +Elegante idea! Come sarà contenta la mia povera Marge!.. +Il conte Della Rocca! Ma è quel che Dio fece per mettere +a posto Bertie!...</p> + +<p class="pad2">Bertie non era a posto, se la propria casa, a mezzanotte, +può dirsi il posto di un marito.</p> + +<p>C'era sua moglie — Marge, la figlia di Mrs Doyle — sola +e piccola e severa in mezzo allo sfarzo dell'immenso +salone. Leggeva; ma chiuse il libro e strinse le labbra +udendo aprire la porta di casa. Dei passi, smorzati dal tappeto, +salivano le scale; ma non erano gli insubordinati +passi del suo marito, Bertie. Marjorie riconobbe l'indulgente +fruscìo delle vesti materne, che lentamente salivano +e s'avvicinavano. La moglie di Bertie si alzò e mosse incontro +a Mrs Doyle.</p> + +<p> — Mammà! a quest'ora? Che cosa è stato?</p> + +<p> — Niente, Marge, niente! Bertie è in casa?</p> + +<p> — No, — e le sottili labbra rosee si fecero più strette. — Non +è che la mezzanotte. Perchè dovrebbe essere in +casa?<span class="pagenum"><a name="Page_203" id="Page_203">[203]</a></span></p> + +<p> — Marge, dammi ben retta, — disse Mrs Doyle, sedendosi, +vasta e risoluta in una poltrona, di fronte a sua +figlia. — Io ho un'elegante idea. Ho trovato quel che Dio +fece per Bertie. Quel che Dio fece, tesoro mio!</p> + +<p class="pad2">Batteva il tocco quando Mrs Doyle si alzò per partire. +Il volto di ambedue le signore era irradiato da sorrisi.</p> + +<p> — Dovrai andar cauta, mia cara, — disse la madre. — Non +essere sbadata, nè inverosimile, nè troppo generosa. +La moglie è una creatura ostinata e suscettibile, +una specie di idealista; sai bene, di quelle che col pensiero +mettono le maiuscole a tutte le parole: l'Arte! il Dovere! +la Dignità! e così via. Bisognerà badare di non urtarla... +Quanto a lui, mi pare che il più semplice sarà di fargli fare +ciò che vogliamo senza lasciargli sapere quello che fa.</p> + +<p> — Precisamente, — disse sua figlia. — Mammà, tu sei +un portento.</p> + +<p>E si abbracciarono ridendo, femminilmente perfide.</p> + +<p>L'ignaro Bertie entrò un po' più tardi, preparato +ad affrontare le solite sarcastiche recriminazioni, le consuete +tenebrose minaccie.</p> + +<p>Fu sorpreso di trovare sua moglie a letto, addormentata — mite +come una colomba, blanda come un agnello — colle +increspate chiome affondate pacatamente nei +guanciali, mentre un sorriso fine (era d'indulgenza o di +tradimento?) le errava sulla dolce bocca semi-aperta.</p> + +<p>Il giorno seguente Mrs Doyle fece una visita ad Aldo +e a Nancy. Anne-Marie fu presentata, rapidamente e +distrattamente accarezzata, e rimandata in cucina.</p> + +<p> — Ho un posto di segretario per voi, — disse Mrs +Doyle ad Aldo. — Potete cominciar subito. Venti dollari +la settimana. Non vogliono dare di più.</p> + +<p>Aldo se ne compiacque benevolmente; Nancy parve +inquieta.<span class="pagenum"><a name="Page_204" id="Page_204">[204]</a></span></p> + +<p> — Il suo inglese è assai imperfetto, — disse.</p> + +<p> — Oh, questo importa poco, — disse Mrs Doyle. — Si +tratta sopra tutto di copiare... Saprà pur copiare...?</p> + +<p> — Eh, diamine! altro che, — disse Aldo, facendo gli +occhi torvi a Nancy.</p> + +<p>Nancy chiese tutti i particolari, e Mrs Doyle glieli +diede, incrociando in grembo le grasse mani placide.</p> + +<p>Era un posto di fiducia. Egli doveva essere il segretario +di sua figlia... cioè — si corresse Mrs Doyle, incontrando +lo sguardo chiaro e fermo di Nancy — del marito +di sua figlia, il signor Van Osten. E il lavoro era principalmente +di carattere politico. Egli dovrebbe... copiare +dei... degli « speech », e... eccetera. Egli avrebbe il suo +studio, non nella casa dei Van Osten, no... ma nella stessa +strada... dirimpetto, poche porte più in giù. Egli non doveva +parlare con nessuno del suo lavoro, perchè... perchè +appunto, era di carattere così... privato.</p> + +<p> — Il signor Van Osten è un uomo singolare, — concluse +Mrs Doyle. — Ve ne accorgerete a suo tempo. E così, +quando volete cominciare?</p> + +<p> — Adesso, — disse Aldo.</p> + +<p>Mrs Doyle rise.</p> + +<p> — Vediamo un po'. Lunedì prossimo, direi. Nel frattempo, — e +Mrs Doyle tossì, — visto che i Van Osten ci +tengono tanto alle apparenze (che volete? è gente fatta +così!), sarebbe forse bene che passaste da Brooks... che +vi... vi... vestirà da capo a piedi; sapete, qui tutti si vestono +a un modo. Passerò io da Brooks, — soggiunse affrettatamente, — a +parlargli di voi, e dirgli come vi deve vestire.</p> + +<p>Nancy arrossì e protestò.</p> + +<p> — Mio Dio, — esclamò l'americana impazientita. — Non +mi seccate così! Mi ripagherete.</p> + +<p>Allora Nancy arrossì e tacque.</p> + +<p>E Aldo andò da Brooks e si fece vestire da capo a +piedi.<span class="pagenum"><a name="Page_205" id="Page_205">[205]</a></span></p> + +<p>Si fece anche fare dei biglietti di visita con: « Count +Aldo Della Rocca ». Ma non vi aggiunse il suo indirizzo +perchè era nel quartiere dei negri.</p> + +<p>Il lunedì seguente, alle undici e mezzo della mattina, +si presentò in casa Van Osten al numero 8 della 66.<sup>ma</sup> +Strada. Mrs Doyle gli aveva in modo speciale raccomandato +di non arrivare prima di quell'ora. Essa lo aspettava +nel salone, e lo presentò a sua figlia. Il signor Van Osten +non c'era. Il « conte », disse Mrs Doyle, farebbe il suo lavoro +per i primi giorni da solo, poichè il signor Van Osten +era molto occupato a Washington.</p> + +<p>Allora le due signore, che avevano già il cappello in +testa, uscirono con lui e lo accompagnarono al numero +59 della stessa strada. Era quasi dirimpetto al palazzo +Van Osten.</p> + +<p>Aprirono con una chiave di casa, che poi diedero a +lui, e lo precedettero di sopra all'ultimo piano, dov'era +la stanza che doveva essere il suo studio. Era una vasta +stanza chiara, quasi vuota.</p> + +<p>Davanti alla finestra era un grande scrittoio. Alcune +sedie, un tavolo, e una libreria semivuota, costituivano +quasi tutto il mobiglio.</p> + +<p>Sullo scrittoio erano ammonticchiati molte carte, +giornali e manoscritti. E sopra un'altra tavola v'era una +macchina da scrivere.</p> + +<p> — Oh! — disse Aldo sconcertato, non so scrivere a +macchina.</p> + +<p> — Non importa! — dissero ad una voce le due signore.</p> + +<p> — L'abbiamo messa lì per il caso che sapeste servirvene, — disse +Mrs Doyle. E poi gli mostrò il lavoro che +doveva fare. — Ecco; tutto questo va copiato, — disse, +mostrandogli i nitidi fogli manoscritti. — E poi, farete +degli estratti da questi giornali.</p> + +<p> — Benissimo, — disse Aldo, e guardò i giornali. Erano +della settimana precedente.<span class="pagenum"><a name="Page_206" id="Page_206">[206]</a></span></p> + +<p> — Dovrete segnare e tagliar fuori tutto ciò che si +riferisce al... al Congo, — disse Mrs Doyle.</p> + +<p>Sua figlia volse rapidamente le spalle e guardò fuori +dalla finestra. Aldo non vedeva di lei che il gran nodo +del cappello, e la nuca bionda e le esili spalle. Gli parve +una creatura nervosa.</p> + +<p> — ... Dunque, — continuò Mrs Doyle, — tutto quello +che riguarda il Congo, lo segnerete in inchiostro rosso.</p> + +<p> — E non devo tagliarlo fuori, allora? — chiese Aldo.</p> + +<p> — Sì, sì, tagliarlo fuori. E poi sottolineerete di rosso +il nome del signor Van Osten tutte le volte che lo vedrete.</p> + +<p> — Benissimo, — disse Aldo.</p> + +<p> — E poi, tutto ciò che dice Van Osten stesso, gli +« speech », capite, li copierete in questo grande libro.</p> + +<p> — Non sarebbe meglio, forse, — azzardò Aldo, — se +ritagliassi gli speech, e li incollassi nel libro?</p> + +<p> — No, no, no! — disse Mrs Doyle. — Egli li vuole +copiati. Vero, Marjorie?</p> + +<p>Sua figlia si volse e disse.</p> + +<p> — Sì, sì, li vuole copiati. — E rise.</p> + +<p>Aveva gli occhi verdi e frizzanti, e un sorriso strano. +I capelli chiari, molto crespi, le scendevano fin giù sul piccolo +naso dritto, e aveva un vezzo grazioso di gettare +all'indietro il capo per guardare di sotto ai riccioli, che le +era particolare. Era vestita come una bambola francese +molto costosa.</p> + +<p> — Oh, sì, — ripetè, colla testa gettata all'indietro, +e la voce alta e infantile, — li vuole tutti copiati! — E +ancora il sorriso vacillante e tenue le fluttuò, fine come +una fiammella, pel viso. Poi volse le spalle e tornò a guardare +dalla finestra.</p> + +<p class="pad2">Le signore se n'andarono, e Aldo sedette alla scrivania +e principiò il suo lavoro. Egli aveva una bellissima<span class="pagenum"><a name="Page_207" id="Page_207">[207]</a></span> +scrittura da commesso viaggiatore, e il copiare gli piaceva. +Uscì alla una, a prendere un rapido « lunch ». Alle quattro +udì per le scale un serico stormire di vesti, che riconobbe +appartenere al volatile occidentale.</p> + +<p>Era difatti Mrs Doyle che veniva a domandare come +procedeva il lavoro.</p> + +<p>Procedeva benissimo.</p> + +<p>Alle sei Aldo tornò a casa.</p> + +<p>Per tre giorni copiò, sottolineò, ritagliò e ingommò. +Nel pomeriggio del quarto giorno non gli restava più +niente da copiare, nè da sottolineare, nè da ritagliare, +nè da ingommare. Fumò delle sigarette e guardò dalla finestra.</p> + +<p>Poi prese dalla libreria un romanzo di Gyp — non +c'erano che romanzi francesi su quegli scaffali — e lesse +per un'ora. Finalmente si decise a uscire ed andare al +numero 8, la casa Van Osten, a domandare istruzioni.</p> + +<p>Non aveva ancora visto il congressista, suo principale, +e Aldo — come tutti quelli che sono sicuri della loro +persona e del loro sarto — amava le nuove conoscenze.</p> + +<p>Suonò al numero 8.</p> + +<p>Il servitore che gli aprì, lo guardò in faccia e dubitò.</p> + +<p> — « Foreigner, » — disse fra sè. Poi gli guardò il taglio +degli abiti. — « All right. » — E lo aiutò a togliersi il soprabito. +Poi gli porse un piccolo vassoio d'argento sul +quale Aldo depose il biglietto da visita.</p> + +<p>Il domestico lesse, poi aprì una porta e pronunciò +forte:</p> + +<p> — « Count Aldo Della Rocca. »</p> + +<p>Un sommesso rumorìo di voci e di tazze cessò, e +in quel momentaneo silenzio Aldo s'avanzò nel salotto.</p> + +<p>Sulla porta fece un profondo inchino — inchino di +segretario — perchè non voleva offendere la sua patronessa. +Quando alzò il capo, vide da lontano il verde sfavillìo<span class="pagenum"><a name="Page_208" id="Page_208">[208]</a></span> +degli occhi, e l'ondeggiante sorriso della signora Van +Osten, che dal sofà gli faceva segno di avvicinarsi. Il rapido +occhio di Aldo vide che era nervosa.</p> + +<p> — Oh, conte Della Rocca, buon giorno! — disse, e +stese verso di lui la piccola mano affettata, — - arriva +proprio a tempo per una tazza di thè!</p> + +<p>Aldo s'avanzò, passando davanti a quattro o cinque +signore e a un vecchio, che sedevano intorno a lei, e si +chinò a baciarle la mano. Ah, non doveva essere il segretario? +Benissimo. Non era il segretario. Era il conte.</p> + +<p> — Ma forse — continuò la giovane signora — a lei +non piace il thè? Nel suo bel paese a quest'ora si prende +il vermouth, o l'assenzio, non è vero?</p> + +<p>Così dicendo gli porgeva una tazza di thè, col capo +un po' indietro e i ricciolini negli occhi.</p> + +<p> — Oh, signora! — disse Aldo. — Ma ciò che ricevo +qui, da una così bella mano, è nettare!</p> + +<p>Tutte le americane sorrisero, approvando.</p> + +<p> — Ahi! lusinghe latine, caro conte, — disse la sua +ospite; e lo presentò ai suoi amici.</p> + +<p>Una o due volte egli notò ch'essa lo guardava, un +po' incerta, un po' ansiosa, come temendo ciò ch'egli potesse +fare o dire. Ma Aldo, memore del carattere privato +e politico delle sue mansioni, si guardò bene dal farne +parola.</p> + +<p>Le signore partirono a una a una, poi partì anche +il vecchio signore.</p> + +<p>Rimasta sola, la signora Van Osten volse ad Aldo un +piccolo viso freddo e duro:</p> + +<p> — Perchè siete venuto qui? — disse.</p> + +<p>Aldo sentì subito di essere ridiventato il segretario, +e si scusò umilmente:</p> + +<p> — Non avevo più lavoro, — disse. — Non sapevo +cosa fare.<span class="pagenum"><a name="Page_209" id="Page_209">[209]</a></span></p> + +<p> — Ah, vedo. Lo dirò a mia madre... cioè, a mio marito.</p> + +<p>In questo punto entrò Mrs Doyle. Sua figlia la trasse +presso alla finestra e le parlò a bassa voce. Mrs Doyle rise +e disse:</p> + +<p> — Tanto meglio! Proprio non sapevo come si sarebbe +cominciato.</p> + +<p>E volse verso Aldo uno sguardo di approvazione.</p> + +<p>Egli, rigido e segretariale, le si inchinò.</p> + +<p> — Avete fatto bene a seguire... l'imbeccata, cioè il +cenno... insomma... le mute indicazioni della signora +Van Osten, e a conformarvi ad esse. Fate sempre così. +Ciò è importante. Ed ora, riguardo al signor Van Osten, +ricordatevi di non parlargli mai del vostro lavoro. Mai! +Egli non vuole. A meno che ve ne parlasse lui, voi non +farete mai neppure la più lontana allusione a ciò che +fate. E' inteso?</p> + +<p> — E' inteso, — disse Aldo, docile ma stupito.</p> + +<p> — Soltanto così, — disse solennemente il volatile occidentale, — riescirete +a convincerlo della vostra assoluta +discrezione.</p> + +<p> — Capisco, — disse Aldo, solenne anche lui.</p> + +<p>La piccola signora Van Osten parve commossa: si +coprì gli occhi col fazzoletto... Rideva?...</p> + +<p> — Ed ora, — disse Mrs Doyle con uno sguardo alla +pendola, — restate ad aspettarlo.</p> + +<p>Aldo restò. E tentò di tener viva la conversazione +con qualche flaccida e innocua generalizzazione. Ma nessuno +gli rispose. Mrs Doyle guardava nervosamente l'ora. +E sua figlia sbadigliava.</p> + +<p>Una forte scampanellata li scosse. Si udirono immediatamente +i passi affrettati del domestico, che andava +ad aprire la porta al suo padrone.</p> + +<p>Aldo si levò in piedi. Allora sentì sulla sua manica +un tocco fermo e leggiero: era la piccola mano ingemmata<span class="pagenum"><a name="Page_210" id="Page_210">[210]</a></span> +della signora Van Osten, che lo spingeva giù a sedere. +Egli obbedì istintivamente. La giovine signora sedette +lesta vicinissima a lui, e, china in avanti appoggiando il +mento sulla piccola mano, gli sorrise.</p> + +<p> — ... Sono convinta che ella è anche musicista, — disse, +sorridendogli negli occhi mentre la porta si apriva +davanti al signor Van Osten.</p> + +<p>Egli entrò, alto, sbarbato e arrogante, e bello di una +calma bellezza maschia.</p> + +<p> — Come va? — disse a sua moglie. — Salute, mamma, — disse +a sua suocera.</p> + +<p>Poi guardò Aldo. Questi si alzò, lentamente, molto +impacciato, non sapendo cosa fare.</p> + +<p> — Bertie, — disse sua moglie alzando gli occhi sul +viso di suo marito (e il suo sguardo era in pari tempo +lo sguardo di un sorcio e quello di un gatto), — questo è +il conte Della Rocca di cui ti ho parlato.</p> + +<p>Van Osten gli tese la mano poderosa.</p> + +<p> — Tanto piacere, — disse.</p> + +<p>Subito Mrs Doyle gli si mise accanto e gli parlò.</p> + +<p>Allora la signora Van Osten tornò a chinarsi verso +Aldo.</p> + +<p> — Dunque, ella fa della musica? Non lo neghi. Io lo so, +lo sento nel cuore!</p> + +<p>E alzando il piccolo mento fece scintillare sotto le +bionde ciglia gli occhi lunghi e penetranti, come due lame +di luce.</p> + +<p>A Aldo venne in mente una frase del dottor Fioretti, +un amico di Nino. Gli pareva di udirne la voce incalzante — Fioretti +parlava sempre come se ogni parola fosse tre +volte sottolineata — : « La donna americana, amico mio, +credi a me, è isterica a freddo, è pazza per partito preso. »<span class="pagenum"><a name="Page_211" id="Page_211">[211]</a></span></p> + +<p>Aldo si trovò seduto al pianoforte, e, accanto a lui, +lanciata in avanti come una panteretta, la piccola Van +Osten, cogli occhi verdi scagliati nei suoi, tendeva tutto +il corpo sottile verso la musica. E improvvisamente +(proprio mentre suo marito dava in una sonora risata per +una frase di Mrs Doyle), ella si levò e disse:</p> + +<p> — Addio. Andate via. Tornate qui sabato. Adesso +andate via. Subito!</p> + +<p>Egli si alzò, stupefatto, e prese commiato.</p> + +<p class="pad2">Descrisse a Nancy la straordinaria visita. Ma Nancy +ne fu così costernata e attonita, che Aldo omise dal suo +racconto l'invito per sabato.</p> + +<p>All'indomani egli trovò sul suo scrittoio un nuovo +pacco di discorsi scritti e di giornali vecchi; e riprese coscienziosamente +il suo lavoro.</p> + +<p>Il sabato mattina trovò, posato in cima alle sue carte, +una busta color lilla, contenente venti dollari.</p> + +<p>Sulla busta stava scritto: « Venite oggi alle sei. »</p> + +<p>Alle sei vi andò, e trovò la signora Van Osten sola. +Leggeva. E continuò a leggere, senza badare a lui, finchè +udì arrivare suo marito. Allora sembrò improvvisamente +svegliarsi, e fu tutta sorrisi e movimenti sinuosi e gesti +aggraziati. Quando Aldo le parlava, abbassava le ciglia +bionde, e giocherellava, ansante e timidetta, colla lunga +sciarpa rosea che le avvolgeva le spalle.</p> + +<p>Aldo partì sentendosi sbalordito e sconvolto.</p> + +<p>Quindici giorni dopo, i Van Osten lo invitarono a +pranzo.</p> + +<p>In casa Schmidl l'agitazione fu grande.</p> + +<p> — Vedi? — spiegò Aldo a Nancy, mentre s'accomodava +una immacolata cravatta alla sommità dell'impeccabile +sparato, — ormai Van Osten sente che può fidarsi +completamente di me. Stasera certo mi parlerà del nostro +lavoro.<span class="pagenum"><a name="Page_212" id="Page_212">[212]</a></span></p> + +<p>Nancy, seduta melanconicamente in una vecchia +poltrona verde, sospirò:</p> + +<p> — Anne-Marie sta poco bene. Ho paura che le minacci +la rosolìa. — E si chinò a baciare la fronte accaldata della +sua bambina, che, in piedi accanto a lei, si divertiva a +strappare, con languida mano febbricitante, l'imbottitura +della poltrona. — Pare che la Settima Avenue ne sia +piena.</p> + +<p> — E' un quartiere lurido, — disse Aldo, allacciandosi +il gilet, e infilando una catena d'oro matto nella bottoniera; +poi, con uno spillo da balia, ne fissò l'altro capo +nel taschino del gilet. — Bisognerà cambiare alloggio.</p> + +<p> — Quella gente che incontri dai Van Osten non ti domanda +dove stai? — chiese Nancy.</p> + +<p> — Sì. E ho avuto l'ispirazione di dire al 59 della stessa +strada. Sai, dove ho l'ufficio! Spero che non andranno lì +a domandare di me.</p> + +<p>Nancy sospirò ancora. Aldo le diede un bacio affrettato; +e ad Anne-Marie, che aveva le mani sudicie e la faccia +lagrimosa, fece una piccola e prudente carezza. Poi uscì +in fretta, e saltò su uno « street-car » che andava nella città +alta. Entrò baldo e gaio in casa Van Osten.</p> + +<p>Durante il pranzo non si fece alcuna allusione a cose +politiche nè al lavoro. Vi era una dozzina di commensali, +e a un dato momento Van Osten si rivolse ad Aldo.</p> + +<p> — Che cosa fa di bello, lei, a New York, signor Della +Rocca?</p> + +<p>Aldo, colla coda dell'occhio, vide, in fondo alla tavola, +scattar su come una viperetta disturbata la testa bionda +della signora Van Osten. Ma, senza guardarla, aveva già +capito. Questa era una manovra di Van Osten! Voleva mettere +alla prova la prudenza del suo impiegato.</p> + +<p>Aldo lo fissò ben dritto negli occhi.</p> + +<p> — Faccio un lavoro letterario, — disse. <a name="tn212" id="tn212"></a>E soggiunse — molto interessante.</p> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_213" id="Page_213">[213]</a></span>Van Osten non disse che: — Ah? davvero? — e poi si +volse a parlare con altri.</p> + +<p>Ma Aldo sentì che era contento. Ora, davvero, il congressista +sapeva di avere al suo impiego un uomo di discrezione +e intelligenza a tutta prova.</p> + +<p>Terminato il pranzo, quando gli uomini raggiunsero +nel gran salone le signore, Aldo vide gli occhi della signora +Van Osten che lo chiamavano. Egli andò a sedersi al suo +fianco e le parlò delle opere di Boito. A grande sua sorpresa +ella si mise a ridere, chinando il capo come se arrossisse.</p> + +<p> — Perchè diamine fa così? — pensò Aldo, e si guardò +intorno.</p> + +<p>Vide in fondo alla sala il marito che la guardava.</p> + +<p>Accanto a lui una donna magra e modernizzante li +osservava anche lei. Aldo la udì che diceva a Van Osten:</p> + +<p> — Che bellissimo giovane! Pare quel... quel dio greco, +sapete bene... di quel famoso artista... come si chiama?... +in quella tal Galleria... non ricordo dove.</p> + +<p> — Già, — disse Van Osten. E continuò a guardare +sua moglie.</p> + +<p>D'improvviso questa sporse la mano e la mise riversa, +col palmo in su, in quella di Aldo. Egli sentiva tremare +sulla sua quella manina fredda e leggiera. Le parole di lei +erano stupefacenti quanto il suo gesto.</p> + +<p> — Ebbene, — disse, — poi che insistete tanto, leggetemi +nella mano la ventura!</p> + +<p>Aldo non aveva affatto insistito. E non sapeva leggere +la ventura. Però si accinse del suo meglio a fare il chiromante. +Seguì colla punta dell'indice le piccole linee serpeggianti +nel palmo roseo, ed ella rabbrividiva e rideva +col mento in fuori e il biondo capo riverso.</p> + +<p>Van Osten mosse lentamente attraverso la sala, e +venne a loro, poderoso e deliberato, colle mani in tasca.<span class="pagenum"><a name="Page_214" id="Page_214">[214]</a></span></p> + +<p>Aldo sentiva di fare una figura da cretino con quella +piccola mano fredda sulla sua. Tuttavia continuò:</p> + +<p> — Questa è la linea dell'intelletto...</p> + +<p>Van Osten pose, come casualmente, una mano sulla +spalla di sua moglie, e ve la tenne. Ella lo guardava di sotto +in su; e ancora nei suoi occhi riapparve l'espressione +di gatto e anche di sorcio.</p> + +<p> — Ecco ciò che leggo in questa mano... — continuò +Aldo.</p> + +<p>Van Osten con lenta mossa sporse una ampia scarpa +di vernice:</p> + +<p> — E in questo piede, — disse, — che cosa leggete?... +Calci? —</p> + +<p>Sua moglie diede in una squillante e perlata risatina, +e ritirò la sua mano da quella di Aldo.</p> + +<p>Anche Aldo rise.</p> + +<p>L'unico che parve non trovar molto divertente lo +scherzo fu Van Osten stesso.</p> + +<p>Qualche giorno più tardi Aldo, nel suo studio, dopo +aver copiato quattro colonne di un giornale, si gettò indietro +nella sua seggiola e trasse un profondo sospiro. +Era irritato e stanco.</p> + +<p>Nel calamaio c'era poco inchiostro, e doveva intingere +la penna a ogni seconda parola. Si sentiva esasperato +e nervoso. La piccola Van Osten gli dava sui nervi. +Che cosa significava il suo contegno? Che cosa voleva? +Era innamorata di lui... questo era naturale. Nulla di +sorprendente in ciò. Ma sorprendente invero era il suo +contegno quando erano soli. Non gli parlava affatto e lo +guardava con verdi occhi, remoti e agghiacciati, come +s'egli fosse un muro o una finestra. Poi s'alzava, e lo lasciava +solo.</p> + +<p>Dopo quel pranzo in casa Van Osten egli era tornato a +casa sua agitato e inquieto. Questa donna, certamente,<span class="pagenum"><a name="Page_215" id="Page_215">[215]</a></span> +lo amava! Questa ricchissima donna era pronta a compromettersi +per lui. Aldo, cosa doveva fare? Per un istante +l'idea di fuggire con lei gli traversò la mente. Questa biondina +non era certo bellissima; era però originale, e poi, +e poi... era enormemente ricca!</p> + +<p>E Aldo ragionava:</p> + +<p> — Bisogna pensare a Nancy e alla bambina.</p> + +<p>Ora per Nancy e la bambina sarebbe mille volte più +vantaggioso se Aldo si decidesse a un passo simile, che +non se restasse a sgobbare tutta la vita per venti dollari +alla settimana. Questo era innegabile. In un anno, forse +anche meno, Aldo potrebbe ritornare a loro in condizioni +agiate e aggradevoli. Già, queste stravaganti americane +erano sempre prodighe e generose...</p> + +<p>Aldo fece a piedi quella sera il cammino dalla 66.<sup>ma</sup> +alla 38.<sup>ma</sup> Strada per poter pensare a suo agio. I treni +dell'« Elevated Railroad » gli correvano sopra al capo, +ma egli colla fronte dava di cozzo nelle stelle.</p> + +<p>E sognava vertiginose corse traverso l'Europa in +automobile, e lunghe fermate nei migliori alberghi, senza +mai pagar conti...</p> + +<p>Arrivato a casa aveva trovato Frau Schmidl alzata, +e Nancy in lagrime, e Anne-Marie colla rosolìa.</p> + +<p>Era rimasto chiuso in casa cinque giorni colla piccina, +seduto nella stanza buia e soffocante, a far scaldare latte +e farina di Nestlé su una lampadetta a spirito, e a cantare +delle arie d'opera a Anne-Marie che non voleva sentir +altro.</p> + +<p> — « Celeste Aida, forma divina », — cantava Aldo +nel buio, tenendo nelle sue la manina sudata di sua figlia.</p> + +<p> — Canta ancora, canta più forte, — diceva Anne-Marie, +che sentiva i brividi della febbre e della musica +scorrerle come acqua fresca per la schiena.</p> + +<p>E Aldo cantava ancora, e cantava più forte.<span class="pagenum"><a name="Page_216" id="Page_216">[216]</a></span></p> + +<p>Al sesto giorno la piccola era convalescente e Aldo +tornò al suo studio nella 66.<sup>ma</sup> Strada.</p> + +<p>Nessuno era stato a domandar di lui, ed il suo lavoro +giaceva sullo scrittoio come l'aveva lasciato.</p> + +<p>Allora era andato al numero 8, alla casa Van Osten +e, aspettando in anticamera, aveva udito la voce acuta +e infantile della signora Van Osten che diceva:</p> + +<p> — No; io non sono in casa.</p> + +<p>Ritraversò la strada, convinto che essa, dietro le cortine, +lo guardava e rideva di lui.</p> + +<p>Tutte queste cose egli rammentava oggi, intingendo +rabbiosamente la penna nel calamaio mezzo vuoto. Poggiò +il calamaio in isbieco contro a un libro. Il calamaio cadde +e si rovesciò, e fu più vuoto di prima. Aldo pensò di suonare +il campanello per domandare dell'inchiostro alla serva; +ma poi ricordò che questa, dopo la prima settimana di +amabili premure e di sorridente zelo, era diventata assai +acida e breve. Aldo quindi rifuggiva dal chiamarla, ed era +contento quando non la incontrava per le scale.</p> + +<p>Si guardò intorno in cerca d'una bottiglia d'inchiostro. +Aprì cassetti e tiratoi. Poi aprì un armadio nel muro. In +alto, sopra uno scaffale, ricacciato indietro presso alla parete, +vide un pacco di carte che gli parve di riconoscere. +Montando su una seggiola tirò giù il pacco e lo guardò. +Era il suo lavoro della settimana scorsa: cento ottantadue +fogli di nitida scrittura! Cosa facevano lassù?</p> + +<p>Stette lungamente a contemplarli, riflettendo. Poi +li rimise in cima all'armadio. Era deciso a fare un esperimento. +Suonò il campanello e ordinò alla inamabile +serva di portare dell'inchiostro.</p> + +<p>Avutolo, sedette e continuò la pagina del suo lavoro +cominciato. Scrisse:</p> + +<p>« Il dibattimento si chiuse colla solita maggioranza +per il Governo. La donna è mobile qual piuma al vento.<span class="pagenum"><a name="Page_217" id="Page_217">[217]</a></span> +Sono curioso di sapere se qualcuno legge le cretinerie +che scrivo qui. Ho idea che nessuno le guardi. Venite all'agile +barchetta mia, Santa Lucia, Santa Lucia. »</p> + +<p>Finì la pagina e la mise sullo scrittoio colle altre. +Poi fumò delle sigarette e lesse « Autour du mariage » +finchè fu ora di uscire a far colazione.</p> + +<p>Durante la sua assenza per il « lunch », un biglietto +lilla era stato lasciato sulla scrivania per lui: « Venite +stasera alle otto precise. »</p> + +<p>I suoi fogli terminati erano stati portati via, come +di consueto; e un nuovo pacco di giornali lasciato al loro +posto, perchè egli li copiasse.</p> + +<p>Subito Aldo riaprì l'armadio nel muro e guardò su. +Sì, il pacco di carte era più grande. Aldo trasse a sè i fogli +e li guardò. In cima agli altri era il foglio scritto per l'ultimo, +col miscuglio di parole insensate e di canzoni italiane +in mezzo alle notizie politiche!</p> + +<p>Allora Aldo prese dal pacco una ventina di fogli scritti +e li mise sullo scrittoio davanti a sè.</p> + +<p>Evidentemente era inutile copiarne dei nuovi. Tanto +nessuno li leggeva.</p> + +<p>Appoggiato allo schienale della sua seggiola, Aldo accese +una sigaretta e riflettè profondamente.</p> + +<p>Da quasi un mese egli veniva qui, e copiava, per sette +ore al giorno, delle colonne di vecchi giornali. Era pagato +per questo, venti dollari alla settimana. Perchè?</p> + +<p>Mrs Doyle era forse un angelo caritatevole, che desiderava +aiutare lui e la sua famiglia senza esserne ringraziata? +No, era convinto che non era questo.</p> + +<p>Il suo sguardo cadde sul biglietto lilla. « Venite stasera. »</p> + +<p>Come un lampo gli balenò la certezza che egli era pagato +per le ore che passava al numero 8, e non per quelle +che passava al numero 59.<span class="pagenum"><a name="Page_218" id="Page_218">[218]</a></span></p> + +<p>Dunque, ciò significava che la signora Van Osten +era innamorata di lui. Lo pagava per tenerlo vicino a sè, +dove, quando volesse, lo poteva chiamare. Il lavoro non +era che un pretesto per tenerlo lì, a due passi da lei, nella +stessa strada; fors'anche — chi sa? — per tenerlo lontano +da altri...</p> + +<p> — Povera donna! — sospirò Aldo. — Quanto deve +soffrire! — Quindi aggiunse pensieroso: — Però, venti dollari +alla settimana sono pochi.</p> + +<p>Le otto erano passate da dieci minuti allorchè Aldo +quella sera s'avviò rapido per la 66.<sup>ma</sup> Strada, verso il palazzo +Van Osten. A pochi passi dalla casa s'imbattè nel +signor Van Osten che usciva.</p> + +<p>Aldo lo salutò rispettosamente; ma Van Osten si fermò +ad accendere un sigaro e parve non accorgersi del suo +saluto.</p> + +<p>Aldo trovò la giovane signora nel salone, sola; era +vestita di nero, colle spalle nude, e coperta di brillanti. +Pareva agitata e incollerita.</p> + +<p> — Siete in ritardo, — esclamò, vedendo Aldo.</p> + +<p> — Perdonate! — scongiurò lui.</p> + +<p>E si precipitò per baciarle la mano. Ma la signora +Van Osten la ritrasse irosamente.</p> + +<p> — Avete incontrato mio marito?</p> + +<p> — Sì, — disse Aldo.</p> + +<p> — Vi ha visto?</p> + +<p> — Sì.</p> + +<p> — Ne siete certo? Ne siete certo?</p> + +<p>Il giovanile petto un po' scarno, ansava.</p> + +<p> — Sì, certissimo, — disse Aldo.</p> + +<p> — Vi ha veduto? Vi ha veduto venir qui, e non è tornato +indietro?</p> + +<p>Le sottili labbra si fecero più strette. Aldo, guardandola, +la trovò quasi brutta. Pareva una piccola edizione +disseccata e striminzita della signora Doyle.<span class="pagenum"><a name="Page_219" id="Page_219">[219]</a></span></p> + +<p> — Giovine volatiletto occidentale, — disse Aldo fra +sè.</p> + +<p>Ma ecco entrare il domestico col caffè sopra un grande +vassoio d'argento, e dietro di lui un altro domestico colla +panna e lo zucchero sopra un altro grande vassoio d'argento.</p> + +<p>E l'opulenza, e l'atmosfera di placida potente ricchezza +vinse l'anima di Aldo. I suoi sensi soddisfatti nuotavano +nel benessere, ed egli si disse che per quanto magra, per +quanto secca, per quanto striminzita ella fosse, egli poteva +rendere al volatiletto occidentale il suo amore.</p> + +<p>Quando i servitori si furono ritirati Aldo sentì che +doveva parlare. Bisognava pure che dicesse qualche cosa. +Fortunatamente si ricordò che in altre occasioni — trovandosi +solo di fronte a una donna ancor poco conosciuta — egli +si era servito di una frase, semplice in sè, ma di un +effetto istantaneo e sicuro. Si chinò un poco in avanti, e +disse a bassa voce:</p> + +<p> — Come vi chiamate?</p> + +<p>La signora Van Osten levò su di lui due occhi vitrei +e agghiaccianti. Non rispose.</p> + +<p> — Non conosco ancora il vostro nome, — ripetè Aldo, +sprofondando lo sguardo nelle verdi chiarità delle iridi +di lei.</p> + +<p>Ella prese un sorso di caffè. Poi disse lentamente e +nettamente, scandendo le sillabe:</p> + +<p> — Signora — Van — Osten.</p> + +<p> — No! non quel nome, — disse lui; — il vostro piccolo +nome... il vostro nome vero...</p> + +<p>Vi fu un lieve rumore nell'anticamera e la porta di +casa si chiuse. Nell'udirlo, la signora Van Osten parve invasa +da una subitanea fiamma d'eccitazione. I gelidi +occhi scintillarono, ed ella rispose ad Aldo rapidamente +e con veemenza:<span class="pagenum"><a name="Page_220" id="Page_220">[220]</a></span></p> + +<p> — Marjorie! — disse; — mi chiamo Marjorie!</p> + +<p>Aldo si chinò in avanti sopra la sua tazza di caffè.</p> + +<p> — Marjorie! — ripetè a bassa voce.</p> + +<p>Sì: l'effetto anche stavolta fu sicuro ed istantaneo, +anzi, più istantaneo di quanto Aldo se l'aspettasse.</p> + +<p> — Ditelo ancora, ditelo ancora! — sussurrò rapidamente +la signora Van Osten. — Mi piace sentirvelo dire. +Ditelo ancora, <em>fate presto</em>!</p> + +<p> — Marjorie! — esclamò Aldo, chinandosi ancor più +verso di lei, nel momento stesso in cui la porta si apriva +e il marito entrava.</p> + +<p>Subito ella si volse, rovesciando all'indietro il viso +con atto folle ed estasiato.</p> + +<p> — Oh, Bertie! Sei tornato? — disse, e rise.</p> + +<p>Aldo la guardò stupito. Nella sua voce e nel suo riso +egli aveva udito una nota che riconosceva. L'aveva udita +in altre voci di donna, quella nota tenera e selvaggia, di +tortorella e di tigre!</p> + +<p>Quella nota tremula e tubante gli vibrò nel cervello +col clangore d'una fanfara! Era l'amore!</p> + +<p>E amore sfolgorava nelle verdi iridi chiare rivolte +al viso torvo e corrucciato del marito.</p> + +<p>Allora Aldo comprese perchè egli si trovasse lì. Comprese +in che modo e a che cosa egli aveva servito alla piccola +Van Osten. E guardando la fronte corrugata e le poderose +spalle del signor Van Osten, più che mai egli si +disse che venti dollari erano pochi...</p> + +<p>Aldo non rimase più che qualche istante, durante +i quali assunse un atteggiamento di tristezza amara e silenziosa. +Era precisamente l'atteggiamento che la signora +Van Osten desiderava, ed ella gli fece, quando potè, un piccolo +cenno di approvazione.</p> + +<p>Accommiatandosi Aldo decise di mostrarle che egli +aveva capito la situazione. Con un gesto come a discacciare +i tristi pensieri, disse:<span class="pagenum"><a name="Page_221" id="Page_221">[221]</a></span></p> + +<p> — Mi farebbero l'onore di venire ad udire il « Tannhäuser » +domani sera, nel mio palco all'Opera House?</p> + +<p>Un lampo guizzò dai maliziosi occhi della signora +Van Osten, un abbagliante sorriso lampeggiò e svanì.</p> + +<p>Suo marito le pose una pesante mano sulla piccola +spalla nuda.</p> + +<p> — Siamo impegnati, — disse. — Grazie.</p> + +<p>E quel ringraziamento era concludente e definitivo.</p> + +<p>La signora Van Osten sporse ad Aldo una manina +fredda, tenendo poggiato al braccio di suo marito il piccolo +viso arguto ed estasiato.</p> + +<p>Aldo s'inchinò e partì.</p> + +<p class="pad2">L'indomani era sabato. Sul suo scrittoio giaceva la +busta lilla di tutti i sabati. Aldo l'aprì. Conteneva un biglietto +da 500 dollari.</p> + +<p class="pad2">Il lunedì seguente Aldo, arrivando nello studio, trovò +la giovane signora Van Osten che lo aspettava.</p> + +<p> — Adesso, per un mese o due, non avrò più bisogno +di voi, — disse ella, pensosa. — Ma temo — e sospirò — che +l'effetto benefico che avete prodotto su mio marito +non durerà in eterno.</p> + +<p> — Nulla dura in eterno, — sentenziò Aldo, sedendosi +per abitudine davanti allo scrittoio.</p> + +<p> — Ebbene, — disse la signora, — appena egli ricomincia — e +qui un nuovo sospiro — vi manderò a chiamare. +Per il momento è meglio che non veniate in casa. Però, +aggiratevi... così, a distanza. E mandatemi dei fiori. Ordinateli +da Shotwell, in Broadway, e ditegli che mi mandi +il conto. Potreste anche passare sotto al balcone. Ma non +esagerate! Capite bene che se una volta mio marito vi +mette alla porta, tutto è finito... tutto diventa impossibile.</p> + +<p> — Già, — disse Aldo.<span class="pagenum"><a name="Page_222" id="Page_222">[222]</a></span></p> + +<p> — Ah, — sospirò la signora Van Osten. — Perchè +sono necessarie queste cose? Perchè... perchè sono così +iniqui gli uomini?</p> + +<p>Dopo una breve pausa Aldo chiese piano rispettosamente, +con voce di circostanza:</p> + +<p> — Mi sarebbe lecito di chiedere chi è la... la persona... +per la quale... il signor Van Osten...</p> + +<p> — Che domanda impertinente! — disse la giovine +donna. — Ma tanto vale che ve lo dica. Tutti lo sanno. +E' Madeline Archer, quella delle danze erotiche: quel rettile, +quella strega, che balla al Hammerstein vestita di calze +nere, di giarrettiere rosa, e d'una collana di perle! Ha reso +infelici tutte le mogli di New York.</p> + +<p>Aldo scosse il capo con aria di compatimento e di +rammarico.</p> + +<p>Frattanto i suoi pensieri erano agili e chiari.</p> + +<p> — Se... — azzardò egli, quando la vide alzarsi per +partire, — se ci fosse qualche sua amica, qualcuna delle +mogli di cui parlava or ora... che desiderasse... che volesse... +insomma, a cui io potessi essere di qualche utilità...</p> + +<p> — Oh, questa è bella! oh, questa è divina! — esclamò +la piccola Van Osten, dando in una folle risata e congiungendo +le mani. — Ma voi siete delizioso! siete indescrivibile! +siete inaudito!</p> + +<p>E rise, e rise tutta scossa dall'ilarità.</p> + +<p>Rise anche Aldo, contento di essere così comico.</p> + +<p> — Quanto prima aprirete un ufficio: « Asilo di soccorso +per le mogli tradite... Il Perfetto Suscitatore di gelosie +nei mariti negligenti o infedeli... Successo garantito. +Prezzi moderati. Diploma. Referenze ».</p> + +<p> — Buona idea! — disse Aldo, ridendo. E in cuor suo +trovava infatti che l'idea era ottima.</p> + +<p>Essa cessò di ridere, improvvisa e un po' pallida.</p> + +<p> — Dite un po', non sarete poi mica un ricattatore, eh?<span class="pagenum"><a name="Page_223" id="Page_223">[223]</a></span></p> + +<p> — No, — disse Aldo, guardandola bene in faccia coi +suoi begli occhi di velluto luminoso.</p> + +<p> — Oh, vi credo, vi credo! — disse ella, stendendogli +con impulso quasi affettuoso ambe le mani. — Del resto +Mammà, che conosce gli uomini, m'ha detto: « Non aver +paura. Quello lì è di buona pasta! E' proprio quel che Dio +fece! »</p> + +<p>Aldo rise, non sapendo se essere offeso o lusingato.</p> + +<p> — Ed ora, — diss'ella solennemente, — per lo spavento +salutare che avete messo addosso a Bertie, e per il +bene che avete fatto a me, vi permetto di baciarmi.</p> + +<p>Alzò la piccola bocca, rosea e stretta — e Aldo, ridendo +un poco, la baciò.</p> + +<p class="pad2"> — Sono contenta d'aver baciato un conte, — disse +fra sè la piccola Van Osten, scendendo lesta e leggiera +le scale.</p> + +<hr /> +<h2><a name="VIII_II" id="VIII_II"></a>VIII.</h2> + +<p>In una lucente giornata autunnale Valeria, a Milano, +in casa della zia Carlotta con cui viveva, ricevette la lettera +di Nancy, la triste lettera scritta a New York durante +quelle prime settimane di angoscia e di miseria.</p> + +<p>La fine della lettera era lieta e piena di speranza. +Aldo aveva una occupazione dignitosa e rimunerativa. +Anne-Marie stava bene. Dunque, che la mamma non si +tormentasse.</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0">« <i>God's in His Heaven, all's well with the world!...</i> »<br /></span> +</div></div> + +<p>Ma Valeria si tormentò. Valeria possedeva alcuni<span class="pagenum"><a name="Page_224" id="Page_224">[224]</a></span> +titoli che le davano una meschina rendita di duecento +lire al mese, amministrati dallo zio Giacomo con la massima +puntualità; rendita che ella, con la stessa puntualità, +pagava alla zia Carlotta in compenso del suo vitto e alloggio. +Si riserbava, scusandosene, trenta o quaranta +lire ogni mese per le modeste sue spese personali.</p> + +<p>Quando ricevette quella lettera da New York, Valeria +si chiuse in camera per leggerla.</p> + +<p>E quando l'ebbe letta s'inginocchiò davanti alla Madonna +dal viso di zingarella del Reni. La Madonna doveva +aiutare Nancy.</p> + +<p>Anche lei, Valeria, doveva aiutare Nancy. Lo zio Giacomo +non darebbe nulla che potesse cadere nelle mani +di Aldo. Carlo, meno che nulla. Non farebbe che rimproveri +e recriminazioni. Nino avrebbe pur dato, ma non aveva +nulla da dare. La zia Carlotta avrebbe forse prestato cinquecento +lire con grande difficoltà, e molti ammonimenti.</p> + +<p>Non restava dunque a Valeria che una cosa da fare: +avrebbe venduto qualcuno dei suoi titoli di rendita, e si +sarebbe contentata di un'entrata un po' minore per qualche +anno. Bisognava pur mandar denari a Nancy!</p> + +<p>Dunque Valeria si vestì per uscire; mise il cappello +colle viole, la giacca di seta nera colla cravatta di pizzo; +i guanti neri di suède; poi prese l'ombrellino e la borsetta +di cuoio viola, e uscì ad affrontare una inevitabile e +certo tempestosa intervista con lo zio Giacomo.</p> + +<p>L'intervista fu infatti tempestosa. Il vecchio pativa +l'asma, e il suo carattere non aveva migliorato coll'andar +degli anni. Valeria tremava e piangeva per paura che +l'ira ch'ella gli cagionava potesse fargli del male alla salute; +ed era straziata da rimorsi mentre raccontava allo +zio delle oscure menzogne per giustificare la sua necessità +di denaro.</p> + +<p>Sapeva che se avesse detto che era per Aldo, lo zio<span class="pagenum"><a name="Page_225" id="Page_225">[225]</a></span> +si sarebbe formalmente opposto alla vendita dei titoli; +quindi Valeria fu tetra e misteriosa, accennando a cupe +possibilità, piangendo e minacciando; e finalmente lasciò +nell'animo dello zio Giacomo la convinzione che essa si +era messa in qualche grave pasticcio finanziario, di cui +le cause non erano confessabili.</p> + +<p>Il vecchio, muto di indignazione e di dolore, prese +dalla cassa forte dei titoli per seimila lire; e Valeria, tremante +e umiliata, li chiuse nel suo sacchetto viola. Poi, baciato +in fronte lo zio, che scuoteva la vecchia testa arruffata, +scese rapidamente le scale.</p> + +<p> — Ah, queste donne! — brontolò lo zio Giacomo, seguendo +dalla finestra i passi affrettati di Valeria, che +tenendo con mani confuse l'ombrellino, la borsetta e le +lunghe sottane, s'accingeva a traversare la strada senza +badare alle carrozze nè ai tram.</p> + +<p>A un certo punto parve allo zio Giacomo ch'ella +fosse proprio sotto il naso di un cavallo; ma il vetturino, +con una strappata di redini e molte bestemmie, riuscì +a schivarla.</p> + +<p> — Ah, queste donne! queste misere donne! — mormorò +lo zio Giacomo, e tornò rabbiosamente al suo lavoro.</p> + +<p>Valeria andò a una Banca, e dopo molte spiegazioni +superflue e confusionarie da parte sua, ne emerse un +quarto d'ora dopo con cinque mila lire e dell'oro, dell'argento +e del rame chiusi nella rigonfia borsetta.</p> + +<p> — Ora, — disse Valeria tra sè, — andrò da Cook, che +me li cambierà in denari americani. O forse si può spedire +in qualche altro modo. Domanderò.</p> + +<p>E Valeria traversò la piazza del Duomo e prese per +via Santa Margherita, pensando a Nancy. Povera piccola +Nancy senza un soldo! Povera piccola innocente mamma +dell'ancora più innocente Anne-Marie! Come erano difficili +le cose pratiche della vita!<span class="pagenum"><a name="Page_226" id="Page_226">[226]</a></span></p> + +<p> — Mio Dio! — sospirò Valeria, — vorrei che ci fosse +Tom ad aver cura di noi! — e scese dal marciapiede per attraversare +la via Manzoni.</p> + +<p>Se Tom ci fosse stato, le avrebbe detto: « Aspetta! » +Le avrebbe preso il gomito, con quell'aria un po' rude +di padronanza che aveva, e l'avrebbe ricondotta un passo +indietro per lasciar passare il tram che veniva dalla destra, +e una carrozza, e dietro alla carrozza un automobile (oh, +ancora lontano!), che veniva liscio e rapido dalla sinistra.</p> + +<p>Ma Tom, o ciò che restava di Tom, giaceva nel cimitero +di Nervi colle mani incrociate. E nessuno disse a Valeria: +« Aspetta »! Dunque ella scese lesta e leggiera dal marciapiede, +tenendo stretto in una mano la borsetta viola, +e nell'altra l'ombrellino e la veste. Vide il tram che s'avvicinava +sul binario opposto e si disse che aveva tempo +di passargli davanti. Fece di corsa tre o quattro passi, +poi vide a sinistra la carrozza già vicinissima a lei.</p> + +<p>Comprese che non avrebbe potuto passare, e indietreggiò, +rapida.</p> + +<p>La carrozza passò... ma perchè il vetturino gesticolava +così?... Perchè faceva quella faccia terribile?... Ah! hanno +dei gran cattivi caratteri i vetturini, pensò Valeria +(il pensiero è rapido)... Poi qualche cosa la urtò nella +schiena, e il pensiero si fermò, si spense. Un istante di folle +clamore e confusione, di strepiti e urli, in cui le parve che +urlasse anche lei... poi il silenzio, nero, chiuso, completo.</p> + +<p class="pad2">... Valeria sentiva un movimento cadenzato, oscillante, +ed aprì gli occhi. Non vide nulla. Sopra di lei un +tetto di tela grigia, intorno a lei dei muri di tela grigia... +Ah, ma i muri ondeggiavano, si aprivano un poco, e lasciavano +penetrare la luce. Valeria vide delle case che passavano... +e dei pezzi di negozio... e delle persone... La portavano +per la strada... Che cosa aveva alla bocca? Valeria<span class="pagenum"><a name="Page_227" id="Page_227">[227]</a></span> +alzò la mano nel guanto nero di suède e si toccò la bocca; +e si toccò la guancia dove sentiva qualche cosa d'insolito. +Cos'era? Il guanto pareva non toccarle la guancia ma i +denti... poi qualche cosa di caldo e viscido le corse giù +nel palmo della mano e lungo il braccio... D'un tratto +ella ricordò il sacchetto viola, rigonfio di denari. Dov'era? +Allora cercò di dire: « Dov'è? dov'è? E' per Nancy! » Le +parve di averlo gridato forte, ma non udiva che un gorgoglìo, +un gorgoglìo e dei soffi, che le uscivano dalla bocca... +Poi il nero silenzio si richiuse su lei.</p> + +<p>... Adesso era in una piccola stanza chiara. Intorno a lei +tutto era chiaro e bianco. Tutto era bianco. Vide dapprima +la soffitta. Era di vetro bianco smerigliato... La gente +era bianca, eccetto le loro faccie che erano scure e brune +sopra le vesti candide.</p> + +<p>Una faccia si chinò su di lei, molto vicina. Poi un'altra. +Poi una faccia un po' più chiara, con delle ali intorno +alla testa. Valeria sapeva cos'era, ma non poteva ricordarsi... +Volle sorridere a quella faccia — e sorrise; ma la +faccia colle ali non parve accorgersene. Continuava a guardarla, +vicina, colle labbra che movevano; e Valeria sentì +che una mano le ravviava i capelli. Si provò ancora a sorridere... +Ma cosa vedeva quella faccia al posto del sorriso +di Valeria?...</p> + +<p>Venne un'altra faccia rossa, energica, con gli occhi +un poco iniettati di sangue, e dei corti baffi grigi. Valeria +sentì che qualcuno le toccava il capo e lo girava di qua e +di là. La faccia rossa parlava. Diceva:</p> + +<p> — Inutile. Ma possiamo sempre tentare...</p> + +<p>Poi un fruscìo d'acqua che corre; uno scrosciar d'acqua... +uno scrosciar d'acqua... Valeria stese la mano per fermarlo.</p> + +<p>Subito la faccia con le ali comparve sopra di lei:</p> + +<p> — Sì, cara! Sì! Coraggio... brava, brava!</p> + +<p>Valeria le disse di fermare quell'acqua, ma la faccia +non pareva sentire, sorrideva dolce e diceva:<span class="pagenum"><a name="Page_228" id="Page_228">[228]</a></span></p> + +<p> — Sì, sì, cara! non sarà niente. La Madonna aiuta! +Brava, brava, poverina!...</p> + +<p>Un'altra faccia, e una voce:</p> + +<p> — Devo lavare qui, professore?</p> + +<p>Poi qualche cosa le sgorgò caldo e salato sulla guancia, +e le sgocciolò in gola. Qualcuno — era lei? — si strozzava, +soffocava... poi d'un tratto nella stanza c'era un dolore, +un dolore stridente, lancinante, spaventevole. Una voce +d'uomo diceva:</p> + +<p> — Lasci stare, lasci stare. Non serve. Guardi qui.</p> + +<p>E ancora Valeria sentì che le voltavano il capo; e +poco dopo un crepitìo, come se le tagliassero i capelli. +E lo scrosciar dell'acqua...</p> + +<p>La testa di Valeria era voltata lateralmente, ed ora +vedeva davanti a lei la schiena d'un uomo vestito di +bianco, colle maniche rovesciate, che si lavava le mani +sotto un robinetto d'argento. Le piacque guardarlo. Egli si +volse scotendo nell'aria le mani bagnate. Era lui che aveva +la faccia rossa e gli occhi sanguigni e i baffi grigi. Vedendo +gli occhi aperti di Valeria egli le fece un cenno amichevole +col capo e disse:</p> + +<p> — Bene, bene. Un po' di pazienza.</p> + +<p>Valeria gli sorrise; ma sentendo che la sua bocca non +si muoveva, gli ammiccò cogli occhi; e la faccia rossa +le rispose con espressione amichevole.</p> + +<p>Qualcuno le teneva il polso; e per un po' tutto fu silenzio. +Ah! ancora quel dolore, quello spaventoso, lancinante +dolore.</p> + +<p>Un'esclamazione, e poi una parola: « Inutile! »</p> + +<p>Valeria aprì gli occhi. Vide la faccia colle ali, un po' +lontana, che teneva lo sguardo fisso sulla faccia dell'uomo +cogli occhi rossi; questi era vicinissimo e chino sopra di lei. +Due altre faccie erano, anche loro, chine a guardare qualche +cosa che Valeria non vedeva, perchè quella cosa doveva +essere sul suo cuscino.<span class="pagenum"><a name="Page_229" id="Page_229">[229]</a></span></p> + +<p>La faccia colle ali muoveva le labbra. Valeria sapeva +bene cosa faceva movendo le labbra così, ma non poteva +ricordarlo...</p> + +<p>L'uomo rosso disse ancora: — Inutile! — e si drizzò.</p> + +<p>« Inutile ». Quella parola non comunicò nulla di preciso +alla coscienza di Valeria; ma nel suo corpo vi fu qualche +cosa che fremette in responso a quel verdetto. Colpo +su colpo il cuore le cominciò a martellare, rapido e forte, +più rapido e più forte, talchè lo si sentiva per tutta la +stanza. Colpo su colpo, forte e più forte, quel cuore rullava +come un tamburo.</p> + +<p>Valeria girò gli occhi spaventati all'intorno, e disse +alla faccia rossa vicina a lei:</p> + +<p> — Fermate il mio cuore! Non lo lasciate battere così!</p> + +<p>Ma certo nessuno la udì. Stavano tutti immobili ad +ascoltare quel cuore; allora Valeria capì che non aveva +parlato.</p> + +<p>Il cuore rimbombava e rullava. Era spaventoso. Valeria +girava gli occhi atterriti implorando soccorso.</p> + +<p>Allora la suora disse al chirurgo:</p> + +<p> — Oh provi, provi! L'aiuti, povera creatura!</p> + +<p>E ancora l'acqua sgorgò e scrosciò, e qualche cosa fu +spinto, scricchiolante e stridente, sul pavimento di marmo.</p> + +<p> — L'étere, — disse il chirurgo.</p> + +<p>Una delle faccie gialle s'abbassò su di lei, e le avvicinò +al viso una reticella scura fatta come una maschera.</p> + +<p>E d'improvviso Valeria fu sveglia. Era tornata in sè. +Si rizzò a sedere urlando, e sbattè coi pugni sulla faccia +gialla che voleva metterle la maschera. Vide i due dottori, +e il vecchio chirurgo, e la suora di carità. Parlò, e +la voce le uscì dalla bocca spalancata e lacera. Voleva +dire: « Salvatemi, salvatemi! » Ma sentì che le parole che +diceva erano:</p> + +<p> — Faccio a tempo a traversare!<span class="pagenum"><a name="Page_230" id="Page_230">[230]</a></span></p> + +<p>Poi volle spiegare del sacchetto viola e dei denari. +Ma le parole che urlò erano:</p> + +<p> — Nancy! Nancy!</p> + +<p>Allora il chirurgo si volse iroso a quello che teneva la +maschera, e gli parlò con voce concitata.</p> + +<p>Ma la suora si chinò su Valeria e fece sopra di lei il +segno della Croce.</p> + +<p> — Giù, giù! cara! Si metta giù! La Madonna aiuta! +Vedrà! vedrà!</p> + +<p>E Valeria si mise giù.</p> + +<p>L'impazzato tamburo del suo cuore rullava.</p> + +<p> — Adesso, ferma! — disse il chirurgo. — Non si muova. +Conti!... conti fino a venti.</p> + +<p>Valeria si dibattè — voleva alzarsi — la maschera +nera le era sopra il viso.</p> + +<p> — Brava, cara; brava! — diceva la voce della suora. — Conti, +come me: uno.... due.... tre....</p> + +<p> — Respiri profondamente, — disse qualcuno.</p> + +<p>E Valeria obbedì.</p> + +<p>.... Poi si ricordò che le avevano detto di contare. Ma +si era perduto tempo..... dunque non si poteva più cominciare +dall'« uno ».... bisognava cominciare più in là....</p> + +<p> — .... Nove, — disse Valeria, respirando profondamente, — dieci....</p> + +<p>Essa era su un'immensa altalena — un'altalena favolosa, +appesa nel vuoto — che la lanciava traverso lo +spazio, avanti e indietro, nella vastità bianca dell'aria.</p> + +<p> — Undici.... — disse Valeria. — Dodici.... — E pensò: — Adesso.... +devo dire in fretta il tredici.... perchè... numero +sfortunato!... Tredici........ quattordici....</p> + +<p>L'altalena aerea la lanciava a volo libero, al di là di +tutti i monti. Le persone intorno a lei le parevano giù, +giù, lontano, nella piccola stanza bianca.... Come la udrebbero? +Come la udrebbero, lei già così distante?<span class="pagenum"><a name="Page_231" id="Page_231">[231]</a></span></p> + +<p> — QUINDICI! — gridò Valeria urlandolo forte più +che poteva traverso la lontananza.</p> + +<p>Poi un'onda immensa l'innalzò, la sospinse.... la lanciò +fuori della vita.</p> + +<p>Era finito.</p> + +<p>Valeria era piombata nell'eternità.</p> + +<p class="pad2"> — Sapevo bene che era inutile, — disse il chirurgo +scotendo irosamente il capo.</p> + +<p>Il viso fu coperto, e la barella portata via.</p> + +<p class="pad2">Un'ora dopo, lo zio Giacomo, Nino, e la zia Carlotta +arrivarono pallidi ed esterrefatti.</p> + +<p>Era finito. Sì. Pur troppo.</p> + +<p>La zia Carlotta piangeva torcendosi le mani. La +suora la confortò accertandole che non vi era stata sofferenza +alcuna.</p> + +<p> — Voglio vederla, voglio vederla, — singhiozzò la +zia Carlotta.</p> + +<p> — No, no! — disse la suora. — Meglio no.</p> + +<p>E lo zio Giacomo, col viso rigato di lagrime, le disse:</p> + +<p> — No, cara, no!</p> + +<p>Nino senza dir parola uscì con uno dei giovani dottori, +che lo condusse in una sala fredda e vasta, che pareva +vuota. In fondo, vicino al muro, Nino vide due barelle +portante ciascuna un lungo fardello velato, ricoperto +e immobile.</p> + +<p> — E' questo, — disse il dottore (colui che aveva +tenuto la maschera).</p> + +<p>Nino guardò, e gli si fermò il respiro.</p> + +<p> — Dio! Dio! — disse, e volse via lo sguardo.</p> + +<p>La zia Carlotta entrava sorretta dalla suora. Nino +con le labbra livide le disse:</p> + +<p> — Vieni via. Non guardare.</p> + +<p>E le afferrò la mano.<span class="pagenum"><a name="Page_232" id="Page_232">[232]</a></span></p> + +<p>Ma Carlotta, col viso nel fazzoletto, singhiozzò:</p> + +<p> — E' la figlia di mia sorella! Dell'unica mia sorella! +Devo chiuderle gli occhi.</p> + +<p>E si fece avanti.</p> + +<p>Nino uscì rapido.</p> + +<p>La suora condusse Carlotta alla barella più discosta, +e scoperse il viso di Valeria. Allora un urlo echeggiò +nella fredda sala vuota, un urlo spaventoso e agghiacciante, +che lacerò il silenzio dei vasti corridoi, e giunse +fino alle corsìe dove, apatici ed egoisti, giacevano gli ammalati +nei loro letti. Altri urli seguirono, strazianti, stridenti, +spaventevoli....</p> + +<p>Ma le due quiete figure distese sulle barelle non ne +furono disturbate.</p> + +<p>Valeria fu sepolta a Nervi, accanto a Tom.</p> + +<hr /> +<h2><a name="IX_II" id="IX_II"></a>IX.</h2> + +<p>Quando Nancy ricevette a New York la notizia della +morte di sua madre, mise un abito nero invece di quello +color marrone; e pianse, e pianse, e pianse, come piangono +i figli per le loro madri. Poi rimise l'abito color marrone, +e andò avanti a vivere per Anne-Marie, come vivono +le madri per i loro figli.</p> + +<p>In breve lasciarono il tetto meschino e ospitaliero +di Frau Schmidl e, per allontanarsi un poco dal quartiere +dei negri, presero un piccolo appartamento nell'82.<sup>ma</sup> +Strada.</p> + +<p>Una nipote di Frau Schmidl, per nome Minna, veniva +a fare il lavoro di casa e a condurre a passeggio Anne-Marie. +Anne-Marie adorava Minna. La contemplava con<span class="pagenum"><a name="Page_233" id="Page_233">[233]</a></span> +occhi rapiti quando parlava coi fornitori e coi vicini; e +la seguiva di stanza in stanza quando essa spazzava e +faceva i letti. Minna portava delle vesti scollate, e intorno +al collo un nastrino di velluto nero e una fila di perle +azzurre. Agli occhi di Anne-Marie, Minna rappresentava +la perfetta bellezza muliebre. E Anne-Marie la imitava +il più possibile, cercando di copiarne il passo, i gesti e +il linguaggio.</p> + +<p>Nancy talvolta le udiva parlare insieme in cucina. +La voce di Minna:</p> + +<p> — Cos'hai mangiato col tuo thè?... « A butterbread »?</p> + +<p>E la voce di soprano striduletto di Anne-Marie:</p> + +<p> — « Yes! two butter breads mit sugar. »</p> + +<p>E Minna:</p> + +<p> — « That's fine! To-morrow Tante Schmidl makes +a cake, a good one. We eat it evenings. »</p> + +<p> — « A cake.... a good one. We eat it evenings, » faceva +eco Anne-Marie.</p> + +<p>All'orrendo suono di questo linguaggio ibrido, l'anima +di Nancy si contraeva per la mortificazione. Ella +aveva per l'appunto tolto dal fondo d'un baule il manoscritto +del suo libro, e commossa l'aveva aperto sul tavolo +davanti a sè. Le pagine liscie e larghe erano dolci +al suo tocco.</p> + +<p>La frizzante freschezza di pensiero, il piccolo brivido +che sempre precedeva il prorompere dell'ispirazione, la +scosse, e Nancy stese la mano verso la penna d'avorio....</p> + +<p> — « A cake, a good one », — ripetè nella stanza attigua +Anne-Marie, a cui il suono massiccio e teutono di +quella frase piaceva.</p> + +<p> — Oh, la mia bambina! la mia bambina! come crescerà?</p> + +<p>Nancy, la madre, tolse di mano a Nancy, il poeta, +la penna d'avorio; e il resto di quel giorno, e molti altri,<span class="pagenum"><a name="Page_234" id="Page_234">[234]</a></span> +furono dedicati all'istruzione e all'educazione di Anne-Marie.</p> + +<p>Durante i mesi che seguirono Nancy inventò per la +piccina un gioco che ebbe molto successo.</p> + +<p> — Facciamo questo gioco, — disse Nancy, — che +tu sei un piccolo libro che ho scritto io: un bel piccolo +libro come le fiabe di Andersen.... sai bene, quello che +ha dentro le belle immagini di principessine e di fate. +Ebbene, in questo libro ch'io amo tanto....</p> + +<p> — Di che colore è? — disse Anne-Marie.</p> + +<p> — Oh! tutto bianco, e rosa, e oro, — disse Nancy, +baciando le chiome lucenti della sua bambina. — Dunque, +in questo libro, in mezzo al più bello dei racconti di fate, +ecco che qualcuno è venuto a fare dei brutti sgorbi, a +scrivere delle parole comiche e insensate.... come.... +come « butter-bread »!</p> + +<p> — Chi ha fatto questo? — disse Anne-Marie.</p> + +<p> — Ma, non so!... Minna....</p> + +<p> — Perchè gliel'hai prestato? — disse la piccola, facendo +un gesto col capo che la faceva somigliare a suo +padre.</p> + +<p> — Hai ragione, amore. Non lo farò più. Lo terrò +sempre sempre con me, il mio piccolo libro prezioso!... +Dunque, dà retta. Io devo togliere quelle parole sciocche +e brutte, non è vero? e mettervi invece delle parole belle, +e dei pensieri dolci. Altrimenti nessuno vorrà leggere il +libro. Non ti pare?</p> + +<p> — Già, — disse Anne-Marie, con gli occhi un po' attoniti. — Ci +metterai anche le immagini?</p> + +<p> — Oh, sì! — disse Nancy. — E vorrei poterci mettere +anche delle rime!</p> + +<p> — Perchè? a cosa servono le rime? — disse Anne-Marie.</p> + +<p> — Non c'è nulla di più bello, — disse Nancy. — Proviamo!<span class="pagenum"><a name="Page_235" id="Page_235">[235]</a></span></p> + +<p>Ma Anne-Marie era refrattaria alla poesia. Lunghe +spiegazioni ed esempi, quali: « core » e « amore »; +« pianto » e « incanto »; « finestra » e « minestra », lasciarono +Anne-Marie sbalordita e irritata.</p> + +<p>Nancy la carezzò, paziente.</p> + +<p> — Prova a dire una rima anche tu, una sola! Di', +tesoro, di': cosa fa rima con « stella »?</p> + +<p>No. Anne-Marie non sapeva cosa facesse rima con +stella.</p> + +<p> — Ma « bella », s'intende, bimba mia cara! E adesso +dimmi una parola che faccia rima con « cara »!</p> + +<p> — « Bella », disse Anne-Marie.</p> + +<p> — Ma no, ma no! Pensa un pochino che cosa fa +rima con « cara »?</p> + +<p>Anne-Marie riflettè.</p> + +<p> — « Verdura »? — disse finalmente, memore della +cucina di Frau Schmidl.</p> + +<p>Nancy gemette.</p> + +<p> — Ma no, ma no, tesoro! Pensa: una cosa quando non +è dolce è...? trova, trova la rima con « cara »!</p> + +<p> — « Carissima »! — gridò Anne-Marie, trionfante.</p> + +<p>E fu subito abbracciata e baciata.</p> + +<p> — Ah! vorrei che tu fossi poeta, Anne-Marie, — disse +sua madre spingendole indietro dalla fronte i biondi +capelli.</p> + +<p> — Perchè? — disse Anne-Marie, dimenandosi per +sfuggirle.</p> + +<p> — I poeti sono immortali; vuol dire che non muoiono +mai, — disse Nancy, lieta di porre una immagine nel +piccolo libro bianco e rosa.</p> + +<p> — Allora sarò un poeta, — disse Anne-Marie che conosceva +la morte per aver sotterrato nel cortile dei +Schmidl un gatto morto e per averlo scavato fuori un paio +di giorni dopo per vedere com'era.<span class="pagenum"><a name="Page_236" id="Page_236">[236]</a></span></p> + +<p>Ma Anne-Marie non era destinata ad essere poeta. +Nei piccoli libri bianchi e rosa che le mamme credono +di creare, il Racconto è già scritto prima ancora che essi +giungano nelle tenere mani materne. E Anne-Marie +non doveva essere poeta.</p> + +<p>Ma ancor sempre a Nancy il fuoco sacro bruciava il +cuore, e correva come fiamma liquida nelle vene. Ella si +diceva:</p> + +<p> — Adesso non è possibile ch'io lavori al mio Libro. +Il Libro deve aspettare finchè Anne-Marie non avrà più +bisogno ogni momento di me. Ma frattanto posso scrivere +delle poesie! Posso scrivere un ciclo di poesie intorno +ad Anne-Marie. Li chiamerò « Poemi di Puerizia »....</p> + +<p>Allora con occhio d'artista Nancy si pose a osservare +la sua figliuoletta, seguendola con lo sguardo penetrante, +gettando sovra l'inconscia testolina bionda il cilestre +velo dell'idealità, e scrutando i limpidi occhi infantili +per trovarvi la sorgente di frase novella o di simbolo +felice. Voleva porla come una statuetta neoterica in +cima a un sonetto; voleva fissarla e immortalizzarla +in qualche rara posa arcaica.</p> + +<p>Ma Anne-Marie era la creatura del suo ambiente. +Anne-Marie metteva degli abiti foggiati e cuciti da Minna; +e portava in testa un piccolo e piatto cappello rosa che +pareva un coperchietto.</p> + +<p>Anne-Marie aveva parlato italiano come una principessina +di Toscana; ma il suo inglese, imparato dai tedesco-americani +della Settima Avenue e dell'82.<sup>ma</sup> Strada, +era un idioma orrido e grottesco. Ogni volta che Anne-Marie +apriva la piccola bocca soave, ne uscivano delle +frasi che erano come dei pugni nel cuore a Nancy. Invano +le aveva ella raccontato la storia della principessa stregata +a cui, quando parlava, saltavano fuor dalla bocca +i ranocchi; mentre sua sorella, la principessa buona, aveva<span class="pagenum"><a name="Page_237" id="Page_237">[237]</a></span> +la bella bocca « di rose piena, e di perle e di dolci parole ».</p> + +<p> — Mi piace di più quella coi ranocchi, — diceva +Anne-Marie, semplice e sincera.</p> + +<p>E le gioie di Anne-Marie erano elementari e inestetiche. +Non a lei era dato vagare pei viali ombrosi d'un +giardino, cullando tra le braccia una lussuosa bambola +dalle articolazioni mobili, dal nome mellifluo. No. Dalla +cigliata Marie-Louise di Montecarlo in poi, le bambole +di Anne-Marie erano state numerose ma poco amate. +Secondo il suggerimento di Frau Schmidl, e anche per +motivi di economia, Nancy era andata un giorno « downtown », +nella « città bassa », e aveva potuto comperare +in un negozio di giocattoli all'ingrosso, ciò che, sulla fattura, +era descritto come segue: « Una dozzina bambole, +grandezza 9, qualità 4. Colore biondo. Vestito rosso. Prezzo +per dozzina: 2 dollari e 40 cents ».</p> + +<p>La prima delle dodici venne quella stessa sera regalata +ad Anne-Marie. Fu baciata con frenesia e battezzata +Hermina (il nome di Minna). Le si pettinò la stoppacciosa +chioma e si fecero dei tentativi per svestirla. Visto che +non si svestiva, fu messa a letto qual'era, e Anne-Marie +si coricò con precauzione al suo fianco.</p> + +<p>A suo tempo Hermina si ruppe e morì. Quale non fu +la gioia di Anne-Marie quando la medesima Hermina, +collo stesso sguardo turchino, la stessa chioma stoppacciosa, +lo stesso sorriso d'angelo, riapparve nella sua veste +rossa dinanzi a lei!</p> + +<p>Fu baciata con frenesia.</p> + +<p>A suo tempo anche questa seconda Hermina, priva +di gambe e con pendula testa slogata, fu tolta alle tenere +braccia di Anne-Marie. Ed ecco apparire un'altra Hermina, +rigida e completa, con l'occhio turchino, la chioma +stoppacciosa e il sorriso d'angelo rinnovellati!</p> + +<p>Anne-Marie, vedendola, spalancò due larghi occhi e<span class="pagenum"><a name="Page_238" id="Page_238">[238]</a></span> +trasse un profondo respiro. Accettò con più stupore che +affetto questa terza Hermina, e non la baciò.</p> + +<p>Quella Hermina morì presto, e Nancy con un sorriso +trionfante ne produsse una quarta. Con uno strillo d'indignazione +e d'odio, Anne-Marie la afferrò per le ben conosciute +scarpe dipinte, e le sbattè l'aborrita e ben ricordata +faccia per terra.</p> + +<p>Le altre otto le furono date tutte insieme; e furono +gettate per terra e detestate e calpestate. Durante molte +notti i sogni di Anne-Marie furono popolati da Hermine +morte e risuscitate; da placide Hermine sorridenti e +senza gambe; da Hermine instivalate e senza naso; da +spaventose Hermine, sane se viste di dietro, ma con tenebrose +caverne al posto della faccia, sotto le flave chiome +stoppacciose.</p> + +<p>Non volle più bambole. E i suoi divertimenti furono +presi dove li trovava: più che altrove in cucina. Le sarebbe +piaciuto di lavare i piatti, ma questa era una gioia +proibita; ma le piaceva farsi vedere con un asciugamano +di cucina sotto al braccio, a girare per la cucina, o a +spolverare i mobili con fare disinvolto e importante, +come Minna.</p> + +<p>S'estasiava al vedere il ragazzo del macellaio sbattere +sul tavolo un pezzo di filetto; e le sguaiate risa della nerissima +« coloured lady » — così chiamano le negre a +New York — che ogni sabato portava la biancheria, erano +suoni dolci e dilettevoli al suo orecchio.</p> + +<p>Le piaceva anche il pianoforte che qualcuno suonava +malissimo nell'appartamento attiguo; il pianoforte che +faceva disperare Nancy quando cercava di mettersi a +scrivere.</p> + +<div class="dots"> </div> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>Tu che sorridi ancora inghirlandata</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Dal fiore biondo della puerizia....</i><br /></span> +<span class="pagenum"><a name="Page_239" id="Page_239">[239]</a></span></div></div> + +<p>scriveva Nancy, cercando di non udire lo strimpellamento +dei vicini.</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>Oh glauco-occhiuta, oh cerulo-venata....</i><br /></span> +</div></div> + +<p> — Minna! Minna! cos'è che suonano? — strillava +Anne-Marie, saltando dalla seggiola dove l'aveva messa +Nancy e correndo in cucina.</p> + +<p>Nancy ricominciava:</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>Occhi d'aurora e bocca di delizia....</i><br /></span> +</div></div> + +<p> — Quella è la canzone della Bowery, — rispondeva +Minna, sbatacchiando le posate e i piatti.</p> + +<p> — Chi è la Bowery? — chiedeva Anne-Marie.</p> + +<p> — Non è nessuno. E' un posto pieno di policemen +e di chinesi.</p> + +<p>Nancy cancellò tutto e ricominciò:</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>Sei quasi alata ancora! t'inghirlanda</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Il biondo fiore della puerizia....</i><br /></span> +</div></div> + +<p> — Me la canti quella canzone, Minna, me la canti? +« Go on »!</p> + +<p>Allora nella cucina vibrava il forte soprano di Minna:</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>Casey would waltz with the strawberry blonde,</i><br /></span> +<span class="i0"><i>And the band — played — on — </i><br /></span> +</div></div> + +<p>E l'infantile falsetto di Anne-Marie ripeteva:</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>Casey would waltz with the strawbeddy blonde,</i><br /></span> +<span class="i0"><i>And the band — play — don.</i><br /></span> +</div></div> + +<p>Ahimè! anche il ciclo dei « Poemi della Puerizia »<span class="pagenum"><a name="Page_240" id="Page_240">[240]</a></span> +doveva aspettare. Lo scrivere o il pensare in quella casa, +era impossibile!</p> + +<p>Più tardi, quando si potesse prendere un alloggio +più grande, quando la « glauco-occhiuta e cerulo-venata » +avesse una governante.... Ma per ora nell'appartamento 7, +sinistro interno, della 82.<sup>ma</sup> Strada, non spirava aria propizia +alla poesia.</p> + +<p>Di giorno, Aldo era quasi sempre in casa, fumando +sigarette, leggendo gli interminabili giornali della domenica — che +durante tutta la settimana ingombravano +le tavole e le sedie — e sospirando per la mancanza d'una +cosa o d'un'altra. Alla sera usciva.</p> + +<p>Il suo era un lavoro che si faceva specialmente di +sera; così egli spiegò a Nancy. Del resto, a Nancy dava +poche spiegazioni. Un giorno egli aveva portato a casa +cinquecento dollari invece di venti, e aveva tentato di +farle capire perchè la somma era di tanto maggiore del +solito; ma Nancy era stata così esterrefatta e agitata, +così impaziente di sapere precisamente come Aldo li avesse +guadagnati, così nervosa ed eccitata, che egli si era deciso +a non dirle mai più niente. Già, era impossibile farle comprendere +le sottigliezze dei suoi doveri verso la signora +Van Osten. Quindi meglio star zitti.</p> + +<p>Allorchè, circa due mesi dopo — il suo còmpito essendo +ridivenuto più arduo — Aldo ricevette cento dollari +invece di venti, egli ne portò ottanta a una Cassa di Risparmio, +e arrivò a casa coi soliti venti dollari.</p> + +<p>Non appena egli ebbe in mano il libretto della Cassa +di Risparmio, ecco che il nonno di via Chiaia si ridestò +in lui, e uccise il lazzarone che non s'incaricava dell'indomani. +Aldo cominciò a darsi cura delle piccole cose; +badava alle minime spese; brontolava lungamente per +una compera di 25 cents; e per mezzo dollaro stava imbronciato +tutta una giornata. Il meschino ménage era condotto<span class="pagenum"><a name="Page_241" id="Page_241">[241]</a></span> +coi principii della più rigida economia. E Aldo +non era felice che quando gli era riuscito di spremere +un dollaro dalle spese settimanali e portarlo su per la scala +del « Dime Savings Bank ».</p> + +<p>Facendo i conti con Minna egli notò che, se la fissava +con lungo sguardo profondo, essa il giorno dopo, +per fargli piacere, spendeva meno. E quanti furono allora +i pezzi di zucchero e le fette di burro che Minna tolse la +sera dall'armadio della sua zia Schmidl, per deporli la +mattina, quale sacrificio propiziatorio, sulla magra tavola +dei Della Rocca!</p> + +<p>I vestitini rappezzati di Anne-Marie e i coperchietti +rosa che portava in testa — sempre una spina negli +occhi di Nancy! — ora dovevano durarle attraverso il +variar delle stagioni, dopo che da lungo tempo la lavandaia +negra ne aveva tolto ogni più lontano sembiante di +tinta o di vitalità.</p> + +<p>Nancy portava sempre il suo vestito marrone, aggiustato, +voltato, ritinto.</p> + +<p>I giorni passarono, meschini e rapidi. E Nancy imparò +che si può campare fra gli stenti e lo squallore, che +si può andare avanti a vivere nella brutta e sordida povertà — e +abituarvisi a poco a poco, fino a quasi dimenticare +che una volta non era così.</p> + +<p>Le sere, sopratutto, erano terribili. Quando Minna +andava a casa sua, e Anne-Marie dormiva, e Aldo era +uscito a far due passi con qualche conoscente italiano, +oppure, in cravatta bianca e marsina, s'era frettolosamente +recato al suo lavoro, Nancy sedeva sola e desolata +nel terribile salottino, circondata dalla mobiglia della +signora Johnson sua padrona di casa, e dalle fotografie +della famiglia e degli amici della signora Johnson. Da +caminetto e scaffale, da mensola e scansìa, visi di sconosciuti +in veste antiquata la fissavano con occhi sbiaditi.<span class="pagenum"><a name="Page_242" id="Page_242">[242]</a></span> +V'erano delle attrici in costumi di paggio; dei bambini +colla testa grossa; dei giovinetti senza mento, col +colletto basso; il signore e la signora Johnson in abito +da sposi; il loro primo bambino (ora commesso in una +drogheria), nudo, che si teneva un piede. Appeso al muro, +con occhi bianchicci che seguivano Nancy dovunque ella +si mettesse, v'era un ingrandimento fotografico d'un ritratto +del defunto signor Johnson; e Nancy, sola, di sera, +ne aveva paura. Aveva provato qualche volta a coprirlo +con una tovaglia, ma era peggio.</p> + +<p>Quando, mesi fa, erano arrivati in quella casa, Nancy +aveva subito raccolto tutte quelle fotografie e le aveva +nascoste in un armadietto buio in corridoio. Ma la signora +Johnson arrivando all'improvviso, come soleva +fare coi suoi inquilini, s'era guardata intorno con occhi +severi.</p> + +<p> — Dove sono tutte le fotografie? — aveva chiesto +con voce terribile a Nancy. — Quelle non vanno toccate.</p> + +<p>E le aveva rimesse tutte a posto, nelle loro cornici +rotte e sui loro piedestalli sgangherati.</p> + +<p>Vietò anche a Nancy di allontanare o muovere la +grande lampada a piedestallo, che non si accendeva, ma +che occupava molto posto e rendeva più soffocante il salottino. +No, no; era costata trentadue dollari. Non si doveva +toccare. Dunque la lampada stette lì, gigantesca +e ingombrante, e il suo paralume di seta gialla, su cui +erano appuntate con uno spillo di sicurezza delle sudicie +rose bianche, era un oltraggio al dolente sguardo di Nancy.</p> + +<p>Una sera, coricandosi, Anne-Marie disse a sua madre:</p> + +<p> — Mi piace quella ragazza che sta qui vicino.</p> + +<p> — Ma non la conosci, tesoro, — disse Nancy.</p> + +<p> — Sì, sì, la conosco, — disse Anne-Marie. — Le ho +parlato adesso dalla finestra in cucina.</p> + +<p> — Come si chiama? — chiese Nancy, slacciando fettuccie<span class="pagenum"><a name="Page_243" id="Page_243">[243]</a></span> +e bottoni del corpettino di sua figlia e baciandole +la nuca tiepidetta e fragrante.</p> + +<p> — Non so più. Me l'ha detto: è un nome piccolo e +secco. Come una tosse.</p> + +<p>Nancy rise, e le ribaciò la nuca così grassetta e bianca +e dolce. E proprio in quel momento qualcuno bussò; ed +era la ragazza che stava vicino, che veniva a far visita, +e portava un orso di cioccolatte per Anne-Marie.</p> + +<p>Il suo nome era Peg.</p> + +<p> — Sono venuta perchè ho pensato che vi annoiavate, +tutta sola; — disse Peg, entrando con Nancy nel salotto, +dopo che Anne-Marie era stata ben coperta e baciata e +messa a dormire coll'orso (avendo solennemente promesso +che non lo avrebbe nè rosicchiato nè leccato!).</p> + +<p>Allora Peg raccontò che lavorava da un parrucchiere +nella Madison Avenue.</p> + +<p> — Faccio specialmente la manicure. Aggiusto le +unghie, le rendo rosse e lucide che paiono rubini. Nauseante +professione, — soggiunse; — pensate dunque: +tutte quelle diverse mani che devo tenere!... mi fanno +venire il mal di mare. Specialmente quelle delle donne.</p> + +<p>Nancy rise. Peg le offrì di accomodarle le unghie, +così, per divertimento; e Nancy, dopo aver esitato un pochino, +la lasciò fare.</p> + +<p> — Ma, Dio buono! Avete delle mani da signora, — disse +Peg.</p> + +<p>E la coppa d'amarezza di Nancy fu colma. Cambiò +discorso.</p> + +<p> — Siete voi che suonate il pianoforte? — domandò +alla vicina.</p> + +<p> — No. E' mio fratello. Lavora in un ufficio di messaggerie. +Ma per la musica, è famoso!</p> + +<p>A questo punto dalla stanza vicina s'udì la voce di +Anne-Marie (che voleva sempre la porta aperta).<span class="pagenum"><a name="Page_244" id="Page_244">[244]</a></span></p> + +<p> — Cos'è quel pezzo di musica che era bello?</p> + +<p>Peg rise, ma non seppe dire a quale pezzo alludesse +Anne-Marie.</p> + +<p> — Ma sì, ma sì, — diceva Anne-Marie nel buio, — un +pezzo diverso dagli altri. Un pezzo molto bello.</p> + +<p>E poichè la piccina insisteva, Peg disse che andrebbe +a domandarlo a suo fratello.</p> + +<p>Tornò pochi minuti dopo, accompagnata da un giovane +lungo e timido, che venne presentato a Nancy col +nome di George.</p> + +<p>Anne-Marie intanto continuava a chiamare dalla sua +camera domandando il pezzo che era bello; e finalmente +George tornò nel suo appartamento, lasciando le porte +aperte, e suonò tutta la musica del suo repertorio.</p> + +<p>Ma il « pezzo che era bello » non era fra questa, e +Anne-Marie si agitò molto.</p> + +<p>Peg, e anche Nancy, dissero:</p> + +<p> — L'avrà sognato!</p> + +<p>Ma Anne-Marie, alla prima nota di ogni nuovo pezzo +che George cominciava con molta espressione e molto +pedale, gridava:</p> + +<p> — No, no, no! Non è quello! Non è quello! Non suonate +più! Non voglio sentire quello!</p> + +<p>E finalmente pianse e divenne tanto cattiva, che per +castigo le due gambe posteriori dell'orso, che ella non +aveva avuto ancora il tempo di mangiare, le furono portate +via.</p> + +<p>Peg e George rimasero un'ora e furono molto cordiali; +e partendo promisero di ritornare un'altra sera.</p> + +<p>Anche loro vivevano soli. I loro genitori avevano un +rancio di pecore nel Dakota.</p> + +<p> — Putrido paese, il Dakota, — disse George. — Tutto +erba e vento. Per me, non c'è che New York.</p> + +<p>E con una stretta di mano presero commiato.<span class="pagenum"><a name="Page_245" id="Page_245">[245]</a></span></p> + +<p>Dopo di ciò, quando il morto signor Johnson faceva +più del solito paura a Nancy, essa andava nella camera +di Anne-Marie e batteva sul muro con una spazzola. +E allora arrivava Peg, a passare la serata amichevolmente +con lei.</p> + +<p>Spesso veniva anche George, e leggeva ad alta voce +i supplementi letterari del « New York Herald ». Leggeva +specialmente tutte le poesie.</p> + +<p> — Eh, — disse sua sorella, — George, per la poesia, +è famoso!</p> + +<p>George sorrise modestamente, e si passò le ben manicurate +dita nei radi capelli.</p> + +<p> — Mah! — sospirò, — oggi-giorno dei veri poeti non +ce n'è più. Sono tutti morti da un pezzo!</p> + +<p>E Nancy disse:</p> + +<p> — Temo anch'io che sia così.</p> + +<p> — Mamma! — chiamò la voce chiara e sveglia di +Anne-Marie traverso la porta socchiusa.</p> + +<p> — Sì, cara, — disse Nancy. — Buona notte.</p> + +<p> — Mamma, — ripetè Anne-Marie. — Vieni qui.</p> + +<p>Nancy si levò e andò da lei.</p> + +<p>Anne-Marie era ritta a sedere nel letto.</p> + +<p> — Cos'ha detto quello lì? — chiese con voce di tortorella +inquisitrice.</p> + +<p>Nancy non seppe rispondere. Non capiva.</p> + +<p> — Ha detto — disse Anne-Marie, terribile, e scandendo +le parole — che tutti i poeti erano morti. Tutti +quelli veri. E tu m'hai detto che i poeti non morivano mai.</p> + +<p>Nancy sedette sul letto e strinse al cuore la piccola +testa morbida e arruffata.</p> + +<p> — Ti spiegherò domani, — disse. — E tu non devi +ascoltare ciò che si dice nella stanza vicina. Non è una +cosa leale.</p> + +<p> — Cosa vuol dire leale?<span class="pagenum"><a name="Page_246" id="Page_246">[246]</a></span></p> + +<p> — Onesto, — disse Nancy.</p> + +<p>E dopo una lunga spiegazione su ciò che è e ciò che +non è onesto, Nancy la baciò e le diede la buona notte.</p> + +<p> — Buona notte, — disse Anne-Marie. — E farai +meglio di chiudere la porta. Perchè non si può essere +onesti, quando si può non esserlo.</p> + +<p>E la porta fu chiusa.</p> + +<p>L'indomani mattina Anne-Marie domandò subito +degli schiarimenti riguardo alla mortalità dei poeti.</p> + +<p> — Ecco... — disse Nancy, presa alla sprovvista, +avendo dimenticato quell'episodio, — ecco, è così: — e +con gli occhi scrutatori di sua figlia fissi su lei, Nancy +dovette inventare la sua storia mentre la raccontava, +cercando di mettere una nuova immagine nel piccolo libro +della mente di Anne-Marie. — Vedi: una volta, il +mondo era pieno di rose; ma tutto pieno! I monti ne erano +coperti. E allora i poeti vivevano eternamente.</p> + +<p> — Sì, — disse Anne-Marie.</p> + +<p> — Ma poi, un giorno, certa gente disse al buon Dio: +Perchè, buon Dio, avete messo tante cose inutili nel +mondo? Le rose, per esempio. A cosa servono? Potremmo +benissimo farne a meno, e avere invece più legumi: cavoli, +carote....</p> + +<p> — Spinacci, — disse Anne-Marie, arricciando il naso.</p> + +<p> — Già, spinacci, — disse Nancy.</p> + +<p>Vi fu una pausa.</p> + +<p> — E allora? — disse Anne-Marie.</p> + +<p> — Allora, il buon Dio portò via le rose. Tutte le rose +del mondo!... E tutti i poeti morirono.</p> + +<p> — Di cosa? — disse Anne-Marie.</p> + +<p> — Di silenzio, — disse Nancy.</p> + +<p>Vi fu un'altra lunga pausa.</p> + +<p> — Sono morti — spiegò Nancy — perchè non avevano +più niente da dire.<span class="pagenum"><a name="Page_247" id="Page_247">[247]</a></span></p> + +<p>Anne-Marie aveva l'aria molto triste. Nancy si affrettò +a consolarla.</p> + +<p> — Allora Iddio tornò a mettere un po' di rose nel +mondo, per le piccole Anne-Marie che non amano i legumi +(ed hanno torto), e allora — essendovi qualche +rosa — anche alcuni poeti tornarono al mondo.</p> + +<p> — Ma non quelli veri?</p> + +<p> — Forse non quelli proprio veri, — disse Nancy.</p> + +<p> — Allora a cosa servono? — chiese Anne-Marie.</p> + +<p>Nancy non seppe risponderle. Nancy non sapeva +a che cosa servissero i poeti non proprio veri. E d'altronde +anche quelli veri, a cosa servivano?</p> + +<p>Tutto, nella vita, a cosa serve? I pensieri di Nancy +tornarono in dolente fila al suo Libro non terminato. +A che cosa avrebbe servito scrivere quel libro? Tanto +valeva non averlo scritto.</p> + +<p class="astline">******</p> + +<p>E questo mio racconto a che cosa serve?....</p> + +<p>E' una storia che potevo tralasciar di narrare.</p> + +<p>Forse così dirà anche Iddio alla fine dell'Eternità, +quando dagli sfasciati firmamenti rotoleranno ai Suoi +piedi i mondi spenti, rovineranno le costellazioni infrante, +e l'universo, come una foglia avvizzita, davanti a Lui +turbinerà nel nulla.</p> + +<p>« E' una storia che potevo tralasciar di narrare. »</p> + +<hr /> +<h2><a name="X_II" id="X_II"></a>X.</h2> + +<p>La Miseria dalle scarne mani, e sua sorella, la Solitudine +dagli occhi allucinati, spinsero Nancy nella nebbia +di un altro anno sterile e triste. Ed ella andò, mite, con +i suoi tacchi storti ed il suo vestito marrone, traverso +un'altra estate, un altro autunno, un altro inverno.</p> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_248" id="Page_248">[248]</a></span>Ed ora — ecco l'aprile!</p> + +<p>Aldo restava assente talvolta per delle settimane +intere. Quando tornava era di umore lieto, e vestiva con +eleganza ricercata; ma era pur sempre frugale e parsimonioso +in casa, predicando l'economia e ammonendo +contro imprudenze e spese.</p> + +<p>Anne-Marie andava a un Giardino d'Infanzia, dove +andavano anche le bambine del droghiere, e le bambine +dell'erbivendola, e le bambine del lattaio. Ed esse amavano +Anne-Marie, e Anne-Marie le amava.</p> + +<p>Ed ora, ecco l'aprile! L'aprile che, dovunque può, +si spinge e penetra. S'avventava tra i pilastri della ferrovia +aerea, versando per le vie l'oro del sole. Corse anche +nella finestra aperta del tetro salotto nella 82.<sup>ma</sup> Strada, +rovesciando il suo ambrato splendore sulla seta gialla +dell'odiato paralume.</p> + +<p>A Nancy, sola e avvilita nel suo vestito marrone, +aprile disse: « Esci! »</p> + +<p>Allora Nancy mise il cappello e uscì. E non avendo +alcuna ragione di voltare a destra, volse a sinistra. E dopo +aver attraversato tre o quattro vie, non avendo nessuna +ragione di voltare a sinistra, volse a destra.</p> + +<p>E voltando così, si trovò faccia a faccia con un fattorino +di piazza — un ragazzo insolente dal berretto +rosso sull'orecchia — che portava un grande mazzo di +fiori ravvolti in carta velina. Il ragazzo, dando di cozzo +in Nancy, disse:</p> + +<p> — Ehi! dove li ha gli occhi?</p> + +<p>Aprile disse a Nancy: « Sorridi! »</p> + +<p>Nancy sorrise e la fossetta s'incavò.</p> + +<p> — Scusi! Mi rincresce, — disse al rude ragazzo. E si +scansò per lasciarlo passare.</p> + +<p>Il ragazzo la guardò, e poi le fece una strizzatina +d'occhio. Era un ragazzo molto insolente.</p> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_249" id="Page_249">[249]</a></span> — Ecco, — disse, cacciando entro le mani di Nancy il +mazzo di fiori, — per lei!</p> + +<p>Nancy si ritrasse, ma il ragazzo le spinse nuovamente +tra le mani il gran pacco avvolto nella carta velina, +poi girò sui tacchi e se ne andò zufolando.</p> + +<p>Nancy lo rincorse, ma lui correva più presto, voltandosi +ogni tanto a guardarla e a ridere. Sparì dietro +una voltata e Nancy si fermò, pensierosa e sorpresa.</p> + +<p>Scostò un poco, in alto, la carta sottile e guardò i +fiori: erano tutte orchidee color d'ametista, e capelvenere! +Un mazzo da regina!</p> + +<p>Nancy tornò lentamente verso casa, tenendo con +ambe le mani i fiori dinanzi a sè. La loro fragile, stravagante +bellezza le sollevò lo spirito dalla polvere in cui +era prostrata.</p> + +<p>Entrò rapida nella sua camera, sfuggendo Minna +che era in cucina lavando con fracasso i piatti. Chiuse a +chiave la porta della sua stanza, e sedette accanto al letto.</p> + +<p>Tolse la carta velina che li avvolgeva, e i meravigliosi +fiori, roridi e scintillanti, la salutarono con tremolìo +soave.</p> + +<p>Tra le corolle giaceva una lettera; la busta portava +la sigla di un piroscafo transatlantico. Nancy l'aprì con +mani timide.</p> + +<p class="lind"><i>« Cara Sconosciuta, vestita di celeste,</i></p> + +<p>« Mando questa lettera, come un fanciullo manderebbe +una barchetta di carta a galleggiare lungo un fiume. +Dove andrà? A chi giungerà?</p> + +<p>« Parto ora dall'America. Quando i vostri occhi (azzurri? +neri? chi sa?) leggeranno queste parole, io sarò +già sull'Oceano. La « Lusitania », a bordo della quale vi +scrivo, batte e pulsa già verso l'Europa, come un gran<span class="pagenum"><a name="Page_250" id="Page_250">[250]</a></span> +cuore impaziente. E forse voi ed io non ci incontreremo +mai.</p> + +<p>« Ma sono superstizioso. Nella carrozza che mi portava +verso il porto or ora, le parole che spesso ho in mente +quando viaggio mi suonavano insistenti nel pensiero:</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>« Dort wo du nicht bist, dort ist dein Glück. »</i><br /></span> +</div><div class="stanza"> +<span class="i2">Là, <i>dove tu non sei</i>, è la tua felicità!<br /></span> +</div></div> + +<p>« Lascio questa terra d'America dove non fui mai +felice. Forse perchè la mia felicità era frattanto in Europa, +in Asia, o in Australia!</p> + +<p>« Ma ora — ora che parto — la mia felicità sarebbe +forse qui? Se vado in Europa, non lascio forse la mia +felicità in America? Carrozze, battelli e treni non mi +stanno portando via da lei? A questa idea ho fatto fermare +la carrozza e ho comperato questi fiori.... a caso!</p> + +<p>« Arrivato a bordo, ho detto allo « steward » di chiamarmi +un fattorino. Ed eccolo qui, che aspetta: è un +orrendo ragazzo colla bocca storta. A lui affiderò i miei +fiori, questa lettera.... e il mio destino!</p> + +<p>« Guardo il messaggero e mi piace di pensare che +anche i vostri occhi lo vedranno.</p> + +<p>« Ma come, come, o ignorata mia felicità, potremo +trovarvi, i fiori ed io?...</p> + +<p>« Ecco: dirò al fattorino di fermare la prima incognita +che incontra, pur che porti un abito celeste!</p> + +<p class="pad2">« Dunque, siete voi! Buon giorno, felicità! In questa +bella mattinata d'aprile voi siete dunque uscita in una +veste colore del cielo?</p> + +<p>« Io ragiono così: se siete vestita di celeste dovete +essere giovane; e se siete giovane, dovete essere felice; +e se siete felice dovete essere buona.</p> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_251" id="Page_251">[251]</a></span>« E se siete buona mi scriverete, perchè sono un uomo +triste e solitario, un arcigno e inamabile selvaggio.</p> + +<p>« Il mio indirizzo è il « Metropole », Londra.</p> + +<p class="rind">« <span class="smcap">Robert Beauchamp Leese</span>. »</p> + +<p class="pad2">Nancy mise la lettera sul letto accanto ai fiori. Stette +a lungo, colle mani intrecciate, a contemplarli.</p> + +<p>Essi portavano un solo messaggio ai suoi occhi stanchi +di tante bruttezze, alla sua anima accasciata da tante +meschinità: la ricchezza!</p> + +<p>Erano fiori che parlavano d'opulenza. Essi appartenevano +a un altro ambiente. Avevano sbagliato strada; +avevano sbagliato casa.</p> + +<p>Se avessero potuto per un istante avere moto e vita, +si sarebbero levati — Nancy già se li immaginava! — rialzando +le delicate vesti color di viola, e affrettandosi +a fuggire dal sordido appartamento.</p> + +<p>Nancy poggiò il viso sul letto vicino ai delizianti petali. +Chiuse gli occhi e sognò una risposta alla lettera.</p> + +<p>La sua fantasia si dilettò a immaginare una risposta +fine, spiritosa, sorprendente....</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>How shall I hold you, fix you, freeze you,</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Break my heart at your feet to please you!...</i><br /></span> +</div></div> + +<p>Sì; gli citerebbe del Browning. E dell'Heine. Pingerebbe +di sè una fantastica immagine, nella veste chiarazzurra, +su cui le orchidee a tinte di pastello viola poserebbero, +fuse in una divina dissonanza di colore.... E +(nella lettera!) il suo viso piccolo impallidirebbe sotto un +grande cappello di velluto nero, e l'ombra delle lunghe +piume le velerebbe gli occhi.... Ah sì! ella si servirebbe +del suo ingegno letterario per stupire e incantare questo<span class="pagenum"><a name="Page_252" id="Page_252">[252]</a></span> +sconosciuto — lo cingerebbe, lo attorciglierebbe di frasi +fini e fiammanti....</p> + +<p>Nancy sospirò. Si alzò, e andò al tavolino di bambù, +storto e zoppicante; ivi, su un piatto rotto, stava il calamaio; +e la vecchia penna d'avorio vi giaceva in demoralizzata +familiarità con un portapenne rosso di Anne-Marie.</p> + +<p>Nancy prese un foglio della povera carta da lettere +rigata di cui si serviva quando doveva domandare in prestito +una casseruola a Frau Schmidl, o pregare Mrs Johnson +di pazientare qualche giorno. E scrisse:</p> + +<p class="lind"><i>Mio signore</i>,</p> + +<p>« I fiori hanno sbagliato. Sono venuti da me, che non +ero vestita di celeste.</p> + +<p>« La mia veste era bruna ».</p> + +<p class="pad2">Sottolineò l'umile parola inglese « brown », e non +mise firma.</p> + +<p>Però, rileggendo la lettera di lui, e notando che egli +diceva d'essere triste e selvaggio e solitario, aggiunse il +suo indirizzo.</p> + +<p class="pad2">Egli rispose.</p> + +<p>Scrisse sulla busta: Miss « brown », e l'indirizzo ch'ella +gli aveva dato. Riconoscendo la scrittura, ella accettò, +arrossendo, la lettera dalle mani del postino.</p> + +<p>Lo Sconosciuto scriveva:</p> + +<p>« Cara fanciulla non vestita di celeste, tornatemi a +scrivere.... »</p> + +<p>Ed ella gli scrisse subito per dirgli che davvero non +gli avrebbe scritto mai più.</p> + +<p>Allora egli rispose, ringraziandola, e chiedendo se ella +non fosse per caso quella tale Miss Brown che egli aveva<span class="pagenum"><a name="Page_253" id="Page_253">[253]</a></span> +conosciuto diciotto anni prima, e che era stata così maternamente +buona per lui. E che poi — poverina! — aveva +avuto anche il vaiolo nero.... Egli si augurava di +cuore che ella fosse precisamente quella Miss Brown.</p> + +<p>Nancy sentì che doveva scrivere subito per dirgli che +non era quella Miss Brown.</p> + +<p>E glielo scrisse.</p> + +<p>E lì finì la corrispondenza. Almeno, così disse Nancy +a sè stessa, tornando su per le strette scale buie, dopo aver +impostato questa lettera finale.</p> + +<p>Nancy accese il gas nel salotto, e sedette colle mani +in grembo. Era sola, quella sera, come tante altre sere. +I bambini colle teste grosse la guardavano. E il morto +signor Johnson con gli occhi bianchi la guardava. Sul +caminetto la piccola pendola sgangherata pareva chiacchierar +piano, e affannarsi a sbattere via il tempo in +fretta e furia. Nancy l'ascoltava. Il battito continuo, +un poco irregolare, si faceva ritmico al suo udito.</p> + +<p>Le venne in mente una vecchia rima francese, che +pareva battere in tempo coll'orologio:</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>La belle qui veut,</i><br /></span> +<span class="i0"><i>La belle qui n'ose</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Cueillir les roses</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Du jardin bleu.</i><br /></span> +</div></div> + +<p>Era la storia della Bella, che voleva entrare nel Giardino +azzurro, e che al mattino passò davanti ai grandi +cancelli aperti.</p> + +<p>E si fermò di fuori, a guardare.</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>La belle qui veut,</i><br /></span> +<span class="i0"><i>La belle qui n'ose</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Cueillir les roses</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Du jardin bleu.</i><br /></span> +<span class="pagenum"><a name="Page_254" id="Page_254">[254]</a></span></div></div> + +<p>E a mezzodì ripassò davanti ai grandi cancelli aperti. +E si fermò di fuori, a guardare.</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>La belle qui veut,</i><br /></span> +<span class="i0"><i>La belle qui n'ose</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Cueillir les roses</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Du jardin bleu.</i><br /></span> +</div></div> + +<p>Finalmente — quando era già sera — la Bella si +disse: « Ora entrerò ».</p> + +<p>Ma arrivata davanti al giardino, trovò che i cancelli +erano chiusi!</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>La belle qui veut,</i><br /></span> +<span class="i0"><i>La belle qui n'ose</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Cueillir les roses</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Du jardin bleu....</i><br /></span> +</div></div> + +<p>Così chiacchierava piano la pendola sbattendo via il +tempo in fretta e furia. E Nancy l'ascoltò. D'un tratto, +come per la prima volta, comprese, sentì che la vita +passava, che passava rapida e irrichiamabile, e che lei, +Nancy, non viveva! Lei era qui, chiusa col morto signor +Johnson, ed era morta come lui.</p> + +<p>Una subitanea selvaggia eccitazione la invase, come +una improvvisa folata di vento, come una fiamma impetuosa +che le divampasse in cuore: e Nancy si coprì il +volto con un gemito di creatura ferita. Tutto il rimpianto +per il suo ingegno sciupato, tutto lo sdegno contro l'avvilente +esistenza, tutto l'odio per la povertà che la mutilava, +la schiacciava, l'annichiliva, proruppe in quel +lamento, tosto soffocato per non svegliare Anne-Marie +che dormiva nella stanza vicina.</p> + +<p>Ma che cosa faceva lei chiusa qui, come una belva +in gabbia?</p> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_255" id="Page_255">[255]</a></span>Ma perchè si rassegnava? Ma che cosa aspettava? +Ma dormiva? Era narcotizzata? Paralizzata? Del suo +ingegno, che cosa ne aveva fatto? E della sua volontà? +Ella dunque si lascerebbe affondare nell'ignominia della +miseria, nella vile e inerte disperazione?</p> + +<p>La pendola stonata suonò mezzanotte, e Nancy balzò +in piedi come alla chiamata di una voce potente. Era +la Vita che chiamava. La Vita! Nancy se la sentiva passare +accanto, splendida, vertiginosa, come un'amazzone +folle, scagliata incontro all'avvenire. E passando chiamava: +« Nancy! Nancy! »</p> + +<p>Nancy si dibattè per liberarsi dal suo letargo, e gridò +alla Vita: « Verrò! verrò con te! »</p> + +<p>Vi sono dei caratteri di cui l'evoluzione si fa lentamente, +a impercettibili gradazioni, come si schiude una +rosa, come un uccelletto mette le penne.</p> + +<p>Ma Nancy irruppe in un'ora dalla crisalide dell'incoscienza. +Da un giorno all'altro — e per la sola ragione +che la sua ora era giunta — la mite e mansueta Nancy +non fu più. La passiva anima infantile avvolta nella +candida semplicità del Genio, disparve in quella notte. +Forse venne a portarla via la Nave dei Sogni della sua +infanzia, sulla quale i suoi piccoli amici fantastici, Bel +Popò e Menton Fleuri, l'aspettavano ancora....</p> + +<p>E forse se ne saranno tornati indietro insieme, fuori +dall'esistenza, fuori dai ricordi, salpando nel buio delle +cose passate, verso la lontana Isola di Ciò che non è Più.</p> + +<div class="dots"> </div> + +<p class="lind">« <i>Caro Ignoto</i>,</p> + +<p>« Quante domande! Non vi basta sapere che non sono +nè la ragazza vestita di celeste, nè Miss Brown, ma vi +ostinate a voler conoscere il mio nome?</p> +<p><span class="pagenum"><a name="Page_256" id="Page_256">[256]</a></span></p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>Che importa un nome? Chiama pur la rosa</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Con altro nome — avrà men dolce odore?</i><br /></span> +</div><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>Che importa un nome? — Chiama pur la Donna</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Con altro nome — avrà men falso il core?</i><br /></span> +</div></div> + +<p>« Chiamatemi dunque — se chiamarmi volete — col +nome complessivo e fragile e impersonale di — Eva! +E pensatemi come la sorella minore della prima Eva, +meno curiosa forse e ancor più solitaria.... e tanto amica +del Serpente — ormai addomesticato! — da portarlo +intorno al collo come un boa, magro e moderno.... E +ne' miei occhi tranquilli fluttua la nostalgia del già perduto +Paradiso....</p> + +<p>« Ma mi fate altre domande ancora: « Siete giovane? » — Sì; +ma non d'una giovinezza sconcertante. — « Siete +buona? » — Sì; ma non di una bontà affliggente. — « Siete +bella? » — Quasi; ma non di una bellezza sconvolgente.</p> + +<p>« E vi scrivo, non perchè io sia avventurosa o temeraria, +ma perchè l'ora è il tramonto, e il mese è l'aprile.</p> + +<p>« E voi siete l'Ignoto ».</p> + +<p class="pad2">L'Ignoto rispose. Ed ella gli riscrisse. E nelle sue +lettere ella mise tutte le sue frasi più belle, tutti i suoi +estri più felici. Gli scrisse molte verità e molte menzogne. +Si descrisse a lui quale ella credeva di non essere, ma +quale forse inconsciamente ella era. Nelle sue lettere si +dava per una principessina viziata, una farfalla frivola, +turbinante attraverso la vita con vivide ali....</p> + +<p>E scrivendo queste lettere ella venne a poco a poco +a somigliare a quella che descriveva. Divenne gaia e +spensierata. Si fece prestare denari da Peg, e anche da +George che si era innamorato di lei. Che importava? Li<span class="pagenum"><a name="Page_257" id="Page_257">[257]</a></span> +ripagherebbe un giorno o l'altro.... Comprò delle vesti +eleganti; fece dei debiti; firmò delle cambiali; ebbe ricorso +a espedienti dubbii. Tutto l'ingegno che avrebbe +dovuto servire al Libro, ella lo prese e lo usò nella sua +vita quotidiana; lo sciupò in piccoli imbrogli e inganni, +pur di riuscire a strapparsi dagli artigli della povertà +che la strangolava, che la inchiodava al suolo.</p> + +<p> — Non importa nulla di nulla! nulla di nulla! — diceva +lei.</p> + +<p>Bisognava togliersi dal fango, bisognava uscirne ad +ogni costo. Tornar fuori, in alto, nel sole, con la piccola +Anne-Marie; lontano dalle propinquità vergognose e +laide, dalla vicinanza dei negri, dalla sordida e spaventosa +lotta per il pane quotidiano. Uscirne, uscirne ad +ogni costo!</p> + +<p>Un giorno — era un afoso pomeriggio di maggio — Aldo +non ritornò a casa. Minna era andata a prendere +Anne-Marie a scuola, quando un commissionario suonò +alla porta dell'appartamento, e a Nancy, che gli aprì, +consegnò una lettera in una grande busta sigillata. Si +fece firmare la ricevuta e partì rapido.</p> + +<p>La lettera era di Aldo. Diceva che gli era capitata +la fortuna della sua vita, una fortuna quale egli non se +la sarebbe mai aspettata! Ed egli sentiva di non doverla +respingere. No, per amore di Nancy, per amore della sua +bambina egli sentiva che era il suo sacrosanto dovere di +non indietreggiare davanti a un grave sacrificio. Oh, +non pensava a sè! Aveva già da tempo rinunciato alle +proprie ambizioni, perduto ogni fede nei propri talenti, +ogni speranza nel proprio avvenire. No, questo grave +passo lo prendeva per lei e per Anne-Marie. Un giorno +ella comprenderebbe il suo sacrificio. Un giorno (e qui +una lagrima di Aldo aveva macchiato le parole) ella gli +aprirebbe le braccia perdonandolo, ringraziandolo, benedicendolo...<span class="pagenum"><a name="Page_258" id="Page_258">[258]</a></span> +Intanto accludeva cinquecento dollari. E +che Nancy ne avesse cura perchè cinquecento dollari +non sono una parola. Sono duemila cinquecento franchi. +E farebbe bene a prendere quell'appartamento disopra +che costava meno; e a pagare otto dollari invece di dieci +al mese a Minna, che sarebbero ancora fin troppi!... +E coraggio! che probabilmente tra pochi mesi tutto sarebbe +a posto, e sarebbero tanto felici. E addio, addio! +Che i santi la proteggessero! Che il buon Dio guardasse +lei e Anne-Marie! Ed oh! pregassero per lui, che era per +sempre il loro infelice Aldo.</p> + +<p class="pad2">Nancy sedette rigida e stupefatta con la lettera e i +cinque biglietti da cento dollari in mano.</p> + +<p>Aldo non sarebbe tornato! Non tornerebbe più. Le +aveva lasciate sole, lei e Anne-Marie; sole ad affrontare +la vita.</p> + +<p>Tutto quel giorno Nancy portò il suo cuore freddo +e greve come una roccia nel suo petto delicato.</p> + +<p>Quando fu notte andò nella camera di Aldo. Si +guardò attorno. Davvero era una meschina e miserabile +stanza. Tutto in essa — dalla finestra coi vetri rotti che +dava su un muro umido, alla porta sverniciata che non +chiudeva; dal tappeto logoro, all'ottomana sudicia e +storta; dal caminetto col pezzetto di specchio appoggiato +al muro, alla catinella rotta — tutto, tutto era orribile, +tutto spingeva a fuggire e a non ritornare più.</p> + +<p>E guardandosi attorno in quella camera deserta, +Nancy si sentì pungere gli occhi da ardenti lagrime di +compassione.</p> + +<p>Povero Aldo! Così decorativo, così estetico, così inetto +alla lotta per l'esistenza! Dunque non sarebbe tornato +più. Dopo tutto, come biasimarlo? Che cosa trovava +quando veniva a casa? Queste bruttezze, queste meschinità. +Null'altro.<span class="pagenum"><a name="Page_259" id="Page_259">[259]</a></span></p> + +<p>No, null'altro. Non l'amore. L'amore che li avrebbe +sollevati e aiutati attraverso le angoscie e le avversità, +non era più nel cuore di Nancy.</p> + +<p>L'amore che essa aveva avuto per lui, e ch'ella si +era compiaciuta di figurarsi come un epico e trionfante +arcangelo, forte e armato, non era stato dopo tutto +che un piccolo spettro, frale e sensitivo — mezzo bimbo, +mezzo fantasma — e ferirlo era ucciderlo. E i Fati si +erano divertiti a lapidarlo e a crocifiggerlo, questo amore; +l'avevano percosso e calpestato; l'avevano trascinato per +squallide vie e per scale sudicie, l'avevano soffocato sotto +a mucchi di bruttezze.... Ora che Nancy osava guardarlo +in faccia, vide che già da gran tempo era morto.</p> + +<p>E per Aldo non ebbe che pietà.</p> + +<p>Trasse da sotto il letto il suo vecchio baule, e vi ripose +con rimorso e compassione le cose che gli appartenevano: +i suoi pochi libri; le sue spazzole e il suo pettine +rotto; le vecchie scarpette di vernice che portava +in casa invece di pantofole; qualche pacco di sigarette.</p> + +<p>Quando, aprendo il suo armadio, vide che era quasi +vuoto, e che Aldo aveva già portato via tutti i suoi abiti +nuovi, ella ebbe un piccolo sorriso triste. E ricordò ch'egli +le era parso molto pallido quando quel mattino le aveva +detto addio.</p> + +<p>Come aveva fatto a procurare quei cinquecento dollari +per lei? Da chi?</p> + +<p>Allora, subitamente, Nancy s'inginocchiò.</p> + +<p>Accanto al baule aperto di Aldo e alle sue povere +vecchie cose, Nancy pregò per lui come egli nella sua +lettera l'aveva pregata di fare.</p> + +<p>Quando si alzò, chiuse il baule, e vi chiuse dentro +anche il ricordo di Aldo, che non doveva più essere vivo +in lei.</p> + +<p class="pad2">Anne-Marie parve quasi non accorgersi dell'assenza<span class="pagenum"><a name="Page_260" id="Page_260">[260]</a></span> +di suo padre. Ne parlò talvolta, nel modo indifferente e +gaio che hanno i bambini. Poi non ne parlò più affatto.</p> + +<p>Minna girò per la casa con gli occhi rossi e il naso +gonfio, e dopo qualche giorno i conti della spesa giornaliera +segnarono un inverosimile rialzo.</p> + +<p>Nancy pagò tutti i suoi debiti; comprò delle vesti per +sè e per Anne-Marie, e diede congedo a Mrs Johnson.</p> + +<p>Visitò delle pensioni nei quartieri distinti di New +York, e fissò due stanze eleganti in un « boarding-house » +di Lexington Avenue.</p> + +<p>Nella sera che precedette la sua partenza dall'appartamento +della 82.<sup>ma</sup> Strada, vennero Peg e George ad +aiutarla a riporre le sue cose e a chiudere i bauli; ma +presto furono richiamati a tornare nel loro alloggio, dalla +venuta di un amico. Peg spiegò a Nancy, abbracciandola, +che era un musicante polacco, certo Markowsky, +che veniva qualche volta a far musica con George.</p> + +<p>Anne-Marie dormiva. Nancy restò sola nel salotto +spoglio, da cui era già stato tolto e messo via tutto ciò +che le apparteneva. Il defunto signor Johnson la guardava +mestamente, e anche l'aborrita lampada a piedestallo — accesa +finalmente col consenso della commossa +Mrs Johnson — versava una luce blanda sul fascio di +rose, portato quella sera dal cupo e innamorato George.</p> + +<p>Due rudi colpi battuti alla porta la fecero sobbalzare. +Era il postino con una lettera per lei. Da Aldo? No. Veniva +dall'Inghilterra, ed era per « Miss Brown ». Nancy +richiamò il solenne postino e gli diede mezzo dollaro.</p> + +<p> — Grazie. Sissignora. Va bene. Tutte le lettere, anche +per Miss Brown, a Lexington Avenue? Sissignora. +Sarà servita. Buona sera.</p> + +<p>Nancy aprì la lettera. I suoi occhi posarono con +piacere sulla grande e caratteristica calligrafia. Anche +lo stemma del Grand Hôtel in cima al foglio pareva narrarle<span class="pagenum"><a name="Page_261" id="Page_261">[261]</a></span> +delle cose note e aggradevoli. In quel piccolo cerchio +dorato ella vedeva, come traverso un magico cannocchiale, +le cose lontane che essa ricordava e amava. +« Hôtel Metropole »! Le pareva di vedere la rotonda dell'« Hall », +brillantemente illuminata, e le eleganti signore +dalle lucide chiome infiorate, passare con fruscìo lento +a fianco degli uomini cortesi e corretti.... E la premura +degli zelanti camerieri; e gli inchini del portiere ossequioso; +e il pronto accorrere dei paggetti in livrea scarlatta.... +E fuori — al di là delle giranti porte di cristallo — Londra, +gaia, folle, illuminata, riversandosi in fiumana di carrozze +ai suoi divertimenti....</p> + +<p>Nancy sedette e rispose alla lettera dell'Ignoto:</p> + +<p class="pad2">« Il grande salone dorato è chiuso, e tiepido, e fragrante. +Le lampade e il fuoco versano un lume pacato +sulle pesanti tende di broccato, e sui floridi arabeschi +del tappeto.</p> + +<p>« Delle grandi rose pallide ergono la corolla dai loro +vasi di Copenhagen, e la loro tinta è così fine, ch'esse +sembrano essere la continuazione dei fiori di morbida +luce pinti sulla porcellana.</p> + +<p>« Sento le loro anime profumate che respirano vicino +a me.</p> + +<p>« Io sto fumando una sigaretta russa, odorante d'eliotropio +bianco — e vi scrivo!</p> + +<p>« O sconosciuto amico! come bene si accompagna +alla fragranza delle rose, al lieve fumo della sigaretta, +il pensiero di voi, anch'esso così vago, così dolce, così +incerto.... »</p> + +<p class="pad2">Uno strillo acuto nella stanza vicina fece balzare in +piedi Nancy; e colla penna ancora in mano corse nella +camera di Anne-Marie. La piccina — un virgulto bianco — era<span class="pagenum"><a name="Page_262" id="Page_262">[262]</a></span> +in piedi sul letto, pallida, cogli occhi spiritati e +una mano tesa in gesto drammatico verso il muro. I +capelli scompigliati le circondavano di fiamme bionde +il viso.</p> + +<p> — Ascolta! — disse. — Sta ferma! e ascolta!</p> + +<p>Nancy stette ferma e ascoltò.</p> + +<p>Chiara e limpida traverso il muro veniva la voce di +un violino.</p> + +<p>Sommesso e dolce lo accompagnava il pianoforte. +Nancy riconobbe la musica. Era la « Romance » di +Svendsen.</p> + +<p>Anne-Marie, sempre ritta e immobile col braccio +teso, come una piccola profetessa allucinata, sussurrò:</p> + +<p> — Senti? E' questo il pezzo che era bello, e che lui +non ricordava!</p> + +<p> — E' un violino, cara, — disse Nancy.</p> + +<p>E sedette sul lettino della bimba.</p> + +<p>Ma Anne-Marie ascoltava, immobile. Nancy trasse +a sè la coperta del letto e ne avviluppò i piedini nudi della +sua bambina. Poi mise un braccio intorno alla smilza +figuretta bianca.</p> + +<p>L'ultima nota, lunga, acuta, dolorosa, vibrò e si +spense. Soltanto allora Anne-Marie si mosse. Coprì il +viso colle mani e scoppiò in pianto.</p> + +<p> — Ma cos'hai, ma cos'hai, angelo mio? — chiese +Nancy, angosciata, stringendosela al cuore. — Perchè +piangi? dimmi perchè piangi?</p> + +<p>I grandi occhi di Anne-Marie si fissarono su lei.</p> + +<p> — Per tante cose, — disse lei.</p> + +<p>E a Nancy la sua voce parve strana e lontana.</p> + +<p>Per la prima volta Nancy sentì che l'anima della sua +bambina era una cosa separata da lei, all'infuori di lei: +un'anima ignorata e solitaria, volata fuori dall'essenza +materna, inaccessibile alla materna ansia. Una piccola +anima solitaria!<span class="pagenum"><a name="Page_263" id="Page_263">[263]</a></span></p> + +<p> — Anne-Marie! è la musica che ti fa piangere? — chiese.</p> + +<p>La piccina la tenne stretta, e non rispose. Nancy la +indusse con mille carezze a tornare nel letto; e la ricoprì +e la baciò e la lasciò nel buio.</p> + +<p>La porta tra di loro rimase aperta. Nancy al suo tavolino +udiva la melodia tenera della « Berceuse » di Grieg +e il gaio staccato del « Minuetto » di Händel. E quella +dolce musica la aiutò ad aggiungere dei fantastici dettagli +nella sua lettera allo Sconosciuto.</p> + +<p class="pad2">La mattina seguente dovevano traslocare all'alloggio +signorile di Lexington Avenue. Non poterono salutare +George che era andato di buon'ora al suo ufficio. +Ma Peg aiutò a chiudere le valigie, e a portarle giù nella +carrozza, e corse con Minna su e giù per le scale in cerca +dei pacchi smarriti e degli oggetti dimenticati.</p> + +<p>Anne-Marie, già in carrozza, prese gravemente dalle +mani di Peg il cerchio e il policeman con una gamba sola, +unico superstite di un teatro di marionette di Frau +Schmidl; e Minna, che le accompagnava per installarle +nel nuovo alloggio, salì in carrozza colla gabbia di sorci +giapponesi appartenenti ad Anne-Marie.</p> + +<p> — Cos'ha oggi la piccolina? — chiese Peg, guardando +Anne-Marie. — E' allegra come un funerale di +quarta classe.</p> + +<p> — La vostra musica iersera l'ha molto turbata, — disse +Nancy salendo anche lei in carrozza, e sedendo accanto +alla piccola, colle ginocchia ingombre di cappelliere +e di pacchi. — Il violino le è piaciuto tanto!</p> + +<p> — Ah sì? — disse Peg. — Era quel rospo di Markowsky +che suonava.</p> + +<p>Così dicendo si sporse per baciare Anne-Marie.</p> + +<p>Ma Anne-Marie voltò via la faccia e non volle essere +baciata.</p> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_264" id="Page_264">[264]</a></span> — Bel tipo! — disse Peg, un poco offesa, dopo un +altro vano tentativo di baciare Anne-Marie, che teneva +nascosto il viso nelle mani.</p> + +<p> — Non le piacciono gli addii, — spiegò Nancy.</p> + +<p>E, per consolare Peg, l'abbracciò affettuosamente, +rammentandole la sua promessa di venire a trovarle.</p> + +<p> — Arrivederci presto a Lexington Avenue!</p> + +<p>La carrozza partì. Minna aveva già contato e ricontato +sulle dita i bagagli che avevano, quelli che avrebbero +dovuto avere, e quelli che ricordava di aver dimenticato — quando +Anne-Marie tolse le mani dal visetto acceso.</p> + +<p> — Mi piacciono, sì, gli addii, — disse in tono indignato. — Ma +perchè quella brutta Peg ti ha detto che +era un rospo che suonava la musica iersera?</p> + +<p>Nancy la confortò, dicendo che non importava.</p> + +<p> — Ma sì, importa, — disse Anne-Marie. — Non voglio +che lo abbia detto.</p> + +<p> — Non lo dirà più, — disse Nancy.</p> + +<p> — Ma adesso l'ha detto, — disse Anne-Marie, — e +non voglio che lo abbia detto!</p> + +<p>E la sua disperazione era grande.</p> + +<p>Nancy cercò di distrarla, parlando della bella casa +nuova in cui si andava, e dove nella loro stanza c'era un +tappeto rosso e un balcone.... Ed eccole arrivate! Sulla +gradinata davanti alla casa le aspettava già un ricciuto +e impertinente « chasseur » in berretto gallonato, che +le aiutò a scendere dalla carrozza e fu rude e ruvido +col policeman, afferrandolo per l'unica gamba; e nel +portar su la gabbia dei sorci giapponesi, si tenne ostentatamente +turato il naso. Ciò divertì assai Anne-Marie. +Quando poi ella vide la stanza piena di sole, e il tappeto +rosso, dimenticò la storia del rospo e fu felice.</p> + +<p>All'ora del lunch scesero nella sala da pranzo e sedettero +a un lungo tavolo con molte altre persone.</p> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_265" id="Page_265">[265]</a></span>Anne-Marie, che credeva di essere invitata, fu molto +timida da principio e molto rumorosa alla fine del pasto. +I pensionanti erano della specie di tutti i pensionanti +in tutte le pensioni del mondo. C'era il vecchio signore +taciturno, e il giovinotto che fa dello spirito. C'era la +signorina che studia il canto. C'era la famiglia distinta +che si tiene molto a sè; e la signora coi capelli color zolfo, +che si tiene poco a sè. C'erano i ragazzi americani male +educati che litigano tutto il giorno e ballano il « cake-walk » +tutta sera; e con essi era la loro madre inefficace, e il +loro padre depresso, e la loro governante intontita. C'erano +gli studenti russi. C'erano le signorine svedesi. C'era +la signora tedesca d'una certa età.</p> + +<p>Questa sedeva dirimpetto a Nancy; e dopo il primo +sguardo quasi casuale ch'essa aveva rivolto a Nancy +e ad Anne-Marie, la signora continuò a guardarle fisso +tutto il tempo del pasto.</p> + +<p>Ogni volta che Nancy alzava gli occhi incontrava +quello sguardo attento e benigno dietro gli occhiali.</p> + +<p>Nessuno parlò con Nancy durante la colazione; la +conversazione essendo per lo più monopolizzata dal giovane +di spirito e dalla signora coi capelli color zolfo, che +scambiavano lungamente le loro opinioni riguardo all'età +di Sarah Bernhardt. Nancy aveva un gran da fare +a dire piano e in italiano ad Anne-Marie che non si occupasse +delle due ragazzette americane, di cui gli esecrabili +modi parevano affascinarla e ipnotizzarla.</p> + +<p>Quella sera Nancy scese sola a pranzo.</p> + +<p>Dopo la minestra, la signora tedesca parlò.</p> + +<p> — Spero — disse, indicando il posto vuoto accanto +a Nancy — che la bambina non sia ammalata.</p> + +<p> — Oh, no, grazie, — disse Nancy. — Prende sempre +del latte e un uovo alle sei, e poi va a letto.</p> + +<p> — Secondo l'uso inglese, — disse la signora tedesca. +E soggiunse: — E' stata, lei, in Inghilterra?</p> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_266" id="Page_266">[266]</a></span> — Sì, da bambina, — disse Nancy.</p> + +<p>Poi venne il pesce. E mentre Nancy lo mangiava, +sentiva sempre quello sguardo intento e benigno fisso +su di lei.</p> + +<p>Passato il montone, la signora tedesca parlò ancora.</p> + +<p> — Mi pare di averla udita oggi parlare italiano colla +bambina. E' lei forse del bel paese dove il sì suona?</p> + +<p>Nancy sorrise.</p> + +<p> — Mia madre era italiana, — disse. — Mio padre +inglese. Io sono nata a Davos, in Isvizzera.</p> + +<p>Senza nessuna ragione apparente le guancie della signora +tedesca si tinsero di un vivido rossore. Non parlò +più. Ma dopo che il « pudding » di semolina aveva fatto +due volte con lenta insistenza il giro della tavola, e che +la frutta — passata rapidamente una sola volta — era +sparita, la signora con voce un po' tremula chiese a Nancy:</p> + +<p> — Parla il tedesco?</p> + +<p> — Sì, — disse Nancy. — Ho avuto una governante +tedesca.</p> + +<p>Ancora una volta le guancie della signora si soffusero +di rossore. Il pranzo era terminato e tutti si alzarono +e passarono nella sala di lettura. Ma Nancy andò nella +sua camera per scrivere allo Sconosciuto.</p> + +<p class="pad2">« Voi mi chiedete di parlarvi di me: questo mi piace, +perchè sono egoista e soggettiva.</p> + +<p>« Io sono una giocatrice. A Montecarlo la Roulette — la +folle Lorelei del Mezzogiorno, dagli occhi verdi, +dalla voce d'oro — mi attira e mi incanta! Le ho gettato, +or non è molto, nella avida gola insaziata tutti i denari +su cui potevo mettere le mie piccole mani bianche. (Ora +sapete che ho delle piccole mani bianche).</p> + +<p>« E sono una sognatrice. Sono uscita per solitarie +vie, sognando voi, mio sconosciuto eroe, e le misteriose<span class="pagenum"><a name="Page_267" id="Page_267">[267]</a></span> +foreste dell'Uhland, e le perdute principesse del Maeterlinck, +finchè ho sentito delle vive lagrime — rare visitatrici! — tremare +nei miei sereni occhi glauchi. (Ora +sapete che ho dei sereni occhi glauchi).</p> + +<p>« E sono una selvaggia, una selvaggia ultracivilizzata, +col candido petto, pieno di ruggiti e di smanie primitive, +ricoperto di gioielli.</p> + +<p>« Adoro i gioielli. Ho dei brillanti insolenti, quasi +azzurri, grandi come il mio cuore! — che dico? — di più, +di più! E li porto a tutte le ore, in tutte le stagioni — intorno +al collo, alle braccia, alle caviglie — su tutta me!</p> + +<p>« Spero che anche voi portate molti gioielli.</p> + +<p>« Adoro gli uomini ineffabilmente anormali e <em>mauvais-genre</em>, +che portano degli anelli fino alla punta +delle dita.</p> + +<p>« E sono femminea... oh, oltre ogni dire femminea! +Non porto che delle vesti ondeggianti, delle fluttuanti +trine, dei larghi cappelli ricadenti ad ombreggiare le mie +morbide chiome. (Sì; le mie chiome sono morbide).</p> + +<p>« Non ho opinioni; non ho vedute. Non seguo mai il +filo di un ragionamento. Sono contenta di essere una piccola +creatura indifesa che tutti proteggono e compiangono +e sgridano e adorano.</p> + +<p>« Non bevo « cocktails ». Fumo (ve l'ho detto?) delle +sigarette russe profumate all'eliotropio bianco — e certo +nessun uomo farebbe una cosa così nauseante.</p> + +<p>« Sono distratta. Sono negligente. Sono prodiga. Sono +pigra. Oh, assai pigra! Invidio tanto la « Belle au Bois +dormant » che ebbe cento anni di sonno, e dormirebbe +ancora adesso, se il <em>Prince Charmant</em> non l'avesse +baciata....</p> + +<p>« Addio, Prince Charmant!</p> + +<p>« Ecco: ho parlato di me.</p> + +<p class="rind">« <span class="smcap">Eva</span>. »</p> + +<hr /> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_268" id="Page_268">[268]</a></span></p> + +<h2><a name="XI_II" id="XI_II"></a>XI.</h2> + +<p>Il giorno seguente, a colazione, la signora tedesca +fissò ancora in viso Nancy, e poi distolse gli occhi. Si mangiava +in silenzio quando Anne-Marie chiese a sua madre:</p> + +<p> — Che cos'è questa cosa marcia che mangiamo?</p> + +<p> — Zitta, cara, — disse Nancy. — E' buonissimo. +E' stufatino.</p> + +<p> — Cos'è il stufatino quando è vivo? — chiese Anne-Marie.</p> + +<p>Nancy sorrise, e la fossetta le si incavò rosea nella +guancia.</p> + +<p>Allora la signora tedesca, che aveva visto il sorriso +e la fossetta, disse all'improvviso con voce tremula e +agitata:</p> + +<p> — Lei si chiama Nancy?</p> + +<p>Nancy la guardò stupita. Poi rispose:</p> + +<p> — Sì.</p> + +<p>E tutti tacquero, guardandole.</p> + +<p> — Io sono Fräulein Müller, — disse la signora tedesca, +togliendosi dalla tasca un fazzoletto a orli rosa, e preparandosi +alle lagrime.</p> + +<p> — Fräulein Müller! Fräulein Müller! — pronunciò +Nancy, quasi in sogno. — Ma allora è lei che mi leggeva +Uhland e Lenau, quando ero piccola....</p> + +<p>Allora Fräulein Müller pianse nel suo fazzoletto, e +Nancy si alzò e fece il giro della tavola per andarla ad abbracciare. +Poi toccò a Fräulein Müller di alzarsi e fare +il giro della tavola per andare a baciare Anne-Marie.</p> + +<p>Dopo di che la signora dai capelli color zolfo osservò +quanto è piccolo il mondo. E il giovinotto di spirito<span class="pagenum"><a name="Page_269" id="Page_269">[269]</a></span> +disse che finirebbero collo scoprire che lui e lei erano fratello +e sorella. Non aveva lei una voglia di fragola sulla +spalla sinistra? No? Ecco! Che strana coincidenza! Neanche +lui. Dunque erano forse gemelli.</p> + +<p>Questa fine facezia ebbe un immenso successo, e tutti +risero, eccetto la famiglia distinta che non rideva mai.</p> + +<p>Dopo colazione Fräulein Müller invitò Nancy a venire +nella sua camera; e volle tenersi in grembo Anne-Marie.</p> + +<p> — Ma se piangi, — disse Anne-Marie, — ho schifo.</p> + +<p>Allora Fräulein promise di non piangere più; e anzi +le insegnò il giuoco « Da hast du'nen Thaler, geh' auf +den Markt » (Eccoti un tallero, va al mercato....), che +Anne-Marie trovò assai divertente.</p> + +<p>Quando potè discorrere un poco in pace con Nancy, +Fräulein le narrò le sue peripezie colla famiglia americana, +dove era rimasta tanti anni dopo aver lasciato la Casa +Grigia. E le raccontò che adesso coi suoi risparmi poteva +riposare, e aveva appunto preso in affitto una piccola +casa a Staten Island — una casetta tutta bianca in +mezzo a un minuscolo giardino — dove passerebbe tranquilla +il resto dei suoi giorni. La settimana prossima la +casetta sarebbe già pronta a riceverla.</p> + +<p> — E a ricevere anche te, mia Nancy, e la tua bambina, — disse +Fräulein, cercando un posto asciutto nel +fazzoletto dagli orli rosa. — Verrete a stare con me. Oh, +<em>meine kleine</em> Nancy! Il nostro piccolo Genio! E +cosa ne è della Poesia?...</p> + +<p class="pad2">La settimana seguente Fräulein Müller lasciò Lexington +Avenue per prendere possesso del suo « Gartenhaus », +come chiamava la casetta a Staten Island. E tre giorni +dopo, Nancy e Anne-Marie si recarono a stare con lei +per una quindicina di giorni.<span class="pagenum"><a name="Page_270" id="Page_270">[270]</a></span></p> + +<p> — Che genere di educazione hai dato alla tua bambina? — chiese +la vecchia governante, alla chiusa della +prima giornata tutta di miracolose scoperte per Anne-Marie. +(Come? le fragole crescevano sulle piante? Anne-Marie +aveva sempre creduto che non ci fossero che in +canestri!)</p> + +<p>Ora Anne-Marie era a letto, e Fräulein era sola con +Nancy, da basso nel salottino illuminato.</p> + +<p> — Mi pare che sappia ben poche cose, — continuò +Fräulein Müller. — L'ho interrogata un po' sull'aritmetica.... +sul sistema metrico decimale. M'ha detto, sì, sì! +che sapeva tutto ciò; e voleva parlar d'altro. Ma io — disse +Fräulein con severo cipiglio — sono stata molto +ferma. Le ho chiesto: Vediamo, per esempio: dove metti +i millimetri? Lei non sapeva. Vanno a destra o a sinistra? +Ha fatto una faccia e ha detto: « Ho schifo dei millimetri. » +Ma perchè schifo? Le ho detto: Ricordati che i millimetri +vanno sempre a destra. E lei mi ha risposto: « Allora io +andrò sempre a sinistra. ».... Vedi, io ho trovato che quella +era una risposta di una incredibile stupidaggine.</p> + +<p>Nancy rise.</p> + +<p> — Ma questo è ancora nulla, — continuò Fräulein +Müller. — Siccome io insistevo, lei m'ha detto: « Tu mi +farai sognare tutta notte di quelle bestie. » Ma che bestie? +dico io. Cosa credi che siano i millimetri? E lei m'ha +risposto: « Oh Dio, saranno i bambini o i parenti dei centopiedi ».</p> + +<p>Nancy scusò la sua piccina descrivendo a Fräulein +la scuola che aveva frequentato nella Settima Avenue. +La governante ne fu addolorata.</p> + +<p> — Ma la educherò io, — disse. — Certo sarà un +genio anche lei.</p> + +<p> — Ho paura di no, — sospirò Nancy. — Ma quanto +l'avrei desiderato!<span class="pagenum"><a name="Page_271" id="Page_271">[271]</a></span></p> + +<p>Le due donne tacquero. E allora per l'aperta finestra +s'udì una voce limpida e chiara come una cascatella +d'acqua montanina. Era la voce di Anne-Marie nella cameretta +di sopra.</p> + +<p> — Senti che canta, — disse Fräulein Müller.</p> + +<p> — Oh, sì. Canta sempre così, per addormentarsi — disse +Nancy — da che ha sentito una volta un violino. +La musica le piace.</p> + +<p>E Nancy raccontò della Romance di Svendsen, e del +pianto di Anne-Marie.</p> + +<p> — Se è così, — disse Fräulein molto risoluta, — le +comprerò un violino domani.</p> + +<p>E così fece infatti. Il violino era nuovo e giallo e +lucido, e dentro aveva un'etichetta col nome di « Guarnerius ». +Costava tre dollari.</p> + +<p>Anne-Marie lo accolse con soddisfazione. Spinse +l'arco su e giù sulle corde con molta gioia, ma per poco +tempo. Poi divenne impaziente e uscì in giardino a +cercare un grosso sasso....</p> + +<p> — .... Mi faceva delle brutte vociacce, — disse Anne-Marie, +ritta e impenitente accanto ai frantumi di legno +giallo, mentre Fräulein Müller e Nancy crollavano le +teste, con dolore e rimprovero. — Volevo vedere cosa +c'era dentro che gnaulava così.</p> + +<p class="pad2">Fräulein disse quella sera a Nancy:</p> + +<p> — Non credo che la musica sia la sua vocazione. +Ma staremo a vedere.</p> + +<hr /> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_272" id="Page_272">[272]</a></span></p> + +<h2><a name="XII_II" id="XII_II"></a>XII.</h2> + +<p class="rind">« <i>Giugno. Staten Island.</i></p> + +<p>« Buon giorno, mio tenebroso Sconosciuto.</p> + +<p>« Sono in campagna, seduta su un muricciuolo di +sassi, e non vedo che lontane colline e sonnecchianti +campi. Nel sole v'è un ronzìo di insetti che mi fa impallidire +e rabbrividire. Odio con grande odio pauroso gli +insetti che ronzano.</p> + +<p>« Perchè non siete qui? Ho in testa un grande cappello +bianco con nastri ceruli, e una sciarpa cerula mi cinge +la tenue vita. Sembro l'eroina di una novelletta vecchio +stile. E nessuno mi vede. E i prati sono pieni di fiori; +ed io li colgo e non so a chi darli. In tutte le soavi e semplici +leggende, quando l'eroina è seduta su un muricciuolo, +con un cappello bianco e una sciarpa cerula, ecco — inaspettatamente — il +Prince Charmant passa, la vede, +s'arresta....</p> + +<p>« Ahimè! nella vita non è così. La vita è un pesante +romanzo moderno in cui appare e scompare tanta gente +superflua e soporifica; e in cui l'eroina ha degli amanti +noiosi, che si assomigliano tutti come una fila d'ometti +tagliati nella carta. E invano vi si aspetta l'inaspettato.</p> + +<p>« Io sono qui sul muricciuolo con la mia sciarpa cerula, +mentre voi siete a tremila miglia lontano da me....</p> + +<p class="astline">******</p> + +<p>« Buon giorno, ancora. Sono sempre qui su quest'isola, +a vivere di cose ingenue: d'erbaggi, e di tramonti,<span class="pagenum"><a name="Page_273" id="Page_273">[273]</a></span> +e di ricordi di cose che non furono. Voi siete una cosa +che non fu. Forse per ciò vi ho sempre nella mente.</p> + +<p>« Alla gente che vedo sempre, non penso mai. A voi +che non vedo mai, penso sempre.</p> + +<p>« Mi chiedete conto dei miei amanti. Mi domandate +perchè ne ho. Semplicemente perchè trovo che mi abbelliscono! +Un amante è una specie di cosmetico: la +bellezza di una donna dipende interamente da quanto +essa è amata.</p> + +<p>« I miei amanti hanno dunque la loro utilità; ma non +posso dire che siano divertenti. Vestono una grigia uniforme +di mestizia; e s'intragraffiano e s'intramangiano, +come animali tristi. E i loro discorsi sono lunghi e lugubri +intorno a cose lugubri e lunghe — come sarebbe la +morte e la durata eterna dell'amore.</p> + +<p>« Io sogno un amore vivido e trionfale e risplendente; +un amore fatto di sangue e di sole e di rose — di tutte +le cose calde e scarlatte che sono nel mondo!... Un portentoso +e magnifico amore che non duri, che sfolgori e abbruci.</p> + +<p>« <em>Che non duri!</em> E che perciò? E' forse meno +amore per il fatto che deve morire? Sarebbe come dire +che le vere rose sono quelle di carta, perchè non appassiscono.</p> + +<p>« Ecco, io colgo una rosa viva, fragile, moritura, e ve +la getto traverso l'Oceano.... traverso le tremila miglia +d'acqua che ci separano —</p> + +<p>« Se vi cade sul cuore, m'amerete.</p> + +<p class="rind">« <span class="smcap">Eva</span>. »</p> + +<p class="pad2">Egli le rispose: « Vi amo ».</p> + +<p class="pad2">Nancy era felice. Viveva d'una vita irreale; d'una +vita febbrile. Non era più Nancy. Era « Quella delle lettere »!<span class="pagenum"><a name="Page_274" id="Page_274">[274]</a></span> +E Quella delle Lettere era una creatura selvatica, +libera, ardente e lieta.</p> + +<p>E nulla era più dolce al suo cuore che questo sottile +e delicato « amor di lontano », questa passione traverso +la distanza per un non veduto, non conosciuto +amante.</p> + +<p>Ah, come era moderno e piccante tutto ciò! Eppoi +anche così tredicesimo-secolo! Non c'era stato Jaufré +Rudel, il principe poeta, che amò per tanti anni la non +veduta contessa Melisenda?... E finalmente venne a morirle +ai piedi?</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>Amore di terra lontana</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Per voi tutto il core mi duol.</i><br /></span> +</div></div> + +<p>Anche loro s'amerebbero così, d'un amore assurdo +e meraviglioso. Amarsi così, senza l'intervento di alcuno +dei loro sensi, doveva pur essere il più alto, il perfetto, +il divino modo d'amare.</p> + +<p>Così Nancy visse nel suo sogno e lanciò da un emisfero +all'altro le leggiere lettere d'amore.</p> + +<p class="lind">« <i>Cher Inconnu</i>,</p> + +<p>« Vi scrivo perchè piove, e il cielo è di flanella grigia. +Direte che ieri vi ho scritto perchè faceva bel tempo e +il cielo era di raso celeste.</p> + +<p>« E' vero. Ma sono buone ragioni entrambe per me, +che sono quasi innamorata di voi — quasi follemente, +quasi disperatamente, quasi divinamente innamorata!</p> + +<p>« Io ho paura d'amarvi. Ho paura dell'amore come +un bimbo ha paura d'una stanza buia nella quale non è +entrato mai. Che cosa si nasconde in quegli angoli neri? +Degli spettri, degli orchi, delle belve?... Certo, il Dolore, +appena entro, mi si avventerà al collo (al piccolo collo +che non conosce che la stretta d'una collana di perle),<span class="pagenum"><a name="Page_275" id="Page_275">[275]</a></span> +e mi strozzerà. Certo la Passione, come una pantera dagli +occhi di fuoco, mi salterà al petto e mi mangierà il cuore. +Certo la Gelosia come un gatto arrabbiato mi graffierà, +mi morderà, mi dilanierà....</p> + +<p>« Oh caro Ignoto, non mi fate entrare in quella stanza +buia! Già mi pare di averne socchiusa la porta, e di sentire +tutti quegli esseri spaventosi rugghiare e ululare +contro di me....</p> + +<p>« Addio! addio!</p> + +<p>« Mi chiamo Nancy ».</p> + +<p class="pad2">A questa lettera egli rispose con un telegramma:</p> + +<p>« Nancy! Vieni qui ».</p> + +<p class="pad2">Ella riscrisse:</p> + +<p class="pad2">« — <em>Vieni qui.</em> — Le arroganti parole mi danno +un tuffo di piacere nel sangue.</p> + +<p>« Mi piace che mi diate del tu. E poi sono inavvezza +all'imperativo. Nessuno mai mi dice: Fa così. Va via. +Vieni qui. Va lì. E mi piace sentirmi mite e spaventata e +forzata a obbedire.</p> + +<p>« <em>Vieni qui!</em> Subito mi pare di dover volgere timidi +occhi in cerca del mio cappello e dei miei guanti, +e mi domando come debbo vestirmi per il viaggio! Sono +molto simpatica in viaggio. Sono sempre di umore uguale, +e porto dei vestiti color sorcio che mi fanno delle piccole +spalle fragili e patetiche e la vita sottile. Tutto ciò è +molto importante viaggiando; perchè fa perdonare le +mille e mille valigie e valigiette che porto nello scompartimento, +e le cappelliere che perdo, e gli ombrelli che dimentico. +Anche la gente che, per principio, brontola +sempre, diventa indulgente e amabile quando vede che +ho un vitino piccolo, e l'aria trasognata, e un cappello<span class="pagenum"><a name="Page_276" id="Page_276">[276]</a></span> +che mi sta bene. E facchini e guardiafreni e conduttori, +tutti mi adorano! Corrono in su e in giù a cercarmi gli +oggetti che ho perso, a portarmi delle cose da mangiare, +ad aprirmi le finestre e a chiudermi a chiave nello scompartimento.... +anche quando non è necessario.</p> + +<p>« Poi, in viaggio non ho mai sonno. Metto giù la testa +non importa dove, e dormo come un gatto cinque minuti. +Poi mi sveglio allegra e ragionevole e di buon umore. Sì, +sì; credo che veramente vi piacerebbe di avermi in viaggio +con voi.</p> + +<p>« Nell'ultima vostra — breve come tutte le vostre lettere — (sono +contenta che siate breve), mi dite che andate +in Isvizzera. Conosco e adoro ogni roccia ed ogni +ciottolino della Svizzera; conosco ogni pino in ogni foresta; +ed ogni scoiattolo su ogni pino. Ho percorso ogni +serpeggiante via maestra, che s'attorciglia come uno +svolazzo di nastro bianco intorno ai fianchi austeri delle +Alpi. Sono fuggita da ogni blanda mucca elvetica, ruminante +su ogni blanda prateria.</p> + +<p>« Salutatemi la Svizzera. L'adoro.</p> + +<p class="rind">« <span class="smcap">Nancy</span>. »</p> + +<p class="astline">******</p> + +<p class="rind">« New York.</p> + +<p class="lind">« <i>Amor mio di lontano</i>,</p> + +<p>« Eccomi tornata nella città, la terribile città, torrida +e rumorosa sotto il violento sole di luglio. E voi mi +scrivete dall'Hôtel Bellevue ad Andermatt!</p> + +<p>« Andermatt! Che frescura e chiarità e scintillìo mi +mette nella mente quella parola. Nell'afa opprimente di +questa città, mi cade sul cuore come un fiocco di neve. +E nella lettera vostra soltanto tre parole: « Vieni qui. +Subito ».</p> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_277" id="Page_277">[277]</a></span>« Di nuovo l'imperiosa, irresistibile chiamata mi +scuote deliziosamente i nervi. Se me lo dite una terza +volta — per i biondi Dei del Walhalla! — verrò!</p> + +<p>« Sarete contento? Mi bacerete con gratitudine le +bianche mani abbandonate? Saremo semplici, e assurdi, +e felici? bisognerà fare della scherma intellettuale, e +gareggiare d'arguzia, motteggiatori e ostili?</p> + +<p>« Che importa? che importa? I miei occhi vi vedranno +e l'anima mia non chiederà di più. »</p> + +<p class="astline">******</p> + +<p>Un telegramma da New York ad Andermatt, risposta +pagata. (Denari presi in prestito da Fräulein +Müller):</p> + +<p>« Vistovi stanotte in sogno. Avevate lunga barba +nera. Ditemi che non è così. »</p> + +<p class="rind">« <span class="smcap">Nancy</span>. »</p> + +<p>Risposta da Andermatt:</p> + +<p>« Non è così. Vieni subito ».</p> + +<p class="pad2">Nancy non andò subito. Già non aveva nessuna intenzione +d'andare.... e poi non aveva i denari del viaggio.</p> + +<p>Egli scrisse: « Vieni a Lucerna! »</p> + +<p>Ed ella rispose: « Impossibile ».</p> + +<p>Lui: « Ti aspetterò a Interlaken ».</p> + +<p>Lei: « Impossibile ».</p> + +<p>Lui: « Incontriamoci a Parigi ».</p> + +<p>Lei: « Impossibile ».</p> + +<p>Lui: « Allora, in ottobre, parto pel Transvaal ».</p> + +<p class="pad2">Allora, in settembre, ella gli riscrisse:</p> + +<p class="pad2">« Amo di figurarmi il nostro primo incontro.</p> + +<p>« Avrà certo luogo nella cornice convenzionale d'un<span class="pagenum"><a name="Page_278" id="Page_278">[278]</a></span> +salottino in un Grand Hôtel. Sarà nel pomeriggio, un +po' tardi, perchè siano già accesi per tutta la stanza i +lumi rosso-velati, come fiorellini lucenti in un racconto +di fate.</p> + +<p>« Udrò bussare alla porta. E voi entrerete nella mia +vita.</p> + +<p>« E allora? e allora, caro Sconosciuto?</p> + +<p>« Quando le mie mani, come farfalle imprigionate, +saranno chiuse nelle vostre mani, quando i vostri occhi +si affonderanno nei miei, che ne sarà della balda mia +sfrontatezza, della mia gaiezza frivola e disinvolta? Io so +che sarò muta e spaventata.</p> + +<p>« Già al solo pensarci mi sento pulsar via la vita +per l'estasi, e l'ansia, e la felicità!</p> + +<p>« E allora?</p> + +<p>« Allora saremo rigidi e compassati e corretti!... +L'Usanza, come una vecchia signora per bene, ci riprenderà +per mano e ci ricondurrà a passeggiare per i giardini +della Consuetudine, tra le ben tenute aiuole e i frequentati +viali della Convenzionalità.</p> + +<p>« O credete voi forse, ignoto amico mio, che oseremo +sfuggirle? Che in groppa al fantastico destriero della +nostra Sorte ci lancieremo al di là delle barriere e dei +divieti, nei fiammanti abissi della passione?</p> + +<p>« Addio, mio signore. Ben inteso, non verrò ».</p> + +<hr /> +<h2><a name="XIII_II" id="XIII_II"></a>XIII.</h2> + +<p>Fräulein Müller veniva in città tre volte alla settimana +per insegnare ad Anne-Marie l'aritmetica e la +geografia.<span class="pagenum"><a name="Page_279" id="Page_279">[279]</a></span></p> + +<p>D'aritmetica Anne-Marie capiva poco. Di geografia +niente.</p> + +<p>Con occhi vacui accennava a due punti sulla carta +geografica e diceva: « Skagerrack e Kattegat ».</p> + +<p>Queste erano le uniche due parole che voleva tenere +a mente.</p> + +<p> — Ma insomma, — diceva Fräulein, — sei ridicola +col tuo Skagerrack e Kattegat. Questa è la Gran Bretagna....</p> + +<p> — Perchè è la Gran Bretagna? — chiedeva Anne-Marie +distratta, guardando fuori dalla finestra.</p> + +<p>E Fräulein, molto depressa, diceva a Nancy:</p> + +<p> — No, no. La tua figlia non è niente affatto un genio.</p> + +<p>Un giorno George e Peg vennero a trovar Nancy +nella pensione di Lexington Avenue. Condussero con +loro anche il signor Markowski, timido e unto, col suo +violino.</p> + +<p>Nel salone, dopo il thè, Nancy pregò il violinista di +suonare. Questi si alzò subito; andò ad aprire la cassetta +del suo violino e tolse teneramente dal giaciglio di felpa +grigio-perla il suo istrumento.</p> + +<p>Markowski era polacco, e giovane, e lacero, ma il +suo violino era italiano, e vecchio, e prezioso. Markowski +aveva un fazzoletto sudicio, ma il violino ne aveva uno +pulito, morbido, di seta bianca. Markowski pose un cuscinetto +di velluto nero sul collo spelato della sua giacca; +vi poggiò sopra il violino, alzò l'arco e chiuse gli occhi: +allora Markowski divenne un dio!</p> + +<p>Conoscete l'angoscia affrettata della « Sonata in fa » +di Grieg? Conoscete le strillanti e scoppiettanti risate +della « Ronde des Lutins » di Bazzini? Il lamento ululante +e nostalgico dei non scritti canti tzigani? Il battito +di piedini alati nel « Moto perpetuo » di Ries?</p> + +<p>Tutto ciò avvolse nel suo turbine di note la piccola +Anne-Marie.<span class="pagenum"><a name="Page_280" id="Page_280">[280]</a></span></p> + +<p>Ritta in mezzo alla stanza, pallida come un lino, +immobile, pareva che la musica le avesse tolto la vita, +l'avesse mutata in una piccola morta, rigida e statuaria. +Ah! ecco la bianca statuetta neoterica che Nancy aveva +cercato di fissare nei suoi poemi!</p> + +<p>Gli occhi della bimba erano vaghi e fluidi come acqua +azzurra versata sotto le sue palpebre. Le sue labbra scolorite +erano socchiuse.</p> + +<p>Nancy la guardò. Una subitanea immensa tristezza +la invase, un senso cupo e dolente, come se qualcuno +le avesse posto un grande sasso pesante dentro al cuore. +Quella piccola figura smorta, scolorita, trasfigurata, chi +era? Era Anne-Marie? Era la sua piccola Anne-Marie? +la bambina stordita e sciocchina che ella accarezzava +e sgridava e metteva in letto?... la bambina così insensata +per l'aritmetica, così ottusa per la geografia?</p> + +<p> — Anne-Marie! Anne-Marie! Parlami!... Che cos'hai! +che cosa pensi?</p> + +<p>Anne-Marie volse la chiarità sognante dei suoi occhi +verso la madre. Ma in quei larghi occhi l'anima sua non +c'era.</p> + +<p>L'anima di Anne-Marie era lontana.</p> + +<p>Lo Spirito della Musica era sceso su lei, e l'aveva +avvolta nel turbine delle risonanti ali: l'aveva rapita, +involata, sommersa nelle favolose onde del Mistico Mare +dei Suoni.</p> + +<hr /> +<h2><a name="XIV_II" id="XIV_II"></a>XIV.</h2> + +<p> — Fräulein, non ho più denari. Non posseggo in +tutto il vasto mondo neppure la meschina e trascurabile +moneta che si chiama un soldo.<span class="pagenum"><a name="Page_281" id="Page_281">[281]</a></span></p> + +<p>E Nancy, che prendeva il thè nel piccolo giardino +del Gartenhaus a Staten Island, sorseggiò compunta la +profumata bevanda nelle nuove tazze ad orlo viola di +Fräulein Müller.</p> + +<p> — « Ach! was sagst du »? — disse Fräulein.</p> + +<p>E per molto tempo si videro le sue labbra muovere +in astruso calcolo multale. Poi disse:</p> + +<p> — Posso darti quarantasette dollari.</p> + +<p>Nancy depose la sua tazza, e si chinò in avanti a +baciare la lanuginosa guancia di Fräulein.</p> + +<p> — Caro angelo, — disse. — E poi?</p> + +<p> — Poi cosa? — chiese Fräulein.</p> + +<p> — Appunto, — disse Nancy.</p> + +<p>Fräulein riflettè a lungo.</p> + +<p> — Come si può fare? — disse.</p> + +<p>Nancy fece un piccolo gesto scorato.</p> + +<p> — Da tuo marito nessune nuove?</p> + +<p> — Nulla, — disse Nancy.</p> + +<p>Fräulein sospirò. Poi disse:</p> + +<p> — Non c'è che una cosa da fare. Tu e la bambina, +verrete a stare con me. Manderò via Elisabeth, che del +resto è una ragazza sbadata che ha già rotto due piatti +e un vetro di lampada; e voi, care, rimarrete qui. Bisognerà +vivere con economia. — Fräulein, che aveva sempre +vissuto con quel magro e disaggradevole ospite, tossì +e assunse un'aria grave di persona positiva. — Sì, sì, +sarò molto contenta di sbarazzarmi di quella balorda di +Elisabeth.</p> + +<p>Nancy la cinse col braccio e la ribaciò. Poi disse:</p> + +<p> — Non ho che una àncora di salvezza.</p> + +<p> — Che cos'è? — chiese Fräulein.</p> + +<p>Stavolta fu Nancy che tossì. Poi disse:</p> + +<p> — C'è.... vi sono.... in Europa.... una.... delle persone +che s'interessano a me, cioè ai miei scritti. Forse +mi aiuterebbero, se mi recassi da loro.<span class="pagenum"><a name="Page_282" id="Page_282">[282]</a></span></p> + +<p> — Certamente, — disse Fräulein. — Dovresti andar +subito. Io intanto terrei qui Anne-Marie. Così non dovrebbe +interrompere le sue lezioni di violino.</p> + +<p> — Oh Dio! — esclamò Nancy, — dovrei lasciar qui +Anne-Marie? — E sospirò profondamente. — Lo so +che non deve interrompere le sue lezioni.... ma <a name="tn282" id="tn282"></a>come +vivrò io senza di lei? — E dopo una pausa disse: — Credi +proprio che farei bene ad andare?</p> + +<p> — Ma senza dubbio, — assicurò Fräulein che si vantava +di avere molto senso pratico. — Una casa editrice +come quella di cui parli, non farà mai niente senza vederti +e conferire con te. Io so come sono le case editrici.... Ma +bada, bada veh! che non t'imbroglino!...</p> + +<p>Nancy sorrise.</p> + +<p> — Starò attenta, — disse.</p> + +<p> — Oh sì, cogli editori — disse Fräulein — si ha un +bel star attenti...</p> + +<p>E qui Fräulein Müller ripetè un discorso che aveva +già fatto molti anni prima, a Wareside, quando Nancy +aveva scritto la sua prima poesia. E Fräulein, rammentando +quel tempo, si sentì tutta commossa. Rievocò il +giorno — era la domenica di Pasqua — c'era ancora il +povero vecchio Nonno... Fräulein credeva persino di ricordarsi +ancora quei versi, i primi versi di Nancy. Erano +splendidi! E Fräulein li citò molto commossa:</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i2"><i>Stamane nel giardino</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Io colsi i fiorellin,</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Stamane nel giardino</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Rincorsi gli uccellin...</i><br /></span> +</div></div> + +<p> — Non posso dire che li trovo molto belli, — disse +Nancy, ridendo.</p> + +<p> — Forse non erano proprio così, — disse Fräulein. — Anzi<span class="pagenum"><a name="Page_283" id="Page_283">[283]</a></span> +credo che non erano proprio « uccellin », erano +forse « rime »...</p> + +<p>E Fräulein ritentò:</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>Stamane nel giardino</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Io colsi i vaghi fior,</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Stamane nel giardino (o nell'orto)</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Volavan rime ancor.....</i><br /></span> +</div></div> + +<p> — Perchè volavano? — chiese Nancy.</p> + +<p> — Non so, — disse Fräulein, coll'occhio vitreo di chi +cerca rammemorare qualche cosa. — Forse sbaglio in +qualche piccolo dettaglio. Ma ti accerto che erano bellissimi. +E tu eri una bimbettina piccola, piccola come +Anne-Marie.</p> + +<p> — Ascolta Anne-Marie! — disse Nancy, accennando +alla finestra aperta della saletta da pranzo.</p> + +<p>Anne-Marie non aveva voluto venire neppure per +due ore al Gartenhaus senza il suo violino. E adesso si +era chiusa nella sala da pranzo a studiare. Ripeteva molto +piano una piccola ninna-nanna, lieve e dolce, e perfettamente +intonata.</p> + +<p> — Quella è un vero Wunderkind, — disse Fräulein. — Un +vero prodigio!...</p> + +<p>Così l'aveva chiamata anche Markowski appena l'aveva +veduta scossa da pianto convulso quando egli +suonava. Aveva detto:</p> + +<p> — Questa è un Wunderkind. Le insegnerò il violino.</p> + +<p>Difatti l'indomani era venuto, portando un piccolo +violino di mezza misura che pareva il morto Guarnerius, +risuscitato e malconcio. Poi aveva dato ad Anne-Marie +la sua prima lezione.</p> + +<p>La lezione fu lunga, e Anne-Marie ne emerse con le +guancie infocate e gli occhi sdegnosi. Una profonda ira +le bruciava il cuore.<span class="pagenum"><a name="Page_284" id="Page_284">[284]</a></span></p> + +<p>Perchè nel violino di Markowski c'era una cosa che +cantava — un uccelletto o una fata o una sirena — e +nel suo brutto piccolo violino non c'era?</p> + +<p> — Sta buona, sta buona, — diceva Markowski, scotendo +le ciocche di capelli neri che gli spiovevano sugli occhi +veementi, — aspetta! Uno di questi giorni anche nel tuo +violino ci saranno gli uccelletti e le fate... E canteranno +per te. Adesso studia la scala di sol.</p> + +<p>Allora Anne-Marie aveva studiato la scala di sol, +con immenso stupore di Nancy, che non credeva che +in una lezione si potesse imparar tanto.</p> + +<p>In dieci lezioni Anne-Marie aveva imparato quindici +scale e una ninna-nanna. E poi, in due mesi aveva imparato +ciò che gli altri bambini imparano in due anni. +Così diceva Markowski sempre più agitato e veemente; +e dava delle lezioni sempre più lunghe, e veniva tutti i +giorni, invece di due volte alla settimana come era stato +convenuto.</p> + +<p> — Io non so più cosa vi devo, — gli disse Nancy. — C'è +molta confusione nei nostri conti. La lezione di oggi +era di due ore: dunque equivale a una settimana. E +ieri anche... E avant'ieri? Non so più. Mi pare che siate +sempre qui.</p> + +<p> — Non importa, non importa, — disse Markowski, +agitando le lunghe mani, — mi pagherete un altro giorno. — E, +ricordando ciò che aveva udito da George riguardo +alle loro condizioni finanziarie, soggiunse: — Potrete +pagarmi quando la bambina vi suonerà la Chaconne di +Bach.</p> + +<p> — Va bene, — disse Nancy, tranquilla, pensando +che questo volesse dire tra otto o dieci giorni.</p> + +<p>E vedendo Markowski torcersi in silenziosa ilarità +mentre riponeva il violino, lo credette un po' pazzo.</p> + +<p>Fräulein Müller fece tutto un giorno e metà d'una<span class="pagenum"><a name="Page_285" id="Page_285">[285]</a></span> +notte degli astrusi calcoli di divisione e sottrazione in un +suo taccuino; all'indomani mattina si recò a New York +a trovare Nancy in Lexington Avenue.</p> + +<p> — Io ti posso dare ottanta dollari, — disse. — Ti +basteranno per fare il viaggio in Europa e andare a vedere +i tuoi editori?</p> + +<p>Sì, sì; Nancy era persuasa che basterebbero. E Fräulein +era un angelo! E grazie, oh, grazie!</p> + +<p> — Naturalmente, — disse Fräulein di cui il senso +pratico era velato da un nebuloso romanticismo, — questa +gente sarà felice di darti qualche migliaio di lire anticipate, +anche se il manoscritto non è pronto.</p> + +<p> — Spero, — disse Nancy con gli occhi bassi.</p> + +<p> — E bada di avere un contratto in regola. Farai bene +a fartelo fare dal console o da un magistrato, — disse +Fräulein, di cui le idee erano vaghe.</p> + +<p>E Nancy promise che così farebbe.</p> + +<p>Dunque Fräulein s'avviò frettolosa alla Banca tedesca-americana +e ritirò gli ottanta dollari; e qualche +cosa di più, perchè Anne-Marie sarebbe venuta a stare +con lei, e per Anne-Marie ci volevano delle cose un po' +buone da mangiare: delle minestre col brodo ristretto +e dei piatti dolci... Il pensiero dei piatti dolci che darebbe +ad Anne-Marie le fece cercare in fretta il fazzoletto, perchè +sentiva di dover piangere.</p> + +<p> — Un giorno sarà riso al latte con prugne cotte; e +un giorno sarà charlotte di mele; e un giorno sarà semolina... +o anche tapioca... — e Fräulein Müller si asciugò +gli occhi, e s'affrettò coi suoi ottanta dollari per Nancy.</p> + +<p>Ma ecco che accadde l'inaspettato. Nancy non volle +partire. Ogni giorno trovava una scusa nuova per non +aver fatto i suoi bagagli, e per non essere andata a fissare +la sua cabina. Fräulein s'impazientiva.</p> + +<p> — Ma vediamo; cosa ci vuole a mettere nel baule<span class="pagenum"><a name="Page_286" id="Page_286">[286]</a></span> +le tue poche cose? Il vestito bleu marino va benissimo +per il viaggio. Poi, hai quello grigio e nero a righette che +non ti sta molto bene, ma è serio. E' proprio quel che ci +vuole.</p> + +<p> — Credi? — sospirò Nancy.</p> + +<p> — Ma sicuro, — disse Fräulein, — per andare a parlar +d'affari bisogna essere vestita in modo adatto. Guai se tu +arrivassi lì in tolette frivole ed eleganti... Non ti prenderebbero +sul serio. No, no, tu devi essere una donna +metodica e inflessibile: anche nel vestire.</p> + +<p> — Già, — disse Nancy, con un pallido sorriso.</p> + +<p>Appena Fräulein fu partita, Nancy scrisse un bigliettino +a George.</p> + +<p>George venne l'indomani, all'ora della colazione, e +domandò di lei.</p> + +<p>Nancy lasciò a tavola Anne-Marie — che mangiava +con molte smorfie l'« oxtail soup », una broda nera e glutinosa, — e +s'affrettò a entrare nel salotto dove George, +timido e lungo, la aspettava.</p> + +<p> — George, — disse Nancy, trattenendo fra le sue la +mano fredda e umidiccia del giovane, — ho bisogno di +denari. Di molti denari.</p> + +<p>La stretta di George si rallentò, ed egli ritirò la mano +da quella di Nancy. Poi si tirò pensoso la barbetta, recente +e non riuscitissima, che aveva coltivato sul mento fuggente.</p> + +<p> — Allora, indovino, — disse George, coll'intercalare +americano, — indovino che bisognerà darvene.</p> + +<p> — Ma me ne occorre tanto! — disse Nancy, — Duecento +o trecento dollari, o quattrocento...</p> + +<p> — « Stop »! — disse George. — Se andate avanti così +non posso starvi dietro.</p> + +<p>E tornò a tirarsi la barba.</p> + +<p> — Oh George! Come siete buono! come siete caro!<span class="pagenum"><a name="Page_287" id="Page_287">[287]</a></span></p> + +<p>E Nancy gli afferrò la fredda mano moscia e la strinse +con fervore.</p> + +<p> — Il peggio è — disse George — che non so dove andarli +a cercare. Penso che per l'appunto...</p> + +<p> — Oh non me lo dite! Non voglio sapere! — E Nancy +si coprì con gesto vezzoso le orecchie. — Preferisco molto +di non sapere. Non me lo direte, vero? So che non ruberete, +nè assassinerete nessuno! E grazie, caro, caro George! +E addio!</p> + +<p>Nancy, seguendolo cogli occhi dalla finestra, lo vide +saltare sul « cable-car » che andava nella città bassa, e +notando le sue spalle cadenti e il suo povero cappello a +buon mercato, ebbe molti rimorsi, e sentì di essere un +avoltoio e un'arpìa.</p> + +<p> — E' « Quella delle Lettere » che mi demoralizza, — disse +Nancy fra sè.</p> + +<p>Il lunedì seguente egli le portò quattrocento dollari, +e Nancy versò delle leggiadre e limpide lagrime accettandoli; +e non volle sapere da dove venivano; e gli fece molti +gesti graziosi e molte irresistibili fossette.</p> + +<p>Faceva già la parte di « Quella delle Lettere ». Voleva +esercitarsi... E con George il risultato fu immediato e +stupefacente. Anzi, lo fu a tal punto che Nancy dovette +subito smettere di essere Quella, e tornare a essere sè +stessa. E allora George se ne andò.</p> + +<p>E Nancy uscì e si comprò delle vesti; ma non delle +vesti rigide e inflessibili. Comprò delle vesti fragili e fini, +e delle vesti morbide e lunghe, e delle vesti diafane e deliziose. +Comprò dei grandi cappelli flosci a lunghe piume; +dei cappelli che nessuno prenderebbe sul serio. E poi comperò +delle scarpe in cui era quasi impossibile camminare. +Poi comperò della « crème des crèmes » per la sua faccia; +e della « crème de beauté » per le sue mani, e della vernice +rosata per le sue unghie, e dell'unguento di violetta +ambrata per i suoi capelli.<span class="pagenum"><a name="Page_288" id="Page_288">[288]</a></span></p> + +<p>E quando ebbe tutto ciò fu contenta; e aspettò che +lo Sconosciuto le riscrivesse: « Vieni! »</p> + +<p>Ma la lettera non venne. Passò un giorno. E un altro. +Ed egli non scrisse.</p> + +<p>Passò una settimana. E un'altra. Ed egli non scrisse.</p> + +<p>E Nancy era lì, seduta nella sua pensione, coi suoi +vestiti, e i suoi cappelli, e le sue « crème des crèmes ». +Gli interi quattrocento dollari di George, più quindici +degli ottanta dollari di Fräulein erano dileguati.</p> + +<p>Nancy stava tutto il giorno seduta a guardar dalla +finestra, immersa nei suoi pensieri. Cosa doveva fare? Riscrivere +allo Sconosciuto? No. Era stata lei a scrivergli +per l'ultima. Egli non aveva risposto. Doveva telegrafargli? +E per dirgli che cosa? E dove? dove? Forse era già +al Transvaal. Già; Nancy sentiva che era al Transvaal. +Lo sentiva proprio; quando sentiva una cosa a quel modo, +non sbagliava mai.</p> + +<p>Dunque era finito. Finito tutto. La graziosa storiella +romantica era terminata come doveva, esteticamente, +senza il banale scioglimento dell'incontro. Era +proprio come Nancy lo aveva desiderato. Sì, sì; Nancy +era contentissima che fosse finito così.</p> + +<p>E adesso, che ne avverrebbe di lei? Ella si diceva +mille volte al giorno che doveva essere stata pazza a prendere +in prestito tutti quei denari; a comperarsi quelle +insensate vesti, quegli assurdi e ridicoli cappelli! Ed ora, +che cosa doveva fare? Un gran terrore la invase: uno spavento +indicibile davanti all'esistenza e all'avvenire. E +pensò che sarebbe stato meglio, se fosse anche lei nel +piccolo cimitero di Nervi, tra sua madre e suo padre, a +dormire nel buio, con tranquillo viso rivolto in su, e placide +mani congiunte... Sì, sì! Nancy era veramente molto +contenta che le cose fossero finite così!</p> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_289" id="Page_289">[289]</a></span>Ed ecco che a metà della terza settimana arrivò un +telegramma. Proveniva da Parigi.</p> + +<p class="pad2">« Perchè non pranzeresti con me giovedì prossimo +da Voisin? »</p> + +<p class="pad2">Era appunto giovedì.</p> + +<p>Nancy ritelegrafò:</p> + +<p class="pad2">« Perchè no? Alle otto? »</p> + +<p class="rind">« <span class="smcap">Nancy</span> ».</p> + +<p>Oh, che eccitamento allora, che agitazione! I bagagli +da fare, e i telegrammi da mandare a Fräulein! Che gioia, +che fretta, che confusione!</p> + +<p>Nancy, ogni momento, lasciava lì tutto, e si sedeva, +esclamando:</p> + +<p> — Forse non dovrei andarci!</p> + +<p>Poi balzava in piedi, febbrile, al pensiero che domani +a quest'ora il battello partiva.</p> + +<p>L'indomani mattina alle dieci arrivò Fräulein, commossa +e agitata al pensiero di condur via la bambina. +Portava in braccio un piccolo foxterrier, un regalo per +Anne-Marie, « perchè non piangesse »!</p> + +<p> — Perchè dovrei piangere? — chiese Anne-Marie, +colla durezza propria alla sua tenera età.</p> + +<p> — Ma già! cosa viene in mente a Fräulein? — disse +Nancy, mentre a lei cadevano fitte le lagrime dagli occhi. +E in ginocchio davanti alla bambina le allacciò la giacchetta. — Tanto, +la mamma tornerà presto, presto.</p> + +<p> — Naturale, — disse Anne-Marie tenendo stretto +sotto al braccio il cagnolino, e alzando in aria un piede +per farsi allacciare la scarpa.</p> + +<p> — Baderai, vero, Fräulein? a non lasciarle prendere +dei raffreddori, — singhiozzò Nancy, china sopra +la scarpetta, che baciò quando l'ebbe abbottonata.<span class="pagenum"><a name="Page_290" id="Page_290">[290]</a></span></p> + +<p> — No, no, — disse Fräulein, raggiante. — Le metterò +delle maglie di Jaeger e non la condurrò a passeggiare +che quando c'è sole.</p> + +<p>La seconda scarpetta fu abbottonata e baciata. Poi +fu messo il cappello, coll'elastico davanti alle orecchie. +E i guanti, dov'erano? Sì, sì, in tasca. Il fazzoletto? Sì. E +i sorci? Quelli li portava Fräulein, che aveva anche il violino, +e il rotolo della musica, e la valigetta.</p> + +<p>Il baule di Anne-Marie era già da basso sulla carrozza. +Eccole pronte.</p> + +<p> — Tesoro, vuoi darmi il cagnolino da portar giù? — disse +Nancy, con un gruppo in gola. — Così per le scale +posso tenerti la cara manina.</p> + +<p> — No, no, grazie! — disse Anne-Marie. — Il cane +lo porto io. Tu tieniti alla ringhiera.</p> + +<p>E s'avviò lesta col cagnolino in braccio, dietro a Fräulein. +E Nancy, muta, la seguì.</p> + +<p>Fräulein, scendendo le scale, tremava, pensando al +momento del distacco. Certo Anne-Marie avrebbe pianto +e strillato nel dire addio a sua madre, e sarebbe stato +terribile di fare tutto il viaggio a Staten Island con a +fianco una lagrimosa e stridula Anne-Marie.</p> + +<p>Per distrarla, fin d'ora, Fräulein pensò a trovare un +nuovo argomento di conversazione.</p> + +<p> — Avrai il tuo piatto dolce tutti i giorni, — disse volgendosi +indietro sul secondo pianerottolo a sorridere +ad Anne-Marie, mentre il violino, impigliandosi nella ringhiera, +per poco non le fece cader di mano la gabbia dei +sorci e il rotolo di musica e la valigetta. — Un giorno +sarà riso al latte con frutta cotta, un altro giorno sarà +la tapioca...</p> + +<p> — Non mi piace la tapioca, — disse Anne-Marie scendendo +a saltellini la scala, — non mi piace niente di tutte +quelle cose.<span class="pagenum"><a name="Page_291" id="Page_291">[291]</a></span></p> + +<p>Erano alla porta. Dietro preghiera di Nancy, nessuno +era venuto fuori a salutarle. Ma tutti i pensionanti ch'erano +in casa stavano ad osservarle dietro le tende del salotto.</p> + +<p> — Allora, cosa ti piace per il tuo dessert? — disse +Fräulein scendendo la breve gradinata di sasso a fianco +della piccina; Nancy, sola, veniva dietro a loro.</p> + +<p> — Mi piacciono le caramelle per la tosse, — disse +Anne-Marie, — e le sardine; e la gelatina di fragole. E niente +altro, — soggiunse, recisa; mentre il chasseur e la cameriera +che aspettavano sul marciapiedi, la issavano nella carrozza.</p> + +<p>Fräulein entrò dietro a lei con i molti pacchi; e il cagnolino +abbaiò vedendo i sorci.</p> + +<p> — Addio, Anne-Marie! Addio, mio amore, — disse +Nancy, soffocando il pianto, e sporgendosi a baciarla, +con grande difficoltà, traverso Fräulein, e il violino, e i +sorci che Fräulein teneva in grembo. — Iddio ti benedica. +Iddio ti guardi e ti protegga, bimba mia adorata!</p> + +<p>Il cane abbaiava in modo assordante. Il chasseur +chiuse lo sportello, e la carrozza partì.</p> + +<p>Nancy tornò indietro. Lentamente ella salì le scale, +e rientrò nelle stanze abbandonate.</p> + +<hr /> +<h2><a name="XV_II" id="XV_II"></a>XV.</h2> + +<p>Peg e George la accompagnarono al battello — Peg, +eccitata e chiaccherina, e George depresso e silenzioso.</p> + +<p>Nel suo tetro ufficio nella città bassa George si era +recentemente sentito più poeta che commesso. Ed ora la +sua anima era tutta una elegia. — Ella partiva! Ella se<span class="pagenum"><a name="Page_292" id="Page_292">[292]</a></span> +ne andava; e con lei partiva il suo cuore! Con lei partivano +anche i quattrocento dollari — che non erano suoi, ma +di un amico, un'anima meschina e sordida. George soffocò +questo volgare pensiero nato dal commesso, e si abbandonò +completamente al dolore del poeta.</p> + +<p>Addio! Addio!... Il bastimento volse il fianco crudele, +nascondendo la figuretta sventolante sul ponte... E con +lento palpito, come un grande cuore infedele, abbandonò +la riva. Addio! Che cos'erano quattrocento dollari appartenenti +ad un amico, in confronto al cuore lacerato d'un +amante?</p> + +<p class="pad2">... Il battello si spinse altalenante verso l'Est, alzandosi +e sprofondandosi sul gigantesco respiro del mare, e portando +Nancy e le sue vesti, e i suoi cappelli, e i suoi vasetti +di crema, verso lo Sconosciuto.</p> + +<p>E più Nancy si avvicinava a lui, più una immensa +paura la afferrava, la opprimeva.</p> + +<p>Pensava:</p> + +<p> — E se arrivassi a Parigi coi quattordici dollari che +mi restano... e lui non ci fosse? O se, essendoci, fosse un +brutale e orrendo personaggio?</p> + +<p>Poi un altro terribile pensiero l'assaliva. S'egli non la +trovasse bella quanto se l'aspettava?</p> + +<p>Poichè veramente, assolutamente, bella non lo era. +Oh! perchè non aveva lei quelle pallide chiome soleggiate +della giovane americana che le sedeva accanto a +tavola? Perchè non aveva gli occhi come la ragazzetta +del Far West — quella che andava a studiar pittura a +New York — occhi verdi e stellanti, color acqua-marina, +che la giovinezza inondava di chiarità?</p> + +<p>Nancy per consolarsi sperò che fosse lui stesso un orrore +di bruttezza. Ma — e se lo fosse? Nancy come avrebbe +potuto parlargli e sorridergli, s'egli era un ripugnante<span class="pagenum"><a name="Page_293" id="Page_293">[293]</a></span> +mostro? Poi ragionò che se fosse un mostro non le avrebbe +detto di venire. « Perchè non pranzeresti con me giovedì? » +non è il telegramma che manderebbe un mostro. No. +Nancy era persuasa che egli non era un mostro.</p> + +<p>Poi pensò: che cosa gli direbbe ella al primo vederlo? +Tutto dipendeva da quel primo momento dell'incontro. +Quel momento Nancy se lo figurava sempre in mille guise +diverse; e le sue fantasticherie cominciavano sempre +allo stesso modo.</p> + +<p>Ecco: ella arrivava a Parigi; saliva in carrozza, e andava — non +al Grand Hôtel dove stava lui, ma al Continental. +Ivi prendeva uno splendido appartamento... +Come? con quattordici dollari? Già, precisamente. Ormai +che importava?</p> + +<p>Era Rouge, o Noir! Se usciva Rouge, era salva. Se +Noir — era <em>la débâcle</em>! Cinquanta franchi di più o +di meno non cambiavano nulla alla situazione.</p> + +<p>Dunque — e Nancy riprendeva il filo delle sue immaginazioni — ella +si ritirava nelle sontuose camere, prendeva +una tazza di thè nel suo sontuoso salotto, e poi riposava +per un'ora o due sul suo sontuoso letto. Indi faceva +una elaborata toletta, usando tutte le creme. E alle otto +meno un quarto mandava un messaggero con un biglietto +al Grand Hôtel: « Caro Sconosciuto. Sono qui! »</p> + +<p>Allora... ah! allora?... Egli arriva, entra... la vede! +E Nancy deve dirgli qualche cosa. Ma che cosa? quali +saranno le prime parole ch'ella gli rivolgerà?</p> + +<p>« Buona sera. Come sta? » Orribile! no, questo non lo +dirà. Oppure: « Eccomi! » Dio mio! peggio! Clarissa a Milano +aveva una serva, che, chiamata, rispondeva sempre +« eccomi ». E Clarissa diceva che la parola era stomachevole. +Dunque, qualcos'altro. Forse in francese? « Me voilà! » +Buffo! Ridicolo! No, no. Nancy non direbbe nulla. Parlerebbe +lui per il primo.<span class="pagenum"><a name="Page_294" id="Page_294">[294]</a></span></p> + +<p>E Nancy cercò di immaginarsi la sua prima frase. +Forse, dopo un lungo silenzio, direbbe con voce profonda +e fremente: « Sì! siete voi la Donna dei miei sogni! » Questo +sarebbe gentile e piacevole. O allora: « Ah, Eva! Eva! +Quanto vi ho sospirata! » Ecco, ciò darebbe subito il tono +giusto alla conversazione. O — chi sa? — forse in tono più +gaio, stendendo ambe le mani: « Dunque è <em>questa</em>, +Nancy?... Vi ho sempre sognata così, con una fossetta nel +mento! » Ciò sarebbe delizioso e originale.</p> + +<p>Quante ore notturne vegliò Nancy pensando a queste +Prime Parole!... e rivoltandosi nella stretta cuccetta, +rigirando il cuscino per sentirne il fresco sulla guancia accaldata, +Nancy palpitò e tremò, sorrise e si disperò, pentita +un istante, beata l'altro, finchè il grande piroscafo premette +cigolando il fianco contro i pilastri del porto di Havre.</p> + +<p>Nancy arrivò a Parigi alle tre del pomeriggio. Salì +in vettura, e si fece condurre all'Hôtel Continental. Prese +un appartamento che costava ottanta franchi al giorno: +un salotto tutto a delicate tinte verde chiaro e grigio +tenero, che pareva visto traverso l'acqua; e accanto, una +sfarzosa camera da letto in rosso e oro, tutta rilucente +di specchi che parevano aspettare con deferenza l'elaborata +toletta.</p> + +<p>Nancy sorbì nervosamente il thè, tanto per attenersi +al suo programma. Poi tentò di riposare. Ma non le fu possibile +dormire. Alle quattro e mezzo il biglietto che doveva +essere mandato alle otto meno un quarto era già scritto. +E Nancy principiò l'elaborata toletta.</p> + +<p>Pensò dapprima a far venire il parrucchiere; poi ricordò +che i parrucchieri le avevano sempre accomodato +i capelli tutto a rotoli e attorcigliamenti, che le facevano +una testa come una focaccia, a cui il suo viso non pareva +affatto appartenere. Dunque si pettinò da sè, alla +Carmen, coi capelli divisi da una parte. Le parve che<span class="pagenum"><a name="Page_295" id="Page_295">[295]</a></span> +« Quella delle Lettere » si sarebbe pettinata a quel modo. +Ma quando fu fatto, le parve di avere un'aria troppo insolita +e impertinente; dunque sciolse di nuovo i capelli +e si decise di adottare una pettinatura semplice e naturale. +Divise i capelli in mezzo e fece due treccie che appuntò +in corona attorno al capo. Sì; era semplice e naturale! +Nancy così somigliava alla minore e più oca delle ragazze +svedesi della pensione. Certo non somigliava a +« Quella delle Lettere ». Dunque tornò da capo. Disfece +tutto, e si pettinò alla « Pierrot »: un ciuffo in mezzo e due +sbuffi ai lati; un'acconciatura che la rendeva graziosa, +frivola ed equivoca.</p> + +<p>Mio Dio! erano già le sei! Le creme! Prima, dunque, +un po' di cold-cream su tutta la faccia; poi della crème +Impératrice. Poi — Nancy ricordava perfettamente tutte +le indicazioni datele dalla commessa del profumiere a New +York — poi, dunque, una piccolissima quantità di « rouge +Leichner », spalmato con un po' di crème des crèmes, e +lievemente applicato alle guancie. Poi, della cipria rosa; +e poi un po' di cipria Rachel. E adesso?... Ah, sì! un « soupçon » +(la signorina aveva detto un « soupçon ») di rossetto +sul lobo delle orecchie, e dentro alle narici. Le +narici — aveva detto la signorina — erano molto importanti.</p> + +<p>Adesso un atomo di « mascaro » applicato con uno +spazzolino alle sopracciglia; e un'idea di un'ombra intorno +agli occhi... <em>Et voilà!</em></p> + +<p>Voilà! Nancy si guardò nello specchio. La sua faccia +era bianco-violacea, e le sue narici indicavano un forte +raffreddore. I suoi occhi parevano grandi e stanchi e intensi +come gli occhi dei volatili occidentali a Montecarlo.</p> + +<p>Le sette!! E aveva dimenticato le unghie!</p> + +<p>Per venti minuti dipinse le sue unghie colla vernice +liquida che era di un rosa vivido: era molto appiccicaticcia,<span class="pagenum"><a name="Page_296" id="Page_296">[296]</a></span> +e una volta messa, non si poteva più levar via. Pareva +avesse immerso la punta delle dita nel sangue.</p> + +<p>Le sette e mezzo! Bisognava mandare il biglietto. +Suonò il campanello e apparve un cameriere. Era il cameriere +che le aveva servito il thè. Allora si era mostrato +un cameriere corretto e rispettoso, entrando con molti +inchini nelle stanze sontuose e facendo il suo servizio silenziosamente +a occhi bassi.</p> + +<p>Ora vedendo Nancy — che aveva rapidamente indossato +la più chiara delle sue vesti fruscianti — il cameriere +la guardò stupito, poi continuò a fissarla in faccia, sfrontatamente, +mentre le prendeva dalla mano il biglietto.</p> + +<p>Lesse l'indirizzo, e disse:</p> + +<p> — « C'est bon. All right. Jawohl ».</p> + +<p>Intascò il biglietto, sorrise — sorrise a lei! — poi se +n'andò per il corridoio zufolando piano.</p> + +<p>A Nancy era salito il sangue al viso. Colla fronte rossa +di vergogna chiuse la sua porta; si tolse l'abito luccicante +ed entrò nella bianca e argentea stanza da bagno, attigua +alla sua camera. Fece scorrere l'acqua calda e si lavò +la faccia: lavò dagli occhi e dalle guancie tutta la cipria +rosa e Rachel, dalle orecchie e dalle narici tutti i « soupçons » +e le ombre e le creme e il mascaro e il Leichner. +Poi disfece la pettinatura e raccolse le chiome ondeggianti +in un largo nodo in cima al capo, come era avvezza a portarle; +e indossò la più scura e semplice delle sue fruscianti +vesti.</p> + +<p>Ma le unghie se le lavò, se le strofinò, se le spazzolò +invano. Rimanevano d'un colore vermiglio vivido e aggressivo. +E Nancy si sentiva diventar di fuoco ogni volta +che le guardava. Allora decise di mettersi i guanti e il +cappello. E così fece. Poi sedette nel salotto ad aspettare.</p> + +<p>Aspettò quindici minuti. Poi qualcuno bussò alla +porta.<span class="pagenum"><a name="Page_297" id="Page_297">[297]</a></span></p> + +<p>Nancy balzò in piedi come se avesse udito un colpo +di pistola. Col cuore palpitante fuggì. Si precipitò sotto la +portiera, e corse a rifugiarsi nella sua camera, chiudendo +l'uscio dietro a sè. No, l'uscio non era chiuso, girò un poco +sui cardini e rimase semi-aperto. Nancy lo lasciò così, +non osando più muoversi. Udì ribussare più forte alla porta +del salotto. Poi udì la porta aprirsi: e qualcuno entrò.</p> + +<p>Indi la porta fu richiusa, e dei passi — i passi del +cameriere — s'allontanarono per il corridoio.</p> + +<p>Qualcuno era lì, nel salotto, a due passi da lei. Qualcuno — un +uomo, uno sconosciuto — a cui lei aveva scritto +quaranta o cinquanta lettere, e che ella aveva chiamato +« Amico mio! Mes amours! Prince Charmant! Mio sconosciuto +amore! »</p> + +<p>Nancy ritta, immobile, pietrificata dalla vergogna, +si era nascosta la faccia nelle mani inguantate di bianco. +Non entrerebbe in quel salotto... mai! Neppure se dovesse +star qui in piedi degli anni! Mai non avrebbe avuto il coraggio +di affrontare quel misterioso personaggio nella +stanza vicina.</p> + +<p>La situazione diventava ridicola. Il silenzio era teso +e intenso in ambe le stanze. Ah! pensò Nancy, quando +il flutto di tremila miglia d'Oceano li separava, come +si era sentita vicina a lui! Ed ora, con qualche metro di +tappeto e una porta aperta tra di loro, egli le era lontano, +incommensurabilmente lontano! Era uno straniero, un +intruso, un nemico.</p> + +<p>Silenzio assoluto. Ma... c'era poi qualcuno, di là?</p> + +<p>Sì; c'era. Nancy sentiva che egli era lì, aspettante.</p> + +<p>E tutt'a un tratto Nancy ebbe paura. Un folle subitaneo +terrore la prese di quel silenzioso uomo sconosciuto — e +pensò di fuggire. Fuggire! Fuggire!... Scivolerebbe +piano nella sala da bagno, aprirebbe la porta sul corridoio, +e via! Mosse un passo, piano, con infinita cautela.<span class="pagenum"><a name="Page_298" id="Page_298">[298]</a></span> +La sua veste sfrusciò; la sua scarpetta dai tacchi alti +scricchiolò... E l'uomo nella stanza vicina, tossì.</p> + +<p>Nancy si arrestò di botto, agghiacciata, impietrita.</p> + +<p>Un altro lungo silenzio, assurdo, insostenibile. Poi, +nel salotto, furono dette le Prime Parole. Egli le pronunciò +in una voce calma e piacevole:</p> + +<p> — Il nostro pranzo sarà freddo.</p> + +<p>Nancy rise, di un piccolo riso convulso e dolce. Poi +rispose (e la sua voce era nervosa e soave come il trillo +d'una colomba):</p> + +<p> — Che cosa avete ordinato?</p> + +<p> — « Bisque d'écrevisse », — disse l'uomo nella stanza +vicina, — e sogliola...</p> + +<p> — Fritta? — mormorò Nancy; e, sentendo che se non +scivolava dentro su quella sogliola fritta non sarebbe entrata +mai più, passò rapida sotto il drappeggio della portiera +ed entrò nel salotto.</p> + +<p>Si guardarono. Ella vide un uomo di alta statura; una +bocca dura, un naso curvo e forte in una faccia bruciata +dal sole, due occhi chiari e freddi; e una fronte grave +sotto folti capelli grigi e ondulati.</p> + +<p>Ed egli la tenne lungamente sotto al suo sguardo fermo +e penetrante. La squadrò dalla cima del piumato cappello +alla punta delle scarpette Louis XV. E i suoi occhi furono +soddisfatti.</p> + +<p> — Andiamo, — disse, offrendo il braccio.</p> + +<p>E uscirono insieme.</p> + +<p>Il pranzo non era freddo. Nancy parlò pochissimo. +Era nervosa e timida e incantevole, sorseggiando del +Liebfraunmilch colle fossette fluttuanti e il sorriso mite.</p> + +<p>Egli le raccontò che aveva delle miniere nel Transvaal +e che per vent'anni era stato lontano dai paesi civilizzati.</p> + +<p> — Sono sceso nelle miniere quando avevo vent'anni;<span class="pagenum"><a name="Page_299" id="Page_299">[299]</a></span> +e ne sono uscito quando ne avevo quaranta. Cioè, quattro +anni fa. Da allora in poi ho avuto un gran da fare a sfuggire +alle trappole tesemi dalle donne. Io ho un vero terrore +delle donne.</p> + +<p> — Anch'io, — disse Nancy; e non era vero.</p> + +<p>Egli rise e disse:</p> + +<p> — Soltanto le donne vi fanno paura?</p> + +<p> — Oh no, anche i ragni, — disse Nancy.</p> + +<p> — Ed altro?</p> + +<p> — I leoni, — disse Nancy.</p> + +<p> — Ed altro?</p> + +<p> — I temporali, — disse Nancy. E poichè pareva che +egli se lo aspettasse, soggiunse: — E anche voi mi fate +una grande paura.</p> + +<p>Egli non le credette. Ma era vero.</p> + +<p>Dopo pranzo la condusse alle Folies Bergères, e poi +alla Boîte à Fursy.</p> + +<p>La osservò, col suo sguardo chiaro e penetrante, e +fu contento di vedere che non rideva: la curva grave del +giovane profilo gli piacque. Poi la ricondusse all'Hôtel.</p> + +<p>Salirono insieme nell'ascensore, poi camminarono +fianco a fianco sul tappeto rosso del lungo corridoio adorno +di scarpe. Giunti alla porta del salotto verde e grigio, egli +entrò senza chiedere permesso; e sedette, poderoso e +grande, nella poltrona di broccato.</p> + +<p> — Siete stanca? — chiese.</p> + +<p>Nancy disse:</p> + +<p> — No, — e rimase in piedi.</p> + +<p>Egli stette per gran tempo guardando fisso davanti +a sè, sporgendo il labbro inferiore e mordicchiandosi pensosamente +i corti baffi dritti. Era un uomo grande e forte +e aspro; i rudi lineamenti spiravano severità e fierezza.</p> + +<p>E Nancy d'un tratto si ricordò che gli aveva dato del +« tu » e detto « adieu, mes amours », nelle sue lettere; e +a questo pensiero si sentì venir male dalla vergogna.<span class="pagenum"><a name="Page_300" id="Page_300">[300]</a></span></p> + +<p>Egli fece udire un piccolo suono tra il ruggito e la tosse, +e la guardò.</p> + +<p> — Cosa pensate? — disse con voce rude.</p> + +<p>Nancy rise.</p> + +<p> — Penso che vi ho chiamato « Prince Charmant » +dei racconti delle fate. Invece, veramente, somigliate +molto di più all'Orco...</p> + +<p> — Già, — disse lui e la guardò fisso per lungo tempo.</p> + +<p>Poi si alzò, improvviso, e stese la grande mano forte +a Nancy:</p> + +<p> — Buona notte, Miss Brown, — disse.</p> + +<p>Prese cappello e bastone, e uscì chiudendo risolutamente +la porta dietro a sè.</p> + +<p>Miss Brown entrò nella sua sontuosa camera da letto, +e si svestì.</p> + +<p>Nella lunga camicia da notte semplice, da collegiale, +che non era parente delle vesti dubbie nè delle scarpette +frivole, ella si inginocchiò accanto al letto, con un ritrattino +di Anne-Marie fra le mani. E ringraziò Dio per averle +dato Anne-Marie; e per averla condotta in salvo traverso +l'Oceano; e per averle fatto trovare lo Sconosciuto così +qual'era, al termine del viaggio. Poi andò a letto e dormì +come un angelo.</p> + +<p>L'indomani mattina alle undici egli arrivò, con un piccolo +mazzo di mughetti in mano.</p> + +<p> — Mi invitate a colazione? — disse.</p> + +<p>Sì, sì! Nancy ne sarebbe felicissima. Pensò, rapida, +ai ventidue franchi che erano nel suo portamonete. Ma +che importava?</p> + +<p>Presero il lunch nella grande sala da pranzo. Egli fu +molto silenzioso.</p> + +<p>Nancy tutt'a un tratto ricordò che doveva essere +Quella delle Lettere, e cercò di essere gaia e spiritosa. +Parlò di musica, ma egli rispose a monosillabi, senza entusiasmo.<span class="pagenum"><a name="Page_301" id="Page_301">[301]</a></span></p> + +<p> — E voi, cantate? — disse Nancy infine.</p> + +<p>Egli alzò gli occhi con una espressione di belva offesa.</p> + +<p> — Ho l'aria di saper cantare, io? — chiese.</p> + +<p> — Veramente no, — disse Nancy. — Avete l'aria di +saper ruggire.</p> + +<p>Egli sorrise un po' sotto ai baffi corti e non rispose.</p> + +<p>Nancy rinunciò ad ogni tentativo di conversazione. +Il suo cuore batteva forte. Tutto andava male. Egli era +già stanco di lei. Aveva l'aria annoiata — no, non veramente +annoiata — ma completamente indifferente come +se fosse stato solo.</p> + +<p>Quando ebbero preso il caffè, egli si alzò (ogni volta +che lo vedeva levarsi in piedi Nancy si meravigliava nuovamente +di vederlo così alto e poderoso) e uscì, precedendola, +dalla sala da pranzo. Nancy gli trottò dietro +con passi brevi. Entrarono nel vasto Hall, ed egli scelse +un tavolo presso la finestra. Spinse innanzi una poltrona +per Nancy, e sedette.</p> + +<p> — Permettete ch'io fumi? — chiese, e si tolse un grosso +portasigari dalla tasca.</p> + +<p>Nancy disse:</p> + +<p> — Sì, — e stette a guardarlo.</p> + +<p>Lo vide scegliere con cura il suo sigaro, e tagliarne +la punta, e accenderlo. Nancy non trovava più una parola +da dire. Aveva voglia di piangere. Davanti a questo laconico +selvaggio tutte le sue idee frivole e graziose, le sue +frasi originali, i suoi motti arguti le abbandonavano il +cervello. Non era preparata a monologhi.</p> + +<p>Il Selvaggio si volse:</p> + +<p> — Voi, non fumate? — disse.</p> + +<p> — Oh, no! — esclamò Nancy. — Mai.</p> + +<p>Appena pronunciate queste parole un'ondata di vivo +rossore le corse sul viso.</p> + +<p>Ricordò di avergli scritto che fumava sempre delle<span class="pagenum"><a name="Page_302" id="Page_302">[302]</a></span> +sigarette russe profumate all'eliotropio bianco. Naturalmente, +egli non l'aveva creduto.</p> + +<p>Dio! Dio! come mai le era venuto in mente di scrivere +delle cose così stupide?</p> + +<p>E, d'un tratto, Nancy ebbe la chiara percezione che +ella non era affatto Quella delle Lettere. Ed egli doveva +essere seccato e disilluso.</p> + +<p>Ma neanche lui era Quello delle sue lettere; almeno +lei se lo era figurato tutto diverso, sottile e biondo, con gli +occhi lunghi e sognanti, e l'anima di poeta. Ma poi ricordò +che nelle sue lettere egli non aveva mai parlato di sè.</p> + +<p>A questo punto egli alzò il capo e disse:</p> + +<p> — Mi piace una donna che sa star zitta. Da mezz'ora +non avete parlato.</p> + +<p>E Nancy rise, contenta.</p> + +<p>Quando ebbe finito di fumare il suo sigaro, egli disse:</p> + +<p> — Spero che non avrete lasciato del valori in camera +vostra. Non sarebbero sicuri.</p> + +<p> — No, no, — disse Nancy.</p> + +<p> — Li avete dati al bureau?</p> + +<p> — No, — disse lei. — No.</p> + +<p>E dicendolo, ricordò di avergli scritto che portava +dei gioielli su tutta la persona. Una vampa di rossore +le salì di nuovo al viso.</p> + +<p>Egli non alzò gli occhi.</p> + +<p> — Volete darmi il vostro portamonete? — disse. — Ne +avrò cura io.</p> + +<p>Nancy si disse che se continuava ad arrossire così, +le si sarebbero incendiati i capelli! Ma, docilmente, tolse +il portamonete di tasca e glielo porse.</p> + +<p>Egli l'aprì lentamente e con deliberazione; ne prese +i tre soldi e i due franchi che conteneva e se li mise in +tasca. Aprì il piccolo scompartimento di mezzo e contemplò +il solitario pezzo da venti franchi; poi lo levò e<span class="pagenum"><a name="Page_303" id="Page_303">[303]</a></span> +lo mise sul tavolo. Guardò in tutte le altre divisioni, +contemplando pensosamente un biglietto di tram e una +medaglietta della Madonna del Monte.</p> + +<p>Rimise questi nel portamonete, lo chiuse e lo rese a +Nancy. I venti franchi se li mise in tasca.</p> + +<p> — Adesso usciamo, — disse. — Ho ordinato una +victoria per le due. Andate a vestirvi.</p> + +<p>Nancy, come in sogno, si alzò, traversò il vasto Hall, +e salì in ascensore al suo appartamento. Si appuntò in testa +il grande cappello, prese mantello e guanti, e arrivò a riprendere +l'ascensore che appunto tornava dal piano superiore.</p> + +<p>Quando egli la vide disse in tono d'approvazione:</p> + +<p> — Avete fatto presto; — e insieme uscirono dall'Hôtel.</p> + +<p>Il portiere con profusione di inchini li accompagnò +all'aspettante victoria, ed i bei cavalli partirono a trotto +sciolto per i Boulevards e verso l'Etoile.</p> + +<p>Egli le fece molte domande durante il tragitto, ed +ella, rispondendogli, fu per quanto le era possibile Quella +delle Lettere. Egli le chiese di Montecarlo, e Nancy fu +contenta di poterne parlare con profonda conoscenza, +accennando con disinvoltura ai sistemi e al Café de +Paris.</p> + +<p> — Vi piacerebbe tornarvi? — chiese lui.</p> + +<p> — Oh sì! — esclamò Nancy congiungendo le mani, +delicatamente inguantate di suède viola chiaro.</p> + +<p>Poi i suoi pensieri vagarono lontano, ed ella fece mentalmente +una piccola preghiera per Anne-Marie.</p> + +<p>La carrozza entrava nel Bois quando il suo compagno +le disse:</p> + +<p> — Dove vorreste andare?</p> + +<p>Nancy rispose:</p> + +<p> — Ma va bene qui! Il Bois è bellissimo.<span class="pagenum"><a name="Page_304" id="Page_304">[304]</a></span></p> + +<p> — Non chiedo questo, — diss'egli. — Voglio sapere +dove volete andare domani, o domani l'altro, o tra otto +giorni. Non vorrete mica stare a Parigi eternamente?</p> + +<p>Con un lieve sussulto Nancy lo guardò. Disse:</p> + +<p> — Oh... — e poi ripetè: — Oh!... davvero? — guardandolo +con occhi dubbiosi.</p> + +<p> — Non mi guardate come se fossi il ragno, o il leone, +o il temporale, — disse lui. — Ditemi piuttosto se esiste +un luogo al mondo dove avete desiderio di andare. E +quando? E come? E con chi?...</p> + +<p>Gli occhi le si empirono di fervide lagrime.</p> + +<p> — Vorrei andare in Italia, — disse. — C'è un paese, +bianco nel sole, sospeso sopra il Mediterraneo,... come una +Naiade timida che bagni il piede nel mare...</p> + +<p>Il Selvaggio, inglese e positivo, disse:</p> + +<p> — Geograficamente, si chiama...?</p> + +<p> — Porto Venere, — disse Nancy.</p> + +<p>Il Selvaggio, che aveva letto « Elle et Lui », sorrise.</p> + +<p> — Va bene, — disse. — E poi?</p> + +<p> — Vorrei, — balbettò Nancy, col respiro breve per +l'agitante, per l'incredibile gioia, — vorrei fermarmi +anche un giorno o due a Milano... a vedere delle persone +care...</p> + +<p> — E poi?</p> + +<p> — Oh... e poi, vorrei andare in Isvizzera! solo in uno +o due piccoli posti che ricordo: Splügen, Sufers, la Via +Mala...</p> + +<p> — E poi? — disse lui, aspettando altro.</p> + +<p> — E poi, oh! a Napoli! a Napoli!... Ma più di tutto +vorrei andare a Porto Venere!</p> + +<p>Egli annuì col capo.</p> + +<p> — Quando volete partire?</p> + +<p> — Domani, — disse lei.</p> + +<p> — E come? In treno? In automobile? o per mare?<span class="pagenum"><a name="Page_305" id="Page_305">[305]</a></span></p> + +<p> — Non importa, — e Nancy si coprì il viso, e si mise +a piangere.</p> + +<p> — E con chi? — Vi fu una pausa. Egli suggerì: — Vorrete +una cameriera.</p> + +<p> — Oh no! senza cameriera, — disse Nancy, e alzò +il viso. — Con voi! — soggiunse piano, perchè Quella +delle Lettere avrebbe detto così. Ed anche perchè era vero.</p> + +<p> — All right, — disse lui. — Prendete pochi bagagli.</p> + +<hr /> +<h2><a name="XVI_II" id="XVI_II"></a>XVI.</h2> + +<p>Partirono. Traversarono la Svizzera. Passarono per le +bianche vie maestre, attorcigliate come nastri bianchi +intorno agli austeri fianchi delle Alpi; salirono l'arido +Julier Pass; scesero per la rabbrividente via Mala; salutarono +Silvaplana; oltrepassarono Saint-Moritz; vagarono per +le foreste di pini di Flims dove il sole filtra in pallore lunare. +I pini, maestosi, con un tocco di neve sulle loro cime, +parevano processioni di frati in berretta da notte; gli scoiattoli +si fermavano con rapidi occhi, luccicanti come +perline di giavazzo, poi scappavano su per gli alberi con +agitata coda. E le blande mucche elvetiche nelle verdi praterie, +stavano ferme a guardarli passare.</p> + +<p>Ogni sera nei diversi alberghi delle diverse città, +andavano insieme lungo i corridoi adorni di scarpe; e giunti +alla porta della camera di Nancy, egli le diceva:</p> + +<p> — Buona notte, Miss Brown, — e la lasciava.</p> + +<p>Varcarono il confine e furono in Italia. E subito scesero +fino a Napoli, senza fermarsi a Milano, perchè Nancy, +dopo tutto, non voleva veder nessuno dei suoi cari — non +adesso! non adesso! Cosa avrebbe detto? Come avrebbe<span class="pagenum"><a name="Page_306" id="Page_306">[306]</a></span> +spiegato?... Non ci voleva pensare. Penserebbe dopo.</p> + +<p>A Napoli il cielo e il mare li inebbriarono, e la gente +li deliziò. S'arrampicarono sul Vesuvio. Si meravigliarono +di Pompei. Vagarono per Capri. Poi, spinti alla fuga dall'onnipresenza +di coppie tedesche svenevoli e sconvenienti, +e da comitive inglesi coi « Baedeker » sotto il braccio, +partirono in volta della Spezia.</p> + +<p>Ivi ricordarono Shelley,</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>... Shelley, spirito di titano</i><br /></span> +<span class="i0"><i>entro virginee forme...</i><br /></span> +</div></div> + +<p>E finalmente si recarono a Porto Venere, bianca nel +sole, sospesa sopra il Mediterraneo come una Naiade +timida, che bagni il piede nel mare. E Nancy pregò a lungo +nella piccola chiesa bianca e nera in cima al colle. Scesero +nella grotta, e fremettero al pensiero che i pesci-cani +avrebbero potuto divorare Byron quando traversava a +nuoto la baia. Veleggiarono per il golfo e mangiarono +delle vongole ed altri malodorosi frutti di mare.</p> + +<p>E ogni sera per i corridoi, tra i duplici filari di scarpe, +egli la accompagnava fino alla sua porta e le diceva:</p> + +<p> — Buona notte, Miss Brown.</p> + +<p>Dalla Spezia un piccolo vapore mercantile che costeggiava +andando verso il Nord, li prese a bordo.</p> + +<p>Scivolavano sull'acque azzurre verso Genova, quando +Nancy, che era seduta su una cesta d'aranci, sentì il tocco +della mano del Selvaggio sulla sua spalla. Ella levò il viso +verso di lui, e sorrise.</p> + +<p>Egli sedette su un'altra cesta d'aranci, accanto a lei; +ma il paniere scricchiolò e gemette sotto il formidabile +peso. Allora egli andò a prendere una pesante cassa di +legno e la trascinò accanto a lei.</p> + +<p> — E adesso?... — disse.<span class="pagenum"><a name="Page_307" id="Page_307">[307]</a></span></p> + +<p>Nancy aveva imparato a conoscerlo bene. Non per un +istante credette — come aveva creduto in carrozza nel +Bois, più di un mese fa — ch'egli parlasse del momento +presente. Sapeva che egli vedeva la vita a grandi linee e +a vasti tratti, e che non parlava quasi mai di cose piccole +e immediate.</p> + +<p> — E adesso? — ripetè Nancy, e sospirò.</p> + +<p>Egli mise la sua grande mano abbronzata sulla piccola +mano di lei.</p> + +<p>Era questa la sua prima carezza. Nancy sentì un brivido +correrle per tutto il corpo, e cingerle, come una sciarpa +fredda, il viso. Egli la guardava coi fermi occhi azzurri +e la vide lentamente impallidire sotto al suo sguardo.</p> + +<p> — Adesso dovete tornare a casa vostra, — disse lui.</p> + +<p> — Sì. Adesso devo tornare a casa mia. — E Nancy +si domandò vagamente se casa sua era la pensione nella +Lexington Avenue, o l'appartamento di Mrs Johnson +nella 82.<sup>ma</sup> Strada. Concluse che era l'appartamento nella +82.<sup>ma</sup> Strada, dove il mazzo di orchidee e capilvenere +aveva vissuto con lei quasi otto giorni. Sì, era quella « casa +sua »! Peg e George sarebbero nuovamente i suoi compagni; +e il morto signor Johnson, e il giovane senza mento, +e i bambini nudi colle teste grosse, starebbero con lei +nelle lunghe e solitarie serate. E Anne-Marie lascerebbe +il Gartenhaus di Fräulein Müller e tornerebbe alla scuola +gratuita della Settima Avenue.</p> + +<p> — A che cosa pensate? — chiese il Selvaggio.</p> + +<p>Nancy non rispose subito. Poi disse:</p> + +<p> — ... Penso: perchè mai avete mandato, quel giorno, +il ragazzo coi fiori e la lettera... la lettera per la ragazza +vestita di celeste?... Non mi pare una cosa che assomigli +a voi! — E guardando il forte viso freddo, ripetè: — No, +voi non mi sembrate uomo da fare una cosa simile.</p> + +<p> — Lo so, — disse. E soggiunse ridendo: — Grazie al<span class="pagenum"><a name="Page_308" id="Page_308">[308]</a></span> +cielo! Ma, — continuò, — accade a tutti noi di fare delle +cose che non ci assomigliano. Non è vero?</p> + +<p>Ella non rispose...</p> + +<p> — A voi, non è mai accaduto? — E insistè: — Rispondete.</p> + +<p>Nancy sospirò.</p> + +<p> — Non lo so. Non so che cosa mi assomigli, e che cosa +non mi assomigli. Non lo so affatto. Non mi conosco.</p> + +<p> — Ma io, — disse l'Orco, — vi conosco. — E tacque.</p> + +<p>Egli aveva la irritante abitudine di smettere di parlare +quando si avrebbe voluto che proseguisse.</p> + +<p> — Parlate, — disse Nancy. — Dite ancora.</p> + +<p>Ed egli parlò.</p> + +<p> — Non somigliava certo a me di mandare così, per il +mondo, a nessuno, quei vani e inutili fiori. Nè di scrivere +una folle lettera che non era diretta a nessuno, affidandola +al caso... E' vero. Ma abbiamo tutti i nostri momenti +di follia in cui facciamo delle cose che ci sono aliene; delle +cose, come voi dite, che non assomigliano a noi. — Un'altra +pausa. — Non somigliava a voi il descrivermi le vostre +tende di broccato rosa, e le vostre sigarette profumate, +e i vostri gioielli, e i vostri amanti. Non somigliava a voi +l'avere attraversato l'Atlantico per venire a Parigi, e a +cena, con un uomo che non conoscevate, per vedere se +potevate carpirgli dei denari.</p> + +<p> — Oh! — gemette Nancy, e si coprì il viso. — E' questo +che avete pensato?</p> + +<p> — Oh! — disse lui, — è questo che avete fatto?</p> + +<p>Poi vi fu silenzio tra loro.</p> + +<p>Il capitano del battello si avvicinò per salutarli e dire +che si arrivava a Genova in meno di un'ora.</p> + +<p> — Ecco Nervi! — E additò la città bianca, graziosa +come una manata di fiori gettati sul fianco del monte.</p> + +<p>Nervi!... Con profondo, immenso slancio di desiderio,<span class="pagenum"><a name="Page_309" id="Page_309">[309]</a></span> +Nancy pensò ancora che sarebbe meglio essere là, tra suo +padre e sua madre, tranquilla e al buio: fuori dalla lotta, +dalle paure e dalle tristezze.</p> + +<p>Il capitano parlò del tempo, poi, con un sorriso benevolo, +passò oltre.</p> + +<p>E lo Sconosciuto — che non sapeva nulla di Nervi — parlò:</p> + +<p> — Mi piacque tanto la vostra prima lettera, povera +piccola lettera sincera, su quella misera carta! Dicevate +di essere vestita di bruno. Vi vedevo nel vostro meschino +abito scuro — doveva certo essere meschino! e mi piacque +l'idea di poter forse, con un po' di denaro, fare qualche +cosa d'inaspettato e di gradito... E trovai cara e ingenua +la lettera in cui dicevate con tanta veemenza di non essere +Miss Brown!... Poi cominciarono le menzogne.</p> + +<p>Nancy tremò. Sulla costa passava rosseggiante l'Hôtel +di Quinto. La riva pareva scorrere rapida e piana in senso +inverso a loro.</p> + +<p> — Come avete potuto pensare che io, che conosco +New York, crederei alle tende di broccato rosa nei numeri +alti, trecento e tanti, della East 82.<sup>ma</sup> Strada? Da questo +ho capito che non eravate un'americana, perchè avreste +saputo che i numeri delle strade di New York narrano +da sè la loro storia. Una forastiera, dunque, e povera... +Poi le vostre lettere mi dissero che eravate una creatura +fantastica e solitaria, oh sì! molto solitaria, perchè altrimenti +non avreste avuto il tempo di scrivere tanto; una +piccola bugiarda molto colta, molto intelligente, che cita +i poeti, che sceglie la frase alata e l'aggettivo raro... — Tacque +un istante. Indi fissandola in viso proseguì: — Poi, +quando ho saputo che avevate una bambina...</p> + +<p> — Oh, — esclamò Nancy, e subito le lagrime le scaturirono +dagli occhi. — Voi sapete di Anne-Marie!</p> + +<p> — Io so di Anne-Marie. Ho anche una sua fotografia. — Ed<span class="pagenum"><a name="Page_310" id="Page_310">[310]</a></span> +egli si tolse dalla tasca il portafogli; e ne trasse +una fotografia, una piccola istantanea, che porse a Nancy.</p> + +<p>Sì, era lei, colla bambina: un'orribile istantanea, presa +mentre uscivano da un negozio di giocattoli, e stavano per +traversare la strada. Anne-Marie aveva un piede alzato +in aria. Ridevano tutt'e due, e sembravano brutte, una +più dell'altra.</p> + +<p> — Mio Dio! — singhiozzò Nancy, piombata nell'abisso +della mortificazione. — Anne-Marie non è così! Vi prego +di credere che non è così!</p> + +<p>Un sorriso gli passò sul volto: riprese il ritrattino e +lo ripose con cura nel portafogli; poi mise il portafogli +in tasca.</p> + +<p> — Quando ho saputo, dunque, che avevate una bambina, +e che vostro marito era... era partito, lasciandovi +sola e senza mezzi...</p> + +<p> — Ma come avete saputo? — balbettò Nancy, — e +chi ha fatto quell'orribile fotografia?</p> + +<p> — Che importa come, e chi? Con cento dollari si hanno +tutte le fotografie e tutte le notizie che si vogliono. Dicevo +che allora, avendo capito ciò che volevate, mi sono detto: +« All right! ». Mi presterò al gioco. « Je marcherai », come +dicono i francesi. — Et j'ai marché!</p> + +<p>Un lungo silenzio.</p> + +<p> — E adesso, che cosa volete?</p> + +<p>Nancy non rispose. Piangeva, colla faccia chiusa nelle +mani.</p> + +<p> — Volete continuare a vivere in America? Vi piace +l'America?</p> + +<p>Nancy fece cenno di no.</p> + +<p> — Perchè piangete? — Egli le prese il polso, e le tolse +una mano dal viso.</p> + +<p>Nancy alzò su di lui gli occhi rossi e lagrimosi.</p> + +<p> — Piango — disse con voce spezzata — perchè tutto<span class="pagenum"><a name="Page_311" id="Page_311">[311]</a></span> +è rovinato! Tutto, tutto ciò che era bello... è stato tolto... +da ogni cosa... Sì, ero povera, sì, ero infelice, e inventavo +quelle bugie nelle mie lettere. Ma credevo che voi... che voi +mi amaste, come Jaufré Rudel. E mai, mai, mai non +ero stata tanto felice come allora, amandovi così traverso +la lontananza... quando eravate lo Sconosciuto... +Ma adesso... tutto è spezzato, tutto è rovinato... E voi avete +sempre creduto che avevo bisogno di denari... cioè, sapevate +che avevo bisogno di denari... e poi... e poi avevate +quella orribile fotografia... e credevate... — qui Nancy +fu scossa da singhiozzi deboli e disperati, — e credevate +ch'io fossi così!</p> + +<p> — Sicuro, — disse Jaufré Rudel. — Credevo che foste +proprio così.</p> + +<p>E la lasciò piangere per un gran pezzo.</p> + +<p>Quarto era già scivolata indietro nelle lontananze; +sull'acqua lucida, Genova, grandiosa e rischiarata dal sole, +moveva pianamente al loro incontro.</p> + +<p>Finalmente Nancy alzò il viso.</p> + +<p> — Non posso andare avanti a piangere eternamente, — disse +con un tremulo sorriso. — Il capitano ci guarda, +e pensa che voi siete un orribile e feroce orco, un selvaggio +inglese che mi maltratta.</p> + +<p>Erano quasi in porto.</p> + +<p> — Su! prendi la tua valigetta, — disse lui, — e prontati. +E taci.</p> + +<p>Ella rise, arrossendo, e obbedì prestamente. I pochi +viaggiatori erano in piedi aspettando di sbarcare. Nancy +colla valigetta in una mano, e il pacco di ombrelli e di bastoni +nell'altra, si mise in piedi dietro a lui, mansueta e +piccola.</p> + +<p>E guardò le larghe spalle, che le stavano davanti come +un baluardo. Ah! come si sentiva protetta e tranquilla! +E' pur dolce avere qualcuno che vi sgrida e ha cura di voi,<span class="pagenum"><a name="Page_312" id="Page_312">[312]</a></span> +e vi dice: fa questo e fa quello! Nancy chinò il viso sul pacco +degli ombrelli e baciò il manico ricurvo del bastone del +Selvaggio.</p> + +<p>Una carrozza li condusse all'Hôtel Isotta. Egli non le +diede più del tu. Pranzarono. Poi sedettero sul balcone +a guardare la gente che passava per via Roma. Vanitosi +e decorativi gli ufficiali passeggiavano a due a due, a tre +a tre, arricciandosi i baffi, e guardando in faccia alle frettolose +sartine, o sogguardando le signorine snelle e timide, +camminanti al fianco di prosperi e maestosi genitori. +La banda militare suonava in piazza Vittorio Emanuele; +e la musica giungeva, soave e distante, al loro balcone.</p> + +<p>Allora Nancy gli raccontò tutta la sua « Storia del +Lupo ». Gli raccontò del suo lavoro: del primo libro di +poesie che aveva scosso ed entusiasmato tutta Italia; e +del secondo libro, il Libro interrotto — che avrebbe dovuto +essere il suo grande capolavoro...</p> + +<p>Egli ascoltò, fumando il suo sigaro senza parlare. +Quando Nancy tacque, egli non fece commenti.</p> + +<p> — C'è un battello che parte di qui mercoledì, — disse. — Il +« Kaiser Wilhelm ». Andrete a prendere la bambina; — s'interruppe — a +meno che non preferiate farla educare +in America.</p> + +<p> — Dio guardi! — disse Nancy.</p> + +<p> — Ebbene. Andate a prenderla e conducetela qui. +E conducete anche la vecchia Fräulein, se vuol venire. +E poi andate a Porto Venere, o alla Spezia, o dove volete, +e prendete una casa. E scrivete il vostro Libro. E non pensate +ad altro.</p> + +<p>Nancy non poteva parlare. Vedeva nella sua mente +Porto Venere, bianca nel sole, sospesa sopra il mare.</p> + +<p>E vide il Libro — il Libro che avrebbe vissuto — che +dopo tutto, che malgrado tutto doveva vivere, vivere +alfine!<span class="pagenum"><a name="Page_313" id="Page_313">[313]</a></span></p> + +<p>Siccome ella non rispondeva, egli chiese:</p> + +<p> — Non vi piace? Non volete?</p> + +<p>Nancy non aveva parole. Gli prese la mano, e se la +strinse alle labbra e al cuore.</p> + +<p>Egli allora si chinò verso di lei; e i suoi chiari occhi +celesti erano duri e freddi più del solito.</p> + +<p> — Miss Brown, — diss'egli, — Miss Brown stolta e +temeraria. Voi vi siete auto-suggestionata colle vostre +proprie parole nelle vostre proprie lettere a credervi innamorata +di uno Sconosciuto. E poi siete venuta qui, +per carpire a quello Sconosciuto dei denari. Non è vero?</p> + +<p>Nancy ricominciò a piangere.</p> + +<p> — Non piangete. Li avrete i denari. Ma è bene intendersi. +Io sono un uomo semplice ed amo le cose chiare. +Voi siete venuta da me per denari. Questa è dunque una +transazione finanziaria; non è un poema medioevale.</p> + +<p>E come Nancy, pallida e esterrefatta, voleva parlare:</p> + +<p> — Taci, Miss Brown, — disse lui. — Taci che sarà +meglio.</p> + +<p>Ed ella tacque.</p> + +<hr /> +<h2><a name="XVII_II" id="XVII_II"></a>XVII.</h2> + +<p>La casetta di Fräulein a Staten Island nel crepuscolo, +coi lumi accesi e con una piccola cuffia di neve sul tetto, +pareva una cartolina d'auguri Natalizi; e Nancy vedendola +da lontano affrettò i trepidi passi. Era arrivata a New +York un'ora fa, e aveva lasciato tutte le sue cose al porto, +per correre al Gartenhaus senza perdere un istante. Le +dita rosee di Anne-Marie le serravano il cuore. Bisognava +vederla subito! subito!<span class="pagenum"><a name="Page_314" id="Page_314">[314]</a></span></p> + +<p>Fräulein, che era sempre vaga e nebulosa in fatto +di orarii e di arrivi di bastimenti, aveva deciso che era +meglio non andarle incontro, anche per evitare alla bambina +l'attesa allo sbarco, sotto le gelide arcate piene di gente +e di correnti d'aria. Da tre giorni ella tratteneva in casa +Anne-Marie colla frase: « La tua mamma può essere qui +da un momento all'altro ». Ma dopo le prime ore di febbrile +aspettativa e di folli corse al cancello per vedere se +la mamma arrivava, Anne-Marie aveva detto a Fräulein +che era una bugiarda, ed essendo stata punita per ciò +(Fräulein l'aveva con gravità privata di un immaginario +dolce di crema che Anne-Marie sapeva essere inesistente) +la bimba aveva sussurrato nel peloso orecchio di Schopenhauer, +che non crederebbe mai più una parola di ciò +che Fräulein le direbbe. Schopenhauer, di cui il nome era +stato scelto da Fräulein con intenti educativi, (cioè, come +ella scrisse nel suo diario « per sviluppare la mente infantile, +familiarizzandola di buon'ora coi nomi di Autori e +di Filosofi ») aveva abbaiato scetticamente, dandole ragione; +poichè anche a lui Fräulein con sibilanti incoraggiamenti +aveva detto: « Adesso viene mistress! Schopenhauer, +senti mistress! Cercala, Scioppi! »</p> + +<p>Scioppi aveva subito cercato e annasato per tutto +il giardino, fiutando e graffiando lungo la siepe e scavando +rapidi buchi nelle aiuole e intorno ai cavoli primaticci; +ma ben presto aveva compreso che « Mistress » era una +vana parola, un mero suono — eccitante, ma illusorio.</p> + +<p>E così, per averla troppo presto e troppo a lungo attesa, +nessuno aspettava Nancy quando essa entrò per il +piccolo cancello e traversò correndo i minuscoli viali +del giardino.</p> + +<p>Il cuore le batteva in trepida gioia. Quante paure, +quante ansie aveva avuto per Anne-Marie! Durante gli +ultimi giorni della traversata, era stata assalita da angoscianti<span class="pagenum"><a name="Page_315" id="Page_315">[315]</a></span> +e tragiche immaginazioni. Mio Dio! Se Anne-Marie +correndo attorno per l'isola fosse caduta in mare? Se il +piccolo fox-terrier fosse diventato idrofobo e l'avesse morsicata? +Se un automobile — il cuore di Nancy diede un +balzo, e ricadde come una palla di piombo, facendola venir +meno per il terrore di quella reminiscenza... No! non ci +penserebbe più a queste terribili cose! Non ci penserebbe +più affatto.</p> + +<p>Ma — se Anne-Marie avesse la scarlattina?! D'un +tratto Nancy si sentì convinta che Anne-Marie aveva la +scarlattina, e che arrivando a Staten Island vedrebbe +sventolare dal balconcino del Gartenhaus la bandieretta +rossa che avverte...</p> + +<p>Nancy era sulla soglia e si apprestò a battere alla +porta. Poi, prima di osarlo, si lasciò cadere in ginocchio +sul gradino coperto di neve, e congiunse in puerile gesto +di preghiera le mani:</p> + +<p> — Signore, fate ch'io trovi Anne-Marie sana e felice! +Così sia.</p> + +<p>Quasi in risposta alla sua preghiera un suono le colpì +l'orecchio: un accordo di dolcezza e d'armonìa... poi una +lunga nota tenuta e vibrante, seguìta da un rapido gruppetto +di note, scoppiettanti e perlate come una risata —</p> + +<p><span class="g"><i>Il violino!</i></span></p> + +<p>Nancy balzò dalla soglia e corse sotto la finestra del +pian terreno illuminata. S'arrampicò sulle roccie ornamentali +ammonticchiate sotto alla finestra e, lacerandosi +le mani ai spogli rami dei rosai, riuscì ad afferrare il davanzale +della finestra e a spingere lo sguardo traverso i vetri +chiusi e le lievi tende di mussola. E vide Anne-Marie.</p> + +<p>Ritta nel cerchio di luce della lampada, col violino +alto sul braccio sinistro e la guancia lievemente posata allo +strumento, essa pareva un piccolo angelo musicante di +Beato Angelico. Teneva le palpebre abbassate, fluttuanti<span class="pagenum"><a name="Page_316" id="Page_316">[316]</a></span> +capelli biondi le ondeggiavano sul viso, lievi e increspati +come l'acqua d'un ruscello d'oro.</p> + +<p>La gola di Nancy si strinse, e il divino quadro tremò +e si confuse davanti ai suoi occhi. Poi la mente di Nancy +vacillò, ascoltando. La bambina suonava come un'artista. +Trilli e arpeggi le scorrevano dalle dita come cascatelle +d'argento. Talvolta un accordo pieno e sonoro ne arrestava +la saltellante leggerezza; poi subito scaturivano nuovi +trilli, nuove scale rapide e chiare come razzi di luce, sprizzando +di musica il crepuscolo.</p> + +<p>La mano di Nancy scivolò dall'orlo del davanzale, +e un ramo del rosaio picchiò nel vetro. Subito s'udì l'acuto +e insistente abbaiare del cane; rapidi passi nel corridoio — e +la porta fu aperta dalla sorridente Elisabeth.</p> + +<p>Ed ecco Fräulein tutta esclamazioni e domande, ed +ecco — ecco Anne-Marie chiusa nelle materne braccia!</p> + +<p>Palpitante e viva e stretta se la tenne sul cuore, la +sua creatura, ringraziando Iddio per i morbidi capelli +che le sfioravano il viso, per la fresca guancia che odorava +di sapone, per l'alito dolce che sentiva d'erba e di fiori.</p> + +<p> — Anne-Marie! Anne-Marie! Adorata! Sei stata triste? +Dimmi, dimmi. Mi hai desiderata tanto? Hai avuto nostalgia +di me?</p> + +<p>Anne-Marie singhiozzava disperatamente:</p> + +<p> — No! no! no! solo adesso! solo adesso!</p> + +<p> — Ma adesso mi hai, tesoro mio!</p> + +<p> — Non importa! Ma adesso ho la nostalgia, ho la nostalgia, — gridò +Anne-Marie incoerente e disperata.</p> + +<p>E sua madre la comprese. — Le madri comprendono.</p> + +<p> — Anne-Marie! Non ti lascierò mai più. Te lo prometto.</p> + +<p>Anne-Marie la guardò traverso le luccicanti lagrime. +Sporse la manina umida.</p> + +<p> — Parola d'onesto Indiano? — disse gravemente.<span class="pagenum"><a name="Page_317" id="Page_317">[317]</a></span></p> + +<p> — Parola d'onesto Indiano, — disse Nancy mettendo +solennemente la sua mano in quella di sua figlia.</p> + +<p>Schopenhauer, contorcendosi per gli abbaiamenti e +i dimenamenti di coda, fu carezzato e ammirato, e dimostrò +la sua bravura nello stare seduto sulle zampe posteriori, +colla schiena appoggiata al muro. E Fräulein narrò +tutte le notizie riguardo ai cibi che aveva mangiato +Anne-Marie, a cui la tapioca non dispiaceva più, ma a cui +le prugne cotte dispiacevano sempre. Poi siccome era tardi +e Anne-Marie doveva andare a letto, tutti la accompagnarono +disopra, anche Schopenhauer. E mentre Elisabeth +slacciava nastrini e bottoni, e Fräulein spazzolava i capelli +dorati e ne faceva due treccie, Nancy in ginocchio davanti +alla piccina rideva con lei e la baciava; e Schopenhauer +le mangiava le scarpette.</p> + +<p>Quando fu in letto, Nancy e Fräulein la lasciarono; +ma Elisabeth e Schopenhauer dovettero rimanere — come +sempre — seduti nel buio vicino a lei, finchè si addormentava.</p> + +<p> — Ma Fräulein, Fräulein! come la vizii! — disse Nancy +scendendo, a braccetto con lei, le piccole scale.</p> + +<p> — Zitta, — disse Fräulein misteriosamente. — Ti +spiegherò.</p> + +<p>E quando furono nel salotto — dove il violino di +Anne-Marie era sul tavolo, e il suo arco su una sedia a +bracciuoli, e un suo pezzetto di pece sul sofà — Fräulein +si fermò e disse con voce solenne:</p> + +<p> — Ma tu non sai che quella creatura è un Genio? — Nella +voce di Fräulein, pronunciando la parola « Genio » +eravi timore riverenziale, omaggio e genuflessione.</p> + +<p>Nancy sedette, e fissò con sguardo distratto il pezzetto +di pece attaccato al quadrello di panno verde, buttato +sul sofà. « Un Genio! » La parola, e il tono di trepidante +stupore in cui fu pronunciato, le destò nel cuore un ricordo.<span class="pagenum"><a name="Page_318" id="Page_318">[318]</a></span></p> + +<p>Anni fa, quando la Gloria si era schiusa come un immenso +fiore di luce innanzi a lei, e che, all'improvviso fragore +del suo successo, tutti i poeti d'Italia erano venuti +a felicitarla e ad adularla — Uno non era venuto. Quegli +era il grande Cantore della rivolta, il Poeta pagano della +nuova Roma. Egli era il Genio, il puro e formidabile +Genio latino, ora glorificato, ora vituperato dall'impetuosa +ed esaltata gioventù d'Italia. Viveva solitario e lontano +dal mondo, sordo ai clamori che si facevano intorno +al suo nome; disdegnoso di laudatori come di detrattori; +impassibile dinanzi all'invettiva o all'acclamazione.</p> + +<p>A trovar lui — dietro suo laconico consenso — Nancy +stessa era andata. Un discepolo, lungo di barba e breve +di parola, era venuto a prenderla, per condurla alla casa +del Poeta, sulle mura d'una turrita città...</p> + +<p>Era una vecchia casa; e davanti ad essa Nancy ricordava +di aver veduto una sentinella che camminava in su +e in giù col fucile sulla spalla. Nancy, allora, aveva riso +frivola e stolta:</p> + +<p> — Oh! il Poeta ha il soldato di guardia perchè nessuno +gli rubi le sue idee! — aveva detto al discepolo.</p> + +<p>Ma questi non aveva sorriso.</p> + +<p>Poi ella era entrata sola in quella casa, perchè il discepolo +non era invitato.</p> + +<p>Lo spirito del Silenzio regnava sulla fredda e buia +scala.</p> + +<p>La porta le era stata aperta da una pallida serva +trasognata, di cui l'unica missione al mondo pareva essere +quella di non far rumore. Tre tacite donne, figlie +forse del Poeta, le avevano detto con voci sommesse di +prendere posto. Tutte avevano un'aria dolce e soggiogata +come se vivessero giorno per giorno con qualche cosa +che le struggesse, che le divorasse. E pareva che ne fossero +contente. Esse esistevano unicamente per badare +a ciò che il Genio non fosse disturbato.<span class="pagenum"><a name="Page_319" id="Page_319">[319]</a></span></p> + +<p>Ed ecco che la porta si aprì bruscamente e il Genio +entrò. Era un fiero uomo, colla testa grigia e leonina e +gli occhi impazienti. E Nancy, vedendolo, comprese che +si potesse volentieri traversare la vita in punta di piedi +per non disturbarlo. Comprese che si abbassasse la voce +e si frenasse il gesto davanti a lui. Comprese che egli aveva +il diritto di divorare.</p> + +<p>Egli teneva tra le mani il piccolo libro di Liriche. Poi +parlò in accenti brevi e staccati. Disse:</p> + +<p> — Tre sole donne furono poeti: Saffo; Desbordes +Valmore; Elisabetta Browning. Ed ora — voi... Andate; +e lavorate.</p> + +<p>Pronunciò poche altre parole; e tutte colla voce austera +e gli occhi foschi sotto le ciglia aggrottate. Ma Nancy gli +aveva detto addio, tremante e abbagliata di felicità.</p> + +<p>Le Divorate le avevano silenziosamente aperta la porta, +ed ella già scendeva, vacillante e col cuore inondato d'emozione, +la scala — quando udì un greve passo sopra a +lei; si fermò e si guardò indietro.</p> + +<p>Egli era uscito sul pianerottolo e la seguiva cogli +occhi saettanti sotto la fiera fronte. Essa si fermò e il +cuore le batteva forte.</p> + +<p> — Addio, — disse il Poeta. — Aspetto e confido.</p> + +<p>Ella aveva mormorato:</p> + +<p> — Grazie.</p> + +<p>E poi era scesa rapida, colla vista turbata da subite +lagrime, e non s'era più voltata indietro. Ma sapeva che +egli era rimasto lassù, fermo, a guardarla.</p> + +<p>« Aspetto e confido ». Le tre parole l'avevano scossa e +ridestata. Suonavano come una fanfara nel suo cuore.</p> + +<p>Ahimè! egli aveva aspettato e confidato invano.</p> + +<p>Ella non aveva mai scritto un altro libro.</p> + +<p>Ed ora i severi occhi non leggerebbero più nulla. E +il grande cuore non aspettava più.</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_320" id="Page_320">[320]</a></span>... Nancy fissava ancora, con occhi vacui, il piccolo +pezzo di pece ambrata, attaccato al pezzetto di panno +verde, sul sofà — lo fissava senza vederlo. Un Genio!... +Era un Genio la sua piccola Anne-Marie? Quella creaturina +tenera e gaia come un uccelletto selvatico, era essa uno dei +Divoratori?</p> + +<p>Sì. Regnava già nel Gartenhaus quell'atmosfera di +peritante attesa, di riverente silenzio, d'anelanza al sacrificio: +l'atmosfera del Divoratore. Fräulein parlava a +voce bassa; Elisabeth e il cane stavano seduti nel buio, +mentre il Genio s'addormentava. Il suo violino possedeva +la tavola, il suo arco la poltrona, la sua pece il sofà. E +Fräulein aveva nei suoi atteggiamenti tutta la sua stupefazione +d'una Divorata.</p> + +<p> — Quella bambina è un Genio, — continuava a ripetere. — Sarà +come Wagner. Ma molto più grande.</p> + +<p>Poi parve risvegliarsi e ricordare le cose di minore +importanza, le piccole realtà della vita.</p> + +<p> — Ah! ma non m'hai detto ancor nulla del tuo viaggio. +Che cos'hai combinato cogli editori? Il tuo libro quando +escirà? Ma poverina, poverina! devi essere stanca! devi +aver fame!... Zitta! facciamo piano!... La stanza della piccina +è proprio qui sopra! — E Fräulein si mise un timoroso +indice sul labbro. — Se non ti spiace, ti preparerò +la cena in cucina. Anne-Marie, quando non è lei che mangia, +non vuol sentir rumore di piatti.</p> + +<hr /> +<h2><a name="XVIII_II" id="XVIII_II"></a>XVIII.</h2> + +<p>Dunque Nancy non andò a Porto Venere. Nè alla +Spezia. Perchè in quegli azzurri ed incantevoli luoghi +non si trovavano dei grandi maestri di violino.<span class="pagenum"><a name="Page_321" id="Page_321">[321]</a></span></p> + +<p>Si trovavano, è vero, dei balconi colla vista sulla immensa +vastità del mare; e di fronte all'acqua (azzurra e +danzante ispiratrice) Nancy avrebbe potuto vedere le sue +visioni, e sognare i suoi sogni, e scrivere il suo Libro. Ma — come +diceva così saggiamente Fräulein — un libro si +può scrivere dovunque, pur di avere una tavola e un calamaio. +Mentre Anne-Marie bisognava che coltivasse il +suo dono, e seguisse la sua vocazione. Anne-Marie doveva +studiare il violino.</p> + +<p>Così scrisse Nancy al Selvaggio spiegandogli tutto +ciò; e poi andò con Anne-Marie e Fräulein a Praga, dove +viveva il più grande di tutti i maestri di violino. Egli era +un boemo, rude, selvaggio e barbuto, e teneva chiuso nel +suo aspro petto il suo cuore sensitivo, ferito dalle ingratitudini +di grandi artisti. Egli abitava in una brutta strada +della vecchia Praga, e la sua casa — vicina a un negozio +di casse da morto — era la più brutta di tutta la strada.</p> + +<p>Egli passava i suoi giorni tra mani destre e sinistre, +tra orecchie intonate e stonate, tra cranii dai capelli lunghi +e dai cervelli piccoli. E alle quattro dita delle mani sinistre +egli insegnava a danzare e balzare su quattro corde +tese; e ai polsi delle destre egli dava forza e flessibilità +per controllare il guizzo e il volo d'un arco. E quando aveva +insegnato tutto ciò, le mani stringevano le sue, e se ne +andavano per il mondo a suonare fantasie e rapsodie e +sonate e danze; ma raramente estraevano dalle tasche +i non pagati onorarii dovuti al grande maestro. Perciò +il grande maestro viveva sempre nella brutta casa, nella +brutta strada vicino alle casse da morto.</p> + +<p>Questo grande maestro udì Anne-Marie e subito l'adorò. +Anche lui la chiamò « das Wunderkind », e prese +le due piccole mani e vi mise due paia di piccole ali. Ed +Anne-Marie con esse volò sopra a tutte le difficoltà.</p> + +<p>Nancy tolse dai bauli il manoscritto del Libro, e lo<span class="pagenum"><a name="Page_322" id="Page_322">[322]</a></span> +mise sulla tavola della sua camera. L'appartamento che +avevano preso era anch'esso nella brutta strada della +vecchia Praga, perchè così erano più vicine al Professore.</p> + +<p>Di fronte alla finestra di Nancy era una fila di case +gialle, di case grigie e di case rosse. Nancy le vedeva ogni +volta che alzava gli occhi dal tavolo.</p> + +<p>Ma aveva il suo manoscritto e la sua penna e il suo +inchiostro, e poteva lavorare senza che nessuno la disturbasse. +E' vero che il violino di Anne-Marie si udiva +anche traverso le due porte chiuse; ma questo, naturalmente, +non era che una gioia per Nancy. E poi, se essa si +legava una sciarpa strettamente intorno al capo e sulle +orecchie, non sentiva quasi più nulla.</p> + +<p>Dunque, Nancy non aveva proprio alcuna scusa per +non lavorare. Se lo diceva anche lei, mille volte al giorno, +seduta davanti al suo tavolo colla sciarpa legata intorno +alle orecchie e gli occhi fissi sulla casa gialla dirimpetto.</p> + +<p>Dalla finestra aperta entrava il suono di dure e forti +voci czeche: lo strano linguaggio nuovo, di cui Nancy +aveva imparato soltanto due o tre parole, le suonava +costantemente nell'orecchio: « Kavarna... Vychod... Narodni +Dum... » le insensate parole le giravano nella testa +come un carosello multicolore.</p> + +<p>Anche di notte, in sogno, le pareva di tenere lunghe conversazioni +in czeco. Ma a tutto ciò ella si abituerebbe tra +poco, e potrebbe alla fine mettersi tranquillamente al suo +lavoro.</p> + +<p>Poichè ora non aveva più ansie, nè preoccupazioni. +Del benessere morale e fisico di Anne-Marie si occupava +Fräulein Müller, con incessante ed agitata cura: ritenendo +di uguale importanza la passeggiata nel parco e lo studio +dei « Zigeunerweisen »; la scodella di minestra, e la preghiera +mattutina e serale.</p> + +<p>E inoltre, Nancy non aveva preoccupazioni materiali. +Ella aveva deciso di accettare — con gratitudine<span class="pagenum"><a name="Page_323" id="Page_323">[323]</a></span> +e senza farsi degli scrupoli — tutto ciò che le occorreva, +per due anni, dal suo amico il Selvaggio. Assai prima che +fossero passati due anni il Libro sarebbe scritto e pubblicato, +ed ella gli ripagherebbe tutto. E, del resto, che importava +ripagare? Egli non chiedeva che di saperla felice; +di poterle procurare due anni di tranquillità in cui essa +vivrebbe per sè, e compirebbe la sua missione. Così egli +scriveva. Egli doveva ritornare al Transvaal e restarvi, +poco più, poco meno, per due anni. Ch'ella frattanto +seguisse la chiamata del suo genio, da troppo tempo soffocato +dalle meschine cure materiali! vivesse la sua vita, +compiesse la sua missione, scrivesse il suo Libro!...</p> + +<p>Dunque Nancy sedette davanti ai suoi manoscritti +e cercò di vivere la sua vita, e di non udire il violino, e +di non badare alle continue interruzioni.</p> + +<p>Ma nel cuore le sorgeva insistente ed angosciante il +desiderio di rivedere il Selvaggio prima che ripartisse +dall'Europa: la straziava, la ossessionava uno struggimento +acuto, doloroso, di rivedere i suoi freddi occhi +azzurri, di riudire la sua voce grave e severa; di sentire +ancora intorno alla sua propria fralezza, la proteggente +forza di lui.</p> + +<p>E accanto a questa angoscia era l'altro lancinante +tormento: il pensiero della sua vita sterile e del suo ingegno +sprecato.</p> + +<p>Poichè ben lo sapeva, qui, a Praga, ella non avrebbe +mai fatto nulla, non avrebbe mai terminato il Libro...</p> + +<p>Ancora una volta la percezione acuta della fuga del +tempo e della brevità della vita le morse, come un serpe +avvelenato il cuore.</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>La belle qui veut,</i><br /></span> +<span class="i0"><i>La belle qui n'ose,</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Cueillir les roses</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Du jardin bleu...</i><br /></span> +<span class="pagenum"><a name="Page_324" id="Page_324">[324]</a></span></div></div> + +<p>Ed ella gli scrisse: « Non posso lavorare. Sono sommersa +da un'onda d'indicibile tristezza. Un chimerico desiderio +che non ha nome, si abbatte su me, e mi distrugge. Oh, +mio amico diletto, prima di partire, venite a portarmi +via! Riportatemi in Italia, e chiudetemi in qualche asilo +fiorito e solitario, dove io possa riudire la voce della mia +fantasia riparlarmi nel linguaggio di mia madre. Mi sembra +che colla dolce cadenza latina, anche la voce dell'estro +perduto si risveglierà. Talvolta, io sento tale possanza, +tale foga di turbolenta ispirazione in me, che mi sembra +di poter scuotere il mondo! Ma poi ecco che il mio Genio +s'impiglia e s'imprigiona nelle piccolezze, come un gigantesco +angelo a cui fossero legate con del filo da cucire le +grandi ali fremebonde... »</p> + +<p>La porta si aprì, e Fräulein si affacciò solenne e sibillina, +con gli occhi appannati di lagrime.</p> + +<p> — Nancy! Oggi per la prima volta Anne-Marie suonerà +del Beethoven. Vieni a sentire.</p> + +<p>Nancy si alzò, rapida, e seguì Fräulein nella sala dove +il Professore e il suo assistente erano venuti a dare la lezione +ad Anne-Marie.</p> + +<p>Il Professore, che non suonava il pianoforte, aveva +condotto l'assistente per gli accompagnamenti, e questi +sedeva già davanti al Bechstein, dondolando il capo nero +e crespo, pronto a cominciare. Anne-Marie era ritta davanti +al leggìo, già in posizione col violino alzato. Il Professore, +colle mani dietro la schiena, la guardava.</p> + +<p>La romanza in fa del Beethoven principiò.</p> + +<p>La semplice melodia iniziale fluì pura e piana dalle +dita della bimba, e fu ripetuta dal pianoforte solo. L'ostinato +crescendo della seconda frase si sollevò gradualmente +fino all'appassionata nota acuta, e poi si lasciò ricondurre +alla mitezza, dai trilli ritrosetti e teneri — come +un uomo incollerito s'intenerisce alla voce di un fanciullo.<span class="pagenum"><a name="Page_325" id="Page_325">[325]</a></span></p> + +<p>Marziali note al pianoforte. La testa nera ed energica +del pianista segnava a scosse il ritmo. Ed ora Beethoven +riconduceva l'arco di Anne-Marie dolcemente, +a passi indugianti verso la china soave della prima melodia. +E ancora una volta la testa dell'assistente si dimenò, +ritmica, sull'« a solo », pel pianoforte. Giù, sul « fa » acuto +cadde con attacco deciso e veemente l'arco di Anne-Marie.</p> + +<p> — Brava! — gridò a un tratto il Professore. — Fa, +mi, sol..., suonali sulla quarta corda!...</p> + +<p>Anne-Marie senza smettere fece cenno di sì col capo. +Ora le otto note accentuate del pianoforte parevano una +fanfara, e furono ripetute da Anne-Marie.</p> + +<p> — Questo dev'essere come un suon di tromba, — gridò +il Professore.</p> + +<p> — Si, sì, mi ricordo, — disse Anne-Marie.</p> + +<p>Ed ecco, per la terza volta, ritornare la melodia; Anne-Marie +la suonò, piano come un sospiro — pareva suonare +in sogno — e fece un gruppetto pianissimo, di una leggerezza +così vaporosa, che il Professore si cacciò violentemente +le mani in tasca e l'assistente stupefatto volse il +capo dal pianoforte e la guardò. Era la fine: le scale ascendenti +fluttuarono sempre più lene e lenti... si dileguarono... +e le tre ultime note chiamanti, solitarie, caddero come +stelle — pure, splendide, lontane.</p> + +<p>Per un istante nessuno parlò. Poi il Professore si avvicinò +alla bambina.</p> + +<p> — Perchè hai detto « mi ricordo » quando io ti ho +detto di far le note come uno squillo di tromba?</p> + +<p> — Non so, — disse Anne-Marie con quell'aria vaga +e trasognata che aveva sempre dopo aver suonato.</p> + +<p> — Che cosa intendevi di dire?</p> + +<p> — Niente, volevo dire che capivo, — disse la bimba.</p> + +<p>Il Professore la guardava con le ciglia aggrottate, e +le sue labbra movevano nervosamente.</p> + +<p> — Tu hai detto « mi ricordo »! Ed io credo che tu<span class="pagenum"><a name="Page_326" id="Page_326">[326]</a></span> +« ricordi »; tu non stai imparando nulla di nuovo. Tu stai +ricordandoti di cose che hai saputo già.</p> + +<p>Fräulein intervenne, agitata:</p> + +<p> — Ach, Herr Professor! Le accerto, che la bambina +non ha mai veduto questo pezzo! Io sono stata sempre +con lei da che ha cominciato a studiare il violino, e le +assicuro...</p> + +<p>Il Professore agitò una mano impaziente. Teneva ancora +lo sguardo fisso su Anne-Marie.</p> + +<p> — Chi è? — mormorò scotendo la grigia testa tremula. — Chi +abbiamo qui? Che sia Paganini!... Se fosse +Mozart? Spero che sia Mozart. — Si volse all'assistente +che dalla fine della Romanza era rimasto immobile al pianoforte, +coi gomiti sulla tastiera e la faccia tra le mani: — Bertolini! +Che ne dici tu? Chi è davanti a noi in questo +involucro?</p> + +<p> — Io non so, — disse Bertolini, commosso. — Io sono +muto.</p> + +<p> — Ringrazia il cielo che non sei sordo, — disse il Professore, — e +che ti è stato concesso di udire questa meraviglia.</p> + +<p>Poi il Professore cercò vagamente il cappello, e, trovatolo, +prese commiato perchè aveva molto da fare. Bertolini +rimase indietro a riporre nella cassetta il prezioso +Guarnerius del Professore, a lui più caro che moglie e +figli; e la sua musica; e i suoi guanti; e i suoi occhiali; e +tutte le altre cose che il Professore dimenticava, perchè +era un uomo molto distratto.</p> + +<p>E Nancy disse all'assistente:</p> + +<p> — Lei è Italiano?</p> + +<p> — Sissignora, — disse Bertolini, facendosi rosso.</p> + +<p> — Anch'io, — disse Nancy. E furono amici.</p> + +<p>Bertolini venne l'indomani a domandare se poteva +studiare un po' con « la piccola Wunder »; e i due rifecero +insieme la romanza in fa, e poi la Romanza in sol.<span class="pagenum"><a name="Page_327" id="Page_327">[327]</a></span></p> + +<p>E poi della musica dei vecchi classici italiani, Corelli +e Vivaldi: preludii e correnti, gighe e sarabande. Bertolini +tornò anche il giorno seguente; e il giorno dopo; e tutti +i giorni. Egli era un violinista di second'ordine, e un pianista +di terz'ordine. Ma era un musicista di primissimo +ordine — musicista nato: con tutte le manìe, e la sensitività, +e la pedantesca minuzia, e la eccitabilità del musicista +vero. Arrivava timido e corretto, col suo buon viso +grasso, placido sotto ai ben spazzolati capelli. E mezz'ora +dopo, lo si sentiva per tutta la casa urlare e vociferare, +smaniando e battendo i piedi sui pedali.</p> + +<p>Ad Anne-Marie piaceva che gridasse. La interessava +di osservare le faccie ch'egli faceva quando lei, apposta, +suonava delle note sbagliate: lo vedeva scuotere la testa +nera e arricciare il naso, e aprire una gran bocca a gridare. +Un giorno ella si divertì, in un pezzo scritto nel tono +di « fa », a suonare ogni « si » naturale invece che bemolle.</p> + +<p> — Si bemolle, — disse Bertolini la prima volta.</p> + +<p> — <em>Bemolle</em>! — gridò alla seconda volta.</p> + +<p> — BEMOLLE! — urlò, frenetico, calpestando i pedali, +afferrando con mano febbrile le irsute nere chiome che gli +coprivano serrate e crespe la testa come un berretto d'astrakan.</p> + +<p> — Cos'ha questo « bemolle »? — chiese Fräulein alzando +blandi occhi dal suo lavoro.</p> + +<p>Anne-Marie rise.</p> + +<p> — Io non so che cos'ha. Mi pare diventato matto!</p> + +<p>Così fu dato a Bertolini il nome di Bemolle, che gli +rimase per sempre.</p> + +<p>Bemolle, che era sopratutto compositore, ora non +componeva più. Egli fu ben presto uno dei Divorati. Le +sue mattinate erano prese dal Professore. I suoi pomeriggi +egli li diede ad Anne-Marie. Arrivava ogni giorno, dopo +colazione, e senza dir nulla si metteva al pianoforte. Con +accordi di dolcezza conturbevole, con arpeggi fluidi e preludianti,<span class="pagenum"><a name="Page_328" id="Page_328">[328]</a></span> +egli adescava la piccola Anne-Marie che lasciava +giocattoli e racconti delle fate, e s'avvicinava, come attirata +da un invisibile magnete.</p> + +<p>E poichè il Professore aveva detto:</p> + +<p> — Con questa bambina si può cominciare dalla fine, — Bemolle +la condusse con inviti astuti e con musicali +allettamenti, a traversare lieta e leggiera i trabocchetti +del Paganini, gli abissi del Beethoven, le alture di Bach.</p> + +<p>E i suoi nove anni non erano compìti ancora.</p> + +<p>E venne il giorno in cui Nancy fu chiamata dal suo lavoro +per sentire Anne-Marie che suonava la « Chaconne ».</p> + +<p>Quel giorno Nancy, tornando nella sua camera, piegò +e mise via la sciarpa con cui si era coperta le orecchie. +Radunò i suoi manoscritti, li legò insieme, li baciò e +disse loro addio. Poi li ripose. Per sempre.</p> + +<p class="pad2">In risposta alla lettera di Nancy, il Selvaggio venne +a Praga.</p> + +<p>Era assai confortante il rivederlo. La sua statura +e le sue larghe spalle riempivano l'appartamento; la sua +tranquilla forza soggiogava e calmava gli animi. Ben egli +era « il baluardo » di cui Clarissa aveva parlato nella Villa +Solitudine, tanti anni fa.</p> + +<p>Fortunata la donna che appartiene a un baluardo. +Dopo ch'ella si sarà sforzata a buttarlo giù, si sarà +agitata per smuoverlo, affannata per raggirarlo, e ferita +per cozzarvi contro, siederà tranquilla e domata nella sua +ombra protettrice, e ringrazierà il cielo d'averlo trovato +incrollabile.</p> + +<p>Un'ora dopo l'arrivo del Selvaggio, la imperiosa Anne-Marie +era soggiogata e rapita; Fräulein, sollecita e felice, +s'affaccendava per rifocillarlo e ristorarlo; e Nancy, calma +e serena in poltrona, lo contemplava; e le pareva che +nulla più al mondo potesse perturbarla o ferirla.<span class="pagenum"><a name="Page_329" id="Page_329">[329]</a></span></p> + +<p>Quando fu sera, e che Fräulein era andata a condurre +a letto Anne-Marie, il Selvaggio, fumando il suo sigaro, +disse a Nancy:</p> + +<p> — Ho fatto ciò che mi chiedeste nella vostra lettera.</p> + +<p> — Non so più, — disse Nancy.</p> + +<p> — L'asilo fiorito e solitario in Italia vi aspetta. Ha +un grande giardino e una immensa vista. Quando vi ci +avrò installata, parto subito per il Transvaal.</p> + +<p> — Oh Dio! — disse Nancy.</p> + +<p> — Come dite? — disse il Selvaggio.</p> + +<p> — E' proprio necessario che andiate così lontano?</p> + +<p> — Sì; nella miniera di San Juan c'è qualche cosa che +non va. C'è dell'acqua. Avrei dovuto partire molto prima; +tre mesi fa, quando ve lo scrissi. Ma questo non vi riguarda, — soggiunse +seccamente il Selvaggio.</p> + +<p> — E' vero, — disse Nancy, molto mite.</p> + +<p> — Dunque parliamo di voi e del vostro lavoro in Italia, — disse +lui. — Quando contate di partire?</p> + +<p>Quella domanda fece scorrere nelle vene di Nancy +un fremito di deliziante agitazione. « Quando contate di +partire? » Che allettante, che incantevole frase!</p> + +<p> — Potrete essere pronta dopo domani?</p> + +<p>Anche in quelle parole che balsamo! che diletto! +Nancy avrebbe voluto ascoltare eternamente delle domande +simili.</p> + +<p>Ma egli aveva cessato di domandare, e aspettava +ch'ella rispondesse.</p> + +<p>Rispose con esitanza.</p> + +<p> — Ma... e il violino di Anne-Marie?</p> + +<p>Egli aspettò che ella si spiegasse; ed ella spiegò. Anne-Marie +sarebbe diventata uno straordinario virtuoso. Anne-Marie +era una portentosa rivelazione di genio musicale — il +grande maestro stesso lo aveva detto — e doveva +quindi restare a Praga, dove vi era il Professore che le<span class="pagenum"><a name="Page_330" id="Page_330">[330]</a></span> +dava delle lezioni che nessun altro le poteva dare, e dove +v'era anche Bemolle che dedicava tutto il suo tempo e +tutto il suo talento a lei.</p> + +<p>Il Selvaggio ascoltò, con gli occhi fissi su Nancy.</p> + +<p> — E allora...?</p> + +<p> — Ah, — sospirò Nancy. — E allora...?</p> + +<p> — Volete lasciarla qui? — chiese il Selvaggio.</p> + +<p> — No, — disse Nancy.</p> + +<p> — Volete condurla via?</p> + +<p> — No, — disse Nancy.</p> + +<p> — E allora...?</p> + +<p>Nancy alzò lo sguardo, turbato sotto le alate sopracciglia, +sul viso calmo e forte di lui.</p> + +<p> — Aiutatemi, — disse.</p> + +<p>Egli terminò di fumare il suo sigaro senza parlare. +Poi la aiutò. La guardò bene in viso coi suoi chiari occhi +sicuri, mentre le parlava. Disse:</p> + +<p> — Voi non potete seguire due strade diverse. Avete +detto che il vostro Genio è una gigantesca aquila imprigionata +che cogli artigli vi dilania il cuore.</p> + +<p> — E' vero. Ma da poi che vi scrissi, il Genio di Anne-Marie +si è lanciato a risonante volo verso la luce.</p> + +<p> — Avete detto che i vostri pensieri non espressi erano +un dolore, che il vostro lavoro non compiuto vi era uno +strazio.</p> + +<p> — E' vero. Ma debbo io arrestare una viva fontana +di musica, perchè i miei muti libri non scritti abbiano +vita?</p> + +<p>Egli non rispose subito; poi disse:</p> + +<p> — Non vi è mai venuto il pensiero che forse la bambina +sarebbe più felice, se, invece di essere un genio, non +fosse altro che una semplice bambina?</p> + +<p> — No, — disse Nancy, — non mi è mai venuto in +mente.<span class="pagenum"><a name="Page_331" id="Page_331">[331]</a></span></p> + +<p> — E non sarebbe forse stato meglio se anche voi, +invece di essere poeta, foste stata semplicemente una +donna felice?</p> + +<p> — Ah! forse, — disse Nancy. — Ma voi contate senza +il mago... quello di Hamlin, sapete pure!</p> + +<p> — Non ne so nulla, — disse il Selvaggio.</p> + +<p> — Ma come? non sapete la leggenda del Pifferaro +d'Hamlin? del mago dalle lunghe gambe, dalle vesti pezzate, +che arrivò a Hamlin, la città infestata dai ratti?</p> + +<p> — Raccontatemela, — disse sorridendo il Selvaggio.</p> + +<p>E Nancy raccontò:</p> + +<p> — « Quanto mi pagherete, » disse al borgomastro il +Pifferaro pezzato, « se vi libero la città dalla peste dei +ratti? » — « Cinquemila corone, » disse il borgomastro, +ridendo di lui. — « Cinquemila corone! » gridarono i cittadini, +sperando in lui. — « Va bene, » disse il Pifferaro. +E scese nella strada; e suonò il suo piffero per le vie della +città. Allora da tutte le case sbucarono i ratti, tutti i ratti, +piccoli e grandi, e lo seguirono. Giunse così alla montagna +che è in fondo alla città. La montagna si aprì davanti al +Pifferaro ed egli vi entrò suonando il suo piffero. E dietro +a lui, spingendosi ed azzuffandosi, entrarono tutti i ratti, +piccoli e grandi. La montagna si richiuse. E i ratti non tornarono +mai più a Hamlin... Passò un anno, ed ecco, il Pifferaro +riapparve a domandare che gli si pagassero le cinquemila +corone. « Ma che! » dissero i cittadini che non avevano +più ratti in casa. — « Ma che! » disse il borgomastro +che non si ricordava di averne mai avuti. — « Va bene, » +disse il Pifferaro. E scese nella strada e suonò il suo piffero +per le vie della città. Allora da tutte le case sbucarono i +bambini, tutti i bambini, piccoli e grandi, e lo seguirono, +ballando e cantando. Giunsero così fino alla montagna +che è in fondo alla città. E la montagna si aprì davanti +al Pifferaro ed egli vi entrò suonando il suo piffero. E dietro<span class="pagenum"><a name="Page_332" id="Page_332">[332]</a></span> +a lui, spingendosi ed azzuffandosi, entrarono tutti i bambini, +piccoli e grandi. E la montagna si richiuse. E i bambini +non tornarono mai più a Hamlin. »</p> + +<p>Nancy tacque, e nelle chiare iridi veleggiarono i sogni. +Poi soggiunse:</p> + +<p> — Io ero certo tra quei bambini che il Pifferaro chiamò!</p> + +<p>E Nancy rise, con un'ombra di tristezza nelle pupille.</p> + +<p>Il Selvaggio la guardava pensando che tra pochi +giorni non l'avrebbe veduta più. Ma Nancy seguiva il filo +dei suoi pensieri.</p> + +<p> — Il Pifferaro della Gloria! E' lui, che già da bambina +m'ha chiamata!... Quelli che l'hanno udito, devono +seguirlo. Devono lasciar tutto, calpestar tutto, e via, +per vette e balze e precipizii, lo devono seguire!... Nei +giorni e nelle notti la sua chiamata mi ha scosso i nervi, +mi ha tolto a strappi e a brandelli il cuore. Ma non è, +non è la sua chiamata che fa male: <em>è di non poterla +seguire!</em> E' l'essere fermati e trascinati indietro +da tutte le affettuose mani protese! I piccoli doveri +quotidiani, come i grandi ed eroici amori, tutti, +tutti s'uniscono per fermarci e richiamarci, e trattenerci. +E così si resta... E si è vinti e vani e vuoti... Sì, vuoti! +Perchè la nostra anima è partita dietro al Pifferaro! — Nancy +trasse un lungo sospiro, ricordando molte cose. +Poi disse, a voce bassa: — Ma ora il Pifferaro ha zufolato +anche per Anne-Marie! Essa lo ha udito, e lo dovrà +seguire. E se per seguirlo, il suo cammino passa sulle +mie speranze infrante e sui miei libri non scritti, ebbene: +glieli metterò sotto ai piedini, e le dirò che calpesti, +corra, danzi! E che sia benedetta!</p> + +<p> — Che sia benedetta, — ripetè il Selvaggio.</p> + +<p>E Nancy disse:</p> + +<p> — Grazie.</p> + +<p> — Allora sia così, — diss'egli dopo una breve pausa. — Ma<span class="pagenum"><a name="Page_333" id="Page_333">[333]</a></span> +quando avete preso una decisione, non dovete rimpiangerla. +Ricordatevi che se volete che vostra figlia +sia un'aquila, dovrete strappare le ali vostre, e darle a lei.</p> + +<p> — Ogni singola piuma! — disse Nancy, con un pallido +sorriso.</p> + +<p> — E quando gliele avrete date, — disse il Selvaggio, — ella +le stenderà... e vi volerà via.</p> + +<p> — Lo so, — disse Nancy.</p> + +<p> — E voi resterete sola.</p> + +<p> — Sì, — disse Nancy, pensando agli anni a venire.</p> + +<p>E per veder lontano, chiuse gli occhi.</p> + +<hr /> +<h2><a name="XIX_II" id="XIX_II"></a>XIX.</h2> + +<p>Il Selvaggio rimase a Praga dieci giorni e condusse +Anne-Marie sulla Moldau, e alla montagna bianca, e al +Monte Petrino.</p> + +<p>Ed ecco giunta la sua ultima giornata. Venne nella +mattinata, e invitò Miss Brown, sola, ad accompagnarlo +alla vallata della Sarka. Miss Brown — egli sempre così +la chiamava — accettò, pallidetta e quieta.</p> + +<p>Era una fulgida giornata estiva. La campagna era +tutta accesa di papaveri rossi, come un cappello della +festa da sguaiata provinciale.</p> + +<p>Il cuore di Miss Brown era triste.</p> + +<p> — Parto stasera, — disse il Selvaggio, — alle otto e +quaranta.</p> + +<p> — Lo so. Me l'avete già detto venti volte, — disse +Miss Brown.</p> + +<p> — Mi piace che ci pensiate, — disse lui; ed ella non +rispose. — Vado nelle mie miniere nel Transvaal...<span class="pagenum"><a name="Page_334" id="Page_334">[334]</a></span></p> + +<p> — Me lo avete già detto duecento volte, — disse Miss +Brown con petulanza.</p> + +<p>Egli proseguì calmo:</p> + +<p> — ... nel Transvaal, e dovrò starci un anno, forse +due anni e badare a quella miniera di San Juan. Poi +ritornerò. — Tossì. — Oppure, non ritornerò.</p> + +<p>Nessuna risposta.</p> + +<p> — Non avete mutato nulla ai vostri propositi, riguardo +all'andare in Italia a scrivere il vostro libro?</p> + +<p> — No, nulla, — disse Nancy, con due strisciette bianche +ai lati delle narici.</p> + +<p> — Lo pensavo.</p> + +<p>Poi camminarono in silenzio. Il fiume scorreva, verdemarino +e liscio e lucido come seta giapponese. Gli uccelli +cantavano, e il vento correva sui papaveri.</p> + +<p> — Nancy, — diss'egli.</p> + +<p>Era la prima volta ch'egli la chiamava col suo nome. +Ella si coprì la faccia e pianse.</p> + +<p>Egli non tentò di consolarla. Dopo qualche tempo +le disse:</p> + +<p> — Siediti.</p> + +<p>Ed ella sedette sull'erba e continuò a piangere.</p> + +<p> — Mi ami dunque tanto? — chiese egli.</p> + +<p> — Perdutamente, — disse lei, alzando a lui i miti +occhi inondati di lagrime.</p> + +<p>Egli le sedette accanto.</p> + +<p> — E sai che io ti amo più della mia vita? — disse.</p> + +<p> — Sì, lo so, — singhiozzò Nancy.</p> + +<p>Vi fu un altro breve silenzio. Indi egli disse:</p> + +<p> — In una delle tue lettere molto tempo fa, mi scrivesti: +« Questo amore traverso la lontananza, questo +amore che non ha chiesto l'aiuto di alcuno dei nostri sensi, +questa è la celeste Rosa dell'Amore, la mistica Meraviglia, +fiorita nelle nostre anime a diletto dei cieli ». Vogliamo<span class="pagenum"><a name="Page_335" id="Page_335">[335]</a></span> +coglierla, Nancy? coglierla e portarla per diletto nostro?</p> + +<p>L'acqua correva chiacchierando al sole; e il vento +volava sull'erba.</p> + +<p>Egli le tolse una mano dal viso e la guardò.</p> + +<p> — Rispondi, — disse colla voce bassa e veemente.</p> + +<p> — Allora, — disse Nancy, — se la cogliessimo... non +sarebbe più la mistica Rosa celeste... non è vero?</p> + +<p> — Già, — disse lui.</p> + +<p> — Allora sarebbe una povera Rosa come tutti ne +hanno... una rosa di tutti i giorni, e di tutti i giardini...</p> + +<p> — Già, — disse lui.</p> + +<p>Ella ritirò la mano dalla sua stretta. E la mano di +lui rimase vuota e aperta nel sole; una grande mano, +forte ma solitaria.</p> + +<p> — Oh, caro Sconosciuto! — disse Nancy, e si chinò +in avanti, e baciò quella mano derelitta. — Non gettiamo +via la mistica Rosa dei nostri sogni!</p> + +<p> — Non vuoi? — diss'egli, e il suo viso abbronzato +era così pallido che anche Nancy, guardandolo, si sentì +impallidire.</p> + +<p>E i suoi chiari occhi di sognatrice e di poeta si affondarono +nei chiarissimi occhi dell'uomo solitario, dello +Sconosciuto da tanto tempo così puramente amato. Ed +ella pensò il suo amore come un argenteo scudo davanti +al suo cuore, che la proteggesse.</p> + +<p> — Oh, no! — diss'ella, congiungendo paurosamente +le mani.</p> + +<p>E tutta la tragica banalità d'una simile chiusa alla +sua delicata storia d'amore, le oscurò di dolore gli occhi.</p> + +<p>Egli se ne avvide.</p> + +<p> — Che cosa pensi? — chiese con voce rauca.</p> + +<p> — Penso che quando voi sarete lontano, ed io dovrò +continuare sola la mia strada, terrò il vostro amore come +uno scudo sul mio cuore perchè mi difenda contro tutte<span class="pagenum"><a name="Page_336" id="Page_336">[336]</a></span> +le tristezze e contro tutte le viltà. E se lo scudo non sarà +sfregiato, mi pare che mi proteggerà meglio, e potrò, — qui +la voce le mancò in un singulto, — potrò anche alzarlo +a difesa dell'innocente capo di Anne-Marie.</p> + +<p> — Sta bene, Miss Brown, — disse lui.</p> + +<p>Poi si chinò in avanti e le prese fra le due grandi mani +il piccolo viso malinconico. La guardò a lungo, ed ella vide +i duri occhi arrossarsi subitamente, come soffusi di pianto. +Ma ripresero poco a poco la loro chiarezza fredda senza +distogliere l'azzurrino sguardo da lei.</p> + +<p> — Brava Miss Brown, — disse, — brava piccola, +coraggiosa, dolce Miss Brown.</p> + +<p>E la baciò in fronte.</p> + +<p>Quella sera partì, e se ne ritornò nelle sue miniere.</p> + +<hr /> +<h2><a name="XX_II" id="XX_II"></a>XX.</h2> + +<p>L'inverno seguente, allorchè Nancy era a Praga da +quasi un anno, il Professore disse:</p> + +<p> — Il mese prossimo Anne-Marie darà un concerto +orchestrale.</p> + +<p> — Oh! Herr Professor! — esclamò Nancy.</p> + +<p> — Cosa c'è? — disse il Professore.</p> + +<p> — Cosa c'è? — disse Anne-Marie.</p> + +<p> — Ma non ha che nove anni.</p> + +<p> — E allora? — chiese il Professore.</p> + +<p> — E allora? — chiese Anne-Marie.</p> + +<p>Chi potrà mai descrivere la febbrile agitazione dei +giorni che seguirono?</p> + +<p>L'agitazione di Bemolle per la scelta del programma! +L'agitazione di Fräulein per la scelta del vestito! L'agitazione<span class="pagenum"><a name="Page_337" id="Page_337">[337]</a></span> +di Nancy, che non chiudeva più occhio la notte, +che si figurava Anne-Marie rifiutando all'ultimo momento +di presentarsi al pubblico; o scoppiando in lagrime e smettendo +in mezzo a un pezzo; o ammalandosi di spavento; +o prendendo un raffreddore il giorno prima del concerto! +Tutti erano in uno stato folle di esaltazione ed eccitamento, +eccetto Anne-Marie stessa. Quanto a lei, pareva +non preoccuparsene affatto.</p> + +<p>Doveva suonare il Concerto di Max Bruch? Benissimo. +E la Fantasia Appassionata di Vieuxtemps? All right! +E le variazioni di Paganini sulla corda di sol? Ma sì — e +adesso, poteva andar fuori con Schopenhauer? (Perchè +anche Schopenhauer, ormai un lungo cane semplice ed +inelegante, assai più affettuoso che decorativo, era venuto +a Praga, e aveva stretto amicizia con tutti gli allegri cani +boemi del quartiere).</p> + +<p> — Usciamo pure, — disse Fräulein. — E andrò a vedere +di questa veste rosa per il tuo concerto.</p> + +<p> — Oh, non rosa, — disse Nancy. — Ci vuole un vestito +bianco.</p> + +<p> — Io voglio un vestito celeste, — disse Anne-Marie.</p> + +<p>E il vestito fu celeste.</p> + +<p>In una mattinata di vento e di neve Anne-Marie si +recò alla sua prima prova d'orchestra. Nella immensa +sala vuota del Rudolfinum, i cento maestri dell'orchestra +aspettavano chiacchierando, quando le grandi porte di +vetro laterali si aprirono, e Anne-Marie entrò, seguìta da +Bemolle portando il violino, e da Nancy portando la musica, +e da Fräulein portando Schopenhauer. Dietro a loro +veniva il Professore, col cappello a larghe ali tirato giù +sugli occhi; torceva tra le dita nervose un grande sigaro +spento. Subito nell'orchestra fu un mormorìo di commozione +e di sorpresa, e tutti applaudirono, picchiando con +gli archi sui violini e i violoncelli.<span class="pagenum"><a name="Page_338" id="Page_338">[338]</a></span></p> + +<p>Anne-Marie fu presentata al direttore d'orchestra, +Jaroslav Kalas, tutto sorrisi sotto ai lunghi baffi rossi; +e poi Fräulein e il Professore la issarono sul palco, e Bemolle +le diede fra le mani violino ed arco.</p> + +<p>Ed ora Jaroslav Kalas batte il suo leggìo e alza il +braccio. Poi ricordandosi a un tratto di qualche cosa, si +china verso Anne-Marie.</p> + +<p> — Hai il « la »?</p> + +<p> — Sì, grazie, — dice Anne-Marie, appressando all'orecchio +il manico del violino, e con le dita della destra +pizzicando leggermente le corde.</p> + +<p>Poi, con gesto deciso e rapido lo appoggia alla spalla +sinistra e si mette in posizione.</p> + +<p>Di nuovo il direttore d'orchestra batte due colpi secchi +sul leggìo, e alza il braccio.</p> + +<p>Br-r-r-r-r-r, rullano i timpani.</p> + +<p>« Re-do-si, re-do-si, re-e-e-e », sospirano in terze i clarinetti. — Una +pausa. Anne-Marie alza lentamente il +braccio destro e attacca il « sol » basso con arco deciso. +La lunga nota freme, bassa e vibrante, con voce di violoncello. +Ed ecco che Anne-Marie spicca la volata della cadenza +ascendente, e si ferma sul pianissimo « re in alt », colla +morbida sicurezza con cui una piccola volatrice di trapezio +mette dopo un volteggio il piede fermo.</p> + +<p>Bemolle, che stava in piedi, si siede improvvisamente. +Il Professore che era seduto, si alza in piedi.</p> + +<p>Ora Anne-Marie lancia come un razzo la seconda +cadenza. Fräulein, solitaria e raggiante in una poltrona +nel centro della platea vuota, muove la testa su e giù, +continuamente e rapidamente come un giocattolo chinese. +Nancy tiene il viso coperto colle mani.</p> + +<p>Ma la ragazzina, col capo chino sopra il suo istrumento +suona il Concerto e non vede nulla. D'improvviso trasale, +udendo dietro a lei il subitaneo rombo metallico degli<span class="pagenum"><a name="Page_339" id="Page_339">[339]</a></span> +istrumenti d'ottone; senza smettere di suonare e volgendo +un poco il capo, li sogguarda con occhio incerto. Poi li +comprende, li dimentica, e si lancia nella musica perdendovisi +come in un mare di delizie. Sirena alata, ella passa e +scorre, ondeggiante e lieve pel variato Andante; si affonda, +si sommerge nelle profondità cupe dell'Adagio; poi si +scaglia con subitaneo volo, vivido e scintillante — con un +brillìo d'acque cascanti, un luccichìo di stelle, un saettar +di razzi — nella sfolgorante magnificenza dell'Allegro +finale.</p> + +<p>Un profondo silenzio. L'orchestra non ha applaudito; +Kalas si volta; con gesto lento incrocia le braccia, e guarda +il Professore. Ma il Professore sta cercandosi in tasca il +fazzoletto. Si soffia il naso, e non guarda nessuno.</p> + +<p>Allora Kalas scende dal suo scanno, e prendendo solennemente +una manina di Anne-Marie se la porta alle +labbra e la bacia.</p> + +<p>Poi risale lesto al suo posto, batte il leggìo per far +silenzio, e dice:</p> + +<p> — « Vieuxtemps, Fantaisie ».</p> + +<p>E i fogli di musica, fruscianti, si volgono.</p> + +<p class="pad2">Tutta Praga accorse al Rudolfinum, la sera del concerto; +si affollò in platea, si stipò nelle gallerie, sedette, +bisbigliando e tossendo, nelle poltrone e nei palchi.</p> + +<p>Poi l'orchestra Boema prese i suoi posti. Jaroslav +Kalas salì al suo scanno, e fu suonata una Ouverture.</p> + +<p>Una breve pausa. Ed ecco, nel silenzio teso, intenso, +apparire Anne-Marie col violino sotto al braccio.</p> + +<p>... Ora, ritta al suo posto, la minuscola figuretta bionda +spicca come una miniatura azzurra sui neri abiti dei professori +d'orchestra. Porta una corta veste ondeggiante di +raso celeste, le calze e le scarpette nere; e la bionda chioma +è divisa da una parte e legata con un nastro celeste sulla<span class="pagenum"><a name="Page_340" id="Page_340">[340]</a></span> +tempia. Pare l'incarnazione della serena infanzia; pare +la sorella di tutte le bambine che sono al mondo.</p> + +<p>Un lungo mormorìo commosso passò nel pubblico; +e nelle gremite gallerie fu un grande spingersi e sporgersi +per poterla vedere.</p> + +<p>Calma e serena, Anne-Marie volse i tranquilli occhi +su quelle mille faccie rivolte a lei. Girò lo sguardo quieto +per il largo cerchio delle gallerie; e non appena la luce del +suo sguardo li colpiva, tutti quei visi intenti, come per +incanto, si rischiaravano d'un sorriso. Anne-Marie con +un piccolo gesto del capo per gettare all'indietro i leggieri +capelli, avvicinò all'orecchio la voluta del violino, e pizzicando +piano le corde, ne ascoltò il mormorato responso. +Il direttore d'orchestra ritto al suo posto con la bacchetta +in mano, la guardava, pallidissimo.</p> + +<p>Anne-Marie gli fece con la testa un piccolo cenno, ed +egli ribattè due colpi secchi sul leggìo. Br-r-r-r-r-r, rullarono +i timpani...</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p>Nella sala degli artisti alla fine del concerto la folla +spingeva e si urtava per poter vedere e avvicinare Anne-Marie. +Allora i direttori e gli inservienti ricacciarono +indietro tutti, spinsero fuori tutti, e chiusero le porte.</p> + +<p>Un agente di polizia, grande e grosso, con un feroce +piumaccio verde sull'elmetto, fu appostato di guardia +davanti all'uscio.</p> + +<p>Il Professore che aveva ascoltato il concerto nascosto +in un angolo remoto dell'ultima galleria, si fece strada +come potè traverso la formidabile calca e, avendo dato alla +guardia il suo nome, gli fu permesso di passare. La porta +fu rapidamente richiusa dietro a lui.</p> + +<p>Il Professore entrò nella sala degli artisti portando +nelle mani la sua cassetta da violino, vecchia e nera. Sulla<span class="pagenum"><a name="Page_341" id="Page_341">[341]</a></span> +grande tavola, ingombra di fiori presentati e gettati ad +Anne-Marie, egli, cacciando indietro le odoranti masse, +adagiò con cura il prezioso istrumento che pareva una +piccola cassa da morto in mezzo ai fiori. Poi il Professore +si guardò d'intorno, cercando Anne-Marie.</p> + +<p>Anne-Marie stava in fondo alla sala, vestendosi per +andare a casa. Jaroslav Kalas le metteva il mantello, +mentre Nancy, col viso smorto e gli occhi rossi, le stava +legando al collo una sciarpa di seta bianca. Il Professore +le fece segno di venire, e la bambina corse subito a lui.</p> + +<p> — Le è piaciuto il mio concerto, Herr Professor? — chiese +Anne-Marie.</p> + +<p>Il Professore non rispose. Aprì la nera cassetta e ne +tolse il magnifico istrumento biondo che da trent'anni +era il suo conforto e orgoglio. Girò la caviglia del cantino +e tolse la corda di « mi ». Poi levò la corda di « la ». Poi +quella di « re ». La sola corda d'argento del « sol » rimase +a mantenere il ponticello. Il Professore contemplò il violino. +Poi si volse solennemente alla bimba, che ritta e +grave accanto a lui lo osservava.</p> + +<p> — Questo è il mio Guarnerius del Gesù, — disse il +Professore.</p> + +<p> — Sì, — disse Anne-Marie.</p> + +<p> — Lo dò a te.</p> + +<p> — Sì, — disse Anne-Marie.</p> + +<p> — Suonerai sempre su questo violino le Variazioni +del Paganini per una corda sola. E l'Aria di Bach.</p> + +<p> — Sì, — disse Anne-Marie.</p> + +<p>Il Professore ripose l'istrumento nella cassetta e la +richiuse. Poi si volse con solennità alla bambina.</p> + +<p> — Io ti ho insegnato ciò che potevo, — disse. — La +vita ti insegnerà il resto.</p> + +<p> — Sì, — disse Anne-Marie, e prese subito in braccio +la cassetta del violino.<span class="pagenum"><a name="Page_342" id="Page_342">[342]</a></span></p> + +<p>Il Professore la guardò a lungo. Poi disse:</p> + +<p> — Guarda di mettere dei guanti caldi per uscire; +nevica.</p> + +<p>Poi si volse rapidamente e lasciò la stanza.</p> + +<p>Nancy mise le braccia intorno alla sua bambina.</p> + +<p> — Ma, amor mio! Hai dimenticato di ringraziarlo!</p> + +<p>Anne-Marie tenendo stretto nelle due braccia la cassetta, +levò verso sua madre gli occhi innocenti:</p> + +<p> — Come si può ringraziarlo? A che cosa serve ringraziarlo? — disse.</p> + +<p>E Nancy sentì che aveva ragione.</p> + +<p> — Dove sono i miei guanti? Lui mi ha detto di metterli, — disse +Anne-Marie, guardandosi intorno. — E +dov'è Fräulein?</p> + +<p>Fräulein non c'era. Fräulein aveva il cuore debole. +Le era venuto male dopo il secondo pezzo, e si era dovuto +mandarla a casa in carrozza.</p> + +<p> — E Bemolle?</p> + +<p>Bemolle — che aveva ascoltato i pezzi stringendosi +convulsamente la fronte tra le mani, e che, per reazione, +aveva pianto copiosamente ad ogni intervallo — si avvicinò +col naso gonfio e i baffi spioventi; portava in mano +l'altra cassetta col violino di Anne-Marie.</p> + +<p> — Perchè fate così? — disse Anne-Marie, guardandolo +con leggiero disprezzo. — Perchè fate quelle faccie?</p> + +<p>Bemolle non potè risponderle.</p> + +<p>Ecco, erano pronte. Nancy voleva dare la mano ad +Anne-Marie, ma la piccina portava il Guarnerius e i fiori, +e non potè. Gli inservienti in uniforme salutarono, e spalancarono +le porte.</p> + +<p>Anne-Marie che aveva già fatto un passo innanzi, +si fermò di botto. Davanti a lei il vasto corridoio era stipato, +gremito d'una folla immensa e silenziosa, divisa +in due lunghe file accalcate, che lasciavano appena uno<span class="pagenum"><a name="Page_343" id="Page_343">[343]</a></span> +stretto passaggio libero in mezzo. E lontano, in fondo +al vestibolo presso le porte, si vedeva ancora la gente +ondeggiare e sospingersi come marosi battuti dal vento.</p> + +<p>Anne-Marie si volse a sua madre.</p> + +<p> — Mamma! che cosa aspetta tutta questa gente?</p> + +<p>Nancy, scossa e convulsa dall'emozione, non potè +rispondere. Sorrise colle labbra tremanti:</p> + +<p> — Andiamo, cara, — disse.</p> + +<p> — Ma no! ma no! — disse Anne-Marie, — non voglio +andare. Tutti aspettano per vedere qualche cosa. E voglio +aspettare anch'io, per vedere cosa c'è!</p> + +<p>Ma la folla l'aveva intravveduta e già si spingeva +rumoreggiante e formidabile verso di lei; allora la grande +guardia col piumaccio si chinò, la afferrò, e sollevandola +come fosse una piuma, se la posò sulla spalla. Poi si spinse +avanti facendosi largo attraverso il tumulto.</p> + +<p>Anne-Marie, dopo il primo istante di sbigottimento, +rideva serrando tra le braccia i fiori e la cassetta del violino; +questa sbatteva sull'elmo della guardia ad ogni passo +che egli faceva. Nancy, nella calca, li seguiva ridendo e +singhiozzando, sentendo mille mani afferrare le sue, mille +voci commosse benedirla e felicitarla.</p> + +<p> — Mamma fortunata! Mamma benedetta!</p> + +<p>Essa non sapeva come rispondere. Rideva e piangeva, +dicendo:</p> + +<p> — Grazie! Oh, grazie! grazie!</p> + +<p>Ed ecco, finalmente! — erano in carrozza tutt'e due, +strette l'una all'altra, tenendosi abbracciate. Lo sportello +fu chiuso, e cento visi ridenti si affacciarono intorno ai +vetri.</p> + +<p> — Salutali, — disse Nancy, — Salutali colla mano.</p> + +<p>E Anne-Marie li salutò colla mano, e coi fiori, e con +tutte e due le mani, ridendo e battendo le dita contro i +vetri.<span class="pagenum"><a name="Page_344" id="Page_344">[344]</a></span></p> + +<p>Le grida d'evviva della folla spaventarono i cavalli +che si rizzarono scalpitando, e partirono al galoppo per le +notturne strade.</p> + +<p>Ecco, erano sole. Nancy aveva messo il braccio intorno +alla sua bambina e la testina bionda le posava sul petto. +Il Guarnerius era ai loro piedi, e tutti i fiori erano caduti +dalle mani di Anne-Marie sulla cassetta nera che pareva +una piccola cassa da morto.</p> + +<p>Così s'allontanarono dal fragore e dalle luci, e traversarono +le buie strade silenziose tenendosi strette, senza +parlare.</p> + +<p>Dopo un gran pezzo Anne-Marie disse:</p> + +<p> — Ti è piaciuto il mio concerto, Liebstes?</p> + +<p>Aveva imparato da Fräulein il tenero appellativo +tedesco.</p> + +<p> — Sì, — sussurrò Nancy.</p> + +<p> — Ho suonato bene?</p> + +<p> — Sì, piccola cara! piccola mia!</p> + +<p>Un lungo silenzio.</p> + +<p> — Sei felice, Liebstes?</p> + +<p> — Sì, sì, sì! Sono felice, — disse Nancy.</p> + +<hr /> +<h2><a name="XXI_II" id="XXI_II"></a>XXI.</h2> + +<p>Non era passata una settimana che già Nancy aveva +scoperto che è ardua cosa essere la madre di una celebrità. +Torrenti di lettere le piovevano in casa, e tutte domandavano +delle risposte; diluvi di estranei le invadevano +il tranquillo appartamento nel Vinohrady e tutti +s'aspettavano di essere ricevuti.</p> + +<p>A partire dalle sette del mattino, giovani violinisti<span class="pagenum"><a name="Page_345" id="Page_345">[345]</a></span> +rivali passeggiavano sotto le loro finestre per sentire se +Anne-Marie studiava; e che cosa studiava; e come studiava. +Ragionavano che, per suonare così, certo doveva +studiare tutto il giorno. Non udendola, erano convinti +che si esercitava su un violino muto, e se ne andavano +delusi e amareggiati. Verso le dieci la sorridente cameriera, +Lori, aveva già aperto la porta a due o tre giornalisti, +a due o tre impresarii, a due o tre mamme con due o tre +bambini; e nessuno di essi pareva sentire la necessità di +andare a casa a far colazione.</p> + +<p>Facevano a Nancy molte domande e le davano molti +consigli. E i giornalisti prendevano molte note.</p> + +<p> — Quante ore al giorno studia la bambina?</p> + +<p> — Due o tre ore, — rispondeva Nancy.</p> + +<p> — Troppo! — esclamavano le madri.</p> + +<p> — Troppo poco! — esclamavano gli impresarii.</p> + +<p>E i giornalisti prendevano note.</p> + +<p> — A che età ha cominciato?</p> + +<p> — Tra i sette o gli otto anni, — rispondeva Nancy.</p> + +<p> — Troppo presto! — gridavano le madri.</p> + +<p> — Troppo tardi, — gridavano gli impresarii.</p> + +<p> — Dorme, di notte? — domandavano le madri.</p> + +<p> — Che onorari vi aspettate? — chiedevano gli impresarii.</p> + +<p> — Perchè la vestite di celeste? — chiedevano le madri.</p> + +<p> — Perchè non la vestite da maschio e dite che ha +cinque anni? — chiedevano gli impresarii.</p> + +<p> — Speriamo che la lascerete suonare molto per beneficenza, — dicevano +le madri.</p> + +<p> — Speriamo che non la lascerete mai suonare per +beneficenza, — dicevano gli impresarii.</p> + +<p> — Chi sa com'è nervosa! — dicevano le madri.</p> + +<p> — Chi sa quanti quattrini guadagnerà! — dicevano +gli impresarii.<span class="pagenum"><a name="Page_346" id="Page_346">[346]</a></span></p> + +<p>E i giornalisti prendevano note.</p> + +<p>Uscendo, gli impresarii dicevano a Lori:</p> + +<p> — E' vero che ha sedici anni e le danno del « whiskey », +per tenerla piccola?</p> + +<p>E le madri uscendo dicevano a Lori:</p> + +<p> — E' vero che suo padre la bastona tutto il giorno +per farla studiare?</p> + +<p>E Nancy era mortificata e piangeva.</p> + +<p>Ma Anne-Marie in quell'ore andava fuori a passeggio +con Fräulein e, coi capelli stretti in due treccie per non farsi +riconoscere, saltellava nel parco e giocava al cerchio e +alla palla colle bambinette boeme che non sapevano che +ella fosse una celebrità. E le bambine boeme le tiravano +le treccie e le davano dei pizzicotti e mettevano anche +fuori la lingua, sempre non sapendo che fosse una celebrità. +(E se lo avessero saputo, avrebbero fatto lo stesso). +Anche Anne-Marie non sapeva di essere una celebrità; +e voleva molto bene alle bambine boeme che mettevano +fuori la lingua e le tiravano i capelli.</p> + +<p>Frattanto la fama del « Wunderkind » era arrivata +a Vienna; e tosto Anne-Marie fu invitata a suonare in +quella città nella grande sala del Musik-Verein.</p> + +<p>Dissero addio al Professore con molte lagrime di riconoscenza, +e partirono, portando via il suo miglior violino +e il suo unico assistente, perchè fu deciso che Bemolle +andrebbe con loro a Vienna, per portare il violino, e fare +le commissioni, e badare ai bagagli; e sopratutto per incaricarsi, +quale uomo pratico, di trattare gli affari. Perchè +di ciò che riguardava gli affari, nè Fräulein, nè Anne-Marie — e +meno ancora Nancy — potevano dirsi competenti. +Anche Bemolle era nervosissimo a questo proposito, +perchè, come diceva lui, di transazioni finanziarie non +ne aveva mai fatte in vita sua. Ma il Professore (che di +affari se ne intendeva quanto Anne-Marie) s'incaricò di +addottrinarlo.<span class="pagenum"><a name="Page_347" id="Page_347">[347]</a></span></p> + +<p> — Bada, — disse a Bemolle, — che bisogna diffidare +degli impresarii. Tutti lo dicono.</p> + +<p> — Lo so, — disse Bemolle, già terrorizzato.</p> + +<p> — Bisogna essere armati di tutto punto, — continuò +il Professore. — Vedi; tu dopo il concerto vai alla cassa, +e lì c'è l'agente o l'impresario che ti dà tutti i biglietti +e tutto il denaro che ha preso. E tu devi contare i biglietti +e contare il denaro; e devono corrispondere. Vedi?</p> + +<p>Sì, Bemolle vedeva.</p> + +<p>E così partì, armato di tutto punto. E seguì a puntino +i consigli datigli dal Professore. Sempre, in tutte le città, +dopo tutti i concerti, si presentava con aria d'uomo positivo +e rotto agli affari, alla cassa, dove il sorridente agente +o impresario aveva già fatto da due ore i conti. E Bemolle +prendeva con viso fosco e aria importante il nitido +« bordereau », e i bene ordinati biglietti d'ingresso, e i denari +ben accomodati a pacchi e mucchietti.</p> + +<p>Allora Bemolle guardava accuratamente il bordereau, +e contava i biglietti, e contava i denari; (il sorridente impresario +intanto girellava fumando, o se n'andava addirittura, +osservando a Bemolle che tanto aveva completa +fiducia in lui!) E tutto corrispondeva sempre con la massima +accuratezza.</p> + +<p>Dunque dal lato affari le cose erano in ordine; e Bemolle +si domandava perchè mai fosse prevalente quell'ingiusta +superstizione riguardo alla disonestà degli impresarii.</p> + +<p>La immensa sala del Musik-Verein era affollata per +il primo concerto di Anne-Marie. Era gremita e rigurgitante +per il secondo, e per il terzo, e per il quarto. Una +bionda arciduchessa invitò la fanciulletta a suonare per i +suoi bambini, e la piccola bocca di Anne-Marie apprese +a formulare le frasi che si rivolgono alle Altezze Reali, +e le sue gambette nere furono addestrate a inchini e +riverenze.<span class="pagenum"><a name="Page_348" id="Page_348">[348]</a></span></p> + +<p>Poi fu Berlino che telegrafò perchè venisse « das +Wunderkind »; e la piccina miracolosa andò a Berlino e +suonò del Bach e del Beethoven nella consacrata « Saal +der Philharmonie ». Due vecchi alti e canuti vennero +alla fine del concerto a vederla nella sala degli artisti; +e solennemente le baciarono la fronte innocente ed ispirata, +invocando su lei la benedizione del cielo.</p> + +<p>Quando partirono, Nancy vide Bemolle che si precipitava +dietro a loro; vide le due venerande figure fermarsi +e parlare con lui, poi, sorridendo, stringergli la mano.</p> + +<p> — Ma che cosa avete fatto, Bemolle? — chiese Nancy.</p> + +<p>E Bemolle, che dal debutto di Anne-Marie in poi pareva +costantemente dibattersi in un mare di commozioni, +esclamò col viso pallido e gli occhi rossi:</p> + +<p> — Ho stretto la mano a Max Bruch e a Joachim! +Ora non m'importa di morire!</p> + +<p>E sempre alla fine dei concerti la folla aspettava all'uscita +la piccola Anne-Marie. Ed essa passava tra le grida +d'evviva, tra gli applausi e le acclamazioni, sorridendo a +destra, sorridendo a sinistra, salutando da una parte e +dall'altra, ringraziando e sorridendo ancora. E dietro a +lei veniva Nancy, tremante e commossa, ringraziando, +sorridendo, salutando...</p> + +<p>Sovente la folla era così grande che la bambina non +poteva passare; e doveva essere portata a braccia traverso +la calca, ridendo dall'alto a tutti, e agitando le mani +piene di fiori. Poi era uno stiparsi ed accalcarsi intorno +alla carrozza. Nancy vi entrava dietro ad Anne-Marie +come poteva, affannata e ansante, lagrimosa e ridente. +Le portiere erano chiuse, e via! si partiva al galoppo, +mentre Anne-Marie salutava ancora, ridendo e picchiando +le dita ai vetri, prima dell'una finestra e poi dell'altra, +in segno d'addio... Finalmente le grida e gli applausi, e +i giovani che ancora tentavano di seguire la carrozza<span class="pagenum"><a name="Page_349" id="Page_349">[349]</a></span> +a corsa, tutti erano lasciati indietro, e la piccina ricadeva +con un piccolo sospiro di gioia nelle braccia di sua madre.</p> + +<p> — Ti è piaciuto il mio concerto, Liebstes? Ho suonato +bene, cara mamma mia?</p> + +<p>Era quella l'ora felice di Nancy. Durante i concerti +essa non viveva — quasi non respirava: sedeva immobile, +agghiacciata di paura. I concerti stessi erano per lei una +tortura: la tramutavano in una statua di terrore, la avviluppavano +di spavento come di un lenzuolo di ghiaccio.</p> + +<p>Mentre la piccola Anne-Marie suonava, calma e estatica, +lievemente mossa dall'alitare della melodia come +ondeggia un fiore al vento — Nancy bianca, rigida, agghiacciata +dal panico, sedeva in mezzo al pubblico (dove +Anne-Marie sempre la voleva); teneva le mani convulsamente +strette, e sentiva il suo cuore martellare rapido +e cupo nelle tempia.</p> + +<p>L'azzurra luce sognante degli occhi di Anne-Marie +girava per l'uditorio, poi si fermava sul viso di sua madre... +E l'angelica figurina suonante sorrideva.</p> + +<p>Nancy si sforzava allora di rispondere a quel sorriso: +Anne-Marie la vedeva torcere la bocca in una smorfia +strana, un sorriso terrorizzato che rimaneva poi impietrito +su quel viso stravolto dalla paura.</p> + +<p>Allora la bambina, anche mentre suonava, era presa +dalla voglia di ridere. E se, per l'appunto stava eseguendo +qualche sbalorditiva difficoltà del Paganini, qualche fantastica +bravura dell'Ernst o del Bazzini, essa fissava il +volto terrorizzato di sua madre, e un lampo malizioso +le scintillava negli occhi. Intanto sulle corde le dita correvano, +balzavano, balenavano, e l'arco volava aereo, +come un raggio, come una saetta!</p> + +<p>Nancy, guardandola, e sempre foggiando le pallide +labbra a quell'agghiacciato sorriso, diceva tra sè e sè:</p> + +<p> — Mio Dio! mio Dio! adesso si fermerà, dimenticherà,<span class="pagenum"><a name="Page_350" id="Page_350">[350]</a></span> +si confonderà! Non è possibile che tenga a mente quelle +mille e mille note! Adesso si romperà una corda! Mio Dio +mio Dio! ora succederà qualche cosa! e se il mio cuore continua +a battere così, io cadrò per terra, e morirò.</p> + +<p>Ma nulla accadeva — e Nancy non moriva; e il pezzo +finiva. E gli applausi crepitavano e scrosciavano intorno +a lei.</p> + +<p>Il concerto terminava... E poi erano insieme, sole +insieme, nella movente penombra della carrozza piena +di fiori.</p> + +<p> — Sei felice, mamma mia cara?</p> + +<p> — Sì, sì, sì! sono felice, adorata mia!</p> + +<p class="pad2">Nel mite mese di maggio andarono a Londra.</p> + +<p>Londra! la patria del padre di Nancy — Londra, +vicina all'Hertfordshire, dove Nancy aveva passato i +primi otto anni della sua vita!</p> + +<p>A bordo dell'agitato battello sulla Manica, Nancy +additò alla sua bambina le bianche scogliere britanniche.</p> + +<p> — Guarda piccola mia, — e la sua voce era tremante +e intenerita, — quella è l'Inghilterra!</p> + +<p> — Lo so, — disse Anne-Marie.</p> + +<p> — Devi amare l'Inghilterra, — disse Nancy.</p> + +<p> — Vedremo, — rispose il prodigio, che non intendeva +d'amare su comando.</p> + +<p>Fräulein Müller era agitata da mille reminiscenze. +Era lì, a Dover, che la madre di Nancy, — Valeria — dolce +e giovine e Italiana, le era venuta incontro ventiquattro +anni fa!... Avevano preso il thè, con pane e burro, nel +treno... Avevano entrambe perduto l'ombrello... e pioveva...</p> + +<p>Anche oggi pioveva, grevemente, malinconicamente, +sul triste paesaggio verde della contea di Kent, che il +treno attraversava, correndo verso Londra.<span class="pagenum"><a name="Page_351" id="Page_351">[351]</a></span></p> + +<p>Bemolle, rannicchiato in un angolo colla fronte appoggiata +al vetro lacrimoso, pensava all'Italia.</p> + +<p>Rivedeva un villaggetto ai piedi dell'Appennino, dove +la sua vecchia madre viveva, rassegnata e solitaria, seguendo +coi semplici pensieri il figlio errabondo in paesi +lontani. Egli doveva ritornarle un giorno celebre e ricco: +partendo non le aveva egli promesso che quando si sarebbe +data la sua prima Opera alla Scala di Milano, vi avrebbero +assistito insieme, loro due, in un palco colle tende +di velluto rosso?... Anche l'opera di Bemolle aspettava, +mentre egli correva per l'Europa portando il violino di +Anne-Marie. Anche Bemolle era uno dei Divorati.</p> + +<p>Il primo concerto a Londra ebbe luogo otto giorni +dopo il loro arrivo.</p> + +<p>Il « Manager », roseo e pulito, con una faccia di bambino +ben lavato su due spalle d'Ercole, girava per i corridoi +del Queen's Hall battendo sulle spalle i conoscenti, +i critici e gli intenditori.</p> + +<p> — Che cosa ne dite, eh? Rivelazione! Miracolo! Io +non ho mai creduto alla storia di Giona che ha vissuto +tre giorni nella balena. Ebbene, adesso ci credo. Adesso +credo a tutto. Se questa bambina può suonare così il concerto +di Beethoven, non c'è una ragione al mondo perchè +non si possa vivere in una balena. Non vi sono più miracoli. +Non vi sono più impossibilità.</p> + +<p> — E' vero, — dicevano i musicisti inglesi. — E' proprio +vero. Ah! la musica! Come innalza! Come commuove! +Allora domattina siamo intesi, si va a giocare al golf?<span class="pagenum"><a name="Page_352" id="Page_352">[352]</a></span></p> + +<hr /> +<h2><a name="XXII" id="XXII"></a>XXII.</h2> + +<p> — Anne-Marie, il Re vuole udirti a suonare.</p> + +<p> — Il Re? il vero Re?</p> + +<p> — Sì!</p> + +<p> — Non un Re di racconti delle fate?</p> + +<p> — No. Il Re d'Inghilterra.</p> + +<p> — Quello che era ammalato tanto tempo fa e che +io ho fatto guarire?</p> + +<p>Nancy sorrise.</p> + +<p> — L'hai fatto guarire tu? Questo non lo sapevo.</p> + +<p> — Sì, — disse Anne-Marie con gravità. — L'ho fatto +guarire io. Il giorno del mio natalizio al Gartenhaus. Tu +eri via.</p> + +<p> — Sì, io ero via, — sospirò Nancy.</p> + +<p> — E avevo sette candele intorno alla torta che mi +aveva regalato Fräulein.</p> + +<p> — « Das Geburtstagskuchen », — pronunciò Fräulein, +con gutturale solennità. — Avevi sette candele; una per +ogni anno della tua vita.</p> + +<p> — E, sai, mamma! — ogni candela è un desiderio, — spiegò +Anne-Marie a sua madre. — Si desidera una cosa, +poi si soffia, e se la candela si spegne subito, allora il desiderio +si compie. Fräulein l'ha anche messo in poesia:</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>Se il cuore è puro</i><br /></span> +<span class="i0"><i>E il desiderio sicuro,</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Spegni la candela,</i><br /></span> +<span class="i0"><i>E avrai tutto quello che vuoi.</i><br /></span> +</div></div> + +<p> — Ma no, ma no, — corresse Fräulein. — Non è così. +Gli ultimi due versi sono:<span class="pagenum"><a name="Page_353" id="Page_353">[353]</a></span></p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>Soffia una sola volta,</i><br /></span> +<span class="i0"><i>E vuol dire che il cielo ti ascolta!</i><br /></span> +</div></div> + +<p>Nancy rise.</p> + +<p> — Ma non vedo cosa c'entri col Re.</p> + +<p> — C'entra, — spiegò Anne-Marie. — Perchè io avevo +sette desideri, e ne avevo fatto una lunga lista tanto tempo +prima. Avevo desiderato, — e Anne-Marie colla testa +appoggiata al petto di sua madre, enumerò: — prima un +cavallino tutto bianco con la coda lunga; poi una casa pel +Schopenhauer; poi un battello a vapore per andarti a +prendere, perchè non venivi mai; poi un vestito magnifico +per Fräulein; e poi un orologio d'oro per Elisabeth; +e poi un altro orologio, più d'oro, per te; e poi un altro per +me; e poi un altro cane, non come Schopenhauer, ma nero +con zampe bianche; e poi...</p> + +<p> — Ma mi pare che siano già più di sette cose, — disse +Nancy.</p> + +<p> — Ce n'erano ancora! Ed erano tutte cose di cui avevo +molto bisogno, — disse gravemente la piccola. — Ma allora +tu mi hai scritto che il Re era ammalato.</p> + +<p> — Mi ricordo, — disse Nancy.</p> + +<p> — Mi hai detto che era il Re del tuo papà, ed era +tanto buono che perdonava tutti. Degli intieri paesi pieni +di gente cattiva, lui li perdonava!</p> + +<p> — E' vero, — disse Nancy.</p> + +<p> — E mi hai detto di pregare il buon Dio che lo +facesse guarire.</p> + +<p> — Sì, — disse Nancy.</p> + +<p> — Io invece non ho fatto così. Ho detto a Dio: « Aspetta +un momento! » E il giorno dopo era la mia festa, e avevo +i sette desideri. Allora, — continuò gravemente Anne-Marie, +assorta nei ricordi, — quando ho visto le candele +accese ho pensato che per il tuo Re rinuncerei a un desiderio...<span class="pagenum"><a name="Page_354" id="Page_354">[354]</a></span> +e invece dell'orologio per Elisabeth, ho desiderato +che il Re guarisse. Poi ho rinunciato anche al vestito per +Fräulein, e ho desiderato ancora che guarisse il Re. Poi +ho pensato che potevo anche fare a meno del cane nero; +e poi ho lasciato andare anche il cavallo, e il bastimento, +e tutto! — Anne-Marie alzò verso la madre i fidenti occhi +azzurri. — E ho spento tutte le candele perchè guarisse +il Re!... Così, è guarito.</p> + +<p>Nancy la baciò.</p> + +<p> — Che buona bambina, — disse.</p> + +<p> — E adesso, proprio quel Re vuol vedermi e sentirmi +suonare! — disse Anne-Marie, pensosa. — Come è strano!... +Credi che farei bene a dirgli che l'ho salvato io?</p> + +<p> — Forse no, — disse Nancy. — Forse è più bello +averlo fatto senza dirglielo.</p> + +<p>... E Anne-Marie non lo disse.</p> + +<p class="pad2"> — ... Ma egli lo sapeva, lo sapeva! Io non gli ho detto +niente, eppure lo sapeva, — singhiozzò Anne-Marie, +chiusa nelle braccia di sua madre, e tutta scossa d'emozione, +narrandole alla sera gli avvenimenti di quel giorno +solenne. — L'ho visto nei suoi occhi che mi guardavano +così dolcemente! Oh mamma! mentre suonavo avrei voluto +dirgli che, se allora ho dato sette desideri per la sua +vita, oggi, che ho dieci anni, potevo dargliene tre di più!... +Ma quando ho smesso di suonare, egli mi ha detto: « Grazie! +oh, grazie! »... Eppoi mi ha baciata. Dunque sapeva tutto!... +Sapeva quanto l'amavo! — Anne-Marie avvicinò la guancia +al viso della mamma, e soggiunse piano: — Forse Dio +gliel'ha detto!</p> + +<p class="pad2">Ora, forse, o piccola Anne-Marie, Dio gliel'ha detto.</p> + +<p class="astline">******</p> + +<hr /> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_355" id="Page_355">[355]</a></span></p> + +<h2><a name="XXIII" id="XXIII"></a>XXIII.</h2> + +<p>Furtivo, in punta de' piedi, il Pifferaro Pezzato passò +vicino ad Anne-Marie e le suonò piano piano all'orecchio le +sue melodie. Anne-Marie lo ascoltò con occhi larghi e +smarriti. E quelle melodie, essa le udiva tutto il giorno +ronzare e mormorare e cantare nelle orecchie, finchè, per +liberarsene, le fece imprigionare sulla carta da Bemolle.</p> + +<p>Tutto ciò ch'essa udiva si svolgeva in canti, si scioglieva +in armonie, si divideva in ritmi. Le rime di « Mother +Goose » furono tutte messe in musica. Anche « Struvelpeter » +e « La vispa Teresa » e « Ara bell'ara ». Tutti i versi +che udiva li musicava. Tutti i personaggi prediletti delle +fiabe di Andersen — la Principessa e la piccola Sirena, +la cattiva Matrigna e i perfidi Gnomi — tutti corrispondevano +nella mente di Anne-Marie a certe battute di +musica.</p> + +<p>Bemolle, sbigottito, esclamava:</p> + +<p> — Ma questa bambina ha il senso del <i>Leitmotiv</i>!</p> + +<p>Era stato deciso che Bemolle avrebbe le sue mattinate +libere, perchè potesse lavorare alle sue composizioni. +Due o tre anni prima egli aveva, mediante molti sacrifici +e piccole privazioni, comperato un buon libretto per +la sua sognata opera, di cui già a Praga, quando veniva +col Professore a suonare per Anne-Marie, aveva cominciato +a comporre i principali temi. Era anche nel bel +mezzo di un poema sinfonico sulla poesia di Edgar Poe, +« Eldorado ». Egli talvolta ne suonava dei brani ad Anne-Marie, +e più sovente a Nancy.</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0">Gaily bedight, a gallant knight,<br /></span> +<span class="i0">In sunshine and in shadow...<br /></span> +<span class="pagenum"><a name="Page_356" id="Page_356">[356]</a></span></div></div> + +<p> — Sentite? — diceva curvo sul pianoforte, suonando +con molto pedale e molto agitar della sua folta chioma +nera, — il Cavaliere parte... è pieno di speranza e di coraggio! +Sentite questo battito, questo galoppo e rimbombo? +è il galoppo del Cavallo, ed il battito del cuore del Cavaliere.</p> + +<p>Sì, sì; Nancy sentiva benissimo il Cuore e il Cavallo +del Cavaliere.</p> + +<p> — Ed ora... — il tappeto di ricci neri sulla testa di +Bemolle descriveva una curva subitanea e piombava +quasi a toccare la tastiera, — ecco l'Apparizione, l'Ombra +velata, che lo ferma e gli parla!... Sentite l'Ombra come +mormora e borbotta?</p> + +<p> — Io la farei borbottare in re minore, — disse Anne-Marie.</p> + +<p>E poi uscì dalla stanza gaia e leggera, lasciando nel +cuore di Bemolle un senso di vago scontento con la sua +Ombra che borbottava in fa maggiore.</p> + +<p>Ben presto, essendovi molte cose da fare — molti +programmi da preparare, e lettere da rispondere, e scritture +da accettare o rifiutare — Bemolle dovette mettere +da parte la sua opera e il suo poema sinfonico, e dedicarsi +esclusivamente alle cose pratiche riguardanti i concerti +e i viaggi.</p> + +<p>Tutt'e tre — Nancy, Fräulein e Bemolle — erano un +po' confusionari e distratti. Sovente si confondevano +nelle date degli impegni presi.</p> + +<p> — Il teatro Costanzi a Roma ha telegrafato chiedendoci +tre concerti in febbraio. Naturalmente ho accettato, — gridò +Bemolle, trionfalmente, un giorno che Nancy +ed Anne-Marie ritornavano da uno dei temuti e inevitabili +ricevimenti dati nel West End in loro onore.</p> + +<p> — Ma — disse Nancy con fronte turbata — non avevamo +accettato Stoccolma per febbraio?<span class="pagenum"><a name="Page_357" id="Page_357">[357]</a></span></p> + +<p> — E' vero! — esclamò Bemolle, battendosi la fronte. — E +adesso come facciamo? Bisognerà ritelegrafare a +Roma, e rifiutare.</p> + +<p> — Oh! non rifiutiamo Roma! — esclamò Nancy. — Disdiciamo +piuttosto Stoccolma.</p> + +<p>Dunque disdissero Stoccolma; e promisero a quella +città una data in marzo, immediatamente dopo Roma +e immediatamente prima di Berlino, dove Anne-Marie +era scritturata per la « Kaiserfest » a suonare il Concerto +di Max Bruch, accompagnata da quel grande compositore +in persona.</p> + +<p>Quando — con molte difficoltà e molti telegrammi — questo +itinerario fu chiaramente stabilito, Nancy, +guardando il taccuino di Bemolle in cui venivano notati +gli impegni e le date, osservò:</p> + +<p> — Come faremo ad andare da Roma a Stoccolma, +e da Stoccolma a Berlino in sei giorni, con tre concerti +in mezzo?</p> + +<p> — Non è possibile, — disse Fräulein. — Metti che da +Berlino a Warnemünde...</p> + +<p> — Oh, non importano i dettagli, Fräulein, — sospirò +Nancy. — E' chiaro che non si può fare.</p> + +<p> — Bisognerà disdire i concerti di Roma, — osservò +Fräulein.</p> + +<p> — Non si può, non si può, — esclamò Bemolle.</p> + +<p> — Ebbene, allora bisogna rinunciare a Berlino, — disse +Nancy.</p> + +<p> — Impossibile! assolutamente impossibile.</p> + +<p> — Allora non ci resta che a ricancellare Stoccolma.</p> + +<p>E ricancellarono Stoccolma, mediante telegrammi +che costarono cento cinquanta franchi, e pagando un +indennizzo di due mila franchi; senza tener conto delle +umilianti lettere piene di minaccie e di recriminazioni +che per un pezzo amareggiarono la loro esistenza.<span class="pagenum"><a name="Page_358" id="Page_358">[358]</a></span></p> + +<p> — Io credo — disse Nancy — che forse faremmo +meglio ad avere un impresario. Mi pare che facciamo molti +pasticci nei nostri affari.</p> + +<p>Dunque fu deciso che prenderebbero un impresario. +Dopo molte titubanze, incerti tra il piccolo genovese +bruno che li aveva seguìti per tutto il Continente e il +grande impresario di Parigi che si era offerto telegraficamente +una volta sola, decisero finalmente in favore di un +simpatico uomo biondo che avevano conosciuto a Vienna, +d'apparenza seria e onesta, e che aveva promesso loro +delle cose mirabolanti. Gli telegrafarono subito; già, nessuno +scriveva mai lettere. L'enorme corrispondenza che +arrivava da tutte le parti del mondo, vagava dalle tasche +di Bemolle alle cartelle di Nancy, poi, dopo una breve +sosta nelle valigie di Fräulein, spariva nei bauli e veniva +portata in giro per il mondo in grandi buste gialle +coll'iscrizione: « lettere da rispondere ».</p> + +<p>L'impresario di Vienna rispose chiedendo duecento +corone per le spese di viaggio; che gli furono prontamente +e telegraficamente mandate.</p> + +<p>Poi l'impresario non arrivò.</p> + +<p> — Questo non dobbiamo tollerarlo, — disse Fräulein.</p> + +<p>E non lo tollerarono. Andarono da un avvocato, che +richiese la corrispondenza e centocinquanta lire per le +spese preliminari. Queste gli furono date. E la cosa finì +lì. Eccetto che circa un anno dopo, quando avevano già +dimenticato di che cosa si trattava, un conto dell'avvocato +(per altre duecento trentasette lire) che li aveva seguìti +per tutta Europa, li raggiunse a Pietroburgo.</p> + +<p>E lo dovettero pagare.</p> + +<p>Nel frattempo avevano preso l'impresario parigino. +Era un grande impresario che aveva « lanciato » tutti i +più grandi astri del mondo artistico.</p> + +<p>Egli non volle spese di viaggio. Arrivò abbagliante +di cravatta, stupefacente di gilet, risplendente di cilindro.<span class="pagenum"><a name="Page_359" id="Page_359">[359]</a></span> +Aveva già fissato, prima di partire da Parigi, quattro concerti +« Colonne » per Anne-Marie. Lui non era uno dei vostri +impresarii-marmotta. Nossignore. Ecco il contratto +già pronto in duplicato da firmare.</p> + +<p>Il lucido occhio dell'impresario si posò un istante +con critico esame su Bemolle. Poi, in uno sguardo rapido, +misurò Fräulein; e da Fräulein il suo occhio accorto passò +al dolce viso un po' incantato di Nancy. Bene. L'impresario +era contento. Con queste persone si poteva andar +d'accordo. In quanto ad Anne-Marie l'impresario non +le badò affatto. L'aveva udita a suonare due volte. Bastava. +Anne-Marie come Anne-Marie non lo interessava. +Anne-Marie come artista lo interessava ancora meno. +Anne-Marie era semplicemente la piccola « <em>boîte à +musique</em> », sorprendente e sensazionale, equivalente +a una somma di denaro in sei cifre nel suo portafogli.</p> + +<p>Ecco dunque il contratto. Chi lo firmava? Non c'era +padre? Bene, bene. Lo firmasse pure la madre, che faceva +lo stesso.</p> + +<p>Nancy espresse timidamente l'opinione che forse +prima di firmarlo era bene leggerlo, e tutti, anche l'impresario, +furono d'accordo con lei.</p> + +<p>Dunque Nancy, Bemolle e Fräulein lessero con grande +cura il documento; mentre l'impresario beveva del Malaga +e fumava delle sigarette. Egli aveva un certo modo +di aspirare brevemente l'aria, facendo colle narici un piccolo +rumore soddisfatto e aspettante, e poi di mandar +giù la saliva, cogli angoli della bocca rivolti in su, che +dava sui nervi a Nancy, e le impediva di capire ciò che leggeva +nel contratto.</p> + +<p>C'erano quattordici clausole.</p> + +<p> — Vi pare tutto giusto? — chiese Nancy piano a Bemolle.</p> + +<p>Bemolle aggrottò le ciglia colla sua più severa aria +d'uomo d'affari: e Fräulein disse:<span class="pagenum"><a name="Page_360" id="Page_360">[360]</a></span></p> + +<p> — « Sprechen wir Deutsch. »</p> + +<p>E difatti parlarono tedesco, a grande divertimento +dell'impresario parigino, che era nato a Klagenfurt.</p> + +<p>Dopo lunga lettura e svariate considerazioni, Bemolle +si rivolse — sempre col cipiglio dell'intenditore — all'impresario:</p> + +<p> — Qui dite: il trenta per cento all'artista?</p> + +<p>L'impresario fece il suo rumore col naso, e inghiottì +la sua saliva.</p> + +<p> — Precisamente, — disse. E dopo una pausa soggiunse: — Io +mi assumo tutti i rischi e tutte le spese!</p> + +<p> — Oh! davvero? — disse Nancy, quasi pronta a chiedergliene +scusa.</p> + +<p>Bemolle le toccò il gomito perchè tacesse.</p> + +<p> — Trenta per cento delle entrate <em>lorde</em>? — chiese +Bemolle, con fare sospettoso.</p> + +<p> — Nossignore. Delle entrate <em>nette</em>, — disse l'impresario.</p> + +<p> — Ah, così va bene! — disse la ingenua Fräulein.</p> + +<p>E Bemolle le pestò un piede.</p> + +<p> — ... Che cos'è questa clausola dei tre anni? — chiese +Bemolle.</p> + +<p> — « Que diable! » — disse l'impresario. — Credete +forse ch'io voglia far tutta la fatica di lanciarla, perchè +voi, dopo sei mesi, me la portiate via? E io posso restare +a succhiarmi le dita?</p> + +<p> — Che grossolano personaggio! — disse Fräulein in +tedesco. (« Gemeiner Kerl! »)</p> + +<p>Ma Nancy osò dire timidamente:</p> + +<p> — Mi pare che Anne-Marie sia già lanciata!</p> + +<p> — Trovate? — disse l'impresario. — A me non pare. +Se la lancio io, in due anni deve guadagnarsi i suoi due +milioni. — E l'impresario tirò su l'aria col naso. — Per +meno, non vale la pena ch'io me ne occupi.<span class="pagenum"><a name="Page_361" id="Page_361">[361]</a></span></p> + +<p>( — « Zwei Millionen »!! — mormorò Fräulein.)</p> + +<p>Bemolle le ripestò il piede.</p> + +<p> — E questo, cosa vuol dire? « Clausola 8: La parte +suddetta si obbliga a dare un numero minimo di centoquaranta +concerti all'anno, per tre anni ».</p> + +<p> — Questa è una pura formalità, — disse l'impresario — Si +mette in tutti i contratti. E' semplicemente per impedire +che nè io nè voi perdiamo il nostro tempo a balladarci +colle mani in tasca a far niente. Del resto, se non +vi piace, amen. Lasciate stare. Già, non sono venuto qui +per questo. Sono venuto per un contratto che ho col più +grande tenore del mondo. Si firma domani. Eccolo.</p> + +<p>E trasse dalla tasca un contratto in cui figurava il +nome di un celeberrimo cantante; il documento era tutto +costellato di centinaia di mila lire, come un prato è punteggiato +di margheritine.</p> + +<p>Fräulein fu molto impressionata.</p> + +<p> — Meglio non lasciarlo scappare, — disse a Nancy +in tedesco. — Prendilo, prendilo subito.</p> + +<p>E lo presero subito. E firmarono il contratto. E Bemolle +lo fece accuratamente registrare.</p> + +<p> — Ecco fatto! « Nun ist alles in Ordnung », — disse +in tedesco il « grossolano personaggio », rivolgendosi con +un risolino a Fräulein. E tirò su l'aria col naso, e inghiottì.</p> + +<p>Ben presto s'avvidero del significato della clausola 8.</p> + +<p>« La parte suddetta » si era obbligata a dare un numero +minimo di centoquaranta concerti all'anno, e la +parte suddetta era Anne-Marie. No, certo, ad Anne-Marie +non sarebbe concesso di perdere il tempo a balladarsi +colle mani in tasca. In sedici giorni aveva fatto undici +viaggi e dato dodici concerti.</p> + +<p>Essa passava da città a città, da palcoscenico a palcoscenico, +e pareva un pallido serafino che suonasse in +sogno. A metà del settimo viaggio Fräulein si ammalò, +e fu lasciata a mezza strada tra Mainz e Colonia.<span class="pagenum"><a name="Page_362" id="Page_362">[362]</a></span></p> + +<p>Bemolle stringeva i denti e non parlava. Sedeva nel +treno rimpetto a Nancy e ad Anne-Marie, e le guardava; +guardava la piccola (che sonnecchiava colla testa poggiata +al braccio di sua madre) e grandi lagrime si adunavano +nei suoi fedeli occhi neri, s'indugiavano, e cadevano, perdendosi +nei mesti baffi bruni che gli spiovevano sulla bocca +come quelli di una foca.</p> + +<p>L'impresario viaggiava con loro, leggendo i giornali +e soffiando nelle loro faccie il fumo delle sue sigarette; +poi si addormentava colle mani in tasca, le lunghe gambe +stese traverso lo scompartimento, e la bocca aperta.</p> + +<p>Bemolle lo guardava, covando foschi pensieri. I suoi +buoni occhi di cane fedele vagavano con espressione feroce +dalla bocca aperta del dormente impresario alla sua +bionda barba a punta, e si attardavano lungamente sul +suo gilet infiorato, come cercando un posto adatto...</p> + +<p>Durante i concerti l'impresario era onnipresente: +girava in su e in giù per la sala e per i corridoi; lo si vedeva +da per tutto, colle mani in tasca e la sigaretta in +bocca. Negli intervalli tra i pezzi veniva a sedersi nella +stanza degli artisti, e s'intratteneva con tutti quelli che +venivano per vedere Anne-Marie. Indovinava i giornalisti +col fiuto di un cane da caccia; e narrava loro fantastiche +e inverosimili leggende sul conto della piccina, che facevano +arrossire Nancy fino alle lagrime. Essa lo udiva parlare +con tutti: coi musicisti entusiasti, colle signore +commosse che venivano ad abbracciare la bambina; e a +tutti Nancy lo udiva raccontare gli stravaganti aneddoti, +sempre uguali, che la facevano piangere di mortificazione. +Sì, era lui che aveva scoperto questa bambina: l'aveva +udita a quattro anni suonare al pianoforte i valzer di +Chopin. A cinque anni, essa e il fratellino, avevano preso +una vecchia scatola di legno che aveva contenuto dei +fichi secchi e ne avevano fabbricato un violino. L'anno<span class="pagenum"><a name="Page_363" id="Page_363">[363]</a></span> +scorso ella era stata trafugata dai Nichilisti in Russia, +che l'avevano tenuta per tre settimane in una specie di +sotterraneo, e aveva dovuto suonare delle ore e delle ore, +ogni volta che questi barbari glielo comandavano. Liberandola, +le avevano poi regalato una collana di brillanti +del valore di ottanta mila lire. Già; la piccina possedeva +gioielli e decorazioni per oltre mezzo milione. Aveva due +Stradivari. Uno aveva appartenuto a Wagner. L'altro +allo Czar.</p> + +<p>Alla fine d'ogni concerto l'impresario usciva con loro +dalla sala degli artisti. L'impresario portava in braccio +Anne-Marie attraverso le folle plaudenti. L'impresario +portava i fiori e il violino. L'impresario saliva in carrozza +con loro, e dalla finestra era lui che faceva colla mano +cenno d'addio alla gente, quando Anne-Marie era troppo +stanca per affacciarsi.</p> + +<p>Anne-Marie sedeva rincantucciata e zitta in fondo +alla carrozza, e s'addormentava. Nancy si mordeva le +labbra per non piangere.</p> + +<p>Di fuori Bemolle, seduto a cassetta, ruminava neri +pensieri e scagliava mentalmente sull'impresario dei sortilegi +malefici che nel suo paese da più secoli si ritenevano +infallibili.</p> + +<p>Questo durò un mese. Al trentunesimo giorno Anne-Marie +disse:</p> + +<p> — Non voglio più vedere quell'uomo. Mai. E non voglio +che porti mai più il mio violino.</p> + +<p> — Va bene, cara, — disse Nancy.</p> + +<p> — E voglio andare in campagna; e voglio mangiare +sull'erba delle cose in pacchettini; e bere del latte che si +porta in una bottiglia.</p> + +<p> — Va bene, tesoro. Lo faremo, — disse Nancy.</p> + +<p> — Sarà molto bello, — disse Anne-Marie.</p> + +<p>E lo fecero. E fu molto bello.<span class="pagenum"><a name="Page_364" id="Page_364">[364]</a></span></p> + +<p>Quella sera, quando venne l'impresario, Anne-Marie +non era pronta come di consueto, pallidetta e sognante +nel suo vestito di raso celeste. Era nel suo lettino, e dormiva +rosea e placida, dopo la lunga giornata passata +all'aria aperta.</p> + +<p> — Siamo pronti? — disse l'impresario guardandosi +intorno.</p> + +<p> — La piccola non può suonare questa sera, — disse +Nancy. — E' stanca. Se avessi saputo dove trovarvi, ve +lo mandavo a dire.</p> + +<p> — Oh bella! — disse l'impresario, e fece il suo rumore +col naso.</p> + +<p> — E poi, — continuò Nancy timidamente, — è meglio +che ve lo dica subito: non potremo più continuare così. +La bimba deve suonare soltanto quando vuole lei. Non +deve essere forzata. Basta un concerto o due in un mese.</p> + +<p> — Oh bella! — ripetè l'impresario; e sedette, e si tolse +di tasca il portasigarette.</p> + +<p> — Dunque — continuò Nancy, tremando un poco, — vi +pregherò di pagare i concerti che si sono dati finora; +e... e poi... ci lascerete andare.</p> + +<p>L'impresario diede in una grande risata. Le sue spalle +sobbalzavano per l'ilarità.</p> + +<p> — Ah, bellissima, proprio! — disse, smettendo di ridere +per accendere la sigaretta, e continuando dopo che +l'ebbe accesa. — Dunque vi devo pagare, eh? E quanto +dovrei pagare, di grazia?</p> + +<p>Nancy rispose timida:</p> + +<p> — Ma non so... quello che ci viene...</p> + +<p> — Ah sì! quello che vi viene. Benissimo, benissimo. — E +l'impresario cessò d'un tratto di ridere e guardò +l'orologio. — Adesso fate presto. E' ora. Hop, hop!</p> + +<p> — Ma Anne-Marie dorme, — disse Nancy.</p> + +<p> — Svegliatela, — disse l'impresario.<span class="pagenum"><a name="Page_365" id="Page_365">[365]</a></span></p> + +<p>Nancy si sentì impallidire.</p> + +<p> — Movetevi dunque, — disse l'impresario. — Non +morirà, m'immagino, se suona stasera. E il teatro è tutto +venduto.</p> + +<p> — Mi rincresce tanto, — disse Nancy. — Ma Anne-Marie +non deve mai suonare quando è stanca.</p> + +<p> — Non dite sciocchezze, mia buona donna, — disse +l'impresario, alzandosi. — Se non la svegliate voi, la +sveglio io.</p> + +<p>E mosse un passo verso la porta della camera dove +dormiva Anne-Marie.</p> + +<p>Ora, il sonno di Anne-Marie era per tutti una cosa +sacra — una cosa di cui si parlava con un dito sul labbro, +trattenendo il respiro. Quando Anne-Marie dormiva — quando +il piccolo cervello miracoloso, pieno di milioni di +note, riposava, — tutto doveva tacere: il mondo doveva +fermarsi. Se mai capitava che a Bemolle — passando in +punta dei piedi per il corridoio — scricchiolasse una scarpa, +subito Nancy e Fräulein si affacciavano con visi esterrefatti, +e gli facevano con espressioni di acerbo rimprovero +e con gli indici innalzati, segno di star zitto. Sì; il +sonno di Anne-Marie era una cosa inviolata e sacrosanta.</p> + +<p>Bemolle era rimasto presso la finestra, guardando fuori +nel buio, mentre l'impresario parlava con Nancy. Ma al +primo passo che questi aveva fatto nella direzione della +chiusa porta di Anne-Marie, Bemolle si era lanciato in +avanti e con un ruggito di belva inferocita si era scagliato +su di lui.</p> + +<p>Bemolle era piccolo e grassotto. Ma il suo odio e la +sua ira da tanto tempo accumulati gli tennero luogo di +forza e di muscoli. In un lampo fu addosso allo sbalordito +impresario, graffiandogli la faccia, tirandogli la +barba, percuotendolo con agitati pugni, e con le brevi +gambe tirandogli dei calci.<span class="pagenum"><a name="Page_366" id="Page_366">[366]</a></span></p> + +<p>Quando l'impresario potè riaversi dallo stupore di +questo inatteso attacco, prese per il colletto Bemolle, +lo alzò, e vivamente lo fece sedere per terra. Quindi prese +cappello e bastone, e se ne andò.</p> + +<p> — ... E' partito? — chiese Bemolle rizzandosi a sedere, +con le guancie che parevano di carta e un occhio arrossato.</p> + +<p> — Sì, è partito! — disse Nancy. — Oh, povero Bemolle! +Vi ha fatto male?</p> + +<p>Bemolle non si alzò. Rimase seduto per terra, scotendo +la testa e mormorando con voce rauca:</p> + +<p> — Voleva svegliare Anne-Marie!... Ma <em>pensate</em>! +Voleva svegliare Anne-Marie!...</p> + +<p class="pad2">Dovettero pagare cinque mila franchi per annullare +il contratto; e altri duemila franchi per le spese legali. +Ma trovarono che era pagar ben poco la grande gioia +di liberarsi dell'impresario.</p> + +<p>Fecero delle scampagnate, e si divertirono molto, +aspettando che Fräulein guarisse e li potesse raggiungere. +E quando ciò avvenne andarono tutti e quattro, felici e +contenti, a Roma, dove avevano ancora quindici giorni +di tempo prima che cominciassero i concerti al teatro +Costanzi.</p> + +<p>E a Roma vennero a trovarli anche tutti i loro cari +da Milano: la zia Carlotta, curva e striminzita, e lo zio +Giacomo tremante e tardo; e Adele, e Nino, e Carlo, e Clarissa, +commossi e felici e affettuosi. Molte tenere lagrime +furono versate ricordando Valeria, cui non era stato concesso +gioire della fama di Anne-Marie, la sua meravigliosa +nipotina.</p> + +<p> — Ma vide la gloria tua, Nancy, — disse Nino.</p> + +<p>Rivissero, nei ricordi, la visita di Nancy giovinetta +alla Regina Madre; come vi andasse tremante col suo<span class="pagenum"><a name="Page_367" id="Page_367">[367]</a></span> +piccolo libro di poesie, e col suo grande cappello a piume +e colla veletta bianca che poi aveva dovuto togliere prima +di entrare al cospetto reale... E tutti insieme rifecero +in pio pellegrinaggio la salita al Quirinale, posando sul +Palazzo gli occhi inteneriti. Era una splendida mattinata +di sole. Nino, di cui ormai i capelli erano grigi e il carattere +irascibile come quello di suo padre — così almeno +diceva la zia Carlotta — camminava davanti a tutti con +Anne-Marie, che gli trotterellava accanto tenendogli la +mano. Egli le raccontava delle interessanti cose: le diceva +di un certo grembiulino rosa che sua madre portava +quando aveva otto anni, e le descriveva Fräulein, giovane, +colle guancie che parevano mele.</p> + +<p>Fräulein, che a dir vero non dimostrava troppo i vent'anni +di differenza tra quell'epoca e questa, ascoltava, +assai commossa, tali reminiscenze. E Bemolle, che si riprometteva +di andare a vedere la sua vecchia madre non +appena terminati i concerti al Costanzi, camminava dietro +a tutti lagrimando silenziosamente, disciolto in una vaga +tenerezza verso il mondo in generale.</p> + +<p> — A proposito, Nancy, — disse Nino, — sai che ho +riveduto la cara vecchia villa di Wareside? Sono andato +in Inghilterra per gli affari di Carlo due mesi fa; allora +ho preso il treno di Hertfordshire per andare a rivedere +la Casa Grigia. Era vuota. Sono rimasto più di un'ora al +cancello; e tutti i fantasmi del passato sono venuti a farmi +compagnia.</p> + +<p> — Oh! — disse Fräulein. — Che divino posto era +quello! Te ne ricordi, Nancy?</p> + +<p> — Ricordo il giardino, — disse Nancy, con gli occhi +vaghi in cui fluttuavano le rimembranze, — e l'altalena...</p> + +<p> — Che altalena? — disse Anne-Marie, prendendo +interesse all'argomento.</p> + +<p>Allora Nancy le descrisse il lontano giardino, placido<span class="pagenum"><a name="Page_368" id="Page_368">[368]</a></span> +nel mite sole inglese, dove ella, bambina, aveva cullato +sull'altalena i suoi fantastici sogni, e da cui, al tramonto, +si vedeva l'orizzonte acceso sull'orlo del mondo...</p> + +<p class="pad2">All'indomani del primo concerto a Roma, ecco giungere +anche per Anne-Marie la grande lettera bianca, con +lo stemma d'oro: le Armi della Real Casa. Le Loro Maestà +avrebbero ricevuto al Quirinale l'indomani sera, alle +nove, la gentile bambina e grande artista; e l'avrebbero +con piacere udita suonare...</p> + +<p>E l'indomani sera Adele, Carlotta e Clarissa, felici e +perturbate, aiutavano Nancy e Anne-Marie a prepararsi +per la loro udienza al Quirinale. Bemolle era fuori di sè, +pallido e febbricitante per l'agitazione, al pensiero di dover +accompagnare Anne-Marie al pianoforte.</p> + +<p>Quando, alle nove precise Nancy e Anne-Marie, colle +destre ignude, traversavano la fila di sale — la sala rossa, +la sala gialla, la sala azzurra — fino alla sala bianca ed oro, +dove i Sovrani li avrebbero accolti, Bemolle li seguì tremando. +Dietro a lui veniva un risplendente lacché, in livrea +scarlatta, portando il violino e la musica. (I pensieri di Bemolle +volarono al villaggetto appiè degli Appennini, dove +a quest'ora qualche piccolo lume s'accendeva nel buio...)</p> + +<p>La Regina mosse incontro a Nancy e a Anne-Marie. +Non era più la Regina di cui il nome di fiore era scritto +nel vecchio diario di Nancy. Era una Regina quasi fanciulla, +con immensi e risplendenti occhi bruni. E il giovinetto +di cui l'effigie, chiusa in un medaglione, posava +da tanti anni sul cuore di Nancy, era Re.</p> + +<p>La Regina abbracciò Anne-Marie; e rise quando Anne-Marie +parlava, e pianse quando Anne-Marie suonò. Anne-Marie +la guardava, soggiogata e rapita da quegli occhi +straordinari, quegli occhi di fuoco e di velluto, così innocenti +che parevano non aver guardato che nelle anime di<span class="pagenum"><a name="Page_369" id="Page_369">[369]</a></span> +fiori e di fanciulli; così teneri che parevano non aver +pianto che per i dolori altrui.</p> + +<p>Anne-Marie, suonando, poteva appena staccare lo +sguardo da lei; ma per senso di dovere ogni tanto lanciava +una occhiata sottomessa a uno sfolgorante ufficiale in +tunica scarlatta, ricoperto di decorazioni, che ella s'immaginava +fosse il Re.</p> + +<p>Alla chiusa dell'adagio di Mendelssohn un uomo grave, +che sedeva un poco in disparte dagli altri, ed era semplicemente +vestito in abito da sera, parlò:</p> + +<p> — Io non m'intendo molto di musica. Ma questa musica +mi piace.</p> + +<p>La regina si volse a lui, e sorrise. E quel sorriso fece +trasalire Anne-Marie. Mai ella non aveva veduto un sorriso +così dolce, così fulgido e abbagliante! Essa seguì il corso +di quel sorriso luminoso e il suo sguardo si fermò sul viso +di quell'uomo grave, vestito di nero.</p> + +<p>Quel viso! dove l'aveva ella veduto? Perchè era così +noto? così caro e famigliare? Perchè le faceva venire in +mente New-York, e sua mamma piangente sulle lettere +che venivano da Milano? <em>I francobolli!</em> Sì, quel viso +lo aveva visto sui francobolli! Era lui, era lui il Re d'Italia! +Come aveva potuto credere anche per un solo istante +che fosse quell'uomo coi capelli gialli, vestito di rosso? +Era questo, questo il Re! E il cuore di Anne-Marie si +prostrò in appassionato pentimento davanti a colui che +non s'intendeva di musica. Egli forse se n'avvide, perchè +cogli occhi benevoli e penetranti le ammiccò.</p> + +<p>Bemolle, entrando, aveva fatto il suo profondo inchino; +poi s'era fermato vicino al pianoforte, curvo sotto +la terribile gioia della augusta presenza; e in tutta la sera +non ricuperò mai completamente la posizione verticale; +ma bensì si levò e si sedette — ogni volta che gli si rivolgeva +la parola — in una rigida postura curvilinea, dolorosa<span class="pagenum"><a name="Page_370" id="Page_370">[370]</a></span> +a guardarsi. Egli suonò anche molte note sbagliate +negli accompagnamenti; e sentiva saettare su di lui l'ira +di Anne-Marie, non ostante il fatto che, suonando, ella +gli tenesse voltate le piccole spalle celestrine.</p> + +<p>Nancy sedeva a fianco della Regina, e con occhi rischiarati +da lagrime felici, rispondeva alle benigne e intime +domande che le belle labbra le rivolgevano. La +Regina la chiamava col suo nome di fanciulla, col suo nome +di poeta... E il passato e il presente si confusero nella loro +duplice dolcezza nel cuore di Nancy. Essa riviveva la +sua gloriosa adolescenza, nella gloria adolescente di Anne-Marie.</p> + +<p class="pad2">In carrozza al ritorno, Anne-Marie, garrula come +un uccelletto, raccontava le sue impressioni, e Nancy, +ridendo, la serrava al cuore.</p> + +<p>Ma Bemolle, muto, con gli occhi chiusi, pensava. +Pensava che stenderebbe alla tremula stretta della sua +vecchia madre, una mano che il tocco d'una Regina aveva +consacrato.</p> + +<hr /> +<h2><a name="XXIV" id="XXIV"></a>XXIV.</h2> + +<p>Ma prima che Bemolle potesse andare a casa sua, +si dovevano ancora dare quattro concerti a Milano.</p> + +<p> — Milano è la città che deve darti il battesimo dell'Arte, — disse +ad Anne-Marie il giovane Commendatore-editore +di musica, arbitro delle arti liriche nel mondo milanese. — In +fatto di musica, Milano è l'unica città che +conti.<span class="pagenum"><a name="Page_371" id="Page_371">[371]</a></span></p> + +<p>E negli occhi del Commendatore — occhi grigi e penetranti +come l'acciaio — passò il lampo d'un sorriso.</p> + +<p> — Questo me l'hanno già detto anche a Berlino, — disse +Anne-Marie.</p> + +<p> — Anche a Vienna, — disse Fräulein.</p> + +<p> — Anche a Parigi, — soggiunse timidamente Nancy.</p> + +<p> — Appunto perciò lo diciamo anche noi, — disse il +giovane Commendatore, passandosi la mano fine sul mento +sbarbato.</p> + +<p> — Dunque, che cosa ci suonerai? Bada che qui non +siamo a Berlino. Qui fingiamo tutti di adorare il classico; +e poi, quando lo sentiamo, diciamo: « Com'è bello! » E +ce ne andiamo prima della fine, e non torniamo più.</p> + +<p>Udendo ciò Bemolle mise sul programma un po' di +Vieuxtemps e di Wieniawski, un po' di Sarasate e di Paganini. +I milanesi accorsero al concerto, e restarono fino +alla fine. E si prefissero di tornare ancora.</p> + +<p>Ma i « Musicisti Veri » — quelli di cui se ne trovava +sempre uno in ogni città (e a Milano ve n'erano quattro), +quelli che si prendono sul serio, quelli che parlano della +musica come di una sacrosanta e privilegiata malattia, +di cui essi soli hanno il diritto di soffrire — quelli scossero +le circospette teste con dolore. Che triste cosa udire +da uno sbocciante genio qual'era questa bambina, la +vilissima musica da virtuoso — l'acrobatismo violinistico, +che indubbiamente e indegnamente piaceva al pubblico! +Paganini! Vieuxtemps! Ah! quei nomi erano come +pugni nel cuore ai Musicisti Veri.</p> + +<p> — Oh! — gridavano, — dateci le glorie del Beethoven! +Dateci gli splendori di Bach!</p> + +<p>E clamavano il loro dolore su e giù per le colonne dei +giornali.</p> + +<p>Il Commendatore-editore di musica, leggendo queste +critiche, sorrise passandosi la fine mano sul mento sbarbato.<span class="pagenum"><a name="Page_372" id="Page_372">[372]</a></span></p> + +<p>Quando vide Nancy le disse:</p> + +<p> — Date loro dunque del classico, niente altro che +del classico!</p> + +<p>E nel secondo concerto Anne-Marie suonò il Concerto +di Beethoven e la « Sonata a Kreutzer »; e la « Chaconne », +e la « Fuga », e il « Preludio », e la « Sarabanda » di Bach. +E i Milanesi accorsero, e restarono fino alla fine, e si prefissero +di tornare ancora.</p> + +<p>Ma i quattro Musicisti Veri scossero le riservate teste +con rinnovellato dolore. Come poteva una mera bambina +comprendere il gigantesco Beethoven? Chi era quel +criminale maestro che sovraccaricava il puerile cervello +di Anne-Marie coi titani classici? Non era, quasi diremmo, +un sacrilegio, udire una fanciulletta appressarsi alla misteriosa +immensità della Chaconne di Bach? Solo i Musicisti +Veri potevano comprendere tutta la profonda, la +frenetica angoscia celata in quella semplice ed ingenua +danza del settecento! Per carità, per carità! Che i bimbi +non suonassero che del Händel e del Mozart!</p> + +<p>Nel terzo concerto Anne-Marie suonò del Händel e +del Mozart. E i Milanesi accorsero, e restarono fino alla +fine; e si prefissero di tornare ancora.</p> + +<p>Ma i quattro Musicisti Veri inarcarono le dolorose +sopracciglia, dicendo che quella semplice e facile musica +era ben dolce se suonata per il papà e la mamma entro +le pareti domestiche; ma che, veramente, in una Sala da +Concerto di Milano, si aveva il diritto di esigere qualche +cosa di più possente e autorevole. E perchè questa bambina +suonava il violino? Non sarebbe stato meglio se +avesse studiato il contrappunto? O qualche altra cosa? +La musica dovrebbe essere riservata per loro quattro +Musicisti Veri.</p> + +<p>Il Commendatore, che non era un Musicista Vero, +sorrise e baciò in fronte Anne-Marie. Ma ciò non valse<span class="pagenum"><a name="Page_373" id="Page_373">[373]</a></span> +a consolare Nancy, che udì con attonita incredulità queste +critiche; nè valse a calmare Bemolle, smaniante in frenetica +ira; nè a trattenere l'indignata Fräulein dallo scrivere +al « Corriere della Sera » al « Berliner <a name="tn373" id="tn373"></a>Tageblatt » e +al « Times » delle lunghe lettere in proposito. (Ma non è +detto che quei giornali le pubblicassero).</p> + +<p>Anne-Marie che non leggeva critiche, nè sapeva che al +mondo vi fossero dei Musicisti Veri, era gaia e felice e +adorava l'Italia. Per consolarla del lontano Schopenhauer, +Nancy le aveva regalato un piccolo cane bassetto. +Anne-Marie lo conduceva a passeggio nei Giardini, vergognandosi +non poco delle sue gambe storte, e del suo +corpo lungo e contorto come una sinfonia del Mahler; +ma essa lo adorava ancor più per queste sue immeritate +disgrazie.</p> + +<p>Il bassetto fu battezzato « Steiner » perchè univa a +un colore bruno-dorato e ad una certa turgidità di corpo, +una debolezza di voce spesso notata da Anne-Marie in +quegli eccellenti violini tirolesi.</p> + +<p>.... Molta gente veniva a trovarli all'Hôtel per esprimere +le loro vedute. Vennero anche i Musicisti Veri, che +fecero molta paura ad Anne-Marie, e ancor più paura a +Nancy.</p> + +<p> — Che cosa credete di farne di vostra figlia? — chiese +uno di loro, sorseggiando il thè e mangiando dei biscotti +nel salotto di Nancy, coll'aria di farle un favore. — Cosa +sperate che diventi?</p> + +<p> — Non lo so, — disse Nancy. — Per ora sono contenta +di ciò che è.</p> + +<p> — Male. Dovete pensare all'avvenire. Se voi desiderate +che essa divenga una grande, una vera artista....</p> + +<p> — Non so se lo desidero, — disse Nancy. — Se dall'essere +una grande artista essa degenerasse — e Nancy +sorrise — fino a non essere altro che una fanciulla felice, +non credo che me ne lagnerei.<span class="pagenum"><a name="Page_374" id="Page_374">[374]</a></span></p> + +<p> — Badate! — continuò il Musicista Vero, — badate +bene: il Prodigio d'oggi uccide l'Artista di domani. Cogliendo +il fiore, voi distruggete il frutto.</p> + +<p>Nancy rise dolcemente.</p> + +<p> — E' come se diceste: bisogna guardarsi dal cogliere +un bocciolo di rosa! esso non diventerà mai una mela!</p> + +<p>Anne-Marie, che presso alla finestra alzava per la coda +il bassetto per provare se era puro sangue, rise.</p> + +<p> — Proprio vero, — disse, senza aver sentito nulla +del discorso precedente, ma per l'istinto di irritare il Musicista +che le pareva noioso.</p> + +<p> — Zitta, cara, — disse sua madre. Poi soggiunse: — Anne-Marie +è ciò che è. Io sono contenta che fiorisca libera +quale Iddio l'ha fatta, senza preoccuparmi di ciò +che potrà divenire un giorno; purchè sia buona e sana e +felice! — E soggiunse: — Perchè non dovrei permetterle +di suonare come un serafino oggi, per paura che, tra dieci +anni, non suoni come Joachim?</p> + +<p> — Già, — disse Anne-Marie tenendo sospeso per la +coda il guagnolante Steiner. — Perchè?</p> + +<p>L'austero visitatore si volse a lei.</p> + +<p> — Bambina mia, — cominciò con voce cupa e profetica, — Bach...</p> + +<p> — Oh, lo so già, — disse gaiamente Anne-Marie.</p> + +<p> — Cosa sai già? — domandò severamente il Musicista.</p> + +<p> — Stavate per dire: « Bach è un dio! Suona sempre +Bach! non suonare che Bach! Tutto il resto è indegno », — sospirò +Anne-Marie, già pentita di essersi immischiata +nella conversazione.</p> + +<p> — Niente affatto. Non stavo per dire questo, — sentenziò +il critico.</p> + +<p> — Allora stavate per dire quell'altra cosa: « Non +osare mai di suonare Bach. Una bambina non può comprendere<span class="pagenum"><a name="Page_375" id="Page_375">[375]</a></span> +Bach! »... Già, i Professori mi dicono sempre +o l'una o l'altra di queste due cose.</p> + +<p> — Perfettamente, — disse il signore, gravemente. — Tu +non puoi in nessun modo capire Bach.</p> + +<p>Anne-Marie lasciò cadere Steiner, che andò a mordicchiarsi +la coda sotto al sofà.</p> + +<p> — E voi? — disse allo sconosciuto, — che cosa capite +voi in Bach? Voglio sapere preciso cosa capite. — E con +gli occhi saettanti e le guancie rosse, Anne-Marie afferrò +per la manica il Musicista Vero. — Adesso vi suonerò +del Bach, e voi mi direte che cosa ne capite... Bemolle! +dammi il violino.</p> + +<p>Bemolle si slanciò con viso raggiante ad obbedirla.</p> + +<p> — Ma, Anne-Marie! cara! Non far così, — disse Nancy +turbata.</p> + +<p>Ma Anne-Marie accordava già il violino.</p> + +<p> — Ecco, — disse, folgorando cogli occhi il visitatore, — adesso +mi direte cos'è che voi capite, e io no!</p> + +<p>E subito suonò le prime cinque delle trentadue variazioni +della Chaconne. Poi si fermò.</p> + +<p> — Ebbene? Cosa avete capito? Ditemelo!</p> + +<p>Il Musicista si appoggiò alla spalliera del sofà, con un +sorriso di superiorità benevola.</p> + +<p> — E adesso, — disse Anne-Marie, come una piccola +Furia bionda, accesa e ispirata, — adesso lo suono diversamente! +Lo suono come Joachim... Così, precisamente +così, Joachim suonava per me e con me... E adesso che cosa +avete capito? Che cosa dice Bach a voi, sciocco uomo, più +di quello che dice a me?</p> + +<p> — Ma Anne-Marie! — esclamò Nancy. — Vergogna! +Non devi parlare così!</p> + +<p> — Sì! devo! devo! — disse Anne-Marie, quasi piangendo.</p> + +<p>Il visitatore, sorridendo acidamente, si alzò per prendere +congedo.<span class="pagenum"><a name="Page_376" id="Page_376">[376]</a></span></p> + +<p> — Temo — disse — che per le ragazzine troppa musica +non faccia bene ai nervi.</p> + +<p> — Sì, sì che fa bene! — gridò Anne-Marie, disperata +e piangente. E come Nancy la confortava cingendola col +braccio, la bambina singhiozzò: — Mamma, digli una cosa! +digli una cosa che io non so dire! Aiutami.</p> + +<p> — Che cos'è, cara?</p> + +<p> — Ti ricordi... che dovevamo andare in un paese lontano... +tu dicevi che era un paese caldo, e bello... e sporco... +Dov'era?</p> + +<p> — Vuoi dire il Messico?</p> + +<p> — Sì, sì, sì! Allora hai detto qualche cosa degli alberghi +che sono là... cos'hai detto di quei piccoli alberghi strani?</p> + +<p>Nancy riflettè un istante. Poi si ricordò, e sorrise.</p> + +<p> — Ho detto che non vi si trova che quello che si porta +con sè.</p> + +<p> — Sì, sì, — balbettò Anne-Marie, eccitata e incoerente, — adesso +dillo... dillo ancora, ma dillo della musica.</p> + +<p>Nancy rise e le baciò la fronte accaldata.</p> + +<p> — Vuoi dire che nella musica non si trova che quello +che si porta con sè, nella propria anima?</p> + +<p> — Sì, — disse la bambina. — Voglio dire così.</p> + +<p> — Cara! — disse Nancy. E la baciò.</p> + +<p>Ma il Musicista Vero se ne andò disgustato.</p> + +<p>Che ignoranza! Che discorsi sconnessi! Cosa c'entravano +gli alberghi messicani colla musica di Bach?</p> + +<hr /> +<h2><a name="XXV" id="XXV"></a>XXV.</h2> + +<p>Un anno passò come un sogno, spargendo rose e mirti +ai piedi di Anne-Marie: un anno di fantastici viaggi da +trionfo a trionfo. La vita per Anne-Marie era come un magico<span class="pagenum"><a name="Page_377" id="Page_377">[377]</a></span> +giardino, tutto acceso di fiori incantati che si chinavano +al suo passare.</p> + +<p>I concerti erano la sua gioia. La sua chiara anima +era colma di musica, e come da un puro e prescelto vaso +essa ne versava la melodiosa piena sul mondo ascoltante.</p> + +<p>Suonando, ella compiva la sua missione, così come +un'allodola deve cantare.</p> + +<p>Un giorno a Genova la condussero a vedere il violino +di Paganini, muto e sigillato nella sua cassa di vetro al +Municipio. Essa lo contemplò a lungo silenziosamente. +Poi distolse lo sguardo.</p> + +<p> — Cosa pensi, cuor mio? — chiese Nancy. — Perchè +sei triste?</p> + +<p> — Penso — disse la ragazzina con occhi solenni — come +deve soffrire quel violino di essere chiuso là dentro; +come la sua voce deve fargli male! Chi sa come si strugge +di poter cantare!</p> + +<p>L'osservazione fu udita e ripetuta. Giunse alle orecchie +del Sindaco di Genova. Un giorno, con grande pompa, +Anne-Marie fu invitata al Palazzo del Municipio, e colà, +davanti ai pochi invitati, furono tolti i sigilli: il sacro istrumento +dell'immortale Nicolò fu posto tra le ténere mani +della bambina.</p> + +<p>Da tre notti essa non dormiva pensando a questo +grande momento: sognando la gioia di quella fremebonda +voce imprigionata, quando le sue dita l'avrebbero resa +alla libertà!</p> + +<p>Rapidamente essa infilò un nuovo cantino, traendolo +sopra il ponticello scolorito. Poi pizzicò, lieve, le corde, +chinando il capo ad ascoltare. Ed ora, alzando l'arco, +con attacco vibrante spezzò i ceppi del silenzio che gravavano +sulle frementi corde... L'accordo di re minore +risuonò, tremolante e flebile.</p> + +<p>Anne-Marie rialzò l'arco e attaccò un altro accordo,<span class="pagenum"><a name="Page_378" id="Page_378">[378]</a></span> +premendo le dita sulle corde con intenso e veemente vibrato.</p> + +<p>E di nuovo il violino rispose con voce rauca, debole, +sorda. Il viso di Anne-Marie si fece bianco come un lino. +Le sue labbra tremarono. Con un singhiozzo ella abbassò +il violino.</p> + +<p> — E' morto, — disse.</p> + +<p>Molti anni dopo, se talvolta accadde a Nancy di pensare +che forse sarebbe stato meglio se avesse trattenuta +dai concerti e dal pubblico la sua bambina — se dubitava +di aver errato permettendole di diffondere sul mondo +tutta la sua giovine anima canora, — il ricordo del Silente +Violino, chiuso nella sua prigione di cristallo, le tornava +alla memoria: il Violino che era morto per non aver cantato, +morto del suo proprio silenzio.</p> + +<p>E fu contenta di pensare che alla sua allodoletta era +stato concesso di cantare.</p> + +<p>E cantò, l'allodoletta! Cantò, in molti climi, sotto +molti cieli, in molte terre lontane. Era forse a Edimburgo +che i cavalli furono staccati dalla sua vettura, ed essa e +Nancy tratte in trionfo per le festanti vie? Era forse a +Berna che la polizia dovette sgombrare dalle strade e +dalle piazze le turbe di studenti che parevano impazziti? +Non fu a Torino che la folla la richiamò venti volte al balcone, +per urlarle i suoi evviva, per implorare dal piccolo +volto estasiato un sorriso, dalle piccole mani salutanti, +un fiore? Dove, dove fu che gli uomini alzavano i loro +figlioletti tra le braccia perchè la vedessero, perchè le toccassero +la veste, e le donne, spinte e urtate nella calca, +coi cappelli a sghembo e gli occhi allucinati, battagliavano +per intravvedere un baleno della bionda testolina +salutante e per sfiorare d'un tocco la piccola mano inguantata? +Non era a Napoli che la chiamavano « la bambina +assistita », e la credevano posseduta da uno spirito? E tra<span class="pagenum"><a name="Page_379" id="Page_379">[379]</a></span> +le acclamazioni talune voci gridavano che, per carità, +predicesse i numeri del lotto?</p> + +<p>Sì, questo era stato a Napoli. Nancy se lo rammentava. +Nella gloria confusa delle cangianti scene, alcuni ricordi +emergevano nitidi e chiari nella memoria di Nancy. Era a +Napoli che nel vasto teatro gremito avevano dimenticato +di serbare un posto per lei. E il direttore del teatro era +venuto a dirle che una signora ch'egli conosceva, gentilmente +le offriva un posto nel suo palco: palco numero +cinque, seconda fila — Nancy se lo ricordava ancora! E +mentre Anne-Marie, già baciata e benedetta come di consueto, +col violino sotto al braccio usciva fuori — piccola +visione di cielo — sull'ampio palcoscenico, Nancy correva +ancora per i corridoi deserti della seconda fila cercando +il palco numero cinque. Eccolo finalmente! Nancy +vi entrò, e vide una signora sola, velata di nero. Nancy le +fece un piccolo saluto e prese posto, mormorando: « Grazie. » +Poi colle mani convulsamente intrecciate, aveva sussurrato +la preghiera che sempre diceva per Anne-Marie quando +suonava: « Mio Dio! aiutatela! Ispiratela! Guidatele la +mano! »</p> + +<p>E Iddio anche allora aveva ascoltato la preghiera: +perchè Anne-Marie suonava grandiosamente, soavemente, +senza neppur sognare che potesse aver bisogno d'aiuto!</p> + +<p>Nancy sedeva nel palco, rigida e atterrita come sempre; +come sempre pietrificata di paura, aspettando che i tranquilli +occhi di Anne-Marie si volgessero in giro per l'uditorio, +vagando di palco in palco, in cerca di lei. Ecco! +L'avevano trovata! Scintillavano, ridevano... Poi lo Spirito +della Musica piombava colle grandi ali tra di loro +due, e portava via la sua bambina — via, suonante e sognante, +lontano dalla cerchia del materno amore...</p> + +<p>La signora vestita di nero si premette il fazzoletto +sugli occhi. Nancy era avvezza a vedere quel gesto, ma<span class="pagenum"><a name="Page_380" id="Page_380">[380]</a></span> +pur sempre ne rimaneva commossa. Stese la mano e la posò +sul braccio della sconosciuta, a cui la musica della sua +bambina angosciava il cuore.</p> + +<p>La donna vestita di nero, senza voltarsi, le prese la +mano; e stettero così vicine, queste due ignote, legate +dalla musica come due sorelle.</p> + +<p>L'ultimo pezzo finiva, e da ogni angolo della sala scoppiavano +le acclamazioni, le ben note grida di delirio e +d'entusiasmo. Nancy si alzò rapida per tornare dietro +le quinte da Anne-Marie. La sconosciuta si volse e rialzò +il velo.</p> + +<p> — Il mio nome è Villari, — disse.</p> + +<p>Nancy ricordava il nome. Tutto ciò che Aldo le aveva +detto di questa donna, tutto ciò che Nino le aveva taciuto, +si riversò come un'onda nella sua memoria. Ella fissò lo +sguardo con curiosità in quel viso smunto, sotto l'elmetto +di capelli rosso-scuri — povero viso stanco su cui le rughe +mettevano mille piccoli solchi tristi.</p> + +<p> — Conosco bene il vostro nome, — disse Nancy, sporgendo +la mano. — Saluto la grande artista.</p> + +<p>La donna sospirò profondamente.</p> + +<p> — Saluto la madre fortunata.</p> + +<p>Poi calò il velo sul viso.</p> + +<p>Nancy s'affrettò per gli affollati corridoi, dove la gente +a gruppi discorreva e discuteva della sua bambina; e le +parole: « Meravigliosa! Fenomenale! Incredibile! » batterono +colla consueta ala soave al suo orecchio.</p> + +<p>« Madre fortunata! » Oh, sì, sì! essa era una madre +fortunata! Se lo disse mille e mille volte; lo ripetè piano +mentre ravvolgeva una morbida sciarpa bianca intorno +al capo biondo della sua figlioletta; e ancora, mentre passava +con lei attraverso gli evviva della folla, fra le mille +mani tese e i cappelli sventolanti. E se lo ripetè, seduta +nell'automobile che le portava via, aperta alla dolce notte<span class="pagenum"><a name="Page_381" id="Page_381">[381]</a></span> +napoletana, e mentre reggeva col braccio Anne-Marie, +che, in piedi sul sedile, sventolava tutt'e due le mani alla +circondante folla.</p> + +<p>La figuretta ondeggiava col moto della carrozza, che +moveva rapida per la gaia strada illuminata. Ben presto +anche gli ultimi entusiasti furono lasciati indietro, e Anne-Marie +si lasciò scivolar giù al suo posto presso Nancy. +L'automobile correva sulla marina; al di là del Golfo il +Vesuvio respirava, col ritmico alito infuocato; e le tranquille +acque splendevano. Nancy ricordò che questa era +la patria di Aldo — poi scordò tutto al suono delle dolci +parole usitate:</p> + +<p> — T'è piaciuto il mio concerto, Liebstes? Sei felice, +cara mamma mia?</p> + +<p>La frase era ormai divenuta una specie di formula +ch'esse ripetevano, ridendo, come il ritornello d'una canzone. +Di tutte le ore del giorno, febbrili e turbolente, era +questa l'ora di gioia pel cuore di Nancy. Anne-Marie, che +di consueto era bizzarra e inafferrabile — resa più strana +dalla sua musica, ed esaltata dall'adorazione di molta +gente — in quest'ora ridiventava la sua tenera bambinetta, +più mite e più dolce dell'Anne-Marie di tutt'i giorni, +più vicina e più umana dell'Anne-Marie dei concerti: +che era una strana e inaccessibile creatura di cui Nancy +talvolta dubitava che potesse proprio appartenere a lei!</p> + +<p>Fräulein e Bemolle seguivano in un'altra carrozza. +Dall'impresario in poi, nessuno aveva osato turbare +quest'ora sacra e stellata del loro amore.</p> + +<p class="pad2">E Nancy, rimpianse ella mai i suoi perduti sogni di +gloria? Ricordò ella mai il suo non scritto Libro? Non le +ardevano più le ferite dell'ali che ella s'era strappate?</p> + +<p>No. Essa viveva per Anne-Marie e di Anne-Marie. +La Chimera dell'ispirazione si era allontanata da lei.<span class="pagenum"><a name="Page_382" id="Page_382">[382]</a></span> +Rime e ritmi, parole, visioni e sogni — non la turbavano +più.</p> + +<p>Ella respirava la musica che Anne-Marie suonava. +Ella sognava la musica che Anne-Marie componeva. Il +Pifferaro della Leggenda che per tanti anni l'aveva ossessionata +col suo appello, ora non la chiamava più. L'aveva +oltrepassata, l'aveva scordata.</p> + +<p>E l'aquila del Genio non la scoteva più, sfracellandole +colle grandi ali il cuore.</p> + +<p>Ella era come il Silente Violino: i canti che l'anima +sua non aveva espressi, erano morti in lei.</p> + +<hr /> +<h2><a name="XXVI" id="XXVI"></a>XXVI.</h2> + +<p>Fu a Parigi che avvenne ciò che Nancy già da tempo +vagamente aspettava e paventava.</p> + +<p>Ella era sola all'albergo, nel suo salotto. Fräulein +era andata con Anne-Marie — e con un grosso volume +sulla Rivoluzione Francese sotto al braccio — al Giardino +delle Tuileries.</p> + +<p>Il ragazzo del « lift » bussò alla porta e annunciò una +visita; subito, senza attendere consenso, un signore entrò. +Era Aldo! Aldo, colla barba quadrata, e un occhialetto +pendulo — Aldo, immacolato e irreprensibile, col cilindro +in mano.</p> + +<p>Egli si fermò sulla soglia, guardando in viso a Nancy. +Poi si avanzò, depose il cappello su una sedia, stese ambe +le mani ed esclamò con voce bassa e fervida:</p> + +<p> — <em>Nancy!</em></p> + +<p>Nancy era balzata in piedi, ed ora, col respiro rapido +ed affannoso, gli stava innanzi pallida e sottile nella chiara<span class="pagenum"><a name="Page_383" id="Page_383">[383]</a></span> +vestaglia. Egli fece un altro passo verso di lei, sempre +con le braccia tese. Allora Nancy avanzò una mano diffidente +che suo marito afferrò e strinse tra le sue. Sul dito +mignolo di Aldo brillava un anello di brillanti.</p> + +<p>Egli chinò il lucido capo nero sulla fredda manina di +Nancy, e la baciò.</p> + +<p> — Sia ringraziato Iddio! — mormorò, e si abbandonò +sopra una seggiola.</p> + +<p>Nancy si domandò confusamente per che cosa egli +ringraziasse Iddio. Veramente neppur Aldo lo sapeva +esattamente; ma gli pareva una frase appropriata alla +situazione; e d'altronde non ne aveva altra di pronta.</p> + +<p>Vi fu un imbarazzante silenzio. Aldo lo ruppe:</p> + +<p> — Nancy! sono ritornato!</p> + +<p>Nancy disse:</p> + +<p> — Sì.</p> + +<p>E i suoi pensieri si aggirarono sconnessi intorno alla +sua barba e al suo anello di brillanti.</p> + +<p> — In tutto questo tempo cosa avrai pensato di me? +Chi sa quali crudeli pensieri hai avuto!</p> + +<p>No. Nancy non aveva avuto dei crudeli pensieri.</p> + +<p> — Ed ora non mi ami più!</p> + +<p>Nancy lo guardò con espressione smarrita, e sorrise, +senza quasi sapere perchè.</p> + +<p>Aldo non volle accorgersi del sorriso; e disse:</p> + +<p> — Nancy! Nancy! Non potrai mai perdonarmi?</p> + +<p> — Ma sì, ti perdono, — disse Nancy, e sorrise ancora.</p> + +<p>Le pareva di sognare. Le pareva una cosa strana e +comica che questo signore colla barba quadrata e l'occhialetto +ciondolante fosse qui a domandarle perdono e a parlarle +d'amore. Nulla in lui le pareva menomamente noto +familiare. I suoi capelli, che prima soleva portare divisi +in mezzo, ora erano spazzolati indietro dalla fronte e +ondeggiavano lisci e lucidi in una gran massa nera; la sua<span class="pagenum"><a name="Page_384" id="Page_384">[384]</a></span> +barba a ventaglio gli trasformava la faccia, e gli dava +un'aria di pittore francese; persino il suo cappello, alto, +quadrato, coll'orlo piccolo, giacente sulla sedia, aveva +in sè qualche cosa di assolutamente alieno e straniero.</p> + +<p> — Perchè ridi? — disse Aldo.</p> + +<p>E il tono di vanità offesa nella sua voce, scosse e ridestò +la memoria di Nancy, e la richiamò alla realtà delle +cose.</p> + +<p> — Non rido, — disse.</p> + +<p>E d'un tratto cominciò a piangere.</p> + +<p>Era questo l'atteggiamento che Aldo si era aspettato, +e a cui sapeva tener testa. Una donna silenziosa e fredda, +con occhi vitrei e un sorriso ambiguo, era un essere inquietante +che lo metteva a disagio. Ma una donna piangente — Aldo +ne aveva visto tante, e sapeva come confortarle.</p> + +<p>Subito le fu accanto chinandosi sopra il viso nascosto, +cingendole con un braccio le spalle sottili.</p> + +<p> — Nancy! non piangere, te ne prego! Sono stato un +infame, una canaglia; ma, te lo giuro! ho creduto di far +bene. Ed espierò, espierò. Ti renderò in tanta felicità le +tue sofferenze di questi anni passati!</p> + +<p>Ella piangeva sempre, colla faccia chiusa tra le mani +e le spalle scosse dai singulti.</p> + +<p> — Sono ricco, — continuò Aldo. — Ho tanti denari, +che non sapremo come spenderli.</p> + +<p>Le sussultanti spalle cessarono d'un tratto di muoversi. +Parevano aspettare, ascoltare... V'era molta diffidenza +in quelle esili spalle aspettanti.</p> + +<p>Aldo proseguì:</p> + +<p> — Non aver paura. Non ho giocato; non ho fatto +nulla di scorretto o di disonorante. Il denaro mi è stato +lasciato — egli s'avvide che le esili spalle erano immobili, +rigide nell'attesa — da una... da una vecchia persona, +a cui ho potuto essere utile. Questa persona è morta e mi<span class="pagenum"><a name="Page_385" id="Page_385">[385]</a></span> +ha lasciato tutto il suo patrimonio. L'ho meritato. Sono +stato molto buono per lei...</p> + +<p>Le spalle ondeggiarono in un profondo sospiro. Sospiro +di sollievo o di disperazione? Aldo ne era incerto.</p> + +<p> — Dunque ora avranno fine le tue pene, Nancy mia. +Ho già assegnato a te e alla bambina una somma importante... +Così non sarai più obbligata a sfruttare Anne-Marie.</p> + +<p>Nancy balzò in piedi, sfuggendo a lui; e lo guardò +atterrita. Che cosa aveva detto? « Sfruttare Anne-Marie! »... +<i>Sfruttare Anne-Marie?</i> Lui poteva credere questo? +Altri potevano credere questo?..... che ella sfruttasse +Anne-Marie?</p> + +<p>Nancy si coprì il viso e scoppiò in disperato, irrefrenabile +pianto. Singhiozzava e gemeva, torcendosi le mani. +Aldo, guardandola, comprese che questo non era il pianto +che egli era avvezzo a udire e a comprendere. In questo +pianto erano tutte le speranze infrante di Nancy; tutte le +sue aspirazioni perdute; tutto ciò che per amore di Anne-Marie +ella aveva sacrificato e soffocato, e cercato con preghiere +e flagellazioni di scordare. Il suo lavoro, il suo +Libro, le sue speranze, i suoi sogni di gloria — tutte le +cose che aveva messo sotto ai piedini di Anne-Marie e che +essa, correndo alla celebrità, aveva così gaiamente calpestato — risorsero +nella sua memoria come spettri di esseri +trucidati. Nancy ricordò le splendide ali del suo proprio +Genio ch'essa, per dar libero volo ad Anne-Marie, si era +divelte penna a penna — e le ferite s'aprirono e sanguinarono +ancora.</p> + +<p> — Non è vero ch'io abbia sfruttato Anne-Marie, — disse, +levando verso Aldo le iridi acquarellate di pianto; — tutto +il denaro che ha guadagnato nei suoi concerti +è stato messo via per lei. E' sacrosanto. Nessuno lo ha +toccato.<span class="pagenum"><a name="Page_386" id="Page_386">[386]</a></span></p> + +<p> — Allora come avete vissuto? — chiese Aldo.</p> + +<p> — Ho preso dei denari a prestito, — diss'ella con +occhi di collera e di sfida. — Tanti denari, che renderò +quando potrò.</p> + +<p> — A chi? — chiese Aldo, aggrottando le ciglia.</p> + +<p>Nancy non rispose.</p> + +<p> — Puoi ripagarli subito, — diss'egli col viso cupo.</p> + +<p>E non parlò più. La frivola pendola sul caminetto +suonò le quattro con tintinnante cariglionetta.</p> + +<p> — Dov'è la bambina? — chiese Aldo a bassa voce.</p> + +<p> — E' uscita. — Il viso di Nancy si fece duro come +la pietra. — Non voglio che tu la veda. Non voglio che +sia turbata e agitata.</p> + +<p> — Nancy! — esclamò Aldo, e il suo viso si scolorò; — io +devo vederla. Tu non puoi vietarmelo! Nancy, non +sarai così spietata! Da più di sei anni mi struggo giorno +e notte pensando a lei. Non ho sognato altro, non ho desiderato +altro che rivederla! Ogni notte sono stato sveglio +delle ore e delle ore pensando a questo incontro. Mi dicevo: +quando sarò ricco, quando sarò libero — Nancy fremette +e rabbrividì — andrò a cercarle... Le troverò povere, derelitte, +in lotta colle necessità dell'esistenza... E allora +arriverò... nella meschina strada dove esse stanno... arriverò +in una carrozza a due cavalli, due bei cavalli bianchi +che piaceranno ad Anne-Marie... — gli occhi di Aldo erano +pieni di lagrime, ma Nancy lo guardava fredda, attonita, +quasi non potendo credere a tanta puerile incoscienza. — E +allora... — la voce di Aldo si ruppe in un singulto — pensavo: +guarderanno dalla finestra e mi vedranno... E +io allora dirò: Sono venuto a portarvi via!... via dalla +povertà, dalla miseria, dalla solitudine... a portarvi via +per sempre con me!</p> + +<p>Aldo si coprì il volto colle mani, e le lagrime piovvero +sull'anello di brillanti.<span class="pagenum"><a name="Page_387" id="Page_387">[387]</a></span></p> + +<p> — Ma allora... invece, ho saputo... ho letto... nei giornali... +dei successi di Anne-Marie! E avrei voluto correre +a sentirla. Ma come potevo vedere la mia bambina... la +mia bambina... lì, davanti a mille estranei... mentre io, +io... suo padre... — l'angoscia lo rese incoerente. — E dire +che non l'ho mai udita, non l'ho mai udita! — singhiozzò.</p> + +<p>Le labbra di Nancy rimasero chiuse. Il suo cuore era +chiuso. Non parlò.</p> + +<p>Aldo fissò in lei le inondate pupille, e avrebbe voluto +che anche lei piangesse.</p> + +<p> — Non mi perdoni? non mi perdoni? — singhiozzò.</p> + +<p>Nancy col capo fece cenno di sì.</p> + +<p> — Ma non vuoi più che si torni insieme? Non potremo +mai più essere felici tutt'e tre?</p> + +<p> — No, — disse Nancy.</p> + +<p> — Mai? — e la barba di Aldo si mosse stranamente. — Mai?</p> + +<p> — Mai, — disse Nancy, e un brivido di avversione +le fece stringere i gomiti al corpo.</p> + +<p>Allora Aldo pianse e delirò. Da sei anni sognava +l'istante di rivedere lei e la bambina; da sei anni aveva +fatto ciò che aveva fatto per amore di lei e della bambina; +aveva fantasticato e macchinato, aveva pazientato +e sofferto per lei e per la bambina; non aveva vissuto +che col pensiero di lei e della bambina; e non potrebbe +andare avanti a vivere — no! non un giorno, non un'ora! — senza +di lei e della bambina!</p> + +<p>E dicendo tutto questo era sincero, e credeva di dire +la verità. E le sue parole diventavano più vere mentre +egli le diceva, e mentre leggeva sul viso di lei che ogni +preghiera era vana.</p> + +<p> — Oh, Nancy! Nancy! Nancy! — Egli le afferrò la +fredda mano snervata e la strinse disperatamente, — mi +lascerai rivedere la bambina! Deciderà lei di me, della<span class="pagenum"><a name="Page_388" id="Page_388">[388]</a></span> +mia vita. Se lei mi scaccia, andrò via. Ma se lei mi vuole, +se si ricorda di me e mi dice di restare, promettimi, Nancy, +che non mi scaccierai! Promettimi! oh, prometti! Non ti +lascerò, non ti lascerò finchè non avrai promesso!</p> + +<p>Ma Nancy non volle promettere.</p> + +<p> — Nancy! — singhiozzò Aldo, — ricordati come ci +siamo amati! ricordati i giorni sul Lago Maggiore! +ricordati quando scrivevi il tuo Libro, e me lo leggevi la +sera, colla testa poggiata al mio braccio. Ricorda tutto, +Nancy, e promettimi che se la bambina mi dice di +restare, lo dirai anche tu!</p> + +<p>Ma Nancy non volle promettere.</p> + +<p> — Nancy! Nancy! hai dimenticato i tristi giorni di +New York? I giorni di miseria e di fame che attraversammo +insieme? Per la memoria di quei tristi giorni nella casa dei +Schmidl, per il ricordo della mia piccola stanza buia, che +d'allora in poi ho tante volte sospirata e rimpianta, perchè +attraverso la porta socchiusa vedevo te e la piccina che +dormivate... Nancy, in nome di tutte quelle tristezze, +prometti!</p> + +<p>Ma Nancy non poteva promettere.</p> + +<p> — Ma non ti ricordi, Nancy, Nancy! quando Anne-Marie +era malata? Aveva la rosolìa, — singhiozzò Aldo, — e +non voleva mangiare che il latte che le scaldavo io... +e non voleva dormire se non mi teneva la mano... Oh, +Nancy! Nancy! non vuoi ricordare... e promettere?</p> + +<p>E questo Nancy lo ricordò. — E promise.</p> + +<p>Rimasero seduti silenziosamente aspettando il ritorno +di Anne-Marie. Nessuno dei due parlò più. Aldo prese +dal tavolo un ritrattino della bimba col violino, e lo tenne +tra le mani, guardandolo lungamente, coi gomiti appoggiati +alle ginocchia. Poi inclinò la testa, e rimase così, +colla fronte stretta alla piccola fotografia di sua figlia.</p> + +<p>L'inconscia Arbitra di Destini arrivò correndo per<span class="pagenum"><a name="Page_389" id="Page_389">[389]</a></span> +il corridoio; teneva un pallone del Bon Marché legato con +una cordicella al suo polso. Era un grande pallone rosso +colle parole « Bon Marché » in caratteri d'oro sull'enfiata +faccia; ed era stato causa di intensa mortificazione a Fräulein, +per tutto il percorso dell'affollato Boulevard des +Italiens.</p> + +<p> — La gente ti riconoscerà, — aveva detto per istrada +ad Anne-Marie, — e allora non ti si prenderà più sul serio; +e non si prenderà sul serio neppure la tua musica. Non +è decoroso che una grande artista vada attorno con quello +stupido pallone.</p> + +<p> — Questo non è più stupido degli altri palloni, — disse +Anne-Marie colpendone leggermente la turgida +testa rossa e guardandolo ascendere lentamente per tutta +la lunghezza della cordicella.</p> + +<p>Poi lo tirò giù di nuovo, e un lieve colpo di vento lo +mandò a battere contro la faccia di Fräulein.</p> + +<p>Fräulein fu molto irritata.</p> + +<p> — Veramente, io non capisco come una persona che +eseguisce la Sonata di Beethoven...</p> + +<p> — Quale Sonata? — chiese Anne-Marie che era versata +nell'arte di far girare la conversazione. — La Kreutzer +o la Frühling? Io preferisco la Kreutzer...</p> + +<p>Poi introdusse forzatamente le sue dita sotto al braccio +rigido e resistente di Fräulein; e le trotterellò gaiamente +a fianco lungo il Boulevard. E Fräulein era felice. Il pallone +picchiava lievemente contro al suo cappello, ma +poco gliene importava. Si limitò a dire che avrebbe preferito +che sul pallone fosse stato scritto « Louvre » invece +di « Bon Marché », che era un negozio così democratico.</p> + +<p>... Anne-Marie entrò nel salotto traendosi dietro il +pallone.</p> + +<p>Fräulein, vedendo che vi era una visita, si ritirò in +camera sua.<span class="pagenum"><a name="Page_390" id="Page_390">[390]</a></span></p> + +<p>Anne-Marie era avvezza alle visite; era abituata a +trovar gente che la aspettava. E vedendo questo straniero +che era balzato in piedi al suo apparire, e che ora la +fissava con occhi veementi e lagrimosi, ella stese la tiepida +manina a salutarlo. Anne-Marie aveva già visto +molti stranieri, e molti occhi lagrimosi. Non ne fu dunque +nè commossa nè sorpresa.</p> + +<p> — « Bonjour », diss'ella, giudicando dalla barba.</p> + +<p>Poi si appressò a sua madre.</p> + +<p> — Guarda il mio pallone, Liebstes, — disse, facendo +scivolare il cordoncino dal suo polso.</p> + +<p>Subito il pallone salì, rapido e lieve, e andò a battere +pian piano contro la soffitta. Gli occhi disperanti di Anne-Marie +lo seguirono... La stanza era alta. La cordicella pendeva +lontana, fuori della portata d'ogni mano umana.</p> + +<p>Ma l'uomo colla barba le aveva afferrato il polso, e +glielo baciava.</p> + +<p> — <em>Anne-Marie!</em></p> + +<p>Anne-Marie ritrasse la mano e se la stropicciò lievemente +sulla veste.</p> + +<p>Egli ripetè:</p> + +<p> — Anne-Marie! — con voce rauca, e congiungendo +le mani. — Guardami, — disse.</p> + +<p>E, docili, gli occhi celesti lasciarono il soffitto e si posarono +sul volto di lui.</p> + +<p> — Bimba mia, bimba mia! Ti ricordi di me?</p> + +<p> — Sì, — disse prontamente e inveracemente Anne-Marie.</p> + +<p>(In simili occasioni Fräulein l'aveva tante volte rimproverata +se rispondeva « no ».</p> + +<p> — E' scortese dire: « no » a quel modo. Per non offendere +devi dire: « Forse... non sono sicura... Mi pare di +ricordarmi... — ammoniva la Fräulein.</p> + +<p>Ma Anne-Marie amava di essere breve. — Oh! se non +devo dire di no, dirò di sì!<span class="pagenum"><a name="Page_391" id="Page_391">[391]</a></span></p> + +<p>E così fece anche stavolta).</p> + +<p>Il sangue era corso come una fiamma sulla fronte +di Aldo. Egli cadde in ginocchio davanti alla bambina +e le prese le mani, e se le premette sugli occhi e sulle labbra:</p> + +<p> — Piccola mia! Piccola mia! — e le facili lagrime meridionali +gli piovvero dagli occhi.</p> + +<p>Anne-Marie disse a sè stessa: — Questo deve essere un +musicista tedesco. — Finora soltanto i musicisti tedeschi +erano stati a questo punto espansivi ed eccitabili.</p> + +<p>Si volse a interrogare con gli occhi sua madre, ma +questa teneva chinato il capo.</p> + +<p> — Posso rimanere, posso rimanere, Anne-Marie? +Vero, che non vuoi ch'io torni via tutto solo? Dillo, dillo +a tua mamma, che mi lasci restar qui e aver cura di voi!</p> + +<p>Anne-Marie fu molto sorpresa.</p> + +<p> — A noi non piace che si abbia cura di noi, — disse. +E soggiunse per non offendere questa strana persona: — Grazie +lo stesso.</p> + +<p>Aldo rise traverso le lagrime.</p> + +<p> — Cara, cara adorata! — e le baciò la manica della +giacchettina.</p> + +<p>Anne-Marie era una persona ragionevole e non le piacevano +le emozioni degli sconosciuti. E poi, aveva fretta.</p> + +<p> — Addio, — disse risoluta. — Se volete un autografo +ve lo dò.</p> + +<p>Aldo l'afferrò per le gracili spalle, fissandole negli +occhi lo sguardo smarrito e disperato.</p> + +<p> — Ma, Anne-Marie! Anne-Marie! Non mi riconosci? +Hai detto, hai detto che ti ricordavi di me! Non riconosci +tuo papà?</p> + +<p> — No, — disse Anne-Marie.</p> + +<p> — Ma non ricordi tuo papà, tuo papà che ti cantava +« celeste Aida », quando eri malata a New York?... Non +ti ricordi che ti conducevo la domenica a vedere gli scoiattoli<span class="pagenum"><a name="Page_392" id="Page_392">[392]</a></span> +nel parco? Piccola Anne-Marie, non mi riconosci, +non mi riconosci?</p> + +<p>Il viso della bambina s'era fatto rosso, e il suo labbro +tremava. Scosse la testa.</p> + +<p> — No, — disse a bassa voce.</p> + +<p>Aldo si volse e si coprì la faccia colle mani. La piccina +lo guardò un istante; poi si avvicinò in punta di piedi +a sua madre, e le si annidò nel tenero braccio protettore. +Indi i suoi ceruli occhi errarono verso il soffitto in cerca +del pallone. Sì, era lì; colla breve corda pendula, lontana... +Parve ad Anne-Marie che il pallone fosse diventato un +po' più piccolo... Come mai, come mai l'avrebbe ella +riavuto?</p> + +<p>Nancy volse alla sua bambina un viso angustiato e +pallido (anche quello pareva più piccolo del solito, +pensò Anne-Marie) e le parlò a voce bassa:</p> + +<p> — Anne-Marie; egli è tuo padre.</p> + +<p> — Davvero? — chiese Anne-Marie dubbiosa, guardando +quell'uomo colla barba e col viso nascosto nelle +mani; poi mirò a lungo sulla sedia il cappello lucido e +alto. — Davvero? — ripetè.</p> + +<p> — Vuoi ch'egli rimanga con noi? — domandò Nancy, +piano, quasi senza respiro.</p> + +<p> — Con noi due?</p> + +<p>Le pupille di Anne-Marie si dilatarono. Ricordava +l'impresario.</p> + +<p> — Sì. Con noi due, — disse Nancy.</p> + +<p> — Per sempre?</p> + +<p>E il cerulo turbamento dei puerili occhi si fece più +intenso.</p> + +<p> — Per sempre, — disse Nancy.</p> + +<p>Anne-Marie volse un'altra rapida occhiata a quell'uomo +e poi al suo cappello. Indi posò la guancia contro +il braccio di sua madre, come sempre quando chiedeva +un favore.<span class="pagenum"><a name="Page_393" id="Page_393">[393]</a></span></p> + +<p> — Piuttosto no, Liebstes, — sussurrò.</p> + +<p>L'Arbitro aveva parlato.</p> + +<p>Aldo non disse che poche parole a Nancy. Posò la +mano sul capo della bambina e la guardò a lungo. Poi si +volse bruscamente, prese il suo cappello e uscì dalla stanza.</p> + +<p> — Che strano uomo! — disse Anne-Marie. — Era davvero +mio padre?</p> + +<p>Nancy, colle labbra bianche, disse: — Sì.</p> + +<p> — Ne sei proprio certa? — domandò Anne-Marie; +e, quasi senza volerlo, rialzò gli occhi verso il pallone.</p> + +<p> — Sì, cara, — disse sua madre; e pianse.</p> + +<p>Ma Anne-Marie era volata alla porta.</p> + +<p> — Papà! — gridò coll'acuta voce argentina.</p> + +<p>Aldo, già a metà scala, udì e si fermò. Il cuore gli +balzò in gola, e le sue mani strinsero la ringhiera.</p> + +<p> — Papà!</p> + +<p>Aldo si volse, esitante, non osando credere, non osando +sperare.</p> + +<p>E ancora squillò quella soave chiamata infantile:</p> + +<p> — Papà!</p> + +<p>Aldo si volse, e risalì le scale. Era cieco, era pazzo +di felicità. Barcollando e tremando s'avviò per il corridoio +verso la porta aperta. Sulla soglia, aureolata di luce, lo +aspettava la sua bambina.</p> + +<p> — Papà, — disse Anne-Marie (e ancora la parola e la +voce puerile strinsero la gola ad Aldo in un singhiozzo +di felicità). — Vuoi essere tanto buono?</p> + +<p> — Sì! — disse Aldo, pallido e solenne.</p> + +<p> — Allora... prima di andartene tira giù il mio pallone! +Tu che sei alto, ci arrivi...</p> + +<p class="pad2">Aldo tirò giù il pallone. Poi se ne andò. Fuori dalla +stanza — fuori dalla loro vita — fuori dal racconto.</p> + +<p class="astline">******</p> + +<hr /> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_394" id="Page_394">[394]</a></span></p> + +<h2><a name="XXVII" id="XXVII"></a>XXVII.</h2> + +<p class="astline">******</p> + +<p class="rind">« Miniera di San Juan.</p> + +<p class="lind">« <i>Nancy</i>,</p> + +<p>« E' finita l'attesa. Gli anni sono passati, i neri, tristi +anni d'assenza e di solitudine.</p> + +<p>« Parto di qui, per ritornare a te.</p> + +<p>« Tu mi verrai incontro a Genova. E siederemo ancora +su quel balcone dove — or sono tanti anni — tu mi +dicesti del tuo Libro non scritto, del tuo Libro che temevi +dovesse morire, come un bimbo non nato, nel tuo seno. +Vengo a condurti a Porto Venere, bianca nel sole, come +una Naiade che bagni la punta del piede nelle celesti acque +marine. E il tuo Libro vivrà, vivrà alfine.</p> + +<p>« E noi, anche, vivremo!... O Nancy, Nancy! Io sono da +tanti anni così muto e solitario, che il mio amore non ha +più parola. E nella mia vita buia e vuota la gioia entra +come una piccola ombra spaurita, già pronta a volar via.</p> + +<p>« Io l'afferro e la stringo, e le grido: « Resterai! Hanno +termine alfine la solitudine e l'esilio! » Ma essa, la piccola +ospite straniera, non lo crede.</p> + +<p>« Anch'io non oso credere alla mia felicità, da troppi, +troppi anni sospirata. Ma poi dico a me stesso che il cuore +di Nancy non è un cuore che possa mutare. Nancy avendomi +amato un giorno, m'ama, e m'amerà.</p> + +<p>« E le parole che anni or sono, la trassero traverso +l'Oceano a me, oggi ancora, oggi ancora me la riporteranno: — « Nancy, +vieni a me! »<span class="pagenum"><a name="Page_395" id="Page_395">[395]</a></span></p> + +<p>« Alle mie vuote braccia, al mio triste e solitario +cuore! Vieni, Nancy. Vieni subito. E per sempre ».</p> + +<hr /> +<h2><a name="XXVIII" id="XXVIII"></a>XXVIII.</h2> + +<p class="astline">******</p> + +<p class="lind">« <i>Caro Selvaggio, diletto amico mio</i>,</p> + +<p>« Il tuo richiamo mi scuote il cuore. Tutti i miei desideri, +tutti i miei sogni uniscono le loro voci alla tua, +gridandomi di andare da te.</p> + +<p>« Ahimè! Una piccola preghiera che la povera Fräulein +mi faceva dire quando ero bambina mi sussurra il puerile +ritmo nell'orecchio; e quella voce piana vince e affoga +le grida dei miei disperati desideri. La conosci tu, la piccola +orazione dei tre angeli che la notte stanno intorno +al nostro letto?</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>Angelo bianco (angelo di Dio!)</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Deh, stendi l'ali sopra il capo mio.</i><br /></span> +</div><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>Angelo azzurro (angelo di Maria!)</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Tieni la mano sulla mano mia.</i><br /></span> +</div><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>Angelo d'oro (angelo di Gesù!)</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Tienimi il cuore e non lasciarlo più!</i><br /></span> +</div></div> + +<p>« Per tanti anni ho ripetuto quella preghiera che forse +gli angeli l'hanno udita. Ed ora, come posso io venire +da te così legata?<span class="pagenum"><a name="Page_396" id="Page_396">[396]</a></span></p> + +<p>« La Chiesa e la Legge, come i due primi angeli, mi +tengono prigioniera; e tu sai che la mia piccola anima +convenzionale rifugge da ciò che è irregolare e vietato. +Ma fossi io libera come l'aria per accorrere a te — il Terzo +Angelo rimane. E il Terzo Angelo mi tiene il cuore.</p> + +<p>« Anne-Marie è il terzo angelo. Anne-Marie mi tiene +il cuore nelle manine candide. Come potrei strapparlo a +lei?</p> + +<p>« Dimmi tu, dimmi tu! Come potrei lasciarla?</p> + +<p>« O allora, come potrei condurla con me? Pensa — pensa +e rispondi.</p> + +<p>« Caro Selvaggio, io sono una delle « divorate ». Non +esisto più. La mia piccola Anne-Marie mi ha divorata. +Ed è giusto, ed è bello, ed è santo che sia così. Essa +mi ha consumata, e io ne sono lieta. Essa mi ha annichilita +e io ne sono riconoscente.</p> + +<p>« Poichè è questa l'eterna legge, inesorabile e magnifica: +che a queste vite date a noi, la nostra vita devo +essere data.</p> + +<p>« Ed io — come tutte le madri — estasiata e a ginocchi, +dò la mia vita alla creatura inconscia che la esige.</p> + +<p>« Ecco: io ricado nell'ombra: la mia corsa non finita, +la mia méta non raggiunta, la mia missione non compiuta. +Che importa? Ciò che a me fu negato, sarà dato ad Anne-Marie. +Mia figlia raggiungerà le vette ch'io non ascesi. +Per lei sarà la Gloria ch'io non conquistai.</p> + +<p>« O amico e amato mio, alla cui tetra sorte io debbo +aggiungere questo dolore: comprendimi e perdona! Nella +mia vita non vi è posto per l'amore. La mia vita è tutta +turbine ed agitazioni, tutta fretta e furia, tutta ansia e +febbri, e treni che corrono, e voci che gridano, e mani +che applaudono...</p> + +<p>« Non vedi tu la nostra esistenza come in un quadro? +Il Pifferaro della Leggenda che turbina, suonando e danzando,<span class="pagenum"><a name="Page_397" id="Page_397">[397]</a></span> +davanti a noi. E via, per vette e balze e precipizii, +gli vola dietro la piccola Anne-Marie, ebbra di musica, +folle di gloria... ed io li seguo, correndo, ansando, palpitando, +perdendo nella folle corsa tutto ciò che una volta +fu mio, lasciando tutto, tutto dietro di me — i sogni, le +speranze, l'Amore...</p> + +<p>« L'Amore! l'Amore in questo quadro non è un giovinetto +nume, radioso e ridente, coronato di rose e di passione. +No. L'Amore è una figura austera, e triste, e solitaria... +Oh, caro Selvaggio, io so quanto triste, e quanto +solitario tu sei!</p> + +<p>« Ma tu comprendimi e perdona! E di' addio. Addio +a Nancy ».</p> + +<p class="pad2">E il Selvaggio comprese. E perdonò. E disse addio +a Nancy.</p> + +<p class="astline">******</p> + +<hr /> +<h2><a name="XXIX" id="XXIX"></a>XXIX.</h2> + +<p>Il chiuso fiore del tempo svolse i suoi petali.</p> + +<p>E i giorni lucenti e le notti stellate spinsero la piccola +Anne-Marie di trionfo in trionfo. E le versarono flutti +di mare negli occhi e flutti di sole sui capelli. Ed ella assurse +fulgida come un giglio alla virginea e radiosa gioventù.</p> + +<p class="pad2">Il chiuso fiore del tempo svolse i suoi petali.</p> + +<p>E i giorni e le notti versarono il loro crepuscolo su +Nancy, e la spinsero indietro nell'ombra dove seggono +le madri, con miti labbra che nessuno bacia, con dolci +occhi di cui nessuno conta le lagrime.<span class="pagenum"><a name="Page_398" id="Page_398">[398]</a></span></p> + +<p>Ella imparò a scordare. Scordò di essere stata giovane; +scordò di essere stata poeta. Scordò di aver saputo +un giorno la storia del Giardino azzurro:</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<span class="i0"><i>La belle qui veut</i><br /></span> +<span class="i0"><i>La belle qui n'ose</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Cueillir les roses</i><br /></span> +<span class="i0"><i>Du jardin bleu.</i><br /></span> +</div></div> + +<p>Il Giardino azzurro della gioventù chiuse pianamente +le sue porte dietro di lei; e i fiori che Nancy non vi aveva +colti, ora per lei non fiorirebbero più.</p> + +<p>Ma per Anne-Marie, quando il tempo fu venuto, si +spalancarono i dorati cancelli.</p> + +<p>Allora il folle Pifferaro della Gloria la chiamò invano.</p> + +<p>Anne-Marie aveva udito un'altra voce — la voce lontana +del richiamo d'Amore. Frale e formidabile quell'appello +le scuoteva il cuore.</p> + +<p>Il Pifferaro gridava: « Vieni! che fai? Vieni! è per di +qua la Fama; sei alla porta dell'Immortalità! »</p> + +<p>Anne-Marie esitò... ristette. Poi si volse e seguì la voce +novella.</p> + +<p>E l'Amore le tolse di mano il violino. L'Amore le +cinse di tenui fiori d'arancio la candida fronte, sulla quale +già, grave e maestosa, la Gloria protendeva l'ombra del +serto d'alloro.</p> + +<hr /> +<h2><a name="XXX" id="XXX"></a>XXX.</h2> + +<p>Per il giorno delle nozze, Giugno — quell'elementare +pittore! — aveva spennellato il mondo di striscie azzurre, +di chiazze verdi, di sprazzi d'oro.<span class="pagenum"><a name="Page_399" id="Page_399">[399]</a></span></p> + +<p>La carrozza che doveva condurre alla stazione gli +sposi aspettava alla porta del loro palazzo, circondata +da una folla allegra e impaziente. I cavalli sauri scalpitavano +scotendo le criniere. Quando, bionda e ritrosa, +in cima allo scalone comparve Anne-Marie a braccio dello +sposo, la folla diede un grande grido d'evviva, acclamandola +come all'uscita d'uno dei suoi concerti.</p> + +<p>La sposina sorrise cogli occhi luminosi, e la graziosa +testa sotto al piumato cappello ondeggiò salutando a destra +e a manca. Allora, dalla folla, cento mani si stesero verso +di lei, ed ella leggiadramente sostò sull'ultimo gradino, +e tese le sue mani a tutte quelle mani, e sorrise a tutti +quei sorrisi, ringraziando e salutando.</p> + +<p>Alto e serio al suo fianco, lo sposo avrebbe voluto +farle fretta a salire nella carrozza; ma Anne-Marie, dolce +e volontaria, sostava, rispondendo a tutti, ringraziando +tutti; dicendo « addio! addio! arrivederci!... addio! »</p> + +<p>Il giovane marito la sospinse dolcemente verso l'aperta +portiera, e poi come ella con un piede già sul predellino +s'indugiava ancora, egli la sollevò per l'esile vita e la mise +nella carrozza; poi saltò dentro accanto a lei e chiuse +lo sportello.</p> + +<p>Spronati e spaventati dagli evviva della folla, i cavalli +si lanciarono al galoppo battendo scintille dal selciato. +In un attimo furono in fondo alla strada e fuori di vista.</p> + +<p class="pad2">... Nancy era rimasta sola in casa.</p> + +<p>Sola. Ritta, immobile in mezzo alla stanza dove l'ultimo +bacio di Anne-Marie l'aveva lasciata, ella udiva +salire dalla via le acclamazioni e gli evviva. E per un +istante si figurò che fosse la fine di un concerto, e che ella +ed Anne-Marie salissero in carrozza per tornare a casa. +Ecco: la portiera era chiusa, mille visi ignoti sorgevano +intorno agli sportelli, ed Anne-Marie, la sua bambina,<span class="pagenum"><a name="Page_400" id="Page_400">[400]</a></span> +salutava — prima dall'una finestra, poi dall'altra — agitando +le mani, ringraziando, ridendo... I cavalli partivano, +ed Anne-Marie ricadeva indietro tra le braccia +di sua madre, nascondendole il viso sul petto con un piccolo +sospiro di felicità. Ed erano sole, dopo tanta folla e +tanto rumore; sole, nella penombra della carrozza piena +di fiori. E Nancy sentiva nella sua mano la tiepida manina +di Anne-Marie; e ne vedeva diffusi sul suo petto i +morbidi capelli biondi... Udiva la dolce domanda puerile, +che era come il ritornello d'una canzone: « Ti è piaciuto il +mio concerto, Liebstes?... Sei felice, cara mamma mia? »... +Poi non si parlava più fino all'arrivo a casa. La casa per loro +era sovente un albergo ignoto, in una sconosciuta città +di un paese straniero. Ma era sempre « casa loro », perchè +erano insieme!...</p> + +<p>Ed ora... Nancy era sola. <em>Sola!</em> Il silenzio le sussurrò +all'orecchio la terrificante parola.</p> + +<p><em>Sola!</em> Le desolate mura lo ripeterono... Poi l'universo +parve urlarlo al suo spaventato cuore.</p> + +<p>Nancy si mosse come in sogno e s'avvicinò alla finestra.</p> + +<p>La strada era vuota.</p> + +<p>La casa era vuota.</p> + +<p>Il mondo era vuoto.</p> + +<p>Nancy traversò barcollando la stanza, e uscì nel +corridoio. Si fermò davanti alla porta chiusa della camera +di Anne-Marie. Sporse tremando la mano e aprì +l'uscio... Vuota, vuota la chiara stanza ridente!...</p> + +<p>Sul letto giaceva, socchiusa, una cassetta da violino: +era il Guarnerius del Gesù, abbandonato nella sua piccola +cassa da morto.</p> + +<p>Nancy si guardò intorno, disperata e convulsa. Dalla +parete le sorrideva Fräulein, morta a Parigi qualche anno +prima. E sopra il caminetto, tra Joachim e Beethoven, +pendeva un piccolo ritratto di Bemolle, tornato umilmente<span class="pagenum"><a name="Page_401" id="Page_401">[401]</a></span> +a Praga ad assistere il Professore ormai vecchio, +amareggiato, e quasi cieco.</p> + +<p>Finito tutto... passato tutto... vano tutto...</p> + +<p>E Nancy d'un tratto vide stesa davanti a sè la Vita — la +Vita, in tutta la sua iniqua e spaventosa inutilità — la +breve, vana, tragica, sonnambulesca corsa dal Nulla +al Nulla.</p> + +<p>Allora Nancy pianse e gridò — gridò forte, come una +creatura ferita, inginocchiata presso la finestra, stendendo +al cielo le braccia desolate.</p> + +<p> — Anne-Marie, Anne-Marie!... Mio Dio! mio Dio! ridatemela! +Fate che tutto questo sia un sogno! Fate ch'io +mi svegli a trovare Anne-Marie ancora piccola nelle mie +braccia!... Mio Dio, ma che cosa farò io ora? Che cosa +farò?...</p> + +<p>Nulla.</p> + +<p>Non c'era più nulla da fare per Nancy.</p> + +<p>Ormai era tardi. La sua creatura era partita. Il suo +Libro era morto. Il Giardino azzurro era chiuso.<br /><br /></p> + +<hr /> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_403" id="Page_403">[403]</a></span></p> + +<p class="center big">LIBRO TERZO.</p> + +<hr /> + +<h2><a name="I_III" id="I_III"></a>I.</h2> + +<p>Anne-Marie si mosse, sospirò — e aprì gli occhi.</p> + +<p>La camera era buia e silenziosa. Ma in breve un piccolo +suono ritmico e sommesso le giunse all'orecchio, e +le parve assai dolce. Era un suono regolare e pacato, come +il battito d'un orologio, come il pulsar d'un cuore. Era +l'oscillare d'una culla!</p> + +<p>Anne-Marie, nel dormiveglia, sorrise; e una immensa +pace le invase lo spirito. Il dolce battito ritmico la ricondusse +verso il sonno. Essa si sentiva ineffabilmente calma +e felice. La vita apriva più vasti portali sopra orizzonti +più immensi.</p> + +<p>Con un fremito di gioia essa pensò che il breve silenzio +del trascorso anno era ormai terminato. Di nuovo la musica +fluirebbe dalle sue mani, come un'incantata fontana, +sopra il mondo in ascolto.</p> + +<p>Il suo violino!... Sotto le chiuse ciglia Anne-Marie +lo rivedeva nel pensiero. Rivedeva le curve bruno-dorate +della voluta; l'alacre slancio degli « <i>f</i> » nella tavola armonica; +e le sensitive corde tese sopra l'agile ponticello: +tutto quel perfetto istrumento silenzioso, aspettante il +tocco delle sue ardenti dita giovanili, per ridestarsi di +nuovo alla vita e al canto!</p> + +<p><span class="pagenum"><a name="Page_404" id="Page_404">[404]</a></span>Soavi lagrime le fluirono nei chiusi occhi. Come lavorerebbe +ora! come studierebbe!... Quanti nuovi canti, +quante sublimi sinfonie ella creerebbe! Tante cose ella +aveva a dire che nessuno ancora aveva detto!...</p> + +<p>Ora scriverebbe anche un'Opera — una grande Opera +in cui darebbe al mondo una nuova musica, una musica +pura, splendida, rigenerata.</p> + +<p>Già l'Ispirazione, vaporosa e vaga, le avvolgeva la +mente di tenui melodie come mistici nastri diafani... già +le battute si allineavano ferme e splendide nel suo pensiero... +e gli accordi scrosciavano come fanfare trionfali.</p> + +<p>Nel suo cuore la gioia corse come una cosa viva.</p> + +<p>Essa vide la vita come un paesaggio di luce steso +innanzi ai suoi giovani passi: ella ascenderebbe la bianca +via dell'Immortalità, sorretta da un immutabile amore; +il Genio le cingerebbe la fronte d'un serto d'astri fiammeggianti — e +la musica, la divina Musica che le cantava +come una fontana perenne nel cuore, inonderebbe d'armonia +il mondo...</p> + +<p class="pad2">La creaturina nella culla aprì gli occhi e pianse: « Ho +fame ».<br /><br /><br /></p> + +<p class="center">FINE.</p> + +<div class="boxed"> + +<p class="center"><span class="smcap"><b>Opere di ANNIE VIVANTI</b></span><br /></p> + +<hr class="minor" /> + +<p><b>Lirica</b><br /> +Nuova edizione (Bemporad).</p> + +<p><b>I Divoratori</b><br /> +Romanzo. — 8ª edizione (Bemporad).</p> + +<p><b>Circe</b><br /> +Il Romanzo di Maria Tarnowska.</p> + +<p><b>L'Invasore</b><br /> +Dramma in tre atti.</p> + +<p><b>Væ Victis!</b><br /> +Romanzo.</p> + +<p><b>"Zingaresca"</b></p> + +<p><b>Le bocche inutili</b><br /> +Dramma.</p> + +<p><b>Naja Tripudians</b><br /> +Romanzo. — 2ª edizione (Bemporad).</p> + +<p><b>Gioia!</b><br /> +Novelle. — Nuovissimo (Bemporad).</p> +</div> + +<div class="critic"> + +<p class="center">GIUDIZI DELLA STAMPA<br /> +su <span class="big">« <b>CIRCE</b> »</span></p> + +<hr class="minor" /> + +<p><b>Le Journal</b> (Parigi).</p> + +<p>.... Le hasard d'une conversation a jeté Annie Vivanti, romancier frémissant, +poète profond, sur le nom de la prisonnière, sur l'acte, sur la secret +de cette histoire. Un ami lui apporte un manuscrit de la condamnée, un cahier +de classe haché d'une écriture régulière, élégante, indifférente, un carnet de bal — de +quelle sarabande! — sur papier rugueux. Elle se passionne et son génie +divinatoire, fraternel dans la peine, évocateur, transfigure ces pages mornes et +qui n'ont que le sceau du malheur. Elle obtient de voir — avec quelles difficultés! — la +reclusionnaire dans sa maison de force.</p> + +<p>Quelle révélation! Elle discerne, dévoile, retrouve une petite fille, une éternelle +enfant vagabonde dans ses <a name="tn406a" id="tn406a"></a>pensées et dans ses voyages, étonnée de se +marier, étonnée de n'être pas aimée de son mari, étonnée de devenir femme, +de devenir mère, étonnée de sa beauté qu'elle ne découvre, qu'on ne découvre +que tard. Et tout se précipite, dans ses étonnements. C'est avec stupeur qu'elle +apprend de lui le désir et le dégoût, qu'elle se donne, au plus beau lancier du +monde, quelle le voit mourir dans ses bras, longuement, tué par l'époux soudainement +jaloux — pourquoi? C'est une surprise pour elle de trouver au chevet +d'une amie d'enfance qui l'a appelée pour mourir celui qu'elle doit faire mourir, +le mari de l'agonisante, Emilie Komarowska...</p> + +<p>Mais je ne veux pas déflorer l'œuvre inoubliable d'<span class="smcap">Annie Vivanti</span>. C'est +un lucide et incessant tourbillon d'action, de rêve, <a name="tn406b" id="tn406b"></a>d'inconscient, de fatalité. +C'est harmonieux et terrible, c'est la vérité et c'est l'art.</p> + +<p>Les paradis artificiels chantés par Thomas de Quincey et Charles Baudelaire +flottent autour de plus lourdes ivresses et apportent leur relief inconsistant +à des paysages d'âmes dignes de Dostoïewski. Le mélodrame se purifie +en élégie, sans perdre rien de son intensité, de sa fureur, de sa furie. La plus +rare, la plus universelle émotion fait palpiter ces pages de fièvre, cette reconstitution +idéale et forcenée.... Et sur cette beauté éparse et condensée, au dessus +du sang apaisé et de la fange bue par le soleil, les grandes ailes de la pitié +apportent au jour de souffrance d'une prison tout le ciel et tout le rêve....</p> + +<p class="rind"><span class="smcap">Ernest La Jeunesse</span>.<br /><br /></p> + +<hr /> + +<p class="center">GIUDIZI DELLA STAMPA<br /> +su<br /> +<span class="big">« <b>I DIVORATORI</b> »</span></p> + +<hr class="minor" /> + +<p><b>Truth.</b> — È un'opera di genio questo affascinante racconto di <span class="smcap">Annie Vivanti</span>. +In esso vi è una forza e un pathos, una veracità di vita e di natura, +che ci tengono incatenati dalla prima all'ultima pagina.</p> + +<p><b>Fortnightly Review</b>. — La vera forza di questo libro sta nello stile, ora +morbido e delicatamente allusivo, ora fluente e fantastico. <span class="smcap">Annie Vivanti</span> è +maestra nell'arte di evocare un ambiente, dandone la speciale atmosfera ed illuminazione. +Nel humour è scintillante come una Rosalinda <a name="tn406c" id="tn406c"></a>Shakespeariana.</p> + +<p>Quest'opera, per quanto scritta in prosa, deve essere giudicata come poesia. +Difatti essa ci fa l'impressione non di un lungo ma di un grande poema.</p> + +<p class="rind">(Georges Brandés).<br /><br /></p> + +<hr /> + +<p class="center">GIUDIZI SUL DRAMMA<br /> +<span class="big">« <b>L'INVASORE</b> »</span></p> + +<hr class="minor" /> + +<p><i>Renato Simoni</i> nel <b>Corriere della Sera</b>.</p> + +<p>Opera strana e forte.... opera di una scrittrice fortissima, tutta ardente di +una irresistibile passione....</p> + +<p><i>Massimo Bontempelli</i> nel <b>Secolo</b>.</p> + +<p>. . . . Poesia e teatro di primissimo ordine . . . .</p> + +<p><b>La Sera</b>.</p> + +<p>.... Dal breve racconto della vicenda si vede quante bellezze siano nell'audacissimo +dramma. L'autrice ha involto un problema di aspro materialismo +in una atmosfera purissima di poesia.<br /><br /></p> + +<hr /> + +<p class="center">GIUDIZI DELLA STAMPA<br /> +su<br /> +<span class="big"><b>VAE VICTIS!</b></span> +</p> + +<hr class="minor" /> + +<p><b>Sir Conan Doyle</b>, il creatore di Sherlock Holmes, scrive all'editore Arnold di Londra:</p> + +<p>« Ho letto un libro veramente terribile e veramente potente. « Vae Victis » +di Annie Vivanti. <i>Non ho mai letto nulla che mi abbia fatto realizzare con +tale forza ciò che la guerra significhi per il paese invaso.</i> »</p> + +<p>Il « <b>Liverpool Courier</b> »:</p> + +<p>« Se esistesse un ministero di propaganda per pubblicare il nefando vangelo +della brutalità germanica e i fatti compiuti dai demoni incarnati del Kaiser, +quell'ufficio dovrebbe far tradurre in tutte le lingue il libro di Annie Vivanti e +disseminarlo per ogni paese della terra ».</p> + +<p><b>Savino Varazzani</b>, nel <i>Popolo d'Italia</i>:</p> + +<p>« È sopratutto, un magnifico romanzo; è un'opera di arte d'alto valore e +della più schietta ispirazione; è uno studio di psicologia pieno di profondo e +delicato acume; questo in primo luogo; poi è anche, fortunatamente, un fiero +libro di battaglia e un'opera buona, generosa e santa.</p> + +<div class="dots"> </div> + +<p>« Ha la felicità e sicurezza d'intuito e la potenza d'analisi che Annie Vivanti +rivelò primamente in quei Divoratori ch'ebbero così alta e vasta fama +nella letteratura internazionale. Ha lo stesso procedere rapido, passionale, travolgente ».</p> + +<p><b>G. Mambelli</b>, nel <i>Giornale del Mattino</i>:</p> + +<p>« Poema dolorante e poema di fede insieme, attraverso ad una virtù di +narrazione vibrante come un sonito di guerra. La nostra letteratura, oggi, si +è arricchita d'un nuovo potente documento umano ».</p> + +<p>« <b>L'Idea Nazionale</b> » (Simplex):</p> + +<p>« L'una figura e l'altra (Luisa e Chérie) sono tragicamente vive, e spira dal +racconto sempre commosso, ansioso, mai stanco dalla loro storia, un profumo +intenso di martirio che riconforta nel lettore lo spirito di giustizia inesorabile +contro chi, con la sua malvagità, potè costringere l'esistenza in così angosciose +strette ».</p> + +<p><b>Mario Ferrigni</b>, nella <i>Sera</i>:</p> + +<p>« La più geniale scrittrice nostra ha scritto come sempre delle pagine squisite ».</p> +</div> + +<div class="tnote"> + +<h2>Nota del Trascrittore</h2> + +<p>Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo +senza annotazione minimi errori tipografici. Sono stati corretti i seguenti refusi [tra parentesi il testo originale]:</p> + +<ul> +<li> <a href="#tn13">13</a> - Mi spiace tanto pel [pei] suo cappello</li> +<li> <a href="#tn22">22</a> - razors a-flyin' [a-flyin] in the air</li> +<li> <a href="#tn155">155</a> - dissero all'unisono [all'unissono]</li> +<li> <a href="#tn212">212</a> - — Faccio un lavoro letterario, — disse. E soggiunse + [Nell'originale manca una riga. Versione inglese: + "Some literary work. I find it <i>very interesting</i>". Abbiamo inserito "molto interessante"]</li> +<li> <a href="#tn282">282</a> - ma come [come come] vivrò io</li> +<li> <a href="#tn373">373</a> - al « Berliner Tageblatt [Tagblatt] »</li> +<li> <a href="#tn406a">406</a> - dans ses pensées [pensers]</li> +<li> <a href="#tn406b">406</a> - de rêve, d'inconscient [d'incoscient]</li> +<li> <a href="#tn406c">406</a> - Shakespeariana [Shaxespeariana]</li> +</ul> + +</div> + + + + + + + +<pre> + + + + + +End of the Project Gutenberg EBook of I divoratori, by Annie Vivanti + +*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK I DIVORATORI *** + +***** This file should be named 34983-h.htm or 34983-h.zip ***** +This and all associated files of various formats will be found in: + https://www.gutenberg.org/3/4/9/8/34983/ + +Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara +Magni and the Online Distributed Proofreading Team at +https://www.pgdp.net (This file was produced from images +generously made available by The Internet Archive) + + +Updated editions will replace the previous one--the old editions +will be renamed. + +Creating the works from public domain print editions means that no +one owns a United States copyright in these works, so the Foundation +(and you!) can copy and distribute it in the United States without +permission and without paying copyright royalties. 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It exists +because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from +people in all walks of life. + +Volunteers and financial support to provide volunteers with the +assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's +goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will +remain freely available for generations to come. In 2001, the Project +Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure +and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations. +To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation +and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 +and the Foundation web page at https://www.pglaf.org. + + +Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive +Foundation + +The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit +501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the +state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal +Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification +number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at +https://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg +Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent +permitted by U.S. federal laws and your state's laws. + +The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S. +Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered +throughout numerous locations. Its business office is located at +809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email +business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact +information can be found at the Foundation's web site and official +page at https://pglaf.org + +For additional contact information: + Dr. Gregory B. Newby + Chief Executive and Director + gbnewby@pglaf.org + + +Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg +Literary Archive Foundation + +Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide +spread public support and donations to carry out its mission of +increasing the number of public domain and licensed works that can be +freely distributed in machine readable form accessible by the widest +array of equipment including outdated equipment. Many small donations +($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt +status with the IRS. + +The Foundation is committed to complying with the laws regulating +charities and charitable donations in all 50 states of the United +States. 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Donations are accepted in a number of other +ways including including checks, online payments and credit card +donations. To donate, please visit: https://pglaf.org/donate + + +Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic +works. + +Professor Michael S. Hart was the originator of the Project Gutenberg-tm +concept of a library of electronic works that could be freely shared +with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project +Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support. + + +Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed +editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S. +unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily +keep eBooks in compliance with any particular paper edition. + + +Most people start at our Web site which has the main PG search facility: + + https://www.gutenberg.org + +This Web site includes information about Project Gutenberg-tm, +including how to make donations to the Project Gutenberg Literary +Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to +subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. + + +</pre> + +</body> +</html> diff --git a/34983-h/images/dotleaders.png b/34983-h/images/dotleaders.png Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..7a2a5e5 --- /dev/null +++ b/34983-h/images/dotleaders.png diff --git a/LICENSE.txt b/LICENSE.txt new file mode 100644 index 0000000..6312041 --- /dev/null +++ b/LICENSE.txt @@ -0,0 +1,11 @@ +This eBook, including all associated images, markup, improvements, +metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be +in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES. + +Procedures for determining public domain status are described in +the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org. + +No investigation has been made concerning possible copyrights in +jurisdictions other than the United States. 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