summaryrefslogtreecommitdiff
path: root/36062-8.txt
diff options
context:
space:
mode:
Diffstat (limited to '36062-8.txt')
-rw-r--r--36062-8.txt2901
1 files changed, 0 insertions, 2901 deletions
diff --git a/36062-8.txt b/36062-8.txt
deleted file mode 100644
index 4b17952..0000000
--- a/36062-8.txt
+++ /dev/null
@@ -1,2901 +0,0 @@
- ORAZIONI
-
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with almost
-no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it
-under the terms of the Project Gutenberg License included with this
-eBook or online at http://www.gutenberg.org/license.
-
-Title: Orazioni
-
-Author: Ada Negri
-
-Release Date: May 08, 2011 [EBook #36062]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: ISO-8859-1
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK ORAZIONI ***
-
-
-
-
-Produced by Maria Grazia Gentili and the online Distributed Proofreading
-Team at http://www.pgdp.net.
-
-This file was produced from images generously made available by The
-Internet Archive
-
-
-
-
- ADA NEGRI
-
- ORAZIONI
-
-
-
-
-
- MILANO
-
- FRATELLI TREVES, EDITORI
-
- 1918
-
-
-
-
-
-
- SECONDO MIGLIAIO.
-
- PROPRIETÀ LETTERARIA.
-
- _I diritti di riproduzione e di traduzione sono_
- _riservati per tutti i paesi, compresi la Svezia,_
- _la Norvegia e l'Olanda._
-
- Tip. Fratelli Treves.
-
-
-
-
-
-
-
-
- Indice
-
-
-
- - Alessandrina Ravizza ........................................... 1
-
- - Luigi Majno .................................................... 64
-
- - Roberto Sarfatti ............................................... 117
-
-
-
-
-
-
- Alessandrina Ravizza
-
-
-
-
- (1846-1915).
-
-
-
-
- _Orazione detta nel Teatro del Popolo,_
- _il 21 marzo 1915, in Milano._
-
-
-
-Alessandrina Ravizza camminava un giorno lentamente per le vie di
-Milano, quando vide passare un carro funebre di terza classe, nudo di
-fiori, quasi vergognoso della sua povertà, seguìto solo da un prete.
-
-Colui che riposava nella cassa greggia pareva non avesse avuto, nel
-mondo, nome, famiglia, affetti: nulla. Se ne partiva solo: solo, forse,
-aveva vissuto. Ma la tristezza di quell'abbandono anche dopo la morte
-gelava il cuore.
-
-La Donna della Pietà si mise allora dietro il carro, e lo accompagnò,
-passo passo, fra la gente affrettata e indifferente, sotto la pioggia.
-Lo accompagnò al cimitero, vi restò fino a quando la terra fu gettata
-sulla cassa, a palate brutali e sorde. Chi la vide, pensò che fosse la
-madre o la sorella del morto.
-
-L'una e l'altra era, sì: di quel morto, e d'ogni vivente.
-
-E quando ella rifece, immobile nella bara, lo stesso cammino per andare
-a conoscere quel che in vita mai non aveva voluto conoscere: il
-riposo,--tutta una popolazione in dolore seguiva il suo corpo inanimato.
-
-Confusa tra la folla, io venivo subito dietro il carro: di esso non
-appariva ai miei occhi che la parte superiore carica di ghirlande,
-oppressa sotto il peso di enormi masse di fiori. Ed a me sembrava che il
-feretro non fosse già condotto al camposanto dal pesante e misurato
-passo dei cavalli; ma che la folla intera lo portasse in trionfo sulle
-anonime spalle, sul proprio dolore offerto come un ultimo rendimento di
-grazie. Nell'ora solenne, sotto il cielo piovorno che toccava i tetti,
-le vie lungo le quali la Santa di Milano passò fra corone di vessilli
-eran trasfigurate in un solo viso, d'un pallore e d'una intensità non
-mai veduti. Grappoli umani, con gli occhi spalancati, senza parola,
-senza gesto, senza respiro, sporgevan dalle finestre, dai balconi, dalle
-cancellate dei giardini, dai vani delle porte, dall'alto delle soffitte.
-Con ondeggìi, con risucchi, con improvviso spalancarsi e rinchiudersi di
-gorghi, il corteo, fiume d'anime, invadeva le strade, allagava i
-sobborghi, inghiottiva nel suo lento avanzare ogni espressione di vita
-cittadina che fosse estranea all'immensità di quel cordoglio, alla
-magnificenza di quel rito.
-
-Rito celebrato in silenzio.
-
-Ma vi sono ammirevoli sinfonie di silenzio, ricche di accordi psichici
-profondi come baratri, violenti come raffiche: che dall'insensibile
-durezza delle pietre e degli asfalti salgono per la via delle anime a
-commovere l'aria sino alle stelle nascoste dietro le nubi.
-
-La Santa di Milano ebbe, nella città ch'ella tenne tutta nelle mani per
-virtù di amore, le esequie che si convengono agli eroi.
-
-Ma possiamo noi veramente, dinanzi ad una creatrice qual fu Alessandrina
-Ravizza, pronunciar la parola «dolore»?...
-
-È, questo, un sostantivo comune, atto ad esprimere, da quando è viva
-l'umanità, una sensazione o un sentimento comune. Dolore, morte,
-dissolvimento, non esistono per le forze creatrici. Quando un segnacolo
-umano scompare così, non parte che per lasciar dietro di sè un
-irradiamento di luce, un sommovimento di coscienze, un vibrare di
-fluidi, un anelito di spiriti verso la grandezza e lo splendore degli
-orizzonti che esso medesimo rivelò.
-
-Non dolore, dunque. Indegno di lei, indegno di noi.
-
-Serenità: la consapevole e stoica serenità che fu, forse, la più
-ammiranda virtù di Alessandrina Ravizza: per la quale rifulse di
-stupendo equilibrio, pur nel vario tumulto d'una esistenza di battaglia.
-
-Ed ecco, io l'ho dinanzi, quale mi apparve la prima volta che la vidi,
-or son molti anni: quale mi apparve, immutata, l'ultima volta che la
-vidi or son pochi mesi, nella Casa di Lavoro.
-
-Il suo aspetto era quello di un essere che porti in sè stesso--e lo
-sappia--l'Assoluto della regalità.
-
-Alta su tutto, la fronte: vasta bianca massiccia nell'aureola dei lievi
-capelli d'argento, dura infrangibile come fosse fatta di materia
-silicea, luminosa lontana come fosse fatta di materia astrale.
-
-Dalla troppo grave pesantezza del corpo alla lentezza del gesto ieratico
-alle linee belle ma affloscite del viso, ogni particolare della persona
-straordinaria si riassumeva nella maestà di quella fronte.
-
-V'era contenuto un mondo.
-
-Fra lo sguardo di Alessandrina Ravizza e chi le stava dinanzi, fluttuava
-sempre una misteriosa immagine scôrta da lei sola: un sogno, una verità,
-l'ombra d'un sogno, l'ombra d'una verità.
-
-Pareva assente, con quegli occhi astratti: era invece vicinissima, con
-la voce e la parola. Voce pacata e penetrante, parola che subito si
-insinuava nel segreto dell'anima, talvolta sfiorando con estrema
-delicatezza una gelosa ferita, talvolta (ove fosse necessario) diritta
-come un coltello, tagliando nel marcio, dando libero corso al pus
-velenoso, trovando immediatamente il nervo sensibile da far scattare, la
-colpa o la debolezza nascosta da estirpare, così come si estirpa una
-cisti.
-
-Nel magnetismo di quell'energia consolatrice, un innumerevole popolo di
-miserabili senza legge, di donne senza focolare, di adolescenti
-sperduti, di pregiudicati dal libretto rosso, di maestri senza cattedra,
-di poeti senza fortuna, di cantanti senza scrittura, di vagabondi e
-refrattarî d'ogni risma, trovò il conforto di un'ora, il riposo di un
-giorno, la strada della salvezza, la redenzione della vita.
-
-Nessuna miseria le fu estranea, sia del corpo, sia dell'animo, sia
-prodotta da singola fragilità o colpa dell'individuo, sia dallo
-squilibrio dell'assetto sociale. Ad ognuna ella oppose, serena, il suo
-insonne cuore, il suo coraggio senza limiti, il suo battagliero
-ottimismo, la sua vertiginosa passione di pietà e di giustizia, alla
-quale ben si sarebbe potuto consacrare il motto della salamandra: _«Più
-ardo più godo»._ Condensare in poche pagine la sua storia, non è
-possibile; poichè ella visse non già una sola vita, ma mille e più di
-mille.
-
-Dire che ella nacque a Gatskina, in Russia, nel 1846, da madre slava e
-da padre italiano (un Mazzini, che si era rifugiato colà durante il
-periodo delle guerre napoleoniche, divenendo funzionario dell'impero),
-non ha importanza, non può che far sorridere. L'individualità di
-Alessandrina Ravizza non è tale da restringersi fra le colonne dei
-registri dello stato civile, e la sua ombra si riflette sull'umanità, al
-di fuori del tempo e dei confini.
-
-Fu slava, e latina. Dell'intelligenza slava possedette l'intrepida
-logica e la furia mistica: del temperamento latino, la morbidezza del
-tatto, il senso dell'equilibrio, l'ala della poesia.
-
-Da tali elementi, fusi nel crogiuolo del più assoluto ardore di
-dedizione che mai avvampasse in creatura femminile, risultò il
-capolavoro umano ch'ella potè incarnare.
-
-Scesa a diciotto anni in Italia, vi restò. Se ad una simile Donna si può
-dare una patria, fu certo quella che il suo cuore scelse, e fu l'Italia.
-
-Come si era svolta la sua adolescenza? In virtù di quale causa intima od
-influenza esteriore aveva potuto affermarsi in lei un così originale
-concetto della vita, un'individualità di così complessa e potente
-freschezza?...
-
-Di sè ella non parlava mai. Non esisteva che per gli altri. Ma, quasi
-senza volerlo, nel bizzarro racconto cui volle apporre un ancor più
-bizzarro titolo: «La nota della lavandaia», diede la chiave del proprio
-mistero psicologico nella tolstoiana figura della piccola Vera.
-
-Dipinse sè stessa nella delicata adolescente russa, che sulla scorza
-degli alberi andava religiosamente incidendo la parola «verità». Si
-chiama, propriamente, Alessandrina, la piccola Vera ribelle al giogo
-ipocrita di una delle tante istitutrici _di qualità_, esperte nell'arte
-di torturare la fanciullezza: l'acerba creatura senza requie, che
-vorrebbe ragionare, mentre le impongono: Devi credere: che morrebbe di
-esaurimento e di schifo del mondo, se, per miracolo, non trovasse la
-salute del corpo e dell'anima nella pace campestre della fattoria di
-Yegor Mathewievich.
-
-Suoi compagni, laggiù, sono Wianka, il pastore figliuolo di tutti,
-scoperto in terra, un'alba di Natale, fra le gambe sanguinose d'una
-vagabonda morta nel darlo alla luce, e allevato nella fattoria con il
-latte d'una capra; e il carrettiere Fedor, biondo colosso innocente,
-luminoso negli occhi, nei denti e nell'anima. Wianka è un selvaggio,
-Fedor un mistico. Entrambi sono analfabeti. Ella insegna loro a leggere;
-essi insegnano a lei come non si possa esser felici e buoni che al
-contatto della Terra Madre.
-
-Ella ama le cose agresti, l'odore dei fieni, le belle mucche pezzate
-dagli occhi dolci, i contadini semplici come le mucche, il linguaggio
-del vento fra gli alberi, del silenzio nei prati, delle lunghe cantilene
-cantate da Fedor. Cerca, avida, in tutto questo, la verità: la cercherà,
-fatta donna, fuor d'ogni legge sancita, d'ogni convenzione chiaramente o
-tacitamente accettata, d'ogni forma sociale che stabilisca una regola e
-implichi una condanna per colui che non vi si assoggetti.
-
-E si porrà all'infuori e al disopra di tutto.
-
-E sarà Alessandrina Ravizza.
-
-Sposetta ventenne, a Milano, ella divenne la «figlia del cuore» di Laura
-Solera Mantegazza. Le due fiamme arsero insieme. La mirabile
-organizzatrice che, prima in Italia, aveva introdotto il principio della
-cooperazione fra le operaie, e, vecchia ormai e malata, non aveva
-cessato un giorno di lavorare in fervida umiltà, lasciò, morendo, alla
-discepola, un legato: la Scuola Professionale Femminile, a pena fondata,
-se così si può dire, sulle basi di un tavolo, sei sedie, un nobile
-sogno, molta buona volontà--e, soldi, zero.
-
-Il legato pesava; ma le giovani braccia eran forti.
-
-Non v'ha di quel tempo chi non ricordi una straordinaria serata di
-beneficenza al vecchio teatro di Santa Radegonda, allora
-frequentatissimo. Serata che tutte le gazzette portarono alle stelle,
-che segnò un'epoca, che fu il sigillo dell'influenza morale e della
-popolarità di Alessandrina Ravizza. Vennero poi le «fiere annuali»,
-vivacissime, indiavolate, attiranti tutta Milano, coronate con pazzi
-successi di simpatia e.... di cassetta.
-
-Così la prima Scuola Professionale italiana per le fanciulle povere
-meravigliosamente fiorì.
-
-Ecco, in un anno terribile, Milano sconvolta da una di quelle crisi
-industriali che gettano a mare un'intera popolazione. Con la miseria,
-con la disoccupazione, la crudeltà d'un inverno polare. Ed ecco
-Alessandrina Ravizza balzar fuori con le Cucine Economiche, e con le
-Cucine per gli ammalati poveri. Fondo di cassa: venti franchi. Cuoca,
-sguattera, aiutante, consigliera e socia: una rude popolana di Porta
-Garibaldi. Casa in cui le Cucine s'installarono: un bugigattolo di via
-Anfiteatro, covo di _lôcch_, rifugio di pregiudicati e di male femmine.
-Ma Alessandrina Ravizza non aveva paura dei _lôcch_, nè delle male
-femmine, nè dei _budelli_ a doppia uscita, che puzzano di detriti e di
-delitto.
-
-Il barabba classico, _Togasso_ o _Biscella_, dai calzoni a campana e dal
-copricapo a visiera, calato sulla faccia tagliente come rasoio, si
-sberrettava davanti a lei, svegliando a scappellotti nella propria
-animaccia bislacca quanto vi poteva ancor dormire di cavalleresco. La
-donna da marciapiede si umiliava, serrando sul motto da trivio le labbra
-mal dipinte. Le lebbrose pareti, pratiche di vizio come vecchie lenone,
-si sbiancavano al passaggio di colei che non sapeva che cosa fosse
-paura. Compariva, illuminava, purificava. Nessuno toccò mai un capello
-alla _«contessa del broeud»_, alla _«sciôra Sandrina»._
-
-Possedeva l'immunità dell'amore.
-
-Per riscossioni o invii di denaro, per missioni delicatissime, esigenti
-la più scrupolosa onestà, potè servirsi (anzi, servirsene fu la sua
-gioia) di certi avanzi di galera, da pregar Dio di non farceli
-incontrare ad un crocicchio, di notte. Ma quegli avanzi di galera si
-sarebbero lasciati ammazzare, per lei. Molti di loro fecero di meglio
-che morire: divennero, per lei, galantuomini.
-
-Dopo l'insurrezione del 1898, l'ardentissimo appello d'una donna alle
-donne italiane apre una sottoscrizione di cinque centesimi a testa, per
-migliorare il vitto e le condizioni dei detenuti politici, chiusi in
-folla nelle prigioni. La stessa donna ottiene, dopo pazienti sforzi, che
-gli operai rivoluzionarî usciti dal carcere riprendano il loro vecchio
-posto nell'officina o nel laboratorio. La stessa, più tardi, non si dà
-pace finchè non riesce a far distribuire dal governo un'indennità di
-settantatrè mila lire ai ferrovieri licenziati in seguito alla famosa
-rivolta. Chi può essere?... Lei, sempre lei, Alessandrina Ravizza.
-
-Mentre la sua opera sociale con tanta ampiezza si svolgeva, il suo
-appartamentino privato in via Andegari, nel centro più milanese di
-Milano, aveva l'aria d'un piccolo ministero. Gente e gente d'ogni
-classe, dalla signora in diamanti e pelliccia allo studentello in
-giacchetta logora, dal deputato all'operaio a spasso, dall'artista in
-altissima fama al ladro rilasciato dal carcere, riceveva udienza a quel
-dolce confessionale. Là ella rifulse nella sua inimitabile originalità.
-Là, ella fu «Sacha».
-
-Penetrò il segreto di migliaia d'esistenze, trovò una consolazione per
-ciascuna, scoperse una via per tutte. Gli instabili, i decaduti, i
-depressi, gli inconsistenti, i vergognosi del proprio dolore, ebbero in
-lei quella che li comprese com'erano, li salvò nell'unico modo
-possibile, uno per uno e ciascheduno secondo la sua natura, il suo
-tormento, la sua necessità.
-
-La mente sovrana di lei era un registro infallibile, nel quale ogni
-postulante stava fotografato, accasellato, distinto nelle più singolari
-caratteristiche del suo caso personale. Il documento umano fu la
-passione di Alessandrina Ravizza: sempre partì da esso per arrivare alla
-sintesi.
-
-A Parigi, una sera d'estate del 1900, ella assisteva ad una lezione
-della novissima Università Popolare, inaugurata in quegli stessi giorni.
-E vide un grosso cocchiere di piazza, il quale, immobile presso la
-porta, con il mento appoggiato al pomo della frusta, beveva le parole
-dell'oratore con la medesima avida golosità con la quale avrebbe
-ingollato un bicchier di vino. La Donna pensò: Ecco. Fino a ieri, alla
-bettola. Oggi, alla scuola.
-
-La visione del bravo brumista dal naso bitorzoluto divenne, da quella
-sera, ossessionante nel suo cervello sempre in ebullizione. Personificò,
-per lei, il popolo, che non solo necèssita di pane per il corpo, ma di
-fosforo per lo spirito. L'automedonte parigino assunse ai suoi occhi
-gigantesche proporzioni: fu, non più un uomo, ma una classe.
-
-Immediatamente tornata in Italia, ella cominciò a darsi dattorno, a
-formare, con la forza dell'argomentazione e della fede, un compatto
-nucleo di zelatori, nel nome del chiaro avvento: l'Università Popolare
-in Milano.
-
-Perchè in Parigi sì, in Milano no?...
-
-Novembre: l'idea è divenuta metallo in fusione.
-
-Dicembre: Enrico Annibale Butti--nobile artista, nobile cuore--tiene,
-nell'affollato salone dell'Albergo Milano, un eloquente discorso
-sull'argomento che ormai appassiona tutte le anime non vili.
-
-Gennajo: altri oratori, altri e più efficaci discorsi: Luigi Gasparotto,
-Innocenzo Cappa.
-
-Il denaro?...--Ma quando la Ravizza vuole, il denaro c'è. Non si sa bene
-da qual parte sgorghi; ma zampilla, ma splende, ma c'è. È il suo
-segreto, questo. Lo caverebbe dalle pietre.--Dunque, niente timore, e
-avanti!...
-
-Primo di marzo del 1901: data memorabile. Nel teatro Olimpia, davanti ad
-un pubblico attento e raccolto come in un tempio, Gabriele d'Annunzio
-inaugura, con la lettura della Canzone di Garibaldi, l'Università
-Popolare di Milano.
-
-Nell'opera bella Alessandrina Ravizza non fu, certamente, sola. I
-migliori fra coloro che io vorrei chiamare «costruttori intellettuali»
-furono con lei, per innalzare il monumento di coltura popolare del quale
-Milano va giustamente superba. Anni ed anni di vita intensa, di
-instancabile attività, ne fecero una delle più importanti palestre di
-pensiero della patria. I più illustri cultori dell'arte, della scienza,
-della filosofia, italiani e stranieri: professori e maestri più modesti
-di fama, pur non meno coscienziosi e ferventi, dissero, in quelle aule,
-la loro parola al lavoratore del ferro, del legno, della macchina, del
-cuoio, del libro.
-
-La più nobile forma della fraternità.
-
-La reale comunione degli spiriti.
-
-Vennero ad ascoltare, a imparare, con gli operai, anche gli studenti,
-gli impiegati, i professionisti. E gli artisti, anche, vennero.
-
-E, nella gioia del libero sapere, tutte le classi, là dentro, si
-cementarono.
-
-E la Condottiera, che aveva posta la prima pietra, ne esultò; e il suo
-elastico spirito si volse ad altre mète.
-
-
- *
-
-
-Fondata un'opera, ella (ove se ne eccettui la Casa di Lavoro) possedeva
-il genio, ed anche la virtù, di lasciarla vivere di vita propria.
-Trasfuso in essa il germe fecondatore, additatone l'indirizzo ideale,
-costruitone lo scheletro dell'organismo, non le imponeva a lungo la
-propria presenza, la propria autorità, come un dogma o una catena. La
-dominava, l'incitava; ma dal largo e dall'alto. Le diceva: «Respira,
-muoviti, e lavora: non a me tu devi obbedire; ma all'idea che ti trasse
-dall'ombra, ed alla inevitabile legge dell'evoluzione».
-
-L'opera, per Alessandrina Ravizza, apparteneva all'umanità, che aveva il
-diritto e l'obbligo di rinsanguarla, con la corrente sempre viva delle
-giovani forze.
-
-Per questo il nome di lei si trova legato ad una quantità d'istituzioni.
-La sua versatilità fu sfaccettata al pari di un prisma; ed ogni faccia
-rifletteva il sole. Al rapidissimo balenar dell'idea succedeva, pur
-rapidissima, immediata, l'azione: ottenuto l'intento, il lungimirante
-spirito si volgeva ad altro.
-
-Ma quel che sorse per volontà di lei, conservò, e conserva--convien
-dirlo--l'indelebile impronta della sua originalità spirituale. Ovunque
-passò, lasciò una traccia: ovunque la fiamma del suo gran cuore
-splendette, un rogo di passione si accese.
-
-V'era una chiesa in via Lanzone, un'antica chiesa longobarda senza più
-altare, annessa al piccolo ospedale sifiliatrico dai leggiadrissimi
-portici, che ora il piccone abbattè.
-
-Alessandrina Ravizza la riconsacrò, ma scuola, per bambini luetici e
-donne perdute. Io la vidi colà sorridere nell'esercizio d'una pietà per
-molti inutile--per lei tanto più necessaria quanto più vana.
-
-Gli scrostati affreschi della vôlta parevano attendere ritmi di
-preghiere: e che altro non erano, se non preghiere, le canzoncine dei
-bimbi?... Un Cristo di gesso tendeva da un alto zoccolo le braccia:
-Lasciate i pargoli venire a me.--Sull'assito che celava l'abside, il
-giovanissimo pittore Mario Moretti Foggia aveva dipinti a tempera
-inverno con neve, primavera con fiori, estate con mèssi, autunno con
-frutti. Dappertutto, rose in fasci, seggioline e tavolinetti di candido
-ferro smaltato. Bianchezza, innocenza. Tutta quella leggiadria l'aveva
-voluta _lei_, per _loro_: per i piccoli condannati.
-
-Appunto per questo: perchè eran condannati senza aver commesso nulla di
-male.
-
-Pietà inutile?... Esiste forse, la pietà inutile?...
-
-Si stringevano intorno a lei, i fanciulli convalescenti (ma non guariti)
-dell'inguaribile malattia per la quale padre e madre si vorrebbero (ma
-non si possono) maledire: per la quale gli zelatori della selezione
-umana imporrebbero, nel nome della salute pubblica, una mortale
-iniezione di morfina: i frutti d'alberi marci, destinati alla piaga
-purulenta, alla cecità tentennante, alla follia degenere: a divenire
-null'altro che cenci nel mondo il quale non richiede, non esige che
-forza.
-
-A lei guardavano, ed erano consolati: per lei imparavano a leggere, a
-scrivere, a conteggiare; e avevan libri, giocattoli, fiori, alberi di
-Natale scintillanti dì lumi e di doni. E cantavano i cori in cui si dice
-che la vita è bella. E ne ebbero gioia.
-
-E gioia ebbero, con essi, le sventurate che dalle corsie dell'ospedale
-sifiliatrico entrarono nella Chiesa-Scuola, accolte con chiara e
-semplice tenerezza: compitarono sui libri parole di grazia: si
-sentirono, la prima volta nella vita, circondate di rispetto: videro
-forse per la prima volta, negli occhi della Purificatrice, che il cielo
-era azzurro anche per loro.
-
-Tolto l'altare; ma sempre quello, nei secoli, il Vangelo: sulle labbra
-della Ravizza ardente così da distruggere la carne malata e mettere a
-nudo i cuori che l'ascoltavano.
-
-La chiesa fu lasciata intatta, a storica memoria; ma dell'ospedale non
-esistono più, ora, nemmeno le pietre. Sorgono a quel posto un ginnasio e
-un liceo, per l'adolescenza bella e sana, che dovrà rinvigorire la
-muscolatura d'Italia.
-
-La via mutò nome. Tutto cambia.
-
-Ma le tristi inferme e gli ancor più tristi fanciulli dalle vene guaste
-furono, con la loro diletta Scuola-Laboratorio, trasportati in luogo più
-arioso e più adatto alla moderna igiene, nel Padiglione Dermatologico di
-via della Pace; e affidati alle cure della più degna discepola di
-Alessandrina Ravizza: Bambina Venegoni, che da lei ricevette la lampada
-accesa, e sa che nelle sue mani non si spegnerà.
-
-
- *
-
-
-Alessandrina Ravizza fu la prima donna che, in tempi ormai già lontani,
-riuscì, con abito non religioso, a varcar le soglie delle carceri, per
-compiere ufficio di carità materna verso i giovinetti pei quali ancora
-non esisteva la condanna condizionale; e che, per crimini in cui, certo,
-la loro acerba responsabilità non aveva gran parte, venivano ammassati
-in luridi cameroni, dove i più esperti in corruzione riuscivano a
-rovinare i più ingenui.
-
-Una nota di cronaca, breve e brutale, l'aveva spinta al difficile passo:
-un precoce delinquente di quattordici anni s'era suicidato in carcere,
-appiccandosi ad una sbarra della feritoia. Tutta l'adolescenza
-abbandonata fra il marciapiede, la bettola e la prigione, si concentrò,
-per lei, in quel piccolo suicida.
-
-Travide in un lampo il bene da compiere: si considerò investita del
-còmpito di riparazione che la società doveva a quei deviati: andò, come
-sempre, fino in fondo.
-
-Fu la più bella delle sue gesta di carità.
-
-Passò le giornate in compagnia di adolescenti criminali, nella penombra
-piena di brividi delle prigioni: ebbe con loro i dialoghi lapidarii che
-il cuore non scorda più, udì da loro le verità corrosive che brucian le
-labbra di chi le dice e il volto di chi le ascolta. Penetrò, con il
-proprio istinto psicologico che non fallava mai, nell'intimo di quelle
-animule, pozzi profondi d'acqua avvelenata. Decifrò, con acuta avidità
-scientifica, la nevrosi del futuro barabba. Ricevette, da bocche quasi
-infantili e già decrepite, rivelazioni straordinarie sulle speciali
-leggi, sulla disciplina feroce della società sotterranea.
-
-Ma non le bastò.
-
-Seguì fuor del carcere, nella vita, i suoi piccoli delinquenti. Mostrò
-loro il bene, come si apre una finestra a chi asfissia, come si indica
-una sorgente di fresca acqua a chi è arso da troppo calore. Li convinse
-con il genio della persuasione. Fu la mamma, solo e divinamente la
-mamma. Li amò, li capì, li difese, se li contenne nel cuore, li
-considerò come usciti dal suo proprio grembo--sterile come quello di
-quasi tutte le donne destinate alla maternità cerebrale.
-
-Nel libro dal vero _«I miei ladruncoli»_, nel quale ella riuscì a
-raccogliere, con sobria efficacia, molti preziosi documenti di
-criminalità infantile, narra lei stessa in qual modo potè scoprire le
-trame di una vera e propria associazione a delinquere fra ragazzi,
-chiamata la _scuola del furto_: con inviolabili articoli di statuto,
-leggi senza scappatoie, tenebrose lotte intestine, e un re: _el re di
-lader_.
-
-Era costui Pasqualino, detto Lino, detto anche _el Schisc_, vagabondo di
-mestiere, alloggiato la notte nel principesco Albergo del Verde, quando
-il verde c'era: Piazza Castello, seconda panca a sinistra del viale:
-oppure, nel cavo tronco di un albero secolare, presso il dazio di Porta
-Tenaglia.
-
-Nel raggio d'influenza di colei che, con subitanea, selvaggia passione,
-egli chiama «la mia mamma», _el re di lader_ si ravvede, rinuncia al
-cattivo potere: senza per questo, s'intende, tradire i suoi compagni, e
-sicuro del complice silenzio di Alessandrina Ravizza.
-
-E vorrebbe, sì, lavorare: entrare nella Nave-Scuola del Garaventa, dove
-tanti discoli furono accolti, e trovarono la salute del corpo e
-dell'anima nella disciplina del Maestro, nell'alito salso del mare.
-
-Ma si ammala, orrendamente, di tigna.
-
-La casa di cura, dunque, invece della Nave-Scuola. E la cuffia di pece,
-e le pinze martirizzanti.
-
-Solo?... Ah, no. La sua «mamma» è con lui. Si è, per restargli accanto,
-isolata dal mondo, assoggettandosi al rigore di un'assoluta
-segregazione.
-
-Chi ripeterà le parole pronunciate in tante ore d'oscuro e accettato
-supplizio, fra la madre senza macchia e il figlio d'anima, delinquente e
-tignoso?...--Aiutami tu, Santo Francesco: canta per me uno de' tuoi più
-innocenti fioretti.
-
-Lo _Schisc_, sovrano volontariamente decaduto da un regno di rapina,
-appoggiava, seduto su di uno sgabello, in grembo a lei la testa umiliata
-dal ripugnante male, fasciata di bende antisettiche.--Ma il male era
-bello, e le bende una corona.--Conversavano essi, sottovoce. Forse, dei
-piccoli complici sparsi pei budelli tentacolari della metropoli, senza
-dimora fissa, senza stato civile, con un solo terrore: quello della
-questura. Quanti!...
-
-_Quel dall'occhio_: malaticcio, senza parenti, nato dal rigagnolo per
-generazione spontanea, macchiato sotto l'orbita destra da una ributtante
-piaga, della quale egli approfittava per vivere di mendicità,
-riducendosi a dormir la sera all'Osteria delle Due Sedie,--una per la
-testa e l'altra per i piedi, il tutto a due soldi.
-
-_Gonin_, la spia: _Rico_, il vicerè, rivale e nemico acerrimo dello
-_Schisc_: piccola belva dalla bassa fronte capelluta, dall'occhio
-torbido feroce, carne da galera, non privo d'una certa diritta linea
-nell'innata crudeltà.
-
-_El fioeu de nissun_: un altro abbandonato, bello ed aristocratico nei
-lineamenti e nel tratto, come (e forse lo era) il figlio d'un patrizio.
-
-_Quel dalle smorfie_: borsaiuolo audacissimo, di agilità rocambolesca,
-Gavroche del vicolo milanese, funambolo del ladroneccio, ammaestratore
-di rane e di gamberi con grande spavento delle serve del Verziere,
-_clown_ dalla scarna mobilissima maschera, atta ad ogni più buffa e più
-tragica trasformazione.
-
-Eugenio: il pallido, floscio, spaurito Eugenio, che non aveva mai potuto
-imparare a rubar bene, perchè tremava sempre di paura; e al quale i
-compagni fischiavan sul viso, beffardi:
-
---Va là!... tu sei fatto per essere onesto!...
-
-E gli altri?...
-
-Oh, andare a cercarli. Poterli ritrovare. Poterli portar via, farne una
-colonia di coltivatori della propria terra, di contadini liberi e
-forti....
-
-Sognavano, madre e figlio. Un sogno mirabile. Una casa immensa, con
-focolari accesi, con letti bianchi, con gaie tavole apparecchiate, con
-porte aperte, nella quale potessero venire accolti, in libertà, senza
-domande, senza connotati da registrare, senza rimproveri, senza sermone,
-i piccoli vagabondi figli di nessuno, nati non si sa dove, vivi non si
-sa perchè, costretti a dormire all'Osteria delle Due Sedie, all'Albergo
-del Verde o al Caffè dei Piedi Umidi: a rubar per mangiare: a finire, un
-bel giorno, in _scatola_ o all'ospedale.
-
-Anche i grandi, però. Anche i vecchi. Anche quelli macchiati di sangue.
-Tutti, con il fascio delle loro colpe, non più gravi, forse, dei loro
-dolori: con il marchio dei proprî delitti, non più orribile, forse, di
-quello delle ingiustizie che, sin dall'infanzia e già prima di nascere,
-hanno dovuto subire.
-
-E senza sermone. Già. Lo _Schisc_ disprezzava incommensurabilmente le
-prediche moraliste. «_Hin tucc cialâd_»[1], diceva. Egli l'aveva udita,
-la voce del miracolo. Sapeva la sua dolcezza.
-
- [1] Sono tutte sciocchezze.
-
-O Madre!...
-
-Nella cella di segregazione d'una clinica, dal martirio di un discolo
-infetto di tigna e dalla carità della Donna senza riposo, nacque il
-germe della Casa di Lavoro.
-
-
- *
-
-
-Vi è, in ogni vita di pensiero e d'azione, il periodo della sintesi. Si
-giunge, nella più varia e lussureggiante sinfonia musicale, al punto nel
-quale idee melodiche, accordi, dissonanze, sapienze d'ispirazione e di
-stile si raggruppano, aderiscono fra loro, fondendosi in un unico
-_pieno_ d'orchestra,--culmine e coronamento dell'opera canora.
-
-Alessandrina Ravizza, già avanzata negli anni, non stanca, no (poichè
-non lo fu mai), ma avente dietro di sè una foresta spessa e viva
-d'istituzioni da lei create, di umane esistenze per lei scavate dal
-terriccio impuro e deterse dell'indegnità,--compose in sè la propria
-sintesi, toccò il culmine della propria sinfonia vitale, entrando a
-dirigere la Casa di Lavoro.
-
-Il vecchio sogno s'era fatto realtà, per volere e nella sede della
-Società Umanitaria, fondata in Milano dal filantropo Mosè Loria, al solo
-scopo di promuovere e aiutare le energie del popolo.
-
-Spirito libero se altro mai ve ne fu, Alessandrina Ravizza non avrebbe
-potuto incanalare tanto impeto fattivo fra le strettoie d'un'istituzione
-di beneficenza propriamente detta, fosse pure opera sua: Casa A, Casa B,
-Casa C, disposta ad accogliere la tal classe di miseria, ma non la
-tal'altra: la tal classe di miseria, dico, ben riconosciuta, provata,
-vivisezionata, messa a protocollo, chiusa in prigione fra gli articoli
-d'uno statuto.
-
-Sulla soglia, sempre aperta di giorno e di notte, della Casa di Lavoro,
-ella si trovò, per incanto, al suo posto ideale. Là ella fu, non solo
-una forza, ma un simbolo.
-
---Picchiate, e vi sarà aperto.
-
-Il disoccupato picchiava, entrava, senza che alcuno gli chiedesse di
-quali strade fossero la polvere e il fango che gli imbrattavan le
-scarpe, o se in tasca avesse le sue carte in regola.
-
-Gli bastavan, per essere accolto, i connotati della disperazione.
-
-Nel palazzo di via Manfredo Fanti, grigio, severo, ma illuminato di
-verde dai centenarî platani del cortile, trovava letto, cibo,
-assistenza, lavoro. S'intende, il più semplice, il più adatto ad essere
-compiuto anche da mani inesperte, o avvezze ad altra fatica: casse
-d'imballaggio, attrezzi di legno, mobili rozzi, scatole di cartone,
-sacchetti per droghieri e farmacisti, buste, _Pinocchi_ verniciati,
-lavori di copiatura. Ripartendo tre settimane dopo, egli andava quasi
-sempre verso un piccolo posto di guadagno, che Alessandrina Ravizza gli
-aveva potuto scovare, sconvolgendo mezza la città.
-
-La valanga della disoccupazione anonima, abbattendosi contro di lei con
-illimitata diversità di provenienza, di sostanza, di espressione, di
-sentimento, la colpì in pieno cuore solo per saggiarne la resistenza
-bronzea, e farne meglio vibrare tutte le corde dell'energia.
-
-Là ella decifrò l'inedito della miseria umana, lo condusse a divenir
-materia degna di salvazione.
-
-Uomini senza patria, capaci di molto bene e di molto male, in perpetuo
-pugilato con la civiltà che non li vuole e ch'essi non sanno
-comprendere: giramondo, che non osano mostrare la fedina criminale:
-nemici inconciliabili della burocrazia: rifiuti degli uffici di
-collocamento: perseguitati dalla mala sorte, pei quali la robustezza dei
-muscoli è una ironia, l'abilità al lavoro un soldo fuori corso,
-l'ingegno un pericolo, il diploma uno straccio inutile,--costituirono
-intorno ad Alessandrina Ravizza, nella cittadella di via Manfredo Fanti,
-una specie di cenciosa guardia del corpo, sempre diversa e sempre
-l'uguale.
-
-Ella li penetrò fino al midollo, li assaporò nella loro infetta sostanza
-di dolore, li saturò della sua dolcezza, li rimandò raddrizzati e
-consolati. Chi collaborò con lei fra quelle mura afferma che ella
-giornalmente compiva miracolo.
-
-Figure d'indimenticabile pallore, di sinistra aridità, di significato
-eterno passarono dì là, bevvero alla sorgente, scomparvero: il
-_Professore_: il _Pretespretato_: il vecchio _Profeta_: la _Rondinella_
-sarda.
-
-Il libro di memorie «Sette anni nella Casa di Lavoro» dalla Ravizza
-lasciato inedito, e pubblicato per cura della Società Umanitaria dopo la
-sua morte, documenta in quanto è possibile, nella loro crudità, quelle
-esistenze misteriose, sporcizie vagabonde, deformità morali e fisiche,
-trascinate fra la strada e l'asilo notturno: rughe più taglienti delle
-cicatrici, confessioni più taglienti delle rughe.
-
-Ma si possono documentare le sabbie delle spiagge, le acque dei mari?...
-
-Quando fu necessario--per dare immediato soccorso--violare disposizioni
-burocratiche, dare un graffio a qualche regolamento statutario,
-Alessandrina Ravizza lo fece, impavida.
-
-Diceva:--Questo non mi riguarda. Chi soffre non deve aspettare. Chi
-soffre può morire.
-
-E andava avanti.
-
-Le casse di risparmio, le banche non esistevan, per lei, che sotto forma
-di fulgide cornucopie, pronte a versar piogge d'oro sulla testa dei
-nullatenenti.
-
-E fu gaia, fra tanti spasimi: la sua risata sana, gagliarda, omerica,
-agiva come un tonico, squillava come una diana.
-
-Ai potenti della terra, associazioni o individui che fossero, re di
-corona o di censo, governi di stato o monopolii di denaro, si rivolse da
-uguale ad uguale. Le sue richieste, le sue raccomandazioni avevano assai
-volte il tono sicuro ed alto del creditore che reclama il dovuto. Per un
-lurido straccione dalle scarpe slabbrate ella avrebbe forzate le porte
-delle reggie. Non ricevette mai un _no_. Appariva investita d'un diritto
-divino: portava sul petto la croce di guerra della miseria.
-
-In fondo, a somiglianza della massima parte de' suoi patrocinati,
-anch'essa era una fuoruscita. Aveva il loro sangue nelle sue vene.
-
-Nessuno meglio di lei comprese ed amò i vagabondi per i sentieri
-dell'utopia, i ribelli alle solite quattro pareti con le solite quattro
-sedie intorno alla tavola, i sognatori per i quali la strada è
-preferibile alla casa, la scorciatoia alla strada, il bosco alla
-scorciatoia, le stelle dei cieli ai comignoli dei tetti: gli evasi
-dall'equilibrio comune, i rappresentanti del libero istinto, che non
-conosce nè accetta catene.
-
-Ma al disopra del normale ella s'innalzò, in un senso elevatissimo di
-moralità e di poesia: per creare, non per distruggere: per l'ideale
-d'una nuova filosofia della vita, in un benessere umano senza
-coercizioni: per bisogno di più largo volo, di più chiara luce, di più
-serena bellezza.
-
-Uomini e donne d'ogni partito onoreranno colei che a nessun partito
-appartenne. Vorremo noi chiamarla anarchica?... No: nemmeno. Chi oserà
-classificarla?... Fu Alessandrina Ravizza.
-
-Non ebbe, prima di lei, il mondo una che le somigliasse: non verrà, dopo
-di lei, quella che la possa sostituire.
-
-Non conobbe limiti, nè per sè nè per gli altri. Arrivò dove volle,
-ottenne quel che le parve giusto, combattè e vinse sola per il diritto
-di tanti, come se avesse un esercito di arcangeli al suo comando.
-
-L'umanità le fu croce da portar sulle spalle: la resse cantando, con
-serenità splendente, con l'appassionata letizia della vocazione.
-
-E non fece il processo alla vita. Amò la vita. La predilesse,
-l'incoraggiò, la benedisse in ogni singola manifestazione di carattere,
-di arte, di volontà, di amore. Amò l'amore, ne fece aria per il proprio
-respiro. Il processo, e senza quartiere, lo fece alle imposture sociali,
-ai tortuosi egoismi, alle spinitiche debolezze che la deformano, e
-imbavagliano e garrottano l'essere umano, avvelenandogli la gioia di
-esistere. Condannò senza appello la simulazione della vera vita: così
-grottesca e miserabile, quando pur non sia criminale.
-
-Nulla d'impossibile: era il suo motto.
-
-Qualcuno, parlando di lei con accorato rimpianto, ebbe a dire: Tutto
-ella diede, nulla chiese per sè.
-
-Io non lo credo.
-
-Quella Donna già vecchia, vestita d'una logora gonnella stinta e d'un
-meschino scialletto nero, povera--forse--come il più povero de' suoi
-disoccupati, possedette, fino al giorno della sua scomparsa,
-inesauribili tesori di ricchezza.
-
-Possedette le anime.
-
-Ed ella non chiedeva altro bene. Ne mangiò, ne gustò, a migliaia, a
-milioni, novella Santa Caterina da Siena. Trovò in esse il preziosissimo
-sapore che la metteva in perpetuo stato di ebbrezza spirituale. Ciascuna
-fu per lei il tesoro da scoprire con simpatia e meraviglia sempre
-fresca, benedicendo il Signore. Fetor di sangue guasto non la fece dare
-indietro, salsedine amara di lagrime non la scoraggiò, tenebra di
-coscienze brute attirò maggiormente il suo coraggio.
-
-Piccola coi piccoli, grande coi grandi, formata d'una sostanza nervosa
-che più di sè donava più di sè si nutriva, maneggiò con passione e con
-arte infinita la materia umana, sopra tutto interessandosi al caso
-particolare, non trascurandone i più minuti elementi. Era la sua
-delizia, il caso particolare. Ne estraeva, a goccia a goccia, il succo
-intimo, la nascosta filosofia, voluttuosamente.
-
-Diede, dunque, tutto; ma tutto volle ed ottenne in cambio, miliardaria
-dell'amore, epicurea delle anime.
-
-Il carteggio di Alessandrina Ravizza?... Una biblioteca intera. Le sue
-memorie?... Un caleidoscopio di aneddoti più inverosimili del vero, fusi
-con elementi epici di primo ordine. Diede alla carità le ali della
-poesia, la spinse talvolta fino alla sublimità dell'assurdo. Per
-correnti senza tregua rinnovate, per bocche senza tregua aperte,
-l'umanità si assimilò a lei, ella all'umanità.
-
-Ripercossa in un'innumere quantità di vibrazioni, la sua esistenza, che
-si rifiuta all'analisi, si rifiuta anche alla morte, rivive in fluido e
-in luce.
-
-L'ultima volta ch'io la vidi, fu nello studio terreno della Casa di
-Lavoro, in un pesante pomeriggio d'agosto del 1914. L'aria pareva
-fuligginosa, ardeva di vampe nascoste, pesava come piombo.
-
-Ella se ne stava immobile, formante un solo blocco con lo scrittoio, al
-posto che da tanti anni teneva. Vi sono creature sovrane che sanno
-costruirsi, nella propria carne caduca, il monumento: io vidi in lei,
-quel giorno, il suo monumento.
-
-Per l'ultima volta mi isolai nella visione di quella fronte: dura
-infrangibile come fosse fatta di materia silicea, luminosa lontana come
-fosse fatta di materia astrale. Il mio cuore si curvò, fedelmente, in
-umiltà, davanti alla Portatrice di fiaccola.
-
-Ma un'espressione non mai veduta di severità dolorosa era ne' suoi
-occhi.
-
-Me le rannicchiai ai piedi, le misi la testa sulle ginocchia perchè mi
-accarezzasse, come soleva, i capelli.
-
-Ella soffriva.
-
-S'era in quei giorni scatenata la guerra delle nazioni. Bagliori
-d'incendî all'orizzonte, echi delle prime carneficine, odor di polvere,
-incubo. Valanghe di emigrati italiani, cacciati in furia dai paesi in
-armi, si riversavano sulle terre della patria, in treni merci, in carri
-bestiame, in un tormento canicolare di fuga. Bambini morivan per via,
-donne si sgravavano nei vagoni, mandre umane arrivavano sudicie, mute,
-inebetite, sperse: e i mariti non ritrovavano più le mogli, e le madri
-smarrivano i figli.
-
-La guerra!... Vi era dunque nel mondo un male che Alessandrina Ravizza
-non poteva nè impedire, nè guarire?...
-
-L'unica ragione che ella aveva data alla propria esistenza le si
-sbriciolava fra le mani, diveniva un mucchietto di cenere: fratellanza,
-uguaglianza, pietà, amore fra gli uomini, sforzi della scienza, serenità
-del lavoro, audacie dell'industria, sacrifici della bontà, le
-apparivano, in quel momento, foglie secche rapinate dalla raffica
-ciclonica.
-
-E non si era che al principio.
-
-E la sua anima profetica sentiva che quel cataclisma avrebbe sconvolto
-la terra.
-
-Desiderò di morire, me lo disse sottovoce, con accento di calma
-disperata. Solo restava in piedi--con un titanico sforzo di
-volontà--restava in piedi colpita e malata, per fare argine alla piena,
-per ricevere ed aiutare i miserabili che da ogni parte la disoccupazione
-prodotta dalle prime crisi della guerra conduceva alla porta della Casa
-di Lavoro.
-
-Ancora visse. A tempo per vedere il Belgio, violato e crocifisso,
-ergersi sulle vette della storia, nella più sublime delle immolazioni
-civili: l'Europa a fuoco e fiamme, le rovine al posto delle cattedrali,
-i cadaveri al posto delle seminagioni. A tempo per ben discernere nella
-tormenta rossa, e, malgrado il suo orrore per il sangue, invocar la
-guerra contro i barbari, come la sola via di onore aperta all'Italia.
-
-Ma nulla volle vedere più. In una pallida alba di gennajo, stesa sul
-letto d'una camera umile come una cella, volse in silenzio la testa
-contro il muro--e spirò.
-
-Nevicava. Quanta neve!... Fitta candida impalpabile. Ali ali ali. E
-silenzio.
-
-Per bocca d'una vecchia demente, protagonista del romanzo scritto da
-Alessandrina Ravizza più per liberarsi l'anima che per vera necessità di
-compiere un'opera d'arte, ella aveva un giorno gettato un grido che
-tutta la rivela e la riassume, nel suo tormento e nella sua fatica:
-
-«Acqua, acqua!... Lavandaia, avete contato bene i fazzoletti, le
-camicie, le tovaglie, le lenzuola?... Facciamo la lista delle bugie
-convenzionali, dei delitti non puniti dal codice, delle ingiustizie
-sancite dal costume. Acqua, acqua!...»
-
-Gemito di disperato desiderio!... Desiderio di purezza, di pulizia
-morale, di liberazione, per l'esistenza che l'uomo non chiese e gli
-toccò di subire!... Basteranno tutti i fiumi del mondo?...
-
-Sia pace alla gola arsa.
-
-Tutti i fiumi del mondo si gonfiarono e strariparono, sì. Ma in onde
-purpuree, bollenti e schiumanti.
-
-Non acqua; ma sangue. Il migliore, il più giovine.
-
-E noi non possiamo ancora, nella nostra sofferenza, giudicare se questo
-sia un bene od un male.
-
-Ma, se è necessario che la lotta fra il bene ed il male continui ad
-equilibrare le forze dell'umanità, noi vogliamo illuderci che il lavoro
-compiuto in così vasto giro d'anni da colei che il genio del bene
-incarnò in santità di atti, non sia stato vano.
-
-Per miracolo d'amore ella è ritta ancora al suo posto fra noi,
-immateriale, invisibile, ma presente, ma nostra. Con una scintilla
-caduta dal faro della sua fede, accendiamo nei cuori le lampade. Nel suo
-nome e nella sua immagine glorifichiamo in noi il sacrifizio volontario,
-la tenacia combattente, l'ottimismo vincitore, l'umanità che è senza
-numero, ma che in un sol cuore può essere contenuta.
-
-Ed ognuno che porti impresso il segno della sua grazia, parlerà con lei,
-per conforto, nel segreto dell'anima, rivolgendole questa preghiera:
-
-«Madre, fa che sempre, nella mia miseria, io possa discernere e
-soccorrere chi è più misero di me.
-
-«Madre, fa che non mi manchi mai l'energia di vincere il mio male, per
-atroce che esso sia; e che dalla vittoria sopra me stesso sappia
-estrarre il farmaco che guarisca il dolore altrui.
-
-«Madre, aiutami a dare, e fa ch'io non senta e non invochi altra gioia;
-e s'io resti nudo, vestimi del tuo ardore.
-
-«Madre, fa che ad onta di tutto io viva in purità di amore come il
-bambino che recita il Padre Nostro--e ch'io muoia senza rimorso.»
-
-Con questa preghiera l'invocherà ognuno che porti impresso il segno
-della sua grazia--ed ella risponderà.
-
-
-
-
-
- Luigi Majno
-
-
-
-
- (1852-1915).
-
-
-
-
- _Orazione detta nell'Asilo Mariuccia_
- _il 28 giugno 1916, in Milano._
-
-
-
-Il quattordici dicembre del 1902, qui presente Luigi Majno, io stessa,
-con parole rese tremanti dal tremante cuore, salutavo il sorgere--per
-virtù e volontà di una fanciulla che aveva dovuto morire perchè l'Opera
-nascesse--dell'Asilo Mariuccia. Ne lumeggiavo gli scopi, ne additavo le
-ragioni ideali, dicendo fra l'altro, come se l'avvenire si rivelasse
-nitido ai miei occhi, che pure il pianto offuscava:
-
---L'Asilo Mariuccia non è ora--così Mariuccia volle--che la prima pietra
-d'un immenso edificio di rigenerazione, e non femminile soltanto.
-
-Appoggiato ad uno stipite, conserte le braccia sul petto a comprimere il
-cuore, curva la testa granitica, il Padre Majno ascoltava: e il dolore
-per la Creatura morta e la fede nell'Opera viva si scolpivano sul suo
-viso.
-
-I giorni si sovrapposero ai giorni, nella casa bianca chiusa nel pudore
-del suo giardino. Ognun d'essi portò con sè il proprio lavoro martellato
-di fatica, coronato di spine, ma palpitante di germi, come sempre il
-lavoro compiuto per necessità ideale.
-
-Bimbe insidiate dalle più basse brutalità della miseria e del vizio, già
-vecchie prima di aver toccato l'adolescenza, trovarono qui, a poco a
-poco, sè stesse: fecero la divina scoperta della loro anima, quale
-l'innocenza della natura l'aveva creata.
-
-Donne vi sono ora, rispettate e serene, che, per aver qualche tempo
-sostato nella dolce casa, rientrarono in dignità di vita, riamarono la
-gioia del lavoro, riuscirono a edificare intorno a sè la famiglia nella
-sua santità.
-
-Maestre di scuola vi sono ora, che quanto di bene ricevettero da materni
-cuori nell'Asilo Mariuccia profondono in altre creature, avviandole per
-diritte strade di vita.
-
-Gli anni si sovrapposero agli anni, e la piccola casa non bastò più.
-L'Opera domandò spazio. Ed ecco, il pronostico fu compiuto, le pietre si
-mossero, le muraglie si scostarono, il tetto s'innalzò, il rifugio
-s'ingrandì per la bellezza d'un più vasto amore.
-
-Ma a render saldo un edificio di pietà umana non bastano le pietre:
-cemento d'anime è necessario. Mariuccia dal pallido viso appassionato,
-Carlottina dalle trecce d'oro vennero prime, sedettero, velate, alla
-porta, con le mani in croce.
-
-Il Padre, che noi siamo oggi riuniti a commemorare nel tempio ch'egli
-aiutò a fondare e nel quale si svolse la parte più intima, gentile e,
-direi, pudica della sua attività,--il Padre Majno penetrò dopo,
-silenzioso, felice di riunirsi alle sue due figliuole, animando di sè le
-cose visibili e le forze invisibili.--E vi è rimasto, Lare benedicente.
-
-Assai più degna parlerebbe di lui, in mia vece, un'autorevole voce
-virile. Ma tutti gli uomini validi in questo tempo sono a combattere; e
-gli occhi e gli animi dei rimasti son tutti rivolti in ansia verso le
-frontiere, ove giornalmente si rinnova il miracolo degli eroi.
-
-Luigi Majno, cittadino del mondo per natura e per fede, tale miracolo
-non vide, ma lo invocò. Interventista della prima ora come Alessandrina
-Ravizza, non pensò neppure per un momento che la patria potesse rimanere
-spettatrice indifferente dell'aggressione germanica. Egli, che sempre
-era stato irriducibile avversario del militarismo e della guerra. Che
-aveva vissuto la più candida delle esistenze nella religione
-dell'Internazionale. Che come Socrate era sereno, e, come Dostojewski,
-come Tolstoï, non per sè vivo ma per l'umanità.
-
-Ma già il Belgio era stato tradito, invasi i primi dipartimenti della
-Francia: già la rossa Walkiria impazzita calpestava nella corsa furiosa
-carne d'innocenti e d'ignari, sotto gli zoccoli in fiamme del suo
-cavallo. E il Padre Majno era divenuto cieco di sacra collera. Cieco
-dell'indignazione che a Gesù Cristo aveva fatto brandire la frusta nel
-tempio. Se egli avesse potuto vivere fino al maggio memorando, l'Italia
-avrebbe veduto il più mite de' suoi figli, il buono apostolo del
-disarmo, malgrado la già stanca età, partir volontario per la frontiera
-con saccapane, gamella e fucile, accanto a Guido Donati suo discepolo
-diletto, a Bissolati, a Gasparotto, a Mussolini, a Filippo Corridoni: e
-come Guido Donati e Filippo Corridoni, forse, cadere: non uomo di
-combattimento, ma uomo di giustizia, cadere: per la riconquista d'un
-bene ideale senza prezzo, del quale egli soffriva troppo di essere
-defraudato.
-
-Ma Luigi Majno non ebbe bisogno di andare a combattere per essere ucciso
-dalla guerra.
-
-Egli morì di dolore per aver dovuto accettare e proclamare, davanti alla
-feroce verità dei fatti, la necessità ineluttabile di passare, anche in
-questo secolo, attraverso la guerra per difender la pace.
-
-Qui non v'è che una piccola donna a celebrare il Giusto e la complessa
-attività sua di giurista, di filosofo, di scienziato, d'uomo politico,
-d'uomo di fede.
-
-Ma questa piccola donna, che ebbe la ventura di vivere alcuni anni della
-prima giovinezza nella dolcissima intimità della famiglia e del cuore di
-Luigi Majno, non vuole, non sa evocarlo che in luce di gioia perfetta.
-
-In luce di gioia perfetta risorga dunque per noi il Majno di venti e più
-anni or sono: quando, nella pienezza della virilità, giunto alla più
-intensa espressione del suo pensiero e alla più chiara vetta del suo
-lavoro, circondato dall'affetto dei familiari, dalla devozione dei
-discepoli, egli pareva designato a raccogliere intorno a sè le forze
-migliori del suo partito; e sapeva imporre agli avversarî la più
-schietta forma del rispetto--quella che confina con l'amore.
-
-Alto, robusto, massiccio, un poco tozzo il collo sulle spalle quadre,
-portava fiera la testa dalla gran fronte bionda, sovrastante a torre
-sulle profonde cavità degli occhi. Ma gli occhi azzurri e la fresca
-bocca erano di un bambino. Di un bambino, talvolta, nella quiete delle
-ore raccolte, l'accento e la voce.
-
-Dolce casa!... Vasi di fiori, tralci di edere sorridevano alle
-finestrelle; quadri di giovini artisti, allora all'alba della fama,
-sorridevano dalle pareti. Vi si saliva per molte scale, le stanze eran
-basse come solai; ma quanta luce, quanta grazia, quante cose belle là
-dentro!... Folate di vento carico di pòllini, squilli di risa simili a
-campanellini d'argento vi portavano i tre fanciulli. Vi si beveva
-serenità, come a polla di acqua sorgiva. Intorno al placido
-_pater-familias_ e alla donna dall'anima misteriosa, che già recava
-negli occhi il presenso delle tragedie future, un flusso e riflusso
-inesausto d'amici. I più bei nomi dell'arte di quel tempo. I più
-battaglieri campioni del pensiero, della politica, della scienza
-positivista. L'amicizia elevata a missione, l'amicizia eroica, quale
-Riccardo Wagner la fissa per l'eternità nelle note del dialogo fra
-Kurnevaldo e Tristano, sulla spiaggia dell'isola deserta. Giovinezza,
-speranza, discussioni eclettiche, ideologie fiammeggianti, dinamismo,
-sublimazione delle forze di vita.
-
-Era l'alba dell'idea socialista. Gli operai cominciavano a comprendere
-il significato di due grandi parole: cooperazione: organizzazione.
-
-Non esistevan più classi. Non più confini. Non più razze. Tutte le
-lingue si rispondevano, fondendosi in una sola favella di ricchezza
-favolosa. L'utopia era talmente bella che pareva di toccarla con le
-mani, di stringerla come realtà.--Benvenuto, fratello!...--Addio,
-fratello!...--Chi era nel mondo che ci fosse estraneo?... Gli spiriti si
-dilatavano fino a comprendere nella loro cerchia l'umanità, e tanta era
-la gioia che giovinezza ci sembrò eterna.
-
-Luigi Majno costituiva la base ed il centro del cenacolo.
-
-Lontano pareva se pur presente, assai volte, mentre i nervosi discorsi
-sfavillavano volteggiando intorno alla sua placidità sognatrice. Ma ad
-un tratto una sua frase piombava con taglio netto nel folto della
-conversazione, mettendo a nudo il muscolo d'un argomento, fissandolo in
-un paradosso o in una definizione tra il bonario e il corrosivo.
-
-Egli dirigeva gli spiriti, senza che se ne avvedessero.
-
-Accarezzando le ciocche ricciute di Mariuccia, color della castagna non
-ancor matura, o le seriche trecce bionde di Carlottina, volgeva pensieri
-d'armonia che poi sbocciavano sulle sue labbra di fanciullo, nella forma
-geometrica e nel gemmeo splendore dell'espressione definitiva.
-
-Teneva lunghi colloqui di silenzio con un gatto che lo comprendeva,
-perfettamente, russandogli sulle ginocchia. Passava e ripassava,
-distratto, le dita nella tigrata pelliccia elettrica. E se
-all'improvviso usciva a dire una delle sue memorabili frasi, pareva ne
-avesse estratta l'ispirazione dalla taciturna sapienza dell'idolo felino
-dagli occhi verdi.
-
-Infinite cose di bellezza lapidaria egli disse così, sospeso fra il
-sogno e la realtà.
-
-Chi le raccolse?... Egli fu un socratico. Le qualità essenziali della
-sua natura lo portavano all'insegnamento, inteso nella sua purità
-religiosa.
-
-Nominato professore di diritto e di procedura penale all'Università di
-Pavia, dal 1890 al 1894, là occupò veramente, ma, ahimè!... per troppo
-breve tempo, il posto che gli era dovuto dalla vita.
-
-Giureconsulto di tal dottrina e di tali doti, che Francesco Carrara gli
-aveva preconizzato un magnifico avvenire, iniziò il suo corso con una
-prolusione che fu una memoranda battaglia, combattuta a visiera alzata
-nel nome del movimento positivista sperimentale, diretto a conquistar
-nuove strade allo studio del diritto: compreso non come arida teoria, ma
-come viva materia umana. L'innovatore apparve subito, ebbe nemici e
-satelliti.
-
-Formò poscia, profondendosi in lezioni nelle quali la complessità e la
-sicurezza della preparazione scientifica, la vastità delle vedute e
-l'unità morale davano valore di convinzione alla novità del metodo,
-valentissimi discepoli.
-
-Diresse menti e cuori, illuminò coscienze, temprò caratteri, formò
-energie di battaglia: fu ascoltato, seguìto, venerato, benedetto.
-
-Creò (come sempre il Maestro di grande stile) con sè stesso gli altri.
-
-Meschine ragioni di parte tolsero a lui la cattedra che l'autorità della
-sua parola onorava e avrebbe resa gloriosa. Il probo e mite cuore ne
-sanguinò, in silenzio; ma l'opera del Maestro continuò.
-
-Alla sbarra e nelle assemblee. Nella casa. Nella strada. Fra gli amici,
-al tavolino d'un caffè. Ovunque, comunque. Difendendo un accusato in
-corte d'assise, un'idea in un comizio. All'unica missione lo portavano
-organicamente l'equilibrio mentale, la dirittura logica, e la facoltà di
-tutto assimilare per tutto rendere, con originalissima arte
-comunicativa. E dico _tutto_ nel senso enciclopedico: perchè l'opulenta
-struttura del cervello di Luigi Majno e la sua sconfinata memoria
-comprendevano (chi lo conobbe sa che non esagero) lo scibile umano.
-
-Per tal ragione, senza dubbio. Luigi Majno appartenne alla specie degli
-uomini superiori che, avendo esercitato in vita un'immensa influenza
-spirituale, continuante anche dopo la morte, pochissimo lasciano dietro
-a sè in quanto ad opera concreta, fissata in caratteri di stampa.
-
-Quel conoscitore, adoratore, insonne inseguitore del libro, del libro
-per sè stesso in ogni lingua, edizione, materia, data, non affidò il
-proprio nome che ad un solo lavoro stampato: il Commento al Codice
-Zanardelliano, composto in parte durante i battaglieri anni del suo
-insegnamento nell'ateneo pavese.
-
-Lavoro, tuttavia, che basta ad una fama di giurista. Ripeterò di esso il
-chiaro giudizio d'un avvocato che al Majno fu fratello d'anima, Eliseo
-Porro:
-
-«Il Commento al Codice Zanardelliano è il risultato e il prodotto di
-tutta la probità scientifica e morale del Majno: è la somma di tutto un
-lavoro lungo, paziente, minuto di elaborazione, del quale lo scrittore
-presenta soltanto la sintesi: e per di più con una precisione di dati e
-di citazioni, la quale, mentre rende l'opera preziosissimo strumento di
-più ampie ricerche, la consacra compagna fidata sia del patrono e del
-giudice, che vi troveranno sempre una guida e un consiglio, sia dello
-studioso, che vi troverà con sobria ma scultoria esattezza discusse
-tutte le dottrine.»
-
-Del Commento scrisse pure, fra i molti, il deputato Arnaldo Agnelli:
-«Esso tiene il giusto mezzo fra il lavoro di erudizione e quello di
-applicazione pratica».
-
-Non v'ha studio d'avvocato nel quale il Commento non si trovi. Ogni
-donna dovrebbe leggerlo, per esserne grata all'autore; poichè in esso,
-ad un codice sapientemente ma esclusivamente composto da un uomo per gli
-uomini, si contrappone il moderno principio di difesa e di elevazione
-della donna, considerata come libero, fattivo, responsabile elemento
-civile e sociale.
-
-Penalista d'indiscussa autorità, le sue arringhe nei tribunali furono
-modelli di abilità professionale, di chiarezza e rapidità oratoria.
-
-Mai accettò di difendere una causa, se della bontà e necessità di essa
-non fosse convinto.
-
-Nell'esercizio del suo ufficio di patrono, sempre si rivelò, per la
-profonda sincerità del metodo, discendente diretto del ceppo lombardo di
-Cesare Beccaria e di Pietro Verri.
-
-Fissava la questione sulla tavola anatomica, la sviscerava, ne faceva
-sgusciare il nocciolo, lo rompeva coi forti quadrati denti, lo
-masticava. Voleva il fatto,--crudo: prendeva il toro per le corna,
-atterrandolo.
-
-Indossata la toga, la mitezza evangelica di Luigi Majno spariva: balzava
-fuori il lottatore dai pugni di bronzo.
-
-Disprezzava le disquisizioni teoriche e i periodoni altosonanti: di
-teoria gli bastava quel tanto che illuminasse la pratica. La passione di
-tutto imparare, in lui infrenabile, faceva sì che, dovendo egli, per
-esempio, studiare una causa commerciale, il suo cervello s'impadroniva
-d'ogni più minuta documentazione di quel ramo di commercio. Dovendo
-difendere un medico in una causa professionale, eccolo ingolfato sino
-agli occhi in trattati di medicina e chirurgia: non solo per maggior
-competenza nel processo, ma per fervore di curiosità.
-
-Così divenne in ispirito, volta per volta e sempre su precise basi
-tecniche, industriale, ingegnere, farmacista, meccanico, armatore di
-navi, matematico, professore di belle arti.
-
-Fu un sibarita del conoscimento. Studiò ed ebbe familiari, oltre al
-greco, al latino ed alle lingue moderne, l'arabo, il giapponese, il
-sanscrito. D'ogni lingua citava e sapeva a memoria i poeti. Maggiori e
-minori, li possedeva tutti, scavandoli fino all'osso per amarli meglio.
-
-Per il proprio piacere di buongustaio s'ingolfò nei meandri dell'algebra
-superiore, corrispondendo in materia con il professor Pascal e con altri
-dotti. La sua casa, il suo studio, il suo solaio eran divenuti un
-emporio di libri. Ogni sera tornava con le tasche e le mani traboccanti
-di volumi, e con un mazzolino di fiori per farseli perdonare. L'edizione
-rara, l'esemplare unico: ebbrezze.
-
-Tale orgiastica avidità di sapere si sarebbe potuta interpretar come uno
-splendido egoismo. Nulla di più falso. La dottrina bevuta a tutte le
-sorgenti si sprigionava poi, purificata, dal cervello «Majno» per il
-cervello di tutti. Chi, avendolo conosciuto e frequentato, può negare di
-avere imparato qualcosa da lui?... Anche ogni cosa morta diventava viva
-e feconda sulle labbra di quel socratico.
-
-L'arguzia del Majno mordeva e segava; e pure quell'uomo non odiò mai
-nessuno. Sotto l'acido corrosivo di certi suoi giudizi la carne
-grillettava, come per ferro rovente; e pure chi potrà dire la
-delicatezza della sua bontà?... chi la purezza del suo cuore?... Chi il
-suo affetto per i bambini, la sua passione quasi morbosa per gli uccelli
-e per i fiori, ai quali egli parlava come ad amici, nella certezza che
-lo comprendessero?...
-
-Quando mai egli rispose di no alla preghiera di un umile, di un
-disgraziato?... Filippo Turati lo chiamò, a ragione, «vittima delle
-vittime».
-
-Vittima, se mai, per esserne il terribile difensore.
-
-Ognuno di noi che abbia buona memoria ricorda il triste processo contro
-il cappellano confessore di un istituto per le bimbe abbandonate. Gli
-avvocati della parte civile, costituiti con il Majno in difesa delle
-piccole infelici, dopo le arringhe, per concorde volere, incaricarono il
-Majno stesso di parlare _in replica_.
-
-Egli parlò: per oltre un'ora, con veemenza gladiatoria, con logica
-implacabile, con tale grandezza, che il colpevole ne fu schiacciato,
-l'uditorio ne rimase pallido e vinto. Non era un avvocato che arringava
-alla sbarra; ma un giustiziere che calava la mannaia. Fu una delle più
-memorabili vittorie forensi del Majno. Per ottenerla egli non aveva
-fatto che ascoltar lo spirito della giustizia: v'era da stigmatizzare
-una viltà, la più bassa delle viltà, compiuta su creature deboli e
-indifese: bastava.
-
-L'oratore politico fu pari all'oratore giuridico: foggiato a spada e a
-maglio, preciso, sintetico: un semplificatore.
-
-L'immensità della sua erudizione gli avrebbe concesso larghissimo campo
-di citazioni in ogni lingua e d'ogni genere. Ma egli le disdegnava. E
-apparve assai volte quasi schematico nel complesso de' suoi discorsi. La
-struttura geometrica del suo pensiero diveniva apparente rozzezza
-oratoria. Ma si può ben dire che il suo eloquio era ignudo perchè, ricco
-com'era di nervi, di muscoli, e di magra ma salda carne, nella sua bella
-forza poteva fare a meno di veste.
-
-Caratteristico, in lui, il gesto delle mani che ne accompagnava in
-pubblico la parola. Così alto, vigoroso, spalluto, pareva raccogliesse
-gli argomenti necessarî all'arringa sulle punte delle dita chiuse a
-nodo: quasi che ogni dito significasse per lui un puntello polemico.
-
-E agitava secondo le fasi del discorso i due stretti nodi dinanzi agli
-ascoltatori, senza scioglierli. Ma, giunto all'argomento principe, che
-li riassumeva tutti con irresistibile efficacia, lo cacciava fuori del
-fascio finalmente allargato delle dita, liberandolo e liberando sè
-stesso. Gesto e parola: fusione perfetta, inimitabile plastica oratoria.
-
-Luigi Majno fu l'uomo solidale per eccellenza. Il periodo intensivo
-della sua vita non poteva quindi consistere che in una solenne
-affermazione di solidarietà; e fu dopo gli arresti in massa e durante i
-processi politici del Novantotto in Milano.
-
-L'avvocato esperto in ogni sottigliezza dell'arte, il combattente
-politico, il fratello senza macchia e senza paura culminarono allora in
-dedizione sublime. L'atmosfera di purità morale che egli aveva creata
-intorno a sè, ponendolo al disopra d'ogni partito, lo aveva reso
-inviolabile, aveva fatto sì che fosse lasciato libero.
-
-Non si toccava il Majno.
-
-In tal modo egli potè organizzar le difese di centinaia e centinaia
-d'accusati politici, giacenti nelle prigioni. Uccise, in quel tempo,
-stanchezza e sonno. Si moltiplicò. Dopo intere giornate di strenua
-fatica, vegliò intere notti per stendere atti, ricorsi, memoriali, o per
-copiar documenti di gravissima importanza. Non potendo in persona
-(trattandosi di processi militari) comparire alla sbarra, unì la cautela
-del patrono dietro le quinte a ricchezze incalcolabili d'abilità, di
-finezza, di penetrazione giuridica, di volontà devota. Illuminò e
-diresse gli ufficiali incaricati delle difese, proiettò in loro tutta
-l'energia del suo fluido.
-
-Maestro!... Sempre.
-
-Maestro in Dio, poichè Dio significa giustizia.
-
-Dall'asperrima battaglia uscì vincitore, ingrandito di mille cubiti
-nella sua prodigata umanità: l'eroe vero del Novantotto fu lui.
-
-Cessato lo stato d'assedio, restituita la calma al paese e la libertà
-agli imprigionati, Luigi Majno, primo cittadino di Milano, rifulse in
-luce piena, con l'azione liberatrice definitiva: non solo portata sugli
-uomini, ma altresì sulle istituzioni. Fu allora che la Società
-Umanitaria, stata sciolta per decreto dal Bava Beccaris, venne dal Majno
-sostanzialmente ricostituita e rinsaldata sulle reali basi, che ad essa
-aveva assegnate il fondatore magnifico.
-
-Si giurava nel nome del Majno, simbolo d'integrità: la fede del popolo
-saliva a lui per innumerevoli vie. Fu in quel tempo il regno di Majno il
-Buono.
-
-Primo in lista nelle elezioni amministrative comunali, quando il blocco
-dei partiti popolari conquistò il comune di Milano: eletto assessore
-della pubblica istruzione: quasi sindaco (e se realmente non lo divenne,
-fu per suo proprio reciso rifiuto), risanò l'ambiente scolastico, vi
-portò una fresca e vivida aereazione: così pura era in lui la poesia
-della scuola.
-
-Tenne nobilmente una sola legislatura, come rappresentante in parlamento
-del secondo Collegio della sua città, conquistato per lui alla
-democrazia socialista: poi volontario se ne ritrasse. Alla sua
-monolitica individualità non potevano non ripugnare le vie traverse, le
-meschine ambizioni, i compromessi di Montecitorio.
-
-Egli, del resto, amava troppo la sua Milano--dove fin da bambino aveva
-vissuto, e che gli somigliava. Nativo di Gallarate, lombardo puro
-sangue, troppo amava la _vera_ Milano del pittoresco Naviglio, del
-grasso e rude dialetto portiano, della celia bonaria, della bontà senza
-fondo, dell'attività febbrile; e non sapeva e non poteva staccarsene, e
-fuor dell'ombra del campanile di Sant'Ambrogio era un pesce fuor
-d'acqua.
-
-Nessuno, ch'io sappia, penetrò, gustò e seppe far gustare la poesia di
-Carlo Porta meglio di lui. Nessuno fu di lui guida migliore attraverso
-il dedalo e la storia delle antiche vie di Milano autentica, così ricche
-di gioielli architettonici e di opulenti giardini.
-
-Fu, nelle piane e larghe linee della sua fisionomia morale, il veridico
-figlio della metropoli lombarda. La muscolosa nella lotta. La sanguigna
-nel godimento. La serena nel giudicare. L'inesauribile nel soccorrere.
-
-L'uomo che, avendo potuto guadagnare e metter da parte centinaia di
-migliaia di lire, morì quasi povero per aver molto dato a chi ne aveva
-bisogno, fu schietto sangue e schietta carne della città prodiga nel
-donare per aiuto, con le mani finissime de' suoi patrizi, volitive
-tenaci intelligenti de' suoi industriali, nervee pensanti sensibili de'
-suoi professionisti, grosse carnose cordiali de' suoi esercenti, franche
-nocchiute massicce de' suoi operai.
-
-Uno dei giorni in cui, nella sua qualità di primo cittadino milanese che
-tutti gli riconoscevano e che gli risplendeva sul petto come una croce
-d'onore, aveva accolto l'incarico di ricevere solennemente le
-rappresentanze dell'industria e del commercio francese, fu veduto in
-piedi nella carrozza che portava con lui gli amici di Francia. In piedi;
-e in gloria.
-
-Proteso il gran corpo in avanti, radioso il volto, d'un bimbo gli occhi
-e il sorriso sotto le falde diritte del cappellaccio nero, mostrava con
-la destra trionfante il Duomo: il _suo_ Duomo.
-
-Fusi in lui, nel momento felice, l'ambrosiano di razza e l'apostolo
-dell'Internazionale.
-
-Dinanzi alla sua bionda figura non vi fu forse chi non pensò ad Alberto
-di Giussano:
-
- Batte il sol nella chiara onesta faccia,
- nelle chiome e negli occhi risfavilla,
- è la sua voce come tuon di maggio.
-
-Sempre tuonò, quella maschia voce che martellava parole di verità,
-inchiodandole nel cuore di coloro che l'ascoltavano: dove fu una donna o
-un bambino da proteggere, una qualsiasi vittima da difendere,
-un'ignominia da smascherare, una viltà da schiaffeggiare, un vizio o un
-abuso sociale da bollare con ferro e con fuoco.
-
-Eppure sapeva farsi così dolce, e,--forse ignorandosi--così sommessa ed
-implorante: la voce d'un piccolo: quando si raccomandava non fosse più
-toccata una certa finestra della casa, dove due tortore avevan fatto il
-nido, appoggiandolo ad un'imposta: quando, assopito in una poltrona, il
-padre susurrava come in sogno il nome dei figli:
-Mariuccia....--Carlottina....--Dinetto!...
-
-Ma le figliuole partirono.
-
-Prima fu quella che nel fiammeggiar dello spirito, nella profonda
-potenza dello sguardo più somigliava alla madre.
-
-Seconda fu quella che al padre più somigliava nella florida grazia
-bionda, e pareva muoversi in un raggio di sole: e Carlottina era il suo
-nome, ma gli amici della casa la chiamavano Azzurra.
-
-E con loro anche il cuore di Luigi Majno trasmigrò.
-
-Ai funebri di Azzurra fu veduto egli camminare immediatamente dietro il
-feretro, con la compagna e il figlio superstite ai lati. S'aggrappava,
-con le tese mani, al carro: sicuro il passo ma la testa curva, curvo fra
-le spalle il collo sanguigno: simile ad un toro colpito alla cervice da
-un colpo di mazza, che non basti a farlo piombare a terra.
-
-Da quel dolore non rinvenne più.
-
-Ebbe ore di prostrazione così profonda da sembrare annientamento. Si
-isolava talvolta fra la gente, come un sonnambulo. Nella quiete della
-casa, a intervalli parlava da solo, sognando ad occhi aperti. E diceva,
-conversando con l'invisibile, parole grandi: parole misteriose, fili
-stellari congiungenti l'umano al divino.
-
-Le udì, con tacita riverenza, la compagna fedele; e le custodisce nel
-cuore.
-
-Ma la costanza e l'efficacia dell'opera sociale di Luigi Majno non
-rimasero arenate nella crisi. Continuò l'opera a scorrere, fiume
-benefico, diramantesi per cento canali a fecondar campi ed orti.
-
-Presidente della Società Umanitaria. Consigliere della Congregazione di
-Carità. Presidente della Scuola del Libro e dell'Associazione degli
-Insegnanti. Presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati: della
-Biblioteca Popolare: dell'Istituto di Santa Corona. Rettore
-dell'Università Bocconi. Che cosa non fu Luigi Majno?... Quale
-istituzione di carità o di dottrina ebbe Milano, di cui egli non fosse
-capo venerato?...
-
-L'esercito degli umili si accalcò sempre più intorno a lui, bevendogli
-l'aria per il respiro, mangiandogli il cuore. Agli umili sacrificò
-tempo, lavoro, facondia, fortuna, guadagno. Per un accattone che gli
-piacesse era capace di vegliar le notti e di mettere a soqquadro il
-tribunale. Nei rioni popolari i teppisti se l'additavano con rispetto:
-_«Quel lì l'è el Majno»._ I monelli gli si attaccavano al lembo del
-pastrano, i vecchi merciaioli ambulanti gli raccontavan le loro
-disgrazie. Ma tale egli era anche davanti ai prìncipi: il più grande
-uomo come il più piccolo s'inchinava alla sua presenza.
-
-Intensificò la propria attività nell'Asilo Mariuccia, e, di conseguenza,
-contro la tratta delle Schiave Bianche: mettendo al servizio della causa
-l'autorità del suo nome e della sua perizia--e la purezza della sua fede
-nella salvazione della donna considerata quale bestia irresponsabile,
-che si marchia a fuoco, si vende e si compra.
-
-A tal perfezione morale era assunta la figura di Luigi Majno negli
-ultimi anni di sua vita, che egli era ormai divenuto l'arbitro supremo
-in ogni disputa, il consigliere il cui responso veniva accettato senza
-ribatter sillaba, il giudice dagli stessi avversarî invocato e obbedito.
-
-La compattezza della sua compagine psichica entrava nel dominio
-dell'Assoluto: l'armonia da lui emanante equilibrava le forze contrarie.
-Majno il Buono era di tutti, in tutti, per tutti.
-
-Ma si chiudeva il luglio del 1914 con la sorpresa terribile della
-guerra. Poche settimane appresso, il più vergognoso crimine che insudici
-la storia d'un paese era commesso dalla Germania. Luigi Majno s'era
-sentito tradire e martirizzar con il Belgio--e qui comincia il poema
-della sua passione.
-
-La casta coscienza non resse al colpo. Si sgretolò, si staccò dal
-passato, blocco granitico da una parete di montagna. E rotolò, rotolò
-inesorabile, con tutto il suo peso, a schiacciare i responsabili.
-
-La fede nel vincolo fra le nazioni, la base e l'armonia d'una
-costruzione giuridica fondata sulla più pura concezione del diritto, e
-quel senso universale di solidarietà che rendeva il Majno degno della
-cittadinanza onoraria d'ogni paese del mondo, tutto in lui fu calpestato
-e messo alla tortura.
-
-Ed egli odiò come aveva amato: e quell'odio era, tuttavia, amore.
-
-L'Uomo che non aveva nel corso de' suoi anni fatto piangere alcuno, non
-seppe mai perdonare all'Austria e alla Germania di non avere egli potuto
-additare a sè ed agli altri, per difendere l'incolumità delle patrie,
-altra arma se non la stessa del nemico: la guerra.
-
-E il rodimento di trovarsi costretto ad accogliere un'idea sorpassata,
-ad ammettere il diritto della forza brutale, a predicare spargimento di
-sangue, gli contorse l'animo, gli avvelenò le sorgenti dello spirito, lo
-avvilì di fronte a sè stesso, lo condannò a morte.
-
-Sotto la percossa della stessa intima tragedia moriva, a pochi giorni di
-distanza da lui, un'altra sintetica figura di umanità: Alessandrina
-Ravizza.
-
-Sappiamo noi quanti siano gli oscuri che per l'ugual ragione chiusero
-gli occhi per sempre?... Non vollero, non poterono vedere il sangue,
-misurar l'orrore. Crollarono con la loro fede, furono raccolti
-dall'ombra.
-
-Ultimo atto della vita pubblica di Luigi Majno fu la presentazione di
-Jules Destrée, deputato di Charleroi, all'assemblea degli avvocati e
-procuratori, nell'aula magna del liceo Beccaria. Era la sera del
-ventisei novembre, nel 1914. Venuto fra giuristi italiani a chieder
-responso sul conculcato diritto di neutralità della sua patria, il
-profugo illustre, presidente della Federazione degli avvocati belgi, non
-poteva trovare auspice migliore dell'Uomo Giusto per eccellenza.
-
-Nel suo discorso Luigi Majno fu grande. Discorso che neutrale doveva
-essere, in paese ancor neutrale; ma l'indignata coscienza vi rosseggiava
-in ferite sgorganti sangue e spasimo. Vampe salivano, ruggendo, dalle
-sobrie e contenute parole: sobrietà tagliente, costrizione tormentosa
-che serrava l'assemblea in una cerchia di ferro.
-
-In quell'ora, nel cuore di quegli uomini, si fissò, più che il
-presentimento, la certezza che l'Italia sarebbe entrata in guerra
-accanto al Belgio; e fu per quella voce.
-
-Ma Luigi Majno era già minato dall'interno male: già verso di lui veniva
-la morte, con la dolcezza del suo silenzio.
-
-La sera del nove gennajo 1915 mormorò, coricandosi, alla compagna
-fedele:
-
---Mi par d'essere un bimbo nella culla.
-
-Aveva lavorato l'intero giorno. Sorrideva. L'angoscia si era per
-miracolo calmata nel suo cuore. Si addormentò. Altro non disse.
-
-Quando la prima alba venne a render pallide e come estatiche le vetrate
-delle finestre, il volto di lui s'era composto in tale serenità
-d'innocenza, che veramente egli pareva un bambino nel sonno.
-
-
- *
-
-
-Sta nel Palazzo Marino il busto in marmo del Padre Majno, scolpito da
-Eugenio Pellini.
-
-È il Padre Majno dell'ultima fase, della fase di passione.
-
-Curva la testa così che il mento viene a toccare il petto: la poderosa
-fronte a torre sembra crollare. Sulle palpebre quasi chiuse, sulla
-stanchissima bocca suggellata, un silenzio di dolore senza conforto.
-
-Il dolore di Cristo.
-
-Un'invisibile corona di spine martirizza la fronte veneranda: ogni linea
-è di sofferenza, ma anche di rampogna implacabilmente severa.
-
-Il confessore della fraternità nella libertà, il casto che non si è mai
-macchiato assiste alla negazione di tutte le proprie verità ideali.
-
-Sa da chi fu provocata la tragedia che scardina il mondo; e giudica e
-condanna senza indulgenza, senza perdono; ma sa pure che altro ormai non
-possono fare i popoli se non combattere sino alla fine, per vita o per
-morte.
-
-È questa certezza del sangue versato e da versare, che fa della sua
-testa un michelangiolesco blocco di dolore.
-
-Chi non ebbe la dolcezza di conoscere il Padre Majno d'avanti-guerra, lo
-vedrà sempre così.
-
-
- *
-
-
-Egli non poteva, tuttavia, scomparire senza lasciare ai familiari un
-monito di serenità e di pazienza; e così avvenne, per un fatto che
-sembra misterioso ed entra invece nel campo delle realtà spirituali.
-
-Il giorno susseguente alle meravigliose esequie, durante le quali si
-ebbe lo spettacolo di tutta Milano in cammino dietro un morto, e tutte
-nere di folla apparvero le vie segnanti il transito del carro, e le
-altre deserte, e ciascun cittadino sembrò portar sulle spalle la salma
-del Maestro di bontà,--la vedova, rimasta nel terrore di essere ormai
-inetta a vivere, ricevette dalla posta un volume.--Era la traduzione
-delle pagine migliori di Tommaso Carlyle. Ella non ne lesse che il
-titolo:
-
- _Lavora, non disperarti._
-
-Il buon Compagno, nella sua passione pei libri che lo accompagnò sino
-all'ultimo respiro, lo aveva egli stesso ordinato per lei ad un editore
-di Napoli; e volle il destino che le tre parole liberatrici non le
-giungessero che come voce d'oltre tomba.
-
- _Lavora, non disperarti._
-
-Se pure, in questo tempo di stragi e di maledizioni, tu senta i tuoi
-piedi affondare nel sangue, e non raccolga negli occhi e nel cuore che
-immagini di violenza.
-
-Se pure tu abbia perduto per via coloro che ti amavano e che tu amavi, e
-rimanga solo dinanzi a te stesso, come dinanzi ad una domanda senza
-risposta.
-
-Per il bimbo che nacque ieri, e per quello che ancora è nascosto nel
-grembo della madre: poichè ogni vuoto si riempie, per quanto immani
-siano i massacri.
-
-Per la spica e per il frutto che debbono maturare; fossero pure la sola
-ed il solo rimasti intatti nei campi e negli orti devastati.
-
-Per il fratello che non conosci e che ugualmente vive in te, come tu
-vivi in lui.
-
-Per il dolore, per l'errore che ti hanno imprigionato, e per l'amore
-attivo che ti renderà libero.
-
-Per il fiore effimero e per le stelle eterne.
-
-
- *
-
-
-Finirà la guerra.
-
-Finiranno le nazioni d'esser ridotte a caserma, ospedale e campo di
-battaglia. Le patrie diverranno inviolabili entità ideali. Cannoni,
-mitragliatrici, bombe, siluri, fucili, tutti i raffinati strumenti di
-distruzione, insultanti la santità dell'aria, della terra e del mare,
-andranno fusi in materia di metallo per gli strumenti e le macchine del
-lavoro, per rotaie, ponti e moneta.
-
-Grano e gloria sui morti, sete e fame smisurata di amore nei vivi: gioia
-e sapienza del vivere, in ragione del sacrifizio consumato dai padri.
-
-Allora soltanto, fra l'umanità ricomposta, il buono spirito di Luigi
-Majno ritornerà.
-
-E tutto sarà secondo il sogno di colui che fu innocente.
-
-Non possiamo ora che attendere, se non per noi, per coloro che verranno
-dopo di noi, la ricomparsa dell'elemento irradiatore di bene, che
-s'incarnò nell'apparizione mortale di Luigi Majno.
-
-Non possiamo ora che raccoglierci, difenderci, compiere il dovere,
-serbare la fede, pregando quando il cuore è stanco:
-
---Padre, venga il tuo regno.
-
-
-
-
-
- Roberto Sarfatti
-
-
-
-
- e i divini fanciulli.
-
-
-
-
- ROBERTO SARFATTI: _Volontario_
- _alpino nato a Venezia il 10 maggio_
- _1900, morto il 28 gennajo 1917_
- _riconquistando il Col d'Echele_.
-
-
-
-Appunto perchè la sua vita fu breve, conchiusa in un anello con la morte
-per gemma vermiglia, io qui la racconto.
-
-Se fosse vissuto avrebbe spogliato tutti i rosai, bevuto a tutte le
-sorgenti, affrontato tutti i rischi, esplorato nuovi climi e nuovi
-cieli. Sarebbe riuscito l'uomo delle mille intraprese e delle mille
-avventure. Vi era nel suo giardino interno tanta ricchezza e
-inquietudine di germi, da prevederne una fioritura lussureggiante.
-
-Per quella ricchezza di possibilità e di promesse, che nell'ora giusta
-segnata per gli olocausti egli con sicuro animo gettò nella voragine
-della guerra,--per quella ricchezza e per la magnificenza della sua
-morte, egli è degno che di lui si parli.
-
-Possono le opere di una lunga e grande vita non valere l'esempio dato
-nel tempo e nel modo necessario da una grande precoce morte.
-
-Stanno raccolte intorno al fanciullo Roberto ombre di altri giovinetti
-soldati d'Italia, anch'essi offertisi volontariamente al sacrifizio.
-
-Non avevano chiesto di vivere, d'avere i loro felici diciassette anni in
-un'epoca nella quale all'uomo latino non fu posto che un solo dilemma:
-combattere fino allo stremo delle forze per vincere o per morire, o
-essere uno schiavo supino e vigliacco.
-
-Scelsero di combattere. Consacrarono con l'azione l'unico valore ideale
-dell'esistenza. E caddero, come Roberto.
-
-Siano qui ricordati e glorificati nel suo nome.
-
-
- *
-
-
-C'era una volta un bambino biondo.
-
-Era nato a Venezia, da genitori veneziani, il dieci di maggio del 1900.
-
-Si può incominciare questa evocazione con il «c'era una volta» delle
-leggende, perchè la data di nascita di quel bambino è di là dalla
-guerra, se ben di poco; e, ormai, tutto ciò che è anteriore alla guerra
-sprofonda nel lontanissimo mistero delle fiabe.
-
-Il piccolo aveva nome Roberto Sarfatti. Ma babbo e mamma, parenti ed
-amici lo chiamavano Roby.
-
-A Venezia non era rimasto che due soli anni, i primi della sua vita; poi
-la sua famiglia si era trasferita a Milano.
-
-Quando, lungo le vie fiancheggiate dagli altissimi cubi moderni e
-lacerate dalle gialle traiettorie dei tranvai, tra il nero formicolìo
-della folla, sullo sfondo fuligginoso delle fabbriche milanesi, quella
-giovine madre passava con il suo casco d'oro, con la sua bellezza
-opulenta tutta in plasticità ed in colore, tenendo per mano il bambino
-che le rassomigliava, nessuno c'era che non si volgesse a guardare.
-
-Una donna del Veronese, un putto del Tintoretto a passeggio per Milano.
-
-Felicità di vivere, che splendeva di luce propria, come il sole.
-
-Roby aveva trasparenti occhi grigioverdini frangiati di nero, una
-zazzera di morbida seta color di rame, nella quale affondar le dita era
-voluttà, gonfie labbra sinuose sempre offerte ai baci o schiuse a
-chieder _perchè_.
-
-Roby era il bambino dei _perchè_.
-
-Roby era anche il bambino delle innamorate.
-
-Tutte le ragazzine amavano il muscoloso torello fulvo, per la sua
-bellezza e per la sua prepotenza: di tutte egli si considerava
-seriamente il fidanzato. Ma d'una in ispecie--tomboletta della sua
-stessa età, ma più piccola di lui, e prepotente come lui malgrado le sue
-precoci arie di donnina,--era preso.
-
-Con lei, giochi furibondi, liti furibonde. Di lei agli altri diceva, con
-quella sua molle parlata rotonda:
-
---Ma quella Rosaspina è proprio una Ma-gni-fi-cen-za!...
-
-Istintivo: violento. Ai bagni di Lido, incontrato un giorno un bimbetto
-grassoccio e tranquillone, che teneva in mano un nuovissimo rastrelletto
-per la rena, repentinamente gli saltò addosso, glielo strappò, e ai suoi
-lamentevoli pianti rispose con tono che non ammetteva repliche:
-
---Adesso è mio e _nemmeno_ te lo _impresto!..._
-
-Logico. Gli avevano insegnato che i ragazzetti i quali stanno troppo
-vicini agli orli delle vasche e alle rive dei canali cadono in acqua e
-affogano. Ad un suo cuginetto che era stato ripescato, per fortuna
-incolume, dalla vasca d'un giardino, chiese a bruciapelo, squadrandolo
-da capo a piedi:
-
---_Parchè_ non ti sei _annagato?..._
-
-Conseguente. Aveva udito, non si sa dove (che cosa non odono, che cosa
-non sanno i bambini?...), di sanguinosi scontri ferroviari e di incendi
-di vagoni. Al padre e alla madre, reduci, un poco spaventati ma illesi,
-d'un incidente di tranvai, domandò con severità:
-
---_Parchè_ non _sete_ morti?...
-
-A otto anni s'ammalò d'una grave infezione di scarlattina. Era la prima
-primavera tutta venti, nuvole e rovesci d'acqua. Costretto--lui, che era
-la personificazione del moto--alla più paziente prigionia in una camera
-gelosamente chiusa ad altri che non fosse la mamma,--durante la lunga
-convalescenza ascoltava dalla cara voce la storia dei Reali di Francia.
-
-Il suo piccolo essere si tendeva in ansia verso le mirabili gesta.
-
-L'istinto guerriero, intimo e schietto fermento vitale del bambino,
-ribolliva a quelle leggendarie evocazioni, ancora inconsapevole di sè,
-ma già robusto ed inquieto.
-
-Leali combattimenti in campo chiuso e in campo aperto, lizze d'amore e
-d'onore, nobiltà di paladini erranti senza macchia e senza paura,
-scintillar di grevi ma oneste spade, pellegrinaggi verso le Terre Sante:
-nutrimento di midolla leonine per il piccolo avventuroso!...
-
-Sgocciolavano lungo i, vetri delle finestre i freddi rivoletti della
-pioggia marzolina: dietro quei cristalli e quelle grige cortine d'acqua
-il fanciullo sapeva l'implacabile monotonia delle strade rettilinee,
-lungo le quali ogni casa è numerata, ogni tram segue la propria rotaia,
-ogni uomo calca le meschine e sempre uguali tracce del proprio dovere
-quotidiano.
-
-E una volta egli fissò i ben cigliati occhi grigioverdini in quelli
-della giovine madre, che, dopo la lunga lettura, deponeva il libro in
-grembo; e disse, assorto, come parlando a sè stesso:
-
---Allora sì che valeva la pena di venire al mondo!... Allora non si
-andava a scuola e si andava a combattere. Ma adesso!... Cos'è la vita
-adesso?... Nient'altro che una _passeggiata noiosa per strade troppo
-comode_.
-
-Una pausa di silenzio seguì. La madre non dimenticò più mai quel
-silenzio. Le parole inconsciamente profetiche vi rimasero infitte, come
-se un bulino invisibile le avesse incise sulla parete.
-
-Nulla di ciò che è regola fissa, consuetudine disciplinare, poteva
-imprigionar lo strano fanciullo. Per conseguenza egli non amò le scuole,
-e le scuole non lo amarono. La sua vivacità senza freno avrebbe saltato
-a piè pari tutti i banchi di legno di tutte le aule scolastiche del
-regno d'Italia,--più o meno sudici d'inchiostro, infiorati di pupazzetti
-e tagliuzzati da punte di temperini.
-
-Egli apparteneva all'inquietante specie degli allievi che in apparenza
-non studiano e se ne infischian del maestro e non portano sempre il
-còmpito e mettono, se gliene salta il ghiribizzo, a soqquadro la
-scolaresca, facendo scoppiare un petardo dietro la cattedra, con la
-stessa disinvoltura con la quale un altro tira giù cifre e cifre sulla
-lavagna.
-
-Ma in sostanza imparano prima e meglio degli altri, per un rapidissimo
-processo intellettuale di assimilazione; e, per un altro processo
-ugualmente istintivo, eliminano dalla nozione appresa il ciarpame
-didattico, per non serbarne, vivo e durevole, che il nocciolo
-essenziale.
-
-I maestri che lo capirono gli vollero bene, nonostante la sua
-disattenzione, le sue disobbedienze, le sue bizzarrie. Molti non lo
-compresero. Usciva troppo nettamente dalla linea convenzionale. Non
-poteva trovarsi accanto al gregge.
-
-Una forza era in lui, che sconfinava a tratti, sconquassando con colpi e
-colpi disordinati le cose e le anime intorno. Ribelle a qualunque forma
-di costrizione, anche nella casa era il terremoto. Una gentile amica
-della famiglia, che molto lo amava, lo aveva soprannominato «la
-raffica».
-
-Di cuore tenerissimo, di pura e limpida dolcezza interiore, nella sua
-irrequietudine fisica non aveva e non concedeva sosta; ma sviluppava
-intorno a sè una magnetica atmosfera di movimento, che dava il capogiro
-e un senso di vertiginosa stanchezza anche a chi più gli voleva bene.
-
-Il leoncello selvaggio metteva gli unghioni, temprava gli elastici
-muscoli, allargava le narici per respirare libera aria di deserto. Fasci
-di forze alle quali era impossibile dar sfogo attendevano, chiusi nel
-bellissimo corpo: toccarlo era ricevere una scossa elettrica.
-
-Pareva non studiasse mai nulla: parlava pochissimo: sapeva tutto.
-
-Il raffinato cenacolo intellettuale costituito dalla propria casa, la
-quotidiana compagnia di artisti, di letterati, d'uomini di pensiero,
-avevan certo contribuito alla sua singolar coltura. Coltura fresca,
-sdutta, sciolta dal gravame scolastico, ricca di sapor personale. Dei
-grandi classici e dei grandi moderni, nessuno gli era ignoto. E fra
-antichi e moderni, quando gli accadeva di frammettersi alla
-conversazione con quella sua voce di duplice timbro, un poco ironica,
-stabiliva confronti di un'acutezza che sorprendeva.
-
-Non eran che scorci, illuminati da brevi lampi; ma rivelavano un mondo
-interiore di solida opulenza. Esistevano in lui, senza dubbio, i più
-aristocratici elementi di un critico e di uno scrittore di razza. Forse
-non ne avrebbe fatto nulla; ma l'avvenire ormai chiuso serba per sè il
-suo segreto.
-
-
- *
-
-
-Nel 1915, l'indomabile ribelle--che già aveva esulato da varie
-scuole--studiava al ginnasio d'Imola. Come sapeva, e come poteva: a
-sbalzi, capricciosamente, non scoprendo mai il proprio gioco, mettendo
-assai volte i professori fuor di strada sul proprio conto. Ma sovra
-tutto pensava alla guerra.
-
-Già dall'anno prima, già da quando il duello fra Austro-Germania e il
-resto del mondo si era delineato nelle sue gigantesche proporzioni, il
-fanciullo non viveva che per viverlo. Aveva per conto suo afferrata e
-messa a nudo la spina dorsale del conflitto, liberandola (come già le
-nozioni apprese nelle scuole) da ogni aderenza bastarda. Virilmente
-aveva guardata in faccia la questione: sentita la necessità per ciascun
-popolo di prender ben chiaro e preciso il posto nella lotta: per
-l'Italia, la necessità d'onore dell'intervento contro i germani. E
-dell'intervento fiutava l'approssimarsi con voluttuose nari di felino
-pronto a balzare: ne difendeva contro i dissidenti le ragioni
-essenziali, con argomenti di stringente logica, e anche con pugni e
-schiaffi, ove occorresse.
-
-Ogni giorno segnava discussioni, baruffe e pugilati.
-
-Nel maggio, prima ancora della dichiarazione di guerra dell'Italia
-all'Austria, subito dopo l'ordine di mobilitazione, Roberto mandava al
-padre e alla madre una lettera, nella quale implorava d'esser lasciato
-andare volontario. Compiva allora i quindici anni.
-
-Entrerà forse un giorno, questa lettera, a far parte delle pagine di
-un'antologia della guerra. Chiamandola un capolavoro epistolare mi
-parrebbe di disonorarla. È sangue che zampilla da generosa vena, è
-nervo, è muscolo che si tende in membro di corpo perfetto. È prescienza
-e volontà.
-
-Così conclude:
-
-
- *
-
-
-«Credilo, papà, io non andrò in guerra per uno stupido desiderio di
-distruzione o di avventure: vi andrò perchè così vogliono la mia
-coscienza, la mia anima, le mie convinzioni. Penso che non si fa
-impunemente l'interventista per nove mesi, per poi rimanere a casa
-giunto il momento buono.
-
-«Perciò, papà mio caro, dammi il tuo permesso e me lo dia la mamma:
-perchè sento che, con mio grande dolore, ne farei senza, e andrei a
-farmi uccidere senza che mio padre e mia madre mi abbiano dato il loro
-consenso e la loro benedizione.
-
-«Io non so se morrò; ma anche se questo accadesse, che sarebbe ciò?...
-La morte trovata combattendo per il proprio ideale non è morte, ma
-trapasso: il sangue versato per un'idea fruttifica e produce. E poi, che
-cosa è la morte di tanto terribile, che si debba temerla e odiarla come
-una nemica?...
-
-«Ricordati, ricordati di Socrate; e rileggi ciò ch'egli diceva prima di
-morire».
-
-
- *
-
-
-Il padre e la madre militavano allora, da molti anni, nel partito
-socialista; e attraversavano la tormentosa crisi morale che fu tragedia
-nell'animo dei migliori. Ma avevan visto il volto del dovere unico. Non
-poterono che dividere la convinzione e approvare, in massima, la
-risoluzione del giovinetto. Il volontariato non era in quel tempo
-permesso dalla legge che dopo i diciotto anni: inutile e folle
-intrapresa sarebbe stato il tentare: avesse pazienza, attendesse con
-calma.
-
-Che fa allora l'avventuroso, capace ad otto anni di definire la vita
-moderna «una passeggiata noiosa per strade troppo comode»?...
-
-Nel luglio, durante le vacanze, fugge di casa, s'arruola volontario con
-le false carte d'un certo Alfonso Allasia, false carte a lui procurate
-dalla fraterna complicità di Filippo Corridoni: entra sotto mentito nome
-nel 52.º reggimento di fanteria a Bologna: per un intero mese nessuno si
-avvede dell'inganno, tanto il novello fante è robusto, alto, tarchiato,
-ligio alla disciplina, resistente alle fatiche di marcia. Ma un bel
-giorno un giornalista di Milano lo riconosce, rivela imprudentemente il
-suo nome e la sua età al capitano; il quale, paterno ma inflessibile,
-rimanda in tutta fretta il troppo acerbo soldato alla famiglia.
-
-Giornate nere. Avvilimento, rabbia compressa, digrignare di aguzzi
-denti. Il leoncello graffia e morde le sbarre del suo gabbione. Sogna,
-invelenito, chi sa quali altre fughe, quali altri più fortunati
-travestimenti. Pur di combattere!... Ad un piccolo ritratto, nel quale
-egli appare con la divisa di fante per così breve tempo portata, appone
-queste parole di dedica al padre, e non sa quale tremenda profezia vi
-racchiuda:
-
-«Ricordo di una impresa che la seconda volta non fallirà».
-
-Il buon padre, che lo ama sovra ogni cosa, fors'anche sovra gli altri
-figliuoli, lo blandisce, lo calma con la solenne promessa di consentire
-al suo volontariato di guerra, non appena egli avrà raggiunta l'età
-legale. Venuto l'autunno, lo manda all'Istituto Nautico di Venezia, per
-aprire alla sua esuberante natura, avida dell'ignoto e pronta a tutti
-gli sbaragli, la carriera commerciale di marina.
-
-Ben superati gli esami del primo anno di corso,--il buon padre, che
-legge, con gli occhi inquieti dell'amore, nell'animo del sedicenne il
-tenace proposito di ritentare con maggior successo la marziale
-avventura, ha un'idea di genio: risolve d'imbarcarlo su una nave diretta
-a Buenos Aires e Rio Janeiro, per un viaggio di circa quattro mesi, in
-qualità di «allievo capitano di mare».
-
-Gioia piena. Tensione di tutte le forze del sogno verso acque terre
-bellezze pericoli lontani.
-
-Una sera il giovinetto, atteso a Milano dai genitori per essere
-accompagnato allo scalo di Genova, giunge da Venezia senza aver prima
-avvertito dell'ora del suo arrivo. Balza improvviso nella casa paterna,
-dove son raccolti alcuni amici in dolce intimità intorno al padre e alla
-madre. Ma nemmeno il padre e la madre, folgorati dallo splendore
-dell'apparizione, quasi lo riconoscono.
-
-Egli è così bello che non sembra persona mortale. Odora di mare, par
-materiato di alghe, di sole, di fosforo e di spazio, come una deità
-marina. Sotto l'abito blu porta una semplice maglia blu: e lo strano è
-che non pare nemmeno vestito, tanto la maglia e la stoffa si adattano al
-ritmo arioso de' suoi movimenti. È tutto color di rame e di sole,
-capelli, volto, collo. È tutto voluttà di vivere, dall'iride cangiante
-degli occhi verde-onda all'elasticità dei garretti. È tutto salute e
-bellezza, dalla greca purità dei lineamenti alle perfette proporzioni
-delle membra snelle. La sua presenza ingenera e sviluppa vibratili
-ondate di magnetismo animale, e visioni verdazzurre di cieli e di acque.
-Egli è in contatto diretto e inconsapevole con l'infinito. Oh, che altro
-non è, se non il mito della giovinezza immortale che passa?... Ognuno
-che è presente ne ha la sensazione, e adora in silenzio. Ma sente,
-anche, che quell'adolescente avvolto nel suo umano e divino mistero è
-stato inviato su questa terra per una testimonianza di sacro splendore.
-
-Quale, non sa. L'avvenire è misterioso come l'adolescente dagli occhi
-verde-onda. Quale, non sa. Sa che l'ora segnata giunge a suo tempo, e
-che il cannone romba ancora in lontananza.
-
-
- *
-
-
-La ferrea disciplina marinaresca, le fatiche e le responsabilità della
-vita di bordo temprarono un corpo e uno spirito già pronti.
-
-Parve che il futuro soldato accettasse la difficile prova semplicemente
-come una preparazione all'offerta che, a tempo opportuno, non essendogli
-prima stato concesso, intendeva fare di sè alla causa della libertà
-latina.
-
-Godeva nel medesimo tempo, con tutti i pori di un organismo fatto per la
-pienezza delle sensazioni, la gioia di navigar nel più bel mare e di
-toccar le più belle rive del mondo. Le lettere che da ogni scalo egli
-mandava ai genitori ed agli amici erano canti di felicità, gorghi di
-luce: una da Dakar passò di mano in mano, scritta invero con la violenza
-di quel sole, con la densità voluttuosa di quei profumi, con la
-sensualità di quelle terre, con sostanza e respiro d'infinito.
-
-Ma in tutte rintoccava, grave e soave, la campana della patria: l'animo
-del giovanissimo navigatore era, malgrado la lontananza, sul
-Carso,--dove egli pure avrebbe voluto vestirsi di fango e di sangue, per
-purificarsi, vincitore, nelle acque dell'Isonzo. Volgeva in Italia il
-tempo della presa di Gorizia: un ufficiale-poeta poco più che ventenne,
-di Figline Valdarno, Vittorio Locchi, viveva la gesta, per celebrarla
-nella canzone «La Sagra di Santa Gorizia», che tutte le bocche italiane
-ripetono ora a memoria;--e poi morire, rinnovando il miracolo di
-Goffredo Mameli.
-
-Durante il ritorno da Rio Janeiro, essendo venuto a mancare il secondo
-commissario di bordo, il comandante che, certo, aveva, con il suo fiuto
-di dominatore d'uomini, indovinate le qualità eccezionali d'energia del
-giovinetto allievo, gli affidò quella mansione, malgrado l'estrema
-giovinezza. Si trattava della sorveglianza della terza classe: mille e
-cinquecento emigranti.
-
-Roberto Sarfatti tenne il posto, come se non avesse mai fatto altro che
-comandare e dirigere: con fermezza, con giustizia.
-
-Egli era della razza di coloro che per ben fare han bisogno di sentirsi
-responsabili. Forse, per capire a fondo il suo uomo sedicenne, al
-comandante era bastato di fissar gli occhi su quella fronte di marmo: la
-fronte d'un Capo.
-
-Scoppiò un giorno, nel pandemonio della terza classe, una delle solite
-risse: per gelosia d'una donna, fra due piccoli siciliani vulcanici.
-Balenarono i coltellacci: già il sangue stava per zampillare. Ecco
-Roberto Sarfatti scagliato fra le due furie: riesce, fulmineo, a
-disarmare i forsennati, ristabilisce l'ordine, confisca i coltellacci.
-Calmissimo.
-
-Dominio di sè, dominio sugli altri.
-
-Finito il viaggio, portò le due armi alla casa, come trofei.
-
-Ma aveva anche imparato a lanciar la _navaja_ messicana con
-infallibilità di tiro--e il bellissimo pugnale segnava troppo spesso
-folgoranti traiettorie nelle stanze dell'appartamento cittadino,
-che--ahimè!...--non erano le foreste americane: configgendosi nel
-preciso segno prefisso, muro, mobile, portiera, cristallo, preziosa
-cornice.--«La raffica» era tornata, investiva turbinosamente l'aria e le
-anime.
-
-Scherma, tiro di rivoltella, danza, _foot-ball_, equitazione, nuoto: non
-v'era esercizio sportivo che non s'adattasse in modo stupendo a quel
-corpo stupendo. Il suo pugno era temibile, il suo slancio era ferino, la
-sua elasticità acrobatica, ogni suo movimento imprevisto, pieno d'aria e
-d'armonia. In rasa campagna scagliava in alto il sasso con la sicura
-eleganza dell'antico Discòbulo. La duttilità dell'intelligenza si
-equilibrava in lui con la duttilità delle forze fisiche, come nel tipico
-campione latino. Il futuro combattente andava delineandosi: combattente
-che avrebbe pur potuto divenire un conduttore.
-
-Sensibile nel profondo, come tutti quelli che non sanno dimostrare la
-loro affettuosità. Taciturno, come tutti quelli la cui vita non consiste
-che nell'azione. Non viveva che per il giorno nel quale i suoi
-diciassette anni gli avrebbero finalmente permesso di partire per la
-guerra; poichè una nuova disposizione del governo aveva diminuita di un
-anno l'età del volontariato.
-
-Della fermissima risoluzione non menava vanto alcuno: chiudeva in sè
-l'ardore, alimentando in silenzio la fiamma. Ma se, con laconica frase,
-entrava a parlar della situazione politico-sociale e della guerra,
-sfiondavan d'impeto nel discorso la sua salda preparazione morale, la
-sua impavida tempra, la sua convinzione di ferro, il suo sacrifizio già
-consacrato nella volontà e nel tempo.
-
-Venne il luglio del 1917; e Roberto, finito il secondo anno di studi
-all'Istituto Nautico, fu alpino. Volontario alpino; e pazzo per la gioia
-di esserlo.
-
-Aveva scelto quell'arma per la certezza di non esser mai imboscato,
-nemmeno contro la propria volontà.
-
-Entrò nel 6.º reggimento. Rise a sè stesso, da quel fanciullo che era,
-quando ebbe la divisa grigio-verde, la penna d'aquila al feltro e il
-saccapane.
-
-Venne subito mandato a Caprino Veronese, con le reclute, per
-l'istruzione militare: subito rivelò le intrinseche qualità del soldato
-d'elezione: rispetto della disciplina, scrupoloso senso del dovere,
-resistenza alla marcia forzata, alle veglie, alla fame, alla sete,
-all'abbrutimento della fatica. Per il suo genere di studi avrebbe potuto
-essere aggregato nei telemetristi; ne fu richiesto: rifiutò
-energicamente. Per lui, il trovarsi cento metri più indietro della linea
-del fuoco significava l'imboscamento. L'imboscamento significava il
-marchio che non si cancella, il disonore dal quale non ci si redime.
-
---Chi sa imbracciare un fucile,--diceva--deve, ora, servirsene al
-fronte.
-
-E di venir inviato al fronte quattro volte inutilmente domandò.
-
-Troppo giovine: aspettasse: sarebbe venuta la sua volta.
-
-Era alla vigilia di entrare in una scuola di allievi ufficiali, quando
-scoppiò la folgore di Caporetto. All'istante ritirò la richiesta: volle
-rimanere semplice soldato: i tre mesi del corso sarebbero stati
-un'imperdonabile perdita di tempo, ed egli non aveva tempo da buttar
-via: egli voleva, doveva battersi.
-
-E tornò a tempestare, per essere scaraventato al fuoco, subito, subito,
-subito.
-
-Alcune fotografie istantanee mandò in quel tempo di sè alla famiglia,
-presegli dai compagni nei pittoreschi dintorni di Caprino. In una d'esse
-egli appare in piedi, pensoso, snellissimo, tenendo con una mano il
-fucile, con l'altra il bastone ferrato da montagna. Soldato e pastore.
-Nel suo contegno, nessuna jattanza. È grave e calmo. Fresco fanciullo,
-uomo millenario. Sa che cosa vuole, sa dove va. Incarna un'idea,
-rappresenta una superiorità, sta alle porte dell'indipendenza con la
-sicurezza di difenderle sino alla morte e più in là della morte. Un
-vasto cielo sopra di lui. Dietro di lui, incorniciandolo nella duplice
-fiamma nera, due cipressi,--alti candelabri. In essi la profezia è
-segnata, il fato è scritto; ma tale è l'armonia del quadro, che la
-figura del giovinetto vi canta dentro, come nella religiosa bellezza di
-un salmo.
-
-Andò la madre nel novembre ad abbracciare il figliuolo a Caprino, avanti
-ch'egli partisse per le prime linee. Pochissimo egli parlò, come sempre;
-ma le si stringeva accanto, appassionatamente. «Mamma cara, mamma
-bella.» Oh, tanto più alto di lei!... Oh, così bambino e così uomo!...
-
-Sole limpidissimo di giorno, stelle limpidissime di notte. Egli guardava
-la madre e le stelle; e mormorava, chinando la testa sopra una spalla
-con quel suo vezzo ancora infantile:
-
---Mamma, credi tu che in certi momenti della storia molti sentano quanto
-sia grande l'onor di morire?...
-
-Il ventun di novembre una sua cartolina giunge a Milano:
-
-«Papà, mamma, il giorno della partenza è venuto. Viva l'Italia!...».
-
-
- *
-
-
-In una lettera del dicembre descrive il fuoco con un'evidenza, una
-spontaneità indiavolata di genuino scrittore:
-
-«È stato un assalto da ridere, perchè i tedeschi sono scappati via quasi
-subito, e non avevano per fortuna nessuna mitragliatrice. Ma si sono
-vendicati con un bombardamento d'inferno. Se tu sapessi, mamma, che
-sensazioni desta un bombardamento di quella specie!... Si era distesi
-per terra, senza nessun riposo. Con un poco di pratica si conosce dal
-sibilo la direzione ed il calibro d'un proiettile. Questo, che fischia
-come un uccello: _Sssii_.... _sssii_...,--è un proiettile da montagna:
-oh!... ma scoppia lontano. Quest'altro: _Vvuuvvuff_....--è un
-trecentocinque: corto a destra. _Boum_!... Ecco: scoppia. Ed ecco il
-settantacinque, elegante e preciso: questo--ahi!...--mi esplode sopra la
-testa. _Sseu!... pan!..._ Mi ricopre tutto di terra. E le schegge
-sembran mosconi che passino rapidi. Una mi ha già ammaccato l'elmetto.
-Ho molta simpatia per l'artiglieria da montagna. È elegantissima. E le
-mitragliatrici?... Sembrano comari che si raccontino delle maldicenze.
-_Ta-ta-ta-ta-ta_... Bella ragazza, ma.... Dio mene scampi e liberi!... E
-poi ci sono le pistole a mitraglia: _ti-ti-ti-ti-ti_.... Quelle sembrano
-collegiali che giochino ed urlino come uccellini spauriti.--Uh, l'ho
-presa!... Ma no!... Veh, scappa!... Brava Rosetta!... Corri!...
-_ti-ti-ti_...--Ed è la morte che passa. Ah!... _La mort est une gaie
-maîtresse!_...»
-
-Prima è in un plotone di arditi: vi compie miracoli di valore; ma si
-guarda bene dal raccontarli. Scrive semplicemente che ha sofferto la
-fame e la sete. Ah, la sete!...
-
-In data del trentun dicembre 1917:
-
-«Questa sera è l'ultima dell'anno, ed io la passerò lavorando sotto alla
-«imminente luna», lontano da voi che amo, ma vicino a voi come non mai.
-Che Dio vi benedica tutti per l'anno nuovo, e con voi benedica l'Italia,
-e inspiri gli animi degli italiani, affinchè si ricordino d'essere prima
-di tutto e rimaner sopra tutto tali».
-
-In data del primo gennajo, 1918:
-
-«Anno che nasci nella strage e dalla strage, possa tu finire in pace, e
-che il sangue versato sia fecondo almeno!... Ma pace non può per noi
-significare che vittoria. Un'Europa sotto la Germania sarebbe cosa tanto
-impossibile e irrazionale, dopo venti secoli che le due razze latina e
-teutonica si trovan di fronte, in tregua talvolta, in pace mai, che la
-mente rifugge dal pensarlo!...».
-
-Alla cuginetta Nucci, dal posto del più fiero pericolo:
-
-«Ci si trova ora tra il freddo naturale e il caldo che cercano di
-produrre i tedeschi, sotto forma di pillole di varia grossezza. Mi
-rammento qualche volta che un tempo mi lavavo, e mi guardo con
-malinconia le mani e gli abiti ridotti a brandelli: eppure sento di
-essere migliore che non allora».
-
-Promosso caporale per merito di guerra, e proposto per una licenza di
-premio (s'era negli ultimi fatti d'arme reso popolare nel suo plotone
-per atti di coraggio temerario), ne scrive al padre, con stupenda
-semplicità:
-
-«Che gioia, che gioia!... Credo mi sarà data una delle cosidette licenze
-di premio; e il motivo dovrebbe essere quel che _mi è successo_ in Val
-Capra: sai, quella volta, dopo la quale mi proposero per la nomina a
-caporale, che mi è ora venuta; ma in verità io non feci che quello che
-dovevo fare».
-
-Sui primi galloni conquistati scherza in ogni lettera, mattacchione:
-
-«Non mi lascerò ubriacare dalla gloria, sai: e penserò sempre, sia pur
-nella porpora di caporale, all'umile casetta dove nacqui».
-
-Si precipita in casa il dieci di gennajo, per la famosa annunciata
-licenza di quindici giorni: ai familiari, che gli si buttano addosso
-ridendo e piangendo, grida gioiosamente, nel suo dolce dialetto
-veneziano:
-
---_Fève indrio, che son pien de peòci!..._ Pidocchioso è, infatti:
-sporco, stracciato, con peli irsuti di barbaccia sulle guance
-fuligginose, con un calzone ridotto alla metà e l'altro sforacchiato e
-bruciacchiato dalle palle. Sa di ferino, sa di trincea. Mai non si vide
-veterano del fuoco più giovine, più robusto, più slabbrato, più lercio e
-più bello.
-
-Presto, presto: disinfezioni, bagni, parrucchiere, sarto. Gli eroi sono
-gli eroi, ma la vita è la vita.
-
-Ah, come se la gode, questa breve parentesi di vita in pace!... Come se
-la mastica!... Pare un gattone che faccia le fusa.
-
-Potrebbe raccontare di sè cose mirabili: tace, sorride, abbandona alle
-carezze i serici capelli color di rame, così fini ed elettrici che dànno
-il fremito alle dita che vi si immergono: e mangia e mangia conserve e
-dolci.
-
-V'è una mano nervosa e prensile che più dell'altre s'indugia, lenta
-lenta, fra le ciocche: lui lascia fare, socchiude beato gli occhi sotto
-la soavità penetrante di quel gesto, e tace.
-
-Nel rapido tempo del suo servizio attivo ha veduto la guerra nel suo più
-sinistro orrore, l'ha provata nel più acuto patimento e con la più
-stoica pazienza: è scampato alla morte per miracolo, ha durato i
-tormenti dell'insonnia che rende pazzi, del bombardamento incessante che
-rende idioti e sordi, della fame, della sete, del dover riposare accanto
-ai morti nel fango acquoso di trincea, fetente di detriti e di membra in
-putrefazione.
-
-Ha ucciso, e urlato di gioia nell'uccidere, e più nemici atterrò più se
-ne compiacque: così è la guerra. Ha veduto cari compagni procombere e
-boccheggiar nel sangue, e il suo volto è rimasto impassibile e il suo
-cuore di bronzo: così è la guerra.
-
-Potrebbe dire e dire--e tace:--senza rimorso e senza orgoglio, perchè sa
-d'aver compiuto nulla più di quel che s'era prefisso come dovere, e che
-domani andrà a compiere il resto.
-
-Riparte la sera del ventisei.
-
-Nebbia asfissiante, oscurità di pozzo, senso di soffocazione: tutta la
-famiglia lo accompagna al treno di tradotta.
-
-Ognuno cerca di mantenersi calmo; ma vi sono onde di presentimento che a
-un dato istante sommergono il cuore.
-
-Ora e non più.
-
-La piccola sorella è la sola che non riesca a frenare l'angoscia:
-s'aggrappa alle spalle del suo maggiore, piange, singhiozza, lo ricopre
-degli ondeggianti capelli rossicci, e non vuole lasciarlo partire, e
-grida, come se con tal grido potesse trattenerlo: Roberto mio!...
-Roberto mio!...
-
-Da quel momento egli sa ciò che lo aspetta. Ma resta impavido, si
-strappa dalla dolce catena vivente, depone la sorellina a terra, bacia,
-saluta, sorride, scompare.
-
-Divora spazio per arrivar più presto, quasi tema gli manchi il tempo di
-raggiungere il destino. Rientrando sa che la sua compagnia è impegnata
-in un'importante azione offensiva: si precipita per trovarsi in linea.
-
-Il giorno ventotto, alle dieci del mattino, è dato principio all'assalto
-di Col d'Èchele--sull'Altipiano d'Asiago--fra il Monte Valbella e il Col
-del Rosso.
-
-Dalle dolcezze della casa, il volontario si è riscagliato d'impeto nel
-divampare della battaglia. Egli respira a pieni polmoni l'odor della
-polvere: la furia bellica gli arde negli occhi, gli fuma dalle nari.
-
-Si trova con le truppe del centro: resistenza, assai più che alle ali,
-aspra e accanita da parte degli austriaci; necessità, per sgominarli, di
-quella travolgente ondata d'entusiasmo che centuplica il valore. La
-sorte del combattimento ondeggia: vittoria e sconfitta pendono a un
-filo.
-
-Ed ecco che, mentre gli ufficiali compiono il loro dovere, Roberto
-Sarfatti semplice caporale dà il suo rugghio e il suo balzo leonino.
-Ritrova nell'attimo incerto e che potrebbe esser nefasto, le qualità
-d'uomo di guerra innate in lui: fulmineamente le spiega: scavalca, o
-abbatte con il calcio del fucile, con la rabbia che stronca ogni
-ostacolo, quei reticolati che non furono prima fatti saltare dalle
-artiglierie: primo a scalare la trincea avversaria, si getta in un
-camminamento nemico, e da solo riesce a catturare trenta prigionieri, e
-ad impossessarsi di una mitragliatrice: e poi, avanti: trascina i
-soldati con la veemenza irresistibile dell'esempio e del grido, li
-travolge nel suo vortice eroico, è uno e diventa mille, è un ragazzo e
-diventa un Dio: e, mentre, lanciato all'attacco d'una delle ultime
-gallerie presso la vetta, canta vittoria con la voce, con gli occhi, con
-i rossi zampilli delle ferite, piomba fulminato da una palla in fronte.
-
-Raccolto e seppellito l'indomani, con religioso raccoglimento, in terra
-per lui riconquistata, dai compagni che gli sopravvissero; ma una ciocca
-dei capelli fu recisa fra grumo e grumo, e portata alla madre.
-
-Diciassette anni, otto mesi e diciotto giorni.
-
-Proposto per la medaglia d'oro.
-
-
- *
-
-
-E adesso?...
-
-Morti su morti. Chi li conta ormai?...
-
-È così facile, mio Dio, è così facile dimenticare!...
-
-L'alba senza sangue sta forse per sorgere; e nel mondo si va facendo un
-grande silenzio per meglio sentirne il brivido.
-
-Ma noi dobbiamo pur ricordare che la nostra dolce vita, dolce malgrado
-tutto e semplicemente perchè è la vita e perchè è libera, sono i nostri
-giovani morti che ce l'hanno ridata.
-
-Quanti furono gli adolescenti che, a somiglianza di Roberto Sarfatti,
-gettarono di proprio impulso nella immane fornace della guerra la loro
-esistenza, chiusa ancora nel mistero del boccio e non ricca che di
-promesse?...
-
-Adolescenti che noi credemmo nati a perpetuare in sanità la nostra
-razza: che, felici d'intatte vene, freschi della freschezza delle
-sorgenti, noi credemmo, sì, destinati a raccogliere le faticose eredità
-della scienza rivolta a sollevare, a guarire i mali dell'umanità:--non a
-lacerarla, a martirizzarla con i più raffinati ordigni del ferro e del
-fuoco.
-
-Ma vissero in tempo di strage.
-
-Non essi la vollero: non essi disonorarono la loro somiglianza con Dio
-disseminandola per il mondo. Preferirono affrontarla, piuttosto che
-subirla. Difendersi e difendere, piuttosto che accettare il giogo per sè
-e per altri.
-
-E partirono senza indugio, come se avessero una vera esistenza da
-offrire, con le sue colpe, le sue esperienze, le sue responsabilità; e
-non avevano invece fra le mani che un sacro germoglio.
-
-E i padri e le madri tacquero; e non osan nemmeno piangere sui morti.
-
-Noi potremmo ora sgranare piamente il rosario degli adolescenti che
-caddero nella nostra guerra, come Roberto Sarfatti: ad ogni nome un'Ave,
-ad ogni gesta un Gloria.
-
-Tutte le sere, dopo il lavoro e prima del giusto riposo, ciascun uomo e
-ciascuna donna italiana dovrebbe recitarlo, in umiltà ed in passione.
-
-Per la coscienza, affinchè ricordi: per la fortezza, affinchè perseveri:
-per la pietà, affinchè fruttifichi.
-
-E con quale appellativo li chiameremo noi, quei fanciulli che nella
-carneficina senza uguali nella storia portarono in nome della giustizia
-il loro armato candore di arcangeli?... Li chiameremo noi,
-semplicemente, _eroi?..._
-
-Chiunque è eroe che soccomba compiendo il proprio dovere; e di eroi
-d'ogni arma e d'ogni classe sono ora rosseggianti le patrie. Del cielo,
-del mare, della terra: del puro coraggio, del puro sacrifizio, della
-pura carità: noti ed ignoti, e gli oscuri son forse i più grandi. Al
-frenetico accanirsi degli spiriti del male le razze migliori hanno
-risposto esprimendo dalle forze più vive i campioni più perfetti, che la
-morte trasfigura, ma non distrugge.
-
-Ma quei fanciulli, quei nostri fanciulli, vollero testimoniare la
-necessità della guerra per la pace andando incontro alla morte prima
-ancora di vivere.
-
-Troviamo dunque per essi, nel nostro religioso fervore, il novissimo
-nome che li incoroni per l'eternità!...
-
-Forse ignorarono essi medesimi il supremo valore della loro morte
-volontaria.
-
-Credettero di offrirsi alla patria, per la sua libertà.
-
-Alle patrie, per un accordo fondato sulle basi di una giustizia
-superiore, che renda inutile la potenza delle armi.
-
-Grande sogno, e grande morte; ma il loro sangue innocente valeva di più.
-
-Morirono perchè ritorni a vivere, nel cuore degli uomini, la bontà.
-
-Perchè dagli uomini non venga più tradita la legge della carità.
-
-Perchè l'anima umana ridiventi bambina, come essi erano alla vigilia di
-far di sè il tremendo e dolcissimo dono.
-
-Verso che cosa non andiamo noi, fra tanti sommovimenti e tanti spasimi,
-se non verso la nostra liberazione dallo spirito del male?...
-
-E quando mai avvenne che il sangue innocente versato in olocausto non
-abbia prodotto il miracolo?...
-
-Più in là della patria, più in alto della patria, per un dovere e un
-amore più vasto, per una umanità che dopo il supplizio spaventoso si
-risollevi purificata, ritrovando nella sua stessa povertà, nelle sue
-stesse piaghe le somiglianze fraterne!...
-
-Morti per questo, Roberto Sarfatti e i divini Fanciulli.
-
-S'inganna chi fra noi deplora che tanta bellezza e tanta forza non
-abbiano avuto il tempo di trasmettersi in un'altra generazione.--Queste
-e le future generazioni essi invece fecondano, con il loro seme leonino
-che non potè in vita dar vita a singola creatura.
-
-La virilità creativa del loro atto di morte sarà inesauribile nello
-spazio e nel tempo.
-
-Non un atomo di quella sostanza di giovinezza andrà perduto.
-
-Non un raggio di quelle essenze astrali andrà disperso.
-
-In nome del passato, che è grandezza e rimembranza.
-
-Del presente, che è grandezza e dolore.
-
-Del futuro, che sarà grandezza ed amore: in vasta pace vastissimo amore,
-che solo ha smarrita ma non perduta la via del cuore degli uomini.
-
- _Ottobre del 1918._
-
-
-
-
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK ORAZIONI ***
-
-
-
-
-
- A Word from Project Gutenberg
-
-
-
-We will update this book if we find any errors.
-
-This book can be found under: http://www.gutenberg.org/ebooks/36062
-
-Creating the works from public domain print editions means that no one
-owns a United States copyright in these works, so the Foundation (and
-you!) can copy and distribute it in the United States without permission
-and without paying copyright royalties. Special rules, set forth in the
-General Terms of Use part of this license, apply to copying and
-distributing Project Gutenberg(tm) electronic works to protect the
-Project Gutenberg(tm) concept and trademark. Project Gutenberg is a
-registered trademark, and may not be used if you charge for the eBooks,
-unless you receive specific permission. If you do not charge anything
-for copies of this eBook, complying with the rules is very easy. You may
-use this eBook for nearly any purpose such as creation of derivative
-works, reports, performances and research. They may be modified and
-printed and given away - you may do practically _anything_ with public
-domain eBooks. Redistribution is subject to the trademark license,
-especially commercial redistribution.
-
-
-
-
- The Full Project Gutenberg License
-
-
-
-_Please read this before you distribute or use this work._
-
-To protect the Project Gutenberg(tm) mission of promoting the free
-distribution of electronic works, by using or distributing this work (or
-any other work associated in any way with the phrase "Project
-Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full Project
-Gutenberg(tm) License available with this file or online at
-http://www.gutenberg.org/license.
-
-
-
- Section 1. General Terms of Use & Redistributing Project Gutenberg(tm)
- electronic works
-
-
-
-*1.A.* By reading or using any part of this Project Gutenberg(tm)
-electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to
-and accept all the terms of this license and intellectual property
-(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all the
-terms of this agreement, you must cease using and return or destroy all
-copies of Project Gutenberg(tm) electronic works in your possession. If
-you paid a fee for obtaining a copy of or access to a Project
-Gutenberg(tm) electronic work and you do not agree to be bound by the
-terms of this agreement, you may obtain a refund from the person or
-entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph 1.E.8.
-
-*1.B.* "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be
-used on or associated in any way with an electronic work by people who
-agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few things
-that you can do with most Project Gutenberg(tm) electronic works even
-without complying with the full terms of this agreement. See paragraph
-1.C below. There are a lot of things you can do with Project
-Gutenberg(tm) electronic works if you follow the terms of this agreement
-and help preserve free future access to Project Gutenberg(tm) electronic
-works. See paragraph 1.E below.
-
-*1.C.* The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the
-Foundation" or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection of
-Project Gutenberg(tm) electronic works. Nearly all the individual works
-in the collection are in the public domain in the United States. If an
-individual work is in the public domain in the United States and you are
-located in the United States, we do not claim a right to prevent you
-from copying, distributing, performing, displaying or creating
-derivative works based on the work as long as all references to Project
-Gutenberg are removed. Of course, we hope that you will support the
-Project Gutenberg(tm) mission of promoting free access to electronic
-works by freely sharing Project Gutenberg(tm) works in compliance with
-the terms of this agreement for keeping the Project Gutenberg(tm) name
-associated with the work. You can easily comply with the terms of this
-agreement by keeping this work in the same format with its attached full
-Project Gutenberg(tm) License when you share it without charge with
-others.
-
-*1.D.* The copyright laws of the place where you are located also govern
-what you can do with this work. Copyright laws in most countries are in
-a constant state of change. If you are outside the United States, check
-the laws of your country in addition to the terms of this agreement
-before downloading, copying, displaying, performing, distributing or
-creating derivative works based on this work or any other Project
-Gutenberg(tm) work. The Foundation makes no representations concerning
-the copyright status of any work in any country outside the United
-States.
-
-*1.E.* Unless you have removed all references to Project Gutenberg:
-
-*1.E.1.* The following sentence, with active links to, or other
-immediate access to, the full Project Gutenberg(tm) License must appear
-prominently whenever any copy of a Project Gutenberg(tm) work (any work
-on which the phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the
-phrase "Project Gutenberg" is associated) is accessed, displayed,
-performed, viewed, copied or distributed:
-
- This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
- almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away
- or re-use it under the terms of the Project Gutenberg License
- included with this eBook or online at http://www.gutenberg.org
-
-*1.E.2.* If an individual Project Gutenberg(tm) electronic work is
-derived from the public domain (does not contain a notice indicating
-that it is posted with permission of the copyright holder), the work can
-be copied and distributed to anyone in the United States without paying
-any fees or charges. If you are redistributing or providing access to a
-work with the phrase "Project Gutenberg" associated with or appearing on
-the work, you must comply either with the requirements of paragraphs
-1.E.1 through 1.E.7 or obtain permission for the use of the work and the
-Project Gutenberg(tm) trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or
-1.E.9.
-
-*1.E.3.* If an individual Project Gutenberg(tm) electronic work is
-posted with the permission of the copyright holder, your use and
-distribution must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and
-any additional terms imposed by the copyright holder. Additional terms
-will be linked to the Project Gutenberg(tm) License for all works posted
-with the permission of the copyright holder found at the beginning of
-this work.
-
-*1.E.4.* Do not unlink or detach or remove the full Project
-Gutenberg(tm) License terms from this work, or any files containing a
-part of this work or any other work associated with Project
-Gutenberg(tm).
-
-*1.E.5.* Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this
-electronic work, or any part of this electronic work, without
-prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with
-active links or immediate access to the full terms of the Project
-Gutenberg(tm) License.
-
-*1.E.6.* You may convert to and distribute this work in any binary,
-compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including any
-word processing or hypertext form. However, if you provide access to or
-distribute copies of a Project Gutenberg(tm) work in a format other than
-"Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official version
-posted on the official Project Gutenberg(tm) web site
-(http://www.gutenberg.org), you must, at no additional cost, fee or
-expense to the user, provide a copy, a means of exporting a copy, or a
-means of obtaining a copy upon request, of the work in its original
-"Plain Vanilla ASCII" or other form. Any alternate format must include
-the full Project Gutenberg(tm) License as specified in paragraph 1.E.1.
-
-*1.E.7.* Do not charge a fee for access to, viewing, displaying,
-performing, copying or distributing any Project Gutenberg(tm) works
-unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9.
-
-*1.E.8.* You may charge a reasonable fee for copies of or providing
-access to or distributing Project Gutenberg(tm) electronic works
-provided that
-
- - You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from
- the use of Project Gutenberg(tm) works calculated using the method
- you already use to calculate your applicable taxes. The fee is owed
- to the owner of the Project Gutenberg(tm) trademark, but he has
- agreed to donate royalties under this paragraph to the Project
- Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments must be paid
- within 60 days following each date on which you prepare (or are
- legally required to prepare) your periodic tax returns. Royalty
- payments should be clearly marked as such and sent to the Project
- Gutenberg Literary Archive Foundation at the address specified in
- Section 4, "Information about donations to the Project Gutenberg
- Literary Archive Foundation."
-
- - You provide a full refund of any money paid by a user who notifies
- you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he
- does not agree to the terms of the full Project Gutenberg(tm)
- License. You must require such a user to return or destroy all
- copies of the works possessed in a physical medium and discontinue
- all use of and all access to other copies of Project Gutenberg(tm)
- works.
-
- - You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of
- any money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
- electronic work is discovered and reported to you within 90 days of
- receipt of the work.
-
- - You comply with all other terms of this agreement for free
- distribution of Project Gutenberg(tm) works.
-
-
-*1.E.9.* If you wish to charge a fee or distribute a Project
-Gutenberg(tm) electronic work or group of works on different terms than
-are set forth in this agreement, you must obtain permission in writing
-from both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and Michael
-Hart, the owner of the Project Gutenberg(tm) trademark. Contact the
-Foundation as set forth in Section 3. below.
-
-*1.F.*
-
-*1.F.1.* Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable
-effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread
-public domain works in creating the Project Gutenberg(tm) collection.
-Despite these efforts, Project Gutenberg(tm) electronic works, and the
-medium on which they may be stored, may contain "Defects," such as, but
-not limited to, incomplete, inaccurate or corrupt data, transcription
-errors, a copyright or other intellectual property infringement, a
-defective or damaged disk or other medium, a computer virus, or computer
-codes that damage or cannot be read by your equipment.
-
-*1.F.2.* LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right
-of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project
-Gutenberg(tm) trademark, and any other party distributing a Project
-Gutenberg(tm) electronic work under this agreement, disclaim all
-liability to you for damages, costs and expenses, including legal fees.
-YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT LIABILITY,
-BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE PROVIDED IN
-PARAGRAPH 1.F.3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE TRADEMARK OWNER, AND
-ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE LIABLE TO YOU FOR
-ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR INCIDENTAL DAMAGES
-EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH DAMAGE.
-
-*1.F.3.* LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a
-defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can
-receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a
-written explanation to the person you received the work from. If you
-received the work on a physical medium, you must return the medium with
-your written explanation. The person or entity that provided you with
-the defective work may elect to provide a replacement copy in lieu of a
-refund. If you received the work electronically, the person or entity
-providing it to you may choose to give you a second opportunity to
-receive the work electronically in lieu of a refund. If the second copy
-is also defective, you may demand a refund in writing without further
-opportunities to fix the problem.
-
-*1.F.4.* Except for the limited right of replacement or refund set forth
-in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS,' WITH NO OTHER
-WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT LIMITED TO
-WARRANTIES OF MERCHANTIBILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.
-
-*1.F.5.* Some states do not allow disclaimers of certain implied
-warranties or the exclusion or limitation of certain types of damages.
-If any disclaimer or limitation set forth in this agreement violates the
-law of the state applicable to this agreement, the agreement shall be
-interpreted to make the maximum disclaimer or limitation permitted by
-the applicable state law. The invalidity or unenforceability of any
-provision of this agreement shall not void the remaining provisions.
-
-*1.F.6.* INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
-trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
-providing copies of Project Gutenberg(tm) electronic works in accordance
-with this agreement, and any volunteers associated with the production,
-promotion and distribution of Project Gutenberg(tm) electronic works,
-harmless from all liability, costs and expenses, including legal fees,
-that arise directly or indirectly from any of the following which you do
-or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg(tm)
-work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any
-Project Gutenberg(tm) work, and (c) any Defect you cause.
-
-
-
- Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg(tm)
-
-
-
-Project Gutenberg(tm) is synonymous with the free distribution of
-electronic works in formats readable by the widest variety of computers
-including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
-because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
-people in all walks of life.
-
-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
-assistance they need, is critical to reaching Project Gutenberg(tm)'s
-goals and ensuring that the Project Gutenberg(tm) collection will remain
-freely available for generations to come. In 2001, the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation was created to provide a secure and
-permanent future for Project Gutenberg(tm) and future generations. To
-learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and
-how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 and the
-Foundation web page at http://www.pglaf.org .
-
-
-
- Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
- Foundation
-
-
-
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the state
-of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal Revenue
-Service. The Foundation's EIN or federal tax identification number is
-64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
-http://www.gutenberg.org/fundraising/pglaf . Contributions to the
-Project Gutenberg Literary Archive Foundation are tax deductible to the
-full extent permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
-
-The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr.
-S. Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
-throughout numerous locations. Its business office is located at 809
-North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
-business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
-information can be found at the Foundation's web site and official page
-at http://www.pglaf.org
-
-For additional contact information:
-
- Dr. Gregory B. Newby
- Chief Executive and Director
- gbnewby@pglaf.org
-
-
-
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary
- Archive Foundation
-
-
-
-Project Gutenberg(tm) depends upon and cannot survive without wide
-spread public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations where
-we have not received written confirmation of compliance. To SEND
-DONATIONS or determine the status of compliance for any particular state
-visit http://www.gutenberg.org/fundraising/donate
-
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-
-International donations are gratefully accepted, but we cannot make any
-statements concerning tax treatment of donations received from outside
-the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-
-Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other ways
-including checks, online payments and credit card donations. To donate,
-please visit: http://www.gutenberg.org/fundraising/donate
-
-
-
- Section 5. General Information About Project Gutenberg(tm) electronic
- works.
-
-
-
-Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg(tm)
-concept of a library of electronic works that could be freely shared
-with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
-Gutenberg(tm) eBooks with only a loose network of volunteer support.
-
-Project Gutenberg(tm) eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S. unless
-a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily keep eBooks
-in compliance with any particular paper edition.
-
-Each eBook is in a subdirectory of the same number as the eBook's eBook
-number, often in several formats including plain vanilla ASCII,
-compressed (zipped), HTML and others.
-
-Corrected _editions_ of our eBooks replace the old file and take over
-the old filename and etext number. The replaced older file is renamed.
-_Versions_ based on separate sources are treated as new eBooks receiving
-new filenames and etext numbers.
-
-Most people start at our Web site which has the main PG search facility:
-
- http://www.gutenberg.org
-
-This Web site includes information about Project Gutenberg(tm),
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
-subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.