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You may copy it, give it away or re-use it -under the terms of the Project Gutenberg License included with this -eBook or online at http://www.gutenberg.org/license. - -Title: Orazioni - -Author: Ada Negri - -Release Date: May 08, 2011 [EBook #36062] - -Language: Italian - -Character set encoding: ISO-8859-1 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK ORAZIONI *** - - - - -Produced by Maria Grazia Gentili and the online Distributed Proofreading -Team at http://www.pgdp.net. - -This file was produced from images generously made available by The -Internet Archive - - - - - ADA NEGRI - - ORAZIONI - - - - - - MILANO - - FRATELLI TREVES, EDITORI - - 1918 - - - - - - - SECONDO MIGLIAIO. - - PROPRIETÀ LETTERARIA. - - _I diritti di riproduzione e di traduzione sono_ - _riservati per tutti i paesi, compresi la Svezia,_ - _la Norvegia e l'Olanda._ - - Tip. Fratelli Treves. - - - - - - - - - Indice - - - - - Alessandrina Ravizza ........................................... 1 - - - Luigi Majno .................................................... 64 - - - Roberto Sarfatti ............................................... 117 - - - - - - - Alessandrina Ravizza - - - - - (1846-1915). - - - - - _Orazione detta nel Teatro del Popolo,_ - _il 21 marzo 1915, in Milano._ - - - -Alessandrina Ravizza camminava un giorno lentamente per le vie di -Milano, quando vide passare un carro funebre di terza classe, nudo di -fiori, quasi vergognoso della sua povertà, seguìto solo da un prete. - -Colui che riposava nella cassa greggia pareva non avesse avuto, nel -mondo, nome, famiglia, affetti: nulla. Se ne partiva solo: solo, forse, -aveva vissuto. Ma la tristezza di quell'abbandono anche dopo la morte -gelava il cuore. - -La Donna della Pietà si mise allora dietro il carro, e lo accompagnò, -passo passo, fra la gente affrettata e indifferente, sotto la pioggia. -Lo accompagnò al cimitero, vi restò fino a quando la terra fu gettata -sulla cassa, a palate brutali e sorde. Chi la vide, pensò che fosse la -madre o la sorella del morto. - -L'una e l'altra era, sì: di quel morto, e d'ogni vivente. - -E quando ella rifece, immobile nella bara, lo stesso cammino per andare -a conoscere quel che in vita mai non aveva voluto conoscere: il -riposo,--tutta una popolazione in dolore seguiva il suo corpo inanimato. - -Confusa tra la folla, io venivo subito dietro il carro: di esso non -appariva ai miei occhi che la parte superiore carica di ghirlande, -oppressa sotto il peso di enormi masse di fiori. Ed a me sembrava che il -feretro non fosse già condotto al camposanto dal pesante e misurato -passo dei cavalli; ma che la folla intera lo portasse in trionfo sulle -anonime spalle, sul proprio dolore offerto come un ultimo rendimento di -grazie. Nell'ora solenne, sotto il cielo piovorno che toccava i tetti, -le vie lungo le quali la Santa di Milano passò fra corone di vessilli -eran trasfigurate in un solo viso, d'un pallore e d'una intensità non -mai veduti. Grappoli umani, con gli occhi spalancati, senza parola, -senza gesto, senza respiro, sporgevan dalle finestre, dai balconi, dalle -cancellate dei giardini, dai vani delle porte, dall'alto delle soffitte. -Con ondeggìi, con risucchi, con improvviso spalancarsi e rinchiudersi di -gorghi, il corteo, fiume d'anime, invadeva le strade, allagava i -sobborghi, inghiottiva nel suo lento avanzare ogni espressione di vita -cittadina che fosse estranea all'immensità di quel cordoglio, alla -magnificenza di quel rito. - -Rito celebrato in silenzio. - -Ma vi sono ammirevoli sinfonie di silenzio, ricche di accordi psichici -profondi come baratri, violenti come raffiche: che dall'insensibile -durezza delle pietre e degli asfalti salgono per la via delle anime a -commovere l'aria sino alle stelle nascoste dietro le nubi. - -La Santa di Milano ebbe, nella città ch'ella tenne tutta nelle mani per -virtù di amore, le esequie che si convengono agli eroi. - -Ma possiamo noi veramente, dinanzi ad una creatrice qual fu Alessandrina -Ravizza, pronunciar la parola «dolore»?... - -È, questo, un sostantivo comune, atto ad esprimere, da quando è viva -l'umanità, una sensazione o un sentimento comune. Dolore, morte, -dissolvimento, non esistono per le forze creatrici. Quando un segnacolo -umano scompare così, non parte che per lasciar dietro di sè un -irradiamento di luce, un sommovimento di coscienze, un vibrare di -fluidi, un anelito di spiriti verso la grandezza e lo splendore degli -orizzonti che esso medesimo rivelò. - -Non dolore, dunque. Indegno di lei, indegno di noi. - -Serenità: la consapevole e stoica serenità che fu, forse, la più -ammiranda virtù di Alessandrina Ravizza: per la quale rifulse di -stupendo equilibrio, pur nel vario tumulto d'una esistenza di battaglia. - -Ed ecco, io l'ho dinanzi, quale mi apparve la prima volta che la vidi, -or son molti anni: quale mi apparve, immutata, l'ultima volta che la -vidi or son pochi mesi, nella Casa di Lavoro. - -Il suo aspetto era quello di un essere che porti in sè stesso--e lo -sappia--l'Assoluto della regalità. - -Alta su tutto, la fronte: vasta bianca massiccia nell'aureola dei lievi -capelli d'argento, dura infrangibile come fosse fatta di materia -silicea, luminosa lontana come fosse fatta di materia astrale. - -Dalla troppo grave pesantezza del corpo alla lentezza del gesto ieratico -alle linee belle ma affloscite del viso, ogni particolare della persona -straordinaria si riassumeva nella maestà di quella fronte. - -V'era contenuto un mondo. - -Fra lo sguardo di Alessandrina Ravizza e chi le stava dinanzi, fluttuava -sempre una misteriosa immagine scôrta da lei sola: un sogno, una verità, -l'ombra d'un sogno, l'ombra d'una verità. - -Pareva assente, con quegli occhi astratti: era invece vicinissima, con -la voce e la parola. Voce pacata e penetrante, parola che subito si -insinuava nel segreto dell'anima, talvolta sfiorando con estrema -delicatezza una gelosa ferita, talvolta (ove fosse necessario) diritta -come un coltello, tagliando nel marcio, dando libero corso al pus -velenoso, trovando immediatamente il nervo sensibile da far scattare, la -colpa o la debolezza nascosta da estirpare, così come si estirpa una -cisti. - -Nel magnetismo di quell'energia consolatrice, un innumerevole popolo di -miserabili senza legge, di donne senza focolare, di adolescenti -sperduti, di pregiudicati dal libretto rosso, di maestri senza cattedra, -di poeti senza fortuna, di cantanti senza scrittura, di vagabondi e -refrattarî d'ogni risma, trovò il conforto di un'ora, il riposo di un -giorno, la strada della salvezza, la redenzione della vita. - -Nessuna miseria le fu estranea, sia del corpo, sia dell'animo, sia -prodotta da singola fragilità o colpa dell'individuo, sia dallo -squilibrio dell'assetto sociale. Ad ognuna ella oppose, serena, il suo -insonne cuore, il suo coraggio senza limiti, il suo battagliero -ottimismo, la sua vertiginosa passione di pietà e di giustizia, alla -quale ben si sarebbe potuto consacrare il motto della salamandra: _«Più -ardo più godo»._ Condensare in poche pagine la sua storia, non è -possibile; poichè ella visse non già una sola vita, ma mille e più di -mille. - -Dire che ella nacque a Gatskina, in Russia, nel 1846, da madre slava e -da padre italiano (un Mazzini, che si era rifugiato colà durante il -periodo delle guerre napoleoniche, divenendo funzionario dell'impero), -non ha importanza, non può che far sorridere. L'individualità di -Alessandrina Ravizza non è tale da restringersi fra le colonne dei -registri dello stato civile, e la sua ombra si riflette sull'umanità, al -di fuori del tempo e dei confini. - -Fu slava, e latina. Dell'intelligenza slava possedette l'intrepida -logica e la furia mistica: del temperamento latino, la morbidezza del -tatto, il senso dell'equilibrio, l'ala della poesia. - -Da tali elementi, fusi nel crogiuolo del più assoluto ardore di -dedizione che mai avvampasse in creatura femminile, risultò il -capolavoro umano ch'ella potè incarnare. - -Scesa a diciotto anni in Italia, vi restò. Se ad una simile Donna si può -dare una patria, fu certo quella che il suo cuore scelse, e fu l'Italia. - -Come si era svolta la sua adolescenza? In virtù di quale causa intima od -influenza esteriore aveva potuto affermarsi in lei un così originale -concetto della vita, un'individualità di così complessa e potente -freschezza?... - -Di sè ella non parlava mai. Non esisteva che per gli altri. Ma, quasi -senza volerlo, nel bizzarro racconto cui volle apporre un ancor più -bizzarro titolo: «La nota della lavandaia», diede la chiave del proprio -mistero psicologico nella tolstoiana figura della piccola Vera. - -Dipinse sè stessa nella delicata adolescente russa, che sulla scorza -degli alberi andava religiosamente incidendo la parola «verità». Si -chiama, propriamente, Alessandrina, la piccola Vera ribelle al giogo -ipocrita di una delle tante istitutrici _di qualità_, esperte nell'arte -di torturare la fanciullezza: l'acerba creatura senza requie, che -vorrebbe ragionare, mentre le impongono: Devi credere: che morrebbe di -esaurimento e di schifo del mondo, se, per miracolo, non trovasse la -salute del corpo e dell'anima nella pace campestre della fattoria di -Yegor Mathewievich. - -Suoi compagni, laggiù, sono Wianka, il pastore figliuolo di tutti, -scoperto in terra, un'alba di Natale, fra le gambe sanguinose d'una -vagabonda morta nel darlo alla luce, e allevato nella fattoria con il -latte d'una capra; e il carrettiere Fedor, biondo colosso innocente, -luminoso negli occhi, nei denti e nell'anima. Wianka è un selvaggio, -Fedor un mistico. Entrambi sono analfabeti. Ella insegna loro a leggere; -essi insegnano a lei come non si possa esser felici e buoni che al -contatto della Terra Madre. - -Ella ama le cose agresti, l'odore dei fieni, le belle mucche pezzate -dagli occhi dolci, i contadini semplici come le mucche, il linguaggio -del vento fra gli alberi, del silenzio nei prati, delle lunghe cantilene -cantate da Fedor. Cerca, avida, in tutto questo, la verità: la cercherà, -fatta donna, fuor d'ogni legge sancita, d'ogni convenzione chiaramente o -tacitamente accettata, d'ogni forma sociale che stabilisca una regola e -implichi una condanna per colui che non vi si assoggetti. - -E si porrà all'infuori e al disopra di tutto. - -E sarà Alessandrina Ravizza. - -Sposetta ventenne, a Milano, ella divenne la «figlia del cuore» di Laura -Solera Mantegazza. Le due fiamme arsero insieme. La mirabile -organizzatrice che, prima in Italia, aveva introdotto il principio della -cooperazione fra le operaie, e, vecchia ormai e malata, non aveva -cessato un giorno di lavorare in fervida umiltà, lasciò, morendo, alla -discepola, un legato: la Scuola Professionale Femminile, a pena fondata, -se così si può dire, sulle basi di un tavolo, sei sedie, un nobile -sogno, molta buona volontà--e, soldi, zero. - -Il legato pesava; ma le giovani braccia eran forti. - -Non v'ha di quel tempo chi non ricordi una straordinaria serata di -beneficenza al vecchio teatro di Santa Radegonda, allora -frequentatissimo. Serata che tutte le gazzette portarono alle stelle, -che segnò un'epoca, che fu il sigillo dell'influenza morale e della -popolarità di Alessandrina Ravizza. Vennero poi le «fiere annuali», -vivacissime, indiavolate, attiranti tutta Milano, coronate con pazzi -successi di simpatia e.... di cassetta. - -Così la prima Scuola Professionale italiana per le fanciulle povere -meravigliosamente fiorì. - -Ecco, in un anno terribile, Milano sconvolta da una di quelle crisi -industriali che gettano a mare un'intera popolazione. Con la miseria, -con la disoccupazione, la crudeltà d'un inverno polare. Ed ecco -Alessandrina Ravizza balzar fuori con le Cucine Economiche, e con le -Cucine per gli ammalati poveri. Fondo di cassa: venti franchi. Cuoca, -sguattera, aiutante, consigliera e socia: una rude popolana di Porta -Garibaldi. Casa in cui le Cucine s'installarono: un bugigattolo di via -Anfiteatro, covo di _lôcch_, rifugio di pregiudicati e di male femmine. -Ma Alessandrina Ravizza non aveva paura dei _lôcch_, nè delle male -femmine, nè dei _budelli_ a doppia uscita, che puzzano di detriti e di -delitto. - -Il barabba classico, _Togasso_ o _Biscella_, dai calzoni a campana e dal -copricapo a visiera, calato sulla faccia tagliente come rasoio, si -sberrettava davanti a lei, svegliando a scappellotti nella propria -animaccia bislacca quanto vi poteva ancor dormire di cavalleresco. La -donna da marciapiede si umiliava, serrando sul motto da trivio le labbra -mal dipinte. Le lebbrose pareti, pratiche di vizio come vecchie lenone, -si sbiancavano al passaggio di colei che non sapeva che cosa fosse -paura. Compariva, illuminava, purificava. Nessuno toccò mai un capello -alla _«contessa del broeud»_, alla _«sciôra Sandrina»._ - -Possedeva l'immunità dell'amore. - -Per riscossioni o invii di denaro, per missioni delicatissime, esigenti -la più scrupolosa onestà, potè servirsi (anzi, servirsene fu la sua -gioia) di certi avanzi di galera, da pregar Dio di non farceli -incontrare ad un crocicchio, di notte. Ma quegli avanzi di galera si -sarebbero lasciati ammazzare, per lei. Molti di loro fecero di meglio -che morire: divennero, per lei, galantuomini. - -Dopo l'insurrezione del 1898, l'ardentissimo appello d'una donna alle -donne italiane apre una sottoscrizione di cinque centesimi a testa, per -migliorare il vitto e le condizioni dei detenuti politici, chiusi in -folla nelle prigioni. La stessa donna ottiene, dopo pazienti sforzi, che -gli operai rivoluzionarî usciti dal carcere riprendano il loro vecchio -posto nell'officina o nel laboratorio. La stessa, più tardi, non si dà -pace finchè non riesce a far distribuire dal governo un'indennità di -settantatrè mila lire ai ferrovieri licenziati in seguito alla famosa -rivolta. Chi può essere?... Lei, sempre lei, Alessandrina Ravizza. - -Mentre la sua opera sociale con tanta ampiezza si svolgeva, il suo -appartamentino privato in via Andegari, nel centro più milanese di -Milano, aveva l'aria d'un piccolo ministero. Gente e gente d'ogni -classe, dalla signora in diamanti e pelliccia allo studentello in -giacchetta logora, dal deputato all'operaio a spasso, dall'artista in -altissima fama al ladro rilasciato dal carcere, riceveva udienza a quel -dolce confessionale. Là ella rifulse nella sua inimitabile originalità. -Là, ella fu «Sacha». - -Penetrò il segreto di migliaia d'esistenze, trovò una consolazione per -ciascuna, scoperse una via per tutte. Gli instabili, i decaduti, i -depressi, gli inconsistenti, i vergognosi del proprio dolore, ebbero in -lei quella che li comprese com'erano, li salvò nell'unico modo -possibile, uno per uno e ciascheduno secondo la sua natura, il suo -tormento, la sua necessità. - -La mente sovrana di lei era un registro infallibile, nel quale ogni -postulante stava fotografato, accasellato, distinto nelle più singolari -caratteristiche del suo caso personale. Il documento umano fu la -passione di Alessandrina Ravizza: sempre partì da esso per arrivare alla -sintesi. - -A Parigi, una sera d'estate del 1900, ella assisteva ad una lezione -della novissima Università Popolare, inaugurata in quegli stessi giorni. -E vide un grosso cocchiere di piazza, il quale, immobile presso la -porta, con il mento appoggiato al pomo della frusta, beveva le parole -dell'oratore con la medesima avida golosità con la quale avrebbe -ingollato un bicchier di vino. La Donna pensò: Ecco. Fino a ieri, alla -bettola. Oggi, alla scuola. - -La visione del bravo brumista dal naso bitorzoluto divenne, da quella -sera, ossessionante nel suo cervello sempre in ebullizione. Personificò, -per lei, il popolo, che non solo necèssita di pane per il corpo, ma di -fosforo per lo spirito. L'automedonte parigino assunse ai suoi occhi -gigantesche proporzioni: fu, non più un uomo, ma una classe. - -Immediatamente tornata in Italia, ella cominciò a darsi dattorno, a -formare, con la forza dell'argomentazione e della fede, un compatto -nucleo di zelatori, nel nome del chiaro avvento: l'Università Popolare -in Milano. - -Perchè in Parigi sì, in Milano no?... - -Novembre: l'idea è divenuta metallo in fusione. - -Dicembre: Enrico Annibale Butti--nobile artista, nobile cuore--tiene, -nell'affollato salone dell'Albergo Milano, un eloquente discorso -sull'argomento che ormai appassiona tutte le anime non vili. - -Gennajo: altri oratori, altri e più efficaci discorsi: Luigi Gasparotto, -Innocenzo Cappa. - -Il denaro?...--Ma quando la Ravizza vuole, il denaro c'è. Non si sa bene -da qual parte sgorghi; ma zampilla, ma splende, ma c'è. È il suo -segreto, questo. Lo caverebbe dalle pietre.--Dunque, niente timore, e -avanti!... - -Primo di marzo del 1901: data memorabile. Nel teatro Olimpia, davanti ad -un pubblico attento e raccolto come in un tempio, Gabriele d'Annunzio -inaugura, con la lettura della Canzone di Garibaldi, l'Università -Popolare di Milano. - -Nell'opera bella Alessandrina Ravizza non fu, certamente, sola. I -migliori fra coloro che io vorrei chiamare «costruttori intellettuali» -furono con lei, per innalzare il monumento di coltura popolare del quale -Milano va giustamente superba. Anni ed anni di vita intensa, di -instancabile attività, ne fecero una delle più importanti palestre di -pensiero della patria. I più illustri cultori dell'arte, della scienza, -della filosofia, italiani e stranieri: professori e maestri più modesti -di fama, pur non meno coscienziosi e ferventi, dissero, in quelle aule, -la loro parola al lavoratore del ferro, del legno, della macchina, del -cuoio, del libro. - -La più nobile forma della fraternità. - -La reale comunione degli spiriti. - -Vennero ad ascoltare, a imparare, con gli operai, anche gli studenti, -gli impiegati, i professionisti. E gli artisti, anche, vennero. - -E, nella gioia del libero sapere, tutte le classi, là dentro, si -cementarono. - -E la Condottiera, che aveva posta la prima pietra, ne esultò; e il suo -elastico spirito si volse ad altre mète. - - - * - - -Fondata un'opera, ella (ove se ne eccettui la Casa di Lavoro) possedeva -il genio, ed anche la virtù, di lasciarla vivere di vita propria. -Trasfuso in essa il germe fecondatore, additatone l'indirizzo ideale, -costruitone lo scheletro dell'organismo, non le imponeva a lungo la -propria presenza, la propria autorità, come un dogma o una catena. La -dominava, l'incitava; ma dal largo e dall'alto. Le diceva: «Respira, -muoviti, e lavora: non a me tu devi obbedire; ma all'idea che ti trasse -dall'ombra, ed alla inevitabile legge dell'evoluzione». - -L'opera, per Alessandrina Ravizza, apparteneva all'umanità, che aveva il -diritto e l'obbligo di rinsanguarla, con la corrente sempre viva delle -giovani forze. - -Per questo il nome di lei si trova legato ad una quantità d'istituzioni. -La sua versatilità fu sfaccettata al pari di un prisma; ed ogni faccia -rifletteva il sole. Al rapidissimo balenar dell'idea succedeva, pur -rapidissima, immediata, l'azione: ottenuto l'intento, il lungimirante -spirito si volgeva ad altro. - -Ma quel che sorse per volontà di lei, conservò, e conserva--convien -dirlo--l'indelebile impronta della sua originalità spirituale. Ovunque -passò, lasciò una traccia: ovunque la fiamma del suo gran cuore -splendette, un rogo di passione si accese. - -V'era una chiesa in via Lanzone, un'antica chiesa longobarda senza più -altare, annessa al piccolo ospedale sifiliatrico dai leggiadrissimi -portici, che ora il piccone abbattè. - -Alessandrina Ravizza la riconsacrò, ma scuola, per bambini luetici e -donne perdute. Io la vidi colà sorridere nell'esercizio d'una pietà per -molti inutile--per lei tanto più necessaria quanto più vana. - -Gli scrostati affreschi della vôlta parevano attendere ritmi di -preghiere: e che altro non erano, se non preghiere, le canzoncine dei -bimbi?... Un Cristo di gesso tendeva da un alto zoccolo le braccia: -Lasciate i pargoli venire a me.--Sull'assito che celava l'abside, il -giovanissimo pittore Mario Moretti Foggia aveva dipinti a tempera -inverno con neve, primavera con fiori, estate con mèssi, autunno con -frutti. Dappertutto, rose in fasci, seggioline e tavolinetti di candido -ferro smaltato. Bianchezza, innocenza. Tutta quella leggiadria l'aveva -voluta _lei_, per _loro_: per i piccoli condannati. - -Appunto per questo: perchè eran condannati senza aver commesso nulla di -male. - -Pietà inutile?... Esiste forse, la pietà inutile?... - -Si stringevano intorno a lei, i fanciulli convalescenti (ma non guariti) -dell'inguaribile malattia per la quale padre e madre si vorrebbero (ma -non si possono) maledire: per la quale gli zelatori della selezione -umana imporrebbero, nel nome della salute pubblica, una mortale -iniezione di morfina: i frutti d'alberi marci, destinati alla piaga -purulenta, alla cecità tentennante, alla follia degenere: a divenire -null'altro che cenci nel mondo il quale non richiede, non esige che -forza. - -A lei guardavano, ed erano consolati: per lei imparavano a leggere, a -scrivere, a conteggiare; e avevan libri, giocattoli, fiori, alberi di -Natale scintillanti dì lumi e di doni. E cantavano i cori in cui si dice -che la vita è bella. E ne ebbero gioia. - -E gioia ebbero, con essi, le sventurate che dalle corsie dell'ospedale -sifiliatrico entrarono nella Chiesa-Scuola, accolte con chiara e -semplice tenerezza: compitarono sui libri parole di grazia: si -sentirono, la prima volta nella vita, circondate di rispetto: videro -forse per la prima volta, negli occhi della Purificatrice, che il cielo -era azzurro anche per loro. - -Tolto l'altare; ma sempre quello, nei secoli, il Vangelo: sulle labbra -della Ravizza ardente così da distruggere la carne malata e mettere a -nudo i cuori che l'ascoltavano. - -La chiesa fu lasciata intatta, a storica memoria; ma dell'ospedale non -esistono più, ora, nemmeno le pietre. Sorgono a quel posto un ginnasio e -un liceo, per l'adolescenza bella e sana, che dovrà rinvigorire la -muscolatura d'Italia. - -La via mutò nome. Tutto cambia. - -Ma le tristi inferme e gli ancor più tristi fanciulli dalle vene guaste -furono, con la loro diletta Scuola-Laboratorio, trasportati in luogo più -arioso e più adatto alla moderna igiene, nel Padiglione Dermatologico di -via della Pace; e affidati alle cure della più degna discepola di -Alessandrina Ravizza: Bambina Venegoni, che da lei ricevette la lampada -accesa, e sa che nelle sue mani non si spegnerà. - - - * - - -Alessandrina Ravizza fu la prima donna che, in tempi ormai già lontani, -riuscì, con abito non religioso, a varcar le soglie delle carceri, per -compiere ufficio di carità materna verso i giovinetti pei quali ancora -non esisteva la condanna condizionale; e che, per crimini in cui, certo, -la loro acerba responsabilità non aveva gran parte, venivano ammassati -in luridi cameroni, dove i più esperti in corruzione riuscivano a -rovinare i più ingenui. - -Una nota di cronaca, breve e brutale, l'aveva spinta al difficile passo: -un precoce delinquente di quattordici anni s'era suicidato in carcere, -appiccandosi ad una sbarra della feritoia. Tutta l'adolescenza -abbandonata fra il marciapiede, la bettola e la prigione, si concentrò, -per lei, in quel piccolo suicida. - -Travide in un lampo il bene da compiere: si considerò investita del -còmpito di riparazione che la società doveva a quei deviati: andò, come -sempre, fino in fondo. - -Fu la più bella delle sue gesta di carità. - -Passò le giornate in compagnia di adolescenti criminali, nella penombra -piena di brividi delle prigioni: ebbe con loro i dialoghi lapidarii che -il cuore non scorda più, udì da loro le verità corrosive che brucian le -labbra di chi le dice e il volto di chi le ascolta. Penetrò, con il -proprio istinto psicologico che non fallava mai, nell'intimo di quelle -animule, pozzi profondi d'acqua avvelenata. Decifrò, con acuta avidità -scientifica, la nevrosi del futuro barabba. Ricevette, da bocche quasi -infantili e già decrepite, rivelazioni straordinarie sulle speciali -leggi, sulla disciplina feroce della società sotterranea. - -Ma non le bastò. - -Seguì fuor del carcere, nella vita, i suoi piccoli delinquenti. Mostrò -loro il bene, come si apre una finestra a chi asfissia, come si indica -una sorgente di fresca acqua a chi è arso da troppo calore. Li convinse -con il genio della persuasione. Fu la mamma, solo e divinamente la -mamma. Li amò, li capì, li difese, se li contenne nel cuore, li -considerò come usciti dal suo proprio grembo--sterile come quello di -quasi tutte le donne destinate alla maternità cerebrale. - -Nel libro dal vero _«I miei ladruncoli»_, nel quale ella riuscì a -raccogliere, con sobria efficacia, molti preziosi documenti di -criminalità infantile, narra lei stessa in qual modo potè scoprire le -trame di una vera e propria associazione a delinquere fra ragazzi, -chiamata la _scuola del furto_: con inviolabili articoli di statuto, -leggi senza scappatoie, tenebrose lotte intestine, e un re: _el re di -lader_. - -Era costui Pasqualino, detto Lino, detto anche _el Schisc_, vagabondo di -mestiere, alloggiato la notte nel principesco Albergo del Verde, quando -il verde c'era: Piazza Castello, seconda panca a sinistra del viale: -oppure, nel cavo tronco di un albero secolare, presso il dazio di Porta -Tenaglia. - -Nel raggio d'influenza di colei che, con subitanea, selvaggia passione, -egli chiama «la mia mamma», _el re di lader_ si ravvede, rinuncia al -cattivo potere: senza per questo, s'intende, tradire i suoi compagni, e -sicuro del complice silenzio di Alessandrina Ravizza. - -E vorrebbe, sì, lavorare: entrare nella Nave-Scuola del Garaventa, dove -tanti discoli furono accolti, e trovarono la salute del corpo e -dell'anima nella disciplina del Maestro, nell'alito salso del mare. - -Ma si ammala, orrendamente, di tigna. - -La casa di cura, dunque, invece della Nave-Scuola. E la cuffia di pece, -e le pinze martirizzanti. - -Solo?... Ah, no. La sua «mamma» è con lui. Si è, per restargli accanto, -isolata dal mondo, assoggettandosi al rigore di un'assoluta -segregazione. - -Chi ripeterà le parole pronunciate in tante ore d'oscuro e accettato -supplizio, fra la madre senza macchia e il figlio d'anima, delinquente e -tignoso?...--Aiutami tu, Santo Francesco: canta per me uno de' tuoi più -innocenti fioretti. - -Lo _Schisc_, sovrano volontariamente decaduto da un regno di rapina, -appoggiava, seduto su di uno sgabello, in grembo a lei la testa umiliata -dal ripugnante male, fasciata di bende antisettiche.--Ma il male era -bello, e le bende una corona.--Conversavano essi, sottovoce. Forse, dei -piccoli complici sparsi pei budelli tentacolari della metropoli, senza -dimora fissa, senza stato civile, con un solo terrore: quello della -questura. Quanti!... - -_Quel dall'occhio_: malaticcio, senza parenti, nato dal rigagnolo per -generazione spontanea, macchiato sotto l'orbita destra da una ributtante -piaga, della quale egli approfittava per vivere di mendicità, -riducendosi a dormir la sera all'Osteria delle Due Sedie,--una per la -testa e l'altra per i piedi, il tutto a due soldi. - -_Gonin_, la spia: _Rico_, il vicerè, rivale e nemico acerrimo dello -_Schisc_: piccola belva dalla bassa fronte capelluta, dall'occhio -torbido feroce, carne da galera, non privo d'una certa diritta linea -nell'innata crudeltà. - -_El fioeu de nissun_: un altro abbandonato, bello ed aristocratico nei -lineamenti e nel tratto, come (e forse lo era) il figlio d'un patrizio. - -_Quel dalle smorfie_: borsaiuolo audacissimo, di agilità rocambolesca, -Gavroche del vicolo milanese, funambolo del ladroneccio, ammaestratore -di rane e di gamberi con grande spavento delle serve del Verziere, -_clown_ dalla scarna mobilissima maschera, atta ad ogni più buffa e più -tragica trasformazione. - -Eugenio: il pallido, floscio, spaurito Eugenio, che non aveva mai potuto -imparare a rubar bene, perchè tremava sempre di paura; e al quale i -compagni fischiavan sul viso, beffardi: - ---Va là!... tu sei fatto per essere onesto!... - -E gli altri?... - -Oh, andare a cercarli. Poterli ritrovare. Poterli portar via, farne una -colonia di coltivatori della propria terra, di contadini liberi e -forti.... - -Sognavano, madre e figlio. Un sogno mirabile. Una casa immensa, con -focolari accesi, con letti bianchi, con gaie tavole apparecchiate, con -porte aperte, nella quale potessero venire accolti, in libertà, senza -domande, senza connotati da registrare, senza rimproveri, senza sermone, -i piccoli vagabondi figli di nessuno, nati non si sa dove, vivi non si -sa perchè, costretti a dormire all'Osteria delle Due Sedie, all'Albergo -del Verde o al Caffè dei Piedi Umidi: a rubar per mangiare: a finire, un -bel giorno, in _scatola_ o all'ospedale. - -Anche i grandi, però. Anche i vecchi. Anche quelli macchiati di sangue. -Tutti, con il fascio delle loro colpe, non più gravi, forse, dei loro -dolori: con il marchio dei proprî delitti, non più orribile, forse, di -quello delle ingiustizie che, sin dall'infanzia e già prima di nascere, -hanno dovuto subire. - -E senza sermone. Già. Lo _Schisc_ disprezzava incommensurabilmente le -prediche moraliste. «_Hin tucc cialâd_»[1], diceva. Egli l'aveva udita, -la voce del miracolo. Sapeva la sua dolcezza. - - [1] Sono tutte sciocchezze. - -O Madre!... - -Nella cella di segregazione d'una clinica, dal martirio di un discolo -infetto di tigna e dalla carità della Donna senza riposo, nacque il -germe della Casa di Lavoro. - - - * - - -Vi è, in ogni vita di pensiero e d'azione, il periodo della sintesi. Si -giunge, nella più varia e lussureggiante sinfonia musicale, al punto nel -quale idee melodiche, accordi, dissonanze, sapienze d'ispirazione e di -stile si raggruppano, aderiscono fra loro, fondendosi in un unico -_pieno_ d'orchestra,--culmine e coronamento dell'opera canora. - -Alessandrina Ravizza, già avanzata negli anni, non stanca, no (poichè -non lo fu mai), ma avente dietro di sè una foresta spessa e viva -d'istituzioni da lei create, di umane esistenze per lei scavate dal -terriccio impuro e deterse dell'indegnità,--compose in sè la propria -sintesi, toccò il culmine della propria sinfonia vitale, entrando a -dirigere la Casa di Lavoro. - -Il vecchio sogno s'era fatto realtà, per volere e nella sede della -Società Umanitaria, fondata in Milano dal filantropo Mosè Loria, al solo -scopo di promuovere e aiutare le energie del popolo. - -Spirito libero se altro mai ve ne fu, Alessandrina Ravizza non avrebbe -potuto incanalare tanto impeto fattivo fra le strettoie d'un'istituzione -di beneficenza propriamente detta, fosse pure opera sua: Casa A, Casa B, -Casa C, disposta ad accogliere la tal classe di miseria, ma non la -tal'altra: la tal classe di miseria, dico, ben riconosciuta, provata, -vivisezionata, messa a protocollo, chiusa in prigione fra gli articoli -d'uno statuto. - -Sulla soglia, sempre aperta di giorno e di notte, della Casa di Lavoro, -ella si trovò, per incanto, al suo posto ideale. Là ella fu, non solo -una forza, ma un simbolo. - ---Picchiate, e vi sarà aperto. - -Il disoccupato picchiava, entrava, senza che alcuno gli chiedesse di -quali strade fossero la polvere e il fango che gli imbrattavan le -scarpe, o se in tasca avesse le sue carte in regola. - -Gli bastavan, per essere accolto, i connotati della disperazione. - -Nel palazzo di via Manfredo Fanti, grigio, severo, ma illuminato di -verde dai centenarî platani del cortile, trovava letto, cibo, -assistenza, lavoro. S'intende, il più semplice, il più adatto ad essere -compiuto anche da mani inesperte, o avvezze ad altra fatica: casse -d'imballaggio, attrezzi di legno, mobili rozzi, scatole di cartone, -sacchetti per droghieri e farmacisti, buste, _Pinocchi_ verniciati, -lavori di copiatura. Ripartendo tre settimane dopo, egli andava quasi -sempre verso un piccolo posto di guadagno, che Alessandrina Ravizza gli -aveva potuto scovare, sconvolgendo mezza la città. - -La valanga della disoccupazione anonima, abbattendosi contro di lei con -illimitata diversità di provenienza, di sostanza, di espressione, di -sentimento, la colpì in pieno cuore solo per saggiarne la resistenza -bronzea, e farne meglio vibrare tutte le corde dell'energia. - -Là ella decifrò l'inedito della miseria umana, lo condusse a divenir -materia degna di salvazione. - -Uomini senza patria, capaci di molto bene e di molto male, in perpetuo -pugilato con la civiltà che non li vuole e ch'essi non sanno -comprendere: giramondo, che non osano mostrare la fedina criminale: -nemici inconciliabili della burocrazia: rifiuti degli uffici di -collocamento: perseguitati dalla mala sorte, pei quali la robustezza dei -muscoli è una ironia, l'abilità al lavoro un soldo fuori corso, -l'ingegno un pericolo, il diploma uno straccio inutile,--costituirono -intorno ad Alessandrina Ravizza, nella cittadella di via Manfredo Fanti, -una specie di cenciosa guardia del corpo, sempre diversa e sempre -l'uguale. - -Ella li penetrò fino al midollo, li assaporò nella loro infetta sostanza -di dolore, li saturò della sua dolcezza, li rimandò raddrizzati e -consolati. Chi collaborò con lei fra quelle mura afferma che ella -giornalmente compiva miracolo. - -Figure d'indimenticabile pallore, di sinistra aridità, di significato -eterno passarono dì là, bevvero alla sorgente, scomparvero: il -_Professore_: il _Pretespretato_: il vecchio _Profeta_: la _Rondinella_ -sarda. - -Il libro di memorie «Sette anni nella Casa di Lavoro» dalla Ravizza -lasciato inedito, e pubblicato per cura della Società Umanitaria dopo la -sua morte, documenta in quanto è possibile, nella loro crudità, quelle -esistenze misteriose, sporcizie vagabonde, deformità morali e fisiche, -trascinate fra la strada e l'asilo notturno: rughe più taglienti delle -cicatrici, confessioni più taglienti delle rughe. - -Ma si possono documentare le sabbie delle spiagge, le acque dei mari?... - -Quando fu necessario--per dare immediato soccorso--violare disposizioni -burocratiche, dare un graffio a qualche regolamento statutario, -Alessandrina Ravizza lo fece, impavida. - -Diceva:--Questo non mi riguarda. Chi soffre non deve aspettare. Chi -soffre può morire. - -E andava avanti. - -Le casse di risparmio, le banche non esistevan, per lei, che sotto forma -di fulgide cornucopie, pronte a versar piogge d'oro sulla testa dei -nullatenenti. - -E fu gaia, fra tanti spasimi: la sua risata sana, gagliarda, omerica, -agiva come un tonico, squillava come una diana. - -Ai potenti della terra, associazioni o individui che fossero, re di -corona o di censo, governi di stato o monopolii di denaro, si rivolse da -uguale ad uguale. Le sue richieste, le sue raccomandazioni avevano assai -volte il tono sicuro ed alto del creditore che reclama il dovuto. Per un -lurido straccione dalle scarpe slabbrate ella avrebbe forzate le porte -delle reggie. Non ricevette mai un _no_. Appariva investita d'un diritto -divino: portava sul petto la croce di guerra della miseria. - -In fondo, a somiglianza della massima parte de' suoi patrocinati, -anch'essa era una fuoruscita. Aveva il loro sangue nelle sue vene. - -Nessuno meglio di lei comprese ed amò i vagabondi per i sentieri -dell'utopia, i ribelli alle solite quattro pareti con le solite quattro -sedie intorno alla tavola, i sognatori per i quali la strada è -preferibile alla casa, la scorciatoia alla strada, il bosco alla -scorciatoia, le stelle dei cieli ai comignoli dei tetti: gli evasi -dall'equilibrio comune, i rappresentanti del libero istinto, che non -conosce nè accetta catene. - -Ma al disopra del normale ella s'innalzò, in un senso elevatissimo di -moralità e di poesia: per creare, non per distruggere: per l'ideale -d'una nuova filosofia della vita, in un benessere umano senza -coercizioni: per bisogno di più largo volo, di più chiara luce, di più -serena bellezza. - -Uomini e donne d'ogni partito onoreranno colei che a nessun partito -appartenne. Vorremo noi chiamarla anarchica?... No: nemmeno. Chi oserà -classificarla?... Fu Alessandrina Ravizza. - -Non ebbe, prima di lei, il mondo una che le somigliasse: non verrà, dopo -di lei, quella che la possa sostituire. - -Non conobbe limiti, nè per sè nè per gli altri. Arrivò dove volle, -ottenne quel che le parve giusto, combattè e vinse sola per il diritto -di tanti, come se avesse un esercito di arcangeli al suo comando. - -L'umanità le fu croce da portar sulle spalle: la resse cantando, con -serenità splendente, con l'appassionata letizia della vocazione. - -E non fece il processo alla vita. Amò la vita. La predilesse, -l'incoraggiò, la benedisse in ogni singola manifestazione di carattere, -di arte, di volontà, di amore. Amò l'amore, ne fece aria per il proprio -respiro. Il processo, e senza quartiere, lo fece alle imposture sociali, -ai tortuosi egoismi, alle spinitiche debolezze che la deformano, e -imbavagliano e garrottano l'essere umano, avvelenandogli la gioia di -esistere. Condannò senza appello la simulazione della vera vita: così -grottesca e miserabile, quando pur non sia criminale. - -Nulla d'impossibile: era il suo motto. - -Qualcuno, parlando di lei con accorato rimpianto, ebbe a dire: Tutto -ella diede, nulla chiese per sè. - -Io non lo credo. - -Quella Donna già vecchia, vestita d'una logora gonnella stinta e d'un -meschino scialletto nero, povera--forse--come il più povero de' suoi -disoccupati, possedette, fino al giorno della sua scomparsa, -inesauribili tesori di ricchezza. - -Possedette le anime. - -Ed ella non chiedeva altro bene. Ne mangiò, ne gustò, a migliaia, a -milioni, novella Santa Caterina da Siena. Trovò in esse il preziosissimo -sapore che la metteva in perpetuo stato di ebbrezza spirituale. Ciascuna -fu per lei il tesoro da scoprire con simpatia e meraviglia sempre -fresca, benedicendo il Signore. Fetor di sangue guasto non la fece dare -indietro, salsedine amara di lagrime non la scoraggiò, tenebra di -coscienze brute attirò maggiormente il suo coraggio. - -Piccola coi piccoli, grande coi grandi, formata d'una sostanza nervosa -che più di sè donava più di sè si nutriva, maneggiò con passione e con -arte infinita la materia umana, sopra tutto interessandosi al caso -particolare, non trascurandone i più minuti elementi. Era la sua -delizia, il caso particolare. Ne estraeva, a goccia a goccia, il succo -intimo, la nascosta filosofia, voluttuosamente. - -Diede, dunque, tutto; ma tutto volle ed ottenne in cambio, miliardaria -dell'amore, epicurea delle anime. - -Il carteggio di Alessandrina Ravizza?... Una biblioteca intera. Le sue -memorie?... Un caleidoscopio di aneddoti più inverosimili del vero, fusi -con elementi epici di primo ordine. Diede alla carità le ali della -poesia, la spinse talvolta fino alla sublimità dell'assurdo. Per -correnti senza tregua rinnovate, per bocche senza tregua aperte, -l'umanità si assimilò a lei, ella all'umanità. - -Ripercossa in un'innumere quantità di vibrazioni, la sua esistenza, che -si rifiuta all'analisi, si rifiuta anche alla morte, rivive in fluido e -in luce. - -L'ultima volta ch'io la vidi, fu nello studio terreno della Casa di -Lavoro, in un pesante pomeriggio d'agosto del 1914. L'aria pareva -fuligginosa, ardeva di vampe nascoste, pesava come piombo. - -Ella se ne stava immobile, formante un solo blocco con lo scrittoio, al -posto che da tanti anni teneva. Vi sono creature sovrane che sanno -costruirsi, nella propria carne caduca, il monumento: io vidi in lei, -quel giorno, il suo monumento. - -Per l'ultima volta mi isolai nella visione di quella fronte: dura -infrangibile come fosse fatta di materia silicea, luminosa lontana come -fosse fatta di materia astrale. Il mio cuore si curvò, fedelmente, in -umiltà, davanti alla Portatrice di fiaccola. - -Ma un'espressione non mai veduta di severità dolorosa era ne' suoi -occhi. - -Me le rannicchiai ai piedi, le misi la testa sulle ginocchia perchè mi -accarezzasse, come soleva, i capelli. - -Ella soffriva. - -S'era in quei giorni scatenata la guerra delle nazioni. Bagliori -d'incendî all'orizzonte, echi delle prime carneficine, odor di polvere, -incubo. Valanghe di emigrati italiani, cacciati in furia dai paesi in -armi, si riversavano sulle terre della patria, in treni merci, in carri -bestiame, in un tormento canicolare di fuga. Bambini morivan per via, -donne si sgravavano nei vagoni, mandre umane arrivavano sudicie, mute, -inebetite, sperse: e i mariti non ritrovavano più le mogli, e le madri -smarrivano i figli. - -La guerra!... Vi era dunque nel mondo un male che Alessandrina Ravizza -non poteva nè impedire, nè guarire?... - -L'unica ragione che ella aveva data alla propria esistenza le si -sbriciolava fra le mani, diveniva un mucchietto di cenere: fratellanza, -uguaglianza, pietà, amore fra gli uomini, sforzi della scienza, serenità -del lavoro, audacie dell'industria, sacrifici della bontà, le -apparivano, in quel momento, foglie secche rapinate dalla raffica -ciclonica. - -E non si era che al principio. - -E la sua anima profetica sentiva che quel cataclisma avrebbe sconvolto -la terra. - -Desiderò di morire, me lo disse sottovoce, con accento di calma -disperata. Solo restava in piedi--con un titanico sforzo di -volontà--restava in piedi colpita e malata, per fare argine alla piena, -per ricevere ed aiutare i miserabili che da ogni parte la disoccupazione -prodotta dalle prime crisi della guerra conduceva alla porta della Casa -di Lavoro. - -Ancora visse. A tempo per vedere il Belgio, violato e crocifisso, -ergersi sulle vette della storia, nella più sublime delle immolazioni -civili: l'Europa a fuoco e fiamme, le rovine al posto delle cattedrali, -i cadaveri al posto delle seminagioni. A tempo per ben discernere nella -tormenta rossa, e, malgrado il suo orrore per il sangue, invocar la -guerra contro i barbari, come la sola via di onore aperta all'Italia. - -Ma nulla volle vedere più. In una pallida alba di gennajo, stesa sul -letto d'una camera umile come una cella, volse in silenzio la testa -contro il muro--e spirò. - -Nevicava. Quanta neve!... Fitta candida impalpabile. Ali ali ali. E -silenzio. - -Per bocca d'una vecchia demente, protagonista del romanzo scritto da -Alessandrina Ravizza più per liberarsi l'anima che per vera necessità di -compiere un'opera d'arte, ella aveva un giorno gettato un grido che -tutta la rivela e la riassume, nel suo tormento e nella sua fatica: - -«Acqua, acqua!... Lavandaia, avete contato bene i fazzoletti, le -camicie, le tovaglie, le lenzuola?... Facciamo la lista delle bugie -convenzionali, dei delitti non puniti dal codice, delle ingiustizie -sancite dal costume. Acqua, acqua!...» - -Gemito di disperato desiderio!... Desiderio di purezza, di pulizia -morale, di liberazione, per l'esistenza che l'uomo non chiese e gli -toccò di subire!... Basteranno tutti i fiumi del mondo?... - -Sia pace alla gola arsa. - -Tutti i fiumi del mondo si gonfiarono e strariparono, sì. Ma in onde -purpuree, bollenti e schiumanti. - -Non acqua; ma sangue. Il migliore, il più giovine. - -E noi non possiamo ancora, nella nostra sofferenza, giudicare se questo -sia un bene od un male. - -Ma, se è necessario che la lotta fra il bene ed il male continui ad -equilibrare le forze dell'umanità, noi vogliamo illuderci che il lavoro -compiuto in così vasto giro d'anni da colei che il genio del bene -incarnò in santità di atti, non sia stato vano. - -Per miracolo d'amore ella è ritta ancora al suo posto fra noi, -immateriale, invisibile, ma presente, ma nostra. Con una scintilla -caduta dal faro della sua fede, accendiamo nei cuori le lampade. Nel suo -nome e nella sua immagine glorifichiamo in noi il sacrifizio volontario, -la tenacia combattente, l'ottimismo vincitore, l'umanità che è senza -numero, ma che in un sol cuore può essere contenuta. - -Ed ognuno che porti impresso il segno della sua grazia, parlerà con lei, -per conforto, nel segreto dell'anima, rivolgendole questa preghiera: - -«Madre, fa che sempre, nella mia miseria, io possa discernere e -soccorrere chi è più misero di me. - -«Madre, fa che non mi manchi mai l'energia di vincere il mio male, per -atroce che esso sia; e che dalla vittoria sopra me stesso sappia -estrarre il farmaco che guarisca il dolore altrui. - -«Madre, aiutami a dare, e fa ch'io non senta e non invochi altra gioia; -e s'io resti nudo, vestimi del tuo ardore. - -«Madre, fa che ad onta di tutto io viva in purità di amore come il -bambino che recita il Padre Nostro--e ch'io muoia senza rimorso.» - -Con questa preghiera l'invocherà ognuno che porti impresso il segno -della sua grazia--ed ella risponderà. - - - - - - Luigi Majno - - - - - (1852-1915). - - - - - _Orazione detta nell'Asilo Mariuccia_ - _il 28 giugno 1916, in Milano._ - - - -Il quattordici dicembre del 1902, qui presente Luigi Majno, io stessa, -con parole rese tremanti dal tremante cuore, salutavo il sorgere--per -virtù e volontà di una fanciulla che aveva dovuto morire perchè l'Opera -nascesse--dell'Asilo Mariuccia. Ne lumeggiavo gli scopi, ne additavo le -ragioni ideali, dicendo fra l'altro, come se l'avvenire si rivelasse -nitido ai miei occhi, che pure il pianto offuscava: - ---L'Asilo Mariuccia non è ora--così Mariuccia volle--che la prima pietra -d'un immenso edificio di rigenerazione, e non femminile soltanto. - -Appoggiato ad uno stipite, conserte le braccia sul petto a comprimere il -cuore, curva la testa granitica, il Padre Majno ascoltava: e il dolore -per la Creatura morta e la fede nell'Opera viva si scolpivano sul suo -viso. - -I giorni si sovrapposero ai giorni, nella casa bianca chiusa nel pudore -del suo giardino. Ognun d'essi portò con sè il proprio lavoro martellato -di fatica, coronato di spine, ma palpitante di germi, come sempre il -lavoro compiuto per necessità ideale. - -Bimbe insidiate dalle più basse brutalità della miseria e del vizio, già -vecchie prima di aver toccato l'adolescenza, trovarono qui, a poco a -poco, sè stesse: fecero la divina scoperta della loro anima, quale -l'innocenza della natura l'aveva creata. - -Donne vi sono ora, rispettate e serene, che, per aver qualche tempo -sostato nella dolce casa, rientrarono in dignità di vita, riamarono la -gioia del lavoro, riuscirono a edificare intorno a sè la famiglia nella -sua santità. - -Maestre di scuola vi sono ora, che quanto di bene ricevettero da materni -cuori nell'Asilo Mariuccia profondono in altre creature, avviandole per -diritte strade di vita. - -Gli anni si sovrapposero agli anni, e la piccola casa non bastò più. -L'Opera domandò spazio. Ed ecco, il pronostico fu compiuto, le pietre si -mossero, le muraglie si scostarono, il tetto s'innalzò, il rifugio -s'ingrandì per la bellezza d'un più vasto amore. - -Ma a render saldo un edificio di pietà umana non bastano le pietre: -cemento d'anime è necessario. Mariuccia dal pallido viso appassionato, -Carlottina dalle trecce d'oro vennero prime, sedettero, velate, alla -porta, con le mani in croce. - -Il Padre, che noi siamo oggi riuniti a commemorare nel tempio ch'egli -aiutò a fondare e nel quale si svolse la parte più intima, gentile e, -direi, pudica della sua attività,--il Padre Majno penetrò dopo, -silenzioso, felice di riunirsi alle sue due figliuole, animando di sè le -cose visibili e le forze invisibili.--E vi è rimasto, Lare benedicente. - -Assai più degna parlerebbe di lui, in mia vece, un'autorevole voce -virile. Ma tutti gli uomini validi in questo tempo sono a combattere; e -gli occhi e gli animi dei rimasti son tutti rivolti in ansia verso le -frontiere, ove giornalmente si rinnova il miracolo degli eroi. - -Luigi Majno, cittadino del mondo per natura e per fede, tale miracolo -non vide, ma lo invocò. Interventista della prima ora come Alessandrina -Ravizza, non pensò neppure per un momento che la patria potesse rimanere -spettatrice indifferente dell'aggressione germanica. Egli, che sempre -era stato irriducibile avversario del militarismo e della guerra. Che -aveva vissuto la più candida delle esistenze nella religione -dell'Internazionale. Che come Socrate era sereno, e, come Dostojewski, -come Tolstoï, non per sè vivo ma per l'umanità. - -Ma già il Belgio era stato tradito, invasi i primi dipartimenti della -Francia: già la rossa Walkiria impazzita calpestava nella corsa furiosa -carne d'innocenti e d'ignari, sotto gli zoccoli in fiamme del suo -cavallo. E il Padre Majno era divenuto cieco di sacra collera. Cieco -dell'indignazione che a Gesù Cristo aveva fatto brandire la frusta nel -tempio. Se egli avesse potuto vivere fino al maggio memorando, l'Italia -avrebbe veduto il più mite de' suoi figli, il buono apostolo del -disarmo, malgrado la già stanca età, partir volontario per la frontiera -con saccapane, gamella e fucile, accanto a Guido Donati suo discepolo -diletto, a Bissolati, a Gasparotto, a Mussolini, a Filippo Corridoni: e -come Guido Donati e Filippo Corridoni, forse, cadere: non uomo di -combattimento, ma uomo di giustizia, cadere: per la riconquista d'un -bene ideale senza prezzo, del quale egli soffriva troppo di essere -defraudato. - -Ma Luigi Majno non ebbe bisogno di andare a combattere per essere ucciso -dalla guerra. - -Egli morì di dolore per aver dovuto accettare e proclamare, davanti alla -feroce verità dei fatti, la necessità ineluttabile di passare, anche in -questo secolo, attraverso la guerra per difender la pace. - -Qui non v'è che una piccola donna a celebrare il Giusto e la complessa -attività sua di giurista, di filosofo, di scienziato, d'uomo politico, -d'uomo di fede. - -Ma questa piccola donna, che ebbe la ventura di vivere alcuni anni della -prima giovinezza nella dolcissima intimità della famiglia e del cuore di -Luigi Majno, non vuole, non sa evocarlo che in luce di gioia perfetta. - -In luce di gioia perfetta risorga dunque per noi il Majno di venti e più -anni or sono: quando, nella pienezza della virilità, giunto alla più -intensa espressione del suo pensiero e alla più chiara vetta del suo -lavoro, circondato dall'affetto dei familiari, dalla devozione dei -discepoli, egli pareva designato a raccogliere intorno a sè le forze -migliori del suo partito; e sapeva imporre agli avversarî la più -schietta forma del rispetto--quella che confina con l'amore. - -Alto, robusto, massiccio, un poco tozzo il collo sulle spalle quadre, -portava fiera la testa dalla gran fronte bionda, sovrastante a torre -sulle profonde cavità degli occhi. Ma gli occhi azzurri e la fresca -bocca erano di un bambino. Di un bambino, talvolta, nella quiete delle -ore raccolte, l'accento e la voce. - -Dolce casa!... Vasi di fiori, tralci di edere sorridevano alle -finestrelle; quadri di giovini artisti, allora all'alba della fama, -sorridevano dalle pareti. Vi si saliva per molte scale, le stanze eran -basse come solai; ma quanta luce, quanta grazia, quante cose belle là -dentro!... Folate di vento carico di pòllini, squilli di risa simili a -campanellini d'argento vi portavano i tre fanciulli. Vi si beveva -serenità, come a polla di acqua sorgiva. Intorno al placido -_pater-familias_ e alla donna dall'anima misteriosa, che già recava -negli occhi il presenso delle tragedie future, un flusso e riflusso -inesausto d'amici. I più bei nomi dell'arte di quel tempo. I più -battaglieri campioni del pensiero, della politica, della scienza -positivista. L'amicizia elevata a missione, l'amicizia eroica, quale -Riccardo Wagner la fissa per l'eternità nelle note del dialogo fra -Kurnevaldo e Tristano, sulla spiaggia dell'isola deserta. Giovinezza, -speranza, discussioni eclettiche, ideologie fiammeggianti, dinamismo, -sublimazione delle forze di vita. - -Era l'alba dell'idea socialista. Gli operai cominciavano a comprendere -il significato di due grandi parole: cooperazione: organizzazione. - -Non esistevan più classi. Non più confini. Non più razze. Tutte le -lingue si rispondevano, fondendosi in una sola favella di ricchezza -favolosa. L'utopia era talmente bella che pareva di toccarla con le -mani, di stringerla come realtà.--Benvenuto, fratello!...--Addio, -fratello!...--Chi era nel mondo che ci fosse estraneo?... Gli spiriti si -dilatavano fino a comprendere nella loro cerchia l'umanità, e tanta era -la gioia che giovinezza ci sembrò eterna. - -Luigi Majno costituiva la base ed il centro del cenacolo. - -Lontano pareva se pur presente, assai volte, mentre i nervosi discorsi -sfavillavano volteggiando intorno alla sua placidità sognatrice. Ma ad -un tratto una sua frase piombava con taglio netto nel folto della -conversazione, mettendo a nudo il muscolo d'un argomento, fissandolo in -un paradosso o in una definizione tra il bonario e il corrosivo. - -Egli dirigeva gli spiriti, senza che se ne avvedessero. - -Accarezzando le ciocche ricciute di Mariuccia, color della castagna non -ancor matura, o le seriche trecce bionde di Carlottina, volgeva pensieri -d'armonia che poi sbocciavano sulle sue labbra di fanciullo, nella forma -geometrica e nel gemmeo splendore dell'espressione definitiva. - -Teneva lunghi colloqui di silenzio con un gatto che lo comprendeva, -perfettamente, russandogli sulle ginocchia. Passava e ripassava, -distratto, le dita nella tigrata pelliccia elettrica. E se -all'improvviso usciva a dire una delle sue memorabili frasi, pareva ne -avesse estratta l'ispirazione dalla taciturna sapienza dell'idolo felino -dagli occhi verdi. - -Infinite cose di bellezza lapidaria egli disse così, sospeso fra il -sogno e la realtà. - -Chi le raccolse?... Egli fu un socratico. Le qualità essenziali della -sua natura lo portavano all'insegnamento, inteso nella sua purità -religiosa. - -Nominato professore di diritto e di procedura penale all'Università di -Pavia, dal 1890 al 1894, là occupò veramente, ma, ahimè!... per troppo -breve tempo, il posto che gli era dovuto dalla vita. - -Giureconsulto di tal dottrina e di tali doti, che Francesco Carrara gli -aveva preconizzato un magnifico avvenire, iniziò il suo corso con una -prolusione che fu una memoranda battaglia, combattuta a visiera alzata -nel nome del movimento positivista sperimentale, diretto a conquistar -nuove strade allo studio del diritto: compreso non come arida teoria, ma -come viva materia umana. L'innovatore apparve subito, ebbe nemici e -satelliti. - -Formò poscia, profondendosi in lezioni nelle quali la complessità e la -sicurezza della preparazione scientifica, la vastità delle vedute e -l'unità morale davano valore di convinzione alla novità del metodo, -valentissimi discepoli. - -Diresse menti e cuori, illuminò coscienze, temprò caratteri, formò -energie di battaglia: fu ascoltato, seguìto, venerato, benedetto. - -Creò (come sempre il Maestro di grande stile) con sè stesso gli altri. - -Meschine ragioni di parte tolsero a lui la cattedra che l'autorità della -sua parola onorava e avrebbe resa gloriosa. Il probo e mite cuore ne -sanguinò, in silenzio; ma l'opera del Maestro continuò. - -Alla sbarra e nelle assemblee. Nella casa. Nella strada. Fra gli amici, -al tavolino d'un caffè. Ovunque, comunque. Difendendo un accusato in -corte d'assise, un'idea in un comizio. All'unica missione lo portavano -organicamente l'equilibrio mentale, la dirittura logica, e la facoltà di -tutto assimilare per tutto rendere, con originalissima arte -comunicativa. E dico _tutto_ nel senso enciclopedico: perchè l'opulenta -struttura del cervello di Luigi Majno e la sua sconfinata memoria -comprendevano (chi lo conobbe sa che non esagero) lo scibile umano. - -Per tal ragione, senza dubbio. Luigi Majno appartenne alla specie degli -uomini superiori che, avendo esercitato in vita un'immensa influenza -spirituale, continuante anche dopo la morte, pochissimo lasciano dietro -a sè in quanto ad opera concreta, fissata in caratteri di stampa. - -Quel conoscitore, adoratore, insonne inseguitore del libro, del libro -per sè stesso in ogni lingua, edizione, materia, data, non affidò il -proprio nome che ad un solo lavoro stampato: il Commento al Codice -Zanardelliano, composto in parte durante i battaglieri anni del suo -insegnamento nell'ateneo pavese. - -Lavoro, tuttavia, che basta ad una fama di giurista. Ripeterò di esso il -chiaro giudizio d'un avvocato che al Majno fu fratello d'anima, Eliseo -Porro: - -«Il Commento al Codice Zanardelliano è il risultato e il prodotto di -tutta la probità scientifica e morale del Majno: è la somma di tutto un -lavoro lungo, paziente, minuto di elaborazione, del quale lo scrittore -presenta soltanto la sintesi: e per di più con una precisione di dati e -di citazioni, la quale, mentre rende l'opera preziosissimo strumento di -più ampie ricerche, la consacra compagna fidata sia del patrono e del -giudice, che vi troveranno sempre una guida e un consiglio, sia dello -studioso, che vi troverà con sobria ma scultoria esattezza discusse -tutte le dottrine.» - -Del Commento scrisse pure, fra i molti, il deputato Arnaldo Agnelli: -«Esso tiene il giusto mezzo fra il lavoro di erudizione e quello di -applicazione pratica». - -Non v'ha studio d'avvocato nel quale il Commento non si trovi. Ogni -donna dovrebbe leggerlo, per esserne grata all'autore; poichè in esso, -ad un codice sapientemente ma esclusivamente composto da un uomo per gli -uomini, si contrappone il moderno principio di difesa e di elevazione -della donna, considerata come libero, fattivo, responsabile elemento -civile e sociale. - -Penalista d'indiscussa autorità, le sue arringhe nei tribunali furono -modelli di abilità professionale, di chiarezza e rapidità oratoria. - -Mai accettò di difendere una causa, se della bontà e necessità di essa -non fosse convinto. - -Nell'esercizio del suo ufficio di patrono, sempre si rivelò, per la -profonda sincerità del metodo, discendente diretto del ceppo lombardo di -Cesare Beccaria e di Pietro Verri. - -Fissava la questione sulla tavola anatomica, la sviscerava, ne faceva -sgusciare il nocciolo, lo rompeva coi forti quadrati denti, lo -masticava. Voleva il fatto,--crudo: prendeva il toro per le corna, -atterrandolo. - -Indossata la toga, la mitezza evangelica di Luigi Majno spariva: balzava -fuori il lottatore dai pugni di bronzo. - -Disprezzava le disquisizioni teoriche e i periodoni altosonanti: di -teoria gli bastava quel tanto che illuminasse la pratica. La passione di -tutto imparare, in lui infrenabile, faceva sì che, dovendo egli, per -esempio, studiare una causa commerciale, il suo cervello s'impadroniva -d'ogni più minuta documentazione di quel ramo di commercio. Dovendo -difendere un medico in una causa professionale, eccolo ingolfato sino -agli occhi in trattati di medicina e chirurgia: non solo per maggior -competenza nel processo, ma per fervore di curiosità. - -Così divenne in ispirito, volta per volta e sempre su precise basi -tecniche, industriale, ingegnere, farmacista, meccanico, armatore di -navi, matematico, professore di belle arti. - -Fu un sibarita del conoscimento. Studiò ed ebbe familiari, oltre al -greco, al latino ed alle lingue moderne, l'arabo, il giapponese, il -sanscrito. D'ogni lingua citava e sapeva a memoria i poeti. Maggiori e -minori, li possedeva tutti, scavandoli fino all'osso per amarli meglio. - -Per il proprio piacere di buongustaio s'ingolfò nei meandri dell'algebra -superiore, corrispondendo in materia con il professor Pascal e con altri -dotti. La sua casa, il suo studio, il suo solaio eran divenuti un -emporio di libri. Ogni sera tornava con le tasche e le mani traboccanti -di volumi, e con un mazzolino di fiori per farseli perdonare. L'edizione -rara, l'esemplare unico: ebbrezze. - -Tale orgiastica avidità di sapere si sarebbe potuta interpretar come uno -splendido egoismo. Nulla di più falso. La dottrina bevuta a tutte le -sorgenti si sprigionava poi, purificata, dal cervello «Majno» per il -cervello di tutti. Chi, avendolo conosciuto e frequentato, può negare di -avere imparato qualcosa da lui?... Anche ogni cosa morta diventava viva -e feconda sulle labbra di quel socratico. - -L'arguzia del Majno mordeva e segava; e pure quell'uomo non odiò mai -nessuno. Sotto l'acido corrosivo di certi suoi giudizi la carne -grillettava, come per ferro rovente; e pure chi potrà dire la -delicatezza della sua bontà?... chi la purezza del suo cuore?... Chi il -suo affetto per i bambini, la sua passione quasi morbosa per gli uccelli -e per i fiori, ai quali egli parlava come ad amici, nella certezza che -lo comprendessero?... - -Quando mai egli rispose di no alla preghiera di un umile, di un -disgraziato?... Filippo Turati lo chiamò, a ragione, «vittima delle -vittime». - -Vittima, se mai, per esserne il terribile difensore. - -Ognuno di noi che abbia buona memoria ricorda il triste processo contro -il cappellano confessore di un istituto per le bimbe abbandonate. Gli -avvocati della parte civile, costituiti con il Majno in difesa delle -piccole infelici, dopo le arringhe, per concorde volere, incaricarono il -Majno stesso di parlare _in replica_. - -Egli parlò: per oltre un'ora, con veemenza gladiatoria, con logica -implacabile, con tale grandezza, che il colpevole ne fu schiacciato, -l'uditorio ne rimase pallido e vinto. Non era un avvocato che arringava -alla sbarra; ma un giustiziere che calava la mannaia. Fu una delle più -memorabili vittorie forensi del Majno. Per ottenerla egli non aveva -fatto che ascoltar lo spirito della giustizia: v'era da stigmatizzare -una viltà, la più bassa delle viltà, compiuta su creature deboli e -indifese: bastava. - -L'oratore politico fu pari all'oratore giuridico: foggiato a spada e a -maglio, preciso, sintetico: un semplificatore. - -L'immensità della sua erudizione gli avrebbe concesso larghissimo campo -di citazioni in ogni lingua e d'ogni genere. Ma egli le disdegnava. E -apparve assai volte quasi schematico nel complesso de' suoi discorsi. La -struttura geometrica del suo pensiero diveniva apparente rozzezza -oratoria. Ma si può ben dire che il suo eloquio era ignudo perchè, ricco -com'era di nervi, di muscoli, e di magra ma salda carne, nella sua bella -forza poteva fare a meno di veste. - -Caratteristico, in lui, il gesto delle mani che ne accompagnava in -pubblico la parola. Così alto, vigoroso, spalluto, pareva raccogliesse -gli argomenti necessarî all'arringa sulle punte delle dita chiuse a -nodo: quasi che ogni dito significasse per lui un puntello polemico. - -E agitava secondo le fasi del discorso i due stretti nodi dinanzi agli -ascoltatori, senza scioglierli. Ma, giunto all'argomento principe, che -li riassumeva tutti con irresistibile efficacia, lo cacciava fuori del -fascio finalmente allargato delle dita, liberandolo e liberando sè -stesso. Gesto e parola: fusione perfetta, inimitabile plastica oratoria. - -Luigi Majno fu l'uomo solidale per eccellenza. Il periodo intensivo -della sua vita non poteva quindi consistere che in una solenne -affermazione di solidarietà; e fu dopo gli arresti in massa e durante i -processi politici del Novantotto in Milano. - -L'avvocato esperto in ogni sottigliezza dell'arte, il combattente -politico, il fratello senza macchia e senza paura culminarono allora in -dedizione sublime. L'atmosfera di purità morale che egli aveva creata -intorno a sè, ponendolo al disopra d'ogni partito, lo aveva reso -inviolabile, aveva fatto sì che fosse lasciato libero. - -Non si toccava il Majno. - -In tal modo egli potè organizzar le difese di centinaia e centinaia -d'accusati politici, giacenti nelle prigioni. Uccise, in quel tempo, -stanchezza e sonno. Si moltiplicò. Dopo intere giornate di strenua -fatica, vegliò intere notti per stendere atti, ricorsi, memoriali, o per -copiar documenti di gravissima importanza. Non potendo in persona -(trattandosi di processi militari) comparire alla sbarra, unì la cautela -del patrono dietro le quinte a ricchezze incalcolabili d'abilità, di -finezza, di penetrazione giuridica, di volontà devota. Illuminò e -diresse gli ufficiali incaricati delle difese, proiettò in loro tutta -l'energia del suo fluido. - -Maestro!... Sempre. - -Maestro in Dio, poichè Dio significa giustizia. - -Dall'asperrima battaglia uscì vincitore, ingrandito di mille cubiti -nella sua prodigata umanità: l'eroe vero del Novantotto fu lui. - -Cessato lo stato d'assedio, restituita la calma al paese e la libertà -agli imprigionati, Luigi Majno, primo cittadino di Milano, rifulse in -luce piena, con l'azione liberatrice definitiva: non solo portata sugli -uomini, ma altresì sulle istituzioni. Fu allora che la Società -Umanitaria, stata sciolta per decreto dal Bava Beccaris, venne dal Majno -sostanzialmente ricostituita e rinsaldata sulle reali basi, che ad essa -aveva assegnate il fondatore magnifico. - -Si giurava nel nome del Majno, simbolo d'integrità: la fede del popolo -saliva a lui per innumerevoli vie. Fu in quel tempo il regno di Majno il -Buono. - -Primo in lista nelle elezioni amministrative comunali, quando il blocco -dei partiti popolari conquistò il comune di Milano: eletto assessore -della pubblica istruzione: quasi sindaco (e se realmente non lo divenne, -fu per suo proprio reciso rifiuto), risanò l'ambiente scolastico, vi -portò una fresca e vivida aereazione: così pura era in lui la poesia -della scuola. - -Tenne nobilmente una sola legislatura, come rappresentante in parlamento -del secondo Collegio della sua città, conquistato per lui alla -democrazia socialista: poi volontario se ne ritrasse. Alla sua -monolitica individualità non potevano non ripugnare le vie traverse, le -meschine ambizioni, i compromessi di Montecitorio. - -Egli, del resto, amava troppo la sua Milano--dove fin da bambino aveva -vissuto, e che gli somigliava. Nativo di Gallarate, lombardo puro -sangue, troppo amava la _vera_ Milano del pittoresco Naviglio, del -grasso e rude dialetto portiano, della celia bonaria, della bontà senza -fondo, dell'attività febbrile; e non sapeva e non poteva staccarsene, e -fuor dell'ombra del campanile di Sant'Ambrogio era un pesce fuor -d'acqua. - -Nessuno, ch'io sappia, penetrò, gustò e seppe far gustare la poesia di -Carlo Porta meglio di lui. Nessuno fu di lui guida migliore attraverso -il dedalo e la storia delle antiche vie di Milano autentica, così ricche -di gioielli architettonici e di opulenti giardini. - -Fu, nelle piane e larghe linee della sua fisionomia morale, il veridico -figlio della metropoli lombarda. La muscolosa nella lotta. La sanguigna -nel godimento. La serena nel giudicare. L'inesauribile nel soccorrere. - -L'uomo che, avendo potuto guadagnare e metter da parte centinaia di -migliaia di lire, morì quasi povero per aver molto dato a chi ne aveva -bisogno, fu schietto sangue e schietta carne della città prodiga nel -donare per aiuto, con le mani finissime de' suoi patrizi, volitive -tenaci intelligenti de' suoi industriali, nervee pensanti sensibili de' -suoi professionisti, grosse carnose cordiali de' suoi esercenti, franche -nocchiute massicce de' suoi operai. - -Uno dei giorni in cui, nella sua qualità di primo cittadino milanese che -tutti gli riconoscevano e che gli risplendeva sul petto come una croce -d'onore, aveva accolto l'incarico di ricevere solennemente le -rappresentanze dell'industria e del commercio francese, fu veduto in -piedi nella carrozza che portava con lui gli amici di Francia. In piedi; -e in gloria. - -Proteso il gran corpo in avanti, radioso il volto, d'un bimbo gli occhi -e il sorriso sotto le falde diritte del cappellaccio nero, mostrava con -la destra trionfante il Duomo: il _suo_ Duomo. - -Fusi in lui, nel momento felice, l'ambrosiano di razza e l'apostolo -dell'Internazionale. - -Dinanzi alla sua bionda figura non vi fu forse chi non pensò ad Alberto -di Giussano: - - Batte il sol nella chiara onesta faccia, - nelle chiome e negli occhi risfavilla, - è la sua voce come tuon di maggio. - -Sempre tuonò, quella maschia voce che martellava parole di verità, -inchiodandole nel cuore di coloro che l'ascoltavano: dove fu una donna o -un bambino da proteggere, una qualsiasi vittima da difendere, -un'ignominia da smascherare, una viltà da schiaffeggiare, un vizio o un -abuso sociale da bollare con ferro e con fuoco. - -Eppure sapeva farsi così dolce, e,--forse ignorandosi--così sommessa ed -implorante: la voce d'un piccolo: quando si raccomandava non fosse più -toccata una certa finestra della casa, dove due tortore avevan fatto il -nido, appoggiandolo ad un'imposta: quando, assopito in una poltrona, il -padre susurrava come in sogno il nome dei figli: -Mariuccia....--Carlottina....--Dinetto!... - -Ma le figliuole partirono. - -Prima fu quella che nel fiammeggiar dello spirito, nella profonda -potenza dello sguardo più somigliava alla madre. - -Seconda fu quella che al padre più somigliava nella florida grazia -bionda, e pareva muoversi in un raggio di sole: e Carlottina era il suo -nome, ma gli amici della casa la chiamavano Azzurra. - -E con loro anche il cuore di Luigi Majno trasmigrò. - -Ai funebri di Azzurra fu veduto egli camminare immediatamente dietro il -feretro, con la compagna e il figlio superstite ai lati. S'aggrappava, -con le tese mani, al carro: sicuro il passo ma la testa curva, curvo fra -le spalle il collo sanguigno: simile ad un toro colpito alla cervice da -un colpo di mazza, che non basti a farlo piombare a terra. - -Da quel dolore non rinvenne più. - -Ebbe ore di prostrazione così profonda da sembrare annientamento. Si -isolava talvolta fra la gente, come un sonnambulo. Nella quiete della -casa, a intervalli parlava da solo, sognando ad occhi aperti. E diceva, -conversando con l'invisibile, parole grandi: parole misteriose, fili -stellari congiungenti l'umano al divino. - -Le udì, con tacita riverenza, la compagna fedele; e le custodisce nel -cuore. - -Ma la costanza e l'efficacia dell'opera sociale di Luigi Majno non -rimasero arenate nella crisi. Continuò l'opera a scorrere, fiume -benefico, diramantesi per cento canali a fecondar campi ed orti. - -Presidente della Società Umanitaria. Consigliere della Congregazione di -Carità. Presidente della Scuola del Libro e dell'Associazione degli -Insegnanti. Presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati: della -Biblioteca Popolare: dell'Istituto di Santa Corona. Rettore -dell'Università Bocconi. Che cosa non fu Luigi Majno?... Quale -istituzione di carità o di dottrina ebbe Milano, di cui egli non fosse -capo venerato?... - -L'esercito degli umili si accalcò sempre più intorno a lui, bevendogli -l'aria per il respiro, mangiandogli il cuore. Agli umili sacrificò -tempo, lavoro, facondia, fortuna, guadagno. Per un accattone che gli -piacesse era capace di vegliar le notti e di mettere a soqquadro il -tribunale. Nei rioni popolari i teppisti se l'additavano con rispetto: -_«Quel lì l'è el Majno»._ I monelli gli si attaccavano al lembo del -pastrano, i vecchi merciaioli ambulanti gli raccontavan le loro -disgrazie. Ma tale egli era anche davanti ai prìncipi: il più grande -uomo come il più piccolo s'inchinava alla sua presenza. - -Intensificò la propria attività nell'Asilo Mariuccia, e, di conseguenza, -contro la tratta delle Schiave Bianche: mettendo al servizio della causa -l'autorità del suo nome e della sua perizia--e la purezza della sua fede -nella salvazione della donna considerata quale bestia irresponsabile, -che si marchia a fuoco, si vende e si compra. - -A tal perfezione morale era assunta la figura di Luigi Majno negli -ultimi anni di sua vita, che egli era ormai divenuto l'arbitro supremo -in ogni disputa, il consigliere il cui responso veniva accettato senza -ribatter sillaba, il giudice dagli stessi avversarî invocato e obbedito. - -La compattezza della sua compagine psichica entrava nel dominio -dell'Assoluto: l'armonia da lui emanante equilibrava le forze contrarie. -Majno il Buono era di tutti, in tutti, per tutti. - -Ma si chiudeva il luglio del 1914 con la sorpresa terribile della -guerra. Poche settimane appresso, il più vergognoso crimine che insudici -la storia d'un paese era commesso dalla Germania. Luigi Majno s'era -sentito tradire e martirizzar con il Belgio--e qui comincia il poema -della sua passione. - -La casta coscienza non resse al colpo. Si sgretolò, si staccò dal -passato, blocco granitico da una parete di montagna. E rotolò, rotolò -inesorabile, con tutto il suo peso, a schiacciare i responsabili. - -La fede nel vincolo fra le nazioni, la base e l'armonia d'una -costruzione giuridica fondata sulla più pura concezione del diritto, e -quel senso universale di solidarietà che rendeva il Majno degno della -cittadinanza onoraria d'ogni paese del mondo, tutto in lui fu calpestato -e messo alla tortura. - -Ed egli odiò come aveva amato: e quell'odio era, tuttavia, amore. - -L'Uomo che non aveva nel corso de' suoi anni fatto piangere alcuno, non -seppe mai perdonare all'Austria e alla Germania di non avere egli potuto -additare a sè ed agli altri, per difendere l'incolumità delle patrie, -altra arma se non la stessa del nemico: la guerra. - -E il rodimento di trovarsi costretto ad accogliere un'idea sorpassata, -ad ammettere il diritto della forza brutale, a predicare spargimento di -sangue, gli contorse l'animo, gli avvelenò le sorgenti dello spirito, lo -avvilì di fronte a sè stesso, lo condannò a morte. - -Sotto la percossa della stessa intima tragedia moriva, a pochi giorni di -distanza da lui, un'altra sintetica figura di umanità: Alessandrina -Ravizza. - -Sappiamo noi quanti siano gli oscuri che per l'ugual ragione chiusero -gli occhi per sempre?... Non vollero, non poterono vedere il sangue, -misurar l'orrore. Crollarono con la loro fede, furono raccolti -dall'ombra. - -Ultimo atto della vita pubblica di Luigi Majno fu la presentazione di -Jules Destrée, deputato di Charleroi, all'assemblea degli avvocati e -procuratori, nell'aula magna del liceo Beccaria. Era la sera del -ventisei novembre, nel 1914. Venuto fra giuristi italiani a chieder -responso sul conculcato diritto di neutralità della sua patria, il -profugo illustre, presidente della Federazione degli avvocati belgi, non -poteva trovare auspice migliore dell'Uomo Giusto per eccellenza. - -Nel suo discorso Luigi Majno fu grande. Discorso che neutrale doveva -essere, in paese ancor neutrale; ma l'indignata coscienza vi rosseggiava -in ferite sgorganti sangue e spasimo. Vampe salivano, ruggendo, dalle -sobrie e contenute parole: sobrietà tagliente, costrizione tormentosa -che serrava l'assemblea in una cerchia di ferro. - -In quell'ora, nel cuore di quegli uomini, si fissò, più che il -presentimento, la certezza che l'Italia sarebbe entrata in guerra -accanto al Belgio; e fu per quella voce. - -Ma Luigi Majno era già minato dall'interno male: già verso di lui veniva -la morte, con la dolcezza del suo silenzio. - -La sera del nove gennajo 1915 mormorò, coricandosi, alla compagna -fedele: - ---Mi par d'essere un bimbo nella culla. - -Aveva lavorato l'intero giorno. Sorrideva. L'angoscia si era per -miracolo calmata nel suo cuore. Si addormentò. Altro non disse. - -Quando la prima alba venne a render pallide e come estatiche le vetrate -delle finestre, il volto di lui s'era composto in tale serenità -d'innocenza, che veramente egli pareva un bambino nel sonno. - - - * - - -Sta nel Palazzo Marino il busto in marmo del Padre Majno, scolpito da -Eugenio Pellini. - -È il Padre Majno dell'ultima fase, della fase di passione. - -Curva la testa così che il mento viene a toccare il petto: la poderosa -fronte a torre sembra crollare. Sulle palpebre quasi chiuse, sulla -stanchissima bocca suggellata, un silenzio di dolore senza conforto. - -Il dolore di Cristo. - -Un'invisibile corona di spine martirizza la fronte veneranda: ogni linea -è di sofferenza, ma anche di rampogna implacabilmente severa. - -Il confessore della fraternità nella libertà, il casto che non si è mai -macchiato assiste alla negazione di tutte le proprie verità ideali. - -Sa da chi fu provocata la tragedia che scardina il mondo; e giudica e -condanna senza indulgenza, senza perdono; ma sa pure che altro ormai non -possono fare i popoli se non combattere sino alla fine, per vita o per -morte. - -È questa certezza del sangue versato e da versare, che fa della sua -testa un michelangiolesco blocco di dolore. - -Chi non ebbe la dolcezza di conoscere il Padre Majno d'avanti-guerra, lo -vedrà sempre così. - - - * - - -Egli non poteva, tuttavia, scomparire senza lasciare ai familiari un -monito di serenità e di pazienza; e così avvenne, per un fatto che -sembra misterioso ed entra invece nel campo delle realtà spirituali. - -Il giorno susseguente alle meravigliose esequie, durante le quali si -ebbe lo spettacolo di tutta Milano in cammino dietro un morto, e tutte -nere di folla apparvero le vie segnanti il transito del carro, e le -altre deserte, e ciascun cittadino sembrò portar sulle spalle la salma -del Maestro di bontà,--la vedova, rimasta nel terrore di essere ormai -inetta a vivere, ricevette dalla posta un volume.--Era la traduzione -delle pagine migliori di Tommaso Carlyle. Ella non ne lesse che il -titolo: - - _Lavora, non disperarti._ - -Il buon Compagno, nella sua passione pei libri che lo accompagnò sino -all'ultimo respiro, lo aveva egli stesso ordinato per lei ad un editore -di Napoli; e volle il destino che le tre parole liberatrici non le -giungessero che come voce d'oltre tomba. - - _Lavora, non disperarti._ - -Se pure, in questo tempo di stragi e di maledizioni, tu senta i tuoi -piedi affondare nel sangue, e non raccolga negli occhi e nel cuore che -immagini di violenza. - -Se pure tu abbia perduto per via coloro che ti amavano e che tu amavi, e -rimanga solo dinanzi a te stesso, come dinanzi ad una domanda senza -risposta. - -Per il bimbo che nacque ieri, e per quello che ancora è nascosto nel -grembo della madre: poichè ogni vuoto si riempie, per quanto immani -siano i massacri. - -Per la spica e per il frutto che debbono maturare; fossero pure la sola -ed il solo rimasti intatti nei campi e negli orti devastati. - -Per il fratello che non conosci e che ugualmente vive in te, come tu -vivi in lui. - -Per il dolore, per l'errore che ti hanno imprigionato, e per l'amore -attivo che ti renderà libero. - -Per il fiore effimero e per le stelle eterne. - - - * - - -Finirà la guerra. - -Finiranno le nazioni d'esser ridotte a caserma, ospedale e campo di -battaglia. Le patrie diverranno inviolabili entità ideali. Cannoni, -mitragliatrici, bombe, siluri, fucili, tutti i raffinati strumenti di -distruzione, insultanti la santità dell'aria, della terra e del mare, -andranno fusi in materia di metallo per gli strumenti e le macchine del -lavoro, per rotaie, ponti e moneta. - -Grano e gloria sui morti, sete e fame smisurata di amore nei vivi: gioia -e sapienza del vivere, in ragione del sacrifizio consumato dai padri. - -Allora soltanto, fra l'umanità ricomposta, il buono spirito di Luigi -Majno ritornerà. - -E tutto sarà secondo il sogno di colui che fu innocente. - -Non possiamo ora che attendere, se non per noi, per coloro che verranno -dopo di noi, la ricomparsa dell'elemento irradiatore di bene, che -s'incarnò nell'apparizione mortale di Luigi Majno. - -Non possiamo ora che raccoglierci, difenderci, compiere il dovere, -serbare la fede, pregando quando il cuore è stanco: - ---Padre, venga il tuo regno. - - - - - - Roberto Sarfatti - - - - - e i divini fanciulli. - - - - - ROBERTO SARFATTI: _Volontario_ - _alpino nato a Venezia il 10 maggio_ - _1900, morto il 28 gennajo 1917_ - _riconquistando il Col d'Echele_. - - - -Appunto perchè la sua vita fu breve, conchiusa in un anello con la morte -per gemma vermiglia, io qui la racconto. - -Se fosse vissuto avrebbe spogliato tutti i rosai, bevuto a tutte le -sorgenti, affrontato tutti i rischi, esplorato nuovi climi e nuovi -cieli. Sarebbe riuscito l'uomo delle mille intraprese e delle mille -avventure. Vi era nel suo giardino interno tanta ricchezza e -inquietudine di germi, da prevederne una fioritura lussureggiante. - -Per quella ricchezza di possibilità e di promesse, che nell'ora giusta -segnata per gli olocausti egli con sicuro animo gettò nella voragine -della guerra,--per quella ricchezza e per la magnificenza della sua -morte, egli è degno che di lui si parli. - -Possono le opere di una lunga e grande vita non valere l'esempio dato -nel tempo e nel modo necessario da una grande precoce morte. - -Stanno raccolte intorno al fanciullo Roberto ombre di altri giovinetti -soldati d'Italia, anch'essi offertisi volontariamente al sacrifizio. - -Non avevano chiesto di vivere, d'avere i loro felici diciassette anni in -un'epoca nella quale all'uomo latino non fu posto che un solo dilemma: -combattere fino allo stremo delle forze per vincere o per morire, o -essere uno schiavo supino e vigliacco. - -Scelsero di combattere. Consacrarono con l'azione l'unico valore ideale -dell'esistenza. E caddero, come Roberto. - -Siano qui ricordati e glorificati nel suo nome. - - - * - - -C'era una volta un bambino biondo. - -Era nato a Venezia, da genitori veneziani, il dieci di maggio del 1900. - -Si può incominciare questa evocazione con il «c'era una volta» delle -leggende, perchè la data di nascita di quel bambino è di là dalla -guerra, se ben di poco; e, ormai, tutto ciò che è anteriore alla guerra -sprofonda nel lontanissimo mistero delle fiabe. - -Il piccolo aveva nome Roberto Sarfatti. Ma babbo e mamma, parenti ed -amici lo chiamavano Roby. - -A Venezia non era rimasto che due soli anni, i primi della sua vita; poi -la sua famiglia si era trasferita a Milano. - -Quando, lungo le vie fiancheggiate dagli altissimi cubi moderni e -lacerate dalle gialle traiettorie dei tranvai, tra il nero formicolìo -della folla, sullo sfondo fuligginoso delle fabbriche milanesi, quella -giovine madre passava con il suo casco d'oro, con la sua bellezza -opulenta tutta in plasticità ed in colore, tenendo per mano il bambino -che le rassomigliava, nessuno c'era che non si volgesse a guardare. - -Una donna del Veronese, un putto del Tintoretto a passeggio per Milano. - -Felicità di vivere, che splendeva di luce propria, come il sole. - -Roby aveva trasparenti occhi grigioverdini frangiati di nero, una -zazzera di morbida seta color di rame, nella quale affondar le dita era -voluttà, gonfie labbra sinuose sempre offerte ai baci o schiuse a -chieder _perchè_. - -Roby era il bambino dei _perchè_. - -Roby era anche il bambino delle innamorate. - -Tutte le ragazzine amavano il muscoloso torello fulvo, per la sua -bellezza e per la sua prepotenza: di tutte egli si considerava -seriamente il fidanzato. Ma d'una in ispecie--tomboletta della sua -stessa età, ma più piccola di lui, e prepotente come lui malgrado le sue -precoci arie di donnina,--era preso. - -Con lei, giochi furibondi, liti furibonde. Di lei agli altri diceva, con -quella sua molle parlata rotonda: - ---Ma quella Rosaspina è proprio una Ma-gni-fi-cen-za!... - -Istintivo: violento. Ai bagni di Lido, incontrato un giorno un bimbetto -grassoccio e tranquillone, che teneva in mano un nuovissimo rastrelletto -per la rena, repentinamente gli saltò addosso, glielo strappò, e ai suoi -lamentevoli pianti rispose con tono che non ammetteva repliche: - ---Adesso è mio e _nemmeno_ te lo _impresto!..._ - -Logico. Gli avevano insegnato che i ragazzetti i quali stanno troppo -vicini agli orli delle vasche e alle rive dei canali cadono in acqua e -affogano. Ad un suo cuginetto che era stato ripescato, per fortuna -incolume, dalla vasca d'un giardino, chiese a bruciapelo, squadrandolo -da capo a piedi: - ---_Parchè_ non ti sei _annagato?..._ - -Conseguente. Aveva udito, non si sa dove (che cosa non odono, che cosa -non sanno i bambini?...), di sanguinosi scontri ferroviari e di incendi -di vagoni. Al padre e alla madre, reduci, un poco spaventati ma illesi, -d'un incidente di tranvai, domandò con severità: - ---_Parchè_ non _sete_ morti?... - -A otto anni s'ammalò d'una grave infezione di scarlattina. Era la prima -primavera tutta venti, nuvole e rovesci d'acqua. Costretto--lui, che era -la personificazione del moto--alla più paziente prigionia in una camera -gelosamente chiusa ad altri che non fosse la mamma,--durante la lunga -convalescenza ascoltava dalla cara voce la storia dei Reali di Francia. - -Il suo piccolo essere si tendeva in ansia verso le mirabili gesta. - -L'istinto guerriero, intimo e schietto fermento vitale del bambino, -ribolliva a quelle leggendarie evocazioni, ancora inconsapevole di sè, -ma già robusto ed inquieto. - -Leali combattimenti in campo chiuso e in campo aperto, lizze d'amore e -d'onore, nobiltà di paladini erranti senza macchia e senza paura, -scintillar di grevi ma oneste spade, pellegrinaggi verso le Terre Sante: -nutrimento di midolla leonine per il piccolo avventuroso!... - -Sgocciolavano lungo i, vetri delle finestre i freddi rivoletti della -pioggia marzolina: dietro quei cristalli e quelle grige cortine d'acqua -il fanciullo sapeva l'implacabile monotonia delle strade rettilinee, -lungo le quali ogni casa è numerata, ogni tram segue la propria rotaia, -ogni uomo calca le meschine e sempre uguali tracce del proprio dovere -quotidiano. - -E una volta egli fissò i ben cigliati occhi grigioverdini in quelli -della giovine madre, che, dopo la lunga lettura, deponeva il libro in -grembo; e disse, assorto, come parlando a sè stesso: - ---Allora sì che valeva la pena di venire al mondo!... Allora non si -andava a scuola e si andava a combattere. Ma adesso!... Cos'è la vita -adesso?... Nient'altro che una _passeggiata noiosa per strade troppo -comode_. - -Una pausa di silenzio seguì. La madre non dimenticò più mai quel -silenzio. Le parole inconsciamente profetiche vi rimasero infitte, come -se un bulino invisibile le avesse incise sulla parete. - -Nulla di ciò che è regola fissa, consuetudine disciplinare, poteva -imprigionar lo strano fanciullo. Per conseguenza egli non amò le scuole, -e le scuole non lo amarono. La sua vivacità senza freno avrebbe saltato -a piè pari tutti i banchi di legno di tutte le aule scolastiche del -regno d'Italia,--più o meno sudici d'inchiostro, infiorati di pupazzetti -e tagliuzzati da punte di temperini. - -Egli apparteneva all'inquietante specie degli allievi che in apparenza -non studiano e se ne infischian del maestro e non portano sempre il -còmpito e mettono, se gliene salta il ghiribizzo, a soqquadro la -scolaresca, facendo scoppiare un petardo dietro la cattedra, con la -stessa disinvoltura con la quale un altro tira giù cifre e cifre sulla -lavagna. - -Ma in sostanza imparano prima e meglio degli altri, per un rapidissimo -processo intellettuale di assimilazione; e, per un altro processo -ugualmente istintivo, eliminano dalla nozione appresa il ciarpame -didattico, per non serbarne, vivo e durevole, che il nocciolo -essenziale. - -I maestri che lo capirono gli vollero bene, nonostante la sua -disattenzione, le sue disobbedienze, le sue bizzarrie. Molti non lo -compresero. Usciva troppo nettamente dalla linea convenzionale. Non -poteva trovarsi accanto al gregge. - -Una forza era in lui, che sconfinava a tratti, sconquassando con colpi e -colpi disordinati le cose e le anime intorno. Ribelle a qualunque forma -di costrizione, anche nella casa era il terremoto. Una gentile amica -della famiglia, che molto lo amava, lo aveva soprannominato «la -raffica». - -Di cuore tenerissimo, di pura e limpida dolcezza interiore, nella sua -irrequietudine fisica non aveva e non concedeva sosta; ma sviluppava -intorno a sè una magnetica atmosfera di movimento, che dava il capogiro -e un senso di vertiginosa stanchezza anche a chi più gli voleva bene. - -Il leoncello selvaggio metteva gli unghioni, temprava gli elastici -muscoli, allargava le narici per respirare libera aria di deserto. Fasci -di forze alle quali era impossibile dar sfogo attendevano, chiusi nel -bellissimo corpo: toccarlo era ricevere una scossa elettrica. - -Pareva non studiasse mai nulla: parlava pochissimo: sapeva tutto. - -Il raffinato cenacolo intellettuale costituito dalla propria casa, la -quotidiana compagnia di artisti, di letterati, d'uomini di pensiero, -avevan certo contribuito alla sua singolar coltura. Coltura fresca, -sdutta, sciolta dal gravame scolastico, ricca di sapor personale. Dei -grandi classici e dei grandi moderni, nessuno gli era ignoto. E fra -antichi e moderni, quando gli accadeva di frammettersi alla -conversazione con quella sua voce di duplice timbro, un poco ironica, -stabiliva confronti di un'acutezza che sorprendeva. - -Non eran che scorci, illuminati da brevi lampi; ma rivelavano un mondo -interiore di solida opulenza. Esistevano in lui, senza dubbio, i più -aristocratici elementi di un critico e di uno scrittore di razza. Forse -non ne avrebbe fatto nulla; ma l'avvenire ormai chiuso serba per sè il -suo segreto. - - - * - - -Nel 1915, l'indomabile ribelle--che già aveva esulato da varie -scuole--studiava al ginnasio d'Imola. Come sapeva, e come poteva: a -sbalzi, capricciosamente, non scoprendo mai il proprio gioco, mettendo -assai volte i professori fuor di strada sul proprio conto. Ma sovra -tutto pensava alla guerra. - -Già dall'anno prima, già da quando il duello fra Austro-Germania e il -resto del mondo si era delineato nelle sue gigantesche proporzioni, il -fanciullo non viveva che per viverlo. Aveva per conto suo afferrata e -messa a nudo la spina dorsale del conflitto, liberandola (come già le -nozioni apprese nelle scuole) da ogni aderenza bastarda. Virilmente -aveva guardata in faccia la questione: sentita la necessità per ciascun -popolo di prender ben chiaro e preciso il posto nella lotta: per -l'Italia, la necessità d'onore dell'intervento contro i germani. E -dell'intervento fiutava l'approssimarsi con voluttuose nari di felino -pronto a balzare: ne difendeva contro i dissidenti le ragioni -essenziali, con argomenti di stringente logica, e anche con pugni e -schiaffi, ove occorresse. - -Ogni giorno segnava discussioni, baruffe e pugilati. - -Nel maggio, prima ancora della dichiarazione di guerra dell'Italia -all'Austria, subito dopo l'ordine di mobilitazione, Roberto mandava al -padre e alla madre una lettera, nella quale implorava d'esser lasciato -andare volontario. Compiva allora i quindici anni. - -Entrerà forse un giorno, questa lettera, a far parte delle pagine di -un'antologia della guerra. Chiamandola un capolavoro epistolare mi -parrebbe di disonorarla. È sangue che zampilla da generosa vena, è -nervo, è muscolo che si tende in membro di corpo perfetto. È prescienza -e volontà. - -Così conclude: - - - * - - -«Credilo, papà, io non andrò in guerra per uno stupido desiderio di -distruzione o di avventure: vi andrò perchè così vogliono la mia -coscienza, la mia anima, le mie convinzioni. Penso che non si fa -impunemente l'interventista per nove mesi, per poi rimanere a casa -giunto il momento buono. - -«Perciò, papà mio caro, dammi il tuo permesso e me lo dia la mamma: -perchè sento che, con mio grande dolore, ne farei senza, e andrei a -farmi uccidere senza che mio padre e mia madre mi abbiano dato il loro -consenso e la loro benedizione. - -«Io non so se morrò; ma anche se questo accadesse, che sarebbe ciò?... -La morte trovata combattendo per il proprio ideale non è morte, ma -trapasso: il sangue versato per un'idea fruttifica e produce. E poi, che -cosa è la morte di tanto terribile, che si debba temerla e odiarla come -una nemica?... - -«Ricordati, ricordati di Socrate; e rileggi ciò ch'egli diceva prima di -morire». - - - * - - -Il padre e la madre militavano allora, da molti anni, nel partito -socialista; e attraversavano la tormentosa crisi morale che fu tragedia -nell'animo dei migliori. Ma avevan visto il volto del dovere unico. Non -poterono che dividere la convinzione e approvare, in massima, la -risoluzione del giovinetto. Il volontariato non era in quel tempo -permesso dalla legge che dopo i diciotto anni: inutile e folle -intrapresa sarebbe stato il tentare: avesse pazienza, attendesse con -calma. - -Che fa allora l'avventuroso, capace ad otto anni di definire la vita -moderna «una passeggiata noiosa per strade troppo comode»?... - -Nel luglio, durante le vacanze, fugge di casa, s'arruola volontario con -le false carte d'un certo Alfonso Allasia, false carte a lui procurate -dalla fraterna complicità di Filippo Corridoni: entra sotto mentito nome -nel 52.º reggimento di fanteria a Bologna: per un intero mese nessuno si -avvede dell'inganno, tanto il novello fante è robusto, alto, tarchiato, -ligio alla disciplina, resistente alle fatiche di marcia. Ma un bel -giorno un giornalista di Milano lo riconosce, rivela imprudentemente il -suo nome e la sua età al capitano; il quale, paterno ma inflessibile, -rimanda in tutta fretta il troppo acerbo soldato alla famiglia. - -Giornate nere. Avvilimento, rabbia compressa, digrignare di aguzzi -denti. Il leoncello graffia e morde le sbarre del suo gabbione. Sogna, -invelenito, chi sa quali altre fughe, quali altri più fortunati -travestimenti. Pur di combattere!... Ad un piccolo ritratto, nel quale -egli appare con la divisa di fante per così breve tempo portata, appone -queste parole di dedica al padre, e non sa quale tremenda profezia vi -racchiuda: - -«Ricordo di una impresa che la seconda volta non fallirà». - -Il buon padre, che lo ama sovra ogni cosa, fors'anche sovra gli altri -figliuoli, lo blandisce, lo calma con la solenne promessa di consentire -al suo volontariato di guerra, non appena egli avrà raggiunta l'età -legale. Venuto l'autunno, lo manda all'Istituto Nautico di Venezia, per -aprire alla sua esuberante natura, avida dell'ignoto e pronta a tutti -gli sbaragli, la carriera commerciale di marina. - -Ben superati gli esami del primo anno di corso,--il buon padre, che -legge, con gli occhi inquieti dell'amore, nell'animo del sedicenne il -tenace proposito di ritentare con maggior successo la marziale -avventura, ha un'idea di genio: risolve d'imbarcarlo su una nave diretta -a Buenos Aires e Rio Janeiro, per un viaggio di circa quattro mesi, in -qualità di «allievo capitano di mare». - -Gioia piena. Tensione di tutte le forze del sogno verso acque terre -bellezze pericoli lontani. - -Una sera il giovinetto, atteso a Milano dai genitori per essere -accompagnato allo scalo di Genova, giunge da Venezia senza aver prima -avvertito dell'ora del suo arrivo. Balza improvviso nella casa paterna, -dove son raccolti alcuni amici in dolce intimità intorno al padre e alla -madre. Ma nemmeno il padre e la madre, folgorati dallo splendore -dell'apparizione, quasi lo riconoscono. - -Egli è così bello che non sembra persona mortale. Odora di mare, par -materiato di alghe, di sole, di fosforo e di spazio, come una deità -marina. Sotto l'abito blu porta una semplice maglia blu: e lo strano è -che non pare nemmeno vestito, tanto la maglia e la stoffa si adattano al -ritmo arioso de' suoi movimenti. È tutto color di rame e di sole, -capelli, volto, collo. È tutto voluttà di vivere, dall'iride cangiante -degli occhi verde-onda all'elasticità dei garretti. È tutto salute e -bellezza, dalla greca purità dei lineamenti alle perfette proporzioni -delle membra snelle. La sua presenza ingenera e sviluppa vibratili -ondate di magnetismo animale, e visioni verdazzurre di cieli e di acque. -Egli è in contatto diretto e inconsapevole con l'infinito. Oh, che altro -non è, se non il mito della giovinezza immortale che passa?... Ognuno -che è presente ne ha la sensazione, e adora in silenzio. Ma sente, -anche, che quell'adolescente avvolto nel suo umano e divino mistero è -stato inviato su questa terra per una testimonianza di sacro splendore. - -Quale, non sa. L'avvenire è misterioso come l'adolescente dagli occhi -verde-onda. Quale, non sa. Sa che l'ora segnata giunge a suo tempo, e -che il cannone romba ancora in lontananza. - - - * - - -La ferrea disciplina marinaresca, le fatiche e le responsabilità della -vita di bordo temprarono un corpo e uno spirito già pronti. - -Parve che il futuro soldato accettasse la difficile prova semplicemente -come una preparazione all'offerta che, a tempo opportuno, non essendogli -prima stato concesso, intendeva fare di sè alla causa della libertà -latina. - -Godeva nel medesimo tempo, con tutti i pori di un organismo fatto per la -pienezza delle sensazioni, la gioia di navigar nel più bel mare e di -toccar le più belle rive del mondo. Le lettere che da ogni scalo egli -mandava ai genitori ed agli amici erano canti di felicità, gorghi di -luce: una da Dakar passò di mano in mano, scritta invero con la violenza -di quel sole, con la densità voluttuosa di quei profumi, con la -sensualità di quelle terre, con sostanza e respiro d'infinito. - -Ma in tutte rintoccava, grave e soave, la campana della patria: l'animo -del giovanissimo navigatore era, malgrado la lontananza, sul -Carso,--dove egli pure avrebbe voluto vestirsi di fango e di sangue, per -purificarsi, vincitore, nelle acque dell'Isonzo. Volgeva in Italia il -tempo della presa di Gorizia: un ufficiale-poeta poco più che ventenne, -di Figline Valdarno, Vittorio Locchi, viveva la gesta, per celebrarla -nella canzone «La Sagra di Santa Gorizia», che tutte le bocche italiane -ripetono ora a memoria;--e poi morire, rinnovando il miracolo di -Goffredo Mameli. - -Durante il ritorno da Rio Janeiro, essendo venuto a mancare il secondo -commissario di bordo, il comandante che, certo, aveva, con il suo fiuto -di dominatore d'uomini, indovinate le qualità eccezionali d'energia del -giovinetto allievo, gli affidò quella mansione, malgrado l'estrema -giovinezza. Si trattava della sorveglianza della terza classe: mille e -cinquecento emigranti. - -Roberto Sarfatti tenne il posto, come se non avesse mai fatto altro che -comandare e dirigere: con fermezza, con giustizia. - -Egli era della razza di coloro che per ben fare han bisogno di sentirsi -responsabili. Forse, per capire a fondo il suo uomo sedicenne, al -comandante era bastato di fissar gli occhi su quella fronte di marmo: la -fronte d'un Capo. - -Scoppiò un giorno, nel pandemonio della terza classe, una delle solite -risse: per gelosia d'una donna, fra due piccoli siciliani vulcanici. -Balenarono i coltellacci: già il sangue stava per zampillare. Ecco -Roberto Sarfatti scagliato fra le due furie: riesce, fulmineo, a -disarmare i forsennati, ristabilisce l'ordine, confisca i coltellacci. -Calmissimo. - -Dominio di sè, dominio sugli altri. - -Finito il viaggio, portò le due armi alla casa, come trofei. - -Ma aveva anche imparato a lanciar la _navaja_ messicana con -infallibilità di tiro--e il bellissimo pugnale segnava troppo spesso -folgoranti traiettorie nelle stanze dell'appartamento cittadino, -che--ahimè!...--non erano le foreste americane: configgendosi nel -preciso segno prefisso, muro, mobile, portiera, cristallo, preziosa -cornice.--«La raffica» era tornata, investiva turbinosamente l'aria e le -anime. - -Scherma, tiro di rivoltella, danza, _foot-ball_, equitazione, nuoto: non -v'era esercizio sportivo che non s'adattasse in modo stupendo a quel -corpo stupendo. Il suo pugno era temibile, il suo slancio era ferino, la -sua elasticità acrobatica, ogni suo movimento imprevisto, pieno d'aria e -d'armonia. In rasa campagna scagliava in alto il sasso con la sicura -eleganza dell'antico Discòbulo. La duttilità dell'intelligenza si -equilibrava in lui con la duttilità delle forze fisiche, come nel tipico -campione latino. Il futuro combattente andava delineandosi: combattente -che avrebbe pur potuto divenire un conduttore. - -Sensibile nel profondo, come tutti quelli che non sanno dimostrare la -loro affettuosità. Taciturno, come tutti quelli la cui vita non consiste -che nell'azione. Non viveva che per il giorno nel quale i suoi -diciassette anni gli avrebbero finalmente permesso di partire per la -guerra; poichè una nuova disposizione del governo aveva diminuita di un -anno l'età del volontariato. - -Della fermissima risoluzione non menava vanto alcuno: chiudeva in sè -l'ardore, alimentando in silenzio la fiamma. Ma se, con laconica frase, -entrava a parlar della situazione politico-sociale e della guerra, -sfiondavan d'impeto nel discorso la sua salda preparazione morale, la -sua impavida tempra, la sua convinzione di ferro, il suo sacrifizio già -consacrato nella volontà e nel tempo. - -Venne il luglio del 1917; e Roberto, finito il secondo anno di studi -all'Istituto Nautico, fu alpino. Volontario alpino; e pazzo per la gioia -di esserlo. - -Aveva scelto quell'arma per la certezza di non esser mai imboscato, -nemmeno contro la propria volontà. - -Entrò nel 6.º reggimento. Rise a sè stesso, da quel fanciullo che era, -quando ebbe la divisa grigio-verde, la penna d'aquila al feltro e il -saccapane. - -Venne subito mandato a Caprino Veronese, con le reclute, per -l'istruzione militare: subito rivelò le intrinseche qualità del soldato -d'elezione: rispetto della disciplina, scrupoloso senso del dovere, -resistenza alla marcia forzata, alle veglie, alla fame, alla sete, -all'abbrutimento della fatica. Per il suo genere di studi avrebbe potuto -essere aggregato nei telemetristi; ne fu richiesto: rifiutò -energicamente. Per lui, il trovarsi cento metri più indietro della linea -del fuoco significava l'imboscamento. L'imboscamento significava il -marchio che non si cancella, il disonore dal quale non ci si redime. - ---Chi sa imbracciare un fucile,--diceva--deve, ora, servirsene al -fronte. - -E di venir inviato al fronte quattro volte inutilmente domandò. - -Troppo giovine: aspettasse: sarebbe venuta la sua volta. - -Era alla vigilia di entrare in una scuola di allievi ufficiali, quando -scoppiò la folgore di Caporetto. All'istante ritirò la richiesta: volle -rimanere semplice soldato: i tre mesi del corso sarebbero stati -un'imperdonabile perdita di tempo, ed egli non aveva tempo da buttar -via: egli voleva, doveva battersi. - -E tornò a tempestare, per essere scaraventato al fuoco, subito, subito, -subito. - -Alcune fotografie istantanee mandò in quel tempo di sè alla famiglia, -presegli dai compagni nei pittoreschi dintorni di Caprino. In una d'esse -egli appare in piedi, pensoso, snellissimo, tenendo con una mano il -fucile, con l'altra il bastone ferrato da montagna. Soldato e pastore. -Nel suo contegno, nessuna jattanza. È grave e calmo. Fresco fanciullo, -uomo millenario. Sa che cosa vuole, sa dove va. Incarna un'idea, -rappresenta una superiorità, sta alle porte dell'indipendenza con la -sicurezza di difenderle sino alla morte e più in là della morte. Un -vasto cielo sopra di lui. Dietro di lui, incorniciandolo nella duplice -fiamma nera, due cipressi,--alti candelabri. In essi la profezia è -segnata, il fato è scritto; ma tale è l'armonia del quadro, che la -figura del giovinetto vi canta dentro, come nella religiosa bellezza di -un salmo. - -Andò la madre nel novembre ad abbracciare il figliuolo a Caprino, avanti -ch'egli partisse per le prime linee. Pochissimo egli parlò, come sempre; -ma le si stringeva accanto, appassionatamente. «Mamma cara, mamma -bella.» Oh, tanto più alto di lei!... Oh, così bambino e così uomo!... - -Sole limpidissimo di giorno, stelle limpidissime di notte. Egli guardava -la madre e le stelle; e mormorava, chinando la testa sopra una spalla -con quel suo vezzo ancora infantile: - ---Mamma, credi tu che in certi momenti della storia molti sentano quanto -sia grande l'onor di morire?... - -Il ventun di novembre una sua cartolina giunge a Milano: - -«Papà, mamma, il giorno della partenza è venuto. Viva l'Italia!...». - - - * - - -In una lettera del dicembre descrive il fuoco con un'evidenza, una -spontaneità indiavolata di genuino scrittore: - -«È stato un assalto da ridere, perchè i tedeschi sono scappati via quasi -subito, e non avevano per fortuna nessuna mitragliatrice. Ma si sono -vendicati con un bombardamento d'inferno. Se tu sapessi, mamma, che -sensazioni desta un bombardamento di quella specie!... Si era distesi -per terra, senza nessun riposo. Con un poco di pratica si conosce dal -sibilo la direzione ed il calibro d'un proiettile. Questo, che fischia -come un uccello: _Sssii_.... _sssii_...,--è un proiettile da montagna: -oh!... ma scoppia lontano. Quest'altro: _Vvuuvvuff_....--è un -trecentocinque: corto a destra. _Boum_!... Ecco: scoppia. Ed ecco il -settantacinque, elegante e preciso: questo--ahi!...--mi esplode sopra la -testa. _Sseu!... pan!..._ Mi ricopre tutto di terra. E le schegge -sembran mosconi che passino rapidi. Una mi ha già ammaccato l'elmetto. -Ho molta simpatia per l'artiglieria da montagna. È elegantissima. E le -mitragliatrici?... Sembrano comari che si raccontino delle maldicenze. -_Ta-ta-ta-ta-ta_... Bella ragazza, ma.... Dio mene scampi e liberi!... E -poi ci sono le pistole a mitraglia: _ti-ti-ti-ti-ti_.... Quelle sembrano -collegiali che giochino ed urlino come uccellini spauriti.--Uh, l'ho -presa!... Ma no!... Veh, scappa!... Brava Rosetta!... Corri!... -_ti-ti-ti_...--Ed è la morte che passa. Ah!... _La mort est une gaie -maîtresse!_...» - -Prima è in un plotone di arditi: vi compie miracoli di valore; ma si -guarda bene dal raccontarli. Scrive semplicemente che ha sofferto la -fame e la sete. Ah, la sete!... - -In data del trentun dicembre 1917: - -«Questa sera è l'ultima dell'anno, ed io la passerò lavorando sotto alla -«imminente luna», lontano da voi che amo, ma vicino a voi come non mai. -Che Dio vi benedica tutti per l'anno nuovo, e con voi benedica l'Italia, -e inspiri gli animi degli italiani, affinchè si ricordino d'essere prima -di tutto e rimaner sopra tutto tali». - -In data del primo gennajo, 1918: - -«Anno che nasci nella strage e dalla strage, possa tu finire in pace, e -che il sangue versato sia fecondo almeno!... Ma pace non può per noi -significare che vittoria. Un'Europa sotto la Germania sarebbe cosa tanto -impossibile e irrazionale, dopo venti secoli che le due razze latina e -teutonica si trovan di fronte, in tregua talvolta, in pace mai, che la -mente rifugge dal pensarlo!...». - -Alla cuginetta Nucci, dal posto del più fiero pericolo: - -«Ci si trova ora tra il freddo naturale e il caldo che cercano di -produrre i tedeschi, sotto forma di pillole di varia grossezza. Mi -rammento qualche volta che un tempo mi lavavo, e mi guardo con -malinconia le mani e gli abiti ridotti a brandelli: eppure sento di -essere migliore che non allora». - -Promosso caporale per merito di guerra, e proposto per una licenza di -premio (s'era negli ultimi fatti d'arme reso popolare nel suo plotone -per atti di coraggio temerario), ne scrive al padre, con stupenda -semplicità: - -«Che gioia, che gioia!... Credo mi sarà data una delle cosidette licenze -di premio; e il motivo dovrebbe essere quel che _mi è successo_ in Val -Capra: sai, quella volta, dopo la quale mi proposero per la nomina a -caporale, che mi è ora venuta; ma in verità io non feci che quello che -dovevo fare». - -Sui primi galloni conquistati scherza in ogni lettera, mattacchione: - -«Non mi lascerò ubriacare dalla gloria, sai: e penserò sempre, sia pur -nella porpora di caporale, all'umile casetta dove nacqui». - -Si precipita in casa il dieci di gennajo, per la famosa annunciata -licenza di quindici giorni: ai familiari, che gli si buttano addosso -ridendo e piangendo, grida gioiosamente, nel suo dolce dialetto -veneziano: - ---_Fève indrio, che son pien de peòci!..._ Pidocchioso è, infatti: -sporco, stracciato, con peli irsuti di barbaccia sulle guance -fuligginose, con un calzone ridotto alla metà e l'altro sforacchiato e -bruciacchiato dalle palle. Sa di ferino, sa di trincea. Mai non si vide -veterano del fuoco più giovine, più robusto, più slabbrato, più lercio e -più bello. - -Presto, presto: disinfezioni, bagni, parrucchiere, sarto. Gli eroi sono -gli eroi, ma la vita è la vita. - -Ah, come se la gode, questa breve parentesi di vita in pace!... Come se -la mastica!... Pare un gattone che faccia le fusa. - -Potrebbe raccontare di sè cose mirabili: tace, sorride, abbandona alle -carezze i serici capelli color di rame, così fini ed elettrici che dànno -il fremito alle dita che vi si immergono: e mangia e mangia conserve e -dolci. - -V'è una mano nervosa e prensile che più dell'altre s'indugia, lenta -lenta, fra le ciocche: lui lascia fare, socchiude beato gli occhi sotto -la soavità penetrante di quel gesto, e tace. - -Nel rapido tempo del suo servizio attivo ha veduto la guerra nel suo più -sinistro orrore, l'ha provata nel più acuto patimento e con la più -stoica pazienza: è scampato alla morte per miracolo, ha durato i -tormenti dell'insonnia che rende pazzi, del bombardamento incessante che -rende idioti e sordi, della fame, della sete, del dover riposare accanto -ai morti nel fango acquoso di trincea, fetente di detriti e di membra in -putrefazione. - -Ha ucciso, e urlato di gioia nell'uccidere, e più nemici atterrò più se -ne compiacque: così è la guerra. Ha veduto cari compagni procombere e -boccheggiar nel sangue, e il suo volto è rimasto impassibile e il suo -cuore di bronzo: così è la guerra. - -Potrebbe dire e dire--e tace:--senza rimorso e senza orgoglio, perchè sa -d'aver compiuto nulla più di quel che s'era prefisso come dovere, e che -domani andrà a compiere il resto. - -Riparte la sera del ventisei. - -Nebbia asfissiante, oscurità di pozzo, senso di soffocazione: tutta la -famiglia lo accompagna al treno di tradotta. - -Ognuno cerca di mantenersi calmo; ma vi sono onde di presentimento che a -un dato istante sommergono il cuore. - -Ora e non più. - -La piccola sorella è la sola che non riesca a frenare l'angoscia: -s'aggrappa alle spalle del suo maggiore, piange, singhiozza, lo ricopre -degli ondeggianti capelli rossicci, e non vuole lasciarlo partire, e -grida, come se con tal grido potesse trattenerlo: Roberto mio!... -Roberto mio!... - -Da quel momento egli sa ciò che lo aspetta. Ma resta impavido, si -strappa dalla dolce catena vivente, depone la sorellina a terra, bacia, -saluta, sorride, scompare. - -Divora spazio per arrivar più presto, quasi tema gli manchi il tempo di -raggiungere il destino. Rientrando sa che la sua compagnia è impegnata -in un'importante azione offensiva: si precipita per trovarsi in linea. - -Il giorno ventotto, alle dieci del mattino, è dato principio all'assalto -di Col d'Èchele--sull'Altipiano d'Asiago--fra il Monte Valbella e il Col -del Rosso. - -Dalle dolcezze della casa, il volontario si è riscagliato d'impeto nel -divampare della battaglia. Egli respira a pieni polmoni l'odor della -polvere: la furia bellica gli arde negli occhi, gli fuma dalle nari. - -Si trova con le truppe del centro: resistenza, assai più che alle ali, -aspra e accanita da parte degli austriaci; necessità, per sgominarli, di -quella travolgente ondata d'entusiasmo che centuplica il valore. La -sorte del combattimento ondeggia: vittoria e sconfitta pendono a un -filo. - -Ed ecco che, mentre gli ufficiali compiono il loro dovere, Roberto -Sarfatti semplice caporale dà il suo rugghio e il suo balzo leonino. -Ritrova nell'attimo incerto e che potrebbe esser nefasto, le qualità -d'uomo di guerra innate in lui: fulmineamente le spiega: scavalca, o -abbatte con il calcio del fucile, con la rabbia che stronca ogni -ostacolo, quei reticolati che non furono prima fatti saltare dalle -artiglierie: primo a scalare la trincea avversaria, si getta in un -camminamento nemico, e da solo riesce a catturare trenta prigionieri, e -ad impossessarsi di una mitragliatrice: e poi, avanti: trascina i -soldati con la veemenza irresistibile dell'esempio e del grido, li -travolge nel suo vortice eroico, è uno e diventa mille, è un ragazzo e -diventa un Dio: e, mentre, lanciato all'attacco d'una delle ultime -gallerie presso la vetta, canta vittoria con la voce, con gli occhi, con -i rossi zampilli delle ferite, piomba fulminato da una palla in fronte. - -Raccolto e seppellito l'indomani, con religioso raccoglimento, in terra -per lui riconquistata, dai compagni che gli sopravvissero; ma una ciocca -dei capelli fu recisa fra grumo e grumo, e portata alla madre. - -Diciassette anni, otto mesi e diciotto giorni. - -Proposto per la medaglia d'oro. - - - * - - -E adesso?... - -Morti su morti. Chi li conta ormai?... - -È così facile, mio Dio, è così facile dimenticare!... - -L'alba senza sangue sta forse per sorgere; e nel mondo si va facendo un -grande silenzio per meglio sentirne il brivido. - -Ma noi dobbiamo pur ricordare che la nostra dolce vita, dolce malgrado -tutto e semplicemente perchè è la vita e perchè è libera, sono i nostri -giovani morti che ce l'hanno ridata. - -Quanti furono gli adolescenti che, a somiglianza di Roberto Sarfatti, -gettarono di proprio impulso nella immane fornace della guerra la loro -esistenza, chiusa ancora nel mistero del boccio e non ricca che di -promesse?... - -Adolescenti che noi credemmo nati a perpetuare in sanità la nostra -razza: che, felici d'intatte vene, freschi della freschezza delle -sorgenti, noi credemmo, sì, destinati a raccogliere le faticose eredità -della scienza rivolta a sollevare, a guarire i mali dell'umanità:--non a -lacerarla, a martirizzarla con i più raffinati ordigni del ferro e del -fuoco. - -Ma vissero in tempo di strage. - -Non essi la vollero: non essi disonorarono la loro somiglianza con Dio -disseminandola per il mondo. Preferirono affrontarla, piuttosto che -subirla. Difendersi e difendere, piuttosto che accettare il giogo per sè -e per altri. - -E partirono senza indugio, come se avessero una vera esistenza da -offrire, con le sue colpe, le sue esperienze, le sue responsabilità; e -non avevano invece fra le mani che un sacro germoglio. - -E i padri e le madri tacquero; e non osan nemmeno piangere sui morti. - -Noi potremmo ora sgranare piamente il rosario degli adolescenti che -caddero nella nostra guerra, come Roberto Sarfatti: ad ogni nome un'Ave, -ad ogni gesta un Gloria. - -Tutte le sere, dopo il lavoro e prima del giusto riposo, ciascun uomo e -ciascuna donna italiana dovrebbe recitarlo, in umiltà ed in passione. - -Per la coscienza, affinchè ricordi: per la fortezza, affinchè perseveri: -per la pietà, affinchè fruttifichi. - -E con quale appellativo li chiameremo noi, quei fanciulli che nella -carneficina senza uguali nella storia portarono in nome della giustizia -il loro armato candore di arcangeli?... Li chiameremo noi, -semplicemente, _eroi?..._ - -Chiunque è eroe che soccomba compiendo il proprio dovere; e di eroi -d'ogni arma e d'ogni classe sono ora rosseggianti le patrie. Del cielo, -del mare, della terra: del puro coraggio, del puro sacrifizio, della -pura carità: noti ed ignoti, e gli oscuri son forse i più grandi. Al -frenetico accanirsi degli spiriti del male le razze migliori hanno -risposto esprimendo dalle forze più vive i campioni più perfetti, che la -morte trasfigura, ma non distrugge. - -Ma quei fanciulli, quei nostri fanciulli, vollero testimoniare la -necessità della guerra per la pace andando incontro alla morte prima -ancora di vivere. - -Troviamo dunque per essi, nel nostro religioso fervore, il novissimo -nome che li incoroni per l'eternità!... - -Forse ignorarono essi medesimi il supremo valore della loro morte -volontaria. - -Credettero di offrirsi alla patria, per la sua libertà. - -Alle patrie, per un accordo fondato sulle basi di una giustizia -superiore, che renda inutile la potenza delle armi. - -Grande sogno, e grande morte; ma il loro sangue innocente valeva di più. - -Morirono perchè ritorni a vivere, nel cuore degli uomini, la bontà. - -Perchè dagli uomini non venga più tradita la legge della carità. - -Perchè l'anima umana ridiventi bambina, come essi erano alla vigilia di -far di sè il tremendo e dolcissimo dono. - -Verso che cosa non andiamo noi, fra tanti sommovimenti e tanti spasimi, -se non verso la nostra liberazione dallo spirito del male?... - -E quando mai avvenne che il sangue innocente versato in olocausto non -abbia prodotto il miracolo?... - -Più in là della patria, più in alto della patria, per un dovere e un -amore più vasto, per una umanità che dopo il supplizio spaventoso si -risollevi purificata, ritrovando nella sua stessa povertà, nelle sue -stesse piaghe le somiglianze fraterne!... - -Morti per questo, Roberto Sarfatti e i divini Fanciulli. - -S'inganna chi fra noi deplora che tanta bellezza e tanta forza non -abbiano avuto il tempo di trasmettersi in un'altra generazione.--Queste -e le future generazioni essi invece fecondano, con il loro seme leonino -che non potè in vita dar vita a singola creatura. - -La virilità creativa del loro atto di morte sarà inesauribile nello -spazio e nel tempo. - -Non un atomo di quella sostanza di giovinezza andrà perduto. - -Non un raggio di quelle essenze astrali andrà disperso. - -In nome del passato, che è grandezza e rimembranza. - -Del presente, che è grandezza e dolore. - -Del futuro, che sarà grandezza ed amore: in vasta pace vastissimo amore, -che solo ha smarrita ma non perduta la via del cuore degli uomini. - - _Ottobre del 1918._ - - - - - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK ORAZIONI *** - - - - - - A Word from Project Gutenberg - - - -We will update this book if we find any errors. - -This book can be found under: http://www.gutenberg.org/ebooks/36062 - -Creating the works from public domain print editions means that no one -owns a United States copyright in these works, so the Foundation (and -you!) can copy and distribute it in the United States without permission -and without paying copyright royalties. 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